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Full text of "Archivio storico lombardo"

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AT THE 



UNIVERSITY OF 
TORONTO PRESS 



ARCHIVIO STORICO LOMBARDO 



ARCHIVIO STORICO 

LOMBARDO 



GIORNALE 

DELLA 

SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



SERIE TERZA 



VOI-,XJlVIEJ -v — A.I«IVO s:^iii 


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MIIvANO 


SEDE 


LIBRERIA 


ELLA SOCIETÀ 


FRATELLI BOCCA 


Borgonuovo, 14 


Corso Vittorio Em , 21 



1896 




La proprietà letteraria è riservata agli Autori dei singoli scritt 



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Miiano, r8g6 — Tip. Commerciale Lombarda, Cors* Garibaldi, 95 





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I VISCONTI E LA SICILIA 




I. 



E più antiche memorie di relazioni dirette tra la Lom- 
bardia e la Sicilia rimontano a quell'Ardoino , val- 
vassore dell'Arcivescovo Ariberto di Milano, che nei 
primi decenni dell' XI secolo, alla testa di un pugno di guerrieri 
normanni, partecipò all' impresa di Sicilia mossa dai Bizantini , 
sotto il comando di Maniace, per ritoglierla ai Musulmani (*). Nobil 
uomo, grande d'intelletto e di cuore, come lo chiama l'Amari, Ar- 
doino era uno de' tanti che il fiotto delle commozioni intestine delle 
città lombarde cacciava dalla patria e condannava a girar per il 
mondo a guisa di avventurieri. Ma nell'animo di lui, costretto a 
mendicar la vita battendo la via dell'esilio, la varietà degli eventi 
non aveva affievolito quel sentimento d' ingenita fierezza , che si 
era come temprato nelle dure lotte sostenute col potente Arci- 
vescovo di Milano. Questo non seppero i Bizantini che, usi alle 



(') Cfr. Amari, Storia de' Musulmani in Sicilia, II, 389 sgg. 



I VISCONTI E LA SICILIA 



violenze, credettero di trattar come un vile mercenario l'uomo nel 
cui petto batteva il cuore di un eroe. L'avventuriero divenne un 
ribelle, e la scintilla accesa da lui in mezzo alle popolazioni pu- 
gliesi generò un incendio per cui andò distrutta per sempre la do- 
minazione greca nell'Italia meridionale. 

Contatti più larghi e più frequenti , a datar dalla fine del 
secolo XI, avvennero tra la Lombardia e la Sicilia mercè la fon- 
dazione di quelle colonie lombarde, che costituiscono anche oggi 
una delle particolarità etnografiche e glottologiche più singolari 
dell'isola. Chi dall'Italia del nord si reca in Sicilia, e visita Piazza, 
Nicosia, Sanfratello ed Aidone, non può trattenere un senso di 
sorpresa, constatando la stretta af ìnità esistente tra le parlate lom- 
barde di quei paesi e certi dialetti in uso nella regione padana. 
L'origine di quegli stanziamenti, che furono assai più larghi e nu- 
merosi di quello che possa parere oggi a chi riguarda le poche 
traccie rimaste, è ancora molto oscura; ma forse non andrebbe 
lontano dal vero chi volesse ricercarla in quel complesso di va- 
riazioni politiche ed economiche, che nella più gran parte dell' Ita- 
lia superiore accompagnava il sorgere del comune , e , spostando 
un gran numero d'interessi, accelerava il fenomeno dell'emigra- 
zione. Ad ogni modo è certo che que' lombardi stanziati in Sicilia 
conservarono per circa due secoli una propria fisonomia ; gli sto- 
rici ne parlano come di una popolazione nettamente distinta dagU 
altri abitanti; e l'indomito spirito di libertà di cui era dotata ri- 
fulse luminosamente al tempo degli ultimi Svevi e nei trambusti 
del Vespro ('). 

Contemporanei o quasi a quegli stanziamenti di coloni lom- 
bardi avvennero alcuni fatti che servirono ad avvicinare sempre 
più la Lombardia alla Sicilia, e a stringere le due estreme regioni 
d'Italia in una sfera comune d'interessi politici. Intendo accen- 
nare alla parte che la monarchia normanna ebbe nella lotta tra' Co- 



(') Amari, op. cit., Ili, 222 sgg. Cfr. Lv Lumia, La Sicilia sotto Gu- 
glielmo il "Buono in Storie Siciliane, \, 412; Palermo, 1882. L' A. attenua 
r efficacia che le colonie lombarde ebbero sullo sviluppo civile dell' isola. 



I VISCONTI E LA SICILIA 



muni e il Barbarossa. Tutti sanno che alle varie diete tenute in 
Germania negli anni 1152 e 1 153, oltre a' rappresentanti di Lodi, 
Cremona e Pavia, venuti a querelarsi contro l'oppressione del co- 
mune milanese, intervennero gli esuli pugliesi e siciliani privati 
dei loro feudi dai due primi Ruggieri. Erano gl'interessi offesi 
che insorgevano in ogni parte d'Italia, spianando la via alla riven- 
dicazione dei diritti imperiali. In tal modo la lotta che il Barba- 
rossa veniva ad ingaggiare, quando la prima volta passò le Alpi 
nel 1154, aveva un duplice obbiettivo: da un lato era diretta 
contro i comuni, dall'altra contro il regno di Sicilia. Agli occhi 
del Cesare tedesco la recente formazione della monarchia nor- 
manna, sorta in opposizione a quei diritti che l'impero pretendeva 
sul mezzogiorno della penisola, era uno meno da condannarsi del- 
l'esercizio delle regalie usurpato dalle cittadinanze del settentrione. 
L'alleanza siculo-lombarda fu la naturale conseguenza della situa- 
zione creata in Italia dalla politica imperiale. Prima che il vincolo na- 
zionale volgesse le opposte parti d'Italia a concordia d'intendimenti 
e di opere, quello dell'interesse traevale a schierarsi l'una accanto 
all'altra, per difendersi vicendevolmente contro il comune nemico. 
Recenti studi hanno restituito al regno di Sicilia quella parte 
di gloria che gli spetta nella vittoria riportata dagl' italiani sul 
Barbarossa. Gli abili negoziati , co' quali la corte di Palermo 
seppe indurre il pontefice Adriano IV a conchiudere la pace di 
Benevento, riuscirono di grande giovamento alla causa nazionale, 
perchè da quella pace, rotto il patto di Costanza del 1153, il papato* 
fu costretto a schierarsi dal lato de' comuni, cooperando valida- 
mente al loro trionfo {^). Che se la monarchia siciliana non inter- 
venne direttamente nel conflitto con la possa dei suoi eserciti, 
v'intervenne co' suoi aiuti pecuniari, colla sua autorità morale, con 
impedire al nemico il possesso e le comunicazioni marittime, e 
sopratutto con l'incrollabile lealtà con cui sostenne la causa del pa- 
pato e de' comuni, da' quali Federico tentò invano staccarla con le più 

(') Siracusa, // regno di Guglielmo I in Sicilia; Palermo, 1885, pa- 
gina 105. 



I VISCONTI E LA SICILIA 



lusinghiere profferte (^). La parte cospicua, che i suoi ambasciatori 
ebbero nel congresso di Venezia (1177;, era per sé stessa un'elo- 
quente testimonianza dell'efficacia, con cui la grande monarchia 
del mezzogiorno aveva contribuito a preparare quell' importante 
avvenimento (-). 

Se non che, dove le armi non erano bastate, giovarono l'accor^ 
gimento politico e i negoziati ben diretti di una sagace diplo- 
mazia. Col matrimonio di suo figlio Enrico con la principessa 
Costanza, erede della monarchia di Sicilia, Federico riguadagnava 
per altra via quello che aveva perduto a Legnano. In grazia di 
quel parentado, non solo la Sicilia era staccata per sempre dalla 
causa nazionale, ma associava le sue alle forze dell'impero, minac- 
ciando ad un tempo la libertà dei comuni e l'indipendenza della 
chiesa. Vide il papato il pericolo, ma non fu in grado di evitarlo : 
non lo videro i comuni , allora tutti intenti a godersi la libertà 
acquistata, e fidenti nel mutato animo dell' imperatore , che con 
accorte blandizie ne addormentava la vigilanza; e meno di tutti 
lo videro i Milanesi , che ascrissero a singolare fortuna la grazia 
ottenuta dal Barbarossa che le nozze di Enrico e Costanza si ce- 
lebrassero nella loro città il 27 gennaio 11 86 (^). 

Le conseguenze di quella unione si fecero sentire più tardi, 
al tempo di Federico IL Minacciati dal nord e dal sud, papato e 
comuni rinnovarono l'accordo già contratto con tanta fortuna nel 
secolo precedente, e il ricordo di Pontida trasse le città lombarde 
a raccogliere le forze in una nuova lega, per la difesa delle pub- 
bliche libertà così felicemente acquistate sul campo di battaglia. 
Ne derivò una lotta lunga, aspra, altamente drammatica, durante 

(') La Lumia, La Sicilia sotto Guglielmo il Buono in Storie Siciliane, vo- 
lume I, 365. 
■ (^) La Lumia, op. cit., I, 364 sgg. 

(^) « '^gantibus Mediolanensibus ut in signum adeplae imperiali^ gratina 
nuptìas fila apud Mediolanum celebraret » Ottonis Frisigensis Cont. Satnbla- 
stana, Hannoverae, 1867, p. 453, Vedi, intorno agli sponsali di Enrico con 
Costanza, la memoria Hartwig-Amari pubbl. tra gli atti dell'Accademia de' Lin- 
cei, Serie II, voi. 2. Roma 1878, p. 409 sgg. 



I VISCONTI K LA SICILIA 



la quale, a differenza di ciò che era avvenuto un secolo prima, 
il regno di Sicilia sacrificò alla causa dell'imperatore tesori di vite, 
di mezzi, di energia. Per la prima volta il settentrione e il mez- 
zogiorno d'Italia si trovarono a fronte in un conflitto mortale, dal 
quale sarebbe potuta uscire la soluzione del problema politico 
della nazione, senza il papato, il quale, mentre da un lato oppo- 
neva alla casa sveva la fulminea efficacia dei suoi anatemi e la 
salda organizzazione della sua gerarchia, avvelenava dall'altro le 
schiette sorgenti della vita nazionale, assicurando il suo trionfo 
con l'intervento degli stranieri. 

Ma il successo fu breve ; perchè chi veramente guadagnò nella 
caduta degli Svevi non furono né il papato né gli Angioini ; fu lo 
spirito di discordia che arse sempre piìi fiero per tutta la peni- 
sola; fu la guerra civile che si organizzò in permanenza nei sin- 
g'oli comuni , e che, logorandone via via le forze, preparò il ter- 
reno al sorgere de' tiranni. Il papato che, nell'ebbrezza del trionfo, 
credeva realizzato il sogno di Gregorio e d'Innocenzo, trascinato 
dagli stessi suoi eccessi, finì per ismarrirsi nel fitto labirinto delle 
disserizioni civili, e vide sfatato ad Anagni l'incantesimo della sua 
forza; gli Angioini, dal canto loro, rimasti sempre stranieri al- 
l'Italia per genio e per costume , non seppero conservare l'alta 
posizione, a cui per un complesso di favorevoli circostanze s'erano 
inalzati, e videro ben presto infranta quella potenza, che a Bene- 
vento e a Tagliacozzo si era affermata in modo quasi irre- 
sistibile. 

Il primo effetto della loro incapacità politica fu lo scisma del 
Vespro , che spezzò in due la monarchia del mezzogiorno , e la 
condannò, per una serie di rivolgimenti , ad una decadenza irre- 
parabile. E mentre da un lato i re di Napoli , involti in quello 
inestricabile ginepraio delle guerre siciliane, dovettero rinunziare 
ad assumere la direzione politica della nazione ; dall' altro la Si- 
cilia, costretta a difendere la propria indipendenza, si venne sem- 
pre più appartando dalla vita italiana, per ricadere pili tardi sotto 
il dominio dell'Aragona. Così le relazioni tra la Sicilia e la Lom- 
bardia si vennero sempre più rallentando , e sono appena visibili 



I VISCONTI E L.\ SICILIA 



negli ultimi anni del XIII e nel primo trentennio del XIV secolo,, 
allorquando, divisa l'Italia in due grandi fazioni de' guelfi e ghi- 
bellini, la Sicilia ghibellina partecipò alle vicende generali di questo 
partito, ed ebbe perciò nelle città lombarde avversari ed alleati. E 
peggio accadde dopo la morte dell' aragonese Federico II. Mentre 
nell'Italia superiore i nuovi stati, sorti sulle rovine delle pubbliche 
libertà , si andavano rassodando ed allargando per opera de' Si- 
gnori, la Sicilia pagava a caro prezzo l'acquistata indipendenza, 
cadendo in uno stato di dissoluzione, in mezzo a cui, prostrata 
o tenuta a vile l'autorità regia , calpestata la libertà de' comuni, 
una sola forza prevalse e dominò , quella dei feudi (*). Per oltre 
cinquant'anni una nobiltà fastosa e turbolenta fece scempio del- 
l' isola, agitando per ogni dove la fiaccola della guerra civile : in- 
terrotti i commerci, soppresse le industrie, annullata ogni autorità 
di Parlamenti o di leggi, dall'altezza a cui l'avevano condotta 
Guglielmo II e i principi di casa Sveva, la misera Sicilia fu riso- 
spinta a' tempi più tristi della barbarie medioevale. Sorsero allora 
le due fazioni de' Latini e de' Catalani , nomi che ritraevano la 
diversa origine della nobiltà dell'isola, e che, come quelli con- 
temporanei di guelfi e ghibellini , servivano solo a mascherare 
r inconciliabile rivalità degli interessi e delle ambizioni particolari. 
Per anni ed anni Palizzi ed Alagona , Chiaramonte e Moncada, 
Rosso e Peralta , Montaperti e Valguarnera riempirono la Sicilia 
di stragi, d'incendi e di rapine ; e , tra gli orrori di una lotta 
combattuta indifferentemente coli' arma della violenza e del tradi- 
mento, passano come ombre quelle misere figure di re, che furono 
Pietro II, Lodovico e Federico III, a cui fu lasciato il titolo regio 
solo perchè apparisse piìi profondo 1' avvilimento del potere so- 
vrano. 

Sarebbe poco meno che ozioso cercare quali relazioni corressero 
in quell'infausto periodo tra la Sicilia e la Lombardia. Tutta as- 

(*) La Lumia, Matteo Talini ovvero i Latini e i Catalani, in Storie Siciliane, 
II, 84 sgg. ■ — R. V, Bozzo, Note storiche siciliane del secolo XIV, cap. I; 
Palermo, 1882. 



I VISCONTI E I.A SICILIA 



sorbita nel contrasto tra le sue fazioni interne e nella guerra an- 
gioina, che a quando a quando faceva qualche burrascosa appari- 
zione sulle sue coste , la Sicilia , coli' abbandono quasi completo 
delle alleanze continentali, s'era come isolata dal resto d'Italia, e 
i contatti fra' due paesi erano rappresentati unicamente dagli esuli, 
da' venturieri e da' mercanti. Solo indirettamente Sicilia e Milano 
si avvicinarono al tempo di Giovanni Visconti : il temuto arci- 
vescovo tenne per alcuni anni la signoria di Genova , e questa 
repubblica era unita allora in alleanza con Matteo Palizzi , capo 
della fazione latina , che fu per qualche tempo il vero sovrano 
dell'isola. 



II. 

Fu nell'anno 1376 che le relazioni dirette tra Milano e la Si- 
cilia furono riprese , e si fecero più intime negli anni successivi. 

Vedovo a trentaquattro anni della sua seconda moglie Antonia 
del Balzo , perita tragicamente a Messina nei primi del '75, Fe- 
derico III, che dal primo suo matrimonio con Costanza d'Aragona 
aveva avuto un'unica figlia, Maria , era tratto a desiderar nuove 
nozze dal pensiero di ciò che sarebbe avvenuto, qualora dopo la 
sua morte non avesse lasciato prole maschile. Voluta dalla fazione 
latina , la scelta cadde sopra Antonia quartogenita di Bernabò 
Visconti (*) ; e questo parentado , che prometteva all' isola 1' ap- 
poggio del più potente principe italiano, prima avversato, fu poi 
favorito anche dal ^ pontefice Gregorio XI , perchè , essendo in 
guerra co' Fiorentini, sperò per quel mezzo di staccare dalla loro 
alleanza il temuto signore lombardo (-). Procuratore del re di 

(*) L' idea di un matrimonio tra Federico ed Antonia Visconti rimontava 
a molti anni innanzi, forse fino al 1365; ma dovett' essere abbandonata 
per la vigorosa opposizione del pontefice Urbano V, che allora era in 
guerra con Bernabò. Cfr. Caruso, Memorie {storiche di Sicilia, voi. Ili, 2i6j 
Palermo, 1876. 

(2) Per altro le speranze dei pontefice fallirono. I Fiorentini, che avevano 
nteresse a tenersi alleati con Bernabò finché durava la guerra col papa, si 



I VISCONTI E LA SICILIA 



Sicilia, partiva agli ultimi di novembre del '76 Ubertino Gioeni, 
legista e giudice della Magna Curia (^) , e poco dopo due inviati 
viscontei , Arone Spinola e Baldassarre Pusterla , si recavano a 
Messina , dove nel febbraio del '77 gli accordi erano conchiusi e 
celebrati gli sponsali (^). Bernabò , a cui la prospettiva di una 
sua figliuola collocata sul trono di Sicilia riusciva oltremodo 
seducente, assegnò ad Antonia la dote di 100 m. fiorini , eguale 
a quella assegnata a Verde e Taddea già maritate rispettivamente 
a' duchi d'Austria e Baviera; ed aggiunse alla dote la somma 
di 20 m. fiorini pe' gioielli a scelta dello sposo , ponendo per 
condizione che alla detta sua figliuola fosse assicurata la rendita 
di 15 m. fiorini annui, e che le spese della sua andata in Sicilia 
fossero a carico del re. Tutto, dunque, era stabilito : la partenza 
di Antonia era imminente , quando , inaspettata giunse la notizia 
della morte di Federico avvenuta in Messina nel luglio '77. 

Ma quel matrimonio visconteo fu un precedente che non andò 
dimenticato. 

affrettarono a congratularsi col signore lombardo, appena ebbero da lui co- 
municazione de' prossimi sponsali di Antonia. La lettera di congratulazione 
è tra' nostri documenti (I). Posteriore di tre giorni è un'altra lettera della 
Signoria di Firenze, con la quale supplica Bernabò di mandare suoi oratori 
a Genova per impedire che questa Repubblica dia lo sfratto a' mercanti fio- 
rentini in esecuzione degli ordini papali. La situazione di Firenze di fronte 
a Bernabò e al suo disegnato matrimonio siciliano è chiarita da questo se- 
condo documento (R. Arch. di Stato in Firenze: Signori, Carteggio, Missive; 
Reg. I Cane. 17, fol. 95). 

(*) Caruso, III, 220. — Di Blasi , Storia del Regno di Sicilia, voi. Il, 
575; Palermo, 1859. L'atto procuratorio del 20 nov. 1376 fu pubblicato dal 
prof. S. Cassarà nel suo lavoro Accenni storici di Sicilia, Lombardia e Toscana 
in occasione di un documento inedito del secolo XIV in La Sicilia artistica ed 
archeologica^ di Palermo, A. II fase. XI-XII nov.-dic. 1888. 

(-) Caruso, III, 220. — CoRio, Storia di Milano, II, 276 (Milano; 1856). 
Ma il Corio sbaglia dicendo Federico « re di Cipro » * e sbagliano del 
pari il Rittershusio ed il Crescenzi, scrivendo che la spos i di Federico 
fosse, invece di Antonia, Anglesia. Secondo il Bourigny (Storia Generale di 
Sicilia, T. IV, 456, n. 255; Palermo, 1790), Federico ricevette i messi vi- 
scontei in Siracusa. 



I VISCONTI E LA SICILIA i; 

A Federico, morto nella verde età di trentasei anni, succedeva 1^ 
figliuola Maria, appena quindicenne, sotto la tutela di Artale d'A- 
lagona, Gran Giustiziere e principal rappresentante di parte cata- 
lana. L'avvenire del regno dipendeva dalla scelta che la nuova re- 
gina avrebbe fatto dello sposo ; ma la mite e leggiadra donzella 
nulla poteva per sé , relegata com'era nella rocca Orsina di Ca- 
tania, dove custodivala, fra persone a lui devote, il potente tutore. 
Uomo ambizioso ed autoritario era costui : la voce pubblica accu- 
savalo reo di molti delitti ; ma pure Artale non difettava di senso 
politico, conosceva le difficoltà tra cui dibattevasi lo stato, e sa- 
peva dissimulare le sue mire di predominio sotto le apparenze di 
una prudente moderazione. Egli stesso, dopo la morte di Federico^ 
aveva offerto la mano di pace a' suoi avversari di parte latina ,. 
chiamandoli partecipi al governo dell'isola in quella forma di te- 
trarchia a cui la storia ha conservato il nome dei Quattro Vicari. 
Ma ciò che sopratutto tenevalo perplesso era la sorte della gio- 
vinetta affidata alle sue cure. Il diritto di successione di lei era 
stato solennemente riconosciuto nell' ultimo trattato conchiuso da 
Federico con gli Angioini (*) ; ma Artale non ignorava che contro 
quel diritto aveva protestato e protestava Pietro IV d'Aragona; il 
quale, appoggiandosi sul testamento di Federico II, che voleva 
escluse le donne dal trono siciliano , dicevalo devoluto a se e ai 
suoi discendenti, e mostravasi pronto a rivendicarlo anche con le 
armi f^). 

Catalano di origine e di aderenze, Artale era avverso a quelle 
pretese , che al pari de' nobili di parte latina considerava come 
pericolose all'indipendenza dell'isola. D'altronde, tutore di Maria, e 
primo fra'componenti dell'oligarchia vicariale, egli sentiva che alla 
sorte di quella fanciulla era legata, in certo modo, la propria, e che 
per conservare l'alta posizione a cui era giunto nello stato, occor- 
reva premunirsi contro il pericolo di un re, alla cui chiamata non 
avesse principalmente contribuito egli stesso. 

(') Presso LùNiG, Codex Ilaliae dipi., II. 149. 
(2) Caruso, III, 224 — Di Blasi, II, 576. 



M I VISCONTI E LA SICILIA 



Intanto la pingue eredità della giovine Maria stuzzicava 1' ap- 
petito di vari pretendenti ; e fra' primi troviamo Barnabò Visconti, 
a cui sorrideva il pensiero di assicurare ad uno de' suoi figliuoli 
r importante possesso del trono siciliano. A tal uopo, morto ap- 
pena Federico III, spedì ambasciatori presso Artale per iniziare le 
trattative; e queste avrebbero avuto qualche probabilità di riuscita, 
senza il pronto intervento di Gregorio XI, il quale, ricordando la 
condizione che Maria non potesse sposarsi senza il consenso della 
Chiesa, si oppose energicamente al parentado con Bernabò, mi- 
nacciando, in caso contrario, la regina della perdita del regno (^). 

L' opposizione papale mandò a vuoto i calcoli di Bernabò ; ma 
non per questo Artale abbandonò il disegno di un matrimonio 
visconteo, che sapeva non avversato da molti nobili di parte latina, 
€ prometteva a lui stesso, facendosene promotore, personali van- 
taggi. 

Così, un po' per egoismo, e un po' anche per l'esatto intuito 
della situazione dello stato , a cui importava che la corona , con- 
trastata da più parti, cadesse sul capo di chi all'occorrenza avrebbe 
potuto difenderla, Artale, di sua iniziativa, e senza né pure infor- 
mare gli altri soci nel governo , concepì il disegno di sposare la 
giovine regina al nipote di Bernabò Visconti, Giangaleazzo conte 
di Virtù (^). Forse egli sperava per quella via , evitando l' oppo- 
sizione papale , di assicurarsi l' appoggio di entrambi i Visconti , 
di cui ignorava i latenti dissidi. 

Giangaleazzo succedeva appunto allora al padre Galeazzo II 
morto il 4 agosto 1378 : aveva 27 anni non compiti , e già da 

(1) Lettera del 21 ottobre 1877 di Gregorio XI ad Angelo di Lucca, suo 
agente in Sicilia, pubbl. dal Bourigny, op. cit , T. V. p. I, p. 2. 

(^) Caruso, III, 225, Di Blasi, lì, 577. Per le trattative del matrimonio 
di Maria con Giangaleazzo Visconti mi sono giovato de' vari accenni che 
s' incontrano nel Processo Staiella, pubblicato per cura della Società Siciliana 
•di Storia patria un' Documeniz per servire alla storia di Sicilia, serie I Diplo- 
matica, voi. 3". — Isidoro La Lumia, che curò la stampa di qucll' impor- 
tante documento, l' aveva già largamente usufruito sul suo lavoro / quattro 
Vicari in Storie Siciliane, voi. II. 



I VISCONTI E LA SICILIA IS 

cinque era vedovo della prima moglie Isabella di Valois, da cui 
aveva avuto Valentina ed Azzone. Egli allora era assai lontano da 
quella reputazione a cui giunse più tardi ; nondimeno, sovrano di 
uno stato ragguardevole nell'Italia superiore, strettamente impa- 
rentato con le case di Francia e di Savoia, poteva passare per 
uno dei più potenti signori della penisola. A lui, dunque, Artale 
spedì segreti messaggeri con incarico d' intavolare le trattative (*). 
Con quali istruzioni li mandasse, non è ben chiaro : Artale più 
tardi sconfessò i suoi ambasciatori, e li rimproverò di aver oltre- 
passato il loro mandato ; ma 1' avere mantenuto gli accordi fatti 
col Visconti prova che quello sdegno non era sincero, e serviva solo 
a disarmare l'opposizione, che aveva provocato egli stesso col suo 
procedere arbitrario. 

A Milano le proposte siciliane trovarono la più favorevole ac- 
coglienza. V offerta di una regia corona doveva lusingar 1' amor 
proprio e stimolare in alto grado l'ambizione del conte di Virtù. 
Ma certamente Bernabò guardò la cosa con occhio diverso. Ve- 
deva egli passare sul capo d'un altro quella corona che aveva invano 
sollecitato per uno de' suoi figliuoli. E quale altro ! Nel suo scon- 
finato orgoglio, egli considerava il nipote come un subalterno, e 
la nuova posizione, a cui lo vedeva prossimo ad inalzarsi, doveva 
ispirargli neh' animo un profondo senso d' invidia. Quest' uomo, 
che alla grandezza avvenire dei suoi figliuoli aveva rivolto costan- 
temente tutti gli sforzi , si sentiva ora come sconcertato ne'suoi 
calcoli ed invaso da una segreta inquietudine. Proprio allora gli 
erano toccate due grandi soddisfazioni ad un tempo: Valentina, una 
delle sue figliuole, era andata sposa del re di Cipro Pietro II, e 
Margherita sorella di Pietro era stata promessa a Carlo, fratello di 
Valentina. Ma que'successi impalHdivano di fronte ai nuovi oriz- 

(*) Processo Statella, pagine iji, 132, 135, 136, 142, 143, 146, 148 
150, 155. 

I nomi degli ambasciatori non sono ricordati. Solo sappiamo di un ta 
Giovanni di Blastro che li accompagnò fino a Milano, e di un Giovann 
Carbone che prese parte alle trattative come inviato speciale di Giovanni 
d'Alagona fratello di Artale (p. 147, 131). 



l6 I VISCONTI E LA SICILIA 



zonti che la corona siciliana schiudeva innanzi agli occhi del conte 
di Virtù. Qui non trattavasi di sola soddisfazione d' orgoglio 
dinastico, ma anche di uno straordinario accrescimento di dominio, 
che avrebbe assicurato a Giangaleazzo una posizione invidiabile 
fra'monarchi d'Europa. Bernabò, dunque, doveva necessariamente, 
entro di sé , avversare quel matrimonio siciliano ; ma avversarlo 
palesamente non poteva senza commettere un sopruso ; cercò 
anzi trarne profitto, mercanteggiando il suo consenso. 

Di qui, s'io non m'inganno, ebbe origine la idea del matrimonio 
di Azzone, figlio di Giangaleazzo, con Elisabetta detta la Piccinina, 
figliuola di Bernabò. Il modo stesso come si esprime il Corio , 
solitamente incerto ed oscuro , sembra giustificare pienamente 
questa interpretazione. La promessa del matrimonio di Azzone 
con la cugina, da celebrarsi, dopo ottenuto la dispensa pontificia, 
quando i due fanciulli avrebbero toccato gli anni della pubertà, 
fu ratificata da Giangaleazzo il 14 settembre, da Bernabò il 24, 
stando il primo a Pavia, il secondo a Brescia ('). Con quest'atto 
il conte di Virtù istituiva Azzone suo erede universale in tutti 



(*) Corio, II, 285. Nel mio lavoro // primo matrimonio di Lucia Visconti 
e la rovina di Bernabò (Estr. Jrch. St. Lomb. .1893 p. 25 n.) riferii la 
doppia ratifica al matrimonio di Giangaleazzo con Maria di Sicilia , e cosi 
l'aveva intesa anche il La Lumia (I Quattro Vicari in Storie siciliane, lì, 256, 
nota (i)). Ma dalla narrazione del Corio , presa nel suo complesso, si de- 
duce più naturalmente che quella notizia vada riferita piuttosto al matrimonio 
di Azzone, essendo d' altronde poco verosimile l' intervento diretto di Ber- 
nabò nelle trattative ufficiali di Giangaleazzo co'messi siciliani. I quali non 
furono mandati, come crede il La Lumia (p. 255), a Bernabò e a Gianga- 
leazzo, ma solo a quest'ultimo, come apparisce ripetutamente da vari luoghi 
del Processo Statella. 

La connessione tra il matrimonio di Azzone con la Piccinina e quello 
di Giangaleazzo con Maria fu intuita dal Giulini {^Memorie di Milano, V, 
606; Milano, Colombo, 1856); ma non so donde questo autore abbia 
potuto ricavare che il primo matrimonio fu proposto dallo stesso Gianga- 
leazzo, e che Bernabò « promise al nipote di assisterlo con tutte le sue 
forze, perchè giungesse ad ottenere in moglie Maria. » 



I VISCONTI E LA SICILIA 17 



i possessi di Lombardia e nelle terre di Savoia (*) ; la quale di- 
sposizione, l'unica menzionata espressamente dal Corio, dovett'es- 
sere anche la più importante. Essa rivelava il proposito di Ber- 
nabò d' impedire che alla morte del nipote Sicilia e Lombardia 
potessero mai unirsi sotto lo stesso principe , e che i figliuoli di 
Giangaleazzo, nati dalla moglie siciliana, avessero un giorno a suc- 
cedere nei paterno dominio di Lombardia. Questa ultima preoc- 
cupazione è visibilissima in un documento che ricorderò fra poco, 
e che prova, a mio parere, meglio di qualunque ragionamento la 
poca simpatia con cui Bernabò assisteva a quegli accordi siciliani. 
I quali , stabiliti a Milano nel dicembre 1378 {^) , erano poco 
dopo confermati in Sicilia da un'ambasceria mandata da Gianga- 
leazzo e composta di Riccardo Ferufino d' Alessandria e de' co- 
maschi Sezzadio giurisperito e Antoniolo da Lucino ('). Costoro, 
dopo essere stati onorevolmente ricevuti a Messina , giunsero a 
Catania presso Artale (^) ; e qui fu posta 1' ultima mano al trattato, 
pel quale Giangaleazzo prometteva di mandare subito in Sicilia 
trecento lance ed ottocento fanti per sostenere la regina contro i 
baroni usurpatori o ribelli , e di venir egli stesso nell' isola nel 
termine d'un anno a tórre la nuova sposa (^). E già i fatti se- 
guivano le promesse ; già alcune compagnie di fanti viscontei, sbar- 
cate a Messina, s'erano raccolte a Taormina, donde, congiunte alle 
forze di Artale , avevano preso a combattere contro i ribelli, 
ed espugnato Rametta C), quando un episodio impreveduto mutò 
radicalmente il corso degli avvenimenti. 

(1) Il CoRio dice « con quanto suo avo Galeazzo avea ottenuto in Francia ». 
Non par dubbio che l'annalista , che ebbe certamente sott'occhio il docu- 
mento ufficiale , abbia voluto accennare alle terre assegnate in Savoia da 
Amedeo VI come dote della sorella Bianca, Cfr. il mio T(tgesio degli aiti 
notarili di C. Cristiani (1J91-1599). Estr. dalI'Arch. St. Lomb., 1894, pp. 27, 
55 docc. XXIV, CUV. 

(f) Anon. Hist. Sic, cap. 32, presso Gregorio, Bibl. Scipt. Sic., II, 300, 

(3) Corto, II, 285. 

(*) Processo Statella, p. 152, 241. 150. 

C) Corio, II, 288. — Anon. Hist. Sic, Ibid. 

(") Processo Statella, p. 156, 160. 

Arch. Sior. Lomb. — Anno XXIII — Fase. IX. « 



l8 I VISCONTI E LA SICILIA 



Lo strano procedere di Artale, il quale, come ho detto, aveva di 
suo capo e quasi clandestinamente iniziato le trattative con la corte 
viscontea, aveva disgustato i suoi colleghi nel governo e seminato 
tra' baroni dell' isola un fiero malcontento. Invano Artale cercò di 
calmarlo, sconfessando i messi e mostrandosi con loro adirato (') ; 
i fatti valevano più delle parole , e 1' arrivo degli ambasciatori e 
subito dopo quello de' fanti viscontei rivelavano anche a' più in- 
genui gli occulti disegni del Gran Giustiziere. L' opposizione, fin 
allora latente, ruppe in aperta rivolta; Guglielmo Raimondo Mon- 
cada , catalano e parente di Artale , si pose alla testa de' ribelli ; 
e l'incendio di guerra, prima ristretto alla costa orientale, minac- 
ciava di estendersi al resto dell'isola. 

Era la notte del 23 gennaio 1379. Chiusa nella Rocca Orsina, 
neir inconscio abbandono de' suoi sedici anni, Maria, la giovine re- 
gina, dormiva un sonno profondo. Due barche, protette dalle om- 
bre , s'avvicinano pian piano al castello ; ne balzan fuori uomini 
mascherati ed in armi, e, sforzando una porta, ed eludendo la vi- 
gilanza delle guardie, penetrano inosservati nella camera della 
fanciulla. Svegliata di soprassalto , invano la poverina protesta 
colle parole e colle lagrime ; è fatta vestire in fretta e condotta 
ad imbarcarsi. I due legni, vogando a tutta forza, muovono alla 
volta di Agosta (^). 

Autore dell' arrischiata impresa era non altri che il Moncada. 
-Strappando la regina alla custodia del Gran Giustiziere , egli sa- 
peva di recare alla sua autorità un colpo mortale ; ma il colpo 
non era meno grave pel Visconti , i cui disegni suU' isola erano 
fortemente compromessi da quell'improvviso avvenimento. Le dif- 
ficoltà s'addensavano da varie parti. Già Urbano VI aveva con- 

(') Supradictis avtbaxiatoribus redeuntibus ad prefatum dompnum Artalem pre- 
fatus dompnus ^rtalis minatus estiiit eis acriter reos reprehendendo et terrendo 
dicendo quod eis non commiserat firmare matrimonium aliquod cum dicio domino 
duce ntediolanensi , qui ambaxiatores inde ad modicum temporis spacium morti 
fueruni.... Erat comunis opinio gencium.... quod ipsi mortui fuerunt ex terrore 
^t minis predictis. Processo Statella, p. 39, 40 e passim. 

(^) Caruso, III, 225. — Di Blasi, II, 578. — La Lumia, 259. 



I VISCONTI E LA SICILIA I9 

fermato il divieto del suo predecessore che Maria si sposasse senza 
il consenso della Chiesa, né mancava , di lì a poco, di sollevare 
delle proteste contro i seguiti sponsali del conte di Virtù (*). Sin- 
tomi di opposizione apparivano in altri stati della penisola. Ma Gian- 
galeazzo non era uomo da lasciarsi sfuggire così facilmente la 
preda. Anticipando il termine stabilito negli accordi, faceva allestire 
in gran fretta sei galee nel porto di Pisa , mandava colà armi e 
vettovaglie, e stabiliva di passare in Sicilia con quattrocento lance 
e milledugento fanti, per mettere in libertà la regina e cingersi della 
corona del regno. Le navi erano già pronte ; giunte erano le mi- 
lizie e imbarcate le vettovaglie : a scioglier le vele non s'aspettava 
che l'arrivo del Conte {^). 

Ma su quegli apparecchi vegliava il re d'Aragona. Già fin da 
quando , morto Federico III , erano apparsi i primi segni degli 

(') 'Documenti per servire alla storia di Sicilia, Serie I, voi. I, fase. IV, p. 209, 
in cui è riportata uua bolla del 16 maggio ij8o (non 1381 . come è er- 
roneamente stampato), nella quale il papa, dopo aver ricordato il divieto di 
Gregorio XI e suo circa il matrimonio di Maria , e ordinato che nessuno, 
senza licenza della S. Sede, intervenisse nell'amministrazione dal regno 
di Sicilia, soggiungeva : 

Tamen, sicut nuper ad nostrum pervenit auditnm, nonnulli praetendentes eamdem 
1(eginam per verha de presenti matrimonium cnm quodam nobili contraxisse; alii 
vero ceriis coloribus exquisitis fmgentes se in dicto %egno jus habere T{egnum ipsum 
occupare et eandem Reginain de regno ipso extrahere et eam ad partes alias secum du- 
cere conantar, tee, Q.ueste parole del pontefice hanno per noi una certa im- 
portanza, perchè, se le sue informazioni erano esatte, il matrimonio fra Gianga- 
Icazzo e Maria era stato già celebrato, e probabilmente in occasione dell'arrivo 
in Sicilia degli ambasciatori ricordati del Corio. Ad un matrimonio già 
seguito farebbero pensare anche le notizie mandate dalla Signoria di Firenze 
a' Perugini in una lettera che sarà citata appresso, e parecchie testimonianze 
contenute nel Processo Statella (pp. 156, 142, 158). Si badi però che 
la validità del contratto matrimoniale era subordinata alla condizione che il 
matrimonio venisse consumato entro un anno. Naturalmente, mancata questa 
condizione, e mancato 1' assenso pontificio, quel matrimonio fu poi conside- 
rato come non avvenuto. 

(*) Cronaca Estense e Cronaca di Pisa in Muratori, R. I. S., XV, coli. 504, 
1076 — Marangone, Croniche di Pisa, in Tartini App. a' R. I. S. , I , 
col. 784. — ZuRiTA, lAnales deh Corona de Aragon, Saragozza, 1610, p. 373. 



I VISCONTI E LA SICILIA 



avvenimenti che si preparavano, Pietro IV aveva fermato di pas- 
sare personalmente in Sicilia alla testa di un'armata che andava 
raccogliendo nel porto di Barcellona. (*) Quando, più tardi, giun- 
sero le notizie degli accordi stipulati da Artale, del rapimento di 
Maria e delle forze viscontee pronte a salpare dal porto di Pisa, 
comprese il re che non v'era tempo da perdere : l'imminenza del 
pericolo richiedeva pronti e vigorosi provvedimenti. Trovavasi nel- 
l'armata aragonese un Gilberto di Cruyllas, di nobile famiglia ca- 
talana, capitano pieno di valore e di arditezza. Era l'uomo che ci 
voleva. Pietro gli affidò un certo numero di galee con ordine di 
piombare sul naviglio visconteo, combatterlo e disperderlo. Detto 
fatto : il 4 maggio , navigando con grande celerità , apparve il 
Cruyllas in vista di Pisa. Trovò le navi viscontee ormeggiate nel 
porto, le ciurme spensierate o dormenti. In una prima avvisaglia 
dello stesso giorno una galea aragonese distrusse una nave vi- 
scontea. Il giorno appresso il Cruyllas ordinò 1' assalto generale, 
penetrando nel porto col resto del suo naviglio. Stretti dal peri- 
colo, si riscossero i viscontei e corsero all'armi ; ma al nemico che 
serrato e compatto premeva da tutti i lati non poterono opporre 
che una tumultuaria difesa. Cinque delle loro sei galee furono 
prese, affondate od arse; la sesta, difesa da ventotto uomini ben 
armati, resistè più a lungo, e forse si salvò con la morte di ses- 
santa catalani caduti sotto i colpi delle lunghe lance viscontee C). 

(1) Caruso, III, 224. 

{*) Vedi, fra' documenti (II) la lettera della Signoria di Firenze a' Peru- 
gini , in cui si contengono intorno al fatto de' particolari , che ho cercato 
di completare colla narrazione del Marangone, col. 784. Cfr. altresì: Zu- 
RiTA, 575. — CoRio, II, 289 — Caruso, III, 226. Gli Annali Milanesi 
(Muratori, XVI, col. 769) riferiscono che la distruzione del naviglio visconteo 
avvenne con la complicità de' Genovesi. Questo particolare è taciuto della 
altre fonti contemporanee. Più credibile è l'altra notizia dello stesso An- 
nalista che la distruzione del naviglio costò a' sudditi del Visconti più di 
100 m. fiorini. Nel Processo Statella , alcune deposizioni riguardano l'avveni- 
mento di Porto Pisano , ma non hanno nulla di speciale , tranne forse la 
notizia, che il naviglio catalano tornò a Barcellona « cura maximo lucro » 
(p. 158). Che Artale d'Alagona , come pretendono alcuni testimoni, si sia 



I VISCONTI E LA SICILIA 21 



III. 

Il disastro era completo (*). E nondimeno non pare che l' idea di 
quel matrimonio siciliano sia stato abbandonata subito allora. Le 
truppe del Visconti rimasero a Pisa per un tempo abbastanza 
lungo: l'ordine del richiamo non giunse che il i'' gennaio dell '80 {^). 
Inoltre è da osservarsi che nel testamento di Bernabò Visconti 
fatto il 16 novembre 1379 e ratihcato il 14 febbraio dell'anno 
successivo (') , si fa ancora menzione del matrimonio di Gianga- 
leazzo con Maria come di una probabilità dell' avvenire. In quel 
suo testamento Bernabò, dopo aver diviso tra' figliuoli le varie città 
del suo dominio, e stabilito 1' ordine di successione da osservarsi 
-qualora 1' uno o 1' altro di essi fosse venuto a mancare , prevede 
anche il caso che egli stesso fosse morto senza legittima prole ma- 



rallegrato della distruzione dell' armata viscontea , anzi ne abbia suggerita 
l'idea al re d'Aragona (p. 40, 87, 88), sono affermazioni che non meritano 
■di essere discusse. 

Q) Che i nemici o rivali del Conte di Virtù se ne compiacessero, era 
naturalissimo. I Fiorentini, specialmente (i quali, si badi, erano allora in 
intimi rapporti con Bernabò\ espressero chiaramente la loro soddisfazione, 
scrivendo la citata lettera diretta ai Perugini. Che essi si rallegrassero della 
vittoria aragonese, perchè il re d' Aragona seguiva le parti di Urbano VI, 
<]uesta loro dichiarazione doveva trovare increduli quanti in Italia sapevano 
che il dissidio tra Giangaleazzo e Urbano era di carattere politico, non reli- 
gioso. Firenze doveva avversare il matrimonio siciliano del Visconti per ra- 
gioni sopratutto di equilibrio politico, e cercava di tenersi in buoni termini 
con l'Aragona per la tutela de' suoi rilevanti interessi commerciali in quel 
regno. V. specialmente la corrispondenza della Signoria col re e con la città 
■di Barcellona in Arch. di Stato in Firenze, Signori, Carteggio, Missive, Reg, 
I Cancell., 18, foli. 18, 19. 

(*) Marangone col. 784. 

(^) Di questo importante documento, brevemente accennato dal Corio (11, 
288), non m'è riuscito di vedere che una copia del secolo xvii, esistente 
nella Bibl. Trivulziana (cod. n. 1741), ed io la conosco per cortesia del- 
l'egregio Bibliotecario amico mio signor E. Motta. 



1 ^'ISCONTI E LA SICILIA 



schile. In tal caso erede de' suoi domini saranno il conte di Virtù 
ed i suoi figli legittimi anche nati da mogli diverse, salvo quelli 
che per avventura nasceranno dal suo matrimonio con Maria di 
Sicilia. Solo quando ogni altra discendenza maschile e legittima 
verrà a mancare, i figli della Siciliana dovranno essere chiamati a 
succedere ne' suoi domini di Lombardia (*). 

Simili disposizioni da parte di Bernabò provano la gelosa inquie- 
tudine che gì' ispirava l'alto parentado del nipote, e confermano le 
notizie che su questo particolare ci hanno lasciato i cronisti pi- 
sani (^). Non potendo impedire quelle nozze , Bernabò mirava a 
rendere sempre più remota e improbabile l'unione della Lombardia 
colla Sicilia ; ma escludere a / riori dalla successione i soli figli di 
Maria, chiamandovi tutti gli altri, sarebbe stata una misura odiosa 
e irragionevole, se non 1' avesse dettato a Bernabò un altro pen- 
siero, eh' io credo fin d'allora già fermo nella sua mente. Il pen- 
siero , dico , di sostituire alla regina di Sicilia la propria figlia 
Caterina (che aveva cercato, poco prima, di sposare a Riccardo II 
re d'Inghilterra (")), sperando così di precludere al nipote ogni 

(') « Si vero superessent una cum dicto Domino Azone alii filii masculi ex 
suprascripto Domino Comite, et ex eius Consorte legitima, alia quam Illustri 
Domina Maria Regina Siciliae, tunc et eo casu volumus quod perveniant 
bona antedicta in suprascriptum Dominum Azonem, et in alios filios ma- 
sculos suprascripti Domini Comitis, et sì non superesset Dominus Azo tunc 
et eo casu sucedant in bonis suprascriptis eius liberi masculi si qui supererint 
una cum aliis filiis seu liberis masculis suprascripti Domini Comitis discen- 
dentes ut supra ex alia eius Consorte quam Domina Maria Regina Siciliae» 
Eis vero omnibus defìcientibus , perveniant in alios filios seu liberos legiti- 
mos dicti Domini Comitis , quos habere contigerit ex dieta Domina Regina 
Siciliae ». 

('^) a E anco si disse che Messer Bernabò, lio dello ditto Conte, non era con- 
tento che il ditto Conte montasse in sì grande altura {Cren, di Pisa, col. 1076). » 
E il Marangone : Visto e saputo el Conte tutto, si ritirò indietro del parentado, 
essendone consigliato da Messer Bernabò, ecc ». Col, 784. 

(^) Il fatto è rimasto, finora, al tutto ignoto agli scrittori milanesi^ ma risulta 
da un documento dell'Ambrosiana (Col. D. S. v. 4) pubblicato dal Rymer, 
Foedtra, Tomo III, parte 3, p. 84. È un atto procuratorio col quale Riccardo II, 
udito il suo Consiglio, delega Michaelem de la Poh Baneretium, Johannem de BureJe 



I VISCONTI E LA SICILIA 



altra via d' ingrandimento, e di meglio assicurare 1' avvenire dei 
propri figliuoli. Ed infatti chi consideri che Giangaleazzo , nipote 
di Bernabò, s' era anche più strettamente legato a lui col matri- 
monio di Azzone (*), intenderà di leggieri che non aveva alcun 
interesse di ribadire que' vincoli , che, avvolgendolo tra le spire 
della politica dello zio, avrebbero finito per soffocarlo. Le nozze 
con Caterina meglio che proposte, gli furono imposte da Bernabò; 
egli, acconsentendovi, le subiva ; e iniziava in quel punto quella 
magistrale politica di dissimulazione , che doveva avere qualche 
anno dopo un così tragico scioglimento. 

Il matrimonio di Giangaleazzo con Caterina seguito il 15 no- 
vembre 1380 segnava l'abbandono, se non definitivo, almeno tem- 
poraneo delle mire viscontee sulla Sicilia. Qui gli eventi volgevano 
propizi alla casa d'Aragona, non ostante l'opposizione papale (^), 
non ostante il sentimento delle popolazioni, che non volevano com- 
promessa un' indipendenza acquistata con tanti sacrifizi e tanto 
sangue. La giovine Maria , dopo essere rimasta qualche tempo a 
Licata , era stata ricondotta ad Agosta dallo stesso suo rapitore 
Moncada, che aveva già patteggiato con l'Aragonese. Inutili riu- 
scirono gli sforzi di Artale per liberarla : le forti mura del castello 
di Agosta resistettero a tutti i suoi tentativi. Giunse finalmente 
un'armata catalana : questa ruppe il blocco, tolse seco Maria e la 



miìiiem et ma^istrum Johannem de Shepaye Decanum Ecclesiae Cathedralis LincoJ- 
niensis Legum Doclorem, perchè si rechino a Milano a trattare il matrimonia 
del re colla figlia di Bernabò. Da questa procura, che è datata da Westmin- 
ster 18 marzo 1779, si rileva che la proposta del matrimonio era partita 
da Bernabò, che aveva mandato in Inghilterra appositi ambasciatori. Ruppe 
Bernabò le trattative, per sposare la figlia al conte di Virtù, oppure il disegno 
del matrimonio inglese era già stato abbandonato prima ? Non abbiamo modo- 
di rispondere a tali domande. 

(') « Seppure, dice il Giclini (V. 622), il matrimonio di suo padre non 
avea fatto rompere quello sposalizio »; ma non è che un' ipotesi. Azzone 
morì poco dopo, il 4 ottobre 1581. 

('') La Sicilia, com' è noto , era sotto I' alta sovranità della Chiesa Nel 
trattato del 1372 conchiuso tra Federico III e Giovanna di Napoli, al Papa 



24 I MSCONTI E LA SICILIA 



condusse a Cagliari (agosto 1382) (*). Colà la regina, già destinata 
in moglie a Martino il giovine, figlio del secondogenito di Pietro IV, 
fu lasciata circa sei anni come in esilio. Finalmente nell' 88 fu 
fatta venire in Aragona, e due anni dopo congiunta in matrimonio 
con lo sposo destinatole. Ma allora Pietro IV era già morto; e gli 
era successo il primogenito Giovanni. 

Durante quel tempo, per la lontananza degli sposi, e pei disor- 
dini domestici e le guerre esterne che afflissero l'Aragona, la Sicilia 
rimase in balìa di sé stessa, retta da' suoi vicari o, per dir meglio, 
da quella oligarchia di baroni, che, sotto l'autorità nominale della 
regina , si governavano come principi indipendenti (^). Ma non 
perciò le relazioni dell' isola col Visconti rimasero del tutto inter- 
rotte. Gli avvenimenti de '78, e '79, avevano creato interessi e la- 
sciato dietro a sé simpatie e ricordi incancellabili. Neppure il Vi- 
sconti era uso dimenticare così presto il passato. I fanti milanesi 
erano rimasti in Sicilia al servizio di Artale ('); viceversa i Sici- 
liani venivano più spesso in Lombardia, e il lungo soggiorno e le 
relazioni personali servivano ad avvicinare meglio i due paesi , 
e a preparare il terreno ad accordi di ben altra natura. 

Dal 1379 al 1403 parecchi sono i nomi di giovini siciliani 
inscritti tra gli studenti dell'Università di Pavia (*). Il non tro- 



era stato riconosciuto il diritto di dare il suo assenso al collocamento futuro 
di Maria. Si disse, e forse non a torto, che Urbano VI intendesse darle per 
marito il proprio nipote, Francesco Frignano (La Lumia, op. cit. II , 264). 

(') La Lumia, II, 284. 

(^) Caruso, III, 228, 229. 

(') Parteciparono infatti all'assedio di Agosta. Processo Statella, p. 15 i, 142. 

(*) Ecco, come risultano dal Repertorio dei Rogiti di Albertolo Griffi , 
tra' mss. della R. Biblioteca Universitaria di Pavia, i nomi di questi studenti 
siciliani : 

1379. — Conventus in artibus Mag.'^ lacobi de Sicilia. 

1580. — Conventus in medicina Mag." lacobi de Sicilia. 

1584. — Licentia in medicina Mag.'"' Guillelmi de Sicilia. 

1588. — Conventus in artibus Mag.'"^ lohannis de Sicilia. 

1390. — Doctoratus in artibus Mag.»' Matthei de Sicilia, 



I VISCONTI E LA SICILIA 25 



varsene uno solo né prima del '79 né per vari anni dopo il 1403 
non può essere considerato come un fatto casuale. L' Università 
pavese non aveva acquistato allora la fama in cui venne poco dopo, 
nel corso del XV secolo ; né v' era ragione per cui giovini del più 
remoto mezzogiorno intraprendessero un così lungo viaggio, quando 
avevano assai più vicino lo studio di Napoli, e Padova, e Bologna 
godevano di una più alta reputazione (*). La presenza de' Siciliani 
allo studio generale di Pavia, proprio in quegli anni che il governo 
della Lombardia era retto da Giangaleazzo Visconti, trova, secondo 
me, una naturale spiegazione nel ravvicinamento avvenuto fra' due 
paesi in seguito ai fatti già narrati, e nelle relazioni non mai inte- 
ramente interrotte tra il Visconti e quella parte dell' isola che av- 
versava la dominazione de' Martini. 

Oue' fieri baroni cresciuti fra l'armi , e , per la lunga assenza 
della corte , usi a non riconoscere altra autorità che la propria , 
vedevano non senza trepidanza avvicinarsi il giorno in cui i Mar- 
tini sarebbero venuti ad assumere direttamente il governo del paese. 
Nella coscienza di averli osteggiati , temevano per 1' indipendenza 
del regno, ma più temevano per sé, pei loro feudi, pe' loro privi- 
legi , a difendere i quali , contro la forza de' nuovi signori , resta- 
vano, unico schermo, le alleanze del continente. Qui, in pochi anni, 
la potenza del conte di Virtù era cresciuta in modo smisurato. 



1392. — Conventus in medicina Mag.'' Matthei de Sicilia. 
Conventus in artibus Mag.'' Rognoni de Sicilia. 
Licentia in jure civili D. lacobi de Solario Regni Siciliae. 
Conventus in medicina Mag.'"' lohannis de Sicilia. 
1396. — Licentia in jure civili D. lacobi de Sicilia. 
1597. — Doctoratus in legibus D. lohannis de Messana. 
1398. — Doctoratus Mag.'^ Roglerii de Sicilia. 

Licentia in legibus D, Arduyni de Sicilia. 
1403. — Doctoratus in medicina Mag.'' Antonii de Sicilia. 
(*) Intorno agli studenti siciliani nelle Università italiane del continente 
si può consultare N. Rodolico, Siciliani nello studio di 'Bologna in Arch. Star. 
Sic, K. S. 1895, p. 98 ; — per Bologna, durante il periodo da noi trattato, 
cfr. pp. 147-157- 



26 I VISCONTI E LA SICILIA 



Dopo la detronizzazione di Bernabò , e le guerre fortunate com- 
battute contro gli Scaligeri , i Carraresi e i Fiorentini , dopo il 
cospicuo matrimonio di sua figlia Valentina con Luigi di Turaine, 
Giangaleazzo era divenuto il primo sovrano della penisola. La sua 
ambizione , la sua perfidia non erano un mistero per alcuno ; ma 
egli aveva alta mente, larga copia di mezzi , ed era , sopratutto , 
principe italiano. In un paese dove i Martini erano avversati spe- 
cialmente perchè stranieri, doveva trovare facili aderenze un uomo 
che sapeva accarezzare le passioni popolari e dare a' suoi disegni 
ambiziosi il colorito simpatico dell' interesse nazionale. Così gli 
occhi di molti fra' Siciliani si volgevano naturalmente verso il 
Visconti, e questi, dal canto suo, era disposto a trarre partito da 
una situazione, che offriva un largo campo d'azione alla sua intri- 
gante diplomazia. 

Non è improbabile che le prime intelligenze per un accordo 
tra' baroni e Giangaleazzo Visconti rimontino al tempo della lega- 
zione siciliana di quel Niccolò Sommaripa, mandato nel 1391 da 
Bonifazio IX a riconciliare fra loro i Vicari discordi , a determi- 
nare i limiti della loro giurisdizione, e a confermare sulla Sicilia 
r autorità del pontefice romano, il quale temeva che, col ritorno 
degli Aragonesi , 1' isola non passasse all' obbedienza del papa 
scismatico (^). Il Sommaripa era lodigiano , e però suddito del 
Visconti : una circostanza da non trascurarsi. Egli ebbe una certa 
influenza sulle deliberazioni prese dopo il Congresso di Castro- 
nuovo, quando i Vicari, nell' imminenza dell' invasione aragonese, 
si dierono attorno in cerca di alleanze, e tra' principi, con cui ne 
intavolarono le trattative, ci fu Giangaleazzo Visconti {^). 

Il giórno tanto temuto dai baroni siciliani arrivò. Nel 1392 
Maria, dopo un'assenza di dieci anni, tornava nell' isola accompa- 
gnata dal marito ancor giovinetto e del duca di Montblanc , suo 
suocero , che , stante l'età del figliuolo , veniva come coadiutore e 
amministratore del regno. Animo crudele e dissimulatore, maestro 



(*) Raynaldi, AnnaUs Ecclesiastici, XVII> p. 157 seg. 
(') Caruso, III, 235. 



I VISCONTI E LA SICILIA IJ 



nell'arte de' raggiri e degli inganni, il duca era un avversario degno 
di que' baroni per natura riottosi ad ogni freno. Cominciò con le 
promesse e le blandizie ; poi si tolse la maschera e prese a colpire 
i più potenti. Insorsero allora d'ogni parte i baroni ; insorse anche 
il popolo in odio a' Martini, seguaci dell'antipapa avignonese ; così 
^a lotta ebbe carattere politico e religioso ad un tempo, con grave 
danno della Sicilia, che ne fu miseramente devastata. 

Uno dei primi a ribellarsi fu Artale d'Alagona, nipote del Gran 
Giustiziere suo omonimo, morto fin dall' 89. Valoroso ed instanca- 
bile, Artale aveva ereditato dallo zio l' ingegno irrequieto e l'animo 
avverso ai nuovi dominatori. L' avversione era in lui inasprita 
dalla prigionia del padre e dal sequestro della moglie e de' figli 
ordinato dal duca di Montblanc. Per tre anni , dalla sua rocca 
inespugnabile di Aci , tenne testa agli Aragonesi , alternando i 
negoziati con 1' armi ; e quell' avvicendarsi di cadute e di riprese, 
che caratterizza la sua ribellione, rappresenta l'estremo sforzo della 
Sicilia nella difesa della sua indipendenza (*). Contemporaneamente 
resisteva in Palermo Enrico, ultimo rappresentante della illustre fa- 
miglia Chiaramonte, che aveva data una regina al trono di Napoli, 
e il cui capo Andrea, conte di Modica, era stato fatto slealmente mo" 
rìre dal duca di Montblanc. Reduce da Gaeta, dove s' era rifugiato 
dopo la morte del cugino, Enrico aveva sollevato in Palermo la 
bandiera della rivolta , fidando nell' appoggio del papa e del suo 
parente Ladislao , ma, quando vide che gli aiuti mancavano, stretto 
dalla necessità, sollecitò la protezione del Signore di Lombardia C). 

Fin allora Giangaleazzo Visconti s'era mostrato tutt' altro che 
propenso a venire in soccorso ai ribelli siciliani. Pochi mesi dopo 
il ritorno di Maria nel suo regno , s' era formata tra molti Stati 
italiani una nuova lega contro di lui (^), e a quella lega erano solle- 



(1) La Lumia, I, 593 sgg. 

{J) G. L ACUMINA, Enrico di Chiaramonte in Palermo in Arch. Star. Sic.^ 
i8g2 p. 268. 

(^) Romano, Giangaleano Visconti e gli eredi di Bernabò (Est. dall' Arch. 
Stor. Lomb., 1891, p. 50). 



28 I VISCONTI E LA SICILIA 



citati ad aderire anche i re di Sicilia e d'Aragona. Importava al 
Visconti che ciò non avvenisse, per non accrescere il numero già 
grande de' suoi nemici, ma, per riuscirvi, occorreva anzi tutto tenere 
una condotta ben chiara verso la Sicilia, e astenersi da ogni atto 
che potesse dar luogo a sinistre interpretazioni. Si direbbe anzi 
che egli ponesse una certa ostentazione nel rifiutare ogni aiuto 
a' nemici degli Aragonesi. Quando, sul declinare del '92, Artale 
d'Alagona mandò a Genova alcuni suoi agenti per fare incetta di 
armi e di navi e per impegnare o vendere i gioielli e la corona 
della regina Maria , che il Gran Giustiziere suo zio aveva fatto 
custodire nel castello d'Aci, Giangaleazzo, pigliando il pretesto di 
alcune somme dovutegli dalla casa d'Alagona, fece porre il sequestro 
su quegli oggetti, che forse non uscirono più dalle sue mani ('j. 
Inclino a credere che egli indirettamente e per altre vie aiutasse 
Artale e i suoi ; ma è chiaro che pubblicamente cercava d'evitare 
sin l'apparenza di una qualsiasi complicità con gì' insorti siciUani. 
Più tardi, nel '94, cercò d'entrare in relazione diretta col duca di 
Montblanc, incaricando di una sua missione presso di lui Tommaso 
da Corleone priore agostiniano , che andava di Lombardia in Si- 
cilia. Giangaleazzo pregava il duca di mandargli qualche persona 
di fiducia, a cui avrebbe comunicato segreti importanti per lui e 
per il re ; al che il duca rispondeva che avrebbe ordinato a' suoi 
ambasciatori presso il papa di recarsi a Milano prima del ritorno (*). 
I segreti di cui parlava il Visconti riguardavano certamente i ribelli 
■della Sicilia : ciò era conforme alla doppiezza abituale de' suoi pro- 
cedimenti, e all'interesse di tener a bada l'Aragona, per impedirne 
l'unione co' suoi nemici d' Italia. 



(*) Memorie per servire alla storia letteraria di Sicilia, T. I, p,° 2.* p. 29; 
^Palermo, 1756 — Cfr. La Lumia, II, 592, 393. 

(*) I nomi di questi ambasciatori si leggono in La Lumia, II, 440. 



I VISCONTI E LA SICILIA 20- 



IV. 

Intanto gli avvenimenti in Sicilia precipitavano. Artale d'Alagona, 
dopo aver resistito tre anni alle forze aragonesi, persuaso che 
senza validi soccorsi di fuori era impossibile prolungar la difesa, 
concepiva l'ardito disegno di recarsi personalmente presso il Vi- 
sconti , del quale invano prima aveva implorato l' aiuto (}). A 
tal uopo, imbarcatosi con pochi compagni, si recava a Genova e 
poi a Milano, tra il maggio e il giugno del '95. Due mesi dopo, 
neir agosto , giungeva un nuovo messo dalla Sicilia : quello di 
Enrico di Chiaramonte. E probabile che 1' Alagona e il Chiara- 
monte procedessero d'accordo e in nome di altri baroni dell' isola. 
Certamente Odino da Pampara (tale era il nome dell'inviato chia- 
ramontano (^) s' incontrò a Milano con Artale e con gli altri, e 
dovettero collettivamente condurre i negoziati con la corte viscontea. 

Scrive il Corio che quegli oratori pregarono il Conte di Virtù 
di accettare i Siciliani ad alciuii patti onesti sotto la sua prote- 
zione, e gli chiesero 500 lance e 20 m. fiorini per continuare 
nella difesa (^). Non cercheremo d'indagare quali fossero i patti 
onesti offerti da quegli ambasciatori ; quello che dirò di qui a 
poco farà capire che in sostanza si sia trattato di trasferire nel 
conte di Virtù la sovranità del regno di Sicilia. E certo, consi- 
derati i termini a cui erano ridotti i baroni dell'isola, e le enormi 
difficoltà da superare, solo la prospettiva di una regia corona po- 
teva indurre Giangaleazzo a romperla apertamente con gli Arago- 
nesi. I Siciliani stessi non potevano farsi su di ciò la menoma 
illusione; e d'altronde, se mediante il suo aiuto fossero riusciti a 
sottrarsi (ciò che più importava) alla dominazione de' Martini, 
accettando la sovranità del Signore di Milano, non avrebbero- 
pagato troppo caro il benefizio ricevuto. 



(*) Caruso, III, 242, 245. La Lumia, li, 453. 
(^) Lagumina, nel lavoro cit., dee. XXIII, p. 30/. 
(3) Corio, II, 596. 



30 



I VISCONTI E LA SICILIA 



C'era però una questione abbastanza grave da risolvere: a qual 
titolo e con che diritto la corona di Sicilia sarebbe passata sul 
capo del Visconti ? Il concetto della sovranità popolare, come l'inten- 
diamo noi, non era ancor sorto nel secolo XIV, e Giangaleazzo non 
vantava i diritti ereditari, in virtù de' quali Pietro III d'Aragona, al 
tempo del Vespro, era stato chiamato contro gli Angioini. Ma la Si- 
cilia era feudo della Chiesa; il matrimonio di Maria con Martino d'Ara- 
gona era avvenuto senza il consenso del Pontefice (*), e Bonifazio IX 
sosteneva energicamente la causa degli insorti contro gli Arago- 
nesi che seguivano l'antipapa. In tali condizioni non parve al 
Visconti di dover esitare: la combinazione politica che gli eventi 
andavano preparando aveva qualche cosa di grandioso e di sedu- 
cente. Toccava egli allora il punto più alto della sua potenza; in 
stretti rapporti con la Francia, legato in amicizia col papa e con 
Ladislao, non avendo nulla a temere da' suoi rivali d'Italia, rice- 
veva proprio in quel mezzo da Vinceslao il titolo ducale che da 
tre anni era stato la meta costante de' suoi desideri. Alle feste, 
cui diede luogo la cerimonia dell'incoronazione, furono visti gli 
ambasciatori siciliani presenziare ufficialmente accanto a quelli 
degli altri stati della penisola (^j. Era quella un'affermazione poli- 
tica di grande importanza. Il momento , dunque , per agire era 
venuto : Giangaleazzo vi si accinse. 

Il 26 settembre 1395 nel castello di Belgioioso fu stipulato tra 
il duca di Milano, da una parte, e il doge Antoniotto Adorno e 
la Repubblica di Genova, dall'altra, un trattato d'alleanza offensiva 
e difensiva, il cui obbietto era la conquista del regno di Sicilia. 
Se Giangaleazzo, era detto in quel trattato, a giusto titolo vuol 
fare la conquista della Sicilia, la repubblica genovese, ad ogni 
richiesta di lui e dei suoi ufficiali a ciò deputati, dovrà fornir le 
galee e le truppe necessarie fino al compimento dell' impresa, ed 
anche quelle che, compiuta la conquista, occorreranno per assicu- 
rarla. Nell'uno e nell'altro caso le spese saranno a carico del 
duca. Se, in conseguenza di tale alleanza, gli Aragonesi od altri 

(*) Ma con quello, ben inteso, di Clemente VII papa avignonese. 
(«) CoRio, II. 



I VISCONTI E LA SICILIA 



moveranno guerra a Genova, Giangaleazzo sarà tenuto a difenderla 
per tutto il tempo che dureranno le ostilità. Il duca promette di 
trattar bene e proteggere i Genovesi nel detto regno, e di con- 
fermare integralmente i privilegi e le prerogative loro concesse 
dagl' Imperatori e da' Re di Sicilia. Promette inoltre piena giu- 
stizia a' Genovesi che avessero diritti o ragioni da far valere su 
qualche terra dell'isola o contro persone del paese. Oltre le galee 
del regno di Sicilia, Giangaleazzo non farà armare né prenderà 
al suo stipendio altre galee, se non quelle della repubblica di 
Genova, purché questa possa fornirne in numero sufficiente. Qua- 
lora, compiuta la conquista, ed in conseguenza di questa, gli 
Aragonesi od altri moveranno guerra a Genova, Giangaleazzo 
promette che i baroni e le città siciliane aiuteranno con tutte le 
forze la repubblica contro i suoi nemici. Era infine stabilito che 
pagherebbe una multa di 50 m. fiorini quello dei contraenti che 
fosse venuto meno all'adempimento de' patti, e che i Genovesi 
ratificherebbero l'accordo nel termine di 15 giorni (*;. E lo rati- 
ficarono infatti r 8 ottobre 1395 (^). 

Con questo trattato d'alleanza Giangalezzo aveva preparato i 
mezzi occorrenti all' azione militare. Ma non meno importava 
l'azione politica e diplomatica, necessaria al conseguimento di quel 
giusto e legittimo titolo, di cui egli andava in cerca prima d' ini- 
ziare la impresa della Sicilia. Su questo punto le nostre informa- 
zioni sono assai più vaghe ed incomplete; ma non mancano 
indizi da cui possa arguirsi che gli sforzi della diplomazia viscontea 
sieno stati diretti dalla parte di Bonifacio IX e di Ladislao, per 
ottenere la loro adesione ai disegni politici del duca di Milano (*). 

(*) Doc. III. Di questo e de' due documenti successivi, stampati in appen- 
dice, debbo la conoscenza ad una cortese comunicazione dell'egregio E. Jarry, 
di cui è imminente la pubblicazione degl' importanti studi sulla dominazione 
francese in Genova. 

f ) Doc. IV. 

(*) Di un'ambasceria spedita al Papa e a Ladislao è menzione in una 
lettera de' Dieci di Balia di Firenze a Carlo VI re di Francia del 28 ago- 
sto 1395. Scopo dell'ambasceria sarebbe stato quello di chiedere i buoni uffici 



3 2 I VISCONTI E LA SICILIA 



I timori che più tardi ebbe a manifestare il giovine re Martino- 
sulle voci che correvano di accordi conchiusi tra il Visconti, il 
papa e il re di Napoli; le ripetute esortazioni del pontefice agli 
insorti siciliani perchè continuassero nella resistenza; il fatto, 
abbastanza significante, che un consigliere del duca ed uno de' 
suoi migliori agenti politici, Carlo Brancaccio (*), trova vasi in 
Sicilia nel maggio 1396, incaricato da Bonifacio IX di una mis- 
sione riguardante le chiese dell' isola (^) ; tutte queste cose accen- 
nano all'esistenza di un largo lavorìo diplomatico, in cui aveva 
non ultima parte la quistione siciliana. 

Ma, ad attraversare i disegni del Visconti, insorgevano difficoltà 
assai gravi. In primo luogo la morte di Giovanni VI d'Aragona, 
cui succedeva il fratello duca di Montblanc (Martino il Vecchio); 
sicché Sicilia ed Aragona, pur essendo rette da due sovrani e 
costituendo due distinte monarchie, venivano a congiungere le 
loro forze per seguire una politica comune ed aiutarsi vicendevol- 



del papa e del re di Napoli per indurre la Signoria a far lega col Visconti. 
Ma questa lega esisteva già fin dal maggio precedente : dunque, se l'amba- 
sceria ci fu, dovette avere uno scopo diverso (Cfr. Jarry, La vie poUiique 
de Louis de France, due d' Orléans, Vutìs, Picard, 1889, p. 171). — Di un'altra 
ambasciata spedita con ricchi donativi a Ladislao da parte del conte di 
Virtù nel 13 95 è cenno nt Diurnali detti del TDuca di Monteleone, per cura 
del Faraglia in Monumenti storici editi dalla Società Napoletana di Storia 
patria, Serie I, Cronache, p. 45, Napoli. 1895. 

(*) Carlo Brancaccio, di nobile famiglia napoletana. Ne' documenti è detto 
Comes Campanee (forse Conte di Campagna in prov. di Salerno, non Conte 
della Campagna di Milano, come ebbi a scrivere nel mio lavoro Un mairi' 
monto alla cor fé de' Visconti (estr. da questo Archivio 189 1, p. 16). Di lui è fatta 
menzione in T{e^. due. B alias N dell'Archivio di Stato milanese, fol. 2 a t. 
e fol. 25 a t. Cfr. Corio II, 399, 452. Sembra che sia stato lungo tempo 
al servizio della Chiesa prima di passare a quello del Visconti (Cfr. Chron. 
Siculum incerti authoris pabbl. dalla Società di Storia Napol., p. 48). Certo 
è che Giangaleazzo se ne valse specialmente nelle sue relazioni con Boni- 
facio IX. Cfr. Sercambi, Cronica di Lucca, II, 41, e Deutsche ^eichstagsaheny 
IV, 75, ed. Weizsacker. 

(^) Lagumina, Enrico di Chiaramente, ecc., p. 265 doc. XXV. 



I VISCONTI E LA SICILIA 3J 



mente in ogni contingenza. In secondo luogo il peggioramento 
delle relazioni politiche di Giangaleazzo colla corte francese. Causa 
di quel peggioramento furono gli affari di Genova, la quale città 
lacerata dalle fazioni aveva aperto trattative per mettersi sotto la 
sovranità della Francia. La popolarità che il duca di Milano go- 
deva in Genova, il dubbio o la certezza che egli cercasse di 
ostacolare quegli accordi a suo profitto, avevano prodotto a Parigi 
una grande irritazione, della quale non avevano tardato a giovarsi 
i Fiorentini per sollecitare l'alleanza francese contro Milano. A 
sventare que' maneggi , il duca ricorse all'unico partito che gli 
rimaneva : disinteressarsi affatto nella questione di Genova, e lasciare 
che la dedizione della Repubblica alla Francia si compisse senza 
ostacoli. Ma, per far ciò, e dissipare ogni dubbio sulla lealtà della 
propria condotta, era necessario un atto di maggior significazione; 
ed anche questo fu compiuto. Con istrumento del i ottobre 1396, 
datato da Pavia, Giangaleazzo dichiarava che, avendo per giusti 
e ragionevoli motivi abbandonato 1' idea della conquista della 
Sicilia, considerava come non avvenuta la lega stipulata l'anno 
innanzi con la Repubblica, e liberava i Genovesi dall' osservanza 
degli obblighi contratti (^). Con ciò, a dir vero, non fu impedita 
l'alleanza di Firenze con la Francia (29 settembre 1396), ma 
sta di fatto che quell' alleanza rimase lettera morta ; e mentre i 
Fiorentini attesero per due anni inutilmente gli aiuti francesi, il 
duca di Milano univasi sempre più strettamente col papa e con 
Ladislao ("-). 

(•) Doc. V. 

(2) Di ciò è prova la lettera del 13 gennaio 1397 scritta dalla Signoria 
di Firenze a Papa Bonifazio IX (Cod. Ambr. D. S. V. 29). I Fiorentini 
si dolgono che il papi ccrclii di accreditare presso gli altri stati italiani 
l'accusa di aver contratto alleanza con la Francia a' danni d'Italia e della 
Chiesa. Respingono altresì l'altra accusa di macchinare a' danni di re La- 
dislao, e rimproverano il pontefice di aver lasciato passare i suoi stipendiar] 
al servizio del duca di Milano, per essere adoperati contro di loro sul terri- 
torio di Pisa. 

Noi abbiamo iiifoimazioni assai scarse sulle relazioni politiche tra Milano 

Arch. Sior. Lomb. - Anno XXllI — Fase. IX. 3 



34 



I VISCONTI E LA SICILIA 



L'abbandono dell'impresa siciliana, togliendo agi' insorti ogni 
speranza di soccorsi esterni, spianò la via alla sottomissione del- 
l'isola. Alcuni de' più potenti baroni scesero a patti (^) : 1' esempio 
a poco a poco fu seguito da tutti gli altri. Enrico di Chiara - 
monte, dopo essersi sostenuto in Palermo circa quattro anni, il 
13 febbraio 1397 apriva anch'egli trattative con Martino il giovine, 
e poco dopo ritiravasi con altri esuli nel regno di Napoli (^). 
Colà non tardò a raggiungerlo Artale d'Alagona, il quale, tornato 
in Sicilia sul finire del '95 dopo gli accordi stabiliti col Visconti, 
aveva rinnovato la guerra, alternando, al solito, i combattimenti 
co' negoziati, finché, ridotto all'ultimo possesso di Malta, e perduto 
anche quello, dovè con la famiglia riparare a Gaeta ('*). Per 
qualche tempo continuò ad aggirarsi lungo le coste di Calabria e 
di Sicilia, navigando su galee genovesi e dando la caccia a' Mori ; 
poi, non prima della fine del 1398 C^) , preceduto e seguito da 
altri esuli, si ritirò a Milano C). 

Speranze d'aiuti, desideri di vendetta, antichi e non sopiti 
ricordi di famiglia traevano quegli esuli alla corte viscontea, dove 
trovavano molto facilmente ospitalità e protezione. Artale fu am- 
messo tra' famigliari del duca: nel 1 400-1 401 lo troviamo podestà 

€ Napoli al tempo di Giangaleazzo e Ladislao. È certo che 1' avvicinamento 
del Visconti al Durazzese fu la conseguenza naturale della nuova fase in 
cui entrò la politica francese nel 1396, e produsse di li a qualche anno 
il tracollo completo della causa angioina nel regno di Napoli. 

(0 A. Flandina. Capitoli di pace fra i due Mariini e la regina Maria con 
Francesco, Enrico ed Antonio Ventimiglia del 12 ottobre 1^96 in Arch. Stor. 
Sic, N. S., an. MI, 129 sgg. 

{ ) h. BoGLiNO, L'ambasceria di Enrico di Chiaramente e di Fra Paolo de' 
Lapi al re Martino ed alla regina Maria in Arch. Stor. Sic, N. S. ann. XV, 
pp. 171-175 

(3) Maurolyci, Sicaniae historiae, lib. V, 182; Messanae, 1116. 

(*) Ancora il 15 ottobre 1598 papa Bonifazio sosteneva Artale contro 
Martino, scrivendo ad alcuni vescovi perchè lo soccorressero di danaro con 
collette ricavate dalle rendite ecclesiastiche. Raynaldi , Ann. Feci, XVII, 
pag. 228. 

(^) Maurolyci, Ibid. 



^ 



I VISCONTI E LA SICILIA . J5 

di Pavia ( ), e nel 1402 di Milano (*). Altri ebbero altri uffici, 
così Arduino da Palermo nel '97 era giudice de' malefizi a Milano ('); 
e Filippo del Pozzo, probabilmente messinese e parente di quel 
Simone vescovo di Catania che lottò strenuamente contro i Mar- 
tini fino al 1394 {'") , vedesi dal io settembre 1398 insignito di un 
importante ufficio nell'amministrazione ducale (^). La presenza di 
que' fuorusciti , i loro continui rapporti con gli amici di Napoli 
e di Sicilia servirono a ravvivare l'idea di un intervento milanese 
nell'isola, idea che era stata bruscamente abbandonata nel 1396. 
Questa volta anzi sembra che le pratiche giungessero ad uno 
stadio piuttosto avanzato, e che i forusciti siciliani riuscissero a 
guadagnare interamente alla loro causa, oltre a Giangaleazzo, 
Ladislao e il pontefice. La corrispondenza dell'anno 1400 tra' due 
Martini (^) contiene a questo proposito delle notizie affatto 
nuove; e, se non dà tutta la luce che potremmo desiderare, non 
cessa però di essere per noi abbastanza istruttiva. 

In una lettera del 12 marzo 1400 Martino il Vecchio, rispon- 
dendo a suo figlio re di Sicilia, che lo aveva informato di alcuni 
preparativi di galee che si facevano nel regno di Napoli dal conte 

(') Magenta. I Visconti e gii Sforma nel castello di Pavia; I, p. 202 ; Mi- 
lano, Hoepli, 1883. 

(•) Archivio Civico di Milano, Registro Lett. Due. 1401-1405 fo. 49 t. e 
fo. 90 t. Cfr. GiCLiNi. Vr, 48. Alla corte viscontea rimase dopo la morte 
di Giangaleazzo. Cfr. il mio lavoro Giangaleano Visconti avvelenatore ; estr. 
daW^rch. St. Lomb. , 1894, p. 56. — Artale viveva ancora esule poco 
dopo il 14 IO, al tempo del Processo Statella (Cfr, p. 174, 182). 

(^) Bibl. Amhr., Cod. D. S. V. 29. 

(*) Rocco PiRRi, Sicilia Sacra, Eccl. Catan., 545. 

(■'") Romano, 'Regesto degli aiti notarili di C. Cristiani (1391 l?99); Milano, 
F.lli Rivara, 1894, pp. ic6, 112 (Estr. dall'Arch. St. Lomb.) — Dopo la 
morte di Giangaleazzo Visconti Filippo del Pozzo passò al servizio di Ga- 
briele Visconti Signore di Pisa. Il io settembre 1405 lo troviamo incarce- 
rato ad Avenza per ordine, come pare, del Guinigi , Signore di Lucca, al 
quale diresse una relazione in cui gli svelava tutti i maneggi di Gabriele 
diretti contro di lui (Scaramella, La dominaiione Viscontea in Pisa con do- 
cumenti inediti in Studi Storta, voi. 3° fase. 4°, 1894, App. XT, 477)- 

(" ) R. Starrabba , T>ocunienti riguardanti la Sicilia solio re Martino tratti 
dagli Archivi di 'Barcellona, in Arch. Stor. Sic, anno 111, fase. I. 



jó I VISCONTI E LA SICILIA 



di Cammarata (*) e dagli altri forusciti siciliani, lo avvisava che^ 
sospettando che quegli apprestamenti si facessero con l'aiuto dì 
Ladislao e del duca di Milano , aveva mandato ambasciatori al 
l'uno e all'altro per conoscere le loro intenzioni. Gli annunziava 
inoltre che egli si sarebbe recato quanto prima a Barcellona e 
nelle altre città marittime di Catalogna, per preparare armi ed 
armati in difesa della Sicilia in caso d'aggressione. Lo esortava 
infine a disporsi alla difesa, e a tenerlo informato di quanto sa- 
rebbe giunto a sua cognizione intorno al re di Napoli ed al Vi- 
sconti, 

Latore di questa lettera era Raimondo di Rexach, che Martino 
il Vecchio mandava a suo figlio , e le cui istruzioni portano la 
stessa data del 1 2 marzo. In questa era detto che uno scudiero 
del conte d'Urgel , mandato in Lombardia, aveva riferito che il 
duca di Milano dava grande aiuto e favore a' ribelli siciliani, ri- 
cettandoli alla sua corte e trattandoli con molta benevolenza ; e 
che era voce comune che il duca avrebbe allestito una certa ar- 
mata di galee e di gente per mandarla contro la Sicilia insieme 
co' detti forusciti. In conseguenza il re d'Aragona aveva delibe- 
rato di mandar a Milano una solenne ambasciata e , occorrendo, 
una seconda a Napoli , per ottenere spiegazioni intorno a quei 
preparativi. 

Notizie anche piti precise troviamo ne' capitoli di un'ambasceria 
mandata da Martino il giovane a suo padre in Aragona. In essa 
era detto che la maggior parte degli esuli siciliani trovavasi in 
Lombardia presso il Duca, che li ospitava alla sua corte ; che una 
galea di Ladislao con bandiera milanese batteva i mari di Sicilia 
danneggiandone gli abitanti ; e che più larghi preparativi di navi 
si facevano nei porti del regno di Napoli diretti evidentemente 
contro l'isola. Questi preparativi di galee, sette delle quali erano 
già armate e pronte a prendere il mare, si collegavano, giusta le 
informazioni venute per la via di Venezia, con un accordo inter- 

(*) Intorno a Bartolomeo d'Aragona, conte di Cammarata, che fu una 
de' più potenti ed ostinati ribelli a' M;irtini, vedi Caruso, III. 246, seg. 



I VISCONTI E LA SICILIA J7 



venuto tra il papa, il duca di Milano e Ladislao, secondo il quale 
un figlio del duca (quale non è detto, ma probabilmente Giovam- 
maria) avrebbe impalmato la sorella del re di Napoli, Giovanna, e 
papa Bonifazio gli avrebbe dato l'investitura del regno di Sicilia. 
Turbato da questa notizia, il giovane Martino rivolgevasi al padre, 
pregandolo d'informarsi specialmente delle operazioni del papa e 
del fatto del matrimonio, perchè, quanto agli armamenti guerre- 
schi delle galee napoletane, avrebbe potuto assicurarsene egli stesso 
stando in Sicilia ; e vivamente gli si raccomandava perchè lo aiu- 
tasse di galee e in altri modi convenienti, attesa la gran potenza 
del duca di Milano e la meschinità de' suoi mezzi che non gli 
permettevano una seria difesa. 

Quanto di vero vi fosse nelle notizie che giungevano alla corte 
di Sicilia, e fino a che punto i timori del giovane Martino fos- 
sero giustificati, non può dirsi con certezza: ma, se si considera 
che in quel torno le relazioni di Giangaleazzo con Ladislao erano 
davvero amichevoli ; che al pontefice Bonifazio, la cui posizione 
era assai vacillante a causa dello scisma, doveva sorridere l'idea 
di una stretta unione fra' due maggiori stati d'Italia, che avrebbe 
rafforzato la sua autorità e risoluta la questione siciliana nel modo 
più conforme all'interesse del papato romano; che infine gli esuli 
si agitavano tanto a Napoli quanto a Milano, mentre in Sicilia 
stessa non tutto era finito, perchè il malcontento era profondo e 
serpeggiava sempre da per tutto ; possiamo ritenere che qualche 
-cosa di grave si andava veramente preparando, e che le informa- 
zioni di Martino non erano affatto destituite di fondamento. Prova 
ne sia il tentativo insurrezionale represso a Messina nel 1400. 
Due persone. Pellegrino Condò e Pino Rolando, furono messe a 
morte d'ordine dello stratigò, per avere inalberato sulla torre di 
S. Salvatore le insegne del duca di Milano (*). 

I gravi avvenimenti accaduti in Germania, che condussero al- 
l'elezione di Ruperto nell'agosto del 1400, fecero passare in seconda 

(') Maurolyci , op. cit. , pag. 182. — Cfr. Gallo, Annali di Messina, 
II, 267 ; Messina, 1879. 



38 



I VISCONTI E LA SICILIA 



linea la Sicilia, e diedero alla politica viscontea un'orientazione 
diversa. Ben sapendo che il nuovo eletto andava in cerca di al- 
leati nell'accingersi alla sua discesa in Italia, Giangaleazzo mandò 
un ambasciatore alla corte di Saragozza per tentare un accordo 
col re di Aragona. Il tentativo fallì per la condizione posta dal- 
l'aragonese che i ribelli siciliani fossero cacciati dalla Lombardia,^ 
alla quale condizione il Visconte non volle, come pare, accon- 
sentire ('). In conseguenza Aragona e Sicilia si accostarono al 
competitore di Venceslao (*). Per altro Ruperto ritrasse ben poco 
vantaggio dall'adesione dei principi aragonesi. Le sue sollecitazioni 
perchè Martino il vecchio e suo figlio si adoperassero presso il 
re di Francia e i duchi di Berrì e di Borgogna per indurre Luigi 
d'Orléans, marito di Valentina, a desistere dalla sua opposizione, 
rimasero, come pare, senza effetto (^); ne meglio riuscì nel suo 
disegno di assicurare alla sua impresa di Lombardia l'intervento 
armato dell'Aragona e della Sicilia. Alla vigilia della sua partenza 
per l'Italia, Ruperto aveva concepito l'idea di tentar un colpa 
sopra Pisa, per sottrarre questa città al dominio milanese, mentre 
egli avrebbe assalito la Lombardia dalla parte delle Alpi. A tale 
intento chiese al re d'Aragona una decina di galee e lo stesso 
ammiraglio siciliano Giacomo de Prades; ma il vecchio Martino 
si schermì, adducendo la stagione avanzata (era il 30 settembre 
1401) e le ristrettezze finanziarie in cui trova vasi in seguito alle 
lunghe guerre sostenute coi ribelli di Sicilia (*). In sostanza i due 
Martini furono larghi di promesse e di esibizioni, ma poco o nulla 
fecero realmente per aiutare Ruperto. Gli ambasciatori andarono e 
vennero più volte da una parte e dall'altra ; ma un vero accordo 
non ci fu ; e neppure fu conchiuso il matrimonio disegnato tra 
Isabella sorella dell'aragonese con Giovanni secondogenito di Ru- 
perto. L'unico aiuto che Martino diede al nuovo eletto fu quella 



(*) ZxjRiTA., Anales, II, 433. 

(^) RTA, IV, 220 n. 189, 313 n. 264. 

C) RTA, IV, 442 n. 36C), 377 n. 317. 

(*) RTA, IV, 442 n. 369; V, 203, 206 nn. 164, 163. 



I VISCONTI E LA SICILIA 39 



d'impedire che nei suoi domini il duca di Milano potesse armare 
delle galee, e d'indurre il re di Castiglia e fare altrettanto ('). 

Anche meno felici riuscirono i negoziati di Ruperto per un'al- 
leanza col papa e con Ladislao. Benché sollecitato calorosamente 
dalla diplomazia fiorentina e padovana, Bonifazio non volle uscire 
dalla neutralità, e dal canto suo Ladislao si mostrò risolutamente 
avverso ad entrare in lega con Ruperto (^). Tutti gli sforzi che 
i nemici del Visconti rivolsero a quel duplice intento andarono a 
vuoto, e servirono ad affrettare la partenza del nuovo eletto, la 
cui impresa era fallita meno per l'avversa fortuna delle armi che 
per gl'insuccessi della sua diplomazia. 



V. 



Cinque mesi dopo moriva Giangaleazzo, e con quella morte i 
disegni viscontei sulla Sicilia rimasero tronchi per sempre (^). E 
veramente, se noi consideriamo così in complesso tutto ciò che si è 

(') RTA, V, 208 n. 165. « Et cum dux Mediolani diehus non Unge exaciis 
(sett. 1401) misisset ad dominum regem certum nuntium rogando eundem do- 
tninum regem ut in sui dominio aliquas permitterel armari gaìeas , id dictus do- 
minus rex denegava expresse, et recedendo nuntius idem a praesentia dicti do- 
mini regis, ad dominum regem Castellae accessit confestim, et illieo dictus domi- 
nus rex Aragonum scripsit nobili supradicto , quem ad dominum regem Castellae 
transmiserat ut se opponeret tolis coJtatibus ad impediendum nuntium ducis Medio- 
lani jam dicti et exhortandum et rogandum dictum regem Castellae ne dicto duci 
aliquod juvamen ivipendat vel de regno suo aliqua necessaria tradat, quin immo 
nuntio supradicto de omnibus expressam praebeat negativam ». 

(2) RTA, IV, pp. 44, 68, 71, 7?, 75, y-j, 78, 357,454; V, pp, 6^, 80,. 
163, 182, 527, 407. 

(^) E fors'anche dimenticati. Pubblico il seguente documento segnala- 
tomi dall'amico Motta, nel quale di pretese viscontee sulla Sicilia non si fa , 
parola. È una lettera di Michele Castellani da Piombino, antico servitore di 
Francesco Sforza, il quale eccita il duca Galeayzo M" alla conquista della 



40 I VISCONTI E LA SICILIA 



venuto esponendo intorno a questa materia, dobbiamo constatare 
che quei disegni, durante il governo del primo duca di Milano, die- 
dero luogo bensì a maneggi, a contrasti, a combinazioni politiche più 
o meno riuscite, ma giammai ad un'azione politico-militare vigorosa 
e ben determinata. Questa si ridusse ad una serie di atti iniziali ed 
intermittenti, a cui le condizioni generali del dominio visconteo impe- 
dirono di svolgersi compiutamente e di produrre risultati seri e du- 



Sicilia e della Sardegna. Per la singolarità delle proposte, e per gli apprezza- 
menti che contiene, il documento merita di essere conosciuto. 

Persuasio ad acquistum Sicilie, Sardinie et Tlumhini. 

III.™® et ex™*' dne mi post umilissimas commendationes etc. Io scripsi a 
d\ iij del presente mese una lettera direttiva a vostra \\\J^^ S."* per la quale 
io rechai in memoria a quella più cose laudabile ai mondo per la quale 
Vortra Ex'ì* acquistare ne porla perpetua fama in vita et post mortem. Le 
quali cose sono molto facilissime e senza dubio e senza infamia alcuna. La 
prima fu i fatti di piombino di tante prerogative e di tanto guadagnio come 
moltissime volte Vostra Yll.™^ S."* da noi stato è informato de la quale cosa 
tutte le potentie de Italia fanno grandissima stima e con grandissima vigi- 
lanza continuamente fanno grandissime provigioni et maxime il re ferrando 
mai ha finito perfin che lui a fatto parentado con quello Sj^ et credo che 
in breve tempo se ne farà S*^^ La seconda parte di ditta mia letera si fu 
ch'io rechai in memoria a vostra ill.ma s."» quanto sarebbe facilissimo fare 
conquista di quelle due famosissime isole Cicilia e Sardegna e di quelle 
incoronare Vostra ex.t^^ La quale cosa vostra ill.*»^ S."^ con grandissima 
justitia fare porla sicome S." e difensore di genovesi ì quali con loro 
hanno guerra bandita e con grandi ragioni fare poria impresa de le ditte 
isole. Et ancho in ditta mia Letera scripsi che ditta conquista si era faci- 
lissima et senza dubio alcuno et anco per questo dico a vostra ex.*'* che 
molto più facilissimo seria ch'io non dico quando quella volesse fare tale 
impresa. E tanta fatica seria a fare tale conquista quanto seria a fare ditta 
armata. Et di tale cosa posso parlare expertamente in però che gran tempo 
sono stato in quelli paesi et intendo la facultà della cosa. Et forse a vostra 
ex.'iapare cosa ardua. lU.^o §.« io vi prometto che la più facilissima che io 
non dico seguendo la cosa con segreti modi et quando Vostra ili.»» S."» fa- 
cesse tale deliberatione di fare tale armata. Acciocché la cosa fosse più sicura 
bisognierebbe armare ditte galee cioè l'omini da remo fusscro lombardi et 
l'omini di campo da governare le galee fussero genovesi et in questo modo 



1 VISCONTI E LA. SICILIA 41 



raturi. E nondimeno quel debole filo delle relazioni viscontee con 
la Sicilia si continua ed è visibile attraverso tutte le vicende per 
cui passò la Lombardia ne' trentaquattro anni di governo del duca 
Giangaleazzo, e non è privo di significazione, se vogliamo con un 
solo sguardo e come dall'alto abbracciare gli svariati atteggia- 
menti e penetrare in tutti gli occulti meandri della tortuosa po- 
litica di quel sovrano. Esso ci permette di considerare sotto un 



la cosa sarebbe sicura. Et ancho che ditti Lombardi non siano marinari non 
dubiti Vostra ex.''* di tale cosa in però che in giorni XV tutti si farebbero 
marinari. Et quando Vostra ex.'i^ facesse tale deliberatione si voria mandare 
una grida per tutta la riviera di Genova che non potesse estrarre alcuna ve- 
tuaglia neiuno ne veruna altra cosa che bisognio fusse a ditta armata et 
voria ditta grida exere presto in però clie genovesi continuamente traeno 
vino et tutte vetuaglie che hanno per portare a roma. 111.™" S.'^ mio quanta saria 
la fama perpetua quanto seriale il guadagnio che acquisterebbe Vostra ex. t'* 
facendo tale impresa Q.uanto seria Risplendente Lume per l'universo mondo 
tale cosa che per fin che durasse questa machina del mondo mai tale lume 
non si spignieria. l\ÌJ^° S/^ mio forse vostra ex.''» non stima lo scrivere mio 
dicendo chi è questo che mi scrive tante cose si caldamente. II (.™° Sj^ mio 
io fui servitore de la felicissima et immortale memoria di vostro padre et 
a quella mi rendo tanto obbligato che giorno et notte penso di fare cosa 
che sia grata a vostra ex,*'* solo per sodisfare in parte al obrigo ch'io mi 
sento di sua felicissima memoria. Et certamente sì vostra ex.^'* bene considera 
lo scrivere mio et quello gustare quanto importa certamente intenderete che 
io sono vostro servitore et che le cose che io scrivo sono laudabile et da 
farne stima. Et ancho tenga per certo Vostra ex.''» che si tali coss per me 
scripte non fussero facilissime io non le scriverei a vostra IH,™» S.""'* ma solo 
mi muove a scrivere veggendo tali cose exere più facilissime che io non dico. 
Ora la deliberatione di tale cosa sta in vostra Ex.*'» A la quale umilmente mi 
raccomando. Nec alia ad presens datura Pisis XXV octubris MccccLxxvj 1476. 

Ill.«<^ D. V. 

fidelis Servitor Michael Castellani de 
piombino. 

(R. Ardi, di Stato in Milano - 'Dominio Sforzesco - Carteggio Generale 1476 
cUobre). 



42 I VISCONTI E LA SICILIA 



aspetto particolare e quasi sconosciuto agli storici della Lombardia 
la meravigliosa attività politica di un uomo che ebbe tanta in- 
fluenza sugli avvenimenti del suo tempo, e talora anche prepon- 
derante e decisiva. Uomo dalle cento fila, come lo chiamava il Cap- 
poni, egli fu il primo Signore italiano il cui sguardo si estendesse 
a tutta Italia, e che dal contrasto degli interessi e dei partiti lo- 
cali traesse occasione a non interrotti ingrandimenti. La sua azione 
penetra e si sente dappertutto, anche là dove palesamente non si 
manifesta, a guisa di lavorìo sotterraneo diretto da una mano in- 
visibile. In mezzo all'infuriare delle sette, fra tirannidi odiose e 
libertà abusate e vacillanti, la gran possanza del duca trovava campo 
di svolgersi, d'insinuarsi, non di rado invocata come una forza 
provvidenziale. Giacché egli era bene un tiranno; ma un tiranno 
alto e potente, che ne' suoi domini assicurava la pace, la tran- 
quillità, l'ordine amministrativo. Le sue leggi erano dure e talvolta 
crudeli, ma non rimanevano, come troppo spesso avveniva altrove, 
lettera morta : i delitti erano puniti, la giustizia amministrata con 
rigore, i facinorosi e i turbolenti infrenati con severità inesorabile. 
Gravi e frequenti erano le contribuzioni, ma laici ed ecclesiastici 
ne sopportavano egualmente il peso , e il duca sapeva proporzio- 
narle alle necessità dei tempi ed alle forze economiche del paese, 
dove, non ostante le continue guerre, le industrie e il commercio 
prosperaravano, e tenevano abbastanza alta la media dell'agiatezza. 
Non mancava, è vero, la peste delle milizie mercenarie, ma il governo 
sapeva disciplinarle e tenerle a freno, e la baldanza dei condot- 
tieri raramente trascorreva a quegli eccessi, che altrove ne face- 
vano pe' popoli un vero flagello. Insomma, fra tutti gli stati della 
penisola, il ducato milanese si trovava in possesso di una orga- 
nizzazione, ben lontana dall'esser perfetta, ma delle più favorevoli, 
in ragione de' tempi , all'esercizio di quelle funzioni di vigilanza 
e di tutela, in cui risiede la condizione fondamentale di uno stato. 
Il potere governativo era opprimente , ma aveva questo van- 
taggio, che la sua azione si faceva sentire dappertutto in modo 
o eguale, e l'eguaglianza di trattamento teneva ubbidienti i po- 
poli e conciliava alle leggi il dovuto rispetto. Da ciò il dominio 



I VISCONTI E LA SICILIA 45 



visconteo traeva quella impronta di potenza e di grandezza, che 
piace ordinariamente alle moltitudini , ammiratrici della forza e 
assetate di giustizia e di protezione. E però non dobbiamo meravi- 
gliarci se in ogni parte d' Italia il duca avesse amici devoti, fautori 
ardenti e sinceri ammiratori ; e neppure ci maraviglieremo se molti 
di essi, dalle intestine discordie cacciati lungi dalla patria, cer- 
cassero un asilo alla corte del Visconti, divenuta il convegno di 
tutti gli esuli e i malcontenti d'Italia. E il duca li accoglieva e 
li ospitava ; distribuiva loro onori, pensioni, uffici ; se ne serviva 
come agenti della sua palese ed occulta diplomazia; e a molti di 
loro apriva le porte della cittadinanza milanese. 

La presenza di quegli esuli alla corte lombarda è cosa per me 
di molta importanza. Era la prima volta che persone provenienti 
da diverse parti d'Italia si trovassero unite intorno ad un principe 
nazionale, e fossero chiamate a collaborare nello stesso governo. 
Esuli di Lucca accanto a quelli di Padova e di Bologna, Napole- 
tani accanto a Genovesi, Toscani accanto a Siciliani, fatti stru- 
menti della stessa politica, gli animi e le menti componevano a 
concordia di aspirazioni e di opere pel raggiungimento di una 
meta comune, la gloria del principe. Nella lunga convivenza, le 
differenze regionali tendevano ad affievolirsi innanzi all'idea di 
una patria più grande, a cui tutti sentivano di appartenere egual- 
mente. Ciò che ben pochi sapevano , ciò che era stato fin allora 
soltanto un ricordo tenuto vivo dalla tradizione letteraria, comin- 
ciava ad apparire come un pensiero, un sentimento più generale; 
e, in quel faticoso lavorìo di ricostruzione, delineavasi una realtà 
nuova , avvertita o intravveduta appena nell' incerto crepuscolo 
della coscienza nazionale: l'Itaha moderna. 



44 I VISCONTI E LA SICILIA 



I. 

R. ARCHIVIO DI STATO IN FIRENZE. 

Duo Bernabovi, 

Magnifice et excelse domine frater harissime. Sponsalia inter se- 
renissimum principem dominum Federichum trinacrie regem et incli- 
tam vestram natam fore solemniter celebranda prout vestre incun- 
-dissime littere nuntiarunt plus quam letanter accepimus. Videntesque 
vestrum generosum sanguinerà tot hactenus coniunctum regibus tot- 
que mundi principibus quotidie iure legitimo copular! vobiscum ut 
cum patre singularissimo decet letissimis animis gratulamur. Fecundet 
itaque deus tot vestrarum filiarum ventres ut per universum orbem 
vestra progenies clarissima propagata populos regat regnaque guber- 
net ad exaltationem vestri nominis et honoris. 

Datum Florentie die XXII mensis februarij XV Indictione 1376 
(1377). 

{Signori, Carteggio, Missive. Reg. I Cancelleria, 17, fol. 94), 



IL 

R. ARCHIVIO DI STATO IN FIRENZE. 

Perusinis. 

Fratres karissimi. Multi multa loquuntur tam de adventibus prin- 
<:ipum quam de multis aliis que parantur. Sed nec de illis quorum 
scire postulatis accessum nec de aliis quos varij rumores asserunt 
preparari certum aliquid bis diebus proximis percepimus vel habemus. 
Nec facile potest sciri dominorum intentio qui cousueverunt cautione 
maxima suarum profectionum Consilia in arduis presertim negocijs 
occultare. Nunc enim signa dant itineris assumendi , nunc videntur 



I VISCONTI E LA SICILIA 4J 

I in regnorum suorum necessitatibus occupari. Pro inde si quid clarum 

« dabitur presentire vobis confestim fraterna diligentia rescribemus. 

I Et ne quod occurrit in partibus ignoreiis, noveritis quod die quarta 

1 presentis mensis apud portum pisanum quedani fuerunt hostilitùr at- 

i tentata, sicut tenore presentium exprimetur. Credimus ad fraternitatis 

ijj vestre noticiam pervenisse quod magnificus dominus dominus Galeaz 

'] Comes virtutum cum illustri regina trinacrie matrimoniali vinculo se 

; ligavit, et quod apud civitatem portumque pisanum maximum faciebat 

•[ navium apparatum et gentium iam moltitudinem congregarat, quas 

jl in Siciliam traduceret ad servitia nove sponse, Predicta autem die 

>i quarta una galea seu navis longa serenissimi principis domini regis 

aragonum, qui velie videtur regnum Sicilie vindicare, unam navira 

transfretationis prefate gratia preparatam iuxta portum pisanum to- 

i; taliter destruxit, Sequenti autem die tribus longis navibus dicti 

regis portum invadentibus prelibatum, pene totam classem domini 

Comitis supradicti iactatis partim ignibus incenderunt partim submer- 

serunt in pontum partim irreparabiliter diruerunt, hominibus qui in 

aliqua ipsorum defentioni se obiecerant crudeliter interemptis. Et quo- 

niam prefatus dominus Rex partes sanctissimi patris nostri summi 

pontificis domini Urbani sexti viribus totis fovet , illara maritimam 

pestem, que romanis in finibus imminebat advehi ad urbem proibens 

solitum apparatum, speramus classe regia perterritam fugituram. 

Datum [^Floreutie die Vili Maij secunda Indictioiie 1379]. 
(Signori, Carteffffio, Missive — Reg. I Cancelleria 18 fol. 6 t.). 



III. 
R. ARCHIVIO DI STATO IN GENOVA. 

In nomine domini amen. — lUustris princeps ac magnificus et 
excelsus dominus Johannes Galeacius dux Mediolani etc. Comes vir- 
tutum faciens prò se suisque heredibus et descendentibus successo- 
ribus in ducatu ex una parte. Et Egregius utriusque juris doctor do- 
minus Emanuel Grillus et dominus Martinus Justinianus cives Janue 
ambasiatores procuratores et sindici et procuratorio et Sindicario 



46 I VISCONTI E LA SICILIA 



nomine magnifici domini Antonioti Adurni ducis diete civitatis Janue, 
consilij Comunis et Ancianorum diete civitatis, ex altera parte , de 
quorum procura et sindicatu constat per publieum instrumentum roga- 
tum et scriptum per Petrum de Bargalio notarium quondam Laurencii 
notarium et Cancellarium prefaeti domini ducis et Comunis Janue, Anno 
dominiee nativitatis millesimo trecentesimo nonagesimo quinto In- 
dicione Secunda secundum cursum Janue vigesima quarta die mensis 
Augusti, Omnibus modo jure via forma et causa quibus melius po- 
tuerunt et possunt feeerunt contraxerunt et firmaverunt , ac faciunt 
contrahunt et fìrmant ad invicem solepni stipulacione hine inde in- 
terveniente infraseriptas convenciones confederationes et pacta infra- 
scriptis modis et nominibus, Videlicet primo quod in casu quo pre- 
factus Illustris princeps et dominus Diìus Johannes Galeacius dux 
Mediolani ete. justo et legitimo titulo deliberet et disponat facere 
impresiam et conquestam Regni insule Sicilie prefactus dominus An- 
toniotus dux Janue ciusques suecessores in ducatu ac dietum Comune 
universitas Consilia et Cives Janue teneantur ed debeant ad omnem 
requisitionem prefaeti domini Ducis Mediolani vel suorum officialium 
ad hoc deputandorum dare tradere et manutenere prefaeto Domino Duci 
Mediolani vel suis offieialibus ad hoc deputandis tociens quotiens fue- 
rint requisiti, Galeas, naves et navigia cuiuscumque generis patroniz- 
zandas et conducendas per patronos Januenses bene et idonee para- 
tas omnibus necessarijs, ac balisterios et gentes armigeras super dictis 
Galeis navibus et navigiis utiles necessarias et opportunas prò con- 
questa et ad conquestam et usque ad aquisicionem efeetualem dicti 
Regni Insule Sicilie ac eciam omnes favores eis posibiles ad predie- 
tam expensis prefaeti Domini Ducis Mediolani. — Quodque faeta 
conquesta et aquisieione dicti regni Insule Sicilie per prefactum 
Dominum Ducem Mediolani prefactus dux Janue eiusque suecesso- 
res in ducatu vel dietum Comuue universitas Consilia et Cives Janue 
ad omnem requisitionem prefaeti domini Ducis Mediolani eiusque he- I 
redum et deseendeneium successorum in ducatu vel suorum officia- 
lium teneantur et debeant prò defensione et conservacione dicti re- 
gni dare et tradere prefaeto domino duci mediolani suisque here- 
dibus et deseendentibus suecessoribus in Ducatu et suis offieialibus 
tociens quociens fuerint requisiti dictas Galeas naves et navigia que- 
cumque et super eis balisterios et gentes armigeras necessarias et 
alios quoscumque favores ut supra expensis prefaeti Dui Ducis Me- 



I VISCONTI E LA SICILIA 47 



diolani suorumque heredum descendentium et suceessorum in Du- 
catu. Item quod iu casu quo dicto Camuni , universitati et Civibus 
Janue fieret guerra per Catalanos vel per quosvis alios ocasione 
predicta videlicet ex eo quod derent vel dedissent auxilium et fa- 
vorem prefacto Domino Duci Mediolani vel suis heredibus et descen- 
dentibus, de predictis suis Galeis navibus navigiis et gentibus prò 
conquesta et aquisicione dicti Regni Insule Sicilie , teneatur eo 
casu prefactus Dominus Dux Mediolani suique heredes et descendentes 
successores in Ducatu una cum favoribus dicto Comuni Janue pos- 
sibilibus propriis tamen expensis dicti Dni Ducis Mediolani tuen et 
defendere dictum Comune universitatem et Cives Janue a dictis Ca- 
talanis et a quibuscumque alijs et a dieta guerra que eis indiceretur 
vel fieret ut supra, et semper donec dieta guerra duraverit. Item 
promixit et convenit prefactus lUustris Princeps et Dnus Dux Me- 
diolani dictis Sindicis et Ambasiatoribus quibus supra nominibus sti- 
pulantibus et recipientibus semper et perpetuo in dicto regno per se 
et suos subditos et officiales ac successores eius in Ducatu, Januenses 
in dicto Regno insule Sicilie bene et favorabiliter tractare salvare 
defendere et juvare ac salvari et defendi facere et diete civitati Janue 
et Januensibus confirmare et corroborare, ac de novo dare omnes 
immunitates jurisdiciones prerogativas et privilegia bine retro con- 
cessa dicto Comuni Janue et Januensibus per Imperatores et Reges 
insule Sicilie vel aliquem seu aliquo ex eis integraliter. — Item 
promixit et convenit prefactus Dominus Dux Mediolani etc. dictis 
sindicis et Ambasiatoribus facere et fieri facere per se eiusque offi- 
ciales quibuscumque Januensibus habentibus vel habere pretendentibus 
aliqua jura actiones et raciones in aliqua terra seu loco dicti 
Regni insule Sicilie seu contra aliquos de dicto Regno super dictis 
juribus sumarium et expeditum juris et iusticie complementum. Item 
promixit et convenit prefactus Dominus Dux Mediolani etc. ultra 
naves Galeas et navigia dicti Regni insule Sicilie quod non armabit 
nec armari faciet sive ad ipsius stipendium capiet prò dieta con- 
questa naves galeas vel Ugna nisi de dieta Civitate Janue , dumta- 
men dicti Januenses possint sibi navigia suficiencia prò dieta con- 
questa dare et ipsa dent vel dare velint cum efeetu nisi quantum 
de consènsu dicti Comunis Janue proceserit. 

Item promisit et convenit prefactus Dominus Dux Mediolani etc. 
quod dicto casu contingente diete conqueste faciet et curabit ita 



48 I VISCONTI E LA S C.LIA 



taliter quod in quantum ex causa et ocasione diete impresie vel 
conqueste fieret guerra contra dictam Civitatem Janue et Januenses 
per Catalanos vel quosvis alios quod Barones et Civitates dicti Regni 
Insule Sicilie favebunt et juvabunt Januenses toto ipsorum posse 
contra predictos guerram inferentes. 

Que omnia et singula prefactus Illustris Dominus Dux Mediolani etc. 
et dicti Domini Emanuel et Martinus dictis nominibus promisserunt 
sibi ipsis invicem et vicisim cunctis temporibus rata habere et tenere 
et penite observare et non contrafacere in aliquo vel venire aliqua 
racione ocasione vel causa. Sub pena florenorum quinquaginta mi- 
lium auri boni et justi ponderis solvendorum per partem non 
actendentem parti actendenti tociens et in singulis capitulis quociens 
et in quibus fuerit contrafactum vel ut supra non observatum, que 
péna comisa vel non, soluta vel non, semel vel pluries rata et firma 
nichilominus maneant omnia et singula suprascripta. 

Pro quibus omnibus et singulis sic firmiter attendendis prefactus 
Dominus Dux Mediolani omnia eius bona predictis procuratoribus et 
sindicis nomine quo supra recipientibus , et ipsi procuratres et sin- 
dici omnia bona predictorura magnifici Domini Antonioti Adurni 
Ducis et Ancianorum diete civitatis et dicti Comunis Janue prefacto 
domino Duci Mediolani vicisim obligaverunt. 

Renunciantes prefactus Dominus Dux Mediolani etc. et dicti 
domini ambasiatores procuratores et sindici exceptioni omnium 
non sic actorum et promisorum ut supra continetur omnique ali} 
juri exceptioni et defensioni contra hec. Insuper dicti Ambasiatores 
sindici et procuratores et uterque eorum a se ipsis principaliter pro- 
mixerunt et convenerunt prefacto domino Duci Mediolani presenti 
et stipulanti se se facturos et curaturos efectualiter quod infra quin- 
decim dies proxime futuros prefacti Magnificus Dominus Antoniotus 
Dux Januensium nec non Consilium Comune et Anciani diete civi- 
tatis Janue presens instrumentum et omnia et singula in eo con- 
tenta per publicum istrumentum seu publica instrumenta aprobabunt 
ratificabunt et confirmabunt cum solempnitatibus debitis et opportunis 
sub ypotecha et obligacione bonorum omnium suorum presencium 
et futurorum. Mandantes prefactus Dominus Dux Mediolani etc. et 
suprascripti Domini Ambasiatores procuratores et sindici nobis Cri- 
stoforo de Revellino Notarlo Januensi et Catalano de Cristianis No- 
tarlo Papiensi et utrique nostrum in solidum ut de premissis unum 



I VISCONTI E LA SICILIA 49 



et plura eiusdem tenoris si fuerint opportuna pubblica conficiamus 
instrumenta, — Acta fuerunt predicta Anno nativitatis Domini mil- 
lesimo trecentesimo nonagesimo quinto indicione tertia die vigesima 
sexta mensis septembris bora parum post vigesimam secundam ho- 
ram , in Castro Belzoyosi videlicet in Camera cubiculari prelibati 
lUustris Domini Ducis Mediolani. — Presentibus spectabilibus viris 
Domino Ludovico de Montegaudio, Domino Antonio de Porris co- 
mite Polencii domino Octone de Mandello militibus Francisco de 
Barbavariis camerario Domino Philipino de Miliis legumdoctori et 
domino Pasquino de Cappellis consiliarijs prelibati Domini Ducis 
Mediolani etc. — inde testibus ad premissa vocatis specialiter et 
rogatis. 

Cristoforus Antoni] de Revellino, Imperiali Auctoritate , Notarius 
publicus Januensis predictis omnibus interfuit et de mandata prefacti 
Illustris principis et Domini Ducis Mediolani et dictorum Ambasia- 
torum Sindicorum et procuratorum et rogatus presens publicum in^ 
strumentum scripsi et in hanc publicam formam propria manu extrasi 
cum adhicione facta in prima linea huius verbi dominus que adhicia 
facta fuit non vicio sed errore. 

(Busta N. IO. — ^Caierie Politiche , Privilegi e Concessioni 
N. G/ 2y2p). 



IV. 
R. ARCHIVIO DI STATO IN GENOVA. 

In nomine domini Amen. Illustris et Magnifìcus Dominus Domi- 
nus Antoniotus Adurnus Dei gratia Januensium Dux et populi defen- 
sor in presentia Consilii consensu et deliberacione decemocto Nobilium 
et Egregiorum Ancianorum ac octo officialium provisionis Comuni» 
Janue et ipsa Consilium et officium in sufficientibus et legitimis nu- 
meris Congregata in presencia auctoritate er decreto prefati magnifici 
Domini Ducis, et quorum Ancianorum qui intefuerunt Nomina sunt 
hec, Videlicet: Antonius Leardus prior — Dnus Gabriel de Castilliono 
lurisperitus. — Antonius De Benedicto — Tobias Castagna — Rogerius 

Arca, Sior. Lomb. — Anno XXIII — Fase. IX. 4 



50 



I VISCONTI E LA SICILIA 



de Savic^nonis. — Antonius de Castellano. — Thomas Cataneus. — 
Antonius de Marinis. — Dorinus Ususmaris. — Gerardus de Grimaldis. 
Antonius de Vigo de Sancto Blaxio. — Rafael de Vivaldis. — Ra- 
fael Carpnetus, et Antonius de Sancto Urcixius. Nomina vero dicto- 
rum ofEcialium Provisionis qui omnes interfuerunt sunt hec. Vide- 
licet: Dnus Petrus Ultramarinus Legum doctor. — Luchinus de Bo- 
navey. — Enricus de Camilla. — Gregorius Squarzafìcus. Daniel de 
Mari. — Johannes Turturinus. — Clemens de Prementorio et Antonius 
de Castagna. — Habentes noticiam et certam Scientiam de Conventio- 
nibus confederationibus et pactis factis contractis et firmatis inter 
illustrem Principem ac Magnificum et excelsum Dominum Dominum 
Johannem Galeacium Ducem Mediolani et comitem virtutum prò se 
suisque heredibus et descendentibus successoribus in Ducatu ex una 
parte, et egregios utriusque juris doctoreni Dominum Emanuelem 
Grillum et Martinum Justinianum cives Janue , ambasciatores pro- 
curatores e sindicos et procuratorio et sindicario nomine ipsorum 
magnifici domini Antonioti Ducis, Consilii et Comunis Janue ex 
altera parte ut de dictis conventionibus confederationibus et pactis 
constat publico instrumento papié scripto in uno eodemque tenore 
manibus Castellani de Cristianis notarij Papiensis, et Cristofori de 
Revellino notarij Januensis hoc anno die vigesima sexta mensis sep- 
tembris per me Notarium et Cancellarium infrascriptum corara ipsis 
Magnifico Domino Antonioto Duce Consilio Ancianorum et officio 
provisionis ac ad ipsorum intelligentiam dare lecto et cuius quidem 
instrumenti tenor per omnia talis est: — In nomine Domini Amen. 
lUustris princeps et Magnificus et excelsus Dominus, Dominus Joabnnes 
Galeacius Dux Medionani etc. Comes virtutum faciens prò se suisque 
heredibus et descendentibus successoribus in Ducatu ex una parte et 
egregius utriusque juris doctor Dominus Emanuel Grillus et Marti- 
nus Justinianus cives Janue ambassatores procuratores et sindici, et 
procuratorio et sindicario nomine Magnifici Domini Antonioti Adurni 
Ducis diete civitatis Janue Consilii Comunis et Ancianorum diete 
civitatis ex altera parte de quorum procuratione et sindacatu constat 
per pubblicum instrumentum rogatum et scriptum per Petrum de 
Bargalio quondam Laurencii Notarium et Cancellarium prefacti Domini 
Ducis et Comunis Janue anno Dominice nativitatis MCCCLXXXXV 
(1395) Indicione secunda secundum cursum Janue XXIIIP die mensis 
Augusti omnibus modo jure via forma et causa quibus melius pò- 



I VISCONTI E LA SICILIA 51 



tuerunt et possunt fecerunt contraserunt et firmaverunt ac faciunt 
contrahunt et firmant ad invicem solempni stipulacione hinc inde 
interveniente infrascriptas convenciones, confederati ones et pacta in- 
frascriptis modis et noininibus videlicet: Primo quod in casu quo 
prefatus Illustris princeps Dominus Doniinus Johannes Galeacius 
Dux Mediolani etc. justo et legitimo titulo deliberet et disponat 
facere impreisam et conquestam Regni insule Siciliae prefatus Do- 
minus Antoniotus Dux Janue eiusque successores in Ducatu ac dictum 
Comune Univeritas Consilia et Cives Janue teneantur et debeant ad 
omnem requisitionem prefati Domini Ducis Mediolani vel suorum 
ofFicialium ad hoc deputandorum dare tradere et manutenere prefacto 
Domino Duci Mediolani vel suis officialibus ad hoc deputandis to- 
ciens quociens fuerint requisiti galeas naves et uavigia cuiuscunque 
generis patronizandas et conducendas per patronos Januenses bene 
et jdonee paratas omnibus necessari] s, ac balisterios et gentes armi- 
geras super dictis galeis navibus et navigiis utiles necessarias et op- 
portunas prò conquesta et ad conquestam et usque ad acquisitionem 
efìectualem dicti Regni Insule Sicilie ac etiam omnes favores eis 
possibiles ad predictam expensis prefati Domini Ducis Mediolani 
quodque facta conquesta et acquisitione dicti Regni insule Sicilie per 
prefatum Dominum Ducem Mediolani , prefatus Dux Janue eiusque 
successores in ducatu ac dictum Comune universitas Consilia et cives 
Janue ad omnem requisitionem prefati Domini Ducis Mediolani 
eiusque heredum et descendentium Successorum in ducatu vel suorum 
officialium teneantur et debeant prò defentione et conservatione dicti 
Regni dare et traddere prefato Domino Duci Mediolani suisque he- 
redibus et descendentibus successoribus in ducatu et suis officialibus 
tociens quociens fuerint requisiti dictas galeas naves et navigia que- 
cumque et super eis balisterios et gentes armigeras necessarias et 
alios quoscunque favores ut supra expensis prefati Ducis Mediolani 
suorumque heredum descendentium et successorum in ducatu. 

Item quod in casu quo dicto Comuni universitati et civibus 
Janue fieret guerra per Catalanos vel per quosvis alios occasione 
predicta videlicet ex eo quod darent vel dedissent auxilium et favorem 
prefato Domino Duci Mediolani vel suis heredibus et descendentibus 
de predictis suis galeis navibus et navigiis et gentibus prò conquesta 
et aquisicione dicti Regni insulae Sicilie teneantur eo casu prefatus 
Dominus Dux Mediolani suique heredes et descendentes successores 



52 



I VISCONTI E LA SICILIA 



in ducatu una cum favoribus dicto Comuni Janue possibilibus pro- 
priis tamen expensis dicti Domini Ducis Mediolani tueri et defen- 
dere dictum Comune Universitatem et cives Janue a dictis Catalanis 
et quibuscumque aljis et a dieta guerra quevis indiceretur vel fieret ut 
supra et semper donec dieta guerra duraverit. Item promisit et con- 
venit prefatus illustris princeps Dominus Dnus Dux Mediolani dictis 
Sindicis et Ambassatoribus quibus supra nominibus stipulantibus et 
recipientibus semper et perpetuo in dicto Regno per se et suos sub- 
ditos et ofFiciales ac successores eius in ducatu Januenses in dicto 
Regno Insule Sicilie bene et favorabiliter tractare salvare et defen- 
dere ac juvare, et salvari et defendi facere et diete Ci vitati Janue et 
Januensibus confirmare et corroborare ac de novo dare omnes immuni- 
tates, jurisdictiones prerogativas et privilegia hinc retro concessa et 
concessas dicto Comuni Janue et Januensibus per Imperatores et 
Reges Insule Sicilie vel aliquem seu aliquos ex eis integraliter, Item 
promisit et convenit prefatus Dnus Dux Mediolani etc. dictis Sin- 
dicis et Ambassatoribus facere et fieri facere per se eiusque officiales 
quibuscunque Januensibus vel habere pretendentibus aliqua jura actio- 
nes et raciones in aliqua terra seu loco dicti Regni insule Sicilie 
seu contra aliquos de dicto Regno super dictis juribus summarium 
et expeditum juris et justicie complementum. Item promisit et con- 
venit prefatus Dominus Dux Mediolani etc. ultra naves galeas et 
navigia dicti Regni Insule Sicilie que non armabit nec armari faciet 
sive ad ipsius stipendium capiet prò dieta conquesta naves galeas vel 
ligna nisi de dieta civitate Janue, dum tamen dicti Januenses possint 
sibi navigia sufficentia prò dieta conquesta dare et ipsa dent vel 
dare velint cum effectu nisi quantum de consensu dicti Comunis 
Janue processerit. Item promisit et convenit prefatus Dominus Dux 
Mediolani etc. quod dicto casu contingente diete conqueste faciet et 
curabit ita et taliter quod in quantum ex causa et occasione diete 
imprisie vel conqueste fieret guerra contra dictam Civitatem Janue et 
Januenses per Catalanos vel quosvis alios quod Borones et Civitates 
ditti Regni insule Sicilie favebunt et juvabunt Januenses toto ipso- 
rum posse contra predictos guerram inferentes. 

due omnia et singula prefatus Illustris Dominus Dux Mediolani etc. 
et dicti Domini Emmanuel et Martinus dictis nominibus promisc- 
runt sibi ipsis invicem et vicisim cunctis temporibus rata habere 
et tenere et penitus observare et non contrafacere in aliquo vel ve- 



I VISCONTI E LA SIC I.IA 5 5 



nire aliqua ratione occasione vel causa. — Sub pena florenorum 
quinquaginta milliuin auri boni et justi pontleris solvendorum per 
partem non actcndentem parti actendenti tocicns et in singulis Ca- 
pitulis quociens et in quibus fucrit contrafactum vel ut supra non 
observatum que pena commissa vel non soluta vel non semel voi plu- 
ries rata et firma nihilominus maneant omnia et singula suprascripta. 

Pro quibus omnibus et singulis sic firmitcr attendendis prefatus 
Dominus Dux Mediolani omnia eius bona predictis procuratoribus et 
sindicis nomine quo supra recipicntibus et ipsi procuratorcs et sin- 
dici omnia bona predictorum Magnifici Domini Antonioti Adurni 
Ducis et Ancianorum diete Civitatis et dicti Comunis Janue prefato 
Domino Duci Mediolani vicisim obligaverunt. 

Renunciantes prefatus Dominus Dux Mediolani etc. et dicti Am- 
bassatores procuratores et Sindici exceptioni omnium non sic acto- 
rum et promissorum ut supra continetur, omnique alij juri exceptioni 
■et defensioni contra hec. Insuper dicti Ambassatores sindici et procu- 
ratores et uterque eorum a se ipsis principaliter promiserunt et con- 
■venerunt prefato Domino Duci Mediolani presenti et stipulanti se sic 
facturos et effectualiter curaturos quod infra quindecim dies proxime 
futures prefati Magnificus Dnus Antoniotus Dux Januensium nec non 
Consilium Comune et Anciani diete Civitatis Janue presens instru- 
mentum omnia et singula in eo contenta per publicum instrumentum 
seu pubblica instrumenta approbabunt ratificabunt et confirmabunt 
cum solempnitatibus debitis et opportunis sub ippothecha et obliga- 
tione bonorum omnium suorum presencium et futurorum. 

Mandantes prefatus Dominus Dux Mediolani etc. et suprascripti 
Domini Ambassatores procuratores et Sindici nobis Cristoforo de 
Revellino Notario Januensi et Catalano de Cristianis notario Papiensi 
et utrique nostrum in solidum ut de premissis unum et plura eius- 
àem tenoris si fuerint oportuna publica conficiamus instrumenta. 

Acta fuerunt predicta anno nativitatis Domini M°CCC"LXXXXV°. 
Inditione tertia die XXVl" mensis septembris bora parum post vi- 
gesimam secundam horam in Castro Belzoyosi videlicet in Camera 
Cubiculari prelibati Illustris Domini Ducis Mediolani. Presentibus 
Spectabilibus viris Domino Ludovico de Montegaudio, Duo Antonio 
<le porris comite Polenti], Duo Octone de Mandello militibus, Fran- 
cisco de Barbavarijs camerario, Duo Filipino de Miliis legum do- 
ctore et Duo Pasquino de Capellis consiliuriis prelibati Domini 






54 I VISCONTI E LA SICILIA 



Ducis Mediolani etc. inde testibus ad premissa vocatis specialiter 
et rogatis. 

Et super premissis omnibus et singulis habitis inter ipsos Magni- 
ficum Dominum Antoniotum Ducem, Consilium Ancianorum et offi- 
cium provisionis diligenti examine et deliberatione matura, idcirco 
ex omni potestate auctoritate et bayiia prò Comune Janue eis attri- 
buta et concessa et quomodolibet competenti et tam coniunctim 
quam divisim et omni jure via modo et forma quibus melius et vali- 
dius potuerunt ac possunt nomine et vice ipsorum et dicti Comunis 
Janue ratificaverunt approbaverunt, et solemniter corroboraverunt 
ratificant, approbant et corroboratone confirmationis presidio vallant 
dictas conventiones, confederationes et pacta ac omnia et singula 
et prout et sicut in dicto instrumento inserto superius continetur. Pro- 
niittentes nomine et vice dicti Comunis Janue mihi Notario et Cancellario» 
infrascripto tamquam publice persone officio publico stipulanti et reci- 
pienti nomine et vice prefati Iliustris et exceisi Domini Domini Ducis 
Mediolani etc. Comitis virtutum suorumque heredum et descendentium 
successorum in ducatu dictas conventiones confederationes et pacta ratas 
et rata atque firma habere, tenere, attendere, compiere et observare, et 
contra in aliquo non facere vel venire aliqua ratione, causa vel ingenio 
quod dici vel excogitari possit de jure vel de facto, sub pena in supra- 
scripto instrumento apposita. De quibus omnibus sepedicti Magni- 
ficus Dominus Antoniotus Dux Consilium et officium provisionis 
mandaverunt michi Petro de Bargalio Notario et Cancellario supra 
et infrascripto ut inde conficiam presens publicum et ratificatorium 
instrumentum. 

Actum Janue in Palacio Ducali videlicet in Camera Cubicolari 
ipsius Magnifici Domini Antonioti Ducis Anno dominice nativitatis 
millesimo trecentesimo nonagesimo quinto indicione tertia secundum 
cursum Janue die octava octobris bora secunda noctis, presentibus 
testibus Spectabili viro Dno Adurnino Adurno nato prefati Magni- 
fici Domini Antonioti Ducis, Corrado Mazurro et Antonio de Cre- 
dentia notariis et Comunis Janue Cancellarjis vocatis specialiter et 
rogatis. 

Ego Petrus de Bargalio quondam Laurentii, Imperiali Auctoritate^ 
notarius et prefatorum Magnifici Domini Ducis Consilii et Comunis 
Janue Cancellarius premissis ratificationi, approbationi et corrobora- 
tioni suprascriptorum omnium interfui, et inde rogatus hoc instru- 



I 



II 



I VISCONTI E LA SICLIA 5 5 



mentum publicum scripsi, licet per alium extrahi fecerim alijs scri- 
ptionibus oecupatus. Huic tamen extracto quia ipsum cum originali 
autentico meo per omnia repperi concordare nichii addito vel di- 
minuito, quod mutet sensum vel variet intellectum nisi forte littera 
sillaba vel punto extenctionis vel abreviationis causa sentencia tamen 
in aliquo non mutata, me propria manu subscribens in predictorum 
fìdem et testimoniale robur. Signum meum apposui consuctum. 

(Materie Politiche, Privilegi e Concessioni — Busta N. io — N. 

QU 2-29). 



V. 
R. ARCHIVIO DI STATO IN GENOVA. 

Johannes Galeacius Dlix Mediolani etc. comes virtutum. Cum hoc 
sit quod alias contracta et firmata fuerit quedam liga et confede- 
ratio Inter nos et successores nostros in Ducatu ex una parte et 
Comune Consilia ac Ducem Janue seu eorum sindicos ex altera 
super impresia et conquesta Regni insule Sicilie, quam de dieta in- 
sula Sicilie semper legiptimo titulo precedente facere disposueramus 
prout et quemadmodum instrumentis publicis diete lighe et confe- 
derationis et ratificationis inde secute latius continetur. Cumque 
etiam hoc sit quod justis et rationabilibus causis ad infrascripta nos- 
juste moventibus intendere non velimus ad impresiam et conquestam 
predictam, non sitque conveniens quod deficiente dicto primo no- 
stro proposito Comunitas illa Janue nobis remaneat obligata virtute 
lighe et confederationis predicte. Tenore presencium omni modo 
jure via forma et causa quibus melius possumus et debemus qui- 
etamus absolvimus et liberamus et quietatum absolutum et liberatum 
esse volumus dictum Comune Consilia Ducem et homines Civitatis 
Janue predicte ab omnibus et singulis Capitulis et obligationibus 
contentis in instrumentis lighe confederationis et ratificationis pre- 
dicte dictamque ligam et confederationem occaxione impresie et 
conqueste predicte factam ut supra quantum in nobis est disolvimus, 
et totaliter disolutam et volumus esse ruptam. Et in signum pre- 



56 I VISCONTI E LA. SICILIA 



facte disolutionis liberationis et quietatiouis damus et tradimus dieta 
iiistrumentà dictarum lighe confederationis et ratificationis , incisa, 
vana et cassa egregiis viris D. Emanuelli Grillo iuris utriusque do- 
ctori et Domino Clementi de Facio civibus Janue ibi presentibus. 
In quorum testimonium presentes fieri jussimus et nostri Sigilli mu- 
nimine roborari. 

Datum Papié die primo octobris MCCCLXXXX sexto quinta In- 
ditione. 

(L. S.) Filipinus 

{Materie Politiche — Privilegi e Concessioni. Mano io, N. G'^ 2/'2p). 



i 




DELLA SIGNORL^ DI FRANCESCO SFORZA 

NELLA MARCA 

SECONDO LE MEMORIE E I DOCUMENTI DELL ARCHIVIO ARCEVIESE ('). 



ar/M^ RCEViA , detta nel medio evo Roccacontrada , col qual 
t§§^ nome seguita ad esser chiamata tuttora dai volghi dei 
Erti luoghi vicini, ha un archivio municipale ricchissimo di 
pergamene, massime dei secoli XIII e XIV, ma povero in sommo 
grado di codici e carte pel tempo posteriore fino a tutto il sei- 
cento. Degli anni che durò nella Marca la signoria di Francesco 



(*) Su questo argomento, che noi per i primi avemmo il pensiero di met- 
I tere in evidenza , e che è tanta parte della storia di si abile e fortunato 
capitano e glorioso principe , ecco l'elenco dei documenti da noi e da altri 
fin qui pubblicati. 

Gian ANDREA Antonio. T)eìla signoria di Francesco Sforma nella Marca se- 
condo le memorie e i documenti dell'archivio lesino. In Archivio Storico Lom- 
bardo. Anno VIII, 1881. Fase. I, pp. 68-108: Fase. II, pag. 315-547; e 
in opuscolo separato estratto dal medesimo di pag. j6. 

Valeri Gioacchino. Della signoria di Francesco Sforma nella Marca secondo 
h memorie e i documenti dell'archivio di Serrasanquirico. In Archivio Storico 



58 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

Sforza si hanno appena un piccolo volume di Riformanze del 1445 
contenente gli atti di otto mesi e mezzo, dal 22 gennaio al i ot- 
tobre , e i camerlengati dal 1443 al 1447 con qualche lacuna. 
Inoltre poco più di una ventina di documenti ne offrono la Mi- 
scellanea e la collezione delle pergamene, e generalmente di poca 
importanza. Tuttavia anche questa spigolatura di documenti sfor- 
zeschi , cui ho cercato di aggiungere qualche altra notizia suU'ar- 



LoMBARDO. Anno XI, 1884. Fase. I pp. 35-78: fase. Il, pp. 252-304; e in 
opuscolo separato estr. e. s. di pp, 100. 

GiANANDREA ANTONIO. Della Signoria di Francesco Sfor:;a mila Marca se- 
condo le memorie e i documenti dell' archivio seitempedano (San Severino-Marche), 
sin Archivio Storico Lombardo. Anno XII, 1885, Fase. I, pp. 33-64: Fa- 
cicolo II pp. 281-329: Fase. Ili, pp. 475-513; e in opuscolo separato 
estr. e. s. di pp. 122. 

GiANANDREA ANTONIO. Della signoria di Francesco Sforma nella Marca se- 
condo le memorie e i documenti dell' archivio fabrianese. In Archivio Stori co 
Italiano. Serie V, Tomo II, 1888 pp, 22-38: 166-192: 289-523 : Serie V, 
Tomo III, 1889, pp. 153-202 : e in opuscolo separato estratto dal medesimo 
di pp. 134. 

Benadduci Giovanni. Della signoria di Francesco Sforma nella OvCarca e pe- 
culiarmente in Tolentino (decemhre 1433 agosto 1447J "Narrazione storica con 
CLXIV documenti inediti. — Tolentino Stab tip, lib. Francesco Filelfo 1892. 
In 8° di pp. VII-398-CXIII e antiporta, frontispizio e indice generale fuori 
numerazione. Le pagine in principio numerate con numeri romani conten- 
gono la prefazione, quelle in fine la serie dei documenti e l'indice alfabe- 
tico dei luoghi e delle persone. 

Rosi Michele. Della signoria ài Francesco Sforma nella Marca secondo le me- 
morie dell'archivio recanatese. Recanati, Tipografia di Rinaldo Simboli, 1895. 
In 8" di pp. 368. 

Feliciangeli Bernardino. Intorno ai rapporti tra il Comune di Camerino e 
Francesco Sforma signore della Marca (1433-1443). In Atti e memorie della 
R. Deputazione di storia patria per le province delle Marche. Voi. I, 
Ancona. A. Gustavo Morelli tip. edit. 1895, pp. 43-63. 

GiANANDREA ANTONIO. Nuovi documenti sfor:i^eschi fahrianesi. In Archivio Sto- 
rico Italiano. Serie V, Tomo XVI, 1895, pp. 225-243; e in opuscolo se- 
parato estratto dal medesimo di pp. 22. 

Celani Enrico. Documenti sforzeschi nell'Archivio di Napoli. In Archivio 
Storico Lombardo. Serie IH, voi. V, 1895, pag. 377 386, 



N E L LA M A R e A 59' 



gomento tratta d' altronde , non riuscirà credo inutile al futuro- 
biografo del grande capitano, al futuro storico della sua domina- 
zione nella Marca. 

La soggezione di Arcevia al conte Francesco Sforza avvenne 
come sembra, per volontaria dedizione, ed eccone i capitoli : 

14^4. 8 gennaio 

Capitula Roche contrate. 

In Dei nomine amen. Infrascripti sonno gratie et capituli, li quali 
se domanda p. la comunità de la terra de la Rocha deverese fare 
signare et observare ad essa comunità per lu excelso et illustre si- 
gnore conte Francischo forza (sic) viceconte de Cotignola et de Ariano 
conte, Capitanio de le Armi et etiam nostro Signore. 

Imprimis che la sua illustre Signoria se digne tenere la dieta 
terra de la Rocha centrata con dicto suo contado et districtu socto 
governo et regimento de la sua illustre Signoria et non permectere 
né consentire pervenga a le mani de veruno altro Signore. Et questo 
de spillale gratia. — Dominus contentatur , reservato sili pieno do- 
minio diete Terre. 

Secundario la sua Excelsa Signoria se digne fare observare tucti 
statuti et ordenamenti facti in essa comunità con tucti et singuli 
privilegii et altre munitale (sic) concedute ad essa comunità, et 
maximamente in potere elegere potestà , cancellarlo et altri offitiali 
per essa Terra de le terre subiecte a la sua Signoria. Et de quilli 
offitiali, quali se elegesse, la sua Signoria li debia confermare se- 
cundo l'ordene de li nostri privilegi. — Dominus contentatur, ut 
eligant duos vel tres undecumque sint, dummodo sint fideles 'Domino^ 
quorum unus deheat a dicto Domino conjìrmari. Et iuret in manibus Do- 
mini vel eius locumtenentis ; que gratia duret usqiie ad eius beneplacitum. 

Tertio che tucti beni mobili et stabili in qualunque situati loco, 
quali al presente se possedè per la dieta comunità de la Rocha 
et per spitiali persone de essa la sua illustre Signoria se digne et 
voglia siano de essa comunità et de le spitiali persone, signuri de 
issi beni in quella forma e modo che al presente per loro se pos- 
sedè. — Dominus contentatur. 

Quarto. Che la sua Signoria se digne bavere compassione a la 
impossibilità de essa comunità et fareglie libera remissione et gratia. 



^() DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

che non siano tenuti a pagare ninna quantità de danari per guardia 
•del cassare de la Rocha quantunqua per lo passato per la dieta co- 
munità sia contribuito nel dicto salario due. XIII et bolog, (sic) 
per mese. — Dominus contentatur exgravare ab omnibus solutionibus 
dicti cassari usque ad quantitatem qiiatuordecim ducatorum vel infra et 
reliqtmm ipse Dominus villi solvere in custodiam dicti cassari de suo 
proprio. 

Quinto che la sua illustre Signoria se digne quello se dovesse 
pagare de taglie, censi et affitti, che è piccula quantità, a la camera 
de la Chiesa de Roma don fine (sic) a Kalende de januario del pre- 
sente anno 1434 faregliene liberale gratia et remissione. Dominus 
contentatur de gratia speciali. 

Sexto che lu castello de Nidastore inframisso et coniunto a lu 
contado de la dieta Terra, già a la dieta comunità dato in vera posse- 
xione per li homini de lu dicto castello et mo da novo repriso per la 
<3icta comunità , et tueto suo tenimento , liberalemente remanga et 
sia conservato socto regimento et governo de essa comunità corno 
l'altre castella del contado de la dieta Terra et similmente le posse- 
xioni et li beni li quali se teneva et possedeva per Raneri de 
Tadeo da Pesaro già signore de dicto castello, per lu dicto Co- 
mune siano tenuti, posseduti et fructati liberalemente et assoluta- 
mente, el quale castello, possexioni et beni ad essa comunità siano 
-aetribuiti et confermati per la prefata sua Signoria. — Dominus con- 
tentatur de gratia speciali. 

Septimo la sua illustre Signoria se digne, considerata la immensa 
povertà et inopia de essa terra de la Rocha, che per li grandi pa- 
gamenti sopportati per lo passato è quasi annichilata et abbandonata 
da molti, e tueta bora per for^a bisogna absentarse per li insoppor- 
tabili pagamenti de taglie , censi et affitti, farene a essa comunità 
quella exgravatione a essa V. S. pare et piace, ad ciò che essa co- 
munità se possa alquanto restaurare et conservarese continuamente 
socto l'obedientia de essa V. S. — Dominus contentatur de grafia 
spetiali exgravare dictam Ter r ani usque ad quantitatem infrascriptam 
videlicet ducatorum centum prò anno tantum, sed semper de hono in 
melius providebit. 

Octavo, la sua illustre Signoria se digne non exgravare né fare 
remissione a veruna persona de veruno pagamento, quale se dovesse 
fare in Comuno per lo passato e etiandio per V avenire per qua- 



M E L L A M A R e A 6> 



lunque modo se fosse. Et se veruna ne fosse facta, sia cassa per 
l'avenire. Dominus coutentatur. 

Nono che la sua Excelsa Signoria se digne non fare remissione 
né gratia de veruno excesso né delieto commisso o che se com- 
mectesse per l'avenire né etiandio de condapnasiuni, le quale sempre 
forino libere da essa comunità, date o che se dacesse per l'avenire^ 
acciò che li delinquenti non passeno impuniti et etiandio conside- 
rato che de esse condapnasiuni, secondo l'ordene lungo tempo usata 
se contribuisce in reparatione dele mura de la Terra, quale sonno 
per malore parte erruinate. — Dominus non vult imponere sihimet 
legem sed reservat suo beneplacito. 

Ada, conclusa et sigillata fuerunt injrascripta capitula in terra Montis 
Il Imi die octava lanuarij MCCCXXXIV 

die VIIJ^ Jan. 1434. XII Indici. 

Franciscus Salimhene ntiles 
et leoum doctor commissarius ecc. 
de mandato dicti Domini signavit 
et manu pp.^ suhscripsit. 

Originale in carta e coi sigilli a secco del Conte e della Comu- 
nità tuttora a posto. 

(Miscellanea) 
L'atto fu edito nel sommario di documenti uniti alla Causa circa 
il governo di Breve chiesto dal Comune di Arcevia e impugnato 
dai suoi castelli, Roma, Lazzarini 1801-1805 ; ma per la rarità della 
stampa si può ritenere quasi sconosciuto. 

La Terra si teneva allora per la Chiesa , ed erane castellano- 
Antonio di Jacopo Mencioni, successo a Gasparo di Giacomo da 
Recanati , come è attestato dagli scrittori e si ricava da due 
ricevute di pagamenti esistenti nella Miscellanea. 

Ma dopo i suddetti capitoli non si ha nell'archivio arceviese al- 
cun altro documento di quest'anno e del susseguente, e solo sap- 
piamo d'altronde di una dimora fatta a Roccacontrada da Ales- 
sandro Sforza tra la fine di luglio e i primi di agosto. Di qui in- 
fatti il 28 luglio, egli scriveva al Potestà di Serrasanquirico che 



^2 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 



•gli si mandassero otto o dieci, coi quali aveva da conferire alcune 
cose per loro bene , utile e onore (^) e il 3 d' agosto a quei di 
Macerata ingiungendo di spedire a guardia del Girifalco fermano 
venticinque fanti per la festa dell' Ascenzione. Di qui pure chiese 
a quei di Fano quaranta lance da mandare in Osimo, e pubblicò 
rs agosto il bando di chiamata alle armi citato dal Compagnoni 
(^Reggia Pie. pag. 328) e pubblicato dal Benadduci (^). Il luogc 
eli convegno dei Chiamati doveva essere il castello di Serradecontij 
■che è presso Arcevia. 

Del 1436 trovammo innanzi tutto un' eccitatoria del tesoriere] 
della Marca Orlando dei Medici ad anticipare il pagamento della 
sestaria di marzo e aprile. « che assai piacere ne farete alla sua\ 
Dominatione et a noi » E in data di Ancona del 2 marzo, e vi] 
è nominato Antonello da Fano castellano del cassero arceviese, e| 
vi si parla della necessità di riparare il forno del cassero stesso] 
« malissimo in ordine. » 

Indi queste tre ricevute. 

J436, 7 marip. 

Ricevuta della sestaria di gennaio e febbraio per maniis Bauli Marci 
de dieta Rocha contrada, ducatos 66 et tertios duos alterius ducati ad 
rationem XL bolon. prò quolibet ducatu ecc. Actum in civitate Auximi 
in domo habitationis et residentie dicti domini Thesaurarii, presentibus 
Joanne Bernardi de Cavalcantiòus de Florentia et Cristophoro Bone- 
persone de Roccacontrata testibus 

Orlandus de Medicis de 

propria marni ss. 

Gaspar de Tistorio cancellarius 

de mandato ss. 
1436, 2j mar%p. 

Ricevuta della sestaria dei mesi di marzo e di aprile per mano 
del camerlengo di detta Terra Ser Mariotto di Ser Santuccio : du- 

(^) Valeri. Bella signoria di Francesco Sforma nella Marca. In .archivio 
Storico Lombardo. Anno XI, 1884 asc. II, pp. 258-59. 

(2) Della signoria di Francesco Sforma nella Marca e peculiarmente in Tolentino. 
Ivi Stab. Filelfo 1892, pag. 66. 



NELLAMARCA 6j 



cati 66, bolognini 26 e denari 16, Ricevente è Giacomo Canzonerio 
da Policastro commissario deputato all'esazione delle taglie dal Te- 
soriere suddetto. 

Actum in Terra Rocce centrate in palatio Comunis solite residentie 
dominorum Priorum diete Terre, presentibus nobili viro Piero Ser San- 
tucij, Pacino Martij et magistro Georgia Peri de dieta Terra testibus. 

14^6, ;?/ luglio. 

Ricevuta della sestaria di maggio e giugno per mano del camer- 
lengo suddetto : ducati 66 et tertios duos alterius ducati , i quali 
erano stati pagati al castellano Antonello Vite. 

Actum in Terra Fabriani in domo habitationis et residentie ipsius 
domini Thesaurarii , presentibus domino Angelo de Reate et Filippo 
Antonii de Serra Sancti Onirici testibus. 

L. S. Orlandus de Medicis 

ecc. 
(Miscellanea) 
Ad esse fa seguito tra i documenti rocchensi la lettera circo- 
are infrascritta. 

14 j 6. p agosto. 

Alessander Sfortia de Actendolis comes Cotignole prò Illustri et 
Excelso Domino Francisco Sfortia ecc. Marchie anconitane vice 
marchio. Universis et singulis thesaurariis , camerariis et offitiali- 
bus quibuscumque , ad quos castellanorum nostrarum roccharum 
spectat solutio ad quosve presentes advenerint, salutem et nostrorum 
obedientiam mandatorum. A prefato illustri Domino habuimus spe- 
tialiter in mandatis quatenus prefatis castellanis retineatur et retineri 
debeat et camere prefati Domini applicari paga sive solutio mensis 
augusti anno quolibet. Exequentes g. prefati Domini Nobis in- 
iuncta prefatis Thesaurariis, Camerariis et offitialibus harum tenore 
mandamus quatenus dictam pagam sive solutionem mensis augusti 
anno quolib. castellanis predictis retineatur, et de quantitate paghe 
sive solutionis predicte assignet cum efFectu egregio viro Baldo Ser 
Stefani de Exio seu eius procuratori vel numptio quod prefati The- 
saurarij, camerarii et offitiales cum efiectu consequantur et fatiant 



64 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

per quantum gratiam prefati Domini caram habent et indignationem 
cupiunt evitare. In quorum fidem presentes fieri fecimus nostri parvi 
sigilli quo utimur impressione munitas. Dat, Exii die nono augu- 
sti 1436. 

Nomina vero castellanorum quibus debet dieta retentio fieri sunt 
infrascripta 

Castellani cassarorum Exculi (ascoli) fior. XXXI quolibet 

Cast. Murri fior. 1 5 

Cast. Rochecontrate fior. 30 

Cast. Exii fior, io 

» Auximi fior, io 
Et plures alii 27 « 

(Miscellanea) 

1436. 18 agosto. 

Dichiarazione dell'esecutore della Camera Mariotto di Antonio da 
Pisa di aver ricevuto a nome del Tesoriere della Marca dal Comune 
di Roccacontrada per mano di Ser Giovanni di Francesco di detta 
Terra , come parte de' censi e affitti del presente anno ducati 3 5 e 
bolognini 40. 

In nel palano de la Serra : presenti Piero di Ser Santuccio po- 
testà della Serra di S. Quirico e Ser Rinalduccio suo notaio. 

14} 6. ^ settembre. 

Dichiarazione del tesoriere Orlando de' Medici di aver ricevuto 
dal Comune suddetto per mano del nobil uomo Baldo di Ser Stefana 
da Jesi ducati 33 e bolognini 20, complemento del censo del pre- 
sente anno. 

Actum in civitate Racaneti in domo solite residentie infrascripti do- 
mini Thesaurarii , presentibus Johanne Bernardi de Cavalcantihus de 
Florentia et Ser Gaspare Ser Francisci de Tistorio testibus 

Orlandus de Medicis 
de propria manu ss. 
lacohus Can^onerius cancella- 
ritis de ipsius mandato ss. 



\ E L L A M A R e A 65 

14^6. 18 ottobre. 

A di 18 d ottobre 14 j 6 

Io Baldo de Ser Stefano da Exi Ho receuto ditto di da la Co- 
munità de la Rocha contrada ducati trenta de moneta ad boi. 40 per 
ducato per mano de Pablo de Antonio de Lo forte camborlengo. Li 
quali 30 ducati si è per una paga de uno mese per Antonello loro 
castellano : de la quale paga n' ò la commissione Io Baldo da la 
eccellencia del Conte. De li quali denari qui ne fo fine et quietanza 
et perniine li pago ad Felippo de Francischo Buscelli da Fiorenza. 
Li quali denari.... de' fare buoni Io Tesorero nelle sue talgle. Et 
questa scritta ho fatta Io Baldo de mia propria mano. 

14 J 6. 21 ottobre. 

Spectabilibus viris et amicis 
Prioribus terre Roche 
uti fratribus 

Spectabiles viri et amici kari. Fate che remossa ogni cagione a 
la avuta de questa mi mandiate quanto devete della passata sexteria, 
et della presente diate a Antonello castellano de costi ducati trenta 
et il resto mi mandate. Et questo fate .... tale effecto Io non abbia 
a fare contro mio volere et natura , et da Antonello arrecherete la 
lettera del contento , acciò che dello intero si possa fare il queto. 
Ai piaceri vostri. Ex Montesancto die XXI octobris i \36 

Orlandus de l ^, 

,, ,. . . Thesaur. 
Medicis ^ 

J4j6. 6 dicembre. 

Dichiarazione del notaio Giacomo Canzonerio cancelliere del te- 
soriere suddetto ed esecutore della Camera del Conte di aver rice- 
vuto dal Comune di Roccacontrada per mano di Gianfrancesco Berti 
camerlengo di detta Terra ducati ^6 ^ bolognini 26 e den.ri 16; 
residuo e complemento della sestaria di settembre e ottobre dell'anno 
presente. 

Actnni in Terra Rocce Contrate, in palatio Comunis solite residentie 
dominorum Triorum diete Terre , presentibus prudentibtis viris Ser 
Johanne Ser ''NJcole et Ser Gabrielle Ser Vannis de dieta Terra te- 
stibiis. 

Arca. Sior. ì.omb. — Anno XXIII - Fase. IX. S 



66 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 



1436. 28 dicembre. 

Spectabilibus viris et tamquam fratribus honorandis prioribus Ro- 
che contrate. 

Spectabiles viri et tamquam fratres honorandi. Per cagione so 
che Antonello da Fano vostro castellano à somma necessità per pa- 
gare i compagni et sì p. lo vivere loro et predicta cagione voglo 
et sono contento diate a dicto Antonello la presente sextaria di no- 
vembre et dicembre et il resto che resta per lo passato et ulterius 
p. la sexteria di jennaro et febbraio po' che de seguire, et di tucto 
vi fate fare la lettera di contento a dicto Antonello castellano, et 
quella mi manderete, et di tucto vi farò fare il queto. Et fate con 
eftecto tale quanto vi scrivo , che per questa cagione più non vi 
se n'abbia a scrivere. Et io da dicto Antonello non habia a sentire 
alcuno rammarichio. Et se per vui posso cosa grata sono a piaceri 
vostri. Ex Monte sancto, die XXVIIJ decembris 1436 

Orlandus de 



,, j. . iThesaur 
Medicis 



(Miscellanea) 



Dal 1437 al 1440 ecco i pochi documenti che ne offre l'ar- 
chivio arceviese. 

— 1437 — 

^4)7- 

Memoria ad vui Ser Antonio de Ser Nicola d'essere col Tesau- 
rero della Marca. 

In prima de farte fare el queto generale dell' anno passato in- 
comenzato in Kal. de jennaro 1436 de due. IIIJ cento p. le taglie. 

Delle quali ne fo pagati le sextarie de gennaro, febraro et marzo, 
aprile, magio et giugno 1436, conio appare in uno foglio di carta 
per mano del cancelliere del dicto messer Tesaurario in summa 
due. IJ. cento. La quale scripta te assegnarne colli pagamenti di 
capisoldi. 

It. avemo pagato per dicto del Tesaurero ad Antonello castellano 
della Rocha le taglie di luglio cioè due. XXXIIJ et uno terzo, corno 
el castellano scrive. 

It. pagammo ad Baldo de Ser Stefano, comò appare p. suoie mano, 



NELLAMARCA 67 



per vigore d'una lettera della Ex.'" del Conte, della quale ve daremo 
la copia, per le taglie d'agosto ducati trenta. 

It. tre ducati et uno terzo che resta del diete mese (ha) auto 
Antonello castellano predicto et più auto due. XXX de sept.. {}) 
per lettera del Tesoriere, quale ve assignamo. 

It. avuto notarlo lacomo, corno appare per sua lettera, la quale 
ve assegnarne, per le taglie de octobre , cioè due. XXXIII el uno 
terzo et tre ducati et uno terzo più per lo resto del mese de se- 
ptembre colli capisoldi de tucta la sextaria, comò appare esser pa- 
gati ad not. lacobo, quali monta boi. XX IJ. — Resta ad pagare 
capisoldi de doie sextarie boi. 44 den. 12. 

It. avuto Antonello castellano la sextaria de novembre et decem- 
bre 1436 per vigore delle lettere del Tesoriere cioè due. LXVJ, terzi 
duj, ad ragione de XL boi. p. ducato 

Summa omnium ducator. IIIJ cento. 

It. auto Antonello castellano la sextaria de jennaro et febraro 1437 
per lettera del Tesoriere come portarite: del quale te fa fare el queto 
de due. LXVJ et terzi dui. — Li capisoldi se de' pagare bolog. 22 
den. 8 

It. per uno forno fato nel cassare per servire loro (?) 

due. IIIJ bel. X 

It. de fare che li capisoldi ce faccia anche el quete , et Nuj li 
pagarimo al castellano , veramente se fide del Comune , che li 
mandarinio. 



14^7. 2j mario. 

Spectabilibus Prioribus et tamquamra ftribus honerandis Terre Roche 
centrate. 

Spectabiles Prieres et tamquam fratres henorandi. Perchè pagando 
vui costà vi si leva et spesa et noia, fate de dare a Antonello da 
Fano vostro castellano la sexteria de marzo et de aprile et farvene 
lettera di contento, che monta ducati 66 2|3 et più in caposoldi di 
cinque sexterie, ciò è di maggio et jugno, luglo et auguste, set- 
tembre et octobre, novembre et dicembre, jennaro et febraro et la 
presente che seno in tucto due. due, bel. 31, den. 4. Sì che in tucto 
li darete due. 69, boi. 17. den. 20; et cosi li darete et farete d'avere 



68 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 



lettera di contento et et saravvi facto un queto 

generale. Paratus ecc. Ex Monte sancto XXIIJ martij 1437. 1 

Orlandus de i,^, ^ 

,, j. . iThesaur. 

Medicis i 

1437. is maggio. 

Foris Spectabilibus viris Amicis nostris carissimis. 

Prioribus et Comuni terre Rocche contrade. 

Intus Spectabiles viri Amici nostri carissimi. Havemo recevuta 
per le mano de Paulo de Marco da la Rocha vostro ambassatore 
due. XX in moneta a boi. 40 1' uno per compimento de la tassa 
vostra vi tocha. Et per la presente ve ne facemo el quito, computato 
due 100 avuti in altra partita. Et de la solicitudine usata in detto 
pagamento ve commendamo. Ex girifalco firmano XV maij 1437. 

Alexander Sfortia de Atendolis 
Comes Cotignole Vice marchio 

(Miscellanea) 

~ 1438 — 
14^8. 12 giugno. 

Dichiarazione del Tesoriere Contuccio de Matheis di aver ricevuto 
dal Comune di Roccacontrada per mano di Ser Mariotto della detta 
Rocca ducati 71, bolognini 20 per censi ed affitti del 1437, com- 
putati ducati 54 e bolognini 19 perla costruzione di un forno nel 
cassero et prò muniiionibus et aliis actationihus et hostiis factis in dieta 
arce di mandato del commissario Benedetto de Gambacorti. 

Actum in civitate Macerate in domo habitationis et residentie infra- 
scripti domini Thesaurarii , presentihus Ser Adoardo Ser Baldutij de 
S. Elpidio et Filippo de Bucellis de Florentia testihus. 

14 J 8. 12 giugno. 

Eisdem anno, Inditione, die et loco et corani dictis testihus. 

Quietanza fatta dal Tesoriere suddetto al medesimo Mariotto di 
ogni pagamento a cui era tenuto il Comune di Roccacontrada per 
taglie, censi ed affitti dell'anno 1436 e per capisoldi di due sestarie 
dell'anno medesimo. 

Simile per l'anno 1437. computati ducati 400 per le paghe del 
castellano Antonello da Fano. 



IH 



nellamarca 69 



Simile per le sestarie di gennaio e febbraio, marzo e aprile 1438 
sborsate ad Antonello suddetto in conto delle sue paghe 

1438. ij seltemhre. 

Dichiarazione del cancelliere del magnifico Contuccio suddetto 
Tommaso de Detis da Firenze di aver ricevuto dal Comune di Rocca 
contrada per mano del camerlengo Betto di Angelo Ruccii ducati 40 
per parte dei censi dell'anno 1458. 

Actum in Terra Rocche conirate in cancellaria dicti Coinuuis, pre- 
^cntihus Bartolomeo Ser Joannis, Benedicto Petri Nicole et Macteo 'Bar- 
foli Suffy de dieta Terra iestihus 

Il 23 dello stesso mese si veniva ad una determinazione di 
confini tra Roccacontrada e Serradeconti per opera di Antonio 
di Velletri uditore del magn signor Alessandro da lui a tal uopo 
deputato. Di tal negozio si erano presi somma premura il signor 
Alessandro medesimo e il Conte, come attestano una lettera del 
primo da Fabriano del io giugno e altra lettera del secondo da 
vSassoferrato del 14 settembre esistenti nell'Archivio di Serra- 
deconti. 

— 1439 — 

14^9. 20 mar\o. 

Dichiarazione dell'esecutore della Camera del Conte, Giacomo 
Canzonerio da Policastro di aver ricevuto a nome del Tesoriere sud- 
detto dal Comune e. s. per mano di Arcangelo di Ser Vanni du- 
cati 40 per parte delle taglie del presente anno. 

Actuni ecc., e. e. in palatio residentie magnificorum dominorum 
Priorum, presentihus egregiis viris Ser Nicolao Arcangeli de Saxofer- 
rato caniellario dicti Comunis et Ser Mariano Ser Tranci sci de dieta 
Rocca testihus. 

14^9. 20 marie 

Simile per residuo e complemento del censo ed affitto dell'anno 1438: 
ducati 31. 

Actiim ut supra e presenti i testimoni suddetti. 
Carte diplomatiche ad annos) 



70 DELLA SIGMORIA DI FRANCESCO SFORZA 

Il Benadduci (op. cit. p. 167) riferendosi al Giannini (6*/. di Per- 
gola), al Tonini {Rimini nella signoria dei Malaiestd) e all' Amiani 
{St. di Fano) scrive che ai 24 aprile di quest'anno Balduino Mauruzi 
capitano del magnifico Sigismondo Malatesta ricuperò Rocca Con- 
trada per la Santa Sede , e trassela dalla signoria dello Sforza. 
Se ciò fu, dev'essere stata questa un'effimera conquista, e Arcevia 
dev'esser tornata subito in possesso del Conte , come provano i 
documenti che seguono. 

14^9. 17 maggio. 

Dichiarazione del tesoriere Contuccio di aver ricevuto dal Co- 
mune di Roccacontrada per quattro sestarie dell' anno precedente 
ducati 266, bolognini 26 e. denari 16 sborsati in parecchie volte 
dal Comune suddetto al castellano d'allora Antonello e al nuova 
Squarcione da Cotignola 

1419. 17 maggio. 

Simile per le due sestarie da gennaio ad aprile di quest' anno : 
ducati 133, bolognini 13 e denari 8 sborsati a Squarcione suddetto. 

14^9. 23 maggio. 

Dichiarazione del cancelliere del magnifico Contuccio Tommaso de 
Detis di aver ricevuto e. s. per mano del camerlengo Tommaso di 
Antonio di Masio ducati 30 per parte dei censi del presente anno. 

Actum in Terra Rocchecontrate in palatio Comunis ecc. prescntibus 
Ser Mariano Francisci, Macieo Nicole alias Bacchaglia et Christofano 
luliani omnibus de dieta Terra testibus. 

(Miscellanea) 
— 1440 — 
14.40. 19 settembre. 

Io Contuccio de Mactej da Cannaria Thesauriere della Marca 
confesso bavere ricevuto dalla Comunità delli Roccha contrada per 
mano de Ser Nicolò da Saxoferrato canzellerio della dieta Comunità 
ducati dodici et bolognini XXX, a boi. XL per ducalo ; quali sono 
per caposoldi di diciesepte mesi comenzati a di primo d'aprile 1^39 



NELLA MARCA 7I 

ritenuti al castellano di detta Roccacontrada, a bolognino uno per 
ducato. Et per chiareza di ciò mi sono soctoscripto di mia propria 
mano questo di XVIIIJ di sectembre 1440 a hore XX. 

Io Contuccio dicto de sopra 
ho subscripta questa de mia 
propria mano. 

(Miscellanea) 

Parrebbe da si fatta quietanza, che non ha la data del luogo, 
ma così precisa quella del tempo, che il magnifico Contuccio fosse 
quel giorno in Arcevia. 

Ma di quest'anno sappiamo d'altra parte che era qui Luogote- 
nente e Commissario per lo Sforza Lione de li ,Assalte d'Offida. 
Si ha di lui una lettera ex Rocha contrada die ultimo may , di- 
retta al Potestà e ai Priori di Serrasanquirico , ai quali egli dà 
notizie di cose di guerra e di una mossa di 200 cavalli del Conte 
d'Urbino, e aggiunge : « Io tengo sempre de largo de qica spie 
et credo che loro non porramio passare che io nollo senta, et quando 
serra alcjina cosa de sospitione ve ne farò advisati volontero. (i) » 

E tra i documenti sforzeschi fabrianesi da me pubblicati si può 
vedere. 

i," che anche ad Arcevia fu diretta la circolare, in data di 
Fermo 5 agosto, dei commissari deputati a sindacare il destituito 
uditore Antonio da Velletri. Con essa sono invitate le città e terre 
della Marca a esporre qualunque querela contro di lui e deporre 
ove fosse a loro scienza, se egli durante il suo officio avesse com- 
messo aliquam baracteriam , venalitatem institie aut iniquam et 
illicitam extorsionem seu Incrum. 

2." che nell'ingiunzione fatta l'i i agosto dal signor Alessandro 
Sforza a parecchie città e terre nostre di provvedere la somma 
necessaria al pagamento di un corpo di fanti forestieri per ser- 
vizio del conte , Arcevia fu tassata per 90 ducati. Dopo Jesi 

(') Valeri. Memoria citata in Arch. Stor. Lombardo. Anno X^, 1884. fasci- 
colo II, pag. 287. 



72 DELLA SIGMORIA DI FRANCKSCO SFORZA 

e Fabriano, alle quali si richiedevano 120 ducali, è questo il mag- 
gior contributo , e alla stessa misura si vedono tassate Macerata, 
Osimo e Cingoli (^z 

3.° che Arcevia pure ebbe dal medesimo signor Alessandro 
l'ordine con lettera del 31 agosto di reponere tucte le paglie e 
fieni et falciare tucte le stoppie et regovernarle per i cavalli delle 
sue genti che dovevano svernare nella Marca. 

Dal settembre 1440 all'aprile 1443 l'archivio arceviese non ha 
un documento pel nostro tema, e soltanto due documenti fabria- 
nesi mi mettono in grado di dire che fu intimata alla Terra una 
nuova requisizione di paglia , fieno e strame con circolare del 
Magn. Contuccio del i agosto 1441 e con altra del sig. Ales- 
sandro dell' 8 aprile 1442 le fu ordinato di mandare a Fermo cin- 
quanta some di vino. Dagli scrittori poi di cose sforzesche n'è 
fatto noto che sul finire del 1442 il Conte, distribuendo le sue 
soldatesche nei quartieri d'inverno , ne mandò anche ad Arcevia. 

Coll'aprile 1443 incominciano finalmente i Camerlengati , dai 
quali apprendiamo innanzi tutto che potestà e luogotenente sfor- 
zesco di Roccacontrada era allora il nob. uomo. 

Baldassare dei Caccialupi da Sanseverino nelle Marche 
e castellano del cassero lo spettabile uomo Scozzone, così sempli- 
cemente è nominato. 

Indi si hanno le seguenti preziose notizie : 

1443. aprile, maggio e giugno. 

Macteo Natalutii numptio destinato Exium ad Illustrem dominum 
nostrum Comitem prò duobus diebus quibus stetit prò suo salario 
bolon XX 

Christophoro Peri Cole numptio destinato ad castrum Sancti Lau- 
rentii (S. Lorenzo in Campo) causa adsotiandi strenuum viruni Pe- 
rum Brunorium de Parma, prò suo viatico . . bolonen. Vili 

(}) GlANANDREA. ^Della signoria di Francesco Sforma nella Marca secondo le 
Memorie e i documenti dell'archivio fabrianese. In Archivio Sior. hai. Serie V, 
Tomo III, pp. 180-81. 



NELLAMARCA /J 



i 



Ser Berardino magistri Guasparris et 
Andree Marci Paulutii 

destinatis ad Illustrem dominum nostrum Comitem, Hxii comorantem 
prò obtinenda exgravatione victuariarum prò armorum gentibus, prò 
diebus tribus, quibus steterunt ducat. IIJ 

Ranaldo Ciarre destinato Exium e. s. prò aliquibus negotiis Co- 
munis, prò duobus diebus quibus stetit, prò suis expensis ac equi 
vectura bolonen. XXVIIJ 

Johanni alias Saccardo numptio destinato Exium e. s. cum certis 
litteris, prò duobus diebus quibus stetit . . . bolonen. XX 

Pro quinque petitis vini veteris elargitis strenuo armorum condu- 
ctori Pero lìrunorio in eius adventu ad terram Roche, 

bolonen. X 

Ranaldo tubicine destinato ad illustrem dominum Comitem, Exii 
commorantem , prò suis expensis duorum dierum et victura equi 

bolonen. XXVIII 

Gilliutio Alfredi destinato ad civitatem Frosianfruni (Fossombrone) 
cum certis litteris Illustrissimi domini nostri Comitis prò viaticho 
suo bolonen. XI 

Thome Johannis Crisci prò tribus diebus, quibus hospitatus est 
Ser Andream de Fuligno cum duobus famulis equestribus 

ducat. 1. boi X 

Ser Gabriello Ser Vannis et Gasparri Johannis Ciaruffi dominis 
prioribus, prò prandio et cena datis prefato Ser Andree cancellarlo 
lUustris domini nostri Comitis et suo famulo . bolon. XX 

Johanni alias Saccardo numptio destinato duabus vicibus ad Illu- 
strem dominum nostrum Comitem, prò diebus quatuor quibus stetit 

boi. XXVI 

Giliutio Gilfredi numptio destinato ad Illustrem dominum nostrum 
Comitem, prò duabus diebus quibus stetit . . boi. XX 

Berardino Pauli Marci numptio destinato ad civitatem exinam cum 
certis litteris Comunis ad Illustrem dominum nostrum Comitem prò 
diebus tribus. quibus stetit » XXX 

Ser Marino Ser Vannis, Pacino Marci et Iacopo Bertelli amba- 
xiatoribus et oratoribus destinatis ad Illustrem dominum nostrum 
Comitem prò duobus diebus, quibus steterunt due. 1 1 boi. XXVIIJ 

Marcho Honofri de Fabriano numptio trasmisso duabus vicibus ad 



74 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

civitatem exinam ad lllustrem dominum nostrum Comitetn cum certis 
litteris prò diebus quinque quibus stetit . , . due. i. boi. X 

Antonio Nicolay prò decem septem diebus quibus equester fuit 
in obsequiis Comunis prò grano habendo et inveniendo prò armo- 
rum gentibus Illustrissimi domini nostri Comitis commorantibus in 
dieta Terra Rocche due, V bolon. XXXVIIJ 

Tome Marci Vagnis adeedenti cum duabus salmis pulveris bum- 
barde ad castra Illustrissimi domini nostri Comitis contra Sanetam 
Natoliam (Esanatolia, presso Mateliea) prò duobus diebus 

boi. XVI 

Nieolao magistri Gregorii ] guastatoribus destinatis 

Andree Fronzg | ad stantiam strenui Pe- 

luliano Medardi j ri Turelli mandato II- 

Andree Johannis Besutii j lustris domini nostri 

Antonio Peri de Fossato et f Comitis prò tribus die- 

Johanni Antonii Johannis j bus quibus 

steterunt, inter omnes . due. IIIJ boi. XX 

» Benedicto Nicole Petri prò una salma vini vermigli elaigila 
strenuo armorum conductori Pero Turelli de Florentia 

due. I . 

j) Item prò quatuor caprictis elargitis 
ut supra due. i. boi. i 

^443- 4 giugno. 

A due ambasciatori mandati a Iesi, non è detto per qual motivo 

due. IJ. boi. 8. 

Baldassarri Antonii Ciceoni misso destinato Exium cum lieteris 
Comunitatis magnifico domino Comite Francisco boi. X, 

Camerleng. di Antonio Boctoroni 
ce. 42-45. 

Dopo di questa data però si ha ancora una nuova lacuna nel- 
l'archivio arceviese fino all'ottobre dell'anno seguente. E qui mi 
sembra opportuno notare che di questo tempo, in cui quasi tutta 
la Marca, com'è noto, andò perduta per il Conte, un egual vuoto 
più o meno si riscontra per mancanza od interruzione di atti 



N E L L A M A R e A 75 



consigliari, Registri e libri di entrata e di uscita, in tutti gli altri 
archivi da me esplorati. Il che non può essere casuale , ma è fa- 
cile immaginare a qual motivo attribuirsi. 

Sappiamo frattanto per le istorie che assalito lo Sforza dalle armi 
aragonesi e papali nel luglio 1443 e impotente per scarsezza di 
milizie a tener loro fronte, distribuì il suo esercito fra varie città 
e terre della Marca, e a Rocca contrada destinò il nipote Roberto 
Sanse ver ino. 

In questo tempo Nicolò Piccinino, con cui si trovava il già ca- 
pitano sforzesco Pierbrunoro, per la speranza che nutriva di po- 
terla avere per trattato andò a campeggiarla. E qui cediamo la 
parola al Simonetta. 

« Roccacontrada è castello ne' confini della Marca, di mura, di 
torri et di natura di luogo munitissimo , et in quello è la rocca 
per* sito e per mura fortissima. Questo ha il passo per vie strette 

in Thoscana, nel Ducato et nella Marca Non era speranza 

di poterla per forza havere ; ma per assedio o carestia d'acqua. Il 
perchè per consiglio di Brunoro , con la fanteria , della quale il 
regio essercito abondava, in forma la strinse che ninno potea fuori 
uscir per acqua. Ma Ruberto , il quale con ogni cura provvedea 
che nissuna contentione havesse a nascer tra soldati et gli huo- 
mini della terra, et a ogni cosa trovava ottimo rimedio , eccetto 
che all'acqua , perchè erano gran caldi , et ogni cosa era secco ; 
finalmente comandò che l'acqua delle cisterne et ne' vasi serbata, 
solamente tra gli uomini si dividesse. E tutti gli altri animali fece 
uccidere et per le coste del monte in campo gittare. Il che ve- 
dendo Alfonso partì, et andò inverso il fiume del Metro (Metauro). » 

Quando incominciò, quando finì quest'assedio ? Non sappiamo ; 
ma Arcevia rimase al Conte. Mentre l'assedio durava sotto le 
mura della Terra fu ratificata il 5 settembre la resa di Cingoli 
dal commissario papale Lotto de' Sardi vescovo di Spoleto : 

In castris felicibus SS. D. N. et Regie Maiestatis centra Roccam 
contratam sub padilione R. D. Lotti episcopi spoletani. 

,Arch. seoreto di Cingoli. Persamene ad nini. 



yó DELLA. SIGMORIA DI FRANCESCO SFORZA 

€ il 6 settembre furono accordati dei capitoli a Matelica 

la castris S. D. N. et Regie Maiestatis contra Roccam co:i- 

tratam 

AcQUACOTTA. Appendice di documenti 

alle Memorie di Matelica N. 150. 

E sotto le mura di Roccacontrada Niccolò Piccinino datava , 
pure il 6 settembre, la lettera ai Priori di Macerata e di altre 
città e terre di questa e della provincia ascolana per invitarle a 
restituire tutti i prigionieri e le cose e i beni che fossero dei ne- 
mici e ribelli alla Chiesa o presso gli uomini dei nominati luoghi 
sequestrati e riposti (')• 

Nel marzo 1444 Domenico Malatesta, capitano della lega, tentò 
nuovamente di togliere Arcevia a Francesco Sforza , ma invano. 

Ed ecco altre notizie forniteci dal camerlengato del trimestre 
ottobre-dicembre dell'anno suddetto : 

Vico Johchioni expeditori et dispensatori Comunis in adventu Il- 
lustrissimi Domini nostri Comitis ad terram Roche contrate prò om- 
nibus et singulis expensis factis in adventu dicti Domini secundum 
calculum et rationem per ipsum in Consilio repositum 

due. XV. boi. XXX. 

Paulo Marci destinato Firmum ad Illustrem dominum nostrum 
Comitem prò suo salario in diebus septem . . due. i. boi. XX. 

Rainaldo zazzi et tibi (il camerlengo) ambasiatoribus destinatis 
Exium ad lllu-trem dominum' nostrum Comitem prò pluribus nego- 
tiis Comunis prò diebus tribus due. Il] 

Nerutio de Matelica cancellario Comunis prò septem diebus quibus 
sletit, dum Exium ad Comitem ivit prò exentione Comunis impetranda 

due. Ij. boi. XL. 

Meo Salomonis nuntio transmisso cum littera Illustris domini 
comitis Francisci ad Illustrem dominum Gismondum Fani prò eius 
mercede • . . . . boi. XX. 

Del 1445 l'archivio rocchense ci offre una vera dovizia di no- 
tizie e di documenti pel nostro tema. Eccoli per ordine di tempo. 

(*) Benadduci. Op. cit. pp. 259-60. 



N E L L A M A R e A 77 

144^. 22 gennaio. 

Atto di comparsa innanzi ai Priori e al Consiglio di Roccacon- 
trada di Ser Gaspare dei conti di Villanova da Todi per dichiarare 
di essere stato eletto dal conte Francesco Sforza Commissario e 
r>uogotenente di detta Terra e che a potestà della medesima era 
stato nominato l'egregio uomo Ser Simone da Serrasanquirico. I 
quali sono riconosciuti come tali, e prestano giuramento. 

Riformanze 1445 e. i v. e i bis 

Il Villanova era stato contemporaneamente eletto commissario 
anche di Jesi, Serrasanquirico e Serradeconti con diritto di creare 
potestà e altri officiali nei detti luoghi , e la lettera di elezione , 
del 18 gennaio 1445 , fu da me edita nella mia monografia sfor- 
zesca jesina ('). E questo ser Simone (di Benedetto) da Serrasan- 
quirico, stato cancelliere di Giovanni Sforza, fu anche a cominciare 
da marzo vice potestà di Jesi. 

144^. 24 gennaio. 

Congregato et cohadunato Consilio centum de numero diete terre 
Rocche, in quo numero defuerunt aliqui qui sunt absentes et aliqui 
rebelles, sed maior pars de numero centum affuit in dicto palatio et 
salecta Comunis diete Terre, cui palatio undique sunt vie, mandato 
Ser Gasparis de Comitibus honorabilis Commissari Illustris domini 
Comitis Francisci et egregii viri Ser Simonis de Serra Sancti Chi- 
rici honorabilis potestatis ecc. 

I." Prop. Quis modus sit tenendus et qualis provvidatur, inspectis 
et consideratis gravissimis iacturis quas hec comunitas acerrime passa 
extitit. Et magis quod cetere circumstantes in his gravissimis bellis et 
stragiis submotis in Marchia in adventu Regis; ob que in extrema 
vita et paupertate hec comunitas concursa est., imponatur collecta 
seu vectigal ydonea prò salario commissarii et potestatis presentis 
et preteriti et cancellarli et prò contingentibus. 

(*) GiANANDREA Della signoria di Francesco Sforma nella Marca secondo /e 
memorie e i documenti dell'archivio jesino. In ^Archivio Slor. Lombardo. Anno Vili, 
Fase. IIj pag. 332. 



y8 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 



3," Prop. Quis modus sit habendus ut custodia nocturna sit magis 
vigilis et copiosa, ita et taliter quod mutue sint longiores , et re- 
digantur in antiqua forma si fieri potest. 

4." Prop. Quid agendum et ordinandum est quod attenta penuria 
hominum, in qua hec respubblica ob strages guerre devenit, ut eli- 
gatur certus numerus consultorum, qui in opportunis negotiis con- 
tingentibus Comuni habeant plenum arbitrium cum capitaneo artium 
et dominis prioribus consultandi et providendi , stantiandi et refor- 
mandi, veluti ac si consilium centum interesset. 

Si delibera per consulto di Paolo Patrignani, il quale è detto vir 
priidens, sulla prima : d'imporre la colletta per librani et non aliter 
secundum antiquam consuehidinem nostrorum maiorum et secundum 
formam traditam a statutis diete Terre: sulla terza di rifare l'elenco 
dei deputati alla custodia notturna cum debita requìsitione et explo- 
ratione omnium facienda per sindicos parochiarum : sulla quarta di 
dividere il consiglio dei cento in quattro commissioni ciascuna di ven- 
ticinque uomini, le quali abbiano da provvedere con pieno arbitrio. 
Riform. 1445 ce. i bis. 3. 

144J. 2') gennaio. 

Il commissario, il potestà e i priori trattando insieme della col- 
letta da imporsi eleggono tre commissioni singularium hominum 
diete Terre, le quali abbiano a deliberare separatamente sup. dieta im- 
pensa imponenda. 

Segue l'adunanza della prima commissione, in cui un Tommaso 
di Antonio propone e viene approvato, che la colletta sia imposta 
per libbra , e che non abbia ad eccedere la quantità di cento 
libre : 

Et quod primus centum librarum gradus ponatur de septem bolon. 
Secundus gradus sit quod illi qui sunt LXX libras solvant sex, et 
illi qui sunt LX solvant quinque bolonenos et illi qui sunt XXX 
vel XL solvant quatuor, de triginta Hbr. solvant tres. Et qui sunt XX 
solvant duos. Et quod si ultra predictam libram appareret potentiam 
vel irapotentiam in hominibus aliquibus hoc iudicetur et discernatur 
per commissarium ecc. 



N E L L A M A R e A 7^) 



Nelle adunanze delle due altre commissioni viene approvato 

juanto sopra. 

Riform. 1445 e 4 

Segue del i febbr. il giuramento del Gonfaloniere Andrea di 

Vlarco e dei tre Priori innanzi al Commissario, di esercitare bene 

lealmente il loro officio. 

In omnibus concernentibus statum prefati IH. Comitis Francisci et 
luius reipublice. 

Ibid. e. 5 V. 

T44^. 7 febbraio. 

Il Commissario e i priori 

Auditis querimoniis singulorum hominum castrorum qui ad ieman- 
lum et contubernia prestandum et etiam victuariam vini et strami- 
lis erant astricti et obligati certuni numerum gentium armorum 
11. domini comitis Francisci et diligenter discusso q. diete gentes 
lon erant equaliter distribute in dictis castris 

convocato il consiglio dei cento , e fattavi proposta delle dette 
[uerimonie e lettavi una lettera del Conte del tenore che 

Omnes ville circumstantes ad dictum castrum tenerentur ad con- 
ribuendum in dicto victu cum omnibus castris ad ratam sui tam 
dni quani straminis 

deliberano insieme con esso : 

Quod attento quod omnes homines villarum sunt de corpore Terre 
t stant et habitant in dieta Terra, tota comunitas universaliter in 
loc gravetur una cum dictis hominibus villarum. Et quod impo- 
latur quedam collecta prò dicto vino emendo et prestando dictis 
trmigeris 

Segue la commissione data al cancelliere di concordare coi ca- 
itelli la porzione toccante a ciascuno nella distribuzione dei ca- 
malli e soldati sforzeschi in ragione dei fuochi e la distribuzione 
stessa come segue : 

iTastrum Sancti Petri habet focular. i6 

T debet habere equos VIII homines 12 

"astrum Loreti habet focular. 1 1 

debet habere equos VI homin. 9. 



I 



DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 



Castruni Palati! habet focular. 40 

debet habere equos 20 homines 30 

Castrum Piticuli habet focular. 30 

debet habere equos 15 homin. 22 

Castrum Montalis ' habet focular. 17 

debet habere equos 8 homin. 12 

Castrum Collis godini habet focular. 14 

debet habere equos 7 homin. io 
Numerus focularium in summa omnium castrorum supradictorum 

sunt 130 

Numerus gentium armorum qui consistunt in dictis castris et debent 

morari 97 

Numerus equorum in summa dictorum gentium 65 

Riformanze 1445 ce. 6 e 7 

144$. i^ febbraio. 

Spectabili viro Gasparri de Tuderto potestati et Commissario Terre 
Rocche contrate p. 111. domino Comite Francisco Sfortia prò suo 
salario et provvigione offitii potestarie et commissariatus prò uno 
mense incepto die XX januarij et finito XVIIII mensis februarii ecc. 
due. XXVJ 

Camerleng. 1444-46 e. 13 v, e v. 

Seguono pagamenti simili pei mesi successivi. 

144). febbraio. ' 

Spectabili viro Ser Theseo olim Commissario et Potestati Terre 
Rocche predicte prò Illustri domino Comite ecc. prò parte sui sa- 
larli sibi contingentis per tempus decem mensium et diebus viginti 
incepto die prima martii 1444 ^^ finito die XX januarii presentii 
anni 1445 quibus servivit dictum offitium potestarie et commissa- 
riatus, in pecunia numerata . due. XL, 

Camerleng. e. s. e. 15 

% 
1445. 21 mari^o-S aprile, \ 

Pagamenti vari per risarcimento di spese del vino dato agli ap* 
migeri del Conte dagli infrascritti castelli 






NELLA MARCA 



S. Pietro prò XI barilibus ad rationem X. anconitanorum prò 

qualibet salma (soma) due. IJ boi. XXX 

Montale prò XIII barilibus » IIJ » V 

Colgodino (Caudino) prò XI barilibus . . » IJ » XXX 
Piticchio prò XXV barilibus J> IIJ (sic) 

I4-4S' 9 (iprile. 

Cipriano Floriani numptio transmisso Exium per spectabilem com- 
missarium ad Illustrem Comitem Franciscum , occurrente captura 
Georgini boi. VllJ 

144^. 18 aprile. 

Ser Victorino, quod mandato domini Commissarii missus fuit Exium 

ad illustrem dominum Comitem ad replicandum quod homines castri 

Laureti (Loretello presso Arcevia) solvant gradum impositum eis ad 

minus prò tribus mensibus preteritis . . . boi. XX. 

Camerleng. e. s. ce. 15. lé. 

144^. 8 maggio. 

Innanzi al Consiglio dei cento e dei capitani delle arti è presen- 
tata una supplica di un Biagio della Serra e di altri uomini d'arme 
della Comunità per ottener grazia a un Francesco da Palazzo (altro 
castello arceviese) condannato per rissa ; supplica confortata dal se- 
guente rescritto del Conte : 

Franciscus Sfortia Vicecomes ecc. — Volumus quod impune pro- 
ponatur et arenghetur super predictis in consiliis diete terre Roche. 
i't quod ibi deliberatum fuerit decernimus habere vim. Ex civitate 
vina, die prima mensis maij 1445. 

Manca la deliberazione 

Riformanze 1445. ce. 19 v. 20 

Di questa nuova dimora di Francesco Sforza a Jesi non ave- 
vamo notizia, mancando nell'archivio jesino gli atti del tempo. 

144^. maggio. 

— Egregio viro domino lohanni de Aretio collaterali et ludici 

predicti Commissari]' et potéstatis prò ejus salario ecc. p. tribus 

mensibus j^-. Hj 

Arth. star. Umb. - Anno XXIII — Fase. IX. 6 



82 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 



— Paulo Marci Andree numptio transmisso ex parte diete Comu- 
nitatis cum electione ad M. Rubertum medicura electum de volun- 
tate prefati domini Comitis Francisci videlicet p. V diebus quib. 
stetit. in eundo et redeundo ad Burgum Sancti Sepulcri ecc. bon. XX 

144^. 26 maggio. 

Spese pel convito al duca Federico di Montefeltro in eius adventu 
ad hanc Terram per prefaium Commissarium honorifice receptum. 

— Per carni tra agnelli e capretti . . . due. ITJ 

— » 115 libre di pane a ragione 
di libb. 3 e Y2 per bolognino » boi* 3 

— » vino : pititti 56 di trebbiano a 
ragione di bologn. i per pititto due. i boi. XVJ 

— Ova e cacio » — » Villi 

Per fieno per i eavalli salme . . ' . . 6 » — » X} 

» un doppiere di cera del peso di due lib- 
bre e mezza e per salme io di le^ne consumate 
per detto convito » — » ^-^^J 

1446. 2y maggio. 

Ser Gabriello Ser Vannis oratori destinato nomine dieti Comunis 
ad civitatem Exii ad Illustrem dominum. 

Comitem Franciscum prò suis expensis ecc. videlic. p. septem 
diebus due. IJ 

Col duca d'Urbino dev'esser venuto, se non era già in Arcevia, 
il signor Alessandro Sforza trovandosi sotto il 26 maggio regi- 
strata questa spesa : 

Pro pane in colatione faeta magnifico domino Alexandro Sfortia 

boi. XII. 

Pochi giorni appresso Arcevia era onorata da una nuova visita 
principesca quella della duchessa di Camerino. 

144^. I giugno. 

Nota di spese per onorare la magnifica Sig.' Teodora duchessa 
di Camerino venuta alla Rocca 

— Libb. r once 5 e Ys confectionum . . boi. 1 5 e '/^ 

» I » candelarum ...,.» ^ V? 



NELLAMARCA Sj 



— P. una incristara et novem cìatis . . » 2/2 

— It, p, sale, aromatibus et zafferano et garo 

fanis • . . » 5 ^ Va 

— Ova e cacio boi. 7 ^2 • cerase ...» 3 

— Carni di capretti e agnelli libb. 96 e '/^ 

a ragione di libb. i 7^ P^"" bolognino . , . » 66 

— Capretto uno » 13 

— Pane libbre 72 boi, 19 '/^ — It. 81 » 24 

— P. quinque pititis vini trebiani ...» 5 

— It. per altri 27 » 28 

— P. duobus par pipionum . . . • . » io 

Segue poi questa registratura 

I44S. I giugno. 

Ser Mariano Ser Gcorgii destinato ex parte Illustris domini Co- 
mitis Francisci Sfortia cum lictera patente infrascriptis Comunitati- 
bus, videlicet Serre Sancti Quirici , Serre Comitum et castri Ripa- 
rum ad precipiendum et mandandum dictis Comunitatibus , ut que- 
libet mictat ad flumen exinum prò grano dicti Illustris domini Comitis 
Francisci et ipsum pertransferre et apportare debeant ad hanc terram 

Rocche contrate due. i 

Camerleng. 1444-46 e. 18 

E seguono tre lettere del Conte , le sole che io abbia trovato 
nell'archivio arceviese : 

144$. i giugno. 

Egregiis fidelibus nostris Potestati, Prioribus et Comuni terre nostre 
Roche contrate, nec non Nicholao Bachalie 

Franciscus Sfòrtia Vicecomes 
Marchio et 111. lige Capit. generalis 
Egregii et prudentes viri fideles nostri carissimi. Per errore v'è 
stato scripto a quisti dì per nostra parte dovessate mectere in posse- 
xione Bagnacavallo nostro provisionato de li bienj de Ser Gasparre 
de Bartolomeo de quella Terra (s' intende Arcevia) et cusi sentimo 
havete facto. È vero che avemo promisi et concessi li dicti benj a 



84 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

Zanino da Arimine nostro caporale de próyisiunatì , et cusi è l'in- 
tentione nostra che esso Zanino li habbia, perchè la lectera de Ba- 
gnacavallo fo facta per errore del cancellere. Si che de novo ve 
decimo, et vogliamo che reverhiate (?) el facto de Bagnacavallo, et 
che de quilli bieni del dicto Ser Gasparre , cioè case et possexionj 
et altre cose che havesse ne mediate in possexione Zanino predicto. 
Et questo non manchi. 

A Bagnacavallo suprascripto habiamo dati et concessi tucti li 
bieni de Rainaldo de Ser San..*, et de Ser Mariozo notaro de quella 
Terra. Si che siamo contenti et voglamo mictate Bagnacavallo su- 
prascripto in possexione di tucti li bieni de ipso Rinaldo et de 
Ser Mariozo, videlic. case et possexiuni et de omne altra cosa che 
se trovasse de loro. E questo non manchi. Ex felici exercitu nostro 
prope Montem habatis die III junii 1445. 

La lettera fu presentata il 23 giugno al Commissario della Terra 
dallo strenuo Gramno da Rimini caporale de provisionati del Conte. 

Manca appresso ogni dichiarazione sul proposito rimanendo la 
carta bianca. 

Riform. 1445 e. 23. 

1445. 20 giugno. 

Egregiis et prudentibus viris fidelibus carissimis Potestati, Prioribus 
et Comuni nostre terre Rocche contrate. 

Franciscus Sfortia vicecomes ecc. 

Nui avemo conceduto in dono ad Antonio de Budri nostro pro- 
visionato, presente exibitore , le possexioni , case et omne cosa de 
Tomasso et Matheo de Lucia de quella nostra Terra. Pertanto vo- 
gliamo che subito mictiati ipso Antonio de li Budri in possesso de 
omne cosa tanto mobele quanto immobele delli predicti Tomaso et 
Matheo per modo che ne possa fare et desponere ad sua volontade. 
Et questo non manchi. Ex felici exercitu nostro prope Montem 
habatis die XX junii 1445. 

La lettera fu presentata al potestà Costantino de Castello e ai 
Priori della Terra li 8 agosto, e nello stesso giorno fu assegnato 
quanto si domandava a un Arcolano di Cristoforo procuratore del 



NELLAMARCA 85 



suddetto Antonio, dandogli facoltà apprehendendi corporalem pos- 
sexionem dictorum honorum. 

Rifornì. 1445 ce. 24 z» e 25. 

144^. II agosto. 

Egregiis viris fidelibus nostris carissimis Potestati , Prioribus et 
Comuni Rocche nostre contrade nec non Nicole Bachalie ibidem 
prò nobis agenti. 

Franciscus Sfortia Vicecomes 
Marchio ac Capit, IH. me lige. 
Egregii viri fideles nostri carissimi. Ultra la concessione et 
donatione che fecimo quisti di passati a Natalino corso nostro ca- 
porale de li provvisionati, come ve scripsimo, uno de novo li con- 
cedimo et donamo le possexiuni et bienj tanto mobili quanto im- 
mobilj de Ser Mariano de Ser Vanni et de Ser lacomo suo fratello 
olim habitanti in quella nostra Terra. Pertanto siamo contenti et vo- 
gliamo che ad omni recchesta de ipso Natalino lo mictiatj in pos- 
se xione de omue possexioni et bieni et cose delli soprascripti et 
mantenetelo in possexione per mo' che ne possa fare et desponere 
comò de cosa sua senza nulla contradictione. Ex felici exercitu nostro 
contra Pergulam die XJ augusti 1445. 

La lettera fu presentata il 1 7 agosto dal medesimo Natalino al 
potestà Costantino de Castello e ai priori della Terra con pre- 
ghiera che fosse presa in considerazione ; e nello stesso giorno fu 
consegnato quanto si domandava a un Marco di Onofrio fattore 
del suddetto Natalino. 

Riform. 1445 ce. 26, 27. 

Interpolatamente e posteriormente ad essa troviamo nei registri 
del camerlengato le seguenti notizie. 

H4S' i^ gitigno. 

lohanni Dominici , alias Saccardo , quod destinatus fait nomine 
Comunitatis cum licteris illustris comitis Francisci Fabrianum, Sa- 
xoferratum et Matelicam prò Ser Nerutio cancellarlo olim dicti 
Comunis. 



86 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

T44^. 21 giugno. 

Christofano Andree Manganelli numptio destinato ex parte domini 
Commissarii ad illustrem dominum comitem Franciscum existentem 
prope Pensaurum, prò suo labore ecc. . . boi. XXV 

144^. 28 giugno. 

Ser Macteo Christophani depositario dicti Magnifici Commissarii 
prò illustri Comite Francisco Sfortia , quos ipse ser Macteus mu- 
tuavit Comuni prò parte mercedis solvende bofulcis delatis ad pre- 
fatum Illustrem dominum Franciscum, ut portarent 
bombardas due. IJ — 

144^. 28 giugno. 

Antonio de Parma famulo castellani cassari numptio destinatum 
ad castrum Montis novi cum licteris dicti Commissarii diete Terre 
ad dominum Mannum boi. V 

Arrigo Thethonico numptio destinato in felici campo III. domini 
comitis Francisci cum licteris magnifici Commissarii prò eius labore 
et mercede eee boi. XIJ 

144$. 16 agosto. 

Rigo theothonico numptio destinato cum licteris Illustris comitis 
Francisci ad castrum Merchatelli prò residuo et complemento sue 

mercedis ecc. boi. XX - 

Camerleng. 1444-46 ce. 18 z/. 
19 e 19 verso. 
1445. 19 agosto. 

Paulo Antonij Fortis prò una salma vini trebiani ab eo empta 
et demum largita per dictum Comune 111. domino lohanni Sfortia 
in eius adventu ad hanc Terram de mense augusti 1445 ancon. sex- 
deeim bon. XXIJ. 

144^. 22 agosto. 

Baldo Nicolai famulo ecc. destinato ex mandato domini Commis- 
sari] ad eivitatem Firmi cum licteris ad magnif. dominum lohannem 

bon. XX 

Ibid. e. 2^ V. 



M 



NELLAMARCA S7 

Seguono altre registrature per il dono fatto al sig. Giovanni 
Sforza suddetto, tra le quali noto: 

Per cinque paia di capponi due. i boi. II 

Per polli » » XXIV 

Per confetti » i » IJ 

Per orzo: una salma » i » XX 

Camerleng. 1444-46 ce. 19. 24. 28. 

Gli ultimi documenti intorno al dominio sforzesco in Arcevia 
sono questi due. Una nota del camerlengato con la data del 20 
settembre, portante la spesa di cinquantasette ducati per salario 
del luogotente Ser, Gaspare da Todi e il giuramento dei Priori, 
i quali promettono di esercitare 1' ufficio loro bene e lealmente. 

ad statum pacificum Illustrissimi eomitis Franeisei et prò bone 
pubblico huiusce Comunitatis 

prestato il i ottobre. 

Quindici giorni dopo la Terra si dava a Sigismondo Malatesta 
capitano delle armi papali, il quale in memoria dell'avvenimento 
faceva coniare una medaglia, opera di Vittore Pisanello. Col Ma- 
latesta erano Balduino Mauruzi da Tolentino, Taliano Furiano ed 
altri condottieri. 

Le memorie che su questo fatto e su altri relativi alla caduta 
del dominio sforzesco nella Marca si conservano nell'archivio roc- 
chense sono le seguenti registrature nei quaderni del Camerlen- 
gato: 

144 S- ji ottobre. 

Per una catasta di legna prò dono fatiendo Michael! de Pede- 
montium (Piemonte). 

144S' ^9 novembre. 

Andree famulo nobilis viri Michaelis numptio destinato p. Comune 
ad Civitatem Firmanam ad R. mum Camerarium et D. Castellanum 
cum lieteris importantie due. IJ 



DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 



Cristoforo Andree numptio destinato cum litteris ex parte Comuiais 
et domini Locumtenentis Fanum ad 111. mum D. Sigismundum Pan- 
dulfum et dominum Camerarium boi. XX 

lohanni famulo nobilis viri Michaelis de Pedemontium numptio 
destinato ex parte Comunis Fabriani cum felici novo civitatis fir- 
mane reducte ad obbedientiam Sancte Matris Ecclesie, unde solui ei 
boi, XX p. dicto bono et felici novo nobis delato boi. XX 

Baldo lacobi Petri Cassutij p. eo q. dedit et donavit nomine Co- 
munis Lombardo numptio destinato buie Comunitati cum felicissimo 
novo p. statu Sancte Matris Ecclesie ex parte comunitatis Sancii 
Severini boi. XV 

I44S- 5 dicembre. 

Domino Ambrosio oratori destinato ad Reverend. dominum Le- 
gatum ad civitatem Firmi prò parte Comunis. due. IJ 

Per una cena data all'Ili, sig. Malatesta in eius adventu 

due. I. boi, XX 

e del giorno 1 2 la spesa di un ducato d'oro per parte di salario al 
cancelliere del Rev. Patriarca prò relatione capitulorum consignatorum 
Comuni. 

144^. 2j dicembre. 

Filitiano Vici Joachini prò una libra funis empta ab ipso prò sus 
pensione proditorum Status Sancte matris Ecclesie boi. IJ 

Seguono altre spese per detto negozio e cioè prò sex pagis corde; 
prò corda pigiana (pisana) prò stringis. 

Camerar. 1444-46 e. 26 v. 

144 J. 31 dicembre. 

È registrata la spesa di boi, 18 per vari oggetti, fra i quali 
Tro mantellettis factis prò subiuganda et debellanda arce Rocche. 

1446. ip gennaio. 

Sono registrate diverse spese per la venuta del signor Sigismondo 
Malatesta e per candele, pani di sego ed altro che fu adoperato. 

in novitate diete Terre prò Sancta Romana Ecclesia ad gaudium fa- 
ciendum prò aluminariis,. 



NELLA MARCA 



e per la venuta del Patriarca a Fabriano e per la ilUuminazione 
della torre e del cassare. 

//. prò gaudio dum Serra Comitum fuit capta , prò alluminarla 
turris. 

Camerariatus 1444-46 
carte 24-28. 

Sigismondo Malatesta venne a Roccacontrada un'altra volta nel 
fabbraio, una terza a marzo, una quarta a giugno del presente 
anno. Il patriarca, di cui si parla nel documento , è il cardinale 
Lodovico Scarampi, patriarca d'Aquileia, comandante supremo del- 
l'esercito pontificio. 

1446. 2j febbraio. 

Petro Antonii Stoppe de Palatio (Palazzo castello d' Arcevia) 
prò eo quod retulit quod comes Franciscus Sfortia cohadunaverat 
et congregaverat multas gentes pedester et equester (sic) apud Per- 
gulam Et hoc fecit dictus Petrus, ne dictus Comes cum dictis gen- 
tibus possit aliquod dapnum diete Comunitati in- 
ferre boi. XX. 

T446. jr marxp. 

Vico Ioacchini prò pretio et nomine pretii XIIIJ librarum panis 
seghy habitis prò Comune prò alluminaria facta propter bonum et 
felice novum de reductione gironis Firmi od obedientiam !^ancte 
Romane Ecclesie ad rationem boi. i cum dimidio prò qualibet 
libra boi. XVIIIJ 

1446. 2} giugno. 

Marco albanesi eo quod retulit domino Commissario et huic Co- 
munitati bonum et felicem novum de reductione Cinguli et Mas- 
satii ad devotionem et statum Sancte Matris Ecclesie boi. XX 

1446. 28 giugno. 

Pro falonibus factis in dieta Terra et in monte (il monte della 
Croce alle cui falde sorge Arcevia) prò novo reduetionis Terre Cinguli 
et Castri Massatii ad statum Sanete matris Ecclesie boi. VJ 



90 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA NELLA MARCA 

1446. 29 giugno. 

Per un nunzio destinato alla Pergola ad investigandum et investi- 
gari fatiendum progressus et designa comitis Francisci 

boi. VIIJ 

Camerariatus e. s. ce. 41-52 



Un mese appresso Arcevia era testimone di un clamoroso sup- 
plizio. Taliano Furiano venuto in sospetto di volersi riconciliare 
con lo Sforza ed essendo a tal uopo entrato in trattato coi Fio- 
rentini era fatto arrestare dal patriarca Scarampi e quivi deca- 
pitare. Anche al condottiero pontificio Iacopo da Galvano, scoperto 
fellone toccò poco più tardi, e ad esso pure in Arcevia, la medesima 
sorte. 

Ma di tali fatti niun cenno abbiamo noi trovato nell'archivio 
rocchense, dove pel caso nostro questa semplice notizia ci fu dato 
per ultimo di raccogliere cioè che il 18 gennaio 1447 Arcevia 
ebbe una visita da Alfonso d'Aragona. 

Francesco Sforza fu molto addolorato della perdita di questa 
fortissima Terra, al cui possesso teneva grandissimamente, avendo 
in essa, come scrive il Benadduci , non solo un punto di difesa 
strategica per quei tempi pressoché inespugnabile, ma l'unica co- 
municazione libera verso Urbino e la Toscana. Ed è opinione di 
di tutti quelli che di lui scrissero che sotto le mura di Rocca- 
contrada ebbe il tracollo la fortuna del grande capitano nella 
Marca. 

Antonio Gianandrea. 



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IL SECOLO XVI NELL'ABBAZIA DI CHIARAVALLE 
DI MILANO. 

Notizia di due altri codici manoscritti Chiaravallesi. 




[el fascicolo del mese di Settembre p. p. di questo Archivio 
ho dato notizia di due codici appartenuti già alla nostra 
vecchia Abbazia di Chiaravalle: La Miscellanea Chiara- 
vallese e il Libro dei prati di Chiaravalle. E per questo che qui, 
nel titolo, si dice di due altri codici chiaravallesi. 

Il primo dei due è quello, del quale nel citato fascicolo (pag. 131) 
promettevo di dar presto notizia , promessa che avrei mante- 
nuto anche più presto, se non fosse sopravvenuto il secondo co- 
dice, che per più d'una ragione non voleva separarsi dal primo. 

Si trova questo nel locale Archivio di Stato (F. R. p. a. Convento 
di Chiaravalle. Circondario. Chiesa. Ctilto. 3). È un piccolo codice 
in i6<*, coperto di cartone e pergamena, col titolo in carattere 
gotico del secolo XVI : Chiaravalle 1^07 fino il 1601. L'interesse 
che un tal titolo può destare , è accresciuto da una nota di 



92 IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 

mano dell'ancora compianto Cav. Tommaso Cessali (') che dice: 
Libretto di qualche importanza storica ed artistica. Che la nota 
è veridica, si vedrà da quanto sto per dare piìi sotto. Il fatto 
che il manoscritto si trova annesso a materiale non peranco pie- 
namente ordinato, e che nessuno dei nostri autori che scrissero 
dell'Abbazia di Chiaravalle mostra di conoscerlo, mi induce a 
credere che provengono dall'istesso Cossali i non pochi segni di 
matita rossa, che rilevano nel codice quasi tutti i punti « di qualche 
importanza storica ed artistica ». 

Il codice consta di quattro quinterni, seppure si ponno chiamare 
così ; giacché il primo ed il quarto sono di sette fogli, il secondo 
ed il terzo di otto, in tutto sessanta carte (cento e venti pagine) 
numerate fin dall'origine solamente nel retto; è tutto (salvo bre- 
vissime e rare inserzioni di poco conto e di mano contemporanea) 
di una sola mano, la stessa che scrisse il Libro dei Prati, e l'al- 
tro codice del quale qui stesso do notizia. 

Il contenuto del codice è un largo e diligente estratto di libri di 
cassa con l'indicazione (quasi sempre regolarmente progressiva) del 
foglio nel quale ciascun dato era registrato; a. chiari cenni sparsi 
nel codice si vede che ogni anno aveva il suo libro, come nel 
codice stesso ad ogni anno e registro corrisponde ordinatamente, 
di regola, una pagina. Dico di regola, perchè il f. i comprende 
l'estratto degH anni 1501-1503, il f. i^ e 2 quello del 1494, il 
i. 2^ quello del 1483, il f. 3 quello del 1504; seguono gU estratti 
degli anni successivi occupando ciascuno una pagina, quasi senza 
eccezione. 



(') Mancava ai vivi sulla fine del 1883, da ben 36 anni ^impiegato in 
questi Archivii. Dirigente dell'Archivio del Fondo di Religione, lo conobbe 
come forse nessun altro. Diligenti ed utilissime note di sua mano si incon- 
trano frequenti nell'ingente numero di cartelle e pacchi che appartengono 
a quei Fondo. È grave danno per gli studiosi ch'egli non abbia lasciato 
traccia del suo immenso lavoro se non nelle cartelle e nei pacchi stessi. 
Di lui tesseva un breve e cordiale elogio — vero e meritato elogio — 
funebre il sig. Cav. C. Biancardi, che per ben 18 anni gli era stato collega» 
e che sta ancora sulla breccia. 



i 



D I M I L A N O 93 



Ne risulta qualche cosa di simile alle Memorie inedite julla Cer- 
tosa di Pavia pubblicate in questo Archivio (') , dove si dicono 
raccolte dal priore Matteo Valerio, che dimorò alla Certosa dal 
1604 al 1645, togliendole « da vecchi registri che colà esistevano 
e che ora forse andarono smarriti ». Come si vede e si potrà, 
se vuoisi, verificare , è proprio il caso nostro ; purtroppo , anche 
pel probabile smarrimento dei registri originali , che nel nostro 
Archivio mi si assicura non esistere. 

In capo ad ogni pagina, fino all'anno 1505, è notato il nome 
dell'Abbate, al quale quindi all'anno 1534 si accompagna il nome 
e cognome del P. Cellerario. Dal 1534 fino al 1542 ai suddetti 
si aggiungono i nomi dei Padri e dei Frati laici, ossia Conversi, 
col numero dei Servitori. All'anno 1543, ma solo a quest' anno, 
dei Padri si dà anche il cognome. Dal 1558 al 1562 si danno 
anche i nomi degli Oblati (^), che ricompaiono dal 1578 al 1588 
e di nuovo nel 1596; nel 1601 sono notati 2 Novitii. Dal 1566 
in poi compare il nome e l'ufficio del Lettore con quello del 
Frate Maestro. 

Dopo queste generalità non farò che trascrivere fedelmente i 
soli passi che mi sembrano degni di rilievo, aggiungendo qua e là 
una qualche nota di spiegazione e di raccordo con i dati della 
storia contemporanea, ai quali i passi stessi si riferiscono : dò quello 
che ho a portata di mano; perchè di spiegar tutto per filo e per 
segno né ho il tempo né potevo aver l' intenzione. 

Ma quel che si riferisce all'anno 1483 lo do per intero, sia per- 
ché si abbia come in un saggio la intera fisonomia del codice , 
sia perché in quell' anno coi prezzi dei generi in lire, soldi e de- 
nari notandosi anche le loro misure (il che non si trova cogli 
stessi dettagli negli anni seguenti), se ne ponno rilevare di leg- 
geri i prezzi correnti per le unità di misure; particolare non tra- 



(*) Arch. Stor. Lomb. a VI, fase. I, (ji Marzo 1879) P^gg- 154-146. 

(*) Sui Conversi Cisterciesì v. le Antichità Longobard. milan. dissertaz. XIII; 
un cenno sugli Oblati è nella dissertaz. XXXII, n. jy. 1 servitori erano mer- 
cenarii dell'opera de' quali i monaci si valevano pei servizii più bassi. 



94 IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 

scurabile, tenuto conto della data del tempo, A ragguagliare quelle] 
misure e quei prezzi con quelli d'oggi si diverta chi vuole e ci: 
riesca chi può. 

E quant'altre cose non ci dice alla distanza di più che quattro] 
secoli quel solo foglio di registro ! Sono tante, che ci pare per : 
un momento di vivere in quella condizione di cose coi nostri | 
buoni vecchi. Hai la consumazione domestica di una grande comunità] 
e le sue larghezze agli ospiti ed ai poveri; il prezzo del vino ej 
del frumento, quello del sale, dell'olio, del burro , delle uova , 
delle granaglie inferiori e del fieno, fin quello delle trote, non] 
meno che il ricavo per l'affitto d'un molino, o d'un prato, e la va- 
riazione straordinaria che poteva portare ai bilanci del clero se- 
colare e regolare una tassa apostolica. 

L' interesse non è minore nelle note che tolgo dai fogli se-I 
guenti. Quasi tutta la storia di Chiaravalle e di Milano per un intero | 
secolo, e quel tanto (ed è tanto !) della storia generale d'Europa, 
che nelle nostre regioni pare essersi scelto il suo teatro princi-' 
pale: l'assedio di Roma, e quello di Pavia, la battaglia di Ra- 
venna e la rotta di San Donato ; morti di re e di pontefici ; 
la fine degli Sforza e 1' avvento di Lorenzo de' Medici, trovano 
in quei vecchi fogli ingialliti un' eco fedele e continua. È dato 
seguire coll'occhio il sorgere, l'adornarsi, il deperire, il ristorarsi 
della vecchia abbazia di Chiaravalle nei diversi corpi di fab- 
brica onde si compone; il fluttuare della tranquilla, laboriosa fa- 
miglia che la popola , colle sue interne vicissitudini, e i suoi 
rapporti coll'esterno. Una lunga processione di monaci, alla testa 
de' quali si rìmutano Abbati, Priori e Cellerari , ti sfila davanti 
tacita in quel « silenzio verde » che la Vettabia avviva, feconda 
ed arricchisce. E di quella ricchezza a molti, vicini e lontani, vedi 
derivare il beneficio: dalle meno provvedute abbazie di Cerreto 
Lodigiano, d' Acquafredda sul Lario e di S. Sabba a Cistercio di Fran- 
cia, e a S. Croce di Gerusalemme, dalle casse Ducali all'erario 
Imperiale ed alla Camera Apostolica; da poveri dei dintorni ai 
lontani Commendatarii ; dalla minante chiesa di S. Benedetto 
d'Oltirone e dalle capanne per gli appestati al Castello, ai bastioni, 



D I M IL ANO 95 



al Seminario teologico di Milano. Gli orrori della guerra e della 
peste, saccheggi ed incendii, annate opime e carestie, rovinose 
imposizioni e liti, transazioni e protezioni più rovinose ancora, hanno 
lasciato in quei fogli le loro traccie. Pittori e scultori, soldati e 
diplomatici, generali d' ordini e condottieri di eserciti, cardinali e 
principi, vescovi e governatori, re e imperatori, un futuro grande 
Papa e un antipapa efimero, si avvicendano nell'antica Abbazia e 
vi trovano un' ospitalità , della quale le spese registrate dicono 
lo splendore, se non la spontaneità in tutti i singoli casi. Il Soiaro 
e il Bramantino , Callisto da Lodi e i tre Luini , S. Carlo e il 
Card. Federico Borromeo, Giulio II e il sedicente Martino VI, 
Carlo V e Francesco I , il cardinale di Sion Matteo Schiner e 
il cardinale Sfondrati, il duca di Leyva e quello di Sessa, i mar- 
chesi di Pescara, del Vasto, d'Aiamonte, Gonzales , il Lautrech e 
il Duca Guisa, Gastone di Fois ed il Borbone, Gian Giacomo Tri- 
vulzio e Pietro Strozzi , si succedono ad onorare la vecchia Ab- 
bazia.... e ad aggravarne i bilanci. 

E con questo un nugolo di particolari curiosi sulle cose piij 
disparate. Qual fu la sorte di tanti preziosi cimelii del tesoro 
Chiara vallese? Quanto si dava al barbiere flebotomo per un sa- 
lasso? Quanto costava un viaggio da Milano a Roma? Dove andò 
a finire il drappo funebre , che servì alle esequie di Gastone di 
Fois? Quanto fu pagata e quando la famosa Madonna, che sta 
in cima alla scala ? 1' ha proprio dipinta Bernardino Luini ? Tutte 
domande, alle quali, come a molte altre, i nostri vecchi fogli ri- 
spondono con una, stavo per dire, senile compiacenza , pareggiata 
solo dalla semplicità e dalla chiarezza dei dati e delle notizie 
che forniscono. 

1483. D." Benedetto Crespo. D-" Alessio cell.° 

f. Ji. Vino consumato per il convento, forastieri, livellarii, salariati, 
elemosina (^), lavorerio e calo b(rent)e 885 vai L. 1365.29,3. 

(*) La voce elemosina non manca mai, più e meno rappresentata secondo 
le annate, e le condizioni del monastero, dal minimo di L. 4.2. nel 1529, 
al massimo di L. 289 nel 1550. Fino al 151 1 è anche specificata la distri- 



96 IL SECOLO XVI nell'abbazia DI CHIARAVALLE 



Fru(men)to consumato per il convento m(oggia) 172. st(ara) 5 
q(uarta)ri -— L. 265.5.22. Olio di oliva Pesi 207 St. io 
L. 436.15.9. Ova soldate (assoldate) 51 11 '/^ (dozzine, penso) 

L. 534.14.9- 
f. 12. Vitualia e vestire in tutto L. 6029.3.10. 
» 14. Spesa dei contadini poveri e forastieri L. 4995.4.2. 

E per ciascuno L. 140. 
» 16. Lavorerio. 

» 18. Causa Romana con il Commendatario per Cereto (*) Li 1178.2.9. 
» 19. Sale st. 53 Ys L- 167.16.6. Formaggio cent(enar)a 18 lib. 57 

L. 256.17. Butiro lib. 1057 V2 L. 1 16.19. 
r> 21. Fieno donato, venduto, consumato e rapor(tato) c(entè- 

nar)a 4094 L. 1303.2.8. 
» 22. Fieno novo ut supra cent.^ 4791 L. 2307. 
» 2\. Frumento vecchio m. 173 st. 7 qr. 2 Va L. 275.29.11. 
» 27. Frumento novo m. 292 st. 2. L. 1485.6.8. 
» 25. Segale vecchia e nova m. 271. st. i. qr. Va- L. 128 1.4.8. 
Miglio novo e vecchio m. 401. st. 5. qr. 3. L. 165 1.5. 
» 26. Marziali (^) ut supra m. 142. st. 6. qr. 3. L. 344.18. 

Frumenta m. 67. st. 4:2. L. 387. 
« 23. Vino vecchio rapor.'° b. 949. st. i. L. 995.16.6. 
» 28. Vino novo b. 2289. L. 1839.16. 
» 24. Fosca (^) raportata b. 221. L. 177.12. 
* ie2. Livelli, pensioni e fitti anovali. L. 3063.1.6. 

buzione di pane e vino « alla porta e stanzia >, cioè alla porta del convento 
a Chiaravalle ed alla stanza dispensa che il convento teneva qui in Mi- 
lano nella contrada, che si . diceva e si dice appunto di Chiaravalle ; ne ritro- 
veremo un cenno verso la fine di questo scritto. 

(^) Nel 1485 ebbe termine, come vedremo dall'altro manoscritto, una 
lunga e dispendiosa causa sostenuta dai Monaci contro il Cardinale Ascanio 
Sforza Commendatario dell'Abbazia di Chiaravalle e non di quella soltanto. 

L'Abbazia di Cerreto nel Lodigiano venne unita a Chiaravalle nel 1484 
(RuscA. Breve Descrittione, ecc., pag. 53; sull'abbazia di Cerreto v. la Mo- 
nografia del eh. sig. G. Agnelli, Lodi, 1885). 

(2) Marciali certo per marimlt, o di Mar^o, e si dice delle biade che si 
seminano in quel mese. 

(') Tosca : il nostro Cherubini traduce : « vinello, acquarello, acqua passata 
sulle vinacce », 



Id 



D I M I L A N O 97 



I 

ìj f. 39. Tassa apostolica sopra il Clero di Milano (') Duc(ati) 30000 

da L. 4. E toca al Monastero Due. 9000. pagati. L. 1469. 

5 » 40. Molino della Valle paga di tre grani moggia 18 e denari 

L. 50. 
j » 41. Pra(prato) grande tutto p(ertiche) 1 157 ad(enari) 35 L. 2024.15. 
■.\ » 42. Possessione di Bernago. L. 27. 

» 43. Molino novo e prati e lib. 25. Truta a d. 6. L. 2407.10. 
; Entrata. L. 16572. 18.8. 

\ Spesa. L. i_i628.3. 

Avanzo. L. 1694.15.8. 
1494. Tassa del Sussidio della imperatrice 1495 imposta a tutto il 
il Clero del dominio eccettuando alcuni Cardinali e prelati (^} 



(') 11 RuscA (1. e. pag. 34) — dal citato opuscolo del Rusca tolse il Caffi, 
con la seguente, le altre Alcune vicende di Chiaravalle sotto gli abbati Com- 
mendatarii descritte da T^pberto Rusca inserte nella sua lUustraiiane dell'Ab- 
bazia di Chiaravalle (pag. 1 35-15 5) — dice che « papa Sisto Quarto con- 
cedette ancora al duca Gio. Galeazzo una tassa sopra al Clero l'anno 1485 
di 50000 milla scudi (sic) et toccò in sua parte a Chiaravalle lire 52:0» 
e par bene che questa tassa sia da identificare con quella della nostra nota, 
nonostante le differenze dei numeri; e penso debba ritenersi come un com- 
penso alla poca gente mandata dal papa stesso in difesa di Ferrara « si 
che ci peso e carico fu del duca de Milano; che Ludovico Sforcia mandò^ 
e de continuo li tenne tanta giente che difese Ferrara, che altramente an- 
dava in mane de' Veneciani y> {^Storia di Milano scritta da Giovan Pietro 
Cagkola in Archivio Stor. Ital., tom. Ili, pag. 184). 

(^) Si tratta, come è chiaro, di Bianca Maria Sforza andata sposa all'im- 
peratore Massimiliano nell'anno antecedente. L'egregia somma servi, penso^ 
a formare con molte altre, la somma di gran lunga più egregia di quattro- 
centomila ducati d'oro in oro, che Lodovico Sforza aveva promesso al suo- 
cero imperiale. (Cfr. Corio, L'Historia di Milano, Parte VII). — Il Rusca 
(1. e. p. 54) reca la somma di lire 1762 e soldi 13 pagata l'anno 1494 
« per un sussidio imposto al Clero da Lodovico Moro per haver l'investitura 
del Ducato dell'Imperatore. > La nostra nota mi sembra preferibile, non 
perchè non sian corsi dei buoni ducati tra l' Imperatore e Lodovico ; ma e 
per la fonte donde la nota procede, e perchè il diploma imperiale dato 
a' 5 di settembre del 1494, non fu pubblicato che a' 26 maggio del 1495 
(CoRio, 1. e). 

Arch. stor. Lomb. Anno XXIII — Fase. IX. 7 



IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 



la tassa o sussidio sia di Ducati 2000 a lire 4 per ducato e 
il Monastero a pagato L. I2é2.d.i3. s. 4. 

M. Azzo Visconti pagato a nome di D. Ambrogio Visconte 
per la fabrica L. 2000 e sono in tutto L. 8000 come appare 
per la concessione fatta dal Duca l'anno 1492 e ne pagava 
L. 2000 ogni anno fino che abia satisfatto. (Se ne riparla 
neWaltro codice). 
1501. Decima papale per l'intrata di L. 9600 pagato L. 960. 

Susbidio Regale pagato L. 532.5. {}). 

Reparatione del Campanile L. 325.17. 

1503. Reparazione del campanile s. 32. d. 17. 

1504. Spese extraordinarie L. 1282.15. 

Cunata (sic) del castello L. (sic^ sen^ci numero; cfr. a. i^oj 
nota 2 in fine). 

Reparazione del campanile diChiaravalleL. ioi9.den. 17. s. 8. 
Abuto dal Commendatore suoi agenti L. 63. s. 17. d. 8* 
Reparazione del Campanile L. 676. 

1507. Spesa de viatici e a Roma L. 2418. 5.1. 

E per la tassa del Bastione L. 200. (Cfr. nota 2 in fine). 
Subsidio o presente fatto alla Regina, toca Chiaravalle 
Due. 100, L. 483.5. 

E per la tassa del Revelino (^) L. 166. 

1508. Spesa a Roma per le quattro possessioni (cfr. sotto all'an- 
no i^op). 



(*) Credo si riferisca a questo « Subsidio Regale » e al « presente fatto 
alla Regina » nel 1507 quanto narra il Prato [Storia di Milano in Arch. 
Stor. Ita!., toni. Ili/ pag. 250). 

(*) Cfr. L. Beltrami, // Castello di Milano. Milano, 1894, pag. 553 seg. 
Anche il Prato nella sua Storia di Milano (1. e, pag. 264) alla fine del- 
l'anno 1507 dice che « venuta la nova ad esso re et duca ('Lodovico XII 
re di Francia e duca di Milano) dell'apparato del re dei romani (Massimi- 
liano) per venirli centra, subito fece, a dì cinque di Luglio, dar principio a 
far evacuare, allargare et imbastire li refossì di Milano, et fabbricare li novi 
rivellini, col principio de la sua torre, che di presente sì vedono >. A queste 
opere si connetteva fors'anche il « bastione ; » all'anno 1 5 04 per « cunata » 
si deve forse leggere « cunet(t)a, » che non poteva mancare al Castello, come 
si può vedere nei dizionari! d'architettura militare. 



D I M I L A N O 99 



D. Benedetto Dolceboni monaco conventuale depinto sotto 
il paradiso morse questo anno (*) di età di anni 90 divenuto 
cieco, l'altra mano aggiunge: essendo stato abbate di Chia- 
ravalle l'anno 1477. 

Per le bolle del Monastero di StafFarda (^') Ducati 150. tocca 
a Chiaravalle L. 539. s. 2. 
1509. Card. Albino fsìc) L. 20. 

Card. Legato fnon so chi siaj L. 57.3. 

Per la recuperazione delle quattro (possessioni) Vimaggiore, 
Vione, Tucinasco e Viquarto L. 1599.2.6. (Di nuovo nell'al- 
tro codice). 

Quidam protector Due. loo d'oro L. 450 fdel Card. Pro- 
tettore cfr. all' a. 1^17 e i^^6 e di nuovo nell'altro codicej. 

Simon Pelegrino Barbiero e per salassare . d. 3 . per cia- 
schun salasso L. 36. 

1 5 1 1. Unione delle due Provincie Lombardia e Toscana, le Bolle L. 434.5. 

Cassa delle tre chiave L. 400. 
Vino nihil. comprato b. 652 . monta L. 2679.7.6. 
Spesa de Cardinali, Generale e Soldati per 8 di. vino 
b.'^2 5. fieno cent.* 160. f^Cfr. an. seg., nota 4J. 

15 12. Fabbrica del Monastero, il Claustrino per scontro il refettorio. 
al monasterio sua parte. L. 910. s. 17. d. 8. 

La Madonna eh' è in Cima alla scalla fatta da Bernardino 
Luino (^) pictore L. 55. s. 16. d. a f(ogli)o 38. 

Decima papale L. 1939.6. 

Palio e piviale nero fatti del drapo doro che era sopra la 
cassa del Pois (") morto nella giornata di Ravenna è palme 12. 
e altre spese per la sacristia. L. 838. s. 16. d. 9. 

(*) Cf. La Miscellanea Chiaravallese, 1. e. pag. 129. 

(^) Cf. A. MANRIQ.UE. Annahs Cisiercienses, tom. I, pag. 502, Lugduni, 1652, 
LuBiN. Àbbaiiarum Italiae hrevis notìtla. Romje, 1695, col. 575; Aààxiiones 
et annotationes curante H. Celani. Romoe, 1895, pag. ■^y ; ma nulla al caso 
nostro, che forse riguarda l'unione dell'abbazia di Stafiarda alla Congregazione 
Lombarda. 

(^) Luinesca era infatti creduta la madonna chiaravallese, e della maniera 
di 'Bernardino Ltiino la diceva il Caffi {Dell' Abbadia di Chiaravalle. Milano^ 1842, 
r^g- 5'); "^2 non si aveva documento che lo comprovasse. 

(*) Di Gastone di Fois e della giornata di Ravenna, ed anche degli 



lOO IL SECOLO X'vI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 



Altarino dei III maggi nella capella grande Anchona L. i8 5. 
Fattura e pictura di essa capeleta L. 48. s. 18, (*). 
Paramento palio tovaglie e altri L. 187.5. 



onori.. . e disonori funebri resigli, parlano tutti gli storici e cronisti dell'epoca. 
Questa dell'uso finalmente fatto del drappo mortuario, qualch' essa sia, è 
nuova, ed è in qualche modo confermata dal precitato Prato che fra l'altro 
(1. e. in nota preced. pag. 293) dice: « Poi nei medesimi di, fu portato a 
Milano il cadavere de monsignor de Foys, con tanto onore funebrìo, che 
fu una maraviglia inaudita ; et polito fu nel Domo a canto alli altri duci, 
in una cassa coperta di brocato d'oro soprarizzo con le insegne sue di 
Pranza et di Spagna raccamate intorno.... poi de sotto dall'altra cassa pendea 
la spada pontificale, col fodro di puro oro, acquistata alla battaglia di Ra- 
venna.,., poi intorno pendevano quindici segni militari, ultra al vessillo del 
papa.... le quali cose furono tolte via el giorno quinto de luio per mutamento 
di Stato >. Anche il Burigozzo (1. e, pag. 424) scrive che il corpo del 
Pois « era coperto de drapo d'oro come onorevolissimo signore. » Notava 
già il RusCA (1. e, pag. 59 seg.) che anche « i quattro Evangelisti di 
finissimo marmore bianco, già fatti per il sepolcro di Caston Pois » sono 
andati a finire a Chiaravalle, e precisamente sul cornicione della facciata o 
prospettiva del coro : ora si trovano nel nostro Museo Archeologico. 

(*) Questa spesa e le altre che seguono fino all'anno 15 15, con una no- 
tizia data dal secondo dei due presenti codici, mi obbligano ad una nota 
alquanto più lunga delle altre. L'altare fu fatto erigere dal Card. Bernardino 
Lopez de Carvajal del titolo di S. Croce, il capo dei dissidenti di Pisa, che 
allora trovavasi qui per la continuazione del Conciliabolo da Pisa qua tras- 
portato per andar poi errando ad Asti, a Torino, a Lione e quivi squagliarsi. 
(Cfr. RuscA, 1. e, pag. 39: Caffi, 1. e. pag. 155, Misceli. Chiarav., 1. e, 
pag. 130). Il concorso del Cardinale spiega forse la spesa relativamente pic- 
cola qui registrata; e il Cardinale concorrendo alla spesa dell'altare non 
avrebbe fatto, che compensare il monastero di Chiaravalle dell'appoggio pre- 
statogli dall'abbate Agostino Sansone: al quale mal ne incoglieva, tradotto a 
Roma sotto la scorta di trenta soldati; ma poi liberato, forse perchè egli 
non aveva fatto che cedere all'esempio ed all'autorità del Procuratore Gene- 
rale dei Cisterciesi, che aveva preso apertamente le parti del Carvajal fino 
a predicare nella sessione quarta del Conciliabolo, la prima tenuta qui in 
Milano. Anzi il Prato (1. e, pag. 322) dice che al Conciliabolo « fu astretto 
a intervenire; » ma lo dice abbate di S. Ambrogio, pur dicendo che € fu 
preso a Cleravalle » forse confondendolo con Bernardo Sansone suo affine 
e abbate appunto di S. Ambrogio nel IJ09 e nel 15 il (Aresi, Series, a 



DI MILANO 



Pala capiteli e arma del Card. Bernardino Caravagiale tit. di 
S. Croce già fato Papa a Milano e dimandato Martino VI. Qual 
ha dato Due. 5 oltra li suoi che son L. 22.10, montano L. 42.9. 



pag. 6 5 seg.) o forse perchè don Agostino stesso era stato abbate di S. Am- 
brogio nel 1497 (Aresi, 1. e, p. 60). Fin a che punto si fosse compro- 
messo l'abbate Sansone indicava già il Rusca (1. e, pag. 54) dicendo che 
< havendo Bernardino Lupi Caravajale ridotto il Conciliabolo pisano contro 
Giulio II, fatto con altri sette Cardinali, lo ridusse a Milano, et fu eletto 
antipapa dalli sette cardinali et si chiamò Martino sesto, concorrendo alla 
sua elettione tutti i prelati del stato di Milano, et fra gli altri don Agostino 
Sansone abbate all'hora di Chiaravalle con promesse di restituire la commenda 
al monasterio. Ma furono tutti da papa Giulio scomunicati, et l'abbate con- 
dotto a Roma prigione da trenta huomini armati; ma benignamente sentito 
dal papa la sua ragione fu assohc, .» Vedremo sotto (pag. 104, nota i) con 
quali amminicoli venisse assistita la sua ragione; né, a credere al Prato (1. e.) 
le cose sarebbero passate tanto benignamente. 

Nessuno storico, che io sappia, ha raccolto questo nome di Martino VI; 
tra i nostri cronisti solo il Grumello (G, Mùller. Cronaca di Antonio 
Grnmello, Milano, 1856, pag. 138) parla di un vero e proprio atteggiarsi 
a papa del Carvajal dicendolo bensì « creato pontefice > ma non dandogli 
altro nome che di « papa Bernardino ». Con tal nome e « per ironia, » 
dice bene il Pastor, [Geschichte der Pàpste ili Bd. Freiburg Br. 1893 
pag. 670, nota i) lo chiama una relazione di informatore di Francia giunta 
a Venezia l'ii settembre 1512, del quale il Pastor stesso (che indica pure 
la pagina del Grumello) cita le umoristiche parole: « Papa Bernardin stava 
mal in tal modo che credo eh' el lasserà la mitria ». Dando notizia della 
Miscellanea Chiaravallese, non credetti di dover dare importanza, al passo del 
Rusca; l'autore è cronologicamente troppo lontano dal fatto ; e poi si mostra 
sempre molto inesatto, tantoché non godette alcuna stima di storico neppure 
presso i suoi confratelli di religione. Ma la notizia, come si vede qui, era già 
stata raccolta dal nostro scrittore, raccoglitore diligente e bene informato 
come pochi, che, entrato in religione a Chiaravalle nel 1556, vi trovava 
ancor vivi i contemporanei dei fatti che tocchiamo : egli stesso espressamente 
ce lo fa avvertire all'anno 1526. Ed anche parlando il nostro, come vedremo, 
del Cardinale Giuliano della Rovere, poi papa Giulio II, notava in margine : 
« Questo Giuliano da Cardinale fu amicissimo del re di Francia, ma da papa 
gli fu inimicissimo, e il re gli fece far quel Conciliabolo contro, dove fu 
fatto papa Bernardino Caravagiale qui a Milano. Qual fu poi deposto e chia- 
mossi Martino VI, qual fece l'altare dei III Maggi nella capella grande di 



IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 



Un vescovo visitatore Apostolico pagati senza la spesa 
L. 2259. altre spese di questa causa L. 1456.8.9. 

E per doi brevi apostolici L. 541.6. 

Spesa per 4 Cardinali, Visitatore, il Generale e il Duca . 
pane vino fieno cibaria, in tutto L. 1032. 

Presente al Papa di formagio e salami L. 375.16. 



Chiaravalle ». Di deporlo dal sommo pontificato non c'era nessun bisogno ; 
scomunicato e deposto da ogni dignità era già stato, in una coi complici , 
nel 15 II (11 ottobre) da Giulio II, che, iniziato il Concilio Lateranese V, 
moriva a' 21 febbraio dell'anno seguente perdonando come Giuliano della 
Rovere, mantenendo le condanne, già confermate anche dal Concilio, come 
Giulio II. Il CarvajaI col Card. Sanseverino si sottomettevano e venivano 
rediutegrati nella sessione settima (15 15) del Concilio stesso continuato da 
Leone X, che si era mostrato subito disposto a mitezza verso i dissidenti. Il 
detto fin qui può anche dare una spiegazione verisimile delle altre spese re- 
gistrate sotto il medesimo anno 15 12. 

Non potè in tal anno esser mandato che dal sedicente Martino VI il 
«Visitatore Apostolico» cosi lautamente trattato a Chiaravalle, e verosimilmente 
fu a « Papa Bernardino » che venne fatto il € presente di formaggio e salami, » 
I « quattro Cardinali » presenti a Milano in quell' anno non ponno essere 
che i suoi principali elettori ricordati anche dal Prato (1. e. pag. 287), da 
Ambrogio da Paullo {Cronaca milanese edita da Ant. Ceruti Dott. della 
Bibl, Ambros. in Miscellanea di Storia Italiana, tom. XIII, pag. 91, segg.), 
il Grumello (1. e.) dice « alquanti » ; il « Generale » è probabilmente 
il «C Procuratore » generale dei Cisterciesi, di cui sopra, e il « Duca » è 
Gastone di Pois, duca di Nemours, che ai due di Marzo del 15 12 era 
ancora a Milano (A. da Paullo I. e. pag. 267, nota l). Quanto fosse 
spontaneo il concorso « di tutti i Prelati del Stato di Milano, » al quale 
accenna il Rusca, si può intendere dall'accoglienza fatta ai Cardinali stessi 
ed al loro duce « per la venuta dei quali » scrive il Prato (1. e. p. 285) 
« subito si cessò di dire il divino ufficio per cagione del papale interdicto, 
excepto ad alcuni poveri preti, i quali più temeano il dissagio del pane che 
l'interdicto del Papa: ma la cosa non stette cosi tre di, che comandato fu 
a tutti li preti et frati, a pena di privacione de' loro benefici, che ognuno 
dicessi il solito ufficio; unde molti obidirno, et alcuni ricusorno : tra* quali 
fu li frati di S. Ambrosio, et de la Passione et de S. Petro Gessate, ai 
quali fu mandato li fanti in possessione. Poi il giorno quarto di Decembre, 
fu a tutto il sacerdozio comandato che ognuno si mettessi a ordine per 
andare incontra il Cardinale di S. Croce, presidente del Consiglio; al quale 



D I M I L A N O 103 



1513. A Roma andare stare e tornare per diversi negotii L. 3881.4. 

Pel acquisto de monasterio di San Sabba , bolle e altre 
L. II 56.6. (Cfr. sotto l'anno iSi4-> ^lota / e di nuovo nel- 
l'altro codice). 

E per comprare una vigna appresso al detto Monastero 
Ducati 162 L. 776.8. 

Per resto della decima papale L. 700. 

E per tenire alla porta X homini per diversi sospetti per 
la morte del priore della Colomba fovvero Colombetta , di 
cui più avanti) tà ellectione di D. Gabriele L. 108 5.1. e mandar 
a Roma dubitando che non fosse impetrata da altri. L. 2^3. 

E per ricondurre D. Agostino a Chiaravalle salvo L. 148.16. 

E per andare a Roma 1' abbate con 4 monaci e 5 servi- 
tori tutti a cavalo son persone X e cavali a denari 20 il di 
per ciascuno. L. 140. (Cfr. pag. 104, nota 4). 

N(ota) che fu fatto una grida per Milano in favore del 
Monastero , chi havesse robbe , scriture etc. che in termine 
di otto giorni dovesse revelarli a doi deputati per il papa. 
Ma fu di scandalo al Mondo per le discordie de doi che vo- 
levano essere Abbate, fcfr. sotto pag. 104, nota 4) appare detta 
crida fatta adi 23 Febraio 15 14 (*)• 

Fabrica della Libraria (^) hora l'oratorio L. 80. 



per essersi intoppata la mula sua , erasi alquanto ritardato... ». (Cfr. Verri, 
Storia di Milano^ toni. II, Milano, 1798, p. 133). Il Ciacconio {Vita et 
res gesta, etc. Ili, 170) riporta l'epigramma che al Carvajal elevato all'onore 
della sacra porpora dedicava il nostro Pietro Martire Anglo, come lo 
dicevano per essere d'Angera (cfr. Argellati Bibl. Scrip. Mediai, tom. I, 
par. II, 47); gli dedicava il suo Rosarlum Sermonum un altro nostro, il B. Ber- 
nardino da Busto (Argellati, 1. e, 244J. 

(*) Quest'ultima nota è preceduta da un'altra che dà i particolari di una 
transazione corsa l'anno 1508 fra il Commendarlo e i Monaci. 

(^) Era abbate Don Arcangelo Madregnano; e la spesa per la € Libraria » 
ò pienamente in armonia co' suoi gusti di letterato ed erudito. Di lui e 
del suo valore vedansi I'Argellati (1. c. tom. II, 829 e 2002) e I'Ughelli {Italia 
Sacra) nei Vescovi di Avellino , dove mori nel 1 5 20. Anch' egli faceva 
omaggio di una delle sue opere, ["Itinerario dell'Etiopia, ecc. al Card. Carvajal 
con dedica datata da Milano a' 25 di Maggio del 1511 ; ma poi secondo 



I04 IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 

Formaggio, lengue salate, coppe, salzizzoni per fare un pre- 
sente a S. Santità L. 430.8. (*). 
15 14. Esequie di Papa Giulio 2. cera e altri L. 160. ("^). 

Un Anchona fatta da Bramantino a S. Sabba (acquistato 
nel 15 13 per L. 11 56.6) a Roma L. 400. (^). 

Stafete mandate ad Cardinale Sedunense (*) e a Roma per 
S.'° Ambrosio L. s. d. 

il Prato, che (1. e. p. 522) ne dice ogni male, sarebbe stato la cagion prin- 
cipale della cattura del povero abbate Don Agostino Sansone, fattosi suo accu- 
satore davanti al Sommo Pontefice. — La biblioteca, come dice la nota, fu 
poi mutata in oratorio, onde l'abbate D. Bonaventura Piola edificava la 
Bibliotheca nuova (^[Misceli. Chiar., 1. e, p. 131). I quattro libri delle gesta 
del Magno Trivulzio del Madrignano ai quali accenna anche il Rosmini {Del- 
l' Istoria di Gian Jacopo Trivulzio, I, 634), si trovano in tre copie mano- 
scritte nella Biblioteca Trivulziana nei codici 2065, 2132, 2079, in que- 
st' ultimo con ritocchi forse di mano dell'autore stesso ; un breve scritto ano- 
nimo sui libri medesimi è nel codice Trivulziano 2124. 

(*) Il Caffi (1. e, p. 133) trovava nelle annotazioni del Blachi da lui 
possedute la spesa di lire 148 « per ricondurre don Agostino (Sansone) a 
Chiaravalle salvo » ed altre qualtrocentotrenta (in cifra tonda, come suol 
dirsi, la somma qui sopra registrata) in formaggio, lingue salate, sal'^^oni, 
coppe e coppini per presentare al papa^ perchè accelerasse l'assoluzione dell'ab- 
bate. Nella nota all'anno 15 12, ho detto di che cosa si trattasse. 

(^) Giulio II era stato, come vedremo, ab. commendatario di Chiaravalle 
e vi aveva fatto residenza; moriva a' 21 Febbraio del 15 13. 

(^) L'Ancona fu dipinta a Chiaravalle per il monastero di S. Sabba in 
Roma. Al soggetto del dipinto, ed all'istrumento per esso rogato dal notaio 
Giovangiacomo Scaravazzo o Scaravaggio, accenna il Caffi (1. e. p. 52). 
L'istrumento esiste ancora nel nostro Archivio Notarile, dove l'ha rinvenuto 
il sig. E. Motta, che vorrà, speriamo, pubblicarlo in qualche altro Spogiol 
d'Archivio (cfr. Arch. Stor. Lomh. 31 Die. 1895, p. 331 segg.) Disgraziata- 
mente le nostre note non dicono nulla àtWEcce homo di Chiaravalle, che 
il Bramantino avrebbe pur dipinto, ed ora è reso meglio visibile e insieme 
più sicuro per le previdenze del nostro Ufficio 'Bsgionale per la conserva^iont 
dei monumenti in Lombardia (^Arch. Stor. Lomh., a. XX, 1893, pag. 819J. 

(*) Senza entrare in tutti i particolari darò la chiave per intendere le 
torbide indicazioni che precedono e che seguono. Il «Card. Sedunense» è 
li troppo famoso Matteo Schiner vescovo di Sion nel Vallese (Sedunura) 
il « Vescovo Valesio » del Prato (1. e., p. 305), il « Cardinal de Sgui- 



D I MI L A N O IO) 



Decima papale per resto L. iioo. 

Spesa del presidente D. Arcangelo andare e stare et ritor- 



zeri » del da Paullo (1. e, p, 289) il più arrabbiato francofobo della Santa 
Lega. Ch'egli accompagnava il Duca Massimiliano Sforza nel costui ingresso 
trionfale in Milano nel Dicembre del 1513, ce lo dicono i citati cronisti 
(11. ce), e il da Paullo aggiunge che il Duca venendo da Lodi si trattenne 
per alquanti giorni a Chiaravalle < a fare dio Natale in Ciaravalo con li 
frati » (1. e, pag. 288). Nel 15 15 il Duca e il Cardinale erano di nuovo a 
Milano ; a' 4 di Ottobre, com'è noto, il Duca cedeva il Castello e ritira- 
vasi a vita privata in Francia. 

Nel 15 15 volgeva al suo fine una grossa guerra intestina tra i Cisterciesi 
di Chiaravalle e quelli di S. Ambrogio scatenata dagli ambiziosi attentati 
di Don Arcangelo Madregnano di nostra conoscenza al fine di avere anche l'ab- 
bazia di Chiaravalle. Al quale scopo, tra l'altro, « alquanti frati ■ corruppe de 
sorte che de loro due parte se ne fece, l'una de' quali se domandava Arcan- 
gélista per cagione d'esso Don Arcangelo; et l'altra si domandava Basilista, 
nome tracto dal Reverendo D. Basilio de Casate, Abbate divotissimo de 
S. Ambrosio; cosa veramente da sdegnare Iddio a mandare loro il fulmine 
dal cielo; alli cattivi, dico ». Così il Prato (1. e), che entra nei partico- 
lari della guerra, e ricorda espressamente l'aiuto dal Madregnano procura- 
tosi del Duca e del Card, di Sion, nonché del Papa, e l'intervento degli 
Svizzeri, e dei Conservatori di Milano e del popolo, e la ragione fatta 
a' 18 Novembre del 1814 dal Papa ai Basilisti eon la revoca di un bre fC 
contro di loro ottenuto dal Cardinale, e come « la cosa in breve, per 
capitoli e per volere del Santo Patre, se risolse così: che esso Don Arcan- 
gelo renonciò al manto fratesco et fu facto vescovo de Avellino ; et il 
divoto D. Basilio forse fastidito dalle cure di questo ingannevole mondo, 
rese l'anima al suo factore >. Di questo D Basilio due volte abbate di S. Am- 
brogio e Presidente della Congregazione Lombarda parla 1' Aresi (1. e, 
p. 61 e 65). Dopo le cose qui sopra accennate possiamo, credo, andar 
certi, che « li frati adversarii » del nostro scrittore non erano che i Ba- 
silisti di 8. Ambrogio. L'altro grosso impiccio dei «300 fanti > nel quale 
il monastero di Chiaravalle fu trascinato ancora dal Madregnano (v. sopra, 
all'anno 15 14) fu per non aver questi pagato il fitto dovuto per la con- 
duzione delle terre' della Commenda, onde al dir del Rcsca (1. e, p. 54, 
cfr. Caffi, 1. e, p. 133) fu tradotto prigione a Milano « et costò questa 
bugata scudi 1930 di spesa». L'<( Andrea de Burgo > qui appresso nominato 
come appare dal secondo dei nostri codici , era un pensionarlo dell' abbazia, 
ed anche con lui fu questione di insolvenza da parte dei monaci. 



io6 IL SECOLO XVI nell'abbazia di chiaravalle 

nare da Roma al Capitolo fatto quivi con 4 Monaci e 4 
servitori Due. 33. 

E per redimere 1' abbate di Pavia e il Visitadore incarce- 
rati ad instanza di D. Andrea de Burgo Due. 140. fV. pag. prec. 
in fine della notaj. E per la causa sopra detta una Bacilla e bron- 
zino d' argento donato al cusilero (sic, forse per consiliero^ 
Pusterla Due. 92. 

E a fanti 300 furono mandati al monastero di Chiaravalle 
per prendere il p. Abbate nostro Due. 88. 

E donato a un cortigiano per favorire la nostra causa 
Due. 200. 
15 15. Questo libro sia tutto confuso e non saldato. 

Taiono imposto pagato per nome del monasterio L. 1400 
(cfr. sotto, all'anno 1^17). 

E per fanti 14 tenuto alla porta per guardia del Mona- 
stero di 24 e altre spese per questa causa L. 320.15. 

E per soldati e trombeti per guardia del monastero e pol- 
vere, spia, senza il cibario. L. 74.2. 

E per spesa di soldati per la stessa causa Due. 12.18. per 
il medesimo effetto L. 164.14. 

Donati al Duca Massimiliano Sforza per protegerli contro 
alli suoi adver^arii frati L. 15 co. 

E al Card. Sedunense donatoli per la causa di sopra con- 
tra li frati L. 500. 

Spese de soldati, spie, polvere e altri che stavano in mo- 
nastero L. 363.8. 

Una salvaguardia di 3 Arcieri mandati dal Sig.""^ Gio. Jacopo 
Triulcio (') e altre spese de soldati per guardia a diverse 
partite in fo. 22. L. 371. 11. Ma gli manchano tuti li grani, 
vino e fieno. 
15 16'. Taione imposto dal Re di Erancia pagato il Monasterio 
L. 500. 

Vena e Rison m, 47 L. 95.10. 

Decima papale pagata L. 976.16, 

(*) Non occorre dire che abbiamo a fare col famoso Maresciallo, che 
scendeva col giovane re Francesco I alla riconquista del Milanese appunto 
nel 13 15. 



f 



D I M 1 L A M O 107 



Carne per il convento quando il campo francese (fu) in Chia- 
ravalle che li monaci mangiavano carne che fu dalli 1 5 Julio 
sino alli 9 Febbraio seguente L. 236.1 5.1. 

Pagati per causa del Taione sopra il Clero di Milano qual 
era di L. 45000. pagato per Chiaravalle a parte per un 
confesso in tre partite L. 1396. 

Quest'anno fu fatto il fatto d'arme di Melegnano da noi 
detto la rotta di S. Donato dove adesso è il monastero della 
Vittoria che fu dato alli monaci di S. Bernardo Cistcrciensi. 
E gli fu il Re Francesco Re di Francia e Duca di Milano 
qual confirmò li nostri privilegii (*) 15 17. 
1S17. R-™° Card. Julio Medici Card.'® ("^) pensa Due. ^466 - 
L. 17872.16 8. 

(') Anche la Misceli. Chiar. (1. e, pag. 130) mette all'anno 15 16 la ve- 
nuta del re di Francia a Chiaravalle. Francesco I lasciò Milano ai 6 di gen- 
naio 15 16, per tornarvi con cinque cardinali da Bologna ai 21 dicembre, 
e vi ricevette e trattenne i Legati di Venezia, con grandi feste in Castello, come 
narra il Prato (1. e. pag. 348, cfr. Verri — Storia di Milano. II, — pag. 164. 
Milano, 1798) e proprio in quei di impose una taglia di cento mila ducati. 
Il Prato stesso dice (1. e, pag. 396) che ai 21 dicembre del 15 16, il ma- 
iallo Trivulzio ordinò la riscossione d'una taglia di altri cento mila scudi 
(^ridotta poi di un quarto ai 2 di gennaio 15 17, come nota il medesimo cronista 
1. e); e accenna due decime dal Papa al re concesse: a queste vuoisi più 
probabilmente riferisce il « Taione sopra il clero y>. Che i monaci mangias- 
sero carne , contro la regola , è spiegato dalla presenza del campo francese 
che creava, si vede, l'impossibilità di procurarsi altro. Ma la battaglia di Me- 
legnano o di S. Donato avvenne, come è noto, ai 14 di settembre 15 15. Del 
monastero « della Vittoria » sorto accanto e insieme alla Cappella di Santa 
Maria della Vittoria sul teatro della celebre battaglia, tratta abbondantemente 
il Sac. Raffaele Incanni nella seconda pane della sua monografia Origine 
e vicende della Cappella espiatoria francese a Zivido presso Melegnano. Mi- 
lano, 1889. Vi narra come il monastero, abitato primamente dai PP. Ce- 
lestini di Francia , venisse da questi abbandonato, passando poi , eretto in 
beneficio, a diversi titolari, fra i quali S. Carlo, che vi stabiliva nel 1575^ 
un ricovero per 300 poveri sotto la sorveglianza di due Cappuccini; ma non un 
cenno dei Cisterciesi; e forse non si tratta che di una confusione del nostro. 
Segnalo qui e all'anno 15 18 la comparsa del riso nei registri di Chiaravalle. 
(*) Si tratta , qui e all' anno seguente , del cugino di Leone X che 
fu a sua volta commendatario di Chiaravalle, eletto poi Papa col nome di 



io8 IL SECOLO XVI nell'abbazia di chiaravalle 

Taione . pagati L. 2117.18.9. ('). 
1518. Decima papale L. 980.18.6. 

Vena e riso m. 26. L. 32.1 1.6. 

Pagali al Card. Medici L. 13390. E per una lettera di Monsu 
Lotrecho (^) francese vice Duca a nome del Re L. i. 4. 

Hieronimo Scheldo Due. 100 ad. 98 L. 490. fCfr. pag. no, 
nota i). 

1520. D, Pietro Ghezono monaco conventuale di Chiaravalle de 
lite L. 45'). (Cfr. sotto, nell'altro codice). 

1521. Spesa de soldati Capeleti del Marchese di Mantua, Italiani 
del Birago e Spagnuoli (^). frumento m, 20.4. vino b. 60.180. 

Oemente VII. Bisognerà riparlarne all'anno 1524; e qui stesso si notano 
Due. 400 per due anni per il «Card. Rossi», due. 200 per un anno al 
«Card. Cortona», due. 100 per un anno al «Card. Cornaro », lire 122. io 
per il Protettore che anehe qui (cfr. sopra, all' a, 1509) non si nomina. 

(') Della taglia dell'anno 15 15 (v. sopra) paria il Burigozzo (1. e., 
p. 424) ; non trovo menzione n^ei nostri storici e cronisti di questa dei 
1 5 1 7 ; se non che tante erano e così frequenti, che dovette essere loro 
difficile tener conto di tuue ; per averne un'idea cfr. Prato all'anno 15 16 
in fine. (I. e, pag. 396). 

(^) È il maresciallo Odetto di Pois , cugino dell'eroe di Ravenna, detto il 
Lautrec, rimasto a Milano (per grande disgrazia della città) governatore e 
luogotenente (viceduca) del re di Francia e duca di Milano, dopo il richiamo 
del Connestabile di Borbone. Si tratta probabilmente di una lettera di sal-- 
vacondotto pei monaci o di salvaguardia pel monastero. 

(^) Sono i soldati della Lega formatasi tra l'imperatore Massimiliano prima 
e più tardi tra Carlo V e il Leone X, per il ristabilimento degli Sforza a 
Milano nella persona di Francesco duca di Bari, fratello di Massimiliano 
Sforza e figlio del duca Lodovico Maria, che infatti entrava in Milano ai 
4 di aprile del 1522. Alla Lega avevano aderito, come si sa, tra gli altri 
anche il marchese di Mantova. Cappelletti si chiamavano parte dei suoi sol 
dati e non dei suoi soltanto, per certo cappello che portavano ; il Manzoni 
ne ricorda ancora uno squadrone nel capitolo XXIX dei Promessi sposi. 

Un Francesco Birago si trovava alla testa di soldati a Milano nel 15 21, 
ma era al servizio dei francesi, come in generale i Birago di Milano, e si 
ritirò con loro soprafatti dalla Lega; dei Birago di Milano cfr. Litta Fa- 
miglie celebri italiane; dal loro sepolcro in S. Francesco grande cfr. D. San- 
TAMBROIGO in {Arch. stor. lonéardo. a. XIX, f. IV). Di qual Birago però 
si tratti non so accertare. Dalla nostra nota parrebbe che comandava soldat: 



D I M I L A N O 109- 

Carne caponi oleo ova butiro formagio e altri L. 170. Fieno 
fassi 650.325. biada L. 69. legna L. 300. e il Taione L. 11 2.8. 
in tuto questo L. 1 261.8. 

1522. Questo anno fu la peste (*) e nel suo libro non e saldato 
cosa nissuna se non la cassa di denari ricevuti e spesi, però 
ho cavato al melio che ho potuto e saputo. 

Pan di frumento comprato m. 46 datto alli appestati, m. 2 
la settimana L. 342. 

E per la liberatione di pagare Ducati 300 alla Sanitade a 
un amico pagato L. 51.10. 

E all'abate per andare a Fiorenza per l'absolutione del 
Card.'^ de Medici L. 90.7. fCfr. la prima Nota all'anno se- 
ouentej. 

1523. Si trapassa avanti per non vi essere ne cassa de denari ne 
intrada generale ne cibario ne raccolto ne spesa di convento 
ne de familia ne altri. Solo vi sono certi conti de alcuni de 
fittavoli e pensionati asai bene intrigati. 

Perciò non vi essendo cosa de notazione se trapassa. E veni- 
remo all'anno delle tribolazioni per il monastero che sarà 
il 1524. 

L(ettore) N(ota) che questo anno furono excomunicati il con- 
vento ad instantia del Card.^ Medici (^). La assolutione fatta 
da Mons.* Gio. Maria Toso Vicario Generale del Cardinale 
Hippolito d'Este elleto Arcivescovo di Milano a di 19 Set- 
italiani dell'esercito della Lega, e gli italiani ne facevano infatti una parte 
notevole. (Verri, 1. e., pag. 185). Delle gesta di Galeazzo Birago cfr. Ro- 
smini (dell'Istoria di Milano III, pag. 452), ma anch'egli era coi francesi. 
Il buon P. MoRiGGiA dedica il capo XIV della sua Nobiltà di Milano. (Mi- 
lano 1593 pag. 220) ai « Biraghi valorosi nella milizia ». 

Hi «. certi spagnoli schiopeteri » fa menzione il Burigozzo all'anno 1521 
{Archivio Storico Italiano, tom. Ili, pag. 433) il quale dice anche espressa- 
mente che « il campo dell'imperatore era Chieravalle ». Ce n' è d'avanzo 
per spiegare la consumazione e il taglione che il nostro registra. 

(*) Della peste del 1522 non parlano i nostri storici e cronisti, né si può 
pensare che il nostro scrittore l'abbia confusa con questa dei 1524, di cui 
appresso. 

(^) Di questa faccenda della scomunica parla anche il Rusca, (I. e, 54. seg.), 
• Caffi, (1, e, pag. 134), 



no IL SECOLO XVI NELL'aBBAZIA DI CHIARAVALLE 

tembre 1523. Item un altra simile ad instantia de altri dei 
pensionarii cioè Girolamo Schaldo e (') il Vescovo Vasio- 
nense datta il medesimo di e anno. 

N. che l'anno presente l'Almiraio (-) generale del esercito 
Francese che assediava Milano fece di molti danni alli beni 
del monastero e fra li altri un molino che a Vaiano su la 
Vitabia li soldati francesi lo ruinorno a fatto; nel quale si 
pagava livello al Hospitale grande di m. 30 mistura segala 
e miglio egualmente. Qual fu liberato l'anno 1532, appare 
rog.'^ per Gio. Maria da Cugiono nel Carnero sig(na)to E. 
1524. Spesa delle gabane n." 45 per gli appestati (^) L. 94.2. 

E per pane vino e altri L, 100. 

Per la extinctione de ducati 2500 che si pagava al SS.'"" 
pp*. Clemente ("*) avanti che fosse papa L. 71750. 

Qiicst'anno fu l'assedio di Pavia e la presa del Re Francesco 
Re di Francia. 

Notarli che hanno rogato li strumenti della extinctione delle 
pense e liberatione (^). 

(*) Per quanto preceda « altri doi pensionarii » credo che questo e deve 
leggersi 0, ossia. Il Gams (Series episcoporum, etc, pag. 647), tra i vescovi di 
Vaison (Vasio), all'anno 1525, registra un Hieronymus Scledus, e credo bene che 
<]uesto Scledus sia lo Schaldo del nostro scrittore, che poc' anzi diceva e più 
sotto dirà ancora Scheldo. I suoi titoli alla pensione vedonsi nella Gallia Chri 
stiana. I, 934. 

(^) È Guglielmo di Gluffier ammiraglio di Francia conosciuto sotto il 
nome di Bonnivet, invano mandato quaggiù alla riscossa contro la Lega e 
che aveva posto il campo a Chiaravalle (cfr. Rosmini, 1. c.^ Ili, pag. 454 
seguenti). 

(*) Della peste del 1524 parlano tutti i nostri storici e cronisti: come si 
vede non fu una novità il sistema delle capanne per gli appestati adottato 
e perfezionato da S. Carlo. 

(*) V. sopra pag, 107, nota (2). 

(^) Si tratta di ben 5200 ducati in tante pensioni, estinte collo sborso di 
ducati 17500 uguali a L. 90200, divenute 120950.18.9 con altri debiti pa- 
gati a Roma, dove all' uopo si recava l'abbate di Chiaravalle Raffaele Ber- 
gomi (cfr. pag. iii, nota 5) con quello di Pavia, due padri e tre servitori, 
come qui stesso è notaio. Sono dati i nomi di 13 Notai; uno solo di Mi- 
lano: Benedetto Castiglione. Dell'estinzione delle pense o pensioni torna più 
espresso cenno nell'altro codice. 



DI MILANO 



1525. Quest'anno 1525 adi 24 Feb.° fu rotto il campo dal re di 
Francia e preso il detto re Francesco sotto Pavia con molti 
altri segnalati presi e morti ('). 

I )2 6. Sono registrate parecchie vendite di argenti per pagare ad 
Antonio de Leiva Ducati 250 (-). 

Grani vino fieno cavalli bovi un vitello tolti dai soldati. 

Per un taione Ducati 2000 del Borbone (') al Monastero, 
e poi d'Antonio de Leiva Ducati 7. ogni giorno pagatoli Du- 
cati 250. Sono L. 1277. 

E per il taione imposto dal Duca di Borbone pagato Du- 
cati 150. Se. 763. 6. 

E per la spesa di soldati tenuti in Monastero per salva- 
guardia che il più aiutavano a robare e per captura de frati 
e cavalli da soldati venetiani. 

E per fatto prigione per non pagare il taione e spese di 
vituaria pane vino fieno carne e altre spere e donativi a di- 
versi capitani : e al Vescovo Sedunese Esecutore del Taione 
de 2000 Ducati imposto a Chiaravalle dal Duca di Borbone 
come vitualia e taze d'argento e altre robbe donate e consu- 
mate in tutto alla somma di Se. 4711 .4.9 C). 

1526. Quest'anno si dice che fu empiuto il vassello grande come 
mi ha detto il R. P. D. Rafaele essendo vivo ("). 

(') Questa nota è di altra mano coeva e, come si vede, precisa e compie 
la precedente a proposito del notissimo avvenimento. 

(2) È il troppo noto primo governatore spagnuolo di Milano (1556) già 
distintosi alla presa di Pavia ; anche le nostre note qui e avanti fanno testi- 
monianza delia sua durezza e rapacità; delle sue estorsioni si occupa pa- 
recchio il BURIGOZZO, (1. c.">. 

(^) Il duca Carlo di Borbone già connestabile di Francia e luogotenente 
^ governatore di Milano pel re francese, poi nel 1525 , qui stesso luogote- 
nente generale cesareo, e che se nel suo stato di servizio la presa di Pavia, 
ha pur quella di Roma, per la quale partiva da Milano al principio del 1527. 
(Cfr. sotto, all'anno 1527). 

(*) La defezione del Borbone alle parti di Cesare spiega il trovarsi qui il 
cardinale di Sion sempre infesto ai francesi come esecutore della taglia da 
lui imposta. 

(^) E il padre don Raffaele de Bergomis (l'altro codice di cui più avanti 
lo dice « dei Bergomi » e « de Bergamo » entrato in religione ai 26 ot- 



IL SECOLO XM NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 



1527. Pacate per le spese de soldati diversi e per salvaguardie de 
Duca de Venetiani e di Antonio de Leva per gli Spagnuol 
e per la prigionia di D. Domenico (*) e Fra Prothasio e ro 
bamento di bovi e cavali e altre robbe consumate. E per 1 
liberatione di un Taione voleva dal Monastero Antonio d 
Leva oltra li pagati l'anno passato qual voleva Ducati 30( 
d'oro il tutto è L. 800 . 18.9. 

Item pagato o Antonio da Lieva (sic per Leiva) Ducati de 
Sole 250 promettendoli di farli essenti da alloggiar soldati {^] 

Qtiest'anno 1527 fu presa la cita di Roma dal Campo Im 
periale e sachegiata da Spagnuoli e Tedeschi e Italiani es 
sendo generale il Duca di Borbone Francese e ribelo del R 
di Francia. Q.ual vi fu amazato avanti che entrassero dentr 
le mura e il papa Clemente fu serrato e assediato in Cast( 
Sant'Angelo. 

1528. Cambii de denari tolti in prestito da Banchieri Ducati 300( 

Argenti e ori fonduti della sacristia. 

Calici 5 . patene . turibolo e altri argenti L. 1287. 9. 4, 

Questo libro 1528 ci son scritti tutti del Convento e sor 
Monaci n." 19. Conversi 7. Oblati 9. e Servitori 11. tutti 
Monasterio (*). 

N. che il Monastero fu sachegiato da soldati Italiani Vi 
netiani e Spagnuoli e Boschaini (leggi Biscaglini) e Todo 
schi (^sic) a dì 6 Settembre (*ì. 

tobre 1505 e morto ai 2 gennaio 1568), segnato in capo pagina come A 
bate dal 15 24 al 1526. Non oserei dire che la nota sia della stessa prii 
mano, certamente è di mano coeva, cfr. la Miscellanea Chiaravallese (pag. i 
nota 2) dove è notata la raccolta di « brentas vini 1268 prò parte mot 
sterii » e si tratta abbastanza largamente del « vassellone » stesso. (I. e. p 
gina, 136). 

(') Non trovo altrove menzione ne un don Domenico, né un fra Prota; | 
non un capo al fol. dei nostro codicetto all'anno. 

(^) Anche questa nota sembra delia mano coeva di cui sopra. 

(^) In un foglietto aggiunto la più volte accennata mano coeva dà n 
dei padri e conversi, 

(*) E « soldati » e « sachomani > e « consumato e rubato da solda 
tornano spesso; e « taglio di boschi » e « vendite » per far fronte ai te 
tristissimi. 



DIMILANO nj 

1533. Mitra una venduta alli canonici da Monza (*) e un calice e 
una pianeta e due toni.celle doro fatti fiora (sic) cremisino. 

1535. Quest'anno morse Francesco II Sforza Duca di Milano il Nono 
e ultimo senza heredi (-). 

1536. N. che il presente libro oltra non esser saldato à patito quella 
infirmità che hanno patito li altri quatri (sic) suoi anteriori 
cioò che gli manca un quinternetto ciò è nel f.° 92 sino il 
f." 109 e contiene in tutto f.° 140. 

Vaso d'argento donato al protetore (*) Card.'** Triulcio 
L. 281. 5. 

E per b(raccia) 16 raso verde e ransato (ranciato?) per far 
doi palii per l'aitar grande e b. 3 5 ras d bianco per un para- 
mento intero in tutto L. 291. 18. 

1537. Fu scosso il palio di brocato quale era stato impegnato per 
L. II. 

Quest'(anno) alli 6 di Genaro fu uciso Alessandro de Me- 
dici Duca (primo) di Fiorenza da Lorenzo suo cugino. 
1539. Decima (X"'*) papale pagato L. 76 . 7. 

Croce grande ritornata e consignata a D. Maurilio .Strata 
e a D. Andrea Poro Cellerario C*). rogito per il Biffo notaio 
e pagato al portatore che la portava soldi 11. 

(*) In altri tempi (a. 1242) il monastero di Chiaravalle aveva ricevuto 
in deposito parte del tesoro della basilica di S. Giovanni di Monza impe- 
gnata a favore del comune milanese (Frisi, 3\^etnorie storiche di Motiva, I, 96). 

(*) E fu al primo di novembre. 

(') II Card. Agostino Trivulzio, uomo di alto valore e milanese : era Pro- 
tettore dell'ordine Cisterciese (Ciacconio, 1. e, III, 410 seg.). 

(■*) L'altro codice nomina un Andreas de Porris (morto nel marzo del 1560), 
entrato in Religione ai 25 settembre 1523 e stato Cellerario sotto l'ab- 
bate Pacifico de Bizzozeri (1534) come dice il citato codice, e di nuovo 
nel 1539, come attesta la Miscellanea Chiaravallese, nonchò sotto l'abbate. 
Appollonio de Scaravagii (1555-T536) non de Scaramuciis , come male di- 
ceva la Miscellanea chiaravallese, 1. e , pag. 150. L'isiesso codice registra tra 

Cellerari « don Maurilio Strada » insieme con « don Alessandro Bernardigio » 
o Bernaregio (poi Abbate nel 1544) durante l'Abbazia di don Raffaele de 
Bergomi. Della preziosa croce conservata nel santuario di N. S. presso San 
Celso parlano diffusamente e il Giulini {Memorie) I, Milano, 1845), le 

Arch. Stor. Lomb. — Anno XXIII — Fase. IX. 8 



114 IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARA VALLE 

1541. Quest'anno Carlo V imperadore fu in Monastero di Chiara 
valle allogiato (^). 

Vaso d'argento per il S."" Sacramento L. 34. 23. 
E una pianeta d'argento con due tonicelle disfate e bi 
sate . argento brusato pesa oncie 168. 316 a L. 75. 
E un palio del Pois d'oro L. 637. — • 4 (^)- 
E perle che erano nella mitra e altre vendute L. 103 . — 

1542. Croce grande fatta acconzare e rimettere pietre che manchi 
vano e oro L. 75. 

Rifare e accrescere la campana grossa L. 133. 

Paramento di damasco cremesi L. 384. io. 

Reliquarii di legno 2. L. 11. io. 

Processionarii 6. L. 6 (^). 

Decima delli bastioni da far intorno alla cita di Milano im- 
posta dal Marchese del Guasto (*) governatore sopra il Clero, 
tocati al Monastero sino hora pagati L. 326. 8. 

Questo sia l'anno che vene le cavalete o siano locuste (s). 

1543. Questo anno cominciano a scrivere il cognome dei padri C^). 

antichità longob.mil. ndla. Dissert. XXXIV, e il Caffi (I. e, pag. 58) dietro 
le note del Blachi, Nessuno parla del suo rapimento e riscatto, né delle pietre 
rimessevi come si dice qui sotto, all'anno 1542. 

(*) Cosi anche la Misceli. Chiavar (1. e). II nostro, parlando d'alloggio, 
sembra indicare che l'imperatore giunse a Chiaravalle (veniva da Cremona) ii- 
giorno antecedente l'entrata solenne in città. Il Bucati {Hisloria Universale. 
Giolito, 1571, pag. 896), dice che ivi desinole «con gran piacere» visitò 
la gran botte. L'entrata in Milano avvenne il giorno 22 di agosto. II Cubani 
erra certamente dicendo (Storia di Milano, Voi. I, pag. 279. Milano, 186 1) che 
l'imperatore si trattenne solo tre giorni, mentre non parti che il giorno 29. 
(Cfr. anche Burigozzo, disgraziatamente qui mancante di un foglio nel ma- 
noscritto originale, 1, e, pag. 546 seg. — Verri, 1. e., pagina 320 seg. 

(^) V. sopra, pag. 99 nota (4). 

(*) « Processionarii >, ossia libri da usare nelle processioni. 

(*) Leggi del Vasto. 1 nostri storici sono concordi nell'attribuire i bastioni 
al governatore Ferrante Gonzaga successo al Del Vasto (+154-6.), e dicono 
(Verri, 1. e, pag. 552) che i bastioni furono compiuti nel 1555; come si 
vede il Del Vasto già vi avea pensato ed anche avvisato ai mezzi. 

(^) Cfr. Burigozzo, (1. c, pag. 548). Verri, (1. e, pag. $23). 

(^) Vedi sopra a pag. 95. 



Il 



DI M:L A.NO llj 

1544. QLiest'anno fu il passaggio e rotta di Pietro ^Strozzo Fioren- 
tino Capitano del Re di Francia ('). 

i$4j. Spese extraordinarie per la venuta del marchese del Guasto (^) 
governatore di Milano, robe comprate senza quelle che sono 
in casa L. 253. 3. i. 

Quest'anno fu il Capitulazo di Ferrarci e fu fatto due volte 
Capitolo nell'istesso anno in 4 mesi. 

1547. Quest'anno fu ammazato Pier Luigi Farnese Duca di Piacenza 
in deta cita a dì io ^S'ettembre (*), 

1548. Don Ferando Governatore vene al Monastero per incontrare 
l'Arciduca d'Austria e il Signore Cesare co' li suoi fratelli iì- 
gliuoli di detto D. Ferrando co' soldati . appare in due partite 
di polarie e salvadisine C') a Pagan pescadore senza l'altra 
robba L. loi . 12. 

1549. Fabrica. se intende la Barbaria, finire le camere nel Infir- 
marla . Solare e stabilire li doi claustri grando e picolo . acon- 
zare la fontana, pingere di fuori il claustro grande una parte, 

(') I rovesci subiti da Carlo V a Tunisi ed alla Cerisela avevano fatto ri- 
prendere l'offensiva a Francesco I di Francia, ed è per questo re che Pietro 
Strozzi, il capo dei fuorusciti fiorentini si accingeva a invadere il Milanese ; 
ma fu rotto dal marchese del Vasto a Stradella. Vedasi il particolareggiato 
e interessante racconto del Bcgati, (1. e, pag. 955 segg.). 

(^) Del Vasto de Aquino, di cui nella nota precedente (Muoni, 1. e, pa- 
gina 20). 

(•') Cfr. Bucati, (1. e, pag. 958) dove dice «il settembre» senza deter- 
minare il giorno, e accenna alla parte attribuita all' Imperatore nel fatto di 
Piacenza. Il Verri, (1. e , pag. 332) dice che dell'uccisione del Farnese, come 
anche di quella di Andrea Doria, veniva accusato Ferrante Gonzaga, di cui 
la nota seguente. 

(*) La Misceli. Chiar. (1. e., pag. 136) nota solo « 1548. D. Ferrante con 
li suoi figliuoli ». La nota presente distingue abbastanza due venute di 
D. Ferrante a Chiaravalle nell'istesso anno ; la prima fu per incontrarvi l'Ar- 
ciduca d'Austria Massimiliano chiamato in Spagna a fare le veci di Filippo II, 
al quale allora appunto Carlo V era per rinunciare gli Stati di Fiandra e 
d* Italia, e che stava per intraprendere quel viaggio di ricognizione dei suoi 
Stati, che lo doveva recare a Milano nel dicembre di quell'anno; fu allora 
che D. Ferrante fu la seconda volta a Chiaravalle e quel « signore Cesare » 
è appunto Filippo II. (cfr. Bucati, 1. c, pag. 334 segg.). 



Il6 IL SECOLO XVI nell'abbazia DI CHIARAVALLE 

a Messer Calisto (*) per la pictura della Capeleta di S. Ber- 
nardo e sopra la porta della Chiesa L. 90 con molti altri 
lavori sotto questa fabrica L. 2733. 19. 

1550. Extraordinario pagato per la Tanaia del Castello L. io (^). 

1551. Tra diversi effetti di sacristia : Paramento turchino e para- 
mento nero forniti e un piviale verde/tutti L. 863.6.6. 

Horologio aconzato a sonare a XII (^) L. 44. 
Fabrica sia il Difinitorio in capo al claustro grande e far 
dipingere la prova e altre L. 1095. i. 6. 

1552. Fabrica del scaldatorio in dormitorio. 

1553. Acquafreda datoli per elemosina da far aconzaré S. Bene- 
detto (*) che minava L. 269. 14. 6. 

1554. Comprato il calicinò d'argento per la comunione. 

1555. Quest'anno fu fatto Filippo 2 Duca di Milano (^). 

(*) Non sarebbe Callisto Piazza da Lodi? Certo egli era ancora nel suo 
fiore nell'anno 1549 e aveva già lavorato per i Gtsterciesi di Milano. Per 
essi egli dipingeva l'aflfresco che ora adorna lo scalone che mette alla Bi- 
blioteca Braidense. E allora avremmo qui due lavori di un pittore, d'una opera 
del quale il Loraazzo credette di poter dire « senza nota di temerità, che non 
sia possibile, quanto alla bellezza dei coloriti, farne altra più leggiadra .e 
vaga a fresco >. 

(^) Della «Tenaglia» del Castello v. L. Beltrami, 1. c., passim; le opere 
alle quali era destinato l' extraordinario del 155 o, non cadevano nel campo 
cronologico (1368-1535) che il eh. A. si assegnava; di due «fortezze al 
Castello de Milano, qual sono apellate Tanaglie. L'una verso Porta Cumana, 
l'altra verso Porta VercelHna » fatte fare dal governatore Gonzaga nel 1552 
parla la cronica di Mario Pizzi, recato già dal Puricelli (Amhros hanl. monwn 
pag. 1069) e poi dal Verri, (1. e, pag. 346): le due tanaghe vennero di 
strutte al tempo del Puricelli. 

(^) Cioè a suonare le dodici ore. Dell'orologio parla diffusamente la OvCi , 
sceìì. chiarcv, (1. e, pag.' 156). 

(*) Dei monasteri Cisterciesi d'Acquafredda e di S. Benedetto ha dovute 
ripetutamente parlare in questo archivio (a. XXII, fase. VI) a proposito d j 
T). Ermete Bonomi e delle sue opere. (Cfr. Lubin, 1. e, pag. 24; Celanti 
1. e. pag 15), 

(^) La solenne rinuncia di Carlo V, con che cedeva à'Filippo II gli Stat 
d'Olanda e dei Paesi Bassi, facendolo insieme Re di Napoli e Duca di Mi 
lano, fu nel 1554 e nell'ottobre dell' istesso anno Don Luigi di Cardon 
veniva a ricevere il giuramento di fedeltà dai Milanesi. 



Di MILANO 117 

1556. Extraordinario per la venuta del Card, di Trento Governatore 
di Milano a Chiaravalle L. 49 (*). 

Quest'anno passò Mons. di Ghisa con un esercito de Fran- 
cesi per andare a Roma di Gennaro 1557 (^). 

1558. N. che li denari prestati alla Camera Imperiale de l'anno 1554 
furono L. 3000 tutti prestati dal P. D. Serafino (^) L. iioo 
a Chiaravalle, il resto a S. Ambrogio e però il'Monastero li 
paga ogni anno L. 50. 

Decima imperiale concessa da Papa Giulio 3 l'anno 1553 (*). 
Decime 8 V2 ^ L. 180 per decima pagato in tuto 
L. 1249. IO. 

1559. Camera Regia e Ducale de(e) dar per il censo delli denari 
prestati 2.7 per cento sopra il censo del sale (che) pagano 
certe terre su il cremonese rogato per Alessandro Confalo 
niero a di 11 Maggio 1559. fV. sotto l'anno precedente). 

D. Apollonio de Scaravagi fcfr. pag, 11^, nota 4) monaco 
già e fuori della Religione a pagato al Monastero per esser 
liberato che il monastero non li possa chiamar cosa nissuna. 
appare rogato per Cristoforo Daverio dei Arcivescovato, a pa- 
gato L. 1150, 

Extraordiuario. Il Marchese di Pescara fece un banchetto al 
Duca di Sessa qui in Monastero (*). L'altra mano : Spesa L. 18 
e brente 4 di vino L. 40. 

(') È il Card. Cristoforo Madrucci. La sua presenza a Chiaravalle è se- 
gnalata anche nella OKisceìl. Chiar. (1. e, pag. 156). Cfr. Muoki, Governa- 
'ori, luqgolenenii, etc, dello Stato di OvCilano, pag. 26. Milano, 1859. 

(*) Cfr. Bucati (I. e, pag. 1003). Monsignor Francesco di Guisa Duca 
di Lorena si dirigeva su Napoli, uno degli obbiettivi della Lega tra Paolo IV 
e il Re di Francia ; ma fu dovuto richiamare dopo la rotta di S. Quintino. 
(Cfr. Bucati, L c, pag. 1002 segg.). 

(^) Chi fosse questo provvidenziale D. Serafino, non ho potuto trovare ; 
del prestito torna menzione all'anno 1558 e nell'altro manoscritto. 

(*) Penso per le spese della Lega contro il Turco che il Papa caldeg- 
giava (cfr. Baronio, a. 1553, n. XXII). 

(^) Questo Pescara è il marchese Avalos de Aquino figlio di Alfonso (go- 
vernatore di Milano dal 1538 al 1546). Veniva a sostituire il duca di Sessa 
Consalvo Ferrante di Cordova) chiamato sul teatro della guerra. Il Sessa 
governava dal 1558, riprese il governo nel 1563; nel 1564 gli succedeva 



Il8 IL SECOLO XVI NELL'aLBAZIA DI CHIARAVALLE 

1560. Campana grossa regitata per beneficio della Fabrica . per una 
mitria . paramenti . per il campanile e libri per la libraria ('). 
i<)6i. Marchese di Pescara Governatore a Chiaravalle L. 106. 9 (^). 
Per la fabrica del monastero L. 1900. 
Monastero della Cava (^) per la Fabrica L. 129.5. i. 
Monastero di Vogera (sic) (*) per la fabrica L. 1782. 4. 
1562. Marchese del Guasto (^) a Chiaravalle L. 22. 13. 
Libri messi in libraria n." 64 L. 485. 
Croce per l'altare grande L. 77. 10. 
E per la libraria L. 540. 12. 
Acquafreda (^) per la fabrica L. 792. io. 
S." Croce in Hierusaleme C) L. 59_j. 14, 
Monastero di Cereto subventione L. 300. 
1565. Monastero di Acquafreda datoli per soventione per la Fabrica 

e altri L. 642. 14. 
1564. Generale Lodovico il primo in Italia a nostri giorni al Con- 
cilio e Roma al Capitolo e qui a Chiaravalle (®) morse in 
Piamonte. 



Gabriele della Cueva duca d'Albuquerque. (Cfr. McoNi, 1, e, pag. 27 segg ). 
La presenza dei due ospiti è attestata anche dall'elenco dei visitatori della 
gran botte nei Caffi (1. e, pag. 13) e dalla O^Gscell. Chiar. (I. e, pag. 136). 

(*) Dal 1555 al 1557, poi di nuovo dal 1560 al 1562, dal 15683! 1570 
e nel 1573 fu abbate di Chiaravalle D. Teofilo Appiani, che fu anche ab», 
bate di S. Ambrogio nel 1558 e di S.Pietro Verzuolo di Pavia, dove mori 
nel 1573. Le nostre note lo fanno più commendevole di quel che non faccia 
I'Aresi (I. c, pag. 73) e sono del miglior genere le ripetute spese per la f 
biblioteca (v. sotto, all'anno 1562). 

(^) V. sopra nota i. 

(^) È l'abbazia di S. Maria Maddalena della Cava Cremonese, unita alla 
Congregazione Cisterciese da Giulio II l'anno X del suo pontificato. (Cfr. Lu- 
BIN, 1, e , pag. 95 ; Celani, 1. e, pag. 30). 

(*) L'abbazia di S. Ambrogio di Voghera, fondata nel 1535 (cfr. Misceli. 
Chiar., 1. e, pag. 130; Lubin, 1. e, pag. 424; Celani, I. c , p. 84), 

(^) V. sopra nota i. 

(*) V. sopra pag. 116, nota 4. 

C) Cfr. Misceli. Chiar., 1. e, pag. 130. 

(*) Pare voglia dire che il Generale dell' Ordine, dopo essere state 
al Concilio a Trento (chiuso il 4 dicembre del J565) ed al Capitolo gè 



il 



iJ 



D I M I L A N O 119 



'1565. Cardinale Carlo Borromeo (*) legato e Arcivescovo di Milano 
la prima volta . spesa de questi frati L. 52. 2. 
Acquafreda per le vedriate L. 129. 17.6. 
Item per il Seminario (-) pagato L. 324. io. 

1566. Seminario de' Chierici pagato L, 1920. 

1567. Fabrica sia il solo delle camere sia braccia 501 a den. 4 . 9 
monta L. 118. 9. 9. 

Item i cieli delle dette camere sono br. 923. a d. 5. 
L. 230. 15. 

1568. Quali denari si debano impiegare per beneficio di detto mo- 
nasterio d'Acquafreda rogato per Messer Anesarco Riva a 
di 28 Marzo 1569 . sono in tutto L. 1198. 8. 

Fabrica cioè finire le stanze di sopra e di sotto de la fo- 
resteria . usci, finestre, invedriate, ramate e il portico e il 
campanino delle hore cole vedriate del Oratorio e altri lavori. 
Il cielo del andito della foresteria sia br. 318 a d. 4. 9. Il 
solo a cangelaria (Cancelleria) — bora sartoria 1599 che io 
scrivo il presente extrato (^) — a (ha) br. 113 il cielo a d. 5 
il braccio, tutta la spesa sia montata L. 4376. 6. 6. 



nerale a Roma, passò a Chiaravalle nel 1564. Era Lodovico de Bessay, 
il primo di quel nome, il quarantanovesimo nella serie degli abbati di Ci- 
teaux, che compare infatti fra gli abbati presenti a Trento. {Canones et decreta 
Concila Tridentini ed A. L. Richter Lipsia 1853, pag. 623). Morì nel mo- 
nastero delle monache Cisterciesi di Poiola (la Gallia Christiana, IV, loio, 
scrive Toigìola) in diocesi di Mondo vi, e quivi fu sepolto, trasferitone il 
cuore a Citeaux. Parlano del monastero, non dell'illustre ospite, le Memorie 
Storiche della chiesa vescovile di Monter egale di G. Grassi (tom I, pag 146 seg.). 

(*) Cfr. Misceli. Chiar.^ 1. e, pag. 131. 

(*) E fu per ottemperare al decreto pubblicato da monsignor Ormaneto, 
Vicario generale di S. Carlo, a' io dicembre 1564 (il testo del decreto è 
in ^cla Ecclesie O^Cediolanensis, voi. Ili (II degli Atti di S. Carlo) col. 1260 
— Milano, 1896). Di qualche difficoltà opposta al pagamento della tassa pel 
Seminario fanno fede alcune lettere conservate nella corrispondenza di S. Carlo 
nella Biblioteca Ambrosiana. 

(^) Se il « presente extrato » dovesse riferirsi a tutti i registri spogliati 
del nostro, si avrebbe l'età precisa del Codice ; il male si è che potr<?bbe a 
rigore riferirsi solo al registro del pi-esente anno 1568. 



IL SECOLO XXI nell'abbazia DI CHIARAVALLE 



1570. Cardinale Borromeo (') 4 di in Monastero del mese di Set- 
tembre L. 35. 

1571. Fabrica sia la faciata del Choro di comisso a statove (-) e 
historie di bronzo . ogni cosa L. 3364. 11. 3. 

1572. M/ Bernardo Soiaro f) pictore per l'Anchona dattoli per la 
pictura a bon conto L. 855. io. 

1573. Carlo Card." Borromeo qui a Chiaravalle Se. 35. 13. 

Fabrica sia la capella grande L. 1789. 2. 
Quest'anno morse il R." P. Theofilo Abbate di Chiaravalle 
Presidente ("*). 

Vino raccolto bte. 15 Va- 

1574. Anchona la pictura a M/ Bernardo Soiaro cremonese . la pic- 
tura monta L. 1475 io. » 

Ornamento dell'Anchona li reveglio {sic, forse per rilievo) 
di legno da M.''" Francesco Valla Bergamasco L. 619. ado- 
ratura L. 1357. Pictura 1545. Intaglio 619. io (°). 

Vino raccolto bte. 18 r, 

(1) Da questa nota e dall'altra simile all'anno 1573, pare che Chiaravalle 
sia da aggiungere ai luoghi prediletti da S. Carlo a scopo di spirituale 
ritiro (cfr. Giussani — Rossi — Oltrocchi, T)e Vita et rebus gestis S. Ca» 
roli, col. 190, nota b) ; se pure le ripetute presenze dell'Arcivescovo non 
erano per asserire il suo diritto di visita, contestato dai monaci, come ap- 
pare dalla citata corrispondenza (v. p. 119, nota 2), forse pel privilegio con- 
cesso all'Ordine da Innocenzo Vili nel 1489 (cfr. cod, ms. braidense AE. 
XV, 32, pag. 83). 

(^) V. sopra pag. 199, nota 4 in fine. 

(^) Bernardo Gatti detto il « Soiaro; » il Caffi (1. e, pag. 45) ha dato 
l'accordo per la pittura qui accennata, fatto a' 18 di giugno 1572. 

(*) Dì D. Teofilo vedi sopra, pag. 118, nota l. 

{^) I competenti vedranno se questo del Valla, come anche i nomi del 
Da Fermo e del Santagostino, meritino un posto nella storia della tarsia. Io, 
aggiungerò qui che l'ornamentazione dell'aitar maggiore non venne compiuta 
che molto più tardi. 

I piedestalli laterali dell'altare maggiore, col medaglione e gli scalini di 
marmo nero, furono eseguiti da un M.'" Lodovico Bianchi da Vigiù e da 
un M.™ Bernardo Giudici da Saltrio « per quello che spetta alla loro pro- 
fessione di lapicida » sopra disegno dell' ingegnere collegiato Andrea Biffi, a 
tenore dell' istrumento 18 gennaio 1686, a rogito Gio. Battista Airoldi, di 



T 



DI MILANO 



1575. Fabrica sia il pedaso o sia stallo del Anchona il sollo di larso 
(larice?) della Capella e la tendina verde bra. 130 di tella e 
molti altri lavori per questa causa. 

Item la capella privilegiata fatto l'anno presente ('). 

Anchona l'adoratura fatta da messer Gio. Pietro Mariani 
monta L. 1357 (-). 

cui si conserva l'originale unitamente al nostro codice; annessavi una lettera 
autografa di un altro ingegnere collegiato della città di Milano, Gio. Battista 
Quadrio, colla quale in data 7 luglio 1687 collauda il lavoro, che descrive, 
e dice « il tutto ben operato in forma collaudabile, riservato certe bagatelle 
di poca consideratione. » 

Coi documenti accennati sta pure l' istrumento 6 agosto 1687 a rogito 
dell' istesso notaio, per il quale M.° Bernardo Giudici di Saltrio e Francesco 
Maria Giudici da Vigiù, anche a nome di Stefano Bianchi pur da Vigiù « co^ 
gnato del sodetto absente > si obbligano « di fare a tutta lor spesa per 
quello spetta alla loro professione di lapicida, cioè di pietre nere, bianche di 
Carara, ardese, mischio di Francia, brocatello di Spagna, et alabastro che: 
bisogneranno per fare il Tabernacolo sopra gli gradini già messi in opera 
dalli sodetti all'Aitar Maggiore della Chiesa grande di S.'^ Maria di Chiara- 
valle conforme il disegno colorito, e distinzione delle pietre ». < 

L' istrumento è sottoscritto dai sudetti e dal P. Cellerario e Procuratore- 
D. Costanzo Bolognini; prezzo convenuto L. 5600, delle quali 600 all'atto 
dell' istrumento, più il vitto. 

Sono annessi all' istrumento : 

i.° Disegno della pianta ed elevazione dell'opera con la scala e i colori. 
2° Distinta delle pietre con lettere dell'alfabeto, che ritornano nel disegno. 
3.° Istrumento 8 maggio 1688 per i due Angeli di marmo di Carrara 
da eseguirsi da Siro Zanelli; e relativi confessi. 

(*) Dai documenti chiaravallesi studiati dal P. Bonomi conservati nella' 
Bibl. di Brera (A E, XV, 32) è da intendere la capella dei XII Apostoli, alla 
quale venne concesso l'altare privilegiato da Gregorio XIII nel 13 aprile 1580.' 

(*) Insieme al libretto del quale veniamo dando notizia, in una carta 
molto guasta e di difficile lettura, si trova l'originale àtW Accrdio Yegùiió 
tra il R/" Abate de Santo Ambrogio maggior di Milano t D^isr. Gio. 
Titiro jDi Mariani a dì 12 ottobre 1^74, con la sottoscrizione autografa, 
anche di Gio. Pietro Luino (presente si dice nell' istromento , ma non è 
sottoscritto il costui fratello Aurelio); e con non pochi interessanti parti- 
colari. Non sarà discaro agli studiosi della storia regionale delle arti 
l'avere il documento nella sua integrità ; ed eccolo qui : 



IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 



1576. Presbiterio finito a M/" Gotardo {^) per intersia L. 751. 4. 6, 
Et a M/° Antonio da Fermo e M/' Cristoforo S.'° Ago- 
stino per il resto L. 488. 15. 

« Prima detto m. Gio. Pietro si obbliga da qui a Pascha di maggio de 
darne finito in tutto punto l'ornamento dell'ancona di Chiaravalle in tutto 
e per tutto in questo forma. Adorarà tutta l'anchona ben coperto al giuditio 
d'ogni perito, d'oro. Il rilevo doro bornito, et li campi d'or guarnito, gli 
metterà a sue spese giessi, colle, colori che gli anderanno, colorirà le figure 
tutte a olio e colorirà gli puttini di sopra et lavorerà gli panni a brocati 
et alia mosaica a foggia antica sopra loro, et il tutto gli rimetterà a giu- 
ditio del sopradetto P. Abbate di Santo Ambrogio et per tal fatica il detto 
P. Abbate di S. Ambrogio a nome del molto R. P. D. Giuvenale Oraboni 
per Dio gratia Abbate del Monastero di Chiaravalle gl'ha promesso et pro- 
mette de dargli scudi duecento trenta doro in oro; che se gli daranno 
subito finita l'opra et non altrimente, gli darano anchora il vino per 
loro quando lavorarano in Chiaravalle, il restante faranno tutto a sue 
spese, potendosi nondimeno servirsi della legna del monastero per far 
foco et metendoci essi il carbone et occorrendo chel R. P. Abbate si accon • 
tenti di farla far in Milano detto M." si obbliga a farla senza vino et senza 
altro. Solà(mente) per gli convenuti danari perchè detto M." non ha il modo 
di aspettar tanto gli danari, però se gli è promesso de dargli scudi trenta 
doro da qui a S. Martino, di poi non se gli darano altri danari sanche non 
finita mezza l'opra ; et finita detta mittà della opra se gli darano poi cin- 
quanta scudi anchora, et finito el restante si sodisfarà del tutto, et per fede 
della verità ho fatto la presente di mìa mano alla presenza del detto M. Gio. 
Pietro che se sottoscriverà anche lui, et alla presenza del sig.' Hieionimo 
Maldotto et messer Aurelio et fratello pittori a di 12 di ottobre I574. 

« Io Don Cusimo Abbate di mano propria 

« Io Gio. Pietro Mariano afermo quanto di sopra et in fede di questo ho 
sotoscrito di mia mano propria oservar quanto di sopra chontiene. 

« Io Hieronimo Maldotto fui presente a quanto sopra si contiene de vo- 
lontà delle parte mi sono sottoscritto per testimonio 

< Io Jo. Pietro Lovino fui presente e de volontà de le parte me sono 
soto schrito per testimonio » 

Dell'abb. D.» Cosimo (Piantanida) vedi Aresi, 1. e, pag. 75, 77. 

Chi fosse quel Gerolamo Maldotto non saprei dire. 

I patti (molto cauti, come si vede) pei pagamenti non furono poi cosi 
rigorosamente mantenuti : annessi aìVacordio esistono ancora sei confessi del 
Mariani per altrettanti acconti. 

(*) È il Gottardo Tedesco del Caffi (I. e, pag. 45). altro intarsiatore come 
sopra (pag. 120, nota 5). 



D I M I L A N O 123 

1577. Quest'anno sono stati in inonasterio a fare li palii e An- 
chone per Cistertio un la Natività della Madonna e l'altro 
l'Assunta in cielo persone 4 continuo e alle volte più a spese 
del Monastero ('). 

1578. Marchese Aiamonte Governatore {^) di Milano qui al Mona- 
stero di lulio L. 135. 19 9. 

1580. Mitra richamada d'oro con perle e altri paramenti pontificali . 
badila e bronzino d'argento adorato. 

Cadregha pontificale fornita L. 42. 

1581. Una croce d'argento pettorale con sancte reliquie e doi anelli 
d'argento adorato. 

Fabrica sia le III capelle cioè S. Michele . S. Stefano . Ma- 
dalena e parte del Campanile — Molino L. 4839. 6. 

1582. Per la pictura delle III Capelle Rosario S. Stefano e Mada- 
lena senza le sue Anchone senza l'oro L, 910. Oro miara 7 
e più altro oro L. 45 (^). 

(') Pare si tratti di copie eseguite in Cliiaravalle da artisti francesi : I'^^- 
sunia è, penso, la tela del iSoiaro di cui sopra (pa^. 120, nota 5). 

(2) Fu Governatore dal 1573 al 1580, è quello della peste, dove però 
non si fece grande onore ; quello dei fieri contrasti con S. Carlo ; e quello 
ancora che mori fra le sue braccia (Ml'gni, 1. e, pag. 51). 

(■^) Anche per le tre capelle qui nominate esiste nello stesso mazzo col 
nostro codicetto l'Accordio Mia pictura e adoratura. Dell'anno 1582 lo dice 
una nota d'altra mano coeva, ed è firmato dall'Abbate e Presidente D." Gio- 
venale Oraboni, dal pittore che si scrive « Io Alessandro bianche ditto de 
la pobia » e da due testimonii. Il lavoro da eseguirsi è descritto con molti 
particolari : per es , nella capella del Rosario « tutti li quindeci misterii di 

esso Rosario della Madonna figure di colore e figure alla proporzione 

delli campi con una arma colorita. Il restante delli campi croteschino (sic) 
colorito salvo la fassa che circonda li campi grandi da basso quali gli va 
una fassa con listelli dalle bande di colore. » Il pittore si obbliga anche alla 
doratura, il convento anche alle cibarie per tutti quelli che lavoreranno in- 
torno alle dette capelle. Il prezzo convenuto era di L. 900 (< Due. 150 da 
L. 6 l'uno >) ; ma, come si vede, il preventivo fu superato, come anche per 
l'oro che era stato preveduto in « miara due » e molto probabilmente anche 
nelle « cibarie. > Anche il pagamento doveva farsi in tre rate al compimento 
di ciascuna capella; invece si trovano aggiunte al documento ben diciottp 
ricevute di altrettanti pagamenti parziali fatti al phtore. 



I24 IL SECOLO XVI nell'abbazia DI CHiARAVALLE 



Capella di S. Benedetto con l'oro L. 441.15. Pietre sa- 
crate 3. - 

1585. Per un pastoi-^le tutto d'argento L, 530. i. 6. 

Doi tabernacoli di lottone adorato per le sancte reliquie e 
■altri per le la:itipade L. ,55. 
1584. Extraordinaria. Cardinale Sfondrato (') L. 71. 16. 

Tavole del scaldatorio 193.11; 
1595. Anchone III. Rosario .S. Stefano è S. Benedetto L, 313.7. 

Tavole del Scaldatorio finite L. 1 5 1 , 

1586. Fabrica Castello delle campane L. 192. 

1587. Card. Sfondrato L. 46. 

E per far piantare il navello dell'acqua santa L. 15. io. 
1590. Card, Sfondrato L. 60, 

: ' Item il Vescovo di Machierata (sic) {^). 
; ,:• Fabrica sia l'Hostaria con altre case ecc. L. 1752. 12. 6. 
1592. Sacristia. fatto rifare la pictura delle capelle guaste L. 96, 
1^93. Pictura della fabrica nova (") a Messer Gio. Battista Merino 

con uno compagno monta L. 800. 
1594. Fabrica la foresteria nova, l'ortisino e orologii solari. 

Monsu di Lauson Baron Francese qual era stato ambascia- 

(*) II Card. Nicolò Sfondrati milanese: fu grande amico di S. Carlo, 
vieseovo di Cremona dal 15^0, e poi papa Gregorio XIV. La Misceli. Chiarav. 
(1. e , pag. 1 36) e la cronaca del Caffi (I. e, pag. 1 3 ) registrano la sua venuta 
del 1596, non questa del 15^4, né quella del 1587 che segue. Fatto Cardi- 
nale a' 12 dicembre del 1583 la sua venuta del 1584 a Chiaravalle coincide 
probabilinentè col suo ritorno da Roma; come la venuta del J587 col suo 
viaggio à Torino per tenervi al sacro fonte il neonato di Carlo Emanuele 
per incarico di Sisto IV. (Ughelli, 1. <;., IV> 6175 Giacconi6;>1. ccì> IV^ 7&;- 
Arisi, Cremona litleraia, Parma, i7i6"> pag. 411). " : r " 

(^) -Questo vescovo di Machierata, ossia Macerata, è Galeazzo MorGni;ia 
sua qualità di milanese basta forse a spiegare questa sua visita a Milano 
(Ughelli, Italia sacra, II, col. 743 ség.); l'altra sua qualità di Commenda- 
tàrio dell'Abbazia Cisterciese di S. Marziano di Tortona (I'Ughelli, 1. C, dice 
« S. «Martino > — cfr. Lubin, 1. c.^ pag. 118) può spiegare la sua Visita ai^' 
Cisterciesi di Chiaravalle. 

' (^) Probabilmente il Palazzo dagli Abbati, di cui nella Afw«K. Chiar. (1. 
e, pag. i3r) e la pittura affidata ài Merino ed al Suo compagno, a quanta 
pare, fu opera di imbianchini. 



li 



DJ MILANO 12$ 



tore alquanti anni appresso al gran Turco in Costantinopoli 
a nome del Re di Francia che fu ammazato da Fra Giacobo 
Clemente stete qui allogiato per mesi 6 de inverno . Qua lo 
vene visitare il gran Contestabile governatore di Milano e fu 
in chiesa la moglie per inavertenza de portieri (*). 

1595. R."'° Cardinale Borromeo Arcivescovo per la prima entrata 
dimorato in monastero 3 di con la sua corte (^). Spesa 
L. 33. 17- 

1596. Fabrica sia ih suol della Chiesa L. 471. 14. 

Item il magazino del Refetorio e la saleta^e ]camino e fi- 
nestre della porta L. 1^6. ..:.:,!;" ■;; i_;..;i ';.;sn"-:-; 

Imbiancare il claustro e dormitorio L. 994. 



(1) II «Gran Contestabile governatore di Milano > è luan Fernahdez' ile 
Velasco Contestabile di Castiglia e: L°one ecc. ecc. subentrato nel 15 92 al 
Duca di Tèrranuova nel Governo di Milano (Muoni, 1. e, pag. 33). Nella 
chiesa principale non erano, secondo la regola, ammesse le donne; per qpesto 
appunto venne eretta la chiesetta di S. Bernardo presso la porta (cfr. CAffi, 
i. e, pag, 63) così potè aver luogo l'inavvertenza del portiere. — È 
"appena d'uopo avvertire che il re di Francia è Enrico IH, assassinato da 
Jacques Clement ili." agosto 1589 e morto il giorno dopo : era salito al 
trono nel 1 5 74. — I buoni rapporti di amicizia e intelligenza dei re cristia- 
nissimi colla Sublime Porta sono noti. Lorenzo Friuli nella sua 1ie1a:(ione di 
Francia del 1582 (Le '^laiioni degli Ambasciatori venuti al Senato. Serie t, 
voi. IV. Firenze 1860, pag. 447) dopo aver accennate le ragioni di quei 
rapporti dice : <s( il re presente che disegna vivere in pace non tiétiè della 
loro (dei Turchi) amicizia quel gran conto come solevano tener f re suoi 
antecessori. Vorrebbe bene Monsignore suo fratello che si procedesse altri- 
menti e si crede che sua Altezza abbia qualche privato agente e secréto a 
quella Porta per sollecitarla contra Spagnuoli. » Che Fospité di Chiara valle 
fosse questo agente reduce ? Dopo sei mesi di dimora il' suo segreto potè ben 
esser divenuto il segreto di Pulcinella. Né deve sembrare strana la visita del 
Governatore spag;nuolo. Era il tempo, nel quale Filippo II resisteva alle istanze 
di Clemente Vili che si unisse ai principi Italiani contro i Turchi. E forse 
invece di « Lauson » volevasi scrivere « Lauzuh , » la famiglia, uh cadetto 
della quale fu il notò favorito di Luigi XIV, e dhe'potè ben dare un agente 
di importanza, od un ambasciatore come il nostro. .,/ 

(*) Si tratta del Cardinale Federico Borromeo, come qui ' dice la "data, e 
la Oì^iscell. Chiar. già lasciava intendere. 



126 IL SECOLO XVI nell'abbazia. DI CHIARAVALLE 

Vescovo Citadino (*) a S. Bernardo. 

1597. Adorate le 14 figure del tabernacolo L. 42. 

Azonta agli angioli L. 35. 

1598. Card. Piato alla festa di S. Bernardo {^). 

1599. Quest'anno a dì io Tulio il Card.® Francesco Dictristeian (sic) 
all'Arciduca Alberto d'Austria e al Infante Isabella sua moglie 
per dare il stocho e il capelo benedetto da S. S. la notte di 
Natale e dar la Rosa d'oro al Infante benedetta medesima- 
mente dal Papa la Domenica IIII di Quaresima cioè Lettare ('). 

(') Francesco Cittadini milanese, fatto vescovo di Castro nella Provincia 
Romana nel 1568; dovette abbandonare la sede nel 158 1; ma nel 1601 ne 
riteneva ancora il titolo (cfr. Uchelli, Bah Sacr., I, coli. 582). L'Oltrocchi, 
(GiussANi-Rossi, 1. e, col. 627, nota a) ricorda che alle tempora autunnali 
del 1582 il Cittadini conferiva gli ordini qui a Mirasele per S. Ctrlo assente. 

(^) La Misceli. Chiarav. (I. e, pag. 136) non parla di questa venuta del 
Card. Piatti, ma solo di quella che viene appresso. Anche il Piatti era Mi- 
lanese ed a Milano aveva la sua famiglia. 

(^) La Misceli. Chiar. (1. e, pag. 136) sotto l'istessa data notava: «Il 
R.™° Signor Francesco Borro Germ. (ed io sospinto dal proto mi accon- 
tentavo, dopo qualche ricerca, di notare : « Chi sa di che Borro si tratta ? >) 
Legato Apostolico fu qui in Chiaravalle detto il Cardinale Tristano ». In 
una giunta al secondo dei presenti codici e che vedremo in fine di questo 
scritto si legge: « Francesco Bari > e il nome Tristano non sopravive che in 
cancellatura, sostituito da quello di Dictristeian come qui sopra, e con le stesse 
notizie. E con questo ogni m stero scompare. Quel Borro e quel Bari devon 
leggersi Baro ossia Barone , e quel Tristano si deve leggere T>ictrichstain ; 
perchè si tratta appunto del Barone Francesco di Dictrichstain fatto Car- 
dinale da Clemente Vili a' 4 di marzo del 1598. (Cfr. per questa data 
G. Palazzi, Fasti Cardinalinm, voi. Ili, col. 780. Venezia, 170 1 — per il 
Cardinale stesso anche Ciacconio , 1. e, IV, col. 3 24 segg.). h'< Arciduca » 
qui menzionato è quell'Alberto d'Austria figlio di Massimiliano II, nipote a 
Carlo V e fratello a Rodolfo II; semplice chierico e Cardinale, già pro-re 
di Portogallo, e governatore, e poi quasi sovrano dei Paesi Bassi, dopo che, 
rinunciata la porpora, ebbe sposata Isabella figlia di Filippo II , che fu a 
Ferrara alla presenza di Clemente Vili e della Regina madre, nel mentre 
stesso che Filippo III sposava Margherita d'Austria^ rappresentato Filippo 
dal nostro Arciduca, e Isabella dal Duca di Sessa. (Cfr. Ciacconio , 1. e, 
IV, col. 52; G. Palazzi, Gesta Tontificnm, voi. IV, Venezia, 1688,001.467). 
Il Ciacconio fa pensare che Alberto ricevesse il capello e Io stocco a Ferrara 



D I M I L A N O 127 



E gli fumo il Contestabile e il figlio che mangiò in com- 
pagnia del detto cardinale. Egli fu il Card. Piato con molti 
altri Signori e concesse un Indulgenza plenaria per cinque 
anni lasciando fuori l'anno santo 1600 e cinque volte l'anno 
cioè: S. Giovanni Battista . S. Bernardo . la Natività della Ma- 
donna . Ognissanti e Natale di N. S. Jesu Christo. e dimorò 
qui per 6 giorni dove fu visitato da molti signori e mon- 
signori. 



L'altro Codice, del quale passo a dare notizia, appartiene alla 
Biblioteca Trivulziana ('), dove porta il numero 1290. Ne aveva 
fatto cenno il Porro (^) sotto il titolo di Miscellanea Monaslerii 
Clarevallensis. Egli aveva ogni ragione di dire che il codice « è 
prezioso per la storia della celebre abbazia Cisterciense di Chia- 
ravalle, » ed è anche per questo che non ho stimato inutile di 
farlo conoscere anche meglio che il Porro non abbia fatto; dico 
anche per questo motivo: perchè un altro motivo è per me l'aver 
già parlato di un'altra Miscellanea Chiaravallese in questo stesso 
Archivio, parecchie cose in quella accennate ritrovandosi qui in 
forma più chiara e compiuta. Possiamo qui farci un' idea abba- 
stanza chiara delle condizioni patrimoniali della già opulenta Ab- 
bazia, e della riforma introdottavi, senza dire di molte altre curiose 

dalle mani del papa; il Palazzi dice solo che ne ricevette la Communione: 
l'uno e l'altro ricordano la rosa d'oro donata a Margherita (cfr. la Reìaiione 
dell'entrata solenne fatta in Ferrara da Margherita d'Austria regina di Spagna, 
del Concistoro publico fatto da Clemente Vili per tale effetto , messa pontificale 
e cerimon'e pe' sponsali:^ii fatti nella Cattedrale della Città, colla cerimonia della 
rosa d'oro che il Papa finita la messa donò alla regina di Paolo Ml'CANZIO, 
stampata in Roma l'anno stesso). Il nostro scrittore sembra mettere appo- 
sto le cose, in modo anche più conveniente alle leggi dell'etichetta diplo- 
matica. 

(») A S. E. 1' IIl."»o signor Principe G. G. Trivulzio ed al Bibliotecario si- 
gnor Emilio Motta devo di aver potuto studiare il codice con ogni mio agio 
e ne rendo loro publiche grazie. 

i^) Catalogo dei Codici manoscritti della Trivulziana. Torino, 1884, pa- 
gina 502. 



128 IL SECOLO XVI nell'abbazia DI CHIARAVALLE 



notizie non senza valore sia per la storia delle Commende, sìa anche 
per la storia generale. Non altrettanta ragione aveva il Porro di 
dire che il Codice è « in fol. del sec. XV, XVI e XVII; » massime 
che conchiudeva tosto il suo cenno dicendo : « fu scritto da un mo- 
naco di quel Cenobio, ma non vi pose il suo nome. » ; ora quel 
monaco, come vedremo , non potè scrivere nel nostro codice 
che dal 1556 al 1601. Il codice misura cm. 21 X 30, né ha 
traccia di scrittura del secolo XV, e, tranne pochissime giunte di 
altre mani del secolo XVI e del primo anno del XVII , il rima- 
nente è tutto d'una mano, per quanto mostri varietà d'inchiostro 
e di tratti , comechè scritto in diversi tempi , che non vanno 
però oltre l'anno 1601. Dirò anche che quella mano appare ma- 
nifestamente la stessa che scrisse il Libro dei Prati di Chiara- 
valle, e il Libretto di notizie del quale ho appena finito dì par- 
lare, e che questa circostanza ed altre, che vedremo, possono 
facilmente persuadere che lo scrittore fu sibbene un monaco, ma 
un monaco converso chiara vallese , il dì cui nome sì trova, nel 
codice, se non propriamente come quello dell'autore , certo in 
condizióni da farlo per tale ritenere : ì pochi lettori della Miscel- 
lanea Chiaravallése hanno già capito che si tratta del modesto 
e valoroso frate Benedetto de' Blachì (^). Ma veniamo al codice. 

In un primo qùintemetto dì fogli non numerati, è dato « Il 
nome di tutti gli abbati del Monastero dì Chiaravalle di Milano. » 
A questo titolo tengono dietro alcune date della vita di S. Ber- 
nardo, della fondazione dì Cistercìo, di quella di Chiaravalle di 
Milano, anche qui, come nella Miscellanea (ì. e, pag. 125) riferita 
all'anno 1135. Anche qui, come là (1. e., pag. 127) sono ommessì 
,i due primi priori Balduino: e Ambrogio, e si comincia la serie con 
Bruno o Brunone abbate all'anno 1148; la serie è condotta dalla 
stessa mano fino all'anno 160 1, all'abbate D. yizBsimwiodé' Pavariccsn 
D. Tìburzio de Ferrandi per Cellerario, dopo i quali un'altra mano 
aggiungesotto gii anni 1602 e 1603 e il nome dell'abbate D. Celso 
della Torre. Il futuro storico di Chiaravalle, se mai verrà, farà 

(^) ^rch. Slor. Loinh., 1. e , pag. 100 segg. 



D I M I L A N O 129 



bene a tener conto dell'elenco dei primi dodici abbati (i 139-1258) 
dato dal P. Ermete Bonomi (') nel volume sesto del suo Codice 
diplomatico chiara vallese (ora Braidense A E. XV., 25, pagg. 1004 
segg.), promessane, ma non data, la continuazione nel volume de- 
cimo (Br. A E. XV, 29, pag. 837): qualche differenza di nomi e 
di dati non manca, e per le ragioni altrove accennate (^), credo 
che il diritto di essere preferito stia pel Padre Bonomi. 

Io mi limito a due osservazioni. La prima è che la nostra serie 
sotto l'anno 1350 tra gli abbati Egidio Biffo e Cristoforo </<? Ter- 
zaghi reca anche quell'abbate Settala, che manca anche alla Mi- 
scellanea Oliar avallese, come notammo a suo luogo (1. e, pag. 1 28) 
e del quale il Caffi (1. e, pag. 127) lasciava tutta la responsa- 
bilità al Puccinelli che dice recarlo senza dir dove; e il Puccinelli 
lo reca infatti (') , ma col nome di Lanfranco, mentre il nostro 
scrive Henrico. È ben vero che questo Henrico venne supplito 
posteriormente e più tardi ancora il cognome de Sellala; ma l'uno 
e l'altro sembrano dell' istessa prima mano. La seconda osserva- 
zione riguarda le note apposte ai nomi degli abbati. Sono poche 
e molto laconiche, ma di alcune conviene tener conto per la luce 
che recano alle corrispondenti note della Miscellanea. 

Così per l'abbate D. Antonio Fontana (i 390-1417) (cfr. Miscel- 
lanea Cli., 1. e.) è detto che « si presume che anche facesse fare 
la chiesuola della porta con il palazzo li atachato per l'arma che 
ich'è) de Fontani. » 

All'abbate D. Andrea Meraviglia « di Meraveia, » il de Mirabi- 
libus della Miscellanea (1. e, pag. 128 e 133), è bensì confermata 
la fabbrica dell'orologio e della campana grossa, e la rinuncia 

(*) Tìd monaco cisterciese Don Ermete 'Bonomi e delle sue opere in Arch. 
Stor. Lomh., a. XXII, f. VI, pag. 505 segg. 
(^) Cfr. Misceli, chiar., 1. e, pag. 138. 

(^) Vedi Memorie auliche di Milano. Milano, 1650, pag. 122. « Nel d(etto) 
luogo (a Chiaravalle) Lanfrancus Septala Clarevallis Abba5 obiit 1355. » Non 
NOglio dire impossibile che il nostro confonda con Enrico Settala, Arcive- 
covo di Milano, che nel 1220 consacrava la chiesa di Chiaravalle (Caffi, 
1. e, 9, 55). 

Arck. Stor. Lomb. — Anno XXIII — Fase IX. 9 



IJO IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 

all'abbazia nel 1433; ma non lui stesso, come nella Miscellanea, 
sibbene un « D. Andreolo » abbate nel 1442 vien detto essere 
stato fatto vescovo; né, come la Miscellanea (1. e, pag. 128, nota ^) 
con insolubile enigma diceva, vescovo Vasturatensis , o, come l'U- 
ghelli Ugentimis^ ma « di Vadione nel Regno Napolitano » . . . . 
con un altro enigma disgraziatamente non meno insolubile, almeno 
per me. 

Riformato il monastero di Chiaravalle coli' introdurvi i monaci 
del monastero di Settimo toscano, la serie dei priori e degli abbati 
data dalla Miscellanea va soggetta ad incertezze, che indicavo in 
una nota (1. e, pag. 129, nota 2); incertezze che qui sembrano 
totalmente dissipate (i). 

Come nel primo dei due presenti codici, così anche qui, a co- 
minciare dall'anno 1504, al nome degli abbati si aggiunge quello 
dei Padri Cellerarii. 

Viene poi una nota che giova recare come quella che delinea 
chiaramente gli ufficii gerarchici dell'Abbazia e ci dà un' idea della 
coscienziosa laboriosità dello scrittore e insieme la sua atten- 
dibilità. 

« Avendo » dice « descritto tutti li nomi delli Rev. Abbati e 
una gran parte delli p. Cellerarii come principali del Monastero 
uno in generale tanto nel spirituale quanto nel temporale, il secondo- 

(*) Il Codice Trivulziano dice : 

« 1442. D. Antonio Isolano priore e agente del Card. Lodovico Aqui- 
leiense Commendatario. 

€. 144 3 -146 5. Giovanni Pozzobonello priore. 

« 1466-1467. D. Pacifico da Fiorenza e questo sia il primo priore dopo 
la riforma e la divisione della commenda che si fece l'anno presente. 

« 1468. D, Arsenio de Dominici da Fiorenza priore annuale. 

« 147 1. D. Girolamo de Dominici priore. 

« 1473. D. Girolamo de Dominici primo Abbate (dopo la riforma) 
annuale. 

«C 1474. D. Placido di Serguadagni da Fiorenza Abbate , privato dal- 
l'Abbate di S. Celso e il Prevosto di S. Lorenzo di Milano di commissione 
di pp. Sisto 4". » 

Dell'accennata privazione si vedrà avanti un cenno più chiaro. 



NELLaMARCA Ijt 



solo nel temporale, pareva che fosse imperfetto questa mia raccolta 
se non gli havesse posto ancho li ven.,; Vicarii o come diciamo 
p. Priori alli quali è raccomandata tutta la cura della chiesa e di 
t itté le osservanze del Monastero. E per volere ritrovare il nome 
delli Re."^' Abbati mi è stato di necessità a rivolgere tutti li libri 
antichi de computi e tutti li carneri e sachi di scritture antichis- 
sime a una per una per piccia che si fosse. E perciò incominciarò 
dal principio che li nostri Padri hanno cominciato a tenire conto 
delli residenti nelli monasterii, o che lo facessero perchè erano 
puochi o per altri rispetti. Erano l'anno 1535 Monachi 7 (^). Con- 
versi 2., Servitori 5. » 

Segue l'elenco dei PP. Priori dal 1535 fino al i6oi, e poi un 
abbondante supplemento all'elenco dei Cellerarii, « che mancano 
alli suoi luochi per non averli ritrovati a tempo : » sono cinquan- 
tacinque dall'anno 11 57 al 1505. 

Qui cominciano i fogli numerati, e nel primo un prolisso titolo, 
che dice così : Liber iste continet nomiìia omnium patriim, J^.'^"'''*"' 
Domiìioruni (fin qui in rozzo gotico , il rimanente è in corsivo) 
Presidentium . Vicepresideniium . Abbahim . Priorwm . Visitatorum . 
et Otiatuor ElectoriiTU singulis annis omnium, monasteriorum, Lom- 
bardie, et (corr. ex cum^ qicedam notabilia et etiani Capitula in 
Monasteriis celebrata . Incipiendo anno 1556 . Conlinet etiam no- 
mina et cognomina omnium Mo7iachorum ac Conversorum exì- 
stentium in Coìigregatione incipiendo anno suprascripto 1556 . cum 
annotalioyie Anni, Mensis et Diei, (quo) Habitum sancte Religionis 
predicti suscepericnt. Et etiam anni eorum dormitionis, qui apud 
710S decesserunt . Insuper coìithiet Nomina omnium monachorum et 
Cotiversorum per ordinem, siugulis annis defunctorum, et nomeìi 
loci ìcbi decesserunt . Continet etiam annos fundationis circa quin- 
genta monasteria (sic) et multa alia. 

Nel verso del primo foglio incomincia subito la serie dei digni- 
tarii dei diversi monasterii, che dapprima sono : Chiaravalle, San- 

(') Accanto al nome dell'Abbate Pietro I (1219-1226) il nostro scrittore 
notava ben 60 monaci. 



132 DELLA SIGNORIA DI FRANCESCO SFORZA 

t' Ambrogio, la Colombetta (') , S. Martino (di Parma), S. Pietro 
dì Pavia, Voghera, Cereto, Torcello (^), S. Sabba, Cava ('), Acqua- 
fredda, Bosco (*); notandosi in pie' di pagina il Visitatore mag- 
giore e il Visitatore minore, che poi diventano i." e 2.°. 

Rilevo alcune tra le poche note. 

Sotto l'anno 1556 : Prior Cerretti N. Malachias usque ly lan- 
narii et successit Lucas qui indtiit F. Benedictum (■^) et 77 No- 
vembr. fuit incendium. 

Sotto Tanno 1561 è notato che D. Tiberio priore di S. Sabba 
fino al IO marzo 1562 veniva dal S. Pontefice creato Abbate di 
S. Croce in Gerusalemme et successores eius ; onde a S. Sabba trovi 
da qui innanzi sostituito S. Croce (®). 

Nell'anno 1566 si aggiunge il monastero di « Quartarolla » ('). 

Nel 1569 Capitulum celebratum fuit die s lulii et fuit maxima 
penuria panis usque ad medium anni seqtientis et post abundantia. 

All'anno 1570 la nota dice : Hoc anno fuerunt m-aximas nives(sic) 
et terremota Lombardie (^), e ai monasteri si aggiunge il mona- 
stero di Casaletto di Crema, detto anche S. Bernardo di Crema. 

(*) Il priorato della Colombetta si trovava qui in Milano nella parodila 
di S. Michele alla Chiusa (v, sopra, pag. 103); di esso e di alcuni degli altri 
monasterii qui nominati ha un cenno il Rusca (1. e., pag. 53). 

(2j Delle due abbazie Cisterciesi di Torcello v. Lubin, 1. e, pag. 390 segg. 
Qui si tratta dell' abbaria di S. Tommaso (Cfr. RuscA , 1. e), e si spiega 
come molte pergamene che riguardano Torcello si trovano miste a quelle 
di Chiaravalle nel nostro Archivio di Stato. 

(^) È il monastero della Cava Cremonese, la di cui commenda rinunciata 
dal Card. Giovanni Moroni veniva unita al monastero di Chiaravalle da 
Pio IV con bolla 17 marzo 1564, della quale può vedersi il regesto nell 
cod. ms. braidense A E. XV. 32, pag. 104, del P. Bonomi. 

(*) Cfr. Lubin, 1. e, pag. 59, Abbazia di S. Andrea del Bosco. 

(^) Nella Misceli. Chiar. (1. e., pag. 107) sotto la data 3 giugno 1556 ì 
elencato tra i conversi Fr, 'Benediclus de Blachis. 

C) V, sopra, pag. 103 all'anno 15 13. 

C) In diocesi di Piacenza, Lub'n, 1. e, pag. 312 ; Celani, 1. e., pag. 69. 

(*) L'orribile latino non rende punto meno attendibile la testimonianz. 
personale del nostro scrittore, che era in luogo e che per quel che riguard 
Ig Lortjbardia conforta i dati raccolti dal Capocci [Catalogo dei iretnnoti i' 



NELLA MARCA I?^ 



Nel 1580 si aggiungono i monasteri di S. Sebastiano, S. Bene- 
detto, S, Gaudenzio, S. Domenico; l'ultimo dei quali è più avanti 
chiamato di Carderia o Credaria ('). 

L'anno 1 597 aggiunge il monastero di Casanova (") in Piemonte, 
dato a' 20 di agosto di quell'anno il Breve che creava il primo Priore. 

Sotto l'anno 1586 una nota per me inesplicabile: Aòbas S. Se- 
bastiani . Sixius . V . incorporava sacristiam Domini pape. 

E al 1598 al nome dell'Abbate di Crema Leone, in margine: 
T^gS die 2'/ Atigtcsti Jo. Jacobus Diedus Episcopus Creme II in 
honorem sancii Bernardi posuit fundamenhun ecclesie : del vescovo 
di Crema torna un cenno più sotto. 

Di qualche interesse sono le note che riguardano il monastero 
idi S. Ambrogio ; per quello di Chiaravalle si ripetono qui, e solo 
in parte, quelle della serie degli Abbati della Miscellanea Chia- 
ravallese. 

Dopo il f. 18, che fu lasciato in bianco, la numerazione salta 
il numero trentuno. E qui sono motti e versi per lo più di senso 
pigrammatico e di ingegnosa, anzi bizzarra fattura. 

Il f. 32 (verso) dà in prospetto il nome dei luoghi, dei perti- 
cati, fitti, annuali e redditi toccati ai monaci e al Commendatario 
iella divisione del 146^; ma questa torna in scena più avanti. 

Dal f. ■^'^ al 38 (verso) abbiamo il promesso elenco dei monaci 
:olla data del loro ingresso in Religione e della morte: va dal 1498 
il 27 luglio 1601, condotto da altra mano, con l'aggiunta di tre 
homi, fino a 12 Novembre dell' istesso anno. 

( Ani del R. Istit. di Incoragg. di Napoli, 1861 e 1862 » dei quali si ser- 
viva il eh. prof. Ab. G. Mercalli {Vulcani e fenomeni vulcanici in Italia. 
\lilano, 1883, pag. 227). 

(*) S. Maria di Credario in diocesi di Mantova (Lubin, 1. e. , pag. in; 
!!;elani, 1. e, pag. 34). 

(*) S. Maria di Casa-Nova di Trino (Lubin, 1. e, pag. 87, Celani, 
. e., pag. 29). Il p. Bonomi ci ha pure conservato il registro del Breve 

t giugno 1597, coi quale Clemente VJII affidava la riforma del monastero 
Casanova ai Cisterciesi di Lombardia e lo univa alla loro Congregazione 
s. braidense A E. XV. 32, pag. 116). 



IJ4 IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLF. 

Seguono al f. 6) (dopo sei fogli lasciati bianchi e non nume- 
rati: i fogli 49 e 50 vengono nel Codice dopo l'Sc"; i nomi dei 
monaci e conversi della provincia di Lombardia coU'anno e if luogo 
della morte cominciando dal 1556, l'anno dell'ingresso di Fr. Be- 
nedetto de' Blachi. 

Nel f. 49 (verso) tra gli altri monaci è notato /\ Benedictus 
de Blachis. amio adventiis Religionis (sic) 1556 die 2j me^isis 
Junii senza anno dormitionis. 

L'elenco va fino al 1600 : un'altra mano contemporanea la pro- 
lunga fino al 1601 aggiungendo il nome di quattro defunti, l'ul- 
timo dei quali è F. Beriedictus, che si dice decesso a Chiaravalle. 

La numerazione prosegue per 5 fogli bianchi, finché nel f. 72 
(verso) viene una nota , che può essere di qualche interesse pei 
linguisti. E tolta , con 1' indicazione dei fogli , da « un codice 
manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana», nel quale sa- 
rebbe una raccolta di alfabeti: l'ebraico antico (fo. 79 e 82) e 
moderno (fo. 91), il siro e il caldeo (fo. 85\ due egiziani (fo. 98. 
IDI, io4\ il greco antico (fo. i : i) e moderno (fo. 112 e ii< 
il fenicio (fo. 117), l'etrusco (fo. 150), il gotico (fo. 152), l'ar- 
meno (fo. i5''>), l'illirico (fo. ]6o), il serbo, (fo. 169), il latine 
(fo. 132 e I44> ; di quest' ultimo viene in termini, spesso abba 
stanza sibillini , descritta la fonetica , con la Fgura e denomina 
zione delle singole lettere. 

I fogli 74 (verso) — 76 (verso) contengono un elenco parzia 
delle abbazie Cisterciesi coll'anno della loro fondazione ; l'elent 
è lontano dall' essere completo , ma di abbazie ce n' è di vari 
paesi ; né può sospettarsi tolto dalla Notitia Abbatiaricm Or 
Cist. del Jongelino edita nel 1640, o dalla Chronologia antiqìil 
sima Monasteriorum Ordinis Cisterciensis del De Visch pubblicai 
nel 1649 al più presto ('). 



(*) Nel 1649 il De Visch dava fa prima edizione della sua BMothe 
scrìptorum sacri Ordinis Cisierc. , ma non posso accertare se già le fos 
unita la Chronologia, come nella seconda edizione del 1656, della quale t 
spongo : tutto mi fa supporre che non fosse. 



I 



IN M IL A N O 135 



Nei fogli seguenti fino all'ottantesimo sono brevi note sulla fon- 
dazione di Chiara valle e la consacrazione della chiesa, la riforma 
seguita nel 1466 (',; allegazioni di autori al quesito utruvi in 
ordiìie Cisterciensi officiiim B. Marice Virginis de prcccepto solvi 
debeat; le annate dai diversi monasterii Cisterciesi dovute al 
Iv.""" Generale ; una copia della bolla di Bonifacio IX che con- 
•de all'abate di Chiaravalle l'uso delle insegne pontificali Q), un 
■uno sul modo di dir 1' officio per i Conversi sostituendovi 
un certo numero di Pater noster , una lettera d' altra mano in 
foglio inserto per trasmissione contemporanea di reliquie, alcuni 
versi di senso ascetico , e finalmente la nota : 

1492. N. Ambrosius Vicecomes Novicius habuit a Domino Azze 
patriio de Vicecomitibus lib. 8000 semel tantum prò hereditate 
patris sui, qui fuit Christoforus Vicecomes filius Bartholomei 
et erat filius legitimus unicus masculus et filia unica legi- 
tim.i . Item naturales duo seu unus et una . Filia legitima le- 
gavit prò dote ducatus auri n." 2000, Alia naturalis L. 2000 
imper . prò docte . Filius naturalis singulis annis fior, de so- 
lid . 32 n.° 40. Item prò elemosina singulis annis 32 eiusdem 
valoris . Sacerdoti dicenti missam quotidie prò anima ispius 
impedimento legitimo cessante in ecclesia sancte Elisabeth in 
Cassinis de Piro plebis Treni Ducatus Mediolani . Cetera om- 
nia bona essent predicto filio suo Io. Antonio qui postea fuit 
D. Ambrosio. 

Ho riferito la nota per intero e perchè spiega e compie quanto il 
nostro annotava nell'altro codice, all'anno 1494 (pag. 98) e perchè 



(') Si danno i nomi dei riformatori v:nuti dal monastero di Settimo to- 
scano, e le note stesse si dicono tolte ex chronicis Septimi monasterii e di 
nuovo ex libris monasterii Septimi agri jlorenlini thusciae. Della riforma stessa 
si riparla più largamente avanti. 

(*) Cfr. Misceli. chiar.,l. e, pag. 128. 



Ij6 IL SECOLO XLI nell'abbazia DI CHIARAVALLE 

aggiunge una figlia legittima, un figlio ed una figlia naturali alla 
discendenza di Bartolomeo Visconti (^). 

Segue (f. 81-83) un trattatello in 24 brevi capitoli o paragrafi 
De conversis vel in defensione conversormn. Con citazioni dalle 
opere di S. Antonino , dal libro delle definizioni capitolari, dalla 
Somma Armilla iy) , e traendo argomento dagli appellativi , dagli 
uffici! , dai doveri , dai diritti che le regole e le consuetudini 
assegnano ai Conversi, l'autore, che in ogni paragrafo si tradisce 
per Converso , vien dimostrando che i Conversi non sono già 
schiavi e , come altri aveva detto , faviei , (è il nome ancora in 
uso per gli addetti agli infimi servigi nelle fattorie della bassa 
Lombardia) , ma piuttosto figli e fratelli o servi fedeli dei mo- 
naci , e veri monaci anch' essi. « Solo vi è » dice « differenza dal 
habito cioè il scapolare longo e la cocolla con la corona e il 
titolo del nome che li monaci si dicono o di mandano Nono o 
Don. (^) qui in Italia, ma fuori di essa son tutti Frati » Del resto 
pare al buon Converso « che tutti siamo conversi o ver che do- 
veressimo esser conversi non tanto di nome, ma di opere buone, 
come nel salmo 7 : nisi conversi fueritis e in molti altri luoghi » : 
la citazione del salmo vale un Perù. Anzi finisce per riconci- 
liarsi con r istesso oborrito appellativo di famèi, purché non si 
prenda in mala parte, come taluni fanno « cioè per persone basse, 
vile, dapocho e infame » , ma come vuole l' etimologia latina, e 
come lo prende la Chiesa quando chiama servi (famuli) di Dio 
i Santi; e « piacesse a N. S. Iddio » conclude « che fossimo 
degni di essere boni figliuoli, boni fratelli , boni conversi, o boni 
servi, over boni Famèi delli ultimi nominati che sono in sicuro 

(') LiTTA, Famiglie celebri — Visconti di Milano , tavola XVI. Il Litta a 
sua volta mette con Gian Antonio , V unico legittimo del nostro , un Fi- 
lippo che il nostiro escluderebbe e che potrebbe essere l' illegittimo qui 
sopra accennato. 

(*) È la famosa Summa quae aurea armilla inscribitur , del domenicano 
Bartolomeo Fumi (f 1545) già molto diffusa per le stampe in Italia e fuori 
nella seconda metà del secolo XVI. 

(^) Cfr. Misceli. chiar.,l.c., pag. loi. 



D I M I L A N O 137 



della patria celeste.... » E certamente il buon converso non ragiona 
male, quando al paragrafo 1 6** dice : « Può essere che siano tristi, 
cattivi, ribaldi, scelerati e indegni del nome e del habito de Con- 
verso (che non so) né lo voglio negare ('); perchè io so che in ogni 
stato di persone ve ne son di cattivi e pessimi. Ma la iniquità di 
uno o di più non ha da portar danno al pubblico. » E in epoca 
di piena dominazione spagnuola è interessante sentirlo dire, che 
airR."'" Abbate « a dirgli Padre non se gli può far maggior honore 
con la bocha che a dirgli padre. » Il dirgli Signore è un abuso, 
è una adulazione Spagnolesca o cortigianesca o secularesca la quale 
debb'essere aliena da tutti i Religiosi. » 

Un poscritto al trattatello ricorda che « dice il Navarra nel libro 
delli suoi consilii , al III lib. de Regularibus, Consil. 9, al i.*" § 
e poi per tutto {cioè per tutto il §) che li Frati del Piombo delle 
Bolle del Papa son conversi del ordine Cistcrciense fatti da esso 
Papa. Solo hano il nome. Non però son obligati alli tre voti come 
li altri conversi, ma solo al Papa, e poi in quanto contiene il suo 
ufficio del Piombo (^). » 

Col f. 83** comincia un « Breve compendio delle cose occorse 
tra li R.*"' Commendatarii dell' Abatia di Chiara valle e Abbati, 
Monaci e Convento di detto Monastero , » e il breve compendio 
si apre coi nomi dei Commendatarii del Card. Gherardo del ti- 
tolo di S. Maria in Transtevere (1442) del Card, di Montalto Ales- 
sandro Peretti nipote di Sisto V (1586) (^). 

Commendata l'Abbazia, ne veniva per naturale conseguenza la 

(') Cfr. Misceli. Chiaravall. I. e. pag. 100. 

(■) Cfr. Navarra (D. Martini Azpilcueta) Consiliorum ecc. tomi duo, pa- 
gina 502. Venetiis, 1603. È la seconda edizione molto migliore della prima 
(Roma, IJ90). Vi si tratta infatti dei cosi detti Tiombatori delle bolle pon- 
tificie, che venivano chiamati conversi Cisterciesi e di tali avevano l'abito ; 
ma conclude il celebre canonista ; Papa sola comunicatio non facit quem reli- 
i^iosutn. 

(') La stessa serie nella Misceli. Chiarav. (1. e, pag.13 3) condotta fino 
al 1624; cfr. Caffi 1. e. pag. 132 seg. riportando il Rusca (1. e, pag. 50 seg ); 
non vi si trovano però i particolari e le annotazioni che dò qui avanti. 



Ijg IL SECOLO XVI nell'abbazia DI CHIAR AVALLE 



divisione dei beni tra i monaci e il Commendatario. Il nostro 
scrittore ne da al f. 84 interessanti particolari, che reco e riassumo. 
« Summario stratto dal libro della divisione del Vener. Monastero 
di Chiaravalle di Milano fatta da Mons. Antonio (Bettini) da Siena 
Vescovo di Fuligno (') Noncio et Oratore di Papa Paolo II de 
Barbi Venetiano al Duca Francesco Sforza primo Duca di Casa 
Sforza ma 4" in ordine de Duci l'anno 1465 a dì 28 Agosto, come 
appare per una bolla del sopra detto Paolo II, con la instrucione 
di esso Papa al detto vescovo Fulginatense come si debe go- 
vernare in questo negotio della divisione e riforma che li monaci 
si dolessero, che prima erano stati riformati li monasterii infra- 
scritti, cioè S. Benedetto in Podolirone nel Mantovano, di S. Ze- 
none di Verona, quel di Settimo di Fiorenza e quel di Sublago 
(Subiaco) da Tivoli. E prima debba haver risguardo che dove si 
ha da far osservanza se gli richiede un puocho più di spesa. Et 
che non si può far con mancho della metta di detta entrata di 
detta Abbatia, per mantenervi una buona quantità de monaci, se 
si debbe seguitare nell'osservanza della Regola di S. Benedetto, 
e secondo le sue costituzioni monastiche. E per il vivere, vestire, 
hospitalità, elemosine, reparatione delli edifitii, e forastieri. E per 
pagare medici, advocati, procuratori e servitori. E per fornimenti 
di casa, biancharia, massaritie et altre cose necessarie qual si fru- 
stino e si perdino e si consumino. Però crede Sua Santità che il 
Duca si debba contentare della metta del entrata di questa Ab- 
badia per il suo figliolo Ascanio Sforza (^) protonotario Apostolico, 

e) Il nostro lasciava in bianco lo spazio pel cognome del vescovo : 
rUghelli (^Italia sacra 1, col. 704) che reca per intero le bolle accennate 
dal nostro, ed anche una all'Abbate di Settimo lo dice Bolognini de 
Bologninis, e di Foligno Fulginas: il Morigia [Htstotia de Gesuaii, Venezia, 
1604. pag. 278: l'opera stessa era in sostanza già stata pubblicata nel 15S2 
e dedicata al conte Giorgio Trivulzio) che T UghelH stesso cita come uno 
dei migliori fonti per la vita di quel vescovo, Io dice e ripete dei Bettini di 
Siena. 

(*) Fu Ascanio il terzo tra gli Abbati Commendatarii di Chiaravalle, che 
teneva pure l'Abbazia di S. Ambrogio (cfr. Rusca, 1. e, p. 64 ; Aresi, 1. e, 
p. 54). 



D I M I L A N O 139 

atento (atteso) che sarà un decoro della sua cita di Milano di bavere 
un Collegio così osservante e honorato come sarà questo. Però si 
haverà de contentare della metta del entrata di detta Abbatia di 
Chiaravalle. E queste son tutte parole del Papa. Gli comanda 
anchora che avanti che difìnisca cosa alchuna importante gli dia 
prima aviso a esso Sommo Pontefice ». 

In altra bolla allo stesso vescovo di Foligno il Papa ordinava 
che levasse alcuni monaci del nominato monastero di Settimo e li 
tramutasse a Chiaravalle a riformare quei monaci e conversi o man- 
darli via. E il Nuncio eseguì gli ordini ricevuti e dei beni del- 
l'Abbazia fece due parti assegnandone una alla mensa Conven- 
tuale de' Monaci ed una al Commendatario Ascanio Sforza; e lo 
scrittore nota che « vogliono alchuni che in questa legatione 
acquistasse del sopradetto Duca Francesco Sforza il luogo di fa- 
bricare un monasterio delli suoi frati di S. Girolamo detti li Ge- 
suati de' quali era frate». Questo non vuol dire, né dice il nostro, 
che l'acquisto avesse speciali rapporti colla divisione, e, ad ogni 
modo, egli ha la precauzione di soggiungere : « come attesta il 
Morigia in molti luoghi». Se nonché questo rimando non fa che 
aggravare il sospetto che il nostrj scrittore abbia voluto fare una 
insinuazione punto lodevole. 

Oltrecché il Legato è un uomo superiore ad ogni eccezione e 
ad ogni sospetto di procedimenti meno corretti, come si può ve- 
dere ai luoghi citati dell' Ughelli e del Morigia, (v. pag. prec. nota i), 
consta dai luoghi stessi, che la fondazione dei Gesuati in S. Gi- 
rolamo di Milano (cfr. anche Lattuada , Descrizione di Milano, 
tom. IV, pag. 393), ebbe luogo nel 1458 in una prima Legazione 
di Antonio Senese ('). 

Seguono i particolari numerici delle terre divise, il perticato di 
ciascuna possessione, il ricavo annuo in lire, soldi e denari. In 
somma toccarono al monastero Pt. 27001 col ricavo totale di 
L. 127 19. 17, più L. 296. 6 per la sacristia, case in Milano e li- 

(') Cfr. MoRiGJA, Historia dell'origine di tutte le religicni, pag. 93, Ve- 
nezia, 1569; Historia dei Gesuati, 1. e. pag. 281 



140 IL SECOLO XVI nell'abbazia di chiaravalle 

velli ; al Card. Ascanio Pt. 34631 col ricavo di L. 12432. O Ma si 
osserva che ai monaci sono imposti carichi in denari e generi, e che 
di più « il monastero sia obbligato a la elemosina a Milano solita 
e alla porta del Monastero, cioè a Milano (^) il Mercore pan di Fru- 
mento M(oggia) 3 e di mistura M. 8. E questo fu la liberalità usata 
verso il monastero.... Item la faiia (") della strada ci fanno un pre- 
sente al monastero qual era B(raccia) 1995 da raconzare ogni anno 
due volte almancho ed era di spesa L. 200. Item la tassa del 
Capitolo Generale, sono L, no d. 14 ogni anno. Item la Tassa 
della Camera Apostolica ogni XV anni Ducati 500 sono ogni anno 
L. 177 (f). Item quel della elemosina estimata L. 1250.7 ». 

Il mal umore del converso è qui manifesto ; e non lo è meno, 
quando aggiunge che tanto ben di Dio « fu assegnato a Monsignore 
Ascanio Sforza Prothonotario Apostolico libero espedito senza obligo 
nissuno di far dire né una Messa né manco un Paternoster ne 
Avemaria per l'anima sua » . 

Alla divisione delle terre s'accompagnò quella del monastero 
« a questo modo. Che il Commendatario presente ne li suoi suc- 
cessori non abiano giurisdicione alchuna nelli beni assignati alla 
mensa Conventuale, né mancho sopra le persone ecclesiastiche, 
Religiosi né Secolari, suoi massari o lavoratori. E il simile sia delli 
monaci con quelli del Commendatario. Et accioché per la frequentia 
delli Famigliari del Commendatario non diano noia e interrompine 
le osservanze regolare, assegnò il detto Vescovo al Commendatario 
il palazzo con tutti li casamenti fino alla Vittabia (che si dicevano 
la Foresteria vecchia) con il giardino atachato alla Chiesola o sia 
Capella di S. Bernardo a canto alla porta con la Colombara nel- 
l'entrare in detto giardino o brolio con la peschiera tuto fino al 

(') Abbiamo dunque un totale di Pt. 61652 col ricavo di L. 25151.17. 

(2) Cfr. sotto, pag. 153. 

(^) Sulla manutenzione delle strade nel milanese mediante l'assegnamento di 
fatte, cfr. Archiv. Stor. Lomb.,a.. XXII, fase. VI, pag. 403 (30 giugno 1895). 
La Congregazione del Ducaio l' amministraiione dell'antica provincia di Milano. 
del signor E. Verga. 

(*) Celasi, 1. e, p. 3 2 : « tax. fior. 2 1 1 6 2/3 ». 



À 



D I M IL A N O 141 

muro castellano così detto. Item che possi masinare al molino per 
lui e sua famiglia e non altro. Alli Padri assignorno la detta ca- 
pella appresso alla porta e quelle stantie a basso solite con il suo 
portisino. Item la Chiesa, il Dormitorio, il Refetorio, il Claustro, 
la Caneva con il Torchio con tutte le altre officine di casa. Item 
quella Caneva dove sono quelli vasselli così grandi di sopra e di 
sotto. E questo contiene nel primo istrumento fatto da Monsignor 
Vescovo di Fuligno rogato per Nicolao Pietro de Nicolai chierico 
fulginatense notaio » . 

Seguono i nomi dei monaci venuti da Settimo (17 Padri e 2 Con- 
versi) nonché quelli degli esistenti allora a Chiara valle (2 5 P. 
e 9 C). 

Nel 1475 (') (fo. 86) è già necessaria una nuova riforma e di- 
visione, e viene eseguita dal P. Antonio di Baldironi Abbate di 
S. Celso (^) e da Nicolao di Borsi prevosto di S. Lorenzo Com- 
missarii Apostolici di Sisto IV ; « e tutto fu per causa di D. Pla- 
cido da Fiorenza (^) Abbate di Chiara valle ». — Ecco come andò 
la cosa. Dopo la prima riforma veniva di nuovo ottenuto il titolo 
o abbaziale coll'aggravio di una pensa o pensione di 500 fiorini d'oro 
al Commendatario , « ma il mal governo del detto D. Placido et 
altre querele alla Sede Apostolica di non poca importanza » provo- 
cava la privazione e inabilitazione di esso D. Placido, mutato, anche 
pei successori, il titolo di abbati in quello di priori^ e non per- 

(*) Il codice ha 1479, ma dev'essere errore di scrittura, giacché nel Codice 
Trivulziano N.*^ 1525, f. 203, vi è copia del breve de' 15 Agosto 1475 nella 
quale si conferma la riforma dell'Abbate di S. Celso e del prevosto di S. Lo- 
renzo; e dallo stesso codice Trivulziano (f. 203^), risulta pure che Sisto IV 
con breve 21 Aprile 1476 aveva incaricato dell'esecuzione della riforma il pri- 
micerio della Metropolitana Francesco delia Croce e che, caduto questi amma- 
lato, r incarico venne devoluto al Vescovo di Como ed al Generale degli 
Umiliati con breve 17 Luglio 1476 (ib. f. 204). Il Caffi (1. e, pag. 128 segg.) 
ha dato il testo di due proteste dei Monaci chiaravallesi contro l' ordinata 
riforma del Gennaio e del Giugno 1475. 

(^) A S, Celso era pure un'abbazia allora di Benedettini. (Caffi, L' an- 
tica Badia di S. Celso in Arch. Stor. Lomb. a. XV, fase. II, pag. 550 segg). 

(^) Cfr. Misceli, chiar., 1. e., pag. 129; v. sopra, pag. 130 nota (i). 



142 IL SECOLO XVI NELl'aBBAZIA DI CHIaRAVALLE 



petui, ma annuali, e «assegnate alla mensa conventuale lire 10.734 
per il vivere e vestire de Monaci 35, Conversi XV, Oblati X et 
altri servitori con tutti li altri aggravii.... a tal che gli levano 
dalla prima divisione lire 2282.3.. . Di più manchando li monaci 
e conversi conventuali volevano che le pense si pagassero al Com- 
mendatario, a tal che mai non venivano a estinguersi in perpe- 
tuo (') ». E dopo uno specchietto dei perticati nuovamente asse- 
gnati e del « caricho e contrapeso di essi » si conchiude : « E tuto 
questo sia la copia della sentenza fatta dall'abbate di S, Celso e 
dal Prevosto di S. Lorenzo di Milano presente m.'" Giovanni Ga- 
lerato notaio. E datto copia al R."^" D. Matteo de Clivio Primicerio 
e Canonico Ordinario della Chiesa Metropolitana l'anno 1483 a 
di.... Giugno ». 

E dopo breve spazio, a modo di aggiunta: « Di novo ritornano 
il titolo abbaziale, con questo che sia anovale e non perpetuo e 
da elegersi in termine di tre giorni. Con questo però che non si 
possino eleggere li seguenti, cioè : D. Placido da Fiorenza, D. Pietro 
Ghezoni (^), D, Remigio Casati, D. Gabriele da Chivasio complici 
di D. Placido ». 

Ed altre cose ancora ordinavano i Commissarii. Per esempio 
concedono a D. Matteo de Regis professo di Chiaravalle di vi- 
vere fuori del monastero con l'assegno di lire 100, purché viva 
« senza scandolo e che sia obligato ogni anno a portare al ab- 
bate di Chiaravalle un inventario di tutte le sue facoltà, » ricor- 
dandosi una simile licenza data dal Vescovo di Foligno nel 14S6. 
Anche « ordinano che F. Dionisio della Chiesa che haveva ama- 
zato D. Filippo della Croce, che per le pene che ha patito nella 
prigione et essere mezzo stropiato che sia messo in un Hospitale 
e che il monastero gli dia ogni anno lire 50 sina che vive». 

Torna pure quasi subito in campo la questione delle pensioni 

(*) 11 G. Bonomi (ms. braidense A E. XV. 32, pag. 102), ha il regesto di 
un breve di Adriano VI concesso (nonis JuUi I523) ad instanza dell'abbate 
di Chiaravalle, dove si dichiara che le pensioni si estinguono colla morte dei 
pensionarii (cfr. pag. seg. nota i). 

(^) V. sopra pag. 108^ all'anno 1520. 



D I M I L A N O 145 



e della loro estinzione ('): i monaci intentano causa al Commenda- 
tario Sforza a Roma e ottengono quattro sentenze in proprio fa- 
ivore, la prima a' 18 di giugno del 148 r, la quarta a' 19 marzo 1483. 
|Ma con poco frutto, che Ascanio si tiene non solamente le pen- 
sioni , ma ancora alcune proprietà dei monaci , finché si viene 
'ad una transazione (se ne danno nel codice i particolari) confermata 
jcon Bolla 30 ottobre 1483 da Sisto IV. 

« Qual » (Sisto IV) continua il nostro Frate « fece poi (^) Car- 
dinale detto Monsignor Ascanio Maria Sforza Visconte. Che prima 
ora prothonotario Apostolico solamente e doppo fu eletto Ve- 
scovo di Pavia, e adesso fatto Cardinale , nella qual dignità fu 
*atto vice canzeliero di Santa Chiesa e fu eletto Vescovo di Cre- 
mona.... Hebe ancora il vescovato di Novara. A tal che (aveva) in 
medesimo tempo tre vescovadi , oltre ad altre tre abbazie, cioè 
Chiaravalle, Cliva (Civate) (") , Lodivecchio e il Priorato della Co- 
lombina (^), tutte su il Ducato di Milano. Senza poi quelle che haveva 
fuori di esso Ducato. Qual galdette ('godette) sino all'anno 1500. 
Che in detto anno fu fatto prigione da Francesi insieme con il 
suo fratello Ludovico Duca di Milano (^) detto il Moro. Fu preso 
])arimente Milano con il Stato di esso da Ludovico Re di Francia ». 
Nel f. 89 (versoi occorrono alcuni cenni sull'altro Commenda- 
tario Giuliano Card, della Rovere, che non solo collimano con 
quanto ne dicono gli storici, ma anche vi aggiungono qualche cosa. 
1 « Era in quei tempi Giuliano della Rogore Cardinale de' primi 
flel Collegio. Ma in poca grazia di Alessandro VI papa di Casa 
irgia spagnuolo. Staseva ritirato fuori di Roma et era amico del 

(') Cfr. sopra, pag. 142 nota (i), 110 nota (5); sotto, pag. 146 seg. 

(^) Fu nel marzo 1484. (Cfr. Pastor, Geschichte der Pàpste, II, 2*^ Aufl. 
Freiburg Breisgau 1894, pag. 561 e passim anche nel voi. III). 

(^) Dell'antichissima abbazia di Civate, v. C. Longoni. Memorie storiche 
della chiesa ed abbazia di S. Pietro in Civate, Milano, 1850, specie pag. 80 seg. 

(■*) V. sopra pag. 132 nota (i). 

(*) Lodovico caduto nelle mani dei Francesi a Novara, e fu rinchiuso nel 
forte di Loches nella Turenna; il Card. Ascanio dai Veneziani consegnato ai 
Francesi, venne custodito in Bourges. (Cfr. Pastor, 1. e, pag. 427, note 425). 



% 



r44 IL SECOLO XVI nell abbazia di chiaravalle 

Re Ludovico Re di Francia e Duca di Milano. Intendendo Giu- 
liano Card, della Rogore la prigionia di Ascanio Maria Sforza, 
subito impetrò da Re di Francia tutti li beni ecclesiastici posse- 
duti dal detto Ascanio Maria Cardinale, salvo il vescovato di Cre- 
mona, che erano qui su il dominio del Re di Francia e non dal 
Papa, perchè tutti doi erano suoi nemici, cioè il Re di Francia e 
Giuliano Cardinale (è qui che occorre il richiamo alla nota mar- 
ginale e la nota stessa, che riportammo a pag. loi (nota) di questo 
scrìtto). E questo fu alli i6 di Giunio l'anno 1500 (^), come si è 
cavato da un libro mastro delli conti del detto Giuliano Cardinale, 
qual contiene li computi di detto Cardinale di 6 anni cioè 1500. 
1501. 1502. 1503. 1504. 1505. dove gli sono li suoi debiti e 
crediti ». 

Qui lo scrittore inserisce uno specchietto dei frutti dei sopradetti 
Vescovati e Badie, in tutto ogni anno lire 74476.19, delle quali 
39342 per Chiaravalle, e poi continua: « Questo Giuliano della 
Rogore era titolarlo di S, Pietro in Vincola. Impetrata dal Re di 
Francia questa Abbadia, faceva residenza qui la maggior parte 
del tempo. E per essere in poca grazia (anci nimico) di Papa 
Alessandro VI Borgia stava di lontano. E perchè haveva a fare 
con un gran personaggio come era il Papa, temè che non gli 
facesse qualche burla nella vita, una matina, dopo cena quatro . 
cinqu'hore. Perciò fece accomodare quella torre sopra la porta del 
monastero dove sino ad hora si vedono le sue arme. Con due 
finestre anchor che siano altissime gli fece ponere le ferrate forte, 
con il suo camino et un luogo comune o necessario. E con la cam- 
pana appresso, che venendo il bisogno di dar campana a martello. 
Il luogo è forte, perchè al entrare di esso se gli va sino ad esso 
per una scalla, che uno solo è bastante a tenire indietro un'eser- 

(*) Alessandro VI aveva privato il Card. Giuliano de' suoi beneficii nel 
principio del 1497 coinvolgendolo nella disgrazia di suo fratello Giovanni, 
che aveva fatto causa comune con Vilellozzo, ma già nel giugno delfistesso 
anno gli si era riconciliato ed al primo di settembre del 1500 gli conferiva 
l'abbazia di Chiaravalle (cfr. Pastor. 1. e. pag. 353, 361, 417, 427, 453. 
nota 5. pag. 839, doc 47). 



D I M I L A N O I -I) 

to. Come si può vedere. E per gratificarsi con il Re Ludovico 
i Francia fece fare l'arma del Re nel mezo su detta Torre sopra 
porta e l'arma di Papa Sisto suo zio a man destra e la sua da 
;iaa sinistra, dove son state fin al tempo di Giulio de Medici Com- 
iiendatario, come si dirà al suo luogo » (i). 

i Sono in seguito ricordati alcuni doni del Cardinale al mona- 

|ero, e com'egli continuasse nella transazione del 1483 ; come 

pi 1497 il Card. Ascanio rinunciasse l'Abazia di S. Ambrogio ai 

lionaci con certi oblighi di elemosine e doti e di « fabbricare su 

M'\ modello fatto far da esso Monsignore Ascanio Maria qual'è 

("ampo Santo del Duomo per quanto ^ho inteso C). E tutto 

fu confirmato da Papa Alessandro Borgia, a preghi del quale 

() Monsignore Ascanio fu liberato dalla prigione come appare 

lina sua lettera datta in Locre(Loches)alli 18 Decembre 1502 (^j ». 

Ili segue un cenno sul disgraziato tentativo di fuga del Moro 

sulla morte di lui, « uno de primi in Cristianità esaltato e de 

limi abbassato. Non conoscendo (forse) Iddio in tanta sua[^gran- 

';i. » 

Succedono al Card. Giuliano, ormai Giulio II, i suoi nipoti, e 

.ima il Card. Galeotto (-). 

I monaci, secondo la convenzione del 1483, avevano, alla morte 

1 Card. Ascanio , preso possesso degli stabili allora venuti in 

(*) Il Card. Giuliino accompagnava Lodovico XII di PVancia nella so- 
nne entrata in Milano de' 6 ottobre 1499. Gli storici dicono che solo al- 
ra fu completa e perfetta la riconciliazione del Cardinale col Papa. (Cfr. 
ASTOR, 1. e, pag. 423). Che il Cardinale si sentisse tutt'altro che sicuro, Io 
moslrano abbastanza le inedite precauzioni da lui prese nella sua residenza 

Chiaravalle. 

{^) RuscA, (I. e. pag. 65), parla delle altre condizioni, non della fabbrica, 
i Campo Santo nell'archivio della ven. Fabbrica del Duomo non si sa che 
ista il disegno. 

(^) Gli storici (cfr. Pastor, 1, e, pag. 427, nota 5) mettono in dubbio 
ìe Alessandro VI si sia adoperato SLriamente per la liberazione del Car- 
nale Ascanio, che dicono liberato dal Cardinale Giorgio d'Amboise Arci- 
•scovo di l^oulion, ai 3 dicembre ij02 (cfr. sop-a, p.ig i/<3 not.i 4). 

(') DJ titolo di S. Pietro in Vincoli CL>me Io Zio; mo;i 1' n seit. 1508. 
ArcA. Sior. Lomb. — Anno XXIII — Fase. IX. io 



146 IL SECOLO XVI nell'abbazia DI CHIARAVALLE 



questione. Il Cardinale Galeotto ottiene un breve contro l'abbate 
(era Agostino Sansone ed abbiamo veduto come e perchè non 
fosse in odore di santità a Roma) « qual , come obedientissimo 
e non potendo far di meno, le rilasciò tutte quattro (Vicomag- 
giore, Viquarto, Viglione e Tucinasco) , e fu l'anno 1506 e dì 
15 di luglio come appare nel detto breve » Ma nel 1507 Giulio II, 
intese le ragioni dei monaci , riconobbe largamente i loro diritti 
« concesse le quattro possessioni al monastero di Chiaravalle li- 
bere senz' altra replica , comandando al Vicario dell'Arcivescovo 
di Milano (essendo Arcivescovo Hippolito I da Este , ma non 
residente) che dovesse favorire il monastero in questa causa se- 
condo la giurisdicione ecclesiastica contro a qualunque persona. > 
Ciò non ostante, nel 1508 il Cardinale risuscita la lite e si viene 
a nuova transazione (*). 

A Galeotto succede il fratello Sisto Cardinale (°): il monastero 
è in debito al Comendatario di 9000 ducati d'oro; di più il Car- 
dinale esigeva la pensione di ducati 2200 già pagata al fratello, 
benché l' ultima transazione la limitasse alla sua vita naturale. La 
si aggiusta in Ducati 3200 annui, ma con nuovi carichi di pensioni 
al monastero. « Grande errore ! » esclama il raccoglitore delle poco 
liete memorie ; che però subito soggiunge : « Vero è che se quei 
buoni padri fossero qui adesso saprebbero adurrela causa e le ra 
gioni perchè così hanno fatto. Però bisogna interpretarla in 
bene. » 

Riflessione d'oro, e che, fatta più spesso che non si faccia, re 
derebbe meno frequenti i giudizii troppo severi, anzi talvolta ii 
giusti, su uomini e istituzioni, che vissero ed operarono in circ' 
stanze tanto diverse dalle presenti e delle quali seppur conosciani 
qualche cosa, troppo spesso ci sfugge il contesto. 

Ai della Rovere subentra un Medici, il Card. Giulio. Ma ai 
pena vacanti per la morte del Card. Sisto, le pensioni erano stai 



{*) Vedi sopra, pag. 98, all'anno 1508. 

(^) Anch' egli dello stesso titolo come il fratello e Io zio. (Cfr. Ciaccon! 
1. e, III, 298). 



DI MILANO 147 



fimpetrate da parecchi, tra i quali un Protector anche qui (') inno- 
Ininato e un Gerolamo Scheldo Q)\ ed erano salite aducati 3200, 
i i monaci non pagavano. 

Il Card. Medici, divenuto papa Clemente VII ai 19 novembre 
\c\ 1523, vista la insolvenza dei monaci « ed avendo bisogno di 
ì''iari per gratificare alcuni suoi amici del Conclave come dice il 
ve dato ai dì 8 aprile 1534 (^), volse che li padri gli pagas- 
1 ducati di camera d'oro 24500. E poi li assolveva da tutti li 
A usi e pensioni » dando loro all'uopo licenza di vendere beni sta- 
>ili, ma comminando la pena della scomunica, se nel termine di 
5 anni non fossero ricomprati i beni venduti « o altrettanti alla 
'aluta di detti danari ». 

Il f. 92 (verso) ha una lista quasi dissi funebre dei danari 
)ao;ati dal 1524 al 1528 per censi e pensioni: ammontano a du- 
ali 62300! Tenuto conto del mutato valore della moneta, è, come 
i vede, una somma colossale. Ma intanto « per pagare li sopra- 
critti danari aver miliara di ducati è stato di necessità di vendere 
Iquanti beni imobili e per minor precio che valevano, per essere 
i^ni cosa in scompiglio di guerra et era carestia di danari »; e 
e^ue la lista dei beni venduti. 

T.eone X (siamo al f. 94) concede la commenda al Card. Paolo 
ledici-Cesi, ma salvaguardando i monaci da pensioni. A Paolo 
accede nel 1526 il fratello Card. Federico Vescovo di Todi, che, im- 

(') Nel 1536 (v. sopra, pag. 115) era protettore il Card. Trivulzio ; in un 
reve commissario per le cose del monastero (i marzo 1 5 14) Leone X parla 
i un Cristoforo Cardinali ungile o de Anglia protettore dell' ordine Cister- 
iese. (É il Card. Cristoforo Ursvick di Brambridge di cui il Ciacconio, 

e., 290 II regesto del breve è dato dal Bonomi nel volume ms. or 
raidense AE. XV. 32, pag. 97. Da un altro regesto (1. e,, pag. 92) risulta 
he nel 15 01 era protettore dell' ordine il Card. Giovanni Battista Orsini, 

prima di lui il Card. Ascanio Sforza. (Cfr. sopra pag. <^c), anno 1509). 

(") Cfr. sopra, pag. no, nota (l). 

( ) Anche di questo breve è il regesto nel citato manoscritto Braidense 
'*§• ^03), (come di due altri de' 25 aprile 1524 e 6 febbraio 1525 relativi 
Io stesso negozio — ibid. pag. 105) ma non vi è alcun cenno di « biso- 
no denari per gratificare ». 



IL SECOLO XVI NELL ABBAZIA DI CHIARAVALLE 



petrato anche Cerreto , risiedeva a Crema « e mentre stava lì, 
fece fare l'Anchona al Altare magiore , come hora si vede , e le 
vedriate alla chiesa del Monastero : » e voleva anche applicare 
l'abbazia al Vescovado (erigendo) di Crema; ma la Serenissima si 
oppose per allora all'erezione del Vescovato « come di puoi lo 
hanno concesso 1' anno 1580 al tempo di Papa Gregorio XIII 
Bolognese. » 

E in margine : « Fu fatta Crema cita alli XI d'aprile. Ma i] 
Vescovado non fu fatto fino alli XXI novembre. E fu il primo Ge- 
rolamo Diedo, qual fra pocho tempo rinonciò al suo nipote Gia- 
como Diedi. E è suffraganeo dell'Arcivescovo di Bologna ('). » 

Succede all'ombra della commenda un episodio punto commen- 
devole, e molto rusticano; giova recarne la nota testuale, anclie 
perchè non sarebbe commodo tradurne il non meno rusticano lin- 
guaggio. « Passati alquanti anni fecero gli Agenti del Cardinale, qual 
era il Signor Gio. Battista Pozzo con alchuni altri nova affittatiom 
della Commenda ad altri novi fittavoli, quali sempre che piglia 
vano la Commenda galdevano il palazzo dentro della porta con i 
Broglio e con la peschiera longa per scontro al palazzo. Mi 
l'anno 1550 un nuovo fittavolo haveva per suo comodo e utile di fan 
una bergamina di vache in monastero in detto luogo. Per qua 
cosa oltra il rumore che facevano dette bergamine e le vache er; 
di continua inquietudine che li padri non potevano celebrare ] 
divini offici per il rumore e per la puzza che arrivava in Chies 
per esserli per scontro e appresso. E poi la sporchezza alli padi 
e alli sigg. Forastieri che venivano alla Chiesa si partivano m; 
satisfati. Et havendo tentato ogni via per vedere di accomodarli 
non si puotè accomodare che il monastero non fosse una stali 
da vache » . 

(*) Cfr. sopra, pag. 133. La bolla di erezione è del 1579 alli 11 
Aprile, e il nuovo vescovato vi è assoggettato alla Metropoli milanese. En 
in Metropoli Bologna (io dicembre 1582), fu traslato ad essn, restituito • 
a Milano da Gregorio XVI colla Bolla l^omani Pontificis 5 febb. 185 
Cfr. Ughelli , liuh'j sacra lì, pag. 58; Cappelletti Chese d'Italia \] 
pag. 536, 



DI M 1 l. A SO 14O 



Alla fine si venne « a una compositione con detto Monsignore Fe- 
lerico CcirtHnale di S. Prisca e Commendatario di Chiaravalle : 
he esso rinonciasse il suo palazzo e giardino e quante ragioni 
il iveva esso deitro dilli muri del monastero, come fece, e l'Ab- 
bate con il Convento si obbligorno a fargli una Cassina su li beni 
(Iella Commenda nelli prati de Roveri per scontro alla vigna della 
l'ontana . . . . » e lo strumento fu rogato a Roma e confermato 
la Giulio III con bolla de' 13 maggio 1552 ('), 

« Da lì a pocho tempo (") il detto Monsignore Federico Car- 
linale rinonciò a un suo nipote detto Lodovico Cesio » il Car- 
iinale di Santa Prisca ("'). Questi fu abbastanza pacifico col Mo- 
nastero e tenne a lungo la Commenda, morto nel 1581. 

Gli succedeva il nipote di Gregorio XIII il Card, di S. Sisto (Fi- 
;ppo) Boncompagni, « con una pensa di pagare III milia scudi 
il Collegio dei Giesuiti (per anni XX) a Roma. » Qui una lunga 
ite « per causa di certe pobie o piope che il monastero ha sem- 
re fatto piantare in su la strada e costa di Nosedo e Bettolina 
er andare a Milano. » 

Al Boncompagni morto nel 1586 subentra Alessandro Perretti 
nipote di Sisto V « già frate di S. Francesco , homo invero di 

(') Nel citato volume AH. XV. 52, pag. 109, il Bonomi dà il regesto 
.'.ella bolla colla data _?" id. tnaii ; il nostro scrive «13 marzo >. 

(*) Secondo il RuscA (1., e. pag. 55) nell'anno 15 65; ma certamente erra 
(v. nota seg.). 

(') Il titolo « di Santa Prisca > , pel quale il nostro scrittore lasciava in 
ianco lo spazio, è espresso nella citata bolla 13 maggio 1552 (v. nota i), 
.retta Dilecto /ilio Ludovico tiiuli sanclae Triscae presbytero Cardinali de Cesis 
nuncupaio: della quale il Bonomi rettamente deduceva che il titolo di Santa 
Prisca non fu tenuto dal Card, Federico Cesi che per breve tempo, ricavan- 
dosi da altra bolla di Giulio III, celia quale conferiva la commenda di 
Chiaravalle a Lodovico Cesi ancor semplice chierico della Romana Curia, 
che il Card. Federico riceveva quel titolo nel tempo stesso che rinjnciava 
i commenda ; e la bolla è de' 16 aprile 1551: con che si corregge il 
Ci.\ccoNio, che scrive avere il Card. Federico optato quello stesso titolo 
sotto Paolo IV, eletto a' 23 di Maggio del 1555. Come ignoto al Ciacconio 
e agli altri scrittori, segnalava già questo Cardinale il Bonomi (1. e). Manca 
infatti anche al Pallazzi, al Coronelli, al Cristofori. 



150 IL SECOLO XVI nell'abbazia DI CHIARAVALLE 



gran valore come si è visto pel suo pontificato. » Intanto la lite 
per la strada continuava, e dopo molti atti veniva sentenziato « che 
detta strada fosse del monastero libera ; » e tra i documenti com- 
provanti l'antichità di tal possesso e diritto son ricordati « instru- 
menta octo gratie concessis (sic) hominibus utentibus strata Bettolini 
prò conducendis plaustris anno 1497 a dì 5 giugno » come diceva 
« in un libretto di cartha pecorina, una memoria di diversi stru- 
menti tutta dell'anno 1481 fino all'anno 1498. Qual summario 
o memoriale penso sia di Gio. Giacomo Scaravagio come si può 
vedere e far congetura che a quel tempo esso Scaravagio serviva 
il monasterio di simili scritture, come anche ne appare nel libro 
1583 a f. 50, qual libro è scrito tutto latinamente e dice in 
detto luogo : « Io Jacobus Scara vagius (*) Notarius noster debeat 
dare scripto etc. » 

Il f. 97 contiene estratti di bolle e convenzioni a provare che 
ingiustamente i monaci son tormentati da sempre nuove liti. 

Il f. 98 registra i livelli che il monastero riscuote e paga, con 
una nota del tenore seguente, che reco per riguardar essa niente 
meno che la regia Ducale , allora Imperiale camera e pel compi- 
mento che apporta alle analoghe note già recate dall'altro mano- 
scritto (v. sopra pag, 117). « 1554. N(ota) che il monastero di 
Chiaravalle prestò alla Camera Regia ducale (ma allora Imperiale) 
lire 100, dei quali essa camera a assegnato un censo ogni anno 



(*) Gli Scaravaggi erano di casa a Chiaravalle ; ne abbiamo già trovai 
(v. sopra pag. 113 nota 4; pag. 117, a. 15 59) uno Abbate, e nel 1514J 
(v, sopra pag. 104, nota 3), il notaio qui nominato. Già nel 1284 un Frani 
Cesco Scarava^ius filius Petri notarius civitatis Mediolani centrate pescina , rei 
dige e sottoscrive l' intimazione fatta all' Arcivescovo di Milano (Ottoni 
Visconti) dal Vescovo Portuense Bernardo Legato Apostolico (in data (I 
Bologna 8 cai. octobris, pontificatus de Martini pp. IV, a. 4) che revocasi 
i processi incoati contro i Monasteri di Chiaravalle e di Morimondo per 
pagamento di imposizioni fatte dell'Arcivescovo medesimo. Gli Scaravagjj 
avevano le tombe di famiglia nella chiesa di S. Pietro in Gessate. (OÌ| 
PucciNELLi (^Chronicon insignis .Jbhatia Si. Tetri et Pauìi de Glaxiate Meà 
ìani. Milano (1653), P^g« 54^)- 



I 



t)I Mi l'ano 151 

;opra il mensuale ossia sale (*) di alchune terre su il Cremo 
H se , qual sono Acquanegra , la Costa con un altra». 

Al f. 99 viene in parte confermata, in parte temperata una notizia 
;he già altrove ho recato « Perchè causa sia stato messo in Com- 
neiida il monasterio di Chiaravalle. — Ci sono diversi cu- 
iosi che ricercano per qual causa e quando fu messo in Com- 
nenda. Però dirò il mio parere, rimetendomi sempre al parere di 
iascun perito in questo fato. Facio congetura solo sopra una 
crittura sopra un libro delli livelli che pagava ogni anno detto 
iionastero e censi in vita di alchuni, e perchè si pagavano detti 
i\clli o censi in vita e chi haveva rogato deto centrato fatto di 
irtha pecorina antiche, nel quale vi è una scrittura di questo 

lore vz. 07ionia?n ignorantia est inater omfiium errorum.... » 
. , come nella Miscellanea Chiaravallese , (1. e. , p. 133). La 
toria , di colore alquanto oscuro, data dalla Miscellanea^ e molto 
)robabilmente tolta dalle note che veniamo segnalando, si riduce 
lunque ad una mera « congettura » fondata « solo sopra una scrit- 
ura, » onde il nostro scrittore prudentemente si limita a dire il 
)roprio « parere, rimettendosi al parere di ciascun perito ». I do- 
li menti e le note, che abbiamo incontrato qua e là nel corso 
li questo scritto, non lasciano dubbio che anche per l'abbazia di 
'hiaravalle si era fatto sentire il bisogno di una severa riforma (^j, 

che alla riforma mirò ed agì energicamente la Santa Sede; il 
•rimato nel mirare ai beni dell'abbazia spetta Francesco Sforza, 

di quei beni godettero largamente ed egli e molti altri con lui. 

Nei fogli ICQ (verso) e loi hai i nomi degli intervenuti al Ca- 
stolo Generale celebrato a Cistercio a' 21-24 maggio del 1601. 

Siamo giunti alla fine del Codice. In due fogli a parte (l'uno 
lei quali inserto posteriormente nel Codice, l'altro staccato e in- 
I >llato su d' un cartone coperto nell'altra parte di pergamena) ab- 

C) Cfr. sopra, pag. 117, a. 15 59; per « il mensuale del sale » si veda 
j, archivio Stor. Lomh. a. XXII, f. VI, 1. e. 

;, (^) La realtà del bisogno è confermata dal Morigia Hisioria dei Gesuatif 
ag. 285 seg. 



n'hll'abbazi A DI chiaraVallh: 



biamo un inventario del tesoro di Chiaravalle redatto e scritto nel 
1521, che soggiungo a questo scritto come appendice: avrà, non 
ne dubito, il benvenuto dagli studiosi e dilettanti di cose e 
specialmente di stoffe antiche. 

Un altro foglio staccato portante in angolo il numero 143 con- 
tiene alcune poche note sull' abbazia di Crema e sulle tenute di 
Rovereto, Rubiana, Passarella, Casaletto. 

Poi, in un foglio unito, una mano del principio del secolo XVI ci 
conserva memoria della consecrazione della chiesa di S. Bernardo 
dell' omonimo monastero di Vigentino , eseguita dal Vescovo di 
Laodicea a' 7 ottobre del 1482 con la consecrazione dell' altare 
anteriore o:i esteriore: l'interiore veniva consacrato il giorno 
dopo. Sono notate le reliquie deposte negli altari ; fissati i giorni 
ne' quali celebrare la dedicazione della chiesa e commemorare la 
consacrazione degli altari ; ricordate le indulgenze concesse : del 
tutto il latino seguito dalla traduzione in italiano. 

Viene ultimo un altro foglio staccato, nel quale una mano del 
sec. XVI-XVII scriveva : « Manoscritto intitolato: Raccolta delle cose 
pia segnalate del inonasterio di Chiaravalle dedicata al R."^' Mons.'' 
D. Carlo Bxsgxpc D/'^ dell' iena, e V altra lege e preposito Generale 
della Religione de' Chierici regolari di S. Paolo decollato di Mi- 
lano Atiditore deirill.'"" e Rev.*^° Arcivescovo di Milano. Hora 
vescovo di Novara dedicata da Benedetto di Blachi Converso (corr. 
al. m. cjeva ex monaco) del medesimo Monastero Vanno i^gi 
30 Aprile ( '; » E in margine : « si fece converso (corr. ut 
supra) l'anno 1556 a 3 giugno fin cancellatura). E la mano del 
correttore aggiungeva nel margine stesso : « come si vede a f. 49 
di questo libro (il nostro codice trivulziano — v. sopra, pag. 134) 
e si crede autore di questo libro ed anche del segnato A. 

(') Ecco un ahro scritto del Converso Benedetto Blachi (dv. '^Miscellanea 
Chiaravalkse. 1. e , pag. 107 segg.) che non pare da confondersi né con quello 
registrato dal Mazzuchelli, nò con quello usato dal Caffi, se si confrontino i 
titoli pel primo, le date pel secondo. II Monsignor Carlo Bescapc nominato 
nel titolo è troppo noto ed e già troppo ciiiaramente indicato nel titolo 
stesso, per aver bisogno di altre indicazioni. 



I 



I) r M I L A NO i -y; 

112 (') » E la prima mano, sempre nel margine, continua : « Questo 
era di già Converso (corr. come sopra; l'anno 1564, come consta 
dalla Prefatione della Breve descritioìie deW orighie del Ordine 
Cisterciense (-) ». 

E di nuovo la prima mano « f. 37, cap. 11 si ha : Del Vas- 
sellone o sia Botte Grande cap. i. — In testimonio di quel che 
s'è detto ne fa fede un vassellono over Botte ecc. » precisa- 
mente come nella Miscellanea Ckiaravallese , eccetto il numero 
del foglio (Arca. Stor. Lomb. , 1. e ., p. 136) , con i nomi degli 
stessi pili o meno illustri visitatori dell' immane botte , meno i 
due di qui avanti, e il Cardinale Piatti di cui sopra, pag. 20, 
che sono nella Miscellanea (1. e.) ; e il testo si termina con la 
menzione delle altre due minori botti « quali s'empivano secondo 
li anni (s'erano abondanti) e tutti si davano per elemosine a po- 
veri senza l'altra elemosina che si facevano di paro alla porta del 
monistero et alla stanza ch'era in Milano nela Contrada di Chia- 
ravalle e senza l'Hospitale (^), qual elemosina della porta era molto 
maggiore di quella si fa al presente. La causa si è detta di sopra 
cioè essendo levata l'entrada dove si faceva tale elemosina è stato 
di necessità che cessi anche la spesa. » 

Ma, ancora la prima mano aggiunge due visitatori : il Card. Fe- 
derico, colle stesse parole della Miscellanea Ckiaravallese (1. e. 
p. 136); e « 1599 a dì 20 Luglio il R.™" Sig. Francesco Bari 
Germano Legato Apostolico , e fu qui in Chiaravalle detto Car- 



(') La segnatura è bene della Biblioteca Trivulziana, come me ne assicura 
il Bibliotecario sig. Emilio Motta, ma il libro non si trova nella Biblioteca 
e neppure figura nei vecchi elenchi. 

(") Di nuovo un altro scritto del Blachi, pare, e con tanto di prefazione : 
forse la prima parte del volume ricordato dai Mazzuchelli (v. pag. prec, 
nota i) , o della cronaca posseduta dal Caffi ; certo non si tratta né T)t- 
scritione inserta nella Miscellanea Chiar. (1. e. pag. 134 segg.) né della breve 
descritione del Rusca. 

(') Cfr. sopra, pag. 140, nota (2) e all'anno 1483, nota (l) ; l'Ospitale 
die qui si accenna è quello ch'era annesso al priorato della Colorabetta, di 
cui sopra, pag. 152, nota (i). 



154 IL SECOLO XVI nell'abbazia DI CHIARAVALLE 

dinaie {seguiva Tristano , ma venne cancellato dalVistessa mano , 
pare) per giorni cinque e vi ha concesso una Indulgenza plenaria 
per cinque anni a tutti che visitassero la Capella della porta o 
Chiesa grande nelle feste. E sotto , dell'istessa mano : « dictriste- 
teian Legato all'Arciduca Alberto d'Austria e al Infanta Isabella 
sua moglie per lo stocho e capello e rosa d'oro (^). » 

È ormai tempo di tirare una conclusione sull'autore dei due 
codici fin qui esaminati , conclusione che il lettore ha probabil- 
mente già tirato. Se le differenze generali e particolari qua e 
là notate non permettono di identificare né l'uno né l'altro dei 
nostri manoscritti con quelli del Mazzuchelli e del Caffi (v. sopra 
pag. 152 nota i) ; l'indole dei due scritti, e lo arrestarsi costante 
che fa in essi la prima mano all'anno della morte di Fra Bene- 
detto de Blachi, con quel che di lui sappiamo d'altronde (cfr. Misceli. 
CJiiar. 1. e. pag. 108, 141), rendono già probabilissimo che dei 
due scritti egli stesso sia l'autore. Ma il manoscritto Trivulziano 
ci dà modo di accertare che ed essi e il Libro dei Prati sono e 
suoi e della sua stessa mano. Infatti a dirli tutt'e tre d'una sola mano 
basta l'ispezione anche più superficiale; d'altronde Frate Converso 
si mostra fuor d'ogni dubbio il raccoglitore delle note in difesa dei 
Conversi nel Codice Trivulziano ; e Fra Benedetto de Blachi é il 
solo Converso dei tre coautori del Libro dei Prati, nel titolo di 
esso libro espressamente nominati : 

« E questo fia suggel ch'ogni uomo sganni. » 

E vorrei anche dire, prima che altri me lo suggerisca, che « pa- 
role non ci appulcro ; » ma una devo ancora aggiungerne, e sarà || 
proprio per finire. 

Il critico della Rivista j^wr<7/Ȏ'<z (^1843, IV trim., p. 301), che la- 
mentava pressoché dimenticati i rapporti storici della vecchia Ab- 
bazia di Chiaravalle con Milano e la Lombardia , aveva, come si 
vede, più ragione di lamentarsi che egli stesso non sapesse. Se 
avesse conosciuto anche solo il primo dei nostri due codici, sa- 

(*) Vedi sopra, pag. 126, nota (3). 



DIMILANO 155 



rebbe probabilmente stato ancora più severo , e avrebbe anche 
potuto riparare , almeno in parte , alla lamentata dimenticanza, il 
he sarebbe stato certamente più utile. Io non ho fatto qui che pre- 
l)arare al futuro storico dell'abbazia, se mai verrà (ed ho certa e 
fondata fiducia che verrà , e che la vecchia nostra abbazia non 
avrà nulla da invidiare al Castello di Milano e alla Certosa di 
Pavia), materiali non del tutto trascurabili e che, completati e ri- 
lusi, lo potranno aiutare a sottrarsi a simile lamento. 

Forse non era inopportuno il momento per proiettare un po' più 
di luce in questo angolo di casa nostra, ora che la benemerita Com- 
missione Co7iservatrice dei monumenti delle Provincie di Milano 
vien richiamandovi l' attenzione del pubblico , attendendo con 
savia e costante operosità a togliere dall'oblio ed a salvare dalla 
minacciante rovina i tesori d'arte che ancora vi si accolgono. 

Inventario del tesoro della Chiesa di Chiaravalle 
ai 21 d'Aprile 1^21. 

Inventarium (^) zocalium, vasorum, argentorum, ornamentorum, ve- 
stimentorum et ceterorum pretiosorum mobilium ecclesie monasterii 
Carevallis Mediolani per Reverendum patrem dominum ipsius loci 
abbatem ex ordinatione et precepto Reverendi in Christo patris do- 
mini Edmundi ("^) abbatis et superioris immediate eiusdem monasterii 
Carevalhs, Capitulique generaUs Cisterciensis Ordinis in Italia visi- 
tatoris et Commissarii factum die nona mensis Martii anni Domini 
millesimi quingentesimi vigesirai primi (^). 

Et primo. In sacristia sunt que sequuntur. 

(*) Quest'inventario era già noto al eh. sig. Emilio Motta ; egli aveva anche 
1 intenzione di pubblicarlo, e sarebbe stato molto meglio sia per me che per 
i miei lettori. La mia non è una illustrazione come le sue in Noi^e prin- 
cipesche, ecc. Milano, 1894, dove sono anche ottimi rinvii, che farebbero al 
caso,Jspecialmente ai lavori analoghi del eh. prof. Merkel e del C. Gandini. 

C^) Edmondo de Saulieu, dopo S. Bernardo il XLII abbate (15 14-15 5 2) 
della celebre abbazia di Chiaravalle in Francia madre dell'omonima nostra. 
Nella Gallia Christiana (voi. IV, col. 811) si dice come visitasse la Spagna, 
nulla della^sua visita in Italia. 

(*) Qui Fr. Benedetto Blachi scrive: « 1521. die 9. Martiii > 



156 11 secolo XVI nell'abbazia di chiaravalle 



Crux magna argentea deaurata, ab una parte jaspide ab altrera cri- 
stallo et multis lapidibus pretiosis ornata {^). 

Alias du^e cruces argentee predicta minores, deaurate, ornate etiam 
lapidibus, 

Reliquiarium magnum cum suo pede, ad deferendum corpus Christi, 
de argento aurato, opificio d'email, in superioribus partibus reliquiis 
plenum. 

Calix magnus cum patena, tolum de argento aurato, opificio d'e- 
mail in pe(de) et medio patene. 

Pax argentea deaurata opificio d'email extructa (-). 

Duo candelabra argentea mediocria (^). 

Duo urceoli argentei et una pelvis mediocris etiam argentea. 

Calices parvi duo argentei prò comunione juvenum. 

Salinum argenteum dcauratum, prò sale benedicendo (*). 

Thuribulum cum Navicela sua, de argento. 

Vas ad aquam benedictam rcponendam cum aspersorio, omnia de 
argento. 

Frontale prò ornatu altaris maioris per petias diruptum, in quo 
sunt viginti sex petie diversorum sanctorum imaginibus sculpte et 
ornate. 

Sex rami argentei concernentes predictum frontale, cum octoginta 
sex tintinnabulis argenteis. 

Item in una bursa sunt vigintinovem parve imagines argentee cum 
multis parvis clavis argenteis, et quibusdam lapidibus cristallinis prc- 
dicto frontali deservientibus. 

Mittra circumquaque ornata argento, et per planum margaritis 
diversisque lapidibus pretiosis. 



(') Non occorre dire che si tratta della famosa croce, dì cui sopra, pa- 
gina 115, all'anno 1539. 

(^) Qui, con un segno che abbraccia questo capo e il precedente, il Blaclii 
annota: «L'anno 15CI il di delle pahne pesavano O(ncie) 299. d. 8. a 
Lire 3 (un guasto nella carta mi lascia dubbio fra 3 e 5) appare a {o. 59. » 

(^) Fr. Benedetto: «Erano 4 donati da Giuliano da la Rogore com- 
mendatario». Cfr. sopra, pag. 143. 

(^) Di nuovo il Biachi : «Suo (del Card. Giuliano, pare) libro della 

commenda I500. e un turibulo Navicella Sedelino Asperges e chuchiaro 

O. 272. d. 18, » 



! 



n I M I L A M O 1)7 



Baculus pastoralis argenteus, desuper opificio d'email in circuita 
circuii et pomi extructus. Item alias etiam baculus eneus. 

Duo capita coherentia, argentea, unum sancii nicolai, et aliud 
sancte gertrudis ornatum corona, argentea si scit (sit) nescitur. 

Parvum scrinium argenteum reliquiis plenum. 

Item plura alia vasa lignea et eburnea reliquiis piena. 

Caput sancti Philippi non (no) apostoli argenteum. 

Pax enea in plano rubeo opificio de email extructa. 

Scptem ca ices argentei deaurati cam suis patenis, comuniter 
currcntes. 

Crux mediocris de cristallo. 

Duo magni angeli lignei deaurati. 

Duo magna candelabra et duo parva lignea deaurata, cum baculo 
ligneo etiam deaurato, prò cruce deferenda in processionibus. 

Tria paria candelabrorum de auricalco. 

Duo magna tapetia et duo parva, de lana operis Turquie. 

Sex alia comuaia tapetia de lana florelata diversis coloribus et 
lisuris ornata. 

Ornamenta et Vestimcnta. 

Paramentum altaris inferius de panno aureo cum Casula Dalmatica 
et tunica, stolis duabus et tribus manipulis, cappa seu pluviali , or- 
namento etiam prò analogio (') evangelii de simili panno ex dono 
Reverendissimi domini Cardinalis medices (^). 

Aliud paramentum prò altari malori, cum cappa de panno aureo, 
ex dono Illustrissimi domini de Nemorio (^). 

Aliud paramentum cum casula, dalmatica, tunica, sine stolis et 
manipulis similibus, da panno aureo figurato veluto rubeo. 

Item cappa alia de panno aureo minutissime figurata filo rubeo. 

Item casula dalmatica tunica (sine stolis et manipulis similibus) 
de panno argenteo minutissime figurato. 

(') « Analogium y> il leggìo o lettorile. Cfr. Duca.nige, Glossarium med. et 
inf. lat. (Henschel, 1883), tom. I, pag. 238. 

(^) Cfr. sopra, pag. 107, a. 15 17. 

(') Leggo « Nemorio » (e non « Remesio » come potrebbe forse leg- 
gersi) e mi pare che possa intendersi « Nemours » per quello che di Ga- 
stone di Pois Duca di Nemours abbiam veduto sopra pjg. 100, nota (i). 



158 IL SECOLO XVI nell'abbazia DI CHIARAVALLE 



Item cappe tres de damasco, due albe, una viridis , una alia de 
veluto celestino, et una de serico rubeo. 

Casula dalmatica et tunica de serico rubeo cum foliis persicarum. 

Casula dalmatica et tunica de veluto rubeo. 

Casula dalmatica et tunica de veluto viridi. 

Casula dalmatica et tunica del damasco albo. 

Casula dalmatica et tunica de serico figurato figura et filo viridi. 

Casula dalmatica et tunica de sargia (^) turquina celestini coloris. 

Casula dalmatica et tunica de seVico blento (sic per veluto?) vene- 
tiano figurato filo aureo. 

Casula dalmatica et tunica de serico albo. 

Casula dalmatica et tunica cum stolis et manipulis de damasco 
nigro. 

Paramentum altaris maioris de veluto nigro, cum ymagine pietatis 
.n. 
Christi, et duobus Jesus (ihus) lateraliter filo aureo tractis. 

Casule comunes sex de serico diversi coloris, et octo de sargia 
et varii coloris. 

Item paramentum de veluto persico seu celestini coloris cum vir- 
gulis aureis, et suo frontali de simili. 

Item aliud paramentum de panno argenteo figurato filo celestino. 

Tria parva paramenta de veluto rubeo figurato. 

Quattuor alia paramenta de damasco albo. 

Aliud parvum paramentum de serico figuratum filo aureo et ar- 
genteo. 

Aliud parvum paramentum de damasco viridi. 

Tres amictus ornati serico rubeo et quamplurimis margaritinis. 

Due stole et tres manipuli de panno aureo, absque bis que dedit 
j^ mus dominus Cardinalis medices. 

Due stole et tres manipuli de panno argenteo super colore ce* 
lestino. 

Due stole cum tribus manipulis de veluto rubeo figurato. 

Due stole cum tribus manipulis de damasco albo. 

Due alie cum tribus manipulis de damasco viridi. 

Due alie cum tribus manipulis de serico nigro. 

{*) <■< Sargia, > il Serge dei Francesi. Cfr. Ducange^ 1. e, tom. Vii, psg 
gina 311. 



D I M I L A N O 159 



Due alle cum tribus manipulis de cameleto (*) violeto. 

Duo manipuli et una stola de veluto celestino. 

Duo manipuli et una stola de satino (^) celestino. 

Octo amictus cum ornamentis suis de panno aureo. 

Decem alii amictus cum ornamentis panni argentei. 

Duo alii amictus cum ornamentis de veluto celestino. 

Una stola cum manipulo de damasco albo. 

Viginti duo alii amictus cum suis ornamentis, aliis de serico, aliis 
de damasco, aliis de veluto, diversorum colorum. 

Octo paramenta amictuum diversorum colorum tam de veluto quam 
de serico. 

Sex albe cum suis paramentis anterioribus , posterioribus, et in 
inanicis superioribus de panno aureo figurato filo rubeo (*). 

(cum) suis ornamentis de panno argenteo super 

colore celestino. 

(para)mentis purpureis. 

amentis de veluto celestino et batutis panni 

aurei. 

amentis de serico Rubeo squamato sacamis {sic, 

forse per racamis, ricami) argenteis. 

amentis de damasco albo. 

amentis de veluto rubeo. 

amentis de serico viridi. 

(or)natis de satino celestino. 

amentis de damasco rubeo. 

amentis de damasco albo cum cruce fili aurei. 

amentis de damasco viridi. 

amentis de damasco tanneto (*). 

cum ornamentis de serico nigro. 

(') DucANGE 1. e. tom. II, pag. 45 ha cameletum ; come era usata la 
orma cameh'num, potè usarsi anche cameletum. 
(■-) « Satinus », satin: Ducange 1. e. tom. VII, pag. 315. 
(^) I punti che seguono indicano le parti della scrittura perdute con la 
parte di foglio che fu strappata. 

(*) « Tanneto >, Ducange I. e. tom. Vili, pag. 27 ha la forma « Tana- 
tum », nello stesso significato , il tanné dei francesi. La forma tannetum o 
enetum presso i nostri autori è pjù frequente. 



i6o IL SECOLO XVI nell'abbazia di chiaravalle 

mentis de veluto nigro cum nomine Jesu in 

medio de auro tr.icto. 

una cum paramento de veluto celestino, alia 

cum paramento de serici , et tres alie de 

de filo damascato). 

(Item) plura paramenta de fustana nigra prò altaribus tempore qua- 
dragesime (et) etiam alba tempore Resurrectionis. 

(Xuinque suppari (^) linei. 

Vigintiquattuor magne mappe, et quattordecim parve. 

Octo manutergia prò sacerdotibus in sacristia. 

Quattordecim corporalia. 

Due magne pale super quibus parantur vestimenta, 

Plura emunctoria prò celebrantibus. 

Cortina magna prò presbiterio in quadragesima. 

Item diurnale cathenatum, in pergamena manuscriptum (-). 

In choro. 

Missale magnum ord'inarium) in pergameno manuscriptum. 

Septem magna antiphonaria in pergameno. 

Quattuor gradualia magna et duo parva in pergameno. 

Qainque lectionaria tam de sanctis quam de tempore in perga- 
meno. 

Decem antiphonaria parva in pergameno. 

Psalterium (ma)gnum, et duo parva, in pergameno. 

Tria co;^mmu)nia integra in pergameno prò choro, et unum prò 
presbiterio. 

Liber signorum cum nota. 

(') «Suppari,» noi diciamo «camici:» cfr. Ducange^ 1. e, tom. Il, 

pag. 53- 

(^) Sull'uso di assicurare certi codici per mezzo di catene, cfr. Wattenbach, 
Das Schriftwesen im M.tlihller, Leipzig, 1875, pag. 514, 518, 528 segg. É un 
vero peccato che al catalogo dei libri strettamente liturgici, che qui comincia, 
non siasi aggiunto quello della biblioteca chiaravaliese. Dei libri liturgici di 
Morimondo, ai quali accennavo già in c[\ìqsC Archìvio (a. XXII, f. V, pag. 339) 
ne descriveva da pari suo parecchi il eh."*" sig. L. Delisle nel suo Cota- 
logi:e des manuscrils du fonds de la Trhnoìlh (Paris, ]889) sul quale egli 
stesso aveva la gentilezza di chiamar _ la mia attenzione. 



! 



DI MILA NO l6l 



Sep(tem) missalia in pergameno, et quattuor in 

papiro. 

de auricalco cum aquila superius extante prò 

libro evangelii. 
j evangeliorum et epistolarum in pergameno. 

, et usus ord(inarii) in pergameno. 

est predictus abbas a prefato Reverendo patre 

domino Edmundo. 

vestrum haberet vel unquam habuisset aliquod 

de predictis omnibus. Qui respondit et afirmavit 

quod non. Et ego fui (presens buie re)ponsioni. F. e bronsavalle (*). 

Sac. Achille Ratti, Doti, della Bibl. Ambros. 



(*) Seguono due sigle che vogliono forse dire : prò fide subscripsi. 



Arch. Stor Umb. - Anno XXIII — Fase IX. 




STORIA ED ARTE 



RINVENIMENTO DI CINQUE LAPIDI FUNERARIE 
E DI ALCUNI FRAMMENTI DISPERSI 

PROVENIENTI DA CHIESE ED EDIFICII DI MILANO. 




|el ridente giardino che, l'anno 1817, il defunto Nobile 
Ambrogio Uboldo di Villareggio, faceva costruire, a sue 
spese , su disegno del cugino architetto Carillo Rougier, 
a Cernusco sul Naviglio (^) , vennero testé rinvenute cinque la- 

(*) Della fondazione di quel giardino risulta memoria in un monumento 
del giardino stesso che i'Uboldi dedicò al Rougier , la cui iscrizione è del 
tenore seguente. 

INGRAVESCENTE AN. MDCCCXVI ANNONA CH A RITATE ATQ.. HOMINVM LVE 

AMBROSIVS VBOLDVS HERUS FONDI GEORGIPHILVS 

AVGVSTO DITIORES PROVIDE HORTANTI VLTRO OBSECVTVS 

VT SVBSIDIA VIT.E TOLERAND^E CERNVSCHI VICANIS SVPPEDITARET 

TERRA HVC ILLVC EVECTA STRATA AGGESTAVE 

VIRETI CLIVOS COMPITA LABYRINTHOS PONTES CRIPTAMOVE DISPOSUIT 

FOSSOaVE ALVEOLO ET CATARACTA ADSTRVCTA 

BALNEVM ET LACVM FISCO ANNUENTE E REGIO RIVO INDUXIT 

GRAPHIDA ET OPERA PROCURANTE CARILLO ROVGERIO MED. ARCHITETTO 



MONVMENTO AL BENEMERITO ARCHITETTO ROVGIER 
dall'amico E CVGINO AMBROGIO D*VBOLDO DEDICATO 



RINVENIMENTO DI CINQ.UE LAPIDI FUNERARIE 163 



pidi funerarie, di cui diremo qui appresso, provenienti dalle sop- 
presse, distrutte o rinnovate chiese della nostra città, insieme ad 
altri frammenti di minor conto. 

Una di esse , e cioè quella in ricordanza di Lupo Soria , può 
dirsi anzi un vero e proprio monumento funerario d'indole arti- 
stica e che si ha ogni ragione di ritenere una delle ultime opere 
di Agostino Busti detto il Bambaja ; e delle altre quattro , egre- 
giamente conservate nella loro integrità e colle insegne araldiche 
in buon rilievo, due ci mostrano i depositi di un Taddeo de Sor- 
mani vissuto nel XVI secolo, e di una Borri Maria del secolo prece- 
dente, guasta in parte è altra lapide in memoria di un Garcia de 
Mieres e del capitano Diego de Guzman, dei primi anni del XVII 
secolo, e frammentaria appena la lastra tumulare che ricorda il 
patrizio piacentino Danesi© Filiodoni, morto l'anno 1591. 

Fu unicamente a scopo ornamentale , secondo il gusto predo- 
minante nella prima metà del secolo, che il nobile Uboldo, appas- 
sionato raccoglitore di armi ed oggetti di antichità, fatto acquisto 
in Milano di quei cinque marmi tumulari e di non poche targhe 
araldiche provenienti da chiese e monumenti della nostra città , 
incluse e gli uni e le altre, insieme a frammenti scultori diversi, 
nella fronte rustica di una parete di fabbricato prospettante verso 
il giardino che egli foggiò a guisa di facciata di chiesa lombardesca, 
\'alendosi all'uopo altresì del vicino muraglione di sostegno della 
strada pubblica da quella finta chiesetta fino al ponte del Naviglio. 

Rimasero ivi quelle anticaglie, e vi sono tuttora, inosservate af- 
fatto, e quantunque , dopo il cospicuo lascito , fatto dall' Uboldo, 
della propria villa e dell' attiguo giardino a prò' del Comune di 
Cernusco perchè vi fosse istituito l'ospedale comunale, siasi pro- 
ceduto dalla Comunità erede, alla vendita al miglior offerente dei 
resti della preziosa armeria Uboldo , dispersa nelle fortunose gior- 
nate del 1848, nessuno pensò a privare il giardino di quei marmi 
decorativi il cui riconquisto poteva però interessare grandemente la 
città nostra, e che è sperabile possa ancora aver luogo, in parte 
almeno , mercè il favorevole intervento del Comune di Cernusco, 
proprietario attuale del giardino e della villa già Uboldo. 



j64 storia ed artk 



* 

Ed ora, venendo a parlare del primo e più importante di tali 
monumenti funebri stati tolti alla nostra città, e cioè di quello a 
Lupo Soria, trovasi esso incluso a poca altezza da terra nel fianco 
sinistro della finta facciata di chiesa lombarda. 

Ai suoi piedi vi giace un rozzo ma grandioso avello romano di 
sarizzo, su cui vennero incisi, evidentemente in epoca posteriore, 
alcuni segni a guisa di lettere. Di tale arca non andrebbesi lon- 
tano dal vero ascrivendone la provenienza dagli scavi fatti sul 
principio del secolo nella basilica di Sant'Ambrogio in occasione 
della ripristinazione del pavimento, ed altro frammento di lapide 
romana vi esiste a poca distanza presso la iscrizione tumulare di 
Garcia de Mieres. 

Consta il monumento a Lupo Soria di una gran lastra marmorea 
coU'epigrafe, dell'altezza di M. 1,35 compresavi la cornice e col 
basamento, quest'ultimo fregiato d'una testa alata d'angelo; ter- 
mina alla sommità a guisa di timpano arcuato dell'altezza di Cent. 40 
sormontato da una statuetta della Vergine col bambino, e riposa 
in basso su altra gran lastra rettangolare delle dimensioni mas- 
sime di 1,53 fino a 1,73 nella cornice superiore in senso orizzon- 
tale e dell'altezza totale di 75 centimetri. 

La parte del monumento più riccamente decorata è appunto questa 
tavola marmorea in senso orizzontale giacché, oltre al portare nei 
lati due teste di leone dalle cui fauci pendono, con nastri svolaz- 
zanti, due scudi araldici ovali del defunto, di buona esecuzione, 
apresi nel mezzo di essa una capace, profonda nicchia rettangolare 
delle dimensioni di cent. 76 in larghezza e dell'altezza di cent. 47 
in cui vedesi scolpita ad altorilievo la figura colca del tumulato 
che appoggia il capo sul braccio destro ripiegato , mentre nello 
sfondo dell'altorilievo tre donzelle atisticamente drappeggiate, che 
parrebbero raffigurare le tre Parche del mondo mitologico, accen- 
nano col dito ai supremi destini. 
7 



RINVENIMENTO t)I CINQJJE LAPIDI FUNERARIE 



>6$ 



Il sepolcreto è in genere ben conservato e solo ebbero a ri- 
!)ortar danni di lieve momento la Madonna col bambino, che è 

lò di stile diverso ('), e due delle figure femminili intorno al 
uciunto, le quali ultime rilevansi di carattere meramente accessorio. 



^ 




Intatta è invece la statua giacente del defunto, egregiamente 
panneggiata ed abbozzata con molta sicurezza e grazia di tocco 
e così pure per garbo e squisitezza di esecuzione si fanno notare le 
due teste di leone, quella d'angelo alato al basso della lapide e le arric- 
ciature dell'orlo esterno della lapide con alcuni fiorami ornamentali. 

E poiché il monumento è del 1544, e v'è in tutto il complesso 
ed anzi nel concetto generale del medesimo molta affinità colle 

(*) L'originaria statuetta terminale di questo sepolcro non sarebbe per 
avventura quella, di mano del Busti, che vedasi oggidì nella chiesa di santa 
Barnaba in Milano? 



\66 STORIA ED ARTE 



altre opere scultorie (tombe a Lancino Curzio, all'Arcimboldi, al 
Vimercati) note in Milano come uscite dalle officine di Agostino 
Busti detto il Bambaja, morto l'anno 1548, già si è posto innanzi 
l'avviso che a quell'insigne scultore lombardo sia ascrivibile anche 
questa sepoltura marmorea di Lupo Soria, su di che richiamiamo 
l'attenzione degli intelligenti d'arte perchè abbiano ad esternare 
il loro giudizio, facendo luogo agli opportuni raffronti e ad uno 
studio più approfondito di quel sarcofago (^). 

Anche ì caratteri delle lapide funeraria appaiono scolpiti con 
molta eleganza e diligenza su una lastra di candidissimo marmo delle 
dimensioni di 66 centimetri d'altezza per 52 centimetri di larghezza. 

L'epigrafe differisce nella grafi a da quella pubblicata a pag. 299, 
del Voi. I, delle Iscrizioni Milanesi del sig. Cav. Forcella, e vi si 
nota corretta nella voce modo V erronea dizione di mundo nella 
sesta riga. La trascriviamo pertanto qui appresso , quale legges* 
nel giardino Uboldo di Cernusco sul naviglio. 

LVPO SORI^ CANTABRO VIRO 
SOLERTIA FIDE AC PRVDENTIA 

SUMMO QVI POST PLVRES 

LEGATIONES ET MAGNA OBITA 

MVNERA FELICI VOTO GESTA 

NON MODO SVIS ET AMICIS SED 

IMP. C^S. CAROLO V. CVIVS 

CONSILIARIUS ET IN INSVBRIA 

PROCVRATOR EXTITIT MAGNV 

SVI DESIDERIUM RELIQUIT 

MICHAEL SORI^ FRATRI 

INCOMPARABILI MERENS 

P 

VIXIT ANN. LXX MENS. II. DIE VII 

OBIIT MEDIOLAMI VII MARTII 

1544 

(*) Di questo monumento e della lastra tombale di cui parleremo più in- 
nanzi a Taddeo de Sormani, già ebbe a dare le primizie, con un breve cenno ^ 
descrittivo, il N. i del giornale « // Monitore tecnico » della corrente annata. 
La direzione di quel periodico si compiacque anzi di fornire , per somma 
cortesia, al nostro Archivio le zincotlpie di cui ci serviamo a maggior illu- 
strazione del presente articolo. 



RINVENIMENTO DI CINQ.UE LAPIDI FUNERARIE 



167 



* * 



Nel fianco destro della finta facciata della ^chiesa nel giardino 
Uboldo, fa simmetria a questa di Lupo Soria un'altra lapide tu- 
mulare di dimensioni più modeste, e cioè dell'altezza di cent. 85 





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ÌDpra una larghezza di 62 centimetri , dedicata alla memoria di 
n Taddeo de Sormani , nobile uomo che morì in Milano addì 
luglio del 1500, benché la data coli' aggiunzione di un piccolo 
in alto dopo la M del millesimo lasci luogo a qualche dubbio 
iiterpretazione. 

<}uesta lapide è tutta circondata all'intorno da lesene marmoree 
1 scolpitivi delfini dalle gole spalancate e dalle code ritorte, due 



l68 STORIA ED ARTE 



per cadaun lato ed affrontati, che non hanno manifestamente al- 
cun rapporto con essa e si rivelano piuttosto avanzi di qualche 
altra sepoltura di gusto volgente al barocco, insieme ai due putti 
tenenti un medaglione posti al disotto della lapide stessa. 

Quanto alla pietra tombale a Taddeo de Sormani, essa è fog- 
giata in marmo cristallino e presenta a tutto rilievo lo stemma di 
quella nobile famiglia del leone passante in capo e delle sottostanti 
tre fasce, e sì il leone araldico, tenente colla zampa destra il ca- 
stello biturrito , quanto 1' elmo a becco di passero con cercine e 
lambrecchino a lembi svolazzanti, si appalesano scolpiti in tutto 
nello stile medesimo del XV secolo, locchè vien confermato dalla 
data del tumulo cui serviva, che è quella per l'appunto del primo 
anno del XVI secolo. La lapide è del tenore seguente: 

SEPVLC. NOBILIS VIRI 

D. THADEI DE SORMANO 

GIVI MEDIOLAN. QVI OBIIT 

XI IVLII M.*^ CCCCC. 

Da una notizia ricavata dal Codice araldico del Sitone , rile- 
viamo che un Taddeo de Sormano , abitante nella parrocchia di 
Santa Tecla, era aromatario in Milano verso la fine precisamente 
del XV secolo, per cui non è a dubitarsi che a quel personaggio - 1 
si riferisca la lapide marmorea testé venuta in luce. 

Solo, l'ommissione di questa epigrafe nelle descrizioni di lapidi | 
e memorie milanesi dei più noti e diligenti raccoglitóri, poteva la- 1 
sciar supporre che provenisse essa da Santa Tecla e fosse andata 
dispersa fino dai primi anni del XVII secolo; — ma una notizia 
ricavata dall'Archivio dei sigg. Conti Sormani Andreani , ci as- 
sicura che la lastra tombale a Taddeo de Sormani, il quale viene 
designato altresì quale altro dei Decurioni della città di Milano^] 
esisteva nel 1584 in un chiostro presso la chiesa dei Padri Oli- 
vetani di Santa Maria di Baggio, in Pieve di Cesano, cosicché è,j 
a ritenersi sia stata tolta di là e trasportata poi a Cernusco si 
Naviglio solo dopo la soppressione di quella Congregazione verso] 
la fine del secolo scorso. 



RINVENIMENTO DI CINQUE LAPIDI FUNERARIE 1Ó9 



* 
* * 

Vicino a questa lapide Sorniani, scorgonsi infissi qua e là nel 
muro della citata chiesetta del giardino Uboldo frammenti diversi 
marmorei, provenienti essi pure da Milano, fra cui in alto una lastra 
marmorea di cent. 50 di larghezza per un altezza di cent. 35 
offrente, incorniciati ad altorilievo, due scudi triangolari di cui 
il primo colla biscia viscontea , e l'altro inquartato colla biscia e 
l'aquila. Le fa riscontro dal lato opposto della chiesetta altra tavola 
marmorea delle eguali dimensioni e di analoga lavorazione, collo 
scudo inquartato del ducato a sinistra , ed uno scudo triangolare 
con una radia o stella a raggi a destra. 

Da qual chiesa o monumento poi perverranno le due piccole 
lastre con disegni in rilievo ad intaglio secco bizantino accanto a 
queste tavole araldiche ? È difficile l'arguirlo in mancanza di qual- 
siasi data od accenno ad edifici di Milano, ma a sperperate edicole 
funerarie ponno, senza andar lungi dal vero , venir ascritti i due 
puttini tenenti un medaglione coll'effigie del padre eterno sotto la 
lapide Sormani, e gli scudetti marmorei con cartelle di gusto ba- 
rocco sparsi qua e là fra le diverse lapidi , fra cui distinguonsi 
chiaramente le insegne dei Settala colle sette ali, quelle dei Lo- 
nati colle tre mezzelune, il cigno dei Carcano o dei Paravicini, 
mentre altri emblemi richiederanno qualche maggior dato per es- 
sere con sicurezza decifrati. 

Sotto il rispetto araldico infine, d'assai maggiore importanza sono 
le grandi cartelle marmoree, con scudi ovali nel mezzo, che veg- 
gonsi inclusi nel muro di sostegno della pubblica via che viene a 
finire contro la simulata chiesetta. Per le loro dimensioni uniformi 
si potrebbe arguire costituiscano le grandi targhe araldiche che 
fino ai tempi napoleonici ebbero a decorare la fronte del palazzo di 
giustizia, colle insegne dei primarii magistrati che occuparono la 
suprema sede di quel tribunale. 

Fra i vari stemmi vi distinguiamo quelli dei Resta , dei Pu- 
sterla, dei Casati, dei Monti, dei Taverna, de' Cambiaghi, e alcune 



170 STORIA ED ARTE 



targhe, oltre al portare nell' orlo il nome della famiglia a cui si 
riferiscono, serbano incisa anche la data della loro collocazione. 

Non meno importante della lapide a Taddeo de Sormani, è la 
lastra tumulare con stemma, delle dimensioni di 45 centimetri di 
larghezza per 50 d'altezza, ad una Maria de Borri che, come dice 
l'iscrizione, lasciati dietro a sé sei figli, fu modello delle matrone 
e rese ad ognuno il suo, inquantochè il suo corpo sepolto alimenta 
la terra, ma lo spirito invero spazia pei cieli. 

L'epigrafe, proveniente dalla chiesa di Sant'Eustorgio e più spe- 
cialmente dalla Cappella della Madonna delle Grazie di quel 
tempio, fu ricordata dall'Allegranza, dal Puccinelli , dal Caffi , dal 
Valeri e dal Fusi e venne riprodotta nel Voi. II, pag. 64 , delle 
Iscrizioni Milanesi del Cav. Forcella. 

L'anno riesce incerto , ma i caratteri e il gusto letterario del- 
l'iscrizione e così pure la forma dello scudo con nastri svolazzanti 
ai lati rivelano la seconda metà del XV secolo. Il bue passante 
dei Borri , analogo a quello dei Bossi e dei Barbò ma che si di- 
stingue negli smalti per non avere le zampe e le corna d'oro, è 
riprodotto con artistica accuratezza. L' iscrizione è la seguente, 
né discorda da quella tramandatici dagli autori precitati: 

HIC JACET EBVRRIS BISTERNA PROLE RELICTA 

QV^ MATRONAR NORMA MARIA FUIT. 

REDDIDIT HiEC VNICVIQV. SVVM NAM CORPUS HVMATV 

TERRA FOVET. VERVM SPIRITVS ASTRA TENET. 

Infranta, e fessa qua e là, ma pressoché nella sua integrità fino 
a noi pervenuta, è altra grande lapide in pietra di lavagna, delle 
dimensioni di 75 centimetri di larghezza per 90 centimetri circa 
d'altezza, che ricorda il maestro di campo Garcia de Mieres e il 
Capitano Diego de Guzman, entrambi spagnuoli e morti in Milano 
nel 1602 e 1604. 



RINVENIMENTO DI ClNauE LAPIDI FUNERARIE 17I 

Essa vedesi infissa a qualche altezza dal suolo nel muraglione 
di cinta del giardino Uboldo che sostiene il terrapieno stradale 
laddove forma una specie di torriciuola con merlatura. 

È manifestamente essa pure una lastra tombale che trovavasi 
in passato a sinistra dell'aitar maggiore della Chiesa di S. Maria 
della Consolazione, volgarmente detta la Madonnina del Castello, 
e r Uboldo deve esserne venuto in possesso allorché sul principio 
del nostro secolo si mise sossopra e si rifece poi il pavimento 
di quella chiesa. 

L' iscrizione, riprodotta a pag. 486 del III volume delle Iscri- 
zioni Milanesi, è la seguente, quale potè essere integralmente 
restituita mercè le indicazioni del Valeri e del Fusi : 

D. O. M. 

AQVI YAZE EL MAESTRO DE CAMPO 

GARCIA DE MIERES NATVRAL DE LA VILLA 

DE PANDVELES EN ASTVRIAS Q,VE SIRVIO 

A SV MAG.D XXXXVIII ANOS. MERECIO POR 

LA ESPADA Y VALOR DE SV PERSONA LOS 

HONRADOS CARGOS QVE FVO EN LA 
GVERRA. FALECIO EN EL CASTILLO D'ESTÀ 
CIVDAD A. XXIX DE DEZIEMBRE MDCI/ 
SIENDO DE ETAD DE LXXIIX ANOS . DEXO 
MVCA PARTE DE SV HAZIENDA A OBRAS. 

Y LVCARES PIOS Y ENTRE OTR^i MIL 
DVCATONES A LA CASA DE LAS VIRGIN 
HIJAS DE ESPANOLES CON (^BLIGACION 

QVE SE DIGA CADA DIA WNA MISSA POR SV 

ANIMA Y BIEN HE CORES LO DE MAS 

DEXO A SOBRINOS POR NO TENER HITO 

Y MANDO QVE DEI SE HIZIESE ESTÀ 
BREVE MEMORIA 

A SI MISMO YAZE EL CAPITAN DIEGO 

DE GVZMAN NATVRAL DE VILLA OLMEDO EN 

ESPANA QVE FVE TEMENTE DEL DICHO 

CASTILLO. FALLECIO A. XII DE HEBRERO 

MDCIIII SIENDO DE HEDAD DE LVII ANOS 

FLIZOLO HAZER DON JVSEPE VASQVEZ DE 

.4CVNA CASTELLANO DE MILAN Y DEL 

CONSEJO SECRETO DE SV MAG.» 



1^2 STORIA ED ARTK 



Della lapide funeraria al Gran Canceliere dello stato di Milano 
sulla fine del XVI secolo Danesi© Filiodoni, che già leggevasi nella 
chiesa di S. Paolo nella nostra città, non sopravanzò a Cernusco 
sul Naviglio che un frammento con poche parole, ma tale da poter 
ricostituire l'esatta grafìa di quella inscrizione. 

Mancano per intero la quinta e la quarta linea colla data, stata 
erroneamente posticipata d'un secolo dal Valeri, ma il frammento 
d'epigrafe di Cernusco collima perfettamente col testo dell' iscri- 
zione pubblicata dal sig, Cav. Forcella a pag. 384 del I volume 
delle Iscrizioni Milanesi, come puossi vedere qui appresso : 

DANESIO FIL'ODOND PATRI . PIACENTINO 

SENAT. PRiESIDI C0NSILTAR70 RECENTI 

MAG. CANCELLARIO PROVINC/^ MEDIOL. 

OBIIT ANNO MDXCI JETATIS SV^ LXXKI 

DIONYSIVS FILIODONVS M. P. 

Ed ora, dopo queste cinque lapidi maggiori , minor interesse 
hanno altri frammenti minori di cui ci sembra superfluo far parola 
adesso, ma di cui potrà essere tenuto conto ove per avventura si 
addivenisse al ricupero di quei marmi milanesi. 

Qualche altra lapidetta non offre sicuri criterii circa la prove- 
nienza da Milano ed è altresì di scarso valore, risolvendosi talune 
di esse in iscrizioni commemorative di istituzioni monacali di 
secondaria importanza , come lo è manifestamente il frammento 
che testualmente si trascrive, di 25 centimetri di larghezza per 

30 d'altezza. 

MEMORIA PERPET 
PADRI GVARDIA 
CELEBRAR DELL 
ALLI PADRI SACE 
LORO SAGRIFICII RA 
DEL S. PIETRO FRA 
GHIOZZO, COME QVA 
HA CON LARGHISSI 
AIVTATO LA F. 
NOSTRA D. 



RINVENIMENTO DI CINQ,UE LAPIDI FUNERARIE IJ} 



* 
* * 

Nel fornire pertanto, come abbiamo fatto, questi brevi cenni per 
norma degli studiosi dell' epigrafia milanese, non ci rimane che 
esternare il desiderio che indagini consimili abbiano ad essere 
praticate in altre località e ville signorili del territorio milanese, 
avendosi ogni ragione di credere che la messe sarebbe copiosa e 
avrebbersi con ciò informazioni e dati che riescirebbero di qualche 
importanza anche sotto il rispetto storico ed archeologico. 

Ci consta per esempio , che ultimamente, in seguito ad alcune 
indagini fatte praticare, con somma cortesia, dall' 111.'"" sig. Conte 
Gilberto Borromeo nei sotterranei dell' Isola Bella , venne colà in 
luce e fu ora collocata molto opportunamente nella Cappella 
gentilizia presso il rispettivo sarcofago , la lapide a Camillo Bor- 
romeo del 1549, già esistente nella Cappella Longhignana Borro- 
meo di S. Pietro in Gessate di Milano. 

Questa lapide tumulare è in marmo di Gandoglia di grosso 
spessore e della larghezza di 87 centimetri per una altezza di 
cent. 62, e l'epigrafe differisce solo nella grafìa da quella data dal 
Puccinelli e riprodotta dal Cav. Forcella , come può vedersi dal 
testo che diamo in calce (^). 

Ricordiamo da ultimo come in quell'insigne Cappella gentilizia 
sia stata fatta portare altresì nello scorso anno , accanto ai pre- 
ziosi resti del Monumento Birago, già in S. Francesco Grande, di 
Agostino Busti detto il Bambaja, la Statua di San Gerolamo, che 
faceva simmetria in quel sarcofago all'altra più nota di S. Giovanni, e 
di cui fu scritto nel Ili fase, del nostro Archivio Storico del 1894. 

Diego Sant'Ambrogio. 

(*) D. o. M. 

CAMILLO BORRHOMAEO ARONAE 

GOMITI 
CAROLI Q.. CAES. CVBICVLARIO 
J- PED. ATa EQV. TRIB. NOVOCOMI 

% MOX TICINI PRAEF. MEDIOL 

y . SENATORI 

/i? JO. BAP. FIL. ET. CORONA SOMALIA 

VXOR CVM LACHRY. P. P. 
:; ANN, M. D. XLIX. 




SULLE OSSERVAZIONI MOSSE 

A PROPOSITO DELL'ATTRIBUZIONE DELL'ALTARE DI CARPIANO 

A GIOVANNI E DOMENICO DA CAMPIONE (*) 



^^5^|i siano concessi brevi appunti intorno a questo tanto 
1^1^ discusso altare di Carpiano e alle obbiezioni che si muo- 
^^*]j*^ vono circa al ritenerlo, non solo di provenienza dalla 
Certosa di Pavia, ma altresì l'altare stesso originario del celebre 
tempio, del 1396, ed opera pregevolissima degli artisti campionesi 
Giovanni e Domenico Bossi di Campione. 

Premettesi che quell' altare è assai più che un interessante 
lavoro di scoltura, come venne ultimamente definito, ma si appa- 
lesa da sé come un vero capolavoro dell'arte scultoria campionese 
della fine del XIV secolo. 

Già lo stesso onor. Luca Beltrami ebbe a definire i bassorilievi 
che lo adornano come importantissime sculture, e il valente dot- 
tore Alfi-edo Gotthold Meyer non esitò nel novembre 1895 a di- 
chiarare che, a parer suo, quelle sculture dell'altare di Carpiano 
sono (e saranno) le più belle che esistono della scuola dei Cam- 
pionesi. 



(*) ^Archivio Storico Lombardo, fase. Vili, anno 1895, pag. 465. 



SULLE OSSERVAZIONI A PROPOSITO DELL ALTARE DI CARPIANO 175 

Né si tratta qui di opere frammentarie, ma di un vero ed 
integro monumento che," per le dimensioni sue e per constare di 
un altare quadrifronte con quattro colonne del ciborio, ad altro 
non può riferirsi, ove pervenga dalla Certosa di Pavia, che al 
disperso altare maggiore che già sorgeva nel capocroce sotto la 
cupola del tempio. 

Solo, il monumento non ha una riga di scritto e vane riesci- 
rono fin qui le indagini per comprovare se e quando precisamente 
esso sia stato trasportato dalla Certosa alla Grangia di Carpiano, 
per cui, in tale stato di cose, fu duopo raccogliere notizie gene- 
riche e presunzioni, quante più si poterono, e far luogo ad un 
accurato studio artistico di quel vetusto altare quadrifronte, per 
avere intorno ad esso qualche luce. 

Ora, è appunto questo poderoso complesso di dati meramente 
indiziali, se vuoisi, ma persuasivi e comprovanti al massimo grado, 
che dà all'altare di Carpiano più che non basti perchè possa 
essere dichiarato, senza tema di sventatezza, l'altare stesso origi- 
nario della Certosa di Pavia del 1396. 

I criterii artistici confermano d'altronde pienamente siffatte 
induzioni, giacché gli otto bassorilievi dell'altare di Carpiano si 
rivelano come pretta opera di artisti campionesi dell'ultimo decennio 
del XIV secolo, e tre di essi si fanno notare per le caratteristiche 
personali dello stile di Giovanni da Campione. 

Non é qui il caso di riassumere le considerazioni e i molti 
argomenti che indussero in chi scrive la ferma convinzione che 
devesi nell'altare di Carpiano ravvisare il rimosso aitar maggiore 
della Certosa di Pavia, e poiché quella convinzione riposa in 
ispecial modo, più che sulle risultanze di documenti di vecchia 
data e per sé incerti, sul giudizio che emerge oggettivamente 
dal monumento stesso sotto il rispetto artistico, mi vedrei indotto 
a rinunciare senz' altro ad ogni discussione in argomento, dal 
momento che lo stesso onor. Beltrami, pur si dotto e perito in 
ogni ramo dell'arte, si dichiara per somma riservatezza incompe- 
tente ad emettere ogni avviso al riguardo. 

Ma, poiché nelle osservazioni mosse a proposito dell'attribuzione 



i, 



176 STORIA ED ARTE 



ai citati artisti campionesi dellaltare di Carpiano, non è ai pre- 
netti criteri! che si dà importanza, ma piuttosto ad alcuni estratti 
tolti a spizzico dagli atti della Certosa di Pavia che vengono 
citati come categorici documenti risolutivi dell'intricata questione, 
mi sia permesso di esporre qui brevemente le ragioni per le quali 
non reputo siano i medesimi all'uopo sufficienti, e tali anzi da 
far nascere nuove difficoltà e dubbiezze circa l'origine prima e 
e le vicende dell'altare iniziale della Certosa di Pavia. 

Che se fantastica potè essere ritenuta la ricostituzione storica 
ideata in vista delle risultanze emergenti dallo studio dell'attuale 
altare di Carpiano, fa duopo che, trattandosi di rettifiche operate 
a rigor di documenti, non ve se ne sopperisca altra manchevole 
o inesatta, locchè svierebbe, unicamente per soverchio amor del 
vero, gli studiosi da una tesi ritenuta azzardata e senza fondamento, 
per por loro sott' occhi altra tesi più modesta e meno attraente 
e per di piìi non confortata essa pure da ineccepibili argomenti. 

E, innanzi tutto, nel sostenere, in onta alla letterale frase 
positi in opera, della annotazione stessa del 28 settembre 1396 
che le quattro grandi lastre fornite da Domenico Bossi da Cam- 
pione (^) furono deposte nell' escavo dei fondamenti come prima 1 
pietra inaugurale, non si ebbe presente che, oltre all'essere con- 
traddetta tale circostanza dal testo preciso delle diverse annota- 
zioni di lavori e forniture riferentisi a quella cerimonia, come 
apparirà da quanto più innanzi dimostreremo, tale asserzioni 
riesce infirmata altresì dalle strette norme canoniche e liturgiche 
che regolano pure questa parte accessoria del culto. 

Secondo tali discipline, la prima lapide, il lapis primarius (nt 
possono essere arbitrariamente due o più), rappresenta il sasso che, 
quale altare, Giacobbe dedicò a Dio e trasmutò in una abitazione 
che fosse degna di lui : Lapis iste guem erexi in titulum, vocabitur 
Domus Dei: titolo che i dottori in sacra teologia chiamano di 
preconio, di memoria e di trionfo. 

(') Cwn certis litteris sculptis, non piuttosto, come è testualmente scritto 
cnm certis litiis sculpitis e cioè con certi marmi o bassorilievi scolpiti? 



SULLE OSSERVAZIONI A PROPOSITO DELL ALTARE DI CARPIAMO 1/7 



Basta il seguire brevemente le prescrizioni principali di quella 

xriinonia, per riconoscere tosto che la pietra fondamentale del 
tempio non può essere che una, e che si contravverrebbe al testo 

irecrso delle preghiere ordinate per siffatte solennità deponendone 
liii numero maggiore. 
Si getta infatti nei fondamenti la prima lapide alla gloria di 

)io, a cui si deve il primo culto di latria, e perciò la si con- 
trassegna per lo più colle iniziali D. O. M., Deo Optimo Maximo : 
ma, prima che venga calata nella fossa, la si benedice con varie 

•razioni, la si asperge d'acqua benedetta, si imprime su di essa il 

vgno della croce e si intona dappoi dal Vescovo, seduto in fal- 
distorio l'antifona: « Mane surgens Jacob, erigebat lapidem in 
titulum ». 

Allorché poi il Diocesano che pontifica depone nel cavo la prima 
pietra, pronuncia le sacramentali parole : « In fide Christi collo- 
camus lapidem ishun primarium in hoc fundamentum » dal che 
^i avverte subito come una sola tassativamente debba essere la 

ietra votiva all'uopo destinata ('). 

Ora, non si sa comprendere, dopo tutto ciò, come a pag, 476 
478 della citata recensione, si attesti replicatamente che la ceri- 
monia della fondazione della Certosa, compiutasi addì 27 agosto 1396 

)nsistette nel collocare in fondo all'escavo fatto pei fondamenti 
le quattro lapidi fornite da Domenico Bossi di Campione, mentre 
le annotazioni tutte desunte dal Libro Mastro della Certosa del 1396 
che si citano in quella prima pagina stessa e nella seguente, con- 
traddicono in modo assoluto a quell'asserto e non parlano che di 
un'unica e sola pietra fondamentale. 

(') Come circostanza assai prossima all'epoca della erezione della Certosa 
ivese, ricorderemo che una sola fu la pietra deposta dallo stesso Duca 
Giov. Galeazzo Visconti, negli anni dal 1384 al 1395, per la fondazione 
della distrutta chiesa di San Spirito in Pavia. 

Portava quella pietra l' inscrizione seguente, conforme in tutto alle pre- 
scrizioni liturgiche più sopra menzionate : 

T^mt mihi Doininus in Deum et lapis iste vocahilur Domus Dei: Johannes 
• dleas Comes vlrtulum. 

Arch. Sior. Lomb. — Anno XXIII — Fase. IX. 12 



178 STORIA ED ARTE 



Così, nel conto di spese riferibile a Manfredino da Ozino, è detto 
chiaramente che si fecero dei ponti nell'escavo del fondamento 
causa eundi ad ponendum lapidem, e in quello risguardante Filippo 
de Mangano si accenna al giorno « quo prefatus dominus posuit 
primum lapidem in primo fundamento ». 

Anche nell'ordine dato il 29 agosto 1396 ad Antonio de Se- 
regnio di togliere i legnami per la sala e pel padiglione della 
cerimonia d'inaugurazione, è detto che la venuta di Gian Galeazzo 
fu occasionata « prò prim,a missa et prima lapide » — e in modo 
ancor più esplicito si chiarisce e determina che una sola (e non 
quattro) fu la pietra deposta nel giorno dell' inaugurazione, dalla 
annotazione della somma di denaro pagata a Bertolino de Be- 
chinis ed a' suoi compagni per aver lavorato tutta la notte del 
sabato XXVI agosto a gettar l'acqua fuori dall' escavo praticato 
« 7ibi positus fuit primus lapis » , dopo la qual citazione, le 
stesso onor. Beltrami soggiunge: il che prova come la prima 
lapide fosse stata collocata ad una profondità sottostante il piane 
delle acque sorgive. 

E notisi che la concordanza di tutte queste disparate annota 
zioni di spese intorno al fatto che la pietra inaugurale foss< 
una sola, oltreché rispondere alle strette discipline chiesastiche 
esclude per sé che possa trattarsi nel caso in questione di uil; 
mera espressione inesatta del ragioniere capo della Certosa eh 
abbia indicato per brevità, con quel nome al singolare dì lapi 
primarius, le quattro lastre di cui è cenno nella annotazione de 
28 settembre 1396 fornite da Domenico da Campione. 

Del resto, in quest'ultima annotazione non si dice già che ta 
quattro lastroni furono depositi (e si potrebbe allora intender 
per calati) ma bensì che furono positi in opera, e cioè colloca 
o murati in occasione della prima fondazione, alla presenza dell! 
stesso duca Gian Galeazzo Visconti, della Certosa di Pavia. 

E che poi la frase « in prifno fnnda'mento » non vada lettera 
mente intesa nel senso della fossa materiale per la posa della prin 
pietra, ma bensì in quello più lato della prima fondazione d 
tempio, lo si deduce dal testo preciso dell'annotazione del 28 se 



SULLE OSSERVAZIONI A PROPOSITO DELL ALTARE DI CARPIANO 179 



tembre 1396, relativa a quei quattro lastroni di marmo; « qui 
positi fuerunt in opere in primo finidamento incepto solemniter 
per prefatum domimcm (Giov. Galeazzo Visconti), ecc. 

Ora, quella voce di incepto, spiega chiaramente che si intendeva 
dall'estensore di quella annotazione di spese alludere, colla frase 
antecedente in primo fiaidamento , non già all'escavo materiale 
che già da più giorni era stato praticato dagli operai a ciò 
delegati, ma bensì alla prima fondazione del tempio iniziata 
(incepto) solennemente dallo stesso duca e da' suoi tre figli. 

Né l'annotazione del 28 settembre 1396 vien già a dire, come 
pretenderebbesi a pag. 478, che la solennità della cerimonia abbia 
consistito nel collocare a posto quattro pezzi di marmo, uno dei 
quali si osserva poteva pesare parecchi quintali; ma solo che si 
paga certa somma a Domenico Bossio da Campione per quelle 
lastre, le quali furono da lui poste in opera, non già il giorno 
stesso e nell'escavo fondamentale, come vorrebbe un'interpretazione 
soverchiamente restrittiva, ma sibbene in occasione della prima 
fondazione della Certosa con grande solennità avvenuta il 27 
agosto 1396 coir intervento del duca e dei suoi tre figli. 

Senonchè, l'esclusione assoluta delle quattro lastre di Domenico 
Bossi da Campione a costituire la parte anteriore ed i fianchi 
del massimo altare della Certosa Pavese, cui si aggiunsero solo 
tre mesi dopo, previa speciale consacrazione del duca a Pavia, le 
altre tre lastre marmoree fornite da Giovanni da Campione, — 
sembra, nella recensione testé pubblicata nelV Archivio Storico Lom- 
bardo , provata matematicamente dal fatto che il padiglione e 
relativo altare cogli spalti e i ponti conducenti al fondamento ove 
deporre la pietra fondamentale, erano di legno. 

E si citano all'uopo i conti a Manfredino da Ozino fabbro 
ferraio, ed al falegname Ambrogio da Vernate « prò faciendo 
paviglionem unum, cum altare magno, cum spaldis circumcirca, ecc. » 
e « at faciendum pontem de trabibus et assidibus et altare unum ». 

Ora, data pur anche l'induzione già posta innanzi, che cioè 
quelle quattro lastre siano state piantate per l'occasione della 
solenne inaugurazione quale inizio dell'altare maggiore del tempio 



l8o STORIA ED ARTE 



nella sua parte anteriore e nei fianchi, non rimane escluso ed 
anzi viene da sé che e le gradinate d'accesso e gli spalti laterali 
ed anzi la parte posteriore, il dossale e la mensa stessa dell'altare, 
che non consta ancora fornita per quell'epoca, dovessero essere 
provvisoriamente di legno. 

Quattro lastre del pallio non costituiscono per sé un altare ed 
era stretta necessità quindi che, pur essendosi collocate a posto 
le quattro tavole di marmo predisposte dall'artista campionese pel 
futuro altare maggiore, l'altare stesso fosse nella restante parte di 
legno, e venisse incaricato un falegname della sua erezione. 

Notisi a questo riguardo che nel conto di spesa più sopra 
menzionato a Filippo di Mangano, essendo detto testualmente: 
a ad faciendum altare magnum cum uno tabulo et bancale » si 
espone incidentalmente che per detto altare appunto sembra 
vengano costrutti la mensa (tabula) e il dossale (bancale) del late 
posteriore, e non vi é fatto cenno alcuno del pallio frontale che 
pure avrebbe dovuto richiamare più di ogni altra cosa l'attenzionf 
dell'estensore di quella breve memoria descrittiva. 

Ma v'ha di più, che ad escludere che potessero nell'agosto i39( 
pensare i padri Certosini, se non all'erezione, al cominciamentc 
pur anco del grande altare maggiore del tempio, si disse che ; 
malapena vennero a quell'epoca tracciati in modo rudimentale 
fondamenti del maestoso tempio, e che anzi le volte del tempi» 
stesso non furono ultimate che sessantasei anni dopo, e cioè nel 1462 

Ma, anche a questo riguardo, abbiamo invece un preciso docu 
mento d'archivio, sfuggito evidentemente fra i tanti a disposizion 
degli studiosi nei preziosi registri della Certosa pavese, da ci 
risulta che, un mese prima della inaugurazione, e, notisi, un mes« 
già si procedeva all'escavo per l'impianto del pilone posterioi 
dell'altare maggiore della chiesa. 

Leggesi infatti a pag. CCLXX del libro mastro delle spe? 
della Certosa di Pavia del 1396, che gli operai « laborave) 
diebus XV », dal giorno 28 luglio 1396 in poi, e così nel me 
stesso di agosto di quell'anno, « prò fatieyido cavamentum unu 
pironi (sic) posterioris altaris majoris ecclesicz, ecc. » e quest'ultin 



SULLE OSSERVAZIONI A PROPOSITO DELL ALTARE DI CARPIANO l8l 

testuale dizione « altaris majoris ecclesùe » esclude si trattasse del 
semplice altare di legno inaugurale, ma designa chiaramente lo 
Stabile e definivo aitar maggiore del tempio, all'incontro delle due 
crociere, il quale, per non essere approntato che in parte, poteva 
benissimo essere completato coll'altare di legno, ma che era in 
realtà in costruzione fino dal 28 luglio del 1396. 

Dopo ciò, che poi la Cassina palleata sia stata eretta una volta 
avvenuta la distruzione del padiglione per l'inaugurazione e non 
anteriormente, e cosi pure che le sette lastre del pallio per l'altare 
maggiore siano state ricoverate sotto quel locale per sessantadue 
anni, anziché per due o tre decennii, come vorrebbesi nella recente 
Guida e non nella storia della Certosa che si attende tuttora, 
sono questioni accessorie sulle quali si può convenire facilmente 
I e che nulla mutano sostanzialmente nello stato della questione. 
Anche per quanto concerne le tre lastre che risultano consegnate 
nel x\ dicembre 1396 da Giovanni di Campione al Priore della 
Certosa di Pavia, e che rispondono pei caratteri stilistici alle tre 
del pallio posteriore dell'altare di Carpiano, s'è discorso a lungo 
nella Memoria pubblicata nel giornale « Il Politecnico » dal giugno 
al settembre 1895, e d'altronde, come s'è detto altre volte e testé 
ripetuto, più che nei documenti d'archivio, è nel monumento 
;] stesso di Carpiano che va cercata la soluzione dell'im'pcrtante 
aesito archeologico che esso offre agli studiosi. 
Fa duopo accertare infatti, una volta escluso che potesse il 
maestoso altare essere di costruzione locale, se, attesa l'importanza 
sua e la chiara attinenza che offre colle colonne del ciborio, ora 
nel pronao della chiesa, e cogli altri marmi di Carpiano di sicuro 
trasporto dalla Certosa di Pavia, non risulti manifesta la prove- 
nienza dell'altare monumentale di Carpiano dall'insigne tempio, 
e non si addimostri esso, per le dimensioni sue e per essere quadri- 
le fronte e con soprastante ciborio, precisamente come lo scomparso 
!f altare maggiore della Certosa di Pavia. 

iD Poi, i bassorilievi sono otto e tutti egregiamente conservati, e 
m ve quindi più che a sufficienza, agli occhi degli studiosi e dei 
ìtt critici d'arte, per giudicare se le sculture siano o meno del XIV se- 



l82 STORIA ED ARTE 



colo, se di artisti campionesi, e fra di essi se di Giovanni o 
di qual altro di quegli artefici peritissimi nell'arte loro, e già noti 
per opere diverse. 

Che se, da tale esame, si deducesse la piena sicurezza che 
l'altare e le relative sculture sono campionesi e così non poste- 
riori al 1398 in cui venne a morire l'ultimo degli artefici di quella 
scuola, riescirebbe sempre più confermata l'induzione posta innanzi 
che l'altare di Carpiano sia per l'appunto il primitivo aitar mag- 
giore della Certosa di Pavia pel quale già si ponevano le fonda- 
menta fin dal luglio 1396, e che andò esportato dal tempio fino 
dalla metà del XV secolo, allorché fu collocato nella sagrestia 
vecchia il trittico d'avorio che lo sormontava ed era stato con 
esso originariamente predisposto. 

E sono tutte questioni, certo di non facile risoluzione, ma 
intorno alle quali si addensa viva e piena di trepidazione e di 
entusiasmo ad un tempo l'ansia dello studioso, e che è a sperarsi 
vengano presto dilucidate mercè la costanza e il buon volere di 
quanti si interessano dei patrii monumenti, massime se si proce- 
derà, come già fu replicatamente proposto, all'ispezione dell'in- 
terno dell'altare di Carpiano che può fornire documenti sicuri per 
la definitiva risoluzione dell' importante quesito. 



Diego Sant'Ambrogio. 



I 




B 1 B L 1 O G R A IM A 



In morte di Cesare Canta, a cura della famiglia. 
MDCCCXCVI (•). 



Milano, 1 1 marzo, 



Il giorno 1 1 marzo, anniversario della morte di Cesare Cantù, 
la sua famiglia ha distribuito il volume in memoria dell'illustre 
storico. 

Facciamo astrazione, se possibile, dall'amor figliale, dall'affetto 
dei parenti e degli amici che composero questo volume con tanta 
delicatezza; osserviamolo come documento storico. 

Nella storia del pensiero del XIX secolo, Cesare Cantù occupa 
un posto cospicuo ed il volume resterà anzitutto come manifesta- 
zione delle onoranze e del giudizio che il mondo civile dei tempi 
nostri seppe esprimere al momento della sua morte ; in quell' i- 
- tante fugace, nel quale ogni nazione, ogni uomo diventa incon- 
scientemente uno storico, alla sua mente d' un tratto s'affaccia tutta 
l'opera, tutta la vita del grande estinto e come mosso da una forza 
interna, arcana e superiore, ne pronuncia un giudizio sintetico, alto, 
ereno ed imparziale. 



(') Impresso coi tipi di C. Rebeschini e C, e corredato di ritratti in elio» 
tipia dello stabilinaento di Menotti Bassani. 



l84 BIBLIOGRAFIA 



Ma il volume esprime ancora altri sentimenti ed altri pensieri. 

Rimane quale riflesso del sentimento e del pensiero raccolti, 
racchiusi in loro stessi, nella quiete delle pareti dello studio; di 
nuovo dinanzi a tutta una vita spesa nello studio e nel lavoro 
storico e letterario, illuminato e guidato da un alto concetto 
educativo. 

Qui non si tratta più di un giudizio sintetico, pronunciato per 
forza impulsiva, ma di un giudizio maturato dalla riflessione pon- 
derata che abbraccia il passato dell' uomo e le opere sue. 

In questa parte dei discorsi commemorativi, emergono quelli del 
prof. Carlo Cipolla, direttore degli Archivi di Stato in Torino e 
del nobile Felice Calvi, che subentrò al Cantù e nella presidenza 
della nostra Società e nel seggio di membro effettivo all' Istituto 
lombardo. Questi due uomini eminenti hanno ricordato il Cantti, 
ciascuno dal proprio punto di vista, e, diciamolo pure, sotto il 
particolare aspetto che da ciascuno di essi era lecito augurare. 

Il Cipolla ha studiato l'opera di Cesare Cantù storico, in rela- 
zione alle creazioni storiche anteriori e posteriori alle sue e di 
queste ha dato un giudizio sereno ed austero, donde emerge lumi- 
nosamente il suo grande valore. 

Il Calvi ne ha ripensato la meravigliosa operosità durante la sua 
lunga vita, ce lo ha restituito nell'ambiente, dandoci l'uomo, le 
vicissitudini sue e dei tempi suoi. In una parola ha conservato 
fortunatamente ai posteri l'intera e completa figura dell'uomo e 
dello storico. 

La bibliografia completa delle opere e di tutti gli scritti, anchei 
degli scritti minori di Cesare Cantù, compilata dal socio nostro 
Antonio Vismara, chiude il volume. Naturalmente l'ordine seguit 
è il cronologico e qui è l'operosità stessa di Cesare Cantù che, a 
grado a grado e per una lunga vita, ci dà tutta la sua storia, la, 
storia del suo pensiero e del suo lavoro. ' 

Il libro ha adunque il suo posto designato: senza dubbio al 
cuno, terminerà nelle biblioteche pubbliche e private, la serie de 
volumi delle opere del Cantù e sarà la chiave e la guida pej 
la loro classificazione e per le ricerche degli studiosi. 

Giulio Carotti. 



BIBLIOGRAFIA l8) 



Sac. Pompeo Corbella, Memorie di Agliate e della S7ia anti- 
chissima Basilica. — Milano, Agnelli, 1895, con illustrazioni. 

Nel 188) il reverendo sacerdote cav. Pompeo Corbella ritiravasi 
w Agliate , ove era stato nominato preposto parroco dell' antica 
jjieve. Nel cercare quella residenza isolata e tranquilla, egli mirava 
;id ottenere una esistenza di pace e di studio, e si prefiggeva un 
nobile intento : salvare dalla imminente rovina (*) la vetusta Ba- 
silica col suo battistero, un dì pieve plebana di una vasta, este- 
sissima regione. Ma non solo sul principio, bensì per parecchi 
inni, tutti i suoi sforzi tornarono vani, tantoché già si disanimava 
provava le amarezze della disillusione. La sua costanza però e 
i sua calda parola, alla fine, trionfarono e nel 1893 egli vide inco- 
minciare un serio e radicale restauro a cura dell'on. arch. Luca 
Beltrami e dell' Ufficio regionale di conservazione dei monumenti. 
L'opera non è ancora compiuta (-) ma oramai è avviata e la con- 
servazione di questo importantissimo monumento è assicurata. Pro- 
cede a regola d'arte, con rigorosa scienza archeologica e con spesa 
relativamente piccola di fronte a quella che si credeva necessaria, 
miracolo al quale questo benemerito Ufficio regionale ci viene da anni 
per così dire abituando, colle numerose e vaste sue imprese di ripara- 
ione e parziale ricostruzione di edifici antichi di tutta la Lombardia. 
Certo che dei mezzi ce ne vorranno ancora e sarà necessario 
he questi siano ancora elargiti, tanto dallo Stato, che dai privati. 
Per ringraziare i benemeriti che contribuirono a questa bell'o- 
cra e per animare altri ancora, il reverendo preposto Corbella ha 
ubblicato una monografia, la prima monografia dedicata esclusi- 
vamente ad Agliate ed alla sua Basilica. 

(*) Sin dal 1876 il sac. Vitaliano Rossi di Cinisello, ispettore dei monu- 
menti di quella regione, in una nota al suo volumetto su Alberto da Gius- 
sano (Milano, tip. Bortolotti) aveva avvertita la necessità di urgenti ripara- 
ioni e di reintegrazione. 

(*) Veggansi le due relazioni dell'arch. Luca Beltrami in quest' Archivio : 
anno XXI, fase. Ili, 1894, ed anno XXII, fase. Ili, 1875. 



i86 Bibliografi A 



In altrettanti capitoli l'A. tratta di Agliate, del tipo delle basi- 
liche cristiane, delle basiliche frammentarie, poi cerca di ricostrurre 
la storia dell'origine e delle vicende della basilica e del battistero 
e le caratteristiche del loro stile. Con ottima opportunità ha riu- 
nito tutto il materiale storico artistico, or facendo il sunto, or 
citando per esteso quanto ne scrissero il Mongeri ed il Brocca, poi 
don Vitaliano Rossi, indi il Dartein e l'arch. Gaetano Landriani e 
finalmente il compianto Raffaele Cattaneo. 

Dato lo scopo del nostro Archivio Storico Lombardo, credo bene 
di segnalare tanto le diligenti ricerche dell'A. sulla storia di Agliate, 
sulla storia per così dire ecclesiastica di tutta quella parte della 
Brianza che un dì fu incorporata nella vasta pieve di Agliate e 
intorno alla storia della chiesa stessa di Agliate ; — quanto le opinioni 
del medesimo sue sulla origine e fondazione della basilica e del 
battistero, vale a dire intorno all'epoca della loro costruzione. 

Don Pompeo Corbella non accetta ad occhi chiusi l' invalsa tra- 
dizione, che poggia soltanto sopra una notizia storica riferita dal 
Giulini ed alla quale è stata data una portata assai maggiore di 
ciò che noi dicano in realtà le poche parole dello storico milanese, 
vale a dire che tutto questo complesso, chiesa e battistero, siano 
stati eretti dall'arcivescovo Anspesto nel IX secolo. 

Il Giulini aveva trovato in un manoscritto inedito della vita 
degli arcivescovi di Milano che la canonica di San Pietro nel luogo 
d'Agliate era stata fondata da Ansperto. Questa notizia, trascritta 
senza commento, era sempre stata interpretata come se si riferisse 
alla costruzione degli edifici della canonica intera, cioè della chiesa: 
e del battistero. Il Cattaneo accettò questa interpretazione ravvi- 
sando identità di stile delle absidi cogli edifici del secolo IX e dell( 
sculture dei capitelli della cripta con quelle di S. Satiro in Milano 
Anzi, chi sa perchè lui così guardingo e così rigoroso nello studi( 
scientifico, assegnò alle costruzioni di Agliate l'anno 88 1 ? 

Ma per canonica non può intendersi che una istituzione religios 
e non una costruzione architettonica, epperciò molto a proposit 
il nostro A. osserva che non parlando il Giulini della Basilica, m 



i 



BIBLIOGRAFIA 1S7 



soltanto della fondazione della canonica, può darsi soltanto che 
l'arcivescovo Ansperto abbia istituita questa appunto perchè già 
vi esisteva una basilica abbastanza insigne. Appoggiandosi poi alle 
epigrafi rinvenutesi nella chiesa e nel battistero, le quali risalgono 
al VI secolo epperciò provano già l'esistenza in quel tempo di un 
Presbiter ad Agliate, ed appoggiandosi altresì al fatto che S. Dazio, 
il quale fu vescovo di Milano dal 530 al 552 era della famiglia 
degli AUiati, ne conchiude che la Basilica fu fondata da S. Dazio 
a metà del VI secolo o forse prima da altri, senza escludere per 
altro che nel secolo IX e forse da Ansperto sia stata rifatta la testata 
della chiesa colle tre absidi attuali. 

Già il Mongeri ed il Brocca nel 1874 (non facendo per altro 
distinzione per le tre absidi) avevano giudicato il battistero di 
un'epoca non ben distinta ma certo non più tarda del VII od Vili se- 
colo e la chiesa anteriore di tempo. 

La questione non potrà essere risolta probabilmente che da chi 
sia ad un tempo architetto e scrittore d'arte, e poiché l'on. archi- 
tetto Beltrami ebbe a dirigere lo studio e l'esecuzione (ancora in 
corso) del restauro, è sperabile che dall'esame delle varie parti 
ideile Basilica si senta indotto a dare l'autorevole suo giudizio sulla 
controversia. 

Per parte mia, mi limiterò ad esporre alcune considerazioni che 
Ipotrebbero suffragare le conclusioni del reverendo don Pompeo 

rbella. 

1 cimeli romani rinvenuti nei pressi di Agliate e della sua ba- 
silica e quelli assai ragguardevoli utilizzati nella sua costruzione, 
provano l'esistenza in quel punto di un centro romano di speciale 
importanza. 

Ora, la sovrapposizione apparsa in più punti dell'Italia setten- 
lonale e più ancora della centrale delle sedi di attività sociale e 
religiosa, dei cimiteri e degli edifici sacri, prova che fra le mani- 
festazioni sociali e religiose dell'età pagana e della cristiana non 
fuvvi soluzione di continuità. È quindi lecito, anzi devesi ammet- 
tere che fin dall'avvento del Cristianesimo in questa regione di 
Agliate, vi dev'esser stato un edificio o antico, o nuovo, fosse pur 



)88 BIBLIOGRAFIA 



di certa importanza o modestissimo, pel culto della nuova reli- 
gione. Quest'edifìcio, per quanto povera fosse la località, sarà stato 
riedificato una o più volte su proporzioni più vaste sempre utiliz- 
zando i materiali più ricchi, intendo le colonne miliarie, i capi- 
telli, le basi ed i cippi romani. Lo stato degli studi non è ancor 
tale che si possa stabilire i caratteri per distinguere un edifìcio 
del V, da altro del VI, da altro del VII od Vili secolo, massimo 
quando fanno difetto gli elementi decorativi. Ma che la parte an- 
teriore della chiesa, comprendente le tre navate, possa essere del 
VI secolo, aiuta a presumerlo l'analogia della sua pianta con 
quella del duomo di Grado. Basta dare un'occhiata a queste due 
piante, la prima nel libro del sac. Corbella e l'altra nel volume 
del Cattaneo (fig. 12). Quest'analogia ci consente di immaginare 
come fosse l'abside unica antica primitiva della chiesa d'Agliate. 
Di più si avverta che anche a Grado (a. sinistra invece che a 
destra) il battistero era collocato sulla stessa linea della testata 
della chiesa, là pure era poligonale e con un'absidiola. 

L' identità di pianta infine delle tre absidi minori del duomo di 
Torcello (ampliato neir864); l'identità dei caratteri stilistici dei 
capitelli della cripta di Agliate con quelli del battistero di San Sa- 
tiro in Milano, con quelli della loggia del campanile o torre del 
Monastero Maggiore pure in Milano (rialzato o rifatto nella parte su- 
periore da Ansperto) ; i caratteri degli ornati della porta maggiore 
della basilica di AgHate concordanti con quelli del secolo IX, com- 
lermerebbero che appunto nel secolo IX e forse l'arcivescovo An- 
sperto, nativo della vicina località di Biassono, abbia abbellito 
questa chiesa, rifacendone la testata con tre absidi, facendo o ri- 
facendo la cripta, ed adornandola nella fronte e forse anche nel- 
r interno e finalmente accrescendone 1' impc>rtanza ecclesiastica colla 
istituzione di una canonica, come ben se riamente suppone il nostro A. 

Auguriamo adunque che le nostre antiche chiese lombarde tro- 
vino di frequente negli ecclesiastici ai quali sono affidate, pari amore 
entusiastico e pari studio, cultura e costanza, a quella del dotto 
preposto don Pompeo Corbella. Giulio Carotti. 





BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 
(Dicembre 189 j- — Mar%p 1896). 



I libri segnati con asterisco pervennero alla Biblioteca sociale. 



il 



r. Agi grafia. Vedi Ballerini, Bollettino pavese^ Borromeo, Hubert, 
Moiraohi, Orsenigo, Recueil, Sant'Ambrogio, Reusch, Ricci, Savio, 
Scala, Vece Ilio. 

2. *Agostini (Agostino). Castiglione delle Stiviere dalle sue origini 
geologiche fino ai giorni nostri. Parte III : La Zecca. — Brescia, 
tip. Apollonio, 1896, in-i6, fig., pp. 89 e 16 tav. 

È estratto dai Commentarti dell'Ateneo di Brescia, sebbene non ne 
porti l'indicazione. 

^ Albertazzi (Adolfo). La più bella donna del cinquecento (Giulia 
Gonzaga\ — Fanftilla della domenica, N. 51, 1895. 
Vedi Bertolini. 

\. Alciati. Hauffen (A.). Tobia Stimmers Zeichnungen und Al- 
ciatis Embleme. — Zeitschrift fùr deutsche Philologie, 27, Heft 3, 
1894. 

I disegni di Tobia Stimmer e gli « Emblemi » dell'Alciati. 



190 



BIBLIOGRAFIA 



5. Ambrogio (S.) vedi Ballerini, Morceaux. 

6. *Annuario della Nobiltà Italiana, Anno XVIII, 1896. — 

Bari, Direzione del giornale araldico, 1896. in-32 pp. XX-1224 
e tav, color. 

In questa diciottesima edizione molte ed importanti sono le modifiche 
introdotte. Più rigorosa e documentata linscrizione delle famiglie, atte- 
nendosi ai riconoscimenti ufficiali. Fra le famiglie per la prima volta 
inserite in qutsto volume dcìV Annuario notiamo, di lombarde : Agliardi 
(Bergamo), Airoìdi di Cruyllas (Milano-Palermo), Averoldi (Brescia), Ca- 
dorna (Pallanza), Crivelli-D^esmer (Milano), T)ella Croce di Dojola (Vi-j 
gevano), Frigerio (Milano), Galbiati (Milano), Gemelli (Como e Orta)j 
Giulini 'Della Porta (ramo primogenito). Grasselli (Cremona), Maestr 
Molinari (Castano Primo), Monticelli Obliai (Crema), Pallavicino-Trivulik 
(Milano), Suardi (Bergamo), Dal Verme (Milano), 



7. *Annuario della R. Università di Pavia, Anno scola 

stico 1895-95, in-8 gr. — Pavia, succ. Bizzoni, 1895. 

Con necrologie di Alessandro Cuzzi, Francesco Sansoni e Ruggen 
Bonghi, nonché l'elenco delle opere pubblicate dagli insegnanti e dag 
addetti agli Istituti scientifici dello studio pavese. 

8. *Archivio storico per la città e comuni del circondari 

di Lodi. Anno XIV. — Lodi, Quirico e Camagni, 1895. 

Fase. IV. Agnelli (G.) La cattedrale di Lodi dal 1650 ai nostri giorj 
[Cont. dal 1796 al 1875. Storia dei famosi corali lodigiani]. — if 
stesso. Cronache Lodigiane 1795-1802. [Cont. a.° 1797]. — Mino 
(Mario). La vita di Maffeo Veggio, umanista lodigiano. [Cont, — Buona, 
— Recensioni e riviste — Notizie — Deputazione Storico-artistica. ! 

9. Araldica e Genealogìa. Vedi Alciati, Annuario, Archivio^ 'Boi 

storico, 'Brescia, Carrer, Casanova, Gonijiga, Kaufmann, Melleri 
Sant'Ambrogio, Sforma. 

10. Archeologia. Vedi Boll, storico pavese, Commentarii, LatiesA 

11. Arese. Grabinski Giuseppe. Il conte Francesco Arese, 
Parma, tip. Ferrari e Pellegrini, 1^95, in-8, p. 31, [Esj- 
dalla rivista : // Nuovo Risorgimento ?\ 

Vedi Donaver. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA I9I 

12. Arienta (Giulio). Santuario di Varallo. — Arte e Storia, N. 5, 

1896. 

13. Arte. Vedi Alciati, Arienta, Berenson, Beltranii, Boll, storico pa- 
vese, Bonola, Brescia, Canonica, Garetti, Certosa, Chirtatii, Conti, 
Duomo, Fabriciy, Frisoni, Fumagalli, Intra, Jacobsen, Lehrs, 
Leonardo, Lodi, Sedani, Milano, Minina, Moiraghi, Orto, Pal- 
lanxfi, 'Pavia, Rho, Romussi, Rotta, Rubòiani, Sant'Ambrogio, 
Semper, Stiickelberg, Yriarte. 

14. Ballerini (prof. sac. Gius.'' Leone XIII, S. Ambrogio e il socia- 

lismo. — Scuola Cattolica, settembre 1895. 

I). Barbiera (Raflaello). La principessa Cristina Belgiojoso e il 
dottor Maspèro: Corriere della Sera, N. 57, Ij^lS febbraio 1896, 

A proposito della memoria postuma del dott. Verga sul Maspèro, letta 
dal prof. Colombo all'Istituto lombardo. 

16. Beccaria. Cimbali (Giuseppe), Un emulo del Beccaria (Tom- 

maso Natale). — Natura e Arte, 15 marzo 1896. 

17. Bellezza (Paolo). Di qualche opinione dello Stendhal circa il 

Manzoni. — Rassegna Nazionale, 16 febbraio 1896. 

18. Beltrami (L.) I lavori di compimento al Duomo di Pavia, con 
illustrazioni. — L' Edilizia moderna, a. V, 1896, N. r. 

19. Beltrami (Luca). Le corti italiane del secolo XV: Gli spon- 

sali di Bianca Maria Sforma (1474-1494), con illustr. — Em- 
porium, febbraio 1896. 

20. Beltrami (L.) Una miniatura di Cristoforo Preda a Londra. — 

La Perseveranyi, 16 gennaio 189^. 

21. Beltrami (Luca). Il Libro d'Ore Borromeo alla Bibliotèca Am- 
brosiana, miniato da Cristoforo Preda. — Secolo XV. — XL ta- 
vole in eliotipia. — Milano, Ulrico Hoepli, MDCCCXCVI» 
in-8 gr., pp. 30 di testo e 40 tav. 

Alla illustrazione del Libro d'Ore di Bona di Savoja, fatta dalla Di- 
rezione del British Museum, e da noi a suo tempo segnalata, l'arch. Bel- 
trami contrappone oggi la illustrazione dell'altro Libro d'Ore, che si 
conserva nell'Ambrosiana sotto il nome di Officiolo di Casa Borromeo. 



IQ2 BIBLIOGRAFIA 



e riccamente miniato dall'artista Cristoforo Preda, Questo piccolo codice, 
eseguito per una sposa di casa Borromeo nella seconda metà del quat- 
trocento, sia per la varietà, che per la finitezza delle pagine miniate 
può dirsi, se non la più ricca, certo la più interessante fra le opere del 
Preda. Quaranta tavole in eliotipia riproducono, nella stessa dimensione 
dell'originale, tutta la parte figurata ed ornamentale del Codice Borro- 
meo, Una sobria illustrazione descrive minutamente il codice e ne rico- 
stituisce la storia per stabilire a quale persona di Casa Borromeo sia 
stato destinato questo interessante cimelio dell'arte lombarda a' tempi 
sforzeschi. 

22, Beltrami (L.) Vicende edilizie della Piazza del Duomo. Capi- 
tolo I, con figure, — Edilizia moderna, febbraio 1896, 

Vedi Frisoni. |^ 

23, Bergamo. — Vedi Annuario, Berenson, Fiammato, Forti, Giornale, 
Lamtna, Molmenti, Oitenthal, Passavalli, Sor delti. Tasso. 

24, Berenson (E.) Les peintures italiennes de New-York et de] 
Boston. — Gaiette des 'Beaux-Arts, i marzo 1896. 

Una Crocifissione attribuita al Mantegna. Una Madonna di Bernardino! 
de' Conti [collezione della Società storica di New-York]. — Ritratto da 
giovane, del bresciano Girolamo Savoldo. [Collezione Marquana], 
Q.uadri del Moroni. [Collezione Davis a Newport]. 

25, Bernheim (Ernstj. Ueber die Origo gentis Langobardorum, — j 

Neues Archiv di Hannover, XXI, fase, II, i'"^96. 
Intorno alla On'ao mentis Langobardorum. 

26, Bertolini (Francesco), Giulia Gonzaga e i suoi tempi, A prò 
posilo di una recente pubblicazione [di Bruto Amante']. — Nuoi 
Antologia, 15 gennaio 1896, 

Vedi Albertaiii. 

27, Biblioteca comunale di Crema : regolamento per il prestit 

dei libri agli studenti mediante malleveria. — Crema, Cari 
Cazzamalli editore (tip. del Commercio), 1895, in-8, p. 12, j 

28, Biblioteche e Archivii, Vedi Biblioteca, Beltrami, Bollettino si 

rico pavese, Catalogo, Elenco, Favaro, E ridoni, Lehrs, Melat'^ 
Milano, Recueil, Pélissier Pellegrini, Seehass, Wiri. ' 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA I93 

). *Bigoni (Guido). Due drammi di Ernesto Renan. — L'Ateneo 
Veneto, luglio-ottobre 1895. 

Analisi di Caliban e Eau de Jouvence, drammi filosofici in cui è anche 
scena la corte dei duchi di Milano. 

). l3iOGRAi-iA. Vedi Alciati, ^Archivio lodigiano, tAlbertaixi, Annuario, 
Arese, Barbiera, Beccaria, Bollettino pavese, Bononii, Cantù, Ca- 
nonica, Cantoni, Cian, Comha, Commentari, Cario, T)é Lollis, De 
Toni, Dunand, Favaro, Ferrini, Foscolo, Greppi. Kronecker, Leo- 
nardo, Manzoni, Mariotti, Meda, Menghini, Minina^ Moiraohi, 
Molmenti, Novali, Pallavicino, Parini, Plinio, Rosmini, Tasso, 
Vanni, Vercj^a, Virgilio, Zannoni, e Gonzaga c Sforza. 

31. *Bollettino storico Pavese. Fondato e diretto dal conte An- 
tonio Cavagna Sangiuliani. Anno II, 1894, fascicolo III-IV. — 
Pavia, fratelli Fusi, 1896, in-8 gr. ili. 

Majocchi (R.) Le Crocette auree langobardiche del Civico musco di 
storia patria di Pavia [ili.] — Dell'Acciua (C.) Di alcune opere del- 
l'insigne pittore pavese Bernardino Gatti detto il Sojaro [ritr. e ili.] — 
Mariani (M.) Un articolo di G. Turroni e la censura austriaca. — 
Pezza (F.) Notizie sulla Canonica di S. Croce in Mortara, 1080 -1449. 
— Majocchi (R.) Un vessillo di Pavia del secolo XVI e la Statua del 
Regisole [ili.] — Claretta (G.) Il deposito delle reliquie di S. Ago- 
stino a Pavia e il re di Sardegna Carlo Emanuele III. — Ponte (G.) 
Studio sulle Antichità Mortaresi [ili.] — Taramelli (A.) Di alcuni og- 
getti preistorici esistenti a Chignolo [ill.J — Cavagna Sangiuliani (A.) 
La fortezza di Mortara durante il secolo XVII e i primi anni del XVIII 
[ili.] — Recensioni e Spicilegio biblrografico storico pavese. — Spoglio 
d'archivii : Majocchi (R.). I professori dello studio di Pavia chiedono al. 
Prefetto dell'erario di Milano il pagamento dello stipendio da tempo 
ditlerito e per cui s'erano troncate le lezioni ('143 1, io maggio). — 
Notizie : Majocchi (R.) Cimelii archeologici trasportati nel Civico Museo 
di Storia patria. — Scritto inedito di Siro Severino Capsoni. - Atti della 
Società per la conservazione de' monumenti pavesi dell'arte cristiana. 
(Indicazione sommaria delle opere di restauro fatte in questi ultimi anni in- 
torno ai nostri principali monumenti sacri). Con ritr. del prof. C. Magenta. 

J2. *Bollettino storico della Svizzera Italiana. Anno XVII, 
1895. — Bellinzona, Colombi. 

Fase, XI-XII. — I Rusca, signori di Locamo, di Luino, di Val Iii- 
telvi, ecc., (1459-15 12) [Continuazione. Periodo del co. Franchino Rusca, 
ArcA. Stor. Lomb. — Anno XXIII — Fase IX. 13 



194 BIBLIOGRAFIA 



e prepotenze in Val Travaglia]. — Per la genealogia degli Antognini. 
— Un ode in lode del capitano di Lugano Zeltner [del poeta Angelo 
Cessa, del 1795]. — Alcuni documenti relativi ad Emanuele Haller, in 
relazione al suo palazzo di Mendrisio (1794 '^^ 1818). [Contin] — Un 
Almanacco milanese del 1644 dedicato ad un luganese [compilato da 
fra Alessandro Perego, francescano in S. Angelo à Milano, stampato 
nella tipografia Ghisolfi, e dedicato a Gio. Paolo Canevali, fiscale di 
Lugano]. — • Cronaca. — Bollettino bibliografico. 

33. Bonola (Giulio). Il trittico di Borgomanero, (ili.) — archivio 
storico delVarte, s. II, a. I, fase. V, 1895. 

Resti di un'ancona, opera collettiva di diversi pittori della scuola di 
Gaudenzio Ferrari : Giov. Rapa e Gerolamo Varollo (15 66) i nomi dei 
due principali. 

34. Bonomj. Nuntiaturberichte aus Deutschland, nebst ergànz. Akten- 

stùcken. 1585-1590. I Abt. Die Kòlner Nuntiatur. I Hàlfte. 
Bonomi in Kòln. Hrsg. und bearbeitet von Stephan Ehses und 
Aloys Màster . — Padeborn, F. Schòningh, I89^, in-8 lexj 
pp. LXXXV-402. f 

Relazioni dei nunzi in Germania, 1585-1590. I, La nunziatura dì 
Colonia. Bonomi in Colonia. 

35. Borromeo. Saint Charles Borromée. — %evue poitevine et sain- 

tongeaise, ottobre 1895. 

Agg. per S. Carlo : Rembry (H.) Geschiedenis van sint Carolus 
Boromeus, vrij naar het fransch. — Gent, van der Schelden, 1894, in-8, 
pp. 306; — Keller (I. A.) Des hlg. Karl Borromeus Satzungen und 
Regeln der Gesellschaft der Schulen christlichen Lehre. Uebersetzung. 
— Padeborn, Schòning. 1893, in-8, pp. VlII-284. 

Vedi 'Beltrami, Breviarium, Del Corno, Magistrelti. 

16. Bourdais. Carnet de touriste ; feuillets sur les manuscrits, en 
Lombardie. — Tievue des sciences ecclésiastiques, dicembre 1895. 

37. *BrandlIeone (F.).. Nuove ricerche sugli Oratori matrimoniali 
in Italia. — Rivista storica Italiana, fase. IV, 1895. 

Delle precedenti ricerche, per quanto interessavano la Lombardia (Gui- 
niforte Barzizza e il Beroaldo), s'è fatto cenno in qucsi' Archivio, a p. 441 
dell'a. 1894. Qui l'A. riassume la prima delle sette Orationes nupiiaUs 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 195 



contenute nel volume di Orationes di Francesco Fileìfo, pubblicato a 
Milano il 148 1. Fu recitata da lui nel 1477 per gli sponsali di Anna 
Maria Sforza, sorella di Gian Galeazzo, con Alfonso d'Este, figlio di 
Ercole, sposi ancora in tenera età, (cfr. pp. 621-23). 

38. Brentari (Ottone). I paesi dei Promessi Sposi. — Milano, 

Ulrico Hoepli, editore, 1895, in-ié, p. 84. [Biblioteca scienti- 
fico-letteraria]. 

39. Brescia. Cancellata innanzi al giardino del palazzo già dei conti 
di Barco, ora Cocchetti a Brescia, anno 1750; Inferriata in una 
finestra del palazzo Martinengo a Brescia. — ^Arte italiana de- 
corativa, a. IV, 1895, N. XII, p. 99, e dettagli N. 55-57 (senza testo). 

40. Brescia. Vedi Agostiìii, Annuario, Berenson, Commentarii, Elenco, 
Jacob sen, Lattes, Livi, Men^hini, Mo Intenti, Savio. 

41. Breviarium ambrosianum s. Carolo archiepiscopo editum, Bar- 
tholomeo Carolo comite Romilli archiepiscopo impressum, denuo 
recusum. — Mediolani, typ. L. F. Cogliati, 1896, in-i6 fig , 
4 voli., p. XXXij, 664; XXXj, 530; IXiX, 66^ ; XXXij, 752. 

42. *Calvi (Felice). Commemorazione di Cesare Cantù, letta al 

R. Istituto Lombardo di scienze e lettere nell'adunanza solenne 
del 9 gennaio 1896 (Estr. dai « Rendiconti » del r. Istituto 
Lombardo di scienze e lettere, Serie II, voi. XXIX, 1896). — 
Milano, Bernardoni-Rebeschini, 1896, in-8 gr., pp. 25. 

Vedi Fahris. 

45. Cambriels (general A.). Souvenirs de la campagne d'Italie (1859). 
— B.evue bleue, 25 gennaio 1896. 

44. Canonica (Luigi). Biografia, con ritratto. — Strenna popolare 
i per l'anno i8p6. — Locamo, tip. Danzi. 

Senza notizie biografiche nuove. 

^. Cantoni. Grazzi-Soncino (G.) Inaugurandosi il monumento di 
Gaetano Cantoni nel campo sperimentale della R. Scuola Agraria 
di Grumello del Monte: parole. — Bergamo, stab. tip. lit. 
fratelli Bolis, 1895, in-i6, p. 14, con ritratto. 



196 BIBLIOGRAFIA. 



46. Cantù. In morte di Cesare Cantù a cura della famiglia. — 

Milano, XI marzo MDCCCXCIV, (tip. Bernardoni-Rebeschini), 
in-8 gr., pp. 274 e 2 ritratti. 

Raccolta di dispacci, lettere di condoglianza, discorsi funebri, necro- 
logie e commemorazioni pubblicate nei principali giornali d'Europa. Ripro- 
dotte queste ultime, parte in extenso e parte in sunto. — A pp. 237-274 
la 'Bibliografia delle opere di C. Cantù, compilata da ,Antonio Vismara. 

47. Cantù. Tamburini (Angelo). Cesare Cantù. — almanacco del 
popolo ticinese per il 1896, pp. 103-108. — Bellinzona, Co- 
lombi. 

Vedi Calvi, Commeniarii, Grabinsky. 

48. *Capobianchi (V.) Appunti per servire all'ordinamento delle 

monete coniate dal Senato Romano dal 1184 al 1439 e degli 
stemmi primitivi del comune di Roma. — Archivio della R. So- 
cietà' Romana di storia patria, voi. XVIII, fase. III-IV. 

Qui sono accennate per sommi capi le fasi del- celebre denaro pavese, 
ch'ebbe corso in Roma e che già dal XI secolo costituiva la più accre- 
ditata moneta d' Italia. L'A. promette la prossima pubblicazione di uno 
speciale studio sulla V^oneta pavese e sul corso di questa in Italia nel 
XII secolo. 

49. Cappelletti (prof. Licurgo). Lettere inedite di Lodovico il Moroi 

indirizzate agli Anziani della Repubblica di Pisa. (Nozze Or-.j 
lando-Toniettiì. — Livorno, tip. ed. S. Belforte & C, 189^. 

50. Carcano (Giulio). La vendetta d'un Visconti (1523). Racconto 

inedito. — Illustrazione popolare, n. 13 e seg., 1896. 

51. Carotti (Giulio;. La gran pala del Poppa nell'oratorio di Santal 

Maria di Castello in Savona. — .Archivio storico dell'arte, s. 2,| 
a. I, fase. V-VI, 1895 (ili.). 

52. Carreri (dott. F. C). Compendio popolare delle memorie sto- 
riche di S. Lorenzo de' Picenardi e suo distretto parrocchiale! 
Edizione seconda. — Piadena, tip. R. Gerevini, 1895, iu-ié| 
p. 38. 

53. *Casanova (Enrico). Stemmi di famiglie milanesi. — Gior^ 

naie araldico -genealogico, N. 9, 1895, p. 232. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA I97 



S f. Catalogo della biblioteca circolante romantica e musicale di 
Mantova. — Mantova, stab. tipografico della Galletta, 1895, 
in-8, p. 23. 

55. Caucich (Guido). Notizie storiche intorno alla instituzione delle 

officine monetarie italiane dalla caduta dell'impero romano d'oc- 
cidente fino ai nostri giorni. — in-S. Firenze-Roma, Ben- 
cini, 1895. [5.° Novara. 6,° Vercelli]. 

56. Certosa di Pavia. Detail vom Grabdenkmal des Giangaleazzo 
Visconti in der Certosa. — Ballustrade mit Eisengitter im in- 
neren der Certosa. — Der Formenschati, 1895, fase. 10-12, 
n. 164 e n. 180. 

Dettaglio del monumento sepolcrale di G. Galeazzo Visconti. — Ba» 
laustra con inferriata nell'interno della Certosa (Disegni, seri'^a tesici). 

57. Certosa di Pavia. — Vedi Fabrkxy, Sant'Ambrogio. 

58. Chirtani (L.). Il concorso per le imposte di bronzo della porta 
maggiore del Duomo di Milano (ili.) — Natura ed iJrte, i ° {eh- 
braio 1896. 

59. Cian (Vittorio). Italia e Spagna nel secolo XVIII. Giovambat- 

tista Conti e alcune relazioni letterarie fra l'Italia e la Spagna 
nella seconda metà del settecento. Studii e ricerche. — Torino, 
S. Lattes & C, editori, 1896, in-8 gr. 

A pp. 130-137 il cap. « Di alcuni italiani in Ispagna. Il p. Caimo 
[Norberto, milanese] e Giuseppe 'Faretti. » 

n(). Comba (E.). I nostri protestanti. I (Avanti la riforma), — Fi- 
renze, tip. Claudiana, 1895, in-ié. 

7." .Arnaldo, lo.° T)olcino. 

éi. ^Commentari dell'Ateneo di Brescia per l'anno 1895. — Bre- 
scia, tip. di F. Apollonio, 1895, in-8, pp. 320, con 8 tavole. 

In memoria del dott. Claudio Fossati : parole del segretario. Seguito 
della storia di Brescia : ordinamento della chiesa, di Francesco Betioni 
Canaio. Sugli studi intorno all'uomo fossile di Castenedolo : promemoria 
di G. B. Cacciamoli. Le ordinanze della signoria veneta nei secoli XVI, 
XVII, XVIII pel tiro a segno in Brescia: documenti raccolti àn Fabio 



19* 



IBLIOGRAFIA 



GUssenii. In memoria di Cesare Cantù : elogio di F. Glissenti. Delle 
origini di Brescia : ricerca paletnologica di B. Favallini. La zecca di Ca- 
stiglione e le monete che vi furono coniate : notizia storica di A. Ago- 
stini, [con la « Descrizione delle monete coniate dai Gonzaga nella zecca 
di Castiglione » in fascicolo a parte, con numerazione propria, pp. 64 
e 8 tavole]. Delle origini del nostro teatro grande : notizie e documenti 
di F. Glissenti. Notizie intorno alla vita di Veronica Gambara, di Carlo 
Braggio. In memoria dell'ingegnere Federico Ravelli : parole di Francesco 
Bettoni Ca^ago. 

62. Como. S. Fermo (1859). — Provincia di Como della Domenica, 
N. 22, 1895. 

(ì'^. Como e Valtellina. — Vedi Annuario, Bollettino storico, Cantù, 

• Conti, Coraggioni, Grilloni, Hanotaux, Lattes, Ninguarda, Plinio, 

Toggi, Rivoli, Sanesi , Sant'Ambrogio, Scala, Scolari, Sereno, 

Varese. 



64. Comparetti (Dora.). Virgilio nel medio evo. Seconda edizione, 
riveduta dall'autore. — Firenze, Bernardo Seeber, editore, 1896; 
in-8, 2 volumi, p. XV, 316 e 328. 

I. Virgilio nella tradizione letteraria fino a Dante. 2. Virgilio nel!»; 
leggenda popolare. 3. Testi di leggende virgiliane. 

6$. Conti (A.}. Le profezie di Leonardo da Vinci. — // ^ariocco\ 
di Firenze, N. 6, 1896. 



66. Conti (dott. Pietro). Memorie storiche della Vall'Intelvi : arte, 
ingegno, patriottismo degli Intelvesi. — Como, stab. tip. lit 
Romeo Longatti, 1896, in-ié, p. iiij, 255. 

Articoli comparsi, in parte, nella Provincia della Domenica di Cotnoì 
(cfr. p. e. i n.i 18, 55, 35, 40, 43, 44, 49, 50, 55, 1895). 

67. Conti (dott. Pietro). L'insurrezione della Valle Intelvi nell'ot- 

tobre del 1848. — Provincia di Como della Domenica, N. 47 
1895. 

Vedi Grilloni. 

68. Coraggioni (Leodegar). Mùnzgeschichte der Schweiz. Mit jc 

Lichtdrucktafeln. — Genève, P. Stroehiin & C.^^ 1896,111-4 
gr. ili. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 199 



il 



Cfr. pp. 104, 109 e tav. XXXVI per le monete dei Trivulzio bat- 
tute a Mesocco ; pp. 121, 125 e 124 per le monete di BelHnzona e 
del Canton Ticino. 

69. Corio (Lodovico), Viaggiatori italiani: Tito Omboni, Gaetano 

Osculati. — Geografia per tutti, n. 15 e 24, 1895. 

70. C[orio] (L.). Le praterie perpetue nell'Agro Romano. - Geo- 

grafia per tutti, N. 20, 1895. 

A proposito dei terreni coltivati dai frati di Chiaravalle, secondo la 
« Miscellanea Chiaravallese » edita dal socio d."" A. Ratti, in questo 
Archivio. 

71. Corti (S.). La provincia di Novara descritta sotto l'aspetto geogra- 
fico e storico. Seconda Edizione. — Torino, Paravia, 1896, 
in-i6 fig., pp. 104 e carta, 

72. Crema. — Vedi Annuario, Biblioteche. 

73. Cremona. — Vedi Annuario, Bonomi, Carreri, Dunand, Ma- 
rietti, Movati. 

74. Crispolti (Filippo). Il Natale del 1833. [di Alessandro Man- 
ioni]. — Illustrazione popolare, N. 56, 1895. 

Dal giornale Roma Letteraria. 

75. Crivellucci (A.). Le chiese cattoliche e i Longobardi ariani in 

Italia. — Studi storici, voi. IV, fase. Ili, 1895. 

76. Dayot (Armand). Napoleone nelle opere dei pittori, degli scul- 
tori, degli incisori. Traduzione autorizzata. — Milano, tip. del 
Corriere della Sera, edit., 1896., in-4 fig. 

li." Campagna d'Italia (1796). 

77. De Castro (G.). Ricordi patriottici : I martiri di Belfiore. — 

Natura ed Arte, i." dicembre 1895. 

78. Del Corno (monsig. Giuseppe). Il cardinale Federigo Borromeo, 

i sacri edificii e la Congregazione per promuoverli e mantenerli. 
La Scuola Cattolica, dicembre 1895. 

79- De Lollis. Vita e poesie di Sordello da Coito. — Halle, 1896. 



B I R I. I O G R A F I A 



80. *De Toni (G. B.; Frammenti Vinciani. I. Intorno a Marco An- 
tonio della Torre, anatomico veronese del XVI secolo ed al- 
l'epoca del suo incontro con Leonardo da Vinci a Pavia. Nota. 
— ^tti del R. Istituto Veneto, t. VII, serie VII, 1896. 

Del Della Torre, l'anatomico con il quale ha avuto relazione Lto- 
nardo, si possiedono notizie contradditorie ed errate, ed il correggerle 
smentirle è precipuo scopo di questa memoria. In appendice è prodotto 
un albero genealogico del Della Torre, discendente dal ramo milanese 
dei Torriani. 

81. *DobeIli (A.). Delle avventure di Tancredi e Clorinda in rela- 
zione colle loro fonti. — L'Ateneo Veneto, luglio-ottobre 1895. 

Brano d'un lavoro inedito intitolato « Saggi sul Tasso, e sulle sue 
opere ». 

82. Donaver (F.). Il conte F. Arese. — Rassegna naTJonale, 16 ot- 
tobre 1895. 

Vedi Arese. 

83. Dunand (abbé). L'évolution doctrinale dans l'église catbolique, 
le cardinal Sfondrato et son enseignement. — Revue du clergé 
franfais, 15 agosto, 1895. 

84. Dunant (I. Henryj. Fine Erinnerung an Solferino. Deutsche, 
vom Verf autorisierte Ausgabe. — Bern, Fr. Semminger, iSgé,- 
in-8 picc, pp. 86. 

Un ricordo a Solferino. Edizione tedesca di questo noto opuscolo del 
medico Ginevrino, uscito ai suoi tempi anche in italiano. 

85. Ecclesiastica, — Vedi Agiografia, Archivio di Lodi, Ballerini, 

Bollettino pavese, 'Bonomi, Bonardais, Breviarium, Comha, Corio, 
Crivellucci, Del Corno, Dunand, Magistretti, Meda, Metani, Mirbt, 
Ninguarda, 'Pallavicino, Pavia, Rho, Rosmini, Rjjtta, Sant'Am- 
brogio, JViri. 

86. Elenco di libri antichi e moderni, nuovi e usati vendibili presso 1 

la libreria Angelo Delai in Brescia: storia bresciana. — Brescia, 
tip. Queriniana, edit., 1896, in-i6, p. 26. 

87. Ercole (Pietro). Catilina e l'Innominato. — Giornale storico^ 

della letteratura italiana, fase. 79, 1896. 



nOLLETTINO DI niBLIOGKAFIA STORICA LOMBARDA lOl 



S8, Erinnerungen aus den Feldzùgen 1859 und 1866. Ein Beitrag 
zur Geschichte des k. und k. Uhlanen-Regimentes N. i. — 
Wien, Seidel, in-S, pp. 247 & fig. 

Ricordi delle campagne del 1859 e del 1866. Contributo alla storia 
del reggimento N. i, Ulani d'Austria, 

^^). Estignard (A.) Jean Gigoux, sa vie, ses oeuvres, ses collections. 

— Besangon-Paris, Fischbacher, 1895, ^°"^ g^-j ^1^- 
Autore il Gigoux del quadro : La Mort de Léonard de Vinci. 

90, Fabriczy (C. von}. Hine Reihe Reliefs von Benedetto Briosco. 

— Reperiorium fùr Kunstwissetischaft, voi. XVIII, fase, é, 1895, 

p. 491- 

A proposito dell'articolo del dott. D. Sant'Ambrogio su Undici nuovi 
bassorilievi della Certosa di Tavia ascrivibili allo scultore Ben. Briosco, in 
La Lega Lombarda^ 20-22 luglio 1895. 

01. Fabriczy (C. von). Decorative Sculpturwerke von Galeazzo 
Alessi. — Repertorium fùr Kunstwissenschaft, XIX, I, 1896, p. 84. 

Lavori di scoltura decorativa di Galeazzo Alessi. I lavabo nella fore- 
steria alla Certosa di Pavia e nella chiesa di S. Celso a Milano, (se- 
condo l'art, del ^sant'Ambrogio in Edilizia moderna, fase. VI). 

92. *Fabris (C.\ Recensione di Calvi (F.). Il Castello Visconteo- 
sforzesco nella storia di Milano dalla sua fondazione al di 
22 marzo 1848. — Rivista storica italiana, fase. III, 1895, 
pp. 530-35- 
Vedi Calvi (*). 

)3. *Favaro (Antonio). Sette lettere inedite di Giuseppe Luigi La- 
grange al p. Paolo Frisi, tratte dagli autografi nella Biblioteca 
Ambrosiana di Milano. — ^Atti della R. ^Jccademia delle scienie 
di Torino, voi. XXXI, fase. 1-2, 1895. 

(' Una rettifica, trattandosi del castello di Milano. Citando nel nostro articolo « Notai mila- 
nesi del trecento» cfr. p. 346, voi. II, 189"; il testamento di Ambrogio da Solare, castellano di 
I' Nuova nel 1383, notavamo non essere stato ricordato il nome suo nell'opera del Calvi sul castello 
di Milano. È giusto avvertire che non prteva figurare nell'elenco dei castellani da lui dato, avendo 
egi pubblicata unicamente la nota di quelli di Porta Giovia. — Lo troviamo invece riferito come 
castellano e come senescalco di Bernabò Visconti nel lavoro del Canetta su Bernard» Visconti 
(c(r Arch. Star. Lotnb. X, 1883, p. ). 



202 BIBLIOGRAFIA 



94. *Ferrini (C.\ Commemorazione di Luigi Gallavresi. — Rendi- 

conti dell'Istituto lombardo, s. II, voi. XXIX, fase, i, 1896. 

95. Fiam mazzo (Antonio), Il Commento dantesco di Alberico da 
Rosciate col proemio e fine di quello del Bambaglioli. — Ber- 
gamo, ist. ital. di arti grafiche, 1895. 

96. Filologia k storia letteraria. — Vedi Archivio, Clan, T)e 
Lollis, Fiammaiip, Foscolo, Forti, Giornale, Lamma, Manzoni, 
Medin, Movati, Parini, Tlinio, Salvioni, Sanesi, Tasso, Seehass, 
Serdini, Vanni, Virgilio, Veggio. 

97. Foffano (Fr.). Ancora del « Floridante » di B. Tasso. — Gior- 
nale storico, fase. 79, pp. 188-89. 

98. Fontana (prof. Vittorio). La Vice-Regina del regno italico. 

Conferenza. — Reggio Emilia, Bertani, 1895, in-8, pp. 48. 

99. Fortebracci (Guido). Boccaccio o Manzoni. — FanfuUa della 
Domenica, N. 4, 1896. 

100. Forti (G.) L'Epistolario di Arlecchino. — Isiatura ed Arte, 
I febbraio, 1896, (ili.). 

A proposito dell'edizione Jarro deìV Epistolario di Arlecchino. 
loi. Foscolo. — Vedi Martinetti, Peri, Taormina. 

102. Frizzoni (G.). Recensione di Luca Feltrami, Ambrogio Fossano, 
detto il Borgognone. — archivio storico dell'arte, s. II, a. I, 
fase. 5, pp. 387-392 con 3 ili. 

103. Frizzoni (G.). La Pinacoteca Scarpa di Motta di Livenza (^ilL). 

— Archivio storico dell'arte, fase. VI, novembre-dicembre 1895. 

Agg. del Frizzoni per la vendita Scarpa, la Correspondance d' Italie in 
Gaiette des beaux arts, i gennaio 1896. — In più: Richler (I. P.). Die 
Auktion Scarpa, in Kunstchronik, n. 12, 1896 e Vente de la pinacothiqut 
Scarpa, in Répertoire des ventes, 14 dicembre 1895. — Vedi Milano. 

104. *Fumagalli (areh. Ernesto). Il cortile nella casa già Pozzobo- 
nella e Isimbardi a Milano (in Via Piatti, fine del secolo XV;. 

— Arte italiana decorativa, fase. 12, dicembre 1895, con 
tav. e ili. 




BOLLETTINO DI BinLIOGRAFlA STORICA LOMBARDA 203 

\ì 105. Gattamelata (Erasmo) da Narni e Brandolino de' Brandolini. 
Lettere scritte nell'anno 1434 ai magistrati della città d'Imola 
per incitarli a mantenersi fedeli alla Santa Sede e a rigettare 
qualsiasi proposta venisse loro fatta dai capitani del duca di 
Milano. — Imola, tip. Galeati, 1896, p. 11, 

Pubblicate da Angelo Negri per le nozze Valentini-Pasini. 

106. *Gianandrea (Antonio). Nuovi documenti sforzeschi fabria- 
nesi — Archivio sferico italiano, disp. IV, 1895. 

40 documenti dal 1455 al 14? 9 per la signoria sforzesca in Fabriano. 

107. Giornale di erudizione. Voi. VI, Firenze, 1896. 

N.' 5-6. La casa di Leonardo Vinci [ne chiede notizie G. ^B. Bellandi] 
— Vespetrò [etimo] — Terzetto della Satira II di S. Rosa. [Vittorio 
Baroncelli vi da notizie degli < Epigrammata » di Lancino Curzio]. — 
Non è più il tempo di Bartolommeo da Bergamo. [Altre spiegazioni di 
C. Alderighi], 

108. 'Girard (Jules). Apollonius de Rhodes et Virgile. — Journal 
des savants, dicembre, 1895. 

Secondo ed ultimo articolo sul lavoro omonimo di H. de La Ville de 
Marmont (Paris, Hachette, 1894). 

109. Gonzaga. DvCariano de Meo. Una leggenda dei Gonzaga. — 
T^ivista delle tradizioni popolari italiane, a. II, fase. IV, pp. 472-73. 

no. Gonzaga. — Vedi Albertani, Bertolini, La Tour, 3\Cantova, 
Reuscb, Ricci, SarraTJn, Scali, Yriarte. 

III. Grabinsky (J.). Cesar Cantù (fin). — Université Catholique, di- 
cembre, 1895. 

ri2. Graziani (Antonietta). Appunti sulla riforma tragica del Man- 
zoni. I. — Tensiero Italiano, febbraio, 1896. 

'13. *Greppi (co. Giuseppe). Un gentiluomo milanese guerriero- 
diplomatico, 176 3-1 8 3 9. Appunti biografici sul bali conte Giulio 
Litta Visconti Arese. — Milano, Lombardi, 1896, in- 16, 
pp. 190 e ritratto. 

Vedi Pistorelli, 



204 BIBLIOGRAFIA 



114. Grillonj Cdott. G). Episodio dell'insurrezione della Vall'Intelvi 
(1849). — Provincia di Como della 'Domenica, N. 44, 1896. 

Vedi Conti. 

115. Grossi (Tommaso). Marco Visconti, storia del Trecento. Nuova 
edizione. — Milano, A. Bietti, 1896, in-i6, pp. 331. 

116. Grottanelli. Claudia de' Medici e i suoi tempi. — Rassegna 
nazionale, 16 gennaio, 1896. 

A pp. 340-342 descrizione del suo passaggio a Mantova nel 1626, 
diretta nel Tirolo, sposa all'arciduca Leopoldo. 

117. Hanotaux (Gabriel). Le premier ministère de Richelieu. I e III 
Revue des deux mondes, i.° gennaio e i.° febbraio 1896. 

Les affaires de Venise et de Savoie. — Les affaires d'Allemagne et 
d'Italie. — Grave échec de Richelieu. [Politica franco-veneta nei Gri- 
gioni ed in Valtellina]. 

118. *He!nemann (Lothar von). Zur Entstehung der Stadtverfassung J 
in Italien. Eine historische Untersuchung. — Leipzig, Verlag: 
von C. & M. PfefFer, 1896, in-8, pp. 75. 

Per la storia delle origini delle costituzioni dei Comuni in Italia. -^5 
Ricerche critiche. 

119. Hilty (Cari). Ueber die Gemiithsruhe in der Politik. Die Mi- 
litàr-organisation der schweizer. Eidgenossenschaft(nebst Anhang: 
Bicocca und Cérisolles). — Politisches Jahrbuch der Schwti%er. 
Eidgenossenschaft, 9 Jahrg. — Bern, Wyss, 1895. 

Del sentimento di calma nella politica. L'organizzazione militare della 
Svizzera, con appendice : bicocca e Ceresole. 

120. Hubert (d.'' W. C). Der heilige Hieronymus Aemiliani, Stifter 
der Congregation von Somasca. — Mainz, Franz Kirchheim 
1895, in-i2, pp. XI-172. 

Vita popolare di S. Gerolamo Emiliani, fondatore della Congrega- 
zione di Somasca. 

121. Intra (G. B.). Cose d'arte a Mantova. — Arte e Storia, 
n. 2, 1896. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 205 



122. *Jacobsen (Emi!.). DieGemàlde der einheimischen Malerschule 
in Brescia (ili.)- — Jahrhuch dei Musei prussiani di Berlino, 
fase. I, 189^). 

I quadri della scuola pittorica bresciana. Con i tav. e ili. Importante 
pel Poppa e per gli altri pittori di Brescia. — Vedi Carotti. 

123. Kampers Cd/ Franz). Kaiserprophetien und Kiisersagen im 
Mittelalter. Ein Beitrag zur Geschichte der deutschen Kaiseridee. 
Miinchen, d.' H. Luneburg, Verlag, 1895, in-8 gr. 

Cfr. pp. 2 5 0-2 5 5: Das Lombardische Stàdtevatiiinium und die erythraei- 
sche Sybille des Mittelalters. 

124. Kaufmann (David). La famille « de Pise ». — Revne des 
études jtiives, N. 61, 1895. 

125. Kiewning (H.). Nuntiaturberichte des Pallotto, 1628-1630. 
Bd. I: 1628. — Berlin, Bath, 1895. 

Relazioni del nunzio Pallotto, 1628. « Nous y trouvons une histoire 
complète de la lutte pour la succession de Mantoue pendant l'année 1628, 
d'après des sources nouvelles ». (Cfr. Revue historique, gennaio-febbraio 
1896, p. 123). 

126. Kronecker (H.) Giulio Ceradini. — Deutsche Rundschau, gen- 
naio, 1896. 

127. Lamma (E.) Del Commento zW Inferno di G. Barzizza e di 
un ignoto manoscritto di esso. -- Giornale Dantesco, a. Ili, 
quaderno VII-VIII, 1896. 

128. La Tour (H. de). Médailles modernes récemment acquises par 
le Cabinet des médailles. — Revue numismatique^ quatrième tri- 
mestre, 1895. 

j. Antonia del 'Balio- Gonzaga (1441, morta 1538). 4. Alessandro Sforma 
e Costanio suo figlio (1409-1483). 

129. *Lattes (Elia). Il « Vino di Naxos » in un'iscrizione prero- 
mana dei Leponzii in Val d'Ossola. — Atti della R. Accademia 
delle sciente di Torino, voi. XXXI, disp. 1-2, (1895). 

130. *Lattes (Alessandro). Il diritto consuetudinario delle città lom- 
barde. Nota. — Rendiconti dell' Istituto Lombardo, serie II, 
voi. XXVIII, fase. XVIII, (1895). 



2o6 BIBLIOGRAFIA 



Osserva il L., come nelle città lombarde, oltre il noto Libtr consue- 
tudinutn di Milano del 1216, parecchie si conservino raccolte autentiche 
di tali consuetudini. Alcune fra quelle città (Canobbio, Brescia, Lodi, 
Bergamo, Como) nel XIII secolo, mediante speciali commissioni prov- 
videro a far registrare le loro usanze e le trascrissero ne' più antichi 
statuti. Quelle consuetudini nelle compilazioni di statuti posteriori con- 
servano siffatto loro carattere originario fino al XV secolo. Le usanze 
sulla quarta uxoria, sul retratto gentilizio, quelle di Brescia e Como 
nelle quali si manifesta la lotta della coscienza popolare contro la giu- 
risdizione ecclesiastica, sono fra le più importanti. {Rendiconti I, 1896, 
pag. 16). 

131. *Lattes (A.). Del posto che spetta al « Libro delle consue- 
tudini milanesi » nel diritto consuetudinario lombardo — Ren- 
diconti dell'Istituto Lombardo, XXIX, fase. V, 1896. 

132. Lega (La) di Cambray : contributo di documenti già rinvenuti 
nell'archivio di Cologna Veneta, [a cura di Giulio Cardo']. — 
Venezia, tip. Compositori, 1895, in-i6, p. 41. 

133. Lehrs (Max). Der Meister W. A. Ein Kupferstecher der Zeit 
Carls des Kiihnen. Mit 51 Tafeln in Lichtdruck. — Dresden, 
Verlag von Wilhelm HofFmann, 1895, fol. imp. 

A pp. 14, 18 e tav, XII (N. 3), XVIII si ricordano due stampe del 
maestro incisore W. A. nella Trivulziana, e se ne danno le eliotipie. 

134. Leonardo da Vinci. 11 codice atlantico riprodotto e pubbli- 
cato dalla R. Accademia dei Lincei, fase. 4-8. — Milano, 
U, Hoepli, 1895, fol., e tavole. 

135. Leonardo. La Cena del Vinci. — L'Esposizione Eucaristica, 
N. 3, 1895. 

136. Leonardo. — Vedi Conti, De Toni, Estignard, Giornale, 
Monaco, Si^eranne, Wagner. 

137. Lilla (Vincenzo). Di un precursore sconosciuto di Antonio 
Rosmini. — Atti dell' .Accademia Pontaniana^ voi. XXV. (Na- 
poli, 1896). 

Vedi Rosmini, 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 207 



138. *Livì (Giovanni). I liutai bresciani : nuove ricerche. (Estr. dalla 
Galletta Musicale, — Milano, G. Ricordi & C., 1896, in-i6, 
pp. 69 e I tav. 

139. Lodi. Milano, Sonzogno, 1896, fol. ili., pp. 8. [«Le Cento 
città d'Italia », serie X, dispensa 109]. 

140. Lodi. Il quadro di S. Pietro della Cattedrale di Alessandria 
(1546). — Rivista di storia e arte d'Alessandria, a. IV, fasci- 
colo Ottobre-dicembre 1895, p. 308. 

Di Callisto Piana. 

141. Lodi. — Vedi Archivio, Melarti, Orsenigo, Veggio. 

142. LongobardL — Vedi 'Bernheim, Bollettino storico pavese, Cri- 
vellucci, Stùckelberg. 

143. Maffi (sac. Pietro). Appunti di cosmografia sulle opere prin- 
cipali di T. Tasso. Parte I. Nei cieli. Parte li. Primo concetto 
del sistema dei cieli. — La Scuola Cattolica, dicembre, 1895, 

144. Magenta. La notizia di Magenta a Napoli. — Rivista storica 
del risorgimento italiano, fase. 3-4. 

145. Magistretti (M.). Regole di alcuni capi necessari e più fre- 
quenti per l'osservanza delle SS. Cerimonie e del canto fenno 
ambrosiano, stampate d'ordine del card. Federico Borromeo. 
5." edizione, per cura di M. Magistretti. — Milano, tip. Co- 
gliati, 189^, in- 16, pp. 96 e I tav. 

146. Maitland (Fr. W.) Select passages from the works of Bracton 
and Azo. — Tublications of the Selden Society, t. VII, (London, 
Quaritch, 1895). 

Stando alla Tievue historique (marzo-aprile 1896, p. 477), « en appen- 
dice sont reproduits les passages que Bracton a tirés de Tancrède (sur le 
mariage putatif) et de Bernard de Pavie (sur l'homicide) ». 

147. Malo (eh.). Precis de la campagne de 1859 en Italie. — 
Bruxelles, Th. Falk, en-8, pp. 316. 

jS. Mantova. — Vedi Belfiore, Berenson, Catalogo, De Lollis, Gon- 
zaga, Grottanelli, Intra, Kievjning, Rolland, Rubbiani, Virgilio, 
Yriarte. 



208 BIBLIOGRAFIA 



149. Manzoni. — Vedi Bellena, Brentari, Crìspolti, Ercole, Forte- 
bracci, Graiiani, Molari, Quarta, Vidari, Volpi. 

150. Mariottì (T.). Una pagina d'altri tempi. — Rivista militare 
italiana, 16 agosto 1892. 

Biografia di Carlo Simoni, cremonese. 

151. Martinetti (G. Antonio). Della bellezza. Una minuta di let 
tura di Ugo Foscolo. — Giornale storico, fase. 79, 1896. 

152. *Maulde (R. de). Jean-Jacques Trivulce, — Revue historique. 
marzo-aprile 1896. 

Il Pélissier in un suo articolo sul Trivulzio nella Revue des questiou: 
historiques (i luglio 1894), volle provare che se il Trivulzio rimase fedele 
a Luigi XII, non lo fu che quando si vide persuaso che l'interesse 
proprio l'esigeva, poiché nel 1498-99 non cessò di tramare contro di 
lui. Il de Maulde, tirato in scena dal P. e rimproverato come lodatore 
e « storico » del maresciallo, ribatte le conclusioni del P. 

153. Meda (F.). Arialdo ed Erlembaldo. — La Scuola Cattolica 
dicembre 1895. 

154. Medin (Antonio). Ternario in lode di Carlo Vili. — Padova 
1895 (nozze Flamini-Fanelli). 

155. Melarli (Alfredo). Cornice della prima metà del secolo XV.i 
ora nel Museo artistico municipale di Milano, con ili. e crei 
molitografìa. — ^rte italiana decorativa, a. V, N. I, 1896. > 

Si dimostra che la supposizione che sia appartenente all'altare raa/j 
giore dell'Incoronata di Lodi è infondata. 

156. Melani (A.). Anfora e bacino d'argento dorato in S. Marj 
presso S. Celso a Milano. Con fìg., e i tav. — Arte italia. 
decorativa, N. 2, 1896, a. V. 

L'A. vi vede il gusto tedesco e fa delle osservazioni circa la poii 
bilità che le due opere siano d'artisti tedeschi. 

157. Mellerio (Joseph). Les Mellerio. Leur origine et leur histoij. 
Deuxième édition, augmentée et illustre. — Paris, Paul •- 
lendorf, éditeur, 1895, in-8, ili., pp. 324 et portraits. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 209 

158. Menghini (Mario). Lettere inedite di Giuseppe Baretti. — 
Roma, Unione Cooperativa, 1895. [Nozze Morpurgo-Franchetti]. 

Due lettere dirette a Gio. Maria Mazzucchelli e a G. B. Rodella. 
Ristampate dal M., nella 'Svista delle biblioteche, VI, 3-5, (cfr. Giornale 
storico, fase. 78, p. 452). 

159. Meyer (d/ Alfred Gotthold). Der Wettbe-werb um die Bron- 
zethiiren des Mailànder Domes. — Kunstchronik , N. 7, 28, 
novembre 1895. 

Il concorso per le porte in bronzo del Duomo di Milano. 

160. Milano. B. Versteigerung der Galerie Scarpa (14 und 15 no- 
vember 1895) durch Giulio Sambon in Maiiand. — Reper- 
toriutn fùr Kunstwisenschaf, Ed. XVIII, fase. 6, (1896), pa- 
gine 487-89. 

Vendita della Galleria Scarpa in Milano, novembre 1895 ; — vedi 
Fri:(p;pni. 

161. Milano. — Vedi Annuario, Beccaria, Bigoni, Bollettino storico. 
Canta, Casanova, Chirtani, Cian, Fabricxy, Favaro, Frinoni, 
Fumagalli, Greppi, Lattes, Meda, Melani, Meyer, Novali, Poglia- 
ghi, Romussi, Rotta, Sforma, Verga, Zannoni. 

162 *Minina (Giovanni), Di Bartolomeo Baronino, architetto di Ca- 
sale Monferrato e della sua famiglia. — Rivista storica di Ales- 
sandria, a. IV, 1895, ^^^'^1 9 e IO. 
Originario da Intra sul Lago Maggiore. 

163. Mirbt (d/ Cari). Quellen zur Geschichte des Papsttums. — 
Freiburg '■'g, Mohr, 1895, in-8 gr. 

Fonti per la storia del papato : /o. Ennodio di Pavia, 502, p. 28 ; 
85, Pace di Venezia tra Federico I e Alessandro III, 1177 a p. 68-72; 
Pius IV, Regulae de libris prohibitis I564, a p. 190-94. 

164. Moiraghi (P.) Il notaio pavese B. Martino Salimbene e le 
sue effigi. — Memorie e documenti per la storia di Tavia, a. I, 
^895, pp. 72, 102 e tav. 

; V *lVIoiraghi (d. Pietro). Sui pittori pavesi. Spigolature e ricer- 
che. Epoca seconda. — Almanacco sacro pavese per l'anno 1896. 
— Pavia, tip. Fusi. 

Arch. Stor. Unti. — Anno XXIII - Fase. IX. 14 



310 BIBLIOGRAFIA 



X. Agostino Migliavacca, Paolo Grassi, Ambrogino Dell'Acqua, Ric- 
cardo de Cassi. XI. Pietro da Pavia, Boniforte e Donato Bardi. (Cfr. 
per i precedenti articoli l'Almanacco per gli anni 1888-92 e 94-95). 

166. Molari (Teresa). Il teatro di Alessandro Manzoni. — Aiti 
dell'Accademia dafnica di scienze e lettere in Arcireale, vo- 
lume III, 1896. 

167. *Molmenti (Pompeo). I banditi della Repubblica Veneta 
Firenze, Bemporad, 1896, in-8, pp. VI-229. 

Cfr. in ispecie i cap. ix a xiv dove campeggiano le figure brigan- 
tesche dei conti Giov. Domenico Alboni, Galeazzo, Boselli, Alessandro 
Martinengo Colleoni di Bergamo, e dei bresciani Valerio Paitone, conte 
Niccolò Provoglio, conte Galliano Lechi, conte Alemanno Gambara e 
conte Giorgio Martinengo Cesaresco. [Il M. aveva trattato già lo stesso 
argomento in alcuni articoli nella Nuova antologia, 15 luglio e ]." ago- 
sto 1895]. 

léS. Monaco (de, Gennaro). Pennellate vetuste. — Roma, tip. El- 
zeviriana di Adelaide ved. Pateras, 1896, in-i6. 
6 ° Van^acchi e Leonardo. 

169. Monceaux (P.) Saint Ambroise et la morale chrétienne. — 
Revue politique et littéraire, 2 novembre 1895, 

170. Ninguarda (mons. F. Feliciano). Atti della visita pastorale, 
diocesana di F. Feliciano Ninguarda, vescovo di Como. Parte II, 
(Società storica comense). — Como, tip. Provinciale F. Osti- 
nelli di C. A., 1896, in-8, pp. 6 5-1 28-1 éo. [Raccolta storica, 
voi. III, disp. 2-3. 

Descrizioni delle pievi di Nesso (1595), Bellagio, Serico e Gravedona, 
con interessanti note archeologiche, storiche ed artistiche dell'editore 
sac. d. Santo Monti. 

171. Novara. — Vedi Cauchich, Corti. 

172. Novali (Francesco). I manoscritti italiani d'alcune biblioteche! 
del Belgio e dell'Olanda. — Rassegna bibliografica della lette- 
ratura italiana, N. I e II, 1896. 

A p. 25 seg. si riporta una lettera inedita di Pietro Verri al conte! 
Gian Rinaldo Carli che fu uno di quelli che maggiormente godettero! 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 211 

dell'affetto del Verri. (Milano, 17 aprile 1765). — Nel N. 2 sonvi ripor- 
tate lettere di A. Verri al Carli e di Aurelio Bertela, prof, in Pavia. 

173. *Novati (Francesco\ Un anno di storia italiana (1848). Lettera 
di monsignor Giovanni Corboli Bussi al marchese S. P. — Ri- 
vista storica del Risorgimento italiano, a, I, fase. I-II, 189^. 

Lettera diretta al marchese Gerolamo Sommi Picenardi, (Milano, 
8 giugno 1850)., 

174. *Novati (Francesco). Sul libro delle grandezze di Milano, di fra 
Bonvesin da Riva. Nota. — Rendiconti dell'Istituto Lombardo, 
serie II, voi. XXVIII, fase. 19 [riprod. in La Perseveranza, 
13 gennaio 1896]. 

// libro delle grandene di Milano di fra Bonvisin, del quale s'era valso 
il Fiamma per arricchire le sue cronache, ad onta delle piìi vive ricer- 
che, dopo d'allora era rimasto irreperibile. Il N., scopertone il testo in 
un manoscritto della Biblioteca di Madrid, contro il Verri, che lo co- 
nosceva solo attraverso i riassunti poco esatti del Fiamma, si fa a difen- 
dere l'importanza delle notizie statistiche che fra Bonvesin raccolse intorno 
a Milano e suo contado ed alla vita economica e sociale del tempo suo, 
mostrando come il libro delle grandene debba d'ora innanzi annoverarsi 
fra le più preziose fonti della fine del secolo XIII. Il testo completo 
uscirà nel Bulleitino dell'Istituto storico italiano. 

75. *Novatl (F.). Girard© Pateg e le sue Noie, testo inedito del 
primo dugento. — Rendiconti dell'Istituto Lombardo, XXIX, 
fase. V, 1896 e seg. 

■b. NuMiSiMATiCA. — Vedi Agostini, Capohianchi, Cauctch, Corraggioni, 
La Tour. 

Orsenigo (sae. Enr.) Discorso in onore di S. Savina, matrona 
lodigiana, recitato nella cappella dell' Istituto di detta Santa in 
Lodi, il giorno 30 gennaio 1896. — Lodi, tip. vesc. Quirico 
e Camagni, 1896, in-8, p. 11. 

^8. Orto (Vincenzo dell'). Particolari della Cupola della chiesa di, 
S. Maria presso Saronno, secolo XV. i tavola {senyi testo). — 
Memorie di un architetto, voi. VI, fase. VII, 1895. 



212 BIBLIOGRAFIA 



179. *Ottenthal (E. von). Ein Ineditum Ottos I fùr den Crafen von 
Bergamo von 970. — Mittheilungen dell'Istituto storico austriaco, 
voi. XVII, fase. I, 1896. 

Un diploma inedito di Ottone I per il conte di Bergamo, dell'a. 970. 

180. Pallanza. Stalli del coro della chiesa Madonna di Campagna, 
Pallanza (Lago Maggiore). — "Ricordi di architettnra, a. XIV, 
1894-95, voi. IV, serie II, antico (tav. VI). 

181. *PalIavicino-Tnvulzio (Ciorgio), Memorie pubblicate per 
cura della moglie. Voi. II-III, 1848-1860. — Torino, Roux 
Frassati & C, tip, edit., 1885-95, in-8, 2 voli. (p. xj, 652, 858). 

182. Pallavicino (can. Ciulio Pel.) Breve relazione della miraco- 
losa Vergine Addolorata che si venera nella basilica prepositu- 
rale di S. Vittore in Varese. — Varese, tip. lit. S. VittoreJ 
di R. Longatti, 1895, in-24 fig., p. 32. 

183. Parini (Cius.). Il Ciorno e scelte poesie liriche, con studi ci 
commenti del sac. Romeo Salvatore. Voi. I, contenente il Mad 
tino e il Mezzogiorno, — Catania, tip. deìVEtna, 1895, in-SJ 
p. 88. 

184. Passavalli (Ignazio). Le due cantiche l'Ida e l'Egnone, ossi! 
Trento che si toglie alla tirannide d'Eccelino da Romano, cól 
prefazione e con l'inno alla terra. — Verona, tip. Civellj 
1896, in-8, pp. 87. 

185. Pavia. Un antico pavimento^ [di S. Pietro in Ciel d'Oro]. 
Arte italiana decorativa, N. i, 1896, p. 12. 

186. Pavia. La Madonna della Colombina (Pavia). — Il Tellegì 
nante, N. ri-12, 1895. 

187. *Pavia. Spicilegio bibliografico storico pavese, (1894-95) 
cura di Gerolamo Dell'Acqua]. — Bollettino sporico pavese, a. 
fase. III-IV, (Pavia, 1896). 

188. Pavia. — Vedi Annuario, Be/trami, Berenson, 'Bollettino, Caìfl 
bianchi. Certosa, De Toni, Fahricxy, Maitland, Mirht, Moirac\, 
Sant'Ambrogio, Valdrighi, Vecellio. 



il 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 21 3 

189. Péllssier ([,, G.). Les registres Panigarola et le Gridario ge- 
nerale de l'Archivio di Stato de Milan pendant la domination 
fran^aise (1499-IJ13). — Revue des bibliotheques, N. io, otto- 
bre 1895. 

190. Pellegrini (Flaminio). Inventarli dei manoscritti delle biblio- 
teche di Vigevano (Estr. dagV Inventarti dei Manoscritti delle 
Biblioteche d'Italia, del Mazzatinti, voi. V). — Forlì, tipo- 
grafia L. Bordandini, 1895, in-8 gr., pp. 12. 

Biblioteca dell'Istituto Roncalli (7 manoscritti). — 'Biblioteca di S. Ignazio 
(16 manoscritti). — Biblioteca del Seminario (5 manoscritti). — Archivio 
comunale (3 manoscritti). 

191. Peri (S.). Una lettera inedita ed una lettera rara di U. Foscolo 
a Filippo Chiotti segretario del Ministero degl'interni.. — Na- 
tura e ^irte, i.° dicembre 1895. 

I192. *Perrero (Domenico). Il generale conte Alessandro di Gif- 
flenga e la congiura militare lombarda del 18 14. — Rivista 
storica del risorgimento italiano, a. I, fase. II-III, 1896. 

193. Pistorelli (Luigi). I melodrammi giocosi di G. B. Casti. (Estr. 
dalla Rivista musicale italiana). — Torino, Bocca, 1895. 

Si vale di alcuni documenti inediti, messi a sua disposizione dal nostro 
socio conte Emanuele Greppi. 

194. *Plttaluga (Giovanni). Un episodio della storia di Alessandria 
al iìnire del secolo XIV. — Rivista di storia e archeologia d'Ales- 
sandria, a. IV, ottobre-dicembre 1895. 

Sconfitta delle genti del conte d'Armagnac nel 1391, data da Gia- 
como dal Verme, condottiere di Gian Galeazzo Visconti. 

195. Plinio. Bersa Giuseppe. Le idee morali di Plinio il Giovane. 
— Zara, stab. tip. di S. Artale, 1895, in-8, p. 57. [Estr. dal 
Programma ginnasiale di Zara, anno 1895]. 

Agg. un articolo di Mùnier intorno alla storia dell'arte in Plinio, 
nella rivista Hermes, voi. XXX, 1895, fase. 6, 

'^. Poggi Cenci [Arrigozzo]. Curiosità Comasche. 3.' serie. — 
Como, tip. Cooperativa Comense, 1896, in- 16 fìg., pp. 119. 



ai4 BIBLIOGRAFIA 

197. Pogliaghi (L.). Una pagina del « Rinascimento illustrato »^ 
con ili. — Illustraxtone italiana, N. jr, 36, 1895. 

Assalto alle case dei Torriani nel 13 il. — Azzone Visconti riceve 
la deputazione del Consiglio generale nella Corte dell'Arrigo. 

198. Quarta (N.). Manzoniana, note esegetiche sul Cinque Magoio. 
— // Rinascimento, I, 5. 

199. *Recueil (Un) anonyme de lettres contemporaines sur S. Pie V 
[Ghislieri]. — Analecta Bollandiana, t. XV, fase. I, 1896. 

Notizia bibliografica su d'una rara collezione a stampa di lettere con- 
cernenti Pio V, conservata in una edizione del 1567 &IV ambrosiana. 

200. *Reding-Biberegg (Rudolf von). Der Zug Suworofì's durch 
die Schweiz, 24 Herbst-bis io. Weinmonat 1799. — Der Gè- 
schichtsfreund, voi. L, (Stans, 1895). 

La traversata di Suworoff per la Svizzera, 24 settembre io ottobre 1799. 
Interessante ed estesissimo lavoro intorno alle battaglie franco-russe da- 
tesi al Gottardo in quel memorabile anno, con numerosi ritratti, vedute 
e carte topografiche. 

201. Reusch (prof. H.) Archivalische Beitràge zur Geschichte des 
Jesuitenordens. — Zeitschrift fùr Kirchengeschichte, XV, 1895. 

Tra altri, sonvi documenti riflettenti /S Luigi Goniaga,. — Vedi T^cfj. i 

202. Rho. Il nuovo altare maggiore nel Santuario della B. V. Ad- 
dolorata in Rho, con ili. e tav. — Edili%ia Moderna, a. IV, fase. XII, | 
dicembre, 1895. 

203. Ricca-Salerno (Giuseppe). Storia delle dottrine finanziarie in 
Italia, col raffronto delle dottrine forestiere e delle istituzioni e 
condizioni di fatto. Seconda edizione intieramente rifatta — | 
Palermo, Alberto Reber edit., 1896^, in-8. 

III. La fmati'^a nell'età del nuovo risorgimento. (5.** Le istituzioni el 
dottrine finanziarie in Lombardia) ; IV. La finanza nelYelà della decadeniaì 
e delV apparecchio al rinnovamento attuale (3.*> Le dottrine finanziarie nellel 
controversie e memorie speciali : Lombardia e Piemonte). 

204. Ricci (Mauro d. s. p.). Prose saere e morali. — Firenze,' 
tip. Calasanziana, in-i6, 1895. 

6.° 5. Luigi Gonzaga. — Vedi T(eusch. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 21 J 



205. Risorgimento italiano. Gadda (Giuseppe). Ricordi politici ai 
giovani. — Nuova Antologia, i gennaio 1896. 

Con speciale riguardo al 1848. — Agg. Masi (E.) Libri recenti sul 
Risorgimento italiano e su Napoleonel^I. Notizia storica [in Nuova Anto- 
logia, fascicolo sopracitato] ; Palma (L.) Dal 182 1 alle nuove costituzioni 
del 1848 in Italia, [Ibid. fase. 15 gennaio 1896] ; Giacometti (G.). La 
question de l'annexion de Nice en 1860. [« Revue des deux niondes» 
I marzo 1896] ; Fogazzaro (Antonio). Piccolo mondo antico. — Mi- 
lano, cisa editrice Galli, 1895, in-i6. 

206. Risorgimento italiano. — Vedi ^Àrese, 'Barbiera, bollettino 
pavese, Camhriels, Como, Conti, De Castro, 'Dunant, Erimicriin- 
gen, Grilloni, Magenta, Malo, IsLovati, 'Pallavicino, Ferrerò, 
Zuccoli. 

107. Rivoli (due de). Les livres d'heures fran^ais et les livres de 
liturgie vénitiens. — Gaiette des beaux arts, 1 febbraio 1896. 

Imitazione dei Livres d'heures francesi da parte di Giacomo T*en\io, 
da Lecco, noto tipografo in Venezia. 

j'.o8. Rolland (R.). Origines du théàtre lyrique moderne, histoire de 
l'opera en Europe avant Lully et Scarlatti (Thésej. — Paris, 
Thorin, 1895. 

Al Monteverdi il R. ha « consacré le plus beau et le plus ému des 
chapitres de son livre. > (cfr. T{evue historique , gennaio-febbraio 1896, 
p. no). 

{09. *Romano (dott. Giacinto). Notizia di alcuni diplomi di Carlo IV 

! imperatore relativi al Vicariato Visconteo. Nota. — Rendiconti 

dell'Istituto Lombardo, serie II, voi. XXVIII, fase. XIX, 1895. 

Il R. illustra il vicariato concesso ai Visconti su varie città della 
Lombardia e del Piemonte negli anni 1354-55, colmando parecchie la- 
cune lasciate in tale argomento dallo Sickel e dal Werunsky. 

Oltre il concedere lo stesso vicariato a due principi diversi, Carlo lo 
concedeva anche su città già possedute da un terzo, tanto era il bisogno 
nei nuovi stati, figli della conquista, di trovare in un principio supe- 
riore, foss'anco quel vecchio rudero dell'autorità imperiale, il loro fon- 
damento giuridico. 

jio. Romussi (C.) Milano ne' suoi monumenti, voi. II, N. 1-12 
' Milano, 1895. 



ai6 BIBLIOGRAFIA 



211. *Ro8i (Michele). La congiura di Gerolamo Gentile. — ^Ar-:: 
chivio storico italiano, fase. IV. 

Insurrezione in Genova, di Girolamo Gentili, verso la metà del 1476 
contro il governo di Galeazzo Maria Sforza. Memoria documentata su 
atti numerosi dell'Archivio di stato milanese. 

212. Rosmini. — Fave (abbé). Rosmini. — Revue du clergé frati- 
pais, 15 dicembre 1895. 

Agg. : Trùno centenario di Rosmini in « Rassegna nazionale » i feb- 
braio 1896 ; - Vedi Lilla. 

213. Rotta (P.). La basilica di S. Ambrogio. — // XF Centenario 
di S. Ambrogio, a. I, N. 5, 7-9. 

214. *Rotta (sac. Paolo). La Messa Ambrosiana. Preci, cerimonie 
e riti. — Milano, ditta G. Agnelli, 1896, in- 16, pp. XlV-éé. 

215. Rubbiani (A.) Una composizione del Mantegna, terra cotta 
del secolo XV. — archivio storico dell'arte, a. VI, fase. Ili, 
p. 229. 

216. Salvioni (Carlo). Giunte italiane alla « Romanische Formen- 
lehre » di W. Meycr-Lùbke. — Studj di filologia romanza, VII,| 
183-239, (1896). 

Con numerosi esempi dialettali della Lombardia. 

217. Sanasi (Giuseppe). Un libello ed una pasquinata di Pietro 
Aretino. — Giornale storico della letteratura italiana, fase. 76-77. 

Si prova che le parole riferibili al Giovio, Dio del vituperio della Stati 
Apostolica, furono scrìtte dall'Aretino. 

218. Sant'Ambrogio (D.). L'altare e i marmi minori di Carpiano. 
— Monitore tecnico, 20 novembre 1895. 



219. *Sant' Ambrogio (Diego). Bassorilievi dispersi del primo ri-j 
nascimento nella Certosa di Pavia, con due eliotipie. (Estr. da 
Tolitecnico, anni 1895-96). — Milano, tip, e lit. degli ingej^ 
gneri, 1896, in-8 gr., pp, 25. 

120. Sant'Ambrogio (D.). Ancora di Carpiano. — La Perseveraw{a\l^ 
1° gennaio 1896. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 2I7 



221. Sant'Ambrogio (Diego), Notizie archeologiche. — Il Moni- 
tore tecnico di Milano, a. II, 1896, N. i, con ili. 

Monumento a Lupo Soria del 1544 e' lastra tombale di Taddeo da 
Sormano, nella Villa già Uboldo, di Cernusco sul Naviglio. 

222. Sant'Ambrogio (D,). Di un singolare dipinto dell'oratorio di 
Cascina Olona. — Lega Lombarda 6 e 7 febbraio 1896. 

21). Sant'Ambrogio (D.). Presuntiva ricomposizione dei marmi 
minori e dei medaglioni di Carpiano dell'antica porta d'accesso 
al chiostro della Certosa di Pavia. — Archivio storico dell'arte, 
a, I, serie II, fase. VI, 1895, ili. 

224. Sant'Ambrogio (D.). La pala d'altare marmoreo dei Man- 
tegazza nel Priorato di S. Maria di Campomorto. — // Foco- 
lare, n. 7, 1896. 

Vedi Fabriciy. 

225. Sarrazin. Neue italienische Skizzen zu Shakespeare. I. Herzog 
Vincentio in (f Mass fiir iMass » und sein Urbild Herzog Vin- 
cenzo Gonzaga. II. Das Gonzaga-Schauspiel im Hamlet. — 
Jahrbuch der deutschen Shakespeare Gesellschaft, 31, 1895. 

Nuovi schizzi italiani intorno a Shakespeare. I. 11 duca Vincenzo in 
« Measure for measure » e il suo tipo originario il duca Vincenzo Gon- 
zaga. II. La commedia Gonzaga nell'Amleto. 

226. *Savio (p. Fidèle). La Legende des SS. Faustin et Jovite. — 
Analecta Bollandiana, t. XV, fase. I, 1896. 

Importante studio sui martiri bresciani Faustino e Giovila. La con- 
tinuazione e fine seguirà nel prossimo fascicolo. 

227. Scala (p. Ferd. della). Der heilige Fidelis von Sigmaringen, 
Erstlingsmartyrer des Kapuzinerordens und der Congregatio de 
Propaganda Fide. — Mainz, Franz Kirchhein, 1896, in-8, 
pp. XVI-2 2)-5é pp. e 20 tav. 

Vita del martire S. Fedele da Sigmaringen, ucciso dai Grigioni nel 1622. 
Interessa la storia dei moti religiosi valtellinesi. 



2l8 BIBLIOGRAFIA 



228. *Scati (V.) Un manoscritto inedito di Alessandro Arcasio. — 
Rivista storica di Alessandria, a. IV, 1895, fase. XI. 

Con sonetti dedicati a Ferdinando Gonzaga duca di Umena (1652). 

229. Scolari (E.). Il quinto centenario della cattedrale di Como. — 
La Provincia di Como della domenica, N. 61, 25 febbraio 
1896 e seg. 

230. *Seebass (d". O.). Handschriften von Bobbio in der Vati- 
kanischen und Ambrosianischen Bibliothek. — Centralblatt fùr 
Bihliothekswesen, fase. I-III, 1896. 

I codici di Bobbio nelle biblioteche Vaticana e Ambrosiana. 

231. Sem per (H.). Documenti intorno alla fabbrica del Castello del 
Buonconsiglio a Trento. — ^Archivio storico dell'arte, s. II, a. I, 
1895, f^sc. V. 

Con nomi di alcuni artisti lombardi che lavorarono a quella fabbrica. 

232. Serdini (Simone da Siena). Sette canzoni inedite pubblicate 
ed annotate da Giuseppe Olivetto. — Pontedera, tip. Ri- 
stori, 1895. 

La più importante di esse è l'ultima che appartiene al genere dei 
lamenti, e fu scritta in morte di Gian Galeazzo Visconti ; lungo com- 
ponimento di ben 284 versi, che ci è stato conservato solo dal Cod. 
Riccardiano 1142 (cfr. Giornale storico, fase. 79. p. 169). 

233. Sereno de Valsasso. La Villa d'Este e Carolina di Bruns- 
wick-Wolfenbùttel. — Trovincia di Como della domenica, N. 27 
e 28, 1895. 

234. Seta (Dav. de). Studj filosofici e letterarj. — Napoli, tipo- 
grafia Aurelio Tocco, 1895. 

4.° Virgilio-Dante. 5.° Virgilio-Omero. 8.° Clorinda e la donna nella 
Gerusalemme liberata. 

235. Sforza e Visconti. — Vedi Beltrami, Brandileone, Cappel- 
letti, Carcano, Certosa, Fahris, Gattamelata, Gianandrea, Gior- 
nale, Grossi, Hilty, La Tour, Lega, Maulde, Medin, Télissier, 
Pittaluga, Togliaohi, Romano, Rosi, Serdini, Simonsfeld, Varnha- 
gen, Vecellio. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 219 



236. Simonsfeld (Henry). Ein Venetianischer Reisebericht ùber 
Siiddeutscbland, die Ostschweiz und Oberitalien aus dem Jahre 
1492. — Zeitschrift fùr Kulturgeschichte, voi. II, fase. IV, 1895. 
(Berlino), pp. 241-285. 

Relazione veneziana di un viaggio nella Germania del sud, nella Sviz- 
zera occidentale e nell'Alta Italia nel 1492. Composta da Andrea 
de' Franceschi (più tardi gran cancelliere della Repubblica di Venezia), 
segretario dell'ambasciata veneta a Federico III e Massimiliano I per 
portare i voti della Repubblica per la fine della guerra di Baviera. Il 
S. offre dei sunti della relazione, riservandosi di darla al completo in luce, 
ed in veste originale italiana. Gli ambasciatori veneti Giorgio Conta- 
rini e Polo Pisani, ritornarono pel Septimer e lago di Como in Italia. 
Descrizione interessante del loro soggiorno a Milano. Ne riparleremo 
appena uscito il lavoro definitivo del dott. Simonsfeld. La Relazione 
suddetta è anche contenuta nel Codice Trivulziano, N. i6i. 

237. Sizeranne (R. de la). Léonard de Vinci et l'Esthétique du 
portrait ; fac-similé des dessins de L. de Vinci. — Figaro il- 
lustre, febbraio 1896. 

238. Sordelli (A.). Quadri Danteschi. Il cerchio dei violenti. Ezelino 
da Romano. — ^Provincia di Como della Domenica, N. 23, 1895. 

239. Stuckelberg (E. A.). Die longobardische Plastik. Mit 64 Jll. 

— Ziirich, E. Leeraann, 1896, in-8, pp. 114. 
La plastica longobarda, con 64 illustrazioni. 

1240. Taormina (Giuseppe). Una poesia inedita e ignoti amori di 
! Ugo Foscolo. — Fanfulla della Domenica, N. 30, 1895, 

241. Tasso. Solerti (prof. Ang.) Bibliografia delle pubblicazioni 
tassiane in occasione del terzo centenario della morte del poeta. 

— Roma, tip. dell'Unione cooperativa editrice, 1895, in-8, p. i8* 

Estratto dalla Rivista delle hiblioieche e degli archivi. 

242. Tasso. AiRAGHi (C). La scienza dell'armi nell'epopea del Tasso. 

— La vita italiana, dicembre 1895. 

Agg. a complemento dei precedenti elenchi di pubblicazioni uscite 
pel centenario tassiano : 

Arrigoni (A.). Torquato Tasso non dimorò nel monastero dei 
padri Olivetani di S. Benedetto Novello in Padova. — Padova, tip. Prospe- 



220 BIBLIOGRAFIA 



rini, in-8, pp. 1 2 ; — Baumgartner. Tassos Befreites Jerusalem. — Stimmett 
aus Maria-Laach, n. 4, 1895 ; — Bianxhi-Cagliesi (V.). Un poeta umori- 
stico (T. Tasso). — L'Istruitone, IX, 7. [Parecchi articoli sul Tasso ancora 
nei fase. Vili, 12, IX, i e seg.] ; — Bconpensiero (Albina). A T. Tasso, 
versi. — // Pensiero iialiano, gennaio, 1896. — Capasso (Bart.). Torquato 
Tasso a Napoli. Contributo di onoranze e di memorie raccolte e pub- 
blicate nel III centenario della morte del poeta. — Napoli, Giannftii, 
1895, in-4, pp. XI-65 ; — Carollo (Nicolò). Il culto pel Tasso in 
Sicilia. (Versi). — Trapani, tip. Gervasi-Modica, 1895 ; — Centenario 
(Il 3°) di Torquato Tasso: Sorrento, 25 aprile 1895. — Napoli, tip. 
Francesco Giannini e figli, 1895, in-8, p. 87. [Discorso inaugurale di 
Luigi De Majo. Discorso del deputato Niccìò "De Nicolò. Discorsi di Fran 
Cesco Saverio Gargiulo e Marion Grawford] ; — Conti (Augusto). Nel 
terzo centenario della morte di Torquato Tasso. — Rassegna nazionale, 
1° gennaio 1896 : — Conti (Augusto). Nel terzo centenario della morte 
di Torquato Tasso : orazione accademica. — lAUì della 'Z^. Accademia 
della Crusca, adunanza 24 novembre 1895. — (Firenze, Cellini, 1895); — 
Fasulo (Manfredi). La penisola sorrentina e l'isola di Capri. — Napoli, 
tip. Francesco Mormile, 1895, in-8, [2.° Vita di Tasso]; — Fiorentini 
(Lu.). Torquato Tasso a Ferrara : dati cronologici. — Ferrara, tip. So- 
ciale, 1895, in-8, p. 17; — Gamanzi (can. Adriano). Nel terzo cente- 
nario dopo la morte di Torquato Tasso : carme. — Ferrara, tip. del 
Patronato, 1895, in-8, p. 14; — Giannetti (prof. A.). L'apparizione di 
M. V. a Torquato Tasso. — Il Pellegrinante, N. 8, 50 aprile 1895; — 
GuARDioNE (Francesco^. Torquato Tasso nel secolo decimosesto. — Atti 
dell' ,Accadeinia 'Dafnica di sciente e lettere, di Arcireale, voi. Ili, 1896; 
— Lombroso (C.). Ueber Torquato Tasso's Zustand. — Die Gegenuart, 
N. 44, 1895 ; — Maffi (sac. Pietro). Appunti di cosmografia sulle opere 
principali di Torquato Tasso. — La Scuola Cattolica, novembre 1895 e 
seg. ; — Mazzola (prof. Gioac). Per il terzo centenario di Torquato 
Tasso. — Sciacca, tip. Bartolomeo Guadagna, 1895, in-8, p. 17; — 
MiOLA (Alfonso). Un ricordo della dimora del Tasso in Napoli. — Atti 
dell'Accademia Pontaniana di Napoli, voi. XXV, l8g6; — Prinzivalli 
(Virginio). Torquato Tasso nelle sue relazioni con Roma e Napoli : di- 
scorso. — Napoli, F. Bicchierai, 1896, in-8, pp. 27 ; — Q.cintavalle (F.). 
La prigione di Tasso. — La Fila italiana, II, N. 11-12; — Sorrento 
e Torquato Tasso : album del III centenario della morte di Torquato 
Tasso, pubblicato per cura del municipio sorrentino. Anno 1895. — 
Napoli, tip. Francesco Giannini e figli, 1895, in-fol., p. 21, con 29 tav. 
[Contiene scritti di : 'Bartolomeo Capasso , Colonna di Stigliano, Manfredi^ ;;| 
Fasulo e B. Croce] ; — Teza (E.). A Torquato Tasso : serventese. — 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 221 

Aiti del !{. Istituto veneto di sciente e lettere, serie VII, tomo VII, di- 
spensa III, 1896; — Torquato Tasso [« Quarteriy Review », n. 546, 
ottobre 1895]; — Un articolo di Cherbuliez sul Tasso. — Fanfulla 
della domenica, N. 2$, 1895; — Valgimigli (Azeglio). Torquato Tasso 
in Inghilterra. — La Vita italiana, N. 7, 1896; — Zenatti (O.). Fran- 
cesco Patrizio, Orazio, Ariosto e Torquato Tasso : a proposito di dieci 
lettere del Patrizio, finora inedite. — Verona, 1895. 

24^. Tasso. — Vedi Dobelli, Foffano, Muffi, Seta. 

244. Trivulzio. — Vedi Barhiera, Corraggioni, Lehrs, Maulde, Pal- 
lavicino. 

245. Valdrighi (Luigi Francesco). Sincrono documento intorno al 
metodo per suonare il « phagotus » d'Afranio [degli Albanesi 
di Pavia']. Lettera al signor Carlo Vittorio Mahillon, con 2 tav. 
— Memorie della R. Accademia di sciente e lettere di Modena, 
serie II, voi. XI, (1895). 

246. Vanni (Manfredo). Il canto dell'assedio in Siena a. d. 1555. 
Piti gli ano, tip. editrice della Lente, di Osvaldo Paggi, 
1896, in-i6. 

Vj. // tamburino del Marignano \ Gian Giacomo de' Medici]. 

247. Varese e la tramvia elettrica: [guida per i visitatori]. — Va- 
rese, tip. Cronaca prealpina, 1895, in-i6 fig., p. 98. 

Vedi Pallavicino. 

2|8. Varnhagen (Hermann). Lautrecho, cine italienische Dichtung 
des Francesco Mantovano aus den Jahren 1521-23. — Erlan- 
gen, Junghe, 1896. 

Il V. ristampa, con larga illustrazione storica, il rarissimo poemetto 
drammatico, citato già ntWArch. storico lombardo, 1895, p. 557, voi. II. 

249. Vecellio (ab. Antonio). Lettere di« uomini celebri al B. Ber- 
nardino Tomitano da Feltre. — Feltre, tip. P. Castaldi, 1894, 
in-i2, pp. 132. 

L'epistolario, di 154 lettere, disposto secondo l'ordine cronologico 
incomincia con una lettera del duca G. Galeazzo Maria Sforza, Milano, 
19 gennaio 148Ó, e giunge al 27 settembre 1494, vigilia della morte 
del B. Bernardino nel monastero di S. Giacomo presso Pavia, (cfr. Boll, 
star, pavese, a, III, fase II-IV, 1896, p. 508). 



222 BIBLIOGRAFIA 



\. 



250. Veggio. Sui tempi, la vita e le opere di Maffeo Vegio, — 
Corriere dell'Adda di Lodi, N. 14, marzo 1895 e segg. 

Lavoro di poco o nessun valore e pieno d'inesattezze e asserzioni gra- 
tuite, (cfr. Arch. storico hdìgiano, fase. Ili, 1895, p. 106). 

251. *Verga (d.' Andrea). Commemorazione del dott. Paolo Maspero. 

— Rendiconti dell'Istituto Lombardo, serie II, voi. XXIX, fa- 
scicolo II, 1896. 

252. Verga. Massarani (Tulio). Per Andrea Verga. — Il Pensiero 
italiano, dicembre 1895. 

Agg. Anzoletti (Luisa). Andrea Verga e l'Eliso Trentino, in Fila 
Itaìiana, N. 7, 189 6. 

253. Vidari (Giov.) Suor Gertrude, l'Innominato e fra Cristoforo. 

— Rassegna Naiionale, lé dicembre 1895. 

254. Vigevano. — Vedi Annuario, Pellegrini. 

255. Virgilio. HuiT (Ch.), Virgile et Chateaubriand. — L'enseigne- 
ment chrétien, i.° dicembre 1895. 

Agg. : Cartault (A.). Vues d'ensemble sur l' Eneide. — Revue in- 
ternationdle de l' enseignement, gennaio 1896; — Lafaye (G.). La Cam- 
panie dans le sixième chant de l'Eneide. [«Revue des cours et conférences >, 
21 novembre, 1895]; — Lanza (C). La favola d'Orfeo nel IV libro 
delle Georgiche. La pestilenza nel poema di Lucrezio e nel poema di 
Virgilio. [« Atti dell' Accademia Ponlaniana, » voi, XXV, Napoli 1896] ; — 
LuMBROSO (G.). Di un verso di Virgilio [«Rendiconti» R. Accademia 
dei Lincei, s. V, voi. IV, fase. XI, 1895]; — Virgilio fra i campi [« Mi- 
nerva > N. 6, voi. IX] ; — DucHATAUX. Virgile avant l'Eneide [« Tra- 
vaux de l'Acadèmie nationalc de Reims ». Année 1892-95, t. II]. 

256. Virgilio. — Vedi Comparetti, Girard, Seta, Zacchetti, Zanihon. 

257. Volpi (Gugl.). La carità nei Promessi Sposi. — Firenze, 
R. Paggi edit., 1895, in-i6, p. 32, [nozze Flamini-Fanelli]. 

258. Wagner (F. W.). Das Willen und Kònnen Leonardo da Vinci's 

— Progr. della scuola tecnica di Chemnitz. . 

Il volere e potere di L. da Vinci, 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 223 

259. Wirz {Raspar). Akten ùber die diplomatischen Beziehungen der 
ròmischen Kurie zìi der Schweiz , 151 2- 155 2. — Basel, 
Ad. Geering, 1896, in-8 gr., pp. li- 5 34. [« Quellen zur Schwei- 
zer Geschichte », Bd. XVI]. 

Atti per le relazioni diplomatiche tra la curia pontificia e la Svizzera 
negli anni 15 12-15 52 con cenni sull'attività dei nunzi Schinner, Pucci 
e Franco, e con documenti dedotti dall'Archivio di Stato milanese. 

260. Yriarte (Charles). Isabelle d' Està et les artistes de son temps. 
V. : Rélations d' Isabelle avec Giovanni Bellini. — Gaiette des 
beaux arts, marzo 1896 (ili.)* 

261. Zacchetti (Guido). Su le lettere virgiliane (del Bettinelli). — 
Pisa, tip. Citi, 1895, [nozze Zacchetti- Winderling]. 

J2é2. Zanibon (prof. Ferruccio). Virgilio e l'Eneide secondo un 
critico del cinquecento. — Messina, Trimarchi, 1895, i"^"^» 
pp. 42. 

Il critico è Sperone Speroni. 

265. *Zannoni (Giov.). Lettere e rime inedite di Carlo Innocenzo 
Frugoni. — Studi e documenti di storia e diritto, a. XVI, fa- 
scicolo IV, 1895. 

A p. 363 n. una lettera del Frugoni al conte Origo, in Milano, in 
data Parma n gennaio 1759. 

1264. Zuccoli (Luciano). I Bergamaschi in Polonia [nel 1863]. Ap- 
1 pendici al Corriere della Sera, N. 24, 24 gennaio 1891, e segg. 



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ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



ELENCO BEI SOCI{*) 

Patrono 
S. M. IL RE. 

Presidenza 
Calvi nob. dott. Felice, Presidente 
Beltrami comm. Luca, Vicepresidente 
Vignati prof. comm. Cesare » 
Ambrosoli dott. Solone, Consigliere 
Greppi nob. avv. Emanuele » 
Novati dott. prof. Francesco » 
Visconti march. Carlo Ermes » 
Seletti avv. cav. Emilio, Segretario 
Motta ing. Emilio, Vicesegretario 



Carotti dott. cav. Giulio, Bibliotecario 



S. M. IL RE UMBERTO I. 
S. M. LA REGINA MARGHERITA. 
Adamoli Giulio, Deput. al Parlam. Ascoli prof, senatore I. Graziadij 
Agnelli prof. Giovanni Bagatti Valsecchi nob. Fausto 

Ambrosoli dott. Solone Bagatti Valsecchi nob. Giuseppe 

Annoni conte senatore Aldo Banfi rag. cav. Eugenio 

Anzino mons. Valerio * Barbiano di Belgioioso conte Emilil 

(') I segnati con asterisco sono soci fondatori. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



225 



Barbò nob. Lodovico 
Bazzero avv. Carlo 
Bellini avv. aw. Giuseppe 
Beltrami architetto comm. Luca, 

Deputato 
Benaglia avv. corata. Demetrio 
Beneggi preposto don Giuseppe 
Benzeni march. Baldassare 
Bergamaschi preposto don Do 

menico. 
Besozzi nob. dott. Paolo 
I Bettoni conte cav. Francesco 
Bianchi nob. cav. Giulio, senatore 
Biffi dott. cav. Serafino 
Bignarai Sormani ing. Emilio 
Binda Melzi Cecilia 
Boito arch. comm. Camillo 
Bonfadini comm. Romualdo 
Borromeo Arese contessa Elisa 
Brambilla comm. senatore Pietro 
Brivio Marchese Giacomo 
Butturini Mattia 
Gagnola nob. Giambattista 
Gagnola nob. Guido 
Cairati ing. cav. Michele 
'Calvi nob. dott. Felice 

alvi nob. Gerolamo 

ambiasi comm. Pompeo 

amozzi Verteva Giamb., conte, 
senatore 

Vipilupi ing, marchese Alberto 

aporali dott. Vincenzo 

appelli Adriano, archivista 

ardani rag. cav. Paolo 

arnevali avv. Luigi 

arotti dott. cav, Giulio 

asali conte Giuseppe 

asalini dott. Carlo 

asanova nob. cav. Enrico 

' isati conte Alfijnso 

usati conte Gabrio 

ArcA. Sior. Lomb. — Anno XXIII - 



Casati conte Rinaldo, senatore 

Castelli cav. avv. Pompeo 

Cavagna Sangiuliani conte Antonio 

Cavriani march, Giuseppe 

Cernuschi Enrico 

Cesa-Bianchi ing. arch. Paolo 

Cicogna conte Giampietro 

Ciccotti prof. Ettore 

Colombo prof. Elia 

Colombo Guido, archivista 

Conti dott. Emilio, Deputato 

Crespi cav. Cristoforo 

Crivelli nob. dei march, cav. Luigi 

D'Adda nob, senatore Carlo 

Da Ponte Pietro 

De Castro prof. cav. Giovanni 

De Herra nob. avv. Cesare 

Del Corno dott, mons. Giuseppe 

De Leva nob. cav. Massimiliano 

Del Maino march. Norberto 

Del Maino nob. Cesare 

De Mojana nob. cav. Alberto 

De Simoni ing. Giovanni 

Doniselli dott. Alfredo 

Esengrini cap. cav. Luigi 

Fano dott. comm, senatore Enrico 

Fé d'Ostiani nob, mons. Francesco 

Luigi 
Ferrai prof. Luigi Alberto 
Ferrarlo avv. Domenico 
Fontana avv. comm. Leone 
Fortis cav. Emesto 
Foucault Daugnon conte Francesco 
Franchetti cav. Giuseppe 
Frisiani nob. dott. Carlo 
Frizzi dott. cav. Lazzaro 
Fumagalli Carlo 
Fumagalli Francesco 
Gabba avv. Bassano 
Caddi dott. Luigi 
Galante dott. Andrea 
Fase. IX. 15 



226 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



Gallarati Giuseppe 
Galliani cav. Attilio 
Garovaglio dott. cav. Alfonso 
Gatti dott. Francesco 
Gavazzi cav. Giuseppe 
Ghiotti Casnedi Luisa 
Giachi arch. cav. Giovanni 
Giampietro Daniele 
Gianandrea prof. Antonio 
*Giovio conte Giovanni 
Giulini nob. Alessandro 
Gnecchi Ercole 
Gnecchi Francesco 
Gonzaga principe Ferrante 
Gori nob. Pietro 

* Greppi nob. Alessandro 
Greppi nob. Antonio 
Greppi nob. avv. Emanuele 

* Greppi conte comm. Giuseppe 
Greppi nob. Lorenzo 
Guastalla comm. colonn. Enrico 
Guerrieri Gonzaga march. Carlo 
Guidini ing. comm. Augusto 
Hortis Attilio (Socio perpetuo) 
Intra cav. prof. G. B. 

*Labus avv. comm. Stefano 
Landrianì dott. cav. Carlo 
Lanzani dott, prof. Francesco 
Lanzoni Giuseppe 
Leone notaio Cam-Ilo (Socio perp.) 
Linati ing. Eugenio 
Lochis conte Carlo, Deputato 
Longo dott Paolo, Pastore Valdese 
Loria dott. cav. Cesare 
Lucchini prep. don Luigi 
Luini nob. dott. Giuseppe 
Lurani Cernuschi conte Francesco 
Maciachini arch. cav. Carlo 
Maggi nob. avv. Giovanni 
Magistretti prof. Pietro 
Marietti dott. Antonio 



Marietti dott. Giuseppe 

Martini prof. cav. Emidio, Prefetto 

della Braidense 
*Massarani dott. senatore Tulio 
Mazzatinti dott. prof. Giuseppe 
Medin conte prof. Antonio 
Melzi nob. Lodovico 
Melzi d' Eril Giovanni duca di Lodi 
Merkel prof. Carlo 
Moiraghi dott. Pietro 
Moretti prof. arch. Gaetano 
Motta ing. Emilio 
Nazzari Andrea 
Negri dott. comm Gaetano, senat. 
Negroni Prato Mcrosini contessa 

Giuseppina 
Nervegna cav. Giuseppe 
NizzoH dott. Alessandro 
Nodari mons. primicerio Filippo 
Novati prof. Francesco 
O dazio conte ing. Ernesto 
Osio colonnello Egidio 
Parazzi mons. Antonio, parroco 
Pietrasanta prof. Pagano 
Pio di Savoia principe Giovanni 
Pisa ing. Giulio 

* Ponti cav. Ettore, Deputato 

* Porro Lambertenghi march. Ang. 

* Prinetti comm. senatore Carlo 

* Pullè conte càv. Leopoldo, Deput. 
Ramazzini dott. Amilcare 

Ratti dott. don Achille 
Ragazzoni cav. Cesare 
Renier prof. Rodolfo 
Restori prof. Antonio 
Robecchi dott. senatore Giuseppe 
Rocca-Saporiti march. Marcello 
Rognoni avv. Camillo 
Rolando dott. prof. Antonio 
Romano prof. Giacinto 
Ronchetti rag. Agostino 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



227 



Rosetti ing. Emilio 
Rossi prof. Vittorio 
Rotondi cav. prof Pietro 
Rotta sacerdote cav. Paolo 
Rusconi avv. Rinaldo 
^ala cav. nob. Gerolamo 
^alvadego nob. Giuseppe 
Sant'Ambrogio dott. Diego 
Savio prof. cav. Enrico 
Seletti avv. cav. Emilio 
Sinigaglia prof. Giorgio 
' Sola conte Andrea, Deputato 
Sola Spech contessa Amalia 
Sommi de' Marchesi Picenardi 

comm. Guido 
Sormani Andreani conte Lorenzo 
Sormani Andreani Verri contessa 

Carolina 
Stampa Soncino Morosini marchesa 

Cristina 
Tamassia dott. Francesco 
* Taverna conte ten. colonn. Rinaldo 

senatore 



Thaon di Revel conte Genova ten . 

gen , senatore 
Tizzoni Pietro 

* Trivulzio principe Gian Giacomo 

* Trotti Bentivoglio march. Lodovico 
Vegezzi dott. Angelo 

Verga dott. Ettore 
Vignati comm. prof. Cesare 
V.'goni nob. Giulio, senatore 
Vigoni nob. ing. Giuseppe, Sindaco 

di Milano 
Villa Pernice donna Rachele, socia 

perpetua 

* Visconti march, cav. Carlo Ermes 
Visconti di Modrone duca sen. Guido 
Visconti Venosta march, sen. Emilio 

* Visconti Venosta nob. dott. cav. Gio. 
Vismara Antonio 

Vitali sacerdote comm. Luigi 
Volta nob. avv. Zanino 
Zanardelli avv. comm. Giuseppe, 

deputato 
Zanzi dott. cav. Luigi 




228 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



Adunanza Generale dell'otto marzo i8g6. 
Presidenza del nob. Felice Calvi, Presidente. 



f 

Alle ore 1 4 si apre la seduta colla lettura ed approvazione det 
Verbale della precedente Adunanza del 29 dicembre 1895. 

Il Presidente comunica una lettera dell'Istituto Storico Italiano 
del 20 febbraio, che invita la Società Lombarda a preparare per 
la prossima sua Adunanza una proposta concreta di nuovi testi 
da pubblicare nella Raccolta di Fonti per la storia d' Italia e rac- 
comanda ai signori soci di interessarsi vivamente alla richiesta 
dell'Istituto. 

In seguito il Segretario riferisce suU' operato della Società nel- 
l'anno 1895 e brevemente commemora i soci defunti (Ali. A). 

Presentato il Bilancio Consuntivo del 1895 sono rieletti a Re- 
visori del Conto i signori dott. Alfonso Garovaglio , dott. Giu- 
seppe Luini, avv. Giovanni Maggi. 

Si passa per ultimo alla votazione dei candidati a soci nob. Guido _ 
Gagnola e conte ing. Ernesto Odazio di Milano, che vengono am- 
messi all'unanimità. 

La seduta è levata alle ore 15. 

// Segretario 
E. Seletti. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 229 



RENDICONTO 
SULL'OPERATO DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 

nell'anno 1895. 



Egregi Colleghi, 

Il carattere della nostra Associazione non permette a noi quella 
vita romorosa, che dà motivo a cose nuove e cose nuove a rife- 
rire ; il nostro mandato è di studiare negli archivi e sui monu- 
menti e di rendere di pubblica utilità il frutto delle nostre inda- 
gini , questo è quanto si cercò di continuare anche nell'ultimo 
anno, del quale secondo il consueto brevemente vengo a dire. 

Costretti per ora di limitare le nostre pubblicazioni a quella Archivio Storico. 
"ìf^ Archivio , poiché motivi d'ordine finanziario impedirono di 
sspanderci in altre opere, pensiamo di avere equamente corrisposto 
iella regolarità delle trimestrali sue edizioni, così nella mole del 
/olume, nella quantità delle grafiche illustrazioni e piìi che im- 
ortò al Consiglio Direttivo nell'interesse degli studi. 

Primo inaugurava i lavori dell'anno l'egregio giovane , appena 
icenziato dall'Accademia Scientifica , il dott. Giovanni Seregni 
:on una memoria intorno alla Popolazione agricola della Lont^ 
Cardia 7ieiretà barbarica (*). Il Seregni dopo una breve esposi- 
ione della servitù colonica dei Romani nella pianura padana e 
U'epoca delle invasioni degli Eruli e dei Goti , allargava le sue 

(*) ^Archivio Storico Lombardo^ an. 1895, voi. I, pag. 5. 



2 50 ATTI DRLLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



considerazioni sull'agricoltura e sulle classi agricole dal secolo ot- 
tavo al decimo, discorreva con molta erudizione sulle distinzioni 
giuridiche fra i rustici e di questi in rapporto al fondo , come 
sulle condizioni e sulla vita privata dei coltivatori, così sullo stato 
della proprietà , del capitale fondiario , dell'ordinamento agricolo, 
da farci desiderare , che l'A. mantenga la promessa, colla quale 
chiudeva il suo tema, di uno studio cioè a maggiore sviluppo sul- 
l'antica storia economica del territorio lombardo. 

In un lavoretto dal titolo Agnello Ravennate e il Pontificale^ 
Ambrosiano (^) In stretta relazione con un' altra analitica nota 
sulle Vitcg PontificMm Mediolanensiimi ed una Sylloge epigrafica 
del secolo X pubblicata nel BuUettino dell'Istituto di Roma (N. i6), 
il socio Ferrai continuava i suoi studi critici sulla istoriografia più 
antica di Milano. 

Da uno spoglio fatto nel nostro Archivio Notarile il segreta- 
rio Motta colla competenza , che tutti conosciamo , dava il nome 
di ben 48 Notai milanesi del trecento con atti dagli stessi rogati, 
che riguardano la storia lombarda di quel tempo considerata sotto 
vari aspetti (-). 

Sopra ventitre volumi manoscritti , lavoro inedito del monaco 
cis ercese Ermete Bonomi, dei quali l'egregio cittadino ing. Luigi 
Cereda faceva dono alla Braidense , il dottore dell' Ambrosiana ' 
don Achille Ratti ebbe largo campo di commemorare quel dotto 
monaco milanese nella sua vita e nelle sue opere (n. 1734, m, 18 16), 
dalle quali risulta come undici archivi abbiano servito alla colos- 
sale compilazione del suo codice diplomatico, nel quale vanno spe- 
cialmente illustrati S. Maria di Chiaravalle colla Congregazione 
dei Cistercensi, l'archivio di Sant'Ambrogio, i cenobi di S. Aurona, 
di S. Valeria, di S. Eusebio in Milano, di S. Stefano in Vercelli, 
di Morimondo , di S. Benedetto d'Aquafredda , dell' Episcopato , 
Laudense (^)' 

{*) Archivio Storico Lombardo, an. 1895, voi. II, pag. 277. 

(*) Simile, voi. II, pag. 551. 

(^) Simile, voi. I, pag. 503, voi. II, pag. 100. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 23 I 



Il collega prof. Romano, testé meritamente chiamato alla cat- 
tedra di storia nella Università di Messina, ma temo con nostro 
danno per la lontananza di un acuto critico dell'epoca Viscontea, 
dimostrava all'appoggio di documenti 1' influenza del movimento 
cittadino di Pavia, che gli Eremitani e i Canonici regolari di 
quella città esercitavano circa la metà del secolo tredicesimo colle 
loro lotte di privilegi di corporazione, legati come erano i primi 
alle famiglie più potenti, i Canonici all'incontro favoreggiatori del 
popolo e con loro frate Giacomo Bussolari (*) : e in un'altra me- 
moria chiariva alcuni punti intorno alla calata in Italia di Carlo IV 
di Lussemburgo (135 4- 1355), che meglio potevano interessare la 
storia lombarda (-). 

Dai registri del pavese Catelano Cristiani , altre volte ricorda- 
toci dai soci Romano e Volta , ebbe nuovamente occasione que- 
st'ultimo di cavare alcuni atti relativi all'infelice Beatrice di Tenda 
immolata al patibolo dal tristo marito Filippo Maria Visconti, e 
intorno a diversi personaggi del tempo (141 5-1 41 8), che spettano 
alla storia del ducato Visconteo (^). 

Da Bologna il bibliotecario Lodovico Frati a noi mandava ine- 
dite notizie su quel bizzarro tipo di cronista e cortigiano, che fu 
il fiorentino Benedetto Dei , in relazione colla corte Sforzesca e 
con letterati milanesi ("). — Alcuni documenti sul S. Officio in 
Lombardia nei secoli XVI e XVII (^), che stanno in una collezione 
privata del dott. Joppi di Udine, davano argomento al prof. Bat- 
tistella di colà per dimostrare, che le idee della Riforma religiosa 
si erano fatto strada nei territori di Bergamo, di Brescia, con 
qualche processo pure nello Stato di Milano e di Mantova. 

Intorno all'amministrazione della campagna milanese e col titolo 
,ùi Co7igregazione del Ducato {^), quanto sia dal 1561, dall'attua- 

(*) Archivio Storico Lombardo, anno 1895, voi. II, pag. 5. 

(") Simile, voi. I, pag. 78. 

(^) Simile, voi. Il, pag. 285. 

(*) Simile, voi. I, pag. 98. 

(^) Simile, voi. I, pag. 116. 

C^) Simile, voi. I, pag. 383. 



2^2 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 

zione cioè dell'estimo, sino al 1760, nel qual anno la detta Con- 
gregazione venne abolita da Maria Teresa, il dott. Ettore Verga 
seppe raccogliere utili dati per la conoscenza di una amministra- 
zione poco nota e meno ricordata , mentre torna di molto inte- 
resse per la storia economica della nostra città. 

Il prof. Boìiardi fé' conoscere l'Archivio Bonetta di Pavia mediante 
la pubblicazione di inediti documenti su Giovanni Anguissola, che 
ebbe parte maggiore nella congiura contro Pier Luigi Farnese ej 
che ottenne dalla Spagna larghi compensi e il governo di Pavia (^). 

Nel desiderio poi di concorrere noi pure alla festa, che si celebrò '^ 
pel terzo centenario della morte del Tasso (25 aprile 1595), ab- 
biamo accolto con piacere un lavoro del prof. Foffano, che serve 
ad illustrare la storia del poema il « Floridante » di Bernardo 
Tasso, poema di cui il leggiadro poeta , con lettera del 24 no- 
vembre 1563 esponeva la tela al tìglio Torquato, che, come ri- 
sulta dal codice marciano, ne rifece moltissime ottave (-). 

A cura del maestro Giovanni Agnelli si pubblicò una Rela- 
zione di fra Ferrante Arese Bolognino, conservata nella Biblioteca 
di Lodi, sulla conquista di Tortona fatta dai Francesi nel 1642 
e sul ricupero della stessa città nel 1643 per valore del conte 
Sirvella governatore di Milano , importante documento pei parti- 
colari conservati da uno che ebbe notevole parte nell'impresa (^), 

Per le Varietà o brevi notizie il prof. Rotondi toglieva un ca- 
pitolo dalla sua storia inedita di Milano , della quale ebbi altra 
volta occasione di parlare , dedicato all'arcivescovo Ansperto da 
Biassono (868-882) e fermava 1' attenzione sulla costruzione delle 
mura, sul ristauro della casa di Stilicene e sul dibattito dell'atrio 
di S. Ambrogio (*). 

Il prof. Enrico Celani di Roma ci offriva il regesto di 41 do- 
cumenti sforzeschi , che stanno nell'Archivio di Stato in Napoli 

(*) Archivio Storico Lombarda, anno 1895. voi, II, pag. 43. 

(2) Simile, voi. I, pag. 133. 

(3) Simile, voi. II, pag. 63. 

C) Simile, voi. II, pag. 143. j || 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 2^3 



riguardanti Attendolo Sforza ed altri di sua gente nel periodo 
(141^-1453), che quegli prestò servigio alla regina Giovanna II, 
documenti che torneranno utili a chi scriverà di quella famiglia 
e in ispece del duca Francesco Sforza (^' . 

Ancora il collega Motta scopriva in un documento del nostro 
Archivio Notarile del 1469 il nome di un nuovo tipografo in Mi- 
lano, Antonio Caccia di Ceresole d'Asti (^) e l'archivista sig. Cap- 
pelli pubblicava una lettera autografa nell'Archivio di Stato del 
25 gennaio 1492 di Cassandra Fedele a Lodovico il Moro accom- 
pagnandola di altre notizie , dalle quali si viene a conoscere le 
angustie economiche, in cui versava quella celebrata filosofessa (^) ; 
così intorno al lodato musicista Claudio Monteverde di Cremona 
(i 567-1 643) e dell'opera sua prestata in Venezia pubblicò alcuni 
documenti il comm. Guido Sommi Picenardi C'). 

Si è cercato di avvicendare le pazienti ricerche degli archivi 
con quelle che meglio dilettavano intorno alle arti, tenendoci però 
nel campo della storia, così si accoglieva la Relazione del segretario 
della Consulta Archeologica, dott. Carotti , sulle antichità entrate 
nel Museo nell'anno 1894, che brevemente illustrava, fermando in 
'specie i suoi studi sui calchi delle decorazioni della Basilica di 
Ambrogio e sul monumento funerario di Giovanni Fagnano 
|(m. 1376), opera certo di un campionese (■'). 

L' onorevole Beltrami pubblicava la terza Relazione dell' Uf- 
acio Regionale (1893-94) > della quale si prova ognora un utile 
crescente per le interessanti notizie , che spettano alla storia ar- 
tistica di Lombardia e per la copia dei disegni , che l' accompa- 
gnano (^) ; lo stesso Beltrami chiariva in un'altra memoria i pre- 
ziosi bassorilievi colle iscrizioni commemorative della Lega Lom- 

(') Archivio Sierico Lombardo, anno 1895, voi. II, pag. 377. 

(^) Simile, voi. I, pag. 150. 

(^) Simile, voi. II, pag. 387. 

(^) Simile, voi. II, pag. 154. 

(^) Simile, voi. I, pag, 440. 

(*') Simile, voi. II, pag. 186. 



234 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 

barda, opera della fine del secolo XII degli artefici Anselmo Dedalo 
e Girardo de Mastegnianega, che costituivano in origine i capitelli 
dell'antica torre di Porta Romana distrutta nel 1793 , e che da 
poi infissi in una fabbrica vicina, furono oggi salvati da ulteriore 
rovina coll'averli raccolti nel Patrio Museo (^). Il Beltrami pren- 
deva anche in esame le ricerche e pubblicazioni del dott. Diego 
Sant'Ambrogio intorno alle scolture dell'altare di Carpiano, pro- 
venienti dalla Certosa di Pavia e sebbene non partecipi per man- 
canza di documenti all'attribuzione di tali scolture a Giovanni da 
Campione e ne meno all'ipotesi , che potessero spettare al primo 
altare di quel tempio , lodava ciò non pertanto il Sant'Ambrogio 
per l'interesse, che seppe destare su quelle opere veramente pre- 
ziose e quasi ignorate della scoltura lombarda i^). 

Il socio Sanf Ambrogio disse di un 'arca marmorea con basso- 
rilievi e un'iscrizione cristiana dei primi tempi, che ricorda una 
Cervia i^) , arca che già stava presso la chiesa di S. Vittore in 
Milano e che dopo varie lamentevoli peregrinazioni, oggi trovasi 
in una villa privata di S. Angelo Lodigiano, chiamò pure l'atten- 
zione con minuta descrizione e coi riscontri ad opere somiglianti 
sulle due preziose scolture in avorio, lavori fiorentini della fine del 
XIV secolo, quali sono il Trittico, che ancora si conserva nella 
Certosa di Pavia e che in 66 bassorilievi e 94 statuine figura coni 
arte mirabile la storia di Maria e di Cristo. Cosi scrisse intorno- 
ai due Cofani rappresentanti profani soggetti di fiabe medievali, che | 
da Giovanni Galeazzo Visconti vuoisi siano stati donati a quella 
Certosa, ma dispersi sulla fine del secolo scorso, oggi adornano 
in 32 tavolette un privato salotto di casa Gagnola in Milano (*). 

Ancora il dott. Sani Ambrogio opportunamente illustrava, prima 
che interessi agricoli l'abbiano del tutto rovinato il castello di 
Bellusco presso Vimercate (^); interessante costruzione del 1467 

(') Archivio Storico Lombardo, anno 1895, voi. II, pag. 395. 
(^) Simile, voi. II, pag. 469. 
(^) Simile, voi. II, pag. 163. 
(*) Simile, voi. II, pag. 417. 
(^) Simile^ voi I, pag. 156. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



fatta eseguire da Martino da Corte e con questo il castello di 
iilbiate eretto circa la metà del quattrocento dagli Olgiati-Lam- 
■ugnani, che è vicino al castello di Bellusco ed allo stesso affine 
per la sua costruzione. 

Il Motta da uno spoglio dell'Archivio notarile, che si conserva 

iella Trivulziana, coglieva notizie sulla Università dei pittori 

milanesi del 1481 ('*;, che posta sotto il patronato di S. Luca si 

adunava nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, oggi teatro dei 

iloclrammatici, e così rivendicava il nome di moltissimi pittori 

-in'ora ignorati. 

Contro il giudizio del sig. Yriarte, che affermò essere opera del 
< 'orreggio i dipinti dei camerini della palazzina, annessa al castello 
li Mantova, l'archivista Stefano Davari coli' appoggio di alcuni 
documenti Gonzaga riusciva a stabilire , che quel fabbricato non 
apparteneva all'appartamento d'Isabella d'Este-Gonzaga per essere 
stato costrutto in tempo posteriore, nel 1531, quindi i dipinti non 
essere del Correggio, ma forse de'suoi scolari Q). 

11 Santuario di Maria Vergine delle Grazie a sei chilometri da 
Mantova, illustrato sotto l'aspetto religioso da frate Donesmondi 
nel 1603, e dal canonico Pellegretti nel 1859, ebbe dal prof. /;2/r« 
una guida storico-artistica (^) da farci lamentare le depredazioni 
del passato e di rallegrarci che sia stato elencato per la sua con- 
-.ervazione nei monumenti nazionali , così lo stesso Intra seppe 
chiamare l'attenzione sul monastero di S. Orsola in Mantova (*), 
che, eretto nel 1603 da una Gonzaga, servì di educandato a pa- 
recchie principesse della famiglia, e dopo varie vicissitudini sop- 
presso, spogliato, venne da ultimo incorporato nell'Ospitale civile. 
Alla paziente cura del collega Motta dobbiamo anche per l'anno 
passato la continuazione della Bibliografia contemporanea lombarda 
e ai soci Calvi, Carotti, Ferrai, Fojffano, Intra, Medin^ Motta 



(') Archivio Sierico Lombardo, anno 1895, voi. I, pag.408, 
(«) Simile, voi. I, pag. 454. 
(^) Simile, voi. I, pag. 167. 
{*) Simile, voi. II, pag. 167. 



2}6 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



Biblioteca. 



Conferenza. 



Indice 
dell'Archivio. 



Congresso 
storico. 



Novati, Romano, Vignati la rivista dei libri, che ci furono man- 
dati in dono. 

E in dono ce ne furono mandati parecchi ; fra i donatori mi è 
debito segnalare alla nostra gratitudine la signora Amalia Caffi- 
Salvagnini per un secondo invio di libri corredati di note del com- 
pianto suo fratello Michele , e di alcuni manoscritti fra i quali 
stanno i materiali da lui preparati per una storia della scoltura in 
legno in Italia. 

Debbo pure ricordare la Conferenza, che oltre le ordinarie Adu- 
nanze fu tenuta il 2 3 maggio dall'egregio prof. Roma7io. In quella 
occasione egli parlò delle relazioni fra la Lombardia e la Sicilia 
a datare dal secolo XI e specialmente nell'epoca viscontea, accen- 
nando al matrimonio di una figlia di Bernabò Visconti con Fede- 
derico III di Sicilia e più a lungo sull'altro matrimonio non riu- 
scito di Gian Galeazzo con Maria figlia dello stesso re Federico, 
e dimostrò^come nelle condizioni generah d'Italia e nella forte 
organizzazione del Ducato milanese bisogna ricercare la spiega- 
zione della popolarità goduta dal Visconti in Sicilia contro il do- 
minio degli Aragonesi ('), e qui mi piace rilevare, come la nostra 
Associazione abbia contribuito coi severi suoi studi ad eccitare 
nella cittadinanza l' amore di conoscere la sua storia , poiché ora 
vediamo Circoli sia pure con differenti tendenze, gareggiare egual- 
mente con pubbliche Conferenze in scienza di storia milanese. 

Non mi tratterrò dal dire, che noi speravamo di poter distribuire | 
nell'anno scorso ai signori Soci il volume à^ù^ Indice metodico del 
primo ventennio dell'Archivio. Il lavoro venne in fatto condotto a 
fine dal nostro Motta, ma solo per ragioni tipografiche ne fu ritar- 
data la stampa; oggi però osiamo obbligarci di mantenere la pro- 
messa ben prima che tramonti l'anno in corso. 

Del Sesto Congresso Storico tenuto in Roma dal 19 al 26 set- 
tembre si è dato già notizia nell'Archivio (-) e solo mi preme di 

{^y^ Archivio Storico Lombardo, anno 1896, voi. I, pag. 5, con documenti. 
(^) Simile, voi. II, pag. 281. 



ATTI DELL\ SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 237 



ripetere, come la nostra Società non abbia mancato all' invito e 
che degnamente rappresentata dal suo delegato prof. Francesco 
dovati può compiacersi che la di lei proposta concernente la ne • 
:3sità di serbare il più scrupoloso rispetto per la grafìa dei do. 
cumenti storici così latini come volgari tanto dell' età di mezzo 
■me dei tempi posteriori, proposta suggerita da una delibera- 
one un po' frettolosa, che si votò nel precedente Congresso di 
.enova, abbia ottenuto il primo luogo nell'ordine della discus- 
ione e conseguito gli unanimi suffragi, laonde il Congresso deli- 
berò che nella pubblicazione dei testi di qualsivoglia specie sia 
riservato tutto quanto si attie7ie alla lettera di essi, in guisa 
'le possano servire di base sicura ad ogni forma d' indagine 
I ient i-fica. 

Rimasta vacante la carica di Presidente per la morte di Cesare Nomine 

del Consiglio 

Cantic, l'Assemblea dei Soci riunita il 5 maggio nominava a tutta i^'rettivo. 
maggioranza il nobile Felice Calvi ed in altre successive adunanze 
chiamava a Vicepresidente l'on. Luca Beltrami così a consiglieri di 
Presidenza il nob. avv. Emanuele Greppi e il prof. Francesco Novali. 

Nell'anno passato ci toccò pure la sorte di poter inscrivere un Nuovi soci, 
oelto numero di nuovi soci nei signori prof. Giovanni Agnelli, 
preposto Domenico Bergamaschi, nob. Cesare Del Maino, dott. Al- 
fredo Doniselli, preposto don Luigi Lucchini, dott. Antonio Ma- 
rietti, dott. Pietro Moiraghi, dott. don Achille Ratti, dott. Diego 
Sant'Ambrogio, dott. Ettore Verga e d."* Rachele Villa-Pernice, 
che per avere graziosamente adempiuto al disposto dell'art, io 
dello Statuto sociale venne inscritta a socia perpetua. 

Ed ora mi è dovere avanti di chiudere questi rapidi cenni di Necrologio, 
onsacrare una parola alla memoria dei nostri Colleghi, che abbiamo 
perduti nell'anno. 

Luigi Olginati di patrizia famiglia comense moriva il 2 feb- 
i-jraio, meritevole di pubblico lutto, che sinceramente glielo dimo- 
jstrarono i suoi concittadini, accorsi in folla alle funebri onoranze 



2?8 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



tanto che stimavano nell'Olginati il patriota dei tempi procellosi, 
il savio consigliere del Comune, l'amministratore oculato di pa- 
recchie opere di beneficenza. 

Li studiosi del nostro Archivio di Stato hanno perduto con noi 
ìlei cav. Pietro Ghinzoni (m. 21 febbraio) un premuroso quanto 
valido coadiutore nelle nostre ricerche ; della sua vita disse giu- 
stamente l'on. Beltrami (^) che fu tutta consacrata al risveglio ed 
alt incremento degli studi storici nella nostra città, non ha lasciato 
opere di gran mole , ma un numero pregevole di monografie sto- 
riche, delle quali buona parte arricchì il periodico della nostra 
Società. 

Di Piacenza era il prof. Luigi Anibiveri, che ancora giovane di età 
e volonteroso di lavoro cessava di vivere nel 13 giugno ; insegnò 
nelle nostre scuole Comunali , membro della R. Deputazione di 
storia patria di Parma; convinto della piacentinità di Cristoforo 
Colombo colle stampe ne fu strenuo paladino, pubblicò parecchi 
lavori, che interessano la storia civile ed artistica della sua patria. 

Il nobile Carlo Gagnola di Milano (m. 16 luglio) godette molta 
stima quale operoso finanziere, colto nella storia , autorevole era 
il suo giudizio in cose d'arte , appassionato collettore di cimeli 
antichi, fu consigliere del nostro Comune, deputato al Parlamento ] 
per più legislature del Collegio di Appiano, e da un ventennio 
natore del Regno. 

Anche il comm. Salvatore Ottolenghi, altro di cui lamentiamo 
la morte (20 marzo), pe'suoi titoli della mente e del cuore venne! 
premiato del titolo di senatore; chiarissimo giureconsulto esercitòj 
l'avvocatura in Torino e in Milano, qui eccelse poi in modo straor-l 
dinario nelle opere di beneficenza e di previdenza da poterlo se-j 
gnare, come un vero modello di filantropia. 

Chiuderò questo elenco sacro alla nostra memoria col nome d;j 
Gesare Gantii. Il pronunciare questo nome basta, perchè il rimpiantcl 
sia nel cuore di noi tutti; molti avrebbero certamente desideratoj 
che dell'illustre fondatore della nostra Società si avesse oggi in formi 



(') Commemorazione in Arrh. S/or. Lomb. 1895, voi. \, pag, 264. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STOIUC \ LOMBARD \ 239 

solenne a ripetere i fatti onorandi della sua vita, il merito delle 
sue opere, ma a questo desiderio ha soddisfatto appunto il nostro 
presidente Calvi, quando pochi giorni ora sono lo commemorava 
in modo completo davanti al Reale Istituto Lombardo di scienze, 
come (un anno si compie alli undici di questo mese) Egli in 

nome nostro aveva dato l'estremo vale sulla sua tomba (') 

A noi quindi ci rimane lamentare la estrema dipartita di così alto 
maestro, far nostro il suo làbaro, che portava inscritto il motto 
Perseverando e mantenerlo vivo, come egli c'insegnava, per lunghi 
anni. Ci resta infine il compito di promuovere a tempo debito una 
pubblica sottoscrizione allo scopo di erigere allo storico insigne 
un degno monumento nel palazzo di Brera, il panteon della nostra 
città, che figuri accanto a tanti altri benemeriti , che illustrarono 
le arti e le scienze. 



Milano, 8 marzo i8g6. 



Il Segretario 
E. Seletti. 



(1) Voi. I, pagg. 4, 254. 



PERIODICI 

che pervengono alla Biblioteteca di questa Società 
in dono o per cambio co IV Archivio. 



Italia. 

Alessandria. — Rivista di storia, arte, archeologia della Pro- 

] «^ vincia di Alessandria (Trimestrale). 

Bari. — Giornale araldico-genealogico-diplomatico, pubblicato per 

\,^^ cura della R. Accademia Araldica Italiana, diretto da Gof- 
fredo di Crollalanza, Bari. 

Bologna. — Atti e memorie della R. Deputazione di storia patria | 
per le provincie di Romagna, Bologna. 

Brescia. — Commentari dell'Ateneo di Brescia. 

Como. — Raccolta della Società storica comense, Como. 

— Rivista archeologica della Provincia di Como. 
Ferrara. — Atti della Deputazione ferrarese di storia patriì 

Ferrara. 

Firenze. — Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Bollettinc 
delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa 
Firenze. 

— Archivio storico italiano, a cura della R. Deputazione di stori^ 

patria per le provincie della Toscana e dell'Umbria, Firenze] 

(Trimestrale). 
Lodi. — Archivio storico per la città e comuni del circondarici 

di Lodi. (Trimestrale). 
Lucca. — Atti della reale Accademia lucchese di scienze, letter<| 

ed arti, Lucca. 
Milano. Rendiconti del Reale Istituto Lombardo di scienze 

lettere, Milano. 

— Rivista italiana di numismatica, pubblicata per cura della Sci 

cietà numismatica italiana e diretta da Francesco ed Ercolf 
Gnecchi, Milano (Trimestrale). 

— Bollettino delle opere italiane e straniere entrate nella Biblicj 

teca Nazionale di Brera (Braidense), Milano (Mensile). 
Mantova. — Atti e memorie della R. Accademia Virgiliana cj 
Mantova. 



PERIODICI CHE PERVENGONO ALLA BIBLIOTECA DI Q.UESTA SOCIETÀ 241 



Modena. — Atti e memorie della Deputazione di storia patria 
per le provincie modenesi, Modena. 

Napoli. — Bollettino della Società Africana d'Italia, Napoli (Bi- 
mensile). 

— Archivio storico per le provincie napoletane pubblicato a cura 

della Società di storia patria, Napoli. 
Palermo. — Archivio storico siciliano, pubblicazione periodica 
della Società siciliana per la storia patria, Palermo. 

— Documenti per servire alla Storia di Sicilia, pubblicati a cura 

della Società siciliana per la storia patria. IV serie, Palermo, 
Pavia. — Bollettino Storico pavese, fondato e diretto dal conte 

Antonio Cavagna Sangiuliani, Pavia (Trimestrale). 
Parenzo. — Atti e memorie della Società istriana di Archeologia 

e storia patria, Parenzo. 
Perugia. — Bollettino della Società Umbra di Storia patria, 

Perugia (Trimestrale). 
Pisa. — Archivio giuridico diretto da Filippo Serafini , Pisa 

(Mensile). 
Roma. — Ministero della Pubblica Istruzione. Indici e Cataloghi 

delle biblioteche e raccolte del Regno, Roma. 

— Istituto storico italiano. Fonti per la Storia d'Italia, Roma 

(Lincei). 

— Rendiconti della reale Accademia dei Lincei. Classe di Scienze 

morali. Storiche e Filologiche, Roma. 

— Archivio della R. Società romana di storia patria, Roma-Va- 

ticalliana (Semestrale). 

— Biblioteca dell'Accademia Storico giuridica , Roma. Vaticano. 

— Studi e documenti di storia e diritto. Pubblicazione periodica 

dell'Accademia di conferenze storico-giuridiche, Roma (Prop. 
Fide\ (Bimensile). 

— Ròmische Quartalschrift fur christliche Alterthumskunde und 

fìir Kirchengeschichte. Herausgegeben von D.' Anton De Waal 
und D.' Heinrich Finke, Roma. (Trimestrale). 

— Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma 

(Lincei). 

— Bollettino della Società Geografica italiana, Roma. 
Rovereto. — Atti dell'I. R. Accademia degli Agiati di Rovereto 

(Trimestrale). 

Spalato. — Bullettino di Archeologia e Storia Dalmata, pubbli- 
cato per cura di Francesco prof. Bulic, Spalato (Mensile). 

Torino. — Biblioteca Storica italiana pubblicata per cura della 
R. Deputazione di storia patria, Torino. 

— Miscellanea di Storia italiana. R. Deputazione sovra gli 

studi di storia patria per le antiche provincie e la Lombardia, 
Torino. 

Arch. Star Lomb — Anno XXIII — Fase IX 16 



242 PERIODICI CHE PERVENGONO ALLA BIBLIOTECA DI QUESTA SOCIETÀ 

Torino. — Rivista storica italiana diretta da C. Rinaudo, Torino 
(Trimestrale). 

— Atti dell'Accademia delle Scienze di Torino, (mensile). 

— Memorie della R. Accademia delle scienze di Torino. (Serie 

Seconda). 

— Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la provincia 

di Torino. (Si pubblica ora a fascicoli, ora a volumi). 
Trento. — Archivio trentino pubblicato per cura della Direzione 

della Biblioteca e del Museo comunali di Trento (Semestrale). 
Trieste. — Archeografo Triestino edito per cura della Società 

del gabinetto di Minerva, Trieste (Semestrale). 

— Archivio storico per Trieste, l' Istria e il Trentino, diretto da 

S. Morpurgo ed A. Zenatti, Roma-Firenze. 
Venezia. ^ Atti del R. Istituto Veneto di Scienze, lettere ed 
arti, Venezia. 

— L'Ateneo Veneto. Rivista mensile di scienze, lettere ed arti, 

diretto da A. S. de Kiriaki e L. Gambari, Venezia (Bimestrale)' 

— Nuovo Archivio Veneto. Pubblicazione periodica della R. De- 

putazione veneta di storia patria. Direttore comm. Federico 
Stefani, Venezia (Trimestrale). 

Svizzera Italiana. 

Bellinzona. — Bollettino storico della Svizzera Italiana. Reda- 
zione Emilio Motta, Bellinzona (Bimestrale). 

Francia e Belgio. 

Revue historique, Paris (Bimestrale). 

Revue des questions historiques, Paris (Trimestrale). 

Revue d'histoire diplomatique, publée par les soins de la Société 

d'histoire diplomatique, Paris. 
Polybiblion. Revue Bibliographique universelle. Partie littéraire et| 

partie techique, Paris (Mensile). 
Académie des inscriptions et belles lettres. Compte-rendu des séan- 

ces, Paris (Bimestrale). 
Bibliothéque de l'école des Chartes. Revue d'érudition, consacrée| 

spécialment à l'étude du moyen àge, Paris. 
Analecta Bollandiana, Bruxelles. 

BuUetin de la Société des études des Hautes-Alpes, Gap. 
Journal des Savants, Paris (Mensile;. 
Bulletin et mémoires de la Société nationale des antiquaires dcj 

France, Paris (Trimestrale), 
Bulletin de la Real Academia de la Historia, Madrid (Mensile;. 
Bulletin de l'Académie Delphinale, Grenoble. 



PERIODICI CHR: pervengono alla. BIRLIOTECA di Q.UESTA SOCIETÀ 243 



Austria. 

Archiv tur òsterreichische Geschichte, Wien. 

Zeitschrift des Ferdinandeums fur Tirol und Vorarlberg, Innsbruck. 

Mittheilungen des Instituts fiis Oesterreichische Geschichtsfor- 

schung redigirt von E. Mùhlbacher, Innsbruck. 
Bulletin international de l'académie des sciences de Cracovie. Comp- 

tes-rendus des séances de l'année 1896. (Mensile), 

Germania. 

Abhandlungen der historischen classe der Koniglich Bayerischen 
Akademie der Wissenschaften, Miinchen. 

Beitràge zur Kunde steiermarkischer Geschichtsquellen, Heransge- 
geben von Steiermark. Graz. 

Sitzungrberichte der philosophisch-philologischen und der histo- 
rischen classe der K. K. Akademie der Wissenschaften zu 
Mùnchen-Miinchen. 

Mitteilungen des Oberhessischen Geschichtsvereins, Giessen. 

Sitzungsberichte der Koniglich Preussischen Akademie der Wissen- 
schaften zu Berlin, Berlin. 

Centralblatt fur bibliothekwesen herausgegeben von D.'' Hartuig, 
Leipzig (Bimestrale). 

lahrbuch der Koniglich Preussischen Kunstsammlungen, Berlin. 

Deutsche zeitschrift fiir Geschichtswissenschaft , herausgegeben von 
L. Quidde, Freiburg. I. B. und Laipzig. 

Zeitschrift fur romanische philologie, herausgegeben von D.' Gu- 
stav Gròber, Halle. 

Svizzera. 

Beitràge zur Vaterlàndischen Geschichte ; herausgegeben von der 
Historischen und Antiquarischen Gesellschaft zu Basel. Basel. 

Der Geschichtsfreund. Mitteilungen des historischen Vereins der 
fùnf Orte Luzern, Ury, Schwiz, Unterwalden und Zug. Stans. 

lahrbuch der Schweizerischen Geschichte herausgegeben auf Ve- 
ranstaltung der allgemeinen Geschichtforschenden gesellschaft 
der Schweiz, Zùrich. 

Quellen zur Schweizer Geschichte, herausgegeben von den Allge- 
meinen Geschichtforschenden Gesellschaft der Schweiz, Basel. 

lahresbericht der historisch. antiq. Gesellschaft von Graubunden, 
Chur. 

Mémoires et documents publiés par la Société d'histoire et d'ar- 
cheologie de Genève. Genève. 



244 PERIODICI CHE PFR\ENGONO ALLA BIBLIOTECA DI QUESTA SOCIETÀ 



Inghilterra. 

The English Historical Review edited by G. R. Gardiner and 
Reginald L. Poole. London (Trimestrale). 



America (U. S.). 

Archaeological Institut of Amerika. Amerikan Journal of Archaeo- 

logy and of the History of the fine arts. Princeton (Tri-f 

mestrale). 
Politicai Science Quarterly edited by the University faculty of| 

Politicai Science of Columbia College, New- York. 
Annual Report of the American Historical Association, Washington] 

(Annuale). 
Smithonian Institution. Bureau of Ethonology. Annual Report, | 

Washington. 
Johns Hopkins Univessity Studies in historical and Politicai Science. 

Herbert S. Adams, Editor, Baltimore, (Mensile). 
Johns Hopkins University Circulars. Baltimore (Mensile). 
Annual Report of the Board of Trustees of the Public Museuni| 

of the City of Milwaukee. Milwaukee. 
Medico Legai Journal of the Medico Legai Society of New York.] 

New York. 
Proceedings of the Davenporth Academy of Naturai Sciences] 

Davenport-Jowa. 

// Bibliotecario 
Giulio CarottI 



Giovanni Brigola, responsabile. 



Milano, i8g6 — Tip. Commerciale Lombarda, Corso Garibaldi, 95 



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L'ASSEDIO DI MILANO NEL 1526 

dappresso tuia corrispondenza inedita 
di 
FRANCESCO GUICCIARDINI 
Commissario generale del Papa nell'esercito dei Collegati 



Introduzione. 

Opere inedite del Guicciardini e spirito della presente. — II. Condizioni 
dell'Italia in precedenza alla Lega di Cognac. — III. Scopo della Lega 
Santa. — IV. Francesco Guicciardini Luogotenente del Papa nel ' campo 
dei Collegati. Sua vita pubblica anteriore al 1526. — V. Francesco Ma- 
ria della Rovere, Duca d'Urbino, capitano generale dell'esercito della Lega. 
Perdio disprezzasse il Luogotenente del Papa. - — VI. Esercito della Lega 
e riepilogo. 



I. 



T'.Ja3| 




OLTi dotti autori si sono già occupati della pubblicazione 
delle opere inedite di Francesco Guicciardini, nome caro 
Jl alla Repubblica letteraria, e meritamente innalzato agli 
onori dell'immortalità. 

n Ruscelli per primo nelle sue lettere di Principi, stampato a 
"nezia nel 1575, pubblicò varie lettere del Guicciardini, scritte 

Arch. Star. Lomb. ~ Anno XXIII - Fase. X. 17 



246 



l'assedio di MILANO NEL I526 



a diversi personaggi ed in differenti epoche. Pochissime sono quelle 
scritte durante la sua luogotenenza generale nell'esercito della 
Lega ; la maggior parte porta una data molto posteriore. Sono 
lettere per sé stesse importanti, ma di poco valore pratico pei 
essere sparse qua e là senza alcun ordine sia cronologico o sog 
gettivo o direttivo. 

Il Rosini pubblicò, nel 1825, il carteggio tenuto da mess. Fran- 
cesco Guicciardini durante la sua Legazione di Spagna. 

Il Jacobini nel 1847 pubbhcò due lettere trovate nella Biblioteca 
Casanatense, fornitegli dal R. P. Boeri allora direttore della me 
desima. Sono dei 23 e 24 aprile 1526, dirette al Protonotaric 
Gambara, Nunzio apostolico presso la corte di Arrigo Vili, pò 
spingere questo monarca ad inviare aiuti di denari e di uomini a 
Re di Ungheria allora travagliato dai Turchi. 

Il Cibrario, nelle sue Lettere inedite di Santi, Papi e Principi 
stampate a Torino il 1861, pubblicò pure tre lettere, scritte dal Guic^ 
Giardini al Duca di Ferrara durante la sua Presidenza di Romagni 

Ma il più importante studio storico sul Guicciardini è, senzij 
alcun dubbio, quello del sig. Giuseppe Canestrini. Questo egregii 
professore raccolse tutte le opere finora inedite del nostro celebd 
Storiografo e Statista fiorentino : fra le quali non è di poca im 
portanza al certo il carteggio tenuto da lui durante la sua luogo 
tenenza generale per Papa Clemente VII, nell'esercito dei Collegati 
coi differenti personaggi, che in quell'epoca avevano più influenzi] 
e maneggio negli affari della Lega. 

Però chiunque abbia scorso quegl'importanti documenti, avri 
potuto osservare, che durante tutto il mese di luglio 1526, mane 
interamente la relazione tenuta da mess. Francesco col Card. Prq 
Datario. Eppure fu in questo mese, che si effettuò il congiung: 
mento degli eserciti collegati, che si tentò e si mancò il principi 
scopo di tutta l'impresa, che era di soccorrere il Castello di M' 
lano e di torre questa città agi' imperiali ; per la qual cosa, n 
esito a dichiarare questo mese il più importante e decisivo 
tutto l'anno 1526, e quindi più d'ogni altra interessante la rei 
zione dì ciò che in detto mese venne operato. 



l'assedio di MILANO NEL I526 2^7 

Ora è appunto questa corrispondenza di Francesco Guicciardini 
:ol Card. Matteo Giberti, Pro-Datario di S. S. durante l' intiero 
nese di luglio 1526, che presento agli studiosi delle storiche di- 
scipline, corredandola, per quanto lo comportarono le mie deboli 
orze, di tutte quelle illustrazioni che credetti essere necessarie alla 
)iù facile intelligenza e conoscenza dei personaggi e dei fatti che 
11 questa relazione si incontrano. 

Questa corrispondenza venne da me tratta dall'Archivio Segreto 
lei Vaticano. 

Si riferisce, come ho già detto, e come in appresso si vedrà 
li più importanti e decisivi avvenimenti, che mandarono a vuoto 
impresa della Lega Santa, stabilita a Cognac il 22 maggio 1526 
r;i Clemente VII, Francesco I e la Repubblica di Venezia, onde 
)pporsi all'invadente prepotenza ìspano-germanica. 

In essa il Guicciardini si mostra sempre l'uomo pratico dalle 
irofonde e spesse volte profetiche vedute, il prudente capitano, 
he sempre cercava di mantener l'accordo fra tutti quegli elementi 
•terogenei, che componevano il campo dei collegati e che ad ogni 
nnmento minacciavano per la superbia, l'arroganza e la mala fede 
lei Duca d'Urbino, di disciogliersi e dividersi, ed il patriottico 
taliano, il quale a differenza degli altri Capitani e particolarmente 
lei Della Rovere, pur confessando non essere dei migliori lo stato 
Iella fanteria italiana, non la credeva tanto indegna di fiducia e 
li stima ; dimostrando che se qualche cosa le mancava a renderla 
imile e forse migliore delle fanterie Svizzere, Spagnuole e Tede- 
che, non era già il valore, il coraggio o tutte le altre qualità 
•articolari, che formano i buoni soldati, ma solamente un buon 
apitano, che sapesse educarle, governarle e condurle alla vittoria. 

Tn questa corrispondenza il Guicciardini manifesta sempre quelle 
i, che fecero di lui, come del Macchiavelli, benché di idee op- 
»oste, uno dei maggiori genii politici italiani e che forse tanto 
>ene avrebbero potuto fare al nostro paese così infelice perchè così 
>ello, se la malizia e la perversità dell'epoca in cui si mostrarono, 
lon le avessero rese sterili ed infruttose. 



J 



248 l'assedio di MILANO NEL I526 



Volgevano allora tempi calamitosi per l' Italia e per la Cristia 
nità. Tempi in cui l'ambizione smodata di alcuni papi, gettava i 
germe di quelle lotte continue, che cominciate il 1 5 1 7 in GermanL 
per opera del Monaco di Wittemberga, si estesero nei secoli sue 
cessivi, e qual torrente impetuoso allagarono in breve le varie re 
gioni dell' Europa sotto i differenti nomi di Riforme, Proteste 
Emancipazione e Libertà di pensiero, fino ad avere il loro coir 
pimento in Francia il 21 gennaio 1793 ed in Roma il 20 sei 
tembre 1870. 

Tempi e calamità, che strappavano alla penna di uno scrittor 
dell'epoca, Luigi Guicciardini, fratello del Luogotenente general 
del Papa, e che non può certamente esser tacciato di ghibellinismc 
parzialità od ignoranza la seguente dolorosa riflessione : « Che facij 
« mente ha dimostro a ciascuno quanto lo avaro, ambitioso (| 
« otiosissimo governo de' moderni prelati sia a' popoli pernicioso : 
e più oltre : « Considerando quanto pochi giorni avanti in Romj 
« erano eccessive le vane et ridicole pompe con le lascive et otiosj 
« delitie dei R.*"' Cardinali, Prelati et Cortigiani della Romai 
« Corte, essendo al presente per tanto vilissimo otio sopra gli alt| 
« mortali miseri et infelici ». 

Infatti al severo, forte, patriottico Giulio II era succeduto nel 15 il 
col glorioso nome di Leone X, Giovanni de' Medici, figlio di L«| 
renzo il Magnifico. Questo gran principe, gloria dell' Italia, de 
lettere e delle arti, fu egli pure gran Pontefice, gloria della Chic 
e della Cattedra di S. Pietro ? Non è nostro assunto il giudicar!'! 
A noi basta constatare e presentare i fatti tali quali sono. 

Di questo Papa tutti conoscono la brillante carriera. Protoj 
tarlo apostolico a 7 anni, Cardinale a 14, avea solo 37 anni quai 
l'unanimità del conclave lo chiamò a successore di S. Pietro, 
dinato prete il 15, consacrato Veeoovo il 17, fu incpronato Som^ 
Pontefice il 19 marzo 1513. 



l'assedio di MILANO NUL I526 249 

Si adoperò da principio per il bene e la pacificazione della 
Chiesa ancora turbata per gli efifetti prodotti dal pseudo concilio 
di Basilea e dal conciliabolo di Pisa. Continuò e terminò il Con- 
cilio Eucumenico Lateranense, cominciato dal predecessore Giulio II, 
nel quale seppe gloriosamente terminare la lotta colla Francia della 
Prammatica Sanzione, facendo a Bologna un concordato con Fran_ 
Cesco I, allora da poco succeduto allo zio Luigi XII, senza però 
sapere effettuare intieramente e radicalmente la grande idea di 
Giulio II, che era di fare una buona riforma dei costumi e di 
togliere tutti gli abusi che si trovavano e che pur troppo conti- 
nuarono a trovarsi nella Corte Pontificia malgrado i pochi prov- 
vedimenti del suddetto Concilio. 

Dopo ciò più nulla o quasi nulla fece, che grandemente abbia 
giovato agli interessi spirituali della Cristianità. Giovane « dì grandi 
« speranze, desideroso di grandi cose e dotato di mirabile ingegno 
« e di non volgare eloquenza » col potere ed il prestigio illimitato, 
che la sua dignità gli dava sopra tutti i paesi ed i principi cri- 
stiani, ben presto volse il suo pensiero ad illustrarsi con opere 
lutt'affatto mondane, ad ingrandire ed innalzare la sua famiglia 
pure a scapito della giustizia e della concordia, ch'egli continua- 
mente diceva nelle sue bolle di voler procurare fra i principi della 
Cristianità. 

I Con corte oltremodo splendida, nella quale fiorivano i più bei 
s^enii dell' Italia e dell' Europa, chiamativi dalla sua munificenza, 
legli si applicò alla ricerca ed alla traduzione dei classici latini e 
'Rreci, iniziando una vera caccia di libri e di letterati. Si ritrova- 
rono allora gli Annali di Tacito, le prime Deche di Tito Livio ed 
altri volumi preziosissimi. Si fondarono nuove scuole in Roma, se 

^ agevolò l'insegnamento. Bembo, Sadoleto, Raffaello d' Urbino 

tutti gli altri belli ingegni dell'epoca trovarono in lui un muni- 
ente Mecenate : in una parola egli fece del secolo XVI il vero 

colo d'oro per la letteratura, le arti e le scienze italiane. 
D'altra parte però il desiderio di innalzare la sua famiglia e di 
jtormargli uno stato importante, lo trasse spesso in guerre ed in 
Imprese di non molta riputazione per lui, di non molta gloria per 



250 l'assedio di MILANO NEL 1526 

il Papato e che procurarono all'Italia tutti quei mali in cui h 
vediamo tuttora all' epoca della Luogotenenza del Guicciardini t 
ancora molti anni appresso. 

Nel 1516 tolse a Francesco Maria della Rovere, nipote di Giù 
lio II, il suo Ducato di Urbino, e lo diede al proprio nipote Lo 
renzo. Morto poi questi, (28 aprile 15 19), vedendosi fallire ogn 
altra speranza di più render grande e potente la famiglia Medici 
che con Lorenzo terminava i suoi discendenti maschi legittimi 
riunì al Patrimonio di S. Pietro il detto ducato di Urbino, Pesare 
e Sinigaglia, e volse ogni suo pensiero ad estendere ognor pii 
il potere temporale della Chiesa Romana per emulare la glori 
guerresca di Giulio IL 

E mentre in Germania divampava più che mai la guerra mi 
rale religiosa, già due anni prima, indetta alla Chiesa da Marti 
Lutero e da Melantone, poco di questa curandosi e lasciando^ 
quasi tutti i pensieri al Vescovo di Ascoli e al Card. Gaetaa 
trovava il tempo di pensar raggiri e tradimenti onde tórre Fei 
rara ad Alfonso d' Este. 

Dopo alcuni tentativi falliti a questo scopo, rinnovandosi in lu| 
r idea del suo predecessore di cacciare dall' Italia i Francesi , chi 
vi erano ritornati nel 15 15, senza riguardo alcuno alle protes 
di affetto ed al trattato di pace, che in quello stesso anno eg( 
aveva fatto in Bologna con Francesco L, 1' 8 maggio 1 5 2 1 fé 
lega con Carlo V, ed insieme alle milìzie imperiali, guidate d 
Prospero Colonna, iniziò le ostilità contro i Francesi in Lombardisj 

La saggezza del Colonna vinse l'impeto e la bravura del La 
trec. Questi dovette cedere: Milano fu presa dai Collegati il 19 a 
vembre dello stesso anno: per la seconda volta i Francesi dov( 
tero abbandonare l'Italia, dove non restarono loro, che il Caste 
di Milano con Alessandria, Cremona e qualche altra terra. 

Grande fu la contentezza di Papa Leone alla notizia della 
toria e, poiché in questa guerra Alfonso d' Este avea tenuto 
parti dei Francesi e ricuperato il Finale e San Felice, egli I 
scomunicò, mise l'interdetto alla città di Ferrara e comandò alj 
sue genti di entrare nel Ferrarese. Vi entrarono queste; ripres 



l'assedio di MILANO NEL 1 5 20 251 

il Finale, San Felice; occuparono Lugo, Bagnacavallo e diverse 
altre terre. Nello stesso tempo il Guicciardini , allora governatore 
di Modena, s'impadroniva del Frignano, i Fiorentini della Garfa- 
u;iiana, provincie devote al Duca. Continuando nei loro trionfi, le 
genti del Papa già si avvicinavano a Ferrara, quando improvvi- 
samente venne l'aiuto onde meno si aspettava. 

Il 27 novembre Leone X fu molestato da un poco di catarro, 
(li cui soffriva : il catarro peggiorò, ed egli si mise in letto. « La 
« notte, secondo dice il Rohrbacher, fu cattiva ed agitata ; la do- 
« menica mattina, i ." dicembre, fu visto levar gli occhi al cielo, 
« giunger le mani, pronunciar qualche ardente parola di preghiera, 
« indi ricadere sull'origliere e morire : il catarro lo aveva sof- 
« focato». 

Così finì questo Papa, il quale al detto del protestante Roscoe, 
ebbe grandi ideali, grandi concepimenti per rendere l'Italia libera 
dallo straniero, grande, unita e temuta, ma che, per non aver 
avuto abbastanza genio o abbastanza tempo, onde condurre a ter- 
mine il suo concetto, la lasciò immersa in un mare di guai, tutta 
infestata dalle guerre che in Lombardia e nel Genovese facevansi 
Spagnuoli e Francesi per avervi la preponderanza, e nelle altre 
diverse regioni facevano Alfonso di Ferrara, Francesco Maria d'Ur- 
bino, Malatesta Baglione di Perugia, Renzo da Ceri, per ricupe- 
rare od ampliare i loro stati. Strascico e conseguenze immediate 
di tante guerre erano la carestia e la peste. 

Tali erano le tristi condizioni dell'Italia, quando il 1522 salì al 
trono di S. Pietro Adriano VI. E tali pure, o almeno di poco 
variate nel 1523, quando il Card. Giulio de' Medici, cugino di 
Leone X, fu innalzato al trono pontificio. Seguì questi la politica 
del cugino, e mentre protestava di voler rimanere neutrale nella 
guerra più che mai accesa fra Carlo V e Francesco I, intratteneva 
segrete pratiche coU'imperatore e, per aiutarlo a denari, gli man- 
dava la bella somma di 20.000 ducati d'oro, facendogliene dare 
poi altri 30.000 dai Fiorentini : aiuti però, che poi qualche tempo 
dopo aveva cura di somministrare pure al suo antagonista Francesco. 

Venne finalmente il 1525. Francesco I fu sconfitto a Pavia, fatto 



252 l'assedio di milamo nel 1526 

prigioniero e condotto in Spagna : l'anno dopo in virtù del trat- 
tato di Madrid egli era libero e ritornava in Francia. 

Già però si era cambiato l'animo del Papa. Allarmato forse 
dalla eccessiva potenza dell'Imperatore, mise un termine a tutte 
le sue incertezze e si affrettò a stringere alleanza colla Repubblica 
di Venezia e col Re d'Inghilterra, invitando a farne parte pure il 
Re Cristianissimo. Lo assolse perciò dal giuramento fatto a Ma- 
drid e finalmente il 22 maggio di quell'anno, secondo il Guicciar- 
dini il 17, si concluse in Cognac la Santa Lega fra il Papa, il 
Re di Francia e la Repubblica Veneta con il Re d'Inghilterra per 
protettore e mediatore. 



IH. 

Scopo della Lega era: far restituire a Francesco Maria Sforza 
il Ducato di Milano, del quale per una pretesa congiura era stato 
dichiarato decaduto dall'Imperatore, e che allora riducevasi al solo 
Castello di Milano, dove quel Duca trovavasi assediato da Anto- 
nio de Leyva e il Marchese del Vasto : far restituire al Re di 
Francia i suoi figli con patti migliori di quelli conclusi a Madrid, 
€ poi.... poi v'era pure un capìtolo che alludeva lontanamente a' 
dover togliere Ferrara al Duca Alfonso per darla al Pontefice. 

I Veneziani ed il Papa, sìa per timore che gì' Imperiali si raf-^ 
forzassero e ricevessero soccorsi, sia per altri loro interessi parti- 
colari e territoriali, erano frettolosi di cominciare le ostilità : perciò- 
senza nemmeno aspettare di avere in pronto tutte le forze neces- 
sarie a simile impresa, ma solo basando i loro disegni sulle belle 
speranze, che davano gli arruolatori di Svizzeri, mess. Capino, Ve- 
scovo di Lodi, Castellano di Mus ed altri, i quali avevano pure 
il bel vezzo di farsi pagare per 5000 mentre poi non ne assolda- 
vano che 304 mila, senza prendersi nemmeno il tempo per 
scegliere un capitano comune all'esercito della Lega, che solo do- 
vesse usare e godere la somma del comando, mandarono i primi 
a Chiari nel Bresciano il loro esercito, composto di 800 uomini 



l'assedio di MILANO NEL 1526 25? 



d'arme, looo cavalli leggeri e 8000 fanti sotto il comando di 
Francesco della Rovere Duca d'Urbino. Né tardarono a mettersi 
in moto pure le genti della Chiesa e quelle dei Fiorentini, guidate 
dai tre generali, Conte Guido Rangoni, Vitello Vitelli e Giovanni 
de' Medici dalle Bande Nere, tutti sotto il comando del Luogote- 
nente generale del Papa, Francesco Guicciardini. 



IV. 

E qui si presenta subito un'osservazione, che spesso, anzi troppo 
spesso si faceva il Duca d'Urbino. 

Come mai Francesco Guicciardini, uomo di lettere, veniva pre- 
scelto a comandare un esercito in un'impresa tanto difficile ? Era 
questa una cosa della quale il Della Rovere non sapeva darsi 
pace, che anzi non lasciava passar occasione di mostrare il suo 
malcontento sia poco curando gli avvisi e le opinioni del Luogo- 
tenente, come pure più apertamente, quando per esempio, ebbe a 
dirgli : « che gli huomini di toga non s' impacciassero nelle cose di 
« guerra, ma ne lasciassero il pensiero agli uomini di spada ». E 
i^esso sentiamo pure il Guicciardini, che si lamenta di questi 
modi inurbani e disprezzanti : « Et guardi V. S. quanto questi 
«modi incivili di costoro fanno disordine». 

Dobbiamo prima dì tutto notare, che non era veramente una 
gran novità per il Guicciardini lo stare fra arme ed armati e il 
trovarsi a dirigere fatti militari. 

È vero che in gioventù non aveva seguito la professione delle 
irmi e che prima dell'elezione di Leone X si era contentato di 
esercitare l'avvocatura in Firenze, dove aveva avuto pure una cat- 
tedra nello Studio straordinario aperto in questa città durante 
l'occupazione di Pisa, e che l'unica sua carica importante era stata 
di essere mandato nel 151 1 all'età di soli 28 anni come amba- 
sciatore al Re di Spagna. Ma salito al trono il suo amico Gio- 
vanni de' Medici, aveva cambiato addirittura il suo modo di vivere. 
Questo Papa aveva saputo colla sua grande sagacia per il bello 



254 l'assedio di milako nel 1526 



ed il buono riconoscere le belle qualità, che facevano del Guic- 
ciardini un uomo superiore e particolarmente la sua grande devo- 
zione a Casa Medici. Per questo lo vediamo nel luglio del 151 6 
mandarlo Governatore prima di Modena, poi di Modena e Reggio. 

Se gli abitanti di quelle provincie godono poca riputazione ig 
di docilità e di rispetto alle leggi pure in questi tempi di civiltà 
e di progresso, ognuno si potrà immaginare quanta ne potessero 
godere allora in tempi di semi-barbarie, di guerre e di fazioni, di 
feudi, di signorotti e di bravi. Ognuno potrà farsene un'idea, 
scorrendo il carteggio che il Guicciardini teneva durante il suo go- 
verno in quelle città col Card. Giulio de' Medici e il suo cugina 
Lorenzo, Duca d'Urbino. ' , 

Eppure in mezzo a quelle turbolenze, a quei soprusi e violenze 
di tirannelli, egli non si trova affatto perduto ; anzi sembra essere 
nel suo vero elemento. Egli pare nato apposta per comandare e 
rimettere l'ordine in quelle città così sconvolte dalle fazioni e in 
quelle montagne così infestate dagli sgherri del sig. Domenica 
Morotto, Con ogni mezzo più energico e, nello stesso tempo, piii 
giusto egli mette un freno all'arroganza ed alla tirannia degli Scajola^ 
dei Bebbii, dei Nuvolara, ecc. Ma ciò non è tutto. 

Non solo quelle città erano infestate da simile buona gente 
all'interno, ma erano pure circondate al di fuori da pericoli 
ben maggior gravità. Esse erano state tolte per frivoli pretesti 
Duca di Ferrara da Giulio IL Ora, quel principe voleva traman-lj 
dare intatta ai suoi posteri l'eredità ricevuta dai suoi padri e no 
intendeva affatto menomarla di due città così importanti : perciò noi 
le perdeva di vista e non mancava di adoperare tutti i mezzi pei 
rientrarne in possesso. 

Il Guicciardini si trovava in un paese devoto all' Estense dì 
nastia e nel quale, sebbene il popolo si sentisse più contento sott 
il dominio della Chiesa, perchè da questa era meno gravato di 
balzelli, pure la maggior parte di esso e tutta la nobiltà, ad ec- 
cezione dei Rangoni e dei Tassoni, desideravano il ritorno all'an- 
tico legittimo sovrano. Si trovava inoltre poco provvisto a soldatìj 
e quel che è peggio, poco provvisto a denari. Un uomo di me 



l'assedio di MILANO NEL I526 25 J 



diocre intelligenza si sarebbe di certo perduto in mezzo a tutte 
queste difficoltà : il Guicciardini invece non si trova mai meglio al 
suo posto. 

Nel 1517 l'ex Duca d'Urbino, nel tentativo di rioccupare le 
sue terre, minaccia pure Modena: e il Guicciardini subito a pre- 
pararsi alla difesa, a fortificarsi, ad assoldar Svizzeri, a chiuder in 
Castello i faziosi sospetti in modo che il Della Rovere deve tirar 
dritto che sarebbe un perder tempo. 

Nel 1521 il sig. di Scudo tenta sorprenderlo in Modena ; ma 
egli già sta preparato e fa rispondere bona verba dai suoi scop- 
piettieri: nello stesso anno segue il campo dei Collegati colla ca- 
rica di commissario : vinti i Francesi, entra nel Ferrarese e unisce 
al governo di Modena la provincia del Frignano. 

Dopo la capitolazione di Parma, egli vi è mandato a gover- 
narla. Poco dopo muore Leone X. I Francesi, cogliendo l'occasione^ 
mandano Federigo da Bozzolo con 5000 fanti e 200 uomini d'arme 
per cercar di ricuperarla. Egli si trova sprovvisto di denari, con 
pochi fanti italiani che chiedono di esser pagati , in una città di 
fresco acquistata e che gli manda delle deputazioni di Anziani per 
scongiurarlo a voler capitolare onde evitare il saccheggio. Egli 
non si lascia commuovere: si fa prestare denari sul tesoro della 
Camera Apostolica e sui proprii fondi, e paga i soldati ; rianima 
i cittadini e gli incoraggia a tener saldo, e quando poi finalmente 
vengono i nemici all'assalto, fa una splendida difesa e li respinge. 

Nel 1523, morto Adriano VI, durante la sede vacante, Al- 
fonso di Ferrara, aiutato da Renzo da Ceri, si presenta di nuovo 
dinanzi a Modena: « ma, dice il Muratori, perchè dentro v'era 
« Francesco Guicciardini e il Conte Guido Rangone con forza 
« valevole da poter sostenere la città, fu mandato in pace »• 



V. 

Uno che disprezza i consigli e le opinioni di un simile noma 
per il solo debole pretesto che non faccia professione di armi ma 
di lettere, non può essere altro che un orgoglioso od un malevolo. 
L'una cosa e l'altra si poteva dire del Duca d'Urbino. 



.256 l'assedio di mila\'0 nel 1526 

Anzitutto egli apparteneva a quella vecchia nobiltà tutta in- 
fatuata di pregiudizii così comuni in quei tempi, tutta piena di 
boria e di fumo e alla quale può molto bene applicarsi ciò che 
■diceva Napoleone I a S. Elena, parlando dei nobili emigrati : « Questi 
« vecchi emigrati odiano tutti quelli , che non sono come essi 
« asini per diritto di eredità. Essi ne sono sempre gelosi », 
Ciò solo può spiegare i suoi modi alteri e sprezzanti verso il 
Luogotenente. 

Oltre a ciò, ognuno sa che gli era stato tolto il Ducato da 
Leone X nel 15 16 per darlo a Lorenzo de' Medici. È vero che 
morto quel Papa, lo aveva ricuperato, ma, mancato poco dopo 
pure Adriano VI, era divenuto papa un altro di Casa Medici, ed 
■egli finché vedeva sul trono di S. Pietro uno di quella famiglia, 
non si sentiva sicuro : non solo, ma Alessandro , bastardo di Lo- 
renzo, continuava ancora a portare il titolo di Duca d'Urbino, e 
questo doveva essere una spina nell'occhio al Della Rovere. Egli 
sentiva che ci sarebbe sempre in quella famiglia un suo rivale e 
antagonista, che agognerebbe a ritorgli le sue terre. Con questi 
dubbii, con questi timori si comprende ch'egli non desiderava per 
certo la grandezza di Clemente VII, alla quale avrebbe senza al- 
cun dubbio contribuito, raggiungendosi lo scopo della Lega. 

Da tutto ciò derivava , come meglio potrà rilevarsi dalle let- 
tere che pubblichiamo, quella continua ostilità del Duca ad ogni 
proposta fatta dai Capitani della Chiesa e tutta quella lentezza ed 
incertezza con cui conduceva ogni cosa ; a meno di non volere 
dire, che non s'intendesse affatto dell'arte della guerra, cosa, che 
in verità le sue imprese dei tempi passati non lasciano ammettere. 



VI. I 

Ora per riepilogare le condizioni della Lega al principio del- 
l'impresa, noi vediamo secondo il preventivo stabilito nelle con- 
venzioni di Cognac, un esercito di 800 uomini d'arme, 700 ca- ^_ 
valli leggieri, 8000 fanti per parte del Pontefice, 800 uomini 
d'arme, 1000 cavalli leggieri, 8000 fanti per parte dei Veneziani 



l'assedio di MILANO NEL I526 2J7 



400 uomini d'arme, 300 cavalli leggieri, 4000 fanti per parte del 
Duca di Milano e di 500 lancie per parte del Re Cristianissimo. 
Inoltre vi dovevano essere pure 12000 Svizzeri. In tutto, l'esercito 
lovea esser composto di 2500 uomini d'arme, 2000 cavalli leg- 
L^ieri, 20000 fanti, più i 12000 Svizzeri. 

Venuto il momento di entrare in azione, si trovano sul ter- 
reno solo le genti del Papa e quelle dei Veneziani. I Francesi, 
come gli Spartani a Maratona, non verranno se non quando tutto 
;,arà, no vinto, ma perduto, e questa volta senza nemmeno poter 
dire: « Fors l'honneur ». Gli Svizzeri... per quelli poi, i quali pur 
troppo in quei tempi formavano tutto il nerbo di un esercito, 
per quelli, se non altro si erano già mandate in Elvezia persone 
incaricate del loro arruolamento : Capino da Capo , Gian Jacopo 
de' Medici , Ottaviano Sforza, ecc. Però ancora non si era ben 
stabilito il numero, che ciascuno di loro dovea provvedere, ma si 
aspettava, in quei tempi, in cui le commissioni non si facevano 
veramente per poste e telegrafi , di provvedervi alla giornata , e 
intanto la guerra era già cominciata ! 

Con auspici sì nefasti aveva avuto principio quella impresa, 
colla quale si volevano cacciare gli Spagnuoli da Milano e da Na- 
poli e cambiare i governi di Genova e Siena : e che coi suoi ef- 
fetti ha sì bene dimostrato , come pure dice Luigi Guicciardini : 
« quanto i disegni delle grandi imprese male si colorischino quando 
« dai Prencipi et dalle Repubbliche non sono prima con diligentia 
« misurati et molto maturamente ponderati ; come si può affer- 
< mare essere stati questi della presente Lega : essendo cominciata 
«senza denari, senza proprio capitano, necessario a tanta grave 
« impresa et priva di quella celerità, unione et di quel fine con- 
« veniente a reprimer la grandezza dell'imperatore » . 

L'unione dei due eserciti si effettuò il 26 giugno a Lodi, due 
giorni dopo la presa di questa città per il Malatesta, condottiero 
dei Veneziani. Qui si fermò alcuni giorni per l'incertezza del Duca 
d'Urbino, che voleva aspettarvi gli Svizzeri : finalmente si mosse 
e cominciò la sua marcia verso Milano sempre molto lentamente 
per la stessa ragione. 



^i8 



l'assedio di MILANO NEL I526 



Ma qui dobbiamo fermarci perchè gli avvenimenti che segui- 
rono verranno riportati dalle lettere dello stesso Guicciardini. 

Piuttosto che lettere si possono chiamare resoconti o meglio 
rapporti del generale al suo Ministro il quale non era altri che il 
Card. Matteo Giberti, vescovo di Verona, consigliere intimo e Pro- 
Datario di Clemente VII. 

Sono state tutte trascritte dagli originali autografi , trovati 
nell'archivio segreto del Vaticano nel voi. dei Privati n. 2. In 
molte di queste lettere s'incontrano spesso dei brani in cifra: ab- 
biamo indicato questi brani , pubblicando la spiegazione di quelli 
<:he si son potuti decifrare. 

Abbiamo inoltre creduto doverle pubblicare mantenendo l'or- 
tografia primitiva per non diminuire il pregio ed il valore dell'o- 
riginale. 

E saremo lieti se questa nostra fatica potrà prestare qualche 
servizio agli studiosi delle storiche discipline e se varrà ad ecci- 
tarli ad approfittare di quel tesoro di scienza , che è l'Archivio 
Vaticano, quasi esclusivamente esplorato dagli stranieri; mentre 
noi Italiani, che abbiamo tanti punti oscuri nella nostra storia, ne 
troveremmo in esso la soluzione, se vi fosse chi si adoperasse a 
renderne palesi i preziosi secreti, se non con più amore, almeno 
con più intelligenza e capacità dello scrivente. 



TI 

# 
II 



Gioacchino Bernardi. 



l'assedio di MILANO NEL I526 2>9 



Corrispondenza tenuta da mess. F. Guicciardini col Cardi- 
nale Ciò. Matteo Giberti (') Pro-Datario di S. S. durante 
il mese di luglio 1526. 

I luf^lio 1526. 

El Verulano (^) ha havuto o^%\ lettere dal Sormanno (") del 
tenore, che V. vS. vedrà per la copia ('*); la conclusione è, che, da 

(*) Gio. Matteo Giberti dì illustre prosapia genovese era nato nel 1495 a 
Palermo, dove ricevette la sua prima educazione fino all'età di dodici anni. 
Entrato in religione, fu dapprima molto caro a Leone X, che lo insignì di 
diverse cariche importanti. Clemente VII lo fece suo intimo consigliere e 
Pro-Datario. L'8 agosto 15 24 gli conferì il vescovato di Verona. Egli fu uno 
dei più ardenti fautori della parte francese in Roma : fu egli che consigliò 
il Papa alla lega di Cognac. Nel 1527 nel sacco di Roma restò col Papa 
prigioniero in Castel S. Angelo, Appena libero, cioè nel febbraio dello stesso 
anno, si ritirò nella sua diocesi di Verona, dove dopo alcune controversie 
col capitolo dei Canonici, mori il 30 dicembre 1543. 

(^) Ennio Filonardi, amico intimo dei Borgia, creato vescovo di Verdi da 
Alessandro VI, era stato mandato più volte in Isvizzera in qualità di Nunzio 
sotto Leone X, per distaccare quei Cantoni dall'alleanza francese nella lega, 
che fece questo Papa con Carlo V il 5 maggio 1521. Fatta a Cognac la 
nuova lega fra Clemente VII, Francesco I e i Veneziani, spiegò tutta la sua 
<'nergica attività nelle pratiche che ebbe la Santa Sede con quei Cantoni, 
l'jolo III lo nominò cardinale il 22 dicembre 1556 e lo chiamò a diverse 
altre cariche importanti. Morì in Castel S. Angelo il 1549. Vedi la mono- 
grafia C, Wirz Ennio Filonardi. Zurigo, 1894. 

(*) Gaspare Sormanno, italiano di origine, era, al tempo della luogote- 
nenza generale di F. Guicciardini, agente francese in Isvizzera, adoperandosi 
a tutt'uomo per l'arruolamento di Svizzeri nel servizio della Santissima Lega. 

(*) Per più chiarezza riportiamo qui la copia della lettera del Sormanno 

Filonardi, di cui parla il Guicciardini : 

< Baden^ 26 giugno 1^26. 
« Per li corrieri ho havuto tre lettere di V. S. alle quaH tutte ho facto 
sempre resposta, et cosi scripsi a lungho a Mons. 111.»° el S.""* Duca di Ur- 



200 l'assedio di MILANO NEL I526 

questi Svizzeri, che conduce Cesare Gallo (^), in fuora si può poco 
sperare di haverne altri per ordine del Vescovo di Lodi {^), et 
questi vengono tanto adagio, che non sa quel, che ne sarà. Da 
hiermattina in qua non se n' è inteso niente. Credo che habbiamo 
grande obbligatione con queste pratiche (^), che ci hanno condotti 
in su la impresa, che senza esse non vi saremmo entrati ; per ogni 
altro rispetto sono state pretiosissime. Questa sera siamo stati in 
consulta circa al levarci di domani et circa al procedere nel modo 
della impresa, et finalmente si è chiarito questo punto, et vi è 
concorso ognuno; che bentsi non venghino altri Svizeri, che questi 
del Gallo, et eiiam in caso non venìssino questi, s' habbia ad ac-ì 

k 

bino. El S.''^ Proveditore mi scrive che se hanno adviso com'io impedisco 
la levata di Mona, di Lodi, cosa che oltre che io veda la total rovina della 
mia patria mi vedo caricato di quello che non ho colpa ; ma li disordini di 
chi ha maneggiato questa tale impresa, come ampiamente ho scripto et coi 
Dio et questi Sig." tutti sono ben informati, hanno questo causato. Di nuovi 
voi instate che io aiuti questa levata al vescovo di Lodi. Io indico che qi 
non v'è homo, che parli né che habbi un soldo di condurli di là da monti,, 
come V. S. sa che è necessario — Io ho mandato il Gap. Ambrogio a 
S. Gallo, per far che quelli di San Gallo camminino, come è dato ordine 
per Ces. Gallo, Ma V. S. crede che qua sia el S/^ Capino ; ma qua noi 
c'è homo che parli che noi; siche V. S. intende come passò questa così 
lo non so chi sieno li capitani che hanno a marciare. Mandate uno qua ci 
io li metterò del sangue per adiutare. Quanto alla levata del Re, di et noi 
sollecitiamo di haver resolutione ; ma non l' habbiamo anchor havuta 
quanto occorrerà né adviserò V, S. ; et Mons. di Lodi ha torlo caricarmi 
di una cosa che notariamente si sa el contrario. Ho sempre mandato tutti 
le lettere al S/^ Capino, et non mancherò dal canto mio; ma per l'amca 
di Dio, mandate qua qualcuno, che di nuovo dico li metterò insino ai 
vita per aiutare questa impresa. » 

(Vedi Quellen :{ur Schueiier Geschichle C. Wir^). 

(^) Cesare Gallo, capitano di ventura e condottiere di Svizzeri al soldi 
del Papa. 

(^) Ottaviano Sforza era vescovo di Lodi fin dal 1525. Si adoperò moki 
per l'arruolamento degli Svizzeri al servizio del Papa. Resignò il suo episcò) 
pato il 153 1 e mori il 1540. 

(') Si intendano le pratiche già tenute con si felice esito con mess. Ludi 
vico Vistarini di Lodi, 



l'assedio di MILANO NEL I 5 26 26 1 

costarsi a Milano per soccorrere el Castello; et la Exc."* del Duca 
ne ha parlato in modo che io, per me, ne sono rimasto satisfatto, 
et cosi credo habbiano fatto gli altri. E vero che posposta ogni 
speranza di haverne altri che questi del Gallo, a' quali non si pen- 
serà più, S. Ex.''* torrebbe volentieri questi, benché siano pochi 
'-t quando siano per venire al presente : di che per tutto domani 
doverrà havere la certeza; volentieri gli aspetterebbe, quando 
ne si dovesse mettere di più tre, o mi dì. Et essendo per tutti 
( infirmata questa opinione, la difficultà restò solo se era bene 
lesto tempo, che potrebbe haversi a consumare in aspettargli, 
disumarlo tra questo alloggiamento et el primo, che sì harà a 
re, el quale hoggi fu ricognosciuto, et fatte le spianate, o pure se 
i da levarsi domani et soprastare poi due o tre dì nell'altro allog- 
amento per aspettar e Svizeri et raccorre altre provisioni, che 
■sogneranno; E nostri consigliavano di levarci domani, però 
S. Ex."^ ha instato che si stia qui, et così si farà, allegando che 
sarà con più riputatione quando ci leveremo di qui, consumare 
manco tempo nelli alloggiamenti vicino a Milano, che col fermar- 
visi troppo mostrare di cominciare a temere: mierini si è delibe- 
rato, che si faccia qualche augumento di forze, et domattina pre- 
cisamente si fermerà el numero; che si ordini tutto quel che 
->ogni alla oppugnatione di una città; et che i Vinitiani condu- 
ssino tra Lodi et qui 12 cannoni, tra' quali saranno forse due 
wuppii, per fare bisognando doppia batteria. Li nemici lavorano 
alle trincee del Castello, et in qualche altro luogo intorno al corpo 
Ha città; a' borghi non si pensa, et in effetto dimostrano, et lo 
uicono anche con bravura grande, di volersi tenere in Milano a 
dispetto del Cielo et di tutta Italia, excepto d'uno, così disse An- 
tonio de Leva('), presente l'huomo del Duca di Ferrara, accen- 

(*) Capitano Cesareo in Lombardia. Ecco come ne parla Luigi Guicciar- 
dini nella sua Hisloria del sacco di Roma : « Si trovavano per lo Imperadore 
in Lombardia circa Xmila fanti fra Italiani, Spagnuoli et Tedeschi con due 
mila cavalli, distribuiti fra Alessandria, Pavia, Cremona, Lodi et Milano, 
sotto la custodia (dopo la morte di Pescara) del Marchese del Vasto, suo 
nipote et del sig. Antonio de Leyva, i quali, dopo la famosa vittoria acqui- 
Arch. Stor. Lomb. — Anno XXIII — Fase IX. l8 



202 l'assedio di MILANO NEL 1526 



nando questa exceptione di lui ('). Piacendo a Dio, se ne vedrà 
presto el paragone. 

De' Svizeri di Francia, scrive il Sormanno (^), non vi essere an- 
chora commissione di levargli. Si e dato ordine, come vi giunga 
Capino (■'), o altri per far questo effetto, di saperlo, et secondo 
el bisogno et la qualità del huomo, che vi sarà, spero manderà uno, o 
vi supplirà con le lettere : intrattanto el mandarvi non serve a niente. 

Dalli Octo di Praticha (*) ho avuto avviso essere vera la rimessa 

di 100 scudi in Genova ("'). Noi abbiamo dato ordine diverso alla 

stata a Pavia, non solamente havevano senza difficoltà tenuto et tenevano 
il dominio di quel Ducato, ma ancora, per non esser pagati dallo Impera- 
dore, taglieggiavano licentiosamente qualunque città e castello. » 

(^) Di lui, cioè del Duca di Ferrara. 

(^) Vedi la lettera del Sormanno al Veruli nella nota 4, pag. 259: 
« Quanto alla levata del Re, dì et notte sollicitiamo di haver resolutione;, 
ma non l'habbiamo anchor havuta. » 

(^) Capino da Capo di Mantova era stato mandato nel marzo 1526, alla] 
corte di Francesco I in qualità di Nunzio, per indurre questo Monarca a nonj 
mantenere il trattato di Madrid, e ad entrare nella Santissima lega. Surro- 
gato in quest'ufficio da Roberto Acciaiuoli , alla fine dello stesso mese si 
portò a Lione, per riscuotervi 40,000 ducati. Di là egli andò in Isvizzcra, 
dove fino alla metà di agosto 1527 si occupò negli arruolamenti. 

(^) Magistratura nel governo di Firenze che esisteva fin dal 1480. 

Il Guicciardini nella sua Storia Fiorentina così ne parla: « Gli uomini del 
Reggimento attesono a ristrignere lo stato, e dettono per gli opportuni con- 
zigli balia a trenta cittadini per più mesi, e di poi a due cento dieci, i quali 
feciono squittino nuovo, ordinorono nuova gravezza, dettono a quei trenta 
Arroti 40, i quali per cinque anni avessino molte autorità e di creare la Si- 
gnoria e altro e circa le provisioni della città che si chiamorono il Consiglio 
dei Settanta, il quale si continuò poi di tempo in tempo in modo che fu 
un Consiglio a vita. E perchè il Magistrato dei Dieci vacava, finita la guerra, 
ordinorono si elleggessi di sei mesi in sei mesi del numero dei Settanta, otto 
cittadini, chiamati Otto di Pratica, i quali avessino a vegghiare le cose im- 
portanti dello Stato di fuora e a tenerne quella cura nella pace che tene- 
vano i Dieci nella guerra. » 

(") Sulla fine del giugno 1526 Carlo di Borbone era arrivato a Genova 
con sei galee e con lettere di mercanti, che tenevano il loro coitimercio colla 
Spagna, per il valore di 100,000 scudi. 



l'aSSSEDIO di MILANO NEL I526 20 J 

Exc. ''^ perchè siano intercepti, ma vi speriamo poco; et perchè 
pensiamo che con questi denari non condurranno fanti italiani, 
I^erchè dopo la presa di Lodi (') se ne diffidano, et n'hanno scac- 
ciati molti ; et che tutto el disegno loro sarà di far arrivare Lan- 
zichenechi , habbiamo mandato uno a Mons. di Granges (2) con 
loo scudi per poter spendere et mandare innanzi e indietro, per 
intendere li andamenti loro, et con 300 altri per potergli dare 
a 300 fanti, nel caso intendesse che volessino passare, con promessa 
di mandargli el resto della paga , quando intendiamo che bisogni. 

Tanto ricercò lui al Verulano dando speranza bastasse a tórre 
loro el passo dei Grigioni; et al passo di Idoli, che è verso Val 
Camonica, hanno promesso di provvedere i Vinitiani, perchè nel 
Stato loro: se questi passi si serrassino et piglino la via di Trento, 
ancorché i Vinitiani offrissino di fare, chi sa el sito del paese dice 
che verranno per Monte Baldo, et che, non gli sendo prohibito 
el Mantovano, el transito per quello de' Vinitiani è tanto breve, 
che difficillimamente posso impedirlo. Et io mi ricordo al principio 
dell'altra guerra sentir dire el medesimo al sig. Prospero ('); ma 

(') II fatto di Lodi di cui si parla, e che fece cadere in tanta disistima e 
viltà i fanti italiani, è il seguente: Il sig. Malatesta Baglioni, condottiere 
i.\J Veneziani, per trattato tenuto con mess. Ludovico Vistarini, gentiluomo 
di Lodi, entrò di notte in quella città, alla cui guardia gì' imperiali avevano 
lasciato circa 1500 fanti napoletani. Ed avendo egli nella sua entrata uccisi 
circa 60 di quelli, deputati alla guardia di una porta, finalmente di quella 
rimase padrone : onde gli fu facile svaligiare gli altri fanti italiani. — Questo 
fatto, se bastò a far disprezzare i fanti italiani di Lodi, non valse però a 
fare apprezzare un po' più il sig. Malatesta ed i suoi fanti italiani vincitori, 
almeno agli occhi del Duca d'Urbino. 

('■) GolTredo di Granges di Tavellis, agente francese nei Grigioni. Ebbe 
ad adoperarsi in tutte le pratiche che ebbe la lega Grisa col Papa. 

(^) Prospero Colonna, il più gran generale del suo tempo, era già stato 
nel 1499 da Federigo, re di Napoli, nominato Gran Contestabile di tutto il 
reame. Di lui si disse che era sommamente perito nell'arte del vincere senza 
battersi, avendo egli saputo con poche forze riuscire sempre vittorioso. Si 
coprì di gloria nella prima guerra di Milano, durante la quale essendo ge- 
nerale delle truppe imperiali, tolse questo Ducato e quasi tutta la Lombardia 
ai Francesi. Morì il 5 1 dicembre 15 23. 



20 1 l'assedio di MILANO NEL 1526 



s' el Mantovano non gli fusse amico, non potrebbono passare. Però 
importando questa venuta di Lanzichenechi, quanto importa, V. S. 
debbe usare ogni diligenza per indurre el Marchese ( ^) a fare questo 
benefitio all'impresa; il che può sperare che gli succederà per la 
osservantia, che gli porta; né debba V. S. bavere tanta discretione 
o rispetto alli interessi d'altri che non habbia piii amore a se me- 
desimo. Quando pure el Marchese non consenta, il camino di Trento 
sarà più lungo et ancorché si conducessino a Cremona, ci sarà 
poi la disputa del passar Adda: però volentieri habbiamo atteso 
a questa praticha de' Grigioni. 

Questa sera, parlando delle genti nostre, ho offerto al Duca et 
Provveditore mostrargli a suo piacere el numero dei fanti, che 
siamo obbligati, et dei cavalli leggieri ne habbiamo condotti ab- 
bastanza, e quali compariscono tutt'hora, ma per le difficultà di 
fare buone compagnie, non ci sono anchor tutti. Ho offerto, il 
mancamento delli huomini d'arme, supplirlo con tanti più cavalli 
leggieri, che al Duca è piaciuto, ma non si farà né hoggi ne do- 
mani. Loro (2) credo che habbiano el numero delle genti, che hanno 
a tenere, et sono ben provvisti di ogni cosa. 

El sopraseder (^) nostro a passar Po, di che V. S. ci pugne per 
la sua de' 28, non solo non fu nocivo, perché a ogni modo fummo 
prima a Lodi che lo exercito de' Vinitiani, ma anche non fu re- 
prehensibile, perchè non havemmo prima certeza del caso di Lodi 
che a xxiiii bore, che tardarono tanto e Vinitiani a avvisarcene, 
et el ponte non era in ordine, perchè per quelle dispute dell' ha- 

(*) Federigo Gonzaga, Marchese di Mantova, nipote di Alfonso d'Este, 
Duca di Ferrara, avea già servito Leone X, nella prima guerra di Milano 
contro Francesco I col titolo di Capitan Generale della Chiesa. 

Nel tempo della Santa lega, cioè quando il Guicciardini scriveva questa 
lettera, si mostrava indeciso e non ardiva scoprirsi troppo apertamente contro 
l'Imperatore per essere il Marchesato di Mantova feudo di esso Imperatore. 

(^) Cioè gì' Imperiali. 

(^) Il congiungimento dell'esercito pontificio a quello dei Veneziani si 
fece in Lodi, solo due giorni dopo la presa di questa città per il sig. Ma- 
latesta Baglione. Di questa lentezza avea mosso qualche lagnanza il Car- 
dinale. 



l'assedio di MILANO NEL I 5 26 26j 



vere a passare sopra o sotto Cremona, non havevamo potuto git- 
tarlo: assai fu che andassimo in un dì a Lodi, et non si può 
volare. Non habbia dispiacere V. S, delle giustificationi , che in 
verità io gli resterò sempre in obbligo delle riprensioni. 

El Marchese mi ha scritto che manderà Paolo Luzasco (^) , et 
io ad ogni hora lo sollecito, altrimenti questi suoi cavalli leggieri 
faranno mala prova: non si resti costà di sollecitarlo de' cavalli- 
Si è sviati dalli inimici et se ne svia tutto dì, et con questi si 
sono empite compagnie nuove, ma questi disviamenti non riescono 
a 9 per cento, testimonio ne sia el Maramaus f^), che non se gli 
potè fare tante pratiche addosso, che non conducessi a far svali- 
giare la fanteria sua a Lodi. Ho parlato al sig. Giovanni del Gui- 
duccio C) : è contento sia venuto el Cesano (^) , et del castigarlo 
mostra non curarsi, tamen credo si errerà manco per hora a la- 
sciarlo stare. 

In fare questi angumenti di fanti et battere una terra, le spese 
di necessità multiplicano. Però mess. Jacopo (^) solleciti el mandare 
denari a Bologna. Se costoro ci aspettano in Milano, non si ha a 



(') Condottiere del Marchese di Mantova, uomo prode ma venale e di 
svergognata fede. 

('-) È lo stesso capitano spagnuolo, che comandava i 1500 fanti napole- 
tani in Lodi, quando questa città venne sorpresa dal Malatesta. 

Q) La famiglia del Guiduccio, originaria di Montevarchi, avea piìi volte 
Conseguito il priorato in Firenze fin dal 14Ó1. Si è estinta nel 1669. duesto 
Giovanni del Guiduccio, da non confondersi con un ahro Giovanni della 
stessa famiglia, clie era cancelliere della Signoria nel 1426, militava nelle 
milizie fiorentine guidate da Vitello Vitelli. 

(*) Gabriele Cesano, aveva un canonicato in Pisa : ma in appresso nel 1556 
per favore della regina Caterina de' Medici fu creato vescovo di Saluzzo. 
Mori nel 1568 all'età di 78 anni. 

(°) Jacopo Salviati, uomo di grandissima influenza nella Corte di Roma^ 
Egli godeva tanta autorità presso il Papa, dice il C. Gioda, che si poteva 
dire fosse egli il moderatore di tutte le cose dello stato della Chiesa e di 
Firenze, — Quando il Card. Pompeo Colonna e Don Ugo da Moncada 
sorpresero in Roma Clemente VII, fu da questi dato loro in ostaggio in- 
sieme a Filippo Strozzi, ricomprandosi però subito con 50,000 scudi. 



266 l'assedio di MILANI NEL I 5 26 



guardare a nulla per vincergli et sarebbe el resto loro. Però fate 
non habbiano scusa di dire che sia mancato qualche cosa. 

El ricordo di adoperare il Brancuto è buono et il Conte 
Guido (*) ne farà el possibile. Ho hora avviso dal Governatore di 
Parma {^), che Ser Aloigi da Gonzaga ("), fratello di quello (*), 

(1) II Conte Guido Rangone di Modena aveva già combattuto nel 1508 
per i Veneziani contro la Lega di Cambra! e Giulio II, il quale avea tolto 
Bologna al suo avo Giovanni Bentivoglio ; ma dopo la morte di questo 
Papa passò al servizio di Leone X che l'adoperò nell'impresa di Urbino il 
15 16 e lo infeudò di diversi castelli. Fu più volte governatore generale dell'armi 
Fiorentine. Presidiò Modena dal 1525 al 15 26 nel quale anno Clemente VÌI 
lo mandò all'impresa di Milano col grado di capitano generale delle sue 
genti. Il 1527, arrivato a Roma, quando era già presa dagli Imperiali, non 
vi entrò, ma si ritirò a Otricoli. Si distinse nelle guerre di Napoli (1528) 
di Ungheria (15 5 2) e nel 1555 servendo la Francia col grado di capitano 
generale. Mori a Venezia il 1539. 

Il Guicciardini ne fa un ritratto poco favorevole. « Egli era vuoto di so- 
« stanzialità, dice il Luogotente in una lettera a Cesare Colombo del 27 ot- 
« tobre 1526, povero nei consigli e tanto male intelligente e fuora delle 
€ generalità, che in questo esercito non ci è stato capitano in manco riputa- 
« zione di lui, né gli è restata altro che quella s'ha intrattenuto per forza di 
« clisteri, cioè con le sue pratiche artificiose e con la liberalità ». V. Op. 
ined. di F. G. illustr. da G. Canestrini, voi. IV, pag, 481. Questo vedersi 
poco stimato dal Guicciardini fece del Conte Guido un nemico acerrimo e 
un calunniatore del luogotenente presso la Corte di Roma. Più felice nella stima 
del Lautrec era stato da questi nominato a contestabile del regno di Napoli. 

(^) Era allora Governatore di Parma, fin dal 1522, il Vescovo di Fa- 
magosta. 

(^) Luigi Gonzaga, sig, di Rivarolo entrò a 21 anni al servizio di Carlo V, 
che lo ebbe molto caro per la sua prodigiosa forza, che gli avea procurato 
il nomignolo di Rodomonte. Combattè in Italia contro i Francesi nel 1525 
e 1526. Era colonnello nelle truppe borboniche al sacco di Roma, dopo del 
quale passò al servizio di Clemente VII. 

Si trovò all'assedio di Firenze col grado di generale pontificio, enei 1J52, 
insieme a Mons. Bernardino della Barba, sorprese Ancona. Mori il 5 dicem- 
bre dello stesso anno per una ferita riportata all'assalto di Vicavaro, dove 
aveva stretto Napoleone Orsini, Abbate di Farfa, nemico del Papa. 

(■*) Mons. Pirro Gonzaga stava a Roma colla carica di Protonotario Apo- 
stolico. Avea 22 anni, quando avendo seguito Clemente VII, rifugiato in 



l'assedio di MILANO NKL I 5 26 267 

che è a Roma, è venuto a San Martino questa mattina, vicino a 
Parma et rubasi cavalli di mess. Ber."° della Barba (i), Lui ha com- 
pagnia di cavalli dalli imperiali, ma n' ha fatti pochi perchè non 

dà denari: passò al da Colornio. È pericolo non comincino a 

rompere la strada, et sarà uno fastidio havere a procedere in tanti 
luoghi ; pure si penserà a qualche provisione. Et a V. S. mi rac- 
comando. Ex felicissimis castris apud Marignanum die i julii 1526. 
P S. Il Provveditore ha lettere del 30 da Mus ('^), che già 
vi erano arrivati circa 1000 Svizzeri et altri venivano drieto, che 

m 

saranno al manco in tutto 11, dando speranza anchora di altri 1000; 
per questo non perderanno tempo d'inviare questi. 

Privati, II, f.° 20. 

Castel Sant' Angelo , fu creato prima Vescovo di Modena , poi Cardi- 
nale. Nel 1528, disgustatosi col Papa, si ritirò a Sabionetta dove mori 
l'anno dopo. 

(*) Bernardino Castellari, più conosciuto sotto il nome di Della Barba, 
ebbe una vita molto procellosa e guerriera. Vescovo di Casale nel 1525, era 
intimo amico dei Gonzaga e dei Medici ai quali dovette la sua fortuna. In 
questa guerra di Milano lo troviamo dovunque sian da menar le mani. Al- 
l'assedio di Firenze, lo troviamo al comando di 4000 Spagnuoli. Nel I530 
al governo di Bologna: nel 15 51 al governo della Marca. Nel 1535 mentre 
era in questo governo della Marca, prese Ancona, introducendovisi alla testa 
delle sue truppe perla Porta di Recanati la mattina del 20 settembre: nella 
quale occasione corse grave pericolo della vita. L'anno dopo, morto Clemente 
VII, fu governatore di Roma. Sul finire però del 1/56, implicato nel processo 
del Card, di Ravenna e condannato perciò in contumacia e privato di ogni 
grado, dignità o beneficio da Paolo III, ne fu poi reintegrato nel 15 50. Lo 
ritroviamo perciò nel 1540 governatore di Perugia e il IJ45 una seconda 
volta al governo di Bologna. Si mostrò in tutte le occasioni severissimo e 
crudele. Mori a Viterbo il 27 giugno 1546. 

(^) Gian Giacomo de' Medici di Milano, che nulla avea che fare coi Me- 
dici di Firenze, ed era più comunemente appellato il Medeghino , era fra- 
tello di Gio. Angiolo de' Medici, poi Pio IV, e divenne poi famoso come 
Marchese di Marignano. Si chiamava allora castellano di Musso, luogo im- 
portante per la sua posizione alle porte d'Italia, che fu poi il fondamento di 
tutta la sua grandezza. Si era obbligato a mandare 6000 Svizzeri in aiuto ai 
Collegati subito che gli fossero mandati 6000 ducati. 



l'assedio di MILANO NEL 1)26 



2 luglio 1526. 

Domattina andremo allo alloggiamento di S. Donato a mezzo 
cammino, vel circa tra Milano et Marignano. L'alloggiamento è forte 
et ben ricognosciuto et si sono fatte buone spianate in modo che le 
genti Vinitiane et noi cammineremo del pari tutti in battaglia con la 
strada in mezzo per la quale sono i ponti per potersi soccorrere : quivi 
staremo al manco un altro dì per ricognoscere el paese et risolversi da 
che banda ci habbiamo ad accostare a Milano per aspettar e Svizeri, 
dei quali hoggi non si è inteso niente: ma credo che questi di 
Cesare Gallo ci potranno essere fra due o tre dì, et vi sarà el 
ponte a rivolta per fargli passar Adda. Delli inimici si intende el 
medesimo, che fortificano la città con dimostratione di volerci 
aspettare. Quivi condurranno domani o l'altro dì in campo sei can- 
noni de' Venitiani et sei altri ne fanno venire a Lodi per havergli 
bisognando: et poiché hanno questi sì pronti non credo pigliare 
briga di condurre i nostri da Piacenza, maxime che per far bat- 
teria siamo mal forniti di palle et di polvere, et bisogna che in,] 
questo ci serviamo ad ogni modo di loro. E confinati di Milano, 
che insino a bora non sapevamo se erano vivi, hanno corso hoggi 
di verso il monte di Brianza, insino in su le porte et impiccati ^ 
certi vivandieri, che vi portavano vittovaglie. 

Si è pure verificata la venuta di Borbone (') a Genova et se- 
condo gli avisi, che sono qui, senza gente, ma ha la provisionei 
di denari. Se fussimo serviti di {Cifre setiza spiegazione). 



(*) Il Gran Connestabile Mons. Carlo di Sorbona, disgustatosi con Fran- 
cesco I per affari privati, era passato al servizio di Carlo V il quale dopo 
la morte di Prospero Colonna, lo fece generale delle sue milizie. Dopo aver 
combattuto per questo imperatore nelle altre guerre che aveva avuto col Re 1 
<iì Francia, egli ritornava in Italia a riprendere il comando delle truppe im- 
periali in Lombardia, che avevano chiesto soccorsi e rinforzi. Mori l'anno | 
dopo, all'assalto di Roma per un'archibugiata, della quale si vanta il celebre 
Benvenuto Cellini nella sua autobiografìa. 



l'assedio di MILANO NEL I 5 20 269 



Credo che Paolo Luzasco ci sarà domani, et fra pochi dì, se- 
condo mi scrive il Marchese, mess. Ludovico da Fermo (*). 

Ho ordinato al Governatore di Parma, che dei fanti che sono 
quivi ne dimostri scarsità, et con la medesima spesa possa fare 30 
o 40 cavalli per sicurtà della strada, ma sarà provisione tarda per 
mess. Ber."° della Barba. Io non scrivo niente di qualche emula- 
tione et ambitioncella, che è tra questi nostri capitani, perchè è 
naturale che non si può sperare di levarla , ma basta , si andrà 
intratenendo et moderando in modo che non sia per fare di- 
sordine che importi et di questo in verità non dubito. 

El sig. Duca d' Urbino mi ha detto questa sera , che haveva 
deputato al governo del suo Stato l'Arcivescovo di Avignone et che 
lui hora vuole partire, perchè teme che per stare a servitio suo, 
lo Imperatore non gli levi i frutti di certi benefizii, che ha in 
Spagna. Dice che questa sua dipartita gli dà grandissima inco- 
modità; però prega N. S.""* che, o con un breve, o con un huomo 
proprio conforti l'Arcivescovo a non si partire, dandoli qualche 
buona parola et speranza con mostrare che ne sarà servizio grande 
a S. S.'-^. Questa cosa gli è molto a cuore. Però prego V. S. che 
ojjeri et faccia l'officio , il che lui dice bisognar farsi j^resto : et 
y. S. di grazia ne risponda qualcosa. 

Se sarà fatto a tempo, manderò a V. S. con questa, uno dise- 
gno di Milano; non si potendo questa sera, si manderà domani. 
A V. S. mi raccomando. Ex felicissimis castris pontificiis apud Ma- 
rignanum die 11 julii, 1526. 

Scripto el di sopra, è comparsa la di V. S. 29, tenuta allì 30: alla 
quale, per esser l'hora tarda et non si potere negotiare in sino a 
giorno, all'altro alloggiamento risponderò quanto mi occorrerà, non 
mancando di fare quelli offici, che essa mi scrive, con quella solleci- 
tudine, modo et diligenza, che ricorda et che ho fatto sempre in- 
fino a qui. Privati, II, f.° 24. 

(') Condottiere del Marchese di Mantova, da non confondersi coll'altro 
Lodovico Freducci da Fermo, Signore di questa città, dalla quale lu cac- 
ciato per ordine di Leone X, il 1520, da Giovannino de' Medici, nella quale 
occasione perdette pure la vita. 



270 l'assed:o di Milano nel 1526 



j luglio 1526. 



Siamo venuti questa mattina a San Donato. Non so anchora 
domani quel che faremo. Mostrai al Provveditore (') generale ||| 
qualche parte della lettera di V. S. dei 29 , tenuta allì 30 : gli "s 
parve la mostrassi al Duca, et così feci. Ma per sorte, secondo che 
io intesi di poi, il Veruli gli aveva mostro non so che lettera, che 
diceva, che a Roma si diceva, che andava freddamente, in modo 
che se n'era risentito , et aggiungendo poi quel che gli mostrai 
io, piuttosto se n'alterò che no; con dire, che quando gli fusse 
commandato, gli obbedirla, ma senza commandamento, non fa- 
rebbe mai se non quello gli dettasse la ragione; et che in altri 
tempi non era stato tenuto vile , concludendo in ultimo che se 
pure ci risolvevamo che precipitasse, lo farebbe, seguisse quello 
che si volesse, ma che voleva bene, che la opinione fosse intesa. 
Il Provveditore et io l'andammo addolando con quelle parole che 
si convenne, che non accade replicare , et si restò . di essere do- 
mattina tutti insieme et deliberare quid agetidtim de summa rei. 
Però di questo mi rimetto a domani, dicendo solo che usciremmo 
da ogni perplessità, se almanco questi Svizeri di Cesare Gallo 
venissino, dei quali V. S. vedrà per la copia di \>\\x lettere, quel- 
che se n'intende , et io non so che dir altro. A' Grigioni per il 
passo de' Lanzichenechi si è provvisto secondo el ricordo di Gran- 
ges, approvato dal Veruli : quell'altra praticha del Diathega (^) 
ci pare un quesito da trarre con poco frutto, et il Veruli è tutto 
occupato in questo accordo tra Grigioni et el Castellano, praticha 
di assai fastidio et di poco frutto. È venuto oggi il Luzasco, né 

(*) Il Provveditore Veneto Pietro Pesaro, uomo di molta riputazione. Era 
già stato mandato l'anno precedente, dopo la battaglia di Pavia, a Milano 
per negoziare col Vice-Re Lanoya. 

(*) Il Diategeno di Sales aveva più volte condotto al Servizio di Fran- 
cesco I delle truppe grigionesi. Era in quest'anno 1526 in pratica colla lega 
per arruolare Svizeri, che come tutti gli altri non si vedevano mai. Mori 
presso Morbegno il 15 51. 



l'assedio di MILANO NEL 1)20 27 1 



s'ha a indizio mio, che il sig. Giovanni (*) osserverà quello che 
ha promesso ; et ordinerò, che il Veruli tenga ragguagliato il Mar- 
chese ('") non in nome mio come dice V. S. ma in suo nome, 
che non voglio questo honore; et forse che quelle bibie saranno 
buona medicina a fare che al Marchese venga in fastidio l'havere 
nuove di qua, benché ci sarà fra poco mess. Lodovico da Fermo, 
che interverrà a tutto et supererà lui ('). 

Al Conte Ruberto (^) ho detto che scriva et mi ha promesso 
di farlo. Non si havendo di questi Svizeri più certeza, che si ab- 
bia, si può mal pensare di diminuire questi del Re; ma quando 
questi venissino, sarebbe bene fare che questi altri fussino minor 
somma, che è peso da creparci sotto. Benché toccandone hoggi, 
come da me, mi risposino lasciargli pur venire. 

Del segno, tutti habbiamo la Croce bianca, et i nostri hanno 
davantaggio le chiavi. Non è comparso anchora il sig. Lorenzo 
Cibo("'); et eraci chi ricordava, che si mandasse hoggi un bando 
che si desse premio a chi sapeva dove egli era, et non l'insegnava 
Un capitano di cavalli leggieri ci starla bene : non ci è in questo 
campo, chi fusse più apto che Pagolo, o forse anche il sig. Ales- 
sandro Vitelli C'), ma non so come gli altri il sopportassono. Scri- 



(') Giovanni de Medici. 

(^) Federigo Gonzaga Marchese di Mantova 6 in queste lettere sempre 
nominato col suo solo titolo di Marchese. 

(^) Lui, cioè il Veruli. 

(*) Conte Roberto Acciaioli, oratore del Papa e di Firenze presso la corte 
di Francia. Successe in questo officio a messer Capino da Capo. 

(^) Lorenzo Cibo, nipote, per parte della madre Maddalena de' Medici , 
dei papi Leone X e Clemente VII, fratello del Card. Innocenzo Cibo, sposò 
Ricciarda Malaspina, erede del Marchesato di Massa e Carrara, che trasmise 
il 1555 al figlio Alberico Malaspina, il quale poi ottenne dall'imperatore 
Massimiliano II, che i detti Stati fossero eretti in Ducato nel 1568. 

(^) Paolo e Alessandro Vitelli erano cugini del sig. Vitello Vitelli, uno 
dei capitani del Papa nell* esercito dei collegati. Dopo il sacco di Roma 
Alessandro lasciò il servizio del Papa e passò all'Imperatore. Si trovò col Prin- 
cipe di Grange all'assedio di Firenze e alla battaglia di Gavinana, dove fini di 



272 L ASSEDIO DI MILANO NEL I ; 20 



ìrQ8 

1 



vono e Governatori che le genti servono male perchè sono mal pa- 
gate. Parlerò col sig. Vitello (^) nel modo mi scrive V. S. cirq| 
il sig. Oratio (^) et in coeteris non so che dire , rimettendomi 
domani. E arrivato stasera un gentilhuomo da Milano (Cifre se: 
spiegazione) perchè è arrivato tardi è stato col Duca. Non 
quel che porti ; dubito non sia circa la estremità del Castello ; pul 
il saprò domattina se non prima. Et a V. S. mi raccomando. E 
F. C. P. apud S. Donatum die iii julii 1526. 

Privati, II, f, 30. 

4 luglio 1526. 
La factione fatta questa mattina, V. S. l' intenderà per Iettai 
del Conte Ruberto ("). Di più si ha poi per certo, che vi sia sta| 

uccidere l'inerme e valoroso Ferruccio. Servi i Medici fino al 1538, in 
inimicatosi con Cosimo, passò al servizio di Paolo III. Ebbe da Carlo 
la Signoria dell' Amatrice nell'Abruzzo ulteriore. Mori a Citerna il 1556,! 

(') Vitello Vitelli , cugino dei precedenti, capitano generale delle milii 
fiorentine nell'esercito ecclesiastico, avea già guerreggiato nel 1508 coi Vj 
neti contro la Santa Lega di Cambiai. Passò poi al servizio di Leone 
che l'adoperò nel 15 16 nell'impresa di Urbino. Il 15 21 andò in soccorso 1 
Gentile Baglione, suo cognato contro Orazio e Malatesta. Andò alle dtì 
imprese contro Napoli di Clemente VII il 1528, e di Lautrec 1829, nel 
quale ultima morì di pestilenza. Era stato investito della contea di Montoii 

(^) Orazio Baglione, figlio di Gian Paolo e fratello di Malatesta BaglioE 
era condottiere di ventura, allora al servizio dei Veneziani. La pratica ù, 
dice il Guicciardini doversi fare col sig. Vitello Vitelli, a suo riguardo ec 
di pacificarlo con Gentile Bagliftae suo zio e nemico, essendo pure prit 
già stato molto tempo prigioniero in Castel S. Angelo come perturbato* 
della quiete di Perugia. Si segnalò per là presa di Salerno. Morì in un 
imboscata combattendo contro Napoli al servizio di Odetto de Foix sig. d^ 
Lautrec, (1528). 

(^) Conte Roberto Boschetto, modenese, capitano nell'esercito ecclesiastic 
da non confondersi col Conte Roberto Acciainoli che allora stava in Franciar 
per sollecitare la levata degli Svizzeri del Cristianissimo. Dopo la morte di 
Lorenzo de' Medici, ricaduto alla Chiesa il Ducato d'Urbino e Sinigaglia. 
egli ne era rimasto governatore per il Papa, essendovi già stato lasciato per 
vice Duca nel 15 18 dal defunto Duca. Ebbe in appresso il governo di Fano 
che tenne fino alla sua morte. 



l'assedio di MILANO NEL I 5 26 27 J 

immazzato il Capitano Santa Croce (') che era il primo doppo 

Giovanni d'Urbino. La cosa fu bene ordinata et riuscì bene et è 

itata molto in proposito. 
Dei Svizeri ne sono arrivati mille in Bergamasco, quali, dicono^ 

aranno questa sera a Trevi et si farà diligentia di farli caulinare. 

)a questi in su, si può promettere sì poco degli altri. 
Quel di Milano che venne hiersera riferisce che (Decifrato), « il 
Castello sta male ; che se non è soccorso presto si perderà, per- 
hè è in ultima extremità »; fa le cose de' Cesarei molto deboli, 

m 

he dice non sono più che V fanti, 400 huomini d arme et 500 ca- 
alli leggieri et che, accostandoci noi, abbandoneranno Milano, non 
)erò prima che siano piantati i cannoni. Si intende sono partiti 
la Milano questa notte 500 cavalli per andare verso Alexandria 
incontrare il Borbone et da prigioni presi hoggi si è inteso, che 
(landano a Cremona per far venire a Pavia i Lanzichenechi, che 
i sono, che come vedo per la di V. S. del primo, N. S.'" non 
i haveva pensato vanamente. A questo aviso si dà fede, perchè 
'Oggi sono intercepte lettere senza cifre del Guasto (^) a Antonio 
le Leva, che commettono a quelli capitani, che faccino quanto 
[li ordinerà il Capitano Corradino, et a Corradino (^) scrivono in 



(') Santa Croce e Giovanni d'Urbino capitani al servizio dell'Imperatore. 
Quest'ultimo, dopo il fatto di Lodi, era andato col Marchese del Vasto per 
itogliere quella cittA ai collegati, ma dopo aver fortemente combattuto do- 
ette ritirarsi, benché a parere dello stesso Guicciardini sarebbe alfine riuscito 
ell'intento se avesse durato un poco più. 

{') Alfonso d'Avalos, Marchese del Guasto o del Vasto, cugino, o come 
Uri vogliono, nipote di Ferdinando d'Avalos, Marchese di Pescara, dopo la 
lorte di questi gli era succeduto nel governo di Milano e delle truppe im- 
eriali in Lombardia. Fu uomo valorosissimo e di poco inferiore al suo celebre 
Jgino. 

(^) Capitano imperiale, che stava alla guardia della città di Cremona con 
500 fanti tedeschi. Fatta la capitolazione di questa città il 23 agosto, e 
jbandonatala il 15 ottobre ai collegati, che la consegnarono a Francesco 
forza, egli se ne andò coi suoi Tedeschi alla volta di Trento da dove poi 
tornò a servire l'Imperatore. 



274 l'assedio di MILANO NEL 1)26 

cifre (che si sono mandate a Vinegia per cavarle), che potria es- 
sere l'ordine del passare. 

Alloggiamo hoggi passato S. Martino, vicino a Milano, manco 
di tre miglia fuori di strada, a man dextra, in forte alloggiamento. 
Domani si andrà ricognoscendo il paese più innanzi et si consul- 
terà poi quid agendum, il che hoggi non si è fatto. (Decifrato) 
« Pare al Duca che se si ha a stringere Milano colli alloggiamenti, 
« tanto serva questo quanto un altro più innanzi : et sempre mi 
« è parso trovarlo in opinione, che senza augmento di Svizeri, noi 
« siamo per vincere Milano per forza ; et se si tenta et non 
« riesca, che non sarà senza pericolo di esservi rotti ; et in fatto [ " 
« stima quanto più la virtù di quelle genti, et delle nostre con- 
« fida pochissimo, come anche ne confidano poco questi altri Ca- 
« pitani : et stasera me l' ha detto più chiaro che mai, tanto più che 
« l'ho trovato sospeso per questa nuova di Cremona (*), parendoli, 
« che se passano di qua, non solo penseranno a difendere Milano, 
« ma valendosi etiam di quelli che sono in Pavia, con qualche 
« gente, che menerà Borbone, usciranno in campagna in modo che 
« non havendo altri Svizeri che questi mille non mi risolvo che 
« habbia a voler accostarsi più a Milano. Io ho riscaldato sempre 
« al possibile con tutte le ragioni, che ci sono, et tanto, che ciò 
« che io vi aggiungo di più è per servire più presto a fare disor- 
« dine con lui che frutto ; però bisogna andare dextramente, et 
« governarsi seco secondo li avisi et occasioni, che verranno ; tanto 
« più che hoggi ho trovato il Provveditore Veneto ]:)iù freddo che 
« mai ». Pure non si mancherà del possibile, rimettendomi alla 
giornata : si è parlato dello suspendere il passo a' Lanzichenechi, 
quando fusse pur vero, et anchora non si è risolto niente, ne pos- 
sono passare si presto, che se ci è modo di provvedere, non siamo 
in tempo : stimano ch'el camino loro sarà al passo di Pezichet- 
tone, et quivi verso Pavia, passando Lambro. V. S. intende el 
tutto, né io saprei altro che dire. Domattina cavalcando a rico- 

(*) Cioè « che mandano a Cremona per far venire a Pavia i Lanziche- 
tiechi, che vi sono ». 



l'assedio di MILANO NEL I J 26 275 

gnoscere l'alloggiamento, si cavalcherà con grosso ordine, per poter 
rispondere alli inimici, se pensassino volere vendicarsi di hoggi. 
Alla guardia del ponte di Piacenza restarono 200 fanti, in Pia- 
cenza 300 con due contestabili; in Parma ne sono 250. Se ci 
partivamo innanzi l'acquisto di Lodi, vi si lasciava più grossa 
banda, et credo vi sarebbe restato el Conte Ruberto alla cura di 
quelle terre : ma, preso Lodi, non parve necessario ne più forze 
né più capi. In Modena sono 500 fanti; et per tener sicura la 
strada per conto di quelli da Carpi (^), che anchora non l' hanno 
rotta, si dettono al Conte Giovan Francesco Boschetto 50 cavalli. 
Se '1 Duca di Ferrara ("^) non rompe, sono provisioni per tutto 

(') Dopo la battaglia di Pavia Carpi era stata dagl'Imperiali tolta a Al- 
berto Pio il dotto, ambasciatore di Francesco I presso il Papa. Essa restò in 
loro potere finché con formale investitura Carlo V la concesse a Alfonso 
i'Este Duca di Ferrara. 

(*) Il Duca di Ferrara Alfonso I d' Este, bersagliato e perseguitato da 
papa Leone X e poi da Clemente VII, che dopo avergli tolto Modena e 
leggio, cercavano tutte le vie per poter torgli pure Ferrara, si era visto obli- 
|;ato a tener le parti di Carlo V per avere un riparo contro la bramosia di 
luesto ultimo Papa. Già più volte Leone X avea cercato impadronirsi di 
^'errara. Una volta, fra le altre, nel 15 19 cercando sorprenderla colle armi, 
mprovvisamente raccolte, sotto diverso colore, da Aless. Fregoso, Vescovo 
"ii Ventimiglia ; un'altra volta, nel 1520, facendo intavolare dal Pronotario 
post. Uberto Gambara, un trattato colle guardie del Duca per assassinarlo, 
el quale affare trovossi mischiato innocentemente pure il Guicciardini allora 
overnatore di Modena. Avvertito in tempo la prima volta da Federigo Mar- 
hese di Mantova, la seconda da Rodolfo Hello, capitano della sua guardia, 
otè salvarsi ai due attentati. 11 1521, nella prima guerra di Milano, avendo 
gli seguito le parti dei Francesi, perduta che questi ebbero quella città per 
pera del Colonna, il 9 Novembre, entrarono le genti del Papa nel Ferra- 
sse e vi occuparono diverse terre del Duca fra le altre Bagnacavallo, Cento, 
'leve. Furono spinti i Fiorentini a impadronirsi della Garfagnana, fin allora 
:dele al Duca, e pure il Guicciardini, allora commissario del Papa al campo, 
impadronì della provincia di Frignano. Oltre di questo fu scomunicato e 
iterdetta la città di Ferrara. E forse stavano per compiersi i desiderii di 
eone quando questi ammalatosi un pochette, il 25 novembre, improvvisamente 
ieri il i.° dicembre dello stesso anno. A Papa Adriano VI succeduto Cle- 
lente VII, vedendo Alfonso aver questi le stesse mire del cugino Leone X, 



276 l'assedio di MILANO NEL I526 



abbastanza ; rompendo, bisogneria far altro. E consigli nostri et 
circa le cose grandi et le mediocri sono alla sorte che vede V. S. 
(Decifrato). « Non si ha tanto per facile lo acquisto di Milano ». 
Che si pensi quello che sarà poi, se non quanto forse ognuno 
pensa per se medesimo. In Svizerà non si mandò nessuno, perchè 
se Capino vi verrà, suppliranno le lettere et corrieri, maxime 
havendo i Vinitiani fatto intendere più dì, il camino che hanno 4; 
tenere, et se accadrà variatione, si potrà mandare; se Capino et 
li denari non vi saranno venuti, è superfluo il mandarvi. L'huomo, 
che va nella Magna, è comparso stasera, et domattina a buo^ 
hora partirà instrutto di quello, che si è potuto dirgli di qua. Et; 
a V. S. mi raccomando Ex F*^'"'* Castris P. apud S. Martinutn 
die mi juHi 1526. F. 32. M 

5 luglio 1526. 

Ho havuto hora per el corriere spacciato a posta, i brevi 
Capino et per me, et el suo si spaccerà subito per corriere expressa| 
et al Provveditore dirò che ricordi che a Vinegia faccino la me 
desima provisione se non l'hanno già fatta. V. S. vedrà per 11 
incluse del Sormanno et di Granges (*), quanto scrivono de' Svi- 



si tenne in questa seconda guerra del 1526 dalla parte dell'Imperatore, da| 
quale poi dopo varie vicende, ricevette nuovamente l' investitura ed il reali 
possesso di Modena, Reggio e Carpi il 153 1, mediante una somma da sbot^ 
sare al Papa. 

(^) Riportiamo le copie del Sormanno e di Granges, cui allude il GuiC'^ 
ciardini. 

28 giugno 1526 Sormanno a Filonardi. Hoggi questi Sig." ne han rispo-j 
sto circa a la levata che la Maestà del Re dimanda, che non sono bene] 
chiari come siano da mandare da tanti canti le sue gente et ad qualle fine,! 
et che .potria l'uno andar centra a l'altro, però che metterano una dieta ad 
resolverne de novo; ma non voliano per cosa del mondo, che in questo! 
mezo noy levemo alcuni de li soy homini, non obstante che li habiamo al 
bocha et in scriptis monstrato el periculo de la perdita del castello et li ' 
ruina de Milano. Habiamo expedito ad extrema diligentia al Re, adciò di 
novo scriva, et io dal canto mio non mancherò. Ho mandato al sig. Pro- 



l'assedio di milaxo mel 1526 277 



zeri, dei quali non intendiamo altro per altra via excepto che dei 
mille, che hiersera o stamattina dovevano essere a Trevi. Però 
vista l'offerta, che fa il Sormanno di darne presto altri due milla, 

veditore una copia de ciò recercano qua li oratori imperiali, V. S. potrà 
vederla, et ne assicuro che, senza morso alcuno, dicono tanto mal de N. S/® 
et de la Ser."'* Sig.'"'^, bravando de volere minare ci mondo, che è una cosa 
da non credere. Ma tra le altre cose dimandano che questi Sig.''' vohano 
accompagnare lo imperatore a Roma, perchè subito vole dimandare li poten- 
ziti tutti, per castigare N. Sj" delle cose, ha fatto, qualle dicano meritano 
igo. Dicano ciovè uno di loro a la travola (?), dove li erano li princi" 
ipali di questi Sig.' ' , clie se la Maestà del Re non tene lo apontamento, ha 
:f":itto con lo imperatore, giurato clie indubitamente lo imperatore farà morire 
olii et cossi farà della persona del re, se li era più nele mane. Qiiesti 
' li hanno resposto molto bravamente, et tanto se sono scaldati contro a 
imperatore, che spero debia giovare a le cosse nostre. Haveva consulta- 
tamente deliberato de non dare a questi S.'"' li articuli della confederatione 
fine a tanto che non haveva la resoiutione de la levata ; la qualle per el 
mal guerno de quella altra se è diferta, come V. S. pò intendere, ma ho 
mutato proposito. Et molto li è piaciuto, che la MX^ del Re, per la lega^ 
;ia obligato pagare a lo imperatore una honesta taia, restituendosi li fiolli 
dio arbitrio de S. S.'' , de la Ser.™^, Sig.'''\ Hano ancora diti imperiali bu- 
ato a campo, che quando al prefato nostro re paresse che dito apontamento- 
;e moderasse uno podio, che forsa che lo imperatore saria contento che 
]uesti S.'' lo moderassero; al che lo .... de Salorno ha responduto che 
]uesti S." sano bene che lo Imperatore e cossi grande, che se dedignaria 
:ometere una sua diferentia a lor S.'"', che sono villani. Et questo li disse, 
)erchè hano pretenduto che lo imperatore non li dimanda salvo che per vii- 
ani. — Mons. de Grangis, mio compare, me ha scripto che Diategano, per 
lon haver potuto bavere dal R.""*^ de Lode quanto voleva, menaza de fare 
ose assay centra a questa magnia lega. Ho fato che questi S.*"' in colera, 
le scriveno a li soy S." et a tutte le tre lege. Et cossi ne hano dato carico 
1 suo ambasadore, che ò qua, de parlarne al suo ritorno (adciò se proveda 
he '1 dito Diategano non possa fare male). Per cosa che sapiano fare questi 
'.•■', non farano tanto che, venendo dinari, non mandi tanta gente quanta 
isognerà, et non sarano revocati ; pur spero, che fazendo el re quanto se li è 
cripto, che li S.'"' ne darano le genti, et dicano non voliano più venga for- 
inti a la guerra come per el passato. O pensi V. S. se al re, che li paga 
gni anno tanto de pensione quanto fa, li leva con tante difficultà, ciò che 
irà uno, che habia nulla a fare seco ecc. 

Ank. Slor. Lomh. — Anno XXHI - Fase. X. 19 



278 l'assedio di MILANO EEL 1)20 

mandandoli per la leva 800 ducati ('), habbiamo resoluto el Prov- 
veditore et io mandarvi questa sera un huomo con ordine che se 
trova Capino là, et che la leva di quelli del Re sia in buoni ter- 
mini, non attenda ad altro che a sollecitarla, ma se non la tro- 
vasse in ordine, et che gli paresse che questo partito offerto dal 
Sormanno fosse per esser più presto, che lo pigli et solleciti, or- 
dinando in questo caso, che se verrà poi ordine di levare questi 
del Re, se ne levi tanto manco quanto saranno questi, che fussino 
venuti ; et che, se trovassi che i Svìzeri del Vescovo di Lodi ve- 
ramente fussino venuti, non entri in questa praticha nuova del 
Sormanno. Spacceremo anchora uno ne' Grigioni acciocché con con- 
siglio di Granges et d'altri, a chi sarà indirizzato dal Veruli, ap- 
picchi, se ne sarà consigliato, pratica con Diattegane (^), di sorte 
che non gli si dia di presente denari, ma si prometta ed assicu- 
risi, eseguito l'effetto di impedire i Lanzichenechi. . 

PS. Più hano dito a la presentia de tutti questi S/', li oratori imperiali^ 
che con una parolla soia, che Io imperatore scriva ad V. S. et a la Ser.™a 
S.''^ li volterà alla devotione sua, contro la M.*^ del re, et che non passe- 
ranno 5 mexi che se vedcrà per effecto : se sforzano impedire che non pos- 
siamo né noy, né voy haver gente, et offeriscano pagare la pensione de dui 
anni, quale lo imperatore li debe, che monta circa a scudi 10.000; ma questi 
S."^' dicano sano che dinari non c'è, sine quibus apud eos nihil fit. V. Privati,' 
t. II, fol. 43. 

E il Granges scriveva da Cur al Veruli in data i.° luglio 1526: 

Li oratori di don Ferrando sono stati a questa dieta et hano domandato 
tre cose : la prima, passo per li Lanzichenechi, che dicono voler mandare a 
Milano ; la seconda, che non se dia al papa a li S." Venetiani né altri inimici 
de l'impera.tore gente ; la terza, che bisognandoli de le genti sue, li siano 
concesse per li sci denari. Sono stati rimessi alla dieta che se farà da hogi ! 
ad octo. Per la risposta non dubito farli tornare senza cosa alcuna de quello ì 
domandano. ! 

Mess. Cesare Gallo hogi parti per andarsene al campo. Li soi 2000 fanti 
sono passati inanti et sono bellissima gente. V. Quellen ^ur Schweiier Ge- 
schichte. C. WiRZ. 

(*) Il Sormanno fece questa offerta al Provveditore Pesaro nella sua let- 
tera dei 27 giurino. 

Q) Vedi la nota 2 a pag. 270. 



l'assedio di MILANO NEL I 5 20 



Hoggi siamo allo alloggiamento di hieri, come scrissi hiersera 
doversi fare, et insino a qui el Duca non è cavalcato a ricogno- 
scere il paese, ma secondo l'ordine, che haveva dato, non doverà 
tardare. Avviserò stasera con questo spaccio medesimo quello, che 
sarà seguito et se altro si sarà deliberato. (^Cifrato senza spiega- 
zione). È manco male che al Conte Alexandro di Nuvolara (*) si 
dia una compagnia di loo cavalli leggeri, che di fanti, perchè sarà 
spesa manco gettata. V. S. ordini al Cav. Casale che gli faccia 
intendere che venga a pigliarla, et, se volesse fanti, ingegnisi a 
persuaderlo a questo. 

Siamo a due hore di notte, et di poi Io scritto di sopra, se 
cavalcò a riconoscere el paese; et successe una factione quasi simile 
a quella d'hieri; perchè 200 scoppettieri spagnuoli si erano posti 
.1 una casa lontana manco di 2 miglia da Milano, et furono assal- 
tati col medesimo ordine che hieri, et ributtati facilmente fino 
a' Borghi, et mortine circa 30, o 40: né da Milano si mosse 
mai alcuno. El mandare a perdere questi fanti non intendono 
<[uesti Capitani a che fine sia, perchè non si vede ragione alcuna. 
\'on fu vero che hieri fusse morto el Capitano Santa Croce; anzi 
non vi si trovò presente. El cavalcare d' hoggi è stato di sorte 
che, se gl'inimici havessino voluto far la giornata, non si poteva 
fuggire, et, inteso che si erano fatti forti in quella casa, fu opi- 
nione di molti, che l'havessino fatto per tirarci con una grossa 

aramuccia al combattere, et se havessino voluto, era necessario 
ju farla, o perdere una buona banda di gente, che non si sarebbe 
'consentito. Volendo caminare inanzi, et loro veglino combattere, 

>n si può fuggirla : ma sarebbe con loro disvantaggio, perchè 
jcaminiamo bene ordinati et con spianate grandi ; et di bavere li 

lloggiamenti forti si terrà l'ordine medesimo che a' di passati. 

(') Alessandro di Nuvolara era uno di quei prepotenti Signorotti, che 
javevano dato tanto da fare al Guicciardini durante il suo governo di Mo- 
dena e Reggio. Egli era molto protetto alla Corte di Roma, dalla quale 
• cva ottenuto questa compagnia di 100 fanti, che il Luogotenente gli con- 
jsegnava tanto malvolentieri per la cattiva stima che ne aveva. Abbiamo visto 
'in altre lettere il Guicciardini chiamare i Nuvolara « gente da bastone >. 



28o l'assedio di MILANO NEL 1)20 



Stasera sono comparse 4 bandiere di Svizeri di Ces/* Gallo. 
Sono in tutto poco più di 500: dicono che ci sarà domani il 

m 

compimento insino a 1000, et, diviso il resto de' suoi 11 col 
Vescovo di Lodi et il Castellano di Musso, netti ci saranno fra 

m 

4, o 5 di, altri iii. 

Io ho scritto a Capino, sollecitandolo a levare ì suoi, et ho 
aggiunto con parere del Prov/° Veneto, che se pure intendesse 

m 

che havvessimo havuti questi v, levi tanto manco numero di 

m 

questi del Re che in tutto non passino xii. Stasera ci è stata 
nuova che i Lanzichenechi erano usciti da Cremona et, si diceva, 
alla volta di Pezichettone per passar Adda et venire a Pavia. 
Non si è poi verificato et non lo crediamo, maxime che a questi 
dì habbiamo fatto torre quanti porti et navi vi erano all'intorno^ 
né possono passare quivi se non con gran lungheza, nel qua! 
caso ci confideremo essere a tempo a farvi buona provisione: s( 
volessino unirsi con questi altri, il migliore camino loro sarebb 
per Ghiaradda et condursi a Trezzo, dove non potremmo impedirla 
Quel che faremo domani non è anchor resoluto se non forse il 
mente di qualcuno (^). Spero pure, maxime se questa partii 
de' Lanzichenechi, con disegni di abbandonare Cremona, non si 
verifica, andremo pure domani ad un altro alloggiamento; è bei 
vero che de' Lanzichenechi n'è venuto alcuno hoggi a Pezichei 
tone, et imo capitano di 100 fanti, che tegniamo alla guardii 
delle rive di qua, combattè con alcuni, che passorono et mi scriv< 
bavere infine abrusciato loro un porto, che gli restava. Et a V. Sj 
mi raccomando. Ex F. C. P. apud S. Martinum die v Julii 152I 

Borbone si aspettava hieri in Alexandria et debbe venire 
Milano; secondo s'intende non conduce fanti. In Milano dann( 
spesso allarmi et stanno molto sollevati, et sollecitano il fortificar» 

^1 
(*) Cioè in mente del Duca di Urbino. Si ricordi la sua abitudine, del 
quale spesso si lagnava il Luogotenente del Papa, di risolvere cioè da sé e| 
di dar a conoscere la sua risoluzione ai capitani del Papa solo quando m 
aveva cominciato l'esecuzione. 



l'assedio 01 MILANO NEL 1526 2(S| 



et le provvisioni delle vittovaglie in modo che della deliberatione 

loro si hanno anchora varie opinioni. Disse stasera uno Spagnuolo, 

che fu menato prigione ferito : « Questa è altra cosa che scara- 

muciar con Franzesi » . 

Privati, II, f. 39- 



7 luglio 1526. 

El partire nostro di questa mattina dallo alloggiamento non 
fu exeguito nel modo, che era stato disegnato; perchè sendo noi 
caminati con buonissimo ordine per le vie spianate, et non si 
essendo visti li inimici, il Duca, et per la opinione, che si è 
havuta sempre, et per non si vedere in loro segno di gagliardia, 
si persuase, andando innanzi, havere a guadagnar e borghi senza 
contrasto; così fece spingere dai primi colonnelli qualche banda 
di scoppettieri alla via di Porta Romana; et così verso Porta 
Tosa; e quali scaramucciarono assai con li inimici, che erano a 
queste due porte, et anchora che alcuni ne salissino in sulli ripari, 
furono sempre ributtati; et morti a Porta Tosa della compagnia 
del Conte Pier Nofri 14, e 16 fanti, et a Porta Romana di quelli 
di Hieronimo Falloppia forse altrettanti, et dell'uno et dell'altro 
feriti assai : et loro anche non debbono essere passati senza danno. 
Vedendo questa resistentia, el Duca fece piantare 3 cannoni presso 
Porta Romana, uno buono tiro di balestra, per levare un falconetto, 
che vi havevano condotto, et battere la porta. Il falconetto si 
levò et la porta fu battuta molti cólpi, ma non ne seguì altro, 
perchè sebbene haveva disegnato dare l'assalto et già fatto venire 
le scale, pure poi lasciò stare per attendere ad alloggiare il campo, 
che già l'hora era tarda et e cannoni, per essere piantati lontano, 
havevano fatto poco danno. Lo alloggiamento nostro è stato più 
vicino alle mura che fu el disegno d'hieri, et per l'hora tarda et 
essere variato l'ordine, non fu senza qualche confusione, pure non 
tale che abbia fatto danno, ma bisognerà domani riconoscerlo, 
perchè così non sta bene in tutto, et questa notte si supplirà con 
buone guardie. Li inimici erano ridotti grossi in questi due borghi 



282 l'assedio di MILANO NEL I526 

et vi hanno tutto dì lavorato; non so se persisteranno in volergli 
diffendere, che sarà contro l'opinione di ognuno, o se piglieranno 
altro partito. I iudicii sono varii ma i segni che noi vediamo sono 
che non vogliono abbandonare Milano, non obs tante che ad ogni 
hora ci viene avisi da far credere che questa sera siano per andare 
alla volta di Pavia. Io credo che in questa venuta d' hoggi 
non si sia fatta perdita alcuna, perchè, se forse era ragionevole 
o non tentare la terra, o assaltarla gagliardemente, et non si è 
fatto né l'uno né l'altro perché questo progresso fuori del disegno 
d'hieri é stato fatto all'improviso, pure non si può negare, che 
havranno visto ne' nostri fanti più animo a combattere con loroi 
che per avventura non pensavano. L'artiglierie sono dove hoggi 
si piantarono con buonissima guardia. Il resto del campo è allog- 
giato quasi tutto a man dextra della strada. Sono venuti stasera 
sei altri cannoni de' Vinitiani : et il Duca per il progresso d'hoggi 
è riscaldato in modo, mi persuado, non lascerà indietro experientia 
alcuna per conseguire lo intento. E particulari non scrivo, perchè 
oltre che queste deliberationi si variano d'hora in hora [cifrato) (i). 
Facciamo provisione di vittovaglie per aiutarne, se si potrà, il 
Castello, quando pure lo sforzare Milano non riuscisse. Borbone 
vi entrò stanotte con 4 in 5 cento fanti, di quelli delle galee, 
assai male in ordine: et questa sua venuta va molto cheta. Ai- 
Castello si daranno questa sera contrasegni di XII tiri di artiglieria, 
benché hoggi gli harà sentiti abbastanza. Sarà qui domani il 
Vescovo di Lodi con altri sui Svizeri, et scrive che fra tre di ci 

saranno tutti li 11. 

Credo che il Marchese potrà facirnente impedire il passo d'Adda 
ai Lanzichenechi, et ogni volta che intendino bavere inimico il 
suo paese, non possono pigliare quella via; et in tal caso si 
potria aiutarlo con gente; et a questi particulari si penserà meglio 
quando si intenda siano per venire: basta che hora in genere si 

(^) Vi è qui una linea di cifre delle quali pongo qui la spiegazione: 
« el sig. Duca persevera nelli medesimi pareri, che scrissi hieri. Vedremo 
a questa venuta di Svizeri quello seguirà ». 



l'assedio di MILANO NHL 1526 285 

disponga a voler prohibire quanto potrà, havendo quello aiuto, 
che si conviene. El Luzasco comparse et ha parlato col sig. Gio- 
vanni hieri in presentia mia, et l'ha visto assai commodamente. 
Credo ch'el Thesoriere (^) habbia mandato il conto di tutte le 
spese: così mi ha detto. Se io harò due hore di tempo vi man- 
derò un sumpto di quello, ch'io credo habbia a essere la spesa: 
ma ho tanto da fare che bisogna sia excusato se non fo sempre 
quel che voglio. Volevamo publicare domattina la lega con le 
cerimonie debite, ma siamo in termini che bisogna attendere ad 
altro. Et a V. S. mi race. Ex F. C. P. contra Mediolanum die vii 
juhi 1526. 

La de' mi comparse hoggi a buon' hora. 

Privati, II, f. 45. 

8 luglio 1526. 

Due hore sono scrissi a V. S. et poi, essendo in letto, venne 
allo alloggiamento mio el Prov.""^ Veneto et, senza dirmi la causa, 
volle che io facessi chiamare subito el Conte Guido, sig. Vitello et 
sig. Giovanni. Et venuti che furono, disse ch'el Duca d'Urbino 
gli haveva detto che per satisfare alli stimuli, che gli erano dati 
da Roma et Vinegia et qui da noi altri, era venuto più innanzi 
che non fu la opinione sua, su che confessava bavere errato : ma 
che ora cognosceva, che lo star qui era la ruina manifesta di 
questo éxercito ; et che a questo non si poteva provvedere se non 
con levarsi subito, perchè tardando a domani nessuno rimedio era 
a tempo ; allegando, questa sera a 24 hore in uno allarme, che si 
dette, sendo venuti li inimici alla volta dell'artiglieria sua, la 
fanteria, che era alla guardia, si era portata tristamente et messa 
due o tre volte in fuga ; et che diceva essere stato pure lui et 
il sig. Malatesta Q) , Antonio da Castello , Pier Franco da Vi- 

(') 11 Tesoriere f;enerale della Chiesa stava a Bologna ed era Alessandro 
del Caccia. 

(') Malatesta Buglioni, figlio di Gian Paolo BagHoni, tiranno di Perugia^ 
che chiamato in Roma con salvacondotto da Leone X , venne da questa 



284 l'assedio di MILANO NEL I 5 26 



terbo ('), che affermavano il medesimo : et però, che havendo a 
combattere con essa era certo la ruina nostra. Et che infine si 
risolveva a levarsi ; et che questo rimedio, se si differiva, era tardi 
et giugnerebbe doppo il fatto ogni volta che questi Sig." dello 
exercito ecclesiastico, col cominciare a discrepare et mettere in di- 
sputa, consumassino quel poco tempo che ci resta. A noi tutti 
parve questa proposta sì nuova quanto può pensare V. S. perchè 
non ci era caduto in mente alcuno pericolo, né credevamo che il 
Duca havesse manco speranza et caldezza di noi : et doppo qualche 
replica fatta da questi capitani, con dire che non havevano ve- 
duto segno alcuno da diffidarsi tanto delle sue genti , io gli 
dissi che volevamo parlare col duca per intendere meglio sì su- 
bita mutatione. Così ci partimmo per andare a trovarlo, che eraa 
allo alloggiamento del Prov.""^. Et in camino trovammo l'artiglie- 
rie et carri di munitione de' Vinitiani, che già si erano levati : et 
ci fu fatto intendere, che l'artiglierie, che erano piantati stamani,-, 
si levavano. Et giunti allo alloggiamento, trovammo che i carriaggì| 
del Prov.''* già si erano cominciati a caricare, et le bagaglie del 
campo loro et ogni cosa in moto ; in modo che ci accorgemmo 
essere chiamati a cose non solo deliberate, ma già cominciate ad 
exeguirsi. El Duca replicò : « la mente sua essere stata più per 
« satisfare ad altri che per sua volontà ; et il pericolo manifestis- 
« simo, in che ci trovavamo non levando questa notte ; il quale 

fatto decapitare in Castel Sant'Angelo il 1520, era fuggito, dopo la morte 
del padre, col fratello Orazio lasciando Perugia a Gentil Baglione che la 
governava per il Papa. Aiutato dal Duca d'Urbino potè impadronirsene di 
Jiuovo nel 1522. Era in quest'anno 1526 condottiere al servizio dei Vene- 
ziani e si distinse per varii fatti d'armi che fecero di lui un capitano di 
grido. Si copri però d'infamia per la perfidia e mala fede che usò coi Fio- 
rentini durante il memorabile assedio che questi dovettero sostenere per la 
libertà contro le truppe di Clemente VII e del Principe di Grange. Nel 
quale essendo egli a capo della difesa della città approfittò per tradirla e 
darla in mano ai Palleschi. Premio di questo tradimento fu la Signoria di 
Perugia datagli dal Papa di cui non potè godere essendo morto l'anno dopo. 
(') Antonio di Citello , Pier Franco da Viterbo condottieri de' Ve- 
neziani. 



l'assedio di ìMilano nel 1526 285 



« cognosceva tanto certo quanto si potessi bavere certezza alcuna, 
€ né solo lui, ma Malatesta, Pier Franco da Viterbo, Antonio da 
« Castello et Julio Manfrone (') ; che lui haveva tentato hoggi 
« gagliardamente di entrare nei Borghi , et accostatosi et pian- 
« tatovi le artiglierie, cosa che né i Francesi né alcun altro 
« havevano mai fatto a Milano ; et che eravamo corsi ; che li ini- 
« mici non volevano abbandonarlo, né noi eravamo bastanti a sfor- 
« zargli ; et che la salute nostra era ritirarsi a S. Martino, dove 
« si consulterebbe poi quello che si havesse a fare ; ricordando le 
« ritirate del sig. Prospero ; et che questo era minor male che 
« ruinar l' impresa et fare lo Imperatore signore del mondo : 
« et che questo non si poteva bavere a carico, perchè la ragione 
« della guerra voleva così ; et quando fusse a carico, lo voleva 
<\ tutto per se » : parlando risolutissimamente et facendo doman- 
dare altrimenti consiglio ai nostri. Li quali risposono, che non sa- 
pevano che dire, perchè vedevano lui già haverlo deliberato. Et, 
replicando io di questa ruina sarebbe causa questa nostra ritirata, 
disse : « Se voi volete che si ruini tutto, questo si può fare. » Et 
perchè io dissi che a questi sig." Capitani non pareva cognoscere 
tanta viltà nelle sue genti, mi rispose, che non si moveva tanto 
per questo quanto perchè la fanteria sua era in alloggiamento pe- 
ricolosissimo ; perché li inimici havevano piantato questa sera un 
pezzo d'artiglieria tra Porta Romana e Porta Tosa ; et gli batteva 
per fianco ; et che era credibile che questa notte ne pianterebbono 
degli altri al medesimo segno et domattina farebbono dare allarmi 
et, subito la fanteria fussi in ordinanza, la batterebbono per fianco 
et la disordinerebbono ; et visto el disordine, salterebbono fuora, 
et la romperebbono senza rimedio. Fu proposto il riparare, il mu- 
tare alloggiamento in tutto, o in parte, con mostrare di voler tra- 
vagliare da altra banda : nonostante qualunque replica, concluse 
che era necessario il levarsi : et che aveva già ordinato che le 
artiglierie, che si piantarono stamani, si levassino, et si adunas- 



(') Uno dei condottieri de' Veneziani, mori il 15 Agosto di questo stesso 
anno andando all'assalto delle mura di Cremona. 



286 l'assedio di MILANO NEL I526 

sino le bagaglie ; così facessimo noi ; che lo faremmo per neces- 
sità et sollecitamente, perchè vuole che si avviano subito et levar 
le genti innanzi giorno. 

V. S. può havere compreso per più mie che la opinione naturai 
del Duca è sempre stata, non avendo grossa banda di Svizeri, di 
non confidare in Italiani, et che le istantie, che gli si sono fatte, 
l'hanno cavato qualche volta dal passo suo. Hieri sera poi lo trovai 
molto più gagliardo del solito, persuadendosi al certo haver a pi- 
gliare e Borghi senza quistioni : et haveva pure qualche speranza 
che avessino a uscire da Milano, et si confirmò in questa opinione 
perchè vide che, nel caminar di questa mattina gli inimici non 
facevano moto alcuno, in modo che senza conferirne con persona 
di noi altri, passò lo alloggiamento designato, accostò le artiglie- 
rie et fece tentare e ripari. El qual trascorso fu causa di fare al- 
loggiare le genti nel modo che le alloggiò et la fanteria scoperta 
da essere battuta et per moderare lo assalto in quest'altro luogo ; 
et la mutatione si è fatta in un subito , perchè dice che questa 
sera al tardi si accorsono del disordine. Hoggi era di fuoco et con 
speranza di entrare fra un dì o due in Milano. Hora l'essergli 
mancato l'entrare ne' Borghi senza contrasto, come si era per- 
suaso, et questa difficultà dello alloggiamento, che gli è soprag- 
giunta, lo ha fatto tornare facilmente nella sua opinione prima,' 
et forse la mala prova, dice havere fatta i suoi fanti. Benché Pier 
Franco da Viterbo, che lui allega per testimonio, dicesse quanto 
fu quella scaramuccia el contrario, molto gagliardamente al sig- Ca- 
millo Orsino {*), in presentia di uno de' miei. In effetto noi siamo 
stati a Milano. Se havessimo hieri assaltato gagliardamente, è 
opinione di tutti che entravamo ne' Borghi. Habbiamo tentato ma 

(^) Camillo Orsino dell'illustre famiglia romana di questo nome, seguiva 
allora il campo dei collegati avendo una condotta negli uomini del Papa. 
Personaggio importante, si trovò in appressa negli affari della guerra di 
Puglia, durante la quale però lasciò un po' dubitare della sua fedeltà nel 
denaro. 

Sostenne con molta gloria sotto il pontificato di Paolo IV, il governo 
generale dello Stato ecclesiastico. 



L'ASSbDIO DI MILANO NEL I526 287 

non combattuto. Hora ci partiamo sì honorevolmente ; lasciamo 
in preda el Castello, a che non ci è huomo, che habbia pur pen- 
sato. Non so che dire altro se non che così vuole la sorte nostra : 
bisogna bavere patientia. Et a V, S. mi race. Ex F. C. P. centra 
Mediolanum, die vii julii 1526. 

Tenuta insino a questa mattina allo alloggiamento, che è stato 
Marignano et non S. Martino. Acciocché la ritirata sia più hono- 
revole io mi condussi a S. Martino, credendo havessimo a re- 
stare quivi come il Duca haveva detto. Et trovai che per ordine 
del Ministro di Campo, le bagaglie caminavano alla volta di Ma- 
rignano : così andava la sua artiglieria, nonobstante che la nostra 
fusse alloggiata in S. Martino. Mandai al Duca ad intendere quello 
sì havesse a fare : rispose che ci fermassimo a S, Martino, che 
quivi si consulterebbe : et nondimeno la sua continuava di an- 
dare innanzi. Dimandai al Prov.*"* che passò, se il Duca haveva 
fatto nuova risoluzione, mostrandoli che si conveniva più lo al- 
loggiamento di S. Martino di quello di Marignano. Mi rispose non 
lo sapere, se non quanto gli haveva detto el Ministro di Campo. 
Ricerchando che insieme ne parlassimo al Duca , per intendere 
questa mutatione, disse : « Io voglio riposarmi in questa casa, qui 
, vorrete farmi chiamare. » Lo feci poi chiamare et trovai che, senza 
1 fermarsi, era passato innanzi. Venendo poi il Duca, li dissi che i 
nostri artiglieri erano alloggiati quivi, perchè havevamo detto vo- 
lervi alloggiare : dimandando che gli pareva dovessimo fare, disse ; 
« È la verità ; ma li bagagli sono trapassati a Marignano : et poi 
« quello alloggiamento è molto comodo a Lodi, Pavia et Milano : 
<< è luogo da potervi posare bene la gente et da rassettarvi : per 
« la sicurtà stimo tanto questo quanto quello, perchè in tutti dua 
« saremo sicuri egualmente, benché qui si starla con qualche (a- 
« stidio. » Più gli risposi : « Se la sicurtà è qui come a Marignano, 
« questo ha in meglio che la ritirata non è si lunga et, essendo 
« anchora adosso a Milano, terremo in qualche speranza quel Ca- 
« stello. » Replicò : « Quando i miei padroni vorranno questo, il 
« governo di quella impresa sia d'altri che mio : io n'havrò molto 
« piacere , et obbedirò volentieri a ciascuno : ma insino non lo 



288 l'assedio di MILANO NIÌL I 5 2Ó 



« danno ad altri, voglio governare le cose della guerra io. » Et,' 
replicandoli con honestissime parole, che S. Exc.''* doveva essere 
contento, che avessimo arbitrio di dire quello ci occorreva, et che 
noi volevamo, che lui havesse arbitrio di comandare a tutti et 
obbedirla, rispose : « Se ho a comandare, voglio andiamo a Ma- 
« rignano. » Et dicendo io, « Andiamo » ci dirizzammo al camino. 
Se qui ci fermeremo, o anderemo più innanzi, non lo so, perchè 
lui dehbera, et in fatto co' nostri consulta poco, altro che per 
cerimonia ; et spesso conduce le cose che ha deliberate, come se 
poi venissino fatte per necessità. El Prov."^^ s'intende bene seco, 
et anzi il più delle volte mostra non sapere quale sia l'animo del 
Duca, di sorta che io non trovo mai verso da non essere gover- 
nato a giornata. Io mi vo temporeggiando perchè è bene a non 
rompere, ma andare dritto al beneficio comune. La causa di qucr 
sta deliberatione et di questi modi non so ; et mi occorrerla mille i 
interpretazioni ; se nonché mi pare che vincere importi tanto, per 
l'utile alla Sig."^ di Vinegia , et al Duca per l'onore, che non 
so trovare ragione , che pesi quanto questa. Et circa al proce- 
dere, di qua non se gli dà causa, che mi sono governato sempre 
et così continuerò con ogni possibile submissione ; né credo sia 
a proposito, sappino di questa poca satisfattione acciocché la con- 
cordia non si alteri : ma ho voluto che N. S.'^^ sappia el tutto, el 
quale so, sarà grandissimo dispiacere. Et se sì honorevole prin- 
cipio di tanta bella impresa habbia si presto inciampato, nondimanco 
S. S.*^ non si perda di animo, perchè etiam con questo disfavore, 
se il Re di Francia tiene il fermo, l'impresa si vìncerà : et, venendo i 
Svizeri del Re, non è possibile che costoro non succumbino, quando 
bene haran havuto el Castello. Non si possono condurre le im- 
imprese grandi senza difficultà. Convenirsi con loro credo sia peri- 
coloso et dannoso, et non veggo questa necessità. Se il Re di Francia 
non ci manca, et qui si facesse accordo per ragione, lo lauderei, 
ma biasimo se si facesse per timidità. Spaccerò hoggi un corriere 
alla Corte, avisando Ruberto del caso, et sollecitando lui et Capino, 
se è in Svizerà, alle provisioni. Al Castello faremo hoggi la provi- 
sione che si potrà per intrattenere il Duca, ma dubito non farà frutto. 



l'assedio di MILANO M-L IJ^Ó 289 



È arrivato questa mattina il Vescovo di Lodi con circa 500 
Svizeri. Dice che vi sarà fra due di el resto di questi di Cesare 

m 

Gallo et che i in del Castellano di Mus ci saranno fra tre dì. Et 
^ V. S. mi raccomando die vili julii 1526. 

Privati, II, f. 47. 

Q luglio 1526. 

Ancorché hieri scrivessi lungamente circa la ritirata nostra, re- 
plicherò con questa, che, se non ci è altra causa sotto, eh' io non 
intenda, il procedere nostro di avant' hieri {Decifrato) « nello ac- 
« costarci a Milano, la causò: perchè ancora che fusse stato con- 
A chiuso il dì d'avanti di alloggiare a Bufalozo et Pilastrello et di 
« quivi consultare bene le cose nostre, dirizzarsi a quella banda 
« et in quel modo, che fusse indicato più in proposito, tamen si 
« procedette poi altrimenti, mostrando il Duca tanta caldeza che 
« da un canto fece accostare i cannoni molto animosamente et 
« dall' altro fece smontare molti suoi gentilhuomini a piedi et fece 
\ venire le scale per dare la battaglia, benché poi si riducesse in 
« scaramuccia leggiera, dove alcuni de' nostri combatterono ga- 
« gliardemente, ma per il disavantaggio, che havevano, perirono 
>< più di 40 huomini. Così, consumata gran parte del dì, et essendo 
< la gente stracca, si fece lo alloggiamento poco sicuro, che fu poi 
v< causa della partita ». Et seguitò l'altra deliberatione, comunicata 
a noi in tempo che era già levato mezzo il suo campo, la quale 
per essere si subita mosse tale spavento, che quasi tutta la parte 
lei campo, che si avviò innanzi, n'andò come rotta, et in modo, 
che si sfilorono dalle compagnie moltissimi fanti et cavalli et gran 
numero riandorono insino a Lodi, et tra gli altri il Vescovo di 
X'eruli et il Segretario del Prov.''® Vinitiano, che forse vi fu man- 
dato per salvare qualche scrittura con cosa importante. L'artiglierie 
le' Vinitiani passorono di qualche miglio Marignano; che nacque 
perchè chi li conduceva hebbe commissione di non li fermare in- 
sino non fusse avvisato: et chi l'haveva ad avvisare non dovette 
ricordarsene sì presto. 



l'assedio di MILANO NEL 1)26 



É vero che la gente deputata al retroguardo (') si ritirò hono- 
revolmente; et anche da quelli di drente hebbono poca molestia. 
Questa levata il Duca ha stamani excusata per le ragioni dette 
hieri, mostrando di satisfarsi assai dì questa deliberatione ; et che, 
se haveva cominciato a levarsi innanzi ce lo facessi intendere, fu 
per la brevità del tempo, per cognoscere il partito sì necessario, 
che, o con noi, o senza noi, haveva deliberato farlo in ogni modo, 
et non si essere voluto fermare allo alloggiamento di S. Martino, 
per cognoscere che se costoro, accordato il Castello, si fussino 
spinti verso noi, haveva a farsi un'altra ritirata, che, stando a 
Marignano, non accadrà ; benché io non lo giurerei, di tanto timore 
ci ho visti essere pieni. Io sono andato ricercando diligentemente 
se di questa fanteria italiana si sono veduti tali segni, che dovessino 
generare tanta viltà. Trovo in effetto essercene molti di trista 
sorte, et in questi due dì se ne sono partiti assai, nondimeno non 
si può anche negare che non ce ne sia anche de' buoni, i quali 
havrebbono combattuto et fatto il debito. Credo bene che hora 
questi exerciti siano peggio el terzo, perche gli habbiamo spaven- 
tati et tolta riputatione a noi medesimi sì con l'effetto del riti- 
rarsi in questo modo, come col pubblicare la loro viltà per iusti- 
ficare la causa nostra, {^Cifrato senza spiegazione) et certo io vedo 
con questa gente, che havenio, non è da sperare che possiamo 
fare alcuna buona factione, pure stando sulla perdita della repu- 
tatione, la quale è ben grande, possiamo andare temporeggiando 
finché habbiamo aiuto, che possiamo vincere al sicuro. Ma il male 
è, ch'io dubito ch'el Castello, vista nostra retirata, forse non 
aspetterà. Stamani fummo in consiglio, dove si concluse mandar 

m 

denari per levar 1 1 1 Svizeri, ch'el Castellano di Mus promette, 
ci saranno fra 4, o 6 dì, che, uniti con questi altri di Cesare 
Gallo, che anchora non ci son tutti, sarebbono 5000. Pure el 
sig. Duca ha tanta diffidentia di questi fanti italiani, che, anchor 

(*) Questa del retroguardo era la gente delle Bande Nere, del sig. Gio- 
vanni de' Medici, che non voile a nessun costo partirsi da Milano di notte 
tempo. 



l'aSSHDIO di MILANO NEL 1 3 26 291 



con lo augumento di questi 5000 Svizeri, non iudica sia da mo- 

m 

versi de qui, se prima non vengono li x del Re : et però sollici- 
tateli anchor voi. Essi ragionano isto interim di assaltar Cremona ; 
ma non se ne sono accordati, perchè risolvono non riuscirebbe 
senza grossa forza, la quale mandandovi, l'inimici anche loro ha- 
vranno facoltà di soccorrerla. La resolutione del Duca è che non 
si possa sforzar Milano senza due exerciti, de* quali ciascuno 
habbia almanco 5, o 6 mila Svizeri, et sia sì grosso, che da per 
se possa resistere alle forze etiam unite delli inimici. Però insta 
che si sollecitino Svizeri, con proposito, come arrivassino, di ri- 
tornare sopra Milano: et dicendoli io, che questo disegno non gli 
succederebbe, perchè nel tempo medesimo, che noi havemo Svi- 
zeri, loro ingrosseranno di Lanzichenechi, et così le forze nostre 
augumentate non varranno più che se vaglino di presente, mi 
rispose che si attenderebbe in tal caso a far la giornata, et che 
cognosceva Borbone sì precipitoso, che sperava si darebbe qualche 
buona occasione. Io vorrei pure, se fusse possibile, che, havendo 
questi 5000 Svizeri, tornassimo, se non a combattere Milano, 
almanco ad alloggiarvi a canto. 

Non l'ho voluto anchor proporre, perchè bisogna procedere seco 
con grandissimo rispetto \ pure lo strignerò quanto potrò. Interim 
staremo qui, et non si farà altro che tener qualche praticha, delle 
ciuali el favore, in che ci troviamo di presente, mostra quanto si 
possi sperare. Del Castello non si è poi inteso altro : èssi (^) scritto 
et rescritto al Duca, et, per ricordo del huomo suo, a' Capitani 
de' fanti, che vi sono drento, promettendoli donar loro mi {quattro) 
paghe se staranno fermi. Hoggi è venuto in campo Gasparo del 
Maino ("), et il Conte Filippo Torniello (^), et di loro et di tutti gli 
altri, che sono fuora, non ci siamo insino a qui valuti di niente. 

(•) Si t. 

(^) Gaspare del Maino era governatore di Alessandria fin dal tempo della 
prima lega contro Francesco I, durante la quale si era distinto per avere 
disfatto 2000 fanti del Cristianissimo, che, passando per il territorio alessan- 
drino, andavano a raggiungere il campo presso Pavia. 

(^) Filippo Torniello di Novara aveva già servito nelle truppe imperiali 



292 l'assedio di MILANO XEL I526 



Piaceriami la praticha di Guido Vaina (") ; però, se manderà in 
qua, farò ogni opera perchè si assetti. 

Dicemi il Conte Guido, ch'el sig. Luigi da Gonzaga {^^ , suo 
cognato, se non harà condotta di huoniini d'arme da' Vinitiani, si 
assoderebbe volentieri con N. S."; altrimenti andrà di là. A me 
piacerebbe, quando N. S.'" voglia fare huomini d'arme, et lui si 
contenti con partito ragionevole. 

Scrissi hieri in Francia et a Capino, credendo fussé in Svizerà, 
per sollicitare, et spacciai in diligentia. Gran cosa è se non vi sarà 
ancora giunto {Decifrato). « Et Dio voglia che trovi le cose là 
« così ben disposte che possiamo haverli presto : mi dole che non 
« ne fusse data subito la commissione al Surmanno, affinchèj 
« non si havesse havuto a perdere tanto tempo. Se non facemo: 
« ad un tratto ciò, che si può, io vedo ogni cosa pigliar piega di. 
« ruinare. » Et a V. S. :, 



souo Prospero Colonna. Nei 1522 era stato destinato alla guardia di No- 
vara con 2000 fanti contro i francesi. Ma essendo venuto ad assediarlo il 
sig. di Scudo, fratello del Lautrec, malgrado la sua forte resistenza, la città 
fu presa al terzo assalto e saccheggiata: egli ed altri ufficiali fatti prigioni. 
In quest'ultima guerra stava al servizio del Papa. 

{*) Guido Vaina di Imola, guerriero di parte Ghibellina, aveva già nel 
1523 mosso guerra ai signori di Cerone. Impadronitosi di Fontana, Cle- 
mente VII gliela tolse investendone Ramazotto. Stava in quest'anno 1526 
in Cremona cogl' imperiali, e si trovò alla capitolazione che questa città fece 
ai collegati il 23 agosto seguente. Passato dipoi al soldo della Lega, fu man- 
dato il 28 dicembre a Borgo San Donnino ad osteggiare i Tedeschi di 
Frundsberg. -^ 

(^) Luigi Alessandro Gonzaga, Marchese di Castiglione e Principe del S. R. I.» 
avea per moglie Ginevra Rangone, sorella di Guido e gentil poetessa. Egli 
avea già combattuto a proprie spese nel 15 21 nella Lega contro i Francesi. 
All'impresa di Parma riportò due ferite che lo resero guercio e zoppo. In 
quest'anno 15 26 fu al servizio dei Veneziani e si portò valorosamente al 
fatto di Governolo, contro i Lanzichenechi di Frundsberg. Finita questa guerra! 
tornò a servire l'imperatore, che l'impiegò nella seguente guerra di Lom- 
bardia come Mastro di campo del Marchese del Vasto. Mori a Castel Gof-J 
fredo il 1548 con fama di malvagio e prepotente signore. J^ 

I 



S< 



l'assedio di MILANO NEL 1526 29 J 

Giuliano Leno (*) ha voluto lo assunto di pagar i bombardieri 
et ministri dell'artiglieria ; et per non combattere seco, è bisognata 
farli per questo un mandato di ducati 370; i quali si ha messi in 
borsa, et vuole pagare costoro in modo non ne perda; di che ci 
è grandissimo rumore, et non gli resta il terzo de' ministri. Ha- 
vrebbe fatto el medesimo della Guardia, se io glie ne havessi con- 
sentito, et infine per guadagnare non ha rispetto alcuno. Credo 
che Nello Miraglia di S. Piero sia huomo excellente, ma quanto 
al governo dell'artiglieria, tutti questi signori et ognuno, non solo 
si accordano, che non se ne intenda punto, ma tutti se ne fanno 
beffe: credo sia necessario che ad altri si dia questa cura. 

El Vescovo di Lodi si querela che N. S.'" babbi concesso certa 
suppressione in preiudicio suo. Di che parlerà uno suo agente 
;i V. S. Gli raccomando la sua causa; perchè bora che è qui coi 
Svizeri, non è se non bene tenerlo bene disposto. — Al sig. Gio- 
vanni non si può satisfare di quel suo colaterale perchè dispiace- 
rebbe troppo al Conte Guido. 

Privati, II, f. 51. 

II luglio 1526. 

m 

Li Milanesi accordorono 30 ducati da pagarsi una parte di pre- 
1 sente et li altri in fra io dì, con promessa che lo exercito bora 
1 alloggerebbe nei Borghi et tra pochi dì in campagna ; così Bor- 
itone et tutti sono alloggiati tra el Borgo di Porta Romana et 
Porta Tosa, et attendono a fortificare i Borghi quanto possono. 
Dicono voler fare 5000 fanti italiani et di già hanno cominciato' 

(') Capitano di ventura, la cui rapacità, presunzione ed incapacità nel go- 
verno delie artiglierie sono benissimo delineate in questa ed in altre lettere 
del Guicciardini. L'avergli il Luogotenente rifiutato 5 00 fanti per la guardia 
dell'artiglieria, nella quale pensava rubare a mano larga, e in seguilo l'averlo 
revocato, per conoscerne la completa insufficienza, fecero di lui un nemico 
accanito ed un calunniatore del Guicciardini presso la Corte di Roma. V. Op. 
ined. dì F. G., illustrata da G. Canestrini, voi. IV, pag. 478. 

Arch. Stor. Lomb. - Anno XX'II — Fase. X. ao 



2^^ l'assedio di MILANO NEL 1)26 



a fare i Capitani, dando voce che gli vogliono lasciare a guardia 
•delle terre, per raccorre gli Spagnuoli et li Todeschi alla campagna. 
Di che non credo faccino nulla, perchè non se ne fideranno. Danno 
il quartiere a' suoi cavalli leggieri, et se Borbone harà il carico dello 
spendere, come insino a hor si mostra, bisogneran presto altre 
provisioni. Di Lanzichenechi non s'intende altro né per via di 
Trento, ne d'altrove, senza i quali potrà essere che per reputa- 
tione et per sostenere Milano, eschino in campagna, ma non credo 
cerchino di strignersi troppo. Ci è hoggi un aviso ■ da Milano, che 
hanno fatto fare quantità grande di porci. Non sappiamo pensare 
a che effetto. 

Del Castello non si è poi havuto lettere ne inteso altro. Et per 
essere fuggito da Milano, chi haveva quella cura, le lettere nostre 
non sono potute anchora entrarvi; ma ci è data speranza, che vi 
entreranno. 

Hiersera el Duca fece tirare 12 tiri di cannone, che è il segno, 
che si haveva a fare insino la notte, che ci levamo-: et loro rispo- 
sono quando ci havevano dato il contrasegno. El Duca haveva 
tenuta praticha in Cremona con certi Lanzichenechi molto intrin- 
sechi del Capitano Corradino , et haveva parlato loro insino in- 
nanzi che io venissi di qua: et gli avevano promesso, o di fare 
che Corradino, ha vendo due paghe, abbandonerebbe la terra, 0,' 
non volendo farlo, che gli amutinerebbero i fanti. Pare che Cor- 
radino habbia tenuto el trattato doppio, et alla fine gli ha fatti 
squartare: et harà mandato insino allo Imperatore una lettera 
scripta loro dal Duca, molto calda in questa praticha. Corsone 
stanotte di Cremona verso Crema, et oltre alli altri danni, presono 
uno cavallaro con lo spaccio del Prov.'" a Vinegia. A Milano hanno 
carestia grande di carne, di polli et cose simili : di pane hanno 
assai benché quest'anno per il paese si apparecchi una carestia 
grande. 

De' Svizeri non ci è poi altro, cioè di questi, che hanno a ve- 
nire hora : et le pratiche coi Grigioni si seguitano. L'effetto si 
vedrà alla giornata. 

Per sollicitare i Svizeri di Francia si è stamani scritto a Capino 



l'assedio di MILANO NEL 1526 295 # 



et anche al Marchese di Saluzzo (*) , capitano delle lancie, pen- 
sando che a quest'hora l'uno sia in Svizerà, l'altro in Italia, et 
il Duca si risolve che venghino unirsi a Ivrea, et si farà opra per 
havere quella proposta autenticata; è così che scrivono a' Grigioni. 

Al Conte Alessandro (^) mi paiono troppi 50 cavalli nonché 100: 
farassi el meglio che si potrà : et potendo con questa quantità con- 
tentare e/iapi el Conte Vinceslao, non sarà male, poiché piace a 
N. S/'; benché dell'uno e dell'altro aspetterò che S, S.'^ habbia 
visto el summario della spesa, che se gli manda, et la difficultà, 
che io n' ho fatto, non é stata tanto pel Conte Guido , benché a 
questo si haveva a havere rispetto, quanto perché non é l'huomo 
né exercitato né apto alle armi. Ho havuto piacere delle lettere 
di mess. Capino. Se di là si cominciasse a fare davero, la guerra, 
per questa nostra ritirata sarebbe allungata, ma impossibile quasi 
che non si vincesse. Et però tutto il punto consiste in modo loro, 
a quali bisogna havere l'occhio. 

El sig. Vitello in questa praticha di relaxar Oratio (^), non vuole 
sicurtà alcuna da loro, ma in quanto a disporre il sig. Gentile (*), 

trovare uno, che si voglia contentare, non vuole uscire dal gene- 
rale. Di qua ognuno né fa istantia; et, se si ha mai a relaxare, 
non potria farsi con minor perdita. Et a V. S. mi raccomando: 
Ex C. P. apud Marignanum die xi julii 1526. 

Perchè V. S. possi havere notitia della spesa, che habbiamo, 
mando in questa, più distinto, che ho potuto, uno summario, pel 
quale apparisce quel , che si spende. Havrei gran piacere che 
'^. S.''^ lo visitasse particularmente , et avisasse se gli occorre in- 

(*) Michelangelo, Marchese di Saluzzo, capitano dei Francesi, era stato 
«iiandato da Francesco I in aiuto alla Lega con 5*00 lancie e 600 fanti. 

Non si risolveva mai ad unirsi all'esercito dei collegati. 

(^) Alessandro di Nuvolara, (V. la nota i a pag. 279). 

(-) Orazio Baglione: intorno a questa pratica di cui si parla: (V. la nota 2, 

pag. 272). 

(') Gentile Baglione, zio e capitale nemico di Orazio e Malatesta Ba- 
;lione, era imparentato colla famiglia Vitelli, avendo sposato Giulia, sorella 
li Nicolò e Alessandro Vitelli e cugina di Vitello Vitelli. (V. la nota 2, 
\ pag. 272). 



PI 



296 l'assedio di MILANO NEL I526 

tender meglio più una cosa che un'altra, et niente gli pare di | 

ricorreggere o da advertirci, et di quello che si risolva circa au- 

gumento et diminutione nello spendere. 

Privati, II, f. 57. 



12 luglio 1526. 

Alla de' 9 di V. S. occorre poca risposta per la variazione, che 
hanno le cose dal tempo, che quella scrisse. 

Li Spagnuoli hanno cominciato a lavorare la trincea di verso 
el giardino, dove la fece el sig. Prospero (*). È opera che non 
vuole poco tempo, ma di importanza assai a tener serrato el Ca- 
stello. Ritiroronsi la più parte ne' Borghi, tamen alla fine non si 
spiccano dalle case dei cittadini. Hoggi corsone alcuni cavalli loro 
insino suUi alloggiamenti et lontano di qui 4 miglia, havendo una 
grossissima imboscata di cavalli et di fanti, dove dicono era el 
Marchese del Guasto. I nostri cavalli li seguitorono et ne presono 
tre o quattro, ma non si lasciorono tirare nell'imboscata. El re- 
siduo delli 2000 Svizeri viene tuttavia alla spicciolata. Non so 
quanti saranno alla rassegna: et delli 3000 del Castellano di Mus 
ne sono già stati pagati circa 600, et passati di qua dal lago. Sarà 
facil cosa venghino; ma non se ne ha tal certeza, che si possi 
scrivere a Capino, che moderi la leva sua : anzi bisogna solleci- 
tarlo ad ogni hora. Et così si fa ; (^Decifrato) « perchè in effetto 
« senza grossa banda di Svizeri, non siamo per far cosa buona , se 
« non ci venessi già nelle mani un tratto come quel di Lodi. Eì 
« Duca confida assai ne' Svizeri, persuadendosi che e nostri senzs 
^ queste spalle non siano per stare saldi. In questa opinione è 
« fermissimo, né credo che della ritirata nostra sia stato caus? 
«altro. Con loro usa diligentia per assicurargli, con persuadergli 
« che li menerà in modo che non scranno travagliati da scara 



(*) Il Contestabile Prospero Colonna, nella prima guerra di Milano, dop' 
cacciatine i Francesi, fece un mirabile trinceramento, munito di artiglierie 
fuor della città, intorno al Castello, il che gli fu di molta gloria e ripu 
tazione. 



l'assedio di MILANO NEL I526 297 

« mucce et altre fatiche et gli terrà guardati con artiglierie et 
« schioppetterie, di sorte che potranno esser certi , non haver a 
« esser adoperati se non quando si verrà alle piche {picchè) ». 

Fargli che questa sia la vera via da valersene et ci fa el prin- 
cipale fondamento. 

Per lettere intercepte da Cremona si comprende che {Decifrato) 
« le lettere , che vengono da Roma a Milano , sono indirette al 
« Duca di Ferrara, et lui le mette a Cremona. » V. S. harà inteso 
che la gente di Carpi hanno predato el Modenese et d'altra parte 
hanno corso insino al ponte Alenza. A Modena per ordine nostro 
erano venuti i cavalli di Ramazzotto (^) ; et el Conte Gian Fran- 
cesco Boschetti haveva fatto el principio della compagnia, ma per 
non gli dare alloggiamento, licentiorono tutti. Non possiamo né 
quivi né a Parma mandare cavalli leggieri del campo perché n'hab- 
biamo pochi et a fare compagnie nuove é una passione perchè 
non si trova cavagli. Pure provederemo el meglio che si potrà 
maxime alla sicurtà della strada. Se gli huomini d'arme del sig. Ni- 
colò Vitello (2) non si adoprano in Toscana, sarebbe bene fargli 
venire perchè ce ne serviremmo qui, o in una di quelle città. Del 
Castello di Milano non si ha nuova nessuna ; pare che hieri man- 
dassino fuora lettere, ma sono perdute, non dirò intercepte, ma 
[smarrita la palla. 

Non parse al Prov."^* di attendere le pratiche di Alexandria per 
mezzo di quell'amico, perchè li 2000 ducati si harebbono a spen- 
dere in principio et non a cosa fatta, benché lui promettesse non 
gli spendere se non vedeva il fondamento molto saldo. Giudicò 



(*) Ramazzotto de' Ramazzotti, celebre capitano di Imola. Ricevette nel 
1525 l'investitura di Fontana e di Tossignano da Clemente VII. Egli go- 
vernò questi feudi con molta asprezza e tirannia. Paolo III glieli tolse e lo 
esiliò per i suoi delitti- 

(^) Nicolò Vitelli, Marchese di Cetona, fratello di Alessandro e cugino 
H Vitello, ave a servito dapprima la Rep. di Venezia, quindi Giulio li contro 

Francesi. Fu con Lorenzo de' Medici all'impresa di Urbino. Nel 1521 si 
trovò alla battaglia della Bicocca contro Lauirec. Continuò a servir la Chiesa 
fino al 1529, nel quale anno fu ucciso in Città di Castello all'età di 35 anni. 



298 l'assedio di MILANO NEL 1526 



fusse meglio attendere ad un'altra praticha di minor spesa: nulla 

io speravo manco che nella prima. Hora sono mutate le cose di 

là in modo che al presente non ci è ordine. Sarà con questa là 

copia della proposta fatta in Elvetia per li ordini cesarei. Si è 

scritto al Sormanno et a Capino per haverla autenticata, et scritto 

et replicato a loro per sollecitare la gente : et a Granges per la 

praticha de' Grigioni proponendo molti partiti da spendere però 

alla sicura. Et a V. S. mi race. Ex C. P. apud Marignanum 

die XII julii 1526. 

Privati, II, f. 59, 



* 




ij luglio 1526. 

Da Granges abbiamo hoggi lettere, come V. S. vedrà per la 
inclusa copia, né si intende per noi insino a hora da banda al- 
cuna moto di Lanzichenechi. Scrive anchor lui al Verulano sopra 
le pratiche di questa concordia coi Grigioni et di farsi amica quella 
lega; et noi non manchiamo d'ogni diligentia et d'ogni partito 
purché la spesa sia doppo el fatto. Et ne dà lui tale speranza che 
si farà qualche bene che anche noi cominciamo a sperarlo, paren- 
doci che proceda con amore. V. S. si ricordi di gratia di fargli 
qualche piacere nella cosa del nepote suo, che spesso lo ricorda 
et, se la gli scrivessi una buona lettera, saria molto a proposito. 
In verità la praticha proposta dal Veruli, di concordar el Castel- 
lano con loro, é da ciascuno, che fa professione di intendere quelli 
humori, molto laudata. V. S. sarà contenta fare expedire uno 
breve a' Grigioni, secondo la minuta inclusa et mandarlo in mano 
mia: adoprerassi, se bisognerà. Et perché queste pratiche non siano 
vane, ricordesi instare co' Vinitiani, che advertischino di intendere 
ogni moto de Lanzichenechi et proveder bene a' passi del paese 
loro. Così ho scritto anchora io al Pola (*); et col Marchese di 
Mantova si procederà secondo lo scriver suo. Ho lettere da Ca- 

(*) Averaldo Altobello da Brescia, dal 1497 fino alla sua morte, vescovo 
di Pola nell'Istria, prolegato di Bologna, era stato mandato, come pure 
nel 15 17 sotto Leone X, Nunzio Apostolico a Venezia. 



l'assedio di MILANO NEL 1526 299 



pino de' 7, da Berna (') ; mando la copia. Gli habbiamo spacciato 
subito uno in diligentia a farli intendere che non levi più di 8000 
fanti, perchè da hieri in qua ci sono pur avisi tali, che di questi 



(*) Riportiamo la copia di questa lettera, che Capino scrive al Guicciar- 
dini da Berna in data 7 luglio 1526: 

«. Qui non ho trovato il Sormanno, ma Moreletto et l'altro ambassatore 
-egio, quali m'han detto che questi S." han deliberato non mandar pur un 
jn huonio, che prima non sia pagato certi soì conti vecchi per il Christ.™°. 
Per il che m'han laudato un vice dominus Sedunense, qual condurla da 5000 
ValHsani boni, et che starian sin finita la guerra; un Gaspar Guidi da Zo- 
rigo et un Calsmit da Cheistol, che tra questi dui condurranno almanco 
3000 fanti boni, et che serviranno fino all'ultimo bisogno et senza mai 
essere revocati. Io non ho voluto parlar con questi Capitani per voler prima 
tarlar con mess. Gaspar Sormanno, qual per questi altri S." ambassatori et per 
ne, si è mandato a dimandare che venghi da Lucerna a qui, perchè da lui ha- 
.erò molta luce, sapcrò li fanti, che insino a questa bora ha mandato lui giù^ et 
;e questi capitani et nazione son da poterci far servizio o non, et cosi me gover- 
larò secondo li advisi. Me parerla ben. che V, S. me fesse advisato a che camino 
;' hanno da mandar, advisando che s'io non bavero particulare commissione o 
h'el Sormanno non ne sappi qualche cosa, che non mi parerà fallire inviarli al 
anmiino di Berghamo. Per il cammino da Leone a qui ho inteso da uno cor- 
iero del duca di Savoglia, che Borbone è gionto a Genova, per il che mi pare 
il instar oportune et importune che li prefati calleno presto. Io n'ho vo- 
;liuto subito adyisar V, S. et il medesimo Mons, Verulano secondo l'or- 
line mio. Io non ne ho scritto a Roma, perchè non ho havuto tempo ; di- 
uani scriverò a lungo a S. S.'^ La conclusione è questa, ch'io non possa 
ir altro che prima non aspetti il Sormano, qual sera qui dimani, o lo ad- 
iso eh' io vadi a lui a Lucerna. Non resta V. S. de advisarme che camino 
li pare che detti Helvetii tengono, li quali, quando esso adviso tardi, per non 
l'crder tempo, li certifico ch'io li avierò al prefato. Ancora haverei piacer saper 

\e harà del suo paese a far la rissegna per haver il compimento della 

lia; ch'io li darò qui uno sento, o uno et meggio, et lo resto se li daria 
1. In ogni modo seria bono fare una gran diligentia per essere advisato in 
empo de l' una et l'altra cosa, anchorchè questi S." ambassadori del Christ."»» 
icono che questi S," Helvetii stanno su la sua per le paghe vechie. Io in- 
ondo che è per opera di tre oratori del arciducha, che stan a Bada conti- 
uamente in pratiche per non li lassar callar. 

« Hoggi è gionto qui mess. Oratio da la corte, qual non partirà che non 
ia concluso con questi S." lo che habbino da fare per venire ben instrutto 



300 l'assedio di MILANO NEL I526 



altri credo n'haremo 4000. Et gli scriviamo che faccia ogni cosa 
per havergli per via delle diete et de' cantoni, perchè el torgli da 
Capitani particolari fa che si hanno manco fermi ; che in questo 



del tutto. In questo punto e venuto da me un capitano de questi , nomato 
Mons. di Gre, a offerirmisi con 5000 boni homini, ancho che non piacessi 
alli S." qui, dicendo che è molto servitore di N. S." Io l'ho molto ringra- 
tiato et dettoli ch'io non scio, se fra tre giorni potrò responderli sopra ciò 
per certi advisi, ch'io aspetto, che giunti, li parlerò secondo sera il bisogno 
€t che in questo meggio de sua bona voluntà adviserò S. S.*^ che gliene 
sarà sempre grata. Questo termine ho tolto per parlar col Sormano. Per 
lettere che ho da la corte, dimani sera qui un gentil homo del re per levar 
li Svizeri a nome di S. M.'^ quando altrimenti non li potiamo havere, ma 
obbligandosi però noi, anco che finisse la guerra in 4 mesi, a pagarli per 
tre. Per più rispetti, se sera possibile, vederò pur che si levano a nome no- 
stro. Da Mons. Moreletto et da l'altro ambassador ho, che questa mattina 
l'ambassator di Savoglia ha detto in questo consiglio d'Helvetii, che il Duca 
di Borbone è gionto a Genova con 5000 archibusieri et 120 gentilhorhini, 
facendo le cose sue molto gagliarde; per il che, prefato ambassatore franzese 
trovò lo di Savoglia, et li disse, che si maravigliava molto, che volesse fare 
tanto gagliarde le cose de Borbone contro del Re, essendo il duca suo pa- 
rente, et havendo favorito S. M.*^ le cose sue presso di questi S." , che ben 
conosce, che non l' ha detto per altro che per invilirli a non andar in Italia, 
ma che lo scriverà al suo re ; et che esso di Savoglia l' ha preghato che 
non vogli scrivere che non l'ha detto a tale effetto, in modo che replicò 
il Franzese, con parole molto iniuriose. Mi pare che questi ambassatori franzesi 
vadino a buono cammino ; dico che, oltre a che m' han detto, eh* el suo re 
l' habbia commisso, che tanto faccino a questa impresa quanto io li dirò di com- 
missione de S. S.'S che appresso si mostrin desiderosi di servir S. B.n«. Questa 
^era ho cenato con loro, et doppo lungo ragionamento in conclusione dicono, 
che, giunto il Sormano per saper che numero di fanti ha aviato, che secondo li 
advisi, che hanno hoggi, tra quelli che sono passati et passano verso Brescia sono 
4000, che si farà, quanto si ricercherà, che non mancherà uno fante senza sua 
licentia, ma che se si potessi aspettare la dieta, che è da questo proximo 
martedì a otto di, li piacerla, perchè vedrian d'haverli per la capitulatione 
che han col suo re, et non li sdegnarian, perché già han commissione che 
non faccino per modo alcuno gente per Italia senza sua licentia, et che vi 
hanno ancora gran rispetto per non li far per disdegno attachar praticha con 
li oratori dello arciducha, quali a nome di Cesare per una lega, che già 
fece el Sj^ Galeazzo Visconte tra questi et la casa d'Austria, domandano 



i'aSSEDIO di MILANO NEL I526 JOI 

modo è più gettar mille disordini nella natione; et anchora ch'ogni 
dilatione e' importi assai, ci importa più lo haver gente da servir- 
sene. Et in caso non gli possa haver da' cantoni, o che fusse cosa 
lunga ; gli pigli in quell'altro modo, ma pigli buona gente et non 
vallegiani. Et, se harà fatto altrimenti, sarà errore non piccolo. 
El camino sia alla volta di Ivrea per unirsi colle lance Franzesi : 
pure quando paressi loro altrimenti, che piglino quello che sia più 
commodo et più breve; et ci avisino perchè penseremo al modo 
dello unirci, et el luogo di dar la paga intera sia come meglio 
et più abasso che potranno {^Cifrato). (*) Ha mandato a Vinegia a 
decifrarle et comandò, eh' el medesimo facesse, allo agente suo in 
Roma. Si ha aviso per più vie che le genti di Cremona sono ca- 
valcate in grosso alla volta d'Adda: non s' intende anchora a che 
fare : pensasi più presto per fare cavalcata grossa in Chiara d'Adda, 
che per altro. Insino hieri fu dato ordine a' Svizeri, che vengono, 
che tenessino camino sicuro. Della ritirata non voglio dire più 
altro, sendo tempo pensare al futuro. Di che anche V. S. harà 
visto per più altre mie quello si può disegnare. Piacerai bene al 
possibile che N. S."^" l'habbia presa con quel buon animo, che si 
conviene; et a iudicio mio ragionevolmente perchè, stando fermi 
i fondamenti di Francia, non mi pare da dubitare del fine, se bene 
sarà con qualche più difficultà et lungheza: ma almanco non fateci 

che lo vogliano accompagnar a Roma; che per l'altro non cercha di an- 
darvi che per dar ghastigo al papa, che ha causato con suo mal vivere 
questa parte luteriana. Et mi han ditto che già han porto alcuni artichuli 
sopra ciò, li quali questa sera non posso haver: forse dimani li haverò et 
li manderò in conclusione. Giunto il Sormano, che sera oggi o dimani, non 
sarò negligente al caso nostro; et V, S."* stia sopra di me che sera cosi. 
Havea deliberato scriver anchora a Mons. VerulanO; ma la fretta del messo 
non mi ha dato tempo. Et perchè io intendo che li eserciti di N, S."^* 
et S." Venitiani sono uniti insieme, pregho V. S. di farlo partecipe di quanto 
scrivo a lei, che in lo advenir scriverò a tutti dui. V. C. Wirz, Quellen 
lur Schw. Geschichte. 

(1) Decifrato: «In mano del Proveditore Veneto sono venute certe let- 
tsre, dove sono due dello Arciducha allo agente suo presso allo imperatore 
in cyfra. » 



502 l'assedio di MILANO NEL 1526 

voi vergogna in questa impresa di Siena ('). Da Vinegia per let- 
tere del Secretarlo suo di Francia, fanno instantia che si prove- 
dino al Marchese di Saluzzo 4000 fanti a spese comuni di N. S." 
del Re et de' Vinitiani ; cioè ognuno per terzo. Ruberto ne scrive 
a me per una de' 30; ma non si resoluto, perchè la propone in 
caso eh' e Svizeri tutti, o parte, non andassino avante seco, che 
allhora sarebbe necessario. El Duca et Prov.'* ne fanno instantia 
absolutamente. Io la vo sopratenendo, perchè non vo' si facesse 
spesa senza bisogno. Non so anchora quel se ne farà. — Del Ca- 
stello insino a quest' hora non s' intende altro : et la causa è per 
quelle lettere, che si sono perdute; perchè si ha aviso da Milano 
di pratiche sue con li Spagnuoli o col Caracciolo (^). Io non sto 
senza speranza che vorrà aspettare la venuta delli Svizeri, che a 
Dio piacerà. 

Hieri el Duca d'Urbino mi domandò delle cose del Duca di 
Ferrara; se si acconciavano con N. S." ricordando quanto saria a 
proposito, per beneficio dell'impresa, el servirsi di lui; et che non 
farla difficultà che fusse Capitano generale della lega et havergli a 
obedire. Gli risposi come mi parve si convenisse, ma non ritrassi 

(') Ben fu profeta questa volta il Guicciardini. Benché niente affatto bene 
andassero le cose della Lega dinanzi a Milano, come finora si è visto, pure 
volle Papa Clemente entrare in questa nuova impresa per far mutare il go- 
verno di Siena. 

Ecco come la racconta il Muratori : 

« Colà fu spedito il loro disordinato esercito (dei Fiorentini), che fece 
infine mostra del suo valore non già col menar le mani ma col menar i 
piedi; perciocché, essendo usciti nel di 25 di luglio i Sanesi e impadronitisi 
delle artiglierie nemiche, tosto diedero a gambe gli assedianti con lasciare 
a' nemici vettovaglie, carriaggi e 17 pezzi d'artiglieria ». 

(■) Mons. Marino Caracciolo, celebre per essersi adoperato molto in prò 
della religione nelle diete di Augusta e di Vormazia, era stato diverse volte 
Nunzio apostolico presso Arrigo Vili, Carlo V, l'arci luca Massimiliano e 
Francesco Sforza. Quest'ultimo gli donò due contee e diversi castelli. Co- 
priva in quest'anno la stessa carica presso l'Imperatore, del quale godeva 
tutta la stima. — Fu vescovo di Catania il 1524. Fatto cardinale nel 1526, 
dopo la morte del Duca di Milano, Carlo V lo deputò al governo della Lom- 
bardia. -- Morì nel 1528: 



l'assedio di MILANO NEL 15^6 JOJ 

già che havessi notitia della mente sua. Io non credo che le cose 
nostre siano in così poca reputatione, che habbia si facilmente a 
saltare. 

Siamo alla sera et V. S. vedrà per la copia del colaterale, 
che haremo tutti e Svizeri di Cesare Gallo et di Mus. A Milano 
fortificano in qualche luogo de' Borghi et etiam el corpo della 
città dove è il suo principale fondamento. Uno che viene hora di 
là riferisce che hiersera el Duca di Borbone et Antonio de Leva 
furono a parlamento con Sforzino (') et Cav. di Pusterla i^')\ pure 
non l'ho per certo; et ch'el riscuotere di 30 mila ducati non sarà 
facile, il che confermano molti altri. È venuto hoggi in campo 
messer Pietro da Pusterla. Tutti sanno mille luoghi donde senza 
difficultà si può entrare nei Borghi; quando bisognava non se ne 
vide nessuno. Et a V. S. mi race. Ex C. P. apud Marignanum xiii 
julii 1526. 

{Decifrato in foglio a parte) « La ritirata credo sia più pro- 
« ceduta dal Duca che da' Venetiani, el quale si diffidò troppo 
«di questi fanti: havendo Svizeri, gli pare bavere la vittoria in 
« mano, et l'officio ch'io feci col sig. Malatesta fu molto a propo- 
« sito perchè non ha fatto alcun disordine, ma ha bene causato che 
le cose si comincino a governare con altro modo : non so se con- 

(*) Sforzino Sforza Signore di Castel nuovo di Tortoniese dopo la caduta 
degli Sforza in Milano, fu sospettato di mene favorevoli ai Francesi dagli 
imperiali. Il Marchese del Vasto perciò Io chiese più volte a Paolo III, 
ma questi sempre lo rifiutò, perchè suo suddito, essendo egli feudatario del 
Piacentino ceduto alla Chiesa col trattato dell'S aprile 152'. 

(^) Pietro Pusterla, signor di Fregarolo e Casal Noceto, nella lega santa 
di Giulio II avea combattuto contro i Francesi. Dopo la battaglia di Ma- 
rignano, Francesco I, temendo l'influenza ch'egli avea sul popolo, lo esigilo 
rilegandolo in Francia. L'anno dopo però, cioè il 1517, tornò in Italia col 
grado di commissario generale della cavalleria del Cristianissimo. Per questo 
fatto, ritornati gli Sforza in Milano il 1521, era stato dichiarato ribelle e 
solo nel 1525 Francesco II Sforza gli perdonò per le preghiere di Chiara, 
sua moglie. D'allora in poi servi fedelmente il Duca dì Milano e si trovò 
a capo del tumulto popolare del 24 aprile 1526 contro Antonio de Leyva 
e Marchese del Vasto. Caduto il Castello si ritirò a Lodi. 



^04 l'assedio di MILANO NEL 1)26 



« tinueranno. La ferma del M.*® di Mantova finisce a mezzo agosto: 
« mi dicono che ha qualche inclinatione di non si riconducere, ma 
« che, se potrà, non si lascerà intendere insino all'ultimo dì. Non 
« mi pare in proposito el perderlo, per conto del stato et perchè re- 
« stiamo senza huomini d'arme, benché e suoi faccino poco altro 
« che numero. Se N. S.""* lo vole reconducere non perda tempo a 
« strignerlo. Ha tuttavia in Milano l'huomo suo. 

« E stato per seguire qui uno grave scandalo , del quale non 
« scriverei se non lo vedessi allargato tanto, che facilmente verrà 
« a notitia di costà per altra via. 

« Fu detto nello alloggiamento mio, eh' e Venetiani di questa 
« retirata si excusano, allegando la poltroneria de' nostri fanti. Di 
-« che el sig. Giovanni saltò in molta collera, con dire ch'el campo 
« suo era pieno di poltroni. El dì medesimo Malatesta andò a 
« trovare el Duca, Vitello et lui et gli disse ch'el Conte Guido, 
« gli avea mandato a dire per quel messer Bernardo, che stette 
« in campo de' Venetiani , ch'egli havea sparlato molto in carico, 
« non solo del campo in genere, ma etiam del Duca et suo, con- 
« fortandolo però a dissimulare per rispetto ad Horatio et Mala 
« testa. E parso sì mal officio al sig. Giovanni che ha havuto 
« voglia di attaccarla col Conte Guido : pure alla fine ha pro- 
« messo a Vitello et a me, di poi al Duca, di passarsela. Durando 
« questa guerra è bene che di costà non se ne parli , perchè ci 
« siamo aiutati col non ricercharlo, ma porvi su piede et non so 
« s'el Conte Guido n'abbia sì particolar notitia » . 

Privati, II, f. 72. 

I^ luglio 1526. 

Hoggi non ho lettere di V. S. L'ultima è de' 11, et io non ho 
altra causa di scrivere che per non mancar dell' ordine , perchè 
qui non è innovato nient'altro. A Milano seguitano di forticar e 
Borghi et la exactione del taglione si fa con molta difficoltà : pro- 
mettono denari a molti, ma non ne danno anchora a persona. Et 
hoggi habbiamo avuto uno aviso ch'el M.^^ del Guasto et An- 



l'assedio di MILANO NEL 1526 JOJ 

tonio de Leva hanno voluto metter la cura della gente in mana 
del Borbone, quale non l'ha voluta acceptare, dicendo che le cose 
son troppo minate per i mali governi, che hanno fatto loro ini- 
mico ognuno. S'intendeva hanno disegnato far venir da Pavia 
qualche poco d'artigliarla grossa et minacciano assai di nuovi 
Lanzichenechi, de' quali da altra banda non si intende ineino a 
hora cosa alcuna. Molti altri avisi si hanno ad ogn'hora et el più 
sono incerti et riescono falsi : io non mi curo di scriver altro se 
non, quelli che comprendo possino esser veri. 

El Conte Guido ha havuto hoggi la inclusa polizza {Cifrato). 
De Svizeri non habbiamo hoggi altro et quella mossa che scrissi 
hieri di Cremona è riuscita in niente ; ci è ben aviso, che hanno 
disegnato tirar de qua e cavalli et tutta la fanteria spagnuola 
che si trova. Et ancor che si sia dato ordine di saper ben ogni 
loro moto, questi signori sperano poco di poterli impedire. Ho 
ordinato che a Modena andrà el Conte Ber,"° Dantegnola con i co 
cavalli leggieri per guardia del paese et della strada, che, co' fanti 
che vi sono et con la intelligentia di quelli di Novi, terrà stretti 
quelli di Carpi. A Parma farò venire el Conte Gian Francesce^ 
Boschetto et con lui et con 50 altri cavalli si assicurerà anche là 
la strada. 

Mentre scrivevo, si sono havute lettere dal Castello; però si è 
sopraseduto lo spaccio a quest'hora, 6 di notte. Mandavisi la let- 
tera propria et la conclusione, è che danno termine 3 dì. Rispon- 
derassi hora con li 8 tiri. Domattina si scriverà per dare loro spe- 
ranza, ma, in ceteris, penso non si varieranno le nostre delibera- 
tioni. Et a V. S. mi race, ex Castris Pontificis apud Marignanum 
die XIV julii 1526. 

Privati, II, f. 77. 

15 luglio 1526. 

Al Duca di Milano si è risposto, che, come ci siano e Svizeri 
del Castellano di Mus, che ad ogni hora si aspettano, sarà certo 
che lo vogliamo soccorrere. Stanotte si dettino li contrasegni, che 
Sua Exc. ricercava, la quale fece la risposta. Sforzino et el Cav. Pu- 



3o6 l'assedio di Milano nel 1526 

sterla parlorono avant'hieri et hieri con Borbone. Non si intende 
bene el particulare; ma le dimostrationi , secondo che di là sun- 
tende, sono state più tosto con poca conclusione che altrimenti. 
Svizeri del Castellano di Mus ci hanno a essere ogni dì; stamani 
habbiamo mandato di nuovo a sollecitarli. Come arrivino, {Decifrato) 
« la mente del Duca et di questi altri signori è di andare più 
« inanti , et si ragiona di Chiaravalle, o di Cassino : pur non è 
« fermo niente. Pare al Duca che, havendo questi Svizèri, saranno 
« sicuri di non perdere, ma non gli pare bastino a vincere, per- 
<( che sta fermo in quella opinione che bisogni due campi et cia- 
w scuno babbi 5, in 6 mila Svizeri , pure promette che farà più 
« oltre, secondo la occasione et la necessità ». È venuto stamane 
messer Oratio (^) del sig. Duca d'Urbino (partì da Berna allì 9). 
Referisce ch'el Sormanno era comparso et che havevano fermi 3000 
Svizeri di buona gente, pur sotto capitani particulari ; et che se 
allora non havevano qualche resolutione da' Cantoni, seguitareb- 
bono a conducerne nel medesimo modo, dicendo che gli haranno di 
maniera che sono certi non saranno revocati. A questo bisógna 
rimettersi a loro, che sono in fatto, et affermano che in pochissimi 
dì saranno di qua, et aviseranno el camino, acciocché possiamo 
provedere quel che bisogni. Le pratiche delli oratori del Principe 
là sono molte; mess. Oratio dice, che sperano non faranno niente. 
Praticano questi di Milano, per quanto habbiamo visto per lettere 
di uno huomo, loro intercepte hierisera, strettamente in Grigioni, 
sì per aprire el passo a Lanzichenechi , come col soldarne qual- 
che numero. Le diligentie che si sono fatte in contrario, V. S. 
harà visto per altre mie, et Granges ha risposto che spera non 
obteneranno niente. Scrivemi lui una lettera , di che mando con 
questa la copia. Sarà facil cosa che' Svizeri piglino altro camino 
che quello di Ivrea. Però al Duca, al Provveditore et a Venetìa 

(') Orazio Baglioni era stato mandato alla Corte di Francia per solle- 
citare la levata degli Svizzeri del Re. Di là era passato per Berna dove 
stava mess. Capino, per vedere a che termini stavano gli arruolamenti del 
Sormanno e le decisioni dei Cantoni. (V. la lettera di Capino de' 7 alla nota i 
pag. 299.) 



l'assedio di MILANO NEL I526 3Q7 

pare che ad ogni modo si provedano 4000 fanti al Marchese di 
Saluzzo a spese comuni. Della lega fattasi, loro intendono che 
habbino ad essere per terzo. Lo propongono perchè non habbia 
a perdere tempo et non sì diminuisca la reputatione col fermare 
le lancie a' pie de'monti, li quali con questa banda verranno si- 
curissimamente a unirsi, et anche, se sarà in proposito, potranno 
tentare qualche altra impresa. Io sono stato necessitato a confor- 
tarlo. Differivo perchè, se e Svizeri tutti, o parte, piglieranno el 
camino di Ivrea, mi pare spesa superflua. 

El rimettersi a me di Giuliano Leno non basta, perchè biso- 
gnerebbe trovare uno che sapesse maneggiare questa artiglieria, et 
lui non è a proposito. Qui non è alcuno et questi signori non 
sanno insino ad ora mettermi per camino. Non è comparso an- 
chora Ber.°° della Barba : alloggiò hieri sera a Parma. Userassi 
la opera sua, et in questo particulare, perchè viene, et nelli altri 
secondo le occorrenze ; et il Conte Ruberto harà sempre quel vorrà. 
Harei creduto anchora io, che dello accordo di Ferrara, dandoli 
Ravenna (^), se fusse dovuto cavare una grossa somma di denari. 
Non so da quello sia mancato ; maxime ch'io non veggo però le 
cose in termini, ch'el Duca dovesse non avere per buono el posare 
in simile modo con N. S.""* . 

La notte passata è andato Antonio da Leva a Pavia, con grossa 
banda di fanti per conducere, secondo che s'intende, a Milano 
qualche pezzo d'artiglieria grossa. El fortificarsi d'altra sorte che non 
facevano innanzi ci accostassimo, et el provedersi d'artiglierie al- 
trimenti che non facevano, mi dimostra che abbino l'animo molto 
più resoluto a stare in Milano, che non havevano allhora. 

El Veruli mi haveva detto che costì era la cifra, che ha col 
puca ; però ho mandato le lettere proprie. Hoggi non me lo ha 
liffermato così : mi è parso mandare el summario della lettere che 
i ebbe la notte passata. Et di là non s'intende poi altro. — 

(') Francesco I, per avere amico Alfonso d'Este, tanto stimato per le sue 
erfezionate artiglierie, aveagli mandato il Vescovo di Baiosa, il quale pro- 
oetteva di' dargli Ravenna in contraccambio di Modena e Reggio : ma il 
)uca non volle accettare. 



j08 l'assedio di MILANO NEL I526 



Scrissi oggi insin qui : è arrivato poi mess. Bernardino della Barba, 
Domattina parlerà col duca in quel modo giudicheranno a pro- 
posito. È stato buono officio et prudentemente fatto, ancorché el 
Duca sia savio et per intendere sempre le cose bene et deside- 
roso, oltre al servitio de' suoi padroni , satisfare anche alla San- 
tità di N. S." 

Col Conte Alexandre di Nuvolara si farà el meglio che si potrà. 
Se fusse huomo di guerra, harei pensato di metterlo in Modena, 
ma per bisognar persona pratica vi ho mandato el Conte Ber."* 
Dantegnola. (*) 

Secondo la relatione di mess. Oratio, non tarderanno molto a 
venire e 3000 Svizeri, che Capino era in pratica (^) di condurre 
et, drieto a loro, delli altri. Et ancora che questo modo di haverli 
da' Capitani particulari non ci satisfacessi, pure per non confon- 
dere, che è in fatto colle commissioni di qua, habbiamo hoggi 
scritto che si governino come pare loro, non ne togliendo però 
più che 8000, et perchè questi 3000, aggiunti a questi altri, che 
aspettiamo, dariano animo al Duca di ritornar sopra Milano et 
far due exerciti. 

Ho ricercato hoggi questi nostri sig.'' Capitani che mi faccino 
una nota di tutto quello che bisogna loro per fare una batteria. 
Tutti d'accordo hanno risposto, che la prima provisione bisogna 
che sia uno buono capitano delli artiglieri, parlando tutti di que- 
sto ad un modo, ma non sono già sì resoluti a proporne uno che 
fosse buono. Et a V. S. mi race. Ex C. P. apud Marignanum 
die XV julii 1526. 



I 



Privati, II, f. 75- 



(*) Questo Conte Bernardino Dantignola comandava 500 fanti nel colon- 
nello del sig. Giovanni De Medici. 

(2) Intorno alle pratiche che teneva Capino coi Vice Dominus Sedunense 
Gaspare Mezelten, castellano di Brieg e Capitano del Vallese e cogli altri 
Gaspare Guidi, Calsmit e Jacopo della Rovere Signore di Crest (-v. la lettera 
ch'egli scrive da Berna al Guicciardini alla nota i, pag., 299). 



l'assedio di MILANO NEL I526 309 



16 luglio 1526. 

Ho la di V. S. del 13. Del Castello non si intende altro che 
quanto facesse hieri, et in futuro s'intenderà manco, perchè hieri 
presono quello, che colla freccia mandava le lettere in castello, 
donde Madama Margherita Brevia Q), che ci teneva le mani, fuggì 
fluì vestita da villana : el simile hanno fatto certi altri, et è rotto 
il commertio del mandare et ricevere avisi da loro, se non si 
[)rovede altri, che tolga lo assunto ; a che lo Atellano non manca, 
ma non confida molto poterlo fare. Suplirassi con qualche tiro di 
irtiglieria alla giornata, ma in fatto è danno grande. La factione 
rhe fu fatta hieri colli spagnuoli, V. 5. la intenderà per lettere del 
<'onte Ruberto ; ma non ha vendo altro riscontro, dubito che chi 
! ha detto al Duca habbia fatto una bella inventione. 

Scrivono e Rectori di Bergamo al Prov/® che hieri arrivò a 

jCaprino in Bergamasco 5 bandiere di Svizeri. Non si manca di 

sollecitarli quanto si pò, et V. S. vedrà quanto scrivono etiam de* 

Lanzichenechi. Da altra banda non se' ne intende cosa alcuna^ 

knzi di Elvetia si ha el contrario , come V. S. harà inteso per 

ettere di mess. Capino. Noi al passar loro , quando pure voles- 

ino passare, habbiamo in Grigioni le pratiche, che sa V. S. A 

Vlantova ho fatto scrivere da mess. Lodovico da Fermo per risol - 

/ere che fondamento et in che modo si possa fare circa questo in 

luello stato. Quando harò risposta aviserò. Et el Prov.""^ mi ha 

nipre detto, che hanno fatto buona provisione a' luoghi loro; 

lìora el Pola mi scrive che la Signoria fa iudicio che non si possa 

mpedire loro il passo. Questo mi pare punto di tanta importanza, 

'he ci consista drento la certeza della Victoria della impresa. Ho' 

(') Madama Margherita Brivia, nata Landriana, moglie di Gio: Francesco 
e' Brivii. — La famiglia de' Brivii è stata celebre per la sua fedeltà alla 
lasa Sforza. Questo stesso Gio : Francesco, proscritto dal Re di Francia che 
llora combatteva gli Sforza, fu finalmente per la sua fede graziato e molto 

dato dallo stesso Re. Massimiliano Sforza, rimesso nel Ducato, lo ricompensò 
ifeudandolo del Castello di Melegnano e terre attigue. 

A.' eh. Stor. Lomb. - Anno XXIII — Fase. X at 



ijO l'assedio di MILANO NEL 1 5 26 



risposto al Fola quanto mi è occorso: V. S. faccia el medesimo 
et con lui et con lo imbasciatore. In che modo siano condotti e 
Svizeri da questo Vescovo di Lodi, V. S. vedrà per la inclusa 
nota (*) ; moltiplicando, bisognerà fare buona provisione di denari. 
La praticha di questo Vescovo credo sia poco a proposito nostro; 
però habbiamo disegnato che questi Svizeri suoi et del Castellano 
siano governati dal Vescovo di Veruli, che a questo crediamo sia 
al manco malo instrumento che ci sia. Lui ha caro esserne pre- 
gato, V. S. lo faccia con una sua direttiva a lui. Venendo questi 

(*) Ecco la nota delle paghe degli Svizzeri condotti dal Vescovo di Lodi: 

La prima paga comincia a' dì 50 di giugnio et dura de' dì 31 di lu- 
luglio con le infrascritte conditioni cioò: Tutti li capitani Svizeri sono con- 
dotti con fanti quattrocento vivi per ciascheduno, quali si hanno a pagare 
a ragione di fiorini quattro et mezo per fante. Et sono al presente qui cinque 
capitani, monta al mese fiorini di Reno 9000, ciò è fiorini 1800 per capi- 
tano al mese. S'è convenuto per rispecto del foglio, ai qual s'è dato paghe 
morte 52 per 100, darli ancora agli altri capitani, che monta fiorini di Reno 
640 in tutto; partendole in cinque parti, monta per ciaschedun capitano fio- 
rini 128 il mese. Alli capitani non per centinaio, ma semel tamen per tutta 
la summa, se gli dà paghe morte quattro il mese, che sono per la persona 
sua, che sono fiorini di Reno 225 in tutto; et per ciascheduno capitano 
fiorini 45 il mese. Alli banderali donasi paghe 6 per ciascheduno, che sa- 
riano in tutto fiorini di Reno 135 et per ciascheduno banderale fiorini 27 
il mese. Il medesimo si dà al locotenente del capitano, ciò è il mese semel 
tamen non per centinaio, fiorini 155 in tutto; et per ciascheduno fiorini 27 
il mese. 

Item per la iustitia al solito si è fatto il Proposito, al quale si dà come 
ad uno capitano, cioè paghe 4 il mese, che sono fiorini 45. Al scribano suo 
paghe 3, che sono fiorini 15 Y^ il mese. Al Cavagliere paghe 2, che sono 
fiorini nove il mese. Alli consiglieri della iustitia cinque et cinque zaffi paghe 
g. per ciascheduno, che sono in tutte paghe 4, che monta fiorini di Reno 45. 
Allo interprete del consiglio et servidor del consiglio in tutto paghe 3, che 
sono fiorini 15 Y^. Al capitano di iustitia paghe 4 il mese, sono il mese 
fiorini 45. Questo è sempre stato il solito de loro Svizeri. Allo interprete 
generale de tutti li capitani paghe 5, che sono fiorini 22 et Yj il mese, al 
furier supremo paghe 4, che sono fiorini 45 il mese. Al sergente paghe 4 
•che sono fiorini 45 il mese. 

V. C. WiRz, Quellen lur Schueiier Geschichie. '* 



$ 



I 



l'assedio di MILANO NEL I526 3 I 1 



Denedetti Svi -ieri, ci leveremo di qui. Prima non ci veggo ordine. 
Et ha vendo li altri 3000 che scrive Capino per le sue de' 9 et io 
dover inviare presto, mi pare pure siamo resoluti a tentar ogni cosa. 
El parlamento che ha havuto hieri el K.^° mess. Bern."" col 
buca et col Prov/^ lo farò scrivere a S. S}^ Le cose tra S. Exc.'^* 
t questi signori Capitani succedono benissimo et con buona 
inione, 

Hiersera el sig. Giovanni per conto di un mulatiere, che stette 
fià con lui, et hora sta con mess. Carlo da Nuvolone, huomo del 
Marchese di Mantova, andò allo alloggiamento suo, absente però 
ui, et, essendo in colera, usò parole troppo alte et disprezzanti 
i tutti et ne menò seco quelli mulatieri. Le cose sono tenere tra 
1 Marchese et lui et però l' hanno commentata anchor peggio che 
on harebbono fatto, se non vi fussino questi timori. Non si è 
lancato di usare con tutti la diligentia che si conveniva, ne penso 
he qua sia per partorire scandalo, ma credo bene che a Mantova 
è scriveranno caldamente, et forse ne verrà qualche querela a 
. S. ; ma di qua non causerà altro male. 

Li Spagnoli, che scrissi hieri essere andati a Pavia per condu- 
rre artiglieria, andorono a Cassino, et svaligiorono quel luogo, 
jengono ad ogni hora molti avisi et varii, et spesso la più parte 
|>no falsi. Io scrivo malvolentieri altro che quello di che si ha 
iialche certeza; pure anche non si può sapere sempre el vero. 
Non possiamo risolverci a mandare gente di qua per la impresa 
Genova, se non in uno dei due casi, o che habbiamo, ridotte 
cose di qua a termini sicuri , o che non confidiamo strignere 
'!ano se non con gli alloggiamenti: non siamo ancora in alcuno 
questi due casi, perchè, venendo Svizeri, pensiamo pure di stri- 
lere Milano, et, per non fare diversione a questo pensiero, non n'ho 
luto parlare con alcuno di questo disegno di Genova. Conforto 
ne che come venga quest'armata non vi si perda tempo, et se 
'hora saremo in grado di porgere gente di qua, si farà: non 
tendo, non vi mancherà modo di provedere per altra via. Et a 
S. mi race. Ex C. P. apud Marignanum die xvi julii, 1526. 

Privati, II, f. 80. 



312 l'assedio di MILANO NEL 1)26 



ly luglio 1526. 

Le nuove che si hanno di questi benedetti Svizeri, V. S. le 
vedrà per le incluse. Speriamo pure che fra due o tre dì n'ha- 
remo in campo 4000 almanco. La notte passata quelli del Castello 
mandarono fuora circa 150 fanti et tante bocche disutili, che co' 
fanti fanno el numero di 500 : vi sono tra loro donne et fanciulli. 
Uscirono per la porta del Castello diverso le trincee, che lo ser- 
rono di fuora, et, arrivati alle trincee, si attaccorono con la guardia, 
che dette allarme et a dispetto loro la passorono tutti a salvamento, 
insino alle donne et fanciulli, che ci hanno mostrato, quello che 
non havevamo voluto credere, quanto era poca diffìcultà a soccor- 
rere el Castello. Referiscono, et Io effetto lo insegna, che le trincee 
sono leggiera cosa, perchè sono di tanta largheza che con le piche 
l'hanno saltate. Sono due trincee distanti dal Castello per due 
tiri di mano, et tra l' una et l' altra è uno riparo alto forse 4 
braccia, che serve a guardia contro quelli del Castello, ma fa si- 
curtà a chi assalta di fuora. Hanno dato ad intendere particularmente 
a tutti questi capitani come stanno et concludono essere cosa de- 
bole. Non so se questa uscita sarà causa che vi lavorino. Quel 
che scrive el Duca, V. S. vedrà per le incluse copie, le quali 
questi suoi si contentono che sempre si faccino vedere al Cav. di 
Landriano, et el termine, che lui dice essergli stato dato, fu inten- 
tione del Veruli, che lo fece non solo senza commissione d'alcuno, 
ma et contra quello che io expressamente li ordinai: perchè non 
havendo noi tempo determinato della venuta de' Svizeri, non pò- I 
tevamo darlo preciso a lui ; pure credo che questo non habbia 
causato disordine. Della necessità del Castello, questi, che sono usciti, 
dicono assai {Decifrato) « in conformità di quanto scrive il Duca 
« di Milano, che hanno mangiato cavalli et cani, et stati lunga- ■ 
« mente senza vino ». El pane, che sarà con questa, è el cibo di 
tutti, che n' bangio, da 15 di in qua, due per uno il dì. Sono tanti 
che si concordono in queste cose, che horamai si possono credere. 
{Decifrato). « Et s'el Duca di Milano fusse sicuro, capitulando, di 



1 



l'assedio di MILANO NEL ì $ ì6 3IJ 

« salvare la persona (*), penso non harebbe hora a pigliar partito: 
« questa diffidenza lo conduce ad ogni extremità». Et, per quanto 
ritrahiamo, non ha posto orecchie attualmente alle pratiche di 
Borbone, le quali ci è detto che gli promettevano Cremona. 

La resolutione d'hoggi, che si è presa, è stata: {Decifrato) «le- 
varsi giovedì di qui et andare ad alloggiare a Pioltello, ma non 
credo lo facciamo in un alloggiamento; è luntano da qui circa 
dece miglia et bisognarla ripassare qui Lambro et presso Milano 
a 5 miglia quasi a canto al Navilio, che viene da Cassano, et 
presso a Lambro poco più di un miglio che si harà a ripassare 
un'altra volta. Da questo luogo si disegna al primo alloggiamento 
pigliare S. Angelo, che è a canto a Borghi tra Porta Beatrice et 
Porta Comassina et S. Gregorio, che è tra Porta Renza et Porta 
Nuova, et in mezzo di questi due luoghi alloggiare el campo no- 
stro, che sarà vicino a temptare el soccorso del Castello, per il 
[che si prepareranno più vittovaglie che si potrà, et anche sarà in 
jluogo, che li inimici, per sospetto che non assaltiamo da altra 
|banda, non potranno voltarsi tutti a diffendere quelle trincee. El 
Duca d' Urbino Io concluse hoggi co' suoi, et conferitolo a' nostri, 
piacque assai al sig. Giovanni, che sa bene questo paese, et al 
5Ìg. Vitello: el Conte Guido era d'altra opinione ; ma si conformò 
facilmente in questa, la quale ha per fondamento, che sia neces- 
sario andare alla via del Castello; et el condurvisi con lo andare 
i Chiaravalle et verso Cassino et voltare a quella mano, come 
ù era rasonato prima, ha difficultà per la forteza del paese, et 
love Lambro si strigne assai sotto Milano si harebbe a voltare 
1 fianco tanto sotto Milano che sarebbe pericoloso andare per la 
ia diretta dei nostri alloggiamenti et di quivi mandare qualche 
nigliaio di fanti a temptare el Castello. Come proponeva el Conte 
uido {Decifrato) « non è piaciuto a questi altri perchè harebbono 
quei fanti, volendo allargarsi dai borghi, a girare 7, o 8 miglia, 
et se non gli riuscisse el soccorso, saria pericolo assai di non 

(*) Il Duca di Milano, per causa degl'intrighi del Morene, suo Cancelliere, 
:operti da Antonio de Leyva, si trovava sotto l'accusa di fellonia. 



314 l'assedio di MILANO NEL 1)20 



« li perdere. Questa resolutione ha presuposto la venuta de' Svi- 
« zeri, a' quali, andando a Pioltello, vegniamo a farci incontro. 
€ Sine ipsis factum est nichil » . 

Ho parlato hoggi con due frati delle Gratie, che hanno buono 
conto delle cose di Milano; et uno di loro mi afferma che, di 
che fummo a Porta Romana, vide caricare le bagaglie del Guasto 
et di Antonio de Leva, et che per tutta la terra si caricava, et 
che havevano già messo le loro semine in su i cavalli et carri. 
Questo ci fu detto anchora el dì medesimo da Giovanni da 
Naldo (^), che, correndo colli cavalli leggieri in sulla strada di 
Pavia, disse haverlo inteso da molti villani : ce lo hanno poi detto 
molti altri, ma nessuno più particularmente et che me lo habbi 
fatto più credere che questi frati. 

V. S. può comprendere che fatica era el soccorrere el Castello, 
quando eravamo sotto Milano, et, se costì si dubitassi, se lo ac- 
costarsi nostro a Milano fu deliberatione temeraria et el retirarci 
prudentia, se ne può dar bora buona sententia; che li prometto, 
non è hoggi huomo in questo campo, che, visto questo paragone, 
non se ne vergogni (Cifrato senza spiegazione). 

A Milano hanno condotto hoggi 4 cannoni da Pavia. Andorono 
la notte passata 5 bandiere di fanti ad incontrarli; né altro ci è 
di nuovo. Et a V. S. mi raccomando, dalla quale hoggi non ho 
havuto lettere. Ex C. P. apud Marignanum die xvii julii, 1526. 

Privati, II, f. 83. 



ig luglio 1326. 

Parse di poi al Duca per relatione di Pier Franco da Viterbo, 
che hoggi non alloggiassimo a Pioltello, perchè si discostava dalla 
strada di Milano. Siamo venuti alla Peschiera, luogo de' Bon Romei, 
da Marignano 5 miglia, da Milano 7, da Moncia et Cassiano circa 
IO. El paese è forte et paludoso, che è difficultà uscirne, et in 
fatto non comparisce el caminare. Stasera el Duca è andato a 



I 



(') Soldato di distinzione nell'esercito veneziano. 



l'assedio di MILANO NEL 1526 JIJ 

ricognoscere l'altro alloggiamento et domattina si faranno le spia- 
nate; afferma pure volersi levare domani et andare a Lambro in 
sul Lambro, di qui 4 miglia, da Milano 3. Se fusse di verno non 
usciremmo così presto. 

Stamane mandai in posta a Mantova mess. Ber-"° della Barba 
per toccar fondo di quanto si possa sperare dal Marchese, se e 
Lanzichenechi volessino passare. Gli ho ordinato che di quanto 
ritrarrà dia aviso costà et a Vinegia al Pola. Se bisognasse riscal- 
dare el Marchese, o far opera alcuna, V. S. di gratia non manchi, 
perchè a iuditio nostro la vittoria tutta consiste in questo punto 
della venuta loro. Sforzino et el Cav. Pusterla sollecitano el par- 
lamento con Borbone et stamane, ho inteso, desinorono con lui. 
Non dubito ch'el Duca aspetterà quanto potrà la speranza del 
nostro soccorso, la quale mancandoli, harà ragione di pigliar 
partito; et a questo effetto credo intrattenga le pratiche. In Milano 
fortificano quanto possono et soldati et ognuno lavora a' ripari; 
soUicitavano di verso Porta Romana et Porta Tosa: bora visto el 
nostro alloggiamento, dovran voltarsi ad altra banda. 

Stasera in un tempo ho le di V. S. de' 15 et 16. A mess. La- 
tino si manderà la sua per miglior via si potrà: né accade ordi- 
nargli altro ch'el ritorno. 

E cavalli per l'artiglieria toglieno più presto a vettura che in 
compera, perchè, havendo a provedere del mangiare, di chi gli 
governassi, de' casi, che occorrono quando non hanno l'occhio del 
padrone, della difficultà del riuscirsene al tempo, non vi sapremmo 
vedere altro avanzo che bavere questo fastidio di più. La ringratio 
della copia delle lettere di mess, Ruberto ; la prego voglia continuare. 

Per satisfactione del Veruli, gli mando pure quelle lettere di 
Mons. di Granges ; et la prego a mandare el breve in persona sua, 
secondo che a' dì passati gli mandai la minuta, colla quale credo 
che quella praticha si risolverà bene. 

Ha hoggi el sig. Giovanni usata una superchieria a uno di 
questi del Conte Guido, che avisa el Ministro di campo. El Conte 
se n'è governato in verità prudentemente. V. S. lo laudi et con- 
forti a continuare con questa patientia; et io con l'uno et l'altro 



3i6 l'assedio di Milano nel 1526 

ho fatto et farò quello officio debbo. — De' Svizeri stasera non 
so niente. Da un amico mio ho lettere da Bologna de 18. V. S. 
vedrà la copia (*): ho risposto bona verba. Se la praticha, che si 
trattava, non sarà conclusa, V. S. mi aviserà se ci sarà da far 
altro. Non mi curo di diventar conte; né anco ho fede di poter 
spendere e suoi denari. L'offerta della figlia forse mi moverebbe, 
veduto che N. S.''^ me ne aiuta sì freddamente. Scrivendo, si ha 
aviso che e Svizeri arriveranno domattina tutti a Casciano. Et a 
V. S. mi race. Da campo di Peschiera alli 19 di luglio 1526. 

Privati, II, f. 94. 

20 luglio 1526. 

Hoggi siamo venuti al Sagra, discosto da Milano 4 miglia, et 
quasi in sulla strada, che va a Casciano. É paese terribile a ca- 

(') Questo amico del Guicciardini gli scriveva da Bologna il 18: 
<( L'andata mia è stata a Ferrara; et ricercato dal Duca, quale desiderarla 
•con el mezzo di V. S. componere le cose sue col Papa, et voleva venissi io a 
trattarle ; et, succedendo accordo, voleva offerissi a quella bona somma di 
denari o uno castello; et, quando li piacessi maritare una sua figlia in Fer- 
rara ad uno dei primi suoi gentilhuomini, era per far condiscendere ciascuno 
alle voglie sue; et parole assai sopra di questo. Alle quali risposi che non 
andarla da V. S. se prima non sapessi la causa, adducendo più rispetti mi 
muovevano. S. S.'* disse anche ragioni: «Scriveteli, restringetevi più che 
potete, insin se veda se ne vole attendere, et havendo risposta tornate da 
me, dal sig. Duca, che vi sarà detto quello harete da fare ». Qiaesto è l'ef- 
fetto delli ragionamenti. Et per raccordarmi V. S. havere più vohe detto, 
ch'el Duca è huomo da farne conto per potere nocere et giovare ad una 
impresa della sorte principiata, ho voluto del tutto dare aviso a V. S., con 
farle intendere che domani ritornerò a Ferrara et, perseverando nel parere di 
prima, invierò a V. S. Deodattte, a giornate. — L'altra praticha si è di Carpi 
ch'e Spagnoli lo vorriano dare al Duca et S. S.'^ era per attendere a tale 
praticha et pagare denari se el populo lo domandava per signore, quale sino 
a qui non ha voluto fare per essere divisa la terra, come sa V. S. ; né 
pensa possa succedere, ma seguirà bene per quello ho dal sig. Marco da 
Carpi, che succedendo vittoria a V. S., come si spera, i Spagnoli, quelli 
sono in Carpi, daranno Carpi al Duca et se redurranno in Ferrara per salvarsi 
et defendere quella città quando el Duca non si accordi. Altre etc. die 18. 
(v. Privati, li, f. 95). 



l'assedio di MILANO NEL I526 3I7 

minare, in modo che non ci siamo condotti al Lambro senza che 
non piace piìi el condursi quivi, che è un paese della medesima 
sorte che questo. Piglieremo domani, se altro non si delibera el 
camino più a mano dextra di là dalla strada di Casciano et pas- 
eremo Lambro di là dal ponte, che vi è poca acqua, et deside- 
ando el Duca uno alloggiamento della sorte, che io dirò di sotto, 
«1 sig. Giovanni ha proposto questo camino et che si alloggia di 
là da Lambro, facendo el fiume spalle al nostro alloggiamento. 
Da man dextra si estenderà quasi insino al Navile, da sinistra 
vviole si allunghi insino al ponte, et dinanzi si allarghi tanto che 
la fronte sia presso a Milano quasi due miglia, che verrà a pigliar 
due strade, quella di Casciano, che va a Porta Renza, l'altra che 
va a Porta Nuova. Sono andati stasera el Duca et el sig. Giovanni 
a ricognoscerlo et credo si risolveranno a questo, che ha campagna 
larga da potersi mettere bene in battaglia, et domattina, non sì 
innovando altro, vi andremo. El Duca lauda un alloggiamento, 
che non (Cifrato senza spiegazione) , pure dice che questi disegni 
si potranno variare secondo l'occasione (Cifrato senza spiegazione) . 
El resto si aviserà alla giornata. Li inimici attendono a rassettare 
li ripari in più luoghi quanto più sono et ognuno lavora. Alle 
trincee del Castello non intendiamo che habbino anchora lavorato 
niente. Havevano dato ordine che tutti i fanti italiani, che sono 
in Vigevano, Biagrasso et luoghi del paese, si riducessino in No- 
vara. Stasera ci è stato detto che gli voltano in Pavia. I nostri 
Svizeri saranno domani con noi; et di quelli di Capino V. S. in- 
tenderà per le sue, et vedrà quanto informano de' Lanzichenechi 
e Rectori di Verona al Prov." de' quali per altra via non s' in- 
tende altro. Capino ha havuto buono mercato de' Svizeri, rispetto 
a questi che ci sono, che in ogni cosa ne siamo stati malissimo 
serviti. Bisogna provediate di qua di denari grossamente, che 
questa spesa de' Svizeri sarà excessiva. Scrivendo, el Prov." mi 
ha mandato a vedere certe lettere da Breno. La copia sarà con questa. 
El Castello di Milano è in praticha continua con i Cesarei, 
pure rispose stanotte passata alle nostre artiglierie, et, vedendoci 
accostare, non dubito, aspetteranno quanto potranno; benché ho- 



il8 l'assedio di MILANO NEL 1 5 26 



ramai si può concludere che sono allo extremo. A V. S. mi race. 
Di campo dal Sagra alli 20 luglio 1526. 

Che cosa sia quella bolla, ch'el Prov/* ha scritto a Vinegia di 
volere fare, giunti li 5000 Svizeri, io non la so, né la posso im 
maginare : governasi con noi meglio del solito : quanto alle offerte 
vi è poca differentia, in modo che questi nostri Capitani dal fare 
in fuora le factioni, che gli toccano, pare che habbino cominciato 
a gettarsi dietro le spalle la cura delle altre cose, come se a loro 
non toccasse el pensarvi. Io ho detto stasera a tutti tre, ch'io ho 
cognosciuto questo procedere più dì sono, et parendomi in quanto'' 
al rispetto de' Vinitiani ragionevole, ma in quanto a S. S/* che , 
ha tanta fede in loro, poco conveniente, né ho dato per scari 
mio aviso a S. S.'^ la quale mi ha hoggi risposto, lamentandosi 
quanto può di loro, che non si ricordino lo interesse che tutti 
hanno con S. B.°*' et che per rispetti più leggieri si dimenticano 
che la servono in un' impresa dove a S. S.*^ ne va el tutto, pre- 
gandoli che con la diligentia, col pensare alle cose, con ricordarsi, 
con dire el parere suo liberamente quando veggono ch'el Duca 
vole fare cosa che non gli piaccia, supplischino alla asineria di 
questi altri. Credo non mancheranno, et io, hor che le cose si 
stringono et bisogni che ogni deliberatione si intenda et consulti 
bene, né parlerò domani col Prov.'* et in modo che se non farà 
frutto, mi confido non farà perdita: et guardi V. S. quanto questi 
modi incivili di costoro fanno disordine. 

Al quesito di V. S. se accresceremo nuovi fanti italiani doppo 
la venuta di tutti gli Elvetii, dico che con 15000 Svizeri et tutti 
i fanti, che habbiamo di presente, le lance franzesi et 4000 fanti 
che verranno con loro, ci risolviamo di poter fare due campi qua- 
lunque alle forze delli inimici: et sperano questi Sig." potere con 
essi vincere Milano, se non con la forza mera, almanco con la 
lunga fatica et travaglio che si darà alli inimici, di guardie, di 
fanti, di caldo, di sete: ma ancho é ricordato che, volendo mettere 
al sicuro questa speranza et fare la cosa di verisimile certeza, sa- 
rebbe molto in proposito conducere i 4000 Lanzichenechi, che 
propongono i Vinitiani et aggiungere io, o 12 mila fanti italiani 



l'assedio di MILANO NEL IJ26 J I^ 

per fare uno terzo exercito, con li quali tre* campi non si dubita 
che si harebbe la Victoria, et quando pure mancasse, indi si po- 
trebbe serrargli, dando loooo guastatori a Giuliano Leno, che 
saprà forse meglio di questo, che di conducer l'artiglierie, le quali 
hiersera allo alloggiamento nostro haveva poste in modo che, se 
fusse accaduto scaricarle, ci conciava bene i fianchi. Credo bavere 
satisfatto completamente al quesito di V. S. Se gli accadrà volere 
intendere altro, supliremo meglio un'altra volta. 

Privati, II, f. 97. 

21 luglio 1526. 

Stamane sono venuti gli altri Svizeri col Castellano di Mus. Dice 
el colaterale della Signoria, che gli ha rassegnati, che sono circa 3200. 
Questi che ci erano prima sono più di mille, et drieto ne sono 
rimasti circa 700. Saranno in tutto più di 5000. La paga dei 
primi è alli 23 di questo. Ci hanno chiarito hoggi, benché el 
Vescovo di Lodi havesse detto di 31: delli altri non è stabilito 
anchora el di, ma sarà intorno a 8, o io. Sono bella gente; ma 
perchè bisogna ch'e denari ci siano in tempo et le spese da ogni 
banda multiplicano, spaccio el presente cavallaro in diligentia 
insino a Firenze. V. S. si ricordi che si mandino subito denari in 
qua et più somma che si può: che importi la paga de' Svizeri 
non scrivo, perchè anchora non lo so: saprollo forse domani. 

Mi sento stasera di sorte che differirò a domani lo scrivere 
altro che necessariissimo. Siamo alloggiati nell'alloggiamento che 
scrissi hieri, et la fronte alla Badia di Casaretto due miglia da 
Milano. I disegni sono quelli medesimi che scrissi per l'ultima. 
(Cifrato senza spiegazione). Digrosserassi meglio domani et io 
spero in Dio sarò più expedito a scrivere che non sono questa 
sera. Però non dirò altro se non che hoggi, andando el Duca, 
innanzi ch'el campo movesse, a ricognoscere lo alloggiamento, fu 
da certi archibusceri, che erano drieto ad una casa, ferito di un 
archibuso el cav. Alexandro Vitello {}) nella polpa della gamba 

(*) Vedi la nota i, della lettera 4 luglio. 



320 l'assedio di MILANO NEL I52Ò 

dritta. Non può essere che non stia impedito qualche dì, ma non 
sarà cosa di importanza. 

Paolo Luzasco in una scaramuccia, gli fur morti 3 o 4 de' 
suoi et guasti io, o 12 cavalli. 

El sig. Lorenzo Cibo et Conte Claudio Rangone (*) con una 

•banda di scoppiettieri sono hoggi entrati in Moncia ; ma la Roc- 

cha si tiene dalli Spagnoli, et è di sorte da non 1' bavere senza 

cannoni. Et a V. S. mi raccomando. Di campo di Casaretto alli 

21 di luglio 1526, 

Privati, II, f. 100. 

22 luglio 1526. 

Come scrissi hierisera per uno corriere in diligentia insino a 
Firenze la fronte dello alloggiamento è a due miglia da Milano 
€t anchor che si dicesse che aveva a essere tra Porta Renza et 
Porta Nuova, pure tiene si poco di Porta Nuova che si può più 
dire tra Porta. Renza et Porta Tosa, et anchora che, come io 
scrissi da Marignano alli 17, la resolutione che si disse, quivi fusse 
preso S. Gregorio et S. Angelo, alloggiarsi in quel mezzo sotto 
Milano, tamen come bara visto V. S. per altre mie, el Duca si 
risolvè poi di venir qui, (Decifrato) « per non si mettere tanto 
« sotto li inimici, con animo di tentare di qui quel che si potrà 
« per il soccorso del Castello et acquisto de' Borghi, ne mutar 
« alloggiamento più, innanzi che qualche ouona occasione non ce 
« lo farà fare, o se, non reuscendo el soccorso del Castello, bisc- 
he gnerà di campeggiar Milano et andar vincendo a palmo a palmo 
« le difficnltà, el che non si farà se non ingrossiamo di nuovi 
« Svizeri tanto che possiamo fare due campi. Interim si cerca di 
« bavere buona informatione et che questi Capitanei vegghino et 

(•) Claudio Rangoni , cugino di Guido, aveva solo 18 anni quando 
•combatteva in questa guerra : in questo mese di luglio, egli insieme a Lo- 
renzo Cibo prese Monza. — Combattè in seguito, nei 15 29, al fianco del 
generale Saint-Paul alla battaglia di Landriano dove fu fatto prigioniero. 
Nella guerra del 1535 si mantenne al servizio della Francia. Mori il 1)57 
all'età di 29 anni. Alfonso I di Ferrara lo infeudò nel 1527 del Castelvctro. 



l'assedio di mil\no nel 1526 jzr 



« faccino vedere più dappresso come stanno le trincee del Castello 
« et e ripari de' Borghi per risolversi da che banda et in che 
« modo si habbia a assaltare : el che al Duca di Urbino parria sì 
« havesse a fare in due luoghi con fare allarme in molti altri, et 
<.< se si sta in sul ragionamento credo sarebbe non in questa notte 

ma la seguiente ». , 

Perchè il Castello di Moncia si tiene per li inimici et altri, che 
havendoli alle spalle saria con poca reputatione di questo exercito, 
l'essere loro quivi ci priveria di molte comodità, però hoggi vi si è 
mandato Antonio da Castello con 3 cannoni et altri pezzi minori 
et 1 500 fanti , né vi sarà dubio 1' harà subito , per essere luogo 
debole et vicino a noi a 6 miglia, et gli aspettiamo questa notte. 

Venneno i Svizeri : crediamo siano el numero , che scrissi ; al 
pagare saranno cari, perchè el Castellano di Mus ha appuntato i 
suoi a 40 paghe morte per cento, et questi del Vescovo, che erano- 
332, dubito vorranno el medesimo. Però bisogna che di costà si 
faccia buona provisione di denari et che gli habbiamo in tempo. 
La paga di questi del Vescovo va a domani, benché prima haves- 
iuo detto all'ultimo del mese. Questi altri non sappiamo anchora 
1 dì, ma andranno all' 8, o io dell'altro, né posso dire anchora 
((uello che importeranno; ma denari presto bisognano. 

È tornato mess. Ber."° della Barba : quello che habbia operato 
mi dice bavere scritto da Mantova, dove si parla pure della ve- 
nuta de' Lanzichenechi. El Vescovo di Pola mi scrive tutto el 
giorno, non sa che s' habbia a credere. El bombardiere di che 
scrissi insino da principio a V. S., non fu trovato in Alexandria 
dove havevo aviso che era. Intesi che era a Genova in servizio 
del Doge : credevo haverne risposta allhora. Et a V. S. mi rac- 
' ornando. Di campo da Casareto alli 22 di luglio 1526. 

Privati, II, f. 104. 

2j luglio 1526. 
El Castello di Moncia si prese hieri per forza , dove erano 
circa 100 fanti Napolitani et, benché sia debolissimo, aspettorono 
l'artiglierie ; ma hoggi habbiamo temuto non sia perso quello di 



3^2 l'assedio di MILANO NEL 1 5 26 



Milano, perchè, oltre alla notitia che si ha dei parlamenti stretti, 
che sono tra loro, Antonio de Leva disse hoggi ad uno trombetto 
del Duca, che gli dicessi sopra la fede sua, che era accordato re- 
stando al Duca Vigevano et Novara, et che già erano in Castello 
300 fanti Spagnoli. Non si è visto altro segno, che sia la verità; 
però prestiamo più fede a spie venute stasera da Milano, che è 
accordato in caso che fra 5 dì non sia soccorso. Alle trincee non 
può accostarsi persona, perchè tengono buone guardie et sentinelle 
nel Giardino et il commertio delle lettere è al tutto interrotto, 
benché si sia fatto prova per diverse vie di mandarvene. La notte 
passata el Conte Guido mandò el Falloppia per ricognoscerle et 
per fare prova di mettere drento lettere con una ballestra, ma non 
potette accostarsi tanto che bastasse, et perchè si dette allarme el 
Castello tirò. In effetto credo sia in patti ma non accordato libe- 
ramente. 

Hoggi nel mio alloggiamento si è fatto consiglio per delibe- 
rare quid agendum. La conclusione è stata : (Decifrato) « Soccor- 
« rerlo non questa notte, ma la seguente, et farlo da due bande, 
« l'una verso Porta Verzelina, di che sarà capo el Conte Guido, 
« che ha proposto el partito, l'altra sarà verso le trincee , dove 
« credo andrà el signor Giovanni. Ciascuna banda harà 3, o 4 mila 
fanti et el resto dello exercito si metterà in battaglia in loco da 
« potere soccorrere l'uno et l'altro, così nel recuperarli se fussero 
« rebuttati, come nel mantenerli, se intrasseno. Al Duca d'Urbino 
« pare impresa difficile et non senza pericolo che, essendo li nostri 
« ributtati, li inimici non saltino fora et costringhino el resto dello 
« exercito alla giornata. Et, se ì nostri tre capitani lo havessino 
« sconfortato, quanto lo hanno confortato, lui et Malatesta facil- 
« mente adherivano al nostro tentare. El Prov.""* è stato inclinato 
-« a fare, tanto che pure si è concluso et ragionato assai de' modi 
« particulari. Hora si è resoluto, oltre il soprascritto, che le ba- 
« gaglie si discostino qualche mìglio et lo assalto si incominci 
« poco avanti giorno ». 

Con la di V. S. de' 20 , ho havuto i brevi pe' Svizeri , quali 
indirizzerò anche a Capino, che per la tardità delli denari del Re, 



l'assedio di MILANO NEL I526 jaj 

credo non sarà anchora expedito. Se i Cantoni haranno resoluto 
di volere dar fanti, i brevi non potranno star meglio. 

Ci sono hoggi lettere da Bellinzona de 1 8 , che Lorenzo Pa- 
squale (^) vi era arrivato et che l'altro dì aspettavano i 3000 Svizeri, 
i quali saranno qua presto. Et a V. S, mi race. Da campo di 
Casaletto alli 23 di luglio 1526. 

(Decifrato). « Se N. S/' ci ha per da pochi, non fu mai prin- 
« cipe che havesse maggior ragione. Noi arrivammo qui sabato, 
« et quella deliberatione, che si è fatta hoggi, si haveva a fare la 
« sera medesima o al più lungo la mattina, donde è nato, che la 
« esecutione non si po' fare questa notte. Tutto procede ch'el Duca 
« d' Urbino non vi viene di bone gambe, perchè non reputa la 
« fatica tanto sicura quanto vorrebbe, et hoggi quando il trom- 
« betta ritornò, eh' erano in Consiglio, disse che li dispiaceva il 
«caso per interesse del Duca ("^), ma che quanto al benefitio della 
« impresa era forse il meglio, perchè ci liberava dalla necessità 

< di metter le cose in pericolo. Insomma noi siamo qui et potrei 

lire molte cose, le quali mi tacerò, s'el disegno nostro succede 

< bene, ma, se non si tenterà, o che restiamo in diftìcultà, come 
( sarà perdendosi el castello, dirò largamente quel, che mi oc- 

< corre ». 

Privati, II, f. 108, 

24. luglio 1526. 

El Castello si è pure accordato et ha fatto bene perchè ad ogni 
lodo non eravamo per soccorrerlo, et stamane andammo dal Duca 
er fermare l'ordine di tutto quello si haveva a fare dal canto 
ostro. S. Exc.^'* disse che gli pareva che fussino mutati i termini 
ella deliberatione di hieri, perchè la sospitione ch'el Castello non 
isse accordato cresceva, et era da considerare se in questa am- 
iguità era da trattare el soccorso, o no ; atteso che, se si tentava 

(*) Capitano di ventura , svizzero , arrolato da Capino da Capo al soldo 

ì Collegati. 

(') Duca di Milano. 



324 l'assedio di MILANO NEL 1526 



et si trovava el Castello essere già dato, non poteva el mettersi 
tanto avanti passare senza pericolo; et doppo qualche dispaccio 
fu concluso che si preparassi di exeguire l'ordine di hieri, per 
movere stasera al tardi, et che interesse si facesse ogni diligentia 
per haverne la veracità, et in spetie indirizzare una scaramuccia 
grossa verso il Giardino per vedere se il Castello tentasse contro 
li inimici. Questo dubio nasceva perchè per gli avisi che venivano 
da Milano eravamo chiari ch'el Castello haveva capitolato, ma 
dubii se con tempo (Qui sono alarne parole corrose per il tempo 
e per rinchiostro) quivi a qualche hora S. Exc.*'* mandò a dire 
che questa scaramuccia, se si facesse leggiera, non farebbe l'effetto, 
et farla grossa era con pericolo, perchè nel Varco non si poteva 
entrare se non per luogo stretto, donde, se fussino cacciati, si po- 
trebbe male ritirarsi, et anchora ch'el sig. Giovanni offrisse volervi 
andare, et che sperava governarla in modo che si fuggirebbe questo 
pericolo, la cosa si andò tanto differendo che per via della scara- 
muccia non potevamo essere più avisati a tempo del muoverci , 
et si rimise di nuovo in consulta quello si havesse a fare : dove, 
essendo le opinioni varie, el Duca cominciò a dire, che quando 
fusse consigliato da' più, resoluto dal Prov/^ et da me, che si soc- 
corresse, era per farlo, ancorché fusse totalmente contro al parer 
suo, perchè el volere pigliar Milano per assalto di mano et con- 
scale, era impresa tanto diffìcile, che non solo non haveva mai 
visto tentare una simile, ma nemmeno uditolo o lettolo. Però che 
per scarico suo, quando per satisfactione d'altri tentasse una im- 
presa che non era riuscibile, voleva porre in scritto el parer suo, 
et che gli altri facessino el simile; così el Conte Guido cominciò 
a scrivere, et concluse non essere a tentare el soccorso per el dubio 
del Castello, gli altri non seguitorno, ma veduta la resoluta opi- 
nione del Duca, et che quanto tempo si spendeva nelle pratiche, 
tanto se ne toglieva all'esecutione, la natura fece per se medesima, 
et si pose da canto el ragionamento del soccorso, parendo a quelli 
ch'erano d'opinione contraria, che non potesse succedere bene, 
poich'el principale n'era tanto alieno. Sono da poi venuti più avisi 
ch'el Castello non ha più termine alcuno et che al Duca si dà 



l'assedio di MILANO NEL 1526 325 

Como con promissione di stabilirli entrata di ducati 30000 all'anno 
et che, per sicurtà della liberatione sua, Sforzino, a chi hanno 
promesso Castelnuovo di Tortoniese, resti in Castello, insino ch'el 
Duca sia in Como. Gli altri particulari non si intendono, perchè 
ci è anchora chi avvisa che ci è anchora termine al soccorrerlo 
ma {guasto per il tempo) è vero e quando bene fussi falso, rebus 
sic stantibus {guasto per il tempo) di, non sarebbe : non sappiamo 
quel che habbia capitulato del Castello di Cremona ; pure è cre- 
libile l'abbia promesso. Vi habbiamo mandato stasera mess. Ale- 
xandro da Gonzaga (*), cognato del Castellano, per far prova di 
lisporlo a tenerlo in nome della lega et del Duca, se sarà libero, 
,) di Maximiliano. — Afferma el sig. Duca d' Urbino che è stata 
pazia pensar mai di bavere col favore del Castello o de' populi 
impresa facile et che se la voluntà de' Sig." della lega non l'ha- 
i/essi fatto uscir del passo suo, non harebbe a' dì passati assaltato 
Milano, né hora tornato per soccorrer el Castello, perchè alle op- 
')ortunità, che ha la lega non era maggior contrario che la voglia 
li soccorrere el Castello non facessi fare qualche ruina; che è 
lecessario strignere Milano con dui exerciti in cui ciascuno dei 
|uah sia 4, o 5 mila Svizeri, et, essendovi drento una gente va- 
Drosa come questa, pensar di non l' aver a guadagnare se non a 
•almo a palmo. Habbiamo in campo 5000 Svizeri, o meglio 
redo ci saranno li 3300 di Capino fra 4 dì, che già cominciano- 
arrivare a Bellinzona , et allhora si procederà secondo le re- 
plutione che si faranno , che non si può errare a scriverle a 
liornata. 
Hiersera el sig. Giovanni, per scoprir qualche coea del Castello- 
)1 pigliare qualche prigione, attaccò una grossa scaramuccia et 
Ispinse due volte li inimici insino in su le porte di Milano; de*^ 
3stri né furono morti 4, de' loro più di 40 et el Capitano Ca- 
do, capo di Fanteria et valent' huomo. Stamani Paulo Luzasco 

(*) Da non confondersi con Alessandro Gonzaga , conte di Novellara^ 
lonnello al soldo di Carlo V. 

Arch. Star. Lomb. — Anno XXIII — Fase. X. «a 



326 l'assedio di MILANO NEL I 5 26 

ha rotto verso la Bicocca la compagnia del Zuccharo (*) presi i6, 
o 18 cavalli et lui si salvò col fuggire. Domani si saprà più al 
certo della persona del Duca. Et io spaccerò in Francia con aviso 
di tutto a Ruberto, né occorre altro che raccomandarmi a V. S. 
Da campo di Casaletto alli 24 luglio 1526. 

Scrivendo, el Castello ha tirato tre volte, alla volta del Campo, 
et le palle sono aggiunte allo alloggiamento del sig. Giovanni, et 
si sono visti fuochi, che si alzano et abbassano, che saria segno 
che anchor fussi in patti, tamen gli avisi di Milano sono in con- 
trario, che possono nascere che così pubblichino li Spagnoli, et 
la conditione di havervi a restar Sforzino per sicurtà del Duca 
fa che se bene non si vede che li Spagnoli lo forniscono, non 
perde la fede la voce che è pubblicata; infine non ci è la certeza 
intera se è accordato absolutamente o con termine, che, se è, non 
sarà più che 2, o 3 di, tamen è ben certo che {Cifrato senza 
spiegazione). Mi è parso spacciar in diligentia a V. S. alle pro- 
visioni che si hanno da fare, presupponga ch'el Castello sia perso. 

{Decifrato scritto in foglio a parte) : 

« Io ho scritto per altre tanto delli andamenti et modi nostri 
« che non credo che N. S." si meravigli più di cosa che succeda, 
« et non di meno io ne resto ogni dì più meravigliato , perchè 
« sebene vedo gli effetti sempre di un tenore, nel procedere si 
«comprende qualche volta caldeza et varietà, non so se simulata 
«o vera. Havevamo a Marignano un disegno di rubar Pavia et 
-« non con poca speranza del Duca d' Urbino et di chi lo sapeva. 
« Sopra venendo lo aviso ultimo della necessità del Castello si lassò 
« la praticha, con dir di voler far quest'altro effetto, di che comej 
« poi si siano curati V. S. lo vede. Non ci conosco rimedio perchè! 
« ode malvolentieri chi parla in contrario di lui. Hoggi mi hai 
« detto, che non si trovò mai peggio contento perchè questi capi- 
« tani non consigliano secondo la ragione, ma, per parer gagliardi, 

0) È questi Io stesso Zucchero o Cuccherò, dell'Albania, che si trovi 
poi a combattere nelle milizie del Principe d'Orange contro Firenze al tempo; 
del suo assedio. 1 

il 



^a^ 



L ASSEDIO DI MILANO NEL 1526 ^2J 



« propongono quello, che essi non farebbono et fanno tener lui vile, 
« facendosi belli di quanto hanno proposto, accennando maxime 
« del C." Guido, et anche non era molto satisfatto del Vitello, 
«che havea hieri et hogi consigliato lo andare inanzi: concluse 
« che era necessario o che a lui fosse dato il carico con modo 
« conveniente di governare questi exerciti, o che si prò vedessi 
«d'un altro a chi lui obedirebbe volentieri. Io mi sforzai scusare 
« li capitani et anche li mostrai che in ogni exercito et ad ogni 
« capitano intervenivano simil cose, allegando esempli che havevo 
«visti al tempo del sig. Prospero, anchora che haVesse l'autorità 
« universale. Et circa farlo capitano generale della Lega (che in 
« suo linguaggio vuol dir questo) sfuggii el ragionamento. Disse- 
« mi che ne voleva parlare più largamente col Proveditore et 
« scriverne a Venetia. Io dissi poi tutto al Proveditore mostran- 
« doli che N. S.""^ harebbe pensato darli dà principio qualche titulo, 
« ma che parendoli di non sdegnare el Marchese di Mantova, di 
K chi bisognava far capitale, per conto del stato, mi havea com- 
x messo, che sotto el breve credentiale io dicessi al Duca d'Urbino 
< che voleva ch'e nostri Capitani lo obedissino come capitano ge- 
nerale ; et così havevano fatto con effetto. Che a N. S. bisognava 
bavere questo rispetto, et che, accordandosi le cose del Duca di 
Ferrara, sarebbe forse bene di pensar di valersi di lui in questo 
exercito, di che si tagliava ogni via, dando titulo a costui. 
Questo dissi perchè so che a Venetia desiderano molto tirarlo 
in questo exercitio) ; et che se lo acquisto di Milano ci fosse 
riuscito, ero certo che N. SJ" moiii proprio harebbe messo in- 
nanzi di farli questo honore, ma che horamai pareva tempo 
molto incommodo a parlarne, ne anche molto honorevole a lui, 
perchè simile motivo poteva causare varii commenti. Ricercan- 
I0I0 mi consigliassi se io dovevo scriverne a Roma, o no, mi 
:)regò non ne scrivessi insino non havevo occasione di parlarne 
con lui, perchè sperava revocarlo da tale openione, la quale però 
non nasceva bora perchè insino a Brexa gli havea mostro questo 
lesiderio et sperato che, senza domandarlo, gli fusse dato et che 
hora, vedendo non era inteso, per discretione, pensava non haver 



328 l'assedio di MILANO NEL 1526 

« più rispetto a scoprirlo. Io non so se sono d' accordo, ma lui 
« mostra esserne mal contento et dubitar non faccia nausea a 
« N, S/* et parla di lui come poco satisfatto dei suoi modi. 

« Dicemi el sig. Vitello ch'el Duca d' Urbino lo toccò di questo 
« medesimo et si dolse che a Roma et a Venetia si era consultato 
« di farlo Capitano della Lega et alla fine havevano resoluto vo- 
« lere, che lo exercito si governasse per via di Commissario: vedremo 
« che frutto farà o vorrà fare el Proveditore. Interim non si parli 
« di costà con carico del Duca perchè è di natura, che con le 
«buone non si vince et con l'aspre si pegiora». 

Privati, II, f. 117 
25 luglio 1526. 



E capitoli tra el Duca et Borbone si sottoscrissono hiersera al 
tardi : la copia dei quali sarà con questa. La praticha si strinse 
et quasi si accordò avanti hieri; ma el Duca andò differendo a 
hiersera la conclusione per aspettarci quanto poteva: et harebbe 
aspettato anche più se havessino havuto tanto pane che fussi pur 
bastato a cenare. Era consumata ogni cosa. Di che li Spagnoli s 
lamentano quanto possono di non haver saputo, perchè non ha 
rebbono capitulato. L' haver a' dì passati cacciato fuora quelh 
bocche, fece loro credere, che non fussino in tanta extremità. Sta 
mani el Duca mandò a noi mess. Scipione Della Tela a farci in 
tender la capitulatione presa et che hoggi dovevano li Spagnol 
entrar in Castello et lui andarsene a Como, dimandandoci salvo 
condotto per se et suoi, per e Cesarei, che lo accompagnerebboni 
et per quelli fanti loro, che sono in Como, che, lasciatolo libar 
al Duca, potessino andarsene a Milano : sono due bandiere di fani 
Spagnoli. 

El salvocondotto fu fatto per tutti, per non dar occasione a lor 
di intrattenerlo. Cosi hoggi a 21 hore, accompagnato dal Coni 
di Caiazo, si uscì da Milano et è venuto stasera qui et, insino ne 
gli è uscito delle mani, ha sempre dubitato di non esser ritenutj , 

Et di questa sua liberatione fece el principal fondamento n 






l'assedio di MILANO NEL 1 5 26 329 

Marchese del Guasto, da chi, oltre la capitolatione con Borbone, 

^oUe la fede in particolare, della quale si confidò più che d'altro. 

'l alloggiato in casa el Vescovo di Veroli: così ha voluto, non 

)bstante che dal Duca fusse fatta ogni extrema diligentia perchè 

Sloggiassi seco et io anchora, che havessi fatto el medesimo. Nel 

avalcare et voler essere proceduto et altre simili chiacchiere è 

tato abbondantissimo di cerimonie al solito suo, et pertinace in 

lodo che è bisognato le vinca tutte, t, impedito della persona in 

lodo che non può andare, pure cavalca, ma con incommodità : 

el resto sta bene. A lui et a' suoi hanno lasciato portar ogni 

osa, né è mancato della capitolatione in conto alcuno, excepto 

he nel pagar e soldati, che erano nel Castello, che importa più 

i 20000 ducati. Credo gli habbino dato pure, non so se 3, o 4 

1 

lila ducati : el resto, a parole, hanno promesso dare fra 8 dì. Et 

isino a hora fanno segni di volergli lasciare Como libero. Da 

forzino in fuora, che è restato in Milano (ma dicono, verrà hoggi) 

utti gli altri, che erano in Castello, sono venuti seco. L' hora 

elio arrivar suo fu tarda et, per la incommodità della persona 

la si potette mal negotiar seco. Però el Duca, el Provveditore 

: io parlammo con mess. Scipione (*) per intendere che pensiero 

a el suo et gli proponemmo, che confortassi el Duca a cercar di 

ivere la possessione di Como et, assicuratosene, che si reducessi 

Lodi, o dove meglio gli veniva, seguitando scopertame^Ue la 

rmpagnia della Lega et tanta occasione, che haveva, di poter 

tornare nello stato suo, senza haver a starvi più a modo d'altri, 

)me gli era bisognato fare gli anni passati. Tornato a lui, ci 

ferì poi che haveva piacere vedessimo la capitolatione et che non 

ancherebbe a tutto quello potesse fare con suo honore. La ca- 

tolatione restò in mano mia et, vista che l'hebbi, andai a lui 

»1 Vescovo di Veruli et Bernardino della Barba, a chi fa chareze 

sai; et anchora che fussi tardi et fussi in letto, stetti con lui 

ù di 2 bore. 

Disse che voleva obbedir la S.*^ di N. S. et la Sig.'* di Vinegia, 

(>) Della Tela. 



JJO l'assedio di MILANO NEL I 5 26 



a 



ma non macular l'honor suo, et a quanto haveva promesso nella 
capitulatione, maxime veduto quanto nobilmente e Cesarei l'have- 
vano osservato, et che voleva preporre l'honore allo Stato, Glie ne 
lessi capitulo a capitulo, mostrandoli che lui in tutta la capitula- 
tione non prometteva a loro che consegnar el Castello di Milano 
et che del resto rimaneva in libertà di poter fare quel, che ben 
gli conveniva, come prima : replicò : che Per V ordinario era subdito 
allo Imperatore et non voleva scoprirseli contro, né pigliar 1^| 
possessione di Lodi et delle terre di Ghiaradadda, che hanno e 
Vinitiani, ma che si starebbe a Como senza intromettersi niente i 
et che se la Lega vinceva la guerra, starebbe alla clementia di I 
quella; che à ogni modo scoprirsi lui non importava niente et a 
se poneva una macula eterna. Non fu lasciata indrieto cosa alcuna, 
che si potesse dirgli, ma sempre stette fermo in questa sententia. 
In ultimo gli mostrai che la Lega non pretendeva et non haveva 
titulo nello stato di Milano, et haveva fatto la impresa sotto nome 
di liberarlo et restituirli lo stato, et che a proseguirla, non volendo 
accrescer le difficultà, bisognava farla sotto nome suo, o in tiome 
d^ altri, che vi pretendessi titillo, accennandoli del fratello o de' 
Franzesi; et pregandolo non volessi mancare a se medesimo, a' 
subditi suoi, che per amor suo havevano patito tanto, et a tanti 
principi, che per la salute sua havevano tolte l'armi. La risposta 
sua fu in ultimo, che si consulterebbe co' suoi et domattina fa- 
rebbe risposta innanzi partissi, che voleva farlo a buon hora per 
andare a desinare a Moncia, et quivi aspettare che li Spagnoli 
uscissino di Como. 

È restato senza scorta delli inimici, perchè el Conte di Caiazo, 
che lo accompagnò insino in campo è ritornato a Milano et mostrò 
poca voglia di fargli compagnia più innanzi: ma lo faremo accom- 
pagnar noi et in modo, che dai fanti di Como o da altri non gli 
possa esser fatto qualche trappola. Saremo con lui, domattina in-i 
nanzi che parta, el Duca el Provveditore et io per vedere se pos- 
siamo risolverlo, che, havuto Como, vogHa governarsi in modo, 
che si cognosca manifestamente che continua nella Lega et nella 
impresa di ricuperar lo stato; che ci pare che importi assai, perchè 



l'assedio di MILANO NEL I526 J3I 

altrimenti tutti questi forusciti et popoli comincierebbono a piegar 
l'animo ad altra via, e quali, se non ci hanno giovato quanto si 
desiderava, pur tengono sospesi et con qualche difficultà gli ini- 
mici, et stamani insino a' Svizzeri cominciavano a bisbigliare che, 
havetido perso el Duca el Castello, no7i ci erano più. obbligati. 
Lui si fermerebbe volentieri in Como ad aspettar l'exito della 
guerra, non facendo Ì7iterini cosa alcuna che potessi dispiacere a 
Cesare et sperando, che se lo stato si guadagna, la Lega dovesse 
rendergliene; pur credo che forse domattina si risolverà bene, et 
io forse sopraterrò lo spaccio insino a questa sua resolutione, et 
se non la fa domattina, è da credere, che presto muterà opinione, 
perchè fra pochi di, lui et e suoi comincieranno meglio a sentire 
la perdita dello Stato, et la pazia, che sarebbe non satisfare alla 
Lega per non offender Cesare, con chi sono rovinatissimi. 

El Vescovo di Alexandria (^) ha a esser liberato per e capituli. 
Dicono pagherà a Cesare scudi 20000; così hanno detto questi 
del Duca; et che ha in Roma in su uno banco ducati io, o 12 
mila. Alessandro del Caccia mi ha detto, che non vi ha denari, 
ma una promessa di Gian Francesco De' Bardi di certe gioie, per 
denari, che sborsò in sulla speranza di uno Cappello. E bene in- 
tender se è cosa che se ne possa valere et prohibirla. 

V. S. vedrà per lettere del Conte Ruberto, quale io mandai 
hieri a Milano (ricercato dal Duca di mandarvi uno) quello ha 
visto circa ripari et della dispositione che havevano di abbando- 
nare e Borghi, quando andammo verso Porta Romana, et infatto 
è cosa che è verissima. 

In Milano era disputa di chi dovessi restare alla guardia del 

(*) Pallavicino Visconti aveva 20 anni quando Leone X Io creò vescovo 
di Alessandria. Al tempo in cui si voleano cacciare da Milano i Francesi^ 
era gi;\ stato da questi accusato di parteggiare per gli Sforza e perciò con- 
dannato a morte. Ne fu però salvato dalla preghiere della sua potente fa- 
miglia. Restaurati gli Sforza fu pure da questi accusato di mene per i Fran- 
cesi e di tradimento verso il Duca. Fu perciò preso e tenuto prigione. 
Della sua liberazione si parla nei suddetti capitoli. Rassegnò il suo vesco- 
vato il 1535. 



^p l'assedio di MILANO NEL I526 

Castello, perchè Borbone vi voleva uno capo de' suoi con compa- 
gnia di Lanzichenechi, co' quali si intrattiene molto. Li Spagnoli 
volevano fornirlo loro: e Lanzichenechi volevano denari per lo 
acquisto del Castello, et in fatto s' intende non hanno uno quat- 
trino. Hanno nella capitulatione perdonato a tutti quelli, che erano 
in Castello et a pochi altri servitori del Duca: alli altri non hanno 
voluto farlo; perchè dicono che tra quei Capitani et soldati hanno 
partito le case et robe loro. Dicono voler uscir in campagna, il 
-che non si crede mentre non saranno più grossi: ma affermano 
ia venuta di Lanzichenechi, di che Mons. di Grangis ci scrive 
haver qualche dubbio per via di alcune spie che haveva mandate 
ià. Da Vinegia mostrano non ne sapere niente. 

Raphaello di mess. Coro andò hieri a Milano et Borbone non 
volle vi andassi prima. Et a V. S. mi raccomando. In campo di 
Casaletto, 25 luglio 1526. 

Tenuta a dì 26 a bore 18. — Siamo stati stamani col Duca, 
<juale ci ha resoluti voler andar a Como et che di quivi fra due 
dì expediria uno suo a N. S. et l'altro a Vinegia per intender la 
voluntà et parere loro, et che, quando gli comandano cosa, che 
non sia contro all'honore suo, obbedirla in tutto. Altra resposta 
più resoluta non si è potuta bavere, non obstante tutto quello, che 
gli è stato detto: afferma che tra lui et e Cesarei non è altra ob- 
bligatione che quanto dicono e Capituli, ma havendo loro osser- 
vatili , non gli par vi sia l' honor suo a mancargli. Non si può 
dire lo muova altro che, o i consigli de' suoi, e quali si contentano 
che lui non alteri, per poter goder el suo secondo la capitulatione, 
o una dapocaggine et timidità naturale. Pure è resolutione, che 
ha tanto poca ragione, che non posso credere che presto non se 
ne muti: et è opinione di molti che sarà fatto mutare perchè non 
gli daranno Como. Vuole partire hoggi con la scorta nostra et 
fermarsi a Moncia insino a tanto ch'e fanti siano partiti da Como. 
Attenderemo a sollicitarlo che mandi a Roma et a Vinegia et che 
si risolva meglio che non fa. L'habbiamo ricercho che ordini al 
Castellano di Cremona, che venendoci al presente occasione di tentar 
quella città, ci favorisca; ha detto risponderci innanzi parta, et 



l'assedio di MILANO NEL I j 26 333 



credo non ne farà niente insino non si deliberi del tutto. L' hab- 
biamo chiarito assai bene, che lo starsi a vedere non gli può ser- 
vire a recuperar lo stato di Milano, perchè, se starà sospeso, la 
Lega sarà necessitata, per beneficio della impresa, voltarsi al fra- 
tello o pigliar qualche altro partito. Et insino a qui non è giovato 
niente. 

El Castellano di Mus, che era venuto co' Svizzeri , subito che 
intese la venuta del Duca, se n'è andato co' suoi, diffidando di 
S. Ex.''* della quale è poco amico : veda V. S. che belli istrumenti 
habbiamo: è tenuto così solenne ghiotto, come sia intorno di qui 
a cento miglia. — Stasera darò in Francia lo aviso della perdita 
del Castello et liberatìone del Duca, che ho differito per aspettar 
la resolutione sua della quale non aviserò in modo da farne perdita. 

Messer Bernardino della Barba non manca della diligentia de- 
bita in tutte le cose che occorrono et eh' io gli commetto et dice 
phe N. S.""^ et V. S.'* l' habbia per excusato se non scrive, perchè 
lon vuole scriver costà per niente. 

Privati, II, f. 121. 

26 biglia 1526. 

Per ordine di mess. Capino mando a V. S. la copia di più 
ettere havute da lui et di più uno capitulo di una mi scrìve il 
lormanno, et allo incontro copia di avisi che ha il Pro veditore, 
he danno pure sospetto di transito di Lanzichenechi. Vedrà an- 
ora uno decifrato di una lettera di Giovanni de Castro, che da 
uesti signori di Milano fu mandato al Principe per sollecitare lo 
iuto; non è bene decifrato per la difficoltà della lingua. La pro- 
isione, che si disegna in questo caso, la scriverò di sotto. 
A' 23 del presente 3300 Svizeri erano cominciati a arrivare a 
ellinzona, dove havevano a fare le mostre et secondo dice Mons. di 
aiusa, huomo del Re Christianissimo, venuto per star in campo, 
le partì a' 21 da Lucerna, che li altri che hanno a venire, tar- 
eranno poco. El Duca di Milano è ancora qui, perchè non ha 
/uto ancora aviso, che i fanti siano partiti da Como : crede non 



J34 l'assedio di Milano nel 1526 

gli sarà mancato. Noi altri ci rimettiamo allo effetto. S. Ex.''* sta 
ferma nel parlare come ha fatto hieri et avant'hieri, tameìi alla 
fine non sarà per deviare dal parere di N. S. et della 111.*"^ Sig, '* 
Le domande et spese, che portono questi Svizeri sono excessive 
et moltiplicheranno tanto più, in modo non ci si può porre per 
anchora regola certa. Bisogna far provisione grossa di denari et 
che ce ne sia presto buona somma, perchè le spese moltiplicano 
alla giornata. Habbiamo al principio del mese a pagare cinque 
bandiere di Svizeri. Non scrivo el numero perchè anchora non l' ho 
potuto sapere. Dalli Vili a' X del mese, et forse prima, verrà la 

m 

paga dei 1 1 1 fanti. A pochi di del mese ci è la paga dei fanti 
del Conte Guido. Alexandro del Caccia scriverà a messer Iacopo (*) 
come si trovi a denari : provedasi al bisogno, perchè e Svizeri 
non aspettano et se pure lo fanno ci è tanto interesse che saria 
meglio a torgli a 30 per cento. El pericolo è che questi di Ca- 
pino non voglino le inhoneste conditioni di questi altri. Habbiamo 
cognosciuto insino a hora ma non ci sappiamo già trovare el re- 
medio. El Governatore di Modena (^) ha anchora avisato della 
posta che fu intercepta et del modo. Stasera non è anchora arri- 
vata la posta in modo che io sto in paura che non sia intervenuto 
el medesimo: era quella che è stata tolta la risposta alle mie de* 

m 

XVIII e XIX, dove si dava aviso della rassegna dei fanti di ni 
lanzichenechi venuti nelle terre de'Vinitiani e di una lettera, che 
hanno havuta da Ferrara : se vi è una cosa , che importa eh' io 
sappia , replichisi. A Parma et Modena si è scritto perchè si faccia 
la diligentia, che si può, per sicurtà delle poste, la quale da tratti 
simili consiste più nel cavarli con diligentia de' luoghi del pericolo, 
che nelle forze, che non possono essere per tutto. 

Questa mattina el sig, Duca d'Urbino, presente el Duca di Mir 
lano, disse la opinione sua circa niodum belligerendi hora che 

(') Iacopo Salviati. 

('"') Era Governatore di Modena Filippo de* Nerli, che aveva per moglie 
una figlia di Iacopo Salviati ed era perciò pure parente del Guicciardini. 



«ife 



% 



l'assedio di MILANO NEL I526 J3J 

sono inancate le speranze di bavere la vittoria senza difficultà et 
dilatione, et questo gli pare a benefitio dell' impresa, cbe levati i 
fundamenti, a suo indizio vani, s'abbia a governare per ragione 
et non più per necessità. 

Vi erano presenti el Conte Guido, el sig. Vitello, che l' appro- 
varono maxime el Conte et el Duca di Milano, che la lauda molto: 
conclude che (^Decifrato) « sia molto difficile pigliar Milano per 
« forza, sendovi una gente valorosa come questa et che ha havuto 
« et ha tempo a ripararsi et il populo battuto di sorta che non 
« ne fa conto alcuno, ma che sia necessario, come ci troviamo octo 
« o dieci milia Svizeri, dividerci in due alloggiamenti, facendo il 
« principal fondamento di [corroso dalP inchiostro) Milano, ma non per 
« quello lassando di travagliarlo per rifare quelle occasioni che si pre- 
ce sentassino di più, et interini senza crescere la spesa mandare una 
« parte de' fanti italiani con una di artiglieria et gente d'armi per 
« pigliare Pavia et Cremona et Alexandria et etiam voltarsi a 
« Genua. Se si farà la impresa con questo modo, li par facile 
« impedire eh' e Lanzichenechi non si uniscano con costoro, pi- 
« gliare il resto tutto di questo stato et e passi, a serrar Milano 
« di vettovaglie et ridurlo in termini, che se non si riuscirà con 
« la forza, habbia presto a cadere per se medesimo. Dice che con 
« questo stile la impresa è unitissima et spera che in tre mesi 
« ad ogni modo si ultimerà et se non muta opinione, si rifarà di 
« presente con una banda di queste genti et con quelle che hab- 
« biamo di Vinitiani di là, la impresa di Cremona, quale riuscendo, 
« non potranno per la via di Trento venire Todeschi et se interim 
« venisseno, queste genti si faranno loro incontro, j Questa è la 
somma del disegno suo nel quale è fermissimo. 

Disse di poi S. Ex.''^ al Proveditore et a me che questi exer- 
citi havevano bisogno di uno che li commandasse tutti et che se 
a N. S."^*^ et a Vinetiani pareva dare el caricho ad un altro, che 
lui obbedirla volentieri, ma se ci contentavamo che lui governasse 
come ha fatto poi che siamo venuti, voleva gli fusse data l'au- 
torità con quelli modi che sono convenienti, perchè disegnava go- 
vernare l'impresa come pareva a lui et essere sicuro^ che quando 



^^(, l'assedio di MILANO NEL I 5 26 

i'harà bene incaminata, non fusse dato el governo ad un altro 
«t che non parlava d'altro che di questi due particolari perchè 
•concernono l'honore, sperando che i Signori, che sono grati, pen- 
serebbono alle altre cose, che si conviene. Sono più dì che ha 
motteggiato di questa cosa et io mi sono sforzato et con lui et 
con Gianmaria di Modena, suo segretario et per mezzo maxime 
del sig. Proveditore, che è persona piena di prudenza et di bontà* 
levarlo da questa opinione, parendomi nascesse molto fuori 
tempo. 

In effetto mostra starci molto fermo {Decifrato) « et di sort^ 
« che, se non si pensa in qualche modo di satisfarlo, dubito se n^ 
« caverà poco frutto se già la Sig.'* con la sua authorità non 1< 
« persuade da volere essere più presto honorato per mezo di qualch^ 
«opera et successo notabile, che della necessità». Disse, che, 
nel principio fusse stata comunicata con lui l' impresa, harebt 
proposto questo et delle altre cose, ma, non essendo stato fatte 
voleva -farlo hora, che si può dire che la guerra comincia da caj 
poiché si ha a procedere con fondamenti nuovi, El Proveditore no^ 
dà speranza di fermarlo (Decifrato) « se N, S.""^ con un brev^ 
« ampio gli dà authorità durante questa impresa dello stato 
«Milano di potere commandare al suo exercito». Il che io cor 
forto S. S.'^ che faccia, perchè ad ogni modo ha havuto et har 
da noi in fatto questa obedientia; pure, benché speri si contente 
con questo, non lo afferma et a noi è parso in proposito chiarirli 
bene come da me, che io non credo, per molti rispetti che gli hi 
allegati, {Decifrato) « che N. S."^ possi né vogli per hora dare t| 
« tulo ad alcuno di Capitano della lega». 

In Castello ha posto Borbone uno suo : la guardia è mezza 
Spagnuoli et Lanzichenechi. 

Scrivendo ho la lettera di V. S. de' 24. Manderassi el breve at 
Marchese di Saluzzo, quando sarà in Italia; che, per lettere che 
si hanno de' xxii da Ravel, non era anchora comparso, ma dicono 
si aspettava d'hora in hora. 

Non fu vero che a Paolo Luzasco sia stato fatto atto alcuno 
disonesto. 



l'aSSSEDIO di MILANO NEL IJ26 JJ7 

Del olio si è fatto quello che sì può, ci ho poca speranza,, 
perchè si ha a fare con persone di questa sorte. 

Di Baptista della Palla si può di qua far poco: non si mancherà 
di pensarvi: et della negligentia de' Corrieri non so dir altro se 
non che bisogna castigarli. Et a V. S. mi raccomando. Dal Campo- 
di Casaretto alli xxvii luglio 1526. 

Piacenii sia per esserci denari, ma, ricordo, bisognano et in tempo. 

Privati, II, f. 88. 



28 luglio 1526. 

El Duca di Milano mandò hieri Sforzino con uno huomo delli 
Spagnuoli a far levare e fanti, che sono in Como, Gli risposono- 
che partirebbono quando vi andassi la excellentia sua : ma è facil 
cosa, non ne faranno niente et che lui per necessità si riduca alla 
obedientia della lega, come però a ogni modo harebbe alla fine 
fatto per voluntà. 

Le lettere intercepte in quel di Reggio son state causa eh' io- 
non ho inteso la deliberatione di N. S, circha el condur quelli 
Lanzichenechi , che per la rotta de' Villani erano rifuggiati in 
quello della 111."'* S.'^ Hora intendo che vengono avanti con disegna 
di haver ricapito da noi, il quale quando non succeda, et si con- 
ducessino tanto in qua, salteranno in Milano. La gente, per quanto 
dice el Duca et Proveditore, non è bella, et essendo subditi della 
Imperatore, et venuta di qua non per andar in sulla guerra, ma 
per non poter star a casa, è, non solo a giudicio mio, ma d'altri 
che s'intendono, molto pericolosa, che per haver perdono dal sua 
principe non possiamo fidarcene. 

Tamen el Duca et Pro veditore hanno inclinatione a farne una 
cappata et condurli. Io, mentre sono discostato per le ragioni 
sopradette, et insino non harò altro di costà, starò fermo in questa 
sententia, se già non mi bisognerà mutar per non far peggio. El 
minore rispetto è quello della spesa, che è pur anche considerabile 
in tanti carichi. El Proveditore mi ha pure detto che ordinerà che 
passino Brescia: bisogna rapportarsene allo effetto. Mi sono me- 



3j8 l'assedio di Milano nel 1526 



ra vigliato in verità che, non havendo ne di costà né di qua attacco 
alcuno di voler consentir a condurgli, gli habbino lasciati passar 
tanto avanti, come se fossino certi noi volerlo fare. 

Non rimando le lettere del Marchese di Mantova circa lo incon- 
veniente perchè non l'ho havute : penso fussino nel piego 

<:he fu intercepto. Questa mattina el Duca ha consultato lunga 
mente circha le cose della guerra coi nostri Capitani et col sig. Ma^ 
latesta. Ha per presupposto fermo {decifrato) « che lo sforzar Mw 
« lano etiam con due exerciti sia cosa difficile, ma è da non vi 
« sperare mentre v'è dentro questa gente si valorosa : et in queste 
«concorre non solo Malatesta ma etiam el Conte Guido Rangonei 
« et in presentia sua et meco in sua absentia Vitello et il sig. Gio- 
« vanni non la reputano tanto difficile, giudicando eh' el travagliai^ 
« da due bande una terra di tanta guardia possi facilmente portai 
« qualche occasione di vincerla non già in un tratto et per assai te 
«di scale ma procedendo di passo in passo et valendosi dell'arti^ 
« gliene, della zappa et di necessitargli a guardar in tanti luoghi^ 
« che non possino reggere o diano oportunità d' entrar da quell^ 
« bande donde si guarderanno meno. Et dice lo sig. Giovanni, ci 
« ne è pratico assai, che sebbene s' intende hora le vittuaglie essei 
« care, tamen che vi sono pochi habitatori rispetto al solito et ch^ 
« l'affamargli non sarà sì breve, maxime insino che tengano Pavia 
« come si persuade el Duca d' Urbino, al quale piace più el parere 
« proprio che quello degli altri : convengono tutti che lo stringerai 
« con due exerciti sia necessario, et che per questo non si lassi 
« far ogni opera di pigliar e membri principali dello stato et porrti 
« qualche presidio in tutti i luoghi che serrino la via delle vittuaglie. 
« Ma perchè non si può far tante cose insino non arrivano tutti el 
« Svizeri et forse le lanze francesi, restò la discussione dond' era dal 
« dar principio : o dal far e due exerciti, non attendendo infrattanto 
« ed altro che a Milano, o, levando di questo alloggiamento una 
« parte delle genti per attendere all'altre imprese, che tutto mi par 
« dipenda da quello articulo se due exerciti bastano a sforzar Milano 
« o no. Perchè se bastassino, non ha dubbio che s'harebbe a atten- 
< der hora a Milano, et questo non è capace al Duca d' Urbino et 



l'assedio di MILANO NEL I 5 26 3 39 

« però s'è fatta resolutione, in su l'altra mia, che bora si mandi el 
« Conte Filippo Torniello, che è con noi, per occupar Mortara et 
« tener infestata tutta Lomellina, donde suol venir a Milano vittua- 
« glia assai : non spera di Novara, perchè el Castello è guardato da 
« Spagnuoli : che si faccia hora l' impresa di Cremona , come più 
« facile pel favor del Castello, come importante per molti rispetti 
« et maxime per difficultare el passo a' Todeschi; et penso ch'el Duca 
«d'Urbino ne darà carico al Malatesta con 300 huomini d'arme 
« et una banda di cavalli leggieri, et che dal campo si leveranno 
«4000 fanti, con che s'uniran circa 1500 fanti de Vinitiani in su 
« quelle circustantie et e nostri, che sono al ponte in Piacenza et 
« di contro a Pezighettone : et vi sarebbono di piìi e Todeschi se 
« si conducessino : nel qual caso si farebbono due batterie. Malatesta 
« ha preso la cura di mandar in là in posta homini propri che es- 
i« saminino quello si possi fare et in che modo, et al ritorno loro 
c< el Duca d' Urbino deviserà resolutamente tutti e particulari et si 
;< darà principio. 

« Harei desiderato si desse principio et subito : innanzi che le 
< genti fusseno condotte sarebbe tornato chi va ad examinare : parse 
( meglio al Duca farla con più maturità, et forse disegna che nella 
( impresa si faccino pochi effetti insino a tanto vedrà quello si ri- 
; solve a Roma de' suoi particolari. Ho pregato el Proveditore che 
: facci hoggi opera di levar questa tardità; mi ha promesso di far 
el possibile: avvisare innanzi al serrar di questa, quel che sarà 
fatto, ' 

« El sig. Giovanni ha havuto molti dì sono el disegno di robbar 
Pavia, a che va tuttavia drieto, et più dì ne sarebbe stato resoluto 
se non fusse stata la necessità di venir a non (sic) soccorrere : 
sondo di fondamento non perderà tempo». 

Credo la prima banda di Svizzeri di Capino sarà qui fra due o 
e dì et delli altri V. S. vedrà quel che lui scrive. 
A Milano le vettuaglie sono care, ma e soldati non le comprano 
erchè sono padroni absoluti di ogni cosa et tengono quelli della 
ttà in tanta servitù che non stetton mai gli Hebrei sì schiavi in 
gitto, dico delle cose private come delle pubbliche et delle per- 



340 l'assedio di Milano nel 1526 

sene non manco che della roba. Vi è carestia maxime di farine 
per e mulini che sono rotti, et dicono non hanno commodità di 
farne a mano, come a tempo del Prospero. È in effetto carestia 
et non fame. Stanotte hanno cacciato via forse 200 bocche di 
poveraglia et dicono non vogliono vi stia se non chi vi ha da 
viver per qualche mese. Hanno fatto in principio quello ch'el Duca 
di Milano fece tardi. 

Al Pola manderò la facultà di pigliar e denari, che sono rimessi 
in Vinegia, ma, secondo lui mi scrive, non si possono avere senza 
lettere del Cancelliere o del Generale di Normandia. 

El Conte Claudio Rangone stamani in una scaramuccia di ca- 
valli leggeri, fu ferito nel volto e poi gittate in terra et hebbe 
fatica di non restar prigione; pur harà poco male. 

Hoggi el sig. Giovanni n' ha fatta una bella, dove ha preso 
cavalli delle vedette et più 30 fanti Spagnuoli: et tutto con di- 
segno ordinato prima. Ma el male è, che sono così di nessun 
frutto, perchè costoro lasciano e prigioni et el dovere sarebbe che 
gli Spagnuoli, se non si ammazzano, almeno se ne carcerassino in 
qualche luogo, che così si farebbono più timidi o se ne diminui- 
rebbe el numero : di qua senza l'autorità de' Sig." non si persua- 
derebbe mai a costoro: et a V. S. mi racc.*^" di Campo da Casa- 
retto alli XXVIII di luglio 1526. 

P. S. El Proveditore non ha tirato la cosa più innanzi, che 
fusse questa mattina; pure dice la solleciterà in modo che saremo 
contenti. Questi di Milano hanno fatto intender al Duca che vada 
a Como, che non gli mancheranno : però pensa partir domattina 
et di qua sarà ben accompagnato. 

Habbiamo resoluto el Proveditore et io di dar al Veruli el Com- 
missariato di questi Svizeri. Bisogna che N. SJ^ gli mandi un 
breve del quale sarà con questa la minuta. Staranno meglio in 
mano sua che del Vescovo di Lodi. 

Privati, II, f. 131» 



i 



l'assedio di MILANO NEL I 5 26 3^1 

2g luglio 1526. 

Poiché liiersera hebbi spacciato la staffetta, comparse la di V. S. 
de' 25, alla quale occorre poca risposta, sendo doppo le mie de' 22, 
variate tanto le cose. Le interrogazioni fatte da V. S. circa el 
soccorso non si discostavano dal vero {Cifrato.) el disegno non si 
è mai trovato chi lo sappia ordinare come lo vorrebbe N. S/* Hora 
certi, che sono col Duca, hanno promesso di farne uno che stia 
bene: ha vendo, manderassi anchor che sia tardi, spero pure si harà 
1 adoperare. El ricordo di moderar questi altri Svizeri è el meglio 
:he ci sia, El Veruli si harà la cura; ma V. S. gli mandi el breve 
secondo la minuta, che mandai hieri et a cautela sarà anche con 
]uesta. 

De' danari è stata grande la speranza che V. S. ha data per 
più sue: gli effetti anchora non corrispondono: siamo in necessità 
It non ho aviso che a Bologna sia pur un quattrino. Ne scrissi 
Itamani a messer Jacopo: questa sera gli scrivo di nuovo et più 
pieno gH scrive el Thesoriere. Se non si piglia altro ordine, 
eguiterà qualche gran disordine. 

El Duca di Milano partì hoggi per andar a Como, sotto ferma 
paranza gli havessono a dare el possesso libero. Ha havuto in 
imino aviso che lo admetteranno, ma non vogliono cavar la guar- 
ia, che vi è, in modo che è ritornato stasera. Stamani mi do- 
landò 2000 ducati in prestito et altrettanti al Proveditore Veneto, 
He ne lo servi. Per non haver denarf, non potetti accomodarlo, 
ci gli promessi di farlo come ci saranno. E cosa che in fatto 
Jii gli si può mancare. È contento gli si piglino sull'entrate di 
di e di Ghiaradadda. 

Mando a V. S. copia di avisi de La Magna, benché penso 
irà havuto la medesima da Mantova. Se diamo tempo a questo 
ime habbiamo fatto alle altre cose, è da credere verranno, ma 
fussimo solleciti potrebbero facilmente esser tardi. 
Grangis ci scrive per lettere de 25, che le cose de Grigioni 
moderino in modo, che spera risolverle bene alla dieta pros- 
na {Cifrato). 
Arch. S/or. Lorna. - Anno XXllI - Fase. X. 23 



3^2 l'assedio di MILANO NEL I > 26 



Escono ogni di persone di Milano per ristrettezza del vivere ; 
patiscono di farine et di carne. Grano non vi manca et vanno 
drieto di provveder coi pestrini alla difficultà del macinare, benché 
molti dicono vi haranno difficultà. 

El disegno de mandar el Torniello a Mortara non credo si 
colorisca, perchè '1 Duca di Milano non si fida ne di lui né del 
Maino. Parassi altra provisione, maxime quando si veda che le 
cose si piglino davero : altrimenti io non saprei che dire. Et a 
V. S. mi racc.''° Di Campo da Casaretto alli xxix di luglio 1526. 

Privati, II, f. 138 




jo luglio 1526. 

Io scrivo per l'ordinario tutte le sere, ma da V. S. non ho 
lettere né hieri, né hoggi. L'ultime sue sono de' xxv. 

{^Decifrato). « La impresa di Cremona da dna dì in qua è raf- 
« freddata, perchè el Duca d' Urbino diceva non gli parere sicuro, 
« insino che arrivavano Svizeri, cavare 4000 fanti di questo campo: 
« pure sollecitato dal Provveditore, l'ha stasera risoluta et dato 
« caricho al Malatesta , in che da hieri in qua haveva variato. 
« Harà 300 huomini d'arme et altrettanti cavalli leggieri et fra 
« fanti, che leva di qui et quelli che sono di là, harà 5000 fanti: 
« di più disegnano valersi di 2000 Lanzichenechi venuti dal Con- 
« tado di Tirolo, et harà buona banda di cannoni et noi gli ag- 
« giungeremo 800 fanti. El Castellano dà speranza certissima che 
« la si harà presto, et lui per ordine del Duca di Milano farà 
« tutti i favori ». Le gente hanno ordine partir di qui tra stanotte 
et domani. 

Capino scrive de' 23, da Lucerna, haver appuntato quasi tutti 
e Svizeri, che hanno a venire, et che gli solleciterà. Non habbiamo 
avviso che e primi siano anchora a Bergamo, ma pensiamo non 
possi no tardare. 

Ricordo bene a V. S. che le spese saranno excessive, et di 
questi che sono qui cominciamo a bavere tanti fastidii et tante 1 



l'aSSUDIO ni MILANO KEL 1/26 ;i5 

taglie, che è una disonestà. V. S. faccia sollecitar le provisioni di 
denari : el numero non so, ma bisogna siano grossi et in tempo. 
Di Lanzichenechi, Capino mi ha mandate le incluse copie. 
Ci sono lettere da Verona de' xxix, che avisano non sentir di là 
moto alcuno. 

Di Milano ci hanno fatto intendere che hanno un trattato in 
Piacenza et sono per exeguirlo subito. Non ci pare verisimile ; 
pure si è scritto al Vice legato et ordinato di qua qualche pro- 
visione. Escono ogni di di Milano genti povere, perchè non vi 
vogliono chi non ha modo di vivere : patisconono di pane ma non 
di grano. In effetto vi è carestia et molti fanno fundamento in 
questo. 

[Decifrato) « X)ucsta impresa di Cremona fa soprasedere el dise- 
gno di Pavia, perchè in un tempo non si può proveder all'una 
et all'altra ». 

Hanno costoro condotto a Pavia farina assai, per condurla a 
Milano in Castello, el quale provedono quanto possono et forse le 
condurranno domani. Et qui fu ricordato el torle come etiam fu 
ricordato di costà delle artiglierie. Infine sono state allegate tante 
difficultà che non se ne farà niente. Et a V. S. mi race,''" Di Campo 
da Casaretto alli xxx di luglio 1526. 

Con questa sarà un pane che in Milano si vende X quattrini. 
{Decifrato : in foglio a parie') « Hoggi ho parlato a lungo con 
K< el Proveditore lamentandomi di questa tardità et lui si è aperto 
meco più che non ha voluto far insino a hora. Infine lo trovo 
mal satisfatto del Duca d' Urbino al possibile, né vuole consen- 
tire sia ignorantia, ma malitia, la quale attribuisce alla natura 
( sua, che è inquieto et che mai si contenta di niente, et al voler 
( essere satisfatto per questa via de' suoi particolari maxime del 
; Capitanato. Mostrommi lettere di Vinegia, che mostrano pes- 
; sima satisfattione et eh' el Duce li fa scriver, che mi conforti a 
non consigliar N. S,"^* che consenta al Capitaneato, perchè è 
cervello leggiero et da precipitar un mondo. La risolutione sua 
fu, che se per tutto hoggi non lo faceva deliberare a dar prin- 
cipio a qualche impresa, che sarebbe bene scrivere largamente 



341 l'assedio di Milano nel 152Ó 

« a Roma et a Vinegia, che si pensassi di altro governo: et da 

« questo è seguito stasera el risolver l' impresa di Cremona, alla 

« quale discende più per questi stimoli che per natura. Dio sa se 

« farà altra mutatione. » 

Privati, II, f. 140. 



ji luglio 1526. 

El Duca di Milano, excluso dalla speranza di haver Como si- 
curo, se n' è andato hoggi a Lodi et mi ha pregato eh' io faccia 
intendere a S. S.,'^ che è per obedirla in ogni cosa et credo sa- 
rebbe bene ricercarlo che ratificasse la lega, che è fatta etiam in 
nome suo; di che toccandolo io hoggi in certo proposito, mi ri- 
spose: « farò di tutto quel, che N. S/*^ vorrà », Se si acquistassi 
Cremona, farà pensiero di andarsi a star là, 

El sig. Malatesta Baglione è partito hoggi alla volta di Cre- 
mona et di campo ha levato le forze, che scrissi hiersera et con 
lui va el sig. lulio Manfrone. Non veggo anchora che habbino 
certa deliberatione di servirsi di quelli Lanzichenechi : non havendo 
maggiori forze non so se riuscirà, {^Cifrato). 

A Milano attendono a conducer farina per fornire el Castello, 
benché lo fanno con difficultà, et la città, dal vino in fuora, pa- 
tisce assai del vivere, maxime di pane, di biade da cavalli, et di 
carne. (^Cifrato). 

El Castellano di Mus mi ha mandato a vedere una lettera in- 
tercepta, di che con questa sarà la copia: è si tristo che poco 
si può credergli: pur è aviso che ha conformità con molti altri. 
Se questa cosa di Cremona succedessi, saria molto in proposito, 
perchè speriamo che per Grigioni non haranno el transito, et, ha- 
vendo Cremona, non credo potessino pensar più alla via di Trento, 

Non so quel che N. S." ha concluso col M.^^ di Mantova e 
circa la rafferma sua: a me è detto che vi farà difficultà: sarebbe 
poco in proposito per ogni rispetto, però V. S. lo solleciti, che 
importa molto. 

El sig, Giovanni non ha havuto mai un quattrino di Francia, 



l'assediò di MILANO KEL I J 26 345 

in modo che è in necessità et non piccola; et lo trovo qualche 
\olta malcontento. Io mi muovo a scriverne perchè in una parola 
{Cifrato). Et a V. S. mi racc.''° Di campo da Casaretto allo ultimo 
di luglio 1526. 

Di nuovo da altri mi è confermato quanto ho detto di sopra 
circa la ferma del Marchese di Mantova et a Milano gli Cesarei lo 
dicono molto gagliardamente, Hoggi mi è stato detto, ma non lo 
so per certo, ch'el sig. Sigismondo, figlio del sig. Giovanni da 
Gonzaga è in praticha di conducersi con Monsignor di Borbone 

con 200 cavalli leggieri. 

Privati, II, f. 145. 



3 settembre 1526 ('). 

Hebbi questa mattina la di V.'' S.* de' xxx. Vengono adagio 
perchè perdono qualche hora di più per il pericolo che è tra Mo- 
dena et Parma. De' belli modi che si tollereno in quello di Reggio, 
ne debbe essere el magnifico messer Jacopo avisato dal Governa- 
tore di Modena. Io non ho scritto né al Capitano di Reggio, né 
al Duca perche mi è parso fatica consumare la carta et l'inchio- 
stro per farmi uccellare, pure parendo a V." S.* s'habbi a fare 
altrimenti, me ne aviserà. Ho commesso bene a cavalli di Modena 

(') Dopo la sorpresa fattagli in Roma dal Card. Pompeo Colonna e 

iDon Ugo da Moncada, Clemente VII dovette firmare, come tutti sanno, un 

trattato nel quale si obbligava di richiamare il suo esercito e di astenersi dal 

più molestare gli imperiali. II Guicciardini trovò il modo di salvar, come si 

lice, capra e cavoli. Si ritirò non molto lontano dal campo d'azione con una 

larte delle truppe e vi lasciò l'altra parte con Giovanni de' Medici. Questa 

)arte vi restava sotto il nome di esercito di Firenze, la di cui ritirata non 

ra compresa nelle condizioni del Moncada e del Colonna. 

I II Guicciardini continuò la sua corrispondenza col Pro-Dotario, come si 

uò vedere nel G. Canestrini, già citato nell'introduzione di questo lavoro. 

piamo però la seguente lettera che era sfuggita alle ricerche dell'egregio 

(lustratore. E crediamo pure dover riportare una lettera credenziale che Cle- 

lente VII mandava al Guicciardini il 6 agosto 1526 per trattare col Duca 

Ferrara. Vedi l'appendice n. 3. 



346 l'assedio di MILANO NEL I526 

che trovando alcuno Spagnolo, o de' soldati di Carpi in Reggiano 
spicciolati, o altrimenti, gli trattino da inimici, et se questo anche 
parrà a V." S." che si moderi, è bene che, oltre a scriverlo a me 
se ne avisi etiam el Governatore di Modena. Delle cose di Cre- 
mona V." S." intenderà per le incluse copie quanto n'habbiamo. 
Pare a tutti questi Sig.'' che questo sia buono camino da pren- 
derla {decifrato) « et non ci sia altro male che perderci troppo 
«tempo che è forte fuora di proposito». La lettera spagnola fu 
data hieri sera al sig."" Giovanni dal Marchese del Guasto, che si 
parlarono, sendo a vedere correre una lancia da un suo Capitano, 
di bandiera con uno spagnolo ; dove gli parlai anchora io. Quello, 
che scrive della battaglia data gagliardemente, è bugia perchè fu 
tutto el contrario et allhora et l'altre volte che la fu tentata, anzi 
non vi è stato se non errori et sopratutto che inanzi che si sia 
cercato di offenderli si è sempre mostro loro el luogo in modo 
che gli è avanzato tempo a provedervi. La causa perchè el Mar- 
chese la dette, credo fusse perchè el sig."^ Giovanni gli haveva 
detto che mai vi era stato dato assaltcf ordinato o gagliardo ; ma 
non l'harebbe forse dato se havesse bene considerato el fine della 
lettera che mostra pure non so che. 

Sono venuti in campo alcuni Lanzichenecchi spicciolati et ci 
è detto ne passa alla sfilata, o per bavere denari da noi, o per 
saltare sotto questa coperta in Milano. Io ho instato col sig.' Pro- 
veditore, scriva per tutto che non siano lasciati passare : el me- 
desimo ho scritto al Pola. V." S." faccia anchor lei el medesimo, 
perchè potria riuscire mala praticha. 

Delli denari non si può mandare il conto particolare, perchè non 
sappiamo quanti ne siano in via, ma per quanto mi scrive Fran- 
cesco del Nero, computato lo che ha in mano Alexandro ('), 
credo per hora non si patirà, ma non si allenti per questo el pro- 
vedere perche i dì delle paghe volano, et insino che la guerra non 
è in migliori termini si può disegnare poco di allentare la spesa, 
anzi si ha a presuporre che sempre va augmentando, perchè tutto 
dì compariscono cose nuove. 

(') Del Caccia. 



« 



l'assedio di MILANO NEL 1526 347 

(^Decifrato). « Di Genova ne ho » scritto al Pola più dì sono, né 
mai ho havuto risposta ; et el Pisani (*) mi dice non havere de- 
terminatione alcuna da Vinegia. Sa bene che vi sono inclinati ma 
pensa soprasedino per le cose di Cremona. Gli ho ricordato che 
saria bene risolversi hora acciocché non habbiamo a consumare 
poi il tempo del fare in consulti. 

Ricordate el medesimo di costà perché {Decifrato) « non si può 
« far cosa più utile, et che se riuscisse, mi parria potessimo dor- 
« mire boni sonni di tutta la impresa. Svizeri haremo per questo, 
v< et buona banda ; né é da mutare el disegno del sig/ Vitello 
« con animo, a giudizio mio, riuscendo, di voltare pel Regno di 
« Napoli lui et sig."^ Giovanni, perchè le cose di qua, in tal caso 

parrebbero in termini che si porrla fare sicuramente. Riesca pure 
a questa cosa di Cremona et presto, che dubito più della tardità, 
« che del fine. Al Doria ho mandato uno, et aviserò del contratto ». 

Del mandare un huomo in Svizeri giudico sia necessario, et 
basti persona mediocre, purché habbia qualche aptitudine. Tanto 
Capino sarà presto costà, et ne parlerà più particolarmente, se non 
havessi visto che ha uno desiderio intenso di venire non l' harei 
lasciato partire. Partirà credo domani, se ci riescirà di fare questa 
benedetta mostra et mi ha promesso esserci in dieci o dodici di 
V." S."* non lo lasci fermare più di un dì costà, che in fatto ne 
patiremmo della absentia sua grandissimamente. 

Non si trova insino a hora verso col Duca circa la resti tu- 
tione de' beni de' fuorusciti. Io ne parlai con Giovannangelo Ric- 
cio, oltre all'altre diligentie, che ho fatte, dicendoli quanto mi ha 
scritto V." S.* Promessemi fare ogni opera et avisarmi subito che 
fusse giunto al Duca ; il che non ha fatto credo per haverlo tro- 
vato di altra opinione. Manderemo domani un huomo el Prove- 
ditore et io a fare l'ultimo conato. Interim V.* S." mi risolva se 
stando lui in su la sua obstinatione et malo parere gli habbiamo 
a mettere al possesso noi, et non volendo concorrere el Vinitiano> 
se l'ho a fare io solo. Questo dico perche'l Pisani non ci va ga- 

(') Provveditore Veneto, succeduto a Pietro Pesaro. 



H8 



l'assedio di milaxo nel 1526 



gliardo ; et ha havuto lettere da Vinegia che confortano, che, se 
si può, si tengano le cose sospese intrattenendo ognuno con spe- 
ranza per non perdere da banda alcuna. Ma, come gli ho detto 
desidererei che la 111.""" S.'* ci insegnasse il modo da fare questo, 
il quale non veggo io, et so quanta fatica ho durato a tenerne 
parecchi che non corrino in Francia senza quelli che sono accor- 
dati al Borbone. {Decifrato) « La obstinatione et el cattivo consiglio 
« che ha questo Duca di Milano, o suo de altri, è cosa incredi- 
« bile » trovandosi maxime nel grado che si trova. Et a V." S." mij 
raccomando da campo di Casaletto alli 3 di ymbre 1526. 



(V. Armarlo Vili, Ord. I. Litterae diversorum ad Clemcntem pa- 
pam VII, f. 88. 



L"a5SEDIO di MILANO NliL I J 26 519 



Appendice N 1. 

Copia di ima venuta da Milano al C''' Guido Rangoìie. 



Sabato prossimo passato da sira, circa bore 23, andando el sig. An- 
thonio per la Contrada de' Bii, trovò uno, qual gli fu ditto esser 
uno spion mandato dal Vescovo da Lodi per suscitar Millano cun 
tutto el populo ; et S. S."^ el fece prendere minaciandolo, e lui 
cominciò cridar Italia, Italia : et subito el sig. Anthonio lo fece alla 
presentia sua amazzar. Fatto questo si cominciò cridar : Arme, 
arme, de sorte che tutto Milano se misse in ordine, salvo gli Ma- 
gnati, et se stete tutta la notte scaramuzzando cun li Imperiali. 
Quando fu giorno el sig. Francesco Vesconte cun molti altri Gen- 
tilhomini et el Vicario furono dal prothonotario Carrazza (*), qual 
se ritrovò al suo lozamento et ivi feceno gran ragionamento, dicendo 
che questa cosa era proceduta dal sig. Anthonio non da la Città, 
pregando S. S.''* volesse andar da li Sig.'"' Cesarei et far ognopra 
se deponesseno le arme et che havessino la Città per escusata. 
Resposono che volevano se partissino da Milano tutti quelli have- 
vano confinato et poi lassariano conzar el resto. Hauta la risposta, 
el sig. Francesco fece domandar el sig, Pietro da Pusterla et pregolo 
assai per amor della patria, fusse contento cun gli altri compagni 
partirsi da Milano e andar dove a lor piaceva. Rispose che lui 
solo non voleva rispondere et che farla domandar gli compagni 
et che presto gli risponderebbe. Al fine venne cun gli altri com- 
pagni in casa del Vicario, dove erano congregati gli gentilhomini, 
et disseno che erano per vivere et morir per la patria et che se 
Sue Signorie li consultavano andar, erano per essequir quanto gli 

(') Mons. Marino Caracciolo. 



3^0 l'assi- DO DI Mll.AXO XEL I 5 2Ò 

commettevano ; ma che ben considerassino il meglio et che vole- 
vano termine provedersi, perchè si ritrovaveno senza un soldo. 

Fu ditto alli Sig." Cesarei, et entrorno in còlerà et disseno 
volere che subito si partissino, altrimenti fariano venire tutto 'l 
campo et fariano quello gli paresse conveniente. Circa questo gli 
fu risposto, Introrno loro anchor in còlerà et deliberorno volerla 
vedere, di sorte che si fecero molti bastioni per la terra cun un 
gran suonar di campane sempre scaramuzzando cun gli schioppi. 
Et li Milanesi pigliorono il campanone per forza di fuoco, qual 
teneva Spagnoli, quali furono amazzati tutti, et incominciorono 
suonare el campanone ; poi mandorono alla Corte a dimandare se 
volevano rendersi, et essendo a parlamento, quelli della Corte sca- 
ricarono li schioppi et fu morto un valente giovane appellato 
mess, Philippe Macassola ; alfin presono la Corte per forza, et aniaz- 
zorono tutti quelli la guardavano, che erano circa 60. Fatto questo 
li Spagnoli et altri soldati cominciorono a brusar, il che fu gran 
smarimento a Milano, et passavano inanti pigliando qualche ba- 
stione et contrada, et saccheggiavano dove gli pareva, maxime 
dove gli era tratto dalle finestre sassi od altro, che gli nocesse, 
talmente che le case di Milano andavano in mina, Unde di novo 
fu pregato el sig,"^ Pietro cun compagni volessero andare et non 
volessino l'ultima ruina. Furono contenti et subito se mandò da 
li predetti Spagnoli pregandoli non volessino tanta ruina, che fa- 
riano del tutto per mandar via ditti gentilhuomini, et che faces- 
seno cessar di far tanto male, ma steteno un poco duri, Alfin 
feceno cessare tanti mali, ma che subito li gentilhuomini confinati 
andasseno, il resto poi se conzaria, talmente che heri circa hore 22 
(drò) '1 sig,'" Pietro et altri montorono a cavallo circa 80 et molti 
altri a piedi se partirono da Milano. Se dice vanno a Musso, ma 
non si sa di certo. Et subito fu cessato il rumore, stando pero 
tutta la notte cun gran suspetto. E' morti qualche homini valenti 
di Milano pure non troppo honorevoli (*). Hanno amazzato un 
speciaro delle Cinque Vie et gli hanno saccheggiata la casa et 

(*) Cioè : non appartenenti alla più alta Nobiltà, 



« 



l'aSSEDII di MILANO NEL I J 20 351 



brusata cuii un altra vicina. Hanno saccheggiato et brasato el 
Monastero Boschetto et brasato la maggior parte delle case de 
legnamari vicini. Hanno brasato circa quattro case per mezzo 
Santa Maria della Scalla, pocho altro hanno brasato. Hanno etiam 
saccheggiata la casa del Co.'* Jo. Boromeo : le sue donne fuggi- 
rono et restò solo in casa un prete quale hanno amazzato. Hanno 
sacclieggiato qualche altre case et ferito cun un archibuso un fratel 
di mess. Ludovico Piola. El Castello non ha fatto demostratione 
alchuna come se fossero tutti morti. Hoggi mattina s'è fatto con- 
siglio, et hanno richiesto alli Sig.'' volessero segnare li capituli 
quali havevano fatti inanzi questo nuovo tumulto. Gir hanno risposto 
non intendono li Signori nissuni Capituli, attento (*) hanno pigliato 
le armi contro di loro. S'è fatto molte escusatione ma non sono 
valse. Anzi gli 1 anno ditto che debito saria gli venessi in Milano 
tutto '1 campo ma per manco danno erano contenti non s'alozasse, 
salvo 12 bandiere di fanti, oltra quelli gli sono, et non obstante 
li gran pregili fatti, Iioggi v'è entrato otto bandiere, et sono alo- 
zati in porta Nova et porta Renza, et viveno a discretion : domani 
vengono gli altri. Et subito furono gionte quelle otto bandiere, 
Spagnoli sono andati per la città, et hanno tolto le armi a chi le 
hanno trovate. Lasso pensare a V." S." come stamo. Hoggi s' è 
mandato bolettini a diverse persone da confinare. S'è comparso 
per loro et hanno promesso non confinarne più. 

Milano i8 iunii 1526. 



(') Visto che. 



352 



l'assedio di MILANO NEL 1 5 26 



Appendice N. 2. 

È questa una nota dei capitani che componevano i tre colon- 
nelli del C.''^ G. Rangone, Gio. de Medici e Vitello Vitelli. Essa 
è inclusa nella lettera dei i8 luglio. 

Colonnello del Conte Guido Rangone. 



Vinciguerra Corso . . . 


fanti 


230 


rassegnati 


i4<^ 


Chrisofono del Vecchio. 


» 


199 


» 


145 


Prete Cignano .... 




293 


» 


168 


Conte Uguccione 




448 


» 


285 


Niccolò da Castello. 




146 


» 


95 


Conte Lodovico Rangone. 


» 


457 


» 


342 


Paolo Ghislieri .... 


» 


102 


» 


80 


Conte Nicolò da Loro . . 


» 


255 


» 


160 


Guglielmo Menas Francese 


» 


105 


» 


80 


Gian. Giorgio Bergamino . 


» 


177 


» 


147 


Adriano Perugino . 


» 


171 


» 


112 


Nicolò da Moio .... 


» 


192 


» 


145 


Lionardo Baiardo 


» 


300 


» 


195 


Capitano Firenze . , . 


» 


247 


» 


183 


Macingo 


» 

fanti 


331 


» 
» 


235 




3633 


2112 




trahi 


2112 







Mancano fanti 1 1 2 1 



Pel medesimo Colonnello. 



Hieronimo Falloppia 
Capitano Piero . 



fanti 296 ( questi non sono 
» 200 / rassegnati. 



l'assedio di MILANO NEL I526 



3S3 



Colonnello del sig. Giovanni. 



Lucantonio da Monte Falco 
Bino Signorelli .... 
Pazo da Perugia . . . 
Morgante da Ferrara . 
Conte Bernardino Dantignola 
Pieruzo dal Borgo . 

Barbarossa 

Baptista Farina et Gian Moro 



anti 


200 


rassegnati 


195 


» 


300 


» 


290 


» 


200 


» 


190 


» 


200 


» 


200 


» 


500 


» 


370 


» 


300 


» 


198 


» 


150 


» 


130 


» 


239 


» 


I9S 



fanti 2089 
trahi 1766 



1766 



Mancano fanti 323 



Colonnello del sig. Vitello. 



Matheo da Castello . 
Piero da Castello 
Sig. Thadeo dal Monte 
Niccolò Bracciolini . 
Sali ni beni da Castello 
Mioronimo da Castello 
Signorello da Fano . 
Gianantonio da Castello 
Iacopo da Castello . 
Nicolò da Castello . 
Bernardino dalla Pieve 
Ursino da Castello . 



fanti 


100 


rassegnati 


97 


» 


200 


» 


170 


» 


200 


» 


160 


» 


200 


» 


144 


» 


200 


» 


175 


» 


200 


» 


135 


» 


200 


» 


190 


» 


150 


» 


135 


» 


100 


» 


91 


» 


2,00 


» 


175 


» 


170 


» 


136 


» 


115 


» 


68 



fanti 2035 
trahi 1676 

Mancano fanti 359 



1676 



3)4 



l'assedio di MILANO NRL 1)26 



Conte Piernofri fanti 550 rassegnati 420 

Pompeo da Ramazotto. . . » 300 » 261 

Filippo Tarlatino .... » 250 » 183 

fanti HOC » 864 
traili 864 

Mancano fanti 236 

Questi sono tutti fanti che si truovano in campo: li altri pa- 
gati sono tra Modena, Parma, Piacenza et Novara: 500 sono al- 
l'incontro di Pizighettone. 



Appendice N. 3. 

Credenziale per F. Guicciardini. 



È 



Dilecio filio Nobili Viro. 

Dilecte fili sai. Cum dilectus filius Franciscus Guicciardinus no- 
stri in Lombardia exercitus locum tenens generalis noster exposi- 
turus sit per se, vel suos, tuae Nobilitati nonnulla quae ei scripsimus, 
ut tibi explicaret nostro nomine, hortamur Nobilitatem tuam ut 
plenam atque eandem prorsus ei fidem adhibeas ac si nos ipsi 
tecum coram colloqueremur. 

Datum Romae, etc. Die vi augusti, 1526. Anno 3." 



ERRATUM. — « Per equivoco è stata unita a queste lettere inedite pure 
«quella del 3 settembre 1526. Essa non è sfuggita alle ricerche dell' iliu- 
« stratore G, Canestrini , come dicevo nella nota di detta lettera , ma si 
«trova nel voi. IV delle sue Opere medile di F. G., a pag. 316-519» 




L'UMANISTA LODOVICO ODASIO 



ALLA CORTE DEI DUCHI D URBINO. 




eco tempo prima della sua morte (1482), Federico 
di Montefeltro, duca di Urbino, illustre rappres^tante 
della signoria forse meglio ordinata nel secolo XV, 
chiamava da Padova, a istruire il figliaolo Guidobaldo , l'urna 
nista Lodovico Odasio ('). 

Gli storici della letteratura italiana assegnano incerti la patria 



I (') Ciò attestano concordemente gli storici ed i cronisti del ducato d'Ur- 
bino: li citeremo tutti una volta per sempre. Vedi : Baldi, T)e\\a vita e dei 
^atti di Guidobaldo. Milano, Silvestri, 182:, lib. T, pag. 12. — F. Ugolini, 
Storia dei conti e duchi d'Urbino. Firenze, Grazzini, 1859. Voi. II, lib. Vili, 
)ag. 42. — I. Dennistol'n, 3\{einoirs of the duJces of Urbino. Londra, 185 i. 
Voi. I, pag. 144. — Cfr. inoltre: Mss. in Arch, Co.m. d' Urbino: Memorie 
itr la storia d' Urbino ecc. (Armadio 5, Div. 3, n. 62, pag. 251 e seg. 
ns. di A. Corradini) e Mss. Armad. 5, Div. 2, n. 15 , fol. 22. — Bi- 
(liot. Oliv. di Pesaro, Cod. Olii:, n. 287. Sqr. di G. Almerici (n. 1590, 
p. 1674) voi I, Sqr. A., pag. 8, verso. — Ardi, Odazio, V^(emorie, docu- 
unii e note di famiglia. 



3)6 L'UMAN'lSrA LODOVICO ODASIO 

di quest'uomo e danno di lui assai scarse notizie. Eppure l'Odasio 
entrava in una corte, che poteva competere con quelle dei mag- 
giori monarchi, al servizio di un principe che, dopo essersi segna- 
lato nell'armi, si era tutto dedicato alle arti ed alle lettere. Seb- 
bene portato dall' indole sua alle imprese militari, non potè mai il 
campo di battaglia soffocare in Federico l'amore alle scienze e alle 
lettere, che gli era stato ispirato quando studiava nella scuola di 
Mantova, discepolo di Vittorino da Feltre (^). 

Deposta quindi la corazza di guerriero, ei cominciò ad innalzai 
edificii e raccolse in Urbino una biblioteca per la quale si calcol 
non abbia speso meno di 4000 ducati (2) ; e si poteva gloriare chi 
gli fossero affidati i figli di altre case, per essere educati insieme 
al suo (^). 

All'uomo che era chiamato precettore in una tale corte spet- 
tavano uffici non lievi, giacché all'educazione dei figli di case prin- 
cipesche, istituzione nel 1400 unica nel suo genere, andava annessa 
una quantità d'altre istituzioni; e l'ingegno del maestro doveva 
in massima parte corrispondere a quello del principe, acciocché 
potesse servirlo come si conveniva. 

Già si disse che di Lodovico Odasio si conoscono poche notizie 
e quelle poche sono sconnesse e disperse qua e là: sarebbe perciò 
desiderabile che si ricostruisse con una certa approssimazione la 
cronologia della sua vita. 

Vediamo di tentare l' impresa. 






La famiglia Odasio è originaria da Martinengo in quel di Ber- 
gamo, dove sino dal 1250 troviamo, fra altri. Console del Comufrie 

(*) VoiGT, Il rinascimenlo dell' anlichilà classica. Firenze, 1888, pag. 567, 
(^) Vespasiano da Bisticqf, Vile di uomini illustri, in Spicilegium Ro- 
manum. Tom. I, pag. 124. 
(•^) Ibidem, pag. 153. 



ALLA CORTE DEI DUCHI D URBINO 357 



un Ubertus Pelri Guidi Othasii : ed è di là che partirono e si 
diffusero i rami che crebbero e s' iUustrarono a Brescia, a Padova, 
ad Urbino ed infine a Milano (*). 

Il prof. Vittorio Rossi (-) ha dimostrato con chiarezza evidente 
come padre di Lodovico Odasio e del fratello Antonio (Tifi), l'in- 
ventore della poesia maccheronica, fosse quel Bartolomeo, che ci 
appare in più documenti padovani, e che noi per altri documenti 
possiamo stabilire figlio di un Michele ('^). Bartolomeo si trasferì 
da Martinengo in Padova intorno alla metà del secolo XV, certo 
! ima del 1475, giacche in tal anno, nelle partite delle spese della 
)inunità di Martinengo, troviamo ricordati solo i suoi due fratelli 
l'ecino ed Antonio (*), mentre invece in libri d'estimo anteriori sono 
di conserva nominati tutti e tre. 

Se il figlio Lodovico nascesse nel paese, che fu culla a tutti i 
suoi antenati, ovvero nella nuova residenza del padre suo, non ci 

dato di stabilire, come non possiamo seguire le vicende della 
sua giovinezza, né conoscere dove e sotto qual guida abbia com- 
ipiuto i suoi primi studii. Gli storici bergamaschi lo fanno loro (^), 



(') Arch. Notarile di Bergamo, Protocollo di imbrevialure del notaio Pietro 
ii Lanfranco Rocca (1246-1253), carte 25, anno 1250. 

Ora tutti questi rami sono estinti, tranne quello milanese pure discendente 
la Lodovico, per il quale il cognome Odasio divenne dapprima Odatio per 
li finire nell'attuale Odazio. 

C^) Giornale storico della Lett. Hai., edit. a Torino, voi. XII, pag. 425 

nno 1888). 

(^) Mozzi, Antichità '^Bergamasche, Rubrica delle 'Parti: lett. O, pag. 258 
:rso. 

(*) Archivio Antico del Comune di Martinengo : Libro Cassa e 
'^pese, 1475. P^g- CLXViii. 

' C") Cfr, Barnaba Vaerini, Scrittori di Bergamo. Tomo IH, lett. O. Ms. 
.Ila Com. di Bergamo. — D. Calvi, Scena lett, degli scrittori berg. Ber- 
lino, Rossi, 1664, pag. 357. — D. Calvi, Effemeride sacra profana. Milano, 

igone, 1676, voi. I, pag. 10. — C. Colleoni, Historia quadripartita di 

crgamo. Bergamo-Brescia, 16 17, I, pag. 512. — Serassi, note alle stanze 
el Castiglione, in Lettere ecc., di Baldassare Castiglione. Padova, 177 1, 
ol. Ili, pag. 278. 

Arcfi. Star Lomb. - Anno XXIH Fase X. 24 



3^8 L UMANISTA LODOVICO ODASIO 

e pure il bergamasco Achille Muzio, vissuto nella prima metà del 
secolo XVI (^), parlando di Martinengo canta: 

Maximus hinc Rhetor Ludovicus Odaxìus ortum 

Ciarus epistoliis, et brevitate trahit. 
Quantus erat novit Florens Academia Magnus 

Et Laurens Medicis ingeniisque jubar. 
Tu quoque polities graiae, latiaeque loquelae 

Hunc Inter primos, Politiane, locas (*). 



Sebbene la testimonianza di un autore, che scriveva quarti 
viva doveva essere ancora la memoria di Lodovico, sembri degna di 
fede, la mancanza nondimeno di ogni documento d' indiscutibile 
autorità, che venga a confermare quanto forse il Muzio potè aver 
detto per soverchio amore di patria, non ci può spingere ad affer- 
mare che Lodovico sia nato in Martinengo prima che il padre si 
trasferisse a Padova. Ma sia che a Martinengo o piuttosto a Pa- 
dova, come vogliono molti storici di quella città ('), venisse alla 
uce Lodovico, è certo però che egli nacque nel 1455. 

Noi, per i primi, abbiamo potuto fissare con certezza questa 
data, deducendola da una lapide, molto deteriorata, che trovasi in 
Urbino infissa in una parete del cortile del chiostro dei Padri Zoc- 
colanti, annesso alla chiesa di S. Bernardino fuori della mura. 

Nella parte superiore della lapide vi è, racchiuso in una corona 
d'alloro, uno scudo collo stemma (un leone rampante) quasi incom- 
prensibile, e neir inferiore l'epigrafe che, cancellata e irriconoscibile 

(*) Per le notizie sul Muzio: cfr. Vaerini, sop. cit. Tom. Ili, pag. 122, 

(^) Cfr. AcHiLLis MuTH. Theairum sex partibus dislinctum, ecc., edito per 
la prima volta per cura del figlio Mario Muzio a Bergamo. Typis. Cora 
Venet. , 1596. 

(^) Cfr. G. Vedova, Biografia degli scrittori padovani. Padova, Minerva, l8}6, 
alla voce Odasio. — N. C. Papadopoli, Historia GymnasH Patavini. Ve- 
nezia, 1726, voi. II, pag. 185 176. — ScARDEONi, £>e antiquitate urbis 'Pa- 
iavii. Basileae, 1560, in f. 

Lodovico stesso pare si ritenesse nato in Padova, chiamandosi Patavino 
nel suo testamento, e nelle intestazioni di parecchie sue opere latine, delle 
quali occorrerà parlare in seguito. 



■ 

nuu m 



ALLA CORTE DEI DUCHI D UKBINO }J9 

nella massima parte, è leggibile chiaramente in sul fine, dove ci 
sono tramandati gli anni in cui visse Lodovico : 

QUI GENITUS FATAVI CLARA LUDOVICUS IN URBE 

URBINI MORIENS HAC REQUIESCIT HUMO. 

VIRTUTES PROPTER DUX HUNC FEDERICUS AB ALTIS 

SEDIBUS ANTENOREIS QUAS FAVET INDE PETIT. 

. . . NOS BIS JAM COMPLEVERAT ANNO 
GUIDONI DOCTUS CUMQUE MAGISTER ERAT, 



.... V(ixiT) ANN. Lini. OBIT. AUT(em) 
AN. DNI. MDVIIII. OCTAVO. KAL. AUG («)• 



Stabilita così l'epoca della sua nascita , poiché , come si disse , 
nulla sappiamo de* suoi primi anni, saltiamo di pie pari a quanto 
ci fu dato raccogliere intorno ai suoi studii umanistici. Questi cer- 
tamente, per attestazione dello stesso Lodovico (^) , ebbe a com- 
piere in Padova e a Venezia. Padova era allora l' Università 
divenuta pressoché il centro del movimento letterario; essa era 
preferita ogni giorno più persino dagli studiosi stranieri, special- 



(') La notizia di questo epitaffio in gran parte cancellato, ci fu data da 
un Ms. dell' Ar eh. Com. d' Urbino (ms. di Vernaccia Gerolamo, Armadio 5. 
Div. 3, n. 68. Tom. I, pag. 53 al capo oratori). In quel ms. dopo essersi 
parlato di Lodovico, vi è un richiamo e d'altra mano in inchiostro più nero 
quest'aggiunta : Mori Vanno ijO^ octavo Kal. Aug. Nella chiesa di S. 'Bernar- 
dino Juori delle mura havvi il suo epitaffio, ed è come segue. Ma 1' epitaffio in 
questo ms. manca; e la lapide che prima trovavasi nella chiesa, ora, come 
dissi, è infissa nelle pareti del chiostro vicino. A ricostruire l'epigrafe ci valse 
in particolar modo un brano dell'epitaffio trovato ncll'Arch. Com. d'Urbino 
(Ms. Memorie ed iscriiioni del Can. Ben. Vincenzi, Arm. 5, n. 36) e d'un 
volume ms. dell'egr. avv. prof. Valenti d' Urbino (Tiaccolla d' iscriiioni an- 
tiche, pag. 40). 

("') Cfr. Lettere dell' Odasio ni 'Poliziano in A. Politiani. Opera. Basilea 
apud Nicolaum Episcopium, 1553. Epist. Lib. Ili, pag. 29. 



;6o L UMANISTA LODOVICO ODASIO 



mente dai Tedeschi. La tradizione stessa concorreva a rendere 
celebrata e preferita dai dotti quella città ('^): ivi era stato solenne- 
mente incoronato Albertino Mussato, e Gasparino da Barzizza aveva 
additato all'imitazione universale i fiori dell'eloquenza ciceroniana. 
L'Odasio alla scuola degli eruditissimi uomini dello studio Padovano 
apprese quella correttezza ed efficacia di dizione, che riscontriamo 
nei pochi saggi che di lui restano, e unitamente all'amor grande 
per le lettere classiche, strinse certo con Ermolao Barbaro, con 
Pietro Contarini, con Marcantonio Sabellico ed altri (^) quei ra 
porti che poi ebbe a mantenere lungo tutta la sua vita. E pur? 
in Padova, quando noi sappiamo, gli s'offerse occasione di strin- 
gere con Angelo Poliziano, l'astro maggiore degli umanisti, quella 
affettuosissima e reciproca amicizia, che poi mantennero costante- 
mente (*). E forse fu il Poliziano, il quale colla corte dei Monte- 
feltro trovavasi in diretta relazione, che ammirato della coltura e 
delle eccellenti qualità d'animo dell'Odasio ("'), suggerì a Federico 
il consiglio di chiamarlo da Padova ad istruire il figliuolo Gui- 
dobaldo. 



('") La famiglia Odasio vi ebbe spesso qualche rappresentante : basti ricor- 
dare Cristoforo di Martinengo, che fu Tweeter Artislarum {1469-1470), Ot- 
iaviano di Brescia, Pro-rettore e sindaco (1649- 1650), Alberto pure di Bre- 
scia , consigliere (1660). Ali' Università si conservano ancora gli stemmi 
(in pietra) degli Odasio di Brescia, nonché qualche documento ove essi fi- 
gurano. 

(^) Tolitiani Episi. Op. cit., pag. 29: « Siquidcm a superioribus annis, quo 
primum tempore tua mihi vel doctrina vel humanitas innotuit , fui semper 
honorum ac dignitatis tuae studiosissimus , ac saepissime cum apud alios 
eruditissimos viros Vcnctiis ac Patavii, tum hic apud principes meos de te 
sum honorificentissime locutus ». — Vedi lettera seguente. 

(*) Ibid, a pag. 29, dove l'Odasio si scusa di aver interrotto l'epistolario 
col Poliziano scrive : « Nam praeter hanc scribendi diligentiam, qua ego 
iampridem initam Patavii familiaritatem confirmare debui, nullum a me be- 
nevoli, tum observantis amici officium praetermissum puto ». 

C") Ibid, cfr. le due lettere del Poliziano all'Odasio. 



ALLA CORTE DEI DUCHI d'uRBINO ?6i 






Qui ci si permetta una parentesi. Accettando pienamente la ri- 
ignizione fatta dal Rossi (^) pel padre di Lodovico in quel Bar- 
lomeo dei documenti padovani, noi non possiamo senza gravis- 
sime difficoltà ritenere con lui, che Bartolomeo sia stato in Urbino 
segretario del duca Federico antecedentemente al figlio, cosicché 
lassunzione di Lodovico a maestro del principe Guidobaldo do- 
\ esse essere considerata come una conseguenza del segretariato 
del padre. Dell'opinione del Rossi, conviene accennarlo, sembra 
che sia anche l'anonimo autore dì un manoscritto del secolo XVI, 
che ora trovasi alla Sperelliana di Gubbio (-). Ma — prescindendo 
ìalle numerosissime testimonianze degli storici, sì di Padova quanto 
l'Urbino, concordi nell'affermare come espressamente Federico 
luamasse da Padova (') Lodovico a precettore del figlio, mentre 
lei padre Bartolomeo in nessuno dei moltissimi manoscritti di 
ose Urbinati non trovasi il benché minimo cenno — 1* epitaffio 
li Lodovico sopra ricordato, che conferma la sua chiamata da 
'adova, e documento troppo attendibile e sufficiente a togliere 
ualsiasi dubbio. E come si potrebbe spiegare che Lodovico, stando 
padre segretario in Urbino, facesse i suoi studii a Padova, mentre 
ella residenza del padre avrebbe trovato tutti i mezzi per istruirsi? 
n possiamo però ammettere che Bartolomeo avesse accompa- 
uato il figlio alla corte ducale, e che quivi trovasse occupazione : 
^sì ci accorderemmo col Sanudo che ricorda (*) come z7 2p ago- 

(') Giorn. stor. della leti. Hai., luogo cit. 

(^) Ms. Misceli., 25, XVin. D. 7. — Parlando del privilegio del 21 set- 
imbre 152J concesso dai Della Rovere a Girolamo Odasio, figlio di Lodo- 
■ |co (v. nota i, pag. seg,), l'anonimo ripoitando le parole del Acereto: per 
el iuos predecessores possessis,- aggiunge : dal che si vede che prima di Lo- 
■ ico, suo padre, v'erano allri Odasii siali padroni dell' Isola (di Fusaria). 
(') Sopra citati alla nota l e pag. 358, n. 3. 
(') M, Sanudo, La spedizione di Carlo Vili. Venezia, 1873, pag. 6^. 



j62 l'umanista LODOVICO ODASIO 

sto 1494 un Bartholomio de Odasii secretarlo del duca di Urbino 
si presentava a Ravenna per recare nuove dei rinforzi , che erano 
venuti al duca di Calabria accampato contro T esercito sforzesco. 
E nel padre e nel figlio sarebbero designati quegli antecessores 
di Gerolamo Odasio, alla grande fedeltà e devozione dei quali dava 
ben meritata ricompensa Francesco Maria I della Rovere col creare 
il figlio e nipote Gerolamo conte dell'Isola di Fusaria il 21 set- 
tembre 1523 (W titolo nobiliare che venne riconfermato 1*8 ago- 
sto 1539 a Lodovico Gerolamo, figlio di Gerolamo, da Guido- 
baldo II, e che si radicò nella famiglia. 



Dall'orazione funebre che l'Odasio recitò in morte del Duca 
Guidobaldo, ricaviamo con certezza che nel 1482, pochi mesi prima 
della morte di Federico, Lodovico assunse l'istruzione del figliuolo 
di questo principe (^). Tale incarico aveva ricoperto negli anni 
antecedenti Gian Maria Filelfo (^), che il 28 agosto 1478 rice- 

(*) Arch. di Stato in Firenze, sez. Urb., ci. I, Div. A, filza I. Doc. ^9, 
ed Arch. di Stato in Pisa, sez. Ord. S. Stefano, Prov. di Nobihi, filza 59,- 
parte II. n. 17, pag. 223 e seg., ove trovasi pure il diploma di cavaliere aurato 
o dello Spcron d'oro, concesso allo stesso Gerolamo il 20 settembre 1525. 

(^) Biòliol. Angelica, di Roma. Cod. VV, 7, 12, (N. 8). Lodovici Odaxii 
Patavini. Oralio habùa in funere III."" Principis GuidobaUi T)ucis Urbini. 
Sexto Nona Maias M. D. Vili. « Hic cnim iacentem cxanimemque animadverto 
principem illum, quem tantopere dileximus, quem ego supra sex et vigioti 
annos colui atquc obsecravi ». — L'orazione è scritta nel 1508 ; Lodovico co- 
nosceva Guidobaldo da 26 anni ; cioè dal 1482. — E più oltre con maggior 
chiarezza : « His ortus parentibus.... vix decimum aetatis annum attigerat cum 
ego eum, vivente adhuc et praesente patre Federico, moribus formando, et 
litteris instituendum suscepi v. — Guidobaldo nato nel 1472 passò adunque 
sotto la direzione dell'Odasio nel 1482. — Quindi aggiungcsi di Federico: 
« Paucis post mensibus Ferrariae moritur ». 

(^) Appare da una nota pubblicata dal Zannoxi nei suoi « Lelieratà, 
scrittori, ecc. alla corte dei Monlefellro » in Rendiconti della R Acc. dei Lin-| 
cei, 1895. I 



ALLA CORTE DEI DUCHI d'uRBINO 56J 



veva lettere di licenza dal duca d' Urbino (*). E sotto la guida 
amorosa dell'Odasio — al quale per la fama procacciatasi di com- 
pitissimo gentihiomo e di letterato egregio ("^), mostravasi in tutto 
ossequente Guidobaldo — venne questo giovane duca formando la 
uà educazione intellettuale, come richiedeva la coltura umanistica 
di quel tempo e quale si conveniva a principe di una casa, dove 
aleggiava costante il soffio d'un vivo sentimento dell'anticliità. 

Prima di chiamare l'Odasio, Federico — mortagli la moglie 
Battista (*), — erasi aggiunto, come tutore di Guidobaldo, Otta- 
viano Ubaldini ; e, sorretto dai consigli e dalla scorta di questi 
due maestri, l'Ubaldini e l'Odasio, cresceva il giovane principe ad- 
domesticandosi con le scienze, con le buone arti di governo, e con 
gli esercizii cavallereschi, nel maneggio delle armi, nel ballo, nel 
nuoto, nella lotta, nei giuochi ginnastici tendenti a rinforzare il 
corpo e che influiscono poi grandemente sulla tempra dell'animo. 
All' Ubaldini spettava particolarmente l'educazione fisica del prin- 
cipino : l'Odasio, giovane dottissimo al dire di Vespasiano da Bi- 
sticci (*), lo doveva erudire nelle lettere greche e latine, e dargli 
l'educazione intellettuale. E con grande assiduità il fanciullo attese 
alla letteratura romana e greca, studiando Cicerone e gli storici 
in particolar modo, e facendo rapidi progressi, dei quali doveva 
andare oltre ogni dire superbo il Maestro, il quale vedevasi ogni 
f^iorno più ricambiato delle affettuose cure che prestava al suo 
discepolo, e per le grazie ed i favori di cui lo ricolmava Fede- 
rico, e per la intimità sci) ietta e grandissima della quale lo volle 
onorare Guidobaldo ('^). Non si sa, se, in questi primi anni o in- 
vece più tardi, Lodovico fu scelto a segretario del giovane duca, 

i (') Luzio e Renier. / Fiìelfo e V Umanesimo alli corte dei Gonzaga in 
Gior. Star, della liti. ital. Voi. XVI, pag. 194-95. 

(-) Ugolini, Op. cit. Voi. II, pag. 4 2. 

(^) Ugolini, Op. e luog. cit. 

('') Op. cit., pag. 133. Veramente Vespasiano non nomina l' O Jasio, ma 
ial contesto risuha evidentemente che lui si vuole designare. 

(") Baldi, Op. cit., Lib. I, pag. 12 — V. Documenti all'Ardi, di Stato 
in Firenze, Sez. Urb , ed Ardi, di Stato in Pisa, Sez. Ord. S. Stefano. 



564 



L UMANISTA LODOVICO ODASIO 



incarico che poi tenne sino alla morte : certo l'ebbe dopo non ■ 
molto tempo per lo zelo addimostrato nell'istruire il giovane a lui 
commesso ('). 

Ma ad angustiare maestro e discepolo sopravveniva, il io set- 
tembre 1482, la morte del duca Federico in età di 60 anni, ac- 
compagnata dal compianto di tutta Urbino e di quanti in Italia 
coltivavano con crescente ardore gli studii. In lui si spegneva 
quella che gli eruditi chiamavano la « luce d'Italia » : ed egli fu di 
fatto molto più dotto degli altri principi italiani d'allora, più dotto, 
senza paragone dello stesso Alfonso, re di Napoli. Senza tenersi 
d'attorno gran numero di cortigiani, ebbe il vanto di offrire nel 
suo stato un modello di poter principesco e di far rivivere l'an- 
ticliità per mezzo di un grande numero di traduzioni dal greco, 
d'interpretazioni e d'illustrazioni, da lui fatte eseguire. 

Colla morte del principe si offerse all'Odasio la prima occa-, 
sione, per quanto noi sappiamo, di far prova pubblicamente della's= 
sua coltura e dottrina. Nel 1400 tutti i principi per due cose 
massimamente non credevano di poter far senza degli umanisti : V 
la redazione delle corrispondenze epistolari e la preparazione dei 
discorsi da tenere in pubblico o nelle solenni circostanze {^). E' 
l'uso di recitare orazioni in pubblico era divenuto generale, favo- 
rito dallo spirito dell'imitazione classica : l'udire oratori era allora 
un piacere assai ricercato, come può essere per noi l'ascoltare una 
bella musica. Nei solenni ricevimenti, nelle ambascerie ad altri 
Stati, in occasione di sponsali e sopra tutto nei giorni anniversarii 
della morte di qualche principe, l'orazione era di spettanza parti- 
colare dell'umanista. 

Pertanto alle solennissime esequie di Federico, che fu sepolto 
in Urbino nella chiesa di S. Bernardino fuori delle mura, annessa 
al convento dei Frati Zoccolanti, da lui fatta edificare ("), disse 



(^) N. Papadopoli. Op. cit. Voi. II, pag. 185. 

(^) Cfr. Burckhardt La civiltà del secolo del Rinascimento, trad. Valbusa. 
Firenze, 1874. Voi. I, pag. 503. 

(") G. Muzio. Historia dei fatti di Federico. Venezia, 1605, pag. 406 e seg. 



ALLA CORTE DEI DUCHI d'uRBINO ^6) 



lodi sue Lodovico Odasio in un'orazione funebre, che non 
stante l'ampollosità — vizio comune agli oratori di quel tempo, 
([uali trovavano più che altro nel discorrere un'occasione per 
ìoggiare la loro eleganza di buoni latinisti — ci è testimonianza 
>ndimeno dell'affetto sincero con cui fu rimpianta da tutti i sud- 
li la scomparsa di quell'illustre loro duca (*). 
L'orazione è piena di reminiscenze ciceroniane : tale è in prin- 
[ìio la mossa, ove è dipinto il cordoglio da cui sono compresi 
li animi per un sì grande lutto. Poi, incominciando dall'educa- 
one de' suoi primi anni, è diffusamente tratteggiata la vita del 
rande Federico, come capitano, in mezzo alle continue agitazioni 
L;uerresche, prima e dopo che succedette nello Stato dei Monte- 
iVltro. La seconda parte celebra le virtìi dell'estinto come principe, 
lie trovava sempre tempo e modo di coltivare le lettere e le arti 
liberali e proteggerne i maestri, studioso particolarmente della sto- 
ria, volendo alla grandezza e nobiltà degli antichi confermare la 
propria condotta. L'amore suo per la religione è dimostrato dalle 
chiese da lui fatte edificare ; e quanto fosse umano e generoso è 
attestato dalla continua carità che esercitò verso i poveri. La con- 
>lazione di si acerbo dolore, conchiude Lodovico, tutti debbono 
ritrovare nel figlio Guidobaldo, successore non solo nel principato 
■na anche nella virtù paterna. 



CoU'educazione dì Guidobaldo si collega strettamente la corri- 
spondenza che del 1485 l'Odasio tenne coU'aquila degli umanisti, 
\ngelo Poliziano. Se fosse Lodovico in relazione epistolare con 

(') Arci). Cotn, d' Urbino, Armadio 5, Divis, Cartelle n. 124, fase. IX. 

Oralio habita a Ludovico Odaxio in funere Illusi. Principis Friderici Urbina- 
um ducis ». E una copia. — Due altre copie si trovano di quest'orazione alla 
• aticana : l'una, che differisce lievemente dalla copia Urbinate, fu a torto 
al Dennistoun ritenuta l'originale. (Ha la segnatura: Bibl. Vat. Cod. Vat. 

rb. lat. n. 1233); l'altra n' è una versione italiana (Bibl. Vat. Cod. Urb. 
1. 1252). 



366 l'umanista LODOVICO ODASIO 

qualche altro celebre umanista prima di quest'epoca, non sapremmo 
dire : la cosa non si presenta improbabile, qualora si ricordino le 
amicizie da lui contratte in Padova, e se si pensa che la lettera 
era la produzione più naturale, che sostituiva allora i periodici e 
i giornali d'oggidì, e teneva uniti fra loro di vincolo stretto tutti 
gli ascritti alla repubblica letteraria dovunque si trovassero. Consta 
la corrispondenza sopra ricordata di quattro lettere : due dell' Odasio 
al Poliziano e due di questi a lui in risposta. Per verità una sola 
deirOdasio porta la data del 1°. luglio 1485; ma in tutte e quattro 
occorrono indizii , dai quali è lecito desumere come sieno state 
composte consecutivamente. E scritta la prima da Gubbio, dove 
in un magnifico palazzo si ritiravano spesso i Duchi d' Urbino, 
che l'aria temperata di Gubbio si afFaceva loro meglio che non 
quella sì frizzante d' Urbino ; e quando i calori estivi cominciavano 
ad essere uggiosi si riconducevano alla residenza principale (}). Ci 
conferma questa corrispondenza quale vicendevole stima si profes* 
sassero i due eruditi : viene incominciata, con una prima lettera ('), 
da Lodovico, riannodando così 1' amicizia contratta col Poliziano 
in Padova e scusandosi di avere da tre anni interrotto il loro' 
carteggio ; dopo molte lodi verso di lui, gli dice d'aver tradotto 
e dedicato a Pietro de' Medici, scolaro del Poliziano, un opuscolo 
di Plutarco, che più oltre, nella seconda parte di questo lavoro, ve-" 
dremo quale possa essere. Vuole infine salutato in suo nome un 
Demetrio, che pare debba ritenersi il Calcondila, grecista eruditis- 
simo, che fu in Firenze dal 1471 al 1492. Agli elogi prodigatigli 
dall'Odasio, rispondeva il Poliziano (^) esprimendosi con non mi- 
nore stima a suo riguardo e manifestando il vivissimo desiderio 
di avere l'operetta tradotta di Plutarco ; al che accondiscendeva 
tosto Lodovico (^). Ma bella testimonianza della sua dottrina e 

(*) Luzio-Renier. Mantova e Urbino. Torino, Roux, 1893, pag. 45. 

(^) PoLiTiANi, Opera, luog. cit., vedi lettera di Lodovico che principia : < Nisi 
mihi de liberalissimis moribus.... » 

(') PoLiTiANi, opera, già cit. Vedi lettera a pag. 50 : « Deprehenderunt 
me, etc. ». j 

(■*) Ibid. Vedi lettera che principia : « Plutarchi libellus ad te venit ». 



ALLA CORTE DEI DUCHI d'uRBINO 367 



della grande stima nella quale fu tenuto, abbiamo nella risposta 
del Poliziano in ringraziamento dell'operetta presentata allo sco- 
laro suo Pietro de' Medici ('). 

Queste lettere che- noi abbiamo ricordate, come si può rilevare 

dalla lettura, non furono certamente le sole scambiatesi tra l'Odasio 

e l'uomo che 1' Italia tutta onorava allora come il più eloquente 

e il pili dotto del tempo, l'educatore del figlio di Lorenzo il Ma- 

' gnifico. Comunque sorta in Padova fra i due letterati quest' ami- 

hevole relazione — forse occasionata da Lodovico, che cedendo ad. 

uno di quei nobili impulsi proprii dell'età giovanile ebbe a mani- 

I festare all'altro la sua ammirazione e a richiederlo della sua ami- 

Icizia — noi vediamo il Poliziano con benignità squisita rispondere 

aU'Odasio, colmarlo di un continuo elogio, collocarlo nella schiera 

numerosa de' suoi amici, ed intrattenersi secolui di buon grado 

discorrendo dell'educazione dei due principi loro affidati. Al qual 

proposito non sarà fuori di luogo il ricordare un epigramma che 

il Poliziano scriveva in greco sopra un libro del duca Guidobaldo, 

che concorda pienamente colle lodi e coi lieti pronostici che del 

suo discepolo faceva il maestro ("). 

Achille Muzio, non si sa sopra quale fondamento basandosi^ 
afferma come vedemmo (J), che l'Odasio appartenne all'Accademia 
fiorentina: « Qtcanius erat novit florens Academia niagnus ». 
Questa notizia, che non ci è data da nessun altro, ci fa molto 
sospettare; anzi siamo indotti a rigettarla affatto, quando leg- 
igendo un'epistola di Marsilio Ficino del 1494, dove novera i 
'componenti l'Accademia fiorentina, non vi troviamo nominato Lo- 
lovico (''). 



(') Ihià. Vedi l'altra del Poliziano ; « Plutarchi lepidum novuni libel- 
'um, etc. ». 

(^) I. Del Lungo. Prose volgari inedite, ecc. di A. Poliziano. Firenze, Bar- 
bera, 1867. 

(^) Vedi retro a pag. 358. 

(*) M. FiciNi, Opera Omnia, Basilea, 1376, voi. I, pag. 936. 



368 l'l'manista i.onovico odasio 



Tante cure dal maestro prodigate al diletto discepolo , se non 
furono gettate al vento, ebbero nondimeno un risultato molto 
diverso da quello che l'Odasio aveva forse sognato, perchè Gui- 
dobaldo, pure dotato di grandi qualità, fu vittima di infermità 
perpetue sino a quando, nel 1508, affidò lo Stato a Francesco! 
Maria Della Rovere da lui adottato. 

Successe il principe Guidobaldo nel ducato a Federico, suo 
padre, e ne prese solennemente il possesso il 17 settembre 1482, 
governando ne' primi anni sotto la tutela del conte Ottaviano 
Ubaldini. Il giorno 11 febbraio 1488 (') si congiunse in matri- 
monio con Elisabetta figlia di Federico Gonzaga marchese di 
Mantova, dalla quale per impotenza non ebbe figliuoli. Fu capi- 
tano generale di varii principi italiani, e nelle fortunose vicende 
cui soggiacque lo Stato d' Urbino nell' ultimo scorcio del se- 
colo XV, seppe destramente condursi, sventando le trame di co- 
loro, che di continuo minacciavano in segreto alla sicurezza dello 
Stato. 

Ebbe sempre in questi politici avvenimenti a suo fedele se- 
gretario l'Odasio, cui dal principe in più occasione furono com- 
messi delicatissimi officii. Difatti nel 1495, quando la fortuna del 
re Carlo Vili, che aveva, correndo, conquistata la nostra penisola, 
pose in gravissimo sospetto i principi italiani, e Guidobaldo, as- 
soldato da Venezia, ebbe nell'esercito dei collegati la condotta 
di 400 cavalieri {-), nella conclusione di questo affare si trovò 
ad aver parte anche il nostro Lodovico (^). E quando Guido- 

(') Luzio e Renier, Op. cit., pag. 8. 

(-) Ugolini, Op, eh. II, pag, 69. 

(^) M. Saxudo, Diarii, l, 114, « In questa terra vene uno orador ò\\ 
ducila de Urbino, a ringratiar la signoria di la conduta; cliiamato domino 

Lodovico de Odaxii da Padoa E io dato danari a dicto orator di Ur 

bino, acciò facesse la conduta », 



ALLA CORTE DEI DUCHI d'uKBIXO 369 



)alJo rimase prigioniero di guerra nella battaglia succeduta a 
ioriano il 24 gennaio 1497 fra gli Orsini e le milizie ecclesiasti- 
hc da lui comandate, fu spedito l'Odasio a Venezia da Ubaldino 
li Ubaldini perchè la repubblica s'interponesse per la libera- 
ne del duca (*). Fu concluso che per il suo riscatto si dovesse 
rsare dalla duchessa Elisabetta quarantamila ducati, ma con 
a ubile spontaneità e prontezza concorsero a tale pagamento 
'tti i comuni, tutte le cattedrali, collegiate e religioni dello 
ito. 

Una terza ambasceria a Venezia sostenne l'Odasio nel 1498, 

uando nella guerra tra Firenze e Pisa, i Veneziani, che aiuta- 

1110 questa seconda città, assoldarono Guidobaldo, il quale, dopo 

r espugnate varie castella, in sul finire dell'anno tutte le perde, 

tu costrettto a rinchiudersi in Bibbiena (^). 

L' anno seguente — non ci è dato saperne il motivo — il 

ica stesso si recò a Venezia, accompagnato da Lodovico e da 

tri gentiluomini della sua corte ( ). 

Così viveva l'Odasio avvicendando le cure politiche alle lette- 
rie, delle quali ebbe agio ad occuparsi più intensamente in quel 
riodo di pace, che il ducato di Urbino potè godere dal 1498 
1502. 

In quei giorni Urbino era appellata l'Atene d' Italia tanto 
inde era il numero degli uomini insigni nelle lettere e nelle 
euze ivi convenuti, del qual consesso vera regina era la du- 

') M. Sanuuo. 'Diarii. I, pag. 507 « 9 febbraio 149Ó. Ubaldino degli 
(.jaldini che governava lo stato di Urbino mandò oratore alla Signoria 
Bptra quel Lodovico degli Odasii che alias fu quivi, el qual molto la ri- 
iG'erazione di ditto suo ducha a la Signoria nostra raccomandoè ». 
*) M. Sanl'do, Diario, li, pag. 269, « 25 Decembrc 1498. Vene uno 
tor novo dil ducha di Urbin, chiamato domino Lodovico de Odaxii 
ma lexe una ^^lettera) li mandava Maria Helisabeta di Montefeltro di 
azaga duchessa di Urbin a Ihoro drizata, data da Urbin a dì 25. Come 
endo inteso il bisogno del ducila suo marito, havia mandato in sus- 
o 5000 homeni armati, comandati per 8 zorni. Et poi dito orator con 
lengua molto cxpedita narrò tutto il successo laudando il duca suo ». 
) Ibid , II, pag. 796. 



570 



L UMANISTA LODOVICO ODASIO 



chessa Elisabetta, bellissima, ingegnosa, gentile e colta in ogni 
maniera di studii, delle arti squisita intenditrice, e sopra tutto 
donna virtuosissima. 

A questo periodo dobbiamo assegnare parecchie opere, frutto 

della attività letteraria di Lodovico. 

* 
Già dalla corrispondenza col Poliziano rilevammo come 1 Odasio 

dedicasse a Pietro de' Medici la versione latina d'un opuscolo di 
Plutarco, uno ex multis ineptiarum suarum monuméntis, che di 
quel tempo aveva composto; e quale precisamente sia quest'ope- 
retta tradotta non ci è dato stabilire, perchè non fu possibile rin- 
tracciarla sinora. Troviamo però altrove ricordati tre opuscoli di 
Plutarco recati in latino dall'Odasio: il primo dal titolo « De 
invidia et odio » (^); il secondo « Qtio paolo qtiispiam amicum 
ab adulatore discernat », dedicato al cardinale Piccolomini (2), e 
il terzo « De capienda ex hostibiis utilitate » (*), indirizzato al 
duca Guidobaldo: quindi solo il primo potrebbe essere quello, 
che, per mezzo del Poliziano, l'Odasio presentò al figlio del ma- 
gnifico Lorenzo. Dalle lettere ricordate si può vedere quali lodi 

(*) Gennari. Noti:(ie storiche di Padova. Ms. della Bibl. Civ, Patavina 
(sec. XVIII). voi II, pag. 716. « Dietro la tavola suddetta (di Cebete, tra- 
dotto dall'Odasio) nell'edizione di Filippo Beroaldo si aggiunge la tradu- 
zione dell'opuscolo di Plutarco « De invidia et odio > la quale forse è del 
medesimo Odasio >. 

(2) 'Bibl. Casanat, Cod. 1724. Mss. A. V. 21 (membranaceo legato in 
pelle e seta con fregi d'oro e colori). Sul primo foglio leggesi « hoc exem* 
phim /orlasse iìlud ipsutn est quod ah Odaxio ad Moecenatem misfum fuil. Eius 
integumenium, ita suspicari cogit ». Seguono tre fogli in bianco, sul quarto (r) 
vi è il testo della prefazione inquadrato da una cornice in miniatura ad oro 
€ colori collo stemma di casa Piccolomini in basso. Comincia con caratteri 
in oro cosi « Lodovici Odaxii Patavini Traefatio in Plutarchi librum docenlim 
quo pacto quispiam amicum ab adulatore discernat ad %.^'" Patrem ac Domimm 
D. F. Piccolominium Tilulo S. Eustacchii Card. Senensem dignissimum ». 

(^) Bibìiot. Oliv. di Pesaro Mss. Serie degli uomini e donne illustri d'Ur- 
bino, pag. 118. « Lodovico Odasio tradusse dal greco l'opuscolo di Plu- 
tarco « De capienda ex hostibus utilitate > dedicato al medesimo duca Gui- 
dobaldo, ms. in Vaticano >. Lo stesso leggesi nell' Arch. Cam. d' Urbino. 
Ms. « Uomini illustri Urbinati ». (Arm. 5, Div. II, n. 15, fol. 22). 



ALLA CORTE DEI DUCHI D URBINO 57 1 



tributasse a quest'operetta, o ad altra che sia, il Poliziano, al 
i^iudizio del quale aveala sottoposta Lodovico. 

Dopo Plutarco egli rivolse le sue cure su Cebete : e la sua tra- 
luzione della « Tavola di Cebete » in lingua latina, la prima che 
ila stata fatta, fu pubblicata — insieme alla versione latina dei 
lialoghi di Plutarco « De invidia et odio >> e all'epistola di Ba- 
glio « De vita solitaria » a Gregorio Nazianzeno, e al « De die 
Natali » di Censorino — senza indicazione di luogo e dell'anno, 
erto prima del 1497, perchè in quell'anno si ristampava la stessa 
accolta in Bologna (*). Quest'opera incontrò il favore dei dotti, 
:he ne parlarono con somma lode; il filologo Claudio Salmasio 
lUa ristampa del 1670 permetteva queste lusinghiere parole: 

e Superesse latùiani versionem olim sub iìiitium renatae lite- 

aturae factani, ex Bibliotecae Urbinatis codice ma7mscripto, qui 
olus cum in aliis qtiibusdam a vulgata lectione abiit, ttiin prae- 
ipue additavi Ì7i fiyie habuit particulam egregii Colophonis, quevt 
irabs Paraphrastes servavit nobis integrum. Auctor eius fuit Lu- 
^ovicus Odaxius magno ilio litterarum instauratori A?igelo Po" 
itiano in multis suppar. Nam et diligentiam laudabili renascen- 



(' ) Censorini de die Natali ; Cehetis tubuh et cet, impressum Bononiae per 
le Benedictum Hectoris Bononiensis. Anno 1497, 4.°, Idus Mail, in fol. 
riprodotta in-4.'' il 1505 e il 1507 e a Londra da Tomaso Johnson nel 1720. — 
r. G. Barone. La tavola di Cebete con saggio bibliografico, pag. 45. I. M. 
AiTONi (op. cit. I, 209) attesta — notizia confermata dal Mazzucchelli — 
irne si conserva nella libreria dei padri Somaschi della Salute in Venezia nel 
pd. 228 in-4.° un ms. colla traduzione in vulgate de la tabula di Cebete. 
Julia fine il traduttore dice: < Due sono, o lectore, le traductione de la 
buia di Cebete de la lingua greca in la nostra latina. Una de Lodovico 
l'daxìo Pataìvno , l'altra di Gregorio Spoletino ». Segue la data della ver- 
jone volgare. Ferrara, 1498. 

Nella Civ. Bibl. Queriniana di Brescia si conserva la ristampa del 1505 
3pus Varia, 5, G. VI, 16) in un volume miscellaneo che contiene 7 opu- 
oli. Alla carta 55 si legge < Cebetis Thebani tabula e graeco in latinum 

nversa per Ludovicum Odaxitnn Patavinum >. Principia « Casu evenerat ut 

Saturni Sacello..... » e termina « recte inquam et sufficienttr mihi dicere 

leris », 



372 L UMANISTA LODOVICO ODASIO 



tibiis tunc civilibus litteris obstetricatus est, suoritmque studiorum 
patronum qitoque nactus est Federicum Urbini duceni, meritis 
erga remptcblicam litterartijn, et graecorwn manuscriptorum bi- 
bliotheca a se coUecta non minus celebrevi, quam qui Politiano 
obtigerat Laureìitius Medicaeiis Dux Iletruriae. Ut huins etiavt 
filnan Petrurn Medicacnm Politianus sua disciplina informandum 
habtiit, sic sili quoque patroni filiuni Odaxiiis. Veruni iste et 
qicanti in vertendis antiquis auctoribus Odaxiuni Politianus fecerity 
qui volet latiiis cognoscere adeal l. j. ep. Politiani, cuius initio\ 
àaoi^joi aliquoi amborum epostolae reperimentur. 

Hanc autem tabulani latinam una cum Censorino edidit Phi- 
lippics Beroaldus, qui in praefaciionc sua Odaxii meminit his 
verbis « Secundo loco est tabula Cebetis quam latinitati 
donavit loculentus interprens , mihique amicissimus de 
quo illud dici meritissimo potest : 

« Cecropiae commune decus Latiaeque Minervae » ('). 

Per ordine del duca Guidobaldo l'Odasio ripubblicò, nel 1489 
o nel 1490, la Cor?iucopia di Niccolò Perotti, arcivescovo Sipon- 
tino, diffuso ed erudito commento del libro degli Spettacoli e del 
primo degli Epigrammi di Marziale. Corresse il testo piurimis in 
locis tnendosum, il quale per essere la prima volta stato pubbli- 
cato in pochi esemplari, trovavasi rarissimamente (-), e indirizzò 
quella ristampa con lunga prefazione al duca Guidobaldo, come 

(') Simplicii Cùinmentarius in Enchiridion Epicteti, etc, cum versione Hie- 
ronymi Wolfii et Claudii Salmasii animadversionibus et noti'?, Lugduni Ba- 
tavorum. Typis lohannis Maire, 1670, in-4.° Accedit « Tabula Cebetis e 
graeco in latinum conversa per Lodovicum Odaxium Tatavinum » pag. 80. 

(-) G. Vedova (op. cit.), attribuisce aìVOdasio l'edizione di Venezia per 
magislrum Paganinum brixiensem anno I4']<^ pridie idus Maii in fol, clie in- 
dubbiamente non e sua ma di Pirro Perotti, avendo la dedica a Federico e 
non a Guidobaldo. 

Apostolo Zeno (Z?m. Foss., T. Il, pag. 348, Venezia, Albrizzi), pone 
l'edizione prima di Paganino nel 1489, che non si è mai veduta. Il Fa- 
BRicius (Bibl. lai. medine et inf. lat.), crede quella del 1490 essere stata H 
prima edizione dell'Odasio. 



ALLA CORTE DEI DUCHI D URBIXO 573 

[Pirro Perotti, nipote dell'autore, avealo, nel pubblicarlo la prima 
.Ita, dedicato al padre Federico. 

Secondo la testimonianza dello Zeno (*) assistè pure Lodovico alla 
impressione fatta dal diligente stampator Soncino delle ludaica di 
Arriano; ma non ci fu possibile trovare altrove confermata una 
le notizia. 

Così, innamorato dei classici greci e latini, il nostro Lodovico 
ende la sua vita in commentarli e studiarli; egli vive in essi, 
tesoro delle loro dottrine, dei loro precetti, e con intelletto 
l'amore s'affatica nel far rivivere la loro bella e armoniosissima 
igua. I suoi studii, l'arte sua di precettore, l'ardore intenso alla 
crea della forma classica, lo ascrivono giustamente alla schiera 
%\\ illustri imitatori e ripristinatori dell'antichità. 

L'anno 1502, principiato con assai lieti auspicii alla corte d'Ur- 
ino — che il 18 gennaio vi fu ricevuta ed alloggiata con gran 
)mpa donna Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI, e il 
\ aprile venne solennemente conferita in Urbino a nome di esso 
)ntefice la prefettura di Roma a Francesco Maria della Rovere, 
potè del duca Guìdobaldo — doveva essere fatale al principe e 
tutta la corte. La sera del 20 giugno, Guidobaldo, per la pro- 
oria e repentina invasione fattane da Cesare Borgia, detto il duca 
ilentino, fu costretto a fuggire ed abbandonare la città e lo Stato 
tarandosi prima a Ravenna e poscia in Mantova; e sebbene nel- 
l'nno medesimo rientrasse e ricuperasse Urbino, ciò fu per pochi 
)rni. Ma il 1503 doveva essere anno di riscossa. La morte di 
jiessandro VI, avvenuta la sera del 17 agosto, contemporanea 
a una malattia di Cesare Borgia, segnò il tramonto dell'astro 
spguinario di quest'ultimo. Una rivoluzione generale del Ducato 
rhiamò Guidobaldo, il quale, fra le feste e le acclamaaioni del 
ppolo, rientrò in Urbino il 28 d'agosto. 

') Zeno, TDisseriaiioni Vossiane, tom. I, pag. 68. 

Arck S/or. Lomi>. — Anno XXIII — Fase. X. 25 



374 



L UMANISTA LODOVICO ODASIO 



Dal 1503 al 1508, cioè sino alla morte di Guidobaldo, la corte 
d'Urbino riprende la sua gaiezza ed eleganza; e questa corte, 
scuola della più elevata coltura, fu resa immortale dalla descrizione 
di uno che ne fece parte, il conte Baldassare Castiglione. 

Lodovico Odasio aveva seguito il suo principe nelle fortunose 
vicende (^) ; e quando nel 1 504 coli' approvazione pontificia e col 
consenso di tutto il sacro collegio, Guidobaldo adottò a suo figliuolo 
ed erede del ducato il proprio nipote Francesco Maria della Ro- 
vere, prefetto di Roma e signore di Sinigaglia, Lodovico dovette 
chiamarsi contento di vedere effettuato un suo disegno, per il com- 
pimento del quale non aveva mancato d' insistere e di esercitare 
la sua influenza sull'animo del Duca {^). 

Francesco Maria nella corte d'Urbino era stato alla scuola del- 
rOdasio ('), che in lui più che in Guidobaldo concepì liete spe- 
ranze per l'avvenire dello Stato. E certo, se si argomenta dai be- 
nefici resi da Francesco Maria a Lodovico stesso e più tardi alla 
sua famiglia, grande dovette essere la riconoscenza del principe (*). 

(^) Su questo periodo, oltre 1' Ugolini, vedi : Arch. stor. per l' Umbria e le 
Marche. Voi. Ili, pag. 423 e seg. (Diario delle cose d'Urbino). — Luzio 
e Renier, op. cit., pag. 124 e seg. 

(*). Nessuno, ha mai finora accennato alle pressioni esercitate o meglio a: - 
consigli suggeriti dall'Odasio al duca Guidobaldo, perchè addottasse a suo 
successore il nipote Francesco Maria. Ciò credo di poter nondimeno soste- 
nere con fondamento di verità. Già il Papadopoli (op. cit., voi. II, pa- 
gina 185-86) parlando di Lodovico scrisse: Lego in quibusdam epistolt's ^argen- 
tini Cardinalis ad Franciscum Alidosium Cardinalem, admodum laudari Ludo- 
vicum, quod auctor Guidoni Ubaldo fuerit, ut, quando ob sterilem coniugium se ; 
orbum futurum agnosceret, Franciscum VvCariam T(gboreum Julii II ex fratre ne- 
potem in familìarem ad ius futurae successionis adoptaret. — Queste lettere noi non 
sappiamo se e dove esistano; ma col Papadopoli s'accorda il Sakudo (Via- 1 
rii V), 1503, di 21 novembre. 'Domino Lodovico di Odaxi secretorio dil duchj 
predito era venuto da lui a dirli, il duca andò la sera a cena col papa, eh' l staio 
d' Urbini poi la morte venisse all' unico e comun nepote loro il prefetino : lo stesso 
a pag. 424. 

(') Ugolini, II, pag. 156. 

(*) Vedi nota i, pag. 362 ; ed inoltre, fra gli altri, il documento col quale 
Francesco Maria I concedeva a Lodovico il 28 marzo 1508 e confermava poi j 



ALLA CORTE DEI DUCHI D URBINO 375 



Nel 1508 Guidobaldo assalito dalla gotta, che lo aveva già co- 
minciato a dominare, si fece condurre a Fossombrone per respi- 
rare un'aria più a lui confacente e meno molesta al suo male. Ma 
nulla giovò: e l'ii d'aprile se ne morì in età di soli 36 anni, 
avendo tenuto il ducato per 5 lustri. 

Il suo cadavere fu trasportato in Urbino, dove ebbe solenni 
esequie, e dopo grandi pompe e cerimonie fu tumulato nella chiesa 
di S. Bernardino fuori di città, nella quale gli fu eretto un mau- 
soleo di rincontro a quello del duca Federico, suo padre. Ai 2 di 
maggio gli fu celebrato un solenne ufficio funebre nel vescovado, 
presenti i vescovi di Fossombrone, di Pesaro, di Fano, d'Osimo 
e di S. Leo C). 

Avanzi che sollevasse il corpo di Cristo^ vtesser Lodovico da 
Padova, il quale era stato maestro del duca Guido e suo segre- 
tario, viontò in tm pergamo e fece tm sermone in lode del signor Duca 
morto Q), nel quale l'usuale prolissità di tali composizioni è com- 
pensata da un certo fuoco di eloquenza, temperato da alcuni tocchi 
di delicato sentimento, che la rendono una delle migliori di quel 
secolo, che siano giunte a noi ("). 

L'eccellenza dell'oratore e il gran numero di spettatori, stimati 
a diecimila, contribuì a fare di questa la più notevole cerimonia 
di tal genere ricordata in Italia (^). 

1 Gerolamo il 5 maggio 1522 molte concessioni, privilegi ed esenzioni di tasse, 
;he, nuovamente confermate da Guidobaldo II, il 6 maggio 15 58, continua- 
ono a sussistere anche pei discendenti, sicché il papa Urbino Vili dovette 
jiconoscerH nel 1639 (v- Arch. di Stato in Firenze, sez. Urb,, ci. I, Div. A, 
jilza I, Doc. 51, e Arch. di Stato di Pisa, sez. Ord. S. Stefano, Prov. di 
N'obilt;\, filza 59, parte II, n. 17, pag. 203 e seg.). 

(*) V. 'Diario in Arch. stor. delle Marche, voi. Ili, pag. 463. 

(*) Ibid. Anche in una lettera di Giovanni Gonzaga del 3 maggio, in 
ui descrive l'ordine dei funerali avvenuti il dì precedente, si legge : M. Lo- 
ovico Odaxio, preceptore e segretario del ducha morto, fece la oratione, la quale 
urete circa un bora, quale fu bellissima, per quanto dicono coloro che se ne in- 
indono (Luzio e Renier, Mantova ed Urbino, pag. 183). 

(') Vedi nota 2, pag. 570. 

C) Dennistoun, op. cit., voi. II, pag. 79. 



376 l'umaxista Lodovico odasio 

In quest'orazione grandi sono le lodi che Lodovico tributa al 
suo discepolo : passa in rassegna la sua vita , esaltandone il suo 
volere e sapere, gli onori, fra cui 1' Ordine della Giarrettiera, dei 
quali fu insignito, e tutto quanto fece di grande e di bello. 

Il Dennistoun, confondendo quest'orazione odasiana su Guido- 
baldo con quella su Federico, credette che se ne conservasse l'ori- 
ginale alla Vaticana, laddove se n'è perduta ogni traccia. 

Lo stesso anno 1508, di luglio, per ordine del duca Giovanni 
Sforza veniva stampata da Gerolamo Soncino in Pesaro (*). Di 
quest' edizione , già divenuta rara nel secolo XVII (^) , non ci fu 
possibile, dopo le più accurate ricerche, avere notizie di qualche 
esemplare, tranne di quello all'Angelica di Roma. 

Sotto il nome dell' Odasio corse in più ristampe l'orazione che 
il Bembo gli pone in bocca nella sua opera: De Guido Ubaldo 
Feretrio , deque Helisahetha Gonsagia Urbini ducitus ; ma se 
buona parte del rifacimento bemebesco rispecchia il contenuto 
della genuina orazione odasiana — giacché il Bembo non fece 
che ampliare con parole più ampollose e con stile più colorito le 
cose che Lodovico disse in quell'orazione in lode di Guidobaldo I — 
non si possono né si devono però questi due discorsi assoluta- 
mente confondere. 

Fu questo elogio funebre l' ultima prova d' affetto del maestro 
verso il discepolo, dal quale in quegli ultimi anni aveva ricevuti 
segnalatissimi favori (^). Lodovico non sopravvisse a lungo alla morte 

(') Vedi Annuali tipografici dei Soncino di G. Manzoni. Bologna, Roma- 
gnoli, 1883, tom. Ili, fase. II, pag. 176. Pesaro, 1508, 2 luglio, Lodovici 
Odasii Oratio, ecc., come a nota 2, pag. 5 70, Pisauri Hieronimus Soncinus. 

(2) Il Gennari [Bibl. civ. Patav., ms, cit., loc. cit.) parlando di Lodovico 

scrive: «L'orazione fu stampata in Pesaro Io l'ho veduta per gentilezza 

del p. Ireneo Affò, che mi ha trasmesso la copia che egli tiene di questo 
assai raro libretto, il che mostra come il Bembo ci dia un'orazione fatta da 
lui stesso ». 

(^) Ricordo due donazioni di possedimenti; l'una del 26 febbraio 1495 
{^rch. di Stai. Fior. se^. Urh., Pergamene laiche, 26 febbraio 1495) e l'altra 
del 1502, riconfermata poi ai discendenti di Lodovico (^Arch. di Stai. Fior., 
sei. Urb., ci. I, Div, A, filza I, D. 5 i e Arch. di Stai. Pis., sei. ^^^' ^' •^''' 
/ano, ecc.). 




ALLA CORTE DEI DUCHI D URBIN'O 377 

di Guidobaldo: l'anno seguente 1509, agli 8 di agosto, cessava di 
vivere; e fu sepolto per sua volontà (') in quella stessa chiesa di 
S. Bernardino fuori delle mura, dove riposavano i suoi due grandi 
Mecenati, Federico e Guidobaldo. Altrove riportammo l'epitaffio 
del quale fu onorato il suo sepolcro : il conte Giulio Cesare Odasio, 
faceva porre nel 1580 alla memoria dell'avo la seguente lapide 
nella cattedrale d' Urbino : 

LODOVICO ODAXIO PATAVINO 

GRECIS LATINISQUE 

LITTERIS EGREGIE ERUDITO AC SUMMAE 

PRUDENTIAE SUMMAEQUE INNOCENTIAE 

VIRO ET PROPTEREA A 

FEDERICO FELTRIO URBINI DUCE 

ET GUIDOBALDO FILIO 

MAXIMIS HONORIBUS, PRIVILEGIIS 

ET JURE COMITATUS ORNATO 

.AVO SUO OPTIME MERITO 

LUCRETIAE GONZAGHAE MANTUANAE FEMINAE (") 

PRESTANTISSIMAE , MATRIQUE DILECTISSIMAE 

HIPPOLITAE PALTRONIAE URBINATI UXORI MORIBUS 

AC PUDICITIA . . . . (^) CUMQUA CONCORDISSIME AC SAUVISSIME 

ANNOS XV, MENSIS VI VIXIT, JULIUS CAESAR ODAXIUS COMES 

AD RENOVANDAM ET CONSERVANDAM, QUOD POSSET MORTUORUM 

MEMORIAM POSUIT 

KAL. OCT. ANNO A CHRISTO NATO 

MDLXXX ("). 

(') Vedi: Testamento di Lodovico Odasio, luglio 1509; rogato dal no- 
taio Roberto de Ann del fu Francesco di Fossombrone, in Arch. di Stato in 
Pisa, Arch. delV Ordine di S. Stefano, Provante di nobiltà, filza 59, parte II, 
n. 17, doc. I, a car, 197 e seg. — - « Corpus suum sepeliri voluit in ecclesia 
1 •Sancii Bernardini, observantiae fratruum minorum ordini Sancti Francisci huius 
\ civiiatis, et ellegit et depuiavit indni debere habitum dicti ordinis ». 

(*) Moglie del C.'« Gerolamo Odasio, figlio del nostro Lodovico. 

(^) Non fu possibile decifrare questa parola : forse è praeclaris. 
\ (*) Questa lapide non esiste più : anticamente si trovava nella Metropo- 
1 litana avanti l'altare di S. Biagio. Se ne ha copia neìì'Arch. Com. d' Urbino, 



J 



378 



L UMANISTA LODOVICO ODASIO 



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Poche notizie possiamo aggiungere intorno alla vita pivata di 
Lodovico. Prese per moglie la nobile Lucrezia Barzi di Gubio {^), 
dalla quale ebbe {^) due figliuole, Lucrezia e Battista, ed un t^ììo Ge- 
rolamo, che continuò nel segretariato del padre e si r^e assai 
illustre in Urbino (*} : mori , lasciando moltissimi legati chiese 
e luoghi pii e nominando esecutrice del testamento la uchessa i-.« 
Elisabetta (*) , della quale , come ricordiamo d'aver lettoin non 
si sa più qual luogo, era stato il confidente favorito. 

Una cronaca del tempo lo fa tanto ricco, che avrebbe asciato 
dodicimila scudi d'entrata annua (^). Certo che Lodovico la sua 
famiglia furono di continue donazioni arricchiti dai duchi Ibinati ; 
e in Urbino stesso avevano uno splendido palazzo, le quaro ma- 
gnifiche porte del quale, adorne di pregevolissimi intagl del se- 
colo XV sebbene pessimamente conservati, furono il 187^ per la 
meschinità di mille lire vendute dalla Congregazione d Carità, 
nelle cui mani era pervenuto il palazzo, ai soliti ricettata {^'). 



Ms. (Collezione di tutti gli epitaffi ed iscrizioni sepolcrali, fatte d Fiorini 
D. Crescentino) Arm. V, Div. V, n. 135, p. 88. Parimenti neH'tro Ms. 
di F. M. Galli Urbinate, Arm. V, Div. IV, n. 124, Jib, II. 1 in : e 
ndVArch. di Stato in Pisa, Sez. Ord. S. Stefano, ecc. 

(') Arch. Com. d Urbino. Ms. di Vernaccia Girol. (Elogi, ecc )A.rm, V, 
Div. Ili, n. 68, t. L p. 58. 

(*) Vedi testamento citato a nota i, pag. preced. 

(^) Gerolamo : Arch. Oiaiio, cit. sop, ; xArch. Com. di Urbino, Css. Ani. 
Corra DiNi, Mem. per la Storia d'Urbino e de' suoi uomini illusiri,\Tm. V, 
Div. Ili, n. 62, p. ^y verso, al Capo Ambasciatori per nego^j imp-tanti, e IJt^, 
p. 251, e Aggreg. alla Cittadinanza, Catalogo dei Conti e Cavalieri, ecc.^rm. V, 
Div, IV, n. 124, fase. V, p, 41^ (v, pure nota I, pag. 362), {u Ambasciare della 
Patria a Leone X nel ijió, certamente per scongiurare l'invasione d Medici 
nel ducato, e venne creato nel 1525 cavaliere dello Speron d'Oro 1 cava- 
liere aurato e conte dell'Isola Fusària. 

(*) V, testamento citato, pag. preced. 

(^) Bibl. Sperell. Com. di Gubbio. Ms. sec. XVI, fondo Vincenzo rmanni. 
Misceli. 25-XVlII, D. 7. 

(") Cfr. Il Tiaffaello. Rivista d'arte. Anno Xl, 1879, a pag. 76. ^^^^tW 



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ALLA CORTE DEI DUCHI D'CRBIXO 379 



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Ani. lui questo punto, è naturale che ci si rivolga questa do- 
manda : qile fu l' importanza letteraria dell'Odasio ? Basterebbe 
l'attestazioe del Poliziano, a provare in quale onore fosse tenuto 
a' suoi temi ; ma prima di finire riportiamo altre lodi che i con- 
tempcrane tributarono agli scritti e al sapere di Lodovico. Il 
Cantalicio, he fu alla corte d'Urbino contemporaneamente all'Oda- 
sio, nel pnentare a Guidobaldo un poemetto a lui dedicato glo- 
rificante k<3resta del duca Federico, nei tre epigrammi che pre- 
cedono qwto lavoro, si rivolge a Lodovico con tali epiteti che 
sono appei degni di Dante e d'Omero, e riputando il suo giu- 
dizio supdore a quello d'ogni altro, esorta il libro a subire la 
censura de' illustre precettore e le sue correzioni : 

Odaxi primum limam reverenter adire 
i" memor, et calami signa manumque pati. 

Quae tibi si mendas errataque raserit, ire 
"utus ad insignem ne vercare ducem. 

Tersior haud ulla est. non lima severior ulla. 
ensuram trutinae non habet ille parem. 

Excolitur cuius claras dux ipse per artes 
)eque sibi media Gorgone potat aquas 

N'ec timeas nomen, nihil est nam mitius ilio. 
'uius ab eloquio flumina mellis eunt ; 

Utetur sed enim si nominis ille figura 
n tenebris redeas, emoriture liber ('). 

L .,. ;rc Antonio Sabellico, che con Lodovico fu eziandio in 
corrispondnza epistolare (^;, aveva di lui tale stima, che scrivendo 

''') G. Z^'ONi, // Cantando alla corte d'Urbino, in Rendiconti della 
R. Accad. d Lincei ; classe di scienze morali, ecc. serie V, voi. IH. fase. VII, 
anno 1894. 

(0 W. /Sabellici, Opera, Venetiis per Albertinum de Lissona Vercel- 

lenspTn . , p3g_ ^Q verso e seg. 



L UMANISTA LODOVICO ODASIO 



al duca Guidobaldo così si esprimeva : « Puer enim adhuc, 

Odaxio Patavino, viro clarissimo graecae et latinae facundiae 
praeceptore usus, tam brevi utrumque dicendi gemis imbibisse di- 
ceris ut omnium opinione reminisci potius credereris, quam di- 
scere (^) ». Non è a dire poi in quali sperticate lodi si profonda 
Polidoro Virgilio urbinate, nella dedica che fece all'Odasio della 
sua opera : « De inventoribus rerum. (^) ». Quanto fossero meri- 
tate tutte queste lodi, non è dato facilmente di giudicare. Egli è 
certo che come segretario Lodovico dovette prestare segnalatis- 
simi servigi al suo principe, oltre quelli ricordati dal Sanudo, poi- 
ché egli e i suoi discendenti furono sempre tenuti in grande con- 
siderazione dai duchi di Urbino. Quanto poi alla sua attività uma- 
nistica noi vedemmo, come si manifestasse felicemente in diversi 
generi letterarii ; e di questi, se lo stile non è sempre alieno da 
ogni ricercatezza, è però costantemente corretto ed elegante, a 
volte anche assai efficace. Da ultimo ricordiamo che molto di più 
di quanto giunse fino a noi scrisse Lodovico, e può ben ammet- 
tersi, che sopra qualcuna delle sue opere perdute, si basasse prin- 
cipalmente quella grande fama che ebbe tra i contemporanei, la 
quale se diminuì, non venne tuttavia mai meno in seguito ; pef^ 
la qual cosa speriamo non sarà inutile l'averla ora rinnovata. 



Angelo Pinetti 



Ernesto E. Odazio. 



(*) Ihiàem. 

(^) PoLYDORi Vergilii Urb. De inventoribus rerum, libri tres. Venetiis perj 
tnagistrum Christophorum de Pensi, 1498. 




NOZZE E FUNERALI 

ALLA CORTE DEI GONZAGA. 1549-155O. 




^JUL mezzodì del 28 giugno 1540 si spegneva affannosa- 
mente nella deliziosa sua villa di Marmirolo Federico 
Gonzaga, il primo duca di Mantova, nella età ancora 
fresca di anni 40, il corpo esausto dai piaceri, l'animo conturbato 
dalla visione di un fosco avvenire. 

Era nato nel 1500 da Francesco, il supremo condottiero delle 
armi italiane alla battaglia del Taro, e da Isabella d'Este, la più 
eulta, la più venusta, la più rinomata donna del suo tempo; a 
IO anni fu mandato a Roma in ostaggio presso il pontefice Giu- 
lio II a garanzia dei patti stipulati da suo padre prigione dei 
Veneziani; bello e ricco di uno splendido avvenire, fu l'idolo 
della società romana, e venne ritratto da Raffaello nel famoso af- 
fresco della Sawla d'Atene; è quel giovinetto, che vedesi dietro 
l'Arabo nel gruppo così detto di Pitagora. 

A 19 anni, morto il padre, prese in mano il governo dei suoi 
Stati; generale presso le armate pontificie e cesaree si distinse 
nei fatti di Parma, di Milano, di Pavia, sconfiggendo le truppe 
francesi; nel 1530 fu da Carlo V innalzato alla dignità di Duca; 



382 NOZZE E FUNERALI 



promesso sposo a varie Principesse, a Maria Paleologa, a una 
figlia del re di Polonia, a Giulia d'Aragona, finalmente si ammo- 
gliò con Margherita Paleologa, che gli portò in dote il Monfer- 
rato ; da questa ebbe tre figli e una figlia, e morendo lasciò la 
moglie gestante; ma Federico per tutta la sua vita non volle mai 
staccarsi dagli amori con Isabella Boschetti sposa di Francesco 
Gonzaga Cauzzi di Calvisano; onde i malumori della madre Isa- 
bella d'Este, che egli non seppe ne amare, né onorare, come pur 
tanto essa meritava; chiamò alla sua corte artisti eminenti, Giulio 
Romano, il Primaticcio, il Cellini; fece costruire fabbriche meravi- 
gliose, gli appartamenti di Troja e la Cavallerizza nella reggia, ^ 
il palazzo del 7>, il gran parco di Marmirolo; amò le lodi 
dei letterati, del Bembo, del Bandelle, del Giovio, dell'Aretino; 
nella magnificenza dissipò i tesori dello Stato; nei piaceri esaurì 
le forze del suo corpo; onde a 40 anni era finito. Ridotto 
agli estremi volle essere portato a Marmirolo, sperando ancora 
qualche ristoro nelle aure balsamiche di quella villa; invece vi 
morì non pianto dalla moglie, onorato solo dalle bugiarde pompe 
funerarie, con cui la sua salma fu trasportata e sepolta a Mantova 
nel chiostro di santa Paola. 

Il primogenito, che gli doveva succedere nel dominio, non 
aveva che 7 anni; onde il governo dello Stato fu assunto dalla 
madre Margherita, e dagli zii il Cardinale Ercole e Ferrando vi- 
ceré prima di Sicilia, poi del Milanese. 



I. 



Morta Isabella nel 1539, morto Federico nel 1540, minorenne 
il successore Francesco, reggenti una donna fiacca e disgustata, 
un Cardinale distratto in complicati affari ecclesiastici, un viceré 
generale delle armate cesaree, e avvolto in tutte le guerre deli 
tempo, la corte mantovana entrò in un periodo di lutto e di me-i 
stizia, imposto anche dalle condizioni economiche del ducato| 
esausto dalle pazze prodigalità del primo Duca. 




ALLA CORTE DEI GONZAGA, 1549-15)0 38 J 

Ma un tale periodo di raccoglimento non poteva durare a 
lungo; non era nelle abitudini dei Gonzaga, né era consentito 
dall'andazzo dei tempi ; e l'occasione per ritornare agli antichi 
splendori la porse Carlo. V. Nel 1543 il potente Imperatore era 
venuto in Italia per abboccarsi col pontefice Paolo III; il conve- 
gno ebbe luogo a Busseto; e di là volendo egli avviarsi per la 
Germania a debellarvi quei Principi rivoltosi, doveva attraversare 
il Mantovano; non entrò in città, dove era già stato altre due 
volte, ma fece sosta a Canneto, grossa borgata sulla via di Ve- 
rona. A ricevere e a onorare 1' Imperatore tutta la Corte manto- 
vana erasi raccolta a Canneto; principi, principesse, ministri, dame, 
dignitari ecclesiastici, poeti la componevano ; rifulgeva fra tutti 
nella sua bellezza quasi ancora infantile il giovinetto Francesco, 
d'anni 1 1 , destinato a succedere negli stati di Mantova e di Mon- 
ferrato; si credette fin d'ora opportuno di pensare al suo collo- 
camento; premeva sommamente all'Imperatore, che i Gonzaga 
^W signori di Mantova e di Casale, le vere chiavi della valle del Po, 
e i cui dominii servivano quasi di anello tra 1' Italia e la Ger- 
mania, si mantenessero fedeli alla sua politica, tenendosi lontani 
dalla Francia, che con promesse e minaccie tentava di farli va- 
cillare; legarli alla propria famiglia con un matrimonio sarebbe 
stato atto di savia politica, che garantiva il presente, e assicu- 
rava l'avvenire; e perciò Carlo V, plaudente la corte mantovana 
e tutto il numeroso seguito imperiale, fra gli inni dei poeti e gli 
applausi della folla fidanzò il giovinetto Principe colla propria ni- 
pote Caterina, quinta figlia di Ferdinando re dei Romani, la 
quale aveva allora l'età di anni 9. A conferma di tale fidanza- 
mento r Imperatore abbracciò affettuosamente il giovinetto, e gli 
porse uno stupendo anello d'oro: il matrimonio si sarebbe effet- 
tuato, quando gli sposi fossero pervenuti alla età opportuna. 

Così nella Corte mantovana si iniziava quella serie di matri- 
monii austriaci, che malgrado le apparenze di una grandezza abba- 
gliante, non avrebbero impedito né l'eccidio del 1630, né la ca- 
tastrofe del 1706. 

Alle feste auliche doveva aggiungersi anche una festa lette- 



NOZZE E FUN'ERALI 



Tarla; viveva in Canneto Giampietro Pencì, poeta e storico allora 
in gran fama; aveva pubblicato alcuni poemi latini, e altri stava 
apprestando, e pareva dovesse essere la gloria della sua età. 
L' Imperatore lo chiamò a sé, e alla presenza della corte manto 
vana e del seguito cesareo lo incoronò con una fronda d'alloro; 
troppo onore in vero per un poeta mediocre in un tempo, in cui 
di poeti valentissimi non vi era penuria. 

Intanto si aspettava l'età idonea degli Sposi, perchè il ma 
trimonio convenuto a Canneto avesse ad effettuarsi; e nel 1545 
avendo Francesco raggiunto l'età di 17 anni e Caterina quella 
di 16, si predispose il tutto per le nozze solenni. Già con labo 
riosi e lunghi negoziati condotti dai nostri Residenti a Madrid 
a Vienna eransi definite tutte le questioni relative alla dote; l'a] 
bagìa spagnuola e l'ingluvie tedesca avevano dato non poco filo"^ 
a torcere al nostro Residente Ottavio Vivaldini; infine a tutti 
erasi provveduto, anche agli assegni vedovili, perchè tutte \ 
ipotesi erano state previste; la sposa doveva fare il suo ingressa 
a Mantova nei primi giorni di ottobre. 

Già l'anno prima era passato da Mantova il fratello della spòsa-, 
Massimiliano, quello che fu poi Imperatore, che andava in Ispa-J 
gna per impalmare la figlia di Carlo V, Maria; e suntuoso eri 
stato il ricevimento; ai tredici di gennaio di questo anno 154 
giungeva a Mantova, e vi si fermava per tre giorni Filippo di 
Spagna, che si recava in Germania accompagnato da una pleiad 
di Principi spagnuoli, italiani, tedeschi, fiamminghi; e al . futuri 
Signore delle Spagne, di Napoli, di Milano, delle Fiandre e de] 
l'America l'accoglienza fu tanto spettacolosa, che sorprese lo stes» 
Filippo, che pure a simili ricevimenti era abituato. 

Ora trattavasi di ricevere la Sposa del duca regnante; e se no: 
potevasi presumere di superare quanto era stato fatto per il Priit' 
■cipe ereditario delle Spagne, ragion voleva, che la differenza no; 
fosse tanto sensibile, perchè presso la cittadinanza il paragone 
non riuscisse poi una offesa alla Sposa ; 1' impresa non era dunque 
facile, e assumeva quasi 1' importanza di un grave affare di stato. 
L' incarico di provvedere, predisporre e regolare tale ricevimento 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, 1549-1550 585 

.[iettava al Castellano, uno dei più alti funzionari dello Stato, le 
•ui attribuzioni si assomigliano assai a quelle, che oggi appar- 
tengono al Ministro della Casa reale, \in ufficio di amministra- 
zione, di cerimoniale, di segretariato intimo. 



IT. 



Era allora Castellano Sabino Calandra, uomo abile, operoso, 
affezionato alla Dinastia, alla cui ombra la sua famiglia era cre- 
sciuta, e a tempo perduto anche letterato. Già da mesi egli la- 
orava a predisporre , a scegliere, a rinnovare, ad acquistare 
[uanto sarebbe stato necessario per il fausto ingresso; continuo 
e minuto era il suo carteggio coi nostri Residenti a Madrid e a 
Vienna per avere notizie di quanto colà si preparava per l'accom- 
pagnamento e per il corredo della Sposa ; frequenti erano i suoi col- 
loqui con Madama duchessa e col Cardinale Ercole, per cono- 
scere le loro intenzioni, per riceverne gli ordini; ma col più in- 
timo abbandono corrispondeva con Annibale Litolfi nostro Resi- 
dente a Milano presso don Ferrando viceré e zio del Duca. 
Don Ferrando, avendo in molte occasioni fatto parte del corteggia 
li Carlo V, si trovava meglio che ogni altro Personaggio in condi- 
/.ioni di giudicare degli usi e del cerimoniale delle grandi Corti, 
specialmente di quella di Spagna, che allora dava l'intonazione a 
tutte le altre d'Europa; egli conosceva le persone, le abitudini, le 
esigenze, le precedenze, e tutte le altre miserie, che accompagnano 
«.' inceppano la vita dei Principi; oltre i consigli — del resto 
Dreziosi — don Ferrando poteva contribuire, ricco come era, con 
hm e con suppellettili d'oro e d'argento ad agevolare la felice 
iuscita del grande affare; che un grande affare quell' ingresso era 
lavvero divenuto. 

Egli è perciò, che il Calandra dopo avere con Madama e col 
Cardinale Ercole discussi e predisposti i varii provvedimenti, ne 
■icrive a lungo al Litolfi a Milano, perchè li comunichi a don Fer- 
rando, onde se esso li trova opportuni, li sanzioni colla sua appro- 



386 NOZZE E FUNERALI 



vazione. È una lunga lettera ricca di preziosi particolari, che n^ 
daremo qui brano a brano, facendovi seguire i nostri commenti. 
Comincia cosi : 

« Magn. ms. Hannibale. — Dovendo soddisfar a quel che 
havete scritto esser desiderio dell' ill.°*° sig. don Ferrando, d 
saper particolarmente il disegno de' nostri Signori ili.™' intornc 
alle nozze dell' 111."*° sig. Duca nostro signore, mi converrà es; 
assai lungo, et sarà anco con tutto ciò difficile ad esprimere 
scrittura quel che per me so mal capire, se non lo vedo 
l'occhio; pur non resterò di dirvene nel modo, che saprò, q 
che occorre; il che però avrà da essere nel più delle cose 
modo di discorso piuttosto che per cosa risoluta, non essendo 
Loro Ex.''^ per pigliar in cosa così difficile risolutione ferma se: 
partecipatione et consulta di S. Ex.'* , la quale per aver vera 
più in simili cose, viene ad haverne maggior esperienza, et 
cónsequente a saper meglio quel che si averia da fare. 

« La opinione della Loro Ex.'^ per il primo saria di star» 
in una mediocrità honorevole, con la quale non si mancasi 
quel dì che si è tenuto, ma non si facesse però pamparata m; 
giore di quel, che portino le forze di qua, le quali sono di m^ 
tenui, che con tutto che non si voglia straffare, si fa conto 
non si potrà far di meno dì non torre ad interesse un quat 
dici mila scudi; per conto di che si è rimandato a Vinegia 
ambasciator ms. Benedetto Agnello per veder di far, che stia 
a manco che si possa ». 

Dunque anche limitando assai lo sfarzo, mancavano ancora 
denari necessarii, e il bisogno era calcolato in circa mezzo rei 
lione di nostra moneta; e già si contrattava il prestito con ba 
chieri di Venezia, piazza sempre provveduta di danaro. 

Cominciando a discorrere dell' intervento dei Principi, il C| 
landra passa in rassegna quelli, che si debbono invitare, e qu' 
che si potrebbero ommettere; e così espone il suo avviso: 

« Hor dovendo star in questo, par loro che non sia da far 
vito grande de' Principi, per esser cosa di già dismessa in Italf 
et per sapersi, che ve ne sono anche di attinenti, che non j 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, 1540-1550 387 

verrebbero, come Urbino, quale non fece manco qua invito alle 
sue nozze. 

« Non invitando quello, manco accadrà invitar Firenze, né Vi- 
negia. Di Ferrara se si potrà scansare, sarà buona cosa, tanto 
più che venendo, verrìa col Principe suo figliolo, con Madama 
duchessa sua consorte, et con una carovana così grossa, che im- 
barazzeria più lei sola quasi che tutta la compagnia di Alema- 
gna; per cui si penserà. 

« Quelli che si fa conto, che vi abbiano da essere, sono una 
cosa medesima colle Loro Ex.,'® cioè Madama ili. ma di Monfer- 
rato, la quale per ms. lulio Capriano si lascia intendere di vo- 
lervi venire con la sig. Donna Isabel'a, et mostra di non voler 
esser di gravezza, ma viversene del suo nell' alloggiamento, che 
le sarà dato, come si è fatto anco per noi quando siamo andati in 
Monferrato; benché non può essere che non si spenda del nostro. 

« L' ill.°*° sig. don Ferrando colla sig. Principessa et filia et 
nuora, essendosi offerti di venire. 

« Et si è pensato di mandar a convitar anco Madama vidua 
d'Urbino loro sorella, se sarà in esser di poter venire, essendo 
queste signore congiunte di modo, che sono una cosa medema 
con le Loro Ex.'® et se ne vengono in casa sua, et persone tal- 
mente principali, che possono honoratissimamente ricevere et in- 
trattenere qualsiasi Principe, Re od Imperatore. 

« Quai sieno i Principi che vengono d'Alemagna ad accompa- 
gnar la sig. Sposa, di già é stato scritto, per quel che se ne è 
inteso per relatione di Monsig. di Trento, et di ms. Abbadino. Per 
il Vivaldino venuto già duo dì , pare che non vi abbia da esser 
Cleves, ma vi si aggiunge col duca Giovani di Baviera la sig. Du- 
chessa sua consorte, sorella della sig. sposa nostra ». 

IIL 

Dunque per quanto ristetti sieno i limiti, in cui si vogliono 
circoscrivere gli inviti, i Principi e le Principesse, che verranno a 
Mantova , saranno ancora in gran numero , e bisogna pensare 



;88 MOZZE E FUNERALI 



di degnamente alloggiarli. E il Calandra ha già i suoi piani 
eccoli : 

« Degli alloggiamenti si fa conto, che sarà di bisogno, che que 
del principe Ferdinando sia nelle stanze del sig. Duca, ove alloggi 
anche il fratello ed il principe di Spagna. Et se Baviera veniss 
della maniera che disse di procurar Monsig. di Trento, che 
loro cognati stessero domesticamente, quelle stanze potrieno fo: 
bastare a tutti e due; nel qual caso il palazzo di Corte vece 
potria servire per le Madame di Monferrato et di Urbino 
quando avessero da alloggiar separati, essendo conveniente pr 
vedere ai Forastieri più onoratamente, si fa conto che Baviera 
quegli altri signori, che vi capessero, potriano alloggiar in Co: 
et queste Madame l'una nel palazzo degli liberti, che se ben 
vecchio è però assai bene accomodato, l'altra in quello del co 
Brunoro, per averle vicine et comode. 

« La duchessa di Baviera avrà da star in Castello, ma in 
partamento però ove possa di notte starvi il marito volendo. 

« Il sig. Duca nostro si ritirerà in manco luogo che potrà, € 
così anco Madama Duchessa, la quale come averete inteso si avet| 
fatto una casa nell'Antana, dividendola in una salotta et due 
mere, che venivano poi ad accompagnarsi con quella solita d 
l'Antana, et con quei camerini con assai comodità; ma li cedei 
forse a questa di Baviera, se saranno riputati di proposito. 

« Monsig. di Trento, caso che venga, se verrà domesticament 
potrà alloggiar in vescovato con Monsig. ili.""* ; caso che habbi 
gran famiglia, nel palazzo del già sig. Abate. 

« Et così si vedrà di ripartir la Foresteria, non essendo grossa pi 
che tanto in questi contorni , senza sparpagnarli per le case della cit 

«Dell'ili."" sig. don Ferrando e delle ili."* consorte, filia 
nuora non si parla; che venendo in casa sua, si accomoderann| 
come lor piacerà, come scriveste che farieno ». 

I commenti a questo brano di lettera del Calandra riescono mei 
difficili, essendo le designazioni dei locali troppo sommarie, baste 
voli certo al Litolfi, che conosceva minutamente la reggia mante 
vana, ma affatto insufficienti per noi, dopoché nella reggia pel cors 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, 1)49-1)50 389 

di tre secoli avvennero demolizioni, trasformazioni, aggiunte, con 
mutazioni di nomi, tanto che oggi in quel labirinto di apparta- 
menti e di stanze ci è quasi impossibile orientarci. 

Le grandi membrature, di cui allora si componeva la reggia 
erano il Castello, sede ora degli Archivii di Stato e Notarile, gli 
appartamenti di Troja e del Padiglione ; nella corte vecchia il 
palazzo Bonacolsi, l'appartamento della Grotta e quello attiguo, 
occupato ora dai magazzini della Croce rossa. Varie erano le Aìi- 
tane ; non si sa veramente a quale alludesse qui il Calandra; sa- 
rebbe facile lanciare qualche supposizione; ma crediamo cosa più 
seria l'astenercene, in un tempo in cui le divinazioni anche le più 
ragionevoli non sono ammesse. 

I palazzi degli Uberti e del conte Brunoro sembrano essere gli 
mtichi palazzi Bonacolsi, detti ora della Torre della gabbia e Ca- 
<tiglioni; il palazzo Aéì}ì! Abate, del quale in questi ultimi anni si 
tecero tante ricerche, si sa essere quello già dei marchesi Cavriani, 
e oggi sede del Ricovero di Mendicità; questo palazzo è così 
descritto nel suo poemetto La edificatione di Mantoa da Rafaelo 
Toscano, che lo vide ancora nella sua integrità nel 1587: 

Quel de l'Abate, che al tempio è vicino 
Di san Gervaso, anco è maraviglioso ; 
Gran numero ha di stanze, have un giardino, 
La cui bellezza io già scriver non oso ; 
La fabrica è superba ; che divino 
Architetto la itcQ.\ ed ewi ascoso 
Un bagno, cui le Napee con grati odori 
Versan da l'urne limpidi liquori. 

II palazzo vescovile costrutto dal cardinale Sigismondo era dove 
it.^gi sorge il Seminario, ed il palazzo di don Ferrando trovavasi 
nelle vicinanze, dove più tardi si innalzò il palazzo dell'Accademia 
Virgiliana; edifìcii tutti — meno quello dell'Abate — come dice 
1 Calandra, nei dintorni della reggia, per cui riuscivano comodis- 
-^imi, costituendone essi come tante appendici. 

Il Castellano passa poi a dire dei trattenimenti , che si sarebbero 
lovuti predisporre, e così si esprime: 

.\rch. Star. Lomb. — Anno XXIII — Fase. X. 26 




390 NOZZE E FUNERALI 



« L' intertenimento pare , che possa essere di un paro di com- 
medie, nel che non vi è luogo al proposito più di quel del Pa- 
lazzo della Ragione, essendo basso, et non si havendo per sicuro 
il volto della munitione nuova. Nel che sebben sarà di incomodo 
ai litiganti per quel tempo, pare però che non si debba avere in 
consideratione, tanto meno che in simili allegrezze pubbliche si 
suol far pausa dalle liti. Di queste due si è disegnato di farne] 
recitar una ai nostri Recitanti di Mantova, l'altra agli Hebrei. N^ 
che per far che a quei signori Tedeschi la cosa non venga in fJ 
stidio, dovendo stare ad una diceria così longa senza intendere^ 
parola, si è pensato oltre gli intermedii di musiche moresche 
simili passatempi, che si potrà d'atto in atto far venire una pe 
sona, che in lingua loro dichiari sommariamente quel che si av^ 
da dire et da fare in quell'atto. Il che sapendosi è poi mane 
difficile comprendere da gesti et movimenti quel che si dica, se! 
ben la lingua non si intenda cosi a pieno. 

« Si è pensato appresso di far una giostra bandita, nella quak 
essendo il sig. Duca quel che pone il pretio, viene ad essere escuj 
sato, s' ei non vi interviene ; et manco si pensa, che il princij 
Ferdinando sia per intervenirvi, essendo cosa ove vi sarà concor!| 
di cavalieri esercitati et d'altra natione che della sua, coi quali noi 
saria conveniente, che S. A. si avventurasse. 

« Si disegneria appresso di fare un torneo a piedi; al che ^ 
sig. Duca ne aggiunge anco uno a cavallo, ovvero uno di carrc 
selle; nel che facendosi di notte, dice che ei sarà per intervenire 
et anco in quello a piedi, caso che il Principe anch' ei vi intrasse 

« Di questa maniera pare, che a questa Foresteria si darà pa 
satempo assai honorato, et che non saria di spesa eccessiva, ne 
che il più importante saria l'apparato delle commedie; che delll 
giostra et tornei la spesa è più di cui vi interviene, che di cui l| 
fa fare. 

« Di quale poi di questi trattenimenti si dovesse cominciare, 
quale ha da essere il primo, quale il secondo, et se vi dovess 
esser intermezzo di un giorno dall'uno all'altro, o se pure di de 
vesse dare ogni giorno uno, non vi è risoluzione. Ma bisogne 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, I549-I55O 39I 

che questa sia cura del sig. don Ferrando, alla cui esperienza si 
rimette anco l'aggiungervi et levarne quel che le parerà; questo è 
per. modo di discorso, non di resolutione ». 

Sarebbe stato buona cosa, che il Calandra ci avesse accennato 
il nome delle commedie, che si volevano rappresentare ; la notizia 
avrebbe interessato la storia della letteratura e del teatro. Ales- 
sandro d'Ancona, che nel secondo volume, pag. 401, della sua 
opera le Origini del Teatro Italiano, riferisce questo passo, non 
aggiunge nessun schiarimento. 

La nninitioìie nova, dove non si credeva doversi dare lo spet- 
tacolo, perchè non era ritenuto sicuro il suo volto, sembra fosse 
il nuovo teatro, che per incarico del cardinale Ercole stava allora 
ultimando l'illustre architetto Giambattista Bertani; così lo descrive 
nel 1587 il sopra ricordato Rafaele Toscano: 

Ricca è la scena, ù gli Istrioni intenti 
A le bell'opre concorrono spesso ; 

I cui superbi e nobili ornamenti 

Mostran quant'arte l'Arte ivi habbia messo; 

Di travi è fabbricata e d'assamentì, 

A pittura, a rilevo, e segue appresso 

Una città, qual par che sia ripiena 

Di quant'arti e virtuti unqua hebbe Athena, 

Contra il gran palco, che con gratia pende 
Mille gradi il Bertan pose architetto, 
Che un mezzo circolo fanno, e vi si ascende 
Con gran facilità su fino al tetto; 
Giù resta un campo, ove sovente accende 

II fiero Marte a* suoi seguaci il petto; 
Templi, torri, palazzi e prospettive, 

E figure vi son, che pajon vive. 



Quanto alle giostre e ai tornei proposti dal Calandra ne sap- 
piamo anche troppo, perchè di essi venne poscia pubblicata la de- 
scrizione, dove non troviamo nulla, che sia degno di essere 
ricordato. 



392 



NOZZE E FUNERALI 



IV. 



Il diligente e previdente Castellano si occupa in seguito degli 
apparati, con cui ornare le varie stanze destinate a dimora dei 
principali personaggi, e dice: 

« Ho tenuto modo, et mi è venuto fatto di haver particolar 
nota di quel che questa Sposa alla venuta sua sia per aver con 
seco, et ve la mando da far vedere a- S. Ex." con protesta peròj 
che questo abbia da esser con riserva, acciochè se si risapesse, ne 
fosse alle volte per tornar a danno di cui consideratamente 1'! 
mandata. Et l'aspettar questo, il che ha tardato più di quel ci 
si pensava, ha causato che per l'Ex.* di Madama non vi si è dal 
così presto conto di quel che si farà di qua, secondo che per df 
fiate avete scritto per saper meglio come governarsi in quel ci: 
si avrà da fare di qua. 

« La fabrica della Sala grande l'avete vista et intesa, et par 
menti l'entrata che vi si fa ; però non ve ne dirò altro ; ma verr 
alle stanze di Castello. 

« La sala in capo alla scala a lumaca si fa raccorciar, et la volt 
si dipingerà a grotteschi con apparamenti belH, levandone queUi^ 
assi, di cui era armata. 

« Il medemo si fa nel camerino del Sole, che come sapete, è i| 
primo in che s'entra. 

« Nella camera di mezzo la volta si abbellisce con comparti^ 
menti di stucco et pitture di cose delicate. 

« Il simile si fa nel camerino, che vi è appresso, con cose piì( 
minute accomodate al luogo. 

« Et così si fa anco nella camera delle Armi, variando i disej 
gni et i compartiti, come conviene alla forma delle volte et ali] 
grandezza dei luoghi. 

« Gli apparamenti di queste stanze saranno ; quelli della Sala 
di tapezzerie delle meglio che si potrà avere ; al camerino de, 
Sole di quelli de drappi d'oro et di seta, che sono in casa, dellj 




ALLA CORTE DEI GONZAGA, 1549-155:0 395 

sorte che vi si accomoderà meglio ; alla camera di mezzo, la quale 
per non aver che una finestra ha bisogno di una cosa chiara, un 
paramento a liste alto fino alla volta di veluto pajato et di broc- 
cato d'argento in campo incarnato, di mezza altezza per fetta, et 
il broccato si fa far a posta di bel opera con i suoi riguardi per 
dentro, di modo che parerà tessuto in quella mezza altezza, col 
friso della medema sorte di sopra et di sotto. 

' « Al camerino che segue, quel paramento di tela d'oro et d'ar- 
gento a liste, che ha la trabacca che se gli accompagna, ovvero 
quello di broccato turchino et negro, che alla venuta del Principe 
di Spagna era nel camerino degli Uccelli^ con la trabacca medema, 
che vi era. 

« Nella camera delle Armi, un paramento a muraglia, che si 
fa far di novo, qual accompagna la traba-cca fatta fare pel detto 
Principe, di broccato d'oro in campo cremisi della medema opera 
aggrandita in proportione. 

« Nel camerino, che soleva esser lo studio sopra la Grotta, pa- 
ramenti di drappi di quelli che sono in casa, non servendo ora 
se non per transito. 

« Nel camerino, che gli è appresso oltre al poggio, un para- 
mento nuovo di tabetto d'oro et d'argento fatto a liste delli tre 
colori mandati dalla sig. Sposa, cioè bianco, incarnato et morello, 
fatto come le tocche, con una lettiruola con la coperta et torna- 
letto del medemo, come usa la sig. Principessa. — Et così sono 
spedite le stanze del Castello. 

« Et me ne passerò alle altre dell'appartamento del sig. Duca, 
di che per esser le stanze ornate della sorte che sono, vi accadono 
pochi apparamenti. 

« Nel camerino delli Uccelli, un paramento nuovo di broccato 
della medema divisa delli tre colori mandati, a liste di mezza al- 
tezza con un opera fatta a posta, con i suoi riguardi per mezzo; 
di modo che non parerà tagliata, ma tessuta in quella altezza. 

« Nella sala grande, che si fa di novo, negli spazi tra le fine- 
stre et usci si penserà di porre quelli apparamenti d'argento et 
veluto zizuolo di intaglio, o tapezzerie, come parerà meglio. 



394 



NOZZE E FUNERALI 



« La saletta per la quale ora si entra, et verrà allora ad esser 
uno appartamento con quelli camerini, che vi sono appresso, si 
apparerà di quegli apparamenti, che sono ab antiquo in casa d'oro 
et di seta. 

« Et così avete gli apparamenti delle stanze ; con che me ne 
passerò alle carrette ». 

Qui possiamo ripetere quanto abbiamo detto di sopra a propo- 
sito degli alloggiamenti assegnati ai varii Principi ; le trasforma- 
zioni subite dalla reggia sono così profonde, che ci è quasi im- 
possibile constatare l' identità delle singole stanze designate o 
nomi d'occasione, e che in seguito più volte si alterarono. 
Castello vi ha bensì una stanza del Sole, ma è un vasto salo 
a piano di terra, mentre quella qui accennata è un camerino 
primo piano ; delle altre stanze dette delle Armi, lo Studio, il ca 
merino del poggio, si potrebbero ancora rinvenire le traccie, rim 
vendo i grandi scaffali dell'Archivio notarile, e scrostando l'intonai 
delle pareti \ ma chi si mette ora a tale opera ? Altrettanto dol 
biamo dire dell'appartamento del Duca, di cui è accennato par 
colarmente il camerino degli Uccelli; e un tale camerino esisfc 
tuttora così denominato ; ma è proprio l' identico, che qui 
ricorda ? 

Ad ogni modo queste indicazioni, che oggi non possono dar 
che una scarsa luce, confortate e illustrate da altri documenti, eh 
si rinvenissero, o da assaggi, che si avessero a tentare, gioveranni 
assai a chi volesse ricostituire la reggia mantovana, quale era ali 
metà del Cinquecento. 



V. 



Ed ora passiamo agli equipaggi, che il Calandra con vocabol 
del tempo chiama carrette. 

« Una carretta secondo il disegno, che vide qua S. Ex. fatti 
a tronchi d'oliva con quelle trezze con bellissimi ligamenti, quaj 
sarà tosto fornita et benissimo adorata. 



i 



ALLA CORTE DEI GONZ VGA, 1)49-15)0 J95 

« La coperta, perchè quel broccato, che S. Ex." vide non è 
abbastanza, sarà di veluto cremisi con lavorieri di ricamo sopra 
della sorte medema, di che è l'opera della carretta ; il quale lavo- 
riero sarà profilato di cordoncino d'oro, et pieno di quelli rizzi 
d'oro tirrato, di che S. Ex." ne ha visti da lavorieri in Milano, 
et foderata di broccato d'argento in campo cremesino, siccome è 
questo d'oro, che ha visto nella trabacca, ma d'opera che tira alla 
similia della coperta. 

« Li fornimenti de cavalli, cuscini et mattarazzi con le bande, 
che vanno giuso dalle porte, con velute cremisi con una fran- 
zetta d'oro. 

« Si è fatta adorare un'altra carretta, quella bella di noce, che 
fece fare Madama b. m. che è riuscito benissimo, et con bellissima 
adoratura. 

a La coperta di velluto pagliato, foderato parimente di damasco 
pagliato con intagli di tela d'argento intorno o franzette come pa- 
rerà meglio, da adoperar quando si vorrà uscir manco cerimo- 
niosamente. 

« Un altra gialla con i pomi solamente adorati et la coperta 
di panno pagliato con intaglio intorno di veluto, che sarà quella 
delle fattioni da mandar in volta quando occorre. Che dappoi che 
ella ne conduce due per le donzelle, come vedrete nella sua nota, 
non occorre farne altra di veluto pagliato, come si era disegnato. 

« Un cocchio, che sarà come quello della sig. Principessa di 
veluto negro con tela d'oro, ma di veluto zignolo con tela d'ar- 
gento per accompagnare il pelo delle cavalle, che sono ubiere. Il 
cocchio ms. Baldino lo fa far a Ferrara, come uno di quella Ma- 
dama, ma migliorato, il qual dice che si può alzare ed abbassare 
e aggrandire come si vuole ». . 

Cocchi e cavalli erano non ultima parte del lusso dei Gon- 
zaga, e la loro razza di cavalli è rinomatissima nella storia, e in 
cavalli consistevano i doni più preziosi che si mandavano ai Prin- 
cipi loro amici ; annessa alla reggia vi era una scuderia tanta 
ampia, che ora vi si accaserma comodamente uno squadrone di ca- 
valleria qui di presidio ; una stalla era artisticamente cosi bella, 
che Mario Equicola ne scrisse le piìi ampie lodi. 



396 NOZZE E FUNERALI 



Il Calandra così prosegue nella sua relazione : 

« Spedita questa parte, me ne passerò alle vesti, avvenga che 
Madama Duchessa dice, che di queste fu a bocca dato conto 
a S. Ex.* 

« Una veste d'oro et d'argento a groppi in seta cremesina 
della mostra che vide S. Ex", et questa et le altre di garbo ita- 
lico, che tosto sarà finita. 

« Un altra si farà come quella morella et d'oro della sig. Prin- 
cipessa, fatta in casa. 

« Un altra di broccato rizzo ma leggiero, quasi come quelli 
veli rizzi di foggia nuova in campo verde. 

« Un altra di broccato d'argento tutto bianco, di che il bro( 
cato che fa l'opera è a stuora, il campo polito, come se n'è vis 
in damasco, ma d'opere minute. 

« Un altra di broccato d'argento a liste di larghezza di tre di 
l'una di rizzo ad opera profilata di seta dorata, l'altra lista pian 
senz'opera a stuora. 

« Un altra di veluto cremisi alto et basso come quello della 
sig. Principessa fatta in Napoli, di che l'alto è più chiaro del bas& 
fornita d'oro battuto con perle dentro di quelli pezzi, che eran^ 
in casa, che si rifanno in altra opera. 

« Un altra di veluto morello piccata d'oro, fornita come l'altra; 
ma di cose più minute. 

« Delle sottane. 

« Una di raso cremisi ricamata a liste. 

« Un altra di raso morello cremisi, tutta coperta di ricami 

« Un altra di broccato d'oro in campo giallo con un opera di 
perfilo di veluto morello, siccome ne ha la sig. donna Ippolita 
uno di broccato d'argento et veluto bianco. 

« Si è appresso mandato a Milano per veder se si trova qua! 
<;he altra bella mostra da sottane. 

« Si faranno appresso due robboni l'uno di veluto morello cre-| 
misi col rovescio di veluto morello et bianco peloso, come S. Ex.' 
ne ha visti in Genoa, con ricamo dintorno di vello d'argento, 
dello andar di che S. Ex.* vide un saglio di veluto negro delj 
«ig. Lodovico, ma di altra mostra. 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, 1549-I55O 397 

« L'altro di veluto cremisi foderato di velo d'argento stampato 
con piccolo ricamo d'oro et d'argento intorno per accompagnar i 
chiappi d'oro con le perle. 

« Vi saranno poi scuffiotti, colletti et veli da tirar fuori alle 
maniche che accompagnano le vestimenta ». 

Non abbiamo commenti a fare su questa rassegna di vesti, di 
sottane, di mantelli, di cuffie, di veli; ma qui sembra essere la 
sede opportuna per dire qualche cosa delle varie principesse, che 
qua e là sono accennate nei singoli brani di questa lettera dal Ca- 
landra, e delle quali abbiamo taciuto per non interrompere troppo 
spesso la nostra narrazione. 

La principessa Isabella era sorella del giovane Duca, e aveva 
12 anni; nel 1555 andò sposa a Francesco Ferdinando Davalos^ 
marchese di Pescara e del Vasto, e morì nel 1579 a Casalmag- 
giore, feudo di sua famiglia. 

Madama di Monferrato era Anna d'Alencon, madre della nostra 
duchessa Margherita Paleoioga; e la principessa Isabella, che l'ac- 
compagnava, era sua nipote. 

Madama vedova d'Urbino era Eleonora Gonzaga, zia del Duca 
nostro, che nel 1505 aveva sposato Francesco Maria della Rovere 
signore d'Urbino. 

Figlia di don Ferrando era Ippolita, e aveva 14 anni; questa 
principessa, distinta per beltà e per coltura, già da un anno era 
I sposa di Fabrizio Colonna ; e rimasta vedova si rimaritò nel 1554 
col principe Antonio Caraffa, duca di Mondragone. 

Ma chi era la nuora di don Ferrando, che per ben due volte 
è citata in questa lettera del Calandra? Il primogenito di don Fer- 
rando, Cesare, non aveva a questa epoca che 13 anni, e non era 
Icerto ammogliato ; di più sappiamo, che egli non si ammogliò che 
nel 1560, e sposò Camilla Borromeo, sorella di S. Carlo e nipote 
Idei pontefice Pio IV. Chi poteva mai essere dunque questa nuora .-* 
[Dopo molte faticose ricerche l'abbiamo trovata. Don Ferrando 
iUorchè nel 1 546 abbandonò il vicereame di Sicilia per venire vi- 
ncere a Milano, aveva condotto seco da Palermo una nobile giova- 
netta, Diana di Cardona , preclara per venustà , per dovizie , per 



398 NOZZE E FUNERALI 



coltura, per famiglia; e la teneva presso di sé nella sua corte a 
Milano, destinandola sposa al figlio Cesare ; e questo suo disegno 
era così noto e così fermo, che Diana chiamavasi già la nuora di 
don Ferrando, come si legge anche nella lettera del Calandra. 

Ma che è, che non è, o che i giovani fidanzati si bisticciassero, 
o che don Ferrando avesse mutato avviso, accadde che trovandosi 
Diana a Piacenza insieme al futuro suo suocero, d'improvviso, 
clandestinamente si promette a Vespasiano Gonzaga, principe di 
Sabbioneta, che già a Milano si era insinuato nell'animo suo, e lo 
sposa. Matrimonio romanzesco, che ebbe una tragica fine. Diana, 
condotta a Sabbioneta, fu ben presto lasciata sola dal suo sposo 
chiamato in lontane regioni a guerreggiare nelle guerre inter- 
minabili di Carlo V. L'infelice più vedova che maritata, in un 
momento di debolezza cedette alle lusinghe di uno de' suoi segre- 
tari!, Annibale Raineri. Venuto di ciò in cognizione Vespasiano, 
senza lasciare che la moglie si difendesse, senza udire né scuse, né 
preghi'ere, né pianti, giudice e parte, in uno dei sotterranei del 
suo palazzo di Sabbioneta, fece scannare il drudo, indi costrinse 
Diana a bere il veleno, che gli apprestava. 

Infelici ambedue! Diana uccisa giovane e diffamata. Vespasiano 
rimasto a una vita torturata dai dispiaceri e dai rimorsi. 



VI. 



Il Calandra non è ancora stanco nelle sue rassegne, e così 
prosegue : 

« Spedite le vestimenta, me ne vorrò alle gioje. 

« Delle gioje, che S. Ex." vide il giorno, che partì- di qua, se 
ne fa accomodare una acconciatura da testa, cioè chiappi da trezza 
et ghirlanda, un collo, una catena; brazzaletti et una cinta, che 
nell'opera si assomigliano de rubini, diamanti et perle ; nel che ! 
intraranno da cento sessanta pezzi tra diamanti et rubini, et dai 
trecento in quattrocento perle assai belle; la qual cinta non sarà! 



I 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, 1)49-15)0 399 

maggiore del traverso. Gli altri gioelli, che S. Ex.* vide si fanno 
religare da portare chi al petto, chi a catene. 

« Li manichi da ventaglio et teste de zibellino di Madama Du- 
chessa, S. Ex.* li fa acconciare per donarle lei a S. Ser.'^ 

« Si faranno altri fornimenti da testa, collo, brazzaletto et cinte 
per il traverso d'oro, con perle della sorte medema delle vesti et 
robboni. 

« Quattro cinte, una di agate, una di lapiz, et due de cristallo 
di rocca, tutte lavorate, et ciascuna de diverso intaglio, et di opera 
variata, ligate in oro battuto, longhe fino a terra. 

« Vi restano appresso altre corone di agate, lapiz et altre pietre 
da poter portare. 

• a Le perle grosse da collo, et il diamante, rubino et smeraldo 
cappati dalli gioielli per le anella, S. Ex.*^ di vide. 

« Si è pensato di far fare due candellieri per torze da camera 
di argento, et di grandezza conveniente. 

ff Quanto agli argenti, che verranno di là, S. Ex.^ li vedrà per 
la nota, che si manda; et questo è quanto occorre scriver dal 
canto di qua ». 

Neppure su questo capitolo abbiamo commenti a fare; ci limi- 
tiamo a dire, che la corte dei Gonzaga fu sempre a dovizia prov- 
veduta di preziosi gioielli ; e questi giunsero assai opportuni, 
quando venuta anche per i nostri Principi l'ora triste, si poterono 
impegnare quei gioielli per avere le somme necessarie sia per 
prepararsi a guerre, sia per ripararne i disastri. 

Giunto qui il Calandra alla fine della lunga sua lettera, così la 
chiude : 

« Bisognerà ora considerare et risolverei con S. Ex.'"^ i banchetti 
■solenni, cioè quanti abbiano da essere, et in quali giorni, et se 
S. Ex.* penserà di farne anch' essa uno, et che Monsig. ill.™° ne 
abbia da fare anch'egli il suo, et ove parerla bene, che Monsig. 
111."»° avesse da fare il suo, essendo la sala del Vescovato piccola 
et assai malsicura per le muraglie, ai lati, che stanno come Dio vuole 
in piedi, et quando si occupasse la casa del già sig. Abate da 
qualche Principe , in tal caso Monsig. ill."° non sapria se non 
risolversi in casa sua al meglio che si potesse. 



400 NOZZE E FUNERALI 



« Vi sarà appresso da consultare con S. Ex," quel che parerà 
che sia bene di presentare alla sig. Duchessa dì Baviera, venendo 
come si è detto ad accompagnar la sorella, che pare che con 
queste Principesse tedesche la non si vogliar passar senza pre- 
senti; le cose di questi lavorieri a groppi solcano parer molte 
belle, ma da che questi Hebrei ne hanno portato in copia così 
grande in là, non si sa come sieno in reputatione. 

« Di gioie bisognerà forse che la cosa andasse troppo in suso. 
S. Ex." sarà servito di farvi consideratione sopra, et far sapere 
il parer suo, acciochè si possa anticipare nel fare la provvisione. 

« Col che facendo fine, baso le mani a S. Ex.", et di cuore me 
vi raccomando. — Da Mantova, il vii di agosto MDXLIX (') ». 



VII. 



Questa lunga lettera di Sabino Calandra porse ampia materia 
di studio a don Ferrando e al Litolfi ; dopo alcuni giorni il Prin- 
cipe, al quale la corte mantovana addossava quasi tutta la re- "^ 
sponsabilità di questo ricevimento, fece conoscere al Castellano le 
sue risoluzioni, che noi per brevità qui compendieremo ; accetta -j 
come inevitabile 1' idea del prestito da farsi a Venezia ; dà qual- 
che notizia sui Principi che verranno dall' Alemagna ; conviene 
sugli appartamenti, che a ciascun Principe si vogliono assegnare, 
e sul modo con cui saranno decorati; approva l'apprestamento 
dei cocchi e delle bardature dei cavalli; quanto alle giostre e ai 
tornei si riserva di dare le sue disposizioni; delle vestimenta la- 
scia la cura a Madama; non crede sufficienti le argenterie, e 
<:onsiglia di provvedere altri candelabri e bacini e oggetti, che 
noi diremmo di toelette, e alcuni dei quali porterà egli stesso, ma 
che tutti sieno nobili di materia, pregevoli per lavoro; insiste 
molto sul dono da farsi alla Duchessa di Baviera, che riesca de- 



(^) Archivio Gonzaga, lettera D, II, i6. 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, I549-I5JO 401 

^no di tanta Principessa; quanto ai banchetti avrebbe egli man- 
lato i suoi cuochi, perchè le vivande dovevano tutte rappresen- 
tare trofei, monumenti, cose spettacolose. 

Quando tutto fu pronto si fissò 1' ingresso della Sposa per il 
2 2 ottobre. 

Ma prima che la sposa entri in Mantova, vediamo sommaria- 
mente quale era il corredo, che ella portava seco; ora possiamo 
pubblicarlo senza tema di compromettere il Vivaldino, che da 
Vienna ne aveva mandata la nota preventiva sotto riserva della 
più grande segretezza ; eccola : 

« Le vestimenta sono di tre sorta, cioè sottane, vesti e so- 
pravesti. 

« Delle sottane per esser molte non ne so il numero. 

« Le vesti, che hora si fanno in habito da sposa cioè honore- 
voli et ricche saranno XXIL La forma delle vesti è come quella, 
che doveste vedere. Fra queste due ve ne saranno di broccato 
d'oro doppio, parimenti d'argento, di velluto cremosino, pavonazzo 
con grana et de negro , de raso cremosino , de pavonazzo , de 
bianco, de lionato scuro et de negro, così anco di damasco, et di 
certi altri drappi vistosi. 

« Di queste vesti ve ne sarieno di ricamate chi d' oro , a fiori 
et altre foggie alla tedesca, chi ricamate di perle, et chi listate 
d'oro battuto. 

« Le sopravesti longhe con conveniente coda , de quali due ve 
ne saranno fodrate di zibellini fatti comperar adesso in Polonia, de 
quali una saria di broccato rilevato doppio d'oro, l'altra di veluto 
javonazzo riccamente hornato ; le altre sopravesti saranno di altri 
irappi et d'altri colori, ricamate chi all'intorno et due di tutto; 
e altre a diverse foggie, e per cadauna vi sarà la sua beretta 
lei medemo colore con pontali et medaglie assai honorevoli, et 
ra le altre ve ne sono due medaglie comperate per 300 Raynes 
'una. 

« De Giupponi proporzionati alle sopravesti ve ne saranno senza 
lumero, belli et di valore. 
I « De tele et telami ve ne sarà tutto, che faccia di bisogno. 



402 NOZZE E FUNERALI 



« Tapezzerie per abbigliamento di tre stancie. 

« Havrà fornimenti per un altare, con ogni cosa pertinente, cosi 
d'apparamenti, come d'argenti. 

« Quanto alla credenza qua non si fanno lavorieri per questo; non 
di meno so che havrà per la tavola piatti all'usanza tedesca e 
scodelle tra grandi et piccole numero 24, et appresso fiaschi, coppe 
adorate da bere, candelieri, bacili, et boccali da lavar le mani, et 
che si fa qua de novo, et simili cose. 

« Potrà anco essere, che se le facesse parte di questi vasi, che 
erano della madre, et anco delle gioie; il che sta in petto del 
padre, al quale è figlia dilettissima. 

« Havrà appresso le sue collane, cinti, anelli, pendenti et simili 
cose preciose. 

« Due carrette per le sue donne, coperte di velluto rosso. 

« Otto chinee bianche, due per la sua persona con fornimenti 
honorevolissimi, et coperte di velluto cremisino, ricamati d'oro con 
fogliami alla moresca; le altre per le donzelle. 

« L'habito de staffieri sarà di veluto rosso con la manica delli 
tre colori mandati. 

« L'habito per camino sarà di veluto negro fornito de pontali 
d'oro, et ne l'entrata poi nella città, di broccato d'oro (')• » 

Questo non era che il preventivo mandato dal Vivaldino per 
norma della nostra Corte; in realtà sappiamo che il corredo fu | 
assai più copioso e piìi ricco. ' 

Per il tempo stabilito il Duca con brillante seguito di cavalieri \ 
andò ad incontrare la sposa a Trento; il cardinale Ercole e 1 
don Ferrando con numeroso corteggio di nobili Milanesi eransi [ 
avanzati fino a Verona; Madama Duchessa colla figlia e con un| 
codazzo di dame e di damigelle 1' aspettava nella villa di Porto. 
Finalmente sul vespero del giorno 22, che era un martedì, Cate- 
rina d'Austria fece il suo ingresso trionfale in Mantova fra ili 
suono delle campane, lo sparo delle artiglierie, i concerti delle! 



(*) .Archivio Goniaga, lettera D, II, 16. 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, 1549-1 '5 50 403 

l)ande musicali, le acclamazioni della folla; era stata per questa 
occasione ultimata la porta monumentale di Cittadella, disegno 
ili Giulio Romano; le vie erano sparse di fiori , archi di trionfo 
etti sulle piazze; iscrizioni virgiliane inneggiavano agli Sposi; 
lochi d'artifizio si accendevano a rompere l'oscurità della notte, 
che cadeva. 

Erano venuti colla Sposa il fratello Arciduca Ferdinando, il duca 
(li Baviera colla consorte, il cardinale principe di Trento, il mar- 
chese di Brandeburgo, e una folla di altri Principi minori del- 
l' Impero. 

Air indomani, 23, nella basilica di sant'Andrea, perchè la Cat- 
tedrale di recente incendiata era ancora in ricostruzione, ebbe 
hiogo la cerimonia nuziale religiosa; congiunse gli sposi in ma- 
trimonio il Cardinale principe di Trento, e celebrò la messa il 
vescovo d'Alba Gerolamo Vida, illustre poeta, che allora era pa- 
•agonato perfino a Virgilio. 

Durarono le feste parecchi giorni; noi ci guarderemo bene dal 
descriverle; anzitutto una descrizione è stata pubblicata subito 
nel 1549 per Giacomo Ruffinelli, sebbene poi sia diventata raris- 
sima e quasi irreperibile; ma anche perchè tutti questi spettacoli 
i lungo andare ingenerano sazietà e noia; solo diremo, che per 
Ila intera settimana furono imbandite mense a più di 8 mila 
•ersone; i bovi, i vitelli, i montoni, i suini, i polli, gli uccelli, i 
esci, i formaggi, le confetture, gli erbaggi, le uova, le frutta, i 
ini, i liquori, che furono consumati superano quanto di più por- 
entoso può la nostra fantasia immaginare. 

E si volevano fare le cose modestamente, e col solo prestito 
li 14 mila scudi! 

Un funesto avvenimento giunse a interrompere queste insen- 
ate baldorie; sui primi di novembre arrivò a Mantova la notizia 
Iella morte del pontefice Paolo III; i Cardinali di Trento e di 
pianto va corsero subito a Roma; gli altri Principi si avviarono 
i loro stati; e la corte nostra assunse il lutto. 
Finalmente gli Sposi erano soli. 
E qui comincia per loro un periodo di piaceri più calmi, più 



404 NOZZE E FUNERALI 



moderati, più intimi; caccie sui laghi e nel parco di Marmirolo, 
gite alle ville circumvicine, cene e trattenimenti al palazzo del Te, 
circoli di famiglia e udienze nel palazzo ducale. 



Vili. 



Erano in piena luna di miele; ma l'astro gentile, ahimè! tra- 
montò ben presto, e in modo troppo tragico. Il 17 dicembre era 
giornata di folta nebbia, opportunissima alla caccia sui laghi; il 
Duca, che di tale divertimento compiacevasi assai, ne volle pro- 
fittare, e ordinò una caccia festosa, chiamando a parteciparvi molti 
giovani della nobiltà mantovana. Varie barche si disposero a ven- 
taglio sul lago, e la caccia alle folache, alle gallinelle, alle anitre 
si fece vivissima; quando a un certo punto il Duca tutto inten' 
a far preda, si mosse inconsideratamente, e mancatogli un pied 
precipitò nel lago. 

A tal vista atterriti i cacciatori, corsero tutti in soccorso al 
Principe, che era scomparso sotto le onde; non fu difficile ripren- 
derlo; perchè il lago non è profondo, e i mezzi di salvataggio! 
abbondavano ; ma fu ripreso tutto inzuppato d'acqua e di fango, 
morente dal freddo e dalla paura; portato subito a corte, sp 
gliato, pulito, asciugato e riscaldato, fu messo a giacere; gli si 
sviluppò una febbre ardente accompagnata da delirio, che feo 
temere della sua vita. Però i pronti e validi soccorsi dell'arte e 
la gioventù trionfarono del pericolo, e verso la fine di gennaio il 
Duca si poteva dire discretamente ristabilito, quando essendosi 
abbandonato a qualche strapazzo non consentito dalla sua salut 
ancora vacillante, fece una ricaduta, e subito si trovò ridotto 
mal partito. 

Di tutto quanto avveniva in queste circostanze dolorose eran 
minutamente informati per lettere quasi quotidiane gli zii de^ 
Duca, don Ferrando a Milano e il Cardinale Ercole a Roma; d 
queste ne scegliamo una di Gerolamo Gabbioneta, medico tra ij 
più autorevoli, che curavano il Duca; da essa traspare il corse 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, I549-I5;o 4OS 

Iella malattia, e i rimedii, che nelle varie sue fasi si adottavano; 
i crediamo di qualche, interesse, almeno per la storia della 
Medicina. 

Eccola : 

« 111."'" et Rev.'"° Monsignore. V. S. ili.""' deve haver inteso 
jualmente l'ili.""' sig. Duca nostro nauti Natale pross. pass, fu a 
grandissimo pericolo per la cascata qual fece nell'acqua et di poi 
-i per il timore, sì per la commotione di tutti gli humori gli 
enne la febbre, quale non ostante che ogni sera facesse qualche 
)0C0 di escrescentia, non di meno non vi erano accidenti di alcun 
nomento, anzi dormiva la notte, et si cibava convenientemente 
econdo l'ordine di noi altri Medici; et perchè pareva a noi ha- 
esse di bisogno di evacuazione, tentassimo quella via molte volte, 
lè mai la cosa ne puotè riuscire per vomitar sempre le medicine, 
ccetto certa manna, che le dessimo, ma non fece operatione che 
)sse in sé lodevole, né manco con soddisfazione di noi Medici ; 
londe ci occorse di tentar la via del salasso ; ma si perché la 
bbre per allora non dava molto stimolo, sì perchè si appresen- 
laVa a noi la debolezza del stomaco per le cause passate, ne parve 
più conveniente usar il mezzo delle ventose, come quelle che so- 
gliono esser vicarie del salasso, cosi se ne servissimo per allora; 
t perché parve che la febbre andasse sempre declinando, et venir 
lUa infebbricitatione, passassimo la cosa col buon reggimento del 
iver et con servitiali. 

« Da poi parendo a S. Ex** di sentirsi bene et camminar ad 
laver le sue solite operationi buone, cominciò ad uscir di casa, et 
osi procedette senza più governo de' Medici fino alli XXVII del 
jassato, dove le ritornò la febbre ancor che li suoi dicano, che il 
!1 precedente, che fu alli XXVI la sera si sentiva mal disposto ; 
nzi molti dicono, che mai S. Ex.^ mostrò di sentirsi ben libero 
'-"Ha infermità passata, ancorché cavalcasse, andasse fuor di casa, 
t vivesse forse più licentiosamente di quel che le conveniva; a 
il che sia stata causa di questa recidiva, la quale ora fa due 
-bbri; vero è che non si è mai visto né freddo, né rigori mani- 

Arch. Sior. Lami. — Anno XXIII — Fase. X. 27 



4o6 KOZZE E FUNERALI 



festi; però si vedeva alle ore sue certa revocatione del calore, 
nanti la quale il più delle volte si è vista S. Ex.' mondarsi di febbre, 

« Queste due febbri vengono sempre verso la notte, et una ( 
più molesta dell'altra. Havemo tentato, come era il debito di eva- 
cuarlo, ma per nostra mala sorte mai habbiamo potuto conseguir 
beneficio alcuno, per haver sempre vomitato le medicine; non ob- 
stante che l'arte abbi fatto ogni officio, perchè si rattenessero et 
operassero; anzi questo suo stomaco è tanto disgraziato, che molte 
volte et ben spesso vomita il cibo. 

« Vedendo noi Medici la perseveranza della febbre, et che non 
ci potevamo servirci delli altri rimedii, siamo venuti a fare il sa- 
lasso ragionevolmente, et così cavassimo un sangue nero et grosso ; 
ma di certo non è seguita quella alleviazione, che di ragione do- 
veva venire, et che noi Medici aspettavamo ; anzi le febbri a suoi 
soliti tempi sono venute, et vennero con questa suversione et vo- 
mito, alla quale noi ci opponemmo quanto può far l'arte, avendo 
sempre l'occhio alle virtù principali, dalle quali mai habbiamo po- 
tuto haver ajuto né per via di sudore, né per via del corpo. 

« S. Ex.* è corpo resolvibile; et noi conosciamo manifestamente, 
che é necessario evacuar questi humori , quali per esser crassi 
sono sempre stati preparati da noi per servire alla esecuzione di 
una medicina; ma siamo in questa angoscia, se la cosa potrà 
riescir per questo stomaco tanto sdegnato ; et certo se la cosa non 
riesce, si potrà far il caso timoroso più di quel che è. 

« Noi fin qua non vedemo gran fiamma, ma si potrà accender; 
la qual cosa ne fa travagliar. Aspettiamo domani la undecima, la: 
quale ne adrizzerà a quello, che havemo da far. i 

« Questo é quanto é successo nel caso di S. Ex.* fino al dìi 
<i'ogg'i ; et del progresso V. S. ili.'"" ne sarà ragguagliata ; et cosij 
io con di miei compagni con ogni riverentia le basiamo la mani.i 

« Di Mantova, li V febbraio MDL. ! 

« Fidelissimo Servitore 

« HlERONIMO GaBLONETA » (*)| 



« 



(') Archivio Gonzaga, lettera E, LXI, 2. 



ALLA CORTE DEI GONZAGA, 1549-1550 407 



IX. 

Come non aveva che troppo bene preveduto il Gabbionata, la 
malattia del Duca si andò sempre più aggravando, e la mattina 
del 21 febbraio l'infelice Principe nella età di 17 anni si spegneva 
tra le braccia di sua madre. Don Ferrando, che a Milano riceveva 
notizie giornaliere potè giungere a Mantova ancora in tempo per 
vedere il nipote vivo; non così il cardinale Ercole; anche questi 
era stato con apposito corriere informato della gravità della cosa ; 
e subito l' illustre prelato si era mosso da Roma per venire a 
Mantova; ma intanto il Duca essendo morto, il Calandra stimò 
bene di dargliene avviso in quella città ove sarebbe stato rag- 
giunto, perchè non avesse con strapazzo di sua salute a precipitare 
la corsa, mancato lo scopo. 

Riportiamo la lettera del Calandra al Cardinale in viaggio, perchè 
in essa da lui testimonio oculare sono narrati gli ultimi istanti 
della vita del Principe : 

« IH.'"" et Rev.""" sig. mio. — Siamo senza l'ili.""' sig. Duca 
mio Signore, imperocché questa mattina verso le sedici et mezza 
N. S. Iddio lo ha chiamato a sé. Fece il mercordì il suo testa- 
mento con tanto sentimento così 'ben considerato et con prudentia 
tale, che ha molto ben dimostrato in questi ultimi dì, siccome ne 
aveva già prima dati molti segni, che egli era per riuscire il così 
savio e tanto buon Principe, quanto sia mai stato al mondo. I 
peccati nostri non ci hanno lasciati degni di così gran bene; Dio 
ci doni patientia. 

« Nei particolari del testamento non mi stenderò, poiché V, S. ili.™" 
lo avrà da veder presto venendo, come si tien per fermo dalla 
amorevolezza sua, che la debba fare senza molta dimora. 

« Si era questa mattina confesso et communicato con divotione 
christianissima ; poi riposatamente et con animo intrepidissimo fece 
il testamento. Era in quel punto giunto il medico Frizemilica da 
Padova, di che si confortò molto, et vi aveva gran confidenza ; ma 



4oS XOZZE E FUNERALI 



le cose erano già tanto oltre, che non vi era virtù, che potesse 
portare i rimedii ; si attese a cercar di mantenerla et sollevarla, ma 
non si è potuto; che la grandezza de parossismi era troppo grande, 
et la virtù troppo debole. Si è andato procedendo christianamente, 
di modo che in buon sentimento ha havuto tutti gli ordini sacri, 
ordinati dalla santa Chiesa. 

« Et vedendosi jer sera, che non poteva andar molto oltre, non 
si potè fare, che Madama Duchessa non volesse restar con gli 
altri, che vi erano, alla cura così del corpo che dell'anima ; nel- 
l'uno et nel altro di que' ministeri S. Ex.* è perseverata finché lo 
spirito è stato fuori, con quella amorevolezza et constanza d'animo, 
che si havesse potuto aspettar da quel gagliardo animo, et alla 
estrema unzione non meno che alle altre cose ha voluto ajutar 
di sua mano con quelle dolci et affocate esortationi alla speranza 
nella misericordia del Signore Iddio per i meriti della passione 
del Figliol suo Salvatore et Signor nostro, che da S. Paolo o da 
qual si sia altro di que' infocati spiriti si havesse potuto espri- 
mere ; con che ci trafiggeva a tutti il core. 

« Ma tanto grande non è stata la costanza in quella, la quale 
invero non avria potuto esser maggiore, che altrettanto non sia 
stato or grande il cordoglio e l'afflittione, in che è posta con agonia 
estrema, di modo che a tempo è giunto l'ili.'"" sig. don Ferrando,' 
al quale di mano in mano si dava avviso, e gli spedii un corriere 
per le poste nel punto istesso, che Pignata per V. S. ili."*. 
S. Ex.* mi ha commesso che mandi quest'altro per le poste ad 
incontrarla, acciocché se si giungesse a tempo di trovarlo in vita, 
l'avesse farsi animo di pigliar la posta ; sapendo di non esser più 
a tempo se ne abbia da venir più riposatamente. 

« S. Ex.* dice, che a Madama Duchessa et a S. A. non man- 
charà frattanto di quelli amorevoli uffici, che potrà et saprà. Il 
medesimo farà di indirizzar le cose in tal modo, che per esso 
si potrà. 

« Della povera Signora Figliola afflitta non meno di Madama, 
se ben si è fatto, che la non sia stata come ha voluto far la Ma- : 
dre, non dirò altro, che il cuore mi si aggroppa di modo che non 



ALLA CORTE DEI GONZAGA. ) 549-1550 409 

me lo lascia fare ; onde non meno per la compassione di questa 
povera Principessa che per la ruina propria siamo stati costernati, 
et aspettiamo con desiderio la presentia di V. S. ili,™*, la quale 
nostro Signore Iddio ci conduca a salvamento. 

« Con che basandole le mani, ect. ect. 

Da Mantova, il 21 di febbraio MDL, verso le 18 ore ('). 



X. 

Ed ecco a pompe nuziali, di cui l'eco non era ancora del tutto 
estinta, succedere pompe funebri ; e riescirono queste tanto meste, 
quanto clamorose erano state quelle. Che cosa di più triste che 
un giovinetto Duca morto a 17 anni, una sposa vedova a 16 
dopo tre mesi di matrimonio, e ancora una reggenza negli stati ! 

Fra le pompe auliche e le lagrime sincere della Madre, della 
Vedova, dei cittadini, la salma del Duca fu portata nel convento 
di santa Paola, e quivi tumulata fra le tombe del padre Federico 
e dell'ava Isabella d'Este. 

Quanto alla successione dei dominii era d'uopo aspettare per 
conoscere, se la giovane sposa si trovasse in istato di gravidanza ; 
si atte'se fino al maggio ; quando a non dubbii segni si ebbe la 
certezza, che gravidanza non vi era, parve a tutti, a Mantova, a 
Vienna, a Madrid, che la vedova dovesse ritornare alla casa pa- 
terna. Già nei patti nuziali il caso della vedovanza era stato pre- 
veduto ; la dote non era stata ancora completamente versata ; 
quei patti si osservarono ; di più furono regalati alla sposa 
20,000 scudi, e un grosso anello di altissimo valore ; e il 13 giugno 
in mezzo alla commozione della corte e della cittadinanza, abbrac- 
ciata e baciata un'ultima volta da Madama Madre, accompagnata 
dal Cardinale Ercole e da un manipolo di cavalieri, l' infelice ab- 
bandonò piangente quella reggia, ove pochi mesi prima era entrata 
raggiante di gioja, colla visione di uno splendido avvenire. 

Qui è proprio il caso di dire ; sic transit gloria mundi. 



(*) Archivio Gonzaga, lettera E, LXI, 2. 



4IO \OZZE E FUNERALI 



La successione nei dominii spettava a Guglielmo fratello anziana 
dell'estinto ; ma essendo esso deforme della persona, e ritenuto de- 
bole di mente, la Madre, il Cardinale Ercole e don Ferrando il 
persuadevano a cedere il suo diritto al fratello minore Lodovico, 
quel medesimo che trovavasi in Francia, e che dava di sé le più 
nobili speranze, mentre Guglielmo dedicandosi alla carriera eccle- 
siastica sarebbe stato innalzato a cospicue dignità, e provveduto 
di pingui beneficii, quanto di meglio potesse desiderare. Pareva 
che il persuadernelo non sarebbe stata cosa troppo difficile, quando 
con stupore di tutti il giovinetto gobbo, che allora aveva 1 1 anni, 
ai Personaggi, che gli consigliavano quella rinuncia si espresse 
con queste parole : poiché la Provvidenza ha decretato, che io sia 
l'erede degli Stati di Casa Gonzaga, io non intendo rinunciare né 
a miei diritti, né a miei doveri. 

A questa savia e fiera risposta Madre, Zìi, Ministri rimasero tutti 
stupefatti, e a loro non restò altro a fare, che riconoscere Guglielmo 
quale nuovo Duca di Mantova. 

Guglielmo, quando giunse alla maggiore età, sposò un'altra figlia 
dell'Imperatore Ferdinando I, Eleonora, sorella di Caterina, mentre 
questa frattanto era passata a seconde nozze con Sigismondo re 
di Polonia. 

E Guglielmo riuscì uno dei migliori, forse il migliore dei duchi 
di Mantova. 

G. B. Intra. 



N 




VARIETÀ 



A PROPOSITO DI CONQUISTE AFRICANE. 

Ora che al continente africano è rivolta con tanto interesse l'at- 
tenzione pubblica, crediamo far cosa gradita al lettore offrendogli 
alcuni storici documenti, tuttora inediti, relativi specialmente a 
conquiste fatte dai Portoghesi sulla costa occidentale dell'Africa 
durante il secolo XV, che meritamente può dirsi l'epoca classica 
delle scoperte marittime africane. 

Il celebre navigatore veneziano Alvise da Ca' da Mosto, intra- 
prendeva, come è noto, lungo quelle coste due viaggi di esplora- 
zione, dirigendo due spedizioni portoghesi, nel 1455 da prima e 
poscia nel 1457, spingendosi fino a Rio Grande (*). Dopo questa 



(*) V. Tielation des voyages à la cote occidentale d' Afrique d' Alvise de Ca da. 
Mosto, I4s;-i4;j, publiée par M. Charles Schefer, membre de l'Institut. 
Paris. E. Leraux. 1895. 

Questa relazione venne pubblicata per la prima volta a Vicenza nel 1507 
col titolo : La prima navigaiione per V Oceano alle terre dei negri della hassa 
Ethiopia di Luigi Cadamosto. 



412 



VARIETÀ 



sembra che nessun' altra importante spedizione venisse compiuta 
dai Portoghesi lungo quelle coste fino al 1462, nel qual anno il 
navigatore Pietro da Cintra si avanzò alquanto lungo la riviera 
di Sierra Leone fino al di là del capo Mesurada. Se non che ui^ 
curioso documento, che qui riportiamo, ci darebbe notizia dì 
un'altra spedizione promossa dal Re di Portogallo nell'anno 145$] 
con intenzione di spingersi fino alle coste di Guinea (*). Trattasi 
di una lettera di certo Raffaele Negri , in data del 9 novembre 
di detto anno e diretta alla duchessa Bianca Maria Sforza , la 
quale trovavasi a Castelleone nel Cremonese, per informarla come 
il Re di Portogallo (-) mandava un certo Giovanni pilota porto- 
ghese al Re dell' India che doveva unirsi a lui con le sue navi per 
una comune spedizione in Guinea. Il Negri univa alla lettera al- 
cune notizie di questi paesi che sarebbero per noi preziose, ma le 
ricercammo invano. 

JESUS. 

Illustrissima et Excellentissima Domina Domina metuenda, Aviso 
la Signoria Vostra come «gi ò scrito a la Signoria Vostra quanto 
è stato di bisogno, solo questo scrivo a la Signoria Vostra per avi- 
sarla de quale cose dixe Giovanne pilota portoghese lo quale manda 
lo Serenissimo Re de Portogallo a lo Serenissimo Re de India per 
conduere li navilij de lo Serenissimo Re de India con queli de lo 
Serenissimo Re de Portugalo in Ghinea e de Ghinea in Portugalo; 
avisando la Signoria Vostra che facendose questo le spiciarie se da- 
revano per mancho de la mità : e perchè cognosco la Signoria Vo- 
stra chome animosa magnanima e che se diieta di sentire di cose 
non cognite e di ogni altra cosa magnanima, dirò a la Signoria Vostraj 

(') La Guinea fu scoperta a quanto pare da alcuni navigatori francesi di; 
Rouen e di Dieppe nel 1364. V. G. B. Labat: 'K.uova relazione dell' Afria\ 
occidentale, contenente una esatta descrizione del Senegal e dei paesi situati tra il Capè 
bianco e Serra Leona sino a più di seicento leghe entro terra; la storia naiu 
rale di quei paesi, le differenti nazioni che vi sono sparse , la loro religione ec^ 
i loro costumi con lo stato antico e presente , delle colonie che vi fanno il com 
tnercio. Parigi, 1728, 5 voi. in- 12 con carte e figure. 

(') Alfonso V. 



A PROPOSITO DI CONQ.UISTE AFRICANE 413 



per una introclusa de le cose le quale sono in quele parte de Ghinea 
che sono certo piaxerano a la Signoria Vostra. Avisando la Signoria 
Vostra chome il dito Giovanne pilota portugalese dixe che la Si- 
gnoria Vostra porta più fama di dona che sia in lo mondo di cre- 
stiani ; e questo è vero perchè anch'io sonò informato de questo da 
più degne persone che vengano da più parte de lo mondo. Lo lUu- 
.^trissimo Signore consorte de la Signoria Vostra e tuti li figlioli de 
la Signoria Vostra e tuta la corte stano benissimo e cosi tuti noi 
e se arecomandamo a la Signoria Vostra. Ex Mediolano die VIIIJ 
novembris 1458. 

Eiusdem Servitor Illustrissime 

Dominationis Vestre Rafaelo de Negri 
cum recomendatione. 

A tergo : Illustrissime Domine Domine Blanche Marie Vicecomiti 
Ducisse Mediolani etc. (*). 

Il documento che segue ci ricorda la famosa campagna d'A- 
frica sostenuta nell'agosto del 1471 dallo stesso Alfonso V Redi 
Portogallo che riportava una splendida vittoria sui iVIori imposses- 
sandosi di Arzila e di Tangeri. Egli ne dava avviso al duca di 
Milano con sua lettera del 6 settembre di detto anno, lettera che 
non dovette giungere allo Sforza, a quanto pare, che alcuni mesi 
più tardi, poiché soltanto ai 3 di febbraio dell'anno appresso egli 
rispondeva rallegrandosi : 

Accepimus nuper Serenitatis Vestre litteras in civitate vestra Tin- 
gensi Africe die sexta mensis Septembris proxime elapsi datas, et per 
Algarbium, Africe armorum regem vestrum nobis fideliter redditas. 
Ex quibus intelleximus felices Maiestatis Vestre in provincia illa suc- 
cessus expugnationeni scilicet munitissimi atque opulentissimi oppidi 
Arzille et deinde ipsius civitatis Tingensis metu tante victorie vestre 
a Mauris deserte deditionem. Alia denique que sibi prospere succes- 
sura in regno ilio Africe sibi persuadet Vestra Sublimitas que pro- 
fecto dum repetitis vicibus legeremus maximo nos gaudio et leticia 

I (*) Archivio di Stato, Milano, Potenze Estere, Portogallo, 1458. 



414 



VARIETÀ 



afFecerunt tum ob comune Christiane religionis incrementum tum vel 
maxime quod hanc memorandam de barbaris infidelibus victoriam 
Maiestatis Vestre laudi glorieque, hac demum aetate nostra ascri- 
bendam merito arbitramur que ab ipsis ut aiunt incunabulis semper 
virtuti studuit et per omnem etatem suam res clarissimas non minus 
quam difficiles aggressa est atque adeo constanti fortique animo expe- 
ditiones omnes suscepit, ut eventus ipsi Consilio prudentieque respon- 
disse videantur. luvit ergo Omnipotens et misericors Deus vestram 
in infideles expeditionem et arma vestra protexit. Itaque reliqua que 
in presenti magnifice magnanimiterque Maiestas Vestra molitur feli- 
citer successura nobis persuademus. Quod autem Sublimitas Vestra 
hos tantos successus tanta humanitate cum ornatis litteris nobis com- 
municare dignata est immortales illi habemus gratias et indissolubili 
vinculo devinctos esse fatemur. Reliquum igitur erit ut optimum Deum 
maximum precemur ut Serenit&tem Vestram, cuius nomini et gloriae 
vehementer affecti sumus, in annos servet longiores et res omnes illi 
secundet, in cuius honorem et amplitudinem ubique paratissimi sumus. 
Date Papié die IIJ Februarij 1472. 

Serenissimo Principi et Excellentissimo Domino, Domino 

Alfonso Dei gratia Regi Portugallie Algarbiorum etc. (*). 

Dopo questa vittoria che valse ad Alfonso V il soprannome di 
Africano e rese celebre il suo nome , i Portoghesi continuarono, 
coll'appoggio sovrano, i loro viaggi di conquiste lungo le costei 
d'Africa, finché nel 1481, nell'anno stesso in cui Re Alfonso mo- j 
riva, essi stabilivansi nella Guinea costruendovi il forte di Elminaj 
e il nuovo Re di Portogallo, Giovanni II, aggiungeva agli altri j 
suoi titoli, quello di Signore della Guinea. | 

A questa importante e vasta regione africana si riferiscono i duei 
documenti che seguono. Il primo, scritto su pergamena, con la dataj 
di Monza, io novembre 1477, è un privilegio per l'elezione di un 
confessore accordato dal Commissario Apostolico, frate Andrea Spi- 
nola dell'ordine dei Minori dell'osservanza, alle famiglie Caimi ei 
Da Alzate perchè contribuirono coi loro beni alla diffusione della| 

(') Archivio di Stalo, Milano, Potenre Estere. Portogallo, 1472. 



^ 



A PROPOSITO DI CO\Q.UISTE AFRICANE 4:, 



fede cattolica e alla redenzione degli schiavi nelle isole Canarie ed 
in Guinea e al mantenimento di alcuni frati di detto ordine colà 
inviati (')• Il secondo documento è un brano di lettera del 7 no- 
vembre 1491, scritta a Lisbona da un ambasciatore Milanese, ove 
parlasi dei costumi della Guinea e della conversione al cristianesimo^ 
di quelle genti {^). 

Frater Andreas de Spinulis ordinis minorum de observantia Co- 
missarius apostolicus ad infrascripta deputatus in provintia Lumbardie 
et aliis partibus etc. Dilectis nobis in Christo Dominae Helisabet de 
Caymis, Ambroxio, Karulo, Antonine, Christoforo, Caterine, Lucie 
eorum anzillis De Alzate, salutem in Domino. Cum prò sustentatione 
et manutentione incollarum insullarum Canarie et provinole Guinee 
noviter ad fidem conversorum et ipsius fidei ampliatione captivo- 
rumque redemptione et manutentione fratrum dicti ordinis in eis ad 
premissa laborantium contribueritis de facultatibus vestris vobis a Deo 
collatis, ideo auctoritate apostolica superinde concessa et qua fungi- 
mur in hac parte, vobis concedimus facultatem ut presbiter confessor 
secularis vel regularis quem duxeritis elligendum omnium peccatorum 
vestrorum criminum excessuum et delictorum de quibus confessi fue- 
ritis et contriti, semel in vita et in mortis articulo remissionem ple- 
nariam vobis concedere et absolvere vos valeat. Et eadem auctoritate 
apostolica declaramus et atestamur vos gratiam et facultatem premis- 
sam fuisse consecutos, vigore litterarum apostolicarum Sanctissimi 
Domini nostri Domini Sixti pape quarti concessarum. In quorum 
testimonium presentes fieri iussimus et sigilli nostri quo utimur mu- 
nimine roborari manuque propria subscripsimus. Datae Modoetie die 
IO novembris 1477. 

Franciscus de Spinulis ordinis minorum manu propria, 
Insuper auctoritate etc 

(omissis) 

(L. S.) Frater Petrus Bonus 

De Verona Canzellarius (^). 

(') L'originale conservasi nel nostro Archivio di Stato alla classe Culto^ 
varie, cartella 5, sezione storica. 

(^) Archivio di Stato, Milano, Potenze Estere, Guinea. 

(') Poiché in questo documento si fa menzione delle isole Canarie, ricor- 



4l6 VARIETÀ 

Copia cuiusdam capituli litterarum ex Ulixbona sub die vi No- 
■vembris 1491. 

11 Re de Monigorgo , che è de là da la Mina (*) lige 600 s'è 
tornato christiano lui e suo fratello et alcuni altri de soj et de 
già hanno fatto una chiesa e il nostro Re vi ha mandato Capellani 
-e una campana e tutto quello che bisogna per celebrare li ofitij 
divini et tene dicto Re una terra circundata de muro et cosi grande 
come è Evora (-), et è infra terre , zoè lontana da mare 60 lige, 
tuta piena de case meliori che sian in tutta Guinea. Fa più che 
anime 60 mila et è il Re obedito assai. Servesi multo altamente 
ma mangia abasso ; fa grandissima justitia et maxime de chi usa 
^on donne d' altro e de chi roba e de chi facessi tradimenti ; e 
sonno gente molto caste et è terra freda, Vesteno de palma e pelle 
<ie castrono , e a le volte vi nevega , sono vache infinite e gran 
ricolto de melio , non sanno lavorare cum boj se non cum mane, 
non v'è ferro né altro metallo se non ramo in quantità et alcunj 
pocha quantità de cassia e qui al presente è uno imbassadore del 
•ditto Re di Monigorgo. 

•deremo che esse nel 1461 furono occupate dagli Spagnuoli i quali soltanto 
nel 1493 ne presero formalmente possesso. Nel nostro ^Archivio di Stato, 
alla classe Potenze Estere, Spagna, noi ritrovammo il sunto di una lettera 
-di Francesco Litta, ambasciatore milanese presso la corte Spagnuola, con 1 
data del 9 giugno 1496, ex Almaiano, che riguarda appunto le isole Canarie 
e che crediamo bene riportare. 

Sommario de littere del Cancellerò Ducale presso alli Re di Hispania, 

Littere de 9 comò è partito Petit Salazar oratore del Illu- 
strissimo Archiduca de Burgogna per andare a preparare l'andata per l'Ar 
•chiduchesa che sarà per tuto questo mese. 

Como el dicto oratore è stato donato de molte belle cose et così anche 
è stato donato al suo secretarlo. 

Como essendo mandati 9 Re presi in una de le Isule de Canaria chia- 
mata Taneri, quelli Re ne hanno donato uno al principe suo fiolo, uno al 
Petit Salazar et el principale de loro al Mig.*^*^ Oratore Veneto, che se dice 
haveva 12000 vassali et in quelli 2000 schiavi. El dicto ambassatore lo ve^ 
stite de drapo doro et li fa honore (omissis). 

(1) Elmina , città fortificata presso la foce del fiume detto Oro da Mina 
sulla costa d' Oro. che diventò poscia la capitale delle colonie portoghesi. 
Fu presa dagli Olandesi nel 1632 e ceduta agli Inglesi nel 1872. 

(^) Città del Portogallo, capoluogo della provincia di Alenteio. 



A PROPOSITO DI CONQUISTE AFRICANE 417 

Et ultra da ciò lo Re nostro mandò de là cinque frati cum tute 
le cose necessarie a celebrare el culto divino, quali furono ben ve- 
duti dal ditto Re et fece subito una gesia et ogni di due volte vi 
va e non vole per bora che tutto il populo si faci christiano, di- 
cendo chel non debbe la gente ville godere de tanto benefitio quanto 
e el sancto baptismo. Et l'ambassatore andò dal Re cum grande 
e degne cerimonie che fu una gran magnificentia et non li harei, ri- 
giesti de la mità. Il Re li fé dar de vestirli de nigro cioè manto 
e caputio al modo nostro, e sentendo lor la morte del principe non 
cum meno amore hanno preso el bruno che li proprj naturai del 
regno, et bora se dice che il Re già li vole diriclare al Papa. Cosi 
lor desiderano, e questo regno passa 400 lige de lungo e dicono 
che le loro case sonno de legnami assai ben lavorate et andando da 
marina insino dentro terra se va in securissimo per tutto. 

Ma i Portoghesi, mentre venivano sempre più conoscendo le 
coste d'Africa , acquistavano in pari tempo molte notizie dell' in- 
terno del paese. Uno degli scopi principali a cui miravano nelle 
loro spedizioni , era la scoperta della residenza di quel misterioso 
personaggio detto il Prete Gianni , tenuto fin d'allora come l' im- 
peratore d'Abissinia. Di questo Prete Gianni molti ebbero ad oc- 
cuparsi e, fra gli altri, traendo documenti dal nostro Archivio di 
Stato, il marchese Girolamo d'Adda nelle sue Indagini sulla li- 
breria Sforzesca (*) , e il cav. Pietro Ghìnzoni in questo perio- 
dico (^) ai quali lavori rimandiamo i lettori. Soltanto aggiungeremo 
un altro curioso documento della prima metà del secolo XVI ove 
si fa ancora menzione del Prete Gianni, presso il quale recavasi 
certo David Giudeo, fratello di un Re arabo, che dicevasi ispirato 
la Dio a condurre il popolo ebreo alla terra promessa. 

Summario de le cose de 'David Judeo figliolo del Re Salamon de Tahor 
et fratello del Re Joseph venuto novamente in Vineggia. 

Par che sopra li monti che dividono l'Arabia deserta dalla felice 
n dalla petrosa, non molte giornate lontani dal monte Sinay, si 

i C) Parte prima, documento X\VI, ed Appetii' ce, documento XV. 
j (*) Anno 1889, fase. II. 



4l8 VARIETÀ. ! 

trovi una moltitudine grande di giudei da forsi trecento millia anime, L 
che vivono al modo et costume de Arabi, cioè de stare alla cam- 
pagna, cavalcano a redosso con una capeta sola de bombaso su le 
carne et portano una canna per lanza et dicono essere giudei fugiti 
li al tempo che Tito Vespasiano destrusse Hierusalem, et s' hanno 
conservati sempre nelli ditti monti con il suo Sig." naturai Giudeo, 
et ogni volta che la carovana de Mori, che conduce speziarle da la 
Mecha et porto del Zidre verso Damasco et Alepo, se affirma li, 
essendoli necessario a ditta carovana stare un giorno appresso ditti 
monti per tuor acqua, dovendo poi passare li deserti harenosi, ditti 
giudei armati ut supra et molte volte insieme con Arabi soi vicini, 
assaltano ditta carovana. Hora delli ditti se ritrova Signor Joseph 
figliol del Re Salomon, primogenito, et essendo il secondogenito, 
ditto David, homo dottissimo nella legge hebrea et maxime de 
quella scientia che chiamano càballa che vuol dire revellatione, et 
tenuto per homo santissimo, dice che inspirato da Dio di voler 
condur il populo hebreo, disperso già tanti anni in diverse parte 
del mondo, nella terra de promissione et reedificare Hierusalem et 
il tempio de Salomon, cominciò andare per il mondo per predicare 
et fare intendere questo voler de Dio a tutte le tribù de Judei che 
sono per il mondo, essendo il tempo propinquo a farsi questo 
grande effetto. Et perhò partitosi da casa già molti anni et venuto 
a Medina Jamabi, città principale de la Arabia Petrosa, dove è il 
corpo de Maumetho, et delli alla Mecha et porto del Zidre, passò 
il mar Rosso et venne a Zeila cita grande del Etiopia fora de la 
bocca de ditto mare et sapendo che sotto la Sig/'^ del Pretegiani, ! 
che al presente chiamano Re David Christiane, se ritrovava moltej 
tribù de giudei maxime delli figlioli et descendenti de Moisè quali 
habitano sopra il Nilo in ditta Ethiopia de sopra, et nella insula 
Meroe che al presente, et per li hebrei antiquamente, si chiamava! 
regno de Sabba, andò dal ditto Pretegiani et parlò et fece inten-| 
dere questo volere de Dio a tutti li hebrei habitanti in quel luogo,} 
et posto li ordini necessari] che al tempo designato da Dio se mo-j 
veriano, montò in barcha nel Nilo et venne a seconda per moltei 
giornate fino al Cayro, et sapendo che li era necessario andar per 
tutta la Christianità ad fare questo effetto, venne in Alessandria già 
sette anni et passò con una galla dffi Mag.*=° Misser Santo Conta-! 
rini qui a Vineggia, de dove poi andò a Roma dal Papa, et de il 



A PROPOSITO IM CONCiUISTE AFRICANE 4l9 

al Re de Portogallo dove stato è tempo assai. Poi nelli anni pas- 
sati partendosi, essendo sopra una nave se rompete in Acqua morta 
€t fu menato in Avegnion dal Legato qual dette in guardia de 
Mons." de Claromonte governatore de Provenza, quale havendolo 
tenuto assai in prigione, ultimamente già doi anni il Re Chri- 
stian.™" il fece relasciare liberamente et gli fece alcune patente de 
poter andare siguro dove gli piaceva, quale è venuto in Italia et è 
stato in diversi luoghi della Romagna, terra de Roma et altrove et 
precipue a Mantua de dove poi si ne è venuto qui con oppenion 
de star qui questi mesi de inverno et poi de andar a trovar l' im- 
peratore et dirli cose de gran momento in sua utilità. 

Costui revera è arabo perchè alla forma della persona et al color 
demostra non essere delli paesi nostri, è molto asciuto et magro et 
simile alli Indiani che vengono dal Pretegiani, mostra de essere 
ricco, è vestito de seta et ha zoie alcune in deto, ha cinque servi- 
tori bene in ordine de quali ne è un portugalesi persona accortis- 
sima et astuta; li altri potriano essere de altri luoghi et paesi ma 
non sono arabi alla vista; ha anni circa 40, fa professione de doe 
cose: la prima de essere valente in le armi et saper cavalcar et 
strenger un cavallo et combattere quando bisogna, et dice bavere 
havuto sopra la sua persona più de cento ferite, penso io che vo- 
glia dir ferrite de quelle ponte de canne che portano per lanze li 
arabi soi vicini et loro propri] giudei; la seconda sua professione 
e in littere della Sacra Scrittura e del testamento vecchio et inten- 
derlo benissimo. Et me disse hieri a certo proposito eh' el Nilo è 
il fiume Phison nominato nel principio de la bibia, uno delli quatro 
fiumi che vengono dal Paradiso terrestre et io gli dimanda] sei Nilo 
era un de essi ove correvano li altri tre dovendo tutti venire dal 
ditto luogo; non mi sepe rispondere altro, ma disse che l'era una 
certa difficoltà et che un altra volta me la diria. Con questa scrittura 
sacra costui ha mescolato questa sua caballa, nella quale è tanto fisso 
come sono li Archimisti nella Archimia, che per voler essere a 
parlamento con alcuni delli Angeli overo intelligenti e divine, spesso 
el sta sei di che non mangia cosa alcuna, et fa certe sue lavande 
nel far del aurora, le qual fatte va con la mente in abstratto et 
dice alhora copularsi et congiongersi con le ditte intelligentie et 
vedere le cose future, et ha havuto tanta forza questa sua fiissatione 
jde cervello che li ha bastato l'animo, essendo in Portogallo, de 



420 V A R I h T A 

mandare quel suo servidore Portogalese, dottissimo ne la càballa^ 
con lettere credentiale al Sig/ Turco et Abraim Bassa et dirli cose 
grande corno loro dicono et tal ch'el Bassa, dopoi alcune audientie 
segrete, gli fece bona ciera et lo acarezò molto et è tornato qui e' 
è con il detto giudeo, dice de voler venire a parlare alla Sereniti 
Vostra et dirli cose che dieno venire che li saranno gratissime ac 
intendere. Il prefato non si parte de casa mai, ma li concorrono 
assai giudei dove li fa prediche grande de questa liberatione del 
populo de Israel che Iddio ha determinato che preeto debba essere 
et che lui spera de essere a questo condur ditto populo nella terra 
de promissione. Et dicendoli io : come volete fare che non haveti 
altre arme che lanze de canne et cento archibusieri vi faranno fu- 
gire se fosti loo milia ? Mi rispose haver per revellatione che li 
archibusi a quel tempo non traranno et non si adoperaranno es- 
sendo così il voler de Dio. Siche concludo alla Ser.*^ V,"^* che co-n 
stui è tanto fisso in questa cosa de redure questo populo hebn 
alla terra de promissione, et con quelle sue revellatione de caballa e 
non si potria dir più, et dubito ch'el vadi fuori di sentiero 
giudei veramente lo adorano come un messia. Altro non li so din 

Questo documento noi rinvenimmo fra altre carte senza dat 
che conservansi nel nostro Archivio di Stato, e spettanti in gra 
parte ai secoli XV e XVI, ed in origine era certamente unito 
altra lettera diretta da Venezia al Duca di Milano da un suo ar 
basciatore colà residente. 

Adriano Cappelli. 




ARCHEOLOGIA 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ 

ENTRATE NEL MuSEO PATRIO DI ARCHEOLOGIA IN MlLANO 

(Palalo Brera) 

NEL 1895. 



Presidente della Consulta: Il Sindaco di Milano, nob. comm. ing. Giuseppe 

VlGONI. 

l'onsultori: Conte comm. Emilio Barbiano di Belgioioso; dep. arch. com- 
mend. Luca Beltrami; prof. comm. Giuseppe Bertini; nob. cav. Fe- 
lice Calvi ; march, cav. Carlo Ermes Visconti ; rev. dott. cav. Anto- 
nio Ceriani; cav. dott. Gustavo Frizzoni; avv. cav. Emilio Seletti; 
march, sen. Emilio Visconti Venosta. 

'segretario : Dott. cav. Giulio Carotti. 



PARTE I. 

DONI ED ACQUISTI. — I CIMELII DI PORTA ROMANA. 



?^A più importante delle porte della città di Milano, detta 
j^3/i- Porta Romana, perchè era sulla antica via romana e poco 
ungi da un celebre arco od edificio imperiale, venne distrutta, 
ome è risaputo, nel 1793. La sua costruzione risaliva all'anno 
171, quando i Milanesi, ritornati nella loro città atterrata dal 

Arca. star. Lomb. - Anno XXIII - Fase. X. 28 



422 ARCHEOLOGIA 



Barbarossa, rifecero il fossato e le mura, ma non contentandosi 
più di porte difese da castelli di legno, le vollero di pietra. 
Questa porta aveva due archi ed era adorna : 

della lapide in marmo, incastrata tra i due archi, al disopra 
del pilastro mediano, a ricordanza del giorno del ritorno dei Mi- 
lanesi, il giovedì delle quinte calende di maggio, ovverosia il 27 d'a- 
prile del II 67: ed altresì a ricordanza della erezione di quelle 
porte munite di torri ; la qual lapide è detta consolare perchè reca 
i nomi dei consoli in allora in carica; 

di bassorilievi scolpiti sul capitello di ciascuno dei pilastri sui 
quali si impostavano quelle due arcate, e che rappresentavano, 
colla maggior efficacia figurativa possibile per quel tempo, il ritorno 
in patria dei Milanesi; 

di un bassorilievo collocato al disopra della lapide dianzi ac- 
cennata e che la tradizione volle costantemente interpretare quale 
figura satirica del Barbarossa. 

Nella parte superiore poi di questa porta, aggiunta nel XIV se-'* 
colo, si vedeva una nicchia gotica o tabernacolo colle figure della 
Madonna col Bambino e di alcuni Santi. 

All'atto della demolizione, questi cimelii epigrafici e figurativi, 
per buona fortuna erano stati in gran parte conservati. 

I bassorilievi di tutta l'arcata di destra, e quelli della parete - 
destra dell'arcata di sinistra erano stati incastrati nella casa N. 54 
del corso di Porta Romana, eretta al punto ove prima sorgeva 
la porta stessa. Mancarono i bassorilievi della parete sinistra pro- 
babilmente perchè guasti e spezzati dalle costruzioni adossatevi; 
ed assai difficilmente ricoriipariranno alla luce. 

II bassorilievo del Barbarossa e l'iscrizione consolare erano an- 
dati pur salvi ed avevano trovato la loro collocazione in una casa 
prossima alla sopraccennata ma con prospetto sul canale (Na- 
viglio). 

Nel 1867, il Comune, celebrando il settimo centenario della 
Lega Lombarda, faceva riunire su quella stessa casa il bassori- 
lievo del Barbarossa, ma della lapide consolare assai guasta e mi- 
nacciante maggior deperimento curava il trasporto nel museo ar- 




La porta Romana (dall'opera del Giulini, edizione del 1855). 



42 l ARCHEOLOGIA 



cheologico, sostituendola con una copia, ad illustrazione delle antiche 
scolture lasciate in luogo. 

Non tardò però ad imporsi un maggior provvedimento conser- 
vativo. Per quanto fosse ragionevole e bello il concetto di lasciare 
quelle sculture nell'edificio sorto presso l'area dell'antica porta, 
ove rimanevano quindi a perenne testimonianza storica e pa- 
triottica, si correva pericolo di vederle rovinate o disperse. 

I bassorilievi dell'entrata dei Milanesi erano stati incastrati in 
lunga serie, al disopra delle botteghe aperte a pianterreno: occor- 
rendo riparare queste dal sole, i bottegai avevano infissi i ferri 
per sostenere le tende, senza tanti riguardi ai patriottici cimelii. 
In una parola, erano esposti al crescente pericolo di nuovi guasti: 
tanto che nel 1892 il cav. Forcella, stampandone le iscrizioni nella 
pubblicazione della Società Storica Lombarda (*) , non esitava a 
farsi eco del generale desiderio che un tanto prezioso monumento 
fosse tolto da una continuata rovina, soggiungendo che grande 
sarebbe stata la responsabilità di coloro a cui incombe la conser- ■ 
vazione dei monumenti, se di questi avvenisse l'ultima dispersione. 

Nel frattempo, non si era però rallentata la vigilanza e l'in- 
teresse. 

II saggio provvedimento della Giunta Municipale, che nel- 
l'anno 1867 curava la miglior conservazione della lapide consolare -j 
trasportandola al museo, aveva di già richiamato l'attenzione in- 
torno a quei preziosi cimelii. In questi ultimi anni poi, la Con- ^j 
sulta del museo archeologico, sopra proposta e persistenza dei 
consultori conte Emilio di Belgiojoso e avv. Emilio Seletti, aiutata 
dal Municipio e infine altresì dal Ministero dell'Istruzione, vinse 
gli ostacoli. Il Municipio e la Consulta addivennero ad una tran- 
sazione col proprietario della casa tacitandolo con un indennizzo 
accordato dal Ministero sulla dotazione del museo. 

I bassorilievi istoriati e quello della figura del Barbarossa furono 
estratti e vennero trasportati in museo col concorso dell' Ufficio 

(*) Iscrizioni delle chiesa e degli altri edificii di Milano, ecc. — Milano, Prato, 
1892. Voi. X, pag. 2. 



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La lapide detta dei consoli milanesi. (Museo archeologico di Milano). 



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426 



ARCHEOLOGIA 



regionale di conservazione dei monumenti in Lombardia ed ora 
vi sono esposti a lato della epigrafe dei consoli milanesi. Sulla 
casa N. 54 del corso di Porta Romana, assieme alla copia dell'e- 
pigrafe riprodotta nel 1867, fu pur posto nello scorso anno un 
facsimile della figura dell' Enobarbo. 

Questi bassorilievi istoriati erano stati descritti ed interpretati 
dal Giulini quando ornavano ancora i capitelli-fascia che giravano 
sui pilastri delle due arcate di Porta Romana. Ma per il senso 
poco facile a decifrarsi delle iscrizioni in rozzo latino che lì accom- 
pagnano, per la forma impacciata delle sculture, ed anche per lo 
stesso testo del commento del Giulini , rimaneva dubbia la loro 
interpretazione, dubbia altresì la distribuzione e l'ordine delle scene, 
tanto più dacché eran stati infissi in serie continua sulla fronte 
di quella casa. 

Ad accrescere 1* incertezza si aggiungeva il fatto strano che, 
accettando senz'altro l'ordine dato dal Giulini , la rappresentazione 
del ritorno in Milano dei Milanesi veniva ad esser disposta in sen: 
contrario come se si trattasse della loro uscita dalla città. Il sold 
Mongeri, néHd Arte in Milano {*■), accettando il testo e le tavole 
del Giulini, aveva dato una descrizione chiara ed una interpreta- 
zione soddisfacente dei soggetti. Ma appunto, per la sua origine 
Giuliniana e per quell'anomalia di collocamento, forse non tacitava 
ancora tutti gli studiosi. 

L'onor. arch. Beltrami , nel fascicolo dello scorso dicembre di 
quest'Archivio Storico Lombardo, a pag. 395, ne ha ripreso le 
studio metodico, pezzo per pezzo, e mettendone le misure e le 
sviluppo in relazione colla planimetria di Porta Romana che egli 
aveva scoperto in una raccolta di disegni del secolo scorso. Queste 
studio Io ho condotto a precisare il posto primitivo delle sculture 
nell'arcata rimasta aperta sino al 1793 ed in quella ancora chiusi 
sin dal XIV secolo, e ad identificare la parte intravveduta da 
Giulini in questa arcata chiusa, quand'era penetrato nella scal 
che vi era stata costrutta. 



(*) L'Arte in Milano, 1872, pag. 494 e seguenti. 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO 



427 



Inoltre egli ha ammesso quanto disse il Besta sul bassorilievo 
rappresentante i Milanesi chiedenti aiuto all'imperatore bizantino, 
bassorilievo smarrito, forse distrutto che occupava probabilmente 
il lato a muro dell'arcata chiusa. 

La restituzione alla quale l'onor. arch. Beltrami è pervenuto 
coincide coll'ordine dato dal Giulini, il testo del quale ora riesce 
pienamente spiegato purché si tenga conto che quando questo 
storico dice arcata sinistra è quella che noi chiameremmo destra 
ed era la sinistra per chi entrava in città. 

Difatti lo studioso che tiene dinanzi a se il tracciato planime' 
trico della porta, delineato dall'arch. Beltrami colla indicazione di 
un numero d'ordine dei frammenti secondo il posto che occupa- 
vano, vede a destra l'arcata rimasta la sola aperta per sei secoli 
e che il Giulini chiamò sinistra. Noi la chiameremo adunqne ar- 
cata destra. 



Spalla 

a 
muro 



arcata 
sinistra 



Pilastro 
inter- 
medio 



arcata 
destra 



Spalla 



9 IO II 



Assodata la disposizione originaria dei singoli frammenti e 
l'ordine secondo il quale si svolgevano quelle serie di figure, è 
interessante il riprendere ad esame il soggetto che rappresentavano, 
per quanto lo consentano la deficiente esecuzione plastica delle 
figure e la lingua e lo stile del degenerato latino delle iscrizioni. 

Lo studio non potrà esser fatto che prendendo contemporanea- 
mente ad esame: i caratteri delle sculture, ciò che queste rap- 
presentano e le epigrafi che le accompagnano. 

Procedendo con questo criterio, troviamo subito tre gruppi 
distinti, ciascuno dei quali ha caratteri propri! di tecnica plastica, 
un soggetto distinto dagli altri ed un'iscrizione sua propria, tanto- 
nel significato, che nei caratteri epigrafici coi quali è incisa. 







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I bassirilievi di Per 



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:heologico di I\]ilano\ 



430 



ARCHEOLOGIA 



I. 



Il primo gruppo comprende i pezzi segnati dall'onor. Beltrami 
coi numeri 14. 13. 12. 11 e io (^). 

14) Una porta a due archi di città, turrita e merlata; colla 
scritta MEDIOLANUM. In questa è in atto di entrare^ abbas- 
sando la croce con bandiera che reca la croce, un frate, al disopra 
del quale è inciso il nome FRAT... lACOBO. 

13) Dietro al frate, vengono due miliii col capo coperto di 
elmetto e di maglia di acciaio che avvolge il collo e scende sulle 
spalle, ed armati di lancia; il primo ha lunga veste che pare di 
lana, scudo ovale coli' impresa della ruota e vessillo colla impresa 
di un cavallo; il secondo ha pur scudo ovale ma col leone o ca- 
vallo rampante ed ha il corpo protetto di maglia d' acciaio. Sul 
listello superiore è inciso: Mediolanenses. 

1 2) Seguono sette armati di lancia, o di spada, o mazza, con 
scudo triangolare ed elmetto e con veste corta. L'ultimo esce da 
una porta contrassegnata BERGM in abbreviato e dalla quale 
spuntano le lancie di altri armati. 

II e io). Tre armati di spada o mazza, con elmetto, e scudo 
triangolare (il primo coli' impresa della ruota) escono da una porta 
doppia di città turrita e merlata, distinta col nome BRIXIA; ed 
altri due con spada e lancia da altra porta di città col nome 
CREMONA. ' 

Sopra queste sculture e sugli stessi pezzi, ma in senso opposto 
all'ordine delle figure, corre l'epigrafe. 

...Hit medio\a.no lapso dum forte resurgit suppossuere [manus] 

I factum declarat amicos dans Deus aut tollens reddens esto bene- 

dictus vci^diolanensQ.'s, \ Psallirmis ecce tibi nostra Deus urbe recepta. 

La parola Manus letta dal Giulini, dal Labus ed altri oggi è 

(^) Riproduciamo ancora i disegai già annessi allo studio dell' onor. Bel- 
trami. per facilitarne l'esame. 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO 4JI 

inintelligibile. Fra i varii scrittori che diedero il testo di questa 
epigrafe corre divario nella interpretazione della parola factum^ 
alcuni leggendo una croce e poi actum. Giova osservare che in 
questa epigrafe non si presentano croci e che anche la F di 
forte è incisa come una croce. Infine la parola Mediolanenses è 
intercalata fuor di posto e non deve interrompere la lettura del- 
l'epigrafe. 

Sulla cornice superiore a questi pezzi corre un'altra epigrafe in 
caratteri più grossi : 

Hoc opus Anselmus formavit dedahis ale. 

Come ha ben detto il Labus (*) e poi il Mongeri Q') le sculture 
e la leggenda apertamente dimostrano qui essersi voluto esprimere 
il ritorno dei Milanesi in patria, dopo cinque anni di dispersione 
nella vicina campagna, condotti dai loro alleati i Cremonesi, i 
Bresciani ed i Bergamaschi (^) e guidati da Frate Iacopo. Ma 
è strano che la disposizione della sfilata sia tale che i milanesi 
coi loro alleati sembrino uscire di Milano anziché entrarvi. Infatti 
il frate lacobo e tutte le figure che lo seguono, camminano verso- 
l'uscita della porta, voltando le spalle alla città. 

Finalmente l' iscrizione del cornicione ci dà il nome dello scul- 
tore di questa parte dei bassirilievi, il quale vi è proclamato 
secondo Dedalo. 

Malgrado la rozzezza, la deficienza plastica e tecnica di questi 
bassirilievi, dobbiamo riconoscere che, in confronto agli altri che 
seguono, non mancano di una certa diligenza. L'artista ha stu- 
diato il vero, r ha riprodotto il meglio che gli fu possibile, ha 
tenuto conto delle proporzioni del corpo umano, delle movenze e 
dei costumi; infine, ha riprodotto colla maggior esattezza di cui 
era capace le porte della città. I costumi sono la parte migliore del 

(') Giovanni Labus, spiegazione delle tavole in rame del tomo prima 
dell'Istoria di Milano di C. De Rosmini. Voi. IV, pag. 421. 

Giuseppe Mongeri, L'arte in Milano, pag. 495 e seg. 

(*) C. RoMUSSi, Milano nei suoi monumenti. 2." edizione, Milano, De Mar- 
chi 1895. Voi. I, pag. 45} nota l. 



432 ARCHEOLOGIA 



SUO lavoro e concordano coi costumi, colle armature e colle armi 
del XII secolo, quali vediamo nelle miniature e nelle sculture. 
(Ad esempio nei bassirilievi della facciata di San Zeno a Verona). 



IL 



Il secondo gruppo abbraccia i pezzi segnati dall'onor. Beltram 
coi numeri 6, 7, 8 e 9. È svolto in senso opposto al gruppo pr^ 
cedente, cioè si avvia verso sinistra, cosicché le due storie si dipa 
tivano dalla fronte verso città del pilastro mediano delle di 
arcate. 

6) Precede un ecclesiastico, a capo scoperto, tiene una crooj 
a banderuola, che egli abbassa per entrare nella gran porta di 
edificio. L'arcata di questa porta poggia su una colonna a spira 
con capitello e base eleganti, quali vediamo negli edifici! religic 
del XII secolo, ma sull'arco la scultura pare rappresenti una met 
latura (?j. Lo segue un chierico con una croce pateata, molto 
ratteristica. 

7) Una figura a piedi, dalla lunga veste coli' orlo a dénteljijl 
con cappuccio od acconciatura c'ie copre il capo e le orecchie 
avvolge il mento; tiene in mano una cassetta sulla quale è disc 
guato a rilievo un fiore. Poi una figura a cavallo in atto di apri 
la destra come rendimento di grazie. Segue una terza figura 
piedi, in piccole proporzioni. 

8) Due figure a piedi. La prima, con veste a cappuccio e 
orlatura inferiore a dentelli, porta un oggetto lungo che fu sempr 
interpretato per un cero acceso. Poi una terza figura pure a pied ; 
con berretto a calotta sul capo, e che trattiene un cane ringhiose 

9) Tre altre figure. La prima a cavallo di un animale dall' 
testa di cane o di leone; la seconda rivolta indietro, indossa un' 
lunga veste con cintura, ha pur una specie di cappuccio in capo^ 
ferma, prendendolo per la briglia, il cavallo su cui sta l'ultima 
figura, la quale è paludata, ha lunga capigliatura ed è in atto ci 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO 453 



benedire od indicare redificio nel quale sta per entrare la prima 
figura del corteo (pezzo 6.°). 

Su tutte queste figure, nel campo del bassorilievo, si svolgono 
delle volute, a due a due, in senso convergente. 

Al disopra poi, sul listello degli stessi pezzi, corre l'epigrafe: 
. . . Reddentes grates Christo subeamus in urbem \ -f- istud 
scuipsit opus Girardus pollice dodo \ Christum laudantes patrias 
revieamus in edes \ -\- fata vetant ultra procedere stabirmis ergo» 
Nella parola Reddentes, la seconda d si trova rinchiusa nella 
prima, ma è un errore perchè il verbo è redire, ritornare, e non 
reddere, restituire. La forma redoentes, ammessa dal Labus, pareva 
la più giusta, e non sarebbe stata che una cattiva coniugazione 
del verbo redire. 

La rappresentazione e l' epigrafe (salvo che per l' inciso isttid 
scuipsit Girardus pollice doctó) furono interpretate dal Labus e poi 
lai Mongeri : per il ritorno festante dei cittadini i quali si recano 
processionalmente alla chiesa a renderne grazie a Dio. Difatti la 
processione è aperta da un ecclesiastico, seguito da un chierico. 
La grande arcata della porta con colonna a spirale di certa ele- 
-(anza si addice ad una chiesa e questa potrebb'essere la basilica 
li Sant'Ambrogio, tanto più che le volute in tutto il fondo del 
! tassorilievo rappresentano le arcate del suo atrio, quale oggi lo 
vediamo ancora. L' ultima figura non reca in capo, è vero, né mitra 
lè acconciatura alcuna di un dignitario ecclesiastico, però ha ampia 
■aste paludata, è in atto di benedire od indicare la chiesa dove 
tutti s'avviano ed è trattata coi dovuti riguardi : gli si tien per 
la briglia la cavalcatura affinchè possa scendere. Potrebbe quindi 
darsi che rappresenti il vescovo Caldino, il quale aveva fatto il suo 
i^rimo ingresso in Milano soltanto quando i Milanesi v'erano ritornati. 
Le parole intercalate in quella iscrizione ci dicono che questa 
mrte di bassorilievi fu eseguita da Girardus e qui non manca 
'attributo laudativo di pollice dodo. In questo Girardus il Labus 
i^ poi il Forcella (*) videro lo stesso Girardo de Mastegnianega 

1 

I (*) Labus, op. cit., pag. 422, e Forcella, op. cit , pag. 6. 



434 



ARCHEOLOGIA 



■che nella grossezza sinistra della lapide dei consoli è dichiarato 
l'architetto della porta: anzi il Forcella corresse il nome prima 
letto in Castegnianega. 

La forma delle lettere dell'iscrizione è diversa da quelle del- 
l'iscrizione del primo gruppo, ma ben maggiormente diverso è lo 
stile delle figure, o meglio la maniera dello scultore. È una ma- 
niera meno verista, più sintetica e facile, che modella con una 
certa larghezza, preferisce le forme tondeggianti e sommarie. 



III. 



Il terzo gruppo finalmente abbraccia i pezzi segnati dall' ono-| 
revole Beltrami coi numeri i, 2, 5, 4 e 5 — e formava una raj 
presentazione che si svolgeva sull'altro pilastro, quello a mure 
■dell'arcata destra. Comprende una serie di venti figure avviate da 
sinistra a destra. 

In questa scena dobbiamo osservare per la prima la figura che 
sta in fondo a sinistra dove principia l'epigrafe. È Sant'Ambre 
gio preceduto da un chierico che porta la croce gemmata. 

Il santo vescovo con mitra ornata di gioie in capo, tiei 
colla destra lo staffile col quale percuote l' individuo che gli st 
dinanzi che volta alquanto indietro la testa in atto di timore] 
questi tiene un vaso o fiala. E coppe, sacchi o in mano o appesi ad 
un bastone appoggiato alla spalla, grossi involti, sedili, scuri, eccJ 
tengono le altre diciasette figure di uomini e donne che se ni 
vanno via cacciate; le donne si distinguono dalla capigliatura co:l 
lunga treccia pendente dietro le spalle; una di esse tiene i:| 
braccio il suo bambino ed è preceduta dal cane fedele. 

Le iscrizioni di questa scena sono due; una sulla cornice sup<| 
riore del capitello : 

. . . -f AMBROSIUS CELEBS lUDEIS ABSTULIT EDEH 
l'altra sul listello dei pezzi scolpiti : 

Ambrosius, Arriani. 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO 435 

La voce Arriani con due r, come già l'aveva letta il Labus, è 
incisa con caratteri che accennano già alla forma gotica delle leg- 
i^^ende delle monete, specialmente i due A. 

È indubitato che qui abbiamo Sant'Ambrogio che scaccia da 
-Milano gli Ariani, e l'epigrafe superiore soggiunge che scacciò 
mche gli Ebrei. Il Giulini, il Labus, il Mongeri si intrattennero 
a discutere della fallacia di quella rappresentazione. Ma è un fatto 
che già nel XII secolo era invalsa la tradizione che Sant'Am- 
brogio avesse espulso dalle chiese gli Ebrei e scacciati fuor di 
Milano gli Ariani. Ora io trovo che una tale rappresentazione qui 
iveva la sua ragione di essere. I Milanesi riconoscevano nell' av- 
venuto loro ritorno in patria l'intervento benefico del loro santo 
protettore ed è naturale che glie ne abbiano attestato la loro gra- 
titudine con quei bassorilievi commemorativi, coi quali vollero dire 
che Sant'Ambrogio, allo stesso modo che aveva saputo e potuto 
scacciare gli Ebrei e gli Ariani, aveva fatto rientrar loro in Milano. 

Ciò che v' ha di strano in questo terzo gruppo è la disposizione, 
la direzione della scena: si tratta dell'espulsione da Milano, e tutte 
le figure erano invece disposte come se fossero cacciate per forza 
in Milano. È un'anomaha consimile a quella del primo gruppo. 

Ho detto del carattere tendente già al gotico monetario delle 
lettere della epigrafe del listello, la quale diversifica dalle altre 
ielle due storie. Anche la maniera plastica è diversa sostanzial- 
mente, tanto dai bassorilievi del primo che da quelli del secondo 
_; ruppo. Col secondo non e' è neppure confronto ; il carattere delle 
^culture essendovi così personale. In paragone alle sculture del primo 
:^ruppo, queste del terzo sono ancor inferiori : difettano di propor- 
zione, hanno la testa troppo grossa ed a forma di una noce di 
:occo. Le braccia e le mani, se fossero tenute penzoloni, scende- 
rebbero sino ai piedi delle rispettive figure. Invece si intravvede 
maggior vita, un barlume d'espressione nell'atteggiamento. Le 
vesti sono trattate tutte allo stesso modo e qui si trova l'uso del 
rapano. Questo mezzo tecnico non appare nei bassorilievi degli 
litri due gruppi cosicché anche per i caratteri plastici così distinti, 
iono indotto a riconoscervi un terzo scultore. 



456 ARCHEOLOGIA 



Dei bassirilievi del quarto lato, non abbiamo più traccia e, se| 
quelli pervenutici eran stati conservati così gelosamente all' atte 
della demolizione del 1793, è presumibile che degli altri non rima 
nevano che frammenti del tutto guasti. 

Certamente che dal lato artistico questi bassorilievi scolpiti s? 
posto, cioè a costruzione ultimata , sono goffi , debolissimi e coii 
trastano singolarmente colle sculture lombarde della stessa epod 
che troviamo in altre regioni. Pensiamo alle sculture di quel B| 
nedetto, chiamato volgarmente Antelami, a Parma ed a Bor| 
San Donnino; alle sculture nell'arco inferiore della porta centra 
della facciata di San Marco a Venezia, le quali sono dello stes^ 
carattere. Ora quel Benedetto non era altro che un lombardo, vel 
niva dalla valle di Antelamo al di sopra di Varese e allo stess(| 
modo che gli scultori venuti da Campione eran detti Campione^ 
così quelli scesi dalla valle di Antelamo erano detti Antelami, 
pensi ancora alle sculture eseguite dai lombardi in Toscana, 
Pistoia, a Groppolo, a Lucca in San Martino, che diedero tem:j 
allo Schmarsow per una importantissima monografia (*). 

L'Arte non alligna che nei centri ove prosperano la vita, l'irj 
dustria, il commercio. Dalla infelice Milano se n'era fuggita, 
bassirilievi di Porta Romana artisticamente non valgono che ati] 
attestare le difficili condizioni della nostra città in quel turno 
tempo, ma archeologicamente, e dal punto di vista della stòi 
e dei ricordi patriottici non sono forse un monumento prezioso p«p^ 
noi e che la Consulta doveva salvare dalla rovina o dalla dispersione! 

La tavola del Giulini, e più ancora le opere del Grazioli, d 
del Latuada ci ricordano infisso nel muro della porta romani 
verso città al disopra della lapide dei consoli un bassorilievo ccj 
figura seduta, tenente al disotto delle gambe incrociate a triango i 
una figura di mostro e riferiscono che la comune opinione vole^j 
ravvisarvi il simulacro dell'imperatore Federico Barbarossa. 

(*) Schmarsow, San Martin von Lucca. Breslau, i8go. 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO 



457 



imsr^i 



quindi presumibile che quel bassorilievo risalga alla stessa epoca 
della lapide dei consoli e dei bassirilievi dei capitelli degli archi 
ed è pur presumibile che quello fosse il suo posto originario. 

Fu eseguito sopra una lastra di marmo più larga in basso che 
in alto, e cioè: alta m. 1,45, 
larga alla base m. 0,47 ed alla 
parte superiore m. 0,39 ; della 
grossezza di 1 2 centimetri e col 
rilievo di 16 centimetri. 

Rappresenta un uomo dal ca- 
i) scoperto, con lunga capiglia 
tura, folta barba e lunghi baffi. 
Veste un sorcotto con maniche 
lunghe e strette ed indossa un 
lungo mantello. Ha calzoni stretti 
calzari alti. Tiene nella de- 
stra un fiore o secondo alcuni 
uno scettro spezzato. Poggia 
l'altra mano sul ginocchio destro. 
1- seduto colle gambe incrocic- 
hiate e sotto vedesi un mostro 
antastico, con petto a squame, 
ili di pipistrello e coda doppia 
)ipartita. 

Come lavoro di scultura, già 
•bbe il Mongeri ad osservare che 
atteggiamento dhnostra tin sin- 
"-olare ardire scultorio per quel 
empo e che la testa non maìica 
•ella sua brutale nudità di certa 

\aturalezza ed eìiergia. Le proporzioni sono abbastanza giuste, la 
jiodellatura se non altro ci dà le forme che lo scultore intendeva 
jippresentare. Tanto per la facilità dell' invenzione, la disinvoltura 
ella composizione e dell'esecuzione, che per il carattere plastico, 
rgo e sommario, per la tecnica dello scalpello, questo alto ri- 

1 Arch. Sior. Lomb. — Anno XXIII - Fase. X. =9 




i 



458 



ARCHEOLOGIA 



lieve si avvicina assai ai caratteri delle figure dei bassirilievi del 
secondo gruppo, eseguiti da quel tal Girardus. 

A completare la raccolta dei cimeli di quella antica porta non! 
mancherebbe che il tabernacolo della Madonna con Santi, che e 
ricordato dall' incisione data dal Giulini e stava nella parte aggiunta 
sulla porta nel XIV secolo. Il tabernacolo, secondo quella incisione 
era analogo agli altri di Giovanni di Balduccio da Pisa e dei suo 
scolari lombardi che ornavano le altre porte, come ad esempi' 
oggi vedesi ancora sulla porta detta nuova in Via Manzoni. 

Il Mongeri ritiene che sia andato a finire nella porta Ticin 
restaurata nel secol nostro, ma ciò non può essere perchè, sta 
ad altra incisione del Giulini inserita a pagina 725 della edizi 
del 1855 rappresentante la Porta Ticinese, anche questa aveva 
suo tabernacolo con figure, che non sarà stato altro che l'attui 
in cui si vede S. Lorenzo colla graticola caratteristica pel luoj 
e per la vicina basilica a quel Santo dedicata, e S. Pietro Mar 
che ha la sua sepoltura nella non lontana chiesa di S. Eustorgi 

Il tabernacolo di Porta Romana è stato distrutto e le sue fig 
andaron disperse e fors'anche in parte spezzate. 

Di recente il Museo mercè la liberalità del consultore cav. Selettj 
si è arricchito di una statua della maniera di Giovanni di Balducciii 
segnalatami da un antiquario e che era conservata in una caset 
del Corso S. Celso. Potrebbe darsi che fosse stata una delle figu 
di Santi del Tabernacolo della non lontana Porta Romana. Essem 
entrata in Museo, nel corrente anno, ne terrò parola nella rei 
zione successiva. 

Intanto, poiché per voto generale tanto delle persone che 
interessano, quanto di quelle che sopraintendono ai Musei mi 
nesi, è dato ritenere che fra non molto il Museo troverà una se 
più vasta ed opportuna nel Castello, esprimerò alla mia volta 
voto che questi varii cimelii della antica porta detta Roma 
siano esposti riavvicinati e col corredo dì un piccolo modello de 
porta ricostrutta secondo l'incisione dell'opera del Giulini ed 
sieme alla riproduzione del disegno planimetrico rinvenuto e p' 
blicato dall'onor. Bel trami. 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO 



439 



ALTRI DONI ED ACQUISTI. 



Dalla località di Missaglia, nella quale già nel passato si rin- 
vennero antichità romane, con epigrafi {*■), proviene l' ara romana 
donata dal Consultore avv. Emilio Seletti, il quale favori' pure 
il seguente cenno: 

< Piccola ara votiva di sarizzo alta m. 0,69,5 ; larga alla base Ara romana 
o.50)5>; G della grossezza di 0,32,5. 



Ita 
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^ 0,1^ >♦ 



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IV32S - . 



i/oaZa. -1 -Jo 



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I Missaglia). 

Dono 

del Consultatore 

cav. Seletti. 



(*) MoMMSEN, Corpus e Bollettino di questo Museo. 



440 



ARCHEOLOGIA 



In una delle faccie maggiori sì legge la lettera A» di mediocre 
fattura, alta circa centim. 6,5, residuo di una iscrizione abrasaj 
della quale si intravedono segni di altre lettere. 

Quest'ara manca della base e dopo di aver servito quale matel 
riale, passò a decorare il giardino di una mia casetta in Missaglia'| 
(Brianza), ove tengo pure il coperchio in sarizzo di una tomba dì 
epoca romana lungo m. 2,33, alto, m. 0,83,5 ^ largo m. i,32| 
Lo avrei pur offerto al Museo se meritasse e se il suo peso noJ 
fosse eccessivo pel trasporto ». 



Oggetti romani di 

scavo (Magenta. 

Dono dei signori 

Biccinetti. 



I signori fratelli Biccinetti di Magenta hanno graziosamente 
regalato al Museo gli oggetti di scavo romani che nell'aprile del- 
l'anno precedente, in occasione di lavori di risaia, erano stati rin- 
venuti in un fondo di loro proprietà detto la Cascina Bovisa, a| 
Pontevecchio presso Magenta. 

II terreno in cui avvenne la scoperta, un tempo era tutto ai 
boschi, poi era stato ridotto a prateria, ed in ultimo, all'atto dell 
rinvenimento veniva scavato per esser utilizzato a risaia. Già nelj 
passato in quella località eran state scoperti numerosi oggetti ro-j 
mani. Questa volta, quanto si rinvenne non andò disperso. 

Gli oggetti o meglio le modeste sepolture apparvero a poca! 
profondità, in maggioranza dai 25 ai 50 centimetri, alcune tutt'alj 
più a 70 centimetri sotto al livello del prato ed in una estensione 
dalle 6 alle 7 pertiche. 

I residui di carbone erano evidenti, numerose le urne ma tutte 
spezzate però contenevano ancora rimasugli di ossa combuste. U 
una trovossi pure una moneta che segna l'epoca di questa ne 
cropoli. 

Gli oggetti favoriti dai signori Biccinetti sono: 

Parecchie anfore spezzate, le quali avevano servito da urna cine 
raria, come si riscontra di solito nelle modeste sepolture celtiche 
romane del territorio milanese. Erano anfore, anche come al so^ 
lito, molto larghe e segate nella parte superiore. 

Di una di esse si potè aver il diametro (40 centimetri). 

Bel vasetto in terra rossa aretina, fusiforme. Esternamente : liscit 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO 



441 



per un terzo nella parte superiore e per due terzi adorno di orna- 
menti di triangoli ottenuti con striature e linee di granellini in 
rilievo. Attorno alla bocca una piccola frattura. Altezza m. 0,15,5, 
alla base, diametro 0,4 ed all'orifizio o bocca superiore 0,8. 

Vasetto cilindrico in terra rosea, alto 0,7,5; alla base, diametro 
0,7 ; sotto, un piccolo disco che fa da peduccio. 

Due vasetti in terra alti 0,7,5; collo stretto; uno ha la bocca 
spezzata. 

Ciotola in terra comune chiara, di 1 1 cent, di diametro ed alta 
5 centimetri. 

Una fusarola in terra del diametro di 5 centimetri. 

Un balsamaio in vetro alto 0,11. Colla bocca spezzata. 
■ Due bei vasetti di vetro unguentari giallo, a larga pancia del 
diametro di m. 0,45; altri 0,5,5. 

Altro della stessa forma di vetro bianco iridescente (tutto 
spezzato). 

Altro di vetro azzurro, tutto contorto e schiacciato dalla com- 
bustione. 

Tre pezzi di specchio in metallo bianco. 

Moneta, medio bronzo di Augusto, col rovescio di un'ara e la 
leggenda PROVIDENT, moneta che sappiamo battuta sotto Ti- 
berio. (Cohen. N, 2281. È di discreta conservazione. 

Disco ossia metà di fermaglio o 
fibbia a due dischi di epoca bar- 
barica, in bronzo, del diametro di 
va. 0,4,5, di forma alquanto con- 
vessa, ancor munito della meda- 
glietta spezzata, ossia del foro in 
cui entrava il ganghero dell'altro 
disco del fermaglio. Il lavoro di 
traforo di questo disco fa apparire 
un'aquila dalle ali spiegate. I par- 
jticolari sono ottenuti con tratti in- 
aisi. La patina è d' un bel verde 
curo con macchie di rosso cupo, caldo 




Mezzo fermaglio 
barbar co. 
Acquistato). 



442 



ARCHEOLOGIA 



Fu acquistato da un antiquario, che asserì esser stato rinvenuto 
a Pavia nelle vicinanze della località del bersaglio. 

Intorno a cotesti fermagli ed al loro stile abbiamo dei lavori 
che ce ne facilitano lo studio e ci aiutano a riconoscerne l'epoca 
approssimativa. 

Abbiamo anzitutto la Déscription raisonnée du Musée de St. Ger- 
main en Laye {bronzes figicrés de la Gaule romaine par Salomon 
Reinach [}), dotto lavoro che nella introduzione studia lo stile 
della decorazione artistica dei popoli del nord o celtici, stile che 
vien detto della Térie, da una stazione elvetica sul lago di Neuf- 
chàtel, nella quale furon trovate opere caratteristiche, ma che si 
estende alla regione della maggiore delle isole britanniche, alle 
Gallie tutte intere, alle valli del Reno e del Danubio sino al mar 
Nero, al mar del Nord ed al Baltico e finalmente anche nell'Italia 
superiore. Appare già all'epoca romana, ma quando, al V secolo 
d. C, le invasioni e lo sconvolgimento generale diedero la pre 
valenza in tutta l'Europa centrale e settentrionale ai popoli del 
nord, riprese un impulso maggiore e si affermò specialmente nella 
decorazione. Nelle Gallie ebbe piena fioritura all'epoca dei Franchi, 
nell'Italia superiore e specialmente nelle regioni occupate dai Lon- 
gobardi persistette durante il loro dominio. 

Cotesta decorazione era basata specialmente sul principio inor- 
ganico ; gli animali erano trasformati, resi simmetrici nelle loro- 
forme, disegnati in modo tutto convenzionale, con tendenza alle 
forme araldiche. Tutto ciò costituiva la così detta stilizzazione 
delle forme organiche, e si applicava per lo più alle placche me 
talliche traforate. 

Il Reinach descrive specialmente i fermagli o fibule con animali 
stilizzati, il cui contorno è stato tagliato a traforo; ma sono dij 
epoca franca; vi troviamo già delle placche rotonde e delle fibule 
quadrangolari con animali, placche e fibule però di uno stile pììi 
rozzo di quella che possediamo. 

A quésto punto giova consultare un altro lavoro : il volume de 

C) Paris, Didot. s. d. 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO -}4} 

De Baye suWepogiie des invasions barbares-Indtistrie longobarde (*). 
Il De Baye dà testimonianza degli stessi caratteri negli oggetti 
artistici delle tombe longobarde scoperte in Italia. Presenta un 
tipo di fibula rotonda, però ad un disco solo e finalmente discorre 
lungamente delle boiccles de ceinture o fibbie o fermagli da cin- 
tura, con animali eseguiti a traforo. 

Così ci troviamo trasportati in Italia ed in epoca più tarda. 
Tuttavia il confronto della nostra mezza fibbia induce, è ben vero, 
a riconoscervi lo stesso stile della Tene o celtico, ma un lavoro 
assai più progredito e più artistico. Abbiamo noi in quest'oggetto 
un lavoro ostrogota oppur longobardo perfezionato al contatto 
dell'arte romana e bizantina, od un lavoro di stile longobardo 
e forse di epoca posteriore ancora? 

Invece di una risposta decisiva, avvertirò ancora che questa 
placca traforata, pur conservando i caratteri celtici o della Tene 
nella tecnica del lavoro in bronzo e nei particolari di esecuzione 
dell'aquila e nella sua stillizzazione geometrica ed araldica, pure 
come contorno della massa dell'aquila stessa ci presenta una tra- 
duzione del tipo di aquila romana della decadenza, di quel tipo 
barbaro di aquila del rovescio di quelle fra le monete in bronzo 
degli Ostrogoti che recano la leggenda INVICTA ROMA oppure 
FELIX RAVENNA, le quali monete sono degli Ostrogoti e pro- 
babilmente di Teodato (554-536) ("^). 

Il cav. Achille Cantoni ha regalato una Mattonella in argilla M^«onei)a sm.-.i- 
smaltata, alta m. 0,21 e larga m. 0,24, proveniente dal pavimento xvi secoli 
in maiolica della corte vecchia di Mantova, fatto eseguire da Isa- Dono dei cav a. 
bella d'Este, la Marchesana, e che secondo gli studii dell' Yriarte 
risale al 1522. 

L' Yriarte appunto nello studio pubblicato nella Gazette des 
Beaux arts: Isabelle d'Este et les artirtes de sou temps (*), an- 



(') Paris, Nilsson 1888. " 

(*) Engel et Serrure, Traiti de Numismaiique du Moyen Age. — Pari?, 
Leroux, voi. IV, pagg. 27 e 29, figura 87. 
(^) Anno 1895, pag. 582 e seguenti. 



Cantoni. 



4»4 



ARCHEOLOGIA 



I 




novera alcune delle collezioni, nelle quali si conserva parte dì 
quelle formelle del pavimento andato disperso in questo secolo^ 
durante il dominio austriaco. Egli ricorda il South Kensington r 
Museum di Londra, il Gewerbe Mufeum di Berlino e la raccolta 
André di Parigi. Potrà aggiungervi il nostro Museo che già ne 
possedeva sei ed ora se ne è arricchito di una settima mercè il 
dono del cav. Cantoni. 

Dirò brevemente di questa e poi delle altre sei. 

È alta e larga circa 23 centimetri e ^2 ^ della grossezza 
di 5 centimetri, rappresenta una bianca cer* 
vetta in campo rosso violaceo, passeggiante a- 
sinistra su di un prato, il muso alzato verso 
un sole raggiante ed una banderuola col motto. 
BIDER KRAFT (0. 

Il prof. comm. Giovanni Tesorone, direttore 
del Museo artistico industriale di Napoli, di passaggio a Milano, 
accondiscese a studiare questa mattonella. Ecco gli appunti som- j 
marii di quanto ebbe la compiacenza di dirmi: 

È una mezza maiolica, non è una maiolica stannifera classica, ^ 
I caratteri di fabbrica, il colore e la natura della vernice (donde 1 
il cracquelage), la fanno ascrivere al tipo di Cafaggiolo. 

Notevole il rovescio a circoli concentrici a rilievo che servivano 
per assicurarla nel formarne il pavimento e che rammenta il si* 
stema dei della Robbia. 

La parte restaurata è ottenuta con uno stucco o miscela dij 
gesso da indoratore e colla di pesce, prima imprimite ad olio el 
poi dipinte. Su questo restauro e su tutta la mattonella era stata 
passata una vernice; raschiandola leggermente, il prof. Tesorone! 
fece riapparire lo smalto della maiolica ed il bel rossiccio dell 
manganese (^). 



(*) Attilio Portigli, la Zecca di Mantova, parte I, Mantova, Mon 
dovi, 1879. . 

(^) Per maggiori particolari sulle matonelle smaltate da pavimento, veg' 
gasi la pubblicazione delio stesso comm. Tesorone : « L' antico pavimentcj 
delle logge di Raffaello in Vaticano, studio ». — Napoli, tip. de Ru 
bertis, 1891. 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO 



44) 



Le altre sei mattonelle rappresentano i seguenti stemmi ed 
imprese: 

Lo stemma dei Gonzaga dalle tre fascie nere orizzontali su 
fondo giallo d'oro, inquartate col leone rampante. Lo stemma 
così composto risalta sopra una croce rosso- violacea (manganese), 
colle aquile imperiali nei quattro vani su fondo bianco. 

La musertwla o cesto col motto CAVTIVS, a colori giallo, 
bianco ed azzurro su fondo violaceo. 

Il nucleo o troncone azzurro con benda di tono ocra gialla, re- 
cante il motto VRAI AMOVR NE SE CHANCE; al disopra 
una tortorina. Il tutto risalta su fondo verde. 




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Il guanto di ferro a tratti azzurri su fondo bianco col motto 
^VENA FÉ NON ES MVDABLE. 

II sole raggiante violaceo in campo bianco col motto PER VN 
)EXIR. 



Il Consultore avv. Emilio Seletti ha pur donato un tondo in stemmainnunao 

, . , , , . . j 11 xviH xvnjs. 

armo bianco recante uno stemma, lavoro che ha i caratteri della ^^^ 

le del XVII e del principio del XVIII secolo, e lo ha accompa- dei coimiiutore 
iato con questa nota: car. Seietti. 



440 



ARCHEOLOGIA 



« Stemma in marmo bianco della misura del diametro di 20 
« centimetri, finamente scolpito negli ornati, e che sotto alla co- 
« rona marchionale, in piccolo scudo rappresenta tre monticelli 
« sormontati da un gufo sul quale evvi una stella cometa fian- 
« cheggiata da altre due stelle. L'acquistai dal marmista Giovanni 
« Galli, che mi asserì provenisse da Arconate (circondario di Ab- 
« biategrasso) ». 



I 



RELAZIONE SULLE ANTICHITÀ ENTRATE NEL MUSEO PATRIO 



4-17 



PARTE IL 



la- 



SCOPERTE E TRACCIE DI MILANO ANTICA 
APPARSE IN OCCASIONE DI LAVORI EDILIZII. 

Le scoperte e le traccie apparse nell'anno 1895, durante i la- 
vori edilizii si riducono a pochissime, probabilmente per la natura 
dei lavori e per le località in cui questi furono eseguiti. 

In via Circo, in gennaio, l'ing. Paolo Frigerio ha rinvenuto in via circo 
occasione dei lavori di fognatura, alla quota di livello di m, 116, anfora romana, 
un'anfora romana che ha mandato al Museo. È un'anfora diota, 
della solita forma, di terra giallastra, alta m. 0,85. 



Nel mese di marzo, nell'eseguire opere di rifondazione presso 
la Casa Bertarelli in via S. Orsola, n. 3, il capo mastro si- 
gnor Pozzi, scoprì alla profondità di m. 2,80 gli avanzi di una 
strada romana con marciapiedi rialzati, alcune delle pietre della 
massicciata presentavano i solchi delle ruote. Devo queste indi- 
cazioni al signor ing. municipale cav. Giovanni De Simoni. 



Via S. Orsola 

traccie di strada 

romana. 



In via Cappuccio, nello stesso mese di marzo , l' ing. Poggi, 
I Scoperse nei lavori di fognatura, presso la casa n. 5, a quattro 
Imetri di profondità (quota m. 1 1 6,06) un vecchio muro di ciot- 
Itoli e calce, ed una parte di colonnetta di 16 centimetri dì al- 
Itezza, di sei pezzi cilindrici di terra cotta del diametro di 13 
■centimetri. 

Due metri piìi in là, a metri 3,50 di profondità trovò le traccie 
ii un pavimen to rosso con pietruzze bianche, ed un' anfora ro- 
laaa, diota di terra rossa comune, alta m. 0,85. 

Mandò al Museo il tronco di colonnetta e l'anfora. 

Nell'aprile, in piazza Castello, vicino alla chiesa della Madonna 
lei Castello, alla profondità di circa i metro, apparve la traccia 



Via Cappuccio 

anfora romana 

e 

colonnetta di cotto 

e vecchio muro 

e pavimento. 



Piazza Castello 
presso la chiesa 

del Castello 

traccie di strada 

romana. 



4|8 ARCHEOLOGIA 



della strada romana. Due delle grosse selci che la lastricavano 
furono estratte e consegnate all'Ufficio di conservazione di monu- 
menti in Castello. 



Via S. Protaso 
strada e tombino 
romano e monetina 



Nel giugno, in via S. Protaso e lungo la linea della chiesa, 

sempre in occasione dei lavori di fognatura venne scoperto un 

del basso impero, coudotto romauo. Alla profondità equivalente alla quota 103,46 

apparve una massicciata di strada e sotto questa il tombino a 

volta, col fondo alla quota 105,98. 

Dallo schizzo favorito dal signor ing. Francesco Minorini e che 
conservasi nell'archivio del Museo, oltre queste risultanze, rilevasi 
che il tombino era alto m. 1,10, largo alla base e fondo m. 0,60. 

Al crocicchio poi delle vie S. Protaso, S. Dalmazio e Bassano 
Porrone, fu rinvenuto un piccolo bronzo di Magnenzio (Cohen^ 
n. 41J, che r ing. Minorini mandò al Museo. 



Via Lanzone. 



Proseguendo i lavori in via Lanzone, in corrispondenza alla, 
casa n. 39, a 3 metri di profondità si rinvennero due anfore di^ 
terra rossa (una con un grosso buco) col collarino e bocca dra 
notevole altezza, a guisa di imbuto. Sono più piccole del solito,!] 
misurano soltanto 70 centimetri ; a cura dell' ing. Minorini vennero 
trasportate in Museo. 

Finalmente in piazza Mercanti, l' ing. Poggi ritrovò traccia di 
altre tombe, vicino alla località in cui erano state scoperte quelle 
già descritte nella relazione dell'anno 1892 ('). Non presentarono 
particolarità. Evidentemente si tratta di tombe medievali già ma- 
nomesse. 

// Segretario della Consulta 
Giulio Carotti. 



(') Pubblicate nel 189 j. 







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BIBLIOGRAFIA 



G. Greppi. — Un gentiluomo milanese, guerriero e diplomatico^ 
lyós-iS^^g, appuìiti. — Milano, tip. Lombardi, 1896. 



Nella seconda metà del secolo scorso, la nobiltà milanese diede 
-ospicui saggi di sé. 11 conte Giulio Litta-Visconti Arese, di cui 
liscorre questo libro, illustrò per certo il proprio casato e la città 
natale, e merita di figurare nel coronale di uomini virtuosi e in- 
raprendenti, attestanti il risveglio lombardo prima della rivolu- 
ione francese. Questa biografia, che discorrendo con certa am- 
•iezza anche di avvenimenti generali può dirsi, sul soggetto, una 
icnografia compiuta, è desunta da carte di famiglia; e ^.quindi 
a pregio particolare. Aveva il conte Litta appena ventitre anni 
già era iscritto nell' ordine di Malta, campo nobilissimo nel 
juale s'esercitava il patriziato europeo, memore delle gentilezze e 
jelle prodezze delle crociate. A norma delle prescrizioni, compì 
jeirordine quella specie di alunnato che consisteva in tre « ca- 
cane » o campagne di mare ; e subito dopo gli toccò in sorte,. 



4)0 



BIBLIOGRAFIA 



per figurarvi assai, quella scena di Russia, sulla quale egli ha agito 
per gran parte di sua vita. 

Sin dal tempo di Pietro il Grande, la Russia mostrò di pre- 
giare, l'amicizia dell'Ordine di Malta, sendo eguale il nemico da 
combattere, il Turco. Caterina II, nel 1766, mandò ufficiali 
russi a studiare la guerra marinaresca sulle galere gerosolo- 
mitane. 

Quattro anni dopo, scoppiata guerra fra Russia e Turchia, il go- 
verno russo propose all'Ordine di accogliere navi russe ne' suoi 
porti e di muovere contro la mezzaluna a forze congiunte: ciò 
che non potè combinarsi per riguardi diplomatici ; Francia, oggi 
genuflessa dinanzi la Russia, ingelosì e si oppose. Non si rafred- 
darono, per questo, le cordialità russo-maltesi. Nel 1788, Caterina, 
allora guerreggiante gli Svedesi, chiese al gran maestro principe 
di Rohan un cavaliere gerosolomitano per riordinare la flottiglia 
sottile nel Mar Baltico. Il gran maestro prescelse a tale ufficio il 
cav. Litta: principio questo di sua ascensione. 

Partì alla volta di Pietroburgo nel gennaio 1789. Viaggio male 
avventurato; ribaltò dodici volte; se avesse creduto ai pronostici! 
Le accoglienze alla corte fecero dimenticare ogni disagio e di 
strussero ogni cattiva prevenzione, se pure il cav. Litta aveva 
potuto accogliere nel suo spirito giovanile, risoluto e sereno alcun 
tristo presentimento. Nelle lettere scritte alla famiglia trabocca Ven 
tusiasmo per Pietroburgo, « la più bella città d'Europa ». Con retti- 
proponimenti s' accingeva all'opera, per cui era stato da Caterina II 
chiamato, confidando altresì che ciò potesse dare alcuna consola- 
zione a suo padre: « Io non chiedo altra cosa che di mostrarmi 
degno di voi, carissimo padre, perchè aspiro alla vostra approva- 
zione in ogni circostanza: questa sarà la ricompensa più cara al 
mio cuore ». E in altra lettera: « Checché ne sia, io sono pronto 
a tutto, ma spero che non avrò mai ad arrossire del mio nome, 
e che non meriterò mai il rimprovero di mancare di zelo e di! 
buona volontà, atteso che ciò dipende unicamente da me: il ri 
manente lo lascio alla Provvidenza ». Linguaggio nobile e degno 
•e i fatti non dissentirono da queste dichiarazioni. 



BIBLIOGRAFIA 4SI 



Il cav. Litta attese con grande zelo ad allestire per l'immi- 
nente guerra la flottiglia leggera, che doveva operare d'accordo 
colla flotta, sotto il comune comando del principe di Nassau- 
Siegen, un tedesco che a Caterina II o piuttosto al suo Potemkin 
era piaciuto innalzare a così alto posto. Il 13 agosto 1789, presso 
1' isola Mayapari, lungo la costa della Finlandia, per il cui acquisto 
Russia faceva la guerra, le navi russe riportarono una grande 
vittoria. Il cav. Litta vi acquistò le maggiori lodi : attraversò la linea 
delle navi nemiche, compi lo sbarco sulla spiaggia finlandese e alla 
jtesta dei Cosacchi inseguì il nemico: «Rischiai due volte, scrive, 
di essere ucciso persino dai miei alla cui testa mi trovavo; io 
sto benissimo, ma sono ancora sordo». Per compenso, fu pro- 
imosso contrammiraglio, ebbe la croce di San Giorgio, ed una 
isciabola d'oro col motto Per il valore. Se non che la Svezia ebbe 
una vincita, l'anno dopo, nel golfo di Sveaborg, dentro il quale, 
:on poca prudenza, il principe dì Nassau-Siegen spinse sue navi. 
Anche durante questa battaglia, il nostro Litta toccò i primi 
inori: di che non vorremo essere dimentichi, che nella seconda 
netà del secolo scorso s' ebbero poche prove della virtù guerresca 
le' Lombardi. L' imperatrice gli mandò in regalo una seconda 
ada d'onore. In una relazione del tempo, conservata nell'Ar. 
bivio del Ministero degli esteri a Parigi, si legge: « In quanto 
Ile fregate e in generale a tutte le grosse navi russe, esse com- 
itterono disperatamente. I signori di Nassau e Litta e il gene- 
Ue Pahlen mostrarono una bravura, un' attività e una costanza 
opranaturale ». Lo svedese conte Piper, che assistette alla bat- 
glia, arriva a dire che la Svezia non avrebbe vinto nelle acque 
Sveaborg se il comando della flotta russa fosse stato tenuto 
ir « illustre milanese». 

iNel 1791, il Litta ritornò in Italia, ma tre anni dopo è riman- 
lito a Pietroburgo, plenipotenziario per la « sistemazione degli 
iteressi dell'Ordine in Polonia », la quale già era, per gran parte 
'jduta nelle bramose canne delle tre potenze confinanti, Russia, 
^Istria e Prussia. Fu codesta una pratica lunga, uggiosa, che mise 
a brova la pazienza e l'abilità diplomatica del gentiluomo lombardo. 



452 BIBLIOGRAFIA 



L'entusiasta Paolo I, appena salito nel 1796 al trono, mani- 
festò grandi predilezioni verso 1' Ordine di Malta, vedendovi una 
delle rocche della nobiltà, scrollata dalla Francia. Al più presta 
lìrmavasi una convenzione risguardante le commende dell'Ordine 
nella Polonia russa molto favorevole all'ordine stesso: col che il 
cav. Litta conseguiva un altro successo. Di Paolo I il Litta fa 
un ritratto favorevolissimo, e persino gli attribuisce l' intenzione 
di ricostituire il regno di Polonia « di cui sempre biasima lo 
scompartimento, ma lo arrestarono le considerazioni ben diverse 
delle altre corti alleate, colle quali abbisognava necessariamente 
intendersi ». Per grato animo verso i ricevuti favori, l'Ordine 
proclamò lo czar suo protettore. 

L'egregio autore si diffonde nel descriverci per minuto la ca- 
duta in mano di Napoleone dell' isola dì Malta, la nomina di 
Paolo I a gran maestro , i contrasti che incontrò tale nomina. 
Per tale elezione, crebbe l' influenza del Litta, che tanto piaceva 
allo czar e che ebbe il titolo di « primo luogotenente del gran 
magistero ». Le predilezioni dello czar verso il patrizio milanese 
giunsero fino a procurare il suo matrimonio con una ricchissima 
gentildonna russa, una Engelhardt. Pio VI, dal suo esilio di To- 
scana, prosciolse il bali Litta de' voti solenni, e il matrimonio fu 
benedetto in Pietroburgo il 31 ottobre 1798 da monsignor Litta, 
nunzio apostolico, fratello dello sposo. Divenuto uno dei più| 
grandi proprietarii della Russia, il conte Litta zelò il bene de 
contadini, mostrò animo compassionevole e munifico, secondato ir| 
ciò dalla virtuosissima moglie. Colla quale visse trent'anni; per! 
dutala, n' ebbe angoscioso desiderio e in ogni guisa ne onorò 1;{ 
memoria ; dilesse una nipote sua, quella contessa Somoyloff, dell;; 
quale sono pieni i ricordi intimi milanesi; più non volle lasciar! 
la patria della moglie, che divenne per lui una seconda patria, j 
vi tenne alti uffici sotto i regni di Alessandro I e Niccolò I, semi 
pre inteso a ben fare, insofferente dell'ozio, sdegnoso del ripos' 
anche negli anni più tardi : « il testimonio della mia coscienza 
la prontezza a rispondere di tutto, mi hanno sempre reso traij 
quillo e impavido ». In terra straniera, servendo stranieri, si mai 



BIBLIOGRAFIA 453 



I tenne italiano, favorì i connazionali che capitavano in Russia, 
si compiaceva di avere sempre conservato « il buon cuore 

lombardo ». 

Ringraziamo il conte Giuseppe Greppi di avere tratteggiato con 

mano sicura ed amorosa questa bella figura di guerriero e diplo- 
itico. La memoria degli avi è sacra; ed è però commendevole 
pera di coloro che traggono dai privati e pubblici archi vii i 
ordi che meglio onorano i nostri maggiori. Da quelle che il 
itta, storico della vecchia scuola , chiamava cartacce^ possono 
ciré alti insegnamenti, può emanare una vivida luce di virtù 
di eroismo, può uscire un valido comando, un potente conforto 
1 operare , ciascuno , quel maggior bene che alle sue forze è 
asentito. 



G. De Castro. 



RANCESCO Gavazza. — Le scuole dell'antico studio Bolognese. 

Sono parecchie le buone storie che ci fanno sapere come in 
)Iogna nelle scuole di studio si coltivarono anticamente e si fe- 
ro progredire le scienze, sicché oramai sembri di poco conto un 
lovo libro sulle Scuole deW antico studio Bolognese ; il quale, sia 
ire con nuova forma o in compendio, non potrebbe che ripetere 
lanto altri tra antichi e moderni ci hanno ampiamente e minu- 
mente narrato. 
Ma non è in questo campo sfruttato che l'Autore si è proposto 

ricondurci ; egli, mosso dalV affetto vivissimo che porta a Bo- 
;na sua patria, ne ha cercato uno ancora intentato. Nel voca- 
le scuole non intende la radunanza di docenti e di scolari, o 
\ tradizione di date dottrine, egli piglia la parola nel suo signi - 
ito materiale, cioè di aule o stanze dove i dottori insegnano. 

L'argomento è dunque nuovo, pure direbbesi sterile e di lieve 
iportanza, se il dotto autore, scovato un' abbondante materiale 

Arch. star. Lomb. — Anno XXI li — Fase. X 30 



454 BIBLIOGRAFIA 



dagli archivii e con vaste cognizioni, invece di una conferenza, 
come aveva creduto di fare, non ci avesse dato una storia nuova, 
assai dotta e piacevole. 

Sino dai primi crepuscoli della nuova civiltà che soggiogò i 
barbari invasori d'Italia e si diffuse ad illuminare il mondo, Bo- 
logna ebbe sapienti coltivatori di scienze e lettere. Già prima del 
secolo decimo vi ebbero scuole e vi attiravano scolari da altre 
città. S. Guido vescovo d'Asti e S. Brunone vescovo di Segni 
studiarono scienze in Bologna. Un secolo dopo Irnerio vi rese 
famosa la scuola di diritto, e Federico Barbarossa poco dopo fa- 
ceva venire da Bologna alla dieta di Roncalia i giuristi Bulgaro, 
Martino, Giacomo ed Ugo a giudicare dei diritti del sacro ro- 
mano impero. 

Alle lezioni di celebri maestri accorrono studenti italiani e stra- 
nieri, e il numero delle scuole invade ogni parte della città. 
Quelle scuole a principio sorgono liberamente autonome, affatto 
indipendenti da ogni ingerenza del governo. Gli scolari si fanno 
i loro statuti, eleggono i maestri, il j'ettore, i bidelli, appigionano 
i locali per le scuole, acquistano il materiale scolastico, tengonol 
'amministrazione d'ogni cosa, tutto a proprio dispendio. 

Sul finire del secolo decimoterzo il governo s'immischia diret- 
tamente nell'interesse di quelle scuole, assoda le immunità, frena j 
la licenza degli scolari, ammorza le discordie insorte tra di loro, 
separa le scuole dei giuristi da quelle di altre scienze, (degli j 
artisti), confinandole in due diverse parti della città. In seguito le 
scuole erranti hanno stabile sede, si accentrano e le scuole del- 
l'antico studio diventano Università. In fine l'Arciginnasio e l'Uni- 
versità attuale lasciano nell'oblio le non dimenticabili antiche scuoiej 
da cui trassero origine e rinomanza. 

Questo libro ne rivendica la memoria e l'onore, e, penetrandoj 
nei pili antichi tempi che ne può raggiungere la storia, ci fa co- 
noscere e visitare i luoghi ove ebbero principio, ove vagarono e 
si stabilirono in Bologna. Ci conduce alle antichissime scuole ve-i 
scovili, ai monasteri, alle chiese ove trovarono asilo gli studii, cj 
colle scienze religiose si conservò il sacro fuoco della sapienza! i 



BIBLIOGRAFIA 455 



letteraria e civile dell'antica Roma. Qui scrisse il suo Decreto 
(oraziano. 

che l'uno e l'altro foro 

Aiutò sì che piacque in Paradiso: 

qua la casa ove insegnò Bulgaro: là quella di Acursio.... Questo 
il quartiere delle scuole dei Legisti: d'altra parte quella degli 
Artisti.... Così via via ricorda delle singole scuole di studio il 
tempo che sorsero, il prezzo delle pigioni, i banchi, i letturini, 
le cattedre, i quadri, i dipinti, il materiale scolastico, le ripara- 
zioni, i traslochi, le trasformazioni,... il numero degli scolari na- 
zionali e- stranieri, gli insegnanti, i monumenti, in una parola 
quanto d'ogni scuola si è potuto raccogliere delle loro vicende 
materiali e delle morali e quelle necessariamente congiunte. Per 
chi legge è un pellegrinaggio istruttivo, ben ordinato, ameno ai 
santuarii della scienza, consacrati dagli ammaestramenti di uomini 
d'altissimo senno che fecero celebre Bologna, — Bonoyiia docet, — 
e la cui memoria dura grande ed immortale nel mondo, e suona 
gloria d' Italia.- 

L'Autore ha corredata ed affermata la storia con molte cita- 
zioni e note e settantadue documenti quasi tutti inediti; vi ag- 
giunse buoni indici ; e l' editore Ulrico Hoepli V ha pubblicata in 
elegante formato, con carta e caratteri distinti, adorno di una 
bella topografia delle scuole dell'antico studio bolognese ed altre 
trentasei illustrazioni. 

La pregievole storia meritava una pregievole edizione. 



C. V. 




BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 
{Marxp-giugno i8p6). 

I libri segnati con asterisco pervennero alla Biblioteca sociale. 



Adami (Casimiro). Per la storia della dominazione viscontea a Riva 
di Trento. — Annuario degli studenti trentini, a. II, Milano, 
Galli e Raimondi, 189^. 

Agiografia. Vedi Borrani , Borromeo, Buonanno , Mercati, Olcese ,. 
'K cittì. Savio, Thureau. 

Agnesi. Lettere di Pietro Metastasio, di Ippolito Pindemonte, di 
Antonio Canova e di Gaetana Agnesi. — Bologna, stab, ti- 
pogr. Zamorani e Albertazzi, 189(3, in-i6, p. 40. 

Estr. dai Mss. della Biblioteca Comunale di Bologna. — Pubblicate 
da Rinaldo Sperati per le nozze Padoa-Vivante. 

Alemagna (arch. Emilio). La villa dei marchesi d'Adda in Arcore. 
— L'edilizia moderna, marzo-aprile, 1896. 

Alessandria, [a Le cento città d'Italia ». Supplemento mensile 
illustrato del Secolo. Serie X, disp. 11 f]. — Foli. ili. pag. 8. 
Milano, Sonzogno, 31 maggio 1896. 

Altmann (Wilhelm). Die Urkunden Kaiser Sigmunds (1410-1437)- 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 4J7 

I.'* Lieferung. Innsbruck, Wagner, 1896, in-4. \_(( Regesta 
Imperii » XI]. 

Regesti dell'imperatore Sigismondo 1410-1437. Questa prima dispensa 
giunge fino al 1418: inutile accentuarne l'importanza per le relazioni 
di Sigismondo coi Visconti. 

Araldica e Genealogia. Vedi Bollettino, Capilupi , Corti, [\Corel, 
Scheibler, Vaini. 

Archeologia. Vedi Archivio Lodigiano, Bianchetti, Biraghi , Ricci, 
'Rivista, Silvabella, Taramelli. 

* Archivio storico per la città e comuni del circondario di Lodi. 

— Lodi, Quirico e Camagni, 189^, anno XV. 

Fase. I, gennaio-marzo. Agnelli (Giovanni). La cattedrale di Lodi 
dal 1650 ai nostri giorni {Conlinuaitone e fine). — Minoja (Mario). 
La vita di Maffeo Veggio, umanista lodigiano {^Cont.). — Agnelli (G). 
Cronache lodigiane, 1795- 1802. — Notiiie ed appunti [Oggetti preistorici 
a Chignolo, Industria casearia sul Lodigiano, Agricoltura Lodigiana ; se- 
condo documenti del ^Boìl. storico pavese e dell'archivio sierico per le 
Provincie Tarmensì']. — Noti:;ie, [Gli arredi sacri dell' Incoronata di Lodi 
all'Esposizione eucaristica di Milano; Corale dell'Incoronata; Lodi illu- 
strata]. — Necrologio: Prof. Angelo Meriggi. 

Arienta Giulio). Santuario di Varallo. N. XIII. Cappella della ten- 
tazione. — Arte e Storia, N. 11, 1896. 

Arrighi (Cletto). Dizionario milanese-italiano, col repertorio italiano- 
milanese. — Milano, Ulrico Hoepli edit. (tip. P. Faverio), 
1896, in-i6, p. xj, 900. [Manuali Hoepli]. 

Arrigozzo. Attorno all'albero della libertà [in Como, epoca cisalpina]. 

— Provincia di Como della domenica, N. 68, 69, 1896 e segg. 

jArte. Vedi Alemagna, ^Archivio storico lodigiano, Arienta, Beltrami, 

Corbellini, Croemer, Duomo, Fabriciy, Fornoni, Frati, Frisoni, 

Garovaglio, Jacobsen, Joppi, Leonardo, Lovere, Malagunxi, 3^air 

I 7j)la, Maxe-Werly, Melani, Merhel, Milano, Motel, Orioli, Polijìlo, 

' Rahn, Rivista, Sant' Ambrogio, Wastler, Yriarte. 



458 BIBLIOGRAFIA 



Artiglieria lombarda 1848-49. — Illustra%ione militare italiana^ 
N. 225 e 227, marzo e aprile 1896. 

Ascoli G. J. Con ritratto. — Il Focolare, N. io, 15 maggio 1896. 

Azzolini (Ernesto). Olindo e Sofronia nell'episodio della Gerusa- 
lemme. — Annuario degli studenti trentini, a. II. Milano, 
Galli e Raimondi, 1896. 

Barbiera (Raffaello). Le avventure d'un poeta [Temistocle Solerà]. 
— [llustraTJone popolare^ N. 15, 12 aprile 1896 prec. e seg. 

Barbiera (Raffaello). Mozart a Milano. — Corriere della Sera, 
N. no, 21-22 aprile 1896. 
Vedi Torri. 

Barbiera (Raffaello). Enrico Cernuschi. Con fig. — Illustrazione 
italiana, N. 21, 24 maggio 1896. 

* Barelli (Giuseppe). Due documenti inediti su Lodovico Bolleri, si- 
gnore di Centallo e Demonte. — Bollettino storico -hihliografica\ 
subalpino, a. I, N. i, 1896. 

Vi si riproduce una lettera di Luigi di Angiò, in data Aversa 25" lu- 
glio 142], diretta a Filippo Maria Visconti. 

Barelli (can. Vincenzo). Scelta di lettere e scritti varii fatta per cura 
del di lui nipote sac. Bernardino Barelli. — Como, stab. tip. 
litogr. Romeo Longatti, 1896, in- 16, p. 507. 

Bazetta (maggiore Giulio). Monografia: l'alveo, le piene ed i ri- 
pari del torrente Rogna (1297-189 5). — Domodossola, ti-j 
pogr. Ossolana, 1896, in-i6, p. 19. 

Bazzoni. L'autore dell'Ode sulla creduta morte di Silvio Pellico .| 
[Giunio Bazzoni, lombardo]. — Giornale di erudizione, voi. VI. 
N. 7-8, 1896. 

Beltrami (Luca). Isabella d'Aragona duchessa di Milano. — // P^' 
colare, a. I, N. i, 25 dicembrre 1895. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 459 

Beltrami (Luca). Vicende edilizie della piazza del duomo di Mi- 
lano, con illustr, — L'EdiU\ia moderna, aprile 1896. 

Sergamo, Vedi Fornoni, Frinoni, Locatela, Lovere, Mascheroni, 
Morel, Rainoni, Sabbadini, Tasso, Verdino. 

Bertana (Emilio). Gli sciolti « Sulla guerra » di G. Parini. — 
Giornale storico della letteratura italiana, fase. 80-8 r.° 

Berteli ni (A.). Enrico Cernuschi. — Giornale degli economismi, giu- 
gno 1896. 

Biadene (L.). Contrasto della rosa e della viola. — Studii di fio- 
logia romanza, fase. 19." 

Si stampa qui per la prima volta di sul ms. Ambrosiano, N. 95, 
sup. ed è diverso da quello di Bonvesin da Riva. 

Biagi (Guido). Aneddoti letterarii. Seconda edizione. — Milano, 
fratelli Treves, tip. edit., 1896, in-i6, p. 332. 

I. Dalle memorie d'un seccatore, i." Una visita a Vincenzo Monti. 
2.° Seconda visita a Vincenzo Monti. — IL Figurine del settecento. 
3,° Alessandro Verri a Londra. — IV. Ritratti e studii. i.° Un amore di 
Ugo Foscolo. 3.° Bonapartiana. 5." Emilio Praga. — [Biblioteca amena, 

N. 472]. 

Bianchetti (Enrico). I sepolcreti di Ornavasso scoperti e de- 
scritti. Con aggiunte di Ermanno Ferrerò. — Atti della Società 
di archeologia e belle arti, per la provincia di Torino, voi. VI, 
1895, con 26 tavole. 

bianchi (G. B.). Carnevale d'altri tempi. — // Focolare, a. I, N. 4, 
15 febbraio 1896. 

A proposito dello scritto di G. Battista RuscA, curato d'Arogno r 
« Lettera apologetica, ecc. » intorno al carnevalone ambrosiano. (Lu- 
gano, 1765). 

iBLioTECHE, Archivii, ecc. Vedi Biadene, Ceriani, Errerà, Fuma- 
galli, Jorga, Martini, Mercati, Notizie, Pélissier, Rajna, Ratti. 

iiOGRAFiE. Vedi danesi. Archivio lodigiano, ^Ascoli, Barhiera, Ba- 



460 BIBLIOGRAFIA 

relli, Bertana, 'Biagi , Boezio, Canta, Carcano, Casati, Cer- 
nuschi, Ceriani, Cimbali, Corio, Cornelio, Filelfo, Foscolo, Fu- 
magalli, Gabrielli, Hausrath , Leonardo, Manzoni, Macchiavo, 
Marchi, Mascheroni, Maxe, Merkel, Minoja, Morgott, Movati, 
Novara, Rua, Sabbadini, Sforma, Tasso, Torriani, Fermino. 

Biraghi (L.ì. Il monumento eucaristico di Vimercate, — L' Espc- 
sixione eucaristica illustrata, N. 17, 1895. 

Boezio. De consolatione philosophiae. Versione di Teresa Venuti. 
Seconda edizione riveduta e corretta. — Roma, tip. dell'Unione 
cooperativa editrice, 1896, in-i6, pag. 179. 

Boezio. Langlois (Ernest). Archipiada. — In Mélanges de philo- 
lope romane dédiés à Cari Wahlnnd. (Macon, Protat, 1896;,! 
pagg. 173-179- 
Passaggio di Boezio relativo ad Alcibiade, 

* Bollettino nobiliare. — Giornale araldico genealogico ^ XXIIlJ 

N. 10-12,1895. 

IsLup lidia : Arezzo-Airoldi ; Vacchelli-Vaciago; Bettoni Cazzago-Scati 
di Casaleggio, — Necrologio : Fadini ; d'Adda Salvaterra ; Secco SuardoJ 
Pestalozzi ; Calvi Baroggi; Soresina Vidoni; Crivelli Visconti; Peve 
relli e Melzi. 

* Bollettino storico della Svizzera Italiana. — Anno XVIII, 189^] 

Bellinzona, Colombi. 

N. 1-2, gennaio-febbraio. I Rusca, signori di Locamo, di Luino, dil 
Val Intelvi, ecc., 1439-15 12 \^Cont.'\. — Artisti della Svizzera Italiana 
[Secondo recenti pubblicazioni], — Wymann (Edoardo). Discorso sul 
Collegio Elvetico in Milano nel 1587. — Tagliabue (E.). Usi mesolj 
cinesi per la classificazione del legname [con notizie per l'arch. mila! 
nese Giovanni Stremito, 1478-87]. — Torriani (ab. Edoardo). Alcuni 
documenti relativi ad Emanuele Haller, in relazione al suo palazzo di 
Mendrisio, 1794 al 18 18 [Cont.'\. — Pellandini (V.) e Salvioni (C.)l 
•Glossario del dialetto d'Arbedo [Fine]. — Varietà: [Ritratti di studem 
.del Ticino a Monza]. — Cronaca — Bollettino bibliografico. , 

N. 5-5, marzo-maggio. I Rusca signori di Locamo, di Luino, di Vsl 



11 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 46 1 

Intelvi, ecc. (cont.). — Per la storia della pesca sul Lago di Lugano. 
— Il primo battello a vapore sul Lago Maggiore. — Alcuni documenti 
relativi ad Emanuele Haller (coni.). — Cronaca — Bollettino bibliografico 

Bondi (Aj. Note di critica letteraria: Don Abbondio. — // Pen- 
siero educativo^ 12 aprile 1896 (Città di Castello). 

Bonfadini (R.)- Mazzini e Cernuschi. — Corriere della Sera. 
22-23 maggio, 1896. 

* Agg. Cernuschi, in Chroniqiie des arts, N. 20, 1896. 

Borrani (sac. Siro). Il Ticino Sacro. Memorie religiose della 
Svizzera Italiana. — Lugano, tip. e libreria cattolica di Gio- 
vanni Grassi, 1896, in-8, pag. 543 e ili. 

Parie I. Origine della fede cattolica nelV attuale Cantone Ticino e sue vi- 
cende [cfr. il cap. quinto Apostolato di S. Carlo nel Canton Ticino]. — 
Parte IL Santi, Beati, Venerahili e Servi di Dio [fra i beati figurano la 
contessa Beatrice Rusca-Casati e Guglielmo Torriani, vescovo di Como, 
e fra i venerabili Nicolò Rusca, arciprete di Sondrio]. — Parte III. 
Corpi santi venerati nel Canton Ticino. Loro memorie [notiamo il culto 
pel beato Manfredo Settala, milanese, a Riva S. Vitale]. — Parte IV. 
Santuarii ed altri luoghi specialmente venerati. — Parte V. Conventi e mo- 
nasteri. [S. Maria degli Angioli a Lugano, tra i molti citati. Qui avremmo 
desiderati maggiori dettagli intorno alle pitture del Luini, e la riprodu- 
zione della sua celebre Madonna, dato che il Borrani riporta molte 
altre Madonne venerate nel cantone]. — Parte VL Ticinesi elevati alla 
piene\:^a del sacerdozio. [Pontefici, cardinali^ patriarchi, arcivescovi, ecc. 
Tra gli arcivescovi: Guglielmo Rozoglic da Locarne, arcivescovo di 
Milano; fra i vescovi: Eugenio Canozzi, vescovo di Bobbio, Bernardino 
della Croce e Agostino Neuroni, vescovi di Como]. — Parte VII. Cen- 
tnria di altri ecclesiastici illustri. [Disposti in ordine alfabetico. Spigogliamo 
come di maggiore interesse per la Lombardia, dove emersero, i nomi 
di Albertolli Luigi, ab. Bagutti Giuseppe, cav. Balestra Serafino, Bal- 
lar! ni Francesco, cronista comasco, Branca Giov. Battista e Giuseppe, 
Colli Francesco, ab. Fontana Antonio, Gianella Carlo Francesco, Gu- 
glielmetti Gerolamo, Olgiati Antonio, Pagani Giuseppe, Riva Giov. Pie- 
tro, Soave Francesco]. — Pdrte VIIL Istituti di educazione ed istruzione 
Parte IX. Società e Circoli cattolici. — Parte X. Serie degli Arcivescovi 
di Milano e dei Vescovi di Como fino al 1885. 

Borromeo Carlo (S.). Vedi Buonanno, Cittadino. 



402 BIBLIOGRAFIA 



Bourdais. Carnet de touriste. Feuillets sur les manuscrits: En Lom 
bardie et en Vénétie. — Revue des sciences ecdésiastiques, gen- 
naio 1896 (cont.). 

Brentari (Ottone). Le vie di Milano e l'origine dei loro nomi : 
appunti. — Milano, G. B. Paravia e C, edit. (Bassano, sta- 
bil. tip. Sante Pezzato), 1896, in-i6, p. 139. 
Guide Brentari, N. 21. 

Brescia. Vedi Cavallo, dissenti, Hausrath, Canotti, Tapa, Savio.J 

Buonanno (Gennaro). Battesimi delli principi di Piemonte, Filippa! 
Emanuele, primogenito, et di Vittorio Amedeo, secondogenito, 
figliuoli del serenissimo duca di Savoia Carlo Emanuele I, etl 
di Donna Caterina, Infante cattolica, celebrati nella città di To-J 
rino nel maggio 1587. — Torino, stamp. Paravia, 1896, in-ióJ 
[Per la nascita di Giuliana Benzoni. Ediz. di 50 esemplari]. 

Feste che furono fatte in Torino, nel battesimo di due figliuoli di| 
Carlo Emanuele I, descritte sulla scorta di diverse fonti mss. e stai 
paté, tra le quali la Vita del duca di Savoja Carlo Emanuele I, scrittal 
dall'abate Valeriane Castiglione, milanese, che si conserva in due grossil 
volumi mss. nell'Archivio di Stato di Torino (cfr. pag. 15). A pag. zé 
seg. descrizione dell'Entrata in Torino del cardinale Niccolò Sfondratij 
legato del papa, giuntovi da Cremona. 

Fu questa la prima volta che uno della casa di Savoja avesse il nomi 
di Vittorio. E fu imposto al neonato non soltanto per la coincidenz 
di esser nato il di di S. Vittore, ma per dargli in specialissimo patrone 
questo Santo, il cui culto era stato, pochi anni prima, come rinovellatfl 
da S. Carlo Borromeo (f 1584) che era stato tanto amico della cassi 
Sabauda (cfr. p. 57-59). 

Bury (I. B.). Italy under the Lombards. — Scottish Review, 53, 
gennaio 1896. 

* Calligaris (Giuseppe). Due pretese dominazioni straniere in Sari 

degna nel secolo Vili. (Estr. dalla Miscellanea di storia itaì 

liana, serie IH, iii [xxxiv]). — Torino, Paravia, 1896J 

in-8 gr., p. 28. 

Importante per la storiografia longobarda. 









BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 46; 

'Campagne del principe Eugenio di Savoia: opera pubblicata dalla 
divisione storica dell'I, e R. Archivio di guerra in base a do- 
cumenti ufficiali ed altre fonti autentiche, fatta tradurre e stam- 
pare da S. M. Umberto I re d' Italia. Sèrie I, voi. Vili (Guerra 
per la successione di Spagna: campagna del 1706). — To- 
rino, tip. L. Roux e C. 1896, in-8 e tavole. 

4. Campagna d'Italia. 

Cantù (Cesare). Margherita Pusterla: racconto storico. Nuova edi- 
zione conforme alla quarantreesima. — Milano, Paolo Car- 
rara edit. (tip. F. Pagnoni) , 1896, in-i6 fig., p. 493 con 
ritratto. 

Altra edizione della Margherita: — Firenze, tip. A. Salani, 1896, 
in- 16 fig., p. 400. 

Cantù Cesare. — l^achrichten aus dem Buchandel. Anno II, 1895, 
pp. 5^4-65- 

Cantù Cesare. — La Fenice. Strenna mirandolese per l'anno 1896. 
Mirandola, tip. Cagarelli. 

Cantù. Vedi Isola, Penco, Vismara. 

Capilupi (Alb.). Memorie della famiglia Dall'Argine. — Mantova,, 
stab. tip. Giuseppe Mondovi, 1896, in-8, p. 70. 

Carcano (Giulio). Opere complete, pubblicate per cura della fami- 
glia dell'autore, voi. IX (Tragedie e drammi). — Milano, 
tip. L. F. Cogliati, 1896, in-i6. 

5.° Valentina Visconti, tragedia. 

Jarcano. Lettera inedita di Ruggero Bonghi a Giulio Carcano. 
(Roma, 6 dicembre 1875). — // Bene, N. 52 (numero di Na- 
tale, 1895). 

!arega (P.). Difficoltà foscoliane. — Fanfulla della Domenica^ 
N. 18, 1896. 

ìasati. Barberis (sac. Stef.). Biografia dei tre più distinti vescovi 






464 BIBLIOGRAFIA 



di Mondovi, mons, Mich3le Ghisleri, il cardinale Vincenzi 
Lauro ed il vescovo Michele Casati : conferenza tenuta al cir 
colo cattolico la sera del 22 marzo 189^. — Mondovi, tlj 
fratelli Blengini, 1896, in-8, p. 15. 

Castiglione. Ollendorf (d^ Oskar). Der Cortegiano - Typus. - 
Treussische lahròùcher, aprile 1865. 
li tipo del Cortegiano di Baldassare Castiglioni. 

Cavallo (Giov. Maria). Narratione historica circa la cittadinanza ori 
ginaria e benemerita della magnifica università dell'antichissim 
e nobilissimo Castello degl' Orci Vecchi, quadra-settima < 
santo Giovanni dell'illustrissima città di Brescia. — Brescia 
tip. istituto Pavoni, 189(1, in-4, p. 29. 

Riproduzione dell'edizione dell'anno 1667. — In memoria del con' 
Tebaldo Martinengo Cesaresco. 

* Gavazza (Fr.). Le scuole dell'antico studio bolognese. — Milane 

Ulrico Hoepli, editore, 1896, in-8 fig. con tavola. 

Cfr. i Cenni hìbliografici in questo Archivio. 

Centelll (A.), La grandezza di Leonardo. — Natura ed Ar 
i." giugno, 1896. 

* Cerasoli (F.). Clemente VII e Giovanna 1 di Napoli. (Documei 

inediti dell'Archivio Vaticano, 1 343-1352). — Archivio Sto 
per le provincie napoletane, a. XXI, 1896, fase. I. 

Notiamo il doc. III. Scribitur Legato ut Jacobum de Sabaudia in tregt 
iniii's inter T{eginam Sicilie, Marchione Montisf errati et illos de Medichi 
includat (Dat. Avenion. VI, Kal. Junij, anno secundo). 

*Ceriani (Antonio). Frammenti esemplari palinsesti dei salmi 
nel testo originale scoperti dal dott. ab. G. Mercati e Coi 
mentano sui salmi in latino di Teodoro Mopsuesteno ricon 
scinto dal medesimo in due manoscritti. — Rendiconti Istttu. 
Lombardo, XXIX, fase. VII, 1896. 
Vedi OvCercati. 

Cernuschi. Vedi Barbiera, Bettolini, Bonfadini. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA. 465 

3SSÌ (Ulisse). Il sarto del villaggio nei « Promessi Sposi ». Li- 
vorno, R. Giusti, 1896. 



jiala (L.). Giacomo Dina e l'opera sua nelle vicende del risor- 
gimento italiano. Volume I (dalla guerra del 184S alla morte 
di Cavour). — Torino, Roux, Passati e C, tip. edit., 1896, 
in-8, pag. 380. 

Cfr. in ispecie i capp. II e V per le relazioni del Dina con Aurelio 
I Bianchi-Giovini , direttore dell'« Opinione », ed il cap. X, La guerra 
1 d'Italia; La pace di Villafranca (1859). 

U.iaravalle. La badia di Chiaravalle presso Milano. — Il Telle- 
' sbrinante , N. 2, 1896. 

(j.ibaii (Giuseppe). La sapienza politica di Giovanni Boterò. — 
Nuova Antologia, i." maggio 1896. 

' polla (Carlo). Verona neila guerra contro Federico Barbarossa. 
Discorso. — 'H.uovo Archivio Veneto, X, 1895, pp. 405-504. 
Importante studio corredato di documenti e note illustrative copiose- 

Ciladino (II) di Mantova. Numero straordinario dedicato a S. E. 
Rev. Mons. Carlo Origo, vescovo di Mantova (a. I, N. 38,. 
13-14 maggio 1896), fol. ili. — Mantova, tip. Segna, 1896. 

S. Carlo Borromeo e Mantova, con ritratto (da appunti forniti dal p. 
RoUandista Fr. van Ortroy). — La casa di S. Carlo a DvCaniova — La 
hiesa di S. Carlo a Mantova. — Serie cronologica dei vescovi di Mantova 
a cura di G. B. Intra). 

Ctóetie (I.). Napoléon I et la Comédie fran^aise en Italie. — 
Revue bleue, 28 marzo 1895. 

~ ombo (Alessandro). La partecipazione di Vigevano alla Lega 

Lombarda (1227). — Bollettino sforico-bib Ho grafico subalpino, 

x. I, N. I, 1896. 

1 

j Ristampa, con commento, del trattato del 1227, già pubblicato dal 

fiffignandi in appendice alla sua Storia di Vigevano, ma in edizione 

litt'altro che definitiva. 

'je Valtellina. Vedi Arrigono, Barelli, Bianchi, Bollettino 



^65 BIBLIOGRAFIA 



storico, Borrani, Cantìi, Ghiaia, Dierauer, G arov aglio , Geiay , 
lecìdin loppi, Malagu^TJ, Massuero, Ninguarda, Orlandoni, Plinio, 
Rahn, %ivista archeologica, Rivista numismatica, Rotta, Torriani 
WastUr. 

Corbellini (Giovanni, arciprete). Lo stendardo di Cesano Maderno, 
(1703). — L'Esposizione eucaristica illustrata, N. 15. I 

■Corbetta. Il santuario di Corbetta. — Il Pellegrinante, N. 7-8, 189 

Corio (L.), Viaggiatori italiani: Gerolamo de' Conti Padulli. - 
L'Universo, geografia per tutti, N. 8, 30 aprile 1896. 

Cornelio (Ang. Maria). Antonio Rosmini e il suo monumento in 
Milano. — Torino, stamp. dell'Unione tipografico-editricti 
iSgé, in-8, p. xj, 223, con ritratto e diciassette tavole. 

Agg. : Colombo (prof, V.). Antonio Rosmini, in // Focolare, 17 ma^ 
gio 1896. 

■* Corti (Giampiero). Armoriale italiano. (Addizioni e rettifiche 
Dizionario storico-blasonico delle Famiglie italiane del comra 
B. di CroUalanza). Famiglie Milanesi. — Giornale araldico-^ 
nealogico, XXIII, N. 10-12, 1896. 

Alciati, Allievi, Amiconi, Barzi, Bastardi, Bellabocca, Bellini, B 
lusco, Bonvicini, Borioni, Bossi, Bottacci, Botti, Cambìago, Camera: 
Carpano, Castelnovati, Cazzoli, Ciani, Cigada, Cimiliano, Gattoni, 
virati, Ghisolfì, Giani, De' Gradi, Guaschi, Guidoboni, Incini, Lavi 
Lucini, Luini, Del Maino, della Mairola, Malombra, Malcalzati, Mj 
grani, Muttoni, Muzzani, Oldradi, Oltroni Visconti, Oreili, Pagi 
l 'ecchio, PestagaUi, Porta Romana, Porta Vercellina, Rinci, Risi, R 
Finoli, Rizzi, Roma, Salarli, Salvadorini, Salvatici, Sirtori. Somi 
Speciani, Surigoni, Tagliabò, Talenti di Fiorenza, Trezzi, Trincheri 

Crema. In Cento Città d'Italia. Supplemento mensile illustrato 
Secolo. Serie X, disp. 112^ (Suppl. al N. 10900, 30 ap 
1896. — Milano, Sonzogno, fol., p. 8, ili. 

Crema Victrix — Neil' Isola Fulcheria — Crema e Milano 
Crema e Venezia — Crema nel risorgimento italiano — I Benzon:H 
I brusacristi — Chiese — Palazzi, edifìzii e monumenii — Scie|?| 
lettere ed arti — Il dialetto (firmato Riccardo Gelerà). ' 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 467 

Crema. Vedi Frati. 

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jCroemer (O.). Die Anbetung der hlg. drei Kònige. — Cbristlicbes 
1 Kuiisthlattj dicembre 1895. 

Rappresentazione dtll' Adorazione dei 'Magi, bassorilievo che orna un 
sarcofago del IV secolo, a S. Celso di Milano, con ili. 

Cubasch (Heinrich). Die Munzen unter der Regiernng seiner Kais. 

U. Kòn. Apostolischen Majestàt des Kaisers Franz Joseph I bis 
' zur Einfiihrung der Kronenwàhrung, Mit 2 Lichtdruck-Tafeln. 

— Wien, Verlag von H. Cubasch, 1896, in-4, ili. 

Con la serie delle monete dell' imperator Francesco Giuseppe I pel 

Lombardo- Veneto. 

)ante Alighieri. Il trattato « De vulgari eloquentia », per cura 
di Pio Rajna. Edizione critica (Società dantesca italiana). — 
Firenze, succ. Le Monnier edit. 1896, in- 8 con 3 facsimili. 

Edizione magistrale curata sui codici Trivul^^iano (di cui un facsimile 
e abbondanti notizie), di Grenoble e della Vaticana. 

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Il paesaggio dei « Promessi Sposi ». (ili.). — Natura ed Arte, 
I.' giugno 1896. 

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Arie, N. 13, 1895. 

erauer (Johannes). Georg Jenatsch. Ein Vortrag. 2 Auflage. 
St. Gallen, Fehr,, 1896, in-8, p. 40. 

Seconda edizione di questa interessante conferenza intorno al Jenatsch, 
i noto personaggio nella storia dei torbidi grigione-valtellinesi. 

pobelli (A.). Delle avventure di Rinaldo e di Armida in connes- 



IBLIOGRAFIA 



sione con le loro fonti. — Ateneo Veneto, serie XX, voi. 11^ 
fase. II-I2 (1895). 

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Riassunto della conferenza intorno al Duomo di Milano tenuta dal 
prof. A. Meyer a Berlino. 

EccLESiAST.CA, Vedi Archivio di Lodi, Biraghi, Bollettino storico, 
'Borrani, Bourdais, 'Buonanno, Ceriani, Chiaravalle, Cimbali, 
Cittadino, Corbellini, Corhetta, Cornelio, Croemer, Finke, Hau- 
sraih, Locatelli, Mandelli, Manotti, Mercati, Merkel, Milano. 
Morgott, Neher, Ninguarda, Papa, Rainoni, Ratti, Olcese, Orioli, 
Rotta, Schiaparelli, Torriani. 

Errerà (Carlo). Atlanti e Carte nautiche dal secolo XIV al XVIl 
conservati nelle biblioteche pubbliche e private di Milano. Note. 

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laris. — Repertorium fùr Kunstwissenschaft , voi. XIX, fase. II 
(1896), pp. 167-68. 

Trittico in marmo di Vighignolo, ora nel Museo archeologico di 
Milano, opera del Solari, secondo il Sant'Ambrogio (cfr. Natura e\ 
Arie, marzo 1895). ! 

*Feliciangen (Bernardino). Intorno ai rapporti tra il Comune di 
Camerino e Francesco Sforza signore della Marca (143 3-1443). 

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Provincie delle Marche, voi. I (Ancona, 1895). 

Fllelfo. Egloga di Francesco Filelfo edita per la prima volta se-i 
condo il Codice Urbinate 368 della Vaticana da Giovanni Be{ 
nadduci. — Tolentino, tip. Francesco Filelfo, 189^, in-8. 
pag. 16 [Nozze Porcelli-Perozzini]. 

Filologia e storia letteraria. Vedi archivio storico lodigiano^ 
Arrighi, tAscoli, Barbiera, Bertana, Biadene, Biagi, Boezio, Boi 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 469 

lettino storico, Castiglione, Dante, Filelfo, Foscolo, Gabrielli, 
Giesehrecht , Keller, Manzoni, Martini , Mascheroni, Mino j a, 
Monti, Morel, Movati, Oicinam, Plinio, Rajna, Sabbadini, Tasso, 
Torraca, Fida, Virgilio, Zanelli. 

Finke (Heinrich). Acta Concilii Constanciensis. Erster Band : 
Akten zur Vorgeschichte des Konstanzer Konzils (1410-1414). — 
Munster i. W., Verlag und Druck der Regensbergschen Buch- 
handlung, 189(3, in-8 gr., p. VIII-424. 

In questo primo volume di Ada del Concilio di Costanza interessa 
oltremodo la storia della politica Viscontea il cap. Ili Vorgeschichte des 
Konsianier Koniils. b. Die Zusammenkunft in Lodi, nov.-dic. 1415; 
a pagg. 174-179 sono riassunti i particolari dell'incontro di papa e 
imperatore in Lodi; a pagg. 244-250 vengono riprodotti i documenti 
inediti illustrativi. 

ornoni (ing, Elia). Le arti dell'intaglio e della tarzia in Bergamo. 
— Bergamo, tip. s. Alessandro, 1896, in-ié, p. 27. 

Estr. dal giornale L'Eco di Bergamo. 

"ortebracci (Guido). La Gerusalemme. — Rassegna naTJonale, 
i." maggio 1896. 

oscolo (Ugo). Opere poetiche. Edizione completa con biografìa, 
illustrazioni e note di Pietro Gori. — Firenze, tip. Adriano 
Salani edit., 1896, in-i6, p. vj-603. 

OSCOLO. Vedi Biagi, Carega, Michieli, Teri^ Saragat. 

rati (Luigi). Notizie storiche sugli scrittori e miniatori dei libri 
corali della chiesa di S. Petronio in Bologna. — Rivista delle 
Biblioteche, a. VI, N. 11-12 (1896). 

Con documenti per il maestro da legname Agostino de' Marchi da 
Crema, che lavorò la cassa dell'organo con archivolto e parapetto, 
condusse a termine il coro di S. Brigida e mise mano agli stalli 
del coro grande. A pag. 175 si dà il contratto, 2 settembre 1474» 
stipulato col Marchi per la costruzione di un bel leggio a custodia di 
libri corali da collocarsi nel mezzo del Coro grande. Fra gli scrittori 
dei codici figura Paolo del q. Serafino de' Gazuoli di Novara (i495)- 
Arch. Stor. Lomb. — Anno XXIII — Fase. X 31 



470 



BIBLIOGRAFIA 



Frizzoni (Gustavo). Lorenzo Lotto, pittore. A proposito di una 
nuova pubblicazione [del Berenson]. — Archivio storico del- 
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A pp. 20-24 P^r i suoi lavori nel Bergamasco. 

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Antonio Biado Asolano ed eredi, fase. IL — Roma, 1896 
p. 81 a 160 [« Indici e Cataloghi » del Ministero della pubblic 
istruzione]. 

Fumagalli (G). Di un'antica tavola di abbreviazioni in un codici 
del secolo XV [della Braidense]. — Rivista delle Bibliotechi 
a. VI, voi. VI, N. 11-12, 1896. 

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FanfuUa della domenica, N. i8, 1896. 

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role sulla Madonna degli Angeli in Lugano. — La Perseve-\ 
ranxa, 4 maggio 1896. 

* Gasparolo (F.). Gli Statuti dei mercanti di Alessandria (1488). — | 

Rivista storica d'Alessandria, a. V, fase. XIII, 1896. 

In 78 capitoli, confermati dal duca di Milano agli 8 novembre 148I 

Geigy (d.' Alfred). Gedruckte schweizer. Mùnzmandate. Manda 
monétaires suisses imprimés. Gride monetarie svizzere stampate! 
Ein Beitrag zur Geschichte des schweizer. Mùnzwesens bis zum 19 
lahrhundert. Basel, im Selbstverlag des Verfassers, 189 
gr.-8 ili. 

A pag. 80 segg. riproduzione delle gride monetarie del secolo scori 
di Locamo e Lugano con speciali rapporti con quelle emanate in M 
lano di egual tempo. 

Giesebrecht (W.). Geschichte der deutschen Kaiserzeit. 6." T» 
let\en Zeiten Kaiser Friedrichs des Rothbarts. Herausgegb. & foi 
gesetzt von B. von Simson. — Leipzig, Dunker & Hunj 
blot, 1895, in-8. I 

Storia dell'epoca imperiale alemanna. 6° Gli ultimi tempi di Federi! 
Barbarossa. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 47 1 

* Giesebrecht (Guglielmo). L' istruzione in Italia nei primi secoli 
del medioevo. Traduzione di Carlo Pascal. (Seguono alcuni 
carmi di Alfano, o corretti o inediti). — Firenze, Sansoni, 
editore, 1895, in-ié, pp. 95. [«Biblioteca critica della lette- 
ratura italiana » diretta da F. Torraca, I]. 

dissenti (avv. Fabio). Il comune di Bagolino e i Conti di Lo- 
drone. — Archivio Trentino, a. XII, fase. II, 1896 (Cont. v. 
fase. I). 

Secondo documenti tratti dall'Archivio di Stato di Brescia. 

Gonzaga. — Vedi Lu^io, Rosemont, Rouvet, Yriarte, Zanelli. 

Guy (B.). Bonaparte e la Grassini. — La Terseverania , 5 mag- 
gio 1896. 

Sulle relazioni tra il Bonaparte e la nota cantante varesina ch'egli 
conobbe a Milano nel 1800. 

Hartung (I.). Akten zur deutschen Wirthschaftsgeschichte im lé. 
17 und 18 Jahrhundert. II. Eine internationale Conferenz zur 
Wiederbebelung des italienisch-niederlàndischen Transitverkers 
durch Sliddeutschland und Tyrol. III. Zur Ausbreitung des 
augsburgischen Handels im 18 Jahrhundert. — Zeitschrift fiìr 
Social-und Wirthschaftsgeschichte, voi. IV, fase. II, (Weimar, 
1896). 

A p. 242 nomi di ditte commerciali milanesi interessate nel falli- 
mento delle case von Kòpf und Schwarz (1766). 

Hausrath (A.). Weltverbesserer im Mittelalter. I-III. {Arnold von 
Brescia und die Arnoldisten). — Leipzig, Breitkopf & Hàrtel, 
1895, in-8 gr. 

Hennebert (colonel). Magenta (avec pian de la bataille). — La 
Grande Encyclopédie. Inventaire raisonné des sciences et des 
lettres pour la fin du XIX"*« siede, livraison 545. 

sola (Ippolito). Cesare Cantù. Commemorazione. — Rassegna na- 
j lionate, i.° aprile 189 5. 



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IBLIOGRAFIA 



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(IH.). — Archivio storico dell'arie, a. II. s. II, fase. I-II, 1896. 

Con notizie di diversi quadri di scuola lombarda ; ad es. di Leo- 
nardo da Pavia (p. 124), e di Gio, Francesco Sacco da Pavia (p. 128). 

*Jecklin (F.). Aus der Raubritterzeit. Der Biirgermeister von Chur 
wird vor Wegelagerera auf Schloss Ems gewarnt. — Anieiger 
fùr Schweiier. Geschichte, N. 5, 1895. 

Biglietto, in data Feldkirch 12 aprile 1469, di un mercante Gaspare 
Giovanni di Chiavenna al borgomastro di Coirà , prevenendolo di 
insidie preparategli da predoni sulla strada al castello di Ems. 

* Joppi (dott. Vincenzo\ La basilica di Aquileja ; note storico- 

artistiche con documenti. — Archeografo Triestino, anni 1894-95, 
fase. II (1896). 

Premesse notizie sulla cappella di S. Ambrogio e S. Margarita, 
fatta costrurre nella Basilica dal patriarca Raimondo della Torre, vita, 
sua durante, ove è seppellito con altri del suo casato (cfr. p. 2i3-2ij)j 
si offrono documenti d'arte riflettenti lavori eseguiti alla basilica 
maestro Antonio da filano nel 1485 per il restauro della pigna del 
campanile (p. 254), dai lapicidi Antonio e Tomaso da Cima nel 1484,1 
pel pavimento della chiesa, da maestro Domenico de'Maffei di Clivo (Cima ?) 
nel milanese, per la costruzione della nuova cappella di S. Canziano, 1 
nel 1494 (p. 235 e doc. IK a p. 255 seg. Testimoni: Bernardino Bis = 
sone e Sebastiano da Osteno lapicidi) ; dai tagliapietra Bastiano da 
Pozzo e Antonio suo fratello da Osteno nel 1495 (p. 255); da T>o- 
menico de'Maffei sopracitato per il coro della chiesa d' Aquileja, nel li\ 
(p. 236); da Antonio de Tironi di Bergamo, nel 1502 (indora l'ancona j 
dell'aitar maggiore (p. 236 e doc. XIII, p. 262); da Carlo da CaronaA 
nel 1529, per la pila del battistero (p. 237). 

* Jorga (N.). Un viaggio da Venezia alla Tana. (1404-1407). — | 

Nuovo Archivio Veneto, t. XI, p. I, 1896. 
Da un Codice ambrosiano del secolo XV. 

Keller (Emil). Die Sprache der Reimpredigt des Pietro da Barse- 
gapè. — Frauenfeld, Huber & C, 1896, ia-4, pp. viii-63. 
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cabinet de France. — Revue nutnismatique^ i." trimestre 1896. 
6." Ludovic Sforza. 7.° Louis XIL 

Lee Wernon. Old Lombard and Venetian villas. — Cosmopolis, 
aprile, 1896 (Parigi). 

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Valente. 

Lehmann (KarlK Das Langobardische Lehnrecht. (Handschriften, 
Textentwichelung, dltester Text und Vulgattext nebst den ca- 
pitola extraordinaria). — Gottinga n, Dieterich, 1896, in-8 
gr., pp. 220. 

II diritto feudale longobardo (Manoscritti, testi, ecc., in uno ai 

capituìa extraordinaria. 

Leonardo da Vinci. — Vedi Centelli, Mùnti. 

Locatelli (sac. Gius.). S. Vittore martire mauritano: cenni sulla 
vita e la chiesa a lui dedicata in Brembate di sotto. - — 
Bergamo, libr. Serafina Tacchi Bianchi, i8^é, in-i6, p. 52. 

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AnaUcta Bollandiana, fase. II-III, 1896. 
Con notizie abbondanti sul culto di S. Prospero nella diocesi milanese. 

*Merkel (prof. Carlo). L'epitaffio di Ennodio e la basilica di S. Mi- 
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Roma, tip. della Reale Accademia dei Lincei, 1896, in-4, pa- 
gine 141 e due tavole. 
Importantissima memoria. 

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N. 17, 1896. 

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sijjone eucaristica illustrata, disp. VII, XVII, 1895. 
Cfr. : anche la disp. 15.^: Messali e Cora// (messale di S. Ambrogio). 

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spensa XIII, 1895. 
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Hartung, Maxe-Werly, Macola, Meda, Melani, Mercati, Notiiie,\ 
Olcese, Télissier, Pinxp , Ponti, Tolijìlo, Tredelli, Rua, Torri, \] 
Thureau, Vaini. 



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— Lodi, tip. edit. Quirico e Camagni, 1896, in-8, pag. 120 

Mojana (A. de). Dal quarantotto a noi, — Scuola cattolica, aprile 
e maggio 1896. 

* Moìraghi (dott. Pietro). Torquato Tasso a Pavia. Rapsodia sto- 
rica. — Pavia, tip. del Corriere ticinese^ 1895-96, in- 16, pa- 
gine 278. 

Molari (Teresa). Il teatro di Alessandro Manzoni. — Atti delV^Ac- 
cademia Dafnica di sciente e lettere, di Acireale, voi. IH. 

Monti. Vedi Biagio Marchi. 

Macchioro (d."" G.). Die politische Thatigheit und die national- 
òkonomischen Schriften des Crafen Pietro Verri. L — Vier- 
teljahrsschrift fùr Staat sund Volkswirthschaft, voi. V, fase. I 
(Lipsia, 1896). 

L'attività politica e gli scritti economici del conte Pietro Verri. L 

Maffì (sac. P.). Appunti di cosmografia sulle opere principali di 
T. Tasso. IV, Fracastoro. — La Scuola Cattolica, aprile e 
maggio, 1899. 

IVIagistrettì (Piero). A proposito di una polvere sonnifera. — Il 
Focolare, a. I, N. 11, 1° giugno 1896. 

Documento del io gennaio 1452 «Polvere per far dormire le guar- 
die », proposta al duca Francesco Sforza. 

Malaguzzi Valeri (Francesco). La chiesa « della Santa » a Bo- 
logna. — Archivio storico dell'arte, s. II, a. II, fase. I-II, 
1896 e ili. 

Ai lavori della facciata (1492-94), ebbero parte numerosi artisti lom- 
bardi ; — limitandosi ai capomastri il M. elenca Giovanni da Luino^ 
. Giov. e Bernardo da Chiavenna, Giacomo da Erba, Guglielmo da Bel- 
linzcna, Antonio, Bartolomeo, Giacomo e Antonio, tutti quattro da Do.- 



476 BIBLIOGRAFIA 



modossola^ Antonio Bonetti da Como, Andrea da Milano, Bernardo e 
Corso da Como. La porta della chiesa è opera di Sperandio da Man- 
tova, 1479 (148 1)' ^^ '^"i si oflfrono importanti e nuove notizie arti, 
stiche e biografiche. 

Mandelll (sac. Giov.). Diario perpetuo di santi, sante, beati, che 
si venerano nelle varie diocesi della cattolicità, estratti da fonti 
autentiche, con aggiunta di storiche notizie sulle reliquie che 
si conservano nella cattedrale di Cremona. — Cremona, 
tip. coop. Operaia (già Ghisani), 1896, in-i6, pag. 72. 

Mantova. Vedi Capilupi, Cittadino, Fumagalli, Gabrielli, Gonzaga, 
LuTJo, Malagiiiii, Orioli, Torraca, Virgilio, Yriarte. 

* Manzoni (Alessandro). Lettere inedite, raccolte e annotate da 

Ercole Gnecchi. Pubblicazione fatta col gentile consenso dtì- 
comm. Pietro Brambilla. — Milano, Enrico Rechiedei, 1896, 
in-4 gr., pp. XVI- 179 e tav. di fac-simili. 

Avvertimenti preliminari. — Parte l. Lettere. Parte II. Biglietti a 
Gaetano Cattaneo^ Francesco Rossi e Luigi Longoni. Parte III. Scritti 
varii. — Appendice. 

Manzoni. Vedi Bondi, Cessi, De Castro, Del Lungo, Martina\%pli^\ 
Molari, Sainte-'Beuve, Samarani, Sinistri, Zoppi. 

Marchi (prof. G.). Vincenzo Monti in Roma. — V Arcadia, N. 2, 
febbraio 1895-96, a. VII-VIIL 

Marengo. La cavalerie à la bataille de Marengo. — %evue de 
Cavalerie, marzo 1896 (Parigi). 

* Marti nazzoli (A.). La pedagogia nei « Promessi Sposi » di A. 

Manzoni. — Rendiconti dell'Istituto Lombardo, serie II, voi. XXIX,| 
fase. IX. 

* Martini (Emidio). A proposito d'una poesia inedita di ManuelJ 

File. Nota. — Rendiconti Istituto Lombardo, serie II, voi. XXIX,j 
fase. Vili, 1896. 

Da un codice greco della Biblioteca governativa di Cremona. 






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donia » del Mascheroni. — Bollettino del Bibliofilo italiano^ 
N. I, Venezia, libreria Gattinoni. 

Diligente bibliografia, secondo la Rassegna bibliografica^ di Pisa, 
N. ?-4, 1896, pag. 119. _ 

Massuero (L.) Papà Labrese a Brunate. — Como, tip, coop. 
Comense, 1896^, in- 16, fig. pag. 135, con quattordici tavole. 

Maxe-Werly. Un sculpteur italien à Bar-le-Duc, en 1463. — 
CompteS'Rendus de l'Académie des inscriptions et belles lettres, 
t. XXIV, gennaio-febbraio 1896. 

Pietro da Milano, celebre medaglista. 

Mazzola ^^Enrico). Di tre soffitti della seconda metà del secolo XVI, 
intagliati in legno di larice, esistenti nella casa già Aliverti 
ora Carones (via Broletto, N. 20). — Milano, tip. del Com- 
mercio, 1896, in-8, pag. 27. [Ristampa]. 

VIorel (C). Une illustration de l' Enfer de Dante. LXXI minia- 
tures du XV™" siècle. Reproduction en phototypie et descrip- 
tion, — Paris, Welter, 1896, in-4 obi. 

È il ms. 2017 della Nazionale di Parigi, col commento di Guini- 
forte Barzizza, e miniature di scuola lombarda. 

Morel-Fatio (A.). Lettres d'antiquaires espagnols de la fin du 
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de l'école des chartes, i livr,, 1896. 

Lettere indirizzate dal 1769 al 1780 a uno dei migliori epigrafisti 
spagnuoli T). Antonio Vakarceì, Pio di Savoia e Spinola, conte di Lumiarei 
e marchese di Castel Rodrigo (f 1808), della famiglia dei Principi Pio 
Falcò di Savoja, in Milano. 

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I 
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Olcese (P.). Ancora la patria di S. Giovanni Buono vescovo di 
Milano. — Genova, 1896, in-8, pp. 19. 

Cfr. «Analecta Bollandiana », fase. II-III, 1896, p. 357. 

Orlandoni (Gaet.). La provincia di Como e idea generale dell 
r Italia, secondo i nuovi programmi, ad uso delle terze classij 
elementari della provincia. — Lecco, tip. editr. fratelli Grassi 

1896, in-ié fig., pp. 38 con tavola. 

* Orioli (dott. don Paolo). Il pensiero religioso-civile-artistico, ov 

vero reminiscenze, arte ed inscrizioni nel Duomo di Mantov; 
con brevi cenni sulla piazza Bordello , alias di S. Pietro. - 
Mantova, tip. Aldo Manuzio, 1896, in-8 gr,, pp, xvii-291. j 



BOLLETTIMO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 479^ 



Ozanam (F. A.). Le scuole e 1' istruzione in Italia nel Medio- 
Evo. Traduzione di G. Z.-J. — Firenze, Sansoni, editore,^ 
1895, in-i6, pp. 74. 

L'O. nacque il 28 aprile 1815 a Milano, dove il padre s'era sta- 
bilito per esercitarvi la professione medica. 

^apa (U.) Un dissidio tra Venezia e Pio V (1566-72). — Miscela 
lattea di storia veneta, serie IL voi. Ili, 1895. 

Si tratta di Desenzano , sul Bresciano , che per un litigio col suo 
parroco fu scomunicato ed interdetto da Pio V. 

lUN'. Vedi 'Bertana, Ronconi 

asollnl (P. D.). Katharina Sforza. In gekùrzter Form ùbersetzt 
von D.'' Meta von Salis-Marschlins. Mit 2 Portriits Katharinas. — 
Bamberg, C. C. Buchner Verlag, 1895. in-8 gr., pp. xii-361. 
Caterina Sforza. In forma ridotta trad. dalla d/"^^ Meta di Salis- 
Marschlins. Con 2 ritr. 

wiA. Vedi Boeiio , Jacobsen , Merkel , Moirag-hi , Neher , Sant'Am- 
brogio, Silvabella, Taramelli. 

àlissier (L. G.). Documents sur l'ambassade siennoise envoyée 
à Milan en octobre 1499. — Bullettino senese di storia patria, 
a. Ili, 1896, fase. I. 

lìlissier (L. G.). Les Registres Panigarola et le Gridario generale 
de l'Archivio di Stato de Milan pendant la domination fran- 
^aise 1499-15 13). — Revue des bibliothèques , marzo 1896- 
(cont.). 

lineo (E.). Cesare Cantù. — San Pier d'Arena, tip. Salesiana,. 
1896. 



irì (Severo). Ugo Foscolo e il ministro Antonio Veneri. (Lettera 
inedita di Ugo Foscolo, 8 dicembre 18 12. — Natura ed Arte,. 
i.° giugno 1896. 

illimore (Caterina Maria). Torquato Tasso. Sua vita ed opere. 
Traduzione dall'inglese di Rosmunda Tonini. — Ri mini,, 
tip. M. Balducci, 1895, in- 16. 



480 BIBLIOGRAFIA 



Pinzo (Cam. Cima). La storia de Milan dal princippi fina al d 
d' incoeu , cuntada su alla bona dal Meneghin alla Cecca. 
Voi. II. — Milano, tip. degli Operai, 1896, in-i6, p. 260. 

Estr. dal giornale L'Uomo dì Tielra. 

Pioli (T.). Le controversie sulla Gerusalemme liberata. — L'Arcadia, 
febbraio 1896. 

Plinio. Grasso (prof. Gabriele). Gli Strapellini di Plinio. — %ivista 
geografica italiana, fase. II-III, febbraio-marzo 1896. 

Cerca il sito dove ebbero vita gli Strapellini, che Plinio nomina tra 
i popoli della Daunia. 
Vedi Rivista archeologica. 

Politilo. G. B. Tiepolo a Milano. — Corriere della sera, N. 127,1 
9-10 maggio 1896. 

Raggruppa, forse per la prima volta, in un unico scritto , l'accennc 
alle numerose opere che il Tiepolo dipinse a Milano. 

Politilo. Cento anni or sono {26 fiorile - anno IV). — Corriert\ 
della sera, N. 132, 14 maggio 1896. 

Entrata dei Francesi in Milano ai 14 maggio 1796. 

Ponti (Cesare). Progetto di facciata del duomo. — L' Esposiiiot 
eucaristica illustrata, disp. XIV. 1895. 

*Predelli (Riccardo). I libri commemoriali della Repubblica di Vel 
nezia. Regesti. Tomo IV. — Venezia, a spese della Società 
1896, in-4 , pp. iv-354. [«Monumenti editi dalla R. Deputa 
zione veneta di Storia patria »]. 

Importante pel periodo 141 8 -148 2 , e per le relazioni di Venezi 
con Milano. 

I 
Rahn (J. R.). Der Aitar in der Kirche des Collegiums von Asconf 

Mit Lichtdruck. — Mittheilungen der Schweiier. Gesellschaft fu 

Erhaltung historischer Denkmàler, 1896. 

Quadro di Antonio de la Gaia, 15 19, nella chiesa del Collegio <: 
Ascona (L. Maggiore). Con fototipia. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 481 



Rajna (Pio). Per l'azione delle parlate moderne sulla pronuncia 
del latino. Nota. — In Mélanges de philologie romane dédiés 
à Cari IVahhmd, 7 janvier 1896 (Macon, Protat, pp. 137-144). 
Il R. pubblica , tolto da uno dei tanti volumi miscellanei Pinelli 
dell'Ambrosiana (cod. I, 251 in-f.) un documento «De Jotacismo, et 
Labdacismo, et Zetacismo, aliisque vitiis pronuntiandi apud multas na- 
tiones > , interessante ragguaglio delle condizioni passate della pro- 
nunzia latina. 

— Vedi Dante. 

Rainoni (sac. Fr.). La Vergine delle Lagrime , venerata a Tre- 
I viglio. Cenni storici. — Tre viglio, stab. tip. sociale edit.^ 
1896, in-i6, p. 65. 

Ratti (Achille). Quarantadue lettere originali di Pio 11 relative 
alla guerra per la successione al reame di Napoli. Un codice 
pragense a Milano , con testo inedito della vita di S. Agnese 
di Praga. — Rendiconti Istituto lombardo, XXIX, fase. VII, 1896. 

Ravanelli. Fatti d'arme nel Trentino durante l'ultima guerra tra 
Filippo Maria Visconti e la repubblica di Venezia. — Atti 
dell'Accademia degli Agiati, di Rovereto, 189^, fase, I. 

egnoli (Pietro). Ultimo episodio dell'assalto di Vicenza, il io giu- 
gno 1848. — Il Pensiero italiano, maggio 1896. 

icci (A., tenente-generale). Un volontario del 1848-49. Conferenza 
Torino, Roux, Frassati e C, tip. edit., 1896, in-i6, p. 71. 

cci (S.). Oggetti ornamentali provenienti dal territorio di Gola- 
secca. — Bullettino di paletnologia italiana , serie III , XXI, 
fase. 46, 1895. 
Nel museo di antichità di Torino. 

echers (A.). The violin and the art of its construction. A trea- 
tise on the Stradivarius violin. — Gòttingen, Spielmeyer,. 
i gr. 8. 

: TORCIMENTO ITALIANO. Vedi artiglieria, Barbiera, Baioni, Cer- 
I nuschi. Ghiaia, Bela Gorce, Hennebert, V^Cojana, Regnoli, Riccia 
Vayra, Waldstàtten. 



4S2 BIBLIOGRAFIA 



Rivista archeologica della provincia di Como. Fase, 37°, 
dicembre 1894. — Como, Longatti, 1894 [1896]. 

Garovaglio (Alfonso). Brutta storia di un bellissimo quadro di 
Bernardino Luino , una volta in Menaggio. [Articolo già citato da 
noi in Arch. star., 1895]. — Gemelli. Marmi scritti e figurati per- 
venuti al Museo civico di Como. — B. (^)- Di una rara epigrafe 
ricordante L. Plinio figlio di Lucio [appunti tolte dalle Noiiiie degli 
Scavi dei Lincei. Lapide rinvenuta a Marsala]. 

Rivista italiana di numismatica. Anno IX, fase. L — Mi- 
lano, Cogliati, 1896. 

Capobianchi (Vincenzo). Il denaro pavese ed il suo corso in Itali 
nel XII secolo. Con una tavola. — Motta (Emilio). Documenti vi- 
sconteo-sforzeschi per la storia della Zecca di Milano. Parte II [Cont. 
anni 15 19 a 1529]. — Ambrosoli (Solone), Bibliografia numismatica 
di Gian Giacomo de' Medici , castellano di Musso. — Varietà: V. 
R. Gabinetto numismatico di Milano. Un ripostiglio di denari dei Te 
trarchi [nelle vicinanze di Milano], Il ripostiglio d'Appiano. — Att 
della Società numismatica italiana. 



Roé (Art.). Essais de psychologie militaire. I. Bonaparte en Italie. — 
In Revue Bleue, N. 14, 1896 e seg. 

Rolando (Antonio). Intorno all' indole ed al metodo della storia 
Discorso detto per l' inaugurazione dell' anno accademico i 
7 novembre 1895. — Annuario scolastico della R. Accademii 
scientifico-letteraria di Milano, per il 1895-96. (Milano, Gallj 
e Raimondi, 1896). 

Romita (Odoardo). Polemizzando (sul Tasso). — Vogher:! 
tip. Rusconi-Gavi-Nicrosini succ. Gatti, 1896, in-8, p. 39. 

Ronconi (Guglielmina). Il Parini e la società incipriata. — Rivisiì 
per le Signorine, N. 8 e 9, 1896. 

Roncoroni (L.). Genio e pazzia in Torquato Tasso. — Torini 
fratelli Bocca, edit. (stab. tip. Vincenzo Bona), 1896, in-8 fi.'l 
p. vij, 231, con due facsimili e due tavole. 

I. Introduzione: per la questione del genio. 2. Riassunto della 



BOLLETTINO DI BIBLIGRAFIA STORICA LOMBARDA 483 

del poeta. 3. Le cause ed i sintomi. 4. Appendice: considerazioni sulla 
paranoia. — (Biblioteca antropologico-giuridica, serie II, voi. XXIX). 

Rosemont (A.). Lettre autographe de Marie de Médicis , régente 
de France à Charles I*"" de Gonzague, due de Nevers (19 oc- 
tobre 1616). — Nevers, Valliòre, 1895, in-8- pp. 8, 

Ròssier (d."" Constantin). Das Tassoràthsel. — Preussische Jahr- 
bùcher, maggio 1896. 

Rotta (p. P.). Il calice di Chiavenna. — L' Esposizione eucaristica 
illustrata, dispensa XV, 1895. 

Rouvet (M.). Entrée à Rome de Charles de Gonzaga, ambassadeui 
du roi de France , Henri IV, d'aprés un compte-rendu de 
169S. — Nevers, impr. Vallière, 1896, in-i8, pp. 22. 

iRua (G.). L'epopea savoina alla corte di Carlo Emanuele I. 
Parte II. L'epopea di Carlo Emanuele I. — Giornale storico, 
fase. 80-81 (1896). 

Con notizie sui rimatori Lorenzo Cataneo , bresciano (cfr- p. 220), 
fra Cherubino Ferrari Legnarti da Milano (pag. 213), e rime per l'im- 
presa di Carlo Emanuele I contro gli Spagnuoli signori di Milano 
(cfr. p. 233 segg.). 

^usso (Dom.\