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Full text of "Archivio storico lombardo"

HANDBOUND 
AT THE 



UNIVERSITY OF 
TORONTO PRESS 



ARCHIVIO STORICO LOMBARDO 



ARCHIVIO STORICO 

LOMBARDO 

GIORNALE 

DELLA 

SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



SERIE TERZA 



VOLTJJVIB XIII — ANNO XXVII 



498710 



13. 10.43 



IVI I L A K O 



SEDE 

DELLA SOCIETÀ 

Castello Sforzesco 



LIBRERIA 

FRATELLI BOCCA 

Corso Vittorio Eni., 21 



1900 




La proprietà letteraria è riservata agli Autori dei singoli scritti 



'ì)Q 



Milano, 1900 — Tip. Pietro Gonfalonieri, Via Gozzadini, 47-49. 



IL ROTOLO 

dell'Archivio Capitolare di Novara (i) 



NEL Documentario episcopale voi I dell' archivio capitolare di 
Novara si conserva, malamente ripiegato per adattarlo al 
l'ormato in Ibi. del volume, un antico rotolo in pergamena, 
che contiene trascrizioni di diplomi imperiali e reali dei sec. IX e X. 
Questo rotolo consta di sette pergamene, di cui le prime quattro 
sono unite con cucitura a filo e tre con una striscia di pergamena : 
misura nella sua lunghezza attuale m. 2,08, in larghezza m. 0,82. Non 
ci pervenne completo; manca nella parte superiore di uno o più pezzi, 
come provano i fori della cucitura nella prima pergamena e il testo 
incompleto del primo documento trascritto. Tra il terzo ed il quarto 
diploma (n. Ili e I nella presente edizione) sono segnati i monogrammi 
di Lotario I, di Carlomanno, di Carlo III, di Arnolfo, di Lodovico III, 
di Berengario 1 e di Rodolfo II; è lecito supporre che questi fossero 
i monogrammi dei privilegi trascritti nel rotolo, e che i diplomi di 
Carlomanno, di Arnolfo e di Rodolfo, non pervenutici, si trovassero 
nella parte staccatasi e oggidì perduta. Tra questa serie di mono- 
grammi manca quello di Guido, del quale però abbiamo un diploma col 
monogramma segnato, V unico nel rotolo, a suo luogo nella signaiio. 
Le sette pergamene componenti il rotolo erano state prima usate per 
altre scritture, e sulla rasura di queste si eseguirono le copie dei di- 
plomi. La rasura venne praticata dopo l'unione o cucitura dei singoli 
pezzi, come si rileva dai luoghi di connessione, dove si scorge tuttora 



(i) Al Reverend.^'^^ Capitolo di Novara, a Mons. InnoceiiSiO Lubrici 
prefetto Capitolare, all' Avv. Cav. Raffaele Tarclla bibliotecario della 
Comunale esprimo vivissimi ringraziamenti per le facilitazioni e gen- 
tilezze usatemi. 



IL HOIOLO 



il ..iiaitcK piiiiiiii\ :id esempio, la quarta pergamena eia mi 

ilocumento privato o pageiise nel corsivo dei secoli IX-X, altre pci- 
gamene contenevano note di esazioni di decime della chiesa Novarese . 

Il carattere delle trascrizioni è un bel minuscolo del secolo X < 
panni anche di una sola mano, benché presenti una certa varietà 
nella pressione dei tratti, dovuta, credo, al diverso tempo in cui si 
eseguì parte del lavoro. I diplomi trascritti sono 21: tre di Lotario I, 
uno di Guido, altro di Lodovico III e sedici di Berengario I: inediti i5. 

L'autore non seguì alcun criterio nella disposizione dei documenti. 
Vario e pure il metodo di trascrizione; mentre di tutti ci offre il con- 
testo, di pochi eseguì copia completa, di parecchi trascurò Vescatocollo 
o le prime Ibrmole del protocollo. La varietà dei destinatari fa ritenere 
che non tutti gli originali, cui si attinse per la compilazione del ro- 
tolo, si conservassero negli archivi di- Novara. Considerando inoltre 
il contenuto di gran parte di questi documenti, oso supporre che l'au- 
tore avesse un intendimento pratico più che storico: a questo intento 
avrebbe subordinato la scelta del materiale e il modo di trascrizione. 
Di tutti i diplomi del rotolo ci è pervenuto un solo originale (vedi do- 
cumento n. XXI, pag. 45), e questo ci permette di giudicare sul valore 
delle trascrizioni: il testo è buono, ma non rigorosamente esatto, con 
errori ed omissioni che tradiscono la fretta del copista. 

Suir autenticità dei documenti non credo possano sollevarsi dubbi 
né dal lato storico ne dal lato diplomatico. 

Carlo Francesco Frascone, cerimoniere minore della Chiesa di No- 
vara, tentò nel 1761 una copia del rotolo. (" Copia autenticata del Do 
cumentario episcopale della Chiesa Novarese „, voi. in fol. segnato C 
presso V archivio cap.). Egli contrassegnò i documenti con lettere del- 
l' alfabeto, successivamente da A ad R, omettendo però cinque privi- 
legi, cioè i numeri III, V, X, XI e XIV; il testo è scorretto e pieno di 
lacune. Dal Frascone dipendono le copie dei tre diplomi che Porro 
Lambertenghi pubblicò nel Codex diplom. Langobardiae (cfr. i numeri 
IV, XV, XIX). Ricorse a questo materiale il Bianchetti, che nel suo 
lavoro " L'Ossola inferiore „ riporta altri due privilegi (numeri Vili 
e XV). Nel 1881 Angusto v. laksch (i) dava una breve descrizione del 
rotolo seguita dal regesto di 17 diplomi. 



(i) Unedirte Diplome aus Novara in Mittheilungen des Instituts 
tur òster. Geschichtsforschung. II, p. 446 e sgg. 



dell'archivio capitolare di NOVARA 



Il carattere^ per essere tutto su rasura, corroso, ed in parte mac- 
chiato, oftre qualche difficoltà, ed a questo si deve forse se rimase fi- 
nora inedito un materiale così importante per la storia e per la di- 
plomatica dei secoli IX e X. 

Il testo che presento è completo ; per alcune parole coperte da 
macchia feci uso di un reagente. 

Segnando coi numeri arabici i documenti del rotolo nel loro or- 
dine progressivo, con accanto le lettere dell' alfabeto dal Frascone ap- 
poste alla pergamena e alla copia da lui fatta, e coi numeri romani 
quelli, in ordine cronologico, della presente edizione si ha il seguente 
rapporto : • 



I 


4- 


Q 


II 


'^. 


A 


III 


3. 




IV 


18. 


M 


V 


1. 




VI 


16. 


I 


VII 


8. 


C 


vili 


7- 


B 


IX 


21. 


P 


X 


5. 




XI 


i5. 





XII 


12. 


G 


XIII 


6. 


R 


XIV 


14. 




XV 


19. 


N 


XVI 


20. 





XVII 


i3. 


H 


XVIII 


17, 


L 


XIX 


II. 


F 


XX 


IO. 


E 


XXI 


9- 


D 



A'ota: Siccome non intendo di oflrire un'edizione critica dei sin- 
goli documenti, riproduco Y ortografia del rotolo, solo applicando la 
punteggiatura secondo V uso moderno ed usando la maiuscola per V ini- 
ziale dei nomi proprii. Delle varianti introdotte nel testo si dà ragione 
nelle singole note. Per ragioni tipografiche i pochi casi di e caudata 
sono rappresentati con a.'. 



IL ROTOLO 



I. 



Lolar'uK imperali)/ e dona alla Chiesa di Novara l'abbazia di 
Liicedio (5. Genuario) e conferma gli anteriori diplomi di re ed 
imperatori. 

840, febbraio 19. Pavia. 

Iaksch. Mitthciliingcn des Instituts fùr usi. Geschichtsforschung. lì, 
400, 11. I, Ri'g-y recognitio e datai io. 

Darmstadter. Das Reichsgut in der Lombardei imd Piemont (Strass- 
burg, 1896) p. 20 citato, cfr. anche p. 226; Muhlbaciier. Reg., n. io65 
(io3i). 

In nomine domini Dei aeterni. Hlotharius diuina ordinante 
prouidentia imperator augustus. Oportere credimus imperialem di- 
gnitatem, quod {a) famulantium sibi precibiis aurem libenter ac- 
commodet, effectumque concedat maxime diuini cultus curam ge- 
rentium, quorum deuotionem non solum in rei publice utilitatibus 
necessariam uerum etiam ad (^) eterne felicitatis prouentum co- 
gnoscit ualde proficuam (e). Quapropter omnium fidelium sancte 
Dei eclesie tam presentium quam futurorum nouerit sollertia, 
quod adiens serenitatem nostrani Adalgisus sancte Nouariensis 
ecclesie uenerabilis episcopus decenter, uti conueniebat, suppli- 
cauit, quatinus prò statu nostri imperii futureque beatitudinis emo- 
lumento dignaremur concedere episcopatui, cui Deo auctore pre- 
erat, abbatiam Laocedii cenobii in honore sancti Michaelis celestis 
militie (ii) principis sanctique martiris lanuarii dicatam in com- 
mitatu Uercellensi, ita ut deinceps in ius et dominium eiusdem 
Nouariensis episcopatus transactam, pastor predicte sedis iugiter 
ex cauti ex episcopii rebus optineat potestatem; quin etiam op- 
tulit aspectibus nostris priuilegia seu precepta nec non et mund- 
burdos pretaxato episcopatui ab antecessoribus nostris regibus uel 

(rt) quo ((5) ab (e) proikuum (<^/) militis. 



DELL Al^CHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA 



imperatorihus delegata, supplicans ut eidem donatìonis precepto 
dignaremur inserere imperialis quoque pietatis contirmationem. 
Nos igitur considerantes peccaminum nostrorum pondera, nullo 
modo facilius posse leuigari quam si uenerabilibus locis liberales 
existamus, sìmulque tanti uiri reuerentiam non nisi rectissima 
petentem, annuimus fieri quod posscebat, scribi iubentes hoc no- 
stre donationis preceptum, per quod prenominatum coenobium de 
Leocedio prelibate sedi Nouariensi cum omnibus que ad id per- 
tinent donoque (e) fidelium pertinebunt, seruis uidelicet, ancillis, 
aldionibusutriusque sexus, cellulis, capellis, curtibus, domocoltibus, 
mansis, casis, sediminibus, campis, uineis, pratis, pascuis, siluis, 
quarumcumque arborum erectis montium, deuexis collium, imis 
uallium, planiciebus, paludibus, fontibus, puteis, riuis, aquarum- 
que decursibus et ductibus, iiiolendinis, piscariis, uenacionibus, 
aucupiis, alpibus, ripis, cultis et incultis, diuisis et indiuisis, ter- 
minis, accessionibus, districtionibus, fiscariis, campariciis aliisque 
uniuersis reddibitionibus qualibuscumque nominibus humana cu- 
riositate nominatis ad iam dictum monasterium pertinentibus uel 
respicientibus pretaxate cecclesice sancte Nouariensi iure proprio 
concedimus et perdonamus et de nostro iure et dominio in eius 
ius dominiumque transfundimus atque delegamus ad habendum, 
tenendum, commutandum, precariam faciendum, libellariam do- 
nandum, monachos introducendum, abbatem uel rectorem eligen- 
dum, salua in omnibus prenominate Nouariensis sedis potestate, 
et fruendum, prout canonica censura de eclesiasticis rebus fieri 
decernat, omni nostra nostrorumque successorum regum seu im- 
peratorum contrarietate uel diminoratione remota. Insuper etiam 
per hanc eandem precepti nostri (/) paginam omnia priuilegia 
seu precepta nec non et mundburdos ad predictum episcopium 
ab antecessoribus nostris peracta omnesque donationes et omnia 
cartarum instrumenta, que ad eandem Nouariensem eclesiam con- 
scripta sunt uel undecumque aut quomodocumque pars ipsius epi- 
scopii inuestituram tenere dinoscitur, eidem Nouariensi eclesie con- 
rìrmamus et corroboramus, ut perpetuam habeat stabilitatem et 



(<?) Jonuque (_/} ncstro. 



IO IL ROTOLO 



ui^:;()rciìi sinc alicuius tcmcritatc ucl molestationc. Si quis autcm, 
ijiiod futurum non credimus, centra hoc nostre concessionis atquc 
donationis ncc non et confirmationis precepttim temerarius uio- 
lator ire tcmptauerit, atquc illud infringcre quesierit, .C. lìbras 
auri purissimi componcre cogatur, medietatem palatio nostro et 
medietatem episcopo Nouariensis eclesie. Quod ut uerius creda- 
tur diligcntiusque ab omnibus obscruetur, manu propria corro- 
borantes ex anulo nostro iussimus insigniri. 

Signum domni Hlotharii serenissimi augusti. 

Eichardus subdiaconus ad uicem Agilmari recognouit. 

Data .XI. kal. mar., anno Christo propitio imperii domni 
Hlotharii pii imperatoris .XX., indictione .III., Actum Papia pa- 
latio regio; in Dei nomine feliciter, amen. 



IL 



Lotario imperatore nomina i conti Leone e Giovanni suoi 
messi a difesa dei beni e delle persone della Chiesa di Novara, 
concedendo loro il diritto di inquisizione. 

{840, febbraio. Pavia?). 

Il documento è un mandato, del quale presenta i caratteri intrin- 
seci ed estrinseci. Al presente potrebbe assegnarsi la medesima data 
del diploma che precede, n. i, p. 8. 

Iaksch. Op. cit. Reg., p. 480, n. 2; Hubner (i;. Reg., n. 780; Mììhl- 
BACHER. Reg., 1066 (1082), cfr. io85 (io5i). 

In nomine domini nostri lesu Christi Dei aeterni. Hlotarius 
diuina ordinante prouidentia imperator augustus. Omnibus epi- 



(i) Gerichtsurkunden der frànkischen Zeit in Zeitschrift der Savigm- 
Stiftimg fiìr Recìitsgeschichte, Weimar, XIV germ. Abtheil. 



DELL ARCHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA II 

scopis, abbatibus, abbatissis, commitibus, castaldiis, uicariis, cen- 
tenariis, accionariis, uel cunctis rem publicam administrantibus 
notum esse uolumus, quia Adalgisus uenerabilis episcopus Nova- 
riensis (a) eclesie nostram petiit clementiam, ut Leonem et lo- 
lla nnem filium eius commites prò utilitate eclesie sue, cui Deo 
auctore presidere dinoscitur, missos constitueremus una cum ad- 
Liocato suo ubicumque prò suis necessitatibus aliquam abuerit 
querimoniam, quatenus eorum studio ageretur, ne inrationabili- 
ter ab eis de possessione prefate eclesie quippiam auferatur. Cuius 
peticioni adquiescentes, presentes sublimitatis nostre litteras sta- 
tuimus fieri, quibus decernimus atque iubemus, ut predicti com- 
mites nostri de rebus uel familiis memorate eclesie quantumcum- 
que necessitas postulauerit fungantur missatico absque alicuius 
contradictione. Precipimus denique ut ubicumque necessitas in- 
cubuerit, de rebus eiusdem eclesie ac familiis iniuste priuatis (b) 
inquisitio per ueraces idoneasque personas, in quibus huiusmodi 
res est examinanda, ex auctoritate nostra fiat, ne propter aliquam 
ocasionem seu disceptacionem iudicii ab eadem eclesia (e) iniuste 
aliquid auferatur quod ei rationabiliter habere competit. Et ut 
hec sublimitatis nostre iussio alp omnibus uerius credatur et di- 
ligentius obseruetur, de anulo nostro subter iussimus sigillari. 

(a) nov colici v corretta sìì n (^) priuitatis (e) la a corretta sti e. 



III. 

Lotario imperatore ad istanza del vescovo Giuseppe di Ivrea 
dona al diacono Godeberto di Pavia due terre colle dipendente e 
ì:oIV uso dell' orto e del po:^io. 

846, luglio 8. Aaclien. 
Iaksch. Re^'^., recoguiiio e daiatio, p. 460, n. 3. 

MilHLBACHER. Rcg., II25 (1O91). 

In nomine domini nostri lesu Christi Dei aeterni. Hlotharius 
■diuina ordinante prouidentia imperator augustus. Dignum est ut 



I 2 



impcrialis maicstas proccrum suorum peticionibus tanto libcntiuji 
annuet easquc annuendo adimpleat, quanto eos uidcrit ac no- 
ucrit in suis obscquiis persistere efficaces. Igitur omnibus fidelibus 
sanctc Dei cclesie ac nostris presentibus uidelicet et futuris notum 
sit, quia loseph uencrabilis cpiscopus Acporedie nostram dcprc- 
catus est dementiam, ut cuidam iideli nostro diacono scilicet Go- 
dcbcrto ucluti quod de rebus nostris (a) in regno Italico hoc est 
areas duas sibi inuicem coherentes ad proprium concederemus; 
habetque prima area in longitudine pedes .XII., in latitudine 
.XXVI., et choeret illi ab uno latere [casa] (b) sancte eclesie, ab 
altero casa lohannis et Adroaldi, ab uno capite casa monasterii 
de Sexto, ab altero ingressus interiacens domus episcopatus Lu- 
nensis(i); et idem area (e) secunda habet in longitudine pedes 
.XLL, in latitudine uigintiquinque, coheret illi ab uno capite uia, 
ab alio casa Adroaldi et lohanniS, ab uno latere casa monasterii 
de Sexto, ab altero casa monasterii Senatoris siue que illis alia 
coherent; has designatas areas cum possessionibus et ingressibus 
ac usum putci cum horto deprecatus est iam nos iam dicto dia- 
cono iure proprietario tribui. Cuius peticionem adimplere sta- 
tuentes, has mansuetudinis nostre litteras fieri decreuimus, per quas 
memorato Godeberto diacono Papiensi areas suprascriptas, sicut 
superius insertum est, iure proprietario concedimus habendum, ut 
quicquid uoluerit uel elegerit, habeat ex eis potestatem faciendi, 
sicut de reliquis proprietatis sue rebus, ita dumtaxat ut nusquam 
a nostra abscedat fidelitate, sed immobiliter in nostris perseueret 
iugiter fixus obsequiis. Et ut hec nostre largitionis uel confirma- 
tionis auctoritas firma stabilisque permaneat, manu nostra subter 
eam firmauimus et anuli nostri inpressione assignari iussimus. 

Signum domni Hlotharii (d) serenissimi augusti. 

Hrodmundus (e) notarius ad uicem Hilduini recognouit. 

(a) uri (/>) Non è notata alcuna lacuna, via certo venne omessa qualche parola covie : 
CASA, DOMUS, TERRA, RES {c) eidem areae {d) Hhlotharii {e) Hrodmandus. 



(i) Donata da Rodolfo II al vescovo Guido di Piacenza, (a. 924, D. 11) : 
ctV. RoBOLLxi, Notizie appartenenti alla storia della sua patria, II, 149. 



DELL ARCHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA K'> 

Data .vili. id. iuL, anno Christo propitio imperii Hlotarii pii 
imperatoris in Italia .XXVII., et in Francia .VII., indictione. Vili., 
ActLim Aquisgrani palatio regio (/); in dei nomine feliciter, amen. 

(/) i-eguo. 



IV. 



Guido re concede ad Aiipaldo arcipi^ete, per intervento dei- 
V arcivescovo di Milano Anselmo, una pe^^^a di terra e parte di 
muro della città con diritto di innalzare edifici e disporre libe- 
ramente come possesso proprio. 

Qgo, dicembre 20. Marmirolo. 

È scorretto l'anno di incarnazione 888: l'indizione Vili concor- 
derebbe coiranno II di regno, se romana. L'itinerario viene in ap- 
poggio air a. 890, e II di regno (i). Marmirolo, circondario di Reggio 
Emilia. Cfr. Tiraboschi, Dizionario top. stor., II, 19. 

Edito da Porro Lambertenghi in Codex dipi. Lang.^ 572-8, nume- 
ro CCCXLII " ex apographo in Tabularlo Canon. Eccl. Cathedr. Nova- 
riae „. Presenta gli errori e le lacune della copia Frascone, dalla quale 
certo dipende. 

[In nomine] domini Dei aeterni. Uuido opitulante Dei cle- 
mentia rex. Si fidelium nostrorum precibus aurem regalis poten- 
tie acommodare studuerimus, deuotiores eos [ad] nostra seruitia 
reddi non diffidimus. Proinde nouerit omnium fidelium sancte 
Dei eclesie presentium scilicet ac futurorum sollertia, quod adiens 
celsitudinem nostrani Anselmus sancte Mediolanensis eclesie ar- 
chiepiscopus deprecatus est, quatinus cuidam archipresbitero suo 
Aupaldo nomine per munificentie nostre preceptum dignaremur 
concedere quandam terrulam rei publice nostre .XXIIIl. tabulis 
mensuratam adherentemque domui eius atque muro Mediolanen- 



(1) B. 1268, D. I va certo collocato dopo B. 1269, D. 2. 



«4 



IL ROTOLO 



sis urbis intrinsecus, haud longe sitam pretaxatl archiepiscopi donio 
intcr duas turres, quibus subiacet pratum quod Arcdei uocatur» 
ita ut liccat prefato Aupaldo ad iam dictum murum ciuitatis 
proprietario iure accedere et in co hedifficia facere in longitudine 
quadraginta pedum, nostra sibi cxibita liberalitate. Nos igitur 
considerantes tanti uiri peticioncm ciusque plenam omnino in 
nostro seruitio dcuotionem, simulque sacrarum orationum iuua- 
mina ex persona diuino cuitui mancipata (a), prò qua rogabamur, 
regali auctoritate concessimus et per hoc maiestatis nostre prc- 
ceptum perdonauimus prenominato archipresbitero (b) terram il- 
lam .XXIIII. tabularum simul cum muro ciuitatis in longitudine 
pedum, ut dictum est, quadraginta, eo modo ut habeat potesta- 
tem hedifficia construendi, ea quoque omnia uendendi, donandi, 
prò anima iudicandi quibuscumque uoluerit, eo iure quo Icgaliter 
proprietatcs haberi et usibus detineri solent, remota regali om- 
niumque principum potestate. Si quis uero, quod futurum non 
credimus, contra hoc largitatis nostre preceptum temerarius uio- 
lator ire temptauerit, adque id irrumpere quesierit, mille mancosos 
auri purissimi soluere cògatur, medietatem kamere nostre et me- 
dietatem illi cui iniuriam irrogare temptauerit, uel non solum huic 
sed et illi cui per temporis lapsum eadem proprietas constiterit. 
Quod ut uerius credatur et diligentius obseruetur, manu propria 
subter illud roborantes anullo nostro iussimus insigniri. 

Signum domni Uuidonis (M) gloriosi regis. 

Helbuncus cancellarius iubente Vuidone rege recognoui (e) 
[et subscripsi] (d). 

Data .XIII. kal. lanuarii (e) indictione .Vili., anno incarna- 
tionis Domini .DCCC LXXX Vili., anno secundo regnante Vui- 
done reg[e] in Italia. Actum Marmoriolo palatio; in Dei nomine 
teliciter, amen. 

((?) mancipatio (d) archiepiscopo (e) recognouìt (d) omesso («■) lanris. 



DELL ARCHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA 



V. 



Lodovico III conferma alla Chiesa di Novara le concessioni 
anteriori e segnatamente quella di Lodovico IL 

9o5, giugno 14. Pavia. 

La parte mancante del diploma stava su foglio di pergamena an- 
dato perduto. Il rotolo ora comincia con questo frammento : la perga- 
mena è assai corrosa da macchie e presenta forti strappi alle estre- 
mità, specie a quella di destra. Il testo dipende in parte, come può 
vedersi dalle parole in corsivo, da quello di Lodovico II, 864, giugno 5, 
(MiiHLBACHER, N. 1162) ricorrendo al quale si possono colmare alcune 
lacune. 

Iaksch. Op. cit., p. 460, n. 4. Reg., recognitio e datatio con .Vili. kal. iul. 

prò] remedio anime nostre seu dine memorie 

Hludouuici aui» nostri olim im[peratoris hjuius 

nostri precepti paginam inscribi iussimus, coniirmantes ac corro- 

horantes [ nostrorjumque an- 

tecessorum omnium regum et imperatorum quoquo in tempore 

sibi sueque e[clesie sanctje Nouariensis 

eclesie rcs undecumque iuste et legaliter adquisitas sub nostre 

inmunitatìs t[uitione ] constitutus 

in monasteriis uidelicet, xenedocsiis, abbatiis, eclesiis cardin[alibus 

] cunctisque rebus et familiis 

utriusque sexus, aldiariciis quoque ac cartulatis, liberis [ . . . 

pertijnentibus omnibusque excubiis, quod ad publi- 

cam pertinet functionem, aut quod exigej [e poterai, id est annona, 
vinum, caseiim, pulii, ova,'] castanee, friictusque moUis, qui {a) 
sentibus gignitur clusaticam calcem (i), iienationes ac arbus[ta. 

{a') sic ; La frase e scorretta e forse venne otnesso un sostantivo come locus. 



(1) In M. 1162, secondo il testo del Muratori, il passo suona: " mes- 
sis atque lentjbus gignitur pluratica calcem „. 



lo n. noToi.o 



Nullus exinde <7^ caM5<J5 iudiciaìio more audiendas uel\ freda 
cxì fionda ac ctiam mansìoncs nel paratas facicndas et jìdeiusso- 
rcs tollendos aiit ìw\jnines ipsiiis eclesie distringendos nec iillas 
redibitiones aitt] illicitas ocasioncs reqiiirendas nostris et fiitiiris 
temporibus ingredi aiideat nel ca qiie supra memo\rata siint pc- 
nìtiis exigere presiimat , sed] liceat memorato presidi suisquc 
siiccessoribus res predicte sedis cum omnibus sibi snbiectìs et 
rebus uel b[ominibns ad eam aspicientibus nel per]tinentibns sub 
tnitionis atqne inmunitatis nostre defensione, remota totins indi- 
ciarie potestatis in[qnietndinc, quieto ordine possi]dere et nostro 
tìdelitcr parere imperio, atqne prò incolnmitate nostra sine aetiam 
totins imperii a Beo nobis collati et eiu\^s clementissima misera]- 
tione per inmensnm consernandi una cnm clero et popido sibi su- 
biecto iugiter Domini misericordiam exorare delectet. Si nero 
al\iqnis Itane nostram] anctoritatem niolare presiimpserit ant in 
prenominatis rebns aliqnid contra hanc nostram institncionem 
ininste i\ntnlerit , sciat se] secnndnm legem omi^imodis distrin- 
gendnm insuper etiam [composituriim] {a) .C. libras auri, me- 
dietatem palatio nostro et medietatem prefato episcopo aut suc- 
cessoribus [eius. Quod ut] firmum et stabile permaneàt, pro- 
pria manu {b) subter eam firmauimus et anulo nostro iussimus 
sigillari. 



1 



'&' 



Signum domni Hludouuici serenissimi imperatoris. 

Arnulfus cancellarius iussu domni Hludouuici serenissimi im- 
peratoris recogn[oui et subscripsi] (e). 

D[ata] .XVIII. {d) kal. iul., anno incarnationis domini (e) 
nostri (/) lesu Christi .DCCCCV., indictione .Vili., domni quoque 
Hludouuici serenissimi imperatoris quinto hic in Italia. Actum 
Papia ; in Dei nomine feliciter, amen. 

{a) omesso (/») manus (e) et subscripsl omesso, conte risulta dallo spazio {ci) della 

X vedesi solo la parte superiore {>') d (/) n. 



dell'archivio capitolare 1)1 NOVARA 



VI. 



Berengario re concede al vescovo Pietro ed alla Chiesa di Bo- 
logna il porto ubi fuit catabulum navium nel fiume Reno, ed as- 
sicura il libero transito dal fiume Po al Reno a quanti si reca- 
vano al nuovo mercato nella selva detta Piscariola propria della 
Chiesa Bolognese. 

(e. 9o5). 

Pietro IV governò la Chiesa di Bologna solo nel 906, o parte an- 
che del 906 (cfr. Gams, Series episcoporum, 675). Il testo viene sospeso 
alle parole: "et ut uerius credatur „ della corroborano; la narratio e 
la disposino non sembrano trascritte per intiero. 

IakscH; Op. cit., p. 481, n. 6, Reg. 

In nomine domini Dei aeterni. Berengarius (a) diuina ordi- 
nante prouidentia rex. Notum sit omnibus fidelibus sancte Dei 
eclesie ac nostris presentibus scilicet et futuris, quia ueniens ad 
nos Petrus uenerabilis episcopus sancte Bononiensis eclesie petiit 
nostram excellentiam et pietatem, ut ei et sue eclesie a modo et 
usque in sempiternum concederemus, ut nostro iussu regali (^), 
portum ubi fuit catabulum nauium in flamine quod Renum di- 
citur (e). Ideo statuimus atque precipimus, ut nemo presummat 
aliquod inpedimentum aut inuasionem aut predacionem uel pi- 
gnorationem [facere] {d), nec ipsum flumen sub aliqua ocasione 
claudere presummat, sed liceat omnibus hominibus atque merca- 
tionibus cum suis nauibus et supellectilibus quiete et tranquille 
uenire omni tempore a flumine Pado usque ad memoratum flu- 
men Renum, ubi mercatum nouiter fieri debet in silua que {e) di- 
citur Piscariola proprietas eiusdem eclesie. Ideo prò Dei omnipo- 

(rt) B. (J>) Il passo pare scorretto e si potrebbe correggere: «ut nostro iussu regali ei 
et sue eclesie a modo et usque in sempiternum concederemus porlum (e) Evidentemente il te- 
sto ha qtii ima Ictcuna : la narratio non pare completa e manca il principio della dispositio. 
(n') facere] omesso {e) qui. 

Ardi. StJr. Lomb. — Anno XXVII, — Fase. XXV. 2 



|8 IL ROTOLO 



tcntis amore et beati principis apostolorum, in cuius honore caden» 
cclesia dicata est, [statuimus] (/) ut nulliis ex nostris fidelibus 
audcat aliquam controuersiam ullo tempore ibidem exercere, sed 
ipsum teloneum et ipsum ripaticum concedimus integritcr ad iam 
t'atam sanctam (g) Bononiensem (h) eclesiam. Et si, quod non 
optamus, aliquis ex iudiciaria potestate (/) uel quelibet (/) magna 
pariiaque persona uel rei publice actor (m) centra statuta nostra 
aliquid inrumpere uel agere temptauerit, sciat se compositurum 
auri libras sex, medietatem inferat ipsi memorate eclesie et mc- 
dietatem palatio nostro. Et ut uerius credatur (n) [diligentius- 
que ab omnibus obseruetur, manu propria roborantes subtcr ius- 
simus sigillari]. 

(_/) statuimus] omesso {g) sca (A) Bons (?) publica (/) qualibet (;«) actore 

(«) // testo termina con credatur. 



VII. 



Berengario re conferma a Gariardo viceconte e fedele del 
marchese Adalberto , per intercessione del vescovo Dagiberto y 
tutti i beni acquistati e poi donati al monastero di S. Sebastiano 
in Fontaneto. 



908, agosto 14. Pavia. 

Il dalum è scorretto nell' indizione : leggesi VI invece di XI; er- 
rore da ascriversi probabilmente al copista. 

Copia in: "Collezione di documenti autentici che adduconsi in 
risposta ai quesiti di storia patria proposti dal eh. sig. Avv. Giacomo 
Giovanetti al Cer.^ Carlo Fr. Frascone „ I, p. 36 (Ms. presso la biblio- 
teca comunale e presso l'archivio cap. di Novara). È copia estratta dal 
rotolo. 

ViNCEA'zo De-Vit. Memorie storiche di Borgomancro e del suo r,ian- 
damcnto (Milano, 1859) p. 67 cit. 

Federico Tonetti. Storia della Vallesesia (Varallo, 1875) I, p. 112, 
nota I cit. 

E. Bianchetti. L'Ossola inferiore (Torino, 1878), I, p.^84, cit. 

Iaksch. 0/>. cit., p. 461, n. 7, Reg., recognitio e datatio. 



DELL ARCHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA I9 

In nomine domini Dei aeternì. Berengarius (a) gratia Dei 
rex. Si sanctis ac uenerabilibus locis prò nostrorum fidelium pe- 
ticionibus (b) nostre serenitatis presidia conferamus, id nobis ad 
eternam retributionem proficere credimus. Quapropter omnium 
tìdelium sancte Dei eclesic nostrorum uidelicet presentium et fu- 
turorum comperiat sollicitudo, qualiter Gariardus uicecomes fi- 
delis Adalberti marchionis (i) per Dagibertum (2) uenerabilem 
episcopum nostrani exorauit clementiam , quatinus prò Dei omni- 
potentis amore animeque nostre remedio per nostrum preceptum 
contirmare dignaremur cenobio in honore sancti Sebastiani de- 
dicato, loco Functaneto (e) ab eodem Gariardo constructo , res 
illas undecumque aut qualicumque ab eodem Gariardo adquisitas 
eidemque monasterio distributas. Cuius peticionem ratam consi- 
derantes, id fieri annuimus, hoc (d) nostre confirmationis pre- 
ceptum scribi iubentes, per quod memorato uenerabili loco con- 
firmamus omnes res illas quas ab eodem Gariardo optinere ui- 
detur, tam illas quas ipse Gariardus per preceptorum auctoritatem 
aut per comparationem aut commutationem quamque per alia 
cartarum instrumenta adquisiuit ipsique sancto cenobio in per- 
petuum habendas statuit, et si quod ex ipsis rebus nostro (e) iuri 
ac potestati umquam exigi potuit (/) aut pcrtinere debuit, in eius- 
dem cenobii ius et potestà tem per hanc nostrani auctoritatem 
modis omnibus transfundimus et perdonamus. Per cuius etiam 

(a) B. (ò) pelici ones (e) et corretto su d da grinta mano (d) per quod. La corre- 
zione e suggerita dal diploma seguente dovuto allo stesso dettatore {e) nostre (y) potui. 



(i) Adalberto, figlio di Anskario marchese di Ivrea, che poi sposa 
Gisla figlia di Berengario. Cfr. Dummler, Gesta Berengarii, p. 84 e i di- 
plomi numeri Vili e XII. Per la data del matrimonio cfr. Muhlba- 
cher: Un diplóme faux de Saint-Martin de Tours (in Mélanges Julien 
Havet, Paris, 1895), p. 149. 

(2) Dagiberto vescovo di Novara. Erroneamente il Gams [Serics 
cpiscoporum, p. 819) pone nell'anno e. 917 la sua elezione e fa morire 
il predecessore Garibaldus nel 911. Secondo i dittici si può ritenere 
probabile l'anno 906 come primo del suo governo, cfr. Fedele Savio: 
Gli antichi vescovi d'Italia dalle origini al jjoo. (Torino, 1890), I, 259. 



20 IL MOTO LO 



prcccpti pa^inaiiì scpcdicto sancto loco roboramus mcrcationes 
i)Lic per sinj^ulos mcnses in codem loco fiunt, ut quicquid c.dndc 
nostre publice parti cxigi debuit, ad usum (g) monasterii in per- 
pctULim habcatur. Hoc quoque in mandatis dantes, ut nulla quc- 
libet in regni nostri magna paruaque persona thcloncum aut ri- 
paticum ucl aliquam functioncm publicam a famulis ipsius mo- 
nasterii ubicumque in nostro regno negotia exercentibus exigere 
presummat, scd liceat ipsis per nostrum regnum exercere negotia 
sine aliqua redibitione. Si quis autem hanc nostre confirmationis 
ucl concessionis paginam uiolarc tcmptaucrit, sciat se composi- 
turum auri optimi libras .LXXX. , medietatem camere palatii 
nostri et medietatem sepedicto cenobio. Et ut hoc (h) certius (/) 
crcdatur diligentiusque obseruetur , manu propria roborantes (/) 
de anulo nostro subter sigillari iussimus. 

Signum domni Berengarii (in) serenissimi regis. 

Johannes cancellarius ad uìcem Ardingi [episcopi] et archi- 
cancellarii recognoui (n) et subscripsi. 

Data .XVIIII. kal. septemb., anno incarnationis Domini (o) 
.DCCCGVIIL, domni quoque (p) Berengarii (m) gloriosissimi regis 
.XXL, indictione .VI. Actum Papia; in Dei nomine feliciter. 

(^) usu (A) lice (z) La forma usala costantemente nei diplomi Berengariani e uerius 

(0 roborauimus (;«) B. («) recognouit {p) d (/>) P tiso di quoque nella datazione dei 
diplomi Berengariani si trova solo nel presente rotolo e in B. 1329, D, 44 (in copia a. 1355 
Libro Verde d'Asti) : si nsa talora autem ma in generale uero. 



Vili. 

Berengario re, ad istanza dell' imperatrice Ageltrude e del 
marchese Adelberto , concede a Gariardo viceconte le corti di 
Caddo Premosello e Longomiso nel comitato di Ossola. 

910, giugno i3. Pavia. 

Scorrettissimo è il datum. Non regge T anno di incarnazione 916 
essendo Berengario imperatore fin dal principio del dicembre 916; 



21 



non concordano l'anno di regno XXIII e l'indizione Vili. Questa ri- 
chiederebbe r a. 890 od il 9o5, ma queste date non reggono storica- 
mente. Pavia era nel giugno 890 occupata da Guido e la di lui moglie 
Ageltrude non poteva intercedere per diplomi del rivale politico 
(e tv. DiiMMLER, Gesta Berengarii, p. 3^. e Verzeicknis der Urkunden Kai- 
ser IVidos; DuMMLER, Geschichte des ost. Reiches, 2 Aufl. Ili, 483) ; nel 
giugno 905 si trovava a Pavia il competitore Lodovico III del quale 
conosciamo due diplomi datati da Pavia il 4 ed il 14 giugno 906 (B. 
1476, D. 19, e sopra doc. n. V). L'anno di regno XXIII risponde al 910, 
e nulla si oppone ad accettare questa data. Probabilmente 1' errore 
dell'indizione dipende dal copista, che lesse Vili mentre Y originale 
doveva avere XIII. 

La copia è mancante della signatio e della recognitio. 

Edito da E. Bianchetti, UOssola inferiore, II, p. 7, n. 2, colla da- 
tazione errata; I, p. 88-4, cit, coli' a. 908. 

Iaksch, Op. cit., p. 453, n. 16. Reg. e datatio; gli assegna con incer- 
tezza r a. 9i5. 

In nomine domini Dei aeterni. Berengarius (a) gratia Dei rcx. 
Si iustis Deo et nobis famulantium peticionibus nostre serenita- 
tis aures accomodamus, ut in die tribulationis Deum propitia- 
torem habeamus proficere non dubitamus. Quapropter omnium 
tidelium sancte Dei eclesie nostrorum uidelicet presentium et fu- 
turorum nouerit industria, qualiter domina Angeltrudis gloriosa 
imperatrix et Adalbertus gloriosus marchio dilectus gener (i) et 
lidelis noster nostrani exorauerunt clementiam, quatenus Ga- 
riardo uicecomiti eiusdemque Adalberti fideli per nostri precepti 
paginam confìrmare dignaremur omnes res et familias quas idem 
Gariardus quolibet inscriptionis titulo iuste et legaliter adquisiuit 
uel parentum successione optinuit. Quorum peticionibus moti, id 
fieri annuimus, hoc nostre confirmationis preceptum scribi iuben- 
tcs , per quod sepedicto Gariardo roboramus omnes res proprie- 
tarias quocumque modo legaliter ab eo adquisitas, tam curtes ìUas 
uidelicet Caddo (2) et Bromosello (3) atque Longomiso cum ea- 

(^)B. 



(i) Genero per aver sposato Gisla figlia di Berengario. Cfr. p, 39, 
nota I. 

(2) Caddo. Cfr. Casalis, Diz. Ili, p. 22. 

(3) Premosello.) Cfr. Casalis, Diz. XV, p. 787. 



22 IL KOTOLO 



rum intcgritatibus, nominatiuc quantum ex ipsis quondam pcrti- 
nuit de comitatu Oxilense et per prcccpta a nostris prcdecesso- 
ribus optinuit per singula loca et uocabula, quamquc alias suas 
proprietates quas aut per precepta aut uindictionis siue inscrip- 
tionis uel commutacionis aut alterius cuiuslibet inscriptionis ti- 
tulum iustc et legaliter adquisiuit, cum campis, uineis, sedimini- 
bus, siluis, stalariis, pratis, pascuis, ripis (b), rupinis, montibus, 
planiciebus cultis et incultis, molendinis, piscationibus [aquisj (e), 
aquarumque dccursibus, casis, familiis utriusque scxus, seruis et 
ancillis, aldionibus et aldianis cum omni legitima possessione sua 
adquisita et adquirenda, statuentes (d) ut nullus eundem Gariar- 
dum de rebus suis aliquibus quoquam in tempore iniuste deuestiat, 
sed faciat ipse Gariardus ex omnibus memoratis rebus quicquid 
uoluerit, omnium magnarum paruarumque personarum molesta- 
cione remota. Si quis autem hanc nostre confìrmationis paginam 
uiolare temptauerit, .C. libras auri optimi componere cogatur, me- 
dietatem palatio nostro et medietatem prelibato Gariardo suisque 
heredibus. Quod ut uerius credatur diligentiusque obseruetur, 
manu propria corroborauimus , anulique nostri inpressione assi- 



Data id.iun., anno incarnationis Domini nostri .DCCC XVI. (e), 
domni quoque Berengarii (/) gloriosissimi regis .XXIII. (g), indic- 
tione .Vili. Actum Papia; in Dei nomine feliciter. 



(/;) rupis (e) aquis] emesso (d) statuente. (e) XVI sit rasiera e con inchiostro pììt 

scuro, ma della prima mano (/) B. {g) XXIII] il primo I su rasura ed in inchiostro più 

denso, ina della ^riina mano. 



DKLL ARCHIV^IO CAPITOLARE DI NOVARA 



IX. 



Berengario re permette a Leone vicedomino della Chiesa di 
Novara e a parecchi altri nomini Novaresi di edificare, a difesa 
contro gli Ungheri, Un castello nelle loro proprietà e li prende 
sotto il suo mundiburdio. 

911, luglio 19. Novara. 

MoRBio, Storia della città e diocesi di Novara (Milano, 1841), (voi. V 
delle Storie dei Municipii Italiani), p. 26 cit. 

Iaksch, Op. cit., p. 451-2, n. 8. Reg., recognitio e datatio. 

In nomine domini nostri lesu Christi Dei aeterni. Berenga- 
rius {ci) diuina fauente clementia rex. Quia regalis celsitudo opres- 
sis et necessitatem patientibus subleuationis atque defensionis au- 
xilium semaper prebere debet, nouerit omnium fidelium sancte Dei 
eclesie nostrorumque presentium scilicet hac futurorum industria, 
hos homines, id sunt: Leo iudex domni regis et uicedomino sancte 
Nouariensis eclesie, Uuarnempertus scauinus, Petronaus et Teu- 
pertus germanis, Domnolo, Benedictus, item Benedictus filius quon- 
dam Uuedei, et tercio Benedictus, Angelberius, item Angelbertus, 
Ursus, Vualpertus germanis, Aredeo, Peredeo, Dominicus, Stepha- 
nus germanis, item Stephanus, Simpertus, Gausus notarius, Vui- 
dclbertus et Temteupertus (^), Vualfredus germanis, Teuderadus 
habitatores in uico Caliate (i), Vuido de ipso loco, Rimfredus, 
Amelfredus et Martinus germanis, Alpertus, Arisusus de uico 
Berconate (2) ad nos uenerunt postulantes atque [petjentes, prò 
persecucione paganorum atque malorum Christianorum uirorum 

(rt) B. {U) sic. 



(i) Galliate. Casalis, Diz. VII, 87. 
(2) Peniate. Casalis, Diz. XIV, 877. 



IL ROTOLO 



liccntiam daremus (e) in suoni m proprietatcm castellum hediffi 
candì. Quorum pcticionibus prò Dei amore nostreque anime mcr 
cede (d) asscnsum prebentcs, ut castrum, propugnacula, bertiscas 
ad cxpugnandum, prout uolunt, hedifficent concessimus, per huius 
paginam inscriptionis iubentesatque precipientes, ut nullus comcs 
uicccomes atque sculdassio nullusque publicus [minister] (e) uel 
quelibet (/) magna paruaque persona predictos homines suorum- 
que heredes super hoc distringere molestare aut aliquid exqui- 
rere, quod iniustum aut contra legem uidetur, aliquo modo prc- 
summat, sed liceat eis in ipso castro residentibus prò mercede (d) 
anime nostre quiete uiuere absque publica inquietudine, ita ut 
nullus audeat (g) in ipso castro eos pignorare aut uiolenter in- 
trare aut placitum inibi tenere aut in eorum mansionibus se- 
dere absque eorum uoluntate pertemptet, sed liceat eis sub nostro 
mundburdo prò mercede (d) anime nostre quiete uiuere et ma- 
nere. Si quis autem contra hoc nostrum mundburdum predictos 
homines inquietare aut molestare uel pignorare aut angariare 
presumpserit uel quicquam, quod iniustum aut contra legem ui- 
detur, eis fecerit, .C. libras auri agnoscat se esse compositurum, 
medietatem camere nostre et medietatem predictis (h) hominibus 
suorumque heredibus uel cui (/) super hoc aliqua fuerit ingesta (/) 
molestia. Quod ut uerius credatur [et] (m) diligentius obseruetur, 
manu propria roborantes de anulo nostro subter insigniri iussimus. 

Signum domni Berengarii serenissimi regis. 

Johannes notarius lusso regio recognoui et subscripsi. 

Data .XIIII. kal. aug., anno incarnationis dominice .DCCCC 
XI. («), domni uero Berengarii serenissimi regis .XXIIII., indic- 
tione .XIIII. Actum Nouaria; in Christi nomine feliciter. 

(e) daremur (rf) mercedem (e) minister] omesso (/) quislibet (^) t corretto sìi à 
(Jì) prediciorum (/) qui (/) ingestum (;«) et] omesso {ti) I si prolunga in alio ; es- 

sendo corrosa la parte inferiore non si può distinguere se fosse scritto L. 



1 



DELL ARCHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA 2D 



X. 



Berengario re, dietro preghiera del conte Grimaldo, conferma 
a Leone vicedomino della Chiesa di Novara i possessi e le cose 
acquistate od avute in eredità dal padre e dalla madre, e lo prende 
sotto la sua prote:(ione colla moglie, colle figlie e figli e persone 
dipendenti, 

911, agosto 19. Novara. 

Iaksch, Op. cif., p. 462, n. 9. Reg. e datiaii. 

Rusconi, / conti di Pomhia e di Biandrate secondo le carte Novaresi 
(Milano, i885), p. 9 cit. 

In nomine domini Dei aeterni. Berengarius diuina fauente 
clementia rex. Si fidelium nostrorum peticionibus annuimus more 
antecessorum nostrorum sequendo, deuotiores eos ad nostre fide- 
litatis obsequium reddimus. Proinde nouerit omnium fidelium 
sancte Dei [eclesie] nostrorumque presentium scilicet ac futurorum 
deuota soUertia, Grimaldum gloriosum comitem dilectumque fide- 
lem nostrum suppliciter nostre pietatis e[x]orasse clementiam, 
quatenus omnia munimina et instrumenta cartarum et cunctas 
res et possessiones mobiles et immobiles a Leone uicedomino (i) 
sancte Nouariensis eclesie inuentas et adquisitas et paterna here- 
ditate uel materna successione ad se deuolutas, per hoc nostrum 
preceptum corroborare eideni Leoni et heredibus suis usque in 
perpetuum dignaremur eumque cum uxore et filiis ac fi^liabus 
suis massariis quoque ac libellariis suisque commenditis et liberis 
hominibus atque colonis utriusque sexus seruis et ancillis aldio- 
nibus et aldianis atque familiis sub nostram perpetuam defen- 



(i) Sulla carica del Vice domimis cfr. J. Ficker: Forschtmgen zitr 
Reichs und Rechtsgesclnchte Italicns, II, 29 e sgg. 



20 "• U(T()\.n 



sioncni rccipcremus, omni publica functione remota, (aiìus prccibus 
acclinati, cidcm Leoni ac eredibus suis omnia instrufmcnjta car- 
tarum et quìcquid ipse Leo iuste et legaliter adquisiuit, donatione 
uidclicct, cmptionc, ucnundatione aut alicuius inscriptionis titulo 
t:ini in CLirtibus uillis atquc castellis et in castr|is] sancti lulii, 
seu omnia que sibi paterna uel materna hereditate succedunt, nec 
non undecLimquc et de quibuscamque inuestitus aliquando fuit 
tam per cartulas quamque absque cartula presenti auctoritate et 
deliberationeconfirmamusin integrum, recipientes eundem Leonem 
CLim Lixore et filiis ac fìliabus eius suisque omnibus commendaticiis 
ac libellariis uel cartulatis et massariis cum omnibus iuste et 
legaliter ad se pertinentibus tam acquisitis quam adquirendis sub 
nostrum mundburdum ac regalcm defensionem (a) in integrum. 
Precipientcs ergo iubemus, ut nullus dux, marchio, comes, 
uicecomes, sculdassio, castaldio, decanus aut aliqua magna parua- 
que persona eundem Leonem. de suis rebus disuestire presummat 
absque legali iudicio, nemo etiam per uim in suas (b) mansiones 
ingredi audeat, ncque suas precarias (e) frangere aut uiolare cone- 
tur. Nullus insuper eundem Leonem aut suos homines theloneum, 
curaturam uel palificturam (d) aut ripaticum uel quamlibet pu- 
blicam dationem dare compellat. Si nero prefatus Leo legem et 
iusticiam apud comitem nel suum aliquem missum, qualibet 
exigente causa, quesierit et legem non adimpleuerit, quacumque 
occasione liceat ei nostrum acclamare palatium. Siquis igitur 
hoc nostre confirmationis preceptum et defensionis mundburdum 
infringere uel uiolare aut inquietare aliquando temptauerit , 
sciat se compositurum auri optimi libras .C, medietatem kamere 
palatii nostri et medietatem predicto Leoni suisque heredibus ac 
proheredibus. Quod ut uerius credatur et diligentius obseruetur, 
manu propria roborantes de anulo nostro subter adsignari iussimus. 

Signum [domni Berengarii] (e) serenissimi regis. 

Johannes notarius iussu regio recognoui [et subscripsi] (/). 

(.■z) regale defensione (<5) suis (e) sua precaria (d) palifacturam (^) domni Be. 

reiigarii] omesso (/) et subscripsi] jmesso. 



dell'archivio capitolare di NOVARA 27 

Data .XIIII. kal. septembrium, anno incarnationis Dominice 
.DCCCCXL, domni uero Berengarii serenissimi regis .XXIIIL, 
indictione .XIIII. Actum Nouarie ; in. Dei nomine feliciter, amen. 



XI. 

Berengario re concede al suo fedele Lupo di innal:;are un ca- 
stello nella villa Giirgo presso il fiume Bondeno a difesa contro 
gli Ungheri. 

(e. 901-913). 

La copia incomincia colla inscriptio : mancano le altre formule del 
protocollo, parte del contesto e tutto V escatocollo. Per il dettato si con- 
fronti il diploma n. XIII. 

Il vescovo Pietro di Reggio Emilia ricorre nei diplomi di Beren- 
gario.dal 902, luglio 17 (B. i3i8. D. 33) al 9i3, ottobre 8 (B. i35o, D. 72). 

Iaksch, Op. cit., p. 461, n. 5. Reg. coli' a. 9o5, credendo Petrus ve- 
scovo di Bologna. 

....] Quapropter omnium fidelium sancte Dei eclesie nostrorumque 
presentiam scilicet ac futurorum nouerit industria, qualiter Petrus 
sancte Regensis eclesie uenerabilis episcopus et Alboinus comes 
dilecti fideles {a^ nostri suppliciter nostram petierunt maiestatem, 
quatinus prò iminenti seuorum Ungrorum uastatione cuidam ih) 
suo fideli Lupo (i) nomine concederemus licentiam hedifficandi ca- 
stellum in uilla Gurgo (2) super fluuio Bondeno comitatu Regense 
cum omnibus instrumentis que ad idem castellum necessaria 
noscuntur, uidelicet merulos, fossata, bertiscas (e) atque spizatas. 
Cuius peticionem utillimam considerantes ac predicti Lupi fideli- 
tatem animaduertentes, ita fieri annuimus, hoc {d) nostre conces- 



(<f) fidelis {p) quidam {e) britiscas {d) hec. 



(1) Forse- il Lupo del documento gi4, marzo ji, edito dal Tirabo- 
scHi: Memorie storiche modenesi, I, Codice diplomatico, p. 96, n. LXXIV. 

(2) Di Gurgum territorio cfr. Tiraboschi, Dizionario top.-stor., l, 
369-71. 



^N H. HOTOI.C} 



sionis pragmaticum scribi iubentes, quo (e) cidem Lupo concc- 
ilimus liccntiam castcUum hcdifficandi in prcdicto loco cum om- 
nibus ncccssariis [instrumcntis] (/) superius postulatis, hac per 
hoc largimur ei potestatem facicndi clusas ac (g) edificandi mo- 
Icndina in circuitu ipsius castelli et piscationem exercendi. Per- 
donamus quoque tam ipsi Lupo quamque et libcllariis et reli- 
quis hominibus suis, ut ad nullum placitum comitis aut sculdassii 
uadant aut legem faciant nisi [in] (/?) presentia nostri missi. 
Permittimus ctiam pretaxatum Lupum habere potestatem de Pado 
in Gonzaga (i) et de Gonzaga in Bondilum (2) deducendi naui- 
gium tam Ueneticorum quam reliquorum hominum (3). Preterea 
donamus potestatem inibi faciendi annuales mercationes et per- 
donamus omnem publicam redibitionem uel exibitionem , ut 
nullus rei publice minister habeat liccntiam inibi aliquam re- 
dibitionem (0 uel exibitionem exigere, sed liceat ei suisque here- 
dibus ac proheredibus idem castellum cum ipsis mercationibus in 
nostra mercede sine omni publica inquisitione habere ac quieto 
ordine possidere. 

(f) qui (yi) instrumcntis] omesso (g) ad (Jt) in] omesso (/) reditionem. 



XIL 



Berengario re, dietro istan:{a del genero e marchese Adalberto 
e del marchese Grimaldo, concede al viceconte Aiitberto un manso 
nella corte Cairo nelV isola Sparvara. 

(e. 9i3). 

Adalberto^ marito di Gisla figlia di Berengario, ricorre come inter- 
veniente col marchese Grimaldo anche nel diploma 918, gennaio 26 
(D. 68) : " petitione Aldeberti gloriosissimi marchionis et dilectissimi ge- 



(i) Gonzaga fiume, cfr. Tiraboschi, Diziottario top.-stor., I, 355. 

(2) Bondeno, cfr. Tiraboschi, Dizionario top.-stor., I, i5i-3. 

(3) Cfr. L. ScniAPARELLi, Diplomi inediti dei secoli IX e X (estratto 
dal Bidlettino dell" Istituto storico italiano, n. 21) doc. IV, p. 16. 



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DELL ARCHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA 



neri nostri et Grimaldi illustris comitis fidelium nostrorum „, clr. Dumm- 
LER, Gesta Berengarii, 84 e 35, nota i. 

Iaksch, Op. cit., p. 453, n. i5. Reg. 

Darmstadter, Op. cit., p. 195 cit. 



In nomine domini Dei eterni. Berengarius {à) gratia Dei rex. 
Nouerit uniuersorum fidelium sancte Dei eclesie nostrorumque 
presentium scilicet et futurorum industria, Adalbertum gloriosum 
marchionem dilectumque generum nostrum atque Grimaldum 
illustrem comitem atque karissimum fidelem nostrum nostrani 
humiliter impetrasse clementiam, quatenus quendam mansum, 
situm de comitatu Laumellino pertinentem uidelicet de curte 
ciusdem comitatus que {h) dicitur Cario (i), locatum quoque in 
insula Sparoaria et rectum atque laboratum per lohannem seruum 
ad eundem mansum pertinentem, cum omnibus apenditiis et 
pertinentiis suis una cum ipso lohanne et uxore et filiis ac filia- 
bus suis Autberto uicecomiti iure proprietario hac nostra aucto- 
ritate concedere perhenniter dignaremur. Quorum precibus an- 
nuentes, iam dictum mansum in prenominata insula existentem 
et de iam fata curte Cario hactenus pertinentem cum omnibus ad 
se pertinentibus, casis uidelicet, terris, uineis, campis, pratis, sil- 
uis, salectis,sationibus, aquis, aquarunque decursibus, molendinis, 
piscationibus, runcuris, stalariis, paludibus, cultis et incultis, diuisis 
et indiuisis, una cum eodem lohanne et uxore ac filiis et filiabus 
suis seruis quoque et ancillis et cum uniuersis legalibus pertinen- 
tiis ad se pertinentibus pretaxato Autberto uicecomiti proprieta- 
rio nomine concedimus et largimur ac de nostro iure et dominio 
in eius ius et dominium omnino transfundimus ac dele^am^usad 
iibendum, tenendum, uendendum, commutandum et quicquid 
uoluerit faciendum, omnis potestatis contradictione remota. Si 

(rt) B. (^) qui 



(1) Cairo. Cfr. Robolini, Notizie appartenenti alla storia della sua pa- 
tria, III, 386. 



3o 11^ BOTOLO 



quis ergo (i) [hoc nostre concessionis preceptum infringere nel 
molare qiiandoque tcmptauerit, sciai se compositurum atiri optimi 
libras .XL., mcdietatcm kamere nostre ed medietatem prcdicto 
Autberto nel cui ipse ìiabere concesscrit nel statuerit. Quod 
ut uerius credatur diligentiusquc ab omnibus obseructur, manu 
propria roborantes de anulo nostro subter sigillavi iussimus]. 



xiir. 



Berengario concede a Leone vicedomino della Chiesa di No- 
vara, dietro intervento del vescovo di Pavia Giovanni e del mar- 
chese Odelrico, di innal:{are castelli nei luoghi di Pernate, Ter- 
dobbiate, Canteri e Galliate per difesa contro gli Ungheri. 

(e. 911-915, dicembre). 

Mancano la corroborafio e le formule dell' escafocoUo. 

U invocaiio non trova altri esempi nei diplomi di Berengario e del 
periodo anteriore ; compare solo nella cancelleria di Guido e di Lam- 
berto. Jl medesimo dettato presentano i diplomi n. XI e XVIII. Odel- 
rico ricorre spesso come interveniente nei diplomi Berengariani : 911, 
ottobre 28 (B. 1845, D. 64) " nostrum karissimum fidelem et nobilem 
virum,,; 917, agosto 27 (D. 84) " illuster marchio sacrique pallacii no- 
stri Comes et dilectus fidelis noster „ ; 920, luglio i (B. i36i, D. 92) " in- 
cliti marchionis sacrique palacii nostri gloriosi comitis „ ; 920, novembre 
(D. 83) " Grimaldum et Odelricum illustres comites et dilectos iìde- 
les „ negli altri è detto sempre marchio. Cfr. Dlìmmler, Gesta Beren- 
garii, p. 27, nota 4. 

Iaksch, Op. eli., p. 462, n. 10. R'g. 

A. Rusconi, Op. cit., p. 7 cit. coli' a. 912, luglio 19 (?). 

In uirtute et misericordia omnipotentis Dei. Berengarius (<i) 
gratia Dei rex. Si fidelium nostrorum peticionibus regalis mimi- 
ca) b. 



(i) Nel rotolo il testo termina con : si quis ergo. Require ut siipra. 
Il documento che precede è quello del 918, nov. i3, n. XIX, p. 41; ri- 
ricorrendo a questo completo la miiiaiio ed 



dell'archivio capitolare di NOVARA 3l 

iìcentie effectum inpendimus, deuotiores eos ad nostra obsequia 
reddimus et ad eterne retributionis munera proficere nobis non 
dubitamus. Quapropter omnium [fldelium] (b) sancte Dei eclesie 
nostrorumque presentium scilicet ac futurorum comperiat indu- 
stria, qualiter Johannes sancte Ticinensis eclesie uenerabilis epi- 
scopus et Odelricus comes et marchio sacri palatii nostri consilia- 
rius fideles (e) nostri suppliciter nostram petierunt maiestatem, 
quatinus prò iminenti (d) seuorum Ungrorum uastacione cuidam 
tideli nostro Leoni sancte Nouariensis eclesie uicedomino in pro- 
priis suis rebus finibus Plumbiensis comitatus in uocabulis, uillulis, 
id sunt: Peronate (i), Terdoblade (2), Gammari (3) et Galiade (4) 
concederemus licentiam hedifficandi castella in predictis locis cum 
omnibus instrumentis que ad eadem (e) castella necessaria noscun- 
tur, uidelicet merrulos, fossata, bertiscas atque spizatas. Quorum 
petitionem (/) utillimam considerantes ac predicti Leonis fidelita- 
tem animaduertentes, ita fieri amiuìmus, hoc (g-) nostre conces- 
sionis pragmaticum scribi uibentes, quo (/z) eidem Leoni conce- 
dimus licentiam castella hedifficandi in predictis locis cum om- 
nibus necessariis instrumentis superius postulatis, et (/) per hoc 
largimur ei (/) potestatem (m) inibì faciendi annuales mercatio- 
nes, et perdonamus omnem publicam reddibitionem omnemque 
theloneum uel exibitionem (n), ut nullus rei publice minister ha- 
beat licentiam inibi aut ubicumque in eiusdem rebus suiscumque 
pertinentibus predictam redibitionem uel exibitionem exigere, sed 
liceat ei suisque heredibus ac proheredibus eadem (o) castella cum 
ipsis mercationibus in nostra mercede sine omni publica inquisi- 
cione habere tenere ac quieto ordine possidere. Si quis autem 
contra hoc (p) nostre concessionis preceptum agere temptauerit. 



(/') fidelium] .ììncsso (e) fidelis (d) iminentis (e) ad id idem (_/) peticionibus 

(g-) hec (A) qui (/) ut (/) et (w) ei inibi («) redibitionem (<?) idem (/) bec. 



(1) Pernate, cfr. Casalis, Diz.^ XIV, 877. 

(2) Terdobbiate, „ „ „ XX, 8ii-i3. 

(3) Cameri, „ „ „ III, 357-8. 

(4) Galliate, „ „ „ VII, 87 e seg. 



II. KOTOLO 



sciat se compositurum auri optimi libras .LX., medietatem kamere 
palarli nostri et medietatem scpedicto Leoni suisque heredibus nel 
qui bus ipse concesserit. 



XIV. 



Berengario re dona al vescovo Giovanni di Pavia una pubblica 
strada accio possa innalzare presso la pieve di Celavinnio (Cila- 
vegna) (?) una difesa contro gli Ungheri e gli concede eseniioni. 

(e. 911-915, dicembre). 
Manca 1' cscafocoUo. 
Iaksch, Op. cit., p. 452, n. II. Reg. 
DiiMMLER, Geschichtc dcs osi, Rcichcs, 2 Aiifl. Ili, 509, nota 3 cit. 

In nomine domini Dei aeterni. Berengarius {a) gratia Dei 
rex. Si sacris fidelium nostrorum precibus ad uenerabilia sanc- 
torum loca ex rebus publicis more predecessorum regum uide- 
licet et imperatorum quelibet dona conferre gratanter studueri- 
mus, id nobis procul dubio ad anime nostre salutem et ad uitam. 
capescendam proficere confidimus sempiternam. Quapropter om- 
nium fidelium sancte Dei eclesie nostrorumque presentium scilicet 
ac futurorum comperiat sollertia, qualiter lohannes sancte Tici- 
nensis eclesie uenerabilis episcopus deprecatus est nostram clemen- 
tiam, ut ei concederemus, quatinusipse circa plebem sue eclesie que (b) 
nuncupatur Celauinnio (i) quandam munificentiam constitueret ob 
timorem Ungrorum, qui pene omnes Italie eclesias ad nihilum redie- 

(«) B. {Ò) qui. 



(i) Forse Cilavegna. Cfr, Robolini, Notizie appartenenti alla storia 
della sua patria, III, 877; Casalis, Dis., v. 219. 



DELL'ARCHIVIO CAPITOLAKE DI NOVARA 



runt (e). Nos ucro iustam eius considerantes peticionem, ob amorem 
Dei ita fieri annuimus uiamque publicam ei concessimus ad eandem 
munificentiam construendam. Precipientes ergo iubemus, ut nullus 
exactor rei publice infra eandem firmitatem teloneum accipere aut 
placita tenere uel hominem distringere aut mansionaticum dare 
presummat, sed liceat eos, qui ibi habitant, pacifice ac quiete ui- 
uere [et] (d) sine omnium nostrorum [hominum] (e) molestacione 
degere, sitque in potestate prenominati presulis sueque eclesie. Si 
quis nero quoquo tempore contra hoc nostre donationis et libere 
concessionis preceptum insurgere aut contraire temptauerit, sciat 
se compositurum iam diete eclesie parti auri optimi libras .XX., 
medietatem palatio nostro et medietatem supradicto presuli sueque 
eclesie. Quod ut uerius credatur et a nostris fidelibus diligentius 
obseruetur in posterum, manu propria subter roborauimus et 
anuli nostri impressione insigniri iussimus. 

(e) sic ((f) et] omesso (e) hominum] omesso. 

XV. 

Berengario re dona, ad istan:[a di Bertilla regina e di Odone, 
or te Ronco nel comi 
caie al conte Grimaldo. 



la corte Ronco nel comitato Lodigiano ed il increato di Vimer- 



(c. 911-915, dicembre). 

Grimaldo ricorre come conte nei diplomi Berengariani dal 01 1 al 
921. (Cfr. DiJMMLER, Gesta Berengarii, p. Sg, nota i). 

11 testo viene troncato colle parole : " atque donamus ad habendum 
tenendum „ della disposino. 

Edito da Porro Lambertenghi nel Codex dipi. Lang., 787-8 nu- 
mero CCCCLV " ex apogr. in Arch. cathed. Novariae „, ma in verità 
dipende dalla copia del Frascone. 



In nomine sancte et indiuiduc trinitatis. Berengarius (rt) 

diuina fauente clementia rex. Nouerit omnium fìdelium sancte 

(^) B. 

Ardi. Stor. T.omb. — Anne XXVU. — Fr.sc. XXV. 3 



^4 IL ROTOLO 



Dei eclesic nostrorumque presentium scilicct ac fiiturorum [indu- 
stria] (b), Bcrchtilam dilcctissimam coniiigcm nostrique [regni] (e) 
consortcm ncc non et Odoneni illustrcni uiriim dilcctumcjue fidc- 
Icm nostrum suppliciter nostrani exorasse clementiam, quatcnus 
quandam curtem quc (d) nominatur Runco (i), pertincntem de 
comitatu Laudensi sitam in eodem comitatu adiacentem iuxta 
liuuium qui dicitur Brembio non longe a fluuio Lambro, cum 
omnibus adiacentiis et pertinentiis suis nec non et Petrum seruus (e) 
eiusdem comitatus, qui in ipsa curtc habitare uidetur, filium 
quondam Landoni de vico Antoniano cum uxore et filiis ac 
tiliabus suis seu quicquid ad comitatum Laudensem pertinet 
de mercato quod dicitur de Vicomercatum cum teloneo uel 
censu aut redibitionibus cum omni curatura sua et terram que 
ad eundem mercatum aliquo modo pertinet simul cum mansionibus 
et omnibus ad se pertinentibus Grimaldo glorioso comiti iure pro- 
prietario concedere dignaremur. Quorum precibus aclinati, preno- 
minatam cortem Runcum cum tota (/) domo cultili (g") sui omni- 
busque masseritiis atque familiis utriusque sexus, seruis et ancillis, 
aldionibus et aldianis, casis uidelicet, terris, uineis, campis, pratis, 
siluis, pascuis, saleclis, sationibus, aquis aquarunque decursibus, 
molendinis, piscationibus una cum prenominato Retro seruus (e) 
eiusdem comitatus, qui ibidem habitare uidetur, seu quicquid ad 
eundem comitatum pertinere dinoscitur de mercato quod dicitur 
de Vicomercato cum teloneo, districtionibus, reddibitionibus at- 
que censu (h) seu cum omni curatura sua et terra ac mansionibus 
exinde iuste et legaliter pertinentibus iam dicto Grimaldo comiti 
in integrum presenti auctoritatc concedimus et largimur et de 
nostra potestate in suam potestatem transfundimus atque dona- 
mus ad abendum, tenendum , [uendendum, commutandum et 
quicquid uoluerit faciendum, omnis potestatis contradictione re- 
mota] (/). 

(ó) industria] omesso (e) regni] omesso (d) qui (e) sic (/) toto (^) cultuli (/t) in 
censu (z) completo secondo il documento n. XII, pag. 25. 



i) Cfr. DarmstadteR; op. cit., p. 171. 



DELL ARCHIVIO CAPITCLARE DI NOVARA .0 ? 



XVI. 



Berengario re, aderendo alle istante di Giovanni vescovo di 
Pavia e del marchese Grimaldo, conferma alle canoniche di S. Ma- 
ria Vergine e di S. Gaiiden:{io di Novara le precedenti conces- 
sioni di Lodovico II Carlomanno e Carlo III, e dona due mansi 
in Nibbiole, comitato di Pombia, alla canonica di S. Maria. 

(e. 911-915, dicembre). 

La copia è mancante della signatio, della recognitio e della datatio. 

Si conoscono le concessioni fatte alla Chiesa di Novara da Lodo- 
vico II, 854, giugno 5 (MiJHLBACHER, 1162) e da Carlomanno, 877, ot- 
tobre 29 (MùHLBACHER, 1484) ; ma non si fa cenno dei canonici di S. Ma- 
ria Vergine e di S. Gaudenzio. I tre diplomi confermati col presente 
andarono perduti. 

Iàksch, Op. cit., p. 482, n. 12. Reg. 

A. Rusconi, Op. cit., p. 8 cit. 

Darmstadter, Op. cit., p, 229 cit. 

In nomine domini Dei eterni. Berengarius gratia Dei rex. 
Si ea que a {a) nostris predecessoribus sacris ac uenerabilibus 
locis ob aeterne beatitudinis meritum collata sunt, inuiolabili 
stabilitate roboramus, patrocinari nobis omnium sanctorum me- 
rita credimus ac per hoc eorum fruì consortio Domino largiente 
minime diffidimus. Ideoque uniuersorum catholice eclesie fidelium 
nostrorum presentium ac futurorum comperiat celsitudo, qualiter 
lohannes uenerabilis sancte ac specialis matris nostre Ticinensis 
eclesie pontifex ac Grimaldus gloriosus comes illustrisque sacella- 
rius noster nostre suppliciter accesserunt maiestati suggerentes, 
quatinus prò honorum omnium Largitoris amore ac perpetue 
atque orribilis pene euasione roborare dignaremur per nostri 
pragmatici titulum omnes res mobiles ac immobiles canonicarum 



(rt) ad. 



(') IL ROTOLO 



sancic Dei i^cnctricis et eterne uirginis Marie ac Christi contessoris 
nec 111)11 et cximii doctoris Gaudentii Nouaricnsis episcopi, siciit 
a beate memorie Hludouuico et Caiiomanno ncc non et Karolo 
insignibiis augustis, quorum prosapie nostra coruscat origo, per 
corum prccepta et statuta cisdcm (b) reucrendis locis et canonica- 
bus in intcgrum sunt dcuolute ad ctcrnam possessionem et ibidem 
Deo famulantium consolationem, simul aetiam flagitantes preli- 
bati fideles (e) nostri, ut per hoc (d) idem sublimitatis preceptum 
confirmarc non respueremus ipsis uenerabilibus locis quicquid 
ab cxordio carundem canonicarum usque in prescns tempus uel 
in futurum a rcliquis Dei fidelibus ibidem collatum est aut colla- 
tum fuerit ad solamen uel refectionem illic Deo militantium. 
Pretereu quidcm h umili deuotione poposcerunt memoratus anti- 
stcs ac insignis saccllarius nostcr, ut per huius precepti paginam 
prelibate (e) kanonice sancte Dei genctricis ac uirginis Marie do- 
nare dignaremur iure proprietario mansos duos in uiila Ncbiole 
actenus pertincntes de comitatu Plumbiensc cum omni eorum 
integritatc. Quorum pcticionibus aclinati, omnia secundum eorum 
precum tenorcm fieri annuimus, hanc nostri (/) roboris et alacris 
donatiui paginam (g) scribi iubentes, per quam prescriptarum 
eclesiarum canonicabus roboramus (/z) et perpetua stabilitate ful- 
cimur (/) omnes res mobiles et immobiles, seruos et ancillas, nec 
non et aldiones et aldianas que per precepta uel instituciones 
prescriptorum augustorum uel aliorum nostrorum predecessorum 
ac etiam sancte Dei eclesie aliorum lidelium instrumenta carta- 
rum collata sunt secundum earundem scriptionum decretum. Per 
quod etiam nostre mansuetudinis robur concedimus et perdona- 
mus predicte canonice sancte Dei Genetricis et uirginis Marie 
prenominatos duos mansos in uilla Nebiole cum omni eorum 
integritate, uidelicet cum terris, uineis, campis, pratis, pascuis, 
siluis, stalariis, ripis (/), rupinis, coltis et incoltis, aquis, aqua- 
rumque decursibus, seruis et ancillis, reliquisque uniuersis eorum 
pertinentiis, sicut actenus iuri regni nostri pertinuerunt aut per- 

(ó) easie,n (e) nJelis (d) hac (e) prelibatis (/) iiostris (g-) la seconda a cor~ 

retta su e (/i) roboramur (?) fulcimus (/) rupis. 



dell'archivio capitolare di NOVARA Z'J 



tinnisse inaente fuerint, eidem uenerabili loco delegantes ac de 
nostro iure et potestate in eorundem ius et dominÌLim transfun- 
dentes (nz) et perdonantes, qui in sepe dieta canonica prò tempore 
canonici extiterint, absque magnarum paruarumque personarum 
deminoratione nel molestatione. Si quis autem contra oc nostre 
munificentie preceptum agere inuentus fuerit, .C. libras auri com- 
ponere cogatur, medietatem palatio nostro et medietatem sepedicte 
kanonìce. Quod ut uerius credatur diligentiusque obseruetur ab 
omnibus, manu propria roborantes ex anulo nostro subter iussi- 

mus insiiiniri. 

t 

(;«) transfundante.?. 



XVII. 



Berenu;ario re, ad intercessione della moglie Anna, dona ad 
Ervino nipote del vescovo Dagiberto un manso nella villa Evu~ 
rio, corticella Beura, comitato D'Ossola. 

(e. 911-915, dicembre). 

Bertilla figura come interveniente nei diplomi di Berengario dal- 
l' 890, novembre 3 (B. 1298, D. 7) al 910, luglio 27 (B. 1341, D. 5g) ; 
Anna, seconda moglie, nel 920, settembre 8 (B. i363, D. 96) e 928 
(B. 1871, D. io5). Cfr. DùMMLER, Gesta Beren.garii, p. i3, nota 2. 

Il presente diploma porrebbe il matrimonio con Anna prima del- 
l' elezione di Berengario ad imperatore, prima cioè del dicembre qi5; 
ma abbiamo un diploma (916-920) (i) per la Chiesa di Verona, nel quale 
ricorre ancora Bertilla: " interventu ac petitione coniugis nostre Ber- 
tille „. Sull'autenticità di questo documento non vedo possa sollevarsi 
alcun dubbio : venne anche utilizzato per il diploma di Ottone II del 
giugno 988 (SiCKEL, Otto II, n. 3o5). Il fatto si spiega riferendo l'inter- 



(1) Edito in pr.rte da Dionisi, De jUdoiie ri .Xofii/i^o, p. 3o. Cfr. Carlo 
Cipolla, Vcrzciclìiiis der Kaiserurkimden in deii Archiven Veronas (Mii- 
theiliingiìi dcs Instititts fiir òsi. Geschichtsforschiuig. II), n. 48 e nota j. 



38 H, KOTor.o 



vento di Bcrtilla a\V naione (Handlung) del documento stesso (i). Tra 
r njsione e la promu/^iraziotie o liocimientaziom trascorse un periodo di 
tempo nel quale morì la regina Bcrtilla: il presente diploma attesta 
rhe essa morì assai prima del dicembre 9i5. 

Edito da E. Bianchetti, L'Ossola inferiore, II, p. 9, n. Ili; I, 85 cit. 

Iaksch, Op. cit., p. 453, n, 14. Re^. 

Darmstadtfr, 0/>. cit., p. 23i cit. 

In nomine domini Dei eterni. Berengarius {a) gratia Dei rex. 
Nouerit omnium fidelium nostrorum prcsentium scilicet et fu- 
turorum industria, qualiter Anna dilectissima coniuncx nostram 
adicns ex«ellcntiam obnixe (b) deprecata est, cuidam fidcli nostro 
nomine Heruino nepoti reuercntissimi (e) presulis {d) Dagiberti 
episcopi quoddam mansum in uilla Euurio (2) situm (e) actenus 
pertinens de comitatu Oxilense de corticclla scilicet que nomina- 
tur Beura (3) cum omnibus sibi pertinentibus uel aspicientibus 
nostre auctoritatis iure proprietario concederemus. Cuius preccs (/) 
libentissime suscipientes, quod petiit prò amore Dei et mercede 
anime nostre ac etiam et deuotionem et fidelitatem iam dicti fi- 
delis nostri Heruini [animaduertentes] {g) benigne et libenti (h) 
animo iure proprietario concedimus, predictum mansum ex in- 
tegro de iure et dominio nostri regni in ius et potestatem pretaxati 
Heruini per hoc nostre concessionis preceptvm (z) in omnibus mo- 
dis transfundimus, cedimus atque donamus ad abendum, tenen- 
dum, uendendum, commutandum et quicquid uoluerit faciendum, 
totius potestatis contradictione remota. Si quis ergo (4) hoc nostre 
concessionis precejptum infringere nel molare quandoqiie tempta- 
iierit, sciai se compositurum auri optimi libras .XL., [medietatem 

(rt) B. (ò) obnoxe (e) reu (d) presuli (e) sitam (/) precibus (^) animad- 

uertentes] omesso (/«) libent, cioè libenter (?) v corretta sii o ; tra preceptum ed in vi è 
lina q scritta per errore e non cancellata. 



(1) Cfr. Kehr, Die Urkunden Oitos III, p. 2i5, nota i. 

(2) Nel diploma Ottoniano 969, aprile 18 (Sickel, Otto, I, Syi) è 
ricordato il comitato Evoricnsi. 

(3) Casalis, Dizionario, II, 272-3. 

(4) Il testo termina con : Si quis ergo, cui segue : Require ut supra. 
Il documento che pi ecede è il n. XII, vedi pag. 3o, nota i. 



dell'archivio capitolare di NOVARA 3o 

kamere nostre et medietatem predicto Heruìno nel cui ipse habei^e 
concesserit nel statuerit. Quod ut iieriiis credatur diligentiiisque 
ab omnibus obseruetur, marni propria roborantes de anulo nostro 
subter sigillari iussimus]. 

XVIII. 

Berengario re concede a Girolamo subdiacono di Pavia, .die- 
tro intervento del conte Vi/redo, di tenere increato nel suo castello 
nella villa Figaria e di esigere quanto spettava al regio fisco, 

(e. 912-915, dicembre). 

La copia è incompleta, mancano: invocatio, intitulatio, corroborano 
ed escatocollo. Cfr. per il dettato i diplomi ai numeri XI e XIII. 

Il conte Vifredo è nominato anche nei diplomi 912, giugno 9 (B. 
1846, D. 65) e 921, febbraio 20 (B. i366, D. 100). Era conte di Piacenza 
€ fratello della regina Bertilla. (Cfr. Dììmmler, Gest. Bereng., 26, nota 4). 

Iaksch, Op. cit., p. 452, n. i3. Reg. 

....] Si fidelium nostrorum peticionibus regalis munificen- 
tie {a) effectum inpendimus, deuotiores eos ad nostra obsequia 
reddimus et ad eterne retributionis munera proficere nobis non 
dubitamus. Quapropter omnium sancte Dei eclesie nostrorum- 
que fidelium presentium scilicet ac futurorum comperiat indù- 
stria, eo quod ob immensas seuorum Ungrorum persecutiones, no- 
stra accepta licentia (i), leronimus sancte Ticinensis eclesie sub- 
diaconus in propriis rebus suis fìnibus comitatus Ticinensis uilla 
Figaria (2) castellum hedifficauit. Unde per Uuifredum commi- 
tem nostrumque consiliarium suppliciter nostre accessit maie- 
stati postulans, quatinus idem castellum sub regalis nostre tuitionis 
mundburdo susciperemus, ac per {b) nostre concessionis paginam 

(rt) munificentia (/>) per] aggiunto interlinearmente da prima mano. 



(1) Diploma perduto. 

(2) Cfr. RoBOLiNi, Notizie appartenenti alla storia della sua patria, III 
25o, 253, 386. 



.10 IL ROTOLO 



mcrcatum inibi fieri pcrmitteremus. Nos itaqiic consideranlcs 
ratam prefati Uuifrcdi comitis dilcctiquc consiliari! nostri pe- 
ticioncm ac prcdicti Hieronimi subdiaconi fidclitatem conti- 
nuumquc eius in nostro obsequio seruitium ita fieri annuimus, 
lioc nostrum preceptum fieri iubentes, per quod concedimus scpc 
nominato Hieronimo snbdiacono in suprascripto (e) castello mer- 
catum facere uel negotiatoribus aut quibusque hominibus, cum 
oportunum fuerit, ncgotiationum commertia tam infra idem ca- 
stcllum quam circa exhiberc, ita quidcm ut quicquid (d) ex 
mercimoniis quam ex quacumque causa ad nostram regiam par- 
tcm a re publica (e) exigi debuit , ad partem suam prefatus 
Hieronimus subdiaconus uel quibus ipse dederit proprietario iure 
cxigant ac rcquirant , omni nostra successorumque nostrorum 
seu publica molestacione ac cuiuslibet persone inquietudine re- 
mota; nostrum insuper mundburdum fieri precipientes, ut nullus 
presul, dux, comes aut quilibet rei publice minister uel regni 
nostri magna paruaque persona in eodem aut circa nominati 
Hieronimi subdiaconi castello (/) mansionaticum habeat uel pla- 
citum teneat seu teloneum aut aliquam functionem pubblicani 
exigere presummat ac neque infra circaque eandem munitionem 
aliquam molestiam pretaxato leronimo suisque hominibus uel 
eiusdem castelli habitatoribus ingerat, sed in nostra mercede pre- 
fatum castellum pacifica possideat, omni molestacione aut inquie- 
tudine uel inuasione cuiuscumque hominis repulsa. Si quis autem 
contra hoc nostre concessionis preceptum uel tuitionis mundbur- 
dum agere temptauerit, sciat se compositurum auri optimi libras 
.LX., medietatem palatio nostro et medietatem sepedicto Hiero- 
nimo subdiacono (g) uel quibus ipse concesserit. 

(e) soscripto (<^/) quiquid (<?) ab rem publicam (_/) s/c (^) indici. 



DELL ARCHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA 4I 



XIX. 



Berengario imperatore concede al diacono Rotgerio di Pavia 
licenza di edificare sopra una via pubblica della città presso la 
Chiesa di S. Tecla ed il monastero del Senatore. 

918, novembre i3. 

Il daimn è scorretto nell'anno dell'impero: concordano Tanno di 
incarnazione e Y indizione. Nei diplomi di Berengario anche dopo il 
9i5 Tanno di regno perdura, salvo rarissime eccezioni, immutato in 
XXVIII. In appoggio alTanno 918 e non 919, come richiederebbe Tanno 
IV di impero, si può ancora notare che dal 18 dicembre 918 (9i5) al 17 
novembre 919 abbiamo solo quattro diplomi e tutti riconosciuti da Er- 
menfredo. Cfr. pag. 48. 

La copia non ci oftre né T actum né T adprccatio. 

Edito da Porro Lambertenghi in Codcx dtplom. Langob., 83o-i, 
n. CCCCLXXXI " ex apogr. in Arch. Cathedr. Novariae „, cogli errori 
e colle lacune come nella copia del Frascone. 

In nomine domini Dei aeterni. Berengarius {a) dìuina fauente 
clcmentia imperator augustus. Nouerit uniuersorum fidelium 
sancte Dei eclesie nostrorumque presentium scilicet ac futurorum 
industria, Odelricum gloriosum marchionem dilectumque fidelem 
nostrum humiliter [nostrani] (b) exorasse clementiam, quatenus 
Rotgerio sancte Tìcinensis eclesie diacono licentiam hedifficandi 
et construendi quodcumque {e) uellet hedifficium supra quandam 
uiam pubblicani iuxta mansionem loliannis {d) qui et Bono et 
niansionem Dagiberti presulis {e) infra ciuitatem Papiam non 
longe ab eclesia sancte Tede (i) et monasterio Senatoris, que 

(rt) B. (('') nostrani] omesso (t") quocumque ((/) lohanni {e) presuli. 



(i) CiV. RoBOLiNi, Notizie apparicìinti alla storia ddla sua patria 
IV, li, p. 116, 268. 



42 IL HOTOI.O 



cxtcnditur per lon^itiidincm pcdes quinquaginta et .1111.'"', conce- 
dcrcmus. Cuius precibus aclinati, iam nominato Rotgerio diacono 
liccntiam et potcstatcm hedifficandi et construendi supra prescrip- 
tam uiam publicam iuxta prefatam mansionem lohannis (i) qui 
et Bono et mansionem iam dicti (/) Dagi berti (g) presulis (e) 
infra Papiam urbem (i) non longc ab cclesia [sancte] (/?) Tede 
et monasterio Senatoris quodcumque uoluerit hedifficium ad suam 
utilitatem peragendum et pilas figendum et murum atque arcum 
uolutum subtLis hidem hedifficium in eadem uia faciendum per- 
petuo ivrc (/) per hoc nostrum imperiale preceptum , ita tamen 
uti aditus publicus nullatenus intercludatur, concedimus et per- 
donamus ac de nostro iure et dominio in eius ius et dominium 
omnino transfundimus ac delegamus (/) ad abendum, tenendum, 
uendendum, commutandum, alienandum, prò anima iudicandum 
et quicquid uoluerit faciendum, totius potestatis contradictione 
remota. Si quis ergo hoc nostre [concejssionis preceptum infrin- 
gere uel uiolare quandoque temptauerit, sciat se compositurum 
a uri optimi (m) libras .XL., medietatem kamere nostre el medie- 
tatcm predicto Rotgerio uel cui ipse habere concesserit uel sta- 
tuerit. Quod ut uerius credatur diligentiusque ab omnitjus ob- 
seruetur, manu propria roborantes de anulo nostro subter sigil- 
lari iussimus. 

Signum domni Berengarii (a) serenissimi imperatoris. 

Johannes episcopus et cancellarius imperiali iussu recognoui (;2) 
[et subscripsi] (o). 

Dataid. nouemb., annodominice incarnationis.DCCCCXVIIL, 
domni uero Berengarii (^) regis .XXVIIII., imperii autem sui .IIII., 
indictione VII.... 

(/) Jicto (^) Dagiberto (k) sancte] omesso (/) v corretto su o (/) deligamus colla 
e corretta sit a (;«) auro optimo («) recognouit (^) et subscripsi] manca (/) B. e 

segtie rasura di alcwie lettere, forse di: gloriosissimi. 



(i) Sulle case o possessi dei vescovi d^ Italia in Pavia cfr. Robolini, 
op. cit., XXX, II, 149 e sgg. Non è ricordato il possesso del vescovo 



dell'archivio capitolare di NOVARA 48 



XX. 



Berengario imperatore, dietro preghiera del marchese Odel- 
rico, dona a Rotkerio diacono di Pavia un manso nel vico Gepuli, 
comitato di Bulgaria, ed un prato nel luogo detto Gulia, e gli 
concede il diritto di caccia e di pesca da Cassolnovo al porto di 
Trecate. 

919, ottobre 14. Ivrea. 

Finora conosciamo cinque diplomi riconosciati da Ermenfredo cap- 
pellano dell'imperatore. Nel presente vien chiamato 7fo/^r///5; in Bòh- 
MER^ 1359 (a. 918, 18 dicembre), in Dummler, 90 (918, dicembre 26) e 
BòHMER, i358 (919, novembre 17) capellanus ; cancellariiis invece in 
BòHMER, 1871 (a. 928). 

La minatio e la corroborano si scostano dall'uso della cancelleria 
Berengariana. Nella prima di regola si indica determinatamente che 
metà della multa venga devoluta al fisco e metà al destinatario del 
documento o a chi per esso; come eccezioni vanno ricordate: 888, 
marzo 21 (Dììmmler, i); 912, giugno 9 (B. 1846, D. 65). 

Il datimi è errato nell' indicazione del giorno : si legge : XVIIII 
hai. Nov. invece di prid. id. Oct. Probabilmente l' ingrossatore — e 
questo sbaglio può ascriversi all' originale — suppose gli idi di otto- 
bre al i3 (i). 

Iaksch, Op, cit,, p. 454, n. 17. Regesto, recognitio e datatio. 

A. Rusconi, Op. cit., p. 8, nota 4 cit. 

Darmstadter, Op. cit., p. 195, nota 2, estr. con XVIII kal. Nov. 

N. Colombo, Alla ricerca delle origini del nome di Vigevano (Novara, 
1899), p. 99, nota, estr. 

In no r.ine sancte et indiuidue Trinitatis. Berengarius diuina 
fauente clementia imperator augustus. Ad hoc diuina pietate 
imperiale decus nos susscepisse credimus, ut Deo famulantibus 
munificentiam inpendere non negemus. Idcirco omnium fidelium 
nostri imperii presentium scilicet ac futurorum nouerit sollertia, 



(i) Cfr. per simili errori in altri diplomi: Sick^i^, Beitrage zur Di- 
plomatik, VI (Wiener Sitzungsber .LXXXV., 486); Ficker, Beiirlige ziir 
Urkimdenlehre, I, 36; Kehr, Die Urkinidcn Ottos III, i55, nota 4. 



44 IL ROTOLO 



CO quod Odclricus tìdelissimus marchio nostcr (a) scrcnitatis nostre 
clcmcntiam petiit, quatinus cuidam sanctc Ticinensis eclesie 
diacono Rothkherio nomine concedere dignarcmur per pictatis 
nostre prcccptum hoc est mansum unum situm in vico Gepuli 
adiaccntcm in Vii^inticoloiiin' (i; commitatu Bulgariensi et in- 
supcr pratum unum in loco qui Gulia (b) (2) dicitur ad eundem 
pertinens comitatum atque uenationem et piscationem infra et 
in circuitu (e) Ticini a uico Cassioli (3) usque ad Trecautinum 
uadum (4), ut sibi suisque hominibus libere uena[ri] atque pi- 
scari inibi liceat. Nos uero tam prò omnipotentis Dei amore 
u_Liamque etiam prò anime nostre omniumque parentum nostro- 
rum absolutione seu etiam pretaxati fide][is nostjri peticione con- 
cedimus atque iubemus, ut supradictum mansum (d) cum omni- 
bus ad se pcrtinentibus, terris, uineis, pratis, pascuis, montibus, 
uallibus, siluis, a[quis], aquarumque decursibus, exitibus et ingres- 
sibus (e)y mobilibus et immobilibus, seu quicquid in eisdem rebus 
dici uel nominari potest, totum et ad integrum una cum iam 
dicto prato, diclaractionem (/) uenationis et piscationis predictus 
diaconus habeat, teneat atque possideat absque alicuius contra- 
dicentisobstaculo, liberalissimaque de prefatis rebus potestate per- 
fruatur, tradendi scilicet, uendendi, commutandi, seu quicquid 
exinde sibi libuerit faciendi. Si quis autem contra hoc muniti- 
centie nostre preceptum insurgere nisus fuerit, sciat se composi- 
turum auri obrizi libras .L., nisu inani et uacuo existente (5). 

(a) Segue un piccolo spazio in bianco, ma non si scorge traccia di rasura o di scritto 
(V') — a di lettura, incerta (.-) circutu (rf) supradicta mansa [^e) regressibus (y") cosi 

e^go: il passo e molto corroso. 

(i) A. Rusconi, Op. cif., p. 8, nota 3 crede Viginti Colonne l'attuale 
Picolini; il Colombo, op. cit., p. 98, lo porrebbe tra Cassole e Gravel- 
lona. Viginti Colonne è ricordato in altre carte del secolo X (cfr. Co- 
lombo, op. city pagg. 70, 72, 76-7) e in Stumpf, Reg., 2653. 

(2) A. Rusconi, Op. cit, p. 8, nota 4 " Gule (Golasecca) „ ; Darm- 
STADTER, op. cit, 1^5, nota 2 "Gula,,, Colombo, op. cit, "Culi,,. 

(3) Cassolnovo. Cfr. Casalis, Dizionario, XXIII, 286. 

(4) Cfr. Casalis, Diz., XXIII, 235, porto di Trecate. 

(5) Nella minatio del diploma di Berengario I, 896, novembre 3o 
(Bòhmer, i3q3, DiiMMLER, t6) " .... eadem presumptione inane ed irrita 
manente „ . 



DELL ARCHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA 4^ 

Quo[d Ut] (g) uero hec largitionis nostre concessio inviolabilem 
obtineat firmitatem, anuli nostri impressione eam subter iussimus 
sif^illari. 

Signum [d]omni Berengarii serenissimi imperatoris. 

Ermemfredus notarius imperiali iussu recognoui et subscripsi. 

Data .XVIIII. kal. nouemb. , a[nno] incarnationis domini 
nostri lesLi Christi .DCCCCXVIIII., domni uero Berengarii (h) 
regis .XXVIII., imperii autem sui .IIII., indictione .Vili. Actum 
Eporegia; in Dei nomine feliciter, [amen]. 

(^) Quo uero (A) B. 



XXI. 

Berengario imperatore, dietro preghiera dei marchesi Gri- 
maldo ed Odelricoj concede al vescovo di Novara Dagiberto il 
permesso di tenere mercato annuale il 26 agosto presso l'ora- 
torio dove giaceva il corpo di S. Agabio, e mercato settimanale 
ogni sabbato e annuale ai 24 di ottobre nella pieve di Go:{:[ano. 



919, novembre 17. Pavia. 

A. Originale presso la biblioteca civica di Novara. Non conservasi 
altro originale riconosciuto da Ermenfredo. È scritto da due mani : una 
vergò ì\ protocollo, il contesto e la signatio, T altra Ì3. recognitio e la. da- 
iaiio. Il datum è scorretto nell'anno di incarnazione. Sul verso di mano 
del secolo XII : " Preceptum Berengarii de mercatu sanati Agabii in 
Gaudiano et in Oxola „. Della fine del secolo XI o principio del XII 
sono le correzioni su rasura fatte al testo, cfr. pag. 47. 

B. Copia nel rotolo. Non è né completa né accurata, ma fortuna- 
tamente ci offre la lezione vera del testo raso e falsificato dalla citata 
mano sec. XI-XII. Dei diplomi trascritti nel rotolo è questo l'unico 
originale pervenutoci : tenni conto delle varianti di B per poter giu- 
dicare sul valore di quelle trascrizioni. 

Da A dipendono le due copie cart. sec. XVIII che trovansi in : 
Monumenti Novaresi, I e III (ms. presso Tarch. cap. di Novara). Sono 
copie incomplete e presentano lacune nei passi in rasura. Da B dipende 



IL ROTOLO 



la copia di Fr. l'iasconc in: "Collezione di documenti autentici che 
adduconsi in risposta ai quesiti di storia patria proposti dal eh. signor 
Avv. Giacomo Giovanetti al Cer.*^ Carlo Fr. Frascone „, I, p. 87. (Ms. 
bibl. coni, di Novara; altra copia presso l'arch. cap.). 

Viene citato da Bescapc {1), dall' Ughclli (2), dal Morbio (3), da Gu- 
stavo Avogadro (4), da Angelo Fara (5); da Fedele Savio (6). Lo pub- 
blicarono il Morioìido (7) e TAvv. Tavella (8), ma senza avvertire il 
passo falsificato e su rasura. 

Regesti: Bòhmer, i358, DQmmleR; 86 (9). 



(C) I I In nomine sanctac et indiuiduae Trinitatis. Berenga- 
rius (rt) diuina fallente clementia imperator augustus. Imperialem 
excellentiam semper dec[ui]t fidelium suorum nota pio affectu (^) 
audire, et ea, | | si insta (e) apparuerint (i), competenti decentia 
adimplere. Ideoque omnibus (e) sanctae Dei aeclesiae fidelibus 
nostrisque preseniibus ac futuris notum esse uolumus, qua[li]ter 
Grimaldus et Odelricus gloriosissimi marchiones | et amabiles con- 
siliarii nostri nostram suppliciter exorauerunt mansuetudinem, 
quatinus prò aeterna remuneratione per nostri precepti paginam 
concedere dignaremur domno Dagiberto reuerentissimo sanctae (/) 

{joi) B. B. (^) B. elTectu {e) B. iuste {d) A. apparuerit. B. apparuerint {e) B. om- 
nium (y) B. e sancte. 



(i) Novaria seu de ecclesia Novariensi. Novaria, 1612, p. 298 (nella 
traduzione italiana del Cav. Giuseppe Ravizza. Novara, 1878, p. 291). 

(2) Italia sacra, IV, 696. 

(3) Storia di Novara. W\\?inOy i833. Saggio primo, p. 38 [Storia della 
città e diocesi di Novara. Milano, Ì841, p. 26, voi. V delle Storie dei Mu- 
nicipii Italiani). 

(4) Storia dei SS. fratelli Giulio e Giuliano del principato di S. Giulio 
ed Orla. Novara, 1840, p. 117. 

(5) La riviera di S. Giulio Orla e Gozzano. Novara, 1861, p. 118. 

(6) Op. cit., p. 260. 

{7) Mon. Aquensia. I, col. 4-8, n. 3. 

(8) La lapide di ricordo deW origine del mercato in Domodossola e 
diploma di concessione di Berengario I (pubblicazione fatta per cura 
della fondazione Galletti. Domodossola, 1891). 

(9) Cfr. anche : Rusconi, L^ archivio di S. Giulio d^Oria e la contessa 
Adelaide di Torino, Novara, 1882, p. 8; ed il Catalogo delle opere di au- 
tori Novaresi o d' argomento Novarese compilato sulla collezione esistente 
nella biblioteca civica di Novara. Novara, 1886, p.i 33. 



DELL ARCHIVIO CAPITOLARE DI NOVARA 47 

Nouari | ensis aeclesiae episcopo licentiam constituendi annuales 
mercationes [et nundijnas per septimum uidelicet kalend[aru]m 
septembrium iuxta quodd[am] oi[atorium] ipsius Nouariensis epi- 
scopi! in quo beati Agabii episcopi et Christi confessoris | corpus 
quondam tumulatum (g) fuerat, simul quoque implorantes, ut 
eodem modo largiremur facultatem exequendi (/i) ebdomadalem 
mercatum, scilicet per o[m]nem sabbatum, in quadam plebe [Gau- 
diano] (i) memorati (/) Nouariensis episcopi! | et annuale [quoque 
in eodem loco] (m) nono kalendarum nouembrium, id est per 
omnem festiuitatem beatissimi luliani Christi confessoris, cuius 
ossa in ipsa plebe miraculis coruscare dinoscuntur. Quorum peti- 
cionibus libenter annuimus, hoc nostrum | donatiuum scribi iu- 
bentes, per quod memorato donino presuli largimur et in perpetuum 
donamus licentiam faciendi mercatum in supradictis duobus locis 
secundum superius expositam peticionem eorundem nostrorum fi- 
delium peticionvm (n) Grimaldi et O | delrici uidelicet gloriosis- 
simorum m^archionum, ita quidem ut omnem (o) theloneum (/>) et 
omnem functionem publicam, que ad nostrani regiam partem exigi 
debuit uel potuit, ad partem ipsius Nouariensis ecclesiae presul, 
qui ibidem prò tempore ordinatus fuerit, ad utili | tatem ipsius 
Nouariensis eclesiae (^) uindicet et exquirat, omni publica repeti- 
cione uel [mjolestacione remota. Si quis autem hoc nostrae [au]c- 
toritatis preceptum uiolare temptauerit, quinquaginta libras auri 
optimi *coniponere cogatur, medietatem palatio nostro et medieta- 
tem I parti ipsius Nouariensis eclesiae. Quod ut uerius credatur 
diligentiusque obseruetur, manu propria roborantes ex anulo no- 
stro (r) iussimus insignir! (s). 



(g) B. cumulatum (Jt) B. exsequendi (i) A. plebe qu3e dicitur Oxila.... ; B. plebe Gau- 
diatio. lìi A: « que dicitur Oxila » è su rasìira e di mano del secolo Xl-XII. Malgrado la ra- 
sura si scorge un prolungamento in alto che doveva essere della prima lettera del nome raso ; 
probabilmctite la g di Gaudiano era corretta sic altra lettera che si innalzava (/) B. memo- 

rato (w) La sopra citata mano del secolo X/-XII scrisse su rasura : mercatum in Gaudiano. 
La lezione vera del testo raso ci è data da B : et annuale quoque in eodem loco ; anche in A 
sì riesce ancora a leggere loco (ti) sic. La v correità su e {o) sic (/) B. toloneum 
(y) Il passo : presul-cclesiae viene omesso in B. (r) B. subter iussimus (s) B. termina con 

insigniri, manca quindi per i?itiero P escatocollo. 



^S IL KOIULO J>1 ilVlO CAI'IlOr.AlU; DI NUVAH A 

J Signum domili (M. I'\) licrciii^arii inuictissiini imperatoria 
augusti. 5 

I Hermenfredus domni impcratoris capcllanus ipsius imperiali 
iussione recognoui et subscripsi. J (S. J).) 

Data .X\'. kal. deccmbris, anno dominicae incarnationis 
.DGCGCXVII., domni uero Berengarii serenissimi regis .XXVIIl., 
imperii autem sui .IIII., indictionc .Vili. Actum Papiae; in Chri- 
sti nomine feliciter, amen (0- 

(0 A. AMHX. 



Luigi Schiaparllli. 



LE LEGGI SUNTUARIE 

E LA DECADENZA DELL'INDUSTRIA IN MILANO 
1565-1750 



LE leggi suntuarie milanesi, nell'epoca moderna, sono, a dif- 
ferenza di quelle delle altre città, ben magro contributo 
alla storia del costume, sia pel loro scarso numero, sia 
perchè, compilate di mala voglia e senza alcuna convinzione, si 
occupano di pochi fatti e, anche a lunga distanza di tempo, ri- 
petono le medesime cose, trascurando di osservare davvicino il 
capriccioso avvicendarsi delle mode. Quantunque l'intervento 
dello Stato nella vita intima dei cittadini fosse un concetto co- 
mune, se non indiscusso, fin quasi alle porte del secolo presente, 
Milano, come ho già altrove avvertito (i), non aveva alcuna 
simpatia per questo vano zelo della legislazione: sei leggi - in 
tutto, in quasi due secoli, mentre altrove, e in special modo a 
Venezia, si rinnovavano ogni anno (2), nessun rigore nelle pene, 
alle quali, salvo una volta, non si accenna neppure, mentre 
dovunque il castigo importava grosse somme di danaro, e per- 



(1) V. il mio lavoro Le leggi suntuarie milanesi, Gli statuti del 1J96 
e del 1498, in Archivio storico lombardo, XXV. 

(2) V. MoLMENTi, La storia di Venezia nella vita privata , Torino , 
1880, p. 413. Cfr. per Gei;ova : Belgranó, La vita privata dei Genovesi, 
in Atti della Società ligure di storia patria, IV, p. 218. (Dal i5o6 al 1620 
nove leggi). 

Arck. Stor. Lomb. — Anno XWII. — Fase. XXV. 4 



LK l.EGC,\ SINIUARIK 



tino la scomunica (i), la corda, la galera o il taglio d'una mano (2); 
nessun tentativo di controllo (3) , nessun indizio di esecuzione, 
anzi la confessione ingenua da parte delle autorità di non averla 
neppure tentata. Ma se le prammatiche di Milano, così poche 
di numero e sceme di sostanza, non avrebbero forse per sé me- 
ritato uno studio speciale, ad esse va unita una serie di docu- 
menti , che, mentre ci spiega la ragione della loro povertà, ci 
offre un materiale ragguardevole, nel medesimo tempo, per la 
storia della censura del lusso e per quella del commercio. Il Mu- 
nicipio, incaricato di compilar le leggi suntuarie, interrogava di 
volta in volta le persone più competenti e le varie corporazioni 



(i) V. Fabbretti, Sfattiti e ordinamenti suntuari intorno al vestire 
degli uomini e delle donne, dalVanno 1266 al isj6, in Memorie della Re- 
gia Accademia di scienze di Torino, s. II, v. 38, p. 228, 227. 
; (2) Legge di Venezia (1608) nelF Archivio storico civico, Materie^ 

Araldica, cartella 41; — legge di Napoli, 1679, ibidem; — legge di Fi- 
. renze, 1602, ibid. — La più curiosa tra le pene è quella della foresta- 
t sione per le donne (relegazione) nella propria casa. La donna che con- 
travveniva la prima volta alla prammatica era condannata a tre mesi 
di forestazione, la seconda a quattro, con divieto di ricever visite da 
chi si fosse, eccettuati i parenti di primo grado, sotto pena di venti- 
cinque sino a cinquanta scudi, tanto alla visitata, quanto ai visitatori. 
In caso d' inosservanza della forestazione la pena veniva duplicata 
" obbligando ognuna delie inosservanti alla spesa delle guardie di 
quattro soldati oltramontani, quali dovevansi ponere alla porta della 
loro rispettiva casa ed impedire le trasgressioni in appresso „ : Legge 
di Genova, 1694, in Arch. stor. civ., Mal., Araldica, 42. 

(3) A Brescia, per esempio, come a Perugia (Fabbretti, op. cit.^ 
227 e altrove) si poneva alla porta del Consiglio la cassetta per le 
denuncie, e il Cassa ci dà vari esempi di accuse seguite dal relativo 
processo [Funerali, pompe e conviti, Brescia, 1887, p. 194 sgg.) ; a Ge- 
nova i sarti dovevano portare i modelli a palazzo (Belgrano, op. cit., 
223, n. 2), così pure a Faenza (1574) (Chinassi, in Atti e Mem. della 
R. Deputazione di storia patria per le Romagne, a. II, p. 173). Per la 
severità di Venezia basti l'episodio, narrato da Ippolito Capilupi, del 
Vescovo di Padova, che fu condannato irremissibilmente a sessantotto 
scudi per aver tenuto in camera tappezzerie proibite e dato starne e 
pavoni in una cena : G. B. Intra, Di Ippolito Capilupi e del suo tempo, 
in Arch. star, lomb., XX, 108. — Notevoli pure le precauzioni pel con- 
trollo adoperate in Lucca (1587), Arch. stor. Hai., I, X, i33. 



E LA DECADENZA DELL INDUSTRI A IN MILANO l565~iy5o 5l 



d'arti e mestieri, e le loro risposte, le quali saranno l'oggetto 
principale di questo studio, ci rappresentano le idee che corre- 
vano prò e contro il lusso e gli sforzi fatti per restaurare il de- 
caduto commercio della Lombardia. Esse infatti possono dividersi 
in due periodi. Dal i5(J5 al iÓ23 la legge suntuaria è essenzial- 
mente legge morale, appoggiata a due concetti fondamentali, che 
il lusso rovina le famiglie suscitando una emulazione disastrosa, 
"i madre di odi e rancori, e fa scemare la popolazione, rendendo 
^ difficili e quasi impossibili i matrimoni; la discussione, ristretta a 
questi due argomenti, è per noi dì grande interesse, perchè in mezzo 
alle idee rigorosamente restrittive, che regnarono indisturbate fino 
alle nuove teorie liberali del Mandeville, del Melon, del Hume (i) 
e del nostro Verri (2), ne vediamo, già nel cinquecento, altre di 
così savia larghezza da sembrare esposte ieri. Gol iÓ23 la Città 
comprende quella grande verità predicata dal Montaigne che, 
come vedremo, ebbe seguaci anche a Milano: «il n'est pas temps 
« de se laver et decrasser quand on est atteint d'une bonne 
« rìèvre (3) », e la legge suntuaria diventa legge economica, s'in- 
treccia alle questioni più vitali intorno all'industria e al com- 
mercio, per esserne, in seguito, quasi del tutto assorbita. — Non 
è colle leggi suntuarie che si possono rialzare le condizioni di 
Milano, ma con savi provvedimenti economici, coli' incoraggiare 
e tutelare le industrie, col moderare l'avidità insaziabile del fìsco, 
col ripartire secondo giustizia gli enormi tributi, — così gridasi 
da ogni parte, e comincia allora un attivo lavoro, condiviso dal 
Municipio, dal Consiglio generale, dal Senato e da tutti i pub- 
blici instituti, per ritornare l'industria e il commercio all'antico 
splendore: lavoro non proficuo sempre e, ad ogni modo, assai lento 
neir ottener risultati, perchè inceppato, si vedrà, dai pregiudizi 
del tempo, ma tale da dimostrarci che la Spagna non dominava 
un popolo addormentato. 



(i) V. Baudrillart, Hisioire du luxe, Paris, 1880, IV, 35o-379-385. 

(2) Articolo sul lusso, nel Caffè, ristampato in Opere filosofiche ed 
onomiche, Milano, 1844, II, 3o5 sgg. 

(3) Essais, III, IX. 



LE l.l.litil M I> 1 l AKliù 



Le leggi suntuarie, considerate sotto questo aspetto e studiate 
più con riguardo alle discussioni e alle controversie che suscita- 
rono in Milano, che non alla loro magra sostanza, possono essere, 
mi sembra, un contributo nuovo. Le teorie economiche dei secoli 
XVI, XVII e XVIII, diedero origine, in questi ultimi anni, ad 
ottimi lavori, compiuti specialmente sotto gli auspici dell'illustre 
e compianto prof. Cossa (i); ma esse furono solo studiate sugli 
scrittori di politica e di economia, con poco o nessun riguardo 
alla loro applicazione pratica (2): i nostri documenti invece, sia 
pure nel campo ristretto delle leggi repressive del lusso e di quelle 
commerciali inspirate al sistema protettore, ci permettono di ve- 
dere l'influsso esercitato dagli economisti sui nostri legislatori e 
V il cozzo d'idee da cui quelle leggi sono uscite. Perciò, mentre 
nella prima parte di questo lavoro, studiando gli statuti suntuari 
di Milano (l'ògG e 1498), mi limitai ad illustrare i testi in quanto 
si riferissero al costume, questa volta la natura della materia mi 
costringe a seguire una strada diversa e a restringere quella illu- 
strazione a poche e sobrie note o a rimandi alle fonti ed opere 
altrui: d'altra parte l'importanza di tale studio, immensa pel 
medio evo e pel rinascimento, scema nell'epoca moderna, quando 
le fonti scritte ed iconografiche crescono sì di numero da rendere 
pressoché insignificanti le povere prammatiche milanesi. 



(1) Cito fra gli altri, dopo lo splendido riassunto storico del mae- 
stro : Cossa, Introduzione allo studio delV economia politica'^, Milano, 
Hoepli, 1892, — i lavori del Gobbi, U economia politica negli scrittori 
italiani dei secoli XVI e XVII, Milano, Hoepli, 1889, e La concorrenza 
estera e gli antichi economisti italiani, Milano, 1884; e quello del Supino, 
La scienza economica in Italia dalla seconda metà del sec. X VI alla prima 
del XVII, Torino, Loescher, 1888. 

(2) Bisogna notare, per amor del vero, che 1' Errerà, Storia del- 
l'economia politica nei secoli XVII e XVIII, negli Stati della Repubblica 
veneta, Venezia, 1877, procura di studiare la legislazione di Venezia 
in rapporto alle teorie economiche del tempo, e il Supino, fra i più 
recenti , accompagna V esposizione delle teorie con un rapido ma 
chiaro esame delle leggi nei principali Stati italiani. Egli solo, se non 
erro, consacra un capitoletto anche alle prammatiche sul lusso. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO iSÓS-iySo 



I. — È mio Intento occuparmi solo delle prammatiche discusse 
e fatte in Milano, non di quelle ordinanze suntuarie che, sotto 
forma di gride, emanavano talvolta dal governo o si mandavan 
qui dalla Spagna perchè fossero pubblicate nello Stato; tuttavia 
accennerò a due di esse che contengono un dato curioso. La 
prima del Governatore Marchese del Vasto (6 febbraio i539), 
riprovando la poca deferenza verso la Maestà divina, proibiva il 
passeggiar nelle chiese durante la celebrazione dei divini uffici, 
sotto pena, la prima volta di dieci scudi d'oro, la seconda di 
venti, o della fustigazione a chi non fosse in grado di pagare, la 
terza della galera (i). Stabiliva poi parecchi ordini sul vestire 
che vedrem ripetuti nella legge del i565 (2). La seconda di D. Fer- 
rante Gonzaga (12 maggio 1548) tornava sullo sconcio del 
passeggiare in chiesa e ordinava che tutte le associazioni religiose 
(vicinanze, scuole, fabbriche e prelati) provvedessero le chiese di 



(i) Archivio storico civico, Registro lettere ducali, 1538-47, fol. 33-36 
043, V. 45. Fu pubblicata dal ¥ok^i's.^tiì\i nel Ducato di Milano, Milano, 
1877, p. 5i3 sgg. 

(2) Perchè ciascuno potesse consumare gli abiti già fatti, dava li- 
cenza di adoperarli fino a tutto marzo. Scaduto il termine molti cit- 
tadini di Milano e di fuori chiesero una proroga, per evitare una forte 
spesa nel rinnovare il vestiario, e fu concessa fino a S. Martino (Ar- 
chivio stor. civ., ibid. i539, 3i marzo). — Vedasi in Archivio di Stato, 
Araldica, Provv. gencr., una curiosa lettera della contessa di Lodrun, 
supplicante il Governatore affinchè una sua figliuola, di fresco mari- 
tata, possa portar gli abiti fatti, almeno per tutto il primo anno di 
matrimonio. — Molte leggi, in questo più indulgenti, esoneravano le 
spose per un anno ; cito ad esempio quella fondamentale di Lucca 
(1587) in Arclu stor. ital, I, X, i3i e quella di Gubbio (i566) in Bol- 
lettino della R. Deputazione di storia patria per V Umbria, II, 296. 



54 Ll^ LLUGI SUNTUARIE 



sedili « come si fa in molte parti del mondo, non solo per evitare 
« il passeggio, ma perche le persone stiano più comode » proi- 
biva il conversare con monache nei monasteri o mandar loro 
lettere ed ambasciatori, altro degli abusi comunissimi avanti il 
Concilio di Trento. Si occupava in seguito dell'eccessivo lusso nei 
conviti con disposizioni anch'esse ripetute nella prammatica se- 
guente (i). 

La prima legge suntuaria compilata dalle autorità milanesi 
è del 21 novembre i565. Il Senato, per ordine del Governatore, 
invitò il Tribunale di Provvisione a provvedere contro le spese 
immodcrate, il supremo Magistrato della Città passò la proposta 
al Consiglio generale che nominò, a quell'uopo, una Giunta com- 
posta di alcuni Decurioni e Senatori (2). Ne uscì una prammatica 
piuttosto minuziosa e severa, l'unica che possa reggere al con- 
fronto con quelle delle altre città. Essa, secondo l'uso, contiene 
disposizioni separate per gli uomini, per le donne nobili, per le 
borghesi, per le cortigiane, pei contadini ed i forestieri : si occupa 
di conviti, di battesimi, di funerali. Agli uomini si vieta qualun- 
que abito (vesti, sagli, cappe, giupponi, calze, berettc, cappelli) 
. di stoffe conteste con oro ed argento, ogni ornamento dispendioso, 
specialmente bottoni d'oro, o di cristallo con oro ed argento, o 
con perle o con gioie, ricami, passamani, toilette e frange d'oro, 
argento e seta: nelle guarnizioni non si deve impiegare più di 
1 un quarto del drappo impiegato nell'abito. Si bandiscono gli abiti 
/ frappati o frastagliati, non solo nell'uso comune, ma anche nelle 
^ mascherate, le livree di seta con ricami o con più di una lista 
:' di guarnizione, e nello stesso tempo si vieta di condur seco più 
<ii sei servitori o staffieri o paggi. Proibite le gualdrappe di vel- 
. luto o seta, i fornimenti da cavallo o da muli ricam.ati o con 
ferramenta lavorate alla gemma, genere di lavoro bandito anche 
dalle spade, pugnali £ corregge: proibito infine di vestir servitori 



(1) È in un opuscolo a stampa del i58i contenente prammatiche 
di vari paesi: Arch. stor. civ., Materie, cari. 41. 

(2) Arch. stor. civ., Dicasteri, Cameretta, 3i maggio 1564, cart. 109. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO l565-I75o 55 

in occasione di sposalizi, sì dal canto dello sposo come da quello 
della sposa (i). Alle donne ugual divieto delle stoffe d'oro, dei 
guarnimenti a ricamo o passamano, dei bottoni e rosette o altra 
cosa preziosa: proibita la coda, le fodere di zibellino, ermellino 
o lupo cerviero: proibito portar berretta o cappello se non in 
caso di pioggia o di malattia (2), ogni lavoro d'oro o d'argento 
sulla tela o seta, ed i retegini per camicie (3). Quanto alle gioie, 
salvo tre anelli, non si porti alcun vezzo od ornamento prezioso 
sul capo, sulle maniglie, sulle teste collari de sibillini, sui ma- 
nichi di ventagli: non cinte, non corone o braccialetti di pasta 
d'ambra o muschio od altri profumi, non collane d'oro oltre il 
valore di cento scudi: escluso del tutto lo smalto. Proibito vestir 
di seta le donzelle e condurne più di due, oltre una donna di 
governo. Le carrette e i cocchi, le lettighe e le carroccie non 
possano essere dorate od argentate, ne intagliate, né sforate, salvo 
i pomi e gli stemmi; le coperte sian solo di panno guarnite di 
seta semplice senza oro ne argento. Agli artefici, bottegai e lavora- 
tori in genere vietata anche la seta ed ogni ornamento d'oro, fuor- 
ché una collana di non più che venticinque scudi; solo agli uomini 
permesso il giuppone di seta e le calze di lana foderate di zen- 



(1) Il vestir servi ed amici in occasion di feste, il più sovente colla 
propria divisa, era uso antico : ne troviamo esempi del sec. XV in 
Merkel, Come vestivano gli uomini del Decameron, nei Rendiconti del- 
l'Accademia dei Lincei, V, VI, 38i. 

(2) Questa curiosa disposizione è ripetuta in varie leggi sincrone. 
Nel cinquecento il cappello è ancor raro per le donne. Agli scufiftotti 
e alle graziose crespine (Cfr. il mio citato lavoro in Arch. stor. lom- 
bardo, XXV, 34) è subentrato il velo, divenuto d' uso comunissimo in 
tutta Italia, come ci dimostrano le figure del Vecellio e del Bestelli, 
appuntato sull'occipite e pendente lungo il dorso fino a terra: la legge 
eugubina anzi lo impone: Boll. R. Depitt. di storia patria per V Um- 
bria, II, 899. 

(3) Non ho potuto in alcuna delle leggi suntuarie da me esaminate 
trovar notizia di questi retegini o, come io credo, reticelli. Mi sembra 
però vederne un esempio nel ritratto di Eleonora di Tolec^o del Bron- 
zino, in MiiNTz, Histoire de l'art pendant la Renaissance, Paris, 1891, 
111, 207. 



56 li: ii.iu.i SI NI I \ini: 

Jalc: alle cortigiane imposta la più rigorosa semplicità, il solito 
panno bianco in capo (i) ed una cinta rossa: non possano valersi 
ili vettura nò condur paggi, l forestieri esonerati dall'osservanza 
di tutte le disposizioni pei primi sei mesi di loro permanenza in 
città. Dai banchetti (e banchetto s'intende quando seggano n 
mensa più di otto invitati) esclusi pavoni, fagiani, polli d'india 
o pollastri novelli in inverno, porci selvatici, caprioli, camosci: 
escluse le galantine, i bianchi mangiari {2) y le genestrate, i lavori 
di pasta: non si servano più di due portale di carni e di torte 
e la collatione: proibito in tempo di carne dar pesce e in tempo 
di pesce carne (3): esclusi i canditi, le confezioni e sopratutto le 
figure, le pitture, le intagliature, le indorature, le banderuole e 
tutte le -òXtxQ frascarie ritrovate dagli scalchi. Nei battesimi non 
si diano rinfreschi, collationi né doni dai compari alle comari, 
non si facciano visite numerose alle puerpere: in occasion di lutto 
solo il padre, la madre, i figliuoli, la moglie, i fratelli e le sorelle 
possan portare gramaglie: vietato vestire a lutto i servitori, co- 
prire la casa di panni neri, se non alla porta per un poco di se- 
gno, e far suonare le campane del Duomo (4). Le pene, oltre la 
perdita della roba, importano una somma dì danaro variante fra 
i venticinque e i cinquanta scudi: ai recidivi il doppio e, se oc- 



(i) V. il mio cit. lavoro, Arch. stor. loinb., XXV, 69. 

(2) \\ bianco mangiare era una salsa densa fatta con farina di riso, 
latte, zucchero e acqua di rosa, il tutto cotto insieme, oppure di man- 
dorle peste, mollica di pane, acqua rosata, brodo, zucchero, agro di li- 
mone, zenzevero, tutto mescolato e passato per setaccio: in esso si 
faceva cuocere la polpa dei capponi allessi : Messisbugo, Libro nuovo 
nel quale s' insegna il modo di ordinar banchetti , Venezia, 1664, p. 33, 

(3) Contro, cioè, Y uso antico di alternare i servizi di magro a quelli 
di grasso, V. il ntPMu umoristico anonimo del secolo XV, pubblicato 
da Luca Beltrami, per nozze Bazzero-Borromeo, Milano, 1889. 

(4) In altre leggi troviamo usi funerari diversi : P'aenza (1574) proi- 
biva afìEìggere armi sui muri delle strade e delle chiese. (Cfr. gli scuta 
funerarii del sec. XV, Arch. stor. lomb., XXV, 70), e il distribuire veli 
alle donne e berrette agli uomini nelle esequie : Chinassi, o,p. cit., 176. 
Bologna {i565) " l'attaccare cassoni, ovvero depositi de veluto alle mu- 
raglie delle chiese „, Arch. stor. civ.. Materie, 41. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO iSÓS-iyDO DJ 

corre, la corda e la fustigazione. I sarti contravventori vanno 
anche soggetti al bando e alla galera. 






Nulla c'insegna c]uesta legge intorno alle foggie degli abiti, 
ma, per compenso, non mancano alcuni particolari interessanti 
l'ornamento esteriore. Col secolo decimosesto va cessando la ma- 
nia di sovraccaricare le vesti d'ornamenti posticci (i): le guarni- 
zioni, fra le quali il passamano occupa il primo posto, assumono 
maggior stabilità e pregio artistico. In tal genere di lavori le 
fabbriche di Milano avevano il primato: « si eccedeva nelle guar- 
« nizioni » scrive l'anonimo guardarobiere del Duca di Savoia (2), 
« che invece di farle colla semplicità descritta, si componevano 
« con diverse pistagne ritorte, cadeniglie, granducciati, ricciature, 
« che tutt'ora si inventano leggiadrissimamente in Milano, che, 
« sebbene non v'entri oro, sono di molta spesa (3) ». Lo sfarzo 
di siffatti ornamenti veniva reso necessario dall'uso di traforare 
e frastagliare le vesti, contro il quale la legge presente, al pari 
delle antiche, scaglia i'suoi strali. I tagli assumono in quest'e- 
poca una forma bizzarra ed elegante: gli uomini portan tagliati 



(i) Cfr. il mio lavoro in Ardi. stor. lomb., XXV, i3. 

(2) Le ore oHose del vestir civile e secondo fuso di Corte, pubblicato 
da A. M. (Alberto Manno) in Curiosità e ricerche di storia subalpina, II, 
i55 (principio del sec. XVII). 

(3) Copiosi esempi di guarnizioni per abito d' uomo troviamo, ol- 
treché nell'opuscolo citato, p. i5i, i54, 157, nell' inventario di Sini- 
baldo Fiaschi, del i532: predominano le liste, anche frastagliate e tra- 
forate di velluto, i ricami di cordicelle (cordati) a passamano, di seta 
o d'oro, nerveti di raso, balzane a ricamo: Manno, Arredi ed armi di 
Sinibaldo Fieschi, in Atti della Società ligure di storia patria, X, p. 716. 
Per donna nel corredo d'Isabella di Savoja, del 1608, pure pubblicato 
dal Manno in Curiosità e rie. di st. subalp., II, 162. Svariati esempi di 
passamani in quello di Maria Borbone (1625) pubblicato da V. Promis 
in Miscellanea di storia italiana, XIX, 226. 



58 LE LEGlil I MI AKli: 



i giubboni, i calzoni, le calze, la berretta, perfino i guanti (i): 
le donne si sbizzarriscono nel busto e più nelle maniche, specie 
in quelle lunghe, aperte e pendenti fino a terra della \imarra o 
sopravveste, sotto alle quali spunta la manica della veste, anch'essa 
tagliuzzata o traforata a punti, a crocette, a forellini ovali , op- 
pure con un lungo taglio sul davanti legato con cordelle d'oro (2). 
— Un'altra caratteristica nuova sono le collane e le bottoniere. 
Le prime, sfarzosissime, soppiantarono i più modesti paternostri 
del quattrocento: le dame ne portavano una o più al collo, d'oro fl 
massiccio, fatte ad anelli o a piastre, pendenti sul petto: un'altra, a ' 
guisa di cintura, con un lungo pendaglio sul davanti, a cui usa- 
vasi attaccare per la testa uno zibellino, quando, per vezzo, non 
lo si portava in mano (3). Pur delle bottoniere d'oro, e più tardi 
anche di cristallo, si faceva un grande abuso: si disponevano in 
varie file sui busti e sulle maniche, si degli uomini come delle 
donne, sui calzoni, cucite su larghe striscie ricamate, sul dorso 
dei mantelli, o in doppia fila sul davanti della zimarra femminile, 
aperta, di solito, dal busto in giù (4). — Per la prima volta la 
prammatica si occupa di un abuso, fomentato dalla boria spa- 
gnolesca, che vedremo più innanzi combattuto anche con mag- 
gior energia, quello del servidorame: non solo essa colpisce il lusso 
delle livree, ma il numero eccessivo di servi o paggi da cui i 
ricchi facevansi seguire: così mentre l'etichetta spagnuola impo- 
neva ai nobili una numerosa schiera di servi, ingrossata sempre 



(1) Lettera di G. G. Caroldo, descrivente l' ingresso del Re di Fran- 
cia in Milano : " il Re aveva guanti in mano et anelli che parevano 
fuori de' guanti che erano tagliati,,: Arch. stor. lomb., XV, 69. 

(2) Numerosi esempi ce ne danno il Vecellio, Abiti antichi et mo- 
derni di tutto il mondo, Venezia 1590^ p. 64, 74, 78, 124, 170, 172, 189, 
201, 2o3, 21 5 e Bestelli, Diversarum natiomim habitus, voi. I (Padova 
1594), p. 9, 12, 19, 23, 24. 

(3) Vecellio, op. cit., i58 e p. 74; cfr. legge eugubina, iSóó, nel ci- 
tato Bollettino, 11,296 e (i583) 3oo; legge di Faenza, Ghlxassi, op. cit., 
372; di Bologna {i565) , Archivio storico civ., Materie, 41; Bestelli, 
op. cit., I, 21. 

(4) Vecellio, op. cit., 160, 167, 170, i83, 186, 191. 



E LA DFX.ADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO i56d-IJ5o 5g 



più colle eredità (i), non si permetteva, curiosa contraddizione, 
di farne mostra. — Le carrozze, sostituite alle antiche carrette 
a cassa fissa, le lettighe e le portantine erano ormai oggetto non 
solo di lusso, ma di un folle sfarzo: le prime specialmente anda- 
vano assumxcndo forme e dimensioni monumentali. — Anche le 
prescrizioni relative ai banchetti rilevano qualche novità. Il gu- 
sto barbaro del medioevo, pel quale i conviti erano un disordinato 
avvicendarsi di vivande, che si facevan succedere le une alle al- 
tre col solo criterio di ostentare la ricchezza del padrone di casa, 
si è andata raffinando e questa, dirò così, più fine educazione 
del palato si manifesta in una più ragionevole disposizione dei 
cibi (si comincia infatti ad aprire il pranzo cogli antipasti e a 
chiuderlo col dessert) e, sopratutto, nell'abuso dei dolciumi: col 
cinquecento comincia il trionfo dello zucchero: s'inzucchera l'ar- 
rosto, la selvaggina, il pesce, la zuppa, i maccheroni (2); il pranzo 
si chiude con un servizio di confe:{ioni che fa gustare i più sva- 
riati prodotti della novella industria, e confezioni dì nuovo si ri- 
presentano nella collatione, cioè nel rinfresco serale, che tien sem- 
pre dietro a qualunque pranzo di qualche rilievo (3). Non con- 
tenti di deliziare il palato collo zucchero, si voleva deliziarne 
anche la vista con grandi statue zuccherine rappresentanti per- 
sonaggi mitologici, castelli, colonne, di cui il Reale (p. 48, 49, 5o, 66) 
e il Messisbugo (p. i e 3) ci forniscono curiosissimi esempi: «Tre 
« statue di zucchero (sulla tavola), il cinghiale di Meleagro con la 
<( frezza in petto, un camello con un re mago sopra : un elefante 
'( con un castello sulla schiena pieno di uomini armati » — « quin- 
« dici figure di zucchero di grandezza tre palmi: cinque di Venere, 
« cinque di Bacco, cinque di Cupido, dorate tutte in parte e dipinte 
" molto artificiosamente » — « fii^ure di zucchero raffiguranti le 



(1) Baudrillart, Hist. du liixe, IV, 226. 

(2) Messisbugo, op. cii., p. 2; Aggiiinia fatta al "Trinciante „ del 
Cervio, dal Cav. Reale P'usoritto da Narni, trinciante delV 111. S. Car- 
dinale MontaltOy Venezia, 1598: (v. il banchetto per le nozze del 
Principe di Mantova, p. 48). 

(3) Messisbugo, op. cit., p. 8 e i3. 



()0 LE LEGtjl M N I i A un: 



« forze d'Ercole quando vinse il leone ». Altre figure erano di pa- 
sta reale o di marzapane: « tre statue grandi di pasta di marzapane 
« di altezza tre palmi l'una: Tuna il cavallo del Campidoglio, Tal- 
. ira 1111 Ercole col leone e l'altra un alicorno col corno in bocca 
« al drago » — « tre castelli di pasta reale pieni di gigli azzurri 
« e con aquila grande negra nel mezzo e fuoco artificiato nei quat- 
« tro baluardi che rendeva suavissimo odore a tutta la sala » — 
« castelli che tiravano tiri e uscivano fuori conigli profumati con 
•< li coralli alli piedi et sonagliere al collo ». Mille altre frascarie 
inventavano gli scalchi per presentare le vivande: diamo ancora 
la parola alle nostre due preziose fonti: « insalate grandi lavo- 
« rate di rilievo con diverse fantasie di animali fatte di cedro, 
« castelli di rape, muraglie di limoni » — « pasticci di selvaggine 
<( a modo di leoni » — « pavoni bianchi rivestiti adorni delle 
«( loro code e pieni di fettuccie di diversi colori con confetti lun- 
« ghi, adorati, a modo di puntali, che pendevano da per tutto 
« dalli pavoni » — « un pasticcio con un putto dentro.... vestito 
K d'una veste di taffetano rossa, che uscendo fuori ridendo pre- 
« sentava a tutti li convitati un ricchissimo para di guanti d' am- 
« bra per uno, de scudi venticinque il paro » e qui l'autore an- 
nota: « potrà anche presentare una cagnolina per una alle dame». 
L'apparecchio della tavola era divenuto una scienza, colla sua 
letteratura (i): uno studio ed una abilità singolare occorrevano 
alla piegatura delle salviette: il Reale così disponeva per le nozze 
di Marcantonio Colonna colla principessa Orsini Peretti, nipote 
dì Sisto IV: « In cima di ciascheduna posata dei ?S. Cardinali 
« vi sarà un arco fatto di salviette a spina pesce alto tre palmi 
« che posi sopra due mezzi cedri lavorati uno di qua, l'altro di là 
« della posata : e in cima a ciascuno arco vi sarà un pupazzo fatto 
« di pasta di marzapane.... che tenghi in mano l'arme del Car- 



(i) V. per esempio i consigli del Reale, a p. 5o v. : *' II modo di 
fare un bellissimo apparecchio.... con un bellissimo giardino e peschiera 
sotto al detto apparecchio „ : a prepararlo occorreva il giardiniere, il 
falegname, il fabbro, ecc. V. anche p. 5io, Sto, 65. 



I 



E LA DECADENZA DELL'INDUSTRIA IN MILANO iSÓS-iyDO 6l 



« dinaie» e altrove suggeriva: «piegatura di tovaglie e salviette.... 
« con un trionfo grande a modo di quelli tabernacoli che oggi 
« si vedono in quei bei tempii di Roma, con archi trionfanti, 
« elefanti, camelli, leoni, cavalli, grue, pavoni.... ninfe, pastori.... 



« colonne.... guglie ». 



* 
* * 



Quantunque le leggi suntuarie rispondessero ad un concetto 
comune sulla funzione morale dello Stato, esse trovavano opposi- 
tori non solo negli artefici, di cui danneggiavano gli interessi, 
ma anche nei cittadini. Molte di esse furono pubblicate, ma nes- 
sun editore, ch'io sappia, accenna al modo con cui venivano ac- 
colte: solo nel Gassa ne troviamo un esempio, senza che però vi 
siano espresse le ragioni. A Brescia nel i536 si formò un sinda- 
cato di cittadini per opporsi alla prammatica, si pubblicò un pro- 
clama,, si preparò una ambasciata alla Signoria di Venezia, oppo- 
sizioni che l'autorità giudicò scandalose e fece tacere con rigore (i). 
A Milano protestarono questa volta i mercanti, i lavoratori d'oro 
e seta ed i ricamatori, con argomenti che mi astengo per ora dal 
prendere in esame perchè ritorneranno innanzi più completi. I 
lavoratori d'oro più che altri avevan ragione di temere ove que- 
sta legge fosse rigidamente applicata, giacche Milano era prima 
in Italia per la manifattura delle stoffe d'oro e d'argento, che 
per tutto il secolo XVI e buon tratto del XVII smerciò in gran 
parte sul mercato francese, e unica nella filatura dell'oro (2), che, 
sola, spacciava in Francia (3). Di sommo interesse per noi è però una 
protesta anonima del i566, conservata nell'archivio di Stato (4). 
Cominciava l'autore coll'attribuire un'alta funzione educativa al 



(1) Op. cit., 146-153. 

(2) PoiRsoN, Histoire du règne d^ Henry JF^, Paris, i865, III, 277. 

(3) Levasseur, Histoire des ciasscs oiivricres en France, Paris, 1859, 
II, 2D6. 

(4) Araldica, Lusso, Provvidenze generali. 



.Gì SUNTUARIE 



lusso delle vcstimenta : «piamente parlando, si potrebbe dire che, 
« come quelli che più sanno, speculando le quasi divine opere della 
« natura vengono in qualche condizione dell'eccellenza del grande 
« Iddio.... così quelli che sanno meno, passando col pensiero tra le 
« meraviglie dell'arte, si alzano in qualche modo alla considera- 
« zione della grande sapienza di Dio che infonde tal sapienza nclli 
« huomini.... nel veder la maestà che le ricche vestimenta ed i ric- 
« chi apparati aggiungono qua giù in terra ». Il primo argomento 
è per vero dire stiracchiato, ma udiamo gli altri. La prammatica, 
dice l'anonimo inspirandosi alla preoccupazione, generale allora, 
di ritenere il danaro in paese, può essere utile in quelle città ove 
per comprare il vestire convien mandar il danaro altrove, non 
in Milano ove molto si fabbrica, e non solo vi resta la moneta, 
ma vi entra anche quella del forestiero: se il lusso fosse tanto 
dannoso, la nostra città avrebbe dovuto essere già rovinata da 
un pezzo e invece si va sempre ingrandendo: essa produce mol- 
tissimo, specialmente in merci inerenti al vestire, non fu mai le- 
gata da prammatiche, e perciò patirebbe assai più delle città nate 
colla prammatica in capo. Nò si dica che la libertà nuoce ai pri- 
vati: appunto perchè è libertà non può nuocere: non è dalla 
libertà che nasce l'abuso, ma dall'ambizione e l'ambizione è un 
atto della volontà, la quale « né da alcuna lege ne da alcun 
« mancamento de lege può essere violentata » : se quest' uso è 
buono la legge non c'entra, se è cattivo, poiché nasce dalla vo- 
lontà, la gente sa e deve regolare da sé le cose proprie. La gran- 
dezza di Milano consiste nella industria: qui non miniere, non 
materie prime; tolta l'industria tutto finirà ; perciò sempre furon 
privilegiate le arti e si cercò sempre di attirarne di nuove: qui 
per la prima volta fu introdotta la filatura degli ori e degli ar- 
genti, di industria vive un terzo della popolazione: esuleranno 
gli artefici, si dissolveranno i capitali. Se poi colla prammatica 
si mira a mantenere le distinzione tra nobili ed ignobili, vai forse 
la pena di compromettere, per questa ubbia, tanti interessi? Non 
le vesti ma le virtù devono distinguere gli uomini. // lusso è 
morale, poiché il desiderio di vestir bene tiene alto il prestigio 



I 



E LA DtXADENZA DELL INDUSTRL\ IN MILANO I^b^-IJDO b? 

dell'industria: i giovani sviati mentre pensano a vestirsi non 
pensano ad adulterii, omicidi e tradimenti: dal libero e diverso 
vestire si conosce facilmente quali uomini sono savii e quali di 
poco conto: la prammatica è dannosa perchè fomenterà l'ozio, 
farà scemare la popolazione, diminuirà le entrate del Principe. — 
Questo linguaggio, in pieno secolo XVI, in aperto contrasto con 
tutte le idee morali ed economiche del tempo, non può non col- 
pirci: sembrano pensieri di un moderno: infatti il concetto fon- 
damentale che informa tutta la scrittura è questo: il sistema 
regolamentare che crede arrestare il lusso colle proibizioni, non 
è né legittimo né efficace: gli abusi di tal genere vanno abban- 
donati alla giustizia che si fa dalla coscienza e dalla opinione. 
La protesta dell'anonimo ci dimostra che, in quella ardente que- 
stione del lusso si facevano strada, presso gli spiriti spregiudicati, 
alcune di quelle idee che, solo dopo due secoli, hanno potuto do- 
vunque trionfare. 



II. — È strano che, mentre le leggi suntuarie trovavano in 
Milano più oppositori che fautori, proprio la Città, almeno fino al 
1(523, sollecitasse dal Re l'ordine di compilarle. Proprio dalla Città 
confessa il Re nel i58i d'aver ricevuto un memoriale contenente 
una severa censura del lusso. L'estremo lusso, diceva quella, 
manda in rovina le famiglie, ed é necessario provvedere: una 
buona legge su questo argomento non sarebbe cosa nuova, già 
in altri tempi, vi pensarono gli statuti e le leggi municipali. — 
Queste parole ci dimostrano quale effetto abbia avuto la 
rigorosa prammatica del i565; non se ne ricordavano più e an- 
davan ricercando i precedenti negli statuti municipali. — La 
prammatica, continuavano, é cosa santa, perché l'emulazion nel 
vestire genera odii, discordie, rovine entro le domestiche mura 
tra mariti e mogli, tra padri e figli, mentre questi i padri, quelle 
i mariti costringono a spendere più del convenevole: le fanciulle 
restan zitelle, sì perchè i padri, impoveriti, non danno dote, sì perchè 
i giovani si spaventano per le spese: quelle che trovano ad allo- 



LE LEGGI SU NTL AH li- 



barsi consumano, se c'è, la dote, fino a che, impotenti a mante- 
nere il decoro in città, sono costrette a ritirarsi in villa; cosi la 
città si spopola e i figli crescono zotici ed ignoranti, perchè in 
villa non possono imparare le buone crcan:[e et le politie. M(jlti 
s'inducono a prender denari ad usura o stofle a credenza, pagan- 
dole il doppio: i mercanti spesso non son pagati e falliscono, 
onde gran parte delle facoltà dei cittadini vanno a linir nelle 
mani dei sudditi veneziani, i quali, per non ammettere l'abuso 
dello spendere, son ricchi. Di più i cittadini, costretti a sprecar 
nelle pompe, trascurano l'agricoltura, e scema il reddito delle terre. 
Non si osteggi la prammatica per timore di danno ai dazi reali; 
non vi sarà danno e, se ci fosse, il Re è troppo magnanimo per 
anteporre il proprio al vantaggio dei sudditi: non danno, ma 
utile ne proverrà, perchè, proibiti, per esempio, gli ori lavorati 
e i drappi preziosi, crescerà l'esportazione e con essa i dazi d'u- 
scita, e co' denari ricavati si compreranno merci che pagheranno 
invece il dazio d'entrata; né temano gli artigiani: essi non si 
mantengono col consumo cittadino ma coli' estero, tanto è vero 
che, durante l'ultima peste, proibita l'uscita delle merci, i mer- 
canti e gli artigiani fallirono, sebbene i cittadini continuassero 
nelle solite spese (i). — E un quadro del tempo non privo d'in- 
teresse, in cui, insieme a qualche esagerazione, non mancano ve- 
rità: cominciava ora appunto la decadenza economica di Milano, 
e molti solo nel lusso ne vedevan la cagione. Tuttavia non va 
data troppa importanza a queste suppliche: esse erano un usp 
tradizionale: una al Duca, del 1490 circa (2), porta le firme di di- 
ciannove cittadini che si dicono: « nonnulli fideles inclite domi- 
<^ nationis.... rempublicam et commune bonum alme.... Civitatis Me- 
« diolani zelantes »: quella del i58i non porta firme, ma è assai 
probabile sia del medesimo genere e che la Città, come dice il 
Re, si riduca a pochi zelanti. Infatti il Vicario di Provvisione, 
ricevuto il rescritto reale, coli' annesso memoriale, lo passò al 



(i) Arch. stor. civ., Materie, 41 (a. 1584). 
(2) Arch. stor. civ., Materie, 41. 



I 

I 



E LA Dr:CADENZA DELL* INDUSTRIA IN MILANO IDÒD-iySo 65 

Consiglio dei sessanta Decurioni, i quali si dichiararon sì disposti 
a formare una nuova prammatica, ma con questo relativamente 
savio criterio: « che ben si levasse l'eccesso, ma però anco si ri- 
« tenesse il decoro et il debito splendore della città, e le cose si 
« riducessero a tal moderanza che né le arti patissero per troppa 
« stretczza, né restassero senza il debito freno di legge, di giu- 
« stizia, il disordinato gusto e le immoderate spese (i)». Il Consi- 
glio, eletta una commissione di sei membri, invitò alcuni primari 
cittadini a esporre il loro parere intorno alla utilità delle leggi 
suntuarie e al modo migliore per formarle. Tre di queste rispo- 
ste (28-3o giugno i58i) furono conservate (2), tutte ugualmente 
degne d'esame. Tommaso d'Adda lamentava che a Milano poco 
si fosse fatto per frenare il lusso, ed esser quindi necessario inspi- 
rarsi agli esempi di altre città: tuttavia, sebbene alcune pramma- 
tiche e, specialmente quella di Venezia, sembrino al tutto com- 
plete, occorrerà scegliere con giudizio per tener conto delle 
diverse, condizioni di luogo e di costumi: ad ogni modo non si 
dimentichi di provvedere al numero dei cavalli e delle carrocchie 
che ora si vanno introducendo e a quello stragrande dei servi- 
tori, anzi, a proposito di questo nuovo malanno, si faccia in modo 
che la servitù, « la quale al presente ci mette in croce, faccia il 
debito suo coi padroni e i padroni con essa». — Più liberale, 
Prospero Crivelli si dichiara poco fiducioso nelle prammatiche: 
egli ha viaggiato in molte parti del mondo, e l'esperienza gli ha 
dimostrato che questi ordini sono buonissimi, ma inefficaci per la 
varietà dei tempi, per la superbia degli uomini, per la industria 
degli artegiani « i quali con nuove invenzioni cercano il loro 
vivere ». La miglior prammatica, secondo lui, è quella di S. Gre- 
gorio romano, che, dopo aver stabilito l'abito del Papa, del Ve- 
scovo e del Cardinale, fissò quello del gentiluomo e della gentil- 
donna, e, a differenza degli altri Principi, i quali per sostenere 
la nobiltà proibiscono agli ignobili di portar vesti di lusso, or- 



(i) Arch. stor. civ., Materie, 41. 
(2) Arch. stor. civ., Materie, 41. 

Arch. Stor. Lomb. — Anno XXVII. — Tasc. XXV. 



dinò alla nobiltà un vestire modestissimo e lasciò piena libertà 
a tutti gli altri, comprese le meretrici. Se tal partito prevalesse, 
gli ignobili cercherebbero imitare l'abito modesto del gentiluomo 
e le cortigiane andrebbero modeste per assomigliare alle gentil- 
donne. — Il Crivelli, inspirandosi al concetto, ben antico, di Za- 
leuco, espone giudizi affatto simili a quelli di Montaigne, il quale, 
avversario anch'esso delle leggi suntuarie, voleva si proibisse il 
lusso a tutti tranne ai cortigiani e ai ciarlatani (i). 

Né a questo concetto mancavan fautori. Il 3o ottobre del 
medesimo anno il cittadino lucchese Niccola Guinigi presentava 
alle autorità un memoriale sul « Modo da ridurre la gente dello 
« Stato di Milano a Ivestimento modesto (2) ». Stabilita la massima 
che il lusso è fomentato dalla emulazione e dal desiderio, comune 
fra i piccoli, di imitare i grandi (3), ei conclude che ogni abuso 
cesserà. quando si vieti ai feudatari dello Stato di portar vesti di 
seta e d'oro o d'argento, sotto gravissima pena, e loro si concedano 
solo abiti di rascia (pannolano nero) o di altra stoffa di lana e 
seta, l'uno e l'altro di fattura semplicissima senza il minimo 
ornamento. E siccome è giusto che pur in qualche cosa i nobili 
si distinguano dagli ignobili, si permetta loro di portare, vietan- 
dolo rigorosamente a chiunque altro, un pennacchio d'airone. 
Alle cortigiane sia lecito qualunque cosa, eccettuati gli abiti di 
lana (4). Così i nobili, dice il Guinigi, saranno contenti di distin- 
guersi con poca spesa e l'artigiano cercherà di imitarli per non 
cadere in opinione di poco onesto. 



(1) Essats, III, 9;-cfr. Baudrillart, Hisf. du luxe, III, 669-674. 

(2) Arch. di Stato, Araldica, Lusso, Provv. gen. 

(3) II nostro poeta-pittore Lomazzo così lamentava, scherzando sulla 
prammatica: " N'hoia vist on ofTellee — che anca lu porta medaj (sulla 
berretta) — beugnarav mettegh su i taj — a costor che fan sti spes 
— e no fa che fina i sces — sien sotta al portegaa — e ved caa mezz 
ruinaa — senza avegh de compassion „ : Collezione delle migliori opere 
scritte in dialetto milanese, Milano, 1816, I, 21. 

{4) Regola appunto osservata in Lucca, nella legge del i587 ; Ar- 
chivio stor. itai, I, X, i3i. 



E LA DECADENZA DELL' INDUSTRIA IN MILANO IDÓS-iySo 67 



Più curiosa è la lettera di Giovanni Angelo Trivulzio, reazio- 
nario e suntiiarista per eccellenza. Egli si perde in minuti parti- 
colari, di cui non terrei conto se non mi porgessero l'opportu- 
nità di qualche utile spigolatura intorno al costume. Prendendo 
le mosse dalle fanciulle da marito, il Trivulzio, tinto del pregiu- 
dizio di casta, vuole una differenza tra le figlie degli ignobili e 
quelle dei nobili, escludendo, per di più, dalla nobiltà chiunque 
eserciti o faccia esercitare qualche industria, tenga o faccia tenere 
qualche fondaco o bottega (i): alle prime vuol proibito del tutto l'uso 
della seta e delle gioie, colle seconde è più largo e tollera abiti di or- 
mesino, purché siano solii (lisci) e non tagliati, e, alle donne, una 
veste di broccato: i mercanti di lana e di seta possano pur fare 
alle loro mogli una veste di lusso, ma solo col permesso ottenuto 
dal Tribunal di provvisione, mediante il pagamento di duecento 
scudi d'oro. Nel dichiarar guerra ai ricami tocca di un genere 
nuovo, quello delle margheritine che, appunto in quest'epoca, 
acquistarono immenso favore e furono per molto tempo una delle 
principali preoccupazioni delle leggi suntuarie (2): margheritine 
dappertutto, sugli abiti maschili e muliebri, sulle coperte delle 
carrozze, sulle gualdrappe, sulle correggie delle spade, sulle berrette. 
Un'altra novità urta il senso morale del Trivulzio: le « conza- 
« dure de teste con questi capelletti e pennacchi che pareno spa- 
« ravieri et con tanti fiori che pare habino uno zardino in testa 
« et con tante perle ». E qui credo si tratti piuttosto di un ten- 
tativo d'introdurre quelle ricche capigliature, divenute nel sei- 
cento addirittura mostruose, che non di una moda diffusa. Per 
tutto il cinquecento l'acconciatura femminile del capo, almeno 



(1) In omaggio a questa idea il Collegio dei Giureconsulti decretò, 
pochi anni dopo (iSgS), che fosse escluso dalla nobiltà chiunque eser- 
citasse un'arte: Trattini, Storia e statistica dell'industria manifatturiera 
in Lombardia, Milano, i856, p. 36. 

(2) Nella lunga serie delle leggi bresciane questo genere di guar- 
nizioni compare la prima volta nel iSgS : Cassa, op. cit., i63. Firenze 
nel 1602 consacrò ad esso una intera prammatica: Arch. stor. civ., Ma- 
terie, 41. 



68 I.i: LEGGI SUNTUARir 



in Italia, fu di proporzioni modeste e di somma eleganza, com^ 
ci dimostrano i disegni del Vecellio e del Jkstelli. Gol i55o ce 
minciò l'uso di arricciarsi i capelli (i), e i riccioli o si disposero 
intorno alla fronte, foggia, sembra, preferita dalle milanesi (2), J 
o si alzarono, a guisa di corna, sulla fronte medesima (3), oppure, < 
a mo' di cono sull'occipite (4), ove appuntavasi l'indispensabile 
velo: le trecce, legate con nastri serici, avvolgcvansi intorno al 
capo (3). Tuttavia anche il poeta pittore Lomazzo sembra con- 
cordare col Trivulzio, sebbene a capigliature molto alte non ac- 
cenni. Fingendo di riferire i lamenti degli artefici per la pram- 
matica, ei dice: 

Disem anch di pcnnagger 

Con qui soeu ajron ventaj (ciuffi di penne d'airone) 

E tant' olter baravaj 

De piumitt e tanti fior.... 

Toeu anca su qui pennaggin 

Che se mett ai consciadur.... 

€ alle donne faceva esclamare: 

....poeu se i me toj 
La licenza di fioriti 
E de tanti zanforgnitt 
Chi me consciarà la testa? — (6). 

Una terza novità compare nella lettera del Trivulzio: « Non 
« vorria fosse lecito a ninna donna portar questi ziponi, salvo uno 
« bustino sotto de tela, jp e r tene?^ suso li calzoni per chi li po7'ta^ 



(i) Vecellio, 78. 

(2) Vecellio, i65, 167, 168; Bestelli, op. cit, l, 24. 

(3) Vecellio, 98, 102, 114; Bestelli, I, 9. 

(4) Vecellio, 18, 160; Bestelli, I, 16. 

(5) Vecellio, 172. 

(6) Nella Collez. cit., p. lo-ii e 16. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO l565-I75o ÓO 



« né parimenti calzoni a donne di tanta spesa come si dice che 
« si fanno .). È la prima menzione di calzoni femminili i quali, 
appaiono per la prima volta nei corredi nel i582 (i). — Le 
altre idee riguardo ai cocchi, ai banchetti, ai parti, ai battesimi, 
alle armi sono, su per giù, quelle della prammatica del 1 565 e 
sarebbe superfluo ripeterle. 

Nelle discussioni preliminari la commissione pose innanzi 
tutto una questione di massima, se cioè si dovesse distinguere 
fra nobili ed ignobili e, con saviezza non certo frequente a quel 
tempo, concluse dover la legge essere uguale per tutti (2). S'im- 
piegaron più di due anni nei lavori, accumulando proposte su 
proposte, le quali venner poi tutte concretate in una prammatica 
presentata nel 1584 al magistrato ordinario. Il presidente di quel 
Tribunale dichiarò che nulla in essa pregiudicava le entrate di 
sua Maestà, sebbene i da^iarii (appaltatori del dazio) della mer- 
canzia avessero protestato, ed esprimeva il voto che, d'allora in 
poi, nella commissione per le leggi suntuarie trovasse posto un 
rappresentante del fisco, onde evitare quel pericolo (3). La nuova 
legge consta di quarantanove paragrafetti e ripete, in parte, le 
disposizioni della precedente (4). Nulla di nuovo riguardo alle 
gioie, salvo la tolleranza di due forniture di bottoni, rose e pia- 
stre d'oro per vesti, purché non superino il valore di centocin- 



(1) Corredo di Anna Caterina Gonzaga, in Curiosità storiche man- 
tovane, fase. IV (1876), p. 19. — In un curioso dialogo tra fanciulle gè-/ 
novesi, stampato nel i583, i calzoni femminili appaiono ancora ignoti 
in Genova. Una interlocutrice racconta il curioso episodio di una dama 
che, per montar a cavallo " si trovò tanto impedita fra gli zoccoli e il 
verdogale (guardinfante) che difficilmente si poteva accomodare a met- 
ter il piede in stafta: talché finalmente le fu forza alzarlo.... et con 
tanta destrezza il seppe fare che mostrò fino a mezza coscia „ : Ra- 
gionamento di sei nobili fanciidle genovesi, le quali con una assai bella 
maniera di dire discorrono di molte cose allo stato loro appartenenti, Pa- 
via, appresso Gerolamo Bartoli, MDLXXXIII. 

(2) Arch. stor. civ., Materie, 41 (6 dicembre i58i). 

(3) Arch. stor. civ., ibid. 

(4) Arch. stor. civ., ibid. 



LE LEGGI SUNTUARIE 



quanta scudi ciascuna. Gli abiti d'oro e d'argento non son più 
del tutto banditi: le maritate possono avere due sottane e due 
giupponi di tali stoffe, purché non soprari:{\e , vale a dire a 
trama doppia (i); si permettono sopra i medesimi guarnizioni 
d'oro e d'argento, escluse le trcmolande (tremolanti) e le vermi- 
glie, cioè pezzuoli di filo d'oro e d'argento battuto e arrotolato in 
se stesso, che si usava intercalare ai ricami (2). Salvo in questo 
caso, i ricami d'oro, argento e seta son vietati, le altre guarnizioni 
permesse solo alla estremità della sottana od ai tagli delle ma- 
niche e del busto: le code limitate a due terzi del tondo della 
veste; non fodere di pelli preziose, non vesti di penne, strano ac- 
cenno ad una moda che compare sì nel quattrocento (3), ma di 
cui non ho trovato menzione in nessun' altra legge suntuaria di 



( questo secolo. Il lusso delle ragazze non si estenda più in là di 
una sopravveste di ormesino o di tabi e di qualche sottoveste di 
seta semplice: nell'acconciatura della testa non si pongano orna- 
menti d'oro ed argento, né pennacchi. Vietate ancora le marghe- 
ritine e di più i canorigli, cannettine forse di vetro, per ricami, 
e ogni genere di cristallo. Anche il cristallo comincia a prendere 
ora un posto importante nell'abbigliamento: grosse bottoniere di 
cristallo si alternano a quelle d' oro (4), cinte di cristallo coperte 
d'oro (5), aghi da testa con cristallo (6), ed era probabilmente cri- 
stallo di rocca, giacche nel corredo di Cecilia Contarini (1644) (7) 
si dice: « christalli de montagna ». In Milano si faceva grande 
commercio di questi oggetti: in un bilancio delle entrate da- 
ziarie del i58o (8), si trovavano menzionati oltre i bottoni, gli 



(i) Renier, // lusso d' Isabella d' Este, in Nuova Antologia, a. 1896, 
p. 45i. 

(2) Cherubici, Vocabolario milanese italiano, Milano, 1840. 

(3) Cfr. il mio citato lavoro in Arch. stor. lomb., XXV, "02, n. 4. 

(4) Vecellio, op. cit., 170. 

(5) Corredo di Maria Pollini (iSgo) in Molmenti, La storia di Ve- 
nezia nella vita privata, p. 624. 

(6) M0LMENTI, op. cit., 626. 

(7) MoLMENTi, op. cit., 626. 

(8) Informatione del valimento del traffico del mercimonio della città di 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO IDÓS-iySo 7I 

agniis dei, chiappe (piccoli cocci, cfr. il milanese ciapp), corone, 
doblette (doppiette), fiocchi e pendenti, lunette, occadine (?;. Non 
poteva naturalmente una prammatica risparmiare i profumi, pei 
quali fu nel cinquecento un vero delirio: tutto si profumava, 
l'abito dalla berretta alle scarpe, il cavallo o la mula, perfin le 
monete (i): i guanti, entrati nell'uso comune solo dopo il medio 
evo (2), eran considerati un oggetto di profumeria, e a Milano 
era appunto una unica università de' guantai e profumieri: quasi 
ciò non bastasse si caricava la persona di oggetti fatti di paste 
odorifere, specialmente bottoni d'ambra (3); si chiudevano pro- 
fumi in bossoletti d'osso, che si portavano appesi alla cintura, 
in braccialetti o in cinte d'osso (4). Anche a tavola tutto si pro- 
fumava: l'acqua per le mani, la tovaglia, le salviette (5), i fiori 
di seta graziosamente disposti sopra ciascuna posata (6), gli stuz- 
zicadenti di leggiadro lavoro (7), si condiva infine gran parte 
delle vivande con acqua di rosa (8). Perciò la nostra legge vie- 
tava i profumi, tollerando solo una corona di detti profumi con 
oro per le donne maritate. Alcune disposizioni accennano ad un 
altro prodotto dell'industria del cinquecento, che acquistò gran- 
dissimo favore: i pizzi; si bandiscono le lattughe al collo, per- 
mettendole solo alla estremità delle maniche, i pizzi fatti a punto 
in aria, salvo nei fazzoletti (9). Anche nei pizzi e trine era van- 



Milano per il ijSo, per la perfezione dell'estimo generale del mercimonio 
di questo Stato : Arch. stor. civ., Materie, Dazio alle porte, cart. 3o6. 
(i) Renier, Lusso, ecc., p. 677. 

(2) Merkel, op. cit., 5i3, e Renier, Lusso, ecc., 106. 

(3) Inventario Cecilia Contarmi, in Molmenti, op. cit., 626, 634. 

(4) Industria coltivata in Reggio d'Emilia. V. Campori, Della lavo- 
razione degli ossi e deW avorio e di altre industrie già fiorenti in Reggio 
d' Emilia, in Atti e Meni, della R. Deputaz. di st. pat. per le Provincie 
modenesi e parmensi, IV (1868). 

(5) Reale, op. cit., 49. 

(6) Reale, 66. 

(7) Messisbugo, op. cit., 12 v. 

(8) Messisbugo, 33, 84, 40. 

(9) Il fazzoletto, comunemente portato in mano (Vecellio, 128, 189, 
195, 200, 204, ecc.), era oggetto di lusso e se ne trovano ricchi esempi 
negli inventarii: V. Molmenti, op. cit., 405, n. 2, 624 e 628. 



LE LEGGI SI'NTCAHIE 



tata l'industria milanese: nel citato dialogo delle fanciulle geno- 
vesi una delle interlocutrici diceva: « quando piove non si deve 
»< mettere una bella veste bianca, se non vuoi che il fango te la 
« ricami d'altro che lavori e trenini alla milanese » (p. 63). Agli 
uomini si vietano pure stoffe d'oro e d'argento, ornamenti d'oro, 
salvo la solita medaglia sulla berretta, la solita collana, i bottoni 
senza smalto: — le spade e pugnali lavorati alla gemma, le penne] 
d'airone, le guarnizioni preziose sulle gualdrappe, selle e sui cu-^ 
scini da inginocchiarsi. Per le carrozze nulla di diverso dalla i 
legge del \b65 se non il divieto di attaccarvi più di due cavalli: 
limitato il seguito a tre persone escluso il carrocchiero, lettighiero 
o portatore di sedia. I forestieri sono questa volta esclusi dall'os- 
servanza della legge, senza limitazione di tempo, con che si in- 
tende alleviare il danno degli artefici, che avrebbero potuto ven- 
dere ad essi quello che era proibito ai cittadini. Dopo le solite 
prescrizioni alle puerpere si passa ai conviti , ripetendo presso a 
poco le disposizioni dell'altra volta ; di nuovo solo il divieto « di 
« dar vivande particolari intiere ad ogni convitato ». Il Prato (i), 
descrivendo il pranzo dato da Prospero Colonna , Capitano del 
Duca di Milano, al Duca e ai cortigiani il 20 febbraio i5i5, dice: 
« fu sì lunga la varietà dei cibi che per spaccio di quattro ore 
« durò il portare et ad ogni bocca si deputava un intero fagiano, 
« una pernice, un pavone et con delle altre cose ^>. Tale magni- 
ficenza è però da ritenersi affatto straordinaria : nei banchetti 
pur suntuosissimi, descritti dal Messisbugo, salvo le insalate, le 
ostriche, i latticini ed altre virande che si servivano in scodellette, 
una per commensale, il resto era servito in ragione di un piatto 
per ogni tre o quattro persone. Il nostro statuto non fissa alcun 
numero, ma una legge piemontese (i565) (2) ci fa sapere la mi- 
sura che in ciò comunemente osservasi : essa vietava di dare più 
di un piatto per ogni dieci persone — (3). 



(i) Archivio storico italiano. III (1842), p. 326. 

(2) Sunteggiata dal Supino, La scienza economica, ecc., 108. 

(3) Nel i584 la Commissione pensò pure ad una prammatica pei 



E LA DECADENZA DELL* INDUSTRIA IN MILANO iSòS-iySo yS 



III. — La prammatica del 1684, più larga della precedente, 
tanto che non fa nemmeno accenno a pene, fu presto al pari di 
quella dimenticata: lo confessa il Vicario di Provvisione in una 
lettera (gennaio iSgS?) al Magistrato ordinario, in cui lo prega 
di mantenersi fermo nel favore accordato l'altra volta alla repres- 
sione del lusso, non ostanti le opposizioni, considerando che 
« non sono sminuiti i disordini e gli abusi cagionati dalle immo- 
« derate spese e, per molti accidenti sopravvenuti, non s'è potuto 
« procedere alla esecuzione di detta prammatica ». Infatti nel 
i5q6 la Città aveva mandato al Re un'altra supplica implorando 
l'ordine di rinnovare quella legge: è un nuovo quadro delle mi- 
sere condizioni di quei tempi, che si volevano ostinatamente at- 
tribuire al lusso. I disordini , dicevasi , vanno ogni giorno cre- 
scendo; ai vecchi si aggiunge la licenza di tener quanti creati si 
vuole, cosicché si mantengono e menano appresso sgherri e bravi, 
fomentatori di tutte le discordie e d'ogni altro vizio, turbatori 
della pubblica quiete: per le spese del vestire e del gioiare le 
spose, molti gentiluomini sono costretti a mandarle monache o a 
maritarle a vili parvenus: lo sfarzo dei conviti è tale da offen- 
dere la Maestà divina : si faccia quindi una nuova prammatica 



funerali, la quale non fu concretata che nel i590. Disponeva che alle 
pompe funebri non potessero intervenire più di due conventi, con 
venticinque frati al più per ciascuno, e non più di due chiese colle- 
giate : il Capitolo del Duomo non si movesse se non per persone molto 
altolocate e, solo in questo caso, suonassero le campane della Metro- 
politana: non più di una croce per convento o congregazione, accom- 
pagnata con quattro torcie. Si limitasse la spesa del pallio a mezzo 
scudo pei ricchi e cinque soldi pei poveri: non intervenissero più di 
cinquanta/»// o pufe; fosse lecito vestirli con quattro braccia di panno 
basso per uno e sei per una: si levassero gli abusi delle armi e pit- 
ture: gli Anziani delle parrocchie (fra le incombenze de' quali era la 
sovrintendenza ai funerali: Tedeschi, Origini e vicende dei cimiteri di 
Milano e del servizio mortuario, Milano, 1899, p. 69 sgg.) non potessero 
ricevere più di mezzo scudo dai ricchi e dieci soldi dai poveri, nò 
fosse lecito vestirli: Arch. stor. civ.^ Materie^ 41. 



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LE LEGGI SUNTUARIE 



che consideri specialmente questi tre punti. — Ottenuto l'ordine 
reale (ii maggio iSpó), la solita commissione iniziò, tre anni dopo- 
(21 giugno iSqo), i lavori invitando gli appaltatori dei dazi a 
presentare le loro osservazioni. I daziari della mercanzia manda- 
rono una solenne protesta ricca di argomenti e di notizie : la 
prammatica sarà dannosa alla Città, alla regia Camera e al pub- 
blico e, per dippiù, impossibile a mettere in pratica in una città 
come Milano, affatto diversa dalle altre per il gran numero di 
artigiani che vi lavorano. Nelle arti è il maggior nervo di Mi- 
lano (i): osteggiare le arti vuol dire procurarne la rovina. Né si 
dica che quello non si venderà ai cittadini si venderà ai fore- 
stieri, perchè le altre provincie d' Italia, use a seguir in tutto 
l'esempio di Milano, lo seguiranno anche nella prammatica. Ces- 
seranno così i dazi d'uscita e scemeranno di molto quelli d'en- 
trata per le sete, le quali diminuiranno di prezzo a danno dei 
poveri cittadini. In tal modo si aiuterebbe l'editto di Francia, 
che con tanti premi ed esenzioni cerca di ridurre gli artigiani 
nel regno: i nostri lavoratori esulerebbero là: si ricordi l'esempio 
della passata peste quando, cessate le industrie, gli artigiani fu- 
ron costretti a vivere d'elemosina, e ben lo sa il Municipio an- 
cora aggravato dai debiti contratti in que' giorni. Non sono i 
vestiti pomposi che rovinano le famiglie, ma la sregolatezza, i 
giuochi, il numero dei bravaci e sicai^ii, che non solo son cause 
di tante spese, ma sono autori di sfrisi, homÌGÌdii e mille altre 
inconvenienti. L'impresa del dazio infine, già danneggiata dall'e- 
ditto di Francia, che proibisce l'importazione delle manifatture, 
e dalla passata peste, riceverebbe ora il colpo di grazia. — Si co- 
minciava dunque a sentire il contraccolpo delle misure di Enrico IV 
e specialmente del famoso editto proibitivo del gennaio iSqg: 



(i) Delle buone condizioni dell' industria e del commercio in Mi- 
lano, ancora sul finire del secolo, è prova la citata Informatione del ra- 
gionato B. Pigliasco : la contrattazione della sola città ascendeva a 
oltre ventinove milioni, dei quali due milioni in sole stoffe di lana e 
tre in quelle di seta. Cfr. Verri, Opere filos. ed econ., Milano, 1844,11, 
23l sgg. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO IDÓS-iySo 75 

contro Milano sopratutto, la principale fornitrice della Francia 
in stoffe d'oro e d'argento, era diretta questa guerra commerciale, 
tanto è vero che, revocando l'anno seguente l'immaturo editto, 
Enrico manteneva ferma la proibizione pei drappi milanesi (i). 
Inoltre la filatura dell'oro, industria tutta nostra, che attirava 
qui dalla Francia tre milioni e seicento mila lire l'anno (pari a 
tredici milioni odierni, secondo il calcolo del Poirson), veniva in 
questi anni appunto impiantata a Parigi dal milanese Enrico 
Turata, il quale insegnò anche ai Francesi a fabbricare ogni ge- 
nere di stoffe d'oro, argento e seta, di modo che nel i6o3 già 
sorgevan colà fabbriche dirette da Francesi e privilegiate per la 
vendita di stoffe francesi, facon de Milan (2). 

In seguito a questi giusti reclami le autorità dovettero per- 
suadersi che ben aveva ragione Enrico IV se preferiva combattere 
tre battaglie contro il Re di Spagna piuttosto che inimicarsi 
tanta gente colle leggi suntuarie, e non si parlò più di pram- 
matica. 



IV. — Col 1623 comincia per le leggi suntuarie un'epoca nuova. 
La Città, e questa volta i suoi veri e legittimi rappresentanti, 
che pel passato non osavan negare apertamente l' efficacia mo- 
rale ed economica della repressione del lusso, cambiano parere. Il 
motivo morale comincia a passare in seconda linea, sopraffatto 
da quello economico. L'industria e il commercio di Milano co- 
minciano a decadere e volgono al precipizio: si perde ogni fidu- 
cia nei vecchi provvedimeiiti inattuabili, e si comincia ad inspi- 



(1) Poirson, op. cii., 264 e 258. 

(2) Poirson, op. cit., 277-79. — Per la fortuna delle industrie ita- 
liane in Francia sulla fine del XVI secolo sono fonte preziosissima 
gli scritti di Bartolomeo Laffemas^ T intelligente e attivo coadiutore 
di Enrico IV, che più contribuì a dotare la Francia delF industria 
della seta. Io pur troppo non ho potuto conoscerli che a traverso le 
citazioni del Poirson, del Levasseur, e del Laffitte nella bella A'o- 
iice sur Barthelémy Laffemas, in Journal des economistes, 3.^ ser., XLII. 



LE LEGGI SUNTUARIE 



4 
I 



rarsi a concetti ben diversi. Era giunta in Milano hi notizia che 
in Ispagna si preparasse una prammatica, contenente, fra l'altro, 
il divieto d'introdurre nel regno alcuni drappi d'oro, di seta e 
di lana e di estrarne le lane greggie. Si vide in questo provve- 
dimento una grande minaccia per l'industria milanese, e il Vi- 
cario di Provvisione, Cristoforo Archinti, si affrettò a presentare 
al Governo una energica protesta (24 gennaio i623). Milano, 
dicevasi, dovette la sua passata grandezza alla sola industria : tra 
gli altri artifìci, quello dell'oro, della seta e della lana mirabil- 
mente vi fiorirono, e in particolare « il lavorerio dell'oro e del- 
« l'argento, il quale qui trasse la prima origine ed in grandis- j 
« sima stima s'è mantenuto sempre »; vero è che da alcuni anni 
è passato in altri paesi, ma in nessun luogo s'è potuto raggiun- 
gere l'eccellenza e la perfezione del nostro. (In Francia stessa, 
infatti, si confessava che a Milano, impiegando la metà d' oro, si 
otteneva un filo assai più bello) (i). Questi tre esercizi hanno 
sempre somministrato il vivere a un gran numero d'artefici: 
ancora nel 1620 fu fatto il calcolo che nei due soli lavorei'ii del- 
l'oro e della seta erano impiegate quarantaquattro mila persone 
di Milano, senza contare i monasteri e luoghi pii, ove le mede- 
sime arti si esercitano. Della enorme produzione minima è la parte 
che si consuma in città, quasi tutto si esporta grazie alla li- 
bertà del commercio, che ci permette d'importare le materie 
prime; senza di che, come avremmo potuto sopportare tanti pesi 
ognora crescenti e specialmente il gravissimo estimo del merci- 
monio? (2) Toglieteci la libertà del commercio e Milano si spo- 



(i) PoiRSON, op. cit., Ili, 277, il quale attinge al Laffemas. 

(2) Fu questa una imposta che i milanesi sostennero sempre fre- 
menti. La sua origine è dovuta a questo fatto: nel 1547 fu imposto il 
famoso mensuale, di 3oo,ooo scudi e caricato sui beni stabili: (Verri, 
op. cit, II, 236). In seguito agli incessanti richiami dei proprietari, il 
governo ne addossò, in via transitoria, una parte sulla mercanzia, e 
così fu fatto r estimo dei traffici, le cui operazioni sì trascinarono per 
oltre cinquant' anni in mezzo a un diluvio di reclami : (Vedili in Ar- 
chivio stor. civ.. Materie, Commercio), Fu attuato nel iSgS, ma, nono- 



E LA DECADENZA DELL* INDUSTRIA IN MILANO iSÓS-iySo 77 

polerà immediatamente, né basteranno le rigorosissime leggi per 
trattenere gli artigiani (i), giacché nessuna legge può obbligarli 
a morire di fame in patria quando altrove possono trovar l'agia- 
tezza. Le entrate dei dazi e delle imposte si ridurranno a nulla 
e, se si vorrà caricare sugli stabili la porzione di peso che ora 
sostiene il mercimonio, non basteranno tutti i frutti dei terreni 
a pagarne la metà: le campagne, si badi bene, son già spopolate 
per il carico iniquo degli alloggiamenti militari. Rifletta sua Mae- 
stà, che lo Stato di Milano sebbene angusto in modo che « in 
« lunghezza e larghezza non eccede le trenta leghe » gli rende 
tuttavia più di un milione e settecentomila scudi l'anno, frutto in 
gran parte delle industrie, alle quali la prammatica recherebbe 
un danno incalcolabile, tanto é vero che la sola voce ha fatto 
scemare il numero delle commissioni. Si noti infine che Milano 
stesso, nel 1584, « persuadendosi che una moderata e legiera 
« prematica fosse per migliorare le condizioni dei suoi cittadini, 
« ne formò.... alcuni ordini e decreti: ma prevedendo i pericoli 
« e danni che ne potevano succedere, et al servitio reale et al- 
<' l'interesse pubblico, s'astenne totalmente dall'esecuzione, e vi 
« impose perpetuo silenzio ». 



V. — Considerate queste idee, non è più meraviglia se per cin- 
quantasei anni non si parlò più di prammatiche: le autorità e 
gli intelletti pratici dei cittadini si erano rivolti a studiare i mezzi 



stanti le dichiarazioni del Re, che lo voleva provvisorio, non fu più 
tolto. V. l'opuscolo del Tridi, Informaiione del danno proceduto a S. M. 
dalV estimo della mercanzia e dall' accrescimento del terzo del dazio e dal- 
l' introduzione dei panni di lana et altre merci forastiere, et aW incontro 
dell'utile che ne risulterebbe a levar li f stampato nel i638, p. i5. 

(i) Già nelle Nuove Costituzioni si proibiva agli artigiani di tra- 
sportarsi a lavorare altrove, senza special licenza del Principe o del 
Senato, sotto pena di 5o scudi, o di tre colpi d'eculeo agli insolvibili. 
Il capo dell'officina era pur punito colla confisca dei beni, la perdita 
della cittadinanza e il divieto d'esercitare l'arte: Constitutiones Do- 
mina mediolanensis, Medio!., 1747, p. 189. 



LE Leggi suntuarie 



per rialzare le condizioni della patria, con una attività che ci 
darà più innanzi occasione di discorso, e, sebbene quel lungo la- 
vorio fosse turbato e ritardato da altri pregiudizi dell'epoca, 
questo della repressione del lusso se lo erano quasi interamente 
gettato di dosso. Tuttavia nel 1679, tornò ancora in campo la 
prammatica, in seguito all'invito del Re di frenare le eccessive 
spese delle carrozze (i). Il fisco ed il Senato, nell'inviarc al Vica- 
rio di provvisione la lettera reale, espressero il voto che non si 
provvedesse solo alle carrozze, ma si tenesse conto anche di al- 
tri abusi (2), e la commissione di nuovo eletta si pose all'opera. 
Nel presentare al consiglio le sue proposte (14 aprile 1679), essa 
confessava d'aver rispescato, per trarne i necessari lumi, l'ultima 
prammatica del 1584 e di aver messo insieme alcuni capitoli per 
compiacere a sua Maestà e al Senato: osservava essere giusto il 
frenare le spese eccessive, ma più giusto e più con facente alle 
presenti necessità il considerare lo stato deplorevole del commer- 
cio e delle industrie, e se era vero che alcuni artigiani masche- 
ravano la loro miseria con abiti suntuosi, doveva il legislatore 
prima togliere le cause di quella miseria, che preoccuparsi dì un 
abuso ristretto a pochi. Tuttavia se prammatica si voleva, « il 
« più sicuro mezzo era l'esempio dei maggiori e il non esservi 
« alcuna preminenza di grado e di privilegio». Così anche questa 
volta si ribadiva quel concetto di uguaglianza che è notevole 
carattere della legislazione suntuaria milanese. 



* 



Le proposte della commissione constavano di ventisei arti- 
coli: il Consiglio, più liberale ancora, ne escluse nove. Il disegno 
comincia colle carrozze, di cui era enormemente cresciuto anche il 



(i) Arch. stor. civ., Materie, cart. 42. 
(2) Arch. stor. civ.^ ibid. 



E LA DECADENZA DELL'INDUSTRIA IN MILANO iSÓS-iySo jq 

numero (i), vietando lavori, frange, ricami e drappi d'oro e d'ar- 
gento, intagli, fogliami, festoni, pitture, indorature dei finimenti, 
delle gualdrappe, ecc.: il vestire a lutto la carrozza, i cavalli e la 
servitù, se non per la morte dei più stretti parenti. Considera 
quindi la nuova moda di uscire col seguito di una seconda car- 
rozza, inutile sfarzo che ben si confaceva alla boria spagnuola (2); 
per ribadire la condanna del servidorame, contro il quale anche 
il Maggi scagliava i dardi della sua satira arguta (3), ordina che 
le dame non possano condurre con sé più di quattro persone 
(staffieri, braccieri o paggi) e gli uomini più di due servi. Riguardo 
all'abito, vuol frenare l'invasione dei nastri, che già in passato 
era stata oggetto di speciali disposizioni da parte dei Governatori, 
sia col proibirne l'uso, sia coll'impedire l'introduzione di quelli 
forestieri (4), misura quest'ultima osteggiata nel 1707 della stessa 
università dei bindellari che 1' avevano provocata, per trovarsi 
essi oramai impotenti a produrre quanto il consumo esigeva (5). 
Insieme ai nastri o bindelli si proibisce alle donne di portar 
bande o ma:[^i con o senza oro ed argento in forma di bande. 
Non è facile dire che fossero queste bande, perchè la parola si 
trova adoperata con significati diversi : in vari corredi e leggi 
suntuarie banda sembra significare /<35c/<i; o bal:(ana della veste. 
Già nel citato inventario Fieschi (i532) troviamo « una sottana 



(i) Il Gualdo Priorato, nel 1666 contò in Milano ii5 carrozze a 
sei cavalli , 487 a quattro , 1684 a due , e circa i5oo cavalli da sella : 
Relatione della città e Stato di Milano, Milano, 1666, p. i3i. 

(2) Il don Filotimo del Maggi, nella commedia II manco male (nella 
(itala Collezione, II, 147) così vanta le ricchezze della sua futura sposa: 
" Avrà di don Filotimo la moglie — Per principal decoro — Gentil- 
uomini e paggi da ogni banda — E grossi fiocchi d' oro — Ai cavalli 
d'Olanda — Con seconda carrozza — In corso andrà come ogni grande 
stila — E siederà a palazzo in prima fila,,. 

(3) " Mi quan me maritai „ dice donna Quinzia (nei Consigli di 
Meneghino, Collez. cit., II, 84-85), " Ebbi quattro staffieri e el carrozier 
— Due paggi a tutta gala — E el brazzant gentilomm de tutt decor „. 

(4) Arch. stor. civ., Materie, Nastrai (1659, 29 agosto). 

(5) Arch. stor. civ., Materie, Nastrai, 2 maggio 1707. U università 
dei nastrai e bindellari si costituì nel i568: Ibid., sotto questa data. 



8o LE LEGGI SUNTUARIE 



« de sca fiata con tre bande de veluto morello » (p. 726); la ci- 
tata legge suntuaria eugubina (i566) vieta di guarnire l'abito 
con più che una semplice banda, e di queste larghe balzane ri- 
camate e disposte parallele sulla veste ci offre un bel disegno il' 
Vecellio (p. 170); nella traduzione della prammatica di Francia 
(i583), fatta a Milano (1), « bande di ricami, pizzetti, passamani, 
« frange, fiocchi, cordoni »; nell'inventario di Maria di Borbone 
(1625) (2) « robe de satin... en broderie d'or et d'argent par 
« boiiquets et bandes », e un'altra en broderie d* or par ondcs, 
ove pare che le bandes e les ondes fossero liste o striscie di guar- 
nizione: infine il Ferrarlo, citato dal Cassa (op. cit., 365), descri- 
vendo il costume posteriore al 1750, dice che le guarnizioni delle 
vesti femminili si dividono in tre classi: riiches, volans e bande: 
le prime collocate molto in alto, i secondi in mezzo, le ultime 
al basso. D'altra parte il Lomazzo, nella citata bosinada sopra 
la prammatica (p. 16), dice: « E la roba coi pontaj, e i botton 
« che par sonaj, e poeu i band de mett al coli » ove pare si tratti 
dì quei nastri che le donne portavano al collo invece della collana, 
con appesa una medaglia, come si vede nei disegni del Vecellio 
e del Bestelli. E nella legge suntuaria del 17 12 questo capitoletto 
relativo alle bande viene sostituito con un altro che parla di 
sciarpe, essendo l'uso di quelle cessato. Mi par quindi convenga 
meglio questa seconda spiegazione, considerando anche il testo 
della disposizione che vieta « portar banda di qualsivoglia ma- 
« teria e cosi bindelli o mazzi in forma di bande » ove il por- 
tare indica meglio una cosa che si metta in dosso, che non una 
guarnizione cucita all'abito. I ma:{^i poi li registra il Cherubini 
come termine dei setaiuoli, senza dare il corrispondente italiano, 
e spiega: « un quadrato di undici matassine di seta per altre un- 
« dici: si assesta in un arnese che somiglia ad un cercuccio da 
« bambini ». Continua la prammatica vietando i pizzi, nei col- 
lari, fatti a guggia, e specialmente i punti di Venezia e di Genova, 



(i) Arch. stor. civ., Materie, cart. 41. 

(2) Miscellanea di storia italiaim, XIX (1880); p. 226. 



E LA DECADENZA DELL'INDUSTRIA IN MILANO l565-iy5o 8l 

e i ricami d'oro e d'argento nei cuscini da inginocchiarsi che 
continuavano ad essere oggetto di sfarzo (i), modera le spese delle 
(^ gioie, richiamando l'antica disposizione che il loro valore non 
superi l'ottavo della dote e chiude con un breve cenno riguardo 
ai conviti, limitando il divieto ai « canditi, zucari, latti e cioc- 
« colati». Le proposte non accettate dal Consiglio riguardavano 
gli abiti di stoffe d'oro e d'argento con ricami di seta e guarni- 
zioni di pizzo, la coda, le stoffe di soprariccio nelle sottovesti, i 
veletti bianchi e colorati sul capo, le solite pitture, figure e trionfi 
nei conviti, di cui era forse cessato l'uso, infine i grembiali e i 
fazzoletti guarniti di merletti di seta, refe od oro, e le capiglia- 
ture, perrucche, fiocchi, cerchi ed altre forme di capelli rimessi, 
recente conquista della moda, importata dalla Francia e comparsa, 
almeno in Venezia, a dire del Molmenti, nel i665 (2). 

Pietro Verri, accennando a questa prammatica, scrisse: (op. 
cit., IL, 265) « Se nelle passate scritture gli amministratori pub- 
« blici comparvero deboli, in quelle prodotte in quest'epoca com- 
« paiono imbecilli ». Egli sembra considerare la legge suntuaria 
come un ghiribizzo speciale di Milano e non come un fatto comune 
a tutto il mondo civile, e non vede che la Città agitava qualche 
secolo prima molte delle idee da lui stesso predilette. Mentre in 
tutta Italia l'azione del Governo contro il lusso diveniva sempre 



(1) La mancanza del cuscino spaventava donna Quinzia: " Vorria 
fassen de manch „ (vorrei vedere un po') " che non avess — La con-- 
tessa mia fiola — El cossin de ginocc — E l'arma incoronada intorna 
al cocc „ : Colle z, cit., Il, 56. 

{2) Op. cit., 409-410. Venezia le proibì la prima volta nel 1668. Ge- 
nova nel 1675: Belgrano, op. cit., 2.62,. Sulla passione per le capiglia- 
ture posticce il Maggi pone in bocca a Beltramina una saporita satira 
(cit. Collez., Il, 48-50): " Guardee un poo per i voeult — No gh'è pu 
una contraa, no gh' è streccioeu — Dove no sia bottij, portinn, us'cioeu 
— Con foeura un eoo de legn „ : — " Come pon fa i vost donn a regg 
la cà — S' han el eoo a fa conscià ? — L'è ben forza che i pover mi- 
lanes — Abbien rott el mazzucch pussee che on poo — Se tanci fo- 
restée — Vegnen chi a fa el mestée del conscia eoo „. Aggiungi la 
spiritosa descrizione della toilette femminile, pur fatta da Beltramina: 
III, 180. 

Ardi. Star. Lomb. — Anno XXVII. — Fase. XXV. 6 



SUNTUARIE 



più pedante e rigorosa, qui si credeva sufììcientc una prammatica 
mitissima: le poclie disposizioni che abbiamo esaminato tendono 
a colpire più che il lusso, lo sfarzo, lo scialacquo, contro il quale 
>i disponeva, certo anche allora, l'opinione pubblica, ritratta al 
vivo nelle commedie del Maggi: i nostri legislatori facevano già 
in pratica quella distinzione fra il lusso utile ed il fasto, che, 
anche per gli economisti moderni (i), non trasforma già, ma di- 
strugge la ricchezza; distinzione la quale, teoricamente, trovò la' 
sua formola con Ferguson e con David Hume (2). Inoltre la 
preoccupazione economica, ond' erano a quest'epoca agitati, come 
vedremo, tutti gli spiriti, trova la prima volta un'eco nella legge 
suntuaria e si manifesta col divieto di portare bindelli non fab- 
bricati a Milano, drappi d'oro e d'argento forestieri e stoffe in- 
digene fabbricate con oro od argento di fuori, concetti inspirati 
al sistema mercantile ormai dominante in tutta Europa. Il giu- 
dizio del Verri è dunque ingiusto, ma gli si può perdonare in- 
quantochè egli scriveva con intento polemico e, per ottenere il 
trionfo di tante idee liberali e sane, poteva permettersi di essere 
tranchant in qualche apprezzamento errato. 



VI. — Venuto il 169?, si riaprirono le discussioni : il Governa- 
tore rimise al Vicario di Provvisione la prammatica di Spagna, da 
pubblicarsi in Milano, perchè, udito il Consiglio generale, presen- 
tasse le proprie osservazioni. La solita commissione volle, anche 
questa volta, udire il parere delle persone competenti. Delle risposte 
non ci rimane che un memoriale incompleto e anonimo, che, però, 
non va trascurato (3). A dir vero, ad esso manca anche la data, ma, 
poiché riferisce i capi principali di una recente prammatica regia 
che concordano con quella accennata, non v'ha dubbio sia stato 
scritto in questa occasione. — Comincia l'anonimo col sostenere 



(i) Supino, Scionza econ., 107. 

(2) V. le analisi in Baudrillart, Hist. dit luxe, IV^SySsggv 385 sgg. 

(3) Arch. stor. civ., Materi-, 42. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO l5Ó5-I75o 83 

l'inefficacia delle leggi suntuarie, perchè il lusso è nato coli' uomo 
e ribelle ad ogni legge : se qualcuno, fra gli antichi, riuscì a cor- 
reggerlo fu Vespasiano, ma non con leggi, bensì coli' esempio della 
propria modestia. Oggi il lusso dilaga ancora alla barba degli 
antichi freni e dei nostri stessi statuti. S. Maestà ha di fresco 
stabiliti nuovi ripari, medicina salutare se si vuole, ma « poiché 
« i beni terreni non sonx) mai così puri che non habbino seco 
« qualche mistura di mali » è legittimo il timore ch'essa non 
arrechi qualche danno. Infatti il lusso nei drappi d'oro e d'ar- 
gento, nei ricami, nelle carrozze, nei servi mantiene gran parte 
della nostra città: il dire che gli abiti e i cocchi ingoiano molt'oro 
buttato via non è buona ragione, perchè V abbondanza dell' oro 
non è il sostegno delle città. Non che l'oro sia cosa da spregiare, 
ma esso, dopo lo scoprimento delle Indie ci viene in gran copia, 
esso non ha contribuito ad altro che ad accrescere il prezzo delle 
cose, esso non ha altro ufficio nella repubblica che stabilire il 
prezzo delle cose, riducendo il valore delle medesime al valore di 
se stesso per misura de' contratti, in modo che se Toro scarseggia 
scarsi sono i prezzi; se abbonda, forti. Se dunque l'oro ogni giorno 
nasce e si cava dalle miniere, che male c'è se lo si consuma negli 
usi del mondo? Se si proibisce l'uso dell'oro nelle vesti e nelle 
carrozze, l'effetto sarà appunto quello di accrescere i prezzi: tali 
leggi andavan bene quando c'era poco oro, non vanno più ora 
che ce n'è molto. Che dire della seta da convertirsi in merletti, 
in pizzi od in ornamenti? bisognerebbe spiantare i gelsi per non 
rendere inculto il campo con un'ombra inutile. E tutta quella 
gente che si applica ai servigi bassi, che farebbe, quando fosse 
privata del servizio presso i nobili? sarebbe costretta dalla fame 
a precipitarsi nelle rapine. Del resto non ai soli abusi enumerati 
dalla prammatica si restringono i mali della repubblica: c'è il 
lusso delle fabbriche, la suntuosità dei mobili, la delizia delle 
mense, l'eccesso nei giuochi poco fa introdotti: quanto più sono 
visibili i mali e facili a biasimarsi, tanto più difficili sono i ri- 
medi. Tuttavia non mancano scrittori insigni come il Kloch, il 
Cockhier, il Besold, i quali suggeriscono a tal uopo utili precetti. 



84 111 I '«il Sl'NTUAHIi: 



Perciò prima di pronuilgarc leggi suntuarie si dovrebbe istituire 
un asilo della povertà, e poiché l'industria, come messer Boterò 
Ila luminosamente provato, più d'ogni altra cosa vale a render 
doviziose le città, si cerchi rialzarla, togliendo gli impacci, rinno- 
vando le antiche prerogative, acciò le famiglie nobili esercitandosi 
in essa non pregiudichino la nobiltà: si richiamino gli artefici usciti 
per mancanza di lavoro e si invitino que'di fuori, concedendo loro 
per qualche anno l'esenzione dall'estimo e dai dazi: si bandiscano, 
e con rigore, le merci forestiere, in ispecie quelle di seta ed oro : 
si ascoltino i consigli del Tridi abbassando l'estimo del merci- 
monio, la prima causa di tutta la rovina; sì abbassi il dazio d'u- 
scita delle manifatture e quello d'entrata per le materie greggie: 
se nella nostra città scema la popolazione, non è per mancanza 
di nutrimento, che il suolo produce più del necessario, ma per 
mancanza di traffico. Inoltre, fra i mezzi per render ricche le 
città è di sommo rilievo, come spiega il Besold, lo sbandire l'ozio 
€ gli oziosi, obbligando la gente bassa ad occuparsi e produrre il 
necessario, che non verrà così portato dai paesi stranieri: si imiti 
l'esempio di Amsterdam e di Genova, che hanno stabilimenti ove 
si raccolgono i mendicanti a lavorare (i). Introdotto in città il 
traffico, sbandito l'ozio, dato alla plebe lavoro e guadagno, si 
potrà pensare a reprimere il lusso, e questo non per via di proi- 
bi:{ione ma per via di tributo. 

La lettera dell' anonimo, che ho fedelmente riassunta, noil 
priva certo di esagerazioni e di argomenti ingenui, come quello 
relativo al servidorame, contiene giudizi notevoli. Sebbene egli 
si inspiri al Boterò, che in tempi di pieno mercantilismo doveva 
esser ritenuto libéralissimo, è anche più liberale di lui nel con- 
cetto del danaro che giudica una merce come tutte le altre (2), 



(i) L'idea fu attuata in Lombardia, quasi un secolo dopo, colla 
Casa d' Indiisiria fondata da Giuseppe II: Cusani, Storia di Milano, 
Milano, i865, IV, 94. 

(2) L'idea che l'uscita dell'oro e dell'argento fosse perniciosa 
allo Stato moveva appunto il Boterò ad approvare le leggi suntuarie : 



I 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO lÓGS-ljSo 85 

contrariamente alle idee dominanti al suo tempo, in cui, persuasi 
che il danaro fosse 1? principal ricchezza dello Stato, scrittori e 
legislatori si affaticavano a trovar espedienti per conservarlo ed 
accrescerlo, e volevano moderar per legge il consumo delle materie 
atte a far moneta (i). Non dunque per paura dell'uscita della 
moneta, ma allo scopo di proteggere l'industria paesana egli 
accettava l'idea, allora quasi universale, di proibire le merci fo- 
restiere, e sosteneva, ripetendo anche qui i concetti del maestro, 
le immunità alle nuove industrie, l'impedire l'uscita alle materie 
prime e il favorire quella delle manifatture (2). Un secolo prima 
del Verri lamentava che la boria spagnuola avesse allontanato 
la nobiltà dalla mercatura, e metteva innanzi il concetto del tri- 
buto, come il più legittimo temperatore del lusso, ripreso e cal- 
deggiato dagli economisti del secolo XVIII (3). 

Anche questa volta i delegati non nascosero la loro poca te- 
nerezza per la prammatica, e conclusero che, essendo la legge 
proposta da S. Maestà presso a poco dello stesso tenore di quella 
votata dalla città nel 1679 (il che non era vero, perchè la spa- 
gnuola era assai più minuziosa e rigorosa) (4) non stimavano 
opportuno far novità, pur ringraziando il Re della sua paterna 
sollecitudine; e, a rinforzo delle loro conclusioni, presentavano 
una nota dei lavoratori che per la legge suntuaria sarebbero re- 



" pericolosissimo è il desiderio di superare gli altri nella splendi, 
dezza del lusso , anzi bisogna limitare le pompe delle donne e proi- 
bire certe vesti o caricarle di dazi e gravezze così grandi, che divengano 
carissime, sopratutto perchè per far venire gemme e simili frivolezze 
si manda via oro e argento, per ciance lo Stato si vuota delle vere 
ricchezze,,. V. Gobbi, U econom. polit., ecc.^ 71; cfr. la lucida analisi 
delle teorie del Boterò in La concorrenza estera, ecc., p. 23 sgg. 
(i) Supino, op. cit., 45. 

(2) Gobbi, La concorrenza, ecc., 26 e 28. — Nel i6oo era stata im- 
posta la gabella all'uscita dei panni e quella per l'introduzione della 
seta greggia in città: Verri, op. cit., p. 247, n. 2 e 3. 

(3) Rousseau, Senhac de Meilhan e altri. V. Baudrillart, Hist. du 
Ihxc, IV, 370, 402. 

(4) Arch. stor. civ., Materie, 42. 



86 LE LEGGI SUriTUARIK 



Stati o danneggiati od oziosi: essa nota ci dice che per T univer- 
sità dei mercanti lavoravano allora 1371 fj-a maestre e donne, 
nel far pizzi, non comprese le figliuole povere nei monasteri e le 
monache: per l'università dei mercanti d'oro 15942 artigiani, ai 
quali andavano aggiunti altri 8000 occupati in esercizi diversi e 
specialmente nel servizio presso i nobili, in tutto 2 53i3 persone. 
La relazione votata tal quale dal Consiglio fu trasmessa dal Vi- 
cario al Governatore e non se ne parlò più. 



II. 



I. — La legge suntuaria del 17 12 acquista una importanza spe- 
ciale perchè si connette a tutto un disegno di riforma dell'in- 
dustria e del commercio. Per renderci ragione di quanto in que- 
st'anno si trattò e si concluse, rispetto a entrambi gli argomenti, 
dobbiamo rifarci un po' addietro ed esaminare, fin nei suoi prin- 
cipii, questa agitazione di tutte le classi cittadine in favore, come 
allora dicevasi, del mercimonio. Il Verri ha tracciato, è vero, un 
quadro delle condizioni economiche di Milano durante il domi- 
nio spagnuolo, ma, pieno di sdegno per quell'epoca infelice, non 
ha tenuto conto degli sforzi della Città per migliorare le proprie 
condizioni, o, se qualche volta lo ha fatto, è stato, lo abbiam ve- 
duto, per travolgerla nello stesso biasimo di cui marchiava il 
Governo. Il Trattini che, nella sua Storia e statistica delV indu- 
stria manifatturiera in Lombardia ha un pregevole capitolo rias- 
suntivo , non aggiunge nulla ai dati del Verri ; lo segue passo 
passo sì nella esposizione come nei giudizi : onde non mi sembra 
inutile illustrare, colla scorta di documenti ancora per la mag- 
gior parte inesplorati, le fasi principali di quella agitazione, re- 
cando un modestissimo contributo a quella storia dell'industria 
manifatturiera e del commercio di Milano, la quale è ancor tutta 
da fare. 



Col 1620 incominciano le querele per la decadenza: una com- 
missione di cittadini, eletta dal Governatore, raccolse presso le 
varie arti informazioni che apparvero desolanti : di 5oo battifogli 
e loooo donne, dette Jìlere, impiegate nell'esercizio dell'oro, e dì 
loooo impiegati alla fabbrica delle calzette di seta, la metà erano 
licenziati per mancanza di lavoro: dei 20000 tra filatori, tintori, 
tessitori e donne che maneggiavano la seta, occupati due terzi; 
solo i 4000 lavoranti bindelli, lavorini e velami, e i lanaioli eran 
tutti trattenuti: la Città, che spendeva nel distribuir danari e 
vettovaglie ai poveri centomila scudi l'anno, non potea far di 
più per provvedere ai disoccupati. Quali cause di questa decadenza 
si segnalavano: il cessar degli antichi favori concessi al commer- 
cio e all'industria, V estimo del mei^cimonio, l'accrescimento dei 
dazi; inoltre il consumo diminuito per le guerre d'Alemagna, pef 
sistema proibitivo della Francia, inviolabilmente osservato; l'es- 
sersi la Spagna provveduta per molt'anni delle nostre merci « per 
« la commodità havuta gli anni addietro della crescimonia del 
« danaro » (i). Ma lo sgomento crebbe dopo il i63o, quando i 
milanesi, guardandosi attorno, videro le industrie quasi annien- 
tate. Allora per la prima volta (20 luglio i63i) si costituì una 
Giunta di Mercimonio, composta del Vicario di Provvisione, del 
Regio Luogotenente, di due Conservatori di Patrimonio e di 
quattro Decurioni, coli' incarico di tenersi in perpetua relazione 
coi mercanti ed industriali, di indagare le cause dello sfacelo e pre- 
parare i rimedii, nonché di ridurre ad oneste proporzioni i prezzi 
saliti in quei tempi a somme inique: una istituzione sul genere 
dei cinque savi della mercanzia di Venezia (2) e del Consiglio di 
Commercio fondato in Francia da Enrico IV nel 1Ó02 (3). La 
Giunta propose infatti alcuni rimedi nei quali si scorge tutta 



(1) Relatione fatta dai SS. Delegati di S. Ecc. a consultare il modo 
di provvedere al sostenimento dei poveri operai ai quali manca il lavoro 
(a stampa), 26 febbrajo 1620: Arch. stor. civ., Materie, Commercio, car- 
tella 267. 

(2) Errerà, Storia dell' econom. polii., citata, p. 48, 48, 49. 

(3) Laffitte, Notice sur B. Laffemas, citata, p. 188 sg. 



88 I-E l.hiivii M rs 1 . AuiiO 



r indeterminatezza dei metodi del tempo. Essa, liberale quando 
pensava ad accrescere il numero degli artefici coli' invitarli per 
via di immunità, privilegi e favori, a richiamare gli espatriati, 
concedendo loro l'impunità, a sottrarre all'esercito gli artigiani 
che preferivano l'ozioso mestiere del soldato, era tiranna nel voler 
eseguite le rigorose e quasi feroci pene prescritte dalle Nuove 
Costituzioni a chi abbandonasse la città. Intravvide 1' impaccio 
che le corporazioni recavano al commercio, e da essa per la prima 
volta troviamo espresso il desiderio di frenare l'esagerata tirannia 
del monopolio, impedendo che gli ufficiali delle arti, cui tornava 
comodo non si moltiplicasse il numero dei loro, tormentassero ed 
atterrissero i forestieri, desiderosi d'industriarsi, con rigorosi esami, 
e lasciando al Vicario di Provvisione la facoltà di ammetterli 
all'esercizio. Ma la Giunta era persuasa che poco valesse l'avere 
in città molti artefici se mancava il modo di spacciare le mani- 
fatture , onde, ripigliando il concetto del Boterò (i), concludeva 
non potersi sperare in una esportazione sufficiente, se non si 
procurava colle immunità, o almeno colla diminuzione dei dazi, 
di richiamare i negozianti forestieri, allontanati da intollerabili 
gravami e da inique fiscalità (2). 

Pochi anni dopo entrò valorosamente in campo un cittadino 
comasco, Giovan Maria Tridi, con la citata Informatione (i638), 
che levò un certo rumore e procurò all'autore molte soddisfazioni 
e molte amarezze (3). Comincia il buon Tridi a dimostrare che, 
finché si seguirono le antiche tradizioni, la floridezza di Milano 
andò sempre crescendo, e ciò fino al 1616: da quell'anno comin- 
ciarono a mancare i traffici e a scemare i redditi delle gabelle, 
il che egli prova con uno specchietto degli appalti dei dazi, dal 



(i) Gobbi, La concorrenza, ecc., p. 28. 

(2) Arch. stor. civ., Materie, Commercio, cart. 268. 

(3) Vedi una lettera di lui (1639) nella quale si lamenta che molti 
non lo abbiano compreso, sebbene non gli manchi l'appoggio di per-. 
sone imparziali, e si dichiara risoluto a far ogni sforzo per riuscir nel- 
r intento: Arch. stor. civ.. Materie, Commercio, cart. 268. 



i 



E LA DECADENZA DELL' INDUSTRIA IN MILANO lS65-iy5o 8q 

i6o3 al 1639, dal quale, in fatto, si rileva che fino al 1618 i pro- 
venti andaron sempre crescendo (da lire 1,439,696 a lire 2,014,993) e 
dal 1618 scemarono da 2,io2,62oa i,222,5i i.Finoal i6i6si contavano 
in Milano settanta lanifici, che producevano i5ooo pezze di panno 
all'anno, dopo si ridussero a quindici, producenti 3ooo pezze: la 
stessa proporzione per la industria della seta e dell'oro: prima 
la fabbricazione eccedeva il consumo, e si esportava moltissimo: 
ora il contrario, un'invasione di manifatture straniere fatte colle 
nostre sete e lane e da nostri artefici emigrati. Se si considera 
che una pezza di panno dà occupazione a venticinque persone 
per un mese, mancando 12000 pezze solo per Milano, manca il 
mantenimento di 2 5ooo persone. Allo stesso modo si spopola Como, 
ove di settanta lavoreri ne restano quattro, Monza, Vigevano, 
Valassina , Incino, Monte di Brianza e lago di Como (i). — A 
questi mali vuole il Tridi rimediare coli' abolire l'aumento del 
terzo sul dazio della mercanzia (introdotto nel 1614) contro il 
quale la Città aveva invano protestato (2), collo scemare di molto 
l'estimo del mercimonio, iniquamente ripartito sopra un numero 
di negozianti molto minore di quando fu istituito, col vietare 
l'introduzione delle manifatture straniere e l'estrazione delle ma- 
terie greggie. Non ostanti le conclusioni favorevoli al più rigoroso 
protezionismo industriale, del che non si può far rimprovero ad 
un uomo del secolo XVII, il libretto del Tridi è pieno di logica 
e di buon senso, specialmente dove dimostra l'effetto negativo 
dei continui aumenti di carichi: a buon diritto lodollo il Verri, 
che pure, in fatto di commercio internazionale, la pensava in 
modo assai diverso (op. cit., II, 211). 

Le idee del Tridi furono ampliate da Rolando Rossi, in 



(i) Prova lo spopolamento col consumo del pane, riportando in 
uno specchio i proventi del dazio sulla macina, ove si vedono, dal 
i6o3 al i635, decrescere da lire 153.460 a 86.5oo. 

(2) V. il Memoriale delV Università di tutti li mercanti e negozianti ili 
Milano, al Governatore, perchè non si dia esecuzione all'aumento del 
terzo sul dazio della mercanzia (1616): Arch. stor. civ., Materie, Com- 
mercio, 266. 



rO I^K LKGGI SlNTlAHIi: 



una memoria manoscritta, diretta al Governatore (21 marzo ! 
1Ó41) (0- Il Rossi, pur approvando in tutto il Tridi, enumerai 
altre cause di decadenza: fra le esterne, le guerre di Lombardia 
e di Piemonte, alle quali accorsero molti amanti dell'ozio, quelle 
di Francia, di Fiandra e di Germania, onde fu diminuita l'im- 
portazione di quei paesi, lo sparpagliarsi in tutta Italia delle 
merci provenienti dal Nord, che prima passavano di qui, la recentej 
attività industriale delle potenze finitime; — fra le interne, l'au- 
mento dei dazi sul sale, sulla macina, sul vino, sull'olio, la tassa 
sulle case (2); ed aggiunge, perciò, altre proposte, cioè: facilitare 
le comunicazioni coi paesi del Nord, assicurare le strade dagli 
svaliggi e mantener la disciplina nei soldati, i quali in fatto poco 
differivano dai briganti, impedire che gli artigiani s'arruolino 
nella milizia senza speciale permesso. Quanto al bando delle merci 
estere, pur approvandolo in massima, il Rossi è più prudente del 
Tridi, e non vuole che la proibizione si faccia ex abriipto : « per- 
« che il mercante è accostumato a tal traffico e il cittadino al- 
« l'uso », egli, ammonito dall'esperienza fatta da Enrico IV dopo 
il famoso editto del iSgp, vuole si sia in grado di supplire col- 
r industria propria prima di proibire l'altrui. 

Il Governatore sottomise (21 marzo 1641) l'opuscolo del Tridi 
e il memoriale del Rossi all'esame del Tribunale di Provvisione, 
il quale rispose in modo assai curioso (3): pur riconoscendo che 
l'aumento del terzo sul dazio della mercanzia era dannoso, non 
approvava che il mercimonio venisse addossato allo stabile, come 
il Tridi proponeva. Questa ragione ci spiega la ostilità. L'estimo 
del mercimonio era stato introdotto, lo abbiam veduto, per sca- 
ricare agli stabili il peso dei 3ooooo scudi di mensuale e, poiché 
non era probabile che il Governo spagnuolo volesse rimetterci 
del suo, era naturale che, alleggerito il primo, si dovesse di nuovo 
sovraccaricare i secondi : il che, non a torto spaventava i possi- 



(i) Arch. Sion civ., Materie, Commercio, cart. 268. 

(2) Per questi aggravi, posteriori al i6i3, v. Verri, op. cit., II, 245-246. 

(3) Arch. stor. civ., Materie, Commercio, cart. 268. 



IPIe, 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO IdGd-IjSo QI 



ienti. Tuttavia, nell' opporsi a proposte, pur fatte a fin di bene, 
la rappresentanza cittadina allegava, non si può negarlo, argo- 
menti notevoli: — il proibire l'estrazione delle sete greggia rompe- 
rebbe il commercio che con vicendevole guadagno comunica le 
comodità da una provincia all'altra; e j poiché il commercio si 
mantiene colla permiita:(ione delle merci, più che col danaro ef- 
fettivo, vietata V estrazione delle sete, mancherebbero le merci 
forestiere che si introducono e commutano in servi:[io dei popoli 
e con splendor di Milano: col proibire le merci forestiere risor- 
gerà il danno dei monopolii: una volta obbligati i cittadini a 
vendere le sete ai soli mercanti di Milano e a comperar da essi 
le stoffe, si troveranno alla loro discrezione. — Così il Tribu- 
nale di Provvisione sembrava intravvedere il concetto della so- 
lidarietà economica dei vari paesi , e faceva sue le idee di quei 
pochi, ma valorosi, liberi scambisti, che nel secolo XVII si op 
ponevano al mercantilismo invadente (i): ma erano, pur troppo, 
ancora idee isolate, inspirate dall'opportunità del momento o 
provocate dalla discussione, ben lontane dal connettersi in un 
sistema razionale. Tanto è vero che, dopo questo lampo di libe- 
ralismo, si viene ad una conclusione perfin più gretta dell'esor- 
dio: si conclude, cioè, che quando gli industriali torneranno a 
lavorar bene come prima e si contenteranno di prezzi onesti , 
tutto andrà bene da sé! 

Ma il Tridi era uomo di polso e tanto si agitò da provocare 
molte altre risposte, le più a lui favorevoli, e perfino una con- 
sulta favorevolissima dal Senato (senatori Arese e Lambertenghi) 
e nel 1647 (7 agosto) riuscì ad ottenere dal Governatore Ferdi- 
nando de Velasco un decreto concedente a tutti gli artefici e 
operai che venissero a stabilirsi nello Stato, introducendovi l'e- 
sercizio delle loro arti, l'immunità per intero di tutti i carichi 
personali, compreso il mercimonio per tre anni, e per metà nei 



(i) CossA, La teoria del libero scambio nel secolo XVII, nei Rendi- 
conti del R. Istituto lombardo di scienze e lettere, serie II, voi. VI (1873)^ 
p. 374 sgg : e Supino, op. cit., 49 sgg. 



92 ' LE LEGGI SUNTUARIE 



tre anni successivi, con proibizione di dìstrarli « a titolo di mi- 
« lizia od altra funzione pubblica » (i). 



II. — Una lettera del senatore Arcse al Governo (12 gennaio 
1649) confessa che, dopo l'accennato decreto, le fabbriche milanesi 
andaronsi rimettendo: egli non adduce prove, ma qualcheduna 
ne troveremo più'innanzi. Tuttavia nel 1660 l'agitazione rico- 
mincia (2), e si chiude con una importante consulta del Senato 
del 1662 relativa all'industria della lana (3). I famosi settanta 
lanifici, che al tempo del Tridi eran ridotti a quindici, ora sono 
otto, e gli otto devono pagare lo stesso estimo di mercimonio che 
prima era ripartito sui settanta. Le cause: gli aumenti del dazio 
della mercanzia (seguiti nel i555, i558, (614 e i636), l'essere i 
panni forestieri meno gravati degli indigeni, l'aver permesso ai 
negozianti di Ganzo di fabbricare panni simili a quei di Milano, 
di qualità inferiore, ma più facili ad esitarsi pel minor prezzo (4), 
l'eccessiva introduzione di panni foresi, il trascurare l'eleganza 



(i) Arch. stor. civ., Materie, Commercio, cart. 268 e 269. Si pubblicò 
pure una delle tante gride di proibizione dei panni forestieri (cart. 269), 
l'inosservanza delle quali, del resto, correggeva da sé l'errore econo- 
mico del formularle. 

(2) V. la Consulta del Magistrato ordinario per rinvigorire le arti : 
Arch. stor. civ., Materie, Comm., cart. 269 (3o gennajo 1660). 

(3) Vi accennarono rapidamente, e non con tutta esattezza, il 
Verri, op. cit., II, 261, il Frattini, op. cit., 38, il Casati, U antica in- 
dustria manifatturiera della lana, fustagni e bambagini in Milano, nella 
Perseveranza del 18 settembre i883. 

(4) Nel 1649 un Carlo Tentorio, mercante di lana in Canzo, impa- 
rata Tarte a Milano, impiantò nel suo paese una fabbrica di panni fini, 
col permesso di un abate deir università dei mercanti, a patto che con- 
tribuisse all'estimo del mercimonio. Altri ne seguirono l' esempio, senza 
però chiedere alcun permesso, d' onde una lunga controversia coi fab- 
bricanti milanesi, che pretendevano si fabbricassero in Canzo solo 
panni ordinari, e che quei fabbricanti pagassero l'estimo per tutti i 
panni fini venduti fino allora come milanesi. V. Replica dell' Università 
dei mercanti di lana di Milano alla risposta dei mercanti di Canzo, 18 set- 
tembre i658: Arch. stor. civ., Matèrie, lana, cart. 571. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO lÓGS-lJDO g3 

€ la bontà nella fabbrica, infine l'avere inconsultamente il col- 
legio dei Giureconsulti escluso dalla nobiltà chi esercitasse que- 
st'arte che in antico era sempre stata ritenuta nobile. I rimedi: 
esenzione del dazio alle lane, in particolar modo alle spagnuole, 
più ricercate per la fabbrica di panni fini, agli oli e a tutti gli altri 
ingredienti necessari a tale industria: diminuzione del dazio d'uscita 
ai panni e cappelli fabbricati in Milano, e aumento, almeno in 
ugual proporzione, di quello d'entrata, ai panni forestieri: riforma 
nell'estimo del mercimonio, che si dovrà pagare a norma della 
produzione, un tanto per pezza: divieto di introdurre panni e 
cappelli forestieri, e a quei di Ganzo di fabbricare panni se non 
inferiori ai milanesi, e con signis (cimosse) differenti. Inoltre: si 
allettino i ricchi e i nobili a dedicarsi al lanificio, come facevasi 
un tempo, si rinnovi il decreto concedente tre anni d'esenzione 
a chi introduca lanifici in città, e se ne proibisca l'esodo, s'invi- 
gili infine sulla buona fabbricazione delle stoffe. — Accanto a 
proposte inspirate ai pregiudizi del tempo e ai più rigidi criteri 
colbertiani, ve n'eran altre, il Verri stesso lo riconosce, serie e 
ragionevoli. Il Governo le accettò di buon grado e le riassunse 
tutte nel suo decreto del 7 agosto 1664 (i). 

Gol 1676, rinnovata la Giunta di Mercimonio, si rivolse l'at- 
tenzione all'industria della seta e si invitarono tutti gli indu- 
striali milanesi a presentare le loro proposte. Una grave questione 
era quella dei molini o filatoi (Gfr. il milanese molin de seda). 
Molti industriali andavano trasportando i loro filatoi dalle 
città nelle rispettive campagne, o in quelle degli stati confi- 
nanti, sia per sottrarsi al dazio della seta greggia, sia pel 
minor costo della mano d'opera, sia infine perchè, disponen- 
doli in luoghi aperti e vicini al confine, ■ potevano, con facile 



(1) Gridario generale (i656-86), Milano, Malatesta, 1688, p. 90. Quanto 
ai dazi si diminuì d'un terzo quello delle lane (2 quinti per le spa- 
gnuole) e d; tutti gli ingredienti necessari : d' un terzo quello d'uscita 
dei panni. Per le stoffe non comprese nella proibizione s' accresceva 
di sei denari il braccio. 



LE LEGGI SUNTUARIE 



contrabbando, estrarre le sete dallo Stato. Ciò impensieriva non 
poco i milanesi, che si preoccupavano sopratutto « del diverti- 
« mento dei rustici dal lavorerio della terra » e dell'ozio, padre 
di tutti i vizi, in cui si sarebbero trovati i filatori della città. 
Però la Giunta proponeva di richiamare per forza i proprietari 
dei filatoi trasportati nelle campagne, e di togliere alla seta greg- 
gia il dazio d'entrata in Milano o nelle altre città, accrescendolo 
invece a quella che usciva dallo Stato, o era lavorata nei suddetti 
molini (i). In seguito a questi reclami il Governo, con decreto 
14 dicembre 1678, proibiva ai filatori e mercanti di seta di far 
esercitare molini fuori dello Stato, sotto pena della confisca dei 
beni, e ordinava di notificare entro otto giorni tutti i filatoi nello 
Stato medesimo esistenti (2), e il 24 aprile 1681 un dispaccio reale 
aboliva il dazio d'entrata della seta greggia e accresceva quello 
d'uscita. La lentezza con cui procedeva la complicata macchina 
amministrativa e gli ostacoli frapposti da chi aveva interesse a 
mantenere lo statu quo, fecero ritardare di più che cinquant'anni 
l'esecuzione di questo decreto (3). 



III. — Le concessioni di privilegi agli introduttori di nuove in- 
dustrie ebbero qualche effetto: nel 1682 i mercanti di lana prote- 
stavano perchè i nuovi venuti, esenti dai dazi, vendessero a mi- 
nor prezzo, onde la Giunta propose che si limitassero le esenzioni 
a tre anni (4). Qualche notizia di fabbriche nuove mi fu dato 
trovare; a chi vorrà occuparsi di proposito della storia del com- 



(i) V. il Memoriale a stampa della Giunta di mercimonio al Magi- 
strato ordinario, 29 nov. 1678: Arch. stor. civ., Materie, Commercio, car- 
tella 269. 

(2) Arch. stor. civ., Materie, Seta, cart. 875. I mulini furon tutti no- 
tificati (v. ibid. l'elenco^ 27 genn. 1679). Ciò diede luogo ad una lunga 
questione dibattuta fra la Giunta, l'università dei filatori e il Magi- 
strato ordinario. V. ibid. 

(3) Verri, op. cit., Il, 267. 

(4) Supplica dei mercanti di lana, 22 aprile 1682: Arch. stor. civ. 
Materie, lana, cart. 572. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO l565-I75o • q3 



mercio milanese in quest' epoca non sarà forse disagevole trovarne 



Itre. Nel i663 T inglese Giovanni Hanford chiese al Governatore 



'& 



di introdurre in Milano l'industria nuovissima delle calzette a 
telaio, con esenzione dall'estimo del mercimonio per dieci anni: 
i mercanti si opposero perchè sarebbe andata distrutta l'industria 
milanese delle calze fatte a guggiaj che occupava ottomila per- 
sone (i): i loro argomenti, cavillosi del resto, sembra conseguis- 
sero lo scopo, ed anche in seguito non si volle sapere delle calze 
a macchina: nel 1686 i soliti interessati supplicarono il Governo 
perchè vietasse l'introduzione dei telari da calze: venne il decreto 
e furon suggellati i telari a chi li possedeva; e solo nel 1722 si 
permise questa fabbrica, esigendo però una sigurtà di cinquecento 
scudi (2). Altri furono più fortunati: nel 1681 Ambrogio Mazzardi 
introdusse la fabbrica d'ogni sorta di stoffe di seta, damaschi, 
velluti sogli o a fiorami, e broccati all'uso d'Inghilterra, e nel 
concorso tenutosi nel 1709 tra i primi industriali d'Italia per le 
famose tappezzerie di damasco cremisino destinate alla chiesa di 
S. Gaudenzio in Ferrara, riuscì vincitore, dopo il qual successo, 
com'egli stesso confessa, fioccavano le commissioni (3). Nel 1682 
un Giovanni Battista Barzacchini introdusse in Milano l'arte di 
lustrare i drappi d'oro, argento e seta, ad uso di Venezia e d'altri 
luoghi ed ottenne il privilegio per dieci anni (4). Nel 1687 Fe- 



(i) V. il carteggio in Arch. stor. civ., Materie, calzettari, cari. 82, 
12 marzo i663. 

(2) V. in Arch. stor. civ., ibid.. ordiiie del Governatore in propo- 
sito, 8 maggio 1722. V. anche, ivi, le Riflessioni di ragione e di fatto 
con le quali si dimostra ,pernicioso al pubblico il bando dei telari di seta : 
(sine die). 

(3) V. i relativi documenti (1711, i5 aprile) in Arch. stor. civ., Ma- 
terie, Seta, cart, 877: (supplica del Mazzardi perchè venga messo agli 
atti ch'egli fu il primo introduttore di detta industria trenta anni 
avanti). 

(4) V. le pratiche relative in Arch. stor. civ.. Materie^ Seta, car- 
tella 876. In realtà, come rilevasi da una petizione al Senato [ibid,]^ 
il primo introduttore fu un francese, Antonio Boisset, che tentò con 
successo la cosa: ma essendo egli straniero, i mercanti si rifiutarono 
di affidargli le stoffe da lustrare; per il che egli credette meglio ven- 
dere il sescreto e gli utensili al Barzacchini. 



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d 



clerico Gatti e Ambrogio Trczzi tondarono l'industria delle felpe 
di seta rilevate, ad uso di Messina, ed ottennero anch'essi esen- 
zioni e privilegi (i). Più tardi, nel 1739, i fratelli avvocato OrazidH| 
e ingegner Marco Bianchi eressero un grande setificio con enormi 
filatoi « atti a dare con ogni perfezione lavori di seta ad uso di 
'< Francia, Olanda, Torino e Bergamo, in quantità di quattro 
« balle al mese », ed ottennero il libero ingresso pei materiali, un 
donativo di 5ooo lire imperiali, l'esenzione per diciotto bocche 
per cinque anni dal dazio della macina, del vino e della carne (2). 
Infine nel 1743 Felice Clerici fondò una doppia industria: quella 
della filatura e tintura dei peli di capra e cammello e quella più 
importante delle maioliche fine ad uso di Sassonia: fabbriche 
impiantate entrambe con vero splendore, come si rileva dalla re- 
lazione della Giunta di mercimonio, 11 agosto 1748. Il Clerici 
ottenne tutti i privilegi richiesti, che gli vennero prorogati per 
vari decenni (3). 

Ma sopratutte è degna di nota una grande impresa tentata, 
con discreto successo, nel 1720. In quell'anno Giuseppe Ronzio, 
sull'esempio del bolognese Felice Gherlini (4), presentava il di- 
segno di una Casa di negozio, « con la soprintendenza a tutte 
« le sorti di manifatture, la quale avesse poi connessione di traffico 
« con tutti li bottegari e fabbricatori di qualsiasi sorta di mani- 
« fatture e mercanzie, tanto di questa metropoli, quanto delle 
« altre città dello Stato (5) ». La nuova casa fondata con capi- 



(1) Ardi. stor. civ., Materie, Seta, cart. 876. 

{2) Arch. stor. civ., Materie, Seta, cart. 879 (1739). 

(3) Arch. stor. civ., Materie, Stoviglie (1745): Cfr. Località, Ospeda- 
Ictto, sotto q. data (le fabbriche sorgevano nell'ospedaletto di S. Am- 
brogio). Nel 1762 un suo pittore Pasquale Rubati, impadronitosi dei 
segreti, fondò un' altra fabbrica in concorrenza, nei pressi di S. An- 
gelo, che esisteva ancora nel 1798. Il P'rattini, op. cit., 48, dice che 
Giuseppe Ferretti di Lodi aperse verso la metà del secolo XVIIl una 
grandiosa fabbrica di stoviglie imitando a perfezione le antiche maio- 
liche italiane, e introdusse pel primo da noi la fabbrica della porcellana. 

(4) Cfr. pel Gherlini, Gobbi, La concorrenza, ecc., p. loi. 

(5) Progetto fatto per rimettere in qitesf inclita città di Milano il de- 
caduto mercimonio e commercio et esposto sino in (sic) genaro 1^20 alla 
Ecc. '"' Congregazione di Patrimonio da Giuseppe Ronzio, p. 4. 



tali di azionisti, amministrata e diretta da alcuni delegati della 
Congregazione di Patrimonio e da quattro persone pratiche di 
industria, avrebbe dovuto provvedere alla istituzione, direzione 
ed amministrazione di nuove fabbriche, non escludendo dal godi- 
mento di proporzionati interessi « quei fabbricatori e introduttori 
« di manifatture» che, pur non disponendo di capitale, volessero 
consacrare la propria attività a questa o quella fabbrica dipen- 
dente dalla casa medesima (p. 7-8); facilitare, per mezzo di agenti 
capaci, lo smercio della produzione nazionale sui mercati ger- 
manici, erigere filatoi per le sete con annesse tintorie, preparando 
nel minor tempo possibile le sete greggie alla tessitura « mentre 
« in oggi gli mercanti professori non ponno averle, se non in 
(c lungo tempo, dalle monache d'alcuni monisteri»; fissare la 
quantità di materia greggia superflua che potesse essere esportata 
senza danno, e così via. Il disegno del Ronzio incontrò favore, 
né è meraviglia mentre così vivo in tutti era il desiderio di fare. 
Egli ottenne l'assistenza di due delegati della Congregazione pa- 
trimoniale per discutere le idee preliminari (18 gennaio 1720) 
(p. 2), il Governatore Conte di CoUoredo affidò al Conte Gio- 
vanni Borromeo Arese l'incarico di attuare l'idea (p. i5) coU'a- 
iuto di due assistenti, il Conte Guido Stampa e il Conte Guido 
Pietrasanta (p. 16). E la nuova casa sorse infatti col nome di 
Casa di S. Giuseppe (i), per azioni di lire cinquecento, all'in- 
teresse fisso del quattro per cento, oltre gli utili eventuali, fino 
a compire i quattro milioni dì capitale: varcato questo limite, le 
azioni successive non avrebbero avuto diritto se non al puro in- 
teresse (p. 25): escludeva, per l'impiego di detto danaro, qualun- 
que operazione finanziaria estranea all'alimento di manifatture. 
Gran conservatore dell'istituto fu designato ed eletto il Conte 



(i) Dimostrazione fondaiìieniale della nuova casa di fabbriche e mani- 
fatture eretta nella città di Milano sotto la protezione e il nome del glo- 
rioso Patriarca S. Giuseppe e coll'assenso di S. Ecc. il Sig. Conte Gero- 
lamo CoUoredo, Governatore e capitano generale dello Stato di Milano, 
soggiunta air opusc. cit. 

Arch. Stor. Lomb. — Anno XXVII. — Fase. XXV. 7 



q8 le leggi slntuauie 



Giovanni Borromeo Aresc (p. 4); il Consiglio d'amministrazione 
formato di patrizi e negozianti con netta divisione dì competenze] 
e responsabilità (p. 21). Si volle sulle prime limitarsi a un ristretto] 
campo d'azione: si cominciò colla fabbrica delle calzette sia ad] 
ago che a telaro, e « della maggior perfezione », fabbrica affatto' 
nuova in Milano che si provvedeva in Francia e in Isvizz^ra, e 
con quella da lungo tempo abbandonata dei saponi. Si esperi- 
mentò con buoni risultati la coltivazione (seminerio) della soda> 
sempre in addietro importata dalla Spagna, nel doppio intento 
di procurarsi in paese uno dei principali ingredienti per la fab- 
brica dei saponi e un accessorio potente per quella dei panni di 
lana e delle vetrerie (p. 4). Il programma per l'avvenire com- 
prendeva la fabbrica delle coperte di lana, delle saglìe d'ogni 
qualità, di grandi setifici (p. 9) e l'annessione di un ridotto per 
dar lavoro ai vagabondi e mendicanti, che per l' addietro già 
vedemmo da altri suggerito. Ottenuti questi primi risultati, si 
prepararono gli statuti definitivi e le proposte di privilegi da sot- 
toporre alla approvazione sovrana. I primi (p. 10-27) ^^^ nella 
distribuzione delle cariche e degli uffici, sia nel definire o avvi- 
cendare le competenze, sia nel designare i modi e i limiti degli 
affari, sia infine nel tracciare i diritti ed i doveri degli azionisti 
e degli interessati, sono inspirati a idee chiare ed ordinate: i se- 
condi (p. 27 e sgg.) non si sottraggono, e sarebbe ingiusto spe- 
rarlo, ai soliti pregiudizi. Mentre la nuova casa voleva colpire 
la strapotenza delle corporazioni, esigendo che gli operai e mae- 
stri destinati alle sue manifatture « non abbino da essere appro- 
« vati da veruna badia, università, camera o collegio o qualsi- 
« voglia corpo, fuori che dalla Congregazione generale della 
« Casa », tendeva senz'altro a trasportare il monopolio da molte 
mani in una sola. Pretendeva infatti, tra l'altro, che nessun ne- 
goziante particolare potesse erigere fabbriche già introdotte dalla 
Casa nello Stato, ma solo interessarsi in essa con azioni : lo jiis 
privativo e irrevocabile per nuovi edifici, strumenti ed utensili 
introdotti o fatti introdurre (p. 29), con facoltà d'imporre seque- 
stri e contravvenzioni (p. 3o), il divieto di esportare, senza suo spe- 



E LA DECADENZA DELL* INDUSTRIA IN MILANO iSÓS-iyDO 99 

ciale consenso, le materie greggie necessarie alle manifatture (p. 35). 
Ma accanto a queste idee grette, e tendenti più a perpetuare che 
a distogliere gli impacci del commercio, ne vediamo altre più 
larghe. Quando si pensava a sottrarre la casa e i suoi subordi- 
nati ai tribunali ordinari, rimandando al proprio consultore le 
cause non eccedenti i venticinque scudi, a un giudice delegato 
quelle superiori, e al Senato quelle di seconda istanza, si dimo- 
strava di aver compreso una delle principali ragioni della deca- 
denza, il dispendioso prolungarsi delle liti, che parecchi anni dopo 
Pietro Verri condannava con giusta severità. Allo stesso miodo 
si voleva premunirsi contro l'invadenza dello Stato negli affari 
privati, chiedendo che né il Governatore né i magistrati potes- 
sero avere, sotto qualunque pretesto, ingerenza nell'amministra- 
zione e tanto meno negli utili. La libertà dunque nel monopolio: 
•accozzamento di concetti opposti che ci rappresenta l'incertezza 
in cui si dibattevano gli spiriti d' allora nelle più vitali questioni 
economiche. — L' indagare le sorti e 1' esito di questa impresa 
sarà compito del futuro storico dell'industria milanese: a me 
basta l'averla segnalata, giacché il mio proposito si è quello di 
riassumere questa secolare agitazione in , favore dell'industria 
manufatturiera, nel periodo della sua decadenza. 



IV. — Nonostante la buona volontà della Giunta di Merci- 
monio e degli altri civici instituti, le cose procedevano lente, né 
poteva essere altrimenti, se si considera il continuo andirivieni 
delle proposte per tanti uffizi. Per quanto fosse attivo lo scambio 
delle idee, troppa gente era chiamata a discuterle: la Giunta, il 
Tribunale di Provvisione, il Consiglio generale, la Congregazione 
di Patrimonio, la Congregazione di Stato, il Magistrato ordina- 
rio, il Senato, e finalmente 1' Università dei Mercanti ed i vari 
paratici. Le proposte, spesso anche buone, non erano coordinate 
e perciò si contraddicevano: la Giunta di Mercimonio, la quale 
nel 1676, era contraria al divieto di esportare la seta greggia , 
per non compromettere l'esito di quella eccedente il consumo 



lOO I 1 1 I C.GI SUNTlAUIi: 



interno (i), nel i(k)0, rinnovati i suoi membri, chiede ed ottiene, 
appoggiandosi all' autorità del Kloch, la proibizione assoluta (2)J 
che, alla sua volta, non era affatto cosa nuova (3). Così nel 1710J 
altro incrociarsi di memoriali, in cui solo un'idea nuova possiam 
cogliere, quella di sostituire alle proibizioni un doppio estimo peri 
le merci oltramontane, accolta in un decreto (19 maggio) del Vi- 
cario di Provvisione, autorizzato dal Governatore. 

Ed eccoci al 1712 Tanno in cui si concentrano tutti gli sforzi] 
in un grande disegno di riforma. Carlo VI, con dispaccio datato 
da Presburgo (7 giugno), aveva ordinato si facesse una nuova 
prammatica per frenare il lusso, consultando nel medesimo tempo 
i mezzi per rinvigorire il commercio. Il Vicario di Provvisione e 
il Consiglio generale vollero, prima di deliberare, udire il parere 
di tutte le Università. Poiché la base dell'ordine regio era la so- 
lita paura per l' invasione delle merci forestiere, alla quale si at- 
tribuiva il doppio danno di fomentare il lusso e di far uscire il 
danaro, su questi argomenti si aggirano le risposte degli interes- 
sati. È innanzi tutto notevole in esse un dualismo tra mercanti 
ed industriali: gli unisono liberi scambisti, gli altri protezionisti 
intransigenti. La Camera dei Mercanti d' oro, argento e seta, dopo 
avere graziosamente burlato il fisco, che nel suo Parere, appog- 
giava all'epistola i23 di Seneca la condanna del lusso e sosteneva 
il danno prodotto dalle merci forestiere, entra in campo niente- 
meno che con una affermazione di questo genere: « La commer- 



(i) Memoriale a stampa, 1679, 25 febbrajo: Arch. stor. civ., Materie, 
Seta, cart. 875. 

(2) Consulta al Senato dimostrante i difetti del lavorarlo delle sete : 
Arch. stor. civ., Materie, Seta, 877, 3i genn.; — la grida è del 29 giu- 
gno — ivi. Le idee del Kloch su questo argomento sono riassunte in 
Supino, op, cit., p. 48. 

(3) Cfr. la grida 19 luglio 1654, del marchese di Caracena, vietante 
l'estrazione delle sete greggie a chi non provasse d'aver estratto in 
seta lavorata almeno un terzo di quella che voleva estrarre greggia; 
citata nella Relazione di Baldassare Paravicini, 3o dicembre 1697, sui 
lavori della Giunta di Mercimonio dopo il 1676: Arch. stor. civ., Ma- 
terie, Commercio, cart. 269. 



E LA DF.CADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO iSÓS-iySo I0[ 

ciatione corre libera di sua natura perchè insinuata e mantenuta 
dalla raggione delle genti » ; dimostra essere follia il credere che 
le stoffe straniere sian causa del lusso : esse potranno coltivare il 
« gusto di ben trattarsi » non generarlo. Milano non vive del solo 
-commercio interno, ma, e più, dell'estero, e sopra un sol piede 
non potrebbe reggersi. Proibire l'entrata delle manifatture fore- 
stiere vuol dir rinunciare a vendere le nostre perchè, per esem- 
pio, i mercanti di Lione non vorranno venir a prendere le nostre 
sete col danaro alla mano, quando non potranno più contraccam- 
biarle coi loro drappi e paloni (nastri): Lione ne riceve da ogni 
parte e potrà fare a meno delle nostre. — I mercanti che, sia pure 
inspirati dal loro interesse, avevano chiare e sane idee sulla na- 
tura del commercio e sulla necessità degli scambi, concludono do- 
versi limitare il divieto al solo uso. I mercanti di calzette non 
approvano la proibizione generale, perchè alcuni generi, come le 
calze di Fabriano e di Jesi, non si fabbricano in Milano, e ne 
verrebbe penuria: vorrebbero invece il bando di quelle imitanti 
le nostre, come le calze di stame di Padova, e la proibizione as- 
soluta della fabbrica e del commercio di quelle a telaio. Avversi 
alle proposte misure sono inoltre i mer^arii^ i mercanti d' oro e 
d'argento falso, i mercanti di Lione e così via. Diversamente la 
pensano gì' industriali, le cui risposte hanno per noi molto valore, 
inquantochè son ricche di dati e di cifre. I filatori e tessitori d'oro 
e di seta espongono le condizioni e le cause della decadenza della 
loro industria. Quarant'anni innanzi (1672 circa) si contavano 
in Milano seicento inolini (filatoi) coi quali si lavoravano circa 
due mila balle di seta, si sostentavano trenta mila persone, si traf- 
ficava per un milione di lire: ora i molini sono cento trenta e 
solo ottanta lavorano. Le cause, oltre l'esodo dei filatoi, l'esser 
troppo leggiero il dazio d' uscita della seta greggia e troppo forte 
quello d'entrata in città (soldi sette e mezzo la libbra). Il famoso 
decreto del 1681 non si osservava dunque ancora. I tessitori tor- 
nano alle vecchie proposte fatte prima di quel decreto, aggiun- 
gendo il voto che il dazio d' uscita si accresca solo ai filatori fo- 
resi, non ai cittadini, giacché quelli mentre sono esenti da pa- 



102 LE LEGGI SUNTUARIE 



recchi dazii come pane, vino, fìtti, ecc., hanno anche il vantaggio 
di far lavorar hi seta a sokii quindici la libbra, mentre i citta- 
dini pagano la mano d'opera ventitré soldi. — I tessitori di seta, 
addotto un curioso specchio dimostrante che dal 1697 al 171 1 il 
numero dei telari era scemato da 809 a 283, vogliono senz' altro 
il bando delle stoffe straniere, combattono vivacemente le teorie 
liberiste dei mercanti, e concludono che l'introduzione e 1' uso 
son due cose indissolubili, e non è possibile proibir 1' una per- 
mettendo l'altra. I lanaiuoli son press' a poco dello stesso avviso. 
I tintori, pur favorevoli alla proibizione, trattano particolarmente 
la questione dell' indaco, allora, senza dubbio di singolare impor- 
tanza. L'introduzione del gualdo era stata eretta (1659) in un 
monopolio (i) esercitato dagli impresarii colle più odiose fiscalità; 
i tintori, obbligati a comperarne non più della piccola porzione 
che si poteva consumare in tre giorni, andavano soggetti a con- 
tinue perquisizioni e multe, e perciò si dichiaravan disposti a pa- 
gare all' erario la somma pagata dagli appaltatori, purché si abo- 
lisse quella iniqua privativa. 

Concorsero questa volta col loro parere anche i più alti in- 
stituti dello Stato. Il Magistrato ordinario si occupa specialmente 
dell'abuso dei giuochi, divenuto da poco una vera follia, e trac- 
cia le linee generali d' una riforma del commercio (2), inspirata 
sempre al sistema proibitivo, secondo le conclusioni della consulta 
senatoria del 1662; la Congregazione di Stato, come rappresen- 
tante di tutte le città del Dominio, dichiara che, se in Milano può 
trovarsi una parvenza di agiatezza ciò non è altrove: non esiste 
pur troppo lusso, perchè i popoli sono oppressi dalla miseria, ed 
è inutile qualunque rimedio che non sia rivolto a diminuire le 
imposte e restaurare i commerci (3). 



(i) VerrI; op. cit., II, 247. 

(2) Arch. stor. civ., Materie, Araldica, cart. 42. 

(3) Arch. stor. civ., ibid. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA iN MILANO iSÓS-iySo I03 



V. — Ricevute le risposte di tutti i Gremii^ come allora dì- 
cevasi, il Consiglio generale, preparò il suo disegno diviso in due 
parti; l'una per la prammatica del lusso, l'altra pel ristoro del 
mercimonio (i). La prima è ricalcata sulla legge del 1679 e poco 
ne differisce. Vi troviamo ripetuti i capitoli relativi alle carrozze, 
il divieto alle dame di uscire con seconda carrozza e il bando 
dell'oro e dell'argento dalle livree, ma soppresse le disposizioni 
tendenti a limitare il numero dei lacchè, servitori, braccieri e 
staffieri, giacché era prevalso il concetto che « per adesso, attese 
le circostanze dei tempi non si consulti limitazione de servitori, 
mentre, rimesso che sarà il mercimonio in questa metropoli, si 
potrà dare sopra ciò provvidenza adeguata (2) ». Dura la proibi- 
zione dei bindelli e pizzi forestieri, ma alle bande, cadute di moda, 
si sostituiscono le sciarpe, i scossalini (piccoli grembiali) e i faz- 
zoletti ricamati o intessuti d'oro e d'argento: ugual menzione 
dei cuscini da inginocchiarsi, aggiunte le borse per riporre i libri 
di devozione. Per le gioie si mantiene il vecchio divieto, ma si 
sopprime il rapporto alla dote: fermo il bando alle stoffe stra- 
niere, ma taciuta l' intimazione ai sarti di non introdurre nuove 
foggie. Pel lutto si richiama in vigore una grida di Carlo II del 
169Ó (3). Nuove sono le disposizioni riguardo ai giuochi, in omag- 
gio alla lunga dissertazione del fisco su questo argomento. Proi- 
biti senz' altro tutti i giuochi d' invito e di Zara e quello del 
Seminario ad uso di Genova e di Torino « pensando alle perni- 
ciose conseguenze che ne derivano a questi fedelissimi sudditi dal 
fallace allettamento di tale giuoco, colla totale rovina delle loro 
miserabili famiglie e perdizione di tante anime, cagione forse delli 
divini flagelli che di presente se ne risentono ». Sul giuoco del 
Seminario ritengo opportuno spendere qualche parola, giacche i do- 
cumenti d'Archivio mi permettono di tracciarne in breve la storia. 



(1) A stampa, sotto forma di lettera del Vicario di Provvisione e 
dei LX Decurioni al Senato, 29 die. 1712: Arch. stor. civ., Materie, 42. 

(2) Verbale della Commissione eletta per la Prammatica, i.^ set- 
tembre 1712: Arch. stor. civ., ibid. 

(3) E in Arch. stor. civ., Materie, 42: nulla contiene di notevole. 



104 



LEGGI SINTt'ARIE 



* 



È noto come questo ì;ìuoco, detto anche dei Senatori, si eser- 
cisse già in antico a Genova, sotto forma di scommessa sui cinque 
Senatori che si estraevano a sorte fra i novanta membri del Con- 
siglio, e queste scommesse avesser luogo o su uno dei cinque, o 
sul primo estratto, o su due (ambo), o su tre (terno), o su quat- 
tro (quaderna) (i). Il giuoco era in origine, e fu per molto tempo, 
tenuto da speculatori privati. Intorno al 1644, alcuni Genovesi 
sparsero per Milano parecchie liste di candidati alla carica di 
Senatore, adescando, il popolo alle scommesse, ma il Governatore, 
Marchese di Velada, avvertito dal Senato della novità, proibì, 
con grida 4 febbrajo 1644, questo giuoco, come « non libero e 
sincero, ma fraudolento o almeno facile a cagionare inganni (2) ». 
Il divieto, al solito, andò inosservato ed anzi nel i656 si vede il 
primo tentativo per fare, del Seminario un gioco ufficiale: un 
Geronimo Bagnara e un Benedetto Germano chiesero al Gover- 
natore licenza privilegiata per nove anni, di esercire il lotto di 
(jenova in Milano, obbligandosi a dare in compenso trecento lire 
r anno alle venerande vergini spagnuole. Per convincerlo dell' one- 
stà della- cosa, spiegavano minutamente il meccanismo del giuoco, 
e soggiungevano essere già da tempo costume dei Milanesi man- 
dar denari a Genova per quello scopo (3). Il Magistrato ordinario 
e il Vicario di Provvisione, interrogati, diedero parere favore- 
vole (4). — Col i665 comincia in Milano un periodo nuovo pel 
lotto. Un tal (j. B. Via propose in quest'anno di esercirlo a be- 
neficio del Banco di S. Ambrogio e il Governatore D. Luigi de 



(i) Ardi. stor. civ., Materie, Lotto, cart. 606, 3o giugno i656; sup- 
plica di Geronimo Bagnara e Benedetto Germano, per ottenere licenza 
di esercire il giuoco del seminario. V. ivi un esemplare delle liste 
stampate coi nomi dei novanta consiglieri di Genova. 

{2) Gridario Govern., i633-56, Marchese de Velada, p. 33. 

(3) V. la citata supplica, 3o giugno i656. 

(4) Arch. stor. civ., Materie, Lotto, cart. 5o6. 



I 



E LA DECADENZA DELL* INDUSTRIA IN MILANO IDÓS-IyDO I05 



Gazman, neli' intento di soccorrere la barca pericolante di quel- 
r istituto, diede il permesso. Si cambiò la forma per adattarla 
meglio agli usi di Milano: l'estrazione dei cinque non si fece più 
tra i consiglieri di Genova, ma fra cento luogatari (i) del Banco 
con capitale non superiore alle cento lire, il quale veniva rim- 
borsato agli estratti: i loro nomi non venivano riconfusi nel- 
r urna ma rimpiazzati con altri cinque nuovi (2). L'utile era di- 
viso a metà col banco, la perdita tutta a carico dell'impresario (3). 
L'estrazione aveva luogo sotto la loggia degli Osii, almeno una 
volta ogni tre mesi, con intervento delle Autorità. Il riparto delle 
poste e dei premi era il seguente: Pel primo estratto si pagava 
una lira e dieci soldi e si guadagnavano lire cento; per un estratto 
L. otto — duecento; per l'ambo L. quattro — seicento; pel terno 
L. tre, soldi dieci — seimila. S' incominciò col settembre del i665 (4). 
Nel suo primo periodo (lóòS-ióòy) il giuoco non fece buona pro- 
va (5): l'utile del Banco salì una sola volta a L. 3i85, e andò 
poi sempre scemando, onde il Via, disanimato, cedette le sue ra- 
gioni a un tal Gerolamo Lomazzo, il quale, comprendendo esser 
causa della mala riuscita questo fatto che gli assistenti al giuoco, 
per paura d'arrischiar troppo, non accettavan le poste di rilievo, 
propose ed ottenne d'assumersi tutto il maneggio e corrispondere 
al Banco non più la metà dei profitti, ma una somma fissa di 
tremila lire l'anno, e seimila per ciascuno degli ultimi sei anni 



(i) Quelli che avevano depositi (luoghi) e partecipavano agli utili, 
a differenza dei semplici depositi pel giro del denaro in commercio: 
CusANi, Storia di Milano, III, 269 e 274. 

(2) V. la proposta del Via, col relativo incartamento di tutte le 
pratiche seguite, in Arch. stor. civ., loc. cit. 

(3) V. i verbali dell'adunanza dei Conservatori del Banco di S. Am- 
brogio I e 3 giugno i665: Arch. stor. civ.. Dicasteri^ Finanze, 714. 

(4) V. il Capitolato firmato dal Vicario di Provvisione e Conser- 
vatori del Patrimonio, in data 8 agosto i665: Arch. stor. civ., Materie, 
Lotto, cart. 606. 

(5) Lettera al Governatore, dicembre 1668, e Resoconto delle estra- 
zioni fatte dal 18 settembre i665 al febbrajo 1667: Arch. stor. civ., Ma- 
terie, Lotto, 606. 



Li: LEGGI SUNTUARIi: 



licir appiilto (i6(38) (i). Tuttavia gli spiriti timorati continuavano 
nelle proteste: nel 1(578 il dottor Tommaso Santagostini, avvo- 
cato fiscale, inviò al Governo una luni^a memoria dimostrante 
colle cifre la vanità delle speranze che il volgo riponeva nel Se- 
minario (2); in seguito a questa e ad altre ostilità, il Banco ri- 
nunciò spontaneamente ai suoi diritti (3) e il Governatore, prin- 
cipe di Ligne, proibì il giuoco (14 settembre) (4). xMa gli eredi 
d' un tal Majoli, che era subentrato nell' impresa al Lomazzo fe- 
cero valer le loro ragioni in un ricorso al Re (1681), il quale in 
una sua lettera al Governatore si mostrò propenso alla tolleranza 
fino allo scadere dei venti anni d'appalto: se non che, in seguito 
alle pressioni delle autorità milanesi e ai buoni uffici dei Reg- 
genti Pertusati e Moles presso il supremo Consiglio d' Italia a 
Madrid e dell'oratore della Città Baldassare Porro, revocò il pre- 
cedente dispaccio ed ordinò di mantenere il divieto (5). Ciò non 
ostante il giuoco si continuò ad esercire privatamente (6). Nel 1696 
un Francesco de Filippi e un Desiderio de Giusti, dimostrando 
al Governatore l'inefficacia dei divieti, lo supplicarono di rico- 
stituire il Seminario, offrendosi di pagare quarantamila lire in 



(1) V. lett. cit., loc. ciì. 

(2) Arch. stor. civ., Materie, Lotto, 606. 

(3) Relazione del Vicario e Conservatori di Patrimonio, sui giuo- 
chi, al Consiglio generale, 27 genn. 1696: Arch. stor. civ.. Dicasteri, 
Cameretta, s. q. d. 

(4) Grid. Gov., Principe di Ligne, p. i3o. 

(5) Arch. stor. civ., Dicasteri, Oratori, Porro. 

(6) Supplica della Città al Governatore, 22 novembre 1684, e or- 
dine del Governatore al Capitano di giustizia di procedere contro i 
contravventori : Arch. stor. civ., Materie, Lotto, cart. 606. Grida del Go- 
vernatore Conte di Fuensalida {ibib., 28 giugno 1688) contro l'abuso di 
chi raccoglie in Milano poste per l'estrazione dei Senatori di Genova, 
o delle cinque zitelle su ottanta alle quali si ha da dare la dote (come si 
usava a Napoli) : pena, cinque anni di galera agli esercenti, mille scudi 
ai giuocatori di buona condizione e la frusta ai plebei. — Ivi pure al- 
cuni esempi di contravvenzioni. — Ivi: Grida del Principe di Vaude- 
mont, 9 giugno 1697, e Verbale della Congregazione di Patrimonio, che 
decide invitare di nuovo il Consiglio generale a pronunciarsi contro 
il giuoco, 27 giugno 1700. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO IdGS-IJÓG IO7 



cambio del privilegio: il Consiglio generale e i Conservatori di 
Patrimonio diedero parere sfavorevole e sembra la pratica non 
avesse seguito (i). Ma finalmente il 29 gennajo 1700 si propose • 
« Se attesa l' impossibilità di sradicare il giuoco del Seminario 
.... si potesse da un male irrimediabile cavar frutto, quando si 
offerisse proposizione vantaggiosa a questa Città, nel permettere 
questo giuoco (2) ». Prima di ricorrere al Governo, in questo 
senso, si volle avere anche la parola della Chiesa, e il Dottore 
teologo Francesco Maria Rivolta, parroco di S. Pietro alla Vigna, 
dichiarò, in una sua allegagione, che per evitare mali maggiori, 
si può permettere il pubblico esercizio del lotto di Genova, che, 
proibito, si esercisce ugualmente, nello stesso modo che «Princeps, 
ex omnium theologorum consensu, meretrices permittit, ita bono 
publico postulante (3) ». Forti di questo consenso il Vicario di 
Provvisione e i Conservatori di Patrimonio dichiararono al Go- 
vernatore che essi avrebbero perseverato nel chiedere la proibi- 
zione, se il popolo non fosse stato invaso da un vero delirio e se 
il-danno non fosse stato ancor più grave per essere i mantenitori 
del giuoco i^eligiosi che lo praticano con diversa franchigia : ma 
poiché il permetterlo era oramai una dolorosa necessità, potesse 
almeno la Città, oppressa da tanti pesi, trarne qualche vantag- 
gio (4). Poiché il Governatore fece comprendere esser difficile ot- 
tenere dal Re il permesso pel Seminario, contro il quale aveva 
una particolare avversione, si pensò di introdurre uno dei giuochi 
stranieri di simil genere, o di Francia, o d'Inghilterra o d'Olanda, 
e i patrimoniali, incaricati dello studio stesero su questo propo- 
sito una relazione (5). Qui cessano i documenti e non so dire se 
il nuovo giuoco venisse o no istituito (6). 



(i) V. le suppliche e i verbali relativi in Arch. stor. civ., Dicasteri, 
Cameretta, 14 e 27 gennajo 1696. 

(2) Verbale 29 gennajo 1700: Arch. stor. civ., Dicast ri. Came- 
retta, s. q. d. 

(3) Arch. stor. civ., ibid. 

(4) Arch. stor. civ., ibid., 11 febbrajo 1700. 

(5) Arch. stor. civ., Dicast., Cameretta, 4 marzo 1700. 

(6) Subentrato il governo austriaco, il lotto divenne, com'è noto, 



108 LE LEGGI SUNTUARIE 



\\. I.a seconda parte del disegno è consacrata al « risar- 
cimento del mercimonio ». Riguardo al lanitìciosi rinnovano tutte 
le provvidenze contenute nella Consulta del Senato del 1662, già 
da noi esaminata, con qualche aggiunta, in senso ancor piiì re- 
strittivo, come sarebbe il divieto incondizionato dell' introduzione, 
dell'uso e del commercio de' panni, saglie e cappelli forestieri, e 
l'obbligo ai mercanti di rilevare le stoffe dai lanifìci milanesi al 
prezzo dichiarato da due periti di fiducia, eletti da entrambe le 
parti, e, in caso di discordia, da un perito scelto dal Vicario di 
Provvisione, il qual Vicario doveva pure tener presso di so un 
registro di tutti i panni nostrani e di tutti i forestieri esistenti 
nelle botteghe e nei magazzini della^ Città. Quanto ai mercanti 
di Lione che, come sembra, trafficavano qui stoffe di lana ordi- 
narie pei poveri, e nella lor relazione avevan dichiarato essere 
impossibile fabbricare in Milano quelle merci, per la diversità 
del clima e la mancanza di esperti operai (i), si sospende la de- 
liberazione definitiva e si stabilisce di tollerarli fino a nuovo or- 
dine. — Pel setificio si propone: proibire l'introduzione e l'uso 
dei drappi forestieri e di quelli d' oro e d' argento, e, aderendo 
alle richieste delle varie corporazioni, si estende il divieto ai pizzi, 
alle cuffie di fuori, ai veli, ai fustagni e tarlisi, alle calzette a 
telaio e a quelle di Padova, alle parrucche straniere, alle scatole 
d'oro, argento e acciaio per tabacco od altro uso simile: debba 
ogni mercante notificare la quantità di merce proibita che tien 
presso di sé, e 1' autorità vi apponga il bollo, dopo aver fissato 
il termine utile per esitarla. Si vuole inoltre : togliere (ancora !) 
il dazio d' entrata alla seta greggia, impedire che si trasportino 



istituzione governativa. Il Lattuada, Descrizione (fi Milano, ]\Iilano, 
1738, V, 197, dice che estrae vansi i cinque numeri alla Ferrata (Piazza. 
Mercanti) presente il Magistrato ordinario. 

(i) Sommario delle risposte fatte dalle Università: Arch. stor. civ., 
Materie, 42. 



E LA DECADENZA DELL INDUSTRLA IN MILANO iSÓD-iyDO IO') 

filatoi fuori di città e tanto meno se ne erigano di nuovi fuori 
ài Stato, sotto pena di confisca. In favore dei tintori si accetta 
Ja loro offerta, lasciando loro piena libertà di comperar l'andaco 
dove lor meglio piaccia, e si impone ai mercanti di pagar l'opera 
di tintura con danaro sonante e non con droghe o drappi, com'era 
costume. Riguardo alle Corporazioni, infine, si fa un passo in- 
dietro, e, mentre, in passato non mancava chi vedesse nei loro 
metodi tirannicamente restrittivi un impaccio al libero e fecondo 
svolgimento del commercio, si propone questa volta « che niuno 
possa esercire 1' arte del filatore, che non sia passato all' esame 
ed approvato per idoneo e che non sia descritto nella loro ma- 
tricola, con che però non possi approvarsi per maestro alcuno, 
ancorché abbi li dovuti ricapiti ed opportuna abilità, se prima 
non averà dato idonea sigurtà almeno di cinquecento scudi di 
esercire il lavorerio delle sete nella presente città e non altrove ». 
Così dopo tanto lavoro si è giunti alla più rigida applicazione 
del sistema coercitivo: e rigidamente questa volta, almeno sulle 
prime, si volle attuarlo. Carlo VI, che nelle cose sue metteva 
certo più ardore dei suoi predecessori e s'era fitto in capo di 
rialzare il commercio della Lombardia, abolì con suo dispaccio 
28 giugno 1713 il dazio d'entrata della seta greggia (i) (abolito 
già di nome nel 1681) e il Governatore Eugenio di Savoja, pub- 
blicò il decreto di bando alle manifatture forestiere, secondo le 
proposte della Città (2). Ai mercanti che tenevano drappi e bin- 
delli stranieri fu concesso un termine di sei mesi per smaltirli e 
il Vicario di Provvisione li fece tutti inventariare e sigillare (3). 



(i) Verri, op. cit., II, 280. 

(2) Arch. stor. civ., Materie, Seta, cart. 878. 

(3) Decreto del Tribunale di Provvisione (17 marzo 1714) che pre- 
scrive la denuncia delle stoffe proibite: Arch. stor. civ., Materie, Com- 
mercio, 271. — Cominciaron però subito anche i reclami : curioso è 
quello dei ricamatori (i7i3). Secondo la loro asserzione, quattrocento 
e più esercitanti l'arte del ricamo in Milano si trovavan senza lavoro, 
perchè la maggior parte dei ricami eseguivansi appunto su stoffe stra- 
niere. Con decreto 28 settembre 1718 fu loro concessa la continuazione 



sUMUAinK 



Ad un certo risveglio di fiducia e di attività (i), dovuto a questa 
nuova agitazione del 1712, più che all'eflicacia delle misure prese 
(il dazio d'entrata della seta greggia, lo ripeto, non fu abolito dì 
l'atto che nel 1739) si deve quel miglioramento che i mercanti 
stessi, in un memoriale del 3o marzo 171 3, confessano, provan- 
dolo con cifre tolte dai libri dell'estimo mercimoniale: le fab- 
briche di stoffe specialmente presero un nuovo slancio (2). 

Lo scambio d'idee continuò attivo sotto il governo del Prin- 
cipe Eugenio, che dimostrò un grande interesse al bene di Mi- 
lano, e mantenne sempre, sull'argomento del commercio milanese, 
una attiva corrispondenza con Vienna. La Giunta di Mercimonio, 
rinnovata nel 1717 (non istituita come crede il Verri (3), e il Frat- 
tini (4), ripete, giacché noi la vediamo funzionare da quasi no- 
vant'anni) raddoppiava le sedute, invitava, nell'intento di ren- 
dere più fecondi i lavori, anche i patrizi estranei (5), ai quali 
era affidato V incarico d' invigilare sulle fabbriche (6). Il contrab- 
bando si esercitava su larga scala, onde un continuo replicarsi di 
memoriali e di consulte, seguiti da gride rigorose, intese ogni 
volta a ribadire le precedenti (7). 



dei lavori incominciati, purché si desse garanzia d' estrarre i drappi 
ricamati dallo Stato: Arch. stor. civ., Materie, Ricamatovi [i7i3]. 

(i) I mercanti d'oro, per esempio, a compensare le concessioni ot- 
tenute, si obbligarono ad accrescere il numero dei telai. Vi sono (Ar- 
chivio stor. civ., Mat., Comm., z'ji), j5 marzo 1714, due note contenenti 
i nomi di tutti questi mercanti e il numero dei telai e delle persone 
che intendono accrescere : 1087 persone sulle 1680 esistenti, in una, e 
282 telai nell'altra. 

(2) Arch. stor. civ., Afat., Comm., 271 (3o marzo I7i5). 

(3) Op. cit., II, 281. 

(4) Op. cit, 40. 

(5) Arch. stor. civ., Mat., Comm., 2r]\ : Lettera d' avviso del Con- 
siglio generale ai delegati che non sono della Congregazione acciò in- 
tervengano alle sedute, 28 giugno 1715. 

(6) Lett. del Vie. di Provv. ai SS. Cavalieri delegati alla vigilanza 
dei lavorerii (5 giugno 1716): Arch. stor. civ., Mat., Comm., 272. 

(7) Consulta della Giunta al Governatore, in cui lo ragguaglia di 
quanto si è fatto pel ristabilimento del commercio e supplica l'osser- 



E LA DECADENZA DELL* INDUSTRIA IN MILANO 1565-1750 III 



VII. — Tuttavia le autorità supreme non trascuravano di 
battere ogni tanto il chiodo della prammatica. Nel 171 8 il Re ne 
sollecitò una nuova; si fecero le sòlite pratiche, la solita commis- 
sione, e il Vicario, terminati i lavori, inviò al Senato una let- 
tera con un quadro desolante delle condizioni della città, esage- 
rato, forse, allo scopo di levarsi questa seccatura: «.eo ventum 
« est ut post exantlatos (sic) labores, unica remaneant irritae spei 
« vestigia, violata nimirum proclamata, posthabitae commina- 
« tiones, patrata palam delieta, iacente idcirco in superfusis, tene- 
« bris florentissimo alias lanifìcio, quod non modicum susceperat 
« incrementum, aliisque nostratum artibus jacturam passis. Hinc 
« tristis et decolorata rerum facies, aerumnae et conquestiones, 
« dolente invisum ocium comitemque inopiam plebe, plurimis 
« domibus atque officinis inquilinos et mercatores vel in media 
« hac metropoli desiderantibus, exhausto ac viribus coUapso ob 
« onerum molem promercalium vini ac segetum vilitatem, num- 
« mariam penuria m ordine nobilium atque aliorum queis unico 
« praediorum reditu paratur vitae subsidium. Conflictatur ani- 
« mus memorando confertissimas angustias.... numerosamquiritan- 
« tium mendiculorum catervas a quibus viritim atque ostiatim 
« implorantibus singulae aedes , vici, fora, tempia obsidentur, 
« praeter caeteros honestae verecumdiae egenos squalidis sub 
« tectis cum malesuada fames ac turpi egestate luctantes ». Se 
in mezzo a simili miserie era il caso di pensare a una pramma- 
tica contro il lusso, il Vicario lo lasciava pensare a S. Maestà (i). 
— Il Capo della Città aveva senza dubbio esagerato, perchè, solo 
cinque anni dopo, la Giunta di Commercio confessava essere 



vanza della grida contro le merci straniere, 19 die. 1716: Arch. stor. 
civ., Mai., Comm.f 2-J2. Ivi pure: gride 24 luglio 1712, ripetuta in quella 
II giugno 1720, e 20 maggio 171 6. 

(i) Arch. stor. civ., cart. 48. Un nuovo appello nel 1727 ebbe la 
medesima sorte: Arch. stor. civ., ibid., 24 febb. 1727. 



12 LE LEGGI SUNTUARIE 



oramai gli operai tutti occupati, molte manifatture rifiorite, i] 
soli telai di drappi e fazzoletti saliti al numero di 444, oltre a] 
3oo quelli dei bindelli, ed approvava con entusiasmo il disegno] 
del Conte Sizendorf, testé mandato da Vienna a riaccendere la' 
fede nell'avvenire (i). Con quel disegno, che stabiliva una per- 
fetta reciprocanza di scambio Li'a 1' Italia austriaca e la Germa- 
nia, il Re veniva a togliere le innumerevoli barriere intralciami 
il commercio della Lombardia ; permetteva V uso di tutte le ma- 
nifatture, e in particolar modo delle stoffe fabbricate negli Stati 
ereditari della iponarchia austriaca : quanto alle straniere prefe- 
riva la proibizione assoluta ai forti dazi, perchè gli ambiziosi 
non avrebbero resistito alla tentazione di comperarle anche ad 
altissimo prezzo. Tuttavia il disegno tende a regolar meglio e a 
meglio disciplinare questa proibizione (2): perciò appunto la 
Giunta del Mercimonio presentava un elenco di tutte le mer- 
canzie che si importavano da paesi stranieri, coi rispettivi luoghi 
di provenienza, a fine di evitare che il divieto comprendesse 
merci che la Germania non potesse fornire o fosse costretta a 
vendere a più alto prezzo (3). Questo provvedimento, dice il Verri, 
(op. cit., II, 282) quantunque approvato dal Re con un «voglio 
« sia subito eseguito », « andò in dimenticanza e sebbene ordi- 
« nato per la seconda volta da Maria Teresa (11 ottobre 1749) si 
« è fìnalmenre eseguito in quest'anno 1768, ribassandosi reciproca- 
« mente i dazi per gli Stati ereditari e noi a beneficio delle ma- 
« nifatture » : giova però osservare che Maria Teresa stessa, im- 
ponendo di nuovo nel 1749 il bando alle stoffe straniere, avverti 
che quelle fabbricate in Lombardia e Toscana fossero contrasse- 
gnate dalle magistrature locali, affinchè non penetrasse nelle terre 
austro-ungariche roba straniera, sotto pretesto di essere toscana 



(1) Relazione della Giunta, 14 giugno 1728 (a stampa): Arch. stor. 
civ., Mat, Comm., 2.-12,. 

{2) V. il dispaccio reale e il disegno del Sizendorf in Arch. stor. 
civ. Mai., Comm., 272. 

(3) V. ibid. la relazione della Giunta, che fa seguito al disegno. 



E LA DECADENZA DELl' INDUSTRIA IN MILANO iSGS-ljSo Il3 



o milanese, il che, se non erro, dimostrerebbe che la parte so- 
stanziale del decreto di Carlo VI fosse osservata (i). 

Nel 1739 finalmente vediam risolta la questione del dazio 
d'uscita. Fin dal 1724 i soprastanti al commercio avevano ripo- 
sto in campo, con maggior energia, l'argomento dei dazi della 
mercanzia che, a buon diritto, ritenevano causa principale di 
tutti i mali (2), e concretate le idee in un disegno inteso a fis- 
sare un metodo uniforme di riscossione che strappasse i contri- 
buenti alla avidità inesorabile e capricciosa dei gabellieri e degli 
impresari. Questo disegno diede luogo ad una copiosa fioritura 
di gride, consulte, rappresentaiioni ed altre dilìgen:{e, finché il 
6 luglio 1739 un decreto reale di riforma daziaria toglieva, pel 
momento, ai milanesi questa secolare preoccupazione. Esenti dal 
dazio regio le lane e gli ingredienti necessari alle manifatture ; 
tolte le innumerevoli barriere provinciali colla libera circolazione 
delle sete greggie in tutto lo Stato; ridotto a metà il dazio delle 
sete filate pel loro ingresso in tutte le città e per 1' esportazione 
all'estero, a un sesto quello delle manifatture uscenti dalle città; 
diminuito di tre quarti il dazio delle manifatture fabbricate 
nelle ville e borghi pel passaggio da una provincia all'altra, e 
nella stessa misura quello d' uscita dallo Stato per le manifatture 
cittadine. Sono così esaudite in gran parte quelle aspirazioni che 
da tanto tempo si andavano invano manifestando. 



Vili. — Con Maria Teresa, rigida avversaria del lusso e, in 
fatto di commercio, mercantilista intransigente, risorsero più vive 
nel 1749 entrambe le questioni. Il 16 agosto il Conte Generale 
Pallavicino, ministro plenipotenziario delle R. Finanze, osservando 
che, mentre i corpi cittadini, compresi i mercanti, si trovavan 



(1) V. la nota (20 ottobre 1749) soggiunta alla prammatica a stampa 
di Maria Teresa (12 sett. 1749): Arch. stor. civ., Mai., 48. 

(2) Arch. stor. civ., Materie, Coinni., 272. 

Arch. Stor. Lomb. - Anno XXVII. - Fase. XXV. 8 



I 1 I LE LEGGI SUNTUARIE 



d'accordo con lui riguardo al divieto di astrarre le sete greggieJ 
i mercanti stessi, per aver ricevuto grosse commissioni dall' esteioj 
avcvan d'un tratto cambiato parere, lamentava il malaugurato co- 
stume di voler sacrificare il bene comune agli interessi particolari, ej 
pur dichiarandosi disposto a tollerare per questa volta, mostrava la 
l'erma intenzione di pensare, in avvenire, ad un sistema che con- 
ciliasse gli opposti interessi: e, fra i bisogni più urgenti segna- 
lava la necessità di frenare il lusso dannoso, scn:ya distruggere 
il lusso discreto che dà sussisten:{a alla plebe e alimenta il com- 
mercio. Questa preziosa distinzione, tendente a porre nei suoi 
veri limiti la questione del lusso, dimostrandone la relatività, 
noi la udimmo già dalla bocca dei milanesi prima assai che gli 
economisti e i filosofi la proclamassero , ed ora per la prima 
volta vediamo l'autorità governativa impadronirsene. — Mentre 
i corpi cittadini , eccitati dal Governo , raccoglievano le solite 
informazioni per pronunciarsi sulla nuova repressione del lusso, 
giungeva una prammatica ài Maria Teresa inspirata ai più ri- 
gidi e , possiam dire , ai più gretti canoni del sistema protet- 
tore: ragione suprema di essa è infatti l'impedire V uscita del 
danaro. E, in omaggio a questo criterio, ritenuto ormai un dogma 
economico, divieto d'introduzione dei drappi stranieri di lusso, 
anche di seta, dei merletti e ricami e di tutto l'oro e l'argento 
lavorato fuori dei paesi ereditarii: proibito l'oro nelle carrozze, 
nelle cornici e negli specchi , per non sottrarlo alla circola- 
:{ione: proibito introdur gioie da paesi stranieri, e il comperare 
e vendere le esistenti, se non a contanti, per evitar debiti: 
proibiti i regali di gioie , in occasione di nozze , perchè in esse 
si immobilizza il danaro. Ancora nell'intento di evitare debiti, 
si minacciano pene rigorosissime contro i debitori , che non 
possano allegar come scusa alcuna disgrazia e più ancora contro 
quelli che col vivere rilasciato sono caduti in povertà , senza 
« ri/lesso ne sullo « stato uè sulla dignità ma unicamente te- 
« nendo in mira la giustizia piacevole a Dio ed un esempio da 
«cagionare spavento»: a garantire l'osservanza del decreto, 
erette in tutti i paesi speciali commissfoni di polizia, ordine di 



E LA DECADENZA DELL* IMDUSTRIA IN MILANO l565-iy5o Il5 

frequenti e severe perquisizioni e di piombare ogni partita di 
mercanzie forestiere (i). 

Il Vicario di Provvisione osservò che non tutte le disposi- 
zioni emanate da Maria Teresa si confacevano alle circostanze 
nostre, e riproponeva in quella vece alcuni dei capitoli del 1712: 
quello relativo alle carrozze, alle livree e ai pizzi, permettendo 
però ogni -sfarzo alle persone di fuori: quello dedicato ai giuochi 
d'azzardo. Accoglieva il divieto pei lavori di ricamo stranieri e, 
quanto alle gioie, pur ammettendo che non fosse lecito compe- 
rarne se non a contanti, riteneva sufficiente limitarne, secondo il 
costume antico, la spesa a un ottavo della dote. Del bando alle 
merci straniere il Vicario non fa parola: l'esperienza doveva 
aver oramai scosso la fede in questo sistema, a cui da oltre un 
secolo si andava inspirando la legislazione commerciale, e un ac- 
cenno al decadere di quella convinzione che, fra poco il Verri si 
affaticherà a sradicare del tutto, lo troviamo nella consulta pre- 
sentata in questa occasione dalla Congregazione di Stato al Go- 
verno, ove apertamente si dichiara dannoso al commercio il di- 
vieto d'introdurre mercanzie forestiere, e misura affatto insufE- 
ciente la concessa reciprocità degli scambi fra tutti gli Stati della 
Monarchia. Oltre a ciò, ancora una volta la Congregazione espri- 
meva i soliti desideri ed insisteva sulla diminuzione dei carichi 
e sulle necessarie limitazioni della eccessiva potenza delle Corpo- 
razioni. Nel brillante periodo Teresiano molti di que' desiderii 
furon paghi e potè realmente incamminarsi sulla buona via il 
ristoro del mercimonio. 

A questo punto, all'inizio cioè delle riforme di Maria Teresa, 
termina il mio compito. La questione del lusso e la questione 
commerciale entrano ora nel dominio della scuola economica 
milanese , i cui principali rappresentanti lottali non solo nel 
campo teorico, ma anche in quello pratico contro i vecchi pre- 
giudizi che inceppavano ogni libero sviluppo dell'attività nazio- 



(1) Arch. stor. civ., Materie, e art. 48. 



I l6 LE LEGGI SlNTirARIE E LA DECADENZA , ECC. 

naie; Cesare Beccaria espone dalla cattedra le sue idee liberali e 
le applica, fin dove gli e possibile, nel supremo Consiglio di com- 
mercio; Pietro Verri, proclamata la necessità fatale e nel tempo 
stesso l'utilità del lusso, addita nei suoi scritti economici, con 
vivace chiarezza, le vere cause della decadenza, mentre a Vienna 
combatte da valoroso i rappresentanti del passato o testardi o 
malevoli (i). Qui comincia un'epoca nuova la quale ha bisogno] 
di ben altra storia. 



Ettoke Verga. 



(i) CusPiìii, Storia di Milano, III, 337 sgg., ^^'^ ^ assai ben riassunta 
l'opera del Verri nella Commissione per la riforma finanziaria. 



I 



VARIETÀ 



I pretesi rapporti dei Milanesi 
con Giovanna d'Arco. 

(Coniribiiio alia storia della contesa fra il Panormita e il Raudense), 



La pubblicazione dtlV Hermaphroditus di Antonio Beccadelli, 
detto il Panormita, avvenuta fra il 1425-26 (i), aveva suscitato 
ovunque Io sdegno delle anime oneste, che ravvisarono in quello 
scritto un' offesa troppo grave al pudore, per lasciarla impunita. 
Fra i molti, che sorsero in difesa della morale calpestata, fu il 
frate Antonio da Rho, il quale in Milano intraprese una vera 
campagna contro il licenzioso scrittore e da ultimo, secondo l'uso 
del tempo, lo aggredì con un' ardente invettiva (2), la quale, se 
attesta il suo santo zelo per la virtù, fa anche chiaramente co- 
noscere aver il frate sposato la sua religione all' umanesimo. 

A questa contesa si riferiscono uno scritto satirico all' indi- 
rizzo del Raudense e la rispettiva risposta, che si trovano uniti 
nel Cod. Ambr. C. 64 sup. f. 1 59-160, mentre in due altri co- 
dici (3) si leggono partitamente l'uno (P. 4 sup. f. yS v.) e l'altra 



(i) Cfr. Felice Ramorino, Antonio Beccadelli a Pavia ; Arch. storico 
siciliano, nuova serie, a. VII, 1882. 

(2) Non è r invettiva del Cod. Ambr. H. 49 inf., come ammisero 
anche il Voigt e il Ramorino (/. e), ma l'altra del Cod. Ambr. B. 124 
sup., p. 1 12-142, come dimostra il Sabbadini (cfr. L. Barozzi e R. Sab- 
lìADiNi, Stitdi sul Panormita e sul Valla, Firenze, 1891, p. 2 seg.). 

(3) Di questi due codici appresi l'esistenza da G. Mercati, Miscel- 
lanea di note storico-critiche. — Una pasquinata sotto il nome di Giovanna 
d' Arco in Studi e Documenti di Storia e Diritto, a. XV, 1894, p. 809. 



VARIETÀ 



(1). 124 sup. f. 142-143). Il primo porta nel C. 64 il titolo: Jo- 
liamuì Franci^cna, dei nuntia ad Mediolanenses, qui ad eam 
mittcre volebant magistrum Antonium Raiidensemy per Antoniiim 
Piinormitam, ut creditur ; nel P. 4: Joìianna, Dei nuncia ad P. 
(.. urbis Mediai ani. 

La risposta nel C. 64 ha l'intestazione: Ad eosdem responsio 
Raudensis ; nel B. 124: Defensio prò Raudensi ad P. C. cantra 
calumniatorem incognitum. 

Essendo ambedue questi scritti inediti, li riporto qui per in- 
tero (i). 

Dicite io, patres, quoniani (2) hoc sententia vestra est, 
Ecquis (3) honos in me, turpe ad me mittere monstrum 
Raudense, et vere humana sub imagine monstrum? 
An ne sacerdotem incestum me posse putatis 
Cernere, sitque mea dignum pietate loquelas (4) 
Impuras audire et sceleri responsa referre (5) ? 
Avertam certe vultum (6) mox, demone viso. 
Demone, quo nullus toto sceleratior orco est. 
Quo te, spurce, paras, quo te colis, impie, frustra? 
Non datur impuris faciem spectare dearum. 
Vos tandem moneo, patres, hanc flectite mentem, 
Queque agitis sunto longe prospecta, quod hoc est, 
Me nunquam oratori (7) huic responsa daturam (8). 
Non bene conveniunt pudor et scelus, agnus et hostis. 



(i) Colla guida dei tre codici, scelgo mano mano la lezione, che 
mi pare più corretta, riportando in nota le varianti degli altri codici. 

(2) P. 4, quenam. 

(3) P. 4, Et qiiis. 

(4) C. 64, loqitellas. 

(5) C. 64. rcfferre. 

(6) P. 4 — C. 64, villi US. 
{7) P. 4 — C. 64, hortari. 
(8) C. 64, datitnim. 



VARIETÀ 



Segue la risposta attribuita al Raudense: 

Spurce, quid insanis ? quid, sus fedissime, grunis ? 
Raudensis famam, nomenque celebre putasne 
Carminibus lacerare tuis? latratus in (i) auras 
Non petit astra tuus, non celum aut ethera tangit. 
Invide, Raudensem (2) lanias; non sidera sursum 
Alta ferit tonitrus, non nimbus, dum cadit, amplos 
Immergit superos; fragor hic strepitusque per imas 
Ingreditur terras; sic divas (3) frangere mentes 
Vox tua spurca nequit, tumido que (4) sordet ab ore, 
Que tetro in sanctos (5) garrit vitiata cerebro. 
Scipio (6), si (7) Lelius (8) sapiens, si Cato (9) severus 
Raudensem insimulent, medicine non locus ullus 
lam fuerit; verbis vivens (io) morietur in ipsis. 
At quis nunc, caput insanum (11), tua verba timebit? 
Cui vitium ridet, virtus gemit; altius bine, te. 
Nolo putes, norim nec quo sub sidere natum 
Aut patria (12) exortum, nec que incunabula gentis ; 
Ast te hominem nequam declarant verba tumenti (i3) 
Ore relapsa tuo. Sapiens quis finxerit unquam 
Tot commenta simul? sapiens vel vera tacebit. 
Scis, spurce, officium lingue; per compita garrit, 
Perstrepit in triviis, suadet falsissima, fingit 



(1) C. 64, ad. 

(2) C. 64, B. 124, raiidenseììi. 
(3)* C. 64, divis. 

(4) C. 64, qui. 

(5) B. 124, sancto. 

(6) B. 124, Scypio. 

(7) C. 64, et. ' 

(8) C. 64, C. 124, lelius. 

(9) C. 64, B. 124, cato. 
(io) C. 64, vireiis. 

(ti) C. 64, At quis nutre insane caput. 
(12) C. 64 — B. 124, patriani. 
(i3) C. 64, tunient. 



VARIETÀ 



Exaudita prius nunquam malcdicta; Icsum ip.sum, 
Qui ccluin tcrramquc rcgit, (lix< re voraccni 
Quis bibcrat (i) vini calices pcrfusus abundo, 
Sic mcrctrix obiecta sibi, sic demone luiKtus. 
Dicitc io Icgem, patrcs (a); decreta parate. 
In caput hic plectendus erat, qui (3) carmina (4) falso 
In populum sparsit. Sed quis iam incognita plcctat? 
Dicite io, patres, lapides si inpinxerit olim 
Non retrahat (5) palmas, monstret digitosque niajiusquc; 
Se in medium statuat, pugnam comniittat apcrtam 
Et genus et nomen et que sint munia (6) dicat 
Sub divo, coramque aciem descendat in omnem ; 
Raudensem invadat, videat quo turbine telum 
Torqueat et clipeo quantus consurgat in hostem. 
Prestiterit revocare tamen linguamque manumque 
Quam ferat ipse^ altum veniens prò vulnero vulnus. 
Tandem quoniam (7) sibi facies incognita transit, 
Nec datur in veras corani dirrumpere voces, 
Hos teneat saltem monitus, quos mente reponat : 
Perlegat atque pedes numeret dum carmina cudit, 
Nec furor involvat metrum; super omnia caute 
Vulcanum fugiat, Neptunum semper adoret. 

I due carmi riprodotti farebbero supporre, che i Milanesi 
durante il periodo glorioso delle imprese della Pulcella, volessero 
mettersi in rapporto con lei, mandando come ambasciatore frate 
Antonio da Rho. Il maligno poeta finge che Giovanna avesse a 
schifo il povero frate e quindi indirizzasse un' epistola poetica 
ai senatori milanesi, dichiarando di non volere a niun costo ri- 
cevere l'ambasciatore da loro scelto. Questo fatto inaudito, to- 



(i) B. 124, biberet. 

{2) C. 64, Dicitc io, patres, legein. 

(3) C. 64, quo. 

(4) C. 64, cannine — B. 124, crimina. 

(5) C. 64, retahat. 

(6) B. 124, numina. 

(7) B. 124, quando. 



VARIETÀ 12 1 



talmente ignoto alla storia, suscita naturalmente la domanda: È 
vero che i Milanesi abbiano mandato o intendessero mandare tale 
ambasceria? Il dott. Mercati (i), dopo avere ammesso che tanto 
nella risposta qui riprodotta, come nella citata invettiva del Rau- 
dense al Decembrio non c'è alcuna allusione a questo fatto, sog- 
giunge che « tenuto conto delle relazioni politiche tra Milano e 
la Francia nella prima metà del 400, non sarebbe così straordi- 
nario, che Filippo Maria ed i senatori milanesi, nel meraviglioso 
sorgere e trionfare della Pulcella, che rivendicava l'indipendenza 
della Francia, pensassero ad attaccare relazioni con essa ». Io però 
credo, che una ambasceria mandata in quel tempo dai Milanesi a 
Giovanna, per ragioni politiche, dovesse avere un' importanza 
tanto grande, che in quel periodo di risveglio intellettuale se ne 
dovesse risentire l'eco nella letteratura o almeno se ne dovesse 
aver notizia in alcuno dei parecchi storiografi, che si occuparono 
dei Visconti. Invece non il minimo accenno, non la più lontana 
allusione. 

Questo è per sé stesso un argomento, a mio credere, assai va- 
lido per negare credenza all' anonimo burlone. Ma pur volendo 
ammettere, per non saprei quali ragioni, che i Milanesi mandas- 
sero o intendessero di inviare tale ambasceria, certamente il pre- 
scelto a ciò non fu il Raudense. Infatti nella risposta si legge: 

Sapiens quis finxerit unquain 
Tot e o m m m e n t a s i m u 1 ? Sapiens vel vera tacebit. 



e più sotto : 



Scis, spurce, officium lingue: per compita garrit, 
Perstrepit in triviis, suadet f a 1 s i s s i m a. 



e ancora 



In caput hic plectendus erat, qui carmina falso 
In populum sparsit. 



(i) 0(p. cit., p. 3o9-3i2. 



122 VAl<Ii:iA 



Ora quale interesse avrebbe avuto il Raudense (o chi pur lui) 
a negare di essere stato scelto come ambasciatore a Giovanna, 
qualora ciò fosse stato vero? Al contrario avrebbe dovuto rima- 
nerne orgoglioso ed attestarlo con soddisfazione, tanto più clic egli 
era un religioso e 1' ambasciata era diretta ad una donna santa, 
ad un' eroina della fede cattolica. Si potrebbe obbiettare, che qui 
r autore intenda chiamare falsità non la sua scelta ad ambascia- 
tore, ma il rifiuto di Giovanna a riceverlo: senonchè allora per 
qual motivo il Raudense non dichiara la verità a confusione del- 
l' avversario, ma si limita a chiamare cogli appellativi di coni- 
menta (ìn\Qnziom)t di falsissima/ dì carmina sparsi fra il popolo 
falso le attestazioni dell'aggressore? Quanto buon giuoco avrebbe 
egli avuto, potendo rinfacciare all'avversario la sua vera nomina 
a quel glorioso incarico ! 

Io adunque sono del parere, che il licenzioso autore dell' />- 
mafrodito o qualche altro, abbia voluto prendersi spasso del po- 
vero frate, attribuendogli un grande onore, che non ebbe, forse 
anche per porre in derisione la smania di primeggiare di Antonio, 
non soddisfatta dal duca, che gli si era non poco alienato in que- 
sta lotta col suo favorito Beccadelli. Non è nuovo il caso di un 
umanista, che getta il ridicolo sopra un collega. Le invettive del 
tempo sono ridondanti di comicità, specialmente nelle piccanti bio- 
gratìc fatte degli avversari e negli epiteti curiosi, che si regalano 
a vicenda. Il Beccadelli poi ha sopra ogni altro il carattere dì 
spregiudicato, di scettico; ed anche nella sua lotta col Raudense 
si mostrò tale, non entrando direttamente in lizza col rivale, ma 
accontentandosi di punzecchiarlo con epigrammi (i) e componendo 
contro di lui un Carmen elegìaciim (2), che pare fosse pure scher- 
zevole, giacche egli stesso lo dice et fortasse non illepidum (3); 



(i) Cfr. Barozzi, Sabbadini, op. cit., p. 2 seg. 

(2) È citato dal Mongitore, BibL Sicula, t. I, p. 67. 

(3| " Quidquid in Rhodum scripsimus occultum est; res enim mo- 
" net ne efferatur; quam primum autem edidero: quidquid id est, et 
" est fortasse non illepiduiìi, primus tute es et lecturus et auditurus „. — 
Ep. Gallkac, Venetiis, i553^ II, 24. 



VARIETÀ 123 



anzi al Riccio, che sul principio della contesa pensava di pacificare 
i due umanisti, invitandoli presso di sé, egli risponde scherzevol- 
mente, mostrando di non prendere affatto sul serio gli sfoghi del 
frate zelante (?)• 

Se però consideriamo il modo, col quale si svolse la contesa 
fra il Panormita e il Raudense, ci nasce spontaneamente il dub- 
bio, che l'uno o 1' altro degli scritti pubblicati od anche ambedue 
non sieno degli autori, ai quali sono attribuiti. I titoli, che leg- 
giamo nei codici, danno adito a questo sospetto. Infatti l'epistola 
nel Cod. C. 64 è attribuita al Panormita con riserva, (per A. Pa- 
normitam, ut creditiir) mentre nel Cod. P. 75 non porta indi- 
cazione d'autore; la risposta, se nel C. 64 è attribuita al Rau- 
dense, dalla intitolazione portata dal B. 124 parrebbe invece fosse 
opera di un anonimo contro un anonimo, (Defensio prò Rìiau- 
densi ad P. C. cantra caliimniatorem incognitiim) tanto più che 
in essa si parla sempre del Raudense in terza persona. 

Che l'epistola poetica sia uscita alla luce anonima è fuor di 
dubbio; lo si desume da parecchi passi della risposta e special- 
mente da quei versi : 

Sed quis incognita plectat? 
Dicite io, patreS; lapides si inpinxerit olim, 
Non retrahat palmas, monstret digitosque manusque, 
Se in medium statuat, pugnam committat apertam 
Et gcnus et notnen et qua sint munia dicat, 
Sub divo coramque aciem descendat in omnem, ecc. 

È vero, che il Raudense nella invettiva al Decembrio contro 
il Beccadelli, lo accusa di esserne l'autore (2); ma la sua testi- 
monianza in questo caso, oltre essere in contraddizione coi versi 
teste citati, ha pochissimo valore, perchè egli aveva tutto l'inte- 



(i) Ep. Gali, lì, 20. 

(2) " Quid sibi volebant versus illi, quos tu ad patres conscriptos.... 
" sine tabellario aut nuncio ... qui tamen aitctor extiiisti, sine ullo no- 
" mine aut tuo aut alieno dimisisti ? ,, Cod. cit., f. 120, v. 



VARIETÀ 



l•c^^c dì accusarlo anche ^ratLiitamente di ciò, per il bisogno na- 
turale di sfogarsi contro qualcuno dello scherno subito. 

\oi sappiamo per altro, che alla lotta fra il Beccadelli e il 
Kaudense parteciparono anche altri, scrivendo versi a difesa del 
proprio capo-fazione; erano veramente due partiti, Tun contro 
l'altro armati; onde il Beccadelli grida a' suoi: n Pugnetis prò 
parte contra Rìiodianos, genus hominum tcterrimum (i)», e con- 
fessa una volta all' amico Cremona di non essere autore di alcuni 
versi usciti contro il Raudense (2), come anche a questo scrive, 
di non crederlo autore di altri versi pubblicati contro di lui (3). 
Maggior numero di argomenti adunque abbiamo per negare la pa- 
ternità dei due scritti ai nostri, che per ammetterla. 

Ma se gli .autori non sono nò il Raudense, nò il Beccadelli, 
come mai furono loro attribuiti questi scritti? La cosa è facil- 
mente spiegabile in ciò, che essendo essi i due capi-partito e di 
conseguenza anche gli ispiratori delle aggressioni dei propri cor- 
religionari contro i nemici, tutti gli scritti, che uscivano anonimi, 
o loro stessi se li attribuivano a vicenda, ovvero i contemporanei 
e i posteri li giudicavano opera loro; ed infatti in questa lotta 
di carattere generale, essi erano i più noti, mentre si dovevano 
ignorare, o quasi, ì nomi e la qualità dei loro anonimi seguaci, 
come li ignoriamo noi. Né ciò deve recarci meraviglia, perchè lo 
stesso è avvenuto di altri scritti riguardanti la nostra contesa (4). 



(i) Ep. Gali., II, 7, al Piccinino. 

(2) " Non composui quidam versus illos, ncque, auctoris pace, di- 
" xcrim, meis similes vel minima sunt ex parte „ (Cod. lat. di Parigi, 
858o, f. 29.'" — Cfr. Sabbadint, op. cit., p. 6). Non potrebbe essere anche 
questa un'allusione alla pasquinata? Sarebbe una conferma del nostro 
asserto. 

(3) " Etsi facile multi existimant, te quosdam in me versus edi- 
" disse obscenos quidem illos atque petulantes, ego vel solus adhuc 
" id mihi persuadere non possum „. (Fra gli altri, anche nel Cod. Am- 
brosiano, M. 44 sup., Ibi. igS."" Cfr. Sabbadini, op. cii., p. 7). 

(4) L' invettiva in Antonium Panonnitani, qui mtravit Mediolanmn 
futiirus cancellar itts, la quale in 4 codici [di Gotha, di Monaco, della 
Riccardiana (cfr. Lami, Calai. I, 285), e della Magliabechiana 1445] porta 



VARIETÀ I2D 



Conchiudendo, mi pare di poter asserire, che nessun argo- 
mento ci fa credere, che i Milanesi mandassero o volessero man- 
dare una ambasceria a Giovanna d' Arco e che questa ipotetica 
missione non fu offerta al Raudense; l'epistola adunque, che pre- 
ludia le pasquinate del secolo successivo, è V invenzione di un 
bello spirito, forse il Beccadelli, più probabilmente un anonimo 
a noi ignoto; il medesimo dicasi della risposta, per la quale mag- 
gior numero di documenti militano a negare la paternità del 
Raudense. 

Non rimane omai che di precisare, per quanto è possibile, la 
data di questi scritti. L'inimicizia fra i due, secondo i calcoli del 
Sabbadini, comincia nel 1429; l'invettiva B. 124, secondo lo stesso, 
che l'ha per il primo trovata e studiata, va riferita al 1432. 

Siccome abbiamo visto, che in essa si citano indubbiamente 
i versi della pseudo-protesta di Giovanna, dobbiamo conchiudere, 
che i nostri due scritti videro la luce nel giro di tempo fra il 
1429 e il 1432. 



Felice Vismara. 



il nome di Maffeo Vegio, nel Laurenziano XCI sup. 48 è invece attri- 
buita al Raudense. Eppure la concordanza dei 4 codici ci persuade 
esserne il Vegio V autore, tanto più che egli era nemico del Becca- 
delli, come, fra T altro, appare anche dal fatto, che il Porcellio gli de- 
dicò la sua invettiva contro il medesimo. [Carmina illitst. pòet. Hai, 
Florentiae, 1719-1726, t. VII, p. 5oo). Lo stesso avvenne dell' invettiva 
del Cod. Ambr. H. 49 inf. Essendo essa anonima, fu senz' altro attri- 
buita ad Antonio da Rho, come il più noto rappresentante della rea- 
zione contro V Ermafrodito : eppure non è certamente, sua, come ap- 
pare dal brano : " Non Leonardus Aretinus, non Randensis, non Cen- 
" cius Romanus haec tua laudarunt, immo ut aliquid egregium rcferam, 
^' eorum conspectum fugitas,,. (Cfr. Sabbadini^ op. cit., p. 2). 



I2(*» VARIETÀ 



D'un ignoto poemetto del Fossa 
sulla calata di Carlo Vili in Italia. 

In una sua comunicazione, inviata, or sono pochi mesi, alla 
Rasscf^na bibliografica della Letteratura Italiana, il nostro ot- 
timo e valoroso amico prof. Antonio Medin, asseriva doversi ri- 
tenere non più che due oramai le narrazioni in versi sulla discesa 
di Carlo Vili nella penisola, delle quali si possegga notizia: il can- 
tare, cioè, della guerra di Parma, ripubblicato dal dott. Ungemach 
di sull'unico esemplare conosciuto che si conserva ad Erlangen, 
ed il poemetto, messo anch'esso a stampa fin dal primo cinque- 
cento sotto il titolo d' Impresa del re Carlo Vili in Italia; il 
quale però, ben lungi dal fornirci, come si sarebbe creduto in 
base alle attestazioni del Heber e del Libri, una narrazione dif- 
ferente affatto dalle già conosciute, deve invece essere considerato 
come un cantare sostanzialmente identico a quello che gli ano- 
nimi autori delle Guerre orrende e della Cronaca delle guerre 
d' Italia adoperarono per formare il primo canto delle loro ci- 
cliche compilazioni (i). 

Né il Medin, che si è occupato con tanto amore della curiosa 
letteratura poetico-storica pullulata in Italia dintorno alla spedi- 
zione francese, né altri studiosi tuttavia hanno avuto contezza 
d' un terzo testo popolareggiante, rivolto a descrivere i medesimi 
fatti, onde trassero l'inspirazione la Guerra di Parma e V Impresa 
del re Carlo, ed al pari di queste gettato dalle tipografie lom- 
barde del tempo in pascolo alla curiosità del buon pubblico, non 



(i) A. Medin, / poemetti sulla calata di Carlo Vili e la battaglia di 
Formiovo in Rass. cit., a. VII, 1899, p. 180 sg. Il M. ha potuto stabi- 
lire l'identità dell'Impresa col i.° canto delle Guerre Orrende e della 
Cronaca, grazie al rinvenimento d'un esemplare delY Impresa stessa 
da lui fatto nella Trivulziana, differente però da quello già posseduto 
e descritto dal Libri. 



VARIETÀ 12' 



sazia mai di siffatti alimenti: voglio dire la Venuta del re di 
Franca in Italia, messa a stampa sul cadere del secolo XV in 
Brescia, a cura di un tipografo, non ignoto davvero ai cultori della 
storia dell'arte tipografica in quel periodo di tempo, Prè Battista 
Farfengo (i). 

L'esemplare di questo poemetto; ch'io mi trovo aver sotto 
gli occhi, grazie alla squisita cortesia dell'odierno possessore, il 
mio egregio amico cav. Paolo Gaffuri, direttore dell'Istituto Ita- 
liano d'Arti Grafiche, colto ed appassionato bibliofilo; dev'essere 
d' una rarità eccezionale, dacché niun bibliografo ne ha fatto 
sinora parola. Gioverà dunque offrirne prima dì tutto ai lettori 
un' accurata descrizione (2). 

Fol. I a. La uenuta del Re di Pranza in Italia e la rotta. 

Poi un intaglio in legno a contorno: un re seduto in trono, colla 
corona in capo, una gran collana sul petto, lo scettro nella destra. 
Intorno a lui molti guerrieri che V osservano o discorrono tra 
loro. Quindi le prime cinque ottave. Inc.: Signor che luniuerfo 
a tódo a tondo | etc. Des. fol. 4 a ^, Un. 22: che Francia ualle 
uclle uille uolle. Altr' intaglio in legno; molti guerrieri armati 
di tutto punto, assistiti dai loro paggi, paiono accingersi a par- 
tire per varie direzioni dopo una sosta. — FoL 4 h. Occupato 
tutto da una grande xilografia, che tiene luogo della marca ti- 
pografica solitamente usata dal Farfengo : cioè i santi Faustino 
e Giovila a cavallo, tutti vestiti d* armatura ; il capo scoperto, 
però, e coronato; stringono in pugno due gonfaloni (3). Al di 



(i) Intorno a lui, che operò in Brescia dal 1489 al 1499, v. L. Leghi, 
Bella tipografia bresciana nel secolo decimoquinto, Brescia, MDCCCLIV, 
Catal. Cronolog. ad annos e p. 114, n. i. Per le marche da lui usate, 
due in tutto, cfr. anche P. Kristeller, Die Italienisch. Buchdrucker - 
//. Verlegerzcichen bis IS2S, Strassburg, 1898, Brescia, n. 21, 22. 

(2) Seguo, com'è mio costume, in questa descrizione le norme 
adottate dal D.'" Milchsack nel dar conto della famosa miscellanea di 
Wolfenbuttel; cfr. D'Ancona, Due farse del sec. XVI, Bologna, 1882 
{Scrlta di cur. leti., Disp. 187), p. 79 sgg. 

(3) Intorno a quest' intaglio, che rappresenta i due santi , " disc- 



128 VARIETÀ 



sotto si icf^f^c: Impreflb in BrclTa per melTerc prc Batista 
Farfcngo. — Altji due intaf^li in Icf^no ricorrono a e. 2 a, ji, e 
i\ ; a: il primo raffigura due cavalieri che, dopo aver spe\:{ate 
le lande, posta mano alla spada, sono in atto di ferirsi; il se- 
condo lina battaglia. — In 4 (m, i$o X ^95)» ^^''' romani, sen\a 
segnature ne numera:{ione di pagine, 4 fogli a 2 colonne, ^2 
ottave (i). 

Descritto così il prezioso opUscoletto per ciò che concerne alla 
parte esterna, veniamo a dire qualcosa del suo contenuto. Ed 
innanzi tutto, chi è 1' autore della Venuta ? 

S' affretta ad appagare la curiosità nostra, con non comune 
esempio di sollecitudine, il poeta stesso, che s'è dato cura di ram- 
mentare il proprio nome non meno di tre volte nel corso della 
breve sua esposizione: la prima nella st. 21 (e. 2 a, 2 e): 

Or odi qviel che dico & poni mente 
che quel che canta se domanda el fossa; 

e le altre due nella penultima e nell'ultima ottava (e. 4 a, 2 e): 

fossa, sta forte qui.... 

fossa, li toi sudor son parsi persi. 

La risposta, per quanto categorica a prima vista, non risulta 
in realtà troppo soddisfacente. « Il Fossa » : sta bene; ma qual 
Fossa? Eccoci difatti nuovamente di fronte ad un enimma, il quale, 
sebbene abbia dato del filo da torcere a parecchi eruditi, non ha 



" guati con semplicità e correzione „ a puri contorni, v. quanto scrive 
il Leghi, op. cit., p. 45 sgg., descrivendo la Legenda de sancii Faustino 
e Giovifa, " impressa nella cita de Bressa per pre Baptista da Far- 
" fengo, de lanno .MCCCCLXXXX., a dì V zugno „. 

(i) L' opuscoletto ha ora per coverta un largo brano di membrana 
che porta sul recto inscritte alcune bolle di papa Eugenio IV in ca- 
rattere del tempo. 



VARIETÀ I2C) 



rinvenuto ancora il suo Edipo. Col solo cognome di Fossa, tacendo 
il proprio nome, ma svelando però insieme la sua patria, Cremona, 
suole ricordare sé stesso l'autore di quell'importante componi- 
mento maccheronico, che è il Virgiliana (i); e « Fossa cremo- 
(f nese » o con maggior pompa di linguaggio, « il laureato 
«poeta F o s s a d a Cremona» ama intitolarsi, sempre passando 
— curiosa ostinazione ! — sotto silenzio il nome impostogli al 
sacro fonte — quel versificatore, poco elegante davvero, a cui si deve 
V Innamoramento di Galvano (2). — In pari tempo però noi ab- 
biamo notizia d' un altro Fossa, cremonese anch' esso, che verso 
il tempo medesimo mandava in pubblico le sue poetiche eserci- 
tazioni, senza nascondere nulla che lo concernesse: e costui è 
frate Evangelista Fossa da Cremona, dell'ordine dei Servi, tra- 
duttore (anzi, ahi come e quanto traditore !) del Bucolicon 
vergiliano, che, dopo aver veduta la luce a Venezia nel 1494 per 
i tipi di Cristoforo de' Penci da Mandello, tornò ad apparire in 
Milano, sedici anni dopo, « addì XX de Luio » per quelli di 
Agostino da Vimercate, « a le spesse (sic) de Joanne Jacobe et 
« fratelli de Legnano (3) ». 

Il Lancetti, che ad occuparsi di tutta questa produzione 
« fossesca » era spinto da ragioni imperiose (si trattava di scrit- 
tori cremonesi, de' quali uno, per soprassello, insignito della del- 
fica fronda!), seguendo contemporaneamente quell'altro irresi- 
stibile impulso che lo portava sempre a difendere le cause spal- 
late, s'era posto in capo che l'autore doiV Innamoramento di 
Galvano ed il traduttore di Vergilio fossero uno solo e medesimo 
individuo : frate Evangelista Fossa. Gli argomenti da lui escogi- 



(i) Ved. Maccheronee di cinque poeti italiani del sec. XV, Milano, 
Daelli, MDCCCLXIV, p. 99 sgg., e G. Zannoni, / precursori di Merlin 
Cocai, Città di Castello, 1888, p. 52 sgg. 

(2) Cfr. |Melzi| Bibliogr. dei romanzi e poemi cavallereschi italiani^, 
Milano, Tosi, MDCCCXxkviII, p. 820, n. 729. E v. Zannoni, op. cit., 
p. 58, n. 3. 

(3) Cfr. Arisi, Crcm. liier., Parmae, MDCCII, to. I, p. 378: Argelati, 
Bibliot, delti volgarizzatori, Milano, MDCCLXVII, to. IV, p. 174 sg. 

Arc/i. Stor. Loinb. — Anno XWII. — Fase. XX.V. 



VARIETÀ 



tati per sostenere cotesta identificazione si possono veder esposti 
neir articolo delle Memorie d' intorno ai poeti laureati^ dedicato 
ad Evangelista (i); i lettori non si stupiranno certo se noi li di- 
chiareremo tanto insulsi da non meritare la spesa d* una nuova 
confutazione (2). Tali però, e forza confessarlo, non parvero al- 
tra volta a P. A. Tosi, il quale, quando deliberò di rimettere 
hi luce nelle Maccheronee di cinque poeti italiani del sec, XV, 
anche il Virgiliana del Fossa (3), non esitò un istante ad ap- 
pioppare a frate Evangelista pur sì sconcio poemetto, degno d'un 
goliardo sboccato, d' uno « scolaro pavano » sul tipo di Tifi 
Odassi o di Niccolò Cosmico, non già d'un religioso dabbene, 
quale, ove non s' abbiano valide ragioni da addurre in contrario, 
deve pur essere stimato frate Evangelista ! (4). 

Tornando, in tempi assai più vicini e con maggior sicurezza 
di metodo che il Tosi non possedesse, ad occuparsi del Virgiliana, 
il prof. Giovanni Zannoni ha combattuto vivacemente l'identifi- 
cazione del Fossa « maccheronico », se possiamo dir così, col Fossa 
« bucolico », propugnata dal Tosi sulle orme delLancetti; e s'è 
fatto forte di provare che nel primo, autore, a suo giudizio, nonché 
del Virgiliana anche del primo ed unico libro a noi giunto del- 
l' Innamoramento di Galvano, doveva riconoscersi Matteo Fossa, 
patrizio cremonese e poeta sforzesco, passato a miglior vita l'anno 
i5i6. L'ipotesi dello Zannoni sembrò non « impossibile » a V. Rossi, 
il quale tuttavia la giudicò « tutt' altro che provata », adducendo 
contro di essa il fatto che nell'epitaffio di Matteo, ove non gli 
sono risparmiate le lodi, si tace però di quella che era a repu- 
tare di tutte la maggiore: il titolo di poeta laureato, cioè, che 
il narratore degli amori di Galvano aveva conseguito almeno fin 
dal 1496 (5). 



(i) Parte IV, cap. I, p. 383 sgg. 

(2) Furono già confutati dallo Zannoni, op. cit., loc. cit. 

(3) Op: cit., p. 100 sgg. 

(4) L'assurdità di quest'attribuzione è stata, a parer mio, assai 
bene dimostrata dallo Zannoni, o,p. cit,, loc. cit. 

(5) Cf. r erudita recensione che del libro dello Zannoni ha dato 
V Rossi in Giorn. stor. della lettcr. Hai., voi. XII, i£88, p. 418 sgg. 



VARIETÀ 1^1 



La matassa, non c'è che dire, si presenta arruffata a dovere. 
Ma, quantunque io non osi sperare di dipanarla del tutto, pure a 
porgerne il bandolo forse arriverò colle osservazioni seguenti. Che 
nel Fossa autore del Virgiliana debbasi, come voleva lo Zannoni 
riconoscere non solo un individuo diverso da fra Evangelista 
ma più propriamente Matteo, si può asserire quasi con certezza 
ove si sappia che tra i componimenti diretti da Matteo stesso nei 
primi anni del sec. XVI al concittadino ed amico Domenico Bor 
digallo, e da costui trascritti di propria m.ano in certo suo zibal 
done di prose e versi tutt' ora esistente in Cremona, leggevasi 
un' epistola responsiva ad altra di Domenico « cum Carmine ma 
« charoneo (i) ». Pur troppo questo carme è andato perduto, ed 
il danno non si dirà lieve da alcuno, quando si pensi che da esso 



(i) È quello, cui sopra alludo, un ms. intitolato Fasiculus (sic) 
Dominici Bordigali, ch'io, scrivendo vent'anni or sono sulla vita eie 
opere di D. Bordigallo (Archivio Veneto, to. XIX, 1880, par. I), non 
potei rinvenire, ma che mi capitò più tardi alle mani per comuni- 
cazione degli attuali possessori, i marchesi Sommi Picenardi. Le con- 
dizioni in cui versa quest'altro zibaldone bordigallesco non sono punto 
liete, giacché de' 240 fogli, onde originariamente constava, cento, se 
non più, andarono smarriti. Cotal perdita però è resa meno molesta 
da una felice circostanza: il cod. porta, cioè, in fronte una minuzio- 
sissima tavola, scritta dal Bordigallo stesso, che occupa ben quattor- 
dici carte, ed è completata poi da un' Adicio tabule sommarie: sicché 
la maggior parte della produzione poetica del Bordigallo e degli amici 
e corrispondenti suoi, cremonesi e non cremonesi, dal 1482 al i5i2, 
ci è così integralmente o sommariamente almeno conosciuta. Ora tra 
gli scritti contenuti nella parte perduta del ms. parecchi spettavano 
a Matteo Fossa. Versi latini suoi, come ci attesta la tavola,, leggevansi 
a e. 180; e due sue epistole a e. 186. Queste sono così indicate dal 
Bordigallo: Epistola suprascripti Mathci fosse ad dominicum. Altera 
quoque responsiva suis cum Carmine Macharoneo, A e. 192, 194 s'ave- 
vano poi lettere di Domenico a Matteo, qualificato sempre come " iu- 
" venis elegantissimus „. Queste epistole, forse perchè troppo antiche 
non ricompaiono in altre miscellanee del Bordigallo, come ad es. in 
quella che é oggi il cod. Aa. 8. 17 (Ponz. 87) della Comunale di Cre- 
mona; dove tuttavia, per compenso, se ne ritrovan altre : così a e. 3 a 
e a e. 18 B, dove si legge un " lachrimabile carmen et consolatorium „, 
diretto dal B. a Matteo per deplorare la morte del di lui fratello Bono, 
mercante stimato, spentosi ai bagni della Porretta nell'agosto i5i5. 



3 a VARIETÀ 



ci sarebbe potuta per avventura derivare non poca luce sulle prime 
produzioni maccheroniche cremonesi, forse altrettanto antiche, se 
non più, delle padovane (i); ma il ricordo che ce ne è pervenuto 
basta da solo, o m'inganno, a render più che probabile che il Fossa, 
cantore de' burleschi amori d' Angelo Spuza, il quale per ingan- 
nare la noia dettava, il 2 di maggio 1494, in Bassano, pliiendo a 
sechie reverse, i suoi giocosi esametri, sia quel Matteo Fossa^ 
« giovine elegantissimo », «oratore», «musico», « cultore delle 
«muse», che, dopo inaudite sofferenze, abbandonava immatura- 
mente la vita il IO agosto i5i6 (2). 



(i) Che a Tifi degli Odasi non spetti punto il vanto d' aver creato 
la poesia maccheronica, che questo genere letterario abbia anzi avuto 
prima di lui altri cultori a noi ignoti, giacché della ricca produzione 
sbocciata sullo scorcio del quattrocento, non possediamo oggi che 
scarsi e slegati frammenti; sono idee già emesse e sostenute dall'a- 
mico V. Rossi (cf. Giorn. stor., XI, 1888, p. 2 sgg.), che io divido inte- 
ramente. Ed a confermarne sempre meglio la ragionevolezza mi piace 
rammentare come nella brigatella d'amici che raccoglievasi appunto 
intorno al Bordigallo tra il 1480 ed il 1485, e di cui faceano parte, 
oltreché il Fossa, Angelo Manna, studente in medicina a Bologna, 
Gidino Piasio, che studiava legge a Pavia, Tommaso Raimondi, an- 
ch'esso " legum scolaris dignissimus „, ed altri ancora, si poetasse mac- 
cheronicamente. E la prova indubitabile ce ne è porta appunto dal 
seguente epigramma del Raimondi, registrato dal Bordigallo nel Fa 
sictthis cit., e. 18 B, sotto la data: " ydibus septembris 1485 „ : 

Premia consilii iniJù des : non nerba rej^oscho : 

Latronculator furibiis hostis erit. 
Est gtda mortali : s l a n i g n a n t gutura noòis 

Si Ma e h ar o n e is r i tib u s Oda canit. 

Or noi siamo in diritto di domandarci se nell'anno 1486 la Macaronea 
di Tifi, che si asserisce gratuitamente il più antico esempio del gè 
nere, fosse già comparsa alla luce I Cfr. Rossi, in Giorn, Sior., XII 
1888, p. 429. 

In realtà a me sembra lecito concludere che la poesia macchero- 
nica dovette svilupparsi singolarmente in seno alle università italiane 
dell'alta e media Italia nella seconda metà del secolo XV. Genere 
essenzialmente studentesco, noi lo ritroviamo dappertutto coltivato da 
studenti, al pari della commedia latina. 

(2) La morte di Matteo é così registrata dal Bordigallo nella sua 
Cronaca inedita (cod. Pallavicino, e. 244 b) : " Die dominico decimo 



VARIETÀ l33 



Messo così in sodo che il Fossa « febigena », come si dichiara 
egli stesso (i), scrittore del Virgiliana, altri non è che Matteo Fossa, 
^i potrebbe adesso cavare da cotale identificazione un valido ar- 
gomento a ritenere che a lui pure debbansi attribuire così V Inna- 
moramento di Galvano come la Venuta del re di Franca in Italia. 
E valga il vero. Matteo Fossa, il poeta maccheronico, nel 1494 
s' era portato a Padova, poi a Bassano ; che cosa facesse in que' 
due paesi non ci è noto, ma chi opinasse ch'egli si fosse recato 
sulle rive del Bacchiglione per ragione di studi non andrebbe 
forse lontano dalla verità (2). Certo in ogni modo si è ch'egli co- 
nosceva il Veneto ed aveva con personaggi di quella provincia 
relazioni d' amicizia (3). D' altro canto il « poeta laureato Fossa » 



'' predicti mensis augusti nobilis et preclarus vir omnium bonitatis 
" virtutum speculum.... dominus Matheus Fossa de hac vita ad aliam 
" meliorem migravit „. Segue l'epitafio, già latto di pubblico diritto 
dall' Arisi (Crem. liter., to. I, e. 867), a cui tien dietro un secondo, fin 
qui inedito, migliore del primo, perchè più breve ! 

Fossa plus, patiensy martir, Matheus in urna 
Clauditur : orator, musìcus iste fuit. 

Noto di passaggio ch'io non divido ravviso dello Zannoni, op, cit., 
p. 60, che la malattia, onde fu condotto il Fossa alla tomba, sia stata 
la sifilide. Parlare a proposito di lui di " gioventù burrascosa „, mi 
par temerario; il Virgiliana è un poema burlesco del cinquecento, con- 
vien rammentarsene ; e non so vedere perchè al Fossa non dovrebbe 
valere la scusa che adduceva per sé Catullo: Nam castum esse decet 
pinm poetani Ipsum, versicitlos nihil necesse est. Or ciò che a noi è noto 
della vita di Matteo non ci licenzia a dirlo un dissoluto : ben al con- 
trario, in patria, dove insegnò pubblicamente, lasciò memoria d' uomo 
religioso e morigerato; tanto che dopo aver cominciato col cantar An- 
gelo e Prisciano, finì per versificare i salmi davidici. Omne genus malo- 
rum membris tidit, dice il B.; e da ciò si deduce che la complessione 
di Matteo, forse gracile, fu fiaccata da morbi molti, non da un solo, 
e per giunta obbrobrioso. 

(1) Virg.f V. 19-20. 

(2) Che il Fossa presenti sé stesso ed i suoi compagni siccome 
gente allegra, spensierata, non v'ha dubbio. Di qui a ritener lui egli 
altri " calcagnantes, trufatores et malagentes „ {Virg.,\. 91) come stu- 
denti, il passo è breve. 

(3) Lo Zannoni, op, cit., p. iSg, par credere che, Matteo quando 
scriveva il suo giocoso componimento si trovasse in terra cremonese 



l34 VARIETÀ 



ci appare ancor egli in stretti rapporti con cospicui uomini vene- 
ziani: nel 140^ dà in luce, dedicandolo al fratello Panfilo un epi- 
cedio in memoria di Bernardo Gontarini, spentosi a Melfi alcuni 
mesi prima (i); e mettendo poscia in pubblico, a Venezia, il libro 
novo delio Innamoramento di Galvano, lo dedica con parole affet- 
tuose ad altro patrizio di S. Marco, a messer Lorenzo Loredano (2). 
Tutto ciò non può essere frutto del caso ; sicché io inclinerei a 
condividere l'avviso dello Zannoni ed a ritener dunque come 



È questo, a mio giudizio, un errore. Innanzi tutto non esiste in pro- 
vincia di Cremona un " Bassano „, ma un " San Bassano „, (Soresina); 
ora il Fossa non avrebbe scritto in Bassiano se avesse voluto dire 
ch'era in Sancio Bassiano. In secondo luogo tutto concorre a farci 
riconoscere che il poeta era nel 1494 nella Marca Trevigiana: i fatti 
narrati nel Virgiliana hanno per teatro o Padova o Venezia; l'epi- 
gramma stesso che segue nell' antica stampa alla Macaronea, è diretto 
ad un prete di Vicenza. 

(i) Ved. quant' osserva su questo carme del Fossa il Rossi in 
Giorn. cit, XII, p. 484, n. 5. 

(2) Cf. Lancetti, op. cit., p. 386. Non farà meraviglia 1' udire che 
tutto quanto lo storico de' poeti laureati viene nelle citate pagine ar- 
zigogolando intorno alla data dell' edizione milanese del Libro di Gal- 
vano è destituito di qualsiasi fondamento. Innanzi tutto il poemetto 
del Fossa era già venuto alla luce nel i5o8 in Venezia, per i tipi del 
Sessa (v. Giorn. cit., XI, 3): particolarità questa, sfuggita al Melzi ed 
al Tosi, che basta da sola a distruggere tutte le ipotesi del Lancetti 
sul tempo in cui quel libro comparve in pubblico. Ma, quand' anche 
r Innamoramento fosse stato impresso per la prima volta a Milano dai 
Mantegazzi, non sarebbe punto esatto ciò che il Lancetti asseriva; 
che costoro cioè, dovrebbero averlo stampato circa il i520, perchè non 
prima del i5i6 cominciarono a lavorare per conto de' fratelli da Le- 
gnano. Al contrario, noi sappiam oggi di certo che i Mantegazzi im- 
primevan libri " ad istanza „ dei Da Legnano fin cai i5o8, giacché a 
quest'anno appunto appartiene Lo Innamoramento de Lncrecia e Eurialo 
I traducto per miser Io. Paulo \ Vermiglions in versi \ rithimi Ope \ ra 
Nova, che porta in calce la seguente indicazione : Impressimi Mediolani 
p. Petrum mar tir em et fratres de Mantegatiis anno domini .MCCCCCVIII. 
die V Marta. Ad instantiam Io. lac. de Ignano et fratribus suis (sic). 
Più che probabilmente la ristampa milanese del Libro di Galvano ap- 
parterrà all'anno stesso in cui vide la luce questa rara opericciuola 
(di cui, come m' insegna l' egr. collega E. Motta, si ha un esemplare 
nella Trivulziana), oppure al susseguente. 



VARIETÀ i:>D 



oltremodo probabile che il « Fossa laureato », autore di poemi 
cavallereschi, di cantari storici e di maccheronici carmi, sia stato 
tutt'uno col cremonese Matteo, di cui il Bordigallo deplorò rozza- 
mente la line precoce. 

Ed ora poche parole intorno al poemetto, che giunge inatteso 
ma gradito, ad accrescere lo stuolo assai esiguo sinora delle narra- 
zioni in versi, alle quali l'avventurosa spedizione di Carlo Vili 
offerse tra noi occasione. Chi abbia letto qualche strofa dell' /«- 
namoramento di Galvano, se ci udrà dire adesso che anche la 
Venuta è degna del Fossa, comprenderà subito eh' essa è cosa 
sciatta, sguaiata, scritta con stile goffo, con linguaggio che pre- 
senta un miscuglio strano e sgradevole di latinismi crudi e d'idio- 
tismi lombardi, qua e là costellato di parole di gergo, di bisticci 
e di facezie inintelligibili (i) : ma la barbarie pedantesca della forma 
non impedisce che il poemetto riesca nel suo complesso interessante 
a leggere. Il Fossa è nemico giurato così di Carlo, che 

se parti de Pranza 
mostrando ci naso storto e occhio e guanza (2); 

come delle soldatesche sue, che si piace descrivere imbelli e disso- 
lute; ei non trova quindi parole abbastanza acerbe per pungere 
la codardia de' Napoletani, che aprirono le porte al gallico inva- 



(1) Accanto a parole come sido (sidus), pulchro, intoptdo, groptdo, 
troviam spelucare (strapparsi i peli), pavioni, e forme come dogando, 
corando, ecc. Rispetto ai bisticci^ basterà citare questi versi della st. 22 : 

quel viantnano porta graphe e gri/e 
et herba a orbi et urbi sarà e serra 
non. ci comiien che sbate sbar/e o shofe 
anci che cadi e chi re aterri in terra. 

(2) Alla bruttezza di re Carlo, e specialmente al suo smisurato naso, 
fa parecchie volte allusione il Fossa; così str. 9: 



e str. 21 : 



et caualcando nano de bon core 
drieto al naso del suo Signore ; 



Sai perchè non nidi Carlo el passo 
umbra gli fece el storto e longo naso. 



i36 vAuir.TÀ 



sorc; e si esalta nel ricordare come papa Alessandro, « de cliristo.... 
« el nero iiicario », siasi collegato colla « alma signoria » vii 
S. Marco, col duca Lodovico, « capo e signore de la Lombardia », 
per cacciare d'Italia i barbari predoni. 11 ritorno del re dall'Italia 
meridionale, la marcia frettolosa, l'arrivo a Pontrcmoli, la gior- 
nata di Fornovo sono descritti con sarcastico linguaggio dal 
Fossa, che dà fiato però all'epica tromba, quando dee celebrare la 
prodezza dei signori italiani, che sul campo di battaglia, malgrado 
ostacoli grandi, tennero alto l'onore nazionale (i). Col racconto 
della pretesa rotta toccata agli odiati oltremontani, chiude il 
poeta r opera sua, pronto però a riprendere la penna, ove gli sia 
concesso registrare nuove sconfitte francesi : 

Se idio me dà ulta cotanti anni 

che cerna cario a curio posto e pesto (2), 
disponi di cantar li grani insulti e danni 
de galli e lor pacia che fece eterna: {sic) 
so ben che alcun saran si storni e strani^ 
che in me risuarderano come in lanterna; 
fossa, sta forte; qui è la tua uictoria: 
farai de galli paci ampia memoria. 

F. NOVATI. 



(i) Più d'ogni altro troviamo esaltato il marchese di Mantova. Ma 
non mancan gli elogi al valore di Rodolfo e Giovanni Maria Gonzaga, 
di Ascanio Bentivoglio, Virginio Orsini, del Conte di Pitigliano, Ra- 
nuccio Farnese, ecc. 

(2) Leggi : C/te Carlo a curio posto e pesto cerna. Errori come que- 
sto , dovuti air ignorante negligenza de' tipografi , non fanno difetto 
nella Venuta del re di Pranza, e noi ne caveremo buon argomento a 
ritenere che il poemetto doveva essere già stato impresso più d'una 
volta, quando venne alle mani del Farfengo. Una stampa anteriore 
alla bresciana potrebbe essere dunque quella, che sotto il titolo: La 
venuta del Re di Pranza in Italia e la rota (4 fol., s. 1. e. a., una xilografia 
nel I fol. (m. io5 X n?); niilanese) si conserva presso la R. Biblioteca 
di Monaco: P. o. it. 4.'' 383 (20). 



VARIETÀ iSy 



Quattro lettere inedite 

ed un sonetto pure inedito 

di Carlo Porta. 

Non riuscirà discaro ai lettori dell' Archivio nostro trovar 
qui raccolte alcune reliquie della copiosa corrispondenza tenuta 
da Carlo Porta cogli amici suoi; corrispondenza della quale pur 
troppo la maggior parte è andata dispersa, tanto che solo pochi 
frammenti ne sopravvanzano, nascosti nelle autografoteche così 
pubbliche come private (i). Le lettere del massimo tra i poeti 
«meneghini», che lasciò ad infinita distanza tutti i predecessori 
suoi, benché disadornamente dettate, si debbono però giudicare 
sempre pregevoli, siccome quelle che o giovano a spargere maggior 
lume sopra la cronologia tanto incerta della sua produzione 
poetica, o, se non altro, ci fanno meglio conoscere la schietta 
bontà, semplicità e naturalezza di un' indole interamente « am- 
« brosiana ». Delle quattro che oggi poniamo alla luce, son parti- 
colarmente importanti le due prime, vuoi perchè ài data certa, 
vuoi perchè dirette al più caro tra gli amici del poeta : Tom- 
maso Grossi (2), anche sul conto del quale porgono notizie non 
prive di qualche interesse. 



(1) Frammenti di poesie del Porta, conservati dal nipote del poeta, 
d.^ Carlo Porta, inseriva R. Barbiera nel suo Libro delle Curiosità, 
Strenna pel 1898 (Bergamo, Cattaneo), a p. 21 segg. 

(2) Una lettera del Porta al Grossi (26 maggio 1819) venne di re- 
cente pubblicata dal Fontana nella sua Antologia Meneghina (Bellin- 
zona. Colombi, 1900, p. 281), dove ha pure inserito un {'rammento di 
traduzione del canto Vili deìV Inferno, giovandosi degli autografi pos" 
seduti da Gaetano Crespi, per dono dell' ing. Grossi, figlio del poeta- 



vauikta 



I (I). 

Milano f li 2.8 settembre 1820, 



C.'"" Amico. 



Occupatissimo come sono nel pagamento delle Pensioni, non mi 
e possibile di fermarmi al tavolo tanto tempo che basti per dirti ciò 
che ho bisogno di dire, e che vorrai che dica in riscontro alla tua 
carissima portatami dal Compagnoni. Scriverò dunque domani, o dopo 
domani al più tardi. Intanto sappia che sono vivo e tutto a te col 
cuore, e colla mente. Scotti è venuto a pigliar la sua copia. Ho avuto 
proprio gusto di conoscerlo. — Rossari non ha avuto la tua lettera. — 
Torti è partito pel lago di Como. È una breve gita durante la quale 
ti maturerà la risposta che deve, e riconosce dovere. — Le spese della 
lldegonda, ripeto, sono cavate, ma domani scriverò lungo lungo su 
questo particolare, e ti darò tutte le notizie che brami (2). — Dirai a 
tuo Zio che tengo due boette, ma.... di quello ! a sua disposizione. Le 
consegnerò a chi mi dirai consegnarle. — Caro Grossi, vogliami bene. 
— Io, sai, te ne voglio tantissimo, e vorrei averti fratello carnale. 

Addio, addio 

tutto tuo aff.""' 
Carlo Porta. 



P. S. — Il S. Michele è fatto; le robe tue sono state benissimo 
accomodate dalla premura indeftessa del Pivellin. Manzoni non è nel 
caso deplorabile che si figurò Tosi; è bensì offeso più del consueto 



(i) L'autografo si conserva nella Trivulziana. 

(2) L' lldegonda uscì appunto nel 1820 coi tipi Ferrarlo. Ne seguì 
nel 1821 la 2.* edizione, in 1000 esemplari e per cura del medesimo 
tipografo. (Cfr. Vismara, Bibliografìa di Tommaso Grossi, Como, 1886). 



VARIETÀ i3q 



dalle sue convulsioni (i), ma jeri le cose migliorarono, perchè pranzai 
da Tordorò (2) con persona che lo vide appunto jeri mattina con Vi- 
sconti, e lo trovò di buonissimo umore. Tosi poi è a Busto. Vi si fer- 
merà una settimana ancora. 

A tergo: . ^ 

All' Ornatissimo Avvocato 

Sig. Tommaso Grossi 

TREVIGLIO. 



II (3). 

Milano, Il 4 ottobre 1S20. 

Amico Carissimo. 

Sono al solito occupatissimo, ma non lascerò partire il buon prete 
che è venuto a visitarmi a tuo nome senza accompagnarlo con un paio 
di righe. Bellissimo quell'originale Somasco; sfido un vetturale del 
Pozzo ad esser più ricco di lui in isfrontatezza e ribalderia ! Io gli 
darò luogo sicuramente nella mia revista a costo di farvelo passare 
un paio di volte. Qui si è letto generalissimamente con piacere il bel- 
r elogio che S. C. F. ha fatto di te e della tua lldegonda sul giornale 



(i) Il Manzoni medesimo dichiarava d' aver compiuto il Cinque 
Maggio in giorni di "convulsione,,. Aggiungeva, è vero: " per modo 
" di dire „ ; ma consta di sicuro da altre fonti, non solo che erano con- 
vulsivi i mali che lo tormentavano — tanto ch'egli si chiamava "povero 
" convulsionario „ — ma che andava soggetto a vere e proprie convul- 
sioni. Già in una lettera dell' abate Giudici al Degola (aprile 1817) si 
legge : " Manzoni non si è consigliato se non colle sue convulsioni, 
" contro le quali crede rimedio unico il viaggio,,. (Cfr. Bellezza, Genio 
e follia di A. Manzoni, p. 72). 

(2) Per il Tordorò, cfr. Poesie di C. P., ediz. Robecchi, p. 202. 

(3) L' autografo, per dono del D.'' Grossi, si conserva nella Nazio. 
naie di Brera, AE. XV. 7, 48 bis. 



140 



VARIETÀ 



di Domenica scorsa; Elogio che ha in parte riconcigliato col Giisson (i) 
li animi esacerbati per le fresche ingiurie che si è egli permesso con- 
tro Manzoni, Torti e parecchi altri del loro calibro. Per quanto siasi 
studiato e domandato per sapere chi sia questo S. C. F., il suo nome 
è tuttavia un enima. O la sarebbe pur bella che l'autore dell'articolo 
fosse il Pezzi medesimo ! e che si fosse coperto dj questa maschera 
per r oggetto di dar corso e giusto valore alla moneta che spende ! 
Ti ricorderai di avere sentito dal povero Dr. Luigi De Breme che in 
un tal dato luogo erano giunte a tal segno le cose di quel Governo 
che allorché il di lui rappresentante voleva porre in discredito una 
persona se la menava intorno seco in carrozza. Ora Pezzi all'incontro 
parrebbe che per farsi veramente onore si fosse fatto imprestare per 
questa camminata la carrozza di un altro ! 

Ti compiego una graziosa risposta in sestine del Pivellin, all'altra 
parimenti tua scritta in sestine, e graziosa del pari. O i begli ingegni 
che siete voi altri ! Non vi è robba che non vi riesca meravigliosa in 
versi ed in prosa ancorché fatta così su' due piedi, e io scrivo a voi 
altri di questa prosaccia ! ! Addio, Addio. Guardami il cuore. Questo 
viscere te lo prometto migliore assai del cervello. 



(2) tutto tuo aff. 
C. Porta. 



rgo; 



All' Egregio 



Sig."^ Avvocato Tommaso Grossi 



TREVIGLIO. 



(i) Le appendici letterarie della Gazzetta di Milano, che aveva al- 
lora a redattore il Pezzi, portavano per epigrafe " Glissons et n'ap- 
" puyons pas „ donde il titolo di Giisson alle appendici stesse. — Più 
tardi (1834-1841) uscì il giornale dal vero e proprio titolo Glissons* 

(2) Precede una parola illeggibile. 



1 



VARIETÀ 141 



III (I), 

Milarto 2Cf seitembre. 



Car.'"'' Cugino. 



Rompo finalmente il longo silenzio, ed adempio al tempo stesso 
tutte quante le commissioni addossatemi colla compitissima vostra del 
vafel a catta. 

Qui annesse per tanto troverete le desiderate Poesie che implo- 
rano un benigno compatimento : il ricercatomi concerto /luta, che 
chiede il più sollecito ritorno. Un sacco di complimenti per vostro 
uso : cento abbraci per Y amico Simonetta, ed una fretta da casa del 
diavolo colla quale mi dichiaro 

Vostro Aff.^'^o Cugino 
C. P 



voltate alegramente 

Sarevv vegnuu sul lagh tant volentera 
a god sti voster Fest in alegria 
che se fuss staa per-fina in Caponera 
avarevv fa de tutt par vegni via. 

La Volentaa par la mia part la gh' era 
che pari giust nasuu par spassam via: 
ma con la volentaa noo gh' è manera, 
senza l'aiut di sold, da fa on mezz mia. 



(i) L' autografo è posseduto dal consocio nob. D.'' Giuseppe Luini 
che ce ne favorì cortesemente copia. Egli l' ebbe in dono dalla si- 
gnora Antonietta Maderni cugina del poeta. 



143 



VARIETÀ 



Sì, el me Batdissarin, s' era in bolletta, 
Malatia eh' è semper stada in frega 
in chi se eiappa ci spass de fa el Poctta. 

E aben par poch de che sia de sta lega, 
me tocca sta deslippa marcadetta, 
perchè tant fa chi ten, che chi scortega. 

• 

Questa mattina la Cognata alle ore sei in ponto partì da Milano 
accompagnata da suo Padre e dalla sua femme de chambre per Bru- 
gola sul monte di Brianza (i), ove si tratterà con quest' ultima fra le 
monache di detto luogo. Dicono alcuni eternamente. 

Il Porco non ostante gli affanni di cuore, di cui dice esser conti- 
nuamente vessato, si conserva grasso a meraviglia e d'ottimo colore, 
e miglior apettito. 

A tergo : 

A Monsieur 

Mons. Balthassar Maderna 

avec un Paqiiét INTRA. 



IV (2) 



Amico carissimo. 

Se non ho potuto fare tutto quello che avrei dovuto per unifor- 
marmi a tuoi saggissimi suggerimenti ho però fatto qualche cosa ed 
ho tolto almeno una stanza alla nota descrizione. 



(t) Briigora, villaggio posto all' ingresso della Brianza (fraz. del 
Comune di Montesiro, già Monte^ ciré, di Monza, prov. di Milano), 
dove nel sec. scorso esisteva un convento di Benedettine. 

(2) La collezione d'autografi Diederichs dell'Universitaria d'Am- 
sterdam, donde è tratto questo viglietto, contiene anche (Busta 7) una 



VARIETÀ 



14^ 



Leggine ora la riforma e dimmi se così come ora la vedi può cor- 
rere e dimmelo con la solita amicizia. De' due versi poi che ho posto 
in fine dell'ottava riformata cassa quello che è più cattivo. 

Addio. Domani mattina rimandami lo scartafaccio, se puoi, prima 
di mezzogiorno. 



Tuo aff."^^ amico 
C. Porta. 



Casa, li 12 1817 (i). 



X. 



noterella di mano del poeta stesso, formata da vocaboli sconci in la- 
tino con relativa traduzione ed una copia del sonetto A un contin Ber- 
gamaschin (cf. Poesie milanesi di C, P., Milano, Belloni, 1869, p. 199), 
che si vorrebbero spacciare per autografi, ma tali non sono. 

(i) Nel margine inferiore del secondo foglio, a tergo, si legge, 
d'altra mano, l'indirizzo: Al sig.^ Cattaneo Direttore del Gabitutto Nu- 
mismatico. 



BIBLIOGRAFIA 



Dr. Ernst Salzer. — Ueber die Anfdnge der Signorie in Oberiialien. 
Beitrag zttr italienischen Verfassimgsgeschichte, Berlin^ Ebering, 1900. 
(Historische Studien, XIV). 

La trasformazione dei comuni italiani in signorie è uno dei fatti 
più notevoli nella storia del nostro diritto pubblico e della nostra 
coltura. Da un lato invero essa fu avviamento alla formazione di pa- 
recchi stati nazionali; dall'altro contribuì a rendere possibile la me- 
ravigliosa fioritura artistica e letteraria del rinascimento. Tuttavia, 
tolte una non lunga dissertazione del Muratori (i) ed una conferenza 
del Franchetti (2), non si aveva sinora sull' argomento un lavoro spe- 
ciale; né a tale mancanza erano sufficiente compenso gli accenni sparsi 
nelle numerose monografie e le poche pagine di parecchie fra le opere 
di maggior mole. A riempire, in buona parte almeno, tale lacuna, viene 
ora un giovane studioso tedesco, il dottor Ernesto Salzer, con un la- 
voro, di cui era già stata pubblicata una breve parte (cap. I, § i-i) 
quale dissertazione inaugurale, col consenso della Facoltà di Filosofia 
di Berlino. 

L'opera non può dirsi, in senso assoluto, di ricerca originale. Dì 
materiale inedito vi si fa generalmente poco uso ; tuttavia durante un 
breve soggiorno in Verona l'autore trovò occasione di vedere più fonti 
manoscritte dell' Arch. Comunale e le due redazioni ancora inedite 
degli statuti di quella città (1271, i328) ; le stesse cioè di cui dà conto 



(1) Attt It, IV, 697 segg. 

(2) " I primordi delle Signorie e delle Compagnie di ventura „, in 
Vita Ital. nel Trecento, Milano, Treves. 



BIBLIOGRAFIA I45 



ì 



il Cipolla nel suo recentissimo " Compendio della Storia politica di 
Verona,,. Anche alcuni giorni da lui impiegati negli Archivi di Man- 
tova e Modena non rimasero senza frutto. 11 Salzer mostra poi di avere 
larga conoscenza così degli statuti delle città italiane e delle crona- 
che o storie municipali, come dei più recenti lavori. Munito di questi 
sussidi egli ha facilmente potuto raccogliere in un quadro sintetico le 
notizie concernenti quella rivoluzione, che si compì più o meno rapida- 
mente nella maggior parte dei comuni dell' Alta Italia nella seconda 
metà del secolo XIII. Alla Toscana ed alla Romagna, ove la signoria 
sorse in generale più tardi, V A. non estende le sue ricerche se non 
in poche occasioni. 

L'origine delle tirannidi si connette in più modi, secondo il Sal- 
zer, ai tentativi politici di Federico IL Egli ^.veva concepito, com'è 
noto, il grandioso piano di riorganizzare il regno italico in senso asso- 
lutistico ed accentrativo. Ma i tanti conflitti economici e territoriali, 
che già avevano impedito alle città italiane di unirsi saldamente in 
una federazione repubblicana, costituivano un terribile ostacolo anche 
al generoso disegno del grande imperatore svevo. Forse egli ne avrebbe 
saputo trionfare, se, sventuratamente pel nostro paese, non fosse stato 
così presto rapito dalla morte. L'idea unitaria fu accarezzata invero 
anche da Carlo d'Angiò; ma era ormai troppo tardi. Miglior fortuna 
ebbe invece la tendenza verso l'assolutismo, pure inaugurata da 
Federico. Le lotte intestine, piaga antica delle città italiane, si erano 
infatti terribilmente inasprite, dacché il popolo aveva cominciato ad 
innalzarsi e ad esigere una parte nel reggimento dei comuni, tenuto 
sin verso il principio del secolo XIV da una duplice aristocrazia della 
nascita e della ricchezza. Si sentiva universalmente il bisogno di pace, 
né a comprar questa sembrava troppo caro prezzo una diminuzione 
di libertà. 

In taluni casi si allargarono i poteri del podestà, e si prolungò, 
prima per più anni, poi a vita, la durata della sua carica, la quale 
finì col convertirsi in vero dominio. Tuttavia delle cinque maggiori 
signorie italiane, una sola, quella degli Estensi, ripete la sua origine 
dalla podesteria. 

Più frequente connessione hanno le tirannidi italiane col capita- 
nato del popolo e colla podesteria sulla mercadanza. Il movimento 
democratico del XIII secolo è in istretto rapporto col costituirsi delle 
Arti; in queste il popolo si organizzava e si apparecchiava alla lotta 

Arch. Sior. Lomb. — Anno XWII — Fase. XXV io 



I^() BIBLIOdRAKIA 



propria emancipazione. Esso anzi giunse generalmente a fon- 
dare, per dir così, uno stato nello stato sotto la direzione di Anziani, 
non del tutto dissimili dagli antichi tribuni; più tardi ebbe anche un 
proprio podestà o capitano. Sul significato di questo secondo titolo 
regnano attualmente due opposte opinioni, delle quali il Salzer di- 
scorre a lungo sia nel corso dell'opera, sia in un'apposita appendice 
(Excurs II). Secondo gli uni il capitano del popolo avrebbe esercitate^ 
un ufficio principalmente militare; secondo gli altri sarebbe stato 
capo d'uno " stato di popolo „, costituitosi in opposizione all'antico 
comune. L'A. respinge la prima tesi; accetta, ma solo modificandola, 
la seconda. Non bisogna esagerare, egli pensa, il significato della se- 
cessione popolare. La plebe si crea invero un proprio organamento, mi 
non cessa dal riconoscere i magistrati del comune; solo, per difen- 
dersi dagli abusi di questi, per controllarne l'opera, per essere rappre- 
sentata al loro cospetto, essa si elegge dei capi. Più tardi le esigenze 
si accresceranno: il capitano (o podestà) del popolo prenderà parte 
all'opera legislativa ed al governo dell'intiero comune ed avrà giuris- 
dizione sempre più estesa. Questo allargamento di attribuzioni d'una 
magistratura omai cittadina sarà anche espresso da un nuovo titolo : 
" capitaneus generalis „ ; e l' ufficio, divenuto quinquennale, decennale, 
vitalizio, tenderà a trasformarsi in una illimitata signoria. Per questa 
via s'introdusse il dominio d'un solo a Verona, a Milano, a Mantova, 
a Padova.... Non accenneremo qui alle città minori, di cui tuttavia 
ragiona diffusamente il Salzer. 

Altra cosa che non il capitano del popolo era il capitano della 
guerra. Questo ufficio ebbe, pel sorgere delle signorie nell' alta Italia, 
ristretta importanza. Tuttavia Uberto Palavicino parve per un mo- 
mento avviato a divenir potente in Milano ; e ben più largo dominio 
avrebbe forse costituito Guglielmo marchese di Monferrato, se, quando 
più la fortuna sembrava arridergli, non fosse caduto nelle mani de' 
suoi nemici. Anche di questi due " precursori dei condottieri „ si oc- 
cupa il Salzer; né dimentica di porre in luce i rapporti fra l'opera 
loro ed il feudalismo. 

Una seconda parte del libro, di gran lunga più breve dell' ante- 
cedente, è dedicata all'ulteriore evoluzione della signoria. L'elezione 
popolare, nota l'A., rimane sempre necessaria, ma diviene col tempo 
una semplice formalità. All'eletto è concesso il diritto di designarsi 
l'erede; e ciò costituisce un naturale avviamento all'ereditarietà. Un 



BIBLIOGRAFIA 



H7 



ordine legale di successione manca generalmente ; ma i figli naturali 
appaiono esclusi. In pari tempo il signore si fa riconoscere dall'im- 
peratore o dal papa come vicario, e dà così al proprio potere una 
base nuova, che pur non esclude 1' antica. Noto è poi come cotali vi- 
cariati imperiali o papali siano divenuti ducati o marchesati. 

Da una prima città la signoria si estende ad altre, ora per com- 
pera o per conquista, ora per libera voloiità di cittadini o per con- 
cessione dell'imperatore o del pontefice. La sanzione popolare ed il 
titolo di vicario si chiedono talora per legittimare un possesso acqui- 
stato col denaro o colla violenza. Nei primi tempi 1' unione delle va- 
rie terre è puramente personale. Le leggi, che il signore emana per 
tutte le città a lui soggette, non acquistano forza obbligatoria, se non 
dopo di essere state registrate nel " volunien statutorum „ di ciascuna 
di esse. Come l'unificazione divenisse poi a mano a mano più intima 
FA. non studia, probabilmente per non uscire dai confini cronologici 
propostisi. 

Anche in questa nuova età i tentativi di costituire una federa- 
zione italica od una monarchia unitaria riescono vani. Ad Ezzelino 
da Romano, a Mastino II della Scala, a Gian Galeazzo Visconti si at- 
tribuisce il sogno glorioso del regno; sconfitti o morti intempestiva- 
mente non poterono tradurlo in realtà. 

Nel reggimento delle città si conservano le antiche forme; ma in 
realtà il potere si raccoglie nelle mani nel principe. Contemporanea- 
mente il primitivo carattere democratico delle signorie tende a scom- 
parire. Il signore si dice tale' non più per volontà del popolo, ma per 
grazia di Dio; si circonda d'un cerimoniale cortigiano e cavalleresco, 
ed affida ai nobili servigi politici e militari. Accanto all'aristocrazia 
della nascita trova posto tuttavia quella dell'intelligenza. Ai cultori 
delle lettere e delle scienze vengono concesse esenzioni da imposte 
e dal servizio militare ; e i romanisti alla lor volta appoggiano il 
principato, dandogli una sanzione scientifica colle dottrine del diritto 
pubblico romano. Anche le arti bj|lle sono favorite e protette, e si 
alzano rapidamente ad eccellenza mirabile. " Nauseata delle odiose 
lotte partigiane, l'età si getta in braccio ad un principesco ed illi- 
mitato assolutismo, e cerca nel campo della coltura un compenso 
all'impotenza politica „. 

L'intima relazione fra i conflitti delle parti ed il sorgere dei prin- 
cipati assoluti, già notata come da più altri così da F. Schupfer nella 



I.4S 



niBLKHlKAM.V 



«hiiisa d'un suo magistrale lavoro, forse ignoto al Salzer (i), è messa 
assai bene in luce nell'opera che abbiamo riassunta. Anche vi si stu- 
dia in modo esauriente il processo con cui i capi delle l'azioni giun- 
sero in più lene a dominare su tutti i cittadini. All'incontro si sor- 
vola lors(^ un po' trojipo rapidamente suU'etììcacia, che ebbero le dot- 
trine (Wl (iiiitto iniiiano. 

Sono aggiunte al lavoro tre appendici intorno a particolari que- 
stioni ed il testo dello statuto mantovano sul capitanato di Guido 
Bonacolsi (1299). 

Il libro e scritto con chiarezza e con sobrietà, e rappresenta già 
più che una buona promessa. 



Giovanni Seregni. 



C. Cipolla, — Compendio della storia politica di Verona, Verona, Cabianca 
(Libreria Dante), 1900. 

Sebbene Verona non faccia veramente parte della nostra regione, 
pure la sua storia ha tante attinenze ed analogie con quella delle 
città lombarde, che non crediamo inopportuno accennare al nuovo 
libro di C. Cipolla. Ove si astragga da modificazioni e da correzioni 
non poche, esso è ristampa d' un compendio già impresso or fa qual- 
che anno, come parte di un'opera, che si sta preparando dal eh. conte 
Luigi Sormani Moretti, senatore del regno, e che s'intitola La Pro- 
vincia di Verona monografia statistica-economica-aììiministraiiva. 

Come già il titolo dice, quest'operetta tratta in particolar modo 
di storia politica. Più d'una volta tuttavia si accenna sobriamente 
alla storia ecclesiastica, alla letteraria, all'artistica, in brevi, ma ge- 
niali escursioni. E talora l'argomento stesso sembrava richiederle. A 
parlare di Dante (pp. 210 e segg.) l'autore era condotto, ad esempio, 
ben naturalmente, poiché aveva a dj|»correre di Bartolomeo della Scala, 
la cui cortesia fu dell'esule poeta primo rifugio e primo ostello: né 
del Veltro dantesco poteva tacere, dopo di aver narrate le " mirabili 
opere „ di quel Cangrande, in cui tanti (sebbene, come oggi sembra, a 



(1) ScHUPFER, La società milanese alV epoca del risorgimento del co- 
mune, (Estratto dall' Arch. Giuridico), Bologna, 1870. 



BIBLIOGRAFIA I49 



torto) vollero ravvisare il nemico della lupa bramosa (pp. 238 e 
segg). (i). 

La parte più estesa dell'opera è quella che riguarda le età più 
gloriose della storia veronese : il periodo eroico del comune e delle 
leghe contro gli imperatori svevi, e l' era più umana, ma non meno splen- 
dida, della signoria scaligera. Bei giorni per la città delF Adige quelli 
in cui i suoi tiranni potevano sognare la corona dei re longobardi, ed 
i suoi pittori raggiungevano un'eccellenza ancora ignota all' Italia su- 
periore!... Ma questa fiamma di vita politica ed intellettuale n»n tardò, 
pur troppo, ad oscurarsi: l'offuscava il nuovo bagliore, più intenso e 
fosco, della potenza viscontea. Il 5 maggio i385 il giovane Gian Ga- 
leazzo, altrettanto ambizioso quanto attivo ed astuto, succedeva in 
Milano a quel Bernabò, che il Cipolla chiama debole (p. 272), ma cui 
forse più che l'energia mancò la fortuna. Due anni dopo il Conte di 
Virtù era signore di Verona.... Del periodo della dominazione viscon- 
tea, che d'altronde non durò più di diciasette anni, l'A. discorre piut- 
tosto brevemente ; né meno rapida prosegue la narrazione per le età 
successive, dalla dedizione della città alla Serenissima sino ai di nostri. 

Alcune pagine, compendiose e buone, sono dedicate alle istituzioni 
cittadine. Veggansi principalmente quelle che riguardano la costitu- 
zione statutaria detta Albertina, finora inedita (p. 184 e segg.), gli 
statuti di Cangrande (pp. 246-247), la nuova compilazione del 145» 
(pp. 304 e segg.). Per chiarire l'amministrazione della città durante il 
secolo XV, il Cipolla ricorse agli Atti del Consiglio: né é questo il 
solo luogo ove appaiono opportunamente adibiti materiali non ancor 
pubblicati. Da un più largo uso di fonti inedite dissuadeva l'indole 
stessa del lavoro. Il quale, se è modesto di apparenza e di mole, è 
però denso di utili notizie, e ben può essere proposto come modello 
di storia municipale modernamente intesa. Degno al tutto della rara 
valentia dell'autore, esso dimostra quanto si possa fare anche in que- 
sto campo da chi molto sappia e molto ricerchi, ed ami camminare 
per nuove vie piuttosto che ricalcare le orme altrui. 



Giovanni Seregni. 



(i) Il eh. prof. Giuseppe Biadego in un recente ed assai notevole 
discorso su Dante e gli Scaligeri (in Nuovo Ardi. Veneto, t. XVIII, 
parte II, p. 437) mostra di consentire col Cipolla così nella questione 
del Veltro, come a proposito del primo rifugio dell'Alighieri. 



|50 BIRMUORAI lA 



Professione Alfonso. — // Mini siero in Spagna e il processo del cardi- 
nale Giulio Alhcroni. Studio storico documentato. Torino, Clausen, 
iS.,S, pp. xvi-297. 

Il titolo ci indica da solo l'argomento e i confini in cui è contenuto 
il lavoro. Esso si apre col 1714, colla venuta al trono di Spagna di Eli- 
sabetta Farnese che doveva in gran i>arte all'Alberoni, rappresentante di 
Parma a Madrid, l'alto grado a cui era salita; espone roi>era politica 
dell' Alberoni stesso che, consigliere ufficioso del re, ascoltatissimo a corte, 
fu, per qualche anno, il personaggio più importante della monarchia fino 
cioè al dicembre del 1719 in cui il re fu obbligato a licenziarlo dalla Spa- 
gna, e si chiude col processo che, dopo la caduta, intentò all' infelice mi- 
nistro Clemente XI, e finì poi il successore Innocenzo XIII. 

Notiamo subito che 1' Alberoni, come uomo politico, ci appare sotto 
un aspetto in parte nuovo; direi che FA. solleva un lembo di quel velo 
che si stendeva fitto e misterioso su quella figura chiusa ed impenetrabile 
di diplomatico, finora sfuggita a coloro che hanno cercato svelarla. E colla 
figura dell' Alberoni si designa pure, talvolta con lati nuovi, la storia in- 
tricatissima dei cinque anni 171 5-1 720, colle infinite complicazioni diplo- 
matiche in cui le rivalità fra gli Asburgo e i Borboni di Spagna coinval- 
sero quasi tutta 1' Europa, non pacificata coi trattati che seguirono la 
guerra di successione di Spagna. 

Carlo d'Asburgo aveva avuto troppo poco dei vecchi possessi spet- 
tanti un giorno a principi della sua casa, e Filippo di Borbone mal tolle- 
rava una Spagna spogliata di terre che da secoli le erano soggette: fra 
loro quindi le discordie si erano solo assopite, non troncate ; eran pronte 
a risorgere alla prima occasione. 

In questa contesa l' Italia era direttamente interessata : il predominio 
austriaco stava per stendersi su tutta la penisola, che l'imperatore, padrone 
del Milanese, del Napoletano, della Sardegna, aspirava pure a Sicilia che 
r Inghilterra aveva ottenuta per Vittorio Amedeo II, e sperava trarre pro- 
fitto dalle successioni di Parma e Toscana, che stavano per aprirsi. La Spa- 
gna, che aspirava ai vecchi possessi italiani pèrduti non avrebbe cercato 
di rimetter piede in Italia, ed opporsi all' Austria, ora che aveva per re- 
gina una principessa italiana e ad un diplomatico italiano aveva affidata 
la direzione della sua politica? 



BIBLIOGRAFIA IDI 



Ma le potenze che avevano sottoscritto ad Utrecht, e garantita la neu- 
tralità italiana, qual parte avrebbero presa in tutte queste contese ? come 
avrebbero cercato assopirle e risolvere le questioni? Vediamo come l'A. 
espone questo intricato inviluppo diplomatico, del quale, alla luce di do- 
cumenti nuovi, ci svela segreti finora ignorati, e tentiamo di segnare le 
linee generali della figura dell' Alberoni ministro, che predomina in tutto 
il quadro, valendoci dei dati che questi studi ci permettono di usare per 
ricostruirla al nostro pensiero. 



L' opera dell' Alberoni nella Spagna dapprima si restrinse ad aiutare 
EHsabetta Farnese a vincere, e all' interno e all' esterno, quelle difficoltà 
che potevano impedirle il libero esercizio del suo predominio. All' interno 
si era dovuto abbattere la potente principessa Orsini e tutto quel partito 
francese allora spadroneggiante, che pure aveva già introdotte in Spagna 
utili nforme, sulle rovine del quale si era innalzato il partito italiano, con 
a capo r Alberoni, che, rimanendo pur sempre il rappresentante ufficiale 
del duca di Parma, il consigliere ufficioso del re e della regina, divenne il 
vero « deus ex machina » della monarchia. All'estero l'abilità dell' Albe- 
roni aveva procurate alla regina le simpatie del vecchio Luigi XIV e della 
sua corte, e non vi erano state noie per le novità avvenute. Ma, morto 
Luigi XIV, venuta la reggenza francese nelle mani dell'Orléans, cominciò 
r opera originale dell' Alberoni, che staccò in primo luogo la Spagna dal 
protettorato a cui la Francia 1' aveva fino ad allora sottomessa, per orien- 
tarla verso r Olanda e 1' Inghilterra, la cui amicizia le sarebbe stata utile 
se avesse voluto ripensare alle cose d'Italia: e coli' Olanda e coli' Inghil- 
terra avviò trattati commerciali, che avrebbero potuto cambiarsi in politici. 
E alle cose d' Italia 1' Alberoni pensava davvero. Le ambizioni austriache, 
non ancor soddisfatte, *impensierivano i principi italiani e, sopra tutti, il 
Farnese di Parma, che aveva assai a temerne, e che lottava a tutt' uomo, 
ma con deboli forze, invano favorito dall'Inghilterra, fautrice dello statu 
quo, contro quella potenza invadente. Dalla politica farnesiana, molto bene 
delineata dall' autore, si ispira la politica dell'Alberoni la quale vorrà pure 
cercar di distruggere quella preponderanza pericolosa per 1' Italia a cui i 
principi italiani non sanno far ostacolo, non commossi né dal pericolo, né 
dalla voce del Farnese. L' Alberoni vi opporrà la Spagna, il cui intervento," 
in quel momento, vorrebbe dire la libertà della penisola, la sicurezza e la 
indipendenza dei principi. 



52 BIBLIOGRAFU 



Ma per allrontarsi al cimento, bisognava che la Spajfna risorgesse a 
nuova vita, che si mettesse in grado di avere una finanza florida, un eser- 
cito ed una flotta. Inghilterra ed Olanda le sarebbero state favorevoli, 
o ahneno così si sperava; non la Francia su cui non si sarebbe più po- 
tuto far conto alcuno, giacché il reggente era stato obbligato ad abbando- 
nare la vecchia politica di Luigi XIV, che voleva dire amicizia colla Spa- 
gna, per rivolgersi all' Inghilterra allo scopo di farsene un sostegno contro 
le pretese di Filippo V, che non aveva mai smesse le ambizioni di diventar 
reggente, o di avere il trono francese per sé o per qualcuno dei suoi prin- 
cipi, se fosse venuto meno il debole e malaticcio Luigi XV. 

L' Alberoni contava pure sul papa, e per farsene un amico orientava 
in nuovo modo la politica ecclesiastica e migliorava le relazioni fra la Spa- 
gna e la S. S. assai tese quando egli era venuto al potere, sì che a Roma 
potè apparire come benemerito della religione. 

In questi frangenti, propizia per l' Alberoni, venne la lotta dei Turchi 
contro Venezia, nella quale era tosto impigliata anche 1' Austria. 



I Turchi si eran mossi verso l' occidente solo dopo finita la guerra 
di successione di Spagna : Venezia, minacciata per la prima, incapace a 
resistere da sola, aveva chiesto aiuto alla cristianità e trascinato nella 
lotta r Austria pur minacciata. Prima però di entrare in campagna, l'Au- 
stria aveva voluto essere assicurata alle spalle contro Filippo V e i prin- 
cipi italiani, e per farla tranquilla, si erano adoperate Inghilterra, Francia, 
Venezia, la prima sopratutto che era la più zelante fautrice della conser- 
vazione della pace fra le potenze europee. A Spagna spiacque naturalmente 
questo contegno dell' Inghilterra, ma dovette acconciarvisi, e concorrere an- 
ch' essa alla lotta contro i Turchi, spedendo vascelli e galee in Levante 
(1716). 

L'Austria fu vittoriosa (b. di Patervaradino 12 ag. 1716): e le sue 
vittorie frastornarono i disegni dell' Alberoni che contava su una guerra 
più lunga e difficile. Una si grave minaccia sospesa più a lungo suU' Au- 
stria, avrebbe permesso all' Alberoni di raccogliere i principi d' Italia in 
lina lega contro l' imperatore. S' era adoperato a questo scopo, ma aveva 
trovato in Italia una certa freddezza : che la Spagna ispirava poca fiducia 
e meno ancora l' Alberoni, la cui posizione era si incerta, o almeno pa- 
reva, che egli non aveva punto titolo di ministro, solo tutto poteva per 



1 



BIBLIOGRAFIA 



53 



il favore del re e della regina. L' Alberoiii ebbe inoltre il torto di non 
comprendere il piano politico dell' Inghilterra, rispetto alla quale si faceva 
delle grandi illusioni : e il pericolo era cresciuto quando all' Inghilterra si 
era unita la Francia del reggente, che in quell'amicizia trovava la sua si- 
curezza e air interno contro il partito spagnuolo, e all'esterno contro Vienna 
e Madrid : coli' Inghilterra e colla Francia era pur stata trascinata 1' Olanda 
nella triplice del 4 gennaio 1717, la qual lega aveva scopo essenzialmente 
pacifico ; anzi si proponeva di conciliare finalmente Austria e Spagna, e por 
termine alle agitazioni Europee : anche la Francia sarebbe stata più sicura 
da Spagna quando questa non avesse avuto più nulla a temere da Vienna. 
Però la conciliazione era impossibile sebbene 1' Inghilterra dichiarasse 
formalmente all' impero che non 1' avrebbe sostenuto mai nelle sue pre- 
tese suir Italia e sulla Spagna, sebbene promettesse la successione dì 
Parma e Toscana ai figli delia Farnese. L' Inghilterra aveva assunto un 
posto importantissimo nella politica d' Europa e voleva diventare il per- 
nio dell' equilibrio fra le potenze. Né la Spagna né 1' Austria potevano 
entrare nelle sue viste, colle loro pretese, sebbene pronte tutte e due a 
tenderle la mano colla speranza di guadagnarsela. Né meglio potevano 
riescire i piani di Clemente XI, che dalla conciliazione pur da lui tentata 
fra Austria e Spagna avrebbe voluto trarre una lega di potenze cattoliche, 
aggiungendovi Savoia, contro la triplice protestante : la Spagna voleva la 
guerra e non la pace coli' Austria contro la quale avrebbe voluto poter 
apporre una sua lega coli' Olanda e Inghilterra, staccandone la Francia. 
E alla guerra, da farsi precisamente in Italia, 1' Alberoni intanto si andava 
preparando con gran cura, spinto pur dalla Farnese che voleva in Italia 
uno stato indipendente per sé e per i figli e per far gli apparecchi senza 
destar sospetto, gli valeva il pretesto della guerra turca e dei sussidi che 
anche nel 1717 avrebbe dovuto mandar in levante. Valendosi di questi 
pretesti si armava con attività febbrile, destando sospetti nelle potenze, che 
subodoravano qualcosa di pericoloso in quegli apparecchi soverchi per 
l'Oriente, e sopratutto dubitava e temeva Vittorio Amedeo II, così mal 
sicuro nei suoi nuovi possessi, non vincolato da speciale amicizia colla 
Spagna, e di più sospettato dall'Austria. 

Mancava però ancora il casns belli per poter aggredire la rivale, che 
aggredirla senza un pretesto, malgrado tutti i diritti, sarebbe parso al- 
l' Alberoni ingiusto : quando venne a proposito 1' arresto in Lombardia 
del Molinez, del grande inquisitore spagnuolo, mentre da Roma andava 
in Ispagna. Il re ed il suo consiglio avrebbero voluto subito la guerra : 



1D4 



BIUI.IOGKAFIA 



1' Alberoni, che era andato preparandola con tanta cura, invece non la 
volle. Perchè ? Non era lui il grande fautore della guerra ? è forse vero 
che 1' Alberoni fu costretto da volontà superiore ad aggredir l'Austria in 
Italia? Le ricerche del Professione mostrerebbero invece che ben diversa 
ùi r opera dell' Alberoni da quella che si crede comunemente. 

L' Alberoni, subito dopo il caso Molìnez, accaduto alla fine di mag- 
gio, volle difi'erire l'assalto j^er più ragioni, e vi riesci. Prima di tutto 
non era pronto ancora, poi credeva bene aspettare che 1' Austria fosse 
entrata in campagna coi turchi prima di assalirla alle spalle: ma fu un 
interesse suo personale, che pur poteva influire suU' andamento delle cose 
pubbliche, che contribuì sopra tutto a far sospendere le ostilità. L' Albe- 
roni sperava esser fatto cardinale, anzi lavorava attivamente, aiutato dalla 
regina, per divenirlo : alla sua nomina egli collegava davanti al i^apa la 
soluzione delle questioni ecclesiastiche con Roma, e l' invio delle forze in 
levante, che non partivano mai. Nel principio di giugno, quando il re vo- 
leva far la guerra, egli era proprio in tutto 1' ardore della caccia all' alta 
dignità, che avrebbe resa più stabile la sua posizione, e se si fosse scoperto 
così presto, il papa sì sarebbe rivolto all'Austria, eia sua promozione sa- 
rebbe sfumata. 

Il 12 luglio ebbe finalmente la porpora sì ambita, concessagli appunto 
perchè aiutasse a risolvere le questioni dibattute fra la Spagna e la S. S. 
e affrettasse l' invio delle navi in oriente. Allora si credette al sicuro e 
pensò di assalir l' Austria, in Italia e precisamente in Sardegna, facile 
a prendersi ora, facile a conservarsi poi. All' Alberoni deve dunque attri- 
buirsi, come il Professione sostiene, tutta la responsabilità dell' impresa, da 
lui voluta e meditata, per quanto egli cerchi schermirsi dal grave pondo 
e gettar tutta la colpa sul re e sul consiglio, e abilmente valersi di quello 
che egli aveva fatto e scritto nel giugno per sospendere 1' impresa come 
se egli r avesse sempre combattuta. Ed è curioso notare come avesse sa- 
puto abilmente circuire il nunzio pontificio, da farlo come il suo portavoce, 
il suo difensore, e osargli dire : che ora anche luì vedeva bene quanto fosse 
utile al papa avere alla corte di Madrid un cardinale, che cosi curava gli 
interessi della S. S. . 



Per questo passo audace tutta la diplomazia europea fu sossopra. 
Vienna si rivolse alle potenze che 1' avevano assicurata alle spalle mentre 



BIBLIOGRAFIA IDD 



€ssa avrebbe g-uerreggiato in Levante, disposta, appena possibile, a farsi 
ragione da sé: sorgevano sospetti su tutti, in ogni dove, sui principi di 
Savoia, di Parma, sul Papa come conniventi : 1' Inghilterra era afFacendata 
più di tutti per togliere le armi di mano ai contendenti; ma urtava nei 
soliti scogli. La Spagna voleva più che mai la guerra, sperava nelle sim- 
patie dell' Olanda, sperava che 1' Inghilterra non si sarebbe mai schierata 
coi suoi nemici, che la Francia prima che la guerra colla Spagna avrebbe 
avuta la guerra civile per 1' insorgere del partito spagnuolo. Ma si illuse 
assai : 1' Inghilterra stava per la pace ad ogni costo, pronta a cedere Gi- 
bilterra, se occorreva, e a sostenere la successione di un figlio della Far- 
nese a Parma e in Toscana, a permettere che 1' impero occupasse la Si- 
cilia, purché però la Sardegna fosse destinata a Vittorio Amedeo IL 

Intorno all' Alberoni si andava facendo il vuoto e gli si era alienato 
anche 1' animo del papa davanti a cui 1' Austria l'aveva accusato di essere 
d' intesa coi turchi e coi ribelli ungheresi, personificati nel principe Fran- 
cesco Ràkóczi. Il Professione crede falsa del tutto la prima accusa : è 
meno alieno dall' ammettere i rapporti col Ràkóczi, che aveva sperato nella 
Spagna, da cui però in fondo avrebbe avuto poco più che parole. I rap- 
porti col papa si fecero anzi tanto ostili che l' Alberoni non ebbe la bolla 
che doveva nominarlo arcivescovo di Siviglia, furono sospesi tutti gli in- 
dulti di cui godeva la Spagna per ricavar sussidi dei beni ecclesiastici, si 
sospesero le relazioni diplomatiche fra le due corti. 

Malgrado tutto ciò, anzi durante tutti questi negoziati, 1' Alberoni, 
sempre col pretesto dei turchi, allestiva quelle forze che nel luglio del 1718 
sbarcava in Sicilia, aggredendo, contro ogni diritto, Vittorio Amedeo li 
che a ragione temeva per sé in tutto quell'armeggio e trattava a Vienna, 
trattava a Madrid, dove però si era molto freddi con lui. Il cardinale si 
era giustificato col dire che aveva dovuto prevenir gli imperiali, che pre- 
paravano un colpo sulla Sicilia. 



Al nuovo tentativo, l'Austria si unì alla triplice, accettandone il pro- 
gramma (2 ag. 17 18). Il primogenito della F^arnese, D. Carlos, avrebbe 
avuto Parma e Toscana ma come feudi imperiali : la Sicilia sarebbe stata 
data all' impero, la Sardegna a Vittorio Amedeo II ; Savoia e Spagna 
avrebbero potuto esser costrette colle armi ad accettare la pacificazione. 
Alla quadruplice Vittorio Amedeo II aderì tosto, dopo sterili proteste. 



l56 BIBLIOGRAFIA 



(S nov. 1718) e fu re di Sarclegfna. L'Alberoni invece non volle saperne 
di cedere neppur quando l' Inghilterra, che mostrava di voler far sul serio, 
mandata una flotta nel Mediterraneo, a capo Passero aveva distrutta la 
flotta Spagnuola (11 ag. 1718) e gli imperiali erano scesi in Calabria. Egli 
cercava destar il sospetto fra gli alleati, far credere che l'Inghilterra di 
sotto mano aveva favorito la spedizione spagnuola in Sicilia, ma dovette 
accorgersi tosto che l' Inghilterra era il pernio della politica della quadru- 
plice, la forza della lega, e contro essa rivolse tutte la sue arti. Cercò ap- 
profittare dei piani di Carlo XII di Svezia che voleva rialzare il suo paese 
a danno dei suoi nemici fra cui era l'Inghilterra, ma Carlo XII fu uc- 
ciso Tu die. 1718: favorì uno sbarco del pretendente Stuardico contro 
Giorgio I, e questo fallì completamente, né miglior risultato ebbe in Fran- 
cia la congiura dei legittimisti, denominata dall' ambasciatore spagnuolo 
il Cellamare che vi ebbe parte, collo scopo di mutar 1' indirizzo politico che 
la Francia seguiva ; ma che solo porse occasione alla Francia di dichiarar 
la guerra alla Spagna, (9 genn. 1719) come prima aveva già fatto l' In- 
ghilterra (2S die. 1718). Francesi ed Inglesi distrussero i cantieri e la na- 
scente marina spagnuola, la Sicilia fu occupata dagli imperiali ; impellali 
e savoiardi occuparono la Sardegna, quella che l'Alberoni voleva ritenere 
ad ogni costo; nulla c'era a sperare dai principi italiani. Allora, quando 
vide spezzarsi in sua mano tutte le armi impugnate, allora solo l'Alberoni 
volle trattare, ma le potenze, e colla forza e cogli imbrogli, obbligarono il 
re ad allontanarlo, e così il 5 die. 17 19 era licenziato dalla Spagna. — 
Filippo V trattò colla quadruplice: avrebbe voluto che Parma e Toscana 
fossero libere dai diritti feudali dell'impero; che Sicilia fosse reversibile 
a Spagna se si estinguesse il ramo maschile degli Absburgo, ma ninna 
concessione gli fu fatta e senza mutar nulla dovette sottoscrivere alla 
volontà delle potenze (16 febb. 1720). Le questioni che sarebbero sorte 
in seguito a questo patto avrebbero dovuto essere accomodate nel con- 
gresso che si sarebbe raccolto a Cambrai. E questioni ne sarebbero sorte 
davvero : i principi italiani rimanevano in piena balia dell'Austria senza 
speranza alcuna, ora che la Spagna aveva fatto la pace, e perciò Vit- 
torio Amedeo II metteva avanti progetti di riordinare in modo stabile 
l' Italia (i) ; Cosimo III di Toscana protestava perchè si fosse disposto della 



(i) Curioso un progetto di cedere la Savoia alla Francia per un com- 
penso adeguato in Italia, (p. 247). 



BIBLIOGRAFIA I 3' 



successione dei suoi domini senza tener conto dei diritti della sorella elet- 
trice del Palatinato, Clemente XI voleva mantenuti i suoi diritti feudali su 
Parma e Piacenza, mentre la quadruplice alleanza riconosceva questo di- 
ritto all' imperatore. 

Ma ninna questione si risolse a Cambrai, dove, coi rappresentanti 
delle potenze che avevano combattuto, era pure stato ammesso un legato 
del papa: i dibattiti finirono quando nel 1725 la Spagna si riconciliava, 
dopo molte vicende^ in modo definitivo coll'Austria, però ogni cosa rima- 
neva sospesa. Le questioni italiane saranno riprese e risolte dalla diplomazia 
dopo le guerre di successione polacca ed austriaca. 



Contro il caduto che, spogliato in Ispagna stessa delle sue carte, aveva 
trovato onorato rifugio nelle terre della repubblica genovese, fu subito un 
accannirsi di nemici : Spagna, Austria, il papa, il Farnese stesso. L' Au- 
stria avrebbe voluto che gli fosse tolto il berretto cardinalizio; il papa si 
contentò dì proibirgli che si facesse ordinar vescovo sebbene avesse già 
le bolle per la chiesa di Malaga, volle averlo in sua mano per chiuderlo, 
a buon conto, in Castel S. Angelo e iniziò un processo contro di lui. Ma 
averlo in sua mano non gli fu possibile, per la fermezza della repubblica 
che rifiutò di consegnarlo, e poi per 1' abilità dell' Alberoni nel tenersi ce- 
lato quando credette meglio allontanarsi dalla Liguria. Si potè però iniziare 
il processo affidato ad apposita commissione, (marzo 1720), che cominciò 
a far raccogliere prove per la reità del cardinale, di cui si metteva in di- 
scussione la vita pubblica e la privata, sulla quale, appoggiandosi .alle de- 
posizioni dei suoi famigliari, l'autore scrive pagine curiose e punto edi- 
ficanti. Si possono facilmente immaginare quali accuse gli fossero rivolte : 
riguardano la deviazione delle forze spagnuole del 1717 a lui attribuita, 
la rottura delle relazioni fra la Spagna e la S. Sede, di cui sarebbe stato 
causa, per il negatogli passaggio all' arcivescovado di Siviglia : le relazioni 
col Ràkóczi, l'aver intercettato i brevi diretti ai vescovi di Spagna e delle 
Indie, con cui sospendevansi i sussidi ecclesiastici al governo che li avrebbe 
così riscossi indebitamente. Poi v'erano accuse di maliversazioni nell'am- 
ministrazione, di abuso di fiducia, accuse di empietà privata, di irreligione, 
di irriverenza verso papi e cardinali, ecc. 

L' Alberoni non volle comparire avanti ai suoi giudici, perchè non 
riconosceva come legale il processo ; ma con lettere private, dove giusti- 



l38 niBLIOOnAFlA 



ticava il suo operato, provvide alla propria difesa. Però di tanto accani- 
mento, di tante macchine mosse contro l'Alberoni, in breve nulla sarebbe 
rimasto. Morto Clemente XI, il nemico dell' Alberoni, tutto fu appianato 
dal successore di lui Innocenzo XIII, il quale trovò che le accuse non 
erano punto provate e finì per assolvere il cardinale, destinato a prestare 
ancora alla chiesa dei servizi importanti, a vedere, nel corso della sua 
lunga vita, la soluzione di quei problemi che egli, con mezzi insufficienti, 
aveva osato affrontare. 



■K- 
-X- * 



Nella figura del diplomatico piacentino quale ci appare dallo studio 
del Professione, molti aspetti son nuovi, in specie quei che riguardano la 
partecipazione dell'Alberoni all'impresa di Sardegna del 171 7, la condotta 
di lui verso il papa a proposito del cardinalato, le sue relazioni col Ràkóczi. 
Tutta la politica alberoniana si illumina di nuova luce e la sua italianità 
appare evidente, mentre pure cerca fare il vantaggio di Spagna. Sono pur 
nuovi molti particolari della intricatissima storia diplomatica di quei tor- 
bidi anni, che l'A. ha saputo con bravura raccontare ancora una volta. 
E in questa ampia ricerca e discussione di fonti sta il merito principale 
del lavoro, che, come ho detto, è fecondo di buoni risultati (i). 



(1) L'A. sa benissimo che in campo si vasto non è mai possibile dire 
di aver esaurite le ricerche. Non farò quindi all'A. il rimprovero di non 
aver parlato di una miscellanea di carte Alberoniane, conservata nell'Am- 
brosiana di Milano (& 173 sup.) dove, oltre al sonetto che l'A. ripubblica a 
p. 215, son molti altri documenti che si riferiscono al periodo studiato. 
Sono, per lo più cose note e che 1' autore ha trovato anche altrove, molte 
son già pubblicate. Ricorderò che fra l'altro tre abbozzi della vita del car- 
dinale son lì contenuti : uno è quello del prevosto Filippo Bellardi, tutto a 
difesa dell'Alberoni, un secondo invece è parzialissimo contro l'Alberoni, 
che presenta sotto la luce più fosca. Il terzo è nella piccola raccolta Malpeli, 
lì pur conservata sotto il titolo : « brieve ristretto della vita, fortuna e di- 
sgrazie dell' Em. sig. Cardinal Giulio Alberoni Piacentino, e scritture uscite 
in tempo delle sue travagliose circostanze, raccolte da me Giov. Battista 
Malpeli l'anno 1720-1721 » in cui son comprese oltre l'abbozzo citato 
molte delle note lettere che 1* Alberoni scrisse a sua difesa, le note prove 
che tendono a scagionarlo dall' aver voluta lui l'aggressione del 17 17 : 
cose, in una parola, note nel loro complesso, ma che forse all' autore 
così pratico della letteratura Alberoniana avrebbero presentato qualche in- 
teresse. Chi sa poi se in tutta la raccolta proprio nulla sia nuovo ? 

In questa misceli, è il sonetto che l'A. pubblica a pag. 215 dopo il 



BIBLIOGRAFIA • I 5q 



E basterebbe, a persuadersene, dare uno sguarde a quello che la cri- 
tica aveva detto tìiiora suU'Alberoni e leggere le pagine riassuntive ciie 
su questo argomento scriveva il Boglietti (// cardinale Alberoni diploma- 
tico e uomo di slato in N. Antol^ '^94, fase, i.* pp. 90-121} a proposito 
dell'importante pubblicazione del Bourgeois. L' A. potrà darci dunque un 
vero libro suU' Alberoni. Egli ne ha già studiato in gran parte il periodo 
della vita anteriore al 17 14, ora giunge coi suoi studi fino al 1723, ne ha 
quindi ricercato forse il periodo più difficile : potrebbe quindi facilmente 
completare i suoi studi. Ma finora il libro non c'è: Il volume che 1' A. 
ci presenta è una raccolta di documenti ordinati e studiati ma nulla più. 
E ciò dico per la fatica non lieve che si prova nel leggerlo, e peggio 
nel cercare di orizzontarsi in quel labirinto di ricerche, dove non è sem- 
pre facile trovare il filo conduttore, dove manca lo svolgimento chiaro e 
limpido dì un pensiero nettamente affermato. E pare che l' autore non 
curi di far riposare un po' il suo lettore, di aiutarlo a raccapezzarsi. 

Il dramma che comincia col 1714 non è che la conseguenza di avve- 
nimenti anteriori, anzi il loro svolgimento, o meglio il loro seguito : l'A. 
avrebbe fatto certo assai bene a riassumere quei precedenti che sono come 
Tantefatto del suo racconto e mostrare come si vadano svolgendo principi 
già prima stabiliti : pur bello sarebbe stato se egli avesse tracciato, anche 
con pochi tratti ma sicuri, l'indirizzo seguito dalle potenze, in modo che 
il lettore avesse come un filo conduttore da seguire, senza perderlo di vista 
mai. La Francia del reggente non è quella di Luigi XIV e l'A. l'ha detto 
più volte. Io preferirei avesse detto tutto in una volta sola e di proposito 



Carini ed il De Castro, e e' è pure un curioso « Epitaphjum Inter vivos 
cardinalis Alberoni » con a tergo 1' anagramma di Giulio Alberone cioè 
« il liberò Genova ». Il resto della misceli, riguarda periodi posteriori della 
vita dell'Alberoni. In generale dunque la miscellanea appare per noi poco 
importante ; sarei stato però più contento che questo l'avesse detto l'A. il 
quale senza difficoltà, avrebbe potuto far risaltare se v'è qualcosa in essa 
degna di nota, o se proprio nulla meriti l'attenzione dello studioso. 

A p. 268 del suo lavoro l'A. cita in nota V Misto ire du Cardinal Al- 
beroni.... par M. I. Ruossetj ecc. Neil' Ambrosiana ne son tre diverse re- 
dazioni. In fronte ad una col titolo: Istoria del Cardinal Alberoni.... scritta 
in spagnuolo e ultimamente tradotta dal francese con aggiunta di quanto e 
seguito fino a 22 marzo del 1720 (Ambros. S. M. CC. II, 25) è la seguente 
nota: « Si dicono stampate le vite e una si trova nel colleggio Alberoni in 
Piacenza colle postille e correzioni fatte dall' istesso Em. Alberoni ». 

Altra redaz. più ricca di documenti è stampata ad Amsterdam nel 
1720 e si intitola 2.' edizione. 



l60 BIBLIOGRAFIA 



e non tli passaggio. L* Inghitterra ò la moderatrice della politica d'allora, 
e vuol la pace, malgrado tutte le insinuazioni contrarie ddl'Alberoni : non 
sarebbe bene che il lettore l'avesse visto chiaro fin da principio? Qual'c la 
politica di Vittorio Amedeo II (i) in specie riguardo alla Spagna? con 
<]uanti sforzi riesce il lettore a saperlo ! (>). 

Tutto ciò non to.uflie il pregio al lavoro in cui dobbiamo cercare quel 
che c'è di nuovo e di buono ed apprezzarlo, e qui nuovo e buono vanno 
perfettamente d' accordo. 



Giuseppe Calligaris. 



Dott. F. Carlo Decio. — La peste in Milano nell'anno 14S1 e il primo 
lazzaretto a Cusago. Appunti storici e note inedite tratte dagli archivi 
milanesi, con 4 illustrazioni e 2 fac-simili, Milano^ Cogliati, 1900. 

Diligente e interessante memoria, ricca di particolari intorno alla 
peste del I45i, somministrati in gran parte dalle Ordinazioni capito- 
lari, che si conservano nell'Archivio dell'Ospedale maggiore. 

Premette l' autore alcuni cenni intorno alle pestilenze che infe- 
starono Milano prima del 1451, intesi a correggere o a completare, 
coU'aiuto di documenti fornitigli in special modo dall'Archivio storico 
civico, le notizie del Corradi (Annali delle epidemie occorse in Italia). 
Da tali cenni apprendiamo come i Visconti, e particolarmente il conte 
di Virtù e Filippo Maria, rivolgessero ogni cura non solo ad alleviare 
ma ben anco a prevenire il male. Le buone tradizioni viscontee, ri- 
guardo alla tutela della pubblica sanità, furon continuate dalla re- 
pubblica ambrosiana, la quale, fin da' suoi principi], quando la peste, 
che aveva fatto strage in Venezia nel giugno 1447, passava in Lom- 



(1) Noto una svista certo sfuggita all' A. che a p. 36 dice aver Vit- 
torio Amedeo II appena potè cambiata la lontana Sicilia colla vicina Sar- 
degna. Svista che è corretta da tutto il racconto. 

(2) L'A. trascura affatto quella che direi descrizione di ambiente, tanto 
utile in simili studi; sintesi diffirile, che il lettore fa da se con fatica. Come 
è infelice e manchevole la descrizione delle condizioni e del governo della 
Spagna nel 1714, dove tutto era nuovo ed incerto, a cominciar dalla mo- 
narchia, ! Come è monco e confuso l'accenno (p. 258) alle cause della mu- 
tata politica di Filippo V che nel 1725 si conciliò in modo definitivo col- 
r Austria ! 



DIBI.IOGRAFIA 



bardia, emanò una lunga serie di disposizioni profilattiche (Archivio 
storico civico) intese ad isolare la città, norme di non scarso valore 
circa la denuncia dei casi morbosi e regole speciali pei seppellimenti. 
Nel medesimo tempo quel Governo, pensando ad un migliore assetto 
delle opere pie, le cui sostanze (com'è provato da un documento del 
medesimo archivio) eran dilapidate dalle corporazioni religiose, prov- 
vedeva a radicali riforme nella erogazione della pubblica beneficenza. 
Una casa pei poveri ed infermi aperta sulla piazza del Castello di 
P. Giovia, un'altra allestita nel villaggio di Cusago pei poveri che 
non avesser trovato posto in altri ospedali, la quale fu oggetto di 
continue e diligenti provvidenze, provano l'interesse di quei cafHmn 
e difensori pel pubblico bene. Quella domus disagi, che probabilmente 
faceva parte dei beni ducali, veniva non molto dopo (agosto 1448) 
formalmente donata, coi suoi poderi e redditi, dal Governo ai deputati 
degli Ospedali di Milano e destinata ai poveri ed agli infetti in tempo 
d'epidemia. In quell'anno Milano fu immune dal morbo, e l'A. lo di- 
mostra contro le inesatte asserzioni del Canetta e d'altri: tuttavia il 
Governo tentava ogni mezzo per tener lontano il flagello, che andava 
serpeggiando nell'alta Italia e mirava innanzi tutto, coU'inviare i po- 
veri a Cusago, a sfollare la città dai miserabili, che per la carestia e 
l'assedio andavano ogni giorno crescendo di numero. La peste, bub- 
bonica senza dubbio, perchè in un documento dell'archivio di Stato 
si accenna più volte al gavocciolo (p. 84), comparve in Milano nel 
1450 e divampò nel '5i. La domus disagi, secondo lo spirito della do- 
nazione del 1448, fu subito destinata a lazzaretto, certo per conces- 
sione precaria di Francesco Sforza, giacché quei beni dovevan esser 
tornati di ragione ducale. Le ordinazioni capitolari succitate danno 
modo all'A. di esporre l'opera benefica delle autorità, sia in favor di 
Cusago, come d'altri istituti nell'interno della città e specialmente 
delle domus montanae, situate sull'area ove poi sorse l'Ospedal mag- 
giore e anch'esse asilo di appestati. Quelle ordinazioni, laconiche ma 
diligenti, provano che in mezzo allo sgomento generale, si faceva 
quant'era possibile per alleviare la sventura. Un elenco, pur troppo 
appena cominciato, degli infetti inviati a Cusago dà pel 27-29 aprile 
ipi la cifra di 95. — Non si trascurava neppur la disinfezione, fin 
dove la scienza dei tempi lo consentiva: un apposito personale ve- 
niva destinato allo spurgo delle case, delle masserizie e, par certo, 
anche del vestiario (lavandcrii et domorum n ctatores) : personale che 

Arch. Sior. Lovib. — Anno XXVII. — Fase. XXV. . ii 



l52 BIBLIOGRAFIA 

non mancava di abbandonarsi spesso a ladronecci ; il Duca dovette 
ordinare al Comune reiezione di un capitano di giustizia apposito^ 
per frenarlo (Ardi. St. civ.). Quanti i morti durante l'orribile flagello? 
Pur troppo l'autore non può rispondere che imperfettamente alla 
domanda, giacché i bollettini quotidiani che il tribunale della sanità 
mandava al Duca (conservati nell'Archivio di Stato), si limitano al- 
l'ultimo trimestre del 1451. Le vite mancate furon 3o2 negli ultimi 
tre giorni di settembre, 1689 in ottobre, 298 in novembre e 74 in di- 
cembre : ma il morbo era oramai in decadenza e ben altra dovette 
esser la mortalità nei mesi antecedenti. Il Simonetta accenna a 200 
decessi ai giorno ! 

Lo stabilire l'esatta sede o ricercare le traccie di quel primitivo 
ricovero di Cusago è opera ben difficile per non dire impossibile ; 
l'A. stesso lo confessa, tuttavia, osservando la Cascina Palazzetta, un 
edificio abbandonato ad uso colonico, oltre un sessanta metri dal ca- 
stello, in cui riscontransi le stesse forme costruttive del grande qua- 
drato, edificio sulla cui originaria destinazione rimase dubbioso anche 
il Mongeri, il dott. Decio si domanda se per avventura non sia stato 
quello il nostro primitivo lazzaretto. Non manca qualche buona ra- 
gione per avvalorare l'ipotesi, ma è questo un argomento che mi ba- 
sta avere accennato. 

Ettore Verga. 



A 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 

{dìcembi'e i8gg — marzo igoo). 



I libri segnati con asterisco pervennero alla Biblioteca Sociale. 

Alilia (Gius. Cesare). Le Alpi nostre e la Lombardia montana tra 
l'Adda e il Mincio; Le Alpi nostre e la Lombardia montana tra 
la Sesia e l'Adda: libri di lettura per le scuole elementari supe- 
riori, pubblicati per disposizione del ministero della pubblica istru- 
zione. — Bergamo, Istituto italiano d'arti grafiche, edit., 1899, 
in- 16 fig., pp. 175 con tavola; p. 170 con tavola. 

■' Al>l)iatc;s;i*aii»io. Pro Serafino Dell'Uomo. Abbiategrasso, 1 1 marzo 
1900. Numero unico. Ibi., pp. 4 con ritr. — Lodi, tip. Wilmant, 
1900. 

Fucilato dagli Austriaci in Abbiategrasso, il 5 genn. 1849. 

Agiografia. — Vedi Anibrosiiis, Baimard, Bianchini, Borromeo, Dacicr, 
Lanfranchi, Mascheroni, Nodari, Pasini. 

As:nelli (Giovanni). Una piccola città lombarda (Lodi) durante la 
Repubblica Cisalpina — (Maggio 1796 — aprile 1799). — Archivio 
storico italiano, disp. 4.'', 1899. 

I. Battaglia del Ponte. IL Requisizioni, contribuzioni. HI. Tu- 
multi, disordini, ribellioni. IV. Amministrazione cittadina, costu- 
manze, giornali. V. Coccarda, alberi della libertà, feste civili. VJ. 
Nobiltà, titoli, stemmi gentilizi. VII. Circoli costituzionali. Vili. Mi- 
lizia. IX. Clero giacobino, cose di religione. 

— Il vecchio camposanto di Lodi : memoria. — Lodi, deputazione 
storico-artistica editr. (tip. Quirico e Camagni), 1899, in-4, pp. 27. 

Alcaiiclrl (V. Emanuele). M.° Meo Bevilacqua di Fabriano domici- 
liato in Sanseverino capo degli ingegneri di Francesco Sforza 
(1439-1448). — Arte e storia, n. 11, 1899. 

Allaiii. Pline le Jeune avocat. — Besan^on, Millot Frcres, 1899, 
in-8, pp. 69. 



164 BIBLIOGRAFIA 



Aiiialil (daet.). viiaiidi e piccoli: critica letteraria. — Napoli, ti- 
pogratìa Priore, edit., 1899, in-r6. 

i3. P'oscolo e Antonietta Fagnani. 

AmliroMliiit (S.ì. De officiis libri tres, edidit doctor Johannes Ta- 
rn ietti us. Editi o altera. — Augttstac Taurinontm, typ. Salesiana, 
1899, in-16, pp. 203. [" Latini christiani scriptores scholarum „ Vili]. 

* /tniliroKcili (Solonc). Le medaglie di Alessandro Volta. (Con ili. e 

tav.). — Rivista italiana di numisìnatica, a. XII, 1899, fase. IV. 

Amiir (L') a la proa : antica ballata tedesca tramutata da Giuseppe 
Bianchi in dialetto bresciano. — Padova, tip. Gallina, 1899, in-16, 
pp. i5. (Nozze Barziza-Pcri). 

* Anclrieli (dott. Gianluigi). Memorie longobardiche bellunesi. \Fine\ 

— Ateneo Veneto, settembre-ottobre 1899. 

* JLiinuario ilella iliolilltà Italiana. Anno XXII, 1900. — Bari, 

Direzione del Giornale Araldico, 1900, in-32, pp. xxiv-1496 e tav. ili. 

Edizione nuovamente corretta e aumentata, contenente le no- 
tizie storiche, i titoli nobiliari e la descrizione dell'arme di circa 
2000 famiglie, nonché lo stato personale completo di 770 di esse, 
e la genealogia di 100 famiglie per la prima volta inserite. Di quelle 
lombarde — nuovo inserite — notiamo: Bagatti-Valsecchi (Mi- 
lano); Besozzi (Milano); Giorgi di Vistarino (Pavia); Lochis (Ber- 
gamo); Magnaguti (Mantova); Del Mayno di Bordolano (Pavia); 
Del Mayno di Crespiatica (Milano); Negri della Torre (Pavia); 
Padulli (Milano); ParOxNA (Pavia); Robolini (Pavia); Scheibler 
(Milano). 

Antonini (dott. G.). Guglielmo Grataroli [medico del 5oo]. — Ber- 
gamo, Istituto ital. d'arti grafiche, 1899, in-8, pp. 9. 

Dalla lettura tenuta all'Ateneo di Bergamo Sull'opera e i pre- 
cursori di C. Lombroso, il 4 giugno 1899. 

Araldica e genealogia. — Vedi Annuario, Bollettino, Brano, Cipollini, 
Gonzaga, Kitpke, Salis, Schmid, Sforza. 

Arl)ib (Ed.). Cinquant' anni di storia parlamentare nel regno d'Italia. 
Volume I. (Le quattro prime legislature, dair8 maggio 1848 al 21 
novembre i853). — Roma, tip. della Camera dei Deputati, i8c8 
in-8, pp. V11J-771. 

^ Arcbivio sitorico per la città e comuni del circondario 
di Lodi diretto da Giovanni Agnelli. Anno XVIII, fase. IV. — 
Lodi, tip. Quirico e Camagn', 1899. 

Ospedali Lodigiani : Santa Elisabetta. — Bocche di Muzza e 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA l65 

loro portata nelFanno iSiy. — Castello di Lodi {1450-57), — Con- 
fini meridionali del Lodigiano (i635-i783). — ÌDocuinenti Codo- 
gnesi (1573-1591). — 6,^ e 7.* Relazione deirUfficio Regionale lom- 
bardo. (Circondano di Lodi). — Agnelli (Giovanni). Della venuta 
di Massimiliano Sforza nel ducato di Milano secondo le cronache 
e i documenti lodigiani. [Coyit. nel p. f.fasc.]. — Sul primo anno del 
secolo. — Rendiconto della Deputazione storico-artistica di Lodi. 

Arienla (Giulio). Santuario di Varallo. Cappelle VI-IX. — Arte e 
Storia, n. 14, 1899. 

Ariiabolcii (Alessandro). Un'ode a Pari ni. — Provincia di Como della 
domenica, n. 254, 1899. 

Agg. : RoNDANi (Alberto). Al Parini (sonetto), in " Gazzetta del 
popolo della domenica „, n. 4, 1900. 

Arcuaprinio (G.). Note storiche messinesi dei secoli XV e XVL — 
Atti delV Accademia peloritana di Messina, 1897-98. 

Il testamento di Costantino Lascaris. 

Ai'nctb (Alfred, Ritter von). Biographie des Ftìrsten Kaunitz. Ein 
Fragment. — W i e n , Gerold, 1899, gr-, ìit^-8, pp. 201. 

Arte. — Vedi Agnelli, A leandri, Ambrosoli, A r lenta, Barbier, Belve- 
dere, Berchet, Bertoglio^ Bianchi, Bibb, Biscaro, Bollettino, Brimo, 
Caroiti, Coìfi, Colmegni, Commentari, Corti, Documenti, Duomo, 
Edifici, Fabriczy, Faconti, Filippini, Firmenich, F'rizzoni, Fuma- 
galli, Gauthiez, Kristeller, Lavori, Leonardo, Liguria, Luzio, Ma- 
laguzzi. Metani, Meyer, Milano, Monticelli, Miintz, Muzio, Pesce, 
Poggi, Rivista, Sant" Ambrogio, Somof, Steinmann, Taramelli, Zim- 
mermann. 

KalossI (G.). Il patriottismo di A. Manzoni. — La Scintilla, XII, 47. 

Itarltiei* ile llontaiilt (X.). Le trésor de l'église Saint-Ambroise à 
Milan (cont.). — Rcvue de Vart chrétien, marzo 1900. 

Jtartoli (Francesco). Per la designazione topografica di Bedriaco. — 
Il Torrazzo, di Cremona, n. 10, io ottobre 1899. 

Ilauiiard. Histoire de Saint-Ambroise. , 3.*^ edit. revue. — Paris, 
Ch. Pouissielgue, 1899, in-8 fig. 

* lleer (Adolf). Die oesterreichische Handelspolitik unter Maria The- 
resia und Joseph II. — Archiv fiir oesterr. Geschichte, Bd. 86, I. 
Hàlfte (1898-99). 

Cfr. pp. 64 segg., 171 segg. per le convenzioni commerciali a 
favore di Milano e di Mantova stipulate dal conte Cristiani (1768 
e seg.). A p. 77 e i85 per le relazioni del conto Belgioioso, am- 
basciatore austriaco a Londra (1782). 



1 



iCn'ì BIBLIOGKAKiA 



* IBollfxy.» (!'.). Cappuccini, Camilliani e... Manzoni. — Perseveratila, 

26 Icbbrajo 1900. 

A proposito dell' opuscolo: / Padri ('aniilHani a Milano. (Ivi, 
tip. Pulzato e Giani, 1900). 

*' llelfraiiil (Luca). L' iniluenza oltramontana nella costruzione del 
Duomo di iVlilano. — Perseveranza, 12 e 14 gennaio 1900. 

— Giuseppe Brentano, nel X anniversario di sua morte. — Milane», 

tip. A. Allegretti, 1899, in-8, pp. i5. 

— 11 restauro della Chiesa delle Grazie in Milano e le decorazioni a 

graffito, nel secolo XV. Con 11. — Monitore tecnico, n. 4, a. VI, 1900. 

* — La tutela artistica del Duomo di Milano nell'ultimo quarto del 

secolo. XIX. — Milano, tip. Pagnoni, 1900, in-8, pp. 59. 

IlcIvcdtTc (II) di Praga. Un edificio italiano del Cinquecento scono- 
sciuto in Italia. Con ili. — Arte italiana decorativa, a. Vili, n. 3, 
1899. 

Casa di delizie della regina Anna cominciata per ordine del- 
l' imperatore Ferdinando in omaggio della sua consorte, Ta. i534, 
da un maestro italiano, e poi continuato da maestri italiani fino 
al suo compimento, intorno al i558. I tre principali maestri inven- 
tori, ed esecutori del Belvedere furono Giovanni Spazio, figlio di 
Jacopo, di Val Intelvi, rampollo di una famiglia di artisti, la quale 
già in diverse occasioni aveva prestato eccellenti servigi alla casa 
d'Absburgo, Paolo Stella milanese, noto già nella storia dell'arte 
italiana, ove teneva un posto secondario, e Pietro Ferrabosco di 
Lajno (V. Intelvi). Lo Spazio è il vero creatore del Belvedere, non 
il Ferrabosco già presentato come tale, e succeduto nei lavori nel 
i552; lo Stella è il creatore invece della magnifica ornamentazione 
plastica del Belvedere. 

" Bcrcliciii (Victor van). Guichard Tavel, évéque de Sion, 1342-1875. 
Étude sur le Vallais au XIV*^ siècle. — Jahrbuch fiìr Schiveizeri- 
sche Geschichte, t. XXIV (1899). 

In questo pregevole studio storico-biografico sono a notarsi 
particolarmente, per la storia del passaggio del Sempi one e rela- 
zioni commerciali tra i Vallesani e la Lombardia, il cap. II " Le 
commerce en Vallais, 1843-1349 „, a p. 92-116 e l'appendice II " No- 
tes complémcntaires sur le commerce en Vallais „ a p. 287-292. 
— Nel cap. V " Dernières années de l'épiscopat, 1861-1875 " a pa- 
gina 266-277 seg. è il discorso della lotta tra il papa e Bernabò e 
Galeazzo Visconti per la supremazia politica nella penisola: tra 
i documenti in appendice notiamo i n. XXV. (Gregorio XI al ve- 
scovo Guiscardo di Sion a riguardo dei mercenarj che si recano 



ì 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFL\ STORICA LOMBARDA 167 



al soldo di Bernabò Visconti, 1372, 24 ottobre); XXVI. (Gregorio 
XI spinge il vescovo Guiscardo ad ingaggiare i comuni vallesani 
nella guerra contro i Visconti, 1872, 9 dicembre); XXVII. (Gre- 
gorio XI scrive al vescovo Guiscardo a proposito di Antonio Grassi 
mercante di Milano, 1874, 28 marzo); XXVIII. (Gregorio XI in- 
gaggia il vescovo Guiscai-do a venire in soccorso degli Ossolani 
rivoltatisi contro a Galeazzo Visconti, 1874, 7 agosto) ; XXIX. (Gre- 
gorio XI ripete il suo appello in favore dei ribelli dell' Ossola, 
1874, 8 ottobre). 

" IScrclict (ing. Federico). Le sale d'armi del Consiglio dei dieci nel 
palazzo ducale di Venezia. — Atti del R. Istituto Veneto di scienze 
e lettere, t. LIX, disp. II (1900). 

Vi si conservavano due statue intiere di jnarmo, l'una rappre- 
sentante Francesco Sforza, duca di Milano, che militò al servizio 
della Repubblica e vinse nel 1489 a Verona il Piccinino, capitano 
dei Visconti e V altra Bianca Maria Visconti sua moglie. Queste 
due statue si trovano oggidì nel Museo di Vicenza (cfr. p. 141), 
per dono del conte Da Velo. Vi esisteva ed è ora nel R. Arsenale 
u]ia piccola armatura di ferro da fanciullo con mazza ferrata nella 
destra e pugnale nella sinistra, colla iscrizione: Fu trovato nel fatto 
d'arme di Marignan calpestato da cavalli (cfr. p. i58 e disegno a pa- 
gina i55). 

Nella torricella pei prigionieri nel palazzo ducale furono posti 
i sette capi e governatori francigeni fatti prigionieri nel recupero 
di Treviglio, i quali nel!' agosto del i5o9 ne vennero sloggiati 
quando fu condotto a Venezia e posto in torresella il Marchese 
di Mantova Giov. Francesco II Gonzaga, preso a tradimento da 
quattro villani a Isola della Scala " et fò conzà la toresela con 
tapezerie, coltre d' oro, etc, per il marchese, che era molto ma- 
lànchonico et havea mal franzoso,,. In questa prigione della tor- 
resella furono ancora custoditi, tra i molti prigionieri d' impor- 
tanza, Luchino da Cremona, che il 81 gennaio 1458 vi scrisse 
sulla muraglia il dìsce pati, che leggesi ancora; Sagramoro Vi- 
sconti di Milano, i5i2, che poi militò sotto la Repubblica e morì 
nella rotta di Padova, l'ottobre del i5i8; il cardinale Ascanio Sforza 
nel marzo 1514 e Contin da Martinengg, condottiero veneziano " per 
sospetto di tradimento stette mesi i5 „. Uscì Tu novembre i588 
con piegieria di ducati i5 mila, (Cfr. p. 120, 180, 192). 

ìStcrg:aiiia«clii (sac. Domenico). L'architetto del monumento sepol- 
crale del I duca di Sabbioncta, Vespasiano Gonzaga. — Gazzetta 
di Mantova, n. 74, 1899. 

i^ERGAMO. — Vedi Annuario, Antonini, Colonibani, Lanfranchi, Masche- 
roni, Muzio, Nevati, Stiiòel, Tasso. 



|(i8 lUIil.lOijUAllA 



BcrlnnM (Emilio). Postilla Manzoniana: La monaca di Monza. — 
Oiormile storico della letteraUtrn italiana, fase. io3 (1900). 

— La paura nei Promessi Sposi. — Spezia, 1900. 

Berloc:! Io-Pisa ni (Napoleone). L*altare d'oro in S. Amhr'.uiM di Mi- 
lano. — Arte e storia, n. 14, 1899. 

Agg.: Sant'Ambrogio (D.). Ancora dell'altare d'oro di S. Am- 
brogio, nel n. i5-i6. 

— Il castello di Rosate nel circondario di Abbiategrasso. — Artf <• 

storia, n. 8-4, 1900. 

Borlolfil (Alfonso). Prose critiche di storia e d'arte. — Firenze, 
Sansoni, edit. 1900, in-16. 

1. L'ode per T inclita Nice. 2. Il Parini illustrato. 3. Storia del 
Giorno. 4. Il Duranti e il Parini. 5. Ancora di un amore e di un'ode 
del Foscolo. 6. P'ra ville foscoliane. 7-8. Pietro Giordani. 

Bianclii (ing. C). La nuova Chiesa parrocchiale di Cassano d'Adda, 
arch. Cesare Nava (con ili.). — Edilizia moderna, agosto 1899. 

Biaiiclilul (Mar.). Celebrandosi in Revere il centenario di S. Au- 
relio martire, ottobre 1899: carme. — Mantova, eredi Segna, 
1899, in-8, pp. 8. 

Biaxzl (cap. F.). La navigazione nel Lago Maggiore (dalla " Rivista 
]Marittima „). — Eco del Vertano, di Arona, n. 4 e segg., 1900. 

Bllftl» (A. B,). Santa Maria dei Miracoli and the Lombardi. — Ame- 
rican Architect, di Boston, novembre 1899 e prec. 

Biografie. — Vedi Antonini, Arncih, Bonomi, Bornate, Ceroni, Cipol- 
lini, Coggi, Colombani, Fabba, Filippini, Fiorini, Fnnck, Intra, Lo- 
catelli. Lodi, LoParco, Majocchi, ' Mandatari, Manzoni, Massarani, 
Mazzini, Negri, Fantini, Patrucco, Plinio, Sclieid, Secretant, Simon- 
celli, Sommi, Stefani, Tasso, Valeri, Vinson, Virgilio, Volta. 

* Blscaro (dott. Gerolamo). Note storico-artistiche sulla Cattedrale 
di Treviso. — Nuovo Ar^iivio Veneto, t. XVIII, p. I, J899. 

Architetto della Cappella del Santissimo sembra sia stato An- 
tonio Lombardo, figlio e fratello dei non meno celebri scultori ed 
architetti Pietro e Tullio Lombardo. — Lavori di m.''" Antonio 
Maria da Milano " tajapiera „ (i5o5-i5o9) che scolpì la tomba del 
Priore di S. Giovanni dal Tempio, Lodovico Marcello, e costruì 
il presbiterio e l'abside della Chiesa del Priorato. — La maggior 
parte delle opere di scultura sono dei fratelli Gio. Battista e Lo- 
renzo Bregno, chiamati anche Breg.xoni o dai Brioni oriundi da 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 169 

Ostello, sul Lago di Lugano, ed appartenenti ad una famiglia dalla 
quale uscì una schiera numerosa di scultori ed architetti. 

lloisHonaclc (D.). Les négociations entre Louis XII et Ferdinand le 
Catholique, le traité du P'' avril i5i3. — Reviie d'histoire moderne 
et contemporainCf novembre-dicembre 1899. 

* Bollettino «torico della Svìzzera Italiana. Anno XXI, 1899, 
n. 10-12. — Belli n zona. Colombi. 

La famiglia Schenardi [valtellinese]. Note genealogiche. \Con- 
iiimazionc e fine]. — Per la storia degli anni 1798-1803 : Accuse e 
difese dei Patrioti. — I Rusca, signori di Locamo, di Luino, di Val 
Intelvi, ecc. [Cont. — Notizie e documenti per la contessa Eleo- 
nora Rusca da Correggio]. — Una fontana dei Trivulzio in Bel- 
linzona?... [quella riprodotta nel cortile della rocchetta del castello 
di Milano dall'arch. Beltrami]. — Das Geleit am Gotthard. [Contri- 
buto alla spiegazione della leggenda di G. Teli, del d."" T. di Lie- 
benau]. — Documenti svizzeri del quattrocento di Milano: I Can- 
toni cattolici e l'Ossola (i533); Condoglianze svizzere per Beatrice 
d'Este. — Lettere di sovrani, principi e prelati dirette a Pio IV, 
al cardinale Borromeo e ad altri (i56i-i63o). Dagli autografi in casa 
Paleari a Morcote. [Cont. Lettere di Anna Borromeo Colonna, Ca- 
milla Borromeo Gonzaga, arciduca Carlo d'Austria, card. Morone 
e Margherita di Parma i565]. — Varietà: Stampe storiche poco 
conosciute. — Bollettino bibliografico. 

Bonomi (Celso). M. Gianfrancesco Straparola da Caravaggio: confe- 
renza letta il IO settembre 1899 in Caravaggio. — Pavia, tipo- 
grafia frat. Fusi, 1899, in-8, pp. 49. (Nozze Bietti-Gallavresi). 

Segue: Fortunio e Doralice: favola (IV cella III notte) dello 
Straparola. 

Bornate (Carlo). Commemorazione di Mercurino da Gattinara, gran 
cancelliere di Carlo V, tenuta in Gattinara il 19 novembre 1899. 
— Supplemento al giornale U Operaio, n. 56, 1899. 

Agg. : Tallone (Armando). Mercurino da Gattinara, in La Sesia, 
di Vercelli, 12 dicembre 1899. 

Borromeo. — Vedi Bollettiyio, Bricciole. - 

Bouvier (Felix). Bonaparte en Italie (1796). — Paris, Cerf, 1900, 
in-8, pp. xi-745 et pi. 

Cfr. i cenni bibliografici di G. Roberti in " Illustrazione Ita- 
liana „, n. 7, 1900, e di Camillo Giussani in "La Perseveranza „, 
25 gennaio 1900. 

BrajBi'ajiCrnolo (Giov.) e Bettazzi (Ern.). Il risorgimento nazionale 
1815-1878. — Torino, ditta G. B. Petrini di Giov. Gallizio edi- 
tore, 1899, in-8, pp. 419. 



lyo 



lUIU.lOdKAIlA 



I. I .1 caduta del regno italico. 4. Le società segrete. 6. La ri- 
voluzione pieinoiìtese. j3. Le cinque giornate di Milano. 14. La 
pi ima campagna dell' indipendenza. i5. Dall'armistizio di Salasco 
alla battaglia di Novara. 16. Tramonto della libertà. 17. Vincitori 
e vinti. 18. 11 decennio di raccoglimento. 19. Terza guerra d'in- 
dipendenza. / 

Brescia. — Vedi A unir, Bibb, Commentari, Losio, Me/ani, Papa, Vinson. 

Ilricc'iolc wtoriclte. — // Sempiotic, di Aron a, n. 53, 1899. 

Vi si riproduce buona parte di una lettera che S. Carlo Bor- 
romeo scriveva da Arona il 19 ottobre 1584, pochi giorni prima 
della sua morte. È tolta da un numero unico pubblicato a Firenze 
nel solenne ingresso dell' arcivescovo Mistrangelo. 

Bi*o.4(a€lola (G.). Vita ed opere di Paolo Diacono. — Givi dal e, 
tip. F. Strazzolini, 1899, in-16, pp. 70. 

* Bi'iickner (Wilh.). Die Diphthonge germanischer Lehnwòrter im 
Italienischen. — Zeitschrift fiir Romanischc PJnlologie, XXIV Bd. 
Heft I, 1900. 

Con esempi dei dialetti lombardi. — Agg. nel med. fase, a pa- 
gina 127: ScHUCHARDT (H.). Romanischc Etymologien: Xessin (Ar- 
bedo) : papadùu. 

Bruno (Agostino). Il podestà Beccario Beccaria. — Biilleitino della so- 
cietà storica Savon.se, 1899, a. II, numeri 8-4, p. 148-151. 

— (F.). Un crocifisso di Giovanni da Montorfano. — Biillettino della so- 
cietà storica Savonese, 1899, a. Il, n. 1-2, p. 66-70. 

Briiiiclietli (Ampellio). La Società del Giardino in Milano. Memorie 
ed appunti. — Milano, Zanaboni e Gabuzzi, 1899, in-i6, pp. 184. 
Narra le vicende della fiorente Società del Giardino, dal 1788, 
anno del suo inizio, fino ai di nostri. 

Biirckliarclt (J.). La civiltà del rinascimento in Italia. Trad. ital. di 
Valbusa. Nuova ediz. accresciuta da G. Zippel. Voi. I. — Firenze, 
Sansoni, 1899, ii^A pp. xxii-835. 

Btii*g;ada (G.). "Il Talismano,, di W. Scott e i "Promessi Sposi „. 
— Fanfulla della domenica, n. 3, 1900. 

Cairo (Giov.) e Oiarelli (F.). Codogno e il suo territorio nella cro- 
naca e nella storia. Voi. II, fase. 48-44. — Codogno, tip. edi- 
trice A. G. Cairo, 1899, in-8, pp. 225-256. 

Campana (L). Marengo. Étude raisoìmée des opérations militaires 
qui ont eu pour théàtre l'Italie et TAUemagne au printemps 1800 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFLl STORICA LOMBARDA I7I 

d'après la correspondance et les mémoires de Napoléon. — Pa- 
ris, impr. Le Normand, 1900, iii-8 fig., pp. 216. 

'■ CaniiìRni (dott. Annibale). Una insigne collezione di autografi. (Car- 
teggio Angeloni-Rolandi-Giannini). Notizia e Catalogo. — Milano, 
Albrighi, Segati e C, 1900, in-8, pp. xv-42. 

Catalogo dei mss. e autografi della importante collezione Ro- 
land], conservata nel Museo Civico di Varallo, e dal C. riordi- 
nata. Intendasi del Rolandi, il noto librajo ed editore in Londra, 
dove fu amico e protettore (1801-1862) del Foscolo, del Pecchio, 
del Rossetti, del Berchet, dell' Ugoni e di tant' altri illustri pro- 
fughi italiani. — Tra i carteggi diretti al Rolandi notiamo quelli 
dell'Amari, delFAngeloni, dell'Arrivabeiie, del Berchet, del Bossi, 
del Canina, di Gino Capponi, del Gioberti, del Della Marmora, 
del Mamiani, del Manzoni, del Mazzini, del dall'Ongaro, dell'Orioli, 
dell'Orsini, del Panizzi, del Petroni, del Pezzono, del Polidori, del 
Rossetti, del Santarosa, del Tommaseo, del Torri e dell'Ugoni. — 
Vi troviamo elencate lettere (e sempre con breve, chiaro sunto) 
dell' Angeloni alla Milesi-Mojon, a Gabriele Rossetti, 'al duca di 
Lodi Melzi, ecc. E ve ne hanno, dirette a diversi, di Giulio Car- 
cano, Paolo Ferrari, Tommaso Grossi, Alessandro e Pier Luigi 
Manzoni, Giacomo Medici, duca di Lodi Melzi, Bianca Milesi-Mo- 
jon, Vincenzo Monti, L. A. Muratori, G. Pecchio, gen. Domenico 
Pi^o e Camillo Ugoni. Notevoli i mss., abbozzi e stampe del Fo- 
scolo, che servirono al Mazzini ed al Rolandi per l'edizione lon- 
dinese della Divina Commedia. 

Cancvari (sac. prof. Enrico). Lo stile del Marino nell'Adone. Cap. 1. 
La imitazione da Omero al Tasso. § 4. Da varii. (3.°. Gerolamo 
Vida e Famiano Strada. — Scuola Cattolica, nov.-dic. 1899. 

Cappi (R.). -Castelleone nella carestia, negli alloggiamenti e nella pe- 
ste (1621-1632). — Atti e comunicazioni del Circolo di studj Crtmo- 
nesi, II, I, 1899. 

Carotti (Giulio). Pitture decorative di vòlte in Lombardia. Con tav. 
e fig. — Arte italiana decorativa, a. Vili, 1899, n. 8. 

I. Vòlta dipinta dal Borgognone nella sagrestia di S. Maria 
della Passione in Milano. IL Decorazione della vòlta nella cap- 
pella degli Apostoli nel Santuario di Saronno. Opera di Bernardino 
Luini. 

'• Carreri (F. C). Un aneddoto della contessa Matilde. — Atti e Me- 
morie R. Deputazione di storia patria, di Modena, serie IV, voi. IX 
(1899). 

Doc. del 1107 tolto dall'Archivio Gonzaga in Mantova. 

CarUvrl^lit (lulia). Beatrice d' Este duchess of Milan, 1475-1497. — 
N e w - Y o r k , Dulton and C.e 1899, in-8. 



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Milano, 26 novenìbrc 1899. — Milano, tip. M. Hcllinzaghi, 1899, 
in -8, pp. 37. 

Cenni (Q.). L'artiglieria italiana nelle gifer;-e napoleoniche. Con ili. 
— Rivista lii artiglieria e genio, novembre 1899. 

Artiglieria lombarda 1796. — Idem bresciana 1796. — Jc/cni Ci- 
salpina 1797 e 1798. — Artiglieria delle divisioni Pino (ex Cisal- 
pina) e Lecchi (ex Italica). — Scuola teoretica d' artiglieria in 
Pavia. — Il capitano Giacinto Biondini, 1800 (a Corteolona), — 
Nella parte II: storia dell'artiglieria del Regno d'Italia e sua par- 
tecipazione alle campagne 1805-1814. 

Ceroni (prof. G. B.)^ La prima vita del R. Istituto nazionale pei sor- 
domuti in Milano e l'opera importante di Giuseppe Bagutti da 
Rovio. — Relazioni. Note. Appunti. Documenti. — Milano, fra- 
telli Bocca editori, 1900, gr., in-8, pp. xLviii-235-8r, con ritr., ili. e 
fac-simile. 

Cliatelaln (Éniile^ Un palimpseste inconnu de Pline l'Ancien (con- 
serve au grand séininaire d'Autun). — Journal des savants, gen- 
najo 1900. 

Cian (V.). Un codice ignoto di rime volgari appartenuto a B. Casti- 
glione. Appendice; Indice dei capoversi; Note aggiunte. — Gior- 
nale storico della letteratura italiana, fase. io3 (1900). 

Cipollini (Antonio). Carlo Maria Maggi; con introduzione, comme- 
morazione, note ed una nuova tavola genealogica della famiglia 
Maggi. — Milano, U. Hoepli, 1900. 

Cfr. i cenni di R. Barbiera in " Illustrazione italiana „, n. 7, 1900. 

Cog;gl (G.). Glorie Cremonesi meno note. Il letterato Giuseppe Mon- 
tani (1789-1833). — // Torrazzo, n. 14, io dicembre 1899. 

* Co^o (G.). La guerra di Venezia contro i Turchi (1499-1501). — Nuovo 

Archivio Veneto, t. XVIII, parte I e II (Venezia, 1899-1900). 

Esame minuto delle fonti contemporanee; la politica di Lo- 
dovico il Moro eccitante il Turco contro la Repubblica. 

ColarletI Tosti (prof. P. G.). Dinanzi alla Gioconda di Leonardo da 
Vinci. — Arte e storia, n. 18-20, 1899. 

* Colli (B.). Di una recente interpretazione data alle sculture dell'ar- 

chivolto nella porta settentrionale del duomo di Modena. — Atti 
e Memorie della R. Deputazione di storia patria, serie IV, voi. IX 
(1899) e tav. 

Interessante per l'architettura lombarda medioevale. 



BOLLETTINO DI BIBL10GRAFL\ STORICA LOMBARDA ]■-::> 

€oliiie$-iii (prof. Aurelio). L'esposizione artistica di Como 1899. Arte 
Sacra. — Monitore tecnico, n. 25, 1899. 

Colonibaiiì (Alfredo). L'opera italiana nel secolo XIX. — Milano: 
tip. del "Corriere della Sera,,, 1900, in-4 fìg. 

4. Gaetano Donizetti. 5. Giuseppe Verdi. 

Coloinho (Angelo). Comune e provincia di Como : n-ozioni di geo- 
grafia per la terza classe elementare di Como, s.'^ ediz. — Como, 
V. Omarini edit., 1899, in-8, pp. 82, con 3 tav. 

* — La fondazione della Villa Sforzesca secondo Simone del Pozzo e 

i documenti dell' Archivio Vigevanasco. {ContX — Bollettino sto- 
rico-bibliografico subalpino, a. IV, n. IV-VI (1899). 

■^ Comancliiii (Alfredo). L'Italia nei Cento Anni del sec. XIX giorno 
per giorno illustrata. — Milano, Antonio Vallardi, 1900, di- 
spense 2-6, in-16 ili. pp. 49-828. 

Sempre preponderante la parte concernente Milano e la Lom- 
bardia in queste 5 dispense che abbracciano gli anni 1802-1808, e 
che vanno notate per le copiose e belle illustrazioni in tavole 
fuori testo, pagine intere nel testo e incisioni intercalatevi. 

* Coiiinieiitari cleirAlcneo eli Bretiela per l'anno 1899. — In-8. 

Brescia, tip. Apollonio, 1899. 

MoLMENTi (P.). Lettere del Barone di Ransonnett all'architetto 
Vantini intorno all'opera del pittore Moretto. — Cassa (avv. A.) 
Di un processo ad civilitates, svoltosi nella nostra città l'a. 1646 
Documenti e considerazicni. 

Como e Valtelll\a. — Vedi Belvedere, Bibb, Biscaro, Bollettino, Ce- 
roni, Colmegni, Colombo, Faggion, Fiorini, Gauthiez, Heigenmooser, 
Jeckliu, Lavori, Malaguzzi, Negri, Fantini, Periodico, Pesce, Plinio, 
Rivista, Roit, Salis, Schellhass, Secretante Steinmann, TarameUi, Va* 
ler, Volta. 

Cordara (Giulio Cesare). Scritti inediti e documenti relativi. — M o- 
dena, tip. della Società tipogr. antica tip. Soliani, 1899, ln-4 fig., 
pp. 89 con fac-simile e tavola. (Pubbl. dal prof. Giuseppe Alber- 
totti per il 5o.° anniversario di laurea dottorale di Giovanni Al- 
bertotti). 

I. Prefazione. — 2. Scritti del Cordara: lettere al Lagomar- 
sini ; lettera ad Eugenio Guasco; dedica al principe Albani del 
poema La fondazione di Nizza; lettere al Tiraboschi : sonetto ed 
iscrizione riguardanti Calamandrana. — 3. Bibliografia. — 4. Ap- 
pendice: intestazioni delle poesie inedite contenute nei volumi 
(n. 144 e n. 145 della bibliografìa) ; due sonetti. 



BIBLIOGRAFIA 



('4>rlo (dott. Lodovico). Giuseppe Parini. Con ili. — Raccoglitore delle 
cartoline illustrate, a. I, n. 9, novembre 1899. 

('orli (ardi. E.). Lavori in ferro della Chiesa di Solaro (ser. XVII). 
— Monitore tecnico y n. 2, 1900. 

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Cremona. — Vedi Bartoli, Berchet, Canevari, Cappi, Coggi, Galli, Hol- 
(ler-Egger, Mencik, Pasini, Roberti, Salveraglio, Simonsfeld, Sommi, 
Stiìchelbcrg. 

Cresciiil (V.). Rambaut de Vaqueiras et le marquis Boniface de 
Montferrat. Nouvelles observations. — Annales da midi, ott. 1899. 

Agg.: MoRiN-PoNS (H.). Monnaie d'or de Guillaume Paléologue, 
marquis de Montferrat, in Reviic belge de numismatique, n. 2, 1899. 

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Vita Martini, IV, vv. 640-655. — Studi storici. Vili, 3 (1899). 

Dacicr Henrictte. La lemme d'après Saint Ambroise. — Paris, 
Ch. Amat, 1899, in-16 fig. 

* Dccio (dott. F. Carlo). La peste in Milano nell'anno 1451 e il primo 
Lazzaretto a Cusago. Appunti storici e note inedite tratte dagli 
archivj milanesi. Con 4 illustrazioni e 2 fac-simili. — Milano. 
Cogliati, 1900, in-4 ili., pp. 35. 

Me (Miiarinoiii (Eugenio). I conservatori di musica e il conserva- 
torio di Milano. — Annuario dell'arte lirica e coreografica italiana. 
Milano, 1898-99. 

De^aìvre (Leo). Les almanachs poitevins aux types de Larivey, de 
d'Argoly et de Milan. (Extr. du Bulletin de la Sociéié des antiqiiai- 
rcs de rOuest). — P o i t i e r s , impr. Blais et Roy, 1899, in-8, 12 pp. 

Wetlesscn (D.). Untersuchungen uber die Zusammensetzung der Na- 
turgeschichte des Plinius. — In-8. Berlin, Weidmann, 1900. 

De Vivo (prof. Catello). Su l'Aminta di T. Tasso, saggio critico. — 
Napoli, tip. Guerrera, 1899, in-i6, pp. 71. 

Dociimcnli su Bernardino de' Rossi, pittore pavese. [Dal Ticino di 
Pavia, n. i23, 18 ott. 1899I. — L'Arte, a. II, fase, XI-XII, novembre- 
dicembre 1899. 

Oouavci* (F.). Lettere di Bianca Rebizzo a Vincenzo Ricci. — Gior- 
nale storico e letterario della Liguria, a. I, fase. I-II, 1900. 

Su Bianca De Simoni, moglie a Lazzaro Rebizzo, che da Mi- 
lano l'aveva trasportata a Genova facendole condurre vita comoda 



BOLLETTINO DI B1BLI0GRAFL\ STORICA LOMBARDA 



17? 



ed elegante, malgrado i cenni biografici del Crocco, manca un la- 
voro sul genere di quello che R. Barbiera compiè intorno al sa- 
lotto della Contessa Mafìei. In casa della Rebizzo frequentavano 
i migliori cittadini di Genova e moltissimi dei rifugiati politici, 
prima e dopo il 1848. Sei lettere si riproducono della Rebizzo di- 
rette dall'aprile al giugno del '48 al marchese Ricci, quando egli 
era ministro dell' interno di Carlo Alberto. 

Diiboiilox et Folliet. Le general Dupas — Italie — Égypte — Grande 
Armée, 1792-1813. — Paris, Chapelot, 1899, in-8. 

Duomo di llìlaiio. — La questione della facciata del Duomo. — 
La Perseveranza, 2.2, gennajo 1900. 

Riassunto della conferenza a favore della facciata attuale, te- 
nuta dal d/ Carotti al Circolo filologico. 

Duomo di Milano. — Vedi Beltraiìii, Manfredini, Mdani, Sanf Ambrogio. 

Ecclesiastica. — Vedi Agiografia, Barbier, Berioglio, Bianchi, Bollet- 
tino, Cordara, Fricdcnsbiirg, Kiipke, Lucchini, Meyer, Morin, Schell- 
hass, Stiickelbcrg, Tocco. 

Edifici militari» Prospetti e particolari architettonici. Dispensa 3.''^ : 
Cavallerizza detta del Castello di Milano. Un foglio di testo e una 
tav. in lit., 33 X 4^ cm. — Roma, Ministero della Guerra, 1900. 

Ejfiiiciiliardt (Frz.). Bosisio. — Die Ziikunff, Vili, 8. 

Fallila (C. F.). Maria Gaetana Agnesi. — Rassegna nazionale, 16 feb- 
brajo 1900, 

Faliriczy (C. von). Ambrogio Volpi da Casal-Monferrato. — Reper- 
torium far Kimstimssenschaft XXII Bd., 4 Heft, 1899, p. 889. 

Riassunto dell'articolo del d.*" Sant'Ambrogio sul Volpi, autore 
del tabernacolo sulFaltar maggiore della Certosa di Pavia, eseguito 
nel i568. 

Facoiiti (Arturo). Milano vecchia che scompare [via e piazza delle 
Galline]. — Il carcere della Malastalla. — La Perseveranza, 8 e i3 
gennajo 1900. 

Fas;g:ion (prof. B.). Il viaggio di Magellano e il De orbe ambito di 
Pietro Martire d'Anghiera. — Ferrara, stab. tip. ditta G. Bre- 
sciani, 1899, in-8, pp. 44. 

* FilelTo (Francesco). Al doge Francesco Foscari per gli esuli Zaratini. 
Orazione, edita per la prima volta da Giovanni Benadduci secondo 
il codice H. III. 8 della Biblioteca nazionale di Torino. — To- 
lentino, tip. Fr. Filelfo, 1900, in-8 gr., pp. 14. (Nozze Bezzi-Pace). 



\r6 BIBLIOGHAFIA 



AI testo di questa breve orazione, il H. la seguire V elenco 
delle altre orazioni, latine e volgari, del Kileltb, delle quali non 
gli sembra quasi fatta finora menzione dagli storici [non ve n' ha 
di argomento milanese], riserbandosi di pubblicare in altra occa- 
sione quello di altri suoi componimenti letterari di genere diverso, 
egualmente sfuggiti finora alle indagini degli studiosi. [V. Foschirti]. 

Flll|i|>inl (dott. Enrico). Piermariniana. Saggio sulla bibliografia e 
sugli autografi dell'architetto Giuseppe Piermarini. — F'oligno, 
tip. S. Carlo, 1900, in-16, pp. 40. (Dalla " Gazzetta di Foligno „, 
a. XV, n. 22-5 1). 

Filologia e storia letteraria. — Vedi Amalfi, Amiir, Arenaprimo, 
Bonomi, Briickner, Campani, Canevari, Clan, Cipollini, Cordava, 
Faggion, Filelfo, Folengo, Fontana, Fumagalli, Funck, Gabrielli, 
Lo Parco, Mandalari, Manzoni, Marzi, Mascheroni, Milano, Miill- 
ner. Mussato, Novali, Patrucco, Plinio, Rostagno, Sacchi, Salvioni, 
Schanzer, Scheid, Spinelli, Tasso, Tedc^hi, Virgilio. 

Fiorini (V.). Gli scritti di Carlo Alberto sul 1821. — Roma, 1899. 
(" Biblioteca del Risorgimento italiano „, 1.'' serie, voi. XII). 

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talia, i5 geiinajo 1900. 

FirnieiBick-lticliarlx (E.). Der Meister des big. Bartholomàùs. Stu- 
die zur Geschichte der altkòlnischen Malerschule. — Zeitschrift 
Jiìr kirchliche Knnst, a. XII, fase. IX, 1899. 

A p. 270, 272, disegno e notizie sul trittico " La nascita di 
Cristo „, fatto per Francesco Sforza, ora nella R. Galleria di Bru- 
selles. 

Foà (Arturo). Isabella Roncioni e Teresa (Jacopo Ortis; 1799-1803). — 
Flegrea, n. 5-6, 20 dicembre 1899 (Napoli). 

Folengo (T.). U Agiomachia edita con introduzione e note dal dottor 
prof. A. Rafanelli. II. Passio Sancti Apollinaris pontificis. — Sa- 
lerno, Fruscione e Negri, 1899. 

Fontana (Ferdinando) Antologia Meneghina. — B e 1 1 i n z o n a , sta- 
bilimento tip. Colombi, 1900, in-4 gr., pp. xxxvi-428, con ritratto e 
fac-simili. 

Fosclilni (Lu. M.). Polemica d'altri tempi; ricorrendo le feste cen- 
tenarie di F. Filelfo. (Estr. dalla Rivista novissima, voi. lì, fase. II). 
— Napoli, stab. tip. di Gennaro M. Priore, 1899, in-8, pp. 28. 

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Ercole Gonzaga, nebst einem Briefe Giovanni Pietro Carafa's. — 
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BOLLETTINO DI BIBLIOGR AFLV STORICA LOMBARDA 



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lustrata dalla ditta Braun e C.' di Dornach (Alsazia) e Parigi. — 
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Discorre del volume Les peinhires de la Pinacothèque Royale, 
palais Brera à Milaii. Maison Ad. Braun et C. ■= (Paris et New-York, 
1899). 

Fiiiiiaft'alli (Giuseppe). Una lettera inedita di Bodoni, in-4 ili. (Nozze 
Bemporad-Benedetti). — Bergamo. 

Colla quale il celebre tipografo accompagna al Tiraboschi un 
esemplare dell'Aristodemo. V'ha unita la riproduzione in fotocal- 
cografia del ritratto bellissimo del Bodoni, dipinto dall' Appiani, 
che si conserva nella pinacoteca parmense. 

FiiBK'k-Breiitaiio (Fr.). Une faculté de médecine au XV*^ siècle. — 
Reviie des étitdes historiqiies, t. II, n. 1, gennajo-febbrajo 1900. 

Secondo la biografìa del Ferrari de Grado, prof, a Pavia, 1432- 
1472, pubblicata dal d.'' H. M. Ferrari. 

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vani su I. Nievo). — Fanfidla della domenica, n. 3, 1900. 

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italiana (Firenze, IV, 23-24). 

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pe5 par Hannibal. — Reviie de V instriictìon ptibliqitc cn Belgique, 
n. 5, 1899. 

" On ne pourra jamais connaìtre quelle voie a suivie le grand 
Carthaginois„. 

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und Wclt, 2 Jahrg. n. 5 (1899). 

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(■iovaniilnl (Gemma). Le donne di casa Savoja dalle origini della 
famiglia lino ai nòstri giorni. — Milano, Cogliati, 1900, in-8, 
con ritratto. 

Vili. Maria, moglie di Filippo Maria Visconti, n. 1411, m. 1458 
|m. invece nel 1469, cfr. Arch.stor. lomh., 1892, p. 386 1. — XL Bona, 
moglie dì Galeazzo Sforza, n. 1449, m. i5o3 (con ritr.). — XVIII. 
Mai'gh'ì'ita di Savoja, duchessa di Mantova, n. 1589, m. i655 (con 
ritratto). Lavoro di compilazione. 

Gonzaga. — Vedi Bergamaschi, Friedensbiirg, Kristellcr, Kiipkc, Lazio, 
Rivoire, Rostagno, Sforza, Spinelli. 

<«rafTeo (Salvatore). Giuseppe Parini : suoi tempi, sua vita, sue open:, 
in occasione del centenario della sua morte, i5 agosto 1799-1899. 

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September 1842 bis Juni 1848. — Deutschi Reviie, 24 Jahrg., di- 
cembre 1899. 

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— The Conteìnporary Revieiv, novembre 1899. 



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Avcìiiv fiir altere deutsche Geschichic, Bd. 25, Ilel't 2. 

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T. Souvarof a-t-il appris à temps que la route du Gothard se 
termine brusquement à Alteri'? — IL Les troupes russes jugées 
par Kosciusko. 

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zetta , 1900, in-8, pp. 14. 

Agg. Grablnsky (G.). Mons. Antonio Parazzi, in Rassegna na- 
zionale, 16 febbrajo 1900. 

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sue origini alla pace di Costanza). — Rivista di storia e archeologia 
di Alessandria, a. Vili, luglio-settembre 1899. 

leckllii (Fritz). Die Kanzlei-Akten der Regentschalt des Bistums 
Chur aus den Jahren 1499-1500. Als Fortsetzung von Mohrs Cedex 
diplomaticus VII. Band. — XX Vili lahresbericht der hisior.-antiq. 
Gesellschaft von Graiibùnden (Chur, 1899). 

Qualche documento degli anni 1499-1500 per le relazioni tra 
i Grigioni, Poschiavo, la Val Bregaglia, la Valtellina e il duca di 
Milano. Salvacondotti per Galeazzo Visconti e Gio. Angelo Porro, 
legati del Moro alla dieta grigione, e lettera al Trivulzio. 

'' lung; (lulius). Bobbio, Veleia, Bardi. Topographisch-historische Ex- 
curse. — Mittheilungen des Instititts fiìr oesterreichische Geschichts- 
forschung, XX Bd., 4 Heft (1899). 

I. Bobbio. 2. Veleia und das piacenti nische Geliinde [utile per la 
calata del Barbarossa e di Corradino di Svevia\ 3. Bardi und die 
Apenniìiiibergange [guerre dei Piacentini e dei feudatarj Pallavi- 
cini, Landi, Scotti coi Cremonesi]. 4. Bardi ini frùheren Mittelalter. 
— Interessante monografia per la topogralìa storica lombarda. 

* Kelir (P.). Papsturkunden in Venczien und Friaul. Berichte tìber 
die Forschungen L. Schiaparelli's. (Aus den " Nachrichten der 
K. Gesellschaft der Wisserschaften zu Gottingen, Philol.-histor. 
Klasse „, 1899, Mefte 2-3) in-4. [Gottingen, 1900]. 

Cfr.' pp. 198-99 e 221 per le bolle degli Archi vj di Mantova. 



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gobardcn. — Asson, vaii Gorcuni; in-8, pp. viii-79. 

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— Ilistorisc/ie Zfiisc/irift 2.*'^'' Ilcft, Bd, 84 (Monaco, 1900). 

Kraiiìn (V.). Itinerarium Maxiiniliani J, i5o8-j5i8. — W i e n , Gcrold, 
1899, in-8 gr., pp. 90. 

KriKlcllor (Paul), l^arbara von Brandenburg, Markgràfìn von Mantua. 

— llolìcuzoUenì-lahrbHcìì, 1899. (Berlin-Leipzig, Gieseckc und Dc- 
vrient), pp. 66-85, in-4, con ili. e 2 tav. 

]5iograria di Barbara di Brandenburgo, nìarchesa di Mantova, 
con speciale riguardo alTambiente artistico. Lavoro che ci prcan- 
nuncia Ciucilo consacrato al Mantegna che il K. sta per dar in luce. 

* Kii|>ke (Georg.). Uas Familienarchiv der Capilupi zu Mantua. L 
Die Correspondcnzen Ippolito Capilupi's, Gesandten der Gonzaga 
in Rom, pàpstlichen Nuntius in Venedig. — Oitellcn tind Forscìnm- 
_grn aits iialien. Arcliiven imd Bibliothr.ken herausgegb. 7'0)n Kg/. Prcus- 
sischen Histor. Insiitnt hi Rom, Bd. Ili, Helt i (1900). 

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Vergine. — Bergamo, tip. S. Alessandro, 1899, in-16, pp. 3o. 

Iiatte« (Alessandro). La campana serale nei sècoli XIII e XIV se- 
condo gli Statuti delle città italiane. (Estratto dalla " Biblioteca 
storico-critica della letteratura dantesca,,, voi. IX-X). — Bolo- 
gna, N. Zanichelli, 1899, in-8, pp. 16. 

L.a%'oi*i (Alcuni) d'arte nella città di Spili mbergo. Con tav., dettagli 
e figure. — Arte italiana decorativa, a. Vili, n. 7, 1899. 

Nel duomo la porta settentrionale è opera di maestro Zenone 
da Campione (iSyó) ; gli ornarnenti della Cappella del Rosario (1490) 
sono di Giovanni Antonio Pilacarte, figlio di Tomaso, di Carona, 
villaggio, ove nacque fra tanti architetti e scultori, il padre del 
gran Pietro Lombardo. Il Pilacarte fece altri lavori in Spilimbergo. 
(— Altre illustrazioni nei n. 8-9). 

L.eoiiai*ilo <la Viiici. — Oitarterly Revieiv, ottobre 1899. 

Leonardo da Vinci. — Vedi Colar ieti, Gabrielli, Mazzoni. 

Lielicnaii (d.'" Th.). Die Schlacht bei Bex vom Jahre 574. — Katho- 
lische Stinveizer-Blattcr, 1899, p. 484-85. 

Sconfitta dei duci longobardi Taloardo e Muccio presso Bex 
ncir a. 574. 

I^igiiria, Piemonte e Lombardia. Catalogo delle riproduzioni foto- 
grafiche dei fratelli Alinari. — In-8. Firenze, Barbèra, 1899. . 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA l8l 



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n. 23, 1899, i5 dicembre. 

Lodi. — Vedi Agnelli, Archivio, Cairo, Mencik, Poggi. 

Longobardi. — Vedi Andrichy Hartmann, Knappert, Liebenau, Paolo 
Diacono. 

Lo Pare» (Francesco). Aulo Giano Parrasio. Studio biografico-critico. 
— Vasto, tip. Anelli, 1899, in-8, pp. xiv-190. 

Interessa il soggiorno del Parrasio in Milano. 

I^oisio (prof. Luigi). Pel cinquantenario delle dieci giornate di Bre- 
scia. — Brescia, tip, Apollonio, 1899, in-12, pp. 47. 

ffaiccliini (L.). Storia deirantica basilica di S. Maria in Scandolara 
Rivara. — Boz.zolo, tip. G. Dallo e figlio, 1899, in-i6, pp. 40. 

ruxio (Alessandro). La " Madonna della Vittoria „ del Mantegna. 
Con il].. — Emporiuni, novembre 1899. 

Con nuovi documenti e correzioni al lavoro del Portioli, il 
L. rita la storia del celebre quadro, ora al Louvre, ed espone per 
qual motivo vi sia sostituita S. Elisabetta a Isabella Gonzaga, che 
originariamente doveva figurarvi. 

— Un' apologia di Salvotti. — Perseveranza, 7 gennajo 1900. 

A proposito dell'opuscolo di Ugo Salvotti, nipote dell' inqui- 
sitore dei processi del ventuno: " Un po' di critica al Y. Gonfa- 
lonieri di A. D'Ancona „ (Trento, tip. Scottoni-Vitti). 

llaCli. Due lettere inedite di A. Volta. — Annuario storico meteorolo- 
gico italiano, voi. II (1899). Torino, 1900. 

* llajocclii (Rodolfo). Catalano Cristiani, notajo visconteo. Ricerche 
biografiche. — Pavia, tip. Artigianelli, 1900, in-8 gr., pp. 45. 

ilalaKuzxi- Valeri (Francesco). Contributo alla storia della scultura 
a Bologna nel quattrocento. — • Repertoriiim fiìr Knnstwisscnschaft, 
XXII Bd., 4 Heft, 1899. 

Per Sperandio da Mantova (1478) cfr. p. 290 segg. — Giacomo 
e Stefano da Vigevano lavorarono nell'oratorio de' Domenicani a 
Ronzano, fuori della città, nel 1488 e a loro devonsi forse i mo- 
delli per le decorazioni in terra cotta. Andrea da Conio costruiva 
e ornava in marmo un pogginolo nel giardino degli Anziani in- 
torno al 1489 (cfr. p. 298). 

— Una Madonna del Bergognone. — Rassegna bibliografica deW art^ 

italiana, a. II, n. 11-12, 1899. 

Quella esposta nella mostra d' arte sacra di Como. 



r^inr.iOGRAFiA 



lliinilalarl {M.>. Il Handcllo in Calabria. — Catania, Mattei e C, 
1899. |V. l\ìinivco\, 

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nilorc tecnico, gcnnajo J900. 

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Gonzaga, Intra, Kehr, Kupke, Lucchini, Luzio, Malaguzzi, Mcncik, 
Monticelli, Nodari, Virgilio. 

llniiKoiil (A.). I Promessi Sposi. Storia milanese del secolo XVL 
scoperta e rifatta. Nuova edizione a cura di Alfonso Ccrquetti, 
illustrata da Gaetano Previati e preceduta dai cenni biografici per 
Luca Bcltraini. — Milano, U. Hoepli; 1899, in-4 fig., pp. xxxiii- 
7i5 e i3 tav. in eliotipia. 

* — Scritti postumi, pubblicati da Pietro Brambilla a cura di Giovanni 
Sforza. Voi. I. — Milano, Rechiedei, in-8, pp. 428. 

Cfr. la recensione del prof. Vitt. Ferrari nella " Perseveranza „ 
12 febbrajo 1900. 

— Prenestini (V.). Manzoniana; Giannini (A.). L'Introduzione ai " Pro- 
messi Sposi,,; Villani (C). 11 sentimento della natura nei "Pro- 
messi Sposi „. — Roma Letteraria, VII, 14, 17, 20. 

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ilarin<llfi (G. S.). Hannibal's route over the Alps. — The Classical 
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ilarmottan (P.). Voyage du prince Eugòne à Modène en 1810. — 
Carnet historique et littéraire di Parigi, i5 agosto 1899. 

Estr. dalla cronaca modenese dell'abate Rovatti, nell'Archivio 
di Stato modenese. 

lla»chci*oiii. — Ricordo delle feste in onore del s. martire Vittore 
in Brembate di Sotto, settembre 1899. — Bergamo, stab. tipo- 
grafico Bolis, 1899, in-8, pp. 12. 

Contiene una poesia di Lorenzo Mascheroni intitolata: Per 
la festa di ss. reliquie in Brembate, 1782. 

ilassarani (Tulio). Carlo Baravalle. Conritr. — Illustrazione italiana, 
n. 7, 1900. 

May (L). Die Mailànder Demosthcnes = Handschrift D. 112 sup. — 
Neue ,philologische Rundschau, n. 28 (1899). 

Mazzi (dott. Curzio). Le Carte di Pietro Giordani nella Laurenziana. 
— Rivista delle biblioteche, a. XI, n. i, 1900. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA l83 

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nova,. — Giornale storico della Liguria, a. I, fase, I-II, 1900. 

La 2.'^ del i588, e già edita dal Camerini e dall' Isola, è iden- 
tificata come lavoro del milanese Francesco Marcaldi. Ma di que- 
st' autore, il M. avrebbe potuto dir di più, in linea biografica: ne 
ha discorso l'Avetta in questo medesimo Ar eluvio nel 1890. 

llaxzotii (G.). Leonardo da Vinci scrittore. — Nuova Antologia, i.° gen- 
naio 1900. 

" Meicr (p. Gabriel). Die Fortschritte der Palaeographie mit Hilfe 
der Photographie. Ein bibliographischer Versuch. — Centralblatt 
fiir Bibliot/icksiuesen, fase. I-III, 1900. 

Interessante saggio bibliografico delle pubblicazioni paleogra- 
fiche curate col sussidio della fotografia. Non si tratta di un nudo 
elenco bibliografico, ma di larghi riferimenti suU' argomento. È 
fatta la dovuta parte alle pubblicazioni italiane del Monaci, del 
Vitelli, del Paoli e d' altri. Di stampate a Milano notansi la tra- 
duzione Fumagalli del Thompson (Manuali Hoepli, 1890), l'edizione 
Ceriani-Porro del Rotolo Opistografo del principe Pio di Savoja 
ri883) e quella Warren de\Y Antifonario irlandese di /:?<7;7^w del- 
l'Ambrosiana (1893). 

llelaiii (A.). Il monumento di Marc' Antonio Martinengo della Pal- 
lata a Brescia. — Arte e storia, n. 9-10, 1899. 

— La restauration d'un monument de Bramante. — Duomo di Milano. 

— Constritction moderne , 12 agosto 1899 e J7, 20 febbrajo 1900. 

* llencik (Ferd.). Die Reise Maximilian II nach Spanien im Jahre 
1548 — Archiv fiìr oesterreicìiische Geschichte, Bd. 86, I.^t^^ Hàlfte 
{1899). 

Viaggio dell'arciduca Massimiliano in Ispagna, nell'a. 1548, per 
governarvi il paese in assenza dell' imperatore Carlo V. E come 
reggente e più ancora come indicato fidanzato dell' infante Maria, 
il viaggio ebbe luogo con seguito ed apparati degni del viaggia- 
tore illustre. Da Augusta per la via del Tirolo giungeva a Man- 
tova (3o giugno) e per Cremona, Pizzighettone, Lodi, Vigevano, 
Alessandria a Genova (22 luglio) dove s' imbarcò. A pp. 299 segg. 
si riportano le spese fatte in quei diversi paesi. 

Mejcr (Alfred Gotthold). Die Certosa bei Pavia. — B e r 1 i n - S t u 1 1- 
gart, W. Spemann, 1899. in-4, con 19 fototipie nel testo e 7 tav. 

— (Wilhelm). Die Spaltung des Patriarchats Aquileja. — Abìiandltm- 

gen der Gesellschaft der IVissenschaften zu Gòttingen, 1898. 

" Uilano Nanitarin. Anno V (1900). — - Milano, tip, Faverio di 
P, Gonfalonieri, 1900, in- 16, pp. 820. 



184 BIBLIOGUAKIA 



1 



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~ Seconda metà del secolo XVI. (Scuola del prof. Pogliaghi ncl- 
l'Accadeniia di Brera a Milano). Cromolitogralia [senza testo]. — 
Arte italiana decorativa, a. Vili, n. 3, tav. i3.^ (1899). 

— Stoffe del Museo Poldi-Pezzoli in Milano, secoli XV e XVJ. (Pro- 

lessor A. Deon dipinse dagli originali). Cromolitografia [senza te- 
sto], — Arte italiana decorativa, a. Vili, n. 4, 1899, tav. 19." 

— istruzione comunale. — Dizionario illustrato di pedagogia di Mar- 

tinazzoli e Credaro, voi. Il, fase. 87."^, p. 697-7] 2. 

Milano. — Vedi Annuario, Barbier, Beer, Belvedere, Bollettino, Bruno, 
Bruschetti, Ceroni, Cipollini, Comandini, Decio, De Guarinoni, De- 
saivre, Donaver, Duomo, Edifici, F^aconti, Filippini, Fontana, Friz- 
zoni, Locatelli, Lo Parco, Manzoni, Mazzini, Monaci, Morin, Pri- 
nianti, Rerum, Rott, Sant^ Ambrogio, Vallardi, Valej::i. 

Minoia (Mario). Commemorazione di Giuseppe Parini, tenuta in Lodi 
il 24 settembre 1899. — Lodi, tip. Operaja, 1899, in-16, pp. 62. 

llonaeì (Ernesto). Esempì di scrittura latina dal sec. I di Cristo al 
XVIII per servire all'insegnamento paleografico nelle scuole uni- 
versitarie, — Roma, Lux, 1898, in-16, pp. 8 e 52 tavolette. 

Tra gli esempì inediti, la tav. 82.^ con i primi 22 versi della 
Comedia, secondo il cod. braidense, del 1847 circa. — Agg. la 2/'* 
edizione della " Paleographia „ del Thompson, trad. Fumagalli (Ma- 
nuali Iloepli, 1899). 

lloiitieelli (ing. M.). Una nuova opera d' arte nella chiesa di Osti- 
glia. — Monitore tecnico, n. i, 1900. 

Monza. — Vedi Bertana. 

Morin (G.). La sputation, rite baptismal de Féglise de Milan au IV^ 
siede. — Revue Bénédectine, settembre 1899. 

MoKto (Andrea da), L' arma del genio dello Stato Romano durante 
la guerra per V indipendenza d' Italia del 1848 e del 1849. — Ri- 
vista di artigli:ria e genio, ottobre 1899. 

lIottc-Koiig-e (general de la). Souvenirs & Campagnes. Troisième 
serie: Campagne d'Italie (1869), in-8. — Paris, Lethielleux P., 
éditeur, 1900. 

Miìllnci* (Karl.). Reden und Briefe italienischer Humanisten. Ein 
Beitrag zur Geschichte der Pàdagogik des Humanismas. — W i e n , 
Alfred Hòlder, 1899, in-8, pp. 3o5-x. 

Lettere ed orazioni di Gasparino Barzizza e Francesco Filello. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 



i85 



Miìntx (E.). L'ancieii Maìtrc-autel de la Chartreuse de Pavie. — 
C/ironique des arts, n. d>g, i6 dicembre 1899. 

L'altare di Carpiano secondo gli articoli del d.'" Sant'Ambrogio. 

iluiizcr (F.). Die Quelle des Tacitus far die Germanenkriege. Anhang : 
die prokuratorische Laut^balm des àlteren Plinius. -- Bonncr Jahr- 
biìcher, fase. 104. 

HtisiMato (Albertino). Ecerinide. Tragedia a cura di Luigi Padrin con 
uno studio di Giosuè Carducci. — Bologna, Zanichelli, iqoo, 
in-8 gr., pp. Lix-283. 

lliiMtard (Wilfred P.). Tennyson and Virgil. (Reprinted from the 
" American Journal of Philology „, voi. XX, n. 2). — Baltimore, 
1899, in-8, pp. II. 

Cfr. Bollettino di filologia classica, a. VI, n. 7, p. i63. 

lliizio (V.). Tre disegni dei Fantoni, intagliatori bergamaschi. (Con 
3 ili.). — Arte italiana decorativa, a. Vili, 1899, n. 4. 

Napoleonica. — Vedi Agnelli, Bouvier, Campana, Campani, Cenni, Co- 
inandini, Duhonloz, Hneffcr, Koch, Marnioiian, Bellini, Tiietey. 



]%[egi*l (Gaetano). R. Bonfadini. 



Matura fd .irte, i5 nov. 1899. 



.\oflai*i (FiL). Osservazioni critiche sulla vita di S. Longino martire 
neir Ada sanctorum dei pp. Bollandisti, ossia difesa della tradi- 
zione mantovana sul lateral sangue di N. S. G. C. conservato nella 
basilica di S. Andrea in Mantova. — Pavia, tip. dell'istituto 
Artigianelli, 1899, in-8, pp. i3i. 

Novara e Ossola. — Vedi Arienta, Berchcm, Biazzi, Bollettino, Bor- 
nate. Campani, Colombo, Schmid, Sforzesca, Strobl. 

* .\ovati (F.). I Gogliardi e la poesia medievale. — Biblioteca delle 

scuole italiane, gennajo 1900. 

* — Indagini e postille dantesche. Serie prima. — In-8 gr. B o 1 o g n a, 

ditta Nicola Zanichelli, 1899. ["Biblioteca storico-critica della let- 
teratura dantesca, diretta da G. L. Passerini e da P. Papa „, IX-X]. 

III. La suprema aspirazione di Dante [coronazione poetica di 
Albertino Mussato e di Bono da Bergamo " inafìerabil fantasma, 
per entro la secolar notte d' obblio che lo ravvolge „]. IV. Come 
Manfredi s'è salvato, [Vi è largamente discorso di Enrico contedi 
Sparvara, del potente casato pavese dei conti di Lomello, coe- 
taneo di fra Jacopo d'Acqui, l'autore é&W Imago Mundi, che dif- 
fuse la tradizione delle parole supreme dello Svevo raccolte da 
un "conte Enrico,,]. V. La ^^ squilla di lontano,, è quella deW Ave 



niBLIOGRAKIA 



Marini* [opina sia invece quella »-he suona a compieta, l'ultima 
delle ore canoniche, che chiude gli uffici diurni, e, col canto de 1- 
l'inno Te lucis ante, invoca la protezione divina per la notte im- 
minente. In appendice a questa postilla ed in servizio di essa v 
listampata, ampliata e rifatta, la nota del prof. A. Lattes sulla: 
" Campana serale nei sec. XIJI e XIV „, con molti esempi dell'Ave 
Maria serale negli statuti delle città lombarde, prime Pavia e Mi- 
lano]. VI. La vipera che *l Melanese accampa [Il verso, Piirg. Vili,; 
80, allude ad una consuetudine dell'esercito milanese di non porre 
mai le tende, quando campeggiava armato, se prima in luogo per- 
spicuo non avesse vista sventolare l' insegna del biscione, data dal 
Comune ai Visconti]. 

Ottone (G.). Il partito della guerra in Lomellina nel 1848-49. — M i- 
1 a n o , E. Trcvisini, 1899, in-16, pp. vn-107. 

l*a$;ine del riMors^iniento italiano: conferenze tenute presso 
l'Associazione generale degl'impiegati civili di Milano nell'aprile 
e maggio 1899. — Milano, tip. Elzeviriana di Guidetti e Mon- 
dini, 1899, in-8, pp. 83. 

CoRio (L.). Federico Gonfalonieri e gli uomini del Concilia- 
tore. — FoRMENTO (G.). La conversione di Cari' Alberto. 

I*autini (Romualdo). Arte antica a Pistoia ed a Como. — Flegrea, 
n. 5-6, dicembre 1899 (Napoli). 

l*aolo Uiaeono (XI Centenario di) : numero unico (settembre 1899) 
— C i V i d a 1 e , tip. Strazzolini, 1899, fol., pp. 8. 

— Studi recenti. — Ciiiltà cattolica, quad. 1188 (1900). 

Elogi del lavoro del prof. Calligaris, pubblicato in quest' ^r- 
cliivio (fase. Ili, 1899). 

Paolo Diacois-q. — Vedi Brosavola, Crivcllitcci, Hartmauìi, Hodgkin. 

* Papa (Ulisse). I Valsabbini a Desenzano, saccheggio del mercato 
(1764). — Nuovo Archivio Veneto, t. XVIII, parte I (1899). 

I*ai'3iii (Il centenario del) e l'origine del " Giorno „. — Civiltà catto 
lica, quadd. 1187 e 1190 [cont. e fine]. 

Fra tutti gli autori fin qui citati dai critici come pretese fonti 
d' ispirazione al Giorno, " nessuno arieggia tanto da vicino all'im- 
mortale satira pariniana, quanto la satira latina del Lucchesini. 
Ciò non ostante però, si opina che se il Parini, conobbe e studiò 
il Lucchesini, e ne trasse qualche fugace ispirazione alla sua sa- 
tira, rimane ancora originale „. 

Parini. — Vedi Arnaholdi, Bertoldi, Catalogo, Corio, Eyssenhardt, Gava- 
gnin, Gentile, Grajfeo, Minoja, Barocchi, Pavanelli, Puliti, Salvera- 
glio, Scherillo, Vosslcr. 



ROLT.ETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 187 

l*arocelii (L. M.). G. Parini e il tine dell'arte. — Giornale Arcadico^ 
gennajo 1900. 

Pa^ical (C). A proposito della vita di Plauto. — Rivista di filologia 
e d^ istruzione classica, XXVJII, fase. 1. 

Su una nota di un Codice Ambrosiano di Plauto : osservazioni 
e riscontri. 

Pasini FraMMoni (Ferruccio). La ven. Angela Serafina Frassoni ab- 
badessa nel Monastero del Corpus Domini in Cremona. — Rocca 
S. C a s e i a n o , tip. Cappelli, 1899, in-8. 

■•atrnceo (prof. C. E.). Il soggiorno di Matteo Randello in Pinerolo 
[i536-i537] (con notizie e lettere inedite). — Pinerolo, tip. so- 
ciale editrice, 1900, in-8 picc, p. 28. 

* Pa%^anello (A. F.). Per una variante del " Giorn» „. - Rivista men- 

sile di lettere, di storia e d'arte, a. l, n. i. (Casalmaggiore, 1900). 

Pavia. — Vedi Annuario, Cenni, Documenti, Fahriczy, Funck, Jung, 
Majocclìi, Meyer, Miìntz , Novali, Simone elli, Stefani, Taramelli, 
IVauters. 

I*éll«9wicr (L. G.). Quelques lettres ducales de Louis Xll. — Revue 
des langues romancs, luglio-agosto 1899. 

— Note sur les relations de Louis XII et de Lucques. (" Notes ita- 
liennes d'histoire de France „, n. 24). — Extr. de la Correspondance 
historique et arc/icologique. — S a i n t - D e n i s , impr. H. Bouillant, 
in-8, pp. 6. 

* — Sur quelques épisodes de l'expédition de Charles Vili en Italie. 

(I. Charles VIII à Casal 1494. II. Pian de la campagne maritiine 
d'octobre 1494. III. Louis d'Orléans et Ludovic Sforza en avril 
1495. IV. Deux lettres de Louis d'Orléans pendant le siége de No- 
vare (juillet-aout 1898). V. La situation politique de la France vers 
le milieu de l'année (1496)). — Revue historique, marzo-aprile 1900. 

* l*ellini (Silvio). La sommossa di Milano del 20 aprile 1814 e la 

morte del Prina secondo un testimonio oculare. — Giuseppe Prina 
alla Consulta dei Cisalpini. — Rivista mensile di lettere, di storia 
e d'arte, a. I, n. i e 2, gennajo e febbrajo 1900. (Casalmaggiore). 

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di Como. Fase, 48.^^ — Como, Ostinelli, die. 1899, in-8 gr. 

Fossati (d."" Fr.).' Codice diplomatico della Rezia. [Cent, anni 
1252-1284]. — Rivista archeologica della Provincia di Como [cfr. alla 
parola Rivista in cjuesto fascicolo]. 



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e comasca. 

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P€»s:jk:I (Vittorio). Spigolature di storia e di epigrafia savonese. — Bui- 
lettino Società storica savonese, 1899, ^- ^h "• i-2- 

Fortificazioni di Savona (1215-1473-1476). Costruttore del castello 
fu Alberto d'Albisola e da documenti dell' archivio milanese rile- 
vasi che Bartolomeo da Comazzo ingegnere lodi giano si trovava 
in Savona nel 1478 a fine di eseguire i lavori da lui proposti per 
la Darsena e lo Sperone, e al medesimo intento, vi tornò nel 1476 ; 

anno in cui fu anche alla Spezia. 
# 
l*riiiiaiiti (Augusto). Un capriccio della Malibran. — Gazzetta del 
popolo della domenica, n. 2, 1900. 

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Emporium, dicembre 1899. 

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lano. Educazione politica, edit. (tip. A. Koschitz e C, 1899, in-16, 
pp. 189). "Biblioteca dell' Educazione politica,,. 

Risorgimento nazionale. — Vedi Abhintegrasso, Arbib, Bragagnolo, 
Campani, Donaver, Fiorini, Gabrielli, Gentil', Ghisalberti, Greppi, 
Losio, Luzio, Mosto, Mott'., Ottone, Pagine, Pellini, Rerum, Schup- 
fer. Sforzesca, Strobl, Zanichelli. 

* Rivìwta a reticolo;; Ica della Provincia di Como. Fase. 42.*^, 

dicembre 1899, in-8 gr. — Como, Ostinelli (x\nnessa pi Periodico 
della Società storica comense, fase. 48.°). 

Gemelli (G.). Alcune notizie sui Carpano pittori comaschi. — 
Garovaglio (A.). Monumenti cupelliformi sul Comasco. Notizie. — 
Baserga (sac. d. Giov.). Recenti scoperte preistoriche nella Valle 
d' Intelvi. — Galli (Giov. Antonio). Scoperta di una tavola cupel- 
liforme a Rondineto. — Magni (dott. Antonio). Tombe della prima 
età del ferro ad Erba. 

* RiYoire (P.). Contributo alla storia delle relazioni tra Carlo Ema- 

nuele I e Ferdinando Gonzaga. — Bollettino storico-bibliografico sub- 
alpino, a. IV, n. 4-6 (1899). 

Roberti (G.). Un mecenate della liuteria : Il conte Cozio di Salabue. 
— Gazzetta musicale, n. 84, 1899. 



1 



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K«».«i»las:no (Enrico). Ancora del " Monumentimi Gonzagium „ e del 
suo autore. — La Bibliofilia, voi. I, disp. VIII-IX. 

"^ Itolt (Ed.). Les missions diplomatiques de Pomponne de Bellièvre 
en Suisse et aux Grisons (i56o-i574). — Revue a'histoire diplonia- 
tique, n. i, 1900. 

A difesa degl' interessi francesi nei Grigioni contro le prati- 
che spagnuole a mezzo degli ambasciatori milanesi Adriano de 
Verbecq, Giovanni d'Anguissola, governatore di Como, Londina, 
Ascanio Marso, senator Molina e Pompeo della Croce. 

* !§s«eclii (Maria Fanny). Lettere inedite di Clotilde Tambroni pub- 

blicate e annotate. Con ritr. — Milano, ditta Giacomo Agnelli, 
1900, in-8, pp. i3. 

3 lettere dell'a. 1808-1804 dall' Università di Bologna, ove te- 
neva la cattedra di lettere greche, dirette ai ministri degli affari 
interni della Repubblica italiana, Giovanni Villa e Felici, ed al 
vice-presidente Francesco Melzi. Gli autografi si conservano nel- 
r Archivio di Stato milanese. 

iSaliw-lfio^lio (P. Nikolaus). Register der im Archiv des Geschlechts- 
verbandes derer von Salis befindlichen Pergamenturkunden, — 
S i g m a r i n g e 11 , 1898. 

* ^alveraglio (F.). Parini e Cremona. — // Torrazzo, II, i (1900). 

* — Gli arazzi del nostro Duomo. II. — // Torrazzo di Cremona, n. 11, 

25 ottobre 1899. 

^al%ioiii (C). Note etimologiche e lessicali. — Romania, n. 109. 

* Kaiit\4Lniliros:ìo (D.). Un bassorilievo del Rinascimento lombardo 

in una sala del Monte di Pietà di Milano. Con i tav. — // Poli- 
tecnico, novembre 1899. 

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pertorimn fi'tr Knnsiivissenschaft, XXII, 6 (1899). 

'' — Una lapide sepolcrale in Milano nello stile di Antonio Rossel- 
lino. — Lega Lombarda, i3 e 17 gennajo 1900. 

Lungo la parete a destra di clii entra nella Cappella del Ro- 
sario di S. M. delle Grazie. 

— La nuova facciata del Duomo di Milano. (Versi). — Domenica del 
Corriere, 18 febbrajo 1900. 

* — L'antico aitar maggiore del Duomo di Milano, del 1418. — La la- 



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Soluzione che deir enigma sforzesca (zv.r,liy.o^), scolpito nel 
castello di Milano, ha offèrto il socio cav. Ugo Ruberti di Qui- 
stello (Mantova). 11 d.'' Sant'Ambrogio, lìn dal 1895 aveva propo- 
sto la interpretazione di .IMIMOM, a vece deìYAMOMOS dei 
Gonzaga, ovvero una distinta impresa degli Sforza, allusiva alla 
pigna sforzesca. 

Sforza e Visconti. — Vedi ^ìlcaudri, Archivio, Bercile f, Bcrchcm, Bois- 
soìiadc, BoUettiìio, Bornaie, Cartivright, Casanova, Cogo, Coloni ho, 
Uccio, FU elfo, Finnenich^ Gehhardt, Giovami ini, Grossi, Gregorio, 
Icckliìi, Kraus, Majocchi, Miìlliier, Novati, Pclissier, Vaissière. 

SfoiViefica: 21 marzo 1849. Numero unico commemorativo per cura 
del Comitato nel I Cinquantenario 1899. — Vigevano, tip. Na- 
zionale, 1899, in-4, pp. 16. 

* <^i 111 Oli celli (Vincenzo). Commemorazione del prof. Luigi Cossa. — 
Rendiconti Istituto Lombardo, seri-e II, voi. XXXIII, fase. 1 (1900). 

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Neues Arcliiv fiìr altere deutsche Geschichtskunde, tom. XXV, p. 699 
seg. (1900). 

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nell'Archivio comunale di Cremona e in quello di Stato a Parma. 

^oliei'i (prof. Gaetano): L'antica casa degli Attcndoli Sforza in Co- 
tignola e gli uomini illustri cotignolesi. — Ravenna, tip. Ra- 
vegnana, 1899, in-8, pp. 87, con 7 tavole. 

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sini. — // Torrazzo di Cremona, n. i5, 25 dicembre 1899. 

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periale. I partie: Les écoles d'Italie et d'Espagne. — Saint P e- 
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Atti e Memorie R. Deputazion' di storia patria, di Modena, s. IV, 
voi. IX (1899). 

Privilegio di Francesco II Sforza ceira. i535 per la stampa 
delle Observationes in M. T. Ciceronem, indicato già nell' Archivio 
lombardo, XXI, 279. — Lettera del Nizzoli diretta a Vespasiano 
Gonzaga " ex academia nostra Sabblonetana Non. Jun. del :563„. 
In essa si rispecchia l' intimità che correva tra il Gonzaga ed il 
Nizzoli, e la pace degli studj, che egli, già vecchio, in Sabbioneta 
godeva. 



iilBiJOUUAKlA 



!^t«^raiil (Aristide). In omaggio a Lazzaro Spallanzani nel centenari»^ 
cirlla sua morte. — Aiti e Memorie della R. Accademia delie scienze 
(li Padova, voi. XV, disp. 3." (1899). 

ì^fciniiiHiiii (K.ì. Andrea Bregno [di Osteno]. — laìirbudi dei Musri 
Prussiani, XX, lasc. Ili, 1899. 

ftilrolil (Aduli). Mortara und Novara. Kurze Darstellung des Feldzu- 
ges 1849 in Italien mit besonderer Berùcksiehtigung dar Schlach- 
ten von Mortara und Novara. — W i e n , Seidel u. Sohn, 1900, in-8, 
pp. 76 ili. 

* j^liihc^l (Bruno). Einige Relationcn iiber die Annada i588. — Mit- 
ihcilitngeyt des Insiitttis fiir oesterreichische Gcschichtsforscìmng, Bd. 
XX, Ileft 4 (1899). 

Si elencano le relazioni a stampa coeve della catastrofe del- 
VArmada. A p. 629, tra le traduzioni italiane, si nota Y opuscolo 
edito dal Comin Ventura in Bergamo nel iSgS: Asserte Ragioni 
d'incerto Inglese del mal' evento della poderosa Armata Spagnnola ne 
i Mari d' Inghilterra l'anno MDLX XX Vili (in-4, 89 carte). Con de- 
dica dello stampatore al conte Marc'Antonio Martinengo di Villa 
Chiara. (Bergamo, 5 giugno 1598). 

iPitiìekelberg (E. A.). Von dem bòsen Geist zu Appenzell. — Archives 
suisscs des traditions populaires, a. Ili, fase. II. (Zurigo, 1899), p. 154. 

Spiriti comparsi in una casa di Appenzell, dopo la visita fat- 
tavi dal nunzio pontificio vescovo Bongmi di Vercelli. — In un 
codice della Comunale di Lucerna, stanno dei versi del Bonomi in- 
giuriosi per la città di Zurigo, scritti nel i58o al basso di una carta 
geografica nel convento di Ittingen (cfr. Katalog der Biìrgerbihlio- 
thek in Luzern, 1840, p. 52o). 

Taraiìielli (A.), Stalli e mobili gotici nel Piemonte, — Arte italiana 
decorativa, a. Vili, n. io, 1899. 

Stalli del vecchio duomo di Asti di Baldino de Siirso da Pavia 

(1477)- 

— Esposizione d'arte sacra antica in Como. Con ili. — Emporiumy no- 

vembre 1899. 

— L'Esposizione d'arte sacra in Como. — Arte italiana decorativa, anno 

Vili, 1899, n. IO. 

Tasso (T.). Rime. Edizione critica su i mss. e le antiche stampe, a 
cura di A. Solerti. Voi. III. — Bologna, Romagnoli-Dall'Acqua, 
1900, in-8. (Pubbl. a cura della R. Commissione pei testi di lingua). 

Tasso. — Vedi Canevari, De Vivo, Galilei, Gaudy, Rosalba. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA IqS 



Teilesclii (Paolo). Una lauda lombarda nel natale. (Pagina folklori- 
stica). ~ Naiitra ed Arte, i5 febbrajo 1899, p. 178. 

Toe<'0 (F.). Il processo dei Guglielmiti. Terza e quarta nota. — Reit- 
dicoiìii R. Accadcniia dei Lincei, s. V, voi. Vili, fase. IX-X (1899). 

Trivulzio. — Vedi BoUetiino, Jccklin. 

Troncone (ing. E.). I cimelii di Volta. — Mouiiore tecnico, n. 18, 1899. 

XHete.r (Louis). Un general de Farmée d'Italie, Sérurier (1742-1819Ì. 
— Paris^ Berger-Levrault, 1899, in-8, pp. vii-38o. 

* Vni«MÌèrc (Pierre de). Jean Barrillon et son Journal des sept pre- 

mières années du regne de Franc^ois 1^'"". — Rtvtie dUiistoire diplo- 
ììiaiiqite, n. 1, 1900. 

Si segnala F interesse che il /owrwrt/ di Barillon (ora stampato^ 
2 voi. Paris, 1897-99) oftre per la campagna di Lombardia del i5i5, 
l'introduzione in Francia del Concordato, la candidatura di Pran- 
cesco I all'impero e le conferenze di Caiais del j52i. 

* Vallardi. — Un secolo e mezzo di vita editoriale, 1750-1900. Ricordo 

della ditta editrice Antonio Vallardi. — Milano, coi tipi dello 
stabilimento dell'editore K. Vallardi, 1900, in-8 obi. ili,, pp. 38. 

Opuscolo, elegantemente illustrato, in cui sono raccolte le vi; 
cende della casa Vallardi a partire dal 1760 — da quando un Fran- 
cesco Vallai di successe al suo congiunto Giulio Scaccia libra] o 
di bel nome a quei tempi, che aveva bottega in Milano, sull' an- 
golo della contrada di S. Margherita o dei Libraj e il vicolo del- 
l'Aquila, — sino a tutto il 1899. Per un casette toccato al Vallardi 
al tempo della Repubblica Cisalpina nel 1799, cfr. Giornale della 
Libreria, n. 20, 1888. 

Valer (d.'). Urkunden aus dem Mailànderarchiv aus. der Zeit der 
Schlacht an der Calven. — Jahrbucii der " Neiien Bitndner Zeiimt^ „ 
prò 1900 (Chur, Sprecher und Valer, 1900), pp. i35-i56. 

Valeri (Antonio). Goethe a Roma. — Roma, Società Dante Ali- 
ghieri, editrice, 1900. 

Contributo alla biografia del gran poeta tedesco ed al suo ro- 
manzetto romano intrecciato con la " bella Milanese „ (1787), il di 
cui nome sin' oggi sconosciuto, il Valeri ha scoperto. Ella si 
chiamò Maddalena Riggi. 

Vincoli (I.). Notice sur quelques jésuites qui se sont occupés du ta- 
moul; le P. Beschi. — Revite de lingitistiqur et de philologie coni- 
parie, gennajo 1900. 

Arch. Star. Loi/iò. — Anno XXVII — Fase. XXV. 15 



104 



BllJMOOUAKlA 



1)(] |). Hcsclii, tli Castiglione delle Stivici^ (j68o) s'era già 
(UTupatu il Tcza (cir. Rendiconti Lincei, s. V, voi. Vili, fas» . VII- 
VIII, 1899). 

^irjrili»* — Barone (Giuseppe). Il dolore del Virgilio dantesco. — 
Roma, K. Locschcr, in-8, pp. 60. 

Agg. : Baktoli (Alfredo). La lingua e la metrica di Virgilio. 
(Pistoja, F'iori, 1899, in-8, pp. i35); — Bellino (H.). Studicn tìber 
die Compositionskunst Vergil's in der Aeneide (gr. in-8. Leipzij., 
Dieterich) ; — Combarieu (d.'' Jules). Fragments de l'Eneide en mu- 
sique d'après un manuscrit inédit. Fac-similés phototypiques prc - 
ccdés d'une introduction. (Paris, Picard, 1898, gr. in-8 ili.); — Ro- 
Mizi (Augusto). Antologia omerica e virgiliana. 2.* ediz. (Torino, 
Paravia, in-16) ; — Sabbadlni (Remigio). Il primitivo disegno del- 
TEneide e la composizione dei libri I-III. (Torino, Loescher) ; — 
Sabbadlni (R.). Il verso più difficile dell'Eneide, IV, 486 (in " Ri- 
vista di filologia classica ,,, XXVIII, fase. I); — Schanz (M.). Die 
Idee der ersten Ecloge Vergils (in " Rheinisches Mitseum „ N. F. 
55 Bd., I Heft) ; — Walter (Fr.). Zur Textbehandlung und Autor- 
frage des Aetna — (in " Bldffer fiir das Gymnasial Schuhvesen ,,^ 
XXXV, 5. [L'A. crede che sia un' opera giovanile di Virgilio]). 

ViRciiLio. — Vedi Mustard. 

Volta (prof. Alessandro, junior). Sull' opportunità di raccogliere in 
una pubblicazione unica le opere sparse di Alessandro Volta. — 
Como, tip. Bernardoni, 1899, in-8, pp. io. [" Atti del primo con- 
gresso nazionale di elettricisti „]. 

Sopra una nuova lettera inedita di Alessandro Volta, [pubblicata 

a cura del] padre Timoteo Bertelli. — Pavia, tip. fratelli Fusi, 
1900^ in-8, pp. 14. Estr. dalla Rivista di fisica, matematica e scienze 
naturali, fase, di gennajo 1900. 

— e l'Accademia delle scienze di Parigi. — U Elettricista, a. VIII, n. 12. 

(Roma, 1899). 

— Tre ricordi delle feste volti ane. — Civiltà Ca/ZoZ/ra;, quad. 1 188 (1900). 

Volta. — Vedi Ambrosoli, Maffi, Pellissier, Troncone. 

Vossler (K.). Giuseppe Parini als Satiriker. — Bcilage dell' A llgc- 
jneine Zeitung, n. 190, 1899. 

Waiitcris. Ouelques mots sur André Vésale, ses ascendants, sa fa- 
mille et sa demeure à Bruxelles, nommée la maison de Vésale. 
— Mémoircs coitronnés pidA. par l\4cad. des scienccs de Belgique, t. 55 
(1898). 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA Tf)D 



^%''olf«>oii {A. M.). The Ballot, and other Forms of Voting in the Ita- 
li an Cominunes. — T/ie American Historical Rcvicw, V, i. 

J!;anieliclli (Domenico). Studi di storia costituzionale e politica del 
risorgimento italiano. — Bologna, Zanichelli, 1900, in-i6. 

Cfr. in ispecie: 8. Le poesie politiche di Giovanni Ber chef; 9. La 
rivoluzione del icS'^à' e le poesie politiche di Giovanni Prati. 

Ziiiiiuernianit (H.). Tranquillo Cremona. — Die Kunst=-Halle, 5 
Jahrg., n. 6 e prec. (1899). 

boccoli (C). Tre intelligenze alte. — La vita internazionale, 20 no- 
vembre 1899. 

Rosmini, Manzoni e Mazzini. 



APPUNTI E NOTIZII 



/^ Cronaca degli Istituti Scientifici Milanesi (i). — R. Archivio 
di Staio in Milano, — Un recente dono di un egregio e benemerito 
gentiluomo, il Conte Giorgio Dal Verme, ha arricchito 1' Archivio di 
Stato, in Milano, di un pregevolis-iimo codice della Hisioria familia- 
rum vetustanim et nobilium Mediolani, celebre compilazione delPeruditu 
giureconsulto e genealogista milanese Raftaele Fagnani. È noto che 
l'Ambrosiana, per lascito del Marchese Fagnani, morto nel 1840, ul- 
timo di questo casato, possiede un codice della stessa Historia diviso 
in 14 volumi, segnato " F. S. VII, 1-14 „ ; corredato di una appendice 
di fogli volanti, codice in cui la massa generale del testo è tutta di 
mano dell'autore e intramezzata di pezze originali di collaboratori e 
di documenti allegati. Inoltre possiede l'Ambrosiana una bella copia, 
di una mano del sec. XVII (segnatura citata), ma non completa, che 
comprende la serie di famiglie registrate alfabeticamente dalla A alla /. 
Il codice vermense, ora pervenuto all'Archivio di Stato, ha il vantag- 
gio di offrire una trascrizione non soltanto autentica, perchè condotta 
sotto gli occhi dell'autore, ma che rappresenta la redazione definitiva. 
Le famiglie vi sono illustrate pure per ordine alfabetico, ma in serie 
completa e dalla A alla Z, divise in 9grossissimi volumi in Ibi. grande; 
la scrittura minuscola, nitidamente formata, tondeggiante, serrata, ele- 
gante, di tipo che ancor risente dell'umanistico, tutta di una maniera 
e di una mano; il testo assai corretto e collazionato, ritoccato e an- 



(1) Sotto questo titolo iniziamo una nuova rubrica che sarà con- 
tinuata nei prossimi fascicoli, e che terrà i nostri soci al corrente della 
vita scientifica di cui è centro Milano. Né mancheremo di dare, pos- 
sibilmente, notizie degli Istituti scientifici delle altre città della Lom- 
bardia. 



APPUNTI E notìzie iqj 



notato di mano del Fagnani. Anzi l'autore ad autenticare palesemente 
il codice aggiunse nel I volume due autografe attestazioni, 1' una sul 
margine superiore della e. i, l'altra a e. 5, recto, quest'ultima contras- 
segnata della tirma e del suggello dell'autore, aderente e impresso su 
aizza, giusta il vecchio rito sigillare medievale. Il codice vermense, di 
chiara e sicura lezione, licenziato dallo stesso autore, reca un non tra- 
scurabile riscontro al testo del codice ambrosiano, il quale in varii 
luoghi ha incertezze proprie dei dettati di primo getto, e non rare 
lacune. 

Pure dell'Archivio di Stato in Milano sono da accennare alcuni 
nuovissimi lavori di ordinamento, che hanno rilevato alla portata de- 
gli studiosi un prezioso materiale per Ja storia della prima età del 
comune di Mantova e del torbido periodo della dominazione bona- 
colsiana. Più di i5 mila pergamene, già ordinate apparentemqnte in 
due serie cronologiche, distinte coi titoli Monastero di S. Beriedeito 
di Poliroìic e di Pergamene varie mantovane, furono prese a riordi- 
nare, ai primi di gennaio p. p., da due volonterosi e valorosi allievi 
della R. Accademia scientifico-letteraria, i dottori Giuseppe Bonelli e 
Giuseppe Vittani, i quali, seguendo sagacemente in quella massa ete- 
rogenea ed arruffata la traccia di antiche segnature notate nel tergo 
delle singole pergamene, ricostituirono varie importanti unità archi- 
vistiche, di cui giova qui dare un sommario elenco : 

iio5-i6i5: Monastero di S. Benedetto di Polirone (ciica2000 per- 
gamene, non computate quelle dei secoli X e XI, da tempo parecchio 
annesse al così detto Museo diplomatico, e note, con tal segnatura, 
agli studiosi). 

iiOD-i6oD. Convento di S. Giovanni Evangelista (circa 400 perg.). 

1140-1670: Monasteri di S< Ruffino e di S. Chiara del Teieto (circa 
2000 perg.). 

i20D-i6oo: Convento di S. Agnese (circa 400 perg.). 

] 255-1596. Monastero di S. Maria di Gradara (circa 100 perg.). 

1290-1711: Monastero di S. Barnaba (circa i5oo perg.). 

i3oo-i6od: Monastero di S. Maria del Monte Carmelo (circa 3oo 
pergam.ene). 

i36o-i655 : Chiese di S. Domenico e di S. Bartolomeo, de' Parati 
Predicatori (circa 200 perg.). 

1889-1681 : Monastero della SS. Trinità di Castelnuovo presso Man- 
tova (circa 3oo perg.). 

1450-1600: Monastero di S. Elisabetta (circa 100 perg.). 



If)8 APPUNTI E NOTIZIE 



\" hanno inoltr*' pjrioli fondi do' soppressi monasteri di S. Giro- 
lamo, di S. Lucia^ di S. Nicola da Tolentino di Viadana (dal 1200 al 
jóoo, più di 3oD perg.), e fondi privati delle faini'rTK' inantnvan<> Ali- 
prandi, Averari, De Betto, Pavesi, ecc. 

I)i alta iini)ortanza risultarono i fondi di S. Benedetto di Polirono, 
(li S. Maria di Gradara e di S. Chiara del Teieto, ricchi di monumenti 
del periodo anteriore alla signoria dei Gonzaga. Sono atti dei più an- 
tichi Podestà illustranti i periodi di libero reggimento comunale o sog- 
-gctti all'influenze dei da S. Bonifacio, dei da Este, dei da Correggio, 
dei da Casaloldo, dei da Marcarla, dei Calorosi, da Saviola, dalla Ripa, 
dei Zanicalli, Avvocati, Agnelli, ecc., e l'intero periodo del dominio di 
Pinamonte Bonacolsi e de' suoi discendenti. Una serie d'atti testimo- 
niali della metà del secolo XIII riguarda l'uso di saline in Chioggia di 
ragione dell'Abbate di Polirono. Altri atti testimoniali del 1298 portano 
luce sugli ultimi anni della signoria di Pinamonte, e sui contrasti che 
la sua successione provocò fra i suoi figli, Bardellone e Tagino (1291- 
1293). L'archivio privato di Anastasia da Coppa, relitta di Bardellone, 
aggiunge notizie sulla fine di Bardellone, sull' unica sua figlia, Dalia, 
Badessa del Teieto, e sugli avi di Anastasia, i da Coppa e i da Ro- 
digo. E infiniti altri documenti illuminano in ogni parte e sotto ogni 
aspetto la vita pubblica e privata di Mantova nel suo più oscuro pe- 
riodo pregonzaghesco, e le origini e le vicende genealogiche delle sue 
maggiori famiglie, non esclusa quella che, nei rapporti con Sordello, 
richiama più viva la curiosità e le indagini, la famiglia de' condomini 
di Coito, Visconti e Cattaui. 

^\ Tra i preziosi cimeli onde s'inorgogliva la libreria Archinto 
in Milano, a mezzo il secolo presente, si contavano alcune reliquie 
della raccolta di manoscritti posseduta nel trecento da quel Bruzio 
Visconti, figlio illegittimo di Luchino, non meno famoso nelle storie 
del tempo per la perfidia sua che per l' amore agli studi ed alla poe- 
sia, da lui non infelicemente coltivata. Codeste reliquie, che consiste- 
vano negli esemplari di due opere dedicate dai loro autori al Visconti, 
formano oggi ornamento della Nazionale di Parigi; e sono l'una un 
codice del trattato De philosophia morali, composto da fra Luca de' 
Mannelli ; l' altra un ms. d' un poema volgare di Bartolomeo di Bartoli 
da Bologna sulle virtù e le scienze. Il libro del Mannelli va adorno 
d'un frontispizio riccamente miniato, che dentro 12 niedaglioncini of- 



APPUNTI E NOTIZIE IQQ 



tre la veduta d'altrettante città sottoposte alla metà del sec. XIV al 
dominio de' Visconti; ma il cod. di Bartolomeo lo supera di gran 
lunga in pregio artistico, giacché esso è tutto arricchito da miniature 
finissime, rappresentanti le virtù e le scienze. Una di queste minia- 
ture fu riprodotta già dal Litta nelle Famiglie celebri d" Italia, to. VII, 
Visconti di Milano, tav. XVIII; e sebbene l'incisione del Bramati 
ne sia specchio infedele, serve tuttavia a provare di quale valore debba 
stimarsi per la storia della miniatura italiana nel sec. XIV il prezioso 
volume. Siamo dunque ben lieti di poter annunziare che l'intero co- 
dice Paiigino già Archinto verrà ora pubblicato integralmente a fac- 
simile per opera del valente ufficiale della Nazionale di Parigi, il ben 
noto italianista prof. Leone Dorez. 

/^ Fra le tesi di laurea ùqW Ecole d s C/m?'tes di Parigi, sostenute 
il 29 gennajo scorso, notiamo quella di Leone Gauthier, Gli Ebrei e i 
Lombardi nelle due Bor gogne; studio sul commercio del denaro nei 
secoli XIII e XIV. 

/^ Alessandro Luzio ha descritto nella Gazzetta di Mantova (7-8 
agosto 1899), una caccia data nel 1459 in Firenze in onore del giovine 
Galeazzo Maria Sforza, caccia nella quale figurarono anche dei leoni. 
E di leoni mandati ai Fiorentini dal duca di Milano nel 1453 fece ri- 
cordo il Magenta {Visconti e Sforza, l, 467) ed altri, donati da Lodo- 
vico il Moro al marchese di Mantova nel 1492, citarono in questo 
Archivio il Luzio per lo appunto ed il Renier (XVII, 1890, p. 346). 

Nel 1462 già il re di Tunisi aveva mandato a donare a Francesco 
Sforza cavalli, cani, falconi, un camello ed un leone {Ardi. Stor. Lom- 
bardo, \Q-jS, p. 162 — Boll. Stor. Svizzero Ital., 1888, p. io5). A quel 
leone, non troppo quieto, e che fu forse del numero di quelli spediti 
nell'anno susseguente a Firenze, allude la seguente lettera diretta al 
segr. ducale Cicco Simonetta {Arc/i. di Stato, Carteggio sforzesco). 

Mag.^^ ac potens domine honorandissime. Aviso la M. V. come 
ho fato fare la cassa per el liono et ho calchullata la spexa; gli è 
bisogne cavagli {cavalli) duy per essa cassa con el leone et homini 
duy per menare li cavagli, anchora uno cavallo per la persona mia 
et uno famellio per curare esso leone; respetto a my in tuto sono 
aparegiato. Jtem prego la M. V. voglia avisaie el Signore come el 
leone scarpa lusso (l' uscio) de la camera et ho grande faticha a go- 
vernarlo, onde me dubito non li corra qualche perichulo perchè eli' è 



200 A I- l'I ^ Il I Nul l/ll 



tanto posstnh. li m quanto la Segnoria sua lo voglia tcnirc, «^li 
bixc)gno providcic di una catnera niazorf* et pyù Torte però che con 
grandissimo inginio et periculo lo manozo. Prego la M. V. proveda 
per modo habia prestissima expeditione et sapia unde bavere li di- 
nari per le spexe. Non altro per questa, me rccomaiulo alla M. V. 
Ex Mediolano XXIIJ Maj 1452. 

Jtem se la M. V. li piacesse pyu una rossa <lia una altra a lanciata 
mia di Fiorenza me offerisco a tare quello vi piace. 

Ejusdem mag/''^ vestre 

, fidelissiinits scrvifor 
Bassianus de Putheo 
cum rccomcndatione. 



E di leoni da mandarsi oltre Bologna, fors' ancora a Firenze, nel 
1467, è menzione in altra lettera dell' archivio milanese, da Giovanni 
Giappano, sescalco ducale, diretta allo Sforza, da Milano ai 22 ottobre: 

111. "IO Signore mio. Inteso apieno quanto Vostra Signoria mi ha 
scripto circha la expeditione de Johanne petro Cacia: misse subito 
tanti magistri ad lavoro, sì recamatori per far fare le coperte cum le 
arme ducali, conio etiandio magistri da legname per far fare le gabbie 
di leoni in modo che sabbato futuro, bavero ogni cosa in puncto circa 
questo. Quanto specta dal canto mio, ho appresso continue cum istan- 
tia solicitato li magistri per la recuperatione del dinaro per spaciare 
dicto lohanne petro, pur usque nunc non gli vedo né principio de spa- 
ciamento, né speranza de bavere spaciamento. Non cessare però che 
cum istantia domane et laltro non soliciti dicti magistri per questa 
expeditione: sene potrò bavere conclusione bene erit: caso che non, 
ne avisarò vostra Sig."-^ o per dicto Johanne petro o per altra via. 
Avisando essa Vostra Sig.^-i che ad mandare quisti leoni^ montarà 
una grossa spesa, perché prima le gabbie serano molto grave perchè 
le conviene fare ferme per la grossezza di leoni, et li leoni anche 
sonno grossi, in modo che gli bisogna dui muUi a portarne uno in 
modo de sbarra: et andare dui mulli in questa forma, per li passi 
stretti che sono per le alpe non saria possibile se potessero voltare, 
secundo che intendo da persone pratiche del paese. Et sarà necessario 
da Pianoro in là, farli portare a braze da homini per diete montagne, 
ove gli andarà molti buomini ad questo officio per la graveza de le 
gabbie et de li animali, che pur sonno grandi. Siche la spesa montarà 
assai, pur vederò de avantegiare circha questa spesa vostra Sig.'^ più 
che me sarà possibile. 



APPUNTI E NOTIZIE 20 1 



/^ Tra i mss. in vendita a Lipsia (Catalogo O. Harrassowitz, n. 25o\ 
troviamo due commenti ad Aristotile. Il primo " super libro praedica- 
mentorum arist. „ porta Texplicit: "Scriptum et fìnitum die ultimo 
mensis Junij MCCCCXXV per me Antoninm de Magio de Novaria in 
artibus Papiae studentem „. Anche il secondo " quaestiones Magistri 
Meseni super II libro pyer. {sic: leggi Periermenias) Arist. „ porta la 
medesima sottoscrizione colla data i3 giugno 1425 (prezzo : 20 marchi). 
Dal medesimo antiquario è pure offerto un Seneca [Epistolantm ad 
Lucilium libri XXL Senecae epitaplìiuin. Senecae et Pauli Apost. cpistolae), 
cod. del sec. XV, in tbl. di 106 Ibi. membranaceo. Ha sul i.° foglio 
un'iniziale in oro e colori miniata, col ritratto di Seneca, e nel testo 
lettere in rosso. L'explicit "fine facta pia, laudetur virgo Maria,, è 
seguito da un ex-libris di calligrafia posteriore:' "Iste epistole Pauli 
et Senecae sunt Petri Gallarati et fratrum „. Probabilmente il codice 
appartenne a Paolo e fratelli Gallarati, milanesi. 

* ^ Il sig.»" Mirko Breyer ha raccolto sotto il titolo : Ncsto Gradje 
sfarai hrvaiskoi hnjisevno-kultunioj povjesti (Kaizevac, tip. Neuberg, 
1898, in-8, pp. 77) alcune notizie bibliografiche consacrate a fatti e 
personaggi della Croazia e della Dalmazia. Vi è a notare un impor- 
tante articolo sullo stampatore Bonino de Bonini (Dobrisa Dobric) 
originario di Ragusa, che, nel secolo XV, esercitò l'arte sua a Venezia, 
a Verona, a Brescia e da ultimo a Lione. L'*articolo si chiude colla 
lista delle edizioni da lui datate. \Bibliographe moderne, novembre-di- 
cembre 1899, p. 415 ]. 

^% Di lancilo Torriano, celebre meccanico ed orologiaio cremonese, 
che Faniano Strada qualifica l'Archimede di quel tempo, e che, con- 
dotto in Ispagna da Carlo V, v'inventò la macchina da cui a Toledo 
l'acqua del Tago è sollevata fino alla cima dell'Alcazar, ha recente- 
mente rinfrescata la memoria P. Galli nel Torrazzo di Cremona (nu- 
mero 3, a. II). 

Un particolare inedito che lo conceriTC ci è offerto dall' istrumcnto 
notarile 28 maggio i55o, a rog. notajo Dionigi Allegranza seniore, di Mi- 
lano che le concerne {Cod. Triv. n." 1824, fol. 811). Di quel giorno ed anno 
sono i patti di Magister lanelliis de TorrianisjiL q.m domini Girardi, abit. 
in Milano, a Porta Nuova, nella parrocchia di S. Benedetto, con i 
quali promette di accettare in sua casa e istruire Sigismondo de Ba- 
cilieri di Ferrara " ad adiscendum artem, et exercitium contìciendi 



202 APPUNTI E NOTIZIE 



" orologios, et ad laboraiuluiii in ai^Dtlicca ditti di.inini lantlli „. Che 
il Torriaii" n. I i55o tenesse bottega in Milano non sembra constusso 
finora. 

^\ È sempre tema dei discorsi cittadini la costruzione del nuovo 
palazzo postale di Milano. Non dispiacerà intendere che nelTa. i573; 
quando per la morte di Tomaso Marini il suo palazzo decadde al fisco, 
la Camera di Governo avesse pensato di collocarvi " la Gabella del 
"sale, la zecca e la posta, 3 imprese regie, le quali ivi fossero unite,,. 
I Gesuiti di S. Fedele, appoggiati dal Preposto di S. Maria della Scala 
e dai Confratelli di S. Giovanni decollato, fecero opposizione a tal 
impianto mostrando il " travaglio della zecca vicina,,, che avrebbe 
dato del disturbo alla chiesa di S. Fedele per le funzioni. " E cosi dalla 
" Camera si pensò a vercerlo e se ne cavò di prezzo più di So mila 
"scudi,,. Tanto è esposto nel cod. 1717 (fol. 106 1.*^) della Triviilziana, 
che contiene la storia annalistica della casa gesuitica in Milano. 

^\ Nel giornale La Provincia, Il Corriere di Cremona, delSgcnnajo 
1900 (a. XLII, n. 2), è degno di nota un articolo di F^der. Sacchi sul- 
r " imminente distruzione d'affreschi di pennello cremonese „ a Lon» 
dra. Si tratta di due grandi pitture a fresco, rappresentanti la Croci- 
fissione e l'Ascensione di Cristo, che nel primo trentennio del secolo 
presente furono eseguiti^ dal pittore cremonese Agostino Aglio per la 
chiesa cattolica di S. Maria in Londra, la decorazione della quale 
era stata affidata allo scultore milanese Comolli; l'uno, quale sfondo 
pittorico all'aitar maggiore, l'altro come ornato centrale della vòlta 
del tempio. La chiesa di S. Maria, che s'erge nel bel mezzo della 
City, nel luogo detto Moordfields, non data che dal 1820; ma la sua 
solidità era messa da un pezzo in forse della ferrovia sotterranea 
metropolitana che le passa daccanto. Il Consiglio d'Amministrazione 
del fondo ecclesiastico cattolico della diocesi di Westminster, ha quindi 
deciso di venderla ad una società edilizia della City stessa per la 
somma di 200,000 sterline (cinque milioni di lire). I fedeli avranno 
d'ora innanzi un tempio più bello, più solido in una località più pro- 
pizia alla preghiera; ma gli affreschi dell'Aglio dovranno invece pre- 
cipitar al suolo insieme all'edificio di cui erano precipuo adornamento, 
ove non si trovi il modo di salvarli trasporiandoli su tela; ciò che 
forse verrà eseguito. 

*^ Del Dizionario di abbreviature latine ed italiane (Milano, Hoe- 
pli, 1899), fatica del socio d.'' Adriano Cappelli, è sotto stampa a- 



1 



APPUNTI E NOTIZIE 20D 



Lipsia (editore il Weber) la traduzione tedesca, con aggiunte nel 

lesto. 

,/■;, Tra i nuovi cambi dell' Arcìiivìo notiamo la Rivista di storia 
r.nfica e sciciizc ajliii diretta dal prof. Giacomo Tropea (Messina), e 
le OucUcìi Ili ut Forsc/ìuiigcii aiis italicìiisclìcn Archiven unti Bibliotheken 
pubblicate dall'Istituto storico prussiano di Roma. In quest'ultime, 
oltre a lavori speciali intorno al vescovo Ninguarda, ai nunzi e car- 
dinali Gonzaga e Capilupi, è abbondante la rubrica delle notizie con- 
cernenti le pubblicazioni storiche italiane, e Y Archivio nostro vi è men- 
zionato con lode. 

^\ Delle Mitiìiciluìigrìì dell' Istituto storico austriaco è uscito utile 
a notarsi, l'indice dei volumi XI-XX e suppl. III-V, curato da Ga- 
spare Schwarzc. 

/^ Annunciamo volontieri la comparsa delle nuove riviste di storia 
e letteratura. Così abbiamo sott' occhio i primi due numeri della Ri- 
vista ììiensile di lettere, di storia e d" arte diretta dal prof. A. F. Pava- 
nello (Casalmaggiore, tip. Granata, 1900). Notevoli in essi gli articoli 
di S. Pellini: "La sommossa di Milano del 20 aprile 1814 e la morte 
del Trina secor.do un testimone oculare „ e " Giuseppe Trina alla Con- 
sulta dei Cisalpini,,, Trattasi di una lettera del novarese Gaudenzio 
Ciallone in Milano (20 aprile 1814) all' avv. Bianchini di Novara, e di 
una relazione autografa dello sciagurato Ministro alla Municipalità di 
Novara (Lione, 29 gennajo 1802), documento tìn qui sfuggito agii sto- 
rici e che porge minuti ragguagli del Comizio di Lione. 

/■^ Achille Neri e Ubaldo Mazzini c'inviano il i." fascicolo del 
< iioniaìe storico e letterario della Liguria. E, si capisce, la risurre- 
zione e (^ontinuazione di quel vecchio Giornale ligitstico anche oggi 
hirgamente consultato e con vero profitto. Il Mazzini vi discorre de- 
gli " Autori di due relazioni anonime di Genova „, e la seconda del 
X\T secolo è identificata come lavoro del milanese Francesco Mar- 
caldi, del quale 1' Avetta ebbe ad occuparsi già nel nostro Archivio 
{1890). 

/^ Rimasta interrotta, per la morte dell' illustre Ruggero Bonghi, 
la pubblicazione delle Opere inedite o rare di Alessandro Manzoni^ da 
lui diretta, il senatore Pietro Brambilla, erede dei manoscritti del 
grande scrittore Milanese, affidò la cura di far conoscere al pubblico 



204 APPUNTI E NOTIZIE 



impaziente quanta ancora restava di inedito •> pcxo nolo di {.|ucl pre- 
zioso patrimonio letterario, al chiar. signor cav. Giovanni Sforza, di- 
rettore dell'Archivio di Stato di Massa, giù conosciuto per i suoi studi 
manzoniani. Il cavalicr Sforza portò subito a line la stampa del V ed 
ultimo volume delle Opere inediti' o rare, lasciato incompiuto dal Hon- 
ghi : e diede principio a una nuova serie di Scritti postumi. 

»I1 primo volume, ora uscito in luce, contiene la Lettera sul Roman- 
ticismo, secondo il manoscritto autografo del 1828, con a fronte le cor- 
rezioni che il Manzoni vi fece il 1871 ; la Risciacquatura in Arno dei 
Promessi Sposi, cioè la prima, seconda, terza e quarta minuta dell' 7;^- 
troduzione, e il testo di essa nelle due edizioni del 1825 e 1840, con 
le correzioni autografe; \c parole e le frasi dialettali, frammento inedito 
d'un discorso che doveva essere di corredo alla prima edizione del 
Romanzo ; un Saggio delle correzioni ai Promessi Sposi, fatte dal Man- 
zoni sulle bozze di stampa dell'edizione principe; le C(jrrczioni auto- 
grafe ai Promessi Sposi, di G. B. Niccolini e di Gaetano Cloni ; la Let- 
tera al Casanova sulle correzioni al Romanzo, secondo la prima mi- 
nuta e nel testo definitivo; parole e frasi del popolo di P'irenze rac- 
colte dal Manzoni, e suggerite a lui dall'Emilia Luti, dalla marchesa 
Marianna Rinuccini Trivulzio e da altri toscani. 

./^ Qualche tempo fa il socio prof. Serafino Ricci tenne alla Fa- 
miglia Artistica in Milano una conferenza col titolo La Gipsoteca diarie 
a Milano, per esporre un suo progetto, che fu accolto molto favore- 
volmente, non solo dalla stampa cittadina, ma anche da altri giornali 
e riviste, quali, p. e., il Fanfulla della Domenica e la Nuova Antologia. 

Si tratterebbe di formare una raccolta di riproduzioni in gesso di 
opere plastiche, prima greche e romane, e poi, in ordine di tempo, 
cristiane, bisantine, medioevali e del Rinascimento, ordinate per scuole 
e per artisti, e ravvivate da brevi note dichiarative e da molte foto- 
grafie di confronto con altre opere d'arte. Questa Gipsoteca dovrebbe 
supplire per la parte classica alla mancanza di capolavori antichi a 
Milano, e completare, per la parte medioevale, la serie dei monu- 
menti, specie dell'arte lombarda e gotica, che si ammirano nel Museo 
archeologico, testé riordinato dalla benemerita Consulta archeologica 
nel Castello Sforzesco. Un museo di tal genere, messo a disposizione 
di chi insegna e di chi studia, dovrebbe mostrare 1' anima, per così 
dire, delle varie epoche storiche nelle fasi evolutive dell'arte, giove- 



1 



APPUNTI E NOTIZIE 20D 



rebbe non solo agli artisti e agli archeologi, ma anche agli studenti 
delle Accademie e dei Licei della città, (quale complemento alla loro 
coltura filologica, storica ed artistica, mentre sarebbe di decoro e di 
vantaggio anche alla città, che, pur avendo molto culto per 1' arte, 
manca di una tale istituzione. 

Speriamo che la liberalità del Governo, del Comune e dei privati 
conduca ad effetto, almeno in parte, l'iniziativa del prof. Ricci, inau- 
gurando presto in Milano una sezione di questo grandioso Museo 
plastico. 



■\ 11 27 dicembre 1899 moriva in Viadana il socio Mons. Antonio 
Parazzi, arciprete di quella località, in età d'anni 76. Dedicò tutta la 
sua vita alla terra natia, che illustrò con parecchie pubblicazioni, prin- 
cipali di esse quelle intorno alle Origini e vicende di Viadana e suo 
distretto, e con la fondazione di un museo notevole per la raccolta 
paleoetnologica. Dei lavori del defunto socio, in parte esaminati dal 
nostro Archivio, e de' quali oggi la biblioteca sociale possiede la serie 
completa per la cortesia dal cav. G. B. Intra, ecco la lista: Depositi 
antestorici in VIiò Cremonese (in-8, Parma, Battei, 1890) ; La chiesa e la 
torre di Fossa Caprara, Note archeologico-artistiche (in-12, Cremona, 
Montaldi, 1892); Di Francesco Antonio Pinola, scultore in legno e in pla- 
stica viadanese (in-8, Viadana, Reinagni, 1892); Siti corso antico dei fiumi 
Po, Og/io e Addii nel distretto di Viadana, secondo le ultime ricerche 
(in-8, Mantova, Mondovì, 1898); Origini e vicende di Viadana e suo di- 
stretto (Mantova, Mondovì, 1893-1895-1899, 4 voi. in-8); La musica gre- 
goriana risorta e un breve metodo per eseguirla (in-8, Firenze, Rassegna 
Nazionale, 1894); Obbiezioni sul corso antico dell' Adda, Memoria (in-8, 
Mantova, Mondovì, 1896); Statuti di Cicognara e atto di giuramento del 
12/j integralmente edito (in-8, Cremona, tip. della Provincia, 1896). Per 
più ampie necrologie del benemerito uomo rimandiamo alle com- 
memorazioni del socio cav. G. B. Intra (Mantova, tip. della Gazzetta, 
1900, in-8, pp. 14) e di G. Grabinsky nella Rassegna Nazionale, i6 feb- 
])raio 1900. 

■r II 21 febbraio 1900 altro socio defunto: il march. Norberto del 
Mayno, che non mancò di fare il suo dovere nelle guerre dell'indi- 
pendenza italiana. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



ELENCO DEI SOCIO 

Patrono 
S. M. IL RE. 

Priìsidente Onorario 
Calvi nob. dott. Felice 

Presidenza 
Novati dott. prof. Francesco, Presidente 
Greppi nob. avv. Emanuele, Vice-Presidente 
Vignati prof. comm. Cesare » 

Ambrosoli ciott. cav. Solone, Consigliere 
Malaguzzi Valeri conte Ippolito » 
Seletti avv. cav. Emilio » 

Visconti march. Carlo Ermes » 

Motta ing. Emilio, Segretario 
Calligaris prof. Giuseppe, Vice-Segretario 
Carotti dott. cav. Giulio » 

Nogara dott. Bartolomeo, Bibliotecario 



S. M. IL RE UMBERTO I 
S. M. LA REGINA MARGHERITA. 

Adamoli ing. Giulio, senatore Albuzzi sac. Luigi 

del Regno Ambrosoli dott. cav. Solone 

Agnelli prof. Giovanni Annoni conte Aldo, sen. del 
Albertoni nob. Muzio Luiui Re^no 



■&' 



(•') I segnati con asterisco sono soci fondatori. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



ÌO7 



Ascoli prof. I. Graziadio, sen. 

del Regno 
Bagatti Valsecchi nob. Fausto 
Bagatti Valsecchi nob. Giuseppe 
Banfi rag. cav. Eugenio 
*Barbiano di Belgioioso conte 
Emilio 
Barbò nob. Lodovico 
Bazzero avv. cav. Carlo 
Bellini avv. cav. Giuseppe 
Bellocchio avv. Alessandro 
Benaglia avv. comm. Demetrio 
Benzoni march. Baldassare 
Berenzi sac. prof. Angelo 
Besozzi nob. dott. Paolo 
Bignami Sorniani ing. cav. 

Emilio 
Bognetti dott. prof. Giovanni 
Boito arch. comm. Camillo 
Bolter rag. cav. Gaetano 
Borromeo Arese contessa Elisa 
Borromeo conte Febo 
Bottini prof. Pietro 
Bozzi rag. Marcello 
Bozzoni cav. Francesco 
Brambilla prof. dott. sac. Gio- 
vanni 
Brambilla comm. Pietro, sen. 



del Regno 



Brivio march-ese Giacomo 
Butti prof. Attilio 
Butturini Mattia 
Buzzatti prof. Giulio Cesare 
Gagnola nob. Giambattista 
Gagnola nob. Guido, deputa- 
to al Parlamento 



Cairati ine. cav. Michele 
Calligaris prof. Giuseppe 
* Calvi nob. dott. Felice 
Calvi nob. dott. Gerolamo 
Cambiasi comm. Pompeo 
Camozzi Vertova conte Giam- 
battista, sen. del Regno 
Capilupi ing. march. Alberto 
Caporali dott. Vincenzo 
Cappelli dott. Adriano, archiv. 
Cardani rag. cav. Paolo 
Carena conte Gian Giuseppe 
Carnevali avv. Luigi 
Carotti dott, cav. Giulio 
Casali conte Giuseppe 
Casanova nob. cav. Enrico 
Casanova Giuseppe 
Casati conte Alfonso 
Casati conte Gabrio 
Castelli avv. cav. Pompeo 
Cavagna Sangiuliani conte An- 
tonio 
Cesa-Bianchi ing. arch. Paolo 
Gian dott. prof. Vittorio 
Cicogna conte Gianpietro 
decotti prof. Ettore 
Cipolla conte prof. Carlo 
Cipollini prof. Antonio 
Colombo prof. Elia 
Colombo Guido, archivista 
Comani prof. F. E. 
Conti dott. Emilio, dep. al Par- 
lamento 
Conti Maggi Luisa 
Cornaggia-Medici nob. Carlo 
Ottavio 



IO» 



ATTI DELLA SOCIETÀ STOUICA LOMBARDA 



(jcspi ilott. Attilio Luii^i 
(ircspi comm. Cristoforo 
Crivelli nnb. dei maivli. ca\. 

Luigi 
D'Adda nob. Carlo, sen. del 

Regno 
Da Ponte nob. Pietro 
De Angeli comm. Ernesto, sen. 

del Regnò 
Decio dott. Carlo 
De Herra nob. avv. Cesare 
De Leva nob. cav. Massimiliano 
Del Mayno nob. Cesare 
De Mojana nob. cav. Alberto 
De Simoni ing. Giovanni 
Doniselli dott. Alfredo 
Esengrini cap. cav. Luigi 
Fé d'Ostiani nob. mons. Fran- 
cesco Luigi 
Ferrai prof. Luigi Alberto 
Ferrari dott. prof. Vittorio 
Fontana avv. comm. Leone 
Foucault Daugnon conte Fran- 
cesco 
Franchetti cav. Giuseppe 
Frisiani nob. dott. Carlo 
Frizzi dott. cav. Lazzaro 
Fumagalli Carlo 
Fumagalli Francesco 
Fumagalli prof. Giuseppe, bi- 
bliotecario della Nazionale 
di Milano 
Gabba avv. Bassano , dep. al 

Parlamento 
Gaffuri cav. Paolo 



Gallarati Giuseppe, archivista 
G a Ila V resi Giuseppe 
Galliani cav. Attilio 
Garovaglio dott. cav. Alfonso 
Gatti dott. Francesco 
Gavazzi cav. Giuseppe 

* Ghiotti Casnedi Luisa 
(jhisi Enrico 

Giachi arch. cav. Giovanni 
*Giovio conte Giovanni 
Giulini nob. Alessandro 
Gnecchi cav. Ercole 
Gnecchi cav. Francesco 
Gonzaga principe Ferrante- 
Gori nob. Pietro 

* Greppi nob. Alessandro 
Greppi nob. Antonio 
Greppi nob. avv. Emanuele, 

dep. al Parlamento 

* Greppi conte comm. Giuseppe 
Greppi nob. Lorenzo 
Guastalla com.m. colonn. Enrico 
Guerrieri Gonzaga march. Car- 
lo, sen. del Regno 

Hortis Attilio (Socio perpetuo) 
Intra prof. cav. G. B. 
*Labus avv. comm. Stefano 
Lanzani dott. prof. Francesco 
Lanzoni Giuseppe 
Lattes dott. prof. Alessandro 
Lattes prof. comm. Elia (Socio 

perpetuo-benemerito) 
Leone not. cav. Camillo (Socio 

perpetuo) 
Linati in^. Eugenio 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



200 



Luini nob. dott. Giuseppe 
Lurani Cernuschi conte Fran- 
cesco 
Luzio dott. Alessandro, diret- 
tore dell'Archivio di Stato 
in Mantova 
Maggi nob. avv. Giovanni 
Magistretti canon, dott. Marco 
Magistretti prof. Pietro 
Majocchi prof. Rodolfo 
Malaguzzi Valeri conte Fran- 
cesco 
Malaguzzi Valeri conte Ippo- 
lito , direttore dell' Archivio 
di Stato in Milano 
Mapelli nob. Gerolamo 
Marietti dott. Antonio 
Marietti dott. Giuseppe 
Martini prof. cav. Emidio, bi- 
bliotecario dell'Università di 
Napoli 
*Massarani dott. comm. Tulio, 
sen. del Regno 
Mazzatinti dott. prof.Giuseppe 
Melzi nob. Lodovico 
Melzi d'Eril Giovanni, duca di 

Lodi 
Moretti prof. arch. Gaetano 
Motta ing. Emilio 
Nazzari Andrea 
Negri dott. comm. Gaetano, 

sen. del Regno 
Negroni Prato Morosini con- 
tessa Giuseppina 
Nervegna cav. Giuseppe 

Arck. Star. Lomb. — Anno XXVII. — 



Nizzoli dott. Alessandro 
Nodari mons. primic. Filippo 
Nogara dott. Bartolomeo 
Noseda cav. Aldo 
Novati dott. prof. Francesco 
Novati dott. Leandro 
Odazio conte ing. Ernesto 
Osio ten.-gener. nob. Egidio 
Pellegrini dott. sac. Carlo 
Pietrasanta prof. Pagano 
Pio di Savoia princ. Giovanni 
Pisa ing. Giulio 
Pisani Dossi nob. comm. Al- 
berto 

* Ponti cav. Ettore 

*Prinetti comm. Carlo, sen. del 
Regno 

*Pullè conte cav. Leopoldo, dep. 
al Parlamento 
Quajotto Luigi 
Ramazzini dott. Amilcare 
Ratti dott. sac. Achille 
Redaelli dott. Carlo 
Ragazzoni cav. Cesare 
Renier prof. Rodolfo 
Restori prof. Antonio 
Rezzonico dott. comm. Antonio 
Ricci prof. Serafino 
Riva Giuseppe 

Rocca-Saporiti march. Marcello 
Rognoni avv. Camillo 
Rolando dott. prof. Antonio 
RoUone prof. Luigi 
Romano prof. Giacinto 
Ronchetti rag. Agostino 

Fase. X.vV. 14 



210 



AMI i)i:lla società storica lombarda 



Rosetti ing. Emilio 
Rossi prof. Vittorio 
Rubcrti cav. Ugo 
Isotta sacerdote cav. Paolo 
Rusconi avv. Rinaldo 
Sala nob. Gerolamo 
Salvadego nob. Giuseppe 
Sant'Ambrogio dott. Diego 
Sanvisenti dott. Bernardo 
Savio prof. uff. Enrico 
Scherillo dott. prof. Michele 
Secco Suardo conte avv. Ge- 
rolamo 
Segafredo prof. Giacomo 
Seletti avv. cav. Emilio 
Seregni prof. Giovanni 
Silvestri comm. Giovanni 
'■•' Sola conte comm. Andrea, dep. 
al Parlamento 
Sola Spech contessa Amalia 
Sommi de' marchesi Picenardi 

comm. Guido 
Soragna Melzi marchesa Luigia 
Sormani Andreani conte Lo- 
renzo 
Sorniani Andreani Verri con- 
tessa Carolina 
Tassoni Estense dott. marchese 
Alessandro 
* Taverna conte comm. generale 
Rinaldo, sen. del Regno 
Thaon di Revel conte Geno- 
va, generale, sen. del Regn 



Tizzoni cav. Pietro 
*Trivulzio principe Gian Gia- 
como, sen. del Regno 
Trivulzio march. Luigi Albe- 
rico 

* Trotti Bentivoglio march. Lo- 

dovico, sen. del Regno 
Vegezzi dott. Angelo 
Venini Antonio 
Verga dott. Ettore 
Vergani dott. cav. Giovanni 
Vignati comm. prof. Cesare 
Vigoni nob. Giulio, sen. del 

Regno 
Vigoni nob. comm. Giuseppe 
Villa Pernice donna Rachele 

(Socia perpetua) 

* Visconti marchese cav. Carlo 

Ermes 

Visconti di Modrone duca Gui- 
do, sen. del Regno 

Visconti Venosta march. Emi- 
lio, sen. del Regno 

Visconti Venosta nob. dott.- 
comm. Giovanni 

Vitali sacerdote comm. Luigi 

Vittadini Gio. Battista 

Volta nob. avv. Zanino 

Zanardelli avv. comm. Giu- 
seppe, deput. al Parlamento 

Zanelli prof. Agostino 

Zanzi dott. cav. Luigi 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 211 



Adiinan:{a Generale del 2S gennaio icfoo. 

Presidenza del Presidente dott. F. Novati, 

Alle ore 14, letto ed approvato il processo verbale della pre- 
cedente Adunanza, 17 dicembre 1899, il nuovo Presidente, assu- 
mendo le sue funzioni, inaugura la 100.''^ riunione sociale colle 
seguenti parole : 

Egregi Signori e Colleghi, 

Ov' io misurassi alla stregua de' meriti miei, che son così 
scarsi, l'altezza dell'ufficio al quale la benignità vostra s'è pia- 
ciuta chiamarmi, che potrei fare se non rimanere esitante e con- 
fuso, scorgendo come molti e molt' altri, benemeriti degli studi 
che noi tutti coltiviamo, avrebbero a ben maggiore ragione po- 
tuto venirmi preferiti? Ma cjuando mi soccorre al pensiero che 
Voi, collocandomi in cotesto seggio, sul quale tanti preclari in- 
gegni si sono succeduti, aveste più che altro nell'animo dì rico- 
noscere e premiare, se così m'è lecito dire, l'alletto ond' io ho 
sempre proseguito questo nostro Sodalizio, trovo in me stesso ar- 
gomento non già ad esaltarmi, per fermo, bensì a riprendere 
coraggio e speranza di non riuscire alla prova de' fatti troppo 
indegno della fiducia, onde Voi mi foste tanto cortesi. E difatti 
per la Società nostra io ho nudrito e nudrisco in cuore un attac- 
camento sincero e profondo, alimentato non soltanto dalla lun- 
ghezza del tempo trascorso, dacché mi toccò la sorte d' entrare, 
gregario umile ma ardente, a farne parte (vent' anni e più di 
tirocinio concedono un certo dritto a proclamarsi anziani, non è 
egli vero, o Signori?); ma altresì da molte particolari circostanze 
strettamente connesse alla mia modesta carriera di studioso. Nel- 
V Arclii]io Storico Lombardo, periodico già fin dai suoi primordi 
pregiato in Italia e fuori per severità di metodo e ricchezza di 
documenti atti ad illustrare le vicende civili, letterarie ed artistiche 
della nostra regione, vide la luce taluno de' mìei primi lavori di 
storia lombarda, e più particolarmente cremonese; alla R. Depu- 
tazione di Storia Patria per le antiche provincie e la Lombardia 



l DELLA SOCILTX STCIWCA LOMBAHDA 



m 



io lui .i^^rcgato, or soii pur quattro lustri, per il benevolo inter- 
vento dell' ottimo conte G. Porro-l.ambcrtenghi, che presiedeva 
allora la Società nostra; nella redazione dell' ylrt'/j/i'/o stesso ebbi 
luogo fin da quando per la morte di quel valentuomo, il seggio 
presidenziale rimasto vacante, tornò ad esser occupato dal maj;- 
giore tra quanti storici lombardi illustrarono il secolo che sta 
per spirare: Cesare Gantù; più tardi infine, chiamato a far parte 
del Consiglio di Presidenza, potei all'incremento delle discipline 
a noi care dedicar anch' io la mia poca attività, accanto ad egrtgi 
e valorosi colleghi, che tuttora sono ornamento e decoro delle 
nostre assemblee. 

Queste personali reminiscenze non vi sembrino, o Signori, 
inopportune o superflue. Io le ho volute accennare solamente 
perchè esse mi porgono il destro di riaffermarvi ancora una volta 
quanto io vada lieto e superbo dell'amplissima testimonianza di 
benevolenza e di stima che m'avete impartita: quanto tenace ed 
incrollabile sia il proposito mio di far tutto quello che sarà in 
mio potere, perchè la Società nostra proceda con passo sempre più 
franco e spedito per la via finora battuta, mantenendo intatta 
quella fama di serietà e di dottrina che ha saputo guadagnarsi 
per tutto ciò che concerne alle storiche discipline, ed acquistando 
sempre maggior credito, autorità e favore così in quest'elettis- 
sima città, che ne fu la culla e ne sarà sempre la sede, come in 
ogni altra parte della terra Lombarda. 

Noi viviamo, o Signori, in un momento ben singolare sotto più 
e più rispetti, in cui il bene ed il malesi contrastano con accani- 
mento forse non mai prima vedutoli possesso dell'umana famiglia. 
Accanto ad un fiorir mirabile d' ogni dottrina, s'appalesa un vio"- 
lento, direi quasi, barbarico impulso d'odio contro la scienza; men- 
tre taluni, sdegnosi dell'età presente, bramosi, come già il Petrarca, 
di vivere co' trapassati, rievocano con riverente sollecitudine i 
tempi che furono, e dalle memorie di essi traggono inesauribil 
copia d'ammonimenti ed ammaestramenti per l'avvenire; altri 
invece si sforzano di spezzare ogni vincolo che alle età remote ci 
lega, ed in nome di non so quale loro scienza negligono e disde- 
gnano quella che dall'antichità in poi e stata sempre riconosciuta 
come la « scienza », per eccellenza, la guida sicura ed infallibile 
dell'umanità sul cammino del progresso: la storia. Chi chiama fole, 
superstizioni, vecchiumi ed errori tutto quanto costituisce il patri- 
monio della nostra cultura, della nostra educazione intellettuale e 
^civile, giusto è che ricusi di porgere l'orecchio alla vo:e della storia 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 2l3 



e se ne faccia bctfe. Pur fa mestieri fronteggiare questi novelli ico- 
noclasti; ed a c'ò non si potrà riuscire se non alimentando sol- 
lecitamente in cuore alle generazioni che sorgono il culto per il 
passato, culto non superstizioso, ma sereno, scevro di passioni e 
di pregiudizi, propugnatore di civiltà e di sapienza. A cotest'o- 
pera salutare la Società Storica Lombarda ha sempre presa larga 
parte: ed il mio più fervido voto si è questo che, anche per il 
futuro, grazie ai nostri sforzi comuni, siffatta parte divenga sem- 
pre più larga, più intensa, più sentita. 



Viene in seguito data partecipazione della morte del socio 
monsig. Antonio Paraci ài Viadana, che con tanta attività e 
tanto amore illustrò la storia del luogo nativo, e vi fondò un 
museo non trascurabile di paleoetnologia. 

Si legge una nuova lettera della Società Storica Siciliana, 
colla quale è richiesta la Società nostra di volere inoltrarle i 
temi da lei proposti per l'imminente Congresso Storico Italiano 
in Palermo (aprile 1900). I soci che avessero proposte da fare, sono 
invitati a presentarle alla Presidenza. 

Il d.'" Nogara, nuovo bibliotecario, rende conto dei libri do- 
nati dai soci comm. Vignati, donna Rachele Villa-Pernice e prof. 
Novati, e fa caldo appello ai soci presenti perchè vogliano con- 
correre, coir omaggio di libri e di loro pubblicazioni, all'incre- 
mento, assai desiderato, della biblioteca sociale, scarseggiante in 
ispecial modo di vecchie opere di storia milanese e lombarda. Il 
d/ Garovaglio promette di rispondere all'appello, avendo parecchi 
doppioni dei desiderati libri, e il Presidente ne lo ringrazia in an- 
ticipazione. 

Presentato dal Cons. Seletti il Bilancio Consuntivo dell'anno 
]8[)() colle relative pezze giustificative, esso viene demandato al- 
l'esame dei Revisori, confermati per acclamazione nelle persone 
dei sigg. d.*" A. Garovaglio, avv. G. Maggi e dJ G. Luvini. 

È all'ordine del giorno la domitnda, regolarmente firmata da 
dieci soci, e inoltrata dal cons. Ambrosoli, per la modificazione 



21^. ATTI bKl.i.A >Oi.il.l A 7.ÌOKH.A I,UMliAKI)\ 

dell'articolo X dello Statuto nel senso che venga abolita la tassa 
d'ingresso di L. io per i soci nuovi. Non essendo presente il nu- 
mero di '3o soci, richiesto dallo Statuto, la votazione è riman- 
data alla prossima riunione. Sull'epoca della medesima e sulle 
modalità da adottarsi nel caso che la nuova adunanza andasse 
deserta per difetto del numero legale, parlano i soci <.\J Kicci, 
d."" Nogara, march. Visconti e ing. Bignami. 11 Presidente pro- 
mette che la riunione si terrà il più presto possibile, presentato 
che sia il rapporto dei revisori. In pari tempo comunica che è 
nelle vedute del Consiglio direttivo di organizzare un corso di 
conferenze storiche a profitto dei soci, che s'inaugurerà, appena 
la stagione fattasi più mite, permetterà un miglior uso del locale 
sociale, con quella del prof. Simoncelli, dell'Università di Pavia, 
intorno al nuovo indirizzo dato alla storia ecclesiastica dal car- 
dinal Baronio. 

Passatosi alla votazione dei candidati, vengono ad unanimità 
di voci accettati a soci i signori: Bognetti dott. prof. Giovanni, 
Crespi dott. Attilio Luigi, Decio dott. Carlo, Ferrari dott. prof. 
Vittorio, Malaguzzi-Valeri conte Francesco, Sanvisenti dott. Ber- 
nardo, Scherillo prof. Michele, Silvestri comm. Giovanni e Tri- 
vulzio march. Luigi, in Milano, Brambilla prof. dott. Giovanni 
e Novati dott. Leandro, in Cremona, Galluri cav. Paolo in 
Bergamo, Cipolla conte prof. Carlo e Lattes dott. prof. Alessan- 
dro in Torino e Zanelli prof. Agostino, in Roma. 

La seduta è levata alle ore 10^/2. 

Il Presidente : 
F. Nova TI. 



// Segretario : 
E. Motta. 



SECONDA RELAZIONE SUI LAVORI INTRAPRESI 

PER IL 

REGESTO DIPLOMATICO VISCONTEO 

DALLA COMMISSIONE A CIÒ NOMINATA(i) 



(Relatore Prof. F. NOVATI) 



Sig nori, 

dal giorno in cui per incarico della Commissione da Voi designata 
air ufficio di sovraintendere alla compilazione ed alla stampa del 
Regesto Diplomatico Visconteo, io ebbi l'ambito onore di signi- 
ficarvi succintamente quali fossero i nostri disegni, quali i mezzi, 
onde intendevamo valerci per tradurli ad effetto, quali infine i 
frutti delle investigazioni preliminari e de' primi assaggi, pochi 
mesi sono trascorsi; essi non furono però davvero infecondi per la 
nostra intrapresa. Molto invece si è fatto, ove alla brevità del 
tempo si rivolga il pensiero, in cotest' intervallo; ma dell'ardore 
raddoppiatosi, ove fosse possibile in noi, tutto il merito è vostro : 
giacché la benevolenza e gli incoraggiamenti, de' quali ci foste 
larghi fin dall' inizio, ci inanimarono e sostennero nel movere i 
primi passi suU'ancor ignoto cammino. 

Anche nel corso dell'anno che sta per spirare, e precisamente Esplorazione 
nella stagione estiva ed autunnale, la Commissione giudicò con- 
veniente affidare ai due giovani e solerti collaboratori, alle cui 



di archivi italiani 

eseguita 

nello scorso 

.uitiUHio ; 



(i) Vedi quest' Archivio, a. XXVI, 1899, p. 217 sgg. 



ir; 1.1 I I \ -. w , r r . . |-< MMI \ l.(.'MIJAI(l)A 



linimenti cure era stata demandata i^ià l'esplorazione degli ar- 
chivi dì Modena e di Lucca, un nuovo incarico: ^juello cioè di 
tare oj^getto di studio altri depositi scientifici, non peranco ten- 
I tati. Fu stabilito pertanto che il sig. Giuseppe Riva si recasse a 

''"'^^""■'' visitare gli archivi di Stato di Pisa, Siena, Firenze, e, subordina- 
^ taiiientc, anche i comunali d'Arezzo e di Pistoia; il dott. Gio- 

t l'ist.-i.» ; vanni Seregni poi ebbe commissione di portarsi a Vicenza ed a 

vial dott. Serenili ,. . ,, ,. .^. ... ^ . ... 

Venezia, nelle quali citta già si sapeva per cortesi comunicazioni 
Velici... conseguite da persone competenti che nelle biblioteche e negli ar- 
chivi conscrvavasi una pregevole copia di documenti viscontei. Fln- 
trambi i nostri consoci accolsero premurosamente V invito, e con 
lodevole alacrità dentro lo spazio di tempo loro prefisso condus- 
sero a compimento il lavoro assegnato, secondochè testificano le 
accurate e ben nutrite Relazioni, che del loro viaggio hanno pre- 
sentato alla Commissione, e che qui si pubblicano ad appagare 
la legittima curiosità vostra e degli altri studiosi, i quali ne at- 
tingeranno lumi parecchi sopra un cospicuo materiale archivi- 
stico, rimasto sin qui pressoché sconosciu.to. La messe raccolta 
dal Riva e dal Seregni è davvero assai ricca: si tratta di più che 
mille trecento documenti, i quali vengono ad impinguare la silloge 
nostra, pressoché tutti spettanti alla seconda metà del sec. XIV, e 
concernenti a quel momento, che fu, senza dubbio il più glorioso 
della storia viscontea, quando cioè il biscione vittorioso dilatava, 
auspice Gian Galeazzo, il suo predominio sovra mezza V Italia. 

dagini del Mcntrc qucsti due egrcgt cooperatori nostri attendevano a 

compiere cosi sollecitamente l'ufficio loro, un altro egregio col- 
di Stato di lega, il professore G. Calligaris, proseguiva dal canto suo lo spo- 
glio delle varie « Categorie » dell' archivio di Stato di Torino, 
dove sorridevagli la speranza di rintracciar roba che facesse per 
noi. Né le sue lusinghe andarono fallite, giacché così dalla Cate- 
goria Milanese^ Divisione Città e Ducato, come dall'altra Lettere 
di pt^incipi forestieri. Divisione Milano, egli riuscì a spigolare 
non pochi documenti viscontei, vuoi copiati a Milano, vuoi da 
Milano trasportati nell'originale a Torino, in quel breve periodo 



e 


ic, come ri Hiltii 




dalle 




<cla/i(iiii loro. 




fruttò 




a cognizione di 




pili clic I ^oo 


11 


lovi ilocumcnti 




viscontei. 



Altre 
]->rof. Calligaris 
iicir Archivio 



'l'orino. 



e noi 

Civico di 

S. Carpotoro. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 217 

nel quale la città nostra fu occupata dalle truppe sarde, mentre 
ferveva la guerra di successione al trono di Polonia (lySG). Il 
prof. Calligaris, del resto, continuerà nelle prossime vacanze au- 
tunnali r impreso spoglio; e non dispera di mettere le mani sopra 
materiali più copiosi e più interessanti di quelli fin qui rinvenuti. 

Anche nell' archivio civico milanese il nostro collega ha con- 
tinuato le indagini già iniziate, spogliando (come altra volta di- 
cemmo) sette volumi di sentenze di podestà di Milano, che ab- 
bracciano un mezzo secolo, dal i385 al 1429. Ricchi di notizie 
sulle funzioni della prima magistratura cittadina, sulla curia sua, 
sull'amministrazione della giustizia, questi volumi non gli hanno 
però ofl'erto che yin solo documento il quale giovi al nostro fine. 
Più proficuo invece è stato 1' esame, cui il dott. Seregni ha sotto- 
posti i registri del Tribunale di Provvisione e le Lettere Du- 
cali, esame già cominciato tempo addietro, ed ora definitivamente 
condotto a termine. A corredo di questo suo lavoro, il Seregni 
ha compiuto altresì lo spoglio di due manoscritti, posseduti dalla 
nostra Società, a cui pervennero per lascito del compianto socio 
ragionier Formentini, i quali son copia, non integrale però, d'una 
raccolta di lettere dirette tra il 1389 ed il 1396 ai magistrati mi- questo lavoro 

1 • ì r^ • /-> 1 /A • • n -, 1^-^ spogliato poi 

lanesi da uiovan Galeazzo. Questa copia, eseguita ranno i72òda due codici 
Costanzo D' Adda, benemerito amatore di patrie memorie, ha for- posseUiui d^iii 
nito al Seregni quasi un centinaio di documenti per il futuro 
Regesto (1). 



Da qiijsto 

Archivio 

il dott. Seregni 

lia tratto pure in 

luce 

documeiiii. 



a completar 



Società di lettere 



Anche com-iotta 

a termine e 

la copia 

dell' Inventario 



Rammentiamo per ultimo come il sacerdote Cervini dell'Am- 
brosiana, al quale è stata affidata la trascrizione in apposite schede 
del ricchissimo Inventario delle carte viscontee esistenti l'a. 1430 
nel Castello di Pavia, sia giunto alla fine del suo lungo lavoro, Ambrosiano, 
ed abbia consegnato alla Commissione le duemila e. più schede, 
racchiudenti il transunto di diplomi, privilegi, ecc., emanati dai 

(i) Vedi la Relazione che ci questo suo lavoro ha stesa il Seregni 
o che pur essa vieii ora data alla luce (n. IV). 



i8 



ATII DICLl A SOCII 1 V STOKICA I.OMH A l< DA 



signori di Milano per tutto il secolo XIV, la più parte ilc\jLiali 
è andata, nelle traversie cui furono soggetti la libreria e V ar- 
c!ii\io del C-nstcllo di Pavia, distrutta e dispersa. 



Nuove 
pratiche per lo 

spoglio dei 

1 Iterigli esisteni 

ncll' Archivio 

-urico Goiizag.i 



Il vivissimo interesse col quale gli studiosi italiani e stranieri 
hanno accolto l'iniziativa della nostra Società risulterà poi, a tacer 
d' altri fatti, manifesto da quanto ora passo a dire. Già nella pre- 
cedente Relazione s'era avvertito come il cav. Stefano Davari^ 
direttore dell' allora indipendente Archivio Storico Gonzaga di 
Mantova, si fosse spontaneamente offerto di favorirci gli spogli di 
tutti i documenti e delle lettere viscontee che quel preziosissimo 
deposito racchiude. Ma varie ragioni d' indole personale avendo 
poi dissuaso il cav. Davari dal mantenere 1' impegno cui erasì 
sobbarcato, un altro valoroso ufficiale del R. Archivio di Stato 
in Mantova, il sotto archivista sig. Ferruccio Partesotti, s' e di- 
chiarato pronto a prenderne le veci. Di questo nobile e disinte- 
ressato proposito del sig. Partesotti, il suo diretto superiore, il 
iniziativa del ^Qtt. Alcssandro Luzio, alle cui sapienti cure entrambi gli ar- 

Direttore "^ 

quell'Archivio chivì mantovani sono adesso affidati, ha voluto darci certezza 
di Stato. colla lettera, che qui reputiamo opportuno trascrivere: 



affidato 
il si2. Partesotti 



OnorJ^ Presidente della Società Storica Lombarda, 



Mi pregio di assicurare che questa Direzione ha il più vivo de- 
siderio di contribuire degnamente col copioso materiale mantovano 
al Regesto diplomatico visconteo, iniziato da cotesta benemerita Società. 

Lo spoglio ed il sunto dei documenti dell' Archivio Gonzaga sa- 
ranno affidati ad un valente e solerte impiegato di quest'Archivio di 
Stato, all'egregio sotto-archivista Ferruccio Partesotti, che (neson certo 
e credo poterne rispondere) eseguirà il suo compito con piena soddi- 
sfazione di codesta Società e degli studiosi. 

Avverto però che sia per la mole grandissima del materiale man- 
tovano, sia per il fatto che l'Archivio Gonzaga non fu ancora (in causa 
d'uggiose difficoltà burocratiche) eftettivamente riunito all'Archivio di 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



219 



Stato, il lavoro del Regesto diplomatico visconteo non potrà essere in- 
trapreso ed ultimato con tutta quella sollecitudine che sarebbe desi- 
derabile. 

Voglia Ella, intanto, on.'^ sig. Presidente, trasmettermi le istruzioni 
che io passerò all'egregio sig. Partesotti ; ed Ella mi abbia con parti- 
colar stima ed ossequio. 



Mantova, i3 febbraio 1900. 



dev.'iio 
A. Luzio. 



Un altr'Archivio, resplorazione del quale stava grandemente 
a cuore della Commissione, che non si dissimulava però le diffi- 
coltà assai gravi le quali si opponevano all'effettuazione dei de- 
sideri suoi, era quello comunale di Reggio Emilia. Della ragio- 
nevolezza di queste nostre aspirazioni voi potrete agevolmente 
persuadervi, o Signori, quand' io vi dirò che in queir Archivio, 
che fu con tanta paziente sagacia non semplicemente ordinato, 
ma addirittura creato dal suo primo e benemerito direttore, il 
nostro collega conte Ippolito Malaguzzi, e che ora si trova affi- 
dato allo zelo del cav. A. Catelani; esiste una preziosissima serie 
di documenti originali viscontei, spettanti pressoché tutti a quel 
trentennio, durante il quale la piccola ma fiera città Emiliana si 
piegò al giogo della vipera milanese: dal iSyi cioè fino al 1404 
circa. Non meno pregevole che per l' indole è questo ammasso di 
documenti rilevanti per il numero, giacché, a tacere delle carte 
appartenenti a tempi anteriori, quelle che si riferiscono al reggi- 
mento di Bernabò e di Gian Galeazzo Visconti assommano a due- 
mila circa. 

Facile è il comprendere, o Signori, come tanta ricchezza al- 
lettasse insieme ed impaurisse la Commissione. Ed ecco un egre- 
gio studioso, il dott. F. E. Comani, insegnante di storia nel Regio 
Liceo ài Reggio, avuta notizia dalla prima nostra Relazione dei 
disegni della Società, farsi innanzi ad offrirci spontaneo la sua 



L'esplorazione 

dell' Archivio 

comunale 

di 

Re2:sJ;io Emilia 



ricchissimo di 

materiali 

imiiortaiiti. 



.USSUlUA 

dal prof. 
F. V. Conni 



•221) ATM M.l.lA SUCll.lA STOHICA I.OMI{Aia»A 

cfticacc collaborazione. Accordatosi con noi, nell'occasione di ima 
nostra corsa a Rci^gio, egli si accinse subito al lavoro, e nella 
Relazione testé inviataci e della quale reputiamo opportuno met- 
tere qui in luce il testo (n. II), diede ragguagli sommari sì, ma 
precisi sopra l'amplissimo materiale, che verrà man mano tran- 
suntando in prò del nostro Repertorio. 

Ove si consideri adesso, Signori, che così il prol. (.omuni, 
come il sig. Partcsotti, al pari de' consoci nostri Calligaris, Riva, 
Seregni, sono mossi ad assumere codesti lavori, non meno lunghi 
che faticosi, dall'unico, nobilissimo desiderio di giovare agli studi 
storici, favorendo l'impresa a cui abbiamo posto mano; la So- 
cietà nostra non potrà che rallegrarsi con sé stessa d' aver mercè 
la sua iniziativa e l'aiuto d'un suo generoso fautore, eccitata una 
tanto degna e feconda gara d' indagini dintorno a quel periodo, 
che se non può forse dirsi il più glorioso, è certo il più importante 
dùWa storia di Milano e della dinastia che delia città nostra resso 
per due secoli circa i destini. Il giorno, che oramai non ci sem- 
bra più tanto lontano, nel quale l' ingente mole dei documenti 
usciti dalla cancelleria viscontea ne' secoli XIII e XIV ritornerà, 
diligentemente discussa e vagliata, alla luce, dinanzi all' immenso 
contributo di ragguagli sconosciuti e preziosi che ne deriveranno 
per la storia politica, civile, religiosa, economica di tutta l'Italia, 
per la genealogia delle più insigni casate lombarde, per la geo- 
grafia, la topografia e la toponomastica regionali, la Società Sto- 
rica Lombarda poirà davvero con un sentimento di giusto orgo- 
glio applicare a se medesima le parole del poeta latino: 

Exegi monumentum aere perenni us 

Regalique situ pyraniidum altius, 

Ouod non imber edax, non Aquilo impotens 

Possit diruere, aut innumerabilis 

Annorum series et fuga temporum. , 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 221 



ALLEGATO L 



Prime informazioni sui documenti viscontei 
del r. Archivio di Stato in Reggio d' Emilia 



Lettera del prof. F. E. COMANI 

iill' on. Commissione pel Repertorio Diplomatico Visconteo 



Oliar. Commiss, pel Repertorio Diplomatico Visconteo, 

dacché mi fu partecipato per mezzo dell'illustre sig. prof. F. Novati^ 
che codesta on. Comanissione gradiva la mia offerta di spogliare i 
fondi viscontei del r. Archivio di Stato in Reggio d'Emilia (e fu nel 
luglio p. p.)., mi posi air opera ed impiegai in questo lavoro tutte 
le ore lasciatemi libere dalle mie occupazioni. Ma tanto grande è il 
numero dei documenti e di tal natura le difficoltà di farne un inven- 
tario, il quale non sia un'abborracciatura (difficoltà su cui tornerò nel 
corso di questa mia informazione), che, sebbene io abbia già fatto il 
sunto di 879 veri e propri documenti viscontei e d'un centinaio di 
lettere ed atti di ufficiali del governo visconteo (non compresi fra 
questi il podestà, né gli ufficiali della sua curia, né quelli propri del 
Comune), devo tuttavia astenermi per breve tempo ancora"" dal fare 
una vera e propria relazione, come quelle che poterono presentare i 
signori Riva e prof. Seregni ; e devo contenermi invece entro i limiti 
d'una prima informazione. Confido tuttavia di aver fatto quanto era 
possibile perché questa informazione non riuscisse troppo gcneric?, 
anzi sufficiente a dare a codesta on. Commissione un'idea esatta della 
natura e dell' importanza del l'ondo visconteo depositato in quest'ar- 
chivio. 



SITI DEf-LA SOCIETÀ STOKICA LOMBARDA 



.Uk 



l<(^-ii> iieirEinilia, venduta con solenne stiuiiìonto (i) da l*'< Itiiiio 
dei Gonzaga a Bernabò Visconti nel 1871, non recalcitio alla nuova do- 

uMut,. niinazione; e dopo aver obbedito a Bernabò, obbedì a Giangaleazzo 
V per qualche anno al suo immediato successore. Sebbene però l'atto 
di vendita inchiudesse l'intero episcopato reggiano, non pochi signori 
dei contado preferirono l'amicizia estense alla sudditanza viscontea 
o tennero un contegno sospetto ed incostante; fra i quali notiamo i 
signori di Correggio, divisi essi medesimi Ira i due partiti estense 
e visconteo; ma poco lìdi ad ogni modo, anche quando erano amici (2). 
Se si aggiunga poi che le terre del Reggiano furono teatro più volte 
delle guerre viscontee e più spesso ancora furono attraversate da mi- 
lizie (ciò che portava sempre una lunga e minuziosa corrispondenza 
fra il governo ed il Reggimento), da tutte queste considerazioni ap- 
pare chiarissimo l'interesse non piccolo che presentano le ricerche 
nell'archivio reggiano. 

Le prime ricerche naturalmente si rivolgono a rintracciare docu- 
menti viscontei anteriori al dominio. Ma se qui possono trovarsi al- 
cuni decreti dei predecessori di Bernabò comunicati da costui o dai 
suoi successori, pochissimi sono invece i documenti veri e propri da 
loro medesimi spediti (3). La ricchezza incomincia veramente coll'e- 
poca di Bernabò e, se fosse lecito dire così, diventa sovrabbondanza 
nei diciasette anni del governo di Giangaleazzo. La mirabile conser- 
vazione di serie voluminose e continuate, già notata in questo archi- 
vio dal Bonaini, è ancora più evidente dopo il riordinamento del 
Livi (4). I documenti statuali, amministrativi e militari d' un intero 



(1) Archivio di Reggio, Capitoli. Serie crono/, di documenti: 
1871, maggio 17 (copia autentica in pergamena del secolo XIV). 

(2) TiRABoscHi, Memorie storiche modenesi (Modena, 1794-5), III, 
pp. 5o sgg., V, 52 sgg. 

(3) Fin qui ne ho contati due dell'arcivescovo Giovanni (Capitoli. 
Liber grossiis antiqmts, e. 408: 2 lettere del i35i^ maggio 9; i352, ot- 
tobre 25; ripetute nella serie Estimo: Copie di documenti relativi al- 
l\siimo, carta 2 r.), uno di Luchino e Giovanni (1346, giugno 9, E s t i- 
m o : ibid., carta 2 tergo) uno di Bernabò e Galeazzo II (i354, ottobre 6, 
ibid., carta 2 tergo) ed uno di Galeazzo II del i36i (Ospedale di Santa 
Maria Nuova). In tutto cinque. 

(4) Livi, L'archivio municipale di Reggio neW Emilia (Reggio, 1877). 
Cfr. le sue correzioni al Bonaini, Gli archivi delle Provincie deW Emilia 
(Firenze, 1861), a pp. 6-7 dell' opuscolo. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



223 



trentennio di quel governo visconteo, la cui instancabile e multiforme 
attività desta sempre più V ammirazione degli storici, si conservano 
qui in tal numero che ci è dato seguire per interi anni il corso degli 
affari e l'opera del governo in modo da non poter desiderare di più. 
Il carteggio di Giangaleazzo col Reggimento (podestà, capitano ed altri 
ufficip.li governativi) si conserva per la massima parte e, ciò che ne 
aumenta l'interesse, negli originali. A fianco di lunghe filze di lettere 
di stato stanno ancora perfino le frequenti commissioni di " canes 
leporarios, noctuas et useletos qui sciant bene et dulciter canere „, 
ossequiosamente conservate dai Podestà. Per tal modo, fra documenti 
importanti e curiose inezie, il mio spoglio fino a questo momento mi 
dà ^44 documenti originali usciti dalla cancelleria viscontea negli anni 
ijSj-jjcfO, più un centinaio di letiere provenienti dai diversi ufficiali 
del governo, sia dagli ufficiali generali di Milano, sia da quelli residenti 
in Parma con giurisdizione sopra Reggio, e particolarmente dal refe- 
rendario che era comune alle due città. La serie dei Registri di de- 
creti e lettere viene poi in sussidio al Carteggio, e diversi altri Regi- 
stri d' altre serie colmano le lacune che si trovano nei Registri delle 
lettere ricevute dagli Anziani del Comune; cosicché ai 644 documenti 
sopraccennati già ne posso aggiungere altri 3o2 conservati soltanto in 
copia. E si noti che il mio spoglio non s'è esteso oltre la metà di que- 
ste ricchissime serie. 

Tale abbondanza spiegherà alla Commissione il tempo impiegato Caus 



nello spoglio. Ma è necessario che io la informi anche di un'altra cir- 
costanza che, non solo rende più lungo il mio lavoro, ma impedisce 
un inventario e può rendere le ricerche stesse in questo archivio un 
poco difficili. Questa è la straordinaria frequenza di duplicati e tripli- 
cati d'uno stesso documento, difficili dà riconoscersi; la qual cosa ac- 
cade per tre motivi : i.° La serie dei Registri delle lettere e dei decreti 
corre per molti anni parallela a quella del Carteggio del Reggimento; 
ma i Registri non conservano l'ordine cronologico, sia perchè d' ordina- 
rio le lettere vi fossero registrate secondo l'ordine di presentazione, sia 
perchè (almeno in certi casi) ragioni speciali facevano anteporre o 
posporre lettere giudicate più urgenti di altre o tenute da parte fino 
all'arrivo d'un' altra sullo stesso argomento. 2.° I registri non sono 
tutti propriamente libri destinati a copiarvi le lettere di mano in 
mano; alcuni sono vere e proprie collezioni di lettere, decreti, ordini. 



che rallentano 
la ricerca. 



324 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



rescritti, gride relative ad un determinato argomento. In questo caso 
l'ordine cronologico non è quasi affatto rispettato e le date stesse 
apposte modernamente all'esterno di codesti libri traggono in inganno; 
perchè in generale chi ve le appose non avvertì la natura del libro, 
non badò che alla prima ed all'ultima data e trascurò quelle dei do- 
cumenti intermedi, spesso anteriori al primo o posteriori all'ultiir^p. 
3.° Alcuni registri furono formati legando insieme quaderni di diversi 
registri sincroni ; e quindi vi si trovano più volte le stesse lettere (i). 
In tali condizioni non v'è memoria ferrea od espediente che aiuti a 
riconoscere subito i duplicati e triplicati, tranne quello di fare uno 
spoglio preliminare succinto, ma esattissimo, d'una serie, indi proce- 
dere allo spoglio d'un'altra, confrontando continuamente i due spogli 
e rimandando l'inventario alla fine del lento e faticoso lavoro. Che 
varrebbe infatti il dire che una serie si compone di 200 documenti, 
quando fossero tutti duplicati di altri contenuti in altre serie ? Per 
non accumulare delle cifre statistiche così inutili, io ho incominciato 
un piccolo regesto italiano in attesa delle istruzioni pel regesto latino 
e compiuto che la Commissione desidera; e le mie schede mi servono 
per i continui e necessari confronti. Il lavoro esige tempo e fatica. 
Nulla purtroppo vi è nell'archivio già preparato per rendere più celere 
un simile lavoro. Malgrado la solerzia dei diversi archivisti, la dot- 
trina e la squisita cortesia dell'attuale reggente sig. prof. cav. A. Ca- 
telani, la massima parte di quei sussidi, di cui lamentava la mancanza 
il Livi nel 1877, fanno ancora difetto; e lo studioso se ne accorge. Il 



(i) Darò alcuni esempì i quali dimostrano all' evidenza la neces- 
sità di leggere i Carteggi ed i Registri da capo a fondo, fin da quando 
se ne fa un primo esame. Il Registro ij'ji-ij'j2 (che, per giunta, è 
chiamato Registro di Provvigioni perchè ne contiene alcune, ma in 
realtà è un registro di lettere) si compone di almeno tre parti, mala- 
mente riunite da un legatore. La i.^ è registro vero e proprio; la 2.* 
un liber cridarum; la 3.^ parte è un frammento di registro sincrono 
a quello della i.* parte, ma contenente anche documenti che nella i.^ 
parte non sono registrati. Un vero pazientino, come si vede! — Un 
registro, chiamato del 1402-1404, contiene a carte loi una lettera 
del 1396; un altro, segnato 1401-1404, ne contiene anche del 1389 ed 
è una raccolta di ordini sulla milizia. — Questi esempi mostrano pure 
che non si è finito lo spoglio, quando s'è giunti alle filze od alle pa- 
gine in cui trovasi la data 1402; e che soltanto verificando coi propri 
occhi in tutte le serie, anche ritenute posteriori al periodo da stu- 
diarsi, può acquistarsi una relativa certezza di aver esauriti i docu- 
menti viscontei. 



ATTI DELLA SOC.ILTA STORICA LOMBARDA 



Liber grossus antiqiiiis o liber " Pax Constantiae „ manca tuttavia di un 
indice adatto; e poiché si compone di parti non omogenee, scritte in 
varie epoche, riunite in un solo volume senz' ordine (almeno appa- 
rente) ed i documenti si succedono senza rispetto alla cronologia, 
ogni studioso che vuol fare una ricerca deve scorrerlo tutto. Io, che 
sono stato tra i fortunati, vi ho rinvenuto, dopo aver esaminate at- 
tentamente 4o3 carte, un atto scritto sulla 403."* in cui sono inserite 
due lettere dell'arcivescovo Giovanni Visconti! La serie dei Capitoli, 
a cui appartiene il Liber grossus, presenta pure l'altro inconveniente 
che le copertine, in cui sono raccolti i documenti, portano semplice- 
mente una data o due, delle quali non ci si può assolutamente fidare ; 
non già perchè siano inesatte, ma perchè si riferiscono ad uno o due 
documenti, non a tutti quelli che si trovano in un quaderno o foglio^ 
Anche qui bisogna leggere tutto per giudicare da sé. 

Prima di venire ai risultati statistici del mio spoglio, mi sia le- Qiùstione 
cito accennare ancora ad una circostanza, che avrà certamente già cronoio-.c-i. 
occupata codesta Commissione e che rende qui certe volte facile l'er- 
rore. L' ordinatore dei documenti reggiani non tenne conto dell' uso 
che aveva la cancelleria di Milano, di datare i suoi documenti a na- 
iivitate (i); quindi i documenti 25-3i dicembre d'ogni anno sono col- 
locati insieme a quelli dell'anno successivo, anzi in coda al medesimo, 
mentre secondo lo stile comune dovrebbero essere collocati in coda 
all' anno antecedente a quello che portano segnato nella datazione 
appostavi dalla cancelleria milanese. La direzione dell'Archivio ora 
ha le sue buone ragioni per non cambiar loro di posto ; ma nel re- 
pertorio che codesta Commissione intende di pubblicare, desidera 
essa che i documenti siano iscritti sotto l'anno al quale le filze del- 
l' archivio si riferiscono erroneamente, o sotto l'anno al quale vera- 
mente i documenti appartengono secondo lo siile comune ? 



E finalmente mi sia permesso di sollevare un dubbio a proposito 



Osserv.izio'.'.c 



dei decreti viscontei, che qui si trovano in grandissimo numero (2). sui Jccroj 



(i) I documenti reggiani parlano da se. Del resto vedi Paoli, Pa- 
leografia diplomatica (Firenze, 1900), III, 173, 

(2) È degno d'essere segnalato il Registro di decreti, che già formò 
un bel volume ed ora è squinternato, privo di copertina e di due 

Arch. Star. Lomò. -'Anno XXVII. — Fase. XXV. i; 



V degli 
«pogli fatti. 



220 AITI m.l.l.X >ui ILI \ >Jul<li.A LO.MHAIUJA 

11) buon numero di decreti viscontei sono già a stampa. Intendi' 
Ton. Commissione di incaricare un solo collaboratore di spogliare li- 
collezioni stampate e di aggiungere alle nostre schede le indicazioni 
relative; oppure devo io stesso verificare quali decreti siano a stampa? 
Mi permetto di far osservare che alcune di codeste stampe sono piut- 
tosto rare, e che non mi sarà facile averle presso di ine tutto il tempi» 
necessario. 

Vengo ora alle notizie statistiche. 

La parte storica del r. Archivio di Stato di Reggio nell' Emilia 
si compone delle parti seguenti : 

Archivio comunale ordinato 

Archivio delle opere pie quasi del tutto ordinato 

Archivio giudiziario ordinato 

Archivio Turri da ordinarsi 

I miei spogli, limitati finora ad una parte dell' ARCHIVIO CO- 
MUNALE, hanno dato i seguenti risultati dopo latta l'eliminazione 
dei duplicati e triplicati: 

ClassieSerie Numero dei 

documenti viscontei 
CAPITOLI 

Liber grossus antiquus 2 

[ lettere 7 
Serie cronologica di documenti ) atti 

( diversi 4 

CARTEGGI 

Carteggio del Reggimento i385-i390 544 

A riportarsi 557 



carte intermedie. È di bella scrittura, su pergamena. Contiene 172 
documenti fra decreti e lettere accompagnatorie. Pare una raccolta, 
piuttosto che un libro in cui si registrassero di mano in mano i nuovi 
decreti. È pure da studiarsi lo Statuto del IJ92 riformato per volontà 
di Giangaleazzo. C'è anche uno Statuto del ijji di Bernabò Visconti ; 
ma è il risultato d' un lavoro di revisione già compiuto sotto i Gon- 
zaga e pubblicato al principio della signoria di Bernabò. 



4 



ATTI BELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



Riporto SSy 

Registri di lettere e decreti : 

Registri propriamente detti ijy I-I j88 iSo 

Registro di decreti di Giangaìeazzo fino al ij^J . . . 172 



ESTIMO 
Copie di documenti relativi all'estimo 



DAZI, GABELLE E BENI 

Statuti dei dazi e gabelle del Comune (i3ii-i4i5): 

Statata datioruni civitatis Rcgij ijSS 16 

Statata datioruiìi et gahcUarimi ijjó 1 (i) 

MAGISTRATO DELLE SCUOLE 

Carte varie relative alle pubbliche scuole i 

Totale 879 



Nelle altre classi e serie furono fatti assaggi e da me e dal cor- 
tese sig. Reggente dell'Archivio. Questi assaggi m'indussero nella 
convinzione che un lunghissimo lavoro sarà necessario per potersi 
accertare quali siano le serie dell' età viscontea che non contengano 
almeno m e n z i o n e di documenti viscontei. Noterò che la ricchis- 
sima raccolta dell' Ospedale di S. Maria Nuova, ancora disordinata, offre 
subito a portata di mano un atto di Galeazzo II Visconti ; e che nella 
Caria del Podestà, la quale comprende 82 volumi ed una grossissima 
rilza di quest'epoca, è certo che devonsi trovare notizie di documenti 
visc(i^itei, anche perchè in un volumetto di Attif citazioni, proclami, 
(•ondami', preso a caso, trovai subito menzione di due lettere di 
Giangaìeazzo. 

Ciò premesso, posso affermare che un buon numero di documenti 
viscontei trovasi ancora nelle seguenti serie: 



Ri 


sultato 


degli 


i assag^n 


a' al 


tre serie. 



(i) A tergo dell'ultima carta. È di Carlo Visconti, 1872, marzo 5. 



TTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBAUDA 



CARTEGGI 

Carteggio del Reggimento 1391-J403; in(>lt() ricco. 

Registri di decreti e lettre j385-i389; iSqo (un solo quaderno), 
1891-96; 1401-1404, j 402-1404 (1); quaderno detto degli anni 1392-1899, 
che in realtà va dai i385 al 1400. La maggior parte delle lettere tra- 
scritte in questi registri sono viscontee. 

Carteggio degli Anziani.- È una raccolta molto più povera del Car- 
teggio del Reggimento, ma darà un certo numero di documenti. 



CONSIGLI 

Provvigioni degli Anziani 1889-1402. 

Provvigioni dei Magistrati sulle entrate. Un ricchissimo registro di 
questa serie, supplisce in parte alla mancanza dei Registri delle let- 
tere e del carteggio degli anni 1872-1375; altri ancora contengono 
molte copie di lettere. 



MAGISTRATO DELLA GUERRA 

Ordinamento circa la milizia sotto i Visconti. Un volumetto di or- 
dini e lettere. 



STATUTI 

Statato del IJ92 riformato per ordine di Giangaleazzo. 
Statuti diversi con copie di lettere e decreti viscontei (2) 



GRIDE 
Raccolta di gride dal ijij in poi (3). 



(1) Su questi registri vedi p. 224, nota i. 

(2) Sul registro dei decreti fino il 1897 vedi sopra a pag. 2r5, nota i, 
(8) Del Liber cridaritm ho detto a pag. 224, nota t. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORILA LOMBARDA 



sul numero 
:i Jncuniciiti 



CURIA DEL PODESTÀ 

Coìi-ìaìììU', Jìiquisiziom criminali, Atti e processi civili r criuiiiiali , 
Minute if atti, citazioni, ecc. 

Dagli inventari dell'Archivio è poi lecito dedurre che altre serie, ipote 

le quali sarebbe troppo lungo T enumerare, possano dare altri contri- 
buti al Repertorio diplomatico visconteo. Per ora si può assicurare 
che il numero totale dei documenti viscontei dell'Archivio reggiano 
non sarà inferiore ai due mila. 

Fra qualche tempo sarò in grado di dare particolareggiate noti- 
zie su tutte le serie qui appena accennate e di presentare una rela- 
zione, la cjuale potrà essere accompagnata da notizie interessanti sopra 
certe pratiche della Cancelleria viscontea. Spero inoltre che la messe 
dei documenti venga arricchita da ricerche negli archivi Vescovile e 
Capitolare di Reggio, e torse nei Comunali di Correggio e Novellara. 

E per ora, augurandomi che queste prime informazioni incontrino 
la benevolenza dell' on. Commissione, e ringraziandola del mandato 
affidatomi, mi dico 



suo dev."''^ 
prof. F. E. CoMANi. 

Reggio, 12 dicembre 3899. 



23o ATTI I>rLLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



ALLEGATO IL 



I documenti viscontei dal 1279 al 1402 

nei Regi Archivi di Stato in Pisa, Siena e Firenze 

e negli Archivi Comunali 

di Arezzo e di Pistoia 



Relazione del socio GIUSEPPE RIVA 



Gnor. Commissione pe?^ il Regesto Diplomatico Visconteo, 

anche quest'anno il chiarissimo prof. Francesco Novali, che nell'o- 
pera del Regesto Diplomatico Visconteo ha tanta e così preziosa parte, 
ebbe a propormi 1' ambito incarico di esplorare, in servigio della pro- 
gettata pubblicazione^ altri Archivi che non fossero i milanesi, ricon- 
fermandomi così quella fiducia che già mi concesse, nell'agosto del 
1898, l'onore dell'andata a Modena. 

Di quell'Archivio, relativamente povero di fondi per quanto toc- 
casse al nostro periodo; compreso come è risaputo, fra il 1279 e il 
1402; ebbi già a notare, nella relazione dello scorso anno, la conse- 
guente scarsezza di documenti viscontei (i); e quella constatazione mi 
ritorna ora spontanea alla mente per maggiore compiacenza dei risul- 
tati di gran lunga più copiosi, onde riuscirono feconde le ricerche ne- 
gli archivi toscani in genere, ed in singoiar modo in quelli di Siena 



(i) Cfr. la Relazione sui lavori intrapresi per il Regesto Diplom. P'i<f 
dalla Comììiissione a ciò nominata, in (\mgsì' Ar eh., a. XXVI, 1899, pa- 
gina 23o. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 2 ."^ I 

e di Firenze che^ insieme con Pisa, Arezzo e Pistoia, furono le varie 
tappe della mia recente peregrinazione. 

Ho detto risultati più copiosi, ma non oserei aifermare più notevoli 
ed interessanti nel rispetto, specialmente, della novità, poiché, per 
quanto riguarda 1' archivio Pisano ed il Fiorentino (dell' Aretino, a ca- 
gione dei risultati affatto negativi, non è da far parola), non mi fu dif- 
licile rintracciare le orme di valenti studiosi che mi avevano preceduto 
sullo stesso cammino ; ma d' altro canto, come forse mi avverrà di 
chiarire nel corso di codesta relazione, non del tutto inutile fu il ri- 
percorrere anche da parte mia la strada già da altri battuta. E va te- 
nuta presente un' altra considerazione, senza della quale le mie parole 
sonerebbero per avventura molto più sconfortanti di quello che non 
vogliano ; e cioè l'assoluta impossibilità nella quale mi trovai di veder 
fondo a ciascun deposito ; poiché se degli archivi di Arezzo e di 
Pistoia, e dicasi anche di quel di Pisa, non fu ardua impresa, a ca- 
gione del depauperamento cui sono ridotti, compiere lo spoglio, non 
così avvenne per depositi di tanta maggiore importanza quali si pre- 
sentano gli archivi di Siena e di Firenze ; epperò 1' esame di soltanto 
taluna delle loro serie lascia sempre adito a giustificata speranza che 
non tutta l'ubertosa messe sia stata in egual modo raccolta. S'ag- 
giunga, poi, che uno spoglio sistematico di tutti i documenti di argo- 
mento visconteo, lungo il non breve periodo assegnato alle nostre 
ricerche, non venne peranco compiuto in quegli archivi, i quali for- 
nirono piuttosto materia allo studio di episodi staccati nella storia 
delle relazioni che i signori di Milano ebbero con le città toscane. 

In quanto ai criteri che mi furono di guida nella scelta dei do- 
cumenti da proporre a codesta Onor. Commissione, e nella compila- 
zione dei regesti, nulla mi spettava d'innovare, e le norme seguite 
per i lavori nell'archivio Modenese furono anche quest'anno fedel- 
mente rispettate. Se non che ini é sembrato utile talvolta, a seconda 
che i singoli casi consigliavano, di esorbitare un tratto dai limiti del 
mandato, pur ponendo la massima cura a che non ne venissero alte- 
rate le linee fondamentali del lavoro ed il carattere suo originale. 
Cosi, ad esempio, non mi feci scrupolo di riportare più di un docu- 
mento il quale, pur non essendo di argomento prettamente visconteo, 
apparisse, però, tale da riuscire quasi un complemento necessario al- 
l' esatta intelligenza di altri già inseriti nella raccolta; o pure di dare 
al sunto di taluno fra di essi un' estensione la quale- parrebbe scon- 



332 ATTI DELLA SOCIETÀ STOHICA l.UMIJAKDA 



venire con quelle dei rimanenti, ma fu suggerita da speciali ragioni di 
opportunità; o finalmente di ricopiare integralmente il documento, 
quando la brevità sua ebbe a permettere tale vantaggio incomparabile, 
come ognun vede, con quello di un semplice sunto, sebbene fedele <» 
riferito alla parte veramente sostanziale. 

Ma, air infuori dell'orditura normale del lavoro, mi parve, dirò 
subito, necessario aggiungere un indice alfabetico delle persone e dei 
luoghi nominati nelle schede, affinchè gli opportuni richiami possano, 
facilitare le ricerche ed i raftVonti, e tale innovazione; che non riu- 
scirà, io credo, sgradita; valga a predisporre il primo schema di quel- 
r indice generale entro il quale la materia dell' intero Regesto verrà 
a suo tempo distribuita. E, per quanto riguarda il tipo dell'indice 
stesso, nutro fiducia che la pazienza da me durata nel lavoro non 
sia stata indarno, giacché, come per molti nomi di luoghi e di per- 
sone, che ebbero nella storia parti secondarie o forse ora per la 
prima volta risorgono da secolare dimenticanza, mi accontentai del 
semplice richiamo alla scheda che ne faccia menzione ; così per altri 
che della storia sono invece magna pars e ricorrono spesso nei nostri 
regesti (i), credetti indispensabile aggiungere a ciascuno dei richiami, 
o a ciascun gruppo di essi, secondo era possibile, l'indicazione som- 
maria dei singoli fatti cui si faceva riferimento, perchè la serie non 
breve dei numeri accompagnanti, ad esempio, i grandi nomi dei co- 
muni di Firenze, di Siena, di Bologna, di Perugia o dei vari signori, 
a cominciare dai milanesi, che reggevano le sorti della penisola, non 
riuscisse un laberinto inestricabile, o, quel che è peggio, non servisse, 
in fin dei conti, quasi a nulla. 

Non un sol nome, però, tralasciai ; o almeno posi somma cura a 
che nessuna ommissione risultasse nell'indice; ben sapendo quanto 
air interesse degli studiosi, che di un' opera del genere della proget- 
tata si valgono per fini così molteplici, traendone tanta varietà di 
frutti, avrebbero pregiudicato esclusioni siffatte. E poiché codesta Onor. 
Commissione ebbe a decidersi per 1' uso del latino nei Regesti, non 
mi parve conveniente che l'indice fosse un'eccezione alla giudiziosa 



(i) Le schede sono numerate progressivamente secondo 1' ordine 
cronologico. Nell'indice si fa riferimento ai numeri rossi. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 233 



Avuti così i primi necessari ragguagli, T Onor. Commissione^ alla 
quale mi rivolgo, abbia la compiacenza di rilare con me il dilettevole 
viaggio in Toscana, soffermandosi primamente nel 



R. ARCHIVIO DI STATO IN PISA 



dove, munito di lusinghiere lettere di presentazione fornitemi dal 
ch."i" prof. Novati per il Direttore sig. cav. Tanfani-Centofanti e per 
l'Archivista sig. cav. prof. Clemente Lupi, incominciai i lavori il 
giorno 8 di agosto per metter^d fine il 21 dello stesso mese. 

Grazie alla cortesia con la quale fui accolto da quelle egregie 
persone, potei rendermi subito esatto conto dell'ordine e della esten- 
sione delle mie ricerche, le quali volsi fin dal primo giorno a quella 
parte dell'Archivio che, sotto la classificazione di Divisione A, com- 
prende sino a tutto il 1406 quanto ancora rimane, per quel tempo, dei 
registri e delle carte dell' antico Comune di Pisa. 



L' Archivio del Comune. 

Nell'Archivio del Comune di Pisa, divisione A, è primamente di- 
stinta una Parte Generale, la quale raggruppa sotto di sé, in due ca- 
tegorie, gli Statitii, dal secolo XIII al XVI, e gli Istriitneniari, nella 
maggior parte registri o frammenti di registri che ci conservano le 
copie di atti diversissimi; quali privilegi, elezioni d'ufficiali, amba- 
scerie, rogiti di compere o di vendita, ecc., ecc.; che non siano di ca- 
rattere prettamente deliberativo, come avviene, invece, per gli atti scr- 
inatici dagli altri registri, ad esempio, della Cancelleria'^ del Connine o 
di quella degli Anziani. 

IsTRUMENTARi. — Accade talvolta che i volumi degli Statuti ci 
serbino, intercalate od in fine, copie di lettere, o di concessioni, o di 
documenti di altro genere che possano interessare la storia, in genere 
V non soltanto quella in particolare delle singole costituzioni muni- 
cipali ; ma un recente inventario manoscritto degli Statuti pisani non 
faceva menzione alcuna di tali interpolazioni, e d'altro conto la lon- 



234 ^'''*' DKLLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 

tana speranza ili quahlir scoperta non doveva indugiarmi nell'esame 
della numerosa serie, quando un'altra, quella degli Istrumentarl, po- 
teva oflVirnii risultati più sicuri e più pronti. A quest' ultima, adun- 
que, mi attenni subito, compiendo lo spoglio dei seguenti volumi : 

(i) * 27-1 Istrumcnti diversi in togli volanti o in quaderni 

con due indici di privilegi e altri istrumenti. 1180-J406 
28-2 Confederazione di Firenze, Genova, Lucca e 
poi di Pistoia contro Pisa. Libretto in perga- 
mena di 9 fogli, rilegato in assicelle rivestite di 
pelle, con borchie metalliche. —"Codesto volu- 
metto contiene l'atto della lega fra Genova, 
Lucca e Firenze contro Pisa alla quale inter- 
venne, come procuratore del Comune di Firenze, 
insieme con Manette Benincasa, ser Brunetto 
Latini. Il documento,-, che è del i3 ottobre, te- 
stimonia il più notevole atto della vita politica 
del Latini e si trova anche nell' Archivio di 
Stato fiorentino (Capitoli del Comune, voi. 
XLIV, fol. 34 a). Venne pubblicato nel Li ber 
iitriiim ReipubUcae Gemtensis in Hist. Patriae 
Mon., Torino, 1857, tomo II, pagg. 60 sgg. Cfr. 
r appendice I aggiunta da I. Del Lungo al- 
l' opera di Thor Sundby, Della vita e delle 
o,pere di Brunetto Latini, monografia tradotta 
dall' originale danese per cura di R. Renier, ecc., 
Firenze, succ. Le Mounier, 1884, pagg. 207 sgg. 1284 

* 29-3 Paces o Protocollo di Capitoli, ossia instrumenti 

diversi con potentati e privilegi pontifici. Re- 
gistro di f. 171. . i3oo-i399 

* 3i-5 Rogiti diversi ed elezioni d'ufficiali. Due fasci- 

coli cartacei, il primo dei quali di f. 46 ed il 

secondo di f. 49. 1341-1344 



(i) Riporto la numerazione nuova dell'Inventario che si ha nel- 
l'Archivio di Pisa. Il primo numero si riferisce alla Divisione, il se- 
condo alla serie speciale. Contrassegno con un asterisco quei Registri 
che diedero materia per le schede. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 235 

* 32-6 Come sopra. Reg. di f. ii. 1845 
33-7 M » „ „ 48. 1348 
34-8 ,, „ „ „ 122. 1 349-1 35 1 
35-9 " Rogitorum et iiistrumentorum liber factus et 

" compositus de et prò negotiis pisani Comu- 

" nis„. Reg. di fogli 98. i363-i364 

37-ji Elezioni d'ufficiali e Decreti di Giovanni del- 
l'Agnello doge di Pisa. F. 5o. i365-i367 

44-18 Privilegi d'imperatori, principi e papi al co- 
mune di Pisa e ad altri e documenti diversi. 
Copie dei secoli XV e XVI. F. 17 non numerati. 1102-1509 

45-19 Privilegia. Copia del sec. XIV. F. 14 non nu- 
merati. 1 162-1355 

Il Registro 36-io e quelli dal 38-io al 48-17 non comprendevano 
che atti di elezioni di ufficiali e non mi feci, pertanto, scrupolo di 
trascurarli; come pure non poteva interessarmi il 80-4, semplice co- 
piano degli atti " in curia Regis Sicilie per ambaxiatores Comunis 
" Pisarum „ in una causa di rappresaglie. 

Cancelleria del Comune. — Della massima importanza si palesa- 
vano, invece, tutti i registri offertimi dalla Cancelleria del Comune in 
quanto, per tutta la ricca serie di quei volumi, pur troppo frammen- 
tari e guasti nella maggior parte, si trovano disseminate le traccie più 
<:ospicue dell'antica attività comunale; ed ai Consigli del Senato e 
della Credenza si alternano i Consigli dei Quaranta e dei Settanta, le 
provvisioni dei Savi, le ambascerie ed anche le missive e le responsive, 
sebbene tal genere di documenti si trovi più propriamente raccolto 
nella breve serie del Carteggio del Comune. Per rendersi conto del 
valore della categoria accennata, codesta Onor. Commissione non ha 
<he da scorrere il seguente elenco di Registri ; tutti, ad eccezione del 
primo, diligentemente spogliati: 

47-1 Istruzioni ad ambasciatori. 1198 1207 

* 48-2 Consigli e Consiglieri del Senato, Provisiones 

sapientiimt virorum ab Antianis cleciorum, amha- 
xiate pisani Comunis. F. 189. 1818-1819 

49-8 Consilia, provisiones et ambaxiate pisani Comu- 
nis et alia prò sex mcnsibus. F. 84. ]823 



236 ATTI DKM.A SOCIETÀ STOKICA LOMBARDA 



* 5o-4 Consigli, provis/ones, aiithnxiatc. V. io3. 3325-i326 
5i-5 Provvisioni. È un unirò f. cartaceo contenente 

una provv. dei Savi del 28 giugno. i333 

52-6 Provvisioni. F. 46. 1 335- j 336 

53-7 Consigli; provisioms snpicììtiimi vironiiii />/s. r/77- 
iaiis a dom. Anthianis electonim e Officiales Pi- 
sani Comuni s elee ti per sapientes 7uros. F. 49. Vi 
è annesso un f. volante ; che non pare staccato 
da registro; contenente un Consiglio del 1344. 1340-J341 

* 54-8 Consigli e Provvisioni. F. 54. 1345 

* 55-9 Consiglieri, provisioncs facte a sapieniihiis vi- 

ris, (te, arnhaxiate et clectiones officiaìiiitn fatte 
da' Savi e alcune dal Consiglio degli Anziani. 
F. 40. i3.|6 

* 56-IO Consigli e Consiglieri, provvisioni ed amhaxiate. 

F. 79. 3 35o 

* 57-11 Provvisioni. F. 3o. ]35o-i35i 
58-12 Consigli. F. 5. i354 
69-13 Ambaxiate. i355 
60-14 Provvisioni. F. 48. i356 
6i-t5 Elcctioncs sappientitun ad rformanduni officia dei 

castelli lucchesi. F. 7. i356 

" 62-16 Consigli e Consiglieri, provisioncs, clectiones offi- 

cialiimi pisani comunis, F. 70. i358 

63-17 Consigli. Frammenti di due carte contenenti 

due Consigli del Senato. i359 

" 64-18 Provvisioni ed Ambasciate. F. 20. i36o 

" 65-19 Provvisioni. F. 1-48 e 2i-3i. i36i 

' 66-20 Consilia e provvisioni. F. 43. 1372 

66-71 Provisioncs et Consilia mai or is Cancellar ie pisani 

Comunis e Consiglieri. F. 5o. 1377 

68-22 Consigli. F. 5. 1378 

69-23 Provvisioni, Consigli e Consiglieri. F. 25. i383-i384 

70-24 Provisioncs et Consilia Maioris Cancellar ie pisani 

Comunis. F. 47. 1 386- 1387 

71-25 Ambasciate. È un' ambasciata, fatta ai tempi 
di Pietro Gambacorti, a Tunisi e ce ne serbano 
traccia due lacerti di foglio. i38...? o 137...? 

* 72-26 Provisioncs e consiliarii cheti (?) de Consilio Se- 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



natus et Credzntìae doìninonun antianoriiììi. F. 45. 
Il titolo del Registro accenna anche alia De- 
creta Cancellerie maioris che ora mancano. 1391-3392 

73-27 Ambasciate. È la sola ambasciata affidata a 
Niccolò Lanfreducci per il re di Tunisi. Cfr. 
Dipi. Arabi, serie II, n.° XXXIV, p. 307. 3393 

74-28 Consilia et Sanctiones Pisani Sinatits ab anno 
ijiy itsqiie ad ijjS; ma veramente le delibe- 
razioni giungono al i36i. F. 232 i3i7-i36i 

75-29 Vacchetta contenente minute di provvisioni de' 
Savi e una nota di consiglieri della Credenza. 
F. 3. i3o5 

* 76-30 Vachecta in qua scripte siint Provisiones sapien- 

titnn viroruni et alia pisani Comunis, ossia mi- 
nute di provvisioni, monstra Officialis Grasse, 
monstra generalis familie domini Execiitoris civi- 
taiis pisane, e nomi di cittadini e schedole scritte 
e poi Notarli ^famuli d'ufficiale incerto. Ap- 
punti congeneri di tempo incerto. F. 80. 1400-1402 
77-3i Schede contenenti nomi di Savi con note rela- 
tive a quelli che non intervennero alla tratta- 
zione di certi affari. Sec. XIV 

(metà circa) 

* 78-32 Ambasciata e lettere credenziali dei Capitani 

delle Sette Arti contro un'Ambasciata degli 

Anziani. F. i. i4o3abInc. 

Carteggio del Comune. — Questa serie offriva i due registri: 

* 79-1 Lettere del Comune; F. 163-212; 1182 e 1371-1373 
80-2 Lettere del Comune e a privati per cose pub- 
bliche; 1184-1378 

dei quali soltanto il primo diede sei regesti appropriati al mio assunto, 
che il secondo conteneva una ventina circa di documenti riguardanti 
le relazioni commerciali di Pisa con l'Oriente e le Repubbliche ma- 
rittime consorelle. 

Cancelleria degli Anzianl — A differenza delle serie sopra enun- 
ciate, di questa, non meno importante della Cancelleria del Comune 
ma senza paragone più copiosa, non mi fu possibile esaurire lo spoglio, 



138 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 

poiché i 123 volumi dell* intera raccolta; contenenti le provvisioni 
degli Anziani, i Consigli del Popolo e atti di vario genere del 129B 
al i4o5; avrebbero richiesto un esame molto più prolungato di quello 
«he i giorni assegnati alla mia residenza in Pisa permettessero. Fu 
j^iuoco forza, quindi, di limitare l'esplorazione, in questo campo, a (irca 
metà dei registri, con V avvertenza, però, di procedere, nella scelta, 
non secondo T ordine cronologico dato dalla disposizione stessa della 
serie, ma piuttosto saltuariamente, affin(^hè il vantaggio non l'osse ri- 
stretto entro una breve successione di anni e desse, per converso, la 
possibilità di apprezzare il valore di codesto fonte in riguardo ai di- 
versi momenti del nostro periodo storico. Ma in gran parte; giova 
avvertirlo; le ricerche andarono deluse, e subito può farne attestcìzionc 
l'elenco dei registri, che segue: 

-81- [ Provisiones pecuniarie, prov. extraordinarie, Con- 
silia et Consiliarii, lettere a diversi ufficiali del 
Contado, ecc. F. loc. Ricorrono spesso in questo 
volume le provvisioni pecuniarie per ambasce- 
rie, ma di ambascerie a Milano nessun cenno. 1298 

82-2 Provvisioni ordinarie, cxtraord., Consilia et Con- 

siliarii, etc. F. 100. i3oo 

83-3 Provvisioni ord., ex ir aordinarie, Cons. e Consi- 

liarii, extraordinaria quaedant, Officiales, etc. F. 90. i3o5 

84-4 Provisionss ord. et extraord. F. 49. i3ii 

85-5 Provisiones extraord., Cons. et Consiliarii, Offi- 
cia, eie. F. 184. i3i5 

86-6 Provisiones ord. et pecuniarie, Consilia et Con- 
siliarii. F. 72. 1817 

87-7 Provvisioni ord., straord., cons. e consiglieri. 

F. 69. i3i9-i320 

88-8 Provisiones ord., extraord.. Consigli. F. loi. In 
questo volume ho trovato più volte delle prov- 
vigioni pecuniarie " prò ambaxiatoribus in 
partibus Lombardie „. i322-j323 

89-9 Provvisioni ord., extraord., Cons. e Consiliarii, 

elezioni d'ufficiali. F. 289. i323 

90-10 Provisiones ord., extraord., Officia, licenze di 

armi. F. 95. 1824 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBAUDA 2^() 

91-11 Provisioncs ord., cxtraord., Cons. e Consiliarii. 

F. 147. i325 

92-12 Pi'ovisiones extraord, et alia cxtraord. F. 48. 1327-1328 
93-i3 Provisiones ord., extraord., atti varii stipulati 

dagli Anziani, ecc. F. 76. — — 

ii8-38 Provisiones extraord. F. Si. i35o-i35i 

128-48 Provvisioni ord., extraord., stipeìidiarioniìii. F. 142. i356-i357 

* 141-61 Ord. provisiones, di stipendiar!, Offitia. F. 107. i36ó 
142-62 Provvisioni straord. F. 48. 1869 
148-68 Provvisioni ord., extraord., di stip. F. 167. 1869 
144-64 Ord., extraord. y altre provvisioni straord.^ di 

stip. F. 209. 1869- :i 870 

145-65 Ordinarie. F. 69. 1870 

146-66 Provvisioni di stip. F. 11. 1870 

* 147-67 Provvisioni ord. extraord. di stip. F. 5o. 1871 

* 148-68 Provvisioni ord., extraord., Cons. e Consiliarii, 

Officia. F. i85. 1871 

149-69 Ordinaria. F. 5o. 1878 

i5o-7o Stipendiariorum. F. 49. 1874 

1 51-71 Extraordinaria. F. 6. 1875 

152-72 Ordinaria, extraord., stip. F. 149. 1875 
153-78 Ord., straord., stip., Cons. e consiliarii, elez. di 

ufficiali. F. 76. 1875 

154-74 Extraordinaria. F. 44. 1875-3876 

178-98 Provvisioni di stip. F. 1. 1890 

174-94 Extraord., stip., elez. d'ufficiali. F. 78. 1891 

175-95 Stipendiariorum. F. 49, 1892-1898 

175 95 Provvisioni ord. F. 2. 1898 

177-97 Extraordinaria. F. 41. 1894-1856 

178-98 Provvisioni straord. F. 2. 1394 

i85-io5 Ord. provisioncs, extraord. F. 56. ] 898-3899 

* 186-106 Extraord., stip., Offitia. Y. 90. 1899 
187-107 Provvisioni di stip. F. 11. 1899 

" 188-108 Provvisioni ord., extraord., Offitia. F. 81. 1400 

* 189-109 Extraordinaria. F. 9. 1400 

* 190-110 Extraord., Cons. e Consiliarii, elez. d'uff. F. 49. 1401 
191-111 Provvisioni straord. ¥. 2. 1408 ab Inc. 
192-112 Provisiones extraord., di stip. P^ 98. 1408-1404 a. I. 



340 ATTI dkllà società storica lombarda 



(Il ^(iiiri/oiics Pisdiii S na/iis nh (ìiiiio i }jfj 

(Ili 140S' ^« 226. j 359- 1405 

* 198-1J8 Copie autcntifhc ili l'ios \ isioni dc'^li Anziani. ]3o5-i392 

e senza data 
199-J19 l'etizioni private agli Anziani i3oo-i393 

e senza data 
200-Jio Carte info;-mi «-on appunti i)f r il disl)rÌ2;o degli 

aifari. 1298-1384 e s. d. 

202-122 Minute di Consigli del Popolo. 1298-1384 o i385 

Quantunque lo spoglio dei 48 volumi ora elencati; neanche la 
metà dell'intera raccolta; abbia fruttato soltanto 25 regesti, pur non 
riterrei partito accorto e prudente economia di tempo il trascurare, 
in vista della scarsezza dei risultati, i rimanenti 7v5, i quali, per altro, 
vogliono essere ridotti a 56, in quanto i registri dal 193 al 196 riguar- 
dano gli anni 1404 e 1405 ed i registri 122, 12^, i25, 139, 140, i65, 168, 
170, 172, 180, 181, 182, 184, 201 e 2o3 non possono, per il genere di 
provvisioni e di atti che ci conservano, quasi tutti relativi a stipen- 
diar!, fare al caso nostro. 

A chi pertanto ritornasse a Pisa per i lavori del Regesto Diplo- 
matico Visconteo resterebbero da esaminare, di codesta serie, i vo- 



(1) Il registro reca questo titolo : " Liber Consiliorum et certarum 
'' provisionum et ordinamentorum pisani communis et populi qui stare 
" et esse debet penes Cancellarium dominorum Antianorum pisani 
" populi, factus et compositus regnante serenissimo principe et do- 
" mino domino Karolo Quarto divina favente clementia Romanorum 
" Imperatore semper Augusto et Boemie Rege, Anno domini ab In- 
" carnatione eiusdem Millesimo trecentesimo quinquagesimo nono, 
" Indictione undecima, de mense Aprilis „. In più d' una delle prov- 
visioni contenute in. questo Reg. ; che fa propriamente parte della 
Appendice alla Cancelleria degli Anziani ; sono ricordati i patti per i 
quali la città di Pisa era legata al duca di Milano. Ad eccezione, però, 
del semplice estratto di una ambasceria, che riporto nelle schede sotto 
il 9 febbraio 1399, non è dato ritrovarvi alcun atto che non sia del- 
l'ordinaria amministrazione, la quale, anche sotto il nuovo Signore, 
si perpetua, di poco mutata, nelle sue forme tradizionali. A meno che 
l'intervento, in ogni consiglio, del luogotenente ducale non voglia far 
credere che tutti i provvedimenti dei rettori pisani fossero inspirati 
dal Visconti; ciò che, se per alcuni casi di straordinaria importanza 
può parer probabile, per la generalità delle deliberazioni è senza dub- 
bio assurdo. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 24I 

lumi dal 94 al 117, che abbracciano gli anni i33o-i35o : dal 119 al 121 
per gli anni i354-i355; dal J26 al i38 per gii anni 1357-1364; dal i55 
al 164 per gli anni 1376-1384; ed infine i volumi 166 e 167 (i386-i387), 
171 e 172 (1389-1390) e i83 (1397). 

Carteggio degli Anziani. — Come la Cancelleria del Comune, 
così quella degli Anziani ha raccolto in apposita serie il proprio Car- 
teggio, che numera i seguenti io registri : 

204-1 Lettere degli Anziani, i333-i335; f. i25. 

2o5-2 „ „ „ 1340-1342; f. lOI, 

* 206-3 „ „ „ i36i-i362; f. 198. 
^ 207-4 „ „ „ 1869; f. 44. 

* 2o8-5 „ ,, „ 1875-1376; i\ 140-144 e f. 102-189. 

* 209-6 „ „ „ 1379-1880; f. 202-252. 

"210-7 >? Jt w 1385-1 386; f. i5-63. 

* 211-8 „ „ „ 1393-1394; f. 145-198 e f. 242-286. 
212-9 jj V t> sec. XIV (non molto primaedopolametà) 
2i3-i Lettera agli Anziani , i3oo. 

Tanto per questi copiar! di lettere degli Anziani, come per i re- 
gistri della loro Cancelleria conviene la medesima osservazione, e cioè, 
che dagli atti di una tale magistratura, essenzialmente esecutiva, non 
potevano attendersi in gran numero documenti che uscissero dalla 
cerchia degli affari più comuni. Le eccezioni sono generalmente scarse 
e scarse furono pure nel rispetto delle mie ricerche, ma tali però, 
per ciò che riguarda in singoiar modo il Carteggio, da non farmi 
rimpiangere il tempo occupato nell' esame della breve serie, la quale 
pose termine alF esplorazione della parte comunale dell' archivio Pi- 
sano. 

E infatti non era da spendere altro tempo per le rimanenti 18 serie 
annoverate dalla Divisione A, lontane affatto, come il loro titolo stesso 
fa arguire, dal poter aumentare la raccolta de' miei regesti, quantun- 
que la scrupolosità, non mai eccessiva, del ricercatore potrebbe spin- 
gersi fino a non trascurare F esame delle due serie Carte diverse e 
Massa delle Prestanze. Ad ogni modo, a me ne mancò V opportunità (1). 

(1) Le rimanenti serie della Divisione A sono le seguenti: Consoli 
del Mare {1246), num. 46; Breve vctits Anthianorum (liste di nomi degli 

Arc'i. Stor. Loinb. — Aimo XX.VI[. — V asc. XXV. i6 



j^3 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBAlU) \ 



L' Archivio Diplomatico. 

Rimasto contento, come lui, ad esplorazioni parziali e limitate, le 
indicazioni che io posso fornire a codesta Onor. Commissione circa 
gli altri fondi dell* archivio di Pisa, sono necessariamente sommarie, 
ma non per questo insufficienti ad accertare i risultati forse del tutto 
negativi che attenderanno le ricerche per questa parte. 

L'esame primamente intrapreso dell'Archivio Diplomatico vuole, 
infatti, che dica subito come la serie degli Atti Pubblici non corrispose 
per nulla all'aspettazione. Solo 82, nei limiti del Regesto Visconteo, 
erano i documenti, e, nella massima parte, interessanti lo studio delle 
relazioni di Pisa coi pontefici, coi re d'Aragona e con Tunisi; nò 
fu in mio potere di assicurarmi se le pergamene che ricorrono piut- 
tosto frequenti, scritte in lingua saracena, accennassero, per avven- 
tura, a cose milanesi ' Nello schedario di quelle poche carte figura 
anche l'investitura feudale che Francesco Barbavara, procuratore du- 
cale, faceva in Milano, l'S di giugno del 1899, nella persona di Bene- 
detto d' Oddone de' Maccaioni de' Gualandi cittadino pisano e dottor 
di leggi (i); ma di fatto nell'Archivio Diplomatico tale pergamena 
non esiste e giova sempre riferirsi al Registro 27-1 degli Istrumentan 
del Comune, dov' è conservata una copia dell' atto. 

Non così povere, ma di gran lunga meno interessanti, sono le 
provenienze dei fondi privati, per le quali, fortunatamente, si hanno 



Anziani dal 1289 al 1409), 214-215; Carte diverse, 216-219; Camera del 
Comune: Entrate, 220 — Uscite, 221-228; Massario della Camera, 224; 
Imposte Dirette, 226; Massa delle Prestanze, 226-288; Esattore della 
taglia e colletta sopra i creditori in Massa et Prj^stansone pisani Coiiiit- 
nis, 289; Gabella delle Porte e Gabella Maggiore, 240-258; Gabella del 
Vino, 254-255; Dogana del Sale in Pisa, 256; Capitani della Vena del 
Ferro nell'Isola dell'Elba, 257-260; Potestà, 261; Curia della legge, 
282; Modulatori d'ufficiali pubblici, 268; Potesteria di Bibbiena, 264; 
Capitanie di Vada e Rosignano, 265 ; Acta collegii notariorum, 266-268. 
(i) Vedi delle schede pisane la 102.''^ Questo doc. si trova anche 
nell'Arch. di Stato in Milano in F6'//<:/i ^^ /«z;^s/////r^. Duca G. Galeazzo 
Conte di Virtù, Reg." B alias 1898-1899, f. i5o b. Cfr. G. Romano, Re- 
gesto degli Atti notarili di C. Cristiani dal ij()i al 1J99 in qu.cs>VArch.^ 
a. XXI, 1894, doc. CCCCLXVIL 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



nell'Archivio pisano diligenti spogli manoscritti, che mi abbrevia- 
rono di non poco l'esame dei depositi già dei Monasteri di S. Mar- 
tino, di S. Bernardo, del Carmine, di S. Benedetto e di S. Francesco. 
Anche da questo lato, però, risultanze perfettamente nulle; e non 
è certo avventatezza di giudizio il credere che egual delusione 
avrebbe coronato la ricerca negli altri spogli relativi agli Spedali 
Riuniti, a quello dei Trovatelli, a S. Anna e S. Carlo all'Orto, alla già 
Casa di Misericordia, ecc., ecc. Vorrei, ciò non ostante, stabilire delle 
eccezioni per i fondi dell'Opera del Duomo e dell'Ordine di Santo 
Stefano, considerata la possibilità, per quest' ultimo, che le così dette 
provante di nobiltà, con le quali veniva sollecitato l' onore di essere 
inscritti nell'ambito cavalierato, ci serbino, fra gli allegati, copie di 
documenti interessanti il Regesto. Così io faccio tesoro del prezioso 
suggerimento del ch."^^ cav. prof. Lupi, al quale non giungano sgra- 
dite le mie povere parole di riconoscenza per i validi aiuti onde egli 
jni fu cortese durante tutta la mia dimora in Pisa (i). 

In conclusione, la serie degli Atti Privati dell'Archivio Diploma- 
tico offre ben poche cagioni a bene sperare, e tutt' al più le ulteriori 
ricerche in quel campo dovranno restringersi ad una rapida lettura 
degli spogli (2). E sarà pur buona cosa il non trascurare le filze dei 
manoscritti del comm. Francesco Bonaini, conservati nell'Archivio e 
pregevolissimi per un numero considerevole di estratti, di transunti 
e di copie così di documenti pisani come di fiorentini e di toscani 
in genere (3): splendido attestato della operosità di quel compianto 
valentuomo. 



(i) Speciali ringraziamenti devo pur porgere al signor Guglielmo 
Tacchi, cortesissimo impiegato dell' archivio Pisano, che in ogni modo 
si prestò a facilitare le mie ricerche. 

(2) Altri fondi dell' Arch. Diplomatico sarebbero il R. Acquisto 
Scheggi, il Dono Paganini, il R. Acquisto Cappelli, il Deposito Galletti, 
il Deposito Bonaini, il Dono Tribolati, il Dono Micheli, il Dono Supino, 
il Deposito Simoncelli, ecc., ecc. È pure da far menzione degli Archivi 
privati; ora in possesso del Regio; Cappelli-Mosca, Da Scorno, Nelli^ 
Rad e Dell' Hoste e Savi-Filippi. 

(3) La Filza IV, ad esempio, contiene : 2. Spogli di archivi pisani 
e specialmente dell' opera del Duomo, secc. XIII-XIV ; 4. Spoglio 
delle pergamene Galletti e spoglio sommario delle carte di casa Ron- 
doni, secc. XII-XIV; 5. Spogli degli atti straordinari della Curia Ar- 
civescovile, sec. XIV; 6. Spoglio delle cartapecore dell'Arcivescovado; 
7. Spoglio dcJle carte pisane del Diplomatico di Firenze — Estratto 



' } 1 ATTI DLLLA SOCIKTA STORICA LOMBARDA 



11 frutto (Icvii iiikIm i l;Ì<hiiì di lavoro dedicati all' Archivio pisano 
( iii.i I a])i)r(S( ntaln da [60 rc.ui -ti clic inc<)iniiician() dal 23 gennaio 
i3j8pcr lìnirc col 20 aprile ì.\o:ì. 

Non è nella mia intenzione; uc^ trattandosi di rendere semplice 
(onlo del mio operato, e questa l'occa-^ioiK più favorevole ; di intrat- 
icncriiii |)aiticolarmente su ])ai( crhi dei documenti pisani da me ri- 
portati, che pur si prcst( i( blx ro a qualche illustrazione non del tutto 
inutile; ma, più clic alliovc, mi scmbi-a opj)ortun(j di ricordare qui 
due documenti dell'Archivio lìorentino, i quali riflettono non poca 
luce su episodi altrettanto oscuri quanto degni di nota della storia 
pisana. 

Il primo, già pubblicato dall'Abruzzese (1), è una lettera del jo 
rgosto 1841, mandata dall' ambasciatore fiorentino residente a Pisa, 
alla propria Signoria, che spiega a meraviglia il fatto a prima vista 
inverosimile dell' alleanza conchiusa da Luchino Visconti con Pisa; 
la repubblica che egli cercò sempre di ostacolare ne' suoi progressi. 
Si tratta, cioè, del tradimento per il quale il comune di Pisa, arre- 
stando " Messer Francescho o vero Francescuolo della Posteria da 
" Melano „; il marito di quell'infelice Margherita che, secondo l' A- 
zario, alia fiiit Heciiba (2); " con cjuattro suoi figliuoli „, cercò, con 
questa che a buon diritto i due Ammirato chiamano " scelleratezza (3) „, 
di " piacere al detto Messer Luchino segnore di Melano „ e solleci- 



di docc. pisani dell' Arch. delle Riformagioni — Estratto dei Proto- 
colli deirArch. dei Contratti a Firenze; 8. Spoglio dell' Arch. e Libre- 
ria del Seminario di Pisa; 14. Spogli di lettere degli Anziani dal 1379 
al 1400; ecc., ecc. Nella Filza V (Carte e copie di mss. pisani) si hanno: 
2. Carte pisane alcune delle quali sono di mano di Ranieri Tempesti : 
9. Docc. pisani, alcuni de' quali appartengono alla famiglia Da Scorno, 
.sec. XIV. Nella VII: Copie di docc. pisani dal 1277 al 1292; nella VII! ; 
Copie dal 1292 al i3ii; nella IX: Copie dal i3ii al sec. XVIII ; nella 
XXIII: Copie di docc. diversi dal sec. XII al XVIII. 

(i) A. Abruzzese, Della lega dei Pisani con Luchino V nelV impresa 
di Lucca, in Studi storici di A. Crivellucci ed E. Pais, voi. Ili, 1894, pagg. 
331-337. 

(2) Retri Azarh, Clironicon in Muratori, Rerum Italie. Script., 
voi. XVI, e. 3i8. 

(3) Ammirato, Storie fior cniine, P. I, t. II, pag. 352. . 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 24D 



tarne gli aiuti contro di Lucca, fastidiosa vicina. E gli aiuti vennero 
infatti dopo la lega decennale pattuita a Milano, fra il Comune di Pisa 
e Luchino, il 12 agosto 1841 (i), ma non mancarono anche " biasimi 
" e vergogne di questi mercatanti genovesi „ ; quei Genovesi che, poco 
più di cinquantanni prima, avevano fiaccato, alla Meloria, l'orgoglio 
pisano; " e da tutta maniera di giente marina „. 

Il secondo fra i documenti accennati, del gennaio 1898, è un par- 
ticolareggiato ragguaglio della Signoria fiorentina a' suoi " oratoribus 
Venetiis constitutis prò pace „ sulF audace colpo di mano tentato, a 
mezzo del Savello, del Pallavicino e del Diversi^ dal Conte di Virtù 
su Iacopo d'Appiano per aver Pisa ed il territorio; e venne pubbli- 
cato, insieme con altri documenti tratti dagli Archivi lucchese e mi- 
lanese, dallo Scaramella (2). A questo proposito, si aggiunga ora anche 



(1) Vedi la 2/^ delle schede pisane, e cfr. Giulini, Memorie spet- 
tanti alla storia della città e campagna di Milano, Milano, Colombo, 1854- 
57, voi. V, pagg. 29Ò-293. 

(2) Scaramella, La dominazione viscontea in Pisa (ij(j(j-i4oj) 
Con documenti inediti, in Studi Storici, citati, voi. Ili, 1894; pag. 4ó5; 
cfr. App. IV e V. Lo Scaramella si propone, nel suo studio, di inve- 
stigare gli intrighi del Conte di Virtù per sottomettere la croce pisana 
alla biscia viscontea, e di illustrare quindi le vicende della signoria 
sua e del figlio Gabriele Maria sulla città soggiogata. Egli, però, prende 
le mosse della pace che Pietro Gambacorti e Firenze firmavano in 
Pisa il 3 ottobre del 1889 (cfr. Osio, Docc. Diplomatici, ecc., v. I, p. 38o, 
doc. CCI) per rafìorzarsi vicendevolmente contro le pretese e le pro- 
babili violenze del signore di Milano, trascurando così tutti i docu- 
menti i quali attestano dal 1878 in poi altre notevoli relazioni col 
Conte di Virtù, secondo appare nelle nostre schede, dalla 79.^ alla 86.'^ 
Le schede pisane, contrassegnate dai numeri 100, 102, 109, ii3-ii8^ 
120-125, 127-188, 135-14T, mostreranno pure come lo S. abbia trascurato 
anche altri atti importanti di speciale interesse per il periodo delle 
sue ricerche. Ma il peggio è che, nel riportare per esteso o parzial- 
mente i documenti, lo S. trova modo di intercalare delle varianti dav- 
vero sbalorditoie. L' ambasciatore visconteo Lucterius de Rusconibus 
diventa nella trascrizione dello S. de Eustonihus (op. cit., app. I); la 
provvisione presa dai Savi il 20 aprile del 1891 aftinché " mictatur 
" unus ambaxiator Mediolanum ad dominum Comitem Virtutum expo- 
" siturus ei.... damna robbarias et alia enormia que fiunt in territorio 
" pisano contra pisanos et districtuales pisanos per gentes Scnarum et 
" supplicaturus eius celsitudini ut apponere dignetur remedium oppor- 
" tunum ut talia enormia non patrentur ,, ; (Cancelleria del Coin., 72-26- 
f. 19 a); subisce trasformazioni di codesto genere: "mictatur amba- 
" xiator militum (?) ad dominum.... damna.... quo sunt.... contra Pi- 
" sanos et districtualia Pisarum.... ut.. . illa enormia.... non psterentur! „ 



24<> AMI 1)I:LLA MM.jr.lA muhh.a ì.i^.mhakim 



un documento scnts; (kll'S i^tnnaio 1898, nel quale si delibera dal 
Concistoro che i Priori " statini rcstringant se cum coniniissariis do- 
" mini.... ducis Mediolani.... et una cum cis scribant domino prelibato 
" de novitatibus noviter occursis in civitate Pisarum vidclicet prò 
" roljbaria facta Paulo de SabcUis et eius comitive et rogent domi- 
" num quod velit... providere „ i Senesi " de gentibus armorum ut 
" possint se delcndere „. Veniva quindi deliberata anche un'amba- 
sceria ad Iacopo d'Appiano ed agli Anziani di Pisa " ad dolendum 
" cum eis de casibus occursis (1) „. 



R. ARCHIVIO DI STATO IN SIENA. 



Da Pisa mi trasferii a Siena il 21 dell'agosto, a sera, per presen- 
tarmi, la mattina dopo, al ch.'"« prof. cav. Alessandro Lisini, che con 
tanta cura e rara competenza sovrintende a quel R. Archivio di Stato, 
copioso ed ordinatissimo. Ne ebbi le più gentili profferte di aiuto ed 
i più utili avvertimenti, ond' è che, sicurato da così valida guida, 
potei intraprendere subito i lavori, incominciando dallo scorrere un 
inventario, opera pregevole del prof. Lisini stesso ed or non è molto 
dato alle stampe (2), il quale mette rapidamente lo studioso in con- 



Consimili irregolarità ed abbagli di trascrizione sono nei docc. del 
2 maggio 1891 (op. cit., p. 426); del 22 maggio (app. II), dove l'am- 
basciatore visconteo Heugherannis, il noto Enghiramo de' Bracchi, di- 
venta un Heragheramtis, e Io S. non ha posto mente che la ragione 
paleografica e grammaticale volevano si dicesse " casum infortuitum 
" gentibus ipsius domini.... occursum „, e non " casum infortuitum ^fw- 
" tis ipsius domini.... occursum „ : del 3i maggio 1899 (p. 485), del 21 
giugno (app. VII), dell' 8 luglio (p. 488), ecc. Taccio di molte inesat- 
tezze cronologiche e di errori d'altro genere che consiglierebbero 
una completa revisione della pubblicazione dello Scaramella. 

(i) R. Arch. di Stato in Siena, Concistoro, voi. CLXXXXII-201, 
fol. 4 b. Giova pur avvertire che, contemporaneamente allo Scaramellar 
altri quattro docc. importantissimi per l'esatto apprezzamento di questo 
fatto rendeva noti il prof. Giacinto Romano, op. cit., docc. CCCLXXV, 
CCCLXXVII, CCCLXXXV, CCCLXXXVI. 

(2j Inventario Generale del R. Archivio di Stato in Siena, Parte 
prima (Diplomatico — Statuti — Capitoli), Siena, Tip. e Lit. Sordo- 
Muti di L. Lazzeri, 1899. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 247 

dizione di abbracciare e apprezzare nel complesso e nei particolari 
i cospicui materiali onde sono ricche le serie dei Diplomi, degli Sta- 
tiiii e dei Capitoli. 

Gli Statuti; per le medesime considerazioni che mi indussero a 
trascurare j pisani; non potevano fare al caso mio, e mi rivolsi senza 
por tempo in mezzo all' 



Archivio Diplomatico. 

del quale non starò a numerare tutte le varie serie che lo distinguono; 
giacché dovrei ripetere quanto venne già pubblicato nell'inventario 
del prof. Lisini; restringendomi ad accennare soltanto quelle che fu- 
rono oggetto particolare delle mie ricerche. 

Archivio delle Riformagioni. — I (n. i) — Le Riformagioni, parte 
notevolissima dell'Archivio Diplomatico senese, sono distinte in più 
serie, la prima delle quali, contrassegnata semplicemente dal numero 
I, è copiosa di ben 6972 pergamene, dal 29 decembre 814 al 16 gen- 
naio 1790, passate dall'Archivio delle Riformagioni a quello di Stato 
fin dal primo anno della sua instituzione. 

E opera oltremodo lunga e laboriosa sarebbe la ricerca in questa 
ragguardevole raccolta; che, insieme con diplomi di imperatori e bolle 
e brevi di pontefici, ci conserva atti di leghe, di capitolazioni e di 
affari diversissimi, quali franchigie, sottomissioni, ecc., così da riguar- 
dare non solo la terra ed il contado di Siena, ma benanco gli altri 
Comuni ed i Principati d'Italia; se non soccorressero vari spogli an- 
tichi; ottimi, fra i quali, gli indici accurati, tuttora inediti, che nei 
secoli XVII e XVIII, compilavano il sacerdote Antonio Sestigiani ed 
il cav. Giovanni Antonio Pecci, a comodità propria e degli studiosi. 

Dell'opera del secondo, intitolata " Indice dell'Archivio delle 
" Riformagioni di Siena contenente lo Spoglio delle Cartapecore; 1778 „ 
e divisa in più tomi; il primo dei quali giunge sino al 1284 ed il se- 
condo al i55o; mi giovai a preferenza, come di quella che mi venne 
;5Uggerita più precisa e rispondente al mio scopo di unire alla sica- 
rezza delle ricerche la maggior sollecitudine possibile. 

L'importante serie diede per risultato 17 regesti; ma non va ta- 
( iuto come di alcune pergamene, sunteggiate con le più accurate in- 
dicazioni, nello spoglio, non fu possibile, nonostante le ricerche dili- 



24S ^ ITI l'I II \ SOCIETÀ STORICA I.OMnAIM),\ 



{pentissi me di quei rortcsi impiegati, rintracciare i corrispondciili ori- 
jj;inali. Mi sia permesso citare un caso solo: Nel tomo li clcirindicc 
Pecci, al numero progressivo 1975 (i), si trova che ai 19 di niaggicj 
del 1398, por rogito di Catelano Cristiani e a mezzo di suoi procura- 
tori, il ConiuiK^ di Siena approva la tregua firmata l'ii maggio ap- 
pena scorso tra il Duca di Milano e gli aderenti da una parte, ed il 
Doge di Venezia co' suoi alleati dall'altra, promettendo in termine 
di tre mesi di ratificarla. La pergamena corrispondente manca, ma 
per fortuna serba copia dell'atto il Registro di Feudi e di Investiture 
dell'Archivio di Stato milanese, che ebbi già occasione di ricordare (2) 
e dal quale apprendiamo come per tale bisogna furono procuratori 
del comune Senese il nobile Guido Gnidi e ser Giovanni di Cristoforo 
notaio. In considerazione di tali riscontri e della possibilità che altro 
ricerche, o meglio ancora casi fortunati, ritornino alla luce le perga- 
mene ora smarrite, ho creduto bene di non trascurare anche queste 
semplici, ma precise, indicazioni di spoglio, le quali assumono talvolta 
la forma e l'estensione di veri e propri regesti, e, nella mancanza 
assoluta del documento, valgono, se non altro, a testimoniarci un 
fatto. 

Le Riformagioni continuano con la 
Balzana (n. 2). — Da questo nome era distinta, nella suppellettile 
dell'antica cancelleria senese, una cassa fregiata dello stemma muni- 
cipale che, come è risaputo, rappresenta uno scudo spaccato di bianco 
e di nero. Le carte tolte di là, e per avventura altre aggiuntevi in 
seguito, costituiscono ora, in numero di 128, la serie seconda delle Ri- 
formagioni, la quale va dal marzo del 1089 al 9 decembre del 1474. 
Anche in questa serie le pergamene sono di svariato argomento, ma 
acquistano pregio speciale per alcuni diplomi concessi dagli Impera- 
tori che da Ottone IV (1209) si successero fino a Carlo IV (1369) e 
per parecchie bolle da Eugenio III (ii53) ad Eugenio IV (1432). 

Un " Repertorio delle scritture esistenti nella Cassa della Balzana „, 
compiuto, non saprei da chi, nel 1725, mi permise di esaurire con no- 
tevole prestezza anche lo spoglio di codesta collezione, la quale diede 
un solo diploma originale, datato da Pavia l'ii agosto 1399 e rogato 



(1) Cfr. delle schede senesi la 184.^ 

(2) Reg.*^ B aliaSf 1398-1399, fol. 26 a. Cfr. Romano, op. cìt., doc. 
CCCLXXX. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 24Q 

da " Ubertus December de Viglevano Comes Pallatinus „. E invero^ 
l'intervento del letterato illustre non par sconvenire alla solennità 
dell'atto col quale il duca di Milano delegava suoi rappresentanti a 
ricevere il pieno dominio della gentil Siena (i). 

Nè^ sempre nella categoria delle Riformagioni^ poteva essere in- 
tralasciata la serie designata dal nome della 

Lupa (n. 5). — In questa raccolta; che annovera loo cartapecore dal 
IO agosto 1298 al 18 settembre 1788 ed è, rispetto alle altre della me- 
desima categoria, piuttosto povera; sono pure, come avverte l' Inven- 
tario del prof. Lisini, a pagina 11, " bolle di papa Urbano VI, di 
" Giovanni XXIII, di Sisto IV, di Clemente VII. di Paolo III, di Gre- 
" gorio XIII e di altri papi fino a Clemente XII ,,, quasi che le carte 
di provenienza romana fossero messe di proposito e di preferenza 
sotto la custodia del simbolo particolare alla Città eterna. Né vi 
fanno difetto instrumenti di leghe e di trattati conchiusi dal Comune 
di Siena e da altri coi Re di Napoli specialmente e coi Duchi di Mi- 
lano, ma per gli anni dal 1279 al 1402 nessuna traccia di documenti 
viscontei. 

Una quarta collezione di pergamene, che il Governatore mons. 
Agnolo Niccolini faceva trasportare da Massa a Siena nel 1564, costi- 
tuisce la sesta serie dell'Archivio delle Riformagioni, col titolo per 
r appunto di 

Città di Massa (n. 6). — Presentemente sono 896 le pergamene di 
codesta serie, interessante un lungo periodo di anni dal luglio del 
764 al 12 decembre del i58t, ma la raccolta numerava dapprima altri 
254 diplomi, che tanti ne passarono infatti all'Archivio di Stato fio- 
rentino. E al sacerdote Pietro Paolo Pizzetti si deve uno " Spoglio 
" dell'Archivio di Massa fatto di ordine di S. A. R. Pietro Leopoldo 
" Arciduca di Austria e Gran Duca di Toscana, etc. „ dell'anno 1780; 
con la scorta del quale altri 6 documenti viscontei furono rintracciati 
facilmente frammezzo a tutte le altre carte di genere diverso e di 
varia importanza. 

Diplomatico. — La parte diplomatica del Regio Archivio se- 
nese comprende, oltre a quelle delle Riformagioni, parecchie altre 



(i) Schede senesi, n. 208. 



250 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



serie distinte in gruppi speciali a seconda dclhi l()r(» provenienza, 
come sarebbero a dire: Archivio Generale dei Contratti (n. 8), dal sec. 
XI al 1779; R. Prefeltura (n. 9), 1233-1773; R. Università degli Studi 
(n. 10), 1244-1795; Biblioteca Comunale (n. 11), 1176-1756; Opera. Me- 
tropolitana (n. 12), 1002-1680; ecc., ecc.; ma l'esame dell'Inventario 
già più volte ricordato ed i cortesi schiarimenti avuti mi dissuasero 
dall' indagare in altre serie che non fosse quella denominata ancora 
dalla 

Città di Massa (n. 14) — , la quale conta 284 pergamene, dal luglio 
del 754 al 20 marzo del 1756, ed è fornita di uno " Spoglio ed Indice 
" delle Cartapecore di Massa nuovamente riordinate e disposte per or- 
" dine cronologico, ed esistenti nel pubblico generale Archivio delle 
" Riformagioni della Città di Siena in quesf'anno 1840 „. I risultati, 
per questa serie, sono rappresentati dalle schede 29.^ e 232.^ 



I Capitoli. 

Sotto questa denominazione " trovansi raccolti, oltre a quei re- 
" gistri chiamati in Siena Caleffi, contenenti gli atti riguardanti il 
'* Comune, anche tutte le scritture, tanto originali che in copia au- 
" tentica o no di alleanze, di paci, di convenzioni stipulate con i paesi 
'* limi troll e con gli altri Stati d'Italia; e vi sono compresi altresì 
" i privilegi, le concessioni, le sottomissioni delle città, terre e ca- 
" stelli che fecero parte del dominio della Repubblica, quando peral- 
" tro quei documenti, scritti sia in pergamena sia in carta di lino, 
" hanno forma di libro, 'di quaderno o di semplice foglio piegato (i)„. 

Nessuna differenza, adunque, eccettuando forse i Caleffi, fra i Ca- 
pitoli e r Archivio Diplomatico per quanto concerne alla materia dei 
documenti, la distinzione dei quali nelle due serie sopra accennate fu 
suggerita piuttosto dalla forma con la quale i documenti stessi ci sono 
pervenuti, che non da altre considerazioni. L'importanza della serie 
dei Capitoli rispetto a quella del Diplomatico è, quindi, presso che 
la medesima, se non, forse, anche maggiore, tenuto calcolo delle fonti 
copiosissime e preziose che sono i Caleffi. 



\) Inventario cit., sotto Capitoli. 



AITI di:lla società sto h ha lombarda 



I " Caleffi „. — Dei Caleffi ; che sono gli instruinentari del Co- 
mune senese contenenti e atti copiati a forma di registro senza auten- 
ticazione notarile e insti umenti originali e copie autentiche, tutte 
riuniJie in grossi volumi ; si è disputato circa T etimologia e la signi- 
iìcazione del nome, in apparenza tanto strano, col quale sono desi- 
gnati e che in Siena e nel contado servì anche ad indicare quel libro 
pubblico dove si annotavano i debitori morosi delle casse municipali; 
né par meraviglia che volgarmente la designazione del libro più ido- 
neo a scuotere la coscienza popolare con lo spauracchio della fisca- 
lità, passasse in seguito a comprendere gli altri registri in genere 
deir azienda comunale. Comunque ciò sia ed in qualunque modo si 
voglia spiegare il fatto di Caleffo usato anche come nome proprio di 
persona; e cioè Caleffino olim Caleffi-, in un Instrumentario del Co- 
mune di Colle di Val d'Elsa, a noi basti di rilevare come T Archivio 
senese conserva tuttora, e in ottimo stato, cinque di questi prege- 
voli volumi distinti dal colore speciale delle colossali coperture o da 
altre particolarità caratteristiche, onde accanto al Caleffo Rosso ab- 
biamo il Bianco^ o dcll^ Assunta, il Vecchio, il Nero ed il Caleffeito. 

II solo Caleffo Rosso (n. 4 dalla serie dei Caleffi); voluminoso co- 
dice membranaceo, in foglio grande rilegato in asse, scritto da più 
mani nei secoli XIV e XV in carte 270; non deluse, però, le grandi 
speranze concepite, fornendomi 6 documenti del 1889; relativi alle le- 
ghe stipulate da Giangaleazzo Visconti con Siena e poscia anche con 
Firenze, Bologna, Perugia, Alberto d'Este, Francesco Gonzaga, i Ma- 
latesta, Antonio da Montefeltro, gli Ordellaffi e Pietro Gambacorti; 
e del 1895, circa il compromesso fatto nel Conte di Virtù per parte del 
Comune di Siena e di Bertoldo dei Conti Orsini di Suana a propo- 
sito del possesso di Scerpena così lungamente contrastato. 

I Capitoli. — Alquanto più proficuo fu l' esame degli altri numeri 
dtlla serie dei Capitoli, che ora sono semplici fogli piegati, ora qua- 
derni, ora fascicoli, membranacei o cartacei, talvolta anche veri e 
propri volumi, e tra i quali nutrii speranza di poter rintracciare; come 
già mi era avvenuto nel Diplomatico; qualche documento di perti- 
nenza alla città di Massa, poiché tale probabilità presentavano i se- 
guenti numeri : 

N. IO. — 1209, marzo i3 — 1400. " Istrumenti, consulti e liti 
*' dal MCCCX al MCCCC. — Num. MCXXVI e MCXXVII. — Sono atti 



ATTI DELLA SOCItTA STORICA I.OMBAIU.A 



'• filativi allo giurisdizioni del Comune di Massa Marittima, lc<i;ati in- 
•• >i( me < contrassegnati ciascuno con numero progressivo dall' i al 
*' 33. - Mazzo di fogli cartacei „. 

.V. //. — i365-i474, novembre 14. " Inventari, compromessi, 
" consulti, sentenze e paci. — Num. MCXXVlh e MCXXIX. — Sono 
" atti come sopra, contrassegnati ciascuno dal numero progressivo 
" dall'i al 68. — Mazzo di fogli cartacei „. 

iV. 12. — Sec. Xlll-Sec. XVIII. — " Lettere e scritture varie 
" spettanti al Comune di Massa Marittima. — Mazzo di fogli car- 
" tacci (lì „. 

Ma queste carte; di importanza, per altro^ assai scarsa in riguardo 
alla storia generale; non mi procacciarono la ricercata sorpresa e così 
pure il numero 24; che, sotto il titolo di " Instrumenti della lega 
'' guelfa toscana „, contiene vari rogiti del notaio senese Johannes 
Paganelli, dal 1287 al 1298; deluse le mie aspettative: ciò che fortu- 
natamente non avvenne per i numeri qui sotto elencati, i quali for- 
nirono interessante materia a 33 nuove schede: 

N. y4. — 1869, ottobre 25. Atto della lega firmala contro Ber- 
nabò Visconti fra Urbano V ed il Comune di Firenze. I quattro fogli, 
in parte laceri, di codesto quaderno cartaceo ci serbano i soli capitoli 
della lega, ma non il principio che andò, col primo foglio, perduto. 

N. 80. — 1875, novembre 27. È un quaderno membranaceo di 6 
fogli, r ultimo dei quali in bianco, contenente la lega stretta da Ber- 
nabò con Siena e con Firenze. 

N. joi. — 1889, ottobre 9. Si tratta della lega già ricordata a 
proposito del Caleffo Rosso e che qui ci viene conservata in 7 fogli 
membranacei non numerati, l'ultimo dei quali non scritto, per copia 
autentica di " lacobus quondam Manni civis Senarum „, il noto amico 
di Coluccio Salutati. 

N. 102. — 1890, ottobre 9 — 1400, marzo 16. " Affari di Gian- 
" galeazzo Visconti colla Repubblica di Siena „. È un " inserto car- 
" taceo, in foglio piccolo, di carte 99, ad eccezione dell' ultimo qua- 
" derno (contenente il documento del 1400) che è membranaceo e 
" mutilo nelle prime carte „, contenente documenti di capitolazioni, 
di leghe, di paci, ecc. celebrate tra il Visconti ed il comune Senese, 



(1) Inventario, cit., pag. i65. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICIA LOMBARDA 2d.'> 



nonché altri Comuni e Signorie, con spiccata prevalenza degli atti 
riguardanti i patti onde fu regolata la dedizione di Siena al Duca di 
Milano (i). 

A''. loj. — 139O; gennaio 27 — 1391. marzo 29. Quaderno mem- 
branaceo in foglio piccolo, di carte 4 non numerate, con due atti re- 
lativi ad un nuovo compromesso nel Conte di Virtù da parte del Co- 
mune di Siena e del Conte Bertoldo Orsini. 

N. 104. — 1855, agosto 18 — settembre 24. Altri atti relativi 
al compromesso accennato, che ci vengono conservati da un piccolo 
codice cartaceo di fogli 44. 

N. loj. — 1895. " Atti nella causa tra il Comune di Siena e il 
'' Conte Bertoldo degli Orsini per il castello di Scerpena vertente 
" dinanzi al Commissario del Conte di Virtù eletto arbitro dalle 
•" parti. ^- Codice cartaceo in foglio piccolo legato in pergamena, di 
^' carte 195 (2) „. 

N. 106. — 1836, maggio 16. Quaderno membranaceo in foglio 
piccolo di carte 8 non numicrate. I procuratori di Giangaleazzo Vi- 
sconti, di Pisa, di Perugia e di Siena da una parte, e quelli di Firenze, 
di Bologna, di Nicolò d"'Este, di Francesco Gonzaga, di Francesco da 
Carrara, dei Malatesta, di Astorgio Manfredi, di Lucca, degli Alidosi 
e di Città di Castello dall'altra, firmano una lega quinquennale. 

A^. loy. — 1859, decembre 11. Quaderno simile al precedente 
di carte 6 non numerate, l'ultima delle quali in bianco, che ci serba 
altra delle convenzioni per la sommessione di Siena al Conte di Virtù. 

Esaurite, così, codeste parti notevoli dell' Archivio senese, occor- 
reva rivolgersi a due altre importantissime serie, onde quel deposito 



(i) Inventario, cit., pag. 186. A proposito di questo inserto cartaceo 
giova pur sapere che, in calce ad un indice di mano moderna, nel 
quale sono elencati i documenti compresi nel volume, una nota recen- 
tissima avverte che i documenti stessi furono tutti " spogliati per 
studio ad hoc „. Avvertimento inutile e contrario ai regolamenti degli 
archivi pubblici. 

(2) Inventario, cit., pag. 186. Tanto per il num. 104 che per il io5 
non diedi, naturalmente, il regesto dei singoli atti compresi nei due 
codici, che solo di riflesso interessano il Visconti, giacché tutta la 
faccenda venne condotta e disbrigata dal commissario Rolando da 
Sommo, famosissimo dottor di leggi. Mi accontentai di riportare in due 
separate schede l'indicazione comprensiva del contenuto dei codici, 
mancando in essi la procura del signore di Milano nel suo delegato. 



254 ^^"'* DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 

rLÌcolarmcnt(* pregiato v Unito lume dfMiva alla conos<cnza non 
-"In (lei rivolgimenti e delle ijiiziative interne del comune di Siena, 
ma anche delle relazioni che la lìorcntc Repubblica ebbe con altri molti 
Comuni e con varie Signorie. Voglio accennare, cioè, alle serie dei 
numerosi volumi che ci serbano, per lungo tratto di tempo e con una 
continuità rara a trovarsi in raccolte di simil genere, le deliberazioni 
del Consiglio Generale e del Concistoro : i due massimi orsfani della 
vita pubblica senese ai tempi della libertà. 

Il Consiglio Generale. 

Il Consiglio Generale senese, detto anche, dallo speciale mezzo 
di richiamo dei Consiglieri, Consiglio della Campana (Generale Con- 
silium Campane Comunis Senarum), va considerato come il deposi- 
tario della suprema .potestà del Comune, in quanto vediamo ad esso 
affidate la trattazione degli affari più gelosi ed importanti, sì in tempo 
di pace che in occasione di guerre, la conclusione dei trattati e delle 
alleanze, così di piccolo come di grande rilievo, le approvazioni dei 
,capitoli di tregua, le massime questioni giurisdizionali ed i provvedi- 
menti economici di maggior momento. Il Podestà od un suo rappre- 
sentante presiede le adunanze e, normalmente, fa le proposte. 

Lo studio dell'intera serie di tali deliberazioni; numerosa di più 
di duecento volumi, tutti membranacei, in foglio grande, rilegati in 
asse; avrebbe richiesto tempo e fatica non lieve, se anche questa ri- 
cerca non avesse facilitato e abbreviato un diligente manoscritto della 
line del secolo scorso, e precisamente del ryyS, intitolato " Indice 
" dell'Archivio delle Riformagioni di Siena contenente le delibera- 
" zioni del Consiglio Generale „. L'attento esame del primo fra i due 
grossi tomi che compongono codesto indice, non mi additò nulla che 
potesse interessare il Regesto; ma il secondo scoprì, invece, traccio 
notevolissime, affidato alle quali intrapresi lo spoglio dei seguenti 17 
registri, che fruttarono in tutto 70 documenti viscontei nella misura 
rispettivamente segnata tra parentesi: 

(1) CL-148. — i35i, gennaio-giugno (doc. 1), 
CLI-149. — i35i, luglio-decembre (doc. i). 



(1) Il numero romano rammenta la vecchia segnatura; l'arabico 
ìndica la nuova. Ad agevolare i riscontri e le ricerche e l'uno e l'ai, 
tro sono d'egual interesse. Ciò valga anche per la serie del Concistoro- 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 2DD 

CLIV-i52. — i353, gennaio-giugno (nulla). 
CLX-i58. — i356, luglio-decembre (doc. i). 
CLXXI-168. — i36i, luglio-decembre (doc. 1). 
CLXXVI-172. — i365, luglio-decembre (docc. 2). 
CLXXVII-174. — i366, gennaio-giugno (docc. 6). 
CLXXXII-179. — 1369^ gennaio-decembre (docc. 2). 
CLXXXVIII-185. — 1875, gennaio-decembre (docc. 2). 
CLXXXIX-186. — 1376, gennaio-decembre (doc. i). 
CXC-187. — 1378, gennaio-giugno (docc, 2). 
CC-195. — i385, maggio — i386, marzo (docc. 2). 
CCI-196. — 1387, marzo — iSqi, marzo (doc. 1). 
CCII-197. — 1391^ aprile — 1895, decembre (docc. 9). 
CCIII-198. — 1396, gennaio — 1899, aprile (docc. 14). 
CCIV-199. — 1899, maggio — 1401, marzo (docc. 16). 
CCV-200. — 1401, marzo — 1408, marzo (docc. 9). 

I documenti viscontei di questa interessante raccolta principiano 
dal i3 maggio i35i; col riferirsi alla lega guelfa formatasi " propter 
" adventum pestifere gentis domini Mediolanensis quereiitis conculca- 
" tionem.... libertatis.... communium.... Tuscie (i) „ ; per giungere sino 
al 26 settembre 1402, sotto il qual giorno si trova l'ultima delibera- 
zione che il Consiglio Generale senese celebrava con la debita solen- 
nità in riguardo a Giangaleazzo Visconti, di recente morto, appunto 
" prò fiendis honorabiliter exequiis „ all' inclita sua memoria (2). 
Entro questi limiti, gli altri documenti riflettono la venuta in Toscana 
delle genti di Giovanni Visconti arcivescovo, i replicati maneggi' di 
Bernabò con Siena e con Firenze in servigio della sua politica astuta 
e senza scrupoli, le alterne vicende delle relazioni intercorse fra Siena 
ed il Conte di Virtù prima e dopo che quella città ebbe a fare com- 
pleta soggezione di sé stessa a lui. E di queste nuove schede meri- 
tano per avventura uno schiarimento soltanto la 55.^ e la 56. '"^ (1878, 
marzo 22 e aprile 1) per avvertire come la pace della quale è fatta 
menzione in esse, sia quella promossa da Bernabò fra la Chiesa da 
una parte; rappresentata dal legato pontificio Cardinale della Grangia 
o d'Amiens; ed i Fiorentini dall'altra, e che diede luogo, nel marzo 



(i) Schede i.-'* e 2.'' 
(2) Scheda 254.'' 



2bC) ATM DELLA SOCIKTÀ STORICA LOMBARDA 



<lcl J378, al convegno di Sarzana così bruscamente interrotto dall' im- 
provvisa morte di i)apa Gregorio XI (1). 



Il Concistoro. 

Accanto al Consiglio Generale , rappresentante la Repubblica 
nelle sue più alte prerogative, ha onorevole posto il Concistoro che 
Ira i vari magistrati del comune Senese, più si accosta, per affinità 
ed importanza di funzioni e di poteri, a quella suprema instituzione 
repubblicana (2). Di essa è, anzi, quasi un complemento, reso ne- 
cessario dalla tradizione e dagli ordinamenti municipali, i quali, 
mentre, ad esempio, volevano riservata al Consiglio Generale la no- 
mina degli ufficiali subalterni del Comune; come sarebbero i Prov- 
veditori di Biccherna, gli Ufficiali dei Paschi, quelli del Sale e dei 
Pupilli, i Podestà, i Vicarii e così via; dava per altro al Concistoro 
il diritto di proporre i nomi sui quali la scelta dovesse restringersi. 
Al Concistoro, poi, spettava; nonché la nomina di deputazioni citta- 
dine elette a tempo per lo studio di certe determinate questioni ; la 
disamina degli affari di qualunque specie ed entità, preventiva alle 
deliberazioni che su di essi prendevano poscia o il Consiglio del Po- 
polo o quello Generale; così che, pur fatta ragione della sua dipen- 
denza da questi due poteri superiori, le decisioni del Concistoro; alle 
volte definitive, alle volte sul? conditione; serbano le traccie di tutta, 
si può dire, V attività amministrativa e politica del Comune, nelle 
sue multiformi manifestazioni: dalle semplici nomine di ufficiali a quelle 
solenni di ambascerie a potenze estere; dalle provvisioni ordinarie 
per il pagamento di piccole spese a quelle per i contributi da pat- 
tuirsi in una alleanza; dalle proposte per regolare l'obbedienza di 
un castello del territorio ai capitoli consacranti il sacrificio della au- 
tonomia e della libertà comunale al despotismo di una signoria stra- 
niera. 



(i) Cfr. GiuLiNi, op. cit., voi. V, pagg. 601-602. 

(2) Al Concistoro parteciparono, a seconda dei tempi e delle cir- 
costanze, i domini Novem, i domini Diiodecim, i Priori, i Gonfalonieri, 
il Capitano del Popolo, il Luogotenente Ducale, cittadini a ciò requi- 
siti, ecc. 



ATTI DELLA. SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



La quale immensa varietà di provvedimenti ci è conservata; dal 
gennaio del i338, sotto il governo dei Nove, lino ad oltre il 1408; in 
una serie di più che 220 volumi cartacei, di piccolo formato e rilegati 
in pergamena, ciascuno dei quali riflette una gestione bimensile della 
magistratura e, nei primi della serie, riporta anche le deliberazioni 
del Consiglio del Popolo corrispondenti a quelle del Concistoro. Un 
altro spoglio compiuto nel 1778 e compreso in due volumi manoscritti 
dal titolo " Indice dell'Archivio delle Riformagioni di Siena contenente 
le deliberazioni del Concistoro „ (il secondo volume incomincia col 
novembre del 1347), è utilissimo complemento della raccolta, l'esame 
della quale mise in luce 126 documenti di soggetto visconteo, distri- 
buiti, registro per registro, nel modo seguente: 

III-3. — i35i, settembre-ottobre (docc, 5). 

V-5. — i355, gennaio-febbraio (docc. 4). 

VI-6. — i355, marzo-aprile (doc. i). 

XIX-20. — i36o, luglio-agosto (docc. 3). 

XXI-22. — i362, marzo-aprile (docc. 6). 

XLVII-52. — 1369, luglio-agosto (doc. 1). 

L-55. — 1370, maggio-giugno (docc. 2). 

LXX-77. — 1375, luglio-agosto (doc. i). 

LXXXVIlI-97. — 1379, maggio-giugno (doc. i). 

XCV-io5. — i38o, novembre-decembre (doc. 1). 

XCVII-107. — i38i, marzo-aprile (doc. i). 

Cl-iir. — i38i, novembre-decembre (doc. 1). 

CXV^1I-T27. — i385, luglio-agosto (docc. 2). Questi due documenti 
sono nelle schede 61.^ e 63.^ e, come anche il docu- 
mento della scheda 62.% riguardano certamente le trat- 
tative per la lega che fu poi, nel novembre i385, sti- 
pulata fra il Conte di Virtù e i Comuni di Firenze, 
Bologna, Pisa, Lucca, Perugia e Siena contro le com- 
pagnie di ventura. Cfr. Giulini, op. cit., voi. V, p. 677. 

CXXlI-i32. — i386, luglio-agosto (docc. 2). 

CXXVI-I36. — 1887, marzo-aprile (docc. 3). 

CXXIX-139. — 1387, settembre-ottobre (doc. 1). 

CXXX-140. — 1387, novembre-decembre (docc. 9). Nel documento 
della scheda 79.% che è del 29 decembre, si accenna 
alla probabile morte imminente della madre di Gian- 

Arck. Stor. Loi.il. — Anno XX VII. — Fase. XXV. 17 



258 ATTI DIJ.LA SOCIKTÀ STORICA LOMBARDA 

galeazze », I-Jianca di Savoia, che diiv giorni dcjpo av- 
\(i.i\;i iiiliitti la pi'cvisionc. 

CXXXI-141. — j388, gcniiaio-lebbraio (doc. 1). 

rXXXIV-i.i3. — i388, maggio-giugno (docc. 3). 

( XX.WI 1 ||. — i388, settembre-ottobre (do*. 1 k hitivo alla se^ 
unita nascita di Giovanni Maria Visconti). 

CXXXVlll-i 17. — 1889, gennaio-febbraio (docc. 2). Questi due du- 
I iiiiK riti, dell' II e del 12 gennaio, sono compresi nelle 
schede 85.*'' e 86.'^ e si rileriscono alla richiesta che il 
Conte di Virtù fece presso il Comune di Siena, del 
maestro " Marsilius de Sancta Sophia phisicus sala- 
" riatus Comunis Senarum ad legendo (sic) fac-ultates 
"medicine,,, onde giovarsene " prò reformatione stu* 
" dii patavini,,. Il Romano, op. cit.^ doc. CCXLVIII, 
ricorda un giuramento di fedeltà prestato da Marsilio 
in Pavia il 4 ottobre 1896 a proposito di un certo " of- 
lìcium suum „ che pare fosse quello di medico di corte. 
Maestro Marsilio; del quale il Romano fa cenno anche 
neir altro suo studio sopra Giangaleaz2o V avvelena- 
tore, in quest'are//., a. XXI, 1894, fase. Ili, pag. 819; 
era padovano e figlio di Nicolò, e " fu, al dire di Mi- 
" chele Savonarola [De inagnificis ornanientis civitaiis 
^^ patavlnae) uomo più che umano, divino e principe 
"di tutti i medici del suo tempo,,. Così il Vedova 
{Biografi 3 degli scrittori padovani, Padova, coi tipi della 
Minerva, MDCCCXXXII, pag. 216), dal quale appren- 
diamo che Marsilio appare già sin dal 1867 aggregato 
al Collegio dei Medici padovani col titolo di Profes- 
sore, e nel 1889, per ragioni non ben chiare, lontano 
dalla patria. Fra le varie ipotesi, sembra più probabile 
al Vedova che il Santa Sofìa ne fosse partito per la 
fiera avversione che egli nutriva contro il Visconti, 
il quale per altro nella pace firmata il gennaio del 
1892 col principe Carrarese poneva nei capitoli anche 
la restituzione dei beni e dei diritti già tolti a Mar- 
silio, in patria. Il Vedova non seppe precisare Tanno 
nel quale il dotto padovano salì con molto onore la 
cattedra di Pavia e non accenna alla sua dimora in 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 239 



Siena. Da Pavia Marsilio si trasferì nel 1899 a Pia- 
cenza e, morto il Visconti^ secondo le migliori con- 
getture, a Bologna, dove cessò di vivere nel 1405. (Ve- 
dova, op. cit., pagg. 216-218). 

CXXXIX-148. — 1389, marzo-aprile (doc. i). 

CXLI-i5o. — i?89, luglio-agosto (docc. 2). 

CXLII-i5i. — 1889, settembre-ottobre (docc. 5). 

CXLIV-i53. — 1890, gennaio-febbraio (docc. 4). 

CXLVI-i55. — 1890, maggio-giugno (docc. 5). 

CLI-160. — 1891, marzo-aprile (docc. 4). 

CLI1-i6j;. — 1891, maggio-giugno (docc. 4). 

CLIII-162. — 1891, luglio-agosto (doc. 1). 

CLIV-163. — 1891, settembre-ottobre (nulla). 

CLVI-i65. — 1892, gennaio-tebbraio (doc. i). 

CLVII-166. — 1892, marzo-aprile (doc. i). 

CLXI-170. — 1892, novembre-decembre (doc. i). 

CLXIII-172. — 1898, marzo-aprile (doc. i). 

CLXIV-178. — 1898, maggio-giugno (doc. i). 

CLXVI-175. — 1898, settembre-ottobre (doc. i). 

CLXXIV-188. — 1894, novembre-decembre (doc. i). 

CLXXV-184. — 1895, marzo-aprile (doc. i). 

CLXXVI-i85. — 1895, maggio-giugno (nulla). 

CLXXVII-186. — 1895, luglio-agosto (docc. 4). 

CLXXXII-201. — 1898, gennaio-febbraio (doc. i). 

CLXXXVII-196. — 1897, marzo-aprile (docc. 2). 

CLXXXVIII-197. — 1897, Diaggio-giugno (docc. 2). 

CLXXXIX-198. ~ 1897, luglio-agosto (docc. 8). 

CXC-199. — 1897, settembre-ottobre (doc. i). 

CXCIV-208. — 1898, maggio-giugno (doc. 1). 

CXCVIII-207. — 1899, gennaio-febbraio (docc. 2). 

CXCIX-208. — 1899, marzo-aprile (docc. 2). 

CCI-210. — 1899, luglio-agosto (doc. i). 

CCII-211. — 1899, settembre-ottobre (docc. 2). 

CCIV-218. — T400, gennaio-febbraio (docc. 4). 

CCIX-218. — 1400, novembre-dicembre (docc. 2). 

CCXII-221. — 1401, maggio-giugno (docc. 8). 

CCXV-224. — T401, novembre-decembre (doc. i). 

CCXVni-227. — 1402, luglio-agosto (doc. 1). 

CCXIX-228. — 1402, settembre-ottobre (docc. 3). 



200 AMI DKLLA SOCIETÀ STOKICA LOMBARDA 



Starei per dire che la presente serie l'ornirebbe da sola bastevole 
materia per uno studio quasi completo delle relazioni passate fra i 
Sijriuiri di Milano, da Giovanni arcivescovo al Conte di Virtù, e la 
Repubblica senese, tanti sono e di così vàrio genere i fatti dei quali 
le deliberazioni del Concistoro ci serbano memoria. E, per incomin- 
ciare dal i35j; del qual anno sono i primi regesti; è notevole l'am- 
basceria che Giovanni Visconti mandava, nell'ottobre, a Siena per 
lamentarsi con quel Comune degli aiuti promessi ai Fiorentini " eius 
" capitalibus ynimicis „ affinchè " potentie et iniquitati crudelissime 
" tirannidis domini Mediolani archiepiscopi resisteretur et resisti pos- 
" set „ (i35i, ottobre 12-19). Ma, quattro anni più tardi, la diffidenza 
dei Senesi per la insidiosa vipera par cessata, che, a richiesta del se- 
condo Galeazzo, il Comune mandava a Milano un sussidio di gente 
d'arme, il quale doveva forse servire a rendere ancora più paurosa 
air imperatore Carlo IV la ospitalità, circondata di tanti apparati bel- 
licosi, offertagli dai fratelli Visconti (i355, gennaio i5-i8) (i); né man- 
cano le più lusinghiere congratulazioni per lieti successi delle milizie 
milanesi contro quelle di Pavia (i355, aprile 28). 

Nel 1862 ricompaiono più insistenti e più forti le apprensioni per 
la venuta in Toscana delle compagnie assoldate da Bernabò (i36o, 
aprile io — marzo 3i; 1870, maggio 18); al quale, per altro, basta 
l'animo di offrire in seguito tutte le sue forze a Siena, per lo ster- 
minio delle soldatesche di ventura " volentium occupare Ytaliam „ 
(i38o, novembre 2). Una prova, però, della circospezione con la quale 
le sue proposte erano sempre accolte è chiarissima nella diffidenza non 
dissimulata dal comune Senese quando, nel 1875 (luglio 27), si trattò di 
seguire Y esempio di Firenze nel far lega con lui. 

Nella serie del Concistoro il nome del Conte di Virtù appare per 
la prima volta a proposito del progettato suo matrimonio con Isabella 
figlia al Re di Francia, che, annunciato a Siena, si ebbe da quel Co- 
mune le più ampie approvazioni e congratulazioni (1860, luglio 21-22). 
Questo nel 1860. Diciannove anni dopo, certa gente d'armi che Gian- 
galeazzo Visconti aveva ragunato " in civitate Pisarum et extra „ fa- 
ceva dubitare ai buoni Senesi fosse quello un preparativo ai danni 
della città loro, epperò, di pieno mandato del Consiglio Generale, il 



(i) Cfr. GiuLiNi, op. cit., voi. V, pagg. 897 e se< 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 2bl 



Concistoro si affrettava ad ordinare un' ambasceria a Pisa, che appu- 
rasse i sospetti (1379, maggio 12); ma la cosa dobbiamo credere chte 
non ebbe altro seguito, giacché di questo episodio 1' archivio di Siena 
non serba ulteriore menzione. Evidentemente le genti d' arme, cagione 
di tanta apprensione alla Repubblica senese, erano quelle raccolte dal 
Conte di Virtù nel porto pisano allo scopo di preparare onorevole e 
isicura scorta alla principessa Maria, erede della corona siciliana, che 
egli si apprestava a condurre in isposa. A tal uopo il Visconti aveva 
assunto in suo servigio anche navi del porto livornese, come ci assi- 
cura una provvisione degli Anziani di Pisa del i3 maggio 1879 con 
la quale si comanda a Bartolomeo de Tantulis, podestà di Livorno, di 
mandare immantinenti a Pisa, per una certa necessità del Comune, 
" tucte le barche duno centonaio e mezzo o de inde in giù le quali 
" ìion siano obligate ,per li servigi del signore.... lo Conte de Viriti „ (i). 
Ed è risaputo che la flotta viscontea veniva poi incendiata ad opera 
del Re d'Aragona (2). 

La politica ambigua e tergiversante, sfruttata da Giangaleazzo nelle 
controversie tra il papa Urbano VI e l'antipapa Clemente VII, riceve 
nuova illustrazione dall'ambasciata che il Signore di Milano trovava 
opportuno di far esporre, il 18 agosto del i386, ai Priori e ad alcuni 
cittadini senesi, appositamente requisiti, " circa.... Urbanum papam 
" sexcumet quosdam cardinales tam fugitivos quam captivos et.... circa 
" reconciliationem eorundem.... et circa reintegrationem sancte matris 
" Ecclesie „ per far conoscere e giustificare " in effectu opera et ac- 
'' tiones dicti domini Comitis Virtutum patratas perenni circa recon- 
'' ciliationem et reintegrationem predictas,,. E da questo momento à 
rapporti si fanno più stretti e più frequenti, attestati come sono dalle 
trattative per la lega del Conte di Virtù con Siena, Pisa, Firenze e 
Bologna (1887, aprile 12 -r- marzo 28); dall'annuncio dato ai Senesi 
della presa di Verona (ottobre 29) ; e da altri affari di minor conto, 
sino a tanto che le proteste e gli atti di mutua amicizia e benevolenza 
si palesano, da parte del Comune di Siena, piuttosto di sommessione, 
come è lecito arguire dall' ambasceria senese del novembre 1887, che 
al Conte di Virtù offriva " totum posse Comunis ad eius servitia „ e 



(i) Arch. di Stato in Pisa, Arch. del Comune, Div. A, Carteggio 
degli Anziani, 209-6, fol. 226 a. Cfr. la 80.* scheda pisana. 
(2) GiuLLM, op. cit., voi. V, pag. 607. 



iC)2 ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 



più esplicitamente dalla < niicoidia clie si yoUr ottenere da Giovanni 
degli Ubaldini, capitano visconteo, anciie eoi .sacriticio di sci mila fio- 
rini d'oro, salvo però, riferire al Signore di Milano che "sui respectu 
" dieta concordia sit facta „ (iSSy, novembre 2 -- i388, gennaio 5). 

Un'altra ambasceria del Comune di Si(Mia mandata a Giangaleazzo 
nel i388 (giugno 5-8) con capitoli predisposti per " certi savi huomini 
" electi e li magnifici Signori Signori Priori „, prelude alla lega quin- 
quennale firmata fra le due parti in Pisa, il 22 settembre del 1389, " sin- 
" gulariter et nominatim contra Comune Plorcntic „ (i): prima avvisa- 
glia, codesta, della guerra che, incominciata nel 1890, durò per dodici 
anni e fu, al dire di Leonardo Aretino, la maggiore che i Fiorentini 
avessero mai sostenuto " perocché la città in quel tempo d' uomini 
" e di ricchezze grandemente fioriva e pigliava questa contesa contro 
" a potentissimo nemico, il cui dominio per la sua grandezza era in 
" Italia simile a uno regno {2) „. 

Siena non seppe resistere e fece sua la causa del nuovo tiranno, 
non repudiando nemmeno i segni della palese sottomissione, che, in 
questa medesima guerra mossa contro il più forte baluardo della li- 
bertà repubblicana, essa si ritiene onorata di porre " arma domini Co- 
" mitis Virtutum super arma Comunis Senarum in vexillo dicti Comu- 
" nis portando in exercitu contra Florentinos „ (maggio 7); e, pochi 
giorni dopo, ordina che la moneta viscontea abbia libero corso nella 
città e nel territorio senese, come moneta paesana (maggio 3o); e, in 
occasione della morte di Giovanni Ubaldini, non disdegna di acco- 
glierne le spoglie nella propria Cattedrale, con onoranze solennissime 
(giugno 24-28). 

Non è meraviglia, quindi, se, il i3 marzo dell' anno seguente, An- 
dreasio Cavalcabò, commissario del Visconti, si faccia a chiedere senza 
ambagi la piena signoria di Siena per il duca di Milano. Lo stesso 
giorno una commissione di cittadini senesi, a tal uopo nominata, ri- 
sponde " che come più volte al signore Messer lo Conte di Virtù 
" aviamo fatto sperare per nostri speciali ambasciadori così bora con 
" viva voce diciamo et confermiamo a esso messer Andreasso .... che 
"siamo contenti et de singolare gratia dimandiamo et suplichiamo la 



(1) Scheda 98.''. Cfr. i docc. dal 3i marzo 1889 al 18 ottobre. 

(2) Cfr. L. Frati, La lega dei Bolognesi e dei Fiorentini contro Gio- 
van Galeazzo V [iJ^S^-ijc/o], in quest' Arc/i., a. XVI, 1889, pag. 21. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 20:) 

" signoria sua che per sua benignità degni e voglia prendere et accet- 
" tare el dominio e governo della città di Siena suo contado et di- 
** stretto et di noi suoi devoti figliuoli et servidori et regerci et go- 
" vernarci come parrà a la excelentia sua convenirsi, e discendendo 
" ai modi si dice e si afferma noi essère aparechiati darli donare la 

"città di Siena suo contado et distretto si che possa liberamente 

" fare et disponere in tutto come dela città di Melano o di Pav ^' o di 
" qualunque altra più sottoposta a lui „. Seguono su di ciò replicate 
trattative, che per altro non conducono ad una ufficiale e formale de- 
dizione, ma intanto il signore di Milano mette a prova l'affetto dei 
nuovi sudditi volontari con la richiesta, in soli dieci giorni, dal i3 al 
23 giugno, di tre prestiti, che gli vengono tosto concessi " sine reci- 
" piendo aliqua fideiussione,,. Più che a garantirsi da ulteriori pre- 
tese del Visconti, Siena pensa a dimostrare pubblicamente il desiderio 
della nuova signoria, che ucciderà per sempre la libertà municipale, 
col far dipingere le armi viscontee " in frontespitio palatii comunis 
" et ad portas civitatis ,,, affinchè " signa extrinseca patulent qualis sit 
" amor intrinsecus „ (luglio 26) (i). 

Le ambascerie si succedono alle ambascerie per diversi affari che 
Siena sottomette al proprio Signore; solennissima quella e noji da 
meno della singoiar circostanza " cui per Senenses equale reddi non 
" potest ,,, le feste deliberate,^ nel 1895 (luglio 10 — settembre 28), 
" occasione ducalis dignitatis nuper Illustri principi et excelso do- 
" mino nostro Gomiti Virtutum per summum Cesarem concesse „. 

Ma soltanto al i.° d'agosto del 1899 è risaputo che gli oratori se- 
nesi risiedenti a Pavia annunziano " quali ter lUustris dominus noster 

•" dux etc acceptavit oblationem sibi factam de dominio civitatis 

" Senarum „, e tale nuova è festeggiata con grandi e pubbliche dimo- 
strazioni di giubilo, pulsando campanas tubas et alia instrumenta et 
hoc sero faciendo luminariam in turribus. Da questo momento il Duca 
di Milano aggiunge a' suoi titoli anche quello di Signore di Siena (2), 



(i) Nel 1898, ai IO di giugno, il Concistoro fa fare la stima " trium 
" bisciarum pictarum ex parte Comunis Senarum „, e ai 7 di settem- 
bre paga 20 fiorini d'oro a tre pittori " prò ipsoruin labore et manu- 
"factura.... prò pictura armorum domini Comitis Virtutum que pin- 
" serunt ad ianuam Camolliensem „. 

(2) Il GiuLiNi, op. cit., voi. V, pagg. 778-774 riferiva sulla sola au- 
torità del Sozomeno, e quasi dubitando, che i Senesi dichiararono loro 
Signore, fin dal 1891, Giangaleazzo, il quale destinò a governarli An- 



ATTI DIvI-LX SOl'.M.TA SH.)I<U A I.U.M l'.A l< |)A 



e j_,]i ,1 ti ,|i ..mNsIi (,'(. inane scrinano d'importanza, sostituito come 
viene ad essi la volontà ed il beneplacito del luogotenente ducale, 
Irdele interpreto dei voleri del nuovo padrone. 

Tutt' al più il Concistoro delibererà circa le feste per commemo- 
rare la translazionc del dominio di Perugia " facta et data domino 
"duci Mediolani „ (1400, gennaio 22); oppure prenderà atto dei savi 
consigli espressi dal signore di Milano perchè alle gabelle del Co- 
mune si assicurino maggiori introiti col metterle in vendita, quale e 
uso in Pisa e nelle città lombarde, e non con T esercirle d'ufficio 
(1401, maggio 4-26); o iniìne si prenderà cura a che con pubbliche al- 
legrezze il popolo partecipi all'alta soddisfazione ducale per i recenti 
successi " contra hostiles gentes lige „ ; la qual deliberazione, dell' 8 
luglio 1402, riflette certamente la vittoria ottenuta dalle armi viscontee 
a Casalecchio il 26 di giugno e la presa di Bologna che seguì subito 
dopo, giacché il Duca s' affrettava a spargere per tutti i suoi stati la 
novella dei fausti avvenimenti con due lettere circolari date da Pa- 
via il 27 di giugno ed il 2 luglio (i). 

Il lutto della morte di Giangaleazzo fu condegnamente solenniz- 
zato dalla città di Siena, e per più tempo, a tenore di un provvedi- 
mento concistoriale del 29 settembre 1402, i Priori, il Capitano del 
Popolo, il notaio del Concistoro ed, insieme con essi, i loro " fami- 
" liarii superiores „, vestirono le gramaglie a spese del Comune; ciò 
che per altro non impedirà al Comune stesso, due anni dopo, di ri- 
compensare con esenzioni censuarie e notevoli privilegi la città di 
Massa per 1' eroismo e le fatiche durale nello scacciare dalla propria 
rocca le soldatesche del duca di Milano (2) ; dopo d'aver firmato, d'al- 
tro canto, fra i patti di una nuova lega con Firenze, anche quello di 
espellere pubblicamente dalla città e dal territorio il luogotenente con 
tutti gli ufficiali del duca e della duchessa di Milano, e di cancellare 
al più presto tutte le armi, le insegne, le pitture e le sculture che 
ancora attestassero il dominio visconteo (3). 



dreasio Cavalcabò in qualità di senatore, ma s'afìrettava ad avvertire 
che egli non trovava " che Giovan Galeazzo assumesse il titolo di Si- 
*' gnore di Siena, se non nell' anno 1899 „ . 
(i) GiuLiNi, op. cit, voi. VI, pagg. 47-48. 

(2) Arch. di Stato in Siena, Riformagioni, Città di Massa, 1404, 
aprile 18. 

(3) L'atto di questa pace, rogata in Firenze da Vivianus Nerii il 
6 aprile del 1404, ind. XII, si trova nell' Arch. di Stato in Firenze, 
Capitoli del Comune, voi. XI, fol. 238 a. 



ATTI DELLA SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 2ÒD 



Tali furono i risultati offerti dall'Archivio senese nei i3 giorni, 
che credetti necessario di dedicarv' dal 22 agosto al 5 settembre. Li 
rappresentano ora 265 schede che mi pregio di sottoporre al compe- 
tente giudizio di codesta oiior. Commissione. La quale vuol essere 
avvertita che una sola serie resterebbe pertanto da esplorare in quel- 
l'Archivio: quella cioè, del Carteggio, pur essa, a somiglianza delle 
altre esaminate, doviziosa e notevole, e tale; come fanno sempre sup- 
porre documenti di simil genere; da procacciare risultati nuovi ed 
importanti (1). AH' infuori anche della mancanza del tempo a ciò ne- 
cessario, mi distolse dall' esaminare la raccolta del Carteggio la circo- 
stanza, pur da tener presente, che nei giorni della mia permanenza 
a Siena, si attendeva appunto, ad opera di quei solerti impiegati, al- 
l'ordinamento della voluminosa serie, così da facilitarne agli studiosi 
la non lieve fatica dello spoglio. 

Le lettere, quasi tutte originali, e per lo più in ottimo stato di 
conservazione, vengono ordinate cronologicamente e intercalate tra 
foglio e foglio di appositi volumi a foggia di custodia. Ogni volume 
vien pure provvisto di uno schema di indice alfabetico allo scopo di 
favorire la ricerca dei nomi. 

Dal 1279 al 1408 i volumi del Carteggio, contenenti in media cen- 
toventi lettere per ciascuno, raggiungono la bella cifra di 84; ma coi 
primi quattro si perviene già al i368; onde, col solo soccorso di un 
indice, sono più migliaia di lettere che vogliono essere attentamente 
spogliate affinchè la ricerca nell'Archivio di Siena possa dirsi in ogni 
sua parte compiuta. Tale lavoro, però, in considerazione della rara 
importanza della serie, è assolutamente necessario. 

(1) A proposito ancora delle Riformagioni senesi (Ardi. Diploma- 
tico) mi si permetta di ricordare, perchè di interesse tutto lombardo, 
un quinterno, posto sotto il i3i2, nel quale sono copiati gli instru- 
menti della lega contratta fra Ghiberto da Correggio e gli altri nobili 
della città di Parma e Reggio da una parte e i sindaci di Bologna, 
Firenze, Lucca, Siena, il procuratore di messer Guido della Torre e 
de' suoi seguaci e i fuorusciti guelfi di Cremona e di Modena, dal- 
l' altra. Vi sono le procure dei confederati a stipulare la lega, 1' atto 
della medesima e gli stipendi fìssati per Ghiberto da Correggio. La 
copia è di mano di Giovanni di Gherardino Ferfolini. 



Amos Mantegazza, gerente-responsabile. 



Milano, ti/>. Pietro Faverio di Confalonieri Pietro, vìa Gozzndini, -f^'4g. 



ARDENGO FOLPERTl 

MAESTRO DELLI- ENTRATE DI E. M. \ISCONTI 



STIDII E RICERCHE DI STORIA PAVESE 



DI Ardengo Folperti, l'uomo che maggiormente si ricorda 
fra i discendenti della antica famiglia pavese, troviamo 
ripetuto il nome dagli storici nostri, i quali lo magni- 
ficarono a cagione specialmente della generosità con cui concorse 
alla erezione in Pavia del tempio di S. Tommaso. 

La sua memoria, poi, si può dire in questi ultimi anni rin- 
verdita dal fatto che una parte del suo funebre monumento, sal- 
vata da un trafugamento all'estero, e collocata, per ragioni finan- 
ziarie, sotto le splendide volte della Certosa (i), attira gli sguardi 
del pubblico che va chiedendosi di chi sia mai quella bella hgura 
marmorea e quale relazione abbia per avventura con quel tem- 
pio sontuoso. 



(i) Beltrami {Certosa di Pavia, voi. I, pag. ii5 seg.), dice che il 
monumento fu collocato nella navata trasversale della Certosa, perchè 
" la effigie del Folperti colle particolarità delF abbigliamento, colle 
imprese e colla tecnica di esecuzione costituisce un documento ge- 
nuino, il solo che ci riporti all'epoca viscontea, mentre le meraviglie 
tutte del tempio non ci possono riportare al di là dell' epoca sforze- 
sca,,. A questa stregua si potrebbe collocare nella Certosa qualunque 
monumento dell'epoca viscontea. Va notato anche che il Beltrami par- 
tiva dal falso supposto che Ardengo fosse stato maestro delle entrate 
di Gian Galeazzo Visconti, fondatore della Certosa; il che non è. 

ArJi. Stor. Lo,.ib, — Anno XXVll. — Fase. XXVI. j8 



268 AHiJi.yy.u t-OLl'UHTl 



Questo nostro lavoro risponde alla giusta curiosità di molti: 
ma, quel che è più, mira a dare del personaggio notizie più co- 
piose e più esatte di quelle avutesi finora e a metterne la vita e 
le azioni nella loro vera e storica luce. 

Certamente dispiace il dover contraddire e far notare le fal- 
sità e le incongruenze in cui caddero tanti cultori della storia 
pavese: e più gravoso riesce il togliere ad un uomo gran parte 
di quell'aureola da cui fu circondato. Ma al disopra d' ogni ri- 
guardo, debbono stare i diritti della verità, ed è dettame di co- 
scienza e di giustizia tagliar la strada agli errori. 

Né ci si rimproveri di aver voluto palesare segreti di co- 
scienza ; i fatti che esporremo non furono mai segreti, anzi no- 
torii e pubblicissimi; tant' è che gli atti e i documenti, sia del- 
l' autorità politica, sia della ecclesiastica, che costituiscono il fon- 
damento di questo lavoro, furono affissi in pubblico nei luoghi 
stabiliti per le proclamazioni ufficiali, affinchè tutti ne avessero 
notizia. 

Chi spinge lo sguardo sull'alto delle mura esteriori del Coro 
del tempio di S. Tommaso vi scorge infissi parecchi stemmi mar- 
morei della famiglia Folperti. Essi spiccavano anche sulle interne 
pareti del tempio, al dì sopra dell'aitar maggiore, presso il quale 
stava un insigne mausoleo ed una lunga iscrizione laudativa di 
Ardengo Folperti. Aveva costui fatto edificare a sue spese tutta 
quella parte notabile della grande chiesa e quegli stemmi, quel 
mausoleo e quel diffuso elogio, stettero, almeno in parte, sino alla 
fine del secolo passato ad attestare tanta munificenza ed a ricor- 
dare i meriti eia vita del nobile benefattore. Il testo della epigrafe 
laudativa di Ardengo fu già pubblicato dal Mezzadri (i), poi dal 
Robolini (2); ma qui è necessario ripeterlo, perchè è il solo fra 



(i) Mezzadri: // trionfo della religione — Storia della basilica dei 
SS. Gervasio e Protasio, ecc. Pavia, Ghidini, 1729, p. i5. 

(2) Robolini : Notizie appartenenti alla storia della sua patria, voi. V, 
parte I, p. i5i. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 269 

i documenti rimasti che valga a stabilire parecchie date della vita 
dell' uomo, e perchè, come vedremo, serve a lumeggiarne il ca- 
rattere. 

« Ad honorem Excelsi et Omnipotentis Dei, etc. Anno do- 
mini mcccc°v° spectabilis et clarus miles dominus Ardengus de 
Folpertis, urbis Papié civis egregius, natus olim generosi et no- 
bilis viri lohannis Petri, fecit hanc excellentem capellam con- 
strui, etc, hunc nempe suapte natura primis rerum bene geren- 
darum accensum studiis, memoranda suorum exempla predeces- 
sorum non mediocriter acuebant, etc. Non igitur ambitione sed 
devotione sincera, tamquam verus Christicola dextris cupiens au- 
spiciis venerandum nomen suorum excitare majorum et famam 
propagare. Miles fuit solemniter procreatus in festo Sancti Ste- 
phani prothomartyris gloriosi, in ecclesia Beati Quirici corusci 
militis et invicti (rasura di più che una linea) multis presentibus 
autenticis venerabilibusque personis, ceu publica docent scripta 
celebrata per Francischinum de Bellisomis filium domini lacobi, no- 
tarium publicum papiensem. Hic etiam juxtus ac pius miles di- 
vino tactus monitu hinc secum anteactam sancte recensens vitam, 
illinc ad novissimum diem velut jam instantem devotissime se se 
referens, litteras indulgentie a pena et culpa, perpetuo valituras, 
a Summo Pontifice Innocentio Septimo, largas et gratiosas, con- 
trita mente singulariter impetravit, etc. Prefatus autem generosi 
miles animi dominus Ardengus de Folpertis astris et celo Dei pla- 
cido nutu faventibus, natus est anno m^ ccc° lx°, xi° junii, qui 
moralibus pollens virtutibus, magnanimitate notus, singulari qua- 
dam humanitate in omnes, pietate in egenos, dilectione in pa- 
triam, summa in Deum et proxim.um caritate, quousque in ulti- 
mum vite diem, claruit super multos. Tandem post conspicua 
vite ejus opera, de hac valle tenebrarum ad eternam ìucem per 
eum qui miserat evocatus, m° cccc° {lacuna) die (lacuna) mensis 
(lacuna) felicem animam summo letus reddidit conditori. Cuius 
fortunate corporis reliquie presenti sarcophago non minus. devote 
quam honorifice sunt incluse ». 

Un altro monumento scritto, riguardante il Folperti, è la 



270 AUDLNUU lUI.IMKTI 



pietra sepolcrale che ora sta nella navata trasversale della Cer- 
tosa di Pavia. Vi e effigiato Ardengo, giacente, senza barba, co- 
perto di lunga cappa a larghe maniche ed alto colletto; ha ber- 
retto in capo e, colle mani inguantate e incrociate sul petto, tiene 
la spada. In alto, ai lati del capo, sono scolpiti a rilievo due scudi 
a pavese; nel sinistro sono tre rose e tre gigli alternati, nel de- 
stro un elmo col cimiero a testa d'aquila. AH' ingiro della lastra 
trovasi la seguente iscrizione in caratteri gotici, che comincia dal 

basso a sinistra : OSTOLI • Q • DNS • ARDINGVS • PER- 

VENIT • IN • LVCEM • ANO • M • GGG • LX • DIE • XI • IVNII • 
ET • OBIIT • ANNO (piccola rasura e poi spazio in bianco) 
GVIVS • ANIMA • REQVIESGAT • IN • PAGE • AMEN. 

La iscrizione, come la precedente, indica soltanto l'anno e il 
giorno della nascita dì Ardengo: la data della morte non fu in- 
cisa; e credo che la piccola rasura non abbia cancellato che la 
indicazione MGGGG. E quindi evidente che Ardengo si era pre- 
parato il mausoleo ancor vivente: aveva lasciato in bianco la data 
della, morte perchè fosse scolpita quando questa fosse avvenuta : 
il che nessuno si curò di fare. 

Passiamo agli scrittori di storia pavese: i quali, parrà strano, 
non si curarono di illustrare il lodatissìmo Ardengo sino ad un 
tempo relativamente recente. 

Infatti il Gualla, nel i5o5, pur avendo opportunità di toc- 
care di Ardengo non ne dice motto (0; anche il Breventano 
non ha che una parola generica: « La sagrestia della Ghiesa di 
S. Thomaso fu fatta fabricare dalla molto nobile famiglia de 
Bottigelli : et la Gapella grande dessa Ghiesa dall'antica famiglia 
de Folperti (2) ». E lo Spelta che primo imbocca la tromba epica : 
« Nò forse senza ragione in questo luogo sarei ripreso, se inave- 
dutamente passassi con silentio la virtù, bontà et religione di Ar- 



(i) Iac. Guallae: Sanctuariiim Papiae. Pavia, Borgofranco, i5o5, 
nella Vita di S. Rodobaldo. 

(2) Stef. Breventano: Histor. della antichità, nobiltà et delle cose 
notabili dellcir città di Pavia. Pavia, Bartoli, 1570, p. 95. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 



dengo Folperti Mezabarba; il quale di fama molto celebre nel 
valor delle armi e nella bontà Christiana, tra le altre cose si diede 
à conoscere per ili. cittadino pavese quando eresse et ornò di pit- 
ture, vasi e paramenti sacri la Cappella maggiore di S. Thomaso, 
come chiaramente dimostra una pietra posta a man diritta del- 
l' istessa cappella o choro; ove egli fu l'anno di nostra salute 1400 
con honore e pompa funebre solennemente sepolto (i) ». 

Nella sua smania di adulazione lo Spelta, che primo inau- 
gura la leggenda del valor delle armi dì Ardengo, non si accorse 
di una grande incongruenza in cui cadde. La pietra laudativa, 
che egli cita, narra che Ardengo fece costrurre la cappella di 
S. Tommaso nel 1405 : lo Spelta, senza por mente alla lacuna 
che nella lapide segue V indicazione della data di morte del fon- 
datore, assicura senz' altro eh' esso fu sepolto nel 1400 (2). 

Nessuno però fece eco alle iperboli dello Spelta. Il mansio- 
nario Gio. Batt. De Gasparis nel suo Diario (3), parlando dì 
S. Tommaso, ha questo solo inciso: «facendo fabricare la Cap- 
pella Maggiore del Coro la Casa de Mezzabarba e Folperti a loro 
spesa ». 

Egualmente moderato è il P. Romualdo Ghisoni il quale 
scrive: «Anno postea 1403 feliciter assurgente ecclesiae aedificio, 
Ardengus Folpertus, annuentibus Fratribus Conventus, proprio 
sumptu, majorem capellam cum odaeo construxit, de quo habetur 
inibi inscriptio (4) ». 



(i) Ant. Mar. Spelta : Histor. delle viti di tutti i Vescovi.... di Pavia. 
Pavia, Bartoli, 1597, P- 279- 

(2) Dallo Spelta furono ingannati anche i Padri Domenicani di 
S. Tommaso che nel i6i3 fecero apporre nel Coro della loro Chiesa 
la seguente epigrafe : " Sacellum hoc ab ilhistribus Folpertis erectiim anno 
domini m. ecce, ab huius caenobii patribiis instaitratiun exornatumque ftiit 
anno mdcxuj „. 

(3) Giov. Batt. De Gasparis : Diario. Ms. del Museo Civico di sto- 
ria patria di Pavia, copiato da Luigi Fenini, p. 48, verso; sotto il giorno 
21 dicembre. 

(4) P. Romual. Ghisoni : Flavia Papia Sacra. Pavia, 1699, parte I, 
pagina 82. 



272 ARDENGO rOLPERTI 



Bernardino Mezzadri e il primo che pubblica il testo dell'epi- 
grafe di Ardcngo, però con parecchie mende; parla brevemente 
del Folpcrti sul tono dello Spelta, di cui ripete ingenuamente 
anche il grosso errore, dicendo il Folperti morto nel 1400 (i). 

Meglio di tutti parlò del Folperti il chiaro principe degli 
storici pavesi, il Robolini. Egli riporta la lunga iscrizione e la 
esamina (2); descrive, seguendo un manoscritto del secolo XVII, 
il mausoleo di Ardengo (3); ci sa dire di lui che nel iSqB attese 
alla correzione degli Statuta di Pavia (4); che nel 1404 era teso- 
riere generale e maestro delle entrate di Filippo Maria Visconti 
che gli concedette in quell' anno di fortificare il suo castello di 
Scaldasole (5); ci ricorda la costituzione di dote di Andriola Ole- 
vano andata sposa nel 1413 ad Ardengo (6): e finalmente lo in- 
dica Podestà di Vigevano nel 1429, aggiungendo che si ebbe con- 
iìscato il castello di Scaldasole dal Duca perchè « condannato nel 
sindicato (7)». Ma in mezzo a tutte queste notizie, il Robolini 
cade nello strano abbaglio di creare due Ardenghi Folperti. Ed 
ecco come : « Noi siamo all' oscuro dell' anno in cui Ardengo Fol- 
perti passò di questa valle di tenebre all' eterna luce, perchè nel 
riferito epitaffio dopo le cifre mcccc vi è una lacuna ; né tanto 
meno si può supporre che cessasse di vivere nel 1400, mentre tro- 
viamo espresso nel medesimo epitaffio che esso Ardengo nel 1405 
fece costrurre la narrata cappella. Sembrar quindi potrebbe che 
r anno di sua morte dovesse appartenere al 1409, in cui Bossi, 
Istor. Pai'., insegna che fu nominato maestro delle entrate Gia- 
como Naxi in luogo di Ardengo Folperti». Io non tacerò che ve- 



(i) Mezzadri : Storia della basilica dei SS. Gervasio e Proiasio, ecc., 
p. i5 seg. 

(2) Robolini: Notizie stor. di Pavia, voi. Ili, p. 363 seg., voi. V, 
parte I, p. i5i seg. 

(3) Robolini : Ibidem. 

(4) Robolini: Loc. cit., voi. V, part. I, p. 271. 

(5) Robolini : Voi. V, part. I, p. 366. 

(6) Robolini: Voi. V, part. I, p. 396. 
{7) Robolini: Voi. V, part. I, p. 375. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 273 

ramente in una pergamena da me posseduta dell' 1 1 settembre 141 3 
si vede nominato lo spettabile ed egregio milite Ardengo Folperti 
del fu sig. Gio. Pietro, che accetta la costituzione della dote fatta 
alla di lui^posa Andriola Olevano figlia del fu nob. sig. Gasparo, 
(pergam. 280). Anche l'Ardengo di cui parla l' iscrizione è ivi qua- 
lificato figlio di Gio. Pietro e nella iscrizione venendo indicato 
che il suddetto Ardengo nacque nel i36o, nel 141 3 avrebbe avuto 
l'età di soli anni 53. D'altra parte abbiamo dal Bossi, Hist. Par., 
che nel 1430 « il Conte Duca tolse il castello di Scaldasole ad 
Ardengo Folperti Podestà di Vigevano 1' anno 1429 condannato 
nel sindicato, qual castello fu poi restituito a' suoi figli nel 1451 
dal Conte Duca Francesco Sforza ». Dietro il fin qui esposto os- 
servando che neir epitafìfio non viene fatta alcuna menzione nò 
di moglie ne di figli dell' ivi lodato Ardengo, opinerei che diverso 
dal medesimo sia l'Ardengo che viveva nel 141 3 e nel 1430 e con 
ciò parmi potersi stabilire che il monumento sepolcrale sopra de- 
scritto sia un lavoro stato eseguito non più tardi del 1410(1)». 

Parlò quindi del Folperti il comm. dott. Carlo Dell' Acqua 
in due suoi scritti (2), sorvolando però sulle circostanze della sua 
vita e dicendo solo della fondazione del coro di S. Tommaso e 
degli ufìiizi da lui occupati di uomo d'armi e di Maestro delle en- 
trate di Giovan Galeazzo Visconti. Notiamo subito che gli ufifici 
da Ardengo sostenuti furono tutti civili, quantunque egli facesse 
molto caso della sua qualità onorifica di miles. È poi inesatto 
dirlo Maestro delle entrate di Giovan Galeazzo Visconti, giacché 
Ardengo tenne tale uffizio sotto Filippo Maria. 

Carlo Magenta scrisse sui lavori fatti eseguire in S. Tom- 
maso dal Folperti: di lui non ci disse altro che nacque l' 11 giu- 
gno 1340 (errore di stampa per i36o), e che morì molto proba- 
bilmente nel 1408 (3); senza accennare alcun fondamento di questa 
probabilità. 



(1) RoBOLLM : Loc. cit., voi. V, part. I, p. 154 seg. 

(2) Ricordi storici-biografici pavesi. Pavia, Fusi, 1870, p. 87 — e : // 
Comune de' Corpi Santi di Pavia, ecc. Pavia, Fusi, 1877, p. 96 seg. 

(3) / Visconti e gli Sforza nel Castello di Pavia, voi. I, p. 362. 



ay4 



AUDKNGO KOLPERTI 



li cornili. Giovanni Vidari, parlando per incidenza di Ar- 
dcngo, scrive che « riparando ad un atto ingiusto, il duca F'ran- 
cesco (Sforza) rese ad Ardcngo Folperti già podestà di Vigevano, 
il castello di Scaldasole che Filippo Maria, per maLsospetto di 
fellonia, gli aveva tolto nel 1429 (i) ». Pel Vidari dunque Ar- 
dengo Folperti era ancor in vita nel 143 1; occorre appena notare 
che la restituzione era dallo Sforza fatta ai figli di Ardengo, e 
vedremo che la colpa di costui presso Filippo Maria era molto 
diversa dall' accennata dì fellonia. 

Anch' io scrissi del Folperti trattando della Chiesa di S. Tom- 
maso (2) ; ma non approfondita la questione, e attenendomi a 
quanto avevano scritto il Robolini, il Dell'Acqua ed il Magenta, 
ne ripetei le parole e le inesattezze. 

Ne parlò in seguito il nob. Zanino Volta dando notizia di 
alcuni atti del notajo Cristiani del 1416 e del 1417, in cui Ar- 
dengo, che egli chiama « ricchissimo, benefico e pio personaggio », 
figura. Il Volta, con giusto acume, riassunti gli errori dei bio- 
grafi di Ardengo, rifiuta l'ipotesi del Robolini dell'esistenza dei 
due personaggi omonimi, e conclude nulla ostare « che il cava- 
liere Ardengo siasi ammogliato a 53 anni, cioè dopo 1' erezione 
del suo grandioso mausoleo; che abbia avuto parecchi figli — sa- 
rebbero sette — e che sia vissuto settuagenario, come doveva es- 
sere nel 1430 (3) ». 

Ultimo a scrivere del Folperti fa il Beltrami, ma lo fece bre- 
vemente e quasi per incidente illustrandone la pietra sepolcrale 
ora alla Certosa. Lo disse « nobile cittadino pavese, uomo d'armi 
e maestro delle entrate di Gian Galeazzo Visconti, cui si deve il 
compimento della chiesa di S. Tommaso in Pavia, nella quale il 
Folperti venne sepolto (4) ». Ripeto che il Folperti non fu mai 



(1) Fratnmeutl cronistor. dell'Agro ticinese, voi. II, p. io3. 

(2) La Chiesa e il Convento di S. Tommaso in Pavia. Pavia, Arti- 
gianelli, 1895, p. 3i seg. • 

(3) Volta : Un giuramento di fedeltà a Beatrice di Tenda, ecc., in 
Archivio Storico Lombardo, 1895, II, p. 820. 

(4) Beltrami: Certosa di Pavia, voi. I, p. ii5. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 275 

uomo d'armi, e che ebbe rapporti con Filippo Maria e non con 
Giovan Galeazzo Visconti. 

Del fin qui esposto il lettore può farsi facilmente adeguata 
idea delle incertezze e delle lacune molto gravi che rendono an- 
cora oscura la vita di Ardengo Folperti. 

10 tenterò sulla scorta dei documenti di rompere questa oscu- 
rità e di far meglio conoscere quell' uomo. 

Astrìs et celo dey placido niitu faventibiis, come Ardengo 
Folperti faceva incidere sul suo epitaffio, egli nasceva in Pavia 
agli II di giugno del i36o. L'indicazione cronologica è sicura 
perchè ci è attestata dalle due epigrafi che già si sono riportate. 
Queste ci indicano altresì nel nobile Giovan Pietro il padre del 
nostro : la sua madre, come trovo nelle schede del sig. Carlo Ma- 
razzi (i), era una Andriola, figlia di Ardengo della Volta ricco 
cittadino di Pavia (2). 

Dei primi anni di Ardengo nulla sappiamo: certo però dob- 
biamo riportare alla sua infanzia il vezzeggiativo di Ardenghino, 
con cui andò sempre distinto, giacché nei documenti anche della 
sua virilità lo vedremo indifferentemente chiamato xArdengo, o 
Ardenghino. Questo nome che, per la prima volta fu apposto ad 
un discendente della famiglia Folperti, diverrà poi comune in 
essa: ad Ardengo nostro fu imposto per ricordare il nome del 
suo nonno materno. 

11 fatto che nel iSgS il Folperti fu chiamato dai concittadini 
a far parte della commissione dei legisti incaricati della nuova 
compilazione, o correzione, degli Statuti comunali pavesi, può far 
ritenere che Ardengo abbia percorso gli studii legali nella nostra 
università, i quali del resto erano allora il mezzo più sicuro per 



(i) È doveroso l'esprimere la mia riconoscenza al sig. Carlo Ma- 
rozzi per la generosità con cui ha messo a mia disposizione le sue 
schede, frutto di un Ventennio di ricerche e di studio sui documenti 
dei nostri archivi i e di quelli di Milano. 

(2) Ardengo della Volta era notajo. Di lui è un atto fra le Perga- 
mate Comunali del Museo Civico (n. 114) dell'anno 1297. 



27Ò AKl>hNoU KOLI'LUTl 



i^iungere agli ullizii più ambiti ed ai più alti onori. In realtà però 
non fece che gli studii del notariato, come appare da un docu- 
mento del nostro Archivio Notarile. In un volume in pergamena 
contenente l'elenco dei notaj pavesi, compilato nel 1439 sulle ma- 
tricole degli anni 1284, i334, 13/4, rinnovate tain propter coriim 
vetustatem, qiiam ctiam quia siciit decet bene ordinata non sunt, 
Icggesi che fu ascritto nel Collegio dei Notaj di Pavia « Arden- 
ghiniis de folpertis filiiis quondam lohannis Petri, mccclxxxiii 
die XX junii (i) ». Due cose adunque di qui si imparano; che 
cioè Ardengo, fatti gli studii del notariato, entrò nel Collegio 
dei Notaj ai 20 giugno del i383; e che in questo tempo era or- 
fano del padre. 

Non ho trovato documento che dimostri avere il Folperti 
realmente esercitata l'arte del notariato: credo che delle cogni- 
zioni e dell'arte sua egli si sia valso unicamente per sé. Per la 
morte del padre, Ardengo ancor giovane dovette applicarsi agli 
affari : i documenti, che in seguito vedremo, provano eh' egli fu 
banchiere fortunatissimo e più che sagace : d' altronde i Folperti 
non credevano punto, come altri ed altri dei nobili d' allora, di 
abbassare o di far sfregio alla loro nobiltà tenendo agenzie di 
cambio e di prestito e banche. Una pergamena del 20 novembre 
i33o attesta che la banca (iabulam) dei Folperti era allora « 5;^- 
tam in capite Rualeche Mer^arie et Atrii Sancii Syri (2) », pro- 
prio nel cuore della Pavia commerciale. 

Il primo cenno di Ardengo Folperti negli atti pubblici noi 



(i) Matricida Notarior. Pap., fol. Ili, tergo. In Archivio Notarile 
di Pavia. 

(2) Museo Civ. di Stor. Patr. Legato Bonctta : Pergamena n. 3. In- 
vestitura fatta da Bernardino Bottigella nei fratelli Rolando e Giaco- 
mino Fiamberti del fu Oliviero, di una terra che i detti Fiamberti 
hanno comperata da Agnesina moglie del fu Roglerio Folperti, e ma- 
dre di Margarina, Antonino, Giovanni e Regalina Folperti. Fra i te- 
stimoni figura anche un Franceschino Folperti. ' — Che tabtdam debba 
essere inteso per banca è provato dall'articolo 65 del De Regimine Po- 
testatis (Pavia, ediz. i5o5), ove si dice che : " omnes campsoreSf seit te- 
neittes.... cambium, tabulam seti banchiim pectmie seti monete „, ecc. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 



troviamo in un verbale di adunanza del Consiglio di Provvisione 
di Pavia, in data 3o maggio i386, tenuta per determinare a chi 
spettassero le spese di riparazione « stratarum Ver:{ai'ii, Cave et 
uliarum ». Ardengo figura tra i Sapienti di Provvisione, insieme 
a Catelano Cristiani, il famoso notajo visconteo (i), a Rainu- 
cello Riscossi, a Giacomino de Trafileriis, a Ciximolo Taverna, 
a Martinolo Vimercati, a Giovanni Preottoni e a Branchello 
Bassi (2). Ardengo è il secondo de' sapienti e sussegue a Catelano 
Cristiani; nel verbale sono soppressi tutti i titoli nobiliari e d'o- 
nore, quindi si legge semplicemente : Ardenghiis de folpertis. Que- 
sta carica da lui coperta, a soli 26 anni, mostra la considerazione 
in cui egli era già salito: giacché se in quei tempi moltissimo va- 
leva la nobità dei natali al raggiungimento dei pubblici uffizii, 
era pur stragrande il numero di coloro che potevano aspirare ad 
essi, quindi la necessità di emergere ; senza poi dire che i dodici 
sapienti di Provvisione, giusta le disposizioni statutarie, dovevansi 
eleggere fra i cittadini pavesi più a discreti et prudentes (3)». 

Ma Ardengo mirava ài preferenza agli incarichi retribuiti, 
come del resto facevano tutti i nobili d' allora. Potè conseguire 
r intento nel 1389, quando fu eletto ragioniere del Comune, in 
luogo di Olivello de Furnariis. La notizia è desunta dal Register 
Biilletariim di quell' anno, ove ai fogli 96 e 97 leggesi : « Olivellus 
de Furnariis Rationator Comunis Papié prò eius salario ordi- 



(i) Per conoscere T importanza del notajo Cristiani, vedi i preziosi 
lavori del eh. prof. Giacinto Romano : La Cartella del notajo C. Cri- 
stiani nell'Archivio di Pavia, nelF " Arch. stor. lomb. „, settembre 1889, 
p. 679 seg. — e : Regesto degli atti notarili di C. Cristiani dal ijpi al 
i3<)9, fase. Ili del 1894 ^ segg. ; così pare Zanino Volta : Un giura- 
mento di fedeltà a Beatrice di Tenda, ecc., ibidem, dicembre 1895, pa- 
gina 285 segg. 

(2) Statuti, Decreti e Provvisioni sull* Ufficio del Giudice delle strade 
dal ij66 al lóyj. Ms. del Museo Civ. di S. P., fol. i3 recto, degli Sta- 
tuti del Giudice delle Strade. 

(3) Statuta Papié, Rubr. XXVII de ellectione duodecim sapien- 
tum, etc. Gli Statuti, nella redazione in cui oggi li abbiamo, sono del 
1398; dipendono però nella parte sostanziale da altri più antichi. 



278 



ARDENGO FOLPERTI 



nario Hor. 9,12 tcrtiolorum, et prò cius salario extraordinario 
tìor. 6,8 tertiol. Eidem Olivello subrogatus luit Ardenghinus de 
tblpertis (i) ». 

I documenti poi si tacciono di Ardendo sino al r3gi. Il Re- 
gistro delle Bollette del Comune di Pavia per Tanno i.^or, ci 
fornisce notizia dell' attività negli affari del Folperti, giacché tro- 
viamo che egli ha preso, con alcuni socii, in appalto il dazio delle 
mercanzìe per la città e pel distretto pavese. La nota del Regi- 
stro dice così: « Restaurum Ardenghino de folpertis et sociis, in- 
cantatoribus et participibus datii Mercadantie Civitatis et distric- 
tus Papié (2) ». 

Nello stesso anno iBpi, ai 4 di novembre, si ha una sentenza 
pronunciata dal Podestà di Pavia contro alcuni pescatori, i quali 
avevano danneggiato il nobile Antonio Lucini, violando i suoi 
diritti di pesca riservata. Tra i testimoni della sentenza figura 
il nostro « Ardenghino de folpertis » senz' altra specifìcazione o 
titolo (3). Questo prova come il Folperti fosse in relazione coi 
personaggi della corte viscontea e si preparasse così il terreno a 
raggiungere quegli onori, che poi in restltà consegui. Il nobile 
Antonio de Lucino era cancelliere e secretario di Gian Galeazzo 
Visconti : Giovanni Oliarli procuratore del Lucini, che aveva ot- 
tenuta la sentenza, era il notajo che il Visconti onorò della sua 
tìducia. 

Gli affari del suo banco, i pubblici incarichi, le alte aderenze 
in corte erano i mezzi che Ardengo con tutto acume usava per 
raggiungere, insieme all'aumento delle sostanze, quella notorietà 
e quella gloria dì cui era avidissimo. 

E le occasioni per farsi innanzi non gli mancarono certo. 
Gian Galeazzo Visconti aveva deliberato grandi riforme legisla- 
tive; gli statuti che reggevano le città da lui dipendenti dovevano 
essere rimaneggiati e svecchiati: Pavia si mise all'opera di revi- 



(1) Register Bulkttar. ijSc^, nella copia presso di me, p. SS-Sp. 

(2) Regist. Bullettar. Anni ijgi, fol. 167. Nella mia copia, p. 76. 

(3) Museo Civ. di S. P. Per gamme Brambilla, n. 35. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 



sione delle sue leggi sino dal i38i. Ardengo non figura tra i ri- 
formatori statutarii di quest'anno: è molto probabile che solo 
nel 1391 egli fosse stato chiamato a questo lavoro. È infatti a 
sapere che, sebbene i nostri statuti comunali siano del i39?, pure 
si lavorava alla loro riforma sin dal 1391: il Parodi ci ha con- 
servato due lettere che lo provano (i). Laonde essendo certo che 
Ardengo partecipò alla riforma statutaria approvata da Gian Ga- 
leazzo nel 1393, conviea credere che al lavoro il Folperti fosse 
chiamato nel 1391. Quale parte egli abbia avuto in questa ri- 
forma non è possibile precisare; credo però che la sua opera fu 
preziosa specialmente per quanto riguardava la parte finanziaria 
e commerciale della legislazione (2). Comunque, la prova della 
partecipazione di Ardengo a questo lavoro, sta nel proemio degli 
Statuta Civilia del i393, ove è detto ch'essi furono compilati per 
opera « priidentiim viroriim dominorum Giialtrini de Zai^iis i. 11. 
doctoris, domini Petri de Curte legum doctoris^ d, lacobi man- 
giaria legum doctoris, d. Christophori de maletis utriusque doc- 
toris, d. Io. Francisci de Mangano 11. iuris periti, d. Carnele- 
varii de Astulfis legum doctoris, libertini de Nigris, Andrini de 
la cadrona, Chatelani de Christianis, lohannis de Oliariis, Co- 
lumbelli de Medicis, Bonaccursii de Sclafenatis, et Ardenghim 
DE FoLPERTis, omnìum prefate civitatis civium ejusdemque auc^o- 
ritate consilii diati operis revisorum (3) ». 



(i) Iac. Parodi:: Ada Studii Ticinensis, voi. A, anno iSgi. Ms. del 
Rettorato delF Univ. di Pavia. Per quanto riguarda gli statuti pavesi 
in generale vedi Magenta : / Visconti e gii Sforza, ecc., voi. I, p. 260 
in nota. 

(2) Forse Ardengo fu chiamato nella Commissione come rappre- 
sentante del Comune. Ma non ne saprei dare la prova. 

(3) Statuta de Regimine Pretoris civilia et criminalia civitatis et Co- 
miiatus Papié, etc, fol. C recto. Pavia, Borgofranco, i5o5. Alcuni scrit- 
tori pavesi attribuiscono la riforma a Baldo. Il Pietragrassa {Note niarg. 
della storia di Pavia, copia del Fenini, p. 20, verso, in Museo Civ. S. P.) 
cerca di conciliare scrivendo : " Nell'anno stesso (1893) i Pavesi cor- 
ressero i loro statuti secondo il Consiglio di Gualterino Zazio.... Ar- 
denghino Folperti, tutti nobili uomini prudenti et di molta pratica 
nel foro, che con partecipazione di Baldo Perugino primario lettore 
di quello studio et Monarca delle leggi, il tutto fecero „. 



28o ARDENGO FOLPERTI 



Fra le pergamene Bottigella Jcl Museo Civico di Storia Pa- 
tria troviamo un documento che si riferisce ad atti compiuti da 
Ardengo nel 1396. Ai 3o d'agosto di quest'anno a Ardenfrhinus 
de Folpertis filiiis quondam lohannis Petri », avendo comperato 
da Luchcto de Garbatiis una casa in Pavia in parrocchia di San 
Pietro in Vincoli, ne dà investitura perpetua ad un Zanino Bot- 
tigella, orefice, figlio del fu Bcrgonzino, per 1' annuo canone di 
fiorini venticinque (. boni aiiri et justi ponderis » da pagarsi in 
due rate, alle calende di febbrajo e di agosto (i). Nel documento 
il Folperti è sempre chiamato col diminutivo Ardenghino, senza 
accenno a titoli nobiliari: e dall'essere 1' atto stato celebrato nel 
palazzo comunale « in curia comunis papié, videlicet in camera 
collega judicum civitatis papié » si può supporre che Ardengo 
tenesse ancora l'ufìiicio di ragioniere. 

Il livello di cui è parola nell' istromento, fu nel 25 luglio 
1398, con atto a rogito Gio. Oliarli, venduto dal Folperti a Ni- 
colino Beccaria del fu Stefano, il quale ai 16 luglio del 1399 lo 
vendeva a sua volta ai fratelli Luchino ed Andriolo Astolfi del 
fu Giovanni (2). 

Alla fine del 1396, e precisamente ai 12 novembre, Ardengo 
accresceva i beni paterni di Scaldasele, in territorio di Sannaz- 
zaro di Lomellina. Con istrumento steso dal notajo Calegari egli 
comperava da Giovanni Campeggi fu Colombo, alcuni campi in 
quel luogo, che per le sue cure doveva fra poco diventare uno 
dei più ameni e sicuri soggiorni della campagna pavese (3). 

Un ricordo storico che riguarda il Folperti nell' anno 1397 
ci è stato conservato dal Bossi, Istor, Pav., e pubblicato dal Ro- 
bolini (4). E la lunga descrizione delle feste e della solennità con 
cui fu ricevuto in Pavia nel 3 febbrajo 1397 ^^ duca Gian Ga- 
leazzo Visconti, venuto a prendere possesso della Contea. E inu- 



(1) Museo Civ. di S. P. — Pergam. BoWgella, n. 64. 

(2) Museo Civ. di S. P. — Pergam. Bottigella, n. 71. 

(3) Arch. Notar, di Pavia. Carte Monastero di S. Salvatore. 

(4) RoBOLiNi : Op. cit., voi. V, part. I, p. 297 seg. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 28 1 

tile riassumere il documento, che del resto fu già anche compen- 
diato dal Magenta (i) : dirò solo, per quanto riguarda il nostro 
argomento, che Ardenghino Folperti figura fra i regolatori dei 
nobili personaggi della seconda squadra che reggevano il baldac- 
chino sotto cui incedeva il duca (2). Ardengo ha quale compagno 
d'ufificio Nicolino Beccaria già ricordato: essi debbono regolare e 
dirigere le mosse di uomini i cui nomi sono famosissimi nella 
storia pavese della fine del secolo XIV, quali un Castellino Bec- 
caria, un Conte Marsilio Langosco, un Gualterino Zazii, un 
Giacomo Mangiarla, un Cristoforo Maleta, un Gualterino de Ga- 
rifaxiis, ecc. 

Fra i nomi che in questo documento sono ricordati spicca 
per noi quello di un Giovan Pietro Folperti, elencato fra i gio- 
stratori. Di lui dovremo parlare in seguito, e ne vedremo gli 
stretti rapporti con Ardengo. Questi, intanto attendeva alla ra- 
gioneria del Comune. In un mandato di pagamento, conservatoci 
dal Parodi (3), leggiamo che « Ardenghiniis de Folperti rationa- 
tor Comiinis Papié », ai 5 di luglio iSgy, per ordine di Giacomino 
Porro autorizza il pagamento del salario ad Antonio Cusani pro- 
fessore di medicina nell'Università. Questo ufficio, di natura tutta 
finanziaria, era più che adatto pel Folperti esperto nella conta- 
bilità e nei maneggi della finanza. Collega al Folperti nella ra- 
gioneria del Comune era un Emanuele Muggetti, come si ha da 
altri documenti presso il Parodi. 

Anche nel (SqS il Folperti era ragioniere del Comune. In 
una lettera ducale del 17 giugno 1398, che riguarda l'appalto del 
Postribolo di Pavia deliberato ad Anastasia di Venezia (4), si dà 



(i) Magenta : / Visconti e gli Sforza, ecc., voi. I, p. 194 seg. 

(2) Questo Baldacchino (pallium) era portato da 24 nobili e dottori, 
vestiti di bianco e divisi in tre schiere, ciascuna delle quali aveva due 
regolatori " qui predictis portantibus, in eorum mutationibus et in aliis 
opportunitatibus, ministrabant „ . Robolini : /oc. cit., p. 298. 

(3) Jacob. Parodii : Acta Studii Ticinens., voi. A, anno 1897. Ms. del- 
l'Archivio del Rettorato dell'Università. Copia presso di me, p. 35o. 

(4) Museo Civ. di S. P. — Daziario in pergam. Voi. C, fol. 291 



282 AKiJhNOO ^OLl•l.l<Tl 



incarico ad Ardenghino de P'olpertis e ad Kmanuelc de Mugctis 
« racionatores comttnis nostri Papié » di stabilire un certo com- 
penso da pagarsi dalla detta Anastasia agli appaltatori della ga- 
bella del vino. 

Dal i3q8 al 1403 i documenti da noi consultati tacciono di 
Ardengo Folperti; lo vedo solo apparire fuggevolmente tra i te- 
stimoni che assistono, agli 1 1 luglio del 1400, al testamento del 
pavese Pierino Bertoni (i). Quando, in seguito alla morte di Gian 
Galeazzo, tutto lo stato visconteo si trovò in gravissimo scompi- 
glio per le sollevazioni e le rivolte delle fazioni, per le ambizioni 
e le cupidigie dei signori già vittime della potenza del defunto 
duca e per la debolezza dei minorenni figli di lui (2), Ardengo 
Folperti si tenne estraneo ad ogni manifestazione, attendendo al 
suo banco ed al suo ufficio di ragioniere. 

Trovo in data del 28 dicembre 1403 una lettera del famoso 
milite Castellino Beccaria del fu Fiorello, diretta al Comune, colla 
quale provvede alle nomine di ufficiali municipali od alla con- 
ferma nei loro uffizi. Tra i confermati è nominato anche « A?^- 
denghiniis de folpertis (3) » : credo perciò che continuasse a tenere 
la ragioneria del Comune, quantunque nel documento non sia 
specificato l'incarico che gli si conferma: ad ogni modo, è certo 
che nel 1403 Ardengo era ancora addetto agli ufficii municipali. 

Nel 1404 un onorevole incarico fu dato ad Ardengo, in vista 
della sua competenza ed abilità in tutto quanto riguardava le 
finanze. Aggravata la cittadinanza dai continui contributi e bal- 
zelli, resi necessari dalJe guerre e dalle turbate condizioni dello 



recto, pubblicato dal prof. comm. P. Pavesi : // Bordello di Pavia dal 
XIV al XVII secolo, ecc.^ in Memor. dell' Istit. Lombardo, 1897, ^^^^- X^/ 
p. 3o8, docum. IX. 

(1) Archiv. Notarile di Pavia. Rogiti di Simoniiio Parona. 

(2) Vedi le condizioni di Pavia e di Milano in queste circostanze 
gravissime, da me descritte sulla scorta di nuovi documenti in : Fran- 
cesco Barbavara diirant: la reggenza di Caterina Visconti, in Misceli, di 
storia ital, sez. Ili, tom. IV, p. 269 seg., 1897. 

(3) Museo Civ. di S. P. — Lettere ducali, Cartella II, anno 1408. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 283 

Stato, Pavia aveva cercato un po' di sollievo, presentando all'ap- 
provazione della duchessa reggente Caterina Visconti, alcuni ca- 
pitoli diretti a diminuire la crudezza di una taglia, o tassa stra- 
ordinaria, imposta ai Pavesi ed a regolare la imposizione del 
balzello sui focolari, rendendolo più mite € più equo. Al nuovo 
lavoro di ripartizione della imposta, alla stesa dei capitoli, a so- 
stenerne la ragionevolezza innanzi ai maestri generali delle entrate 
ed al Consiglio di reggenza, si elesse il nostro Ardengo, che, com- 
piuto il lavoro, fu spedito col dottor in leggi Cristoforo Maletta, 
Ambrogio de Bozzoli e Catelano Cristiani, ambasciatore alla du- 
chessa (i). Una lettera della reggente al Comune di Pavia, in data 

(i) Nel Parodi [Acfa Stitdil Tic, voi. B, p. 82) è la deliberazione 
della Provvisione riguardante questa ambascieria tolta dai Registri 
di Provv., 1405, fol. 26. " Die 4 martii 1404. Item elegerunt prò am- 
bassiatoribus Comunis Papié ire debentibus Mediolanum cum litteris 
credentialibus dicti Comunis, directivis ili. me dne due nostre du- 
cisse, etc, prò reductione talee et certis aliis fiendis, egr. legum doct. 
d. Christophorum de Ivlaletis, Ambrosium de Bozulis, Chatelanum de 
Christiaiiis et Ardenghum de Folpertis, quibus providerunt de flore- 
nis 20, videlicet 5 prò quolibet ipsorum et de equis tribus, et quod 
eisdem fiat bulleta dictorum florenum 20 prò tribus diebus ,.. Il vedere 
accordati dal Comune tre cavalli pel viaggio di quattro ambasciatori, 
fa supporre che alcuno di essi era già a Milano. Difatti una lettera 
dello stesso Ardengo al Comune di Pavia, ci avverte che egli si tro- 
vava già a Milano per trattare privatamente la cosa. La lettera non 
reca l'anno, ma è evidentemente del 1404: allude all'ambascieria presso 
la duchessa, anzi fa premura al Comune che solleciti l'arrivo degli in- 
caricati suoi a Milano. Ecco il curioso documento: l'unica lettera ri- 
mastaci di Ardengo. 

" Egregi viri et honorandi tamquam fratres. Miror valde quare huc 
non accesserint prò parte Comunis alias deputati ad veniendum, quo- 
niam si venissent, vel in brevi contingat ipsos venire, ex hiis que per- 
cipere possum non dubito ipsos habere intentum suum ab Illustris- 
sima Domina Domina nostra. Quare provideatis quod statim, omni 
mora et exceptione rejectis, huc celleriter accedatur: qu^oniam omnis 
mora erit nobis valde nociva : et predicta vobis non scribo sine causa 
et scio quid dico. Et in presenti negocio non procedatis lento passu, 
quia accidit in poncto quod non contingit in bora. Faciatis provider! 
noncio, quem illuc transmissi, ista solla de causa, de soldis sedecim 
imper. Dat. Mediolani, quinto Marcii. 

Ardenghinus de Folopertis. 

Arch. Star. Lomb. — Anno XW!', — Fase. XXVI. 19 



2^4 ARDENGO FOLPERTI 

5 marzo 1404, accusa ricevuta dei capitoli, ed autorizza il Ma- 
Ictta ad esporre ai reggitori del Comune la sua risposta (i). Una 
lettera di Filippo Maria, conte di Pavia, del 17 marzo assicura 
che i capitoli furono approvati e concessi alla città (2). 

Ed eccoci ora alla parte più notevole della vita del Folperti. 
Per le disastrose vicende che stava attraversando la già potente 
famiglia ducale, Filippo Maria Visconti trovavasi in grandi an- 
gustie, circondato come era da signori potenti e malfidi, immerso 
in deplorevoli strettezze finanziarie, sempre timoroso che il suo 
potere e la sua Contea gli sfuggissero di mano. Il denaro del Fol- 
perti e la sua abilità potevano essergli di grande vantaggio : Fi- 
lippo Maria pertanto stese la mano al ricco rationator del Co- 
mune. Il Folperti seppe apprezzare tutti i vantaggi del momento: 
offerse la sua borsa e i suoi servigi al Conte, ben sapendo che li 
collocava ad un interesse molto rimunerativo. Dal palazzo del 
Comune, passò pertanto nel castello, alla corte del Conte. Il Pie- 
tragrassa, sotto l'anno 1404, ci dice che il Folperti fu eletto « te- 
soriere, ossia questore generale di tutte le entrate comitali di Pavia 
et della scuossa delle gabelle et Dazi (3) » — in realtà però, Ar- 
dengo non fu tesoriere, né questore, sì ben maestro delle entrate (4). 



(i) Ducissa Medio!., etc. Dilecti nostri. Accepimus capitula illius 
nostre comunitatis, nobis per egr. et sapient. legum doct. ac nobilem 
dilectos nostros, d. Christoph, de Maletis et Ardenghinum de folpertis 
presentata. Quibus responsum exhibuimus, quemadmodum ad vos pre- 
fatus d. Christoph orus regrediens, vobis nostri parte, vive vocis ora- 
culo reserabit. Dat. Mediolani die V Marcii mcccciiij. Theodorus. — 
Museo Civ. di S. P. — Lettere ducali, Cartella II, anno 1404. 

(2) Museo Civ. di S. P. — Lettere ducali. Cartella II, anno 1404. 

(3) PiETRAGRASSA i Note marg. della storia di Pavia, copia Fenini, 
p. 21 verso : Ms. Museo Civ. di S. P. 

(4) Un mutilo documento che il Robolini pubblica dalle schede 
Capsoni, dice : " 1404, die 6 mensis lanuarii ex impositione dominorum 

magistrorum intratarum prefati domini Ardenghinus de folpertis 

gen. thes .... prefati, etc. „. Pare dal contesto che Ardengo è tesoriere 
generale, ufficio allatto distinto da quello di Maestro delle entrate. Bi- 
sogna credere che il Capsoni abbia letto male quel documento. Ro- 
bolini: op. cit., woì. V, part. I, p. 366. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 20D 

Nell'uffizio, come sempre, Ardengo aveva un collega, ed era quel 
Nicolino Beccaria del fu Stefano, di cui già abbiamo parlato. 

La prima testimonianza officiale riguardante il nuovo ufficio 
assunto dal Folperti sul principio dell'anno 1404, è una lettera 
di Filippo Maria, del 28 aprile, diretta al Podestà di Pavia, colla 
quale il Conte accorda ad Ardenghino V autorizzazione di forti- 
ficare il luogo di Scaldasole. È questa terra assai vicina a San- 
nazzaro de' Burgondi nella Lomellina, e cominciò ad avere qual- 
che rinomanza precisamente ai tempi di Ardengo. Gli storici 
lomellinesi cominciano le loro memorie su quel luogo appunto 
dalla fortificazione che ne fece Ardengo nel 1404; notizie ante- 
riori non conoscono (i). Però nelle schede del nob. sig. Carlo Ma- 
rozzi trovo ricordato un istromento del 22 aprile i334, rogato da 
Pietro Campeggi, col quale i nobili Campeggi danno in investi- 
tura perpetua a Rainucino Folperti ed a' suoi figli la quarta 
parte per indiviso della torre e castello di Scaldasole con le an- 
nesse giurisdizioni. Dal documento però parrebbe assodato che i 
Folperti possedessero in quel luogo già prima del i334 (2): la 
loro proprietà andò di mano in mano estendendosi con nuovi 
acquisti, sino a che il castello stesso divenne il centro di un la- 
tifondo di più che mille pertiche, come trovo detto nelle citate 
schede. Sia dunque che il castello minacciasse rovina, sia che Ar- 
dengo amasse di trovarsi nella sua casa di campagna al sicuro da 
ogni assalto delle numerose bande di facinorosi ehe in questi tur- 
bolentissimi tempi scorazzavano per l'agro pavese, chiese ed ot- 
tenne dal Conte di Pavia l'autorizzazione a fortificare quel luogo. 
Nella lettera di licenza il principe chiama Ardengo maestro delle 
nostre entrate, gli dà il titolo di nobile, e ricorda le sue bene- 
merenze per cui non poteva rispondere con un rifiuto alla sua 
domanda. Non lo dispensa tuttavia dal prestare la cauzione di 

(1) E.... P.... : Annuario storico statisi. Lomeìlino per l' anno iSjj, 
Mortara, Cortellezzi, 1872, p. 220. — Giovanni Gazzaniga : Storia di 
Sannazzaro de' Burgondi. Mortara, Cortellezzi, 1895, voi. II, p. 71. 

(2) Nella vendita fatta dai Campeggi, nel descrivere le coerenze 
dei beni venduti tei nominano i possessi dei compratori Folperti. 



ARDENGO FOLPEKTl 



mille fiorini, che i decreti di Gian Galeazzo, rinnovati dalla du- 
chessa reggente, esigevano da chi volesse tenere un luogo fortifi- 
cato (i). Ardengo fece riparare e fortificare Scaldasole in modo 
splendido: il Gazzaniga difatti dice quel luogo « molto conside- 
revole per.... la magnificenza dell'annesso castello, tutto fiancheg- 
giato da profondi fossati e guernito di merli, come tuttora ve- 
desì (2) ». 

Per ritornare ora alle cariche civili del Folperti, dirò che ho 
pur rinvenuto un documento del 12 maggio 1404 nel quale Ar- 
denghiniis si firma come maestro delle entrate comitali : altri do- 
cumenti simili sono pur quelli in data dei 4, 11, 3i luglio, del 
3i agosto, del 25 settembre, del 7 e del 24 novembre, del i3 di- 
cembre dello stesso anno (3). Non regge pertanto, come si è no- 
tato, l'asserzione di coloro che fecero di Ardengo un maestro 
delle entrate di Giovan Galeazzo Visconti. 

Raggiunta così una delle più alte cariche, il Folperti tosto 
comprese che bisognava con atti di generosità e di grandezza im- 
pressionare favorevolmente l'opinione pubblica che forse, sottovoce 
o non, mormorava contro l'antico banchiere. Bisognava rompere 
quell'aria di ostilità e di diffidenza da cui Ardengo si trovava 
circondato, mostrando ai nobili, che il commerciante salito in 
alto era nobile al par di loro, capace più di loro, di atti princi- 
pescamente munifici e generosi: al popolo che il duro banchiere 



(1) Comes Papié ac dominus Verone. Exigentibus benemeritis viri 
nobilis Ardenghitii de Folpertis Magistri intratarmn nostrarutn, eideni 
concessimus licentiam fortifìcandi et murandi seu fortificari et murari 
faciendi et in bono ac tiito fortilitio ponendi locum Scaldasolis Comi- 
tatus nostri papié. Ea propter mandamus tibi quatenus ab ipso Ar- 
denghino recipere debeas idoneam satisdationem de florenis mille prò 
dicto fortilitio, juxta formam, occaxione similium , alias percipi con- 
suetam, quam nobis in scriptis ordinate transmitas subsequenter. Dat. 
Papié die 28 Aprilis 1404. Johannes. 

A fergo : -Egregio Viro Potestati nostre Papié. 

Museo Civ. di S. P. — Le/fere duca/i, Cart. II, anno 1404. 
,{2) Gazzaniga: Storia di Sannazzaro de' Burgondi, voi. II, p. 71. 

^3) Museo Civ. di S. P. — Lettere ducali, Cart. II, anno 1404. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 287 

di un dì, aveva un cuor largo e caritatevole, un sommo amore 
alla giustizia. I documenti più chiari ci furono di guida sicura 
in questo punto della vita del Folperti. Di uno di questi docu- 
menti, in data del 9 novembre 1404, io ho pubblicato nel 1896 il 
transunto, conservato nei manoscritti Annali del Convento di 
S. Tommaso del Padre Rilucenti (i): ora ho la fortuna di rias- 
sumere il documento originale che mi fu comunicato dal già lo- 
dato sig. Carlo Marozzi (2). 

Poco dopo i vesperi del 9 novembre, per mandato del Padre 
Pietro de Ardiciis di Piacenza, Priore dei domenicani di S. Tom- 
maso di Pavia, si adunano a capitolo tutti i religiosi di quel con- 
vento, in numero di 17, e ad essi il detto Priore espone che il 
nobil uomo Ardengo de Folpertis del fu sig. Gian Pietro, i( prop- 
tcr maximam devotionem quam habet ad beatissimiim apostolum 
sanctum Thomam et ad dietimi ordinem et convention », domanda 
l'autorizzazione a far erigere a tutte sue spese la Cappella Mag- 
giore di detta Chiesa (la cui costruzione, cominciata nel i32o(3) 
non era ancor stata condotta a termine). Alla domanda però erano 
annesse delle condizioni, e cioè: 

1. La Cappella sarebbe di proprietà dei Folperti, e man- 
cando essi, dei Mezzabarba: e ciò in perpetuo, in modo che anche 
estinguendosi le due famiglie, i religiosi non l'avrebbero potuto 
cedere od assegnare ad altri. 

2. Nessuno, air infuori dei patroni, potrel)be essere sepolto 
nella medesima. 

3. Che il Folperti sarebbe libero anche nel modo di dotare 
la Cappella, supposto però sempre il consenso del Priore del Con- 
vento. 

4. Che i Folperti avrebbero potuto stabilire in essa i loro 
sepolcri gentilizii, e far dipingere dentro e fuori di essa il loro 



(1) Majocchi : La Chiesa e il Convento di S. Tommaso in Pavia, pa- 
gina 3i seg. 

(2) Vedi copia dell' atto in Museo Civ. di S. P. 

(3) Majocchi: Op. cit., p. 22 seg. 



288 ARDENGO FOLPERTI 



Stemma, che non sarebbe mai stato rimosso, anche quando la loro 
famiglia fosse estinta. 

Esposto questo, il Priore faceva notare ai religiosi le stret- 
tezze finanziarie del Convento, per le quali « ipse locus capello 
magne poterti remanere inhedificatus » ; aggiungeva che la esibi- 
zione del. Folperti a lui sembrava di grande vantaggio al Con- 
vento; domandava che cosa pensassero essi in proposito. « In con» 
cardia et nomine discrepante », dichiararono doversi far di tutto 
« quod dieta assignatio fiat et fieri debeat » e della loro delibe- 
razione fecero stendere pubblico strumento « et hoc prò primo 
tractatu ». 

Il giorno seguente, i religiosi ripeterono l'atto « prò seciindo 
tractatu» e il giorno ii «prò tertio tractatu ». 

Nel giorno 17, alle ore tre, si addiviene, presente Ardengo 
Folperti, air istrumento definitivo di assegnazione della detta 
Cappella, alle condizioni sovraesposte ; concorrendo col suo con- 
senso e colla sua approvazione anche il Padre Antonio Sannaz- 
zari. Priore di Vercelli e provinciale dei domenicani di Lombar- 
dia, il quale con lettera da Novara ai i3 dello stesso novembre, 
approva la concessione, ringraziando e congratulandosi « cum ca- 
tholico nostri ordinis singulari et intimo cordialiter dilectori no- 
bili domino Ardengho de Folpertis n. 

Se stiamo dunque all'attestazione di questo documento e se 
ci lasciamo persuadere dalla magniloquente iscrizione funeraria 
d'Ardengo, che abbiam recato in principio di questo lavoro, par- 
rebbe che la munificenza del Folperti non avesse altro stimolo 
che la divozione, la pietà, l'amore verso S. Tommaso apostolo e 
verso i figli di S. Domenico. Ma un gruppo di documenti degli 
stessi giorni, viene a portare una nota molto discordante e stonata. 

Lo stesso giorno 17 novembre 1404 sulla sera {in Sero) Ar- 
dengo si presenta, nel palazzo vescovile, al Vescovo di Pavia Fra 
Pietro Grassi dell'ordine degli Umiliati, insieme al cancelliere del 
Vescovo Albertolo Griffi e con più di quattro testimoni. Là, con 
tutta franchezza confessa di aver peccato di usura, perchè « ab 
olim (da molto tempo) ipse exercuit feneratitiam artem, pecunias 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 



suas concedendo mutuo sub iisiiris (ad interesse) et usuras reci- 
piendo ». Però « nolens amplius in peccato ipso perseverare » e, 
pentito, promette solennemente al Vescovo « de cetero artem ip- 
sam non exercere, nec usuras petere, nec recipere»y e di resti- 
tuire il mal tolto e riparare ai danni cagionati, certi ed incerti. 
Si sottomette pertanto al giudizio del Vescovo o del suo Vicario, 
accettando sin d'allora la loro sentenza sommaria, ed obbligan- 
dosi a non appellare, ed a rimettere altresì nelle mani del Ve- 
scovo tutti i libri, i registri, le scritture e gli istrumenti « usu- 
r ariani pravitatem sapientia », perchè su di essi possano stabilire 
i danni fatti e le riparazioni da farsi. Costituisce suo fidejussore 
Zanino Fornari banchiere pavese, vincolando a pegno tutti i beni 
suoi e quelli de] fidejussore che il Vescovo potrà sequestrare e 
vendere per la ii plenam et completam sollutionem et satisfactio- 
nem oiJinium predictorum » . Finalmente prega il Vescovo a far 
eseguire una pubblica grida perchè i danneggiati possano produrre 
le loro ragioni ed ottenere la dovuta riparazione. Il Vescovo di- 
chiara di accettare il mandato conferitogli, « ipsiusque Ardenghini 
pium propositum commendavit et commendat ». Di tutto ciò si fa 
stendere dal cancelliere Albertolo Griffi pubblico istromento, alla 
presenza di Antonio de Zeno dottore in diritto, canonico della 
cattedrale e vicario vescovile, di Fra Ottobono da Quargnento 
capellano vescovile, di Domenico Mezzabarba fu Giovanni^ di 
Bernabò Bonora fu Giovanni e di molti altri. 

Compiuto quest' atto, il Vescovo, sempre presenti i suddetti 
testimoni, con speciale strumento impose a Giovanni Guarneri, 
pubblico trombetta e precone di far la grida sulla piazza del Re- 
gisole e in tutti gli altri luoghi consueti della città ; affiggendo 
poi una copia scritta della sua grida al pilastro della Curia Ve- 
scovile, al pilastro del Regisole e in tutti gli altri luoghi, anche 
dei suburbii, ove sogliono farsi le affissioni. Gli si fa obbligo poi 
di dar relazione sull'esecuzione del ricevuto mandato. Diamo la 
versione letterale del tenore della grida : 

« Sia noto a tutti ed a ciascuno che il nobile ed egregio uomo 
Ardenghino de Folpertis comparve dinanzi al Reverendo Padre 



•2f)0 AHUENGO FOLl»EHTI 



in Cristo e Signore Fra Pietro per la grazia di Dio e della Sede 
Apostolica Vescovo di Pavia e Conte, ed a lui disse ed espose di 
essere pronto e preparato a rendere e integralmente restituire le 
usure ed i furti da lui commessi, a tutti coloro che lo avranno 
domandato ed a cui si dovesse, secondo il giudizio, la tassazione 
e l'arbitrio dello stesso monsignor Vescovo o del suo Vicario, som- 
mariamente e senza strepito né figura di giudizio. Per ciò da parte 
e per comando dello stesso mons. Vescovo si avvisano, si citano 
e si domandano tutti e singoli, di qualunque stato, grado, ordine 
o condizione siano, volenti ripetere dallo stesso Ardenghino le 
usure ed i furti, perchè, entro due mesi prossimi futuri, debbano 
far la loro domanda innanzi al Vescovo o al suo Vicario e pre- 
sentare in iscritto, o anche a vece, la loro istanza. Sopra di questa 
mons. Vescovo o il suo Vicario renderanno giustizia a ciascun 
chiedente, sommariamente e rejetta ogni cavillazione, e sarà a 
ciascuno fatto pieno ed integro pagamento alla banca di Zanino 
Fornari banchiere pubblico di Pavia, presso del quale lo stesso 
Ardenghino fece deposito della somma sufficiente per pagare tutti 
i richiedenti e doventi avere secondo verrà tassato dal prefato 
mons. Vescovo o dal suo Vicario. Altrimenti, passato detto ter- 
mine di due mesi, lo stesso mons. Vescovo procederà all' assolu- 
zione di Ardenghino e allo svincolo de' suoi beni come meglio 
gli jparrsL di procedere, non tenendo conto alcuno dei non com- 
parsi e della loro assenza ». 

All' indomani, sulla sera, il cancelliere Griffi con atto pub- 
blico registra la relazione fatta dal trombetta sull'esecuzione della 
grida (I). 

Della impressione prodotta nella cittadinanza pavese d'allora 
da questi atti, non dobbiamo certamente giudicare da quella che 
avrebbero prodotto su di noi nelle nostre presenti circostanze. Bi- 
sogna pensare che allora di nobili usuraj, ladri, assassini, stupra- 
tori non era penuria, erano rari soltanto quelli che al male cer- 



(i) Vedi copia di questi atti in Museo Civ. di S. P. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 29I 

cassero poi di riparare. La procedura ecclesiastica, alla quale 
Ardengo volontariamenì:e si sottomette non era d'altronde cosa 
inusitata; anzi era assai più frequente di quel che pensiamo. Così 
abbiamo un documento del 27 agosto i'363 che ci ricorda il pro- 
cesso ecclesiastico, seguito nelle stesse identiche circostanze del 
nostro, contro un Minolo de Ferrariis de Gradi, usurajo di Mi- 
lano: il vedere la rispondenza esatta tra questo documento mila- 
nese e il nostro, fa pensare ad un formulario generale che si aveva 
per tali casi, ciò che fa anche supporre come questi non fossero 
infrequenti (i). Ricordo anche un altro atto milanese del 5 mag- 
gio 1400, col quale un Arasmolo del fu Franciscolo de Coppa di 
Milano, promette solennemente la restituzione delie usure del ge- 
nitore defunto, iisurariiim manifestiim, sino alla somma di 200 
fiorini (2). Dobbiamo anche per giudicare equamente di Ardengo 
riportarci alle idee del suo tempo sull'usura, alle leggi che la col- 
pivano (3), alle condizioni generali della società. Per tutto ciò, 
ritornando al caso nostro, io credo che non saranno mancate le 
critiche e le punture acerbe contro Ardengo Folperti, ma che, in 
generale, non gli saranno nemmeno mancate le attestazioni della 
più grande simpatia. Giacche se è vero che il popolo è giudice 
severo, è pur vero che il pubblico disprezzo si cambia in ammi- 
razione calda e piena quando il reo, obbedendo alle voci della 
moralità e della coscienza, pubblicamente ripara al male ed al 
danno cagionato. Di questo era sicurissimo anche il Folperti, il 
quale confessandosi reo d'usura, asseriva che se è proprio degli 
uomini il peccare, è invece degli angeli la emenda e la riparazione 
« attendens qiiod humanum est peccare, et angelicum emendare ». 
Questi fatti avranno operato anche suU' animo di Filippo 
Maria Visconti: il quale, grato ad Ardengo degli ajuti che col 



(i) Cfr. Motta: Notai milanesi del trecento, in Arch. Stor. Lomb., 
dicembre 1895, p. 871. 

{2) Motta: Lue. cit., p. 357. 

(3) Decreti per la giurisdizione ecclesiastica sugli usuraj sono in 
data 18 agosto 1889, nel Registr. Panigarola, B, 70, in Archivio di Stato 
di Milano. 



292 



ARDKNGO FOLPERTI 



denaro e coll'opera gli prestava, deliberò di concedergli pubbliche 
onorificenze, creandolo cavaliere, ossia ascrivendolo con pompose 
cerimonie alla milizia {miles). Il lettore ricorderà che nella lunga 
epigrafe di Ardengo sì legge: « Miies ftiit solemniter procreattis 
in feste) Sancii Stephani protìwmartiris gloriosi in ecclesia beati 
Quinci corusci militis et invicti ... . . mitltis presentibus autenticis 
venerabilibusque personis ceti ptiblica docent scripta celebrata per 
Frane, de bellisomis filium d. lacobi notar, pubi. papiensem ». Ma 
gli atti del Bellisomi andarono perduti nella maggior parte, e 
quindi per quanto riguarda questa circostanza dobbiamo proce- 
dere per induzione. La epigrafe succitata, è stata nel marmo ori- 
ginale scalpellata e cancellata dopo la parola invicti per uno spa- 
zio di più che una linea, proprio nel punto ove era indicato l'anno 
della cerimonia e il nome delle autorità e dei personaggi che la 
celebrarono o vi assistettero. Il perchè di questa cancellazione ve- 
dremo poi. Però dal complesso delle circostanze suesposte, tutte 
favorevoli ad Ardengo, e dal fatto che nei documenti del marzo 
1405, come vedremo, gli si dà questo titolo di miles, siamo in- 
dotti a ritenere che la solenne ascrizione sua alla cavalleria o mi- 
lizia avvenne nella festa di S. Stefano del 1404. Qui è anche da 
notare l'abbaglio in cui sono caduti parecchi storici dallo Spelta 
al Beltrami, i quali hanno fatto di Ardengo Folperti un uomo 
d' armi. Essi furono tratti in inganno dall' appellativo miles, il 
quale anziché di professione, è puramente titolo d'onore e di no- 
biltà, che si accordava a uomini, eminenti anche per soli meriti 
civili, senza che punto si fossero impacciati di lancie e di spade. 
Né deve recar meraviglia il veder sulla pietra sepolcrale di Ar- 
dengo la sua effigie recante fra le mani uno spadone. Era il sim- 
bolo della milizia a cui il defunto era ascritto, era il distintivo 
della onorificenza di cui era stato insignito. Non è qui il luogo 
di trattenersi sulle vicende della cavalleria, né di dar, anche in 
compendio, la descrizione della solennità con cui si celebrava la 
creazione di un milite. Rimando il lettore voglioso di saperne, 
alla dissertazione seconda del Ferrario (i). Piuttosto aggiungerò 

(1) Storia ed analisi degli ant. romanzi di cavalleria, voi. I, p^ 187-230. • 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 293 

che la chiesa di San Quirico, ove avvenne la creazione di Ar- 
dengo a cavaliere, vuoisi sia V attuale archivio municipale, già 
oratorio di casa Mezzabarba (i). Di tale chiesa si citano memorie 
che risalgono alla fine del secolo XI : di essa parlò l'Anonimo 
Ticinese; e nel già ricordato documento del 17 novembre 1404 
tale chiesa viene indicata come parrocchia, precisamente quella 
sotto la quale era T abitazione del Folperti « Ardenghinus civis 
papié, habitator Porte Pallacensis, parochie Santi Qiiirici ». 

Veniamo all'anno 1405. 

Innanzi tutto è da notarsi che in quest'anno Ardengo con- 
tinua nella sua Cctrica di maestro delle entrate di Filippo Maria : 
ne fanno fede due lettere del conte di Pavia, controfirmate da 
Ardengo, in data 5 maggio e 20 giugno 1403 (2). È meritevole 
di nota che, mentre il Folperti l'anno innanzi firmava costante- 
mente Ardenghinus ora invece colla stessa costanza si firma Ar- 
denghus. Ciò distrugge totalmente l'opinione di coloro che per 
trovar un appoggio all'idea del Robolini di distinguere i due Ar- 
dengo Folperti, pretesero che l'Ardengo fosse persona diversa dal- 
l'Ardenghino. Anche l'esame degli altri documenti che abbiamo 
recato e che recheremo, dimostra all'evidenza come lo stesso per- 
sonaggio sia chiamato Ardengo ed Ardenghino senza distinzione. 

È dell' 8 febbrajo 1405 un documento vescovile riguardante 
la questione delle usure del Folperti, rogato dal solito cancelliere 
di curia Albertolo Grifiì. Il documento incomincia col dare un 
cenno dei fatti passati tra il Vescovo e il Folperti: ricorda la co- 
stui confessione, le sue promesse, l' accettazione del Vescovo di 



(i) Capsoni : Notizie risguardanti la città di Pavia raccolte da un suo 
cittadino. Pavia, Fusi, 1876, p. 35i. Appare anche dall'iscrizione già 
esistente nell'oratorio e riportata dal Bossi [Memor. Novo antiq. Ms. 
del Museo Civ. di S. P., p. 876) : " Oratoriuin Nob. Familiae DD. Co- 
mitum Fratr. de Mediabarba noviter constructum a fundameritis, causa 
deniolitionis veteris et antiquae, ibi prope, ecclesiae, et occasione no- 
vae aedificationis Palatii eiusdem Nob. Familiae, prò majori et ele- 
gantiori commodo audiendi Sacrum „. La nuova edificazione è del 1784. 

(2) Museo Civ. di S. P. — L'attere ducali, Cart. II, anno 1405. 



»p4 AnDENGO KOLPERTI 



occuparsi della restituzione ai danneggiati, le gride pubbliche fatte 
.1 tale scopo, i registri ed i libri da Ardengo consegnati al Ve- 
scovo per la giusta procedura. Narra il documento che, allo spi- 
rare del termine stabilito dalla grida, si fecero innanzi parecchi 
dei danneggiati, i quali dal Vicario Antonio de Zeno, dopo l'esi- 
bizione dei documenti, furono soddisfatti. Bisognava ora provve- 
dere al modo di compensare i danni fatti da Ardengo a coloro 
che non si potevano determinare (danni che i documenti chia- 
mano incerta); e il Vescovo, studiati i registri e le operazioni 
bancarie del Folperti, trattato e discusso con lui « qitampluries, 
super ipsìs omnibus et dependentibus, emergentibus et connexis ab 
cisdem », finisce col proferire questa sentenza : « Taxamus, limit- 
tamus et decernimus male ablata incerta^ extorta per ipsum do- 
minum Ardenghum, fuisse et esse tria millia florenorum aureo- 
rum, ipsumque dominuni Ardenghum, in nostri presentia consti- 
tutum, ad huiusmodi tria millia Jlorenorum auri, in pios usus 
convertenda et dispensanda, condempnamus et condempnatum esse 
decernimus et declaramus per hec scripta ». Aggrava la coscienza 
dì Ardengo per l'adempimento integrale della condanna, lasciando 
a lui di dispensare la somma a cui fu condannato « in pios usus 
ut sibi videbitur » ed ordina sia la sentenza redatta in atto pub- 
blico, alla presenza di Giacomo de Nebiis prevosto di S. Michele 
maggiore, dello spettabile signor Nicolino Beccaria e di Francesco 
Bellisomi, il maestro delle entrate e il notajo che già conosciamo (i). 
Una sola osservazione. Gli studii del Brambilla (2) provano 
che il fiorino d'oro a quei tempi corrisponderebbe a gr. 3,644 come 
peso normale. Oggi quei gr. 3,544 d*oro puro in moneta, pel rap- 
porto dell'oro all'argento da uno a quindici e me:{{0, avrebbero 
il valore di italiane lire dodici; ma nel 1400 il detto rapporto 
non era che di poco superiore a quello di uno a dieci, epperò 
r indicato valore discenderebbe a lire otto. Le uxura's et male 
ablata incerta di Ardengo Folperti risponderebbero quindi ad un 



(i) Vedi copia dell' atto in Museo Civ. di S. P. 
(2) Monet: di Pavia, ecc., p. 890. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 2QD 



capitale di quasi venticinque mila lire, e dato il quadruplo va- 
lore della moneta a quei tempi per rispetto alla nostra, farebbero 
una somma che oggi si stimerebbe di quasi centomila lire. 

Gli obblighi che Ardengo, e per la sentenza del Vescovo e 
per la costruzione della Cappella Maggiore dì S. Tommaso, si era 
assunto erano veramente gravi: le sue finanze per quanto flori- 
dissime ed abbondanti, ne avrebbero sentito un fiero contraccolpo. 
Ma non per nulla Ardengo era avvedutissimo. 

Obbligato dalla sentenza vescovile ad erogare tremila fiorini 
d'oro in pii usi, egli pensò di adoperarli precisamente nella fab- 
brica di S. Tommaso: così egli adempiva all'obbligo fattogli, e 
risparmiava le spese della costruzione. A dir vero, il Vescovo non 
troppo bene accolse 1' espediente del Folperti : difatti nell' istro- 
mento di condanna, 8 febbrajo 1405, era detto chiaramente che 
i tre mila fiorini sarebbero stati dal Folperti consegnati al Ve- 
scovo come rappresentante dei poveri di Cristo della città e della 
diocesi di Pavia, che li avrebbe dispensati a piacimento suo (i), 
e solo con riferimento a questa pattuizione si doveva spiegare 
r inciso della sentenza, già da noi riportato, che lasciava ad Ar- 
dengo facoltà di erogarli in pios iisiis ut sibi videhitur. Ma il 
Folperti si attaccò strettamente a questo inciso della sentenza, 
che era favorevole al suo disegno, e agli 11 di marzo dello stesso 
anno 1403 si addivenne, nel palazzo vescovile, alla celebrazione 
di uno strumento che è l'ultimo episodio di tutta questa faccenda. 
L' istromento comincia dalla narrazione delle promesse e delle ob- 
bligazioni assuntesi dal Folperti: dice delle gride pubbliche, del 
pagamento fatto dei danni certi, della tassazione dei danni in- 
certi in fiorini tre mila d' oro da dispensarsi in usi pii. Ora, dice 
r istromento, considerando il Folperti che « hedifficare ecclesias 
piiim est et meritorium », con pubblico atto rogato dal solito 



(1) " Male ablata.... incerta restituere, solvere et dare.... nobis pa- 
terno nomine pauperuin Christi civitatis et diocesis papiensis, vel le- 
gitimo sindico et procuratori pauperum predictorum, dispensanda pau- 
peribus proiit nobis videbitur,,. 



296 



ARDENGO FOLPERTI 



Franccschino Bcllisomi, si era obbligato a dare i tre mila fiorini 
« ad qite condcmpnatiis extiterat » per la costruzione della cap- 
pella maggiore di S. Tommaso. Si mostra detto atto di erogazione 
e di obbligazione al Vescovo, che « paterno nomine pauperum 
Cliristi » lo approva e lo conferma, e insieme dichiara solenne- 
mente di assolvere e liberare Ardengo da ogni obbligazione con- 
tratta e da qualsivoglia debito e restituzione. Quindi il Vescovo 
ordina si compili pubblico strumento di assoluzione e liberazione 
di Ardengo, istrumento ricevuto da Albertolo Griffi cancelliere 
di curia, alla presenza di Gualterino de Zaziis dottore in ambe 
le leggi, di Ottobono da Quargnento cappellano vescovile, di Fran- 
ciscolo de Bimio milanese, cancelliere del Vescovo, e di Francc- 
schino Bellisomi notajo di Pavia (i). 

In questa maniera Ardengo si era posto in regola colle esi- 
genze della coscienza e della moralità. Ed è forse in questo tempo 
che egli scrisse al Pontefice Innocenzo VII per ottenere lettere di 
assoluzione e di indulgenza, ricordate nel!' iscrizione funebre del 
Folperti: « Hic etiam justus ac plus miles, divino tactus monitii, 
hinc seenni ante aetam sanate recensens viiam, illinc ad novis- 
simum diem veliit jani instantem devotissime se se referens, lit- 
teras indulgentie a pena et culpa, perpetuo valituras, a Siimmo 
Pontifice Innocentio septimo, largas et gratiosas contrita mente 
singnlariter impetrava». 

Noi non abbiamo la pretesa di giudicare tutti questi atti di 
Ardengo: tuttavia non possiamo tacere l'impressione che proviamo 
considerando le apparenze. Errare hiimamim est, ci dice Ardengo, 
e non abbiamo difficoltà ad ammettere : si possono quindi in certo 
qual modo scusare, o meglio dimenticare, le sue indelicate specu- 
lazioni: anzi, vedendo come egli ne fece pubblicamente ammenda 
si può partecipare a quel movimento di simpatia con cui i suoi 
contemporanei accolsero il suo ravvedimento. Ma questo era sin- 



(i) Vedi copia dell' atto in Museo Civ. di S. P. — È in quest'atto 
dell' II marzo 1406 che, per la prima volta, il Folperti è chiamato egrc- 
gius speciabilisqiie miles. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 297 

cero? Nei secreti di quell'anima Dio solo può penetrare. Tenendo 
conto delle apparenze, anche ammessa la religiosità e la coscienza 
dell'uomo, stanno sempre molte circostanze che lasciano indovi- 
nare come nelle sue azioni Ardengo era guidato da una grande 
ambizione. Tutta la grande fabbrica di S. Tommaso è una auto- 
apoteosi e il tempio si traduce in una esposizione delle sue in- 
segne gentilizie, in una galleria di scultura e pittura adorna sol- 
tanto di ritratti e di statue del fondatore, in una collezione di 
iscrizioni, forse da lui stesso dettate, certamente da lui ispirate, 
corrette e rivedute nelle quali si leggono le più smaccate lodi e 
i panegirici più scioccamente laudativi di lui ancor vivente (i). 
Un uomo che veramente ha pianto su' suoi trascorsi, non opera 
così. Ardengo ha ancora nelle orecchie il suono della sentenza che 
lo condanna alla restituzione di un ingente capitale, e si fa di- 
pingere ai piedi di S. Domenico e della Croce, si fa scolpire presso 
la Vergine, e abbracciato da un angelo che lo porta al cielo; fa 
murare una lapide in cui si dice a verus christicola; jiistus ac 
piiis miles ; moralibus pollens virtutibus, magnanimitate notus ; 
singulari quadam humanitate in omnes, pìetate in egenos, dilec- 
tione in patriam, stimma in Deum et proximum cavitate, iisque 
in iiltimum vite diem clariiit super multos ». Fatta pur anche ra- 
gione dei tempi e delle idee, si può sempre domandare : E ciò 
serio ? E sincero ? 

Consideriamo ora quanto Ardengo abbia fatto nel tempio di 
S. Tommaso. Le deplorevoli condizioni alle quali oggi quel tem- 
pio è ridotto, non ci permettono di ammirare le splendide bel- 
lezze dell' interno : tuttavia ce ne danno una idea le costruzioni 
dell' esterno ancora ben conservate. Al Folperti si deve tutta la 
parte posteriore della chiesa, quella che ancora reca in grandi 



(i) Che la epigrafe, oggi conservata nel Museo Civ. di S. P., sia 
stata posta ad onor di Ardengo, ancora lui vivente, è provato dal fatto 
che mentre si hanno in essa tutte le notazioni cronologiche fino al 
1406; sono in bianco quelle che si riferiscono all' anno, al mese, al 
giorno della sua morte. 



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^ 



tavole marmoree le sue insegne gentilizie, e che si può ammirare 
Jalla piazzetta e dalla via Felice Cavallotti. Quanto all'interno, 
dobbiamo rimetterci alle afférmazioni dell'iscrizione sepolcrale che 
dice aver Ardendo fatta costrurre « liane excellentem capellam et 
totani his pietiiris eminentibiis exornari, eonspieuis insiiper li- 
bris, fulgenti caliee, splendidis pavamentis, fietisqiie in perpetiium 
exsolvendis lociipletavit (i)». Più minute notizie però dobbiamo 
ad un anonimo domenicano del secolo XVII, che i lavori di Ar- 
dengo Folperti descrisse così : « Questo gran signore Ardengo Fol- 
perti siccome vivendo aveva obbligato per cosi dire tutti i suoi 
pensieri ed i suoi affetti a' figli del Patriarca Domenico, così anche 
morendo volle in pegno di cordialissimo amore depositare le sue 
gloriose ceneri a' medemi, onde non solo si fé dipingere genuflesso 
vestito d^abito porporino nella finestra maggiore del Coro avanti 
r immagine di S. Domenico et anche in quattro parti nella su- 
blime vòlta del Coro avanti V immagine della S. Croce (2), ma 
volle di più farsi innalzare un memorabil sepolcro sopra le sedie 
dei religiosi nella parte sinistra del medemo. Ivi si scopre l'arca 
nella quale sono scolpite tre figure d' huomo similiantissime, cia- 
scuna delle quali impugna con l' istessa mano un libro, e queste 
simboleggiano la SS. ma Trinità, indi sopra l'arca si mira tra due 
leoncini che scambievolmente si vagheggiano la statua marmorea 
del sig. Ardengo benefattore che fa orazione alla Beatissima Ver- 
gine con il Bambino tra le braccia, ombreggiata da un Angelo, 
tutte figure marmoree. Sopra il simulacro della Vergine si vede 
un mestissimo Ecee Homo di marmo, a cui vengono ingegnosa- 



(i) Anche questa affermazione della dotazione della cappella con 
fìtti perpetui è prova che V iscrizione venne posta dallo stesso Ar- 
dengo, alla fine dei lavori di costruzione. La cappella non venne mai 
da lui dotata : solo nel testamento del 1424, come vedremo, le si at- 
tribuisce per unica dotazione una ancona. 

(2) Sarebbero quindi almeno due ritratti di Ardengo, l'uno in pit- 
tura a vetri sulla grande finestra, l' altro ad affresco sulla vòlta. Dico 
almeno giacché il senso materiale del racconto del frate pare indichi 
Ardengo dipinto in 4 luoghi della volta. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI Fi M. VISCONTI 2qQ 



mente di sopra connesse le statue di Adamo ed Eva scolpite in 
due colonne parimente marmoree fatte a figura di piramide. Po- 
scia sopra di queste si mira il simulacro di un Angelo che tiene 
fra le braccia 1' anima di questo gran benefattore quasi che vo- 
glia offerirla a Dio per l'eternità beata (i). In più luoghi del Coro 
nella parte tanto interiore quanto esteriore si mirano o dipinte, 
o scolpite in marmo, di questa nobilissima Casa le insegne, con- 
sistenti in tre porporine rose separate da tre porporini gigli tutti 
in campo d'oro (2) ». Lo stesso religioso continua dando la ver- 
sione della lunga iscrizione funeraria d'Ardengo) dicendo che era 
collocata nel mezzo del Coro. Non fa parola però della pietra se- 
polcrale con un' altra effigie d'Ardengo, quella oggi alla Certosa. 
Stando alla descrizione del frate parrebbe eh' essa non facesse 
parte del mausoleo : in questo caso, credo, avrà servito a rico- 
prire il loculo del pavimento del Coro, in cui era riposto il ca- 
davere d'Ardengo, contrariamente a quanto dice 1' iscrizione che 
lo vuole racchiuso nell' arca del mausoleo (3). 

Il Robolini si propone la domanda se autore di questo mar- 
moreo mausoleo sia Iacopino da Tradate, di cui è opera la statua 
di Martino V fatta erigere da Filippo Maria nel Duomo di Mi- 
lano. Ma alla domanda 1' illustre storico si dimenticò di rispon- 
dere (4). Rispose invece il prof. Magenta dicendo che « potrebbe 
forse darsi che, trattandosi di un grandioso monumento ordinato 
da un così ricco signore quale era il Folperti, sia stato allogato 
a Iacopino da Tradate, di certo annoverato fra i più famosi scul- 
tori di quel secolo (5) » ; ma la cosa è molto incerta ed anche il 
Magenta ammette che è arduo il designare lo scultore dell'opera. 



(i) Sarebbero quindi altri due ritratti in scultura di Ardengo. 

(2) Robolini : Op. cit., voi. V, part. I, p. i5i seg. — Maiocchi : La 
Chiesa e il Conv. di S. Tomm., p. 40 seg. 

(3) Comunque sia, è un terzo ritratto marmoreo del Folperti. In 
tutto quindi si avevano di lui, nella stessa cappella, almeno cinque ri- 
tratti, se non di più. 

(4) Robolini : Op. cit., voi. V, part. I, p. i55. 

(5) Magenta : / Visconti e gli Sforza, ecc., voi. I, p. 362. 

Arch. Stor. Loinb. — Anno \XV1I, — l'asc. XXVI, 20 



m 



AIIDKNGO KOI.PKUTI 



Dobbiamo aggiungere che di tutti i dipinti, oggi più non ri 
mane vestigio: delle sculture sussistono ancora alcuni stemmi al 
l'esterno ed all'interno del tempio, la pietra sepolcrale alla Cer- 
tosa, qualche altro avanzo nel giardino Franchi-Maggi a S. Pietro 
in Verzolo presso Pavia, e nel Museo Civico la lunga iscrizione 
funeraria. Il Robolini assevera che la dispersione avvenne « ncl- 
r occasione che fu soppressa la detta chiesa », ma che i pezzi del 
monumento si conservavano presso la nobile famiglia Folperti (i). 
La pietra sepolcrale della Certosa e la iscrizione del Museo Ci- 
vico, provengono dalla villa Franchi-Maggi (2). 

I lavori per la costruzione della cappella in S. Tommaso in- 
cominciati nel 1405, a giudizio del Magenta (3), si possono rite- 
nere compiuti verso il 1410. 

Frattanto che era di Ardengo ? 

Dopo il 1405 i documenti che lo riguardano sono molto rari: 
si ìia di tempo in tempo qualche sprazzo di luce, ma torna dìf- 
lìcile in tanta penuria la ricostruzione della sua vita. È certo però 
che nel 1406 Ardengo ritenne la sua carica di maestro delle en- 
trate, presso Filippo Maria, e lo provano le lettere di questi, con- 
trofirmate da Ardengo in quella qualità, dei giorni i3 e 21 gen- 
najo, i3 febbrajo, 29 giugno e 14 ottobre (4). Rimane nell'ufficio 
per tutto l'anno 1407, come appare dalle lettere comitali in data 
del 18 aprile, del i3 maggio, del 22 giugno e del 17 dicembre (5). 
Sembra invece che abbandonasse la carica verso la metà dell'anno 
1408; giacché mentre nelle lettere 11 aprile e 2 maggio Ardengo 
appare ancora maestro delle entrate, in quelle del 3o agosto tro- 
viamo al suo posto firmato un lacopiis (6). Questi è il Giacomo 
de Naxiis, che il Robolini dice eletto a quell' ufficio nel 1409, e 
gli dà motivo di credere che Ardengo morisse in quell'anno (7). 



(i) Robolini: Q/>. cit., voi. V, part. I, p. i5i. 

(2) Dell'Acqua : // Com. dei Corpi Santi di Pavia, p. 96. 

(3) Magenta : Op. cit., voi. l, p. 362^ nota. 

(4) Museo Civ. di S. P. — Lettere ducali, Cart. Ili, anno 1406. 

(5) Ibidem. Cart. Ili, anno 1407. 

(6) Ibidem. Cart. Ili, anno 1408. 

(7) Robolini: Op. cit., voi. V, part. I, p. 164. 



i 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI V. M. VISCONTI .^O I 

Ma come non è esatto il rimandare la nomina del Naxiis al 
1409 (i), così non regge la supposizione della morte di Ardengo. 
I documenti che esamineremo dimostrano che Ardengo visse an- 
cora a lungo: l'aver cessato dall'ufficio, a nostro parere, dipende 
da circostanze dolorose che colpirono la sua famiglia. 

Di questa non abbiamo ancora parlato, giacché i documenti 
non ce ne hanno porta occasione, ora il collegamento dei fatti ci 
obbliga a dirne qualche cosa. Il Robolini vedendo che nella iscri- 
zione sepolcrale d'Ardengo, murata in S. Tommaso poco dopo il 
1405, non si fa menzione né di moglie, né di figli, arguì che al- 
lora Ardengo fosse solo; scrisse in seguito che questi prese moglie 
nel 141 3, appoggiato all' istrumento dotale della sua sposa An- 
driola de Olevano (2). Il nob. Zanino Volta ammette il matri- 
monio del F'olperti con Andriola nel 141 3, e dice che Ardengo 
ne ebbe sette hgli (3). Ora tutto questo non è esatto. 

Il testamento del Folperti dell' anno 1424, del quale dovremo 
in seguito parlare, ci fornisce notizie sin qui ignorate. Noi impa- 
riamo da quell'atto che Ardengo si sposò giovanissimo : la sua 
compagna era di nobile famiglia pavese, si chiamava Maddalena 
de Curte, e gli aveva portato in dote quattrocento fiorini d'oro (4). 
Da questo matrimonio nacquero parecchi figli: il primogenito, a 
ricordo del padre di Ardengo, fu chiamato Giovan Pietro^ ed è 



(i) Il Robolini (v. part. I; p. 869) pubblicando gli appunti del Comi, 
pone giustamente la cessazione dall' ufficio di Ardengo al 1408. Leg- 
gesi : " 1408. Maestro delle entrate Giacomo Naxi in luogo di Ardengo 
Folperti „. 

(2) Robolini : Op. cit., voi. V, part. I, p. 895. 

(3) Volta : Un giuram. di fedeltà, ecc.^ in Arch. Stor. Lomb., 1895, 
dicembre, p. 82 . 

(4) Questa circostanza della dote di Maddalena Corti desumo da 
un documento (20 marzo 1480) del Museo Civ. di S. P., di cui parle- 
remo a suo luogo {Lettere ducali, Cart. IV, anno 1480). Del primo ma- 
trimonio di Ardengo con Maddalena Corti, è detto in un istromento 
di transazione tra i figli di Ardengo Folperti e Andriola Olevano di 
lui seconda moglie, rogato da Leonardo de Lege, 20 marzo 1444, in 
Archivio Notarile di Pavia. (Parte Antica, Cassa 100). 



3o2 AHDENGO FOLPERTf 



quel Gian Pietro Folperti ricordato fra i giostratori nell' ingresso 
Ji Gian Galeazzo Visconti in Pavia nel 1397: gli altri si chia- 
marono Nicolò e Stefano e le due figlie, Margarina e Maddalena. 
11 fatto della rinunzia di Ardengo all' uffizio di maestro delle en- 
trate, credo si debba spiegare colla morte della moglie e del pri- 
mogenito. È certo che nel 141 3 Ardengo era vedovo; ed è pure 
notizia assodata che il primogenito Gian Pietro morì molto gio- 
vane. Nel testamento già ricordato, e nominato un Salimbenc 
Folperti che Ardengo dice figlio del morto Gian Pietro, e che nel 
1424, anno del testamento, era già monaco professo nel convento 
dei Benedettini di Padova, col nome di Padre Mauro. Mi è riu- 
scito anche di trovar notizia della sposa del detto Gian Pietro : 
essa è la nob. Nicolina Sannazzari, figlia di quel Facino il cui 
nome ricorre così frequente nei documenti di questo periodo (i). 
Nel Breviario ai Giacomazzo de Sedaciis si ha un istromento di 
divisione del 1434, nel quale rifacendosi la storia di certi possessi 
si dice: « Cum quondam spectabilis milles d. Ardenghus de Fol- 
pertis..., dederit et tradiderit domine Nicholine de Sanato Na:[ari<> 
olim. jìlie quondam domini F acini , et olim ipsius domini Arden- 
ghi niirus, uxori quondam lohannis Petri de Folpertis, olimfilii 
ipsius quondam domini Ardenghi, etc. (2) ». Considerata la pro- 
fessione monastica già emessa nel 1424 dal figlio di Giovan Pietro 
•si può approssimativamente stabilire l'anno del matrimonio di 



(1) Facino Sannazzari era fra i portatori del baldacchino nell' in- 
gresso di Gian Galeazzo in Pavia del 1897: vedi Robolini: op. cit., vo- 
lume V, part. I, p. 3oo. Il documento più importante che lo riguardi 
ci dà notizia dell' incarico da lui avuto di stabilire una tregua tra Fi- 
lippo Maria Visconti e i Nobili e gli uomini di Cigognola, Pietra, Pie- 
tralino, Castana, Mornico, Montesegale e Zucarello. È una lettera del 
14 febbrajo 1406. Museo Civ. di S. P. — Lettere ducali, Cart. IH, anno 
1406. Con lettera del 1408, 8 ottobre, Filippo Maria lo elesse a vegliare 
per la sicurezza del territorio pavese presso 1' Olona contro i ribelli 
di S. Angelo (Lodigiano), ibidem. Vedi di lui anche in Muratori, Rer. 
Hai. Script., voi. XVII, pag. 674. 

(2) Abbreviature del Notajo Giacomazzo de Sedaciis, 4 genn. 1484. 
Ms. del Museo Civ. di S. P. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 3o3 

Gian Pietro e di conseguenza anche quello delle prime nozze di 
Ardengo. 

La morte della moglie e del primogenito avranno certamente 
colpito nel cuore il Folperti : ma trovandosi con quattro figli, 
colla nuora e col nipotino in tenera età, gli fu necessario pen- 
sare ad altre nozze. E queste difatti egli contrasse nel 1413, quando 
già aveva raggiunti i 53 anni, impalmando una nobile pavese, 
Andriola figlia del fu Gaspare de Olevano. Di questo secondo 
matrimonio del Folperti rimane prova l' istrumento di costitu- 
zione di dote di Andriola (i), fattoci conoscere dal Robolini che 
lo aveva fra le sue pergamene. Il riassunto che egli ce ne dà è 
il seguente: « 1413. 11 settembre. Dote nella somma di fiorini 3oo, 
ad compiitum soldorum triginta diioriim imperialium prò singido 
floreno, costituita ad Andriola Olevano figlia del fu nob. sig. Ga- 
spare, sposa dello spettabile ed egregio milite Ardengo Folperti 
del fu sig. Giovanni Pietro (2) ». Ho letto la pergamena origi- 
nale, ora nella biblioteca universitaria (3), e da essa risulta che 
la nobil donna Antonia de Olevano del fu Michele, vedova di 
Gaspare Olevano, insieme al proprio figliuolo Zanone promettono 
in dote ad Andriola loro rispettiva figlia e sorella, fiorini 3oo che 
si dovranno consegnare e numerare « ad omnimodam requisitìo- 
nem » dello spettabile ed egregio milite Ardengo de Folpertis del 
fu Gian Pietro, di cui Andriola è detta « sponsa et iixor futura ». 
L'istrumento in discorso fu rogato dal notajo Zanone de Strata 
fu Castellino, nella casa degli Olevano in Pavia i< in porta per- 
tuxiij in parochia Sancte Euffomie », alla presenza dei testimoni : 
Giovanni de la ripa dottor in leggi figlio del fu sig. {in bianco}; 



(1) Testificano in modo indubitabile queste seconde nozze di Ar- 
dengo anche il suo testamento del 1424, e l'atto di transazione già ri- 
cordato del 20 marzo 1444 rog. Leonardo de Lege, in cui è detto frp. 
altro : " snccessiveque mortua dieta domina Magdalena (de Curte) in ma- 
trimonio, ipse dominUs Ardenghus in iixorem suscepcrit dominam Andrio- 
lam de Olevano, etc. „. 

(2) Robolini : Op. cit., voi. V, part. I, p. 896. 

(3) Bibliot. Univers. di Pavia. — Pergamene Comi, n. 248 e n. 79. 



3o4 ARDENGO FOLI» ERTI 



Gualtercllo Sannazzari del fu Antonio; Antonio Sannazzari detto 
Moretto, fìllio dciranzidctto (ìualterello ; Bartolomeo Isimbardi 
notajo, del l'u Giorgio; Antonio de Olcvano arciprete di S. Marin 
di Rovescala ; Nicolino Folperti del fu Giovanni. 

Nuova prole e numerosa si ebbe Ardengo dalla Olevano, quan- 
tunque egli più non fosse in giovane età. Negli undici anni di 
matrimonio, quanti appunto decorrono dalla data della costitu- 
zione della dote, a quella del testamento (i settembre 1424), nac- 
quero al P'olpcrti altri cinque figliuoli, i di cui nomi, secondo 
l'ordine con cui nel citato testamento sono rammentati, sono 
Gaspare (a ricordare il padre di Andriola Olcvano), Benedetto, 
Gian Pietro (in memoria del primogenito defunto), Lorenzo e 
Giovanni Paolo. Dieci figli ebbe pertanto Ardengo : ma è da no- 
tarsi che questi appajono da documenti non posteriori all' anno 
1424, mentre Ardengo, come vedremo, morì nel 1430. Ora, nel te- 
stamento del 14-4, il Folperti accenna ripetutamente alla possi- 
bilità che « iixor mea deinceps conceperit et in lucem perduceret 
imam filiam seu plures Jìlias », oppure « alios filios masculos.... 
iiniun rei pliires ». E che altri ne abbia in realtà avuti appare 
dal già ricordato istromento 20 marzo 1444 dell'Archivio Nota- 
rile, ove tra i figli è nominato un Tristano e un Francesco 
Paolo (i). Invece adunque dei sette figli che il Volta attribuisce 
ad Ardengo (2), questo ne avrebbe avuto almeno undici, di cui 
nove maschi e due femmine. Diciamo subito che oltre al primo- 
genito Gian Pietro, premorì ad Ardengo anche il primogenito di 
Andriola, Gaspare : lo si desume dal citato istromento del 1444 (3). 
Le due figlie, Margarina e Maddalena, secondo il testamento, fu- 



(i) Qucst' ultimo forse si può identificare col Gio. Paolo del testa- 
mento. Ad ogni modo 1' esistenza di un altro figlio, Tristano, è sicura. 

(2) Z. Volta : Un giuram. di fedeltà, ecc., in Arch. Star. Lomb., 
1895, dicembre, p. 821. 

(3) .... deindeque decesserit dictus dns. Ardenghus relictis super- 
fttitibus et superviventibus dictis dominis Steffano, Nicolao, lohanne, 
Petro, Laurentio, Frane, (o loh.) Paulo, ac Benedicto et Tristano om- 
nibus eius fìliis.... 



MAESTRO DELLE ENTRATE I>I F. M. VISCONTI 3o5 

rono presto collocate a marito: il padre, oltre le vesti ed i mo- 
bili, costituì loro cinquecento fiorini a titolo di dote, da pagarsi 
alla sua morte, e ciò con due strumenti rogati 1' uno da Giovanni 
Bottigella, l'altro da Simone Spelta. Ho fatto ricerca delle abbre- 
viature di questi notaj, per poter conoscere e l'anno degli avve- 
nuti matrimoni e quali fossero i generi che il Folperti si era 
scelto; ma nei nostri archivi tali atti non si trovano. Possiamo 
solamente presumere che tali matrimoni avvennero sul principio 
del 1400; il già ricordato atto di transazione del 20 marzo 1444 
però, ricorda il conte palatino, dottor in leggi e milite, Giorgio 
de Tortis, figlio del fu dottor in leggi, milite e conte Torberto, 
quale « cognatus fratriim de Folpertis », ma niente di più preciso. 

Continuando ora ad esporre cronologicamente i documenti 
che si riferiscono al Folperti, ricorderemo per 1' anno 141 5 una 
questione per possesso di beni che Ardengo ebbe a sostenere col 
nobile Giovanni Beccaria del Mezzano. Essa fu terminata con 
una sentenza arbitramentale, ai 26 agosto, il cui testo può leg- 
gersi nel minutario del notajo Giacomazzo de Sedaciis (i). 

Ai 29 agosto dello stesso anno il notajo ducale .Giovanni 
Oleari stendeva un atto di donazione fatta da Ardengo a favore 
di Andrea de Galvaneis, di Mantova, che allora era capitano della 
Cittadella di Pavia. Trattavasi di crediti e di diritti che Ardengo 
aveva verso un tal Francesco de Corni del ^a Bertola (2). 

Per l'anno 1416, troviamo ai 6 di marzo, un atto rogato dal 
notajo Catelano Cristiani, in Milano nel Castello di Porta Giovia. 
Il Folperti per i3o fiorini d'oro vende a Nicolò Seratico del fu 
dottor in legge Proxello, castellano di quella rocca ducale, il do- 
minio diretto di alcune terre, investite a Giovanni de Camporo- 
tondo di Broni, che paga in affitto 5 fiorini all'anno. Tali terre, 
di cui il Folperti aveva dato la investitura al Camporotondo solo 
ai 7 febbrajo di quest' anno con istromento rogato da Giovanni 
Bottigella, erano situate nel territorio di Campospinoso nell'Ol- 



(1) Archivio Notarile di Pavia. — Schede Marozsi. 
(i) Se lied; Mar 02 zi. 



3o6 AUDKNGO J-OLl'l.UTl 



trcpò, ci crono di circa io(> pertiche, coli' aggiunta in più di 23. 
pertiche di vigna in Stradella. Alla vendita assistono come testi- 
monii Agostino Schiaffinati del fu Uberto, Alessandrino da Cai- 
ciacararia del tu Zanone, e Sassolo da Monza fu Giacomo (i). 

Ai 14 marzo dello stesso anno 141 6 il Folperti, per 38o fio- 
rini monete veteris, ctào. alla sua nuora Nicolina Sannazzari, ve- 
dova di Gian Pietro, alcune proprietà e il diritto di percezione 
di alcuni fitti perpetui gravanti su case e terre da lui possedute 
nel territorio di Sannazzaro (2). 

Questa cessione di beni fatta da Ardengo alla nuora penso 
si possa ritenere una restituzione della dote da lei portata al de- 
funto suo marito Gian Pietro. Ardengo l'aveva fino ad ora trat- 
tenuta in amministrazione, certo credendo dovesse toccare un dì 
a Salimbcne nipote suo e figlio di Gian Pietro. Ma avendo Sa- 
limbene rinunciato al mondo per chiudersi a Padova nel convento 
dei Benedettini, la dote tornava ancora di pien diritto alla madre, 
cui fu restituita. Tanto è vero che essa, come lo accenna il detto 
istromento, il dì dopo (i5 marzo 141 6), donava le terre e gli af- 
fitti alle proprie sorelle Elena, Caterina ed Isabetta perchè si 
costituissero una dote di cento fiorini per ciascuna , salvo però 
l'usufrutto che lasciava all'ancor vivente Facino Sannazzari loro 
padre. Questo istromento pertanto può indirettamente stabilire 
il tempo in cui Salimbene Folperti entrava nell' ordine benedet- 
tino (3). 



(i) Arch. della R. Univers. di Pavia. — Protocollo Rogiti Catelano 
Cristiani. Imparai l'esistenza di quest'atto da Z. Volta, loc. cit., p. 822. 

(2) GiACOMAzzo DE Sedaciis : Abbreviature, anno 1484, 4 genn., p. 10. 
Ms. del Museo Civ. di S. P. 

(3) Di questo Salimbene (in religione Padre Mauro), dice il Fede- 
rici [Bibliot. di S. Giustina di Padova. Padova, i8i5, p. 45), che entrò 
in religione nel 141 1. Fu successore a Lodovico Barbo nell'abbazia, e 
la resse per cinque volte in vario tempo. Fu sei volte Presidente della 
Congregazione di S. Giustina, e terminò di vivere nel 1457. Uomo di 
molto ingegno, coltivò le lettere e specialmente la poesia latina, come 
si vede dall'epitaffio che scrisse pel Barbo. Ingrandì il Monastero con 
belle fabbriche ; fece dipingere dal Mantegna il quadro di S. Lucia, ecc. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI "ÒOJ 

Per di più, se noi uniamo alcune circostanze che risultano 
da questo istromento colle altre che ci sono date dal testamento 
del 1424, si può stabilire che i latifondi dei Folperti debbono la 
loro origine in gran parte all' avvedutezza di Ardengo che li com- 
però, e possiam.o anche dire che il tempo in cui avvenne la mag- 
gior parte di queste compere è da limitarsi nell'ultimo decennio 
del secolo XIV e nel primo del XV. Standosi nel suo castello di 
Scaldasole, il Folperti vegliava sul miglioramento de' suoi possessi 
e sul loro ampliamento e valendosi de' suoi potenti mezzi finan- 
ziarli, a poco a poco assorbiva i piccoli proprietarii suoi vicini, 
ai quali però lasciava il dominio utile, assicurandosi con investi- 
ture un buon reddito annuale. Alcune di queste investiture, che 
generalmente faceva subito dopo l' istromento di vendita, sono 
accennate nell' atto di Giacomazzo de Sedaciis già ricordato ; e 
sono quelle a rogito del notajo Franceschino de Bulciis, in data 
19 dicembre 1399 per una vigna di 28 pertiche investita ai con- 
sorti de Tabernariis: dello stesso anno 1399 per un sedime e una 
casa di Pietro Santi: del 4 agosto 140 1 per una vigna di i3 per- 
tiche agli eredi di Guido de Millinis: degli 11 ottobre 1401 per 
12 pertiche di terra coltiva; del 2 marzo 1402 per altre sette 
pertiche: del 22 agosto 1403 per le terre investite ai fratelli de 
Canibus. 

Altri piccoli acquisti del Folperti, sempre nel territorio dì 
Sannazzaro, appajono dal testamento del 1424, indipendenti, come 
i sopra accennati, dalla possessione di Scaldasole. Sono : un prato 
di 26 pertiche venduto ad Ardengo da Antonio de Landriano : 
altri prati per 236 pertiche che comprò dagli eredi del fu Zilello 
Sannazzari e da Giovanni de Burdo: due prati di circa trenta 
pertiche vendutigli da Giorgio de Rubeis: altre 3o pertiche di 
prato acquistate da Andriolo de Medicis : tre prati di 45 pertiche 
comprati da Tortorino Torta di Frascarolo : un altro prato di 



Cfr. Iacobi Oavacii : Histor. Caenobii S, lustina) Patav., lib. VI, Vene- 
tiis, 1606 — e per l'epitaffio del Barbo, Salomoni : Inscriptiones Urbis 
Patav,, etc. 



3o8 AUl>i.i>00 JOLl'l.HTI 



'31 pertiche vendutogli dai già menzionati credi di ZilcUo San- 
nazzari : 7 pertiche comprate da Andriolo de Medicis: 4 prati di 
100 pertiche che Ardengo comprò da Facino Sannazzari il padre 
di Nicolina sposa di Gian Pietro: un totale di 5o5 pertiche di 
terreno. Ne certamente qui sta il tutto: forse nell'archivio di fa- 
miglia dei Folperti si potrebbero trovare altre prove della atti- 
vità e della diligenza economica di Ardengo. 

Un documento del 16 febbrajo 141 7, fra i rogiti del notajo 
Cristiani dell' Archivio dell' Università, ci mostra Ardengo fra i 
testimoni di una procura, rogata nel palazzo ducale di Milano, 
n in curia Arenghi illustrissimi principis ». Lo spettabile milite 
Antonio de Curte del fu Matteo, desiderando di essere padrino 
nel battesimo di un figliuolo dello spettabile Giacomo de Mi- 
chaelis maestro delle entrate ordinarie dei duca, né potendo per 
parecchie circostanze intervenire alla cerimonia, stabilisce come 
procuratore suo per quell' occasione, lo spettabile sig. Cristoforo 
de Premenugo di Milano (i) tesoriere generale di Filippo Maria. 
All'atto presenziano il conte palatino milite e dottor in leggi Tur- 
berto de Tortis, il milite Ardengo de Folpertis, Pedrino de Curte, 
e Cassano Santi del fu Simonino di Caselle (2). 

Naturalmente ad un signore così ricco come il Folperti, non 
mancavano di attaccarsi con avidità i rappresentanti del fisco vi- 
sconteo, sempre così bisognoso. Il duca nel 1417 aveva ordinata 
la compilazione di un nuovo estimo, e come era proprio della 
procedura spiccia ed arbitraria dei Visconti, per sostenerne le 
spese, aveva imposto a venti cittadini pavesi dei più ricchi, che 
pagassero 200 fiorini, ingiungendo che v predicti denarii cifra 
festum paschatis infalibiliter habeantiir, ne exinde dicti extimi 



(i) Nelle carte municipali di Provvisione (Archivio Vecchio Co- 
munale, Pacco I) trovo che il Premenugo era anche cittadino di Pavia, 
e che in questa città abitava in Parrocchia di S. Giorgio in Monte 
Falcone, nel 1416. 

(2) Protocollo, Rogiti Catelano Cristiani : Ms. Archivio della R. Uni- 
versità. Cfr. Z. Volta in Ardi. Stor. Lomb., 1895, p. 325. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 309 

perfectio venìat retardari (i) ». Il Podestà, cui fu commessa l'ese- 
cuzione deir ordine ducale, ai 2 di aprile del 1417, manda un 
usciere comunale, il quale « dicat et precipiat infrascriptis om- 
nibus et singulis » che sotto pena di 10 fiorini, « crastina die, 
per totani diem, debeant solvisse et numerasse thexaiirario flo- 
renos decem, cuilibet eorum impositis per litteras illustrissimi do- 
mini nostri ». I nomi poi dei fortunati, colpiti così inopinatamente, 
« sunt hec, videlicet Dominus Ardenghus de Folpertis, Blaxius 
de Ottonibus, Antonius Salicus, Johannes Petrus de Vallate, 
Antonius Guargualia, Dominus Iohannes de Oliariis, lacobus 
Mediabarba, loh. Marchus de Jìambertis, lacobus de Zapis, Mi- 
chael de Pe^aniSj Ardenghinus de Becharia, Luchinus de AstulfiSj 
leronimus Barachanus, Cristophorus de Coda^iis, Francischus 
de bernerio ». Il documento attesta la considerazione in cui era 
tenuto Ardengo: non solo lo si mette primo fra i ricchi che deb- 
bono pagare la straordinaria imposizione: ma fra tanti nomi di 
potenti e nobili pavesi, a quelli soltanto di Ardengo e di Gio- 
vanni Oliarli, il notajo ducale, si premette il contrassegno di di- 
stinzione Dominus. 

Quantunque questo genere di distinzione poco garbasse ad 
Ardengo, pur dovette sopportarlo per molti anni, giacché solo 
nel 14 19 egli ottenne il desiderato privilegio di esen:{ione. 

Una grande ingiustizia, questa. Giacché è facile il compren- 
dere che l'esenzione, non diminuendo affatto il totale delle tasse 
e delle imposizioni, portava con sé un maggior aggravio per gli 
altri cittadini ; oltrediché, essendo 1' esenzione concessa ai perso- 
naggi ricchi di nobiltà e di rendite, ne derivava che i colpiti erano 
precisamente i poveri che meno avrebbero dovuto pagare. Co- 
munque, Ardengo Folperti fu lietissimo il dì in cui il duca di 
Milano, memore dei servigi di lui, gli concedeva insieme alla di- 
gnità di suo famigliare e commensale, anche l'altra onorificenza, 
più sensibile, della esenzione da ogni tassa e gravezza sia perso-. 



(1) Museo Civ. di S. P. — Lettere ducali, Cart. Ili, anno 1417. 



3 10 AHOKNGO lOLPEUTI 



naie che reale. II documento, che comprova questi favori concessi 
dal duca di Milano ad Ardengo, più non esiste, o almeno non mi 
ì'u dato ritrovarlo. Però nel Registro delle Immunità del nostro 
Archivio Vecchio Municipale ho letta la seguente annotazione : 
« 1410- Immiinitas ab oneribus favore egregii militis domini Ar- 
denglìi de Folpertis, commensalis et familiaris domestici diicis 
Mediolani domini nostri (i) ». 

Ed ora abbiamo dinanzi una serie di documenti che raccolsi 
neir Archivio del Comune di Vigevano e che ci permette di se- 
guire lo svolgimento della vita di Ardengo, in un periodo rima- 
sto affatto ignorato agli studiosi pavesi. 

Filippo Maria nel 1418 deliberò di far eseguire alcuni lavori 
di ampliamento e di abbellimento al suo castello di Vigevano» 
Un documento, come vedremo, parla della costruzione di una 
sala: la somma però, piuttosto forte, richiesta dal duca, come 
contributo del Comune di Vigevano, lascia supporre la impor- 
tanza dell'opera. A dirigerla, non certo come ingegnere, ma come 
economo e regolatore generale, il duca chiamò Ardengo Folperti: 
i lavori di abbellimento e di difesa che questi aveva eseguiti nel 
suo castello di Scaldasole, erano affidamento al duca della com- 
petenza e della capacità del suo famigliare. 

Il primo documento concernente questi fatti, è del i5 di ago- 
sto 1418: in esso troviamo Ardengo alle prese col Consiglio di 
Provvisione di Vigevano per ottenere i denari imposti al Comune 
per l'opera. Trascrivo dai verbali della seduta consigliare di quel 
dì, la parte più importante: 

« 1418, die decimaqiiinta Augusti.... Prefatus dominus pote- 
stas exposuit parte domini Ardengi quod eligere possint alterimi 
ex duobus partitis, videlicet iitrum velint dare omnia carrigia et 
laboratores necessarios et opportunos ad laboreria in castro fienda, 



(i) È un registro, compilato dall'archivista e cancelliere comunale 
Giuseppe Antonio Gatterra, nel quale sono descritte in compendio le 
carte e i documenti allora esistenti in Archivio, in materia di Immu- 
nità ed Esenzioni. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 3ll 

an velini concordium cum prelibato domino domino nostro (i) ». 
Come si vede, Ardengo proponeva al Comune o di provvedere 
carri e lavoratori, o ài pagare una somma da stabilirsi d'accordo 
col duca. In quella adunanza la Provvisione vigevanese, dopo ma- 
tura discussione, si appigliò alla prima proposta. 

Ai 6 del successivo settembre, i dodici Sapienti eleggono Pietro 
Marco Vallario, Antonio Colli, Giovanni de Cochis, Uberto Pa- 
rona e Lazzaro Colli, « qui sint unaa ciim domino Ardengo ad 
videndum..,. omnia que fieri contingent prò ea sarà una, qiiam 
Ilhistriss. D. D. noster, de novo viilt in castro fieri». Qui ap- 
pare specificato il lavoro che si intraprendeva nel castello. Nella 
stessa adunanza si delibera di pagare ad Ardengo le spese fatte 
pel sopraluogo : « ordinaverunt qiiod fiant expense siiprascripto 
domino Ardengho prò quatiior vel sex diebus, qnibiis Viglevani 
stetit». Nell'adunanza del 9 ottobre, « ordinaverunt et delibera- 
veriint, nemine discrepante, quod provideatur spectabili et egregio 
militi domino Ardengho de Folpertis de laboratoribus diicentis, 
ad omnem eiiis requisitionem, et qiiod solvatur per Commune ad 
computiim de solidis novem prò opere, et quoad tempus de alio 
providebitiir ». Il Comune adunque accordava ad Ardengo, pei 
lavori, una schiera di duecento operai, che esso pagava in ragione 
di soldi nove ogni giornata di lavoro, non determinando però fino 
a quando avrebbe sostenuto tali spese. 

Forse questo non piacque ad Ardengo : epperò, dopo non so 
quali vicende, dovette il Comune intendersi col duca e, invece 
degli opera), obbligarsi a dare al direttore dei lavori la somma 
di ii5o fiorini. E fu necessità pel Comune di imporre una taglia 
per aver quella somma. Nell'adunanza di Provvisione del 28 ot- 
tobre, il Podestà, detto ai Sapienti che lo « spectabilis miles do- 
miniis Ardengiis de Folpertis petebat quod volebat denarios a Co- 



(i) Tutti questi documenti, ove non si accenni altra fonte, sono 
tratti dal Registro dei Convocati della Provvisione, dell'Archivio Co- 
munale di Vigevano, voi. II, dall'anno 1409 al 142.3. Inventario gene- 
rale, art. 52, paragr. i. 



3l2 ARDENGO FOLPERTI 



munc, occaxione conventionis facte per Comune prò florenis MCL 
cimi stiprascripto domino Ardendo, occaxione carigii et labora- 
toriim qiios opportebat dare per Comune ad laborerium nuper in- 
ceptiim in Castro Superiori », dopo animata discussione si stabilì 
a quod imponatur tallea de imperialibus XV solvenda hinc ad 
dies XV proxime venturos, prò dando dicto domino Ardenglio, 
occaxione suprascripta ». 

Il repentino cambiamento della convenzione prima stipulata, 
e più la taglia per raccoglier la somma richiesta nei nuovi patti, 
produssero un grave malcontento in Vigevano: e ne è prova la 
seduta di Provvisione del 4 novembre, nella quale si delibera la 
nomina di una Commissione, incaricata di riferire ad Ardengo i 
lamenti causati dalla fatta mutazione. Quale soddisfazione otte- 
nesse questa Commissione, non è detto, ma è facile immaginare. 
I Vigevanesi pagarono a rate la taglia : la Provvisione passava i 
denari incassati ad Ardengo, ma ai 18 dicembre, perchè non fu 
versata integralmente una rata, dovettero i Sapienti dare « bay- 
liam Consulibus Comunis Viglevani recuperandi Jlorenos XVIJ, 
quoquomodo poterint melius recuperavi, prò dando domino Ar- 
dengìio de Folpertis, qui debet habere prò resto talee ^y. 

I lavori continuarono per tutto l'anno 1419: ma due soli do- 
cumenti si hanno in cui ricorre il nome di Ardengo. Il primo è 
la deliberazione della Provvisione di pagare al Folperti, ai 19 
febbrajo, la rata di 25o fiorini «prò resto solutionis de florenis 
MCL ex conventione facta cum Illustrissimo D. D. nostro yy. Il 
secondo è una lettera ducale dell' 8 giugno. 

« Dux Mediolani, etc. ». 

« Certificati per litteras egregii militis domini Ardengi de 
« Folpertis intendentis circa laboreria Castri Nostri Viglevani, 
« quod Commune et homines diete nostre terre Viglevani , ex- 
« bursarunt et solverunt florenos centuni decem prò integra sa- 
« tisfactione florenorum mille centum quinquaginta , quos prò 
« primi termini obligatione solvere tenebantur, juxta conventio- 
« nes et pacta per ipsum dominum Ardenghum alias secum facta, 
« loco carrigiorum que fieri facere, et laboratorum quos dare de- 



MAESTf^O DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI .-) K> 

« bebant, occasione primi laborerii principiati et finiendi in Ca- 
<( stro nostro predicto, tenore presentium ipsos Commune et ho- 
« mines ac singulares personas diete nostre terre , a dieta prima 
« obligatione absolvimus et penitus liberamus. In quorum, etc. 
« Dat. Mediolani , die octavo junii MCCGCXIX, duodecima in- 
« dictione (i) ». 

È notevole anche la deliberazione della Provvisione, in data 
3 settembre 1419, di far un dono al duca, al suo segretario Gio- 
vanni de Corvinis d' Arezzo e ad Ardengo nostro. « Item, oi~di- 
naveriintj nemine discrepante, qiiod Consules terre Viglevani 
emant prò Comuni Viglevani mansios (manzi) diios, caiissa ser- 
viendi Illustrissimo D. D. Nostro. Item quod suprascripti Con- 
sules emant ut supra payra (paia) duodecim pollastrorum, caussa 
serviendi domino Ardengho et domino lohanni de Aretio ». 

Questi documenti dimostrano che al Comune di Vigevano 
era stata imposta una prima contribuzione di fiorini 11 5o -che si 
terminò di pagare ratealmente al principio di giugno del 1419. 
Cominciò allora il pagamento di una seconda contribuzione, che, 
credo, fosse ugualmente fissata in fiorini 11 5o: dai registri non 
ho potuto desumere notizie particolareggiate, ma una prova del- 
l'asserto la si può forse trovare nella deliberazione dei Sapienti, 
del 17 gennajo 1420, con cui si manda Vincenzo de Bergondiis 
al castello di Scaldasole per farsi rilasciare in scriptis da Ardengo 
la dichiarazione d'aver ricevuto dai Vigevanesi, dal principio dei 
lavori, la somma di fiorini 2200. 

Il Comune però era stremato. Lo si deduce dal fatto che 
avendo il duca ordinato si pagassero 200 fiorini ad Ardengo (.^ su- 
perstiti (soprastante) laborerii quod jìt in Castro Viglevani ^^^ la 
Provvisione, ai i3 gennajo 1420, incarica Vincenzo de Bergondiis 
di recarsi « ad Scaldasolem, locuturum cum domino Ardengo, 
quatenus ipse dominus Ardenghus hanc Comunitatem expectare 



(i) Questa lettera trovasi nel volume in pergamena degli Statuti 
di Vigevano, Invent. gener., art. 41, paragr. i, folio 79 recto. 



3li ARDENuU Jul.lM-KTl 



velit usquc ad unum mensem proxime futurum, de Jìorcnis CC, 
quia interim Comune Viglevani tenebit modum recuperandi ». 

Intanto Ardcngo aveva ricevuto una nuova distinzione dal 
duca. Da soprastante ai lavori del castello, Filippo Maria chia- 
mava il Folperti all'ufficio di Podestà di Vigevano. Quantunque 
io non abbia trovata la lettera di nomina, credo però che, se- 
condo il solito, essa giunse ad Ardengo sulla fine del 1419. Nei 
libri dei Convocati del Consiglio di Provvisione di Vigevano, tro- 
viamo podestà sul principio del 1420 il nobile Angelo da Pontre- 
moli, il quale presiede per l'ultima volta alla seduta del Consiglio, 
ai 3i marzo 1420. Ai 21 aprile dello stesso anno Ardengo Folperti 
per la prima volta presiede la adunanza consigliare come Pode- 
stà. Nel verbale non si fa cenno di immissione in possesso del- 
l'ufficio, nò della presentazione delle lettere di nomina, né del 
giuramento prestato, cose tutte che invece si notano con cura e 
con molta utilità degli studiosi nei Convocati della Provvisione 
di Pavia al cambiamento di ogni Podestà. Però possiamo credere 
che Ardengo assumesse la nuova carica nella prima metà del- 
l' aprile 1420. Da quel verbale appare che Ardengo aveva con- 
dotto seco a Vigevano, come suo Vicario, il giurisperito Cristo- 
foro de Georgiis. 

E necessità dire che la Podesteria di Ardengo non si distinse 
per fatto alcuno straordinario: ho esaminato con cura gli atti 
comunali vigcvanesi di quegli anni, ma non ho trovato cosa che 
m.eriti ricordo. Piuttosto è degna di menzione la lunga durata 
della Podesteria di Ardengo, da esso tenuta senza interruzione 
dal 1420 al 1429. 

Nel 1422 Ardengo mutò Vicario. Dimesso Cristoforo Giorgi, 
<issunse il novarese Giovanni de Momo: ma ai 23 agosto del 1423 
il Giorgi ritorna alla abbandonata carica. 

Nel 1424 la peste scoppiò nella Lomellina e pare che Vige- 
vano fosse uno dei centri più infetti. Il duca dal suo sicuro ritiro 
di Abiate, scrisse ai 29 luglio ad Ardengo imponendogli che tutti 
i dì, sentita la relazione del medico Bartolomeo de Basticis, gli 
scrivesse minutamente sulle condizioni sanitarie del borgo. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI E. M. VISCONTI 3l5 



Pur troppo la peste decimava Vigevano: credo raggiungesse 
il suo più acuto periodo dopo la metà di agosto: lo desumo an- 
che dal fatto che Ardengo trovò necessario di dettare il suo te- 
stamento. 

Esso è in data del i settembre 1424; è fatto « in Viglevano, 
videlicet in domo et palacio Comunis Viglevani, habitacionis in- 
frascripti domini Potestatis »^ e mostra la preoccupazione di Ar- 
dengo di cader malato, dichiarando di testare perchè « ciim cor- 
pus sanitate vigetj mens interior^ in se ipsa collecta, pleniori 
iitittir ratione, quia non cogitiir id cogitare qiiod dolet ìk 

Riassumendo questo lunghissimo documento, troviamo che 
Ardengo, annullati dapprima tutti gli atti con cui antecedente- 
mente aveva disposto delle sue sostanze, fa obbligo agli eredi di 
soddisfare tutti coloro che potessero mai vantare crediti verso di 
lui, stando però alle note de' suoi libri e de' suoi registri « mea 
propria manti scriptis tam in carta quam in papiro ». Vuole poi 
che per la dote promessa alla Cappella di S. Tommaso in Pavia, 
gli eredi diano a quel Convento « Antonam imam (un grande qua- 
dro) pulcerrimam, ponendam ad altare diete Capelle, qiie constitit 
(costò) pliisquam /lorenos septecentum », credendo con ciò di essersi 
sufficientemente sdebitato della fatta promessa di dote, « etiam at- 
tentis magnis expensis quam feci ab hodie retro in ipsa capella ». 

Lascia alla chiesa di S. Giuliano in Scaldasole un calice d'ar- 
gento, un paramento « de ^ambeloto rubro », ed un messale. 

Lascia alla moglie Andriola de Olevano la dote di 3oo fio- 
rini col terzo di più voluto dalla legge. Che se essa « stare vo- 
luerit in viduitate » le lascia anche vitto, vestito ed abitazione, 
oltre 168 fiorini net omnes vestes, anullos et jocalia, quas, quos 
et que habet aportare suo ». 

Al nipote Salimbene, religioso benedettino, figlio del defunto 
primogenito del testatore, lascia 5o fiorini, perchè già « renun- 
ciavit omnibus que petere posset ». Alle figlie Margarina e Mad- 
dalena ordina sia pagata la dote promessa all' alto del loro ma- 
trimonio; disponendo altresì che nel caso gli nascesse altra figlia, 
questa debba avere come le sorelle. 

Arch. Sior. Lomb. — Anno XX VII. — Fase. XXVI. 2i 



3l6 ARDENGO FOLPERTI 



Perchè poi il Castello di Scaldasole colle pertinenze rimanga 
sempre in famiglia, proibisce a' suoi figli, specialmente a Nicolò, 
di alienarlo, « ita quod predictiim castrum meum.,.j non transeat 
extra a fertile ione m illoriim de folpertis, sed remaneat perpetuo et 
in injìnitiim ». 

Nomina suoi eredi universali i figli Nicolò, Stefano, Gaspare, 
Benedetto, Gian Pietro, Lorenzo e Gian Paolo: però ai due primi, 
come figli della prima moglie Maddalena de Curte, lascia la metà 
prò indiviso del Castello di Scaldasole e delle terre annesse, e per 
di più la proprietà di quelle 5o5 pertiche di terreno costituenti 
la possessione di Sannazzaro, indipendente da Scaldasole, di cui 
già abbiamo dato, un minuto ragguaglio. Fa loro però l'obbligo 
di pagare le doti delle loro mogli e della loro madre Maddalena, 
sicché gli altri fratelli e la matrigna Andriola non abbiano alcun 
peso sulle loro porzioni. 

Ai figli del secondo matrimonio, cioè a Gaspare, Benedetto, 
Gian Pietro, Lorenzo e Gian Paolo, lascia l'altra metà prò in- 
diviso delle terre e del Castello di Scaldasole, più la casa di Pavia, 
« in qua habito quando suni in Papia » e l'altra casa « quam te- 
neo ibi' prope, ab allia parte vie, et ubi teneo equos meos » e tutta 
la rimanente possessione di Sannazzaro, coli' onere però di pagare 
la dote della lor madre Andriola, in modo che per questa non 
siano gravati i fratelli Nicolò e Stefano. 

Tutti gli altri beni mobili ed immobili lascia in esatte por- 
zioni da dividersi tra i figli maschi : colla clausola che nascen- 
dogli altri maschi, questi abbiano gli stessi diritti dei fratelli. 

Considera poi il caso che alcuno de' suddetti suoi figli mo- 
risse lasciando solo una figlia. Questa non deve succedere nei di- 
ritti del padre, che spetteranno invece ai di lui fratelli : solo si 
dovrà all'orfana costituire una dote di quattrocento fiorini. Che 
se morissero tutti i maschi, allora soltanto, le femmine potranno 
succedere nel possesso di Scaldasole, ma perderanno la proprietà 
di tutte le altre terre e case, che saranno vendute al miglior of- 
ferente dagli infrascritti fideicommissari, distribuito il ricavo in 
quella miglior maniera che loro piacerà. Curiosa però la condì- 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 



zione : « ita tamen qiiod dominus Episcopus Papié, nec alia per- 
sona tiinc representans sedem episcopatus ipsiiis papiensis, possit 
de predictis se intromittere, etiam si dicti Commissarii mei fidei- 
comissarii forent negligentes et remissin. Questa esclusione del 
Vescovo è un grave indizio del malcontento causato in Ardengo 
dalla sentenza vescovile del 1406 : ne abbiam già detto qualche cosa. 

Il testamento considera poi il caso della morte di tutti i di- 
scendenti diretti, maschi e femmine, di Ardengo. In tal caso il 
testatore chiama suoi eredi il Maestro Santino e Lanfranco fra- 
telli Folperti, figli del fu Maestro Musso; Filippino Folperti del 
fu Francesco; e Antonio Folperti del fu Agostino e loro discen- 
denti, ma solo pel possesso di Scaldasole, dovendo gli altri beni 
andar venduti, come è detto sopra, e il loro prezzo distribuito 
in puellis maritandis, esclusa ogni ingerenza del Vescovo e di 
qualunque suo rappresentante. 

Nomina tutori de' suoi figli minorenni, insieme ad Andriola 
loro madre, il milite e dottor in leggi Turberto de Tortis, Ste- 
fano de Riciis e suo tìglio Zanino, Agostino Schiaffinati, Gia- 
como e Francesco Bellisomi del fu Giacomo (i). Esecutori testa- 



(i) Di questi personaggi è notissimo il Conte palatino Turberto 
Torti che già abbiam nominato, padre di Giorgio, marito di una figlia 
di Ardengo , più volte Abate di Provvisione di Pavia, oratore e am- 
basciatore della città, professore di leggi nelF Università dal 1408 al 
1416 {Memor. e docum. per la stor. dell' Univ. di Pavia. Pavia, Bizzoni, 
1878, voi. I, p. 34) e consigliere ducale. — Stefano de Riciis appare 
nelle nostre carte municipali fra i Presidenti di Provvisione di Pavia 
nel primo decennio del secolo XV : il suo figlio Zanino cominciò la 
sua carriera come cancelliere di Facino Cane (Andr. Billii, Histor. 
McdioL, in Muratori: Rev. Ital. Script., XIX, 45), innalzandosi poi a 
somma potenza come confidente di Filippo Maria e suo secretarlo 
(Volta : Un giuram. di fedeltà, ecc., p. 828). Di lui e di Oldrado Lam- 
pugnani scrive amaramente il Billia [loc. cit., ']2) " quorum aemulatio- 
iiibus Curia aestuabat. Multo vero Civitati nostrae id salubrius eiusmodi 
homines numquam natos esse ! „. — Il Francesco Bellisomi del fu Gia- 
como è il notajo pavese, specialmente caro ad Ardengo. Trovo di lui 
che nel 1406 ai 26 di settembre si sposò con una Rosina Folperti fi- 
glia del maestro Musso del fu Giovanni, la quale portò in dote 3oo 
fiorini. Museo Civ. di S. P. — Pergamene Bottigella, n. 75. 



•3|8 ' AIIDENGO hUl.l'i.Kil 



mcntari sono designati Francesco Bellisomi e i Consoli del Col- 
legio dei Mercanti di Pavia. 

F'inalmcnte stabilisce che il possessore del Castello di Scal- 
dasolc dovrà sempre offrire ospitalità in esso, agli altri suoi fra- 
telli o nipoti « tempore cuiuscumque guerre.... ad hoc ut melius 
gaudere possint possessionem de Sanato N avario ^u Che se per 
dette guerre non potranno ricavare frutto dalla loro possessione, 
allora il padrone di Scaldasole, oltre l'ospitalità, sarà tenuto a 
provvederli del vitto e del vestito, però « tantumodo guerra du^ 
rante ». 

Il testamento si chiude col solito formolario, colla firma di 
Ardengo e la indicazione dei testimoni, che sono il giurisperito 
Pietro de Cochis, Guidetto de Georgiis del fu Robinio, Cristoforo 
de Georgiis figlio di Guidetto, Serafino de Parona del fu Fran- 
cesco, Simone de Belaciis del fu Filippo, Tommaso de Silva del 
fu Guarnerio, Giacomo de Gravalona del fu Girardo. Sono se- 
condi nota) Giacomo de Guastamiliis del fu Pietro e Giacomo 
de Parona fu Francesco. Segue la firma del notajo trascrittore 
dell'atto Giovannino de Podexiis del fu Stefano di Vigevano, e 
del notajo rogante Uberto de Parona del fu Francesco (i). 

La peste, che cessati i calori della stagione, cominciò a de- 
crescere, non volle fra le sue vittime il nostro Ardengo : sembra 
invece avesse colpito il Cristoforo Giorgi, giacché ai 3o settembre 
1424 i Convocati del Comune ci presentano quale nuovo Vicario 
del Folperti il giurista Vittorio de Cixera. A costui succede nel 
novembre 1423 Stefano de Grassis licenziato in diritto civile, che 
tenne la carica per poco tempo, avendo ceduto il posto nei primi 
mesi del 1426 ad un Melchiorre de Grassis. Oltre al Vicario, il 
Folperti nel 1426 aveva un luogotenente, Tomaino de Gentilibus : 
i due ufficii che sembra dovessero compenetrarsi, sono invece net- 
tamente distinti e separati, nel verbale dell'adunanza di Provvi- 
sione del primo novembre 1426. Ultimo dei Vicarii di Ardengo 



(i) Copia del testamento è in Museo Civ. di S. P. 



MAESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI 3l9 

fu Lorenzo de Longis, che entrò in ufficio nel 1427 e lo tenne 
sino al termine della Podesteria di Ardengo. 

Dobbiamo qui notare che il Folpertì, 'anche stando a Vige- 
vano , pigliava parte attiva agli affari in Pavia. Nel Registro 
delle Lettere del 1426, troviamo questo accenno a lui : « Qiiod 
circa deliberationem Datiorum Papié standum et credendum sit 
domino Ardengìw de Folpertis, executioniqiie mittendum quicqtiid 
per ipsiim ordinatum fiierit (i)». 

Ai 26 gennajo del 1429 il duca Filippo Maria emanava una 
lettera minacciosa contro gli ufficiali prevaricatori ed ingiusti. 
Stanco il duca delle estorsioni che da costoro si commettevano, 
delle violenze e della disonestà della loro amministrazione, cercò 
di provvedere con severissime pene al rimedio, e perchè i con- 
travventori fossero tosto scoperti e puniti, ordinò che ogni pub- 
blico officiale fosse sottoposto ad un minuto e scupoloso rendiconto 
ogni sei mesi. La lettera ducale è già stata pubblicata : da essa 
i funzionarli disonesti sono condannati alla perdita del loro uf- 
ficio, alla restituzione del quadruplo ai danneggiati, e da dieci 
tratti di corda sino all' ultimo supplizio, a giudizio e sentenza 
del loro sindacatore (2). 

Sono convinto che Ardengo nel ricevere questa lettera e nel 
farla registrare nel volume degli Statuti di Vigevano (3), era 
molto lontano dal credere che essa dovesse fare di lui uno dtì 
primi capri espiatoria Molti dei decreti ducali eran rimasti let- 
tera morta: molti dei colpevoli avevan sin qui saputo sfuggire 
alle conseguenze dei loro soprusi : può anche essere che Ardengo 
si sentisse affatto sicuro del suo operato. 

Verso la metà dell'anno 1429 scadeva il termine della Pode- 
steria di Ardengo Folperti. I registri dei Convocati vigevanesi ce 
lo mostrano presiedere 1' adunanza di Provvisione ai 29 giugno 
1429: l'adunanza che si tenne ai 9 agosto è invece presieduta dal 



(i) Registr. Litter., anni 1426 : copia presso di me, p. i. 

(2) Antiqua Diiciim Mediol. decreta. Milano, 1654, p. lóS, 264. 

(3) Statuii di Vigevano, cit., fol. 81 recto. 



320 ARDLNGO FOLPERTI 



nuovo Podestà Ruffino de Bastis di Valenza. Si può credere quindi 
che la magistratura di Ardengo terminò nella prima metà del lu- 
glio 1429: da questo tempo egli dovette accingersi a dar conto 
della sua lunga amministrazione al sindacatore che il duca avrebbe 
designato. 

Io qui non ho a guida che un documento del 21 maggio 146 1, 
da me trovato nel Regìster Litterarum del 1435 del Museo Ci- 
vico di Pavia (i). In esso sono ricordati due atti stesi dal notajo 
Dionigi de Cavanago che sarebbero di singolare importanza per 
lo svolgimento di questo punto scabroso; ma non avendoli potuto 
rintracciare, è necessità attenersi alla compendiosa narrazione del 
succitato documento. 

Chi dovette giudicare dell' amministrazione di Ardengo fu il 
Vicario generale del duca, Bonifacio de Guarneriis di Padova, 
milite e dottore in leggi. Il suo lavoro di revisione fu molto lungo 
giacché non potè concluderlo che ai 29 settembre J429, con una 
sentenza, scritta dal notajo Dionigi de Cavanago, nella quale, pur 
troppo, Ardengo Folperti era condannato « in certis peciiniarum 
quantitatibiis applicatis Camere illustrissimi domini filipi marie 
ducis Mediolani » . 

Suppongo che Ardengo si sia difeso con tutta l'energia, per- 
chè la sentenza non ebbe esecuzione. Forse Ardengo si appellò al 
duca direttamente, cercò si rinnovasse il giudizio: il colpo però 
era troppo forte; la sentenza che gli toglieva l'onore, gli tolse 
anche la vita. 

Sul principio del 1430 il Folperti gravemente infermiò e credo 
che alla fine di gennajo egli spirasse. Senza onori di sorta, forse 
nemmeno accompagnato dai figli trepidanti, il suo corpo fu por- 
tato a seppellire in S. Tommaso di Pavia, dove vivente si era 
preparata sontuosissima sepoltura. Giacque dimenticato, anzi rin- 



(i) Museo, Ci v. di S. P. — Liber Registri littcrar. diical, anno i4SS> 
fol. 69 tergo e seg. — È il decreto 21 maggio 1451, con cui Francesco 
Sforza restituisce ai Folperti i beni confiscati ad Ardengo. 



AESTRO DELLE ENTRATE DI F. M. VISCONTI ?>2 



I figli Stessi, nella angoscia del momento, non si curarono di 
far compiere la già esistente iscrizione funebre del padre, facendo 
in essa completare le notazioni cronologiche della morte. Se si 
possono scusare in quei primi momenti, non lo possono per il 
tempo in cui raggiunsero potenza, onori e ricchezze a pochi anni 
dalla catastrofe del padre. Gli amici che erano stati presenti alla 
creazione di cavaliere d'Ardengo, si affrettarono a far cancellare 
i loro nomi dalla stessa iscrizione, che ricordava le particolarità 
di quella cerimonia. Una vita intera, spesa- pel raggiungimento 
della fama e degli onori, si chiudeva colla più triste e desolante 
catastrofe. 

Forse non era ancor calato nel sepolcro il cadavere di Ar- 
dengo e già usciva una sentenza di « conjìscationis omnium ho- 
norum siiorum, salvo jiire ascendentiiim et descendentium et om- 
nium et singulorum de jiire habere debenciiim >) y sentenza consa- 
crata in atto pubblico dal notajo-Dionigi de Cavanago, ai 4 feb- 
brajo del 1430. 

Immediatamente giungeva da Milano al Podestà di Pavia un 
ordine del duca : « quod piiblicari debeat proclama prò bonis que 
fuerunt quondam Ardenghi de Folpertis, Camere ducali confi- 
scatisi ut jus habere pretendentes in dictis eiiis bonis, compareant 
termino dierum A'A'A' (i) ». 

I figli di Ardengo fecero valere i loro diritti: rimane ancora 
nel Museo Civico il verbale della comparsa fatta dal dottor in 
leggi Stefano Folperti, a nome anche del fratello Nicolò, innanzi 
a Giovanni Grimaldi Podestà di Pavia, ai 20 marzo 1430, per re- 
clamare i beni del loro padre <( pridie confiscatis (2)». Dichiara 
nel reclamo che la sentenza di condanna, la confisca, i proclami 
e tutta la procedura contro Ardengo u finisse et esse nullas et 
nullius valoris et momenti ny opponendo che u processeriint ex 
abriipto et de facto et sine cause cognitione : Item et preter et 



(i) Dal compendio del Rsgist. Litter. diical., anni 1430, fol. 22, del- 
l'Arch. Municipale. Copia presso di me, p. 91. 

(2) Museo Civ. di S. P. — Lettere ducali, Cart. IV, anno i4?o. 



XRDKNOO KOLPEKTI MAESTRO DKLLK KNT» ATR DI K. M. VISCONTI 

coììtra formam jiiris, ctc. ». Intanto egli domanda per se e pel 
fratello la dote della tu loro madre Maddalena de Curte, in 400 
riorini cum tertio pliiri, oltre la legittima che loro spetta sui beni 
confiscati, qite ascendi t ad dimidiam totiiis hereditatis. Promette 
i< jtira et eorum lef^itimas probationes prodiicere in Mediolano 
corani magistt^s (generali delle entrate ducali) ». 

La vedova di Ardengo, Andriola Olevano, e gli altri figli, 
non avranno trascurato da parte loro le opposizioni: alla fine, 
parte dei beni fu loro restituita, ma non cessarono per questo 
dal far causa contro la Camera Ducale, causa che si protrasse 
per anni ed anni, sin che fu troncata dal decreto di Francesco 
Sforza, in data 21 maggio 145 1, col quale, in vista specialmente 
delle benemerenze di Stefano Folperti avvocato concistoriale, fu- 
rono restituiti tutti i confiscati beni, a lui ed a' suoi fratelli Lo- 
renzo, Nicolò, e Giovanni Pietro (i). 

Ho finito. 

Certamente mi dispiace il depor la penna senza nulla dire 
di questi figli di Ardengo, che colla loro virtù, col sapere, colle 
cariche onorifiche, seppero rialzare il nome della loro famiglia a 
quella altezza, e forse maggiore, alla quale Ardengo l'aveva por- 
tato prima della sua catastrofe. Ma i limiti del lavoro non lo 
permettono : può darsi che io abbia a ritornare sull' argomento 
che è di non poca importanza anche per la storia del governo 
di Francesco Sforza. 

Prof. sac. Rodolfo Majocchi. 



(1) Copia del decreto è in Liber Regisfr. Litier. ducaL, anno 145 J> 
fol. 69 tergo e seg. del Museo Civ. di S. P. 



MASTRI DA MURO E ARCHITETTI LOMBARDI 

IN 

SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 



Memorie e documenti dell* Archivio Comunale della suddetta Città 



M dalle montagne lombarde scesero in tutte le 

a Provincie italiane quei maestri muratori, scal- 
ci pellini che oggidì sarebbero acclamati per ^c- 
« celienti architetti e scultori ». 

(Bertolotti — Artisti lombardi a Roma). 



NELLA importante opera del Merzario su — / Maestri Co- 
macini — (Milano, Agnelli, 1893, voi. 2.*^, pag. 323) si 
legge il seguente periodo riferibile alla città di Sanseve- 
rino-Marche : — « Deviamo per un momento verso Sanseverino, 
«l'antica Settempeda, dianzi da noi ricordata, in postura cen- 
« trale e ubertosa. Qui non abbiamo che a confortarci della ve- 
'< duta del bel tempio di S. Maria del Glorioso disegnato da Mae- 
« stro Rocco, da noi ritrovato fra i Comacini a Vicenza, a Spello, 
« a Perugia, a Spoleto; e a raccogliere la memoria che nella chiesa 
« di S. Francesco stava un sepolcreto, a fior di terra, entro Tab- 
« side a man destra, saliti tre scalini, destinato alla tumulazione 
« dei fratelli Comacini — Fratres Comacenii — come dicevano 
« le parole intagliate sulla pietra sepolcrale, su cui vedevansi scol- 
« piti anche i segni o simboli della fratellanza o maestranza, l'ar- 
ce chipenzolo, la cazzuola e il martello, colla data corrosa del i3oo 
«o 1400. Sfortunatamente quella chiesa fu dopo il 1866 sconsa- 
« crata, venduta e demolita; nella furia della demolizione cadde 



MAsTin DA MI i'<» i; AKc.niTiiTTi i.OMnAitni 



« un muro, che mandò in frantumi il sepolcreto e la lapide ri- 
« cordante i fratelli Comacini. Il quale fatto forse starebbe ad 
« attcstare che in Sanseverino, che è luogo donde si spartiscono 
« le vie per recarsi a Fermo, Penna, Macerata, Iesi e Ancona, i 
^(Comacini avevano fissato la loro sede lontana dai tumulti, ben 
« provvista di vettovaglia, e qui avevano forse la schola e il la- 
« borerium, la infermeria e il sepolcreto in comune, e perciò oltre 
«che inagistri amavano chiamarsi, ed erano: fratres fratelli». 
Quale unico esempio dell'arte Comacina in Sanseverino si ri- 
corda dal Merzario il tempio di S. Maria del Glorioso, oggi me- 
ritamente annoverato fra i monumenti nazionali (i), architettato 
da M.*^ Rocco vicentino nel iSig, enon già nel i52i come asse- 
risce lo stesso autore a pag. 3o5 (voi. 2."); però si potrebbe ag- 
giungere l'antichissima chiesa di S. Lorenzo in Doliolo di carat- 
tere basilicale, edificata innanzi al mille e deformata qualche se- 
colo fa, la quale ha tre navate, un' abside ed una cripta, la volta 
a crociera nelle navi minori, la nave maggiore in origine a sem- 
plice incavallatura di legname, ora sostituita da volta di tutto 
sesto, grosse colonne cilindriche a divisione delle navate con ca- 
pitelli cubici attualmente coperti da un rinfazzo di gesso; la chie- 
suola eremitica di 5. Eustachio de Domora nella stretta gola dei 
monti di Mambrica, parte scavata nel vivo sasso e parte costruita 
fra rXI ed il XIII secolo; V antico Duomo con belli esempi di 
architettura romano-italica o lombarda, recentemente scoperti 
nel Postico, e con una porticina arco-acuta decorata da colonnine 
cilindriche in marmo e da cordoni e fregi di laterizio a fogliami; 
alcuni capitelli di stile lombardo-bizantino nel chiostro annesso 
al detto- antico Duomo; l'altra porta dello stile medesimo, tutta 
in laterizio con minutissimi lavori di foglie, frutta ed animali, 
nella chiesa di 5. Maria delle Grafie; e, fra le costruzioni tre- 
centistiche di carattere ogivale, la facciata e la torre del menzio- 



(i) Veggansi per questo Tempio le Memorie storiche di S. Maria 
del Glorioso di G. Ranaldi (Macerata, Cortesi, 1837). 



1 



HI SANSKVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 323 

nato Duomo, ia torre di S. Lorenzo, la chiesuola di S. Antonio 
di Cesalonga, 

Anche in questi edifizi si scorgerebbe facilmente l'azione o 
l'influenza dei Comacini, ossia lombardi, dal X al XIV secolo; 
come si scorgerebbe anche nell'esistenza di un'antichissima Fra- 
ternità di falegnami, muratori e fornaciari in Sanseverino la 
quale nel i3o8 avea diritto, colle altre Università delle arti, alla 
elezione del Console Municipale (i). 

Il Merzario non cita la fonte da cui attinse la notizia rela- 
tiva al sepolcreto dei fratelli Comacini, già esistente nella chiesa 



(i) Nel libro delle Riformanze di questo Comune per gli amii dal 
^3o7 al i3o8, a. e. 197^ sotto il 22 maggio di detto anno i3o8 trovo l' in- 
dicazione delle arti aventi diritto alla nomina del Console : 

— " In primis quod de mensibus proxime accessuris. 

: 1 Artes Magistì'orum lignaminis, Miiraiorum el Fornachia- 



^ ^"^ . ( riorum, atte sunt in ima Fraternità, habeant Consulem „ — 
" Augusti I 

€ nello stesso libro, a e. 122, in data io marzo anno suddetto, trovo 
che " Magister Ugolinus Thomaxij quondam de faventia et nimc de Sanato 
" Severino, prò se et nomine et vice infrascriptorum hominum de Ma- 
" gistri lapidum.... sms sotiis „ chiedeva un compenso per aver demo- 
lito la torre Canonica in Cingoli. I soci di M.° Ugolino sono ivi così 
nominati : 



" Nicolatis Jacob i Murator Raynerius A e ti Feste 

" Magister Franciscus Petrus Acti Feste 

" Angelus Aresti Franzonus Murator 

" yenturellus Benvenuti Acti Magister Jacobus de Moietinis 

" Guadagnus de Fabbriano Magister Ugolinus Venturelli 

" Bartolutius Bartolomei Jamleti Bertramus Grimaldutij 

" Benenutus Magister Johannes Murator 

" Guieri Pretatami Boniohannes de Carpignano 

" Cagnus Cosar e Ili Guilielmus Guarnionne 

" Boniohann':s Salimbene Franciscus de Gallio 

Ora non è assolutamente esclusa 1' origine comaclna o lombarda 
di quel M." Ugolino di Tommaso, che potè esser detto già di Faenza 
dal luogo donde venne in Sanseverino anziché da quello di origine, 
<:ome non è esclusa per alcuni de' suoi compagni e specialmente pel 
Beltramo di Grimalduccio. 



MV-vTIM I»\ M! l-o I \ KM Hill 111 l.<)MliAUl>J 



Al S. Francesco; ma, quantunque in una raccolta delle iscrizioni 
scttempedane, fatta da D. Bernardino Crivelli nel decorso secolo 
e completata da Giuseppe Ranaldi nel principio del secolo vol- 
gente (ms. Bibliotec. Com.''^ di Sanseverino), non si trovi regi- 
strata quella sepolcrale dei Comacini in S. Francesco, debbo ri- 
tenere esatta la notizia, non tanto perchè reca indicazioni precise 
del sepolcreto, quanto perchè realmente numerosi maestri lom- 
bardi ebbero, nei secoli scorsi, la loro sede in Sanseverino, come 
opinò il Merzario, e, per conseguenza, dovettero avere qui anche 
la sepoltura in comune. 

Fra le molteplici notizie che da vari anni vado spigolando 
nei documenti dell'Archivio Comunale di Sanseverino, affidato 
alla mia custodia, e massime nei libri delle Riformanze e dei 
Camcrlingati del secolo XV, che sono le fonti più copiose per la 
storia artistica , ne trovo parecchie riferibili ai diversi Maestri 
lombardi o Comacini (muratori, scalpellini, carpentarii) i quali 
specialmente nel secolo ora menzionato, si stabilirono in questa, 
come nelle altre città e terre italiane, e vi tennero il primato 
neir arte edilizia. 

Il Bertolotti nella sua . dotta pubblicazione sui — Maestri 
Lombardi a Roma nei secoli XVj XVI e XVII — (Milano, Hoe- 
pli, 1881) giustamente osservò che — (< ogni più piccola emana- 
« zione dello spirito umano merita di essere studiata, senza il 
« quale studio mai si potranno stabilire le fondamenta di una 
{( vera storia degli artisti » — ; c[uindi anche questa mia raccolta 
di memorie e di documenti sui mastri da muro e architetti lom- 
bardi in Sanseverino, per quanto disadorna, potrà servire, se non 
altro, ad utili raffronti colle precedenti pubblicazioni e con quelle 
che mi auguro vengano in luce sullo stesso argomento. 



* 



La serie delle mie spigolature s' inizia con due pagamenti 
fatiti « Magistro Xpoforo Magistri lacobi de Placentia muratori » 
per ordine del magnifico signore Antonio Smeducci, uno di du- 



]N SANSEVERINC-MARCHE NEL SECOLO XV 827 

cati 19 e soldi 27, il 23 luglio I4i5; l'altro di ducati 2 il 14 feb- 
braio 1416. (Carte smeduccesche — lib. entrate e spese 1413-16, 
-e. 147-178). Il Camerario, cui dovevano premere le partite sol- 
tanto e non 1' artista, tralasciò di specificare il lavoro eseguito 
da M.° Cristoforo e notò soltanto che il secondo pagamento si 
kce « ex dono » dello stesso Smeducci. Però, avuto riguardo alla 
spesa di oltre 19 ducati ed al dono aggiuntovi di altri due du- 
cati, può credersi che si trattasse di un' opera di qualche entità, 
della quale il signore committente si trovò pienamente soddisfatto. 

Non ho altre notizie fino al 1432 nel quale anno ai 21 di 
marzo risulta presentata al Consiglio Credenziale una supplica 
« prò parte Magistri Petri de Como Miiratoris » nella quale, 
esponendo <- quod ipse Magister Petrus intendit et vult habitare 
« in dieta terra Sancti Severini et sub dominio V. M. D. et huius 
« Comunitatis predicte vivere et mori una cum sua familia.... 
<( etiam quod ipse est homus pauperus ita quod non habet unde 
« possit aliquam domum prò sua habitatione emere », M." Pietro 
chiedeva che il Comune gli concedesse una casa e lo esentasse, 
almeno per 12 anni, da ogni onere e gravezza reale e personale. 
Offeriva poi « se paratum servire dicto Comuni et aliis homini- 
« bus diete terre iuxta suum posse de arte sua ». 

Il Consiglio deliberò si rescrivesse: 

— « Ex Dominorum Consulis et Priorum ac Concilii Cre- 
« dentie deliberatione, iuxta reformationis seriem in favorem fo- 
« rensium terram hanc habitare venientium edite, per proximis 
« futuris decem annis exemptio petita conceditur. Domus vero 
« concessio Dominis Consulis et Prioribus presentis et futuris vq- 
« mictitur, qui quicquid faciunt ratum habeatur et firmum. Dat. 
« in palatio solite residentie dictorum Dominorum, mccccxxxii, 
« ind. X et die xxj martij ». — (Riformanze, i43i-33, e. 69 e 70). 

M.° Pietro non si tenne pago di una concessione così limi- 
tata perchè il 9 giugno dello stesso anno 1432 « prò parte fide- 
« lissimi servitoris Peiri Jacobi de Como provincie lombardie ma- 



328 .MASTKI i>\ MLUU i: AHCHITKTTI LOMBARDI 

u gistri lapidum '> presentavasi un'altra supplica al Consiglio di 
Credenza nella quale si esponeva « quod ipse (Magister Petrus) 
« est involutus certis debitis cum quibusdam forcnsibus de quibus 
« timet ne ipsum vocari faciant hic, et quod ipse pauperus est in 
« superlativo gradu nec valet dieta debita satisfacere de presenti » 
e si domandava che « a creditoribus eius forensibus non possit 
« conveniri in dieta terra per triennium », insistendo anche nella 
richiesta di una casa per abitazione. 

Dunque Maestro Pietro di Iacopo da Como veniva qua nella 
speranza di guadagnare tanto da vivere colla famiglia e da pa- 
gare i debiti contratti nelle precedenti peregrinazioni; però quella 
sua povertà superlativa dovette sembrare al Consiglio un po' esa- 
gerata mentre su tale seconda istanza fu ordinato il rescritto: 

« Consul Artium, etc... Dictam supplicationem, benignis per 
« quantum possumus favoribus prosequentes, eundem per duos 
« annos proximos futuros, quantum in Comuni arbitrio sit, a dic- 
« tis creditoribus in nostro territorio assecuramus; circa aliam 
« vero partem, alias in alia inde facta petitione responsum exi- 
« stisse meminemus. Dat. in palatio, etc... anno domini mccccxxxi)^ 
« ind. X, et die viiij mensis junij ». — (Rifornì., voi. cit., e. 127)» 

Trovo poi che nel giugno 1484 era qui un M.° Giorgio, altro 
muratore comasco forse figliuolo del M. Pietro sopra nominato, 
al quale il Comune aveva appaltato la ricostruzione di un tratto 
delle mura presso la Boccetta (oggi Porta Farina) : 

1434 giugno. — « Mastro Giorgio da Como muratore rece- 

« vecte una bollecta per parte de lo cottemo dello muro della 
« boccetta, una soma de grano p. libr. vj ». — (Camerlingato^ 
1429-34, e. 96). 

Poco appresso, insieme allo stesso M.° Giorgio, altri Mae- 
stri lombardi erano impiegati a risarcire le mura castellane, a 
restaurare pubblici edifizi, a trasportare macerie, cavar pietra. 



1 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 320 

cuocer calce ecc ; né si giudichi da siffatti lavori il merito degli 
artisti, perchè questi, nei secoli passati, non isdegnavano di occu- 
parsi anche in opere di poca entità. Il continuo lavoro del mu- 
ratore e dello scalpellino pel progresso continuo creava V archi- 
tetto, r ingegnere, lo scultore ; di guisa che, siccome notò il Ber- 
tolotti (opera citata) « sotto l'umile qualifica di Mastro muratore, 
« Mastro Carpentarius, Mastro scalpellino si nascondevano quasi 
«sempre eccellenti architetti, ingegneri, scultori». 

Ecco intanto le partite riferibili agli accennati lavori: 

1439. 12 novembre. — « Magistro lohanni Leonis de Como, Car- 
V pentario » — pagamento di un ducato per riparazioni ese- 
guite nel palazzo di residenza dei signori Console e Priori. 
(Camerling., 1439-41, e. 3). 

1440. 9 aprile. — « Magistro Biasio lombardo^ cum duobus so- 
« tiis » — pagamento di sei bolognini per avere costruito un 
tratto delle mura morte presso la chiesa di S. Mariano, oggi 
S. Caterina (ibid., e. 21). 

22 settembre. — « Magistro Georgio lombardo, Carpen- 

« tarlo » — tre lire per aver rimosso dalla casa della custo- 
dia le tegole e i legnami serviti per coprire la Porta di S. Lo- 
renzo, oggi Porta Romana, e la casa dei Molini pubblici 
(ibid., e. 44). 

12 ottobre. Al suddetto, lire io per rimozione delle macerie 

del soffitto, due volte ruinato, nella camera del Podestà, ed 
altre 6 per demolizione di un muro nella casa della custodia, 
a fine di adoperare le pietre nella costruzione delle mura 
presso S. Mariano (ibid., e. 46). 

3i ottobre. Al suddetto, lire 34, e denari 4, per parte di 

pagamento delle mura di cui sopra (ibid., e. 47). 

1445. 22 dicembre. — « Magistro Laurentio lombardo et Angelo 
« de Matelica » — bolognini 20, per quattro giorni di lavoro 
impiegati a fare la scala, riattare le porte, le finestre e la 
lettiera nella camera del Socio Milite sopra le carceri. — (Ca- 
merling., 1445-46, e. 57). 



3?0 MASTRI DA MURO E ARCHITETTI LOMBARDI 

144?. 3i dicembre.-- ^^ Magistro Guiglielmo lombardo » una soma 
di grano, del valore di lire 12, pel cottimo di un calcinino 
(ibid., e. 39). 

1446. 3 gennaro. — « Albino lombardo Magistro nuperrime con- 
ce ducto per superstitcs murorum, prò uno mense incepto ho- 
« die et ut sequitur iìmcrìdo, ciim diiobus famulis sh'e sotiis, 
« cum salario octo tloreni prò singulo mense, ad evellendum 
« lapides prò fundamentis murorum comunis », mezza soma 
di grano (ibid., e. 63). 

3i gennaro. Al suddetto, lire 20 a saldo e. s. (ibid., e. 65). 

11 22 agosto 1449 venivano presentate al Consiglio Creden- 
ziale queste due istanze: 

« V. M. D. 

« Supplicasi humilmente per parte de Corto et Giiasparri lom- 
« bardi habitatori della terra de Sancto Severino fidelissimi ser- 
« vidori de questa Comunità dicenti et exponenti comò ipsi sup- 
« plicanti de questi dì passati, forse due mesi e. comperarono una 
«vigna dallo Grasso per prezzo d'octo fiorini; et come persone 
« forestieri et ignoranti delli statuti di questa terra non hanno 
« pagata licentia, per la qualcosa sono stati accusati al podestà 
« et sono costretti ad pagare secondo la forma delli statuti pre- 
« dicti. Onde li dicti supplicanti ricorrono alli pie delle V. M. S. 
« si degni per amore di dio, considerato che sono poveri huomini 
« et hanno volontà de vivere et morire in questa terra, della dieta 
<c pena farli quella gratia che alle V. M. D. pare, considerata la 
« dieta ignorantia. Et questa la dimandano alloro essere facta per 
« amore de Dio et de gratia spetiale dalle V. M. S. le quali idio 
«sempre la cresca et conserve de bene in meglo);. 

« V. M. S. 
« Supplicasi humilmente per parte di Maestro Giovanni lombardo 
« fidelissimo servitore de questa Comunità il quale dice et expone 
« essere venuto in questa terra per habitare et vivere et morire 
« una coglaltri huomini di questa terra, et acci tolto mogie cioè 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 33 1 

tu quella che fu di Giovanni di Bocconcello, et havendo tolta la 
« dieta donna non sapendo li bisognasse pagare licentia ne altro 
« delli beni della dieta donna, è stato accusato che non ha pa- 
ce gato la dieta licentia et costretto dal Podestà a pagare cinquanta 
« lire secondo la forma delli statuti di questa terra. Per la qual- 
« cosa il dicto supplicante ricorre allipiè delle prefate V. M. D. 
« si degni haverlo per raccomandato, considerato luj essere fore- 
c: stiero e non sappiendo li ordini di questa terra è stata leggiera 
« cosa errare, et prega per Dio farseli gratia della dieta pena la 
« quale bisognando pagarla prima sanderia con Dio che li pos- 
« sesse pagare; et questo lo domanda di gratia singularissima alle 
« V. M. S. le quali idio sempre le governi de bene in meglo ». — 

Sulle quali istanze il Consiglio deliberò di condonare la parte 
delle multe spettante al Comune. (Voi. Riformanze, 1448-40, e. i32 
e i33). 

Ciò attesta che, alla metà del secolo XV, varie famiglie di 
Maestri lombardi avevano fissato la loro sede in Sanseverino tro- 
vandovi tranquillità, abbondanza e lavoro. 

I due lombardi Corto e Gaspare erano certamente maestri 
muratori e quel M.° Giovanni, che da poco avea tolto moglie 
ed ignorava ancora le leggi e le usanze di qui, mi sembra di- 
verso dall' altro M." Giovanni di Leone da Como ricordato sotto 
Tanno 1439. Il M.° Albino poi, che fu impiegato nel gennaro 1446 
a cavar pietre per le mura castellane, era comasco e figliuolo di 
Donato, come si rileva dai seguenti contratti con lui stipolati per 
la costruzione di due archi presso la chiesa della Misericordia e 
per la ricostruzione del ponte di Sanseverino presso il Borgo di 
Fontenuova. 

1449 — // dicembre, 

— « Nicolaus Lodovici et Consedente Severini superstites mu- 

a rorum Comunis diete terre Sancti Severini, in sala palatii so- 

« lite residentie Magnificorum dominorum Consulis et Priorum 

« existentes, dederunt ad coptimum Magistro Albino Donati de 

Arch. Stor. Lomb. — Anno XXVII — Fase. XXVI. aa 



332 MVSTKI I>A Mino j; AHCHITKTTI LOMBARDI 



») Como duos arcus Comunis iuxta Misericordiam, cum hoc pacto 
« quod dictus Albinus teneatur faccrc murorum supra dictos ar- 
u cus et ponere tectum aut ad cannas striatas aut ad correntes 
M ad illa temperie ecclesie predicte Misericordie et Comune te- 
« neatur dare dicto Magistro Albino presenti, audienti et accep- 
« tanti omncs ferramentum; et dictus Albinus predicta tacere pro- 
« misit suis sumptibus et prò pretio quinque ducatorum ad ra- 
« tionem XL bonon. prò quolibet ducato et unius salme grani ». 

1450 — 2 febbraro. 
— « Magnifici Domini Consul et Priores terre Sancci Seve- 
« rini in sala commensali palati)' eorum solite residentie existentes, 
« mediantibus Nicolao Lodovici et Consedente Beverini, accoptu- 
(( maverunt et dederunt ad coctimum Magistro Albino Donati de 
« Como lombardo presenti, intelligenti et acceptanti, Pontem Sancti 
« Severini cum hic pactis videlicet, quod dictus Albinus teneatur 
« diruere seu sublamare totum illud quod est factum et degua- 
(f statum de dicto Ponte usque ad primum filum lapidum gros- 
se sorum preter arcum et denuum reficere, ac etiam debeat remu- 
« rare totum vacum pontis et matonare dictum pontem ad can- 
« tum per cultellum et facere parapectum ad libitum et benepla- 
« citum Comunis et inclavare dictum. pontem etiam ad libitum 
« Comunis, quod Comune teneatur dare dicto Albino omne for- 
« nimentum, et hoc prò pretio viginti florenorum ad ration. XL 
« bonon. prò quolibet floreno ». — (Lib. Riform. 1449-50, e. 7 e 24). 

Abbiamo anche due partite di spesa relative alle opere di 
cui sopra : 

1449 dicembre. — « Magistro Albino Donati lombardo mura- 
ci tori » una soma di grano. — CamerL, 1449-50, e. 57). 
1450 marzo. Al suddetto, altra soma di grano e. s.(ibid., e. 73). 

I due archi presso la Misericordia erano indubbiamente 
quelli che formavano l'antica Loggia in cui trattavaiisi gli af- 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV ?33 

fari pubblici e dove adunavasi alcune volte il Consiglio Comu- 
nale. La detta Loggia, corrispondente sotto la casa già della mia 
famiglia, oggi degli eredi Caccialupi-Olivieri, esistette fino al prin- 
cipio di questo secolo e venne fatta chiudere precisamente Tanno 
1801 da Luigi Aleandri mio bisavolo con autorizzazione del Con- 
siglio (vedi decreti concil., 1796-1801, e. 85). 

Il Ponte di S. Severino, ad un solo grande arco, alto m. 18 
e lungo m. 20, è antichissimo e viene ricordato in documenti de- 
gli anni 1197 e 1198. Fu restaurato nel i3o8 e ricostruito nel 1404 
al tempo del magnifico signore Onofrio Smeducci, come si leg- 
geva nella seguente iscrizione a caratteri gotici che venne poi 
abrasa : 

ANNO • DOMINI * MCCCCIIII ' TENPORE * SS * DNI * 
INNOCENTII • PAPE * VII * ET * MAG * DNI * HONVFRII * 
COLIE • SMIDVTII * PRO * S * ROM * ECCLESIA 
VICARI! * GENERALIS * TERRE * SANCTI . SEVERINI * 
ET • DISTRICTVS * HIC * PONS * CONSTRVCTVS * EST 

Per il lavoro degli archi e più per quello del Ponte, dove il 
già fatto dovevasi demolire fino alla prima fila delle pietre grosse, 
cioè per tutta l'elevazione, occorreva sicuramente l'opera di un'a- 
bile artista, e tale dovette essere M.° Albino quantunque mode- 
stamente qualificato muratore. Egli costruì senza dubbio anche 
r Edicola che tutt'ora esiste a capo del Ponte di S. Severino verso 
il Borgo di Fontenuova, la quale pure nel secolo XVII era detta 
la pittura di Maestro Albino (i). Vi è dipinta a fresco una Ma- 
donna che si attribuisce al sanseverinate Giacomo di Salimbene, 
quello stesso che nel 141 6 dipinse col fratello Lorenzo l'oratorio 
di S. Giovanni in Urbino; e se tale attribuzione non è errata se 
ne dedurrebbe che il minore dei fratelli Salimbeni visse oltre i 
70 anni. 



(i) Voi. Riformanze, 1618-21, e. 97. 



334 MASTRI DA MURO E ARCHITETTI LOMBARDI 

Continuando nelle ricerche trovo una partita di entrata co- 
munale riferibile al M." Giovanni lombardo sopra nominato e 
ad un altro muratore Comacino col quale ebbe questione: 

1450 marzo. — « Magistro Johanne lombardo habitatorc terre 

« Sancti Beverini prò malefìtio per eum commisso contra Bel- 
ìi tramutìi muratorem de Como habitatorem terre Sancti Se- 
« verini », il Camerario riceve lire 2 e soldi 8 per multa. — 
(Camerl., 1449-50, e. 71). 

Sotto il 27 giugno 1451 è registrato il cottimo con M."" Al- 
bino dì Donato per ricostruire « uno pezo di muro rupto posto 
« infra lo torrone de Sancto Salvatore et lu portu de Sancto Lo- 
ft renzo ». Il Comune doveva dare e far trasportare sul luogo 
pietra, calce, rena e legname per l'armatura; il prezzo convenuto 
era di lire 10 per ogni canna di muro della grossezza di due piedi; 
lo scavo dei fondamenti fino a quattro piedi sotto il piano stra- 
dale stava a carico di M." Albino, occorrendo approfondirlo mag- 
giormente il Comune dovea pagare l'aumento di spesa. Esistendo 
poi una riformanza del 14 giugno la quale prescriveva che i la- 
vori delle mura castellane non potessero interrompersi fino al 
loro compimento, pena la multa di 5 fiorini, M.** Albino veniva 
anche esonerato dall'osservanza di tale prescrizione. — (Rifor- 
manze, 1451-52, e. 8). 

Dal libro dei processi criminali (« maleficiorum ») dell'anno 
1452 rilevo il nome di un altro lombardo, probabilmente mura- 
tore: — « Villanum Jaccomini de Lombardia habitatorem terre 
cv Sancti Severini » — condannato il 19 giugno di detto anno al- 
l' ammenda di lire 5 e soldi 12 per avere percosso in faccia « cum 
« sanguinis effusione », certo Antonello di Domenico di Giovanni 
da Sanseverino. — (Lib. Malefic, an. sud., e. 102). 

Merita di essere qui riportato un altro contratto col M." Al- 
bino di Donato da Como per il restauro della Porta di S. Fran- 
cesco. 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 335 



1453 — IO agosto, 

— « Infrascripta sunt capitala et pacta inita et facta inter 
« magnificos dominos Consulem et Priores terre Sancti Severini 
« existentes in Cancellaria Comunis Sancti Severini, cum pre- 
« sentia, auctoritate et voluntate ser Antonij Petri unus ex su- 
« perstitibus super fabrica murorum dicti Comunis cum voce et 
« licentia, ut dixit, ac voluntate aliorum suorum sotiorum su- 
« perstitum, ex una parte et Magistrum Albinum Donati lom- 
« bardum muratorem et habitatorem terre Sancti Severini, ex 
« alia parte, de fabrica et reformatione hedifitii porte et turronis 
«porte Sancti Francisci videlicet quia: 

« Idem Magister Albinus promixit murare et fabricare, bono 
« et perfecto ope et laborerio, sua magistria, labore et reparatione, 
« dictam portam videlicet partem eius ruinatam et que minatur 
« ruinam, cumi scarpis in spallectis ipsius a parte exteriori, et di- 
« ruynare et exonerare totum hedifitium fractum et quod mi- 
« natur ruinam, et fodere et cavari facere fundamenta opportuna 
« funditus usquc in vij pedibus inclusive, amplitudinis ad volun- 
« tatem superstantium; et si minus funditus reperiatur fundamen- 
« tum firmum diminuatur prò rata pretium coptumi et si magis 
« et ultra septem ped. foret necesse fundare, ut sit firmum fun- 
<( damentum, fiat illud plus cavationis expensis Comunis et non 
« intelligatur in coptumo. Et promisit totum laborerium neces- 
« sarium in dieta porta facere ad sensum et voluntatem super- 
« stantium prò coptumo et pretio decem librarum denariorum 
« prò qualibct canna muri comunis duorum pedum grossitudinis 
« et xvj pedum amplitudinis. Et in hoc teneatur facere portam 
« saracenescam seu scarcatoriam de cantis a parte exteriori et fa- 
« cere duas voltas cum quatuor plombatoriis super portam et cum 
« arcis et aliis neccssariis ad voluntatem dictorum supertitum. 
« Et promisit smaltare totam maltam necessariam prò dicto la- 
« borerio et rabboccare et pulcrum et utilem facere iuxta posse 
« et secundum iudicium cuiuslibet Magistri intelligentis, et cm- 
« nibus suis sumptibus et expensis et omni suo resico, periculo et 



336 MASIHI 1>A MI i-o 1. AHl.UllLTTl LOMBAUl;! 

" fortuna; si non bene fabricaverit de omni damno et interesse 
« dicti Comunis stando. 

« Et Comune sibi teneatur solvere ad dictam rationem x li- 
« brarum procannam, sccundum laborerium quod fecerit, prò rata 
« de mense in menscm, et dare et portari facere ad pedem dicti 
« laborerii omnia necessaria videlicet calcina, arena, lapides, can- 
« tos, aquas, ferrum, lignamina, armaturas et alia omnia actra- 
« menta opportuna expensis ipsius Comunis. Et super toto dicto 
« coptumo dare sibi mediam salmam grani ultra dictum pretium 
« pecuniarium. Actum in Cancellaria Comunis presentibus Far- 
ce teguelfa et Marino Alegrini de Sancto Severino testibus ». — 
(Voi. Rifornì., 1453-56, e. 58). 

La' Porta di S. Francesco esiste tutt'ora ma ridotta in cat- 
tive condizioni statiche; vi si notano le scarpate nelle spallette 
esteriori ed anche il taglio nella vòlta ed i canali nelle pareti 
interne per lo scarico della saracinesca. 

Intanto continuavano alacremente i lavori di restauro alle 
mura castellane ed ai diversi fortilizi del Comune, e vi erano oc- 
cupati parecchi Maestri lombardi. 

Il 28 settembre dello stesso anno 1453 « Magister Andreas 
« Milanensis murator, personaliter constitutus coram prenomina- 
« tis Magnificis Dominis Consule et Prioribus, sponte promixit et 
« se convenit murare et fabricare murum Comunis Castri Collis 
' « Lucis districtus Sancti Severini qui nunc minatur ruinam, quem 
« ipse vidit et prout sibi ordinaverunt Massarii dicti Castri , et 
« ipsum murum vetus primo ruinare et demum in forma bona 
« et utile atque perfecta reficere et fabricare suo resico, periculo 
« et fortuna de bona magistria et bono fundamento ». Fu stabi- 
lito il prezzo di lire 9 per ogni canna di muro, con che gli uo- 
mini del Castello di Colleluce fornissero il necessario alla fab- 
brica ed aiutassero M.° Andrea nella demolizione del muro vec- 
chio in un giorno festivo (voi. citato, e. 70). 

Il 28 ottobre successivo M.° Beltramo lombardo, muratore 
abitante in Sanseverino (forse quello stesso Comacino ricordato 



IN SANSEVERINO'xMARCHE NEL SECOLO XV 



337 



sotto l'anno i45o) prometteva al Console ed ai Priori, «prò se 
«et suis sotiis», di ricostruire la parete inferiore della casa del 
postribolo, colle solite condizioni e per il prezzo di lire 9 alla 
canna (ibid., e. 77). 

Figliuoli di quel M." Guglielmo lombardo, precedentemente 
nominato air anno 1445, dovettero essere « Ubaldinus et Atigu- 
i< stiniis Guiglielmi de Como lombàì^die muratores » i quali con 
atto del 4 febbraro 1454 « se sponte promixerunt cum eorum 
« personis servire dicto Comuni Sancti Severini de eorum arte 
« et in omni ministerio dicto Comuni opportuno, circa fabri- 
« Cam murorum et reparationem hedificiorum et rerum dictì 
« Comunis et circa cavationem et ruinationem lapidum de fun- 
« damentis et aliis locis opportunis et circa omnia eis possibilia 
« de dicto ministerio, recopriendo domos et alia faciendo prout 
« dicto Comuni fuerit opportunum, uno anno continuo proxime 
<: futuro incipiendo die crastina et ut sequitur fìniendo, exceptis 
« diebus pasqualibus, dominicalibus, festivitatum Sancte Marie et 
« omnium apostolorum et angelorum » colla mercede di quattro 
fiorini e sei bolognini ambedue per ciascun mese ; come pure « Al- 
« bertus germanus predictorum Uh aldini et Augustini » che simil- 
mente « conduxit se cum dicto Comuni cum dictis pactis factis 
« cum superstitibus et prò rata dicti salarli ad serviendum prò 
«dicto tempore, et incepit die xv aprilis 1454» (voi. cit., e. 119). 

In data del 12 novembre stesso anno 1454 i soprastanti alla 
fabbrica delle mura stipolarono con « Magistriim Tìiomam Ra- 
»fanini lombardum muratorem » un altro appalto per la costru- 
zione dei parapetti e dei merli sopra i nuovi torrioni di S. Ca- 
terina, Porta S. Francesco e Porta della Valle, non che sopra le 
mura, pure da farsi, fino al torrione di S. Nicolò, per il prezzo 
di 25 bolognini ogni canna ài muratura, 7 bolognini ogni canna 
di mattonato a coltello e 2 fiorini ogni canna di mura nuove, 
ornendo il Comune quanto era necessario (ibid., e. 23o). 

Nell'anno seguente 1455 ai 27 di marzo « Magister Bertus 
« Andrioli de Como provincia lombardie murator » ebbe in ap- 
palto la costruzione di due nuovi torrioni, uno presso la porta 



.,..^, MASTKl IJA iMl KU L AKCIIJILIII LUMI'.AHUl 

del Bottaccio, V altro fra la porta Boccetta e il torrione « chioc- 
cine V perii prezzo di io lire ogni canna di muro lungo 12 piedi 
e largo 6; ebbe similmente il cottimo per comporre e cuocere un 
calcinaro colla mercede di nove fiorini, restando il combustibile 
a carico del Comune (Riform., 1455-58, e. 9). 

Addì 23 giugno dell' anno medesimo « Magister Bartholo- 
« meus de Dilancionem (Bcllinzona) et Magister Petrus de Como 
ii Provincie lombardie » ebbero in appalto la ricostruzione di parte 
delle mura del Castello di Serralta dal torrione S. Angelo allo 
spigolo della chiesa di S. Apollinare, facendo quivi una torricella 
o guardiola. Fu convenuto il prezzo di lire 9 per ogni canna di 
muro grosso due piedi (ibid., e. 29). 

Il 21 dicembre 1456 Tommaso Sassolini e Luca Sernuti, de- 
putati alla fabbrica della casa per la scuola e l'abitazione del 
Maestro di grammatica, appaltavano i lavori relativi « Magistro 
« Georgio de Varese provincie lombardie » (ibid., e. 3 12). 

Con successivi contratti del i."e 23 ottobre 1437 M.° Andrea 
da Milano, dianzi ricordato, obbligavasi a costruire il muro con 
scarpa ed il rivellino presso Porta S. Francesco accanto al pa- 
lazzo del dormitorio ed il 23 novembre susseguente « Magister 
« Petrus Fidelis de Como », quello stesso poco prima nominato, 
promise di eseguire altri lavori nel Castello di Serralta, compreso 
il rivellino dinanzi alla porta (ibid., e. 257, 265 e 272). 

Il 28 marzo 1458 M.° Tommaso di Rafanino, il quale era 
« de Axo Comitatus Mediolani » stipole coi soprastanti alla fab- 
brica delle mura V appalto per demolire e ricostruire il torrione 
dietro la casa di Malatesta, coi soliti patti e mediante il com- 
penso di nove lire e mezza per ogni canna di murato (Rifor- 
manze, 1458-59, e. 20). 

Avveniva allora il rinnovamento di quasi tutte le opere di 
fortificazione tanto nel Castello di Sanseverino, quanto nel vasto 
suo territorio; ecco di fatti altre partite di spese riflettenti nella 
maggior parte quei lavori, ed ecco altri nomi di maestri lombardi. 

1459 marzo. A M.° Giovanni lombardo, per aver fatto il ri- 
vellino nel Castello di Colleluce, un fiorino. 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 339 

1459. A M." Berto di Andreolo da Como per un calcinaro, fio- 
rini 8 e bolognini 20. 

Al suddetto per restauro nel Palazzo Consolare, 20 bolognini. 

Al suddetto per cavazione di pietra pel torrione di S. Ma- 
riano e per avere rimurato e mattonato il Recessore dei Mo- 
lini di Cesalonga, 20 bolognini (Camerl., 1459-62, e. 5 e 6). 

.... aprile. — « Magistro Stefano Antoni] lombardo » per 

cottimo del torrione di S. Michele, una soma di grano valu- 
tata IO bolognini (ivi, e. 11). 

.... maggio. — Al suddetto M.° Stefano di Antonio « de Me- 

K diolano » altra soma di grano e. s. (ibid., e. 19). 

.... giugno. — Allo stesso pei lavori del detto torrione di 

S. Michele situato « propc domum Malateste » fiorini 22, bo- 
lognini 2 e denari 20 (ibid., e. 27). 

luglio. — A M.° Berto di Andreolo per due speroni fatti nella 

fontana delle sette cannelle e per ricostruzione del ponte alla 
Porta di S. Maria del mercato, fiorini 3 e boi. 20 (ibid., e. 34). 

.... agosto. — « Magistro Petro Fidelis et Magistro Cristo- 

i^foro lombardis, prò duodecim operibus datis ad carpiendum 
« lapides prò elusa molendinorum, videlicet sex magistri ad 
« rationem bonon. quatuor: in totum fior, i et bon. 14» 
(ibid., e. 42). 

Tralascio altri pagamenti per i lavori delle mura e del tor- 
rione di. S: Mariano, del torrione di S. Michele, della Cancelleria 
vecchia, della Chiusa del Molino, del Ponte delle Folle, ecc., fatti 
ai Maestri Stefano d'Antonio e Berto di Andreolo ; noto soltanto 
che quest'ultimo il 4 settembre 1459 fece contratto coi soprastanti 
comunali per rifare i barbacani, beccatelli, parapetti, merli e quanto 
altro occorresse nel fortilizio di Carpignano, pattuendo il prezzo 
di due fiorini per ogni canna di murato (Riform., 1458-59, e. 168). 
Proseguendo nello spoglio dei Camerlingati rilevo: 

1459 settembre. — « Magistro Antonio Simonis lombardo mu- 

« ratori » per lavori alla Chiusa del vallato, boi. 20. — (Ca- 
merlingato, 1459-62, e. 48). 



340 MASTRI DA MI RO E ARCHITETTI LOMBARDI 

1439 dicembre. — A M.° Pietro di Fedele per aver fatto i 

parapetti ed i merli nel castello di Pitino, fiorini 4, boi. 26, 
den. 14 (ibid., e. 73). 

1460 gennaro. — « Magistro Antonio Jacobi de Cumis lom- 

« bardo muratori » per il cottimo del torrione di S. Maria 
dì maggio dietro la casa di Ser Giuliano Sernuti, una soma 
di grano che vale un fiorino (ibid., e. 82). 

.... lebbraro. — A M.° Giovanni lombardo che demolì due 

balestriere nel torrione dietro la casa di Lazzaro da Paterno, 
bolognini 6 (ibid., e. 88). 

.... marzo. — « Magistro Antonio Primi lombardo mura- 
li tori » per lavori diversi, fiorini 4 e boi. 32 (ibid. e. 94). 
« Magistro Johanni Johannis de Mediolano muratori », come 
sopra, fiorini 2, boi. 36 (ibid.). 

.... aprile. — a Johanni Donati de Como lombardo y^ (fra- 
tello di M." Albino) per due giornate a cavar pietre, bolo- 
gnini 8 (ivi, e. io5^°). 
— - .... maggio. — A M.° Albino di Donato per parte del cot- 
timo della portella nel piano della chiesa di S. Maria, mezza 
soma di grano (ibid., e. 112^°). 

— (f Magistro Cristoforo Primi de Cumo lombardo » (fratello 
di M.° Antonio e, probabilmente lo stesso Cristoforo nomi- 
nato sotto Tanno precedente) per lavori fatti nel Castello di 
Serralta, fiorini 40, bolognini 17 e denari 18 (ibid., e. ii3). 

— Ai maestri Giovanni di Donato e Pietro di Fedele per la- 
vori al rivellino e alla portella di S. Lorenzo, fiorini 2, bo- 
lognini 20 e denari 9 (ibid., e. ii6*°). 

.... giugno. — « Magistro Tìiome lombardo habitatori li- 
citi » per rifare il canestro della torre di Elcito, fiorini 4 
(ibid., e. 122^°). Non pare che M.** Tommaso, abitante nel 
Castello di Elcito fosse il medesimo Tommaso di Rafanino 
da Asso sopra ricordato. 

.... agosto. — Il Magistro Petro Donati lombardo )> per avere 

ricoperto il Molino del Comune, bolognini 28 (ibid., e. 141). 

— — .... settembre. — « Magistro Johanni Zeno lombardo mu- 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 3^1 

« ratori » per parte di pagamento dei merli sopra la porta 
della valle, boi. io (ibid., e. i5o). Questo M.° Giovanni Zeno 
è lo stesso Giovanni di Giovanni da Milano e fors' anche il 
medesimo M.° Giovanni il quale avea tolto moglie in San- 
severino poco innanzi all'agosto 1449. Di fatti si trova sotto 
lo stesso mese di ottobre 1460 un altro pagamento di un fio- 
rino e IO bolognini a M.° Giovanni di Giovanni ed a mar- 
gine della partita si legge <.< Zeni lombardi » (ibid., e. i58). 

Che i Maestri lombardi trovassero qui tutti gli agii di una 
vita tranquilla ed un lavoro continuo e rimunerativo, si potrebbe 
argomentare anche dalla seguente istanza presentata al Consiglio 
Credenziale il 21 novemibre dello stesso anno 1460. 

« V. M. D. 

« Supplicase et humelemente se prega per parte del vostro minimo 
« et fìdelissimo servidore Magistro Johanni de Petri del Conta de 
« Como con ciò sia cosa che più tempi fa io sia praticato per lu 
« mundo et in più terre tra le quali me piaciuto più la vostra 
« terra de Sancto Severino che ninna delle altre che io aggia ve- 
« duta et per che agio in tucto abandonare la mia patria, piacendo 
« alle V. S., me contentarla habitare, vivere et morire nel vostro 
« castello de Colleluce, et per che ho intiso che lu Comune ha 
« reformato che qualunche forestere vole venire ad habitare ad 
« Sancto Severino, o in suo destrictu, lu fa usente^ XXX anni se- 
« condo appare per mano de Ser Stefano già vostro Cancelleri, 
« per tanto recorro alle prefate V. M. S. pregando quelle che me 
(( voglano fare la dieta exentione admino per anni vinti et do- 
« narme doi pezi de terra sodi de poco valore posti nella sindi- 
« catu de Colleluce, uno nella contrada de Collelungo, lungo le 
« cose de Francionello et laltro nella contrada de Mamegliano 
« lungo le cose de Antonello de Sirotto della Serra, offerendome 
« comparare prestamente nel dicto castello una casa ad fine ve 
« voglo certificare la mia promissione offerendome sempre a tucti 
« vostri piaceri et comandi ». — A M.° Giovanni venne concesso. 



MASTRI IM MIJKO li AKCHiriM II ..o.n hA .v i>l 



con voti unanimi, tutto quanto domandava in termini così gen- 
tili ed obbliganti. — (Voi. Riform., 1459-61, e. 235). 

In tutti i principali lavori edilizi il Comune era servito da 
lombardi come si è già veduto e come si può scorgere anche da 
queste altre partite che ricavo, proseguendo nello spoglio dei Ca- 
merlingati: 

1460 novembre. — « Magistro Tìwme Ser Antonii de Nexio 

« de partibus lombardie » per una canna, 3 piedi ed 11 pol- 
lici di muro fatto nel castello dell' Isola ; più per canne 4, 
piedi i3 e pollici i5 di merli e parapetti; in tutto fiorini 6, 
bolognini 37 e denari 23. — (Gamerl., 1459-62, e. iGS^''). 

Questo M." Tommaso di Ser Antonio da Nesso doveva es- 
sere lo stesso che^nel giugno precedente abitava nel castello di 
Elcito, prossimo a quello dell' Isola. 

.... dicembre. — « Magistro Beltramo Antonii miiratorii » 

per parte del cottimo dei parapetti e merli fatti nel castello 
di Golleluce, un fiorino e 10 bolognini (ibid., e. 175). 

1461 aprile. — « Magistro Johanne Johannis de Cai lom- 

« bardo » socio di M.*^ Beltramo, una soma di grano pei sud- 
detti lavori a Golleluce (ibid., e. 206*°). 

Dunque il sopra nominato Giovanni di Giovanni ZenOj, 
era nativo di Cai (forse Ga') in provincia di Milano. 

.... maggio. — Al suddetto per muro grosso e volta nel ca- 
stello di Golleluce e per adattamento « iinius chioche » presso 
la porta di detto castello (ibid., e. 21 3'°). 

.... ottobre. — A M.'^ Berto di Andreolo per residuo di la- 
vori nella fonte della valle, fiorini 2 e bolognini 20 (idid., 
e. 257). 

1462 febbraro. — A M.® Tommaso lombardo « qui readunavit 

« lapides muri Jardini minati » fiorini 16 e bolognini 8 (ibid., 
e. 287^°). 

Ecco una memoria dell'antico giardino pubblico (FfriWar/o) 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 'Ò^'i 

che Stava dinanzi. al Palazzo Consolare dov'è attualmente l'orto 
del Monastero di S. Chiara. 

In data del 29 aprile 1462 trovo il contratto col quale i 
magnifici signori Console e Priori, unitamente a Simone Ser- 
vanzi e Consedente di Severino soprastanti alla fabbrica, appal- 
tarono « Primo Andreoli de partibiis Lombardie prò se recipienti 
« et promittenti, et vice et nomine Berti eiiis fratris carnalis 
« prò quo ipse promisit de rato » la costruzione di un tratto delle 
mura castellane dietro la chiesa di S. Maria di Maggio fra un 
torrione e l'altro, per la mercede di lire otto e colle ^solite con- 
dizioni. — (Voi. Riform., 1461-63, e. 420). 

Quel Corto lombardo che vedemmo ricordato sotto 1' anno 
1449, dimorava ancora in Sanseverino il 21 marzo 1463, quando 
venne da lui presentata al Consiglio di Credenza la seguente 
istanza : 

— « M. D. Ciirtus Lombardiis habitator terre Sancti Seve- 
« rini, V. M. D. humilis et devotus servus, humiliter supplicando 
« exponit qualiter per presentem Dominum Potestatem cogitur ad 
« solvendum certam pecuniam, sumptam asserta causa quod ac- 
« cessit ad castrum frontalis tempore quo vigebat ibi pestis; et 
« quia supplicans ipse est surdus auribus et quasi intellectu et est 
« pauper et mendicus, et dictum nime fiat possessor, ut est notum 
« D. V., et attento quod, dum rediit, fuit sibi injunctum quod, 
« in penitentiam sue trasgressionis ignoranter, quod staret extra 
« terram per plures et plures dies et sic stetit; quatenus V. M. D. 
« intuitu pietatis et misericordie dignetur ipsi miserrimo suppli- 
« canti gratiam liberalem facere, ut Deus V. M. D. augere digne- 
« tur ad vota ». — . * 

Su questa istanza il « Vir probus Galassus Procaccitti, unus 
« ex consiliariis », opinò che « attentis narratis fiat ei gratia libe- 
« rali prò ista vice » e la proposta fu approvata all' unanimità. 
— (Riform., voi. cit., e. 563»°). 



^44 



MASTRI i'A MLUO L AlU.HlTi.lJI LOMiiAKl;! 



Il Giovanni di Pietro da Como, a cui era piaciuto questo 
paese più di tutti gli altri da lui visitati, e che aveva scelto per 
sua dimora il castello di Collcluce, vi si trovava ancora e vi ese- 
guiva dei lavori nello stesso anno 1463 come appare dalle seguenti 
partite: 

1463 marzo. — « Magistro lohéinnì lombardo habitatori in 

« Castro Collis Lucis, quia matonavit castellum turrioni in 
« quo stant custodes in dicto castro, bonon. decem ». — 

.... agosto. — « Magistro lohanni lombardo Castri Collis 

« Lucis, qui fecit unum hostium et unam scalam in turrono 
« Comunis in quo habitat Castellanus Castri Collis Lucis, 
« bon. vigintiquatuor ». — (Camerling., 1462-63, e. 385 e 421). 

Abbiamo poi notizia dei Maestri lombardi Jacopo e Gu- 
glielmo di Giovanni da Milano; Giovannone e Giovanni di Ber- 
nardo da Como ; Girono, o Girolamo, di Donato (fratello dei Co- 
macini M." Albino, Giovanni e Pietro già ricordati). Martino; Gu- 
glielmo di Bartolomeo, ed Antonio di Tommaso da Ponto (forse 
Ponte presso Sonvico) in queste altre partite : 

1463. — 16 giugno. — <■<. Magistro lacobo et Magistro Giiilgelmo 

<f Johannis lombardis miiratoribus » per parte di pagamento 

del torrione sopra la porta del mercato, fiorini 6. — Camer- 

lingato, 1463-67, e. 383^°). 
21 giugno. — ^< Magistro lannono et Magistro Io. Ber- 

« nardi de Como lombardis » per un calcinare a Cesalonga, 

fiorini 9 (ibid.). 
12 novembre. — « Magistro lacobo Johannis de Mediolano 

M lombardo muratori » mezza soma di grano valutata 3o bo- 

lognini, per parte di pagamento del torrione sopra la porta 

del mercato (ibid., e. 6i3). 
1466. 8 febbraro. — « Magistro Petro Donati et Jeronimo eiiis 

ufrater^ lombardis » per altro calcinaro a Cesalonga, fiorini 9 

(ibid., e. 633). 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 3^5 

1466. 24 febbraro. — « Magistro Antonio Tìiome lombardo » per 

sette giorni impiegati a cavar pietre e per restauro « coquine 

« palatii », bolognini 28 (ibid., e. 365^°). 
' 18 febbraro. — « Magistro Antonio et Magistro Martino 

« lombardis » (erano forse fratelli) per altre 6 giornate a 

cavar pietra, boi. 24 (ibid., e. 636^''). 
16 marzo. — « Magistro Antonio Thome de Ponto et sotiis 

« muratoribiis prò decem diebus quibus steterunt in attando 

« buccas Fullarum et faciendo presepe in Molendinis Co- 

« munis » un fiorino (ibid.^ e. 643). 
9 aprile. — « Magistro Petro et Magistro Girono lom- 

« bardis » per restauro al tetto della casa del Comune presso 

la Misericordia, 2 fiorini (ibid., e. 649). 

Risulta che al Consiglio Credenziale del giorno 16 giugno 
1466 « fuerunt lecta capitula et oblationes Magistri Jacobi Jo. 
« lombardi et Magistri Dominici Barlesii de Caldarola super fa- 
ce bricatione et constructione Pontis Sancti Lazari » e che, sulla 
relativa proposta di cottimo, si ebbero voti 23 favorevoli ed uno 
contrario. — (Riform., 1463-66, e. 902. 

Lo stesso « Magister Jacobiis lohannis de Mediolano » ebbe 
il 5 aprile dell'anno successivo l'appalto per cottura di un calci- 
naro. — (Riform., 1467, e. 4). 

Li 12 febbraro 1469 il Console ed i Priori, col consenso dei 
soprastanti, appaltarono « Magistro Beltramo Antoni] de Cumo 
« muratori » la costruzione di un tratto delle mura del castello 
di Colleluce a mano sinistra entrando nella porta, presso le altre 
mura nuove ed il torrione, pattuendo la mercede di due fiorini 
per ogni canna di murato. — (Riform., 1468-70, e. 120^"). Poco ap- 
presso, il 29 aprile, appaltarono allo stesso M.° Beltramo un altro 
tratto di mura del menzionato castello cioè « murum grossum ut 
« erit opus parapettum et merulos » dal terzo al quarto torrione 
a mano destra, murando primieramente il torrione della porta ; 
e ciò per Io stesso prezzo di 2 fiorini alla canna quanto al muro 
e di bolognini 35 pei parapetti e merli (ibid., e. 144^"). 



3^.6 MASim DA MI!.) i: AKl 111 1 l.I 1 1 L(.MI5AIU)I 



I medesimi Console, Priori e soprastanti addì 23 dicembre 1470 
« locavcrunt Magistro Tannino Manfredi lombardo, presenti et 
« acceptanti, fornacem Comunis ad laborandum latcres prò estate 
« proxima futura cum pactis, modis et capitulis consuetis tempo- 
« ribus preteritis » (ibid., e. 61 ^°). 

Con atto del :o marzo 1471 « Magister Beltramus Antonii 
« lombardus et Magister Bactista Primi de Morbio Comitatiis 
« Civitatis Comi » si obbligavano a cuocere un calcinaro a piò 
del monte di Colleluce, colla mercede di due bolognini per ogni 
soma di calce (Riform., 1470-72, e. 81): dunque Primo di An- 
dreolo e Berto suo fratello, sopra nominati, erano veramente na- 
tivi di Morbio presso Como. 

II 21 maggio 1475 supplicavasi il Consiglio per parte « Tornei 
« Magistri Petri de Lombardia habitatori Castri Sancti Petri » 
(probabilmente lo stesso M.° Tommaso lombardo abitante in El- 
cito, del quale si fa menzione sotto l'anno 1460) per ottenere l'esen- 
zione dalle solite gravezze, esponendo che l'Università di quel ca- 
stello aveagli donato « quoddam spatium in dicto castro iuxta 
« res Bactiste Antonii Marini a duobus, mediante rugiarias muros 
« Comunis dicti Castri » ; e fu concessa l'esenzione per dieci anni. 

— (Riform., 1471-75, e. 266^°). 

Altra supplica presentavasi al medesimo Consiglio il 21 set- 
tembre susseguente « prò parte Gregorii de Como lombardi ha- 
« bitatoris terre Sancti Severini », onde ottenere la diminuzione 
di pena pecuniaria a cui era stato condannato per avere percosso 
«cum basta jannette » un certo Luca Schiavone; e la grazia 
venne accordata. — (Riform., 1475-78, e. 2^^). 

Esiste poi, sotto la data del 22 giugno 1477, questa istanza 
presentata al Consiglio di Credenza : 

— « V. M. D. supplica el devotissimo Mastro Andrea da Cre- 
« mona de le V. M. S. fidelissimo servidore exponente come a li 
« dì passati essendo iurato, suspectu et fugitivo fo misso in prì- 
« gione li fo trovato uno pugnale ligato da la corte del Potestà, 
« quale portava volendo andare fora de la terra per certi suoi 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 847 

« bisogni, per la quale cosa è constrictu ad pagare la pena cioè 
« libre diece de denari, et benché ipso Magistro Andrea creda ha- 
« vere qualche defesa de rasione et iusta, si che era ia quasi in 
« camino, cusì perchè lu dicto pugnale era lìgato et etiam creda 
«che, secondo la forma delli statuti, la pena sia! minore de deco, 
« libre, nientemeno ipso supplicante, essendo poverissimo et non 
« havendo modo alcuno ad piatire, presupponendo bavere errato 
«recorre humelemente ale prefate V. M. S. che se degneno ad 
« esso Magistro Andrea fare gratia .liberale de tucto o de parte 
« secondo ale V. M. S. piacerà, non obstante statuti, ordeni, etc. » ; 
alla quale istanza va unita la seguente dichiarazione: 

— « Io Bernardino de Nicola Camerlingo del Comune ho receuto 
« da Mastro Andrea soprascripto, bolognini XXV per casione de 
« la soprascripta supplicatione, adì 20 de jugno 1477 *'• — 

La giustizia di quei tempi non aveva molti riguardi di li- 
bertà individuale nell' impadronirsi di chi credeva reo, bastando 
il minimo sospetto, e forse M." Andrea da Cremona avea smo- 
dato in qualche rissa, chiasso notturno, diverbio d'arte, ecc., tanto 
da rendersi sospetto e fuggitivo; ma non dovea trattarsi di reato 
grave o disonorante* perchè a lui pure fu concessa V implorata 
grazia con 21 voti favorevoli ed uno solo contrario. 

Tornando all' esame dei libri di entrate e spese comunali, 
fonti sempre copiose di notizie artistiche, trovo in essi altre me- 
morie di Maestri lombardi: altre ne riscontro nei libri delle Ri- 
forma nze : 

r478 gennaro. — « Magistro Jacobo Michaelis lombardo for- 

« naciario Comunis » fiorini i3 per residuale pagamento della 
cuocitura di 14200 mattoni e 35oo tegole. — (Camerlingato, 
1478-79, e. io3). Il detto M.° Jacopo di Michele era « de No- 
« varia regione lombardie » come risulta da un contratto con 
lui stipolato il 27 aprile dello stesso anno 1478 « ad facien- 
« dum lateres et coppos apud fornaces Comunis ». — (Rifor- 
manze, 1478-80, e. 29*"). 

Arch. Stor. Lomb. — Anno XXVII. — Fas-c. XXVI. 23 



?48 



AKCHm/lTl LOMBARDI 



i^7g febbraro. — « Matheo lombardo habitatori castri Fron- 

«taliswUn fiorino pel canale fatto nel molino del Comune 
in Frontale (Canierl., e. io5). 

.... aprile. — u Dominico lombardo bononienos duodecim 

«quia duobus diebus cquitavit apud domum ferri suis sum» 
. « ptibus » (ibid., e. 123). 

»... maggio. — n Magistro Antonio Basi de Cu ino » fiorini 3 

per parte del pagamento di io fiorini dovutogli per copertura 
della suddetta casa del ferro (ibid., e. 126°)- 

1470 — a Ber ardino lombardo et duobus eius famulis » per 

due giorni impiegati a riparare il condotto della fonte della 
valle, e per altri lavori, boi. 34 (ibid., e. 176'^). 

Quest'ultimo lombardo era lo stesso « Berardinus Antoni] 
« ìombardus » che il 19 dicembre del medesimo anno 1479 
faceva istanza al Consiglio perchè, avendo già eseguito i la- 
vori alla casa del ferro in unione a M.^ Antonio di Boso da 
Como, defunto, non eragli stata pagata la sua porzione di 
mercede « respectu morbis subsequentis ». Ciò dimostra che 
in Sanseverino aveva infierito il morbo pestilenziale. — (Ri- 
formanze, 1478-80, e. i59^°). 

1480. 18 marzo. — « Magistro Antonio de Cumo » fiorino i e bo- 
lognini 20 per riparazione della trasanna nel Palazzo Conso- 
lare. — (Camerl., 1479-84, e. 16). 

25 maggio. — Il Console ed i Priori, unitamente a Nicolò 

di Lodovico, Gualtiero di Pietro e Cola Sassolini soprastanti, 
appaltarono sotto questo giorno « Magistro luliano lombardo^ 
« presenti et acceptanti suo proprio nomine ac etiam nomine 
n Magistri Petri lombardi ^y^ la fabbrica jdelle mura nel ca- 
stello di Monte Acuto con parapetti, merli e bertesconi, alle 
stesse condizioni prima stipolate con M.° Bartolomeo di Pie- 
tro ,da Fabriano che, a quanto sembra, non eseguì più il la- 
vg^ro. — (Rifornì., voi. ,.cit.,. e. 206). 

1481. :?0P maggio. — Al Consiglio Credenziale supplicavasi «prò 
« parte, V. M. D. fidelissimi Antonii Tinicchini de Cumo lom- 
« bardi » (lo stesso Antonio da Como poc' anzi nominato) il 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 349 

quale, volendo fissare qui il suo domicilio ed avendovi già 
tolto moglie, chiedeva le solite esenzioni che gii /vennero ac- 
cordate per IO anni. — (Riform., 1480-83, e. 76-°). 
1481. 3i maggio. — (.(. Magistro Salino lombardo ì^ per lavori di 
restauro alla fonte della valle ed alla casa del ferro, fiorini 1 
e boi. 25. — (Camerling., voi. cit., e. 77'''). Questo M.° Salino 
sembra lo stesso che nel 1467 architettò una chiesa per i frati 
minori di Penna S. Giovanni, nella quale fu posta la seguente 
iscrizione riportata dal Ricci {Memorie delle, arti e degli ar- 
tisti nella Marca d'Ancona. — Macerata, xMancini, 1834, vo- 
lume I, p. 137). 

IN * NOMINE • DOMINI • JESV 
A * D • MCCCCLVII • LOCVS * ISTE * FERE * TOTVS . FA- 
CTVS * EST • HIC • VIVENTIBVS * CONTERRIGENIS * 
FRATRIBVS * MAGISTRO * SANTE * BONCORDE * MA- 
GISTRO • CATHERINO ' FRATRE * ALEXANDRO * FRA- 
TRE • FRANCISCO * ET FRATRE ' ANGELO * ARCHI- 
TECTORIS • MAGISTER * SALINVS * LOMBARDVS ' 

3i luglio. — Ci Magistro Salino lombardo ciim duobus so- 
ci tiis et diiobus manualibus » fiorini 2 e bolognini 36 per la- 
vori al muro del vallato (Camerling., voi. cit., e. 89). 

12 agosto. — Allo Stesso M." Salino, per riparazioni al tetto 

del Palazzo e della Torre comunale, 2 fiorini e 12 bolognini 
(ibid., e. 92). 

29 dicembre. — A M."" Antonio di Tinicchino da Como 

un quarto di soma di grano per elargizione del Consiglio 
(ibid., e. 1 1 r"). 

1482. 18 gennaro. — « Magistro Venture lombardo prò manifac- 
«. tura presepii suptus cancellariam et resarcituram presepi! 
« in stabulo novo, et uno manuali ad removendum certum 
« terrenum iuxta murorum camere Cancellarli » un fiorino e 
« IO bolognini (ibid., e. 116). 

27 gennaro. — « Magistro lohanni Stefani lombardo prò 



350 MASTRI DA MURO E ARCHITETTI LOMBARDI 



" manifactura prescpii in domo Scaramuctic » 5 bolognini 
(ibid., e. 1 17). 

1482. 28 aprile. — « Magistro Thome lombardo de Monte S:' Ma- 
« rie in Cassiano » — (proveniente da Monte Cassiano) una 
soma e mezza di grano (ibid., e. i3i). 

II giugno. — V. Magistro Antonio lombardo >^ un fiorino 

per mattonatura di strada dinanzi alla casa di Jacopo Par- 
teguelfa (ibid., e. 141). 

6 ottobre. — Sotto questa data « Magister Albinus lom- 

(' bardus » (Albino di Donato da Como?) domandava al Con- 
siglio Credenziale che gli venisse diminuita 1' imposta per il 
salario del Podestà. — (Voi. Riform., 1480-83, e. iSj). 

3o ottobre. — « Magistro Salino prò matonatura vie nove » 

14 denari. — (Camerling., voi. cit., e. i63^"). 

3o novembre. — « Venture lombardo » bolognini 18 per mat- 
tonatura presso il ponte di Porta S. Lorenzo (ibid., e. 170). 

1483 febbraro. — Al medesimo per restauri nella suddetta 

porta, bolognini 23. 

.... settembre. — Allo stesso per costruzione di rivellino, 

DO bolognini (ibid., e. 207^°). 

Ed ecco altre curiosità fornite dai libri delle Riformanze : 

In data i." marzo 1489 fu pronunziato il lodo nella causa 
vertente tra il Comune, in rappresentanza della Badia di Valfu- 
cina, e « Magistrum Leonem lombardimi habitatorem teiere Cin- 
« giili » riguardo al pagamento di lavori eseguiti dal detto M." 
Leone nella menzionata Badia. Gli arbitri. Guidone di Graziano 
e Mr Giuliano lombardo, dichiararono che per cottura di circa 
trecento some di calce, per scoltura di cinque finestre in pietra, 
per fattura di un camino grande quadrato, per pianellatura del 
tetto della cucina, per una canna di murato e per alcuni altri 
lavori M.° Leone dovesse ricevere 20 fiorini. — (Riformanze, 1488- 
92, e. 17-°). Dunque M." Leone era muratore e scalpellino e forse 
anche meglio architetto e scultore. 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 35 I 

Il 7 fcbbraro 1490 proponevasi al Consiglio Credenziale di 
deliberare « super supplicatione Magistri lohanni lombardi mii- 
« ratoris petentis eum admicti in comitativum et fieri exemptem 
« realiter et personaliter prò tempore quo videbitur dicto cou- 
rt silio », e la risoluzione fu che « dictus Magister Johannes fiat 
« exentes per decennium, reservata gabella macinatus » (ibid., e. 69). 

Addì 28 marzo susseguente il medesimo Consiglio era chia- 
mato a risolvere « super supplicatione Francisci lombardi qui 
« dudum fuit positum in fractionibus Comunis prò villa Cogno- 
« rum et a pluribus annis antea habitavérit in terra Sancti Se- 
« verini, petit ergo de hic in posterum admitti et recepì prò ter- 
« rigena ad omni ossequia et factiones Comunis », quale istanza 
fu accolta giusta il suo tenore (ibid., e. 92*°). 

Similmente il 17 gennaro 149 1 « super supplicatione Blaxii 
e Georgii lombardi, qui habitare vult in terra Sancti Severini 
« et emit domum in quarterio Sancte Marie, petit subventione 
« prò emendis cuppis prò coperimento diete domus » lo stesso 
Consiglio accordava il sussidio per mille tegole (ibid., e. 161). 

Nel Consiglio generale del i.° marzo 1493 «super supplica- 
« tione Berardini lombardi habitatoris castri Sancti Petri, dicentis 
« suo animo esse vivere et mori in dicto castro, in quo intendit 
« construere domum; itaque petit exemptionem a solutione ab- 
« boccatorum » l'istanza veniva accolta e l'esenzione concessa per 
5 anni. — (Riform., 1492-150G, e. 88'°). 

L'anno medesimo, in seduta dell' 11 giugno il Consiglio Cre- 
denziale « super supplicatione Mathei lombardi habitatoris castri 
« Frontalis, dicentis velie hedificari unum molendinum ad maci- 
« nandum granum in territorio dicti castri.... petit ei concedatur 
« aquam a Comunis » annuiva concedendo l'acqua pel nuovo mo- 
lino (ibid., e. 74). 

Finalmente il Consiglio stesso nel 3 novembre 1495 accoglieva 
favorevolmente l'altra domanda « Antonii Johannis lombardi ha- 
(' bitatoris castri Insule petentis gratiam de solutione bucarum » 
(ibid., e. 220 e 221). 

I nomi di alcuni altri Maestri Comacini che furono in San- 



352 ^rASTRl da muro e architettf lombardi 

Severino neirultimò decennio del secolo XV si riscontrano nelle 
seguenti partite dei Camerlingati colle quali pongo termine alle 
mie spigolature. 

1402. .... dicembre. — « Magistro Beltramo » per residuo di mer- 
cede pei lavori alla fonte della valle fiorino i e bolognino i. 

— (Camerling;, 1492-97,. e. V). 

1493 febbraro. — Magistro Petro et Magistro Ambrosio 

u lombardis » per l'armatura del tetto del postribolo 14 bo- 

lognini.(ibid., e. 3'"), 
.... marzo. ^- « Magistro Berardiito lombardo » fiorini 11 

per cottura di calce (ibid., e. io). 
.... aprile. — k Magistro Jacobino et Magistro Johanni lom- 

« bardis » fiorini 5 per la fabbrica della chiesa di S. Andrea 

(ibid.,. e. 12). 

1494. .... aprile. — « Magistro Jacobo et Magistro Angelino lom- 
« bardis » altri 5 fiorini per la fabbrica suddetta (ibid., e. 33). 

....novembre. — (i Magistro Nicolao lombardo » bolognini 

16 per lavori nella scuola (ibid., e. Sq-"). 

' .... dicembre. —^ « Donato lombardo de Castro Sancti Petri » 

per quattro giorni impiegati a risarcire il molino di Castel 
, S. Pietro 20 bolognini (ibid., e. 61). 

1495, .... gennaro. — v Lombardis murantibus ad portam fontis 
« et boctatium » 3 fiorini (ibid., e. G6). 

— -— .... meiV zo,— u A Joh amie lombardo prò rixa habita cum 
n Angustino lombardo ^y bolognini 14 (ibid., e. 73). 

.... luglio. — « Magistro Gabrieli et Magistro Angustino 

(.1 lombardis prò armatura facta prò pingendo arma supe- 
« riorum » 6 bolognini (ibid., e. 94^°). 

— « Magistro Beltramo, Magistro Petro et Magistro Ga- 
« brieli » per lavori al bottaccio e alla fonte della valle bo- 
lognini 3o (ibid., e. 9 5''=). 

.... novembre. — « Magistro Georgio muratore prò acta- 

« tura finestre scole >♦ 16 bolognini (ibid., e. 109*°). 

— — .... dicembre. — «Magistro Stefano lombardo » boi. 29 per 
tre giorni impiegati a restaurare la scuola (ibid., e. 114-''). 



ÌN SÀNSEVÉRINO-MARCHE NEL SECOLO XV 353 

1496 febbraro. — « Magistro Francisco lombardo prò clau- 

« sura duorum vadorum in muris Comunis » bolognini io 

(ibid., e. 122*^). 

— « Donato lombardo prò armatura tecti » 2 boi. (ibid.). 
1498. ....' gennaro. — - « Magistro Jacomino » un fiorino ed un bo- 

lognino per restauri alla porta della camera del Giudice. — 

(Camerling., 1498-1502, e. 4). 
.... marzo. — « Magistro Johanni lornbardo » 8 fioHni per 

fattura del casello alla porta della fonte (ibid., e. ro^^). 
.... aprile. — Al suddetto per parte di pagamento delle mura 

presso porta mercato un fiorino (ibid., e. 12*°). 
.... maggio. — « M'agistro Ambrosio et Magistro Bonora 

« lombardis de Ficano » fiorini 3 per lavori al rivellino di 

Ficano (ibid., e. 17^°). 
.... ottobre. — « Magistro Johanni lombardo » per i sud- 
detti lavori alla porta del mercato fiorini 3, e bolognini 6 

(ibid., e. 33). 

Non ho creduto di proseguire le ricerche oltre il sec. XV 
perchè le notizie. che avrei potuto raccogliere non sarebbero state 
tanto interessanti da compensare la fatica necessaria a consultare 
un numero abbastanza rilevante di codici e .registri, dove la so- 
verchia concisione e la poca chiarezza avrebbero reso più penose 
ancora le ricerche medesime: 

Rilevo però che anche dopo il i5oo diversi Maestri lombardi 
ebbero sede in Sanseverino e che varie famiglie sanseverinesi tras- 
sero origine della lombardia. 

Concludo col notare che nel volume degli — Ordini e de- 
creti dei superiori — dal iSiy al 1 323 è registrato un elenco 
« omnium et singulorum fumantium » dì Sanseverino e delle ville 
del suo territorio; nel quale elenco, compilato Tanno iShj, trovo 
compresi: 



354 



MASTRI DA MURO E ARCHITETTI LOMBARDI 



« De quarterio Sancte Marie. 

« Berardinus Magistri Albini sold. 12 

« Magister Stefaniis lombardiis » 4 

« Baptista lombardus » 4 

« Magister Martinus lombardus » 4 

'( Magister Petrimis lombardus » 4 

« De quarterio Sancii Laurentij. 

« Heredes Jannini lombardi sold. 4 

« Magister Donatiis Antonii lombardus ... » 4 

« Magister Ambrosius Jeronimi lombardus. . » 4 

« Magister Jo. Cremonensis » 4» 



ELENCO DEI MAESTRI LOMBARDI 
sopra ricordati 



Agostino 

Alberto 

Albino 

Ambrogio 

Andrea 

Andrea 

Angelino 

An'onio 

Antonio 



di Guglielmo 


da Como 


di Guglielmo 


da Como 


di Donato 


da Como 


di Girolamo 






da Cremona 




da Milano 






di Boso 


da Como 


di Jacopo 


da Como 



IN SANSEVERINO-MARCHE NEL SECOLO XV 



33: 



Antonio 

Antonio 

Antonio 

Antonio 

Antonio 

Bartolomeo 

Battista 

Beltramo 

Bernardino 

Bernardino 

Berto 

Biagio 

Biagio 

Bonora 

Cristoforo 

Cristoforo 

Corto 

Domenico 

Donato 

Francesco 

Gabriele 

Gaspare 

Giorgio 

Giorgio 

Giovanni 

Giovaifni 

Giovanni 

Giovanni 

Giovanni 

Giovanni 

Giovanni 

Giovannino 

Giovannone 

Giuliano 



di Giovanni 
di Primo 
di Simone 
di Tommaso 
di Tinicchino 

di Primo 
di Antonio 
di Antonio 
di M.° Albino 
di Andreolo 

di Giorgio 

di Jacopo 
di Primo 



di Antonio 



di Leone 

di Giovanni Zeno 

di Donato 

di Pietro 

di Bernardo 

di Stefano 



da Morbio (i) 

da Ponte (2) 
d?. Como 
da Bellinzona 
da Morbio 
da Como 

da Como 
da Morbio 

da Como 

da Piacenza 
da Morbio 



di Manfredo 
di Bernardo 



da Como 
da Varese 
da Como 
da Milano (3) 
da Como 
da Como 
da Como 

da Cremona 

da Como 



(i) (presso Como). 

(2) (presso Sonvico ?). 

(3) (o da Ca'). 



356 



MASTRI DA MUnO V. ARCHITETTI rOMBÀRDI, KCC. 



Girolamo 

Gregorio 

Guglielmo 

Jacopo 

Jacopo 

Jacomino 

Leone 

Lorenzo 

Martino 

Matteo 

Nicola 

Petrino 

Pietro 

Pietro 

Pietro 

Primo 

Salino 

Stefano 

Stefano 

Tommaso 

Tommaso, o 

Tommaso 

Tommaso 

Ubaldino 

Ventura 

Villano 



(li Donato 

di Giovanni 
di Giovanni 
di Michele 



di Jacopo 
di Fedele 
di Donato 
di Andreolo 

di Antonio 

di Ser Antonio 
Tomeo di M.° Pietro 
di Rafanino 



di Guglielmo 
di Jacomino 



da Como 
da Como 

da Milano (i) 
da Novara 



da Como 
da Como 
da Como 
da Morbio 



da Milano 


da Nesso 


da Asso 


da Como 


. 



(2) 



Vittorio Em. Aleandri. 



(i) (forse Zeno da Cà?). 

(2) (venuto da Montecassiano). 



UN EPISODIO DELLA LOTTA 

TRA FRANCfA. E SPAGNA A MEZZO IL CINQUECENTO 



CARLO DUCA DI SAVOIA 

E LE SUE DISCORDIE CON FERRANTE GONZAGA 



SOMMARIO. — I. Scoraggiamento del Duca Carlo nel i55o. Trattative 
di pace con Francia. Insuccesso. — 2. La guerra di Parma. I Fran- 
cesi approfittano della lontananza di D. Ferrante Gonzaga, luogo- 
tenente imperiale in Lombardia, e riprendono le armi. Nuove trat- 
tative di pace condotte da Giacomo Provana di.Leynì e da mon- 
signor di Thaurines, e nuovo insuccesso (i55i-52). — 3, I Francesi 
prevalgono in Piemonte. Mala riuscita del Gonzaga ed oppressione 
delle terre sabaude. Lamenti del Duca. D. Ferrante a Vercelli. Vio- 
lenta sua spiegazione col Duca (2 novembre i552). Conclusione. 



I. — Nel i55o il Duca Carlo di Savoia era profondamente 
scoraggiato. L'ardire e le insidie francesi, le ostilità di Ferrante 
Gonzaga, luogotenente imperiale in Lombardia, la condizione 
miserrima delle poche terre che ancora gli ubbidivano, avevano 
talmente scosso la sua fede in un avvenire prospero, che egli ac- 
carezzava l'idea nutrita da tanti anni di un accorcio col re con 
singolare e nuova tenacità (i). Il Pontefice Giulio IH l'incorag- 



(i). V. i mì^ì Appunti sul ducato di Carlo II di Savoia tra il 1^46 
ed il ijjo, estratto dai Rendiconti della R. Accademia dei Lincei. Classe 
di scienze morali , storiche e filologiche , \ol. IX (1900, gennaio-feb- 
braio). — Da lunghi anni il Duca aveva sollecitato invano gli aiuti 
dell'impero per riavere le sue terre, v. Tausserat-Radel, Correspon- 
dance poliiiqtie de Guillaume Pellicier ambassadeur de France à Venise 
(1540-42). Paris, Alcan, 1899, pag. 33o. Pellicier al re. Venezia 20 giu- 
gno 1541. 



358 UN EPISODIO DELLA LOTTA 

giava su questa via (i). Il cardinale Alessandro Farnese, protet- 
tore di Francia presso la Santa Sede, mostrava nell* aprile di 
quell'anno ottima disposizione a favorire le cose sabaude ed usava 
termini molto cordiali col vescovo di Vercelli, Pier Francesco 
Ferrerò (2), e col conte Lodovico di Chatellard, ambasciatore 
straordinario del principe di Piemonte, Emanuele Filiberto (3). 
Due altri oratori sabaudi, di cui uno, giunto allora a Roma, 
Carlo di Mombello, conte di Frossasco , e Carlo Malopera di 
S. Michele, erano accolti dal Pontefice con ogni onore: ebbero 
udienza in concistoro accompagnati da ben trecento cavalli e da 
notevole seguito di vescovi ed arcivescovi (4). Il Duca, amareg- 
giato dalla lunga ed accanita disputa sostenuta con D. Ferrante 
Gonzaga, il quale aveva favorito con raffinata malignità i ten- 
tativi franco-genovesi ai danni della gabella del sale di Nizza , 
accordando il passo nelle terre piemontesi al sale di Genova (5), 
dietro le amorevoli dimostrazioni della S. Sede riapri l'animo 
alla speranza. Una visita ricevuta a Vercelli dal duca di Ne- 
mours, Giacomo di Savoia, suo nipote (6), il quale andava a 



(i) CiBRARio : Origini e progressi delle istituzioni della monarchia di 
Savoia sino alla costituzione del regno d^ Italia, voi. II (Firenze, Cellini, 
1869), p. 262. — Arch. di Stato di Torino, Roma, Lettere ministri, m. 2, 
Carlo Malopera di S. Michele al Duca, lett. varie. — Circa la storia 
piemontese di questi anni, v. tra Taltro Adriani^ La guerra e la domi- 
nazione dei francesi in Piemonte dal F anno IS36 al iSS9' Torino, 1867. 

(2) V. notizie sul Ferrerò in Dionisotti: Memorie storiche della città 
di Vercelli, ecc. Biella, Amosso, iBói, p. 277 e seg. 

(^ Arch. di Stato di Torino, loc. cit., mazzo i.° Ferrerò al prin- 
cipe di Piemonte. Roma^ 22 aprile i55o. 

(4) V. mazzo 2° Frossasco e Malopera al principe di Piemonte. 
Roma, 23 aprile i55o. — Il Frossasco erasi recato a Roma per giurare 
fedeltà ed ossequenza in nome del Duca a Giulio III, nuovo Pontefice. 

(5) V. il mio Una questione tra Carlo III, duca di Savoia e D. Fer- 
rante Gonzaga, luogotenente imperiale in Italia, nel jjjo. Torino, Clau- 
sen, 1896 (estr. dagli Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 
voi. XXXII) e Appunti sul ducato di Carlo II, ecc., pag. 20-24. — V. an- 
che Arch. di Stato di Torino, Lettere particolari , Tommaso Valperga 
al Duca. Milano. 22 marzo e Vercelli, i aprile i55o. 

(6) Giacomo era figlio di Filippo di Savoia, conte del Genevese e 
duca di Nemours, fratello del nostro Duca. 



TRA FRANCIA E SPAGNA BdQ 

Roma col maresciallo Roberto de la Mark, gli porse occasione 
nella metà d'aprile di quell'anno di ritentare l'opera già tante 
volte fallita (i). Il Nemours a Roma fu visitato alla sua volta 
dal Frossasco e dal Malopera (2). Quando poi, dopo un lungo giro 
per Venezia e Ferrara (3), fece ritorno in Piemonte, si fermò di 
nuovo col de la Mark a Vercelli, ed offrì allo zio i suoi servigi. 
Il Duca pregò i due personaggi di tutelare i suoi interessi e ram- 
mentare al re Enrico II tre desideri da lui espressi già tante volte: 
l'amicizia di Francia, la restituzione degli stati ed il modo d'es- 
sere utile ad esso re. Il de la Mark rispose subito che il primo 
ed il terzo desiderio avrebb'egli raggiunto certo fra pochi anni, 
ma quanto al secondo che doveva attendersi dal re solo un com- 
penso alle terre perdute (4). Era la solita risposta che i Francesi 
davano alle aperture del Duca, delle quali Enrico II pareva farsi 
gioco (5). Carlo tuttavia, pur dichiarando di non accettare com- 



(i) RiBiER : Leitres et mémoires d^Estat, des Roys, princes, ambassa- 
deurs et autres ministres sous les Régnes de Francois 1^^, Henri li et Fran- 
cois li, tomo 2.° (Parigi, Clouzier e Ambovyn, MDCLX'VI), p. 267. Ro- 
berto de la Mark al conestabile, Anna di Montmorency. Torino, 18 
aprile i55o. — Il de la Mark non fece visita al Duca, mandò però a 
scusarsi, ed il gentiluomo da lui inviato al ritorno gli confermò le 
speranze del Duca in una buona pace " par les plaintes et larnies que 
ledit Due ne luy a esparguées à son arrivée, de sorte que pour le 
moins nous s9aurons ce qu'il a sur le coeur,,. 

(2) Arch. di Stato di Torino, Roma, Lett. ministri, va. 2.^ Frossasco 
e Malopera al principe. Roma, 28 maggio i55o. 

(3) Id. Malopera al principe. Roma, 7 luglio i55o. " Mons. di Ne- 
mours è partito V altr" eri di qua per le poste con il Marechial della 
Marchia per la volta di Venetia, Ferrara et poi Vercelli. Si mottegia 
di darli moglie in Ferrara, ma non Iho per certo „. 

(4) Arch. di Stato di Torino, Registri lettere della corte, i536-5o, 
fol. 804. Al principe di Piemonte, a Gio. Tommaso Langosco, conte 
di Stroppiana, amb.''^ del Duca nella corte imperiale. Vercelli, i5 ago- 
sto i55o. 

(5) RmiER, II, 274. Il re al de la Mark. S. Germain en Laye, 3 ot- 
tobre i55o. — Il contenuto di questa lettera mi fa dubitare circa 
la data di essa. Il re scrive al de la Mark d'aver inteso quanto il Ne- 
mours aveva riportato dal Duca, ed approva " qu'en retournant par 
de 9à „ , cioè da Roma in Francia, anch'esso de la Mark si rechi a 



360 UN EPISODIO DELLA LOTTA 



pensi, bensì volere la restituzione pura e semplice dei suoi possessi, 
pregò i due signori a sollecitarne il re, e, rivoltosi al Nemours, 
aggiunse che come suo nipote spettava a lui di far presente al 
sovrano francese i torti usatigli e la necessità di una sollecita 
riparazione (i).^ 

Il buon Duca, eccitato dagli ultimi avvenimenti, non s'ac- 
corgeva che le sue insistenze e le suppliche riuscivano all'effetto 
opposto, e diminuivano le già scarse probabilità di un accordo. 
Egli con fermezza lodevole non voleva cedere un palmo di terra; 
ma era del tutto chimerico il supporre che Enrico li a sua volta 
abbandonasse per solo omaggio alla giustizia terre conquistate 
col valore e col sangue dei suoi soldati, e ch'egli, il vinto Duca, era 
incapace a ricuperare (2). Eppure Carlo, in cui l'idea di simile 
accordo aveva assunto forma di vera fissazione, non appena il 
de la Mark ed il Nemours furono partiti, scrisse al conestabile 
Anna di Montmorency, al quale pure lo univano vincoli di pa- 
rentela (3), pregandolo di usare la sua influenza presso il re e 



Vercelli o dove sia il Duca e gli prometta in termini generali T af- 
fetto e l'amicizia sua, quando sinceramente egli si volga alla sua 
parte. Dunque il re conosceva solo la i.^ visita fatta dal Nemours 
al Duca nell'aprile, non la seconda, e che inoltre il de la Mark ed il 
Nemours stesso erano ancora a Roma o nel viaggio di ritorno. Dalle 
lettere citate nelle note precedenti si vede che la data della presente 
deve essere corretta almeno di un mese. 

(1) Lett. cit. del Duca allo Stroppiana. " Et dadvantaige Jay dict 
à mon nepveu que estoit à luy de fere entendre audit Roy le grand 
tort quii a de moy et de solliciter la diete restitution de mes estatz, 
veu que je le tiens pour mon deuxiesme {filiS?) et il pourroit plus- 
tost tenir ces propos au Roy que point daultre, car le Roy ne pren- 
droit point en maulvaise part ce que luy en diroit „. 

(2) Era la risposta già data da Francesco I nel 1541 , v. Secken- 
DORF, Commentariiis historico et apologeticus de Luther anismo sivs de re- 
formatiom religionis diictu Martini Luthcri.... recepta et stabilita. Franco- 
furti et Lipsiae, 1792, voi. Ili, pag. 366, e Janssen, Geschichte der 
dcutschen Volkes seit dem Atisgang des Mitielaltcrs , voi. Ili, Freiburg 
i. B. Herderische Verlagshandlung, 1892, p. 4S0. 

(3) Anna di Montmorency aveva sposato Maddalena di Savoia, fi- 
glia di Renato, il Bastardo, fratello naturale del nostro Duca. 



TRA FRANCIA E SPAGNA 36 I 

persuadere questo a tale opera di pace e di giustizia (i). E designava 
nel tempo stesso di mandare alla corte francese un gentiluomo 
per avere al più presto dal Montmorency a bocca o per iscritto 
una risposta. Per fortuna in questo, come in tutto, avviò prima 
D. Ferrante, il quale vedendo menomata da simili insistenze 
anche la riputazione del suo signore, gli fece presente non essere 
decoroso un tal passo, se non altro perche avrebbe favorito nel Mont- 
morency l'idea che esso Duca agisse privo di speranza nell'aiuto 
imperiale (2). L'osservazione del Gonzaga era giusta, ma contem- 
poraneamente il Malopera, che conosceva quanto il Duca fosse 
smanioso della pace definitiva, parlò della cosa al Pontefice: aver- 
gli S. S.^^^ altre volte promesso di interporre l'opera sua a prò' 
del Duca; volesse dunque adoperarvisi e tener memoria delle 
misere condizioni sabaude. Giulio III si scusò di non aver ancora 



(i) Arch. di Stato di Torino, Registri cit, fol. 3ii. Al Montmo- 
rency, 27 settembre i55o. — Il duca mandò la lettera a Carlo di Cosse, 
signore di Brissac, nuovo comandante dei Francesi in Piemonte, per- 
chè la facesse pervenire a destinazione, v. id. Il duca al Brissac. — La 
suddetta lettera al Montmorency fu pubblicata dal Ribier, II, 284, — 
V. anche Decrue: Anna, Due de Montmorency, conéstable et pair de 
Frànc3 sous Ics rois Henri II, Francois II et Charles IX. Paris, Plon, 
1889, p. 102. 

(2) Arch. di Stato di Torino, Mantova, Lettere principi, mazzo i.'^ 
D. Ferrante al Duca. Milano, 16 novembre i55o " .... a me pareva, come 
pur adesso tuttavia mi pare, che non si dovesse né debbi in niunmodo, 
per quello che principalmente tocca alla reputazione di V. Ex.*, altra- 
mente mandar dal detto Contestabile .per la detta risposta, et tanto 
meno, quanto che egli fin'hora non si è curato mandarla, né haver 
fatto altro sembiante, per il qual comprender si possi ch'egli babbi ha- 
vuto ad caro quello che l'Ex.* V. gli ha scritto. Anco si comprende 
col non responder non esserli stato satisfatorio. Però come ho detto 
non mi par che convenga né alla reputation né a ser." suo mandarli 
per tal effetto persona alcuna, né sopra di ciò farli più altra instan- 
tia per li respetti che V. Ex.^ sa, et per non affettarli tanto il negocio 
che babbi il detto contestabile certamente a persuadersi che di pura 
necessità sia costretta ricercar acordo, et che del tutto l'Ex.* V. babbi 
perso la speranza di puoter col seguito et brazo di sua M.*^ esser re- 
stituito nel stato suo, che in questo ci andarebbe troppo di sua repu- 
tatione, come quello con sua molta prudenza può considerar,,. 



362 UN EPISODIO DELLA LOTTA 

scritto, dicendo attendere di giorno in giorno avvisi di Francia 
per conoscere le intenzioni regie, fino allora poco inclinevoli ad 
accomodamento, e che poi si sarebbe aperto anche coli' imperatore 
per appianare le difficoltà (i). Giunsero finalmente le attese no- 
tizie e furono ben poco soddisfacenti. Alle parole di un segretario 
del cardinale Ippolito d'Este, che scongiurava il re di rendere 
il Piemonte al legittimo signore, portando innanzi l'esempio 
dell' imperatore, il quale pur avendo facilità di tenere Firenze 
sotto il suo dominio aveva preferito lasciarvi un principe indi- 
pendente a governarla, Enrico II rispose con inflessibile pertina- 
cia essere sua volontà di conservare quanto le armi francesi te- 
nevano; che non rifiutava trattative col Duca, ma prima voleva 
che questi si recasse in luogo libero da presidio ed ingerenze 
imperiali. Il cardinale comunicò queste notizie al Malopcra, e 
suggerì come espediente di rivolgersi nuovamente al conestabile. 
Rispose il Malopera parergli la cosa inutile dopo le espressioni 
del re, poiché mai il Duca avrebbe rotto i legami che 1' univano 
all'imperatore. Il cardinale assicurò che se il re parlava per bocca 
sua di accordo, non voleva certo ingannarlo, ed in conclusione 
ripetè essere più che necessario, indispensabile, l'invio alla corte 
francese, al fianco del conestabile, d'una persona confidente. Il 
Malopera avrebbe voluto interessare alla causa del povero Duca 
gli altri ambasciatori residenti a Roma. Si aprì con quello me- 
diceo, gli fece presente l'importanza che anche pel Duca Cosimo 
doveva avere la reintegrazione di Carlo, e come alla morte del- 



(i) Id., Roma, Lettere ministri, m. 2.° Malopera al duca. Roma, 2 
novembre i55o. — Si noti che anche Emanuele Filiberto coglieva le 
occasioni opportune per sollecitare il Pontefice a tale opera: ad es., 
nella missione del Chatellard citata, v. Arch. di Stato di Torino, Let- 
tere cardinali, m. 2 ° Cristoforo Madruzzo, cardinale vescovo di Trento, 
al Duca, Trento, i5 marzo i55o. Dal sig. di Chatellard ha inteso l'uffi- 
cio che andava a compiere in Roma. " Piaccia intanto a N. S. Dio d' in- 
spirar a sua Beat.i<= fra le prime demostracioni di buona intelligenza 
con sua M.^^ una ferma voluntà d'aggiustar le cose di V. Ex.% che que- 
sta sarà veramente opra da giusto et santo Pontefice et che darà piena 
credenza al mondo dei buoni principi che di lei si veggono „. 



TRA FRANCIA E SPAGNA 363 

l'imperatore, se le cose duravano nello stato di quei giorni, 
anche la Toscana potesse averne pericolo. Promise l'oratore 
mediceo di scrivere a Cosimo e fare quanto stava in lui.' Ma, 
l'opera dell'ambasciatore sabaudo era incagliata dalla disputa 
di precedenza colla Repubblica veneta: per essa il Malopera non 
si presentava nelle funzioni pubbliche o nei concistori, quando 
vi si trovava l'oratore veneto. Egli non poteva quindi agire con- 
venientemente anche presso i cardinali per gli interessi del suo 
principe (i). 

Il Duca approvò il consiglio del cardinale di Ferrara, mandò 
a Parigi il segretario Richard per sollecitare la risposta del Mont- 
morency, che tardava molto (2). Inoltre fece pregare il cardinale 
di scrivere al fratel suo Ercole II, duca di Ferrara, al cognato 
Francesco di Lorena, duca di Guisa, ed al cardinale Carlo, fra- 
tello di questo, perchè tutti unissero i loro uffici a quelli del 
Richard. Avvertì in ultimo il Malopera di non considerarsi come 
ambasciatore, ma semplice agente, e di entrare quindi senza dif- 
ficoltà nei concistori e nella cappella pontificia dopo l' orator 
veneto (3). 



(i) Id., Roma, Lettere ministri, m. 2.° Malopera al Duca. Roma, 3i 
gennaio i55i (cifrata) " .... Se non fusse questa benedetta diferentia 
di precedentia con Venetiani, la quale m' impedisse che non mi trovo 
alle capelle papali et altre congregationi, dove ben spesso gli è ramb.*"® 
suo et tutti altri eccetto io, quale non mi ci trovo, eccetto quando so 
di certo che quello de Venetiani non gli viene, potrei far delle pra- 
tiche ordinariamente. Il che cede in maggior disavantagio di V. E., 
perchè si viene a smarire il loco eh' è poi inante a tutti altri Duchi 
et fuge l'occasione del negociar con Ihoro et con li cardinali cosse che 
sariano di rilevo et insieme di reputatione. Et il card.*^ de Medici molte 
volte me lo ha ricordato, dicendo che in questo caso V. Ex. doveria 
chiuder gl'occhij, poiché Ihoro tengano il possesso in tutte le corte et 
restan banditi quelli di V. E. da tutte le cerimonie et congregationi 
honorevoli.... „. 

(2) Id., Vienna, Lettere ministri, m. i." Ugo Michaud al Duca. Bru- 
xelles, IO febbraio i55i. Il Michaud era controllore della casa di Ema- 
nuele Filiberto. 

(3) Id., il Duca ai Malopera, 20 febbràio i55i. — Fu il cardinale di 
Ferrara meravigliato del poco interesse che il concstabile prendeva 

Arch. Stor. Lomb. — Anno XXVII. — Fase. XXVI. 24 



364 ^^ EPISODIO DKLLA LOTTA 

Agli ultimi di febbraio od ai primi di marzo i53i giunse la 
risposta del conestabile: conteneva le solite espressioni generali e 
chiedeva l'invio alla corte non più d'un segretario, ma d'un 
gentiluomo per trattare la pace desiderata. Il vescovo d' Arras, 
Antonio Perrenot di Granvellc, a cui l'ambasciatore ducale, Gio. 
Tommaso Langosco, conte di Stroppiana, comunicò la risposta, 
disse che erano tutte baie per tirare in lungo le trattative, e che 
il re avrebbe persistito nell'antica volontà di nulla restituire (i). 
Rimase al Duca per solo conforto la benevolenza del Pontefice 
Giulio III, che nel concedere al re di Francia un indulto pei 
suoi stati, ne escluse la Savoia ed il Piemonte, mostrando così 
di riconoscere i diritti di Carlo su le perdute terre (2). 



2. — E già coi fatti i Francesi dimostravano le loro vere 
intenzioni. Nel i55o era succeduto al defunto principe di Melfi, 
Giovanni Caracciolo (3), come luogotenente del re in Piemonte 
Carlo di Cosse, signore di Brissac, maresciallo dì Francia, e po- 
chi mesi dopo, proprio quando s' attendeva a Vercelli la risposta 
del Montmorency, veniva scoperta nel gennaio i55i una congiura 
a Nizza, macchinata con isquisita abilità (4). Ben peggio fu quando 



alle cose del Duca, e rispose al Malopera che certo il fratel suo, il co- 
gnato ed il cardinale di Guisa avrebbero operato attivamente, ma che 
temeva coli' intrometterli di offendere il conestabile, v. id., Malopera 
al Duca. Roma, 12 maggio i55i. 

(i) Id., mazzo 2.° Stroppiana al Duca. Augusta, 7 aprile i55i. 

(2) CiBRARio : Op. cit., II, 262. — Arch. di Stato di Torino, Roma, 
Lettere ministri, m. 2." Carlo Malopera di S. Michele al Duca. Roma, 
23 ottobre i55o. 7— E già nel luglio di queir anno il Pontefice aveva 
rifiutato uguale domanda, v. id., Roma, 7 luglio i55o. 

(3) V. nel Caracciolo D' Ayala : Giovanni Caracciolo, principe di 
Melfi, duca d^ Ascoli, in Archivio storico italiano, serie 3.% XV (1872). 

(4) Al primo sentore D. Ferrante mandò a Nizza un abile soldato 
piemontese, Giorgio Costa, conte della Trinità (Arch. di Stato di To- 
rino, Mantova, Lettere principi, D. Ferrante al duca. Milano, i febbraio 
i55i) ed il capitano Oddone Provana. Erasi arrestato nel castello di 
quella città un Chiafìredo Tapparelle di Savigliano, soldato, grave- 



TRA FRANCIA E SPAGNA 365 

il pontefice decise d'accordo con D. Ferrante di combattere Orazio 
Farnese, che negava la restituzione di Parma alla Chiesa. D. Fer- 
rante, che in altri tempi aveva riconosciuto la difficoltà di man- 
tenere il Piemonte e sbarazzarlo dei Francesi, al punto da con- 
sigliarne la distruzione completa, perchè il nemico non vi trovasse 
alimento, abbandonò, si può dire, le terre sabaude a sé stesse, 
detraendo quanti soldati esperti vi si trovavano (i), per invadere 
il Parmigiano e stringere Parma e la Mirandola. Di più accorgen- 
dosi che il Brissac per soccorrere il Farnese mandava di nascosto i 



mente indiziato nella congiura per sequestro di sue lettere. D. Fer- 
rante voleva per via di Genova farlo trasportare a Vercelli o Milano 
ed esaminarlo (id.^ Casale, 23 febbraio i55i, v. anche Registri lettere 
della corte i55i-53, fol. 14. A D. Ferrante, Vercelli, 20 febbraio i55i). 
Ma il IO febbraio V imputato alla presenza del conte della Trinità, 
di Oddone Provana e di Filiberto Gallatero, segretario del castellano, 
fra Paolo Simeone dei Balbi, depose in un interrogatorio che, avendo 
ricercato per mezzo di un Corrado Tapparello dal Brissac permesso 
di entrare al servizio del castello di Nizza, fu istigato dal suddetto 
Corrado di dare il castello in mano ai Francesi, quando si trovasse 
sul luogo. Egli fu presentato anche al Brissac, che reiterò 1' esorta- 
zione e gli concesse il desiderato permesso. Andò dippoi nel castello, 
e qui ricevette una lettera di Corrado Tapparello, trasmessagli da un 
Giorgio Bellino, alla quale fece risposta. Giurò in ultirho di non aver fatto 
altro, né parlato della cosa con alcuno (id., Mantova, Lettere ,J)rincipi^ 
D. Ferrante al Duca, Vigevano, 20 febbraio i55i e dichiarazione di 
Filiberto Gallatero, io febbraio i55i). Ad ogni modo il Duca d'accordo 
con D. Ferrante diede ordine fosse V inquisito trasportato a Genova, 
e di qui a Vercelli (id., D. Ferrante al Duca. Vigevano, 20 febbraio e 
4 marzo i55i. — Registri cit., fol. 14, 16. Istruzione al Valperga, 20 
febbraio i55i). 

(i) Arch. di Stato di Torino, Mantova, Lettere principi , D. Ferrante 
al Duca. Milano, 19 aprile i55i. Dice aver dato ordini per l'aumento 
delle fortificazioni nelle terre piemontesi, ma che pregava il Duca di 
adoperare durante la guerra di Parma in Asti , a Chieri, a Possano, 
a Crescentino, e Cherasco ed in qualche altra terra gente del paese. 
— Impediva pure D. Ferrante che a Chieri si facesse la solita festa 
annuale, certo per evitare disordini ed occasioni propizie ai Francesi 
ma con malcontento di quei cittadini. Id., Milano, 3 maggio i55i. 
Circa le proposte di D. Ferrante di devastare il Piemonte, v. special- 
mente GosELLiNi : Vita di Don Ferrante Gonzaga, principe di Molfetta. 
Pisa, Capurro, 1821, p. 55-6i. 



366 UN EPISODIO DELLA LOTTA 

soldati delle compagnie italiane che servivano nel suo esercito 
verso le città assediate, diede morte a quanti gli capitarono sotto 
mano (i). Ora i Francesi sapevano da fonte certa che l'impera- 
tore Carlo V non avrebbe mai sottoscritto una pace definitiva, 
se prima il duca di Savoia, privo degli stati per aver seguito le 
sue parti, non veniva restituito nelle terre perdute, ed in mo- 
mento opportuno avrebbe cercato di strappar loro quanto pos- 
sedevano in Italia (2). Colse quindi il Brissac l'occasione che gli 
si presentava di riaprire le ostilità in Piemonte nell' assenza di 
D. Ferrante e ciò fece proprio quando il luogotenente cesareo era 
trattenuto sotto la Mirandola. Era tornato allora di Germania 
il principe di Spagna, D. Filippo, che accompagnato da Em. 
Filiberto si recava in Ispagna, a Barcellona. Carlo andò a Milano 
per vederlo e cattivarselo. V'ebbe accoglienza affabile, come 
sempre, e promessa di pronto rinvio del figlio suo (3). 

Nel settembre i55i adunque i Francesi senza dichiarazione 
di guerra attaccarono Chieri, S. Damiano e varie terre dell' As- 
tigiano e del Monferrato, rendendosene padroni. Inoltre sulla via 
che da Lanzo conduce a Vercelli catturarono il castellano di 
Lanzo, Giacomo Provana di Leynì, maggiordomo di Em. Fili- 
berto ed uno dei principali personaggi dello stato piemontese (4). 



(i) March AND : Charles I-^ de Cosse, comte de Brissac et marèe hai de 
France, iSoy-óS. Paris, Champion, 1889,^ p. 124-25. 

(2) RiBiER, II, 184-86. Il sig. di Gié al re, Roma, i3 gennaio 1549, 
p. 208-10. II cardinale Du Bellay al re, Roma, 12 maggio 1649, p. 211, 
id., id., Roma, 28 maggio 1549. 

(3) Arch. di Stato di Torino, Registro cit., fol. So, 47. Al gran priore 
Simeone, Milano, 25 giugno i55i. All'imperatore, Vercelli, agosto i55i. 

— Neir anno precedente era tornato di Spagna Massimiliano d'Austria, 
arciduca e figlio del re dei Romani, Ferdinando. Il Duca, non avendo 
potuto visitarlo, vi aveva mandato Gio. Amedeo Valperga di Masino, 
V. id. Lettere particolari, Masino al principe. Sale, 27 ottobre i55o. 

(4) PiNGONE, Augusta Taurinorum. Torino, Bevilacqua, 1577, pag. 78. 

— Memorie di 'un terrazzano di Rivoli dal ijjj al ijSó , in Miscel- 
lanea di storia italiana, VI, 619. — Marchand, p. 127, ed il mio Un 
gentiluomo piemontese della prima metà del secolo XVI, Giacomo Provana 
di Leynì. Genova, Sordomuti, 1897, p. 48 (estr. dal Giornale Ligustico). 

— La dichiarazione di guerra ebbe luogo solo il 12 settembre. 



TRA FRANCIA E SPAGNA 867 

Naturalmente D. Ferrante all'annunzio delle ostilità francesi, 
dovette abbandonare 1' assedio di Parma e della Mirandola, dove 
incontrava anche una resistenza tenace, e dirigersi tosto verso il 
Piemonte (i). Nella seconda metà d'ottobre era in Asti e pren- 
deva alcune disposizioni per proteggere il Vercellese (2). Ormai 
la guerra colla Francia era ripresa, e con inizi così cattivi che 
il Duca ripensava nuovamente ad accordarsi col re. 

Il maresciallo conte Renato di Challant, principale ministro 
del Duca, teneva da vari anni aperte alcune trattative con En- 
rico II per mezzo d' un maggiordomo del duca di Nemours. Ora 
Giacomo Provana di Leynì durante la sua breve prigionia offrì 
al Brissac di venij^e ad un accordo. Il Boyvin du Villars scrive 
anzi avere il Leynì promesso al maresciallo che il Duca fatta la 
pace avrebbe preso le armi pel re ed a lui rimesso Vercelli, Ivrea, 
Masino, S. Germano, Crescentino, Chivasso, Cuneo, Fossano e la 
contea di Nizza (3). Queste parole contengono senza dubbio 
molte falsità; non si vedrebbe infatti quale profitto sarebbe venuto 
al Duca collo spogliarsi del resto dei suoi stati per acquistare 
r amicizia del re, e non è ammissibile che fosse disposto a dichia- 
rarsi nemico dell' imperatore. Di vero nelle affermazioni del Boyvin 
non v' è probabilmente altro che qualche discorso tra il Leyni 
ed il Brissac circa un tentativo di accordo. Il Boyvin aggiunge 



(i) De Leva : La guerra di papa Giulio HI contro Orazio Farnese 
sino al principio delle negoziazioni di pace con la Francia, in Rivista sto- 
rica italiana, l, 1884, p. 675. — Circa la guerra di Parma, v. anche 
Balan, Gli assedii della Mirandola di Papa Giulio II nel ijii e di Papa 
Giulio III nel isji e ijs^ narrati secondo i piti recenti documenti. Mi- 
randola, 1876. 

(2) Arch. di Stato di Torino, Mantova, Lettere principi, D. Ferrante, 
al Duca. Asti, 22 ottobre i55i. Voglia il Duca favorire il capitano Nic- 
colò Secco, che ha avuto da lui incarico di fortificare Crescentino, 
scudo e riparo di tutto il Vercellese, ed. dal Promis : Cento lettere con- 
cernenti la storia del Piemonte dal 1S44 al 1S92, in Miscellanea di storia 
italiana, IX (1870). 

(3) Boyvin du Villars: Mémoires (in Collection des Mémaires, ecc., 
del Petitot, tomo XXVIII), Parigi, 1822, p. 435. 



I N 1 IMSODIO DliLF.A LOTTA 



che il Rrissac, vedendo nella pace col Duca la certezza di pren- 
dere Milano, mandò senza indugio al re per indurlo ad accet- 
tare le offerte, e concedere al Duca il titolo di luogotenente 
generale in Italia ed a lui stesso il secondo posto. Essere la pro- 
posta stata discussa nel consiglio reale , ma che gli avversari 
del maresciallo espressero dubbi sulle promesse del Leynì, ed in 
conclusione avere il re ordinato al Brissac di liberare « gracieuse- 
ment » il prigioniero, perchè avvertisse il Duca d'ogni cosa, e 
portasse in seguito qualche maggior garanzia delle intenzioni du- 
cali. Il Brissac ubbidì ed il sig. di Leynì tornò senz' altra assicu- 
razione « que celle d'une foible esperance », la quale irritò tal- 
mente il Duca « qu' il se remit plus fort que jamais à la patience 
et à la poursuite des armes en faveur de T Empereur » (i). 

Anche questo racconto del Boyvin contiene grandi inesat- 
tezze ed invenzioni. Che il Provana abbia nella sua prigionia 
continuato le pratiche d'accordo, mai cessate in tutto il i55i(2), 
è probabilissimo, ma che dal suo insuccesso siasi indotto il Duca 
a rompere bruscamente le trattative è smentito dai fatti almeno 
per l'epoca di cui discorre l'autore. Nel novembre infatti di 
quell'anno, proprio mentre il Brissac approfittando della lentezza 
del Gonzaga, assaliva improvvisamente Lanzo ed in pochi giorni 
se n' impadroniva (3), il signor di Thaurines, ufficiale francese (4), 



(1) Id., p. 435-37. 

(2) Trovo che nel giugno i55i il Duca di Ferrara, Ercole II d'Este, 
mandò al duca Antonio Maria di Savoia, signore di Collegno, certo 
per riaprire negoziati con Francia. Arch. di Stato di Torino, Ferrara, 
Lettere principi, m. i.° Ercole li al Duca. Modena, 11 giugno i55i. 

(3) 11 Marchand, p. 192, seguendo il Boyvin du Villars ed il Mon- 
luc attribuisce la presa di Lanzo al i552, nel gennaio. Invece è dei 
primi di dicembre, v. Gosellini : Compendio storico della guerra di 
Parma e del Piemonte, i548-53, pubbl. da A. Ceruti in Mise, di storia 
italiana, XVII (1878), p. 178-89, v. anche Un gentiluomo piemontese, ecc., 
pagina 44-46. 

(4) Nel 1541 il Duca ebbe a lagnarsi delle ostilità di mons. di Thau- 
rines contro un nobile del contado di Nizza, il sig. di Gattières. Vedi 
Arch. di Stato di Torino, Registro cit., i54i-53, fol. 48. A mons. di 
Thaurmes e Memoriale al sig. di Freilino di quel che deve dire al 
Thaurines. Nizza, 9 aprile 1541. 



TRA FRANCIA E SPAGNA 



36n 



per mezzo di Luigi Oddiiiet sig. di Montfort, savoiardo, già sud- 
dito del Duca ed ora. fedele al re, risollevò le proposte di accordo. 
Lo Stroppiana ne informò l'imperatore ed i suoi ministri. Carlo V, 
che allora si trovava ad Innsbruck, scrisse ad Em. Filiberto di- 
cendo di non avere osservazioni a fare, poiché mirava solo all'in- 
teresse del Duca. Sembrargli tuttavia che non doveva « ser todo 
agua limpia » e sperare che il Duca lo terrebbe al corrente circa 
il seguito delle trattative (i). H sig. di Leynì, dopo la caduta di 



(i) Biblioteca Civica di Torino, Raccolta Cossilla, Lettere di prin- 
cipi, Carlo V ad Emanuele Filiberto, Innsbruck, 9 dicembre i55i. " Ca- 
rolus Divina favente clementia Romanorum Imperator Augustus. — 
lU.'ii- Princeps consanguinee nostro Char.^e — Por la carta que nos 
screvistes de vuestra mano, havemos visto la speranza que teniades de 
f echar los franceses de Italia, ponendose en execucion el discurso que 
OS comunicò el seilor Fernando. Pero corno aquel haya cessado de 
presente por las causas y segun que del mismó haureys entendido, 
no havrà para que alargarnos en està mas de certifficaros que lo que 
summamente desseamos es veros resti tuj do en vuestro stado, comò 
plazerà a Dios que algun dia se pueda poner en effecto. En lo de- 
màs OS nos agraderemos el aviso que nos days de la plàtica que Fran- 
geses han comencado a mover al Duque vuestro padre , com.o quiera 
que creamos ser la misma de que el nos ha dado noticia por su em- 
baxador, la qual dize que ha sido movida por Mon.'" de Taurines, por 
medio de Mos. de Monfort, vassallo d,e vuestro padre. Y assi quanto a 
esto no senos offrece que dezir, sino que comò de nuestra parte no 
se le pretenda sino vuestro benefficio, comò es mucha razon, y vos 
mismo OS podeys persuadir de las Causas que para ellos hay, es de- 
sperar al fundamento y pie con que caminan frangeses, pues no deve 
ser todo agua limpia para conforme a elio, ylo que tenemos por cierto 
que nos avisarà el Duque vuestro padre, del progresso de la dicha 
plàtica, y a lo que vos tambien procurareys entender por vuestra parte, 
poderos advertir y aconsejar de la vuestra lo que nos pare(;:erà mas 
convenir al bien de vuestros negocios con el amor y zelo que si nos 
fuesen proprios, pués por tales los tenemos. De Hispruch, a. Villi de 
Deziembre MDLI. 

Carolus. 
retro : " 111.'" Emanuel! Phi- 
liberto Pedemonti Prin- 
cipi, Corniti Astensi Et 
Marchioni Ceve Consan- 
guineo Nostro charis- 
simo „. Vargas. 



3^0 UN EPISODIO DE1,LA LOTTA 

Lanzo, della quale era castellano, conferì pur egli col Brissac, il 
quale infine promise a nome del re la restituzione della Savoia 
e della Brcssa, buoni uffici cogli Svizzeri per Io sgombro dei ba- 
liaggi da essi occupati fin dal i536, ed un compenso in Francia 
per le terre piemontesi. Assicurava la mano di Margherita di 
Valois sorella del re, al principe di Piemonte, Em. Filiberto (i). 
Il Duca accolse le proposte con mediocre soddisfazione, non vo- 
lendo assolutamente rinunziare al Piemonte. Mandò tuttavia il 
conte Lodovico di Chatellard ad Innsbruck per comunicare all'im- 
peratore ed al vescovo d' Arras il risultato della negoziazione, ed 
ambidue consigliarono di respingere le proposte. E già Carlo 
senza attendere il responso imperiale aveva espresso al Brissac il 
suo malcontento (2). 



3. — In conclusione dopo tanto travaglio le cose restavano 
al punto di prima, anzi i Francesi prendevano ardire e minac- 
ciavano d'impadronirsi delle ultime terre sabaude e di Milano 
stessa (3). Avevano buon giuoco, perchè D. Ferrante, privo di 
danaro, lasciava i presidi senza paghe, sicché le truppe gravavano 
tutte sugli abitanti e commettevano infinite angherie, che trita- 
vano anche i più fedeli sudditi del Duca. La valle d'Aosta, non 
ostante una piccola somma di danaro mandata dal Gonzaga (4), 
essendo aperta da ogni parte , era minacciata ad un tempo dai 
Vallesani e dai Francesi (5). Costigliole rifiutava presidi e rice- 
veva a fucilate i soldati del Gonzaga (6). Crescentino gemeva , 
oppressa dal governatore Nicolò Secco, che faceva vivere i soldati a 



(i) Un gentiluomo, ecc., p. 46-47. 

(2) Id., p. 47-5o, lett. dello Stroppiana. 

(3) Marchand, p. 194-96. 

(4) Arch. di Stato di Torino, Mantova, Lettere principi, m. i.° D. Fer- 
rante al Duca. Manda nei due forti di Hard e Monjovet 5oo scudi. 

(5) Id., Memoriale del Duca a ? Vercelli, i5 dicembre i55i. Manda 
avvertimenti a D. Ferrante sulla valle d'Aosta. 

(6) Id., D. Ferrante al Duca, Casale, 6 marzo i552. 



i 



TRA FRANCIA E SPAGNA ?>y l 

Spese della terra (i). Per calmarla convenne richiamare il Secco (2). 
Possano negava consegna di 2000 sacchi di grano (3), gli abitanti 
di S. Germano istigavano i soldati a disertare (4), e, quel ch'era 
peggio, i presidi di Vercelli e di Nizza soffrivano per mancanza 
di paghe (5). Per misura di prudenza il sig. di Masino, governa- 
tore d'Asti, rinunziava ad eseguire le confische dei bèni sui ri- 
belli e banditi dello stato (6). I lamenti del Duca erano con- 
tinui e sdegnosi. Egli provava vera irritazione contro il luogote- 
nente imperiale, perchè questi, sebbene cercasse scusa nella scarsità 
di danaro, a lui pareva realmente di mala voglia, negando dì 
continuo al castellano di Nizza, fra Paolo Simeone dei Balbi, tre 
cannoni, che il valente soldato riteneva indispensabili a difendere 
la piazza (7). Anzi dava il Gonzaga ordine di estrarre da varie 



(1) Arch. di Stato di Torino, Registri cit., fol. 177. Il Duca al ca- 
pitano di Crescentino. Vercelli, i5 gennaio i552. 

(2) Id., Mantova, Lettere principi, lett. di D. Ferrante al Duca. Bene, 
i5 giugno 1559. — CiBRARio, II, 264. 

(3) Lett. cit. di D. Ferrante del 6 marzo i552. 

(4) Id., II maggio i552. 

(5) Arch. di Stato di Torino. Registri cit., fol. 80. Memoriale al 
maggiordomo Cristoforo Due. Vercelli, 23 gennaio i552. 

(6) Id., Lettere particolari, Gio. Amedeo Valperga di Masino al Duca. 
Asti, 27 màggio i55i. 

(7) V. il mio L'opera politico-militare di Andrea Provana di Leynì 
dello stato sabaudo dal iJSJ «^ ^SJ9 (estr. dalle Memorie della R. Ac- 
cademia dei Lincei, voi. VI, p. III). Roma, 1898, p. 14-16. — Arch. di 
Stato di Torino, Mantova, Lettere principi. Copia d'un capitolo di D. 
Ferrante all'Imperatore, Milano, 12 febbraio i552. "Egli è vero che, 
come V. M. sa, potrò malamente supplire ci danari di qua al difetto de 
lo assignamento fatto al detto castello {di Nizza) in Sicilia (che di 
quel di Napoli son quasi sicuro), se io non ne bavero più di quelli che 
al presente io mi habbia; ma così in questo, come in quel più ch'I 
detto Castellano ricerca, farò in ogni modo et senza eccettione quel più 
che mi sarà possibile „. — L'imperatore aveva dato ordine che i viceré 
di Napoli e di Sicilia pagassero il presidio del castello di Nizza, — 
v. pei cannoni negati da D. Ferrante, id., lett. cit. di D. Ferrante del 
i5 giugno. " Delli tre pezzi de artilleria de li quali li fa instancia il 
prior di Barletta, io non ho modo alcuno di poter in questo servire 
a V. Ex.^ né compiacer a lui, et se lo potesse far creda che lo farebbe 



372 LN EPISODIO DELLA LOTTA 



ciuà piemontesi palle da cannonced artiglierie per trasportarle 
ad Alessandria: un cannone e varie rhunizioni furono tolte per- 
sino da Vercelli, che importava più che mai di tutelare, essendo 
ora la capitale dello stato (i). 

Una speranza rimaneva al Duca, che aperta com'era la guerra 
con Francia, il Gonzaga la conducesse attivamente e si mostrasse 
degno della sua fama. Em. Filiberto, tornato da Barcellona, aveva 
ricevuto agli ultimi del i35i il comando della gente d' arme nel- 
l'esercito imperiale d'Italia (2). Tutti attendevano grandi risultati, 
e fu invece una vera delusione (3). Presa Bra(4) D. Ferrante ces- 
san4o dai progressi nel Piemonte, si rivolse al marchesato di Sa- 
luzzo, senza curarsi di sovvenire i presidi dove i soldati vivevano 
di pan nero, soffrivano la fame ed angariavano gli abitanti. Il Duca, 
che vedeva troncato così d'un subito il ricupero delle sue terre 
ancora in mano di Francia, non sapeva darsene pace. « Lon voyt 
asses » scriveva ad Ugo Michaud, « que les affères et succès du 
camp ne redondent à point dhonneur de mon fìlz, daultant que lon 
va cherchant des lieux qui sont mediatement subgestz à aultres et 
employe lon ces forces pour leur bien. Et en lieu de ce pouvoit 
lon bien prendre le chemin de Villefranche pour la prendre.... Au 
surplus les villes de preside sont constitueez en telle extremité de 



di bon core „. — Si noti che fin dal febbraio l'imperatore aveva man- 
dato su tal materia al Gonzaga ordine categorico, v. Uopera politico- 
militare, ecc., p. 16, n. 2. 

(1) Arch. di Stato di Torino, Mantova, Lettere principi, D. Ferrante 
al Duca. Milano, 12 aprile i552. 

(2) Ricotti, II, 20; Marchand, p. 2o3. — Arch. di Stato di Torino, 
loc. cit., D. Ferrante al Duca. Casale, 19 dicembre i55i. 

(3) In altri tempi D. Ferrante aveva con fuoco incoraggiato l' im- 
peratore alla guerra in Piemonte. Vedi Tausserat-Radel^ Correspon- 
dance politique de G. Pellicier, pag. 210. Pellicier al re. Venezia, 11 gen- 
naio 1541. 

(4) Ricotti, loc. cit.; Marchand, id. Bibl. di S. M. in Torino, Mss. 
di st. patr., n» 1072. Stroppiana al principe di Piemonte. Innsbruck, 
i3 marzo i552. — Su questi fatti v. in genere Tosi : De vita Em. Phi- 
liberti. Torino , iSgó, p. 60-62. Cambiano di Ruffia : Historico discorso 
in M. h., p. SS, I, col. 1102-4. 



TRA FRANCIA E SPAGNA l}jl> 



grande misere quelles nen peulent plus (i) », Ai lamenti inces- 
santi del Duca si univano concordi le censure d'un notevole mini- 
stro imperiale (2). D. Ferrante occupato il Saluzzese, rientrò in 
Piemonte e pose l'assedio a Bene, il cui signore, Gio. Luigi Costa, 
seguiva le parti di Francia. L'assedio duro e lungo, essendo la 
terra difesa dal Monluc, trattenne il Gonzaga e diede tempo ai 
Francesi di ricuperare il Saluzzese, di prendere Verrua e Ceva. 
Il Gonzaga disperato tolse l'assedio, ricuperò Ceva, e quindi alla 
fin di luglio, umiliato degli insuccessi e, sembra, malandato in 
salute, abbandonò l'esercito e fece ritorno a Milano (3). Anche un 
disegno di tregua colla Francia nell'agosto di quell'anno falliva (4): 
sicché le città piemontesi, disperando miglior fortuna, apparivano 
decise a non più tollerare spagnuoli nelle loro mura. Ivrea tra 
le altre si sollevò contro il governatore, Cristoforo Morales, che 
le spremeva di continuo danaro. Ad evitare mali peggiori il Duca 
aveva fatto presente al Gonzaga gli abusi (5), ma la risposta era 



(i) Arch. di Stato di Torino, Lettere principi, Duchi di Savoia, m. 4.° 
Il Duca al Michaud. Vercelli, 4 giugno i552. 

(2) Id., Vienna, Lettere ministri, m. 2.° Stroppiana al Duca. Inns- 
bruck, 7 marzo i552 (cifrato). " Don Giovanni Manrique ha detto per 
quel che m'è stato riferito da buon luogo cose enormi et horribili a 
S. M. delli mali trattamenti et disordini che li soldati facevano in 
Piemonte ascrivendo la colpa di ogni cosa a D. Ferrante, cantra qual 
ha cantato da Orlando (sic). Et ne ha dato molte querelle a bocca et in 
iscritto et he stato meglio che lui le babbi fatto che noi, perchè se 
gli presterà più credito. Perà non mancho procurare provisione etiam- 
dio dal canto nostro,,. Il Manrique aveva infatti promesso di parlare 
a favore del Duca. V. id., Lettere particolari, Tommaso Valperga al Duca. 
Casale, 6 febbraio i552. 

(3) Ricotti, p. 20-22; Marchand, p. 206-9. — Arch. di Stato di To- 
rino, Mantova, Lettere principi, D. Ferrante al Duca. Milano, 3o luglio i552. 

(4) Id., Lettere particolari, Gio. Amedeo Valperga di Masino al Duca. 
Asti, 8 agosto i552. Id„ Tommaso Valperga al Duca. Ivrea, i3 agosto i552. 

(5) Ricotti, II, 21. — Carteggio e Memorie (Bibl. di S. M. in To- 
rino, Mss. di st. patria, n. 56o) voi. I, n. 118. — Arch. di Stato di To- 
rino, Mantova, Lettere principi, D. Ferrante al Duca. Milano, 3o luglio 
i552. — Mancavano nell'esercito stesso i danari per pagare le genti. 
lù., Lettere particolari, Tommaso Valperga al Duca. Ivrea, 24 agosto i552. 



3^J. UN EPISODIO DELLA LOTTA 



Stata doversi fortificare la piazza ci' Ivrea ad ogni costo e quindi 
gli abitanti si rassegnassero a sborsare il danaro occorrente (i). 
Em. Filiberto, addolorato ed impotente, abbandonava l'esercito 
del Gonzaga e tornava nelle Fiandre, a raccogliere in terra stra- 
niera quegli allori che la mala sorte gli negava nella patria sua (2). 
Il Duca avrebbe voluto almeno riconfortare Nizza, e visi- 
tarla personalmente. Colà, sotto il tiepido clima di Provenza, la 
sua salute, alterata negli ultimi anni, avrebbe forse trovato mi- 
miglioramento. Ma il Gonzaga ne lo sconsigliò (3). I Francesi 
del resto continuavano le ostilità e D. Ferrante aumentava i pre- 
sidi nelle città sabaude, lasciando i soldati vivere sempre a di- 
screzione: una compagnia di tedeschi fu introdotta a Vercelli, una 
ad Ivrea, tre a Crescentino (4). Intanto ad Asti gli Spagnuoli si 
ammutinavano per mancanza di paghe, e D. Ferrante li acquetava 
con nuovi balzelli che spillava dalla città in attesa , di soccorsi 
imperiali. Il comune naturalmente si lagnava, ma il luogotenente 
imperiale si stringeva nelle spalle: non saper che fare, mancargli 
i mezzi per provvedere (5). A Costigliele poi D. Ferrante si per- 
mise arbitrii che offendevano la dignità del Duca (6), e prestando 
orecchio a sospetti insinuatigli da gente interessata fece arrestare 
Giorgio Costa, conte della Trinità, uno dei più illustri capitani 
piemontesi del suo tempo, perchè era governatore di Busca quando 



(1) Lett. cit. di D. Ferrante del 3o luglio. 

(2) Tosi: De vita Em. Philiberti, p. 63. Guichenon: Histoire généa- 
logique de la maison de Savoye, tomo 2.° (Torino, 1778), p. 287. Ricotti, 
II, 22. L'opera politico-militare, ecc., p. 20, 

(3) Lett. cit. del Gonzaga dal campo sotto Bene, 11 luglio i552. 

(4) Arch. di Stato di Torino, Mantova, Lettere principi, D. Ferrante 
al Duca. Milano, 12 agosto i552. — Crescentino era oppressa in quei 
giorni dal suo nuovo governatore, Biagio di Somma, che pretendeva 
ben 3 scudi al giorno di imposta dal comune. Lo stesso D. Ferrante 
trovò la somma eccessiva e promise di mettervi riparo, v. id. Dal 
campo sotto Bene, i5 giugno i552. 

(5) Id., Memoriale del Duca a Cristoforo Due, settembre i552, colle 
risposte di D. Ferrante. 

(6) Arch. di Stato di Torino, Vienna, Lettere ministri, m. 2.° Strop- 
pìana al Duca. Innsbruck, i5 e 20 marzo i552. 



TRA FRANCIA E SPAGNA 3/5 

i Francesi assediarono la piazza e senza grave fatica l'ebbero per 
capitolazione (i). Il Duca stanco di tanti soprusi e che i suoi sud- 
diti avessero a soffrire più dalle opere imperiali che dalle ostilità 
francesi, e di vivere in continuo timore per Nizza, aveva mandato 
a Milano il conte di Frossasco , Carlo di Mombello , il sig. di 
Nerieu ed il maggiordomo Cristoforo Due (2) per agire efficace- 
mente sul Gonzaga, ma senza esito. 

Tuttavia alla corte imperiale ben si conoscevano i giusti 
motivi di lagnanza del nostro principe. Il conte di Stroppiana 
ed Km. Filiberto, colà tornati, avevano parlato con efficacia. E 
l'imperatore nel mese di aprile i352 in occasione della nuova 
guerra con Francia nelle Fiandre e nella Franca Contea già 
pensava di richiamare il Gonzaga per affidargli il suo esercito 
in quelle regioni e surrogarlo nella penisola con qualche altro 
duce più favorevole agli interessi sabaudi (3). Egli voleva tute- 



(i) Bibl. di S. M. in Torino, Mss. di sioria patria, n. 1072, Lettere 
di negozi del sec. XVI, Paolo Vagnone al Duca. Cuneo, 21- ottobre i552. 
V. E. avrà inteso l'arresto del conte della Trinità. Se fossi convinto 
della sua colpa non parlerei. " Tuttavia egli mi pare che le attioni di 
questo gentiluomo che ha fatto per lo passato in servicio di V. Ecc. 
siano state tali che agevolmente da quelle si può fare giudicio buono 
della fedeltà sua, onde potria esser che questa vessatione che gli è 
venuta alle spalle procedesse solamente, come spesse volte accadde, 
dalla perfidia di alcuni suoi emuli e calunniatori, i quali si sforzeranno 
più tosto di offuscar la verità che di scoprirla. E quando anchora que- 
sto avenisse per querelle dei popoli sottoposti al suo governo, mi par- 
ria che ogni dovere voglia che il giudicio fosse di V. E. Per il che 
per ogni conveniente rispetto mi è parso di supplicarla con questa 
mia e ricordarle che in cosa tanto importante nel honor di un suo 
fedele vassallo di tale qualità che hoggi ne ha pochi suoi pari al suo 
servicio, che sia contenta di aprir bene gli occhi et haverlo per rico- 
mandato „. — Circa la resa di Busca il 18 agosto ed i sospetti sul 
conte della Trinità, v. Gosellini, Guerra di Parma e di Piemonte, ecc. 
pag. 284. 

(2) Arch. di Stato di Torino, Registro cit., fol. 161. Il Duca al gran 
priore. Vercelli, 19 agosto i552, — id., Mantova, Lettere principi, Me- 
moriale cit. al Due, settembre i552. 

(3) Id., Vienna, Lettere ministri, m. 2." Stroppiana ad Em. Filiberto. 
Innsbruck, io aprile i552 "....et idio sa che allegrezza fu la mia,,. 



376 



UN EPISODIO DELLA LOTTA 



lare la dif^nità del Gonzaga, che da ben trent' anni lo serviva 
fedelmente. Ma la guerra di Piemonte distolse Carlo V dal primo 
consiglio (i). Però la caduta di Verrua ed i successi dei Francesi 
fecero impressione sinistra alla corte. L'imperatore cominciò a me- 
ravigliarsi che un vecchio e sperimentato capitano, quale era il Gon- 
zaga, fosse con tanta facilità tenuto in iscacco dal nemico (2). 
Le angherie numerose che il Duca faceva di continuo note (3) lo 
indussero in ultimo a mandare un buon soccorso in danaro al 
suo luogotenente e, pare, anche rimproveri sulle cose della guerra 
e sulla condotta dei soldati delle terre piemontesi (4). 

L'arrivo delle lettere imperiali a Milano commossero D. Fer- 
rante. In tutta la vita sua questi non aveva mai ambito altro 
che la stima e l'affetto di Carlo V, e s'accorgeva ora che la 
sua condotta veniva dal potente sovrano severamente censurata. 
Il suo sdegno si rivolse contro il Duca , al quale attribuiva la 
diminuzione della sua fama in corte, e nella metà d'ottobre 
dello stesso anno parti da Milano. Per Alessandria e Casale (5) 
giunse il 2 novembre a Vercelli , e senza indugio si recò al pa- 
lazzo ducale e coi principali del suo consiglio si presentò al Duca, 
che era pur esso fiancheggiato dai suoi ministri, e con tono al- 
tezzoso, usando espressioni e modi che ben palesavano l'ira pro- 
fonda da cui era dominato, ebbe una spiegazione violenta con- 
servataci in un documento, che pubblicherò integralmente (6). 



(i) Id., lett. cit. 

(2) Id., Stroppiana a id., Bressanone, 27 luglio i552. È arrivata le 
lettera di V. E. del 12 di questo " nuntia della perdita di Verna, che 
molto he dispiaciuta a S. M. , qual si he donata al orso in sentir cha 
noi tenian la campagna con tanta bona gente e che quatro gatte de 
nemici ne piglian le fortalesse sopra l'óchij di tanta importanza com'hè 
quella. Non ne so che dire, sì non che nostro sig. Iddio he irato cen- 
tra noi „, 

(3) Id., il Duca allo Stroppiana. Vercelli, 14 agosto i552. 

(4) Lett. cit. dello Stroppiana del 27 luglio. 

(5) Arch. di Stato di Torino, Mantova, Lettere principi, m. i.° D. Fer- 
rante al Duca. Alessandia, 24 ottobre i552. 

(6) Id. " Sommaire des propos tenuz entre Monseig^' et le s' don 
Fernande „. 



TRA FRANCIA E SPAGNA 



'// 



«Le y de novembre i552 le s/ don Fernando est arrivé à 
Verceil et est venu louger au pallays de Monseigneur. Apprès 
avoir esté retiré, Jl est venu trouver mondict seigneur en sa 
chambre, et là tous deux ont fait approucher les principaux de 
leurs conseils. Assavoir du cousté de mondict seigneur mons/ de 
Fruzasch (i), le conte d'Arignan (2), le gouverneur de Verceil, 
mons/ le maistre Due (3), et mons/ de Luserne (4), mons/ de 
Bressy (5), et Rovasende (6). De laultre part les s/ Fauzin (7) 
....de Gonzaga, Vespasian Gonzaga, don Francisco de Biamonte, y 
entremit aussy le maistre de camp Saint Miguel (8) et le 
secr.- Evasio. Tous ceulx cy estantz convoquez le s."" don Fer- 
nando a commencé à dire: 

Perchè in la corte de sua M^ da qualche tempo in qua si 
-parla vulvarmente 'che suopra li statj del s.^ Duca da questo 
essercito si fanno delle estorsioni et sassinamentj , qual Infamia 
credo esser proceduta dalla gente di v. Ex."^ et è stata confirmata 
dapoi chel s.^ Principe vostro figliuolo è gionto alla corte, tal 
che ogni uno tiene et ine et Ij capi di detto essercito per ladri 
et sassini. Io son venuto da v. Ex^ per lamentarmi di questo in 
preseritia di questi s.'^^ et intendere quali suono questi sassina- 
menti che si pretende esser stati fatti, che, essendo cosa che tanto 
mi tocca alhonore, non posso ne devo mancar di rissentirmene et 
cercar quelli debiti mei:{i con li quali V honor mio et de tanti 
cavaglieri sia ristaurato et venghi a perder sua MJ" la mala 
opinione che ha conservata di me et di loro da tal Infamatione, 
che questa non deve esser la ricompensa di anni XXX che ho 
spesi tanto fidelmente in li serviti] di sua MJ\ ne anche deve esser 



(1) Carlo di Monbello, conte di Frossasco. 

(2) Gio. Francesco Costa, conte d'Arignano. 

(3) Cristoforo Due, maggiordomo del Duca. 

(4) Carlo Manfredi dei sigg. di Luserna. 

(5) Lodovico (Luigi) Gallier sig.''^ di Bressieu. 

(6) Antonio sig.''^ di Rovasenda. 

(7) Sigismondo Fauzino. 

(8) San Miguel. 



?78 IN EPISODIO DELLA LOTTA 

ricompensa de lamorevole:{:{a che sempre ho portata a /' Ex.'' v. 
et del predetto s.'' Principe suo figliuolo et del rispetto che ho 
sempre havuto alle cose vostre» Et se li stati loro hanno patito 
delle grave:{\e et carichi infiniti, ne suono stato molto dispiace- 
vole et haverei voluto col mio proprio puoterli ?'imediar, ma il non 
esser lessercito pagato è stato causa che suono stato costretto pro- 
veder alla gente de suoi debiti tassi, perchè vivesse ragionevolmente, 
non a discretione, come si faceva altre volte nel stato de Milano, 
et per me ho sempre laudato et suono stato di parere che doves- 
sero far querella a sua MJ^ et domandar esser allegeriti, perchè 
io non li puoteva rimediare. Ma quanto ad assassinamentj et 
estorsioni che si sieno fatte, v. Ex."" non me gli ha anchora fatto 
Intendere, che, quando gli havesse saputo, ci haveria provisto. Et 
perchè sapendogli, per il carricho che tengo da sua M,^ et so- 
disfattione de V honor mio, intendo farne quella dimostratione che 
si conviene, supplico v. iTx.^ contentarsi che si toglino le debite 
informationi et deputar per questo un suo qual assista con quello 
che di parte mia sera commesso, O che v. Ex.'^ con una sua 
lettera mi vegni a giustificar apresso sua M."- per no lassiarmi 
in la sua disgratia, dove voi et vostro figliuolo m' havete posto. 
U uno de questi doi partiti v. Ex."^ non mi può negare. 

A ce Monseigneur a respondu: «Il est vray que voyant les 
grandes et insuperables charges de mes pouvres pais, les inconve- 
nientz et desordres que en venoyent Et les maulvais trectementz 
quon faisoit à mes subgectz, Jay esté constrainct en Importuner 
sa M/'^ et luy supplier que luy pleust pourveoir et remedier par 
le moyen des payes, remonstrant quii nestait possible de supporter 
dadventaige, et tant plus vouluntiers lay je fait que de ce fere 
Jay esté persuade par v. Ex.", de la quelle ne se trouvera point 
que mon filz ny mon embassadeur ayent parie en mauvaise part 
à sa ma.^^' Bien a lon fait entendre que v. Ex.<^« sescusoit de ne 
pouvoir remedier aux Ibulles et charges dudict pais sous la forme 
du dict payement. Au demourant Je tiens vostre ex.= bien sou- 
venante des plaintifs quen diverses fois vous ont esté faitz tant 
par mes ambassadeurs quay envoyé par devers vous, comme par 



TRA FRANCIA E SPAGNA Syp 

les lettres que vous ay escriptes et par les supplications et requestes 
dcs subgectz que vous ay envoyees. Quest en substance ce mesmes 
dont vous plaignes , dont Rovaxende qui est Jcy, vous saura 
donner tesmoignage mesmes de ce qui occourust a Ozegne, ou 
furent brusleez cassines, prins bestiai, des homm.es du lieu faictz 
prisonniers, qui furent laschez moyemant taille». — Sur ce point 
le s/ don Fernando monstrant de ne sen souvenir demande audict 
Rovaxende que cestoit, et luy respondist: 

« Già suono molti mesi cìiel Duca mio 5.*"'' mi mandò una 
lettera della contessa di O^egna, per la quale si lamentava del- 
Ij excessi che dice il 5.^ ducay A qualj supplicai v. Ex^ voler 
proveder ». Ha dist le s/ don Fernando: « Guardate bene quel che 
dicete j signor ^ì. Dist Rovaxende: (■<■ E cusì, e che sia il vero io 
remissi la lettera al sJ Evasio, la qual non ho dapoi potuto re- 
cuperar ». Monseigneur dist dàdventaige les mauvais trectementz 
faictz par le conte de Desane, Je: Ma. tizon (Gio. Maria Ti:({one(ì)y 
sig.'^^ di Desana) ou soit sa compajgnie en certaine ville du 
Vercellois. A quoy le s.'' don Fernando: « Io credo che il conte 
non haverà fatto cosa che non deve fare, et che haverà delti 
emulj quali erano causa di questo, per quello che assai si sapeva, 
et tutto questo si faceva per una certa invidia ». Et fest appeller 
ledict conte, disant: « // s." duca si lamenta di voi de certi sas- 
sinamenti che havete fatti suopra un luoco del Vercellese. Se voi 
V haverete fatto, vi castigare di manera che sarete essempio ad 
altri ». Le dict conte respondant dict: « III.'"' s.""', non ho fatto 
cosa che non debbi far' un par mio huomo da bene, et per so- 
stenta."" di Ihuonor mio me constituirò con qual si vogli in me:{:{0 
di quattro piche, et sei si triiova che io habbia fatto sassina.^"^ 
suono qui per ricever il castigo che meriterò da v. Ex.""'" ». Et 
aultres parolles dict il pour sa Justiffication. Monseigneur luy 

(i) V. in questo personaggio il Cazzerà : Memorie storiche dei Tiz- 
zoni conti di Desana; e notizia delle loro monete [in Memoria della R. Ac- 
cademia delle Scienze di Torino, serie II, tomo IV, (1842)], pag 86-87,0 
DioNisoTTi: Il Comune di Desana e la famiglia patrizia del Tizzoni. 
Torino, Bona, 1895, pag. 19 e ss. 

Arch. Sior. Lomè. — Anno XXVII. — Fase. XXVI. 2; 



380 l ^' i-ii:>.ul*10 JitLLA LOTTA 

dist quesy bien luy estoit absent, son Lieutetant y estoit et son Al- 
le ic lOt adiouxta mondici seigneur aultres cas dinsolences faictes 
par le capp."' Nycolo Sec du temps quii estoit au gouvernement 
de Cressentin, Et aussy par le conte Gentil Beccaria , quant il 
estoit au gouvernement de Sainct German, dont faisoyent iby 
les supplications envoyeez et les mémoires de ses Ambassadeurs. 
Lesquelles querelles ledict s/ don Fernando demandoit fussent 
.lustiffiez. Et quant a Nycolò Sec le s/ don Fernando prend la 
parolle Et dist: « Che cosa ha fatto costui? Se ben hafatt'o repre- 
saglie suopra le terre di v. Ex:^ non era per altro, se non per- 
chè collor che doviano pagar loro tassi et contributioni non pa- 
gaveno et che cussi è stato sfor:^ato di far. Et il conte Gentile 
che ha fatto ? se loro hanno voluto eseguir li ordini miei et tassi 
fatti non bisogna per questo improperarlj di sassinamenti ». 

Respondant Monseìgneur dict: « Quand les ordres de vostre 
Ex. Et le taux fait fussent observez, Ce seroit le moins mal. Mais 
de composer et leur enjoindre peines pecunielles à mes subgectz 
cella nappertenoit à eulx. Et que lon navoit assez quen ceste ville 
lon fait payer contributions pour sept cens et septcente deux sol- 
datz, ou" Il ny en a Jamais heu de plus que denviron trois cens, 
non comprins la charge que la cité supporte de dix femmes dadven- 
taige et de cent dix chevaulx ». Le s.'' don Fernando respond: 
« Io so chel maestro di campo San Miquel non è pagato seno per 
più che importa la provisione che gli dà sua MJ'"- et in tal con- 
formità intendo che debbia essiger le suoe tasse et contributioni ». 
Et de mesmes respondist ledict maistre de camp quii nexigeoit 
si non la semblable provision quii avoit de l'empereur. Auquel 
Monseigneur dixt: « Vous scaves bien que maves dict que ne veu- 
lies vous tenir aux ordres du s."" don Fernando, Et que voulies 
estre poyé à raison que dessus ». Continuant le s."" don Fernando 
replicque: « L'infamia che io con tutto lessercito patimo è tale che 
io non puosso manco di pregar v. Ex."^ che si voglia contentar 
di luno delti doi partiti, o di scriver a sua Af.-' in satisfattione di 
Ihonor mio, o che si prendino queste informaiioni delti sassina- 
menti et estorsioni fattey per li quali consterà se io ho particu- 



TRA FRANCIA E SPAGNA 



larmente cavato ogni giorno li trecento sciiti dallj stati di v. 
Ex."^ , come alcuni voleno inferire, che mi troverò anchora sessanta 
milla scuti et più per riparar tal danno. Et quando v. Ex."^ mi 
negasse questa gratia mi farla gran tortOy et tanto magiormente 
non me lo deve negare che del tempo dil fu marchese del Guasto 
a linstantia di v. Ex.'^ fureno tolte informationi, essendo lui in 
officio, come ogniun sa, le quali ho viste, et furono mandate a 
vostra^ medesima Instan:{a a sua MJ^"- Appresso la qiialle par 
che voi et vostro figliuolo andate a tal mira di mettermi disgra- 
tia, il che non merita lamorevolena che vi ho sempre portata et 
la servitù fattavi, dalla quale mi sete molto obligato. Et da questo 
nasserà che in luogo della ricompensa che aspetto da sua MJ'"- 
della continua et fidel servitù fattale In trenta anni, le parrà 
havermi assai satisfatto in lassarmi la vita. Et perchè il s.'' Don 
Alvaro (D. Alvaro di Sandez, castellano di Milano) è ancora lui 
notato haver essegito notabile somme de dinari dalle langhe, 
v. Ecc.'"- sarà anche contenta se dia un aggionto a lauditore dil 
campo per parte di v. Ecc:^ per la sumptione delle debite infor- 
matione suopra di questo , acciochè trovandosi esser cusì facci 
parimente lui quella satisfattione che si conviene ». 

Monseigneur Replique: « Jamais na esté touché ceste corde 
de parler de vostre Ex.'^% ny par mon filz, ny par mon amba/ 
Car Je me suis tousiours apperceu de la bonne volante que 
maves porte et a mondict filz, Et que noz travauls et misères 
vous ont despleu et desplaisent. Et quant à prendre Informations 
contre les aultres lon peult assez comprendre que les pouvres gens 
noseront deposer la verité pour peur de tomber en plus grands 
Jnconvenientz, avec ce que quant bien II se cousteroit de telles 
extorsions, Je croy que vostre ex.^^ ne tient pas charge den ram- 
borser les subgectz qui ont esté dompmaigez, Joinct aussy que 
par le passe nen a esté fait petite demonstrance, Tellement quilz 
nont besoing pour maintenant de telle fascherie. Et vous prie 
vous en contenter et avoir mesdicts subgectz pour recommandez 
Jouxte lentière fiance quay tousjours heu en vostre ex."». 



382 IN EI»lSOr)IO DELLA LOTTA 



D. Ferrante non era del tutto colpevole. Privo di mezzi od 
in grande penuria non poteva egli sopperire alle spese d'una 
grande guerra e cacciare i Francesi di Piemonte. Tant' e che i 
luogotenenti imperiali che lo precedettero e lo seguirono durante 
l'occupazione francese in Piemonte, non ebbero miglior fortuna. 
Il marchese del Vasto, Alfonso d'Avalos, non aveva fatto meglio, 
il successore del Gonzaga, Ferdinando di Toledo, duca d'Alba, 
pur avendo sotto mano un fortissimo esercito, dovrà ritirarsi da 
Santià. Solo il duca di Sessa, Gonzalo de Cordova, farà meglio, 
perche in migliori condizioni. Giuliano Gosellini, segretario del 
Goiizaga, e da lui incaricato di scagionarlo delle accuse mos- 
segli (i), troverà dunque ottimi argomenti a discolpa del suo 
signore (2). Ed anche Giuseppe Cambiano di Ruffia, storico 
piemontese quasi contemporaneo, non certo inclinato a favorire 
il luogotenente imperiale, farà notare come anche senza cattivi 
intendimenti il Gonzaga non potesse ottenere grandi risultati (3). 
Ma vi sono fatti nella condotta del Gonzaga che non trovano 



(i) Gosellini: Lettere, Venezia, Megietti, 1592, p. 5o. D. Ferrante 
al Gosellini, Como, 3 giugno i557. " Magnifico amico caro. Io mi com- 
metto a lungo camino, et molto infermo, corno havete veduto ; per- 
ciochè se Dio disporrà pur di me, intendo che si publichi quel vo- 
lume, ch'io di me diedi all'Imperatore, sì perchè la verità di quello 
mi difenda come fece allhora, et sì perchè altri, a cui quella copia 
fosse capitata, non la publicasse per suoi disegni, diversa dal vero. 
Questo pietoso uffitio devete alla memoria di chi ha sempre confidato 
tanto di voi, e più alla verità. E tutti i miei figliuoli, ricerchi da voi, 
vi aiuteranno alla detta pubbli catione. State sano. Da Como, a iij di 
giugno i557 

vostro Ferrante Gonzaga,,. 

Il volume a cui qui si accenna è certo la Guerra di Parma e di 
Piemonte già cit. 

(2) V. oltre la Guerra di Parma e Piemonte la discolpa che fa il 
Gosellini in altra opera della campagna suddetta {Vita di D. Ferrando 
Gonzaga. Pisa, Cappurro, 1821, p. 168-247). 

(3) Ruffia: Historico discorso (M. h. p. SS. I), col. iio5. " Restava 
opinione al mondo, che il lasciar così D. Ferrante perdere le cose del 
Duca di Savoia in questi stati procedesse da qualche secreto odio, 
ch'egli havesse alla casa; ma se consideraremo, che non fece maggior 
frutto a San Damiano et nel Monferrato eh' era d'un Duca suo parente, 
convien dire che questo più tosto procedesse dalla mala fortuna del 



TRA FRANCIA E SPAGNA 383 



scuse né giustificazioni. Le insidie occulte a danno del Duca, i 
favori suoi ai Francesi e Genovesi nella questione del sale, non 
ostante sapesse che avrebbe procurato la rovina delle ultime ri- 
sorse ducali, gli arbitrii suoi e dei suoi capitani con usurpazioni 
delTautorità sovrana (i), i pesi addossati alle povere città pie- 
montesi non sempre per vera necessità che lo stringesse, ed infine 
la barbara proposta di ridurre il Piemonte a deserto, e l'abban- 
dono a sé stessa di Nizza, pur sapendola base del ducato non 
solo, ma della supremazia imperiale in Italia, sono colpe che 
proiettano luce sinistra sull'immagine di quel duce, le cui qualità 
militari e politiche erano dall'imperatore giustamente apprez- 
zate (2). 

La guerra continuò nel i553, infelice per le armi imperiali. 
Alba cadde in mano ai Francesi, S. Damiano, che il Gonzaga 
volle assediare, resistette, e 1' obbligò alla ritirata, come avvenne 



bon Duca Carlo, et perchè maggiore fosse la gloria del figliolo in, ricu- 
perare ad un tempo quello che in molti anni s' era perduto „, oltre 
che i Francesi, dovendo conservare quanto avevano occupato, vi po- 
nevano maggior impegno del Gonzaga, che combatteva solo per gli 
interessi di un terzo, il Duca. 

(i) Ad esempio l'imperatore aveva ordinato a D. Ferrante di non 
più esigere il dazio di un testone nelle terre ducali, secondo faceva 
da anni arbitrariamente. Egli invece d' ubbidire continuò nelF antico 
sistema. Arch. di Stato di Torino, Vienna, Lettere ministrif m. 2.° Il 
Duca allo Stroppiana. Vercelli, 14 agosto i552. Stroppiana al Duca. 
Spira, 3 dicembre i552. 

(2) D. Ferrante morì a Bruxelles il i5 novembre iSSy dopo aver 
perduto il governo di Lombardia, v., oltre alla Vita del Gosellini, 
Calvi : // gran cancelliere Francesco Taverna, conte di Landiano e il suo 
processo secondo nuovi documenti [in Arch. stor. lombardo, IX (1882)] ed 
il mio U opera politico-militare, ecc., p. 38-89. — F^^ comprendere quale 
fosse la condizione delle terre sabaude nella fine del i552 si leggano 
le poche, ma espressive parole di un ministro ducale. Arch. di Stato 
di Torino^ Lettere particolari, Tommaso Valperga al principe di Pie- 
monte. Alessandria, 16 dicembre i552. " Circa al paese suo, come de 
altri domini, dico resolutamente che è minato il tuto, perchè quando 
li soldati hanno una paga convien che viveno un' altra et più sopra 
il paese, et non li vai diligentia né osservatione de ordini, che quando 
il soldato non è pagato convien che viva di qualche sorte et tanto 
hano vivuto che, se Dio et sua Max.t^ per sua mano non ci provede, 
morirano mezi li populi di necesità, perche non li vedo rimedio al- 



384 ^^ EPISODIO DELLA LOTTA TRA FRANCIA E SPAGNA 



pure in Germania all'esercito di Carlo V sotto Metz (i). 11 duca 
sopravisse poco a questi infortuni. La sua salute, scossa da molti 
anni (2), peggiorata nel i55o (3), lo condusse presto alla tomba. 
Egli spirò la notte del 16 al 17 agosto in Vercelli, affranto dai 
dolori fisici e morali, privo anche del conforto di abbracciare per 
r ultima volta 1' unico figlio, nel quale stava riposta la sola spe- 
ranza di miglior avvenire per lui e pei suoi popoli (4). 

Arturo Segre. 



cuno, et non valle più industria né sotileza, quando non ce alcuna 
forma di entertenimento. Cossi dal canto suo piacerà de prenderli il 
meglior espediente, che de qua non si mancherà nisuna volta,,. 

(i) Marchand, p. 2i5. — Arch. di Stato di Torino, Vienna, Lettere 
ministri, m. 2.° Stroppiana al Duca. Spira, 3i dicembre i553. 

(2) Id., Registri cit., fol. 278. 11 Duca ad Eman. (Filiberto. Vercelli, 
28 novembre 1549. 

(3) Era un insulto apoplettico, Ricotti, I, 285; Cibrario, II, 262. — 
Arch. di Stato di Torino, Mantova, Lettere principi, I, D. Ferrante al 
principe di Piemonte. Milano, 4 ottobre i55o. " Mi duole di esser 
astretto a darle nuova sì trista; non di meno ho pensato esser me- 
glio il far così che il non dargliela, importandole tanto lo haverla. 
Io qui non mancherò di fare quanto mi sarà possibile per conserva- 
tione di quello stato et per servitio di S. M. et di V. Ex., la quale io 
ho sempre amata et stimata assai , et per assicurarla di questo ho vo- 
luto scriverle la presente. Ma ella dal canto suo procuri con S. M. et 
con seco medesima che si rimedij di costà ambedue a quello in che 
stimerete esser maggiore il bisogno, et che da me non si possa fare, 
acciò che non ci sopravenga cosa alcuna impremeditata, dove a Dio 
piacesse di chiamar a sé 1' 111.™° et Ex."io sig/ duca, il che sia secondo 
la santa sua volontà,,. 

(4) Cibrario: Cronologia de^ Principi di Savoia rettificata [in Memo- 
ria della J^. Accademia delle Scienze di Torino, serie II, tomo I, (1832)], 
pag. 398. Ricotti, I, 286. — V. le disposizioni date da Em. Filiberto in 
caso di morte del padre fin dal i55o (febbraio) in Ricotti : Degli scritti 
di Em. Filiberto (in Mem. della R. Accademia delle Scienze di Torino^ 
serie 2.% XVII), p. 142-48, doc. 33. 



VARIETÀ 



Usi cancellereschi viscontei. 

L'archivio di Stato in Reggio d'Emilia è molto ricco di 
materia viscontea, possedendo circa 2000 documenti provenienti 
dalla Cancelleria viscontea, la metà dei quali sono in originale (i). 
Questa bella raccolta si presta a vario genere di studi, sia che 
si considerino il contenuto storico, oppure i caratteri estrinseci 
dei documenti che la compongono; e credo perciò opportuno di 
sottoporre al giudizio degli studiosi certe osservazioni sopra alcuni 
di codesti caratteri estrinseci, che gettano maggior luce sopra usi 
della Cancelleria viscontea, non del tutto sconosciuti certamente, 
ma nemmeno, a quanto io sappia, sufficentemente illustrati fin qui. 



I. 
Uso del sigillo grande e del piccolo. 

Giangaleazzo Visconti, che tante cose innovò e a tante altre 
diede regolare assetto, lasciò traccia dell'opera sua anche negli 
usi cancellereschi. Un'importante sua lettera riguarda appunto le 
regole per l'uso dei sigilli. 



(i) Vedi la mia Informazione alla Commissione pel Repertorio di- 
plomatico visconteo in c{\XQSt' Archivio , anno corrente, fase. I, pp. 221 sgg. 



386 VARIETÀ 



Egli aveva continuato per un certo tempo a sigillare una 
parte delle sue lettere con un sigillo particolare, chiamato uffi- 
cialmente parviim sigillum in contrapposizione al sigillum ma- 
gnum solitum. Ma senza curarsi di dare agli ufficiali che ricevevan 
gli ordini impartiti con simili lettere, le norme necessarie, affin- 
chè potessero distinguere i casi in cui il sigillo piccolo era valido 
da quelli in cui non lo era, s'era limitato a far menzione del 
sigillo piccolo prima o dopo la data della lettera a cui esso era 
apposto. Finalmente il 20 ottobre i385 sentì il bisogno di dare 
codeste norme; e quindi con una di quelle lettere che si consi- 
deravano equivalenti ad un decreto, sebbene non aressero le forme 
solenni proprie dei decreti (i), stabilì che il sigillo piccolo avesse 



(i) Sebbene sia uso antico di non badar troppo alla differenza fra 
codeste lettere ed i decreti formali, la differenza esiste; e non doveva 
essere priva d' importanza a quei tempi, giacché la Cancelleria la no- 
tava nei due modi seguenti: i.*^ avvertendo nel testo di una lettera 
con apposita formola che essa era lettera ma doveva essere osservata 
come un decreto {" Has nostras litteras prò lege et decreto inviolabi- 
liter observando „ si legge in Antiqua ducum Mediolani decreta, Milano, 
1654, pp. 149, 289 ed altrove) : 2.° spedendo codeste lettere in modo 
diverso dai decreti. Delle lettere si facevano tanti originali che veni- 
vano indirizzati agli ufficiali incaricati dell' esecuzione. Dei decreti si 
facevano copie, le quali venivano spedite entro una lettera accompa- 
gnatoria indirizzata agli ufficiali suddetti. La forma delle lettere, tol- 
tane la clausula prò lege et decreto etc, sopra riferita, non si distingue 
da quella delle lettere comuni : la forma dei decreti è ben diversa. Le 
lettere cominciano Dominus Mediolani, i decreti Nos N. N. dominus Me- 
diolani; le lettere non hanno (se non forse per rara eccezione) il numero 
dell' indizione e l'ordine di.suggellazione (" nostri sigilli munimine jus- 
simus roborari „), che nei decreti non manca mai; le lettere hanno 
per lo più la formola di sanzione volumus et mandamus, i decreti ag- 
giungono edicimus et iubemus. E poi cosa degna di nota, che quelli che 
anche nel linguaggio cancelleresco d'allora si chiamavano propria- 
mente decreti , hanno forma identica alle lettere patenti; anzi 
sono vere lettere patenti, come si rileva dalla formola seguente, con 
cui si chiude un decreto di Giovanni e Luchino, dato a Milano 1' 8 
giugno 1346: ^^ In cuius decreti testimonium has patentes conscribi et 
registrari iussimus, etc. „ {Antiqua decreta, cit. p. 133). — Faccio notare 
che le patenti con valor di legge furono in uso fino a tempi recenti 
sotto i cessati governi italiani, p. es. sotto il governo sardo. 



VARIETÀ 387 



lo Stesso valore del grande solito, eccettuati però i cinque casi 
seguenti, nei quali non potevasi usare e non era valido che il 
sigillo grande: i) ordini di ricevere truppe in una città, 2) nomine 
d'ufficiali e castellani, 3) grazie e sospensioni di processi, 4) do- 
nazioni e concessioni, 5) ordini implicanti deroga ai diritti di 
qualche persona in liti, sentenze od altri atti legali di carattere 
civile. 

Questa lettera, essendo una specie di circolare e contenendo 
l'ordine che la si inserisse negli Statuti, deve probabilmente tro- 
varsi ancora fra le carte di molti archivi. In quello di Pavia la 
trovò per primo il Magenta e la diede alle stampe (i). Il suo 
testo però è tanto scorretto che io credo di far cosa utile agli 
studiosi, offrendo loro, in appendice a questo scritto, un testo 
migliore, preso fedelmente dall'originale che trovasi nell'Archivio 
di Reggio (vedi documento I). 

Trovandomi poi innanzi tante lettere originali, ho voluto 
fare qualche altra ricerca intorno all'uso dei sigilli, a maggiore 
illustrazione di questa lettera interessantissima. Del sigillo piccolo 
— che era quel medesimo con cui la lettera del 20 ottobre i385 
era stata sigillata (u cuius forma presentes sigillantiir ^^ ^ è detto 
nel testo della lettera) — non ho potuta trovare un'impronta 
nitida né in questo né in altri documenti reggiani; perchè la 
cera, avendo subito (a cagione dell' ammonticchiamento delle carte) 
una forte compressione, s'è staccata o del tutto od in gran parte 
e non ha lasciato che una macchia rotonda caratteristica. Da 
questa macchia appare chiaro, però, che il sigillo piccolo era ro- 
tondo e del diametro di circa mm. 25; e non è quindi cosa dif- 
ficile distinguere le lettere, a cui era apposto, da quelle che ancora 
hanno od evidentemente avevano invece un sigillo molto più 
grande, del diametro di circa mm. 58. Esaminando e paragonando 
le lettere della prima con quelle della seconda specie, sono arri- 
vato a conchiudere che la lettera del 20 ottobre i385 deve inter- 



(i) Magenta, / Visconti e gli Sforza nel castello di Pavia. Milano, 
i883, II, doc. n. LXXIII, p. 52. 



388 VARIETÀ 



prctarsi in un modo diverso da quello che a prima vista sembre- 
rebbe il più semplice; e dalla interpretazione più complessa, ma 
pur dimostrata vera dai documenti, ho visto nascere poi una 
curiosa quistione di sfragistica. 

A prima vista, dal contesto della lettera 20 ottobre i385 
potrebbe sembrare che Giangaleazzo intendesse di sostituire 
il sigillo piccolo al grande nella maggior parte dei casi, riservando 
l'uso del grande ai soli cinque casi sopra riferiti; ma il vero 
significato dell'ordine è molto diverso. Infatti basta osservare due 
cose: i.° che nella lettera del 20 ottobre i385 il sigillo grande è 
chiamato solito {k sigillum nostrum magnum solitum»), e si 
dispone affinchè « omnes litteras qiie sigillo parvo sigillate fue- 
rint » vengano osservate « ac si sigillate forent sigillo magno 
solito»; 2.° che le lettere intorno ad affari correnti ed ordinari 
d'amministrazione (le quali formano di gran lunga il maggior 
numero nel fondo reggiano) hanno il sigillo di mm. 58 e. e non 
già quello di mm. 25 e; — per convincersi che dopo il 20 ottobre 
i385 il sigillo grande continua ad essere, come prima, il sigillo 
solito, cioè adoperato ordinariamente. La lettera del 20 ottobre 
i385 fu dunque scritta coli' intento di equiparare il sigillo minore 
al sigillo maggiore (eccezion fatta d'alcuni casi), non già coli' in- 
tento di sostituire quello a questo; era insomma un regolamento 
per l'uso promiscuo dei due sigilli. 

Come nacque codesto uso promiscuo e perchè si sentì il 
bisogno di regolarlo? Un indizio del « come » troviamo in un 
documento del i38o, edito dall' Osio(i), dove Giangaleazzo Vi- 
sconti avverte che sigilla col sigillo piccolo perchè non ha seco 
il grande (« sub sigillo pativo nostri comitis [scil. Virtiitum] 
ab sente magno y^). Il documento è datato da Milano; e quindi 
si capisce benissimo perchè Giangaleazzo non avesse con sé in 
quella città il «uo gran sigillo, ossia il vero sigillo di Stato, il 
quale doveva allora trovarsi in Pavia che era la capitale dei do- 



(i) Osio, Doc. diplom., I, p. 207: i380; luglio 16, Milano. 



VARIETÀ 389 



mini allora da lui posseduti; mentre aveva seco un altro sigillo 
più piccolo, che abitualmente non serviva per lettere di Stato e 
che doveva dunque essere un sigillo privato del principe. Altri 
indizi sempre più convincenti per rispondere all'una ed all'altra 
domanda ci offrono poi i documenti reggiani originali anteriori 
al 20 ottobre i385. Questi originali sono 36 (i) e cominciano dal 
14 agosto del medesimo anno: il loro numero è dunque conside- 
revole, essendo cosa certa che in 67 giorni il governo visconteo 
non potè dirigere un numero molto maggiore di lettere al Podestà 
ed al Capitano della città di Reggio, ai quali sono indirizzate le 
36 lettere conservate. È perciò lecito di attribuire molta impor- 
tanza alle osservazioni, anche statistiche, che possono farsi sopra 
codesti documenti. Ora si nota che delle 36 lettere 4 sole hanno 
il sigillo piccolo; e queste sono tutt' e quattro datate da Melegnano 
e trattano tutt'e quattro di argomenti che evidentemente erano 
di personale competenza del Signore, non già perchè avessero una 
particolare importanza per V amministrazione dello Stato , ma 
anzi perchè riguardavano la corte e le sue cacce riservate. Ar- 
gomento consimile diede occasione, il 7 d'ottobre i385, ad una 
lettera con valor di decreto, che 1' Archivio di Reggio possiede 
soltanto in copia autentica ma anch' essa però con la menzione 
espressa del sigillo piccolo (2). 

Ecco un brevissimo transunto dei cinque documenti: 

i385. Settembre 26, Melegnano - G. G. Visconti chiede al podestà 

di Reggio dei buoni levrieri. 

» Ottobre, 7, » - Il med.° ordina al med.° di man- 

dare tutti i giorni a Pavia il bol- 
lettino della sanità pubblica (3). 

>> Ottobre, 7, » - Il med." ordina con lettera-de- 

creto di punire colla perdita 



(i) Archivio di Reggio. Carteggio del Reggimento, i385. 

(2) Ivi: Registro di decreti Ij8j-ij94 a carte 2 t.° 

(3) Era tempo di peste. Vedi Chron. placent. in R. I. S., XVI, 646, C-E. 



3qo varietà 



della metà dei beni chi prenda 
un cervo od una cerva (i). 
i385 Ottobre, ii, Melegnano - Il med." chiede al mcd." ed al 

Capitano minute informazioni 
per compilare ììLiber officioriim 
et Castellaniarum. 
» Ottobre, 19, » - Il med.° dispone intorno al mo- 

do di dividere i proventi delle 
multe di cui sono colpiti coloro 
che prendono cervi. 

Osservando questo transunto si riconoscerà che le due ultime 
lettere (11 e 19 ottobre) munite del sigillo piccolo e la lettera- 
decreto del 7 ottobre, sebbene trattino ancora d'affari interessanti 
la Corte (2), cominciano già ad invadere il campo dell'amministra- 
zione generale dello Stato e quello del diritto pubblico, special^ 
mente la lettera-decreto che impone una pena gravissima, e 
l'ultima lettera che dispone intorno al modo di ripartire il pro- 
vento di un'entrata straordinaria. Chi sa mai quante altre volte 
casi consimili si saranno presentati ! Era quindi naturale che 
Giangaleazzo dovesse temere che qualche dubbio sorgesse nell'a- 
nimo dei suoi funzionari intorno alla validità di consimili docu- 
menti; tanto più che il sigillo era allora d'importanza grandissima, 
perchè le lettere non portavano la segnatura di Giangaleazzo ma 
soltanto quelle dei segretari; e un funzionario che riceveva una 
lettera irregolarmente sigillata, poteva concepire il sospetto che 
i segretari avessero tentato di sorprendere la sua buona fede 
abusando di un suggello a loro affidato. Giangaleazzo perciò 
credette bene di dare una regola generale e la diede colla lettera 



(1) Questa lettera-decreto non si trova sotto la data 7 ottobre i385 
negli Antiqua decreta ; ma sotto la data 28 dicembre 1893, a p. 197, c'è 
un decreto molto somigliante. Sulla caccia dei cervi vi sono poi altre 
disposizioni di anni successivi (pp. 207, 212). 

(2) Anche il Liber officioriim era di evidente necessità per la segre- 
teria della Corte. 



VARIETÀ 3gr 



20 ottobre i385, la quale (cosa da notarsi) è posteriore di solo 
un giorno alla lettera sigillata col sigillo piccolo sopra ricordata 
che disponeva in materia finanziaria. 

Dopo il 20 ottobre 1385 le lettere di Stato con sigillo piccolo 
non sono nel carteggio reggiano più numerose di prima, sebbene 
la ricchezza di esso non diminuisca (i). Vi sono però lettere col 
sigillo piccolo di argomento importantissimo; com'è ad esempio 
quella del 24 dicembre i385, con cui Giangaleazzo proibisce a 
chiunque di costruire fortezze nei suoi territori senza licenza (2). 
Ora io ho notato che questa e tutte le altre lettere di Stato 
sigillate col piccolo sigillo cadutemi sott'occhio non sono datate 
mai da Milano; la lettera del 24 dicembre i385 è datata da 
Piacenza, altre da Pavia, Abbiategrasso o da altra di quelle resi- 
denze che Giangaleazzo andava, nei mesi buoni dell'anno, mutando 
abbastanza di frequente. E ciò mi porta a conchiudere che la 
differenza fra i due sigilli possa definirsi così: il sigillo grande 
era quello che avrebbe dovuto apporsi di regola ai documenti 
di Stato; il sigillo piccolo era quello della Segreteria di corte, 
usato di regola per gli affari di corte e correlativi, usato eccezio- 
nalmente per documenti di Stato. Quando si ricorreva al sigillo 
piccolo in via eccezionale? E chiaro che, dopo le disposizioni date 
con la lettera 20 ottobre i385, Giangaleazzo avrebbe anche po- 
tuto fare uso molto largo del sigillo piccolo, se avesse voluto; ma 
gli officiali della sua Curia in Milano (3) non ne facevano uso, 
perchè il sigillo piccolo non era a loro disposizione; ed egli me- 
desimo non se ne serviva per affari di Stato, quand'era a Milano. 
Egli continuava a servirsene, come aveva fatto fino dal i38o; 
absente magno. Il grande dopo il i385 abitualmente era a Milano; 



(i) Vedi un po' di statistica nella mia soprai:itata Informazione. 

(2) Archivio è Carteggio citt. — Anche su questa materia troviamo 
disposizioni consimili negli Antiqua decreta; ma sono tutte posteriori. 
La più antica è del 1892 (p. 178), segue una del 1894 (p. 207) ed altre 
di anni successivi. 

(3) È superfluo avvertire che al tempo di Giangaleazzo la Curia 
o la Corte non sono più la stessa cosa. 



3o3 VARIETÀ 



quindi Giangaleazzo aveva occasione di servirsi del piccolo solo 
fuor di Milano. Perciò si può ritenere che un documento di lui 
in materia di Stato col sigillo piccolo proviene direttamente dalla 
Segreteria di Corte e non è datato da Milano. E ad ulteriore 
conferma di ques' opinione intorno alla natura ed all'uso del 
sigillo piccolo, vale anche il fatto che le lettere, a cui esso è ap- 
posto, erano evidentemente spedite con minori formalità delle 
lettere ordinarie di Stato col sigillo grande. Queste infatti hanno 
sempre sotto il sigillo stesso la segnatura di una persona che 
sarà stata quella che vi apponeva il sigillo, e che non è (salvo 
forse qualche eccezione possibile) la segnatura di quei medesimi 
officiali che segnavano in calce alla lettera nell'interno; mentre 
invece le lettere col sigillo piccolo hanno una sola segnatura in- 
terna e nessuna sotto il sigillo (i). Dunque a formare e spedire 
una lettera col sigillo piccolo occorrevano minor numero di per- 
sone e s'andava più alla spiccia; ciò che s'accorda benissimo col 
concetto di lettera che il Signore in persona s'occupava di far 
spedire da una residenza transitoria, lontana dalla Curia, usando 
il sigillo piccolo per pura necessità. 

Un' obbiezione, a prima vista molto grave, sembra potersi 
muovere a questa spiegazione della lettera del 20 ottobre i385; 
e già mi fu mossa da un chiaro cultore degli studi storici mila- 
nesi (2), al quale devo professarmi grato d'avermi cortesemente 
avvertito e di questa e d' altre cose importanti. 

Nel r. Archivio pi Stato di Milano (3) esiste un documento del 
1451, che i lettori troveranno nell'appendice a questo scritto 
(doc. II), dal quale si apprende che sotto il governo di Filippo 
Maria Visconti, l'uso dei due sigilli era soggetto a regole assai 
diverse da quelle che io ho creduto di poter dimostrare essere 
stato in vigore al tempo di Giangaleazzo. Infatti lo scrittore di 
quel documento, Lanzalotto Grotti, addetto prima alla cancelleria 



(i) Vi sono eccezioni ma poco frequenti. 

(2) Il sig. ing. E. Motta. 

(3) Archivio di Stato di Milano: Carteggio sforzesco, a. 1451. 



VARIETÀ 393 



di Filippo Maria Visconti e poi a quella di Francesco Sforza , 
scrive che a tempo di Filippo Maria le littere comune che tiito 
el dì se ordeneno per lo Consilio, egli non le segniava ne sigil- 
lava, ma le sigillava lo Secretarlo con uno sigillo minore; 
e per maggior chiarezza aggiunge che al tempo del prelibato 
duca passato se sigelavano del ditto sigillo grande solamente 
lettere di grazie, di donazioni di terre, possessioni ed altre cose, 
le lettere degli officiali e castellani e tutti i contrassegni che si 
davano ai castellani. Le altre lettere che il CrQf ti chiama comuni 
avevano il sigillo piccolo. 

Da questa lettera vien fuori la seguente curiosa quistione di 
sfragistica : Essendo indubitabile che le notizie date dal Grotti 
sono diverse da quelle date dai documenti da noi prima esaminati, 
come, quando e perchè mutarono le regole di cancelleria? Nei 
documenti dei successori di Giangaleazzo bisognerà cercare la 
risposta. A me, che non ho sott' occhio altri originali fuorché 
quelli di Giangaleazzo, basti di far notare che l'importante let- 
tera del» Grotti non infirma l'opinione da me manifestata intorno 
al modo d'interpretare la lettera di Giangaleazzo del 20 ottobre 
i385; perchè questa dice espressamente che il sigillo grande era 
il solito e i documenti reggiani dimostrano in modo luminoso 
la prevalenza del sigillo grande sul piccolo nelle lettere di Stato. 
Ciò che è provato da documenti sincroni , non può esser dimo- 
strato falso da una lettera del 145 1. Del resto questa lettera stessa 
contiene cose che sufficentemente illuminano la vera natura del 
sigillo piccolo. Questo sigillo, dice il Grotti, si appone alle lettere 
comuni ordinate dal Gonsiglio ducale; ed ora invece ho dovuto 
sigillarle io col sigillo grande, « wo/i siando qui altro sigillo apresso 
al Secretarlo ». Dunque anche nel 145 1, codeste lettere che avreb- 
bero dovuto avere, secondo il Grotti, il sigillo piccolo, venivano 
e ordinate » da coloro che erano più dappresso alla persona del 
Duca; e il sigillo piccolo non era affidato, nemmeno nel 1451, alla 
Cancelleria di Stato, cosicché, essendo lontano il Duca, non si 
poteva adoperarlo e si usava sempre il grande. A me pare che tutto 
questo non infirmi, ma corrobori la mia opinione intorno alle 



394 



VARIKTA 



origini dell'uso del sigillo piccolo nelle lettera di Stato. E quanto 
poi al modo nel quale il sigillo piccolo arrivò ad avere col tempo 
la prevalenza, i documenti soli, ho già detto, possono informar- 
cene; intanto si può ben supporre che l'uso del sigillo piccolo 
non tardasse molto ad essere concesso ai membri del Consiglio 
segreto e così finisse pian piano per prevalere. 

Checché ne sia di questo, mi sia lecito esortare quanti hanno 
occasione di pubblicare documenti viscontei a non trascurare di 
tener nota della qaialità dei sigilli. E ciò non per una semplice 
curiosità storica; ma perchè è cosa di molta importanza il poter 
distinguere da un indizio qualunque l'ufficio eia persona da cui 
i documenti viscontei provengono, come più ampiamente sarà 
dimostrato dalla osservazione, che segue, sulla data del luogo. 



IL 



Data del luogo. 
Lettere d' ufficio e lettere del Signore. 

E noto che sotto i Visconti andò sviluppandosi una forma 
d' amministrazione che sempre più s' avvicina al tipo moderno. 
Ed è noto pure che al tempo di Giangaleazzo Visconti l'azione 
personale del Signore non esercitavasi più altro che nel disbrigo 
d'una parte sola degli affari di Stato; perchè già v'erano uffici che 
regolarmente funzionavano da sé come i nostri ministeri, o pres- 
s' a poco, in modo che la volontà del Signore interveniva rara- 
mente nel disbrigo degli affari ordinafi loro affidati, per quanto 
questi fossero molto importanti (i). Certi funzionari ricevevano 
una vera e propria delegazione di poteri, che inchiudeva la fa- 
coltà di sbrigare affari a nome ed in vece del Signore. Il 29 agosto 

(i)Xfr. Fertile, Storia del dir. ital. -, II, parte I, § 52. 



VARIETÀ 3g3 



i'385 Giangahazzo scriveva infatti al podestà di Pavia disponendo 
quanto segue: « Volumiis qiiod in casti quo aliqui ambasciato- 
res atiquorum dominoriim aiit ìiominum tam nostromim qiiam 
aliunde in iurisdictione per nos tibi commissa venire contingat, 
co quia velini ad nostrani presentiam accedere, eisdem percipias 
quod Mediolanum se transferant corani Consilio nostro ibidem 
existenti, quod ipsis super omnibus qiie p etere vellent 
respondebit ad plenum » (i). Questo documento che il suo 
editore, il Magenta, interpretava come se fosse un ordine d'im- 
porre agli ambasciatori di palesare al Consiglio l'oggetto della 
loro visita prima di venir ammessi alla presenza del Signore, e 
commentava con questa sentenza: «che la diffidenza è propria 
del tiranno » (2), ha evidentemente tutt'altro significato. La dif- 
fidenza non e' entra per nulla (forse che Giangaleazzo poteva 
temere d'essere ucciso da qualche ambasciatore?) e le parole con- 
silium nostrum respondebit ad plenum dimostrano che il Consiglio 
aveva avuto una. delegazione di poteri tendente a sostituire al 
governo personale del Signore un governo che oggi chiameremmo 
barbaramente «burocratico»: l'amministrazione doveva andar 
da sé, il rivolgersi al capo supremo dello Stato -doveva essere 
un'eccezione. E la era difatti, come nota lo stesso Magenta; tanto 



(i) Presso Magenta, op. cit., II, p. 5o, doc. n. LXIX: i385, ago- 
sto 29, Milano. Una disposizione simile trovasi in una lettera del 14 
settembre i385 da Milano al podestà di Reggio (Archivio di Reggio. 
Carteggio del Reggimento) e non ebbe carattere transitorio, ma stabile. 
Gli ambasciatori andavano a Milano anche nel i388 ed erano ricevuti 
e licenziati, nel nome del Principe, dai Maestri delle Entrate; mentre 
Giangaleazzo era ad Abbiategrasso (Archivio e Carteggio cit., i388, ot- 
tobre 3o; Registro anziani ij8j-8g, carta 56; e cfr. Osio, Doc. dipl.,l, 
pp. 278-274, n. CXCVII). Un ambasciatore reggiano, Zanotto della Ta- 
vola, che nel 1388 voleva ad ogni costo parlare con Giangaleazzo, 
narra in una sua gustosa lettera un diverbio gravissimo che ebbe per 
questo con i Maestri delle Entrate, i quali gli sospesero la diaria che 
gli spettava; ond'egli andò bensì a Pavia, ma spendendo del proprio 
(Archivio e Carteggio cit., 1388, gennaio 19, Milano; Zanotto della Ta- 
vola agli Anziani del Com. di Reggio). Non consta se fu ricevuto. 

(2) Magenta, op. cit., I. p, 174 e n. 3 

Arck. Stor. Lomb. — Anno XXVII. — Fas;. XXVI. ib 



396 VAKIETÀ 



die una fonte da lui citata dice che « era gran maistro » chi 
riusciva a parlare con Giangaleazzo anziché coi ministri (i). 

Potendo sbrigare atfari, i Consiglieri dovevano avere anche 
la facoltà di spedire le lettere relative. La cosa è naturale; e del 
resto ce lo dice lo stesso Giangaleazzo in un documento del 24 
agosto 1392, quando, costituendo un nuovo Consiglio a Verona 
per le provincie da lui possedute oltre il Mincio, determina che 
quei Consiglieri « potestatem habcant in expediendis litteris et 
siipplicationibiis ipsis exhibendis, qiiam habent pr esenti a- 
liter spectabiles et egregi] de Consilio nostro Me- 
di olani Volumus quod.... ad prenominatos accedatis.... accep- 

tiiri ab eisdem efficacem et celereni expeditioneni in his videlicet 
casibus in et super qiiibus est eis per nos arbitrium attribu- 
tumn. Soltanto nei casi a lui riservati gli affari saranno trattati 
in corte ed i Segretari presenteranno a lui le risposte preparate ; 
« qui secretarij, postquam erunt vise a nobis, ipsas expedient et 
expeditas sub nostro magno sigillo Ulne transmittent » (2). Queste 



(i) Magenta, op. cit., I, p. 298 e n. 5. — Notiamo qui che il For- 
MENTiNi neir opera // Bucato di Milano, Milano, 1877, pp. 52-53, aiferma 
che gli ambasciatori ed oratoli delle città soggette a Giangaleazzo 
" dovevano risiedere presso la corte „. Io non saprei donde po- 
tesse il F. trarre questa notizia ; certamente però essa è falsa, almeno 
per i primi anni del governo di Giangaleazzo, e tale la dimostrano 
molti documenti, fra i quali i due sopra citati ed altri due dell' Ar- 
chivio di Reggio {Carteggio del Reggimento). In uno di questi del i3 ot- 
tobre i385 (Milano) Giangaleazzo ordina al podestà di Reggio che le 
Comunità non mandino ambasciatori senza preavvisare delle cause 
per cui vanno {....des talein ordinem quod per aliqua comunia supposita 
tue Jurisdictioni aliqui ambaxiaiores ad nos nullatcnus mitantur, ncc ac- 
cedant, nisi prius facta nobis notificatione de predictis causis , quibus vd- 
leni ipsos ambaxiatores ad nos accedere, et nisi habuerint responsionem a 
nobis). L'altro del i5 settembre i386 concede al Comune di Reggio 
di mandare ambasciatori una volta al mese. 

(2) Tutto il doc. trovasi presso il Vergi, Storia della Marca trivigiana 
e veronese, tomo XVII. Venezia, 1790, p. 179 e doc. n. MDCCCXLVI ; 
un breve estratto si può vedere in Fertile, op. cit., § 52, n. 80. — La 
menzione del sigillo grande per le lettere riflettenti i casi riservati al 
Signore non contraddice a quanto nella prima parte di questo scritto 



VARIETÀ 



.')97 



usanze, una volta introdotte, non vennero più tolte e duravano 
ancora al tempo di Lodovico il Moro, sebbene questo principe 
s' occupasse personalmente di una gran parte degli affari di 
Stato([). 

Ora, come in generale avveniva nel Medio Evo, che le isti- 
tuzioni nuove svolgendosi lentamente dalle antiche conservavano 
ancora per molto tempo le forme e gli usi di quelle da cui si 
svolgevano, così, mentre si andavano determinando ed assodando 
le funzioni proprie dei Consiglieri e l'opera loro sostituiva sempre 
più spesso l'opera personale del principe, gli usi della Cancel- 
leria non si mutavano invece con altrettanta rapidità e la forma 
delle lettere, che la Curia spediva, rimaneva inalterata. Le lettere 
del Signore, come si sa, non erano firmate da lui: sebbene inte- 
state colle parole Domimis Mediolani, portavano le firme di 
altre persone, che erano suoi officiali e segretari. Chi riceveva 
la lettera restava persuaso della sua autenticità dall'intestazione, 
dal sigillo e dalla conoscenza che aveva di codeste segnature di 
ufficiali e segretari, e un poco (io credo) anche dalla persona del 
portatore che era un cavallaro del principe. Non occorrendo 
dunque la firma del Signore, i funzionari a cui era concesso di 
spedir lettere in suo nome e vece non sentirono il bisogno di 
adottare una nuova formola per le lettere che essi erano abilitati 
a spedire; ma continuarono a usare la formola stessa che il prin- 
cipe adoperava. E forse allora parve naturalissimo quel che a 
noi pare, a prima vista, un po' strano; perchè "probabilmente si 



si è detto intorno all'uso dei due sigilli. È evidente che, stante Fam- 
plissima delegazione di poteri concessa al Consiglio veronese, i sud- 
diti di quelle parti non avevano più bisogno di rivolgersi al Signore 
tranne che per grazie, privilegi, nomine ed altri casi che, anche a 
norma della lettera sui sigilli 20 ottobre i385, esigevano il sigillo 
grande. Ciò non toglie che Giangaleazzo, se voleva scrivere di sua 
propria iniziativa sopra aifari diversi da quelli, potesse valersi del 
sigillo piccolo. 

(i) Porro, Modi dell' amministrazione pubblica sotto gli Sforza in 
quesi' Archivio, Vili, 716. 



VARIETÀ 



pensò che se i funzionari agivano in nome e vece del principe, 
dovevano dunque fare ciò che egli avrebbe fatto, e nei modi me- 
desimi in cui egli lo avrebbe fatto. Anche nelle moderne ammi- 
nistrazioni, del resto, sonvi funzionari abilitati a firmare colla 
clausola d'ordine del Ministro, che appongono la loro firma a 
documenti eguali a quelli che il Ministro firmerebbe ed intestati 
in suo nome, sebbene egli non li abbia veduti; perchè la clausola 
d* ordine del Ministro vuol dire che il funzionario che firma ha 
ricevuta una delegazione generica della facoltà di firmare simili 
atti, non già un vero e proprio ordine specifico di firmare quel 
determinato atto. E come oggi sono in certi casi indispensabili 
questi atti intestati col nome d' un' autorità e firmati d' ordine 
da un suo dipendente, e non potrebbero essere validamente sosti- 
tuiti da una lettera scritta e firmata in nome proprio da questo 
dipendente; così al tempo di Giangaleazzo Visconti i funzionari 
che avevano delegazione di potere dovevano fingere che le lettere 
provenissero tutte dal Signore, avvalorandole a tal uopo con 
la intestazione ed il sigillo; perchè legalmente soltanto al Signore 
(che era ancora considerato come supremo amministratore diretto, 
non solo dello Stato , ma di tutti i Comuni che componevano 
lo Stato) spettava il diritto di dare ordini nelle materie di cui 
la lettera trattava, ed una lettera scritta a nome loro proprio 
non sarebbe stata valida. — I funzionari che effettivamente 
erano i veri autori della lettera stessa, si accontentavano d\ 
segnarla in calce, a destra. Godeste segnature facevano allora 
comprendere agli esperti che la lettera proveniva da funzionari 
con delegazione di potere, perchè essi sapevano chi erano codesti 
funzionari. Ma noi come possiamo fare una simile distinzione, 
se non possediamo una « gerarchia » completa di tutti i ministri 
e segretari dei Visconti da Giangaleazzo in avanti? In alcuni 
casi abbiamo notizie, in altre totalmente ci mancano. Dobbiamo 
forse perciò rinunciare del tutto a fare la distinzione? 

Non possiamo rinunciarvi per la sua grande importanza sto- 
rica. Ricorderò agii studiosi di diplomatica quanta importanza 
abbia avuta la ricerca dei veri autori dei documenti imperiali e 



VARIETÀ ^99 



dei documenti dei re di Francia (i). Oltre tutte le questioni di- 
plomatiche che un simile stùdio ha risolte — fra cui importanti 
quistioni di date — esso ha gettato luce sulla politica e sul go- 
verno di certi sovrani. Particolarmente istruttivo per noi è il 
fatto che questo studio ha chiaramente dimostrata vera 1' asser- 
zione di coloro che affermavano avere il re Filippo il bello ab- 
bandonata gran parte delle sue cure dello Stato nelle mani dei 
suoi ministri che, lui assente, spedivano importanti documenti 
in suo nome. Da questa circostanza il giudizio storico su quel 
re e sul suo governo viene di molto modificato; e l'affermazione 
dei cronisti che dicono aver egli piuttosto regnato che gover- 
nato (2), riceve efficace conferma. Ora non dirò che sia probabile 
che uno studio dei docunenti viscontei da questo punto di vista 
conduca a simili conclusioni; ma certamente il grado di respon- 
sabilità personale dei Signori viscontei per certi documenti scritti 
in loro nome potrà esserne o diminuito od aumentato : alcuni 
dei documenti, cessando di essere considerati per quel che non 
sono, cioè per veri atti della personale volontà del Signore, per- 
deranno alquanto di valore o ne avranno uno diverso da quello 
che loro sarebbe altrimenti attribuito; e quegli altri che risulte- 
ranno essere veramente atti della personale volontà del Signore, 
formeranno invece una classe particolarmente preziosa. 

Addurrò alcuni esempi della necessità, che direi urgente, di 
risolvere codesta quistione; esempi i quali mi apriranno la via 
a proporne una soluzione. 

Il Giulini, volendo mostrare che il Chronicon placentinum 
di Giovanni de Mussis è in errore quando afferma che al prin- 
cipio di dicembre del i385 Giangaleazzo Visconti era a Piacenza (3) 
oppone alla testimonianza del Cronista documenti datati da Mi- 



(i) Paoli, Prog. di Paleografia e Diplomatica. HI, Firenze, 1900, pa- 
gine 209-211. 

(2) Cfr. La VISSE et Rambaud, Histoire generale, III, Paris, 1894, pa- 
gine II, 12, i3, 55. 

(3) Chron. plac. in R. I. S., XVI, 544 D. 



400 



VAKIETA 



lano il 7. dicembre, i quali dovrebbero provare (a suo credere) 
che a quella data Giangaleazzo era a Milano (i). Altri autori 
seguirono il Giulini nella sua argomentazione e si trovarono, 
senza loro colpa, ingannati. Infatti nella recente polemica fra il 
Promano ed il Camus, a proposito dell'andata di Amedeo VII di 
Savoia a Piacenza nel novembre i385 in relazione col matrimonio 
fra Luigi di Turenna e Valentina Visconti, il Romano mise in 
dubbio la presenza di Giangaleazzo in quel mese a Piacenza, 
valendosi dell'argomento stesso di cui s'era valso il Giulini; ed 
invece il Camus potè pubblicare un trattato del 25 novembre 
i385 fra Giangaleazzo ed Amedeo, datato appunto da Piacenza (2). 
E non solo, devo aggiungere io, Giangaleazzo era a Piacenza il 
25, ma diversi giorni prima, cioè almeno dal 21 novembre; poi- 
ché già spediva il giorno 22 documenti importanti che mostra- 
vano aver egli avuto agio d'occuparsi di affari di Stato e di far 
preparare le relative lettere; e da Milano poi mancava probabil- 
m.ente da molti giorni, poiché l'archivio di Reggio ci offre sette 
lettere di lui, datate da Melegnano che portano le seguenti date 
IO ottobre (3); 11, 19, 20 e 28 ottobre; i.° novembre (4), 11 no- 
vembre (5). Quanto poi alla sua permanenza in Piacenza, questa 
a stare ai documenti reggiani si protrasse almeno fino all' 11 di 
gennaio del i386 (6); e durò quindi circa due mesi come dicono 
gli Annales mediolanenses (7), i quali non è da meravigliarsi che 



(i) Giulini, Continuai, delle mem. storiche, ecc., libro LXXII, a. i385. 
parte H, p-. 387. 

(2) È appena necessario che io dichiari che, se accenno a questa 
polemica, lo faccio unicamente per ragione scientifica; ben lontano 
dall'idea di volermi intromettere nella disputa fra i due egregi uo- 
mini, ad uno dei quali, il eh. prof. Romano, mi legano sentimenti di 
gratitudine e di rispettosa amicizia. 

(3) Trovasi nel Registro anziani ij8j-ij8() a. carte io r.° 

(4) Questi altri cinque trovansi nel Carteggio del Reggimento. 

(5) Trovasi nel succitato R.'gistro anziani a carte i3 t.° 

(6) Archivio di Reggio. Carteggio del Reggimento. 

(7) " Se reduxerat Placzntiz ubi stetit per d u s m e n s e s cum tota 
Curia,,. Ann. Me.iiol. in R. I. S., XVI, 800 C. 



I 



VARIETÀ 40 ] 



la vincano qui sopra ogni altra cronaca, quando si pensi che 
proprio conia rubrica del i385 il compilatore di codesti Annales 
incomincia a far uso della cronaca di quel Giovanni Balducchino, 
parmigiano, il quale nel i385 era già in rapporti personali con 
Giangaleazzo e già era forse entrato a far parte della sua corte (i). 
Ma durante tutto il tempo di questa ben lunga assenza di Gian- 
galeazzo da Milano la cancelleria milanese continuava a spedire 
in abbondanza lettere e decreti in nome di lui, in tutto identici 
per forma, fuorché nella data e qualche volta nel suggello, a 
quelli che Giangaleazzo spediva dalle sue residenze; e l'archivio 
di Reggio, mentre conserva venticinque lettere e due decreti datati 
da Milano nei giorni 22 novembre i385, io gennaio i386, con- 
serva dieci lettere ed un decreto datati da Piacenza in questo 
medesimo spazio di tempo (2). Fra questi documenti reggiani ve 
ne sono alcuni che ci pongono in presenza di fatti ben curiosi 
e che, accuratamente esaminati, dimostrano all'evidenza la neces- 
sità, di cui discorriamo, di distinguere i documenti d'ufficio dalle 
vere lettere del Signore. 



(1) Ferrai, Gli Annales Mediolanenses^ ecc., \n qncsi^ Archivio, XVII 
(1890), pp. 294-296. 

{2) Da Milano: i385, novembre 22 (due), 28 (due), 24, 28; dicem- 
bre 6, IO, II, i3, 14 (due), i5, 16 (due), 18, 19. i386, 
gennaio 6, 8, io {Carteggio del Reggimento). 
i385, novembre 21, 22 (due); dicembre i5. i386^ 
gennaio io {Registro anziani ijSj-Sy a carte io 
t.°, II, i3 r.°). 
i385, novembre 28, dicembre 6 {Registro di decreti 
ijSj-jj^j a carte 4). 
Da Piacenza: i385, dicembre 12, 21, 24. i386, gennaio 6, 9, 11 
{Carteggio del Reggimento). 
i385, novembre 22 (due) ; dicembre i, dicembre 22 
{Registro anziani ijSy-ijSj a carte 11 r.°, 19 t.*^ 
IO t.°, 12 r.°). 
i386, gennaio 9 {Registro di decreti ijSj-Jj^j a 
carte 4). 
Anche tra gli Antiqua decreta ce n' è uno proveniente da Milano in 
data 28 novembre i385, a p. 90. 



403 



VARIETÀ 



Giangaleazzo Visconti, convinto delle cattive condizioni in 
cui trovavasi il comune di Reggio, riduceva le imposizioni che 
gravavano su questa città, esonerandola anzitutto dal contributo 
per le spese straordinarie (i). Parve al comune che questo eso- 
nero non fosse ancora sufticente e mandò uno speciale ambascia- 
tore per ottenere concessioni ancora più larghe. Naturalmente 
l'ambasciatore andò a Milano, com'era d'obbligo a tenore delle 
lettere sopra ricordate (2). Quivi fece del suo meglio, ma nulla 
ottenne; che anzi, licenziato l'ambasciatore, si scriveva da Milano 
il 21 di novembre i385 una severissima lettera di rimprovero al 
comune di Reggio, per la sua vergognosa renitenza a pagare un con- 
tributo necessario e già ridotto generosamente dal principe in 
misura tollerabilissima » (3). Questa lettera è redatta nella solita 
forma, coli' intestazione Dominus Mediolani ; ma non ha la se- 
gnatura di un semplice segretario, bensì quella d' uno dei più 
autorevoli officiali, membro del magistrato supremo delle entrate, 
Nicoletus, cioè Nicolò de' Diversi, persona di sì gran conto che 
Giangaleazzo gli tenne perfino un figliuolo a battesimo (4). Gli 
Anziani di Reggio non ignoravano certamente che il vero autore 
della lettera era Nicolò de' Diversi e che Giangaleazzo non si 
trovava neppure a. Milano, ma a Piacenza; e quindi trovarono 
modo di far sapere a Giangaleazzo che Reggio era ancor tanto 
gravata da non poter tollerare le imposte, per modo che « aliqui 
cives regini detenti erant ocaxione intratarum insuportabilium 
que petehantur dicto comuni » (5). Ben lungi dal mostrarsi adi- 



(i) Archivio di Reggio. Carteggio del Reggimento, i385, ottobre 3i. 

(2) Vedi a p. 5 t., nota i. 

(3) Vedi il documento III. 

(4) Vedi su questo personaggio C. Salutati, Epistolario, ed. No- 
vali, v. II, p. i36 sgg. e aggiungi : Romano, La cartella del notaio Cri- 
stiani, XVII (1393, giugno 24) in q\xesi' Arch., XVI, p. 683. Nota però 
che mentre il Novati trovò menzione di Nicoletto quale magister in- 
tratarum solo nel 1389, molte lettere dell'anno i385, che si trovano 
nell'Archivio di Reggio, relative ad affari di competenza di quel magi- 
strato, portano già la sua segnatura. 

(5) Vedi il documento IV. 



VARIETÀ 403 



rato o dal ripetere quanto era stato detto nella lettera del 21 
novembre, Giangaleazzo invece scrive subito al Reggimento ed 
agli Anziani manifestando tutta la sua meraviglia, sospendendo 
ogni applicazione d'imposte e chiedendo d'urgenza l'invio di due 
ambasciatori alla corte in Piacenza (i). Vanno gli ambasciatori 
ed il 23 dicembre son di ritorno, portando seco una bellissima 
lettera di Giangaleazzo data da Piacenza il giorno antecedente, 
della quale nulla si può immaginare che più contrasti con quella 
partita da Milano il 21 novembre. Con essa infatti, riconoscendo 
l'attuale miseria di Reggio e la passata oppressione, Giangaleazzo 
vanta la bontà del suo governo e dichiara di non voler preten • 
dere dai Reggiani più di quel tanto che i loro ambasciatori ave- 
vano spontaneamente offerto, vale a dire 5oo fiorini al mese (2). 
Crescerà il contributo negli anni avvenire, se il provento dei 
dazi crescerà anch' esso. Frattanto egli dà norme eque e severe 
perchè l' imposta venga distribuita con la maggiore giustizia fra 
cittadini e distrettuali, ricchi e poveri; di nuli' altro si mostra 
preoccupato se non dell' incremento della città e della buona di- 
stribuzione dell'imposta (3). Così Giangaleazzo faceva tutto il 
contrario di quanto altri avevano scritto da Milano il 21 no- 
vembre, sebbene, chi aveva scritta quella lettera fosse autorizzato 
a servirsi del suo nome e del suo sigillo e perfino a minacciare 
i Reggiani colla formola ben nota : « aliter erimus de vobis male 
contentici (4). 

Ora pensiamo che cosa si direbbe di Giangaleazzo se per un 
caso, molto facile a darsi, noi ignorassimo che il 21 novembre 



(i) Vedi il documento IV. 

(2) Ed era proprio vero che avevano ofìerto codesta somma. Lo 
dice il Gazata, cronista reggiano contemporaneo ed autorevolissimo : 
" secundum quod petierunt „ (in R, I. S., XVIIJ, 92 C). 

(3) Vedi docum. V. 

(4) Simili formole ed anche più gravi si scrivevano altre volte in 
assenza del Signore ed in suo nome. Così in una lettera del 14 dicem- 
bre i385 da Milano si legge "sub pena indignationis nostre „, mentre 
Giangaleazzo era a Piacènza. 



404 



V AHlhTÀ 



egli non era a Milano e quindi credessimo che anche la lettera 
del 2 1 fosse veramente sua! Naturalmente si dovrebbe dire che 
il 2 1 novembre aveva in animo di non cedere, il i." dicembre 
senza causa sufficente cominciava a piegare, il 22 si umiliava 
fino ad accettare quel che gli davano; prima licenziava amba- 
sciatori con un rabbuffo, poi li richiamava trattandoli dolcemente. 
Una condotta debole, strana, del tutto contraria a quanto per 
altra via sappiamo di codesto principe: ecco che cosa crederemmo 
di poter osservare. Eppure non ci sarebbe nulla di vero in tutto 
questo, la verità essendo invece che il 21 novembre il magi- 
strato delle entrate aveva fatto l'ufficio snodi finanziere severo, 
dando un rabbuffo ai Reggiani; mentre in dicembre il principe, 
informato abilmente da questi, faceva quello che egli solo aveva 
facoltà di fare, .usava cioè una particolarissima indulgenza e sa- 
crificava le ragioni della finanza a considerazioni di buona poli- 
tica e di pubblica economia (il ripopolamento di Reggio). — E 
se, invece, di tutte le memorie di queste trattative non restasse 
altro che la lettera del 21 novembre ed ignorassimo che non è 
opera sua, allora che cosa non diremmo noi, a torlo, per biasimare 
il duro animo e la fiscalità di Giangaleazzo ? 

Evidentemente dunque la distinzione delle lettere del Signore 
dalle lettere d'ufficio è necessaria. Il futuro repertorio diploma- 
tico visconteo dimostrerà che i documenti datati da Milano in 
assenza del Signore sono in numero straordinario e d'ogni specie. 
Ho già menzionati esempi curiosi di lettere e decreti; aggiungerò 
ancora un esempio, che non sembrerebbe a primo aspetto possi- 
bile: il giorno 8 di gennaio i386, durante la permanenza di Gian- 
galeazzo a Piacenza, una lettera proveniente da Milano imponeva 
perfino nuovi dazi ai Reggiani (i). 

Ma gli esempi fin qui addotti ci provano che due indizi esi- 
stono per determinare se una lettera è veramente del Signore o 
d'un suo officiale: 

a) l'esame del sigillo, 

b) la data del luogo. 

(i) Archivio di Reggio. Carteggio del Reggimento, i386. 



VARIETÀ 40 D 



a) Il sigillo piccolo, secondo la mia opinione, è al tempo di 
Giangaleazzo il sigillo del Signore: le lettere che lo portano, 
sono sue; quelle che non lo portano possono non es- 
sere sue. 

b) Le lettere non datate da Milano sono lettere del Signore; 
le lettere datate da Milano devono sempre mettersi al confronto 
con tutte le lettere ed i decreti del medesimo giorno e giorni 
vicini, a fine di determinare se realmente in quel giorno Gian- 
galeazzo era a Milano. Lettere e decreti dati da Milano, 
senza il conforto d'altri giudizi, non provano che 
Giangaleazzo ivi si trovasse realmente. 

Per valersi con sicurezza del secondo indizio sarebbero dunque 
necessario un Repertorio compiuto ed un Itinerario di Gianga- 
leazzo; ma r Itinerario stesso non tornerà utile se il suo compi- 
latore non terrà conto della difficoltà di determinare quando 
effettivamente Giangaleazzo era a Milano. 

E quando pure sia provato che Giangaleazzo era a Milano, 
ancora non dovrà affermarsi troppo facilmente che un documento 
dato da Milano è propria opera sua; anzi sarà necessario uno 
studio accuratissimo delle attribuzioni e dei diritti dei grandi 
officiali dello Stato per determinare se la lettera è veramente da 
mettere fra quelle che il principe, come dice Giangaleazzo in un 
suo documento sopracitato, « aveva vedute » {visae erunt a no- 
bis) (I). 

F. E. COMANI. 



(1) Altre osservazioni si pubblicheranno nel prossimo fascicolo. 



4o6 



VAKIKTA 



DOCUMENTI 



I. 

ij8j, ottobre 20. Me legnano. 

(Archivio di Reggio E. Carteggio del Reggimento) 

" Dominus Mediolani etc. Comes 
virtùtum Imperialis vicarius generalis. 

Volumus et vobis mandamus, quatenus omnes litteras nostras, que 
sigillo nostro paruo sigillate fuerint obseruetis, ac in omnibus et per 
omnia executioni mandetis ac si sigillate forent sigillo nostro magno 
solito. Exceptis dumtaxat et specialiter reseruatis casibus infrascriptis, 
in quibus eas tales litteras sigillatas nostro paruo sigillo nolumus quod 
obseruetis. Videlicet quod vigore dictarum talium litterarum nulas {sic) 
gentes armigeras recipiatis, nisi sit causa faciendi transitum, et isto 
eciain casu, in tam modica quantitate, quod sine aliquo periculo diete 
nostre Ciuitatis recipi possint. Item quod littere officiorum seu castel- 
laniarum sigillate nostro paruo sigillo non valleant nec vlla eis obe- 
diencia prebeatur. Item quod ipsarum vigore condennationes alique 
seu banna vel processus, de quibus nos graciam facere quoque modo 
contingeret, nullatenus possint vel debeant canzellari, suspendi, vel 
qualitercunque aliter irritari. Item quod alique donationes seu con- 
cessi ones, quas facere nos contingere t, non valleant nec seruentur, 
vigore dictarum talium litterarum nostrarum sigillatarum nostro paruo 
sigillo. Item quod in littigijs causis compromissis, questionibus et sen- 
tencijs, tam preteritis, quam pendentibus, et futuris, vigore talium lit- 
terarum dicto nostro sigillo paruo sigillatarum, nullius possit juribus 
derogari. In reliquis autem quibuscumque casibus, dictas litteras, que 
nostro paruo sigillo, cuius forma presentes sigillantur, sigillate fuerint, 
ad plenum et sine deffectu vUo, seu excusatione seruetis, et seruari 



VARIETÀ 407 



laciatis. Mandantes vobis, ut has nostras litteras in volumine statu- 
torum Ciuitatis nostre Regij registrar! et inseri faciatis. dat. Mele- 
gnani sub nostro paruo sigillo, die xx octubris Mccclxxxv. 

Andriolus. 

Recepta die xxviij oct. 

A tergo : 

Egregijs viris" Potest.iti ef • Capitaneo nostris 
Regij presentibus et futuris 

sul margine a sinistra impronta lasciata dalla cera del sigillo piccolo. 



IL 

I4SI, dicembre 28. Milano. 

(Archivio di Stato in Milano. Carteggio sforzesco). 

111."!= princeps et ex.'^ie domine domine mi singularissime. Ho re- 
cevute le humanissime lettere de la Ex.^»» Vostra per le qualle ella 
scrive de la reformatione de lo ordine de sigillare et signiare et re- 
dure a quello ordine come era al tempo del IlL'^'o S. passato. La qualle 
cessa me piace quanto se possa dire et è molto laudevole secundo bene 
per sua alta prudentia dice la S. V.'^ de servare li ditti ordini né se 
poterla dire meglio. Regratiando infinite volte essa Ex.^ V/^ ove che 
per sua humanità dice non intendere per questo levare a mi prehe- 
minentia ne officio, etc. Questo è per lafiectione qualle essa Ex. «ìa per 
sua gratia più che per mei meriti sempre me ha portato et porta. La 
qualle me studiare de satisfare con uno continuato desiderio de sem- 
pre bene et fidelmente servire. Advisando la sublimità V.'* che per 
questo a mi non se leva preheminentia alcuna, perchè queste talle 
littere comune che tuto el dì se ordeneno per lo Vostro Consilio io 
non le segniava ne sigillava al tempo del prelibato S.'' duca passato, 
ma le sigillava lo Secretario con uno sigillo minore lo quale ha fatto 
bene la Ex.^'« V.''^ seguitando pure quello modo ad dare ali presente 
vostri secretarij fideli et sufficientissimi. Et per chiariri de tutto la 
mente vostra le lettere qualle al tempo de prelibato duca passato se 



4^08 VAKll.TÀ 



sigelavcno del ditto sigillo grande segniate per mi erano solamente 
lettere de gratie, de donatione, de terre, possessione et altre cosse, 
lettere de tutti li officij, et de tuti li castellani, et de luti li contra- 
sìgni se daseveno ali castellani. Queste predicte cosse erano alora ex- 
pedite per mi et per lo ditto Sigillo grande. Et non le altre lettere 
predicte comune de le qualle bora scrive la S. V."^* le qualle me bi- 
sogniato sigillare a mi nel tempo vostro non siando qui altro sigillo 
apresso al Secretarlo. De quelle altre predicte de gratie, de ofbcij, do- 
natione, etc. da poi cbe la Ex.»»» V.'^ me dedde sigillo mai non me nò 
presentata alcuna per sigillare, et per consequente non le bo sigillate ma 
se me serano portate le expedirò sempre secondo scrive la Ex.»'» V.'^''* 
Non me siande anchora portate non me sera però per questo tolta 
preheminentia alcuna, comò quello che de lettere cbe io expedisso al 
tempo del prelibato duca passato ne al tempo de la Ex.tia Vostra mai 
ne guadagniasse uno' solo dinaro, né intendo de guadagniarne. Ma a 
mi è stato assai sempre et cussi voglio sia per lo presente et per lo 
aveniri de fare el debito et bonore mio. Dat. Mediolani die xviiij de- 
cembris Mcccc°l primo. 
Ejusdem Vestre 



devotissimiis servitor Laxzalotus de Crottis. 



.... principi ac ex.mo domino domino meo 
.... arissimo domino Duci Mediolani etc. 
Anglerieque Corniti ac Cremone domino etc. 

Cito, Cito quia prò re 

.... anti. 



III. 

ij8j, novembre 21, Milano. 
(Archivio di Reggio. Registro anziani, i385-89,, carta io t.^. 

•• Dominus Mediolani etc. Comes virtutum 
Imperialis zicaritis generalis. 

Recepimus literas vestras responsiuas ad nostras, super facto pro- 
uisionis adbibende per vos, per quam ad expensam ordinariam incum- 



VARIETÀ 409 



bentem comuni nostro Regij, per viam daciorum imponendorum a 
kallendis Januarij proxime futuri inantea suppleatur. Notauimusque di- 
ligenter friuolas excusationes aligatas in illis, per quas concludere nissi 
[invece di nisi) estis, quod illi floreni sexcenliseptuagintanouem, quos 
capit expensa incumbens ipsi nostre ciuitati vllo modo recuperari non 
possent, sine consumptione ciuitatis de qua quidem parte (?) quam 
videmini magis agrauari, fuimus et sumus granditer admirati, maxime 
considerato quod si fuissetis diligentes Interpretatores predictarum lite- 
rarum nostrarum,et ad ipsas passi fuissetis extendi iuste considerationis 
intellectum, profecto non accessissetis ad responsionem tam inanem. 
Nam sicut iamdicte nostre litere difusa naratione continebant, conside- 
rauimus statum diete nostre ciuitatis, et quicquid predictarum vestrarum 
literarum expressio substantialiter denotauit, et ad illa respectum ha- 
bentes curialiter(i) pertransiuimus in distributione expensarum, de qui- 
bus ipse nostre litere mentionem faciebant, et de quibus nullam portio- 
nem vobis atribui voluimus, contenti solum, quod ad expensam comuni 
diete nostre ciuitatis incombentem, et ad nihil aliud, per ipsum nostrum 
comune suppleretur. Circa quam expensam difficultatem obicere, eru- 
bescere deberetis, atenta multitudine nobis incumbentium expensarum, 
eciam considerato quod non est tam minima terra, nedum ciuitas quan- 
tumcunque sit status deterioris, que nostris in hac parte requisitio- 
nibus contradixerit. Et propterea non obstantibus rationibus tam per 
ipsas vestras literas, quam per Gabriellem de Tintis anbasiatorem [sic) 
vestrum alegatis, detis ordinem et effectualiter faciatis quod ipse nostre 
litere sortiantur effectum suum, quia sic est nostre intentionis, et vo- 
lumus omni difficultatis obstaculo sublato. Aliter erimus de vobis male 
contenti. Dat. Mediolani. die xxj. nouembris. Mccclxxxv. 



NlCOLETUS. 

Ancianis Ciuitatis nostre Regij. 



(i) Riferendolo ad haoentes vale quanto diligenter, riferendolo 2l per- 
transiuimus vale quanto humaniter. Cfr. Ducange, ed. Favre (Niort, 1883), 
ad voc. Curialis, 4. 



410 



VARIKTA 



IV. 

ijSj, dicembre i. Piacenza, 
{ili supra, carta io t.). 

Dominus Medio/ani etc. Comes 
virtittttm, Imperialis vicariits generalis. 

Inteleximus aliquos ciues nostros reginos detentos esse ocaxione 
Intratarum insuportabilium que petuntur dicto nostro comuni de quo 
plurimum admiramur, cum nostre non fuerit intentionis neque sit, 
quod comune nostrum Regij prò predictis intolerabiliter agrauetur, 
sed solummodo respondeat de eo quod sibi possibile sit, utque con- 
ueniens prò manutenendo statum nostrum et ipsius nostri comunis. 
Et propterea volumus et vobis mandamus quatenus si qui ex nostris 
ciuibus reginis sint Ibrtasse dieta ocaxione detenti, ipsos relaxari sta- 
tim libere laciatis, quodque ad nos indilate placentiam transmittatis 
duos discretos Ambasiatores instructos piene de omnibus condicioni- 
bus et intratis dicti nostri comunis, cum quibus conferre et conue- 
nientem ordinem capere valeamus non permitentes interim circa fac- 
tum dictarum intratarum aliquam nouitatem fieri quousque super hoc 
aliud a nobis receperitis in mandatis. Dat. placentie. die primo decem- 
bris M°ccclxxxv. 

Pasquinus. 



Nobilibus viris" potestati Capitaneo" Refferendario et" sapientibus 
nostris regij. 



VARIETÀ 



411 



ij^Sf Dicembre 22. Piacenza, 
{ili siipra a carta 12 r.^'). 

Dominits Mediolani eie. Comes vìrìttimn 
Imperialis vicarius generalis. 

lUud circa quod, principaliter et super cuncta tota nostra uersatur 
intentio est, quod ciuitates et terre nostre taliter in omnibus regulen- 
tur specialiter in facto intractarum daciorum et gabelarum quod re- 
spondendo camere nostre, de quantitate suportabili, dietim sub nostro 
dominio, prestante largitore bonorum omnium, personarum pluralitate 
et diuiciarum copijs augmententur. Eatenus non ignari quod eo regina 
nostra ciuitas malori eget tauore et beneficio gracie nostre quo pre 
ceteris oppressa, quasi usque ad extremam depopulacionem fuit, mul- 
tis jam temporibus retroactis, contenti sumus quod comune nostrum 
regij, a kalendis Januarij proxime futuri in antea, respondeat camere 
nostre de salario et prouisione florenorum quingentorum dumtaxat 
singulo mense, quam" Ambaxiatores vestri qui ad nostrum fuere con- 
spectum, nobis prò parte dicti nostri comunis voluntate spontanea ob- 
tulerunt, affirmantes dictum comune nostrum ex solutione pretaxate 
quantitatis in aliquo non granari, ciuitatemque nostrani cum eius di- 
strictu suscepturam dietim adeo grande, ac euidens incrementum, quod 
illamet dacia que nunc in nostra ciuitate, et districtu, ponentur suc- 
cessiuis multiplicabuntur annis per modum quod crescentibus dacijs 
ipsis, crescet eciam de anno in annum, salarium nostrum, absque uUa 
prorsus oppressione, uel difficultate ciuitatis nostre predicte. Veruni 
quia in mente nostra firmauimus, quod in ciuitatibus et terris nostris, 
nulla in futuro imponantur nona dacia, vel illa que hoc anno impo- 
sita fuerint, agrauentur, quia omnis innouatio, que fieret quantum- 
cumque parua causa esset faciendi quod** ciues nostri regini, dispersi 
per alienas terras, repatriare omniitterent uel difierent (i). Volumus, 



(t) Probabilmente 1' originale diceva differrent. 

Arch. Stor. Lomb, — Anno XXVII. — Fase. XXVI. 



413 



VARIETÀ 



et vobis mandamus, quatcnus diligentissimc circumspectis omnibus, 
aduertatis quod prò recuperatione dicti nostri salarij dacia imponan- 
tur, qua" mangnis (s/V)" mediocribus et" paruis, ac" ciuibus et" distric- 
tualibus diete nostre ciuitatis, magia comunia magisque supportabilia, 
ot minus inditferenter omnibus sint exosa, et que multiplicante bono 
statu ipsius nostre ciuitatis, taliter augmententur, quod salarium no- 
strum augmentetur, de anno in annum, absque eo quod prò manu- 
tentione mangna et sumptuosa status nostri, et ilesa conseruatione uc- 
strum, et aliorum nostrorum" subditorum causam habeamus comune 
nostrum reginum, contra fixum conceptum nostrum aliqualiter agra- 
uandi, scientes quod illuc aliquos ex nostris, notabiles solempnesque 
viros informaturos se, relacturosque nobis, utrum in ponendo dieta da- 
cia, equalitatem seruaueritis, et adimpleueritis quod mandamus an ne, 
int'allibilitertransniitemus;reuocaturis vestrisdampno et expensis, quic 
quid inequalitatis et contra hanc nostram intentionem compererimus 
uos fecisse. dat. placentie. xxij decembris M'^ccclxxxv. 

Pasquinus. 

Nobili (i) et prudentibus viris" Potestati" Referendario" Ancianis, 
et comuni nostro Regij. 

Presentata per" Ambaxiatores die xxiij decembris. 



(i) Questo titolo spetta al solo podestà e perciò è al singolare. 



VARIETÀ 41 



Un organo a Cremona nel 144fl. 

Alla nostra memoria « Musici alla corte desìi Sforza » com- 
parsa nel 1887 in questo Archivio potremmo fin d'ora far seguire 
una assai copiosa ed interessante appendice. Ma sarà per un'altra 
occasione e forse per un totale rifacimento del lavoro. Ci soffer- 
miamo oggi invece alla comunicazione di un documento di ca- 
pitale importanza per la storia degli organi in Lombardia nella 
prima metà del quattrocento (i). 

Trattasi dei patti concordati addì 16 ottobre 1441 (2) fra il Com- 
mendatore di S. Antonio Daniata e maestro Matteo d'Allemagna, 
organista, per la costruzione di un organo per la chiesa di S. An- 
tonio in Cremona (3). Per l' interesse artistico che offrono, si ripro- 
ducono in extenso, avvertendo che ad essi va compiegato, in ar- 
chivio , il disegno originale dell'organo costruendo (4). Se ne ag- 



(1) Di una vertenza tra Martino de' Sercondi da Concorezzo, pro- 
fesso umiliato a S. Calimero di Milano, ed Egidio di Bruges, musico 
fiammingo in Pavia ed in Venezia, per la vendita abusiva di un or- 
gano nell'a. 1379, cfr. un nostro documento in Arch. Stor. Lomb., 1895, 
li, 343. — Dell' organo fabbricato nel 1473 per la corte sforzesca da 
Isacco, figlio di Giovanni Argiropulo, ha rinfrescata la memoria, con 
nuovi documenti, il consocio d/ A. Cappelli {Ardi. Stor. Lomb., XVIII, 
1891, p. 171). Ancor per la storia degli organi provveduti alla corte 
sforzesca da Pasino degli Eustachi nel 1466 e da Marchesino Stanga 
nel 1492 (fattura dell' organaro bernese Lieb), cfr. i documenti editi in 
Boll. Stor. Pavese, I, 1893, p. 97 e Boll. Stor. Sviz;s. Jtal., 1891, p. 55. 
A Marchesino deve il suo primo organo (1490) la chiesa delle Grazie 
di Milano {Arch. Stor. Lomb., 1879, p. 225). 

{2) Arch. di Stato di Milano. Fondo di religione: Cremona: Con- 
venti: S. Antonio Daniata OO. VV. — Ce li segnalò per primo il 
defunto archivista Reina, che volle anche favorirci copia del docu- 
mento e del di-segno annesso. 

(3) Per l'ospedale e la chiesa di S. Antonio, cfr. Novati, / Codici 
Trotti-Trivuhio (in Giornale storico, IX, fase. 25-26, p. 143 segg.). 

(4) Il disegno è di sicuro d' egual epoca. E colorato anche sì, ciò 
che lo rende maggiormente prezioso: pure, certe tinte di colori pò- 



414 



VA in ITA 



giunge qui la riproduzione comechè del disegno forse il più an- 
tico che da noi si conosca di organi medioevali : unico fra quelli 
lombardi del tempo (5). 

Tra i diversi organari tedeschi, da noi ricordati nella prece- 
dente nostra memoria, e ne citammo taluni insigni, quali ad es. Ber- 
nardo d'Allcmagna che operò in S. Ambrogio e nel Duomo di 
Milano negli anni 1457-63(6), non figura questo Matteo d'Alle- 
magna, di certo un valente artefice, a giudicarlo dal fatto che da 
Mantova, ove di quel tempo sembra dimorasse, si chiamava appo- 
sitamente a Cremona. 

Ma ecco i patti stabiliti : 

MCCCCXLI die XVI Ociobris. 

Questi sono li patti entro messer lo comandador da Cremona da una 
parte e magistro Matheo da la Magna organista da l'altra videlicet. 

Primo chel dito magistro Matheo sia tegnuto e obligato a far uno 
organo al dito messer lo comandador (za in casa soa) bono e perfe- 
tamente e poUidamente e zentilmente lavorato intanto quanto se possa 
pensare e fare, la cassa del quale sia longa braza III e 3, e le cane 
mazore sia longe secundo la debita proportione e al quanto più longe 
secundo che piasarà al dito messer lo comandator e che lalteza de 
dito organo compensando el pè cum la cassa sia braza Vili a la me- 
sura del brazo da Cremona. 

Item chel dito organo sia perfetissimo e de perfetissima sonori- 
tade e suavitade e de quanta perfectione se pò dire al juditio de II 
over III magistri che se intendon bene de simili instrumenti, e in caso 



trebberò far credere che il foglio sia stato colorito alquanto tempo 
dopo, forse nel cinquecento nella ricorrenza d' un ristauro dell' or- 
gano. Ad ogni modo il disegno a penna è del quattrocento. 

(5) Non facciamo citazioni di affreschi o di quadri. La silografia 
di un organo del quattrocento è sul frontispizio della Theorica Musi- 
cae del Gaffuri (Milano, 1496). Del celebre musico lodigiano diremo 
forse presto in altro periodico. 

(6) Che costruisse l'organo di S. Ambrogio provammo in Ardi. 
Stor. Lomh., 1898, p. 212. 



VARIETÀ 



4'^ 




^U, \AKU.IV 

elici sia lodato e aprovato per quelli magistri electi comunamente, el 
dito comandator sia tegnuto de acetarlo e tegnirlo. Ma in caso ciiel 
non l'osse così bono e si fato ne laza uno altro si fatto el dito magi- 
-tic o\cr reconza questo per modo chel habia le conditione scrite de 
sopra. 

Item chel dito magistro Matheo sia tegnuto a fare el dito organo 
conipidamente cum tute le soe penditie a tute soe spese. Salvo chel 
dito coriiandator ie debia dare la habitatione in casa soa, e farge le 
spese de mangiar e de bever conventualmente e segundo che è usanza 
in questa casa de Sancto Antonio. 

Item chel sia tegnuto a fare el dito organo tuto ala moderna, cum 
le soe apenditie e chel habia Tasti XXVII fornidi di soy semitoni. 
Segundo el disegno portado da mantua. 

Item chel dito magistro Matheo sia tegnuto a fare larmario bello 
e bono, zoè merlato e depento per lo dito organo. 

Item chel dito magistro Matheo statim et incontinenti debia co- 
menzare la opera del dito organo e continuarla fin a tanto che la sia 
compita del tuto e non possa ni debia fare alguna altra opera. 

Item che passadi alcuni mesi da pò chel dito organo sarà fato, el 
dito magistro ad ogni requesta del comandator sia tegnuto e obligato 
de vegnir a temperare e reformare el dito organo. 

Item chel dito comandator al dito magistro Matheo fato chel ba- 
vera el predito organo ay modi sopra scriti, sia tegauto de dare per 
so pagamento e mercede ducati LXX de boro e in caso che dito mai- 
stro fazando la opera havesse besogna de deneri per pagare e com- 
prare quello che sera necessario per lo dito organo, el dito coman- 
dator li debia sborsare e sirano possa computati in la summa pre- 
dita, et etc. 

Acta et conclusa fuerunt pacta suprascripta Inter partes antedictas 
die et millesimo suprascripto presentibus Egregio utriusque doctore 
domino luca de vernacijs, dom. Andrea de Cipellis Monacho Sancti 
Thome Cremone et fratre David de uspinelis (i) Ordinis Sancti Anto- 
ni] viennensis. 

MCCCCXLII die Vili Aprilis. Solvi manus suprascripto Magistro 
Matheo prò opere organi suprascripti Due. LXX. aurj. 



(i) Per gli Uspinelli, cfr. Novati, /oc. cìt., p. 145 segg. 



VARIETÀ 417 



La chiusa del documento prova che l'organo venne realmente 
fabbricato e, con piena soddisfazione del committente, pagato ai 
9 aprile 1442 nei convenuti ducati 70 d'oro. Ma qual fine toccò 
all'organo medesimo? durò a lungo? subì presto dei restauri? 
le storie cremonesi, almeno quelle da noi consultate, non ce lo 
seppero dire (2). 



E. MOTT. 



(2) Per Carlo Maineri eccellente organista e miniatore in Cremona 
nel 1471, cfr. Ardi. Stor. Lomb., Il, 1894, p. 5oi. Per l'organo della 
cattedrale cremonese, cfr. i lavori del Lucchini (Casalmaggiore, 1887) 
e del Sacchi [Gazzetta Musicale, 1897). 



BIBLIOGRAFIA 



KiENER Fritz. — Vcrfassimgsgeschichte der Provence seit dcr Ostgo- 
ilicnhcrrschaft bis zur Errichtung der Konsulate. — In-8 , Leip- 
zig, 1900. 

Neir esporre la storia costituzionale della Provenza, il Kiener 
prende le mosse dalla dominazione ostrogota. Nel 5io, a suo giudizio, 
Teodorico avrebbe ottenuta dai Visigoti la striscia di terra eh' essi 
possedevano lungo il Mediterraneo dalle Alpi ai Pirenei, quale com- 
penso per l'aiuto da lui prestato alla nazione sorella, allorché, caduto 
il re Alarico II a Vouglè, Franchi e Burgundi ne avevano invaso il 
paese. 

Alcuni hanno supposto che sino al Rodano Teodorico governasse 
in nome proprio; al di là, come in Ispagna, quale tutore del nipote 
Amalarico, figlio di Alarico. L'A., seguendo Procopio, stima invece che 
il littorale gallico al di là del Rodano sia stato reso dagli Ostrogoti 
ai Visigoti solo dopo la morte di Teodorico. 

L'ordinamento della Provenza sotto gli Ostrogoti è simile a quello 
dell' Italia. L' amministrazione civile è affidata ai Romani, il governo 
delle milizie ai Goti. Da un lato, il prefetto del pretorio e il vicario; 
dall'altro, i comites. Così il Kiener, che in ciò d'altronde non si allon- 
tana dalle idee più generalmente accettate. 

Nel 536 Vitige cede ai Merovingi il paese fra il Rodano, la Du- 
rance, le Alpi ed il mare, ossidi Ì2i provincia Ga/lia^ ostrogota. 11 nome 
di Provincia, conservato poi dai Franchi alla regione, si estese verso 
la fine del settimo secolo ad un territorio più vasto. Il Kiener studia 
qui diligentemente quali fossero gli elementi etnici della popolazione, 
quali le condizioni economiche della città e delle campagne, quali le 
ragioni del precoce svolgimento del sistema feudale. Reggeva l'intiera 
regione un patricius, il cui ufficio è considerato dall'A. come una ma- 
gistratura affatto sui generis; da lui dipendevano dei viccdomini, uno 



BIBLIOGRAFIA 419 



probabilmente per ciascuno dei pagi o cantoni in cui il paese era 
diviso. 

Nel corso dell' ottavo e del nono secolo la Provenza tu assimilata 
al resto della Francia. La procedura germanica sostituì la romana, la 
dignità comitale il patriziato. Il paese fu prima diviso in più contee ; 
più tardi queste furono riunite in una sola, il che rese necessaria l'isti- 
tuzione dei vicecomites. Entrata a far parte del regno di Borgogna, ed 
in età posteriore dell' impero romano-germanico, la regione conservò 
pur tuttavia un ordinamento proprio ed un peculiare carattere. — 
Per questo periodo pure il Kiener non si limita alle sole ricerche di 
diritto costituzionale ; ma studia la vita pubblica sotto tutti i suoi mol- 
teplici aspetti. Di singolare interesse, anche per la possibilità di raf- 
fronti colle cose italiane, sono le molte pagine dedicate alla complessa 
evoluzione del feudalismo, agevolata in Provenza da circostanze spe- 
ciali. La classe dei guerrieri, vincitrice degli esterni nemici ed in modo 
speciale degli infesti Saraceni, riuscì a conquistaffe per sé sola la ric- 
chezza ed il potere : ed elevatasi così al di sopra d'ogni ordine sociale 
e d'ogni materiale angustia, potè dare alla sua vita un senso più alto, 
potè crearsi ideali raffinati. Per la prima volta allora, dacché l'antica 
civiltà era tramontata, sorse una nuova cultura, ristretta, se si vuole, 
ma originale. La cavalleria provenzale arricchì anzi l'Occidente d'un 
prezioso concetto; 1' amore considerato come passione, la dama pareg- 
giata al signore feudale e fatta oggetto di trepido omaggio. 

Ma il feudalismo aveva distrutta ogni forte organizzazione, abban- 
donando il paese agli orrori dell' interna anarchia e d' una guerra con- 
tinua. Il bisogno d'ordine e di pace indusse allora le popolazioni delle 
città a crearsi esse stesse un nuovo organamento. Le varie classi s'ac- 
cordarono; i cittadini giurarono l'alleanza, e, sull'esempio certamente 
dei comuni italiani, si scelsero dei capi col nome di consoli. La prima 
menzione di questi si ha a Marsiglia nel 1128; le città italiane ave- 
vano cioè precedute le provenzali d'una quarantina d'anni airincirca. 
La somiglianza fra i comuni dell' uno e . dell' altro paese non è però 
grande; in questi ed in quelli si hanno i consoli ed il consiglio gene- 
rale ; ma se appena si entra nello studio delle particolarità, si avver- 
tono le differenze. Il consolato provenzale infatti ha minore potere ed 
organizzazione più semplice che quello delle città nostre. 

Era desso una creazione nuova ? L'A. risponde affermativamente, 
perocché per l'età anteriore non si rinviene traccia alcuna di una 
qualsiasi unità cittadina. 



^20 niBI.lOGKAHA 



Il nuovo istituto si diffuse rapidamente nella Provenza, non solo 
pel generale desiderio di tranquillità e pel consueto spirito di imita- 
zione; ma anche per condizioni economiche, per gioiti interessi, che 
esigevano tutela. Dapprima i comuni curarono l'amministrazione in- 
terna, la giustizia, la difesa; più tardi si occuparono pure della do- 
gana e del mercato. Non tutti però ebbero uguali competenze ed at- 
tribuzioni ; i più non ottennero l' indipendenza piena e rimasero, per 
così dire, a mezza strada. Anche le repubbliche, che riuscirono a con- 
quistarsi i poteri sovrani, ebbero una vita assai agitata e turbolenta, 
e finirono col cedere alle forze superiori di Carlo d'Angiò. 

L'A. studia in particolare l'evoluzione di ciascuna città. Di Nizza 
si occupa, sulla scorta di Cais de Pierlas, a pp. 221-226. Notevoli gli 
accenni ai rapporti commerciali con Pisa (p. 224) ed a qualche affi- 
nità coi comuni lombardi nell'amministrazione della giustizia (p. 226). 

Il Kiener si è valso largamente così dei materiali già editi, come 
di quelli, che gli fornirono le biblioteche e gli archivi di Provenza e 
di Lione. Anche le non poche notizie che già si possedevano, ma che 
troppo erano disperse, acquistano nuova importanza, coordinate, come 
or sono, in una esposizione sistematica e veramente organica. L'opera 
non può quindi riuscire che di grande utilità. 



Giovanni Seregni. 



Bernicoli Silvio. — Governi di Ravenna e di Romagna dalla fine del 
secolo XII alla fine del secolo XIX. Tavole di cronologia (Conti, 
rettori, legati e presidi della Romagna ; podestà, vicari e giudici 
loro, governatori, legati, vice-legati, prefetti di Ravenna ; podestà 
di alcuni altri luoghi d' Italia. — In-4. Ravenna, tip. e lit. Rave- 
gnana, 1898. 

L'autore, vice-bibliotecario della Classense, ci offre in queste sue 
tavole cronologiche un esempio di quel che s i dovrebbe attivare per 
la serie dei consoli, podestà, ecc., di Milano e di Lombardia — tut- 
tora mancante al completo, malgrado le liste date dal Giulini e le 
aggiunte di altri, comprese quelle utilissime del sac. dottor Ratti nel 
nostro Archivio (1895, p. 363 segg.). Caviamone i nomi, in ordine ben 
inteso cronologico, dei Lombardi che nella Romagna ed in Ravenna 
tennero di tali cariche : 



BIBLIOGRAFIA 42 I 



Romagna. : — 1221. Gotiifredo di Biandraie, rettore di Romagna 
per Federico II Imperatore. — i2jj. Carnevale de' Giorgi di Pavia, 
conte e rettore pej: Federico II. — IJ02. Uberto Noti milanese, giu- 
dice generale. — J^joj. Teobaldo Br usati di Brescia, conte e rettore 
di Romagna per Benedetto XI. — Giacomo Br usati, vicario. — iJSJ' 
Rizzardo de Gaffari di Mantova, marescalco. — 1J12. Sigismondo Gon- 
zaga, legato di Bologna e di Ravenna e vicario del Papa in Roma- 
gna. — ijóo e is^j. Carlo Borromeo milanese, card, legato di Bologna 
e di Romagna. — iJ^J- Girolamo Federici di Treviglio, vescovo di Mar- 
turano, vice-legato o presidente. — ijj6. Francesco Sangiorgio de' conti 
di Biandrate, presidente. — //<?<?. Giulio Schiaffinati milanese, idem. — 
IS9J. Fr. Sangiorgio de' conti di Biandrate, vescovo d'Aqui, idem. — 
JjpS. Lo stesso, cardinale di S. Clemente, legato. — Marsiglio Lan- 
driani milanese, vescovo di Vigevano, presidente. — 162J. Girolamo 
Vidoni cremonese, idem. — 16 j']. Conte Onorato Visconti milanese, 
arcivescovo di Larissa, idem. — 1640. Pietro Vidoni, cremonese, vice- 
legato. — i^Sl' Giberto card. Borromeo, legato (aggregato alla nobiltà 
ravennate nel 1660). — j6-j6. Giov. Antonio Secco-Borella milanese, 
A ice-legato. — 168 1. M. Giorgio Barni di Lodi, idem (aggregato alla no- 
biltà ravennate nel i685). — 16^4 ^97^ Giulio Resta milanese, vice- 
legato. — 170J. Girolamo Are/unto milanese, vice-legato. — iyo6. Gae- 
tano Stampa, idem. — ^7j8. Antonio Biglia, idem. — ^7^6. Gian Fran- 
cesco Stoppani milanese, legato (nobile ravennate nel 1757). — 1761. 
Ignazio Michele card. Crivelli milanese, legato. — 1769. Vitaliano Bor- 
romeo, card, legato. — ^770. Gio. Filippo G aliar ati-Sc otti, vice-legato. 

— 1776. Giovanni Caccia-Piatti novarese, vice-legato. — i77^- Luigi 
card. Valenti Gonzaga di Mantova, legato. — 1795- Antonio card. Du- 
gnani milanese, legato. 

Ravenna. — 11 97- Giovanni da Crema, giudice del podestà. — 
1206. Guido da Pirovano, podestà. — 1207. Uguccio da Cremona, idem. 

— 1210, Guazzone, cremonese, idem. — 1219. Riniero da Mantova, vi- 
cario. — 1222. Gallino d'Alliate, podestà. — 122^ e 1229. Sozzo Col- 
leoni, idem. — i2S4> Azzo da Pirovano, idem. Bartol. da Mantova, giu- 
dice. — 1289. Sinibaldo Gabbi di Pavia, giudice e assessore. — 1J04. 
Dandino de Nupciis da Cremona, giudice e assessore. — ijii. Raimon- 
dino Algisi da Cremona, giudice. — 132S' Corrado da Milano, giudice 
e assessore. — 1J26. Bartolomeo Verdelli da Cremona, idem. — 1330. 
Criovanni da Caudino di Crema, idem. — 133 1' Daniele de' Paterni di 



^22 BIBLIOGRAFIA 



Lodi, idem. — 1342. Egidio da Pavia, giudice e vicario. — ij4t. Viti- 
cijiiiurra Ansoldi di Cremona, idem. — 147 7' Giacomo Soardi di Ber- 
gam(>, giudice al criminale. — ijoó, Gio. Ballista Fenaroli di Brescia, 
vicario e assessore. — ///J. Bernardino Tigliardini di Brescia, pode- 
stà. — ij2j. Carlo da Villanova di Mantova, governatore. Uditore: 
G. B. Scapoli da Mantova. — ij2j. Tideo Gadio, mantovano, podestà. 
— IS42. Trivulzio Gualtieri d' Orvieto, podestà. — iJSS- Bartolomeo 
Griffìo da Salò, podestà. — 15^4. Giulio Ungaresi di Milano, vice-go- 
vernatore. — Gio. Battista Aresi d\ Milano, governatore. — Giulio Gal- 
biati, idem. — ij6S. Giov. Maria Brugnoli di Pavia, governatore. — 
JJQI. Orazio Mainoldi di Cremona, governatore. — i62y. Vignato Vi- 
gnati, vice-governatore. 

In un' "Appendice,, che offre i nomi di podestà di altri luoghi, 
menzionati nei documenti sui quali sono stati compilati i regesti dal 
Bernicoli si notano un Filippus de Ardiciis de Viglevano, leg., doct. vi- 
cario di Belluno nel 1422; un Bonacursus de Sorixina, podestà di Bo- 
logna nel 1257; ^^^'^ Pompilius de Pretis de Ravenna, judex podestatis, 
di Brescia ; un Coradus de Snrexina podestà di Faenza nel i256 ; un 
Io. Bapt. Fachinus de Manina, vicario di Ferrara nel 1609; un Bernar- 
dimis de Polenta, podestà di Milano nel 1290, col suo giudice ed as- 
sessore Johannes de Pergolinis. 



E. M. 



Majocchi Rodolfo. — Catelano Cristiani notaio visconteo. Ricerche bio- 
grafiche. — Pavia, Artigianelli, 1900, pp. 64 in-8 

La vita del notaio Catelano Cristiani non è ancora tessuta, e TA. 
con questo suo modesto e utilissimo lavoretto vuole preparare la 
materia al futuro biografo. " Questo mio lavoro, dice egli stesso (p. 4), 
non ha la pretesa di esporre fatti e circostanze straordinarie; bensì 
segue minutamente lo svolgersi della vita privata del famoso notaio, 
facendo conoscere le origini della sua famiglia, i suoi due matrimoni, 
la numerosa figliuolanza, gli onori e le cariche, il continuo accresci- 
mento del patrimonio e in fine il suo testamento „. Vuole insomma 
completare con notizie intime e meno note le importantissime già 
date dal. prof. Giacinto Romano, ch^ nei molti suoi lavori sui Visconti 



BIBLIOGRAFIA 423 



mette in luce la grande importanza di questo notaio, i cui atti sono 
certamente la principale fonte storica viscontea. Le pazienti e nume- 
rosissime ricerche del prof. Majocchi nel Museo Civico di Storia Patria 
di Pavia, neW Archivio notarile, nelle Schede del nob. sig. Carlo Marozzi, 
benemerito e infaticato ricercatore di notizie e documenti genealogici, 
nelle Schede Uditesi di Girolamo Bossi, nelle Pergamene Cristiani del 
Seminario di Pavia, in manoscritti deìV Archivio Vecchio Comunale e 
dell' Università di Pavia, hanno dato una buona messe di notizie, che, 
insieme con quelle già pubblicate, e dall'autore insieme raccolte, per- 
mettono di abbracciare tutta la vita del notaio visconteo. 

Dopo aver accennato ai possessi della famiglia Cristiani, aggiun- 
gendo qualche particolare a ciò che già aveva detto il Romano, passa 
a parlare degli antenati, di cui però non riesce a dare la genealogia, 
riportando interi o in parte documenti che servono a meglio chiarire 
la esposizione. Induce con probabilità che Catelano con altri tre fra- 
telli, Agostina, Antonio e Giacomo, sia nato da un Franceschino, 
giurisperito e figlio di un Tedisio; non già da un PYanceschino, notaio, 
e figlio di Rodolfo. Prova con atti che Catelano rogò prima del 1884, 
e ne segue poi passo passo 1' attività notarile per gli anni i385 e i386. 
Intorno alla fine dell' 86 o sul principio dell' 87 pensa che entrasse 
come notaio al servizio visconteo, e riporta a conferma di ciò un giu- 
ramento di fedeltà della città di Asti al Conte di Virtù, rogato dal 
Cristiani. L'anno 1887 Catelano eredita insieme coi fratelli una terza 
parte dei beni di un suo parente, il notaio Tomaino Mangano, ed entra 
sempre più nella fiducia del Visconti che gli affida delicati incarichi 
e gli concede privilegi ed esenzioni da tasse. Nel 1898 il Cristiani ot- 
tiene la cittadinanza milanese insieme con tutti i suoi parenti, ed 
entra nella Commissione per la revisione degli Statuti di Pavia. 

L'A. lo segue per gli anni 1894-1401 in molti atti di compera, af- 
fitto di beni e di case, di eredità, di investiture, ecc. Il 1402, anno della 
morte di G. Galeazzo Visconti, il M., appoggiandosi ad una attesta- 
zione di Gerolamo Bossi , congettura non essere impossibile che il 
Cristiani rogasse il testamento del duca. 

Dal 1402 pare che le cose volgessero amale per il Cristiani, che 
abbandonò anche l'ufficio di notaio ducale; ma nel 1412, Filippo 
M. Visconti lo prese di nuovo sotto la sua protezione, concedendogli 
favori e varie immunità, tra le quali una per i dieci figli che erano: 
Marietta, Giovanna, Parmina, Giovanni, Antonio, Francesco, Michele, 
Luigi, Tedisio e Nicola. 



424 BlBMOGnAFlA 



Poche notizie in seguito, tranne la eredità dal fratello Antonio di 
beni della campagna di Milano, di Berbenno e di Montagna in Valtel- 
lina nel '17 e la esenzione di alcune tasse, ecc. nel '27 e nel '3o. Circa 
il 1482 chiuse la abbastanza lunga sua vita (era nato circa il i356), e 
nel testamento, eccetto alcuni legati alle figlie e a chiese, ripartì Ira i 
cinque maschi rimastigli, Giovanni, Francesco, Luigi, Tedisio e Ni- 
cola, i suoi beni, che un altro documento riportato dal Majocchi ci 
dice essere stati molti e dispersi nella Campagna di Pavia, a Torre 
del Mangano, a S. Martino Siconiario, a Casteggio, a Robecco, a Chi- 
gnolo, a Caselle, a Cava, a Castel Lanibro, ecc. Finisce il lavoro con 
un atto enumerante mobili e vesti che potranno servire allo stu- 
dioso della storia del costume. 



Ettore Galli. 



Mariani Mariano. — Vita Univer sitar la Pavese nel secolo XV. —-Pavia, 
Tip. Artigianelli, 1899. pp. 141 in-i6. 

Sono quattro conferenze che l' A. tenne all' Associazione degli 
Impiegati Civili a Pavia. La prima tratta dell' amore e delle cure che 
i duchi ebbero sempre per mantenere e far fiorire lo Studio; la se- 
conda concerne le relazioni tra Pavesi e Università, e la nomina dei 
professori; la terza spiega l'ordinamento dello Studio; la quarta ri- 
guarda gli stipendi dei professori e gli studenti. 

Le notizie sono desunte da alcuni volumi manoscritti del Museo 
Civico di Storia Patria di Pavia, contenenti trascrizioni di originali o 
di copie autentiche di documenti che riguardano l'Università. 

L'autore dimostra come i vari duchi si compiacessero del loro 
Studio di Pavia, e si adoperassero per accrescerne il lustro con pro- 
fessori insigni e con studenti che richiamavano per mezzo di faci- 
litazioni, esenzioni e privilegi. Commenta in proposito una Supplica 
di rettori e professori indirizzata al duca il 28 maggio 1402 da Piacenza, 
dove tre anni prima si era trasferito lo Studio per causa della peste. 
Tra le varie domande che vi si leggono, curiosa e degna di essere 
studiata e illustrata con le condizioni economiche e sociali di Pavia 
a quel tempo, è la domanda che fossero fissate 3oo case da affittarsi 
esclusivamente a professori e studenti ad un prezzo non superiore al 
quattro o al cinque per cento del valore delle case stesse. 



BIBLIOGRAFIA 435 



Con molti documenti l'A. la vedere con quale rigore il duca esi- 
gesse da professori e da studenti l'esatta osservanza dei loro doveri. 
Per questo incaricava i bidelli di vigilare l'opera dei professori, vie- 
tava agli studenti il cambiamento di Università, e concedeva loro 
esenzioni ed immunità che spesso suscitarono malumori nella citta- 
dinanza. 

I Pavesi però furono sempre gelosi custodi della integrità e con- 
servazione della loro Università; e spesso fecero istanze presso il 
duca perchè o con aumenti di stipendio, o con pronto e regolare paga- 
mento delle mesate, che spesso si facevano aspettare, trattenesse pro- 
fessori che se ne volevano andare trascinando seco anche gli studenti. 
E anche quando la minaccia venne di fuori i Pavesi seppero sempre 
provvedere interponendo i loro buoni uffici. Così nel 1408, dopo quattro 
anni di assenza ottennero che lo Studio fosse riportato da Piacenza 
a Pavia; scongiurarono il pericolo di perderlo il 1428 per causa dei 
Parmensi, il 1448 per i Milanesi e il 1474 di nuovo per i Parmensi. 

La nomina dei professori e dei bidelli (allora assai più importanti 
di oggi) spettava di diritto al principe, che sempre se la riservò per 
quanto ripetutamente i Pavesi avessero cercato di avocarla a sé. 

Per la scelta, o assumeva il duca informazioni in proposito^ o si 
imponeva la fama delF insegnante, o le Facoltà e i Sapienti di Prov- 
visione facevano la proposta, o inoltravano domanda gli stessi interes- 
sati, o valevano le raccomandazioni di potenti. Le nomine però, non 
cadevano che su doctores o insegnanti di qualche gradus. 

L'Università detta Studio generale, era formata di due Corporazioni 
di studenti, cioè dei giuristi (numerosissima e composta anche di mol- 
tissimi stranieri) e degli artisti e medici. Cancelliere dello Studio era il 
Vescovo di Pavia. Altre cariche erano quelle del Rettore delle due Cor- 
porazioni o Facoltà, che era sempre uno studente eletto da studenti, 
dei Dodici Statutari (pure studenti) che presiedevano allo Statuto, dei 
Dódici Consigliar i (pure studenti) che col Rettore sovrasiedevano al- 
l'intera Università, dei due Sindaci (studenti) cioè controllori ed ispet- 
tori, ééìV Economo e del Notaio o Segretario, ognuno dei quali aveva pro- 
prie attribuzioni. V'erano inoltre i bidelli generali e speciali, gli sta- 
zionari o venditori di libri, i legatori, i copisti che erano in qualche 
modo addetti all'Università per la grande bisogna dei libri. Nella 
chiesa di S. Tomaso, che era la chiesa dell'Università, era depositata 
la Cassa dello Studio, contenente il Sigillo universitario, gli Statuti, 



4i6 



BIBLICGRAKIA 



chiusa a tre chiavi tenute dal rettore, da uno statutario e da un con- 
sigliarlo. 

Dopo aver detto delle varie materie, l'A. passa a parlare dei pro- 
fessori che erano ordinari e straordinari, delle lezioni mattutine e 
vespertine, e di lezioni l'estive fatte da studenti italiani e forestieri. 

La sede dello Studio fu da prima il Palazzo del Popolo {Mercato 
Coperto), aggiuntevi poi altre aule appigionate qua e là; con Francesco 
Sforza fu portata in un palazzo che sorgeva al posto del moderno 
fabbricato. Cominciamento e fine delle lezioni erano dati da una can> 
pana della torre maggiore e da un orologio pubblico posto sul castello. 

Il nome dei professori era scritto in rotoli annuali dai quali si 
rileva che alcuni insegnanti, pure appartenendo allo Studio, ed es- 
sendo pagati da esso, non professavano a Pavia. È questo il caso del 
Filelfo e di molti altri famosissimi, incaricati di leggere a Milano. 

Gli stipendi di rettori e professori, che variavano secondo i tempi, 
secondo le materie e secondo gli uomini , non erano di sovente pa- 
gati a tempo debito, e furono spesso causa di pericolo per lo Studio. 

Da ultimo, accennato al divieto fatto ai professori di esercitare 
la medicina e l'avvocatura, si viene a dire degli studenti^ della loro 
vita tumultuosa e dissoluta, di guai seri nati fra loro e i cittadini, 
della loro condotta prepotente ed immorale, delle condizioni econo- 
miche talora gravi di studenti e professori , e della istituzione di un 
banchiere (uxurarius) per provvedervi. 

È, come si vede, una buona messe di notizie ingegnosamente rag- 
gruppate, che dipingono a colori molto vivi le condizioni non solo 
dello Studio, ma della stessa città di Pavia. È una pagina bella ed 
utile per la conoscenza di un periodo di storia, che non può più re- 
stringersi a pochi fatti militari e politici. Due cose però, ce lo per- 
metta Fautore, si sarebbero desiderate: che, specialmente nella prima 
conferenza, per quella serenità che deve sempre informare le opere 
storiche, si fossero lasciate da parte certe stonate osservazioni su cose 
presenti; e che in fine molte preziosissime notizie, che nella narrazione 
hanno assunto un valore molto superficiale e puramente descrittivo, 
per il loro carattere spiccatamente economico e sociale, si fossero 
considerate un po' più profondamente, fossero poste nel loro ambiente; 
così che oltre ad acquistare esse tutta la importanza che hanno per 
sé, avrebbero contribuito a illuminare di luce nuova molti fatti cji 
quel maraviglioso secolo che è il quattrocento. 

Ettore Galli. 



BIBLIOGRAFIA 427 



Fontana Ferdinando. — Antologia Meneghina. — Bellinzona, Colombi, 
1900, pp. xxxvi-428, in-4 ili. 

In quest' opera vuole il Fontana esporre popolarmente le vicende 
della letteratura meneghina intesa nel suo senso più largo : troppo largo, 
anzi, poiché l'autore non si perita di considerare come varietà del dia- 
letto milanese i vernacoli del varesotto e quelli ben anco del Canton 
Ticino ! 

Dello svolgimento di questa letteratura dialettale, così nella città 
come nel contado, e delle maschere locali, che in essa appaiono, parla 
brevemente il compilatore in una spigliata prefazione, ove coglie l'op- 
portunità d' intessere una sorta di panegirico del popolo milanese, 
della sua indole, della sua storia, della sua poesia. Non a tutti i giu- 
dizi ivi espressi potremmo invero aderire. Non crediamo ad esempio 
che il comune di Milano avesse sin dall'origine carattere democratico; 
poiché nella nostra città, come altrove, il popolo minuto non acquistò 
importanza, se non dopo una lunga lotta, che si combattè special- 
mente nei primi decenni del secolo XIII. 

Le parti meno felici del lavoro (diciamolo tosto) sono la breve 
trattazione intorno alle origini ed all' estensione del dialetto milanese, 
ed i capitoli relativi ai più antichi scrittori, che in esso poetarono. 
Fanno qui difetto pur troppo 1' originalità del contenuto e la moder- 
nità della critica. Meglio riesce il Fontana laddove tratta di poeti più 
recenti e più popalarmente noti. 

Opportunamente é seguito nel libro l'ordine cronologico ; ai saggi 
di ciascun autore è preposto un cenno biografico or più, or meno 
esteso. 

Il compilatore ha avuto l'ottima idea di ripubblicare per intiero 
(pp. 17-57), i Rabisch delF Accademia della Val di Bregno, che erano or- 
mai presso che irreperibili. La ristampa di questo prezioso cimelio 
letterario e linguistico é condotta sulla seconda edizione (del 1627), ed 
e corredata da un cenno storico dell'egregio avv. Brenne Bertoni sui 
Bleniesi a Milano. Poco più oltre (pp. 63-76) si trova pure riprodotto 
integralmente, conforme all'edizione del 1750, il Varon Milanes coU'ag- 
giunta del Prissian. 

Al Maggi è tributato il dovuto onore, poiché se ne riferiscono non 

Arch. Star. Lomb. -^ .Vnno XXVII — Fase. XXVI. 28 



428 BIBLIOGRAFIA 



poche poesie, oltre alla favola ed ai brani più notevoli delle comme- 
die. Molto pure del Balestrieri. 

Del Porta, le cui opere sono notissime, il Fontana nulla riporta 
luorchè alcuni versi inediti ed una lettera, pure inedita, al Grossi. E 
non possiamo in questo disapprovarlo . il posto dei sommi, ove si 
astragga da casi specialissimi, non è nelle antologie. 

Molte e molte pagine, troppe forse, son dedicate ai contempora- 
nei (compresi i viventi): tre sole invece agli anonimi. Ed è peccato, 
poiché in una congerie, ch'egli stesso dichiara "immensa,,, il Fon- 
tana non avrebbe durato fatica a scovare materiali preziosi per la 
storia e per la psicologia della popolazione milanese. 

Un' appendice intitolata Gli Amici contiene notizie biografiche di 
coloro, che hanno scritto intorno al dialetto di Milano ed alla sua let- 
teratura. 

In complesso, si desidererebbe nell' opera, utile certo per ricchezza 
di materiali, un' impronta più modernamente scientifica ed un' unità 
organica maggiore. È tuttavia innegabile il merito di chi 1' ha compi- 
lata con lavoro lungo davvero e paziente. 



GiovAN-M Seregni. 



Luisa Anzoletti. — Maria Gaetana Agnesi, Milano, Cogliati, 1900, 
pp. 495. 

Fortunato caso fu certo che lo scrivere di Maria Gaetana Agnesi 
toccasse ad una donna al pari di quella ornata di profonda e varia 
coltura, addestrata allo studio delle più severe discipline e pur tutta 
infiammata da queir entusiasmo per le cose buone onde 1' autrice delle 
Istituzioni analitiche fu tratta a edificar sulla scienza la carità. Luisa 
Anzoletti aveva tutte le doti per comprendere lo spirito non meno 
che la mente di quella donna singolare, e ci ha dato non una semplice 
biografia, ma una storia fedele e compiuta della vita intellettuale e 
morale di lei. È un libro per molti rispetti ammirabile: ricco di dot- 
trina e di critica soda e scrupolosa, quale oggi si richiede in chi vo- 
glia comunque scrutare il passato, denso di pensiero, adorno delle più 
pure eleganze della lingua e tutto invaso da una dolce e serena poesia, 
che penetra per ogni dove ed ogni pensiero tramuta in imagine vitale. 



BIBLIOGRAFIA 429 



A questa poesia gentile, che è pur tanta parte in un libro consacrato 
ad una idealizzatrice della scienza e della carità , qual fu V Agnesi , 
non è lecito a me fare su queste pagine più che un accenno: qui si 
conviene tener conto dell'elemento, dirò così, positivo dell'opera. Il 
quale non è né scarso né modesto. 

Il canonico Anton Francesco Frisi , che primo tessè V elogio di 
Gaetana e, sebbene troppo indulgesse all'elogio e troppo poco alla 
storia, ebbe il merito di lasciar ricordo di quella carità, che altrimenti 
sarebbe stata una pura tradizione, fu seguito da altri i quali non fe- 
cero se non accumulare inesattezze o perpetuare leggende. — L' An- 
zoletti si rifa da capo, riferendosi all'Agnesi stessa, interrogando tutte 
le carte di lei, specialmerfte quelle in cui la critica non erasi ancor 
mai esercitata. Prima così a cadere è la leggenda del patriziato, dal 
Frisi e dagli altri attribuito a Pietro Agnesi, il quale ebbe, solo nel 1740, 
il titolo di Don, annesso al feudo di Montevecchia, ma il patriziato 
milanese, quantunque ardentemente desiderasse, mai non ottenne ; leg- 
genda che nulla aggiungeva viva e nulla detrae morta alla eccellenza 
di Gaetana " nata a dar nobiltà al suo tempo, non a riceverne „. 

Quando nacque l' Agnesi respiravasi nel mondo politico un'aria 
di burrasca, ma in quello letterario pesava un' afa sonnolenta ; vive- 
vano sì Vico e Muratori, ma in* mezzo alla generale inerzia degli spi- 
riti ; era età di boria vana, il pensiero si muoveva nella vacuità acca- 
demica. E nelle accademie diede l' Agnesi le prime prove del suo sa- 
pere, acquistato con meravigliosa rapidità: a nove anni nella /«/«^s/r« 
umbratilis di casa sua, onde tanto compiace vasi il padre, recitò una 
orazione in latino contro quelli che voglion preclusa alle donne la 
via della scienza o, in termini più moderni, contro gli antifemministi. 
U oratio agnesiana si ricollega a tutto un movimento femminista par- 
tito dai Ricovrati di Padova, quando, nel 1722, il Vallisnieri, Principe 
di quella accademia, propose il tema " Se le donne si debbono am- 
mettere allo studio delle scienze e delle arti nobili „, tema discusso 
da parecchi fra i begli ingegni di quel tempo e, in modo egregio, 
dalla scrittrice sanese Aretafila Savini de Rossi, con un discorso sodo 
ed elevato, dall'argomentazione franca e geniale, dalla lingua fresca 
e purissima, che fece cascar le armi di mano anche ai più fieri av- 
versari della causa femminile. Ultima nella serie di questi componi- 
menti veniva V orazione della giovinetta Gaetana, intorno alla quale 
si formò pure una leggenda che glie ne attribuì la composizione; m 



^30 BIBLIOGRAFIA 



anrhr qui TAnzoletti; calma e sagace nel suo giudizio, rimette le 
l)osto e dimostra che l'orazione fu scritta in italiano dal pre- 
< cuore, il padre Gemelli, e da quella tradotta in latino e imparata a 
memoria, e la giudica nulla più che un imparaticcio, testimonio della 
scuola falsa e decrepita a cui nei primi anni fu l' Agnesi assoggettata. 

Alla Ora/io segue un decennio di costante applicazione allo studio 
delle lingue: sette ne imparò, compreso il greco e l'ebraico. Neppure 
su questo periodo trascura l'Anzoletti di soffermarsi; essa vuol con- 
siderare r Agnesi anche come cultrice degli studi di lingue e, a tale 
scopo, esamina quella copiosa raccolta di manoscritti inediti, conser- 
vati neir Ambro^siana, che tutti, senza averli veduti, segnalano come 
un santuario pieno d' imperscrutabili misteri. Non ne ricava molto, a 
dir vero, ma abbastanza per sfatare qualche altra leggenda : una rac- 
colta di vocaboli ebraici, una amplissima di greci (i3ooo) coi corris- 
pondenti latini, scritta, è chiaro, per esercizio di memoria, e un 
opuscolo mitologico da lei tradotto in greco, quelFopuscolo che por- 
geva a Defendente Sacchi occasione di scrivere: " a nove anni sapeva 
sì di greco e di latino che tradusse in greco una mitologia „, mentre 
non si tratta che di poche pagine d'una lezioncina affatto elementare; 
infine due libri di supplemento a Quinto Curzio colla traduzione ita- 
liana, francese, tedesca e greca sotto il testo, da lei medesima trascritto. 
Tutti questi studi, quantunque non fossero fine a sé stessi, ma solo 
tendessero a procurar nuove chiavi del sapere, furon condotti, come 
si vede, con costanza e con metodo non comuni. 

A un lavoro più geniale e più fecondo diec e occasione la venuta a 
Milano del celebre professore di poesia Gerolamo Tagliazucchi mo- 
denese ; accolto con entusiasmo in casa Agnesi, intraprese l'istruzione 
di Gaetana, e cominciò allora per lei un' epoca nuova : si tolse alle 
accademiche pedanterie tutte d' esercizio meccanico e di falsariga, per 
adottar metodi più ragionevoli e più acconci a sviluppare la sua per- 
sonalità. Ma il Tagliazucchi, chiamato alF Università di Torino, do- 
vette presto abbandonare la sua scolara; ed eccola dedicarsi con nuovi 
maestri a nuove discipline : il pavese Carlo Belloni la inizia alla filo- 
sofia, e più tardi, a cominciare dal 1787, e in filosofia e in matematica 
la istruiscono il padre Somasco Manara e il Teatino Michele Casati, 
non già con un corso regolare di lezioni, come sembra credere il 
Frisi, perchè entrambi eran legati a cattedre lontane da Milano, ma 
con una lunga e non interrotta corrispondenza, di cui qualche traccia 
fu dato all'Anzoletti trovare nella biblioteca Ambrosiana. 



BIBLIOGRAFIA 48 1 



Neppur r erudizione filosofica delFAgnesi sfuggì alla leggenda. Sin- 
golare certo quella erudizione ma non miracolosa. Il metodo delle scuoje 
d' allora era, come diceva Pietro Verri, tutto idee e parole senza base 
e, quantunque educata fuori delle pubbliche scuole, Gaetana non si 
solleva sopra il livello comune del sapere nella prima metà del set- 
tecento; r originalità del suo ingegno non va ricercata nelle sue di- 
squisizioni filosofiche. I biografi han gridato al miracolo, ma non han 
sollevato la cortina che nascondeva i venticinque volumi di mano- 
scritti inediti dell'Ambrosiana : TAnzoletti lo ha fatto e nulla di me- 
raviglioso ha trovato. Ella ha esaminato innanzi tutto le Propositiones 
philosophicae (stampate nel 1788), discusse in più volte e non in una 
sola come i biografi asseriscono ; il prospetto delle tesi è vasto come 
una mezza enciclopedia, ma non sono che brevissime enunciazioni 
del tema, rivelan l'ordine e il macchinismo della disputa, ma non di- 
cono in qual modo fossero disputate, né posson darci una impronta 
originale del pensiero di lei. Inoltre l'instituire discussioni di tal ge- 
nere era cosa assai men difficile che non sembri; le esigenze delle 
scuole d'allora eran modeste, gli autori che facevan testo e a cui ba- 
stava riferirsi contavansi sulle dita, e solo di quelli sembra l'Agnesi 
aver avuto cognizione, cognizione che non va oltre qualche breve passo 
citato a proposito. Nò migliori saggi del suo pensiero filosofico danno 
i famosi venticinque volumi : essi non contengono che le lezioni, colle 
quali Gaetana si addestrò alla filosofia, lezioni che avrà avuto dai mae- 
stri per studiare privatamente: il lavoro suo ci entra per poco, e si 
può esser certi ch'ella non si appassionava gran fatto pei filosofi delle 
scuole, ma prendeva le tesi come le venivan date e intorno a quelle 
faceva la sua discussione accademica. La fisica e la geologia, di cui 
pure si occupano que' manoscritti, non aveva diverso trattamento; non 
un pensiero, non un sentimento originale: Gaetana Agnesi nella sua 
prima età studiò moltissimo ma non diversamente dal modo con cui allora 
si studiava. Le famose dispute filosofiche da lei sostenute in casa, sa- 
rebbero state, secondo i biografi, improvvisate sempre, ma i documenti 
provano che, almeno qualche volta eran preparate: in una raccolta 
di tesi inedita, in gran parte autografa, si trovan botte e risposte d'in- 
troduzione e di conclusione, i complimenti retorici a frasi fatte ò per 
rispondere o per dar lode al lodatore, le dispute stesse ritornavano 
ben sovente sul medesimo argomento: un repertorio dunque come pei 
virtuosi d'arte lirica o drammatica. Ma che monta? quelle accademie 



432 BIBLIOGRAFIA 



cran fatte per volontà del padre, e quantunque tutti ne fossero entu- 
siasti e un Charles de Brosses giudicasse l'Agnesi un phcnomène litté- 
rairc, una cosa più stupenda que le dòme de Milan, non e detto ch'ella 
le prendesse sul serio. 



* * 



Ma cessa finalmente Gaetana di essere una rarità da museo, la 
sua personalità sta per svolgersi ed affermarsi; con acuto occhio ne 
scorge TAnzoletti i primi indizi tra una pagina e l'altra della suppel- 
lettile inedita. L'ingegno critico di lei si manifesta la prima volta 
nella risoluzione di alcune difficoltà trovate nel Trattato analitico delle 
sezioni coniche dell' Hopital, difficoltà che una lettera del Belloni di- 
mostra essere state enormi, e appare ancor più chiaro e profondo in 
una risposta a G. B. Bertucci, poeta ed erudito, che l'aveva richiesta 
d'un giudizio intorno ad un suo manoscritto De telluris ac siderum vita: 
quella lettera, dice l'Anzoletti, meriterebbe di essere chiamata un 
saggio di letteratura manzoniana: in essa, come del resto in tutte le 
scritture dell' Agnesi, " un gusto naturale sovraneggiante, una sublime 
passione della verità, una eccessiva delicatezza di coscienza abbellita 
da quel candore d'animo e da quella schietta modestia che è la più 
amabile divisa della grandezza: un fine morale non mai perduto di 
vista un istante e sopratutto una eccelsa unità di ragione filosofica e 
di sentimento religioso, per cui idee e cognizioni, veri fisici e veri morali, 
concetti e forma tutto si armonizza,,. Ho citato letteralmente questo 
brano perchè ci rivela come l'Anzoletti abbia saputo scrutare l'intima 
natura dell'Agnesi e comprendere l'unità mirabile e l'armonia del suo 
spirito, che non lascian vedere ove finisca la scienziata e cominci la 
donna di leligione. 

Ed eccoci alle Istituzioni analitiche, frutto degli insegnamenti d'un 
nuovo maestro ed amico, il Padre barnabita Ramiro Rampinelli. A 
quel libro è principalmente dovuta la grande fama di lei; ed era 
davvero un libro magistrale e per la forma agevole e piana, ben di- 
versa dalla prosa infiacchita del settecento, e per la chiarezza del- 
l'espressione scientifica, e per la facilità delle dimostrazioni che toglieva 
ai giovani ogni difficoltà. Gli elogi furono illimitati ed universali, di- 
cono i biografi, ma l'Anzoletti non si è accontentata di questa nuda 
asserzione, essa ha voluto, com'era giusto, cercarne le prove, trasce- 



BIBLIOGRAFIA 4.-' 



gliendo dal carteggio ambrosiano i giudizi che gli scienziati più emi- 
nenti dell'epoca, quali il Poleni, editore di Vitruvio, il Griselini, Fr. 
M. Zanotti ed altri pronunciarono intorno a quell'opera; e studiando 
la fortuna delle Istituzioni all'estero ed i pareri de' critici d'oltr'alpe : 
entusiasti ne erano il signor De Fontaneu e M. De Montigny, il ge- 
niale applicatore della scienza alla industria, V Academie des Sciences 
le giudicava il miglior libro del genere e deplorava, per la prima volta 
forse, che gli statuti escludessero dal suo grembo le donne; a distanza 
di venticinque e cinquantanni esse furon tradotte in francese ed in 
inglese; la traduzione del Colson, il commentatore di Newton, pub- 
blicata a Londra nel 1801, fu accolta trionfalmente dalla critica bri- 

Ij tannica, quando già mezzo secolo di progresso scientifico vi era pas- 
sato sopra : ne è prova un lungo e bell'articolo dell' Edimòurg/t Revieiv 

|| (ott. i8o3) che l'Anzoletti riassume. Per far opera in tutto completa, 
la nostra autrice ha interrogato anche i moderni, e, come sintesi sto- 
rica e critica, riporta il giudizio^ da lei medesima chiesto,'di due emi- 
nenti scienziati italiani, Giovanni Schiaparelli e il prof. Loria dell'U- 
niversità di Genova; il primo rifa in breve la storia della materia 
trattata dall'Agnesi e ne considera l'opera in relazione alle condizioni 
della scienza in quel tempo, il secondo sintetizza le testimonianze circa 
la. parte che le Istituzioni hanno avuto nel promuovere il progresso 
della matematica. 

Così anche i profani posson formarsi un concetto del valore scien- 
ifico dell'opera capitale dell' Agnesi, ed anche i profani comprendono 
che, per quanto grande ne sia il valore, esso non giustifica l'esagera- 
zione di alcuni che la paragonarono a Gerolamo Cardano e al Leib- 
nitz: l'Agnesi non può stare fra gli scopritori di nuovi veri, essa ebbe 
solo ed attuò un concetto nuovo per popolarizzare in Italia lo studio 
della geometria e dell'algebra, e qui sta il suo merito, non piccolo, del 
resto, e ben degno dell'onore di quella cattedra che Benedetto XIV le 
destinò nell' Università di Bologna e ch'ella, per più ragioni, a cui non 
fu certo estranea una invincibile modestia, non salì mai : e ciò sia detto 
con buona pace di que' biografi che ve l'han fatta insegnare per qua- 
rantotto anni ! Alle pompe non era inclinata Gaetana Agnesi, neppur 
quand'essa fossero il più legittimo riconoscimento dei suoi meriti ; un'al- 
tra vocazione la chiamava, quella della carità e del sacrificio. Le Istitu- 
zioni analitiche segnano il colmo della sua carriera: dopo la loro pub- 
blicazione ella sembra cessare da ogni attività scientifica, per dedicarsi 



434 



BIDLIUGKAKIA 



ai poveri, agli ammalati, di cui riempie i suoi appartamenti, e se di tratto 
in tratto si presta a sostenere qualche disputa dotta, e la virtù dell'ubbi- 
dienza che la induce a non dispiacere al padre : ma dopo la morte di 
Don Pietro (1752), ogni legame è sciolto ed ella segue franca e sicura la 
propria strada. Fu il disprezzo pel mondo, fu T indifferenza dei con^ 
cittadini i quali, svaniti i primi entusiasmi, parvero dimenticarla, che 
l'allontanarono dalla scienza per darla ad una vita di religione? No, 
risponde TAnzoletti "da una ambizione crucciata non nasce il fiore 
più ammirando della virtù,,. Il mistero psicologico che avvolgeva fi- 
nora quel brusco passaggio è rivelato da un documento nuovo, pro- 
prietà di casa Borromeo: è il primo dei tre scritti ascetici dell' Agnesi, 
di cui dava notizia il canonico Frisi, ma che era sempre stato irrepe- 
ribile: da quell'autografo, riportato per intero nel copioso e interes- 
sante appendice, apprendiamo quali fossero le meditazioni da lei pre- 
dilette nel corso più lungo della sua vita e traggiamo una evidentissima 
prova che, cessati gli studi matematici, la teologia divenne l'oggetto 
supremo del pensiero e degli affetti di lei. Né anche in questo campo 
di studi le mancaron soddisfazioni, che l'Arcivescovo Pozzobonelli 
sempre la tenne in altissima estimazione e la richiese talora del suo 
giudizio intorno ad opere di dubbia ortodossia : una scrittura di lei 
intorno ad un libro del Marchese Paolo Gorini Corio, messo all'indice, 
mostra una vasta e matura dottrina in materia di dogmatica, di mo- 
rale e di storia ecclesiastica e quell'ingegno che, per essere esercitato 
in un campo assai diverso, nulla ha perduto del suo acume. 

Qui, riassunto il lavoro storico e critico, il quale, anche da questi 
brevi cenni, apparirà, spero, esauriente e definitivo, mi conviene fer- 
marmi. Quella parte del libro ove è narrato l'ultimo trentennio della 
vita di Gaetana, da quando cioè (1771) l'Arcivescovo la prescelse a di- 
rigere il riparto femminile nel luogo pio Trivulzio, è tutto un inno di 
poesia alle virtù sublimi di lei, che si ammira ma non si può rias- 
sumere. L'autrice vi sfoga molti e nobili sentimenti, vi alterna osser- 
vazioni ponderate, tratti di spirito, slanci di entusiasmo, e voci di 
rimpianto per molte cose che discordano dai suoi ideali purissimi, e 
ciò senza turbare l'armonia dell' opera dove tutti gli elementi sono 
mirabilmente contemperati e fusi. Lei felice che la genialità sa di- 
sposare alla dottrina, e nel documento, che per se è rigido cadavere, 
infondere il calore della vita. 

Ettore Verga. 



BIBLIOGRAFIA 4DD 



ScHERiLLO M. — Spigolature Par'miane in documenti inediti. — Napoli, tip. 
Giannini, 1900 (in-8 gr., pp. 23). Estr. dagli Studi di letteratura ita- 
liana, V. II. 

Tra i ricordi più interessanti delle teste pariniane celebrate lo scorso 
inverno nella nostra Milano ci piace ricordare questa recentissima pub- 
blicazione dell'egregio consocio prof. Michele Scherillo, intitolata S/>/§-o- 
lature Pariniane in documenti inediti. Sono appunti presi di sui documenti, 
in gran parte sconosciuti, che vennero alla luce in occasione della mo- 
stra pariniana fatta nella sala di Maria Teresa presso la biblioteca di 
Brera; quali Y Inventario della sostanza lasciata dal Parini, redatto il 
i5 agosto 1799, cioè il giorno stesso della morte del poeta, a cura del 
Vimercati e del Frapolli, che il Parini aveva scelto a suoi esecutori testa- 
mentari un anno prima; l'elenco dei libri, che il grand'uomo possedeva, 
sulla scorta del quale l'ingegnoso commentatore si piace intessere 
nuove ricerche intorno ai fonti donde l'artista derivò orl'una or l'altra 
di quelle inspirazioni che suggerivangli poi le scene del Giorno; una 
lista, poco lieta!, dei debiti e crediti del defunto (assai men numerosi 
i secondi dei primi), ecc. Notevole è pure la descrizione che lo Sche- 
rillo ci dà d'alcuni autografi pariniani, tra cui cospicuo il fascicoletto 
contenente l' ode Per l* inclita Nice, offerto alla Castelbarco stessa con 
contegnosa dedica in prosa che contrasta non poco coi poetici ardi- 
menti dell'ode (i). È insomma questo, come si vede, un attraente ma- 
nipolo di curiosità pariniane; ognuna delle quali riceve maggior lustro 
dai dotti e garbati commenti ond'è adornata, come una gemma acquista 
novello splendore mercè 1' abile mano dell' artefice che la vien sfac- 
cettando. 

F. N. 



(i) Essa è tale: "L'Inclita Nice è supplicata di riconoscere sotto 
" la forma poetica de' seguenti versi i veri sentimenti da cui proven- 
" gono : cioè il rispetto, l'ammirazione e la riconoscenza dell'Autore 
" per l'esimie qualità di Lei, e per la singolare benignità con cui Ella 
" si degna di onorarlo „. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDì 

(marzo-giugno igoo). 



I libri segnati c^n asterisco pervennero alla Biblioteca Sociale. 

.4bati (sac. Isaia). Un secolo e mezzo di sani esempii: monografia sulla 
chiesa prepositurale di Castione della Presolana. — Bergamo, sta- 
bilimento tip. S. Alessandro, 1899, in-i6, pp. 180 con 2 prospetti. 

Ada ecclesiae mediolanensis ab ejus initiis usque ad nostram aetatem, 
opera et studio presb. Achillis Ratti. Voi. IV, fase. 55. — Medio- 
1 a n i , R. Ferrari, 1900, in-4, col. 641 a 720. 

Agiografia. — Vedi Barbier, Borgognoni, Borromeo, Brambilla, Gon- 
zaga, Mancinelli, Nodari, Scandella. 

Aunonì. Pel museo etnografico-geografico da istituirsi in iMilano. — 
V Esplorazione commerciale, a, XV, n. 2-3 (Milano, 1900). 

Antonini (G.). I precursori di C. Lombroso. — Torino, Bocca, 1900, 
in-i6, pp. 172. 

Cfr. il cap. III: G. B. della Porta e Guglielmo Grataroli [di 
Bergamo]. 

* Anzoletti (Luisa). Maria Gaetana Agnesi. — Milano, Cogliati, 1900, 
in-8 gr. ili., pp. 495. 

Cfr. i cenni bibliogr. in questo fascicolo deW Archivio, 

Appnnti sommari sulle campagne del 1848, 1849, 1866 in Italia (Scuola 
di guerra, anno 1899-900). — Torino, tip. Roux e Viarengo, 1899, 
in-4, pp. 52. 

Araldica e genealogia. — Vedi Bollettino, Carreri, Corti, De Gitber- 
natis, Lettere, Litta, Marozzi, Simeoni. 

Archeologia. — Vedi Annoiti, Galloni, Giulini, Periodico, Ulrich. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 437 

^ Arcliivio storico per la città e comuni del circondario 
di Lodi. Anno XIX, fase. I. — Lodi, Quirìco e Camagni, 1900. 
Agnelli (G.). Ospedali Lodigiani : Ospedale di S. Antonio. — 
Lo stesso. Della venuta di Massimiliano Sforza nel ducato di Milano 
secondo le cronache e i documenti lodigiani \^Cont. e fine']. — Causa 
tra il comune di Cremona, il monastero di S. Sisto di Piacenza e An- 
selmo Selvatico crociato per la giurisdizione di Castelnuovo Bocca 
d'Adda [Dal Codice diplomatico Cremonese dell' Astegiano]. — Ba- 
roni (avv. Gio.). Il SS. Crocifisso della Maddalena. Note storiche. — 
Atti della Deputazione storico-artistica lodigiana. 

jtrienta (Giulio). Un quadro di Ruggero Vander Weyden al Santuario 
di Varallo. — Arte e Storia, n. 7, 1900. 

Arte. — Vedi Ar lenta, Bach, Barbier, Beltrami , Bertaux , Blanquart , 
Brescia, Carotti, Dell'Acqua, Delarnelle, Esposizione, Fabriczy, For- 
nari, Fournier, Fregio, Frizzoni, Galleria, Gaitthiez, Giulini, Guida, 
Lafenestre, Leonardo, Malaguzzi, Milano, Moretti, Muzio, Navenne, 
Noseda, Ojetti, Philippi, Prout, Rocchi, Rushfurth , San f Ambrogio , 
Schweitzer. 

Arullani (Vittorio Amedeo). Questioncella pariniana. — Fan/ulta della 
domenica, n. 20, 1900. 

Atti della Associazione elettrotecnica italiana. Voi. 3. — Milano, 1900. 
Righi. Volta e la pila. — Mascart. Volta in Francia. — Bar- 
ZANÒ. Contributo alla bibliografia voltiana. — Volta. Sulla opportu- 
nità di raccogliere in una unica pubblicazione le opere sparse di Ales- 
sandro Volta. 

Bacìi (Max). Die illustrierten Vitruv-Ausgaben des XVI lahrhunderts. 
Mit ili. — Zeitschrift ftirBucherfreunde, IV, 2-3, maggio-giugno 1900. 
A pp. 51-52 si discorre dell' edizione del Vitruvio, a cura del Ce- 
sariano, fatta da Gottardo da Ponte in Como nel 1521 e si riproduce 
la vignetta a p. 166. 

Balzani (Ugo). Le cronache italiane nel medio evo descritte da Ugo 
Balzani. Seconda edizione riveduta. — Milano, U. Hoepli, 1900, 
in-i6, pp. xj-323. 

* ll'iiranfii (Carlo). Verdi e il nostro Conservatorio. — La Perseveranza, 
12 marzo 1900. 

Sfata la fiaba oramai vieta che Verdi non sia riuscito a superare 
gli esami di ammissione al Conservatorio di Milano nel 1832. 

Itarhier de llontault (X.). Le trésor de l'Eglise Saint-Ambroise, à 
Milan. — Reviie de l'art chrètien, 2."''^ livr., 1900 {Coni.). 

— La Vierge miraculeuse de Ré au diocèse de Novara (Italie). — P o i- 
tiers, imp. Blais et Roy, 1900, in-8, pp. 12. 



438 



BIBLIOGHAKIA 



A proposito di un quadro del secolo XV'I conservato nella gal- 
leria della sig."» Barbier de Montault, a Poitiers. 

Barlilera (R.). Carlo Bini ne' suoi scritti e nei processi inediti della Gio- 
vine Italia. — Illustrazione italiana, n. io, 1900. 

Documenti dell'Archivio di Stato di Milano. — Agg. nel n. 17: 
Mario (ved. Jessie). Cospiratori della Giovine Italia. 

Beatrice irKMtc. — The Atke?meum, n. 3771 (1900). 

Beltranil (ardi. Luca). Pax.... Pax.... (A proposito degli oratorii pero- 
siani). — Corriere della Sera, n. 113, 1900. 

Cenni artistici sulla riconsacrata chiesa di S. Maria della Pace. 

— 11 coronamento nella fronte del duomo di Milano in base ad antichi 

disegni in parte inediti, con prefazione in risposta al voto di sette ar- 
chitetti. — Milano, tip. U. Allegretti, 1900, in-4 fig., pp. 64, con 
tre tavole. 

— I ISIusei d' arte nel Castello Sforzesco ; Ricordi del Castello Sforzesco 

(inaugurandosi i Musei d'arte). — Corriere della Sera, n. 119 e 126, 
1900. 

— La vita nel Castello di Milano al tempo degli Sforza. — Milano, 

U. Allegretti, 1900. 

— Il ritratto di Ambrosino da Longhignana, capitano generale nella Guar- 

dia ducale, nel Castello Sforzesco. — La Perseveranza, 7 maggio 1900. 

— Disegni di architettura. N. 7 della serie. — Edilizia Moderna, marzo 

1900. 

// Duomo di Mdano verso il 1730 (disegno inedito, nella colle- 
zione co. Cibrario di Torino). 

Bergamo. — Vedi Abati, Antonini, Bisoni, Carreri, Documenti, Gagliardi f 
Mascheroni, Mattioli, Pelaez, Pineta, Prout, Tasso. 

Bernardini (arch. Giulio). L'assalto di Francesco Sforza alla Terra di 
Pescia (1430). — Arte e Storia, n. 9-10, 1900. 

* Bertana (E.). Intorno al sermone del Monti sulla • Mitologia». — 

Giornale storico e letterario della Liguria, a. I, fase. III-IV, 1900. 

* Bertaiix (E.). L'arco e la porta trionfale d'Alfonso e Ferdinando d'Ara- 

gona a Castel Nuovo. — Archivio storico per le Provincie Napoletane, 
a. XXV, fase. I (1900). 

Importante monografia che riassumendo , coli' aggiunta di nuove 
osservazioni, i risultati esposti dal Fabriczy, determina l'opera di Pietro 
da Milano, come architetto e come scultore dell'Arco trionfale (1455- 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 



439 



1473). Pietro da Milano, che è il lombardo Pietro di Giovanni di Mar- 
tino da Viconago, e identico coU'omonimo celebre medag^lista, prima 
di esser chiamato a Napoli , dove morì nel 1478 , aveva lavorato a 
Siena, a Orvieto ed a Roma. 



Berzevicxy (Albert). Italia, ùti rajzok es tanalmànyok, harmincz kép- 
melléklettel (Italia, studi e schizzi di viaggio con l'aggiunta di 30 ve- 
dute). — Budapest, Franklin-Tàrsulat, 1899, in-8, pp. viii-215. 

L'A. dedica tanti capitoli separati alle varie città da lui visitate, 
così a Milauo, descrivendone le bellezze naturali e artistiche, e i ri- 
cordi storici. Per quanto riflette la Toscana cfr. la recensione del Gior- 
gettì in Arch, stor. ital., fase. I, 1900, p. 189 segg. 



BcMta. Sull'origine dei comuni rurali, 
a. Ili, n. 6 (Roma, 1899). 



Rivista italiana di sociologia^ 



Betloni (Pio). Antonio Stoppani : conferenza. — Atti del IV Congresso 
meteorologico italiano (Torino, 1899) [vedi Kraus]. 

Biadeg^o (Giuseppe). La dominazione austriaca e il sentimento pubblico 
a Verona dal 1814 al 1847. — Roma, Società editrice D. Alighieri, 
1899, in-i6, pp. 190 [« Bibl. storica del Risorg. ital. », s. II, n. 3]. 

Il B. si sofferma a lungo, rettificando l'Adryane e il Gonfalonieri, 
sui particolari del passaggio nel '24 da Verona del convoglio dei con- 
dannati allo Spielberg. 

* — Alessandro Volta a Ginevra nel 1787. Comunicazione. — Atti R. Isti- 
tuto Veneto di scienze e lettere, t. LIX, parte II (1900), p. 563-68. 

Biaitcliini (D.). Una lettera inedita di Ugo Foscolo. — Rivista d' Italia, 
III, 2 (febbrajo 1900). 

È senza data, ma del dicembre 1808, e scritta da Pavia a V. Monti. 
Il Foscolo stabilisce quali lavori lo terranno occupato negli anni 1810-15. 

Bincloni (Giuseppe). La topografia del romanzo «I Promessi Sposi». 
Parte seconda: L esilio. Corredata di numerose tavole e illustrazioni. 
— Milano, Cogliati, 1900, in-i6, pp. viii-281. 

Biografie. — Vedi Antonini, Anzoletii, Barassi, Bettoni, Bianchini, Can- 
tar, Cervesato, Cessi, Checchia, Chiappelli, Commetnorazione, De Gii- 
bernatis, Foiirnier, Gabba, Gagliardi, Gauthiez, Giussani, Greppi, 
Immich, Kraus, Litta, Luzzaiti, Manzoni, Mattioli, Meda, Michieli, 
Mosso, Parini, Ravanello, Pelaez, Plinio, Poggi, Sabbadini, Sforza, 
Tasso, Tortoli, Virgilio, Volta, Zoja. 

Blscaro (G.). Contributo alla storia del diritto cambiario. — Rivista ita- 
liana per le scienze giuridiche, voi. XXIX, fase. I-II (1900). 



440 BIBLIOGKAFIA 



Il documento più importante, in data 28 gennajo 1332, concerne 
il pap:amento ili una lettera di cambio di 100 lire grosse tratta in Mi- 
lano da Aliprandolo Ser Rainerio sopra Reoldolo Ser Kainerio a fa- 
vore di Giovanolo Dei Bugi, pagabile in Venezia a io giorni vista, 
per altrettante versate noviine cambiiW 13 dicembre 1351 da Lanfran- 
colo Dei Bugi ad Aliprandolo. 

Bluonl (sac. dott. G.). Gli Ungheri in Italia (studio storico-critico). Ca- 
pitolo IV. Le irruzioni. — Scuola Cattolica, marzo-aprile 1900 e seg. 

/.' irruzione, (Gli Ungari a Bergamo, a Como, a Milano, a Pavia, 
a Vercelli). 

Blanqiiart (F. M.-A.). La Chapelle de Gaillon et les fresques d'An- 
drea Solario. — Bulletin de la Società des amis des arts du departe- 
ment de V Eure, n. XIV (Evreux, Ch. Hérissey), av. ili. 

Gaillon era la dimora del cardinale d'Amboise, nel XVI secolo. 
L'A. vi ha visitato accuratamente le rovine ancora esistenti e rimar- 
catovi gli affreschi che illustra. Rappresentano personaggi della fami- 
glia d'Amboise. 

Bolssonade (P.). Les négociations entre Louis et Ferdinand le Catho- 
lique ; la trève du I^c avril 1313. — Revue d'histoir e moderne et con- 
temporaine, t. I, 1899, n. 4. 

* Bollettino storico della Svìzzera Italiana. A. XXII, 1900, 
n. 1-3, gennajo-marzo. — In-8 gr. Bellinzona, Colombi. 

I Rusca, signori di Locamo, di Luino, di Val Intelvi, ecc., 1439- 
1512 {^Cotit. anni 1499-1310]. — Gaudenzio Merula e Martino Muralto 
[a proposito del lavoro del Butti in questo Archivio e con notizie sul 
Muralto]. — Lettere di sovrani, principi e prelati dirette a Pio IV, al 
cardinale Borromeo e ad altri (1561-1630). Dagli autografi in casa Pa- 
leari a Morcote [Cont.]. — Parini e il Ticino. — Gli Statuti di Bia- 
sca dell'anno 1434. — Avvisi bellinzonesi ed intrighi del Trivulzio 
(i497ri499). — Inventario dei documenti dell' Archivio Torriani in 
Mendrisio [1523-1543. Coni.']. — Bollettino bibliografico. 

* Bonetti (Carlo). La sorpresa di Cremona, 2 febbrajo 1702, desunta da 
manoscritti, rapporti e stampe dell'epoca. — La Provincia di Cre- 
mona, n. 74-76, 31 marzo — 2 aprile 1900. 

Bong^lil (R.). Pensieri inediti (con ricordi biografici di F. Crispi). — 
Lucerà, 1899, in-8, pp. 99. 

Pensieri che il B. lasciò dispersi fra le sue carte. Il pensiero 92 
riguarda il Parini, che, a detta del B., può dare nelle liriche un'idea 
di Pindaro a chi ignori il greco; i n. 116 e 119 il Pellico. Seguono 
ventuno Pensieri di A. Manzoni raccolti dal Bonghi (1853-55), di so- 
stanza manzoniana sì, ma di forma bonghiana aggressiva e acrimoniosa. 



BOLLETTINO DI B1BLI0GRAFL\ STORICA LOMBARDA 44 1 

Boniforti (can. Luigi). Religione e pàtria : alcuni vecchi scritti del ca- 
nonico L. Boniforti, con sue note, ed un carme inedito dell' avv. Fe- 
lice Devecchi, raccolti per la Piccola Cronaca Aronese. — Arona, 
tip. Economica, 1900, in-i6, pp. 162. 

Boniict (R.). Féte donnée en l'honneur de l'armée d'Italie, io ventóse^ 

an V. — Revolution fran^aise, febbrajo 1900. 

» 

Borgognoni (mons. Car. M.). Orazione panegirica in lode di S. Omo- 
bono, recitata nella cattedrale di Cremona il dì 13 novembre 1899 nel 
chiudersi delle feste centenarie celebrate in quella città. — M o d e n a , 
tip. Imm. Concezione, 1899, in-8, pp. 27. 

Borromeo. — Vedi Bollettino, Chiappelli, Hohr, Meier, Motta. 

Brainliilla (sac. Giovanni). Vita di S. Omobono, con brevi cenni sto- 
rici sulla antica arcipretura plebana di Pieve Curata e sull'oratorio di 
S. Omobono in Cà de' Corti. — Cremona, tip. E. Leoni, 1900, 
in-i6, pp. 38. 

* Brandileonc (Francesco). Note al cap. XXX dell'Editto di Liutprando. 
Memoria letta alla R. Accademia di scienze morali e politiche della 
Società Reale di Napoli (Estr. dal voi. XXXI degli Atti). —Na- 
poli, tip. della R. Università di A. Tessitore e figlio, 1900, in-8, 
PP- 31. 

Brandstetter (losep. Leop.). Chronologische Differenzen (Separatab- 
zijge aus den « Kathol. Schweizerblàtter » ). — L u z e r n , Ràber, 1900, 
in-8, pp. 6. 

A proposito di taluni documenti editi nel Periodico della Società 
storica coìnense [« Codice diplomatico della Rezia »] le di cui date sono 
state interpretate erroneamente, non essendosi tenuto il debito calcolo 
A^Wexeunte mense. 

Brescia. Monumento Martinengo in Brescia. Rilievo e disegno di Al- 
fredo Premoli. 2 tavole [senza testo]. — Memorie di un ArchitettOy 
voi. IX, n. XI (Torino, 1899). 

Brescia. — Vedi Breyer, Cantar, Catalogo, Fabriczy, Marinelli, Scan- 
della. 

Breyer (Mirko). Nesto Gradje staroi kruatskoi kujizevno-kulturnoj po- 
vjesti. — Krizevac, tip. Neuberg, 1898, in-8, pp. 77. 

Notizie bibliografiche consacrate a fatti e personaggi della Croazia 
e della Dalmazia, con un articolo speciale sullo stampatore Bonino de 
Bonini (Dobrisa Dobric) originario di Ragusa, che, nel secolo XV eser- 
citò l'arte sua a Brescia ed in altre città italiane, da ultimo a Lione. 

Unisoni (E.). Von Luzern nach Mailand. Ein Reisefuhrer. — B e 1 1 i n- 
zona, Colombi, 1900. 



442 



BIBMOGUAFIA 



<;airo ((iiov. v (^larelll (F.). Codogno e il suo territorio nella ero- 
naca e nella storia. Voi. II, fase. XLV. — Codogno, tip. Cairo, 
1900, in-8, p. 257 a 272. 

Cnnipagne del principe Eugenio di Savoia: opera pubblicata dalla 
divisione storica dell'I, e R. Archivio di guerra in base a documenti 
ufficiali ed altre fonti autentiche, fatta tradurre e stampare da S. M. 
Umberto I, re d'Italia. Serie II, voi. Ill-V (Guerra per la succes- 
sione di Spagna : campagne del 1710-1712). — Torino, tip. L. Roux 
e C, 1898-1900, 3 voi., p. xxviij-486-439 ; XIIIJ-457-155 ; xx-366-312, 
con 16 tav. e prospetto. 

— del 1848-49 dell' esercito Sardo. Testo del generale Severino Zanelli. 

Litografie del conte Stanislao Grimaldi, riprodotte da Pietro Carlevaris. 

— Torino, tip. Cassone, 1899, con 35 tav. in eliotipia. 

Cantone (M.). Sulla vita scientifica di A. Volta. Discorso letto nella 
R. Università di Pavia in occasione del primo centenario della Pila. 

— Z' Elettricità^ 1899. 

Cantor (Moritz). Varlesungen iiber Geschichte der Mathematik. II Band, 
von 1200-1668. 2.^^^ Auflage. — Gr. in-8. Leipzig, Teubner, 1900. 

XII. V epoca 14S0-1S00 (56. Alberti, Leonardo da Vinci. 57. Luca 
Paciolo. 58. Altri matematici italiani). XIII. U epoca 1500-1550 (64. 
Matematici italiani. L'equazione cubica. 65. Opere di G. Cardano. 66. 
Opere di Tartaglia). XV. L'epoca 1600-1668 (78. Cavalieri, Kepler). 

Capelli (L. M.). Conferenze dantesche a Milano. — Giornale Dantesco^ 
s. III, quad. I. 

Carducci (G.). Rerum italicarum scriptores di L. A. Muratori. — Nuova 
Antologia, i.° maggio 1900. 

— L. A. Muratori e la Società Palatina milanese. — Rivista (T Italia, 

i5 maggio 1900. 

Carotti (Giulio). I nuovi Musei del Castello di Milano (I e II). — Illu- 
strazione Italiana, n. 20, 1900, con ili. 

— Del duomo di Milano e della sua facciata (Con ili.). — Emporium, 

aprile 1900. 

Carraroli (D.). L'Ossola e i dintorni. — Natura ed Arte, 1." maggio 
1900. 

* Carreri (F. C). Due lettere inedite di Cabrino Fondulo. — Rivista 
meìisile di lettere, di storia e d' arte di Casalmaggiore, a. I, n. 3, 1900. 

Dell'anno 1412 e riflettenti la terra di S. Lorenzo de' Picenardi. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 443 

* Carreri (F. C). Privilegi di casa Frassoni [-Faccliini, di Bergamo- 

Mantova]. — Giornale araldico, a. XXVII, n. 9 (1899). 

Catalogno della Biblioteca del Collegio dei Ragionieri di Milano. Parte I. 
— Milano, 19CO. 

— di una interessante raccolta di quadri, disegni, acquerelli, incisioni, mi- 

niature ed oggetti dive,rsi riguardanti specialmente Milano, la Lom- 
bardia, Napoleone I, il Risorgimento nazionale e Garibaldi. — Mi- 
lano, L. Marchi, 1900, in-8, pp. 35 [^Vendile Sambon^ a. XXIII, 
n. 189J. 

— generale dei libri acquistati dalla società di lettura in Brescia al 31 di- 

cembre 1899. — Brescia, tip. Apollonio, 1900, in-8, pp. 20. 

Cenni storici del R. Istituto tecnico superiore di Milano, e programma 
dell'anno 1899-1900. — Milano, tip. Galli e Raimondi, 1900, in-8, 
PP- 133- 

* CeraniOli (F.). Gregorio XI e Giovanna I Regina di Napoli. Docu- 

menti inediti dell'Archivio Vaticano {Cotti, e fine). — Archivio Sto- 
rico Napoletano, fase. III-IV, 1899. 

. Interessante la lettera del 14 agosto 1372 da Avignone del papa 
alla regina Giovanna, dove si parla delle truppe pontificie occupate 
in Lombardia ai danni di Bernabò e Galeazzo Visconti. — Agg. l'al- 
tra di Gregorio XI (IV Idus decembris) perchè mandi nunzi « prò fa- 
cienda tregua » coi Visconti. 

* Ccri'esato (Arnaldo). Giovanni De Castro. — Ateneo Veneto, marzo- 

aprile 1900. 

* Cessi (Camillo). Intorno al Falsificatore del Trattato « De Orthogra- 

phia » attribuito ad Apuleio. — Ateneo Veneto, a. XXIII, voi. I, fa- 
scicolo I, gennajo-febbrajo 1900. 

Pare troppo diffìcile al C. di provare che Celio Rodigino (Ric- 
chieri) ne fosse il falsificatore. Il Rodigino nel 15 16 fu chiamato a Mi- 
lano da Francesco I ; dal 1519 al 1523 vi insegnò, ascritto fra i pro- 
fessori dell' Università di Pavia. 

Checcliia (Giuseppe). Poeti, prosatori e filosofi nel secolo che muore. 
Studi, ritratti e bozzetti. — Caserta, Salvatore Marino, 1900. 

Ascoli, Boito, Cavallotti, Mantegazza, Manzoni, Massarani, Nievo, 
Rajna, Verdi, ecc., ecc. 

* Clilappelli (A.). Il Maestro Vincenzo Ruffo a Pistoja. — Bullettino 

storico pistojese, a. I, 1899, fase. I. 

Del Ruffo, veronese, ha pubblicato nella Rivista vmsicale italiana 
(III, 4 e IV, 2) uno studio biografico assai accurato il Torri. Il C. of- 

ArcJi. Star. Lomb. — Anno XXVIl, — Fase. XXVI, 29 



1 1 



BIBLIOGRAFIA 



fre qui le notizie, quasi ignorate, sulla permanenza a Pistoja di questo 
celebre Maestro, e cosi completano lo studio del Torri. S. Carlo liorro- 
meo, arcivescovo di Milano, tenne il Ruffo carissimo, ed ebbe da lui inci- 
tamento a patrocinare e sostenere la riforma della musica sacra (Ratti, 
Acia, II, 69). Al Borromeo il Ruffo dedicava la composizione di varie 
messe, che sono a stampa, e si conoscono col nome di messe Bor- 
romee. In Milano venne nel 1563 il Ruffo, a surrogare il maestro Bar- 
tolomeo Torresan, come maestro della Cappella del Duomo, col salario 
mensile di lire 20. E in Milano rimase il Ruffo per io anni, eserci- 
tando con molta lode il suo ufficio, finché nel 1573 non lo rinunziò 
per passare maestro di cappella nel Duomo di Pistoja. Quale poi fosse 
la causa che determinasse il Ruffo a tale cambiamento, al Chiappelli 
non è riuscito possibile precisare. 

* Cipollini (Antonio). Due sonetti inediti di Carlo Tenca nel Museo 

del Risorgimento. — La Perseveranza, 23 marzo 1900. 

Colombo (prof. F.). Parini e il suo secolo: versi martelliani. — Mi- 
lano, tip. U. Allegretti, 1900, in-8 fig., pp. 27, con due tavole fac- 
simile. 

Segue un fac-simile di un sonetto di Giuseppe Parini, scritto due 
ore prima della sua morte (Estr. dalla Scuola secondaria). 

Coiiiaudìni (A.). L' Italia nei Cento Anni del sec. XIX giorno per giorno 
illustrata. — Milano, A. Vallardi, 1900, dispense 7-9, in-16 ili., pa- 
gine 329-504. 

Regno d'Italia: dicembre 1808 — agosto 1811. 

— Marengo. Numero unico, 1800, 14 giugno — 1900. — Milano, An- 
tonio Vallardi, edit., in fol., pp. 16 con ili. 

1 799-1800 — Bonaparte passa le Alpi — In Milano — La batta- 
glia di Marengo — La Legione Italica — La tregua di Alessandria — 
Bonaparte vittorioso a Milano — Le onoranze a Desaix — Napoleone 
a Marengo il 1805 — ^-^ seconda Cisalpina — Marengo nelle monete. 

* Conielli (G. B.). Di Girolamo Ranuzzi secondo Conte della Porretta 

[1434-1496]. — Atti e Memorie della R. Deputazione di storia patria 
per le Romagne, s. Ili, voi. XVII, fase. IV-Vl (1899-1900). 

Da due lettere famigliari che gli dirigeva il celebre card. Ja- 
copo degli Ammanati, vescovo di Pavia (e riprodotte tra i documenti 
in appendice) sappiamo che nel 1465 il Ranuzzi attendeva alla cura, 
non sappiamo se in Roma od altrove, di un suo onorando cliente, 
l' arcivescovo di Milano cardinal Nardini. Interessano di questo lavoro 
biografico i capp. Ili Guerra di Romagjia e IV Battaglia delfldice, 
per la parte presavi dal giovine Galeazzo Maria Sforza e da Bartolo- 
meo Colleonì : di più ancora i capp. VII Cola Montano e Girolamo 
Ranuzzi^ Vili La fine di Cola Montano, L'appendice III: I Bolo- 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 44^ 



gitesi e la morte del duca Galeazzo Maria offre 4 lettere degli An- 
ziani di Bologna alla duchessa vedova Bona di Savoja, in data 28 
dicembre 1476 e 2, 4 e 22 genn. 1477. 

Comineiiiorazioiie dei defunti benefattori e distribuzione dei premi 
nell'Orfanotrofio maschile dei Martinitt in Milano, 22 ottobre 1899. — 
Milano, tip. Gius. Rozza, 1899, in-8, pp. 46. 

Como e Valtellina. — Vedi Bach, Bisoni, Bollettino, Brandsietter, 
Corti, Fabriczy, Gauthiez, Heusler, Hiìffer, ImmicJi, Lago Maggiore, 
Luszatti, Periodico, Plinio, Sarioriits, Tismar, Ulrich, Volta. 

Corrcspoudancc politique de Guillaume Pellicier, ambassadeur de 
Franca à Venise (1540-1542), par A. Tatisserat-Radel (T. Vili de 
l' Inventaire analytique du ministère des Affaires étrangères). — Pa- 
ris, Alcan, 1900, in-8, pp. lxxiii-8ii. 

* Corti (Giampiero). Famiglia San Pjenedetto (di Como). — Giornale 

araldico, a. XXVII, n. 9 (1899). 

Couvrcu (Emile). Les Suisses à Marignan. — Bibliotheque Univer selle, 
aprile 1900, 

€o2;za-L.iizi (G.). Memoria di T. Tasso. — Giornale arcadico, febb. 1900. 

Cremona. — Vedi Archivio, Bonetti, Borgognoni, Brambilla, Carreri, 
Documenti, Fissore, Fottrnier, Frankel, Schweitzer. 

Crivellnccl (A.). L' epistola rogatoria nel diritto ecclesiastico longo- 
bardo. — S tildi storici, voi. Vili, fase. IV. 

— Di alcune questioni relative alla vita di Paolo Diacono storico de' Lon- 
gobardi. — Studi storici, XI, 1 (1900). 

[Crocloni]. — 20 febbrajo igoo. Nozze Grassi- Morici. — V e 1 1 e t r i , 
tipografia Pio Stracca, 1900 (in-8, pp. 7). 

Il prof. Crocioni per le nozze della sig. Clotilde Morici col signor 
Arn. Grassi dà in luce insieme ad una lettera di G. Rossini al mae- 
stro Carlo Conti di Arpino (1796-186S), contrappuntista ed armonista 
famoso, vice-direttore del Conservatorio di S. Pietro in Majella , due 
lettere allo stesso del poeta Felice Romani, scritte entrambe da Mi- 
lano, l'una del 15 marzo 1830, l'altra del 5 genn. 1861. 

Cug^nac (capitaine de). Campagne de l'armée de réserve en 1800. P""'" 
partie. Passage du Grand Saint-Bernard. — Paris, Chapelot, 1900, 
in-8, pp. vi-727 et pi. 

* Daiiirla (M.). Mercurino de Gattinara, Gran canciller de Espana. — 

Boletin de la R. Academia de la hisioria, XXXV, VI, 1899. 
Resoconto della memoria del barone Claretta sul Gattinara. 



446 



BIBLIOGRAFIA 



De GMlu'rnnllH (Angelo). Lettere amorose di donne italiane nel set- 
tecento. — Rivista iV Italia y 15 febbrajo 1900. 

Lettere dirette a don Luigi Silva, dei conti di liiandratc, accade- 
mico residente a Lodi dalle gentildonne : Arborio Gattinara Roma- 
gnano di Virle, tenzoni Silvia, nata contessa Pellegrini, Berretti con- 
tessa Maria, nata Civaschi, liondenti cont. Costanza, nata Sanseverino, 
Bonfadini Adriana, nata Doltìn, Cristiani cont. Angelica, nata Ferrari, 
Imbonati cont. Francesca, nata Bicetti, Fenaroli Camilla, nata con- 
tessa Solar d'Asti, Masnaghi Teresa, nata Martinez, Mezzabarba con- 
tessa Anna, nata Mancassoli, Romilli cont. Eleonora, nata Colleoni, 
Sanseverino cont. Paola, nata Martinengo, Toffetti Zilia, nata Priula. 

Dcir Acqua (dott. Girolamo). La basilica di S. Salvatore presso Pavia. 
— Pavia, tip. frat. Fusi, 1900, in-i6, pp. 24. 

lìclartiellc (Louis). I ritratti di Guidobaldo di Montefeltro e di Elisa- 
betta Gonzaga nelle Gallerie di Firenze. — V Arie, a. Ili, fase. I-IV, 
p. 147 seg. (1900). 

Dctlesiscn (D.). Untersuchungen uber die Zusammensetzung der Natur- 
geschichte des Plinius. — Berlin, Weidmann, 1899, in-8, pp. 96. 

De Toni (G. B.). Osservazioni di L. da Vinci intorno ai fenomeni di 
capillarità. — Rivista di fisica, matematica e scienze naturali, a. I, 
n. I, gennajo 1900 (Pavia, Fusi). 

* Documenti dell'Archivio Colonna pubblicati in occasione delle nozze 
di donna Isabella de' principi Colonna col marchese Angiolo Chigi- 
Zondadari. Vili gennajo MDCCCC. — Roma, tip. Forzani, 1900, 
in-8 gr., pp. 45. 

Dei 3 documenti qui pubblicati notiamo il primo : Istromenio nu- 
ziale di Isabella Colonna figlia di Vespasiano e di Giulia Gonzaga^ 
la bellissima contessa de' P'ondi, con Filippo de la Noy principe di Sul- 
mona, figlio del viceré di Carlo V, Carlo di La Noy, al quale Fran- 
cesco I consegnò la spada nella battaglia di Pavia (1336, 28 febb.). — 
Il terzo documento offre l' inventario di due galere appartenenti a 
Marc' Antonio Colonna il Grande, dell'anno 1365, sei anni prima della 
battaglia di Lepanto : nella ciurma figuravano, fra altri : Benedetto di 
tomaso sanapi viilanese, Matheo da Milano alias franzesino, Francesco 
di leronimo fontana milanese, Gio. Giacomo di gio. palilo rozzo da 
Milano, sulla «Capitana»; e Antonio di francesco bergamasco , Fr' 
Gottardo di Jacopo da Cremona sulla <l Colonna f>. 

Ecclesiastica. — Vedi Abati, Ada, Agiografia, Archivio, Barbier, Bel- 
trami, Bollettino, Dell' Acqua, Faraglia, Immich, Mattioli, Motta, 
Padri, Poggi, Ratti, Riva. 

Elsasser (W.). Die Funktion des Auges bei Leonardo da Vinci. — Zeii- 
schrifi fùr Mathematih, 45, i. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 447 

Kspofiixloiic (I.a) delle stampe a chiaroscuro alla Galleria Nazionale di 
Roma. — VArte, a. Ili, 1900, fase. I-IV. 

A p. 174 seg. notizie per Andrea Andreani incisore mantovano 
del XVI secolo. L' opera più rilevante che ci resta di lui è il Trionfo 
di Giulio Cesare del Mantegna, inciso a chiaroscuro in 4 forme nel 
1599 su i disegni di Bernardo Malpizzi, pittore mantovano. 

Kiiliel (K.). Aus dem papstlichen Konsistorialarchiv-Band C. 303. — 
Romische QuArtalschrift, XIII, 2-3, 1899. 

Ne trae anche le note del card. Ascanio Sforza, vice cancelliere 
della Curia (1498-1499). 

Fabricxy (C. von). Der Triumphbogen Alfonsos I am Castel Nuovo zu 
Neapel. — Jahrhuch dei Musei Prussiani, 1899, fase. l-II. 

Porta monumentale cominciata sotto la direzione di Pietro da 
Milano nel 1455 e da lui finita nel 1470 [Vedi Bertaux]. 

— Die « Pax » von Chiavenna — Der alte Dom von Brescia, die sogen- 
nante Rotonda. — Reperioriuin f'ùr Kunstwissenschaft, XXIII, i (1900). 

Notizie desunte dagli articoli del Sant' Ambrogio (« Lega Lom- 
barda ») e del Mercanti (1 Emporium »). 

Fabry. Histoire de l'armée d'Italie (1796-97) : de Loano à février 1797. 
— Paris, Champion, 1900, 2 voi. in-8, 

Farag;lla (N. F.). Il libro di S. Marta. — Napoli Nobilissima, febb. 1900. 
È un libro in pergamena esistente nell'Archivio di Stato di Mi- 
lano, contenente gli stemmi miniati delle persone più insigni ascritti 
in altri tempi al Collegio dei disciplinati eretto nella chiesa di S. Marta. 
Qui discorre il Y. della suddetta chiesa edificata nel secolo XV {^Ri- 
vista stori ital., 2, 1900, p. 147). 

* Fellciangrcli (B.). Sull'acquisto di Pesaro fatto da Cesare Borgia. Ri- 
cerche. — Camerino, tip. Savini, 1900, in-8 gr., pp. loi. 

Buon lavoro che, sulla scorta di documenti nuovi degli archivi di 
Milano e di Mantova, illustra le relazioni tra Giovanni Sforza e Lo- 
dovico il Moro, le cause della ribellione di Pesaro nell'ottobre del 
1500, il contegno ed il carattere dello Sforza, già marito di Lucrezia 
Borgia. 

Filippini (G.). Le campane del comune di Pavia. — Archivio per lo 
studio delle tradizioni popolari, ottobre-dicembre 1899. 

Filologia e storia letteraria, — Yedì Berfana, Bianchini, Bolle/fino, 
Breyer, Cessi, Checchia, Cipollini, Camelli, De Gtibernatis, Foscolo, 
Frànkel, Fratelli, Froitula, Grossi, Gulli, Lehnert, Lazio, Manda- 
tari, Manzoni, Mascheroni , Mattioli , Murari, Parini , Pavanello , 
Pelaez, Plinio, Piccioni, Renda, Rua , Sabbadini, Salvi oni. Tasso, 
Toldo, Vasi, Virgilio, Zimmerli. 



^8 BIBLIOGRAFIA 



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FonlanM (Bart.). Renata di Francia, duchessa di Ferrara, sui documenti 
dell' archivio Estense, del Mediceo, del Gonzaga e dell' archivio se- 
creto vaticano (1361-1373). — Roma, tip. Forzani, 1899, in-8, pa- 
gine lij-412 con tavola. 

FornnrI {?.). Il R. Istituto nazionale pei sordo-muti in Milano e la 
R. scuola normale Girolamo Cardano per allievi maestri e maestre : 
cenni storico-critici sull'istruzione dell'Istituto fino ad oggi 1803-900. 
— Milano, tip. S. Giuseppe, 1900, in-8, pp. 74. Segue: Fac-simile 
del testamento figurato del sordomuto Luca Riva milanese, MDCXXIV. 
Milano, litogr. Francioli e C, 1899. 

Foscolo (Ugo). Dei sepolcri: carme, col commento di Ugo Angelo Ca- 
nello, ad uso delle scuole. 5.' ediz. corretta ed ampliata, con 1' ag- 
giunta delle epistole sui sepolcri di I. Pindemonte e G. Torti, anno- 
tate da Antonio Belloni. — Padova, Angelo Draghi, edit., 1900, 
in-i6, pp. XI-178. 

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Fouriiier Sarlovézc. Sofonisba Anguissola et ses soeurs. — Paris, 
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grammaticale » . — Zeitschrift far vergleichende LiUe7'aùirgeschichle, 
N. F., XIII, 4-3 (1900). 

Intorno al « Bellum grammaticale » del Guarna, patrizio cremo- 
nese, ed alle sue varie edizioni (principe quella di Cremona dell'a. 1311) 
con encomi all' autore dei cremonesi Gieronimo Fondulo e Gaspare 
Aviati. 

Fregio del 1500 a Locate-Triulzi (Con ili.). — Monitore tecnico, n. 9, 
30 marzo 1900. 

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tico. — Firenze, ditta Paravia, 1900, in-8, pp. ix-iSg. 

Poeta alla Corte Sforzesca. 

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Frotula del Gagliano a Gian Galeazzo Visconti, conte di Virtù e signore 
di Milano, 1391 [poemetto]. — Milano, tip. M. Bellinzaghi, 1900, 
in-8, pp. 26. Edizione di soli 70 esemplari. Pubblicata da V. Forcella 
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Nuova (1822-1869). — Milano, tip. Pulzato e Giani, 1900, in-i6, 
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quattro atti, ridotto e compendiato ad uso privato del collegio S. Fran- 
cesco in Lodi per il carnevale 1900. Musica di G. Verdi. — Lodi, 
tip. Quirico e Camagni, 1900, in-i6, pp. 36. 

Giiglielmino (F.). Noterella Manzoniana. — Le Grazie, di Catania, li, 2. 

Vuol provare che nell' episodio di Ambrogio sagrestano, il quale, 
alle grida di don Abbondio, si mette a sonare la campana, il Man- 



450 BIBLIOGRAFIA 



zoni si ricordasse di una scena molto simile che il Batacchi racconta 
nel Zibaldone (VI, 122). 

Oiilda Alta Italia coi paesi limitrofi di Nizza, Trentino, Trieste ed Istria. 
Nuova ediz. completamente rifatta. — Milano, Treves, 1900, in-16, 
pp. 560 con* 3 carte. 

* — sommaria del Museo archeologico ed artistico nel Castello Sforzesco 

di Milano. — Milano, tip. A. Lombardi, 1900, in-8, pp. 30. 

Oiilll (A.). Dell' Ecerinis di Albertino Mussato: nota critica. — Pa- 
lermo, A. Reber, 1900, in-8, pp. 27. 

Ilacliler (Konrad). Prosperidad y decadencia econòmica de Espana du- 
rante el siglo XVI. Version del texto alemàn con un pròlogo de Fran- 
cisco de Laiglesia. — Madrid, Est. tip. de la Vinda é Hijos de 
Tillo, 1899, gr. in-8, pp. xxv-288. 

— Quelques incunables espagnols relatifs à Christophe Colomb. — Le Bi- 
bliographe moderne, III, 1899, n. 18, novembre-dicembre. 

Vi è trattato dalla celebre piagnette dell'Ambrosiana, la lettera 
di C. Colombo diretta a Luigi de Santangel , pubbl. dal d'Adda, 
come si sa , e che si prova uscita dall' officina tipografica di Pietro 
Giraldi e Michele de Planes a Valladolid. 

Hairter (E.). Volkstiimliches aus dem Rheinvvald. 3. Redensart: 's ist 
en Triv'ùlsch. — Bundnerisches Monatsblatt, 1899, P- 3 ^^Z' 

Folk-lore nel Rheinwald (Grigioni) : 3. Espressione: 'sisten Tri- 
v'ùlsch (è un Trivulzio), reminiscenza del dominio dei Trivulzio in 
quella valle. 

Hensel (Alfred), t De regno Italiae libri viginti » von Carlo Sigonrio, 
Eine quellenkritische Untersuchung [Historische Studien, veroffentl. 
von E. Ebenring. Heft XIII]. — Berlin, E. Ebering, r900, in-8, 
pp. 90 u. 2 Bl. 

Heusler (A.). Die Statuten von Bellinzona. I. — Zeitschrift f'ùr schivei- 
zer. Rechi ^ N. F. 18. 

Hiiizelin (E.). Notes sur l'Italie septentrionale. — Revue pour lesjeimes 
filles^ 20 marzo 1900. 

Holin (W.). Barmherzige Schwestern vom hi. Karl Borromaeus 1652- 
1900. Bilder aus der Geschichte der kathol. Charitas. Entworfen von 
C. Brentano, I. von Gòrres u. s. w. hrsg. von W. Hohn. — In-4, 
Trier, Paulinus-Druckerei, 1900. 

* HiilTcr (Hermann). Ueber den Zug Suworovvs durch die Schweiz im 

Jahre 1799. — Mittheilungen des Instituts far oesferr, Geschichtsfor- 
schung, XXI, 2 (1900). 



BOLLETTINO LI BIBLIOGRAFIA STCKICA LOMBARDA 461 



I. Piano strategico di Suworow. II. Seppe Suworow a tempo, che 
la strada del Gottardo terminava presso Altorf? III. Il supposto pas- 
saggio di Lecourbe per il Bazberg nella notte 24-23 settembre 1799. 
IV. Il combattimento al Ponte del Diavolo, 25 sett. 1799. V. La bat- 
taglia al ponte Suworow nella valle della Muota al i." ottobre 1799 
e il generale aiutante Lacour. [Cfr. la memoria del medesimo A. sul 
Suworow pubblicata nella Revue historique^ marzo-aprile 1900, e ci- 
tata in Arch. stor. loinb.^ I, 1900, p. 179]. 

Tmniicli (Max). Papst Innocenz XI, 1676-1^89. Beitrage zur Geschichte 
seiner Politik und zur Charakteristik seiner Persònlichkeit. — Ber- 
lin, Speyer u. Peter, 1900, in-8, pp. 113. 

Papa Innocenzo XI [Odescalchi, di ComoJ 1676-1689. Contributi 
alla storia della sua politica ed alla caratteristica della sua persona. 

lorga (N.). Notes et extraits pour servir à l'histoire des Croisades au XV^ 
siècle. I e il sèries, — In-8 gr. Paris, E. Leroux, 1899. 

Il 2." volume si chiude con una appendice che reca brani di poesie 
politiche (1413-1433) di Giovanni Stella, di mastro Nicolò cieco e di 
mastro Prospero, tolte da mss. dell'Ambrosiana di Milano, quindi altri 
documenti (1440-1433) degli archivi e biblioteche di Milano. 

* Kelir (P.). Papsturkunden in Parma und Piacenza. Bericht liber die 
Forschungen von L. Schiaparelli. (Aus d.n « Nachrichten der K. Ge- 
sellschaft der Wissenschaften zu Gottingen , Philologisch-historische 
Klasse», 1500, Heft, I). In-4, pp. 75. 

KraiiK (F. X.). Antonio Stoppani. — Dentsche Rundschau^ aprile 1900. 
[Trad. e ripr. in Minerva, n. 20, 1500]. 

B.afenestrc (G.). La peinture italienne. T. I. Depuis les origines jusqu'à 
la fin du XV-" siècle. — Paris, May 1900, p. 360. 

I^ag^o ilag^iorc (II) nel 1500. Descrittione di Macagno di sotto feudo 
imperiale de' sig. Conti Mandali. — // Lago, di Luino, n. 3^), 1900, 
e seg. 

È la riproduzione della descrizione data dal p. Morigia nella sua 
nota Nobiltà del Lago Maggiore. 

liClincrdt (Max). Cencio und Agapito de' Rustici. Neue Beitrage zur 
Geschichte des Humanismus in Italien. — Zeitschrìft far vergleichende 
Lilteraturgeschichte, N. F. Bd. XVI, H. '/.} (1900). 

A p. 167 seg. è riportato un « Carmen » di Agapito Rustici « ad 
generosissimum clarissimumque heroem Carolum Gonzagam » . 

lielaiid (Charles Godfrey . The unpublished Legends of Virgil. — Lon- 
don , EUiot Stock, 1899, in-8, pp. xx-208. 

A^ch. Stor. Lo., il-. — An'.io XXVll. — Tas-. XXVI. 2) 



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tip. della K. Accademia dei Lincei (Milano, U. Iloepli, edit.), 1900, 
fase. XVI-XVII, fol. p. r)4i-728 con 80 tavole. 

Aus Lionardos « Tractat von der Malerei ». — Der Kunsiwari, XIII, 

13 (1900). 

Leonardo. — Vedi Cantor, De Toni, Elsdsscr, Mcicr, Paesani, Pons, 
Rosenberg, Sachs. 

Lettere di storia e archeolojjia a Giovanni Gozzadini [1833-1865], pub- 
blicate da Nerio Malvezzi con prefazione di G. Carducci. Voi. 1. — 
Bologna, Zanichelli, 1898. 

II lettere di Pompeo Litta, dal 1836 al 1850, e versano tutte su 
argomenti genealogici concernenti famiglie bolognesi. Altre lettere del- 
l' Odorici trattano delle Croci marmoree che erano nelle vie di Bo- 
logna e che il Gozzadini illustrò poi. 

Litta (Pompeo). Bentivoglio di Bologna, ramo di Ferrara: estratto dalle 
famiglie celebri d' Italia, di Litta Pompeo, ediz. Giusti Paolo Emilio, 
Milano, 1819 [a cura di Ettore Pecorini]. — Bologna, tip. Zamo- 
rani e Albertazzi, 1899, in-8, pp. 20. 

Loor. — Vedi Archivio, Cairo, De Gubernaiis. 

Lombarclo Radice (G.). Uno storico italiano della Rivoluzione Fran- 
cese (Alessandro Manzoni). — Studi storici^ 9, i (1900). 

Longobardi. — Vedi Brandileone, Crivelliicci, Neiimcycr, Ratti. 

LiiJiiSiana. Alessandro Volta e la pila nel secolo decimonono. — Atti: 
R. Accademia dei Fisiocritici in Siena, s. IV, voi. XI, n. 4-10 (1899)» 

* liuzlo (Alessandro). Un pronostico satiricodi Pietro Aretino (MDXXXIIII) 
edito ed illustrato. — Bergamo, Istituto italiano d'arti grafiche, 
1900, in-8, pp. XLI-163 con fac-simili [• Biblioteca storica della lette- 
ratura italiana » diretta da F. Novati, VI]. 
Se ne riparlerà. 

— e Rcnicr (R.). La coltura e le relazioni letterarie di Isabella d'Este 
Gonzaga. — Giornale storico della letteratura italiana, fase. 104-105 
(1900). 

IL Le relazioni letterarie. 2. Gruppo ferrarese. Vi si discorre di : 
Antonio Tebaldeo — Jacopo Gallino — I Guarini — Niccolò Paniz- 
zato — G. Battista Pio — Niccolò Lelio Cosmico — Matteo Maria 
Bojardo e famiglia — Lodovico Ariosto — Il Cieco da Ferrara — 
Bernardo Tasso — Niccolò da Correggio — Ercole Strozzi — Celio 
Calcagnini — Guido Postumo Silvestri — Lelio Manfredi — Frate 
Francesco da Ferrara — Pellegrino Prisciani [v. Renda]. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 453 



Luzxatti (L.). Romualdo Bonfadinì. — Nuova Antologia^ i." giugno 1900. 

llala|;;uzxl (Francesco). Nuovi documenti su pittori del XV secolo tratti 
dalle carte del periodo sforzesco. — L'Arte, a. Ili, 1900, fase. I-IV, 
p. 144 seg. 

Matteo Pasti. Baldassare d' Este. Giovanni da Milano. Bonifacio 
Bembo. Cristoforo da Cremona. Vincenzo (Poppa) da Brescia. Leo- 
nardo da Cremona. Zanetto. Ambrogio de Predis. Antonello da Mes- 
sina [Alcuni di questi documenti sono però già editi]. 

* Hanacorcla (Giuseppe e Guido). La corte piemontese e le ricerche 

storiche di L. A. Muratori in Piemonte. — Atti R. Accademia delle 
scienze, voi. XXXV, disp. 6.' (1900). 

Mancinelli (mons. Pasq.). Il Gonzaga ed il gesuita moderno: prolu- 
sione letta nel trattenimento accademico tenuto nel seminario vesco- 
vile di Città Pieve in onore di S. Luigi Gonzaga, in occasione del 
terzo centenario di sua preziosa morte. — Città della Pieve, 
tip. Melosio, 1899, in-8, pp. 12. 

Haiiflalari (Mario). I proverbi del Bandello. — Catania, N. Gian- 
netta, in-i6, pp. 21Ó [« Semprevivi ». Bibliot. popol. contemp. n. 24]. 

* llanfredf (Silio). L' insurrezione e il sacco di Pavia nel maggio 1796. 

Monografia storica documentata. — Pavia, libreria edit. Giuseppe 
Trattini, 1900, in-8 gr., pp. x-220. 

I. Le fonti. IL Pavia sotto la dominazione austriaca, l'arrivo delle 
truppe francesi. HI. L' insurrezione. IV. Il sacco. V. I processi. 

Mantova. — Vedi Carreri, Esposizione, Gonzaga, Ltizio , Malaguzsi .^ 
Nodari, Rambaldi, Toldo, Trotter, Virgilio. 

Manzoni. — Vedi Bindoni, Bonghi, Checchia, Guglielmino, LombardOy 
Ravaglia, Rodriguez, Sacchi, Valeggia, 

* Mariani (prof. M.). Cenni storici intorno all'Università. — Animarlo 

della R. Università di Pavia. Anno scolastico 1899-1900. 

Con un « Saggio di bibliografia storica e descrittiva dell' Univer- 
sità di Pavia » dovuto a Zanino Volta. Cenni e Saggio abbastanza in- 
completi. • 

Marinelli (prof. Giovanni). Le Provincie d'Italia: brevi cenni geogra- 
fici, statistici e storici per lo studio della geografia patria nelle scuole 
elementari, secondo i programmi 29 novembre 1894 : Provincia di 
Brescia, di Luigi Filippo De Magistris. Provincia di Pavia, del me- 
desimo. — Roma, Soc. edit. • Dante Alighieri » , 1900, in-i6, pa- 
gine 14 e pp. 12. 

* Marezzi (Carlo). Famiglia Pasquali (di Pavia). — Giornale araldico 

a. XXVII, n. 9 (1899). 



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Manclieroiii !.. . I.'Iiuiio: versi sciolti a Lesbia Cidonia, con ititio 
duzione e commento tli Ambrogio Mondino. — Torino, Paravi 
1900, in-i6, pp. Ì06. 

AlatCioli (N.). Il trecentista scrittore fra Giovanni da Bergamo dell' o; 
dine Roniitano di S. Agostino. — Giornale arcadico, aprile 1900. 

ile<la' (Filippo). La Signora di Monza: conferenza tenuta la sera del 18 
dicembre 1898 alle associazioni cattoliche monzesi. — Milano, ti- 
pografia edit. Artigianelli, 1900, in-16, pp. 30. 

* lleicr (p. Gabriel). Die Fortschritte der Palaeographie mit Hilfe der 

Photographie. Ein bibliographischer Versuch. — Centralblatl f'ùr Bi- 
bliothekivcsen^ maggio-giugno 1900 \cont. e fine]. 

Cfr. Arch. star, lonib., I, 1900, p. i83. — Qui si notano le di- 
verse edizioni fototipiche dei mss. di L. da Vifici (n. 276-281); il 7^/- 
scottrs de saint Louis de Gonzagne a Philippe II roi d' Espagne (edi- 
zione fac-simile : Tournai, 1891, n. 287); i Manoscritti, cimeli, ricordi 
di Torquato Tasso (a cura Biagi e Solerti. Roma, Danesi, 1897, nu- 
mero 294) , il Manuscrit 5/<?;'2'« dell'Azeglio (Londres, 1860, n. 295); 
le Velntures des mss. de Virgile del de Nolhac (u Mélanges » dì Roma, 
1884, n. 315); i Codici 7niniati di Brera (ediz. Carta); il Libro d'Ore 
Borromeo (ediz. Beltrami) ; il Bréviaire de Marie de Savoie, duchesse 
de Mìlan (ediz. Mugnier, n. 332, 335, 338) ; e V Arte negli arredi sacri 
della Lombardia (ediz. Beltrami, n, 397). 

* .llìcliieli (A. Augusto). Giuseppe Greatti [1738-1812]. — Ateneo Ve- 

neto, gennajo-febbrajo 1900. 

Dopo il trattato di Campoformio, il Greatti passò a Milano, dove 
trovò il Foscolo che 1' aveva di poco preceduto e con lui altri amici 
antichi e nuovi dai quali raccomandato potè ottenere, ma per poco, 
il posto di prefetto della Braidense. 

llllano. — La Pusterla dei Fabbri (Con 3 ili.). — Illustrazione italiana, 
n. II, 1900. 

— Armadio pensile nel Civico Museo artistico-industriale di Milano, se- 
colo XVL — Stipo-scrivania fine sec. XVI ; ringhiera di ferro, prin- 
cipio sec. XVIII; piccola inferriata fine del sec. XVII, nel predetto 
museo. — Arte italiana decorativa, a. IX, 1900, fase. I-II [dettagli, 
senza testo]. 

Milano. — Vedi Ada, Annoni, AnzolcUì, Barassi. Barbier, Beltrami, 
Bertaux, Berzeviczy, Bettoni,. Biscaro, Bisoni, Brusoni, Cantar, Ca- 
pelli, Carota, Catalogo, Cenni, Cessi, Chiapelli, Comandini, Comme- 
morazione, Crociani, Documenti, Farnari, Frizzani, Galleria, Giidini, 
Greppi, Guida, Manzoni, Miralles, Moretti, Muzio, Noseda y Nurra, 
Pagani, Padri , Par ini , Pélissier , Piccioni, Pipi a, Poggi, Rajna , 
Sacco, San f Ambrogio. Vignali. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 4DD 

Miralleis (José). Carta de Felipe IV al Cabildo de Mallorca sobre la pe- 
ste en Milàn (1630). — Boletin de la Sociedad arqueológica Luliaiia, 
febbrajo-marzo 1900. 

ilolineri (G. B.}. H poeta soldato. Ippolito Nievo. — Illustrazione Ita- 
liana^ II. ii_, 1900. 

lloltkcfi kriegsgeschichtliche Arbeiten. Kritische Aufsatze zur Geschichte 
der FeldzLige von 1809, 1859, 1864, 1866 und 1870-71. Hrsgegb. vom 
Grossen Generalstabe, Abtheilung fur Kriegsgeschichte. Mit Ueber- 
sichtskarten, Planeii und Skizzen. — Berlin, Mittler u. Sohn, 1899, 
gr. in-8, pp. x-2i6 [« Moltkes militàrische Werke », III, 2]. 

Memorie critiche per la storia delle campagne degli anni 1809, 
1839, 1864, 1866 e 1870. 

IMoncey (Le general) en Cisalpine (180 1). Lettres au Ministre de la 
Guerre et au Premier Consul. — Noiivelle Revue rétrospective, n. 67 
(1899), 

IMonclolfo (R.). L'eredità in Torquato Tasso. — Archivio di psichiatria, 



Monza. — Vedi Meda, Riva, Rodriguez. 

Moretti (G.). vStudi e concorsi dell'architetto Attilio Carminati (La siste- 
mazione della piazza del Duomo di Milano). Con ili. — Edilizia mo- 
derna, marzo 1900. 

llo^so (Angelo). I manoscritti di Lazzaro Spallanzani esistenti in Torino. 
— 3Ieinorie della R. Accademia delle scienze^ di Torino, s. II, t. XLIX 

(19C0). 

Motta (E.). Francesco Maria Zoppi, da Cannobio, vescovo di Massa e 
Carrara. — Il ven. Giov. Antonio Cantova di Intra. — // Sempione di 
Arona, n. 16 e 22, 1900. 

Due lettere inedite : la prima dello Zoppi in data Massa, 22 no- 
vembre 1829, la seconda, interessante la storia letteraria ed ecclesia- 
stica del Messico, in data Messico, ^ genn. 1718. 

— Personaggi celebri all' Isola Bella. (Prime spigolature). — Locamo. 
Liste officielle des étrangers, V, 1900, n. 12 e 13. 

* Murari (Rocco). I due epigrammi e una lettera inedita di Giovanni 
Cotta a Marin Sanudo. — Ateneo Veneto, marzo-aprile 1900. 

Nella lettera (Legnago, 7 agosto 1301) diretta al Sanudo, questore 
a Verona, si fa menzione di Jacopo Antiquario, il noto umanista pe- 
rugino, addetto alla cancelleria ducale in Milano durante e dopo la 
signoria sforzesca. 



^56 BIBLIOGRAFIA 



MuuATcjKi. \'ecli Cani lice if Manacorda. 

MusKi, HinLioTECHE, Archivj. — Vedi Annoni, Barbiera, Bt-ltraiìii, di- 
rotti, Catalogo, Cipollini, Fornari, Faraglia^ Frizzotii, Galleria, 
Guida, Jorga, Haeblcr, Mie hi e li, Miier, Muzio, Noseda, Rossi, Vignoli. 

lliiifJo (Virginio). Vecchi cuoi artistici nella raccolta dei signori Mora .1 
Milano. Con tav. e ili. — Arie, ilaliaiia decorativa, a. Vili, 1899, nu- 
meri 12 e seg. 

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Greppi , Hitffer , Lombardo , Manfredi , Moneey , Murra , Pélissier , 
Rivista. 

I%a venne (F. de). Annibal Carrache et le cardinal Odoardo Farnese. — 
Revtie des deux vtondeSy 1.* marzo 1900. 

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Reciits. — Zeitschrift der Savig7iy~'Sti/timg, Weimar (1899). 

IVifueia (G. di). Ancora Sofronia. — Rassegna critica della letteratura 
italiana, a. IV, 1899, n. 10-12 (Napoli). 

Nessuna prova sinora sostiene l'opinione che il Tasso ripudiasse 
definitivamente prima della stampa del suo poema I' episodio di So- 
fronia. 

[\odari (F.)]. Osservazioni critiche sulla vita di San Longino martire 
nell'Acta Sanctorum dei PP. Bollandisti, ossia difesa della tradizione 
Mantovana sul lateral sangue di N. S. G. C. conservato nella basilica 
di S. Andrea in Mantova. — Pavia, tip. Ist. Artigianelli, 1899, 
in-8, pp. 131. 

I Bollandisti replicano, in opposizione, nel fase. I, 1900, degli 
Analecta, p. 45-48. 

Monieda (Aldo). [Il Misovulgo]. Il nuovo assetto del Museo Poidi-Pezzoli 
a Milano. Con tav. e ili. — Arte italiufia decorativa, a. IX, 1900, n. i. 

Novara e Ossola. — Vedi Ar lenta, Barbier, Boni/orti, Carraroli , Va- 
nirla, Galloni, Motta, Tortoli, Zimmerli. 

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n. 146, 1900. 

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1900, in-8 ili., pp. xxiii-404. 



I 



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nario del suo scoprimento). — Gazzetta del popolo della domenica, nu- 
mero 12, 1900. 

Agg. nella medesima Gazzetta (n. 17): Einaudi Costanzo. L. da 
Vinci. 

* PajKaui (Gentile). Milano e Aimone di Savoja. — La Perseveranza, 

28 marzo 1900. 

Padri (I) camiliani a Milano. — Milano, tip. Pulzato e Giani, 1900, 
in-16, pp. 63. 

Pariiii (Giuseppe). Il «giorno» eie codi». Edizione integra con com- 
mento di Luigi Valmaggi. Aggiuntovi il dialogo della nobiltà. — To- 
rino, Fr. Casanova, edit., 1899, in-16, pp. xi-496. 

pARiNi. — Vedi Aridlani, Bollettino, Bonghi, Colombo, Grimaldi, Rilloy 
Scherìllo, Sinigaglia. 

* Pavanello (F.). Gaspare Stampa (Note critiche). — Rivista mensile 

di lettere e di storia di Casalmaggiore, a. I, n. 4, 1900 e seg. 

Pavia. — Vedi Bisoni, Cessi, Dell'Acqua, Filippini, Man/redi, Mariani, 
Marozziy Mosso, Salvioni, Sant'Ambrogio, Zoja. 

* Pelaex (prof. Mario). Lettere di Girolamo Tiraboschi a Tommaso 

Trenta. — Atti della R. Accademia lucchese di scienze e lettere, t. XXX 
(1900). 

* Pólisslcr (L. G.). Note e documenti su Luigi XII e Lodovico Sforza. 

— Archivio storico italiano^ fase. I, 1900 \cont. e fine\, 

VII. Sulla sistemazione dell'affare di Felizzano (1499). — Vili. 
Una lettera di Isabella d'Este, marchesa di Mantova (3 maggio 1498, 
all'oratore ferrarese Costabili). — IX. Sopra un periodo francese della 
diplomazia veneziana (aprile-agosto 1499). — X. Concentramento del- 
l'esercito francese nell'Astigiano nel 1499. — XI. Ragguagli sulle forze 
mihtari milanesi negli ultimi mesi del 1498. — XII. Castellani e of- 
ficiali eletti dal duca Lodovico Sforza nella sua breve restaurazione 
del 1500. 

* — Le fonds Fabre-Albany à la Bibliothèque Municipale de Montpellier. 

— Centralblatt f'ùr Bibliothekswesen, maggio-giugno 1900. 

Lettere di Luigi di Bréme e del Foscolo alla contessa d' Albany 
(Milano, 1807-1819), già note. — Per i mss. dell'Alfieri, dalla contessa 
Albany legati alla Braidense cfr. Arch. stor. lomb., XIII, 1886, p. 419. 

— Pétition d'une abandonnée (Milan, 1802). — Corréspondance Archéolo- 
gique, 1900. 



438 



BIBLIOGRAFIA 



t Stendhal a voulu (lue son épitaphe le dit Milanais, parce <iu'.! 
Milan » u il a vécu, — il a aimé, — il a ecrit •. Cette épitaphe aii- 
rait pu convenir a plus d'un soldat des armées consulaires ou inij)* 
riales, — dans ses premiers termes au moins. Le Languedocien An- 
toine Cahier, par exemple, a, lui aussi, vecu et aimé a Milan, mais 
il n'y écrivait pas — et c'est son silence obstiné qui amena une de ses 
victimes [Rachele Consonni j à adresser au préfet de l'Herault, en 1802, 
la • pétition » che il P. pubblica per esteso, aggiungendo le notizie in- 
viatele in seguito d'officio intorno al di lei seduttore, assassino e bigamo. 

* Periodico della Società Storica per la Provincia e antica diocesi di 

Como. P'asc. 49.* — Como, Ostinelli, 1900, in-8 gr. 

Scolari (F\). Plinio il giovine oratore [I. Plinio davanti alla cri- 
tica. II. Studi retorici di Plinio. III. Arringhe di Plinio. IV. Meriti 
oratori! di Plinio e sue idee sull'eloquenza (segue l'A. le traccie del- 
PAUain, aggiungendovi del suo ricerche nuove e nuove considerazioni)!- 
— GiussANi (A.). Due cippi romani scoperti in Olonio. 

Pliilippi (Ad.). Kunstgeschtliche Einzeldarstellungen. N. io, u. 11, IV 

Bd.; I u. 2 Lief. gr. in-8. — Leipzig, Seemann, 1900. 

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* Pig^eon (Amédée). Les prétensions de la France sur les duchés de Parme 

et Plaisance [1515-1547]. — Revue cC histoire dipiomatique, n. 2, 1900. 

* Piiietti (Angelo). Una supplica alla Serenissima contro gli Ebrei. — 

Nuovo Archivio Veneto, tomo XIX, parte I (1900). 

Supplica della comunità di Martinengo dell' a. 1507, con notizie 
intorno agli Ebrei in Bergamo nel quattrocento. 

Pipla (U.). Comune e Duomo (a proposito della riforma della facciata 
del Duomo di Milano). — // Filangieri, a,. XXV, n. 5, 1900. 

Plinio. — Vedi Detlesseii, Periodico. 

* Pos:gl (Vittorio). Un favorito di Giulio IL — Giornale storico e lette- 

rario della Liguria, a. I, fase. 3-4, 1900. 

Gerolamo de' Capitani d'Arzago, vescovo di Nizza (13 11) e prima 
preposto della Mirandola. Titolare di una medaglia coniata * in me- 
moriam » di papa Giulio IL I rapporti personali dell'Arzago con papa 
Giulio, ai quali allude la parola « alumnus » nel dritto della medaglia, 
non sono ben chiari. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 4:?9 

Pons. Leonardo da Vinci. — Rivista ligure di scienze, lettere ed arti, 
gennajo 1900. 

Proficli (F.). Kleine Beitrage von Ariost und Tasso. — Zeitschrift f'ùr 
die oesterreichischen Gyinnasien, 50 Jahrg., n. 12 (1900). 

Proiit (E.). Auber's « Le Philtre » and Donizetti's « L'Elisire d'amore ». 
A comparaison. — Montly Musical Record, febbrajo-aprilei9oo (Londra). 

Puccinelll (can. Torquato). Torquato Tasso : carme latino conversione 
italiana. — Livorno, tip. Meucci, 1899, in-8, pp. 20 [Per il 50." 
anniversario della messa novella dell'autore]. 

Kaeiuy (Ch. de). Schinner et Supersaxo. — Revue historique vandoise, 
1899. 

Rajna (Michele). L'eclisse solare del 28 maggio 1900. — La Perseve- 
ranza, 22 maggio 1900. 

Con accenni agli eclissi degli anni 1804 e 1842 visibili in Lom- 
bardia. 

* Rambalcli (P. L.). Soldati cattivi soggetti. — Nuovo Archivio Ve- 

neto, t. XIX, p. I, 1900. 

Gli stipendiarj inglesi ed italiani che il 25 febbrajo 1381 lasciarono 
il campo di Mestre lagnandosi di non aver ricevute le paghe dopo i 
loro lodevoli servigi, e recatisi a fogliano ricevettero dal Carrarese 
vettovaglie e poterono per sua concessione rimanere alcuni dì sul ter- 
ritorio trevigiano. Un interessante documento veneziano pubblicato dal 
Sardagna non pone in dubbio la corruzione per opera del Carrarese, 
e cresce la misura della colpa dei soldati oltre ciò che è già riferito 
dai cronisti. Questo documento è una lettera della Signoria inviata a 
Bernabò Visconti e ad altri principi, in su la fine di marzo o a' primi 
di aprile: in essa i soldati traditori sono segnalati uno per uno, e con 
certe croci è indicato anche il grado della loro « iniquità » perchè da 
tutti fossero in seguito tenuti lontani come vili e fedifraghi. Forse può 
sembrare che il governo dogale abbia data soverchia importanza a quei 
soldati cattivi soggetti ; ma è invece curioso sapere che la lettera della 
Signoria non è che una dignitosa risposta ad un' altra lettera circo- 
lare che que' soldati medesimi avevano indirizzata ai potentati italiani 
il 5 marzo, da Padova. Lettera che tende a mostrare le buone ragioni 
della loro diserzione con vergogna di Venezia ; ma il luogo stesso 
donde era inviata attestava 1* corruzione. E il Rambaldi pubblica, il- 
lustrandola, la copia ricevuta da Lodovico Gonzaga, traendola dall'Ar- 
chivio di Mantova. 

* Ratti (Achille). L'Omeliario detto di Carlo Magno e l' Omeliario di 

Alano di Farfa. Nota. — Rendiconti Istituto Lombardo, s. II, vo- 
lume XXXIII, fase. IX (1903) [vedi Acta\, 



fio BIBLIOGRAFIA 



4^)0 



Argomento è quell'Omeliario, che di Carlo Magno è detto, ma 
del (juale Paolo Diacono fu l'autore ed il compilatore. 

Ila%aff;lla (K.). Quo vadis e i Promessi Sposi : studio parallelo. — Bo- 
logna, L. Beltrami (libr. Treves), 1900, in-8. 

Renda (Umberto). Recensione degli Studi folenghiani di A. Luzio. — 
Giornale storico della leiieratura italiana, fase. 104 (1900), pp. 371-401. 

Ilenier (Rodolfo). V. Luzio, 

Itlllo (N.). Il primo centenario di G. Parini. — Napoli, Pierro e Ve- 
raldi, 1900. 

— Il centenario del Parini e l'origine del « Giorno». — Roma, Befani, 
1900. 

Risorgimento nazionale. — Vedi Appunti, Barbiera, Biadego, Boniforti, 
Campagne, Catalogo, Cipollini, Luzzatti , Molinari , Moltke , Orsi, 

Trevisan. 

* Hi¥a (Giuseppe). Il giovedì e il venerdì santo a Monza sul principio 

di questo secolo. — La Perseuerauza, 12-13 apnle 1900. 

I. Oratori sacri. II. Processioni simboliche. 

* Ri%'S»ta di storia, arte, archeologia della Provincia di Alessandria. Fa- 

scicolo speciale dedicato alla storia del periodo napoleonico in occa- 
sione del centenario della battaglia di Marengo. In-4. — Alessan- 
dria, tip. G. Chiari, 1900 [Della «Rivista» a. IX, fase. XXIX, 
gennajo-marzo 1900]. 

Itoeclii (ten. col. E.). Francesco di Giorgio Martini architetto civile e 
militare (con 3 tav.). — Rivista di artiglieria e gefiio, maggio 1900. 

Architetto chiamato anche a Milano dagli Sforza. 

Koflri^iiex (F.). Il ritratto della Signora di Monza nei Promessi Sposi 
di A. Manzoni. — Iride Mainertina, di Reggio Calabria, a. Ili, nu- 
mero 2-3. 

* Romano (G.). Niccolò Spinelli da Giovinazzo, diplomatico del se- 

colo XIV. — Archivio storico napoletano^ XXIV, 3, 1899, e cont. 

Nel 1355 fu in Bologna al servizio di Giovanni da Oleggio, fat- 
tosi signore della città, che lo man^ ambasciatore al card. Albornoz, 
legato di Innocenzo V che voleva ricuperare le terre della Chiesa. In- 
dusse l 'Oleggio ad abbandonare le parti di Bernabò Visconti per ab- 
bracciare quelle del legato, e ne ricevette in cambio di Bologna il 
vicariato di Fermo e la rettoria della Marca (1360). Lo Spinelli passò 
allora al servizio della Chiesa, ed in missione ad Avignone e in altre 
occasioni ebbe incarichi nelle questioni politiche ardenti tra Chiesa e 
Visconti. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 46 1 

Rosenberg^ (Ad.). Das Abendmahl Leonardos da Vinci. (Mit Abb. iind 
Kunstbeilage). — Daheiin ^ XXXVI, n. 27-28 (1900). 

Ros»«i (Gerolamo). I Grimaldi di Ventimiglia (Estr. dalla Miscellanea dì 

sloria ilaliana^ s. Ili, voi. II). — Torino, Paravia, 1899. 

Secondo documenti dell'Archivio di Stato di Milano (1251-1502) 
per le relazioni de' Grimaldi e dei Genovesi co' Visconti e più cogli 
Sforza. 

Hiia (G.). Una antica rivista politico-umoristica d' Italia imbastita sopra 
un sonetto del Petrarca. — Giornale storico, fase. 104-103 (1900). 

Si tratta di 14 Imprese dei primi anni del sec. XVII, alle quali 
sono attribuiti per motti in giusto ordine i versi del sonetto del Pe- 
trarca « Pace non trovo e non ho da far guerra ». E cioè « Imprese 
con li loro motti sovra li principi e personaggi che intervengono nella 
presente guerra del Monferrato l'anno 161 3 » (intervengono il duca di 
Mantova, don Vincenzo Gonzaga, il governatore di Milano marchese 
dell'Hinoyosa, e Mantova). 

Rtisliforlli (G.). Carlo CrivelH. — New- York, Macmillan, 1900. 

jSalibaflini (R.). Dante scriveva « Virgilio » o « Vergilio ? » — dar'- 
naie Storico, fase. 104-103 (1900). 

— Nuove notizie e nuovi documenti su Ognibene de' Bonisoli Leoniceno. 
— Antologia Veneta, gennajo-febbrajo 1900 (Belluno). 

taccili (E.). L'elemento religioso nell'arte del Manzoni. — Pavia, 
fratelli Fusi, tip., 1899, in-8, pp. 11 [Estr. dalla Rivista filosofica^ 
1899, fase. IV-VJ. 

^aeco (prof. Antonio). Il Duomo di Milano e la sua facciata. — Arte e 
Storia, n. 6, 1900 e prec. 

^aclis (Otto). Lionardo da Vinci. — Wiener Rimdschau, IV Jahrg, n. 6 

(1900). 

Salvioni (Carlo). Il pianto delle Marie in antico volgare marchigiano. 
Nota. — Rendiconti R. Accademia dei Lincei, voi. Vili, 1900. 
Dal Codice n. 42 della Biblioteca Universitaria di Pavia. 

* — Sul valore della lira bolognese {cont.), — Atti e Memorie della R. De- 

putazione di storia patria per le Provincie di Romagna, s. III, vo- 
lume XVII, fase. IV-VI (1899). 

XIII. Provvedimenti monetarii dal 1393 al 1402. Coniazione dei 
quattrini [importante per le coniazioni viscontee in Bologna e per i 
calcoli di ragguaglio dei quattrini ed altre monete dell' epoca]. 

* Sant' Amlirosio (Diego). Il Pantheon d' Agrippa e la Basilica Am- 

brosiana. — Arte e Storia, n. 7, 1900. 



BIBLIOGRAFIA 



* Nnnt*;tiiilirog;lo (Diegfo). Quando fu relegato nella Sagrestia vecchia 

il trittico d'avorio dell' Knibriachi e della collocazione sua nella Cer- 
tosa di Pavia. — // Monitore tecnico, a. VI, 1900, n. 14. 

* — Un dipinto votivo del castello di Porta Giovia ; Il fregio a puttini 

della Certosa di Pavia ; L' affresco di bernardino Luini nella chiesa 
parrocchiale di Carpiano ; Il Reliquiario dei Santi Innocenti nella Ba- 
silica Ambrosiana. — Lega Lombarda, io maggio ; 15 maggio; 2\ mag- 
gio ; 4 giugno 1900. 

Sartorlus (A. Freiherr von Waltershausen). Die Germanisierung der 
Ratoromanen in der Schweiz. Mit i Karte. — Stuttgart, Engel- 
lìorn, 1900, gr. in-8. 

Kcanclella (sac. Gaetano). Vita della venerabile Bartolomea Capitanio 
di Lovere) principale fondatrice delle scuole della carità. XVI edi- 
zione. — Brescia, tip. istituto Pavoni, 1899, in-i6, pp. 347. 

Sclierillo (M.). Spigolature Pariniane in documenti inediti. — Studi 
di letteratura italiana, voi. II (Napoli, 1900). 
Cfr. i cenni bibliografici in questo fascicolo. 

JScli^veifaser (Eugenio). La scuola pittorica cremonese (Ricordo del- 
l' Esposizione d'arte sacra in Cremona). Con ili. — V Arte, a. III, 
1900, fase. I-IV. 

Segre (Arturo). Delle relazioni tra Savoja e Venezia da Amedeo VI a 
Carlo II (III) [1336-1553]. — Memorie della R. Accademia delle scienze 
di Torino, s. II, t. XLIX (1900). 

Importanti per le relazioni dei duchi di Savoja con Filippo Maria 
Visconti e con gli Sforza. 

Sfing;e. <i Femminismo» storico. Isabella d' Este Gonzaga. — Fanfulla 
della domenica, n. 9-10, 1900. 

Sforza e Visconti. — Vedi Archivio, Beatrice, Beltrami, Bernardini, 
Boissonade, Cerasoli, Comelli, Coiivreii, Vanirla, Eiibel , Felician- 
geli. Fratelli, Frollila, Fueter, Haebler, Malaguzzi, Meier, Murari, 
Pélissier, Racmy, Rambaldi, Romano, Rossi, Salvioni, Segre, Verga, 
Vcrnon. 

* Simeonì (dott. Luigi). Gli antichi possessori del castello di Soave. — 

jVuoz'o Archivio Veneto, t. XIX, p. I, 1900. 

Due documenti che provano come il castello appartenesse fin dai 
primi anni del secolo XIII alla famiglia Greppi (di Verona), e mo- 
strano quando e come esso venne in mano degli Scaligeri. 

Siiiig;ag;lia (Gior.). Un poeta sociale nel secolo XVIII [Giuseppe Pa- 
rinij. — Milano, Carlo Aliprandi, edit., 1900, in-i6, pp. 51, con 
ritratto. 



BOLLETTINO DI BIBLIOGRAFIA STORICA LOMBARDA 468 

ji|»»niigliana. Una lettera inedita di Volta. — // Nuovo Cimenio, di- 
cembre 1899 (Pisa). 

Tasso. — Vedi Cozza, Meìer , Mondolfo , Niscia , Prosch , Pitccinelli , 
V ac alili z zo , Voglie. 

Tinmar (Frz.). Die Reise nach den oberitalienischen Seen : Como-See, 
Lugano-See, Lago Maggiore, Garda-See und Mailand. Praktisches Rei- 
sehandbuch, 3. Aufl. — 12." Berlin, A. Goldschmidt, 1900 [« Grie- 
ben's Reiscbiìcher 13]. 

Toldo (?.)• Le courtisan dans la littérature fran^aise et ses rapports avec 
l'oeuvre du Castiglione. — Archiv fì\r das Studium der neuern Spra- 
chen und LitteratnreUy CIV, i, 2. 

Tortoli (Giovanni). Elogio di Carlo Negroni, accademico corrispondente. 
— Alli R. Accademia della Crusca (adunanza pubblica, '7 genn. 1900). 
* Cfr. 2Ci\<:^^ Rassegna nazionale, 16 marzo 1900. 

Tra^^iil (A.). Peschiera: sue origini e vicende. — C h i et i , Marchionne, 
1899, in-8, pp. 63 con 3 tav. 

Trevisian (Francesco). La letteratura piemontese e Carlo Alberto nel 
patrio risorgimento. — Rassegna nazionale, iG marzo 1900. 

Agg. Berti (D.)- Carlo Alberto avanti il regno, in N. Antologia^ 
13 marzo 1900. 

Trivulzio. — Vedi Bollettino, Fregio, Haffter. 

Trotter (A.). Canzonette infantili mantovane. — Archivio per lo studio 
delle tradizioni popolari, ottobre-dicembre 1899. 

Turiicr (C. H.). Eusebius of Vercelli. — Journ. Theol. Stud. i. 1, ot- 
tobre 1899. 

Il probabile autore del « Ouicumque vult » nella seconda metà 
del IV secolo. 

l'iricli (R.). Das Graberfeld von Cerinasca-Arbedo. — Anzeiger f'ùr 
schzveìzerische Altertumskunde, n. 4, 1899, con 4 tav. {cont. e fine). 

Vaccalliizzo (N.). I lettori della « Gerusalemme liberata ». — Rassegna 
Pugliese, XVI, 8. 

" Valeg:8:la (G.). La risciacquatura in Arno de' « Promessi Sposi ». — 
Giornale storico e letterario della Liguria, a. I, 1900, n. 3-4. 

* Vani (L.). Ricordi delle Colonie Lombarde di Sicilia. — Archivio Sto- 

rico Siciliano, a. XXIV, fase. III-IV (1900). 

* Ver;$a (Ettore), Documenti di storia perugina estratti dagli Archi vj di 

Milano. — Bollettino della R. Deputazione di storia patria per r Um- 
bria, a. VI, fase. I, 1900 [cont. e fine]. 



464 BIBLIOGRAFIA 



Degli anni 1481-1533. Relazioni tra i Bagjioni e gli Sforza; do- 
cumenti varj per Niccola e Giace mo Antiquario. 

* Wernon (K. Dorothea). The constitutional position of Cosimo de' Me- 

dici. — The cìiglish historical RevieiVy aprile 1900. 
Relazioni di Cosimo con Francesco Sforza (1449). 

* Vlffiioli (Tito). I Musei moderni di storia naturale. Nota. — Rendi- 

conti Istituto Lombardo, s. II, voi. XXXIII, fase. V-IX (1900). 
Storia del Museo di storia naturale di Milano dal 1838 al 1893. 

VJrn^lllo. — Bartoli (Alfr.). La lingua e la materia di Virgilio. — P i- 
stoja, tip. Fiori, 1900, in-8, pp. 135. 

Agg. per gli studj vergiliani : Bellino (H.). Studien iiber die 
Compositionskunst Vergils in der Aeneide (Leipzig, Dieterich, 1899, 
gr. in-8, pp. VI-250); BuRD (A. A.). Sophocles interpreted by V'irai! 
(in Hermathena, n. XXV); Evverett (W.). Upon Virgil Aeneid, VI, 
893-898 ; Scuter (A.). On Virgil, Aeneid, XII, 813-818 (in The Clas- 
sical Revieiv, aprile 1900); Granger (F.). Folklore in Virgile {The 
Classical Revie7v, voi. XIII, n. 9) ; D'Ovidio (F.). Due riscontri fra 
1' t Eneide» e la < D. Commedia» (in Aieìie e Roma, II, 12); Sab- 
BADiNi (R.). Il verso più difficile dell' « Eneide »>, IV, 436 (in Rivista 
di filologia e rf' istruzione classica, 28, I) ; Weinberger (W.). Vergil 
als Cicero (in Wiener Studien, XXI, 2). 

Virgilio. — Vedi Leland, Sahbadini. 

* Vitalini (O.). Zecchino di Francesco Gonzaga, principe di Castiglione 

delle Stiviere. Con ili. — Rivista italiana di numismatica, fase. I, igoo. 

W^og;ti« (E. M. Vie. te de). Le rappel des ombres. — Paris, Colin et C. 
1900, in-8 gr. 

La commémoration du Tasse. 
\*OLTA. — Vedi Atti, Biadego, Cantone, Lussana, Somigliana. 

Zininierli (d.^* J.). Die deutsch-franzòsische Sprachgrenze in der Schweiz. 
III. Theil : Die Sprachgrenze im Wallis. — B ase 1 , H. Georg, 1899^ 
in-8, pp. 1V-154 e carte e tabelle. 

I confini linguistici tedesco-francesi della Svizzera. III. Il confine 
del Vallese [pur troppo senza tener calcolo delle colonie tedesche del- 
l' Ossola e della Val Sesia]. 

iRoJa. — In memoria di Giovanni Zoja, morto in Pavia il 15 dicembre 
1899. — Pavia, tip. cooperativa, 1900, in-8, pp. 48. 

Agg. le commemorazioni dettate dal prof. Leopoldo alaggi in Bol- 
lettino scientifico di Pavia, n. 4, 1899, e dal prof. C. Golgi nell' An- 
nuario igeo dell' Università di Pavia [con bibliografia delle pubblica- 
zioni dello Zoja]. 



APPUNTI E NOTIZIE 



/^ Cronaca degli Istituti Scientifici Milanesi. — Archivio sto- 
rico civico. A questo Archivio, prezioso per la storia sociale ed 
economica di Milano, già da tempo furon destinati belli ed ampi 
locali nel Castello, ma, mentre altri civici istituti di pubblica istru- 
zione han già trovato nel superbo edificio sforzesco la loro dimora 
definitiva, esso, trascurato dal Comune assai più che non meriti, 
ancora l'attende, né si sa quando potrà averla. La instabilità della 
sede non può che distrarre da parecchi lavori d'ordinamento interno, 
intesi a facilitare studi e ricerche; tuttavia a tutto quello che, nel- 
Toccasion del trasporto, non richiederà nuovi mutamenti, si va atten- 
dendo con cura. A parte la compilazione continua di richiami, che 
vengon disseminati in tutte le categorie dell'Archivio, fu, or non è 
molto, compiuto il regesto dei sette codici di sentenze dei Podestà 
(i385-i4io), buona fonte per lo studio della criminalità e dell'ordina- 
mento giudiziario in Milano in quell'epoca; fu iniziato un regesto di 
tutta la classe Ambasciatori , una delle più interessanti, giacché il 
Municipio, com' é noto, manteneva, a Madrid prima e a Vienna poi,, 
agenti speciali per tutelare gli interessi economici e strappare al Go- 
verno, coir insistenza più ostinata, agevolezze e riforme; si van to- 
gliendo dalle cartelle i numerosissimi opuscoli a stampa che vi erano 
stati confusi, da altri, coi documenti, per ordinarli secondo le materie 
e catalogarli; si sta compiendo un indice particolareggiato, pagina 
per pagina, di quella preziosissima raccolta Bianconi che contiene i 
disegni originali degli antichi edifici di Milano; si é disseppellita, dal 
fondo di alcuni cassettoni, ordinata e classificata, una pregevole colle- 
zione di stampe antiche milanesi, di stampe classiche dei secoli XVI, 
XVII e XVIII, fra le quali si ammirano incisioni del Suavius, del Caracci, 



46Ò APPINTI E NOTIZIK 



^ta, di Guido Reni, del Ribera, ci Salvator Rosa, di Alian.et, 
di Haedelink, grotteschi, vignette, e grandi ripro.duzioni da Rafi'aello 
e da Tiziano, del Cinquecento, e di disegni originali alcuni dei quali 
col nome del Parmigianino, di Quercino da Cento e di G. B. Tiepolo, 
nonché un disegno originale di Giuseppe Bossi, rappresentante F/'- 
nere e Urania che visitano la scuola di Leonardo. Ad alcuni di questi 
lavori presta volontariamente un aiuto degno di encomio e di rico- 
noscenza il giovane studente di lettere, signor Ugo Nebbia. Nel pro- 
gramma infine dei lavori d'Archivio è pure un regesto dei Registri di 
Provvisione, dal i385 al 1402, che sarà non disprezzabile supplemento 
al Regesto Visconteo, al quale con tanta alacrità si attende ora dalla 
nostra Società. 

/^ Invitata cortesemente dall' on. Presidente Delegato della Con- 
sulta del Museo Archeologico, Fon. dott. Giulio Pisa, con lettera del 
2 maggio 1900 a voler acconsentire che la cerimonia solenne dell'inau- 
gurazione dei due Musei Archeologico ed Artistico Municipale, ospi- 
tati ormai signorilmente nel Castello Sforzesco , s'' effettuasse nella 
grande aula spettante alla Società nostra, la Presidenza annuì premu- 
rosa alla lusinghiera richiesta, giacché, come credè opportuno notare 
nel concedere il suo assenso, essa non può non manifestare in ogni cir- 
costanza pieno ed intero il proprio benevolo interesse per tutto quanto 
concerne la vita intellettuale e scientifica di Milano. Perciò, il giorno io 
dello stesso mese, alle ore dieci, nella sala nostra, riccamente addob- 
bata d'arazzi, adorna di piante verdi, di tricolori vessilli, ebbe luogo 
la cerimonia inaugurale. Giunte all'ora indicata le autorità, esse s'as- 
sisero ad un grande tavolo, collocato proprio al di sotto del busto di 
Re Umberto I e della lapide che commemora la parte avuta dalli 
Società nostra nella conservazione del Castello. Presiedeva il prefetto, 
comm. Alfazio, che aveva alla sua destra il generale Ferrerò, il pro- 
fessor Novati, nostro Presidente, il cav. Carotti ; alla sinistra il pro- 
sindaco comm. Mussi, il comm. Manusardi, presidente della Deputa- 
zione Provinciale, e il comm. Lucini procuratore generale. Nella sala, 
gremita di gente, si notavano poi tutte le più spiccate individualità 
cittadine, tra le quali non pochi membri della Società nostra, i consi- 
glieri Ambrosoli, Seletti, il segretario ing. Motta, ed i rappresentanti di 
molte città lombarde, le commissioni direttive dei Musei di Como, di 
Pavia, Lodi, dell'Accademia Carrara di Bergamo, Ala Ponzone di Cre- 
mona, Malaspina di Pavia, ecc. 



APPUNTI E NOTIZIE 467 



Prese primo la parola il Prefetto, il quale, come rappresentante 
del governo, disse la sua soddisfazione per l'incarico avuto; quindi 
sorse a parlare il dott. Pisa , assessore per l' istruzione secondaria, 
che, dopo avere riapidamente ricordate le origini e le vicende dei due 
Musei, rese il debito omaggio a colui che per lunghi anni consacrò 
la miglior parte del suo tempo e la sua somma competenza al riordi- 
namento ed air incremento delle collezioni municipali d' arte, il mar- 
chese Carlo Ermes Visconti, uno dei nostri più amati ed operosi rap- 
presentanti. 

Finiti i due brevi discorsi, il pro-sindaco invitò gli intervenuti a 
far corteggio alle autorità nella visita ai due Musei che si schiudevano 
per la prima volta al pubblico afìbllato e plaudente. E così la ceri- 
monia si chiuse: cerimonia semplice in sé stessa, ma tale da lasciare 
in chi ebbe la sorte di parteciparvi un ben gradito ricordo. 

/^ Il Consiglio di Presidenza, bramoso di dare sempre nuove prove 
della sua attività nel campo delle storiche discipline, air incremento 
delle quali la Società nostra è destinata, ha in una delle sue ultima 
adunanze deliberato di riprendere la pubblicazione della Bibìioiheca 
bistorica italica, che dopo l'edizione del Codice Laudense fatta a cura 
del compianto prof. Vignati era rimasta sospesa. E se ne è iniziata la 
nuova serie nel formato stesso deWArc/tivio, con un lavoro del conte 
Carlo Cipolla, professore di storia moderna nella R. Università di To- 
rino, sulle Relazioni tra Mantova e Verona nel secolo XIII; magistrale 
raccolta di più che duecento documenti, pressoché tutti inediti e sco- 
nosciuti, riprodotti per intero o per sunto ed opportunamente illu- 
strati, la quale sparge vivissima luce sopra le continue guerre che eb- 
bero luogo nel Dugento tra Mantovani e Veronesi, e convolsero nel 
loro turbine pressoché tutte le città di Lombardia. L'opera, attesa con 
vivo interesse da quanti sono in Italia e fuori cultori della nostra 
storia medievale, è già sotto i torchi e si potrà dare in pubblico sulla 
Tuie dell'autunno. Ogni socio ne riceverà, secondo che é stato stabi- 
lito, gratuitamente un esemplare. 

^*^ Pure in omaggio al desiderio manifestato da parecchi soci, che 
nel programma del nostro sodalizio trovasse luogo qualche escursione 
a località vicine, degne d'essere visitate per l'importanza dei loro mo- 
numenti archeologici, storici ed artistici, il Consiglio deliberava mesi 

Arch. Star, Lo,;il: — Anno XXVH. — Fase. XXVI. ;r 



468 APPUNTI E NOTIZIE 



si»no di lare una prima gita alla Rocca d'Angcra sul Lago Maggiore. 
La passeggiata ebbe difìatti luogo la domenica, giorno 27 maggio scorso, 
e sotto tutti i rapporti ebbe lietissimo risultato. Trattandosi di un 
primo tentativo, il drappello dei partecipanti alla gita non fu grande, 
ma sceltissimo, quale è da augurare che si rinnovi in occasione d'una 
seconda escursione, da tenersi nella prossima primavera. La gita ad 
Angera riuscì più aggradevole, grazie alla cortesia dei Conti Borromeo, 
signori della Rocca, e della sig.* Maria Castiglioni, sorella del nostro 
socio dott. Alfonso Garovaglio, dimorante in Angera. 

/^ Il socio sig. Carlo Fumagalli di Monza, tanto benemerito degli 
studi artistici della Lombardia per le sue Reminiscenze di storia e d'arte, 
edite in collaborazione con L. Beltrami e D. Sant'Ambrogio, e per la 
monografia sul Castello di Malpaga ha fatto alla nostra Società di que- 
sti giorni un dono non meno prezioso che gradito. Rilegata in due 
eleganti cartelle coir intestazione sul dorso: Appendice alle Remini- 
scenze, egli ha offerto alla Società una scelta delle fotografie da 
lui eseguite con quella perizia che tutti gli riconoscono , dei molti e 
importanti monumenti, sparsi nelle diverse località della Lombardia 
ed anche in Milano, che nei tre volumi già editi delle Reminiscenze non 
hanno trovato luogo. Son cinquanta fotografie, tutte interessanti e fi- 
nissime, che ci fanno passar sott' occhio le bellezze architettoniche e 
pittoriche della badia di S. Pietro di Civate, Mirasele, Vimodrone, dei 
castelli di Bellosco e di Bereguardo, delle chiese e conventi di Agliate, 
Casoretto, Solaro, di monumenti in Sulbiate, Nova milanese, Redece- 
sio, Barzanò, Moncucco ed in special modo in Monza. Taluni dei mo- 
numenti ch'esse riproducono — e ciò accresce il loro pregio — sono 
ormai pur troppo spariti. 

La raccolta così gentilmente donata costituirà la base di una col- 
lezione di fotografie, stampe, calchi di monumenti, iscrizioni, ecc., con- 
cernenti la Lombardia, che la Presidenza intende raccogliere nei lo- 
cali sociali. All'uopo chiede ai molti soci, dilettanti di fotografia, di 
voler aiutare l' impresa, imitando lo splendido esempio dato dal socio 
Fumagalli, che ci promette altri graditissimi doni. 

/^ La R. Deputazione di Storia patria per le antiche Provincie e la 
Lombardia tenne l'annuale sua riunione in Torino il giorno 26 aprile 
p. p. Dopo le comunicazioni fatte dal segretario barone A. Manno in- 



APPUNTI E NOTIZIE 469 



torno ai lavori sotto stampa od in preparazione (quali il Liber poteris 
di Brescia, a cura di mons. Fé d'Ostiani, ed i Documenti per la storia 
della libreria Visconteo-Sforzesca, a cura di E. Motta e A. Cappelli), e la 
commemorazione del defunto socio barone Gaudenzio Claretta, si passò 
a proclamare in nuovi soci effettivi, i sigg. : conte Ippolito Malaguzzi-Va- 
leri, direttore delFArchivio di Stato di Milano, nostro benemerito con- 
sigliere, nob. Pietro da Ponte in Brescia, cav. Lorenzo Bertano in Cuneo, 
prof. sac. Francesco Gasparolo in Alessandria, avv. Ferdinando Rondò- 
lino in Torino. A soci corrispondenti riuscirono eletti per la Lombar- 
dia i sigg.: prof. Biagini p. Enrico in Lodi, prof. Giacitiio Gaggia in 
Brescia, d.'^ Alessandro Litzio, direttore dell'Archivio di Stato in Man- 
tova e principe Gian Giacomo Trivulzio in Milano. 

/^ Una delle più cospicue pinacoteche private che l'Italia pos- 
segga, vero ornamento della città nostra, la Galleria del comm. Benigno 
Cristoforo Crespi, ha trovato or ora un degno illustratore nel chiaris- 
simo storico dell' arte, comm. Adolfo Venturi, il quale ha dato alla 
luce, col titolo : La Galleria Crespi in Milano, un volume in quarto 
grande di pagine 845 adorno di 38 mirabili fotocalcografie e di 196 
fototipografie, stampato pe' tipi dell' officina Poligrafica Romana, per 
conto di Ulrico Hoepli. Il libro, sia per l' importanza eccezionale della 
Quadreria che illustra, sia per la grandissima fama dell'Autore, è 
meritevole d' un' accurata recensione, che speriamo di poter offerire 
tra breve ai lettori éelV Archivio. Queste poche parole non hanno altro 
intento da quello in fuori di segnalare la comparsa d' un' opera, de- 
stinata a prendere luogo tra le più ragguardevoli che intorno alla 
storia dell' arte della pittura in Italia siano venute alla luce in questi 
ultimi tempi, ed insieme richiamare l'attenzione del pubblico studioso 
sulle benemerenze che quell'appassionato ed intelligentissimo racco- 
glitore ed amatore dell'arte, che è il comm. Crespi, va ogni dì più 
acquistando verso il nostro paese. La signorile munificenza con cui 
egli ha curata la stampa di questo splendido volume, è ben degna 
di lui, e dell' affettuosa cura con cui egli si oppone all' esodo dei nostri 
artistici tesori, dal suolo, ove sbocciarono, dando loro nelle sale della 
sua Pinacoteca una sede che non ha nulla da invidiare alle più cele- 
brate dalla storia. 



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APPUNTI E NOTIZIE 



/^ Pubblicando un documento intorno alla fratellanza, matricola e 
scuola dei sarti in Martincngo, nel secolo XV; il sig. Angelo Pinetti (i) 
rannoda adesso varie notizie relative a diciassette paratici bergama- 
schi e specialmente all'Università dei mercanti, di cui studia l'orga- 
nizzazione e le funzioni, non dissimili, si direbbe, da quelle dell'Uni- 
versità milanese, quali ci appaiono negli statuti del 1396. Accenna alla 
floridezza dell' industria bergamasca, particolarmente di quella del la- 
nificio, vigilata in modo speciale da tutte le comunità, e riporta al- 
cune deliberazioni consigliari sui tessitori, assai rigide nel tutelare la 
qualità della merce e del lavoro ed improntate a quella intransigente 
fiscalità che raggiungerà il colmo nel secolo seguente. Chiude parlando 
dell'industria dei giubboni (zuponi) di fustagno, viva, più che altrove, 
in Martinengo, alla quale si collega la confraternita dei sarti già fio- 
rente nel 1492, e riferisce il documento che ha dato motivo all' opu- 
scolo, un istrumento, cioè, di procura dalla fratellanza rilasciato a un 
De Rossis, dal quale si rileva qualche dato intorno all' organizzazione 
e agli scopi del paratico. — L'opuscolo del prof. Pinetti, così com' è, 
non ci apprende molto di nuovo, ma è promessa di studi più larghi 
e più fecondi. 

/^ Il dott. degli Azzi in un fascicoletto dal titolo: Della polizia 
negli statuti dei comuni del medio evo, Prolegomeni, Perugia, 1900, 
p. 23, espone il disegno di un'opera futura intesa a studiare la fun- 
zione della Polizia nel medio evo, riducendo a sistema le norme sparse 
nelle infinite leggi del tempo, rilevando i punti più caratteristici delle 
diverse legislazioni, e ricostruendo alcuni degli istituti giuridici più 
notevoli. Quest'opera andrebbe così divisa: I. Polizia protettrice o di 
pubblica sicurezza: = disposizioni per la tutela dell'ordine pubblico, 
repressione delle vendette e guerre private, rappresaglie, paci, tregue 
e ferie; regolamento del diritto di riunione e d'associazione; legisla- 
zione contro i nobili allo scopo di contener gli odi partigiani; rego- 
lamenti per l'accattonaggio, il vagabondaggio, i forestieri; vigilanza 
dei pregiudicati e sospetti, tutela della persona e della proprietà. — 
II. Polizia sanitària: = norme per la salubrità delle acque e l'igiene 



(i) La fratellanza artigiana dei sarti in Martinengo, contributo alla 
storia delle corporazioni delle arti [bergamasche. Bergamo, 1899, p. 24. 



APPUNTI E NOTIZIE 47 1 



dell'aria; per le industrie insalubri e incomode, perla confezione e 
vendita di sostanze alimentari; disposizioni contro le epidemie e sorve- 
glianza degli ospedali ; misure preventive contro i morbi celtici, ecc. — 
III. Polizia ausiliatrice o di pubblica beneficenza : = organizzazione del 
lavoro manifatturiero e governo delle proprietà collettive (comunanze, 
comunaglie, vicinati); regolamenti intesi a disciplinare l'istituto del- 
l' enfiteusi allo scopo di favorire la piccola industria terriera, repres- 
sione del bagarinaggio sulle derrate, tassa ufficiale dei prezzi, ordini 
sull'usura; misure preventive contro la carestia, provvisioni per la tu- 
tela del patrimonio dei poveri, ecc. — IV. Polizia dei costumi: = leggi 
suntuarie e sulla prostituzione e sul libertinaggio ; tutela della mora- 
lità contro i pubblici scandali; disposizioni contro l'adulterio e la so- 
domia; legislazione sui giuochi. 

L'opera così divisa riuscirebbe dunque un bel quadro della vita 
comunale italiana, perchè la materia della polizia ha sviluppo gran- 
dissimo, non solo negli statuti delle città ma anche in quelle dei pic- 
coli centri secondari e rurali, e potrebbe essere un prezioso comple- 
mento al recente e magistrale lavoro del Kohler [Das Strafrecht def 
italienischen Statuten), che alla polizia consacra solo poche pagine. Il 
dott. degli Azzi non è nuovo allo studio degli statuti medievali; già 
ne diede buoni saggi in due lavori : Le rappresaglie negli statuti Peru- 
gini, negli " Annali della Università di Perugia „, voi. V (iSgS) e / 
capitani del contado nel Comune di Perugia (ibid., voi. VI). Esso attende 
ora alla traduzione del mentovato libro del Kohler, che correderà di 
molte note ed aggiunte e di un'ampia bibliografia; è dunque lecito 
aspettarsi da lui 1' effettuazione del suo lodevole disegno. 

/^ Sono entrate, per acquisto, nel Museo Nazionale Germanico di 
Norimberga le preziose croci d' oro langobarde, trovate nel frugare 
diverse tombe di guerrieri langobardi in Benevento, Cividale del 
Friuli e Monza, già appartenenti alla celebre collezione di Carlo Mor- 
bio. Ecco così de' cimeli importantissimi per la storia italiana migrati 
air estero senza speranza di ritorno. 

/* Tra le tesi sostenute nel XII Corso dell* Istituto storico au- 
striaco (1897-1899) notiamo quella del laureato d."" H. Uebersberger, 
// Cardinal Federico Borromeo e la sua opera " De pictura libri duo „. 



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APPUNTI E NOTIZIE 



/^ Rettifica. — Il prof. Comani desidera di aggiungere a quanto 
è detto nelle sue Informazioni sui documenti viscontei di Reggio Emilia 
pubblicate nel precedente lascicelo (v. p. 224 sgg.), intorno ad indica- 
zioni cronologiche malsicure e legature inopportune di registri diversi 
in un solo volume, che questi errori risalgono al secolo passato, e quindi 
le sue osservazioni non toccano affatto i benemeriti studiosi che or- 
dinarono e conservarono l'Archivio Reggiano nel secolo attuale. Av- 
verte ancora che vi sono due raccolte di documenti dell' Ospedale di 
S. Maria Nuova; la più antica di esse è già ordinata da tempo e solo 
la più recente è da ordinarsi. 



t 11 28 maggio moriva in Milano il comin. Pietro Brambilla, Se- 
natore del Regno, Presidente della Società bibliografica italiana. Avendo 
condotto in moglie una nipote di Alessandro Manzoni, divenne il pro- 
prietario dei diritti d'autore per gli scritti del grande poeta, di cui 
acquistò anche le scritture inedite, delle quali con grande amore at- 
tendeva alla pubblicazione. E pochi mesi sono era uscito il voi. I de- 
gli Scritti postumi di A. M. Assai benemerito degli studi si rese an- 
cora colla istituzione a Brera della " Sala Manzoniana „, che raccoglie 
preziosi autografi e quanto dal Manzoni e sul Manzoni fu pubblicato 
in tutto il mondo. La Società bibliografica italiana ad onorare il suo 
amato Presidente ha deliberato di bandire un concorso a premio, per 
un'opera bibliografica su argomento da fissarsi prossimamente, in un 
alle norm