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Full text of "Atlante ornitologico : uccelli europei : con notizie d'indole generale e particolare"

•- ^ —wMa 







141*1 











FOR THE PEOPLE 

FOR EDVCATION 

FOR SCIENCE 






LIBRARY 

OF 

THE AMERICAN MUSEUM 

OF 

NATURAI HISTORY 





: 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



Uccelli Europei 




1. Aquila reale (rf- semi-ad.). 2. Aquila reale (2 giov.). 3- Aquila imperiale (ad.). 4. Aquila imperiale feiov.). 

5. Aquila reale (e? ad.). 



Ulrico Hoepli, Editore, Milano. 






Atlante ornitologico 



- 



Sq^ì (^} 



<r 



UCCELLI EUROPEI 

cox Notizie d'Indole Generale e Particolare 



PEI, 






D. K E. ARRTGON1 DEGLI ODDI 

Professore pareggiato ili Zoologia nella R. Università <li Padova, 

Membro <lii Comitato Ornitologico Internazionale, dell'Unione Ornitologica Inglese e Americana, 

della Società Ornitologica Tedesca, della Centrale Ornitologica Ungherese, eie. 



CON 50 TAVOLE COLORATE 

E DUECENTODIECI DISEGNI INTERCALATI NEL TESTO 




rCO HOEPLI 

DELLA I'KAL CASA 
ANO 






:_ -_- -. 



Dedico questo volume a' genitori miei, rammaricandomi di non 
saper commettere a ben più degna opera il carissimo nome e i.a 
imonjanza \>ya. mio affetto, della mia gratitudine per i 
li esempi da essi offertimi. per la tenerezza prodigata al- 
l'unico figlio in ogni ora della vita. oh 5si, miei adorati, 
ear palese ed eterna la vostra virtù, il cuob vostro! 

13 Otì 

E. aeeh;o.vi degli Oddi. 



<g&m*3g*^ì&*S&rt ! i^ *+t \ ?&*+l ì)+b®rt i >+ x . 



TPrefa^zionje 



Nel settembre /DUO il nostro valoroso Editore comm. lirico Hoepli m'invitava con h 

più cortesi parole, a compilargli un lavoro siili' Ari/aiuto Europea, che illustrasse le specie 
ili uccelli elie vivono od appariscono entro tali confini, serbando perii un'impronta che ren- 
desse il libro accessibile a' pili e ili uso popolare. A questo uopo egli acquistarti il diritto 
di riprodurre le tavole dell'opera « Die Vogel Europasn del signor Arnold, le quali, te- 
nuto anclie il debito conto dell'esiguo prezzo del volume, sono in generale belle e somi- 
glianti; <l queste io ne aggiungevo due altre, raffiguranti uccelli poco noti o rari e non 
illustrati dall'Arnold ; e ne affidavo l'eseeniione al mio amico Prof. />'. Lara, della Scuola 
degli Artigiani in Padova, la cui arte di disegnare s'armonizza alla piò scrupolosa esat- 
tezza. Il comm. Hoepli poi, vigile sempre a mantenere l'alta reputazione meritata dalle sur 
pubblicazioni, mi autorizzarli ad ornare il lesto di mi merose figure schematiche, che furono 
pure commesse al sullodato Prof. Lara. 

Mi accinsi tosto all'impresa con grande ardore, sennonché un viaggio scientifico in 
Sardegna, Che durò oltre due mesi, la sospese: ed altra sosta ebbe a subire, quando reca- 
tomi a prender parte al Congresso Zoologico Internazionale di Berlino ed imbattutomi nei 
Colleghi delle precedenti Adunanze di Cambridge, Parigi, Serajevo etc. con alcuni di essi 
peregrinai a risilarc i Musei e Ir Raccolte prirate della tierinnnia. Perciò non mi fu pos 
sibile conseguii re il manoscritto prima del Xorcmhrr IDDI . dopo oltre sei mesi di faticoso 
lavoro, che tale infatti può. senza iattanza, giudicarsi per l'enorme letteratura sull'ar- 
gomento e il numero delle specie e delle sottospecie, (oltre 600), che ducetti illustrare e som- 
Diariamente deserirere. 

Mi agevolarono questa impresa, soverchiamente ardita, è mestieri confessarlo, e le 
ricche mie Collezioni e la mia biblioteca, le quali io cominciai a mettere insieme, con cero 
entusiasmo, fin da qua mio non coniarti che quindici anni, e seguitai poi pazientemente ad 
accrescere per più che tre lustri, lino ad oggi; mi aiutarono ancora le visite fatte ai mag- 
giori Musei d'Europa; i parecchi miei viaggi scientifici ; la corrispondenza coi più noti Or- 
nitologi, a molti dei quali sono legato di cordiale amicizia; una fila insomma (mi si lasci 
correr la frase) quasi esclusivamente vissuta mi .Mondo Oniitico. 



;•/,'/:; izione 



Certamente è lungi da me la presunzione di aver fatto ninni completa, ma è altret- 
tanto viva la speranza ili aver fedelmente rappresentato' a qual punto oggi si trovi V Ornito- 
logia Europea e d'aver impresso al mio lavoro un carattere, quanto almeno ho più saputo, 
moderno, sì che esso apparisse ni corrente della Scienza. 

Non seguì una classificazione affatto recente e ne esposi le ragioni nel relativo Capi- 
tolo ; omisi per brevità i nomi classici delle lingue più note i dialettali italiani <■ In sino- 
nimia scientifica, limitandomi a citare quando diversificavano, i nomi adottati nelle Open 
sull'Avifauna locale dal Conte Salvadori e dal Prof. GiglioU, due astri fulgidi del sapere 
ornitologico. 

Molti Ornitologi mi hanno grandemente aiutato, sia coll'invio delle loro pubblicazioni, 
sia colla loro autorevole panda o colf illuminato consiglio; in mando a tutti una viva pa- 
rola di ringraziamento; ma doveroso e gradito mi torna ricordare in modo speciale i seguenti: 

Inghilterra : //. E. Dresser; E. Hartert; A. Newton; Udii. W.Rothschild;R. B.Sharpe. 

Norvegia: K. Collett. 

Francia: L. Bureau: f Barone d' Hamonville ; Oh. r. Kempen; A. Suchetet. 

Austria-Ungheria : S. Brusina; C. Hellmayr; L. Lorenz con Libumau; -/. von 
Madaras:; 0. Eeiser ; V. Tsclvusi zu Schmidhoffen. 

Germania: Conte di Berlepsch; /«'. Blasius; <>. Kleinschmidt ; A. Eeichenow. 

St;iti Uniti d'America: L. Stejneger. 

Italia: (/. Damiani; E. 11. GiglioU; G. Martorelli; Conte V. Salvadori; G. Valimi. 

Termino quindi col rivolgere le espressioni della mia ricoiiosccir.a al solertissimo 

coni m. Hoepli, clic ha in ogni inailo, con ogni largliezza cooperato alla fortuna del libro. 

Se questa non sarà per corrispondere a' comuni sforzi, la colpa non sarà eerto di Ini : sarà 

tutta mia. 

e, militi: (Moìiselice), lo gennaio 1!>0'J. 

E. Akrigoni degli Oddi. 



INDICE (tEXERALE DELLE MATERIE 



Dedica 

Prefazione 

Posizione delle tavole colorate 

Indice delle figure intercalate nel testo 



A. - Struttura esterna degli Uccelli 

B. - Penne e loro struttura . 

a) Aberrazioni di colorito 
b Muta .... 

e) Pterilografia 

Mimetismo .... 

Dimorfismo .... 

Ibridi ..... 

Femmina in abito di maschio. 

Teratologia .... 

Lunghezza della vita negli Uccelli 



PARTI' 



c. 

I). 

E. 

F. 

e;, 
il. 

La Distribuzione Geografica degli Uecell 

<di Uccelli e l'Agricoltura 

Le Migrazioni degli Uccelli 

Il ( 'auto degli Uccelli 

Notizie snlle Uova e sulle Nidificazioni degli 

Descrizione delle Caccie maggiormente usate 

('accie di Sardegna. .... 

Classificazione degli Uccelli 

Sguardo storico-bibliografico sull'I Ornitologia 

Materiali per una Bibliografia Ornitologica E 

« Europa in generale . 

5) Isole d'Islanda e Far Oer 

cj Scandinavia e Danimarca. 

d\ Isole Britanniche 

e) Francia .... 

i i Olanda e Belgio 

g Svizzera e Savoia 

h) Penisola Iberica 

i Germania e Austria-Ungheria 

V) Penisola Balcanica . 

ni) Russia .... 

hi Italia .... 



lecci 
in II 



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PRIMA. 



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135 

138 

140 

111 

ivi 

1 IL' 

III 

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ATLANTE ORNITOLOGICO 



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Italia in generale 


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Trentino 


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Dalmazia 


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Veneto 




Lombardia ■ 


V) 


Piemonte 


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Ticino . 


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Nizzardo 


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Emilia e Marche . 


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» 165 



PARTE SECONDA. 



Indice Sistematico dogli I cecili Europei descritti nel presente lavoro 

Cenni descrittivi ed osservazioni sugli Uccelli Europei . 

Indice generale .......... 

Errata-Corrige .......... 



l'ini. III-XXV 

1-547 
549 
567 



POSIZIONE DELLE TAVOLE COLORATE 



Tavola I 












Pag. Frontispizio 


li 












8 Parte II 


]]] . 












16 


IV . 












L'I 


V . 












32 


VI . 












IO 


VII . 












48 » 


Vili 












56 


IX . 












61 


X 












72 


XI . 












80 


XII . 












ss 


XIII 












96 » 


XIV. 












101 


XV . 












112 


XVI 












• 120 


XVII 












. 128 


XVIII 












» 136 


XIX. 












114 


XX . 












152 


KXI. 












160 


XXII 












168 


XXIII 












17»; 


XXIV 












181 


XXV 












192 



Tavola XXVI Pag. 200 Parto I] 

XXVII 208 

XXVIII 216 

XXIX 224 

XXX 2:;2 

XXXI - 240 

XXXII 248 

XXXI II 256 

XXXIV 264 

XXXV 272 

XXXVI 280 

XXXVII 2Ss 

XXXVIII » 296 

XXXIX 304 

XL 312 

XLl 320 

XLII 328 

XLIII 336 

XLIV 344 

XLV 352 

XLVI 360 

XLVII » 368 

XLVIU 376 

XLIX » 384 

1 392 



[NDICE DELLE FIGURE INTERCALATE NEL TESTO 



PARTE PIUMA. 



1. figura schematica del corpo di un uccello, per mostrare cenni' le sur parti sou 

nella terminologia ....... 

2. forme principali ili becchi ...... 

'■'. Tarli del becco. ........ 

1. Ala <li mi Uccello ........ 

5. Principali l'orine dulia coda di un Uccello (da Coues). Sulla curva a-c tra le 

deve mettersi la lettera il. .... . 

li. Piede siiiilattilu lli-iilo) ....... 

7. Piede di Marena penelope Anatinae .... 

8. Piede di Fnligula fuliyula iFuiigulinae) .... 
U. Piede totipalmato (Phalacrocorax) ..... 

10. Piede lobato iSrnsso). ....... 

11. l'ielle pettinato (dallo cedrone). ..... 

11'. Diagramma del rivestimento cutaneo del tarso (da Coues) 

13. Diagramma di una penna. ...... 

14. Diagramma delle parti di un Vessillo .... 
15-16. Pterilii della superiice dorsale e addominale di un Rondone (Apus apus). V 

pertico addominale. Pig. 6-Superfiee dorsale (da Vitzseh) 

17. Il Mondo (da Silurili) ....... 

18. Gli Uccelli attorni) al Fani d'Helgoland, in una notte durante lo iniziazioni 

19. Nido di Gazza 

20. Nido di Balestracelo. ....... 

21. Nido di Scricciolo ........ 

22. Nido di Codibugnolo ....... 

l':i. Nido di Cannareccione ....... 

L'4. Nido di Zigolo giallo ....... 

25. Nidificazioni di Aironi in Ungheria (da Seebohm | 

26. Nido di Cicogna, bianca ....... 

27. Lago della Passaura (Valle Zappa) ..... 

28. Hotte detta Puntale della Passaura nell'omonimo lago (Valle Zappa) 

29. t'asoli di Valle Zappa ....... 

30. Gruppo di Uomini di servizio, in un giorno di caccia 

31. Barca da caccia ........ 

32. Grappo di Uomini di servizio, ritornando a casa dopo la cucili 



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Pag. 



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67 



VII. \ N I 1 ORNITOLOGICO 



33. Camminando sul ghiaccio in Vallo Zappa nel gennaio L893 ...... 

34. (' ilo ili ghiaccio formatosi nel gennaio 1889 in Valle Zappa ..... 

35. I.a Guida del Capo Mannn ............ 

36. L'Autore cou due Guide alla caccia degli Avvoltoi nei dintorni ili Capo Caccia (Alghero) 
."7. L'Autore e Vittorio l'ai Nero ritornando dalla Barbagia Ollolai, dopo d'aver ucciso l'Av- 
voltoio degli agnelli ............. 

38. Recandoci allo Stagno di Sassu, noi carretto sardo ........ 



Pag. 



68 

liti 
72 
73 

74 



B. - PARTE SECONDA. 



39. Testa di Neophron percnopterus ...... 

10. l'iedo dello stesso ......... 

41. l'iede di Accipilrr nistts, gr. uat. ..... 

II'. Ala di Circns macrurus, '/ gr. nat. ..... 

13-44. Testa ili Circns cyaneus, vista di fianco e di faccia. ' gr. nat. 
45. Ala dello stesso, '/, 8 T - ""■*• ....... 

Hi. Ala di Cirviis pygargus, '\ gr. nat.. ..... 

17. lesta di Buteo buteo, ' gr. nat. ...... 

48. Tarso ili Archibuteo lagopus, ' gr. nat. ..... 

IH. lesta (li Aquila chrysaètus ....... 

50. Piede della stessa ......... 

51. Becco (li Aquila maculala. '/ gr. nat. ..... 

52. Becco ili Aquila orientalis, ' gr. nat. ..... 

53. l'iede ili Ifaliai/iis ulliìcilla, gr. uat. ..... 

54. Testa di Circaetus gallicus, ' gr. nat. ..... 

55. L'iede dello stesso, ' gr. nat. ....... 

56. Becco di Milvus milvus, ' '., gr. nat. ...... 

57. Apice della coda di Milvus milvus, ' , gr. uat. 

58. Apice della coda di Milvus korschun, ' , gr. nat. 

59. Testa di Pernia apivorus, ' gr. nat. ..... 

fio. Testa di Hicrafalco cherrug, '/, gr. nat. ..... 

(il. l'iede di Hicrafalco Feldeggi, ' , gr. uat. ..... 

02. l'iede di Falco peregrin us, '/., gr. nat. (nel testo per errore tu stai 
Gii. 'lesta dello stessa, ' e,r. nat. ....... 

64. l'iede di Pandion haliaetus, / cp gr. nat. ..... 

65. Sterno di Asia otus Bnlioiiillai' nel testo per errore fu stampalo 
ili'.. Sterno di Strix flammea Strigidae ...... 

67. Nidiacci di Jiubo hubu ........ 

li*. Testa ili l'isarhiua scopa, gr. nat. ..... 

00. Testa di Carini uncina, ' gr. nat. ...... 

70. l'iede della stessa, l / 3 ti''- »at. ....... 

71. Ala di l'urini- uncina ........ 

72. Ala ili Alitene Chiurailiac ........ 

73. l'iede di (Hauciilinin jiusscrinum, un po' ingrandito . 

74. Piede di (lluuciiìium setipes, un [io' ingrandito. 

75. Testa di Asia uccipilrinns, ' gr. nat. ..... 

76. Piede di Asia alus, al vero ....... 

77. l'iede di Asia capensis, al vero ...... 

78. festa ili Si/rniuin aluca, ' gr. nat. ..... 

70. l'iede ili Nyctala Tengmalmi, al vero ..... 

80. Testa di Strix flammea, ' s gr. nat. ...... 

si. Ala di l.unius excubitor, gr. nat. ...... 



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112 



IM'H I i IG1 1:1 INTERCALATI NEI rESTO 



XV11 



82. Ala «li Lanius excubitor major, gr, nat. ...... 

83. Testa ili l'uni* communi), gr. nat. ....... 

XI. Testa di l'itrns ittunltiiius. gr. nal. ...... 

85. Testa o collo di Saxicola melatioleuca, mas. ad. in prim., gr. nat. 

86. Testa e collo di Saxicola melanoleuca occidentalis, mas. ad. in prim., 

87. Becco Muscicapino (da Sharpt ....... 

^ Hocco Irrticefttlino (ila Sharpt i ...... . 

89. Becco Filloscopino (da Sharpe). ....... 

90. Becco Locustellino .......... 

91. Testa 'li Icrocephalus aqiiaticus. gr. nai. ..... 

92. Testa di dcrocephalus sohoenobaenus , gr. nat. .... 

93. Testa ili Motacilla citreola, gr. nat. ...... 

MI. Testa ili Motacilla campestris, gr. nat. ...... 

95. Piede ili Antimi pratensis, gr. nat. .... 

96. l'iede di Aniluts triviali», gr. nat. ..... 

M7. Groppone e sopracoda di Antlius pratensis, ingrand. 

ms. Groppone e sopracoda di Anthus cervinus, ingrand. 

99. Parte apieale di una lunga cuopritrice inferiore della coda dell' Anthus 

100. Piede di Anthus Eichardi, gr. nat. ...... 

101. Piede di Anthus campestris, gr. nat. ...... 

102-103. Cranio di Bmberiza, a) visto dal disopra - b) visto lateralmente 
104-105. Cranio di Fringilla, a) visto dal disopra - b) visto lateralmente 
1 oti-107. Cranio di Coccothraustes, a) visto dal disopra - b) -visto lateralmente 
108. Testa di limheriza schoeniclns palustri), mas. ad. gr. nat. 
10M. Testa di Embirìza schoeniclns intermedia, mas. ad., gr. nat. . 

110. Testa di Emberiza schoeniclns tValloni, mas. giov., gr. nat.. 

111. Testa di Pyrrhula pyrrhula, gr. nat. ...... 

112. Testa di l'urrlttila pi/iihiiln tttropaea, mas. ad. .... 

113. Ala di Coccothraustes coccothraustes, gr. nat. ..... 

114. Testa di I. uriti curvirostra, gr. nat. ...... 

115. Testa di Loria curvirostra pityopsittacus, gr. nat. .... 

116. Becco di Corvus frngilegus, circa ' gr. nat. . 

117. Becco di Corvus corax, circa " gr. nat. ..... 

118. Becco di Corvus corax tingitanus, circa '/ gr. nat. 
110. Becco ili Corvus cornix, circa '/o gr- Ull t. ..... 

120. Becco di Nucifraga caryocatactes pachyrhynchus, circa ' , gr. nat. . 

121. Faccia inferiore della coda della strssu. per mostrare l'estensione del 

delle timoniere, circa '/, gr. nat. ...... 

122. Becco di Nucifraga caryocatactes leptorhynehus, circa l L gr. nat. . 

123. Faccia inferiore della coda della stessa, per mostrare l'estensione del 

delle timoniere, circa '/a g r - na t- ...... 

124. 'Testa di Garrulns glandarins, tipo chiaro), circa ' gr. nat. 

125. Testa di Garrulità glandarius, (tipo scuro), circa '/., gr. nat. . 

126. Testa di Syrrhaptes paradoxus, circa ! gr. nat. .... 

127. Piede dello slesso, circa ' , gr. nat. ...... 

128. Testa di Caccabis saxaiilis, circa "'/;, gr. nat. ..... 

129. Testa di tur, uhi* ìaxatilis chukar, circa gr. nat. 

130. Testa di Caccabis rufa, circa '/ì gr- na *- ..... 
131-132. Cuopritrice mediana alare di Perdix perdix, gr. nat. a) mas. ad. - !>) 

testo furono omesse le due lettere a e 6) . 

133-134-135. Fig. 1. Coda (parte apieale) di Tetrao hybridus (femmina). - Pig 

apieale) di Tetrao urogallus (femmina). -Fig. 3. Coda (parto apieale 6 

femmina), per mostrare la differente forma (da Xttnnitinu' 

136. Testa di Tetrao urogallus, mas. ad., circa '/j K 1 '- " :lt - 

137. Gallo cedrone (maschio), durante la sua estasi voluttuosa 

138. Meleagris gallopavo, mas. ad. ........ 



rvinus. ingrand 



bianco ali 



ali 



apice 



apice 



femm. ad. (nel 

2. Coda (parte 
i Lyrurus letrix 



Pag. 



112 

136 

173 
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321 

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335 

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336 



iti 
349 



X V 1 1 1 



ATLANTE OKNITOLOGII 



139. Testa e collo <li Otis tetrax, mas. ad. in prim., circa '/, gr. nat. . . . . . 

140-141. Piede ed unghia di Cursorins gallicua, - a] Piede - b) Unghia del dito mediano del 
piede destro, vista dal lato interini per mostrare le intaccature (ingr.) 

142-143. Piede di Baematoptts ostrilegus, - a) per mostrare l'articolazione del tarso e La mem- 
brana del piiil« - b) per mostrare la reticolazione della pianta tarsi (da Sharpt nel 
lesto vennero omesse le due lettere a e fti 

144-145. l'ieile di Nmnenius phaeopus, - a) per mostrare l'articolazione del tarso e hi mem- 
brana del piede - b) per mostrare la reticolazione della planiti lai-si i circa gr. nat.) 

146-147. l'iede di Totanns littorens, per mostrare le scalette del tarso, visto sul davanti e il 
Banco .............. 

148-149. Fig. 1. Timonieri ntrale di Totanns oehropns. - Fig. 2. Penna ascellare dello 

stessa, gr. nat. ............. 

150-151. Fig. :;. Timoniera centrale di Totanns glareola. - Fig. I. Penna ascellare dello 

ttteSSO, gr. nat. ............. 

152-153. Prima remigante primaria di Scolopax rusticula. - a) ad. - /" gior. 

154. Limnocryptes gallinula, metanica, '/■• S r - " ar - ....... 

Idi. l'iede di Phalaropus, - in per mostrare l'articolazione del tarso e la membrana de 
piede -in per mostrare la reticolazione della pianta tarsi (da Sharpe) 

157. Testa di Ardea rimi-,,,, gr. nat. ......... 

158. 'Testa di Botatimi stellarle, '/, gr. nat. ......... 

159. Testa di Oiconia 'ironia, ' ( gr. nat. ......... 

160. Testa di Piatale» leucerodia, ' \ gr. nat. ........ 

161. Testa di Phoenicopterus roseus, '/., gr. nat. ........ 

162. Becco di Cygnus cygnus, circa '/, gr. nat. ........ 

n;;;. Becco di Cygnus Beioicki, circa ' gr. nat. ........ 

164. Becco di Cygnus olor, circa '/, gr. nat. ......... 

165. Testa ili Anser aneer, '/, gr. nat. .......... 

liiii. Cecco di Anser albifrons, gr. nat. .......... 

167. Becco ili Anser erythropus, gr. nat. ......... 

168. Becco di Anser fabalis, gr. nat. .......... 

169. Becco di Anser neglectus, gr. nat. .......... 

170. Becco di Anser brachyrhynchus , gr. nat.. ........ 

171. Testa di Branta bermela, ' , gr. nat. ......... 

172. Testa ili Maina priirltqif, mas. ad.. ' , gr. nat. ....... 

173. 'Testa di Fuligula fnligula, mas. ad. ......... 

174. Testa di < languiti islandica, mas. ad.. ' ( gr. nat. ....... 

175. Testa di Barelda hyemalis, mas. ad.. : / è gr. nat. ....... 

176-177. a) Becco ili Sminili ria spectabilis, femm. L'estremità anteriore dello spazio pennuto 

sulla fronte arriva all'angolo posteriore delle narici (1, 1); le penne delle redini (2, 2 
terminano molto prima del detto angolo. - h) Becco di Somateria moUissima, temili 
La linea centrale delle penne sulla mandibola superiore 11, 1 si estende solo a metà 
lunghezza tra la regione posteriore delle narici (2,2) e la posteriore degli angoli frontal 
nudi : le penne delle redini si estendono oltre l'angolo posteriore delle mirili . 

178. Becco di Somateria umilissima, mas. ad. visto di Banco, cin a ' gr. nat. 

179. Becco di Somateria spectabilis, mas. ad. visto di fianco, circa ' gr. nat. 

18d. 'lesta di Merganser serrator, mas. ad. '/. gr. nat. ...... 

181. Testa di Phalacroeorax graculus, ad. in febbrajo Isole Far Oer), circa gr. nat. 

L82, Testa di Phalacroeorax graculus Desmaresti, ad. in dicembre (Isola d'Elba), circa gr. nal 

1S3. 'l'està di l'Iuilacroconu graculus Desmaresti, ad. in febbrajo (mare di Venezia . , gr. nat 

184. 'Testa di Sula bussanti, giov., ' , gr. nat. ........ 

185. Testa di Pelecanus crispus, ' , gr. nat. ......... 

L86. Testa di Pelecanus onocrotalus, l j t gr. nat. ........ 

187-188-189. l'arte apicale della prima remigante primaria - ma paradisea, giov. - 

li; stima hirundo, giov. - e) Sii ina Dougalli, ad. ...... 

190. Testa di I.arns gelaste», ad. in prim., /, gr. nat. ...... 

191. 'Testa di I.arns ridibundns, ad in prim., : gr. nat. ...... 



Pag. 

360 

363 

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393 

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195 

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508 

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INDICE DELLE EIGURE INTERCALATE MI : 



r.'_'-i!'.;. l'arte apicale (lolla prima remigante primaria, 7b ì? 1 - na *- " "' l -" r "- ridibnndua, 

ail. - b Larua gelaatea, ad. 
194. Testa ili Larua argentatili cachinnana, ' , ut. nat 
l'.'.'. l'iodi- ilello s/c*.*», ni. nal. 

196. Piede ili i:i*sn tridactyla, gr. nat. 
L97, Becco 'li Stercorariita crepidatua, mas. ad. 

198. Becco ili Stercorariua paraaiticva, mas. ad. 

199. Testa ili Oceanodroma caatro, gr. nat. 

200. Testa ili Puffinua h'iihlì, ' , gr. nat. 

201. Testa ili Buliveria Bulweri, gr. nat. 

202. Becco di Colymbua glaciali), gr. nat. 
i;o:ì. Becco ili Colymbua arcticus, gr. nat. 

204. Becco di PoeKcipes ««ri/«.*, gr. nat. 

205. Becco ili Podtctpes iityrtcoZHt, gr. nat. . 
l'im:. Testa ili rotitiijHs crietatne, , gr. nat. 

207. Becco ili Fruii ri itlu arctica, mas. ad. in prim 

da Hiiniiii) ..... 

208. Becco «Iella stesso, mas. ad. in aut. o do[io la stagione delle cove, gr. nat. (da Bureau 

209. i'riitirciilii arctica ad. che assume le appendici nuziali, gr. nat. (da Biirenu) 

210. Appendici nuziali del becco della steaaa, che cadono dopo la stagione delle 

nat. [da Bureau) ..... .... 



. o durante la stagione delle i'iiy 



e, gr. na1 



ro\.. gr 



Pag. 508 



512 

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516 
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528 

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536 

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ivi 
ivi 



Parte Prima 



l'arie I. 







A. - Strali uva esterna. 



(ili uccelli sinici animali vertebrati a tempe- 
ratura costante, coperti di penne, cogli .aiti 
anteriori modificati a tipo di ala, nel pia dei 
casi atti al- volo e bipedi. La pelle è coperta 
di penne, le quali sono produzioni cornee di 
struttura complicata. La testa, e ili solito ro- 
tonda; le mascelle sono modificate in un becco 
ili varia forma, coperto da uno strato corneo, 
che costituisce due astucci detti ranfoteche; gli 
arti anteriori sono trasformati in ali e quindi 
gli uccelli hanno soltanto due zampe, queste 
(arti posteriori) terminano in un piede con i 
diti che variano da due a quattro, e clic sono 
muniti di unghie. 

Lo scheletro è molto leggero, essendo le 
ossa in gran parte pneumatiche. Le ossa del 
cranio negli adulti si saldano in modo, che non 
rimangono traccio di suture; la mascella infe- 
riore è articolata sull'osso quadrato, il quale è 
mobile, ed il cranio è articolato colla colonna 
vertebrale per mezzo di un solo condilo occi- 
pitale; le vertebre sacrali sono immobili e 
spesso saldate tra loro ; la coda scheletrica è 
corta, con le ultime vertebre ancliilosate a 
costituire una lamina ossea verticale, ditta pt- 
goslilo, che sostiene comunemente la coda del- 
l'uccello, le cui penne sono inserite a semicer- 
chio; il tronco e ovato; le clavicole sono per 
lo più unite in un pezzo impari (furcula) ; il 
coracoidc raggiunge lo sterno, il quale è ili so- 
lito fornito di carena; il bacino è molto allun- 
gato; i pubi uon si uniscono tra loro (tranne 
nello Struzzo), e nei membri posteriori i pezzi 
distali del tarso si fondono con quelli del me- 
tatarso e formano un pezzo unico, il tarso-me- 
tatarso. 

Il cervello è bene sviluppato, e nel cervel- 



letto si trova distinta la porzione mediana, 
detta il « verme ». 

I denti mancano in tutti gli Uccelli viventi, 
la lingua è per lo più stretta e dura; in ge- 
nerale l'esofago si allarga per formale il gozzo; 
nello stomaco si distinguono due parti : parte 
anteriore ricca di ghiandole (ventricolo suecen- 




Eigura schematica del corpo ili un accollo, 
per mostrare come le sue parti Bono chiamate oella terminologia. 

1. ltedini - 2. Fronte - 3. Tempia - 4. Vortice - 5. Cer- 
vice • fi. Auchenio - 7. Nuca - s. Alto dorso - i). Spalla - 
10. Dorso - 11. Scapolari - 12. Groppone - 13. Sopracoda - 
14. {Branca superiore) lati della mandibola inferiore ; (Inaura 
inferiore) caopritrici auricolari - 15. Mento - 16. Gola - 
17. Collo - 18. Gozzo - ld. l'elio - 20. Addome 21. Centro 
dell'addome - 22. P.asso addome - 2;;. Sottocoda - 24. Timo- 
niere laterali - 25. Timoniere mediane 26. I|"» Ilio 

27. Ascella. 

(urtato), e parte posteriore (ventriglio) musco- 
lare e spesso rivestita di una meni brami cor- 
nea; il fegato e il pancreas sono presenti; 
nella cloaca sbocca una ghiandola detta bursa 
Fabricii. 

La trachea è munita di una laringe (supe- 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



riore) e ili una sh'inge [inferiore); i polmoni 
sono schiacciati contro le costole e si allun- 
gano in sacche aerìfere. 

Il cuore ha «lue ventricoli e duo orecchiette, 
tutti e quattro perfettamente divisi; la circo- 



sinistro; tutti e due i testicoli sono sviluppati, 
i loro condotti sboccano separatamente nella 
cloaca, nella parete della quale, in alcune 
forme, si trova il prue. 

Tutti gli Uccelli sono ovipari. 




Forme principali <1 lucrili, 
i. Beccaccia 2. Smergo - 3 Frosone i. Ballerina -5. Ur lenerino 6. Chiurlo -7. Codibugnolo - 8. S incapre -9. Picchio- 
lo. Anitra • 11. Gabbiano (abito ili no7./.e) - 12. Crociere ■ 13. Zigolo ■ 14. Avocetta I i aquila (dall Aquila [1901] poi-Km). 



la/ioni' è doppia i' completa; l'arco dell'aorta 
presente e sempre il destro. 

L'apparecchio urogenitale s'avvicina a quello 
dei Rettili; i reni [metanepliros) sono per lo 

più trilobati e shoccano separatameli te nella 
cloaca: la vescica urinaria inanca; e cosi man- 
cano di solilo l'ovario destro e l'ovidotto 
destro, essendo soltanto presenti quelli del lato 



Gadow definisce cosi gli Uccelli: Ver- 
tebrati ovipari, di sangue caldo ed a iotici, 

colle estremità anteriori trasformate in ali ; il 
metacarpo ed i diti portano penne o remiganti; 
esiste una giuntura intertarsale ; i diti presenti 

non sono mai più di quattro, dei quali il primo 

è il pollice. 

K\ ans dice : L'uccello è un bipede pennuto. 



\ 1 1 . \vi i. ORNI km OGICO 



Considerando anzitutto un nccello, troviamo 
la Testa. che può essere piatta o globulare, 
od a piramide quadrata; essa è terminata an- 
teriormente ila un arto speciale detto becco 
(rosi ri mi. che è formato dall'unione della man- 
dibola superiore o mane/Ila (mandibula supe- 
riob o MAxn.i.A) e della mandibola inferiori <> 

minili limiti (MANDIBULA INFERIOR O MANDIBULA), 

lo spazio intercedente tra le due mandiboli 
dicesi fessura della bocca <> boccale, o apertura 
iltl liccro (hiatus rostri) e va dall'apice del 
becco all'angolo t'orinato dalla base delle due 
mandibole : esse talora sono ambedue mobili 
i Pappagalli), ma di solito ciò non si avverte 
che nell'inferiore. Il becco (importantissimo per 
la sistematica i serve come bocca e come organo 
prensile (mano), cioè per prendere il cibo, in- 
trodurlo nella cavità boccali', spelarlo, infran- 
gerlo, inoltre in talune specie, come la lìec- 
caccia, agisce anche (piale organo de] tatto, 
mentre in altre, che lo hanno finissimo e sottile. 
la. si può dire, la funzione di ago per cucire 
ed intessere i materiali filiformi, con i quali 
compongono l'artistico nido (Basettino); esso 
è più o meno conico e termina in punta, di 
solito corneo o duro, in un solo od in più pezzi 
i Procellaria) e questi pezzi in dati generi (Fra- 
tercula, etc.) cadono parzialmente nella inula 
.autunnale delle penne, venendo riassunti in pri- 
mavera, formano quindi parte della livrea nu- 
ziale e costituiscono un carattere sessuale secon- 
dario, questi becchi si chiamano caduchi o 
decidui. Talora il becco è di costituzione molle, 
come il cuojo, e termina in dati generi in 
un' « unghia » cornea, più meno distinta e 
curvata (Anitra, Pellicano, etc.), od è rivestilo 
da una pelle molto vascolare, nervosa e sen- 
sibile alla sua estremità, nel «piai caso serve 
quale organo del tatto per cercare i vermi 
sulla terra i Beccaccia), o può presentarsi duro 
e resistente all'apice, mentre la sua base è 
molle, tumida e carnosa, come nei Piccioni e 
nei l'i\ ieri. 

1,'ti li fnlecii (raMPHOTHECA) è il totale integu- 
mento del becco, che può essere intero od a 
a pezzi; rìnoteca (rikhotheca) <• quello della 

ma mi il iola superiore e ij li il li il ini (gnathothei I 

l'altro dell'inferiore. Gero (cera, ceroma), chia- 
masi la cute di solito colorita differentemente, 
che riveste la base della mandibola superiore 

I Rapaci), e un integumento simile ad una grossa 

membrana e può essere talora fittamente copei ta 
di penue (Pappagalli) : nello Stercorarius si noia 

una falsa cica, (piando non esiste celti si dice 
che il becco è nudo .albi base; essa non è mai 
presente nella mandibola interiore. Tornio, (TO- 



mii m) e il margine delle due mandibole, quello 
della superiore detto tornio mascellare (tomium 
maxillare), quello dell'inferiore tornio man- 
dibolare (tomii u mandibi i w;i Angolo della 
bocca o punto commessurale (commissura), è 
il punto ove si uniscono le due mandibole 
alla base lateralmente; il margine della supe- 




Partì del bi eco. 

<e Mandìbola Bnperiore b, calmine - e, fossa nasale - 
d narice - e, tornio < margine inferiore della mandibola - 

g, rictus * angolo della ' ca <■ punti» di commeBsnra - 

i, branca della mandibola inferiore - in, tornio della mandibola 
inferiori angolo della gonide n j, gonide ossia Io Bpazio 

della mandibola inferiore intercedente n:i l'angolo del] 
niilr e l'apice del beerò) - o, p, lati della mandibola inferiore 
- >/. apice del l " i co 



riore da alcuni viene chiamato RICT1 - e tomia 
quello dell'inferiore, sicché dal loro complesso 
risulta la commessura della lincea o angolo <lcll<: 
bocca, che può essere diritto, curvato od ango- 
lare a seconda che RICTUS e TOMIA t'ormano 
nel loro punto di contatto una linea diritta, 
sinuata, od un angolo. Colmo, culmine o dorso 
(CULMEN o notisi M |, e lo spigolo dorsale della 

mandibola superiore, che è distinto se giace tra 

due solchi longitudinali; talora però esso si pre- 
senta da solo come un solco longitudinale, senza 
che possiamo distinguere un vero culmine e in 

questo caso chiamiamo con tale nome la linea me- 
dili un longitudinale del becco (Anitra). Mesorinio 
(mesorinium), è la parte del culmine che giace 
tra le narici. Gnatidi o rami (gnathidiao rami), 
si dicono le due bianche della mandibola in- 
teriore, le quali Si fondono in un dato punto 
variabile detto myxa, lo spigolo prominente 
che ne deriva e che si estende lino all'apice 
del becco dicesi gonide (genys) ; talora per go- 
nide s'intende anche il punto di fusione o in \ \. 

e dicesi angolo della gonide; in generale però 

dobbiamo ritenete che per gonide s'intende il 
profilo inferirne del becco parlando in senso lato, 
essa può essere molto estesa, come nella /■'/«- 
trinila o assai breve, come nel Pellicano, ed è 
lauto piti lunga (pianto e più cotto lo Bpazio 
esistente tra i due rami, delio spazio interra- 
miilr : la porzi • estrema anteriore del becco 



ATLANTE OKNITOI.I » ! [I ' l 



dicesi apici (apex i, la posteriore che si attacca 
al cranio base (basis), lo spazio intermedio con. 
tinuità, e dietro (dertri mi è l'apice della man- 
dibola superiore, quando presenta struttura spe- 
ciale e risulta distinto dalle parti circostanti. 
Talora il becco è caruncolato, ossia fornito di 
grandi processi molli e carnosi, detti caruncole, 
od è papilloso, se munito di piccole papille si- 
mili a tubercoletti. 

Lunghezza del becco. Brevissimo (brevissi- 
mum), lungo circa metà della testa; breve (breve), 
alquanto più corto della testa; mediocre (me- 
diocre), lungo circa come la testa; lungo 
(longum), alquanto più lungo della testa : lun- 
ghissimo (longissimum), lungo almeno il doppio 
della testa: subeguale (Subaequale), tintale 
(aequale), lungo come, o (piasi come la testa. 

Figura del becco. Depresso (depressum), più 
largo che alto (Mestolone); compresso (com- 
pressosi), più alto che largo; piano (planum), 
di altezza minima; angoloso (angulosum), con 
più di due solchi angolosi e longitudinali ; po- 
liedro (poltedrum), che ha più lati piani; te- 
tragono (tetragonum), che ha quattro lati 
piani e quattro spigoli (Ticchio); rotondo o te- 
rete (teres), senza spigoli e leggermente ap- 
puntito; cilindrico (CYT.INDRICUM), a forma di 
cilindro (Picchio muraiolo); spatolato (SPATO- 
latum), depresso ed allargato all'apice (Spatola); 
filiforme (filiforme), quasi ovunque egualmente 
sottile e molto allungato; acuminato (ACUMI- 
NATOSI), se intermedio tra filiforme e subulato 
(subui.atum), fatto a volta (fornicatum), con 
la mandibola superiore tondeggiante come a 
calotta (Perdix); inline sredi a pag. 5 e 6 pelle 
parole conirostre (conirostrum), ftssirostre (fis- 

SIROSTRUM), coltelli/o rmeo culi iato (CULTRATUM); 

conico (conicum), eie 

Direzione del becco. Diritto (RECTUM), uè pie- 
gato in basso, né in alto, ma a forma di una 
linea retta (Beccaccia) ; ncurvo o curvato (cur- 
vatosi), diritto alla base e curvato verso l'apice ; 
ascendente o subulato (ascendens), diritto alla 
base e piegato in su all'apice, a l'orma di lesina 
(Avocetta) ; discendente (dkscendens), diritto 
alla base e piegato all'ingiù verso l'apice, in 
modo da formare col rimanente un angolo acuto; 
arcuato o falcato (ARCUATOSI), inarcato dalla 
base (Chiurlo) ; rollo (infractum), diritto sino 
circa a meta lunghezza, quindi nettamente 
piegato in modo da l'ormare superiormente un 
angolo acuto ed inferiormente un angolo ottuso. 

Man/ine del becco. Intero (iKTEGRUM), senza 
solchi, nò intacchi, né denti (Corvo); smargi- 
nato (emarginatici), con una o più curve si- 
nuose, che ili solito si trovano verso l'apice : in- 



taccato (crenatusi), con una tacca protuberante 
ed una opposta rientrante sulla parte laterale 
apicale dello mandibole (Averla); festonato (si- 
NUATUM), con un fac-simile di dente ottuso che 
fa una curva dolce a guisa di festone sul mar- 
gine(-Frtteo); dentellato (dentici i, a ri mi. quando 
presenta un fac-simile di piccoli denti aguzzi 
verticali (Mergus) ; seghettato (serratum), se 
con processi simili a denti inclinati verso la 
parte anteriore, od intaccature come una sega ; 
lamelloso-dentato (laminoso-dentatum), se con 
laminette trasversali o spigoli paralleli, piantati 
sugli orli della mandibola superiore (Mestolone). 
Apice del becco. Ottuso (obtususi) ; aguzzo, 
(acutusi) ; uncinato od adunco (adunci mi. che 
finisce con un uncino rivolto all'ingiù (Ra- 
paci) ; unguicolato (unguiculatum), se fornito 
all'apice di una sorta di « unghia » rivolta al- 
l'ingiù e talora uncinata (Anitre, Marangoni). 
Superficie del becco. Liscio (I.AEVE) ; solcalo 
(si i< vii m), se con solchi di varia forma e di- 
mensioni ; coincidalo (caniculatum), se i solchi 
sono allungati e simili a canaletti, che possono 
essere longitudinali e profondi su ogni lato della 
mandibola superiore ed estendersi anche nel- 
l'inferiore, se il becco è molto compresso (Fra- 
tereula); rugoso o corrugato (rugosum, corru- 
gatosi), se gli spigoli sono prominenti e più 
a tubercoletti, che a spigoli; a spigoli o strialo 
(striatosi), se gli spigoli sono abbastanza di- 
ritti. 

La differente forma dell'apice del becco nitri 
nei tempi passati importante carattere di classi- 
ficazione, egli uccelli furono divisi in quattro 
categorie principali, cioè: 

A - Hpìgnati. Mandibola superiore più lunga 
dell'inferiore e curvata al suo apice (Falchi). 

B - Ipognati. Mandibola inferiore più lunga 
della superiore (Sincopi). 

C - Paragnati. Mandibole pari, o quasi in 
lunghezza e la mandibola superiore non cur- 
vata sulla, inferiore, come nella gran parie degli 
Uccelli. 

D - Melagnati. Mandibole incrociate ai loro 
apici, come nei Crocieri. 

Le forme B e /' sono molto rare. 
La forma del becco, inoltre, fornì altri dati 
per classificazione, che Ora sono quasi affatto in 
disuso, ma che, siccome si sentono spesso ci- 
tare, credo utile ricordale nei tipi principali : 
I - Uccelli di terra. 

1. Tipo fissirostre o latirostre, dal becco 
piccolo, corto, diritto, ed a larga spaccatura 
(Rondine, L'ondane. Succiacapre). 

2. Tipo dentiroslrc o dentato, nel quale 
si trova una << sorta di dente » nella mandibola 



\ l l. \s l l. ORNITOLl >GI< 



superiore ed un intacco corrispondente nell'in- 
feriore (Averla, Tordo. Rigogolo). 

3. Tipo leu il irosi re sottile, CO] beCCO 

piccolo, sonile ed una apertura boccale poro 
estesa (Picchio imi nitore). 

\. 'Tipo curvirostre o curro, col becco 
di tipo tenuirostre, ma curvato (Bampichino), 

5. Tipo acutirostre o acuto, col becco 
piccolo e molto appuntito ( Fiorrancino) . 

6. Tipo conirostre o conico, co] becco 
fatto a cono (Passero). 

B - Uccelli d'acqua. 

7. 'Tipo longirostre o lungo, becco lungo, 
molle e con spaccatura poco estesa (Beccaccino). 

8. Tipo pressirostre o compatto, becco 
duro, leggermente analogo al conirostre (Pi- 
viere) . 

9. Tipo cultirostre o tagliente, becco duro, 
appuntito, col dorso grosso e rotondo ed il mar- 
gine tagliente (Airone). 

10. Lamellirostre o lamelloso, becco tor- 
nito di dentellature simili a denti, o di lamelle 
sui lati del becco (Anitre). 

Tale classificazione è però affatto artificiale, 
ed a questo proposito ricordo, come cultrato 
possa dirsi tanto il becco dell'Airone, quanto 
quello dello Storno, e come quindi convenga 
indicare la precisa forma del becco sotto i 
relativi gruppi e non attenersi alle grandi 
linee generali, che possono svisare facilmente 
la verità. 

11 becco ofl're casi di dimorfismo sessuale in 
riguardo alla sua forma (Pellicani e Poldnella 
ili unirci: così le caruncole o rigonfiatine nelle 
Galline sono proprie ai maschi soltanto e man- 
canti nelle femmine e le differenze sessuali di 
colore sono in generale comuni (Merlo, Ger- 
mano reale). 

(Mi-Uccelli non offrono un naso propriamente 
detto, esso è rappresentato dalle narici (nakes), 
che internamente si aprono nella superficie su- 
periore della bocca, mediante due fessure, e ta- 
lora una soltanto; le narici si trovano inserite 
sulla, mandibola superiore, talora nella mem- 
brana cerosa, ma in generale sono collocate 
plesso alla base ed allora sono basilari o sub- 
basilari; laterali, se sui lati, mciliinie, se circa 
sulla metà del becco; terminali, se all'apice 
i Ipterige): superiori, se sulla parte superiore 
del becco; mari/inali, se presso il tornio; cul- 
minali, se sul culmine, noi qual caso possono 
essere riunite in un solo tubo (Procellaria). 
Sono situate in una depressione rotonda (fossa 
nasale) od allungata (solco nasale), di solito si 
presentano aperte, o talora chiuse, o semichiuse 
da una membrana. Possono essere nude (nudai;). 



ovvero più meno nascoste I il' IAK| da penne 
molli, o seiolo>e e rìgide, clic proiettano nella 
stessa direzione delle penne della testa od in 
si oso opposto, antrorse, ad esse si dà il nome 
di auto i VNTIAE) e possono l'ormare due ciuffi 
sui due t'ori nasali, o abbracciare con uno solo 
per intero la base del becco; le narici sono 
•pervie (nares perviae), quando la loro apertura 

è esterna; impervie (NARES IMPERVIAE), (pianilo 

non ne presentano; talora, uccelli della stessa 
specie lianno le due l'orme a differenti età (Ma- 
rangoni). Se sono comunicanti ed offrono un 

solo t'oro, che attraversa il becco, si dicono per- 
forate, ed imperforate, se tra esse esiste un setto 
nasale. La loro apertura esterna può essere ili 
l'orina lineare o intonila ed allora si presentano 
Oblunghe, elittiche, orali ed orale: talora sono 

concave o prominenti; se olirono un orlo molto 
prolungato o soprastante si chiamano tabulari. 

e duplicate se. essendo tubolari, lianno due aper- 
ture all'estremità ili ciascuna, l'aloni osservasi 
una scala nasale, che sovrasta l'omonima aper- 
tura (Gallina), o che presenta uno spazio piatto 
come un tetto ('Torcicollo): considerale in di- 
rezione del culuiiiie, le narici possono dirsi J)n- 
rallele od oblique. Una membrana ne restringe 
l'apertura, e la cinge da tutti i lati, o po- 
steriormente, o la sovrasta; essa può presentarsi 
nuda (Bigogolo), pennuta (Merlo d'acqua), fatta 
a colta (Fagiano) o piami (Cicogna), se è ri- 
coperta da una polvere bianca dicesi farinosa 
( Piccione). 

Entro il becco troviamo la lingua, organo di 
grandezza e di forma assai variabile. 
Consistenza della lingua: 

Carnosa (Anitra), molle O cartilaginea (dallo), 
scuriosa ( 'l'orilo). 

-Figura della lingua : 

Depressa: cilindrica: tiilailare (TUBULOSA); htm- 
brieiforme (lumbriciformis) ; rotonda .• filiforme. 
"Estremità della lingua: 

Acuta (ACUTA); lanceolata (LANCEOLATA), Se 

foggiata a lancetta; bifida (bifida), se l'apice 
è diviso iu due da una intaccatura (Corvo); 
setolosa (setosa), se fornita di setole, (piando 
queste sono curvate all'indietro dicesi uncinata 
(uncinata), e «piando disposte a ciutt'etto pen- 
nelliforme (pennelliformis), se dirette all'in- 
nanzi e parallele pinniforinc (pennacea); la- 
cerata (lacera), se divisa in più strie longi- 
tudinali (Pecca fichi ') ; saclliforntc (SAGITTATA), 
se a triangolo; rotondata ; troncata : smarginala, 
se presenta intaccature. 

Dimensioni della lingua: 
Prece, se più corta del becco ; mediocre, lunga 
e lunghissima (cfr. becco). 



VII, w tNlTOl 0G1I 



Movimenti dritti lingua: 

Per i movimenti, la lingua si distingue in 
estendibile (extensilis), se può essere iu parte 
protesa inori della bocca; vibratile (vibratilis), 
quando pini venir spinta con forza fuori della 
bocca. 

Superficie della lingua : 

\ii'lu: papillosa, gè fornita di papille; ner- 
vosa (nervosa), >-e spigoli prominenti corrono 
pei unta la sua lunghezza; lacera, se tagliata 
irregolarmente e piumata; ciliare (cimata), se 
fornita «ti peli rigidi <> di setole; dentellata, se 

Cini lamelle proiezioni, simili il (lenii, nelle 

sue parti laterali e l'apice conico (i,amelli- 

ROSTRES). 

Nella testa ilo^ii uccelli distinguiamo le se- 
guenti parti: Pileo (pileus), la parte superiore 

dalla base del becco alla mica, diviso a sua 

volta in fnmir (frons), parte anteriore del pileo, 
vertice (vertex), la pane media dello stesso; 
occipite (occiput), la posteriore: nella regione 
laterale della testa noto, le ritinti (lores), lo 

spazio tra l'occhio e la parte laterale basilare 
del becco, che può essere nudo (Podicipes), 
coperto di setole [Falco) <> di penne (Pemis); 
la regione oftalmica o periorbitale o perioculare 
phthalmica), lo spazio d'attorno l'oc- 
chio, diviso in regione sopra-orbitale, r. post- 
orbitale, r. ante-orbitale, r. in/ra-orbitale ; lo 

Spazio Orbitale (ORBITA), lo spazio circolare del 

tutto prossimo all'occhio sia. pennuto [penne 
ciliari), sia nudo; la regione auricolare o paro- 
lirti (regio parotica), lo spazio d'attorno l'o- 
recchio, che e di solito situato un po' al disotto 

ed ali 'indietro dell'occhio : le tempia (TEMPOR l ), 
lo spazio tra l'occhio, il vertice e l'orecchio, 
non ben distinto dallo spazio post-orbitale : le 
guancie (GENA), lo spazio tra la base del becco, 

la fronte e l'occhio. 

Nella parte laterale della Icsla s'aprono n'ii 

occhi, essi si dicono laterali se sono situati sui due 

lati della stosa, cioè uno sul sinistro e l'altro 
sul destro, come nei Falchi e nella massima 
parte degli I cecili, talora sono inseriti mollo 

all'indietro I Beccaccia), sono anteriori, se aperti 
sul lato anteriore della testa, e se guardano 
quindi ambedue in avanti come nei Rapaci 
notturni e nelle Miitnitlli. Come prominenza, 
diconsi incassati mici u cavi) nei Rapaci diurni; 
sporgenti (eminentes), se sporgono molto -ni 

pia Iella testa, come nei Rapaci notturni n 

incassati o superficiali (si perfn iales), se allo 

-lesso livello (Iella lesta come negli A titillili, (ic. 

L'occhio ha ire palpebre, l'ima superiore, l'altra 
inferiore, la terza detta membrana militante 
(membrana 8X< citans), es^a e trasparente e 



biauco-avgentina, per mezzo di contrazioni del 
muscolo piramidale viene spinta obliquamente 

-lilla superficie .'intcriore dell'occhio, ed in dati 
casi serve a moderare l'eccessiva luce solare 
| Rapaci notturni). 

(■li Uccelli non hanno orecchie esterne a 

padiglione, come quelle dei mammiferi : ma 

esiste un t'oro auricolare, aperto di solito in si- 
tuazione postero-inferiore all'occhio e coperto 
in generale di penne con struttura speciale, a 
barbe molli e decomposte (cuoprilrici aurico- 
lari), certamente così formate per non intral- 
ciare di troppo la percezione dei suoni : il 
meato auricolare è nudo negli avvoltoi e nello 
si ruzzo: la Beccaccia ed i Beccaccini hanno 
il t'oro auricolare sotto gli occhi o non all'in- 
dietro di essi, ed alcuni Rapaci notturni of- 
frono padiglione esterno, cioè una ripiegatura 
più o meno prominente, che agisce come una 
valvola. 

La testa ed il collo di molti ucci Ili >i presen- 
tano nudi del nulo o parzialmente, ma ciò non 

significa che manchino all'atto le penne, bensì 

che la copertura e t'ormala di filopiume, e • 

degli Avvoltoi; anche la gola olire nudità . che 

alle volle l'ormano sacchi golari (Marangoni) 
borse mollo estese (Pellicani). Talora le an- 
zidette parti sono ornato di ciuffi t'orinati di 
penne, semplici. speciali. sono fornite di 
creste, di coma, di verruche e di caruncole. 

che costituiscono le parti aecessorù della testa 

e del collo, tra le quali distinguiamo le seguenti : 

Ciuffo, detto anche impropriamenteerestejè un 

complesso di penne pili lunghe delle altre cir- 
costanti, che -i trovano sul pileo sulla nuca 
e che possono venir rialzate dalla volontà del- 
l'animale, e qui incidentalmente nolo. come tutti 

e,ii uccelli nei II enti di eccitamento possono 

ci igere le penne della testa cono a piccolo cintili, 
anche se esse non sono allungate; le penne 

del ciuffo ponno essere di struttura connine, 
od allargate ed allungate, o presentare una tes- 
situra speciale, i ciuffi possono essere aperti o 

chiusi a gUÌBa di ventaglio e le penne sparse 

qua e là irregolarmente od in file mediane e 
trasversali od a complesso globulare, situate 

nel mezzo della lesta come nella Cincia col 

ciuffo, sul vertice, sulla fronte o sulla nuca ; la 
loiiua più comune e quella di tipo occipitale ; 
se il ciuffo e pieghevole dicesi pi.icatilis ; nel 

pili dei casi esso e semplice e tilt riti it ni, ma 

in alcuni uccelli caduco e temporaneo offrendo 
un carattere tli stagione I Phalacrocorax gracu- 
Uis); alni sono doppii e temporanei e costi- 
tuiscono carattere di livrea o di sesso, come i 
.< cornei li » nel maschio dell'Allodola gola gialla, 



mi w :\ ICO 



il collaretto esteso sulla gola e sul davanti del 
collo eil i ciuffi auricolari «lei Combattente <■ 
così via; i dopiti ciuffi laterali non sono però 

Sempre decidui, come osservasi nei cosi delti 
«corni» (PENNAE AURICOLA tMES) dell' Al- 
locco selvatico, e speSSO sin (imposti di penne, 

ulne che allungate, singolarmente > liticale 

quanto a struttura. Così negli Uccelli di Rapina 
notturni ed in qualche alno genere, la parte 
anteriore della testa ha le penne molli foggiate 

in modo da tonnare un cerchio tacciale del lo 
disco o cerchio (ZONA I Ai lAI.Is), esso è com- 
pleto se è tanto alto al disopra die al disotto 
degli occhi (Syrnium), incompleto nel caso op- 
posto {Curine), tali piume sono molli, decom- 
poste i' setolose: altre volte le. penne della, 
gola e del davanti del collo l'orinano compiei i 
collaretti elle sono temporanei (Combattente). 
Mustacchi o baffi o basette (MTSTACES), sono 
penne di tipo ordinario o setole rigide inse- 
rite sui lati delle guancie verso lineili del collo 
(regione o linea inalarci, anche a ino' di due 
macchie (viTTAJB GENALEs), e che danno lisio- 
noniia speciale all' uccello (Basettino, Fal- 
cone). Barba (barba), ciuffo di peli (penne 
modificate e ridotte) o di penne pendenti in- 
serite alla base della mandibola interiore (Av- 
voltoio degli agnelli), o sulla gola, o sulla 
parte anteriore del collo e del petto. Conni 
(COKNU), processo corneo di una qualsiasi parte 
della testa, p. es., il corno frontale della Pa- 
lamedea, o lo scudo o placca frontale del l'olio 
sultano e della Folaga. Verruche o papille (pa- 
im i. lai;), piccole escrescenze carnose nude si- 
tuate (pia e là sulla testa ; caruncola (< \uuncula), 
pure escrescenze carnose di varia forma e con- 
sistenza, che si trovano sulla cera, sulla parte 
superiore della testa, sul le palpebre, sul collo,etc; 
barbiglioni (p alea), caruncole allungale e pen- 
denti, attaccate sulla mandibola interiore e sulla 
gola {Calli/*). 

Cavezza (capistri ih), è la parte anteriore 
della lesta tutt'attorno al becco, così distinta 
quando presenta tinte che si staccano notevol- 
mente dalle circostanti e formano uno spazio 
differenziato (Cardellino), come la parte supe- 
riore della testa (pileo) può offrire uno spazio 
scuro e di tinte differenti dalle circostanti, che 
si dice calotta e che forma un carattere dia- 
gnostico importante (Capinera). Sopracciglio o 
/'amia sopracciglia/re (supercilium o fascia si - 
PERCILIARIS), si chiama una banda, di solito 
di tinta chiara, che dalla base del becco, passa 
sull'occhio e termina sull'orecchio, ossia costitui- 
sce il bordo laterale del pileo ( Lui). Nella testa, 
oltre al sopracciglio, notiamo talora anche làscio 



mediane e laterali e piii precisamente ricordo: 
la linea mediano longitudinale, che corre sulla 
parie mediana del pileo. dal culmine alla nuca. 

eche spesso è colorita vivacemente ( Fiorrancino) 
e le linee longitudinali laterali, cioè quella tra 
il sopracciglio e la mediana (Pagliarolo) e la 
stria laterale che può essere lorale, se e sulle 
redini, trasversale, se attraversa gli occhi, post- 
orbitale, se -i estende solo al di là di essi ■. le 

dette fascio, se strette, diconsì Strie strisci, , gè 
larghe haiitlc o l'osi ie. 

Il Collo sembra un cilindro ; esso varia gran- 
demente in lunghezza, a seconda del numero 
delle vertebre «die lo formano, non è mai molto 
cono, ma almeno abbastanza lungo pei toccare 

co] becco la glandola uropigea (efr. p. 12) e sem- 
bra che la sua proporzione stia in rapporto 

colla, lunghezza delle gambe, e chi' tale dimen- 
sione sia necessaria per poter con esso toccar 
terra per procurarsi il cibo: pelò vi sono ec- 
cezioni, come nel Citino che ha collo lunghissimo 
e gambe molto corte. 11 collo e assai mobile. 

esso imo essere contratto e spinto all'innanzi 

con mirabile forza e celerità, in grazia di spe- 
ciali muscoli e di ossa particolarmente costi une. 
talora è in parte nudo o coperto di penne filiformi 
e setolose, fornito da altre piume orna meli tali, 
come ciuffi lineali (Serpentario), od allungale, 
oil a barbe disunite, che si riscontrano sulla 
regione della gola, del collo e dell'alto petto 

(Garzette); di rado il collo è caruncolato. 
Nel collo distinguiamo: la -parte anteriore e 

la posteriore; ed in quest'ultima la cerner (CER- 
vix) o parie superiore del collo, la parte più 
alta del collo che confina coll'occipite e si dice 
anche regione cervicale; la nuca o rei/ione mi- 
etile (mia) detta anche alto collo, la parte del 
collo che confina col dorso; aiuhcnio > w i in - 
Min), è la mediana tra la nuca eia cervice. I .a 
porle anteriore del collo: si divide in inculo (MEN- 
IMI), che è la parte nuda o pennuta, situata 
tosto all'indietro dei due rami della mandibola 
inferiore: lo spazio tra esso e la gonide (punto di 
congiunzione dei due rami) è dello spazio in- 
tcrrainalc (cfr. pag. '■'■): gola (GULÀ), e la por- 
zione inferiore del collo, che conlina col inculo ; 
gozzo (.in.ri.iMi, la. parte pili bassa de! collo 
che sta tra la gola od il petto e dicesi anche 
doranti del collo, come alla, gola ed al gozzo 
sì da il nome generale di gola, da ciò macchia 
o spazio giugulare gola. 

Il Tronco è di forma ovata, talora si pre- 
senta, molto compresso (Aironi) o assai de- 
presso (Anitre); in esso distinguiamo una re 
i/ione dorsale o Superiore (NOTAEUM) ed una 
reni ni le od inferiore m. \ mi: ali li) . Comunemente 



Atlante ornitologico. — hiu I 



10 



\ Il \\ tNl rOLOGK " 



parlando, si dice il disopra ed il disotto o ;/«- 
streo, intendendo col primo le parti superiori 
e coi secondi le inferiori e. quantunque arbi- 
traria, e divisione affatto indispensabile; so noi 
immaginiamo una linea che dall'angolo del 
becco corra sui lati del cullo e sui Banchi lino 

sui lati della base della eoda, la parte del 
Corpo clic sia al disopra di tale linea, com- 
presa la superficie superiore delle ali e della 
coda costituisce le partì superiori od il cosi 
delio disopra, mentre quella che sta al disotto. 
compresa la superficie inferiore delle ali e della 
coda, costituisce le parli inferiori od il così 
deito disotto e gastreo. Né il notaeum, né il 

GASTRAEl M sono mai nudi, soltanto il ( . \ > ri: \ i i m 
in certi uccelli, durante l'epoca delle cove. pre- 
Senta qualche ]iaile nuda o semi-nuda, dovuta 
al l'alto clic i delti uccelli si strappano il piu- 
mino e le penne pei nascondere le uova o pei 

rendere morbido il nido, lalma invece sono le 
penne che si consumano sull'addome pei- lo 
sfregamento palilo indio stare accovacciati a 

covare: lauto il GASTRAEUM, che il NOTAEUM 

presentano treni anteriori e posteriori di penne 
ornamentali o porzioni coperte di penne em- 
bricate, eie. Nella regione dorsale ad pie tro- 
viamo: il dorso (dorsum), che sarebbe 
lo spazio 'dal collo alla base della coda, 
ma propriamente s'intende la porzione 

alla del tronco, che confina col collo; 

la schiena o regione interscapolare (in- 
i i i:-i miiii m), la regione del tronco 

(die giace Ira le ali; tergo (TERGI MI. o 

basso dorso, la regione tra la schiena 
ed il groppone; groppone (i rofygii m), 
la parte estrema posteriore del tronco 
(die confina col sopracoda, i suoi fian- 
chi, detti lati del groppone, talora pre- 
sentano penne specialmente modificate; 

sopracoda è la parie più est rema del 

tronco, che confina colle cuopritriei su- 
periori (lilla coda, eolle ((itali spesso si 

confonde o s'immedesima, e risulta con- 
tiguo alla base della eoda; per munitilo 
s'intende il dorso, le scapolari e le ali 

piegate, specialmente quando tali parti offrono 
tinte unite e speciali come uei Gabbiani, ma 

talora invece mantrUti è sinonimo di tlnrsa ; 
sjHilUi (humerus), e la regione laterale del 
tronco contigua al collo, alla schiena ed al 
petto; davanti alle spalle si trovano talora 
gruppi di penne detti spallacci (hTJMKRALIA), 
che sono collocati propriamente sui lati del 

petio e coprono l'angolo dell'ala, quando essa 

è aderente al corpo, ma si riscontrano in poche 

specie di uccelli (.1 rrfi 



Nella regione ventrale troviamo anzitutto : il 

GASTRAEl M. (die, oltre ad essere lo spazio in- 
feriore del tronco (dal collo alla coda), si consi- 
dera anche per tutta la faccia inferiore del 
corpo, dal mento alla coda; il petto (pectus), la 
parte che copie in sterno e giace tra il collo e 
l'addome, diviso in alto petto o parte anteriore 
tiri /itili), ed in liasso petto o parte posteriore 
od inferiore del petto; ascelle • \\n i \i . i due 

lati del petto, cioè la parie sii nata presso la base 

dell'ala; ipocondrio (hypochondrh m), la parte 

la lei. ile del tronco situala tosto al di sotto dei lati 

del tergo e del groppi e (die arriva sino alla 

parie posteriore del petto e dell'addome; ad- 
dome (abdomen), la regione media del gastreo 
tra il petto ed il sottocoda; èpigastro (epiga- 
stri! mi, la pane alta dell'addome contigua al 
l'eli": ventre (venter), la parte media dell'ad- 
dome contigua al sottocoda ; sottocoda (i rissi « . 
la parte estrema del gastreo contigua alla base 
della coda, e che confina colle cuopritriei in- 
feriori della slessa, con le (piali talora si con- 
fonde e corrisponde al sopracoda ; lati della testa, 

tirili! titilli. i'lr.. sono le parli laterali di tali 
regioni; fianchi (ima), pure gli spazii laterali 
tra la regione dorsale, il petto e, l'addome; 










A Li ili un I Ci'ello. 

1. Remiganti primarie - 2. Remiganti secondarie - 3. Penna spuria 
l. Cuopritriei primarie superiori - "•. Ala bastarda ■ n Grandi cnopri 

trici secondario - 7. Cuopritriei mediane se iarie superiori - s. Piccole 

cuopritriei secondarie superiori ■ 9. Remiganti cubitali o terziarie. 



calzoni (femorali a), quelle lunghe penne, pen- 
denti e pili lunghe (lidie altre, piantale sul lato 
esterno delle ".ambe di eerti uccelli, ed in al- 
cuni gruppi molto sviluppale (Falchi, l'urlili). 
I.e Ali degli recelli rappresentano in essi gli 
aiti anteriori, ossia il braccio umano e come 
esso orinino la parte prossimale (braccio), il 
cui osmi dicesi murra, la parie media (avam- 
braccio), con due ossa che sono il radio e Vitina, 
e la parte disiale (mano) con varie ossa, e che 
e una mano imperfetta, ove notiamo, a varii 



ITLÀNT] "KMTOLOGICO 



11 



gradi <li sviluppo, i diti indice, medio e pol- 
lice rivestiti di pelle e poi di penne in modo, 
che non sono visibili esternamente, nei diffe- 
renti tipi ornitici essi si riscontrano più o 
meno Dettamente distinti, come l'ala è svilup- 
patissima nei grandi volatori ed è piccola ed 
imperfetta nello Struzzo ed affini e rappre- 
senta Vorgano essenziale del volo; ma negli uc- 
celli che non volano serve ad altri usi. così nello 
Struzzo quale aiuto alla corsa, nei Pinguini an- 
tartici come paletta pel nuoto, ciò clic osservasi 
aneli e nelle nostre Suolatile, che sono però anche 
atte al volo: L'ala è sempre presente e perfetta 
nella massima parte degli Uccelli viventi ed 
imperfetta solo in pochi di essi (Apteryz, Stru- 
i/iin e l'orme affini, Pinguini propriamente detti, 

Ucù impennis, però quest'ultima sembra oramai 
del tutto estinta . 

Le penne delle ali si distinguono in tre ca- 
tegorie: 1° uhi bastarda o spuria (alui.a) ; 
2° remiganti (remiges), clic corrispondono 
alle timoniere (cfr. pai;. 13); 3° euopritrici (li i - 
rBICKS . ili' corrispondono in qualche modo 
alle euopritrici della coda (cfr. pan. 13); inoltre 
notiamo la faccia superiore ed inferiore del- 
l'ala. La faccia superiore dell'ala presenta l'-l- 
littu. ula bastarda o spuria o falsa (ai.ula), 
clie è un gruppo di penne piantate sul pollice 
dietro l'angolo dell'ala, in modo che giacciono 
lungo il bordo esterno e frontale della -tessa, 

non so la confondersi con la penna bastarda 

o spuria (cfr. pag. 12), sono importanti dal 
lato morfologico e talora offrono un carattere 
esterno di qualche valore, presentandosi con 
tinte speciali o sostenendo uno o più tuber- 
coli (pollice armato) di forma più o meno 
aguzza, che alle volte sono a struttura ili sprone, 
in numero di uno o due e dicesi allora a Strut- 
tura CAI.CARATA. I.e remiganti sono grosse penne 
più o meno robuste, resistenti e lunghe, inse- 
rite sull'avambraccio e sulla mano (il pollice 
eccet i nato) e formano il principale strumento 
del volo. Sono di forma, di struttura e di nu- 
mero Variabile, COSÌ si presentano poco svi- 
luppate negli Unni e mi Casoari, rudimentali 
aélVApterige, molli e piumose nello Struzzo, 
ridotte a coiti scalette sulla palella alare del 
Pinguino antartico; variano pel numero da 1G 

Uccelli ni" < n a !" I immillili . I.e remiganti 
si dividono in tre categorie: Eemiganti primarie 
dette anche solo primarie i rkmiges primari m 
remiganti secondarie o secondarie (remiges se- 
cundariae) ; remiganti cubitali o remiganti ter- 
ziarie terziarie seemiilurie interne (RKMIGES 
CUBITALE* O REMIGES TERTTABIAE). 11 loro ves- 
sillo esterno è sempre più stretto dell'interno, 



tranne in pochi casi nelle terziarie: le penm 
Mino inserite in modo che il vessillo (•-terno 

sta al disopra dell'interno di ogni remigante, 
quello essendo rigido, questo più molle. È ora 
provato che nel volo hanno luogo moti rota- 
torii nei vari movimenti di battuta e di ripn 
nei quali l'aria può passare liberamente tra li- 
penne: le remiganti sono di solito lanceolate, 

cioè decrescono gradualmente restringendosi e 

terminano in punta, sedi un tratto divengono 
strette si dicono smarginate, se presi ntano una 

incisione intaccate, se tagliate nettamente tinn- 
ente, se obliquamente e con margini obliqui 
sinuate. I.e remiganti primarie -uno le esterne 

attaccato sulle due ultime articolazioni ossa 
della mano e dei diti, eccettuato il pollice . di 

regola s le piii lunghe, le più forti e resi- 
stenti e sempre in numero da nove a dieci, lo 

Struzzo ne ha -edici : l'apice delle più lunghe 

remiganti primarie costituisce in generale la 

punta dell'ala, e la sua lunghi zza e data, di so- 
lito, dallo spazio intercedente tra la parte ba- 
silari- della mano (piniom all'apice o cima di- 
stale della penna più lunga : le remiganti se- 
condarie sono quelle attaccate sull'avambra 

. flessibili, déboli e cedevoli; le remiganti 
cubitali, terziarie, o più semplicemente dette 

Secondarie interne s'attaccano sull'omero, esse 
e le vele secondarie variano in numero da sei 
a trenta, le terziarie non esistono veramente 
in tutti gli uccelli, ma si da tal nome a due 

in- secondarie interne di tinta differente, ta- 
lora vanno confuse colle scapolari, quantunque 

il pterilio (cfr. pp. 24-25) ne sia differente, 

1 38e sono, come dissi, poche ed in generale in- 
distinte, ma in alcuni generi, come aé\V Allo- 
dole, sono molle lunghe, talora forniscono ottimi 

caratteri specifici e assomigliano alle grandi 
CUOpritrici in quanto a colore; come pure lum- 
ie secondarie, prese in senso lato, possono avere 

grande sviluppo, talora e ine (Argo) e sor- 
passare le primarie in lunghezza, offrendo ca- 
ratteri diagnostici importanti. La proporzione 
delle remiganti primarie, specialmente, presenta 
un ottimo carattere per riconoscere date specie 
di uccelli, nonché per distinguere generi e fa- 
miglie; ma questi (lati devono verificarsi su nu- 
merosi soggetti, ne -ono sempre del mito ap- 
prezzabili, giacché lo sviluppo delle penne può 

riuscire incompleto pei- la muta o p088 iSSBl 

consunte, spezzate od accorciate dalle intem- 
perie o dall'uso diuturno, sicché per accertarsi 
di un carattere differenziale conviene possedere 
più esemplari e presi in epoche differenti. Altro 
carattere ottimo è quello offerto dalla l a remigante 
primaria la 10'. come altri dicono, hi (piale 



12 



ATLANTE ORNITOLOGICI > 



varia assai nelle dimensioni, si dice penna 
spuria o jiniiid bastarda 8e misura un terzo o 

meno della - J , talora è metà (li essa, tal'all la 

molto lunga o invece rudimentale, piccolissima, 
imperfetta (obsoleta) e può confondersi con 
una cuopritrice, tal' altra sarebbe mancante. A 
distinguerla, il Savi dice, che, se è una cuopri- 
trice, avrà la sua pagina inferiore appoggiata 
sulla pagina superiore della seguente remigante; 
che se invece è una remigante, avrà la sua pa- 
gina superiore appoggiata sulla inferiore della 
più prossima remigante, ina a me pare che 
non si possano mai confondere. Alcune famiglie 
di Passeracei (Fringillidae, Motacillidae. Hirundi- 
nidae) sono caratterizzate da nove remiganti 1"' 
(Oscines novempennatae - Passeresfringilliformes). 
ammettendosi che la penna spuria o 1 ' remi- 
gante primaria manchi; in realtà però sembra 
ch'essa sia sempre presente, ma si offra affatto 
rudimentale, imperfetta, stretta, rigida, e del 
tutto nascosta dalla sua più lunga cuopritrice. 
ciò che renile impossibile vederla dal di sotto, 
ed il carattere così enunciato sorse in l'ausa 
dei pochi individui osservati dagli Autori, come 
accade sovente; sicché di regola, in quelle fa- 
miglie, nelle quali si suppone manchi, invece 

nove sarebbero le primarie con completo svi- 
luppo e la spuria, o 1", o 10 a sarebbe ridotta 

ad una penna di minime dimensioni, nascosta 
dalle 1'' cuopritrici e dal vessillo esterno della 
2 a remigante primaria e talora misurerebbe 
meno di ni. 0, UI 003 in lunghezza totale; ed in 
generale si intenderebbe significare ciò, quando 
si dice che la penna spiniti è mancante. 

Le Cuopritrici (tectrices) sono le penne de- 
stinate a coprire e rafforzare la faccia superiore 
ed inferiore dell'ala, e si possono paragonali' 
alle cuopritrici della coda, ma ne differiscono, 
essendo di regola forti e resistenti; esse si sud- 
dividono in cuopritrici superiori ed inferiori, 
e quelle in due gruppi, cioè (A) quelle che 
s'inseriscono sulla mano ornitica (PINION) e 
coprono le basi delle primarie remiganti, e (JS) 
quelle che coprono la base delle remiganti se- 
condarie, e la parie dell'ala, sovrastante, quindi 
abbiamo : A -Cuopritrici primarie superiori, dette 
anche cuopritrici superiori licite remiganti pri- 
marie, o cuopritrici maijijìori esterne, s'inseriscono 
sulla mano ornitica. coprono la base delle pri- 
marie remiganti e sono in due serie, la seconda 
delle (piali più piccola e sempre nascosta dall'ala 
bastarda. />' - Le cuopritrici della seconda ca- 
tegoria, del te cuopritrici seco mia rie superiori s'in- 
seriscono sull'avambraccio e sono divise in tre 
categorie: a) - grandi cuopritrici secondarie su- 
periori (tectrices m ijores o pteromata), dette 



anche semplicemente grandi, maggiori o pri- 
marie cuopritrici, sotto il quale ultimo nome pos- 
sono confondersi con le cuopritrici del gruppo 
-I. sono le più grandi e posano in gran parte 
sulla base delle remiganti -' . offrendo caratteri 
speci liei importanti per le tinte e perle fascie api- 
cali e basilari, che talora presentano: />) - cuo- 
pritrici Mediane secondarie superiori (TECTRICES 
mediae o pula), dette anche semplicemente 
cuopritrici mediane, o cuopritrici secondarie sono 
quelle che coprono le grandi cuopritrici e stanno 
tra esse e le piccole : e) - piccole cuopritrici secon- 
darie superiori (tectrices parvae), dette anche 

cuopritrici piccole, o minori, sono più serie di 
piccole penne inserite in modo da coprire la base 
delle cuopritrici secondarie e la porzione più an- 
teriore dell'ala : le cuopritrici dell'omero I termine 
poco usato) sarebbero serie di piccole penne in- 
serite al di so; ira dell'omero, non sempre presenti, 
molto sviluppate nelle Anitre, nelle quali pos- 
sono facilmente distinguersi dalle scapolari, con 
le quali vanno sovente confuse; il paraptero 
(PARAPTERUM) o penne scapolari, sono lunghe 
penne che originano dall'omero e si dirigono 
verso la parte posteriore del tronco, sono più 
nicno allungate, e coprono in varia misura l'ala. 
quando è chiusa; per eamptei'io (camptekium), 
si intende quella rivestitura di piccole penne 
che nasconde il margine anteriore dell'ala, spe- 
cialmente sull'angolo anteriore (lidia stessa ; an- 
golo dell'ala (flexura alae), è l'articolazione 
del cubito col cor] io ; margine dell'ala (margo 
alai.), è la serie di piccole penne che coprono 
il solo spigolo anteriore dell'ala ; specchio (spe- 
COLUM), è una. serie di penne sopra e sotto 
l'ala, che offre, nella parte esposta, colore ben 
distinto dalle circostanti e più che altro si ap- 
plica allo spazio lucido, metallico, e talora a 
riflessi che giace, a forma di parallelogrammo, 
sulle remiganti secondarie delle Anitre; ditto 
spazio può essere anche di colorazione ordinaria. 
ed esteso pure sulle stesse porzioni, o su parti 
leggìi incute più larghe (Averla maggiore) o 

sulla base delle remiganti (Stercorario), ed in 
altre parti delle ali. tanto nella faccia superiore 
che nell'inferiore; nella superficie inferiore delle 
ali troviamo le sue cuopritrici inferiori (TEC- 
TRICES INFERIORES), che si dividerebbero in 
primarie e secondarie, come per la faccia supe- 
riore, iliache per maggior comodità si chiamano 
cuopritrici inferiori delle ali, faccia inferitile 

dille ali. o disotto delle ali; ascellari (axillares), 
si dicono quelle penne inserite presso l'artico- 
lazione dell'ala col corpo, sono le più interne, 
le più lunghe e relativamente rigide, ed in alcuni 

gruppi (Anitre) presentano speciale sviluppo. 



Ul.wil ORNITOLOGICO 



L3 



('unir forma, le Ali (remiganti) possono essere 
appuntite (aci i ae), quando alcune remiganti 
-olio assai piu lunghe delle altre; rotondi 
(rotundatae), quando esse decrescono gradual- 
mente in lunghezza; pinniformi (pinniformes), 
cioè molto compresse a guisa ili paletta e co- 
perte ili penne ili apparenza squamosa : come 
dimensioni, brevi (bretes), Be chiuse e piegate 
(st;itn ili riposo) giungono con l'apice sui lati 
del groppone (Strolagfte) ; mediocri (mediOi ki - . 
quando raggiungono la base della coda : lunghe 
(longae), quando ne sorpassano la base; lun- 
ghissime (longissima e), so ne oltrepassano l'a- 
pice <• talora anche notevolmente I Fregata i : inol- 
tre possono essere larghe .1 irgae); ristrette (an- 
GUSTAe), etc. ; come superficie, quasi piane 
(fere n.AN \k), convesse superiormente (superne 
C0NVE3 \i:), concave inferiormente ( inferne con- 
1 lvae), quando le remiganti sono formate in 
inolio elio l'ala ne risulta fortemente convessa 
al disopra e concai a al ili sotto, onde gli Uccelli, 
elevandosi a volo, fanno uno strepito sensibile 
come nelle Staine. Si dicono ali volatili (vo- 
latii.es), se le remiganti sono lunghe ed atte 
al volo, inette (ineptae), se imperfette, molli 
e non adatte al volo: tubercolate (tuberco- 
LATAE), se fornite di uno o più tubercoli nel- 
l'angolo anteriore; spronifere (calcaratae), se 
nella stessa regione hanno due più sproni. 

La coda ornitica nulla ha da che fare con 
quella dei mammiferi, sempre parlando degli 
uccelli viventi; essa non ha scheletro osseo, 
nò rivestimento cutaneo, e non è organo prensile 
adattato pel nuoto, ma risulta semplicemente 
composta di penne sostenute dalle ultime ver- 
tebre anchilosate dette il portacoda e fornita 
alla sua base di una gianduia speciale, delta 
uropigea (elaeodochon). Tale glandola semina 
a due lobi od a t'orina di cuore ed è costituita 
da molti follicoli, tubetti contorti, che si riu- 
niscono assieme, l'ormando all'esterno una pic- 
cola, apertura fornita di uno o più pori come 
t'ossero piccoli capezzoli, questi pori secernono 
un ti nido grasso che può o essa dare nat m allunile 
od essere spremuto, anzi, quando gli uccelli vo- 
gliono rendere impermeabili le loro penne pre- 
inolio col becco la glandola e ne levano delle 
goccio con le quali ravviano, spalmano e lubrifi- 
cano le loro penne, in modo che ha luogo il fe- 
nomeno dell'acqua che non bagna, ma che <• corre 
giù .>. La detta glandola e mollo s\ iluppata negli 
Uccelli aquatici e nel gen. Pandion, è piccola 
negli reeel li terrestri ed, a quanto pare, manca 
negli 8truzei, nelle Otarde, nei Pappagalli, etc; 
essa è talora esternamente fornita di un anello 
pennuto, alla cui presenza o mancanza si diede 



notevole calore, anche pei glandi divisioni or- 
nitiche (cfr. Olassifieaeione . 

Nella cnda troviamo le cuopritricii ri 
e le timoniere ri i i ri< i s . Le cuopriMci difen- 
dono e proteggono la base della coda, Bono 

molli, ed in ciò differiscono da quelle delle 

ali: vengono divise in superiori ed inferiori, a 
seconda che sono inserite nel notaei u sul 

CASTRA KUM; le ciiupril riti inferiori ditta inda 

o sottocaudali (tei crii er si bi m uai.es) sono 

di solito piii molli e più grandi, in generale 1 

arrivano alla metà della coda, ma talora toc- 
cano quasi il suo apice, si chiamano anche 

alle \niii-. pei- brevità, sottocoda ; le cuopri- 
ina superiori dilla coda sopracaudali 

un 1- SUPERCAUDALES), sono più resistenti, 
talora molto culle, lal'allta enormemente svi- 
luppale, come nel Pavone, nel quale le penne 
maestose, che si chiamano di solito coda, altro 

non sono che le cuopiitiici superiori assai al- 
lungate e ehe coprono la colla in limilo che que- 
sta appare nulla, anche esse >i chiamano talora 
sopracoda e non si distinguono dalle penne 
del groppone, però tanto le cuopriMci inferiori 
che le superiori variano notevolmente di forma. 

ili dimensioni e di struttura, «rune nelle cuo- 
pri Ilici, cosi nella vera coda 1 timoniere) abbi.- 

una faccia superiore ed una inferiore, che ta- 
lora non hanno eguale colore. l'ano eri (PA- 
RACERC1 M) e il complesso di penne inserite 

sulla parte bassa del groppone, quando esse 

coprono del tutto, o «piasi la superficie >upe- 
riore della coda. 

Le timoniere o uh ici ( 1:1. n.-n 1-:. dette anche 

penne della eotla. sono penne grandi e robuste, 

Ialina rigide, o molli e piccole, il cui vessillo 
esterno è più stretto dell'interno, con l'ecce- 
zione delle due mediane nelle quali talora e I 

eguali : esse Mino inserite a paia uno sull'altro 
in modo che il centrale è il più alto e giace coi 
suoi vessilli sulla prossima penna <li ogni lato 
e cosi successivamente, a modo di piramide, 
come dice il Coues; il loro numero è vario, in 
generale è di li paja 12 penne di 4 paja 
8 penne, il massimo e. di regola, di 1:1 paja: 
quando le penne sono meno di dodici, manca 
il pajo o le paja esterne; le timoniere possono 
essere molto corte, come nella Quaglia, quasi 
nulle, rudimentali ed a piumino (Svassi), ri- 
gide e l'orti (Picchi), lunghissime (Cuculo), 1 te 
La coda si presenta di solito a ventaglio e 

quando e semichiusa può a\eie le seguenti 

forme: eguale troncata (tri m ita, lequalis, 

INTEGRA), se le timoniere sono di pari lun- 
ghezza e presentano all'apice una linea retta, 
(piando la linea è rotondeggiante dicesi rotonda 



14 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



(rotondata) ed è la forma più comune; sub- 
troncata (subtrdncata), se le timoniere diven- 
gono gradualmente, ma di poco più lunghe 
quanto più ci avviciniamo alle mediane; gra- 
duata (graduata), se le timoniere est e me sono 
gradualmente, ma ili mollo più lunghe quanto 




Principali forme della coda di un Uccello (Da C 8). 

ade, rotonda; aec t graduata; aie, cuneato-graduata; ale, cuneata: 
aie, doppiamente rotonda; /e g, quadrata; fqg, smarginata ;/» eo g, dop- 
piamente smarginate; p ì m, forcuta; pem, fortemente forcuta; pbm ì 
forficata. 



più ci avviciniamo alle centrali : appuntita, 
quando la coda cuneata presenta timoniere 
strette ed mine; cuneata (cuneata), una coda 
graduata colle timoniere mediane mollo allun- 
gate; /ornila (FORFICATA), una coda colle ti- 
monieri' esterne molto più lunghe delle interne, 
e queste gradualmente più corte, mano mano 
che ci avviciniamo alle due centrali ; se la 
coda è poco forcuta dicesi leggermente forcuta; 
se lo è molto profondamente forcuta, forficata, 
questo essendo il limiti' estremo di biforcazione, 
talora il pajo esterno ha prolungamenti filamen- 
tosi : biforcuta (bifurca), colle timoniere esterne 
di poco più lunghe delle interne, che sono eguali 
tra loro, però forcuta e biforcuta si scambiano 
a vicenda e si usano reciprocamente: smar- 
t/inala (EMARGINATA), se le timoniere sono gra- 
dualmente, ma di poco più corte «pianto più ci 
avviciniamo alle centrali : doppiamente rotonda. 
quando, invece d'avere la linea apicale roton- 
deggiante, presenta un'intaccatura mediana 
con un orlo convesso, ma rotondo su ogni lato 
dell'intacco, cioè quando la coda e forcuta nel 
cenilo e graduata sui lati; è invece dopjiia- 

mente smarginata o doppiamente forcuta, quando 
osservasi una proiezione mediana con conca- 
vità laterali sul margine posteriore (lolla coda: 
code speciali sono quelle di alcune varietà 
domestiche del (latin.* bankiva e quella del- 
l' Uccello lira: la coda può ossele compressa 
(compressa), quando le timoniere esterne sono 
verticali e lo interne oblique, inserite queste 

su di un piano superiore, e quelle su di uno 

inferiore; navicellare (navicularis), se colle 



timoniere esterne oblique situate in liasso in 
modo, die la coda superiormente è cava ed 
inferiormente carenata: può essere larga od 
aperta I vri ih \. expansa), quando le timoniere 
sono tulle visibili, ristretta o chiusa i \m;i sta, 

il, ai -ai, quando non lo sono che in parie; 

dilatabile (expansilis), quando da 

chiusa può essere aperta lincili' ;i 

forma di ventaglio (flabelufor- 
mis); oscillante (oscillans), se può 
avere movimento oscillatorio ; vei'li- 

mie: Orizzontale; ascendente | ISCEN- 

dens); tJ«scen<?e«<e(DisCENDENS), etc; 
le penne (timoniere) poi si presentano 
lineari, se mollo strette ; filamentose, 
se multo lunghe e sottili ; lanceolate. 
se larghe alla base e strette all'a- 
pice; acute, se molto appuntite : acu- 
minale, se ad un tratto divengono 
appuntite verso l'apice; spati/late, 
se mollo larghe all'apice; mucro- 
nate o spinose, se il rachide si pro- 
ietta nudo al di là del vessillo; troncate se 
tagliate trasversalmente idi' apice; incise si- 
col bordo apicale concavo, etc. La lunghezza 
relativa della coda ed il numero delle timo- 
niere, che la compongono, sono buoni caratteri 
di classificazione, beninteso quando lo sviluppo 
è completo. Così per coda eguale o subeguale 
alle ali non si intende che le dimensioni reci- 
proche sono pari o quasi, ma si vuol significare 
che le ali chiuse col loro apice toccano o quasi 
raggiungono l'apice della coda, quando lo sor- 
passano, si dice che le ali sono più lunghe 
della colla, e così via, ciò che è naturalmente 
di poco valore in uccelli preparati o di sviluppo 
incompleto. 

Dobbiamo ora considerare le estremità po- 
stilimi, che servono per camminare, salterel- 
lare, nuotare, appollaiarsi sugli allieti, rampi- 
care sugli stessi, con o senza l'aiuto del tarso 
o della coda, e che talora rappresentano un 

organo prensile (Rapaci, Pappagalli), si chia- 
mano anche estremitàpelviche, perchè si attaccano 

alla pelvi (bacino); variano mollo come struttura 
e lunghezza, sono cortissime nel Rondone e 
lunghissime nel Fenicottero, e si suddividono 
in tre parti: la. prossimale (coscia, comunemente 
detta anche femore), il cui osso dicesi femore, 
la parte media (gamba, comunemente detta an- 
che tibia) con due ossa, che sono la tibia e la 
fìbula, e la parte distale i piede, nel quale nel 
linguaggio comune distinguesi il tarso e le 
dita), formato in realtà di un tarso-metatarso 

e di serie di falangi costituenti lo dita : la tibia. 
il tarso ed i diti soggiaciono a grandi va- 



\ 1 i \ N I I ORNITOLOGICO 



15 



riazioni. Il /'emine o coscia mimi r i sempre 

carnoso, molto grosso e relativamente to; 

la tibia (tibia) esternamente appare ili un solo 
osso, è la inule che si articola sul femore 
e sul tarso, è grossa e carnosa, del tutto 
od in parte coperta ili penne, diviene sot- 
tile e contratta verso il ginocchio, e volgar- 
mente si scambia per la coscia ; ginocchio 
(geni | è la giuntura del femore colla tibia 
e forma un angolo, ili solito, nascosto dalle 
penne dell'addome e rivolto ali 1 innanzi, cioè 

verso la lesta, come nella specie umana : il 

tarso (tarsbs) è subcilindrico o circolare ed 
è la parte tra la tibia ed il podio, non è car- 
noso, ma coperto di integumento, di solito 
corneo, molto spesso nudo, talora piumato in 
]iarte o nel tutto e comunemente si prende 
per la tibia; quando la regione più bassa della 
tibia presso il garretto non è carnosa, ne pen- 
nuta si dice che è seminuda e tale parte porta il 
nome di cnemidio (CNEMIDIEM) ed è coperta 

dalla podoteca : se sul cnemidio \i è un cerchio 
colorato, questo dicesi anelili o armilla (ak- 
mii.i.a) e talora è ornamento temporaneo ; gar- 
retto (suffrago) è la giuntura della tibia col 
tarso, che tonila un angolo rivolto all' indietro. 
cioè verso la coda, in senso opposto a quello 
che osserviamo nella specie umana ed a cui, 
del resto, corrisponde solo in parte ; piede 
(pes) è chiamato il complesso del tarso e dei 
diti, quantunque nel comune linguaggio indichi 
solo questi ultimi, ed il tarso si prenda per 
gamba; podio (podium) è il complesso dei diti, 
che posano più o meno del tutto sul terreno; 
linda lini (l'ODARTHia )l) è la giuntura del podio 
col tarso: podalica (pODOTHEi \) è l' integu- 
mento corneo modificato (Uccelli di terra) o 
coriaceo (Uccelli aquatici) del tarso e del podio, 
che non è mai contiguo, ma suddiviso in seg- 
menti quasi scalari; quando la podoteca offre 
molte suddivisioni (scudetti, reticolati) dicesi 
sckisoteca (schizotheca), oloteca (olotheca) 
quando la podoteca è a lamina intera (squa- 
mata, laminata). Il tarso consta delle parti 

seguenti: acrotarso i lcroi lrsitjm), che è la su- 
perficie anteriore del tarso tra il garretto ed 
il podartro, paratami (pakatarsium), la super- 
ficie laterale della stessa porzione ; jiinnta o 
pialliti del tarso (et. anta, ri. anta tarsi), la 
superficie posteriore della stessa; se il para- 
tarso risulta rivestito di una sola lamina con- 
tinua, che si unisce all'opposto sulhi parte me- 
diana della PLANI \ i IRSI in modo da formare 
colla congiunzione uno spigolo prominente, si 
dice che il paratarso è laminipliinlare e LaMI- 
NIPLANTARES gli uccelli che presentano tale 



particolarità (molti Osi li Uccelli nei 

quali la PLANTA TARSI e invece rivestila ili 

scudetti si dicono Scutelliplantares (Alau- 
didae); calcinimi (cali \\m - è la prominenza 
inferiore e posteriore del tarso, prossima al 
garretto; sprone (calcar) e un processo corneo 

situato nella pianta del tarso, di ligula conica, 
più o meno allungato ed appuntito, quando e 
unico il tarso si dice spronato n ih n:\n-. 

quando è doppio bispronato (cu ili iratus), 

però talora se ne osservano anche più ili due 

(Ithaginis); lo spume e organo sessuale ma- 
schile, ('mar Jiiinra. il tai'SO può essere intonilo 
o tenie (teres), cioè quasi cilindrico; com- 
presso (COMPRESSUS), eoi lati quasi inani: ca- 
renato (< >. rinati - . con uno spigolo sulla su- 
perficie anteriore, sulla posteriore od in una 
delle laterali: per V integumento, mulo (\i pi - . 

86 I \i Sono ne peli, ne penne: coperto 

(TECTUS), se rivestito di peli di penne più o 
meno perfette, se queste sono Setolose si dice 

irsuto (niK-i rus) ; se lanuginose e molli, la- 
noso (LANUGINOSTJS), Il Podio consta di aero- 
podio i M ROPODI1 Mt. che e la superficie supe- 
riore di tutto il podio, di solito scudettata ; la 

palma I PALMA | ne e l'inferiore; pici no PTERNA), 
la porzione della palma sotto il poliamo ed è 

spesso prominente. Negli Uccelli viventi i diti 

non sono mai più di quattro, e questoè il caso più 

comune, talora ve ne sono tre. due nel solo 
Struzzo: però nelle specie Europee il loro nu- 
mero va da tre a quattro e gli uccelli tutti 

sono digitigradi, cioè camminano esclusivamente 

con i diti, eccello il Pinguino che tiene il tarso 
a terra ed è il solo planHijnnlo. (sembra che 
lo siano talora anche le Strolaghe e gli Svassi); 
quando manca un dito, esso di tegola è il po- 
steriore, eccetto nel gen. Geyx ed Alcyon, nei 
quali il dito interno è rudimentale e cos'i di- 
cesi per quello interno nel gen. Ckolomis; nello 
Struzzo manca il posteriore e l'interno. I diti 

sono composti delle seguenti parti: acrodattilo 

(ACRODACTYLUM), è la superficie superiore di 

cadaun dito; ipodattilo (hypodactylum) ne è 

l'inferiore, e si presenta a granulazioni picco 

lissime e talora anche a tubercoletti o /ilari; 
paradattilo (paradacttlum), ni' è la parte la- 
terale, se e distinta per qualche particolarità 

dall' ipodattilo ; le falangi (phaj lnges), sono 

gli articoli dei diti; il ri:oiiie!iin (RHIZO- 
nii ini M), e la falange estrema che porta l'un- 
ghia e lilari (TYLARl), si dicono le piccole ri- 
gonlintiire, come a tubercoletti. che SÌ trovano 
stili' ipodattilo sotto le falangi dei dil i : per la 
direzione i diti sono anteriori, posteriori. 
salili: anteriori (ANTICl), quelli diretti all'in- 



Ili 



vi [.ANTE ORNITOLOGI! 




Piede Bindattilo ( 1 



Danzi, talora Io Simo timi (Rondone) ed il pol- 
lice è il più interno, altre volte due sono ri- 
volti all' innanzi e, (lue all' indietro (Picchi) e 
costituiscono il piede sigodattilo, i due rivolti 
all' indietro sono il pollici' e l'esterno, tranne 

nel gen. Trogon (pollice ed interno), il più 

cl<lle volle tre sono anteriori ed imo posteriore 

(pollice), quando vi sono tre diti sono lutti an- 

teriori, eccetto nel gen. Picoides, nel quale 
l'esterno e volto all' indietro ed il pollice 
manca; sindattilo, anisodattilo o singeniesio 

dicesi il piede 
quando il dito 
mediano e l'e- 
sterno sono riu- 
niti per quasi 
tutta la loro lun- 
ghezza e sonori- 
vestiti dalla pel- 
le, come fosse un 

unico dito (Alcedo) ; posteriori (postici) s 

i diti rivolti all'indietro ; rosa/ili (versatiles), 
quelli clic poss esser rivolti tanto all' in- 
nanzi, quanto all'indietro (il pollice dei Rapaci 
nottanti). Ter situazione, i diti si suddividono 
in: u) dilli posteriore, pollice o primo dito 
(iiai.i.ux) collocato e guardante all'indietro, se 
non è versatile, ha quasi sempre due falangi, 
esclusa la basilare, esso varia assai di dimen- 
sioni, può essere basilare (Procellaria), lungo 
(pianto uno degli anteriori o più lungo di 
lutti: dicesi incombente (inCUMBENS), quando 
è inserito sullo stesso livello dei diti anteriori, 
elevato <> insistente (insistens), quaudo è inse- 
rito sul tarso al disopra del loro livello, nel 
piinio caso tocca terra anche per tutta la 
sua lunghezza, nel secondo col solo suo apice, 
(piando non la tocca adatto dicesi remoto. 
(rEMOTUS), masi usano anche i molli elee, ilo 
mi insistente ; li. dito interno, indice seeonilo 

dito (internus, index), ha sempre tre giun- 
ture (tranne nel gen. Ceyx ed Alcyon) ed è 

quello situato sul lato inter lei piede: e) dito 

mediano o terzo dito (medius), ha di solito 
quattro falangi, talora tre [Rondone), è quello 

che sta tra, l'esterno e l'interno ed è in ge- 
nerale il più lungo di tutti : ti) dito es'ei no. 

anulare o quarto dito (externus, anularis) 
ha di solito quasi sempre cinque falangi, può 
averne (piatirò (Succiacapre) otre (Rondone), 

ed e quello che giace sul lato esterno del 
piede, esso e l'interno sono in generale sub- 
eguali od eguali, ma. quando non lo sono, di 
solito l'esterno è il maggiore dei due: il dito 
mignolo umano non è rappresentato nella classe 
Ol'nitica. Riguardo a lunghezza e grossezza i 



(liti si distinguono in brevi (BREVES), se più 
(•orli del tarso; mediocri (MEDIOCRES), se sub- 
eguali; lunghi o lunghissimi, se più lunghi di 
esso; deludi (ni cu I - i, -e molto più sottili del 
tarso; robusti ;\ w.inii. sedi poco più sottili; 
sono liberi ( ricini i. se separati dalla base al- 
l'apice; collegati (colligati) o riuniti, se i diti 
sono legali assieme da una membrana estesa 
uà gli anteriori, dicesi allora che il piede 
e palmato (Anitre) ed in tal caso il dito po- 
steriore può essere libero (ANATINAE) o munito 




Piede «li Man ca >■ 

l.\\ V11XJK). 



l'ini.- ili Fuligula fuligxila 

(Fri. ii. i i.i\ u i. 



di un lobo membranoso (Fuligulinae), talora 
la palma di un dito è più eslesa che quella di un 
altro (Sterna); se il posteriore s'attacca anch'esso 
con membrana agli anteriori, dicesi che il piede 
è totipalmato o stegano (Phalacrocorax), le mem- 
brane o palme pos- 









Pied< totipalmato 
( Phalacrocorax). 



sono avere il loromar- 
gine apicale munito 

di intaccature ed al- 
1 loia diconsi incise ; 

gei»lJCOÌ%rttó,SEMICOL- 
LIGATI, sono i diti 
(piando parzialmente 

muniti di membrane, 
che se sono estese solo alla base del piede, 
esso dieesi pohnolo allo base e se sino a metà 
lunghezza semipalmato; abbiamo inoltre che i 

diti olirono talora membrane laterali espante 

sui lati soltanto e che lasciano i diti semi- 
liberi, quando esse hanno intaccature presso a 
poco eguali in numero 
a quelle delle falangi 
diconsi piedi fessolobatì 

o piiiniiti Folaga); quan- 
do non hanno smargina- 
tura, lobati i Svasso); nei 
diti dei Galli di mon- 
tagna troviamo come 

frangie tagliate a den- 
tellatura acuta, che sono 
prodotti di sostanza cornea e si trovano inseriti 
sui lati dei diti e questi premi i allora il 

nome di peninoti o seghettati (serrati). Ri- 
guardo la podoleeo od integumento i piedi ed 
il tarso possono essere: sendeltiili (SCI TEIXATl), 

se coperti di lamine abbastanza grandi, qua- 



! 



Piede lobato 

I Si -ISSO) 



\ Il INTE ORNI rOLOGK 



17 



tirate e talora embricato, cioè .soprapposte 
le uno allo altro collo estremità e coi margini 
laici ali ; (niellati (anulati), quando hanno una 
fila longitudinale ili scudetti, ognuno dei quali 

k 




Piede pettinato [Gallo cedrone), 

cinge il tarso; clipeati^ ctpeati), quando coperti 
di lamine abbastanza grandi di figura pentagona 
oil esagona; squamosi (sqi unni, quando co- 
perti ili piccole lamine, di solito rotonde e 
squamiformi ; reticolati (reticolati), quando 
rivestiti di piccole lamine disposte come le 
maglie di una rete, non embricate e di solito 

trS ...... _ &} 




3tcl 




i ; \\t \ i irsi degli Svassi. Il tarso può essere 
scudettato anteriormente, reticolato sulla por- 
zione laterale e posteriore o interamente reti- 
Colato e COSÌ via, come pure può presentare inte- 
gumento differente da quello del piede, 

cioè questo BCUdettatO, quello retico- 
lato, eie. le espressioni anellati, clipeati, 
Stivalati si usano poco nella terminologia 

italiana e si dice piuttosto tarso coperto 
di scudetti esagonali, pentagonali, lami- 
nari, ite., adoperando il significato, an- 
ziché il nome che lo designa. L'inte- 
gumento delle appendici pelviche è in 

parte nudo ed in parte piumato, e le 
penne hanno Struttura dilli unti' da quella 

del petto, raramente sono lunghe [cal- 
zoni) ; la tibia è in generale piumata nella 
parte alta, e talora anche in tutta la sua 
lunghezza, il tarso di solito e nudo, ma 
talora può essere piumato (pLUMOSl S , CO 
me nell'Aquila, anche sul piede, ed allora 
si dicono calzati (densi pennati) come nel- 
l'Allocco e nel Lagopus; calzarli rni), sono 

penne lunghe, simili a quelle dell'ala, cui so- 
migliano in struttura, in grandezza e nel lato 
di inserzione, che crescono sui piedi ili certi 
uccelli, come il Piccione trombettiere e la Gal- 
lina di Bantam, e che S inserite sul lato 

esterno di quelli. Per l'e- 
quilibrio, i piedi si pos- 
sono dividere: in centrali 
ed eccentrici, sono centrali 
od in equilibrio (i entrali, 

AEQUILIBRES) , quando so- 
no situati nel mezzo del- 
l'addome, in modo ehi- il 
tronco vi stia sopra «piasi 
orizzontalmente ; sono 1 1 
centrici o non in equili- 
brio (EXI I VI RII I, \\ ERSI . 

quando si trovano inseriti 
molto all' indietro \ cimi 

il sottocoda, in modo che 




Diagramma del rivestimento cutaneo del tarso (da ', non potrebbero sostenere 

a, Forma reticolata [Piviere) - 6, seudettata e reticolata [Piccione) - <■. a squammee il tronco se cs>o, il collo 

a lamine [PetUroeto) • d, tarso scodettato, laminiplantare (Mimi mie) • lt-4t diti - „ i.. .,,♦.. ,.,.,, 

.... ..,.. jt* ni jii. ,' e i.i loia iioii.i\*s,Mio 

'/■*, laiso - Mei, .', ' dito (tal tarso ;ill apice dell mietila. 

posizione verticale. 
I Piedi negli Uccelli s > costituiti favore- 
volmente alle loro abitudini, e come li/iu si 
possono così scindere : 

Tipo Accipitrino, piede potente, con unghie 
torti, acute e curvate ( Astore). 

Tipo Rampicante oscansorio, piede zigodattilo, 

con ipiattroditi.o tre, mancando il pollice, allora 
il dito anteriore esterno e invece posteriore e Ver- 
satile, unghie bene sviluppate e curvate (JPiechio). 



esagonali; stivalati (caligati), quando coperti 
di grandi lamine senza frequenti divisioni, 
perciò né scudettati, nò reticolati; granulati 
(granulati), quando le reticolazioni hanno la 
l'orina di prominenze, che sombrano gl'anellini 
e che rendono talora ruvida la superficie dei 
piedi, se tali ruvidezze sono molto palesi si 
dicono scabrosi (scariosi) e se raggiungono un 

grande sviluppo, seghettati (SERRATI), come la 



Atlante ornitologico. — Parto I. 



18 



Ali. ANii ORNITI ILOGICO 



Tipo Insessore o appollaiatore, pollice lungo 
e bene sviluppato, gli altri «liti sono liberi dalla 
base i Passeracei). 

Tipo Ttaszolatore o rasore, piede grosso, con 
pollici- elevato ed unghie corte e poco appun- 
tite t Gallinacei). 

Tipo Grallatore •> cursorio, piede con minimo 
potere ili prensione, pollice ridotto od elevato, 
(arso allungato (Grallae). 

Tipo Natatorio o nuotatole, piede palmato 
del latin (stegano), semi-palmato o fesso-pal- 
mato (Uccelli acquatici); vi sono inoltre le sud- 
divisioni in ambulatorio, gressorio, etc, tutte 
distinzioni die un tempo offrivano grande va- 
imi- pilla sistematica, ma che oggi sono quasi 
completamente abbandonate. 

Unghie (unguis); ciascun dito è terminato 

ila un' unghia che è cornea, più meno ap- 
puntita e curvata all'apice, talora, il pollice uè 
è privo od essa è rudimentale; sono ottuse negli 
Svassi, poco appuntite nei Gallinacei, assai adun- 
che e talora per dir così retrattili nei Rapaci, 
straordinariamente allungate nei l'olii sultani; 
lineila del dito pollice è spesso la più grande : 
prendono il nome dal dito cui appartengono, 
cioè: 1.' unghia = unghia del l.°dito; 2." un- 



ghia unghia del '-'." dito, etc. D'inverno 
in certi Gallinacei (Lagopus), esse raggiungono 

grande sviluppo, questi allungamenti s pero 

perduti per cambiamento di stagione e si può 
dire per effetto meccanico. 

fonie forma, le unghie si distinguono in de- 
presse, compresse, rotonde, bislunghe, lesini/ormi, 
cilindriche, cioè cave internamente, convesse o 
tubuliformi esternamente. Ter direzione, esse 
sono diritte, adunche o curiate [adunci (')]; 
se terminano in un uncino rivolto all'ingiù, 
ricurve, che si usa anche nel significato di 
adunco, ma. nel vero senso della parola, quando 
l'uncino è rivolto all'in su. Per Vapice pos- 
sono essere aguzze, acute ed ottuse. Talora 
presentano uno spigolo dorsale; quando il mar- 
nine è distinto dal resto della loro superficie, 

si dice che sono marginate (marginati) e 
crenate (crenati), se il margine è intaccato; 
pel margine interno l'unghia del terzo dito 
può essere dentellata <> pettinata, serratus 
(Suiti. Anl<<t), canicolata ( caniculatus ) o 
solcata (sulcatus), quando i due margini sono 
molto vicini inter se e ne deriva un canaletto. 
beninteso nella superficie interiore delle unghie; 
sono infine pinne se non lo presentano. 



B. - Penne e loro struttura, 
muta, aberrazioni di colorito, pterilografia. 



L'indumento ( l ) degli Uccelli consiste, nella 
sua massima parte, di penne; come è noto, un 
uccello può definirsi «animale coperto di penne» 
e nessun altro essere ha alcuna struttura para- 
gonabile ad una. penna ilei tutto sviluppata, 
le filoplume sono [loco pili che peli, ma i pro- 
cessi di sviluppo servono a nettamente sepa- 
ramele. Sembra che alcuni Decolli t'ossili, come 
VArchaeopteryx, non avessero che penne salit- 
ali e sulla coda, di altri non conosciamo che 
lo scheletro, 'l'auto i peli, che le penne sono 
prodotti dalle cellule epidermiche della pelle 
ed appendici tegumentari, le penne presentano 
un rivestimento ed un contenuto, quello è l'as- 
sieme di depressioni concentriche di cellule 



cornee, questo è una derivazione del derma 
e consiste di tessuto connettivo. Quanto allo 
sviluppo, un pelo s'inizia con un ingrossamento 
dello strato malpighiano, elio cresce entro il 
derma; una penna invece è anzitutto una pic- 
cola scaglia, che è piantata colla base in una 
depressione cutanea e circondata da una de- 
pressione circolare. Questa papilla gradualmente 
si profonda nella pelle ed assume una t'orma 
cilindrica follicolare. Le cellule dello strato 
malpighiano cominciano a produrre vigorosa- 
mente e formano una serie di grosse ripiega- 
ture disposte radialmente all'asse longitudinale 
della papilla della penna e \elso la polpa celi- 
li. ile; queste masse di cellule disposte radial- 
mente subiscono un processo ili cornilicazione, 



(') Noi capitoli riguardanti le penne, la muta .-il il colore 

mi i uniti grande aiuto gli ottimi artlooli del Dictionary 

oj /.'//,/., del Newton che in parte ri] luco tostualmento. 



i'i r,i:vns. in latin. i .- maschile (PABim, G Vocab, Hai.- 
i ,<< 3.0 edizióne, pag, 3 iE 1869) 



\ I I \\ il ORNITOLOGI! 



19 



si liberano dalle cellule incrostate dello strato 
corneo dell'epidermide <■ producono un fascio 

ili libre cornee, elle costituisce il piumino em- 
brionale; le penne possono ritenere tale carat- 
tere per tutta la vita, come nei Rath u ed in 
molti Palmipedi, o posa a\ venire nuovi cam- 




I liagramma 'li una penna. 
ii'oii LUostrazione «li tre sole delle rae barbe). 
i. Scapo - ", ('alani'» - lì. Rachide ■ «. Vessillo « pò- 

g FV, Bieca anteriore o esterna del vessillo esterno 

nv, Metà posteriore " interna del vessilli» interno - /•' 1"' 
barbe o rami • /<, Barbole " radii - SR t Iporacliide. 
I Ha Mivart). 

biamenti. Questi consistono nella formazione 
di un secondo follicolo in continuità col primo 

della penna, nel quale essa si sviluppa con lo 
sii isso processo e può essere una seconda, penna 
a piumino, come la prima formata, o può ria- 



1/ 



b' 




Diagramma delle parti «li un Vessillo. 
/;/:. Due barbe in posizione verticale ■ &'&', Barbolean- 
tei invi - ìiU', Barbole posteriori - <\ Barbicelle o cigu'a. 



scile una delle tante varietà di penne, clic de- 
scriveremo in seguito. In qualunque caso, la 
penna crescente spinge il piumino innanzi, e 
quest'ultimo è il piumino embrionale ( Beddard). 

Le penne si sviluppano con una grande ce- 
lerità e talora raggiungono la lunghezza di 
60 cui. e più in pochi giorni. La prima indi- 
cazione della penna apparisce nel 5. u e 6.° 
giorno di incubazione, come una leggera pusto- 
letta sulla pelle ancor trasparente dell'embrione. 

Dna penna tipica consta di uno stelo assile 
o scapo (scapus), la cui parte inferiore, infos- 
sata nella cute, è nella penna completa un 



cilindro vuoto e trasparente, detto calamo 
iwn-i, e la superiore esterna una porzione 
assile, quadrangolare, solida e riempita di so- 
stanza midollare, detta rachide (sachis) e costi- 
tuisce, coi processi divergenti, la \ ci a penna. 
Il calamo ha una apertura in basso, cioè l'om- 
belico inferiore (i ìibilicus lnfkriok . mercè la 
quale la penna comunica coll'orgauismo del- 
l'uccello ed una in alto, ove confina col ra- 
chide, detta <iml><rt<;, superiore il MHJI.n DS su- 
perior), il rachide porta processi divergenti a 

(lesila ed a sinistra, i vessilli O pogonii, che 

Mino composti di barbi (rami), il loro com- 
plesso forma il vessillo esterno, che è quello 
rivolto verso l'esterno, e l'interno che - 
verso il corpo dell'animale, le barbe, alla loro 
volta, pollano altri processi laterali divergenti, 

le barbole (radii), che hanno appendici sei 

dalie microscopiche o quasi dette barbicelle o 
ciglia (olia) e gli amidi uni-ini (Hamuli). 

Le barbe (rami) constano di una striscia as- 
sottigliata, la cui parte più lina è rivolta verso 

il corpo; le esterne, quantunqe più coite, s 

più robuste. 11 numero dipende naturalmente 

dalla lunghezza della prima, sul vessillo interno 

di una primaria di Gru di 0, m 380, il Newton 
ne contò 650. Le barbole (radii) sono inserite 
nei due ordini opposti sul grosso margine su- 
periore delle barbe, e come quelle guardano 
verso l'apice della penna. Ciascuna barbola è 
una striscia lunga, circa, un nini., la cui parte 
alia non e ingrossata come quella delle barbe, 
ma doppiata all' insù. Il loro Damerò è cuoi ine: 

ciascuna barba. (ramUS) di (ini ora accennala. 

sempre secondo i calcoli del New t ne porta 

circa (iUll paja, l'ormando (piasi sili). (100 barbi- 
celle soltanto pel vessillo interno e certamente 
piit di un milione per ambedue (penna intera), 
Le ciglia o barbicelle con gli uncini, come di- 
cemmo, sono derivazioni delle barbole. Le ciglia 

non l'ornile di uncini sono importanti pclla 
classificazione di certi gruppi; e gli uncini ri- 
dondano di molta utilità pel volo unendo le 
barbe alle ba/rbole, ciò che dà coesione ed ela- 
sticità all'alio speciali alla superficie del ves- 
sillo, h'ipnrai/iiilc è un terzo vessillo inserito 
sul calamo (Casoaro), di solito e un semplice 
ciuffo (li barbe, però può essere completo, 
manca sempre di ciglia e le grandi penne delle 
ali e della coda non lo presentano mai. Nel 
comune linguaggio piume sarebbero le penne 
molli e non resistenti, penne le resistenti e 

l'orti; si scambiano però vicendevolmente nel 

parlare, sebbene non si chiamerà piuma una 

rigida timoniera, ma si dice indifferentemente 

le piume o le penne della lesta, del collo, ite. 



L'I» 



ATI.ANTK ORNI I GICO 



La struttura delle penne non è sciupio cosà 
complicata ; le grandi alari del Casoaro hanno 
solo rachide, le filopluwe poche barbole, com- 
poste quasi solo ili rachide e di calamo; gli 
uncini mancano nello penne a piumino o piu- 
mino; quando non havvi rachide le barbole 

s'insilisi' sul calamo. l\ piumino polveroso, 

detto anche pulviplume, è una modificazione 
delle pe ; n piumino, nella quale l'apice con- 
tinuamente si corrode iu una materia polve- 
rosa; osso varia assai ili t'orina, di struttura 
e di situazione e la sua esatta natura non è 
nota, è però ili solito distribuito in regioni 
speciali. Il detto piumino polveroso presen- 
terebbe, secondo alcuni Autori, poteri lumi- 
nosi nell'Airone e servirebbe per attrarre In 
preda, ciò che è del mito immaginario. Tali 
spazi di penne sono enormemente sviluppati 
ni 'j;li Aironi, ove ne troviamo due serie o paja, 
l'una su di un largo spazio pettorale e l'alila 
sulle coscio: e. quando l'uccello è spellato, si 
presentano come aree scure, beninteso sulla 
superficie interna ; ne presentano ancora i ge- 
neri HMnoeJietes ed Eurypyga, i Grypturi, 
i Pappagalli, alcuni Rapaci (Circus, Elanus, 
Gypaètus, etc), i generi Podargus e Leptosoma, 
sembrano mancare nei Passeracei, eccetto il 

gcn. A ria ni us. 

Come tonila, le penne si dividono in penne 
iìi eonlmno (I'knn ai-:), piumino (ri.r milae), 
semipiume (semiplumak) e filopiume (filoplu- 
mae); alcuni Autori vi aggiungono anche il 
piumino dei nidiacei, e tutte queste varietà sono 
connesse da numerosi stadi intermedi. 

Le penne ili contorno, le più altamente ca- 
ratterizzate, coprono tutto il contorno o pro- 
filo esterno dell'uccello, sotto di esse, in molti 
gruppi, troviamo strati di piumino. Hanno ves- 
sillo esterno ed interno completo, e raggiun- 
gono il massimo sviluppo nelle remiganti e 
nelle timoniere. Ina categoria di esse, le cosi 

dette penne d'ornamento, mancano di ciglia, 
spesso di uncini e talora, presentano pochissime 
barbe, ionie nelle penne dorsali e pettorali delle 
Egrette (tremi posteriore ed anteriore), nei ciuffi 
delle Crii pavonine, etc. 

Le pinne metalliche hanno le ciglia formate 
di compartimenti grossi e di altri piani, e la 
parte distali- delle barbe è spesso allargata e 
modificata in una struttura priva di ciglia e di 
colui blu. Le modificazioni delle penne di con- 
torno sono infinite, vi appartengono quelle con 
apparenza di scaletti- del Pinguino, quelle a 
scaglie luccicanti degli Uccelli mosca, i ciuffi 

e collaretti d'ogni genere, le timoniere mediane 

e poste di solo stelo degli Uccelli del Paradiso 



e di molli altri, le setole diritte di parecchi uc- 
celli, le grosse penne nere alari del Casoaro. 
l'apice allargato corneo e colorito di alcune 
penne speciali del BeccofrOSOne, clic seminano 

essere soltanto barbe conglomerate, etc. 

Il piumino e quasi sempre nascosto dalle 
penne di contorno, o è visibile, come nel collare 
del Condor, talora qui sic strutture mancano di 
uncini o di rachide, ed in questo caso le loro 
coite barbe partono da un calamo pure breve, 
tal' altra sono costituite perfettamente, ma 
hanno apparenza molle: assomigliano molto 
alle pinne dei nidiacei, mentre invece il piu- 
mino polveroso sarebbe una loro modificazione. 

Le semiphime sono intermedie tra le penne 
ili contorno ed il piumino, hanno lo stelo re- 
sistente di quelle ed i vessilli molli di questo, 
sono (piasi sempre coperte dalle penne di con- 
torno e possono offrire un iporachide. 

Le filopiume hanno calamo corto ed un ra- 
chide cosi lino che sembra un pelo, le barbe 
mancanti del tutto o quasi : di primo acchito 
sembrano fini peli e non piume. Alcune sono 
a setole, si dicono setolose, e si trovano sulle 
narici e talora sulle gambe, alcuni uccelli hanno 
un fascio di peli o vibrissi attorno all'apertura 
boccale ( Caprimulgus) ; esse sono sempre asso- 
ciate alle penne di contorno, e nascono in nu- 
mero di una o più alla loro base, quanto a svi- 
luppo sono piume degenerate, e non primitive. 
Talora vediamo filopiume che si proiettano sotto 
le penne del collo (geu. Sylvia e Fringilla), e 
secondo il Nitzsch, le piume di un bianco de- 
licato del collo e dei calzoni del Marangone 
sono filopiume semplici e caratteristiche. 

Le penne degli Uccelli, riguardo la loro vita, 
si suddivisero in due grandi tipi, detti NEOS- 
SOTTILI e TELEOTTILI; le prime costitui- 
scono il loro primo abito non appena sgusciati 
dall'uovo, sono penne molli e piuminose, si- 
mili al piumino degli adulti, ma sempre di- 
stinte per speciali caratteri da questo e da 
quelle, che compaiono dopo col processo della 
miitii, che con successione costante si perpe- 
tuano per tutta la vita dell'animale e che ven- 
go lette 'leleoltili. I .e Xeossottili sono così 

caratterizzate: a, da. un calamo molto corto: 
h, da un rachide, che quando esiste, è imper- 
fettamente sviluppato; e, da barbe lunghe e 
sottili ; </. dall'assoluta mancanza di ciglia e 
di iporachide, eccetto nel gen. Dromaeus, nel 
quale questo esiste. I.e Teleottili, siano penne di 
contorno, o piumino, sono egualmente in origine 
precedute da una Neossottile, la base della 
(piale si trova in diretta continuila cogli apici 

dello barbe della penna liliale, che succede; 



\il \VI I ORNI rOLOGII 



21 



ina, facendo attenzione al processo accorciato 
di svilupjm, molte ed anche tutte le Neossottili 
possono occasionalmente venir soppresse, cosi 
che gli apici «Ielle prime penne, che appaiono, 

sono allora quelli della seconda generazi >. 

Ciò succede nei Passeres ed in molti altri 
Nidicolae, cioè in lineile specie che nidificano 
in lincili e clic quindi non abbisognano di un 
abito di nido. In generale si può dire che negli 
Uccelli die costruiscono nidi imperfetti, i gio- 
\ ani sono coperti di piumino caldo e fitto, 
in quelli che costruiscono nidi più adatti, 
i piccoli sono in gran parte nudi, ma il letto 
su ini giacciono è morbido e caldo. Nei Pas- 
seres e negli PsiTTACl specialmente, le Neos- 
sottili, per quanto strutture complicate, cre- 
scono soltanto in poche regioni, più che altro 
sulle parti della testa e sui tratti delle spalle 
e di Ila colonna dorsale. Snsseguentenientc. esse 
appaiono all'estremità dell'ala futura e delle 
timoniere, e sono largamente distribuite sulla 
regione ventrale. Nei Martini ■pescatori, nei 
Picchi, e probabilmente in altre Picarie, le Neos- 
sottili sono quasi del tutto mancanti, l'er re- 
gola tale piumaggio è più distintamente svi- 
luppato nei NlDIFUGAE e, come e naturale, si 
mostra più resistente in quelli che di buon'ora 
sono adatti ad una vita aquatica, esso risulta 
sviluppato al tempo della nascita nei Ratitae, 
(!.m. linai;, Spheniscidae, Anseres. Pai.mii'k- 

DES, PhOENICOPTERIDAE , COLTMBIDAE, La- 
RIDAE, LlMICGLAE, PlEROCLIDAE e CtRALLAE, 
come negli ÀCCIPITRES o StRIGIDAE tra i Nn>i- 
COLAE, mentre del resto è molto scarso o man- 
cante nei Pelarci, negli Herodii e negli Ste- 
GANOPODES, lilialmente nei Megapodiidae le 
Neossottili cadono piima che gli uccelli sgu- 
scino dall'uovo, cos'i che essi nascono co- 
perti di un piumino di seconda generazione. 
Non vi è dubbio che le abitudini dei nidiacei, 
ed altre circostanze, sono strettamente connesse 
con la condizione del primo piumaggio e che 
questo considerato come generalità, può essere 
solo usato con grande riguardo quale carattere 
tassonomico, mentre le parti che lo costituiscono, 
le stesse Neossottili. sono di gran lunga meno 
adulto e quindi occorr caratteri più sicuri 

( Newton \. 

Le penne degli uccelli, tranne poche ecce- 
zioni, sono colorite o per semplice pigmento o 
per tinto ottiche, che riflettono contro una base 
di pigmento scuro per lineilo e per queste : 
di regola gli uccelli meridionali sono ili tinte 
più vivaci dei settentrionali, come i diurni dei 
notturni. I colori si dividono in tre gruppi : 
a) calori chimici <> ili assorbimento .■ &) coloii 



di struttura obiettiva : e) calori ili struttura sog- 
gettiva a metallici. 

1. / calori chimici o di assorbimento sono 

sempre dovuti a materia colorante, clic può 

esistere in forma di pigmento, o di soluzione 

dilt'usn. e -olio colori clic non cambiano per 

effetto di luce; cito i principali: la zoomela- 
nina, cioè il nero animale ; la eooneritina, cioè 

il rosso della ('minga, del Fenicottero, del- 
l'Ibis, delle pelli nude attorno agli occhi dei 
le ti annidi, et e: la Xoo.raiitinta. il giallo : la Tura- 
rimi fu scoperta nel 1867 ( l ) da ('lunch nelle 
penne delle Musopaghae, che se bagnate dalla 
pioggia o messe in bagno perdono il color 

rosso, ma lo guadagnano quando sono asciutte; 

il color bruno è composto di l'OSSO e di nero, 
il bianco non e colore : le penne sono opache 
se la superficie è ruvida, lucide se e piana e 

ripulita. 

2. 1 calori di struttura obiettiva sono quelli 
prodotti dalla combinazione di un dato pi- 
gmento con la speciale struttura ili parti senza 
colore soprapposte. Vi appartengono il violetto 

ed il blu. quasi sempre il verde e spesso il 
giallo. 

'■'■. / colori metallici, prismatici o di natura 
soggettiva, hanno le stesse variazioni di quelli 
dell'arcobaleno, cioè variano a seconda della 
luce e dello sguardo dell'osservatore. Si tro- 
vano sulle barbole senza ciglia e mai nelle penne 
nascoste da altre. 

Le aberrazioni di colorito sono casi semi- 
patologici, nei quali il colorito si stacca dal 
tipo normale, che offre ordinariamente la specie : 
essi si presentano ad epoche indeterminate della 
vita dell'animale e durano tutta la vita del- 
l'animale stesso, o un periodo più o meno lungo. 
Si chiamano anche TSterocrosi e possono essere 
simmetrici ed asimmetrici riguardo alle aree oc- 
cupate, intaccando sempre le porzioni eguali 
o differenti nelle singole specie. Eccone le mo- 
dificazioni principali : 

Albinismo, bianco, causato dall'assenza di pi- 
gmento colorato e prodotto sempre da una lesione 
locale della sostanza delle penne, infatti le barbe 
e le barbicelle si presentano svasate e la loro so- 
stanza col tirale 1 ut la . contoi la ed acca\ aliala qua 
e là, sicché le penne appaiono consunte e rovi- 
nate. Leucoeroismo, è l'albinismo perfetto con 
l'iride rossa; geraiocroismo, è l'albinismo per 
effetto di età; allocroismo, <■ l'anomalia che 
offre il bianco a disegno di tratti o macchie: 
clorocroismo, Cioè il bianco è a tinte -lavate o 
sbiadite ; spesso l'albinismo quando e parziale 



i'i fi, il. franti., pp. 027 Ili L8«fl 



22 



ATLANTI". ORNITOLOGI! 



può cessare e L'animale ritorna al tipo di co- 
lore Dormale, o d'un Matto, o per il leu to effetto 
delle mute, come nelle nro- ed uropterozona- 
lurr da me osservate uei giovani della Menda 
menila. 

Melanismo, e causato da una sovrabbondanza 
di pigmento nero e L'animale perciò diviene 
di tinta mia o più cupa dell'ordinario; può 
essere completo, o parziale ed essere combinato 
colla varietà albina. Talora si presenta con 
tipo costante, come nel Beccaccino comune 
(Gallinago Sabinei) , nella Quaglia (Synoecus 
Lodoisiae), nell'Allodola, etc., alle volte si ot- 
tiene artificialmente nutrendo Cardellini, Ciuf- 
folotti, etc, con canapuccia, pepe di Cajenna, eie. 

Aeianismo, è l'anomalia nella (piale le penne 
da velili divengono gialle, è spesso accompa- 
gnato dall'albinismo, come nel Parus major <• 
/'. caeruleus, ebe si presentano del tutto bianchi 

anche sulle ali e sulla coda, eccetto sul tronco 

clie è di un liei giallo canarino (anomalia com- 
pleta). 

Eritrismo o isabellismo, e l'anormale tinta 
iiissigna od isabellina, parziale o totale, che 
colora le penne, talora si ottiene mediante 
la somministrazione di cibi speciali, o per la. 
materia colorante della Rubici tinctoria, etc. 
Nel Brasile si usa tingere le parti verdi della 
testa delle specie del geli. GhrySOtiS con le se- 
crezioni cutanee del Bufo tinctorius, in tal 
modo esse divengono gialle, talora si nutrono 
uccelli con sangue di qualche pesce siluroiile 
o con radici colorate di date piante (Danein) , 
ed in tale modo si ottengono altre variazioni. 
Questecontraffazioni non sono ignorate in Europa, 
a tutti è, nota la famosa Emberiza scoiata, Bo- 
iiiniii in Bp., le varie colorazioni dei Canarini ot- 
tenute nei più differenti modi, alimentandoli 
con pepe di Cajenna. la cui capsicina li rende 
aranciato-cupi. Colorazioni accidentali transi- 
torie sono le tinte aranciate die si trovauo 
sulle parti inferiori delle Anitre e che sembrano 
essere effetto di bagni in acqua ferruginosa o 
di sfregamento contro erbe sulle quali si po- 
sano, Od una delle tante a/ioni dei pigmenti 
ordinari ; la tinta gialla del mento e della gola 
nella Sylvia atricapilla dovuta al polline dei 
fiori che sfrega, volando, etc. 

Muta o cangiamento dell) penne, è la perdita 
delle vecchie penne, Bpesso consunte ed inde- 
bolite dall'uso e dal tempo, e la crescita di 
altre all'atto nuove, che le rimpiazzano ed al 

quale fen eno ogni uccello va soggetto almeno 

una volta all'anno ; è un fatto della più alta im- 
portanza, della più vitale conseguenza ed il più 
pericoloso sforzo al (piale la vita di ciascuno 



e esposta. Quantunque gli uccelli, pel processo 

della muta, siano dotati di una grande energia 
fisica, pure talora riesce loro fatale ed e più 

facile, come molti Autori asseverano, ch'essi 

stiano più giorni senza cibo, piiillostochè pos- 
sano superare il pericoloso stadio. Le penne, 
in casi che vedremo più avanti, cadono un po' 
per volta, e gradualmente sono rimpiazzate, di 
modo che l'uccello e sempre coperto e può 
\ olare. 

idi uccelli che cambiano una volta all'anno 
si dice che hanno muta semplice, quelli che 
cangiano due volle clic la loro muta e doppia. 

Muta semplice o autunnale, e la più completa 
e generale: quasi lutti gli uccelli ne vanno 
soggetti ed essa di solito comincia appena ter- 
minata l'epoca delle cove ed ha periodo vario 
di un mese o più. La muta autunnale ha luogo 
di solito in agosto; un caso isolato e quello 
offerto dalle Rondini e dai Rondoni, i quali, 
(dine e da gran tempo noto, mutano una sol 
volta nel nostro mezzo-inverno (febbraio), e 
ciò succede anche nei Rapaci diurni, general- 
mente parlando. 

Muta ■primaverile, è il secondo cambiamento 
delle penne, che avviene prima della, stagione 
di primavera ed avanti l'epoca delle cove; non 
pochi uccelli vanno soggetti a tale muta, che 
può essere completa, (piando si cambiano tutte le 
penne, parziale, se la muta è estesa a regioni 
parziali soltanto, come la Tic hodroma, che cangia 
le penne della gola da bianche in nere, le penne 
speciali ed i collaretti dei Combattenti, i treni 
anteriori delle Herodias, ed altre penne piti 
meno ornamentali, che costituiscono caratteri 
sessuali maschili e che si rannodano coi pro- 
blemi della selezione naturale. Molti sono gli 
Uccelli che hanno doppia unita, più o meno 
totale, e. talora indio stesso genere, una specie 
ha semplice muta ed un' altra doppia, ad 
esempio la Sylvia simplex, la .V. curruca e la 

N. Sylvia dicesi l'abbiano doppia e la S. atri- 
capilla semplice; sembra che anche parecchie 
specie di EMBKRIZINAE presentino muta, sem- 
plice ed altre doppia, ma il problema è in gran 
parte ancora un'incognita. 

Muta regressiva, e il cambiamento di penne 

che offrono i maschi di molte specie di Aualiuac 
e di alcuni altri gruppi, mediante il quale, al- 
l'epoca delle cove e di solito durante le Stesse, 
si BVestonO dell'abito brillante, assumendone 
uno fosco, molto simile a quello delle fem- 
mine; questo fenomeno viene spiegato dal l'alto 
che le Anitre, le, (lidie ed i Cigni perdono 
d'un tratto le remiganti e divengono impotenti 
al volo, mentre negli altri uccelli ciò avviene 



MI \\ I I "KN ,OGH ' ' 



23 



di solilo gradualmente e senza togliere questa 
importante funzione all'animale, quindi, se u\ es- 
sero il piumaggio brillante usuale, sarebbero 
esposti a molti pericoli, mentre invece pelle loro 
tinte passano inosservati; le femminenon hanno, 
come si capisce, tal muta. Il periodo della mula 
regressiva dina un paio di mesi nel Germano 
e fino a sei nella Marzajola, e gli adulti, che 
« vanno in una eclisse » come dice il Water- 
ton, vengono di solito ritenuti giovani dell'anno 
e sono generalmente rari nelle Collezioni ; altri 
invece ritengono che questo abito particolare 
sia una livrea [indetti va pei loro viaggi ili ritorno 
verso il sud, cosa poco probabile, perchè al- 
lora anche nel viaggio di ritorno verso il nord 
per la stessa ragione, dovrebbero riassumerlo. 
I.a muta regressiva delle Anitre è un accenno 
alle Mute addizionali, di cui il più bell'esempio 
è offerto dalla Pernice bianca o Lagopus mutus 
il quale presenta una muta dopo la stagione 
delle cove (grigia), una verso l'inverno (bianca) 
e finalmente una terza di primavera nella «piale 
l'abito è più distinto, ma tutti questi cambia- 
menti non riguardano sempre le remiganti e 
le timoniere. 

Muta ruptila, è il fatto mediante il quale 
cadono i margini consunti e disseccali delle 
barbicelle che frangiano le barbe, rimanendo 
sulle stesse i soli segmenti basilari e dando 
così un'apparenza più vivace alle penne che 
colorano, ciò succede di primavera in molte 
specie come nel Fringuello, nella Passera, etc; 
«piesto è un fatto di muta addizionale, come 
pure il fenomeno dell'intensificazione del co- 
lorito, che avviene senza mutamento delle penne 
stesse. 

Lasciando da parte la questione dei piumaggi 
incompleti, e guardando alle leggi che gover- 
nano le mute in quegli uccelli, che presentano 
abito primaverile distinto dall'autunnale, noi 
troviamo (coli' esclusione degli Tnsessores) che 
il cangiamento ha luogo in tre modi, cioè: 

1.° Per una muta quasi completa. 

2.° Per una muta parziale, nella «piale le 
vecchie penne d'autunno sono rimpiazzati' dalle 
nuove primaverili e da molte di quelle autun- 
nali, che cangiano colore. 

3." Per un nuovo e completo ricolorimento 
delle penne di tutto il piumaggio, poche di 
esse essendo mutate o rimpiazzate dalle nuove 
primaverili ('). 

Riguardo agli abiti, abbiamo i seguenti tipi 
principali : 



(') Millaib, I. «;.. On ih, ehangeof Birdt ta Spring Più- 
maye without a MouU, with pi. Dell'I&ùr, L8ft6, pp. 451-457. 



Unto, o piumaggio, o livrea da nido, si dice 

quella Che riviste l'uccello sino a che è rimane 

nel nido negli inetti, <> sino all'epoca che spun- 
tano le vere pinne nei precoci. 

Primo abito è quello assunto appena caduto 
il piumino da nido. 

Abito d'autunno è quello rivestito d'autunno. 

Abito di primavera o di nozzt ì- quello as- 
sunto in primavera o per muta ruptila o per 
mula primaverile, o per intensificazione di co- 
lme, molli uccelli però non hanno abito di nozze 
speciale. 

Abito d'estate, o post-nuziale, o estivo tempo- 
raneo è quello assunto dai maschi delle Anitre 
per mula regressiva o quello dio offrono le Per- 
nici bianche dopo l'epoca delle cove; talora si 
chiama cosi anche l'abito primaverile consunto 
o prossimo a venir cambialo, perchè alle volte 
il logorìo delle sue penne modifica distintamente 
il colorito ordinario. 

Tra gli uccelli, alcune specie impiegano pochi 
mesi a rivestire l'abito degli adulti, che vieni 
assunto nella loro prima muta autunnale; altre 
invece lo rivestono nella, pi ima primaverile; 
mentre altre ancora non lo raggiungono che 
nel secondo o terzo anno od in un numero 
maggiore di anni, nel qua! caso abbiamo tanti 
abiti differenti quanti sono gli anni nei quali 
hanno luogo questi cambiamenti, e quante le 
mute, cui la specie va soggetta (abito incom- 
pleto, di semi-adulto, di nozze nel 1° anno, 
ad. di' 2 anni, ili .'.' anni, e cosi via). Alcune 
specie nou nidificano che a sviluppo completo, 
la maggior parte nella primavera susseguente 
alla loro nascita, altre nidificano ancora nel- 
l'abito semi-completo, come il Codirosso spaz- 
/.acumino (Buticilla titis) ed il Ciuffolotto roseo 
(C. roseus), altre finalmente dopo qualche mese 
dalla nascita : però si osservano nei Palmipedi 
(Anatidae) e nei Trampolieri (Numenius e 
Tringae) numerosi branchi composti di soli 
maschi adulti, che risiedono durante i mesi 
estivi lontani dai loro sili di riproduzione e che 

non nidificano, come avviene anelli- nell'Estuario 
Veneto d'attorno a Venezia polla Manin pe- 
nelope, pel Numenius arcuatus e per la Tringa 

minuta. '/'. alpina, etc. 

1 giovani di molte specie non cangiano le 
penne delle ali nel 1 ' anno di età e quindi 
presentano muta parziale nello stesso periodo, 
però nelle tipiche GrALl invi , che volano molto 
precocemente, le remiganti primitive Bpesso 
vengono mutate, prima che siano cresciute di un 
terzo, e prima che l'uccidili abbia raggiunto la 
Statura completa sono rimpiazzale da altre, che 
sono quelle dell'adulili. Se il piumaggio dei due 



24 



\ I I IUTE ORNITOLOGI! 1 1 



sessi differisce, il giovane assomiglia alla madre, 
.-«■ questi) è più vivacemente colorita del padre, 

il giovane ass iglia a questo : se gli adulti sono 

eguali, il giovane è differente, ad es. il Cigno 
bianco ha i giovani semi : ma vi sono eccezioni 
come il Corvo nero, i cui giovani sono nevi; 
quando gli adulti all'epoca delle nozze offrono 
colorito differente da quello invernale, i gio- 
vani di solito sono intermedii; a ciò fa ecce- 
zione il Fanello. 11 maschio è in generale più 
grande della femmina, però in molti gruppi 
questa ha dimensioni maggiori ed i giovani 
sono più piccoli degli adulti. 

Un tempo si credeva che le penne fossero 

le sole parti dell'integumento soggette a can- 

4. 




affatto differente (Bureau), fatti osservati anche 
nei gen. Ghimerina, Ombrìa e Simoì-Jiynchus. 
Finalmente sono casi a tutti noti, quelli delle ap- 
pendici frontali della Folaga crestata e della 
Volpoca che sono più grosse e sviluppate di 
primavera, che d'autunno. 

Salvo rari casi, le penne in generale non 
crescono ovunque egualmente sul corpo or- 
nitico, ma su alcuni tratti definiti, oltre i 
quali ve ne sono altri nudi o coperti di piu- 
mino, e queste forme ed il loro sviluppo sono 
differenti e di vario genere. Lo studio di 
tali fatti dicesi pterilografia ed il processo in 
se stesso è detto la pterilosi ili una data specie; 
da ciò si esclude allatto quanto riguarda il piu- 




l'terilii della superficie dorsale e addominale di un Rondone {Apui apuft). 
(Da Nitach). 
Fig a - Superficie addominale. Fig. /' - Superfìcie dorsale. 

1. Pterilio dorsale o spinalo - -. Pterilii dell'omei Iella spalla 3. Pterilii del femore o della coscia - i. Pterilio cra- 
niale o della testa - 5. Pterilii alari <> dolio ali • ti. Pterilii caudali o della onda ■ 7. Pterilii ormali o delle gambe - 8. Pte- 
rilio addominale o dell'addome. 



giamenti regolari e periodici, ma già il Nilsson 
(182S) fece conoscere che, in date epoche, le 
unghie di alcune specie di Tetraouidi si allun- 
gavano smisuratamente! (inverno) per cadere o 
consumarsi in altre (primavera), ciò che si ac- 
certo avvenite regolarmente (Bresser); cosi fu 
osservato che all'Organetto cresce straordina- 
riamente il becco d'estate, raccorciandosi d'in- 
verno, quando cioè si ciba, di semi duri | Gloger); 

il Pellicano bianco dell'America settentrionale, 
durante la primavera, per circa due mesi, polla 
una strana appendice cornea sul culmine, che 

poi perde (Palmer e Eigdway), e finalmente ab- 
biamo il fatto notevolissimo del l'olcinella ili 
mare che dopo l'epoca delle cove perde la 

guaina cornea del becco, le escrescenze sotto 
e sopra, l'occhio, meni re altre parti si atrofiz- 
zano e tutto il becco assume una lisonoinia 



mino. 1 tratti definiti sui quali crescono le 
penne furono detti pterilà dal Nitzsch( l ) o 

« foreste di penne » tratti pterilii, e APTERIA 
apterii, quelli nudi e clic separano i tratti tra 
essi, l'ochi uccelli hanno il loro corpo parimente 
ed ovunque piumato, come il Tucano, il Pin- 
guino e lo Struzzo, sui quali i tratti non esistono 
sono assai difficili a trovarsi, però gli embrioni 

di Stilizzo strano pterilii bene definiti; essi 

sono sempre più distinti, quanto gli uccelli sono 
più altamente caratterizzati. I tratti sempre 
pie. senti negli l 'cecili sono i seguenti: 

di II tratto illusili,' o spinale, esteso dalla. 



I i Pttrilographiae t viuin, pars prior, p. 11, 1833 ; lo stesso, 
n det Pterjtlographie, hrsg. v. Burheistbr i.to m, 10 
Kplil. Balle, 1840. Pterylography, franti, by P. 1. Sclatek, 
fTith appendice by Bartli i i (wwi Si latbh Gol. LO plat,, I 

don. Ra\ Sor.. 1807. 



\ I I Wll. ORNITOLOGICO 



25 



parte posici ime del collo (nuca) alla glandola 
uropigea, la cui forma varin grandemente. 

h) Il tratto dell'omero o della spalla, è pic- 
colo, con poche modificazioni ed attraversa 
L'omero, comic una l'ascia di penne rigide. 

<■) il tratto addominale, diesi estende dalla 

gola alla base della coda e varia .-issai nella 

l'orma. 

il ) Il lr<itio del /'nuore o della coscia, clic 

l'orma due bande oblique, una esterna ed una 

interna, che variano assai. 

Altri tratti, più o meno presenti, sono: 
11 tratto craniale o della testa, clic copre la 

testa con varia contiguità e s'unisce al dorsale. 

Il tratta caudale o dilla coda, esteso sulla 
superficie dorsale <■ addominale prossima alla 



coda, ove s'inseriscono le timoniere e le cuo- 

pritrici della stessa. 

I tratti alari o delle ali. clic corrono dalla 
parli' superiore del braccio alla mano ornitica. 

1 trulli erurali o delle gambe, che coprono le 
por/ioni delle estremità pelviche sotto al gi- 
nocchio. 

Sembra clic la l'orina di questi tratti sia tanto 
costante, che gli < (mitologi possono sicuramente 
asserire a (piale gruppo un singolo uccello ap- 
partiene, e pare anche che siano ristretti a 
singole parti per lasciare eli arti più liberi nei 
loro movimenti. Le penne a piumino coprono il 
corpo indipendentemente dai tratti come inum- 
ili contorno, ma talora possono mancare, come 
nei ricchi. 



C. - 



cllSDW. 



\t\hirr anffers nothing in remain in her 
Kingdoms which cannot help itsel) 
Emerson. 



Mimetismo, dello anche Colorazione imitativa, 
o mimetica, e il fenomeno pel (piale un animale 
assomiglia talmente in colore a speciali oggetti 
anorganici o ad esseri organizzati, che in qualche 
caso può facilmente scambiarsi con essi, quan- 
tunque tra, loro non esista alcuna affinità ; ovvero 
Mimetismo è il nome dato in biologia ad una somi- 
glianza vantaggiosa, e di solito protettiva, che 
una specie ili animali spesso mostra con un'al- 
tra specie o con altri oggetti, somiglianza che. 
per (pianto è noto, non serve ad alcuna fun- 
zione. Quando gli animali non imitano soltanto 
il colorito di speciali oggetti naturali, ma ras- 
somigliano loro anche nella t'orma, rendendo 
pin facile la confusione, si dice, che abbiano 

mimetismo ili /urina e ili colore. La specie ap- 
parentemente « minielaiite » e quella « mime- 
tata » talora non abitano nello stesso distretto, 
o non presentano relazioni di sorta, e la somi- 
glianza allora e dovuta a singolare adattamento, 
od a circostanze speciali ; invece nel caso di 
vero mimetismo, la specie mimetante riceve 
un diretto vantaggio dalla sua somiglianza colla 
specie mimetata ; la somiglianza inganna e 
giova, e ciò è egualmente vero, tanto se sup- 
poniamo il mimetismo prodotto da fenomeno 



creativo, quanto da selezione naturale. Nel- 
l'altra ipotesi, e sempre in grazia della sua so- 
miglianza, la specie « mimetante » sfugge a 
certi pericoli, o a certi nemici, e si procura date 
sorta di cibo in virtù della sua somiglianza con 
qualche altra, specie. Conviene aggiungere che 

la parola mimetismo, come si intende in questo 

caso, ha un scuso soltanto metaforico. Cioè il 
fenomeno non implica alcuna imitazione conscia, 
o volontaria di una specie coli 'apparenza esterna, 
o coli' abitudine dell'altra. Tutto ciò invece 
significa il fatto di una vantaggiosa somiglianza, 
di una somiglianza che delude, che dà all'a- 
nimale <■ mimetante » una eccezionale prote- 
zione e mezzi speciali di inocularsi una qualità 
di cibo, che non avrebbe potuto procacciarsi 
se non avesse avuto nini meravigliosa somi- 
glianza colla, specie « mimetata ». 

Il mimetismo è un fenomeno taro, tanto negli 
Uccelli, (pianto negli altri Vertebrati. La gene- 
rale somiglianza del < luculo, gruppo dcboleed in— 



(') Alla compilazione di questo articolo mi Euronodi grande 
aiuto le seguenti opere: Eneycl, Brit. \vi. m». :;4i-:i!."> 
■ !■>•.. V Dict. oj Birdt, \i]>. 572 575 

Ficaliii E., Zoologia g parto I. pp, 697-734 (1 

Distant, L„ Mimicry nello Zoologici, L899 e 1900. 



Atlante ornitologico, — Parto I. 



26 



ATLANTI-; ORNITOLOGI" 



difeso. agli Sparvieri <■ ad alcuni Gallinacei è, 
in qualche modo, un fatto di vero mimetismo. 
Ma il più convincente, tra i pochi conosciuti, 

è quello ricordato <l:i 0. Salviti e da lui os- 
servalo tra i Rapaci di Rio Janeiro. Uno Spar- 
viere insettivoro, V Harpagus diodon, è per- 
fettamente simile allo Sparviere carnivoro Acci- 
piter pileatiis. Ed il vantaggio sta nel fatto, 
che siccome pare che gli Uccelli abbiano ap- 
preso a non liniere VHarpagus, perchè si ciba 
ili soli insetti, così VAccipiter, pella sua somi- 
glianza, riesce a prenderli indifesi ed incuranti 
del pericolo, entrambi gli uccelli essendo bruno- 
rossicci, se visti dal disotto. Ma VAceipiter 
carnivoro ha una distribuzione più estesa e 
dove non troviamo lo Sparviere insettivoro, 
quello non gli assomiglia più, e la tinta 
delle sue cuopritrici inferiori delle ali degrada 
sino al bianco. Qui adunque la somiglianza. 
benché vantaggiosa, non è protettiva. 

Una teoretica spiegazione del mimetismo su 
principii evoluzionisti può essere meglio con- 
siderala in connessione, col soggetto generalo 
della colorazione protettiva e della variazione 
nella forma, delle quali è un caso affatto spe- 
ciale. Vi sono due modi, nei quali la colora- 
zione protettiva può riescile vantaggiosa ad 
una specie. Essa può aiutare i suoi membri a 
sfuggire a un pericolo e a un nemico, o può 
giovai- loro nella ricerca della, preda. Nel primo 
caso, le tinte imitative fanno sì che l'animale 
possa evitare di essere divorato, nel secondo 

10 rendono capace di assicurarsi più facilmente 
la preda, e così una quantità di cibo mag- 
giore di quella che comporterebbe una livrea. 
od una forma meno deluditrice (JEncycl. Brit.). 
Moltissimi animali terragnoli od acquatici pos- 
sono presentare delle colorazioni così fatte o 
delle forme, clic sono id e, tanto si confon- 
dono colle apparenze generali dell'ambiente, 

con speciali corpi a -gallici o organizzali. 

a fai passare inosservato l'animale, o a farlo 
confondere con specie in qualche modo temi- 
bili. Tutto ciò, dal punto di visln dielologico. 
e ila quello anche della lolla per l'esistenza. 

chiamiamo colorazione e forma protettiva, elio 
si possono trovare in tulli gli stadi dall'inno 
all'embrione, alla larva, all'individuo adulto... 

11 fatto più generale e poco specializzato e 

questo: die moltissimi animali (ed e cosa noia 
da tempo agli osservatori della Natura) hanno 
una colorazione gennai. COI rispondente a quella 

dell'ambiente terrestre od acquatico, nel quale 
vivono abitualmente, tanto che, essi possono, 
per ciò solo, confondendosi con le apparen e 
dell'ambiente, passare inosservati all'occhio al- 



trui; questa maniera di colorazione protettiva 
chiamasi omoeromismo . Esso può essere fisso e 
variabile. È Osso quando la colorazione dell'a- 
nimale non cambia mai, è variabile quando 
essa può cambiare, in modo che l'animale pol- 
laio da un ambiente con date tinte ad un alno 
con tinte diverse, ad esso può adattare la co- 
lorazione sua [Ficalbi). Tra i casi di Omocro- 
mismo fisso, cito gli animali del deserto di tinte 
rossigne, quelli artici di tinte bianche, la lepre. 
alpina bianca d'inverno, bigia di estate, in 
analogia coll'ambiente nel quale vivono questi 
animali. Tra i casi di Omocromismo variabile 
o mollile, ricordo la nostra Raganella verde 

(Ili/la arborea), che e verde se vive in mezzo 
al fogliame, ma se la ponete su fonilo ili altro 

colore, la vedrete piano piano adattare ad esso 

le suo tinte. 

Il colore è sempre soggetto a variare da in- 
viduo a individuo, come chiaramente vediamo 
negli uccelli da cortile, nei cani, nei conigli, eie., 
ma se ciò e di poca entità pcgli animali do- 
mi -liei, nei selvatici invece certe colorazioni 
cospicue riescono svantaggiose alla incolumità 
dell'individuo per la troppa visibilità che of- 
frono; mentre d'altro lato altri colori sicura- 
mente agiscono per selezione naturale e giovano 
alla sicurezza dell'individuo, armonizzando colle 
tinte di contorno. Quando l'aspetto generale del- 
l'ambiente è in generale uniforme, e dine una 
piccola e \ aga impressione di colore senza forma 
individuale può rendersi apparente, le tinte degli 
animali sono pure uniformi per corrispondere a 
quelle dell'ambiente circostante e non si trovano 
speciali adattamenti di forma. Così, tra le eterne 

nevi artiche un animale bruno o nero sarebbe 
facilmente scollo e se indifeso potrebbe venir 
distrutto ben facilmente, menile se trattasi di 
un carnivoro di rado o mai avvicinerebbe lauto, 

non veduto, la preda da farla sua. Quindi 
cola mancano tulle le variazioni ili colore e 
gli animali artici sono bianchi. E quando l'am- 
biente si modifica, con un regolare cangiamento 
da stagione a stagione, il colore della fauna 

varia con esso. E la Volpe artica, il Lagopede 

ed altri animali sono variamente coloriti sul 
verde tappeto circostante, e ritornano bianchi 
di neve tra le nevi invernali. Il colore del de- 
serto è di un grigio-rossigno (piasi uniforme, e 
uli animali del Sahara hanno eguali tinte gri- 
gio-rossigne uniformi. Quando l'ambiente è al- 
quanto pin diverso, le rassomiglianze cominciano 
a mostrare forme più specializzate; qiuinilo 
esso è mollo variato, come nelle foreste tropi- 
cali, noi troviamo le più grandi diversità di 
colini, l'attuale sviluppo di l'orme speciali, e la 



VI I l\l I I IRN1 lol.i m.[. il 



27 



somiglianza protettiva risalta più prossima e 
pin comune. Molti uccelli che abitano lo foreste 
hanno fondo di colore verde che non si trova 
:ii tropici, niellile le tinte brillanti dei tropici 

mancano nelle zone temperate. 

Il mimi tixiin> rurale, che si trova in alcuni 
uccelli come lo Storno, il Pappagallo, il ciuf- 
folotto e l'Uccello motteggiatore, deve necessa- 



riamente esser collocato in una categoria del 
tutto differente da questi casi biologici. Esso 
è un risultato diretto e volontario ed appar- 
tiene al mimetismo in senso letterale e non 

figurato. Tale facoltà semina esser dovuta 
all'istinto del diletto particolare, e non allo 
scopo di qualsiasi funzione vantaggiosa < Encycl. 
Brit.). 



D. - Dimorfismo, 



Dimorfismo, è il fenomeno pel quale indi- 
vidui della stessa specie olirono differenze di 

colore costanti e più o meno considerevoli, 
tali differenze non obbedendo a coudizioni lo- 
cali od accidentali. Questo fenomeno si pre- 
senta sotto due aspetti, cioè le differenze sono 
dipendenti dal sesso ed in questo caso i carat- 
teri sessuali secondarii del maschio e della 
femmina possono essere differenti sotto molli 
aspetti ed abbiamo il dimorfismo sessuale, o 
questo fenomeno si svolge indipendentemente 
dal sesso, ed allora si chiama dimorfismo spe- 
ri lira propriamente detto. 

I casi di dimorfismo sessuale negli Uccelli 
sono tanto comuni, che si può dire costitui- 
scano la regola. Questa forma di dimorfismo 
si manifesta sotto vari aspetti, il più frequente 
e (piello della colorazione generale, i cui casi 
si presentano in (piasi tutte le specie, poi nelle 
differenze della forma e dello sviluppo di certe 
parti del piumaggio come ad es. nelle penne 
del dorso dei maschi del Pavone, nelle timo- 
niere del Fagiano di monte maschio, ctc. Sono 
poi casi di dimorfismo sessuale gli sproni sul 
tarso o presso l'angolo dell'ala, le appendici 
e caruncole del becco, le borse primaverili del- 
l'Otarda, etc. ; infine noto il dimorfismo ses- 



suale dovuto alla stalura. In generale il maschio 
è più grande della femmina, però in alcuni 
gruppi di Gallinacei e di fiatiti questa è mag- 
giore di quello, ciò che si volle spiegare col 
t'aito che tali uccelli sono poligami ; cosi è ben 
conosciuto che nella gran parie dei Rapaci le 
femmine sono di statura più elevata dei ma- 
schi, ciò che non si sa come spiegare; mentre 
invece eguale fatto viene offerto da varie Li- 
mici >i, ai: [Limosa, Phaìaropus , etc), dalle 
Rhynchaee, dalle Tiirui.r, le femmine delle 
(piali sono anche più vivamente colorite dei 
maschi, e ciò si vuol spiegare coli' asserto 
che questi ultimi attendono (piasi completa- 
mente alle cure dell' incubazione a preferenza 
di quelle. 

I casi di dimorfismo specifico sono in gene- 
rale poco comuni e punto accertati. Citerò come 
il piti noto quello del Labbo, nella (piale specie, 
il maschio scuro si trova appajato colla femmina 
chiara o la femmina è scura ed il maschio 
chiaro, e piti raramente ambedue i genitori 
sono eguali di colorito; poi l'altro dei Corvi 
neri e cenerini, che si appaiano in quei distretti 
frequentati da entrambe le forme, ma molti 
Autori li considerano invece buone specie, e 
quindi ne ritengono ibridi i prodotti. 



E. - Ibridi. 



fluido, è l'animale nato dall'unione di due selvatico» sono molto rari e quasi sempre 
individui appartenenti a specie differenti inter infecondi, si riscontrano più facilmente nei 
se e talora, ma più raramente, appartenenti Palmipedi (Anatidae), nei Passeracei i Frin- 
a due generi, anche molto disparati. In generale ijilla eoelebs /■'. montifringilla, fli'rundo ril- 
essi assomigliano ai genitori ed allo « stato stica X Cheliilmi urliica, etc.) e nei Tetiaonidi 



28 



\ i i \M I ORNI COI.OGII " 



Cetrao urogallns < T/yrwrv» tetrix, etc). A 
parecchi ili essi fu dato rango e Dome spe- 
cifico, così dicasi del Teirao medius t T. wro- 
gallus o /,. tetrix), della Fuligula Homeyeri 
(Nyroca ferina e X. nyroca, etc.). Il loro 
immero non è molto elevato, tanto più che pa- 



recchi uccelli, che si ritengono ibridi, non lo Bono 
ail'aiiD. affatto I- che non è sempre facile il deter- 
minarli esattamente. [1 signor A. Suchetel (')ha 
pubblicato un importante lavoro sull'argomento, 
lavoro informato a larghe vedute, ma le cui 
deduzioni non .sono sempre le più accettabili. 



F. - Femmina in livrea di maschio. 



In parecchie specie di Uccelli, ma special- 
niente nei Gallinacei (Tetrao urogallus, Lyrurus 
tetrix, l'iiAsiAMD ai . etc.) e nelle Asaiihai: 
(Anas boseas, etc.), si osserva il fatto notevole 
che le fémmine, invecchiando, divengono inette 
a generare ed indossano, in questo caso, una 
livrea eguale, in tutto od in parte, a quella dei 
maschi, modificando anche la voce, ciò che 
succedo soltanto in quelle specie, nelle quali 
essa è differente, a seconda del sesso. Questi 
uccelli si riconoscono tosto all'esame anatomico, 



esternamente in alcune specie ( V. urogallus, 
/,. tetrix) la slatina è ottimo carattere; altre 
volte non è facile identificarli, perchè lo stesso 
piumaggio che partecipa dei due sessi si po- 
trebbe scambiare con livree incomplete e gio- 
vanili, sicché conviene tare un esame acculalo. 
Però questi casi sono piuttosto rari negli uc- 
celli domestici e rarissimi in quelli che vivono 
allo stato selvatico ; oltre clic nelle specie già 
citate, l'osservai anche nella Passera {Passer 
Italiae) ed il soggetto e nella mia Collezione 



G. - Teratologia. 



La Teratologia e lo studio che tratta delle 
deviazioni dello sviluppo normale dell'embrione, 

ovvero è la scienza che Concerne le anomalie 

e le mostruosità, le quali sono sempre dovute 
a modificazioni dello sviluppo embrionale ('). 
Per citare qualche esempio, dirò coinè il feno- 
meno delle ire gambe sia piuttosto frequente, 
il terzo arto soprannumerario non e completo, 
uè presenta diti perfetti ed è inserito sulla. 
colonna vertebrale, sulla pelvi, usui femore di 
una delle gambe normali (.1 nitrii , Gallina, Pas- 



sera, ite); quello delle quattro gambe si pre- 
senta ben piii di rado {Gallina. Piedone, Ora. 
Passera, Cardellino, etc.), come pure si riscontra 
assai raramente l'anomalia delle quattro ali 
(Rondone). Ricorderò ancora pulcini di Gallina 
con due becchi, tre ali e quattro gambe, di 
dea, di 'Piccione e di Fagiano con due becchi 
" con due teste, etc. ; s'intende però sempre 
che le mostruosità si riscontrano piii facilmente 

negli Uccelli domestici che in quelli selvatici, 
ciò che e troppo naturale. 



ii Dareste, C sur i" production artij 

dee monatmiosité», Patìs, is~7. Gerì ich i. ì>ie Entete- 

dei /'"/>/>< i >" / " : ' den h'òht ' 

n Stuttgart, 1883 Batrson, Material» /"/■ '/<< study 

i i 'i 



(') Les hybrid. à Vétat muvage (1890 1897) e stigli ibridi 
italiani \i Bono parecchi lavori miei o ili nitri Ornitologi 
(Moschen, lini Fiume, Ninni E., Martorelli 

I i Vedi min memoria in proposito, Atti Soc. lini. Se \"i. 
Milano, 1888. 



vii \M I ORNI I ÌI( 



29 



H. - Lunghezza della vita negli Uccelli. 



Circa la lunghezza della vita degli Uccelli, 

poco o nulla sappiamo «li quelli che vivono 
allo sialo selvatico, ma molti ili cs>i clic si ten- 

Cacatua 81 anni 

Oca 80 » 

Cigno 70 » 

Corvo imperiale CO, 50 » 

Gufo reale iì s » 

Airone (i0 » 

Helotarsus 55 » 

Coracopsis 5 1 » 

(iunior 52 » 

Diomedea 4G » 

Gabbiano reale 44, 21 » 

Pellicano 41 » 

Tortora e Gru 40 » 

Beccaccia di mare .... 30 » 

Gallo 30, 25, 24 » 



gono in domesticità, ci offersero i limiti d'età 
piii 8 variati, e qui ne cito alcuni: 



Germano 29, 22, 10 anni 

Eni lì 28 » 

Nibbio 27. 21 » 

Rusignolo L'."> » 

Passera solitaria. 24 » 

Marangone e Cardellino 23 » 

Fischione 23, 18 » 

Cazza 21 » 

Canalino e Merlo 20 » 

Ciuffolotto 19 » 

i rracchio 17, 18 » 

Moriglione 17, 13 » 

l'anello 17 » 

Tordo bottaccio . . 17. 1 5 » 

Combattente .... 10 » etc.( l ). 



(') Glumi J. II., Un the comparative (igea io nhich Birds live, IbU, 1899, pp. 19-42. 




'AA"-V,« ( 



La distribuzione geografica degli Uccelli. 



Per distribuzione geografica degli organismi 
e nel caso nostro degli Uccelli, s'intende il 
modo secondo il quale le specie i generi, etc. 
sono distribuiti nei vari paesi del Mondo e lo 
studio della distribuzione geografica, detta an- 



che Geografia o Corologia zoologica o Zoogeo- 
grafia o C'oro/oologia, mira a far razionalmente 
conoscere come le specie si diffondono da plaga 
a plaga, o sono disseminate nelle varie parti del 
Mondo all'uopo diviso in Zone, Regioni, Sot- 




II Mondo (da Sharpe). 



toregioni, Provincie, etc: ma non fissando tali 
porzioni geograficamente parlando, cioè a base 
di latitudine di longitudine, di palli acquee 
o di terra ferma o di divisioni politiche, ma 
solo dal punto di vista zoologico, cioè guar- 
dando e determinando le varie Regioni del 
Globo in conformità ai varii aspetti della vita 



animale, che in esse si agita ed a tutte le que- 
stioni che con essa hanno attinenza. 

Si devono a Buffon le prime argomentazioni 
in proposito, ma esse sono cosi vaghe da non 
potersi oggi seriamente considerare. 

Per trovare un serio conato di Geografia zoo- 
logica conviene salire al 1858, nel quale anno 



\ [ I \M | 0RNIT01 OGK 



:;i 



P. L. Sclater pubblicò uno schema, che se- 
condo me è il più semplice, ma il più completo 
ed il più aduno di quanti vennero dopo. Egli 
(livide il Mondo in sci Regioni Zoogeografiche 
dette A : licione Paleartica; B) Regione Etio- 
pica; I Regione indiana; l'i Regione Austra- 
liana; E) Regione Neartica; F) Regione Neo- 
tropica; ciascuna di esse si differenzia in un 

modo affatto marcato, quantunque le distinzioni 

non si eguaglino e non siano sempre ili eguale 
importanza. Senza entrare nel dettaglio della 
questione, ricorderò solo i lavori di tic insinui 
Naturalisti inglesi, l'Huxley, il Wallace ed il 
Newton, spiegando poi dettagliatamente il piano 
dello Sclater. 

Il Prof. Huxley ( ) divise la Terra latitudi- 
nalmente e non in senso longitudinale, conio 
aveva fatto lo Sclater. ed anziché sei. 6ssò 
quattro Regioni Zoogeogratiche, clic sono: 

r - Regione Arctogaea (Regioni Indiana. 
Etiopica. Paleartica e Neartica di Sclater,. 

2" - Regione Austro-Col umbiana (Regione 
Neotropica). 

3'' - Regione Austràlasiana. 
4 : ' - Regione tltHu Nuova Zelanda (Porzione 
della Regione Australiana di Sclater). 

Il Wallace nel suo lavoro principe (') seguì 
le vedute dello Sclater con lievissime modifi- 
cazioni. 

Il Prof. Newton ('), preoccupato dal fatto 
che l'Avifauna della Nuova Zelanda offre fot ine 
della più alta importanza, la staccò come zona. 
e osservando che nell'Alaska, di area Neartica, 
d'estate arrivano numerosissimi Passeracei di 
assoluto tipo Paleartico, riunì le due Regioni 
Neartica e Paleartica di Sclater in una sola 
delia Holartica, proponendo le seguenti sei 
grandi divisioni : 

ì. 'Regione della Nuova Zelanda \ dette comples- 
•_'. Regione Australiana i sivamente 

; Notogaea 



:;. Regione Neotropica 

4. Regione Holartica 

."i. Regione Etiopica 

(i. Regione Indiana 



I dette comples- 
sivamente 
1 Arctogaea 



Egli notò poi come le differenze offerte dalla 

Regione della Nuova /.elauda con tutto il resto 
del Mondo non sono soltanto piii notevoli, ma 
assai più essenziali di quelle presentate da tutte 



' 6 voi. II. pp. 130-H5 : 

lì,. Ibis, L891, pp. .M4-557. 

i i /'/"•-. / !. Soe., 1868, pp. 313-319. 

p) The Geografi ; vnl. Lon- 

don, ì -;>;. 

i Dictionary o/ flirds, pp. 313-31 



le altee Regioni componenti il Mondo i 
insieme. 

Tornando al piano di Sclater, dirò in qua] 
modo egli divida le sei Regioni Zoologiche da 
lui lissatc notando anche i tipi principali dai 
(piali \ anno caratterizzate e fermandomi spi 
mente sulla Paleartica, che e la piii importante 
pei noi. racchiudendo L'Europa. Ricorderò prima 
come altri, accettando pure queste divisioni, pro- 
posero [Trouessart) di completarle, aggiungen- 
dovi altre due Regioni, cioè la Polare Artica 

e la Polare Antartica, che in realtà si mollo 

razionali, ma non dal lato ornitologico. 

I. Regioni Paleartica (Europa compren- 
dendo anche L'Islanda e le Spitzbergen, le Isole 
Atlantiche dille Azzorre, delle Canarie e di 
Madera, l'Africa al nord del Sahara (eccettuato 
Tripoli e l'Egitto), l'Asia al nord dell'I inalaia 
e dell'Oceano Indiano, comprendendo L'Afga- 
aistan, gran parte del Baluccistan, l'Asia Minore 
e la Siria (eccetto la Valle del Giordano) ; dal- 
l'Imalaia, dirigendosi verso est, abbraccia la 
Cina al nord del Bacino dello .lang-tse-kiang, 
il Giappone settentrionale e le Isole Kurilii. 

Questa, che è la piti grande delle Regioni 
Zoogeografiche, è per noi la più importante, 
comprendendo essa L'Europa e gli animali che 
più ci interessano : e si divido in tre grandi 
sotto-regioni : 

a) Sottoregione Europea \ Europa al nord 
dei Pirenei, delle Alpi, dei Balcani sino al 
Caucaso e L'Asia al nord delle sue parti cen- 
trali sino al mare di Bering, le Isole del Giap- 
pone e le Kurili); colle due Provincie "Europea 
e Siberiana orientale. 

tt) Sottoregione Mediterraneo-Asiatica detta 
anche Mediterraneo-Persica (Europa al sud dei 
Pirenei, delle Alpi e dei Balcani sino alle Pro- 
vincie dell'Amili-, le Isole Atlantiche sopram- 
menzionate e l'Africa settentrionale, eccetto 
Tripoli e l'Egitto); colle provincie Mediter- 
ranea, Mediterraneo-Persica . Imalaiano-Oauca- 
<ic<t e Mongola. 

e) Sottoregione Manciuriana (Dalla Vallata 
dello Jang-tse-kiang verso nord circa al 55 di 
hit. N. e verso est fino al 100° di long.). 

Non è cosa molto facile l'offrire dati caratte- 
ristici bene accentuati pilla Regione Paleartica, 
perchè quantunque essa non possegga Uccelli 
Mosca del Paradiso. Tucani, Pappagalli, Poi- 
ceri, Pinguini, etc, pure è intimamente legala 
colla Neartica per l'annuale ricambio degli Te- 
celli migranti, che si effettua tra L'Alaska e Le 
ultime parti nord-orientali dell'Asia. Sembra 
elio una sola famiglia sia propria alla Regione 



32 



ATLAN II. 0UN1 l'OLOGICO 



Neartica quella dei Chamadeidae, mentre la sot- 
tofamiglia Pannrinae lo sarebbe della Paleartica 
col tipo Panurus biarmicus, che è largamente 
distribuito tanto verso est, quanto verso ovest. 

l.° La Sottoregione Europea ha di spe- 
ciale i seguenti generi : Eurynorhynchus o Pio- 
vanello a becco a spatola, Lagopus, Tetrao, 
Lyrwrus, Tetrastes, molti Zigoli, Fringuelli e tra 
<|iu-sii il Goceothraustes, e Uccelli di distribu- 
zione geografica larghissima quali il Rusiguolo, il 
Corriere piccolo ed il Germano. 

2.° La Sottoregione Mediterraneo-Persica 
offre Allodole, Silvie, Avvoltoi, Pellicani, Fe- 
nicotteri, Coturnici, mentre nei terreni sabbiosi 
della costa Africana vi sono speciali forme de- 
serticole di Agrohates, Allodole, Culbianchi e 
Ganghe; verso il Caucaso e l'Imalaia Lerwa, Te- 
traogalli, Fagiani, Ciuffolotti, Pigliamosche, 
Podoces, etc. 

3.° Sottoregione Manciuriana. Qui tro- 
viamo molte torme orientali, come Halcyon, 
Eurystomus, Pericrocotus, SutJiora, mentre Uc- 
celli di specie puramente Europee sono rap- 
presentati da t'orine affini, come il Corvns pasti- 
nator in luogo del nostro C. frugilegus, il Corvus 
dauricus invece del C. monedula, etc. 

II. Regione Etiopica (') (L'intera Africa al 
sud della Regione Paleartica, compreso Tripoli 
e l'Egitto, le Isole Atlantiche del Capo Verde 
e Sant'Elena, .Madagascar, le Isole Mascarene 
di .Maurizio, Riunione e Rodriguez, le Ami- 
ranti e le Secelle, Socotra, l'Arabia e la Valle 
del Giordano). Si divide nelle cinque seguenti 
sottoregioni : 

a) Soitoregione della Libia (parte setten- 
trionale della. Regione Etiopica ed Abissinia). 

b\ Sottoregione della Guinea (dalla. Sierra 
Leona al Congo, verso est fino allo spartiacque 
del Nilo). 

e) Sottoregione della Caffreria (Africa me- 
ridionale al sud del Congo, Sanf 'Piena e lo 
spartiacque, settentrionale dello Zambesi). 

ili Sottoregione del Mozambico (Africa orien- 
tale tra l' Abissinia e lo spartiacque dello 
Zambesi). 

e) Sottoregione del Madagascar (Madagascar 
e le Isole adiacenti i. 

Tipi speciali : Strutllio (vera pallia). Muso- 
PHAGIDAE, [RRISORIDAE, <'<iinls. .Xiimhlit . .!»('/- 

diits } Balaeniceps, Serpentarius , Rhynchaea, 
Aegialitis Sanctae-Helenae. etc, 

E qui non posso passare sotlo silenzio la 



| Seguii i «lati oli. iti .lai Mivarl, Elem. oj Ornith, 

pp. 238 --ali (1892). 



sottoregione formata dal Madagascar e dalle 
Isole adiacenti; dobbiamo dire che. eccettuando 
la Nuova Zelanda, non \i è parte del Mondo la 
i|uale possa paragonarsi ad essa per l'interesse 

e la varietà della sua vita ornilica. E trala- 
sciando il t'ossile Aepyomis . ricorderò come 
delle 238 specie proprie alla granile Isola. 129 
siano ad essa del tutto speciali con non meno 
di :;."> genci i aitano indigeni, ed alcuni di questi 
potrebbero innalzarsi al giusto grado di famiglia 
[Euryceros, Phìlepitta, Mesites). 

III. Regione Indiana o Orientale (l'India 
al sud dell'Imalaia e l'Asia orientale al sud 
dello Jang-tse-kiang con le Isole meridionali 
del Giappone, l'Arcipelago Indiano e le Isole 
di llalì. di Borneo e le Filippine), si divide 
in due grandi sottoregioni: 

a) Sottoregione Indo-Cinese (Penisola del- 
l'India, ossia la Regione Indiana al nord della 
Penisola Malese). 

h) Sottoregione Malese o Indo-Malese (La 
Regione Indiana al sud del Tenasserim, con le 
Isole dilla Sonda e le Filippine, eccettuato 
Celebes e le Isole ad est della linea di Wal- 
lace, che corre tra Bali e Lombock). 

Tipi speciali: Pavone, Argo, Polypectron ed 
altri Fagiani, Buceri Asiatici. Martini pescatori 
dai brillanti colori, LlOTRICHIDAE, PrCNONO- 
T1DAI'.. EURYI.AEMIDAE, PlTTIDAE, Ile. 

IV. Regione Neartica (l'America setten- 
trionale circa sino al Tropico del Cancro in 
pianura, ina molto più all'in giù verso sud 
nelle Montagne dell'America centrale, le P.ei- 
niuile e le Aleutine, però queste, Come anelli 
l'Alaska, si riannodano molto da vicino alla 
Regione Paleartica). 

Non si potè razionalmente dividere questa 
Regione in sottoregioni e perciò si fissarono 

sette provincie, che SODO così stabilite: 

a) Provincia /Iella California (California, 
Oregon e lo stretto tratto tra la Sierra Nevada 

ed il Pacifico). 

I>\ Provincia degli Alleghany (Stati Uniti 

ad est del Texas e quindi verso nord più o 
meno vicino alla linea ilei 100° di long. OCC 
e la regione sud-occidentale del Canada. 

e) Provincia délV Uaska (America Russa). 

i/i Provincia del Canada (Canada, eccello 
la regione sud-occidentale). 

e) Provìncia ilei Texas (Texas e le parli 
adiacenti della Regione Neartica. tra. le pro- 
vincie della California e dei Monti Alleghany). 

/') Provincia della Groenlandia, 

a) Provincia delle Bermude. 



\ Il INTI ORNITOLOGICO 



33 



La regione Neartica è molto povera in fatto 
di Uccelli ad essa speciali, ha rilevanti tratti 

ili somiglianza culla Paleartica e possia dire 

che circa un terzo «lei suoi generi (unitici 
sono comuni ad ambedue, Qui le Mniotiltidae 
rappresentano le Sylviidae del Mondo Amici 
e clinic tipi speciali abbiamo l'Uccello motteg- 
giatore, il Piccione migratore e pochi Uccelli 
Musei, e mentre L'Alaska ha grandi affinità 
coli' Avifauna Paleartica, la Groenlandia ofl're 
l'ornic del tutto circumpolari e le Bermude mino 
frequentatissime come stazione di passo e ili 
riposo pegli Uccelli, che, dal Labrador e dalla 
Groenlandia, vanno ;i svernale in paesi più tem- 
perati. 

V. Regione Neotropica (Tutta l'America 
meridionale, l'America centrale, il Messico me- 
ridionale [escluso l'altopiano centrale], le An- 
tille, le Galapagos e Isole Falkland). 

Questa Regione si suddivide in sei sottoregioni, 

che non sono del tutto bene distinte, ed esse 
sarebbero : 

a i Sottoregione della Patagonia (La Terra 
del Fuoco ed il continente verso nord un ]>(>' 
più a settentrione di Bahia Bianca dal lato 
orientale, e a una linea clic corre quindi il 
nord-ovest, ad est di Mendoza fino alle Amie; 
comprende anche le più alte giogaje delle Ande 
a nord dell'Equatore e le pianure ad ovest 

delle Ande, da Truxillo verso sud e le isole di 
Chiloe, Wellington e le altre situate dietro la 
Terra del Fuoco). 

b) Sottoregione ilei Brasile (Il continente 
.•ni oliente della sottoregione della Patagonia 

sino ;i Foiosi e quindi il nord-est, a sud ed a 
est del versante delle Amazzoni sino alle (bei 
del Paranahyba). 

n Sottoregione delle Amazzoni (Bacino delle 
Amazzoni verso est sino al suo tributario Ilual- 
laga, dalle loci del quale i suoi confini passano 
obliquamente ed irregolarmente alle boccilo 
dell'Orenoco). 

</) Sottoregione del Perù (La parte tra le 
Ande e le sottoregioni del Brasile e delle Amaz- 
zoni, Comprendendo il resto del Continente .il 
nord di Truxillo e dell'* 'remico, le isole Ga- 
lapagos e quella di Trinità e Tobago). 

e) Sottoregione dell'America Centrale (Le 
parti dell'Istmo di Panama fino ai contini della 
regione Neartica). 

/' i Sottoregione delle An/illc (\.c Indie Orien- 
tali, escluso Trinità e Tobago). 

Ornitologicamente parlando, questa è la più 



ricca delle sei Regioni noie, anche pel fatto 
dei generi che le sono proprie, poi basterà ac- 
cennare alle seguenti caratteristiche famiglie 
Eamphastidae, Galbulidae, Momotidae, Todidae, 
Bueconidae, Tinamidae, Opisthocomidae, Pso- 
phiidae e Palamedeidae, quindi ai Nandù, ni 
veri Pinguini, al gruppo degli Uccelli Mosca 

con circa 150 generi, al Condor, eie. 

VI. Regione Australiana (Australia, Ta- 
smania, Nuova Zelanda, Arcipelago delle Mo- 
lncclie lino all'isola di Lombock con Celebi . 
e le Isole de! Pacifico sino alle Sandwich verso 
nord). 

Essa si divide in quattro sottoregioni: 

il) Sottoregione della Papuasia (La Nuova 
Guinea, e tutte le Noie appartenenti a quella 
regione, lino a Celebes, la Nuova Irlanda e le 
Isole Salomone). 

/i) Sottoregione dell'Australia propriamente 
della (Australia e Tasmania). 

e) Sottoregione ili Ila Polinesia (Le isole 
della Nuova Caledonia, le Figi, le Nuove Ebridi 

sino alle isole Sandwich e della Società'. 

d) Sottoregione della Nuova Zelanda (Nuova 
Zelanda con le isole Norfolk, di Lord Bove, 
Kcrniailec. Chatham, Aukland, Macquerrie e 
degli Antipodi). 

Questa Regione presenta tipi assai caratte- 
ristici ed importanti e se è rimarchevole per 
questo latto, lo è anche per l'altro che \ i man- 
cano del tutto forme notissime. 

Fra i più speciali noto gli Uccelli del Para- 
diso, i Ptilonorhynchidae, le Meuphagidae, 
l'Uccello Lira, i Cacatua, lo Stringops, il Ne- 

Stor, le Gourae, gli Finn, i Casoari, gli J/i/r- 

ri/r, il Kagu ed il Wotornis. Quantunque rap- 
presentati anche altrove, sono qui molto più 
abbondantemente distribuiti i Campophagidae, 

i DlCAEIDAK, gli ARTAMIDAE, i PODARGIDAE, 

i Piccioni ed i Martini Pescatori, etc. Mentre 
mancano del tutto i Fagiani, i Vulturidae 
ed i Megalaemidae e sono scarsamente rap- 
presentati i Tordi ed i Picchi. 

L'Avifauna della Nuova. Zelanda presenta 
l'orme così strane e meravigliose, (die molti 
Autori la separano quale Regione distinta. V. 
patria ieìV Apteryx, del Notomis, deWHetera- 
locha acutirostris, dei Cerihipharus, dei Cren- 
iIìdii, etc.. ed :i ragione il Wallace (') chiamò 
questa « la fauna più rimarchevole ed interes- 
sante tra le insulari ». 



ri Talami l {/•«, p. 1 1 ì. 



Atlante ornitologico. — Parie I. 



34 



HI. \N II. ORNITOLOGICO 



Gli Uccelli e P Agricoltura. 



L'AgrieóUura vernini degli lucrili. 
Gli Uccelli urinici dell'agricoltura (').. 

Strani aforismi) il cui semplice annunzio de- 
sta, lo immagino, la unanime commiserazione ; 
io non li giudico tali e ne espongo le ragioni. 

Il ninnerò degli uccelli è straordinariamente 
diminuito? In teorica, generale ciò è falso; lo 
provano, a citare, un fatto recente, le prodi- 
giose prese delle uccellande Lombarde nel 1889, 
le (piali superarono tutte quelle, che hi memo- 
ria, gli scritti, la tradizione ci narrano del 
passato; scendendo al particolare è vero clic 
scemarono assai le specie stazionarie, e (piali 
le cause .' Non potendo tener conto di talune. 

benché efficacissime, prodotte da fenomeni est ra- 
nci all'azione e perfino al volere dell' uomo. 
dovremo riconoscere che la precipua basa nel 
progresso agrario. 

Retrocediamo appena mezzo secolo, ritrove- 
remo le nostre campagne iu uno stato di vero 
abbandono. Confinate da folte siepaglie, ove 
sui virgulti del sanguinello, del ligustro, del 
pruno selvatico, dell'alno nero, insieme confusi 
si attortigliavano i tralci dei rovi e della rosa 
selvat ica, disordinatamente attraversate da doppi 
filari di piante (il salice, il pioppo, la quercia, 

l'olmo, il noce) delle, (piali sull'altissima chioma 

Lussureggiavano i grappoli dell'uva, appezzate 
da larghi t'ossati di acque stagnanti, con pochi 

e sparsi casolari per l'abitazione del colono e 
con mal tenute strade, per hi, maggior parte 
in sabbia, per accedervi. Unica coltivazione i 
cenali; mietuto il frumento, le Stoppie non si 
rompevano chi! nel tardo autunno e nella suc- 
cessiva primavera, vale a dire la vigilia delle 
nuove seminagioni; nei granturchi abbandonato 
lo stocco a, marcire sul terreno: un aratro pri- 
mitivo fungeva da semplice seminatore, soltanto 
ad ogni triennio si capitozzavano gli alberi. 

Questo stato semiselvaggio confacevasi agli 
istinti ed alle abitudini selvaggie degli ucci Ili; 
era una natura pittoresca, i cui silenzi allietava 
la poesia dei loro canti. 

.Ma (piando suono l'ora del progresso acce- 
lerata da uno stimolo poco pietoso, ma pre- 



I i (> AniL'iMii Degli Oddi, Oli Uccelli e V Iffricoltura, 
1892. 



potente: l'aumento delle imposte; e il rettilineo, 
le livellazioni, gli atterramenti, i sovesci die- 
dero aria, luce, orientazione, fecondità al terreno; 

(piando l'ontano, la glediscia, o il bianco spino 
continuamente potati, sostituirono le fitte siepi 

e gli alberi a mezz'aria successero a quelli di 
alio fusto per sostenere la vite : quando dap- 
pertutto si aprirono ampie strado, si diffusero 

lo strepito delle vie l'errale e il ronzio delle 

macchine agrarie, e si costrussero nuove case; 
(piando finalmente la facilità delle comunica- 
zioni e l'applicazione costante di rimedi a in- 
sorti flagelli e la coltura intensiva spinsero le 

accresciute popolazioni rurali nel turbinio della 
vita e del lavoro, è naturale che i nostri ospiti 
alati abbandonassero stazioni, che più loro non 
offrivano copia di alimento, tranquillità di di- 
mora, agi per la, riproduzione. 
Scendiamo a qualche esempio. 

Abbondavano le quaglie; foriere della pri- 
mavera, dopo il lungo tragitto arrivavano e 
disperdevansi nel verde dei nostri frumenti. Là, 
ne interrotte, né molestate si compivano le 
lotte dei loro amori, le cure della nidificazione 
e degli allevamenti. Ora il rullo per compri- 
mere il terreno e l'erpice per agevolare le con- 
cimazioni chimiche scorrono >u quei campi, pili 

tardi una turba di fanciulli intenti alla, cima- 
tura o alla, .scerbatura, li attraversano e se oggi 
la l'alce o la mietitrice recide quel grano, do- 
mani l'aratro ne disfa le stoppie. Il povero 
uccello si rifugia nel vicino medicaio o nei 
granii urrhi, ignaro che la persecuzione non 
cessa perché la falce sega periodicamente il 
primo ed è continuo l'accesso dell' uomo per 
1. sfioriture e le sfogliature nei secondi. Cos'i 
all'apertura della, caccia poche (piaghe ci e dato 
ritrovare nelle limitate coltivazioni del miglio 
e del panico. 

Altrettanto avviene alla capinera, all' usignolo, 
al canepino, alla sterpazzola e a quella miriade 

di beccliilini, insettivori per eccellenza. Stalle 
le antiche siepi, non opportune le sostituite 
ceppaie, perche rade o tosato dal l'orbicione. 
cercheranno un asilo sull'acero e sui tralci delle 
viti ohe ad esso si maritano; asilo che loro 
renderanno impossibile le ripetute solforazioni 
per l'oidio, cui si avvicendano le irrorazioni 
delle miscele cupriche per la peronospora . Ter- 



VI l \\ l i I iRNITOLOGICO 



35 



ciò troveremo questi sublimi cantori rifugiati 
nei giardini delle nostre ville e ne avvertiremo 
un numero maggiore fino in quelli delle città. 

Manca al tordo il folto cespuglio, alla tor- 
tora t'eccelso frondeggio, l'annoso tronco al 
picchio, alla starna la bassa macchia, al pas- 
sero il muro diroccato, alla rondine la tranquilla 
trave, mancano a tutti La pace e il riposo. 

In tali circostanze, io non vedo speranza di 
rimedio. Non lo cercherei in fatto nelle tilan- 
tropiche proposte di alcuni ninnolili ; mentre 
riterrei poro saggio seguire il consiglio della 
Soeieia Agraria di Gorizia di conservare gli al- 
beri cavi perchè vi nidifichino gli uccelli, o 
l'alno del Dott. Carlo 1,'uss di piantare fruttai 
per attrarre gli inselli e tornir loro copioso cibo. 
o quello del Prof. Aitimi, che, anche non am- 
messa l'utilità, trova doverosa la conservazione 

di questi esseri pel pregio estetico, pel piacere 
che ci procurano col canto, coi costumi, col 
vago loro aspetto ; sublime poesia che si schianta 
davanti l'arida prosa dei multiformi balzelli. 

Ed ora. se siccome spero, valsi a convincere 
che la diminnizione dei nostri uccelli stazionali 
debba ascriversi più che altro alle mutate con- 
dizioni, nelle quali noi li costringiamo a vivere, 
spero mi accorderete elie sarà vano il chiedere 
al rigore delle leggi i provvedimenti ; mentre 
e assurda ritenere che le leggi umane possano 
alterare l'ordine della natura. 

Veniamo alla seconda tesi: gli uccelli sono 
i nemici dell' agricoltura. 

Qui gli agricoltori concordi grideranno all'e- 
resia e dopo (pianto si è detto e si è scritto, 
questo grido sembrerà giusto. Ma l'opinione 
generalmente invalsa, contro la quale oggi io 
lotto, ha un fondamento positivo 1 E dessa il 
risultato di ripetute osservazioni, di ponderate 
meditazioni del naturalista spassionato, che in- 
terroga la natura per strapparne i secreti ; o 
non e piuttosto una teoria, che emerse spon- 
tanea dalle prime e superficiali osservazioni .' 

Diradati gli uccelli, aumentati gli insetti; 
dunque utili i primi, non c'è dubbio! Questo 
concetto nelle appendici dei giornali, nelle pub- 
blicazioni d'occasione svolto sotto le t'orine 
più vaghe, s' insinui) facilmente nella molti- 
tudine che preferisce il dilettantismo alle aride 
verità della scienza e in quella degli agricoltori, 
sollecitandone la proverbiale inerzia. Nulla di- 
l'atti rimane loro a l'are; il Governo, il solo 
Governo possiede il talismano. Promulghi una 
legge di caccia improntata a generale e indi- 
stinta severità ; protegga tutti gli uccelli, ces- 
seranno tutti i flagelli, che stremano o annien- 
tano i prodotti del terreno; forse le crittogame 



-ti --i . gli -tessi oidii. la peronospora, la rug- 
gine, il carbone, la bolla e perchè non aggiun- 
gono le gragnuole, lo spossamento del Minio e 
per ultimo le ta-se ,' 

(ih! se il Governo l'accogliesse quest'idea; 

meglio ancora se abolisse tutte le reti, se vie- 
tasse almeno per un dato corso d'anni tutte 
le eaccie, anche quella del fucile, la fertilità 
delle line sarebbe assicurata e non ne risen- 
tirebbero danno che quei pochi, i quali sprecano 
tempo e forze in un esercizio crudele, strascico 

di antichi tempi: la violenza del folle. 

l'ilo ragionare in lai guisa chi ignora che il 
lagno della diminuizione degli uccelli data dai 
tempi più remoti, dacché esso provocò in Fran- 
cia le leggi eliciate di proibizione abolite 
dall'Assemblea Nazionale e nello BteSSO Pie- 
monte quelle di Carlo Emanuele (1660), che 
vietavano perfino il tiro al volo: chi non ri- 
flette che se la comparsa degli insetti dipen- 
desse da questa diminuizione. dovrebbero au- 
mentale costantemente, anziché variarea seconda 
degli anni in Egitto, in Persia, in Sardegna, 
nei paesi insomma, ove sempre vissero e vivono 
numerosissimi e non molestati gli uccelli, non 
abbonderebbero quanto, e inolio più che da 
noi, di ogni sorta gli insetti, ripetendosi pe- 
riodicamente le più grandi devastazioni ; chi 
non considera che le uccellande Italiane acca- 
lappiano in maggior parte i migratori, per cui 
sopprimendole noi faremmo l'esclusivo vantag- 
gio dei nostri alleati e non alleati ili oltr'Alpe 
e di oltre mare, ammettendo l'assurdo che gli 
uccelli di passo siano una ricchezza, anzi una 
proprietà internazionale: privando le nostre 
mense di un cibo eletto, e ciò che è più, i 
meno abbienti di un Alimento carneo sanissimo 
a teuuo prezzo: spegnendo un'arte che occupa 
molte braccia, che anima varie industrie: chi 
dimentica che la caccia, e maggiormente quella 
col fucile, è un esercizio igienico, ricreante, 
che aumenta la vigoria, strappa alla vita molle, 
effeminata, oziosa della città la nostra gioventù, 
che essa data in Italia da epoche antichissime, 
coinè ne fanno fedi- gli storici colle descrizioni 
dello sterminato numero d'uccelli che si im- 
bandivano nei pranzi Romani ; chi insomma 
con imperdonabile leggerezza si arrabatta in 
una questione complessa, in cui la scienza, il 
commercio, l'igiene, il diritto pubblico, il di- 
ritto privato, l'agricoltura, l'estetica confondono 
problemi ardui a risolvere. 

-Meraviglia che uomini seri siansi lasciati 
travolgere in quella corrente d'idee e non solo 

scrittori, ma benanche osservatori, giova però 

rimarcare che questi ultimi erano ornitologi, 



36 



ATLANTIC ORNITOLOGI! ' I 



per cui il soggetto fu considerato in modo 
unilaterale. Ma quando se ne occuparono gli 
entomologi, vale n «lire quella classe di natu- 
ralisti, che devono considerarsi i veri compe- 
tenti in argomento, la cosa unito totalmente di 
aspetto. La memoria pubblicata nel Bollettino 
del Comizio Agrario di Parma nel dicembre 
1868 dal Prof. Camillo Rondani fu un avve- 
nimento, essa contendeva la decantata utilità 

degli uccelli. 

Venne alla luce sotto i più infausti auspici. 
Le Associazioni agrarie sorte appena, propu- 
gnavano presso il Governo coll'entusiasmo della 
gioventù, col fervore della convinzione questa 
utilità; i naturalisti raccolti nel Congresso di 
Vicenza (') tacevano voti acciocché pel vero 
interesse dell'agricoltura si prendessero in seria 
considerazione quegli aspiri, confortava l'affi- 
damento clic lo stesso Ministro avrebbe acce- 
duto a quel voto. 

Stesa da tu tt' altri, quella memoria sarebbe 
passata conio una leggerezza, o piuttosto come 
un'assurdità; ma il nome del valentissimo au- 
tore, noto per gli studi profondi sui ditteri, si 
impose; sorse il dubbio e si procedette ad un 
esame coscienzioso dell'invalsa dottrina e nei 
lavori accuratissimi dei più noti naturalisti, tra 
i quali emergono quelli del Lessona, del Ca- 
merino e del Passerini, l'asserto del Rondani 
trovò conferma; su questo risultato io chiamo 
l'attenzione. 

Cominciamo dagli uccelli. 

A circa 130 sale il numero delle specie ila- 
liane, dal quale detratte le accidentali 14ti. ri- 
mangono -N4, o sedentarie o estive, o invernali 

di passaggio, divise nei seguenti ordini; 28 
Rapaci, 14 Picarie, 129 Passeracei, 4 Colombe, 

1 •_' Gallinacei, 52 G ralle e 45 Palmipedi. 

Ammessa pel momento la teoria dell'utilità, 
mi conforta il rilevare che nemmeno i suoi 
più convinti e fieri segnaci la sostengono in 
via generale ; per cui a rendere breve e chiaro 
il uno contraddittorio procederò per esclusione 
e la fonderò sopra solida base, prendendo a 
guida le più diligenti analisi sul contenuto dei 
ventrigli. 

Dei Rapaci nei Diurni si comprendono i cru- 
deli divoratori di animali utili e degli stessi 
uccelli, né il Biancone che distrugge gli Ofidii, 

il Falco grillaio. o il falco cuculo clic si nutre 



r i L:i n 'si che iost* d ■. iì li- -< < pi i circostanze personali 

ululili ingrata. Giovane ;n>|ii»L r L'i:iin su l:ìh<1ì/ì. anziché su ratti, 
al Congresso di Vicenza e parlai e scrissi in senso oppnsto. 
mi simli e l'esperienza posteriori mi convinsero dell' errore. 

A solo scopo iti bene, por quanl i costi, compio il dovere 

di confessarlo. 



quasi esclusivamente di Acridii basteranno a 

convincere che questo sottordine debba essere 
protetto. Fra i Notturni, non trovo die l'As- 
siolo asserito insettivoro per eccellenza, del 
resto questi abitatori delle tenebre e pei loro 
costumi e pei" la pessima qualità delle carni 
si Intelailo da loro stessi. E qui ricordo un 
fatto sul Barbagianni, il decantalo ingoiatore 
delle talpe e dei topi. Vedutolo confitto stilla 
putta di una stalla, mossi osservazione su ipic- 

sto vestigio di barbarie, mi fu risposto die 

quel predone aveva in poche notti distrutto 
pressoché tulli i Piccioni di una prossima co- 
lombaia e die si erano quasi esauriti tutti i 
mezzi di pazienza e di astuzia prima di giun- 
gere ad ucciderlo. L'anno dopo, un eguale 
massacro si ripeteva a mio danno. 

Né le quattro specie (di cui una sola stazio- 
naria) delle Colombe, né le dodici dei Gallina- 
cei, talune razzolai rici. tutte cibantisi a pre- 
ferenza di grani, di frutti, di erbe o di gemme, 
giovano alle coltivazioni. 

Abitatrici dei paduli e delle riviere, le dalle 
prendono svariatissimo il nutrimento, alternando 
pesci e loro uova, rettili, molluschi, crostacei, 
erbe, vermi acquatici e insetti: ma tanto questi 
molti, ciune quei pochi, quali : la Pernice ili 
mare, il Cavaliere d'Italia, la Pavoncella, la 
Squatarola, il riviere, il Corriere, il fratino, 
il Croccolone, il Beccaccino, il Frullino ed altri, 
maggiormente insettivori, nessuno o scarso van- 
taggio ponno portare all' agricoltura pei luo- 
ghi ove abitualmente dimorano. 

Per lo stesso motivo non interessa l'ordine 
dei Palmipedi, particolarmente acquatici ; dove 
fra i Marangoni, le Berte e le Polcinelle di 
mare: fra gli Smerghi, i Beccapesci, le Ron- 
dini di mare, i Mignattini e i Gabbiani che 
alimentassi i primi esclusivamente, i secondi 

preferibilmente di pesci ; fra gli Stercorari e i 
L alibi, che assalgono anche i giovani uccelli, 
annoveriamo le Oche granaiuole dannosissime 
per le notturne devastazioni dei frumenti e non 

degna di speciale riguardo, la Gavina, che. 
sballata dalle burrasche, svolazza sui campi 
lavorati per beccare i lombrici nei ri -centi sol- 
chi dell'aratro. 

Or dunque circoscritto il tenui a due soli 
ordini : le Picarie e i Passeracei, osserverò che 

fra le Picarie devono eccepirsi il Gruccione, 
che distrugge e il Picchio, che perseguita le 

tipi; e fra i Passeracei: il l'xccofrosone, i Tordi, 
il Rigogolo, che preferiscono le frutta e prima 
di tutti gli Storni, i cui branchi devastano le 
vigne: perché prediligono le gemine, le bacche 
ed i semi: il Frosone, il Crociere, i Ciuffolotti, 



ai i. \vi i: iiiini fOLOGICO 



17 



l'astuta Gazza sturbatrice dei nidi, la G-hian- 
daja ed i Coivi, pertinaci razzolatola uri semi- 
nati: perchè abitano lo paludi: la Cannatola, 
il Cannareccione, le Salciajole, i Forapaglie, i 
Pagliaroli e il Beccamoschino. 

Ed ora ci avviluppiamo in una (lolle più acri 
contese, trattando ilei granivori: lo Lodole e 
lo Fringillide (Alaudae e Vringillae) . I pro- 
tezionisti, non paghi (li notale elio saziano ili 
insetti i nidiacei (ciò che è un fatto), esagerano 
asserendo clic i semi che beccano siano d'erbe 
infeste ai campi. Me ne appello al giudice più 
competente e imparziale quel villico che, sva- 
niti tutti i mezzi, smette la coltivazione del 

frumento nel (-.-impiccilo aderente allo stallile 

padronale alla chiesa pel danno che le chias- 
sose inquiline di quei tetti uli apportano quando, 

presso alla maturazione, che (' anche l'epoca 
più fervida delle loro riproduzioni, spiccano le 
[•ranelle e piegano i culmi su cui si posano. 
Ma sarà inutile; tni ripeteranno i racconti su 

Federico 11, che sprigionò legioni di passere 

nella guerra ai nemici (lei suoi fruiteti, sulla 
introduzione e sulla protezione del vivace uc- 
cello in tanti paesi, (piale prezioso alleato; 
ritornelli che si abusano per rendere brillante 
la questione a tutto scapito della sua serietà. 
Quantunque sia insetticida, nella sola epoca 

delle nidificazioni ed abbondi di specie stazio- 
narie, io voglio molto concedere ammettendo 
che questo gruppo di uccelli colla vicenda delle 
due nutrizioni vegetale e animale adegui la sua 
azione in guisa da renderne, sotto il punto di 
\ isla agrario de' miei oppositori, inditierento l'ef- 
fetto. Eccoci ridotti ad un numero limitato d'uc- 
celli veramente insettivori, vale a dire a poche 
l'icario e dei Passevacei alle varie specie dei 
Becchi-gentili. Considerato che non forniscono 
certo il maggior contingente alla stazionarietà, 
essendo molti di passo e parte estivi o inver- 
nali soltanto, che parecchi non sono incolpevoli 
perchè ghiottissimi di frutta, conchiuderemo 
che questa utilità, in tante lingue sublimata, 
dovrebbe per lo meno rimettersi nei suoi giusti 
confini. Ma per provare che non utili, ma danni, 
all'agricoltore ne ridondano passiamo a parlan- 
dogli insetti. 

È sbagliata la credenza che l'equilibrio nella 
serie dei viventi debba mantenersi colla lotta 
di due classi ; ciascuna (è legge di natura) lo 
trova in sé stessa e 1" intervento dell'essere 
estraneo sbilancia questo equilibrio. Nel caso 
nostro esso basa nella grande divisione degli 
insetti in erbivori e carnivori ; mentre se lo 
Sviluppo degli erbivori è legato si rettamente 
colle vegetazioni, per cui l'aumento delle specie 



nolo, o la comparsa delle sconosciute si sp 
colla estensione e colla intensità delle coltiva- 
zioni in uso. e colla introduzione di nume, la 
diffusione dei carnivori è in L'apporto diretlo 

col numero di questi erbivori. Ignara o in- 
curante la generalità non bada all'accennata 

divisione e tanto meno ai grandi benefici del 

parassitismo; quindi, considerando indistinta- 
mente nemici tutti gli insetti, ritiene non poter 
trovar*! che fuori di questa classe, in quella 
degli uccelli, il provvido, il potente ausiliario 

per contenderne i danni e per distruggerli. Sarà 

facile dimostrare che s'inganna. 

L'insetto litofago o erbivoro nelle sue me- 
tamorfosi vive pressoché sempre occulto, co- 
stretto a cercare i mezzi di esistenza o sotterra 
nelle radici e nei germi, o nel gambo e nel 
seme della pianta, sotto la corteccia dei tron- 
chi e delle ramificazioni degli alberi, o nella 
corolla del fiore, o nella polpa del frutto ; 
1' insetto carnivoro spazia, assiduamente inse- 
guendolo e cacciandolo dovunque. I. 'uccello. 
per (pianto sia penetrante il suo sguardo, per 
(pianto siano potenti i suoi modi di locomo- 
zione e di preda, non può servirsene general- 
mente che all'esterno e quindi nei voraci suoi 
pasti ingoierà un numero assai superiore di 
insetti carnivori che di litofagi, e a presceglierli 
assieme ai parassiti, lo persuaderanno inoltre 
il sapore delle carni, la mancanza di potenti 
difese, quali gli involucri, le squame, quei 
l'orli aculei, quella facoltà di schizzare umori 
viscidi e fetenti che proteggono questi carni- 
vori. Ripetuti esami sul contenuto dei ventrigli 
degli uccelli constatarono che (piatirò quinti 
degli insetti, che si rinvennero, appartenevano 
ai parassiti e solo un decimo agli erbivori. In 
insigne naturalista, il Canterano, vi trovò sem- 
pre numerosissimi i coleotteri, l'ordine che 
fornisce i maggiori e migliori alleati all' agri- 
coltura, e in relazione considerabile le larve dei 
lepidotteri. Ora se noi dovremo occuparci (piasi 
esclusivamente dei Becchifini che non razzolano, 
e, come si asserisce, per legge di conservazione 
devono giornalmente ingoiare una quantità di 
insetti eguale al peso del loro corpo, enorme 
sarà il danno che nelle proporzioni suindicate 
da tanta ingordigia deriverà ai prodotti del 
terreno. È una verità che trova conferma in molti 
l'alti. Quell'attento e coscienzioso osservatene, 
che è il prof. Mariacher. il quale per formarsi un 
esatto criterio del soccorso degli uccelli osò re- 
carsi, all'apparire insolito di un insetto, nella 
regione infestala, (piando nel Issi, a Ca\a- 

zuccherina in Provincia di Venezia la Pirale 

invase le vigne, di dueceiitoquaTantasei stoma- 



38 



\1 I \NTK ORNITOLOGICO 



clii esaminati, appena in trenta rinvenne, e in 
esigua quantità di quei bruchi e si elie vi aveva 

Compresi, olire lo Passere, alile Specie e che 

correva l'epoca delle nidificazioni. 

Allorché un eguale flagello Ini colpito la 
Francia puossi ritenere che sii uccelli contra- 
starono ad arrestarlo : mentre durò eguale tre 
anni, scorsi i quali, la sparizione del lepidottero, 
avvenuta ad un tratto, si attribuì alla inaspettata 
comparsa di numerosi parassiti elle lo aggredi- 
rono. ■< Quando due o tre rondini (li. rustica), 
« scrive il dott. Antonio Roster, girano tutto il 
« giorno attorno ad un granaio ingoiando centi- 
« naia di Bruchiti, che uscendo dalle faseolacee, 
« ivi raccolte, minacciano la campagna, si l'en- 
« dono senza dubbio utilissime, ma se una di que- 
« ste rondini, strisciando sulla via polverosa, in- 
« goia un Ophion, un Ielineumon, un Campo- 
<• plex od un Mierogaster si oppone cnergica- 
« niente coi fatti a coloro die la chiamano 
« utile e questo accade si può dire giornalmente, 
« perchè dove sono battaglioni di larve dau- 
« uose, ivi accorrono numerosi gli Imenotteri 
« parassiti per deporre le uova su quelle larve 
« e gli uccelli, non mancando mai a quei son- 
« tuosi banchetti offerti con tanta frequenza 
« dalla natura, con due colpi di becco fanno 
« e distanno la loro riputazione. 

E più sotto « Dove non sono che Effìmere 
« e Tipularidi e Coretre e sciami di minuti 
« Ditteri, che salgono con una danza continua 
« fra i salici e i tamarici delle praterie, accor- 
« reranno e Rondini e Mignattiui e Muscicape 
« ed Usignoli ; ma le medesime Rondini deci- 
« meranno il giorno dopo gli Apiarj i più for- 
« niti e i Mignattini rovineranno diecine di 
« larve di Odonati, e le .Muscicape e gli Usi- 
« gnidi si ciberanno di ragni utilissimi e di 
« Imenotteri parassiti. Così il Merops e il Cypse- 



« Iits colla medesima voracità colgono al volo 
« le vespe, le api ed i Philantus e le varie 
« specie di tignuole | Tinnì, Galleria) che colle 
« loro elaborate gallerie minano gli Apiari ». 

Nell'Ausilia, inferiore, dove una legge rigo- 
rosa impone al frutticoitore di sbrucare ogni 
anno le piante, sono copiosissimi gli uccelli 
insettivori ; mentre scarseggiano in altre parti 
dell'Impero, nelle quali è parimente diffusa la 
coltura dei pomari e quella legge non è in vigore. 

La natura governa forse con eguali regole i 
passaggi e le soste, degli uccelli e la comparsa 
e lo sviluppo degli insetti, od è in potere del- 
l'uomo ordinarli in maniera che dalla loro 
coincidenza derivino i benefici vantati ! Astruso 
è il tema delle migrazioni, sono instintive e 
qualunque si addentri in questo studio ricono- 
scerà che lo stato meteorico e termico influi- 
scono potentemente e, più che il cibo, la sicurezza 
del riposo. Se il vento e le pioggie continue 
obbligano i pennuti a mutare sovente le linee 
di passaggio, quale fidanza potrà riporsi nel 
loro intervento? 

Quanto meglio che gli agronomi convertis- 
sero questo patrocinio a favore di alcuni mam- 
miferi e di alcuni rettili : i pipistrelli, il topo 
ragno, il riccio, le lucertole, il rospo, le sala- 
mandre, la raganella ed altri, la cui opera 
proficua si ricambia con innavvertita o barilaia 
persecuzione. 

Termino con una spiegazione : io non sono 
il nemico degli uccelli; tutt'altro, ne riconosco 
i ineriti e i pregi ; quindi difenderò sempre e 
premurosamente le restrizioni che si propo- 
nessero per tutelare la loro conservazione. Ma 
non è in nome dell'agricoltura che le invoco e 
lo scopo che mi prefiggo, è di rimuovere il le- 
gislatore da questo falso concetto, preoccupato 
dalle tristi conseguenze .1 cui esso trascinerebbe. 



Sapendo come il mio amico Prof. Alessandro GMgi, nome noto favorevolmente 
agli studiosi, si era in modo particolare occupato, con intelligenza ed amore 
di Naturalista, sulle relazioni tra gli Uccelli e l'Agricoltura, Io pregai di 
stendermi mi articolo col risultato delle sue ricerche, articolo che rispecchia 
la posizione scientifica odierna dell'importante questione e che sono ben 
lieto di riprodurre nella sua integrità, mandando, anche pubblicamente, i 
mici vivi ringraziamenti al gentile Autore. 

Su//' azione degli Uccelli in rapporto alV Agricoltura. 



Se gli uccelli siano non siano utili all'uomo ragione dol prolungato (libali ilo stia nel fatto, 
nei riguardi dell' agricoltura, è questione da che le due parti hanno lino ad ora discusso 
lungo tempo dibattuta. Io credo però elio la sopra un falso terreno. 



ATLANTE ORNITOLOGI! 1 1 



39 



Da uu lato ehi non possiede L'abitudine della 
osservazione accurata propria del naturalista, 
vedendo i propri campi devastati dagli insetti, 
e vedendo come questi siano divorati dagli 

uccelli, per una serie di grossolani ragionamenti 

giunge a chiedere L'abolizione della caccia. 
D'altro canto L'entomologo, rinchiuso nella cer- 
ehia di studio dei suoi piccoli favoriti, vede 
nell'uccello che li divora un odiato nemico 
e nel parossismo dell'entomofilia, ritiene che 
gl'insetti siano sufficienti a mantenere in natura 
L'equilibrio degli organismi. 

Vi è chi ha recentemente alleluialo die ove 
tulle le specie di uccelli sparissero ad un trailo 
dalla superficie terrestre, il numero degli in- 
selli litofagi non risentirebbe che un aumento 
poco notevole e forse insensibile, perchè al dif- 
fondersi di una specie nociva segue il diffon- 
dersi di altre specie d'insetti parassite di «niella, 
che la riducono in breve periodo al primitivo 
sialo d'indifferenza nei rapporti colla vegeta- 
zione. 

Fino a che la questione si dibatte fra or- 
nitofili ed entomotìli, fino a che si deve giu- 
dicare in modo assoluto se gli uccelli siano 
utili o dannosi, e se gl'insetti parassiti di altri 
insetti siano sufficienti ad impedire o ad arre- 
stali' la diffusione di specie nocive, la risposta 
non solo non è facile, non solo dipende dal 
punto di vista dal quale si parte, ma essa è 
necessariamente erronea. 

Nel congresso Zoologico nazionale tenutosi a 
Napoli nell'aprile del 1901, la questione fu 
trattata in modo elevato; vi presero parte al- 
cuni fra i più emenenti zoologi italiani, i quali 
alleluiarono solennemente trattarsi di una que- 
stione biologica complessa, a risolvere la quale 
occorre tener conto di un numero grandissimo 
di fatti, spesso in apparente coutradizione fra 
loro. Se io volessi anche brevemente tratteggiare i 
complicati rapporti che esistono fra le piante e le 
loro clientele di animali, uscirei certamente dai 
limili impostimi, ma non posso fare a meno 
di ricordare qui il classico esempio di Darwin 
sul cielo biologico svolgentesi attorno al trifoglio. 

Fecondato dai bombi il trifoglio ha un mor- 
tale nemico nel topo campagnuolo che di- 
struggo i nidi dei suoi pronubi ed ha dei potenti 
alleati nei falchi, nelle civette e nei gatti che 
mangiano i topi. Il lettore acuto comprenderà 
senz'altro che simili cicli si svolgono intorno a 
ciascuna delle piante coltivate, e che la utilità 
indiretta di un animale dipende non soltanto 
dalla eliminazione che egli fa di puri e sem- 
plici litofagi, ma dalla protezione involontaria 
ed indiretta esercitata sui pronubi. 



Un altro esempio di mollo interesse atto a mo- 
strale la complicazione di questi rapporti, ci è 
dato dal inolio eoi quale bì propaga il vischio. 
In raccoglitore di rischio vede facilmente mila 

tOl'dela (Turdms VÌSCivorus) un nemico che man- 
gia le bacche «hi lui cercate: non pensa pero 

elle senza quegli uccelli il vischio perirebbe, 

poiché sono essi che lo propagano a glandi 

distanze, mediante la defecazione dei semi in- 
digeriti, che restano attaccati ai rami per opera 
degli escrementi liquidi. 

ciò premesso, passo a riferire le principali 
obbiezioni portate dagli entomologi particolar- 
mente, contro gli uccelli. 

Se si dà uno sguardo alle specie che vivono 
in Italia, si troverà, essi dicono, che molle 
sono granivore e perciò dannose, alcune vivono 
nelle paludi e sono indifferenti; fra le specie 
insettivore molte sono di passo eil hanno 
scarsa importanza e le altre... che l'anno lo 
altre? Mangiano spesso insetti utilissimi, ento- 
niofagi come i mantidi, endofagi ed entomopa- 
rassiti come gVicneumoni. In una recente in- 
chiesta sul contenuto degli stomaci di alcuni 
vertebrati è fatto carico ad una rondine, se non 
erro, di avere mangiato un icneumone, insetto 
utile. Non pensava forse lo zoologo scrivente che 
gl'icneumonidi sono fra i più frequenti e nume- 
rosi imenotteri e che troppo sarebbe che a queste 
velocissime bestiole, le sclilupfwespen dei te- 
deschi, non capitasse mai di rimanere preda «li 
un uccello. 

Inoltre, quando uu uccello mangia un insetto 
carnivoro, prima di affermare se il primo ha 
fatto un'opera buoua o cattiva, bisognerebbe 
sapere se l'insetto era a sua volta divoratore 
di insetti utili o nocivi. E «piando si pensi che 
la mantide per esempio, dopo le nozze divora 
il proprio marito, sarà permesso all'ornitologo 
di dubitare che un uccello compiti grave danno 
ingoiandola. 

Ma oltre agli insetti, l'agricoltura ha molto, 
anzi moltissimo a temere dalle chiocciole e dai 
topi : quelle sono raccolte con cura dai galli- 
nacei e dai piccioni, questi sono preda dei ra- 
paci e dei corvidi. 

La distinzione degli uccelli in insettivori e 
granivori è un errore. Uccelli assolutamente 
granivori non ve ne sono, giacché il regimi' 
alimentare varia col variare dell'età e delle 
stagioni e nel periodo giovanile tutti gli uccelli 
esclusi i colombi, compresi i gallinacei ed i 
passeri, sono eminentemente insettivori, sia 
perchè grani non possono ancora digerire, sia 
perchè abbisognano di sostanze animali per 
sviluppare il loro organismo. 



iO 



MI. w I I OKNITOI.OGICO 



Stabilito che tutti gli uccelli divorano insetti, 
chiocciole <• topi quando possono, restano due 
obbiezioni principali da risolvere ancora. 

Quali sono i rapporti fra gli uccelli insetti- 
vori ed i pronubi delle nostre piante coltivate, 
dei quali pronubi è oggi indiscutibilmente rico- 
nosciuta l'enorme importanza? La risposta è 

facile. So nella natura selvaggia, troviamo clic 
molle piante annoverano i loro pronubi fra i 
coleotteri, i (litteri. i rincoti ed alcune anche 
fra le chiocciole e gli stessi uccelli, è certo che 
la grande maggioranza «lei fiori sono visitati e 
fecondati dalla famiglia dolle api, antoflle e 
pronube per eccellenza, munite d'organi speciali 
per la raccolta del polline. Ma le numerose 
specie di apiarii sono provviste altresì di par- 
ticolari organi di difesa ed offesa ; clii abbia 
una certa, pratica di questi animali, sa come sia 
cosa tutt'altro che agevole avvicinarle e come 
siano temute dai nostri volatili domestici. In- 
fatti uccelli eminentemente api veri costituiscono 
eccezioni: il gruccione (Merops apiaster) ed il 
falco pecchiajuolo (Pernis apivorus) . Queste spe- 
cie sono inoltre divoratrici di vespe, annoverate 
fra gli insetti dannosi . 

Ma gli uccelli insettivori sono dannosi par- 
ticolarmente (piando distruggono insetti nocivi. 
Questa obbiezione è seria, considerando l'au- 
torità di chi la sostiene; nondimeno essa e pa- 
radossale. Trae origine dalla considerazione 
che al diffondersi eccessivo di una qualunque 
specie d'insetti, corrisponda, analoga diffusione 
di specie parassite di essa. Poiché i parassiti 
sono generalmente più prolifici delle vittime, 
alcuni entomologi affermano che quel preda- 
tore, uccello, rettile o carabo, il quale non 
distinguendo fra vittime immuni ed infettate, 

sceglie una, di queste, reca, un gravissimo 
danno, perchè per ogni insetto nocivo che di- 
strugge, ingoia con esso tutte le larve di pa- 
rassita die contiene. A questa obbiezione fu 

risposto da altri non meno autorevoli zoologi. 

che tenuto conto delle uguali probabilità che ha 

il predatore di divorare insetti nocivi immuni 
od infettati, non è a, temere clic l'azione del 
predatole intralci quella del parassita, ma piut- 
tosto le siti di efficace aiuto. Inoltre se vi 
sono casi in cui sarebbe assurdo contrastare 
la glande efficacia dell'azione dei parassiti. \<- 

ne sono altri molti in cui l'azione di questi e 
nulla, perchè essi stessi non scelgono sempre 
vittime immuni : quando più di un individuo 

depone le uova sulla stessa preda, questa e 
insufficiente ad alimentare tutti, determinan- 
dosi in tal modo eolla morte dilla vittima, 
quella dell'intera colonia parassita. 



A molte obbiezioni risponde l'esempio della 
biologia del Leucospis giga*. K questo uno fra i 
più grossi endofagi ed e parassita della Gka- 
licodoma mura/ria, frequentissimo ed utilissimo 
pronubo, il (piale depone le uova ili una 
cella piena di miele. p( 11 tei lamento chi lisa da, 
un grosso strato di fango. 11 parassita colla, 
potente lerelua perfora, la cella, della vit- 
tima e \i depone un uovo. E assodato clic 
molte uova possono essere deposte, forse da 

più di un Leucospis, nella medesima cella della 
Chalicodoma, ed è altrettanto assodato che la 

prima operazione eseguita dalla larva di Leu- 
cospis schiusa prima delle altre, è di distrug- 
gere tutte le uova, della, sua specie dalle (piali 
nascerebbero dei terribili concorrenti. 

Appare dunque chiaramente come sia mal 
basato un dibattito consistente nell'affermare 
da un lato l'utilità dei predatori negando quella 
dei parassiti, dall'altro l'utilità dei parassiti 
negando quella dei predatori. 

Ambedue queste categorie di animali possono 
recare grande aiuto all'uomo nella lotta contro 
gl'insetti nocivi. La schiera dei predatoti, co- 
stituita, in grandissima maggioranza dagli uc- 
celli, per le considerazioni esposte più su. riesce 
di incalcolabile aiuto all'uomo nel periodo pri- 
maverile, quando cioè la. vegetazione è nel suo 
pieno sviluppo, (piando gl'insetti che vivono a 
sue spese sono nella maggiore atti\ ita. e (planilo 
gli uccelli nidificando sono costi etti a man- 
giare inselli, non solo perche questi sono ne- 
cessari all'alimentazione della prole, ma, anche 
perchè frulli e semi non ve sono ancora. 

A questo punto peto gorge un'ultima obbie- 
zione. A (piai proposito parlare di utilità agri- 
cola degli uccelli, (piando la loro protezione 
è resa impossibile dall'agricoltura stessa, (die 
ne impedisce la nidificazione e li rende più fa- 
cilmente preda del cacciatore.' quando l'uòmo 
reso arbitro dell'equilibrio della natura, può 
a, suo talento modificarlo senza intervento di 
alile forze organiche naturali ! 

Queste obbiezioni mostrano solamente che 

le condizioni dell'avifauna son rese tali dal- 
l'agricoltura, da. esigere una protezione più ef- 
ficace di quanto sarebbe necessario in luoghi 
ancoia, incolli e disabitati. 

È mio profondo con\ incimento (die non l'agri- 
coltura, ma l'agricoltore siano nemici della sel- 
vaggina, (ili uccelli si adattano facilmente alle 
modificazioni dell'ambiente e ne abbiamo prove 

nella rondine, nel passero, nelle ci \ il le ed altri, 

che i dovevano cerio nidificare nelle case 

(piando queste noti esistevano. Non dirò che 
l'agricoltura sia proprio tale da favorire l'ao- 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



II 



crescimento dell'avifauna, ma anche ni i terreni 
coltivali vi restano abbastanza olmi, pioppi e 
quercie a disposizione degli uccelli che amano 
nidificare in alto, ed abbastanza siepi e fossetti 
per quelli che nidificano in iena. E con tutta 
la distruzione che se ne fa oggi, sono convinto 
che la selvaggina sarebbe ancora numerosissima 
se contadini e ragazzi non guastassero siste- 
maticamente le nidiate. 

Quanto all'equilibrio della natura, mi preme 

osservare che l'uomo agisce molto moderata- 
mente su di esso. L'uomo modifica, estendendo 
una coltura, la qualità della vegetazione, fa- 
cendo prosperare una sola pianta dove prima ne 
venivano cento. Egli favorisce indirettamente 
tutta la clientela di parassiti e niufualisti della 
specie coltivata, ma su queste clientele egli 
non ha che un'azione molto limitata. Provveda 
adunque a che sia mantenuto nell'agricoltura 
L'equilibrio speciale occorrente alla prosperità 
di una data pianta e poiché le circostanze vo- 
gliono clie l'uomo, predatore per eccellenza, 



eserciti una azione notevolissima contro i pre- 
datori, mentre poca ne ha contro i Litofagi, 
moderi quella sua azione nel proprio interesse. 
Per concludere, io credo che nella questione 

della protezione degli uccelli, sia non solo 

permesso ma doveroso l'opportunismo. Oggi 
l'uomo renile nulla eil inefficace L'opera dei 
predatori schiacciando il carabo, impalando il 
rospo, uccidendo la serpe e gli uccelli. Que- 
sti costituiscono, come ho detto, un'enorme 

maggioranza fra i predatori, ed il loro numero 

è al disotto di quanto sarchile, necessario a 
mantenere l'equilibrio in quella categoria di 
organismi ohe immediatamente ne dipendono. 
Nel senso di permettere che i predatori, ossia 
gli uccelli in prima linea, i rettili e gli anfibi 
poi, possano raggiungere nuovamente lo stato 
di equilibrio, io intendo la protezione degli uc- 
celli. Oggi dunque io mi sento ornitoiilo. pronto 

a passare all'altro partito quando per i tsulte 

disposizioni eccessivamente restrittive, dovesse 
verificarsi l'eccesso opposto. 



Dal Laboratorio di Zoologia dell' f'nìvrixifii <iì lìoli><iini 
13 Gnniili; Ì902. 



Alessandro Ghigi. 



Le Migrazioni degli Uccelli. 



Per migrazioni intendiamo quei viaggi rego- 
lari e periodici che gli Uccelli imprendono e 
compiono ogni turno in determinate epoche e 
con eguali direzioni; sono eminentemente mi- 
granti quelle specie che nidificano molto al 
Nord nell'Emisfero settentrionale e più nordico 
che è il loro estremo limite di distribuzione, 
più luughi sono i viaggi che imprendono re- 
golarmente. Emigrazione è invece l'esodo par- 
ziale o totale di una o più specie da una data 
regione fino allora abitata, fatto che viene pro- 
vocato da cause eccezionali, spesso ignote, su- 
bitanee o lente, e persino secolari. Le escur- 
sioni poi sono quei parziali spostamenti da una 
località all'altra, determinati più che altro da 
speciali fattori, (inali il nutrimento, il clima, 
la riproduzione, etc. Incursione è l'immigra- 
zione di numerose bande di Uccelli, che sono 
stazionari nei loro paesi di origine. E l'esempio 
più luminoso di questi ultimi anni si deve alla 
comparsa del Sinatte che prima del 1863 era 
noto soltanto quale abitante della Tartaria e 



che ad intervalli invase, quale orda barbaresca, 
più paesi d'Europa, ove anche nidificò ed ove 
sembra essersi stabilito, lasciando in parte le 
natie contraile. 

Riguardo alle migrazioni gli Uccelli si divi- 
dono in : 

n) Uccelli stazionari, detti anche sedentari, 
che sono quelli che nascono, crescono e rauojono 
nel loro paese di origine, o tutt'al più impren- 
dono escursioni. Però, nel senso stretto della 
parola, quasi ogni uccello od in un paese o nel- 
l'altro della sua distribuzione e migrante, e 
può dirsi che tale fenomeno è universale e che 
non esistano uccelli generalmente .stazionari . 
sicché questi potrebbero piuttosto dirsi « specie 
parzialmente migranti ». 

b) Uccelli ili passo, cine quelli che impren- 
dono ogni anno viaggi: che se tali viaggi sono 
regolari e periodici si dice che la specie é di 
passo regola/re, se invece essa non si presenta 
regolarmente in un dato paese, si dice ehi- è 
di passo irregolare} quando le sue apparizioni 



Atlante ornitologico. — l'urto I. 



42 



\ I I w 1 I ORNI rOLOGICO 



non sono regolate da alcun fatto ed accadono 
solo come fenomeno straordinario ed a larghi 
intervalli indipendentemente da qualsiasi ra- 
gione conosciuta, si dice che la specie è acci- 
dentale od avventizia e quantunque sembri die 
nessuna legge governi tale « erratismo » degli 
Uccelli, pure pare indubitato clic anche esso 
in qualche modo sia governato da principi fis- 
sati, perchè se noi non possiamo stabilire in 
quale anno arriverà dalla, Siberia in Italia un 
uccello accidentale, siamo però in grado di 
conoscere relativamente in quale epoca dell'anno 
potrà giungere. 

Uccelli <li semplice passo o di passo, parlando 

delle zone temperale, s > quelli elio (lassano 

due volte all'anno in determinate epoche {autunno 
e prima/oera) e per determinati paesi, soffer- 
mandosi o punto o poco e ben inteso senza 
nidificare, uè svernare in tali distretti ; uccèlli 
invernali sono quelli clic non nidificano in un 
dato paese, ma arrivano nell'autunno per pas- 
sarvi l'inverno e partire a primavera, mentre 
yli estivi sono quelli che giungendo di prima- 
vera, nidificano e ci lasciano all'avvicinarsi 
dell'autunno. 

Naturalmente le specie che frequentano d'in- 
verno le zone temperate sono quelle che nidi- 
ficano molto da vicino al polo, e ritornando 
laggiù di primavera fanno perfettamente ciò 
clic compiono quelle specie che, svernando molto 
da vicino all'equatore, vengono da noi in pri- 
mavera; mentre gli Uccelli di passo propria- 
mente detti, come i nostri invernali, nidificano 
assai assai da vicino al polo, ma come i nostri 
estivi cercano il soggiorno invernale molto da, 
vicino all'equatore, e quindi e piono più lun- 
ghe migrazioni. 

di /'cecili ili passo parziale, sono quelli che 
non compiono vere migrazioni, ma semplici 
escursioni in grado più o meno visibile, peni 
se una specie è migrante parziale non tutti i 
i suoi individui si presentano tali e la ragione 
di questa diversità di contegno non ci è nota. 
come anche alcune specie sono migranti in un 
paese e non lo sono in un altro. Alcuni' specie 
hanno passo primaverile iti date regioni, mentre 
l'autunnale si effettua per via differente e vi- 
ceversa, cosi dicasi per l'Italia àeìVHirundo 
nifuìa, della Glareola pratincola, etc. che sono 
molto rare d'autunno, mentre compaiono con 

una certa frequenza di primavera. 

La migrazione, come dice il Newton, è uno 
di quei fenomeni che maggiormente eccitano 
la nostra curiosità e la nostra meraviglia ed 
è forse il più grande mistero che si affacci nel 
Regno Animale, mistero che attirò sempre l'at- 



tenzione dei più antichi scrittoli e che, nelle 
sue grandi linee, pilo essere egualmente spie- 
gato dal più moderilo uomo di scienza, (pianto 
da un ignorante selvaggio o da un profeta 
da un poeta dei tempi antichi, tanto e cosi 
immensa è la nostra ignoranza a tale proposito. 
Le cause principali che si adducono per le 

migrazioni autunnali, cioè per quelle dirette 
al sud. sono la mancanza di cibo e l'inclemenza 
delle stagioni: in quelle primaverili cioè, nel 
senso da sud a nord, si vuol vedere un ardente 
desio di litorno alla vecchia patria ed il bi- 
sogno della, novella vita. Ed il Wallace (') tentò, 
in qualche modo, di spiegare come sarchile stala 
contratta l'abitudine delle migrazioni ed io ne 
cito le sue stesse parole: 

«Mi sembra probabile che qui, come in molti 
altri casi, gli individui più adattati tra i so- 
pravissuti ( ) mostrino (pianto grande fu la loro 
influenza. Supponiamo che una data specie di 
uccelli migranti non possa sicuramente nidi- 
ficare di regola che in un'area prestabilita e 
che in seguito, durante una gran parte del- 
l'anno, essa non possa trovare nell'istesso paese 
il cibo sufficiente e necessario alla sua esistenza. 
Ne seguila che quegli uccelli, che non abban- 
doneranno tale area, soffriranno e poi mori- 
ranno, ciò che avverrà anche degli altri che 
non abbandonarono quella località, cui erano 
giunti pello scopo dol nutrimento. Ora, se noi 
supponiamo che queste due aree fossero (per 
alcuni vecchi antenati delle specie ora esistenti) 
coincidenti, ma die si fossero gradualmente 
staccate l'una dall'altra per cambiamenti geo- 
grafici o climatici, noi potremo facilmente ca- 
pire in quale modo sia al line divenuta eredi- 
taria, l'abitudine di migrazioni parziali ed in- 
cipienti in stagioni fissate, e come in tal modo 
sia venuto a Stabilirsi ciò che noi chiamiamo 
l'istinto. E facilmente si troverà che ancora 
esistono varie graduazioni nelle diverse l'arti 
del Mondo, da una completa coincidenza ad 
una, completa separazione delle aree di nidili- 

cazione e di nutrimento e (piando la, conoscenza 

naturale di un sufficiente numero di specie di 

uccelli sarà completamente studiata, noi po- 
tremo trovare i varii anelli che collegano quelle 

specie che non abbandonano mai una ristretta 
.ina. nella (piale si riproducono e vivono tutto 
l'anno e quelle che hanno due aree all'atto se- 
parate ». 

Le migra/ioni degli Uccelli hanno luogo anche 
digiorno, ma precipuamente di notte, special- 



| i Vat V W9. 

i i « Survival of (he (Utest ■■■ 



VII.AS I i: ORNITOLOGI! 



l:: 



niente se queste sono seme o burrascose; alcuni 
si riuniscono in grandi branchi, altri soltanto 
appajati ; i maschi talora precedono le femmine, 
e «li solilo i giovani partono prima dei vecchi, 
eccettuando il Cuculo. Circa al fatto che gli 
Uccelli siano gli araldi ilei tempo buono o 
cattivo, ciò è più teoria, che realtà. Pro- 
babilmente essi abbandonano d'autui paesi 

già divenuti freddi per le abbondanti nevicate 
e violenti burrasche, e quindi non è impro- 
babile ehe questo inilusso -i ripercuota anche 
in lontani paesi ; quindi se anche dobbiamo 
ammettere, elio tali grandi movimeuti- 
siano in parte governati da fenomeni me- 
tereologici, non ci è giuocoforza presumere 
elie gli uccelli servano di sicuro baro- 
metro. Ed è un tallo clic sia bello o 
sia brutto, sia freddo o caldo le specie 
partono od arrivano ad epoche lisse e 
strettamente determinate e se. lo studio 
delle migrazioni l'osse completo, si po- 
trebbe stabilire quasi matematicamente 

il giorno di all'ivo delle singole specie, 
non di tutte però, e cito pel primo caso 
il Rondone ed il l'ideine Ila di mare; 
mentre altre die vengono da più lon- 
tane regioni non offrono eguale esattezza. 

Da tempo pure venne notato elle, spe- 
cialmente nei passaggi di primavera, i 
brandii composti esclusivamente di ma- 
schi arrivano prima di (pulii delle fem- 
mine, cosa facile a spiegare, perchè 
certamente in epici viaggi di qualche 
migliaio di chilometri i maschi, come 
pio fortemente costituiti, potranno attra- 
versare queste distanze con maggiore fa- 
cilità ed impiegando quindi tempo più 
breve. Come è un fatto che gli individui di 
maggiore statura e robustezza della stessa 
specie raggiungono il limite più nordico, cui 
la specie stessa arriva; ed a convalidare ciò 
cito il fatto dei grandi esemplari di falcone 
clie si predano da noi soltanto all'epoche dei 
passi e nell'inverno e che collimano per di- 
mensioni con quelli clic \ T ivono d'estate nella 
Russia settentrionale, mentre i soggetti che ni- 
dificano tra noi non offrono le dette dimensioni. 

Molte osservazioni sulle migrazioni furono 
lavorile da studi fatti su (pianto accade attorno 
ai fari. E questo si deve specialmente notare 
circa i fari delle Isole Britanniche e dell'isola di 
Helgoland, un'isola remota e meravigliosamente 
adatta pei osservazioni di tal genere. Queste 
notizie, le più complete che mai siano stale 
raccolte, le dobbiamo al signor Giitke, che 
passò la piii gran parte di una lunga ed utile 



esistenza in questa piccola località. Egli studiò 
con la maggior cura i movimenti degli ucci 111 
durante il passo ed il ripasso a seconda delle 
stagioni; a citare qualche l'atto, dirò come egli 

assc\ eri che talora essi \ ola \ a no in enormi (pian- 
tila attorno al faro: e in una notte di oltobi e, 

p. e i Fiorrancini volteggiavano cosi numerosi 

come i fiocchi di neve in una abbondante nevi- 
cata... sicché alla mattina seguente formicola- 
va lappertutto nell'isola; e miai dopo le 

allodole a miriadi si affollarono per (piani.. 
notti consecutive d'attorno ai brillanti raggi 




eli uccelli attorno ni Faro d'Helgpland, 

in una notte durante lo migrazioni. 

uhi Qàtke). 

del l'aro, assieme a quantità non minore di 
storni ( l'i/rinft). 

Parecchi Autori (') parlarono diffusamente 
delle, cosi dette vie seguite dalle colonne mi- 
granti e le principali pirla Regione Paleartica 
furono l'issate dal l'almèn in numero di nove 
e cosi dettagliatamente stabilite: 

Da prima (A), lasciando le coste Siberiani' del 
Marc Polare, la. Nuova Zembla e la Russia 



l'I Palméti, "./. Foglamea fiyttningtvàlgar , ETeleingfoi 
1874, colla traduzione in tedesco, Ueber die Zugstrassen der 
Vogtl, Leipzig, 1876; Eneycl Britann. ..I. D, a III, p. 708; 
ETomoyer, E. v. . Journ. fiir Ornith. 1876, pp. 387-391 . 
p, 113; !.. Bteeao, /'.'. Wanderungen der I i 1881; 

r ,i in ii \ utworl :... Serra E. I'. \ .... II.. ...... i 

der « Zugttrassen dei' r< : . ' , Blolsingfore a Leipzig, 1882; 

S,.\ , i |/.iu , / 

| ,'/'.. 

>...■ ;,„,,. Voi I/i I I, pp. 234-387) : Ui 

Zuggtrassen der V'ògel vm euroj Hschen Riti island, II. pp. 291- 
::.'.:i (1886), etc 



H 



ATLANTE ORNITI >!.< Mi 1< '< i 



settentrionale, corre lungo la costa occiden- 
tale della Norvegia fino al Mare del Nord 
ed alle Isolo Britanniche. 
La seconda (B), partendo dalle Spitzbergen e 
dalle adiacenti isole, segue la stessa strada. 

ma si prolunga sino alla Francia, alla Spa- 
gna, al Portogallo, giungendo alla costa oc- 
cidentale dell'Africa. 

La terza (C), parte dalla Russia settentrionale. 
attraversa il Mar Bianco ed i grandi Laghi 
di Onega e I. adoga, corre lungo il Golfo di 
Finlandia e le parti meridionali del Baltico 
sino allo Holstein ed all'Olanda, ove si di- 
vide — un braccio unendosi alla seconda via 
principale (B), mentre l'altro, correndo lungo 
la Valle del Reno ed attraversando quella 
del Rodano, si divide ancora, giungendo al 
Mediterraneo, ove una strada passa lungo 
le coste occidentali dell'Italia e della Sicilia, 
una seconda prendendo invece la direzione 
della Corsica e della Sardegna ed una terza 
seguendo le coste meridionali di Francia, e 
le orientali di Spagna, tutte e tre terminando 
nell'Africa settentrionale. 

La quarta (I>). la quinta (E) e la sesta (F) delle 
linee principali partono dall'estremo Nord 
della Siberia. 

La quarta (D), seguendo Lobi, si divide presso 
Tobolsk, un tratto, divergendo al Volga, di- 
scende per quel fiume e così passa al Min 
di Azov, al Mar N'ero, e quindi pel Bosforo 
e, pell'Egeo giunge all'Egitto, un altro tratto 
giunge al Caspio pella via del fiume Trai e 
per di là si porta al Golfo Persico, mentre 
altri due tratti si perdono nelle steppe. 

La quinta (E), rimonta lo Jenissei, attraversa 
il Lago Baikal ed arriva alla Mongolia. 

La sesta I 1'). rimonta la Lena e, toccando l'alto 
Amar, arriva al Mar del Giappone, ove si 
unisce con la Kiitinia (G) e V ottava (0) che 
partono dalle regioni orientali della Siberia 

e dal Kamciatka. Oltre questa, la nona (X). 
partendo dalla, Groenlandia e dall'Islanda, 
passa per le Far Oer alle Isole Britanniche 
e fusa nella seconda (B) e india terza (C) 
giunge alle costo Francesi. 

Queste, secondo il Prof. Palmèn, sarebbero 
lo principali vie di migrazione, tutti i corsi 
d'acqua servirebbero però quali vie secon- 
darie. 

Quantunque noi dobbiamo ammirare questi 
sforzi intelligenti, sentiamo però che sono in 
gran parto sogni di fantasie immaginose, e che in 
realtà poco o nulla vi si trova di positivo, e qui 
tra quegli Autori che, con maggiore assiduita e 



larghezza di mente, studiarono il complesso 
problema delle migrazioni degli Uccelli cito il 
nomo di fàllico Giitke e della sua grande 
opera ('). 

L'altezza e la celerità di volo dipendono 
da molti fattori, quali lo stato dall'atmosfera 

e del vento, e nolo però che lo colonne mi- 
granti compiono i loro viaggi ad altezze che 
l'umano pensiero non creilo possibili e cito il 
fallo di Tennant ( '), che guardando il sole con 
un telescopio, vide uccelli che parevano Nibbi, 
ad un'altezza di parecchie miglia e quello di 
Sooit ii olio, osservando nella notte del 1!) ot- 
tobre ISSO la luna con un telescopio, vide 
colonne di uccelli migranti, che egli presume 
fossero ad un' altezza varia di uno a due mi- 
glia inglesi ; tralascio altri fatti che non cito 
a titolo di brevità ('). 

Riguardo la velocità di volo degli Uccelli 
conosciamo ben poco. Una rondine mandata 
da Roubais a Parigi — 160 miglia — impiegò 
novanta minuti, ciò che darebbe 106 miglia 
all'ora! Si citano esempi di Piccioni, che sii 
traiti di qualche lunghezza, teunero velocità va- 
rianti da trentasei a ottanta miglia all'ora! il 
Piviere dorato americano in una sola notte var- 
cherebbe una distanza pari a 1700 miglia od a 
questo proposito il signor Ileadle\ dice: « Anche 
arguendo una velocità di 60 miglia all'ora, gli 
uccelli dovrebbero volare per 25 ore. ciò che 
e troppo senza prender cibo » ed ha più che ra- 
giono!! Giitke, il benemerito ornitologo tedesco, 
che passò la sua vita nello studio dei costumi 
dogli Uccelli ad Helgoland , credeva che il 
Tot t'azzurro orientale potesse lasciare l'Africa 
sull'imbrunire ed arrivare ad Helgoland nove 
oic dopo, facondo 1600 miglia durante la stessa 
notte, come lo Sharpe dice « la quasi mi- 
racolosa velocità di 1S(I miglia all'ora» [Py- 
vraft). 

Circa la, direzione, cioè al modo con cui si 
orientano le colonne migranti, furono messo in 
Campo lo ipotesi dell'istinto, di un innato senso 
di direzione, dell'esperienza, etc ; ma se la 
migrazione è ancora un mistero, il fatto por 
cui gli uccelli trovano sempre la loro strada, 
sia essa attraverso fitte boscaglie, o lande de- 
serte o mari sconfinati, è ancora il mistero dei 
misteri. 



l'i Vie VogehoarU Helgoland, Brannschiroig, 1891, 2 ft edi- 

sione, 1900. 

i Stray Feathert, III, pag. Ì19. 
I , Bull, Ruttai a,,, Uh. Chili. VI. pp. 97-100 
l , Alien, Bull. Vuttal Ornith. Club, TI, p. 188 : Clmpnian, 

!.</.. 1888, o 37-39; .'■ mrn. de Phyt. I.I.X. p. 31 Vatuiv 

XIX, p. i::i, 13 March L879. 



\ I I \\ I 1 ORNI i"l .' "■!' 1 1 



15 



// canto degli Uccelli. 



È noto die tutti gli uccelli hanno una voce 
speciale che si dice canto, quantunque questa 
parola nel suo vero senso denoterebbe solo un 

suono modulato. E ad indicale le varie mo- 
dulazioni che olire tale fenomeno, si dice che 

il Merlo lischia. clic il Corvo gracida, che il Ru- 
BÌgnuolo gorgheggia, che il Tordo gquittisce e 

co~i via, come pure varie denominazioni souo 
usate pei differenti suoni emessi dai Mammi- 
feri. Alcuni Uccelli hanno canto melodioso 

(Rusignolo), altri, pure avendo bellissime note 

(Cuculo), non hanno un vero e proprio canto. La 
voce di un uccello può esprimere ira, avviso di 
pei icolo o dolci note d'amore e di ardente desio, 
ma non tutti i suoni si possono classare sotto 
il titolo di canto. E più volte il Naturalista 
si e domandato perche l'uccello canta .' La più 
probàbile interpretazione è quella che un uc- 
cello canti per innamorare la compagna e pro- 
curarle diletto durante le gravi cure dell'incu- 
bazione. Ed infatti, assai di sovente, il maschio 
cania col piìi grande trasporto, sinché la com- 
pagna cova e termina di cantare (piando sgu- 
sciano i piccini, che se questi siano distrutti 
e la femmina deponga nuove uova, esso prin- 
cipia nuovamente a far udire le sue note d'a- 
more. Alcune specie (Pettirosso, Lodola, Tordo) 
cantano tutto l'anno, eccetto durante la muta 
o nelle giornate burrascose d'inverno, ma di 
primavera le loro melodie sono piii attraenti, 
il canto più intenso e più sviluppato, il gor- 
gheggio più modulato. 

Semina certo che esiste rivalila tra i maschi 
di date specie, nel senso di «piale di questi canti 
più soavemente e che le femmine scelgano il mi- 
glior cantore, lasciaudo gli altri a sforzarsi per 
guadagnare la simpatia di qualche al tra compagna 
od a rimanere celibi. Alcuni Autori asseriscono 
che il canto è l 'espressione di un eccesso di 
energia, di superflua vitalità e che l'uccello 
«aula per semplice diletto. Ed il fatto, ehe 
tutti i Intoni cantori hanno opachi colori, 
tornerebbe in parte a conferma della prima 
ipotesi. E si nota che gli uccelli ili brillanti 
colori o di canto melodioso rappresentano la 

più alta perfezione nella lotta per l'esistenza 
e che possiedono qualche cosa di eccedente 
nella loro vitalità da consumale nella soa- 
vilà del canto o nello splendine delle belle 



penne, ma non in ambedue di queste prero- 
gative. È indubitato che il canto e anzitutto 

un modo di corteggiamento. Ed e un fatto che 
quelle specie, nelle quali i maschi non hanno 

un tal potete musicale da innamorare le fem- 
mine, adottano altri sistemi, sia il combatti- 
mento, O evoluzioni, danze, lotte, ite. e questo 
è un fattore potente di selezione naturale. 

L'organo della voce «lenii Dccelli e allatto 
loro speciale e vieti detto siringe od anche 
bassa laringe, perchè è situata molto piti al- 
l'ingiù del nostro organo vocale, e perchè è 
una modificazione degli tinelli terminali, della 
trachea e degli adiacenti superiori «lei bronchi. 
Questi ultimi sono incompleti nella loro parete 
interna, di modo che i lati dei bronchi che 
guardano oppositamente e che sono «lei tut io 
membranosi, formano la così «letta membrana 
timpani/orme, mentre che il timpano della trachea 
sarebbe costituito dagli anelli della parte in- 
feriore della detta porzione. L'osso trasversale 
o pessulus è quello che divide la siringe inter- 
namente e per maiilo-aiia semilunarc s'intende 
quella ehe parte dal margine superiore del 
pessulus e che termina in un margine concavo 
nella cavità del timpano della trachea; «piando 
il pessulus manca, la membrana si attacca di- 
rettamente sugli angoli illusali e ventrali del- 
l'ultimo o degli ultimi anelli tracheali. Grli or- 
gani vocali, propriamente «letti, sono «ptelli 
che si inseriscono sulla parte terminale della 
trachea e sui bronchi e variano all'infinito, 
tante sono le modificazioni che possono offrire. 
11 loro suono è simile a quello di un oboe o 
di qualsiasi altro istrumento a fiato ed i muscoli 
speciali, che agiscono nelle parti adiacenti, mo- 
dificano l'azione dei detti organi. Questi muscoli 
si dicouo estrinsici se passano tra il tubo re- 
spiratorio e le parti esterne di esso e sono «li 
solito in numero di due paja, intrinsiti se pas- 
sano soltanto «la timi patte del tubo respiratorio 
trachea e bronchi) ad un'altra e di questi ne 
esiste in generale un pajo, ma possono pre- 
sentarsi in numero di cinque o sei paja e [las- 
sano dal disotto della trachea agli anelli bron- 
chiali. Questi muscoli addizionali sono presenti 
precipuamente negli Uccelli Cantori, ma si tro- 
vano tinche in altri che non cantano, come ad 
esempio nella Cornacchia e nel Corvo imperiale. 



Hi 



ATLANTE ORN ITOLO! i |( u 



Questa sarebbe la Dormale costituzione del- 
l'organo del canto, ma vi possono essere spe- 
ciali modificazioni, come la mancanza <li mem- 
brana semilunare, ciò che si verifica anche negli 
Uccelli Cantori più altamente caratterizzati ; la 
siringe può venir formata dalla sola trachea 
(gen. Thamnophilus) o «la un solo bronco 
(Steatornis) ed i muscoli mancare del tutto, 
cioè nella trachea e nella siringe (gen. Struthio 
ed atlini. Cathartidae) ; la siringe poi di so- 
lito è tracheo-bronchiale, ina può essere tra- 
cheale e bronchiale. 1 pappagalli non hanno 
osso trasversale e presentano tre sole paja di 
muscoli intrinsici, semina ch'essi parlino con 
l'aiuto della lingua e del becco. Noi però non 
sappiamo come agiscano le membrane vibranti, 
uè in (piale modo venga modificata la loro ten- 
sione dai muscoli speciali dei (piali parlammo, 
quantunque sia certo che le varie dilatazioni 
della trachea e della laringe superiore agiscono 
sulle diverse modulazioni della voce, che sono 
dovute agli anelli, ai semianelli, ai muscoli ed 
alle membrane che costituiscono l'organo detto 
Siringe. 

Il numero dei muscoli vocali o il loro luogo 
di inserzione fu usato nelle classificazioni Or- 
nitiche per caratterizzare alcuni gruppi di Uc- 
celli, e qui cito alcuni nomi adoperati nella ter- 
minologia ed il cui significato non è molto noto. 

a) Mesomyodi - quando i muscoli sono 
inseriti sulla parte centrale o laterale dei semi- 



anelli bronchiali (forme primitive delia gran 
p;n te degli Uccelli). 

b) Acromyodi - quando i muscoli sono 
attaccati sulla parte terminale di «pici semi- 
anelli, ove passano nella membrana timpani- 
forme (Oscines). 

e) Anacromyodi — (piando i muscoli sono 
inseriti sulla parte dorsale dei (letti semianelli. 

ti) Catacromyodi — (piando i muscoli sono 
inseriti sulla parte ventrale dei detti semi- 
anelli. 

e) Diacfomyodi -quando i muscoli sono 
insiliti su entrambi gli apici dei detti semi- 
anelli. 

■y) OlygOMYODAE — se esistono pochi mu- 
scoli del canto. 

/3) Poi.YMYODAK — se esistono molli mu- 
scoli del cauto. 

A. Newton così divide i Passeracei : 

1) Passeraeei diacì'omyodi, nei quali alcuni 
dei muscoli della siringe sono attaccali alla 
palle terminale dorsale ed altri sulla, ventrale. 
queste parti terminali riuscendo eguali : la 
detta, t'orma comprende i Sub-OsCINES e gli 
I ISCINES. 

2) Passeracei anisomyodi, nei quali i mu- 
scoli sono differentemente inseriti, gli uni sul 
centro o solo sull'una o sull'altra delle parti 
terminali dei semianelli ; questa torma com- 
prende i SUB-CLAMATORES ed i Cl.AMATORES. 



Uova e Nidificazione, 



v Oology takerj alone provos i" '»' a snido 
as misleading as an\ othei arbitrar^ mothod 
of classiflcation, bui combined wìtb bhe evi- 
donce afforded i>\ dne study of otber partloa. 
hiriiirs. whether superficial or deop-eoatod, 

it cali BCarCely fall in tini)' tu cornimi Ufi I" 

an ornithological arrangement asnearlj trae 

to Naturi 1 as we inay expOCt to aobiOVC ■>. 

Nl;w min. 



Gli Uccelli sono ovipari, cioè le uova, lasciano 
il corpo delle femmine e sgusciano fuori di esso. 
E novo è il nome dato al gamete femminile 
che si forma nell'ovario, il quale (uovo), dopo 
la fecondazione, dà origine ai giovani degli 
animali. Il numero dello uova, che può deporre 

un Uccello, è estremamente variabile. Fra essi i 

più prolifici sono le forme domestiche, clic fu- 



rono accuratamente selezionate dall'uomo per 
secoli ed allo scopo di aumentare la. loro ca- 
pacità ti prolificare numerose uova. Fra queste 
primeggiano le Anitre domestiche e certe razze 
di Galline, che da marzo a luglio depongono non 
meno di 120 uova. Come e nolo esse e quelle 
di altre specie, (piali il Tacchino, la Gallina fa- 
raone, la Pernice ed altre, sono grandemente 



i Il IMI ORNITOLOGI! 



4 7 



ricercate per cibo e rappresentano un rilevante 
articolo <li commercio. Dall' enonne quantità 
che può deporne una Gallina, noi arriviamo ;il 
numero pure considerevole del Fagiano e del 
Germano, i piccoli uccelli depongono da otto a 
dieci uova, talora cinque o sei. duo i Piccioni 
e gli Uccelli Mosca, ano la Procellaria, il Pin- 
guino e l'Avvoltoio. E cosi varia è la loro rela- 
tiva grandezza, quello dello Struzzo equivale in 
peso a 36 uova (li Gallina, quelle di Moa, che 
furono trovate sotterrate nella. Nuova Zelanda, 
erano più grandi, l'altro di Aepyornis del Ma- 
dagascar bì eguaglia a 148 uova ili Gallina 
nostrale; da questi estremi discendiamo a quello 
dell'Uccello Mosca, che è di minime dimensioni!! 
l'ero la loro grandezza è in generale, ina non 
costantemente, relativa all'animale e la ragione 
che talora troviamo femmine molto più grandi 
dei maschi è dovuta anche al tatto che de- 
pongono uova di rilevanti dimensioni ; osservo 
però che il Corvo e l'Uria di circa eguale sta- 
tura depongono uova molto dissimili e che stanno 
nel rapporto di imo a dieci e quello di Uria 
è grosso quasi quanto l'uovo dell'Aquila; il 
Beccaccino ed il Merlo quasi di pari grandezza, 
depongono uova ben differenti in dimensioni. 
Ed a questo proposito cito le parole di He-' 
Wilson (') : La ragione di questa grande di- 
sparità è, del resto, ovvia; le uova di tutti 
quegli uccelli che abbandonano il nido appena 
sgusciati e clic sono quindi più completamente 
sviluppati alla loro nascita, sono molto grandi. 
Le uova variano notevolmente di forma, sono 
sferiche nell'Allocco (Strigidae), piriformi in 
quasi tutte le Limicolae e in molte Alcidae 
ed in questo caso se le uova deposte sono quattro 

si tocci coll'estremità più stretta ed occupano 

quindi uno spazio minore nel nido; le uova 
ancora sono allungate negli Aironi (Ahdeidaj i, 
di apparenza quasi biconica negli Svassi (Po- 
dicipedidae) etc. Ma poche sono quelle vera- 
mente simmetriche, presentando in generale di- 
mensioni differenti nell'una o nell'altra delle due 
estremità. Cosi varia è la loro superficie, o tra- 
sparente ad iridescenza opalina (Picariaei od 
opaca o lucida, quasi come la porcellana verni- 
ciata (Tinamiiiae), cosi la superficie può essere 
liscia come nei Gabbiani e nei l'asseiacei, smal- 
tata e ripulita come nei Gallinacei, o granulosa 
ed a fossette ' ( Hcogna i. ocon concrezioni calcaree 
di considerevole grossezza come negli Stega- 
NOPODES (eccetto il Phaeton), negli Svassi, etc: 
sembra che le uova di Struzzo del Sud- A dica 
presentino granulazioni di straordinario svi- 



luppo, mentre sarebbero liscie quelle dello struz- 
zo delle parti settentrionali del detto conti- 
nente (')! 
Talora si osservano uova anormali e ielle forme 

più strane e ciò si rinviene non raramente negli 
animali domestici, come i l'olii e le Anitre, ove. 
(lice il Newton, la eccessiva produzione di uova 
tende a sforzare ed esani ire l'ovidotto. La man- 
canza di cibo calcareo può spiegare il fenomeno 

delle cosi dette uova « molli » o di guscio molle. 

Si trovano talvolta uova con d tre tuorli. 

che produssero poi gemelli, ciò che venne com- 
provato inditi il ii amen te. 

Le uova variano molto di colorito, ma hanno 
un fondo di tinta speciale. 1' intensità del quale 
sembra aumentare colla vigoria dell'animale. 
Sopra di questa tinta può sovrapporsi una quan- 
tità variabile di macchie, di chiazze, di toppe 
o rotonde, o allungate od a ziz-zags più o 
meno spirali o lineari, 'l'ale quantità di ma- 
teria colorante, depositata e secreta, semina 
essere in generale abbastanza costante, special- 
mente per quegli Uccelli che depongono molte 
uova, mentre in altri clic ne depongono due 
soltanto, spesso succede che uno è vivamente 
colorito, e l'altro pallido od incolore ed è noto 
che quest'ultimo venne depositato per primo. Più 
volte si parla nei trattati ornitologici di « uova 
« doppie macchie o a </<>i>i>in segnatura ( 2 ) ». 
Questa è una delle caratteristiche più notevoli 
nello studio dell'Oologia e si riferisce alla, di- 
rei quasi, prevalenza delle toppe e delle mac- 
chiette sottoposte (di solito grigie o porporine), 
che in quelle uova dove rappresentano una 
particolarità, sono talora tanto evidenti quanto 
le toppe sovrapposte e più scure del guscio. 
Così, ad esempio, pel solo fatto di una tale di- 
versità delle uova, noi possiamo separare gli 
Aironi dalle Giti, quantunque in passato fossero 
sempre classificate assieme, mentre invece i primi 
depongono uova blu o biancastre immacolate, e 
nello Gru l'uovo è sempre scuro e « a doppie 
macchie» Nella massima parte dei PaSSERIFOR- 
MES od Uccelli appollajatori si deve sempre 
osservare che, quando le uova sono macchiate, 
queste macchie sono di doppio genere [Sharpe). Il 
colore, non è invariabilmente eguale in tutte 
le uova deposte dalla medesima specie nella 
stessa stagione, ciò che succede specialmente, 
come già dissi, in quelle specie che ne depon- 
gono poche; mentre nelle altre, che ne di pun- 
gono parecchie, il disegno se non è perfettamente 
eguale, pure è del medesimo tipo, a ciò però fa 



(') Coloni, TUuttr. Eggt Brìi. Birda, Imi. p. X, (1856,). 



I 1 ) Ibi», IsTO. p. 74. 

l 'all' inglese « iluuble-epottcd eggs » Sharpc). 



18 



Ali. ANI'ls ORNITOLOGICO 



eccezione tra altre specie la Passera mattuggia 
che depone cinque o sei uovi, uno dei quali dif- 
ferisce sempre assai dai rimanenti della covata. 
Le uova di talune specie variano di colore al- 
l'infinito. E l'esempio più luminoso l'abbiamo 
nell" Uria che depone il suo unico uovo fatto 
a pera sulla banchina «li una roccia. Dif- 
fìcilmente due uova di Uria sono eguali in co- 
lore, il fonilo di tinta varia dal bianco al fulvo- 
gialletto, al verde, al falvo-rossiccio, unicolore, 
o più o meno fittamente coperto di macchie e 
macchioline di varia forma e colore (mia Gol- 
legione), sicché è impossibile darne un'esatta 
diagnosi. Il pigmento delle uova eccitò lunga- 
niente la curiosità dei Naturalisti riguardo alla 
sua composizione, e generalmente si riteneva 
una secrezione del saugue o della bile. .Ma nel 
1875 il signor Sorby (') trovò, col metodo del- 
l'analisi spettrale, che esistono sette differenti 
sostanze coloranti, alla cui mistura in date 
proporzioni si devono le varie tinte e queste 
sostanze sono strettamente connesse tanto con 
l'emoglobina, quanto coi pigmenti della bile. 

In generale le uova bianche o senza macchie 
sono depositate nei nidi aperti, ma le eccezioni 
a tale regola sono così numerose, che nulla di 
positivo può stabilirsi. Così mentre troviamo 
elio le Anitre e molli Gallinacei depongono 
uova uniformi e spesso bianche in nidi aperti, 
ciò che fanno i Piccioni che hanno pure uova 
bianche e il Tarabusino e la Quaglia della Vir- 
ginia, d'altra parte gli Allocchi hanno uova 
bianche tanto se nidificano nelle cavità, quanto 
sul nudo terreno o sugli alberi in nidi aperti. 
Le uova a macchie sono di solito deposte in 
cavità o nei nidi coperti e ciò a scopo di pro- 
tezione, ma anche qui abbiamo l'eccezione delle 
uova blu pallide della Taccola e di tante altre, 
che infirmano la tesi generale. 

Le uova per svilupparsi hanno bisogno di un 
certo grado di temperatura, per mantenere il 
(piale gii uccelli si posano sopra di esse e 
fanno ciò che si dice covare. Il periodo dell'in- 
cubazione varia ed è in relazione con lo stato 
di perfezione, nel quale nasce il pulcino, quindi 
massimo pei N'idifughi e minore pei N'idicoli. 
colla grandezza e vitalità dell'uccello e col 
clima die con gli abbassamenti di temperatura 
può ritardare lo sviluppo dell'embrione, special- 
mente mi primi giorni dell' incubazione. Sembra 

però che gii Uccelli della Me-sa specie che uidi- 

licano e presso al polo e presso i tropici 

abbiano eguale periodo di incubazione. Lo Struzzo 
cova le sue uova da cinquanta a sessanta giorni, 



mentre lo Scricciolo dieci giorni soltanto, 36 

L'Uccello dello tempeste, 23 la Pettegola, (la 
21 a 2:: la Rondine di mare, da L3 a II la 
Lodola. l.'i la Rondine, Il la Ballerina, da L3 

a 1 :< il Pettirosso, 11 il Codirosso. 1 ."> il Merlo. 
20 l'Avvoltoio degli agnelli, ete.; secondo 
Evans (') il minimo sarebbe di 10 giorni (Sylvia 
Sylvia) il massimo da 50 e 60 (Fitlmarux <//»- 
vialis). 

In generale è la femmina che cova ed il ma- 
schio l'assiste e lo porta il cibo, ma, talora cova, 
invece il solo maschio (Quaglia tridattila, Oa- 
soaro, Emù, Struzzo, etc), od anche ambedue 
prendendo ciascuno il suo turno. 

11 Cuculo è parassita, cioè ambedue i sessi 
evitano di covare e depongono le uova nel nido 
di altri uccelli, ciò che viene facilitato dalle 
piccole dimensioni delle loro uova e dall'estrema 
variabilità di colorito, essendo questo l'uovo più 
variabile che si conosca. Per parassita adunque 
s'intende, nel nostro caso, quell'uccello o quelle 
specie di uccelli, che non fanno nido proprio, 
ma approfittando di quello di altri, affidano 
loro la cura di covare le uova e di allevare 
i piccoli. L'esempio più luminoso è offerto 
dal Cuculo, le cui abitudini, quantunque molto 
'studiate, sono ancora in parte avvolte mi mi- 
stero. Le più strane teorie furono avanzale 
per spiegare le rimarchevoli sue abitudini, la 
più certa è quella del gran numero di maschi 
in rapporto alla scarsità di femmine, che di 
necessità sono poliandre. Non sembra pero 
esatto il computo di venti maschi per ogni 
femmina, è più prossimo al vero quello di 
cinque o sei. È pure un fatto assodato che i 
genitori non solo non curano la propria prole. 
ma imprendono regolarmente le loro migrazioni 
prima dei giovani e questi completano la muta 
prima della partenza. Ciascuna femmina de- 
posita circa 20 uova nel corso della normale 
stagione a giorni alternati e ogni femmina di 
Cuculo sembra deporre uova dello stesso tipo 
per tutta la vita. Ogni Cuculo è parassita di 

una data specie di uccelli e depone le sue, uova 
nel nido di un uccello differente solo quando non 
trova quello della sua balia favorita o esso non 
è in condizioni di riceverlo; depone un uovo 
soltanto per nido. e. quando se ne rinviene un 

secondo, esso è opera di altra femmina. Quan- 
t umiiie le uova di Cuculo che non si avvicinano 
a quelle delle loro halic sia molto grande, pure 
la .somiglianza con quello degli uccelli, nel cui 
nido viene collocato, è sempre rimarchevole, 
ed in alcuni casi assoluta, quantunque finora 



(') Pine. tool. S„r. l*7f,, pp. 351 365. 



('1 //,;«. 18D1, |.]'. 52 ■'■; « 1882, pp. 



\ii.xmi ORNITOLOGICO 



19 



non abbiamo esempi «li uova di Cuculo simili 
ii quelli di Scricciolo, di Passere Bcopajole, etc. : 

e quasi seni pie l' UOVO depositato nel nido di Co- 
dirosso fu rinvenuto blu, e i quello di questo 

Ultimo uccello. Le specie nel nido delle quali 

si trovò l'uovo di Cuculo sommano a 1 15 I Wells 
Bladen, 1896) o a 119 [Skarpe, 1898), -emina 

però che i|uelle trovate nel nido del Tuffetto e 

della Gallinella d'acqua non fossero autentiche, 

ma dovessero riferirsi a due piccole uova anor- 
mali delle predette specie. L'uovo di Cuculo è 
sciupìi' notevole per le >ue piccole dimensioni, 
pella sua estrema variabilità di colore, perla 

grossezza ed il peso del suo guscio, fatti che 
(osto lo distinguono dalle uova degli altri uc- 
celli, nel cui nido giace. Semina che ogni 
Cuculo abiti un' area di distribuzione locale 
assai limitata e che \i ritorni di anno in anno. 
Altri uccelli parassiti sono quelli del genere 
americano Sfolothrus e sembra il Cassidi* orysi- 
vorus del Brasile. Però, parlando -empie dei 
Cuculi, non tutti i inombri di questa famiglia sono 
para-siti, mentre il nostro Cuculus canorus lo 

è eminentemente, altri costruiscono i loro pro- 
pri nidi, allevano la prole e si mostrano parenti 
affettuosi. 

Un altro fatto strano è lineilo che ci oltre un 
Cuculo del Nuovo Mondo la Crotophaga ani di 
Griamaica. Molti individui (probabilmente dello 
stesso branco) lavorano assieme nella costru- 
zione di un grande nido, nel quale tutte le 
femmine della compagnia depongono le loro 
uova. 11 detto numero è in generale da sei a 
otto, ma varia grandemente a .seconda degli indi- 
vidui di cui è formata la compagnia; il signor 
YV. E. Scott trovò fino a ventuno uova, e 
sembra che di solito ogni femmina ne deponga 
due, ma ciò che è ancora più strano è che le 
uova sono deposte a strati regolari e clic cia- 
scuno strato è diviso dall'altro da un letto di 
foglie. Fu osservato come gli strati sono di so- 
lito due e che il sottoposto è formato di uova 
infeconde, alle quali gli uccelli col becco uri- 
navano le concrezioni calcaree da una o da 
ambedue le estremità. Io ho citato questo fatto, 
che sembra strano anche tra i più strani. 

I Megapodi della Regione Australiana nò co- 
vano le loro uova, nò s parassiti. Essi invece 

innalzano grandi citinoli di sostanze vegetali e 
di terra e sotto \i depongono le uova, le quali 
sgusciano non pel calore sviluppato dal corpo 
dell'animale, ma per quello che si sprigiona 
dalle materie che si trovano ammassate nei detti 
ctunoli, ove fermentano e si decompongono. 
E siccome i genitori non emano i piccoli nem- 
meno appena nati, cosi la provvida natura ha 



fatto in minio che nell'uovo, molto rol inoso, 

essi possa aggiungere già un tale sviluppo 

che, quando ne escono, sono del tutto coperti 
di penne, possono volare per brevi tratti e 

sembra che. prima di abbandonare il cumulo, 

godano anche di una considerevole statura. 

Alcune specie poi depongono le loro uova 

sulla semplice sabbia calila del lido e di solito 

sopra il più alto livello comune delle acque 

ove le alte maree di solito non giungono . i 

semina che i raggi del sole col loro calore 

le facciano sgusciare. 

C e talora i genitori aiutano i piccini, non 

ancora sgusciati, a rompere le scorze delle uova 
quando sentono il pigolio dei giovani che vi 
stanno rinchiusi. 

In generale i piccoli sono amorosamente nu- 
triti dai genitori ed è a tutti noto il cosi detto 
« latte dei Piccioni » che ò un fluido nutriente. 
- lall'ingluvie simmetrico che questi uc- 
celli rigettano dal loro esofago e che i nidiacei 

succhiano introducendo il becco nella bocca 

di uno o dell'altro dei genitori o viceversa. 
Di regola gli uccelli allevano una sola covata 

all'anno, ma altre specie ne fi lue o tre e 

sembra che le quaglie ad es. nidifichino anche 
in Africa, dopo di aver passato qui da noi 
l'estate ('). 

l'uò dirsi che la costruzione del nido sia come 
il reale principio della stagione delle cove, 
dolce lavoro cui non tutte le specie si sobbar- 
cano con eguale maestria o con pari amori-. 

Come si sa hi forma del nido ed i materiali 
adoperati nel costruirlo sono differenti nelle 
singole specie. 

Alcune fabbricano nidi chiusi di straordina- 
ria bellezza artistica, altre piti costruendoli 
artistici li lasciano aperti, altre non intessono 
alcun nido o esso ò molto rozzo. 

Cos'i le Urie (Vriae) s'accontentano di de- 
pone l'unico novo, senza tetto, nò copertura 
alcuna sulla nuda superfìcie di un orlo di roc- 
cia, ove però la sua forma conica gli permetti 
quell'appoggio necessario per non precipitare. Si 



(') Consulta in argomi i. Fortpfianxungt- 

geschichu der gè nmten I Lt i| ,/l - 1845; Lefèvre, 

l '/*,.. des " w/a dei lux d'I ; Hi 

ivitsrm I lllvstrations oj tt UM Birdi. 

X'". Kit. :> '. London 

t , Washington, I ifnrs, Ti aiti 

• gr. Paris, 1880 Ci 
PolxHch, ■ ■ a, 1862; Bfidi tei /> 

lol. Leipzig, 1863 : Wolli ■ " 
m ■ ■. London, 1864; Seobohm I iure» <>/ 

■!•: : molli ai 

ed illustrazioni di uov&comparver i Proa 

urlili Xaumannia, uri J 
nell'iota, nell'opera in corso di stampa Oates, 
British M"."i>'ii. di cui già ose) ili 



Atlante ornitologico. — Parte I. 



ATLANTI-: ORNITOI.OCKXI 



dice «-In- il Pinguino (Aptenodytes) porti seco l'u- 
nico uovo in una borsa sotto la pelle del ventre, 
ricordando quanto avviene nei Kangurù tra i 
Mammiferi, il Succiacapre (Caprimulgus) e l'Oc- 
chione (Oedicnemuè) depositano leloro uova sulla 
iena senza alcuna previa preparazione por pro- 
teggerle, ma esse sono abbastanze nascoste per 
l'accurata sedia dell'ambiente e pel loro colorito. 
Molli Gabbiani e Pivieri depositano le loro 
uova in una buca poco profonda ed i Piccioni 
l'anno un nido di stecchi e fuscelli, rozzamente 
connessi ed intrecciati, (ili Svassi [(Podicipe- 




/ u 



cementare insieme i fuscelli e le paglie del nido, 
i nidi glutinosi ilei Balestruccio sono noti a tulli. 
Alcuni Rondoni, delti Salangane (Collocaliae), 
però secernono una saliva che s'indurisce rapi- 
damente e cosi costruiscono unti sorte di nido a 
coliti di pesce, che è il materiale col quale si 
tanno «le zuppe di nidi d'uccelli ». Di questi 
nidi vien tatto un gran commercio tra le Isole 
dell'Arcipelago Malese e la Cina, ed almeno un 
tre milioni e mezzo di nidi sono annualmente 
importati da Borneo in quest'ultimo paese, ove 
le zuppe di nidi d'uccelli sono considerate una 
vivanda deliziosa. A Borneo ed in altre loca- 
lità le caverne, nelle quali le Salangane (Collo- 
caliae) nidificano, sono affittate agli incettatori 
per somme considerevoli : ma hanno grande 
valore i soli nidi bianchi, l'alti cioè di pinti 
secrezione delle sciandole salivari, I nidi di 




Nido «li l ras .' 



Nido ili Balestracelo. 



imi ai.) radunano vegetali che ammassano ed 
innalzano su erbe acquatiche nascenti e \i de- 

pong sopra le uova. Le Gazze (Pica) co- 
struiscono un nido a cupola, clic intrecciano 

con spine. Alcuni uccelli tanno uso di lincile 

mi terreno o ili piccole gallerie (Speotito <■»- 
nicularia e Topino), cosi il Manin pescatore 
fodera Iti sua galleria con le spina di pesce che 
vomita dal suo stomaco, tali gallerie sono pra- 
ticate non lontano dalle acque, ma talora de- 
pone le sua uova nelle buche degli alberi disco- 
sti dalle acquo, come assicura loSharpe; menile 
il Topino fa come un letto di piume alla line 
della galleria, ove giace il suo rozzo nido. Il 
Picchio usti una buca, cito esso stesso perfora 
in un tronco d'albero. Molti piccoli uccelli sem- 
brano umettare colla loro saliva, e direi quasi 



quelle specie, elio frammischiano (nei loro nidi) 
penne ed erbe non sono apprezzati in commercio. 
Le glandolo elio forniscono tale secrezione sono 
collocato come due guancialetti sui Ititi della 
lingua; queste glandolo non si modificano che 
nella stagione nella quale gli uccelli fabbricano 
il nido e la secrezione è un fluido denso e 
adesivo, come la gomma arabica (Sharpe). 

Il Fringuello ed il Cardellino fanno nidi aperti 
mirabili e lo Scricciolo uno a cupola. Alcuni 
nidi a cupola hanno un tibo cilindrico pendente 
e cavo internamente e elio l'uccello attraversa 
per arrivare al fondo dello slesso. Il nostro Bec- 
camoschino (Oisticola cisticola) scoglio un piccolo 
lascio di canno clic riunisco, fabbricando nella 
cavità formatasi il suo piccolo nido di orbe 
e di piccole canno e foderandolo interamente 



aitavi i: oi:x li ii 



51 



di piumino e di pappi limosi; ma tauta mae- 
stria viene Buporata da quella dell'indiano Or- 
tìtotomus longicauda che separata una larga 
foglia, ne cuce mirabilmente insieme i bordi 
con fibre filiformi e piumino vegetale. I Buceri 
appartengono a quella categoria di Picarie che 
di regola non l'anno nido, ma che invece gene- 
ralmente scavano una galleria nel terreno al- 
l'estremità della ciuale depongono le loro uova 
bianche, o le depositano in una cavita degli al- 
beri. Ora la femmina del lincerò si ritira nella 
cavita di un albero, l'apertura della quale viene 



suo ventriglio, questo strato riuscendo formato 

da una secrezione che proviene dalla glandola 

del proventricolo o da qualche altra parte del 
canale alimentare. L'epitelio è spinto fuori in 
forma di sacco od involucro, la bocca del quale 
e perfettamente chiusa e riempita col frutto che 
l'uccello ha mangiato. Questo fatto cosi strano 
parve a tutta prima anche poco verosimile, ma 
venne confermato di poi dalle migliori Auto- 
rità ('). .Semina anche che il maschio dima- 
grisca per tale fenomeno e non raramente muoia, 
mentre il piccolo diviene molto grasso ed è 






V 



# 



r l 




Niilo di Scricciolo. 



\ ido ili i todibngnolo 



in gran parte chiusa dal suo compagno con 
fango, che seccandosi forma un muro solido 
ed attraverso ad una stretta fessura essa ed i 
piccoli vengono nutriti dal maschio. Semina che 
la femmina assista il maschio nel cementare 
la cavità e nel farsi rinchiudere dentro, come è 
certo che, se il maschio è ucciso o viene a morire, 
altri compagni s'incaricano di nutrire la fem- 
mina ed il piccino. Nella cavità essa può di- 
fendersi agevolmente dagli attacchi dei ser- 
penti, che continuamente tentano al nido e 
nello stesso periodo ha luogo la sua muta, 
durante la quale essa limane impotente avo- 
lare, sicché il suo volontario imprigionamento 
agisce da fattore protettivo. Ma ciò che è più 
notevole è che il cibo, ossia il frutto, che le 
vien portato dal maschio, è chiuso in una spe- 
cie di luista o involucro, che consiste dello strato 
epiteliale del ventriglio del maschio stesso. Il Bu- 
cero, a vari intervalli di tempo, non si sa se perio- 
dici o irregolari, rompe lo strato epiteliale del 



grandemente ricercato dagli indigeni, come cibo 
saporito. 

I Fenicotteri fanno grandi nidi circolari 
di fango che collocano nelle larghe ed estese 
paludi ove l'acqua è poco pro- 
fonda, e la femmina cova le 
uova accovacciata colle gambe 
ripiegate (') e non a cavalcioni, 
coinè si credeva. Anche le ///- 
rundinidae fabbricano i loro nidi 
in gran parte col fango, ponen- 
doli nelle più svariate località. 

In generale gli uccelli, nei 
quali la femmina è di colori 
opachi, fanno nidi aperti, men- 
tre gli altri che li presentano brillanti od 
opachi in ambedue i sessi (Marlin pescatore e 




Nidi» ili 
("ann;ii l 



(') BarUett. rroc. Zani. Sur. l*Ki!>. ime. 14J : Newton, A., 

Diet ■ ■_* tardi pag. 133 1893-96); Sharpe R. B., Il 
Bird H -././, pag. iti (1898) . etc. 

i Chapman, lìrit, 1883, p. 897 i- 1884, p 



52 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



Rondone costruiscono nidi coperti o fabbricati in 
<-:i \ i t;i : ialina anche le Bpecie nelle quali la 




;/" 



V. 



^£> 




Nido di Zigolo 



allo. 



femmina è di tinto più cupe li fanno coperti, 
come nel gen. Malurus. 

Si dice clic la Crotophaga ani fabbricbi 
nidi in società e che parecchi uccelli 
posseggano un nido in comune. 1 Tessitori 
dell'Africa infine presentano il più curioso 
fenomeno di nidificazioni in massa. Essi 
formano nidi congregati assieme in gran 
numero, talora a centinaia, pendenti e 
con un'apertura simile a quella delle 
calze per meglio difendersi dagli attacchi 
dei serpenti. Questi uccelli costruiscono 
un tetto geuerale che è comune a tutti 
e protegge 1' insieme dei nidi. Quindi 
sotto questo tetto e sospeso ad esso for- 
mano separatamente il loro nido indivi- 
dualo, collocandoli assai da. vicino reci- 
procamente. < Igni anno costruiscono nuovi 
nidi al disotto sospendendoli ai vecchi, 
sinché il tutto diviene così pesante da 
cedere ed allora il lavoro viene inco- 
minciato in una nuova località. I detti 
nidi servono pelle nova nel periodo degli 

amori e di appollatojo nel usto dell'anno, 
essendo anche impermeabili e ben protetti 
contro il velilo. 

Come tulli sanno il Cuculo non fabbrica 
nido, ma depone le uova in quello degli 
altri. Lo stesso avviene nel Molothms 
pecoris, mentre il .'/. bonariensis è as>ai 
irregolare nel suo modo di nidificare. 
Allo volle alni uccelli presentano lo 
Btesso fenomeno, e non se conosce la vera 
causa; così talora si trovarono uova di Fagiani 

e di l'ernici nello stesso nido (Mirali). In ge- 



nerale, ma non di regola, ogni specie sempre 

nidifica alla stessa maniera. Ma sappiamo che 
gli Aironi (Ardeidak) nidificano 
sugli alberi sulle canne e 
negli aperti pantani secondo le 
circostanze; i Falchi e le Aquile 
nelle sbalze scoscese od in pia- 
nura, mentre la Gallinella d'ac- 
qua (Gallinula chloropus) fab- 
brica il nido sugli alberi soltanto 
in quei distretti che facilmente 
si sommergono. 11 nido più sin- 
golare è quello dello Scoptts 
umbretta, una specie di Cicogna 
di color luuuo che si trova in 
Africa. Essa fabbrica il nido di 
stecchi sugli alberi, o più di 
frequente sulle roccie e talora 
più nidi si trovano nelle vici- 
nanze o l'uno presso l'altro. È 
spesso molto glande e costruito 

assai solidamente, ogni anno viene aggiustato 




\ i'iilìcazioni iti Aironi in Influì ■ iti), 

e. come si direbbe, decoralo dei più svariati 
materiali e consta di ire camere comunicanti 
l'ima con l'altra per un sirena porta, nell'ul- 



MI \\ 1 I ORNITOLOGI» 



:,:: 



tima delle quali depone le sue nova, cementando 
queste camere prima con fango e foderandole 
con erbe acquatiche, quella di mezzo serve pei 
piccini quando sono nati e la prima come posto 
«li guardia pel maschio! 

(ili assembramenti ili alcuni Uccelli marini 
o pelagici ('), allo scopo ili nidificare, furono 
descritti da molti scrittori e costituiscono uno 



ceano meridionale e nidificano in società : ma 
probabilmente uno degli esempi più meravi- 
gliosi di questi assembramenti nel tempo delle 

cove, è quello che >i nota nelle ]>iniucdce (Dio- 

medeae). Sulla mula isola di Laysan nel Pacifico 

il Sii;. Palmer, che si trovava colà allo scopo di 

raccolte zoologiche pel .Musco Rothschild, trovò 
la «i ;<>one\ »> di I.a,\ san ( Dionu dea immutabilis) a 



ìit 




Nido di Cicoy.ua bianca. 



stiano fatto della vita ornitica. Le Fregate, ad 
esempio, che amano il mare aperto, e sono uc- 
celli di straordinario poterò di volo, si riuni- 
scono nella stagione delle cove, nidificando in 
colonie in alcune isole dei Tropici. I nidi sono 
collocati sugli albori o sui cespugli, ed ambo- 
due i sessi partecipano alle cure dell'incuba- 
zione. 1 Pinguini pure si riuniscono assieme in 
grandi quantità sulle isolctte rocciose dell'O- 



(') Uccelli pelagici marini per eccellenza sono quelli elio 
frequentano la regiono dotta Volto mare <> il maio aperto, o 
man- oceanico <> pelagico, cioè la regione marina propriamente 
dilla, ad acqua limpida con salsedine gridali mari costante: 
va dal i li. ovel'acqna ba l'altezza di ebrea 400 metri e pre- 
senta, considerando la sua superfìcie, li' i i intermedie e il 

fondo mi abisso. 



migliaia in modo che coprivano completamente 
l'isola, i giovani in alcune località « erano tanto 
fitti e numerosi quanti ne potevano stare in 
piedi ». Questi uccelli erano straordinariamente 
domestici ed avevano deposte le uova ovunque 
dintorno. Qualche idea approssimativa della 
scena presentata dalla Diomedea bianca a Laysan, 
può aversi dalla fotografia donata dal Sig. Roth- 
schild dal Museo Britannico. 

11 Sig. Palmer osservò pare una meravigliosa 
quantità di Rondini di mare scure (Sterna fu- 
ligi/uosa) all'isola della Fregata Francese presso 
Laysan, di cui fu pure donata una l'otogralia 
al Museo Britannico dal Sig. Rothschild. Que- 
sta stessa specie di Rondine di mare si riunì- 



54 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



scc in quantità innumerevoli nell'isola Ascen- 
sion e la •• Wide-awake Fair ». conio è chiamata 
la località ove nidificano, è stata spesse volte 
citata nei libri ili Ornitologia. Una delle mi- 
gliori tela/ioni date in proposito è quella del 
defunto Comandante Sperling, che trovò come 
la << Fair » consisteva «li una pianura di 15 acri 
nell'interno di questa aridissima isola. Egli ilice 



che nessuna parola può dare un'esatta idea 
dell'effetto prodotto dalle migliaia e migliaia 

di questi uccelli ili mare che volavano e gri- 
llavano sull'arido Ietto ili cenere, i giovani o 
gli uovi ciano cos'i l'itti sul terreno da essere 
spesso impossibile il camminare senza pestarvi 
su, e questi uccelli non depongono che un uovo 
e lo difendono molto coraggiosamente [Sharpe). 



11 mio ottimo amico lì. 15. Sharpe ha proposto (') una classificazione degli Uccelli, 
nella quale offre una rapida rivista sulle forme del nido, sul numero e sul 
colore delle uova e saìVTiaMtat ed io Lo trovato interessante il riprodurla: 



Sottoclasse RATITAE. 

Nido sul terreno, in una buca poco profonda. 
Incubazione sostenuta dal solo maschio. 

Sottoclasse GARIN ATAE. 

Ordine TINAMIFORMES (Tinami). Nido, una 
linea sul terreno rozzamente foderata di erbe. 
Uova straordinariamente lucide e di tinta venie, 
blu, porporina o bruna. Incubazione sostenuta 
dal maschio. 

Ordine GALLIFORMES (Gallinacei). 

Sottordine Mkgapodii (Megapodi). Nessun 
nido. Le uova abbandonate sotto cumoli di 
terra e lasciate sgusciare da se stesse. Austra- 
lasia. 

Sottordine Ckaces (Oraci). Nido sugli alberi. 
Due uova bianche. America meridionale. 

Sottordine I'iiasiani (Fagiani e Pernici). Nido 
in una depressione sul terreno rozzamente fo- 
derata di erbe. Cova numerose, uniformi o con 
piccole macchie o lineette neve, talora bianche 
Cosmopolita. Incubazione sostenuta dalla, fem- 
mina. 

Sottordine Hkmipodii (Emipodi o Quaglie tri- 
dattili). Nessun nido. Uova deposte in una de- 
pressione del terreno. Incubazione sostenuta dal 
maschio. Europa meridionale, Africa ed India. 

Sottordine Pterocletes (Ganghe). Nessun 

nido. Cova in numero di tre, egualmente ro- 
tonde alle due estremità e a doppie macchie. 

India. Africa. Asia centrale tino all'Europa me- 
ridionale. 



Ordine COLUMBIFORMES (Piccioni). Nido, 
una rozza piattaforma di stecchi su un ramo 
e raramente in uu buco o in una fenditura. 
Due uova bianco-pure. Cosmopolita. 

Ordine OPISTHOCOMIFORMES (Opistocomi). 
Nido di stecchi in un cespuglio sopra l'acqua. 
Quattro uova, fulve, con macchie e macchiette 
di un bruno-rossiccio, simili a quelle dei Balli. 
Regioni settentrionali dell'America del Sud, 
Amazzoni, Guiana, ete. 

Ordine RALLIFORMES (Balli). Nido di giunchi 
sulle canne o presso la riva delle acque. Cova 
da cinque a dieci, giallette o fulvo-giallette. 
con macchie brune e macchiette sottoposte gri- 
gie. Cosmopolita. 

Ordine PODICIPEDIDIFORMES (Svassi). Nido 
di canne galleggianti sull'acqua. Cova bianche 
in numero da tre a cinque. Cosmopolita. 

Ordine COLYMBIFORMES (Strolaghe). Nessun 
nido. Due uova di un bruno-oliva -cupo o 
bruno-gialletto, con macchie indistinte nere ed 
altre sottoposte grigie : deposte sulla terra presso 
l'acqua. Regioni settentrionali d'Europa, del- 
l'Asia e dell'America del Nord. 

Ordine SPHENISCIFORMES (Pinguini). Nido, 
una ruvida costruzione di erbe su di uno scoglio 
od in una tana. Due uova bianche. .Mari me- 
ridionali. 

Ordine PROCELLARIIFORMES (Procellarie). 

Nido, nessuno, o uno grosso di erbe. In uovo 
soltanto, bianco, di solilo deposto in una buca 
O sotto una roccia. Cosmopolita. 



(<) Wonderi oj ih, Bird World, pp. 146-159(1898). 



ATI. W ;SI I. li li 



53 



Ordine ALCIFORMES (Alche). Nido, nessun,,. 
1 ih, o due uova deposte nella spaccatura <li 
una roccia o in una lana, o sulla nuda ban- 
cliina di una roccia. Mari settentrionali. 

Ordine LARIFORMES (Gabbiani). In nido roz- 
zamente costruito su di una roccia o nelle paludi. 
Ialina sopra un albero, l'uva, due tre. a 

doppie macchie di solito bruno-gialletto con 

macchie nere. Cosmopolita. 

Ordine CHARADRIIFORMES. 

Sottordine Ari m.iiu - Beccaccini delle canne). 
Nido sul terreno, rozzamente foderato di erba, 
l'uva giallette con macchie brune. America me- 
ridionale. 

Sottordine Chionides (Chionidi). Nido nelle 
limile o sotto le roccie. Uova bianco-fulviccie, 
e iiiineiose Siettature porporine. Mari meri- 
dionali. 

Sottordine Dromades (Dromadi). Nido nes- 
suno. In solo novo bianco, deposto all'estre- 
mità di una lunga galleria nelle eoste sabbiose 
dell'Oceano Indiano. 

Sottordine Cuitsoiui (Corrioni). Nido, una 
buca nel terreno. Due uova, a doppie macchie, 
l'ulve, coperte di numerosi e finissimi zig-zags 
nerastri. Deserti dell'Africa e dell'india. 

Sottordine GLAREOLAE (Pernici di mare). Nido 
ed nova coinè i Corrioni, ma gli zig-zags sono 

cosi densi da nascondere la tinta di fonda. Eu- 
ropa meridionale, Africa, India. Australia. 

Sottordine Parrae (Jacane). Nido di canne 
ed erbe palustri, fluttuante sull'acqua. Dova pi- 
riformi, numerose, bruno-oliva o manate di li- 
neette nere. Africa, India. Australia. America 
meridionale. 

Sottardine Charadrii (Pivieri e Beccaccini). 

Nido, di solito nessuno, o una depressione nel- 
l'erba Leggermente foderata. Uova quattro, pi- 
riformi, collocate colla punta contro la punta, 
a doppie macchie, giallette, più o meno marcate 
con macchie e linee nere. Cosmopolita. 

Sottordine Oedicnemi (Occhioni). Nessun nido. 
Due uova, color gialletto, con macchio o linee 
nere. L'intero Mondo Antico, America meri- 
dionale. 

Sottordine Otides (Otarde). Nessun nido, o 
una depressione nel terreno leggermente lode- 
rata. Cova da due a quattro, a doppie macchie 
oliva, con una leggiera sfumatura bruna o mac- 
chie grigie. Africa. Europa meridionale e cen- 
trale lino all'Asia centrale e l'India. 



Ordine GRUIFORMES. 

Sottordine < ■ e « es (Gru). Nido sul terreno 

nelle pabuli, l'uva da due a tre. a doppie mac- 
chie, brune cu macchie rossiccio-scure o grigie. 
Cosmopolita. (Mancante nell'America meridio- 
nale . 

Sottordine Arami (Arami). Nido di giunchi 
nelle paludi. Ima numerose, a doppie mac- 
chie, bianche con macchie bruno-pallide e 
porporine. Parli meridionali degli Stati Uniti 
sino all'America meridionale. 

Sottordine Rhinoi hi riDES (Ragù). Nido sco- 
nosciuto. Cova fulvo-rossiccie, macelliate di 
bruno e di grigio. Nuova Cahdonia. 

Sottordine Mesitides (Kagù del Madagascar). 

Nido ed uova sconosciute . Madagascar. 

Sottordine Eubtpygae (Euripighe). Nido di 
stecchi sugli alberi. Cova due, grigiastre con 
macchie rossiccie. America meridionale. 

Sottordine Psophiae (Psofie). Nido sul ter- 
reno. Cova bianche. America meridionale. 

Sottordine Dietim. unii (Seriame). Nido in 
un cespuglio basso. Cova due, bianche COI! 
macchie rossiccie. America meridionale. 

Ordine AROEIFORMES (Aironi, Cicogne e 
tbidi). 

Sottordine Ardeae (Aironi). Nido di stecchi 
sugli alberi o su di un lotto di canne. Cova 
da tre a nove, blu o bianche. Cosmopolita. 

Sottordine Ciconii (Cicogne). Nido di stecchi 
sugli alberi, o su di un letto di canne. Uova 
da tre a cinque, bianche. 

Sottordine'BAi.AEmciPiTiKv.s (Uccelli a stivale). 
Nido sulle canne, composto di giunchi. Uova, 
bianco-giallette o bianco-bluastre. Africa nord- 
orientale. 

Sottordine SCOPI (Scopi). Nido di stecchi, 
molto grande, con camere separate. Uova da 
tre a cinque, bianche. Africa. 

Sottordine Pi.atai.eae (Spatole e Ibis). Nido 
di stecchi sulle canne sugli alberi. Cova blu 
venie-bluastre, o bianche, macchiare di bruno- 
nissiccio. Cosmopolita. 

Ordine PHOENICOPTERIFORMESFeniciieii. 
Nido di fango. Un solo uovo bianco-gialletto. 
Europa meridionale, Africa. India, America. 

Ordine ANSERIFORMES (Uccelli nuotatori). 

Sottordine AHSEEES (Cigni. Oche, Anitre). 
Nido in una depressione nel terreno, foderalo col 

piumino che l'uccello stesso si leva dal petto, o un 



56 



ATLANTE OKNITnl.i h.;k <) 



grande nido di musco, «li stecchi e di giunchi. 
Dova numerose, <la sei a dodici, di colóre ver- 
dastro ti bianco, sempre uniforme. Cosmopolita. 

Sottordine Pàlamedeae (Palamedee). Nido di 
giunchi nelle paludi. Uova sei, bianche. Ame- 
lie:! meridionale. 

Ordine PELECANIFORMES (Pellicani e Uccelli 
affini). 

Sottordine PhAÈTHONTES (Fetonti!. Nessun 
nido. Un uovo soltanto, deposto nella lutea di 
una roccia, bianco con macchiette bruno-ros- 
siccie. .Mari tropicali. 

Sottordine Sulae (Siile). Nido di erbe o di 
alghe marine sulle roccie. Un uovo soltanto, 
bianco, con concrezioni calcaree. Cosmopolita. 

Sottordine PhalacroCORACES (Marangoni e 
Aninglie). Nido di stecchi o di erbe marine 
sulle roccie o su letto di canne o sugli alberi. 
Uova da due a quattro, bluastre o verdi con 
concrezioni calcaree. Cosmopolita. 

Sottordine Pelecani (Pellicani). Nido di 
stecchi o giunchi sugli alberi o sul terreno. 
Un uovo soltanto, bianco con concrezioni cal- 
caree. Regioni tropicali e temperate di ambedue 
gli Emisferi. 

Sottordine Fregati (Fregati-). Nido di stecchi 
sulle roccie, sugli alberi o sui cespugli. Sol- 
tanto un uovo bianco. Mari tropicali. 

Ordine CATHARTIDIFORMES (Avvolto.) ame- 
ricani). Nido sulle roccie o sul terreno. Uovo 
bianco o con poche macchie. America setten- 
trionale e meridionale. 

Ordine ACCIPITRIFORMES (Uccelli rapaci). 

Sottordine SERPENTARI! (Serpentari). Nido di 
stecchi nei cespugli o sugli alberi. Due uova, 
bianche con macchiette brune. Africa. 

Sottordine ACCIPITRES (Avvolto), Falchi, A- 
quile, etc). Nido di stecchi, sulle roccie o sugli 
alberi, o sul terreno nelle paludi. Uova varia- 
mi lite colorite, dal bianco-puro al rossiccio più 
vivo. Cosmopolita. 

Sottordine PANDIONES (Falchi pescatori). Nido 
grande, di stecchi sugli alberi o sulle ro- 
viue. Uova da tre a quattro, vivamente colo- 
rite, in gran parte rossiccie. Cosmopolita. 

Ordine STRIGES (Allocchi). Nido, nessuno, 
nelle buche degli alberi o sul terreno, o quello 
di qualche altro uccello sugli alberi. Cova ila 

quattro a Dove, bianche. Cosmopolita. 
Ordine PSITTACIFORMES (Pappagalli). Nido, 

nessuno, nelle buche degli alberi. l'uva da 
due a quattro, bianche. 



Ordine CORACIIFORMES (Picarie). 
Sottordine Steatornithes (Steatorni). Nido. 

una struttura solida collie di tango in una grotta. 
Quattro uova, bianche. America meridionale. 

Sottordine PODARGi (Podargi). Nido di stec- 
chi, etc. sugli alberi. Cova due, bianche. Au- 
Btralasia e Regione Indo-Malese. 

Sottordine Leptosomati (Leptosomi). Nido, 
di giunchi nelle buche degli alberi. Un uovo 
bianco. Madagascar. 

Sottordine CORACIAE (Cazze marine). Nido di 
poche erbe nelle buche degli alberi. Uova da 
quattro a cinque, bianche. Mondo Antico, ge- 
neral mente distribuite. 

Sottordine HalCTONES (Martini pescatori). 
Nido, nessuno, o un rozzo ammasso di ossa 
di pesci all'estremità di una galleria scavata 
dagli stessi uccelli, talora nei cumoli delle for- 
miche o nelle buche degli alberi. Uova da 
quattro a sette, bianche. Cosmopolita. 

Sottordine BuCEROTES : Buceri). Nido, nessuno. 
Cova da due a tre, bianche deposte nello bu- 
che degli alberi, nelle quali la femmina viene 
imprigionata. Africa. India, Regione Indo- 
Malese. 

Sottordine V vi r\v. (Upupe). Nido, nessuno, 
o malamente foderato di erbe, nelle buche degli 
alberi. Uova da cinque a sette, oli va-bruno- 
chiare, bluastre, o bianco-verdastre. Europa e 
Asia. Africa. 

Sottordine Meropes (Gruccioni). Nido, nes- 
suno. Cova da tre a sette, bianche, deposte 
in una camera all'estremità di una lunga galleria 
scavata dagli uccelli stessi. Europa meridio- 
nale sino all'Asia centrale, Africa. India, Re- 
gione Australasiana. 

Sottordine MoMOTl (Momoti). Nido, nessuno. 
Cova quattro, deposte in una camera all'estre- 
mità di una galleria scavata dagli uccelli stessi. 
America meridionale. 

Sottordine Toni (Todi). Nido, nessuno. Uova 
quattro, bianche, deposte in una camera al- 
l'estremità di una galleria scavata dagli uc- 
celli stessi. Isole delle Indie occidentali. 

Sottordine Caprimulgi (Succiacapre). Nido, 

nessuno. Cova di solito due, bianche, macchiati' 
di linee a zig-zags, deposte sul terreno. Cosmo- 
polita. 

Sottordine CrpsELi (Rondoni). Nido di varie 
costruzioni, cementato dalla saliva stessa degli 
uccelli. Una rozza struttura di stiacci e vecchi 
materiali sotto un tetto, o un artistico nido 



ui.wn ullN .«"ili o 



57 



pendente o a tazza, ed attaccato al muro ili 
una grotta, l >>\;i da ano :v quattro bianche. 
Cosmopolita. 

Sottordine Trochili (Uccelli Mosca). Nido 
generalmente ili musco, a tazza o sul ramo ili 
un albero. Dova due, bianche. Principalmente 
nell'America meridionale, pochi migrano nel- 
l'America del Nord nell'estate. 

Sottordine COLII (Colli). Nido, a tazza, ili 
stecchi, nei cespugli, Cova tre, bianche. Africa. 

Ordine TROGONES (Trogoni). Nido, nessuni), 
l'uva da due a quattro, deposte in una linea 
degli alberi. Africa. India, Regione Indo-Malese. 

Ordine COCCYGES (Uccelli simili ai Cuculi). 

Sottordine Musophagi (Musofaghe). Nido di 
stecchi nei cespugli. Uova tre, verdastro o 
bianco-bluastre. Africa. 

Sottordine Cuculi (Cuculi). Nido, nessuno, o 
uno rozzo di stecchi sugli allieti o una strut- 
tura a cupola sul terreno. Molte specie paras- 
site. Cosmopolita. 

Ordine SCANSORES (Uccelli rampicanti). 

Sottordine Ramphastides (Tucani). Nido, nes- 
suno. Cova bianche, due, deposto in una linea 
dogli allieti. America meridionale. 

Sottordine Capitones (Capitoni). Nido, nes- 
suno. Cova da tre a cinque, deposte in una 
lutea degli alberi o delle sponde. Africa, India, 
regioni Indo-Malesi, America del Sud. 

Sottordine Inihcatores (Indicatori). Nido, 
nessuno. Cova bianche, che si dice siano de- 
poste nei nidi di Capitoni o di qualche altro 
Ideilo. Africa, Imalaia. Montagne della Pe- 
nisola Malese e Borueo. 

Ordine PICIFORMES (Picidi). 

Sottordine Pici (Picchi). Nido, nessuno. Uova 
bianche, lucide, che variano di numero a se- 
conda dei generi, da uno a dieci, deposte nelle 
fenditure degli alberi all'estremità di un buco. 
o nei cumoli delle formiche od anche nei nidi 
delle vespe. Cosmopolita. 

Sottordine BUCCONES (BucCOni). Nido, nes- 
suno. Due uova bianco-lucide, deposte nelle 
buche delle sponde. America meridionale. 

Sottordine GALBULAE (Galbule). Nido, nes- 
suno. Uova quattro bianco-lucide, deposte nelle 
litiche delle sponde. America meridionale. 

Ordine EURYLAEMI (Eurilemi). Nido, pen- 
dente dall'estremità di un ramo, di glande di- 
mensione, composto di foglie e di ciba. Uova 



bianche i> fulvo-rosBiccie, fittamente macchiate 

di bruno-rossi, -rio opaco di nero. India, le- 
gione Indo-Malese 

Ordine MENURAE (Uccelli Lira). Nido, una 
grande costruzione a forno di stecchi e di mu- 
sco. Un ulivo soltanto, di un grigio-porporino, 
con macchie di un bruno-porporino più scuro. 
Australia. 

Ordine PASSERIFORMES (Uccelli appollaja- 

tmi). 

Si ZIONE A. I i-i 1M - 

Famiglia 1. Corvidae (Corvi). Nido di slecchi 
ed erbe in un albero o nelle buche. Cova bian- 
che o verdi-bluastre, con macchie e macchiette 
nere. Cosmopolita. 

Famiglia II. Paradiseidae (Uccelli ilei Para- 
diso). Nido di stecchi su di un albero. Cova 
simili a quelle del Coivo, ma la tinta di fondo 
fulvo-rossiccia. Regione Australiana. 

Famiglia III. Ptilonorhynchidaef Ptilonorinchi |. 
Nido di stecchi su di un albero. l'o\a verda- 
stre o bianco-porporine, con molti zig-zags neri. 
Regione Australiana. 

Famiglia IV. Sturnidae (Storni propriamente 

detti). Nido di paglie e di stecchi in un buco. 
Uova bianche o bluastre. Europa, Asia e Attica. 

Famiglia V. Eulabetidae istoriti degli allievi). 
Nido una leggera costruzione di erbe nelle buche 
di un albero o nei fabbricati. Cova blu-ver- 
dastre, con macchie porporine. Africa. India, 
Australia. 

Famiglia VI. Eurycerotidae (Becchi-blu). Nido 

ed uova sconosciute. Madagascar. 

Famiglia VII. Dicruridae (Dronghi). Nido di 
sottili fuscelli ed erbe nella biforcazione di un 
ramo, come una culla. Cova bianche o colui 
salmone, con macchierossiccio-brunastre. Africa, 
India e regione Australiana. 

Famiglia VIII. Oriolidae (Rigogoli). Nidi di 
erbe e di striscio di corteccia, sospesi alla bi- 
forcazione di un ramo, come una culla. Uova 
bianche, macchiate di bruno-rossiccio. Mimilo 
Antico in generale. 

Famiglia IN. Icteridae (Itteri). Nido spesso 
molto grande, pendente, di foglie ed erbe, col- 
locato sugli allieti, nei mucchi di erbe, nelle 
canne o sul terreno, l'uva bluastre, <> bianche, 
ti zig-zags e macchie nere e grigie. Alcune 
specie parassite. America settentrionale e me- 
ridionale. 



Atlante ornitologico — Parto I. 



58 



\ 1 1 wri; ORNITOLOGI! 



Famiglia X. Ploceidae ( Plocei). Nido, un sacco 
tonnato di striscio ili foglie ili [ialina e ili erbe, 
fortemente intessute dagli uccelli, sospeso ai 
rami degli alluri o fabbricato oei cespugli presso 
il terreno. Dova bianche, grigie, o porporine, 
ron macchie verdastre o brune. Africa. India 
e regione [ndo-Malese. 

Famiglia XI. Tanagridae (Tanagre). Nido in 
situazioni svariate, a tazza, di fibre di erbe o 
licheni, negli alberi o noi cespugli, talora a 
cupola, o nelle, erbe delle paludi. Uova bianco- 
bluastre, o verdastre, con macchie e macchiette 
lirune. America settentrionale e meridionale. 

Famiglia XII. Coerebidae (Rampichini ame- 
ricani). Nido, a cupola, di peli e tele di ragno 
tra due ramoscelli. Uova bianche o blu-verda- 
stre, con macchie brune o rosse. America me- 
ridionale. 

Famiglia XIII. Fringillidae (Fringuelli). Nido 
di varia forma, di ramoscelli, foderato di penne 
e spesso di licheni e di musco, in ogni genere 
di situazione, l'uva varie, generalmente bluastre 
o bianche, con macchie e linee nere o porpo- 
rine. Cosmopolita. 

Famiglia XIV. Alaudidae (Allodole). Nido sul 
terreno, l'uva bruno-scure o bianche, macchiate 
di bruno. Cosmopolita. 

Famiglia XV. Motacillidae (Ballerine e, Pi- 
spole). Nido sul terreno o sulle sponde o sulle 
mura. Uova bianche o grigie, con macchie più 
o meno accentuate brune o bruno-porporine 
e con macchiette più scure. Cosmopolita. 

Famiglia XVI. Mniotiltidae (Becchi-fini ame- 
ricani). Nido, a tazza, di musco, capelli, tele 
di ragno, etc. Uova gialliccie, con macchie brune, 
rossiccie o grigie, o con strie, nere. America 
settentrionale o meridionale. 

Famiglia XVII. Certhiidae (Rampichini). Nido 
ili fuscelli con erbe e musco, lana, ite.. Delle 
lincile, nelle fenditure delle corleccie, etc. Uova 
bianche, con macchie rossiccie e raramente ne- 
rastre. Quasi cosmopolita (eccetto l'America 
meridionale). 

Famiglia XVIII. Meliphagidae (Succhiatori di 

miele). Nido di fuscelli o radici, tra le erbe, 
nei cespugli o sugli alberi. Uova fulve o color 
di salmone, con macchie e lineette bruno-ros- 
siccie. Regione Australiana. 

Famiglia XIX. Nectariniidae ( Net I ari nie). Nido, 
a borsa, di erbe e radichette, con una cupola 
proiettante sopra l'apertura. Uova verdastre o 
grigiastre, con macchie porporine o rossiccie 
o bianche o con strie e macchie nerastre. Regioni 
Africana, Indiana ed Australiana. 



Famiglia XX. Drepanidae (Succhiatori di miele 

delle Isole llawui). Nido di radici e foglie. 

Uova non ancora descritte. Arcipelago delle 

Ilawai. 

Famiglia XXI. Dicaeidae (Diceidi). Nido, a 
borsa e a cupola, o di radici e erbe nelle buche. 

Uova bianche, o rossiccie con macchie brune. 
Regioni Africana, Indiana ed Australiana. 

Famiglia XXII. Zosteropidae (Zosteropidi). 
Nido, a tazza, profondo, di erbe e musco, su 
di un ramo sottile. Uova di un blu-pallido. Re- 
gioni Africana. Indiana e Australiana, sino alla 
Cina ed al Giappone. 

Famiglia XXIII. Paridae(Cincie). Nidogrande, 
e, di regola, abbondantemente foderato di penne, 
nelle eavita degli alberi o dei fabbricati ; in 
alcuni generi a borsa. Uova numerose, bianche, 
o bianche macchiate di bruno-rossiccio. Quasi 
cosmopolita (tranne l'Australia e l'America 
meridionale). 

Famiglia XXIV. Sittidae (Picchi muratori). 
Nido, un rozzo ammasso di erbe, lana, etc, 
nelle buche degli alberi, generalmente intona- 
cato dagli uccelli stessi, l'uva da cimine a olio, 
bianche con macchie bruno-rossiccie. Europa e 
America settentrionale, India, Cina, regioni 
Indo-Malesi e Australia. 

Famiglia XXV. Regulidae (Regoli). Nido di 
musco sospeso sotto un ramo. l'uva numerose. 
da cinque a dieci, bianco-fulve, talora con pic- 
cole macchie rossiccie. Europa, Asia settentrio- 
nale. America settentrionale e centrale. 

Famiglia XXVI. Laniidae (Averle). Nido di 
stecchi, erbe e fibre con lana, grosso di di- 
mensioni, usualmente negli alberi spinosi o nei 
cespugli. Cova grigiastre o bianco-verdastre, 
con macchie e macchiette grigie e nerastre. 
Cosmopolita. 

Famiglia XXVII. Artamidae (Artamidi). Nido, 
una ciotola profonda di fuscelli ed erbe sugli 
alberi. Uova bianche O verdastre, macchiate di 
porporino o di bruno-rossiccio, con macchie 
grigie più chiare. India, regione Indo-Malese, 
Australia. 

Famiglia XXVIII. Ampelidae (Iìeccofrosoui). 
Nido piatto, di ramoscelli e di erbe. Cova 
bluastre grigie, con macchie grigie o di un 
In uno-cupo. Regioni settentrionali d'Europa e 
dell'Asia, America settentrionale e centrale. 

Famiglia XXIX. Vireonidae (Vireonidi). Nido, 

una copi>a profonda di foglie, di erbe e muschi 
in un ramoscello biforcuto. Cova bianche, mac- 
chiate di nero e di bruno attorno all'est rem ita più 
larga. America settentrionale e meridionale. 



\ Ll.AN I I ORNITI ILOGII 






Famiglia XXX. Sylviidae (Silvie). Nido «li \ arie 
t'oline, il! erbe, ramoscelli, etc. dova ili diversi 
colori, un it'orm i o macchiate o marmorizzate. 
Generalmente ne] Mimilo Antico. 

Famiglia XXXI. Turdidae (Tordi). Nido ili 
\ ari materiali, a tazza, sugli alberi o Delle buche. 
Uova variate, ili un blu opaco o bluastre con 

macchietto rosse o bruni'. Cosmopolita. 

Famiglia XXXII. Cinclidae (Merli d'acqua). 

Nido il Cupola, ili musco, sotto le roccie. 

alle radici di un albero, dova bianche. Europa, 
Asia settentrionale e l'Imalaia, Montagne del- 
l'Anime:! settentrionale e centrale e le Amie. 

Famiglia .XXXIII. Troglodytidae (Scriccioli). 
Nido a cupola e rotondo, con apertura laterale, 
fatto di musco e tappezzato di foglie, in un 
buco degli alberi o ilei fabbricati, o contro gra- 
ticci o siepi : in alcune specie sospeso alle canne. 
Uova bianche, o bianche leggermente picchiet- 
tate di rossiccio e di grigio. Europa, Asia set- 
tentrionale e Imalaia, America settentrionale 
e meridionale. 

Famiglia XXXIV. Mimidae (Uccelli beffeg- 
giatoli). Xido di ramoscelli o radiehette, nei 
cespugli o negli alberi. Uova opache, verde- 
bluastre, o verdi picchiettate di rossiccio. Ame- 
rica settentrionale e meridionale. 

Famiglia XXXV. Timeliidae (Timelii). Nidi 
variati, o un rozzo nido a eupola di foglie ed 
erbe sul terreno, o a cupola di musco, etc. 
Uova uniformi blu-verdastre o fulvo-giallette 
od oliva, con macchie e chiazze bruno-rossiccie, 
oliva e grigie. Africa, India, regione Indo- 
Malese, Australia. 

Famiglia XXXVI. Pycnonotidae (Picnonoti). 
Nido di fuscelli, erbe, e musco, fabbricato negli 
alberi e nei cespugli. Uova bianche, o bianco- 
verdastre, o rossiccie, macchiate di porporino 

e di biuno. Africa. India, regione Indo-Malese. 

Famiglia XXXVII. Campophagidae (Campo- 
faglie). Xido. una coppa poca profonda, di ra- 
dici od erbe ed imbottita con fibre vegetali e 
musco o licheni, l'uva bianche bianco-ver- 
dastre, con macchie e macchiette brune o por- 
porine. Africa. India, regione Indo-Malese. 
Australia. 

Famiglia XXXVIII. Muscicapidae (Pigliamo- 
sche). Xido, una rozza struttura di erbe o musco 
in un buco o sul terreno, o sul ramo di un 
albero; talora una coppa bella e piccola sopra 
un ramo. Uova bianche, macchiate di bruno 
o di rossiccio. L'intero Mondo Antico. 

Famiglia XXXIX. Hirundinidae (Rondini). 
Nido di -fango o pagliuzze, sotto i cornicioni 



nelle soffitte, ritolto e l'alto di creta ; un nido 
rozzamente tolleralo di erba nelle binile delle 
grondo sopra u. I i alberi. Uova bianche. 
bianche con macchie rossiccie. Cosmopolita. 

Sezione B. Oligomyodae. 

Famiglia I. Tyrannidae (Tiranni). Nido di 
varia forma e materiale, ili erba museo, 
a]ierto o a cupola, sospeso ai rami, o nelle 
buche, etc. Uova color salmone, con macchie 

rosse o brune, di un verde-blu uniforme o a 
zig-zags bruno-rossicci o porporini. America 
settentrionale e meridionale. 

Famiglia II. Oxyrhamphidae (Ossiranfidi). 

Nido ed uova sconosciute. America meridionale. 

Famiglia III. Pipridae (Pipre). Xido di erbe. 
capelli, foglie, etc.. sospeso ai rami bassi. Uova 
due, bianco-giallastre, con chiazze rossiccie o 
brune. America meridionale. 

Famiglia IV. Cotingidae(Cotinghe).Nido vario. 
di stecchi o di erbe nelle buche degli alberi, 
o di fango e stecchi nelle grotte. Uova di dif- 
ferenti colori, blu-verdastre o brune, con mac- 
chie rossiccie, bianche, etc. America meridionale. 

Famiglia V. Phytotomidae (Fitotomi). Nido 
di fuscelli e di fibre erbacee nei cespugli. Cova 
verdi-bluastre, macchiate di bruno. America 
meridionale. 

Famiglia VI. Philepittidae (Filepitte). Nido 
ed uova sconosciute. Madagascar. 

Famiglia VII. Pittidae (Fitte). Nido globulari' 
a l'orno, di erbe ruvide e di foglie sul ter- 
reno, o ili un cespuglio presso questo. Uova 
bianche, con macchie rossiccie, in numero da 
quattro a cinque. Africa, India, e Cina, re- 
gione Indo-Malese, Australia. 

Famiglia Vili. Xeniscidae (Scriccioli della 
Nuova Zelanda). Nido a cupola, di musco, tra 
le radici, o nel buco di un albero, o a bottiglia 
nelle cavità di un albero o di un edilizio. Uova 
bianche, o bianche con macchie rosse. Nuova 
/.elanda. 

Sezione C. Teacheophonae ('). 

Famiglia I. Dendrocolapticlae (Dendrocolapti). 
Nido di varia forma, di fango o di stecchi 
di altri materiali, spesso di glande dimensione 



(') Vrackeophonae (o nei o Fratheophoni) è il 

Dome dato da Giovami] blùller i ibhandl. ET. Ikad. Berlin, 
Phy$. Kl. 1847, p. 387) al secondo it<i >n"i tre gruppi dei 
Pabskrim i-I h. hanno la trachea fornita soltanto ili uno o di 
iluc paja ili muscoli vocolij e di quelli laterali. 



60 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



su di un ramo, con passaggi ; talora sospeso 
ad un ramo, o a cupola in un letto ili canne. 
Uova bianche, fulve o blu-verdastre. America 

meridionale. 

Famiglia II. Formicariidae (Formichieri). Nido 
di radici o fibre e musco collocato nei bassi 
cespugli, Uova bluastre o bianche o bruno- 
rossiccie, striale o macchiate di bruno-rossiccio. 
America meridionale. 

Famiglia III. Conopophagidae (Conopofaghe). 
Nido ed uova sconosciute. America meridionale. 

Famiglia IV . Pteroptochidae (Tapacole). Nido 
di erbe o musco nelle buche del terreno, o di 



stecchi ed erba nei bassi cespugli. Uova bianche. 

America meridionale. 

Sezione D. Atrichornitidae (') (Atricorniti). 

Nido ed uova sconosciute. Australia. 

Lo Sharpe poi osserva che una classifica- 
zione basata sulla colorazione delle uova, sulla 
fonila e sull'ubicazione del nido è, del tutto 
ipotetica, tanto estreme sono le variazioni in 
molle famiglie ed anche nei generi più affini 
itilo- se. E ad illustrare tale fatto egli cita quanto 
presentano le Rondini paragonate coi 'l'opini 
e coi Balestrucci, i Corvi colle Taccole e varii 
altri. 



Notizie sulle Caccie maggiormente usate in I /alili. 



Le caccie j > i Ti usate in Italia sono le se- 
guenti : 

1 . Caccie colle reti : 

1) Il diluvio, rete a sacco di grandi di- 
mensioni per le Passere, i Merli, i Fringuelli, 
etc. Essa produce assai usata sul far della notte, 
lina sola preda imo superare il migliaio. 

2) La ragna portatile usata dall'agosto 
all' ottobre in ispecialità pegli uccelli dal becco 
gentile (insettivori). 

?,) Il paretaio o irli api ile : Reti che sten- 
donsi nelle praterie aperte per le Pispole, i 
Fanelli, le Ballerine, le Lodale, etc. In al- 
cune delle nostre Provincie (Bergamo) si giunge 
anche ai 4 o 500 uccelli in un giorno, in altre 
località come nei Patriarcati (Bovolenta, Pa- 
dova) esse sono pure rimunerative, però raramen- 
te si arriva ai duecento. Usasi anche sui colli 
presso i vigneti o tra le piante ombrose in 
pianura, o in una ricurva aperta montana, non 
però dominata dai venti, per dove siano soliti 
a passale gli stormi di uccelli. In quasi tutte 
le uccellande ni paretajo si pongono altresì dei 
panioni. E in causa dell 7 abbinamento del pa- 
retajo coi panioni, il Governo suole aggravare il 
prezzo delle licenze, che di solito concedonsi pel- 
le semplici uccellande a paretajo. situate lungo 
i (ìlari e fiancheggiate da pianticelle di gira- 
sole o di canape, colgono Fringuelli, Fanelli, 
Verdoni e Cardellini, e nei primi giorni, se 
I utlo ò bene disposto, si raggiunge tino il cen- 
tinaio e spesso la cinquantina di individui; in al- 
tre località, come a Borgoforte sull'Adige, usan- 



si pelle Rondini e pei Topini, e nell'epoca dei 
maggiori passaggi si arriva e prenderne anche 
centocinquanta al giorno. Si adopera pure il 
paretajo pei Chiurli, por le Pavoncelle, pei Pi- 
vieri e per i Combattenti, breve la durata del 
loro uso e ristretto ai siti acquitrinosi. E ri- 
marchevole come gli astuti Falchi attratti dagli 
zimbelli che svolazzano, si gettino furiosamente 
loro addosso e senza accorgersi nò del caccia- 
tore, né delle refi, si lascino spesso cogliere a 
questa uccellanda. 

4) Lnpantera, colla quale si colgono molte 
[.oilole e pochi Beccaccini. 

5) La ragnaia sui colli ed in pianura, più 
generalizzata; anche questa presenta il massimo 
della produttività in Lombardia e sui valichi 
alpini, ove le prese sono talora favolose. Al- 
cune di esse (da 5 a 6) che sono nelle più 
adatto posizioni della provincia di Verona cattu- 
rano in una stagione circa 5000 uccelli per ca- 
dauna, dei quali circa 1500 sono 'l'orili, Lunarini, 
Fanelli, Fringuelli, Tordele, etc, e molti altri 
uccelletti dal becco gentile, come Beeeajiehi etc. 
completano il numero. Nella Provincia di Como 
il Nessi colse nella sua uccellanda 4330 uccelli 
nel INNI!, 4262 nel 1SS4, 4358 nel INS.", e 
3727 nel ISSO ed il Brambilla, offrendo i dati 
delle ]irese della sua uccellanda in Gallarate (Mi- 
lano), nota come nel periodo 1792-1886 l'anno 



(') Questa seziono di Passeracei presenta due paia di eorti 
muscoli trarltoo-lnonc liliali, cioè un paio infierito sul dorso, 
l'altro dal lato ventrale e sono quindi àiaerùmyodi. 



atlanti: ohm ii ii.mai • • 



GÌ 



più proficuo M.-i stato il 181!» con 2451 uccelli, 
ma dalle cifre date .si capisce che o la tesa non 
eia ben curata <> la posizione infelice; cosi le 
prese offerte dal Turati pei roccoli e paretaj 
in Lombardia non oltrepassano i lumi uccelli 
all'anno, e ciò in un lungo periodo di anni ; 
mentre il Marchese Honorati a .lesi nel periodo 
L 843-1885 dà i massimi di 3659 (1851), 3950 
(1859), 3845 il sui) o 4888 (ISti:.) uccelli al- 
l'anno etc. ('). 

Parecchie di queste ragnaie hanno a qualche 
distanza disposte delle passate, ossia reti a pa- 
retaio. La ragnaia generalmente dura fino alla 
prima metà di novembre. 

(i. La brescianélla (analoga alla ragnaia), 
dove usasi lo spauracchio che si innalza e che 
ha la disposizione della rete, anziché ridonda 
in quadrilatero col capanno basso, usata in 
pianura e colla quale si accalappiano in molta 
parte gli stessi volatili della ragnaia. Essa e 
poni praticata da noi. 

7) La stantia alle quaglie produttiva a se- 
conda delle località, il cui uso ha principio 
nell'agosto e dura a tutto settembre; è assai 
vantaggiosa nei terreni bonificati, ove coltivassi 
il grano turco ed il sorgo. Oscilla il prodotto 
annuo dai 500 ai 1000, raramente nei grandi 
passaggi supera i 1500 individui. 

8) Il cerchiello, barbaro sistema adoperato 
in primavera pei maschi delle Quaglie. Si può 
calcolare che nella sola Provincia di Padova 
da dieci a quindicimila covate vadano distimie 
da questo aucupio e dall'altro della paratella, 
usato in alcuni circondarii nell'epoca del divieto. 

2. Le cacete colla pania. 

Sono molto usale sia in collina che al piano 
dai ragazzetti, perchè uniscono hi poca spesa al 
diletto. Il vischio si estrae dalla corteccia del 
Viburno del Mattinoli, pianta che trovai cre- 
scere spontanea tra altro nella zona montana 
del Veronese e più precisamente a Cavalo di 
Fumane. I'run, presso Grezzana ed altrove. Le 
principali caccie colla pania sono: 

1) Col palinone, che va unito quasi sem- 
pre al paretaio. 

2) Coi pontoni, usasi colla Civetta per le 
cimic. i Pettirossi, Codirossi, etc. 

?>) Colle frasconaie, pei Tordi. 
Speciali frasconaie si tendono, quantunque 
non di frequente, nelle montagne per prendere 
con lieve spesa buon numero di Tordi ed a 
questo genere di caccia, pello scopo cui mira. 
si dà il nome di tordàre al rischio (Veneto). 



(•) A clii volesse maggiori notizie vedi Giglioli, E. II.. 
Primo Betoe. etc. III. pp. 41S-WJ (1691). 



:!. Le caccie ini Inni lungo l< siepi ed i bo- 
schetti anch'esse pegli insettivori. 

11 laccio è un cappio di crine. Usasi nel 
Trentino, nel Veronese, nell'Udinese etc. e 

tendisi pei- Uccelletti di piccola mole, pei 'lordi, 
le l'ernici. le I leccaccie, i Beccaccini eie. men- 
tre i lacci di ferro si adoperano per acchiap- 
pare le Volpi, i 'l'assi, le Faine, le l'uzzoli- 

eie. e pur troppo le povere Lepri, ad onta della 
proibizione di legge Le uccellande al boschetto 

usansi di frequente nell'alto Friuli e nel Tre- 
visano lungo la Piave etc. Sono lacci di crine 

(die si collocano sopra due fronde o verdi mac- 
chie di piante potate in forma rotonda e non 
più alte di due metri. Vi si strangolano gli 
uccelletti richiamati dal canto degli zimbelli o 

dallo zufolo dell'uccellatore nascosto. 

1. Le /accie colle tagliuole, cogli archetti ed 
alni ordigni per le Averle e più specialmente 
nel verno con trappole, tjahhic a scatto (fra le 
(piali la ritrosa), strage del Eusignolo adope- 
rata in primavera ; la gagg'ia del I'ettirosso ed 
altri uccelli, i trabocchetti, le stiaccie, i cuba- 
toli, usati questi ultimi quasi esclusivamente 
nel verno se la terra è coperta di neve, e 
quando il povero stazionario paga colla vita la 
soddisfazione del più pressante bisogno, il cibo. 

I montanari Veronesi collocano gran copia 

di archetti sulle cime degli alberi. Coni] ssi 

questo barbaro ingegno di un vermene di noc- 
ciuolo, di sanguine o d'olmo piegato ad arco 
alla cui estremità si lega una funicella che passa 
dal lato opposto e finisce a modo di laccio. 
Vi è inserto un piccolo legno detto ciliare, che 
lui ficcata in una fenditura una locusta, un 
bruco od altro. Su di esso l'uccello incauto si 
posa per beccare e così fa scattare l'arco e vi 
rimane preso colle zampine. Lo si raccoglie 
consunto o morto fra i tormeuti. Ben a pro- 
posito scrive il Tirabosco : 

Villana invenziun. nli! pio assai 

Che piacevol e juata a un coi gentile. 

Con questo modo si fa strage in montagna di 
Pettirossi, di Codirossi, di varie Silvie o indie 
pianure di Averle ed altri uccelli di piccola 
mole. 

E giacché siamo sul tema della crudeltà, pro- 
seguiamo segnalando un'altra strage, che si pra- 
tica anche nel Veneto ai poveri uccelletti. È do- 
vuta alla gazàra casato da merli, la predi- 
letta occupazione dei giovani cainpagniioli. 
Quantunque le prede siano limitate nella par- 
ticolarità, salgono ad un numero considerevole 
per la grande diffusione. Durante il verno e 
maggiormente (piando la tei ra è coperta di neve. 



62 



ATLANTI (>UXIIuì.u.;i( «i 



se ne spazza una piazzetta e s' intesse coi vi- 
mini una rozza gabbia a scatto che vi si so- 
prappone. Merli. Tordi. Ghiandaie, Fringuelli, 
Passere, Pettirossi ed altri affamati vi cercano 
il cibo e vi trovano la prigionia e la morte. 
Che l'unico mezzo a combattere questi crudeli 
ÌDganni, la parola del maestro elemeutare uè 
dissuada l'uso. Guadagneranno l'educazione e 
l'agricoltura, tanto più che le vittime sono in 
gran parte uccelli stazionarli. 

Sono quasi smessi i passerai, quelle pareti 
bucherellate delle colombaie o delle torrette, 
che sorgono sui tetti costruite appositamente 
per attraivi a prolificare le Passere e rapirne 
poi i nidiacei dall'interno. 

5. Le cacete col fucile che si esercitano: 

1) Con anni di calibro ordinario per qua- 
lunque uccello o coli' aiuto delle Civette, dei 
Falchi e dello specchietto per adescare i pic- 
coli, o col cane ammaestrato, che è in generale 
un incrocio fra il barbone ed il bracco, per 
frullare la selvaggina più grossa. Fortunata- 
mente è poco in uso nell'ardore dell'estate la 
caccia crudele all'acqua od abbeveratoio, mentre 
invece è praticata quella all'aspetto, che si fa 
alle Tortore sul tramonto nei boschetti, ove si 
osservò che vanno abitualmente a dormire ed 
ai Germani ed altri palmipedi dal far della sera 
fino ad un'ora e mezza dopo il crepuscolo sul 
margine delle Valli. 

Una caccia nella quale fanno il proprio no- 
viziato quasi tutti i cacciatori è quella col ri- 
chiamo. È un /ischio circuitile o chioccolo, con 
cui si imitano i cauti del Merlo ed il garrire 
della Ghiandaia. 

Questi uccelli non solo, ma tutti gli altri 
silvani vi accorrono, dando tempo al tiratole 
cautamente nascosto di colpirli posati sul ramo. 

2) Con archibugio da posta o spingarda, 
canna di calibro grosso che si colloca in appo- 
sito barchette Caccia vagantiva che si esercita 
anche di notte, specialmente nei laghi aperti 
dell' Estuario Veneto. 

3) La coccia <li Valle. Nelle località più 
aperte di una Valle dove di preferenza frequen- 
tano le Anitre, si infiggono nel terreno alcuni 
pali, sui quali si soprappone per circa tre metri 
un tavolato rivestito e contornato in ogni dove 
di erbe palustri, in modo da nascondere anche 
a breve distanza l'inganno ed il cacciatore colà 
appiattato. È questo il cosidetto postino. Alla 
mattina il valligiano vi accompagna in leg- 
nini barchette prima dell'alba e colloca d'at- 
torno al postino tre quattro Anitre vive da 
richiamo e d(f;li zimbelli di legno dipinto, che 
galleggiano smossi alla più piccola brezza. 



senza allontanarsi perchè attaccati ad una fu- 
nicella, cui si annoda una pietra. Verso l'al- 
beggiare le Anitre si levano a stonili dalle 
valli ed allettate dagli zimbelli e dai gridi delle 
compagne di richiamo volano o si posano sul- 
l'acqua vicino al posiino. offrendo così bersa- 
glio al cacciatore nascosto, che ad ore stabilite 
od a suo agio fa raccogliere le morte dal val- 
ligiano e ricercar le ferite Coll'aiutO del cane. 
Tal genere di caccia è però poco fruttuoso, 
difficilmente facendosi una bella preda, come 
avviene nei grandi laghi dell'Estuario, ove la 
cacciasi fa ogni otto giorni, con regole speciali 
e col conforto di grandi prede di Anitre. 

La caccia suddetta dura da novembre a marzo. 
io ebbi agio di osservarla nel Veronese e spe- 
cialmente nella Valle Arpa, tra Belfiore, Al- 
cole, Avesa e Albaredo, con circa quattro po- 
stini, altri pure se ne trovano nella Valle della 
Pellegrina e nei dintorni di Xogaié e Ronco 
all'Adige. 

4) La caccia di Botte od anche di Valle. 

La caccia detta di L'otte od anche di Valle 
si ] natica nelle Valli salse da jtcsca e da lac- 
cio dell' Estuario Veneto. Sono esse grandi 
tratti di laguna di proprietà privata, nei quali 
l'esercizio della caccia e della pesca, che ne 
formano la principale e quasi l'unica rendita, 
è riservato. 

Le costituiscono laghi più o meno estesi, di- 
visi fra di loro da bassi fondi o da ridossi di 
natura arenoso-cretosa (barene), sparsi di piante 
erbacee quali Volitene portulacoides v. olive, \o 
scirpus niaritimits v. stranie, tagiòn, quarèlo, 
lo jiinciis nitiriliinus v. brulo, la glycerìa J'c- 
stucafoiiiits v. otji salsi etc, inondati dalle 
acque marine solo nelle alte maree {colme). 
Piccoli canali e rigagnoli (ghebi) li intersecano. 
formando pel dislivello tratto tratto delle poz- 
zanghere (mantlràci) che emergono solo nelle 
basse maree (sedie). Se la vegetazione è lilla 
e lussureggiante diconsi barene forti; dove 
manca e l'acqua ristagna pontière, e finalmente 
dossi quei punti maggiormente depressi quando 
si scoprono. 

Le Valli più importanti dintorno a Venezia 
sono: nella Laguna Superiore: Cà Zane, Doga, 
Draguièsolo, Grassabò ; nella Laguna Media : 
Avèrto, Conta/fina, Corniti, TPighèri, Piervmpiè, 
Prime Poste, Barenòn o Bìola, Val de Bon, 
'/.aita; nella Laguna Inferiore; Qhcbo Storto, 
Milccanijii, Morosina . 

Sono tutte Valli chiuse (cinse) o compieta- 
niente da argini (arseràde), (piali la Morosina 
e Draguièsolo o intieramente da cannici (v. da 
grisiole O de pare), ([itali Zappa, Val de J!on 



vi i \\ ri ORNI roi OGICO 






e Barenòn i> in parie da argine ed in parte 
da cannicci [semiarzeràde) come tutte le altre. 
Ilannnvi pure altre Valli tutte aperte {verte, 
avèrte), ma non trovo di occuparmene, attesa 
la loro poca importanza in rapporto alla caccia. 
l'n lino in figura di cono colla punta recisa, 
il cui diametro da cent. 80 in bocca, scende 
allargandosi sino ad un metro, si sprofonda nel 
fango, assicurandone l' immobilità mediante 
ferri zancati ad angolo rotto che ne abbrac- 
ciano l'orlo, infissi in alcuni pali piantati d'at- 
torno. Si circuisce con un breve tratto di terra, 

a pia lolcemente inclinato o perso il centro 

viceversa, dì l'orina rotonda od ovale, pre- 
munito siigli orli dall'urto continuo del fiotto 
con pareti di cannicci e che copresi [s'inibari- 

see), per colare V inganno, di zolle con erbe 
palustri, tra le quali sono preferite le olive. 



vendo pel peso fondarle sopra piani e palafitte, 
pericolo di screpolature nei l'orti ghiacci che 

Succedono ad alte maree: ecco i danni; ini sono 

convinto che è preferibile il sistema antico. 
In quasi tulle lo Valli e' è posto con contro- 
botte {potè e controbòte), vale a dire clic nello 
stesso tombolo, (piasi aderenti fra loro vi sono 
due botti, anziché una. Serviva quesf ultima 

noi tempi scoisi quando asavnosi i vecchi fu- 
cili ad una canna od a bacchetta per un cac- 
ciatore che doveva caricarli e passarli al pa- 
drone, nonché dargli l'ali' erta. Serve Oggi 

raramente pei più quando vogliasi godere la 
buona compagnia di un ospite, sempre per al- 
cuni onde collocarvi un tiratore di mestiere: 
nel primo caso 1' amico della controbòte è di 
continuo esposto al tormento dello incappel- 
late, vale a diro di vedersi uccidere dall'altro 




Lago 'l'Ila Passaùra (Valle Zappa), nel cui centro dietro 
la [ingaa di torni e collocata una botte in mezzo al lago (detto 

posto ni l(lijo). 

(Da una fotografia dell'Autore). 



Botte detta Puntale della Passaùra Doll'omonimo Iago. 

I Valle /appai. 

(Da una fotografìa uVU'Autore) 



Questa isoletta improvvisala che sorge più 
o meno sul livello dell'acqua a seconda della 
marea, porta il nome di tómbolo, dall'antica 
voce IiiìiiÌiii, che significa cumulo o mucchio di 
terra ; il tino chiamasi botc, ed a preferenza si 
fa di quercia, di moro o di larice, abbenchè 
adoperinsi in maggior numero degli arnesi u- 
sati. fra i quali adatto le botti da olio. Ester- 
namente si spalmano tutti' di pece. 

Pochi anni or sono io ho tentato una modi- 
ficazione in proposito, cioè di sostituire, al le- 
gno, il cemento; e feci nella mia Valle Zappa 
una botte di tale impasto. Minore umidità 
mentre lasciasi sempre asciutta, quando le al- 
tre devonsi empire almeno per un terzo d'ac- 
qua, perchè vuote si stapperebbero [saltar sii) 
nelle frequenti burrasche ; nessuna Spésa di 
manutenzione, mentre nello altro la durata è 
limitata e le riparazioni annuali necessarie : 
ecco i vantaggi; maggior freddo, impossibilità 
di trasloco, superiore costo d' impianto. Ac- 



quasi sempre gli uccelli ch'egli ha sbagliali, 
nel secondo la valentìa del servo mantiene la 
fama usurpata dall'inesperto padrone (s'et'òpa)! 
Se in luogo di un' isoletta in mezzo al lago, 
l'apparecchio sopradescritto si appoggia all'orlo 
di una barena dicesi puntale, punta, i>mita, e 
talora botàsso, preferito il primo nelle giornate 
calme e sereno od anche di Leggero vento con 
bassa marea [acquarèla); il secondo nelle bur- 
rasche e nello alte maree {aequa alta) od in 
circostanze speciali. 

Ogni posto di caccia ha una appellazione 
sua propria, talora strana od indecifrabile. 
{Guzzo de Itatelo, Tajàe, Quarèi) tal'altra traila 
dalla condizione dei luoghi | Lai/o seco, Seche, 
l'ali, Tombolili ila giàzzo), o da osservazioni 
speciali, come la linea abitualmente prescelta 
dagli uccelli nel passaggio i Passaùra) o dai 
nomi del sito [Padovana, Oaòma, Manzi, Sa- 
line), degli uccelli [Oche, Tressòn, Fòfani) o 

ili pesci [Oràé), del cacciatore 1 Pisani, Haiti- 



lìl 



ATLANTE OKNITOU (GICO 



stella, Labia, Nardin) o da altre circostanze 
quali il t<'in|><> (Messa di notte), la vegetazione 
iCaih. Spin, In), la qualità del sito (Gorgo, 
('andini. Mandràcio, Gatoléto) e via via. Né 
è lare che alla 1 1< » t ( o siasi imposto un batte- 
simo d'affetti (Margarita, Contessa, ete.) deli- 
cato pensiero che. col risveglio di dolci me- 
morie, rende j > i 1 1 gradito il divertimento, quasi 
augurio di successo. 

Siccome tutti gli uccelli si porterebbero ove 
non si tira con danno generale, così tutte le 
Valli della Laguna inedia ed inferiore cacciano 
in un determinato giorno; esso è fissato, tranne 
in tempo di ghiaccio, di solito il lunedì ed in 
tempi eccezionali anche di sabato e dicesi 
:mno de Irata ; questo però non vale per le 
Valli della Laguna superiore, ove si caccia più 
volte nella settimana ed ove trota significa 
determinate porzioni di Valli. Così ad esempio 
in Boga vi sono le seguenti Irate : Tómboli. 
Brusàdi, Toròndole, Piombìse, Marno de canài, 
Oràe e Conche. In queste si tira per turno 
lungo la settimana ed è ritenuto dannoso cac- 
ciare contemporaneamente in tutte, giacché i 
selvatici se ne andrebbero in mare, non ritor- 
nando se non dopo il tramonto. 

Le nostre Valli della Laguna media od in- 
feriore si dividono, in alte, quelle appoggialo 
al Novissimo, canale rettilineo che sconfina i 
paludi salsi dalla terraferma, ed in basse, quelle 
più vicine alla laguna aperta: sono Valli alte: 
i Figheri, Pieiim/iii . Ari riti, Morosina etc. : 
Valli basse: Zapa, Val de Bon, Barenòn etc. 
Il Cornio, quantunque addossato al Novissimo, 
protraendosi molto verso la laguna offre i van- 
taggi delle Valli alte e delle basse. I selvatici, 
quando il clima è più mite, come nella prima 
stagione (settembre-ottobre) e neW ultima (mar- 
zo-aprile) preferiscono le Valli alte, le quali 
hanno il bitsano o busene, che è una chiavica 
che dal Novissimo introduce l'acqua dolce per la 
qualità e freschezza tanto loro accetta, e per 
dissetarsi e per nuotarvi; negli impaludamenti 
circostanti sorgono i canneti (vanii) di Annido 
pliragmitis. 

Mano mano che il freddo cresce di intensità 
(novembre-febbraio), gli uccelli si trasportano 
per la maggior patte nelle Valli basse e vi 
dimorano. Fino all'ottobre e talora nel marzo 
od aprile le Valli titano il salpato, del resto il 
lunedì; in ricorrenza di leste (Natale. Capo 
d'Anno, Pasqua eie.) si prendono accordi spe- 
ciali. Nei tempi eccezionali di agghiacciamento 
(l'acqua salsa, gela- con temperature inferiori 
a — 4°), lo Valli eli*; hanno sbòe o sbòine, os- 
sia tratti ove l'acqua non gela (no se ciàpa) o 



per la correntìa o per un gran numero di uc- 
celli che coi loro movimenti la tengono con- 
tinuamente mossa, i cacciatori, per approfittare 
della singolare fortuna, tirano a volontà, spesso 
di sabato e poi di lunedì, lasciando in riposo 
la Valle nella domenica, porcile si ripopoli di 
selvatici. Il busene è la ricchezza delle Valli 
alte, la sbòa quella delle basse. 

Il venerdì o la domenica precedenti, sui 
porti (passi) del Novissimo si vedono giungere 
dopo il mezzogiorno le carrozze dei cacciatoli, 
che là le abbandonano e, scesi nelle rispettive 
gondole o barche, si sparpagliano per le Valli. 
Dopo un tragitto che varia da mezz' ora ad 
un'ora o due secondo le distanze, l'acqua od 
il vento più o meno favorevoli pei canali elio 
dividono fra loro le Valli, si giunge al tcrra- 




Oaeòn di Valle Zappa (proprietà A>>> • D Oddi). 
(Da una fotografia dell'Autore). 

pieno (mola) su cui trovasi il fabbricato detto 
easòn; conservano quest'antico nome, oggi im- 
proprio, le comode case che albergano i cac- 
ciatori, in alcune delle quali trovi perfino le 
stufo, il letto clastico, un bigliardo con piano 
di lavagna per passare allegramente lo lunghe 
serate invernali, come in Zappa, e tante altre 
comodità. Ciascun cacciatore tiene una o più 
camere, la saletta da pranzo è comune 

Toccata terra, cominciano le preoccupazioni, 
dall'una all'altra finestra è un accorrere solle- 
cito, uno squadrare col canocchiale tulli gli 
spazi, per capacitarsi quale sia il luogo prefe- 
ribile pel domani, un assediare di interroga- 
zioni l'oracolo (omo de easòn, quest' importante 
personaggio cui ò affidata la custodia e la pu- 
lizia della casa ove dove rimanere stabilmente, 
anche per sorvegliare che non si commettano 
abusi nella settimana o dagli estranei e dagli 
stessi pescatori, si paga di solito con cinquanta 
o sessanta lire mensili e qualche incorto) ; con- 
trollarne con altri il verdetto. Sono un paio 



1 I I w I I ORNI fOLOGII 



ti.", 



d'ore nelle quali la gelosia senatoria ci opprime. 
Ma essa svanisce del fcntto all' allegro desco 
della sera, dupli il pranzo mi il giuoco od alla 
conversazione, quando lo scilinguagnolo si scio- 
glie nel miraggio delle dorate illusioni. 

idi! la cania del domani. Oh! questo cento 
colpiti ! eterno sogno di rado raggiunto e die 
domani si compirà ; mentre domani alla stessa 
tavola, alla stessa ora si lambiccheranno i cer- 
velli i»i giustificare L'insuccesso, dandone colpa 
talvolta a tutti, fuorché ai veri colpevoli: L'oc- 
chio ed il braccio del tiratore. 

E in quelle valli, e sono le più, dove il 
Casone dei Pescatori è vicino o promiscuo a 
quello dei Cacciatoli, vi sono maggiori attrat- 
tive di svago e maggior vita. Fino a Natale 
vediamo succedersi e gustiamo anche i va- 
riati prodotti di pesche stupende, poi godiamo 
la compagnia dei chioggiotti, questa balda 
gente di mare. Si scende nella vasta cucina 
pei sederci sulle banche circolari al camino 
ad udire le romantiche storie dalla viva voce 
di Bdilm Nane \ Barba è zio, così poi si chia- 
mano tutti i vecchi). Si è avventurato nel mare 
per mezzo secolo, pescandovi per starnare la 
sua famiglinola, ne ha stidato le più fiere bur- 
rasche; quante notti, sbattuto in un turbine di 
venti, di nulli, di onde, solo col suo legno 
sconnesso lottò per la vita, (piante volte ha 
provato l'ebbrezza dei ritorni nelle braccia della 
moglie e dei tìgli, che lo avevano già pianto 
perduto ! Quale arditezza di similitudini, quanta 
poesia in quelle descrizioni ! e come è accen- 
tuato il corruccio che la tarda età gì' impe- 
disca di riaffrontare quei perigli e lo condanni 
alla vita per lui tanto arida del cogolante di 
valle. Che se dispenserai qualche pipa di ta- 
bacco o qualche litro di vino, Gambiera scena; 
la giovane ciurma intuonerà i cori interrotti 
dalle canzonette popolari, dagli inni patriottici 
e dalle austere cadenze della Norma o del- 
l' lumini. 

Ma l'ora tarda t'impone il riposo, ed il si- 
lenzio, rotto soltanto dal fiotto dell'acqua, re- 
gna sovrano nelle celle. 

Qualche ora prima dell'alba, l'assordante 
tintinnìo della sveglia richiama alla vita e cia- 
Miino si veste e si appresta. In questo momento 
avviene la scelta del posto. Due sono le con- 
dizioni delle affittanze di caccia sopra questo 
oggetto: giusto fisso o posto in giro. Della 
prima è inutile occuparsi, la seconda si spiega 
così che per turno spetta la precedenza della, 
sciita a ciascuno, la (piale naturalmente si 
lega alla speranza di indovinare il migliore. 
E un quarto d'ora di trepidazione generali'. 



dà ciò dipendendo l'esito della giornata. E la 
scusa di aver errato (sbaglia posto è la co- 
moda difesa di cui si abusa per giustificare 

perfino gì' insuccessi dei tiri. 

«■li uomini di servizio vanno a preparare il 
posto, il che consiste nel levar L'acqua dalla 
Inule con la inastila (piccola mastella di le- 
gno cerchiata di solito in ferro e provvista di 
lungo manico), poi pulire il fango con lo seo- 
rullili ed asciugare perfettamente l'interno con 
una spugna, nel distendervi attorno a conve- 
niente distanza gli zimbelli di legno dipinto 




Gruppo di Uomini di servi/io in un giorno di caccia. 
(Da una fotografia dell'Autore). 

{stampi) o di tifa palustre (s. de pavèra) >■ due 
o più anitre vive (ziògoli vivi, tinnii- ila siògolo, 
miai ile amare) che legati ad una funicella alla cui 
estremità è tissa una pietra galleggiano i primi. 
nuotano le seconde, illudendo quasi fossero 
stormi di uccelli. Ciò eseguito se uè ritornano al 
Casone a levare il loro padrone. Fatta caricare 
la eenìa, una tela di grosso tessuto con saccoccie 
che porrai a mezzo di uncini nella parie interna 
all' ingiro della botte per riparare dall' umido 
le spalle e per comodità del cacciatore, il 
tanibucchio (stambùcio), una eassetta di varia 
forma, talora girevole che serve da sedile e 
dove sono rinchiuse le munizioni di caccia e 
di bocca, il backetòn, bacchetta diesi usa per 
far uscire dal fucile qualche cartuccia od altro 
e i due fucili, scendi allegro in barchetta {siin- 
iliila o barca <la cazza), ed abbenchà il terni o- 



Atlante ornitologico. — Parto I. 



66 



ATI. AMI oKMTOLOUICO 



metro segni alcuni gradi sotto lo zero, trascuri 
di abbottonare la pelliccia, tanto è L'orgasmo 
che ti agita; ed il barchette attraversa celere 
l'omla; mentre l'aria d'attorno è agitata dal 

fruscio delle ali <li tornio ili uccelli, clic l'oc- 
chio invano va cercando nell' oscurità del cielo. 
Giunto al tómbolo ed accomodato nella botte. 
gli inservienti si allontanano per nascondere in 
un ghebo la barca, i cani e loro stessi. Di là 
spaziando l'occhio nell'intero orizzonte, daranno 
l' all'erta, cioè preavviseranno il cacciatore 
dei volatili e quindi all'erta a destra, all'erta 
a sinistra {a zanca), ili dietro, davanti, basso 
l'occhio agli slamili, etc. 




Barca da caccia. (Sandalo o Barca da cazza). 
Da una fotografìa dell'Autore). 



Questo avvertimento, utilissimo al provetto 
cacciatore, annienta, la confusione del novizio : 
fa l'effetto, secondo me, del suggeritore in 
teatro: per cui si; dal primo senti rimprove- 
rare un ritardo od uno sbaglio commesso nel- 
l'indicazione, dall'altro odi spesso scongiurare 
il silenzio. l'ero molti cacciatori non mandano 
a l'arsi preparare il posto, ma vanno in persona 
a collocare gli zimbelli (metter :ò i stampi) 
come sembra loro più opportuno. Questi si 
dispongono in vario modo cioè : 

1) l'iiio mono litti, a seconda della mag- 
giore o minore intensità del vento, rimanendo 
i selvatici molto riuniti (ingropài) quando l'onda 
è agitata. 

2) Allargati e disuniti (larghi), per tare 
meno spauracchio quando sia nebbia (calìvo, 
calubèrna, nìbia, ga/rbìn, sisaro), ingrandendo 
esso tutti i corpi galleggianti sui vasti specchi 
d'acqua. 

3) A duo, a quattro, a piccoli branchetti, 
se di prima o di ultima stagione, quando gli 
uccelli innamorati si appaiano o risentono de- 
gli amori passati. 

4) Larghi e disuniti {eiàri, larghi) quando 
il cielo è senno, l'acqua è tranquilla come se 
gli uccelli prendessero cibo o guazzassero. 



5) A due. a quattro, in tempo di ghiaccio, 
(a (lì>, a quatro, imparisài, a mucièti, a grò- 
péti) giacché allora, abbondano i Germani (Ma 

sonni), die di solito non vanno in grandi 

truppe. 

si collocano in generale sui due Banchi del 
t bolo, lasciando libero il lato verso mezzodì 

e l'opposto, ove si distribuiscono gli zimbelli 
vivi. Ciò si fa. per lasciare libera agli uccelli 
la vegnìia (il sito dal quale di solito vengono 
gli uccelli). La vegnùa varia di posizione, da 
posto a posto. Dalla parte ove i selvatici 
stanno generalmente più lontani, si mettono 
pochi zimbelli, concentrando maggiormente la 
loro attenzione sul lato più stretto, por farli 
maggiormente piegare da quello. Quanto agli 
zimbelli vivi, essi consistono in duo o più ani- 
Ire allevate in domesticità, di solito due fem- 
mine (ànare) ed un maschio (masorìn), dette 
complessivamente m/ua de ànare. si tengono 
nel tassilo (specie di gabbia da trasporto ad 
una o più sezioni) durante il tragitto dal ca- 
sone alla botte: qui giunti e legate le gambe 
con cordila di canape, la si attacca a, corda 
forcina, cui è annessa una grossa pietra che 
scende nel l'ondo e si lanciano in acqua ; può 
sostituirsi la. pietra, infiggendo un lungo palo 
che sostiene un ovale di legno (cròzzola), su 
cui riposano quando sono stanche di nuotare. 
Qsansi solo masorìni e non ànare quando: 

1) Vi sono in Valle molte Folaghe o Mo- 
riglioni o Fischioni, i (piali se sentono il loro 
grosso e nasale qua, qua, qua sfiancano ed 
evitano le botti. 

2) Nell'wfttnui stagione se vi sono special- 
mente Folaghe o Fischioni, etc. 

Si adoperano maschi e femmine in (piantila 
preferibilmente: 

1) In temilo di ghiaccio, se abbondano i 
Germani e le Alzavole, porcile vi si lasciano 
allettare (i glie erede). 

2) Se vi sono molti Germani, etc. 

Nelle caccie primaverili non adoperansi molti 
zimbelli e sempre in maggior numero noi la- 
ghi di glande estensione. 

Sulle Folaghe fanno miglior effetto: 

1) Cli zimbelli di tifa palustre [slamili de 

pavèra) coperti di pece (pégola). 

l'i l'olii di folaga infilzate su di un pic- 
colo palo, poste in modo che raffigurino l'uc- 
cello che posa sull'acqua. 

3) Anitre vive (sempre maschi), dette 
l'aliarti ile Labrador (vai: domestica nera del 

< rerroano). 

l'or le Anitre in genere (Osèì de Julia) e le 
Fnligule (Mollassi, anello Osii de pena). 



Al I AMI l'I.MTOI.OC.ICO 



67 



]) Gli zimbelli di legno dipinti (stampi, 
si . <lr legno) a vari colori ad olio ed imitanti 
le specie ili Anitre più comuni. 

Del rimanente tutti i dati qui esposti sulla 
collocazione degli stampi sono opinioni mollo 
discusse dai cacciatori; L'importante è di avere 
ni I proprio lago qualche migliaio di osèi fati 

(uccelli che da molto tempo vi praticano e 
non quei branchi avventizi che illudono colla 
loro presenza ed ingannano nella scelta del 
posto, delti onci depinti, che la giornata sia 
favorevole alla caccia e Bopratutto tirar drito, 

vale a dire essere valenti cacciatori. 

Spunta L'alba : è indescrivibile la poesia di 
quest'ora! Rosseggia il crepuscolo, branchi di 
uccelli fendono l'aria; altri gridano, altri fi- 
schiano, il colpo del primo [insto (') ha 
tuonato e continua il succedersi di fuci- 
late d'ogni parte, d'ogni dove stigli 
uccelli che. attratti dagli zimbelli, volano 
attorno le Imiti. La caccia di botte è dif- 
ficilissima; la varietà del volo e delle 
abitudini dei differenti uccelli, non che 
ragioni atmosferiche, rendono impossibile 

dettarne regole costanti. Pei novizi poi, 
quegli immensi spazi senza un punto fisso 
che l'ermi rocchio, quegli spiccili d'acqua 
che avvicinano gli oggetti e li ingrandi- 
scono, l'aceiecante raggio del sole che 
tremola sull'onda, il vento che può dirsi 
o-piie stazionario nelle nostre Valli, quel 
noioso giudice ch'è l'uomo di servizio. 

seduto sul vicino barchette, L'orgasmo 
fra tanti gridi e tanti voli, sono diffi- 
coltà, le quali finiscono col persuaderli 
che colla migliore volontà del inondo i nostri 
Selvatici si lasciano piti facilmente sbagliare 

che uccidere ! 

Generalmente la caccia migliore si fa di mat- 
tina, ma in alcune valli editi alcuni posti in- 
fluisce il calale delle acque e là continuano ad 

affluire i selvatici anche nelle ore pomeridiane, 

ciò che si dice i/rar de semàda. Dappertutto 
il fuoco, nutrito ad intervalli, dura dal primo 
albore al tramonto e le grida dell'aderta \i 
si immischiano. I laghi s più o meno se- 
minati di morti, alle bareni si rifugiano nuo- 
tando i feriti, e raccoglie gli uni e va cercando 
fra l'erbe pazientemente col cane gli altri l'uo- 
mo nei momenti di sosta. I ili ! Come è celere 
il fuggire dello oro ! Come talora arriva troppo 
sollecito quest' inesorabile ed imprecato tra- 



monto! Usavasi prima del cader del sole di 
chiudere la caccia dietro il segnale del primo 

posto e dicevasi Iminr In mustèla, perchè si 

.ano alcuni tocchi sulla mastella; oggi lo 

si è Smesso, 'lutti, quando credono, se ne ri- 
tornano al Casone, spesso lieti, talvolta con- 
fusi, sempre spossati, mai sazi. Ed e là dove 
questa valanga di carne si accomuna e -i ab- 
bandona al commercio con grande vantaggio 
dell'igiene, fornendo principalmente alcune spe- 
cie, p. e. le Folaghe, una alimentazione carnea 
a lui. in prezzo. 

La sera stessa della caccia una barca a due 
remi approda ai Casoni di Valle; e la barca 
del postièr, un impresario che acquistò gli uc- 
celli assumendosi l'obbligo di venirli a pren- 




I 1 ) È costume nello Valli bene organizzate, che il 
dell'apertura del fuoco lo dia chi occupa il o\ que« 

Luogo che nella giornata si presenta pio 
i.i\ orei oh :ili.i cai e i 



Grappo ili Uomini ili servizio, ritornando a casa dopo lacaci 
(martedì mattina). 

(Da una fotograna dell'Autore). 



dere sopraluogo. La media degli accordi può 
precisarsi in L. 2,50 al mazzo o paio (per). 
Avviene la consegna da patte dell'uomo di ca- 
sone, ma i cacciatoli escono lo stesso per in- 
vestigare la preda delle altri Valli : e quante 
volte l'oracolo ha schiantato le spavalderie di 
ceni tiratori su piede bugiardamente asserite 

od esagerate ! 

Il martedì mattina ciascuno ritorna alla pro- 
pria casa, sempre colla speranza di miglior 
sorte nella ventura settimana e ciò continua 
senza interruzione dall'ottobre sino ai primi di 

aprile d'ogni anno. In talune Valli, come già 
ilis-i, si fanno anche alcune caecie nel settem- 
bre e più di rado nell'agosto; molti cacciatori, 
Specialmente se la caccia fu scarsa ed il viag- 
gio breve, se ne ritornano a 'casa il lunedi 
sera. Nei tempi eccezionali di agghiacciamento 
la nonna del giorno lisso si abbandona, come 
già narrai, gli uccelli rendendosi quasi stazio- 
nari nei pochi tratti sgelati (sbòe, sin, imi. E 



68 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



l'epoca del botano, il trionfo dell'utile sul di- 
lettevole. 

Precisato il luogo che da vari giorni è fre- 
quentato dai selvatici, «li nottetempo o prima 
dell'alba, nella prossima barena si colloca alla 
meno peggio uti piccolo tiro (potassa); là biso- 
gna dimenticare le comodità della botte; d'at- 
torno i soliti zimbelli e sul ghiaccio li sosti- 
tuiscono alenili fastelli d'erbe palustri legate 
con vimini e detti baròcoli, che meglio raffi- 
gurano il selvatico intorpidito. Le mattine di 
ghiaccio poeo si uccide, ma quando dopo il 
tocco l'aere intiepidisce, avviene spesso una 
vera strage, specialmente se la giornata è 




Camminando *nl ghiaccio in Vallo Zappa nel gennaio 1893. 

(Ma mia lotngialìa lU-ll'Aiitoi-p). 



bella ed allietata dal sole. Talora, con tempe- 
rature molto basse ( — 10° fino a — 15°) e pro- 
lungate, il ghiaccio si fa consistente in modo 
che non si può rompere; allora conviene ado- 
perare il così detto saltafossi (piccolo sandolo 
foderato di zinco) ed anziché remi, langhièrì 
(pali l'errati in cima a grosso uncino). Che se 
anche il saltafossi non funziona, sarà gioco- 
forza rassegnarsi a camminarvi sopra. Si pre- 
munisce, il cacciatore, applicando alla suola 
della calzatura dei grossi ramponi (grapèle) 
per non sdrucciolare. Non è raro il caso che 
al solito sistema di locomozione se ne sostitui- 
sca improvvisamente un altro molto incomodo, 
vale a dire le parti antartiche ai piedi. Pazienza! 
(piando tutto finisce lepidamente ed in una ri- 
sata! Ma la farsa si converte pur troppo in tra- 
gedia se, come avvenne al cav. E. de Blaas 
nel rigido inverno 1889 nel lago del Patron 
in Valle Figheri, il ghiaccio si rompe (se sbòa), 

stante una località ove non poteva avvertirsi il 
suo tenue spessore causato dalla profondità e 
dalla coi lente dell'acqua. È una triste nota nelle 
liete memorie delle mie eaccie di Valle, l'am- 
bascia «he divisi con mio padre pel pericolo 



corso da quell'ottimo amico di entrambi. Però 

il botazZO si adopera spesso anche senza ghiac- 
cio, calandosi con profitto in quelle Valli ove 
i selvatici mutano facilmente di stazione, pa- 
sturando di sovente in siti lontani dalle botti, 
come saccede spesso in Valle Prime Poste. 
Ciascuna Valle è maggiormente frequentata da 
qualità speciali «li selvatici, ad esempio: 
In Valle Avèrto predominano i Fischioni e le 

Al/avole. 

» C'òrnio » i Germani. 

» Figheri » le Alzavole, i Fi- 

schioni, i Moriglioni e meno i 
Germani. 

» Pierimpiè predominano i Codoni, i 

.Mestoloni e di prima stagione 
i Germani. 

» Soia predominano le Folaghe ed i 

Moriglioni. 

» Val de lìon predominano i Fischioni 

e le Alzavole. 

» Zappa predominano sempre i Fischioni 

e nel freddo anche i Germani e le Alzavole. 
etc; i singoli posti di caccia uccidono pure di 
preferenza dati uccelli; nei laghi spaziosi tutte 
le qualità in maggior numero, ad eccezione 
però dei Germani e delle Alzavole. che frequen- 
tano i laghi meno estesi e frastagliati da ha- 
rene e mandraei. 

De] resto la caccia di Valle è assai fruttuosa, 
potendo un sol cacciatore in un giorno ab- 
battere cento caiii ed anche più. Nel passato 
di felice memoria si giunse talora ai trecento; 
ma oggi, che pur troppo il selvatico è dimi- 
nuito ed i cacciatori aumentati, anche le prede 
scemarono ; non può precisarsi la rendita di 
una buona Valle, perchè essa dipende da va- 
rie cause ; può darne un' idea il Atto annuo 
che da lire mille arriva lino alle cimine ed alle 
sei. Furonvi cacciatori che spararono più di quat- 
trocento tiri in un giorno, in epoche non molto 
lontane, nelle Valli Figheri, Morosina, Zappa, 
etc., ma m'impedisce di l'arno i nomi la circo- 
stanza della scarsa potenza mortale del loro 
piombo (ballili storti) ! Or non è mollo il signor 
Ferruccio Gallo di Monselice in Vallo Morosina 
arrivò ai trecento e dodici capi in un dì ((piasi 
tutte folaghe) e nella stessa Valle il signor liei- 
nardo Duse di Padova ai duecento e trenta. 
Nelle caccio settimanali dell'inverno 1886-87 
(sei mesi, ottobre a marzo), le prede di quest'ul- 
timo salirono a duemila ed ottocento selvatici; 
in buona parto Folaghe; il massimo da me rag- 
giunto in un giorno fu ili cento e ottantuno (80 
Germani, 72 Fischioni e 29 Moriglioni) il 2:» no- 



atlanti: oknitoi.ogico 



60 



vernine del 1896 nel lago della Ci 'iil issa della 
mia Valle Zappa, e molte volte mi avvicinai 
a questo ninnerò senza mai superarlo. Del vesto 

t'n superato e talora di molto il centinaio da 
vati dei nostri più distinti cacciatori, fra i 
quali i signori conti Labia e Cornelio di Ve- 
nezia, il signor Edgardo Bertolin ili Polo, il 
signor Ferruccio I>e Lotto di Mita, il signor 
Bernardo Unse di Padova, il signor Aitino 
Veronese di Codevigo e molti aldi. 

I.e giornate più favorevoli alla caccia sono 
quelle ehe precedono e susseguono unti grande 
burrasca (òrdene, fortuna), le piowigginose 
(lispio, lispièto, I. da dossi), di nebbia leggera 



\ t 






£9MBi 



Cumulo »li ghiaccio formatosi nel seminio lss'.i in Vallo Zappa (La«;< 
della ' tonteasa) por L'aminoatàccbiarBi «li unissi' lastre di ghiaccio sbat- 
tute <"titro un ridosso da vento molto impetuoso. 
Ma ima fotografìa dell'Autore). 



I locatari sono chioggiotti, i quali .alla loro 
volta tengono in conduzione la Valle dai 
proprietari (di Venezia o ili Chioggia per la 

maggior parte) per la pesca e per la, caccia, 
esercitando direttamente hi prima e sublo- 
canilo la seconda. <> tino solo assume L'affli 
tanza e poi cede un numero di posti ad altri, 
o essa viene Stipulata da vari amici associali; 

le condizioni reciproche differenziano sempre 

regolandosi secondo i casi, in alcune Valli 
tirano anche tersanti, cacciatori da mestiere, 
cui si accordano dei posti rimasti disponi- 
bili, coli" onere di contribuire volta per volta 
il terzo della preda. 

Originale, caratteristica è la pena 
che si infligge in Valle pelle contrav- 
venzioni. Abbenchè differisca allatto 
nell'applicazione ai cacciatori e agli 
uomini di servizio porta eguale nome: 
la tara. Merita davvero descriverla. 
Quando uno di questi uomini di ser- 
vizio ommette o trascura qualunque 
sua incombenza gli si intima ineso- 
rabilmente la luca. La sera della 
caccia giù in cucina si colloca in 
mezzo alla tavola una grossa spugna 
inzuppata d'acqua. Calati i calzoni al 
paziente, due suoi colleglli, l'uno so- 
stenendolo per le braccia, l'altro per 
le gambe, gli l'anno battere per tre 
volte sulla detta spugna la tramontana 



del ventre denudata ! Vi assistono i 
((■alitilo), di sereno e sole (lustro) specialmente cacciatori, gli inservienti ed i pescatori, tutti 
in tempo di ghiaccio, quiete (de calma) pelle e tutti sganasciano dalle risa. Il cacciatore 



folaghe, volando esse a stento col vento; per 
le Falli liassc di vento mediocre (ventesèlo, 
mezzo nulo) e acqua bassa (aqvisiòla, aqua- 
rèla), per le ali»- quelle di vento forte (òrdene) 
e grossa marea iaqita alta). 

Generalmente ogni cacciatore tiene al servi- 
zio due uomini retribuiti con quattro o cinque 
lire per Irata e qualche incerto (cena a San 
Martino, mancia di Capo d'anno, etc). Se si 
cala un bottazzo percepiscono un soprassoldo 
(una lira circa), se il cacciatore arriva ai cento, 
cinque lire (dopar ti ducato), se ai cinquanta, 
in alcune Valli, due lire (dopar ti int:o du- 
cato). Varia la durata nei contratti d'affitto e 
così variano le condizioni. Semino la mercede 
è in denaro, talvolta con piccole appendici di uc- 
celli o di polli per feste di Natale. Al cacciatore 
la nuda abitazione ed i posti, le manutenzioni 
a suo carico, ed a suo carico il rimanente im- 
pianto comprese le barche; in generale la forni- 
tura della legna da fuoco e del vinello pei di- 
pendenti, dietro un compenso pattuito a parte. 



invece non incorre nella Ima. che. nel caso 
che ritorni dalla caccia dopo aver fatto anche 
un sol colpo di fucile senza un selvatico molto 
(et xe boaro), un selvatico quindi né un gab- 
biano, ne un tòtano, un selvatico od una 
pojana. L'uccise, ma il cane non lo rinvenne, 
ma l'uomo l'Ita perduto (et sa imbarenà « /<> gò 
perso), Io ferì, ma fuggì nuotando soli' acqua 
ni xe andà a beehèto), tutte asserzioni inutili, 
se non c'è il cadavere ostensibile, se manca il 
corpo del delitto, taea. L'entità materiale è 
[loca cosa, limitandosi alla bottiglia da far 
bere agli amici ed al fiasco (bocdl) di vino 
pegli uomini, ma l'importanza morale è grave: 
come quelle macchie congenite che riappariscono 
tratto tratto, lo sventurato, ritorni in Valle o 
s'imbatta soltanto nei compagni, è sempre l'a- 
mico della tata. Quante volte al desco della \ igi- 
lia l'invitato racconta enfaticamente tutta una 
leggenda delle sue prodezze e la sera dopo \ i 
si asside disfatto, meditabondo su questi amari 
disinganni della vita !! 



\ I I ,ANTE ORNITOLOGICO 



I fucili («' «dpi (i s' ci<>]H de Vale) si ado- 
perano di qualunque fabbrica, ili solito ;i fuoco 
centrale del cai. 12 a due canne e lunghi 
(in. 1.40 di cui 0, m 80 o 1 m. di canna), per la 
sicurezza potendo cadere nell' interno della 
botte e mettere a rischio la vita del caccia- 
line, perfetti quelli di fabbrica inglese, prefe- 
riti però i beisi di Inuma riuscita e di costo 
minore. Le polveri nitro-composte non corri- 
spondono perchè troppo sensibili all'umidità, 
eccetto la YValsrode che è eccellente anche pel 
poco strepito dello sparo; le polveri nazionali 
più usate sono le seguenti : Vittoria, Milano 
eoiinoie, polverificio di Tirano e sopratutto il 
tipo /■'ossami a. 1, etc, la carica da gr. li a s, 
in generale 7 con gr. 35 di piombo (baimi) 
comune od inglese temprato del n. 5 ovvero 
fi, in maggior consumo la cartuccia (cartìieia, 
fissela, filzèta) rossa della S. F. I. M. di Mi- 
lano. 

I selvatici si nutrono di un'erba detta vol- 
garmente magnaùra (Zostera marina e /. nana), 
di chioccioline, di semi e le Fuligulinae anche di 
piccoli pesciolini, si dice, che la magnaùra è 
la dote delle Valli, perchè ove cresce rigoglio- 
sa, il selvatico è assai abbondante ; talora i 
grandi calori estivi od il ghiaccio forte e per- 
sistente o le balate (valonéa — Vaiolila ntii- 
cvilaris (Roth.) Ag. forma aegagropila, Agi 
I laudi) che occupano il fondo di estesissimi 
tratti lagunari, ne fanno morire una grande 
quantità. 

Oli uccelli acquatici si vendono a mazzo o 
paio (per) che e composto di un numero di- 
verso di individui, a seconda della grandezza 
e com'è indicato dallo specchio più innanzi. 

Sono esclusi all'atto i Gabbiani (gei). Larus) 
o le Sterne (gen. Sterna ed Hydrochelidon), 

II prezzo del mazzo che era di Austriache 
lire 2, salì gradatamente alle 2 italiane e quindi 
all'odierno da L. 2,30 a L. 3,25. Si calcola 
che nelle Valli dell' Estuario della provincia 
di Venezia e di Padova (ettari 30,000 circa) si 
uccidano dai 25 ai 30,000 mazzi di selvatici 
all'anno. 

Anche pei coloro che non sentono questa 
passione incomprensibile e per inoli i ingiusfi- 

ficata della caccia, una partita in Valle è di- 
vertentissima. Signore della, buona, società, gio- 
vanotti dediti agli ozi cittadini, ricordano con 
desiderio di presto ritorno la gita in Valle, que- 
sti specchi d'acqua e questi spazi di cielo in- 
terminati, le prodigiose piede di pesci e di 
uccelli ; i modesti convivi, la ospitalità spi- 
gliata, ma cordiale del cacciatore, i suoi briosi 
discorsi, le allegre sciate dei nostri Casoni. 



Specchio degli uccelli componenti il mazzo o 
paio. — 11 numero scritto a parole indica il 

numero dei capi delle singole specie occorrenti 
a l'orinare il mazzo ; ne susseguono i nomi scien- 
tifico, italiano e volgare veneto; intino è in- 
dicato il grado di frequenza, beninteso che 
quest'ultimo s'intende sempre in riguardo alle 
Valli Salse del nostro Estuario. 

Ino. Anser anser (L.) — Oca selvatica - 
Oca gronda — Raro. 

l 'no (con un 'Alza vola i. Alisei l'abalis ( I. albani) 
- Oca granajola — Oca, 0. faraonzìna 
Raro. 

Due. Anas boscas, L. — Germano reale — Ma- 
turili [mas.], Auara {fi'iinn.)— Connine. 

Due. Gen. Urinator (') — Strolaghe /•'"- 
jouli — Poco comune. 

Due. Tadorna tadorna (L.) — Volpoca — 
Chi rso — Raro. 

Due. Merganser merganser (L.) — Smergo 
maggiore — Scrotali — Raro. 

Tre. Dalila acuta (L.) — Codone — Asia (m.), 
Asiàda (/.), Colami — Comune. 

Tre. Numenius arcuatus (L.) — Chiurlo mag- 
giore — Arcana — Comune. 

Tre. Podicipes cristatus - Svasso maggiore 

— Carriòla, Cavriòl — Poco connine. 

Tre. Mareca penelope (L.) — Fischione — 
dòsso (ni.), Ciòssa (f.) — Comune. 

Tre. Merganser serratili (L.) — Smergo mi- 
nore — Sèrola, Speì'ga Poco connine. 

Tre. Clangala clangula il,.) — Quattrocchi — 
Campanàio (m.), Qua trini [m.) Poco co- 

mune (). 

Tre. Ardea cinerea. L. — Airone cenerino — 
Sgarzo, Silurilo, Airòn — Connine. 

Tre. llerodias alba (L.) — Airone bianco mag- 
giore — Sgarzo bianco — Raro. 

Tre. Nyroca ferina (L.) — Moriglione — Ma- 

i/asson, M. dal /'ero. Monàro — Connine. 

Tre. Fuligula fuligula (L.) Moretta — Pe- 
iiarui. Hfagàsso penaciòlo (ih.) — Comune. 

Tre. Fuligula inalila (L.) - Moretta grigia 

— Mori tini, Magàsso bastardo Raro. 

Tre. Chaulelasinus streperne (L.) Cana- 
piglia — Pignòlo (m-), Pignòla (/'). Tresso 
l'oeo comune. 



< i i tra completi) nte e adusi. 

| tu alcune specie, nelle < i nuli le dimensioni dei soggetti 

maschi offroni tevoli differenze <"n quelle dello femmine e 

dei giovani, varia il quantitativo per mazzo in rapporto al 
i o Dette specie sono : Clangula clangula, Fuligula fuligula 
<■ Mriijiis dlbilìiis l 'oiiie si \ i-ile «tallii specchio della e. clan- 
gula e della P. fuligula, bc maschi, ne occorrono tir a for- 
mare il mazzo, se femmine o giovani, quattro ; nel flf. albdlus 
quattro se maschi, sei Invece so femi bimani. 



v 1 1 \\ 1 1 ulivi l [CO 



lic Botaurus stellaris (L.) Tarabuso — 
Tarabuso, Osilo cavalàro — Poco comune. 

Quattro. ciangola clangala (L.) - Quattr'oc- 
chi Campartele [fem.egiov.) - Poco comune. 

Qnattro. Spatula clypeata (L.) Mestolone 
Wòfano, Palato Comune. 

Qnattro. Fulica atra, I.. (') - - Folaga 
Fòlega < lomune. 

Quattro. Fuligula fuligula (L.) Moretta 
Vonii, MagassèU (/. e g.) Comune. 

Quattro. Mergua albellus (L.) — Pesciajola 
Muneghète, Ansateti, Pisagù [m.) - Poco 
comune. 

Sci. Xottium crocea (L.) - Alzavola ■— Sar- 
sègna, Sarsegnòla — Comune. 

Sci. Querquedula circia (L.) - Marzajola 
('ripulii, Roclièto — Comune. 

Sii. Mergus albellus (L.) Pesciaiola 

.1 n rolèti, Muneghète, Pisagù piccoli < few,. <• giov. 

— Poco connine. 

Sci. Squatarola squatarola (L.) — Pivieressa 

— Sarùsola Poco connine. 

Sci. Vanellus vanellus (I,.) — Pavoncella - 
Paonsìna Poco connine. 

Otto. Himantopus himantopus (L.) — Cava- 
lier d'Italia — Sgambarlo Poco comune. 

Dodici. Totauus calidris (L.) Pettegola 
Tòtano, Totanòn — Comune. 



Ventiquattro. Tringa alpina. !.. Piova- 

nello pancia nera Bisegliìn Connine. 

Nelle Valli a canna ed in parte in quelle 
d'acqua dolce, che ora eanno scomparendo 
per le bonifiche, in luogo delle botti, la caccia 
-i esercita nelle eovègie. Sono nascondigli ili 

canne palustri, in cui il cacciatore occulta la pic- 
cola barca, offrono il vantaggio ili buone caccie, 
uni nessun comodo pel tiro. Non raramente si 
aspi tta pure il selvatico ni capanno od all'acqua. 

Caccia alle Folaghe a rastrello o tela. 

Quando un largo spazio d'acqua è frequen- 
tato dalle folaghe ila parecchio tempo, vi con- 
viene nini brigata ili cacciatori. Ciascuno lui 
il proprio barchette con due uomini, un rema- 
tore ed un caricatore pel secondo fucile. Si 
circonda il gruppo degli uccelli e chiudendo 
sempre più il circolo, vengono costretti a, le- 
varsi, per passare, o di fianco o sulla testa 
dei cucciatoli. E un fuoco continuo, perchè le 

folaghe si rimettono più volte e la manovra si 
replica. Esige poi molta prudenza e cautela, 

essendo facile il ferirsi e per la confusione e 
per la vicinanza delle barelle. Si fanno talora 

grandi prede e, se la tela è bene organizzata e 

le folaghe abbondanti, non è raro che comples- 
sivamente si uccidano più migliaia di uccelli. 



Cacete di Sardegna. 



ì. La gita alle Isole ili Mai ili Ventre e Ca- 
talano (Sardegna occidentale). 

Trascrivo dal Giornale La Provincia ili Pa- 
lloni n. 85, 27-'-'S marzo 11101, il racconto, da 
me steso, della gita che feci alle Isole Mal ili 
Ventre e Catalano nel mar di Sardegna, dove 
ebbi la fortuna di uccidere due Gabbiani corsi. 

« l'n giorno che col mio preparatore Vitto- 
rio Dal Nero passavo a cavallo nei pressi di 
Capo Mannii, scorsi un Gabbiano di mediocre 
grandezza, il cui volo lo differenziava dai tipi 
piii noti ; esso era ad una lontananza non minoro 
di treccili Iri ed io gli inviai un colpo a pal- 
lottola che riuscì a vuoto, ma. esso per l'emo- 
zione provata schermendosi di qua e di là 
nell'aria mi lasciò travedere il colore scuro 
delle zampe e. offrendomi agio di osservarlo 



(') Cimi sei folaghe si forma il <<<" i Ile <i paga e i 

il mazzo. Poi mazzi da qnattro ^i fa spocialo contratto. 



più accuratamente col binoccolo, lo riconobbi 
per un Gabbiano corso, specie molto rara e 
mancante nella maggior, parte delle Collezioni. 
« Sono quelli i Gabbiani che cerchiamo ! » dissi 
io alla nostra Guida, che mi rispose: <• Vaili a 
.Mal di Ventre e colà Vossignoria ne troverà 
molti ». 

Così fu determinata la gita, che poteva riu- 
scire fatale. Recatici ad Oristano, ne assunsi 
vaghe informazioni. Fui sconsigliato a tentarla 
e polla distanza e pel mare allora sempre mosso 
e (iella mancanza di approdo e per non so 
quante altre ragioni. Ma il vivo desiderio di 
procurarmi una mezza dozzina di Gabbiani 
corsi ha preponderato. D'altronde il mio viag- 
gio aveva scopo Scientifico, investigando luoghi 
meno esplorali. La sicurezza personale in al- 
cuni deficiente, i molli disagi, i naturali peri- 
coli mi erano noli dapprima, ma non erano 
argomenti validi a tenermi a casa. 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



Recatomi dalle pani d'Alghero, a fatica no- 
leggiai un grosso barco clie non era precisa- 
niente del sito, ma il cui equipaggio conosceva 
bene i paraggi. Chi fossero o chi siano quei 
quattro rematori uon so, ciò che confesso si è 
ehe furono uomini preziosi, ai quali unicamente 
dobbiamo la nostra salvezza. La gita si pre- 
parò di nascosto : agli amici di Oristano di- 
cemmo di dirigerci su Iglesias per una caccia 
grossa. Partimmo alla cheta diretti a Nord, 
giungendo di buon mattino alla costa, ove la 
barca ci attendeva e ci imbarcammo. Dopo 




La Guida del Capo Marnili. 
(Da una fotografia iteli' Autore), 



brevi ore eccoci a Mal di Ventre ovo salendo 
eoo disagio sugli scogli, scendemmo a terra, 
trai tenendoci poco tempo, e rimontati, passam- 
mo a Catalano sempre con mare tranquillo. 
Ma giunti colà, esso già cominciava a rumo- 
reggiare nelle insenature e tra gli scogli e gli 
uomini colla barca si ritirarono prudentemente 
un mezzo chilometro al largo, mentre io con 
Vittorio Dal N'ero ed un marinaio esaminavamo 
le grotte col fattalo a sorprendervi i crepusco- 
lari Uccelli delle tempeste ed uccidevamo 
gran copia di Conigli selvatici, di Marangoni, 
di Gabbiani etc. Senonchè il barco avvicina- 
tosi, fummo invitati a tosto ripartire: il cielo 
si era fatto cupo, il mare burrascoso colle 
verdi onde a cavalloni. Lo affrontammo sotto 
violenti raffiche di vento; però si proseguiva 

bene, sedo si ballava allegramente, quando, gi- 
rando all'infuori, subimmo un urto tremendo. 



La poppa aveva battuto fortemente contro uno 
scoglio semicoperto dalle onde accavallatesi 
ed il timone era perduto. 

Allora i nostri uomini fecero consiglio. Che 

fare.' tornare a Catalano, impossibile: le onde 
salivano alte, alte sugli scogli, rompendosi 
fragorosamente e la barca si sarebbe infranta 
contro le roccie; non ci restava che tentare il 
largo. E lo tentammo: la memoria di un lungo 
giorno e due notti passate in balia delle onde, 
di onde che salivano parecchi metri, che toc- 
candosi e frangendosi rumoreggiavano come 
tuoni, non è delle più facili a dimenticarsi. 
Si navigava, uè i marinai sapevano dirci dove. 
quando e come questa danza macabra sarebbe 
finita! Asserivano vagamente che ci aggirava- 
mo verso sud e che poche ore di diritta navi- 
gazione ci separavano dalla spiaggia sarda, 
tanto invocata. Previdentemente provvedutici 
anche di viveri e di coperte quando ci era- 
vamo imbarcati, le sofferenze tìsiche erano at- 
tenuate ; mai però le apprensioni morali, il 
pericolo essendo giunto al punto di ritenerci 
perduti. Più che a noi, il pensiero rivolto ai 
nostri cari ci schiacciava! I rematori con sforzi 
erculei ed abili manovre cercavano mantenere 
la barca in modo da evitarle il cozzo troppo 
violento delle onde; tutti vegliavano a che il 
vento non ci spazzasse via, e le onde si ac- 
cavallavano altissime e irose, aprendosi tratto 
tratto come a ricevere nel morbido amplesso 
la piccola imbarcazione. Così queste ore di tre- 
menda trepidazione si successero eterne, lino 
al declinare del secondo giorno, che quietò il 
vento ed apparve un raggio di sole ed in noi 
un raggio di speranza. 

All'alba successiva il vento di ponente ci 
permise di spiegare le vele per avvicinarci alla 
costa. Dopo quattro ore di navigazione vedem- 
mo terra Eravamo salvi!!! Tuttavia, si 

procedeva a rilento ed è stiano che quantun- 
que cessato il pericolo, il desiderio di affrettare 
lo sbarco tanto ci preoccupasse che scorta una 
grossa barca peschereccia, la quale navigava 
poco lungi, ripetemmo segnali e segnali per 
avvicinarcela e vi salimmo a bordo. Ciò non 
tolse che a mezzo chilometro dalla sponda 

preso il fucilo e qualche preda, saltai in acqua 
per guadagnare più sollecitamente terra ! ! ! 

Ora che tutto è passato e che certamente 
non provo il desiderio ili ritentare una simile 
escursione, senio però una certa compiacenza 

di averla fatta; essa mi mantiene la rie i- 

seento memoria dei quattro arditi e robustis- 
simi naviganti, della cara compagnia e delle 
cure scambiateci col mio lido compagno Vitto- 



ATI. AMI. ORNITOLOGICO 



73 



rio Dal Nero; l'impressione delle forti «-n i< >- 

/.ioni provale mi ha procurato il compenso di 
arricchire la mia Collezione (li abbondante ma- 
teriale pei prediletti miei stadi ». 

2. Le iticele ali' Avvoltoio ('). 

Gli Avvoltoi, sempre molto rari nel Conti- 
nente, trovansi frequenti e numerosi in Sarde- 
gna, ove stazionano e nidificano : tftaasi sempre 

nelle mie escursioni li ho raffigurati eoi binoc- 
colo in quei punti neri roteanti a grandi alte/./.e 
nell'azzurro del cielo. Seppi a Nuoro che una 
località da essi preterita era la zona clic attor- 
nia il monte Ortovene alto 1 IH Mi metri e che 
dista circa quattr'ore a cavallo. Non volli per- 
dere questa occasione singolare di avvicinarli 
e cacciarli. Feci il mio piano di battaglia; 
spedii duo uomini, consegnai loro un cavallo 
morto coll'incarieo di deporlo sulla spianata di 
un monte accosto all'Ortovene e vegliarlo lino 
al mio arrivo contro gli attentati famelici delle 
volpi, dei cani vaganti dei pastori e dei cor- 
vi; inoltre commisi loro di costruire alla di- 
stanza di circa 200 metri un capanno, per 
meglio dire di avviluppare poche frasche che 
mi servissero di nascondiglio. 

11 di seguente di buon mattino mi vi recai 
col lido Dal Nero e una guida. Arrivati al 
piede dell'erta, legammo i cavalli. Dal N'ero 
prese altra via per cacciare e noi la salimmo. 
Entrai nello sconnesso capanno, pagai e con- 
gedai i guardiani della carcassa del eavallo e 
ordinai alla guida di appostarsi in distanza, 
pronta ad accorrere tutte le volte che avesse 
udito un mio liscino di appello. 

Eccomi solo in quel deserto ! Una carabina 
Winchester a otto colpi, una rivoltella cari- 
cate a palla e il cavallo morto miei muti com- 
pagni ! ! ! 

Che uggiosa giornata! Finn, lina, ma pene- 
trante insisteva, lenta come un pianto, la 
pioggia ; ravvolto nella pelle di capra, inti- 
rizziva dal freddo; una leggera nebbia velava 
il panorama. Mi si stendeva dattorno un anfi- 
teatro di colline; a sinistra accusava appena 
Illune e Lollove, dall'altro lato più al basso 
la foresta di Morgoliai; le aride balzo graniti- 
che celavano le loro cime nelle nubi : nereg- 
giavano le foreste impenetrabili, ove si all'oliano 
il noce e il castagno. Nessun pennello può 
riprodurre l'imponente spettacolo di questa 
natura, vergine e sei vaggia, nessuna penna de- 
scrivere le impressioni provate da chi trovossi 
solitario nella immensità di quei silenzi. Quante, 



quali svariate idee si successero nella mia 
mente in quelle quattro eterne ore bo quel 

greppo contate ! 

I.a Sardegna, questa nobile iena schiacciata 

dall'accidia, propria e dall'abbandono altrui: 
1' ospitalità COSÌ espansiva de' suoi abitanti. 
effetto di un carattere ardente che sfrenalo in- 
duce spesso al sospetto, talora trascina al de- 
litto, donde lauti sbandali ; la miseria che 
affligge le stesse zone ov' è mite il clima e le 
coltivazioni sarebbero riiiiuneratrici, ove i pro- 




Ci Intondo di parlale del Grifone e dell'Avvilii.. in degli 
agnolli. 



L'Autore con due (laide alla cacoia dogli Avvoltoi 
nei dintorni di Capo Caccia (Alghero). 

'I'a una fotografìa dell'Autore). 



dotti stessi del suolo : l'olio, il vino, il legna- 
me e (pielli dell'industria : eaccia e pesca, non 
trovano esito per la mancanza delle comuni- 
cazioni ! Provava un rivo muso di compas- 
sione... 

Volto il guardo alla prossima foresta di 
Morgoliai, ricordando il racconto recentemente 

udito dell' uccisione là avvenuta dei famige- 
rati briganti Sauna e della morte di due sol- 
dati, ignorate vittime del dovere. - ispezionava 
le cariche della mia Winchester e della rivol- 
tella... 

Indi un pensiero ai diletti parenti e agli 
.•unici mi rasserenava l'umore. Ma a svagarmi 
questo Avvoltoio non giungeva mai : COSÌ so- 
pravvenne la sera e. richiamata col fischio la 
guida, assieme discesi il munte, spossalo e de- 
luso, per ritornare dove avevamo lasciati i 
cavalli e dove trovai il mio padre laico Dal 



Atlante ornitologico. — Parte I. 



ATLANTI'. ORNITOLOGICO 



Nero, che mi attendeva. Egli aveva visitato i 
dintorni ed ucciso alcuni ('ovvi e parecchi uc- 
celletti interessanti. Cercammo un posto ìipa- 
rato, vi alzammo la tenda e accendemmo un 
buon fuoco per sgranchire le membra indolenzite 
dal freddo. Riscaldati o rifocillati abbiamo ce- 
duto alla stanchezza : ci sdraiammo vestiti e 
il sonno ci colse. 

All'alba eravamo desìi, l'na giornata fredda, 
ma splendida; le creste delle montagne illumi- 
nate dai colori metallici del sole nascente ; 
argentate, le cime degli alberi dai cristalli della 
brina. Lasciato il Dal Nero, mi ridussi al ca- 
panno colla guida, che retrocesse alla nota 
consegna. Eccomi di nuovo solo a far la guar- 
dia al cavallo morto. Ma lo spettacolo oggi era 
smagliante e apriva il mio animo ai più lieti 
presagi. Infatti, scorsa appena un'ora, mentre 
stava rosicchiando un pezzo di galletta e del 
cioccolato, un liscino attrasse la mia atten- 
zione. Fu l'avvertimento della guida che un 
Avvoltoio era in vista. Volava lento lento colle 
lunghissime ali distese e il capo rientrante fra 
le spalle. Sopra un picco alla distanza di mezzo 
chilometro, si alzò e mi passò quasi sulla testa, 
volgendosi in continui giri, ma altissimo. Io 
non battevo palpebra, stava accoccolato colla 
carabina pronta nella più ansiosa attenzione. 
La manovra continuò mezz'ora, egli a roteare,, 
io a torcermi il collo per seguirne le mosse. 
Mi si affievolì la speranza. E d'altronde? Ti- 
rargli no, distava troppo, non 1' avrei colpito 
e la giornata sarebbesi perduta ; mi armai di 
pazienza e attesi. Ad un tratto osservandolo 
in una sua svolta col cannocchiale, m'accorsi 
che lentamente scendeva, dopo pochi minuti 
(iilo e con tardi movimenti sceso sulla carogna 
del cavallo, volto l'occhio irrequieto dattorno, 
si pose a mangiare. Era un precursore, so- 
praggiunse tosto un secondo, indi un terzo, un 
quarto e nel volgere di un' ora ben otto Av- 
volto] dilaniavano avidamente, contendendo- 
selo, il carcame. 

Volli divertirmi qualche tempo, assistendo a 
quel vorace banchetto, prima di puntar l'arnia 
sull'individuo più adulto, che colpito stramazzò, 
e di diriger altri due colpi ai suoi compagni 
fuggenti, elio per la lontananza riuscirono due 
salve di buon viaggio. Fui pago: avevo ucciso 
uno stupendo soggetto, una rara, una inspe- 
rata ventura mi aveva permesso di avvicinare 
laiiio questi sospettosi rapaci da poterne osser- 
vare con tutta calma e attenzione il contegno 
e le mosse. 

Montai il balzo e mi avvicinai al morente, 
che subito mi si rivoltò contro. A schermirmi 



da quella pericolosa attestazione di gratitudine, 
che mostrava l'intenzione di darmi, e per non 
rovinarlo gii sparai a bruciapelo un colpo di 
rivoltella nell'orecchio »■ cadde. Pesava 15 chili, 
aveva la lunghezza di un metro e venticinque 
centimetri e le ali spiegate oltrepassavano quella 
di tre metri e mezzo. Lo caricai sulle spalle 
della guida : tornati al posto dei cavalli e le- 
gatolo alla sella, ritornammo gloriosi e trion- 
fanti a Nuoro. 

Altre due volte ho insidiato gli Avvolto]: a 
Capo Caccia (Alghero) e sui Monti Sinnai nella 







L'Autore e Vittorio Dal Xero ritornando dalla Bai 
bagia Oriolai, dopo d'aver ucciso l'Avvoltoio degli agnelli. 
1 1 i;i una fotografia dell'Autore). 



Regione dei Sette, Fratelli (Cagliari). Attratti 
col solito sistema della carcassa, in entrambi 
i luoghi prontamente convennero ; per cui se 
queste, caccic riuscirono per me fortunate, at- 
tese le prede che ne feci, non mette conto de- 
scriverle, poco interesse offrendo al lettore. 

Parimenti dicasi dell'altra al Gypaetus, l'Av- 
voltoio degli agnelli, specie molto rara e dif- 
ficile a cogliere, e che io, nascosto sotto un 
burrone, ebbi la buona sorte di uccidere a volo 
a Mainogada nella Barbagia Ollolai (Nuoro). 

;;. /.e cacete ai Fenicotteri. 

11 Fenicottero, all' infuori della Sardegna, in 
Italia e assai raro. Ignoto quindi a molti, sento 
il dovere, come usasi in società fra persone 
civili, di farne la presentazione. Questo uccello 
bianco, più o meno tinto di roseo, col grosso 
becco e le lunghissime gambe rosse, colle ali 
marginate di un rosso sfavillante è il più alto 



Ali WI'K ORNITOLOGICO 



75 



dei nostri trampolieri, dacché si eleva perfino 
a in. L,50. Appartiene alla fauna africana; del- 
l'Europa non frequenta che le lagune alle boc- 
che del Rodano in Francia «■ le marismas del 
G-uadalquavii' in Spagna e vi nidifica. 

Le femmine depongono due uova sopra un 
cninolo ili terra, la « - 1 1 ì altezza, a seconda del 
livello dell'acque, sale anche a 70 cui.: covano 
posando sul nido colle zampe addoppiate e non 
a cavalcioni e tuffate in acqua, come general- 
mente si ritiene, e che constatai erroneo nella 
\ i-iia che feci loro in Andalusia nel maggio 

del ISilS. La carne salata, grassa, oleosa non 

è commestibile; una vera rinomanza gastro- 
nomica è attribuita alla larga e grossa lingua; 
essa data dai tempi più antichi e ne troviamo 
conferma nella descrizione delle isole del Capo 
Verde (1699) del Capitano Dompier. 

In Egitto i Fenicotteri forniscono utile og- 
getto di commercio. Nelle isole dei laghi di 
Mcnznleh e Matoeotis e nei bassi t'ondi circo- 
Stanti si stendono delle grandi reti a larga 
maglia. !'l a le quali se ne collocano alcuni im- 
balsamati colla lesta sotto l'ala per illudere 
sulla sicurezza della località ed affidare i bran- 
chi ad appollaiai visi. Arrivano sul calar della 
notte e le prese sono copiose^ se questa è senza 
raggio di luna e tenebrosa. E l'Arabo prole- 
tario usa altra industria raffinatagli dalla po- 
vertà: solo, senz' alcun apparecchio, sommer- 
gevi nottetempo fino alla bocca e copresi la 
testa d'erbe, indi procede con cauta lentezza 
tino a raggiungere la. sentinella avanzata (è il 
fenicottero di vedetta), gli abbranca le gambe 
e celeramento 1' affonda per impedire clic col 
grido svegli ed allarmi i compagni. 

Così avanzando si impossessa d'altri, prima 
clic la moltitudine si desti impaurita e fugga. 
E una lotta di dabbenaggine fra assalitore e 
assalito, cui non si saprebbe dar fede se non 
ne asserissero la. verità osservatori autorevoli, 
quali il compianto mioaniicoMacpherson ed altri. 

I predati o s' ingabbiano per spedirli a rifor- 
nire i Giardini Zoologici d'Europa si com- 
pongono eolle ali incrociate sul dorso per esi- 
tarli ai mercati di Damietta, Materieh e l'orto 
Said. Ma ho troppo divagato e torno in Sardegna. 

(ini i fenicotteri arrivano in settembre per 
riparlile nell'aprile, pochi restano all'estate e 

non nidificano. Presso Oristano o dattorno a 

Cagliari la loro prediletta dimora sono quegli 
stagni, dove l'acqua salata o salmastra costi- 
tuisce quasi dei piccoli mari di poca eleva- 
zione e soggetti i più alla marea, o l'acqua 
dolce espandisi in laghi non profondi e in gran 
parte ingombri d'erbe o a canneto. È il regno 



della malaria << intemperia ■> come la dicono i 
sardi, i quali però confondono colle febbri alile 

malattie; i dolori reumatici, le congestioni, le 
dissenterie etc. e narrano che il forestiere col- 
pili può facilmente soccombere in pocl 

ma che, superato l'assalto, si acciaia a modo 

da non temerlo più o in forma molto blanda. 

Ringrazio vivamente la Provvidenza che mi ha 

risparmiata l'occasiono di appurare la verità 
dei due asserii! 

È uno spettacolo sempre nuovo, sempre at- 
traente, cui avviene spesso di assistere, il pas- 
Saggio dei Fenicotteri sulla città di Cagliali. 




lU-ranilnri allo Stagno ili Sa&su. n< 1 ranvtln -alili. 
a caccia ili Fenicotteri. 

(Ila una luti. filini ih 11 Aulinii, 

quando dallo stagno di Quarta si portano a 
quello di Santa Grilla od al mare cacciati dal- 
l' innalzamento delle acque. Sono enormi torme 
di centinaia, alle volte di migliaia dal volo a 
cuneo, come quello delle oche, ma meno alto 
e meno rapido; è un immenso nastro che svol- 
gisi lento nell'ampiezza del cielo, alternandosi 
ora bianco niveo, ora roseo, ora rosso sfavil- 
lante, in guisa da raffigurare una striscia di 
fuoco. E che tale apparizione torni gradita 
agli stessi sardi, me lo provano quei famosi 
fanciulli del tralariliolà, tralai-iliolà che oziano 
sulla piazza di Cagliari col cestino in testa, 
in attesa di una commissione e di un soldo, 
i quali alla vista della (lente tinnitili jCente 
rossa, come sono chiamati in Sardegna i Fe- 
nicotteri) si entusiasmano, e prorompono in 
grida festose. 



76 



ATLANTI'. ORNITOLOGICO 



Ma veniamo alle caccie. Si fanno «li giorno 
o di notte, volli goderle tutte due. 

('uccia di giorno. 

Partii da Oristano eoi fedele l>al Nero, erano 
le dieei del mattino, l'equipaggio modesto: un 
carretto, l'unico veicolo adatlo per attraver- 
sare quelle grandi estensioni paludose ingom- 
bre di cisti, sopra così dette strade perdentesi 
qna e là nella campagna, o in terreni inondati 
d'acqua piovana, nei «inali le ruote si affon- 
dano fino all'asse; il ligneo sedile, la mancanza 
di molle, quell'incessante strabalzameli to con- 
vertivano questo mozzo di locomozione in un 
vero antidoto contro le indigestioni. Dopo due 
ore di tale trattenimento, pesti come due mer- 
luzzi, ci scaricammo in una barca sullo stagno 
«li Sassu. Era una chiatta con fondo piano per 
poter tragittare su quei bassi l'ondi. Avevamo 
sterminati branchi di Fenicotteri schierati da- 
vanti per oltre un chilometro, il luogo era 
spianato ed aperto, non un albero, non un 
ramo. Ai raggi di uno splendido sole meridio- 
nale, era un arcobaleno dai colori smaglianti, 
che il continuo movimento rendeva ondeggiante 
sulle acque glauche dello stagno, camminavano 
perlustrando i posti meno profondi in cerca di 
chiocciole, non avvedendosi di noi o non cu- 
randosene. Ci accostavamo a rilento, attoniti 
davanti a quella scena, colmo l'animo di stu- 
pore, di speranza, di trepidazione. Ma giunti 
a circa 400 metri da essi notammo che la loro 
quiete turbavasi, a un tratto coi lunghi colli 
drizzati l'esercito inglese (come qui anche li 
appellano) s'era messo in allarme; non un mi- 
nuto da perdere, punto la Winchester su quello 
clic eccede e lo freddo. Tiro poscia tutti i sette 
colpi disponibili ; ma senza risultato, abbenchè 
il Dal Nero e i compagni vogliano assicurarmi 
che altri ne ho feriti. L'alzata fu generale, 
strisciarono sull'acqua colle gambe e le ali, 
come i cigni e le folaghe, ed elevaronsi gra- 
datamente a grandi altezze per recarsi all'altro 
lato dello stagno, emettendo rauche grida e 
volando col lungo collo e le lunghissime gambe 
distese. Una nube infocala si agita e dilegua 
nel cielo. Non rimase altro a fare che racco- 
gliere il morto, un esemplare adulto in superba 
livrea e riprendere la via di Oristano. 

Due giorni dopo partimmo perCabras; questa 
volta a cavallo. La giornata era splendida, 
soffiava da scirocco un' aria spossante, sul 
meriggio (piando tutto tace e la natura stanca 
sembra addormentarsi. Avevamo percorso o 
piuttosto i nostri rassegnati bucefali aveano 
calpestato il fanno e l'acqua di mezza strada, 
che e' imbattei > in una allegra brigata di 



pescatoli; vestiti alla foggia del paese canta- 
vano in coro, ora debili ora sonore quelle 
melodie si spendevano nell'aere senza eco; mi 
arrestai, contai loro alcune monete invitandoli 
a replicarle. Era questa la canzone Sarda: 

Candoa :i sos pes de una roca umbrosa 
M' incontresi unii dio appoggiatili, 
Tanti' io una Ae chi testai e festosa 
Su olo in una valle liat ispiccadu 
Si parat poi in sa si Iva orrorosa 
Io su iililn i ' 1 1 osi propaiadu 
Ispooiomlo B'&uegra congiuntura 
Pro fogliar d'issa una grata pastura 

Crederei tradurla così: 



D'ombrosa roccia al piodo un di sodalo 
Spiccare il volo fra restosa e Usta 
Nella valle una silvia eldii io veduto; 
Poi internarsi nell'orrida foresta, 
Ove il talco attendea la congiuntura 
Di far d'essa ghiottissima pastura. 



Proseguii e giunsi a Cabras, un paese che 
si presenta pittorescamente con uno sfondo di 
montagne e rinomato per la bella e robusta 
popolazione e pel vino prelibatissimo. Simile 
imbarcazione, eguale manovra, medesima preda: 
un fenicottero colpito a palla oltre ai 500 
metri di distanza. 

In queste due escursioni quanto mi sono au- 
gurato il barchette colla spingarda delle nostre 
lagune ! 

Caccia di notte. 

Mi trovava a Cagliari, dalla cui piazza ve- 
devansi nel prossimo stagno di Quartu San- 
t' Elena allineati i Fenicotteri. Feci la gita 
in barca ; giunsi al posto due ore dopo il tra- 
monto, scesi nei bassi fondi, io munito di cal- 
zettoni impermeabili, le due guide, che mi 
accompagnavano seminude : tutti vestiti di 
bianco, e con benclto bianco del pari. Pazienti, 
immoti, attendevamo il ritorno dei Fenicotteri, 
che qui convengono nella notte a pascersi di 
crostacei, di venni e di sostanze acquatiche : 
avevamo l'umidità latente sulle gambe, ci cir- 
condava un'atmosfera mefitica, 'fratto tratto 
un fruscio d'ali ci scuoteva, vane speranze ! 
erano oche, moriglioni, morette, anitre d'ogni 
specie, che a migliaia giungevano, continui 
tonfi in acqua e l'ischi, sibili, gridi in ogni tono. 

Pioveva a dirotto. Udii un gracidare pari a 
quello delle oche, e il sommesso avviso della 

nitida: Vossignorìa stia attento, arrivano. Dopo 
brevi istanti due enormi croci si disegnavano 
nell' aria sulla mia testa, prima che si sper- 
dessero nel buio del cielo colla maggiore ce- 
lerilà sparai due colpi a pallottola, sentii lo 
strepito di (lue cadute, aveva colpito nel segno. 



ATLANTI'. ORNITUI.IX.ICO 



77 



Le due guide arditamente si slanciarono nel- 
l'acqua, raccolsero il primo morto, e durai 
molta Fatica dal dissuaderle ad inseguire il se- 
condo che, ferito emettendo grida e sbattendo 
l'ali, si allontanava, nel dubbio che in luogo 
del fuggitivo avrebbero preso un bagno che 
per la stagione <• per l'ora poteva riuscire loro 
fatale; buona gente che non se ne preoccupava, 
meno «•erto pel compenso clic per hi soddisfa- 
zione di fainii cosa gradita ! 

Col trofeo rientrai a Cagliari. 

Un'altra spedizione l'ho filila a lìiòla con 
eguale risultato, impossessandomi di un Feni- 
cottero. Ina terza a l'ontis fu invece infrut- 
tuosa. La pioggia e la marea coli' insistente 
scirocco avi mio alzato il livello dell'acqua, i 
fenicotteri clic, in onta alle asserzioni di ta- 
luni Autori, sono poco atti al nuoto continuato 
non comparvero. Dopo quattro ore di attesa, 
dovetti persuadermi all' increscioso ritorno. 

Per altre sei notti ho ritentato la prova, in 
una sola mi tornò favorevole, anzi con largo 
ed insperato compenso, avendone ucciso due. 
fu un brilante doppietto del mio Scott. 

Conchiudendo rimasi soddisfatto, essendo otto 
i Fenicotteri che io ho abbattuto e che. pre- 
parati dal diligente Dal Nero, riportai ad an- 
niento della mia Raccolta. 

4. Cacci*- varie di Sardegna. 

Innumerevoli i palmipedi in Sardegna, biso- 
gna vedere per credere ; dattorno a Cagliari 
e a Oristano in quelle distese, che 1' acqua 
stagnante sommerge o che ingombra il canneto 
si odono da ogni parte voli, tonti, alate, ca- 
priole, grida, mentre nuvole viventi adom- 
brano il cielo sviluppandosi, attraversandosi, 
confondendosi, roteanti nell'aria in continue e 
strane evoluzioni : <■ il carnevale degli acquatici. 

Transitando una mattina in carrozza col Dal 
N'ero pel paese di Santa Giusta, avvedutisi del 
nostro equipaggio, ci rincorsero tre ragazzi 
gridando : « Vossignoria vuol fare la caccia 
delle anitre coi /assoni! » Al mio «sì» irrup- 
pero in un urlo di gioia, in meno che noi dico 
uno era già salito a cassetto, due appiccati 
dietro al nostro veicolo, meno male che la 
mancanza di molle toglieva il pericolo che 
scattassero; quanta vita traboccava in quei tre 
diavoletti impregnati d'argento vivo ! In breve 
ora giungiamo allo stagno di Santa Giusta, un 
largo specchio d'acqua monotona, stanca, ove 
pare si rifletta in pieno giorno la luna, presso 
al mare, però non comunicante con esso, a 
differenza di quello di Sassù e di Merceddi da 
un lato, di Mistrcs e di Pontis dall'altro: 
copiose le anitre, abbondantissime alcune spe- 



cie: il Moriglione, la Moretta ed altre. Il cir- 
cuito, costituito da terreni acquitrinosi, e il 
paradiso delle Pavoncelle, dei Beccaccini, di 

tutti i Ripari, contermina il lago un fittasi 

canneto alto olire due metri; è qui che le 
anitre diguazzano, uscendo sul far di scia quando 
il lago è tranquillo, avendo sgombrato i pe- 
scaioli di muggini e di lupi di mare, che tulio 
il giorno lo solcano sui harchelti o sui fasSOTlì. 
Mi raggricchiai dietro un grosso cisto. Mon- 
tati su fasci ili caline e tife palustri intrecciale 

in maniera da formare una, zattera (sono i fas- 
soni), quei fanciulli si avventurarono ove l'ac- 
qua sormonta il metro e, associandosi due 
cacciatori, penetrarono fra le canne e sparvero. 
Là con uno strepito indiavolato, con qualche 
sparata all'aria continuarono a disturbare i sel- 
vatici per obbligarli a levarsi o shoccare fuori. 
Si udivano lo schiamazzo e le schioppettate 
intermittenti, si scorgeva l'agitarsi, il piegarsi 
delle cannelle e qualche anitra o qualche fo- 
laga uscire siili' attenti spaurita ed incerta. 
All'improvviso un forte fracasso manifesta l'al- 
zata di un centinaio di Morette che si dirigono 
alla mia volta; sparo, ma le legioni si succe- 
dono alle legioni, sono parecchie migliaia di 
volatili, che mi offrono il destro di tirare di- 
speratamente per oltre un'ora. Il tardo Ger- 
mano precede il velocissimo Moriglione, le al- 
legre brigate di Alzavole crepitando seguitano 
i Fischioni, vengono tutti coscienziosamente 
a ricevere da me il battesimo di fuoco, indi 
ronzano ad ali spiegate sullo stagno e si ca- 
lano nell'acqua morta, ho davanti a me uno 
strato smagliante direi quasi metallico, i cui 
variati colori irraggiati dal sole scintillano pel 
continuo movimento. Fu disdetta che un osti- 
nato liheccio abbia impedito il volo delle fo- 
laghe, toltomi quindi il piacere di ucciderne e 
di adornare lo strato col morbido velluto della 
loro livrea. 

Cogli stessi uomini ci portammo a battere 
collo stesso sistema i piccoli stagni dolci di 
Palmas e Ponti-flgus. Qui i ragazzi, faceva caldo, 
gettati gli indumenti e rimasti nel tout-de- 
méme ereditato da Adamo, si tuffarono lino al 
petto, era l'unico metodo per avvicinare le 
folaghe quasi a tiro di bastone e cosi costrìn- 
gere le riottose a prendere il volo e, trapas- 
sando le brevi lingue di terra che intersecano 
il lago, esporle al ben nutrito mio fuoco. Ciò 
compito, li congedai. Addio bravi ragazzi preoc- 
cupati più che della misurata mercede, che vi 
ho concessa, dal desiderio di tentale liuti i 
mezzi per completarmi il divertimento! 

Siamo all'atto terzo del dramma, cambia 



Ts 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



scena; i tre cacciatori rimasti mi appalesano 
il loro piano, che accolgo. A scia inoltrata far 

la posta alle Oche al sud di Santa Giusta verso 

Sant'Anna in una località, ove ne pascola abi- 
tualmente un certo numero, e nell'intermezzo 
cacciare le Pavoncelle. 

Questi eleganti uccelli smettono la innata 
diffidenza se avvicinati da una carrozza ed è 
quindi con tale sistema che nella mia coi due 
arditi ed infaticabili cavallini, internandomi fra 
gli sterpi, tirai loro a volo ed a termo. Quale 
divertimento ! Talora sbuca dal piede del clia- 
maerops una lepre o un coniglio, talora grida 
un beccaccino e coi rapidi zig-zags sublima il 
tiro, e s'ingrossa il carniere, ove il pelo e la 
penna trovano comune ricetto. Ilo arrischiato 
anclie un colpo di carabina a 400 metri su 
cinque Gru, che se ne stavano immote presso 
un piccolo specchio d'acqua, ma senza risul- 
tato e intanto annottò. 

È il momento della posta, la caccia serale 
al passo, (piando le oche dal mare vengono 
alla palude in cerca di cibo. La nostra truppa 
componesi di tre cacciatori, due uomini di 
scorta e il cocchiere. Mi nascosi fra i giunchi 
su una prominenza, due cacciatori ai fianchi 
ma molto scostati, uno dappresso, Dal Nero in 
calessino a mezzo chilometro di distanza. 11 
cielo era sereno, limpidissimo, brillava d'inso- 
lita luce la costellazione dell'Orsa Maggiore, 
lontano lontano il cupo rombo del mare, una 
di (ptelle notti d'inverno delle quali solo i climi 
meridionali hanno il privilegio, non tirava vento, 
l'umidità penetrava nel mio abito e mi scor- 
reva un brivido per l'ossa. Quell'isolamento, 
quella taciturnità, l'ora m'ingolfarono nella 
percezione tormentosa del passato: i ricordi di 
una gioventù ordita di sogni e di speranze, le 
infauste delusioni che la schiantarono, l'alta 
sventura che ha tollerato il mio cuore, la con- 
siderazione che da vario tempo mi aggirava 
Ira queste arie metitìclie, regno delle febbri le- 
tali, la carità dei miei Genitori, il conforto di 
poche, ma provale amicizie, la pace della mia 
home, il diletto dei miei studi, tante e così 
svariate memorie rattristavano il mio pensiero. 
Per scuotermi scambiai alcune parole col cac- 
ciatore, quando udimmo un fruscio d'ali spe- 
dito, fu un volo di morette che quasi ci stri- 
sciarono sulla testa, poi un secondo, poi un 
terzo e via via, ma l'ordine era il tiro alle 
oche, non poteva trasgredirlo. D' intorno l'acqua 
veniva agitata dal piombare delle anitre e grida 
e liscili, rimanere spettatoli inerti era un vero 
tormento, <■ in quel tormento ho passata un'ora, 
(piatilo eterna quell'ora ! È pur vero che la du- 



rala ilei tempo si misura dalle impressioni che 
ci colpiscono: mi è volata in un baleno tutta 
lina vicina notte nel Casino di Sassari in quella 
festosa ospitalità, tra quelle Donne dai modi 
squisiti, dagli occhi stellanti, tra quei nobili 
Sardi, nei (piali ogni gesto, ogni discorso svela 
L'influsso del loro clima, (pianto più lunga è 
questa sola ora in maremma! Il cacciatore 
sonnecchiava, manna forte detonazione ci scosse, 
sentii tirarmi la l'alila del vestito e sussurarmi 
<• i CCO le «clic ». 

Girai l'occhio, nulla vidi, sentii però (pici 
grido particolare: chec, cine, elice farsi sempre 
più chiaro e distinsi una nuvola oscura che si 
avvicinava: una dozzina di oche. Tirammo i 
«piatto colpi, due tonti in acqua e poco dopo 
un terzo. Il cacciatore accorse e ne raccolse 
due, che si dibattevano nell'agonia, l'altra 
sbattendo l'ali s'involò fra le canne. Mi sono 
impossessato di due stupendi soggetti dell'Oca 
granaiola. Sparammo replicatamente ad altri 
due branchi, ammazzando però un solo maschio. 
La notte avanzava, erauo le dieci, la mano 
mi si irrigidì sul fucile, mi colsero la stan- 
chezza ed il freddo, diedi fiato al corno per 
chiamare a raccolta. Presso la carrozza trovai 
i due cacciatori, i quali mi attendevano e mi 
consegnarono altre tre oche, che avevano uc- 
cise. Sciolsi la compagnia e tornai col Dal Nero 
a Oristano, arrivandovi a mezzanotte intronati 
dai gridi delle anitre. Feci l'inventario: Sei oche. 
cinquantasette fra anitre e folaghe, una trentina 
di beccaccini, frullini, pavoncelle, una beccac- 
cia, un coniglio, due lepri : ecco la preda di 
questa impressionante e faticosa giornata! 

La Gallina prataiola, questo saporito selva- 
tico, oltreché nelle Puglie e in Sicilia abbonda 
discretamente in Sardegna e predilige i con- 
torni d'Oristano, ove vive, in branchi di trenta 
e piìi individui ove staziona, ove nidifica; nella 
rimanente Italia è rara, di passo regolare nel- 
l'autunno o nel verno. Ha lento il volo, il nero 
più o niello intenso si avvicenda col bianco e 
col lionato a venderne speciosa la livrea: abi- 
lissima alla corsa, salvasi spesso dall' insidia 
colla fuga e rende così difficile l'avvicinarla. 

Un giorno che cacciava nei piani depressi e 
acquitrinosi dello stagno di Santa • ìiusta le l'n 
uno dei tanti giorni nei quali ebbi la ventura 
di ammirare i costumi bizzari di pescatori dalle 
faccie abbronzate, dalle forme atletiche, di 
pastori ravvolti nelle pelli e incappucciali, di 
donne colle ceste in testa di legna affascinata; 
un nuovo mondo che retrocedeva lamia fantasia 
lontano lontano in altri temili, in altri luoghi) 
vidi un gruppo di circa quaranta Otarde minori. 



ui.wii ORNI i n <> 



79 



La guida mi disse: «sodo Pidragias • •. che 
è il nome sardo e aggiunse : «non si abbordauo». 

Ricordai allora un metodo già adoperato in Al- 
geria, e volli applicarlo anche qui. Diressi i ca- 
valli al galoppo in maniera da formare un angolo 
acuto col punto dove si trovavano gli uccelli e 
senza perderli di vista, lusingandomi che si na- 
scondessero nel folto dell'erbe, come aveva letto 
avvenire. Ma tristo ohe rimanevano immobili, 
cangiai tattica ed a trecento metri ili distanza 
descrivemmo un cerchio, restringendolo gra- 
datamente per chinderli nel mezzo. Neanche 
questo partito portò l'effetto ; nel secondo giro 
uno, poi due, indi tutti si levarono a tardo 
volo per rimettersi ad un chilometro di di- 
stanza sopra un'altura. Tre volte replicammo 
il tentativo, tutte tre volte con pari insuccesso; 
mi accorsi però che era sistematico il loro tra- 
sferimento da questa a quella località, sempre 

presso a poco le stesso. Famoso strategico, 
mutai piano di battaglia: le canne non man- 
cavano, appiedai, e. occultato di presso al sito 
donde erano partite, commisi alla guida di re- 
carsi a cavallo dietro il branco là dove erasi 
rimesso e con abili e pazienti mosse rilevarlo, 
dirizzandomelo incontro. «Ho inteso l'ordine 
di Vossignoria », fu la risposta e s'involò. Da 
un pertugio, che aveva aperto nel mio agguato, 
sorvegliava queste otarde ad occhio nudo, 
prima tranquille e accovacciate, dopo qualche 
tempo agitate, a rincorrersi, finalmente levarsi, 
dirigendosi al primitivo punto, precisamente 
ove io era nascosto ; passarono a trenta metri 
e due caddero estinte dal mio piombo. Udii 
uno strepitoso battere d'ali simile al suono di 
un filo metallico vibrato dal vinto, e questa 
volta si perdettero nelle nubi. I due esemplari, 
spellati colla solita accuratezza da Dal N'ero, 
arricchiscono la mia Collezione. 

Il giorno dopo mi riportai sul sito; aveva 
divisato di fare l'esperimento della vacca ar- 
tificiale per accalappiarne altre : un piano stu- 
pendamente immaginato e industriosamente ap- 
parecchiato; sogni dorati, che dileguarono per 
una semplicissima ragione: mancarono le otarde: 
la storia del famoso intingolo di lepre che un 
cuoco, per quanto capace egli sia, non sa ac- 
conciare se non ha il lepre ! ! 

I tordi, segnatamente il bottaccio, invadono 
l'isola; negli oli veti, nel bosco ceduo, negli 
alti fusti trovansi dovunque ; spaventati si al- 
zano a centinaia per rimettersi davvicino: si 
uccidono col fucile: le reti, gli altri sistemi di 
aucupio ponno dirsi ignoti in Sardegna. All'a- 
spetto, la sera quando vengono ad appollaiarsi, 
è la caccia, che prediligono gli isolani. 



Siede Sassari, ridente citta, nel cenilo di uno 

sterminato bosco di giganteschi olivi : si parte 

sul tramonto in allegra brigata, lo schioppo ad 
armacollo, alla cintura una trentina di cartue- 
cie e l'impermeabile arrotolato sulle spalle. 

indivisibile compagno in un clima spesso umido 
in questa stagione e si mpre incostante. Va- 
riato, pittoresco il panorama; il glauco degli 

alberi, si confonde licitino nasconde l'az- 
zurra volta del cielo: lontano, lontano il maro 
di l'orto Torres corona e contermina mug- 
ghiarne l'infinito orizzonte: variato pine il sen- 
tiero su nuda balza, su viottolo montano. 
Frequente è 1' incontro di pastori che recansi 
a passare la sera in città in carretto, a ca- 
vallo, a piedi, nei nazionali costumi colle Imo 
donne dai corsetti a color; diversi, ina sempre 
brillanti e dagli occhi fulgenti, e cani, e man- 
die di pecore, che ingombrano la via. Ma voi 
dovete proseguire il cammino, non curanti che 
di giungere in fretta ove l'uliveto si all'olla ; 
la via principale fu abbandonata da un pezzo; 
da una proprietà privata, scalando muretti di 
contine costruiti a siero, siete passati in una 
seconda, in una terza fra gli sterpi, sulle spine 
dei fichi d'India, sempre avanti: l'ansia di 
giungere a tempo, il continuo tzik, tzik dei 
tordi vi metton l'ali al piede. Finalmente, ec- 
coci giunti! Sotto un'annosa pianta o dietro 
un cespuglio, col guardo vagante sugli olivi 
dattorno ad attendervi i sopravvenienti. Il sole 
declina, cominciano gli spari, aumentano, di- 
venta un fuoco nutrito di fila. Il colpo è dif- 
ficile : al ramo, attesa la tinta verdognola del 
tordo confondentesi con quella delle foglie del- 
l'olivo; al volo, quasi impossibile per la grande 
rapidità: ostacola in entrambi i casi l'incerta 
e scarsa luce. Spesse volte un tordo dà celere 
la rassegna alla lunga stilata dei cacciatori, e 
Ira la salva dei molteplici tiri, prosegue inco- 
lume e s'invola, destando il generale stupore. 
Abbenchè ai soli esperti sia dato raccogliere. 
e di rado, una dozzina di prede e i più deb- 
bano accontentarsi di una o due ogni sera, il 
convegno dei cacciatori è numeroso. 

Il complesso attrae, affascina ; piacevolissimo 
poi è il ritorno aggruppati, così i racconti 
delle singole avventure, e l'ingenua ostinazione 
di tutti nell' affermare la propria abilità, con- 
trastata da particolari accidenti. La buona com- 
pagnia del doti. Ignazio l'iras Solinas. un per- 
fetto gentiluomo, un apprezzato amico, del 
quale e della leggiadra sua Dama non dimen- 
ticherò mai l'accoglienza festosa e cordiale, lar- 
gamente mi compensò del risultalo di quota 
parlila di caccia ai tordi, che forse anche per 



80 



atlanti; orni kh.ogico 



hi notte nebbiosa e fredda, si compendiò in un 
unico colpo, che rese vittima un novero mer- 
lotto! D'altronde, i ioidi sono grassi, bene 
pasciuti «li mirto e di ginepro, saporitissimi e io 
feci un bel tratto (forse non volontario) di ca- 
valleria lasciandoli tutti ;i disposizione dei mici 
linoni ospiti di Sassari. 

Ina seconda prova la tentai a Osilo, il 
paese rimarchevole pei ricchi abbigliamenti 
delle donne. 

Partimmo da Sassari in carrozza, ciano meco 
Dal N'ero, l'auriga cuna guida. Per via quest'ul- 
tima si rivolge a Dal N'ero e gli dice: « Sci 
veronese, ti conosco» Dal Nero strabilia. «Molto 
spesso ti vidi, prosegue, e ammirai i tuoi uc- 
celli >>. l'ai Nero scoppia dalla curiosità. 

Allora gli spiega che aveva prestato servizio 
nella Cavalleria, che era stato di guarnigione 
a Verona e ricordava quei tempi felici del suo 
(lassalo. Questo simpatico giovinotto, più ma- 
gro del veni, ci confessò che trascinava una 
vita di tartaruga inutile e misera colla pesca 
vagantiva <• che si era risolto a recarsi nelle 
miniere d' Igloias per migliorarla, se gli sarà 
concesso. La caccia fu fortunata per la presa 
di dodici lordi, ma le mancò il contorno esi- 
lararne e poetico: la, compagnia dell'amico 
l'iras Sali il as e l'allegro cicaleccio del ritorno. 

11 racconto delle mie caccie in Sardegna è 
finito; lo suggello ringraziando i linoni Amici, 
che col consiglio e gli aiuti agevolarono il mio 
compito ed esprimendo la riconoscenza più 
viva al mio caro Vittorio Dal Nero, il fido. 
L'inseparabile compagno nelle ardite avventuro 
delle mie escursioni ('). 

Quanti aneddoti avrei potuto narrare, se non 
avessi temuto di rendermi lungo e noioso ! 

Quando, percorrendo a cavallo quelle ster- 
minate lande, per chilometri e chilometri af- 
fano deserte, incontravamo brigate più o meno 
numerose di paesani, pur essi montati ed ar- 
mali tino ai denti, che appena ravvisati ci 
muovevano incontro, rispettosamente salutan- 
doci e ci dicevano: «Fa buon viaggio, hai un 
po' di tabacco?» io rispondevo spiacente di 
non avere L'abitudine e tiravo innanzi il più 
delle volte seccato, ma Dal Nero, abbenchè 
astemio anch'esso, si all'iettava a tornirli di 
sigari toscani, dei quali precauzionalmente te- 
ueva piene le tasche e non appena s'erano al- 
lontanati con alia trionfale, dicevami : <• Anche 
questa è passata ». 



i Noi Giornale /--' Provincia di Padova dol marzo*aprile 
1901 ho parlato diffusamente delle Caccie al Cervo al 

Chi^liiale, al Mulìmir r\<. 



E quella notte, l'ultima di carnovale, che 
passeggiavamo oziando la deserta piazza di 
Oristano e fummo avvicinali da Ire pescatori 
clic ci dissero: « Eh ! venite a liere la Vernac- 
cia! ». I.i seguimmo, era buio pesto; a poca 

disianza ci fecero entrare in una cantina sot- 
terranea, ove erano radunate altre persone e 
chiusero dietro a noi la porta a catenaccio. 

Si dovette tracannare qualche bicchiere del 
vino prelibato e fra gli evviva vollero ricon- 
durci in piazza. Dal Nero replicavami il ritor- 
nello : « Anche questa è passata ! ». 

In famiglia si volle festeggiare il nostro ri- 
torno in una brigatella d'intimi amici: mio 
Padre chiese a Dal Nero quale fu l'occasione 
più emozionante del viaggio. N'ebbe hi pronta 
risposta: « Non posso dirle la più emozionante, 
ma posso assicurarla che la più ricreante fu 
quella di sentirmi, non con uno. ma con tutti 
due i piedi nel ritorno sul porto di Civitavec- 
chia ! ». 

.Ma basta; mi manca 1' ardire di sommini- 
strare altre dosi del mio sonnifero ai lettori. 

Finalmente a titolo di curiosità cito la Cac- 
cia che si pratica ai Falchi col (Info reale, 
metodo che ora si usa più che altro in Ger- 
mania e (die nei tempi nudali fu in grande onore 
in Francia ed in Italia. Allora si usava invi- 
schiare dei grossi rami d'albero, ed i Rapaci, 
i Corvi, le Cornacchie, che accorrevano ad am- 
mirare il Gufo, se ne impiastravano cosi Le 
ali da cadere a terra impotenti a volale, e in 
tal modo divenivano facile preda del cacciatore 
nascosto nelle vicinanze. 

Oggidì invece si fabbrica una capanna dili- 
gentemente nascosta e fornita di spiragli per po- 
ter cacciare fuori il fucile e si ha la cura di sce- 
gliere unalocalità bene aperta e sforni la di alberi, 
il cacciatore vi colloca vicino un albero morto 
e coi rami senza foglie o pianta la capanna 
nei pressi di quello, il Gufo è legato su di 
una crocetta alta circa mezzo metro e si porta 
sul luogo in una gabbia scura. Se non lo si 
ha vivo, si usano anche uccelli preparati, ma 
ciò è meno attraente pei Rapaci o meno di- 
vertente pel cacciatore. In tal modo si uccidono 
in gran copia Averle maggiori. Corvi, Ghian- 
daie e Rapaci di ogni genere, eccetto Le Alha- 
nellc le (piali non sembrano ventre al Culo che 
sul far di scia. 

I Culi giovani sembrano più adalli perchè piii 
vivaci, pili attenti e quasi terrorizzali all'at- 
tacco del Falco, mentre i suggelli vecchi sono 
quasi indifferenti e si portano presso le ca- 
panno (piando s'avvicina il nemico. 1 Rapaci 
tentano colpire il Gufo sulla schiena, di ferirlo 



\ I L v\u-. ORNI rOLOGH 



SI 



cogli artigli e talora gli colano così dappresso 
che non si possono accidere senza tema ili ro- 
vinare il Grafo. In tal modo si catturano Astori, 
Nibbi, Pojane, Aquile; sembra però che gli 



A \ voltoj non si lascino tentare dalla presenza del 
fililo reale. K una caccia assai divertente, ma 
poco usata chi noi pella grande difficoltà di pro- 
curarsi i Gufi ('). 



Classificazione degli Uccelli. 



Si chiama Tassonomia o sistema quella parte 
della Biologia, clic cerca di dividere L'insieme 
degli esseri viventi in raggruppamenti. 

Il raggruppare idealmente degli esseri dicesi 
classificare, il risultato del classificare chiamasi 
classificazione, e i raggruppamenti, che risultano, 
diconsi classi (in significalo generico) o (jritjijii 
o assembramenti, si classifica in base a qualità 
degli esseri classificati e tali qualità, di cui ci 
serviamo, diconsi genericamente caratteri che 
significa segno, impronta (Ficaxbi). 

Gli uccelli noti si aggirano circa sulle tredi- 
cimila specie e naturalmente si dovettero di- 
videre in gruppi morfologici, tale fatto si chiama 
classificazione ornitologica. Nel coordinarli si 
ricorse ai caratteri esterni ed interni, cercando 
(pianto piti era possibile di rendere logici quoti 
gruppi. Noi includiamo il complesso di tutti 
gli uccelli noti nella sottoclasse Uccelli (Aves) 
compresa nella classe dei Sanropsidi (SAUROP- 

sida), che è formata dai Elettili e dagli Uccelli. La 

sui rodasse è divisa in « ordini », questi in «fa- 
miglio ». le famiglie in « generi », i generi in 
« specie»; quando le famiglie sono parecchie 
si raggruppano in un « sottordine », più sot- 
tordini in « sezioni », le famiglie in « sotto- 
famiglie », i generi in « sottogeneri ». Il con- 
cetto di « specie » fu introdotto nelle scienze 
biologiche da i • . lìay (inglese, n. 162.S, in. 170E . 
che fu il primo a precisare i gruppi, a usare 
un'esatta terminologia e a prendere per base 
della classificazione zoologica l'Anatomia. Una 

specie zoologica, è un « gruppo di organismi vi- 
venti, die differiscono soltanto per caratteri 
incostanti e sessuali -, questa la definizione; 
possiamo dire che la specie nel vero senso della 
parola non esiste, ina ebe noi raggruppiamo 
sotto questo nome soggetti clic presentano in- 

ter se gli stessi caratteri, tanto interni chi' 
esterni, cioè l'insieme di quelle cose che pre- 
sentano le stesse qualità, ovvero che hanno 
iìiler se qualità comuni, che possono pro- 
durre individui simili tra loro, i (piali alla 



loro volta sono fecondi. Alle piccole variazioni 
dipendenti da abitudini, ambiente di vita, lo- 
calità od altro clic emanano da un ceppo pros- 
simo e, se non del tutto, nel complesso costante 
e al (piale si connettono con individui intermedi] 
si diede il nome di « sottospecie », adottando 
la dicitura trinomia. Oggidì però si moltipli- 
cano così le distinzioni sottospeciliehe da in- 
generare gravi confusioni, rendendo meno serie 
le ricerche scientifiche. E si proposero nomi 
differenti per indicare le varie modificazioni, 
che la specie tipo subisce nei varii paesi e si 
fissarono caratteri troppo fantastici e di lieve 
momento. « La qual cosa a parer mio ( 2 ) non 
si può coscienziosamente intraprendere, perchè 
queste modificazioni passano impercettibilmente 
dall'una all'altra, e per infiniti piccolissimi 
cambiamenti si svolge e si sviluppa una catena 
composta di una quantità di piccoli anelli tutti 
tra loro collegati ». Ed una gran parte di queste 
moderne distinzioni furono talora stabilite su 
di un solo soggetto, confrontandolo con qual- 
che altro analogo di provenienza molto distan- 
ziata, senza porre attenzione che nei paesi ili- 



ci A Olii Volesse IlKlL'lii'Ui ci , • 1 1 IJ H 1 ì sulle valli- cat'l 

sicriio lo seguenti opere: Sforzino da Carcano, F., Tre libri 
degli Uccelli da preda, nei quali iti contiene la vera ■ 
Umt dell'arte de? Stroeeieri, 12.° Venezia, 1687 e \-2." Vi- 
cenza, ltì-"-; Schlegel et Verstor v. Wulverhorst, Traile de 
Fauconnerie, in-tol. max., avec 17 piche, dont 14 ooloriées, 
Leiden, imi 1853] Payne-Gallwey, R., il,, Fowleì in Ir. 
(1882); Bacchi della Lega A.. Cacete e continui degli Uccelli 
Silvani (1892); Maophereon, II. A. Hiet. > 1897); 

(miiì r.. cnrri,i. Falconeria, Uccella — u (1901); UillaisJ.G. 
The Hi/./ Fowlet in Scottano", (1901), et e. Riguardo ai libri 
ohe trattano Balia Falconeria si imi., dire ohe abbiamo lina 
vera biblioteca; Schlegel nel buo classico Praia &u l i 
nerie (1853) enumera 157 lavori scritti in diciannove lingue e 

l'Harting nella sua Kibliotheca I pitraria (1891), che è m. 

paziente ed eruditi. Catnloeo dei lil.ti antichi e moderni re- 
lativi alla Falconeria, quota IV me numero di ;;7s pubbli- 
cazioni in argomento. A i|uost'nltimo lavoro rimando illettore, 
che irolesse approfondire le mi. cognizioni in proposito; rie- 
weirà interessante anche per eli italiani, nmlti dei -inali pro- 
babilmente ignorano ionie imi pure abbiamo una Biblioteca 
Aecipitraria, che comincia da Brunetto Latini (147-1) e con 
tinna -tini ai giorni nostri. 

t 3 ) M. Pai LUCCI, Fami. Malaeol. Calabro, p. 78 (1879). 



Atlante ornitologico, — l'arte 1 



li 



SI' 



vi I \\ ih ORNITOLOGICO 



termedi si potevano trovare i vari anelli di 
coDgiunzione e senza riflettere che è colle grandi 
serie che si devono stabilire le specie. Se molti 
Naturalisti tenessero a mente il comune detto : 

■■ No being on tln's earthly ball 
ls like another, ali in ali. » 

noi non avremo a lamentare tante suddivisioni 
specifiche in gran parte insussistenti, fondate 
sulle parole jiare, sembra ed altre analoghe e 
che mettono in non lieve imbarazzo il sistema- 
tico d' ogni paese. 

Per la natura generale e ristretta del mio 
lavoro, io non posso fare uno studio partico- 
lareggiato e tipico sulle varie classificazioni 
mano mano proposte dagli Autori, e mi limi- 
terò solo a citare le principali dai primi tempi 
sino ai giorni nostri. 

ARISTOTILE (350 anni prima dell'Era Volgare) 
nella « Storia degli animali » divise gli uccelli 
in due grandi gruppi : a) Uccelli dalle dita dis- 
tjiniite; b) Uccelli dalle dita rìwaite e poi po- 
nendo attenzione al cibo che mangiano . alla 
conformazione del piede, del becco od altro, 
ne fece otto gruppi, cioè : 

1. Gampsonyches, corrispondenti ai nostri 
Rapaci. 

'1. Scolecophaga, corrispondenti agli Oscines 
o Cantori, eccettuati il Cardellino, il Lucarino 
e pochi altri detti Acanthopìiaga e costituenti 
il 3 1J gruppo. 

4. Senipophaga o Picchi. 

5. Perìsteroidi o Piccioni. 

6. Schizopoda o Trampolieri. 

7. Steganopoda o Palmipedi. 

8. Barca o Galline. 

Aristotile col suo mirabile libro può bene 
chiamarsi il « Padre della Zoologia ». 

Plinio (1° secolo dell' Era Volgare) nella 
sua « Historia naiuralis » adottò in parte la 
classificazione d'Aristotile, in (pianto riguarda 
la stinti ma dei piedi, ma s' interessò vivamente 
dell'ambiente nel (piale gli uccelli vivevano. 

Divise gli uccelli nei seguenti tre gruppi : 

a) « Uccelli dalle unghie uncinate » — i 
Rapaci. 

b) <• Uccelli dalle unghie lunghe e ro- 
tonde » - i Gallinacei o coi piedi larghi, 
piatti e del tutto palmati, come le Anitre e 
gli acquatici in generale. 

e) Gli Uccelli non palmati e che hanno 
potere di canto, li chiamò Oscines, suddividen- 
doli in Alili* cioè di grande statura e collo- 
candoli parte i Pappagalli egli Uccelli imitatori. 
Pur riconoscendo il grande merito di Plinio, 



dobbiamo dire che il suo celebrato lavoro ha 
più valore letterario, clic scientifico. Da Plinio 
tino a Pietra Beton poco o nulla troviamo in 
fatto di classificazione. 

Pietro Belon (') divide gli uccelli in sei 
ordini : 

n) Rapaci diurni e notturni. 

b) Uccelli di ripa coi piedi nuotatori. 

e) Uccelli di ripa coi piedi non nuotatori. 

d) Uccelli di campagna, che fauno il nido 
a terra. 

e) Uccelli che non hanno stabile dimora, 
ma vaganti. 

/) Uccelletti che nidificano sulle siepi e 
nei boschetti. 

Ulisse Aldrovandi ( 2 ) nel primo volume 
della sua grande opera parlò degli « Uccelli 
che vivono di rapina », indi dei Pappagalli, dei 
Corvi e degli Uccelli arlini posti poi da Linneo 
nel suo ordine delle Piche ; nel secondo tomo 
trattò dei «Granivori», degli «Onnivori», dei 
« Verniivori », dei « Baccivori » e dei « Can- 
tori », chiamò « Polveratori » i Granivori che 
amano spolverarsi : nel terzo volume infine si 
occupò dei « Palmipedi » e degli Uccelli di 
Ripa ». 

WiLLUGHHY ( J ), avendo a compagno di studi 
e di ricerche il Ray, divise gli Uccelli in due 
grandi categorie a) Uccelli terrestri — b) Uc- 
celli acquatici e quelli in a 1 ) uncungues (un- 
ghie e becco adunchi) e a') reotungues (uli- 
gine e becco diritti), gli uncungues in « frugi- 
vori», distinguendoli come statura in «grandi», 
in « piccoli », in « medi » , i rectungues furono 
suddivisi in riguardo alla forma e struttura 
del becco, la natura del cibo ed il colore della 
carne ; da ultimo stabilì due gruppi di Uccelli 
acquatici, cioè i «palmipedi che nuotano», e 
quelli delle rive o che se ne stanno non lon- 
tano dalle acque, dividendo questi e quelli in 
piii sezioni, delle quali diede le chiavi carat- 
teristiche. 

Carlo Linneo (1707-1778) può ritenersi il 
fondatore della Storia Naturale nel senso mo- 
derno della parola, ed il suo tempo assunse 
fisonomia così speciale, che si foggiò all' im- 
portanza di periodo e fu chiamato « Epoca 
Linneana », essa va dal 1735 al INDO e com- 
prende anche i lavori di Daubenton, Brisson, 
Buffon, Patinilo eie. lutti basati più o meno 



l'i o/wrr. </l- pinti siati, trmiv. en Grece, Arie, Znd.Parìs, 
1553 o Hiat. ilr In imi- dea Oie. 1555 o Pourtr, d'Oya. etc. 
Paris, 1559. 

O Biat. \iiinniiuini. in Lfl'vol. Murili miil'U Decolli com- 
parvero tra il 1590 <•<! il 1603. 

(') Ornitholog. Iil> :. t.ondini, 1676, in Ibi. 



vi I. ivi 1 ORMTOI.OGIi 






sul pintio lamicano. La Bua grande gloria con- 
giste nell'aver «lai <> ordine al caos che regnava 
a quei tempi, e nell'aver mostrato che an nome 
non era una definizione. Egli segui il piano Wil- 
lughby-Ray, migliorandolo notevolmente quan- 
do se ne dipartì : può considerarsi il fondatore 
della dicitura binomia; nella quale hawi due no- 
mi, il primoè il generico, il secondo lo specifico, 
cioè 'l'urtili* viscivorus, Turdus significa il nome 

ilei genero ossia del piccolo gruppo cui l'uc- 
cello appartiene, viseivorus indica quale specie 
è esso del genere del Turdus. Ciò è simile al 
nome di battesimo ed al cognome di un nonni, 
solo die il cognome deve nominarsi pel primo 
nel tipo ornitico. 

La prima edizione della sua opera principe, da 
lui chiamata Systema Naturae, apparve nel 17:;."., 
ma quella cui si riferivano iu generale gli Au- 
tori era la dodicesima che comparve nel 1766 
o la XIII ' edita nel 1788 a Lipsia sotto la 
cura di Gio. Federico Gmelin ; ora il punto di 
partenza pella priorità del nome vien dato dalla 
X (1758). Nel metodo di classificazione seguì 
in gran parte il piano Willughhy-Ray, che, 
come dissi, migliorò d'assai, stabilendo i se- 
guenti sette ordini (ed. 1735) : 

1. Accipitres — Uccelli a becco uncinato, 
vi iucluse anche i Pappagalli (Uccelli di Preda 
e Pappagalli). 

2. Piene — Piche, uccelli colla mandibola 
superiore compressa e convessa (Uccelli .Mosca. 
Upupe, Corvi). 

3. Macrorhgnchae — Macrorinchi, uccelli 
dal becco molto lungo ed appuntito all'apice. 

-1. Anseres — Oche, uccelli col margine la- 
terale delle mandibole fornito di dentellature. 

5. Scolopaces — Beccacele, uccelli col becco 
cpiasi diritto. 

6. Gallinae — Galline, uccelli col becco 
curvato a volta. 

7. Passeres — Passeri, uccelli col becco 
conico ed appuntito. 

Nelle ulteriori edizioni del suo lavoro abolì 
i Macrorinchi e li riunì agli Seolopaces, for- 
mando il così detto ordine delle Grallae o 
Trampolieri. 

Linneo adottò, in complesso per classificare, 
i caratteri delle forme senza escogitare il si- 
gnificato di essi e nemmeno il concetto di clas- 
sificazione, se ne togli quello di specie, questa 
rappresentando per lui le unità primordiali ed 
invariabili del complesso dei viventi ed il si- 
stema dovendo alla fine arrivare a denominare 
ed elencare queste singole opere uscite dalle 
mani del Creatore. Linneo in generale si con- 
tentava di prendere (piale baso uno o pochi 



caratteri comi' si sia e. a seconda di essi, ripar- 
tire in gruppi i viventi. Il su lodo fu dello 

a ragione metodo artificiale. 

Buffon (') pubblico, con L'assistenza di Gue- 

neail de Montbeillard. la -na --tenia Naturale, 

ove sebbene seminasse spregiare ogni idea di 

classificazione regolare, pure lascio un monu- 
mento letterario imperituro. Tei primo ebbe 
qualche idea della Distribuzione Geografica de- 
gli Animali e sulla variabilità della specie, in 
contrasto con le vedute di Linneo, che la lite- 
in \ :i costante. 

MOEHRING () divise gli Uccelli in (piatilo 
classi : 

1. Hymenopodes, [menopodi, cine Uccelli 
colle tibie piumate, coi piedi coperti da una 
membrana sottile e con alcune dita collegate 
( Passeres e Piene). 

2. Dermatopodes , Dermatopodi, cioè ec- 
celli colle tibie piumate, coi piedi coperti di 
una cute coriacea e rugosa (Accipitres e Gal- 
Unni). 

3. Brachypterae, Brachitteri, cioè Uccelli 
colle tibie seminude e le ali inette al volo 
(Struzzi. l>iili. Otarde). 

i. HydrophyUie, Idrofili, cioè Uccelli colle 
tibie seminude e l'integumento tarsale fornito 
di una cute molle e coriacea (Orbi e Trampo- 
lieri linneani). 

M. A. Brisson ( 3 ) diede anzitutto gran peso 
al fatto se le dita erano o no collegate in tutta 
la loro estensione, poi alle dimensioni, fin ina 
e figura del becco, alla sua nudità alla base. 
al tarso nudo o piumato, alla distribuzione 
delle dita etc. e ne formò 26 ordini così 
chiamati. 

Ordine 1.° (Colitmbae). 

» 2.° (Gallinae). 

» 3.° (Accipitres). 

» 4.° (Corvus, Pica, Uteri e Uccelli del 

Paradiso ptni.). 

» 5.° (Lanius, Turdidae, Cotingae). 

» 6.° (Buphaga, Stumus). 

» 7.° (Upupa, Promerops). 

» 8.° (Gaprimulgus, Hìrundo). 

» 9. ù (Fringillidae). 

» 10.° (Alauda, Motacilla, Panisi. 

» 11. (Sitta). 

» 12.° (Gerthia, Uccelli Mosca). 

» 13.° (Picus, Psittacits, Tucanus). 

» 14.° (Rupicola, Merops, Alcedo). 

» 15.° (Struthio, lìln'ii. Oasuarius). 



(') Hist. iiat. ginér. et partirvi. 1749-1770. 
(■') Ariani genera, Bremae, 1752, 

(■•I limiti,. ,1. inm. e Paris, 1760. 



84 



Al I.WI I. ORNITOLOGICO 



Ordine 16.° {Ctis, Cìiwadrius, Haematopus) 
>> 17.' [Vanellus, Tringa, Platalea, Ardea, 

Porphyrio). 
» 18.° (Gallinula, FuUca). 
» 19.° (Podieeps). 
» 20. {Uria, Fratercula, Alca). 
» 21. (Spìtenisous, Oolymbus). 
» 22.° (Diniiictlea). 
» 23." [Liirit/ac. Sternidae). 
» 2i." (Merganser, Anser, Arias). 
» 25.° {Phalacrocorax, Peleeanus). 
» 2(>." (Phoenicopterus, Becureirostra). 

11 lavoro di Brisson è certamente di grande 
merito, considerato come di ornitologia descrit- 
tiva ; ma dobbiamo osservare che le sue cono- 
scenze si limitavano però soltanto ai dettati 
dei libri ed alle parti esterne del corpo degli 
Uccelli. Nella moderna sistematica non si ac- 
cettarono i nomi specifici del Brisson, quantun- 
que la sua opera sia posteriore alla X ed. del 
Systema naturae, pel l'atto che non è Autore 
di regola binominalista ; sono però general- 
mente usati i nomi generici da lui proposti, 
cosa che seguii io pure. 

G. C. Schaekfer (') divise gli Uccelli in 
due grandi famiglie. 

a) Nudipedi, cioè Uccelli colla tibia se- 
minuda. 

b) Plumipedi, cioè Uccelli colla tibia del 
tutto piumata ; suddivise quelli {Nudipedl) in 
sette ordini, il primo dei quali pello .Struzzo 
[Fissipedi didattili), il secondo pegli uccelli 
simili allo Struzzo e pei Trainpolieri a tre dita 
(Fissipedi tridattili), gli altri ebbero pure per 
base il numero delle dita e la forma delle 
loro membrane. Divise i Plumipedi in undici 
ordini, regolandosi oltre che sui caratteri enun- 
ciati anche sulla forma del becco, il primo chia- 
ino col nome di Fissipedi isodattili e vi com- 
prese i Rampicanti; scisse in otto ordini i due 
liuneaui dei Passeri e delle Piche. 

Scotoli ( 2 ) studiò l' integumento dei tarsi 
(podoteca) e separò gli uccelli in due grandi 
divisioni, cioè quelli che presentano : 

«) Tarsi (da lui detti Tibie) reticolati. 
b) Tarsi (Tibie) scudettati. 

Scisse ciascuna di esse in nuove suddivi- 
sioni e queste in ordini, mantenne quello lin- 
neano delle Galline e vi comprese i Colombi, 
chiamò Breripedi le Rondini ed affini, assem- 
brò i Buceri ed i Tucani ai Rapaci. 



LESKE ( ; | segni Linneo, fondando l'ordine 
degli / ocelli ad ali piccole coi Brachitteri di 
Moehring. 

LATHAM ( ) agli ordini Linneani aggiunse 
quelli dei Colombi, degli Strussi e dei Pin- 
natipedi. 

Ilnwni bre ( J ) distribuì gli Uccellini dodici 
cliixsi, mise i Colombi colle Galline, lasciò le 

Rondini coi Passeri linneani. 

(imitino Cuvier ( l ) non solo tenne a base 
indiscussa i caratteri delle forme, ma iniziò per 
così dire, la critica dei caratteri stessi. Egli 
insegnò che i caratteri per classificare non de- 
vonsi scegliere a caso, come faceva Linneo; ma 
che vanno prima vagliati e poi considerati, e 
stabili, ciò che chiamo la subordinazione dei 
ai intieri e questi distinse in dominatori e su- 
bordinati; servono i primi, disse, a stabilire 
i gruppi maggiori e gli altri via via per quelli 
minori. Insegno inoltre che ì caratteri non de- 
vono essere soltanto esterni, ma contemplare 
ogni parte dell' organismo, l'intiero essere; 
quindi ecco l'Anatomia comparata, che deve 
considerarsi la base della classificazione ed in ciò 
consiste il grande progresso, che Cuvier porlo 
alla sistematica. Egli seguì il piano Linneano, 
però abolì l'ordine della Picae ed adottò quello 
dei Rampicanti (Qrimpeurs) proposto da Brisson, 
collocando le rimanenti Picae nei Passeracei. E 
nel suo successivo e grande lavoro ( 6 ), basan- 
dosi sui caratteri del becco e dei piedi, divise 
gli uccelli in sei grandi ordini, cioè : 

a) Oiseaux tic proie, Rapaci con due fami- 
glie : a - Rapaci diurni, a - Rapaci notturni. 

b) Passera ii. e, Passeracei con quattro fa- 
miglie : 

1. TJentirostres, Denti rostri (becco intaccato sui 
lati dell'apice: Lanius, Tanagra, Tur dm, Syl- 
via, etc. 

2. Fissi rostres, Fissirostri (becco eorto, largo, 
senza inlacco, fesso profondamente: Rondini, 
Rondoni, Succiacapre, eie). 

3. Oonirostres, Conirostri (becco forte, più o 
meno conico e non intaccato : Allodole, 
FriNGILLLDAE, Storni, Corvi. Uccelli del Pa- 
radiso, etc). 

-1. l'ciniirtisircs, Tenuirostri (becco debolo, al- 
lungato, diritto o curvato, senza intacco: 
Bitta, ('iiiliia. Uccelli Mosca, Upupa, l:)ii- 
iiiachiis. etc.) cui tiene dietro la piccola di- 



1790. 



( l ) Avfemgtgr. dei Waturgeich. Lipsia, 177U. 

i | Qen. >i". ttf Birds, Lumi. 17S1 e Index Orn. Londinl, 



(') 1 litri"! . in/ li>*t_ uni. Pragae, 1777. 

Iti' i'l. I hintli"! [{ali -lmu:ii\ 1771. 



i » l'ur>i<i. un ili. jmrt. Ornith., Parìa, L701 
ri i uiii. ilfm. dea a ninni u.i. Paris, L798 
/,'. jn, Alimi. Bruxelles, voi. i '. 1836. 



ATLAN I ! ORNI ".!' " 



85 



\ ieione dei Syndaeiyles, sin, intuii (dito esterno 
subeguale al mediano e riuniti) allo stesso 
sino alla penultima falange: Mrropn. Aleeilo. 
Buceros, etc.). 

e) Olimpi ni*. Rampicanti. 
<ì) Gàllinacés, Gallinacei. 

ii Evhassiers, Trampolieri, suddivisi nelle 
famiglie seguenti : 

1 . Brévipennes, Brevipenni [Stmthio^asuarius \. 

2. Pre88vro8tres, Pressirostri (Otarde, Pivieri, 
Owriama). 

3. Oultirostres, Cultirostri (Gru, Aironi. Cico- 
gne, Spatole). 

I. Longirostres, Longirostri (Ibis, Cliiurli, Bec- 
caccini, Piovanelli, Avocette). 
."p. Macrodactyles, Macrodattili (Folaghe, Bah 
l'ulne. Gallinelle d'acqua). 
Collocò in line ai Trampolieri, come tipi d'in- 
certa sede, i generi Ghionis, Glareola e l'Imi - 
nieopterus. 

f) Palmipédes, Palmipedi, con quattro fa- 
miglie : 

1. Plongeurs, Tuffatori (Svassi, Alche, l'in- 
guini). 

2. Longipennes, Longipenni (Procellarie, < -:i 1 ■- 
biani, Diomedee). 

:'.. Totipalmes, Totipalmati (Pellicani, Maran- 
goni, Pillili*'. 

4. Lamellirostres, Laniellirostri (Anitre, Oche. 
Cigni. Smerghi). 

Il metodo Cuvierano e ([Hello della sua scuola 
furono di grande importanza per la classifica- 
zione sistematica, e tale epoca (1800-1860) è 
nota sotto il nome di « periodo Cuvierano », 
cui fa seguito il così detto « periodo Evolu- 
zionista ». Ed il fatto che la classificazione del 
Cuvier fu lungamente adottata, quasi sino ai 
nostri giorni, si deve principalmente all' essere 
stata seguita da Roberto Gray nel suo celebre 
lavoro « The Genera of l'.irds ». 

Lacepkdk (') divise gli Uccelli in sottoclassi. 

que8te in divisioni, suddivisioni ed ordini : le 
due sottoclassi sarebbero corrispondenti alle 
due dello Schaeller e gli ordini sono circa qua- 
ranta; distinse gli Struzzi dai Casoari e fece 
sei ordini pei soli Rampicanti. 

Blumembach (*) segui il metodo Linneano, 
ma divise lo Piene in tre ordini, detti dei Le- 
riroslri, dei Picchi e dei Cornei e formò un 
online anche pegli Struzzi. 

Miii'Kii & Wolf ( s ) pure seguirono il metodo 
Linneano, ma fondarono 1' ordine dei Colombi, 



distinsero le Pica* in due ordini, dando valore 
ai caratteri del becco, Inno detto ilei Cornei 
e l'altro dei l'ieilii. l'ondarono pelle Rondini 
quello dei Chelidonii, chiamarono Cantori i ri- 
manenti l'asserì linneani e le Anserei, Natantes. 
li. i.n ai: (') riunì in un solo ordine tutti i 
Rampicanti e così fece per tutti i Corridori. 
Chiamò Baptvres i Rapaci. Ambulatores i Pas- 
seracei , Grallatores i Trampolieri, Basores le 

Oche. 

Egli deve calcolarsi il fondatore della No- 
menclatura purista e diede intatti eccellenti 
caratteri diagnostici dei generi e delle specie, 
determini» con speciali nomi scientifici le varie 
partì esterne degli Uccelli, Spiegandone esat- 
tamente il significato. 

Ti mmim'K ( 2 ) ammise tredici ordini europei, 
suddividendo in tre ordini le l'ime linneane 
(N. 2, 5, 6) e pure in tre quello dei Passeri 
(X. 3, 1. 7). in due le An8eres, ammise quello 
dei Colomlii e l'altro degli Uccelli Corridori. 
Ecco i suoi ordini : 



1. 
2 

:;. 

4. 



Ordine Bapaees, Rapaci. 

» Collins. Coracie (Gorws, Bomby- 

cilla, Orioli/*, etc). 
» Ciianleiirs. Canori (TCEDIDAE, Svi.- 
VI1DAK. MoTACII.LIDAe). 

Passi reau.r. l'asseracei (Ai.aididae, 
Parus. Emberiza, Passer, etcì. 
5. » Grini jiiins , Rampicanti (GueuUis, 

l'i, iis. Bitta, etc). 
fi. » Alei/ons, Alcioni (Alcedo, Jlerops). 

7. » Ghélidons, Chelidoni (Mirando, Oyp- 

sei as, Caprini ulgus). 

8. » Pigeons, Colombi (Oohimba, Twrtii/r), 

9. » Gàllinacés, Galline (comprende an- 

che il gen. Tu mix). 

10. » Coureiirs. Corridori (Otis, Cliara- 

drius, Ciiisoriiis). 

11. » Grolle» , Trampolieri. 

12. » Pinantipèdes, l'innatipedi i l-'nlira. 

l'Iinìaropiis, Podiceps). 
18. » Palmi/iiiles, Palmipedi. 

E nella nuova edizione del suo Manuale (') 
ananise sedici ordini sul vecchio piano sistema- 
tico, ne crei) però tre di nuovi ; e oltre gli Eu- 
ropei, contemplò in generale anche gli Uccelli 
esotici. Questi sono i nomi delle sedici sud- 
di\ isioni : 



I 1 ) Tabi. d. mammif. rt .'e* ot»., Paris, 1798. 

('-) Handb. ■>. Natvjrgesch. Gofctingen, L803. 

( 3 ) Tasch. deviseli. v'ógelkuncU Frank. A. M., 1 810. 



(') Prodromi'*' Byti. Manin: et Ivivm, Berillio, 1811. 
i i Man. d'Orntt. Amsterdam. 1815. 

i i !/..„. d'Orn. '.'.'il Paris, 1820-40. 



86 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



I ." i ardine Rapaces, Rapaci 

_." » Omnivores, Onnivori = Coraees. 

3.° » Tnseetivores, Insettivori. 

4.° » Granivores,GrTaiiìvovi=:Passereaux. 

5. ■> Zygodactyles, Zigodattili \ Grim- 

6.° » Anisodaetyles, Anisodattili ( peurs 

7. » Alcions \'). Alcioni - Alcyons. 

8. » Ohelidons, Chelidoni. 
il." » Pigeons, Colombe. 

10." » Gallinacea, Galline. 

11." » Alectorides, Alettoridi. = Gralles, 

partim. 
12.° » Coureurs, Corridori. 
13.° » Gralles, Trampolieri. 
14. » Pinnatipèdes, Pinnatipedi. 

15." » PaVmipèdes, Palmipedi. 
16. » Inertes, Inetti (Apteryx, Dvonte). 

Il manuale del Temminek, sebbene non privo 
di molti difetti, rimane uno dei migliori la- 
vori Bull' Ornitologia Europea. 

De Blainville ( 2 ) ammise nove ordini, ba- 
sandosi più elie altro sul carattere delle intac- 
cature (echancrures) dello sterno, carattere già 
enunciato da Willughby, ma poi abbandonato 
dai successivi Autori. Questi sono i nomi dei 
suoi ordini : 

1. Prehensores = Pappagalli . 

2. Raptatores = Rapaci. 

3. Scansores = Rampicanti. 

4. Saltatores Passeracei con due sezioni a) 

veri, l>) falsi, questi secondi in parte ar- 
bitrariamente separati dai Rampicanti. 

5. Giratores = Colombi 

6. Gradatores = Galline. 

7. Gwrsores = .Struzzi. 

8. Grallatores = Trampolieri / con quattro 

9. Natatores = Palmipedi ) sezioni. 

Questo metodo per quei tempi fu di grande 
valore e gettò le basi per studi ulteriori e più 
vasti . 

Vieii.lot (') adotlò cinque ordini liuneani, 
riunendo i due delle Pieae e AeiPasseres nell' u- 
nico detto dei Sylvani (Silvani). 

15. MERREM (') studiò accuratamente la ca- 



(') Neil' edizione del 1815 è scritto llcyotu <* Binanti- 
ptdes in laogo ili Alciòni e Pinnatipèdet, 

(-) Prodr. d'une douv. classi! dn Bégn. A nini. Journ. de 
Phye. LXXXXIII. pp. 252-53,58, 59 (181B) e Bullet. Soe. 
Phil. Pari» 1816, pag. 110. 

P) Anali*, ti' un*' nouv. Orn. élém. L816 i- Wouv. Diet. 
m»i. Nat. 2 a ed. art. Ornithologie, 1818. 

(*) XeBtam. Byet. Nat. Aviinii. dead. BeroHnensi pp. 287- 
859, 1812-13 Berlino, lslii. 



renatura dello sterno, ed il suo tentativo rappre- 
senta il prillili sforzo latin in analogia cogli si udi 
moderni, sebbene alcune delle sue divisioni non 

si possano oggi seriamente accettare. I nomi dei 
generi sono in gran parte quelli usati da Linneo. 
ma ne ommise qualcuno (Buceros, Haematopus, 
Merops, etc). Chiamò Aves cauinatae quegli 
Uccelli che presentano una carena longitudi- 
nale e Aves ratitae o Ratiti quelli che hanno 
lo sterno senza carena, cioè gli Struzzi e simili. 
Ed i primi (Aves caiunatae) divise in aerei 
(Aves aereae), terrestri (Aves terrestres), 
acquatici (Aves aquaticae) e palustri (Aves 
PALUSTREs) coi seguenti ordini o gruppi : 

I. AVES CARINATAE. 

1 . .1 ves aereae. 

A) Rapaces — a) Accipitres, Vultur, Falco, 

Sagitiarius. 

6) Stri.,-. 

B) Htmenopodes — a) Chelidones: 

a) Chelidones nocturnae, 

Caprini ubjus. 
h) Chelidones diuknae, Hi- 
rundo. 
b) Oscines : 

a) Oscines conirostres — 
Loria, Fringilla, Emberiza 
etc. 

b) Oscines tenuirostres — 
Alauda, Motacilla, Lamine, 
Turdvs, Paradisea, Oriolus, 
Gorvus . siila e Certhiae 

PRT. etc. 

G) Mellisugae, Trochilus, Certhiae e Upu- 

pur PRT. 

1>) Dendrocolaftae, Virus, Yunx. 

E) BREVILINGUES, a) Upupa ; 6) Ispida. 

F) Levirostres, a) Bampìiastus; b) Psittacus. 

G) Cocctges, Guculus, Bucco etc. 

2. Aves terrestres. 

A) Col li lidia. 

B) Gallinae. 

3. Aves aquaticae. 

A) Odontorhim in ; a) Boscades — Anas ; 

b) Mergus ; <•) Phoenicopterus. 

B) Platyuhynchi — Pelecanus, Phaèthon . 

I'IiiIiis. 

C) Aptenodytes. 

1)) I'kin Aliai i - : a) CEPPHI — Alca, Collimili 
PEDIBUS l'M.MATIs ; 6) Podiceps, Columbi 
PEDIBDS LOBATIS. 

B) Stenorhi m hi. 

4. Aves palustres. 



\ 1 I INI K "UNI Tlll.iillll (I 



*7 



A) Hi -in "i w -. a) l'n u iridi - Rallus, 

Fulica, l'arni: V) LlMOSCGAl — Xu- 

menius, Scolopax, Trmga, Oharadrius, 
Eeeurvirostra. 

B) Gkau.ak : (i) Erodii — Ardeae angue in- 

termedio sellato ; 6) PeLABGI — Cicouia. 
Mycteria, Tantali pbt. Platalea : e) GrE- 
iìaxi — Ardeae ceistatae, Gruea etc. 

0) 0TI8. 

II. AVES RATITAE. -- Struthio. 

Giiavenhorst (') divise gli Uccelli in dieci 
ordini : 

1. Spatriai = Accipitres. 

2. I,i rirostri (Tucani, Buceri e Pappagalli). 

3. C'araci , 

4. Picchi , l'irac linoeane. 

5. Tciiiiirastril 

6. Passeracci. 

7. Gallinacei. 

8. Struzzi. 

9. Trampolini. 
IO. Oche. 

C. Ranzani ( 2 ), in un' opera poco nota, imi 
pure molto esatta e di indiscutibile valore, 
sulle orine di De Blainville e di Mei-rem e basan- 
dosi principalmente sulla carenatura dello sterno, 
divise gli Occelli in due sezioni ed in sette 
ordini : 

a) Uccelli aventi lo sterno non carenato. 
Ordine 1. Ratiti (Eatitae). 

b) Uccelli aventi lo sterno carenato. 
Ordine 2. Galline (Gallinae). 

» 3. Rampicanti (Scansores). 

» 4. l'a sseri (Passerei). 

» 5. Rapaci (Eapaces). 

» li. Gralle (Grallae). 

» 7. Nuotatoli (Natatores). 

E nello stabilire ciò, studiò i caratteri dei 
tarsi, dei piedi e delle unghie, della positura 
del corpo, dell'impennatura delle tibie etc. 

L' Heemlniee ( ; ) seguì il suo maestro De 
Blainville, studiando la struttura dello sterno e 
occupandosi soltanto di ciò nel classificare gliUc- 
celli senza curarsi dei caratteri di secondaria 
importanza sin allora tanto apprezzati; in questa 
considerazione superò di gran lunga (pianto 
aveva fatto il De Blainville. Come il Merrera di- 
vise gli Uccelli in due glandi gruppi OlSEAl \ 



Ch I ìigé dot tyttem. natwrg. Broslan, 1817. 
i'i i;i>-m. di Zoologia, tomo III. parto 1.. Bologna, 1821. 
( l ) Rech. Min- Pappar, sttm. dei Oieeaux, v t ti Sor. Lino, di 
Parigi, VI. pp. 3-83 (1K27). 



NOEMAUX e OlSEAUX i\n\lir\ t'aiinalar e Bo- 
titele di Merrem). Divise gli uccelli normali in 
trentaquattro famiglie cioè. 

1. « Accipitres » Accipitres, Linnaeus. 

2. « Serpentain Oypogeranus, Illiger. 

3. « Chouettes » — Strix, Linnaeus. 

4. « Touracos » - Opaetus, Vieillot. 

5. « Perroquets » — Psittaeus, Linnaeus. 

6. « Colibris » — Trochitiin. Linnaeus. 

7. « Martinets » - Oypselas, Qliger. 

8. « Engoulevents » - Gaprimuhjus, Lin- 
naeus. 

9. « Coucons » - Oucuhis, Linnaeus. 

10. « Couroucous » — Trogon, Linnaeus. 

11. « Rolliers » -• Oalgubis, Brisson. 

12. « Guèpiers » - Merops, Linnaeus. 

13. « Martins-l'iclieiiis » — Alcedo, Linnaeus. 

14. « Calaos » - linci ras, Linnaeus. 

15. « Toucans » - Rhamphastos, Linnaeus. 

16. « Pics » Ficus. Linnaeus. 

17. « Épopsides » — Epopsidex, V'ieillot. 

18. « Passereaux » — Passeres, Linnaeus. 

19. « Pigeons » — Columba, Linnaeus. 

20. « Gallinacea » — Gallinacea. 

21. « Tinamous » -- Tinamus, Latbaiu. 

22. « Foulques » — Fulica. Linnaeus. 

23. « Grues » — Grus, Pallas. 

24. « Hérodions » -- Herodii, Illiger. 

25. « Les ibis et les spatulos » (senza alcun 
nome). 

26. « Gralles » -- Grallae. 

27. « Mouettes » -- Larits, Linnaeus. 

28. « Pétrels » — Procellaria, Linnaeus. 

29. « Pélicans » — Pelecanns, Linnaeus. 

30. « Canards » — Anas, Linnaeus. 

31. « Grèbes » — Podiceps, Latliam. 

32. « Plongeons » — Oolymbus, Lathain. 

33. « Pingouins » — ^4/c</, Latliain. 

34. « Manchots » — Aptenodytes, Forster. 

L'ordinamento delle vario famiglie non cor- 
risponde invero alle migliori regole della uo- 
men datura, ma il tentativo dell' Herminier fu 
certamente di grande valore e purtroppo ri- 
mase frainteso ed in gran parte ignorato. 

Poco dopo il Nitzseli, illustre investigatore 
del sistema vascolare, propose (') una classi- 
licazione basata sugli studi deirilerminier, ma 
ila un punto di vista affetto differente, cioè 
basandosi sulla varia struttura che presenta 
l'arteria carotide. Ecco lo specchietto di quanto 
egli ebbe a stabilire; tra parentesi misi lo fami- 
glie corrispondenti dell' Herminier, come sono 
desunte dal Newton (*). 



C) Obeerv. de Avium arteria carotide communi (1329). 
t i ZHct a) Birdt, Inti-od. pag. 54 (1893-86). 



SS 



ATLANTE iPI!M 1 li ci 



I. Aves Carinatae [Fi' II. « Oiseanx Normaux»]. 

.li Aves Carinatae aereae. 

1. Aecipitres [L'H. 1. 2 partim, 3]; 2. Pas- 
seraio* [L' II. 18] : 3. Macroehires [L'H. ti. 7] ; 

4. Cuculidae [L'H. 8,9, 10 (qu. 11. li' .' | : 

5. P«ci»ae [L'H. 15, 16] j 6. Psiitacinoe [L'H. 
.")] : 7. TApoglossae [L'H. 13, 14, 17]; 8. Jro- 
phibolae [L'H. 4]. 

U) Aves Carinatae terrestres. 

1. Columbinae [L'H. 19] ; 2. Gallinaceae 
[L'H. 20]. 

0) Aves Carinatae aquaticae. 
(1 ialine. 

1. Alectorides (= Dìclwlophus -\- (His) [L'H. 
2 partim, 20 partim]; 2. Gruinae [L'H. 23]; 
Fulieariae [L'H. 22]; -1. Herodiae [L'H. 24 
partim]; 5. Pelarci [L'H. 24 partim, 25]; 

6. Odontoglossi (= Phoenicopterus) [L' IL 20 
partim]; 7. Limicolae [L'H. 20 paene omnes] . 

Palmatae. 

8. Longipennes [L'H. 27]; 9. Nasutae [L'H. 
28]; 10. Unguirostres [1/ IL 30]; 11. Stega- 
nopodes [L'H. 29]; 12, Pygopodes [L'H. 31, 
32, 33, 34]. 

II. Aves Ratitae [L'H. « Oiseaux Anomaux »]. 

Il Nitzsch, come si vede, oltre la. struttura 
dell' arteria carotide, studiò anche la gene- 
rale conformazione degli Uccelli ed in questo 
punto sta il distacco delle sue ricerche da 
quelle dell' Herininier. 

Il Gloger (') trattò solo dei Passeracei, di- 
videndo in due sottordini i suoi Aves Passe- 
rinae, cioè Passerini cantori (melodusae) e Pas- 
serini senza apparato del canto [anomalae) ; 
per primo apprezzò le differenze tra Rondini e 
Rondoni, sicché riunì nel suo ordine anche 
alcune Picariae. Sfortunatamente tale suo la- 
voro rimase incompleto. 

Il Sundevall ('), prima di qualsiasi altro 
Autore, divise gli Uccelli in Altrices e Prae- 
COCES, collocando nella prima sezione quelli che 
nel primo periodo di età vengon nutriti nel nido 
dai genitori e nella seconda gli altri che sono 
atti a muoversi ed a cibarsi da se, non ap- 
pena sgusciati dall'uovo. In una scala orui- 
tica da lui ideata stallili nel primo posto i l'as- 



seracei, che chiamò VoVacres, staccando i Tordi 
e le- Silvie che pose nel centro; il suo lavoro 
è informato, come al solito, alla struttura 
estcriia degli Uccelli. 

Quantunque questa classificazione semini a 
prima vista assai ragionevole, pure non si può 
adottare seriamente. Senza dubbio i primi Uc- 
celli (nano Precoci ed i più moderni Inetti; e 
così può spiegarsi il fatto di tante forme in- 
termedie con caratteri differenziali del tutto 
validi. Considerando tali circostanze ('), gli Uc- 
celli vennero così divisi in riguardo al loro 
primo sviluppo : 

1. Precoci o NIDI FUGAE — nascono con occhi 
aperti ; coperti di fitto piumino ; atti a correre 
tosto o quasi subito ; ed aventi una tal quan- 
tità di tuorlo a .issato nel loro addome da 

renderli per qualche tempo in vario modo non 
bisognosi di altro cibo: — Ratitae, Crypturi, 
Gtaixinae, Laridae, Limicolae, Pteroclidae, 
Grallae, Anseres, Pygopodes. 

2. Inetti o NIDICOLAE. - 

a) Nidicolae inferiori — alcuni nascono con 
occhi aperti, altri ciechi ; coperti di piumino o 
nudi ; incapaci a lasciare il nido : vengono nu- 
triti dai genitori ; quantità di tuorlo molto li- 
mitata: — Spheniscidae, Steganopodes, Tu- 
binares, Herodii, Pelarci. 

/)) Nidicolae superiori nascono allatto 

incapaci a muoversi e ciechi ; in gran parte 
nudi e vengono per un lungo tempo nutriti dai 
genitori nel nido, il tuorlo essendo stato consu- 
mato prima della nascita: — Coi. UMBAE, Stri- 
ci ss, Accipitres, Psittaci, Coccyges, Epopes, 
Halcyones, Cypselqmorphae, Pici, Passeres. 

La due serie a e sono filogeneticamente 
parallele ('). 

Bi.ytii ( J ) studiò i caratteri del gruppo In- 
sessores e Raptokbs di Vigors ed in questo 

rapporto oltre usare i caratteri sino allora. 

noti, diede speciale importanza all' anatomia 
come la piit sicura base di classificazione; e 
noi dobbiamo notare che le ricerche e le pro- 
poste del Blytli s'accordano con le più moderne 
conclusioni. 

BRANDT (') illustrò il gruppo delle Anseres 
(Linneo) NATATORES (Illiger), considerando 

piii che altro i caratteri osteologici , ammise 
gli Urinatores (Pinguini, Alche, Strolaghe e 

Svassi), riunì i PyGOPODF.8 e gli IMPENNES ed 



Potutami. Handb. dir Vaturg dei I og Europat' a 
(1834). 

(') Rcmdlingar pp. 13-130 il«)6). 



i i Jenaiaeh. Zeitschrift, 1870, p. 385 e Bromi, Fhierreieh. 
I in , p, 7U1. 

, Newton, Diciion, <■/ Bird», pp. 10-11 (1893-1890). 
. i U.i.i. Bist. Vat. Ni« Siili» II. pp. 256-268, ;si4-3 1 0, 
351-361, 420-426, 589-601] III. |>p. 70 

(*) Beitràge tur Kenntnisi ■ Yatttrg', <ì. V'igei (1839). 



VTI.ANTK lilìMliil.i»;[l o 



89 



Assimilò alle Anseres il gen. Podoa e Fulica, 
«■««sì prossimi ai li vii. in vi., rivelò infine le af- 
finità tra i Phalaropi e le Tringae. 1 lavori del 

Brandt Mimi i 1 1 1 1 » ■ n ( : 1 1 1 1 i per avere «3gli lissato. 

quale base principe, li- ricerche osteologiche. 
Il Nitzm ii ('), «li cui già parlammo, nella 
sua mirabile Pterylogi'aphie propose una classi- 
ficazione basata siigli studi pterilografici. Di- 
vise gli Accipitri s in « diurni >> e « notturni ■■, 
ed i primi in tre sezioni « Avvoltoj del .Mondo 

Nuovo» « Avvoltoj del Mondo Aulico » e fieli. 

Falco «li Linneo. Divisi- i Passeres (« Passeri- 
na*») in otto famiglie] associò nelle Picariae 
le seguenti divisioni: Mai IROCHIRES, CuCUUNAE, 
PlCIN VI , PSITTACINAE, AmPHEBOLAJ . CaPRIMUL- 
i.invk. TOD1DAE e Lipoglossae ; fece della 
sottoclasse Ratitae (MeiTein) l'ordine dei Pl.A- 
irsTERNAE etc. L' opera del Nitzsch fu «Iella 
piti grande importanza, e possiamo dire che 
sulla sistematica è imo dei migliori libri che 
siano stati scritti, ma purtroppo come di tanti 
altri è un lavoro assai poco conosciuto. 

MiilXER, il grande anatomico tedesco, stu- 
diò (') gli organi del canto nell'ordine dei l'as- 
seracei, che divise in parecchie tribù, e se la sua 
classificazione oggi non è piatici, ciò non toglie 
che egli trattasse l'argomento molto profonda- 
mente e con l'innata perspicacia. 

Il Cabanis può dirsi l'ultimo sistematico 
della vera scuola Cuvierana. Egli ( 3 ) seguì le, 
ricerche del Mailer sulla siringe, cui aggiunse 
quelle sul differente integumento della pianta 
laisi, che gli sembrava fosse in correlazione 
coll'organo del canto e del numero delle re- 
miganti primarie, che crescono sulla « manus » 
ornitica. Così la « sottoclasse degli Insessori » 
che era composta di tutti gli Uccelli che si ap- 
pollaiano sugli alberi, eccettuati quelli di Ra- 
pina e le Colombe, fu divisa dal Cabanis in 
quattro « Ordini » cioè : 

1. Oscines = Oscines (Miiller). 

2. Clamatores = gran parte delle Picariae 
(Xitzsch), cioè uccelli con piedi di struttura 
normale e di tipi molto eterogenei Inter se. 

3. Strisores, cioè uccelli con piedi di strut- 
tura anormale. 

i. Scansores = Grimpeurs (Cuvier) e Zygo- 
dacti/li (Auct.). 

Il Cabanis, specialmente con l' istituzione 



CI Pterylographie, (1840). 

i i r,h. die bisher vnbekan. typUehen Vertchieden. der 
Sti/mmorgcme der Paeterinen, 4", Berlin, (1847r 

i ) «irnitbolog. Notizen, Archic fiir Vfaturgeech, XIII 
1, pp. 186-256, 308-352 (18471. 



dell'i li-dine l >-< ini-, lece opera «li grande valore. 

«■« iotevole acume calcoli» caratteri che prima 

d'allora ciano rimasti ignorali o negletti. 

Tralasciando ora molti alni sistemi di clas- 
sificazione proposti «la chiarissimi Autori, come 
il Bonaparte, il Blanchard, il Wagner, vengo 
senz'alno all'epoca così detta Evoluzionista, 
cominciando dall' Huxley. 

Questa «plica, detta anche darwiniana dal 
principale innovatore e caposcuola, ebbe prin- 
cipio nel 1858 e perdura ancora. K per mag- 
giori ragguagli sull'importantissimo tema, con- 
siglio di leggere gli eloquenti e mirabili capitoli 
del Professore Newton, che io ho specialmente 
Studiati e in parte riprodotti. Non è qui il 
luogo di entrare in dettagli sulla storia del- 
l'Evoluzione: malo storico di qualsiasi bianca 
della Biologia deve ricordare la fausta data 
dell' 1 luglio 1858, nel «piai giorno furono 
per la prima volta comunicate al Mondo scien- 
tifico le vedute, ora così celebrate, di Darwin « 
di Wallace e deve pure rammentare che verso 
la fine dell'anno successivo comparve la granile 
opera, detta 1' «Origine «Ielle specie» di Carlo 
Darwin, che apportò la più grande rivoluzione 
del pensiero umano nei nostri tempi o forse 
in qualsiasi altro secolo futuro. La gran parte 
dei biologi, che erano imbevuti di altri prin- 
cipi, furono invero e naturalmente incerti ad 
abbracciare la nuova dottrina, ma la loro esi- 
tanza fu solo naturale conseguenza «Iella cautela. 
che ammetteva il loro metodo scientifico. Pochi 
erano quelli che ritenevano mirabile pensiero 
l'idea racchiusa nella nuova frase famigliare « se- 
lezione naturale »; ma anche quelli che avevano 
fino allora creduto e che ancora credevano nel- 
l'assoluta santità della «specie », tosto compren- 
devano che i loro diuturni studi avevano subito 
un cangiamento, che le loro vecchie posizioni 
erano minacciato da un pericoloso nemico e che 
per sostenersi dovevano trovare nuovi mezzi di 
difesa. Molti coraggiosamente mantennero i loro 
principi, e per essi non deve esprimersi alcuna 
parola di rimprovero. Altri pochi pretendevano, 
quantunque fosse noto il contrario, «die essi 
avevano sempre parteggiato per la nuova fi- 
losofia, così completamente essi assentivano che 
ciò fosse del tutto filosofia e per questi anche una 
sola parola di rimprovero sarebbe troppo. Altri 
ancora con seria deliberazione, come tanno gli 
nomini che desiderano onestamente la verità e 
null'altro se non la verità, acconsentivano in- 
tieramente o quasi del tutto ad argomenti, che 
essi gradualmente trovavano irresistibili. Ma 
lasciando ila parte le generalità e restringen- 
doci a- ciò che è nostro argomento, non vi fu 



itl/iul,' i>niitob> : tic<K l'.n l. !. 



12 



90 



ATLANTE OUN1TOLOI ìli ì( > 



certamente alcun ramo della zoologia come 
questo, nel quale i migliori ingegni e di con- 
seguenza i più eruditi lavoratori tosto accet- 
tassero i principi dell'Evoluzione dell'Ornito- 
logia e naturalmente l'effetto sul suo progresso 
fu nettamente marcato ed essa ricevette un 
nuovo indirizzo. (ìli Ornitologi ora compresero 
che essi avevano qualcosa dinanzi che era 
veramente degno di investigazione. Le que- 
stioni <li affinità ed i dettagli della Distribu- 
zione Geografica furono affrontati con reale inte- 
resse, al cui confronto qualunque studio intrapreso 
sino allora sembrava un nonnulla e la Classifi- 
cazione assunse un indirizzo del tutto differente 
dal passato. Essa era stata sino allora come un 
artifizio di parole, l'ingegnosa successione di fi- 
gure in un bel disegno. D'ora innanzi essa doveva 
rappresentare invece il serio studio dei lavori 
della Natura nel produrre gli esseri che noi ci 
vediamo d'attorno da esseri più o meno dif- 
ferenti da essi , che erano esistiti nell 1 età 
passate e che erano stati i genitori di proge- 
nie variate o variabili — i nostri confratelli 
dell'oggi. Classificazione fu per la prima volta 
qualcosa di più che il significato dell' imma- 
ginazione. Non che essa fosse ora priva del 
suo lato immaginativo, ma la inente degli no- 
mini cominciava a fissare nella fantasia i 
tipi originali di generi o di famiglie di uccelli 
così bene caratterizzate. Noi potevano anche 
oscuramente discernere alcuni generali caposti- 
piti da cui erano discesi interi gruppi, che ora 
differiscono stranamente per abitudini e per ap- 
parenze ; il loro discernimento, cioè, veniva 
aiutato da alcune forme isolate che ancora 
ritenevano traccie innegabili di strutture pri- 
mitive. Più oscuramente ancora potevano es- 



sere direttamente ricercate le. idee di ciò che 
doveva essere stato il primo stato Ornitico, e 
ritornando anche alla più lontana antichità il 
patente Ketliliano. dal quale tutti gli Uccelli 
derivarono, fu imitato entro il dominio dell'u- 
mano pensiero. E rilevate queste e consimili 
riflessioni, o sogni come alcuni vogliono ancora 
chiamarli — lo studio dell'Ornitologia divenne 
più arduo e più serio; ed un cambiamento nel ge- 
nere delle ricerchescientifichesi appalesò tanto vi- 
sibile, tanto immediato e così necessario (Newton). 

Ammessa come verità la teoria dell' evolu- 
zione, ed ammesso come verità che le varie 
forme dei viventi, nel caso nostro animali, de- 
rivino le une dall'altre, noi vediamo «piale 
saia l'ideale delle classificazioni, che allo stesso 
tempo rappresenterà la classificazione la più 
naturale; l'ideale della sistematica moderna è 
che le classificazioni rispecchino le filogenie, e 
con i loro diversi gruppi rappresentino le di- 
versi stirpi, o i diversi pìii/la evolutivi, delle 
quali cioè ciascuno scompartimento rappresenti 
un raggruppamento monofiletico, mentre l'in- 
sieme rappresenti l'albero genealogico dei phyla. 
In altri termini l'ideale della sistematica odierna 
è che le classificazioni siano lo specchio del 
modo come si è svolto, nei suoi tronchi, rami, 
ramoscelli e fronde l'albero animale, e rappre- 
sentino nelle singole parti e nei singoli gruppi, 
i singoli tronchi, ramoscelli e fronde medesimi 
(Fiealbì). 

Nel 1867 il Prof. Huxley pubblicò la sua 
celebre « Classificazione degli Uccelli », della 
quale dò qui per sommi capi lo specchietto 
schematico. Secondo tale sistema gli Uccelli 
vennero divisi in tre grandi ordini e questi 
in sottordini, gruppi, famiglie, etc. 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



91 



ORDINE 



S( ) I l'ORDINE 



GRUPPO 



FAMIGLIA 



FORME 

IN TKRMEOIE 



i.i.\i:i:i. 



Saururae, Haeckel 
Ratitae, Merrem 



I. Cariiiatac-, Mer-1. Droiiiaeognathae 
rem 



II. Schizognathae 



III. Desmognathae 



IV. Aogithognathae 



I. Gruppo 

II. Gruppo 

III. Groppo 

IV. Gruppo 

V. Gruppo 



1. Charadriomorphae 

2. Geranomorphae 

3. Cecomorphae 



4. Spheniscomorphae 

5. Alectoromorphae 

6. Turnicomorphae 

7. Pteroclomorphae 

8. Heteromorphae 

9. Peristeroiuorphae 

1. Chenoraorphae 

2. Amphiniurphae 

3. Pelargomorphae 



4. Disporoiuorphae 
(— Totipalme9, tur.; 
St .-omi](i| >i hilcs. l'ur. 

5. Aetomopbae 

( Raptores, Cav.) 



6. Psittaeomorphae 

7. Cocoygoiuorphae 



1. Tinamidae 

1. Charadriidae 

2. Scolopacidae 
1. Gruidae 



2. 1,'allidae 

1. Laridae 

2. Procellariidae 

3. Colymbidae 

4. Alcidae 



1 . Arcliaeopterix 

1. Struthi.! 

1. Rhea 

1. Casnariufl 

2. I irouiaeus 
1. Dinoinia 

1 . Api 



Psophia, Rhi- 

nochetus 
Otis, Cariama 



1. Auatidae, con l'a- 
lamedea 

1 . Ardeidae 

2. Ciconiidae 

3. Tantalidae 



1. Strigidae 

2. Cathartidae 

3. Gypaetidae 

4. Gypogeranidae 



Gruppo intermedio : 
Celeomorpbae (Picidae) 

Gruppo 1. Cypselomor- 
phae 

Gruppo 2. Coraconior- 
phae ( Passeros) 



1. 


Coliidaè 


2. 
3. 


Mnsophagidae 

Cuculidae 


4. 


Bucconidue 


5. 
6. 

7. 


lìliamphastidae 

Capitonidae 

Galbulidae 


8. 


Alcedinidae 


9. 


Bucerotidae 


10. 
11. 
12. 


Upupidae 

Meropidae 

Moraotidae 


13. 


Coraciidae 


14. 


Trogonidae 


1. 


Trochilidae 


3! 


Cypselidae 
Caprimulgidae 



(Phoenicopterns) 



ATLANTI-: ORNITOLOGICO 



La classificazione dell'Huxley, fondata prin- Lo Sclater senni i lavori dell'Huxley con 
cipalmente sulle forme del palato, segnò un notevoli miglioramenti ed aggiunte, ed il se- 
passo importante nella Storia della Classifica- guente è lo schema «Iella classificazione da lui 
zione ed i suoi studi furono continuati dal proposta (') : 
G-arrod e dal Forbes. 



Classe AVES. 



Sottoclasse CARINATAE. 



ORDINE 


SOTTORDINE 


FAMIGLIA 


I. 


Passeres 


I. 


Oseines 


a. 
b. 
e. 
<J. 
e. 
f. 
ih 
i. 

}• 

l. 
m. 
ii. 

0. 

1>- 
</• 
r. 
s. 
t. 


Turdidae 

C'iuclidae 

Sylviidae 

Paridae 

C'erthiidae 

Troglodytidae 

Motacillidae 

Mniotiltidae 

Hirundinidae 

Vireonidae 

Laniidae 

Ampelidae 

( 'oerebtdae 

Tanagridae 

Pringillidae 

Alaudidae 

Icteridae 

( 'orvidae 








II. 


Oligomyodae 


a. 

b. 
e. 
(1. 
i . 
/• 
9- 
i. 


Oxyrhampbidae 

Tvrannidae 

Pipridae 

( 'otingidae 

Phytotomidae 

l'iti idae 

Pbilepittidae 

Eurvlaemidae 








Jll 


Tracheophonae 


a. 

b. 
e. 


Dendrocolaptidac 

Formicariidae 

Pteroptocbidae 








IV. 


Psendoscines 


a. 

b. 


Atricbiidae 
Menuridae 




II. 


Picariae 


1. 


Pici 


a. 


Picidae 








2. 


Cypseli 


a. 
b. 
e. 


Troohilidae 
i !j pselidae 
Caprimulgidae 








3. 


Anisodactylae 


a. 
b. 
e. 
d. 
e. 
/• 

g- 


( ioli idae 

ìlcedinidae 

Bnoeiotidae 

dpupidae 

Irrisoridae 

Meropidae 

Momotidae 





(') The Ibis for 1880. 



ATI. asti: ( h:\mtologico 



98 



ORDINE 



III. Psittaci 

IV. Striges 

V. Accipitres 

VI. Steganopodes 

VII. Herodiones 



Vili. OdontogloBsae 

IX. Palamedeae 

X. Anseres 

XI. Coluiubae 



XII. Pterocletes 

XIII. Gallinae 



XIV. Opisthocomi 

XV. Hemipodii 

XVI. Fulicariae 



XVII. Alectoridos 



SOTTORDINE 



4. Heterodactylae 

5. Zygodactylae 



6. Coccyges 



l'AMKil. IA 



i. Todidae 

j. Coraciidae 

l. Loptosomidae 

ni. Podargidae 

n. Steatornithidae 

a. Trogonidae 

a. Galbulidae 

b. Bucconidae 

e. Rhamphaatidae 

d. Capitonidae 

e. Indioatoridae 

a. Cuculidae 

6. Musophagidae 

a. Cacatuidae 

b. Stringopidae 

e. Palaeoruithidae 

d. Psittacidae 

a. Strigidae 

6. \-:.innl n 

a. Falconidae 

b. Cathartidae 

e Serpentariidae 





e. 


Plotidae 




a. 
b. 
e. 


Ardeidae 

Ciconiidae 

Plataleidae 

Plioenieopterus 
Palamedeidae 


I. Columbae 

II. Didi 


a. 
b. 
e. 
d. 


Carpophagidae 
Coluuibidae 
Gonridae 
Didunculidae 

Pteroclidae 


I. Peristeropodes 


a. 

b. 


Cracidae 
Megapodiidae 


II. Alectoropode8 


a. 
b. 


Phasianidae 
Tetraouidae 

Opisthocomidae 
llcmipodiidae 




a. 

b. 


Rallidae 
Heliornithidae 




a. 
b. 
e. 
d. 
e. 
f. 


Aramidae 

Euryp.v.gidae 

Gruidae 

Psophiidae 

Cariamidao 

Otidae 



a. 
b. 
e. 



Fregatili:!. ■ 

l'iiarlhnntidae 

Pelecauidae 



d. Phalacrocoracidac 



9i 



ATI.ANTK ORNITOLOGICO 



ORDINE 


SOTTORDINE 




FAMIGLIA 




XVIII 


Liniicolae 




a. 

b. 
e. 
(ì. 
e. 
/■ 


Oedicnemidae 

l'arridae 

Cbaradriidae 

Cbionididae 

Tbinocoridae 

Scolopacidae 




XIX. 
XX. 


Gaviae 
Tubili ares 






Laridae 
Procellaridae 




XXI. 


Pygopodes 




a. 

b. 


Colymbidae 
AU'idae 




XXII. 

XXIII 


Impennes 
Crypturi 






Spbeniscidae 
Tinamidae 





Sottoclasse II. RATITAE. 



XXIV. Apteryges 

XXV. Casuarii 

XXVI. Strutbiones 



Il Newton (') divide la classe degli Uccelli la seconda pelle forme recenti e esistenti, e la 
in tre sottoclassi, una delle quali pegli estinti, terza comprende parte di queste e di quelli. 

1. SAURURAE. Haeckel. Archaeopterìx, la sola forma nota. 

2. RATITAE, Merrem 

a Con denti 

a 1 Con vertebre biconcave . . . Fino ad ora sconosciuto 

b l Con vertebre a forma di sella . Hesperornù 

b Senza denti Forme recenti ed esistenti 

3. CARINATAE, Merrem 

a Con denti 

«' Con vertebre biconcave . . . IcMhyornis 

6 l Con vertebre a forma di sella . Finora sconosciuto 

b Senza denti Forme recenti ed esistenti 

I RATITAE sono divisi in sci Ordini : 

1. Aepyornithes Famiglia Aepiornithidak 

2. Apteryges » Apterygidae 

\ 1 . Dinornithidae 

3. Immanes » | 2 . Palapterygidak 

\ 1 . Casuariidae 

4. Megistanes » ) 2 . Dbomabidak 

5. Rheae » Rheidae 

6. Struthiones » Stbuthionidae 



(') Artide « Ornithology » aeVL'Eneyelopafdia Uri/unnica. Voi. XVIII (1884). 



VII. AMI ORNITOLOGICO 



95 



I CARINATAE sarebbero da lui ilivisi in l'v- 

GOPODES, GrAVIAE, I.IMHul \l, GALL1NAE, Co- 
LUMBAE, ÀNSI RI S, HeBODIONES, STEGANOPODES, 
A.CCIPITRES, poi altri due gruppi che presen- 
tano oaratteristiehe assai differenti Inter se, 
cioè Picakiak e Alectorides ed infine i Pas- 



sivai i i : qnesti grappi sono alla lor volta sud- 
divisi in ordini, sottordini, etc. 

Il Dr. Reichenow di Berlino nel 1882 (') 
ebbe a proporre una nuova classificazione degli 
Uccelli, che si può così riassumere: 



SERIE 


ORDINE 


SOTTORDINE 


FAMIGLIA 


SOI rOFAMIGLIa 


SEZIONE 


I. 


I. Brevipennes 




1. 


Struthionidar 






II. Natatoreg 


II. Urinatores 

III. Longipennes 

IV. Steganopo- 
des 

V. Lamelliro- 
stres 




2. 
5. 
8. 

11. 


Spheniscidae - 3. Alcidac - 

4. Ciilsiiilihi.il- 
Proeellariidae - ti. Lariihu- - 

7. Sternidae 
Graculidae - 9. Sulidae - 10. 

Pelecanidac 
Mergidae - 12. Anatidae - 

13. Anseridae - 14. Cygni- 

dae - 15. Palamedeidae 






III. Grallatores 


VI. Cursores 


A. Limicolae 
/;. Arvioolae 


16. 
19. 


Charadriiilae - 17. Droraadi- 
dae - 18. Scolopacidae 

Otididae - 20. Gruidae 


A. HLmantopodinau 
li. Totauinae 
C. Scolopacinae 








C. Calaraocolae 


21. 
22. 


Rallidae 
Eurypygidae 


A. Rallinae- li. Gal- 
linulinae - C. Par- 
rinae 








I). Deserticola!- 


23. 


Thinocoridae - 24. Turnici- 
dae - 25. Pteroclidao 








VII. Gressures 




26. 


Ibidae -27. Giconidae - 28. 
Phoenicopteridae - 29. Sco- 
pidae - 30. Balaenioipidae 

31. Ardeidae 






IV. 


Vili. Gyrantes 




32. 


Dididae - 33. Didunculidae 
34. G'arpophagidae - 35. 
Geotrygonidae - 36. Co- 
lumbidae 






V. Captatores 


IX. G'rypturi 

X. Kasores 




37. 

38. 

42. 
43. 


Crypturidae 

Megapodidae - 39. Cracidae 

40. Opisthocouiidae - 41. 

Phasianidae 

Perdicidae 
Tetraonidae 


A. Pavouinae 

B. Phasianinae 

A. Perdicinae 

B. Odontophorinae 


• 




XI. Raptatores 




44. 
45. 

46. 


Vulturidae 
Faloonidae 

Strigidae 


A. Sarcorhaiuphinae 

B. Vulturinae 
0. Gypaetinae 

A. Polyboriuae 

B. Àccipitrinae 

C. Buteoninae 

D. Falconinae 

A. Buboninae 

B. Ululinae 

C. Striginae 


a. Asturinae 

b. Spizaetiuae 

a. Milviuae 

b. Buteoninae 



(') Die Yùgtl dar ZoologUchen niirlen (1882). 



96 



ATLANTE OHN1TOI.OGICO 



SERIE 



VI. Fibulatofea 



ORDINE 



XII. Psittaci 



XIII. Seaneoree 



SOTTORDINE 



TAMIL 1.1 \ 



VII. Arboricolae XIV. Insessores 



XV. Strisorea 



XVI. Clamato- 
res 



XVII. Oseiues 



47. Stringopid.ie - 4s. Tlissolo- 
phidae - 49. Platyceroidae 
50. Micropaittacidae - 51. 
Trichoglossidae - 52. Pa- 
laeomithidae - 53. l'sit- 
tacidae - 54. Conuridae - 
5."'. Pionidae 

56. Musophagidae - 57. Coliidae 
- 58. Crotophagidae -59. 
Cuculidae 



60. Indicatoridae - 61. Bueconi- 
dae - 62. Trogonidae - 63. 
Galbulidae - 64. Rhampha- 
stidae - 65. Capitonidae 



66. Pioidae 



67. Bncerotidae - 68. Alcedini- 
dae 

69. Meropidae - 70. Upupidae - 
71, 72. Coraciidae 

73. Caprimulgidae - 74. G'ypse- 
Iidae - 75. Trochilidae 



76. Ampelidae 



77. Tyranuidae - 78. Anabatiuae 



79. Eriodoridae 

80. Hirundinidae - 81. Muscica- 

pidae 



82. C'arupephagidae 

83. Laniidae 

84. Corvidae 



85. Paradiaeidae 



86. Oriolidae - 87. Sturnidae - 
88. Icteridao-89. Ploceidae 

90. Fringillidae 



SOTTOFAMIGLIA 



SI /li 'NE 



A. Zancloatominae 

B. Coceystinae 

C. Cucolinae 



A. Picumninae 
li. Dendrocopinae 

C. Psilorhinae 

D. Picinae 

A. Haleyouinae 

B. Alcedinidae 

./. < oraciinae 
/>'. Podarginae 

A. Phaethornitliidae 

B. Trochilinae 

A. Phytotoruinae 

B. Anipelinae 

C. Lipauginae 

A. Dendrocolapti- 

nae 
/;. Auabatinae 
C. Furnariinae 

A. Hylactinae 

B. Eriodorinae 

A. Bombyoillinae 

B. Muacicapinae 

C. Myiagrinae 

A. Laniidae 

/>'. Malaconotinae 

A. Gynmorinhae 

B. Corvinae 

C. ftarrulinae 

IL Dendrocittinae 

/.'. Fregillinae 

A. Paradiseinae 

B. Tectonarchiuao 

C. Glaucopinae 

A. Ploceinae - B. 
Spermestinae 

A. Fringillinae 

B. Pyrrhulinae 
O. Coceoborinae 
li. Emberiziuao 



a. Geococcyges 
'). Zanclostominae 



a. Specie americane 

b. Specie asiatiche 
e. Specie africane 



Al I.AN I 1 <>l;s '.,,|( i, 



SKKIH 



oniuM-: 



SOTTORDINE 



FAMIGLIA 



91. Sylvioolidae 



92. 



Alaudidae - 93. Hrachypo- 
didae - 94. Meliphagidae 

- 95. Nectarinidac - 9ti. 
Dacninidae 



97. 
99. 



Certhiidae 
Timeliidae 



98. Paridae 



100. Sylviidae 



SOTTOFAMIGLIA 



.(. Arremoninae 

/>'. Tlir;iii|iiii:n 

C. Sylvicolinae 

/'. Motac-illiiiac 



«. FormedelNuovo 
Mondo {Dumi*, 
etc.) 

b. Forme del Mon- 
do Antico (IH- 
eaeum, etcì 

.1. Timeliinae 

/■'. Cisticolinae 

C. Troglodytinae 

I). Miiuinae 

E. Copsychinac 

A. Sylviinae 

B. Turdiuae 



sezioni; 



ii. Turdiformes 
b. Lueciniformes 



Questa è una pallida idea della classifica- 
zione proposta dal valente prof. Reichenow, che 
incontrò il favore degli Ornitologi tedeschi e 
che è fondata su mirabile senso pratico e studio 
analitico profondo. 

In America abbiamo la classificazione dello 



Stejneger, che ebbe a collaboratori l'Elliot, il 
Barrows ed il Kingsley ed è lavoro affatto ori- 
ginale, differente da quello dello Sclater, ma 
non meno ricco di deduzioni nuove e profon- 
damente studiate. Ecco lo schema dettagliato ('): 



OTTOCLASSE 



fcaurtirae 
Odoutotormae 



I. Odontohol- 

cae 
'. Eurhipidurae 



SOPRAORDINE 



I. l'romaeogna- 
thae 



II. Impennes 

III. Euornithes 



ORDINE 



I. Ornithopappi(.4r- 

chaeopteryx, Laop- 

teryx 1) 
I. Pteropappi (Ich- 

thyornis, Apator- 

nis) 
I. Dromaeopappi 

(Hesperornis, etc. i 
I. Struthiones 



II. Aepyornithes 

III. Apteryges 

IV. Crypturi (ordi- 
ne Gastornithes) 

V. Ptilopteri 

VI. Cecomorphae 



SOPRAFAMIGLIA 



I. Strnthioideae 

II. Rheoideae 

III. Casuaroideae 



IV. Dinornithoideae 



I. (.'olymboideae 



FAMIGLIA 



1. Dromaiidae 

2. Casuariidae 



Spheniscidae 
( lo] vmliidae 
(Podieipedidae, anct.) 



SOTTOFAMIGLIA 



ii sin intani Maturai Eittory «Avea» IV., Boston, 1885. 
Atlante ornitologico — Parte I. 



98 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



SOTTOCLASSE 



SOPRAORDINE 



ORDINE 



VII. Grallae 



Vili. Chenuiiiur- 
phae 



IX. Herodii 



X. Steganopodea 



SOPRAFAMIGMA 



\ l . i ipisthocomi 

XII. Gallinae 
Sottordine I. < rft] 

linae Alectoro- 
podes 

Sottordine II. Gal- 
linae Peristero- 
podes 

XIII. Pterocletes 

XIV. Columbae 



XV. Aecipitres 



II. Beliornithoideae 
(Beliornìs 

III. Alcoideae 

IV. Laroideae 

V. Proccllaroideae 

VI. Chionoideae 

VII. Scolopacoideae 



VIII.Eurypygoideae 



IX. Cariamoideao 

X. Gruioidae 



XI. Aiihimuideui- 



XII. Anatoideae 



XIII. Phoeuicopte- 
roideae 

XIV. Ibidoideae 

XV. Ardeoideae 



XVI. Pelecanuiduait 



XVII. Fregatoideao 

XVIII. PhaStontoi- 
deae 



FAMICI.I \ 



1. Urinatoridae 

2. Alcidae 

1. Stercorariidae 

2. I.aridae 

1. Diomedidae 

2. Procellariidae 

3. Pelecanoididae 

1. Chiunidao 

2. Thinocoridae 

1. Glareolidae 

2. Dromadidàe 

3. Charadiiidae 

4. Jacanidae 

5. Scolopàcidae 

6. Oedicnemidae 

7. Otididae 

1. Enrypygidae 

2. Rhinoohetidae 

3. Mesitidae 

1. Psophiidae 

2. Gruidae 

3. Aramiilat- 

4. Rallidae 



1. CnemioTiiithidae 

2. Cereop8Ìdae 

3. Anseraiiatidae 

4. Plectropteridae 
r>. Anatidae 

1 . Palaelodontidae 

2. Phoeuicopteridae 

1. Cieoniidae 

_. Scopidae 

3. Balaenicipitidae 

4. Ardeidae 

1. Pelecanidae 

2. Sulidae 

3. Phalaciocoraoidae 

4. Anliingidae 



1. Tetraouidae 

2. Phasiauidae 

1. Megapudiidae 

2. Cracidae 



1. Dididae 

2. Didunouiidae 

3. Gouridae 

1. Columbidae 

5. Carpophagidae 

1. Gypogeranidae 

2. Cathartidae 

3. Faleonidae 



SOTTOFAMIGLIA 



\ I 1 \\| E ' IRN1 rOLOGII • I 



99 



3TTOCLASSK SOPKAORDINE 



ORDINE 



XVI. Psittaoi 



XVII. Picariae 



XVIII. Passere» 






1 



SOPRAFAMIGLIA 



I. Cuculoideae 

II. Coraeoideae 



III. Colioideae 

IV. Alcediuoideae 



V. Upupoideao 

VI. Pieoideae 



VII. Trogonoideae 



I. Menuroideae 

II. Eiirvlaiinoideae 

III. Tyranuoideae 



IV. Forniicaroideae 



V. Passeroideae 



i \mic;i.i \ 



I. Strigidae 

1. Stringopidae 

2. Plictolophidae 

3. Platycercidae 

1. Pali rnitliidac 

5. Psittacidae 

6. Conuridae 

1. Mnsophagidae 

2. Cacnlidae 

1. Steatornithidae 

2. Podargidae 

3. Caprimulgidae 

4. Coraciidae 

5. Leptosomatidiic 



Moropidae 

Todidae 

Momotidae 

Alcedinidae 

Bucerotidae 

Upupidae 

Irrisoridae 

BneconidiK* 

Galhulidae 

Rhamphastidac 

Megalaemidai' 

Indicatori dae 

Picidae 



1. Cypselidae 

2. Trochilidae 

1. Monuridae 

2. Atricliornithidae 



Xeniscidae 

Philepittidae 

Pittidae 

Tyrannidae 

Pipridae 

6. Cotingidae 

7. Phytotomidae, 

1. Conopophagidae 

2. Pteroptochidae 

3. Formicariidae 

4. Dendrocolaptidae 

5. Furnariidae 

1. Alandidae - 2. Motacil- 
lidae - 3. Enionridae - 
Timaliidae - 5. Liotri- 
cbidae - 6. Mascicapidae 

- 7. Turdidae - 8. Cin- 
clidae- 9. Troglodytidae - 

10. Chamaeidae - 11. Mi- 
midae - 12. Hirnndinidae 

- 13. Campephagidae - 

1 1 . Diomridae - 15. Ani- 



soi roj wim.i.ia 



1 . Vultnrinae - 2. 
Aqnilinae - 3. Pan- 
dioninae - 4. Cir- 
oinae - 5. Milvinae 
6. Polyborinae - 7. 
Accipitrinao - 8. 
Falconinae 

1. Asioniuae - 2. Stri- 
li ■ 



1. Picunminae- 2.Pi- 
cinae -3..Iynginae 

1. Chaeturinao - 2. 
Micropodinae 



100 



ATLANTE i UiNITOI.OGICO 



SOTTOCLASSE SOPRAORIUXE 



ORDINE 



SOPRAFAMIGLIA 



FAMIGLIA 



pelidae - 16. Artamidae 
- 17. Laniidae - 18. Vi- 
reonidae - 19. Paridae - 
20. Oriolidae - 21. Para- 
diseidae - 22. Corvidae - 
23. Sturnidae - 24. Me- 
liphagidae - 25. Nectari- 
niidae - 26. I licaeidae - 
27. Certhiidae -28. Coe- 
rebidae - 29. Mniotil- 
tidae - 30. Tauagridae 
-31. Plooeidae - 32. Icte- 
ridae - 33. Fringillidae 



SOTTOFAMIGLIA 



Nel 1888 il Prof. Fiivbringer (') propose una 
classificazione, che si può più o meno adottare, 
ma che è mirabile lavoro e per indagini e per 
la sottile analisi. Io la riproduco come le altre. 



servendomi del riassunto offerto dal Gadow (') 
ed osservando che il 1888 ha t'ormato epoca 
nella storia della .Sistematica Ornitica: 



Classe AVES. 

I. - Sottoclasse SAURURAE. 



Ordine 
Archoruithes . . 



Sottoriusv: 
Archaeopterygiforiiies. 



Stirpe 
Arehaeopteryges 



Famiglia 
Arehaeopterygidae 



II. - Sottoclasse ORNITHURAE 



Ordine 

Struthiornithes . . . 

Rheornithes 

Hyppalectryoruithes 



Sottordine 

Struthioniformes . 
Rheiformes .... 
Casuari ifornies . . 



Sottordine intermedio : 

Aepyornithiforuies 

Sottordine intermedio : 

Palamedeiformes . 

[ Anserifonnes . . . 



Pelargornithes 



Podicipitiformes. 



Stirpe Famiglia 

Struthiones Struthionidae 

Rheae Rbeidae 

Casuarii Dromaeidae, Casuarii- 

dae, Dromornithidae 

Aepyornithes Aepyornithidae 

I'ahuuedeae Palaniedeidae 

\ Gastornithes Gastormtbidae 

/ Anseres o Lamelliiostiea Anatidae 

Eualiornithes Enaliornithidae 

Hesperornitlics .... Hesperornithidae 

r , , u t> t . ^ Colvmbidae 

Colymbo-Podioipites j Po / ioipiaidae 



(') Untersuchungeii zur Morphologie unti Sistematila der V'ùgel, Amsterdam (ISs^i. 
(-) Nature, Voi. XXXIX, pp. 150-152, 177-181 (die. 1888). 



ATI.ASTK OKNITQ] i".l( il 



1(11 



Ordine 



Classe AVES (Continua). 

I. - Sottoclasse SAURUKAF. (Contìnua). 

SOTTOR DI N E S l 1 1 : P E 

Phoenicopteri 



Polargomithes - Ciconiil'ormee 

(Continua) 



Sottordine intermedio : 

Procellariiformes . 

Sottordine intermedio : 

Aotenodytiformes . 

Sottordine intermedio : 

Ichtliyornithiforme 



Charadriornithes .... Charadriiformes. 

(Aegialornithesi 



Sottordine intermedio : 



Gruilbrnies 

Sottordine intermedio : 

Ralliformes 



Pelargo-Herodii. 



Accipitres 

//( merohaì pages, Pelar- 
gokarpages) 



Steganopodes . 



Famiglia 

Palaeodidae 
Phoenicopteridae 
Plataleidae o Hemiglot- 

tides 
Ciconiidae o Pelargi 
Scopidae 

Ardeidae o Herodii 
Balaenicipitidae 
Gypogeranidae 
Cathartidae 
Gypo-Falcouidar 
Phaetontidae 
Phalaoroeoracidne 
Pelecanidae 
Fregatidae 



Prooellariae o Tubinares Procellariidae 



Aptenodytes o Impeunes Aptenodytidae 



Ichthyornites 



\ Iclithyornithidao 
) Apatoruithidae 



Chara- 
drii 



Laro-Limicolae . 



l'arrae 
Otides. 



Enrypygae 
Grues. . . 



( Charadriidae 
' Glareolidae 
( Dromadidae 

Cbionididae 

Laridae 

Aleidae 

Thiuoeoridae 

Parridae 
l Oedicnemidae 
/ Otididae 



i Enrypygidae 
} Rhiuochetidae 
( Aptoruithidae 
i Gruidae 



i Fulicariae. 
Hemipodii 



! 



Alectorornitbos 
(G'hameornithesi 



Apterygiformes Apteryges 

Crypturiformes Crypturi . 



Gallitbrmes 



Gallidae 



Opisthocomidae 



< Psophiidae 
f Cariainidae 



Heliornithidae 

Kallidae 
\ Mesitidae 
; Hemipodiidar 
) Apterygidae 
/ Dinornithidar 

Cryptnridae 

ÌMegapodiidae 
Cracidae 
Gallidae o Alec- 
tiinipodes 



102 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



Ordine Sottobdink 

Sottordine intermedio : 

Coliimbiformea . . 



Stirpe 



Sottordine intermedio : 

Psittaciformes. 



I Pterocletes 
J Colnmbae . 



Famiglia 



PtcToclidae 



l'sittaci 



ÌDididae 
Colninbidai 



Psittacidae 



Coracornithes . . . . 

(Venflrornilhes) 



Coccygiformes Coccyges \ MMophagidae 

• ° j Cnoulidae 

Stirpe intermedia.: 

Galbulae 



Pieo-Passeres , 



Pico-Passeri f brmes . 



Makrochires. 

[ Colii .... 
Stirpe intermedia: 



I Bucconidae 
) Galbulidae 

Capi fon idae 
Rharaphasti- 
Pici . . ì dae 

! Indicatoridae 

Picidae 
l Pseudoscines 
Passeres ! Passeridae o 
( Passeres 

\ Cypselidae 
/ Trochilidae 

Coliidao 



Halcyonifbrmes . 



Trogone» Trogonidae 

Halcyones ) Halcyonidae 

) Alcedmidae 

Bncerotes J Dpnpidae 

I micerotidae 



Meropes Meropidae 

Stirpe intermedia: 

Todi 



Coraciiformes . 



\ Momotidae 

/ Todidae 

\ Coraciidae 

) Leptosomidae 

l Caprimulgidae 

, . . I Steatornithidae 

( Podargidae 

Striges Strigìdae 



( 'oraria» 



Caprimulgi . 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



in:; 



E finalmente qui offro la classificazione proposta per la Classe Aves dallo Sharpe nel 1891 (' 



sottoclassi: 



I. Sauroxae 
li. Eatitae 



III. C'arinatae 



OKI 'INI 



I. ArcbaeopterygesfFos- 

sile) 

II. Rheiformes Neotro- 
pica) 

III. StruthioniformesfE 
tiopica) 

IV. Casuariit'ormes (Au- 
stralasiana) 



V. Apterygif'oriues (Au- 
stralasiana) 

VI. Crypturiformes 

VII. Gallii'orines 



VIII. Columbil'onnes 

(Cosmopolita) 

IX. Opistbocomit'urincs 
(Neotropicii i 

X. Ralliformes (Cosmo- 
polita) 



XI. Heliornitbifomies 
(Neo tropica) 

XII. Podicipcdiformes 
(Cosmopolita) 

XIII. Colymbiforrnes 
(Artico o sub-Artico) 

XIV. Sphonisciformes 

XV. Procellariiformes 
(Cosmopolita; Pela- 
gico) 

XVI. Alciformes (Cir- 
cumpolare) 

XVII. Laril'ormes 



sul TOKDINE 



I. Dromeae 

II. Casuarii 

III. Apteryges 

IV. Tinami (Neotropica) 

V. Megapodii (Austra- 
l asiana e Indo-Malese) 

VI. Craces(Neotropiea) 

VII. Phasiani 



VIII. Hemipodii (Parti 
sub-temperate e tro- 
picali del Mondo An- 
tico) 

IX. Pterocletes (Parti 
sub -tropicali delle 
Regioni Paleartica , 
Indiana ed Etiopica) 

X. Geophapes (Austra- 
lasiana) 

XI. Columbae 

XII. Didi 

XIII. Opistbocomi 

XIV. Halli 

XV. Heliomithes 

XVI. Podicipedides 

XVII. Colymbi 

XVIII. Impennes 

XIX. Tubinares 

XX. Alcae 

XXI. Lari (Cosmopo- 
lita) 



SEZIONE 



FAMIGLIA 



1. Pbasiauidae (Palear- 
tica e Indiana) 

2. Tetraonidae (Palear- 
tica e Neartiea) 

3. Perdicidae (Cosmo- 
polita) 

4. Numididae (Etiopica) 

5. Meleagridae (Near- 
tiea e Neotropica) 



Turuicidao 



Opisthocomidae 

1. Gallinnlidae 

2. Kallidae 

3. Ortygometridae 

4. Podicae 
Heliornithidae 

Podicipedidae 

Colymbidae 

Aptenodytidae 

1. Diomedeidae - 2. Pro- 

cellariidae - 3. Pele- 

canoidae 
Alcidae 

1. Stercorariidae 

2. Laridae 



SOTTOFAMIGLIA 



l.ariuae 

Sterninae 

Rhynchopinac 



I 1 ) Vlaseit. Birdt | L891). 



104 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



SOTTOCLASSE 



ORDINE 



XVIII. Cbaradriiformes 
(Cosmopolita) 



XIX. Gruitbrmes 



XX. Pelargiformes 



XXI. Phoenicopterifor- 
mes (Parti temperate 
e tropicali di ambe- 
due gli Emisferi) 

XXII. An 8eriformes(Co- 
smopolita) 



XXIII. Peleeanii'ormes 
( losmopolita) 



SOTTORDINE 



XXII. Dromades (Etio- 
pica e Indiana] 

XXIII. Chionides (An- 
tartico) 

XXIV. Attagides (Neo- 
tropica) 

XXV. Charadrii (Co- 
smopolita) 

XXVI. Glareolae (Etio- 
pica ; Mediterraneo- 
Persica; Indiana e 
Australiana) 

XXVII. Cursorii (Etio- 
pica; Mediterraueo- 
Persica; Indiana) 

XXVIII. Parrae (Neo- 
tropica ; Etiopica ; 
Indiana; Australiana) 

XXIX. Oedicnemi (Qua- 
si Cosmopolita) 

X XX . Otides ( Parti tem- 
perate e tropicali del 
Mondo Antico) 

XXXI. Grues (Quasi 
Cosmopolita , però 
mancante nella Re- 
gione Neotropica) 

XXXII. Arami (Neo- 
tropica) 

XXXIII. Rbinochetides 
(Confinato alla Nuo- 
va Caledonia) 

XXXIV. Mesitides (Con- 
finato al Madagascar) 

XXXV. Eurypygae 
(Neotropica) 

XXXVI. Psophiae(Neo- 
tropica) 

XXXVII. Dicholophi 
(Neotropico) 

XXXVIIII.Ardeae(Co- 
smopolita) 

XXXIX. Ciconii (Quasi 
Cosmopolita) 

XL. Balaenicipitides 
(Etiopica) 

XLI. Scopi (Etiopica) 

XLII. Plataleae (Co- 
smopolita) 

XLIII. Phoeuicopteri 



XLIV. Anseres 



XLV. Palamedeael Neo- 
tropico) 
XLVI. PhaSthontes 



SEZIONE 



FAMIGLIA 



SOTTOFAMIGLIA 



Droniadidae 
Cbiouididae 

1. Attagidae 

2. Thiuocoridae 

1. Haematopodidae 

2. Charadriidae 

3. Scolopacid; e 



1. Plataloidae 
1. Ibididae 



1. Cnemiornitbidae 

2. Anseranatidae 

3. Plectroptoridae 
I . Anatidae 



Auhimidae 
Phaetontidae 



Anserinae 
Cygninae 

Anatinae 
Mergiuae 



\ i i \M i ORNI rOLOGICO 



105 



rTOCLASSE 



OKDINE 



XXIV. Catbartidiformes 
Neoge; 

XXV. Xecipitriformes 



XXVI. CoraciiformeB 



XXVII. Trogones (Neo- 
tropica ; Indiana ; E- 

li"!' 

XXVIII. Cocoyges 



X.XI.X. Psittaciformos 



Si 'i n >i:i>i\r, 



XI. VII. Sulae 
XLVIII. Pbalacroco- 

races 
XLIX. Pelacani 
L. Fresati 



1,1. Pseudogrypbi 

1.1 1. Serpentari i i Etio- 
pica) 

LUI. Accipitres (Co- 
smopolita 



l.l\'. Pandionea Quasi 
Cosmopolita 

l,V. Striges (I losmopo- 
lita) 

LVI. Steatornithes 
(Neotropica) 

LVII. Podargi (Austra- 
lasiana) 

LVIII. Leptosomati 
(Lemuriano) 

1.1 X. Coraciae (Paleo- 
geno) 

LX. Halcyones (( ìosmo- 
polita) 

LXI. Bucerotes (Etio- 
pica; Indiana; Au- 
stro-Malese 

LXII. Upupae (Palear- 
tica ; indiana ; Etio- 
pica i 

LXIII. Meropes (Paleo 
geno) 

1.X1V. Momoti (Neo- 
tropica 

I.XY. Todi (Antille 

LXVI. Caprimulgi : Qua- 
si Cosmopolita 

l.XVll. Cypseli (Co- 
smopolita) 

LXIII. Trqohili (Neo- 
geno) 

LXIX. Colii (Etiopica) 



LXX. Muaophagi I Etio- 
pica) 
LXXI, Cuculi 
L.X.Xll. Psittaoi 



SEZIONE 



FAMIGLI \ 



SOTTOFAMIGLIA 



Sulidae 

l 'nalacrocoracidae 

Plotidai 

l 'elei lao 

Fregatidae I Mari tem- 
pri iti e tropicali ili 
ambedue gli Emi- 
sferi) 

Cathartidae 



1. Vulturidae Mediter- 
raneo-Persica ; Etio- 
pica ; Indiana) 

2. Falconidae 



1. Bubonidae 

2. Strigidae 



1. Nyctibiidae 

2. Caprimnlgidae 



Polyborinae 

Accipitrinae 

Buteoninae 

Aquilina* 

Falconinae 



1. 


Nestoridae 


2, 


Loriidae 


3. 


( iyclopaittaoidae 


i. 


i lacatuidae 


5. 


Psittacidae 


6. 


Stringopidae 



Atlante ornitologico. 



Tallo I. 



106 



Al I. VNTE ORNITI ILOGK I I 



SOTTOI LASSI) 



ukuim: 



-( ITTI >KDINE 



XXX. Scansorea 



XXXI. Picifonues 



XXXII. Eurylaemi (In- 
diana e Austro-Ma- 



XX.VIII. Menurae (Au- 
straliana 

XNX1V. Passeriformes 
(< losmopolita) 



LXXIII. Rhamphasti- 

des (Ncotropiea) 

l.\ \ I V. Capitonea Neo- 
tropica; Ktiopica ;In- 
diana) 

I.XW. Indicatori-* (E- 
tiopica; Indiana) 

LXXVI. Pici (Cosmo- 
polita, ma è mancan- 
te nelle Regioni Au- 
straliane) 

I. XXVII. r.nccones(Neo- 
tropica) 

LXXVIII. Galbulae 
i Neotropica) 



SEZIONE 



A. i Iscinea 



B. Oligomyodae 



C. Tracheopho 
uae 

D. Atriohiidae 



FAMIGLIA 



l , ( in \ idae - 2. Para- 
diseidae - :). Ptilono- 
rhynchidae - 1. Stur- 
nidae - 5. Eulabeti 
dae - li. Euryceroti- 
dae - 7. Dicruridae 
-8. Òriolidae -9. Ic- 
teridae - 10. Plocei- 
dae - 11 . Tanagridae 
- 12. Coerebidae- 13. 
Fringillidae - 11. A — 
land idae - 15. Mota- 
cillidae - 16. Mnio- 
tiltidae - 17. < Vrtliii- 
il.ir - 18. Meliphagi- 
dae - 19. Neetarinii- 
dae - 20. Dicaeidae 

- l'I . Zosteropidae - 
22. Paridae - 23. Re- 
gulidae - 24. Lanii- 
dae - 25. Artamidae 

- 26. impelidae- 27. 
Vireonidae - 28. Syl- 
viidae - 29. Turdidae 

- 30. Cinclidae - 81. 
Troglodytidae - 32. 
Mimidae - :ì;>. Time- 
liidae -34. Pycnono- 
tidae - 35. Campo- 
phagidae - :>(i. Mu- 
scicapidae - :>7. Hi- 
rundinidae. 

1 . Tyrannidae-2. < >xj - 
rbampbidae - 3. Pi- 
pridae - I . Cotingi- 
dae - 5. Phytotomi- 
dae-6, Philepittidae 
-7. l'illiilae - 8. Xe- 
niscidae 

1. Dendrocolaptidae 

2. Forniicariiilae 
:s. Pteroptochidae 



SOTTOFAMIGLIA 



ATI.AMI ■•RMIoI.OGICO 



HIT 



Lo Sliarpe, ì t ■ an recentissimo lavoro (') non 
ancora compiuto, ha modificato un po' tale 
classificazione elevando qualche sottordine a 
ordine, ma le l>asi sono sempre le stesse. 

La Classificazione qui citata è certamente <li 
grande importanza, l'Autore \ i ha lavorato d'ai 
torno si può diro trent'anni passati uella più 
ricca Raccolta del Mondo elicila Libreria più 
l'ornila, olire a ciò il sapere, l'analisi fine e 
ponderata e le molte pubblicazioni diedero 
allo Sliarpe il titolo di Principe dei moderni 

Ornitologi. I. a detta ( lasMtìen/ione SÌ basa prin- 

cipalmente sulle particolarità anatomiche, sul 
colore delle nova, sull'ubicazione del nido, 

sulla pterilosi, sui pulcini inetti <> precoci etc. 

Infatti si nomina spesso il palato egi cognato (*), 



saurognato | . schizognato i | e desmognato 

le narici scliizoi inali | i ed nlorinali I i e molti 

altri termini osteologi ed anatomici, che trovano 
spiegazioni Dei testi speciali. 

Non posso lasciare sotto silenzio la grandiosa 
opera del Catalogo degli Uccelli del Museo 1 "> i i - 
tannico, ma siccome essa fu compilala da molti 
Auioii [Shai-pe, Sclater, Gadow, 8alvadort. 
Hargitt, Ogilvie-Grant, Saunders), così la Clas- 
sificazione, che ne risulta, non è opera di uno 
solo e non è animata dallo stesso spinto. 

Degli Italiani citerò i lavori faunistici gene- 
rali del Prof. Ciglioli e del Conte Salvadori. 
Il primo n ha così divisi gli Uccelli, in un 
libro (dio tratta però la zoologia in tesi ge- 
nerale. 



ORDINE 


SOTTORDINE 


TRIBi 


FAMIGLIA 


GENERE 




ì Sanrnrae 








Archaeopteryx 




t Odontotorinae 








Ichtbyornis 

Baptornis 

Apatornis 




i tdontolcae 








1 [esperornis 




Eatitae 






Struthionidae 

Rheidae 

Dromaeidae 

t Dinornithidae 

1 Aepyornithidae 
Apterygidae 


Strinino 

Rhea 

I iroraaeus 

( 'asnai ni- 

1 liiinrnis 

Palapterj s 

Aepyornis 

Aptci\ \ 

t Megalaptoryx 




Carinatae 


1 Iromaeognathae 


< r> pt uri 

rinamomorphae 


Tinaiuidao 


Tinamus 






Scbizognathae 


[mpennes 

Spheniscomorpbae 
I'\ gopodes 


Spheniscidae 


SpllCIlisCIIS 

Aptenod] ics 
t Colymboides 








Cecomorphae, pt. 


Podicipedidae 
(oh mbidae 
Alcidae 


Podiceps 
Colymbus 

i Alca 

Utamannia 
l 'ratercula 








Tubinares 


Procellariidae 


Pelecanoides 








( 'ecomorphae, pi. 




l'iltlinus 

Procellaria 

Thalassidi a 

i iceanites 
Oeatrelata 





(') Hand-list of ti, Bi I ' voi. London, 1899-1902 In eorso di stampa). 

ato, cenando i proci o palatini sono liberi eil il vomere è troncato sul davanti, come la modi- 

Reazione dell'osso del palato noi Passeracei, negli Eurylaemi etc. 

nato, quando il vomere consta «li due parti laterali, come la modificazione dell'osso del palato dei Picchi. 
i , Palato ìehizognato, quando i processi mascello.palatini sono separati «tu una fenditura «lei lelli ed il vo- 

tii«i«' terminano in punta anteriormente, come la modificazione dell'osso del palato nei Gallinacei, Pivieri, Gabbiani eto. 

^ ) /'.//. ito dosmognata, quando i processi mascello'palatlni sono uniti nel centro, direttament 1 indirettamente -il il 

vomere è talora rudimentale o inolio piccolo, come la modificazione dell'osso del palato nei Bapaoi, Pappagalli, ^u 
\ rinati, quando le ossa nasali sono ù**t' profondamante, come ai i Pappagalli, Piccioni etc. 

i i Varici '■ rinati, quando le ossa nasali sono riunite assieme o leggermente Borente, come nelle Galline, Pi 
{*) Zoologia, U. pag. 59-110 (1886). Le divisioni ohe non sono precedute da alcuna ossei ■ anere famiglie, 

lineile precedute ila a, b, eie. sezioni. 



L08 



\ ri imi ORKITOLOGICO 



ORDINE 


SOTTORDINE 


1 RIBÙ 


FAMIGLIA 


GENERE 










l'ricm 










] >iomedea 






( !a\ iao 


Stercorari idae 


Lestris 






( tecomorphae, ]>i . i 


Laridae 
Sternidae 


l.arns 

Rissa 

i ielastes 

l 'bcoocephalus 

Sylochelidon 

Tbalasseus 

Gelocbelidoo 

Onychoprion 

Sterna 

Sternula 

1 [j drochelidon 

Rhynchops 






Limicolae 


( llareolidao 


( ìlareola 






il iharadriomorpbae) 


Scolopacidae 

Thinocoridae 

Chionididae 

Charadriidae 

Parridae 

< ledicnemidae 


Numenius 

Limosa 

Scolopax 

Gallinago , Terekia, Totanns, 
Actites, Bartrainia, Calidris, 
Machaetes, Tringa, Actodro- 
mas. Pelidua, Limicola, Pha- 
laropus, Himantopus, Recur- 
virostra 

Attagis 

Cbionis 

Haematopus, Strepsilas, Vanel- 
lus, Hoplopterus, Cbettusia, 
Aegialites, Eudromias, Squa- 
tarola, Cbaradrius, ( ursorius 

l'arra 

< ledicnemus 






Alectorides 


Otidae 


otis. Houbara 






(Geranomorphae) 


Cariamidae 

Psophidae 

Gruidae 

Eurypygidae 

Aramidae 


Cariama 

Psophia 

Grns, Autbropoides 

Eurypyga 

Aranius 






Fulicariae 


Rallidae 


i Gypsornis, f Aphanapteryx, 






li ìeranomorphae. pt.) 


Heliornitbidae 


Rallus, Ortygometra, Cres, 
Gallinola, Efydrornia, Por- 
phyrio, Notornis, | Leguatia, 
Fnlica 
Heliornis 






1 [emipodii 


Turnicidae 


Turili \ 






Turnicimorphae) 










Opiathocomi 


< Ipistll Hlli(l:l<> 


< Ipisthocomns 






i Heteromorphae) 










< ìallinae 


Cracidae 


Penelope, i ireopbasis, ( Iras 






Alectoroniorphae) 


Megapodidae 

Phasianidae 

Meleagridae 

Numididae 

Perdicididae 

Tetraonidae 


Megapodins, Talegallus 

l'iiasianns, PaVO, (Ialina, 

Meleagris 

Numida 

r.ilaoorlvx, | Palaeoperdis, 

Francolinus, Perdix, starna. 

Coturnis 
Tetrao, Lyrurus, Bonasa, La- 

gopus 






l'trrorli-ti'S 


Pteroclidae 


Pterocles 






i Pteroclomorphae) 




Syrrbaptes 






( iolnmbae 


< lolumbidae 


Columba, Tnrtur 






1 Peristeromorphael 


Carpophagidae 
( ìouridae 
1 lidunculidae 


( larpophaga, Treron 
Goura 

1 lidlllll'lllllS 



mi w 1 1. oimi roLOGii M 



109 



OEDINE 



801 CORDINE 



I '■ smognatbae 



TRIBÙ 



Anseres 
Cbonomorphae, ;>i. 



Palamedeae 

(Chenomorphae, pi. 
< >dontoglosaae 

i Amphimorpbae 
Kerodiones 

(Pelargomorphae) 



Steganopodes 
(Dyspoiomorpbae) 



Accipitrea 
i Aetomorphae, pt.) 



Striges 
(Aetomorpbae, pi. 

Paittaci 
Psi1 tacomorphae) 



Anisodactylae 
( loccygomorpbae, ;//. i 



l' AMl'.l.l A 



i Dididae 

ttomitbidao 
Anaeridae 

Anatidae 



Mergidac 
< lygnidae 
Palamedeidae 

Phoouicopteridae 

Plataleidae 
Ibidae 
I iconiidae 
Ardeidae 



Plotidae 

I >\ sporidae 

Pbalacrocoiacidae 

Pelecanidae 

Pbaetbontidae 

Fregatidae 

Serpentariidae 

l 'atbartidae 

Vnltnridae 

Falconidae 



Bubonidae 



Strigidae 

Stringopidae 

Palaeornithidae 



Cacatuidae 
Paittacidae 



Steatornithidao 
Podargidae 
Leptosomidae 
( loraciidae 
Todidae 
Momotidae 
Meropidae 
Irrisi. liil.id 

l pnpidae 



GENERE 



Didns, Pòzopbapa 

a nia 
A 1 1 -< i anas, ( !< 1 1 . .|i-i -■ . Bernicla, 
Ans< i- 

ca, Tadorna, Anas, Chan- 

Irlasinns. Spalili;!. Dalila. 
Mareca, Marmaronotta, Quer- 
quedula, ( !j anopterua, l-'uli- 
gnla, Pulix, Bucepbala, Ha- 
relda, < lidemia, Somati i ia 
Erismatura 

Morgue, Mergellua 

i osco: oba i | gnus 

Palamedea, Chauna 

f Palaelodus, f Agnopterns, 

Phoenicoptcì ns 
Platalea 

'li g .IN. Tantalus 
i iconia 
Nycticorax, Botanms, Ardetta, 

Ardeola, Bubulcus, Egretta, 

Axdea, Cancroma, Balaeni- 

ceps 

PlotllS 

Pelagornis, Siila 

Microcarbo, Phalacrocorax 

Pclei'anus 

Phaethon 

Fregata 

Serpentarina 

Sarcorhamphns 

Neopbron, Gyps, \'nlinr, Gy- 
paetus 

1 ircaetua . Nisaetua , Aquila , 
llali.irtns. Archibuteo, Bnteo, 
Pernia, Milvns. Cerchneis, 
Erythropns . Hypotriorcbis , 
Falco. Gennaja, Astar, Ac- 
cipiter, Circns, Pandion 

j Palaeociicus 

I'hiIi". Asio, Scopa, Athene, 
Glancidium, Nyctala, Syr- 
niiiiii. Surnia 

Strix 

Stringops 

Palaeoruis, Dorina-, Trichoglos 
sns. Eelectus, Melopsittacua, 
Eupbema, Pezoporus, Aga- 
pornis 

Cacatua. Calyptorhynohna, Mi 
oioglosaa, Calopsitta 

Platyeercus, Paephotea, Psitta- 
cnla, Coracopsis, Paittacna, 
Nestor, Ara. < 'onrjrrjs, ( liry- 
sotis 

Steatornis 

Podargns 

Leptosomna 

i loracias 

Todns 

Momotns 

Werops 

Irrisor 

Laurillardia 



110 



ATLANTE OKNITOI.IN UCO 



ORDINE 



SOTTORDINE 



Saurognatbae 



TRI HI' 



Fleterodactylae 

(Coccygoraorphae,jjt. 
Zygodactylae 

(Coccygomorpbae, pi. 



Coccyges 
(Coccj gomoiphae,j>t. 



Pici 

l 'eleomorpbae 

Macrochires 
(( \ aelomorphac) 



Pasaeres 
(Coracomorphae) 



FAMIGLIA 



Bucerotidae 

Aleedinidae 
Trogonidae 

Galbulidae 

Bucconidae 

Rhamphaatidao 

Capitonidae 

[udicatoridae 

( luculidae 



Miisiipliagidar 
Picidae 

Iyngidae 
Caprimulgidae 

Cypselidae 
Trochilidae 



Hinmdinidao (') 

Muscicapidae i 

Laniidae 

Ampelidao 

Vireonidae 

Mniotiltidae 

Chaniaeadae 

Aegithinidae 

< (riolidae 

Ptilonorhynchidae 

Artamidae 

Dicinridae 

Certhiidae 

Sitti dae 

Paridae 



\ccentoridae 
Eupetidae 
Cinclidae 
Tronglodytidae 

I >r\'I ridai- 

Pycnonotidae 



Sylviidae 



Xnrdidae 



GENERE 



Upupa 

;' i ( irj ptornis 

Buceros, Bucorvua 

Alrrdu 

Trogoli, 1 [arpactea 

Calurus 

(.alluda 

Bucco 

Rbampbaatoa, Pterogloaaua 

.' Homalopu8,Pogonorhyncbu3, 
Megalaima, Capito, Indicator 

Cnculus, Coccyatea, Coccyzna, 
Centropua, Crotophaga, Sau- 
rotbera, Coua, Pboenicopbaua 

ffNecrornis.Turacus,Mu8ophaga 

Dryocopu8 , Piena, Picoidoa, 
Geciuus, Picumnua 

Iynx 

Nyetibius, Caprimulgus, l'o- 
da ger 

Cypselus, Collocalia, Chaetura 

Pbaethoinia, Troohilus, Oreo- 
trocbilus, Polytmua, Topaza, 
Docimaatea, Saphos 

Hirundo, Cbelidon, Olivicola, 

( 'utile 

Muscicapa, Erytbrosterna, Un- 
tali* 

Laniiis 

Ampelia 

Vireo 

Mniotilta 

Cbamaea 

Lciotbrix, Timalia 

Oriolua 

Clamydera, Amblyomis 

Artamua 

Diernrus, Irena, 

Certhia, Tichodroma 

Sitta 

:'| Palaegithalua, Lopbopbanea, 

P àie, Cyaniates, Parus, 

Panurus, Acredula, Aegitba- 
lus, Regulus 

Accento! 

Eupetea 

Cinclus 

Troglodytea 

Ciaticola 

l'\ 'cnonotua , Phyllornis, Po- 
raatorhinua, Garrulax 

Cettia, Potamodus, Locuatella, 
Luaciniola . Calamodua, A- 
crocepbalus,Hypolais,Phyllo- 
scopus, Agrobates, Melizo- 
philua, Pyrophtalma, Curru- 
ca, Sylvia 

Pratincola, Ruticìlla, Neraura, 
Cyanecula, Eritacue, Oreo- 



i a 0sciNK8 (Acromyody 1. Lutirostres. 
(-) 2. Dentirostrea (lutto le famiglie Ikro al N\ :; i b! di Beguito). 



\ I I \N TI. ORNI ["OLI li 



111 



ORDINE 


SOTTORDINE 


TKir.i 


FAMIGLIA 


GENERI 










ciurla. Tnrdus, Menila, Mon- 










ocola, 1 iromolaea, Saxicola 








Motacillidae 


Calobatee, Motaeilla, Bud 
Ambii*, Corydalla 








Alaudidae (') 


i ìalerita, Alauda, A tmanes, 

( lalandrella, < itocorj 8, i'alla- 
sia. Melanocorypha 








Kinlpcrìziilac 


Calcarius, Emberiza. Miliaria, 
Passerina 








Fringillidae 


Loxia, Pinicola, Pj rrhnla, Ery- 
throspiza, Carpodacus, Ae- 
giothus, Cannabina, Serinns, 
( laxduelis, < Ihrysomitris, < 'hlo- 

roptila, Ligurinus, C so- 

thraustes, Passer, Petronia. 
Montifcingilla, Fringilla 








Ploceidae 


Plocena 








TaDagridae 


Callisto 








[cteridae 


Cacicus, Vgelaeus, Quiscalus 








sturiiiil:i.' 


| Fregilupus, Falculia, Juida, 
Euryceros, Bnphaga, Stnr- 
iins. Pastoi 








Paradiseidae 


Xantbomelus, Ma sodia, Pa- 
radisea, Epimacus 








Corvidae 


FxegihlS, l'yrrl ura\. Garru- 

lus, l'ira. Nucifraga, Lycos, 
Corvus 








Promeropidae 


Neotarinia, Promerops, Dre- 

panis 








( loerebidae 


i loi reba, Certbiola 








Meliphagidae 


Myzomela, Meliphaga, Zoste- 
rops 








Pittidae ( l ) 


Pitta, Philepitta 








Oxyrbamphidae 


i ixyrhampbus 








Tyrannidac 


Tyrannns, Muscisaxicola 








Pipridae 


Pipra 








( lotingidae 


Tityra, Rupicola, 1 loi inga, 1 >•- 
phalopterus 








Phytotomidae 


l'bytotoma 








Eurylaemidae 


Eurylat'inus, ( 'alyptomoua 








Dendrocolaptidae ( 6 ) 


Geositta, Furnarius, Synallaxis 
1 lendrocolaptee 








Formicariidae 


Thamnophilus , Formicn ora . 
Grallaria 








Pteioptocbidae 


Scytalopus, Pteroptochus, Trip- 
fcorhinus 








Atriohiidae (°) 


Atrichia 








Menuridae 


Menura, fOrthonys 



{') 3. Conirostres. 

(-) 4. Oultirostres. 

( ■) .">. Tenuirostres. 

O hi Oligomyodae ' Mcsomyodi, pt.). 

(i e) T&acheophonae (Mesomyodi, pt.). 

('■) d) Pai ìi Ines. 



DI- 



ATI. AVI E 0RNIT01 OGK 



Il Giglioli seguì la sua elaborata classifica- 
zione anche nei susseguenti lavori che riguar- 
dano l'Ornitologia italiana ('), beninteso occu- 
pandosi dei gruppi del nostro paese. 



11 Conte Salvadori nel suo ottimo Elenco ( : ') 
ha diviso nel seguente modo gli Uccelli Ita- 
liani : 



ORDINE 


SOTTORDINE 


SEZIONE 


FAMIGLIA 


SOTTOFAMIGLIA 


GENERE 


Accipitres 


Vccipitres diurni 




Vulturidae 

Gypaetidac 
Falconidae 




Vultur,( >togyps, Gyps, Neo- 
phron 

( .\ paetus 

aquila, Hieraetus, Nisae- 
tns. Ilaliaetiis. Pandion, 
( iircaetus, Archibuteo, Un- 
ti... Pernia, Milvus, Ela- 
nuH, Astnr. Accipiter, Mi- 
cronisua, < ìennaja, Palco, 
Aeaalon . 1 [ypotriorcliis . 
Erythropu8, Tinnunculus, 

( 'Il VHS 




Àccipitres noc- 




Strigidae 




Stris 




turni 




Asionidae 




Svin inni . Surnia, Nyctala, 
( ìarino,Glaucidium, Bubo, 
Aaio, Scop8 


Picariae 


Zygodactj lae 




Picidae 




Gecinua, Picus, Dendroco- 
pus, Picoidea, Jynx 








( 'uculidae 




Cuculila, ( ìoccj atea, t loccj - 

/US 




Anisodactylae 




( 'oraci idae 
Meropidae 
\ Icedinidae 
1 Fpupidae 




( loraciaa 
Meropa 

Alcedo, Ceryle 
Upupa 




Hiautes 




( ìaprimulgidae 
i !j pselidae 




Caprimulgus 
( lypaelus 


Passeres 


( lacinea 


i isciuos latiro- 
8trea 


liirundinidae 
Muacicapidae 
Ampelidae 




Cheli don, Hiruudo, Biblis, 

Cotile 
Muacicapa, Ficedula, Ery- 

throaterna 
Ampelia 






i lacinea dentiro- 


Laniidae 




Laniua 






strea 












e lacinea acutiro- 


l'aridae 




Regulua, Aegitbalus, l'a- 






atrea 


Sittidae 




uurua, Acredula, l'ani*. 
Lophophanos 

Sitta 






i iscines curviro- 


Certhiid i 




Tichodroma, Certhia 






atrea 












( lacinea aubuli- 


Troglodytidae 




Troglodj tea 






rostrea 


( linclidae 




( 'llirlns 








Turdidae 


Acceutoriuae 
Turdinae 

Syh iinae 


Accentor 

Tui'iliis. i ireocincla, Turdu- 
lus, .Menila, Montieola . 
1 iromolaea, Saxicola, Pra- 
line. .Li. Ruticilla, Cyane- 
eula. Calliopi' , Iantina , 
1 i'i oacus, | .iisriiiia 

Sylvia, MelizophiluB, Pli.vl- 
loscopus, Hypolals, Acro- 
cophalus. Potamodus, Lo- 
cnsiclla, < lalamodua, Lu- 
sciniola, Cettia, Aedon 



( ) i "'.. Ttal. 1886 .■ Pubi 
( ) Elenco l'ec. Itul. 1887. 



Oì nitologioo Italiano otc. 



V I I AMI ORNI l"l "'.I' " 



113 



ORDINE 


SOTTORDINE 


SEZIONE 


1 WIKU.IA 


SOI rOFAMIGLIA 


GENERE 










< ìistioolinae 


i liaticola 








Motacillidae 




Motacilla, Budj tea, Antboa 






i iNfiiips amtelli- 


Alaodidae 


Alauda. Lulliila, (aderita. 






plantarea 






( Calandrella , Pterocorj ». 
Melanocorj pha, < Itocorya, 
Ammomanea , Alaemon , 
Certliilanda 






i isciues coniro- 


1 i ingillidae Emberizinae 


l'I i-i't rupi lai ns. Plectrophe- 






strea 




nax. Enspiza , Miliana, 












1. udienza 










Fringillinae 


Passer, Petronia, Cocoo- 
thianatea, Montifringilla, 

l'ri umilia, Liguri mis,( 'libi- 
le >l itila. Cbry som i tris, Car- 
dnelis, Scrinila, Canmt- 
iiina. Aegiothoa 










Loxiinae 


Pyrrhnla, Bucanetea, Car- 
podacua, Pinicola, Loxia 






( laoinea cultiro- 


[cteiidae 




Lgelaena 






Btrea 


Sturnidae 
i iriolidae 
< 'orvidae 




Stornila, Pastor 

Oriolna 

P.vrrbocorax, Corvua, C'o- 

loena , Nooifraga, Pica. 

Garrnlua 


Colombaie 






Columbidae 




Colomba; Tortor 


Gal li mie 






Pteroclidae 

Phaaianidae 

Tetraonidae 

Perdicidae 




Syrrhaptee, Pteroclea 

Pbaaianua 

Lagopna, LJrogalIua,Tetrao, 

Bonasa 
Francolino», Caccabia. Per- 

dix, Cut unii x 


Grallatorea 


l.imicolae 




< nididae 
Glareolidae 

1 'liaradriidae 

Scolopacidae 




l Hi», Hoiiliara 

Glareola, Cnrsoriiia 

Oedicnemna, Vanellria, Ho- 
ploptrrns. CI iettasi a. Scpia- 
tarola, Cliaradrina. Eudro- 
miaa, Aejjialitis. Strepai- 
las, Haematopua 

Kecurviroatra,Himautopua, 
Lobipe9, Phalaropua, Ca- 
lidris, Limicola, Arqua- 
tella, Aucylocbeilua, Pe- 
lidua, Actodromaa, Trin- 
ca, Machetea, Bartramia, 
Tringoidea , Bymphemia, 
Helodroinas, Totaniia.Te- 
rckia, Limoaa, Kunienius, 
Sc'olopax, Galliuago, I.ini- 
nocryptea 




l'ulicariae 




Rallidae 




Palina, C'rex, Porzana, Gal- 
linola, Jooocicca , Por- 
phyrio, Eolica 




Alectoridea 




Gruidae 




Gnia, Autbropoidea, Balea- 
rica 




Herodionea 




Ardeidae 

Ciconiidae 
Ibididae 




Anlea, Eerodiaa, Bnbnlous, 
Ardeola. Ardetta, liotan- 
rns, Nyotioorax 

Ciconia, Leptoptiloa 

Plegadia, Platalea 




Phoeuicopteri 




Phoenicopteridao 




Phoenicopteriis 


Ari aerea 


Lamelliroatrea 




Lnatidae 




Chènalopex, Anaer, Branta, 

Cygniis . 1 teiidrory ona . 
Tadorna, Casarca. Anaa, 
Chanlelaaiiuta , Mareoa , 
Datila, Spatula, Qoerqoe- 



Atlante ornitologico, — Parte I. 



15 



in 



\ l I INTE ORSITOl.OfilCO 



ORDINE 


SOTTORDINE 


SEZIONI'. 


FAMIGLIA 


SOTTOFAMIGLIA 


GENERE 












dilla, Marmaionetta, l'ai 
lichen, Nyroca, Euligula, 












Aetbyia, Clangala, llarel- 
da, Sninati-na, Oedemia, 
Erisimi! ara . Mergellns , 
Mergus 




Steganopodes 




Polecanidae 




Phalacrocorax, Microoarbo, 
Pelecanus, Siila 




Lougipennes 




Laridae 


Sterni nae 

Larinao 
Stercorariinae 


Thalassens, Actochelidon . 

Sicilia, Sternuta, Onycho- 

prion, Gelochelidon, Hy- 

drochelidon 
Ailflariis , Hydrocolaeua , 

Gelastes, Larus, Rissa 
Megalestris, Stercorariiis 




Tubinares 




Procellariidae 




Piiftinus, Procellaria, Cy- 
mochorea, Oceanites 




Pygopodes 




Alcidae 

Colymbidae 

Podicipedidae 




Fratercula, Alca, Loinvia 
Colymbus 

Aechmopborns, Podivipes, 
Tacbybaptes 



Tale classificazione mentre ha il pregio di 
essere consona all'attuale stato scientifico, si 
presenta molto semplice ; io ammetto elio per 
un lavoro eon speciali intenti anatomici ed osteo- 
logie] siano preferibili classificazioni stretta- 
mente basate sull'interna struttura degli re- 
celli, ma per lavori d" indole generale e direi 
quasi popolare o ohe illustrano Avifaune locali 
quella del Conte Salvadori è di ginn lunga 
ottima e preferibile per chiarezza e semplicità. 
Ed è perciò che io l'adottai in questo la- 
voro nelle sue grandi linee con lievi modifi- 
cazioni riguardo le famiglie e le sottofamiglie, 
ma tenendo fermi i sette ordini fondamentali 
e, senza qui riprodurre lo schema, rimando il 
lettore all'Indice Sistematico, ove il sistema è 
del tutto sviluppato. Gli Autori italiani tro- 
veranno che non tutti i nomi da me adottati 
sono eguali a quelli adoperati dai nostri due 
migliori Ornitologi; ho sempre cercato di 
usare il nome che godeva la priorità e, se tal- 
volta avrò errato, ciò de\esi attribuire alle 
enormi difficoltà che si incontrano nello stabi- 
lirla esattamente, ma non all'abbandono di ciò 
che ogni Autore ha obbligo di scrupolosamente 
osservare — la legge di priorità — . prendendo 
come punto di partenza la X edizione del Systema 
Naturae di Linneo (175S) e scegliendo Autori 
costantemente binomiualisti ; come è noto, pei 
nomi generici si scelgono anche quelli di Au- 
tori non costantemente binominalisti , quali il 



Brisson. Quando però tali nomi erano diffe- 
renti da quelli adoperati nelle opere del Giglioli 
e del Salvadori, li citai sotto quello da me 
usalo chiudendoli tra parentesi, così i lettori 
potranno facilmente comprendere di quale uc- 
cello volevo parlare; nell'Elenco Sistematico 
poi dopo ogni singolo nome collocai quello del- 
l'Autore die per primo ebbe a stabilirlo e l'anno 
nel quale ciò avvenne. Come di leggeri si com- 
prende per l'indole del mio lavoro io non avrei 
potuto arricchirlo, come sarebbe slato mio vivo 
desiderio, di una estesa sinonimia, delle diciture 
dialettali e di quelle delle lingue più note od 
estendermi soverchiamente sulle diagnosi, sui 
dati della distribuzione geografica ete., perchè a 
tale scopo non sarebbe stato sufficiente un solo 
volume, come desiderava il nostro editore, ma 
un'opera di grande mole e quindi di costo rile- 
vante, ciò die avrebbe svisato l'intento cui si 
mirava da entrambe le parti. Pei nomi geo- 
grafici mi sono attenuto alle diciture Italiane 
dell'Atlante di Habenicht ('). pelle abbrevia- 
zioni dei nomi degli Autori alla Lisia pubblicata 
dal Museo di Berlino ( ) e per quelli degli IV- 
celli Americani alla Lisia edita dall' Unione 
Ornitologica Americana ('). 



t'f Habeiilclit, E., Atlante tateoAUe^ Gotha o TorÌDO, luuo. 

'i Liste Autor, Zool. Art. dati. 2 ni. Musco »li Bertiiio, 
6. 

i i Inter, 'hit. Un. Check List. - <><!. 1806. 



ATLANTE ORNITOl.OiiH 



116 



Sg nardo storico-bibliografico su IP Ornitologia Europea. 



Ho creduto utile e doveroso ad un tempo di 
stendere un breve studio bibliografico su lli< 
Opere die maggiormente interessano l'Ornito- 
logia Europea. Ripeto utile, perchè in Italia 
tante opere eminenti e di grande valore scien- 
tifico sono purtroppo poco note; doveroso, 
perchè è giusto riconoscilo con quali pazienti 
ricerche questi Autori hanno l'alio progredire 
tali studi e quanto ci danno facilitato il com- 
piti! di oggidì. 

Mio Padre molti anni addietro ha pubblicato 
alcuni capitoli di una « Storia dell'Ornitolo- 
gia (') » che purtroppo non fu continuata. Issi 
sono scritti con singolare compotenza e. ciò 
che non guasta, col suo brio naturale e con 
lingua purissima, e non sono certamente io il 
solo, (') a rimpiangere che questo lavoro sia 
stato troncato, si può dire, nei suoi primi 
albori. Occupato in affari pubblici e privati, 
ove la sua intelligenza e la sua capacità ciano 
grandemente riconosciute ed apprezzate, Egli 
dovette suo malgrado abbandonare uno studio 
per il quale aveva grande trasporto e ciò fu 
certamente una grave perdita nella patria Or- 
nitologia. Ed io ho pensato che il più bell'o- 
maggio alla sua opera ed il più bell'ornamento 
per questo capitolo era quello di cominciarlo 
colle sue stesse parole, per continuarlo poi con 
le mie critiche più brevi e più disadorne. 

A taluno sembrerà strano invero, che io, fisso 
di tesservi la storia dell'ornitologia, incominci 
a trattarne da epoche tanto remote. I moderni 
hanno a vezzo insucidare la mano nella dotta 
polvere dell'antichità; ebbene sarò per loro il 
naturalista che stende una noiosa pagina d'ar- 
cheologia. Opposto affatto al parere di coloro 
che non ammettono il graduato progredimento, 
per me la scienza è una fede, è un complesso 
di verità, che insieme si appuntellano, si so- 
stengono: è una catena che ogni di più s'ina- 
nella. L'edifìcio, il monumento del progresso 
non giganteggia, fattura dell'oggi : tulle, sì 
tutte le generazioni, clic si successelo, affati- 
cale da ignota pressione \ i recarono la loro 



(') Lu Storia dell'Ornitologia, I IV, Atti Soe. Hai. Ss. 
Nat. yoL X, pp. 136-144. Milano, 1867 ; id. VVI.. Ro- 
vigo, 1873. 

P) Ibi; 1x08, p. 312; etc. eU\ 



pietra per fondarlo, per ergerlo. Discepolo di 
questa idea, reco ai grandi che impresero ad 
aprirci il varco nell'intentato sentiero, il mio 
debito di gratitudine; benemeriti della scienza, 
essi ci legarono colle loro oliere il dovere di 
rammentarli; io non so esimermi dal compierlo', 
e. facendovi retrocedere ventiline secoli, vi con- 
duco meco ai tempi di Aristotile. 

ARISTOTILE. 

Nella Grecia da trecento e cinquantanni 

prima dell'Era volgare fioriva Aristotile di Sta- 
gna. Versatissimo in lutto, di tutto così dif- 
fusamente trattò, da sembrare quasi impossibile, 
che, nella breve giornata di una vita umana, 
potesse dar termine a tanto. Come filosofo non 
è. mio sunto ragionarne ; vi dirò solo colle pa- 
role di un sommo tedesco (') che il suo pen- 
siero ha penetrato tutte le sfere delle coscienze 
umane, e ch'egli fu per molti secoli di seguito 
l'unico fondamento di tutto lo sviluppo del- 
l'intelligenza. Ma tanto i contemporanei che 
la posterità non furono giusti di premio al 
naturalista. Il Greco, tiglio di una magica terra, 
dove, o riposi lo sguardo nell'amenità dei 
poggi, o lo spazii nell'ampiezza del mare, sotto 
la curva di un cielo ridente, trova sempre 
nuove ispirazioni alla poesia, naturalmente ri- 
fuggo dai severi vincoli dall' analisi. Perciò 
nessuno fra i suoi contemporanei, per (pianto ab- 
biamo contezza, seguì Aristotile nello studio della 
storia naturale, assoggettandosi ai contini del 
metodo; e i suoi lavori di questo genere do- 
vettero giacere obliati, tanto più che erano 
stesi in uno stile conciso ed arido. Proseguendo 
nel mio assunto, vedremo la varia sorte che 
corsero nei tempi posteriori, investigandone, 
per quanto sapremo, le cause; per ora ritor- 
niamo all'autore, a quell'opera immortale che 
è la Storia degli Animali. 

Valendosi del dono di un'attenta ossei \ azione, 
egli primo vi crea il concetto dell'Anatomia 
comparata. Poi questi esseri culi assoggetta al- 
l'esame il più diligente: ogni parte singolar- 
mente ne analizza, imi capacitarsi quale sia la 



(') Hegel, Stternmtliehe W«rke, T. XIV, pag. 418. 



116 



ATI.ANTK ORNITOLOGICO 



funzione ch'essa adempie nell'ordine dell'in- 
sieme, e questo insieme con accuratezza lo 
studia, ne interroga il modo di vivere e di 
riprodursi ; perchè la natura, così forzata dal- 
l'incalzante lavoro dal genio, manifesti tutto 
il segreto congegno dell 'esistenza e il compito 
che a ciascuna parte ha la Provvidenza asse- 
gnato nell'opera armonica della creazione. 

Ma il pensiero dell'uomo non ha limite fisso, 
l'idea è feconda d'idea; l'indefesso investiga- 
tóre dalla conformazione interna ed esterna 
degli individui e dai loro costumi riconosce il 
costante concorso di eguali rapporti che costi- 
tuiscono l'affinità fra taluni, e marcano nel 
tempo stesso la totale segregazione da altri : 
una nuova scoperta è fatta: si caratterizzano 
le classi, si pianta il cardine sul quale sì aggi- 
rano tutte le Classificazioni. Qui taluno potrà 
darmi la taccia di metodista, non lo sono; ma 
stimo folle del pari chi crede la natura preordi- 
nata a sistema, come chi opina si possa coll'u- 
niaua intelligenza comprenderla senza seguire un 
sistema. Dell'avviso di un illustre italiano, mi at- 
talenti! figurarmi il creato un' immensa rete, leciti 
maglie hanno contatto ed intreccio da tutte le 
parti fra loro ; e pure mi è d'uopo slacciarne i 
nodi, disfarli uno ad uno, per conoscerne la tes- 
situra. Aristotile stesso era penetrato di questa 
verità, e me n'è garante il modo ch'ei tenne 
costantemente nel suo lavoro, la comparazione. 
Dal generale scendendo al particolare, meri- 
tano menzione il Capo 111 del Libro Vili, ove 
parla del cibo, costituendolo uno dei caratteri 
per le divisioni, donde i carnivori, i frugivori, 
gli onnivori, ed altri; e le dettagliate descri- 
zioni racchiuse dal Capo VII al XXXVI del 
Libro IX. Le memorie sullo penne, sul volo, 
sulle abitudini, sulle nidificazioni, sulle uova, 
sparse qua e là, fanno prova di un'analisi più 
accurata, primo pregio di un naturalista. Lungi 
da me 1' idea che gli studi del filosofo greco 
debbano essere il manuale del zoologo odierno; 
una giusta ammirazione non mi fa travedere 
cotanto; io non m'ebbi altro scopo Dell'accen- 
narne i molti pregi, che far conoscere quali 
immensi vantaggi ne scaturirono alla scienza; 
che cercare che tutti convengano con me averci 
Aristotile fatta la via, steso un piano facile 
da seguire. Nelle epoche passate si deviò; ma 
oggi sembra che avvedutisi del fallo si rinsa- 
visca, e si rinvenga alla sorgente, per cercarvi 
quella limpidezza, che nella corrente dei tempi 
è stata tanto intorbidata. Talora scorrendo a 
caso i|Uelle opere, che circolano dappertutto, 
mera speculazione libraria, voglio dire alcuni 
trattati enciclopedici, ai (piali si affida la ver- 



gine intelligenza dei nostri giovani nella folle 
speranza die ricevano una coltura su tutto, 
quando invece non ne ridonda che una confu- 
sione generale, mi avvenne di leggervi malme- 
nata la fama dello Stagirita. Facile compito 
ergersi censore dille opere altrui, quant'ò dif- 
ficile imitarle. Il (litico coscienzioso deve ri- 
farsi all'epoca dell'Autore che analizza, stu- 
diai nei costumi, immedesimarsi nelle abitudini 
di quei tempi, respirarne persino l'aria stessa. 
Scrittorelli Bapien tacci, che non sapendo creare 
nulla del proprio, mordono continuamente le 
fatiche degli altri, stendono lunghi articoli 
frutto non della riflessione ma calcolo del de- 
naro; questi scrittorelli considerano Aristotile 
del secolo diciinono. E in fatti solo a chi vive 
nella luce del progresso, colla facilità delle 
comunicazioni, coi pronti espedienti per im- 
padronirsi di ciò che desidera, coi mezzi sicuri 
per conservarlo, col continuo scambio d' idee, 
con musei quasi in ogni borgata, con mille 
opere da consultare, si può rinfacciare l'asser- 
zione non giusta di alcune abitudini degli ani- 
mali, le nozioni non esatte sulle specie, la 
ripetizione di favolose credenze tradizionali in 
(pici giorni, e qualche altra ben piccola mac- 
chia in tanta vastità di dottrina. Ma il vano 
cicaleccio non trova eco; e voi tutti, che giu- 
stamente retribuiste d'encomio D'Alembert e 
Diderot, essi che incarnando un ardito conce- 
pimento fecero uno e concorde il lavoro dei 
grandi viventi e trapassati, compendiando nel- 
l'Enciclopedia tutte le creazioni e tutte le sco- 
perte, ammirerete con me Aristotile, quest'uomo 
più unico che meraviglioso, che nelle molte e 
svariate sue opere tutto l'ambito della scienza 
umana abbraccia coll'individualità d'un ingegno 
prepotente. 

PLINIO. 

Nel difetto di opere speciali sulla natura, o 
perchè nessuno dopo Aristotile, siasene occu- 
pato con un vero metodo scientifico, o perchè 
la vicenda dei tempi ce le abbia fatalmente 
involate, c'è forza trascorrere quattro secoli 
di silenzio pei nostri studi, e dalla Crecia re- 
carci a Poma, per trovarvi il secondo dei na- 
turalisti dell'antichità, (aio Plinio il Vecchio, 
Ilio sguardo ai numerosi e diversi suoi lavori, 
a una vita indefessamente divisa fra i doveri 
del magistrato e le fatiche del guerriero ; fra 
le lucubrazioni del filosofo e gli studi del let- 
terato, fra. L'amena coltura dei viaggi e lo spi- 
noso arringo dell'oratore, e nell'ammirazione 
di tanta operosità saremo (piasi trascinati nel 



ATLANTE o I : N 1 rOLOGII 



117 



dubbio sconfortante, che successivamente de- 
crescano le forze fisiche e inorali dell'umanità. 
Alcuno nel discorrere 'questi monumenti, leci- 
tici dal sapere degli antichi, che a Btudiare 
basta appena la vita, si dà a crederli meglio 
che L'opera «li uno solo, il successo riassunto 
di dotte produzioni che smarrirono, o almeno 
le fobiche ili molti contemporanei, sotto il nome 
«li un grande compendiate; ma a combattere 
quest' opinione, che la vergogna troppo facil- 
mente persuade, basta la lettela «li Caio Plinio 
Cecilio a Tacito, che e ad un tempo la BUC 

cinta biografìa <■ l'esatta enumerazione dei la- 
vori incredibili «li suo Zio. Il più prezioso «li 
essi, l'unico che ci rimani', è la Storia Natu- 
rale in IrentaseUe libri, dove con un 'erudizione 
sorprendente, infinita, variata «piasi come la 
stessa natura, sono trattate pressoché tutte le 
scienze e le arti. Ma, nel ricchissimo manuale 
della Lingua del Lazio, nell'inesausta miniera di 
peregrine e svariate cognizioni, nella vivacità 
di uno stile fantastico, nell' arditezza inaspet- 
tata d'immaginosi pensieri, se è colpito di me- 
raviglia il lettole profano della scienza, non 
egualmente avviene al naturalista, che op- 
presso dalle numerose favole cerca invano 
quell'analisi, che paziente s' interna nei più 
reconditi recessi, con ordine, e accurata per- 
severanza li indaga, «^ coscienziosa reca alla 
luce del giorno frutto di sudati, diligentissimi 
studi la verità. Storico non fedele, osser- 
vatore non filosofo, Plinio ha ideato un pro- 
getto troppo vasto, perchè uomo lo potesse 
compiere; è inesatto nelle descrizioni, nella 
nomenclatura confuso ed incerto, om messi i 
caratteri di classificazione, o se accennati che 
non spiccano né stabili, né essenziali, pecca 
«li credulità, «li superstizione, di panteismo. 
Nei settantacinque capi del Libro X, egli si 
occupa degli augelli ; e qui la vita secolare 
della fenice, la nascita degli ossifragi, la me- 
tamorfosi del cuculo e d'altri uccelli, il pas- 
saggio del .Mar di Tonto, insomma un conti- 
nualo succedersi di favolosi racconti, non una 
storia. Dove lascia spaziare l'immaginazione, 
poeta-, dettò superbe descrizioni come nel 
Capo XXI sul gallo, nel Capo XXXIII sui nidi, 
e sopratutto nel Capo XXXYIII sui mezzi di 
locomozione. 

Nella giusta severità della critica esaminale 
Plinio, naturalisti, non vi rinverrete, come so- 
pra accennava né osservazione, né coscienza ; 
filosoli, vi troverete tessuta L'interessantissima 
storia del progresso della specie umana, tutti 
nieraviglieremo con Buffon dell'opera di questo 
uomo inspirato, che semina abbia misurata la 



natura e trovatala ancora troppo piccola per 
l'estensione del suo ingegno. 

La grandezza romana dilegua, il Cristiane- 
simo oppresso assiduamente mina i fondamenti 

del vecchio culto degli idoli e lo scrolla; in- 
numerevoli orde di stranieri, varii di nome, 
eguali di barbarie, franta ogni diga, inondano 
L'Europa, e i popoli nel turbamento della lede. 
nell'incertezza della minacciata esistenza, stanchi 

subiscono un necessario sonno di torpore. COSÌ 
ci è forza scorrere un lungo periodo, che colli- 
sile liere burrasche non solo non ha concesso 
che sorgano nuovi studi, ma impedito il pro- 
gresso degli incominciati, ina travolto preziose 
memorie degli antichi. Lo storico, che segue 
il sentiero corso dalle generazioni che ci pre- 
cedettero, improvvisamente arrestato innanzi a 
quest'immense lacune, è colpito da meraviglia 
e d'avvilimento ; ma il filosofo scorge il genio 
dell'uomo, incatenato dalla forza degli eventi, 
dibattersi ; questa fiamma, che il cielo ci ha 
immedesimata coli' esistenza, per tanto tempo 
non spenta, compressa, mandar tratto tratto 
scintille ; una face italiana abbagliare il mondo 
(l'Alighieri, il poeta dell'immortalità!); e an- 
tivede il secolo di Colombo, di Leonardo «la 
Vinci, di Guttemberg, quando le numerose sco- 
perte tutto sconvolgono, ricreano, per così dire. 
il creato. Circa quest'epoca esuberante di vita, 
noi pure incominciamo lo studio storico della 
nostra scienza con Uelon e (Jesner. 

BELON PIETRO (1518-1564). 

Se la memoria «li un uomo maggiormente si 

raccomanda quando alle gloriose sue azioni 
siasi fatta compagna indivisibile la sventura, 
a Pietro Belon non sarà mai per mancare una 
somma rinomanza. Nato nel Maine circa il 
1518, da poveri e oscuri parenti, lottò fino dalla 
prima sua età coll'indigenza. Ma i granili, che 
indovinano nello sguardo dell' irrequieto fan- 
ciullo balenare l'ingegno, gli si fanno mece- 
nati ed egli usa dei potenti loro mezzi solo 
per dedicarsi indefesso allo studio. Quell'ar- 
dente smania d'imparare, che in lui fu una 
seconda natura, lo spinse a perigliarsi in tempi 
malsicuri in viaggi lunghi e disastrosi per la 
Germania. A Thionville lo arrestarono, riscat- 
tato, non gli venne meno il coraggio o la lena. 
Riviaggiò la Germania, scorse Italia, lincia. 
Turchia, Egitto, Palestina, Asia Minore e ovun- 
que osservando e raccogliendo da per tutto, 
tornò nel 1550 a Parigi a pubblicarvi le innu- 
merevoli e svariate sue cognizioni, a coordinare 



118 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



i tesori radunati mi differenti pellegrinaggi. 
Qui mi cade in acconcili fermare l'attenzione 
sopra un curioso contrapposto. Versò la somma 
occorrente pel suo riscaldi un ignoto signore 
solo perchè lo seppe conterraneo del poeta il- 
lustre Konsarcl : ora gli si contende ostinata- 
mente dai suoi colleglli e compatrioti l'ammis- 
sione nella facoltà di medicina in Parigi. 
Sempre questa legge straziante, il pane della, 
sventura bandito sul desco dal fratello! Nel 
1564, attraversando il bosco di Boulogne, re- 
duce da altri viaggi, fu morto per mano d'un 
assassino a quarantacinque anni. .Ma l'invidia 
non ha serbato rispetto nemmeno allo sue ce- 
neri disgraziate. Si calunniò e la calunnia fu 
con tanta insidia tessuta che anche uomini 
grandi e creduti le tennero fedo e inconsape- 
voli l'accreditarono. Lo si disse servitore di 
Gillio, suo compagno di viaggio, furatole dei 
suoi manoscritti, dopo la morte di quell'eru- 
dito pubblicati — a rubar fama — col proprio 
nome; tardi sì, ma finalmente gli fu resa giu- 
stizia, e la Francia va. a ragione superba di 
avere dato i natali a Belon, uno fra coloro che 
maggiormente la illustrarono nel risorgimento 
delle scienze. Di un'attività infaticabile, di una 
vastissima erudizione, antiquario e geografo, 
agricoltore e naturalista, commentò e tradusse 
opere degli antichi, dei paesi visitati, descrisse 
popoli, costumanze, monumenti ; lasciò sull'a- 
gricoltura un trattato, e fu primo a suggerire 
l'idea dei giardini pubblici pel coltivamento 
d'alberi esotici, dettò sui pesci e sugli animali 
in generale. Ma il lavoro che più d'ogni altro 
gli sopravvive, secondo anche l'avviso dei piò 
illustri zoologi, è la Storia (Iella natura degli 
augelli, colle loro descrizioni e ritratti al na- 
turale scritta in sette libri ('). Compreso delle 
verità che ha palesato Aristotile, ne seguì il si- 
stema coll'istituire anatomiche comparazioni ( ). 
vi intravide il bisogno di un metodo per meglio 
comprendere, per ritenere più agevolmente que- 
sto numero straordinario di esseri, dei quali si 
occupa l'ornitologia. Ed ecco il grande che af- 
ferra un' idea, intimamente convinto si tor- 
menta per mandarla ad effetto, ora con attenta 
meditazione la studia, ora con fantastico sbalzo 
la tenta, incapace a persuadersi che se alla 
.-coperta di un veld spesso è chiamato uno sol- 
tanto, quasi sempre la sua attuazione perfetta 
è riservata al lavoro lento e paziente ili molti 
uomini insieme. Bisogna dividere, smembrare 



li Parigi 1655| in lui. 

(-') Vedi Libro I o specialmente Cap. SII (Comparazione 
dello scheletro d'un uccello con quello d'un nomo). 



quest'immensa materia per ordinarla, e Belon 
riconobbe la necessità di una classificazione, 
ma non seppe eseguirla felicemente. Ter questo 
egli aggruppa gli uccelli secondo i luoghi che 
frequentano, o il nutrimento che prediligono, 
talora per conformità di abitudini, tal altra 
per somiglianza di forma, sempre perplesso in 
diverso sistema, mai fermo, mai sicuro in al- 
cuno. Fu tra quei fortunati ai quali la Prov- 
videnza ha concesso aprire questo arcano vo- 
lume della natura, e per facilità e robustezza 
di stile, per osservazione diligentemente minu- 
ziosa . per esattezza di racconto (che se spesso 
è troppo breve, spicea però per quella franca 
lealtà che sottomette lo straordinario ad esame, 
che accenna l'inverosimile dubbiando), la sua 
opera ornitologica oggi ancora volontieri si 
legge come utile, attraente, curiosissima. Essa 
va corredata di ligure intagliate in legno, in- 
gegnoso ritrovato che avvantaggia d'assai i 
lavori dei moderni su quelli degli antichi, fa- 
cilitando coli' esposizione al senso il compren- 
dimento dello intelletto; ma sfortunatamente 
sono così male eseguite da non dare il più 
delle volte nemmeno l'idea di ciò che dovreb- 
bero rappresentare. 

GESNEE CORRADO (1516-1565). 

Contemporaneo a Belon è lo svizzero Gesner; 
figlio di un' ignota famiglia che doveano illu- 
strare le sue geste e quelle de' suoi nepoti — 
martiri o eroi sui campi di battaglia, di quel 
libero paese — sortì i natali a Zurigo nel 1510. 
La fortuna gli arrise dalla culla alla tomba. 
Protetto e soccorso, visitò varie città della 
Svizzera e della Francia e fermò dimora in 
alcune per coltivarsi. Fu uno di quegli uomini 
straordinari non nati alla specialità, che tra- 
vagliati dal bisogno di apprendere, afflitti per 
dir così da una continua sete, cercano estin- 
guerla ad ogni fonte si pari loro dinanzi, ed 
è perciò che lo vediamo a\ viccndare i suoi 
studi Sulle lettere e sulle scienze; il precettore 
di lingua greca a Losanna trasformarsi in dot- 
tore di medicina a Basilea; se oggi pubblica 
un catalogo di botanica in quattro lingue, do- 
mani dare alla luco brani di letteratura o di 
filosofia; stendere la famosa Biblioteca Univer- 
sale e lilialmente il grandioso lavoro della Storia 
Naturale. La parte più considerevole di que- 
st'ultima è indubbiamente quella che abbraccia 
il regno animale, della quale il III volume 
stampato a Zurigo ha per tema gli uccelli. Vi 
segue l'ordine d'alfabeto premettendo il nome 
latino, cui fa succedere quelli di moltissime 



ATI AN .'N li" 



119 



altre lingue. QuesI etodo curioso di dispo- 

BÌzione ingenera disordine raccostando specie 
del tatto per naturale disuguaglianza lontane 
e viceversa, come l'applicazione «li tante ap- 
pellazioni, clie se antiche non ponno riuscire 
che ambigue, se moderne equivoche, quando 
ne è grande la varietà anelli' nella medesima 
lingua, anzi nello stesso paese, è sfoggio di 
una dottrina che in verità tocca al prodigio, 
ina qui l>iii che superflua, dannosa. Ila nozioni 
utili sulle malattie, sugli usi, sui nutrimenti, 
aggiunge particolarità inutili sulle ispirazioni 
elio fornirono ai poeti, varie citazioni dei passi 
degli autori, ch'egli addine per qualunque 
ragione ne abbiano molto o j>oco parlato, ar- 
ricchisce la sua opera di tavole generalmente 
scorrette. Se non si può negargli coscienza, 
bisogna del pari confessare che non ha reso 
alla zoologia i servizi che prestò alla botanica, 
pose le fila di un immenso ordito, lasciando 
ai posteri il pensiero della tessitura, lìeneviso. 
colmato di onori, la morte lo colse non ancora 
compito il decimo lustro di età, e fu degno 
suggello di una vita attivissima spesa pel bene 
altrui. Avea combattuto accanitamente la pe- 
stilenza che afflisse la sua patria, prestandovi 
la sua coscienza e la sua persona; ma in capo 
a due anni ne rimase affetto egli stesso. Ac- 
cortosene volle essere trasportato nel suo stu- 
dio e là neir assettare i suoi libri soccombette. 
Corrado Gesner è vantato il Plinio della Ger- 
mania — a buon diritto! Entrambi oltrepas- 
sarono la sfera dell'umana capacità nell'ideare 
il progetto, entrambi sviarono nell'esecuzione. 

ALDROVANDI (1522-1605). 

Come il peregrino che s ? imbatte in persona 
del proprio paese, che dopo lungo spazio di 
tempo risente il desiderato suono della patria 
favella, ad una eguale compiacenza si schiude 
il mio animo oggi, che nel rifare il cammino 
precorso dai grandi naturalisti antichi m' in- 
contro in un nostro Italiano: l' Aldrovandi. 
Spero che non verrò tacciato d'esagerazione, 
se asserisco che le opere lasciatili da questo 
Sommo valgono a rassodarci nell'opinione, che 
quando sorge un Genio nella nostra terra la 
sua azione è arditamente spiccata cos'i da pre- 
cipitare l'avanzamento della scienza o dell'aite 
a cui si consacrò. L'epoca, sulla quale richiamo 
la vostra attenzione, è una certo delle più 
splendide del nostro passato, il secolo di 
Leone X, allora che i Municipi] Italiani, go- 
\ il mintisi col reggimento della vera libertà, Com- 
battevano la lotta generosa del progresso. Quanto 



tesoro di luminose memorie, quale esempio im- 
ponente pei posieii! Perdonate questa digres- 
sione, i'lie un giusto orgoglio Ila originalo. 
Bologna ha il vanto ili essere siala pallia 

ad llisse Aldrovandi. Vi nacque da illustre 
famiglia nella prima mela del secolo XVI 

(1522). l'i un carattere si latamente vivace, 

ili una intraprendenza ardila quanto mai. do- 
dicenne diserta il teiio natale, abbandonando 
la madre vedova e solo \ iene a Roma. Espa- 
triato dopo quattro anni, imprende un lungo e 

disastroso viaggio a piedi per l'Italia, la ["ran- 
cia e la Spagna. Studia poscia legge e lisiea a 

Bologna ed a Padova, riede a Roma, coopera 

Mauro nel lavoro sulle antichità, scrive un 
Irai (alo sulle statue egli stesso. È un genio 

che ossesso dal bisog lei lavoro, ansioso lo 

rena, lo abbraccia con frenesia sotto qualun- 
que forma gii venga innanzi, presente che un 
posto insigne gli è riservato, ma quale, ma 
dove lo ignora; è ciò che si affanna a ricer- 
care. Lo prime orine nella carriera segnate 
dagli uomini illustri marcano spesso questo 
penoso ondeggiamento di spirito, che il con- 
temporaneo, ignaro della febbre che li assale, 
giudica erroneamente o pazzia o perplessità. 
Ma avvicinato l'illustre Rondelet, coll'assìsterlo 
nel trattato sui pesci Aldrovandi si sente pre- 
dominare dalla passione per le discipline na- 
turali; ecco finalmente lo ha trovato, è questo 
il campo dove quel suo prepotente ingegno potrà 
spaziare. A I'isa perfeziona sotto il Ghini 
(grande come maestro, più che come autore) 
lo studio della botanica intrapreso a Bologna, 
ove appresso nel 1553, presa la laurea in filo- 
sofia e medicina, diviene professore prima di 
logica, indi di filosofia, alla fine di botanica. 
Liberalmente prodigandovi le avite ricchezze, 
sorretto dalla munificenza del Senato Bolognese 
e dagli splendidi doni degli Ottimati Italiani, 
piantò un giardino botanico, raccolse un granile 
musco, mise assieme una copiosa biblioteca di 
libri scientifici. Su queste salde basi ha fon- 
dato un monumento : la sua Storia Naturale. 
indici volumi in foglio. Quattro solo (i primi) 
furono da lui pubblicati, gli altri nove sono 
postumi, egli li aveva legati, grato delle bene- 
merenze ricevute e della pensione ottenuta in 
tarda età, al Senato di Bologna, assieme al 
Museo, alla Biblioteca, e ad un numero stra- 
grande di lettere, note, trattati e osservazioni, 
die si conservano preziosamente in quell'insi- 
gne Istituto. Discorrendo quii manoscritti ine- 
diti di architettura, di pittura, di antichità, di 
musica, di poesia, di arti meccaniche, di cri- 
tica, di storiti, di geografìa, di proverbi, di 



120 



ATLANTE OKN] fOLOGICO 



matematica, ili filosofia, «li medicina, di mo- 
rale e perfino di teologia, bisogna confessare 
elio nell'universo scibile Aldrovandi ha lasciato 
una traccia profonda di una versatilità emi- 
nente, di una infaticabile operosità, di una eru- 
dizione prodigiosa, bisogna ammettere eoi Me- 
rosio che egli fu l'Ercole degli scrittori. 

È erronea l'asserzione di Lindenio e d'altri 
sulla miseria che afflisse la sua tarda età, come 
è falso del pari eh 'ci morisse eieco ricoverato 
allo spedale. Vi sono biografi i quali, quasi 
che a costituire la gloria abbisognino ingrati- 
tudini e persecuzioni, svisano gli avvenimenti 
a danno della verità, e credono avvantaggiare 
la fama del lodato quanto più denigrano la 
condotta dei contemporanei verso di lui. È un 
tatto die Aldrovandi morì (1605) ricco e colmo 
d'onori, come è un fatto che la sua figura si 
rileva' abbastanza nello sfondo dei tempi per- 
chè non sia d'uopo irradiarla davvantaggio col- 
L'aureola del martirio. 

Rare volte accade di poter formarsi un'idea 
cos'i chiara, tanto esatta di un'Opera, come 
dalla seguente leggenda dell'Ornitologia tV Al- 
drovandi : Ornitologia, cioè Delia Storia degli 
Uccelli Libri XI 1 nei quali si descrivono gli 
Uccelli, descrìtti si sottopongono figurati agli 
occhi dei lettori, la loro natura, i costumi e le 
proprietà per modo si dichiarano, che facilmente 
(jiii possa trovarsi ciucche occorra dire intorno 
àgli Uccelli. Pazientate che io vi enumeri le 
intestazioni di un Capo per provarvi la verità 
del mio asserto, e precisamente del primo, 
quello sulle Aquile. Genere, dignità, nomi, si- 
nonimi, l'orma, sensi, sesso, scili, volo, costumi, 
docilità, voce, coito, incubazione, generosità, tem- 
peranza, liberalità, 'pugna, antipatia, predo, ma- 
lattie, storia, ani/uri, ieroglifici, emblemi, /aride, 
apologì, uso in medicina, nei cibi, nelle ciiciie. 

nelle costellazioni, nelle insegne, nelle immagini, 
negli scudi, nelle armi gentilizie. Novanta pa- 
gine (formato in t'olio) trattano delle cose enun- 
ciate. Ora quando vi avrò detto che con mag- 
giore minore prolissità tutti i capitoli abbrac- 
ciano i soggetti suesposti, che la sinonimia, è 
ricca di diciannove linguaggi, che cinqueceu- 
toottantuno sono gli autori citati, io spero 
avervi convinto essere compendiata l'opera in 
quelle parole: che facilmente i/ui possa trovarsi 
checche occorra dire intorno agli Uccelli. In un 
lavoro così traboccante di erudizione, al cui 
confronto la Storia di Plinio è un compendio, 
nou è a meravigliarsi se abbondano gli errori. 

Per questi studi giganteschi cusa è la vita ili 

un Uomo? Per quanto si cerchi sopprimere le 

lacune, non si vince un ostacolo insormonta- 



bile: il difetto del tempo; per le condizioni 
poi ilei secolo nel quale visse, il nostro Alitim- 
ela impossibilitato di verificare tutto da sé, 
dovette quindi valersi assai dei lavori altrui. 

Scendendo al particolare, del Volume Primo 
citerò a modo d'esempio nelle seicento pagine 
degli otto Libri, che trattano sui Rapaci, gli 
Avvoltoj pei falsi caratteri generici; le Averle. 
questo anello di congiunzione fra due ordini, 
confuse fra i Nibbi e le l'ojane; il Cuculo co- 
mune non solo erroneamente specificato, ma ciò 
che è stiano e che marcherebbe un'imperdo- 
nabile trascuratezza di analisi, forse per leg- 
gile somiglianze nell'abito, messo fra i Rapaci 
diurni, come nei Rapaci notturni, perchè not- 
turno, il Nottolone; ed il troppo agevole tro- 
vato di designare coinè ibridi quegli uccelli, 
che gli erano poco noti e che a prima vista si 
avvicinano a due gruppi. Divide con altri Au- 
tori antichi l'errore di ammettere i Chirotteri 
fra gli Uccelli, abbenchè dia a conoscere di 
dubitarne dal titolo imposto al Libro IN dove 
ne tratta (Degli Uccelli di media natura cioè in 
parte quadrupedi"! in parte uccelli) e dove com- 
mette un nuovo sbaglio nel collocare lo Struzzo. 
Fantastico è il Libro X, basta citare la indi- 
cazione: Degli Uccelli favolosi. Neil Libro XII, 
considerando clic fu falso il punto di partenza, 
non dobbiamo meravigliare se è falsa la via 
che percorse. Vi discorre dei Corvi e degli altri 
Uccelli, che hanno il rostro duro e robusto, e 
quindi considerandoli sotto quest'unico punto 
di osservazione, unisce generi ben differenti, 
come i Beccofrusoni, i Picchi, i Crocieri, i Ri- 
gogoli etc. etc. A proposito anzi di questi ul- 
timi falsifica anche la tavola del nido rappre- 
sentandolo rotondo, quando invece è negli Au- 
tori tutti e negli esami diretti, clic ini avvenne 
di l'are, lo trovai sempre emisferico tessuto sopra 
una biforcazione. Credetti bene segnalare questo 
errore, perchè uno dei pochi che s' incontrano 
nei disegni di Aldovrandi, i quali, inteso sem- 
ine dogli Uccelli e nidi comuni, in generale 
sono eseguiti con molta fedeltà. 

Passando ora al Volume Secondo io mi devo 
permettere egualmente di annunciare di volo 
nel Libro XIII (Degli Uccelli polvei'izzatori sil- 
vestri) quella bizzarra preferenza accordata alla 
splendidezza delle penne o all'eccellenza delle 
carni, dal che naturalmente origina un'immensa 
confusione, quale l'agglomeramento dei l'olii 
d'India, dei fagiani, degli Urogalli colle Otarde 
e cogli Occhioni, delle Tei niei e delle Quaglie 
cogli Ortolani a tacerne tanti altri, qui però 
troviamo un compenso nella verità delle fa- 
vole. Fra i Polverizzatori che si lavano (Li- 



ATI. ANI I ORNITOLOGI) 



Ili! 



bro. XV) i Colombi sono assieme colle Passere. 
Nei Baccivori (Libro XVI) coi Tordi,' gli Storni 
ed i Prosoni. Noi Vermivori (Libro XVJI) alle 
Rondini sono associate !<• Pernici ili mare, i 
Rondoni olle Upupe, le Cincie alle Ballerine, 
le Maciole alle Capinere, eciò cheè strano com 
presivi perfino i Ciuffolotti. Chiunque poi esa- 
ìii ini la disparità delle specie (Silvie, Fringille, 

LodOle, eie. ele.i disdille nel Libro XVIII, 

i Canori, dovrà concedermi che L'Autore lo 

ideò (piale un ripostiglio acconcio a. radunarvi 

quegli Uccelli che, in una classatone tanto ca- 
pricciosa, inni aveano' trovato altro posto. 

In sistema del tulio contrario a quello te- 
nuto pei dui' primi, addotto l'Autore nella 
classificazione pel terzo ed ultimo Volume. Si 
direbbe che quella mente profondissima avesse 

esaurita tutta la vena della imaginativa, che 

spossata dall'improbo sforzo di attenersi ad una 
distribuzione cosi minuziosa e sconnessa, si 
tosse lasciata vincete dal bisogno di affrettare 

la line del grandioso lavino. È perciò die noi 

troviamo due soli Libri: il XIX dei Palmi- 
pedi o il XX degli Uccelli clic slatino presso 
le acque. Prima però di emettere questa se- 
conda opinione, io ho voluto sottopolla al giu- 
dizio, che meritamente apprezzo, di due scien- 
ziati miei amici i cui nomi la loro modestia 
non mi permette di pronunciare". La piena con- 
fermo., die n'ebbi, valse a diradarmi il sospetto 
che travolto, come ero, dal vortice di una eru- 
dizione esuberante e contusa travedessi in Al- 
drovandi quell'ansia di venirne a capo, che 
intieramente dominava il mio spirito. Difatti 
il mio spirito si trovava in questo momento 
nella condizione di un fanciullo, che dopo avere 
errato a lungo negli ini ricali sentieri di un la- 
birinto, siano pure ombrosi ed ameni, si sente 
sopraffatto dalla penosa impazienza di uscirne. 
Se fra i Palmipedi nel Libro XIX noi troviamo 
inclusi dei lobi pedi e dei grallatori, come la 
Monachina e il Suasso, e sci pei primi le pinne, 
pei secondi le palme dei diti possono in qual- 
che modo attenuare L'errore, il solo fatto che 
abitano lungo le aeque non basta certo a giu- 
stificare nel Libro XX fra, gli Uccelli di ripa 
la collocazione del .Merlo acquaiolo, che abita 
i monti, o di un Alcione o Passero che dire si 
voglia., qual'è il Martin pescatore. 

l'assali così in una rapida rivista i tre Vo- 
lumi dell'Ornitologia, veniamo ad un cenno 

sull'insieme dell'i Ipera. 

f; facile, che chiunque interroghi, quanti eb- 
bero a discorrere dell'Aldrovandi, non sappia 
darsi ragione di tanta discrepanza nei pregiu- 
dìzi!; io mi confermo in una osservazione che, 



ripetutamente verificata mi ha adatto convinto; 
ed è che la rinomanza degli nomi ni attraversa 
sovente varie fasi; in vitti l'inviditi la rode; 
Sopraggiunta la morte, quasi a compenso l'e- 
sagerazione la ingigantisce: il tempo, quesiti 

giudico tranquillo, la mette spassionatamente 

nel vero suo posto, donde non viene tolta che 

quando dopo molti anni L'esagerarla di nuovo 

serve ad impicciolire a proprio vantaggio i me- 
riti di un contemporaneo, o almeno di uno die 
troviamo a noi più vicino per la via del pro- 
gresso. Devo citarne un esempio.' Qui me lo 
otite Buffon, il quale non è forse tanto parco 
di encomio col creatore delle scienze naturali 
Linneo, quanto è prodigo collo Aldrovandi ? 
Dia non mi negherete che la pentiti dell'in- 
signe francese (anche a sua insaputa, se così 
vi piaci' ritenere) fosse, guidata da un ecces- 
sivo amor proprio nel vergare quelle pagine, 
che magnificando i meriti dei nostri Autori, 
diminuiscono quelli assai maggiori dello •"sve- 
dese. Amai inarcare il carattere per lue spic- 
cante dell'elogio di Buffon, elogio tanto, anzi 
troppo abusato dagli apologisti più fanatici di 
Aldrovandi. Sotto l'impero di giudizi così 
discordi, è ben difficile alla critica serbarsi 
seria ed imparziale. <'iò premesso!, io entro 
nieiio liiuliatite nell'argomento, confessando 
che non intendo di esporre che modestamente 
e in breve le mie impressioni. 

È per ine Aldrovandi un pittore felice, ed 
originale, non è uno scienziato ; perchè la sua 
opera non è hi storiti dei fatti ; egli non inve- 
stiga, non analizza, non medita, dipinge. Do- 
tato di un ingegno multiforme, quindi vero 
Italiano; non valse ad arginarlo, non seppe 
dominarne la vasta comprcnsività; e se il genio 
negli uomini eminenti non è che la pazienza ('), 
questo dono gli e fatalmente mancato. Aderisco 
a chi lo accusa di idee vaghe e indeterminate, 
non però a chi me lo presenta come il sem- 
plice plagiario di Aristotile, o quello che è 
forse peggio, come un commentatore che l'o- 
scura: respingo la taccia che mancante affatto 
di giudizio e di critica, non avesse altro scopo 
clic d' ingrossare hi sua opera. Io lo ritengo 
più credulo che poco curante del vero; panni 
che per l'analisi gli mancassero il tempo e 
l'opportunità; alcune osservazioni alle quali 
volle o potè applicarsi le trovo esatte, conio 
ad esempio quelle sullo sviluppo del pulcino 
nell'uovo; non vi vedo quell'abituale inesat- 
tezza nelle citazioni di cui alcuno si piacque 
addebitarlo. Finalmente quanto aliti classitìca- 



(') Wauveuarguoa. 



Atlante ornitologico. — Parto I 



122 



ATI.ANTK ORNITOLOGICO 



zione. lodando i suoi sforzi per tentarla, am- 
metto il fallo (e chi noi riconosce, e gravis- 
simo?) di avella basata sopra principi che lo 
trassero all'innaturale unione di generi dispa- 
valissiini. ma non lo chiamo in errore perchè 
in luogo «li attenersi ad un unico criterio, ne 
ha seguiti diversi. L'accusarlo «li questo è per- 
donabile appena a chi non vede nella natura 
che un blocco di domabile argilla, che possa 
l'uomo a suo talento plasmare, e che non co- 
nosce quanto essa sia insofferente ai freni dei 
sistemi scientifici. 

Davanti l'opera dell'immortale Bolognese io 
mi sento colpito di ammirazione, come davanti 
ai nostri antichi monumenti: il tempo li rispetta. 
scuola ai posteri ed eccitamento! 

(•LINA (1684). 

Abbenchè più cinegetica che ornitologica, io 
non posso esimermi dal raccomandare all' at- 
tenzione degli studiosi un'operetta divenuta 
rara e ricercata: l'Uccelliera di Giovanni Pietro 
Olina Novarese, edita in Roma nel 1684. 

Le descrizioni delle varie caccie vi sono fatte 
con molto chiarezza, e quantunque semplicis- 
sime, la loro lettura non manca di amenità. 
Da esse chiaramente traspare come gli uccelli 
fossero allora più domestici che oggidì. La scar- 
sità delle abitazioni, una popolazione meno fitta 
nelle campagne e le campagne poco coltivate, 
e perciò quasi deserte, dovrebbero a prima 
giunta fai' credere che l'isolamento influisse 
per rendere gli uccelli selvaggi: ma bisogna 
invece convincersi che in essi, come in tutti gli 
animali, predominando il sentimento della pro- 
pria conservazione, il maggior contatto col- 
l'uomo non fa che creare il sospetto, raddop- 
piare l'astuzia, soltanto perchè vi avvertono un 
nemico. Ho creduto fermarmi sopra questo 
fatto, segnalato anche dalle osservazioni dili- 
genti di moderni viaggiatori, che mi prova 
all'evidenza come gli uccelli non temano la 
novità, ma l'agguato; poiché è un fatto che 
ha un'assoluta importanza per chi, al pari di 
me, trova in loro un ausiliario potente all'a- 
gricoltura, e cerca assicurarselo, oltreché eoi 
frenarne la persecuzione insensata, circondan- 
done di agi la vita. Quanti invece si schierano 
nel campo contrario, e duolini vedervi natu- 
ralisti d'altronde i aspettabilissimi, quanti so- 
stengono essere gli uccelli non solo innocui, 
ma perfino dannosi ai nostri raccolti, ne esa- 
gerano la diffidenza, perchè ciò torna a loro 
vantaggio per combattere, come inutili le ap- 
plicazioni dei nidi artificiali e quant'altro stu- 



diosamente si tenta, onde popolare i nostri 
boschi e le nostre campagne di questi preziosi 
alleati. 

Ma io ritorno all'Uccelliera, dove l'i 'lina col 

suo stile facile e piano piacevolmente m'istruisce 
e l'occhio si allieta nelle venuste incisioni che 
l'adornano. Infatti l'autore allo sfoggio di co- 
noscenze estesissime sulle varie uccellagioni, 
che con minuta accuratezza mi narra, sul go- 
verno, sugli alimenti, siili' accecamento, sulle 
mute, sulle medicine pegli uccelli captivi, sul- 
l 'acconciare le pelli, nelle descrizioni delle 
cinquantanove specie, che ha stese, aggiunge 
osservazioni particolarissime e nuove. Analitica 
è quella per l'appunto sul pigolìo del fior- 
rancino, (piasi un ravvedimento dell' averlo 
confuso col reattino, e fu guida forse ai recenti 
ornitologi nel creare la tribù dei pigolanti ; 
veritiera l'altra sull'agevolezza della capinera, 
penetrante una terza sulla mobilità della man- 
dibola superiore e sul modo con cui il pappa- 
gallo si serve della zampa e del rostro. Se 
addita attività terapeutiche, allora indisputa- 
bilmente attribuite alle carni degli uccelli, lascia 
spesso trapelare che dubita della loro efficacia, 
talora perfino la nega, ciò che è notevole in 
un giurista, (piale egli era. Davvero che ha 
saputo spogliare il suo racconto dal prestigio 
affascinante del soprannaturale, schermirsi dalle 
attrattive del favoloso, due scogli pericolosi oggi 
ipiasi inevitabili in quei tempi, nei (piali la 
scienza era l'ambito retaggio di pochi, ed il 
suo merito generalmente si giudicava non alla 
stregua giusta della verità, macoli quella nebu- 
losa del mistero. Ora devo aggiungere un'ul- 
tima parola sulle stupende figure a bulino del- 
l'Uccelliera. Le incisero il Tempesta e il Vil- 
lainena; dei (piali se nell'ultimo il pregio de] 
facile intaglio e dell'ottimo disegno rimane 
alquanto ecclissato da un certo manierismo nei 
contorni ; il primo si fa rimarcare per la si- 
curezza del tratto, per la verità delle pose, per 
una vivacità tale di tocco, che manca il colo- 
rito, ma non manca la vita, anzi si direbbe 
che (piasi no spicca anche il moto. Mi accu- 

seran io lo prevedo, di essermi soperchia- 

mente allungato nella critica di quel cimelio, 
che è l'operetta di olina, ma io sono certo che 
chi, invogliato dal mio elogio si farà a scor- 
rerla, non troverà esagerato di troppo il biso- 
gno che provai di renderla conosciuta, compa- 
tendomi del resto: è nostro Nazionale. 

GERIN1 GIOVANNI, Storia Naturale degli Ce- 
nili, voi. 5, con tav. di S. Manetti, L. 
Lorenzi e V. Vanni. Firenze 17(>7-177ti. 



Mi Wli 0BNITO1 OGH '• 



123 



Opera considerevole più ohe :ili 1 <> pelle ta- 
vole colorate dello quali va adorna <■ che pei 
quei tempi ivano di rara bellezza, né si deve 
far attenzione alla positura grottesca ili molti 

uccelli, porcile in allora si usava prendere 
come modelli animali imbalsamati e non sog- 
getti viventi o bene itati. Il testo è in gran 

parte quello di Urisson {Ornili/. lTiiOj. Diversi 
Autori e tra questi lo Sliarpe ed il Madarasz 
hanno accettato alcuni nomi proposti dal (Sc- 
rini, come quello di Falco mirili US etc: ma io 
non lio creduto di seguirli, non essendo il Ge- 
rmi di regola Autore binominalista. 

RANZAN1 CAMILLO, Elementi di Zoologia, 

'Ionio III. contenente la Storia Naturale 

degli recelli, nove parti. Bologna 1821- 

1 s'->6. 

Ottimo lavoro per descrizioni di livree e di 

costumi e meno noto di quanto meriterebbe. 

SAVI PAOLO, Ornitologia Toscana, voi. 3, 
Pisa 1827-1831. 
Possiamo dire clic anche oggi quest'opera 

è la migliore del genere che abbiamo in Italia. 
Le descrizioni degli abiti, dei costumi, delle 
caccie etc. sono in gran parte originali, esatte 
ed in generale inarrivabili per chiarezza e brio, 
la distribuzione geografica, per sé stessa dilet- 
tosa, dati quei tempi risulta molto accurata; 
la classificazione è quella del Temminck [Man. 
d'Om. 1815). Il Savi descrisse come nuovo il 
Falco pojana che non è differente, dal /•'. buteo, 
accennò ad una Sylvia Pajolae che è il gio- 
vane della Sylvia nisoria, fece pel primo co- 
noscere la Sylvia (Looustélla) luscinioides ottima 
specie, hi MotaeiUa cinereocapilla che io misi 
tra le forme delle M. flava etc. Sorpassando 
ad alcune piccole mende, l'opera mantenne 
sempre la sua grande riputazione ed essendo 
divenuta assai rara, un provvido Editore, il 
Lemonnier di Firenze, pubblicò un 2" edizione 
col titolo di Ornitologia Italiana e con prefa- 
zione del tiglio Adolfo Savi. Ma tanto la 2' edi- 
zione che la ristampa del 1900 peggiorarono 
la l a , essendosi introdotte specie che non ven- 
nero colte entro i confini italiani, eliminate 
altre che dovevano esservi incluse e per nulla 
corretti i pristini ertoti : fu nude che le nuove 
edizioni di un'opera di tanto merito come 
V Ornitologia Toscana di Paolo Savi non siano 
state affidate a qualche distinto Ornitologo (e 
non mancava in Italia) come opportunamente 
fu fatto in Inghilterra pelle varie edizioni dello 
Varrell, British Hinhed in altri simili casi, ove 



le ristampe riuscirono sempre di \ ero miglio- 
lamento. 

BONAPARTE C. I... Iconografia della l'anna 
Italica, Uccelli, t. I, pi. 2"; Soma ina- 
imi, con tav. 

Le tavole sono bellissime per esecuzione , 
per rassomiglianza e rappresentano uccelli rari 
o poco noti. Il Bonaparte incluse tra gli Uc- 
celli Italiani alcune specie che allora non erano 

veramente tali, ma che però in parte lo furono 
poi (Gerthilauda desertorum, Lomvia traile etc) 
altre sono nominali {Alauda cantarella, Lanu 
capislratus etc.), poi ad esempio la sua 7'.';»- 
ber-iza Duraezoi è identica a certi individui 
dell*/-.', pusilla e dell'/-.', sohoenichus ed il /.«™s 
Lamìrnischinii al L. gelastes. 

SALV ADORI TOMMASO, Uccelli nella pt. - 
della l'anna d'Italia, Milano, 1n7'_\ 
i 'pera notevolissima, perche dà un quadro 
(salto e veritiero dell'Avifauna Italica e credo 
sia difficile condensare in un numero piuttosto] 
list retto di pagine tutti i dati eccellenti che 
questo noto Autore offre sulle livree delle 
singole specie, sulla loro distribuzione geogra- 
fica in Italia, sui costumi e sullo stato della 
Scienza Ornitologica in quel tempo, per cui 
panni indubitato che il lavoro del Salvadori 
per rigore scientifico superi di gran lunga quello 
del Savi. Le specie accettate come italiane sono 
■ili, ma alcune di esse (Looustélla Jluviatilis, 
Lotus leucophthalmus etc.) vennero poi susse- 
guentemente cancellate dallo stesso Autore. E 
qui sento il piacere di testimoniare il mio sin- 
cero plauso all'ottimo amico Conte Salvadori, 
che tra gli Ornitologi Italiani certamente ec- 
celle per ingegno, per sapere e peli' imparziale 
giudizio. 

GIGLIOL1 E. II., Elenco delle specie di Uccelli 

ehe trovami in Italia etc, Roma, 1881. 
Lo stesso, Avifauna Italica (per servire all'In- 
chiesta Ornitologica in Italia), Firenze, 
1886. 
Lo stesso, Avifauna Italica (Primo Resoconto 
dei Risultati dell'Inchiesta Ornitologica in 
Italia), Firenze. 1889, 1890, 1891. 
L' Illustre, Direttore del 1!. Museo di Firenze 
e Capo dell' Ufficio Ornitologico Italiano nelle 
suesposte pubblicazioni ha estesamente parlato 
sugli Uccelli Italiani, i primi due lavori sono 
originali, nell'ultimo diviso in tre volumi rag- 
gruppò, coordinandole diligentemente, le no- 
tizie offerte dai Membri dell'Inchiesta Ornito- 
logica in Italia, fili studiosi vi trovano molto 



124 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



o svariate osservazioni più die altro sulla di- 
stribuzione geografica delle varie speeie e sulle 
più notevoli catl me avvenute, e invero può dirsi 
lavorìi completo, Se qualche inesattezza si av- 
verte nei dati forniti, issa deve attribuirsi alla 
difficoltà di trovar dovunque corrispondenti 
coscienziosi e di vera competenza scientifica ed 
alla quasi impossibilità di indagare in unni 
singolo caso la verità delle provenienze. I >rl 
resto l'Ufficio Ornitologico Italiano non avrebbe 
potuto trovare un Direttori' così zelante ni 
operoso come il Professore Giglioli e della cui 
valentìa fa sicura prova 1' inarrivabile Colle- 
zione t'entrale dei Vertebrati Italiani del R. Mu- 
seo di Firenze, ove sono racchiusi tanti te- 
sori e che venne compiuta in un tempo rela- 
tivamente molto breve. 1/ Elenco comprende 
412 specie (per mera dimenticanza venne ora- 
messa la Terekia cinerea), V Avifauna 44:ì, il 
primo ed il secondo volume dei Risultati del- 
l'Inchiesta 450, nel terzo vennero aggiunte il 
Palco barbarne, la Motacilla fava beano e 
VApus affini*. Mi associo pienamente al parere 
dell'Egregio Conte Salvadori nell'escludere dal 
novero delle specie Italiane il Gaprimulgus 
asiaticus, VAgelaeus phoenieeus, la Dendrocycna 
javanica etc. E giacché mi trovo su questo ar- 
gomento, non posso astenermi dall' accennare 
a un fatto, che se fosse quale certi sospetti 
indurrebbero a ritenere, meriterebbe severo 
biasimo. In Italia ho osservato da vario tempo 
che vi sono alcune località ove gli Uccelli cosi 
detti rari siano settentrionali o meridionali, 
siauo orientali od occidentali sembrano fare a 
tiara per darsi convegno e queste località par- 
ticolarmente benemerite sarebbero ad esempio 
Nizza, Sarzana e qualche altra e tra queste 
una situata nel bel mezzo della Valle Padana, 
Non nomino persone, ma con la franchezza riu- 
nii distingue e con quella pratica che acquistai 
e come cacciatore e come ornitologo, dichiaro 
che ho sempre avuto il sospetto che tali sog- 
getti in quelle località siano bensì comparsi, 
ma arrivandovi sempre o quasi sempre in pelle. 
Così io diffido di tutti gli esemplari che vedo 
nelle Collezioni con quelle provenienze direi 
quasi prestabilite e ritengo che pur troppo per 
essi siano stati introdotti nella Scienza errori, 
che torna impossibile di correggere. 

Il Griglioli ha pubblicato anche una'lcono- 
yrafia dell'Avifauna Italica, della quale usci- 
rono circa fio fascicoli Con 300 tavole colorate, 
molte delle quali veramente buone, il lesto è 
in gran parte quello dell'Avifauna Italica (18S6) 
con l'aggiunta di brevi diagnosi; purtroppo 
questo lavoro, che sarebbe riuscito un cimelio 



per la Scienza e per l'Arte Italiana, è rimasto 
interrotto, lasciando poeo speranza ohe venga 
compiuto. 

SALVADORI TOMMASO, Elenco degli Uccelli 
Italiani. Genova, 1887. 
Questo Elenco è fatto sul tipo delle Liste 
pubblicate dall' Unione Ornitologica Inglese e 
da quella Americana. Contiene brevi sinonimie, 
il significato, l'origine, e. l'etimologia dei nomi 
generici e specifici ed alcuni ragguagli sulla 
distribuzione geografica delle singole specie. 
La classificazione e affatto moderna e vi spicca 
dovunque quella chiarezza e quell'esatto di- 
scernimento scientifico che sono i pregi ili ogni 
lavoro del Conte Salvadori. Neil 'Elenco il Sal- 
vadori annovera 512 specie, delle quali 428 se- 
condo lui appartengono veramente all'Avifauna 
Italiana e 74, chiuse tra parentesi, egli dichiara 
ammesse fra le Italiane per errine o senza prove 
sufficienti. 

MART0RELL1 GIACINTO, Monografia illu- 
strati! degli Uccelli di Bapina in Italia. 
con fotoincisioni e tavole sincromiche, 
Milano, 1895. 

Il diligentissimo Prof. Martorelli ha illustrato 
con molti disegni e tavole da lui ottimamente 
eseguite i Rapaci Italiani, servendosi del ma- 
teriale della stupenda Collezione Turati di Mi- 
lano. E un lavoro di grande utilità allo stu- 
dioso, ed il miglior augurio si è che tale opera 
venga, completata per tutti i rimanenti gruppi 
degli Uccelli Italiani. 

Queste sarebbero le opere più importanti 
sull'Avifauna Italica in generale, nuove specie 
furono aggiunte con semplici note, dal Salva- 
dori quali il Falco punicus, la Menila torquata 
al/iistris, VApus a/fnis, la- Motacilla fava 
lncnm. VAegialitis asiatica, le apparizioni del 
Sywhaptes pa/radoxuè etc, dal Ninni pella 
Somalcria spectdbiUs, dal Ferragni pella Sylvia 
ninni, da. me pella Calliope calliope, pel 
Unico Unico ilcsertoriim , peli' Aquila rapax , 
pella. Motacilla citrulla etc. Per Regioni clic 
quantunque non appartengano politicamente 
all' Italia, pure da parecchi Autori sono am- 
messe quali parti geografiche integranti, come 
il Trentino e la. Dalmazia, abbiamo i lavori 
dell' Althammer, dell'Unterstefner e di recente 
gli accuratissimi del mio amico Prof. Agostino 
Bonomi e ili Oraziano Vallon, pella Dalmazia 
gii altri del Micliaelles, di Eggenhofifer, del 
Washington, di Kolomhatovich, dello Scliia- 
vuzzi e sopratutto del Brusina, che raccolse 
preziosi materiali pel Museo di Zagabria. Se il 



ATLANTI-'. ORNITOLOGI! 



1 23 



Trentino lui un'Avifauna prettamente Italiana, 
la Dalmazia, secondo me, non mio compararsi 
nei riguardi scientifici al nostro paese, poi solo 
l'alio che pareccliie specie orientali vi sono fre- 

ipienti o vi compariscono di tratto in tratto. 

Il Veneto ciedo sia la regióne d'Italia meglio 
nota. Quantunque non abbia una propria Avi- 
fauna locale del tutto esauriente. Esso conta i 
Cataloghi generali del Martens, del Contarmi, 
del Nardo e del Ninni ed i parziali del Pollini, 
del Baseggio, del Naccari, del Catullo, del Perini, 

del De-Bctta. dell'Arnioni Degli Oddi, del 
Dal l'ionie, del Valimi, del Tcllini e di pa- 
recchi ancora. 

E qui cito alcuni lavori che abbiamo sul Ve- 
ronese, che è una delle provincie più interes- 
santi del Veneto, ed altri che olirono speciale 
importanza. 

1. POLLINI CIRO, Maggio al Lago di Garda 
e al molile llaldo etc, vedi Biblioi/r. 

E uno dei primi lavori sugli Uccelli del Ve- 
neto l'atto senza rigore scientifico; dopo i nomi 
manca perfino quello dell'autore, che io sup- 
porrei fosse lo Gmelin, dal l'atto che ne adottò 
la classificazione pegli Insetti (pag. 29). 

Annovera (pag. 23-24) specificamente diversi 
il Coìymbus glacialis dal 0. immer, il C. cri- 
stalli* dall' urinalo)-, scambia (pag. 2(5) il Te- 
lino francolinus col T. bonasia, chiama il Tur- 
ilns iliacus Tordo comune o Bottaccio, ed il 
T. musieus Tordo sassello o Malvizzo (pag. 27). 
.Non elenca fra gli Uccelli del Garda il Larus 
riilibiinihis, il Colymbus arcticus e septentrionalis 
e la sua lista comprende all' incirca 150 specie. 

È invero l'elenco più misero dell'Ornitologia 
Veneta, e la mancanza assoluta di notizie sulla 
frequenza, sulla nidificazione, sul passo od altro, 
la scarsità delle specie ammesse, lo scambio 
di alcune lo rendono un lavoro poco apprez- 
zabile. 

Dopo questa pubblicazione, comparve un 
opuscolo col titolo : « Osservazioni di Cenomio 
Kiiganeo intorno al viaggio al Lago di (iarda 
etc. del dott. Ciro Pollini. 1817». È un'acre 
ed astiosa critica, vi si dice che l'opera del 
Pollini è tutto un plagio; copiato il Catalogo 
dei Pesci dal Tommaselli e le due specie 
nuove determinate dal Kenier; quello degli ec- 
celli compilato dal francese Lorrè e dal Conti etc. 
E invero una critica poco opportuna e poco 
commendevole, perchè sente troppo di pole- 
mici. Nello stesso anno rispóse Deuterio Be- 
nacense con lo scritto « Rispósta di Eleuterio 
P.enacense alle osservazioni di Cenomio l'.u- 
ganeo intorno al viaggio etc, del dott. Cito 



Pollini. Timepoli, lslT » vivamente ribattendo 
e contraddicendo le asserzioni del Cenomio. 
Se trOTO doveróso attenuare il biasimo alle 

molte imperfezioni del lavoro del Pollini, ri« 

Sottendo .alle condizioni del tempo remòto in 
cui fu steso, panni del pari inutile occuparci 
degli scritti suaccennati che gli successero, nei 
quali la polemica, anziché ispirarsi alla sco- 
perta del vero in servizio della scienza, scese 
nell'ingrato campo della personalità partigiana. 

2. VOLTA n s. GIO. SERAFINO, Descrizione 

<I<1 Lago ili (larda etc, vedi Bibliogr. 

L'Autore dice che gli Uccelli del Lago con- 
sistono (pag. 13): « in alcune sorte di Anitre 
comuni nella stagione del freddo alla maggior 
parte dei laghi e dei fiumi, in Merghi, Foli- 
che, Colimbi. Lari, Fenicopteri, Ai-dee, Palli 
ed altri simili generi di volatili acquatici ». 

Introduce fra gli abitatori del Benaco anche 
il Fenicottero, mentre vi è specie accidentale 
e molto rara. 

Poscia si dilunga a parlare (pag. 13-15) di 
una specie di Motacilla, cui dà il nome di M. 
montana e ne unisce la tavola col nome vol- 
gare di Francolino. Il testo mi pare le assegni 
caratteri che possono essere propri] ad una 
Motacilla ed alla Frinijilla montifrinijilla, men- 
tre la figura sembra rappresentare un Tordo 
leucocrostico ! Né io so, né lo sa lo stesso mio 
amico Amadei di Salò interpellato, che si ap- 
plichi sulle rive del Garda il nome di Fran- 
colino ad alcuna specie di piccoli uccelli. 

Anche questa operetta, per la parte ornito- 
logica, non ha interesse. 

3. PEKINI GAETANO, Degli Uccelli Veronesi 

e Manuali d'Ornitologia Veronese etc, vedi 

BibUogr. 
In questi due lavori, il secondo dei quali di 
rilevante mole, l'Autore ha riunito una grande 
quantità di nozioni per la maggior parte co- 
piate qua e là, ripetendo gli errori, dando no- 
tizie o poco attendibili o punto esatte su molti 
Uccelli del Veronese, creando specie non rico- 
nosciute come tali, fornendo dati di sovente 
errati sulla distribuzione geografica, sulla ni- 
dificazione, sul colore delle uova etc, ciò che 
rivela a priori mancare nel Perini lo spirito 
analitico, le cognizioni scientifiche adatte, anzi 
necessarie per chi si prefigge di scrivere e dif- 
fusamente sopra unti Ornitologia in ispecie 
locale. 

Non riporterò qui tutti gli errori nei (piali 
incorse; basterà che accenni come scambiò pel- 
individui del Falco l-'.leonorae soggetti da lui 



1 -.'lì 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



stesso in seguito detcrminati cmne Falco lana-? 
rius = Henna ja Feldeggi, e che vennero rico- 
nosciuti poscia per F. peregrinivi, come chiamò 
col nuovo nome di Turdus Menegazzianus eerti 
individui non completamente adulti della Me- 
rititi inerititi, come classificò per Fringilla islau- 
diea taluni soggetti in abito autunnale del 
Serinus serinus, per Fringilla borealis esemplari 
di maggiori dimensioni iélV Aegiothus linaria, 
come ritenne V Alauda cantarella specificamente 
diversa dallM. arrensis. la Limosa Mei/eri 
dalla L. lapponica, lo Scolopax Bretoni dal Oal- 
linago gallinago, conte inchiuse erronee notizie 
sull'arrivo e stazionarietà del Gaprimulgus eu- 
ropaeus, del Larvi atricilla cinque volte preso 
nel Veronese, del L. eapistratits etc. etc. 

Molti altri e gravissimi sbagli di vario genere 
si palesano tratto tratto in questi volumi. 

Del rimanente le notizie in generale non sono 
né sicure, né interessanti, per cui non saia 
tacciato di severità un giudizio sfavorevole su 
queste due opere. 

1. DE BETTA EDOARDO, Materiali per una 

Fauna Veronese, etc., vedi Bibliogr. 
— , Sulla straordinaria od accidentale comparsa 

ili alcune specie di Uccelli nelle provincie 
Venete etc., vedi Bibliogr. 
— , Le Cavallette e lo Storno roseo in l'ine, di 
Verona nell'anno 1875 etc, vedi Bibliogr. 
- , Un nuovo Chirottero per Iti Fauna Venda 
e trienni cani ili albinismo negli Uccelli del 
Veronese etc, vedi Bibliogr. 
— , Alcune noie in Appendice ai Mal. per una 
Fauna Veronese etc., vedi Bibliogr. 
Il torto più grave del De Betta fu l'essere 
stato troppo ligio all'opera del Perini e quindi 
aver ripetuti gli stessi spropositi. Ebbe a con- 
vincersene egli stesso ed in l'atti scrisse (in 
littl) nel 1885 riguardo ai Materiali: «È un 
lavoro fatto già da oltre vent'anni e vi si tro- 
vano alcuni errori di classificazione specifica, 
essendomi allora fidato un po' troppo delle 
determinazioni del Perini, elio passava per un 
Ornitologo di vaglia». Così vi sono ripetuti 
gli sbagli del Falco Fileonorae, Aquila Bonella, 
Sylvia (.'elli e sericea. Fieedula reguloides, Alauda 

cantarella. Limosa Mei/eri e riifa. Scolopax 
Bréhmi e gallinago, Caria atricilla. (1 . capi- 
slrala etc. 

l'ili tardi l'Autore (Sulla slraorilinaria etc. 

1805) ripetè quelli sul Falco Fleonorae, sulla 
dacia atricilla e eapìstrata eil elencò tra le 
nuove specie Veronesi Y Accentar iitonlauclliis 
su dati di poi ritenuti erronei, la Limita bo- 
realis su individui maggiori della linaria, la 



FringiUa islandica su un maschio in abito au- 
tunnale del Serinus serinus, il Lanius ineri- 
dionalis probabilmente su soggetti fortemente 
coloriti di rosa sul gastreo del X. minor etc. 
Posteriormente pero se ne avvide {Alitine note 
etc. 1S70), emendando le opinioni sul Falco 
Eleonorae, sulla Sylvia tetti e sericea, sulla 
Fieedula ielerina e siliilatri.c, Fr. islandica, Fm- 
beriea Buraezi, Limasti Mei/eri e rtifa. Lotus 
atricilla e sul solito scambio della Fr. incerta 
col Carpoilaetts erj/thrinus, scambio ripetuto da 
molti Naturalisti per un lungo seguito di anni. 
La classificazione, cui si attenne l'A.. non 
può considerarsi tra le migliori, quantunque 
dica di essersi « accomodato ai più moderni 
metodi di distribuzione di nomenclatura », sog- 
giungendo « almeno per quanto lo comporta- 
vano a mio modo di vedere la quantità nume- 
rica ed i caratteri generici o specifici degli 
oggetti rispettivamente compresi in cadauna 
delle nostre divisioni zoologiche », né mi sem- 
bra coerente a sé stesso quando dopo aver 
detto di voler ridurre « a più rigorosi limiti 
alcuni vecchi generi con non molto rigore cir- 
conscritti, e quindi o troppo estesi o specie 
troppo disparate fra esse riunendo », aggruppa 
nel suo genere Luteo il latteo, V Arcltibuleo 
lagopus ed il Fernis apivorus, uccelli tanto 
differenti e ben meritevoli di formare tre ge- 
neri distinti Inter se. Il De Betta, che rifulse 
in altri rami della Zoologia, non seppe assi- 
curarsi la fama di vero Ornitologo come il 
suo ingegno, come la vastità del sapere glielo 
avrebbero concesso. E strano che il valente 
scienziato il quale impiegò la più minuziosa, 
la più seria investigazione nelle osservazioni 
personali, le cui notizie spiccano tutte per at- 
tendibilità e per coscienza, abbia trascurata 
qualunque analisi sugli asserti del Perini, al 
cui l'atto devonsi attribuire la ripetizione di 
tanti errori, e le conscguenti emende e i tardi 
ravvedimenti che si succedono così spesso nei 
suoi scritti. 

Nell'opuscolo Bull'<iM>»n»8i»o(1883), il De Betta 
descrive varii casi interessanti di anomalie di 
colorito osservate in esemplari Veronesi, ed in 
quello sull'apparizione del Pastor roseus (1876) 
diede ragguagli dettagliati ed esattissimi su 
quella straordinaria incursione ed è appena 
degno di rilievo un errore di distribuzione geo- 
grafica, laddove dice che é anche specie afri- 
cana, ciò clic va rettificato nel senso che il 
F. roseus non si trova che Ira gli uccelli ac- 
cidentali di quel continente, come lo omette 
anche lo Shelley nella sua recente opera Lirds 
of Africa (1896). 



vii \\ 1 1 cinsi ri un 



L27 



5. SQUARZ0N1 AUGUSTO, L'uccellagione etc., 
vedi Bibliogr. 

In quest'illustrazione dell'opera del Tira- 
boschi, l'A. ha corredato e ote illustrative 

i imssi relativi agli uccelli, alle piante etc. 1. 
un libro «*lio si legge volontieri, scritto più 
pel dilettantismo che pella scienza. Intani con- 
siderandolo sotto questo ultimo aspetto, si do- 
vrebbero segnalare parecchi errori, quali ad 
esempio che alla Cutrettola è riferita la J/<>/<(- 
cilla alba, alla Calandra la Lullula arborea, che 
è erroneo V habitat assegnato al l'ansa- monta- 
mi», dacché tale specie non manca in Sicilia, 
ed è soltanto rara in Sardegna, mentre che per 
la Corsica non abbiamo positive notizie, che 
il Beccafico è riferito all' ffypolais polyglotta, 
mentre e vero che fra i Beccafici» troviamo 
confuse varie specie conte le Sylviae simplex, 
nis<niii, eurruca, Sylvia, l'Bypolais hypólais epo- 
ly gioita, ma pel linguaggio scientifico il Becca- 
fico è la 8. simplex, che parlando dell'Aliuzza 
le «là il nome di Muscicapa collaris, offrendo 
invece i caratteri' della Muscicapa atricapilla etc. 

Utilissima è la serie delle note colle quali 
il Conte Francesco Cipolla di Verona ha uso 
di pubblica ragione alcuni fatti, illustrando 
principalmente apparizioni di uccelli rari od 
accidentali da lui depositati nella sua Colle- 
zione, ed altrettanto dicasi dei vàrii Elenchi 
stesi da Vittorio Dal N'ero degli uccelli avven- 
tizi i o poco comuni comparsi nella regione e 
da lui preparati, e da ultimo delle notizie che 
il prof. Adriano Garbini, scrivendo sulle Faune 
Atesina e del Lago di Garda, ha porto sulle 
varie specie di uccelli di quelle località unen- 
done gli Elenchi. Ho citato questi brevi la- 
vori perchè meritano una lode speciale, for- 
nendo larga messe di peregrine osservazioni al 
Naturalista, 

Finalmente anch'io scrivendo sul Milrus Icor- 
srliiiii nel territorio Veronese, ho illustrato il 
fatto importante della regolare sua nidificazione 
in I Bosco del Grezzano, ed ebbi la compiacenza 
di veder questa memoria inserita nel Journal 
J'iir Omiihologie colla traduzione tedesca del 
Sig. (). Haase; e colla collaborazione del Signor 
Vittorio Dal N'ero compilai i « Materiali per 
una Avifauna Veronese », ove ho cercato di rias- 
sumere con brevi critiche quanto si conosceva 
sull'Avifauna di quella bella Provincia. 

ti. XACCAKI F. L., Ornitologia Veneta, ossia 

Catalogo itegli Uccelli thila Provincia ili 

Venezia etc. vedi Bibliogr. 

Lavoro pubblicato nel 1823, se è ricco di 

interessanti notizie non è punto scevro di molti 



errori ; la classificazione seguita e quella di 
Linneo ediz. di Gmelin. 

(ita un Falco aeruginosus ed un Falcorufus 
entrambi poco frequenti; un Mergus niinutvs 
ed un .1/. albellus; la Fulica alni e la /*'. 
iiliiiima, un' Manila arrensis ed Un'Alauda 
italica eli-., attesta le niililicazioni del Mirijaii- 
srr castor, della Ihijila aiuta, della < 'languii! 

liani/ula ete. fatti poco probabili, descrive un 

I'Iiasianns ailriatiius che è VOlis tttra.r. 

7. C0NTAR1NI N'., Prospetto tirali Uccelti 

Un'ara assentiti utile Vinile Provincie, 
ite., vedi Bibliogr. 

In questo lavoro il Conte Contarini si limita 
«a presentare soltanto un'alfabetica disposi- 
zione dei nomi che si danno agli Uccelli co- 
nosciuti comunemente a Venezia e nei luoghi 
circonvicini dai cacciatori e dai venditori, ap- 
ponendovi il nome sistematico, seguendo il Ma- 
nuel d' Ornithologie del Temminck, Parigi, 1820, 
L835 e 1840». 

Nota sotto il nome di <• Aquila a lesta bianca» 
l' Iltiliaelus leucocephalus, specie Nord-Ameri- 
cana mai finora comparsa in Italia e sulla cui 
apparizione in Europa vi sono i più gravi dubbi, 
giacché parcelle siansi scambiati per quella spe- 
cie gli individui molto vecchi dell' M. albidUp,'; 
cita V Aquila heliaca, probabilmente basando 
l'errore su qualche soggetto di A. chrysdètus, 
enumera lo Scolopax Brehrni distinto dal (!al- 
linago gallinago, il Larus capistratuè, il Larve 
alritilla. il Telmo uragallus come «uccello di 
semplice passaggio», il Totan un luiuularia come 
di doppio passo etc. 

Questi ed altri errori si rimarcano nel la- 
voro del Conte Contariui, ma essi, siano di 
distribuzione geografica, di difettosa classifica- 
zione o di mancata frequenza, sono in massima 
parte inerenti all'epoca in cui venne compilalo 
e riuscirono più gravi pei la deficiènza di libri 
indigeni iu materia e per lo studio semi-em- 
brionale uel quale giaceva a quel tempo l'Or- 
nitologia locale (1847). Del rimanente è un 
Catalogo non certo privo di buone ed esatte 
indicazioni, e tra i vecchi è quello che offre i 
maggiori materiali all' Ornitologo Veneto. 

8. SAVON G. A., I Cacciatori Trivigiani etc 

vedi Bibliogr. 

Mi occuperò dei due quesiti trattati dall' A., 
cioè 1.° Cenni sulle emigrazioni degli Uccelli; 
2." Il colo degli Uccelli. 

Nel primo divide gli Uccelli in Stazionari. 
Cosmopoliti e Migratori e motiva tale classifi- 
cazione, che è però troppo lata e generale. 



128 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



Assevera che causa delle lunghe peregrinazioni 
ilei TrampoUeri, e di quelle dei Colombi e degli 
AppoUajatori è la ricerca del cibo e ritìnta del 
tutto le ipotesi sull'amore e sulla muta. Chiama 
nomadi i Gallinacei, mentre certamente le Qua- 
glie ed i Siri-atti sono veri migratori. Però 
concludo dicendo di essere «impacciato» a spie- 
gaie il fenomeno delle migrazioni ! 

Sul volo degli Uccelli fa molte osservazioni 
in rapporto alle diverse forme delle ali e dà 
un quadro delle velocità fissate in 101 miglia 
pel Beccaccino, in liti pel Rondone, in 70 pel 
Moriglione e cosi via. Ne deduce che un'Ani- 
tra trapasserebbe la lontananza dalla Norvegia 
alle Valli del nostro Estuario, da lui calcolata 
in 1000 chilometri, in 12 ore! Sicché un Ger- 
mano potrebbe pranzare nel fiord di Vardo e 
far la successiva colazione nella laguna di Ve- 
nezia!!! È inutile ripetere che il problema della 
velocità di volo è oltremodo intricato e che vi 
sono strettamente connessi lo stato dell'atmo- 
sfera, delle temperature, la forza del vento, la 
resistenza degli uccelli e così di seguito; ciò 
uon toglie però che il Sig. Savon abbia scritto 
un lavoretto cou passione di cacciatore e che 
si legge volentieri. 

9. DOGLIONI F., Catalogo della Baeeolta l)o- 
glioni etc., vedi Bibliogr. 

Cita e mediocremente abbondante» la Loxia 
eurvirostra pityopsittacus, scambiandola colla 
comune L. eurvirostra : parla di un Larus ca- 
pistratus etc.; ma è un lavoro interessante, il- 
lustrando una ricca Raccolta Ornitologica locale. 

E qui non posso passar sotto silenzio gli 
ottimi studi del Conte A. P. Ninni, rapito così 
presto alla scienza ed agli amici, e le « Escur- 
sioni Ornitologiche» del mio simpatico amico 
daziano Vallon, ardente e distinto Ornitologo. I 
« Materiali per una Fauna Veneta » del Conte 
Ninni condensano con poche parole fatti inte- 
ressanti e nuovi, rilevati con sano criterio cri- 
tico e con una verità quasi ingenua, ma non 
meuo reale ed apprezzabilissima. Questa pub- 
blicazione che può bene chiamarsi un gioiello 
è rimasta incompleta, la morte colpì inaspet- 
tatamente l'illustre estensore nella giovane età 
di 56 anni! Nel (onte Ninni tutti apprezzeranno 
lo scienziato generoso di aiuti e largo di con- 
sigli a chiunque, il Naturalista dotto e coscien- 
zioso, che si era imposto come un doveroso 
compito di asserire sempre la schietta verità, 
documentandola su fatti da lui veduti od os- 
servati da persone A 1 indubbia fede. 

Pel Piemonte abbiamo il Catalogo del Bo- 
nelli che è un semplice elenco di nomi scien- 



tifici, francesi e piemontesi, alla line vi sono 
descritte con chiarezza alcune specie quali il 
Fiorrancino, il Luì bianco, il Passero ed altre; 
il tiene parlando su alcuni Fccelli del Museo 
di 'l'orino illustrò un Turdus Werneri che è il 
'/'. obscurus, ed iutìue il ('amusso pubblicò un 
Elenco de/ili Uccelli del Basso Piemonte, lavoro 
senza critica e che riesce incompleto, vi sono 
citate 228 specie. 

Pella Lombardia noto gli studi del Lan fossi, 
del Balsamo-Crivelli, del Monti, del Brambilla, 
del Pavesi, del Piada, del Mazza etc. E qui 
devo ricordare la ricca opera dovuta ai Conti 
Turati, che commisero al Bettolìi la illustrazione 
degli Uccelli elie nidificano in Lombardia: Le 
tavole colorate sono di grande valore e possono 
gareggiale con quelle di Gould, ma il testo è 
molto incompleto e vi mancano le illustrazioni 
di specie note come il Lanius minor, V Aquila 
chrysaètus ed altre. 11 Ferragni ha pubblicato 
un" 1 Ornitologia Cremonese, che è da registrarsi 
tra le buone. 

Bell'Emilia abbiamo V Avifauna del Modenese 
e della Sicilia del Doderlein, lavoro esatto e 
serio, il Catalogo anteriore del Bonizzi, puro 
un Catalogo degli l'ecciti del Modenese del Pi- 
caglia ed un lavoro del Carniccio sulla Impor- 
tanza delle Collezioni faunistiche locali e contri- 
buzione alla Fauna dell' Emilia. Da ultimo il 
Calzolari pubblicò un piccolo studio sull'Avi- 
fauna della provincia di Ferrara, oggi par- 
ziale, ma che l'A. promette di completare con 
successive puntate. 

Pel Nizzardo contiamo gli scritti del Risso e 
del Verany.ove rinveugonsi errori ed inesattezze, 
parecchie specie descritte dal Risso non sono 
riconoscibili (Curruca torquata, C. rubricala, 
Totanus duìna), altre errate come la Fringilla 
incerta che è una varietà del Carpodaeus erg- 
ili rinus: possiamo concludere che tali scritti 
sono di ben poco valore. 

Pella Liguria abbiamo l'eccellente Catalogo 
del Calvi, quello meno esatto del I Milazzo e 
gli interessanti Materiali per una Avifauna di 
Spezia del Carazzi. 

Pelle Marche i notevoli lavori del Paninoci, 
del Gasparini e del mio buon amico Conte di 
Carpegna. 

La Toscana ed il Veneto sono le due regioni 
classiche dell'Ornitologia Italiana, colla diffe- 
renza che quella emerge spiccatamente pell'Or- 
nitologia Toscana di Paolo Savi cui fanno se- 
guito, abbencbè con minore importanza, il Ca- 
talogo degli Uccelli Pisani dello stesso A., quello 
di Siena del Dei, della Val di Chiana del Conte 
Arrigbi-Griffoli e recentemente gli accurati studi 



vi I w IT. ORNITOLOGI» 



1 29 



del Damiani sull'Isola d'Elba, la così detta 
Helgoland Italiana. In Toscana sono molle poi 
le Raccolte che si ammirano, la grandiosa del 

Et, Musco di Firenze, le altre ili Pisa, ili Siena 
e ili l'in toforraio e parecchie private e tra eS8e 
quella della Marchesa l'aulueci, ilei Marchese 

Ridolfi, «Iella Contessa Larderei, del Conte 
della Gherardesca, ilei fonie Arrighi-Griffoli, 
della Signorina Picchi ed altre certamente no- 
tevoli. 

Del Romano si occupò anzitutto il Bonaparte 
e cou quell'operosità che tutti gli riconoscono 
e recentemente, a merito della Società Italiana 
pegli Studi Zoologici della quale è anima e vita 
il Prof. Carniccio ed il Conte di Carpegna, si 
formò nella R. Università di Roma un'inte- 
ressante Collezione locale arricchita dai muni- 
tici doni dei Marchesi Lepri e Patrizi, ad essa 
debbono aggiungersi le particolari del Principe 
Chigi e del Principe Aldobrandino e nuove no- 
tizie apparvero negli Atti della detta Società a 
merito del Marchese Lepri, del Conte di Car- 
pegna, del Prof. Angelini e di altri. 

La parte meridonale d'Italia è poco nota, la 
Fauna del Regno di Napoli del C'osta, ornitolo- 
gicamente parlando, è opera di poco valore. 
Bari invece è conosciuta pegli eccellenti studi 
del de Romita; egualmente la Calabria per 
quelli del De Fiore, del Moscbella e del Luci- 
fero, le cui notizie sembrano esatte ed attendi- 
bili. Noto però come il Falco barbarus, citato 
da quest'ultimo Autore (') come preso a Capo 
d'Armi (Spartivento) il 19 dicembre 1898 e 
conservato nella Raccolta Arrigoni Degli Oddi, 
sia un semplice /•'. pcrcyriiiux. L'antico Regno 
di Napoli è ricchissimo dal lato Ornitologico e 
non possiamo ebe augurare che qualcuno seria- 
mente lo illustri. La Sicilia fu studiata dal Benoit 
e dal Doderlein, nel cui importante lavoro si ri- 
scontrano alcuni errori come l'ammissione del 
Glaueidium passerinum e, dell'jHmwido cahirica, 
quanto dice sul Dendrocopus nudius è invece ri- 
feribile al />. major ed altro. Il Malherbe pub- 
blicò un plagio dell'opera del Benoit per di più 
mal copiato e coll'aggiunta di errori ed è spiace- 
vole che, essendo scritto in lingua francese, gli 
Autori di oltre Alpe lo tengano ingenuamente per 
testo. Il Leonardi scrisse sugli Uccelli di Gir- 
genti ed il Whitaker s'occupò pure di Ornito- 
logia Sicilia e possiede un'importante Raccolta. 

Malta fu studiata dallo Schembri e più re- 
centemente dal YVright, il (piale diede le più 
complete notizie. 



La Sardegna infine ebbe una plejade di illu- 
stratori dal Celti al Kusler, al ('aia. al La 

Marni ora, al Salvadori, al Lepori etc., il la\ 

del Conie Salvadori è però sempre il migliore, 

« Monografie più o meno interessanti, e descri- 
zioni di specie i\i', o supposte tali, s 

state pubblicate dal Savi, dal La Mai a. dal 

(ieuè, dal Laul'ossi, dal De Filippi, dal Ile 
Leila e da altri, e di tutte sarà l'atta menzione 
nella Bibliografia. 

Qui ricorderò le supposte nuove spelinogli 
autori che le hanno descritte. 

Il Rafinesque descrisse per nuove it specie 
di uccelli : la massima parte non sono ricono- 
scibili, le altre ciano già State descritte, tranne 
forse una: 



1. 

2. 

3. 
4. 
5. 

li. 
7. 



(') Avicula, V. pag. 37 (1901). 
Atlante ornitologico. — Parte I 



Falco erythruros = F. vespertinus. 
Ardea xanthodaetyla = 1 A. gargotta. 
Ardea lucida = A. ibis. 
Trinità pietà ! Totanus alareola. 

Fmberiza atrata = 1 E. eia. 

Friui/illa oli cacca = 1 

Motaeilla erythrowrus = Buticilla tithys. 

8. Sylvia fulva = .' 

9. Sylvia juncidis. Credo di poter riferire que- 
sta specie alla Cisticola schocnieola, e se 
ben mi appongo il nome del Ratinesque, 
che si dovrà scrivere junci, deve avere la 
priorità su quello del Temmiuck. 

10. Sylvia capinera = Pyrophthalma melano- 
ccphala. 

11. Sylvia xanthogastra = 1 S. hortensis. 

12. Sylvia rhodogastra = 1 S. conspicillata. 
LL Sylvia tordella = 1 S. subalpina femm. 
li. Sylvia meleuca = ? Pyrophthalma melano- 

cephala femm. 

Il Bouelli denominò varie specie italiane, che 
poi col suo nome furono da altri descritte, tali 
la Sylvia subalpina, V Alauda calandrella, ed il 
Turdus Werneri; quest' ultimo fu descritto e 
figurato dal Gene, ma non è diverso dal T. 
pallens, Pali. Il Bonelli denominò anebe, ma 
non pubblicò, una Sylvia fuscieapilla, che poi 
fu descritta dal Temminck col nome di S. me- 
lanopogon. 

11 Lamarmora ebbe la fortuna di scoprire 
non poche specie nuove, cioè lo Sturnus uni- 
color, la Sylvia sarda, la S. conxpieìllata, il 
Falco (Aquila) Bonella, il Falca Eleonora* e 
la Sylvia Cettii, ma soltanto quest'ultima egli 
descrisse, mentre delle prime tre troviamo la 
descrizione nel Manuel d' Ornithologie del Tem- 
minck, che conservò il nome imposto dal La 
Mormora; il Falco Bonella fu denominato e de- 
scritto dal Temmiuck poco dopo il Vieillot, che 

17 



L30 



A 1 I.ANTK ORNITOLOGICO 



avevalo chiamato Aquila fasi tata, ed infine il 
Falco Eleonorae fu descritto dal (iene. 

Il Payraudeau ha descritto due specie ita- 
liane: il Larus Audouinii, buona e rara specie, 
ed il Garbo Desmaresti ('), identico col J'Ita- 
lacrocorax graculus. 

Nel 1839 il marchese di Brera e pubblicò la 
descrizione di un Larus Genei, che circa nello 
stesso tempo il Bonaparte descrisse col nome 
di L. Lambruschinii, siuouimi ambedue di L. 
gelastes. 

Un Empieo, dolychonia fu descritta dal Bo- 
naparte nel 1845, e pare che sia da riferire 
all'i?, aureola, come pure ì'Emberiza Selysii del 
Verany. 

Il De Filippi fu tra i primi in Italia a rico- 
noscere l 1 esistenza di due specie del genere 
Hypolais, confuse sotto il nome di Sylvia hy- 
polais; egli ne dette buonissimi caratteri distin- 
tivi, e credendo non descritta una delle due la 
chiamò Salicaria italica, la quale invero non è 
diversa dalla Motacilla hypolais, L. 

Il Lanfossi ha descritto una Sylvia reguloides, 
che pare riferibile alla Motacilla superciliosa, 
Gm., ma sopra un individuo, che probabilmente 
non era stato preso in Italia. 

Il Contarmi fece menzione, al Congresso degli 
Scienziati Italiani in Venezia, di un Numenius 
hastatus, che è varietà del N. ai/piata ; pare 
inoltre che distinguesse col nome di Larus af- 
finis un gabbiano, la descrizione del quale e 
stata pubblicata dal Nardo col nome di Gavia 
affinis, e che, secondo il Ninni (in Hit.), è da 
riferire al Larus melanocephalus in abito im- 
perfetto » (Sedvadori). 

Recentemente il Prof. Giglioli descrisse, non 
senza riserve, una nuova specie di Civetta sotto 
il nome di Alitene Chiaradiae su di un esem- 
plare avuto dal Friuli e conservato al R. Museo 
di Firenze e che io ritengo debba riferirsi ad 
una rara e singolare varietà di colore della co- 
mune Carine nociuti ('). 

Per lo studioso dell'Avifauna Europea la mi- 
glior opera è. sempre 1' Ornithologie Europi \en ne 
di Degland e Gerbe; certo buono è anche il 
lavoro del Fritsch, VSgél Europa's; splendide, 
ma troppo costose le tavole di Gould, Birds 
of Europe. Così l'oliera del mio grande amico 
H. E. Dresser, Birds of Europe, che è senza 
dubbio la più colossale e la più completa, non 



(') Secondo ino il 0, Desmaresti è la forma meridionale 
del F. graculus o merita di essere distinta quale sottospecie. 

(-) Di questa sU'wmìi i-pininne r puro il Chiarissimo Pro- 
fessor G. Martorolli (Ulteriori ossorv. suir.4. Chiaradiae, Atti 
Soc. it. Se. Nat. Voi. XLpp. 325-339 (1U02)). 



e accessibile a tutti pel grave costo. Altri libri 
utilissimi sono il Check-Lisi del Coues, 2 a ed., 
il lavoro dell'Evans Birds (Cambridge Nat. 
Ilist. Series) The Royal Nat. llist, III e IV, 
il Dictionary of Birds del venerando Prof. A. 
Newton ed inlino gli Elementi of Ornitlwlogy 
del compianto .Mivart. 

Poi, tra i libri più utili nei riguardi dei vari 
paesi d'Europa, noto : 

Gran Bretagna : — Yarrell British Birds, I ' ed . ; 
Seebohm, British Birds : 
Sharpe, Handbooh of British Birds; 
Saundeis, Manual of Jlritish Birds, 2 a ed. 

Norvegia: — Collett, liemarks on the Orniti/. 
of Northern Xorirai/ ; 
Collin, Skandinavien Futjle ; 
Sundevall, Svenslca Foglarne (opera purtroppo 
incompleta). 

Russia: — Non esiste alcun lavoro completo ed 
esauriente sull'Ornitologia di questo immenso 
Impero, ma molte, pubblicazioni parziali di 
grande valore come quella di W'right-Palnieii, 
Finland Foglar (eccellente pelle diagnosi degli 
abiti di muta estiva delle Anitre) ed altre. 

Germania: — Naumann, Naturgeschichte der Vo- 
gel Deutschlands (ottimo lavoro del quale ora 
(dal 1897) si sta pubblicando in Germania 
una nuova ed importantissima ristampa, ri- 
veduta ed in gran parte rifatta dai migliori 
Ornitologi Tedeschi). 

Belgio: — Fallon. Oiseaux de la Belgique. 

Olanda: — Schlegel, Vogels ran Nederlaud. 

Francia: — Degland e Gerbe, Ornithologie Ftt- 
ropéenne; 

Bailly. Ornithologie ile la Savoye; 
Crespon, Ornitlwlogie du Card e Faun. mè- 
riti . eie., ilu midi ile la Frutice . 

Italia: — Savi. Ornitologia Toscana: malgrado 
i difetti, indietro accennati, anche la Orni- 
tologia Italiana : 

Salvadori, Uccelli, nell'opera Fauna ti' Italia .• 
Giglioli, Avifauna Italica in varii volumi. 

Spagna: — Arevalo, Aves de Espana; 
Irbv, Ornithology of Gibi'àltar. 

Portogallo: — Bocage, Lista de los Ares de 
Portugàl : 

Tait. A List of the Birds of Portugàl; Aves 
de Portugàl, 

Grecia: — Lindermayer, Vogel Griechlamls. 

Penisola Balcanica: — Reiser, Vogel von Mon- 
tenegro, Bosnicn unti Bulgarien (verrà pub- 
blicato il resto in seguito). 

Dopo tutto, è indubitato che per chi vuol 
raccogliere cognizioni estese, per chi vuol fare 



ATI.AN I 1 ORNI! i.K •' 



i:;i 



un importante lavoro conia necessario pò i 
-cil.ic 1' Ibis ('), questo grandioso Giornale Or- 
nitologico, il (inule purtroppo, olire alla ilitli- 
coltà ili ritrovarlo completo, importa una spesa 
gravissima, del pari può dirsi del Catalogni 
of the Birds del Museo Britannico i ). Come 
pine ricordo tra i più importanti periodici ili 
Ornitologia, ed a titolo di < re e perchè con- 
tengono articoli notevoli per l' intera Avifauna 
Europea, i seguenti : 

Agitila, Zeitschrift f. Ornithologie, Red. v. 0. 

Herman gr. in 4" in. col. Kpfrt. Budapest, 

1 89 i e Begg. 
Bullettin de la Société Ornithologiqut Suisse, 

2 voi. (il tutto pubblicato) 8°, av. plchs. 

col. Genève, 1865-1871. 
Bullettin of the British Ornithologist' s Club, 

ed. by R. B. Sharpe. 8 . London, 1892 e segg. 
Isis, Encyelopailische/eitsciil't ete.. von L.< >ken, 

Leipzig, 1817-1848. 
Journal fii/r Ornithologie, hrsg. v. Cabauis, 

Baldamus u. A. gr. sJ mil col. Kpfrt. 

1853 e segg, 
Mittheilimgen des Ornithologischen Fereines, 

hrsg. v. Pel/ehi. Hayek, Knauer, u. Palliseli, 

I-MI. W'ien. 1877-1892 (il mito pubblio |. 

.XaiuìKuntiii, Journ. f. Ornith. red. v. E. Bal- 

daniits. Bd. 1-6 u. Reg. 8°, mit col. Kpfrt. 

I-VI. Stuttgart uud Leipzig, L850-1856. 
Qrnis, Zeitschr. fiir die gesam. Ornitb. hrsg. 

v. lilasius u. Hayek, Band I-Y1II, 8°, ni. 

Abbili). W'ien, 1885-1892; continuation : 

Orni», Bull. il. Comité Ornith. intera. Pubi. 

p. E. Oustalet et de Claybrooke, voi. 1X-XII. 

uvee plchs. Paris 1897 e segg. 
Ornithologische Monatsberiehte, hrsg. v. A. Rei- 

chenow, Merlin, 1893 e segg. 
Ornithologische Jahrbuch, hrsg. v. V. Tschusi 

zu Schmidhoffen. Hallein, 1890 e segg. 
lì/tea, Zeitsehrit't fiir die gesammte Ornitho- 
logie, brsg, v. F. A. Thienemann, lleft 1 

e 2 in 8°, Leipzig, 1846 e 1849. 
Die Sehwalbe, Neue Folge, Wien, 1898 e segg. 
Zeitschrift tur die Gesammte Ornithologie, hrag. 



v. J. v. Madarasz, gì', in 8°, ni. 52 col. 
Kpfrt. ii. •_' Karten. Budapest, 1884-1887. 
The Zoologist, London, 1843 e . 

Ricordo inoltre: 

Centralblatt, Ornithologie. Hrsg. \. Cabanis u, 
Reichenow. Jahr. 1876-1882 (tutto il pub- 
blicato), gr. in 4°, Leipzig, 1876-1882. 

Congress, Ornithol. Sitzunsberichte d. 1 internat. 
Ornith. Congresses zu W'ien, 1884. gr. in 1 '. 
Wien. 1884. 

— II. Internat. Ornith. - Congress zu Bu- 
dapest. 2Thle. Berichl u. wissensch. Abhandl. 
gr. 1. ni. 2 col. u. si-liw. Kpfrt. Budapest, 

L892. — III. Congr. Ora. Int. l'uri-. I' : 

Paris. 1901. 

Jahresberichi il. Beobachtungensstationen il. 
Vògel Deutschlands f. 1882-1886. gr. 8 m. 
Karte, Leipzig, L884-1888. 

Jahresberichi L886. d. Comité 's f. ornithol. 
Beobachtungsstat. in Oesterrecih. - lugani , 
hrsg. v. Blasius a. Hayek. 8°, Wien. 1888. 

Jahresberiehte d. Ornith. Beobachtungs sta- 
tion i. Konigr. Sachsen. Bearb. v. Meyer u. 
llelni f. 1885-1894. 10 Abthlgn. g. 8 u. 
gr. 4. Berlin, L886-1896. 

Jahresberichi d. Ornithol. Vereins Miinchen l*. 
ls. 17-1900, 2 voi. 8°. Miinchen, 1899 e 1901. 

Monatssclirifi des deutsehen Vereins /.uni Sehutze 
der Vogelwelt, redig. v. E. von Schlechtendal 
u. W. Thienemann. Jahr. 3-12, gr. 8°, in. 
zahlreich, 2. Th. col. Kpfrt. Halle. 1878- 
L887, und Index v. P. Leverkiihn, HaUe, 
1888. Dieselbe, Bd. 16-22. 8° ni. col. Kpfrt. 
Merseb. u. Gera, 1891-1897. 
Verhandlungen d. Zool.-Botan. Gesellsch, in 
W'ien. Von Beginn.au: 1851-1901, incl. 51 
Jahrg. nebst 3 Reg.-Bden., gr. in 8 mi! 
vieleu Kpfrt. Wien. 1852 e segg. 

Zoological Society of London, Transactions. roy. 
4. \v. nuin. plat. London, 1 s:;."i e segg. 

— Proceedings, roy. 8. w. very numerous 
col. plat. London, 1830 e segg. ('). 



(') The Ibis, Quarterly Journal ut Oraithology, ed. by 

s. laici, N.\\ h.ii, Saiindere, Salvin ete. w. col. plat. 8°, Lon- 
don, 1859 o Boguenii (ainora r> voi mpresi tee indici). 

(-} Catalogne 0/ the Jlìrds in th, 1 lìrithh Mutì,'im\ l>\ 
Sliarpe, IJadou. Soebolmi, Sclater, Salvatimi, Saunders ete. 
27 voi. 8°, w. uiany col. plat. London, 1874-1898 (non ancora 
completo). 



t 1 ) Cfr. anclie per la Bibliografia la soguonto opera : Zoo- 

i' \i. Rlcoiid from tho beginiiing in 1864 to 1900 incl, 

:t7 voi. I. Imi 1864-1901. 

L'Ornitologo italiano troverà inoltre notizie interi 
angli Uccelli locali in iBpecial nh.i1.» nel Bollettino del 
ralieta e mila Rivieta I arali del po- 

riodo 1881-isyG e neH'Avteulà 1897 eeegg. Non bo creduto di 
citare VAuk, notissimo Giornale Ornitologico Americano, che 
non si è occupato che incidentalmente dell'Avifauna E 



132 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



MATERIALI 
per una Bibliografia Ornitologica Europea 



EUROPA IN GENERALE ('). 



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Bonaparte. Principe C. L. - Revue critique de 
l'Orn.Eur. de Degland, 12 mo . Bruxelles, 1850. 

Bree C. R. - llistory of the Birds of Europe 
not observed in the British Isles, voi. 4, 8°. 
London, 1857. Seconda ediz. voi. 5, 8". Lon- 
don, 1875-1876. 

Bniim C. L. - Lelirbuch der Naturgeschichte 
aller europaisclien Vògel, voi. 2, Picc. 8°. 
Jena, 1823-1824. 

Degland C. D. - Ornithologie Enropéenne, etc, 
voi. 2, 8°. Paris, 1849. 

Degland etGerbe. - Ornithologie Enropéenne, etc, 
voi. 2. Seconda ediz., 8°. Paris, 1867. 

Dresser H. E. - The Birds of Europe, voi. 9. 
4 . con 722 tav. col. London, 1871-1896. 

Fritsch A. - Naturgeschichte der Vògel Euro- 
pa'», voi. 1, testo 8°; voi. 1, tavole. Piagne, 
18 70-1 871. 

Gloger C. L. - Vollstandiges Handbuch der Na- 
turgeschichte der Vògel Europa's (venne pub- 
blicato un solo volume contenente gli Uccelli 
terrestri). Breslau, 1834. 

Gould J. - The Birds of Europe, voi. 5, fol. 
London, 1832-1837. 

Hartert E. - On some Paleartic Birds (Nor. 
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534, 1900). 

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rope, voi. 4, gr. 8°. 1886. 

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don, 1898. 

Prevost et Lemaire. - Ilistoire naturelle des Oi- 
seaux de l'Europe, gr. 8°. av. 80 plclis. col. 
Paris, 1864. 

Rothschild, Hartert u. Kleinschmidt. - Oomatìbis 
eremita, a Europ. Bird, 4°, w. 3 col. plat. 
a. pi, London, 1897. 

Rudolf of Austria (H. I. R. H.). - Notes on Sport 
and Ornithology, transl. by C. Gr. Danford, 
Londra, l,s!>9) Traduzione dall'originale te- 
desco). 

Schinz H. - Europàische Fauna etc. voi. 2, 8". 
Stuttgart, 1840. 

Schlegel H. - Revue critique des Oiseaux d'Eu- 
rope, voi. 1. 8°. Leiden, 1S44. 

Suchetet A. - I»cs Hybrides a l'état sauvage, 
Paris, 1890-1897. 

Susemihl u. Schegel H. - Abbildgn. der Vògel 
Enropas, 65 col. Kpfrt. (Lief. 1-24). Darm- 
stadt, 1829-1835. 

Temminck C. J. - Manuel d'Ornithologie, etc, 
voi. 1, 8°. Amsterdam et Paris, 1815. Se- 
conda ediz. voi. 4, 8°. Paris, 1820-1840. 

Temminck et Laugier. - Nouvoau Ree. pi. col. 
d'Ois. 5 vols. gr. in-4". av. 600 pi. col. 
Paris, 1822-1838. 

Temminck et Werner. - Arias des Oiseaux d'Eu- 
rope, gr., 8°. av. 530plell8. col. Paris, 1848. 

ThienemannF. A. L. -Syst.Darstell. d.Portpflan- 
zuug der Vògel Enropas, ni. Abbild. d. Eier. 
5 Hefte. 4°. in. col. Kpfrt. Leipzig, 1825-1838. 



0) Non intondo di offrire una bibliografia complota doi lavori sull'Ornitologia europea, ma di citare quelli cho mi fu- 
rono di a.juto e che potei esaminare. 



\ I I \s I I I IKN1 GICO 






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Andersen K. - Meddelelser ohi Faniernes Fugle 
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Kriiper T. - Der Myvatn und seine Uingebung, 

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pag. 1, 1857. 

— Die Inselli des Myvatn, Naumannia, VII, 
Heft, II, p. 33, 1857. 

— Ornithologische Miscelici!., Naumannìa, VII, 
Heft, II, p. 436, 1857. 

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saerligt VordingDorgs. Aalborg, L891. 
Bergstrand. - Alands daggdjur, foglar, amphi- 

bier och iìskar, voi. 1. s . Vesteras, 1852. 
Cederstròm C. G. - Om de i trakten af Carl- 

stad fòrekommande fogelarter, voi. 1, 8°. 

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Christiansen F. D. - Viborgs Omegns Fugle, 

Viborg, 1890. 
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— Min die Meddelser vedrorende Norges Fu- 
glefauna i Aaren 1877-1 8so, Nyt, Mag. for 
Natwrvidensk, pp. 254-394, 1881. 

— Tringa Temmincki und minuta, und deren 
Briiten in Norwegen, Jonrn. fiir Ornith., 
pp. 323-332, 1881. 

— Oreocinela earia (l'ali.), og Aegialites alexan- 
drinus (Lin.), nye for Norges Fauna. Far. 
Vid. Selsk. Christ. n. 10, pp. 1-6, 1881. 

— Carpodaeus erythrinus (Pali.), og Botaurus 
stellari* (Lin.), nye l'or Norges Fauna. Far. 
Vid. Selsk Christ. n. 17, pp. 1-3. 1882. 

— Ardetta minuta (Lin.), Sterno caniiaca(Gméì.), 
og Larus minutus (l'ali.), nye l'or Norges 
Fauna. For. Vid. Selsk Christ. n.15, pp. 1-6, 
1883. 

— Ueber Alea impenni* in Norwegen, Mittheil. 
Ornith. Vereins Wien, u. 5-6, p. 22, 1884. 



(') Le Spitzberghon non farebbero parto dell'Europa geo- 
grafica, ma io le incinsi essendo esse strettamene collegato 
all'Avifanna europea. 



134 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



Collett R. - Oni 5 for Norges Fauna nye Fugle, 
fundne i 1883 og 1884, For. Vid. Selsk. 
Ohrist. n. 12, pp. 1-14, 1884. 

— Om 4 for Norges Fauna nye Fugle, fundne 
i 1885 og L886, For. Vid. Selsk. Ohrist.n. 8, 
pp. 1-11, 1886. 

• — ■ On Lanius excubitor and Lanius major. Ibis, 
pp. 30-40, 1S86. 

— Further Notes on Phylloscopus borealis in 
Norway, Ibis, pp. 217-223, 1886. 

— On the Hybrid between Lagopus albus and 
Tetrao tetrix, P. Z. S., pp. 224-240. isso. 

— On a Breeding Colon] of Larus eburneus 
on Spitzbergen, Ibis. pp. 440-443. 1888. 

— Om 6 for Norges Fauna uve Fugle, fundne 
1887-1889, For. Vid. Selsk. Christ. u. 4, 
pp. 1-19, 1890. 

— On the Immigration of Syrrhaptes para- 
doxus into Norway in 1888, Ornis, Jahrg. VI, 
pp. 155-159, Wien, 1890. 

— Bird-life in Arctie Norway, tradotto da 
A. Heanage Cocks, 8°. London, 1894. 

— Mindre Meddelelser vedròrende Norges Fu- 
gìefauna i Aarene 1881-1892, med Tillag og 
Kegister, Nyt, May. for Naturvidensk. 35 Bd., 
pp. 1-387, 1893-1894. 

— On the occurrente of Colymbus adunisi in 
Norway, Ibis, pp. 269-283, 1894. 

— A List of the Birds of Norway, arranged 
according to the Rules of lì. 0. 1 . Bird-life 
in Arctie Norway, Appendi:, pp. 1-10. Lon- 
don, 1894. 

— Oni 4 for Norges Fauna nye Fugle, For. 
Vid. Selsk. Christ. n. 2, pp. 1-12, 1895. 

— On a Hybrid Thrush fouiid in Norway (T. 
iliacuset T.pilaris), Ibis, pp. 317-319, 1898. 

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— Faunestiske og biologiske Meddelelser om 
Dauske Fugle, Kjòbenhavu, 1895. 

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i Sòdermanland, 8 . Stoekholm, 182s. 
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Bergens Museums Aarsberetning, VI, pp, 1-8, 

1889. 
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Vid. Medd. fr. d. Nat. For. i Kjobenhavn, 

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denskjòld, 8°. Stoekholm, 1875. 
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8°, atl. ibi. Copenhagen, 1852-1S5S. 
Kolthoff G.. and Jagerskiold L. A. - Nordens Fa- 

glar, Parts 1-7, 4". Stoekholm. 1895-1896. 
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gens Fogel-Fauna, Òfv. Vet. Ah. Forlì, p. 87, 

1863, p. 337, 1864. 
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Meves W. - Bidrag fili Gottlands fauna, Òfv. 

Vetensk. Ak. Forlì., pp. 271-282. 1856. 

— Bidrag till Jemllands Ornitologie, Òfv. Vet. 
Ak. Forlì., pp. 187-224, 1860. 

— Bidrag till Sveriges Ornithologie, Òfv. Vet. 
Ak. Forlì., pp. 251-203. 1868. 

Miiller 0. F. - /oologia Danica, s. Animalium 

Daniaeet Norvegiae rar. ac minus not. descr. 

et hist. voi. 4, fol. con 100 tab. col. llav- 

niae, 1788-1806. 
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Ibis, pp. 100-210. 496-525, 1865. 
Nilsson S. - Ornithologia Succica, 8". Ilavniae. 

1817-1821. 

— Skandinav. Fauna, 2 lìde. Lund, 1835. 

— Illuminerade Figurer till Skandinaviens Fau- 
na, vol.2,4°con200tav.col.Lund, 1832-1840. 

— Skaudinavisk Fauna, voi. 2, 8". Lund, 1858. 



ATLANTE ORNITOLOGI! " 



13S 



Rasch. - Fortegnelse og Bemarkningei tilldoi 

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1845. Secondo sappi, voi V, 1848. 
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marken iakttagne Fugle, Off. Vet. Ale. Forlì., 

pp. 67-90, 1861. 
Stejneger L. - Andet Bidrag til Vestlandts Or- 

nithologiskc Fauna. Nyt, Mag. for Naturi)., 

pp. 111-124, 1883. 
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— Akerlund odi Kinberg, Svenska Foglarna 
{Aves Scandinav.) qu. fol. in. 84 col. Kpfrt. 
Stockholm, 1846-1887. 

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— Zoologiska anteckningar fran Ostia Soder- 
niaiiland ocli dithòrande skaigard, ufv. Vet. 
Ak. Forlì., pp. 16-45. 1875. 

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139 tav. col. Kopenhagen, 1832-1835. 

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spienne, 8°. Moscou, 1885. 

— Ornitologitsheskava fauna Orenburgskago 
Kraya pod. red. Th. Pleske (Fauna ornitolog. 
del Distretto di Oreuburgo), 8 J . St. Peter- 
sburg, 1888. 

— Dopolnitchuaya zanetka k poznaniu Ornito- 
logitsheskoi Fanny Orenburgskago Kraya 
(Note sull'Ornitologia del Distretto di Oreu- 
burgo), Bull. Soc. Nat. Mose. pp. 658-681, 
1888. 

— KecheirhesZoologiqursilnns la Contrée Tran- 
scaspienne, 8°. Moscou : Bull. Sor. Sat. Mo- 
scou , pp. 128-160, 1889; pp. 228-315, 
1890. 

— Ornitologitsheskava fauna oblasti Àmu-Darii 
mejdou g. g. Tcherdjuein i Kalifoni (Orni- 
tologia del Distretto tra Toherdjuem e Kalif, 
Aniu-Darva). Bull. Sor. Nat. Mosc., pp. 1-41, 
1890. 



148 



atlanti: ornitologico 



ITALIA IX <i i:\T.RAI.K. 



Aldrovandi U. - Ornithologia, siveAviumhistoria, 
libri XX, t. 3. Bononiae, 1599-1603 ('). 

(Anonimo). - Osservazioni sull'Ornitologia To- 
scana di Paolo Savi, nella Biblioteca Italiana, 
t. 50, pp. 186-194 (182.8), t. 61, pp. 187- 
201 (1831), t. 67, pp. 76-83 (1832), 

Arrigoni Degli Oddi E. - Nota sopra un ibrido 
artificiale (Turtur risorius e T. auritns (L.). 
Rovigo, 1885. 

— Catalogo della Raccolta Ornitologica Arri- 
goni Degli Oddi in Ca' Oddo, I, Uccelli Ita- 
liani. Padova, 1885. 

— Di una femmina di Passera reale (Passcr 
Italiae, Cab. ex Vieill.) che assuuse in parte 
l'al>ito del maschio. Atti Soe. Ital. Se. Nat. 
Milano, 1886. 

— Osservazioni sul Germano reale (Anas bo- 
seas). Bollettino ilei Naturalista, Anno VI, 
n. 11, p. 1-16. Siena, 1886. 

— Due ibridi ottenuti in domesticità nel mag- 
gio 1885 {Anas boscas var. doni, e A. bo- 
8ca8 fera). Boll. Soc. \'en. Tr. Se. Nat., 
t. IV, n. 1. Padova, 1887. 

— Notizie sopra un uccello nuovo per l'Avi- 
fauna Italica (Calliope camtsehatkensis), nel 
Boll. Soe. Ven. Tr. Se. Nat., t. IV, u. 1. 
Padova. 1887. 

— Note ed osservazioni sopra un ibrido non 
ancora descritto (Fuligula ferina e cristata) 
e sull'ibridismo in generale, nell'Ateneo Ve- 
neto, gennaio-febbraio 1887. Venezia, 18,s7. 

— Notizie sopra un Ligurinus chloris (L.) ed 
una Alauda arvensis anomali nel rostro, con 
fig. Boll, del Nat., IX, pp. 21-22. Siena, 1889. 

— Notizie sopra, un ibrido rarissimo (J)ajila 
acuta e Querquedula entra), con tav. col. 
Atti Soe. Yen. Tr. Se. Nat., voi. XI, fa- 
scicolo II. Padova, 1889. 

— Un ibrido nuovo nella famiglia delle Anitre 
(Ma reca penelope e Querquedula erecea). Atti 
Soe. Li. Se. Nat., voi. XXXIII. .Milano, 1890. 

— Su di un maschio di Hirundo rustica, L. 
colle timoniere esterne straordinariamente 
allungate, con fig. , nel Boll, del \at.. X, 
fase. V. Siena, 1890. 



(') Sebbene 1 Ornithologìa del] Aldrovandi, <* la Storia Na- 
turale degli Uccelli tratl I- li Ornitologìa in generale, tut- 
tavìa drvmio essere qui annoverate, perone in osso eù la 
particolare menzione dogli Uccelli d'Italia o cosi puro nelle 
opero del Bernini, «tri Ranzani e del Geno (Salvadori). 



Arrigoni Degli Oddi E. - Studi sugli Uccelli 
uroptero-fasciati. Atti Soe. Ven. Tr. Se. Nat.. 
voi. XI, fase. II, con tav. col. Padova, 1890. 

- Sopra un individuo femmina di Querquedula 
erecea, anormalmente colorito. Atti Soe. Ven. 
Tr. Se. Nat., voi. XII, fase. I. Padova, 1891. 

— La caccia di Valle, brano p. nozze Lonigo- 
De Zigno. Padova, 1891. 

— Su di un ibrido di Lanopus mutus e Bo- 
nasa betulina. Atti Soe. It. Se. Nat., con 
tav. col. Milano, 1892. 

— La Fuligula Momeyeri, lìaed. nel Veneto. 
Nota, Ornitologica. Atti Soe. hai. Se. Nat.. 
voi. XXXIV, fase. II. pp. 179-193. Milano, 
1S93. 

— Un ibrido naturale di Mareea penelope e 
Anas boscas preso nel Veneto. Alti Soe. Ven. 
Tr. Se. Nat., ser. II, voi. II. fase. IL Pa- 
dova, 1893. 

— Anomalie nel colorito del piumaggio osser- 
vate in 216 individui della mia Collezione 
Ornitologica Italiana. Atti Soe. It. Se. Nat.. 
voi. XXXIV, pp. 193-255. Milano, 1893. 

- Nota sopra cinque ibridi selvatici del ge- 
nere Fringilla colti in Italia. Atti Soe. It. 
Se. Nat., voi. XXXV. Milano, 1894. 

— Nota sull'Agiata rapax e sul Buteo deser- 
torum in Italia, Arieula. Ili, fase. 21-22, 
pp. 125-12S, 1.899. 

Arrigoni Degli Oddi E. & Leverkiihn P. - Die Orni- 
tliologische Litteratur italiens wàhrend der 
Jahre 1891 bis 1893, in Journal fiir Orni- 
thologie, XLII. Berlin, 1891. 

Arrigoni Degli Oddi 0. - Deviazioni delle ma- 
scelle degli uccelli, con tig. Atti Soe. It. 
Se. Nat., voi. XXV. Mila 1882. 

Azzi E.. Delor F.. e Camusso N. - Manuale del 
Cacciatore italiano. Milano, 1887. 

Bacchi della Lega A. - ('accie e Costumi degli 
I cecili Silvani. Città di Castello, 1892. 

Bernini C. - Ornitologia dell'Europa meridio- 
nale. Parma. 1772-1782, in foglio, con 25 
tavole. 

Besta R. - Sulla deformazione del becco in un 
J'icus ri ridili. Atti Soe. It. Se. Nat., VO- 
lumeXXVl, pp. 1 22-124, conflg. Milano, 1883. 

Brehm A. E. - La vita degli animali. Tradu- 
zione italiana, Uccelli, voi. Ili e IV. Milano, 
1869-1870. (Vedi le note di M. Lessona e 
T. Salvadori). 



\ 1 1 \nti (H:\rriii. hck'o 



l 19 



Bolle C. - Bruchstiicke einigei Briefe, nel Jour- 
nal f tir Ornithnltnjie. 1858, pp. !.".(»- KIT . 

Bonaparte, Principe C. L. - Iconografia della 
Fauna Italica per le quattro classi degli ani- 
mali vertebrati. Uccelli, t. I. pt. 2'. Roma, 
1832-1841, con tavole. 

— Catalogo metodico degli Uccelli Europei. 
Bologna, 1842. (In quest'opera le specie ita- 
liane solici segnate con asterisco). 

Canterano L. - Note Zoologiche. Unii. Mus. 

Zoo/. AikiI. Torino, voi. IV. n. ti.".. Torino, 

issi). 
Carcano da, F. S. - 1 tre libri degli ('cetili da 

Rapina. Vicenza, 1622. 
Cattaneo G. - Iu torno ad un caso singolare «li 

Orimi in uni. Atti Sor. 11. Se. Nat., voi. XXII, 

pp. 66-78. Milano, 1N79. 
Comalia E. - Sopra due casi (li albinismo negli 

Uccelli. Atti Soc. 11. Se. Nat., voi. X, 
pp. 449-45S. Milano, ISiiT. 

Dal Fiume C. - Sopra un ibrido naturale ili 
Murerà penelope e Untila arata (preso nel 

Veneto). Atti Soc. 11. Se. Nat., < tav. col. 

Milano, 1893. 

Damiani G. - Sulla frequenza in Italia della 
Rissa triiìaeti/la, L. Arirula. anno III, fasci- 
colo 23-24. Siena, 1899. 

De Filippi F. - Fauna d'Italia, nell'opera: 1 
tre Retini delln Natura, Uccelli, pp. 271-272. 
Milano, L852. 

— Il Si/rrliaptrs paradoxus in Italia, nel (liorn. 
Uff. del "Regno d'Italia, 9 marzo 18(14, e 
nella Notizia storica dei larari fatti dalla 
Classe ili Scienze Fisiche e Matematiche tirila 
],'. Arr. tirile Scienze ili 'l'orino negli anni 
isti! e L865, pp. 2 1-27. 

Dei A. - Sulla possibilità che. le Quaglie covino 
in Africa anco dopo aver nidificato nella 
primavera in Italia, nel giorn. Il Libero Cit- 
tadino, anno XXII. n. 49. Siena, 1887. 

— Su cinque casi di Brachydactilia negli Uc- 
celli domestici, nel giorn. L' 'Agricoltore Ita- 
liano, anno XVI, fase. 195. Firenze, 1890. 

Fiori A. - Alcuni casi di melanisnto in due 
specie di Uccelli. Atti Soc. Nat. di Modena, 
ser. Ili, voi. XIII, anno XXVIII, pp. 87-92. 
Modena, 1N94. 

Gene G. - Sulla Iconografia della Fauna Italica 
di Carlo Luciano Bonaparte, Principe di 
Musignano. Osservazioni, nella Bibl. Hai., 
t. 71, pp. 165-:i.">6 (1833), t. 75, p. 13 (1834), 
t. 77, p. 59 (1835), t. 80, p. 22 (1835), t. 83, 
p. 376 (1*36), t. 92, pp. 26-174 (1839), t. 95, 
p. 50 (1839). 

La stessa opera iu un volumetto. Milano, 
1839. 



Gene G. Storia aaturaledegli animali esposta in 
lezioni elementari. Opera postuma. Uccelli, 
voi. Il, pp. 1-230. Torino. L850. (\. Ila 
parte ornitologica di quest'opera si parla di 
quasi tutte le specie italiane, e perciò deve 
essere qui menzionata). 

Gerini G. - storia. Nat male degli Uccelli, voi. •"'. 
con tav. col. Firenze, 1767-1776. 

Giglioli Hillyer E. - Catalogo degli Uccelli os- 
servati in Italia. Fase. I della Iconografia, etc. 
l'iato. 1879. 

— Iconografia dell' Avifauna Italica. Fase. 1-52, 
con 265 tav. col. foglio, l'iato, 1879-1895. 
(Quanto ne venne pubblicai pera incom- 
pleta i. 

— Elenco dei Mammiferi, digli Uccelli e dei 
Rettili ittiofagi appartenenti alla Fauna Ita- 
lica e Catalogo degli Anfibi e dei Pesci Ita- 
liani. Firenze, 1880. 

— Elenco delle specie di Uccelli che trovatisi 
in Italia, stazionarie o di passaggio, colla 
indicazione delle epoche della nidificazione 

e della migrazione. Annali di Agricoltura, 

n. .'iti. Roma, issi. 

— Notes on the Avifauna of Italy, in Ibis, 
ser. IV, voi. VI, pp. 181-222. London, Issi. 

— Avifauna Italica. Elenco delle specie sta- 
zionarie o di passaggio in Italia, colla loro 
sinonimia volgare e con notizie più special- 
mente intorno alle migrazioni ed alle nidi- 
ficazioni. Firenze, 1S86. 

— Primo Resoconto dei Risultati dell'Inchiesta 
(•mitologica in Italia, l'i. I, Avifauna Ita- 
lica. Elenco sistematico delle specie di Uc- 
celli stazionarie o di passaggio in Italia con 
nuovi nomi volgari, e eolle notizie fin qui 
fornite dai Collaboratori dell'Inchiesta Or- 
nitologica, con una carta delle Stazioni Or- 
nitologiche Italiane. Firenze. 1889. 

— Primo Resoconto dei Risultati dell'Inchiesta 
Ornitologica in Italia. Pt. II, Avifaune lo- 
cali, Risultati dell'Inchiesta Ornitologica nelle 
singole provineie. Firenze, 1890. 

— Primo Resoconto, etc. Pt. III. Notizie d'in- 
dole generale, migrazioni, nidificazioni, ali- 
mentazione, etc. Firenze, 1891. 

— L'Attiene Cliiarailiar. sp. n. uell' Ariritla. 

IV. fase. 29-30, pp. 57-60 (1900) e nell'Oro», 
tonieXI, n. 2-'.',, pp. 237-242, 1900-1902, etc. 
Mauretti P. - Sopra alcuni casi di scoloramento 
delle penne in Uccelli nostrali. Atti Soc. It. 
Se. Nat., voi. XXII, pp. 292-300. Milano, 
1879. 

— Aberrazione nel colorito delle penne in Uc- 
celli dell'Ordine dei Passeraeei. Atti Soc. It. 
Se. Nat., voi. XXV. Milano, 1882. 



150 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



Martens G. V. - Iutieri. 8 Bde. Stuttgart, 1844- 
isKi. [Die geografisclie Zoologie, pp. 253-502. 
Vogel, pp. 268-311). 

Martorelli G. - Sopra un Falco islandieus, Briinn. 
(err. det.t annunciato per la prima volta in 
Italia, nello Spallanzani di Roma, taso. V e 
VI. Roma, 1887. 

— Sopra alcuni esemplari del gen. Limosa. 
Atti Soc. lt. Se. Nat., voi. XXXIII. Mi- 
lano, 1890. 

— Note Ornitologiche sopra osservazioni fatte 
nell'anno 1894-95. Atti Soc. It. Se. Nat.. 
voi. XXXV. Milano, 1895. 

— Monografia illustrata degli Uccelli di Rapina 
in Italia. 4°. con 5 tav. col. Milano, 1895. 

— Le forme e le simmetrie nelle macchie del 
piumaggio, nel voi. VI, fase. II, delle Me- 
morie della Soc. 11. (li Se. Nat. e Mus. Gir. 
tli Stor. Nat. di Milano, con una tav. cro- 
mol. e zincotip. Milano, 1898. 

— UEmberiza luteola e la Menila Naumanni 
in Italia, Arieula. V, fase. 45-46, pp. 131- 
133, 1901. 

— Ibrido probabile di Turdus obscurus e 
T. iliacus, nell'Orafe, XII, n. 2-3, pp. 229- 
231 (1901). 

Olina G. P. - Uccelliera, ovvero discorso della 
natura e proprietà di diversi uccelli, e in 
particolare di quelli che cantano, con il 
modo di prendergli e mantenergli, con figure. 
Roma, 1622. 

— Idem. Roma, 1684. 

Parona C. & Grassi G. B. - Sovra alcune mo- 
struosità di uova di Gallina. Atti Soc. It. 
Se. Nat., voi. XX, pp. 103-124, con tav. 
Milano, 1877. 

Parona C. - Alcune particolarità di due indi- 
vidui AelV Anas boschas. Atti Soc. It. Se. 
Nat., voi. XIX, fase. IV. Milano, 1877. 

— Due casi di deviazione nella mascella in- 
feriore degli Uccelli. Atti Soc. It. Se. Nat., 
voi. XXIII, pp. 127-134, con tìg. Milano, 
1880. 

— La pigomelia nei Vertebrati. Atti Soc. II. 
Se. Nat., voi. XXVI, pp. 211-326. con fig. 
Milano, 1883. 

Pavesi P. - SulF importanza del melauismo negli 
Uccelli, negli Atti I. E. Acc. degli Agiati, 
ser. Ili, voi. I, fase. I. Rovereto, 1895. 

Pelzeln Aug. v. - (Due Cataloghi con cenni 
sugli Uccelli Italiani), voi. XXI e XXVI, 
delle Verhandhingen ilei- K. K. Zool. Bot. 
Gesellsch. in Wien, 1871-76. 

Ranzani C. - Elementi di Zoologia. Tomo terzo 
contenente la Storia Naturale degli Uccelli. 
Bologna. Pt. I eli (1821), pt. Ili e IV (1822), 



pt. V, VI e VII (1823), pt. VIII (1825), 
pt. IX (is-j(ì). 
Salvador! T. - Lettera intorno al Syrrhaptes 
paradoxus in Italia, neìVlbis. 1864, p. 228. 

— Studio intorno agli scritti Ornitologici del 
Prof. P. De-Pilippi, negli Atti della E. Acc. 
di Torino, p. 263. Torino, 1868. 

— Degli Uccelli avventizi in Italia, negli Atti 
della Soc. Hai. di Scienze Nat., voi. XII. 
pp. 544-547. Milano, 1869. 

— Lettera (nella quale vengono contradette 
alcune osservazioni del Sig. Saunders, rela- 
tive all'Ornitologia Italiana), nell'i&fe, 1870, 
pp. 153-154. 

— Intorno alla Fringìlla citrinella, L., negli 
Atti della E. Acc. Se. di Torino, voi. VII. 
pp. 259-264 (1871) ('). 

— Fauna d'Italia, parte II, Uccelli. Milano, 
1872. 

— Intorno a una specie di Falco nuova per 
l'Italia. Aiti dell' Acc. di Se. Torino, voi. XIX. 
Torino. 1884. 

— La Aegialitis asiatica (Pali.) trovata per la 
prima volta in Italia. Atti B. Acc. di Se. 
Torino, voi. XXIII. Torino, 1887. 

— Elenco degli Uccelli Italiani, negli Annali 
del Mus. Civ. di St. Nat. di Genova, ser. II, 
voi. Ili, ed in voi. separato. Genova, 1887. 

- Il Sinatte in Italia nella primavera del 1888. 
Boll, dei Musei di Zool. Anat. della lì. Univ. 
di Torino, n. 47, voi. III. Torino, 1888. 

— Altre notizie intorno al Sirratte in Italia 
nel 1888. Boll, dei Musei di Zool. Anat. 
Camp. li. Univ. di Torino, u. 52, voi. III. 
Torino, 1888. 

— Le ultime notizie intorno al Sirratte in 
Italia negli anni 1888-1889. Boll, dei Musei di 
Zool. Anat. Oomp. E. Univ. di Torino, n. 70, 
voi. IV. Torino, 1889. 

— Il Cypselus affinis in Liguria. Ann. Mus. 
Civ. St. Nat. di Genova, ser. II, voi. IX 
(XXIX). Genova, 1890. 

— Intorno a una Cutrettola nuova per l'Italia. 
Boll. Mus. Zool. Anat. Oomp. E. Univ. To- 
rino, voi. VI. n. 101. Torino, 1891. 

Intorno alla Menila alpestris, Brehm, nel 
Boll. Mus. Zool. Anat. Gomp. E. Unir, 
di Torino, voi. VIII. n. 152. Torino, 
1893. 



(') Numeroso notizie intorno all'Ornitologia Italiana sono 
registrate negli Atti tifila 2 a . \i ll t 5 a , 6 a , 7 a ed 8 a Riunione 
degli Scienziati Italiani, tenute in Torino (1840), in Firenze 
(18-11), in Lucca (1843), in Milano (1844), in Napoli (1845), 
ed in Genova (1846). I Sigg. Hollniayr e Tachusi zu S<'lnni- 
«Uiuilrn (Oni. Jah.br, XI, pp. 5-G, 1900, etc.) parlarono delle 
Cincie di padule italiano. 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



151 



Saunders H. - Notes od the Ornithology <if Italy 
and Spain, Dell'Ito, L869, pp. 891-403. 

— Lotterà (in risposta alle osservazioni «lei 
dott. Salvadori); nell'Ito, L870, pp. 289-299. 

Savi P. - Ornitologia Toscana, ossia I •(•scrizione 
e Storia degli Uccelli ohe fcrovansi nella To- 
scana, con l'aggiunta delle descrizioni di 
tutti gli altri propri del rimanente d'Italia. 
Pisa, t, I (1827), t. Il (1829), t. tll (1881). 

— Quadri sinottici dell' Ornitologia Italiana. 
Pisa, 1831. 

— Considerazioni sul Fagiano che vive in 
Italia, onde decidere se delibasi considerare 
come animale selvaggio o come domestico, 
scritte in occasione di un processo per tra- 
sgressione di caccia e pubblicate in un opu- 
scolo intitolato: Parole in difesa di Sabba- 
Uno di (laddo avanti il Tribunale di Prima 
Istanza di Pisa. Pisa. Isti:!, pp. 14-31. 

— Ornitologia Italiana, tomi 3. Firenze, 1873- 
1877, seconda ediz., 1900. 

Settembri A. - Quadro geograflco-ornitologico, 
ossia quadro comparativo le Ornitologie di 
Malta, Sicilia, Toscana, Liguria, Nizza e la 
provincia di Garda, Malta, 1843. 

Selys-Longchamps E.. Baron de - Notes on va- 
rious Birds observed in Italian Museums in 
1866, Dell'Ito, 1870, pp. 449-455. 

Sharpe R. B. - On Whitehead's Nuthatch. Proc. 
Zool. Soc, 1884, n. 28. 

Spallanzani L. - Opuscoli cinque sopra diverse 
specie di Rondini, nell'opera: Viaggi alle 
due Sicilie ed in alcune parti dell'Appennino, 
Appendice. Pavia, 1792-97. (Milano, 1826, 
t. Ili, pp. 369-470). 

— Opuscolo sopra l' Uccello notturno da di- 
versi naturalisti chiamato Strix scops ed in 
alcune provincie d'Italia Chinino, 1. e. (Mi- 
lano, 1826, t. Ili, pp. 471-500). 

Tanara V. - La Caccia degli Uccelli, da ma. 
inedito della Bibl. Commi, di Bologna, a 
cura di A. Bacchi della Lega. Bologna, 1886. 

Tschusi zu Schmidhoflen. Ritter V. von. - Vor- 
laiifiges ii ber don Zug des Steppenhuhncs 
(Si/rrhaptes paradoxus, P.) durch Oesterreich- 
Ingani in Jahre 1888-1889 nel giorn. Die 
Sclnralbc, Mittlicilung des Ornitliologischen Ve- 
reines in Wien, n. 14, aprile 1889. 

Valli A. - Il canto degli augelli. Koma, 1601. 

Vallon G. - Die Samnilung italienischer Vògel 
des Prof. Graf Arrigoni Degli Oddi in Caoddo 
(Mouselice) bei Padua, nell'Orma. Jahrb., 
XII, Heft 2 e 3, pp. 89-97. Hallein, 1901. 
Tradotto con aggiunte da G. Damiani. Avi- 
dità, fase. 45-46, pp. 121-131 (1901). 

— Nota intorno alla nuova specie di Civetta 



scoperta nella provincia del Friuli. Atti Ac- 
cad. di Udine, Ber. III. Tel. VII (1901), e 
Om. Jahrb., XII. Heft 6 (1901). 
Zinanni Conte, G. - Orile Uova e dei nidi degli 
Uccelli, con 22 tav. Venezia, 1 7 : : 7 . 

TRENTINO. 

Althammer L. - Catalogo dogli Uccelli osservati 
nel Tirolo. Padova, 1 *.">(>. 

— Verzeichniss der bis jet/.t in Tyrol beobach- 
teten Viigel, nella Naumannia, 1857, pp. 392- 
104. 

— Briefliche Mittheilungen, nella Naumannia, 
1858, pp. 167-168. 

Ambrosi F. - Prospetti! delle specie Zoologiche 
conosciute nel Trentino, pubblicato nella 
Statistica del Trentino di A. Perini. Trento, 
voi. I, p. 269, 1852. 

— Cenni per una Storia del progresso delle 
Scienze Naturali in Italia. Atti Soc. Ven. Tr. 
Se. Nat., voi. V, pp. 234-274. Padova, 1877. 

(Anonimo). - Catalogo di una Collezione degli 
Uccelli del Trentiuo, s. a. 

Azzolini L. - Elenco degli Uccelli esistenti nel 
Civ. Mus. di Rovereto al 31 dicembre 1898. 
Rovereto, 1899. 

Bonomi A. - Notizie sugli Uccelli tridentini. 
Boll, del Natur. e Rivista It. Se. Nat. (varie 
comunicazioni), I-XIV. Siena, 1881-1894. 

Idem, neWOrnithologisclies Jaìirbuch (Hal- 
lein), s. a. 

— Avifauna tridentina, nel Programma dell'I. 
B. Ginnasio superiore dello Stato in Rovereto, 
anno 1883-84. Rovereto, 1884. 

— Ornituologische Beobachtungs. Stationen in 
Oesterreich-Ungarn . Wien, 1884-1889. 

— Calendario ornitologico Trentino, ne]V Agri- 
coltura, Giornale pegli interessi della classe ru- 
rale nel Trentino, ser. Ili, anno XVI, pp. 9- 
10, 25-28, 42-44, 58-61, 74-76, 95-97, 
123-124, 140-142, 153-155, 170-171, 187- 
188. Trento, 1887. 

— Nuove contribuzioni all'Avifauna Tridentina, 
nel Programma dell'I. E. Ginnasio supcriore 
dello Stato in Rovereto, anno 1888-1889. 
Rovereto, 1889. 

— Materiali per un'AvifaunaTridentina, nel Pro- 
gramma dell'I. R. Ginnasio superiore dello 8ta- 
toinRovereto, unno 1890-1891. Rovereto, 1891. 

— Quarta contribuzione all'Avifauna Triden- 
tina, nel Programma dell'I. lì- Ginnasio su- 
periore dello Stato in Rovereto. Rovereto, 1895. 

— Lo Zigolo dal collaro catturato per la prima 
volta nel Trentino. Atti 1. R. Se. Lelt. ed 
Ar., ser. Ili, voi. V, fase. IL Rovereto, 1899. 



152 



ATLANTIC ORNITOLOGICO 



Garbari ti. - L'Uccellagione quale viene prati- 
cata nel nostro Paese. Trento, 1897. 

Untersteiner. - Aggiunta al Catalogo degli Uc- 
l'i'lli osservati nel Veneto dal Sig. A. 1*. Ninni, 
relativa agli Uccelli osservati nel Trentino, 
nel Commentario della Flora, Fauna e (Ica 
del Ventiti e dil Trentino, voi. I, pp. 252- 
253. Venezia. 1859. 

Vallon G. - Escursioni ornitologiche nel Tren- 
tino. Boll. Soe. A, Ir. Se. Hat., voi. XIII. 
pt. II. Trieste, 1892. 

DALMAZIA ('). 

Brasilia S. - Motriocein Pticjega Svijeta. Soe. 
Hist. Nat. Oroat., anno V. Zagabria, 1890. 

- Sulle Alche, etc, Boli. Soc. Zoo!. Hai. 
X. Roma, 1901. 

Eggenhòffer. - Vogel uni Triest, neH'is/s, 1842, 

pp. 296-298. 
Kolombatovich G. - Osservazioni sugli Uccelli 

della Dalmazia, nel Programma tirila I. R. 

Scuola superiore. Spalato, 1880-1881. 

— Catalogus Vertebratorum Dalmaticoruni. 
Spalati, 1888. 

- Novi Nadodatci Kraljesnjacima Dalmacije. 
Spalato, 1S93. 

- njekim Kraljesnjacima. Spalato, 1895. 

— Zoologiske Vijesti iz Dalmacije. Spalato, 
is',16. 

- Druge Zoologiske Vijesti iz Dalmacije. Spa- 
lato, 1900. 

Michaelles C. - Ueber das Winterkleid von 
Larus atricilla, Temm. {plumbeiceps : Brehra) 
nebst einigen Bemerkungen iiber die im J In- 
feri von Triest bemerkten Movenarten, nel- 
Vlsis, 1829, pp. 12(i'J-i270. 

Schiavuzzi B. - Elenco degli Uccelli viventi 
nell'Istria ed in specialità nell'agro pirauese. 
Boll. Soc. Adr. Se. Nat., n. 1. Trieste, 1878. 

— Sulla comparsa del Larus tridaetylus, L., in 
volgare Gabbiano Terragnolo, nella rada di 
Tirano. Boll. Soc. Adr. Se. Nat., voi. V, 
n. 1. Trieste, 1879. 

— Aggiunte e correzioni all'Elenco degli Uc- 
celli viventi nell'Istria ed in specialità nel- 
l'agro piranese. Boll. Soc. Adr. Se Nat., 
voi. V, p. 287. Trieste, 1880, voi. VI, 
p. 165, 1881, e voi. VII, p. 13, 1882. 

— Materiali per un'Avifauna del territorio di 



(') Qualche notizia su^li rjooelli dalmati si trova anche nei 
due seguenti lavori: Arrigoni Degli Oddi lì. Note Ornlt. sol 
Muboo Noz. «li Zagabria, Boll. Soe. Zool. TttU. Voi. I, sor. Il, 
fase. 1-2, pp. 69-81, 1900; Lo stesso Autore, Rimi. Orn. di 
Serajevo, Orme, pp. 175-182, 1900. 



Trieste tino a Monfalcone e dell' Istria. Boll. 
Soe. Adr. Se. Nat., voi. VII, fasci. Trieste, 
1888. 
Schiavuzzi B. - Sulla comparsa di specie nor- 
diche nella regione Adriatica settentrionale. 
Zeitsehrift fiir die (itsiniinite Ornitlioloi/ic. I, 
Jahrg. issi. Budapest, 1884. 

- Alca tortiti, L. nel golfo di Trieste. Zeit- 
seìirifl fiir die gesam. ornilh. von /'.' Mu- 
darti*;. 1 Jahrg. p. 248, 1884, e Miltheil. 
der ornilli. Verdina in Wien. p. 127. 1884. 

Idem, Zeitsehrift, etc. Budapest, 1884. 

— Osservazioni fenologiche e sui passaggi degli 
Uccelli del litorale Austriaco durante l'anno 
1884. Monfalcone, 1885. 

— Anas boscas anom. Millheilungcn des oruilh . 
Ver. in Wien. anno Vili. p. 38, 1884, e Zeit- 
sehrift fiir die gesam. Ornith. di Madarasz, 
II, p. 53, 1885. 

— Materiali per un'Avifauna del litorale Au- 
stro-Ungarico. Boll. Sur. A tir. Se. Nat., 
voi. X. Trieste. 1887. 

Washington S. - Ornithologische Notizen aus 
Istrici], Zeitsehrift fiir die gesam. Ornilh. 
di Madarasz in Budapest, voi. II. pp. 341- 
368, 1885. 

VENETO. 

(Anonimo). - Osservazioni intorno all' Ornito- 
logia Toscana, etc. nella Bilil. Jtnl.. voi. L, 
pp. 180-194, 1828, voi. LXI, pp. 187-202, 
1831, voi. LXVII. pp. 76-83, 1832 ('). 

Arrigoni Degli Oddi E. - Lettera aperta al pro- 
fessor E. II. Gigli. di. Padova, 1884. 

- Note ed osservazioni fatte dall'agosto al di- 
cembre 1885, specialmente in riguardo al- 
la migrazione degli Uccelli nella provincia 
di Padova e nell'Estuario Veneto. Boll. Soc. 
Yen. Tr. Se. Nat., t. ITT, n. 4. Padova, 
1886. 

- Sul Codirosso nel Padovano, nel Boll, del 
Nat., anno VI, n. 11, p. 146. Siena, 1886. 

— Cicogna e Codirosso, nel Boll, del Nat., 
VII, n. 7. Siena, 1887. 

— Sulla colorazione a fascio della coda in al- 
cuni individui giovani del .Merlo nero (Me- 
nda nit/ra, L. ex Schw.) della mia Collezione 
Ornitologica Italiana, con tav., negli Atti 
E. Afe. Se. Leti, ed Ar. di ì'titlortl. letta 
nella tornata 22 maggio 1887, inserita nel 
voi. Vili, disp. IV. Atti e Meni. Padova, 
1887. 



(') Ho creduto di dover menzionare anche questo la- 
voro di anonimo Autore, giacché in esso si parla specialmente 

degli Uccelli del Veneto. 



\ n \M i I ii;\i imi 06ICO 



153 



Arrigoni Degli Oddi E. - Notizie su aldine cat- 
ture di Uccelli. Boll, del Nat. Siena, 1887. 
l'asso straordinario di Uccelli. Boll, del 
Noi. Siena, 1887. 

■ — La Lusciniola melanopogon, la Ceiiia Oettii 
e la Oyaneoula Wolfi nel Padovano. Boll. 
Nat., Vili. Siena. 1888. 

— Notizie su alcune- catture di l'ccelli nel 1SSS. 
Boll, del Nat., IX. Siena. 1889. 

— Contribuzioni all'Avifauna del Padovano, 
nel Primo "Resoconto dei Eisultati dell'Inchie- 
sta Ornitologica in Ito Ho, l't. 1, li, III. Fi- 
renze, 1889-91. 

— Notizie sulle peregrinazióni della Ghiandaia 
(Garrtilus glandarius) in un quinquennio di 
osservazioni (1885-1889). Boll. Nat., fase. VI. 
Siena, 1890. 

— I Cigni del Veneziano. Gozzetta di Venezia, 
due mini, del febbraio 1892. 

— Catture di Uccelli negli anni 1890-1891 . Ri- 
vista lt. Se. Nat. e Boll. Nat., XII. Siena, 
1892. 

-— Su di un Mónachus atricapillus a becco ano- 
malo. Atti Soc. Yen. Tr. Se. Nat., ser. II, 
voi. I. fase. I, con tav. Padova, 1892. 

— La Branta leueopsis nel Veneto, rota orni- 
tologica. Atti Soc. lt. Se. Nat., voi. XXXIV, 
fase. I, pp. 117-123. Milano. 1892. 

— Catture di Uccelli avvenute durante l'anno 
1892. L'insta lt. Se. Nat., XIII. Siena, 1893. 

— Note ornitologiche. Rivista lt. Se. Nat., 
XIV. Siena, 1894. 

— La Tadorna cornuta nel Veneto. Spori Il- 
lustrato. XIII, n. 595, p. 41. Milano, 1894. 

L' Haliaètus albichila nel Veneto. Sport Il- 
lustrato, XIII, n. 598, p. 77, 1894. 

— Materiali per la, Fauna Padovana dei Ver- 
tebrati, II, Uccelli. Atti Sor. lt. Se. Nat., 
voi. XXXIV, pp. 367-433. Milano, 1894. 

— La Caccia ili botte o di valle nelle lagune 
di Venezia. Sport Illustrato, ed in un Opu- 
scolo separato di pag. 50. con fig. Milano, 
1894. 

— Le ultime, apparizioni dell' Actochelidon 
sandvicensis (Lath.) nel Veneziano. Atti Soc. 
lt. Se. Nat., voi. XXXVI, pp. 17-32. Mi- 
lano, 1896. 

La cattura di un Fenicottero nel Veneziano. 
Atti Soc. lt. Se. Nat., voi. XXXVI, pp. 221- 
223. Milano, 1896. 

— Note ornitologiche per l'anno 1895. Atti 
Soc. It. Se. Nat., voi. XXXVI, pp. 231-38. 
Milano, 1896. 

— Note ornitologiche, nella Eivista 11. Se. Nat., 
voi. XVII, n. 11. Siena, 1896. 

— La nidificazione del Mibms migrane, I?. nel 



territorio Veronese, atti /.'. Ist. IV».. eie. 

t. IX. sei. VII. pp. 93-114. Venezia, 1898. 

Arrigoni Degli Oddi E. - Eine Brutstàtte dea 

schwarzeii Milans bei (Mezzano bei Verona. 

Journal fur Ornith., XX.IV, pp. 524-587. 
Berlin, 1898. Lo stesso, tradotto in inglese 
nello Zoologist, 1898. 

Notes on some specinicns of Anatidae in 

the late Count Ninni's Collection in Venice, 

in Ibis for Jan. 1898, pp. 67-74. London, 

L898. 

- Le recenti comparse del Puffinus 2T«/ift(Boie) 

nel Veneziano. Atti Noe. //. Se. Nat., XXXVII, 
pp. 21 1-218. Milano. 1898. 

— Letter on the ocourrence of Skuas in the 
monti) of Septemher 1898 on the Lake of 
Garda, nell'Ibis, 1899. pp. 156-158. London. 
1 899. 

Arrigoni Degli Oddi E., e Sicher E. - Alcuni Uc- 
celli anomali del Veneto, con tav. Atti Soc. 
IV». Tr. Se. Nat., voi. X, fase. II. Padova, 
1887. 

Arrigoni Degli Oddi 0. - Uccelli stazionari, di 
passaggio annuale o tenuti in domesticità 
delle provincie di Padova e Venezia (class. 
Temminck-Catal. Contarmi), s. a. (Mss. in 
Coli, opusc. Prof. Canestrini). 

Bagatta F. - La Provincia di Verona, voi. I. 
Verona, 1865. 

Baseggio G. B. - Degli l'ccelli dei contorni di 
Bassano, nella Bibl. Ita!., t. XXVII. 1822. 

— Catalogo degli Uccelli, classato secondo 
Latham. Bibl. Hai., t. XXVIII, 1822. 

— Ornitologia Bassanese (Mss. s. a. in Còli. 
opusc. Prof. Saccardo). 

Camerano L. - Il Co: Alessandro Pericle Ninni, 
cenni biografici. Boll. Mus. Zoòl.Anat. Oomp. 
B. Univ. di Torino, n. 113, 4 febbraio 1892, 
voi. VII. Torino, 1892. 

Canestrini G. - Commemorazione del Co: A. 
P. Ninni. Atti E. Ist. IV». Se. Lèti., t. LI, 
ser. VTI, voi. IV, disp. IL Venezia, 1892-93. 

Canestrini R. - Il colera dei polli nel Pado- 
vano. Padova, 1888. 

Carraro G. B. - Raccolta degli Uccelli della 
Provincia Vicentina da esso preparati, inse- 
rita nel libro: Primo inoltrili dell'industria 
e delle arti dello Provincia Vicentina, p. 11, 
sezione IL Vicenza, 1855. 

Catullo T. A. - Brano di lettera a Mous. Ran- 
zani, Prof, di Storia Naturale nella Pontif. 
Università di Bologna, nel (ìiorn. sulle Se. 
e Leti, delle Provincie Venete, voi. XVII, 
p. 189. Treviso. 1829. 

Sulla Loria Infasciala, nel Qiorn. di Tre- 
viso, voi. XVII, p. 186, 1829. 



Atlante ornitologico — Parte I. 



154 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



Catullo T. A. - — Catalogo ragionato degli 
Animali Vertebrati permanenti o solo di 
passaggio nella Provincia Bellunese, pub- 
blicato nelle fauste Sponsalizie Manzoni-Viil- 
lestorf, Belluno, 1838. 

— Animali <lel Canale di S. Croce, cui si ag- 
giungono quelli che si reputano i più spe- 
ziosi delle Alpi Bellunesi, nel Trattato sopra 
la Costituzione Geognostico-fisica dei terreni 
diluviali e postdiluviani delle Provincie Ve- 
nete. Padova, 1838 (Uccelli, pp. 1652-194). 

— La etessa opera, seconda ediz., note- 
volmente accresciuta ed emendata. Padova, 
1S44 (Uccelli, pp. 145-171). 

Cipolla F. - Fenicotteri sul Benaco. Comuni- 
cazione. Atti E. Ist. Yen. Se. Leti., voi. L, 
ser. VII, voi. Ili, disp. IV e V, pp. 445-446. 
Venezia, 1891-1)1'. 

— • Il Beccofrusone nel territorio Veronese. 
Atti E. Ist. Yen. Se. Leti., t. LI, ser. VII. 
voi. IV, disp. X. Venezia, 1892-1893. 

— Il Merlo nel canto XIII del Purgatorio. Atti 
E. Ist. Ven. Venezia, 1894. 

— Albinismo ed Isabellismo. Atti E. Ist. Yen., 
t. VI, ser. VII. Venezia, 1895. 

— Metacromatismo di un' Fmberiza citrinella, L. 
Atti E. Ist. Yen., ser. VII. Venezia, 1895. 

— Due Corvi ed un Rondone. Atti E. Ist. Yen., 
t. VII, ser. VII. Venezia, 1895. 

— Due parole sulla mia Emberiza citrinella, L. 
Atti E. Ist. Ven., t. VII. ser. VII. Venezia, 
1896. 

— Del Metacromatismo degli Uccelli. Avicula. 
L pp. 51-52. Siena, 1897. 

- Tetraonidinel Veronese. Atti E. Ist. T"e».,etc. 
t. IX, ser. VII. Venezia, 1898. 

— Aquila reale. Atti E. Ist. Ven., etc, t. LIX, 
pt. II, 1899-1900. Venezia. 1900. 

- Cataloghi degli Uccelli e degli Insetti delle 
Provincie di Padova e Venezia, in 4.° Bas- 
sano, 1843. 

— Sopra la muta degli Uccelli. Memoria letta 
all'Istituto il 22 gennaio 1843, inserita nel 
voi. I, II Atti, p. 265. Venezia, 1S43. 

— Nozioni sopra la Plectrophanes calcarata 
o Fringilla lapponica, lette all'Assemblea 
Milanese degli Scienziati Italiani il 13 set- 
tembre 1844, publi. per estr. negli Atti, 
p. 344 1844. 

— Nota sulla Fringilla incerta, letta all'I. R. Isti- 
tuto di Scienze ed inserita nel voi. VI degli 
Atti, p. 440. Venezia, 1846. 

— Notizie sulla Fauna terrestre e particolar- 
mente sull'Ornitologia del Veneto Estuario, 
con cenni sul passaggio degli Uccelli e sulla 
caccia, inserite nel voi. II, dell'opera: Ve- 



nezia e le sue lagune, pp. 157-259. Venezia, 
4°, tip. Antonelii. 1S47. 
Contarini N. - Memoria sopra una nuova specie 
di Numenius da esso chiamata Xumcnius ba- 
stata, affine alla comune Numenius arquata e 
frequentatrice al pari di questa dei lidi veneti, 
letta alla Sezione di Zoologia del IX Con- 
gresso il 22 settembre 1S47. inalilo. 

- Memoria sulla Sterna aranea, Savi, imiti 
ammessa prima nell'Ornitologia Veneta, letta 
alla Sezione di Zoologia il 22 settembre 1847 
del IX Congresso degli Scienziati Italiani. 

- Prospetto degli Uccelli finora osservati nelle 
Venete Provincie, con alcune notizie sopra 
la comparsa, permanenza e partenza, se vi 
nidificano o no, se vi siano stazionari o rari 
e qualche cenno sui loro costumi, nell'opera: 
Venezia e le sue lagune, voi. II, p. 193- 
238. Venezia, 1847. 

— Cenno sopra il passaggio degli Uccelli nelle 
Venete Provincie, nell'opera: Venezia e le 
lagune, voi. II, pp. 239-244. Venezia, 1847. 

— Cenno sopra la caccia nelle Venete Pro- 
vincie, nell'oliera; Venezia e le sue lagune, 
voi. Il, pp. 245-259. Venezia, 1847. 

— Osservazioni sui costumi della Fringilla in- 
certa, Risso, comunicate da D. Nardo al 
l'I. R. Ist. Ven. nella Seduta 4 agosto 1851, 
Atti 1. E. Ist. Ven.. voi. Il, ser. II. Ve- 
nezia, 1851. 

Dal Fiume C. - 11 Syrrhaptes paradosus nel 
Veronese, Boll, del Nat., Vili, n. 6, p. 89. 
Siena. 1888. 

— Il Calcarius lapponicus, nel Veneto. Atti 
Soc. Ita}. Se. Nat. Milano, 1895. 

- Contributo allo studio dell' Avifauna del 
Polesine, Atti Soc. Ven. Tr. Se. Nat., ser. 11. 
voi. III, fase. 1. pp. 3-40. Padova. 1896. 

Dal Nero V. -Il Sym'haptes paradoxus, lllig. nel 
Veronese, Boll, del Nat., Vili, p. 164. Siena, 
1888. 

— Ancora sulla comparsa dei Sirratti nel Ve- 
ronese, Rivista It. Se. Nat., IX, p. 38. Siena, 
1889. 

— Cyanecula suecica albina, Bivista It. Se. 
Nat., IX. p. 38. Siena, 1889. 

— Note ornitologiche sul Veronese, nella L'iri- 
stalt. Se. Nat., XI. pp. 43-44. 74. Siena, 1890. 

— Note ornitologiche sul Veronese, nella Bi- 
vista It. Se. Nat., XII, pp. 59-60, 121-122. 
Siena, 1891. 

— Varie note ornitologiche sul Veronese, Boll. 
Agr. Veronese, I, pp. 331-332, 347, 362-363, 
378-379, 393-394. Verona, 1891. 

— Note ornitologiche sul Veronese, turista II. 
Se. Nat., XII, pp. 59-60. Siena, 1893. 



ATI.AN IK ORNITOT.OOICO 



156 



Dal Nero V. - Il Byrrhaptes paradomis nel Ve- 
ronese, Boll. Agr. Veronese, n. 24. Verona, 
1892. 

— Varie note ornitologiche sul Veronese, Full. 
Agr. Veronese, II. pp. Il, 68, 80, 102-104, 
168-164, 235-286, 260, 284, 882, 341, 355. 
Verona, L892. 

— Vario noie ornitologiche sul Veronese, Unii. 
Agr. Veronese, 111. pp. 629-631, 666-667, 690- 
791, 726-727, 749-750. Verona, 1898. 

— Proverbi Ornitologici Veronesi, nelle Me- 
morie dell' Acc. d' Agr., etc, voi. LXX, 
sei. 111. Verona, 1894. 

De Betta E. - Materiali per una Fauna Vero- 
nese, nelle Memorie dell' Acc. d'Agr. Ar. e 
(Jomm. dì Verona, voi. XL1I, Aves, pp. 42- 
110. Verona, 1868. 
- Sulla straordinaria od accidentale comparsa 
di alcuni Uccelli nelle Provincie Venete, Alti 
dell'I, li. Tst. Veri., sor. Ili, voi. X. Venezia., 
1865. 

— Alcune note in appendice dei Materiali per 
una Fauna Veronese, Atti delVAcc. d'Agr. 
Art. e Ciniini. ili Verona, voi. XLVII. Ve- 
rona, 1870. 

— Le Cavallette e lo .Storno roseo in Provincia 
di Verona nell'anno 1875, Atti li. Ist. Yen., 
voi. Il, ser. V. Venezia, 1875. 

Vedi anche t. I, ser. V, disp. 8, p. 836 
(1875-76). Venezia, 1876. 

— On the Appeaiance and Breeding of Po- 
star roseus in the l'roviuce of Verona, tran- 
slated liv W . Long, in Zoedogist t'or 1878, 
pp. 16-22. London, 1878. 

— Un nuovo chirottero per la Fauna Veneta 
ed alcuni casi di albinismo negli uccelli del 
Veronese, Atti II. Ist. IV». Se., voi. 1, ser. VI. 
Venezia. 1883. 

De Toni E. - Note sulla Fauna e Flora Veneta 
e Trentina. Udine, 1898. 

DÌSCOnzi D. F. - Catalogo degli Uccelli inset- 
tivori, nella Entomologia Vicentina, pp. 260- 
272. Padova. 1865. 

Doglioni F. - Catalogo della Raccolta Zoologica 
di Angelo nob. Doglioni, in-S". liclluno, ls71. 

G. F. M. (Grimani F. M.) - Per li cacciatori, 
uccellatori ed ornitologi. Almanacco per 
l'anno 1825. Venezia, 1825. (La raccolta 
comprende quattro volumi 1-IV e va dal 
1825 al 1828, essi però vennero redatti da 
varii Autori). 

Garbini A. - Primi Materiali per una Monografia 
Limnologica del Lago di Garda, nel Boll. 
8oc. Entomol. lt.. XXVI, trini. I. Firenze, 
1894. 

— Distribuzione ed Intensità della Fauna Ate- 



sina, nelle Mi nini n dell' Acc. d' \gr., vo- 
li • LXXI. sei. Ili, fase. II. Verona, 

IMI."). 
Gemma G. - Catture interessanti nel Veronese, 
Boll. Nat., XII, pp. 5-6. Siena. 1892. 

Gianese M. - importanti cattare di eccelli, 

turista II. Se. Xiil., voi. XI. pp. 18-19. Siena. 

1891. 
Giglioli H. E. - V Attiene OMaràdiaé, sp. o. nel- 

VArìetila, [V, fase. 29-30, pp. 57-60 (1900) 

éOrttis, Ionie XI, n. 2-3, pp. 237-242, 1900- 

1901, etc. 
L'Arena. - Il l'autor roseti.?, L. nel n. 147. 

Verona, 4 giugno 1875. 
La educazione ilei Fringuelli. Padova, 1817. 
La Tribuna. - Sopra un' Aquila imperiale 

(err.det.), anno XIII, 12, nov. 1895, 2 a ediz., 

n. 314, Poma, 1895. 
Lanzani E. - Saggio di una l'autografia Vi- 
centina, Volatili, fase. II, pp. 67-82. Ve- 
nezia, 1834. 
Lioy P. - Sulle condizioni tisiche ed economiche 

del Vicentino, Atti Hoc. lt. Se. Nat., voi. XI, 

pp. 425-439. Milano, 1868. 
Mariacher G. - Note Fenologiche, Boll. Soc. 

Mei. It. Torino, 1885. 
Mariacher G., e Dal Nero V. - Due Tetraonidi 

Veronesi che scompaiono, Rivista lt. Se. Nat., 

IX, p. 23; Siena, 1889. 
Martorelli G. - SulVAthene Chiaradiae, Gigi., 

Atti Soc. Hai. Se. Xat. Voi. XL, 1902. 
Martens G. V. - Reise nach Veuedig. Ulm, 1824 

(l'amia, voi. II, pp. 381-538). 

— Reise nach Venedig, ediz. 2 a Ulm, 1838 
(Fauna, Vogél; voi. II, pp. 395-404). 

Moschen L. - Sopra un ibrido naturale di Frin- 
gilla coelebs con Fiim/illa nuintifringilla . Full. 
Soc. Ven. Tr. Se. Nat., voi. I, pp. 99-105. 
Padova, 1880. 

Mugna P. - Della Collezione Ornitologica del 
nob. Angelo Doglioni di Belluno, con osser- 
vazioni in gran parte tolte a ras. di Lui (Mss. 
s. a. in Coli, opusc. Prof. Saccardo). 

Musatti C, e De Toni E. - Il Dizionario Vene- 
ziano del Boerio e X. Contarmi, Ateneo Ve- 
neto, anno XXII. Venezia, 1899. 

Naccari F. L. - Ornitologia Veneta, ossia Ca- 
talogo degli Uccelli della Provincia di Ve- 
nezia. Treviso, ls'j:;. 

— Aggiunte pubblicate nel n. 57 del Giani. 
dell'Ita!. Letteratura del Co. Da Rio di Pa- 
dova, p. 188, maggio-giugno, 1823. 

Nardo D. - Garin affinis, descrizione lasciata dal 
Contarini e pubblicata a cura di D. Nardo. 
Atti dell'I. U. Ist. Ven. ser. Il, voi. IV, 
p. 1056. Venezia, 1858-1859. 



156 



ATLANTE ullXITiil.DClni 



Nardo D. - Prospetti sistematici degli Animali 
delle Provincie Venete, Atti dell'I, li. Ist. 
Ven.. sor. HI. voi. IV. Aves. pp. 1035-1070. 
Venezia, L858-1859. 

— Biografia scientifica de] Cav. Fortunato Luigi 
Naccari nel Commentario, ete 1m;t. 

— Bibliografia cronologica della Fauna delle 
Provincie Venete e del mare Adriatico, Alti 
E. Ist. Yen., voi. I, ser. V. Venezia, 1875. 

Ninni A. P. - Delle emigrazioni degli Animali 
nelle Provincie Venete, Pt. 1. Venezia, 1866, 
cui fa seguito il Prospetto delle specie di 
Mammiferi e di Uccelli fino ad ora osser- 
vali nelle Venete Provincie, con cenni sul- 
l'epoche nelle quali si fanno vedere, Bulla 
loro frequenza, sui luoghi che prediligono, ete. 

— Catalogo degli Uccelli del Veneto, con note 
ed osservazioni; Rapaci, Rampicanti e Pas- 
seracei nel Commentario, ete., voi. I, pp. 5- 
20, 411-65, 136-149, 186-190. Venezia, 1869; 
Colombe, Gallinacei, Gialle e Palmipedi pub- 
blicati a parte. Venezia, 1870. 

— Materiali per la Fauna Veneta, Vi, Aves, 
Atti li. Ist. Ven, Venezia, 1879-1885. 

— Sopra due rarissime specie di Uccelli pos- 
sedute dal Civ. Museo di Venezia, Atti Soc. 
Ital. Se. Nat., voi. XXVI. Milano, 1883. 

— Sulle mute del Larus melanocephalus e del 
Lai-us canus, Atti Soc. Ital. He. Nat., 
voi. XXVI. .Milano, 1883. 

— I Merli urofasciati, Atti Soc. It. Se. Nat., 
voi. XXX. Milano. 1887. 

- Sul passaggio straordinario della Querque- 
dula ciicia nel marzo 1886 nell'Estuario Ve- 
neto, Atti Soe. 11. Se. Nat., voi. XXX. Mi- 
lano, 1887. 

- La Cicogna nel Veneto, Boll. Nat., VII, 
pp. 136-137. Siena, 1887. 

— Sul passaggio del Codirosso nel Veneto, 
Boll, del Nat. Siena, 1888. 

— Sulle recentissime opinioni intorno alle, spe- 
cie Venete del gen. Acredula. Venezia, 1889. 

— Le Acredule Venete, con tav. Atti B. Ist. 
Ven., voi. VII, ser. VI. Venezia, 1889. 

— La Caccia degli Uccelli acquatici nelle valli 
del Veneto Estuario, Lo Sport, n. 39, Mi- 
lano, 15 febbraio 1890; con aggiunte. Ve- 
nezia. 1890. 

- Giunte e Correzioni al Dizionario del Dia- 
letto Veneziano. Venezia, 1890. 

— Nota sul Otreus ntjus (L.), Boll. Nat., XI, 
pp. 15-16. Siena, 1891. 

— Materiali pei un vocabolario della Lingua 
Rusticana del Contado di Treviso, ser. I-III. 
Venezia, 1891-1892. 

Ninni A. P., e Trois F. - Catalogo degli Ani- 



mali della Fauna della Provincia di Venezia, 
nella Provincia di Venezia, monografia sta- 
tistica, economica, amministrativa raccolta e 
coordinata dal Co: L. Sorniani-Moretti, R. Pre- 
fetto. Venezia, 1880-81. 
Ninni E. - Noto sopra un Uccello nuovo (Larus 
gelastes, Thienm.) per l'Avifauna del Veneto. 
Siena, 1898. 

— Note ornitologiche per hi Provincia di Ve- 
nezia, Atti Soc. It. Se. Nat., voi. XNN1X. 
Milano, 1900. 

Pagello S. - Il Roccolo, per nozze Polcastro- 

Papafava. Bassano, 1795. 
Pavesi P. - Commemorazione del Co: A.P. Ninni, 

Boll. Soc. Ven. Tv. Se. Nat., t. V, n. 2. 

Padova, 1892. 
Perini G. - Manuale di Ornitologia Veronese, 

nelle Memorie dell' Acc. d'Agr., ete., voi. LI 

(1873). Verona, 1874 (opera postuma in due 

volumi). 

— Degli Uccelli Veronesi, nelle Memorie del- 
l' Acc. d'Agr. Ar. e Connn. di Verona, 
voi. XXX VII. Verona, 1858. 

Pirona G. A. - Voci friulane significanti ani- 
mali e piante. Udine, 1854. 

— Lettera intorno al Tetrao paradoxus, Atti 
dell'I. B. Ist. Ven., ser. Ili, voi. X, pp. 331. 
Venezia, 1X64. 

— La Provincia di Udine sotto l'aspetto stor. 
nat. Udine, lf-7 7. 

- Della vita e degli studi di G. D. Nardo. 
Commemorazione, Atti li. Ist. Ven. Se. Lett. 
eil Ar., voi. VI, ser. V. Venezia, 1878. 

— Vocabolario friulano pubblicalo dal Pro- 
fessor Giulio Pirona. Venezia, 1871. 

Pollini C. - Viaggio al Lago di Garda ed al 
Monte Baldo, ete. Verona, 1816 (Uccelli, 
pp. 23-28). 

Savon G. A. - Caeadori al fogJier che se la 
conta. Padova, 1856. 

— Cenni intorno alle emigrazioni degli Uccelli 
nell'opera: I Cacciatori 'Trevisani, pp. 203-213. 
Treviso, 1866. 

— Il volo degli Uccelli, con tav. nell'opera: 
1 Cacciatori Trevisani, pp. 214-226. Treviso, 
1S66. 

Scarpa G. - Catalogo della Raccolta Zoologica 
del D. 1 G. Scarpa. Treviso. 1882. 

A. P. Ninni, cenni biografici. Treviso, 
1S92. 

Squarzoni A. - L'Uccellazione di Antonio l'i- 
mbosco, con note storico-ornitologiche. Ve- 
rona, 1888. 

Stefanoni D. - Sirratte nel Padovano, liirista 
It. Se. Nat. e Boll, del Nat., Vili, a. 11, 
p. 156. Siena, 1888. 



\ ! I \\ I I (>i:nit<)I.cm;icii 



Teli ini A. - Della vita e delle opere di (fil- 
lio Andrea l'irona. Odine, 1 x ì • 7 . 

— 11 Gabinetto di Storia Naturale di Odine. 
Udine, 1897. 

Tirabosco A. - L' Uccellatone, lil>. tre. Ve- 
rona, 4". 177:, 
TorOSSI G. B. - La Collezione Zoologica del 

D. ,f Giuseppe Scarpa in Treviso. Treviso, 
1889. 

— Ricordi autunnali (Cenni Bulla Raccolta Or- 
nitologica del Conte E. Arrigoni Degli Oddi). 

Vicenza, 1897. 

Trevisan V. - Uccelli a pag. 198 nell'oliera: 
I Colli Enganei, illustrazione storico-artistica 
con appendice ili notizie statistiche, geolo- 
giche, igieniche, etc., 1845. 

Trois F. - Sulla comparsa accidentale della 
Fratereula arctica sulla spiaggia di Mala- 
mocco, Atti lì. Ist. Ven., sei. IV, voi. III. 
p. 2397. Venezia, 1874. 

— Annotazioni sopra un Phoenicopterus roseus 
preso nel Veneto, Atti lì. Ist. Yen. Se. Leti., 
voi. IV, ser. VI. Venezia, 1885. 

— Sopra un esemplare di Utamania lorda presa 
il 20 luglio L887 sulla spiaggia di Mala- 
niocco, Atti lì. Jsl. Yen. Se. Lelt. Venezia, 
1886-1887. 

Vallon G. - Note sull'Avifauna del Friuli, Boll. 
Soc. Adr. Se. Nat., voi. IX, u. 2. Trieste, 
1886. 

— Escursioni ornitologiche nella Provincia del 
Friuli, T' serie, Boll. Soc. Adr. Se. Nat., 
voi. IX. Trieste, 1887. 

— Escursioni ornitologiche nella Provincia del 
Friuli, 2' 1 serie, Boll. Soc. Adr. Se. Nat.. 
voi. XII. Tiieste, 1890. 

— Contribuzioni allo studio sopra alcuni dei 
nostri Acroeephalus e Calamoherpe, con 6 tav. 
col. Boll. Soe. Adr. Se. Nat., voi. XIII. 
Trieste, 1891. 

— Contribuzioni allo studio sopra alcuni Uc- 
celli delle nostre paludi e marine (Ardetia 
minuta), con tav. col., Boll. Soc. Adr. Se. 
Nat., voi. XIV. Trieste, 1893. 

— Alcuni Uccelli molto rari per la Provincia 
del Friuli, Avicula, voi. I, pp. 81, 61, 102, 
131 (1897); voi. II, pp. 7, 48 (1898). Siena, 
1897-1898. 

— Nota intorno ad una nuova specie di Civetta 
scoperta nel Friuli (Attiene CliiaradiaeJ. Alti 
Acc. di Udine, ser. III, voi. Vili. Udine, 
1901, etc. 

Volta Mons. G. S. - Descrizione del Lago di 



Garda 6 ilei suoi dintorni con osserva/ioni 
di Storia Naturale e di Belle Arti. Mantova. 
1828, con tav. 

LOMBARDIA, 

Angelo G. B. (dell') - Catalogo della Raccolta 

Ornitologica Vigezzina, L887, 

Arrigoni Degli Oddi E. - Nota sopra una specie 
del gen. Perili.r nuova pei- l'Italia (Conio). 
Padova, 1885. 

— Sul Synoeeiis Lodoisiae (melanismo d. Co- 
turnix communis), con tav. col., Atti Soc. 

Ven. Tr. Se. Xat. Padova, 1890. 

— Bird Notes froni Rrein baua Valley, Zoologist, 
.Jan. 1901. 

Arrigoni G. - Notizie storiche sulla Valsassina, 
con aggiunte di L. Arrigoni e di A. Stop- 
pani. Lecco, 1889. 

Atti della Giunta per l'Inchiesta Agraria, voi. V, 
fase. IV, p. 657, articolo di Sandri, L., Il 
Circondario di Chiari ed a p. 698 quello di 
Erra C, Il Circondario di Verolanuova con 
notizie ornitologiche, L882. 

Balsamo Crivelli G. - Uccelli indigeni finora 
osservati in Lombardia, nell'opera: Notizie 
naturali e civili sulla Lombardia, pp. 355- 
386. Milano, 1844. 

— Prospetto ornitologico della Lombardia, in-8 . 
Milano, 1848. 

Berinzaghi E. e Lanza E. - Sopra alcuni albini 
del Museo Zoologico di Pavia. Pavia, 1875. 

Bettoni E. - Storia Naturale degli Uccelli che 
nidificano in Lombardia, voi. 2, con tav. 
col. Milano, 1865-1868 ('). 

— Prodromi della Faunistica Bresciana. Rrescia, 
1884. 

— Elenco dell'Ornito-fauna Rresciaua di L. Erra 
a cura di E. Rettoni, Comm. dell'Ateneo. 
Rrescia, 1899. 

Borromeo C. - Osservazioni ed appunti di Or- 
nitologia, Atti Soc. It. Se. Xat.. voi. XXIX. 
Milano, 1886. 

Brambilla G. - Elenco degli Uccelli che si tro- 
vano nell'Agro Pavese. Al ninna ero Pavese, 
ls.~>6; e nelle Notizie Nat. e Ohim.-.agr. Prov, 
Pavia, pp. 45-57. Pavia, 1864. 

Bossi L. - Trattato delle malattie degli Uccelli 
e dei diversi metodi di curarle. Si aggiun- 
gono alcune altre notizie utili e curiose di 
ornitologia, con tre tav. in-8". Milano. 1822 ('). 



(') Venne ristampata nel 1807 in line edizioni, cioè in-4 '. 
Verona, eredi il. Meloni ed in >". Vernini Tip. I*.ìs«-m1 i . 



(') Sebbene il II volume di quest'opera abbia la data del 
lsiis, tuiiavia la 8 uà pubblicazione ba continuato tino al 1871 
Bai I 'KÌvrij. 

(■') In quest'opera v'è un Catologo degli Uccelli di Lom- 
bardia (Vedi lìihl. Hai., voi. I. p. 181 



158 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



Caffi E. - Saggio «li un Dizionario dell'Avifauna 
Bergamasca. Bergamo, 1898. 

Capoferri L. - Memoria sulla Valcamonica. Ber- 
gamo, 1808. 

Cornalia E. - Sopra «lue rasi ili albinismo negli 
Uccelli, Atti Soc. 11. Se. Nat., voi. X. Mi- 
lano, isti?. 

De Carlini A. - Vertebrati della Valtellina, Aiti 
Soc It. Se. Nat., voi. XXXI. Milano, 1888. 

De Filippi F. - .Sul 'l'urdù* olivaeeus, L., e sul 
T. Naumanni, Temm. presi nel Bresciano, Atti 
VII Riunione degli Se. It. in Napoli nel 1845, 
p. 739. 

Erra L. - Sul Phalaropus platyrliynehus, let- 
tera al Prof. Emilio Cornalia, Atti Soc. It. 
Soc. Nat., voi. li, p. 58. Milano, 1860 ('). 

Ferragni 0. - Avifauna Cremonese. Cremona, 
L885, e Suppl. 1886. 

— Nuove specie di Uccelli per la Provincia 
di Cremona, giorn. Lo Provincia, anno Vili, 
n. 99. Cremona, 1886. 

— La Sylvia inula e VAnser erythropus nel Cre- 
monese, giorn. La l'rorineia, anno Vili, 
n. 78. Cremona, 1886. 

— Rassegna Urnitica Cremonese, giorn. Inte- 
ressi Cremonesi, anno XIII, n. 128. Cremona, 
1887. 

— Annotazioni Ornitologiche per la Provincia 
di Cremona, giorn. Interessi Cremonesi. Cre- 
mona, 1890. 

— Il Picchio murajolo sul Duomo di Cremona 
e albinismo in una Cornacchia, giorn. In- 
teressi Cremonesi, anno XXI, u. 149 e 14(i. 
Cremona, 1895. 

— L'Anthus lìichardi nel Cremonese, giorn. 
La Provincia, anno XXVIII, n. 227. Cre- 
mona, 1896. 

Frate Gregorio (al secolo Brunelli). - Curiosi trat- 
tenimenti contenenti ragguagli sacri e pro- 
fani dei popoli Comuni etc. Venezia, 1698. 

Galli V. B. - Materiali per la Fauna dei Ver- 
tebrati Valtellinesi. Sondrio, 1890. 

Guida Alpina per la Provincia di Brescia, com- 
pilata dalla Sezione di Brescia del C. A. I. 
Brescia, 1882. 

Lanfossi P. -Cenni sull'Ornitologia Lombarda, 
Bibì. It., t, LXXVII, pp. 357-361, 1885, 
t. LXXVIII, pp. 31-71, 1885. 

— La stessa in un volumetto. Milano, 1835. 

— Memoria sulla Storia Naturale dei Crocieri, 
Bibl. It., t. LXXXV, p. 202, 1S37. 

— Notizie riguardanti la Storia Naturale dei 
Crocieri, Bibl. It., t. XC, pp. 236-247, 1838. 



(') La specie <li <'ni bì tratta in questa lettera non è il 
l'h. plaiyrhyiifhuK, uè L'altra dello steBso genere (Salvadori). 



Lanfossi P. - Sopra varie Motacille appartenenti 
al sottogenere Sudi/tes di t'uvier, Comm. del- 
l' Ateneo, p. 91. Brescia, 1840. 

— Notizie spettanti alla Storia di alcune Mo- 
tacille e di alcune Emberize, Comm. del- 
l'Ateneo, p. 76. Brescia, 1X45. 

— Lettera intorno una Sylvia reguloides, n. sp. 
Giorn. dell'I. E. Ist. Lomb., nov. ser. I, 
pp. 268-270, 1847. 

— Sopra l'albinismo e melanismo di una Loxia 
curvìrostra e di una FrimjiUa cisalpina e sul- 
V Emberiza rustica, Pali. Giorn. dell'I, li. Ist. 
Lomb., nov. ser. II, pp. 111-113, 1850. 

— Sopra varie Fringille appartenenti al sotto- 
genere Linaria di Brehm, Giorn. dell'I. E. 
Ist. Lomb., nov. ser. Ili, pp. 95-100, 1851. 

— Intorno a varie sorta di Motacille, Giorn. 
dell'I. B. Ist. Lomb., nov. ser. VI, pp. 224- 
240, 1854. 

— - Intorno ai Crocieri a doppia fascia. Giorn. 
dell'I. 1!. Ist. Lomb.. nov. ser. IX, pp. 117- 
127, 1856. 

— Intorno ad alcune sorta di Pigliamosche o 
Muscicapae. Atti Soc. It. Se. Nat., Voi. IV, 
pp. 105-135. Milano, 1862. 

— Intorno ad alcune specie di Silvine appar- 
tenenti al genere Hippolais di Brehm ed al 
genere Calamoherpe di Meyer, Atti Soc. It. 
Se. Nat., voi. IV, pp. 105-135. Milano, 
1862. 

Maestri A. - Osservazioni intorno all'albinismo 
e melanismo di diversi Uccelli raccolti nel- 
l'Agro Pavese, B. Ist. Lomb. Se. e Lett., 
fase. XVII e XVIII. Milano, 1871. 

Maironi da Ponte G. - Catalogo degli Eccelli del 
dipartimento del Serio, in-8°. Bergamo, 1803 
(190 specie). 

— I Tre Pegni della Natura della Provincia 
Bergamasca, Mem. Soc. It., t. XIX, 1822. 

— Idem, in un volumetto, Modena, 1822. 

Martorelli G. - Due nuovi casi d'Ibridismo negli 
Uccelli (Menda menila e Turdus pilaris, Anas 
bosCOS e Datila acuta). Atti Sue. 11. Se. Nat., 
voi. XL, pp. 129-151, con tav. Milano, 
1901. 

Masserotti. - Catalogo degli animali selvatici 
finora osservati in Lombardia (lide Riva, Oru. 
Ticin. p. XV). 

Mazza F. - Note Faunistiche sulla Valle di 
Staffora. Atti Soc. It. Se. Nat., voi. XXIV. 
Milano, 1881. 

Menis W. - Saggio di Topografìa statistico-me- 
dica della Provincia di Brescia etc. etc., voi. IL 
Brescia, 1837. 

Micheletti F. - Viaggio attorno al Garda. Bre- 
scia, 1878. 



\ I ! \\ I i ORNITOLOGI! 



l§9 



Monti M. - Ornitologia Comense, nel Munitale 
per In città ili <'miio. Como, 1844. 

— Catalogo e notizie compendiose degli Uc- 
celli «li stazione e di passaggio nella Città, 
Provincia e Diocesi ili ('omo. Como, 1845. 

Parona C. - Annotazioni ili Teratologia e Pato- 
logia comparata. Pavia, 1879. 

Pavesi P. - Lo StrepsUas interpres. Uccello nuovo 
per la Fauna Lombarda. Eend. R. Ist. Lomb., 
ser. II, voi. XII, fase. XI e MI. Milano, 1879. 
Dalle mie Annotazioni Zoologiche. Rendi- 
conti del R. Ist. Lomb., ser. II, voi. XIV, 
fase. XVIII e XIX. Milano, Issi. 

— La Ilernicla leucopsis in Lombardia, Eeniì. 
E. Ist. Lomb., sii. II, voi. XIX, fase. VII. 
Milano, 1886. 

— Catalogo Ornitologico Pavese in cinque parti, 
1W,J.17. Atti Sor. lt.Sc. Nat., voi. XXXII, 
1889 e Boll. Se. Ann., 1890, 1893, 1895, 
1897. 

— Di un altro Uccello nuovo per la Lombardia 
e Calendario Ornitologico Pavese, 1897-98. 
Boll. Svieni., voi. XX. Pavia, 1898. 

Perego A. - Relazione sull'eclisse totale dell'otto 
luglio 1842. Covivi. dell'Ateneo. Brescia, 1842 
(rilevato dal ms. presentato all'Ateneo). 

Pilati. - Saggio di Storia Naturale Bresciana, 
voi. I, con tav. Brescia, 1869. 

Prada T. - Elenco degli Uccelli che si trovano 
nell'Agro Pavese. Notizie naturali e Chimi- 
co-Agronomiche della Provincia di Pavia, 
pp. 45-57. Pavia, 1864. 

— Avifauna della Provincia di Pavia. Pavia, 
1877. 

Ragazzoni G. B. - Dell' Ottarda maggiore, ma- 
schio e femmina, Oornm. dell'Ateneo, p. 68. 
Brescia, 1830. 

Raimondi E. - Caccie delle fiere annate e di- 
sarmate e degli animali quadrupedi, vola- 
tili, etc. Brescia, 1621, e Venezia, 1630. 

Riva A. - Schizzo Ornitologico delle Provincie 
di Como, di Sondrio e del Canton Ticino. 
Lugano, 1860. 

Tiboni P. E. - Tremosino e suo territorio. Bre- 
scia, 1859. 

Verreaux L. et des Murs 0. - Description d'une 
nouvelle espèce de Ki/itnivus. Hwiiv et Magatili 
de Zool., pp. 225-226, avec pi. 1862. 

Zanni 6. B. - Vocabolario Bresciano Ornitolo- 
gico, nella Strenna pel 1881 del giorn. // 
Cittadino di Brescia. Brescia, 1880. 



l'Olisi viatorie de Turin . 1811, pp. 

278 ('). 
Camusso N. - (ili Uccelli del lìasso Piemonte. 

Milano, 1887. 
Gene G. - Description de qnclque espèces de 

la Collection zoologique de Turin. Mém. Aee. 

de Turin, t. 37, pp. 291-306, 1834, con fig. 
Groma M. E. - Description du Phoenicopterus 

tue en l'ii-nioiii le 31 Mai 1806, etc. Mém. 

Acc. de Turin. 1 sur.- 1, sos, pp. 318-327. 
Morozzo. Conte. Description d'un Cygne sau- 

vage pris en Piémont le '_".• décémbre 1788. 

Suivie d'une notice de quelques autres oi- 

seaus étrangers qui ont parti dans l'Inveì- 

de 1788-1789. Mém. Acc. de Turin, 1789, 

p. 99. 
Salvadori T. - Notizie intorno al Gypaètus bav- 

liatus. /ioli. Mas. '/.ool. An. Comp. E. Univ. 

di Torino, X, n. 207. Torino, 1895. 

TICINO. 

Pavesi P. - Su alcuni Uccelli albini osservati 
a Lugano nel 1869. Atti Soo. It. Se. Nat., 
voi. XII. pp. 649-657. Milano, 1869. 

— Materiali per una Fauna del Canton Ticino. 
Atti Soo. It. Se. Nat., voi. XVI. Milano, 1873. 

Riva A. - L'Ornitologo Ticinose, in-8°. Lu- 
gano, 1865. 

— Sopra una Sylvia rarissima presa nel Cir- 
condario di Lugano. Atti Soc. It. Se. Nat., 
voi. XV. Milano, 1872. 

NIZZARDO. 

La Marmora A. - Mémoire sur deux Oiseaux 

du Corate de Nicc, avec trois pi. Mém. Acc. 

Se. de Turin, t. 25, pp. 253-261. Torino, 

1820. 
Moggridge Traherne J. - An Ornithological lettor 

troni Mentone, Ibis, 1863, pp. 152-162. 

— An Ornithological letter fiora Mentone, Ibis, 
1864, p. 406. 

Moggridge Weston M. - An Ornithological letter 
frora Mentone, Ibis, 1863, p. 233. 

Risso A. - Histoire naturelle des principales 
production» de l'Europe meridionale et par- 
ticulicrment de celles des environs de Nice 
et des Alpes Maritimes. Paris, 1826 (Oi- 
seaux, t. Ili, pp. 26-84). 



PIEMONTE. 

Bonelli F. A. - Catalogne des Oiseaux du 
Pieraont, 1811 (Estratto dagli Ann. de 



C) Il Bonetti, durante t:li anni l h lo- 1811 raccolse in Pio- 
munte giornaliere osservazioni orjutolpgiohQ, ohe comò in uu 
Calendario »i trovano registrata negli Ann. de VObiervatorie 
'/• l'Ano, 'le Furi». Turni, 1810-1812 Saìvadori). 



160 



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Nat. di Modena, anno XIII, pp. 17-19. Mo- 
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— Nuovi Uccelli del Modenese. Ann. Soc. Nat. 
di Modena, anno XIV, ser. II, pp. 175-176. 
Modena, 1881. 

— Contribuzioni all'Avifauna del Modenese e 
del Reggiano. Ann. Soc. Nat. di Modena, 
anno XIV, ser. II, pp. 90-130. Modena, 1881. 

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ser. Ili, voi. I, p. 4, 1882; e Zool. Anzeig, 
V, Jakr., 1882, n. 104, p. 94. Leipzig, 1882. 

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Ginanni Conte G. - Storia delle Pinete Ravennati, 

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parti del Modenese. Ann. Soc. Nat. di Mo- 
dena, anno VII, pp. 230-233. Modena, 1872. 

Massa C. - Notizie intorno alla Fauna dei Ver- 
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Bonon., t. II, pt. I, pp. 63-64, 1745 : Gomm. 
cit. pt. II, pp. 57-63, 1746. 

Picaglia L. - Sulla comparsa di un Vnrsorins 
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Modena, anno XIII, fase. III. Modena, 1879. 

— Vertebrati del Modenese. Atti Soc. Nat. di 
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dena, 1883. 

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Ml.wir ORNITOLOUICO 



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per ijli studi /uni., voi. II. Poma, 1893. 

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anno XI, voi. XI. Genova, 1900. 
11 Turdus Swainsoni (T. aliciae, B.) all'Isola 



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i; line montana, giorn. Libero Cittadino, 

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Siena. Siena, IstiL'. 

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nerale e su i|iiello delle Staine in parti- 
colare, giorn. /." Caccia, anno II, n. 12, pp.92- 
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p. 347. Pisa, 1823. 

Roster D. - Sulle irregolarità del passo prima- 
verile, L'ir. Scimi. /min*, anno XV, n. 8, 
pp. 153-155. Firenze, 1883. 

— Intorno al passo della Fuligula i ufina | l'ali. | 
e della Wrismatura leucocephala (Scop.). Eiv. 

Stirili. Intliis. anno XVI, n. 5, pp. 89-91. 
Firenze. 1884. 
Savi P. - Catalogo degli Uccelli della Provincia 
Pisana, Est. dal Xuoro Giorn. dei Lett., 
V, pp. 299-327. Pisa. 1823. 

— Sopra una nuova specie di Sylvia, lettera 
al Dr. Carlo Passerini, Xuoro Gwr. dei Lett. 
voi. VII, pp. 341-343. Pisa, 1824. 

— Osservazioni per servire alla Storia di al- 
cune Sylvie toscane, Nuovo Giorn. dei Lett., 
voi. XI, pp. 1(5-30, con tav. Pisa, 1825. 

Sul nido del Beccamoschino. Xuoro Giorn. 

dei Lett., VI. n. XI. pp. 117-130, con tav. 
del nido (1823), e Mnn. Scientifiche, Dee. I. 
pp. 103-115, tav. Ili (1828). Pisa. 

— Ornitologia Toscana, voi. :'.. Pisa. 1827-31 
(voi. I, 1827, voi. II, 1829, voi. IH. 
1831). 

Sopra due nuove specie di Motacillae non 

per anche state trovate in Italia, una delle 
quali inedita. Xuoro Giom. dei Lett. a. 57, 
pp. 186-194. Pisa, 1881. 



i . E V Accentar alpinus 

.1 tktnù "i nUologieo l'arie I. 



i 1 . Molti articoli relativi all'Orni» Italiana e toscana n 

.., ,., ,,,;,,,■ sono contentiti ni I Bollettino < 

nella Bt». Ital * Se. Voi 188»-1890) e nell'J 

,1.-'.iT .- «».'« 

21 



1 62 



\ 1 1 w 1 1 CHINI mi im, ii I. 



Savi P. - Sopra tre specie di Falchi europei. 

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Nuovo Giorn. dei Lett., n. 38, voi. XIV, 
pp. 161-185 (1827), voi. XV, pp. 3-29. 
95-120, etc. 

Idem, in opuscolo separato. Pisa, 1827. 

- Supplemento allo Specchio comparativo delle 
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Idem, in opuscolo separato. Pisa, 1831. 

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de la uouvelle Collection regionale Romanie, 
presentato al Congr. Zool. Intero, di Cam- 
bridge, 1898, e Bull. Soc. Romana Studi 
Zool.. voi. VII, pp. 178-203 (1898) e voi. Vili, 
pp. 72-S2 (1S99). 

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Nr., anno XII. n. l'I . con tav. in fotogr. 1860. 

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anno XXIII, distrili. Iti, con tav. 1857. 

Martorelli G. - Sopra un falcone Sacro preso 
nella Provincia Romana, con tav, Roma, 1888. 

Salvadori T. - Letter on the supposed existence 
of l'Iectnijdianrs nirnlis on Mouut Vetore, 
Ibis, pp. 236-238, 1863. 

- Letter on the sanie argument, Ibis, p. 128, 
1864. 

Sclater Ph. L. - List of Roman Birds, Zoolo- 
gi t, pp. 4160-4164, 1854. 

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parecchi articoli del Marchese Lepri, del 
Conte di Carpegna, del Prof. Angelini, etc. 



Tristram H. B. - Letter on the supposed exi- 
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tote. Ibis, p. 364, 1863. 

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1882. 

Costa 0. - Cenni Zoologici, ossìa Descrizione 

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l'anno 1834, in 8° di pag. 90. Napoli, 1834. 

— Notizie intorno alla emigrazione degli Uc- 
celli, linai. dell'Ace. Pontoniana, anno IL 
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- Panna d'Aspromonte e sue adiacenze, Uc- 
celli, Atti delVAcc. Se. di Nap., voi. IV, 
pp. 70-73. Napoli. ls:i<». 

— Vocabolario Zoologico, comprendente le 
voci volgari con cui in Napoli ed altre con- 
trade del Regno appellatisi animali o parti 
di essi, in 8° di ]>. 53. Napoli, 1N4I1. 

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Costa A. - Sul Cuculus glandarius, L., Ann. 
dell'Ace. degli Aspir. Natur., ser. III. voi. VI. 
pag. 90. Napoli, 1866? 

- Su {'Manda alpestri.?. L'end, della li. Are. 
delle Se. Fix. e Materni, di Napoli, p. 149. 
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— Notizie relative alla Fauna Italiana (l'ha- 
lowopus lobatiis ed Anser albifrnnx), Remi, 
della R. Ace. delle Se. Fis. e Maiem. di Napoli, 
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isso. 

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vi l \N II ORNITOLOGICO 






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/.'. hi. Tecn. ili Bari, voi. Vili. Bari, L890. 

Nuove aggiunte all'Ornitologia Pugliese, 

.1»». del /.'. Tst. l'ini, ili Bari, voi. XVIII. 

Bari, L899. 

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dell'Opera La Ferra ili Bari. Trani, L900. 
Sofia Moretti F. - I Tetraonidi, giorn. La Caccia, 
Anno VII. n. 17(1, L890. 

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Contributo allo studio delle migrazioni Or- 
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simii /unì., voi. V, fase. I a VI. Roma, 
1896. 

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the Islands of Malta and Gozo, Ibis, p. '-'91, 
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I 1 ) Se la memoria non m'ingaiuin anche m-1 1.« Zoologitt 
dell anno limi ii 1902 \i è un brevissimo Bcritto Bnil'Ornito- 
logia Minila ili. Milo ail ini sottnfHcialc fittila Marina inglese. 



Parte Seconda 






Indici: Sistematico 



unirne ACCII'ITKKS . . . . 

Sottordine \< !< IIPITRES DIURNI 

Famiglia Vulturidae 

Genere Vultur, Brisson, L760 ..... 

1. Vultur monachus, Linnaeus, L766; Avvoltoio 

i ., mi ii Gyps, Savigny, 1809 ...... 

•_'. Gyps fulvus (Gmelin), L788; Grifoni . 

Genere Yeopkron, Savigny, 1808 ..... 

3, Neophron percnopterus (Limiaeus), 1758; Capovaccaio 

Famiglia Gypaétidae 

Genere Gypactus, Storr, 17M 

l. Gypaétus barbatus (Linnaeus), 1758; Avvoltoio degli agnelli 

Famiglia Falconidae 

Sottofamiglia Accipitkinak 

Genere Astur, Lacépède, 1801 ..... 

5. Astur palumbavius (Linnaeus), L758; Astore 

6. Astur brevipes, Severtzow, 1850; J'-imi- levantino 
i.i Aceipiter, Brisson, I7iiu ..... 

7. Aceipiter uisus (Linnaeus), L758; Sparviere 
Genere Oircus, Lacépède, L801 ..... 

8. Circus aeruginosus (Linnaeus), 1758; Albanella . 

9. Circus macrurus (S. Gmelin), 1777: Albanella pallidi 
LO. Circus cyaneus (Linnaeus), 17ii(>; Albanella irate 
LI. Circus pygargus (Linnaeus), 1758; All'aneliti minore 

Sottofamiglia Bi tbonutae ....... 

Cenere Buteo, Cuvier, 1X00 ...... 

li'. Buteo buteo (Linnaeus), L758; Pojana 
I2a. Buteo buteo desertorum (Daudin), 1799; Pojana minori 
L26. Buteo desertorum Zimmermannae (Ebmcke), 1893; Pojan 
nore dello Zim-mermann ..... 

13. Buteo feros (S. Gmelin), 1771: Pojana dalla coda bianca 

Genere Archibuteo, Brenna, L828 ...... 

1+. Archibuteo lagopus (') (Gmelin), 1 7ss ; Pojana calcata 

Sottofamiglia Aquii.inak. ........ 



Pag. 



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O Fata i'i anni* b Orti, boi ,, p I L764J 

Atlante ornitologico. 



23 



\ I I. \N 11 ORNITOLOGICI l 



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Genere 



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Genere 
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38. 
39. 

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41, 
12. 
13. 

44, 
in. 



Iquila, Brisson. min. ....... 

àquila chrj-saétii6 (Linnaeus), 1758; Aquila reale 
Aquila heliaca('), Savigny, 1810; Aquila imperiale . 
Aquila Adalberto', Brehra, 1860; Aquila dalle spalle Inanehe 
Àquila rapax (Temiuinck), 1828; Aquila rapace. 
Aquila orientalis, Cabanis, 1 s.", i ; Aquila orientale e formi 
Aquila maculata (Guielin), 1788; Aquila anatrala maggiore 
Aquila poraerana, Brehin, 1835; iquila anatrala minore 
Nisaetus, Hodgson, 1836 ....... 

Nisaetus fasciatus (Vieillot), 1822; Aquila del Bottelli 
Nisaetus pennatus (Gmelin), 1788; Aquila minore 
Haliaetus, Savigny, 1809 ....... 

Haliaetus albicilla (Linnaeus), 175N; Aquila ili man . 

Haliaetus leucorypbus (l'aliasi. ITTI: Aquila ili muri- di Pallas 

Oircaetus, Vieillot, 1816 . 

Circaétus gallicus (Gmelin), 17s,s ; Biancone 

Milvus, Cuvier, 1 800 ........ 

Milvus milvus (Linnaeus), 17">s ; Nibbio reale 
Milvus Uniscimi) {-) (S. Gmelin), 1771 : Nibbio Inumi . 
Milvus aegpytius (Gmelin), 1788; Nìbbio egiziano 
.Milvus tnelanotis, TemmincL & Schlegel, ?1845; Nibbio dalle 
orecchie nere .... ... 

Elanus, Savigni . 1809 

Elanus caevuleus (Desfoutaines), I7s7: NibMo bianco . 

l'cniis. ( luvier, 1 si7 . 

Pernis apivorus (Linnaeus), 1758; Falco pecchiaiolo 

Hierofalco, Cuvier, 1817 

Hierofalco cherrug(') (J. E. Gray), 1833; Sacro 
Hierofalco Feldeggi (*) (Schlegel), 1844 ( B ); 1, unni-in 
Hierofalco candicans (Gmelin), 1788; Oìrfalco ili Groenlandia 
Hierofalco islandus (Gmelin), 1788 1 ); Girfalco d'Islanda . 
Hierofalco gyrfalco (') (Linnaeus), 1758; Girfalco 
Falco, Linnaeus. 1758 ....... 

Falco peregrinus, Tunstall, 1771: Faleone . 
Falco punicus, Levaillant, 1n.">o ; Faleone minori 
Palco barbari», Linnaeus. 1 7 ."> s ; Falcone ili Birberia. 
Falco subbuteo, Linnaeus, 1758; Lodolaio . 
Falco Eleonora*, Gene, 1839; Falco della regina 
Falco aesalon ( 8 ), Tunstall, 1771: Smeriglio 

Tinnuneuhi8, Vieillot, 1807 ...... 

Tinniinculus vespertillUS (Linnaeus,, 17(ili: Folio euculo 
Tinnunculus tionunculus (Linnaeus), L758; Gheppio . 



l'Oli. 

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'Falco melanaetus, Linnaeus Syst. Vai., !. \>. ■- - i ileo impenalis, lieeli toiii Om. Vaseh., HI, 553, u. 3 

(1803-1805). 

i) Falco migram Boddaerl Cabl d. IM. Eni., p. 21 □ (1783). 

( :1 ) Cfr. Dr. Reicheno^ \.. Syst Viste Vogel Deutechl n 33 (lfi I 

i ■ | / aXco Feldeggii, Schlegel. 

Pedi Kleinechmidt, O iquila, \ni, p. (1901) 

■ i / ■ ' BrUnnich, Orn. bor. (1764). 

i » Monili Latori dicono che Li nome «li F. I ■ ■■ ■ mimo di F. peregrinus, m.i basta vedore le dimensioni 

offerte da Linneo (Faun. Suec, ed. r, p. 2] L746) pei convincersi che tale a orto 

I i .'■ "■ '■- i erronoainonte stampato (cfr. pag IC). 



ISIMi I -1-1 I M \ l'K 



Hi. Tinnunculus Nauraanni (Fleischei . 1818; Falco gi-illajo 

Sottofamiglin Pandionin le . . • • 

i ienere Pandion, Sa\ ignj . L809 ...... 

IT. Pandion lialiaètus (Linnaeus), L758 ; Falco pescatore . 

Sottordine \> CIPITRES N0CTURN1 

Famiglia Bubonidae 

Sottofamiglia Boboninai 

Genere Bubo, Cuvier, isi? 

|s. Bnbo bubo (Linnaeus), L758; Gufo troie . 

Genere Pisoì'hina, Kaup, 1848 ...... 

4-9. Pisorhina scops (LinnaeuR), L758; Assiolo . 

Genere Nyctea, Stephens, L826 ...... 

50. Nyctea nyctea(') (Linnaeus), 1758; Civetta delle nevi. 
Genere Surnia, Duméril, 1806 ...... 

51. Surnia ulula (*) (Linnaeus), 1758; Ulula 
aia. Surnia nlnla capameli (P. L. S. Miiller), ITTti; Ulula «mei 

Genere Carine, Kaup, 1829 ....... 

52. Carine noctua (Scopoli), 1769; Civetta 

52«. Curine noe tua glaux (Savigny), 1809; Civetta meridionali 

Genere Glaucidium, Boie, 1826 ...... 

53. Glaucidium passerinum (Linnaeus), L758; Civetta minori 
Sottofamiglia Syrniinae ( s ) ........ 

Genere Asio, Brisson, !7<io .... . . 

54. Asio otus (Linnaeus), L758; Gufo comune . 

55. Asio accipitrinus (Pallas), 1771: Gufo <li padule 
:>G. Asio capensis (Smith), 1835; Gufo del Capo 

Genere Syrnium, Savigny, Iso'.i ...... 

."p". Syrnium aluco (Linnaeus), L758; Gufo selvatico. 

58. Syrnium oralense (Pallas), 1771; Gufo degli Urali 

.">;>. Syrnium lapponicum (Retzius), 1800; Gufo ili Lapponia 

Genere Nyctala. Brehro, 1826 ...... 

60. Nyctala Tengmalmi (') (Gmelin), 1788; Civetta eapogrosso 
Famiglia Strigidae ......... 

Genere Strix, Linnaeus, 1758 ...... 

61. stri \ flammea, Linnaeus, I7(iii: Barbagianni 
Ordine PICARIAE. . ... 

Sottordine ZYGODACTYL1 

Famiglia Picidae 

Sottofamiglia Picinae ......... 

Genere Geeinus, Boie, 1831 . 

62. Geeinus viridis (Linnaeus), 1758; Picchio verde . 

62«. Geeinus viridis Sliarpei (Saunders), ls72; Picchio verdi 
Olinolo ........ 



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ri Umili Anidri adottano per qnestn specio il 1 'li V*. scandiaca, e 1--1 » pifi .< p iccu< Linneo 

chiamò Stria seandiaca l'adulto <■ Stria Yyctea il giovani ma siccome entrambi i nomi -1 trovano nella \ edizione (V3 ■ 1 

-1 può usai e 1 ano l 'ali ro indifl'ei entem< nte. 

Surnia ulula (L 1 e S. funerea (L.) Bono sinonimi; Linneo [Syst. Nat, l p, 93, n. 7 ■■ LO, L758) dà loro ■■ 1 

l'Eni-opa, pero il Naumann 1 1 -•■ h'.ff Eur.) dice «'li>' Linneo nella Faw diede per habitat alla S. funerea l'Europa 

i' l'America, <■ che quindi il nome «li 8. ulula > da pn fi 

(ili corrispondente italiano Barebbe Sirniini e non & eonn ?enno orroneamento stampato {cfr. pa| 
1 1 ) in scrivo Tengmalmi >■ non tengmalmi, 0(1 in tata sauro va e >tto a pag. 68 iinoa I 



VI t.ANTI ORNI rOI.OGICO 



i ienere 
i tenere 



Genere 

Sottofamiglia 
i tenere 

Famiglia 

Sottofamiglia 

Genere 

Genere 

Genere 



Sottordine 

Famiglia 

Genere 

Famiglia 
Genere 



Famiglia 
Genere 

Genere 

Famiglia 
i Ienere 

Sottordine 



63. Gecinns canus (Gmelin), lTss: Picchio cenerino. 

Ficus, Linnaeus, 1758 ....... 

lil. l'icus 111:111 i us. Linnaeus, IT." 1 -: Picchio nero 

Dendrocopus, Koch, 1816 . 
iì.'i. Dendrocopus major (Linnaeus), 1758; Picchio rosso maggiori 
65a. Dendrocopus major syriacus (Hempricli & Elirenberg), 1828 

Picvliio rosso maggiore siriani ..... 
66. Dendl'ocopus leuconotus (Bechstein), 1802; Picchio a dorso bianc 
66«. Dendrocopus leuconotus Lilfordi (Sharpe & Dresser), Isti ; Pie 

chio 11 dorso bianco di Lilford ..... 
UT. Dendrocopus medius (Linnaeus), 1758; Picchio rosso mezzano 

68. Dendrocopus minor (Linnaeus), 1758; Picchio rosso minore 
68tt. Dendrocopus minor pipra (l'aliasi. 1831; l'ici-hio rosso minor- 

silurili no ......... 

68&. Dendrocopus minor Danfordi (Hargitt), Iss:;; Picchio rosso mi 
non di Danford. ....... 

Picoides, Lacépède, 1801 ....... 

69. Picoides tridactyliiB (Linnaeus), 1758; Picchio tridattilo 
Iynginae ... ...... 

Ii/u.i, Linnaeus, 1758. ....... 

70. Iynx torquilla, Linnaeus, 1758; Torcicollo .... 

Cuculidae 

Cucolinae. ......... 

i'iiciilns. Linnaeus, 1758 ....... 

71. Cuculus canorus, Linnaeus. I75S; Cuculo .... 
Goccystes, Gloger, 1834 ....... 

Ti'. Coccystes glandarius (Linnaeus). 17.">s ; Cuculo dal ciuffo 

Coccyzus, Vieillot, lslii . 
73. Coccyzus americanus (Linnaeus), 1 7 r> s ; Cuculo americano . 
"il. Coccyzus erythrophthalmns (Wilson), 1811 : Cuculo americani 
dagli occhi rossi ........ 

ANISODACTYLT . .... 

Coraciidae .... 

CoraciaS, Linnaeus, 1 7 ."> s ....... 

75. Coracias garrnlusC), Linnaeus, 1758; Ghiadaja marina 

Meropidae 

Merops, Linnaeus, 1758 ....... 

7ii. Merops apiaster, Linnaeus, 17.">s : Gruccione 

77. Merops persicus, Pallas, 177:; : Gruccione egiziano 
Alcedinidae ......... 

Alcedo. Linnaeus. 1758 

78. Alcedo ispida, Linnaeus, 17.VS 

Ceryle, Boie, 1828 . 

79. Ceryle rudis (Linnaeus), I7.">S; 

Upupidae 

Upupa, Linnaeus. 17.~>s 
su. I pupa epops, Linnaeus, 175S; Upupa 
HIANTES 



Martin pescatore 

Marlin pescatore bianco e nero 



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(i) Coraciai garritivi, Llnnaens, Spit. Xal , l ]>. 107 (1' 



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Sottofamiglia 

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Sottofamiglia 
Genere 

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Caprimulgidae 

Caprimulgus, Linnaeus, L758 ..... 

Caprimulgus enropaeus, Linnaens, L758; Succiacapre 
Caprimulgus ruficollis, Temminck, 1820; Succiacapi-e dal collo 
rosso .......... 

Caprimulgus aegyptius(Lichtenstein), L823; Succiacapre algerino 
Cypselidae. ....... 

Ci PSELINAE ......... 

[pus, Scopoli, 1777 .'...... 

A|piis melba (Linnaens), L758 ; Rondoni alpino, 

Apus apns LinnaeuB . 1758 : Rondone .... 

a. Apus apus ti i ii ìi ti 1 1 ^ (Brel 1855; Rondone pallido 

Apus afSnis (J. E. Gray), L832 ; Rondone indiano . 
('hai il i:in vie ......... 

Cimi Inni. Stephen s, L826 . ...... 

Chaetura caudacuta (Lathara), 1801 : Rondone dalla coda spinosa 

PASSERES 

OSCINES. 

OSCINES LATIROSTRES 

Hirundinidae 

Clielidon, Unir. Ì822 
. ( Ihelidon urbica i Linnaeus 

lliriiiìilo, Linnaeus, 1758. 
. Hirundo rustica, Linnaeus. 
. Hirundo rufula, Temminclì 

Olivicola, Forster, 1817 . 
. Olivicola riparia (Linnaens), 1758; Topino. 

Ootile, Unir. 1822 

. Colile rupestri* (Scopoli). 1769; Rondini montana . 

Muscicapidae 

Muscicapa, Linnaeus, 1766 ...... 

. Muscicapa grisola, Linnaeus, 1766; Pigliamosche 

Ficedula, Brisson, 1760 ....... 

. Ficedula atricapilla (Linnaeus), L766 ; Balia nera 
a. Ficedula atricapilla semitorquata (Homeyer), 1885; Balia ean 
casica ......... 

. Ficedula collaris (Bechstein), 1895; Balia dal collare 

Erythrostema, Bonaparte, 1838. ..... 

. Erythrosterna parva (Bechstein), 1795; Pigliamosche pettirosso 

Ampelidae .......... 

Ampelis, Linnaeus, I7cti . ...... 

. Ampelis garrulus (Linnaeus), 1758; Beccofrusone 

OSCINES ADUNCTROSTRES 

Laniidae .......... 

Lanius, Linnaeus, 1758 ....... 

. Lanius excubitor, Linnaeus, 1758; Averla maggiore. 

a. Lanius excubitor major (' ) (Pallas), isll ; Averla maggiori ri 

Pallas. . . 

. Lanius meridionalis, Temminck, 1820; Averla meridionale 



1 758 : Balestruccio 

1 7nS ; Rondine. 
1 835 : Rondine rossiccia 



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(') Il Coni. Salvatimi od il l'ini', i figlioli adoperarono il nome ili ì . major poi nni tn Botfc 



ATLANTI-: ORNITOLOGICI I 



ino. Lanius algeriensis, Lesson, L839 ; Averla algerina 

101. Lanius minor, Gnielin, 1788; Averla cenerina . 

102. Lanius collurio, Linnaeus, 1 7 r. s : Averla piccola 

103. Lanius senator, Linnaeus, L758 ; Averla capirossa 

104. Lanius nubicus, Lichtenstein, 1823 ; Averla dalla maschera 

105. Lanius isabellinus, Ehrenberg, 1828; Averla rossiccia 
Sezione OSCINES A.CUTIROSTRES .... . . 

Famiglia Paridae ........ . . 

Sottofamiglia Regulinae .......... 

Genere Beguine, Cuvier, 1800 ........ 

106. Begulus regulus (Linnaeus), 1758; Regolo. .... 

107. Regulus ignicapillu8(Temniinclc ex C. L. Rrehm), 1820; Fiorrancino 
Sottofamiglia Parinae ........... 

Genere Bemieus, Stejneger, issi; ........ 

108. Remizus penduliuus (Linnaeus), l7."iS: Pendolino 

108 a. Remizus penduliuus castaneus (Severtzow), ls7:l; Pendolino 
castagnolo .......... 

Genere Panurns, Kock, 1816 ........ 

109. Panarne biarmicus (Linnaeus), 1758; Basettino. 

Genere Aegithalus ('), Hermann, 1804 ....... 

110. Aegithalus caudatus (Linnaeus), 1758; Codibugnolo testabianca . 
110«. Aegithalus caudatus senes (Madarasz), 1900; Codibugnolo testa 

bianca causasico. ........ 

Ilo//. Aegithalus caudatus dorsalis (Madarasz), 1900 ; Codibugnolo 
caucasico <lal dorso nero ....... 

lille. Aegithalus caudatus roseus (Blyth), 1836; Codibugnolo rovo. 

110 d. Aegithalus caudatus macedonicus (Salvadori & Dresser), 1892; 
Codibiignolo macedonico ....... 

110 e. Aegithalus caudatus Irbyi (Sharpe & Dresser). 1 s 7 1 : Codibu- 
gnolo grigio ......... 

110./'. Aegithalus caudatus caucasicus (Lorenz). 1887; Codibugnolo 
caucasico .......... 

110 gr. Aegithalus caudatus siculus (Whitaker), 1901; Codibugnolo 
siciliano .......... 

Ilo/. Aegithalus caudatus tephronotus (Giinther), 1865; Codibu- 
gnolo Inno ......... 

Genere Parus, Linnaeus, 1758 ........ 

111. Parus caeruleus, Linnaeus, 1758; Cincioyrella .... 

112. Parus Pleskei, Cabanis, 1 s77 : Cinciarella ili Pleske . 

113. Parus cyanus, Pallas, 1770: Cincia/reila azzurra 

111. Parus major, Linnaeus, 1758; Cinciallegra . . . . 

115. Parus aler, Linnaeus. 1758; Cincin mora. . . . . 

115 a. Parus ater britannicus (Sharpe & Dresser), 1872; cincia moni 
Ini la ìi n ira .......... 

116-118. Parus palustris, Linnaeus. 17f>s, e fanne affini . 
119. Parus lugubris, N'aiterei-, 1820; Cincia dalmatina 

ll'll. ParUS eineliis, Boddaert, 1783; Cincia siberiana 

Genere Lophophanes, Kaup, 1829. ....... 

121. Lophophanes cristatus (Linnaeus), 1758; Cincia col ciuffo. 



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I 1 ) Il Salvador! Del il Giglioli cosi ohinmarono lo Irò voooliio l'ormo ilo! Codibugnoli Italiani: Aeredvla emulata (110), 
A. rotea filmi 1. Trbyi (110. 



IM'H I SISTEMA 



Famiglia Sittidae ........... 

Genera Sitta, Linnaeus, 1758 ........ 

122. Sitta caesia, Meyer >\ Wolf, lslo: Picchio muratore 

123. Sitta europaea, Linnaeus, I T ."■ s ; Picchio muntimi nordico, 

124. Sina Ne ayeri, Michaholles, L830; Picchio muratori dalmati no . 

125. Sina YVhiteheadi, Sharpe, 1884; Picchio muratore còrso . 

Sezione OSCINKS CDRVIEOSTRES 

Famiglia Certhiidae 

Genere Gerthia, Linnaeus, 1758 ........ 

126. Certllia familiaris, Linnaeus, 1758; Rampichino alpestri 

126 a. Certhia familiaris brachydactyla (Brehm), 1831; Rampichino . 
Genero Tichodroma, llliger, lsii ........ 

r_'T. Tichodroma muraria (Linnaeus), lTiiii: Picchio illuminiti . 

Sezione OSCINES SUBULEBOSTEBS 

Famiglia Troglodytidae ........ 

Genere Anorthura, Rennie, 1831 . 

128. Anorthura troglodytes (Linnaeus), 1758; Scricciolo 

128 a. Anorthura troglodytes liirtensis (Seebohm), 1884; Scricciolo ili 
Situili Kilda ......... 

128 6. Anorthura troglodytes borealis (Fischer), 1861; Scricciolo 

isltllltlifo .......... 

Famiglia Cinclidae 

Genere Cinclus, Bechstein, 1802 ........ 

li'it. Cinclus cinclus (Linnaeus), 1758; Merlo acquajolo . 

129 «. Cinclus cinclus aquaticus (Bechstein), 1802; Merlo acquajolo 

nordico ...... ... 

1296. Cinclus cinclus melanogaster (') (C. L. Brehm), ls-j:ì ; Merlo 

acquajolo pancia nera ....... 

129 e. Cinclus cinclus cashmiriensis (I |d), 1859; Merlo acquajolo 

asiatico ..... ... 

Turdidae 

\' < I \ CORINAK .......... 

Accentor, Bechstein, 1802. ... ... 

130. Accentili' cullali- (Scopoli), 1 Tli'.t : Snri/tnit .... 

131. Accentor modulane (Linnaeus), L758; Passera scopajola 

132. Accentor montanellus (Pallas), 177ti: Passera scopajola asiatica. 

133. Accentor fulvescens, Severtzow, IsT.'l; Passera scopajola bruna. 

134. Accentui- ai ri.uularis. Brandt, ls44 : Passera scopajola dalla gola 
nera ........... 

TUBDINAE. ........ 

Turdus, Linnaeus. IT.'iS ...... 

135. Turdus viscivorus, Linnaeus, 1758; Tordela .... 

136. Turdus musicus, Linnaeus, 1758; Tordo ..... 

137. Turdus ustulatus Swainsoui (Cabanis), 1846; Tordo di Swainson . 

138. Turdus aonalaschkae l'aliasi (Cabanis), ls4T : Tordo nano 

139. Turdus pilaris, Linnaeus, 1758; Cesena ..... 

140. Turdus iliacus, Linnaeus. IT.'iS: Tordo sassella 
1 •' neic Ma ulti. Leach, 1816 



Famiglia 
Sottofamiglia 
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Sottofamiglia 
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111. Mei uhi obscura (Ginelin), 1788; Tordo oscuro . 

142. Merlila fuscata (Pallas), L811; Cesena fosca 

143. Merula Naiiinanni (Temminck), 1820; Cesena di Nanmann 

144. Merula rufieollis (Pallas), 177H; Tordo dalla gola rossa 

145. Merula atrigularis (Temniinck), 1820; 'l'arilo dalla gola veni 

146. Menila merula (Linnaeus . 1758; Merlo nero 

1 17. Menila, torquata (Linnaeus) 1758; Merlo dal collare. 

I 17 a. .Menila torquata orientalis, Seebohm, 1888; Merlo ilul lollan 
orientale ..... . . 

117/'. Morula torquata alpestris (C. L. Brehm), 1828; Merlo dal col- 
lare meridionale. ........ 

i, Micie Geociehla, Kuhl, anno? ....... 

148. Geociehla varia (Pallas), 1811; Tordo doralo . . . . 

149. Geociehla sibirica (Pallas), 1776; Tordo siberiano 
Genere Monticola, Boie, 1822 ....... 

150. Monticola solitarius (Linnaeus), L758 ; Passera solitaria 
'.."il. Monticola saxatilis (Linnaeus), 17ii(i; Codirossone 

Genere Saxicola, Bechstein, 1802. ...... 

152. Saxicola leucura (Gmelin), 1788; Monachella nera 

153. Saxicola leucopyga (Brehui), 1855; Monachella testa hi, min 

154. Saxicola leucomela (Pallas), 1770; Monachella dal dorso una 

155. Saxicola melanoleuca (Giildenstadt), 1775; Monachella gola nera. 
155 «I. Saxicola melanoleuca occidentalis (Salvadori), 1ss7 : Monachella 

gola nera occidentale ........ 

156. Saxicola stapazina (Linnaeus), 17i;ii: Minute/iella 

157. Saxicola oenaufclie (Linnaeus). 1758; Culbianco . 

158. Saxicola isalielliua. Cretzschmar, 1826; Culbianco isabellhw 

159. Saxicola deserti. Riippel in Temminck, 1825; Culbianco del 

deserto .......... 

Genere Pratincola, Koch, isiti ........ 

160. Pratincola rubetra (Linnaeus), 1 7 r> s : Stiaccino .... 

161. Pratincola rubicola (Linnaeus), 17(iii; Saltinpalo 

1(51 a. Pratincola rubicola Hemprichi (Ehrenberg), 1829; Saltinpalo 
orientale .......... 

ili - .'. Pratincola caprata (Linnaeus), 17(i(>; Sali in pala nera 
i. cncie Ruticilla, C. L. Brehm, 1828 ....... 

16:.!. Kulieilla phoenicurus (Linnaeus). 17.~>N; Culi rossa 

163 «. Ruticilla phoenicurus mesoleuca (Ehrenberg), 1829; Codirosso 
ili Ehrenberg ......... 

164. Ruticilla tilis (Scopoli), 1769; Codirosso spazzacamino 

165. Kulieilla ochvura (S. Gmelin), 1771: Codirosso ili Gould . 

166. Kulieilla Moussieri (Olphe-Galliard), 1852; Codirosso algei-ino . 

167. Ruticilla erythrogastra (Giildenstiidt), 1775; Codirosso ili Giil- 

ilnishiill .......... 

Genere Cyanecula, C. L. Brehm, 1828. ...... 

168. Cyanecula suecica (Linnaeus), 1758; Petf azzurro orientale 

168 a. Cyanecula succici cyanecula (Wolf), 1810; PetV azzurro occidentali 
Generi Calliope, Gould, 1836 ........ 

169. Calliope calliope (Pallas), I77ii; Calliope ..... 
Genere Nemura, Bodgson, 1845 . 

17(1. Neiniira cvaniira (Pallas), 177:;; Cod'azzuìTO . 



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Genere 



Genere 



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Erithacus, Cuvier, Imni ....... 

iti. Erithacus rabecula (Linnaeus), L758; Pettirosso 

171 a. Erithacus rabecula nyrcanus I BIau forti), ls7 1 : Pettirosso /» vaiano 

l i limi, Forster, 1 si 1 
172. Aitimi luscinia (Linnaeus), L758; Rusignolo 
17l' a. Aèdon luscinia Golzi (Cabanis), 1873; Busignolo ■persiano 
17:'.. Ai iiun philomela (Bechstein), 1795; Busignolo maggiore . 

Svi. \ usai:. ......... 

Sylvia, Scopoli, 17ii!i ....... 

171. Sylvia simplex, Latbaui, 1787; Beccafici) .... 

17."). Sylvia atricapilla (Linnaeus), 1758; Capinera . 
I7ii. Sylvia ui Boria (Bechstein), 1795; IHijia padovana 
177. Sylvia orphaea, Temminck, 1815; Bigia grossa. 
17s. Sylvia eunuca (Linnaeus), 1758; Bigiarella 
17:i. Sylvia Sylvia (Linnaeus), 1758; Sterpazzola 

180. Sylvia conspicillata, La Marmora in Temminck, 1820; Steipaz- 

sola ili Sardegna ....... 

181. Sylvia nana (Hemprich ov Ehrenberg), L828; Sterpazzola nana 
lx'_>. Sylvia subalpina, Bonelli in Temminck, 1820; Sterpazzolina 
182 a. Sylvia subalpina mystacea (Ménétriés), 1832; Sterpazzola il 

Menci ri cs ......... 

183. Sylvia raelanocepbala (Gmelin), L788; Occhiocotto 
183a. Sylvia melanocepbala momus (Ehrenberg), L829; Sterpazzola 

ili Lmiimtn ........ 

184. Sylvia. Rueppeli ('), Temminck, 1823; Bigia del Riippel 
Melizophihis, Leacb, 1816 .... . . 

ls.'i. Mcli/cipliilus iinilaiiis (Boddaert), 1783; Magnanina . 

186. Melizophilus sardus (La Marmora in Temminck), 1820; Magna 

nina saniti ........ 

Phylloscopus, Boie, 1826 ....... 

Is7. Phylloscopus Eversmauni (Middendorff), 1851; Luì di Bversmann 

188. Phylloscopus nitidns, Blyth, 1843; Lui giallo . 

189. PhyUoseopus vi ridano», Blyth, 1S4:'. : Lui verdognolo 

190. Phylloscopus sibilator (Bechstein), 17;»:;; Lui verde 

191. Phylloseopns trocbilus (Linnaeus), 1758; Luì grosso. 

192. Phylloscopus Bonellii (Vieillot), 1819: Luì Manico 

193. Phylloseopns rufas (Bechstein), iso'^; Luì piccolo 

194. Phylloseopns (ristia, Blyth, lst:ì ; Luì sibcriano 

195. Phylloscopus proregulus (Pallas), 1811; Luì ili Pallas 

196. Phylloscopus SUperciliosne (((melili), 1788; Lui /mestieri! . 

tìypolaia, e. !.. Brehm, 1828 

197. Hypolais hypolaia (Linnaeus), 17.VS; ('tinnì, imi maggiore 

198. Hypolais polyglotta (Vieillot), 1M7: Canapino. 

199. Hypolais olivetorura (Strieklaud). ls:'.?: Canapino levantino 

200. Hypolais pallida (Hemprich & Ehrenberg), 1829; Canapino ehiar 

ellenico ......... 

201. Hypolais opaca (Licbtenstein), 1850; Canapino ciliare iberico 

202. Hypolais caligata (Licbtenstein), ls'_':ì; Canapino asiatico. 



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I | Ree tCueppelH, come venne erroneamente stampato nella nota a pa 

Atlante ornitologico. 



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Acrocephalus, Xauniaun, IMI ....... 

Acrocephalus sckoenobaenus (Linnaeus), 1758; Forapaglie 

Acrocephalus aquaticus (Gmeliu), 1788; Pagliarolo . 

Acrocephalus arundinaceus (Linnaeus), 1758; Colmareccio ne 

Acrocephalus palustri» (Bechstein), lst»2; Cannajola verdognola. 

Acrocephalus streperus (Vieillot), 1M7; Cannajola . 

Acrocephalus dumetorum, Blyth, 1849; Cannajola di Blyth 

Acrocephalus agricolus (Jerdon), 1X44 ; Cannajola di Jerdon 

Loeustella, Kaup, L829 ........ 

Locustella luscinioides (Savi), 1824; Salciajola . 

Loeustella fluviatilis (Meyer & Wolf), 1810; Salciajola fluviatile. 

Locustella certhiola (Pallas), 1811; Forapaglie ili Pallas . 

Locustella naevia (Boddaert), 1783; Forapaglie macchiettato 

Locustella straminea (Severtzow), 1873; Forapaglie siberiano 

Locustella lanceolata (Temminck), 1N4H; Forapaglie lanceolato. 

Lusciniola, G. R. Gray, 1841 . 

Lusciniola melanopogon (Temminck), 1823 ; Forapaglie castagnolo ■ 

Lusciniola Sclrwarzi (Radde), 1863; Forapaglie di Eadde . 

Ci Itin. Bonaparte, 1838 ........ 

Cettia Cettii (La Marmora), 1820; Eusignolo ili fiume 
Igrobates, Swainson, 1837 ....... 

Agrobates galactodes (Temminck), L820; Eusignolo d'Africa 
a. Agrobates galactodes familiaris (Ménétriés), ls.">2 : Eusignolo 
levantino .......... 

Cisticolinae .......... 

Cisticola, Kaup, L829 ........ 

Cisticola cisticola (Temminck), 1820; Beccamoschino. 

Motacillidae 

Motacilla, Linnaeus, 1758. ....... 

. Motacilla alba, Linnaeus, 17.">N; Ballerina .... 

. Motacilla lugubris, Temminck, 1820; Ballerina nera 
. Motacilla melanope, Pallas, 1776; Ballerina gialla . 
. Motacilla citreola, Pallas, I77ti; Cutrettola lenta gialla orientale . 
. Motacilla campestri», Pallas, 177*5 ; Cutrettola testa gialla. 
. Motacilla Bava, Linnaeus, 1 7 ."> s ; Cutrettola gialla 
n. Motacilla, flava beema (Sykes), 1832; Cutrettola gialla orientale. 
h. Motacilla Bava borealis, Sun de vali, IMO: Cutrettola capo scuro, 
e. Motacilla flava cinereocapilla (Savi), ls:ìl ; Cui retiniti capo 
cenerino . . . . . 

. Motacilla melanocephala, Lichtenstein, 1X2;!: Cutrettola capinera. 
a. Motacilla melanocephala paradoxa (('. L. Brehm), 1855; Cu- 
trettola capinera a sopraccigli bianchi. .... 

ti. Motacilla melanocephala xanthophrys (Sharpe), L885; Cutret- 
tola capinera a sopraccigli gialli. ..... 

Aiilhiis. Bechstein, 1x07 ........ 

Antlius 1 1 i \ i.-i I i s. (Linnaeus), 1758; Prispolone . . . . 
. Antlius Gustavi, Swinhoe, 1 sr>7 ; Prispolone di Swinhoe . 
. Antlius pratensis (Linnaeus), I7r>s : Pispola . . . . 
. Antlius cervinus (Pallas), IMI ; l'ispida gola rossa . 

Autlius pennsylvanicus (Latham), 1787; Spioncello americano . 

Antlius spipoletta (Linnaeus), 1758; Spioncello 



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INDICI 5IST1 M vi h 



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288 a. A ii ili iis spipoletta obscurus I I (Latbain), L790 : Spioncello marino Pag. 23 I 
233 6. Anthus obscurus rupestris, Nilsson, 1 si 7 : Spioncello marino 
scandinavo .......... 

284. Anthus campestris (Lionaeus), 1758; Calandro. 

235. Anthus Richardi, Vieillot, 1818; Calandro maggiori 

Sottordine OSCINES SCUTELLIPLANTARES 

Famiglia Alaudidae 

Genere Mintila, Linnaeus, 1758 ....... 

236. Allunili arvensis, Linnaeus, 1758; Lodola 
Genere Lulhila, Kaup, 1829 ..... . . 

237. Lullula arborea (Linnaeus), 1758; Tottavilla .... 
Genere Galerita, Boie, 1828 ........ 

238. Galerita cristata (Linnaeus), 1758; Cappellaccia 

239. Galerita Theklae, Brehm, L858 ; Cappellaccia spagnuola 
Genere Calandrella, Kaup, 1829 ........ 

240. Calandrella braebydactyla (Leisler), IMI: Calandrella 

241. rullili. lidia pispoletta (l'allusi. L811 ; Pispoletta 
241 a. Calandrella pispoletta minor (Cabanis), L850; Pispoletta minore. 
2416. Calandrella pispoletta baetica (Dresser), 1873; Pispoletta spa- 
gnuola. .......... 

Genere Pterocoì'ys, Stejneger, 1884 ...... 

242. Pterocorys sibirica (Gmelin), 1788; Lodola siberiana 
Genere Melanocorypha, Boie, L828 ....... 

243. Melanocorypha calandra (Linnaeus), 176IÌ ; Calandra. 

244. Melanocorypha yeltoniensis (Forster). 17li7: t'uh, mini vera 

Genere Otocorys, Bonaparte, L839 ....... 

245. Otocorys alpestris (Linnaeus), 1758; Lodola nula gialla . 
24(5. otocorys peniciUata (Gould), 1837; Lodola gola gialla orientale 
247. Otocorys bilopha (Temraink), 1823; Lodola gola bianca algerina 

Genere Ammomanes, Cabanis, 1850 ....... 

2is. Ammomanes cinctura (Gould), IMI ; Lodala del deserto minore . 

Genere Chersophilus, Sharpe, L890 ....... 

249. Chersophilus Daponti (Vieillot), 1820; Lodala del Dupont 
Sezione OSCINES CONIROSTEBS 

Famiglia Fringillidae. ........ 

Sottofamiglia Emberizinae .......... 

Cenere Càlcarius, Bechstein, 1802 ....... 

250. Càlcarius lapponicus (Linnaeus). 1758; Zigolo di Lapponia 
Genere Plectroplienax, Stejneger, lssu . ...... 

251. Plectrophenas nivaMs (Linnaeus). 1758; Zigolo della nere. 
Genere Miliaria. ('. L. Brehm, 1828 ....... 

252. .Miliaria calandra (Linnaeus). 1758; Strilloeso .... 
Genere lùtspha. l'.nnapai'te. ls:;2 ....... 

253. Euspiza raelanocephala (Scopoli), lTiiH: Zigolo capinero 

254. Euspiza aureola (l'aliasi. 177:: ; '/.aiolo dal collare 

255. Euspiza luteola (Sparrman), 17siì : Zigolo dalla lenta aranciata . 
Genere Emberiza, Linnaeus. 1 7 r> s ....... 

256. Emberiza chrysophrys, Pallas, 177d : Zigolo ilal sopracciglio 

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ATLANTE ORNITOLI "(• ' I 



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257. Emberiza citrinella. Linnaeus, 1 7 ."i s -, Zigolo giallo 

258. Emberiza cirlus, Li leus, 17(>ii : Zigolo nero . 

259. Emberiza hortnlana, Linnaeus, 1758; Ortolano. 

260. Emberiza Buchanani, Blyth, 1844; Ortolano dal colli} grigio 

261. Emberiza caesia, Cretzschmar in Ruppe), 1826; Ortolano grigi 

262. Emberiza eia, Linnaeus, 17(i<>: Zigolo miniano. 

263. Emberiza Leucocephala, S. Gmelin, 17 70 : Zigolo nota rossa 
2(!4. Emberiza rustica, Pallas, 1 7 7 1 > ; Zi, /alo boschereccio 

265. Emberiza pusilla, Pallas, 1776 : Zigolo minore . 

266. Emberiza schoeniclus, Linnaeus, 17.">N; Migliarino <li padtde 
L'ini a. Emberiza schoeniclus palustris (Savi), 1829; l'ossero ili padu 
266 6. Emberiza schoeniclus pyrrhuloides (Pallas), IMI : Passera 

patitile orientale ........ 

1 Ef!1NG1I.I.INAE ......... 

l'asser, Brisson, 1760 ....... 

Passer domesticus (Linnaeus), 1 7,">s ; l'ussero oltremontana 

l'asser Italiae (Vieillot), 1817 : Passera .... 
. l'asser liispaniensis (Temminck), 1820 ; Passera sartia 

l'asser montanus (Linnaeus). 1 7 ."■ s : Passera mattnggia 

Petronio. Kaup. 1829 ....... 

Petronia petronia (Linnaeus). 17(i(i; Passera logia . 

Monti fringilla. C. L. Brehm, 1828 

. Montifringilla nivalis (Linnaeus), L766 ; Fringuello alpino. 
a. Montifringilla nivalis alpicola (Pallas), 1811 : Fringuello alpin 
caucasico ......... 

Fringilla, Linnaeus, 1758 ...... 

. Fringilla coelebs, Linnaeus, 1 7.">s : Fringuello . 

Fringilla spodiogenys, Bonaparte, 184] ; Fringuello algerino 
. Fringilla montifringilla, Linnaeus. 175S; Peppola 

Carduelis, Brisson, 17(10 ...... 

. Carduelis carduelis (Linnaeus). 1 7 ." n : Cardellino 

Carduelis caniceps, Vigors, 1837, Cardellino dell'Imalaia . 

Cltriisoinitris. Boie, 1828 ....... 

. Chrysomitris spinus (Linnaeus), 175* ; Liicarino. 

Chloroptila, Salvadori, 1871 ...... 

. Chloroptila citrinella (Linnaeus). 1766 ; Venturone . 
a. Chloroptila citrinella corsicana (Kònig), 1899; Venturone mi 
ridionale .... .... 

Serinus, Kocli. 1816 ....... 

. Serinus serinus (Linnaeus), 17-66 : Verzellino 

Serinus canarius (Linnaeus), 1758: Canario 
. Serinus imsillus (Pallas), IMI : Verzellino dalla fronte rossa 

Ctinnaliìna, Brelim, 1828 ...-•• 
. Cannabina cannabina (Linnaeus). 1758 ; Fanello 

Cannabina flavirostris (Linnaeus). 1758: Fanello nordico . 

Aeanthis, Bonaparte, 1850 ...... 

. Acantbis linaria (Linnaeus). 1758; Organetto . 

a. Aeanthis linaria rufescena (Vieillot), 1818; Organetto minori 

l>. Aeanthis linaria exilipes (Coues), 18(11 : Organetto di Coues 

Pijrrlinla, l'.vissiin. 17(10 ....... 

Pyrrhuln [(.urinila (Linnaeus), I75s ; Ciuffolotto maggiwe . 



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Genere 

Sottofamiglia 
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Sottordine 
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Genere 

Famiglia 
Genere 

Famiglia 

i nuore 



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286a. Pyrrhnla pyrrhnla enropaea (Vieillot), 1816; Ciuffolotto. 

287. Pyrrhula Cassini (Kami). 1869; Ciuffolotto di Cassin 
Erythrospiza, Bonaparte, 1888 ....... 

288. Erythrospiza githaginea (Lichtenstein), 1823; Trombettieri 

289. Erythrospiza sanguinea (Gould), L837 ; Trombettiere dalle ali rom 
Carpodacus, Kaup, 1sl".i ........ 

290. Carpodacus erythrinus (Pallas), 1770; Ciuffolotto scarlatto 

291. Carpodacus roseua (Pallas), I77f>: Ciuffolotto roseo . 

292. Carpodacus rubicillus (Giildenstadt), 1775; Ciuffolotto roseo cau- 

casico ........... 

Finirò!, i. Vieillot, 1807 

293. Pinicola enucleator (Linnaeus), 1758; Ciuffolotto delle pinete 
Uragus, Keyserling .^ Blasius, 1840. ..... 

294. Oragus sibiricus (Pallas). 1771: Ciuffolotto roseo siberiano 

COCCOTHBATJSTINAK ......... 

Coecothraustes, Brisson, L760 ....... 

295. Coecothraustes coecothraustes (Linnaens), 1758": Frosone . 
Chloris, Brisson, 1 7<>o ........ 

296. Chloris chloris (Linnaeus), 17:>s : Verdone .... 

LOXIINAE ........... 

Loria, Linnaeus, 1758 ........ 

•J07. Loxia curvirostra, Linnaeus. 17."is ; Crociere .... 

•_':i7 K. Loxia curvirostra pityopsittacus (Bechstein), L802; Crociere delle 
pinete .......... 

L'ii7 b. Loxia curvirostra rubrifasciata, Bonaparte ^\ Schlegel, 1850; 
Crociere dalle /a.srie rosse ....... 

l'US. Loxia Rilasciata. Brehm, ls-_'7: Crociere fasciato 

OSCINES CULTIROSTEES 

Sturnidae 

sturnus, Linnaeus, 1758 ........ 

299. Sturnus vnlgaris, Linnaeus, 1 7 ."• s : Sturilo. .... 
299 a. Sturnus vnlgaris purpurascens (Gould;, 1868; Stormi porporino . 
299 6. Sturnus vnlgaris Poltoratskii (Finsch), 1878; Storno •porporino 

ili h'inseh .......... 

•_'!(!! e. Sturnus vnlgaris caucasicus (Lorenz), 1887: Storno porporino 
caucasico .......... 

300. Sturnus unicolor. La Mannoia in Temminck, ÌSI^II; Storno nero 

"Pastor, Temminck, 1815 . 

301. Pastor roseus (Linnaeus). 17.">S; Storno roseo .... 

Oriolidae 

Oriolus, Linnaeus, 17tiC ........ 

302. Oriolus oriolus (Linnaens), 1758; Rigogolo .... 

Corvidae 

Corvus. Linnaeus, 17.">s ........ 

303. CorvuS frugilegUS, Linnaeus. 1758; Corro .... 

:uil. Corvus corax, Linnaeus, 1758; Corro imperiali 

304 a. Corvus corax tingitanus (Irby), 1874; Corro imperiale africano . 

305. Corvus monedula, Linnaeus, 17.">S; Taccola .... 

306. Corvus cornix, Linnaeus, I7."is : Cornacchia .... 
:!07. Corvus corone. Linnaeus. 17."is: Cornacchia nero 

Vucifraga, Brisson, 17(io ........ 



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ATI.ANTK ORNITOLOGI! 



308. Nucifraga caryocatactes (Linnaeus). 1 7.">s : Nocciolaja 

Genere Pica, Brisson, 1760 ......... 

309. Pica pica (Linnaeus), 1758; (!a::<i ...... 

Genere < 'i/iniopoliiis. Bonaparte, 1S4U ....... 

310. Cyanopolius Cooki, Bonaparte, 1849; <:<i::<i dalle ali a~:nrre . 
Genere Garrulus, Brisson, 17HO ........ 

311. Garrulus glandarius (I.innacus). 1758; Ghiandaja 

::i 1 a. Garrulus glandarius Brandti (Eversmann), lst:; ; Ghiandaja dei 

Brandt 

311 fi. Garrulus glandarius Krinicki (Kaleniczenko), 1839; Ghiandaja 
a testa nera ......... 

:'.l 1 e. Garrulus glandarius liyrcauus(Blanford), 1 s7:i: Ghiandaja persiana 
Genere Perisoreus, Bonaparte, 1838 ....... 

312. Perisoreus infaustus (Linnaeus), 1758; Ghiandaja ili Siberia 
Genere Pyrrhoeorax, Vieillot, 1X16 ....... 

313. Pyrrhoeorax graculus (I.innacus), 17li(>: Gracchio corallino 
::1 1. Pyrrhoeorax pyrrhoeorax (Linnaeus), lTlili; Gracchio 

Online COLUMBAE . 

Famiglia Columbidae ..... ... 

Genere Coluniba, Linnaeus, 1758 . . ..... 

315. Collimila livia. Bonnaterre, 1790; Piccione selvatico . 

)!1(>. Columba oenas. Linnaeus, 17."is ; Colombella .... 

MIT. Columba palumbus, Linnaeus, 1758; Colombaccio 
Genere Turtur, Selby, 1835 

318. Turtur turtur (Linnaeus), 1758; 'l'urloni ..... 

■ '■\\K Turtur orientalis (Latliam), 1790; Tortora orientali . 

:'.'J0. Turtur douraca, Hodgson, 1N44: 'l'orioni dal collare 

321. Turtur scnegalensis (Linnaeus), 170IÌ ; Tortora egiziana 

322. Turtur cambayensis (Gmelin), 1788; l'orioni indiana 

Ordine (fALLINAE ... . . 

Famiglia Pteroclidae 

Genere Syrrliaptes, Illiger, 1811 . 

323. SyrrhapteB paradoxus (Pallas), 177)!; Siri-atte .... 
Genere Pterocles, Temrainck, 1815 ....... 

:!'_'!. Pterocles alcliata setarius (Temminck), 1815; Grandula medi- 
terranea .......... 

325. Pterocles arenarius (Pallas), 1 7 7 ."> : Ganga .... 

Famiglia Phasianidae .......... 

Genere Tetraogallus, Cray, 1833 ........ 

.".'_'iì. Tetraogallus caucasicus (Pallas), 1811; Tetraogallo del Caucaso. 

327. Tetraogallus caspius (S. Gmelin), 17*1; Tetraogallo del Caspio. 
Genere Caccabis, Kaup, 1829 ........ 

328. Caccabis saxatilis (Wolf & Meyer), 1805; Coturnice. 
328a. Caccabis saxatilis chukar (') (Gray), 1829; ('iiil.or 

329. Caccabis ruta (Linnaeus), 1758; Pernice rossa .... 

330. Caccabis petrosa (Gmelin), 1788; l'irniir sarda 

Genere Francolinus, Stephens, 1819 ....... 

331. Francolinus francolinus (Linnaeus), 17li(i: Francolino 



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Famiglia 
Genere 

Famiglia 
Genere 



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Genere 



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Sottordine 
Famiglia 
Genere 



Genere 

Genere 

Famiglia 
Genere 

Genere 

Genere 



Famiglia 

Sottofamigli 

Genere 



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Perdix, Brisson, 1 7 »»o ....... 

Perdis perdis (Linnaeus), 1758 ; starna .... 

Coturnix, Moehring, 17.">l'. ...... 

Coturnix coturnix (Linnaeus), 1758; Quaglia 

Phasianus, Linnaeus, 1758 ...... 

Phasianus colchicus, Linnaeus, I7."is ; Fagiano . 

Turnicidae 

Tumix, Bonnatorre, L790. ..... 

Turnix s\ h alien (Desl'ontaines), 17.s7 ; tanaglia tridattila . 

Tetraonidae 

Lagopus, Brisson, lTiio ..... 
Lagopus scoticus ( Lai liam ). 1783; Pernice di Scozia. 
Lagopus lagòpus (Linnaeus). 1758; Perniee Manca nordica 
Lagopus inittus (Montili). L776-1786 ; Pernice bianca 
Lagopus rupestris (Gmelin), 1788; Pernice bianca delle roccie 
Lagopus hyperboreus (Sundevall), 1838; Pernice bianca della 

Spitzbergen. ........ 

Lyrurus, Swainson, 1831 . .... 

Lyrurus tetrix (Linnaeus), IT.'ìS; Fagiano ili manie . 
. Lyrurus Mlokosiewiczi (Taczanowski), 1 s 7 ."> ; Fagiano di monti 

del Oaucaso ...... 

Tetrao, Linnaeus, 17.">s .... . . 

, Tetrao urogallus, Linnaeus, 1758; dalla cedrane 

a. Tetrao urogallus uralensis (Nazarow), 1886; dalla cedrini 
degli l'rali. ...... 

Tetrastes, Keyserling & Blasius, 1850 .... 

. Tetrastes bonasia (Linnaeus), 17.">N; Francolino di manie . 
. Tetrastes griseiventris, Menzbier, 1880 ; Francolino di manie 
orientale ......... 

(tRALLAK 

ltmicolae 

Otididae. 

Otis, Linnaeus, 175S ....... 

. Otis tarda, Linnaeus, 17.~>S; Otarda ..... 

. Otis tetrax, Linnaeus, 1758; Gallina pratajola . 

Honbara. ltonaparte, 1831 
. Honbara andulata (Jacquin), 1784; Oubara 
. Houbara Macqueeni (J. E. Gray), 1833-1834; Oubara asiatica 

Oedienemus, Temminck, 1815 .... 

Oedicnemus oedienemus (Linnaeus), 17,"j8; Occhione . 

Cursoriidae 

Pluvianus, Vieillot, 1816 . 

Pluvi anus aegyptius (Linnaeus), 17.">S; Piviere egiziano 

Cursarius, Latliam, 17110 ...... 

Cursorius gallicus (Gmelin), 1788; Corrione biondo . 

Glareola, Brisson, 1760 ....... 

Glareola pratincola (Linnaeus), 17ti(i; Pernice di mare 

Glareola melanoptera, N'ordinami, 1842 ; Pernice di mare orientale 

Charadriidae 

HaKMATOI'ODIN.W. ........ 

Ilaematopus, Linnaeus. I 7 ."• S ...... 



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\ l'I. \N I I. ORNI rOI.OGICO 



355. Hacmatopus ostrilegus i l ). Linnaeus, 17.">s : Beccaccia ili mare 
Genere Arenaria, Brisson, ITiiti ....... 

356. Arenaria interpres (Linnaeus), 17.">n: Voltapietre 

Sottofamiglia Charadriinae 

Genere Hoplopterus, Bonaparte, L830 ...... 

357. Hoplopterus spinosus (Linnaeus), 1758; Pavoncella armata 
Genere Vanellus, Brisson, 1760 ..... 

.;.".s. Vanellus vanellus (Linnaeus), L758; "Pavoncella 
Genere Chettusia, Bonaparte, 1841 ...... 

359. Chettusia gregaria (Pallas), 1771 ; Pavoncella (irei/aria 

360. Chettusia leucura (Lichtenstein), ls2;i; Pavoncella <i coda bianca 
Genere Squatarola, Leach, 1816 ....... 

361. Squatarola squatarola (Linnaeus), L758; Pivieressa . 
Genere Charadrius, Linnaeus. 1758 .... 

362. Charadrius apricarius ('). Linnaeus, 1758; Piviere dorato. 
::ii:;. Charadrius dominicus il'. !.. S. &f filler) i lTTti; Piviere orientali 

Genere Eudromias, C. 1.. Brehin, 1831 

364. Eudromias morinellus (Linnaeus), L758; Piviere tortolino 
Genere Oxi/echvs, Reichenbach, 1n."'J ...... 

:{ii."). Oxyechus vociferus (Linnaeus), 17.">s; Corriere americano . 
Genere Aegialitis, lìdio, 1822 ..... 

:;iii;. Aegialitis asiatica (Pallas), 177:'>; Corriere asiatici) 

367. Aegialitis hiaticula (Linnaeus), 1758; Corriere grosso 

368. Aegialitis duina (Scopoli), 1786; Corriere /limilo 

369. Aegialitis alexandrina (Linnaeus). 175S; Fratino 
Sottofamiglia Himantopodinae ........ 

Genere Himantopus, Brisson, 1760 ...... 

:'.7(). Himantopus himantopus (Linnaeus), 17,".s; Cavalier d'Italia 
Genere Eecurvirostra, Linnaeus, 1758 ...... 

371. Recurvirostra avocetta (Linnaeus), 1758; Avocetta 
Sottofamiglia Totaninae ......... 

Genere Numenius, Brisson, 17(ii> ....... 

372. Numenius arcuatus (Linnaeus), 1758; Chiurlo maggiore 
::7:'.. Numenius tenuirostris, Vieillot, 1 si 7 : CMurlotello . 
:;7t. Numenius phaeopus (Linnaeus). 1758; Chiurlo pinolo 

375. Numenius borealis (Forster), 1772; Chiurlo piccolo eschimese 
Genere Limosa, Brisson, 1760 ....... 

376. Limosa lapponica (Linnaeus). L758; Pittima minore. 
:\11. Limosa limosa (Linnaeus), 17."iS; Vittima reale 

Genere Macrorhamphus, Leach, 1816 ...... 

378. Macrorhamphus griseus (Gmelin), L788 ; Piro-piro dal /ietti 

rossiccio ......... 

i '■ lolaniis. Cuvier. 1800 ...... 

379. TotanUS fuscus (Linnaeus). L758 ; lutano moro 
::si». Totanus calidris (Linnaeus), 17(Ui; Pettegola 

381. Totanus stagnatilis, Bechstein, Ino:'. ; Albastrello 

382. Totanus flavipes (Gmelin), I7ss : Albastrello americano 



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■ un-, i pi i i' e gè d] i" Loril '. 



370, :ì71 «■ 372 vanno corrotto con C. api icai iue, avendo io adottato quest'ili 



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Sottofamìglia 
Genere 

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Genere 



Totai) U6 littoreus (Linnaeus), 1758; Pantana . 

384. Totan uà glareola (Linnaeus), L758; Piro-piro boschereccio 

385. Totanus ocbropus (Linnaeus), IT.".--: Piro-piro culbianco 

386. Totanus solitariu8 (Wilson), 1813; Piro-piro solitario 
Tringoides, Bonapai'to, 183] ..... 

387. Tringoides bypoleucus (Linnaeus), L758, Piro-piro piccolo 

388. Tringoides maculari us (Linnaeus), 1766; Piro-piro macchiato 
Terekia, Bonaparte, l vi - -. ...... 

389. Terekia cinerea (Giildenstadt), ITTI: Terechia . 
Pavoncella, I. cucii, 1816 . 

390. Pavoncella pugnas (Linnaeus), 1758; Combattente 
Bartramia, Lesson, 1831 . 

391. Bartramia longicauda (Beckstein), L811; Piro-piro coda lunga 
Tringinai ........ 

Tringites, Cabanis, 1856 ...... 

392. Tringites snb-ruficollis (Vieillot), 1819; Piro-piro fulvo 
('tilii/ns. Cuvier, 1800 ...... 

:;:•:;. Calidris arenaria (Linnaeus), ITiiii; Piovanello intintalo 
Tringa, Linnaeus, 1758 ...... 

394. Tringa minuta, Leisler, 1812; Gambecchio. 

395. Tringa minutilla, Vieillot, 1819; Gambecchio minore. 

396. Tringa Temmincki, Leisler, 1812; Gambecchio nano. 
:;'.t7. Tringa maculata, Vieillot, 1819; Gambecchio dal petto fasciato 

min ritinto ......... 

398. Tringa acuminata (Horsfleld), 1821; Gambecchio tini petto i>' 

sciato siberiano ....... 

399. Tringa fuscicollis, Vieillot, 1819; Gambecchio americano 
ino. Tringa maritima, Briinnick, 1764; Piovanello violetto 
101. Tringa subarcuata (Giildenstadt), 1774: Piovanello . 
Hi'.'. Tringa Canuti, Linnaeus. L758 ; Piovanello maggiore 
103. Tringa alpina, Linnaeus, 175S; Piovanello pancia nera 

(.cuci e Limicola, Kocb, 1816 ...... 

lui. Limicola pygmaea (Beckstein), 1802; Gambecchio frullino 
Sottofamiglia Scolopacinae ........ 

i. cuci e Scolopax, Linnaeus, 1758. ..... 

105. Scolopax rusticula, Linnaeus. l7.Ys; Beccaccia . 
Lenire Gallinogo, Leacli, 1816 ...... 

406. Gallinago inedia (Frisck), 17ii:;: Oroccolone 

Ki7. Gallinago gallinago (Linnaeus). 17;.s ; Beccaccino 
Genere Limnocryptes, Kaup, 1829 ..... 

408. Limnocryptes gallinula (Linnaeus), 1766; Frullino . 
Sottofamiglia I'iialaropixak . ....... 

(■cuore Phàlaropus, Brisson, 1760 ..... 

411'.». Pkalaropus lobatUS (Linnaeus), 17">s ; Fnltiro/io ti becco sottili 
Genere Orymophihis, Vieillot, 1816 ..... 

410. Crymopkilus fulicarius (Linnaeus), I7.">s: Falaropo a becco largo 

Sottordine ITLK'ARIAE 

Famiglia Rallidae 

Genere Eallus, Linnaeus. 1758 ...... 

111. liallus aquaticus, Linnaeus, I7.">s ; Porciglione . 
Genere Orex, Becbstein, 1803 ...... 



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Atlanti "l 'litologico. 



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412. Cres cres (Linnaeus), 1758; III- ili Quaglie 
Genere Poi-zana, Yieillot. lsiu ....... 

413. Porzana porzana (Linnaeus), 1700; Voltolino 
+14. Porzana intermedia (Hermann), L804; Schiribilla grigiata . 
415. Porzana parva (Scopoli), 1769; Schiribilla 

Genere Gallinula, Brisson, 17(i(i ....... 

410. Gallinula chloropus (Linnaeus), 1758; Gallinella d'acqua . 

Genere Porphyriola, Blyth, 1N49 ....... 

117. Porphyriola Alleni (Thompson), 1842; l'olio sul/, ino dell'Alien 

i ■ciicic Porphyrio, Brisson, 1700 ....... 

418. Porphyrio caeruleus (Vandelli), 1707: Pollo sulla no . 

419. Porphyrio porphyrio (Latham), 1700; l'olio sultano dalla schiena 

verde ......... 

420. Porphyrio poliocephalus (Latham), 1802; Pollo sultano indiano 
Genere Fulica. Linnaeus, 175N .... 

421. Fulica atra, Linnaeus, 1 75s : Folaga 

422. Fulica distata. Ginelin, 17NX; lutinoti crestata 

Sottordine ALECTORIDES 

Famiglia Gruidae ....... 

Genere Grus, Pallas, 1760 ..... 

4l':;. Grus grus (Linnaeus), 1758; Gru 

Genere Sarcogeranus, Sharpe, L893 

424. Sarcogeranus leucogeranus (Pallas), 177:1: Gru b\ 
Genere Antigone, Reichenbach, 1S52 ..... 

425. Antigone collaris (Boddaert), 17s:i; Gru antigonc 
Genere Anthropoides, Vieillot, 1816 ...... 

42li. Antliropoides virgo (Linnaeus), 1758; Damigella ili Numidia 

Sottordine HERODIONES 

Famiglia Ardeidae .......... 

Genere Ardea, Linnaeus, 1758 ..... 

427. Arfea cinerea, Linnaeus. 175* ; Airone cenerino 

428. Artica melanocephala, Vigors & Children, 1826; Airone i 

collo nero ......... 

129. Arde;) pui'purea, Liunaeus, 1760; Aironi rosso 

Genere Herodias, Boie, 1822 ....... 

430. Herodias alba (Liunaeus), I75N; Airone bianco maggiore . 

431. Herodias garzetta (Linnaeus), 1706: Gai-setta . 
Genere Bubulcus, Bonaparte, 1854 ...... 

L32. Bubulcus lucidus (Kafinesque), 1810: Airone guarda-bum . 

Cenere Ardeola, Boie, 1822. ....... 

433. Ardeola ralloides (Scopoli), 1760: Sgarsa ciuffeito 
Genere Ardetta. G. K. Gray, 1842 ...... 

434. Ardetta minuta (Linnaeus), 1700: Tarabusino . 
Genere Botaurus, Brisson, 1700 ....... 

t35. Botaurus stellari* (Linnaeus), 175S; Tarabuso . 

4:ì0. Botaurus lentiginoSOS (Montagu), 1813; Tarabuso americano 

Genere Nyctieorax, Rafinesque, 1815 ...... 

437. Nyctieorax nyctieorax (Linnaeus), 1758: MHirora 

Famiglia Ciconiidae 

Genere Ciconia, Brisson, 1760 ....... 

138. Ciconia ciconia (Linnaeus), 175!S: Cicogna Manca 



. Pag. 


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Famiglia 
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Famiglia 
Sottofamiglia 
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Genere 



i reneve 



i tenere 

Sottofamiglia 
Genere 

i renere 

i renere 

Genere 

I renere 

Genere 

Genere 
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139. < ' i«-<«n in nigra (Linnaeus), 1758; Cicogna nera . 

Ibididae 

Plegadis, Kaup, 1829 

440. Plegadis faleinellus (Linnaeus), 1766; Mignattajo 

Platalea, Linnaeus, 1 758 ..... 

441. Platalea leucerodia, Linnaeus, 1758; Spatola . 

PH0ENIC0PTER1 

Phoenicopteridae ...... 

Phoenicopterus, Liunaeus, L758. .... 

4 il'. Phoenicopterus roseus, Pallas, isll : Fenicottero 

ANSERES 

Anatidae .... .... 

Ctgninae. ...... 

Gygnus, Bechstein, 1809 ...... 

143. Cygmis cygnns (Linnaeus), I75s; Gioito selvatico 

144. Cygnus Bewicki, Varrell, 1830; Ciano minore . 

445. Cygnns olor (Gmelin), 1788; Ciano reale . 

A\-l RINAE ........ 

ci,,,,. Boie, 1822 

446. Clien byperborens (Pallas), ITiiT; Oca della neve minor 

447. Chen nivalis (Forster). 1772; Oca della neve maggiore 
Anser, Brisson, 1760 ...... 

Us. Anser anser (Linnaeus), 1758; Oca selvatica 

t49. Anser albifrons (Scopoli), 17(i>»; Oca lombardella 

450. Alisei- erythropus (Linnaeus). 1758; Oca lombardella mino 

451. Ansei- fabalis (Latham), 1 7 s 7 ; Oca granaiola . 

152. Anser neglectus, Sushkin, 1895; Oca granaiola orientale 
t53. Anser brachyrhynchus, Baillon, 1833; Oca dalle stampe i 

Branta. Scopoli, I7C1I ...... 

4.")4. Branta leucopsis (Bechstein), 1803; Oca faccia bianca 
455. Branta bernicla (Linnaeus), L758; Oca colombaccio . 
156. Branta ruficollis (Pallas), 1769; Oca collo rosso 

A SATINAI".. ........ 

Tadorna, Fleming, 1822 ...... 

+57. Tadorna tadorna (Linnaeus), 1758; Volpoca 

Casarca. Bonaparte, 1838 ..... 

458. Casarca casarca (Gmelin), 1788; Casarca . 
Alias, Linnaeus, 1758 ...... 

459. Alias lioscas, Linnaeus, 1758; Germano reale . 
lùniciia. Bonaparte, L856. ..... 

400. Eunetta falcata (Georgi), 1775; Ah, imi,, forestiera . 

Chaulelasmus, G. K. Gray, 1838 .... 
461. Chaulelasmus streperus (Linnaeus). 1758; CanapigUa 

Marie,,. Stephens, 1n'_'4 ...... 

402. Mareca penelope (Linnaeus), 1758; Fischione 

463. Mareca americana (Gmelin), 1788; Fischione americano 

Xeiiiiiin. Kaup, 1829 ..... 
404. Xettium formosum (Georgi), 1775; Alzavola asiatica. 
Ki5. Xettinm crocea (Linnaeus), 1758; Alzavola 

166. Xettinm caiolinelise (Gmelin), 1788; Alzavola americana 

1 infila. Stephen», L824 



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ATLANTE OKNIT01 CM31CO 



167. Datila acuta (Linnaeus), 17.">S; Codone .... 
Genere Querquedula, Stephens, 1 S2+ ..... 

168. Querquedula circia (Linnaeus), L758; Marsajola 

169. Querquedula discors (Linnaeus), ITiìiì; Marsajola dalle ali blu 
Genere Spalala. Boie, 1822. ... ... 

ITO. Sputala, clipeata (Linnaeus), 1758; Mestolone 

Genere Marmar ometta, Reichenbach, 1852 ..... 

471. Marmaronetta angustirostris (Menéfcriés), 1832; Anatra manna 
rizzata ......... 

Sottofamiglia Fuligulinae ......... 

Genere Netta. Kaup, isnv) ....... 

172. Netta ratina (Pallas), 177:ì; Fistiane turco 

Genere Nyroea, Fleming, 1822 ....... 

47:!. Nyroea felina (Linnaeus), 1758; Moriglione 

474. Nyroea nyroea (Giildenstiidt), 17(1!» ; Moretta tabaccata 

Genere Fuligula, Stephens, 1824. ...... 

1 7 r> . Fuligula marila (Linnaeus), 1758; Maretta grigia 

4711. Fuligula fuligula (Linnaeus). 17(i(i: Maretta 

Genere Clangula, Leach, 1819 ....... 

477. Clangula clangula (Linnaeus). 17.">N; Quattr'occhi 

478. Clangula islandica (Gmelin), 17ss; Quattr'occhi islandico . 

479. Clangula albeola (Linnaeus), 1758; 
Genere Harelda, Stephens, 1 sii 1 . 

INO. Harelda liyemalis (Linnaeus), 17."iS 

Genere Histrionicus, Lesson, 1828 . 

4SI. Histrionicus histrionicus (Linnaeus). 

Genere Oidemia, Fleming, 1S22 . 

482. Oidemia nigra (Linnaeus), 1758 

183. Oidemia fusca (Linnaeus). 1 7 r. s 

4S4. Oidemia perspicillata (Linnaeus) 

(/rande ......... 

Genere Heniconetta, G. K. Gray, isti». ..... 

tsr>. Heniconetta Stelleri (Pallas), 1769; Edredone di steller . 

Genere Somateria, Leach, 1819 ....... 

486. Somateria moltissima (Linnaeus), 1758; Edredone 

187. Somateria spectabilis (Linnaeus). 17,'iS; Uè degli Edredoni 

Sottofamiglia Erismaturinaf. ........ 

Genere Erismatura, Bonaparte, ls;{2 ...... 

488. Erismatura leucocephala (Scopoli), 1769; <!ohha rugginoso 

Sottofamiglia Merginae ......... 

Genere Mergus, Linnaeus, 1758 ....... 

189. Mergus albellus, Linnaeus, I7.">s : Peseiajola 

Genere Lophodytes, Reichenbach, 1852 ..... 

490. Lophodytes cucullatus (Linnaeus), 175S; Smergo americana 
Genere Merganser, Brisson, 1760. ...... 

491. Merganser merganser (Linnaeus), 1758; Smergo maggiore. 
192. Merganser serrator i Linnaeus). 1758; Smergo minare 

Sottordine STEGANOPODES 

Famiglia Phalacrocoracidae 

Genere Phaìaeroeara.i\ Brisson. 1760 ...... 

493. l'iialacrocorax carilo (Linnaeus). 17.".s: Marangone 



Quattr'occhi americano 

Marcita codona . 

■-), 17f>s ; Morella arlecchino 

Orchetto marino 
Orco marino . 
17'iS : Orco marino dal becco 



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I N !•[■ 1 -I-I I M ITICO 



194. Phalacrocorax graculus (Linnaeus), 1766 j Marangoni col ciuffo 

settentrionale ......... 

194 a. Phalacrocoras graculus Desmaresti (Payraudeau), 1826; Maran- 
gone col ciuffo meridionali ....... 

195. Phalacrocoras pygmaeus (Pallas), ITT:!: Marangone minori 
Famiglia Sulidae . 

Genere Sula, BrissoD, 1760. .... ... 

196. Sula bassana (Linnaeus), 1758; Svia . ... 
Famiglia Pelecanidae 

Genere Pelecanus, Linnaeus, L758. ...... 

hit. Peleoanua onocrotalus, Linnaeus, 1758 : Pellicano 
1:98. Pelecanus roseus, Gmelin, 1788; Pellicano minore 
199. Pelecanus crispus, Bruch, 1832; Pellicano riccio 

Sottordine LONGIPENNES 

Famiglia Laridae 

Sottofamiglia Sterminai ....... • 

Genere ffydroehelidon, Boie, L822. ...... 

500. Hydrochelidon hybrida (Pallas), 1811 : Mignattino bigio . 

501. Hydrochelidon nigra (Linnaeus), 1758; Mignattino . 

502. Hydrochelidon Gssipes (Pallas), IMI : Mignattino ali bianchi 
Genere Gelochelidon, Brehm, 1831 ....... 

503. Gelochelidon anglica (Montagli), 1813; Eondine di mare rampe 

nere ........ 

Genere Hydroprogne, Kaup, 1829. ....... 

.".ni. Hydroprogne caspia (Pallas), IVVO; Eondine ili mare maggiore. 
Genere sterna, Linnaeus, 1 7 r> s ..... . 

.mi.".. Sterna hirundo, Linnaeus, 1758; Eondine ili mure . 

506. Sterna paradisea, (') Briinnich, 1764; Eondine ili mare coda lunga 

."■ut. Sterna Dougalli, Montagu, 1813; Eondine di mare di Mae Dovgall 

508. Sterna cantiaca, Gmelin, 1788; Beccapesci . . . . 

509. Sterna maxima, Boddaert, 17t;:i ; Eondine ili mure maggiwe 

americana .......... 

:>lo. sterna media, Horsfield, 1820; Eondine ili man- ilei Eùppel 
.MI. Sterni) fuliginosa, Gmelin, 1788; Eondine ili mure scura . 

512. Sterna minuta, Linnaeus, 1766; Frittiteli" . . . . 
Genere Anous, Stephens, 1826 ....... 

513. Anous stuliilus (Linnaeus), 1758; L'inuline di mure stolida 
Sottofamiglia Laminai-: .......... 

Genere Xema, 1, cucii, 1819 ......... 

514. Xema Sabinei (.1. Sabine), 1818; Gabbiano ilei Sabine 
Genere Eliodostethia, Mac Gillivray, 1842 ..... 

515. Rhodostethia rosea (Mac Gillivray), 1824; Gabbiano dalla 

cuneata ......... 

Genere Larus, Linnaeus. 1 7.">s ....... 

."■li;. Larus ininiitus. Palina, iTTii: Gabbianello 
MT. Larus ichthyaétus, l'allas. 177:'.; Gabbiano ilei Pallas 
.Ms. Larus melanocephalus, Natterer, 1818; Gabbiano corallino 
519. Larus philadelphia (Ord), 1815; Gabbiano ilei Bonaparte. 



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(') Secondo SannAers (Cat. IKrdi Brit. llru. XXV. p 82.1! levi criversi *S mraih mieli, Ora. fior. p. -IH 

i [ìornholni no. 152, adulto. 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



520. Larus riilibundus. Linnaeus, ITtili: Gabbiano comune 

521. Larus gelastes, Tbienemann, 1 s : : s ; Gabbiano roseo 
522.. Larus marinila, Linnaeus. L758 ; Mugnaiaccio . 
.">!':!. Larus fuscus, Linnaeus. 1 T.'.s : Zafferano .... 
523><i. Larus fuscus aflìnis (Reinhardt), 1853; Zafferano siberiano 

524. Larus argentatus, Briinnicli, litit: Gabbiano reale mudilo 
524 a. Larus argentatus cacliinnaus (') (Pallas), 181J ; Gabbiano reah 

525. Larus Audouini. Payraudeaa, ]N2(i: Gabbiano còrso 

526. Larus canus, Linnaeus, 1758; Gavina .... 
.v_'7. Larus glaucus, Briinnicli, 1764 ; Gabbiano glauco 

528. Larus leneopterus, Fàber, 1822; Gabbiano islandico . 
Genere. Pagoph/ila, Kaup, 1S29 ....... 

529. Pagopbila eburnea (Pbipps), 1774; Gabbiano tbwmeo 
Genere Eissa, Stephens, 1N2(> ........ 

530. Rissa tridactyla (Linnaeus), 1758; Gabbiano tridattilo 

Famiglia Stercorariidae 

Genere Megalestris, Bonaparte, 1856 ...... 

531. Megalestris catari liactes (Linnaeus), 17lil>: Stercorario maggiore 
Genere Stercorai'ius, Brissoo, 17(50 ...... 

532. Stereorarios pomatorliinus (Temniinck), L815 ; Stercorario me: 

:<i)io .......... 

533. Stcreorarius crepidatu-. (Banks), 177:'.; Labbo . 

534. Stercorari us parasiticus (Linnaeus), 1758; Labbo ernia lumia 

Sottordine TUBINARES 

famiglia Procellariidae ......... 

Sottofamiglia Procella riinae ........ 

Genere Procella/ria, Linnaeus. 1758 ...... 

535. Procellaria pelagica, Linnaeus, 1758; Uccello delle tempeste 
Genere Oeeanodroma, Reiehen bacìi, 1852 ..... 

536. Oeeanodroma leucorrhoa (Vieillot), 1817; Ueeello (ielle tempeste 

a cmla forcuta ........ 

537. Oeeanodroma castro (Harcourt), 185] : l'eccito licite tempeste ili 

Marititi ......... 

I >. l-.ANITINAE ......... 

Oceanites, Keyserling & Blasius, 1840 .... 

538. <»eeanites oceanicus (Kuhl), 1820; Uccello tifile tempeste ame- 
ricano ......... 

l'elatjoti roma. Reichenbacli, 1852 ..... 

539. Pelagodroma marina (Latham), 1790; Ueeello delle tempesU 

fregata ........ 

Famiglia Puffinidae. 

Sottofamiglia Pukiininak ......... 

Genere Puffinus, Brisson, 1760 ....... 

540. l'ulìinus gravis (0' Reilly), 1818; Berta dell'Atlantico 

541. Puffinus Kubli (Boie), 1NX". : Berta maggiore . 

r. 12. Puffinus anglorum (Ray), 171:; : Berta minore nordica 

542 a. l'ulìinus anglorum yelkouaa (Acerbi), 1827; Berta minore 

543. l'uttìnus aaglovom, Gould, ls:;7 ; Berta minore tosco 

544. l'ulìinus grisella (Gmelin), 17SS : licita grigia . 



Sottofamiglia 
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Genere 



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(') A pag, 511, linea 34 il nome .li /.. caehinnam v:. (sorretto /.. a. cnchinnans. 



I\|i|i I -l-IHIlllni 



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Sottofamiglia 
Genere 

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Genere 



Sottordine 

Famiglia 

Genere 



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Genere Oeeirelaia, Bonaparte, 1855 ...... 

545. Oestrelata liaesitata (Kuhl), L820; Uccello delle tempeste <"l 
cappuccio ......... 

."ili;. Oestrelata brevipea (Peale), ists; Uccello <l<ll< tempeste dalla 
gola bianca ........ 

Bulweiia, Bonaparte, 1842 

Bulweria Bulweri (Jardine & Selby), 1830; Uccello delle lem 
peste <li Bulwer ........ 

1 i i M \m\ \i: 

Fulmams, Stephens, L826 ..... 

Fulmarus glacialis (Linnaeus), lTiiii; Fulmaro . 
Diomedeidae ......... 

THomedea, Linnaeus, 1758 ...... 

Diomedea melanopbrys, I !<>ii- in Temminck, L828; THomedea dalli 
ciglia nere ......... 

PYGOPODES 

Colymbidae 

Colymbus, Linnaeus, L758 ...... 

Colymbus septentrionalis, Liunaeus, 1766; Strologa imi uhi 
Colymbus arcticus, Linnaeus, 1758; Strologa mezzana 
Colymbus glacialis, Linnaeus, L766 ; Strologa maggiore 
Colymbus Adunisi. G. R. Gray, 1859; Strologa dat he<<u giallo 

Podicipedidae 

Podicipes, Latham, 1787 ....... 

Podicipes Buviatilis (Tunstall), 1771 ; Tuffetto . 
Podicipes auritus (Linnaeus), 1758; Svasso cornuto . 
Podicipes nigricollis, Brehm, \*:\\ : Svasso i>irr<>io . 
Podicipes griseigena (Boddaert), L783 ; Svasso dal collo rosso 
Podicipes cristatus (Linnaeus), 1758; Svasso maggiore 

Alcidae 

Ali inai: .......... 

Alca, Linnaeus. 17.">S ....... 

Alca inipennis. Linnaeus. L758 ; .1/'" maggiwe 
Alca torda. Linnaeus. 1758 : Gassa marina 

Alle, Link, 1806 

Alle alle (Linnaeus), 1758; Gassa marina minore 
Uria, Brisson, 1760. ....... 

Uria trofie (Linnaeus), 17lit> ; Uria ..... 

l'via Bruennicbi, Sabine, 1818 ; Uria dal becco grosso 
Uria grylle (Linnaeus), 1758; Uria nera .... 

Sottofamiglia Fraterculinae ........ 

Genere Fraternità. Hrissou, 17tit). ...... 

."ili."). Fratercula arctica (Linnaeus), L758 ; Polcinella di mare . 



Famiglia 
Genere 



Famiglia 

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Ordine ACCIPITRES - Rapaci. 



Becco di tipo accipitrino perfetto, eorto, robusto, col culmine fortemente arcuato 
in basso, tornito alla base di cera nella quale si aprono le narici; redini di solito 
coperte parzialmente di setole e non di vere penne; ali grandi di dieci primarie 
bene sviluppate; gambe coperte di penne; tarsi intieramente od in parte piumati; 
forti, raramente molto lunghi, reticolati, scudettati o a granulazioni rugose; piedi 
forti; diti grossi in numero di quattro, il posteriore più grande di tutti e rivolto 
all' indietro, i laterali più o meno riuniti alla base col mediano, l'esterno riunito 
e non versatile o libero e versatile; unghie acute, di solilo molto curvate, mira- 
bilmente atte ad afferrare, offendere e difendere, mobili ed in generale retrattili. 

Piumaggio rigido, talora molle, opaco o poco brillante: sessi con poche ec- 
cezioni simili di tinta, la femmina di regola maggiore in statura del maschio, i 
pulcini inetti e coperti di piumino, anche gli adulti hanno il corpo coperto di 
piumino. 

Si dividono in duo grandi sottordini: Rapaci diurni e Rapaci notturni. 



Sottordine ACCIPITRES DIURNI - Rapaci diurni. 



Manca il disco facciale completo; narici di solito nude. Becco col margine 
della mandibola superiore intaccato o festonato, sinuoso, non intero; occhi laterali, 
più o meno infossati; cera nel più dei casi molle e scoperta o in parte coperta 
dai peli delle redini; orificio auricolare di solito piccolo; piedi editi in generale 
nudi; tarsi talora intieramente piumati; pollice rivolto all'indietro, dito esterno 
di solito non versatile; piumaggio in generale rigido e resistente, fornito di più 
mino in ogni età. Hanno abitudini diurne. 

Sono uccelli di grande potere di volo che in generale non compiono lunghe 
migrazioni, ma più specialmente si spostano qua e là in cerea di cibo, i giovani 
viaggiano più degli adulti, però molte specie sono essenzialmente migranti; il 
loro piumaggio è oltremodo variabile, e vanno soggetti a numerose varietà 

Atlante ornitologico, 1 



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locali, climatiche, melaniche ecc., sicché il gruppo è uno dei più difficili a stu- 
diarsi: il loro nutrimento è quasi del tutto animale e di solito il rifiuto vieni' poi 
ricettalo in t'ornia. di una pallottola. Sono cosmopoliti, risultano maggiormente 
distribuiti nell'America meridionale, scarseggiando nello isole del Pacifico. Le 
400 specie note si scindono in tre grandi famiglie ed in 80 generi, un quarto dei 
quali è rappresentato in Europa. 



Famiglia VULTURIDAE - Vulturidi. 

Testa nuda o rivestita di piumino colla parte superiore coperta in parte di 
rade piume rigide, giammai di vere penne; bordo della mandibola superiore 
sinuoso; cera di regola nuda, non coperta di setole e generalmente molle e 
carnosa; occhi laterali ed a fior di testa, coda di 12 a 14 penne; tarsi reticolati: 
diti nudi, l'esterno non versatile, unito all'interno da una membrana; unghie non 
aguzze e poco ricurve. 

Comprende questa famiglia dieci generi con circa 2f> specie delle quali tre 
soltanto si trovano in Europa. Vivono di solito in società, nutrendosi di animali 
morti, di biscie, di lucertole e talora d'insetti di vario genere. Sono uccelli dal 
volo lento, ma forte e resistente e possono imprendere lunghi viaggi in cerca di 
cibo; frequentano le località montuose, le campagne alberate ed anche le pianure 
sterili, s'internano entro le città dei paesi orientali, ove apportano notevole utile, 
cibandosi di carogne e dei rifiuti abbandonati sulla strada. Fabbricano il loro nido 
od area sugli alti alberi, sulle nude roccie o nei vecchi fabbricati, deponendo un 
uovo o due di forma allungata, il cui colore va dal bianco al bruno-rossiccio-vivo 
con o senza macchie. La questione se essi nella ricerca del cibo siano guidati 
dal senso della vista o da quello dell'olfato fu per lungo tempo discussa ed ec- 
citò sempre il più vivo interesse tra gli Ornitologi. Oggi però prevale l'opinione 
che ciò sia dovuto alla loro acutissima vista. 

Talune specie hanno abitudini sedentarie e se migranti, si presentano il più 
delle volte erratiche; i giovani diversificano nelle tinte dagli adulti, ma i sessi 
sono simili nel colorito e la loro muta è semplice, la femmina ha in generale mag- 
giore statura del maschio, ma vi sono eccezioni a tale regola. 

Genere VULTUR, Beisson, 

Becco robusto, diritto alla base, subeguale alla testa, colla mandibola supe- 
riore festonata sul margine e adunca all'apice; narici rotonde, aperte nella parte 
anteriore della cera nuda; occhi mediocri, non infossati: ali lunghe, ottuse colla 
.",' e 4 ' delle remiganti primarie le più lunghe, la l a molte breve: coda rotonda 
di 12 penne; calzoni mediocri; tarso robusto, subeguale o più corto del dito me- 
diano senza unghia, piumato nella metà superiore, reticolato nell'inferiore; diti 
quattro dei quali uno volto all'indietro, l'esterno unito col medio alla base da una 
piccola membrana. 

Testa piuttosto piccola, coperta in gran parte di lanugine e di fitte piume 
setolose sui lati delle redini sino all'apertura auricolare e posteriormente oltre 



VII VVI 1. IIIÌSITil K II 



L'occhio, collo in parte nudo, colla pelle ('orinante pieghe trasversali; corpo mas- 
siccio, voluminoso. 

I. Vultur monachus, Linnaeus, Avvoltoio. 

l'I'.w. Ili, &g. 2 o Tav. XLVIII, fig. 2]. 

Cera carnicino-cerulea; piumaggio bruno-nero-opaco o lucido più cupo sulle 
remiganti e sulle timoniere; parti inule della testa e del collo carnicino-livide 
coperte da una lami-ine nero-scura che forma un ciuffo sull'occipite; sui lati del 
collo un collare di penne lunghe dirette all'infuori ed all'insù; spallacci grandi, 
formati di penne lunghe ed acuminate; coda arrotondata; piedi celestognoli (ad.). 
In generale più bruni cella regione lanuginosa della testa meno estesa (giov.). 

Lunghezza totale da l."<><> a l, m 20; becco da 0,"'088 a 0, m 097; ala da 0, m 760 
a ii. 830; coda da 0, m 355 a 0,'"410; tarso 0, m 115; dito mediano senz'unghia 0, m 125( 1 ). 

Questa specie abita l'Europa meridionale, l'Africa settentrionale-orientale e 
l'Asia centrale sino all'India ed alla Cina. In Italia è discretamente abbondante 
in Sardegna, manca in Corsica, molto rara si presenta in Sicilia, sul continente 
è di accidentale comparsa e fu colta in Liguria, in Toscana, nelle Marche e presso 
Piacenza, fu trovata in Gamia ed è specie rara, ma sedentaria in Dalmazia. Ni- 
difica in febbraio sugli alberi, raramente sulle roccie, deposita un uovo e molto 
raramente due, così fittamente macchiati di rossiccio-cupo da sembrare per intero 
di questo colore. 

(ili individui provenienti dalla Sardegna e riferiti dal Cara all'Africano Oto- 
gyps auricularis (Daudin), altro non sono che V. monachus col meato uditivo dila- 
tato soverchiamente per difettosa preparazione. Le affermazioni poi della cattura 
di esemplari di quella specie nella Spagna e nel mezzodì della Francia meritano 
conferma e non sono basate sufficientemente per ammetterla tra le Europee. 



Genere GYPS, Savigny. 

Becco forte e robusto, subeguale alla testa colla mandibola superiore unci- 
nata; narici strette e verticali, mule, poste presso il margine anteriore della 
cera, pure nuda; testa piccola, essa ed il collo in parte coperti di fitto piumino 
bianco; collo ornato nella sua parte bassa da un collare di penne semi-lanose 
(ad.) o di vere penne allungate (giov.); ali lunghe colla 4 a remigante primaria la 
massima, la l a molto breve; coda leggermente graduata di 14 penne; calzoni me- 
diocri; gambe e piedi molto grossi e forti; tarso reticolato nella sua parte supe- 
riore e piumato nell'inferiore, più corto al dito mediano senz'unghia; diti lunghi, 



(') Quando non è indicato, o non vi siano osservazioni in proposito, s'intende che la statura minore 
e ilei maschi e la maggiore delle femmine e che la differenza tra le due ;■ data dai soggetti intermedi, 
perchè naturalmente ne tutti i maschi, né tutte le femmine hanno dimensioni matematicamente identiche, 
quanto dissi s'intende solo pei Rapaci; mentre del rimanente posi due dimensioni soltanto quando esse 
variavano cosi tra individui della stessa specie, da tonnare duo estremi, come primo misi quel dato cui 
giunjre il più ferali numero dei soletti della, specie della quale si parlava, ed è semplicemente per questo 
che talora si trova indicata in primo luogo la lunghezza massima e talora la minima. 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



l'esterno unito col mediano alla base da una piccola membrana; unghie forti, poco 
curvate e quasi ottusi'. 

Questo genere consta di sette specie sparse nel Mondo Antico e delle quali 
una sola abita l'Europa. 

2. GypS fulvus ((Ì.MELIN), Grifone. 
[Tav. Ili, fig. 1]. 

Estremità delle penne arrotondata; testa e collo coperti di piumini) bianco che 
sul collo forma un folto collare costituito di penne semi-lanose bianche legger- 
mente isabelline; colorito generale di una tinta caffè e latte più cupo sull'alto 
dorso, più chiaro sulle cuopritrici medie e piccole delle ali, le grandi colla base 
scura ed un largo margine grigio-bianchiccio; parti inferiori più chiare, eccetto 
il gozzo che ha piume fittissime marrone-cupo; remiganti e timoniere bruno-nere; 
coda leggermente graduata (ad.). Estremità delle penne acuminata. Collare formato 
di vere penne lunghe, acuminate bruno-fulve, bianchiccie soltanto nel loro centro; 
tinta generale più accesa, colla parte mediana delle penne bianchiccia a guisa di 
siria longitudinale chiara (giov.). 

Lunghezza totale da 1,"'00 a l, m 25; becco da 0,'"073 a 0,'"080; ala da 0, m 720 
a 0, n, 750; coda da 0,'".'!00 a 0, m 320; tarso 0,'"095; dito mediano s. u. 0, m 125. La 
femmina è di poco più piccola del maschio. 

È specie accidentale nelle parti settentrionali d'Europa e ne abita costante- 
mente le porzioni centrali e meridionali, nonché l'Africa settentrionale sino al 
Sudan. In Italia è comune in Sardegna ed in Sicilia, trovasi pure sulle Alpi del 
Nizzardo e del Friuli e sembra vivesse un tempo anche in quelle del Piemonte. 
E di casuale comparsa nel resto della Penisola, credo però non vi sia provincia 
d'Italia ove non siasi mostrata ed in generale le sue comparse avvennero dopo 
violenti bufere. 

Fabbricano il nido in febbraio sulle roccie, depongono un solo uovo bianco- 
sudicio talora con grosse macchie fulviccie o vinate. 

I soggetti colti in Sardegna ed attribuiti dal Temminck e dal Cara al 0. Kolbi 
(Daudin) devono riferirsi a questa specie e cosi il G. occidentalis del Bonaparte e 
del Salvadori altro non è che un sinonimo della presente. Come ben nota que- 
st'ultimo Autore, l'Avvoltoio indiano del Savi è un semplice Grifone, sebbene non 
vi corrisponda la sinonimia ed il (ì. occidentalis dello stesso Autore è l'adulto di 
questa specie. 

II (4rifone di Spagna infine fu distinto dallo Sharpe col nome di G. hispanìolensis, 
ma gli Autori sono concordi nel non ammetterlo quale buona specie. 



Genere NEOPHRON, Savigny. 

Becco sottile più lungo della testa, rivestito sino a mela lunghezza della cera 
nuda, coi margini della mandibola superiore leggermente sinuosi, uncinato alla 
punta e coll'apice della mandibola interiore ottuso; occhi non infossati: narici 
mediane, allungate, orizzontali; ali lunghe, appuntite, 1" remigante primaria molto 
breve, la 4 a la massima; coda cuneata di 14 penne; piedi piuttosto sottili; tarso 



ATI. AMI. "i:\IHil.nGICO 



ivii.-, .lato più corto del dito mediano; diti anteriori riuniti da una membrana; 
unghie ottuse. 

Parie anteriore della testa sino oltre l'orecchio e sola inule, la regione po- 
steriore ed il collo coperti di penne lanceolate. Statura relativamente piccola; 

corpo snello, colorito uniforme, biancastro negli adulti, bruno nei giovani. Si co- 
noscono quattro specie appartenenti a questo genere, una delle quali è propria 
anche all'Europa. 

3. Neophron percnopterus (Ltnnaeus), Capovaccaio. 

[TAV. Ili, 6g. 5 e 6J. 

Biancastro più e meno gialliccio od isabellino; parte anteriore della testa e 
gela nude e gialle, penne occipitali Lunghe e lanceolate; remiganti primarie nere, 
le secondarie con la base cenerina, talora nerastra {ad.). Bruno cenerino uniforme; 
parte nuda della testa e gola carnicino-livide qua e là coperte di lanugine ne- 
rastra; cuopritrici alari marginate di fulvo (giov:). Nello stadio intermedio il piu- 
maggio è fulviccio sul groppone e sulla coda, cioccolata-nerastro sulle lunghe 
penne del collo, a tali tinte si mescolano sovente le incipienti penne biancastre 
dell'abito degli adulti. 

Lunghezza totale da 0,'"700 a 0,"800; becco da 0,'"058 a 0,'"06 ( .i; ala da 0,'"4GO 
a 0, m 498: ceda da 0, m 200 a 0, m 228; tarso 0,'"075; dito mediano s. u. 0, m 085. La 
femmina è più piccola del maschio. 







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Testa di N. percnopterus. 



Piedi» di N. percnopti i ■«.«. 



Abita l'Europa meridionale, l'Africa e la sottoregione Mediterraneo-Persica, 

accidentalmente fu preso in Inghilterra, nella Norvegia ed in Germania. In Italia 
è specie poco comune, ma sedentaria nel Nizzardo, nella Maremma Toscana, al- 
l'Isola del Giglio, nella Campagna Romana ed in alcune provincie meridionali 
come a Taranto, in Basilicata e finalmente in Sicilia ed è strano che manchi in 
Sardegna. Comparve a Malta, in Calabria ed io ne ebbi uno dal Vicentino, l'unico, 
a quanto sembra, preso nella Valle Padana. 

Si riteneva fosse specie non migrante, ma ora è noto che in certi distretti 
della Svizzera e della Savoja arriva di marzo, ripartendo nell'autunno dopo le cove. 



ATLANTE ORNITI >!.' «i:li '■ > 



5 



Nidifica «la maggio a luglio sulle sporgenze delle roccie, nei vecchi fabbricati e 
più di rado sugli alberi; deposita uno o due uova bianco-sudicie quasi interamente 
rupi aie (li macchie rossiccio-vive. 



Famiglia GYPAETIDAE. Gipaetidi. 

Becco subeguale alla testa, robusto, col culmine rialzato, a margini diritti o 
leggermente sinuosi, fortemente ricurvo all'apice della mandibola superiore, occhi 
grandi, poco infossati; la cera, le narici, ovali ed allungate, la base della mandi- 
bola inferiore e le rediui sono coperte di penne setolose, come grossi peli, che sotto 
il mento si foggiano a pizzo diretto all'innanzi; ali lunghe ed acute colla .">' re- 
migante primaria la massima; coda di dodici penne, lunga, cuneata; calzoni ampi 
e pendenti: tarso robusto, più corto del dito mediano, piumato di solito sino ai 
diti che sono squamosi coll'esterno riunito alla base col medio da una membrana; 
unghie ricurve, ma poco adunche. 

Testa e collo ricoperti di penne con quelle delle guancie e della parte ante- 
riore della testa corte e quelle dell'occipite e della regione dal collo aU'ingiù lunghe 
ed acuminate. Statura elevata; corpo allungato e massiccio; piumaggio forte e re- 
sistente, ma poco variabile di colore; sessi eguali, adulti differenti dai giovani, il 
piumaggio completo degli adulti viene assunto dopo vari anni di età. 

Questa famiglia consta del solo genere Gypaetus ed è l'anello di congiunzione 
tra i Vulturidi ed i Falconidi, se ne conoscono due specie, delle quali l'Europea è 
ben nota col nome di Avvoltoio degli agnelli. Esso abita le più alte montagne, ove 
si nutre di carogne, di ossa e meno comunemente di carne viva, sembra però che 
molti fatti che si raccontano in argomento siano esagerati e che il medesimo attacchi 
animali viventi solo se stimolato da una fame eccezionale. Vi sono però attesta- 
zioni positive che esso talora assali fanciulli. Naumann ricorda il fatto avvenuto nel- 
l'Oberland di Berna nella persona di Anna Zurbuchen di Hachbern, fanciulla di 
tre anni, che venne salvata a tempo dal padre, però ferita al braccio ed alla mano 
sinistra e che venne in seguito chiamata Lammergeier Anni. È notissima la sua 
abitudine di prendere le ossa e lasciarle cadere da una grande altezza perchè si 
frangano contro le roccie e poterle mangiare più facilmente (piando sono spez- 
zate, ma non sembrano troppo veri i racconti che esso si getti contro gli animali 
che si trovano sull'orlo dei precipizi per farveli cadere dentro. Non ha il volo 
pesante dei veri Avvoltoj, ma invece esso è agile e leggero e si riconosce tosto, 
quando rotea, pella coda lunga e cuneata. Voracissimo, mangia grandi (pian 
tità di cibo in una volta, potendo poi rimanere digiuno per vari giorni; costruisce 
il rozzo nido sui greppi più dirupati dei monti, nei siti più impraticabili e sel- 
vaggi ; la femmina vi deposita un solo uovo, raramente due di un bianco-sudicio 
con macchie gialliccio-rossiccie. 



Genere GYPAETUS, Storr. 
Ila i caratteri della famiglia. 



A LI. A S I I OBN -'"■li O 



4. Gypaétus barbatus (Linnaeus), Avvoltoio <l<t/li agnelli. 

(Arpia). 
[Tav. Ili, 6g. 3 o 4]. 

[ride bianca o bianco-gialla circondata di rosso vivo; becco avviluppato alla 
base da grosse penne setolose che formano sotto il mento un ciuffo di peli ispidi 
rivolti in avanti; sopra l'occhio una fascia nera che si unisce all'occipite; testa 
e collo con penne lanceolate bianco gialliccie lavate più o meno intensamente di 
rosso-rugginoso; colorito generale delle parti superiori grigio-bruno più o meno 
nero con una stria centrale bianchiccia o bianco-fulviccia su ciascuna penna; 
gastreo rosso-lionato più o meno biancastro. I soggetti molto vecchi presentano 
fìtte macchie nerastre sulla testa, che si tanno rade sulle penne del collo e del- 
l'addome [ad.). Iride di solito bruna: testa e collo nero-fuliggine o leggermente 
lucido; colorito generale bruno-cinereo con penne bianco-fulviccie e come scolo- 
rite sul dorso, sulle cuopritrici delle ali e sul gastreo; remiganti e timoniere ne- 
rastre (giov.). 

Lunghezza totale da 1,'"00 a l, m 30; becco da 0,'"090 a 0, m 105; ala da 0, m 750 
a 0,'"920; coda da 0, m 550 a 0, m 665; tarso da 0, m 090 a 0,'"110; dito mediano s. u. 
da 0,'"115 a 0, m 122. La statura varia assai e giunge sino a l, m 48, la femmina è 
più grande del maschio. 

Abita le montagne più elevate delle contrade circummediterranee, spingendosi 
fino all'Europa centrale, al Caucaso, all'Asia centrale, all'Imalaia ed alla Cina 
settentrionale. Per l'Italia è specie discretamente comune in Sardegna, fu rinvenuta 
in Corsica e nelle Madonie in Sicilia, ove è molto rara. Sulla catena delle nostre 
Alpi si può dire estinta, tranne pel tratto delle Marittime tra il Colle di Tenda 
ed i monti sopra Valdieri, ove negli ultimi trenta anni se ne catturarono sette esem- 
plari, viveva sulle Alpi del Bergamasco (min Culli 1 : ione) e sembra esistere ancora 
su quelle sopra Chiavenna (Alpi Retiche), ma non su quelle del Bellunese e del 
Friuli come, certo erroneamente, venne asserito. Si trova anche nelle montagne 
della Svizzera, ma ovunque è in diminuzione. 



Famiglia FALCONIDAE, Falconici/. 



Testa e collo coperti di penne: becco in generale più corto della testa, co 
perto alla base di cera nuda sparsa di peli e pennuzze, coi bordi interi od intac- 
cati e L'apice ricurvo ad uncino; occhi infossati e protetti da una protuberanza 
più o meno sviluppata dell'arcata sopracigliare; narici nude, di varia forma, aperte 
verso la base del becco; redini di solito nude e raramente coperte di penne di 
forma speciale; nessun collaretto distinto sul collo, un ciuffo di setole sotto il 
becco; ali di varia lunghezza, acute, subrotonde; coda di varia l'orina, composta 
di dodici timoniere; calzoni quasi sempre presenti e pendenti; tarsi scudettati o 
reticolati, nudi o piumati; dito esterno libero o unito al inedia no da una meni 
brana e di solito non versatile; unghie adunche, appuntite e molto retrattili. 



vn.AVli: ORNI! [CO 



Questa famiglia si suddivide in cinque grandi sottofamiglio, tutte rappresen- 
tate in Europa, tranne l'Americana dei Poliborini (Polyborinae). 

Si htokamiglia ACCIPITRINAE. Ai ri),, trini. 

Becco piccolo o mediocre col margine della mandibola superiore sinuoso, 
testa in generale piuttosto piccola: ali e coda lunghe, talora le ali in rap- 
porto più brevi di questa; tarsi lunghi e sottili, dito esterno unito al mediano con 
una membrana alla base ; tibie molto lunghe, eguali al tarso ; unghie molto acute. 

Piumaggio talora molle, alle volte esiste un disco facciale incompleto che 
si estende da una regione auricolare all'altra, sessi eguali o differenti; forma al- 
lungata e spesso gracile; la femmina è nel maggior numero delle specie più 
grande del maschio. Questa sottofamiglia consta di 13 generi con 147 specie, delle 
quali sette ripartite in tre generi abitano l'Europa. 

Genere ASTUR, Lacépède. 

Becco più corto della testa, molto adunco, curvato dalla base, margine ta- 
gliente della mandibola superiore festonato; occhi poco incassati: narici ovali, 
semicoperte da penne setolose come le redini; ali corte, quando sono piegate, le 
maggiori penne arrivano alla metà delle timoniere, l a remigante primaria molto 
corta, la 4 U la massima: coda arrotondata e troncata: tarso forte, piumato nella 
parte superiore, coperto sulla faccia anteriore e posteriore di larghi scudetti, re- 
ticolato sulla laterale; diti mediocri, il mediano piuttosto corto, distintamente più 
breve del tarso e più lungo dei due laterali che sono subeguali, l'esterno non 
versatile ed unito alla base col mediano da una piccola membrana, questo sen- 
z'unghia in lunghezza meno del doppio (0,'"053) del culmine, calcolando Io spazio 
dall'angolo anteriore della cera all'apice del becco (0, m 028); unghie assai lunghe, 
adunche, acuminate, con quella del dito interno assai più grande di quella dell'e- 
sterno. 

Statura piuttosto forte col corpo più o meno robusto e massiccio; calzoni in 
generale sviluppati; sessi eguali, adulti differenti dai giovani. Piumaggio degli 
adulti cenerino al disopra con fascie trasversali sul gastreo, i giovani superiormente 
brunastri con strie scure allungate nelle parti inferiori. 

(ili Astori sono uccelli assai fieri e rapaci, dotati di volo rapido ed estrema- 
mente agile, si nutrono di colombi, di pernici, di anitre e di altri uccelli, arre- 
cando grandi danni ai Gallinacei ed alla selvaggina in generale, si cibano anche 
di piccoli mammiferi e di insetti, ma sdegnano le carogne. Abitano tanto le 
foreste e le boscaglie, quanto l'aperta campagna vicina, sono molto sanguinari 
e dicesi che uccidano più vittime di quelle che non consumino. Erano molto 
adoperati e stimati nell'antica Falconeria. Nidificano sugli alberi alti, talora oc- 
cupando i nidi abbandonati dalle gazze, dalle cornacchie e da altri uccelli e vi 
depongono da due a quattro uova bluastre o bianco verdastre senza macchie. 
Questo genere quasi cosmopolita abbraccia sessantatre specie, due sono proprie 
all'Europa ed un'altra forse vi giunse accidentalmente. 



Tav. 2. 




1 e 4. Aquila anatraja maggiore. 2. Aquila anatraja minore (2). 3. Aquila anatraja minore (&* giov.). 
5. Biancone. H. Aquila minore (cf 1 forma scura). 7. Aquila minore ( J forma chiaraì. 8. Falco pescatore. 



Ulrico Huepli, Editore, Milano. 



ATLANTE OKN1TOLOGICO 



5. Astur palumbarius l,i\v\i.t>. Astore. 

[TAV. V. fig. 5 e <3J. 

Iride giallo-aranciato vivace; guancie grigio-bruno-cupe; sopraciglio, redini e 
nuca bianco-grigiastre; parti superiori grigio-plumbeo-scure colla coda terminata 
ili bianco e attraversata «la quattro fascie di un bruno più cupo; remiganti pri- 
marie con fascie Maire; pani inferiori bianche collo stelo delle penne a lai- he 
fascie trasversali bruno mie, eccetto sul sottocoda che è immacolato (mi.). Iride 
giallastra; parti superiori grigio-brune con Larghi margini bianco-rossicci o fulvi; 
Le inferiori di un bianco-fulvo, talora molto acceso, marcate di grandi e Larghe mac- 
chie a goccia od allungate bruno-cupe; ceda bruna con cinque fascie più cupe e 
l'apice biancastro (giov. . 

Lunghezza totale da 0, 180 a 0, m 650; becco da 0, ro 030 a <». : 040; ala da 0, m 290 
a 0, 370; coda da 0, m 200 a O," 1 ^."»: tarso da 0, m 065 a 0, m 085; dito medio s. u. da 
0,'"04r> a 0,'"055. Varia assai nelle dimensioni. 

Abita l'Europa centrale e meridionale, l'Africa settentrionale-orientale, la 
Siberia sino all'Imalaia ed al Giappone. In Italia è specie sedentaria, ma rara, un 
pò meno infrequente durante l'epoche del passo, nidifica certamente in Sicilia, in 
Sardegna ed in parecchie altre località. 

Una specie affine che ha le stesse dimensioni dell'Astore, ma ne è distinta 
pel colorito scuro della testa e pella tinta delle parti inferiori, nelle quali la co- 
lera/Jone cupa è disposta a macchie e non a fascie trasversali, abita l'America 
settentrionale e venne trovata finora tre volte nelle Isole Britanniche, cioè una 
volta nella Scozia e due nell'Irlanda, essa è nota col nome di A. atrieapillus 
Wilson) o Astore americano. Il Saunders lo esclude dalla lista Britannica e cosi 
il Dresser dall'Europea, è ammesso pella < Iran Bretagna dallo Sharpe, sicché la sua 
inclusione nell'Avifauna Europea è per lo meno poco sicura. 

6. Astur brevipes. Severtzow, Astore levantino. 

Iride gialla; colorito generale di un grigio-ardesia, nerastro sul dorso, pallido 
all'apice della coda; i lati della faccia ed il collo cenerino-pallidi; gola biancastra; 
parti inferiori bianche fittamente fasciate per traverso di un fulviccio delicato; 
cuopritrici inferiori della coda bianche; timoniere attraversate da cinque fascie 
bruno-scure, poco appariscenti o mancanti sulle due centrali e sulle due esterne 
(ad.). Iride bruno-nerastra; parti superiori bruno-cenerognole con le penne mar- 
ginate di rossiccio più accentuato sulla testa; nuca macchiata di bianco: un di- 
stinto sopraciglio e lati della testa bianchi striati di grigio-bruno; gola bianca 
con strie nere sul centro; gastreo bianco con larghe macchie bruno-rossiccie a 
goccia sul petto, ovali sui fianchi, a fascie sul basso petto, lanceolate sui fianchi, 
meno numerose sul sottocoda; coda bruno-cenerognola terminata di fulvo- rossiccie 
e traversata da cinque fascie nerastre (giov.). 

Lunghezza totale da 0, m 337 a 0, m 392; becco 0,'"022; ala da 0,'"224 a 0,' '232; ceda 
da 0,'"172 a 0, m 177; tarso 0,'"040; dito mediano s. u. 0, m 029, 

Il primo esemplare di questa specie fu preso nella Serbia i Museo Britannico), poi 
sette ne ebbe dal Montenegro il mio amico prof. Brasilia e sono conservati nel Museo 

i tlanti <m nitologieo. 



10 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



diZagabria. È uccello che abita l'Europa meridionale-orientale (Montenegro, Grecia, 
Turchia, ecc.. la Palestina, l'Egitto e l'Asia Minore. Non venne finora trovato in 
Italia, però ricordo come al Museo di Firenze vi sia un soggetto colla data 2 otto- 
bre 189."> Reggio Calabria, è un maschio giov. Lo Strickland asserì che a Malta com- 
parve L'africano Melierax gabar (David.) o Gabar, ciò fu indicato anche pella Spagna 
e pel Portogallo, ma sono fatti che meritano conferma. 



Genere ACCIPITER, Beisson. 




Piede di A. nisus, -j B 



Ha i caratteri del genere Astur, ma il tarso è gracile, 
lungo e sottile, i diti lunghi e scudettati su tutti i lati, 
il dito mediano senz'unghia è più del doppio (0, m 037) del 
culmine misurato dall'angolo anteriore della cera all'apice 
del becco (0, m 016). 

Nelle abitudini somigliano agli Astori, ma sono ancora 
più fieri, più coraggiosi e dotati di maggiore attività, sicché, 
quantunque di piccola mole, non si peritano di assalire Per- 
nici e giovani Fagiani. Depositano da quattro a sette uova 
bianco-bluastre macchiate di rossiccio più o meno vivace. 
Si conoscono quarantadue specie di questo genere. 



7. Accipiter nisus (Linnaeus), Sparviere. 

[Tav. V, iig. 7, 8, 9 e IO e Tav. XLVIII, fig. i}. 

Occipite bianco; parti superiori di un grigio-bluastro-cupo leggermente tinto 
di brunastro sulla coda che è attraversata da quattro fascie bruno-nerastre e 
terminata di bianco; guancie fulvo-rossiccie cogli steli bruno-chiari; mento e gola 
bianchi leggermente rossicci cogli steli bruno-rossicci: resto delle parti inferiori 
bianco con fascie trasversali bruno-fulve o rossiccio-fulve più o meno distinta 
mente sfumate od incorniciate di cenerognolo; fianchi fulvo-vivace; sottocoda di 
solito non fasciato (mas. ad.}. Simile; ma il rossiccio- fulvo delle parti inferiori è 
limitato ad uno spazio spesso indistinto sui fianchi; le fascie sono più numerose 
brune o bruno-nerastre (femm. ad.). Parti superiori brune con Larghi margini 
rossicci; spazio auricolare bruno-rossiccio; occipite e sopraciglio bianco misto a 
strie nerastre; parti inferiori bianche con strie trasversali nerastre dalla gola al 
petto e da questo all'ingiù con strisele allungate bruno-nerastre miste a macchiette 
rossiccie; timoniere bruno-cenerine con cinque fascie più scure e l'apice bian- 
castro (semi-ad.). Fondo di tinta delle parti superiori bruno-rossiccio coi margini 
rossicci estesi anche alle timoniere, che portano quattro t'ascie brune poco distinte; 
mento, gola e guancie bianco-cenerognole con piccole strie brune; resto del ga- 
streo bianco-gialletto collo stelo delle penne nero e macchie a goccia bruno-fulve 
o rugginose sbiadite; sottocoda di solito immacolato (giov.). 

Lunghezza totale da 0/"300 a 0,"'400; becco da 0,"'<»i;> a 0, m 022; ala da 0, m 205 
a 0,'"2:")0; coda da O/"140 a 0,"'195; tarso da 0, m 05_! a 0, m 061; dito mediano s. u. 
da 0, n, 036 a 0, m 041. 

Le femmine sono assai più grandi dei maschi ed è specie eminentemente 



vi i \vn: ORNITOLOGI! 11 



variabile nelle dimensioni, nel numero delle fascie sulla coda e nel colorito, per mi 
andrebbe studiata meglio su materiale di varie provenienze; gli individui di mag- 
giore statura furono distinti dal Bekker l ) col nome di Falco nisus major dando ai 
più piccoli lincilo ili Falco nisus minor; inoltre il primo era caratterizzato dal tarso 
due o tre mm. più Lungo, da] tono di tinta più cupo sulle parti superiori e meno 
fulvo nelle imi rimi, da sette a otto zone sulla coda in luogo di cinque a sci. (Ili 
individui di grande statura non sono che femmine il cui colorito è variabile; 
sembra (die esse quando sono mollo vecchie divengano sterili ed indossino una 
livrea semi-maschile, che si può così brevemente descrivere: Parti superiori di un 
grigio-lavagna, più cupo sulla testa; parti interiori ed ascellari tinte di rossiccio, 
cosi le guancie che hanno lo stelo delle penne grigio; la gola mostra strette strie 
bruno-fuligginose ed il resto delle parti interiori fascie trasversali bruno-fuliggi- 
nose, le penne del petto sono ornate di due fascie, una delle quali più stretta 
dell'altra e non sempre presente. 

Questa specie abita la regione Paleartica, arrivando d'inverno fino all'Asia 
ed all'India. Lo Sparviere di Tunisi fu distinto dall'Erlanger col nome di A. pu- 
nii ns, l'altro di Madera dallo Sharpe sotto quello di A. Granti. In Italia è ovunque 
uccello sedentario e comune, nidifica specialmente nelle parti settentrionali, ma 
è più abbondante all'epoche del passo e nell'inverno. Il mio amico Rev. Kleinsch- 
midt ha recentemente distinto col nome di A. nisus Wolterstorffi gli individui sta- 
zionari di Sardegna e ciò su di un esemplare avuto da Lanusei nel dicembre 1900. 
Lo Sparviere di Sardegna avrebbe statura minore, tinte più chiare sulle parti 
inferiori, più cupe sulle superiori e formerebbe parallelo notevolissimo coll'.l. Granti. 
Io possiedo larghissime serie di Accipiter d'Italia e delle Isole, compresa la Sar- 
degna, e sono dolente di dire che non approvo punto le deduzioni del chiaris- 
simo ornitologo Tedesco. 

Le anomalie albine sono rarissime in questa specie. 



Genere CIRCUS, Lacépède. 

Becco più corto della testa, piccolo, compresso, colla mandibola superiore 
curvata dalla base e leggermente festonata sul suo margine tagliente; cera estesa 
e molto appariscente; narici ovali senza escrescenza cornea, in parte nascoste da 
piume setolose che coprono anche le redini: occhi molto infossati: ali lunghe e 
strette che giungono in generale all'apice della coda colla l a remigante primaria 
di solito molto corta e la massima oscillante tra la 2 H , la 3 a e la 4' primaria; 
coda lunga, quadrata e subrotonda; tarsi quasi interamente nudi, lunghi, retico- 
lati nella parte posteriore e scudettati nel resto; diti piuttosto corti, non molto 
differenziati, il medio molto più corto del tarso, esso è unito alla base coll'esterno 
da una membrana: unghie leggermente curve e molto acute. 

Piumaggio molle e di colorito variabile; forma allungata e gracile, ma slan- 
ciata; testa piccola fornita di un collaretto di penne fitte e piccole a forma di 
disco facciale incompleto, a somiglianza di quello dei Rapaci notturni, che si 



(') Teutscht Uni. Ileft iii. pia. 1, 2, 3, 4, 5 (e. 1800). 



12 ATLANTE ORNITOI.Oi ili e ( 



estende tra le due regioni auricolari passando sotto la gola; calzoni bene svilup- 
pati, sessi differenti negli adulti e questi differenti dai giovani: pulcini coperti di 
piumino ed inetti. 

Questo genere quasi cosmopolita consta di 18 specie, quattro delle quali abi- 
tano anche l'Europa. Frequentano le aperte pianure, ma più che tutto le paludi 
e le località acquitrinose, nutrendosi di piccoli mammiferi, di uccelli specialmente 
se giovani o feriti, di rettili, di pesci e di uova di uccelli. Il loro volo non è alto 
se non quando migrano, del resto è lento, ma sostenuto, fanno grandi giri circo- 
lari poco discosti dal terreno in cerca di preda, molte specie però imprendono 
lunghissimi viaggi. Nidificano sul terreno, costruendo il grosso e rozzo nido sopra 
un rialzo di terra frammezzo alle acque e intessendolo di canne e di erbe palustri, 
vi depositano da tre a cinque uova bianco-bluastre senza macchie o macelliate 
di bruno-pallido. 

8. Circus aeruginosus (Linnaeus), Aìbanélla.. 

(Falco di padule). 
[Tav. Vili, fig. 1. 2 e 3]. 

Disco facciale foco sviluppato; 1' remigante primaria assai breve, ■'!'' e 4" li mag- 
giori; coda senza, fascie ed uniforme nel colorito. 

Parti superiori bruno-cupe con margini rugginosi più o meno apparenti e 
molto accentuati sulle cuopritrici alari; testa, gola e collo bianco-rossicci con fitte 
strie longitudinali bruno-nerastre; resto delle parti inferiori rosso-fulvo più o meno 
vivace, uniforme o con strie bruno-nerastre; cuopritrici delle remiganti primarie, 
remiganti secondarie, sopracoda e coda grigio-azzurrognolo uniforme {mas. ad.). Co- 
lorito generale bruno-castagno con riflessi porporini, più chiaro sulle parti infe- 
riori, talora con margini lionati o rossicci più accentuati sul dorso e sulle cuo- 
pritrici alari; pileo tino alla nuca e gola bianco più o meno giallognolo o fulviccio, 
taluni esemplari offrono di tale tinta il petto, le cuopritrici piccole delle ali e più 
di rado il centro dell'addome (fen/n/. ad. e giov.). I giovani nel primo abito sono 
di un castagno-nerastro-scuro ed uniforme, smorto o con riflessi, e con poche mar- 
ginature di un nocciola-castagno acceso sul dorso e più che tutto sulle cuopri- 
trici, di tale colore è pure la fronte ed un grande spazio sull'occipite {giov. 1" abito). 
L'iride in questa specie e nelle Albanelle è in generale gialla negli adulti e bruno- 
cupa nei giovani, dico in generale perchè talora trovansi anche giovani coll'iride 
gialla. 

È specie molto variabile di colorito, sicché non è facile trovarne due del tutto 
eguali, presenta una varietà dimorfica scura e nerastra che s'incontra non vara- 
mente in Turchia e nel Caucaso, ma la coda è sempre di un grigio-azzurrognolo. 
Conservo da Reggio Calabria un consimile soggetto nerastro colla fronte, il mento, 
il basso petto' e l'addome biancastri; le timoniere, le remiganti secondarie e le 
cuopritrici delle remiganti primarie grigio-azzurrognole. 

Lunghezza totale da 0, m 48Q a 0, m 520; becco da 0, m 030 a 0, m 040; ala da 0, ffi 410 
a 0, m 435; ceda .la 0, m 250 a 0™275; tarso da 0,'"082 a 0, m 090; dito mediano s. u. 
da 0, m 038 a 0,™046. 

Abita l'Europa temperata e la Siberia, pollandosi d'inverno nella Cina, nel- 
l'India e nell'Africa settentrionale. In Italia è ovunque specie comune, stazionaria 



\ M \\ I 1 ORNITOLOGICO 13 



ed anche di passo. Frequenta Le località ricche di paludi ed è specialmente ab 
bondante d'inverno, però gli individui nel caratteristico abito di maschio adulto 
sono rari, specialmente nelle provincie settentrionali. Nidifica ovunque siano lo- 
calità adatte. 

9. Circus macrurus s. Gmelin , Albanella pallida. 

(Circus Swainsoni. Smith). 
|Tav. Vili, Bg. 7. 8 e 9]. 

Disco facciale distinto; i' remigante primaria piccola, la intaccatura del suo ves- 
sillo interno corrisponde all'estremità delle primarie cuopritrici esterne o la supera di 
poco (meno ili 0, m 010); -' remigante molto più lunga della 5" {io media 0, 038), di- 
stintamente più corta della I' (in media 0, m 012); 3 a remigante la massima e più 
lunga della ■!' di circa 0, m 010; vessillo esterno della ~> primaria intero e senza smar- 
ginatura. 

Parti superiori cenerino-chiare più pallide sul vertice, scure e coi centri delle 
penne bruni sull'occipite, periate sul collo, sulle medie e piccole cuopritrici e 
sulle remiganti secondarie interne; sopracoda bianco con fascie cenerine strette, 
ma distinte; parti interiori bianche, immacolate; remiganti primarie nere nel terzo 
apicale, bianche nel resto; timoniere cenerine disopra, biancastre disotto con sei 
o sette fascie poco distinte cenerine (mas. ad.) Parti superiori di un bruno-cene- 
rino o di un bruno-chiaro miste a rossiccio colle piccole cuopritrici marginate di 
giallo-ocra, dello stesso colore ed immacolate le parti inferiori o bianche con 
macchie centrali brune; coda fulvo-rossiccia con cinque fascie trasversali brune 
(femm. ad. e giov. i. 

Lunghezza totale da 0, m 405 a 0,'"445; becco da 0,' <>l>4 a 0, m 030; ala da 0, m 320 
a d.'.iTO; coda da 0, m 220 a 0, m 235; tarso da 0, m 065 a 0,"'070; dito mediano s. u. 
da 0,'"030 a 0, ,!, 037. 

Le femmine ed i giovani sono molto variabili di tinta e si confondono spesso 
con quelli del C. cyaneus e del C. pygargus, i caratteri dati in testa alla specie 
servono a distinguerli a priori, pur- 
ché l'individuo abbia raggiunto il 
completo sviluppo delle penne delle 

ali e quindi nel massimo numero ' 4 u 

dei casi. 

L'Albanella pallida abita l'Eu- 
ropa orientale e temperata e l'Asia, Qi 
portandosi d'inverno nell'Africa, 
nell'India e nella Cina. Essa fu rin- 
venuta ovunque in Italia compreso 

il Piemonte (mia Collezione), in generale è poco abbondante, quantunque più 
facile ad aversi delle due specie seguenti e trovasi con maggiore frequenza 
nelle provincie meridionali ed in Sicilia; la riterrei sedentaria, però si presenta 
anche migrante e ne ricevetti molte di Calabria in aprile e maggio. Nidifica, 
ma non abbiamo notizie positive, sappiamo però che si trova tra noi in ogni 
stagione. 











Ala di 


C. 


macruruSj 


■ 



3." 



1 i ATI.ANTK ORNITOLOGICO 



IO. Circus cyaneus (Linnaeus), Antonella nule. 

[Tav. Vili, fig. I. 5 6]. 

Disco facciale distinto; 1' remigante primaria come nel G. macrurus; 2 a remigante 
distintamente più breve della 5 a {in media 0, m 012) e multo più breve della I' {in me 
dia 0, m 030)\ I' remigante la mussiti/a e più lunga della 5" ili circa 0,™010; vessillo 
esterno della 5' primaria smarginato; statura maggiore del C. macrurus. 

Occipite bianchiccio con macchiette centrali bruno-fulve: parti superiori, 
testa, collo e petto cenerino plumbeo talora periato, più chiaro sulle cuopritrici 
delle ali; resto delle parti inferiori, calzoni e sopracoda bianco-uniforme, talora 
con piccole macchie ovali ocraceo-pallide, mancanti sul sopracoda; remiganti pri- 
marie dalla l a alla 6 a nere, più ciliare all'apice, nella faccia inferiore nere dal- 
l'apice sino oltre metà lunghezza; coda grigio-cenerina coll'apice biancastro e 
qualche fascia sulle timoniere laterali, spesso incompleta e poco apparente {mas. ad.). 
Parti superiori bruno-cenerine marginate di fulviccio; testa, collo e parti inferiori 
o fulvo-rossiccie con larghe macchie brune longitudinali o rosso-ocracee, senza 
macchie; sopracoda bianco con qualche macchia bislunga fulva: timoniere con 
cinque bande brune su fondo fulviccio sfumato di cenerognolo sulle due mediane 
e colla fascia subterminale più larga (femm. ad. e giov.). 

Lunghezza totale da 0,'"470 a 0, m 550; becco da 0, m 024 a 0, m 031 ; ala da 0, m 350 
a 0,'"410; coda da 0, m 225 a 0, m 250; tarso da 0,'"062 a 0,'"076; dito mediano s. u. 
da 0,'"034 a 0,'"041. 










5. 1 












4. 






::. 






■» 




~^H 


1. 


Ala di G. 


cyaneus, '/:-• 





'l'est. i ili 0. cyaneus, vista di l'accia, e di liane», ' . 

Abita le parti settentrionali d'Europa e dell'Asia, svernando nelle regioni me- 
ridionali dei due continenti, si trova anche nel Nord dell'Africa, In Italia è specie 
stazionaria e di passo, non egualmente distribuita ed in generale poco abbondante, 
più comune nelle Isole e nelle provincie centrali e meridionali. Nidifica. 

II. Circus pygargus (Linnabus), Albamélla minori. 

| Circus cineraceus (Montagi fl. 
[Tav. IX, Bg. 1, 2 e 3]- 

Disco facciale distinto; V remigante primaria piccola^ la iuta, totani del suo ves- 
sillo interno supera da 0, m 025 a 0, m 030 l'apice delle primarie cuopritrici esterne; i' :i 



\ I [. \ N tNITOLOGIi 1S 



remigante un po' più breve {'ina 0, m 010) della / e molto più lumia della :'>'' {in me 
din 0, m 050); ■'<" remigante la mussi mu <■ piu lunga della I dì circa '>,<>l<>: vessillo 
esterno della ■">' remiganti intero, senza smarginatura ; statura minore del C. maCTurus. 

l'arti superiori, testa, collo e petto cenerino-plumbeo più chiaro sul groppone 
e sul sopracoda; timoniere dello stesso colore, uniforme sulle due mediane e con fascie 
brune o rossiccio rugginose sulle laterali; resto delle parti interiori cenerine chiaro 
coi fianchi, l'addome ed i calzoni sparsi di macchie rossiccio-marrone centrali, 
Larghe ed acute di forma; remiganti 1" nere per intero nella l'accia superiore, 
le secondane con due fascie aere trasversali l' un a esposta subapicale, l'altra ba- 
silare nascosta dalle cuopritrici maggiori (mas. ad.). Parti superiori grigio-brune 
quasi senza macchie o solo con macchie estese alle piccole cuopritrici alari (femm. 
ad.) o con larghi margini rosso-fulvi (giov.); ultime sopracaudali bianche miste 
talora a macchie rugginose; fronte, vertice e base del collo fulvo, bianchiccio 
sull'occipite, il tutto con macchie nerastre allungate; parti inferiori bianco-ros 
siccie con macchie longitudinali rosso-brune (femm. ad.) o rosso-fulve uniformi e 
di solito senza macchie (giov.); timoniere grigio-brune con cinque fascie di un 
bruno-nero che volge al fulviccio sulle laterali (femm. ad. e giov.). Varietà metanica. 
Di un grigio-bluastro più o meno cupo e nerastro con riflessi verdastro-porporini; 
coda uniforme senza fascio e di tinta più chiara. I soggetti nei quali il fenomeno 
non è perfetto, presentano parziali colorazioni di tipo usuale. 

Lunghezza totale da 0,'"400 a 0,'"440; becco da 0, m 024 a 0,'"030; ala da 0, m 355 
a 0,"'385j coda da 0, m 216 a 0, m 232; tarso 
da 0,'"056 a 0™060; dito mediano s. u. 
da ; '"027 a 0, n, 030. 

Abita le parti temperate d'Europa 
e d'Asia, portandosi d'inverno nell'Africa. 
nella Cina e nell'India. In Italia è uc- 
cello di passo e parzialmente estivo, ni- 
difica anche nella Valle l'adatta, ma è più 
distribuito nelle provincie meridionali, Ala ,]l c - pygargus, ' . 

mentre in alcune delle nord-occidentali 

è rarissimo, è abbondante all'epoche del passo primaverile in Liguria, in Cala- 
bria ed a Malta, sembra assai scarso in Sardegna e può dirsi da noi la specie 
più rara del genere Circus. È strano il fatto del soggetto ricevuto dal Giglioli nel 
gennaio dal Veneto, il che indicherebbe essere uccello stazionario, avendone io 
avuti da marzo a novembre. 






5. a 

j. ' 



Sottofamiglia BUTEONINAE, Buteonini. 

Becco mediocre coi margini della mandibola superiore sinuosi, capo -rosso; 
cera in parte coperta di peli sui lati; tarsi di solito in gran parte nudi, piuttosto 
alti, più corti della tibia, non reticolati, ma squamati posteriormente; gambe e 
diti piuttosto brevi; dito esterno riunito al mediano da una membrana alla base; 
unghie adunche. Piumaggio variabile; sessi eguali; forma robusta e tozza. 

Questa sottofamiglia consta di sedici generi e circa settantacinque specie 
più o meno autentiche, di queste soltanto due, con due altre sottospecie, riunite 
in un solo genere, abitano l'Europa. 



Hi ATLANTK OENIT .l'i» 



Genere BUTEO, Civili;. 

Becco debole e piccolo, più corto della testa, appena Festonato; testa subro- 
tonda; cera nuda, coperta di peli sui lati; occhi poco incassati: narici verticali, 
ovali non esposte, coperte in parte dai peli delle redini; ali subeguali alla coda, 
l l remigante primaria corta, 4 ;i la massima; le quattro prime primarie con una 
marcata intaccatura nel vessillo interno Q); coda piuttosto grande, troncata; tarsi 
piuttosto, lunghi, scudettati e piumati solo sul davanti della parte superiore; dito 
esterno unito al mediano da una piccola membrana, questo più lungo dei due 
laterali, unghie mediocri, adunche. Piumaggio opaco e molto variabile. 

(Questo genere abbraccia trentatre specie, delle quali parecchie sono, a mio 
vedere, semplici sottospecie, sparse su tutto il Mondo, eccettuata l'Australia. Sono 
uccelli estremamente variabili di colorito e che offrono non poche difficoltà al 
sistematico. Abitano tanto il monte che il piano, i boschi e le pianure alberate, 
hanno volo pesante e si nutrono più che altro di piccoli mammiferi, di rettili e 
d'insetti e meno comunemente d'uccelletti, che non inseguono a volo. Nidificano 
sugli alberi o sulle roccie, occupando talora i nidi abbandonati da altri uccelli e 
depositano uova bianco-bluastre con macchie di disegno e colorito molto variabile. 
La muta è semplice. 

12. Buteo buteo C 2 ) (Linnaeus), Pojana. 

(Buteo vulgaris, Lkach). 
[Tav. IV, fig. 3, 4 e Tav. XLVIU, fig. 3]. 

Colorito generale bruno superiormente col margine delle penne più o meno 
rossiccio; gola bruna, bianco-gialletta sul margine delle penne; petto ed addome 
bianchi leggermente gialletti o con macchie longitudinali brune, talora così nume- 
rose sull'addome da formare una grande fascia scura, o con fitte fascie brune trasver- 
sali; coda con dieci o dodici bande trasversali brune disopra, bianco-grigie di- 
sotto {ad.). Colorito generale bruno più pallido, parti inferiori bianco-giallette mac- 
chiate di bruno (giov.). 

Butto mutans, Vieillot. Parti superiori di un bruno-ferruginoso con le penne 
della testa e del collo marginate di bianco; gola e gastreo bianchi con macchie 
longitudinali brune, quasi nulle sulla gola, numerose e larghe sul petto, più strette 
sul basso petto, rade sull'addome e cordiformi sul sottocoda; coda attraversata 
tanto disotto, che disopra da ventiquattro fascie eguali, alternate grigie e brune, 
faccia inferiore della stessa bianco-grigia. 

Buteo fasciattcs, Vieillot. Parti superiori bruno-scure, bordate di bruno chiaro 
sulle scapolari, sulle cuopritrici alari e sulle remiganti secondarie; sola bruna e 



\ui multi soletti clic esaminai, non ebbi a ritrovare la ,V primaria con intaccatura. 
(') Ilo accettato tale dicitura seguendo gli Autori Inglesi e Tedeschi più accreditati, i quali si 
hanno tatto scrupoloso dovere di non venir meno alla rigida osservanza della legge di priorità e ciò 
quantunque Linneo avesse scritto: « .Xomìins specifici vocabula non ni composita, nominibus generici» 
similia». (Boukgi tGS n . Method. conchyol. denomin., pag. 63). 



Tav. 3. 




1. Grifone. 2. Avvoltojo. 8. Awoltojo degli agnelli (ad.). 4. Awoltojo degli agnelli (giov.). 
5. Capovaccajo (.ad.)- 6. Capovaccajo (giov.). 



Ulrico Hoepli, Editore, Milano. 



IT] \N n "i.'N .' IGICO 17 



bianca, davanti del collo con tacche trasversali bianche; Lati e porzione alta del 
petto 'li un bruno-cupo uniforme, base del petto ed addome striati trasversalmente 
di bianco e di bruno, ciascuna penna ha cinque bande bianche e cinque brune; 
sottocoda bruno-rossiccio con linee trasversali di un bruno più cupo, coda attra- 
versata ut-ila sua faccia inferiore da nove bande grigie e nove brune, La bruna 
preapicale almeno doppia in Larghezza delle altre. 

Buteo pojana (Savi . Penne del pileo, della cervici- e del collo bruno-chiare 
all'apice, bianche alla base e sul margine; resto delle parti superiori bruno-chiaro 
cangiante in paonazzo, col margine delle penne ceciato-sbiadito ; gastreo bianco 
ceciato con una macchia apicale bislunga scura, meno apparente sulle penne 
della linea mediana, quelle del sottocoda immacolate e con una macchia subcordata 
nerastra; coda bruno-chiara con sedici a diciotto 

l'ascie bruno nere e bruno-chiare che lungo lo stelo ^^''^C "T^--. 

volgono al ceciato-lionato. \ 

Lunghezza totale da 0,'"545 a 0, m 660; becco •. 

da O; 040 a 0, ni 048; ala da 0,'"400 a 0. 44u : coda da ' -| 

(i. L'I.", a 0/ L'iu: tarso da 0, ra 072 a o. 085; dito me- 
diano s. il. da II. 1 dio a 0, m 046. 

<,iue>ra specie è di colorito cosi estremamente 
variabile, che si può dire difficile il trovare due Testa di /; ,,„,, 

jetti di tinta eguale. Il" descritto le principali 
varietà di piumaggio, che da taluni Autori, e tra questi il Savi, vennero elevate 
al rango di specie distinte. 

I.a Pojana abita 1 Kuropa occidentale e verso oriente si incontra co] U. ìmim 
desertorum. In Italia è ovunque comune, sedentaria e nidificante; più abbondante 
d'inverno per l'arrivo di numerosi soggetti Nordici; gli individui residenti in 
Sardegna sono leggermente più piccoli e più rossicci e con molta probabilità in- 
termedi tra il B. bilico ed il /.'. buteo desertorum. 

Il B. buteo va anche soggetto a varietà albine e se ne trovano talora di un 
bianco più o meno puro ed immacolato. 

Le specie americane li. lineatus (Gmelin) e /;. borealis (Gmelin) furono colte 
in Inghilterra, ma pare che le informazioni su tali catture non siano del tutto 
attendibili, né il Dresser le ammette tra gli Uccelli Europei, né il Seebohm ed il 
Saunders tra i Britannici. 



12". Buteo buteo desertorum Daudin), Pojana minore. 

Colorito generale bruno-nerastro con tutte le penne largamente marginate e 
terminate di fulvo-rossiccio-vivace. tranne sul groppone che è unicolore, tali mar- 
gini sono più larghi sulla testa, sul petto, sui fianchi e specialmente sui calzoni, 
che sembrano del tutto rossigni; penne del sopracoda rossastre all'apice e sul ves- 
sillo esterno; timoniere di un rossigno-fulvo-acceso misto a brunastro, che forma 
varie bande poco regolari ed una larga fascia subapicale brunastra, fi terminale 
è fulvo-rossigna (femm. mi. Foggia, 2-2. II. 1899). Più pallido degli adulti, special- 
mente sulle parti inferiori; coda con tinte rossigne ed in generale con tredici 
fascie [giov.). 

Atlante ornitologico. 3 



1 S ATLANTIC ORNITOLOGICO 



Lunghezza totale 0, m 520; becco da 0, m 030 a 0, m 040; ala 0, 375; coda 0, m 190 ; 
tarso 0, m 072; dito mediano s. u. (),'"():;r). 

Questa sottospecie è assai variabile di colorito e talora identica al II. buteo 
dal quale si distingue pelle dimensioni sempre decisamente minori, pei colori ]iiù 
rossigni specialmente sui calzoni, sul .sopracoda e sulla coda, le cui fascie in ge- 
nerale sono da nove a dieci e nei giovani sino a tredici, talora esse mancano 
completamente od è solo presente una larga banda subapicale nera, la tinta fulva 
è allora assai vivace. Ho constatato che il carattere del dito mediano eorto e 
grosso offerto da parecchi Autori è poco apprezzabile, ciò che può dirsi anche 
rispetto al Lanario (Hierofalco Feldeggi [Seni.]). 

Questa sottospecie abita il sud-est dell'Europa, l'intera Africa e l'India; 
nell'Europa occidentale è avventizia, ma fu rinvenuta tanto nella Spagna e nel Por- 
togallo, quanto nella Penisola Balcanica, quindi non è fatto straordinario se com- 
parve anche tra noi. Nulla posso dire sulla sua distribuzione in Italia, due esem- 
plari che il Martorelli le riferisce e che provengono dalla Sardegna si conservano 
nel Museo di Milano, essi hanno le seguenti dimensioni: maschio giov. ala 0, m 360, 
illumina giov. ala 0, m 380, io credo che essi appartengano alla forma Sarda e non 
al B. buteo desertorum propriamente detto. 

Io conservo nella mia Raccolta i seguenti soggetti Italiani: quattro femmine, 
cioè due da Foggia e due di Sardegna, maschio e femmina da Reggio Calabria, 
una femmina da Roma avuta nel giugno ed una femmina da Padova. Il loro co- 
lorito è assai vario, le dimensioni delle ali oscillano da 0, m 350 a 0,'"380, tre di 
essi hanno la coda fulva unicolore e vivace con una fascia subapicale larga e 
nera, gli altri la portano fasciata su fondo rugginoso, eccetto uno di Roma che 
la tiene eguale a quella di un B. buteo tipico. Avendo esaminato e possedendo 
larghissime serie di li buteo <h si riunì m orientali ed autentici, non ho alcun dubbio 
circa l'esatta determinazione dei miei Italiani. Il fatto della femmina avuta nel 
giugno da Roma darebbe a credere che questa specie abbia nidificato tra noi. 
Infine ricordo un soggetto conservato nel Museo di Firenze colto, secondo il Gi- 
glioli, a Elmas in Sardegna nell'ottobre 1893 e che presenta il dito mediano assai 
corto e molto grosso. 

Ho considerato il B. desertorum, che la maggior parte degli Autori ritiene buona 
specie, quale sottospecie pel fatto dei numerosi individui intermedi che si incon- 
trano, secondo me esso è il semplice rappresentante orientale del B. buteo e nulla 
più. Per tale fatto lo chiamai II. buteo desertorum. 

12/'. Buteo desertorum Zimmermannae (Ehmcke) f 1 ). 
Pojdìio minore dello Zimmermann. 

Parti superiori bruno-scure largamente marginate di rossiccio; dorso rossigno 
macchiato di bruno; gola e lati della testa bianco-rossicci, striati di bruno-scuro; 
parti inferiori con una macchia eentrale grande e larga castagno-rossiccia e lo 
sirlu nero distintissimo, alcune penne hanno due macchie, una basilare, l'altra 



(') Buteo Zimmermannae, Ehmcke, Jcrarn. f. Ornitli. XLI. p. 117 (1893J. 



Ali \MI < >i:n 1 TOI-OGICO 19 



apicale e lo spazio intermedio è rossiccio-chiaro o rossiccio gialletto; coda ros- 
siccio-fulva vivace, le timoniere centrali rossigno-chiare marginate ili bianchiccio 
con una larga banda subapicale e da due a quattro fascie più strette, le timoniere 
esterne col vessillo esterno bruno-nerastro tinto di grigio o di rossigno-bruno, 
l'interno rossiccio con fascie trasversali bruno-nerastre su tutte le penne, la fascia 
terminale molto più larga, gli steli bianchi (Bogdanow). 

Lunghezza tei,-. le (>. T> n >; becco 0, m 032; ala 0, m 370; coda 0, m 200 ; tarso 0, n, 070; 
dito mediano s. u. 0, m 034. 

Secondo me questa non è che una t'orina nord-orientale e rossiccio scura del 
/;. buteo desertorum ed a ciò mi convinsi maggiormente dopo aver veduto il tipo 
di Ehmcke nella raccolia Kleinselimiilt a Yolkinaritz ; è quindi da chiamarsi sem- 
plicemente /•'. des( rtorum Zimmeriinutiitii •:, parecchi Autori Mussi ed alcuni occidentali, 
come lo Sharpe, la reputano buona specie e le assegnano quale patria la Russia e la 
Transcaucasia. 

Cosi il lì. Mi m tursi, Bogdanow viene considerato dallo Sharpe e dal Madarasz 
buona specie il cui habitat si estenderebbe nel S. E. dell'Europa, il I M'esser dice 
che non può separarsi nemmeno (piale sottospecie. Le differenze tra questa t'orma 
ed il B. desi rioni w Zimmermannae mi parvero cosi di poco momento da non po- 
tersi ammettere quali specifiche e tutt'al più anche questa Pojana potrà esser 
divisa (piale sottospecie col nome lì. desertorum Menetriesì o Pojana minore del 
Ménétriès. 

13. Buteo ferox (S. Gmelin), Pojana dalla coda bianca. 

l'arti superiori brune coi margini delle penne rossiccio-ocracei ; bruno uniforme 
sul basso dorso e sul groppone; testa e collo bianco-rossigno con una stria scura 
sullo stelo; sopracoda e sottocoda fulvo-rossigni, le maggiori sottocaudali brune; 
petto, addome e fianchi fulvo-rossicci con macchie lanceolate brune; remiganti 
primarie brune, bianche alla base; coda bianco-rossigna ; le due timoniere laterali 
esternamente lavate di grigio e talora con una macchia bruna presso l'apice (ad.). 
Il rosso-fulvo volge al bruno-deciso; la testa ed il collo sono sparsi di molte macchie 
brune sul centro delle penne; coda rossigno-pallida con fascie trasversali di un 
rossiccio più cupo (giov.). 

Lunghezza totale 0,'"700; becco 0,'"04:7; ala 0, ffi 500; coda 0, m 250; tarso 0, m 090 
dito mediano s. u. 0,'"040. 

Anche questa è una specie sempre molto variabile di colorito, ma la -rande 
statura, la coda lunga, il tarso assai lungo e le dita grosse e brevi in confronto 
col tarso la rendono facilmente distinguibile. 

Abita le regioni sud-orientali d'Europa, l'Africa nord-orientale, spingendosi 
sino all'India nord-orientale. In Italia è specie affatto accidentale, ne comparve 
un individuo in Liguria [Museo di Genova), due a Girgenti (Museo di Firenze) 
due a Reggio di Calabria, ed uno a Foggia (questi tre ultimi sono nella mia Col 
lezione). Sembra che un altro individuo colto nel maggio 1900 a Reggio Calabria 
sia andato perduto ('). 



(') Avutila, 1900, pag. 76. 



20 ATLANTI - , ORNITOLOGICO 




Genere ARCHIBUTEO, Bkehm. 

Ha i caratteri del genere Buteo e se ne distingue prin- 
cipalmente pei tarsi piuttosto lunghi e piumati, eccetto 
che posteriormente sulla linea mediana (pianta tarsi,. 

Piumaggio variabile, biancheggiante negli adulti, mor- 
bido e fitto; calzoni bene sviluppati. 

Questo genere abbraccia quattro specie, delle quali 
una sola è Europea. Abitano principalmente le aperte pia- 
nure e si nutrono più che altro di piccoli mammiferi, di 
uccelli, di rettili ed eventualmente di pesci. Nidificano 
sulle roccie o sugli alti alberi, depongono da due a quattro 
o cinque uova bianco-bluastre molto variabili di colorito. 

14. Archibuteo lagopusi 1 ) (Gmelin), Pojana calzata. 

[Tav. IV, tìjr- 5 e 6]. 

Tarsi piumati sino all'inserzione dei diti nella parie anteriore e laterale. 

Parti superiori brune miste a spazi bianchi e fulvi; testa, collo, una fascia 
sul petto e sottocoda di imbianco striato di bruno-scuro; basso addome bruno-scuro; 
coda bianca alla base delle penne, cenerognola e rossiccia nella metà apicale 
delle stesse, ove talora si notano quattro o cinque fascio scure, l'apice è bianco 
preceduto da una distinta fascia subapicale nerastra (ad.). Più brunastro; parti 
inferiori più striate di bruno: coda meno bianca alla base, brunastra verso l'apice 
ove manca la banda subterminale (giov.). 

Lunghezza totale da 0, m 500 a Ó, ffi 575; becco da 0, nl 036 a ().'"( >4i> : ala «la 0, m 200 
a 0, ra 250; coda 0, m 220; tarso 0, m 075; dito mediano s. u. 0,'"040. 

È specie estremamente variabile di colorito ed io non sono lontano dal cre- 
dere che i soggetti di tinta molto scura siano dovuti al fenomeno del dimorfismo, 
anziché all'età. I sigg. D. Urban e Mathew figurano nell'opera The Birds of Devon 
un esemplare del tutto nero con vivaci ritiessi porporini, caso giudicalo estrema- 
mente raro. 

La Pojana calzata abita le parti settentrionali d'Europa e dell'Asia, nonché 
l'Alasca, discendendo verso Sud all'avvicinarsi della stagione fredda. In Italia è 
specie di comparsa rara ed irregolare durante l'inverno, ma fu presa ovunque, anche 
nelle Isole; sembra trovarsi più facilmente nel Veneto e ricordo le sue numerose 
comparse d'attorno Venezia nel freddissimo inverno 1879-80, nel dicembre 1899 
e nel febbraio 1900, quando le vidi io stesso inseguire le Anitre ferite dai cac- 
ciatori. Non nidifica in Italia. 

L'esemplare riferibile all'Americano A. Sancti-Johannis (Gmelin) colto nel 
Devoushire settentrionale e citato nello Zoologista), altro non erase non una va- 



1 1 | BkUnnich, (ini. Bor. p. I. 17CI |. 
i L876, pag. isi i ,. is70. 



ATI.ANTK OKNITOI.OOICO 21 



rietà della presente specie, giova perù ricordare che non tutti gli Autori an 
tono la validità specifica della t'orina Americana, che andrebbe quindi chiamata 
A. lagopus Sancti-Johannis (Gm.). 



SOTTOFAMIGLIA AQUILINA E. Aquilini. 

Becco piuttosto lungo, di solito forte, a margini sinuosi od intaccati; ali grandi; 
tarsi grossi e robusti o sonili, rivestiti di penne lino all'inserzione dei diti o invece 
più o meno nudi; dito esterno non versatile ed unito al medio da una membrana 
basilare. 

Questa sottofamiglia comprende cinquanta generi con circa duecentocinquanta 
specie sparse per tutto il Mondo. 

Lo studio di questo gruppo fu ed è tuttora dei più complessi ed incerti pel 
sistematico e la validità specifica di parecchie forme, finora ritenute linone specie. 
non è del tutto sicura. 



Genere AQUILA. Bkisson. 

Becco più corto della testa, forte e curvato dalla base, assai uncinato all'a- 
pice della mandibola superiore, margini della stessa festonati; cera nuda, solo 
parzialmente coperta dalle setole delle redini; narici laterali, ovali, inclinate, di- 
rette all'indietro ed all'ingiù, esposte, talora rotonde e verticali; ali grandi e lunghe, 
colla quarta remigante primaria in generale la massima; coda grande, rotondata; 
calzoni di solito sviluppati; tarso ricoperto di piume tino ai diti, in parte nudo 
e reticolato sulla taccia posteriore; diti forti e reticolati, scudettati sulla porzione 
apicale, dito esterno unito alla base col mediano da una membrana; unghie grandi, 
acute, uncinate e forti. 

Corpo robusto, statura varia; penne del collo acuminate; adulti eguali, ma 
differenti dai giovani: nidiacei coperti di piumino ed inetti. 

Il genere Aquila comprende quindici specie sparse nel Mondo Antico, peto 
VA. chrysaetus si trova anche nell'America settentrionale, sebbene alcuni conside- 
rino differente questa forma sotto il nome di A. canadensis, Cassiti. Le Aquile sono 
i più potenti tra gli Uccelli Rapaci, vivono sulle alte montagne o nelle grandi 
foreste e si nutrono in generale di preda viva e sanguinante, talune piccole specie 
anche di rettili e di insetti, il fatto che esse attacchino bambini non è del tutto 
sicuro. Di solito cacciano sole, ma talora ne furono vedute a due; il loro volo è 
agile, elevato, grazioso, innalzandosi e discendendo fanno dei grandi semicerchi, 
talora colle ali aperte, quasi immobili, scoperta la preda vi si gettano conno colla 
celerità del fulmine. Fabbricano un indo mal connesso sulle roccie o sugli alluri 
e lo intrecciano di rami e di stecchi, foderandolo internamente di musco, di penne. 
di lana, ecc.; depositano poche uova di fondo di tinta bianchiccio più o meno 
bluastro con grandi macchie cenerine o rossiccio-scure. Le Aquile difendono di 
solito energicamente il loro nido e molti sono gli accidenti patiti dai maldestri 
che, senza la dovuta prudenza, tentavano di involarne le uova od i pulcini. 



22 



ATLANTE ORNITOI.OOII '( > 



15. Aquila chrysaètus (Linnaeus), Aquila reale. 

[Aquila]. 

[Tav. I, fig. 1, 2 e 5]. 

Colorito generale bruno-nerastro con leggeri riflessi porporini; penne della 
nuca e della parte posteriore del collo lanceolate bruno-dorate; remiganti nera- 
stre; coda brunastra alla base, nerastra all'apice, attraversata nel suo centro da 
una larga fascia grigia; calzoni bruno-scuro uniforme {ad.). Coda bruna verso 
l'apice, nel resto bianca, sicché la fascia risulta molto larga; base delle penne 
bianca, ciò che è più visibile sul gastreo; calzoni con macchie bianche {giov.). 

Lunghezza totale da 0, m 900 a 1,'"00; becco da 0, m 060 a 0,'"072; ala da 0, m 600 
a 0,'"720; coda da 0, m 300 a 0, m 350; tarso da 0, m 098 a 0, m 100; dito mediano s. u. 
da 0."'110 a 0,"1 '_'(). 







t 1 1 1 1 1 1 ( 1 — y i , i Me^i- 






w/. • 




Testa ili A. chryiaetns. 



Piede ili -/. ohryeaetus. 



Abita l'Europa, l'Africa giungendo all'Abissinia, l'Asia sino all'Imalaia, la Cina, 
il Giappone e l'America settentrionale sino alle montagne del Nuovo Messico. È 
sedentaria sui monti più alti dell'Italia continentale e delle Isole, ed è abbastanza 
comune in date località (Valtellina). Durante le migrazioni, nell'autunno o nel- 
l'inverno, e di consueto per l'imperversare di forti burrasche o per la caduta di 
abbondanti nevicate, qualche individuo, per lo più giovane, scende in basso e se ne 
catturano nelle pianure, nelle valli e nelle paludi. Nidifica di marzo e d'aprile. 

Parecchi Autori distinguono due specie di Aquila reale. L'ima detta A. chry- 
saètus presenta il petto rossiccio colle penne strette e lanceolate e la base di 
tutte le penne comprese le ali e la coda non è mai bianca, le timoniere sono 
macchiate di bruno-cenerognolo che a grado a grado sparisce, la metà apicale è 
di un bruno uniforme e sarebbe la forma settentrionale; la meridionale fu detta 
A. fulva o .1. iidbilis e non ha colorazioni rossigne sul petto, le cui penne seno 
ottuse ed abbastanza larghe, la metà basilare delle piccole penne sul corpo sa- 
rebbe bianca, mentre quella delle remiganti e timoniere nell'adulto sarebbe simile 
a quella della specie precedente, ma invece variata di tinta più chiara e di bianco- 
puro. Secondo il Severtzow tre sarebbero le forme tipiche dell'Aquila reale e cioè: 
a) A. fulva (L.), il giovane ha la base della coda bianca, ma questo carattere 
sparisce con l'età e la coda è scura nell'adulto. 



\ I r.ANTl OKNI M'I'i'.lHi 23 



b) A. chrysaetus {L.), il giovine non ha la base della roda bianca, essa è scura 
come nell'adulto. 

e) A. nobilis, l'ali., il bianco alla base della ceda è permanente, si nel gio 
\ .me che nell'adulto. 

UÀ. Barthelemyi,Ja,ubert,è un' A. chrysaetus con Le scapolari più o meno bianche. 
Queste forme e quella nota sedo il nome di A. ilaplianea, I Iodismi non sembrano 
rappresentare specie distinte, o sottospecie o varietà, ma pare costituiscano e 
rappresentino semplicemente Le varie livree indossate dall'. I. chrysaetus nei diversi 
passaggi dall'eia giovanile all'adulta. 

16. Aquila Meliaca, s.vvigny, Aquila imperiale. 

I Aquila mogilnik, Strickl. ('), A. imperialis (Bckst. ]. 
[Tav. I. lì-. 3 « IJ. 

('(intoniti dell'ala si-uro, spalle in 'parte bianche (ad.); aspetto striato (giov.) 2 ). 

Tinta dominante bruno-nerastra; testa e parte posteriore del collo di un gial- 
Liccio-biancastro, talora fulviccio; basso collo rossiecio-gialletto; scapolari in parte 
bianche, in parte brune; parti interiori bruno-nerastre (ad.) Apparenza striata; parti 
superiori bruno-chiare, col centro delle penne fulvo; basso dorso, groppone e so- 
pracoda fortemente lavati di fulviccio; coda bruno-uniforme coll'apice bruno- 
biancastro; mento, gola e talora i calzoni, il tarso ed il sottocoda di un giallastro 
uniforme, resto del gastreo d'aspetto striato, colle penne acuminate giallastre nel 
centro, bruno-scure sul contorno; ali con tre fascie fulvo-chiare; coda bruno-uni- 
forme coll'apice bruno-biancastro {giov.). 

Lunghezza totale 0,'"790; becco 0/"064; ala 0, m 575; coda 0, m 310; tarso 0, m 088; 
dito mediano s. u. 0, m 062. 

Abita l'Europa sud-orientale sino all'Asia centrale, l'India settentrionale e la 
Cina e non venne mai trovata sino ad ora in Italia, quantunque parecchi Au- 
tori, cominciando dal Savi, ve l'abbiano annoverata, basando l'errore su individui 
dell'. 1. chrysaetus. Non posso omettere però che al Museo di Firenze vi è un ma- 
schio giov. che il Giglioli ritiene preso a Firmo presso Castrovillari in Calabria. 
nel settembre 1898. 

17. Aquila Adalberta Bkehm, Aquila dalle spalle Manche. 

Contorno dell'ala e spalle bianche per intero (ad.); aspetto uniforme (giov.). 

Parti superiori brune di terra d'ombra, col dorso più cupo e l'apice delle 
sopracaudali biancastro; gastreo terra d'ombra uniforme, rossiccio sulla, gola e 
sul collo; coda di un grigio-chiaro, picchiettata di bruno, color terra d'ombra 
nel terzo apicale e terminata di grigio (ad.). Apparenza uni fornir; parti superiori 
bruno-rossiccio-chiare qua e là miste a bruno-scuro e di un giallo-rossigno sul 



Ci Lo Sharpe [ llaml-lhi Btode, I. pag. 261 (1899)] motte VA. mogilnik, Gm. tra i .sinonimi del- 
l' A. bifasciata, I. E. Gray. 

I i \un ho trovato apprezzabile il carattere del numero delle scaglie sull'ultima falange del dito 
mclmno fissato in numero di tre peli' Aquila reale, di 1 e 5 peli' Aquila imperiale, non avendolo riscon- 
trato costante. 



24 ATLANTE ORNIT GICO 



groppone e sul sopracoda; remiganti e timoniere senza fascie trasversali; c'uopri- 
trici inferiori delle ali giallo rossiccie; gastreo bruno-rossiccio uniforme e legger 
melile striato sul petto che è fulvo-chiaro con poche penne marginate di bruno; 
coda grigio-rossiccia, marginata e terminata di bruno; remiganti e timoniere senza 
fascie trasversali (giov.). 

Lunghezza totale 0, m 830; Lecco 0,'"078; ala 0, m 620; coda 0, m 350; tarso 0, m 105; 
dito mediano s. u. 0,'"065. 

Abita la Spagna, il Portogallo ed il nord-ovest dell'Africa, è accidentale nella 
Francia occidentale. 

Questa specie rimase confusa coll'.l. heliaca sino al 1860, quando venne de- 
scritta dal Brehm sotto il nome di A. Adalberti e nel 1872 dal Dresser sotto quello 
di .1. leucolena. 

18. Aquila rapax (Temmtnck), .\<i>ii/<t rapace. 

| TAV. XI. VII, lig. 1 J. 

Colorito generale delle parti superiori bruno-cupo più o meno rossastro sul 
collo e sulla testa, t'ulviccio sul dorso e biancastro sul sopracoda colle penne 
più chiare nella loro parte centrale e ciò pili manifesto sulla regione interscapolare >■ 
sulle scapolari superiori; parti interiori bruno-fulviccio scure colle penne del petto 
e dell'addome più cupe nella parte centrale; timoniere di un bruno quasi uniforme, 
macchiettate di grigio e terminate di fulviccio {ad.). Colorilo generale fulvo-ocraceo 
qua e là sfumato di cenerino-rossigno-gialletto sul collo e sulla gola, cenerognolo 
sulle penne che marginano l'ala, si dal lato interno che dall'esterno; molte penne 
specialmente sul collo, sulle cuopritrici alari, sul petto, sui lati e sui fianchi in 
parte fulve lavate di cenerino sulla linea centrale, in parte cioccolata-brune con 
riflessi porporini (particoloured feathers), ciò che dà una fisonomia speciale a questo 
uccello; parti inferiori più chiare delle superiori; timoniere brunastro-cenerognole, 
terminate di fulvo (gioì-.). 

Lunghezza totale 0, m 800; becco 0, n, 046; ala 0, ra 545; coda 0, m 25O; tarso 0,'"080; 
dito mediano s. u. 0, m 062. 

Abita l'Africa. In Europa è rara nella Spagna meridionale, finora non sembra 
comparsa in Francia, i due esemplari, che vennero citati dal Degland come colti 
nella Camargue, erano invece due .1. Aduli» -rli ; venne trovata in Bulgaria, in 
Turchia ed attraverso la Russia sino all'Asia centrale ed all'India nord-occiden- 
tale. In Italia comparve una sol volta nel novembre 1898 a Cagliari, è un indi- 
viduo giovane che fa parte della mia Raccolta, un secondo maschio ad. preso, 
a quel che pare, a S. Antioco pure in Sardegna nel marzo 1 8 7 ( > sarebbe conser- 
vato nel Museo di Firenze. 

ai S'arili verticali ed orali . 

19. Aquila orientalis. Cabanis, Aquila orientali <■ formi affini. 

A. orientalis, Cabanis. Bruno-scuro uniforme con uno spazio uucale fulvo {ad.). 
Il 1° piumaggio è bruno di terra macchiato di fulvo-pallido sul basso dorso, sulle 
scapolari mediane, sulle cuopritrici mediane e piccole delle ali. sul petto e sul- 
l'addome; le grandi cuopritrici alari e le remiganti secondarie hanno estese mac- 



ìav. 4. 




1. Aquila di mare (ad.). 2. Aquila di mare (giov.). 3. Pojana. 4. Pojana (varietà). 5. Pojana calzata (2 giov.). 

6. Pojana calzata (o* ad.). 



Ulrico Hoepli, Editore, Milano. 



UI.vmi e "i:\ITOLOGICO 



25 



chic apicali fulve, cuopritrici superiori ed inferiori della coda fulve. Dopo la 1 
muta le macchie fulve 'li tutte le penne spariscono più o menu, con l'eccezione 
di quelle sulle grandi cuopritrici alari e sulle remiganti secondarie. Dopo la 2 
mula il piumaggio diviene quasi uniforme, ma le doppie fascie attraverso le ali 
e le traccie di fulvo sulle cuopritrici della coda esistono sino alla 4° mula, culla 
quale l'uccello assume l'abito di adulto {giov. . 

A. infasciata, J. E. Gray. Bruno di terra con doppia fascia sulle ali e le cuo- 
pritrici superiori ed inferiori della coda fulve; le remiganti primarie, le secondarie 
e le timoniere senza fascie {ad.). Bruno di terra con la doppia fascia sulle ali, 
ma senza le macchie uelle altre parti del corpo; il 2° piumaggio è macchialo di 
fulvo; dopo la 3" e 4 muta l'uccello addiviene colorito più uniformemente ed 
assume il suo piumaggio di adulto, mantenendo soltanto le due fascie sull'ala giov. . 

. I. Glitschi, Servertzow. Bruno di terra con una banda liticale fulva ed una 
fascia trasversale di un fulvo-pallido sul basso dorso; le remiganti primarie, le 
secondarie e le timoniere fasciate ad.). Il 1° piumaggio di quest'Aquila è quasi 
per intero di una tinta bruna di terra uniforme con macchie apicali fulve su 
alcune delle più grandi cuopritrici alari: remiganti secondarie e timoniere ter- 
minate dello stesso colore; timoniere fulve, le più esterne fasciate irregolarmente 
di bruno; però la fascia lineale fulva e quella di un fulvo-pallido attraverso il 
basso dorso si manifestano con la 3 a e la 4" muta (giov. (Menxbier). 

Lunghezza lutale da 0, m 555 a 0, m 660; becco da 0, m 066 a 0, 072; ala daO, m 215 
a 0, m 350; coda da 0,'"()70 a 0,'"080; tarso da 0,'"090 a 0™098; dito mediano s. u. 
da (i. (MIO a 0, n '066. 

Queste tre forme dell'Aquila orientale sono confinate alle steppe della Russia 
sud orientale, dell'Asia centrale e non sarebbero mai comparse in Italia, quan- 





Becco di A. maculala, '/ 2 , 



Becco di A. orientalis, '/ 2 - 



tunque un soggetto da me ucciso in Sardegna nell'inverno 1901 presenti i carat- 
teri dell'.!, orientalis, per cui sembrerebbe accidentale nell'Isola. 

VA. Infasciata poi, sotto il nome di A. nipalensis, Hodgson, fu elencata dal Gi- 
glioli tra gli Uccelli del nostro Paese su di un esemplare conservato al Museo di 
Genova; il Salvadori però non è di tale parere, dicendo che la sua provenienza 
è incerta e che in ogni caso dovrebbe essere riferita molto probabilmente alla 
forma occidentale, cioè all'-l. orientalis. 

Le forme dell' J. tuinitnhs anzidescritte sono molto simili interse, ma parecchi 
Autori e tra questi il Severtzow e lo Sharpe recentemente le considerano specie 
distinte; io posseggo materiale troppo scarso per interloquire in questione, ma 

Atlante ornitologico. ± 



L't) ATLANTI < il, -MITOLOGICO 



ricordo come Autori competenti le ritengano più che altro varietà climatiche da 
riunirsi sotto l'unica specie A. orientalìs. 

In Narici orizzontali e rotonde. 

20. Aquila maculata (Gmelin), Aquila anatrata maggiore. 

| Aquila clanga, Pam... A. naevia, Schrenck]. 
[Tav. II, fig. 1 e 4]. 

Ali che distintamente non raggiungono l'apice della coda. 

Colorito generale bruno-nero-uniforme, talora con riflessi porporini sulle parti 
superiori; penne della parte posteriore del collo e della nuca leggermente ros- 
siccie; coda senxa fascie, ma con vestigio di tinte grigie sul vessillo esterno negli 
individui più vecchi (ad.). Colorito generale più chiaro; scapolari, grandi e medie 
cuopritrici delle ali con larghe macchie ovali di un fulvo-bianchiccio all'apice 
delle penne, le piccole cuopritrici le hanno a forma di goccia, quelle del grop- 
pone sono più grandi e (piasi triangolari; gastreo nerastro, brunastro sulla gola 
con macchie ocraceo-brune sul centro delle penne del petto; addome ocraceo 
(piasi uniforme: cuopritrici superiori della coda bianche, le interiori fulvo-ocracee; 
coda nerastra uni fornir, terminata di fulvo-bianchiccio (giov. i. 

Lunghezza totale da 0, m 650 a 0,'"710; becco da O^óO a 0, m 062; ala da 0, m 505 
a 0, m 560; coda da 0, m 220 a 0, m 250; tarso 0,' n 100; dito mediano s. u. 0,'"065. 

Abita le parti meridionali d'Europa, le settentrionali d'Africa, l'India, l'Asia cen- 
trale e nord-orientale. In Italia è specie di comparsa irregolare e non tanto rara nel- 
l'abito giovanile, rarissima in quello di adulto coll'eccezione della Liguria, ove sarebbe 
di passo quasi regolare di primavera e nell'ottobre e novembre: fu presa ovunque 
tranne a Malta, io ne ebbi di Sardegna, ove pareva mai comparsa, avrebbe nidificato 
quasi di certo a Modena, sul Pavese, in Toscana ed in Sicilia, quindi dovrebbe trovar 
posto tra le specie irregolarmente estive. Costruisce il nido sugli alti alberi. 

UÀ. fiilirsrrus, J. E. <iray, sembra doversi riferire a questa specie. 

21. Aquila pomerana 1 ', Brehm, Aquila anatrala minore. 

| Aquila maculata, Sharpe (neo. Gm.), A. naevia, M. W. (nee Gm.), A. pomarina, Brehm, err.]. 

[Tav. II, fig. 2 e 3]. 

Ali che raggiungono quasi l'apice della coda o la sorpassano. 

Dimensioni minori della specie precedente; colorito più chiaro, minor copia 
di riflessi limitati negli adulti alle ali ed alla coda; fondo di tinta più chiaro e 
brunastro-terreo; nei giovani minor numero di macchie; tarsi più sottili. 

Lunghezza totale 0,'"520; becco 0, m 054; ala 0, m 460; coda 0, m 210; tarso 0, m 084; 
dito mediano s. u. 0,'"050. 

Abita l'Europa centrale e meridionale, migrando d'inverno verso l'india. In 
Italia è specie di passo irregolare, ma che sembra assai più rara dell' J. maculata, 
sebbene possa venir con essa confusa. Conosciamo dieci catture avvenute sul 
continente e nelle Isole e fu presa anche a Malta. 



. Brehm scrisse A. pomarina {VSg. Deutschl. p. 27. 1835), nome che giustamente va corretto 
A. pomerana, cioè di Poiiicrania. 



ITLANTI OHXITOLOGICO 27 



VA. Wahlbergì e VA. Desmursi dei Cataloghi Italiani, prese vicino a Pisa ed 
a Firenze, altro non sono che due A. pomerana, mentre invece col nome di A. Wahl- 
bergì, Sundevall .1. Desmursi, Verreaux s'indica una specie dell'Africa tropicale, 
mai comparsa in Europa. 



Genere NISAÉTUS. Eodgson. 

Becco mediocre, ma alto e grosso, più corto della testa, curvato dalla base, 
uncinato all'apice e munito di un grosso lesione; narici elittiche, vellicali, coperte 
di penne setolose come le redini: cera coperta di setole sui lati; occhi mediocre- 
mente infossati; ali abbastanza sviluppate ed ampie, ma relativamente brevi: la 1' 
remigante primaria piuttosto corta, l ' di solito la massima; ceda alquanto lunga 
e troncata; gambe grandi, allungate, ricoperte di penne fino all'articolazione dei 
diti: calzoni abbastanza Lunghi; tarso di solito più lungo del dito mediano; diti 

Lunghi e forti col diano maggiore dei laterali, forniti di unghie grandi, potenti 

ed uncinate. 

Forma allungata e snella; testa piccola e sottile; colorito in alcune specie 
molto variabile; statura mediocre, talora piccola. 

Quattro specie compongono questo genere, tre abitano il Mondo Antico, la 
quarta è propria all'Australia. 

Hanno le abitudini delle Aquile e, come esse, si nutrono di piccoli mammiferi, 
di uccelli, di grossi rettili, dicesi anche di pesci e d'insetti. Nidificano sulle rupi 
e SUgli alberi. 



22. Nisaètus fasciatus (Vieillot), Aquila del Bonetti. 

[Aquila fasciata, Vikili.. |. 

[Tav. XLVII, tìg. 2]. 

l'arti superiori brune colla base delle penne bianca; parti inferiori bianche 
con macchie longitudinali brune più o meno numerose lungo il centro delle penne 
e che divengono lanceolate sui fianchi; coda a f'ascie bruno-cenerognole e grigio- 
rossastre con una larga t'ascia bruna all'estremità (ad.). Parti superiori brune; le 
interiori fulve di vario tono con strie longitudinali brune sullo stelo, più o meno 
grandi <• numerose a seconda dell'età; coda ornata di f'ascie trasversali, ma non 
dell'apicale distinta ((//oc), 

Lunghezza totale 0,'"700; becco 0,'"050; ala 0,'"485; coda 0, , "i , T;">; tarso 0, m 095; 
dito mediano s. u. 0, ra 093. 

Abita le contrade bagnate dal Mediterraneo, estendendosi dalla Spagna verso 
Esf tino all'India. In Italia è specie stazionaria in Sardegna, ove e discretamente 
comune, meno abbondante si presenta in Sicilia, rara nelle provincie meridionali 
della penisola, accidentale altrove, cioè in Toscana ed in Lombardia [mia Collezione). 
Non venne presa finora nel Veneto, L'esemplare citato dal Perini dovendosi ri- 
ferire ali*. 1. chrysaetus. (ili adulti col gastreo quasi del tutto bianco sono molto 
diffìcili ad aversi anche in Sardegna. 



\>H ATLANTE ORNITI D.OOH O 



23. Nisaètus pennatus Gmelin), Aquila minore. 

I Aquila pennata (Gm)., Hieraetus pennatus (Gm.)]. 
[ Tav. II. Bg. 6 e 7]. 

a) Tipo chiaro. 

Froiiic biancastra; mustacchio bruno-nerastro; parte supcriore e laterale della 
testa e del collo giallo-fulve con tacche longitudinali brune ; parti superiori bruno- 
opache con margini bruno-chiari; spallette bianche; parti inferiori bianche più 
o meno rossiccie con dei piccoli tratti bruni sullo stelo delle penne e special- 
mente su quelle del petto e dell'addome; coda bruna disopra, biancastra disotto, 
con bande brune trasversali (ad.). Fronte biancastra; un mustacchio sviluppai is 
simo bruno-nerastro: parti superiori come gli adulti, ma più lucide; spallette di 
un bianco-puro; le parti inferiori giallo-rossiccie con dei tratti bruni sullo stelo 
delle penne (giov.). 

b) Tipo seuro. 

Simile all'adulto del tipo chiaro: parti inferiori bruno-fuligginose o bruno- 
nerastre con tratti longitudinali più scuri sullo stelo delle penne (ad.). Fronte 
biancastra; un mustacchio assai accentuato bruno-nerastro; parte superiore e laterale 
della testa rosso di ruggine vivace con tacche longitudinali brune; parti superiori 
come negli adulti, ma più lucide: spallette bianco-pure; le inferiori bruno-fulig- 
ginose con dei tratti più scuri sullo stelo delle penne (giov.). 

Lunghezza totale da 0, m 490 a 0,"'540; becco 0, m 040; ala da 0, m 355 a 0,'"410; 
coda 0, ,n 19r>; tarso 0,'"060; dito mediano s. u. 0, m 0G. r >. 

P.rchm divise l'Aquila minore in due specie, A. pomata o tipo chiaro, A. mi- 
nuta o tipo scuro, quest'ultima era distinta dalla prima pelle tinte cupe, pella 
mancanza di spallette bianche e pella statura minore. Ora è perfettamente asso- 
dato che esse formano un'unica specie e che noi ci troviamo dinanzi ad un sem- 
plice caso di dimorfismo, offerto anche da varie specie di Rapaci, come il Falco 
Eleonorae, Gene, il Cinti* pijtjargus ed altri, e possiamo concludere col Bureau che 
il N. pennatus presenta il tipo chiaro ed il tipo scuro indipendenti da vere ano- 
malie di colorito, che la livrea dell'uno e dell'altro viene rivestita indifferentemente 
dai maschi e dalle femmine e che gli individui delle due forme si accoppiano 
assieme; sui nidi si trovano di solito individui di un solo tipo, ma talora sono 
anche frammischiati, il loro piumaggio si modifica parallelamente con l'età, ma 
i cambiamenti sono più accentuati nel tipo scuro; i soggetti dei due tipi nel pas- 
saggio all'età adulta si modificano, conservando il carattere loro proprio (Bureatt). 

Abita l'Africa, l'Asia centrale, l'India ed in Europa, la Russia meridionale, la 
Turchia, la Penisola Balcanica e la Spagna ed è strano che sia così rara in un 
paese intermedio, quale l'Italia. Da noi può dirsi accidentale, quantunque sembri 
capitare più facilmente in aprile e nell'ottobre, fu presa nelle provincie settentrio- 
nali, in Liguria, in Toscana e presso Roma e finora mai nelle regioni meridionali 
e nelle Isole ( l ). 



(') Se ben ricordo, ael R. Museo ili 'l'orino esiste un individuo ili questa specie proveniente dalla 

Sardegna. 



ATLANTE ORNITI JI.Cn . I' 



29 



Genere HALIAÉTUS. Savigny. 

Becco subeguale alla testa, molto forte, diritto alla base, curvato dalla cera 
all'apice in t'orina di un profondo uncino; redini coperte di setolo piuttosto corte; 
cera seminuda, bene sviluppata, concolore o quasi col becco ; narici grandi, ovali, 
perpendicolari; ali ampie che giungono quasi all'apice della coda, 1° remigante 
primaria brevissima, 2" minore della .">', r la massima; coda, cuneata o legger- 
mente rotonda; tarso piumato nella sua parte superiore, poi nudo < scudettato, coi lati 
e la parte posteriore reticolata; diti divisi, l'esterno versatile; unghie; forti, unci- 
nale, solcate di sotto, con quella del dito mediano più lunga ili tutte. 

Statura elevata; colorito generale bruno; penne della testa e della parte po- 
steriore del collo allungate ed acuminate; calzoni mediocri. 

Questo genere abbraccia nove specie sparse su tutto il Mondo, delle quali 
due sono anche Europee ('). A differenza delle vere Aquile, esse abitano i grandi 
fiumi, le coste del mare, i laghi o le località non lontane dalle acque; si cibano 
di pesci e di uccelli acquatici e non sono molto coraggiose, ne assaltano mam- 
miferi maggiori di un coniglio. Nidificano sulle roccie o sugli alti alberi, depo- 
nendo due o tre uova bianche qua e là macchiate. 



24. Haliaètus albicilla Linnakis, Aquila di mare. 

[Tav. IV, fig. 1 è 2]. 

Becco giallognolo; colorito generale bruno coi margini delle penne più chiari, 
testa e collo di un grigio-giallognolo; coda 
bianca, senza macchie e leggermente gra- 
duata (ad.). Becco bruno; piumaggio bruno su 
fondo fulvo-giallastro ; testa, collo e calzoni 
bruno - uniformi ; timoniere variegate grigio- 
bianchiccie a zig-zags grigio-brunastri, brune 
sul margine (giov.). 

Lunghezza totale da0, m 900 a l, m 05; becco 
da 0,'"078 a 0, m 086; ala da 0, m 645 a 0, m 750; 
coda 0, m 290; tarso 0,'"105; dito mediano s. u. 
0,'"090. 

Abita l'Europa, l'Islanda, la Groenlandia 
od il Nord dell'Africa e dell'Asia, da dove 
si reca a svernare nella Cina e nell'India. 
L'Aquila di mare sarebbe uccello più che 
altro di passo irregolare in Italia, vi compare 
specialmente d'autunno o nell'inverno, meno 
difficile a trovarsi è nel Veneto, ove talora 
qualche esemplare sverna negli estesi paludi 
dell Estuario; gli adulti sono sempre più dif- 
fìcili ad aversi dei giovani. Sembra non rara in Sardegna, colà ed in Corsica non 




Piede di //. albicilla, 



(') L'Haliaetu» le licori pluiliix (L.j venne più volle citato per l'Europa, scambiando per esso individui 
inolio vecchi dell'//, albicilla. L'II. leucocephaliu abita l'America del Nord. 



30 ATLANTE ORNITOLOGICO 



è improbabile possa nidificare : se ciò si avverasse positivamente, andrebbe inclusa 
tra le specie sedentarie. Nidifica in marzo. 

25. Haliaètus leucoryphus (Pallas), Aquila di more di Pallas. 

Becco corneo- verdastro ; testa e eolle giallo-rossiccio-vivace, più pallido sul 
mento e sulla gola; parti superiori brune di terra d'ombra; parti inferiori ros- 
signo-brune, più cupe sul sottocoda e sui fianchi; coda bruna alla base ed all'apice, 
bianca nel centro (ad..). Testa e collo fulvo-bruno-cupo, striato di bruno-rossigno ; 
parti superiori bruno-scure, colle penne del dorso più cupe alla base; resto delle 
parti inferiori di un bruno-fulvo più chiaro, le penne sul petto sono terminate di 
bruno-bianchiccio; coda uniforme bruno-scura, lavata di grigiastro (giov.). 

Lunghezza totale 0, m 820; becco 0,'"068; ala da 0, m 560 a 0, m 620; coda 0, ra 300; 
tarso 0, ni 095; dito mediano s. u. 0, m 093. 

Abita le regioni dal Mar Caspio all'Asia centrale, l'India ed il Burina. In 
Europa si trova nella Russia orientale, in Crimea e secondo Farman fu osservata 
anche in Bulgaria. 

Genere CIRCAÉTUS, Vieillot. 

Becco più corto della testa, robusto, curvato fino dalla base, non intaccato, 
soltanto appena festonato; occhi grandi e molto infossati: narici ovale-allungate, 
perpendicolari, coperte di setole lunghe e rigide; redini fornite di piccolissime penne 
e di lunghe e grosse setole; ali grandi, lunghe, con le quattro prime remiganti 
primarie profondamente intaccate nel vessillo interno; la l a remigante primaria 
.Mila, la .">' massima: coda grande, quasi quadrata; tarso alquanto lungo, esile, 
nudo, tranne che nella parte più alta, più lungo del dito medio, esso ed i piedi 
coperti di grosse scaglie esagonali; diti corti, forti colle unghie robuste, acute e 
poco curvate. 

l'està subrotonda, grossa, coperta come il collo di penne lunghe ed acuminate; 
occhi splendenti; calzoni mediocri; statura piuttosto elevata; colorito variegato. 

Questo genere consta di sei specie sparse in Europa, nell'Africa, nell'Asia e 
indie Isole della Sonda. 

Hanno le abitudini delle Pojane e si nutrono principalmente di rettili e di 
piccoli mammiferi. Nidificano di solito sugli alberi, sugli arbusti e sulle roccie, 
deponendo un solo uovo bianco colla superficie ruvida. 

26. Circaétus gallicus (Gmelin), Bianconi. 

| Tav. II, li-. 5]. 

Tarso e diti nudi, reticolati, coperti di grosse squame scagliose, esagonali. 

Iride giallo-vivacissima. Fronte e redini biancastre sparse, come i lati della 
testa, di setole nere, che formano un folto sopraciglio; base di tutte le penne bianca: 
parti superiori bruno-grigie, più chiare sul margine delle penne, nere sullo stelo, 
con splendore porporino sulle scapolari e sulle cuopritrici alari; parti inferiori 
bianche con numerose macchie centrali larghe e longitudinali scuro-rossiccie, 



\ 1 1. vm i ORNITI ICO 31 



trasversali e più rade sul basso addome; talora i calzoni ed il sottocoda sono 
immacolati, come puro altri soletti, ohe sembrano molto vecchi, mostrano il 
gastreo quasi del unto bianco-immacolato; coda superiormente bruna, terminata 
ili bianco e con tre fascie trasversali bruno-nerastre, biancastra di sotto 
Cuopritrici alari col margine più pallido; gola e petto bianchi con macchie bruno- 
rossiccie centrali ed allungate sullo stelo, ma più o meno numerose a seconda 
degli individui: fascio sull'addome più larghe (ffiov.). 

Lunghezza totale da 0, 650 a 0, m 700; becco da 0, m 050 a 0, ra 057 ; ala da 0, m 540 
a 0, 570; coda 0, m 280; tarso 0, ra 085; dito mediano s. u. 0, m 055. 



''*> 





resta ili C. gallicus, ' . Piede ili C. gallicns, ' . 

Abita l'Europa centrale e meridionale, l'Africa settentrionale e l'Asia centrale, 
estendendosi fino a Timor e Flores. In Italia è specie abbastanza comune, sparsa 
ovunque anche in Sardegna, ove perù sembra essere più rara. È sedentaria, ma 
anche di passo, che effettua più che tutto nel marzo e nel settembre, allora si può 
dire comune in Liguria. Nidifica. 



Genere MILVUS, Cuvier. 

Becco un po' allungato, diritto, molto adunco, curvato dalla base fino alla 
pice, non intaccato, ma leggermente festonato; narici ovali, oblique: redini o cera 
coperto di piccole penne setoloso; ali appuntite, lunghe, la l a remigante primaria 
corta, la ."> e la f le più lunghe; coda lunga, più o meno forcuta; tarso corto, 
debole, piumato nella metà superiore, nudo e coperto di larghe piastre nella parte 
basilare anteriore, la laterale e la posteriore rivestite di fine reticolazioni; diti 
corti e forti, il mediano più corto del tarso e più lungo dei diti laterali, l'esterno 
leggermente versatile, unito col mediano alla sua base; unghie moderatamente 
acute, lunghe e curvate. 

Forma allungata; statura piuttosto grande; colorito costante; testa appiattita, 
<olle penne della cervice e della nuca più o meno allungate ed appuntite; occhi 
molto infossati: calzoni lunghi. 

I Nibbi hanno il volo rapidissimo ed un po' le abitudini delle Aquile, si ve 
dono spesso roteare lungamente ad un'altezza così rilevante che sembrano Eton 
dini, girando in cerchio o librandosi immobili per qualche minuto sulle ali o 
descrivendo grandi spirali nelle diverse evoluzioni di salita e discosa. Nidificano 



32 



ATLANTE 0BX1 



_!i alberi o sulle roccie, depositando quattro uova poco difFerenti da quelle 
delle Pojane. il nido è un rozzo ammasso di stecchi, foderato di rimasugli di carta 
o di lana uniti e saldati con fango o sterco animale. Si nutrono di bircie, di ra- 
marri, di piccoli mammiferi, di vermi, di artropodi, di molluschi e sono molto 
avidi dei nidiacei e più specialmente dei pulcini delle galline che assaltano colla 
rapidità del dardo. Compiono grandi migrazioni, riunendosi in enormi stuoli. È un 
genere quasi essenzialmente Paleartico, ma una specie abita l'Australia (M. affi 
Gould : le altre cinque il Mondo Antico. 



27. Milvus milvus iLinnafxs , 



Nibbio reale. 

Milvus regalis, Boux, M. ictinus. Sav.]. 
[Tav. v. fig. 3]. 



('<,!>, r dominanti f>< - : coda fulva, molto forcuta. 

Iride giallo-pallida: penne della testa acuminate bianco-cenerine, con una stria 
longitudinale nera su cadauna penna; parti superiori bruno-nerastre, fulve sul 
margine; parti inferiori e cuopritrici alari fulvo-accese, con una larga macchia 
centrale nerastra lungo il mezzo delle penne; coda fulvo-accesa, le timoniere la- 
terali brunastre sul vessillo esterno, con macchie trasversali nerastre poco accen- 
tuate sull'interno ad. . Iride bruno-cenerognola ; penne della testa arrotondate 
fulvo- chiare, marginate di bianco e senza macchie centrali nere; colorito generale 
meno vivace; penne del dorso marginate di bianchiccio: strie sul gastreo più 
strette: coda bruno-cenerognola debolmente fulviccia [giov. . 

Lunghezza totale da 0, 650 a 0, 710; becco da 0. - : "44: ala da 0. - 

515; ■oda, timoniere esterne da 0, n, 320 a 0. 350, timoniere mediane da 0, m 240 
a 0, : '2*0: tarso 0, ra 050: dito mediano s. u. 0,*!-: - 




Becco 
ili M. 






Apice della coda 
ili M. milru», '/<• 






Apice della coda 
di .1/. lcoi 



Abita l'Europa meridionale e centrale e d'inverno l'Africa settentrionale. In 
Italia è specie abbondante e comune nelle Isole e sul versante Mediterraneo dalla 
Toscana in giù, raro ed estivo nell'Italia settentrionale. Nidifica, talora fram- 
misto al M. Ttorschun. Dall'Italia settentrionale migrano tutti alla fine di luglio e 
nell'agosto, ma anche nelle parti centrali e meridionali si notano individui che 
partono dopo le cove. 




1. Falco pecchiaiolo (a* ad.). 2. Falco pecchiaiolo (5 semi-ad.). 3. Nibl 
6. Astore (giov.). 7. Sparviere ( o 71 ad.). 8. Sparviere (cf 

Ulrico Hoepli, Editore, Milano. 



eale. 4. Nibbio bruno. 5. A 
..). 9 e 10. Sparviere ($). 



ni \\ ri ORNI DOLOGICO 33 



28. Milvus korschun (S. Gmelin . Nibbio bruno. 

IMilvus migrans (Bodd.), M. niger, Bp.; Nibbio nero], 
[Tav. V. 6g. 

Color dominante bruno-scuro ; coda bruna con fascie nerastre, poco forcuta; Intra riero. 

[ride giallognola; penne «Iella testa bislunghe ed appuntite di un bianco leg- 
germente fulviccio, lavato di bruno stille cuopritrici auricolari; tutte Le penne 
della testa con una stretta fascia centrale nera; parti superiori bruno-cupe, collo 
stelo delle penne nero e l'orlo fulvo-rossiccio; le parti interiori fulve accese, tranne 
il sottocoda che è di un f ulvo-rossigno ; una larga stria bruna bordata di grigiastro 
sulle penne del petto, più stretta e che occupa solo lo stelo, e quindi senza bordo, 
sui calzoni, sui fianchi e 3ul sottocoda; cuopritrici alari bruno-cupe, collo stelo 
nero ed il margine fulvo; di sotto delle ali scuro; timoniere con fascie nerastre 
indistinte su fondo bruno-scure, quasi nero sulle penne laterali, che tendono al l'ulvo- 
bruno all'apice {ad.). Iride nocciola; colorito generale più cupo con margini ful- 
vicci e l'apice delle penne ceciato, molto esteso su quelle della testa e del collo; 
timoniere terminate di f ulvo-rossigno ./ 

Lunghezza totale da 0, m 610 a 0, m 640; becco da 0, m 038 a (V045 ; ala da 0, m 440 
a 0,'"475; coda da O,"'2f)0 a 0,'"280; tarso 0, ra 045; dito mediano s. u. 0, m 043. 

Abita l'Europa centrale, la meridionale e l'Asia centrale, svernando nell'A- 
frica. In Italia è specie di passo ed estiva, non egualmente distribuita, general- 
mente rara coll'eccezione della Campagna Romana, del Veronese, ilei 1 lassa nese 
e di diverse località delle Alpi Venete e probabilmente di parecchie altre Pro- 
vincie; nidificò anche nel Pavese e ciò avviene di certo nelle grandi boscaglie 
degli Appennini e delle Alpi. Nidifica in maggio e riparte in luglio ed agosto. 

29. Milvus aegyptius (Gmelin), Nibbio egiziano. 

Color dominante bruno-scuro; rodo bruna noi fascie nerastre, poco forcuto; Inerti 
giallo. 

Molto simile alla specie precedente, anche nel colorito, ma il becco è giallo; testa 
leggermente più rossiccia e coda un po' più forcuta. 

Dimensioni eguali. 

Questa specie abita l'Africa fino al Madagascar e venne catturata qualche velia 
nel sud-est d'Europa e precisamente in Grecia, nelle Cicladi, in Turchia, in Un- 
gheria e nella Germania. Ma non fu mai presa finora in Italia, però venne citata 
dal Giglioli nell'Elenco del 1881; egli stesso poi corresse l'erronea asserzione e 
sembra, secondo il sullodato Autore, che la sua cattura, a (pianto pare, avve- 
nuta in Dalmazia, sia poco attendibile. 

30. Milvus melanotis. Tkm.mim k <£ Schlegel, Nibbio dalle orecchie nere. 

Come il M. korschun; base delle remiganti primarie bianca a furino di specchio sullo 
faccia inferiore delle ali. 

Simile al M. korschun dal quale si distingue: pei margini delle penne della 
testa e del collo bruno-rossigni e non bianchi; pelle cuopritrici auricolari bruno- 

Atlanle ornitologico. 5 



.",1 MI \M I ORNITOLOGI! 



scure, nerastre sul margine supcriore: pelle parti interiori più pallide e menu 
rossiccie: pel vessillo interno delle remiganti primarie bianco alla base e che 
t'urina uno spazio cospicuo a specchio sulla superficie inferiore delle ali, infine 
pel becco bluastro. 

Lunghezza totale 0,' 630; becco 0/"040; ala 0, !l 178; coda 0, m 245 ; tarso 0, m 050 ; 
dito mediano s. u. 0, m 046. 

Abita l'Asia settentrionale fino al Giappone, l'Imalaia e sverna nell'India e 
nel Burma; in Europa si trova in Russia nei governi di Perni, di Ha. di Oren- 
burgo e negli Urali {}). 

Una specie affine a questo genere, VElanoides forficatus (L.) o Nibbio a coda 
di rondine, fu citata nei Cataloghi Europei come presa, in Francia e nelle Isole 
Britanniche. Però, trattandosi di catture molto antiche, gli Autori non sono con- 
cordi nell'ammetterla nelle liste Europee. Essa ha il capo, il collo, il basso dorso, 
il groppone e le parti inferiori bianche, tutto il resto nero-porporino o verde, le 
cuopritrici superiori delle ali bianche alla base, grigio-verdi nel resto, le ali molto 
lunghe e la coda assai forcuta colla timoniera esterna lunghissima. Abita le parti me- 
ridionali del Nord America, portandosi d'inverno nell'America centrale e meridionale. 



Genere ELANUS. Savigny. 

Becco piuttosto piccolo, leggermente festonato, coll'apice fortemente uncinato 
ed appuntito e la mandibola superiore curvata dalla base: narici ovali, in parte 
coperte da setole; ali lunghe e grandi, sopravanzanti la coda, colla 2 :i e 3 a delle 
remiganti primarie le più lunghe: coda corta, (piasi quadrata; gambe e piedi 
l'orti; tarso leggermente più lungo del dito medio s. u., piumato sul davanti per 
circa :ì ' 1 della sua lunghezza, reticolato nel resto; diti forti, grossi, reticolati, 
l'esterno non versatile, unito alla base col medio da una piccola membrana; un- 
ghie moderate, acute e curvate. 

Colorito delicato bianco e cenerino di vario tono; dimensioni piuttosto piccole; 
forma elegante; testa leggermente rotonda e coperta di penne usuali. 

Questo genere consta di cinque specie sparse nell'Africa, nell'India, nelle 
Isole della Sonda. nell'Australia e nell'America, una di osse giunge talora in Europa. 

Hanno abitudini crepuscolari e si cibano a preferenza di pipistrelli, di piccoli 
mammiferi, di insetti, frequentando i siti alberati e boscosi; nidificano sugli al- 
beri, ove fabbricano un rozzo nido di stecchi riuniti, foderandolo nell'interno di peli e 
di radici e depositandovi parecchie uova bianco giallognole con macchiette rossigne. 

31. Elanus caeruleus (Desfontaines), Nibbio Manco. 

Iride gialla o rossa: spazio perioculare e palpebre nere; parti superiori gri- 
gio-piombate, leggermente brunastre sulle due timoniero centrali; fronte, redini, 
guancie, sopraciglio, lati de! collo, ascellari, parli inferiori e timoniere laterali 
bianche, tinte di cenerino sui fianchi; piccole e inedie cuopritrici alari nere ad.). 



, Molto l'neilineiite questo Nibbio od il precedente non sono che l'orine locali del Nibbio brillìo. 



Ali imi ORNI rOI-OGIi 35 



[ride bruna; parti superiori cenerino-brune con un largo spazio apicale bianco- 
cenerognolo o fulviccio; coda della stessa tinta, biancastra nel vessillo interno 
delle penne; parti inferiori bianche, coi lati del petto rossastri e strette strie ili 
egual colore nella parte centrale dello stesso e sui Banchi ; cuopritrici alari come 
Dell'adulto, ma terminate di fulviccio giov.). 

Lunghezza t.-iale 0,' 305; becco 0,' 029; ala 0,' 268; coda 0, m 128; tarso ". <> 
dito mediano s. u. 0,'"0:;o. 

Abita L'Africa settentrionale, la Palestina, l'India. Ceylan e la Penisola Malese. 
In Europa giunge talora nella Spagna e nella Grecia e sembra essere stato preso 
in Irlanda, nel Belgio, in Francia ed in Germania. Non è mai comparso in Italia, 
quantunque il Malherbe asserisca che è di passo in Sicilia, ciò che non venne 
confermato e certamente ebbe erigine da inesatte informazioni. 



Genere PERNIS, Cuvier. 

Becco piuttosto lungo, sottile e, debole, mediocremente curvate dalla base, 
coi margini taglienti della mandibola superiore ne festonati, né intaccati, ma 
quasi diritti; cera grande e nuda; narici ovali, allungate, oblique; redini fittamente 
coperte da penne piccole, rigide e scagliose come quelle della faccia; ali grandi e lunghe, 
cella, r remiganti.' primaria certa, la 3 e 1 le più lunghe ed i vessilli interni 
delle quattro prime primarie profondamente intaccati: coda grande, lunga, tron- 
cata: tarso corto, più lungo del dito mediano s. u., piumato Della metà superiore, 
nel resto a fine reticolazioni poco sporgenti; diti mediocri, separati alla base, il 
mediano più lungo dei laterali; unghie sottili, mediocremente curvate ed acuminate. 

Testa un po' piatta: calzoni mediocri; forma allungata: taglia moderata; piu- 
maggio consistente ed assai variabile. 

Questo genere consta di cinque specie sparse nel Mondo Antico. Sono uccelli 
meno coraggiosi della Pojana e si nutrono di piccoli mammiferi, di rettili, d'in- 
setti e specialmente di api e di pecchie, essendo avidissimi delle larve e del miele. 
Costruiscono il nido sugli alti alberi con stecchi male intrecciati o s'impadroni- 
scono di quelli abbandonati da altri uccelli: la femmina vi depone due uova, di 
solito giallette o rosso-mattone nella tinta di fondo con macchie rosso-mattone o 
rosso-vivo. L'incubazione dura tre settimane. 

32. Pernis apivorus (Linnaeus), Falco pecchiajolo. 

[Tav. V, Bg. 1. -2 e Tav. XI. Vili, fig. 8]. 

Redini e fronte fittamente coperte ili penne rigide ni n scaglie, mancanza assoluta 

ili srtiiìr al/11 Imsr ilil becco; tutte le penne colla base bianca, talora per lungo tratto; 
iride gialla più o meno aranciata o limone o bruna. 

Testa e lati della stessa di un cenerino-bluastro pallido; parti superiori bruno- 
scure, con riflessi porporini e le ali coll'apice nerastro; parti inferiori bianche con 
qualche macchia bruna sui fianchi e talora sui lati del petto; coda con numerose e 
strette fascie scure indistinte e tre quattro larghe e scure, specialmente larga 
e nerastra la preapicale, apice biancastro (n/ns. mi.). La testa come il precedente, 
però le redini e lo spazio perioculare di un cenerino-bluastro pallido; cervice e nuca 



36 ATLANTE ORNITOLOGICO 



bruno-scure col margine delle penne bruno-rossiccio, talora vivacissimo; parti 
superiori come il maschio o lavato di cenerognolo o più tendenti al rossiccio; 
parti inferiori bianco-fulviccie con numerose fascie di varia forma bruno-scure o 
Derastre o fulvo-accese così fìtte da coprire quasi del tutto il bianco; talvolta la 
nula è bianco-fulva debolmente striata di bruno, e le fascie sul petto obliterano 
completamente il bianco e formano uno spazio scuro (femm. ad. e probabilmente il ma- 
schio idi// del tutto adulto). Testa e collo bianco-gialli con macchie centrali brunastre; 
parti superiori bruno-scure variate di bianco colle remiganti e le cuopritrici termi- 
nate di biancastro; parti inferiori bianco-gialle, unicolori sulla gola e sul sotto- 
coda, nel resto ornate di strette strie centrali allungate di un bruno più o meno 
nerastro (giov. . Parti superiori di un bruno-cioccolata più o meno cupo, talora quasi 
nero con una stria centrale nerastra sullo stelo delle penne; ali e coda più cupe del 
consueto; la base bianca delle penne è in alcuni individui assai distinta ed estesa, 
sicché traluce qua e là; gli individui adulti mostrano la testa tinta di celestognolo, 

mentre i meno vecchi hanno il petto e l'addome 
--> più chiaro e le strie centrali nerastre limitate o 

Ék \ più distribuite (tipo scuro). 

"\ Lunghezza totale da 0, m óbO a 0,'"620; becco 

da 0, m 034 a 0,"'042; ala da 0, m 400 a 0,'"450; coda 
0,245; tarso 0,'"048; dito mediano s. u. 0,'"045. 
E specie che varia assai nelle dimensioni, ma 
■' più che altro nel colorito e tali modificazioni sem- 
brano avvenire senza mute complete; io credo 
Testa eli /•. apioorus, ' . che il Falco pecchiaiolo al pari di altri Rapaci 

presenti fenomeno di dimorfismo e che nella fase 
scura oltreché giovani, si trovino anche soggetti del tutto adulti; ricordo in- 
fatti di averne osservati di simili, e precisamente uno al Museo di Zagabria, che 
ritenni allora una semplice livrea giovanile. Se ciò si potesse sicuramente assodare, 
i giovani della forma scura avrebbero la testa uniforme col resto; negli adulti invece 
essa sarebbe di un cenerino-bluastro-pallido ed il piumaggio più cupo e con mag- 
giore intensità di riflessi porporini, le varie tonalità di tinta sarebbero proprie agli 
stadi intermedi. Nelle descrizioni da me offerte ho cercato di citare i principali abiti, 
ma la cosa è bene intricata, trovandosi diffìcilmente due Falchi pecchiaioli eguali. 
Abita l'Europa e la Siberia occidentale, eccettuato l'estremo Nord, sverna in 
Africa. Per l'Italia è specie poco comune e di passo, più abbondante in quello 
primaverile, è comune allora in Sicilia, in Calabria ed in Liguria; fu trovata anche 
in Sardegna. Nidifica, ma piuttosto raramente, ciò avvenne di certo nel Veneto 
e forse nel Piemonte, da dove tanto il Giglioli che io ne avemmo in giugno e 
dove è frequente nel passo autunnale, come mi consta /Ir visu. In Calabria sene 
uccidono molti nell'aprile e nel maggio, ma difficilmente si possono avere, essendo 
ricercatissimi pelle loro carni assai grasse e saporite. 



Genere HIEROFALCO, Cuvler. 

Becco corto, fortemente convesso, ricurvo fino dalla base e grosso; mustacchi 
stretti o quasi nulli; narici ovali e con un tubercolo anteriore; ali acute, lunghe, 



mi \Mi 0RNIT01 "meo 37 



ma che non giungono all'apice della coda, distanza tra gli apici delle remiganti 
primarie e delle secondarie eguale a mela o a più della metà della coda; la 2 
remigante primaria la massima: coda larga, lunga, enneata: tarso sempre più 
lungo del dito mediano s. u., piumato Dei i / s antero-superiori, finamente reticolato 
sul davanti: dito esterno ed interno eguali; unghie grosse, grandi e robuste. 

Colorito chiaro variabile; t'orma tarchiata e robusta; statura piuttosto rile- 
vante. 

Questo genere consta di IO specie, che sono sparse in gran parte dd M lo, 

mancando nell'Africa meridionale, nell'Oceania e nell'America meridionale; alcune 
di esse sono confinate alle più alte latitudini. Aiutano più che tutto le aperte pianure e 
sono uccelli sanguinari, arditi e robusti. In molti paesi si usano pella Falconeria 
e nell'India con successo per la caccia alla Gazzella, all'Otarda ed alla Gru. 
Nidificano sugli alberi o sulle nude roccie, senza fabbricare nido, e se lo costrui- 
scono, esso è rozzo e voluminoso: depongono due uova bianche macelliate di un 
rossiccio di vario tono. 

33. Hierofalco cherrug (J. E. Okay, Sacro. 

[Falco saker o sacer . Gm., Gennaja o Hierofalco saker Gm.) |. 
[Tav. XI. vii. Kg. 3]. 

Distanza tra gli apici delle remiganti primarie e delle secondarie (maschio, 
0, m lSf>; femmina, 0, m 200) eguale a 2 / 3 circa della lunghezza della coda maschio, 
0, 240; femmina 0, m 260). 

Testa e collo bianchi senza macchie, la fronte e la gola con piccole mac- 
chiette brune, centrali, lanceolate: occipite tinto di rossiccio; dorso bruno leg- 
germente cenerino, talora tinto di rosso ruggine verso il groppone con le penne 
a larghi margini rossicci o nocciola ; ali come il dorso con larghe marginature 
rossiccie o nocciola e macchie ovali e fascie trasverse rossiccie sulle secondarie, 
sulle scapolari e sulle maggiori cuopritrici; mento, gola, sottocoda, penne del 
tarso e della tibia dal lato interno biancastre immacolate, col resto delle parti 
inferiori biancastro con macchie nere rotondeggianti sul petto, allungate sull'ad- 
dome e sui fianchi; coda grigio bruna, biancastra all'apice, timoniere centrali uni- 
colori, le laterali con numerosi spazi ovali bianco-fulvicci, che disotto sembrano 
fascie; piedi giallastri (m/.\. Testa bianco-fulviccia più chiara sulla fronte e coti 
macchie brune centrali, fitte, più numerose sulla regione inalare, ove formano due 
mustacchi ben distinti, ma piuttosto ristretti; parti superiori bruno-cenerine molto 
più scure degli adulti, con larghi e spiccati margini di un rossiccio jiiii o unni* 
chiaro ed estesi su tutte le penne; tinta delle parti inferiori bianco-fulviccia immaco- 
lata come gli adulti e con macchie longitudinali brune sul petto, sull'addome e 
sui fianchi, esse in queste due parti sono talora così fitte da nascondere il fondo 
di tinta chiaro; timoniere centrali di solito senza macchie, le altre con numerose 
macchie di forma ovale di un bianco più o meno puro e che disotto sembrano 
fascie; piedi bluastri {giov.). 



i.\!i.i.i\ Sy»i Sui. I. [i. 27::. 1888 ex Iiri«s. scrisse sacer, ma «leve esser scritto saker, essendo 
nome arabo e non latino. 



\ ri. ami: ORNITOLOGICO 



Lunghezza totale da 0, n 1=80 a 0, m 520; becco da 0, m 030 a 0, 036; ala da 0,' 365 
a 0," 120; coda da 0, ,n 240 a 0, m 260; tarso 0, m 060; dito mediano s. u. 0, m 050, diti 

laici-ali eguali in lunghezza; 2" remigante primaria 

la massima: 1" più corta della ."> ' e più lunga 
^ della 4 l , però mai più di 0,'"005. 

" '>~€P > ^ Sacro ha la fisonomia affatto distinta dal 

X-; Falcone, quantunque gli assomigli talora in gio- 

ventù. La sua forma è però piuttosto tozza e molto 
B forte; il becco grande e fortemente convesso; il 
'i mustacchio molto più strette, .piasi Invisibile negli 
adulti; la coda molto più allungata e con macchie 
resta di //. cheirug, ' . rotondeggianti e grandi, eccetto sulle due timoniere 

mediane; le zampe grosse e robuste col farse ( i. "010 
più lungo del dito mediano senz'unghia ed i diti laterali eguali in dimensioni o 
tutt'al più l'esterno più lungo dell'interno di uno scudetto; infine la tinta è diffe- 
rente, sempre più chiara di quella del Falcone e con notevoli margini rossicci 
o nocciola sulle parti superiori. 

Esso abita l'Europa sud-orientale, non è raro in Slavonia, si trova falcia 
in Croazia (Brusitia) e presso Vienna, nell'Asia si estende sino alla Cina e al- 
l'India nord-occidentale. In Italia è specie di comparsa irregolare, fu presa un 
po' dappertutto, ma specialmente nelle provincie meridionali ed in Calabria: 
l'ebbi in giugno da Pontebba. È uccello raro ed in generale ritenuto rarissimo, 
ma lo è meno di quanto si credi/: possiedo undici soggetti avuti dal Veneto alla 
Sicilia ed alla Sardegna. 

Una specie affine detta II. milvipes, .leni., sulla cui validità specifica vi sono 
molti dubbi, vive nell'Asia dal Tibet alla Mongolia ed al Nepal e fu presa presso 
Tifiis nel Caucaso; essa ha le parti superiori rossiccie a fascie brunastre e la coda 
egualmente fasciata e non a macchie ovali. 

34. Hierofalco Feldeggi (Schlegel), Lanario. 

[.Falco Feldeggi, Sem.., F. lanarius, Sem... Gennaja Feldeggi iSchl.)]. 
[Tav. VI. 6g. 2 e 3]. 

Testa e nuca rosso-fulve con macchiette scure sul vertice e sulla parte bassa 
della nuca-, separate dal biancastro della fronte da una fascia a semicerchio bruno- 
nera: mustacchi ristretti neri e cosi una fascia dall'angolo posteriore degli occhi 
ai lati del colle: dorso bruno-nerastro, grigio- plumbeo sul groppone e sul sopra- 
coda; queste parti e le ali fasciate trasversalmente di cenerino-grigiastro; parti 
inferiori bianco giallette con una tinta rossiccia sul petto, immacolate sulla gola 
e sul collo, con strie allungate sull'alto petto e piccole macchie a goccia bruno- 
nerastre che assumono la forma di fascie sui fianchi e sulle cuopritrici inferiori 
delle ali; timoniere bruno-grigie con nove a dieci Larghe fascie trasversali bruno- 
scure e l'apici' bianchiccio ad.). Pileo nerastro, più chiaro sul margine delle penne; 
nuca rossiccia sul margine, nerastra sul centro delle penne; dall'angolo posteriore 
dell'occhio min linea nerastra che passando sui lati della nuca raggiunge la parte 
bassa posteriore del collo; baffi ristretti bruno-nerastri; parti superiori ed ali 
bruno-cenerine col margine indistintamente più chiaro; parti inferiori bianco- 



MI INT1 ORNI rOLOGH 39 



giallette senza macchie sulla gola, sul ''"ilo e sul sottocoda, nel rimanente con 
macchie centrali allargate all'apice delle penne, che talora obliterano la tinta 
chiara di fondo e che sulla parte laterale delle penne dei fianchi e dei calzoni 
presentano spazi rotondi più o meno allungati ed affatto particolari; angolo dell'ala 
di solito bianco; timoniere, le due centrali cenerognolo brunastre con lasci. ■ ab 
bozzate, Le altre bruno-rossigne coll'apice bianco-ceciato e macchie ovali sul ves- 
sine esterno e fascie fulve chiare sull'interno (giov. . 

Lunghezza letale da 0,' 150 a 0, m 500; becco da 0, m 026 a 0, m 032; ala da 0, m 306 
a 0, m 342: da 0, m 329 a <>. ! :;77: ceda 0, m 170; tarso da 0, m 044 a 0, 058; da 0, 046 
a 0, ,n 053; dito mediane s. u. da 0, m 043 a 0, m 051; da 0, m 046 a 0,"'0:>1. 





Piede di //. Feldeggij Piocl« di P. peregriniu, '/ b . 

Ala, 2 n remigante primaria massima, 1 ' più corta della 3 a e più lunga della 4" 
(il secondo carattere non sempre costante). 

L'H. Feldeggi adulto è facilmente riconoscibile dal /•". peregrinus pella testa 
rosso-fulva, pel mustacchio corto e stretto e per l'assenza delle fascie trasversali 
nerastre sull'addome e sui calzoni; da giovane si può talora confondere col Sacro 
e col Falcone. Dal primo si distingue pella forma più esile, il becco meno grosso; 
i tarsi più lunghi e meno grossi, il dito mediano in proporzione più grosso, inoltre 
la colorazione scura della parte pesici ime del collo si prolunga in modo sui lati 
dello stesso da formare un facsimile di mezzo collare ben distinto; poi la linea 
nerastra, che, partendo dall'angolo posteriore dell'occhio si dirige sui lati del collo, 
si unisce indistintamente in basso sugli stessi al mustacchio, abbracciando uno 
spazio bianco con penne scure sul centro, tale spazio è formato dalla regione 
auricolare e dai lati del collo, questo è carattere ottimo anche per distinguerlo 
dal Falcone; mancano i margini rossigni o nocciola sulle parti superiori, i diti 
sono sempre gialli ad ogni età; dal Falcone è distinto, oltreché pel carattere prima 
accennato, pel fatto del mustacchio ristretto e corto, pel dito mediano più eorto 
del tarso, pei laterali eguali od al più l'esterno eccedente l'interno di un solo 
scudetto, mentre nel Fa leene è più lungo e se alquanto corto, supera sempre l'in- 
terno di almeno due scudetti, poi i giovani da me esaminati avevano la tinta 
delle parti superiori uniforme e scura, senza le marginature bianco-fulviccie o ros- 
siccie così cospicue nel Falcone, la cui tinta di fondo è sempre notevolmente più 
chiara. Le distinzioni offerte da alcuni Autori e che riguardano L'estensione del 
bruno sotto gli occhi, la gola striata, l'angolo dell'ala bianco, la 1 e 2° remi- 
gante intaccata sul vessillo interne, le differenti dimensioni delle remiganti, la 
ferina delle macchie del sottocoda, i diti corti e grossi, specialmente il mediano ecc. 



IO \ Il Wli ORNITOLOGICO 



sono caratteri differenziali di poco valore, perché non si riscontrano eguali in tutti 
i soggetti. 

UH. Feldeggi abita le regioni circummediterranee, estendendosi sino alla Persia 
ed al N. E. dell'Africa. Fu trovato, od anzi descritto, su esemplari di Dalmazia, 
si riscontra nell'Erzegovina e nidifica nel Montenegro. In Italia è specie rara, presa 
nel Veneto, nell'Auro Romano, nelle Puglie ed in Sicilia. Secondo il Giglioli, sarebbe 
stazionaria nel distretto di Modica (Siracusa) e nell'Agro Romano e nidificherebbe 
di certo in ambedue le località. È però rara e talora più difficile ad aversi, se- 
condo me, del Sacro. 

35. Hierofalco candicans ') (G-melin), Gvrfako di Groenlandia. 

Becco giallo, bluastro all'apice; tinta di t'ondo tanto delle parti inferiori, che 
delle superiori bianca a tutte le età, fianchi senza t'ascio trasversali. 

Bianco- puro unicolore sulla testa e sulle parti inferiori, talora con piccole 
strie nere sulla nuca; dorso, groppone ed ali con macchie subapicali nere a forma 
di V più o meno numerose; remiganti bianche con macchie nere nel vessillo 
esterno e macchiette nell'interno; coda bianca m/as. ad.). La femmina ad. è più 
cupa di colore. Bianco con strie brune di forma irregolare ed allungata sul gastreo 
e sui fianchi; redini e lati della faccia con macchiette allungate brune; timoniere. 
bianche, fasciate trasversalmente di nerastro {giov.). 

Lunghezza totale 0, m 582; becco 0,'"036; ala 0;"318; coda 0,"'250; tarso 0,"'07.V. 
dito mediano s. u. 0,'"066. 

Abita le estreme regioni Artiche e la Groenlandia, qualche individuo arriva 
accidentale nell'Europa settentrionale, giungendo verso sud sino al versante fran- 
cese dei Pirenei. Non venne mai preso in Italia. 

36. Hierofalco islandus (Gmelin), Girfalco d'Islanda. 

[Tav. VI, rig. 1 ]. 

Becco bluastro; fianchi con strette fascie trasversali più o meno regolari: 
fondo di tinta delle parti superiori grigio-cupo a tutte le età. 

Testa bianco-sudicia con strie nerastre lungo lo stelo, strette sulla fronte e 
larghe sulla nuca; parti superiori di un grigio-bruno-cupo colle penne fasciate e 
terminate di bianco più o meno fulviccio e spesso irregolarmente: remiganti bruno- 
scure macchiettate di bianco-fulvo; gastreo bianco, unicolore sulla gola e sul 
mento, nel resto con macchie allungate, centrali bruno-nerastre che terminano a 
goccia all'apice di alcune penne; fianchi con fascie trasversali bruno nerastre. 
abbastanza larghe: timoniere cenerognole a fascie nerastre, bianche all'apice (ad.). 
Testa biancastra con fitte strie allungate, centrali nerastre ; parti superiori bruno- 
cenerognole con macchie ovali bianche sulle cuopritrici della coda, delle ali e 
sulle scapolari e coi margini delle penne biancastro-grigi ; parti inferiori bianche, 
immacolate sul mento, sulla gola e sul sottocoda, con fascie allungate bruno nerastre 
nel resto, che sui fianchi si dispongono a fascie trasversali [giov.). 



' II Falco rustieului, !.. min i- probabilmente un Girl'alru, ina mu varietà albina (lolla l'ojana. 



Tav. 6. 




1. Girfalco d'Islanda. 2. Lanario (<? ad.). 3. Lanario (J ad.). 4. Falcone (.<f ad.). 5. Falcone (J giov.). 

6. Lodolajo (q 71 ad.). 7. Lodolajo (giov.). 



Ulrico Hoepli, Editore, Milano. 



\ I I \\ I I ORNI COLOGK II 



Lunghezza totale da 0, 557 a 0, 602; becco 0, 034; ala da 0, 365 a 0, W5; 
coda 0, m 230; tarso 0™060; dito mediano 8. u. 0,"'0f><». 

Abita L'Islanda da dove s'allontana ben di rado, giungendo nelle [sole Bri- 
tanniche e sul continente Europeo più scarsamente dell'i?, candicans; fu preso aneli'' 
nella Svizzera Fatió). In Italia comparve una sola volta, un esemplare giovane 
venne ucciso il 15 gennaio 1880 dal ('unte Labia nell'Estuario Veneto presso Ve- 
nezia, mentre volava frammisto a parecchi Archibuteo lagopus in una giornata 
molto rigida. Esso fa parie della mia Collezione. 

37. Hierofalco gyrfalco (Linnaeus), Gfirfalco. 

Becco bluastro, nero all'apice; t'ondo di tinta delle parti superiori blu-grigio 
(•un larghe fascie trasversali lavagna-cupe. 

Redini e fronte biancastra; testa grigia, macchiata di nero sullo stelo; parti 
superiori a fascie alternate blu-grigio e lavagna-cupo, più pallide sul groppone, 
sul sopracoda e sulla coda: parti interiori bianco-cenerognole immacolate sulla 
gola, con strie longitudinali nere sul petto, allargate verso l'apice delle penne e 
che si dispongono a fascie trasversali sull'addome, sui fianchi e sulle ascellari {ad. . 
Testa bruna, macchiata di bianco-fulviccio sul margine delle penne; tinta gene 
rale delle parti superiori bruno-lavagna con margini e macchie biancastre e fui 
viccie e con chiazze fulviccie sulle scapolari, sulle cuopritrici alari e sulle remi- 
ganti specialmente dal lato esterno e più accentuate sul sopracoda; parti inferiori 
bianche con macchie centrali brune su ciascuna penna: timoniere bruno-cupe con 
bande irregolari fulviccie. 

Lunghezza totale da 0, m 506 a 0, '530; becco 0, m 033; ala da 0, m 366 a 0, m 380; 
coda 0, m 255; tarso 0,'"074; dito mediano s. u. 0, m 064. 

11 Grirfalco nell'abito giovanile è «piasi irriconoscibile dai due congeneri, in quello 
di adulto sembra un grande Falcone senza l'ombreggiatura nera verso l'apice della 
coda; e cpii giova notare che la validità specifica dei tré Girfalchi è da molti 
Autori contestata ed infatti, anche a mio veliere, esse non sono che raxxe Inculi di 
un tipo unico ///. gyrfalco). 

Abita l'Europa settentrionale, la Siberia e l'America nordica dall' Alasca alla 
Baja di Hudson. Non venne mai preso in Italia. 



Genere FALCO, Linnaeus. 

Becco fortemente intaccato su ambedue le mandibole e fornito di dente sulla 
superiore, corto, forte, curvato dalla base e grandemente uncinato all'apice; con- 
torno dell'occhio nudo: narici rotondate, munite di un tubercolo centrale; pochi 
peli alla base della cera; ali acute ed appuntite che talora sorpassano l'apice 
della coda, colle remigami primarie molto più lunghe delle secondarie, la 1' ole 
due prime soltanto sono intaccale sul vessillo interno, la 2 :i è di solito la mas 
sima; coda di media lunghezza e generalmente rotondata: tibia molto più lunga 
del tarso; tarso breve, sempre i>iii eorto del dito mediano s. ti. e più o meno forte. 
piumato nella parte antero-superiore e reticolato nel resto; piede robusto; diti 
allungati e sottili, forniti di grossi tubercoli al di sotto, il mediano subeguale o 

A.tìant\ ornitologie**. C 



12 Ali. AMI'. ORNITOLOGI! 



più lungo del tarso, mai più corto; dito esterno riunito al mediano da una raem- 
brana interdigitale alla base e sempre pia lungo dell'interno; unghie forti, lunghe 
e ricurve. 

Piumaggio rigido; taglia relativamente forte; mustacchi in generale distinti ; 
corpo di solito massiccio, ma slanciato: sessi simili: i giovani differenti dagli adulti. 

La specie del genere Falco, in numero di trentasette, sono sparse in tutte le 
regioni del Mondo coll'eccezione delle artiche e delle Isole del Pacifico. Esse abitano 
tanto le aperte pianure, quanto i boschi e sono sanguinari per eccellenza, attac- 
cando uccelli e piccoli mammiferi, dei quali fanno loro principale nutrimento. Per 
questo istinto e pel loro volo potente furono impiegati molto proficuamente nella 
Falconeria. Altre specie però si nutrono d'insetti e sono in generale di piccola 
mole. Nidificano sulle roccie o sugli alberi, costruendo un rozzo nido di stecchi 
ammassati ed intrecciati e foderandolo di lana e di musco, depositano parecchie 
uova di un colore vario, ma per lo più bianco-sudicio o rossastro o verdastro 
macchiate di rossiccio-aranciato o di rossiccio-scuro, qualche specie nidifica in 
buche senza costruire un vero nido. Anche sulle specie di questo genere gli Au- 
tori non sono concordi, e sulla validità specifica di parecchie non fu ancora pro- 
nunciata l'ultima parola. 

38. Falco peregrinus, Tunstall, Falconi. 

| Falco communis, Gm. | 

| Tav. VI, Big. 4 e 5 e Ta.v. XLVIII, fig. .", |. 

Testa e cervice nero-azzurrognole ; guancie, cuopritrici auricolari ed un grande 
mustacchio nerastri; un tratto bianco tra la parte posteriore del collo e le cuopri- 
trici auricolari; resto delle parti superiori grigio-azzurrognolo con fascie trasversali 
nerastre, la tinta di fondo più pallida sul groppone e sul sopracoda; le inferiori bianche, 
unicolori sulla gola, tinte leggermente di rosso-vinato e sparse di macchie nere a 
goccia sul petto, bianco-grigie con numerose fascie trasversali nerastre sull'addome, 
sui calzoni e sul sottocoda; timoniere grigie con nove larghe fascie trasversali ne- 
rastre, l'ultima subapicale più cupa e più larga in modo da formare un'ombreg- 
giatura distintissima, coda terminata di bianco; piedi gialli {ad.). Parti superiori 
bruno-nerastre senza fascie e con margini bianco-fulvicci o rossicci, un largo 
mustacchio nero-brunastro; parti inferiori fulviccio rugginose, senza macchie sulla 
gola, con macchie allungate brune sul mezzo delle penne nel resto, che sulle 
cuopritrici inferiori della coda e delle ali assumono l'aspetto di fascie trasversali; 
coda bruno-chiara lavata di cenerino-plumbeo, coll'apice bianco-sudicio e nove a 
dieci fascie fulviccie spesso interrotte (jgiov.). 

Le tinte rossiccie sul petto variano assai di intensità e talora colorano molto 
vivacemente anche parte del gastreo, così le macchie sul davanti del petto sono 
più o meno cospicue od anche mancanti sulla parte alta, il mustacchio nero che 
spicca assai sulla tinta uniforme della gola è alle volte molto largo ed esteso su 
quella e quindi lo spazio chiaro tra la detta parte e la posteriore del collo si 
porta più o meno all'insù, inoltre varia assai nelle dimensioni. Su questi carat- 
teri, resi più costanti e più accentuati nei vari paesi ove vive il Falcone, come 
tipo principale, si fondano molte altre forme consimili che vennero distinte coi 
nomi di F. mélanogenys, dould (Australia), F. anatum, Bp. (America), /•'. minor, Bp. 



Ul \\ I I "K\ [I 



43 



(Africa), /•'. leucogenys, Brehm, /•'. cornicum, F. griseiventris età, e che da taluni Autori 
vennero ritenute buone specie, da altri riuniti' in tutto od in parte sotto il F. •peregrinus. 

Lunghezza totale: maschio, 0, o, 420; femmina 0, m 490; becco: maschio, 0, n, 028, 
femmina 0, m 036; ala: maschio 0, m 320, femmina 0, m 380; coda: maschio 0, m 142, fem- 
mina 0, m 185; tarso: maschio (V040, femmina 0, m 050; 
dito mediano s. u.: maschio 0, ro 045, femmina 0, ro 060. 

La 1 ■' remigante primaria più corta della 2" che 
è la massima, ma più lunga della 3" e molto più Lunga 
della 4 a . 

.Muta l'intera Europa, l'Asia, l'America setten 
(rionale, d'inverno l'Africa e L'India. In Italia questa 
specie è stazionaria ovunque, ma poco comune e più 
facile ad aversi al tempo dei passi. 

'l'auto il F. Brookei, Sharpe, preso in Sardegna 
che il F. leucogenys del Piemonte [Menxbier) vanno 
riferiti a questa specie ; noto però come il /•'. Brookei, 

fosse da alcuni Autori attribuito al /•'. punicus^ ma, avendo esaminato più volte a 
Londra quei soggetti, essi mi parvero Falconi del tipo proprio a quelli che vivono 
nelle nostre grandi Isole e nelle provincie mediterranee ed a questo proposito 
osservo come tali Falconi andrebbero studiati più accuratamente, il loro tipo mo- 
strando differenza con quelli settentrionali e con quelli della cesta Africana me- 
diterranea. 




Testa di /•'. peregrinili, '■ . 



39. Falco punicus. Levaillant, Falcone minore. 

[Falco minor, Bp.; Falcone tunisino]. 

Piumaggio identico a quello del F. peregrinus, se ne distingue pei seguenti 
caratteri: forma più tarchiata, statura più piccola coi piedi in proporzione più 
grandi; uno spazio iitgginoso distinto sulla nuca, colle penne rugginose anche alla 
base; parti superiori assai meno fasciate che nel Falcone: uno spazio assai esteso 
bruno-nero-lucido dalla base della mandibola inferiore alla regione auricolari», sic- 
ché non vi sono mustacchi, ma il nero di essi è fuso col nero delle guancie e 
della regione auricolare come talora nel /•'. peregrinus, ma più specialmente nel- 
l'australiano 7' 1 . mélanogenys; aspetto delle parti inferiori assai più fosco; le fascio 
sull'addome più avvicinate; dimensioni generali minori: il tatto della 1' remigante 
primaria più corta della .">' non è costante, l'ero secondo il Gurney il maschie giov. 
del F. punicus somiglia tanto alla femmina del F. barbarus, ed egualmente la fem- 
mina del F. punicus tanto al maschio giov. del /*'. peregrinus che la sola constata- 
zione del sesso, fatta colla dissezione, può illuminare sull'esatta identità specifica. 

Ecco le dimensioni offerte dal Gurney stesso: 

Maschio: ala da 0, m 286 a 0, m 296; tarso da 0, m 038 a 0, m 045; dito mediano s. u. 
da 0, m 045 a 0, m 051. 

Femmina: ala da 0, m 330 a 0, m 337; tarso da 0,'"04ij a 0,'"051 ; dito mediano s. u. 
da 0,'"Or>l a 0,' n 054. 

11 Falcone minore o Falcone tunisino abita le contrade occidentali bagnate dal 
Mediterraneo, tanto dal lato Europeo che dall'Africano. In Italia lo si trova in 
Sardegna ed in Sicilia, fu colto in Liguria ed anche in Calabria e si suppone 



U ATLANTE ORNITOLOGICO 



possa essere discretamente abbondante lungo Le scogliere delle nostre Isole del 
Mediterraneo, ma poco o nulla si sa della, sua frequenza e della sua distribuzione 
geografica, data la grande difficoltà di procurarsene e l'altra enorme di esatta 
mente determinarli. Questa non è certamente una buona specie, ma una sottospecie 
del /•'. peregrinus, però io non potei stabilire ciò del tutto sicuramente non avendo 
materiale sufficiente, tanto più clic i così detti F. punicus di Sardegna sono forse 
differenti da quelli autentici dell'Africa mediterranea, e devono riferirsi alla forma 
insulare del /•'. peregrinus nota sotto il nome ili /•'. Broókei. Se ciò fosse assodato. 
i Falconi minori italiani dovrebbero chiamarsi F. peregrìnus Broókei (Sharpe). 

40. Falco barbarus, Linnaeus, Falco ili Ba/rberia. 

Molto simile al Falcone ed al F. punicus dai quali differisce per dimensioni 
minori, pelle parti superiori più chiare e più grigie, pella nuca rosso-rugginosa 
macchiata di nero, pel gastreo gialletto tinto di rossiccio colla gola ed il petto 
unicolori e xrir.a macchie, pei fianchi ed il basso addome debolmente striati per 
traverso di nerastro, cioè con fascie più piccole ed in minor numero; da giovane 
è molto difficile l' identificarlo ; esso però ha il color rossiccio, macchiato di 
nerastro della cervice molto più esteso che nei giovani F. punicus, inoltre pre- 
senta il vertice unicolore coi lati del capo ed i mustacchi molto più larghi 
ed oscuri, nel F. barbarus il mustacchio è discretamente sviluppato e copre in 
parte le guancie bruno-nerastre miste a rugginoso; il F. barbarus avrebbe le ^mar- 
ginature rosso-ruggine o nocciuola delle parti superiori più cospicue e le macchie 
sul petto e sull'addome più piccole e meno larghe che nel /•'. punicus, finalmente nei 
giovani di quest'ultima specie le cuopritrici inferiori della coda portano fascie trasver- 
sali molto larghe e spiccate, mentre nel F. barbarus esse sono ridotte a macchie ri- 
strette e piuttosto angolari sul centro delle penne e che qua e là si fanno trasversali. 

Lunghezza totale 0, ffi 328; becco 0, m 029; ala da 0, m 283 a 0, m 304; coda 0, m 120; 
tarso da 0, m 037 a 0, m 044; dito mediano s. u. da 0,'"045 a 0,'"048. La femmina è 
più grande del maschio. 

Abita L'Africa sino alla Senegambia, spingendosi verso Est all'India nord-occi- 
dentale. In Europa sembra essere stato preso nella Spagna, in Francia. nell'Olanda, 
in Dalmazia ed in Croazia. L'esemplare colto in Croazia, che io già illustrai, è un 
giovane individuo affatto tipico e si conserva nel Museo di Zagabria, quello preso 
in Dalmazia è andato perduto. Le catture del F. barbarus citate pell'Italia sem- 
inano invece spettare tutte ad esemplari del F. punicus, sicché tale specie an- 
drebbe esclusa da quelle del nostro paese, però recentemente (1891 1 il Giglioli c'in- 
forma che un bellissimo individuo preso a Malta nel L885 è conservato nella Raccolta 
del Dresser, ove lo vide pure il Salvadori. Nel lì. Museo di Firenze esiste un /-'. bar- 
barus, avuto in camino dal Museo di Norwich, colla scritta: mas. mi. 1850,? Malta. 

41. Falco subbuteo, Linnaeus. Lodolai». 

[ Hypotriorchis subbuteo (L.)]. 
1 Tav. VI. ftg. li o 7 e Tav. XLVIII, lig. 6]. 

l'arti superiori scuro-nere con ridessi bluastri; le gote ed un largo mustac- 
chio neri: parti inferiori bianche, immacolate sulla gola e sul collo, giallognole 



ATLANTE ORNITOLOGICO t."i 

sul petto, sull'addome e 9uj fianchi che sono percorsi da strie centrali allungate 
nere, più Larghe su quest'ultimi, calzoni e sottocoda di un fulvo-vivace uniforme 
ed immacolato; remiganti primarie con faseìe sul vessillo interno ; ali che giungono 
all'apice delia coda ad.). Parti superiori grigio -nerastre con margini giallognoli 
più ii menu grigiastri; due macchie rossiccie sulla nuca; gote e mustacchio neri; 
parti inferiori bianco-giallette con oumerose macchie aere, centrali, allungate pre 

senti anelli- sui calzimi e sul sottocoda <</ior. . 

Lunghezza totale da 0,' 305 a 0,' 325; becco da 0, m 020 a 0, m 026 ; ala da 0, m 255 
a 0, m 290; «-oda 0, m 140; tarso da 0, m 030 a 0, m 035; dito mediano s. u. maschio 0, ra 030, 
femmina 0, m 035. 

Abita le parti settentrionali e centrali d'Europa e dell'Asia, spingendosi d'in- 
verno sino all'Africa. all'India ed alla (ina. In Italia è specie abbastanza comune 
durame le epoche del passo e non pochi svernano tra noi; di primavera è più ab- 
bondante sul versante Mediterraneo e d'autunno su quello Adriatico. Fu asserito 
(die nidifica nel Pavese {Brambilla) e nel Trentino (Althammer), ma tali lattinoli 
vennero confermati. 

42. Falco Eleonorae. Gene, Falco della regina. 

| Hypotriorchis Eleonorae Gen*)]. 

| Tav. XI. VII. Hg. I |. 

a) Tipo chiaro. — Parti superiori bruno-nere, più scure sulla testa, sulle gote 
e sui mustacchio; gola e lati del collo bianco-giallognoli senza macchie o con 
sottilissime strie centrali aere; parti inferiori rossiccie, più cupe, quasi rosso- 
mal ione sull'addome e sui calzoni, con tutte le penne ornate di una grande mac- 
chia centrale nerastra, più stretta su quelle dei calzoni e del sottocoda: remiganti 
primarie bruno-nere senxa macchie o faseie ilo/ loto intinto, ali che giungono all'apice 
della coda; timoniere grigio-brune con macchie rossiccie sul vessillo interno, nella 
faccia inferiore esse appaiono a fascio alterne rossiccie e bruno-grigie, ma sempre 
soltanto nel vessillo interno (ad.), l'arti superiori di un nero plumbeo con largo 
margine nocciola-ocraceo esteso anche sulle cuopritrici alari ed all'apice delle 
remiganti, tali orli molto più larghi e fulvi sulla testa: parti inferiori come l'adulto: 
timoniere ardesia- uniforme sulle due centrali, coll'apice nocciola fulvo. Le laterali 
dello stesso colore ardesia, ma fasciale anche sul vessillo esterno con otto o nove 
bande e L'apice nocciola-fulvo (giov.). 

b) Tipo scuro. — Colorito generale nero-fuliggine più o meno cupo e lucente; 
timoniere grigio-nere unicolori o talora con traccio poco appariscenti di fascio 
più cupe (ad. e giov.). 

Questa specie presenta il fatto singolare di offrire due abiti del tutto differenti, 
l'uno chiaro, l'altro scuro, essi sono affatto indipendenti da sesso, da età o località 
e posso positivamente asserire che si trovano giovani tanto coll'abito chiaro, quanto 
collo scuro. Nel tipo chiaro questo Falco assomiglia assai al /•'. subbuteo, dal quale 
si distingue a priori pella statura maggiore e pelle remiganti primarie unicolori e 
senza macchie sul vessillo interno, il dito mediano s. u. è in generale più lungo 
del tarso, ma quest'ultimo non è carattere costante ('i. 



Nella Raccolta Ornitologica della Marchesa M. Paninoci alla Boa Villa ilei Munti' presso Cer- 



4G ATLANTE OliXITOI.OGICO 



Lunghezza totale da O, m 350 a 0, m 410; becco 0, m 025; ala da 0, m 280 a 0, m 340; 
coda 0, ra 160; tarso da 0, ,n 035 a 0, m 038; dito mediano s. u. da 0, m 037 a o,'"(>40. 

Questa specie abita le contrade circummediterranee e d'inverno l'Africa orien- 
tale e risiila di Madagascar (Shciì-pe). In Italia essa è sedentaria ed abbastanza 
comune sugli isolotti del Toro e della Vacca all'angolo S. 0. della Sardegna, 
sembra trovarsi su parecchi altri punti delle coste di Sardegna e della Corsica: 
inoltre il Giglioli l'incontrò all'isola Lampione al Sud di Lampedusa e venne 
presa accidentalmente a Malta,, in Sicilia, in Calabria ed in Liguria. Il F. Eleo 
norae, che venne citato pel Veronese dal Perini e dal de Betta, è il giovane del /•'. /« 
regrinus. 

Una specie affine il F. concolor, Teimn. comparve, secondo il Temminck, in 
Dalmazia ed in Grecia, ma egli non offre dati sicuri. Esso abita l'Africa nord- 
orientale verso Est sino alle coste dell'Arabia e verso Sud giunge al Madagascar. 

43. Falco aèsalon, Ttjnstall, Smeriglio f}). 

[Falco I i t h o falco, Gm. |. 
| Tav. VII. fig. le.']. 

Parti superiori cenerino-bluastre con strie longitudinali nere sullo stelo delle 
penne; coda dello stesso colore, bianca all'apice con fascie incomplete ed una di- 
stinta zona subterminale nera; base del collo e nuca rosso-fulviccie macchiettate 
di nerastro; mustacchi quasi nulli; fronte, gote, lati del collo e sopraciglio bian- 
chicci con macchie bruno-nerastre; mento e gola bianchi; parti inferiori di un bianco- 
rossiccio più o meno vivo con macchie bislunghe nerastro-rugginose, molto strette 
sui calzoni, i quali hanno inoltre la tinta di fondo più accentuata; ali circa un 
terzo più corte della coda (ad.). Parti superiori grigio-brune con larghi margini 
fulvo-rossicci e fascie dello stesso colore specialmente sulle scapolari, con macchie 
fulve sul vessillo esterno delle remiganti primarie e fascie incomplete sull'interno; 
mento e gola bianchi; parti inferiori bianco -fulviccie con macchie allungate 
bruno-rugginose più larghe sui fianchi, più strette sui calzoni; timoniere bruno- 
cenerine (un sette fascie fulviccie, la subterminale nerastra e l'apicale bian- 
chiccia (giov.). 

Lunghezza totale da 0, m 260 a 0, m 305; becco da 0, m 020 a 0, m 026; ala da 0, m 210 
a 0™235; coda 0,'"125; tarso 0, m 035; dito mediano s. u. 0,"'0:ì2. 

Abita l'Europa ed il Nord dell'Asia, svernando nelle parti meridionali di questi 
due continenti e nell'Africa settentrionale. In Italia è specie di passo ed invernale, 
di arrivo in settembre e nell'ottobre e di partenza nel marzo-aprile; non è co- 
mune in Sicilia, discretamente abbondante in Sardegna, ma in generale è poco 
frequente e non parimenti distribuita. La sua nidificazione da noi non è accertala. 
nò probabile. 



tallio esislr un giovane falco, ucciso nelle vicinanze ilei Folte ilei Marmi presso Viaieggio, ohe a prima 
rista sembra un /-. Eleonorae, ma che è invece un vero /■'. tubbuteo. La statura e pero più rilevante 
speeialnieiite riguardo al lieeco. la tinta delle parti superiori molto pia scura e (inolia del gastreo di un 
rossiguo chiaro; non lui alcun dubbio sulla sua identità, ma è un soggetto veramente notevole. 

(') Lo Shaki-i-:. Ihuuì-lhl of Birdi I, pag. 275 (1899) adotta il nome /•'. merillua (Gbbini) che io i 

alluperò, non essendo il (Jkkini ili regola Autore lunominalista. 



\ 1 1 \\ 1 1. ORNI i [CO 17 



Genere TINNUNCULUS. Vieillot. 

Becco abbastanza grosso, uncinato all'apice con un dente ili solito ben di 

stinto; narici, spazio attorno all'occhio e redini come nel gen. Falco; ali appun 
tite, strette, subeguali alla coda; coda abbastanza lunga, subquadrata o rotonda, piut- 
tosto flessibile; tarsi piumati sul terzo antero-superioro o poco più e nel l'osto reticola ti 
o subscudettati; diti piuttosto deboli e corti, coi laterali (piasi eguali ed il mediano 
s. u. un po' più lungo di essi e di solito molto più corto del tarso; dito esterno 
unito al mediano da una membrana abbastanza sviluppata; unghie mediocri, for- 
temente uncinate, ma relativamente deboli. 

Taglia di solito piccola; corpo piuttosto slanciato: calzoni bene sviluppati; 
piumaggio piuttosto molle; abito degli adulti dissimile in riguardo al sesso e diffe- 
rente da quello dei giovani. 

Questo genere consta di circa trenta specie sparse in quasi tutto il Mondo. 
Essi sono veri Falchi, dalle abitudini in generale eminentemente migratorie, riu- 
nendosi in grandi branchi all'appressarsi dell'inverno per portarsi in paesi più 
meridionali. Si nutrono di uccelletti ecc., ma alcuni fanno loro cibo principale* 
locuste ed altri insetti. 

44. Tinnunculus vespertinus (Linnakks), Fulco cuculo. 

[Falco vespertinus, l... Cerchneis o Erythropus vespertinus (L.); Barletta |. 

LTav. vii, ttg. :;, ì e ."> |. 

Colorito generale cenerino-bluastro-cupo, più chiaro sulle remiganti primarie 
e sulle parti inferiori, eccetto le penne dei calzoni, del basso addome e del sotto- 
coda fulvo-rosse; becco celestognolo coll'apice nerastro; cera, piedi e palpebre rosso- 
vivo; unghie bianco-giallette {mas. ad.). Parti superiori di un cenerino-plumbeo con 
Larghe fascie trasversali nerastre: testa fulvo-rossastra ; fronte, gote e gola bianco- 
fulviccie; parti inferiori rosso- fulve di vario tono, più vivace sul petto e sui fianchi, 
il rosso-fulvo è unicolore o con poche macchiette allungate nerastre; timoniere 
grigie coll'apice tinto di biancastro, con una larga fascia subterminale nerastra 
e otto a nove fascie pure nerastre (femm. ad.), l'arti superiori grigio-brune coll'apice 
delle penne grigiastro; le inferiori bianchiccie collo stelo nero e macchie centrali 
bruno-nere poco distinte;coda con fitte fascie cenerognolo-biancastre; unghie bianche 
o rossiccie (giov. d'aut). Nella primavera susseguente il color dominante è il piombato 
più chiaro sul petto e sull'addome con gli steli neri, esistono traccie più o meno 
apparenti di tinte fulve sul petto, sul sottocoda e sui calzoni e le timoniere hanno 
le fascie biancastre e scure più visibili e regolari. Dice il Martorelli che i giovani 
nel primo abito d'autunno si possono confondere coi giovani del Lodolaio e dello 
Smeriglio, ma che si conoscono tosto pei caratteri delle unghie bianche o rossiccie. 
del piede piccolo dai diti brevi e del color giallo-vivace delle parti nude. 

Lunghezza totale da 0, m 280 a 0, m 310; becco da 0,'"018 a 0,"'0i'l ; ala da 0, m 240 
a 0."'265; coda 0, m 122; tarso da 0, m 025 a 0, m 028; dito mediano s. u. da O/'Oi'l 
a 0, m 026. 

Questo grazioso Falchette abita l'Europa centrale, la nord-orientale e l'Asia 



|s vii \\|] ORNITOLOGICO 



Minore, svernando nell'Africa sud-occidentale; è poco abbondante nella Spagna. 
In Italia è uccello principalmente ili passo primaverile, nell'autunnale può dirsi 
raro; è più distribuito nelle provincie meridionali che non nelle settentrionali, 
ove in alenne è quasi sconosciuto, così è comune nel Friuli e raro nel Veneziano. 
Non sembra che abbia mai nidificato in Italia ed è eminentemente insettivoro. 

45. Tinnunculus tinnunculus (Linnaeus), Gheppio. 

| Falco tinnunculus, L., Tinnunculus alaudarius [Gm.), Cerchneis tinnunculus (L.) I- 
[Tav. VII, Bg. 8, 9 «■ Tav. XLVIII. Bg. 7 ]. 

l 'ui/h/'i nere. Fronte lionato-chiara; testa e nuca di un cenerino-piombato con 
mia st'iiina tura f'ulviceia ed una stria nerastra sullo stelo delle penne, negli indi- 
vidui più vecchi manca la velatura t'nlviccia ed il fondo di tinta è più cupo: 
unte ed un mustacchio ben distinto leggermente più cupi; dorso, scapolari e 
cuopritrici rosso- mattone vivace con grandi macchie triangolari nere sulle sca- 
polari e assai piccole sulle, minori cuopritrici; groppone, sopracoda e coda di un 
cenerino-plumbeo, questa con una larga fascia subapicale nera e l'apice bian- 
chiccio; parti interiori isabellino-chiare immacolate sulla sola, sui calzoni e sul 
sottocoda, con strie centrali nere sul petto, più grandi e lanceolate sui fianchi e 
sul basso addome; remiganti secondarie interne castagne (mas. ad.). Differisce dal 
maschio pella testa rossiccio-fulva con macchie centrali nerastre e talora sfumata 
di grigio; pelle parti superiori rossigno-nocciola fasciate di nero sulle scapolari 
e sulle cuopritrici alari e con macchie più numerose sul dorso; pel groppone 
nocciola e lavato di bluastro nei vecchi individui; pella coda nocciola con nove a 
undici fascie trasversali e non sempre complete nere, l'ultima delle quali è sub- 
terminale e molto più larga, infine l'apice è bianco-fulviccio (femm. ad.). Le parti 
nude, cioè cera, piedi e diti sono giallo-aranciati negli adulti. Parti nude giallo 
pallide; somigliano alle femmine ad., ma le parti superiori hanno le penne con larghi 
margini bianco-rossicci e le macchie nere sono nel complesso meno decise igiov.). 

Lunghezza totale da 0, ra 325 a 0, m 360; becco da 0,'"021 a 0, m 026; ala da 0, m 240 
a 0, ra 275; coda da 0, m 160 a 0,'"180; tarso da 0, hl 042 a 0, ra 050; dito mediano s. u. 
da ", ii: io a 0,'"035. 

Abita l'Europa e l'Asia settentrionale, svernando nell'Africa e nell'India. In 
Italia è specie ovunque comune e sedentaria, abita anche entro le città, sulle toni, 
sui campanili e nei vecchi ediflzi. Gli individui sedentari di Sardegna sono di sta- 
tura leggermente minore e di tinte più cupe, ma sono differenze di lieve valore e non 
reputai necessario di dar loro nome speciale, quantunque pensi che questo non 
tarderà a venire! Nidifica; questa specie si presenta anche di passo d'autunno e 
di primavera ed è in generale più abbondante da noi durante l'inverno. Ila abi- 
tudini carnivore. 

46. Tinnunculus Naumanni (Fleischer), Falco grillqjo. 

| Falco cenchris, Vum.. Tinnunculus tinnunculoides (Natt.), Cerchneis Naumanni Fi.eisch.); Grillato]. 

| Tav. VII. iig. (i e 7 |. 

l'ntlliii biancastre o giallette; sempre distinto dal precedente pella statura mi- 
nore e pelle unghie biancastre o giallette. 11 mas. mi. presenta il grigio della testa 



lav. /. 




1. Smeriglio (giov.). 2. Smeriglio (o" ad.). 3. Falco cuculo (tf ad.). 4. Falco cuculo ($ad.). 
5. Falco cuculo (giov.). 6. Falco grillajo ($). 7. Falco grillajo (e? ad.). 8. Gheppio (o" ad.). 

9. Gheppio (J). 



Ulrieo Iloepli, Editore, Milano. 



UI.WM. 0BNIT0L06IC0 t9 



pili chiaro e ili solito senza gli steli scuri; il mustacchio assai meno accentuato; 

inoltre ha il dorso, lo scapolari e lo cuopritrici alari rosso inaitene vivace senza 
macchie nere; li' parti inferiori rosso-vinate, cenerino sui lati del petto, giallette 
sul basso addome e sul sottocoda con poche e piccole macchie nerastre ovali 
sull'addome e sui fianchi; le remiganti secondarie grigio-bluastre marginate di 
rossiccio-biancastro. La femm. mi. è più piccola ed ha le unghie biancastre o 
giallette; colorito più chiaro, le macchie e le fascie sullo parti superiori più fitte. 

La. V remigante primaria è subeguale o più lunga della '■'<'. raramente più 
cena, ma sempre più lunga che noi '/'. tinnuneulus. 

Lunghezza totale da 0, ffi 280 a 0, m 315; becco da 0, m 017 a 0, m 020; ala da0, m 240 
a 0, m 255; coda da 0, in 142 a 0, m 158; tarso da 0, ,n 030 a 0,'"O.H4; dito mediano s. u. 
da 0, ra 024 a 0, m 026. 

Abita le contrade bagnate dal Mediterraneo fino all'Asia centrale ed alla 
(ina, sverna nell'Africa e nell'India. In Italia è specie di passo ed estiva, ni- 
difica in Sicilia, in Sardegna, nelle provincie meridionali e forse anche nelle 
centrali; in parte sverna in Sicilia ed in Sardegna, sicché colà vi sarebbe sta- 
zionaria, almeno parzialmente. Non è ovunque egualmente distribuita, ina sempre 
più comune nel mezzodì d'Italia che nelle parti settentrionali, anzi in alcune delle 
Provincie nord-occidentali è quasi sconosciuta, sarebbe abbondante in Sicilia. 

Sottofamkìlia PANDIONINAE, Pandioniìii. 

Narici non coperte di setole; manca il disco facciale; diti liberi, non congiunti 
da membrana alla base, l'esterno interamente versatile, squamine dei diti spini- 
formi : tarsi mediocri: piumaggio compatto ed impermeabile. 

Questa sottofamiglia, consta di due generi con sei specie più o meno buone, 
delle quali una sola si trova anche in Europa, il gen. Polioaètus abita la sottoregione 
Indo-Malese. 



Genere PANDION, Savigny. 

Becco forte e grosso, più corto della testa, festonato, rialzato sul culmino, 
fortemente uncinato; cera in parte scoperta, in parte coperta alla base dalle se- 
tole delle redini; narici nude, oblique, oblungo-ovali; ali molto lunghe e strette 
che oltrepassano la coda, questa grande e troncata; gambe grosse ed alquanto 
lunghe con piedi robustissimi ed i diti completamente liberi; tarsi piumati sul 
lato supero-anteriore e coperti nel resto di piccole scaglie rotonde all'apice od 
embricate dall'alto in basso, le scaglie della parte posteriore del tarso sono em 
bricate in senso opposto; diti coperti di scaglie e di tre o quattro grosse placche 
nella porzione preunguinale, colla faccia inferiore dei diti guarnita di piccoli nodi 
a rugosità spiniformi; dito esterno del latin versatile, subeguale in lunghezza al mediano 
questo, senza unghia, più corto del tarso; unghie grandi, forti, molto uncinate. 

Mancano i calzoni; le penne del capo e del collo sono lanceolate ed allun- 
gate; il capo sottile; le dimensioni mediocri; la forma allungata; il piumaggio 
compatto, impermeabile: i sessi eguali: i giovani differenti dagli adulti. 

Atlante ornitologico. 1 



50 



ATLANTE OR.MTlll,l (GICO 



Si distinguono tre specie di Pandion; alcuni Autori, e torse più a proposito, 
le riducono sotto l'unico tipo principale /'. haliaétus (L.), mentre altri accettano il 
P. leucocephalus, Gould dell'Australia, rigettando l'Americano P. carolinensi 's (Grmelin . 
Il Falco pescatore si nutre esclusivamente di pesci, che prende anche tuffandosi 
sott'acqua ed è raro ed accidentale nelle regioni povere di vaste superfìcie d'acqua : 
vola a mandi altezze, ma quando è in cerca di cibo rotea continuamente poco 
lontano dalla superficie delle acque e non appena scopre la previa vi si getta ad- 
dosso di botto, sommergendosi, ed afferratala. con grandi spirali ritorna alla primiera 
altezza. Dicesi che talora rimanga affogato, vittima della propria avidità. Nidifica 
sulle rocce o sulla nuda terra, preferendo però gli alti alberi ed il nido è un rozzo 
intreccio di stecchi, foderato di musco nella sua baso interna: vi depone tre uova 
di solito biancastre macchiate di rossiccio. 



47. Pandion haliaétus (Linnaeus), Falco pescatore. 

[Tav. 11, (ig. 8 e Tav. XI. Vili, Hg. 1 J. 

Pènne della lista e del colli) distintamente lanceolate. 

Una fascia che dagli occhi scende sui lati del collo, riunendosi sul dorso 
e parti superiori bruno-scure, più chiare sul margine delle penne : occipite e parte 
alta del pileo bianche con macchie longitudinali brunastre; linea post-oculare che 
si dirige verso la nuca, gran parte della testa, gote e parti inferiori bianche; 
petto sparso di macchie brune piti o meno fulve che formano una larga banda; 
coda grigio-scura senza fascie o con le stesse poco apparenti ed estese di solito 
sul vessillo interno (ad.). Testa e collo bianco-fulvicci con macchie centrali ne- 
rastre molto fitte sul vertice; fascia che dall'occhio si dirige verso il dorso, parti su- 
periori ed ali bruno-nere con margini bianco-gialletti o rugginosi, mancanti sulla 
fascia oculare; parti inferiori bianche, talora leggermente fulviccie; alle volte sul 

davanti del petto vi è uno spazio molto cospicuo 
ed esteso, tal'altra imperfetto, di tinta fulviccio- 
vivace; coda grigio-bruna con sei fascie bruno- 
cupe ii/inr.K 

Lunghezza totale da 0, m 560 a 0, m 610; becco 
da 0, m 042 a 0,'"04U; ala da 0, m 500 a 0, m 538; coda 
da 0, ra 205 a 0, ra 225; tarso da 0, m 060 a 0, ra 070; dito 
mediano s. u. da 0, m 045 a 0,'"050. 

Considerando le tre forine di Pandion riunibili 
sotto questa specie, il suo Inibitili sarebbe quasi 
cosmopolita, altrimenti il /'. haliaétus abiterebbe 
l'Emisfero Orientale, il /'. carolinensis l'America 
del Nord, ed il /'. leucocephalus l'Australia. 

In Italia è specie poco comune, ina nemmeno 
rara, più frequente e sedentaria nelle Isole di Sar- 
degna, di Corsica e di Montecristo ove nidifica, sul continente appare di tanto in 
tanto di primavera e d'autunno, e non consta nidifichi. Ai tempi del passo viaggia 
ed allora compare qua e là, ma non sembra imprendere vere migrazioni. 








Piede ili /'. haliaétus, 7 j u . 



VII \ N 1 I ORNI l"l .' »■!' 51 



Sottordine ACCIPITRES NOCTURNI - Rapaci notturni. 



Becco corto, accipitrino, col margine della mandibola superiore di solito intero, 
circondato alla base di piume setolose dirette in avanti; narici grandi e coperte 
di piume setolose; occhi molto grandi, diretti in avanti, chiusi in un cerchietto 
di piume setolose, sormontati da un arco sopracigliare e contornati di cerchi com- 
pleti sui lati del capn formati da piccole piume speciali; orecchie esterne assai 
grandi e tornite di un opercolo o padiglione mollile, alquanto simile alla conca 
auricolare dei mammiferi; ali grandi colla prima remigante primaria di solito 
dentellata esternamente; coda coita, in generale di dodici penne; tibia il doppio 
in lunghezza del tarso; tarsi e diti più o meno piumati e talora piumati anche 
per intero; quattro diti, due diretti in avanti e due all'indietro, l'esterno versatile 
e più corto del mediano, il posteriore di media lunghezza, non elevato; unghie 
molto Lunghe e curvate, acutissime, quella del dito mediano spesso pettinata. 

Testa molto grande e larga; piumaggio morbidissimo e vellutato, tornito di 
piumino ad ogni età; sessi (piasi eguali, la femmina è di solito di statura mag- 
giore del maschio; le tinte sono opache e protettive, egualmente diffuse e non a 
spazi in contrasto ed offrono notevoli difficoltà per una esatta diagnosi. 

Questi uccelli hanno abitudini notturne, salvo rare eccezioni, possedono vista 
adatta pell'oscurità, soffrono dei raggi solari, ma è inesatto che durante il giorno 
non vedano affatto. 

Hanno volo del tutto silenzioso, ciò che si deve alla struttura molle del loro 
piumaggio; si nutrono di piccoli mammiferi, di uccelli, di rettili, di pesci e 
più di rado d'insetti e cacciano di notte, protetti dall'oscurità, come i carnivori. 
Dopo il pasto, come altri Rapaci, rigettano in una pallottola rotonda ossa, penne, 
peli ed altre sostanze diffìcili a digerirsi. Passano le giornate nascosti nelle sof- 
fitte, nei siti diroccati, nelle fitte boscaglie, nelle buche degli alberi, nelle caverne, 
uscendone al cader del giorno. Pongono il nido nei loro nascondigli diurni; esso 
è rozzamente intessuto di stecchi, talora depongono nelle buche degli alberi 
senza nido alcuno le loro uova di solito bianche e subsferiche in numero da tre 
a sei. Mutano una volta all'anno, in generale nel luglio ed agosto, sicché d'autunno 
il loro piumaggio è brillante e di primavera consunto. Si conoscono all'incirca :-?(.K) 
specie sparse per tutto il Mondo, parecchie delle quali non meritano il rango 
specifico. 

Conchiudendo, possiamo dire che i Rapaci notturni assomigliano al Oircus pel 
disco facciale, all'Aquila pel tarso piumato, al Pandion pel dito versatile (Seebohm). 



Famiglia BXJBONIDAE, Bubonidi. 

Margine posteriore dello sterno profondamente fesso, con due o più intacca 
ture; clavicola libera, non fissata alla carena dello sterno ; dito medio sempre più 



52 



ATLANTK ORNITOLOGICO 



Lungo dell'interno e col margine interno delle unghie non pettinato. La testa è 
talora provveduta, su ogni lato della fronte, di pennacchi frontali composti di un 
ciuffo di penne più o meno allungate ed erigibili. 





sterno ili dsio otna (Eubonitiae) 



sterno <li Sirio; flammea (Strigidae). 



Questa famiglia può dividersi in due sottofamiglie, la prima dei Buboninae, 
nella quale il disco tacciale è imperfetto, essendo meno sviluppato al di sopra 
degli occhi che al di sotto, la conca auricolare è più piccola dell'occhio e non 
presenta opercolo di sorta; in Europa comprende sei generi con otto specie; hi 
seconda detta dei Syrniinae, che presenta il disco perfetto, essendo alto tanto al 
di sopra che al di sotto degli occhi, la conca auricolare più grande dell'occhio 
e chiusa da un opercolo distinto; essa è rappresentata in Europa, da tre generi 
con sette specie. 

Questa famigliti comprende molti generi diversi che vanno dall'Indiano Ketupa 
che mangiti pesci, ai nostri Gufi e Civette, ma pochi di essi sono Europei. 



Sottofamiglia BUBONINAE, Bubonini. 
Genere BUBO. Cuvier. 



Becco corto, robusto, curvato, fortemente uncinalo, col margine della mandi- 
bola superiore quasi diritto e quello dell'inferiore intaccato; narici grandi, rigonfie, 
ovali o rotonde, esse del tutto, ed il becco solo parzialmente, sono coperti di piume 
setolose; occhi assai grandi; dischi facciali incompleti, ma bene distinti; aper- 
tura auricolare piccola, ovale, senza opercolo; .piume del mento dirette in avanti 
verso Iti mandibola inferiore; ali alquanto corte però mai meno di 0, m 300, più 



ATLANTE 0RNI1 [CO 



53 



corte della coda che è breve, ma larga; tarsi sempre coperti di piume 
corte, '-"-i i diti, the sono alle volte 
in parte nudi; unghie Lunghe, liscie e 
ricurve. 

Testa grande e roi la, fornita di 

due ciuffi di penne lunghe; piumaggio 
assai molle e vellutato; calzoni mediocri: 
statura, elevata: prima remigante pri- 
maria dentellata sul margine esterno; 
colorito quasi costante. 

Sono tra i Rapaci notturni i più 
potenti ed audaci; si nutrono in ispe 
cial modo di piccoli mammiferi e di 
glossi gallinacei, di lepri, di conigli, di 
gatti, etc; hanno le abitudini dei con 
generi. Questo genere consta di circa 
L'i) specie sparse per tutto il .Mondo. 



fitte e 




tranne nella Regione Australiana. 



Nidiacei ili /.'. bubo. 



48. Bubo bubo (Lmnaeus), Gufo reni,: 

IBubo ignavus, Forster, B. maximus. Fi. km.]. 
[Tav. X. fig. l|. 



Cerchi tacciali grigio-gialletti macchiati di bruno e di fulviccio; iride giallo- 
aranciata; ciuffi assai lunghi bruno neri, fulvieci sul margine interno; parti su- 
periori giallo-fulve sui lati, nerastre nel mezzo delle penne, le scapolari e le cuo- 
pritrici alari miste a spazi biancastri; la testa ed il collo più chiari del dorso; 
mento, gola e centro del petto bianchi, tra le due prime parti una banda di penne 
giallette eoi centro delle stesse nero; parti inferiori fulve con grandi macchie nere 
sul mezzo delle piume e strie brunastre, trasversali, strette e numerose sull'addome 
e sui fianchi; remiganti e timoniere giallo-fulviccie, macchiate di nerastro e 
con t'ascie trasversali nerastre uniformi o macchiate di fulviccio; tarsi piumati e 
cosi i diti sino all'inserzione delle unghie, cioè all'anello antiunguinale, le dette 
piume l'ulve quasi unicolori o macchiate di nericcio sui tarsi. 

Lunghezza totale da 0, ni 610 a 0, m 660; becco da 0, m 044 a 0, m 052 ; ala da 0, m 450 
a 0, m 520; coda da 0,'"260 a 0, m 290; tarso da 0,'"072 a 0,'"090: dito mediano s. u. 
da 0, m 056 a 0, m 065. 

Abita l'Europa, dalla Scandinavia al Mediterraneo, parte dell'Asia settentrio- 
nale e dell'Africa del Nord. In Italia è specie sparsa ovunque, tranne in Sardegna, 
ove sembra mancare; è però dappertutto poco abbondante e più distribuita mdlc 
grandi boscaglie alpine del Piemonte, del Veneto e dell'Appennino Toscano; pare 
che al tempo del passo si osservino individui migranti d'oltre Alpe. 

Secondo il Menzbier tanto il II. sibiricus, Lichtenstein, che il lì. tureomamis 
(Eversmann) sarebbero comparsi entro i limiti Europei, il primo nei Governi di 
Perni e di Orenburgo, il secondo ad Ovest delle pianure Aralo-Caspiane. 11 Dresser 
però non li ammette nella sua grande opera The Birds of Europe. 



54 ATLANTE ORNITOLOGICO 



Il lì. siili r ir iis è di statura maggiore del B. bubo e di tinta più pallida ed e 
proprio delle regioni ad oriente dei monti Urali e della Bashkiria; il lì. turcomamts 
è più piccolo del 11. bull», più pallido di tinta, più biancastro sulle parti interiori 
essendo più rade le strie addominali, ha le gambe rivestite di piume bianche e 
coperte sino alle unghie; le due penne centrali della coda hanno tinte brune 
prevalenti nel />'. bubo ed invece fulvo-giallette nel />'. turcomanus; inoltre le cuo- 
pritrici inferiori delle ali sono a fascie trasversali nel />'. I>uhi> ed uniformi nel 
/.'. turcomanus. Non tutti gli Autori sono concordi circa la validità specifica ili 
questi due Gufi asiatici. Il lì. turcomanus abita la Siberia sud-occidentale, il Tur- 
cheatan, il Tibet e lTmalaia. 

Il lì. ascalaphtis, Savigny, che è proprio dell'Africa settentrionale. Cu eitalo 
eome preso nella Spagna (Lilford), in Sicilia (Temminck, Bonaparte e Malherbt . in 
Sardegna (Malherbé) e presso Sorrento {Saunders), ma tali informazioni sembrano 
molto dubbiose, sicché, fino a nuova conferma, è da escludersi dalle specie 
Europee. 



Genere PISORHINA ■ , Kaup. 



Becco abbastanza lungo, molto curvato dalla base col margine della mandi- 
bola superiore festonato e quello dell'inferiore intaccato; cera piccola; narici pie 
cole, rotonde, non rigonfie; esse, la cera e gran parte del becco nascoste da 
piume setolose; ciuffi abbastanza larghi ed allungati; dischi facciali piuttosto grandi, 
incompleti sopra gli occhi; conca auricolare assai piccola e senza opercolo; ali 
molto lunghe, subacute, non più lunghe di 0,'"2?>8 che arrivano all'apice della 
coda la quale è mediocre, rotonda e composta di penne molli; tarso più lungo 
del dito mediano, rivestito di piccole penne sul davanti; diti spesso nudi, l'esterno 
versatile; unghie piccole e mediocremente adunche, quella del dito posteriore la 
massima. 

Testa piuttosto piccola, fornita di due ciuffi di piume abbastanza cospicui; 
occhi piuttosto grandi; statura piccola; forma snella ed elegante; l a remigante 
primaria dentellata su lungo tratto; calzoni poco sviluppati; sessi eguali; colorito 
simile a quello del gen. Caprimulgus; piumaggio molle, abbastanza lungo. 

Sono uccelli migratori, nel senso lato della parola; si cibano in gran parte 
d'insetti; una sola specie è propria all'Europa, essa è ben nota pel suo canto 
che odesi spesso nelle notti d'estate e che si può ripetere colla parola chiù, 
donde il suo nome ben conosciuto in molte delle nostre Provincie. Questo gè 
nere consta di ottanta specie, alcune delle quali non offrono validità specifiche 
rilevanti e sparse per tutto il Mondo, eccetto l'estremo Nord, il lato sud del- 
l'America meridionale e la Regione Australiana, sembra perù che abitino la 
Nuova Zelanda. 



Un adottato il gen. Pisorkina, Kaup (1840) anziché Scopa, Sav., 1*09, perchè esso dianzi venne 
usato dal Briinnicfa 1 7 7 '_' i per un pesce, ed il munì' EpkiaUes, Keys-Blas, (1840 era stato adoperato in 
Entomologia, se la memoria non mi inganna. 



\n w il ORMI ili 55 



49. Pisorhina scops Linnaeus), Assiolo. 

| Ephialtes scops i. . Scops giù (Scoi*.)]. 

[Tav. \. dg. 2], 

[ride gialla; ciuffi mediocri, rossicci sul vessillo esterno dello penne, grigi sullo 
stelo; dietro la regione auricolare una t'ascia semilunare nera marginata di bianco- 
fulvo; dischi facciali interrotti sul margine interiore-, faccia grigia macchiata ili bruno 
e di fulviccio; piumaggio generale cenerino-chiaro lavato di rossiccio più o meno 
vivo e fulviccio, con strie Longitudinali bruno-nere sullo stelo di ogni penna, miste 
a lineette trasversali ed a punteggiature o tini zig-zags dello stesso colore e con 
macchie o spazi grigio-chiari o biancastri, questi sono più accentuati sulle sca- 
polari esterne che sono nere all'apice e formano uno spazio alare e sulle cuopri- 
trici medie e grandi, che presentano macchie bianche sul vessillo esterno; parti 
inferiori dello stesso disegno, ma più variate di bianco e di fulviccio; mento bian- 
castro; remiganti primarie sul vessillo esterno a fascio trasversali regolari bruno- 
rossiccie macchiate di biancastro, sull'interno quasi uniformi bruno-rossiccie, 
eccetto sul margine, che è fasciato; tarsi piumati fulvo-aranciati con piccole li- 
neette centrali allungate bruno-nere; diti nudi, squamati. Vi sono individui for- 
temente lavati di rossiccio, altri più di grigiastro e poca dif- 
ferenza esiste coi giovani dell'anno, che però di solito sono 
meno rossicci. 

Lunghezza totale da 0, m 152 a 0, m 205; becco da 0,'"012 
a 0, oi;,; ala da 0, m 145 a 0,'"170; coda da 0,'"Htif> a 0, m 072; 
tarso da 0, m 024 a 0/"028; dito mediano s. u. da 0,"0lf> a 0,'"018. 

Abita l'Europa centrale e meridionale, giungendo acci- 
dentalmente nella settentrionale, e l'Asia centrale, migrando 
d'inverno nel Nord dell'Africa fino alla Senegambia e al- 
l'India settentrionale. In Italia è specie abbondante, sopra- Te8ta dl ''■ ""'"■ 
tutto, come estiva, arriva in marzo ed in aprile, riparte in 
settembre e nell'ottobre, sverna a Malta ed in Sardegna e talora nelle provincie 
meridionali e centrali, sicché può dirsi scarsamente sedentaria, non venne mai 
trovata d'inverno nella valle del Po. Nidifica in maggio e nel giugno. 

Dubbiosamente venne asserito che una specie Nord-Americana la Pisorhina 
usili (Linnaeus), ora stata colta due volte nelle Isole Britanniche, ma le notizie sono 
troppo vaghe per ammetterla. 



Genere NYCTEA. Stephens. 

Becco (piasi del tutto coperto da penne setolose, mediocre, curvato dalla base, 
col margine della mandibola superiore e quello dell'inferiore intaccato; narici 
grandi, ovali, non rigonfie; cera corta; disco facciale molto incompleto; apertura 
auricolare piuttosto piccola, senza opercolo; ali subacute, mediocri, colla 1" re- 
migante primaria dentellata esternamente, la 3" la più lunga, la 2" e la 4 eguali, 
le ali non giungono all'estremità della coda; coda rotonda e di media lunghezza, 
ampia, colle cuopritrici inferiori che quasi ne toccano l'apice; tarso più corto del 




56 ATLANTI ORNITOLOGICO 



dito mediano con unghia, tarso, piedi ed in parte anche le unghie coperti da lunghe 
penne fitte e molli; unghie mediocri, acute, abbastanza ricurve. 

'I"esta grande e grossa senza ciuffi apparenti, in taluni esemplari del tutto 
mancanti e, se esistono, sempre molto brevi; occhi mediocri: calzoni molli ed assai 
sviluppati; piumaggio uè troppo molle, né troppo rigido colle timoniere e le re 
miganti resistenti: statura elevata. 

Questo genere consta di una sola specie che abita le più alte latitudini imi' 
. diche, ove frequenta le località più aride e desolate, spoglie di qualsiasi albero, 
portandosi raramente nelle foreste; caccia più che tutto di giorno ed ha quindi 
prevalentemente abitudini diurne: si nutre di piccoli mammiferi e più che altro 
di Lemmings, che segue nelle migrazioni. Nidifica sulla nuda roccia o talora nelle 
buche e deposita da quattro a cinque uova, alle volte tino a dieci, ovali e di un 
bianco-puro. 

50. Nyctea nyetea (Linnaeus), Civetta <l<llt nevi. 

[Tav. IX, fig. 4]. 

Tinta generale bianco-nivea. sfumata di brunastro sul pileo ed all'apice delle 
remiganti; becco ed unghie nerastre di corno; iride gialla {ad.). Bianco di neve 
con fascie bruno-scure angolari sulle parti superiori e trasversali sul gastreo, 
sulle remiganti e sulle timoniere, più abbondanti quanto più l'uccello è giovane 
e più rade quanto più invecchia (giov. . 

Lunghezza totale da 0,'"o40 a 0,'"680; becco 0, m 065; ala da 0, m 400 a 0, m 450; 
coda da 0, ra 250 a 0, m 270; tarso da 0,'"050 a 0, m 060; dito mediano s. u. da 0,"'060 
a 0,'"070. 

Questa specie abita le regioni Artiche d'Europa, dell'America e dell'Asia, 
spingendosi d'inverno al sud sino agli Stati Uniti, all'Asia centrale ed all'Imalaia: 
nella stessa stagione in Europa giunge al Caspio ed al mare d'Azov, alla Dani- 
marca, alla Germania settentrionale e comparve irregolarmente in Inghilterra, 
in Olanda, in Francia, nella Svizzera e nell'Austria, ma non venne mai colta in 
Italia e nei paesi circummediterranei. 

Genere SURNIA. Duméeil. 

Becco corto, alto, forte, curvato dalla base, col margine della mandibola su- 
periore leggermente festonato e quello della inferiore intaccato, in gran pai-te 
nascosto, come le narici e la cera, da lunghe penne setolose; narici piccole e ro- 
tonde; cera coita: disco facciale quasi nullo; orificio auricolare piccolo, subovale. 
senza opercolo; ali corte, che terminano ben lontano dall'apice della coda, subacute 
■ olla l 1 remigante primaria dentellata esternamente ed eguale alla li', lai' 1 più 
lunga della .">', la 3° e -T subeguali e le più lunghe, le tre prime col vessillo in- 
terno intaccato; coda lunga, cuneata, cioè colle penne graduate, le laterali arro- 
tondate e le due mediane acuminate; tarso piuttosto corto, più breve del dito mediano, 
esso ed i diti fittamente coperti di penne mediocremente allungate; unghie me- 
diocri, curvate, acute. 

Testa mediocre, piuttosto stretta, piatta, senza ciuffi; occhi un po' piccoli: 



Tav. 8. 




1. AlbaneUa (tf ad.). 2. Albanella ($ ad.). 3. Albanella (cfgiov.)- 4. Albanella reale (e? ad.). 5. Albanella 
reale (9 ad.). 6. Albanella reale (giov.). 7. Albanella pallida (tf ad.). 8. Albanella pallida ( J ad.) 

9. Albanella pallida ((? giov.) 



Ulrico Hoepli, Editore, Milano. 



\ I I \\ I I OENJ rOLOGII ■>' 



calzoni mediocri; piumaggio abbastanza lungo e molle colle remiganti e Le timoniere 
discretamente rigide, penne mediane della coda più molli; statura mediocre. 

Queste Civette hanno abitudini del tutto diurne e cacciano solo durante il 
giorno, sono coraggiose ed il loro volo silenzioso è però sostenuto <• rapido. Non 
a torto gli Inglesi le chiamano Haivk Oivls, paragonandole all'Astore, di cui hanno 
in parte le abitudini ed il grido acuto e t'urto. Si nutrono di uccelli, di piccoli 
mammiferi ed anche d'insetti, prendendo di solito la preda a volo; uidiflcano nelle 
buche degli alberi; deponendo da tre a sette nova bianco scure, un po' arrotondate. 

Si conoscono due specie, una dolio quali Europea, l'altra dotta S. doliata (Pali.) 
abita la Siberia, il Kamciatka e l'Alasca; una forma poco differente dalla specie 
Europea vivo in America, da dove talora giunge accidentalmente nelle Isolo Bri- 
tanniche. 

51. Surnia ulula (Linnaeus), Ulula. 

| Surnia funerea, Dum. |. 
[Tav. IX, fig. 5]. 

Becco giallo-chiaro; iride gialla; testa Inaino nerastra con fitte macchie bianche 
che quasi obliterano la tinta scura, fronte e nuca quasi intieramente bianche; 
cuopritrici auricolari bianche d'argento terminate di nero, tale tinta torma una 
t'ascia a mezzaluna, che corre dal margine posteriore dell'occhio fino al posteriore 
della regione auricolare a guisa di disco facciale, che non è presente; un anello 
oftalmico ed una macchia davanti agli occhi neri: colorito generale delle parti 
superiori bruno di seppia con fascie bianche; scapolari bianche sul vessillo esterno 
in forma di spazio distinto sull'ala, macchie bianche ovali sulle grandi cuopri- 
trici alari e sulle mediane; gola ed alto petto bianchi separati da una fascia 
bruno scura; resto del gastreo bruno con strette fascie brune trasversali, più larghe 
sul sottocoda; remiganti bruno-cenerognole con fascie bianche e l'apice pure bianco; 
timoniere molto lunghe e graduate bruno-cenerognole con nove strette fascio 
trasversali di un bianco sudicio (ad.). Testa bruno-pallida colle penne strettamente 
terminate di bianco-sudicio; mancano quasi del tutto le macchie ovali bianche 
sulle cuopritrici ed il bianco sulle scapolari; le fascie sulla coda sono di un bianco- 
brunastro e quelle sulle parti inferiori tinte di biancastro: l'ascia pettorale poco 
distinta; in generale il colorito chiaro è meno puro e lo scuro più cupo [giov.). 

Lunghezza totale da 0, m 354 a 0, m 367; becco 0, m 023; ala da 0, m 226 a 0, m 232; 
coda da 0,"'17.7 a 0, 190; tarso 0, m 025; dito mediano s. u. 0, m 027. 

Questa specie abita le estreme parti nordiche dell'Europa e dell'Asia occi- 
dentale, svernando nella Russia centrale e visita irregolarmente d'inverno le Isole 
Britanniche, la Danimarca, la Germania settentrionale, è accidentale in Polonia, 
in Austria, nella Francia settentrionale e nella Svizzera; non comparve mai in 
Italia, ma il Bonaparte l'annoverò sotto il nome di 8. funerea tra quelle (die vi 
capitano raramente d'inverno, senza però offrire dati positivi. 

51 a. Surnia ulula caparoch (P. L. S. Muller), Ulula americana. 

Distinta dalla S. ulula per le tinte delle parti superiori più cupe, specialmente 
sul dorso; pel bianco della gola meno scuro; pelle fascie scure sulle parti infe- 

AtUmte ornitologico. 8 



58 ATLANTE ORNITOLOGICO 



riori più larghe e di un bruno-vinato o di un bruno-castagno; la statura, secondo 
lo Sharpe, è maggiore nel maschio che nella femmina. 

Lunghezza totale: maschio, 0, m 382; femmina, 0, m 355. 

Abita l'America Artica, spingendosi d'inverno sino alle parti nordiche degli 
Stati Uniti, è accidentale nelle Isole Britanniche. 

Alcuni Autori considerano la presente quale specie distinta, ma io ritengo 
debba considerarsi una forma della S. ulula. 



Genere CARINE, Kaup ('). 

Becco curvato dalla base, forte, abbastanza alto, colla mandibola inferiore 
intaccata all'apice; narici coperte da piume setolose, ovali, rigonfie e aperte sul 
margine anteriore della cera, che è corta; conca auricolare larga, subrotonda col- 
l'orificio piccolo e senza opercolo; disco facciale non bene definito col collaretto 
incompleto e sviluppato sopratutto sui lati; ali grandi e rotonde, colla l a remi- 
gante primaria dentellata esternamente, allungata, poco più corta della 2 a e sub- 
eguale alla 6 a , 3 a e 4 ' quasi eguali e le più lunghe; le quattro prime col vessillo 
esterno smarginato poco distintamente; coda mediocre, leggermente rotonda; tarso 
lungo, interamente coperto di penne corte anche posteriormente, abbastanza ele- 
vato, un po' più lungo del dito mediano con unghia; diti parzialmente squamosi, 
coperti di rade setole; unghie forti, curvate, acute. 

Testa rotonda, grande, schiacciata, ma senza ciuffi; corpo accorciato e mas- 
siccio; occhi grandi e gialli; calzoni nulli; piumaggio molle e corto; remiganti 
e timoniere abbastanza rigide; taglia piccola. 

La specie di questo genere in numero di sei abitano le regioni Paleartica, 
Etiopica ed Indiana, due di esse s'incontrano nei limiti Europei. 

Sono rapaci di abitudini eminentemente notturne e quando escono di giorno, 
sembrano stupidi e meravigliati; si nutrono di piccoli mammiferi, di uccelletti, 
di biscie, di rane e d'insetti; il loro grido è triste e riscalda la fantasia del popo- 
lino, che li ritiene apportatori di disgrazie. 

Le Civette nidificano nelle soffitte, nelle buche degli alberi, delle roccie, nei 
luoghi disabitati etc, senza fabbricare nido, ma accumulando stiacci, peli, pezzi 
di carta e deponendovi sopra poche uova bianche e rotonde in numero da quattro 
a cinque. 

52. Carine noctua Scopoli), Civetta. 
| Athene noctua (Scop.) |. 

| TAV. X, flg. 7 |. 

Becco verde-giallastro; iride gialla; parti superiori di un cenerino-bruno- 
olivastro più o meno rossiccio, con macchie subrotonde bianche più o meno ful- 
viccie, ben distinte sulle scapolari e sulle grandi cuopritrici delle ali, disegnate 
a fascie sul sopracoda e più o meno nascoste dalle penne soprapposte, il bianco 



(') Ho adottato il nome Carine, Kaup 1829, anziché rpiello ili Athene, Boie 1822, perchè questo era 
stato già usato dall' Hiibner nel 1816 per un genere di Farfalle 



ITLANT] ORNITOI OGICO 59 



più esteso sulla nuca, sulla porzione Laterale e posteriore del collo; penne della 
faccia e del sopraciglio biancastre, nerastre verso L'apice delle penne; guancie 
biancastre striate di nericcio; mento e collo biancastri, con una banda bruna 
sulla gola ; Le parti inferiori bianche con strie centrali allungate, brunastre e fascie 
trasversali, indistinte sui fianchi; remiganti brunastre con macchie bianco-fulviccie 
sul vessilln esterno e fascie trasversali sull'interno ; timoniere brunastre, Mancasi re 
all'apice e con quattro fascie trasversali bianco-brunastre ; diti grigio-biancastri 







Testa di C. nootuu, ' Piede di C. nociva, '/ 3 . 

rivestiti di radi peli (ad.). Colorito più opaco; macchie bianche sulle parti supe- 
riori meno accentuate; macchie allungate delle parti interiori più allungate e la- 
vate di rossiccio. 

Lunghezza totale da 0, ,n 240 a 0,'"250; becco da 0,'"014 a 0, m 017: ala da 0, m 160 
a 0,'"180; coda da 0, m 080 a 0, m 088; tarso da 0, m 030 a 0, m 035; dito mediano s. u. 
«la <),'"020 a 0, m 026. 

Questa specie abita l'Europa centrale e meridionale, portandosi accidental- 
mente nella settentrionale. In Italia è specie abbondante e sedentaria, eccetto 
a Malta, ove è rara e di apparizione irregolare; in alcuni paesi delle provincie 
settentrionali migra d'inverno. Nidifica in maggio. È molto usata nel Veneto, in 
Lombardia, nella Toscana, nel Romano, in Sicilia etc. per la caccia degli uccel- 
letti e delle Allodole in particolare. 

Il GiglioliC) ha recentemente descritto una nuova specie di Civetta sotto il 
nome di Athene Charadiae, sopra di un solo soggetto avuto dai monti del Friuli. È un 
po' più piccola della C. noctua e vi predominano le striscie e le macchie in dire- 
zione longitudinale anziché trasversale, inoltre appare più macchiata; il colore 
delle parti cupe del piumaggio è di un bruno-bigio-scuro e mancano le tinte 
fulvo-rossiccie; l'iride è bruno-cupa quasi nera. Lo stesso chiarissimo Autore la de- 
scrive come nuova specie, non nascondendo però fortissimi dubbi in proposito. 

Di recente ho veduto a Udine un soggetto consimile, che il signor G. Val- 
lon trovò egualmente sui monti del Friuli in un nido di C. noctua che conte- 
neva quattro nidiacei, tre dei quali di C. noctua, il quarto della specie detta 
A. Chiaradiae ('-). Io ho lungamente studiato lo strano individuo e se devo mani- 
festare la mia opinione, francamente ritengo che non sia una buona specie, la 
statura, la voce e la fisionomia sono di C. noctua, come lo sono il becco, le zampe 
ed il portamento. Riguardo alla tinta, il colorito generale del gastreo si può dire 



(') Avicula, pag. 57-60 (1900); Orafa, XI. no. 2, 3, pp. 237-242 (1901). 

(■) Vai.lon O., Nota int. alla nuova specie di Civetta scoperta nella provincia del Friuli, diti dee. 
ili Udine, Sor. Ili, Voi. Vili, e Ora. Jahrb. XII. Heffc G (1901). 



60 



ATLANTE ORNITOLOGICO 



rassomigli assai a (inolio di C. nottua, solo il l'ondo di tinta è bianco e le strie 
scure più ristrette sono maggiormente appariscenti sulla colorazione più chiara; Le 
principali differenze appaiono sulle parti superiori, ove la tinta chiara, anziché a 




Ala (li Caline uncina. 



spazi trasversali, si palesa quasi ovunque in senso longitudinale, come di estese orla- 
ture die s'allargano qua e là. specialmente sulle ali e sulla coda. Sicché i caratteri 
più notevoli sarebbero la differente disposizione delle macchie e delle fascie sulle 




Ala di Alimi,- Chiaradiae. 



parti superiori ed il colore dell'iride. Per l'iride non saprei dare un'esauriente 
spiegazione, sebbene altre nidiate di specie, anche ben differenti, offrano talora 
individui con occhi a vario colore inter se, ciò che venne più volte osservato; polla 
differente disposizione delle macchie e delle fascie ricordavo al signor Vallon come 
anche il così detto Synoecus Lodoisiae presenti macchie dirotte in senso opposto 
a quelle della C. coturnix, sicché per me VA. Chiaradiae è una semplice varietà 
di coloro per quanto singolare, e due sarebbero i soggetti noti, l'uno nel Museo 



MI INTE ORXITOI.OMCO GÌ 



di Firenzi' ed il secondo ancora in possessi, de] signor G. Vallon, ebbi occasione 
di esaminarli entrambi Lungamente e li trovai identici 

52". Carine noctua glaux Savigny), Civetta meridionale. 

\ Athene persica Virili..), A. glaux (Sav.); Civetta minore]. 

Differisce dalla C. noctua per la tinta delle parti superiori più pallida e di 
un bruno-rossigno e per le strie longitudinali delle pai-ri inferiori più dilavate e 
rossigne su fondo di un bianco più puro. Innli re. secondo lo Sharpe, il margine 
interno dell'ala è molto pallido, la 1 remigante primaria ha quattro fascie tra- 
sverse sul vessillo interno e quelle delle altre penne sono molto larghe, mentre 
india C. noctua il detto margine è di un bruno molto cupo, le fascie nella r re 
mi-ante sono tre e quelle delle altre più strette. 

Statura eguale o leggermente minore. 

Abita questa sottospecie le regioni Africane bagnate dal Mediterraneo, estenden- 
dosi fino all'Asia eentrale: in Europa si trova in Grecia, in Turchia, nel Sud della 
Russia e molto dubbiosamente nella Spagna, nelle Baleari, nel Portogallo e nella 
Francia meridionale. Non comparve mai in Italia, quantunque sia stata indicata 
per Malta e con dubbio pella Sicilia, e l'errore pare fondare su individui in abito 
rossiccio della specie comune. Gli Anturi sono concordi nel riferire, come già 
dissi, la Strix meridionalis del Risso trovata a Nizza ad una varietà rossigna del 
Syrnium aluco. 

U Athene glaux Savigny) non è ritenuta da molti Autori come specie distinta. 
ma forma o varietà climatica della C. noctua, i giovani delle due specie sono iden- 
tici; cosimi sembrano di poco momento le differenze date pell'.I. noctua meridio- 
nalis, Schlegel rappresentata da individui di C. noctua di tinte grigio-brune secondo 
alcuni o rossiccie secondo altri; ma io non possiedo materiale sufficiente per de- 
finire tale questione. 



Genere GLAUCIDIUM. Bore. 

Becco piuttosto grande, torte, curvato dalla base, ove è in gran parte coperto 
di pilline setolose, col margine della mandibola inferiore intaccato; narici pie-cole, 
rotonde, nascoste da piume setolose; cera corta; disco facciale quasi del tutto 
mainante; conca auricolare piccola, subovale, senza opercolo; collaretto poco s\ i 
luppato, eccetto dietro le guancie; ali corte, larghe e rotondate, la distanza tra 
esse e l'apice della coda più lunga del tarso; la l a remigante primaria dentellata 
esternamente e ben più corta delle secondarie che sono lunghe, .1.4 e 5 sub- 
eguali, 4" la più lunga, le tre prime smarginate; coda molto più lunga della meta 
dell'ala e debolmente rotondata; tarso più lungo del dito mediano, fittamente co- 
perto di piccolo penne; diti coperti di piume per la maggior parte lunghe e se 
tolose: unghie sottili, lunghe, curvate ed acute. 



!.'■ 'in'- ;ili figurate appartengono :i due individui della nidiata rinvenuta dal Bignor Vallon ani 
monti ili-I Friuli. 



(il' ATLANTE ORNITOLOGICO 



Testa appiattita senza ciuffi, arrotondata e relativamente piccola; occhi piccoli; 
calzoni mediocri; piumaggio abbastanza lungo e molle; remiganti e timoniere piut- 
tosto rigide; statura molto piccola, talora mediocre. 

Trenta specie circa compongono questo genere, una sola delle quali abita 
l'Europa, le altre sono sparse per tutto il Mondo, eccetto l'Australia. Hanno abi- 
tudini quasi del tutto notturne e raramente si vedono durante il giorno, cacciano 
di solito sul crepuscolo, quantunque uccelli piccoli, sono assai rapaci, violenti e 
coraggiosi, ma punto timidi anche dell'uomo. Depongono poche uova bianche in 
una buca degli alberi senza fabbricare nido, né alcun letto per deporvele. 

53. Glaucidium passerinum (Linnaeus), Civetta nana. 

| Civetta minore |. 
[Tav. X, fig. 8]. 

Becco e iride gialli; parti superiori grigio-brune più o meno rossiccie, sparse 
di fitte macchie rotonde bianco-sudicie disposte talora a mezzaluna sull'occipite 
e sempre a strie trasversali sul dorso, sulle scapolari, sulle cuopritrici alari, sulle 
remiganti, sul groppone e sul sopracoda; faccia cenerino-bruna con numerose 
macchiette bianche; sopraciglio ed uno spazio a mezzocollare sulla gola bianchi ; 
parti inferiori bianco-argentee con macchie allungate longitudinali brune e fascie 
bianchiccie su fondo bruno sui lati del petto; timoniere bruno-rossiccie con cinque 
fascie trasversali bianche; tarsi e diti rivestiti di fitte piume setolose, biancastre 
o cenerine con rade macchiette scure. 

Lunghezza totale da 0,'"132 a 0, m 162; becco 0, n, 015; ala da 0, m 108 a 0,"'llf>; 
coda da 0,'"060 a 0,"'0(J9; tarso da 0,'"021 a 0,'"020; dito mediano s. u. da 0,'"015 
a 0,'"019. 

Abita le Alpi orientali ed attraverso le parti centrali sino alle regioni più nor- 
diche d'Europa e la Siberia, manca nelle Isole Britanniche. In Italia è specie 
molto rara e di comparsa accidentale nelle Alpi della Lombardia, del Veneto 
e del Trentino, ove però secondo il Bonomi sarebbe sedentaria nella foresta della 
» Parisa » presso Folgheria. Non nidifica da noi, per quanto si sa, ed il limite 
più meridionale di riproduzione fu trovato a Olii nella Stiria. 

I due G. passerinum citati dal Doderlein (fide Benoiti e dal Saunders come 
presi in Sicilia e conservati a Catania sono riferibili al brasiliano G. pumilum 
'Temili.) specie venuta d'America ma in pelli', quindi il G. passerinum deve scom- 
parire dai Cataloghi di quell'Isola. 

II Madarasz, nel suo recente lavoro sull'Ornitologia Ungherese ('i. distingue la 
forma Ungherese o meridionale dal Glaucidium passerinum del Nord, sotto il nome 
di G. setipes, che cosi caratterizza: Glaucidio passerino Linn. simile, sed striis fu- 
scis iilnloiiiiiiiiUlins distilliti*, a colore albo iiiai/is discrrtis, plumibus iiusitlihns obscu 
rioribus, digitisene brevibus et parcius plumosis, fere setosis diversum. 

Le dimensioni sarebbero le seguenti: 

Lunghezza totale da 0,'"160 a 0, m 170; becco 0,"'01T>; ala da 0,'"096 a <).' 107 ; 
coda da 0, m 065 a 0,'"070; tarso 0,'"020; dito mediano s. u. 0, m 015. 



l'i Magyarorszdg. Madarai. V, pag. 203-204 (1900) 



\ il \\ :m i • > i .... i . o 






In Italia io ho trovato entrambe le forme, giacché di due esemplari Veneti 
presi nel novembre, uno apparterrebbe al G. setipes, l'altro al 0. passerinum. Il 

primo ha i «liti poco piumati, ma un po' ]>iù di (incili figurati dal Madarasz, clic 
li avrebbe quasi nudi e le penne sono più setolose (die nei soggetti Scandinavi. 





Piede ili '■'. pai xi rimini, un po' ingrandito. 



Piede ili Gr. ìetipes, un po' ingrandito. 



F.eeone le dimensioni: ala 0, ra 110; dito mediano senz'unghia 0,'"014. Del resto 
trovai individui di Scandinavia che avevano quasi pari le tinte dell'addome e 
quelle delle penne nasali: i diti solo erano un po' più brevi e più fittamente 
piumati ('); mi sembra poi che tali distinzioni specifiche siano di poco momento 
e credo che il G. setipes, anziché come specie, tutt'al più forse potrà accettarsi 
quale semplice sottospecie col nome di G. passerinum setipes. 



Sottofamiglia SYRNELNAE, Sirniinae. 
Genere ASIO, Brisson. 

Becco allungato, molto curvato sino dalla base, col margine della mandibola 
superiore quasi diritto e quello dell'inferiore appena intaccato all'apice; cera grande: 
narici ovali, aperte in parte nella cera ed in parte sul becco, nascoste da fitte 
piume setolose; disco facciale completo e ben distinto: conche auricolari grandi, 
munite di un opercolo semicircolare e membranoso; meato uditivo asimetrico e 
mediocre; ali lunghe, colla 2 a remigante primaria di solitola massima, la 1' den- 
tellata per intero, la 2" solo verso l'apice; coda mediocre, troncata; gambe e diti 
piumati, questi fino all'anello antiunguinale o talora parzialmente nudi, il mediano 
senz'unghia più corto del tarso; unghie lunghe, acute, adunche, piuttosto sottili. 

Iride generalmente gialla; testa fornita di due ciuffi più o meno allungati; 
calzoni abbastanza sviluppati; statura mediocre; piumaggio abbastanza lungo e 
morbido; colorito piuttosto costante. 

Alcune specie di questo genere hanno abitudini migratorie ed oltre che ci- 
barsi di piccoli mammiferi e di uccelli, non sdegnano gli insetti, ma il loro nu- 
trimento principale sono i sorci. Se ne conoscono quattordici specie sparse in 
tutto il Mondo, eccetto l'Australia, si trovano anche nelle Isole Sandwich (A. acci- 
pitr/iiiis). 



(') Ho osservato che anche i soggetti nordici del /•'. imito hanno le gambe e i «liti piii fittamente 
pinmati degli individui meridionali. 



li I ATLANTE ORNITOLOGI! 



54. Asio otus Linnaeus), Gufo comune. 

[ Otus vulgaris. Fi km.: Gufo |. 
[Tav. IX. Bg. 7 |. 

Iride giallo aranciata; ciuffi lunghi e grandi neri, sul margine esterno fulvi, 
bianco-grigi sull'interno; disco tacciale bruno-gialletto; le penne dal lato interno 
dell'occhio nere; penne del collaretto bianche alla base, scure all'apice; parti 
superiori grigio-lionate o grigio-biancastre con larghe strie longitudinali bruno- 
nerastre e numerose macchiette bruni trasversali, tali tinte si dispongono qua e là 
a zig-zags, più appariscenti nella metà apicale delle penne sul dorso e sulle cuo- 
pritrici delle ali; mento biancastro: parti inferiori giallo-lionate con larghe fascie 
longitudinali ed altre frasi-ertali ma più strette nere; fianchi, basso addome e calzoni 
immacolati: penne del petto in gran parte bianche con una linea centrale nera 
sulle penne e pochi zig-zags trasversali : ali e coda a fascie bruno-grigie e bruno- 
scure e tinte giallo-fulve negli interspazi. Si trovano individui di tinta più rossiccia 
o più chiara e grigio-biancastra. 

Lunghezza totale da 0, m 350 a 0, 380; becco 0, m 025; ala da 0, m 310 a 0,'"330; coda 
da 0, m 135 a 0, m 150; tarso da 0,'"041 a 0,'"044; dito mediano s. u. da 0, m 030 a 0, 032, 

Abita l'Europa, il Nord dell'Asia fino al Giappone, la Cina, l'Imalaia e il nord- 
ovest dell'India. È stazionario ovunque in Italia, ma più abbondante quale uccello 
invernale e di passo. Nidifica certamente nell'Italia settentrionale e centrale ed 
in Sicilia; è in generale poco comune. 

55. Asio accipitrinus (Pallas), Gufo di patitile. 

LOtus brachyotus Forst.), Otus accipitrinus (Pall. |. 
[Tav. IX. flg. 8]. 

Iride gialla; ciuffi assai corti, del color della testa, poco distinti, situati in 
alto sul davanti dei dischi facciali; occhi circondati da uno spazio nero: disco 
facciale bianco-fulvo misto a strie nere: penne delle parti superiori bruno-nere 
largamente marginate sui lati di fulvo-chiaro e con spazi bianco-giallicci sulle 
cuopritrici alari; mento bianco; parti inferiori giallo-fulve con sole strie centrali, 
longitudinali bruno-nere, strette dal basso petto all'ingiù, mancatili sui calzoni e 

sul sottocoda; remiganti fulve a fascie ed apice bru- 
nastri; timoniere bianco-fulve con sei o sette fascie 
scuro-nerastre e terminate di bianco-fulvo. Le macchie 
strette, allungate sul sottocoda e sulle cuopritrici in- 
feriori delle ali non sono speciali alle femmine, ma 
un semplice segno di immaturità. 

Lunghezza totale da0, m 370 a 0,'"390; becco 0, ,n 025; 
ala da 0,' 316 a 0, 336; coda da 0, m 135 a 0, m 155; tarso 
da 0, 035 a n. oli: dito mediano s. u. da 0, m 028 a 
0, m 032. 

resta Hik.occipitri .' . Q uesta s P ecie V;| soggetta a notevoli variazioni 

di colorito del tutto indipendenti dalle località e che 
si osservano specialmente nel tono chiaro o scuro delle tinte di fondo. 




Tav. 9. 




1. Albanella minore (o" ad.). 2. Albanella minore (giov.). 3. Albanella minore (2). 4. Civetta delle nevi. 
5. Ulula. 6. Gufo degli Urali. 7. Gufo comune. 8. Gufo di padule. 



Ulrico Hoepli, Editore, Milano. 



WLANTB ORNITOLOGI* 



65 



Abita quasi tutto il Mondo, eccetto l'Australia, si trova però alle isole Sand- 
wich. In Italia è specie comune più che altro ai tempi del passo e uell'inverno, 

taut 'Ile paludi, che uri campi alberati e nei boschi di 1 itagna. Nidifica noi 

Veneto, in Sicilia ed in altre parti. È migratoria in modo inarcato. 

56. Asio capensis (Smith), Gufo del Capo. 

Iride bruno-nerastra; ciuffi molto corti; attorno all'occhio uno spazio piumato 
nero; disco facciale brunastro, macchiato di rossiccio-gialletto poco accentuato; 
parti superiori bruno-scure tinte di cioccolata e con zig-zags stretti ed indistinti 
brunastri, più accentuati e commisti a macchie sulle cuopritrici delle ali: parti 
inferiori bruno-ocracee pallide con fascie, macchie a zig-zags fulvo chiare e ta- 
lora biancastre; petto con fascie di tal colore; basso addome, sottocoda e gambe 
di un fulvo-gialletto immacolato; remiganti primarie pialletto-rossiccie con l'apice 
a fascie trasversali bruno -nerastre, alcune delle più interne e le secondarie 
esterne per un grande spazio bianche all'apice; timoniere, le due centrali bruno- 
cupe con tre fascie basilari distinte e due terminali poco accentuate di un fulvo- 
carico, le altre terminate di bruno-fulviccio : diti ili solito midi limisi del tutto. 

Lunghezza totale da 0, m 340 a 0, m 355; becco 0, m 028; ala 0, m 295; coda 0, m 150; 
tarso 0,'"037; dito mediano s. ti. 0,'"030. 





Piede di A. otus, al vero. 



Piede di A. capensis, al vero. 



Questa specie abita l'Africa tropicale e settentrionale, mostrandosi acciden- 
talmente nella Spagna e non venne finora inai riscontrata in Italia, 



Genere SYRNIUM, Savigny. 



Becco curvato dalla base, piuttosto corto, distintamente più breve della testa 
e compresso, col margine della mandibola superiore intero e con quello dell'inferiore 
leggermente intaccato; narici grandi; cera piccola, più corta del culmine; conca 
auricolare breve, ovale, cassa ossea dell'orecchio simmetrica sui due lati, apertura 
auricolare larga e fornita di un grande opercolo semilunare; cera, narici e parte 
del becco coperte di penne setolose; dischi facciali rotondi, grandi e completi; 
ali ottuse o subottuse, piuttosto corte, larghe, che non arrivano all'apice della 
coda, remiganti piuttosto molli, le due prime remiganti primarie piti o meno 

Atlante ornitologico. 9 



66 k.TI VNTl ORNITOLOGI! •• 



distintamente dentellate; coda molto lunga e alquanto molle: tarso subeguale al 
dito mediano con unghia, diti piumati fino alle unghie e coperti di penne setolose 
o nudi del tutto; unghie lunghe, curvate, acute, scanalate di sotto. 

Testa -lande, gl'essa, rotonda e senza ciuffi; occhi piccoli, rispettivamente 
all'animale; calzoni mediocri; piumaggio lungo e assai molle: statura grande o 
abbastanza grande; sessi simili: i giovani se coperti di piumino bianco, lo tengono 
soltanto per brevissimo tempo; forma robusta, resa voluminosa dall'abbondante 
piumaggio. 

Il Syrnium è notturno nelle sue abitudini ; nidifica nei siti più disparati, nelle 
foreste selvaggie, ma furono trovate le sue uova perfino nei campi alberati in 
pianura, in montagna, in padule entro le buche degli alberi e nelle tane scavate 
dai cenigli. Anche questi Gufi, oltre di essere carnivori, mangiano insetti. 

Si conoscono 31 specie sparse per tutto il Mondo, mancano però nella regione 
Australiana e nel Madagascar; tre di esse abitano l'Europa. 

57. Syrnium aluco (Linnaeus), Gufo selvatico. 

[ Allocco']. 
[Tav. X, fig. 3 e 4]. 

l'arti superiori cenerine più o meno grigie o rossiccie con una larga fascia 
longitudinale sullo stelo di ogni penna ed altre trasversali strette ed ondulate bruno 
nere, con spazi bianchi sulle scapolari esterne e sulle cuopritrici alari esterne, ec- 
cettuate le piccole; ampi cerchi facciali biancastro-rugginosi sulle penne centrali. 
bruni variati di fulvo e di bianco sulle laterali, tali colorazioni foggiate talora a cer- 
chi concentrici d'attorno l'occhio; mento bianco-rossigno; fondo di tinta del gastreo 
bianco o fulviccio, di disegno eguale a quello delle parti superiori; remiganti primarie 
bruno-chiare con fascie bruno-scure sulle esterne e con sei larghe bande trasver- 
sali brunastre a zig-zags scuri agli apici, con le due prime penne dentellate sul 
bordo esterno, tale carattere talora si estende anche fino alla 5 a ; coda brunastro- 
rossiccia o cenerognola, biancastra all'apice e con zig-zags bruno-cupi, fascie 
larghe, più o meno regolari, in numero di sei sulle timoniere 
- .<•- •"»r^» v laterali; tarsi e diti piumati, questi sino all'anello preungui- 

,• ~^V naie; dito mediano più lungo dell'interno. 

Lunghezza totale da 0, m 380 a 0, m 425; becco 0, ,n 026; ala 
■ \ da 0, m 260 a 0, m 310; coda da 0, m 165 a 0,'"190; tarso da 0, m 040 
a 0, 050; dito mediano s. u. da 0,'"030 a 0, ra 032. 

1 nidiacei non sono coperti di piumino bianco che nei 
primi giorni di vita, poi di piumino cenerino chiaro con fa- 
Tosta di S. aluco, ' . scie trasversali ondulate brune e rossiccie coll'apice bian- 
chiccio, presentano due tipi di colorazione, cioè l'ondo di tinta 
grigio rossigno-rugginoso sempre chiazzato e varialo di biancastro e di bruno. 
Questa specie presenta casi di dimorfismo spiccato sotto più aspetti e più 
che altro si trovano oltre il tipico descritto: 

a) individui di un fulvo-rossiccio di vario tono col disegno normale con- 
servato e che furono attribuiti a livree femminili, ma a torto non esistendo dif- 
ferenza fra i sessi, quantunque tale abito sia più frequente nelle femmine. 



MI Wl I oi;\i ini. ni. li i> 07 



b) individui di un colorito scuro, talora bruno-cioccolata o bruno aero, nei 
quali il disegno Dormale traluce, mentre uei più completi e scuri la tinta è uni- 
forme ed il disegno del tutto scomparso. 

Questa specie abita l'Europa e i paesi circummediterranei; in Italia è ovunque 
stazionaria ed anche di passo, manca in Sardegna ed è rara uelle Provincie me- 
ridionali ed in Sicilia. È però dappertutto poco comune e non egualmente distri 
Unita. Nidifica. 

La stri.r meridionalis del Risso è probabilmente riferibile alla forma rossigna 
di questa specie, quantunque l'Autore le asse-nasse occhi gialli 

58. Syrnium uralense (Pallas), Gufo degli Urali. 

I Allocco dell' little ]. 
[Tav. IX, fig. 6]. 

Becco giallo; iride nocciola-cupa: parti superiori bianco-grigie col bianco più 
o meuo puro e chiaro, ed una larga macchia bruno-nerastra longitudinale cen- 
trale sulle penne e spazi biancastri grandi ed accentuati sulle scapolari e sulle 
grandi euopritrici; le penne del dorso spesso più scure e con t'ascio trasver- 
sali dello stesso colore scuro, sicché la colorazione chiara si dis| > qua e là a 

grosse macchie; cerchi facciali bene accentuati e completi grigio-bianchicci collo 
stelo delle penne nerastro e con macchie rugginose d'attorno all'occhio; collaretto 
bianco, nero sulla linea centrale delle penne e macchiato di bruno-fulviceio, in 
certi soggetti alcune penne del tutto nero-lucenti; parti inferiori bianche qua 
e là giallette con larghe strie centrali longitudinali bruno-cupe, più scure sul petto, 
sul basso addome e sui fianchi; remiganti primarie bruno-grigie coll'apice bianco- 
fulviccio e con larghe fascio brune; coda graduata, lunghissima, le due timoniere 
centrali eccedono le laterali, di un grigio-bruno con fine macchiette biancastre 
a zig-zags e con sei o sette fascie indistinte, più accentuate sulle laterali: penne 
dei calzoni biancastre uniformi o macchiate di brunastro. 

Anche questa specie offre differenti toni di tinta, in alcuni individui il colorito 
scuro specialmente sulla testa è nerastro e lucido ed il soggetto è nel tutto più scuro: 
abbiamo casi di dimorfismo come nel S. educo, cioè di tinta scura, talora nerastra 
più o meno fuligginosa e nei più completi il disegno normale è scomparso, né essi 
sono rari ove la specie è comune. 

Lunghezza totale da 0, ra 550 a 0, '696; becco 0, ,n 035; ala da 0, m 380 a Q, m 398; 
coda da 0,'"270 a0,'"2iS0; le timoniere laterali di 0, m 038 più corte delle mediane: 
tai-so da 0, in 055 a 0, m 063; dito mediano s. u. da 0,'"040 a 0, m 0r>0. 

Abita il Nord dell'Europa e la Siberia, d'inverno si porta verso Sud * giunge 
tino nella Stiria e nella penisola Balcanica: ma forse nidifica ed è specie stazionaria 
in Croazia ed in Slavonia, ove è però più comune d'inverno [Brusina) e dove si tro- 
vano anche facilmente individui della forma scura. In Italia é specie accidentale 
e molto rara, è strano che fu presa soltanto due volte e ambedue nell'Udinese 
ilsT'.ie 1898, lì: Museo </i Fimr.e e mia Collezione). Il soggetto giovane citato dal 
Costa pel Napoletano colla data 1883, certamente non appartiene a questa specie, 
ma al S. itine» od al lì. Imbo. 



US ATLANTE ORNITOLOGICO 



59. Syrniutn lapponicum (Retzius), Gufo di Lwpponia. 

Becco bruno-gialletto ; iride gialla; parti superiori bruno-cenerognolo-cupe con 
macchie a zig-zags irregolari bianche e macchie centrali allungate scure più 
accentuate sul dorso; scapolari bianche con una stria centrale e poche fascie 
trasversali brune; disco facciale bianco-grigiastro con fascie avvicinate, ondulate 
nerastre; spazio sopra, l'occhio nerastro, sotto lo stesso bianchiccio; mar-ine del 
collaretto bruno-cioccolata, macchiato __ di bianco nella sua parte bassa; mento 
bruno-nerastro con macchiette 'bianche ; parti inferiori bianco -brunastre con 
strie centrali bruno-cupe e barre poco distinte bruno-chiare; remiganti bruno- 
scure con fascie larghe bianco-brunastre, zig-zags fini bruno-grigiastri e tinte 
fulviccie sul vessillo interno delle penne; timoniere cenerino-brune, più cupe al- 
l'apice e attraversate da cinque fascie indistinte biancastre, fittamente macchiate 
di bruno-cenerino; penne dei tarsi e dei diti bianco-grigiastre con strette fascie 
bruno-grigie. 

Lunghezza totale: maschio, 0,"'G80, femmina, 0,'"710; becco 0,'"048; ala da 0, m 450 
a 0,'"470; coda da 0,'"325 a 0,'"340; tarso da 0,'"06ó a 0,'"07S. 

Questa specie abita l'Europa settentrionale e il Nord dell'Asia, mostrandosi 
accidentalmente nelle parti centrali dei due continenti e nell'America nord occi- 
dentale, né mai comparve finora in Italia. 

Il Temminck e il Gould hanno ammesso il & nebulosum (Forster) dell'America 
settentrionale tra gli uccelli colti nella penisola Scandinava, senza offrire però 
prove esaurienti. Il Gould lo ha anche figurato ( l ). 



Genere NYCTALA, Breiim. 

Becco corto, forte, curvato dalla base, compresso colla mandibola superiore 
non festonata e coll'inferiore intaccata verso l'apice; cera rudimentale; narici 
piccole, quasi circolari; esse e la cera del tutto ed il becco in gran parte nascosti 
da penne setolose; conca auricolare grande, ovale, fornita di un opercolo bene 
sviluppato, colla cassa ossea dell'orecchio asimetrica sui due lati; dischi facciali 
mandi, rotondi, quasi completi; ali lunghe, rotonde, la 3 a remigante primaria la 
pi fi lunga, la l a e la 2 !l smarginate verso l'apice, la l a dentellata per intero sul 
margine esterno, la 2 ;l solo verso l'apice; le ali non giungono all'estremità della 
coda, che è piuttosto corta, rotonda, remiganti e timoniere molli: tarso piumato 
per intero e più lungo del dito mediano, quantunque piuttosto corto, diti piumati 
fittamente fino alle unghie. 

Testa grande e grossa senza ciuffi; piumaggio molle e molto lungo; taglia 
piuttosto piccola. 

Due specie compongono questo genere, una delle quali la N. acadica (Gmelinì 
è propria all'America settentrionale, taluni considerano distinte anche la N.teng- 
malmi dell'America Artica e la chiamano N. Eichardsoni, Bp. 



i'i Birds of Europe, I. pi. XLVI. 



ATLANTE ORNITOLOGICO 69 




60. Nyctala Tengmalmi (Gmelln), Civetta capogrosso. 

| Tav. X, Bg. 5 e 6]. 

Becco giallastro; iride gialla; parti superiori bruno-rossiccio-chiare o cenerine, 
macchiale di bianoo, a larghe fascie sul dorso e sul collo ove talora sono a mezzo 
nascoste, a macchie ovali estese sul vessillo esterno, sulle scapolari e sulle cuo- 
pritrici alari, eccettuate le piccole; penne attorno all'occhio nerastre: dischi fac- 
ciali bianco-grigiastri con Le penne dell'orlo rossiccio-scure e con una macchia 
apicale bianca; mento e davanti del collo bianchi, separati da una banda brunas tra; 
parti inferiori biancastre tinte di fulviccio, con fascie trasversali ed irregolari, che 
sui fianchi si foggiano a strie bruno-scure; remiganti biancastre più chiare, col 
margine di entrambi i vessilli macchiati di bianco, ma più estesamente sull'interno: 
coda bruna con cinque fascie trasversali bianche: tarsi e diti rivestiti fino alle 
unghie di penne bianche macchiate di fulviccio {ad.). Bruno-cioccolata con spazi 
bianchi sulla testa e macchie ovali sulle ali; parti inferiori 
brunastre miste a bianco-sudicio; tre fascie incomplete sulla 
coda; peune del sottocoda e dei tarsi bianco-giallette con 
macchiette brune {gioì'.). 

Lunghezza totale da 0,'"230 a 0,'"25ó; becco da 0,'"017 
a 0,'"020; ala da 0, m 165 a 0, m 186; coda da 0,'"094 a 0,'"099; 
tarso da 0,' n 025 a 0, m 028; dito mediano s. u. da 0,'"020 
a 0,'"022. \ v '; 

Abita l'Europa centrale e settentrionale ed il Nord piede (li v Tengmalmi, 
dell'Asia e specialmente nella Scandinavia si trova sino a i vero, 

alle latitudini più boreali; discende verso Sud nell'autunno. 

Questa specie è rara nelle parti settentrionali d'Italia, ove si prende d'autunno 
e d'inverno, ma forse in alcune località delle Alpi è stazionaria e non rara, ciò 
succede nel Trentino (Bonomi); si scosta sempre molto raramente dall'Alpi, ove 
vive nelle foreste di conifere. Ebbi un esemplare ucciso sul Padovano nell'agosto 1809. 
Il Catullo asserì che nidifica nel Bellunese. 

Anche la N. acadica (Gm.) comparve nei Cataloghi Europei come presa in In- 
ghilterra, anzi il Milner ha citato nello Zooloc/ist (') la cattura di due soggetti, ma 
tale notizia è poco attendibile, secondo i migliori Autori Inglesi. Abita gli Stati Uniti 
d'America fino al Messico e si distingue per la statura minore, per le parti su- 
periori più uniformi e le timoniere con tre fascie trasversali. Giova però notare 
che la Strix acadica di Temminck va riferita al 0. passerinum e non alla N. aca- 
dica (Gm.). 



Famiglia STRIGIDAE, Strigidi. 

Margine posteriore dello sterno sinuoso, ma non intaccato distintamente: eia 
vicola fissata alla carena dello sterno; dito medio ed interno eguali in lunghezza: 
margine interno dell'unghia di quello pettinata. Nella porzione anteriore dello spazio 



i'i 186(1, [>ag. 71(11. 



70 ATLANTI OUXITOLOGICO 



facciale un ciuffo di piccole penne rigide molto larghe; non esistono ciuffi erigi- 
teli sui lati della testa; apertura auricolare con un opercolo bene accentuato; 
diselli tacciali più o meno perfetti e sempre presenti; tarso e diti mai coperti per 
intero di penne. 

Questa famiglia consta di due generi, uno dei quali il genere Strix è rappre 
sentato in Europa, l'altro Scelostriz è composto di due specie ed abita le parti 
meridionali d'Asia e le isole della Honda, si distingue per i dischi facciali incom- 
pleti e frequenta le praterie di densa vegetazione. 



Genere STRIX, Linnaei rs. 

Becco diritto alla base, fortemente curvato verso la punta, molto compresso, 
col margine della mandibola inferiore intaccato e quello della superiore (piasi 
diritto; cera corta; narici ovali, oblique, esse, la cera e la base del becco in gran 
parte coperte di penne setolose; disco facciale grande e quasi perfetto, solo ri- 
stretto al di sotto degli occhi verso il becco; collaretto composto di penne corte, 
arrotondate all'estremità, disposte in più file l'ima dietro all'altra che formano un 
cordone di penne di apparenza scagliosa, che contorna la testa, come un circolo 
completo, rientrante sulla fronte e che termina alla base della mandibola inferiore; 
conca auricolare rotonda, estesa, fornita di un grande opercolo o coperta di penne 
setolose, rigide; ali lunghe ed ampie, arrotondate che oltrepassano la coda; l a e 3 a re- 
migante primaria eguali e di poco più corte della 2 a che è la massima, bordo esterno 
della l a dentellato; coda corta, quasi quadrata; tarsi lunghi e sottili, circa il 
doppio in lunghezza del dito mediano senza unghia, ricoperti di fitto piumino sino 
a Vi lunghezza e poi di piumino setoloso fino all'origine dei diti: diti reticolati, 
coperti sul disopra di poche setole col posteriore versatile, il medio e l'interno di 
pari lunghezza; unghie lunghe e scanalate di sotto, molto arcuate ed acute col 
margine interno di quella del mediano seghettato. 

Testa liscia senza ciuffi; occhi piccoli; taglia mediocre; forma allungata; piu- 
maggio molle: remiganti rigide; timoniere piuttosto molli. 

Le specie di questo genere hanno abitudini del tutto notturne e non escono 
dai loro nascondigli che al crepuscolo, per rientrare all'alba. Passano il giorno 
nei luoghi diroccati, nelle soffitte o nelle buche degli edifici e più di rado in 
quelle degli alberi. Si nutrono di ratti, di piccoli mammiferi e d'uccelli e, se vicini 
ad una piccionaia, tanno strage di colombi, recandovisi di continuo e distruggendo 
più che altro i giovani. Il loro grido fu paragonato in qualche modo al russare 
di un uomo. Depositano da tre a sette uova bianche, senza fabbricare nido, nei 
luoghi che abitano durante il giorno e siccome le uova sono deposte ad intervalli, 
così il piccolo Barbagianni è anche nato da più giorni, quando altre uova non 
sono ancora sgusciate. 

Il genere Strix è cosmopolita e le sue forme, che lo Sharpe recentemente (1899) 
stabilisce in numero di 26 specie, sono oggetto di vivo dibattito tra gli Ornitologi, 
molte sembrando doversi ascrivere a semplici varietà, dovute a modificazioni lo- 
cali o climatiche; una sola abita l'Europa. 



ATLANTE ORNI rOLOGICO 1 I 



61. Strix flammea. Uvwfis, lUirl>«<ii<innì. 
[Tav. \. fig. 9]. 

Becco quasi bianco; iride aera; partì superiori di un giallo-fulvo vivaci' con pie 
cole macchiette Longitudinali bianco-periate e bruno-nerastre e fine striature neric 
cio-grigiastre a zig zags; disco lacciaie bianco d'argento, penne del margine del col- 
laretto bianche del tutto o bianche terminate di aranciai li grigio aerastro; 

una macchia estesa sull'angolo anteriore dell'occhio ed il piccolo contorno dello 
stesso rugginoso scuro; parti inferiori bianco candide o bianco-giallognole con 
poche niacchi. ite cenerine sui fianchi o talora sparse qua e là: remiganti e coda 
con quattro o cinque fascie mal definite nerastre macchiate di grigio, specialmente 
sul vessillo interno delle prime e sulle timoniere laterali, 
chi' sono in gran parte bianche ad. . l'arti superiori più *■;•-'-'• 



pallide; le interiori con macchie lanceolate più numerose 

Igiov.). ,'■ > ir 

Lunghezza totale da 0, m 350 a 0,' n 410; becco da O^OSO 
a0, m 036; ala da 0, 280 a 0,'"305; coda da 0,'"102 a0,'"ll 1; \ ... , 

tarso da 0, m 05<i a 0, m 061; dito mediano s. u. da 0, m 033 
a 0, m 035. 

Questa specie va soggetta a numerose variazioni di co- festa di s. flammea, 
lolite, ma come ben dice il Martorelli, le Italiane, ed io 

aggiungo anche le Europe, sono di poca entità: una forma non molto rara e 
che s'incontra su di una vasta, area in Europa è la scura che presenta le parti 
superiori grigio-scure senza o con scarso accenno di fulvo, esse cioè sono va- 
riate di grigio-nerastro, di nero e di bianco-grigio e scarsamente di fulvo: il 
disco tacciale biancastro tinto di fulvo: le parti inferiori bianco-fulve con mac- 
chiette lanceolate grigio-nerastre. Questa forma abiterebbe, secondo l'Hartert, la 
Scandinavia meridionale, l'Europa centrale, la Francia, la Svizzera, l'Austria e 
l'Ungheria; e fu chiamata Strix flammea. La forma chiara è fortemente lavata di 
fulvo sulle parti superiori, specialmente sul contorno del disco, nonché sul gastreo, 
ove le macchiette sono mal definite; essa fu distinta dall'Hartert sotto il nome 
di S. flammea Kirchoffi ed abiterebbe la Gran Bretagna, l'Irlanda, i paesi circum- 
mediterranei, sebbene i Barbagianni di queste ultime regioni, secondo lo stesso 
Autore, forse sarebbero appartenenti ad altra forma. 

In Italia ed in Sardegna si trovano spesso soggetti differenti dai tipi già noti, essi 
seno in gran parte bianchi con deboli tinte fulviccie e piccole macchiette lanceolate 
sulla testa, sul dorso e sulle cuopritrici alari: il disco, il collaretto anche sul 
margine apicale e le parti inferiori sono bianche d'argento, manca il rugginoso 
del contorno e della porzione anteriore dell'occhio: le fasciò sulle remiganti e sulle 
timoniere, quantunque deboli, sono bene caratterizzale ed il fondo di tinta è bianco 
Leggermente fulviccio. Ora il Kleinschmidt ( ] ha recentemente distinti questi 
soggetti col nome di S. Ernesti. Egli dice questo Barbagianni di Sardegna è ili 
un bianco vellutato splendido, che si estende sulla parte superiore della coda e 



(') Or». Monatti). (190] . 



72 ATI.ANTK ORXIT(.II.0(iI('<) 



sul centro delle remiganti superiori. Il maschio conserva la tinta normale del 
Barbagianni, però più sbiadita, soltanto sul vertice, sulle parti posteriori del collo, 
sul dorso e sui margini delle ali. Riscontratisi poi alcuno fascie sbiadite sulla coda 
e sulle ali ed una macchia bruna davanti agli occhi. La femmina è di poco più 
scura. Non mi pare giustificata l'unione fatta dall'Hartert del Barbagianni inglese 
con quello spagnuolo. Ad ogni modo, ed oggi maggiormente, è necessario dare 
un nuovo nome alla forma sarda che è costantemente più chiara e che si distingue 
notevolmente da tutte le altre forme poliforme d'Europa e dell'Africa settentrio- 
nale». Col mezzo gentile di molti miei Corrispondenti (') ho raccolto una mira- 
bile serie di Barbagianni di ogni parte d'Italia e delle Isole, e francamente di- 
chiaro che io non accetto le deduzioni di Kleinschmidt. Con numerosi individui noi 
troviamo che le differenze tra soggetto e soggetto si riducono a nulla, tante sono le 
gradazioni di tinte e più chiare e più scure che si riuniscono insensibilmente a quelle 
del tipo più noto; ed io credo che i soggetti di un « bianco-vellutato splendido » 
siano dovuti all'albinismo e ne ebbi dalle Isole e dal Continente: dirò poi come 
lo Tschusi, Autore Tedesco molto benemerito ed anche molto tenero pelle sotto- 
specie, fu della mia stessa opinione dopo che ebbe veduti i soggetti più differen- 
ziati della mia Raccolta. Se il Kleinschmidt, invece di esaminare soltanto qualche 
individuo di Sardegna, avesse avuto sott'occhio serie numerose e provenienti da 
molte e differenti località italiane insulari e continentali, non avrebbe stabilito 
la sua <S'. Ernesti. 

È specie che abita l'Europa, eccettuato l'estremo Nord e propriamente dalla 
Scandinavia al Mediterraneo; si trova anche nell'Africa e più che altro sul ver- 
sante Mediterraneo. E sparsa si può dire su tutto il Mondo con variazioni locali, 
alcune delle quali poco distinte e per colorito e per dimensioni, e sul cui valore 
specifico gli Autori non sono punto concordi. In Italia è ovunque distribuita, se- 
dentaria e comune, sebbene non molto abbondante; se ne mena grande strage, oltre 
che pei pregiudizi del volgo, per uso ornamentale e di esportazione; si trova tanto 
nelle campagne che entro città. 



Ordine PICARIAE - Picarie. 



Becco non adunco e senza cera; narici nude e ricoperte di pennuzze o di 
peli; ali assai variabili, con dieci remiganti primarie delle quali la 1° è raramente 
spuria; di solito le grandi cuopritrici sono almeno metà in lunghezza delle remi- 
ganti secondarie, che talora coprono o ne raggiungono l'apice; coda variabile 
di forma, di solito con 8 a 12 penne; gambe di solito piumate; tarso sottile e nudo: 



(') G. Vallon, V. D.ilNoro, A. Corazza, E. Bonomi (Alta Italia-. <;. Damiani (Elba), C. Coli, S. Hrogi, 
lì. Giagnani (Italia eentrale e meridionale), S. Sgroi, C. Leonardi, lì. Meloni, 1'. Monomi (Sicilia e Sar- 
degna), ecc. 




1. Gufo reale. 2. Assiolo. 3. Gufo selvatico (forma rossastra). 4. Gufo selvatico 6. Civette capogrosso 
6. Civetta capogrosso (giov.). 7. Civette 8. Civetta nana. 9. Barbagianni (forma semai. 



Ulrico Hoepli, Editore, Milano. 



\ I I LNT1 ORNI rOLOGICO !'■'• 



piedi variamente modificati, con tre diti davanti ed uno all'indietro o soltanto 
tre complessivamente: unghie mediocri, arcuate, piccole, quella del dito posteriore 
più piccola, mai più grande di quella del 3° dito. Apparato vocale debolmente 
sviluppato, quindi a differenza dei Passeracei sono uccelli poco cantori. Gruppo 
polimorfico che va dai Pappagalli agli Uccelli Mosca e dai Picchi ai Rondoni. 



Sottordine ZYGODACTYLI - Zigodattili. 



Quattro diti dei quali il primo ed il quarto diretti all'indietro, i due altri in 

avanti o tre soltanto, col primo rivolto all'indietro ed il quarto mancante: palato 
desmognato. 



Famiglia PICIDAE, Picidi. 

Becco lungo, diritto, cuneiforme, talora curvato, assai duro, con spinoli mar- 
cati, le mandibole sono eguali, taglienti e troncate all'apice; narici nude o coperte 
da penili' setolose; lingua saettiforme, assai lunga, carnosa, retrattile coll'estre- 
mità cornea e munita di setole rivolte all'indietro; le ali offrono la particolarità 
delle cuopritrici assai corte e così della l a remigante; coda mediocre, composta 
di li' penne graduate, rigide e resistenti; piedi robusti, diti di solito quattro, più 
raramente tre, terminati da unghie grandi, forti, acute e molto ricurve: tarso 
scudettato e più o meno rivestito di penne nella sua parte superiore. 

Abitano i boschi, i parchi e le campagne ricche di alberi e non migrano. 
Sono arrampicatori tipici e si nutrono esclusivamente d'insetti e di larve, cercando 
il cibo nei buchi che praticano negli alberi, intaccando le parti più guaste di 
questi. Il loro volo è abbastanza rapido, undulato, ma poco sostenuto. Depositano 
numerose uova bianche, senza nido, nelle buche degli alberi da essi stessi scavate 
e talora a rilevanti profondità. Sono monogami, i piccoli nascono inetti e vengono 
nutriti per qualche, tempo dai genitori. Cangiano le penne una volta all'anno 
d'autunno e con lento procedimento, di modo che in alcune specie la muta dura 
da luglio a ottobre. 

Il piumaggio è di solito brillante ed a grandi spazi di speciale contrasto; i 
sessi di solito differenti e così i giovani; si conoscono 370 specie all'incirca clic 
abitano le regioni tropicali e temperate del Mondo tranne il Madagascar, l'Australia 
e la Polinesia, sembrano mancare anche nell'Egitto. 

Sottofamiglia PICINAE, Picini. 

Becco forte e robusto; narici coperte di piume setolose dirette all' indietro; 
coda rigida, composta di penne dure e lunghe; sessi differenti; piumaggio a tinte 
varie e brillanti, specie sulla testa dei maschi. 

Atlante ornitologico. 10 



74 ATLANTI'. ORNITOLOGICO 



Genere GECINUS, Bons. 

Becco compresso, lungo quanto la testa, piuttosto forte, con i margini late- 
rali un po' concavi, appuntito all'apice, mandibola superiore con un profondo solco 
che eerre parallelo su ciascun lato e che si rialza vicino al culmine; narici basilari, 
coperte di penne setolose, dirette in avanti; ali moderate; coda lunga (pianto il 
tronco, di 12 penne graduate, appuntite, coi vessilli resistenti e gli steli curvati 
e rigidi, il primo pajo di poco più lungo delle cuopritrici superiori della coda; 
tarsi scudettati, rivestiti di penne su breve tratto anteriormente; diti in numero 
di quattro, due rivolti in avanti e due all'indietro, il 2° unito al .">" alla base, il 
4° rivolto all'indietro ed eguale al 3°; unghie forti, ricurve, quella del dito interno 
la minore. 

Colore dominante verdastro con scarse tinte rosse; statura mediocre. Hanno 
abitudini anche terrestri, ma però sono eminentemente arboricoli. Questo genere 
comprende 17 specie sparse nella regione Paleartica e nell'Indiana. 

62. Gecinus viridis (Linnaeus), Picchio verde. 

[Tav. XXVI, flg. 13 e 14]. 

Redini, penne nasali, parte anteriore della faccia e contorno degli orchi uni; pileo, 
testa e mustacchio rosso-eramswzo-brillante, il mustacchio bordato ili nero; parti supe- 
riori di un verde-oliva, giallo-brillante sul groppone e sul sopracoda; le inferiori 
bianco-giallette con macchie e fascio scure sul basso addome {mas. ad.). Mustacchio 
nero e meno largo (femm ad). Sopraciglio e mustacchio di un nero-cupo macchiato di 
bianco-olivastro; la tinta rossa sulla testa è leggermente aranciata e non colora che 
l'apice delle penne: tinta verde meno brillante e sparsa di macchie biancastre; 
numerose macchie brune e bianche sul gastreo (giov.). 

Lunghezza totale 0,'"310; becco 0,'"040; ala 0, m 160; coda 0, m 110; tarso 0, m 027. 

Abita l'Europa fino al 63° di latitudine, trovasi pure in Persia, nell'Asia Minore 
e sui monti Urali. In Italia è specie comune, sedentaria e nidificante, rara in 
Sicilia e mancante in Sardegna ed a Malta, ove, come si sa, non vive alcun Picchio. 
Va soggetta a varietà albine e melaniche ed una bellissima è di un bianco canarino 
col pileo rosso. 

62". Gecinus viridis Sharpei (Saunders), Ticchio verde spagnuolo. 

Simile al G. viridis; faccia grigia tranne uno macchia nera sitili redini, mustac- 
chio scarlatto senza la bordatura nera {mas. a</.<. Mustacchio nero {femm. ad.). 1 
giovani si distinguono da quelli del 0. viridis pella l'accia grigio-lavagna, verdastra 
anteriormente con macchie bianco-sudicie; sopraciglio senza macchie {giov.). 

Lunghezza totale 0, m 310; becco 0, n, 039; ala 0, m l 60; coda 0, m 108; tarso 0, m 028. 

Abita la Spagna a mezzogiorno della Sierra de Guadarrama ed il Portogallo. 



Ml.WI'l OlIMTol '"IH il 75 



63. Gecinus canus (Gmelin), Ticchio cenerino. 

[ Tav. XXVI, fig. 15 .■ lfi]. 

Uno stretto tratto sulle redini, mustacchio e nuca neri: pileo rosso nel centro; 
fronte, lati del vertice e della testa di un bel cenerino-piombato-cupo; parti su- 
periori verde-gialle, più vivaci su] groppone e sulle cuopritrici superiori della 
coda; gola cenerino-pallida; parti inferiori verde-grigio-uniformi (mas. ad.). Manca 
la tinta rossa sul pileo ed il nero «lei mustacchio e delle redini è più ristretto; 
testa cenerina per intero (femm. ad.). Fascie trasversali nerastre e grigio-verdastre 
sulle cuopritrici superiori delle ali, sui vessilli esterni delle remiganti 2 e e delle 
timoniere; i maschi hanno tinte rosse sulla fronte ed il mustacchio nero, cai-atteri 
mancanti nella femmina [giov.). 

Lunghezza totale 0,'"270: becco 0, ra 029; ala 0, li:.; coda 0/ L08; tarso 0,'"026. 

Abita gran parte d'Europa, specialmente verso il Nord ed in Asia si estende 
fino alla Cina. In Italia si trova raramente sulle Alpi ed in Liguria, e più facil- 
mente sugli alti monti del Veneto, del Tirolo e della Carniola. 



Genere PICUS, Linnaeus. 

Becco forte, che termina a cono troncato, più lungo della testa, con solchi 
longitudinali, il più alto dei quali parte dalle narici ed è più profondo degli altri: 
narici coperte di fitte penne setolose rivolte in avanti; ali piuttosto lunghe; coda 
più lunga del tronco, assai rigida; tarsi piumati quasi fino all'inserzione dei diti, 
scudettati nel resto; diti quattro. 

Statura piuttosto grande; tinta dominante nera con scarse colorazioni rosse: 
penne dell'occipite rialzate a ciuffo; sessi e giovani differenti. 

Una sola specie. 

64. Picus martius, Linnaeu.s, Piceli io nero. 

\ Dryocopus martius (L.) |. 

[Tav. XXVI, lig. le 2]. 

Parte superiore della testa con le penne allungate a ciuffo di un bel rosso 
vivacissimo; nel resto nero-profondo che tende leggermente al bruno sulle remi- 
ganti e sul gastreo, ma più che tutto sul petto (mas. ad.). Tinta generale nera 
più opaca e brunastra, la rossa è limitata ad una macchia sulla nuca (femm. ad.). 
Becco meno forte, nel maschio il vertice è variato di rosso e di nero; tinta nera 
più pallida (giov.). 

Lunghezza totale 0,' n 450; becco 0, m 058; ala 0, in 245; coda 0, m 180; tarso 0, '"034. 

Abita la regione Paleartica tra il 38° ed il 60° di latitudine, spingendosi ad est 
sino al Giappone. In Italia il Picchio nero vive lungo la catena delle Alpi, più 
frequènte su quelle dell'Ossola, del Tirolo e della Carnia; venne citato come com- 
parso sugli Appennini, nella Calabria e in Sicilia, ma queste informazioni vanno 
meglio assodate; secondo il Savi molti anni addietro viveva nei boschi della Ma- 



7 ti ATLANTE ORNITOLOGICO 



remma Toscana, ora vi è scomparso. Abita le foreste di conifere, ove è seden- 
tario e nidificante. 



Genere DENDROCOPUS, Koch. 

Becco di varia dimensione, coi margini laterali quasi rettilinei, più corto della 
testa, abbastanza appuntito e leggermente troncato all'apice; coda subeguale al 
tronco; tarsi scudettati, rivestiti di penne solo su breve tratto della parte superiore 
ed anteriore; diti quattro, col 4° molto più lungo del 3°. 

Statura relativamente mediocre; colori dominanti, nero, bianco o biancastro, 
con scarse tinte rosse o gialle sulla testa dei maschi; i sessi ed i giovani differenti. 

Questo genere consta di circa 40 specie sparse nelle regioni Paleartica, In- 
diana, Neartica e Neotropica. 

65. Dendrocopus major (Linnaeus), Picchio rosso maggiore. 

\ Picus major, L. ]. 
[TAV. XXVI, fig. 5, 6 e 7], 

Fronte e redini bianco-rossiccie; occipite rosso-brillante; lati della testa, del 
collo e scapolari bianche; dalla base del becco parte una fascia nera che passa al 
di sotto della regione parotica ove si divide, un ramo riunendosi alla nuca in 
modo che separa il bianco della regione parotica da quello dei lati del collo; 
l'altro continua sui lati del petto; testa, dorso e groppone nero lucidi; parti in- 
feriori bianche tinte di rossiccio; basso addome, fianchi {senza strie) e sottocoda 
rosso-vivi; remiganti bruno-nere con macchie bianche; timoniere centrali nere, 
le altre nere alla base, a fascie bianche e nere nel resto {mas. ad.). Occipite nero: 
tinte nere e rosse dell'addome meno pure (femm. ad.). Vertice rosso; occipite nero; 
remiganti primarie terminate di bianco: fianchi con strie poco apparenti (gioì-.). 

Lunghezza totale 0,'"250; becco 0,'"024; ala 0,'"140; coda0,'"088; tarso 0,'"020. 

Abita tutta l'Europa fino al 70° N. lat. e la Siberia meridionale fino alla Corea. 
In Italia è specie ovunque sedentaria, nidificante e comune, mancante, come si è 
detto, a Malta. 

Recentemente l'Hartert i}) divide il D. major dell'Inghilterra col nome di 
D. major anglicus, esso sarebbe più piccolo col gastreo più scuro; classifica gli 
esemplari nordici sotto il nome di T). major major, aggiungendo che egli ritiene 
distinta anche la forma Italiana e meridionale in genere, ma gli manca il mate- 
riale di confronto. 11 Kleinschmidt osserva che il Dendrocopus major della Sardegna 
è più piccolo del tipico, più scuro e col becco più sottile, egli aggiunge che s'av- 
vicina a quello delle Canarie, come notò Hartert; gli individui còrsi e quelli al 
sud degli Appennini sono eguali ai sardi. Dice che è forma eminentemente di- 
stinta, ma (die il nuovo suo nome «'■ riservato all'Hartert, (die per primo ne con- 
statò le diversità! Il Madarasz cita pell'Ungheria il I). major rissa (Pali.). Questa 
sottospecie è distinta dal D. major pella tinta di fondo del gastreo che è di un 



(') Novit. Znol.. VII, pag. 528 (1900). 



vii . wrr. ORNITOLOGICO T7 



bianco-puro, per il bianco sulle timoniere Laterali che occupano uno spazio maggiore, 
le inscio non' essendo più strette. Abita la Siberia tino al Kamciatka od allo stretto 
di Bering. È strano che la forma Siberiana si trovi in Ungheria ed io ritengo che 
si incontri anche in [talia (mia Collezione). 

Noi Caucaso abita una sottospecie affine, il D. major l'ori-., imi (Bogd.) che è 
di statura minoro e colle parti inferiori di un bruno molto scuro, quasi cioccolata. 
Lunghezza totale 0, ra 210; ala 0, m 120. 

65'/. Dendrocopus major syriacus (Hemprich & Ehkenberg) 
Picchio russo maggiore siriaco. 

Simile al D. major; lati della testa, del collo e parti inferiori bianco-fulviccie, 
dalla base del becco parto una fascia nera che si estende all'ìngiù sui lati del 
davanti del collo e del petto, un ramo di essa si dirige verso le spalle; faccia e 
collo non attraversati dalla fascia nera; fianchi e calzoni striati di nero-scuro; 
addome e sottocoda scarlatti. 

Lunghezza totale 0,'"240; becco 0,'"030; ala 0, m 102; codaO,'"087; tarso 0,'"021. 

Abita l'Asia minore fino alla Persia ed alla Palestina ed è accidentale nel- 
l'Europa orientale. Due esemplari, presi a Silistria nel 1890, li notai nel Museo di 
Sera j evo (Bosnia). 

Alcuni Autori considerano il D. major syriacus buona specie col nome di I). sy- 
riacus (cfr. Cat. B. Brit. Mus.), ma io ritengo che esso rappresenti semplicemente 
il I>. major tipico nelle regioni già indicate. 

Due specie Nord-Americane dette I). villosus (Linn.) e D. pubescens (Linn.) 
sembrano essere state prese molti anni or sono in Gran Bretagna, ma il Saunders 
nel suo eccellente Manuale (1899) non le ammette tra le Britanniche ('). 

66. Dendrocopus leuconotus (Bechstein), Picchio a dorso bianco. 

[ Picus leuconotus, Bchst. ]. 

[Tav. XXVI, flg. 3 o I |. 

Parte superiore della lesta fino alla nuca rosso-scarlatta; nuca nera; lati della 
faccia e del collo bianchi; una fascia nera parte dalla mandibola inferiore, passa 
sotto la regione auricolare, si allarga poi portandosi all'indietro senza però riu- 
nirsi alla nuca, ed un'altra discendendo corre sui lati del davanti del collo e del 
petto; parte alta del dorso e groppone neri; parte bosso del dorso bianca attraversata 
anteriormente da una fascia bianca; lati del petto e fianchi rosei striati di nero 
(mas. ad.). Testa nera; strie sui fianchi più cupe e più numerose (femm. ad.). Testa 
rosso-pallida, nera alla base delle penne (mas. giov.). Nella femmina il rosso è più 
pallido, più giallastro e meno esteso, i fianchi grigi con strie più larghe, la tinta 
rossa dell'addome e del sottocoda sostituito da rosa-pallido (femm. giov.). 

Lunghezza totale 0, m 260; becco 0,'"030; ala 0,'"144: coda 0,'"099; tarso 0,"'o21 . 



(') Il Dendrocopus numidicus (Malherbo) fu riluto pclla Spugna (A. Itrehm) o come preso nel 1*61 
vii-ino a Miinstei (Aitimi); abita Tunisi, Alacri ed il Marocco; credo conveniente attendere prove più si- 
curo per ammetterlo nell'Avifauna Europea. Si distingue dal l). major pei statura minore, per una fascia 
rossa sulla gola marginata di nero negli adulti o con macchie» di quest'ultimo colore nei giovani. 



78 ATLANTI". ORNITOLOGI! 



Questa specie abita l'Europa continentale e, attraverso la Siberia meridionale, 
si estende sino alla Mongolia. La sua comparsa in Italia non è del tutto certa, 
sembra stato preso nel Trentino e due volte in Liguria, gli altri soggetti citati 
sotto tal nome erano invece riferibili alD. leueonotus Idlfordi (Sharpe & Dress.). Il 
Salvadori non l'ammette tra le Italiane, bensì il Giglioli che cita un quarto esem- 
plare preso in Toscana; la sua presenza tra noi non sarchile del resto fatto molto 
straordinario. 

66 a. Dentlrocopus leueonotus Lilforcli (Sharpe & Deesser), Piccino a dorso bianco 
di TAlford. 

\ Picus leueonotus. Bp., aec Bchat.) e Auct. [tal. (partii»), Picus Lilfordi (Sharpe & Drkss.); Picchio 
ili Lilford, Picchio dalmatico | 

Simile al precedente; testa rosso-cremisina; una fascia nero-bluastra molto 
più larga parte dalla mandibola inferiore e si dirige all'indietro sui lati del 
collo, discendendo su quelli del petto, un braccio di questa si stacca all'indietro 
della regione auricolare, dirigendosi verso la nuca, ove si riunisce: dorso nero colla 
parte bassa dello stesso ed il groppone alternati ili fascie nere e bianche, sopracoda e 
parte bassa del groppone neri; strie dei fianchi più larghe ed estese sui calzoni : 
cuopritrici inferiori delle ali più variate di nero. 

Lunghezza, totale 0,'"270; becco 0, m 032; ala 0, m 145; coda0, m 105; tarso 0/"021. 

Abita la penisola Balcanica, la Dalmazia e l'Asia Minore. In Italia è specie 
accidentale e rarissima, colta però a più riprese in Toscana ed in Liguria, una 
volta presso Ancona e presso Pinerolo in Piemonte. 

67. Dentlrocopus medius (Ltnnaeus), Picchio rosso mezzano. 

[Picus medius, L>. ; Piccato mezzano']. 
[Tav. XXVI, lig. 8 |. 

Fronte cenerino-rossiccia; penne lunghe ed affilate del pileo, vertice ed occipite 
di un bel rosso brillante; nuca e parti superiori nero-lucide; lati della faccia e del 
collo di un bianco più o meno puro: dai lati del collo una Larga fascia nera, che esten- 
desi sui lati del petto; dietro le cuopritrici auricolari corre un braccio di tale 
fascia, che talora giunge fino alla nuca: penne «lei fianchi rosa con numerose fascie 
longitudinali bruno-nerastre (mas. ad.). Penne della testa meno lunghe ed affilale: 
rosso dell'occipite leggermente giallastro (femm. mi.), ('cine gli adulti: rosso della 
testa meno puro e commisto a nero; remiganti primarie terminate di bianco (giov.). 

Lunghezza letale 0, m 22O; becco 0, m 021; ala 0, m l 22; coda 0, m 080; tarso 0, m 020. 

Abita L'Europa occidentale-centrale fino al Caucaso e verso Nord fino alla 
Finlandia. In Italia è specie stazionaria, ma rara: fu trovata nelle provincie sei 
tentrionali, in Liguria, in Toscana, nel Romano e fino in Sicilia. Nidifica, i giovani 
si confondono col I>. major, ma in questa specie l'occipite è nere e non rosso ed 
i fianchi bianco-fulvieci uniformi senza strie o con le stesse poco apparenti, mentre 
sono Larghe e su fondo rosa nel I>. medius. 

lina sottospecie poco dissimile delta D. medius Saneti-Johannis Ulani'.) vive 
nell'Europa sud-orientale (Serbia, Turchia', nel Caucaso, nella Persia e nell'Asia 



vn.ANi i: ORNI rOLOGICO T:i 



Minore, è distinta da] l>. medius per statura minore, pelle parti inferiori <li un 
giallo o rossiccio vivace e scuro, le strie sui lati e fianchi più noie e più larghe 
e che sui calzoni assumono l'aspetto di fascie trasversali. 

Lunghezza totale 0, ra 200; becco 0, m 023; ala 0,' 120; coda 0, m 079; tarso 0, m 021. 

68. Dendrocopus minor (Linnaeus), Ticchio rosso minore. 

[ Picus minor, 1..: Picchio minore |. 
| Tav. XXVI, tìg. 9 e in ]. 

Fronte fulviccia; patte superiore della testa cremisina con le penne bianche 
nella loro parte mediana, la qua] tinta apparisce qua e là; una stretta linea nera 
borda il rosso della testa; una striscia nerastra parte dalla mandibola inferiore 
e, passando sotto la regione auricolare senxa riunirsi all'occipite, si dirigi' sui lati 
ilei collo, ove allargata forma una grande macchia triangolare: uno spazio dietro 
l'occhio, lati della, l'accia e del collo di un bianco più o meno gialletto; parti superiori 
nero-lucide colla parte bassa del dorso e le scapolari inferiori a t'ascio alterne 
trasversali bianche e nere; parti inferiori bianco-brune con strie allungate nere 
sul petto e sui lati e macchie triangolari sul sottocoda (mas. ad.). Manca il rosso 
sulla testa che è di un bianco-giallastro, bordato posteriormente e sui lati di nero 
[fiin/it. mi.'. Parti nere volgenti al bruno; il maschio ha la testa rossa colla base 
delle penne bianco-scura; la femmina ha la stessa parte bruna tinta di un gial- 
letto più carico {gioii.). 

Lunghezza totale 0, m 155; becco 0,' n 014; ala 0, m 085; coda 0,'"060; tarso 0/"0 12. 

Abita l'Europa e la Siberia meridionale, spingendosi verso est fino alla Mon- 
golia. In Italia è specie sedentaria, ma erratica durante l'inverno, generalmente 
poco abbondante e piuttosto rara in .Sicilia ed in Sardegna. Nidifica e frequenta 
i boschi, specialmente di montagna. 

68 «. Dendrocopus minor pipra (Paij.as), Picchio rosso minori' siberiano. 

Simile al I>. minor: fronte bianca; basso dorso e groppone bianco-puri senza 
fascio o con deboli indicazioni di esse: parti inferiori bianco-pure ed uniformi: 
talora il sottocoda ha piccole macchiette nere; statura maggiore. 

Lunghezza totale 0,'"164; becco 0,'"018; ala 0,'"095; coda 0,'"06b' ; tarso 0, m 1 5. 

Abita la Russia settentrionale e la Siberia fino al Giappone ed all'Isola di 
Bering. 

68 A. Dendrocopus minor Danfordi (Hargitt), V'urino rosso minore di Danford. 

Simile al 1>. minor: un ramo della stria che parte dalla mandibola inferiore 
circonda la parte posteriore della regione auricolare e si unisce sull'occipite: 
parti inferiori più scure e con maggiori stonature; i calzoni ed i fianchi con fascie 
trasversali scuro-nere. 

Lunghezza totale 0,'"135; becco 0, m 016; ala 0, m 086; coda 0, m 048; tarso 0, ,n 014. 

Abita la Turchia, la Grecia, l'Asia Minore ed il Caucaso settentrionale. 

Un altro Picchio Americano il Colaptes auratus (L.) è stato colto nelle Isole 



SO ATLANTI. ORNITOLOGI! 



Britanniche, ma il Saunders non lo ammette nel suo ottimo e recente Manuale. 
E, sulla sua autorità, lo eseludo da questo lavoro. 



Genere PIC01DES, Lacépède. 

Becco più corto della testa, piuttosto sottile ed appuntito, allungato, coi solchi 
laterali collocali assai vicino al bordo della mandibola superiore, i cui margini 
Laterali sono rettilinei; narici coperte di fitte penne setolose; coda cuneata, sub- 
eguale al tronco; tarsi scudettati, rivestiti di piume circa sino a metà lunghezza: 
diti in numero di tre, due rivolti in avanti ed uno solo e lungo diretto all'indietro, 
pollice nullo. 

Statura mediocre: piumaggio bianco e nero: il giallo rimpiazza il nero sulla 
testa dei maschi; sessi e giovani differenti. 

Questo genere composto di dieci specie abita L'Europa centrale e settentrio- 
nale, parte dell'Asia e l'America settentrionale; una sola specie si trova anche 
in Italia. 

69. Picoides tridaetylus (Lixnakis), Picchio tridattilo. 

[ Picchio ti tre dita, Picchio u tridattilo]. 
| Tav. XXVI, eg. 11 e 12 ]. 

Tre diti, dei quali uno ricolti) all'indietro. Fronte e sopraciglio nero-blu e 
bianco; parte superiore della testa gialla all'apice delle penne, che sono bianche 
nella loro parte mediana, sicché appaiono le due tinte; Iati della faccia e nuca 
nero-blu; dalla mandibola superiore parte un mustacchio nero-blu, che si dirige 
sui lati del collo: una fascia dello stesso colore circonda l'occhio, le orecchie e 
termina sulla spalla, una terza bianca parte dalle redini, colora le guancie e ter- 
mina sui lati ed infine una quarta pure bianca parte dall'angolo posteriore del- 
l'occhio, si estende al disopra della regione auricolare e termina posteriormente 
sui lati del collo, riunendosi alla nuca; dorso nero, col coltro Inauro puro: i lati del- 
l'alto petto con larghe strie allungate nere: fianchi e sottocoda con larghe fascie tras- 
versali nere (mas. ad.). Testa di un nero-blu-lucido, cogli apici delle penne della parte 
anteriore bianco-argentee, manca il giallo (femm. ad.). Le penne nero-blu qui sono 
brune, le macchie allungate sul centro del petto e dell'addome nero-opache; la 
tinta gialla sulla testa meno estesa nei maschi, bianco argentea meno appariscente 
nelle femmine [giov.). 

Lunghezza totale 0, m 210; becco 0,'"030 : ala 0, m 130; coda 0,'"085; tarso 0, m 022. 

I soggetti Italiani, come quelli della Svizzera, hanno le parti inferiori assai 
più variegate di nero ed il dorso presenta tinte nere bene sviluppate, che talora 
assumono la l'orma di fascie. La forma, che abita la Siberia settentrionale e cen- 
trale, il Kamciatka ed a quel che pare la Lapponia, fu distinta col nome di 
/'. tridaetylus crissoleucus (Bp.), '' ss ' 1 presenta i Lati del petto con poche e strette 
fascie nere, i fianchi ed il sottocoda hanno rade macchie nere, ed il bianco del 
dorso poche fascie nere. La tinta generale è più chiara. Secondo il Eteichenow (*) 



litt. .tv. Sharpe, llund-ìhl, II, pag. 216 1900 . 



l'av. li 




*stfT 



1. Nocciolaia. 2. Ghiandaja. 3. Gracchio corallino. 4. Gracchio. ■"). Gazza. 6. Taccola. 7. Corvo. 

8. Cornacchia nera. '.<. ; ua. 

Ulrico Hoepli, Editore. Milano. 



vn.wn ORNITOLOGICO v l 



il P. Iridactylus della Norvegia sarebbe pure distinto e ad esso spetterebbe il Dome 
di P. septentrionalù, Un'Imi <> più a proposito quello di P. tridactylus septentrionalis. 
Concludendo, gli Autori ammettono due forme Europee di /'. tridactylus, cioè: 

a) forma settentrionale o /'. /. sr/itn/fn'owìlis, bianco del gastreo più puro, 
fianchi con un minor numero ili strie. 

li) t'onna meridionale o /'. t. alpinus, bianco del gastreo menu puro e al- 
quanto sudicio, fianchi eoo un maggior mimerò di fascie. 

Nell'asiatico P. t. crissoleucus il bianco è ancora più puro e più esteso, e, 
secondo Menzbier, la statura è minore. 

(Questa sarebbe la t'orma (die vive in Lapponia. 

Sottofamiglia [YNGXNAE, Tjngini. 

Becco eorto, debole; narici coperte parzialmente da una membrana senza 

piume setolose; ali corte; coda lunga, arrol lata, a piume non rigide, ma molli; 

diti in numero di quattro. 

Sessi (piasi simili; piumaggio molle ed opaco come i Succiacapre, ma eolle 
ali lasciate come i Picchi. 

Hanno le altitudini dei Picchi, ma non s'arrampicano che raramente, non 
potendo come essi usare la coda per sostegno e non praticano fori snidi alberi, 
avendo il becco troppo debole, ma come quelli si nutrono di formiche, di in- 
setti e di larve, e talora si vedono saltellare sul terreno in cerca di formiche; 
nidificano nelle buche degli alberi, che non si scavano, ma scegliendo quelle già 
praticate da altri uccelli, senza fabbricar nido e deponendo varie uova bianche 
e lucide. Hanno il potere di allungare il collo, e di torcerlo in modo singola- 
rissimo, tenendo il corpo immobile, ciò che tanno specialmente quando sono distur- 
bati. Questa sottofamiglia comprende il solo genere Iynx. 

Genere IYNX, Linnaeus ('). 

Becco più corto della testa, senza solchi laterali, diritto, quasi conico: narici 
basilari, in parte coperte da una membrana; lingua lunghissima, vermiforme, 
retrattile senza setole, coll'apice corneo e piatto; ali moderate, piuttosto corte; 
coda rotonda di 12 penne ordinarie, col paio esterno piccolo; tarsi forti, scudet- 
tati, piumati in fronte sino al disotto della giuntura; diti quattro, due in avanti 
riuniti alla base e due all'indietro, liberi, col 4° rivolto all'indietro e più breve 
del .">"; unghie mediocri, acute, soleate lateralmente. 

Si conoscono quattro specie del genere /////.*• disseminate in gran parte della 
regione Paleartica e dell'Indiana, una sola di esse giunge in Europa, 

70. Iynx torquilla, Linnaeus, Torcicollo. 

[Tav. XIII, flg. 4 e Tav. L, flg. 1 a J. 

Testa e nuca grigio-chiare alla base delle penne, con una lascia trasversale 
nera presso l'apice, preceduta da altra marrone: sul centro della nuca e sul dorso 



(') Linneo gerisse Iynx (1758) e Vun.r 1 7»>f> ■. m:i, coinè osserva il Sonile vali, de\e eoiieji^iTsi COI) Iynx. 
Atluni> 01 nitologico. 1 1 



82 ATLANTF. ORNITOLOGICO 



una larga estensione di penne nere nel centro, con cospicuo margine e contorno 
rossastro, ciò che forma uno spazio ben distinto; due altri spazi longitudinali consimili 
sulle scapolari; dorso, groppone e sopracoda misti di grigio e rossiccio con leg- 
geri zig zags nerastri; gastreo bianco-gialletto, con fascie nerastre, clic verso l'ad- 
dome assumono la t'orma di macchie triangolari; timoniere grigie con zig-zags 
nerastri e quattro o cinque bande ben distinte nere più o meno lucide {ad.). Nelle 
parti superiori prepondera il grigio sul castagno, lo spazio dorsale è quindi più 
appariscente; parti interiori tinte di giallo-fulvo più accentuato e colle fascie 
meno numerose e decise igiov.). 

Lunghezza totale 0, m 175; becco 0, n, 013; aia 0, ,n 082; coda 0, m 070; tarso 0, m 018. 

Il Torcicollo va soggetto all'albinismo, ma raramente. 

Questa specie aiuta tutta la regione Paleartica, svernando nelle parti meri- 
dionali. In Italia è specie estiva e nidificante, comune; arriva di aprile e parte 
a settembre, non pochi individui si trattengono durante l'inverno nelle nostre 
Provincie centrali e meridionali, per cui sarebbe anche uccello sedentario. Nel 
Veneto l'uccisi due volte in dicembre. 



Famiglia CUCULIDAE, Cuculiai. 

Becco mediocre, conico, arcuato, dilatato alla base, un po' allungato; narici 
basilari, scoperte; regione perioculare di solito in parte nuda; ali (remiganti pri- 
marie) e coda composte di solito di 10 penne, questa talora di 8 ; gambe rivestite 
di penne; tarsi corti e deboli; diti zigodattili coll'interno versatile. 

Questa famiglia ha distribuzione cosmopolita, e consta di 6 sottofamiglie con 
circa 17 generi e 75 specie. 

Sottofamiglia CUCULINAE, Ouculini. 

Coda di 10 penne colle cuopritrici che non arrivano a metà della sua lun- 
ghezza; ali lunghe. 

I Cuculi frequentano i giardini, i campi alberati e le boscaglie; sono insettivori 
ed in parte anche mangiano frutti; volano con eleganza e rapidi là. assomigliando 
allora un po' allo Sparviere anche pelle ali e la coda lunghe. 

Sono migranti e mutano due volte all'anno. Si dividono in 42 generi ed ab- 
bracciano circa 170 specie sparse in tutto il Mondo. Talune specie non fabbricano 
nido, né covano le uova, ma hanno abitudini parassite; altri fabbricano il nido 
sugli alberi e sono molto amorosi della loro prole. 

Genere CUCULUS, Linnaeus. 

Becco piuttosto corto, mandibola inferiore diritta, la superiore leggermente 
intaccata verso l'apice e col culmine alquanto curvato; apertura del becco grande 
ed estesa fino sotto gli occhi; lingua cotta: contorno dell'occhio poco denudato; 



ATLANTE < (UNITI >L< IGICO 



83 



narici rotonde, basilari, con un orlo rilevato; nessun ciuffo; ali allungate, che giun- 
gono al di là della metà della coda; remiganti primarie in numero di LO pe ■ 

colla 3" remigante la più Lunga e la 1 più corta della primaria più interna; 
coda allungata a ventaglio, quadrata di li» penne, colle quattro mediane quasi 
eguali; tarso corto, acudettato, piumato sino a metà Lunghezza e subeguale al 
dito esterno: piede piuttosto corto e debole con due diri volti in avanti e due al- 
l'indietro, pollice corto, l'esterno anteriore il più lungo. 

Sessi quasi simili, giovani differenti; tinta grigia predominante negli adulti. 

Il genere Cuculus abbraccia 10 specie sparse su tutto il .Mondo, la Polinesia 
eccettuata. 

71. Cuculus canorus. Linnaei s, Cuculo. 

|Tay. XXIV, fig. 5 e 6 e Tav. L, dg. 26], 

Parti interiori di un cenerino-piombato più cupo e bluastro sul groppone e 
sul sopracoda, più pallido sulla gola e sull'alto petto; resto del gastreo bianco 
con tascie regolari nerastre, più fitte sul petto che non sull'addome e sul sotto- 
coda: coda graduata nerastra, macchiata irregolarmente di bianco sullo stelo, sul 
margine ed all'apice delle penne (mas. ad.). Tinta cenerina menu pura, base della 
gola lavata di rossastro (fauni, ad.). Parti superiori bruno-cupe con lascio trasver- 
sali rugginose ed alcune penne traversate o fasciate di bianco; una macchia bianca 
sulla nuca e talora una seconda sulla fronte; parti inferiori bianche lavate di 
ocraceo e con fascie nerastre; timoniere a fascie rugginose e nerastre e con 
macchie bianche all'apice, sul bordo e lungo lo stelo (giov.). Parti superiori a fascie 
nere e rossiccio-cannella; groppone e sopracoda cannella-vivace e di solito uni- 
forme: gastreo bianco-ocraceo con fascie bruno-scure; timoniere a fascie rossiccio- 
cannella e nere e con una larga banda nera subapicale (fase epatica). 

Lunghezza totale 0, ra 340; becco 0,'"021: ali 0, m 230; coda 0,'"175; tarso O."'0l - 

Abita l'intera regione Paleartica, migrando d'inverno fino nell'Africa meridio- 
nale e nell'India ed attraverso la sottoregione Malese sino all'Australia. K uccello 
estivo e comune in Italia, arriva d'aprile e riparte d'ottobre. Si riproduce ovunque 
dalla metà di maggio al luglio. 

Si sa che il Cuculo non fàbbrica nido, né cova le proprie uova, ma le 
colloca nel nido di un altro uccello scelto a bella posta e sembra che pre- 
scelga di metterle in quei nidi che contengono uova simili alle sue, che sono 
molto variabili di colorito, deposita solo un uovo, talora due in ciascun nido 
e sembra che la femmina del Cuculo deponga tre, quattro e fino venti uova in 
un periodo di parecchie settimane. A spiegazione di tale fatto si cita la grande 
scarsità di femmine, che offre questa specie in riguardo del numero dei maschi 
ed il fenomeno che le uova di Cuculo sono depositate a notevoli intervalli, questi 
due fatti realmente difficultano la cura dell'incubazione. Le uova di Cuculo fu- 
rono trovate nel nido di più di cento specie di Uccelli (Passeracei, Ita lupicanti, 
Colombi e forse la Gallinella d'acqua ed il Tuffetto). Il giovane Cuculo viene cosi 
allevato dai nuovi parenti ed essendo vorace e bisognoso di molto cibo, scaccia 
i compagni dal nido o ne getta le uova se non sono ancora sgusciate, ciò che 
succede talora nel terzo giorno dalla nascita, quando è ancora nudo e cieco o 
alle volte più tardi. Talora due uova di Cuculo sono depositate nel medesimo 



84 1TLANTE ORNITOLOGICO 



nido, ma non però dalla stessa femmina, allora quando i due piccoli sono nati, 
sorgono fiere contese, sinché il più torte a colpi d'ala e col groppone ne scaccia 
il più debole. Le uova di Cuculo sono molto piccole, data la sua mole e variano 
assai di colori', di solito di un bianco-grigiastro macchiate di fulvo-verdastro o 
blu-pallido, o verde-bluastre, o bianche, o grigie macchiate «li rossigno, etc. 



Genere COCCYSTES, Gloger. 

Becco mediocre con entrambe le mascelle leggermente curvate in basso, 
apertura dello stesso moderata: narici basilari, ovali, non marginate, colla parte 
superiore chiusa da una membrana; contorno dell'occhio in gran parte nudo; 
un ciuffo sulla testa; ali che non giungono alla metà della coda; remiganti pri- 
marie in numero di dieci. .'V e 4 : ' subeguali e le più lunghe; coda di 10 penne 
lunghe e graduate: tarso lungo e forte, più lungo del dito esterno anteriore, piu- 
mato nella sua parte alta, nudo all'indietro, coperto sul davanti di quattro scu- 
detti grandi e di tre inferiori più piccoli: quattro diti, due anteriori e due all'indietro. 

Sessi (piasi simili, giovani differenti dagli adulti. 

Questo genere cousta di sei specie, che abitano l'Africa e l'Asia tropicale, 
una di esse arriva sino nell'Europa meridionale. Non fabbricano nido, ed anche 
in tal rapporto hanno le abitudini del gen. Cuculus. 

72. Coccystes glandarius (Lixxaeus), Cuculo dui ciuffo. 

Testa, suoi lati e nuca di un cenerino-chiaro con lo stelo nero, le penne molto 
lunghe e formanti un ciuffo che cade all'indietro; parti superiori cenerino-brune, 
macchiate di bianco all'apice delle penne delle ali e sulle cuopritrici della coda: 
gastreo bianco, tinto di cenerino sui fianchi, di lionato sulla gola e sul petto; coda 
molto lunga, graduata, biancastra all'apice (ad.). Ciuffo corto o quasi nullo, testa 
nero-lucida; le macchie bianche sulle parti superiori leggermente lionate; si no- 
tano tinte fulvo-vivaci sul collo e sul petto (tjior.). 

Lunghezza totale 0, m 415; becco 0, m 026; ala 0, m 215; coda 0, m 220; tarso 0, ra 032. 

Abita il Nord dell'Africa e l'Europa sud-occidentale, spingendosi verso est 
fino alla Persia e giungendo talora nell'Europa centrale. In Italia è specie di 
comparsa accidentale e molto rara, che trovasi più facilmente in Liguria ed in 
Sicilia, comparve nel Napoletano, nelle Puglie, nel Romano, in Toscana e presso 
.Mantova, nel Veneto è rarissima, non venne mai colta in Sardegna. Sverna nel- 
l'Africa tropicale. 



Genere COCCYZUS, Veeillot. 

Becco lungo circa quanto la testa, curvato ed appuntito all'apice; un piccolo 
spazio nudo attorno all'occhio; narici basilari, elittiche, esposte; ali rotondate, al 
(pianto appuntite all'apice, la .'!' remigante primaria la più lunga, 1 e 2" corte; 
coda di 10 penne, molto graduata, poco più lunga delle ali; tarso nudo, non più 
lungo dei diti. 



MI \N I I ORNI rOLOGICO 85 



Testa senza ciuffo; penne tibiali complete; piumaggio opaco; sessi simili, i 
giovani differenti dagli adulti. 

Questo genere consta di sci specie sparse nell'America, eccettuate le estreme 
latitudini, due di esse giungono accidentalmente in Europa. 

Sono uccelli insettivori di abitudini migratorie, non parassiti, ma fabbricano 
il nido, deponendo uova verdastre che essi stessi covano, mostrandosi poi assai 
amorosi della prole. 

73. Coccyzus americanus I.ixx.\ii>. Cuculo a/mericano. 

Becco, mandibola superiore gialla alla base, bruna nel resto, l'inferiore gialla 
colla punta bruna; lati della fronte, della testa e d'attorno al becco oliva-grigia- 
stri; guancie bianche; parti superiori e cuopritrici delle ali brune con riflessi me- 
tallici olivastri; gastreo bianco, tinto di grigio sul collo; remiganti brune, tinte di 
castagno, che è più vivace dal lato interno delle penne; coda, molto graduata, nero- 
bruna con una larga t'ascia apicale bianca ad.). Becco giallo; manca il castagno 
sulle ali; coda grigiastra di sotto, fascia apicale più ristretta (giot>.). 

Lunghezza totale 0, m 303; becco 0,'"023; ala 0,'"149; coda0, m 157; tarso 0,' 027. 

Abita l'America settentrionale-temperata, la centrale e la meridionale, giun- 
gendo d'inverno tino all'Argentina. Accidentale in Europa, venne preso sei volte 
nelle Isole Britanniche, un soggetto comparve nel Belgio, due in Francia ed uno 
in Italia nell'ottobre 1883 in Piemonte, esemplare che si conserva nel R. Musco 
di Firenze. 



74. Coccyzus erythrophthalmus (Wilson), Cuculo a me riamo dagli occhi rossi. 

| Coccygus erythrophthalmus (Wils. : Cuculo americano occMo-rosao]. 

Simile al precedente del quale ha la statura; becco nero, bluastro alla base 
della mandibola infer