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L'ODO 2-S SS.Uoj? 



I 






Smolli 9rboretum l.il)car{r 



THE GIFT OF 

FRANCIS SKINNER 

OF DEOHAM 
IN MEMORY OP 

FRANCIS SKINNER 



AVri^i J"W, llli'- 



TRANSFERRED 



HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 



l 



•l:'*.'!» 



ATTI 



DEL R. ISTITUTO D' INCORAGGIAMENTO 



iLiB mm mmu egosoiigib e tmoiocigie 



DI NAPOLI 



// 



ATTI 



9EL 



R. ISTITUTO D' INCORAGGIAMENTO 



ALLE SGIEilZE HATVIUU ECOHOUIGHE E TEGiOLOGIGHE 



DI NAPOLI 



2/ SERIE - TOMO I. 



NAPOLI 

STABILinERTO TIPOGRAFICO DEL REALE ISTITUTO d' INCORAGGIAMBNTO 

Nel Reale Albergo de' PoTeri 

1864 



J^ 



usooaG'ò^.ioor- 










£' Istituto, come fu avvertito in fronte al volume XI de* suoi Atti^ chiude 
la prima serie di essi^ che finisce col XII ^ ed apre con questo volume la se* 
conda serie , pubblicando a quaderni trimestrali i suoi lavori , in guisa da 
compome un volume in ogni anno. 



VITTORIO EMANUELE II 



PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELL4 NAZIONE 



RE D' ITALIA 



V eduta la deUberazione della Deputazione provinciale di Napoli in 
data delli 12 dicembre 1863 , il Bilancio provinciale 1864 , e la 
IVota del Prefetto di Napoli del 28 stesso mese; 

Sulla proposta del Ministro di Agricoltura , Industria e Com- 
mercio ; 

Abbiamo decretato e decretiamo : 

Art. 1.^ 

L' Istituto tecnico di Napoli apertosi in aprile decorso nell' e- 
difizio del Reale Istituto d' incoraggiamento a Tarsia è ripartito , a 
cominciare dal corrente anno scolàstico , in sei sezioni o scuole : 
di amministrazione e commercio , di agronomia e agrimensura , di 
meccanica industriale , di costruzioni , d' incisione industriale , di 
nautica e costruzione navale. 

Nella prima e seconda sezione il corso di studi sarà di due 
anni , nella terza , quarta e quinta di tre , nelF ultima sarà di cin- 
que semestri , il tutto in conformità del programma che sarà reso 
esectttoro con Decreto del Nostro Ministro di Agricoltura , Industria 
e Commercio. 

. Art. 2.^ 

L' ulteriore sviluppo degli studi e la vigilanza dell' Istituto tec- 
nico e delle Scuole speciali che saranno determinate ulteriormente^ 



— 2 — 

è confidato alF Istituto d* incoraggiamento ^ che sarà riordinato in 
conformità dello statuto annesso al presente Decreto , vidimato d'or- 
dine IVostro dal Ministro di Agricoltura ^ Industria e Commercio. 

Art. 3.^ 

L' Istituto d' incoraggiamento fa regolare pubblicazione de' suoi 
atti. 

Oltre le adunanze de' suoi componenti può stabilire conferen- 
ze e letture pubbliche sopra particolari questioni di scienze appli- 
cate. 

Può ammettere corsi liberi per l' insegnamento commerciale e 
per r insegnamento industriale in applicazione a speciali arti o ma- 
nifatture , i quali corsi non potranno eccedere la durata dell' anno 
scolastico. 

Art, 4.^ 

Per servire all' insegnamento industriale , commerciale , agra- 
rio e nautico nell' Istituto tecnico , e per gli studi ed esperimenti 
che occorrono all' Istituto d' incoraggiamento è instituito nell' anzi- 
detto edifizio a Tarsia un Museo di materie prime , modelli , di- 
segni e macchine , che assume la denominazione di Museo indu- 
striale j e al cui mantenimento e incremento potranno concorrere lo 
Stato y la Provincia j il Municipio e privati donatori. 

Art. 5.^ 

La Biblioteca dell' Istituto d' incoraggiamento sarà comune al- 
lo Istituto tecnico. 

Art- 6.^ 

Salva la suprema dipendenza riservata al Ministero di Agricol- 
tura , Industria e Commercio , Y Istituto d' incoraggiamento ed il 
Museo sono considerati come instituzioni provinciali al pari dell'I- 
stituto tecnico. 



Api. 1.' 

Il Ministro di Agricoltura , Industria e Commercio provvede* 
rà air ordinamento del Museo industriale , approverà i programmi 
degF insegnamenti e quelli di esame d' ammissione , e stabilirà quan- 
ta altro occorre per la regolare attuazione del presente Decreto in 
ciascuna delle sezioni dell'Istituto tecnico. 

Ordiniamo che il presente Decreto , munito del Sigillo dello 
Stato 9 sia inserto nella raccolta uiBciale delle leggi e dei decreti 
del Regno d* Italia , mandando a chiunque spetti di osservarlo e 
di farlo osservare. 

Dato a Torino addì 10 gennaio 1864. 

VITTOfflO EMANUELE. 

Regìifreio alla Corte dei eanii 
addi \€ gannaio $864* 
Beg.^ 28 JtH del Governo a e. 6. 
Saltalì. 
( Luogo del Sigillo ) 
V. n GuardasigiUi 
G PISANELLI. 

MANNA. 



STATUTO 

9EU! ISTITUTO B* nCOl^GGIAHERTO AIXB SCIEUZB NATCBAU , ECONOIICBE 

B TECNOLOCICHE IN RAPOU. 



Art. 1. 

L* Istituto si occuperà del progresso delle scienze naturali ed 
economiche , e delle loro più utili ed immediate applicazioni a tut- 
to ciò che da vicino riguarda il ben essere sociale. Gli argomenti 
delle industrie, prendendo questo vocabolo nella sua maggiore e- 
stensione, e del commercio, faranno parte essenziale dei suoi studi. 

Art. 2. 

A conseguire tale scopo, oltre ai lavori propri del Corpo ac- 
cademico e di cui si farà iniziatore , Y Istituto potrà essere in cor- 
rispondenza colle Regie Prefetture e Camere di commercio ed arti 
del Regno , colle Accademie di scienze applicate e Istituzioni d' in- 
coraggiamento alle arti e manifatture , colle Società economiche , 
Associazioni agrarie , Collegi di marina mercantili e Istituti qua- 
lunque di arti e mestieri e d' industria agricola , per tutto ciò che 
può riuscir vantaggioso agli interessi del paese. E l'Istituto avrà 
obbligo di emettere il suo giudizio e di fornire informazioni alle 
anzidette Autorità accademiche ed Istituti diversi , e ad ogni altra 
autorità governativa , alla Provincia e al Municipio intomo a que- 
stioni che si riferiscano agli argomenti di cui si occupa , quante 
volte ne sarà richiesto. 



Art. 3. 
L' Istituto d* incoraggiamento avrà 1* obbligo di destinare uno 
più dei suoi componenti per T ispezione di quelle Scuole specia- 
li che vengano sottoposte alla vigilanza dell* Istituto , e per far par- 
te delle Commissioni di esame secondo sarà stabilito dalla compe- 
tente Autorità. 

Art. 4. 
L' Istituto potrà promuovere mostre parziali dei prodotti del- 
l' industria , così manifatturiera come agraria, col concorso dei prin- 
cipali manifatturieri ed agricoltori , nei limiti dei fondi di cui po- 
trà disporre all' uopo. 

Art. 5. 
L' Istituto pubblicherà i suoi atti ; le pubblicazioni saranno per 
fascicoli trimestrali. I quattro fascicoli di ciascun anno formeranno 
un volume. II primo volume comincerà col presente statuto e re- 
lativo decreto di approvazione , e finirà con gli atti del decembre 
1864. In un' appendice che potrà farsi in fine dì ciascun fascicolo 
si potranno svolgere argomenti non originali , notizie scientifiche , 
e anche referire decreti e regolamenti che abbiano relazioni alle 
materie di cui si occupa l'Istituto. 

Art. 6. 
L' Istituto continuerà ad aver sede nelF edifizio dì Tarsia, ove 
occuperà la sala centrale terrena con le corti laterali ed ì piani su- 
periori contigui ad esse sale , rimanendo tutto il resto del detto e- 
difizio ad uso dell' Istituto tecnico. IVelIa mentovata sala e nei luo- 
ghi contigui si terranno le mostre di cui è detto all' art. 4 , e nei 
piani superiori saranno le sale per le adunanze accademiche , per 
la biblioteca , per 1' archivio e per 1' uifizio del segretario. 

Art. 7- 
L' Istituto avrà due ordini di soci , rmdenìi o (n^inari , e 



eorrispondenii : questi ultimi possono essere tanto naziontdi che 
dranierì. 

Potranno esservi soci emeriti, 

n numero dei soci residenti sarà di 30 , nel quale potranno 
essere compresi i Professori dell' Istituto tecnico. Il numero dei so- 
ci corrispondenti sarà illimitato. 

Art. 8. 
L' Istituto avrà : 
Un Presidente triennale , 
Un Vice-Presidente triennale, 
Un Segretario perpetuo , 

Un Vice-Segretario perpetuo , che sarà pure bibliotecario e 
archivarìo accademico. 

Art. 9. 
L' Istituto si dividerà in cinque classi , composta ciascuna di 
sei soci ; e saranao le seguenti : 

1.° Fiskaf elàmica e maiematieai due soci per ciascu- 
na fac(dtà ; 

2.° Zoologia , botanica , mifwralogia e geologia : due soci 
per ciascuna facoltà; 

3." Agronomia e pasUnizia e veterinaria : due soci per cia- 
scuna facoltà ; 

4.** Tecnologia: un socio per le applicazioni della meccani- 
ca , un socio per le applicazioni della chimica , due capi di sta- 
bilimenti industriali , due ingegneri ; 

5.** Economia pubblica , commerdo e statistica : due soci 
per ciascuna facoltà. 

Nelle riunioni di ciascuna classe il pia anziano di nomina fa- 
rà da Presidente, ed il meno anziano di età da Segretario. 



-. 8 — 

Art. 10. 

H Presidente reggerà le sessioni , e ne curerà V ordine e la 
regolarità. Accorderà la parola ai soci. Scioglierà o prolungherà le 
tornate secondo il bisogno. Sottoscriverà tutti gli atti accademici e 
i diplomi. Convocherà le sessioni straordinarie , determinerà i ^or- 
ni addelti alle tornate periodiche. Sottoscriverà i mandati di paga- 
mento. 

Art. ìì. 

Il Vice-Presidente eserciterà le funzioni del Presidente tutte 
le volte che questi è assente p impedito. 

In mancanza del Presidente o del Vice-Presidente ne farà le 
veci il socio più anziano di nomina. 

Art. 12. 

Il Segretario perpetuo avrà cura che lo archivio e la biblio- 
teca sieno tenuti nel debito ordine e conservati colla maggiore di- 
ligenza. ControCrmerà i diplomi , le relazioni e tutti gli altri atti 
accademici. Dirigerà la compilazione e la stampa dei lavori acca- 
demici. Terrà la corrispondenza della quale darà notizia al Corpo 
accademico. Scriverà e farà inserire negli atti i cenni biografici dei 
soci deceduti. 

IVella prima tornata di ogni anno leggerà un rapporto , nel 
quale darà conto di tutti i lavori accademici dell' anno prossima- 
mente decorso. Sarà il depositario dei fondi assegnati al manteni- 
mento deir Istituto , conservandone regolare madrefede o certifica- 
to di deposito a disposizione delF Istituto , incassando i mandati di 
sussidio ed altri versamenti previsti nel bilancio attivo , e pagan- 
do le spese che nei limiti del medesimo saranno state deliberate 
dal Corpo accademico e ammesse a pagamento con regolare man- 
dato. Il Segretario perpetuo sarà incaricato della presidenza del- 
l' Istituto tecnico , quante volle per motivi particolari Y Amministra- 



— 9 — 

zione provinciale non reputasse di provvedere allrimenli , e in tale 
iif&cio avviserà specialmente a coordinare il progresso delle scien- 
9Z applicate ed economiche , che forma lo studio dell' Istituto d' in- 
coraggiamento con r insegnamento delle medesime nelF Istituto tecnico. 

Finalmente è affidato al Segretario perpetuo il museo indu- 
striale , con obbligo ad esso di tenere regolare inventario degli og- 
getti che lo compongono. 

Per tali uffizi avrà un assegno fisso di rappresentanza e col- 
laborazione. 

Art. 13. 

U Vice-Segretario farà le parti del Segretario in caso di as- 
senza. Avrà inoltre cura speciale della biblioteca e dell' archivio, e 
farà ali* Istituto le occorrenti proposte per lo acquisto di libri, le- 
nendo conto delle migliori pubblicazioni così nazionali come stra- 
niere. 

L' Istituto fisserà un giorno determinato di ciascuna settimana 
per r ordinamento in archivio delle carte , delle qnali sarà tenuto 
inventario sopra ogni singola posizione. 

Art. 14. 

lina Commissione composta del presidente , del Vice-presiden- 
te j del Segretario perpetuo e di quattro soci scelti dalF Istituto 
prenderà copto ogni tre mesi dei lavori accademici , e farà le pra- 
tiche verso . i singoli soci per far prosperare alacremente i loro stu- 
di , non trascurando anche di far palese alF intero Corpo accade- 
mico lo stato di quei soci , i quali , o per salute o per affari so- 
praggiunti mal potessero disporre dell' opera loro. IVel quale ulti- 
mo caso la Conunissione potrà anche proporre all' Istituto y . che 
coloro i quali per avventura si trovassero in tali condizioni , pos- 
sono passare a soci emeriti. 



\ 



-. 10 — 

Art. IS. 

Sarà preciso obbligo di ogni socio ordinario d'intervenire nel- 
le tornate periodiche dell' Istituto y come ancora in quelle delle clas- 
si quando sieno espressamente convocate. La mancanza per quattro 
volte successive , non abbastanza giustificata o non notificata con 
lettera air Istituto , sarà considerata come rinunzia al posto acca- 
demico. 

Art. 16. 

Tutte le tornate accademiche saranno pubbliche , tranne quan- 
do r Accademia credesse conveniente riunirsi in comitato segreto. 
In ogni mese vi saranno due tornate ordinarie j meno nei mesi di 
>^dgg>o ^ ottobre , nei quali vi sarà vacanza. La prima tornata del 
mese di gennaio sarà annunziata ai dotti con invito speciale j ed 
in essa sarà letto il rapporto dei lavori accademici dell' anno pre- 
cedente. 

Oltre tali tornate ordinarie potranno esservene delle straordi- 
narie y Specialmente nei due detti mesi di maggio e ottobre. 

Le singole classi possono essere convocate dietro ordine del 
Presidente dell' Istituto. 

Art. il. 

Per la regolarità di una tornata si richiede il numero di se- 
dici soci ordinari almeno , salvo il dii^sto dagli art. 22, 23, 2i, 
e si riterrà come parere dell' Istituto quello , in cui converrà la 
metà più uno dei soci presenti. 

Art. 18. 

In aprir la tornata il Segretario perpetuo procede alla lettura 
dell'atto verbale della tornata precedente. Ogni socio potrà farvi 
quelle osiservazioni che crederà opportune , le quali discusse var- 
ranno y se occorrerà , a modificare il verbale medesimo ; approva^ 
to r atto verbale , il Segretario leggerà la corrispondenza. Tutti 



— 11 — 

gli affari ^ intorno a cui si fora discussione , verranno sottoposti al- 
la votazione segreta, se ciò è dimandato almeno da tre soci. 

Art. 19. 
Ib ordine alle letture accademiche i soci ne foranno consape- 
fole il Presidente prima della tornata. Il Presidente determinerà 
r ordine della lettura. Le Memorie lette in adunanza dai soci ordi* 
nari j e che non avranno dato luogo a discussione , saran compre- 
se nelle pubblicazioni. accademiche. Ilei caso siano seguite discus- 
sioni , la votazione segreta determinerà se la Memoria abbia ad es- 
sere inserita negli atti dell' Istituto. 

Art. 20. 
Le Memorie che saranno comunicate o lette da soci corrispon- 
4enti saranno trasmesse alla classe cui gli argomenti appartengono, 
|ierchè ne faccia rapporto. Uditosi dalF Istituto in altra tornata il 
rapporto della Glasse , ne adotterà le conclusioni quante volte non 
\i sarà discussione : in questo ultimo caso poi la votazione segre- 
.ta risolverà intorno alle conclusieni medesime. 

Art. 21. 
Alle discussioni accademiche , qualunque esse siano , potranno 
prender parte i soci emeriti ed i corrispondenti. 

Art. 22. 
n Presidente sarà scebo fra i soci rendesti. La sua elezione 
sarà fotta dai soci stessi pw mezzo di schede segrete: ogni sche- 
4|^ conterrà un nome solo : colui che avrà riportato maggior nume- 
ro di voti sarà il Presidente dell' Istituto. Il numero dei voti pero 
dovrà essere maggiore della metà dei soci presenti , ed il numero 
dei presenti, almeno due terzi di tutti i soci ordinari dell' Istituto. 
Nel caso dbe la elea^one non otteiga il numero di voti richiesto , 
avrà hMgo nella sueeessiva tornata una seconda votazione , la qua- 
le in qualunque modo sarà definitiva. 



— 12 — 

La elezione del Vice-Presidente e del Segretario perpetuo sa- 
rà fatta con le medesime norme. 

La elezione del Presidente e Vice-Presidente ha luogo , di re- 
gola , nel mese di settembre dell' ultimo anno del triennio di eser- 
cizio ; quella del Segretario , secondo occorre. Le elezioni saran- 
no sottoposte 9 in quanto alla osservanza e regolarità della forma, 
alla conferma della Deputazione provinciale. 

Art. 23. 

La elezione dei soci ordinari sarà preceduta da invito specia- 
le del Presidente a tutti ì soci ordinari. La elezione sarà fatta in 
due tornale. Nella prima, la classe dell' Istituto presenterà una ter- 
na per ogni socio da provvedersi in essa, accompagnata da rappor- 
to sopra i meriti di ciascun candidato. Tale rapporto sarà deposi- 
tato nella Segreteria deir Istituto per potersi consultare. IVella tornata 
seguente tutti tre i nomi della terna saranno sottoposti alla votazione se- 
greta: s' intenderà eletto colui che avrà riunilo maggior numero di vo- 
ti. La parità sarà risoluta con una seconda votazione, e nel caso 
di egual risultato la sorte determinerà la preferenza. Il numero dei 
voti richiesto per essere eletto dovrà essere maggiore della metà dei 
soci presenti alla tornata , senzachè il numero di questi possa es- 
sere minore dei due terzi del numero dei soci residenti. IVon con- 
seguendosi da alcun candidato il numero di voti necessario, la clas- 
se dovrà proporre dopo un anno una seconda terna, nella quale po- 
trà essere compreso solamente quello tra i tre candidati, che nel- 
la votazione precedente avrà riportato maggior numero di voti. 

Art. 24. 

Il giudizio delle Classi nella proposta dei Candidati dovrà far- 
si tenendo presente i requisiti che seguono generali e speciali : 

La pubblicazione di opere che avran meritato il pubblico suffragio; 

L' insegamento pubblico o privato con successo ; 



— 13 — 

Per la classe di agronomia e pastorizia ^ oltre ai requisiti di 
opere pubblicate o d' insegnameoto pubblico o privato , potran va- 
lere non dubbi perfezionamenti arrecati, nel fatto, alle pratiche del- 
r agricoltura o della pastorizia , o la introduzione di nuovi usi e 
grandemente vantaggiosi altrove esperimentati. 

Per la classe tecnologica sarà anche titolo Y ufficio dì Diretto- 
re tecnico d' un cospicuo stabilimento industriale , l' invenzione o 
r introduzione in paese di macchine importanti o di processi indu- 
striali grandemente proficui. 

Per la classe di economia pubblica, commercio e statistica ol- 
tre ai generali requisiti varrà la direzione di grandi Case bancarie 
e conunerciali o di Uffizi statistici. 

I requisiti de' soci corrispondenti sono i medesimi che pe' so- 
ci residenti. La loro elezione seguirà colle stesse norme prescritte 
pei soci residenti. Ciascun socio residente avrà dritto di proporre, 
e le rispettive Classi ne faranno i rapporti come sopra. 

Art. 25. 

In ogni anno Y Istituto pubblicherà due progranuni dì concor- 
so appartenenti a materie delle diverse Classi in cui Y Istituto e di- 
stinto, facendo m guisa che nel corso dì tre anni tutte le Glassi 
abbiano a pubblicare programmi per Y incremento de' rispettivi studi. 

Art. 26. 

Premio da assegnarsi sarà una medaglia di oro che potrà va- 
riare nel valore di lire 200 a lire SOO secondo la importanza del 
lavoro e la entità della spèsa che possa occorrere per la soluzione 
del quesito. 

Le Memorie premiate saranno pubblicate negli atti accademi- 
ci e se ne daranno all'autore premiato SO esemplari a parte. 

Art. 27. 

Le forme dei concorsi , il ricevimento dei lavori e le votazio- 



^ u — 

ni saranno deliberate dall' Istituto secondo occorra. 

Art. 28. 

li primo esame dei lavori di concorso si apparterrà alla Clas- 
se rispettiva , la quale dovrà farne ragionato rapporto all' Istituto in 
regolare adunanza. A tal uopo i lavori dei concorrenti ed il rap- 
porto resteranno lelF Istituto a disposizione dei soci almeno per IS 
giorni j trascorsi i quali sarà deflnito il merito dei lavori e il con- 
seguimento del premio. 

Art. 29. 

Itegli atti potranno anche pubblicarsi le Honorie , le quali , 
quantuque non avessero riportato il premio, avranno meritato T oc"- 
cessit. Le Memorie poi non premiate né meritevoli ddl' ac^stit ri- 
marranno in arcbivio y bruciandosi le schede. 

Art. 30. 

Nella prima tornata accademica di ciascun anno avrà luogo la 
distribuzione dei premi, e sarà provveduto per la pubblicazione dei 
nomi di coloro che avranno meritato Y acces&iL 

Art. 31. 

Chiunque fora utili scoperte o perfezionamenti nelle arti mec- 
caniche e chimiche e neir agricoltura^ od introdurci nel Regno nuo- 
11 rami d' industria , o effettuerà considerabili bonificazioni di terre- 
ni , potrà presentarsi alF Istituto* Giudicato meritevole , sarà pre- 
miato con menzione onorevole o con una medaglia di bronzo , ar- 
gento od oro , secondo il merito della invenzione del lavoro com- 
piuto, e dei mezzi di cui potrà disporre l'Istituto. 

I nomi dei premiati saranno pubblicati. 

Art. 32. 

Sulla richiesta del Municìpio o d' altro corpo morale o di Pri-» 
vati che istituiscono premi d' incoraggiamento agli àtudi tecnici , al 
perfezionamento delle industrie e arti potrà V Istitalo incaricarsi dei 



^ 13 -^ 

relativi codcchtsì e della distribuzioDe de* premi che Y Istituto dovrà 
ritirare prima della pubblicazione del concorso. 

Art. 33. 

L' Istituto compilerà annualmente il proprio bilancio circoscri- 
vendo le spese ne' limiti de* fondi che potrà avere disponibili 5 ve-* 
duti i sussidi che potranno essergli concessi dallo Stato, dalla Pro- 
vincia da Privati. 

L' esercizio finanziero di ciascun anno si protrae per la liqui- 
dazione sino a tutto marzo dell' anno susseguente. 

Nel mese di aprile il Presidente presenterà all' Istituto il con- 
to morale delF esercizio precedente , accompagnato dal conto finan- 
ziario resQ dal Segretario perpetuo y per essere ogni cosa trasmes- 
sa insigne alle osservazioni dell' Istituto alla Deputazione provincia- 
le. Approvato che sarà dalla Deputazione, l'Istituto rimane sciolto 
da ogni responsabilità. 

Art. 34. 

IVe' limiti de' fondi disponibili sarà dato a ciascun socio resi- 
dente , che intervenga alla tornata ordinaria deli' Istituto , una me- 
daglia di presenza , il cui valore sarà determinato nel bilancio di 
ciascun anno, e die in ogni caso non potrà eccedere lire IS. Per 
le tornate straordinarie del Corpo accademico e per le riunioni del- 
le Gassi non sarà data medaglia. In nessun caso è accordata ai so- 
ci corrispondenti e ai soci emeriti. 

n Segretario perpetuo , tnttavolta sia provvisto di assegnamen- 
to di collaborazione e rappresentanza, non riceverà la medaglia. Il 
Vice-Segretario invece vi avrà dritto per ogni giorno che avrà de- 
dicato all'ordinamento dell'archivio, giusta l'art. 13, indipenden- 
temente dalla medaglia che gli potrà essere dovuta per l' interven- 
to alle adunanze accademiche. Il non intervento alla tornata per 
causa di malattia non priverà il socio della medaglia , sempre che 



y 



— IG - 

ne abbia data partecipazione air Istituto con lettera prima dell' a- 
pertura della tornata. 

Art. 35. 

IVeir uffizio del Segretariato vi saranno tre Applicati : uno di 
essi sarà addetto al protocollo di entrata e di uscita delle carte e 
alla trascrizione dei diplomi accademici e della corrispondenza; l'al- 
tro avrà cura della corrispondenza riguardante la presidenza dell' I- 
stituto tecnico, terrà in corrente i registri della biblioteca e la cor- 
rispondeza del Bibliotecario. Surrogherà in caso di assenza V Appli- 
cato di cui sopra. Il terzo dei mentovati Applicati curerà la trascri- 
zione de' processi verbali in apposito registro , trascriverà la corri- 
spondenza di uffizio , e le carte riguardanti la contabilità del Cor- 
po accademico. Surrogherà il secondo Applicato in caso di assenza. 

n Segretario perpetuo , come responsabile dell' uffizio j potrà 
all' uopo modificare temporaneamente Y ordine intemo dell' uffizio 
medesimo in quanto ai carichi degli Applicati. 

Art. 36. 

L' Istituto avrà due Uscieri , i quali presteranno l' opera loro 
per tutto ciò che riguarda il servizio tanto interno che esterno. 

Avrà un Custode per tutto 1' edificio accademico , il quale a- 
dempirà pure 1' ufficio di bidello dell' Istituo tecnico. 

Il Custode avrà l' alloggio nelF edifizio dell' Istituto. 

Art. 37. 

Gli assegnamenti degU Applicati , del Bidello e degU Inser- 
vienti saranno determinati nel bilancio. 

Visio d ordine di S. M. 

n Ministro di Agricoltura , Industria e Commercio 

Mahiia 



MEMORIE 



DA SERVIRE ALLA FORMAZIONE DELLA CARTA GEOLOGICA 



DELLE PROVINCIE NAPOLITABTE 



Pel Prof. O. G« COSTA 



'«Vi 



D 



ìlungatasi oramai la speranza , se non estinta del tutto , di vedere 
attuato un pensiero caldeggiato pur troppo , e da remoto tempo in 
me surto ; prossimo a metter piede alla tomba senza potervi ulte- 
riormente contribuire ; e non volendo lasciare affatto perdute le du- 
rate fatiche , qualunque esse siano , mi rivolgo ad altro spediente. 

La patria e quanto ad essa per tiene lìi sempre V oggetto cui 
mirarono lutti i miei voti , ogni mia cura , e ciascuna delle opere 
mie. IVè credo aver bisogno di addurre alcun fatto in dimostrazione 
dell' asserto , mentre tutti i miei passi , qualsiasi delle mie produ- 
zioni apertamente lo affermano. Lo attestano gì' iterati viaggi pel 
regno , e ne sono documento incontestabile le collezioni svariate di 
materiali rammassati , e quelle ordinate. 

La Fauna attuale e Y antica di queste regioni estreme italiane , 
e le illustrazioni parziali e staccate che all' una ed all' altra apparten- 
gono , attestano di aver consumato lutto il mio tempo ad Illustrare 
la terra nativa, ed a svelarne le sue naturali dovizie. E quando 
appena da lungi balenava un raggio di luce, per lo quale la speran- 
za deslavasi del nazionale risorgimento italiano , io m' affrettava a 
colmare ancora una lacuna, lasciata da un grande uomo, con l'It- 
tiologia Fossile italiana. 



\ 



— 18 — 

Ma la geologia di queste regioni estreme della penisola era un 
desiderio , al quale le mie forze meno valevano a soddisfarlo: de- 
siderio che si aggirava nella mente , ardeva nel cuore , non lo po- 
stergavano le mie ricerche , ma nulla valeva a lusingarmi di rag- 
giunger lo scopo. IVullameno , alla insufficienza propria e diretta , 
sostituiva le ispirazioni, i suggerimenti, e le spinte di ogni maniera 
a quanti potevano dare opera ad iniziare almeno la formazione di 
una Carta Geologica del reame di Hapoli. Il disegno era bozzato , 
ne aveva tracciate le vie per Io eseguimento , ma gli ostacoli era- 
no forti , e sproporzionali alle forze disponibili per vincerli. Alle 
quali cose si aggiunsero i tempi burrascosi ed avversi, onde il pen- 
siero medesimo venne deposto senza obbliarlo. 

IVon appena il risorgimento italiano si pronunziava , ed alcuni 
degli ostacoli scomparivano , V antico concetto si ridestava caldo e 
sollecito ; e m' aflTreltai a farlo palese a chi allora regeva la co- 
sa pubblica. Fu accolto è vero con benigna intenzione, ma ì tem- 
pi volgevano altrimenti di quello che dalF attuazione del concepito di- 
segno eran richiesti (1). E però, senza scorarmi, fu desso riprodotn 

(l) PROGETTO DI U5A CARTA GEOLOGICA DELLS PROVINCIE PìAPOLITAirE. 

Sodo oramai 5o anni che il Governo di Napoli si affaccenda , nò senza grave dispen- 
dio , per compilare la statistica del regno. 

Durante la decennale occupazione militare fa a questo medesimo oggetto stipendiato un 
Redattore generale, e tanti compilatori subalterni, per quante sono le provincie del regno. 
I lavori di costoro , comunque stati fossero compilati sqpra basi incerte , andarono adatto 
perduti. Nondimeno durò questo stato di cose fino al i8ao. 

Nel 1837 ^" ripreso lo stesso statistico lavoro, con la creazione di una Commessione, 
la quale prestò V opera sua gratuitamente per cinque anni , menocchè il Spretano , che 
ebbe stipendio. Le comuni del regno furono però a quest' oggetto assoggettate ad una contri- 
buzione annuale di due: 6; contribuzione che si pagò per più anni. Su questi fondi si fe- 
cero gravitare taluni tapini sussidi a pochi dei componenti la Commessione anzidetta, onde far 
fronte .alle spese di viaggio, a cui quelli si assoggettarono, per raccogliere elementi certi relati- 
vi alla rispcUiva branca. Nel i?/^dy quando fa?cvasi crctlerc al Governo essere già pronta 



— lo- 
to nelle mani del Ministro italiano per V Agricoltura Industria e Com- 
mercio , dal quale venne accolto con compiacenza e premura. Per 
voto di dotti italiani , al quale il mio si congiunse , il progetto 

per la stampa la prima parte della statistica , comprendente il Distretto di Napoli, che ser« 
Tir doveva di modello, la Commessione fu sospesa ; poiché , di tutto il complessivo lavoro , 
si trovò solo la parte botanico-agraria , redatta dal Gasparrini , e 1' altra parte zoologica 
compiuta dal Costa ( 0. G. )^ i quali rimasero senza compenso veruno. 

Dopo le vicende del i848 , si pensò riprendere siffatto lavoro, allontanando però tutti 
gli antichi componenti la Commessione suddetta , e creandone una nuova , di uniforme co- 
lore , e di sangue purissimo , almeno come il Governo voleva. Alla Commessione Centrale 
o Ministeriale si aggiunsero Commessioni provindali , create nel seno del B. Istituto d' In« 
coraggiamento e delle Sodetà Economi che del regno. Queste ultime si diedero opera a rea- 
lizxare il pensiero , né senza qualche dispendio delle rispettive provincie. Un tale stato di 
cose é durato per un decennio , ma senza conseguirne alcun frutto. 

Sarebbe vano , se non pure insolente , se si volesse spendere una sola parola, per di- 
,re di quale interesse sia per un Governo regolare ed intelligente il possedere la Statistica 
fisica ed economica del proprio stato. Non vi può essere movimento militare, finanziano, 
economico , ed amministrativo , senza avere esatta conoscenza di quel che si possiede e di 
queUo che manca ; degli eccessi e dei difetti delle proprie produzioni e delle risorse , pri* 
ma delle naturali , e poi delle industriali ed artistiche : é questo V inventario de' bisognj e 
delle ricchezze dell* uman genere , come lo definiva il sapiente da Verulamio. 

Né credo esservi statista il quale non sappia , o non intenda , che base fondamentale 
della Statistica sia la esatta conoscenza del suolo , e di quanto da esso deriva, o vi à im« 
mediato o mediato rapporto. 

Le miniere di ogni genere , le terre di ogni natura e qualità , il corso delle acque 
scorrenti , ì laghi , stagni , e paduli , i boschi e le praterie ecc. ecc. sono le prime e ra- 
dicali notizie , sopra le quali si poggia quanto dal suolo , come produzione spontanea, di- 
pende ; e quindi V uomo , e le opere sue. E pure é questa la parte più laboriosa , e nel 
tempo medesimo quella della quale prineipalmente si a sempre sperimentato maggior difetto. 

Or é a questo punto cardinale che io ò tenuto costantemente fisso lo sguardo; oé mi 
sono arrestato nel semplice concetto, in tutti gì' iterati viaggi fatti pel regno ò raccolto 
quanti materiali per me si poteva , onde (arW servire un giorno alln compilazione della 
Statistica fisica ed economica : e nel mio privato Museo si trovano conservate copiose rac- 
colte geologiche e paleontologiche , siccome ne fanno fede la Paleontologia del regno già 
messa a stampa , i Cenni annuali di essa, ed il rapporto sulle Miniere di cui si all^a'qui 
copia. Tuttavia , né questi sono bastevoli all' uopo , né si può sperare dalla loro disamina 
ed accozzamento che T opera ne risultasse quale la scienza la esige, ed all' economista 
conviene. ^ 



— 20 — 

che sì limitava alle provineie napolitane fìi trasformato ed esteso per 
lutto il continente italiano : non ostante che , come nel proggetto 
medesimo trovatasi esposto , molte parti d' Italia possedessero già 

« 

Ad ottener simile intento 1* Inghilterra si e adoperata grandemente e ne à dato 1' e- 
sempio. La Prussia à già compiuta la' sua carta geologica. L* Austria à fondato all' uopo 
un Isiiiuio geologico , per lo quale à destmato due. 18^000 annui , oltre i 2^^000 spc*si 
pel primo impianto. 

Lo zelo patriottico dei Milanesi k pur formato un simile Istituto per la Lombardia. 

In tutta r Italia settentrionale e centrale esìstono lavori pregevolissimi usciti da mani 
peritissime , a cominciare da quelli di Targioni Tozzctti per la Toscana: e questi lavori 
danno una tal quale conoscenza del suolo toscano , del padovano e del veneto ; mentre H 
Piemonte , la Sardegna e la Lombardia posseggono intiera la loro carta geologica , e forse 
ancora completa. 

Ma nelle provineie meridionali « o antico reame di Napoli ? 

Senza dilungarmi in dicerie irane e dìspiaceroli y entro nell' argomento. 

Per ottenere la interessantissima carta geologica di questa vasta e più ridente partfe 
della patria comune , io ofiBro 1* opera dell* Accademia degli Aspiranti Naturalisti. Essa yì 
esibiri nel corso di 3 anni il lavoro completo ; cioè la carta geologica , accompagnata dal- 
la descrizione delle rocce , dei minerali , de* fossili, e delle terre, messe o da porsi in cot- 
tura , e quanto altro yi à relazione. 

n governo pagherà due. i2^ooo nel sdente modo. 

Ducati 3^000 per anno , in rate mensuali : indispensabili per t viaggi , esplolazioni , 
disegni ed occupazioni scientifiche dei ooUaboralorr ; i quali debbono ancora far saggi chi- 
mici per la esatta determinazione delle rocce e dei minerali metallici e semi-metallici. 

Nel primo semestre del quarto anno sarà consegnato a chi spelta il lavoro compiuto ; 
al quale seguirà immediatamente il pagamento dei restanti due. 3^oo a compimento dei 
./^,ooo. 

Rimane allora alla generosità del governo il dare un segno di soddistaziose a colui , 
od a coloro che attesero al layoro ; ed a seconda del grado di bontà col quale lo si troverà 
empiuto. 

Se il sig. Consigliere di Luogotenenza pel Dicastero, a cui spetta questo ramo di pub- 
blico servizio , accoglierà 1' offerta f* Y Accademia degli Aspiranti Naturalisti ne assume* 
rà da questo momento Y impresa; ed il relatore offre dal canto suo tutte le guarantigie che 
potranno richiedersi, oltre quella parte di moralità e di patriottismo, di cui può inoigoglire. 
Se pel contrario questo progetto verrà respinto , 1' Accademia ed il suo Direttore si 
terranno contenti dì aver fatto quanto per essi potevasi , onde accorrere con 1* opera loro al 
compimento di un lavoro di tanta importanza* 

Naooli 8 del 1861 0* G. Cxjstjl 



- 21 — 

lavori più meno estesi di tale natura (1). Tutto fu con lusinghe 
disposto j tutto fu discusso e previsto ; tutto venne altamente plau- 
dito e Sovranamente approvato; ma tutto in pari tempo disparve (2). 

Tuttoché la lusinghiera speranza non avessi aflfalto deposta , 
che verrà giorno in cui , meglio fermate le cose d' Italia, queir op- 
perà sarà ripresa , e portata a compimento ; pure non è concesso 
presumere di trovarmi almeno presente lorchè quella comincia. 

In tale stato di cose , scorrendo il tempo a gran passo , le 
mie fatiche y le mie lucubrazioni , i dispendi ed i materiali stessi 
air uopo raccolti debbono andare inevitabilmente perduti. 

Io non penso già che i miei lavori air uopo raccolti valer po- 
tessero a contribuire gran fatto alla formazione della Carta geologi- 
ca dì cui si discorre ; ma non dubito neppure che servir potessero 
ad agevolare le investigazioni di coloro cui sarà data la buona ventura 
di compiere un cosi importante lavoro : quando cioè , calmato lo spi- 
rito pubblico, e fermato stabihnente il reggime dello Stato , le menti 
saranno rivolte alle scienze, alle lettere ed alle arti belle. E a con- 
fidare che tempi così ben augurati e felici presto si succedesse- 
ro , ed uomini sorgessero dalla fortuna meglio assistiti , che d' in- 
gegni certo non fu mai penuria in Italia , onde potessero attende- 
re a quest' opera, per quanto utile altrettanto negletta, per noi spe- 
cialmente popoli e governi della meriggia Italia. E a tal fine soltanto 
che mi sono determinato a rendere di pubblica ragione quei pochi 
brani di geologiche osservazioni ragunati e distesi , senza pretende- 

(1) Carta Geologica del Piemonte — del Pisano — di alcuni luoghi 
del GenoTOsato, del Veneto e dell' Emilia^ oltre quella bellissima della Scir- 
degna , ec. 

(2) Vedi — Reale decreto del 28 luglio 1861 — Convocazione di uua 
Giunta consultiva per la formazione della Carta geologica dei Regno d' Ita- 
lia — Relazione della Giunta medesima in data da Firenze 28 settembre 18C I . 



— 22 — 

re , uè che fossero tali quali Y attuale bisogna richiede, e quali per 
altri meglio leggenti si attendono, uè che la scienza se ne potes- 
se avvantaggiare gran fatto. Sono però fatti coscienziosamente rac- 
colti , senza preconcetti principii, e senza artifizio indicati. Laon- 
de staranno essi inconcussi a fronte delle opinioni agitate de' di- 
versi sistemi , e delle varianti dottrine (1). 

Premesse cotesto dichiarazioni, piacemi preliminarmente venire 
esponendo quali si fossero le cose di cui primieramente si verrà 
qui discorrendo. 

Innanzi tutto riprendo un argomento , che dirò generico, per- 
chè esso abbraccia complessivamente i nostri Appennini. Intorno ai 
quali alcune sentenze sono state già pronunziate da uomini di mol- 
to merito, a cui sì sono accodati, senza scrutinio^ satelliti e discen* 
ti , in pregiudìzio del vero. 

r 

E stato asserito ( lo ripeterò qui volentieri perchè la circo- 
stanza lo esige ) , che gli Appennini del regno di IVapoli da /n- 
irodoco al Gargano y e dal Gran Sasso d' Italia al Monte Lat- 
tar Oj alla Campanella ed a Capri ^ il geologo è annojato della 
monotonìa che vede regnare in quella regione , e di ben scar-^ 
sa collezione di oggetti per lui interessanti potrà lungo quel 
cammino provvedersi (2). 

Si è pure affermato per altri , che nei monti appennini sono 
rari i fossili caratteristici per i quali si potesse raggiungere la 
esatta determinazione delV epoca di una data formazione. 

Io credo poter dimostrare falso ed erroneo Y asserto ; restan- 
do vero soltanto per colui che , scorrendo in cocchio o a caval- 
lo per le vie consolari , guarda e passa ; o tutto al più , ascenden- 
do per un qualche sentiere un altissimo monte , ne avesse definita la 

(1) Opinionum conienla delel dies , natura aulem in aetemum slat. 

(2) Tenore — Cenno di Geografia Botanica, 1821, pag. 7. 



— 23 — 

sua natura geologica da quel poco che incontra fuggendo e per az- 
zardo. Chi può conscienziosamente affermare di avere completamene- 
te esploralo un solo dentanti monti appennini che si estolgono ne- 
gli Abruzzi, ne' Principati, nella Basilicata, nella Citeriore Cala- 
bria ed altrove ? Io ho rovistati tali luoghi più volte , a pie po- 
sato ed in tempi diversi ; ho interessato amici d' ogni condizione 
per àonuninistrarmi notizie e documenti ; e ciò malgrado mi tro- 
vo assai lontano dal potere asserire di aver tutto e bene esplo- 
ralo ; anzi voglio pur confessare , che avuto riguardo alF estensio- 
ne, non è che infinitamente poco quanto ragunar si è potuto; non 
si è fatta che qualche graffiatura sulF epidermide del nostro suolo, 
siccome graffiature costantemente considero tutte Y esplorazioni esegui-^ 
te per tanti e così dotti geologi e paleontologi sulla vasta superfi- 
cie terrestre. 

Anche certi piccoli spazi del nostro suolo ^ che sembrano es- 
sere stati diUgentemente esplorati , contengono ancor molto da spi- 
golare : e laddove io credo di aver molto lavorato , è piò quello 
die mi è rimasto a desiderare, che quanto ho potuto conseguire. 

Ciò nondimeno , i pochi documenti raccolti sono a parer mio 
bastevoli a comprovare, che le rocce di sedimento primitivo non man- 
cano né scarseggiano di avanzi organici. Che anzi , olire quelli 
grossolani che alF occhio nudo di un attento osservatore si affaccia- 
no, la massa stessa calcarea, intimamente esplorata, mostrasi ora piò 
ora meno gremita di spoglie testacee , spesso non discernibiU che 
ad occhio armato, o col soccorso di molto acuti ottici strumenti. 

Vero essendo altresì, che i nostri appennini sono costituiti in- 
tegralmente di calcarea carbonata ; pure essa presentasi aUo sguar- 
do con isvarìate apparenze , da far sì che V occhio non prevenuto 
vi ravvisasse specie diverse. I colori dapprima. Chi vorrebbe per- 
suadersi che la calcarea nera di Rocca d' Aspide fosse la stessa che 
r altra di color bianco-sudicio che le siede accanto ? Che la dolo- 



-- 2i — 

mia del vertice del Gran Sasso d' Italia non fosse diversa dalla sot^ 
loposta di Montecorno ? Che gli scisti neri e bianco-giallicci di La- 
gonegro e di Lauria fossero della stessa natura, e così via via dis- 
correndo?^ Ed in quanto ai fisici caratteri, trovandosi le stesse rocce 
qua tenere, là durissime, ora con apparenza terrosa, ora silicea 
e cristallina , o come granulosa o scagliosa , o con colore e splen- 
dore perlaceo, quando omogenea e quando di svariati rottami im- 
pastati costituita , più meno pesante , ed altre apparenti differen- 
ze di facile intuito ; come arrestarsi senza almen sospettare, che ele- 
menti diversi entrassero nella loro chimica composizione, o che gli 
stessi elementi non fossero in proporzioni diverse od in differenti 
combinazioni tra loro? 

La soluzione di tutti cotesti dubbii è di spettanza del Chimi- 
co; ed ai Chimici mi sono rivolto per ottenerne un responso. Ma- 
lauguratamente però è ciò rimasto finora un vivo desiderio. Si è po- 
tuto appena ottenere, come saggio soltanto, Y analisi qualitativa di tre 
varietà di calcaree, per Y opera del Sig. Raffaele Cappa , dalle quali 
risulta che realmente una diversa proporzione di componenti esiste 
fra le diverse rocce poste a cimento, com' eira naturale il supporre. 

Scopo del presente lavoro è quindi il dimostrare con esempi 
chiarissimi coleste due verità ; T una cioè, che ciascuna delle varie- 
tà di rocce de' nostri appennini si compone principahnente da calce 
carbonata, nella quale prendono parte in proporzioni più o meno ab- 
bondevoli, oppure scarsissime, la magnesia, il ferro, la silice, e qual- 
che altro elemento; T altra, che quali piii, quali meno contengono 
nella loro massa avanzi di corpi organici, tranne quelle rocce che 
costituiscono il corpo o Y ossatura de' monti in esame. 

E per esibire una prova delle cose esposte , e far si che esse 
parlassero ad un tempo alla mente ed ai sensi , si è concepito 
il disegno di esporre i risultamenti de' propri studi con immagini 
al naturale dipinte^ dando al lavoro il titolo di 



IGONOGRiFU ANALlTIGi 



DELLE ROGGE DI SEDIMENTO PRIMITIVO 



DEGLI APPENNINI NAPOLITANI. 



Questo Ia¥oro, da servire di preliminare alle susseguenti memo* 
rie ^ nel tempo stesso che verrà soddisfacendo air oggetto per cui 
fii concepito, è così ordinato.* 

In ogni tavola si trovano tre zone rettangolari segnate dalle 
lettere A, ^^ C. In ciascuna di tali zone, una listarella a, di 13 
millìmetri larga, e 6 centimetri lunga, rappresenta il colore di una 
roccia, quale naturalmente si presenta all' occhio nudo dell' osser- 
vatore. 

Segue a questa un rettangolo 6, di 6 cent, per 5 , eh' espri- 
me la superficie della medesima roccia dopo essere stata levigata e 
lustrata , quando , non solo il colore alquanto si muta, ma si scuo- 
pre la grossolana sua tessitura , e cominciano a comparire adom- 
brati i fossili eh' essa racchiude , od anche corpuscoli configurati 
terrosi o metallici. 

Succedono indi a questa le immagini ingrandite de' corpi orga- 
nici, che l'occhio armato di lente, o soccorso dal microscopio, vi 
ha potuto discuoprire. 

Poscia sono indicati i caratteri fisici, meno la durezza, qual 
dovrebbe essere calcolata , e siccome F avrei determinata se si fos- 
se potuto ottenere un congegno a quest' uso costruito. 



\ 






~ 26 — 

Era poi mio intendimeoto ^ come si è detto, far succedere ai 
carallerì fisici anche i chimici; ma dod avendoli potuto ugualmente 
ollcnere, come è stato giù delto, rimarranno inler dedderata. 

Cinque tavole , con tre saggi in ciascuna , compongono la pre- 
sente Monografia; la quale polrà bastare per ora pel compito che 
mi sono proposto. Molti sono i restanti saggi cosi preparati , ma 
la gravezza della spesa iton acconsente a renderli tutti di pubblica 
ragione. Giorno verrà in cui potranno veder la luce, tranne solo qual- 
che altra specialilà che richiedesse di essere piuttosto ed in simil 
miisa illustrala. 

Sembrerà forsi a taluno esser questo un lavoro di semplice cu- 
riosità, lutto al più di semplice scientifica utilità. 

E pure, ben considerato, esso racchiude elementi di pratica e 
materiale risorsa all' industria ed air arte. Il bel pulimento che qua*- 
si tutte le rocce eh' io ò fatto levigare e lustrare , il pallido carnicino 
della traccia nummohtica di Benevento , il bianco arancino di quella di 
Pietraroja , il cenerognolo dante al violetto listato in varie guise di 
bianco candido di quella di Giffoni, son tutte qualità per le quali si rac- 
comandano per r ornamento di nobili edifizì. In modo pur troppo spic- 
cato richiamano l' attenzione il nero di Rocca d' Aspide, e T altro di 
Mormanno, e sopra tutti il bituminifero di Giffoni, eh' emula il nero di 
Egitto. IVon farò entrare in questa categoria i marmi e le brecce 
che in diverse contrade di queste meridionali provincie s' incontrano, 
comechè di cose note, e molto meno della notissima per quanto e- 
legantissuna lumache! la di Vitolano. Ma non posso ugualmente pas- 
sare per sopra ad una specie di questo genere, che fa parte di que- 
sto mio lavoro , e che appartiene all' Abruzzo Citeriore. È questa 
una Lumachella, preziosa per la sua bellezza, ed interessante all' oc- 
chio del naturalista per la copia di avanzi organici , di cui in mas- 
sima parte è composta ; e per gli svariati lor generi , e le molte 



— 27 — 

q>eeie per k) più indefinibili. Io ne posseggo una tavola , dalla i- 
spezione della qnale rimarrà coniinto chiunque , che ove si volesse-- 
ro tutte le cose distintamente effigiare, si compirebbe una estesis- 
sima monografia. Ma le poche e più caratteristiche si trovano già 
rappresentate nel rispettivo luogo delF Iconografia , Tavola IV, il. 

Si troverà certamente fuor di luogo il duodecimo dei saggi 
che ora presento ; il quale non appartiene alle rocce di sedimento 
primitivo, che formano T argomento preciso del presente lavoro ; ma 
è roccia terziaria miocenica. Questa eccezione però mi si concede- 
rà in grazia di un fossile che vi ò discoperto, per quanto raro, al- 
trettanto in questa abbondevole e di grandezza non ovvia. Trattasi 
della Favjasina , Rizopode o Foraminifero , che il Sig. D' Orbi- 
gny trovava soltanto nella creta superiore di Maestricht ; ne cre- 
do esser la specie diversa da quella, la F. cannata^ quantunque 
non avessi potuto completamente compararla, a causa che essa si tro- 
va siffattamente incastonata alla roccia, da non poterne isolare un so- 
lo individuo. La roccia che la comprende è la calcarea tufacea ^i 
Poggiopicenza presso Aquila; quella stessa della quale si è fatta men- 
zione in più luoghi (I) , parlando de' denti di Sphaerodus (2) che 
in abbondanza racchiude. Io aveva già esaminati molti saggi di ta- 
le roccia per i medesimi denti che in essa si trovano. Recentemen- 
te però il Sig. G. Tenore , avendomi a mia richiesta gentihnen- 
te procacciati altri esemplari di tali denti , mi esibiva pure un 
pezzo di quella roccia gremita di una specie di vermeto, del qua- 
le dirò in altro luogo. Hello esaminare questo pezzo mi avvidi del- 

(1) Vedi — Paleontologia del regno di Napoli — Parte II. pag. 42. 
Descrizione di alcuni fossili dell' I. Pianosa , pag. 28. 

(2) Ritengo questo nome generico per la comune intelligenza , essen- 
do mio aYYÌso di doversi cancellare dalla scienza. 



— 28 — 

la presenza della Faujasina; e ricercando più in dentro e minutamen- 
te in quel saggio, sono pervenuto a trovarne parecchi individui in 
uno spazio di pochi centimetri quadrati. 

Così parimente vi ò discoperto un Peden , una Aefepora ed 
altre specialità, che non hanno potuto entrare nello spazio stabilita. 



29 



SPIEGAZIONE DELLE TÀVOLE 



Tavola L* A. Galc4ma iranoLina nsua colura settbiitiuonalb di BinETEirra^ 

luogo detto Oliveia (Olhola) di Pacca. 
Fig. l. Rmnmolite tagliata trasTersalmente. 
— 2* — — altra diversa. 

Nello slato in eoi la seienia attualmente si troya, dopo i diligenti e minusiosi laTori dei 
Signori Aidiiac ed Hame, è ben arduo il Toler definire una specie dei genere NuamuliUi. 
Le qnali diffiooltà si manifestano assai più poderose «piando si tratta di ometti minutissimi, 
e die non si possono in tutti i modi esplorare al microscopio , siccome lo esigerebbero le 
norme statuite dai sullodati autori. Ben s' intende che in una massa cospicua di tali fossili, 
ciascuno indiridno si presenta sotto un aspetto diverso dalP altro : e quando son questi u* 
gnalmente spianati , le loro superficie apparenti si affacciano con diversa configurazione, la* 
sdando vedere oeliole e sepimenti sotto sezioni ed incidenti svariatissimi , e qualche volta a* 
nomali* 

Gisl di latto avviene nel caso presente, nel quale è chiaro, die le figure 809 appar* 
tengono a Nummolite, e che fossero due diverse spede; ma non è ugualmente facile il di* 
re a quali delle specie note si possono riferire ; né volendole considerare come nuove e di- 
stìnte si potrebbero loro assegnare caratteri distintivi ben precisi seguendo Torme impres- 
se dai prdodati scrutatori. 

Che se a tanto pure aspirar si volesse^ Io studio ch^ esigerebbero cotesti minuti corpi, 
e nella condizione nella quale si trovano , guiderebbe a rinunziare a tante altre numerose 
e svariate cose, che occorrono a dovere, per Io meno con qualche logico criterio, denomi- 
nare. Quindi è che nella Paleontologia delle nostre provincie meridionali le Nummoliti 
delle figure segnate B ^ n. i , 2 , sono state indicate col nome di Nummulites parvula. 

E ciò per le Nummoliti ; ma i corpuscoli rappresentati da i e a, fig. ^, nonsiposso* 
no riferire al medesimo genere , stando a quello eh* essi ne mostrano della loro struttura» 
Invece , elevandod coU^ Ehrenberg sulle regioni della fantasia,*si potrebbero definire per in* 
fusori del genere Navicula, Io sono ben lontano da questo ardimentoso concetto, accontentan* 
domi meglio di lasciare ad altri 1* arbitrio di battezzarli , che la natura vivente non ci ha 
porto ancora un modello ad quale si possano questi corpuscoli assimilare, od almeno accostarli. 

Che sarebbero poi quegli altri eflSgiati sotto i numeri 3, S , 6 e 7 f Per me riman- 
gono enigmatici. Nò credo che altri pensasse a ritenerli come Nummoliti , sulla considera- 
zione che di (^ucsti si trovano specie con superficie esterna pustolosa ; mentre qui ò lo in» 



ì 



— 30 — 

terno che presenta quelle cavila, cellole o gbiandole, di cui ti veggono ornate. La sola fi« 
gura 4 mi lascia ravvisare una Rp$aUn&^ della classe de' Risopodi o Foraminiferi, senza pe- 
rò asseverarlo con assolutismo. 

Si ritiene nondimeno la roccia col none di Calcarea nummoUliea , per la presenza 
non ambigua di tali fossili, malgrado la presenza de' tanti altri corpuscoli indefinibili. 

— I.« B. Calcarea hinholitica db' houti di Principato Ultra, 1. d. La Serra. 

Fig. ì. Nummolile veduta per uoa delle interne sue facce, quale natu- 
ralmente 8Ì mostra di fronte. 

— 2. La stessa tagliata quasi trasversalmente. 

— 3. Soldanina^ Costa ; già descritta tra ì Foraminiferi dblla Paleon- 

tologia di queste stesse province napolitane. 

— 4. Nummolite tagliata a sbiego? 

— L^ C. Calurba di Rocca d* Aspide , nel Cilento. 

Fig. 1. Corpuscolo avente la forma sìmigliante a quella della fig. 1, 
della calcarea di Benevento , senza nulla appalesare però del- 
la intima struttura di quella. 

— 2. Mitilinaf 

— 3. La stessa tagliata sotto un diverso piano. 

Si dà questo nome ai due corpi segnati a e 3 per la loro figura quasi di un Mitilo, 
ma non perchè si riguardano come tali. Che anzi è da riflettere a queste due singolarità 
ch'essi presentano: alla zona longitudinale formata da rettangoli di una sostanza bianca, con 
una macchia rossa e circolare nel mezzo , ed alle macchie tonde similmente colorate delle 
quali è tutta la intema massa gremita. Che ciò sia risulta evidente dalle due diverse sezioni, 
sotto le quali si trovano tagliati , e nondimeno sono entrambe le fiioce cosi macchiate. Le 
macchie sono di un rosso vivace nel centro , che si va sfumando nel campo , e nelle mac- 
chie rettangolari ddla zona longitudinale divengono bianche di latte nei nnargini esterni. Fos- 
sero per avventura uovicini racchiusi in un ovario? 

— 4. Trigonia parvida, n. 

— 5? 

-— 6. Pectm crisialus] piccolo esemplare di naturale grandezza, di 
cui però si trovano nella medesima roccia individui di gran 
lunga maggiori. 

Questa calcarea nera di Rocca d* Aspide , porta due specie di pettini ; una del genere 
peeien pr. detto , Y altra del genere Janira.^ 

Il primo ha figura quasi rotonda , essendo ugualmente lungo che largo ; ha 3o raggi 
subeguali , alternanti i poco più coi poco meno larghi , restando questi ultimi alquanto raea 



— 31 — 

lunghi de* primi, e terinmandos! rotondi sul margine, mcnlfe i primi in qutl sito appun* 
to si dilatano. Questi ra^ sono poco rilevati neUa ooncbig|iia gjoviae, e si riducono a ma- 
no a mano maggiormente convessi. 

Trovasi ugualmente questa specie nella calcarea nera di Monte-corno, nel Gran Sasso 
d* Italia. Desso non è che il Pecien crisiatiis , di cui avanzano solo le impronte , special- 
inente quelle della faccia intèma; della qual cosa ninno vorrà persuadersi , perciocché nel 
P, erisiahu la superficie estema delle vadvole è spianata , e levigatissima , e solo in certi 
individui adulti v* ha qualche omhra di raggi. Tale di fatto la si trova in un individuo, tra 
quelli ricavati dalla roccia di Rocca d* Aspide , nel quale per avventura è rimasta una 
porzionoella della conchiglia. Cosi ho potuto ancora io uscire d* inganno , mentre le ifn- 
pronte de* raggi mi avevano tenuto per molto tempo illuso e titubante sulU determinazione 
della specie. 

11 secondo, o Janira, ha la medesima forma totale, un poco pia convesso del prece- 
dente , eoi eoperchictto piano. 

Vi si contano i5 raggi grossi , e separati da una scanalatura che non uguagh'a in 
larghezza la metà di quella de* raggi rilevali ; ai lati i raggi si attenuano dapprima , e poi 
scompariscono ^ tutto, formando un raggio solo larghissimo, longitudinalmente striato. Que- 
sta disposizione è più rimarchevole nella valvola piana o copercbietto. 

Tav. il* a. Calcarea biaivca m Rocca d' àspide , con Pirite globuliforme. 

La roccia è intimamente cospersa di pirite, siccome ndla 8ttpet*ficie lustrata veggousi espres- 
se da punti splendenti di grandezza diversa ; e globuli racchiude di dimensioni svariate, bel- 
lamente formali da cristalli disposti a modo di raggi, che partono dal centro della sfera ; 
mentre nella superficie di questa presentano la forma cubica propria di tal genere di metallo. 

B. — Calcarea oolitica del Monte del Saltatore, nella Valle di 

Giffoni-YalIe-e Piana. 

La roccia qual si vede nel proprio spazio quadrato è intieramente costituita di globuli 
ovali , ed altre figure più o meno approssimanti V ovale , o la sfera, tagliata sotto diverse 
sezioni. Molti di questi globuli pare avessero la struttura pisolitica , come vedesi in a, a. 
Altri ovali allungati, più o meno, hanno nel centro uno spazio lineare ; indefinibile parmi 
i 1 corpo e. In d il taglio parmi trasversale di una Biloculina. Nel resto sono semplici glo- 
bicini che uniformemente costituiscono la massa. 

C. — Calcarea nera con vehatiire e screziature diaivche , di Slor* 

manno, nella Calabria Citra. 
Fig. ì. Trochm Uormanni, n. Specie indefinibile, non trovandosi di 
essa che il nucleo^ e sovente la sola cavità lasciata dalla 
conchiglia distrulla. Per ordinario le cavità eh' essa lascia 
sono tappetate di calcarea cristallizzata a modo di «na geode. 



— 3J - 

Chimica composuione. 

Carbonato di calce e di magnesia — massima quantità. 
Carbonato calcico-magnesico crist{iIlizzato — tenue quantità. 

Acqua i 

Solfato calcico > tenue quantità. 

Ossido ferroso ( probabilmente ferro spatico ) ] 

Solfuro alcalino, o alcalino terroso ( più probabilmente solfuro di 

calcio) — tenuissima quantità. 

Carbonato amorfo ) 

Materia organica azotata r tenuissima quantità. 

Silicato di allumina ; 

Tav. Ill.^il. Calcarea bunca dklu Catena del Taburivo, presso Arienzo. 

Fig. 1. Columella di conchiglia^ spettante al genere Werineaj della 
quale abbiamo in altro saggio un esemplare nitido della stes- 
sa grandezza. 

— 2. Sezione circolare di altro individuo, tagliato a traverso. 

— 3. Porzione con due giri di spira del modulo interno di conchi- 

glia spirale, probabilmente del genere TurriteUa. 

— 4. Sezione verticale per Y asse della* medesima. 

— 5? Indefinibile. 

« 

B. — Calcarea ondata di bunco e cenebdio di Pietraroja. 

V inUma struttura di questa roccia ci appalesa un rimescolamento ondolato di sostanza 
calcarea e silicea sciolta e quasi coagulata di poi , prendendo un aspetto quasi cristallino. 
Fra le sue ondulazioni si avverte una tessitura reticolata , ove più , ove meno fina , qua- 
le si è rappresentata in B , veduta con un forte ingrandimento. Nella porzione indicata da 
I , la tessitura è finissima e quasi granulare ; nelf altra 2 , è un reticolo qual risultereb- 
be da liquido spumoso. 

Questa calcare porta Echini , Pettini , Acteoni , Volute , e 
Rudisli ; delle quali tutte sarà detto nelle descrizioni partico- 
lareggiate delle Memorie seguenti. 

indico ancora col nome di Rudisti^ di latissimo significato, comunemente ricevuto, al- 
cuni fossili , che soB per me di equivoca natura , e de' quali mi riserbo la descrizione in 
un lavoro complesso e speciale su questa genia di corpi organici. 



-. 33 — 

C. CALaRCA DOLOHiTicÀ DI AiuLFi , Principato Gitra, portante Ammoniti. 
1. Ammoniies Longechampi, di naturale grandezza. 

La chimica composizioDe di questa dolomite è la medesima che quella della preceden- 
te , con tale difierenza però , che qui l'ossido ferroso è in minor quantità; pel contrario 
la magnesia è in maggior proporzione , giungendo al 3o per loo. 

Utilissima si stinm perciò nella industria, potendosi ottenere da questa roccia il soliato 
di magnesia col residuo della fabbricazione dell'addo solforico, come pensa il Sig. Cappa. 

Tat. IY.* a. Lvhacheua delu Hajeixa^ nelF Abmzzo Gitra. 

Aggregato di tritumi di G>nchiglie , polipari e frammenti TC)getali , tutti minutissimi , 
cementati da calcarea silicea durissima. 

Nella immensità di oggetti , che sopra un piano di 4o centimetri quadrati si son po- 
tuti ben distinguere , si notano i seguenti , che si esibiscono per saggio ; infiniti e svaria- 
tissimi essendo quelli che colmano tutto lo spazio di una larga tavola. 

1 . Parte di cordone o raggio di conchiglia , trasversalmente 

striato od increspato, come nei Gardii, nei Pettini ec. 

2. Frammento di conchiglia spirale. 

3. e 4. Simili, spettanti a generi diversi ma non definibili. 

5. Trochw ? 

6. Taglio trasversale di vegetale^ come di carota, o legno a 

midollo raggiante. 

8. Trochw ? 

9. Nerinea. 
10. Astreolites. 

B. DOLOniTE DEL CUCULO. 

Quantunque niuna determinata forma apparisse nella pasta di questa calcarea che a 
corpo organico riferir si potesse, pure la sua massa presenta un complesso di corpuscoli 
di grandezza svariata e tondeggianti , quali più e quali meno , senza però raggiungere quel- 
la uniformità dell* Oolite del Salvatore, che le sta dì rincontro, e non a molta distanza. 
R acchi u de nondimeno frequente una Isoeardia del tutto identica a quella che D' Orbigny 
descrisse sotto il nome di Isoeardia dieeratite^ ortoeera e òrevis ( Memor. del Mus. VII! 
pag. io3, PI. I, flg. 1-8; PI. 2, fig. 1-6). 

Io non la rappresento qui , perchè & parte di una Monografia di questo genere , la 

quale abbraccia rocce di diverso sito, spettanti però ai medesimi monti picentini, de* quali 

sarà discorso nelle Memorie che alla presente debbono succedere. 

8 



— 34 — 

C. GiLCABEA TUFACEA DI PoGoio-picERZA , presso AquIIa. ' 

Sebben vero , cbe questa roccia Don entra fra quelle di sedimento primitivo , puro 
mi è paruto poterla qui aggiungere per due potenti ragioni. Prima perchò cotesta forma- 
zione immantinenti suecede a quelle di sedimento primitivo , dalle quali è circondata e sor- 
montata in più luoghi ; seconda , per mostrare la riccbezza de* fossili eh* essa racchiude, e 
le varietà di questi. 

Questa calcarea è quella stessa , dalla quale provengono quei minuti denti del genere 
Sphaerodua (Sphaerodus lensy Ag. ) di tante svariate forme , de* quali è stato trattato nel- 
la PaUoniologia del regno ^ nella Ittiologia fossih Italiana , e con maggiore estensione 
nella Iconografia di tal genere esibita tra* Fossili dell' Isola Pianosa. 

Vi ho trovato poscia un gruppo cospicuo d* individui di una specie di Vermetut^ di 
cui sarà data altrove la descrizione. Qui additerò: 

1 • La Faujasina fig. i e 2 ^ ingranditi entrambi gì' ìndavidui $ 

3. La Rhabdella gracilimay n. fig. 3 a i4. volte. 

4. Lo strato di uova di Molluschi. 

5. II Pecten obliquus u. 

6. Porzione di conchiglia di Gasteropode. 

Tav. Y.* a. Calcarea couchiglifeba dellk Vette del Pettìnb^ presso Giffoni, 

luogo detto Varco della Faja. 
Fig* 1. Nerinea. 

— 2. Taglio trasversale della medesima* 

— 3. Turritella. 

Questi due simboli, che si sono presentati nel piccolo saggio di roccia appianato e lu* 
strato, servono solo a dimostrare come realmente l'intiera massa racchiude piccole conchi* 
glie; ma non son queste le sole eh' essa roccia contiene. Frequenti sono le altre che si pre- 
sentano alla superficie lorchè la roccia si frange ; e fra queste predomina in tal sito Y Avi* 
eula polymorfa , n. Delle quali spoglie testacee sarà discorso nelle susseguenti memorie , 
#ve saranno illustrati tutti i fossili proprii di quelle rocce. 

Nella immensità di conchiglie di cui la roccia mostrasi impastata , si sono eflSgiate que- 
ste sole, meglio esprimenti sezioni trasversali loro^ onde servir di documento; ma uno sguar- 
do sul quadrato basta per rilevare come ne sia per intiero gremita. 

B. Calcarea coRcmcuFERA delle creste del Gerasuolo. 

1. Sezione trasversale di conchiglia ad anfratti con i 2 costole. 

2. Id. con le costole meno rilevate, e forse anche in minor numero. 

3. Id. con sette costole pia acute. 

4. Id. incompleta. 



— 35 — 

5. Id. poniooe appartenente alla slessa specie che il n. 1 , 

ma di maggior dimensione. 

6. Id. di conchiglia liscia, o con qualche costola mal pronun- 
1. Conchiglia fusiforme d' ignoto genere. ziata. 

C. Galcabea lumachella di Montecalvo, in Terra di Laroro. 
1, 2 e Ì2. Oliva. 
3. taglio trasversale della stessa. 
9 e iO. ColumbeUa antiqtM , n. 

Questa conchiglia j per la sua sola forma , può riferirsi u- 
giialmente a Buccino , ed a Columbella ; delle quali la 
fig. 3 n' è una sezione trasversale ; e la 4 la parte api- 
cale tagliata obbliquamente. 
6 e 16. PiramideUaf inversa ^ u. 
13. Colonnetta di conchiglia? 
15. Buccino? 
V esistenza dì tali minute conchiglie non sì manifesta altrimenti , che 
dopo essersi lustrata la roccia. 




T.I. 

Mcarta numntulìtieadi Btne, 
vtnlo. 
Dura. 

SktcfffimJiimn 'fulimfnto. 
R-^urv irrff Marti affua/itt 



Fero iftei^n.^-^ 2,ffg. 



(kteartti tummuiitiea elrUa 

Serra. ' 

Dura. 

SvitAiva iiiUUfutmfnto. 

fhttura irn^tare,mp«f grt^ 
neU»M. 



Ptf^ tpecifito "^ X729. 



Eeitarea diRocca d'Àsp^e,nfr* 
ùurisfima. 

Sfitcf&iva MbfUmmù puliinenh. 

Fragra ìrr^ariìteBa. altfuan- 

toceiwide. 



PetQ tpecifieo =»=- 2.16S7. 




T.I. 

Calettrta nummulìheatli ff*ite. 
Vènto. 

dura. 

ìtuceltiwidihuan pulùn/nfc. 

fhrffvra irre^etar^ tHfUanf» 
tcaffli»a. 



ftto tfKtfin.=^^ H.l/B- 



Ciriearw tummuh'tiea deiU 
Serra. ' 
ùura. 

SutcSim HMUfìdimenio. 
ottura irny9larf,impaetgi% 



ftf» $pecifi(0~^ 1729. 



Celeeree dxHocca d'AspuU,nfr» 
Purùsima. 
SvKf^^ diieitutime pu/imeato. 
B'àffurairr^dt^tteBa, niqua/i- 
io ceimide. 



Ffto tfecifieo =- %Ml 



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Calyo* di*. 






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1^ 



i 



nu. 



Calcarea éianca di fiocca 
J'/fspicle. pìntififra. 
Durettn. 

Suscfftira dj pit/t/ì^ntà. 
Frattura netta spianata. 



h 



eso spec9fìc0 ^ ^, f^/ 



Ca/carea oolitica di Ci^m 
Vitretta. 

Suscettiva di pulimento. 
Frattura netta spianata. 



Peso specifico ^=^2, 6S3. 



" Calcarea nera venata di 
òianco, dì Aformaìmo. 

Sommamente dura. 

Suscettiva di 6ellissìm$ pu 
limento. 

Frattura irre^otare, ma 
liscia. 



Feso specifico «« 2, i6i. 



lolfino Jit. 



/ 



T.m: 



i 


4. 


..-.J 

i 

ik 


CaUaren bianfu dfl Tahir^ 

Bum. 

Suteetlwa di mediocre pu^ 
limettte. 

Frattura mt^oUre. e umm 
biU, e talvolta jpohùi'vsa . 

Spetto rarermt». venata, 
.paiua. 

Peso .'penjìce ^2.61 f. 










Calcarea hmiu-n di Pietra 

t' 
reja. 

DurtMima. 

Suaceltiva dibeHìMÌme pu^ 

' ftmento. 

si vetrosa, nitida. 

reso specifico =-=^,^^/ ■ 


a 




k. 











b 


Calcarea doUmitica éi^'^ 
diAmalfì. 

Dura. 

Su»€ettivadt mediacre pu 
Jimento. 

Cellolosa. 

Frattura matta, ir^yyota 

f^s0 eperifìe§ — 2, S2f. 




c-.w .;;• 







r.iv 

Ca/carm lymaekflla df^lt 
Mruxxi- 

Durmime- 

Su$cfUiva dihellmmuptihm^ 

Prmgibdt irrtgotarmenle,^», 
irvta f^raneltesa. 




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TavJ. 

Calcarea delle Vette del Pettine 
/ d. Vario della Faja. 

Colore bigio cenerognolo, 
durexta grande. 
Suscettiva dimediocre pulimen- 

^ te 

Frattura 'netta,irregolare . 



Peso specifico Z, S61. 



B. 



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Calcarea sfatica diMonte^Calvo 
Colore mieto di bigio, edibianca 

Purezza grande. 
Frattura irregolare. 



*Peso Specifico 2, CiS. 



Calcarea lumachella diJUon» 
te- Calvo. 
Durexxa grande. 
Suscettiva di bel pulimento. 
Frattura irregolare. ^ 



Peso Specifico % 685 



J 



DoJfìftb Liit. 



RICERCHE 




DI GEOMETRIA MAIITICA 



MEMORIA 



DEL PROF* CAT« FORTUNATO PADULA 



Letta al R. Istituto ed approvata nella tornata de' 3 marzo 1864 



N 



EL voi. 13 de* JXfomelles annales de rnalhéfiMtiques pag. 191 ^ 
trovasi enunciata una quistione proposta daU' egregio prof. Ginsto 
Bellavitis: essendomi sin dal 18S4 occupato a dimostrarla, m'im- 
battei in alcuni teoremi di Geometria de' quali feci pubblicare sol- 
tanto gli enunciati nel fascicolo dell' Agosto di quell' anno degli An- 
nali die si pubblicano in Roma dal eh. prof. Barnaba Tortolìni (*)• 
Varie cagioni mi obbligarono in seguito ad allontanarmi da siffatti 
studi , onde non potei né ordinare il lavoro già fatto , uè intrapren- 
dere altre ricerche intomo alle curve dotate di centro accennatemi 
dallo stesso BeUavitis, e che all' argomento medesimo si riferisco- 
no. Avendo intanto a riprese cercato di occuparmi di tali quistioni 
ho creduto di riunire tuttq il lavoro disponendo gli argomenti quasi 
neir ordine stesso che mi si sono presentati : epperò premetterò la 
dimostrazione deUa suddetta quistione , di cui eccone 1' enunciato : 

(*) Credo qui notare un errore che trovasi nel verso 3^ del teorema 
3^ nel quale deve dire a sopra due rette parallele » in vece di sopra uaa 
circonferenza di cerchio. 



— 38 — 

/. Se si divide un poliedro omogeneo in teiraedH in un mo- 
do qualunque , e si suppone la massa di ciascun tetraedro riu- 
nito al centro della sfera ad esso drcoscritiay il centro digror 
vita di siffatto sistema di punti materiali è sempre lo stesso. 

Sia N un punto qualunque, ed M, M,.... Mn una delle facce del 
poliedro dalo : supponiamo condotte pel vertice H, le diagonali Hi M,, 
M,1II«,...., M, Mn-t, sarà niM, MmIII, uno de' tetraedri ne' quali il 
poliedro P jienk scomposto. Sia Go) il centro della sfera circoscrit- 
ta a questo tetraedro ed Ox, Oyt Oz tre assi ortogonali qualun- 
que : si chiamino 






ar , pr , ifr > le coordiuate de* punti / He 

s , t j u ) IN 






, , le distanze , ^„ 

dr i ] OMr 

n ] f ON 

Va, il volume del tetraedro N Mj llf(wi M ,- 

Le coordinate Xto, y^t Zo, saranno, come è noto, determinate 
per mezzo delle equazioni 



(Or-i — «)Xu4-(Pr-i — ') y««H-(f M— «)*u= i (<Pm — II*) , 

(ar— «) «UH- (pi— () y«o-H(lft— «) ««= •; (*«^-»*)> 



39 



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il (tf 


pr 


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iiO 



a A 



(tf 



in cui, come è noto (*), il determinante A(tf&=s6V(tf. Or se per lutti 
i vertici Mi, M^, ec. del poliedro dato si conducono deUe rette pa- 
rallele all' asse Ox e su queste a partire dal piano yz si prendano 
delle distanze rispettivamente proporzionali a ({«% d^S etc. ; ovvero, 



(*) Brioscbi Temca de' determinanti. 



40 



ponendo dV =» mSr > uguali a S„ S^, etc. si avranno dei punti M',, 
M'j, etc. i quali si potranno considerare come vertici dì un nuovo 
poliedro P', le cui facce saranno i triangoli M'i MVi M'r corrispon- 
denti a' triangoli ne' quali si sono scomposte le facce del poliedro 
dato. Sia N il punto che si ottiene dal punto N per la stessa co- 
struzione ; dimodoché , facendo n*s=sinv, saranno v, (, u le coordina- 
te del punto N'; e chiamisi v'u» il volume del tetraedro N M'i H » M', : 
sarà 





1 mv 1 V 




1 


V < u 


A'tó = 


1 m8, p, Y. 
1 m8r.i pM yr-i 


^m 


1 
1 


8. P. Y, 

8r-i pr-i Y'-» 




1 mSr pr fr 


1« 


8r h > 


e per conseguenza 








ac 







6lll V'cu, 



Ma da un' altra parte indicando con X X ascissa del centro di gni' 
vita C di tutte le sopraddette masse riunite ne* punti C» si ha 

£. Oa> Xu 



dunque si avrà 






(«) 



in cui V e V rappresentano i volumi de' due poliedri P e F. Si- 
milmente se si costruiscano due poliedri P* e P"' in modo analogo 
a quanto si è detto pel poliedro F, e come lo indicano i valori di 
A"») A"(u) si otterrà 



Vi * 



(2) 



roV 
2V 



(3) 



— 41 ^ 

ma i volumi V, V", V" de' poliedri F, P", P*' non dipendono affatto 
daUa posizione del punto IV, dunque il centro di gravità G sarà lo stes- 
so quale che sia la posizione del punto IV. Questo punto G è stato chia- 
mato dal sig. Bellavitis pseudocentro del poliedro dato P, denomina- 
zione che noi conserveremo in seguito (^). 

2. Giova intanto osservare che i punti M'«, M'2, etc. corrisponden- 
ti a^ vertici M«, M2, etc. di una medesima faccia del poliedro dato non 
stanno in generale in un medesimo piano. Di modo che ad una delle 
facce M, M2... Mn del poliedro dato non corrisponde sempre una faccia 
piana nel poliedro P', ma una superficie discontinua formata da' triango- 
li M', M', M'3, M', M', M'^,... M', M'n.x Mn- Volendo conoscere in qual caso 
quattro punti del primo poliedro che stanno in un medesimo piano de- 
terminano nel poliedro P' quattro punti giacenti pure in uno stesso pia- 
no 9 si rifletta che indicando con Xj y, z le coordinate di un punto qua- 
lunque S prestf nel piano de' tre punti Mi, M2, M,, si ha 



f X y z 

1 «1 fit >, 

* «t ^1 •>! 

* «8 /^S >S 



0: (1) 



le coordmate de' punti corrispondenti STf , W^ j M',, S' del poliedro F, 
posto a^+y^+jz'ssr*, saranno rispettivamente 

-1-, A» >i; -i-, A, >,; 1*^ /3„ >,; J_, y, «, 
IVI m .191 m 

e per conseguenza affinchè sieno anche questi punti in uno stesso piano 
dovrà essere 



O Questa denominazione non trovasi accennata nel citato fascìcolo dei 
IfomeUes AnnaleSy ma Tenirami indicata dal prof. Bellavitis in una sua lettera 
in data del 26 Ottobre 1854. 



12 



fl 


r» 


y 


s 


1 


rf.» 


A 


>i 


1 


rf». 


/3. 


7t 


1 


rf»» 


/3. 


>8 



(2) ' 



Ma tenendo presente il valore di r^ vedesi che questa equazio- 
ne j considerandovi gc, y , z come coordinate variabili , appartiene ad 
una superficie sferica, ed altronde la (1) rappresenta il piano dei 
tre punti M,, M2, M,, dunque le equazioni (1) e (3) rappresenteran- 
no il cerchio circoscritto al triangolo M, M, M, ; e quindi ne segue 
che esse saranno soddisfatte quando il punto S starà sulla circon- 
ferenza di questo cerchio. E per conseguenza 

Tutti i punti del poliedro P che stanno sopra una drconfe^ 
renza di cerchio determinano nel poliedro F de' punti situaii in 
un medesimo piano. 

E viceversa 

Se ad una serie di punii Uf,, M'j,... M'n del poliedro F^fiocen» 
ti in un medesimo piano corrispondono de* punti M,, M2 ,.•• Aln ({et 
poliedro P anche situati in un medesimo piano , questi staranno 
sopra una circonferenza di cerchio^ 

E chiaro poi che quando le equazioni (1), (2), saranno soddis- 
fatte, si avrà pure 



1 


X 


f» 


z 




1 


X 


y 


f» 


1 


«f 


rf.* 


>1 


=S0' 


fl 


«1 


A 


rf.» 


1 


«t 


dt' 


>t 


y 


1 


a» 


i8. 


«^» 


1 


«s 


d^ 


•>» 




1 


«« 


/?. 


dt* 



o;0 



^*) Queste due equazioni si deducono dalle due (1), (2) iodipendente* 
«aeate dai yalori di d^^ d^^ d^^ r ; poiché io generale »e si hanno le due e< 
quazioni 



^43 — 

cioè che aùche ne' poliedri F' e P"' i punti corrispondenti ad M„ M,, M,, 
S stanno in un medesimo piano. 

3. Segue da ciò che nel dividere il poliedro P in tetraedri si può 
prendere il punto IV ad arbitrio , ma è necessario scomporre ciascuna 



A 



fliji Oli» Oi,5* • • • • tfi,r • • • • Oijii 
(hji fl8|9 fla,3 • • • • (l8,r • • . • (l8,a 



^i 4n|B 4n,9 • • • • €lii,r • • • • Od,!! 



= 0,(1) 



A. 






Oa 



0i,a Ai,9 • • • • <2i,r • • • • 0i,]i 
fla,a flt,S • . • • Oa^r • • • • Oi^n 



Oii,a fln^S • 



• • 



fln,r • • • • Ooyii 



= 0, (II) 



saranno pure soddisfatte le altre n— 1 equazioni che si hanno facendo pas- 
pàìe le. a per tutte le colonne del determinante A , e che possono essere 
rappresentate dall'equazione 



Ar 



fltx Oiji flijt • • • • ^j^ivi Oi,rfi • • • • Oijii 
OCs Oflji dfl^a • • • • ^,r-i ^fl^rfx • • • • (^a^ù 



%i ^,1 ^a • • • • doiivi 4n,rta • » • • 6bi|n 



= 0,(111) 



Infatti si consideri il determinante 



Oa 



fliyi tfi,a • f • • <li,r-i Ai|r ^X}if i • • • • tfi,n 
Oa^i <hf% . • • • (hyT-i Ofl,r ^,rfi • • • • da^n 



OH 




ò Of«*kO . . • • 



o,(tV) 



-. 44 — 

faccia sempre negli stessi triangoli ; altrimenti i volami V \f V non 
resterebbero costanti y poiché i poliedri V P* P"' cambierebbero. Che 
se poi sì avesse per una delle facce del poliedro un polìgono lll,lll2...1IIa 
iscrìttibìle in una circonferenza di cerchio , allora potrebbesi questa 
faccia divìdere ad arbìtrio in triangoli, poiché la piramide IVlM'illl',... Ma 
nel poliedro P' corrispondente alla piramide IV M. HIj... Mn nel polie- 
dro P resterebbe sempre la stessa. Se il poliedro P è iscrittibile in 

che è evidentemente uguale a zero indipendentemente dalle a e dalle a: e 
poiché non si altera il valore di un determinante se tutti i termini di una 
linea si aumentano de' termini corrispondenti di un'altra linea moltipllcati 
per una stessa grandezza , si moltiplichino n— 1 linee tra le prime n per 
n— 1 indeterminate Hs, e si aggiunga la loro somma all' ultima linea. Sup« 
ponendo che si scelgano le prime n— 1 linee si faccia 



2,»-i R.arf=:a' , 2."-'Ka,i=o\ , 2 «K,a,, 



e si otterrà 



ai ai,i 






a' di 



tti,a • • • • <li,iwi lli,r Oi>rf I • • • • ^i^ 
^fS • • • • Ht^i ^yF ^^rfi • • • • fltjii 



ihiy% • • • • On^iwi Qiaf ^^rfi • • • • ^n^u 
• . • . off ••••0 



,(V0 



donde si ricava in generale tra i determinanti A, Ai, Ar la relatione 



a' A — . o*! A, -«- alt à. 



e questa, qoaado hanno luogo le eqaaiìoni (I) e (II), si riduce alla (III), 



iS 



una sfera j si potranno scomporre ad arbìtrio tutte le facce in triango- 
li , ed il teorema in quistione avrà sempre luogo ; anzi è chiaro che 
il centro della sfera circoscritta al poliedro sarà il suo pseudocentro. 
ìahVd potendo prendere per origine delle coordinate il centro della sfe- 
ra circoscritta al poliedro si avrà d^=djsss. . . .ssadco ; quindi tutti i ver- 
tici del poliedro P' saranno in un medesimo piano parallelo a quello 



E però da avvertirsi che se prendendo le K in modo da soddisfare le 
eqnationi. (Y) risultasse pure afr =» o, pare che non possa dedursi dover 
essere Ar saa o; roa è da osservarsi che, nella ipotesi di afr ss o, le ti— t 
eqoaiioni (Y) insieme alla D.^' Kg Og^sso formano un sistema di n equa- 
noni fra le n— 1 indeterminate K dalle quali risulta 



0i,2 ai|3 • • • • Qi^n 



On-i^a ^1^3 • • • • flii-i,n 



0. (vn) 



Quindi se ciascuno de' determinanti di ordine n— 1 che formano nei 
valori di A e di A| i coefficienti delle Os^i ed ok non è uguale a zero 
(nella quale ipotesi le equazioni (I) e (II) sono due identità ) si potranno 
scegliere fra le n prime linee del determinante (IV) n— 1 linee in modo da 
non avere il corrispondente determinante (VII) uguale a zero , e per con- 
seguenza non potendo essere o'r ss o si dedurrà dalla (VI) come sopra do* 
ver essere Ar sss o. 

E chiaro inoltre che in virtà del teorema di cui si fratta se due dei 
determinanti (VII), cioè de' coefficienti delle a nei valore di A,^ sono e- 
guali a zero, lo saranno lutti gli altri, menochè l'equazione (VII) non si 
verifichi indipendentemente dai valori degli elementi di una stessa linea. 

Termineremo questa nota facendo osservare che dal teorema dimostra- 
to risulta il noto teorema che , in generale , in un sistema di equazioni di 
primo grado 



— 46 — 

delle yzj e per conseguenza sarà Vao ; si avrà del pari Vsso M' 
e quindi X=Y=Zs=sO. 

Crediamo ancora necessario di avvertire che nel comporre il deter- 
minante ^tx) riportato al n. 1 conviene disporne gli elementi in modo 
che il valore dì A^^ risulti positivo o negativo secondo che Vo» entra 
positivamente o negativamente nella formazione del volume totale V y 
ovvero nelF equazione VsalVui. La disposizione degli elementi de' deter- 
minanti ^'(o , ^"(o , à!"^ deve poi essere regolata secondo quella de' cor- 
rispondenti elementi di Iw. Ed infine per ciascun volume Vu) che si de^ 
ve riguardare come negativo nella composizione di V, bisogna sostitui- 
re al centro Co) una forza verticale negativa in luogo del peso della mas- 
sa rw , e ad esso uguale. 

Altre avvertenze resterebbero a farsi, ma crediamo accennarle do- 
po di aver esposte le proprietà delle figure derivate da una data figura 
nel modo indicato al n. 1 , cioè nel modo in cui si è avuto il poliedro 
P' dal poliedro P : e per mag^ore chiarezza cominceremo dal caso 
delle figure piane (*). 

Oi,i OCa "^ (^2,2X2 "+"••••"+" di^nXn a=3 ai 
Oa,i Xi + 02,2 X2 "^ .... H" a2yn Xn =s OCt 

fln,i Xn, "+" fln,a Xg "+" .... "+• dn^iiXa s=s OLn 

se una delle incognite, e sia x,, risulta di valore indetermiaatO; lo saran« 
no tutte le altre, e nel tempo slesso si vede in quali casi potrà essere 
una indeterminata e le altre infinite. Viceversa vedesi pure che partendo da 
questa proprietà poteasi facilmente dimostrare doversi verificare la (III) quan- 
do si verificano le equazioni (I) e (II). 

{*) Qui termina la parte pubblicata nel 1857 nel voi. 3.^ del Giam- 
battista Vico , e che , giusta il Rapporto della Commissione , si ò credl^ 
to far precedere alla presente Memoria. 



-* 41 — 

I. Sfa lH,llIt'. « . Mn un poligono qaalwìqnè ed ^ un punto 
preso ad arbitrio nel suo piano: per tutti i vertici del poligono si 
tirino delle parallele ad una data retta Ox ed a partire dalla Oy 
ad essa perpendicolare si prendano le distanze m,M\ , m^M'^ , . . . 
nifi RI n proporzionali ai qua4rati delie distanze AM, , AM2 , • . • . Alln , 
e si congiungano a due a due i punti corrispondenti agii estremi 
di uno stesso lato del poligono dato , si avrà per tal modo un al- 
Irò poligono M', M', . . . . M n che diremo derivato dal poligono da- 
to : e chiameremo il punto A punto determinante del poligono de- 
rivato , la retta Ox direttrìce e la retta costante terza proporzio- 
nale dopo una distanza qualunque m, Mr e la corrispondente distan- 
za Ali. parametro. 

Ciò posto prese le rette Oac , Oy per assi delle coordinate si 
chiamino: 
«i> ^tì Ojj P»> • • • • ^ > Pn le coordinate de' punti M,,M2,.*-Mn ? 

tf u le coordinate del punto A 

d, , dj , . . . . da le distanze AM, , AM, , . . . . AMn 

S, , §2 7 • • • • ^n le distanze OSI, , OM,, .... OMn 

a la distanza OA 

m il parametro 

P V area del polij^ono dato M, Mj . . . . Mn 

P, , Pi le aree de' due poligoni derivati rispetto a' punti ed A 

ed alla direttrice Ox 

F,, F, le aree de' due poligoni derivati rispetto agli stessi 
^ punti ed all& direttrice ùy^ 

saranno ' 

... 

I •• • ■ ■' . ■ • , • ■ • 
-^, A ;-^> ^ti —^ > fin le coordinate de' punti M',, M'tjvlWa 



e si avrà , , : i 



48 





fl 


«1 fi* 




1 a, /3, 




> 


* «, ^, 


p=i 

a 


fl 


a> fit 


HH7 


1 a, ^, 


-(-•••. 


« «.-1^.-1 




1 


a, /?, 




« a» fii 




fl 0, ^, 


ovvero 










^= i ^Z\ 


fl a, ^, 
f a, ^, 


1 




e similmente 






\ 




P«^r«2« 


5 « «/«f,! ^,-1 

fl <^« fi. 






• 

1 


p — 2 y"' 


fl V /3, 

fl V fi. 












►' 




p» — 1 y"*' 


» «, <PJ 

J * «r,l <'»r-l 

i a, A 










t «, 3*1 

j ■ «r-l «"r-f 

fl a, 3», 






Inoltre si ha 










< 


» = («r- 


./)»-k(/5,. 


-«)» 







s:o«-+-a,» — 



Ojl — a /J,« 



dunque il valore ^ P, ^ potarà porre sotto la forma 



(0 



(t) 



(») 



(♦) 



(») 



P.= 







a>H-3*, — aa,# — ajS,» 


^. 






a» H- 3»,_i — « «,.i/— a A-i« 


i3,-. 






o>H-3*, — ao^ —«A»' 


ft 






3«, — a a|< 


i8, 


M»^8 




^f-t — a«f-i< 


i^ 






3*, — ao.* 


iSir 



49 



ovvero 



p,- 

donde ricavasi 


am 


e" 


1 3», /3, 
* 3«, fi. 




1 «, ^, 


epperò 






P, = P. - 
P. - P, = 


- l'P 
= 1'P: 

m 





(«) 



Similmente si ottura 



su 



P', — P», = " p. 



m 



(») 



Dall' equazione (6) risulta 

P, — P,.- P :: /: -m 
' • a 

e per conseguenza 

I. La differenza ira le aree di due poligmi derivali sta air 
rarea del poligono dato^ come la proiezione fatta suUa direU 
irice deUa retta che unisce i due punii determinanti sta al semi- 
parametro 

Se t sss risulta P, sa p^ donde segue che 

n. Movendosi U punto determinante sopra una retta norma- 
le aUa direttrice i poligoni derivati dal poligono dato sono e- 
quivalenli. 

Se le coordinate t, u verificano le due equazioni 



P, — t' p « , p», — - p = o 



si otterrà P^ = o , P', ==: o. Laonde se supponiamo essere C il pun- 
to determinato dalle coordinate 



t. 



mP, 



u. 



wP', 



(8) 



— )H) — 

i due poligoni derivati rispetto a G ed alle direttrici Ox, Oy risu^ 
teranno di area nulla (*). 

5. Per mezzo delle equazioni (6) (7) dei numero precedente 
date le aree dei due poligoni derivati P, , V\ si ottengono le aree% 
de' poligoni derivati rispetto ad un punto qualunque A ed alle diret*- 
trici Ox, Oy. Supponiamo ora che si voglia V area di un poligo- 
no derivato rispetto al punto essendo la direttrice una retta qua- 
lunque OR. Pongasi T angolo 1ìOx^^(f, ed osservando che presa 
la R come asse delle ascisse Y ordinata di un punto qualunque 
a, , pr è eguale a p^cos ? — o^sen 9 , indicando con Q^ T area 
del poligono derivato si avrà 



Qi = 



-1 t" 

2m S 






3171 «y 



t 3«, fi, 



2171 S 



1 a, i«, 



(*) Non sarà qai inutile di avvertire che tanto nella composizione del 
-poligono P quanto in quella de* poligoni derivati bisogna aver riguardo al 
segno di ciascun triangolo. E chiaro inoltre che considerando Y area di un 
triangolo qualunque Mi Mr-i Mr positiva o negativa secondochè il camino 
Mi Mr-i Mr corrisponde ad una rotazione da destra a sinistra o viceversa ; 
cioè y ammettendo la solita disposizione degli assi delie x e delle y positi- 
ve , da X verso y , o da y verso x , il delerminanle 



1 

1 



r-i 



/3. 



rappresenta il doppio del detto triangolo avuto anche riguardo al segno. 



iHrverò teneado presènti le equazioni (3) e (5) 



Q, =Pi C08 f) 4- V\ sen 9. (i) 



Similinente chiamando Q' T area del polìgono derivalo rispetto al 
punto e ad una direttrice perpendicolare ad OR si avrà 

(yi => P', CO8 p — P, sen f 

fi per conseguenza sarà 

donde risulta che 

ni. Lo somma de' qiuidraU delle aree di due poligoni deri- 
vaU rispetto Ad uno stesso punto e a due direttrici ortogonali è co- 
stante. 

Volendo determinare Y area del poligono derivato rispetto al punto A 
ed alla direttrice OR basterà cambiare nell' equazione (1) P, e P', 
in Pj e Fjj rispettivamente , e chiamando Q^ Y area di questo poli- 
gono si avrà 

Q2 ss Pj^OOS f) + P't S^ ? 



Ossia 



(Pi — tt)co$f'h (P'i— ^ II) sen p 



Qt = ^ [(io-O^f-^i^o—^)^^?]' W 



Risulta da questa equazione che se t=t^y ii=Uo sarà Q^^o 
qualunque sia Y angolo f : epperò 

IV. Qualunque sia il poligono dato ri è sempre un punto C 
rispetto al quale il poligono derivato risulta di area nulla, qualun- 
que siano la direttrice ed il parametro. 

Chiameremo questo punto pseudocentro del poUgono : essendo 



32 



esso lo slesso punto cui^ per un* altra proprietà ha dato un tal nome 
il eh. prof. Bellavitis. Cercando il valore di ? che' rende Q^ un mas- 
simo risulta 






e ponendo 



/o — / 



tangp=— — — 

risulta Q^sso: dunque 

V. Per un dato punto determinante A il poligono eternato ri- 
mlta di area mamma quando la direttrice è parallela alla retta 
AG; e di area nulla quando è perpendicolare a questa stessa retta, 

E chiaro inoltre che il quadrato dell' area del poligono derivato 
rispetto ad AG è uguale alla sonuna de' quadrati delle aree de' due po- 
ligoni derivati rispetto allo stesso punto A e a due direttrici perpendi- 
colari fra loro. Osservando che (<^ — t) cos 9 -h (u. — u) sen 9 dinota 
la proiezione della PA sulla direttrice OR T equazione (2) ci dimostra 
che: L'area del poligono derivato sta a quella del poligono dato co-' 
me la proiezione sulla direttrice della retta che unisce il pseudocen^ 
tro del poligono dato col punto determinanie sta al semiparameiro. 

6. Sieno hj k due parti in cui resti diviso il poligono P per mez- 
zo di una diagonale M| DL ; h^ , h\ ; k^ , k\ i poligoni derivati delle 
parli medesime rispetto al punto ed alle direttrici Ox, Oy. Essendo 



A,= 



h\ = 







3». i3, 


sm j 










a, 3*, 


1 v" 
2m 3 




«r-l ^,-1 



i,= 









W4-I 



a. 



a*. 



1 a«, i3, 

• a, fi, 

1 a, 3», 

1 «,_, 3»,_, 

1 a. 3*. 



si avrà 



P,=. A,-+-i, , P', = A',+i',. 



S3 



iUtroDde indicando con f,, u',; f,, »"« le coordinate de* pseado< 
centri rispettivi delle partì h, k sarà 



/-= 



nAx 



oA 



ti»»*^ 



ak 



Ha si ha pure 



dunque sarà 



«liti 






«".= 



3i( 



a(A-4-i) 



«„= 



i 
fl 
fl 




m< 


a(A+ifc) 
m 

9i 


"^ *Ai(ii+i) 


m 



it-hit ^1+*', 



^ 
*. 



A'* 






e per conseguenza i tare punti t«) u^; ('«» ^oj C» u'o stanno in 
linea retta: donde ricavasi che 

VI. Se un poligono qualunque 8i divide in due parti h, k 
per mezzo di una diagonale , la retta che unisce i due pseudo' 
eentri di queste parti passa per lo pseudocentro del poligono dato, 

Nel caso in cui il poligono dato fosse inscrittìbile in un cer- 
chio prendendo il centro di questo cerchio per origine delle coor- 
dinate si avrà 



d| — » dji — • • • • — » df _ • • • • d|| 



e per conseguenza 



SI9I 8 



P', = iL2 

am 3 






= 



«r-f * 



= 



- SI -- 

. Da ciò segue che; 

VIL Se un poligono P è iscritlibila in vn cerchio il suo 
pseudoceniro è il emiro del cerchio circoscritto. 

Da questo teorema e dal precedente risulta un modo di deter- 
minare il pseudocentro di un dato poligono P senza calcolarsi le 
aree de' due poligoni derivati P,, P'i- Infatti, essendo il pseudocen- 
tro di un triangolo il centro del cerchio circoscritto^ in infftii del 
teorema MI ne segue in primo luogo che 

VITI. Il pseudoceniro di un quadrilatero si troverà nelVinier-- 
sezione delle due perpendicolari elevate da' punii di mezzo deUe 
due diagonali. 

E quindi si dedurrà che: 

IX. Il pseudocentro di un pentagono trovasi nélV incoptro 
delle dnque rette che uniscono i pseudoceniri de' iriangoli e dei 
corrispondenti quadrilateri ne' quali può scomporsi il pentagono 
dato. Ed in generale un pongono di n lati potendosi scomporre per 
mezzo di una diagonale in n modi diversi in due parti di cui una 
sia un poligono di r lati e V altra di n— r-i-2 il pseudocentro del po- 
ligono dato sarà il punto comune ove s' incontrano le n congiun- 
genti de* pseudocentri delle rispettive n coppie di parti in cui si può 
scomporre il poligono. 

Si avverta che nel caso in cui il poligono ha un numero pi^ 
di lati e si ha ri=r2 -+-i i| poligono può scomporsi nelle dette parti in •; 
modi diversi. 

In virtù del teorema M dovendo il poligono derivalo risultare di 
area nulla quando la direttrice è perpendicolare alla retta che uni- 
sce il punto determinante col pseudoeentro del poligono dato ne se- 
gue che 

X. / vertici del quadrilatero derivato da un dato ^[uadrila^ 
tero rispetto ad un punto quMunque A> quando la direttrice è 



^ ss — 

perpendkokore aUa retto che unUce il punto li. col pseudocentro 
diel (^pMdrilaiero dato , sonò allogati sopra due rette parallèle che 
corrispondono alle diagomUi del quadrilatero (^), 

(*) Infatti 86 indichiamo con aci , y, ; oc, , y, ; x^ , y, ; x^, y^ le coor- 
dinate de' vertici N'^ , ìì\ , MS ^ M'^ del quadrilatero derivato rispetto a due 
assi ortogonali, la sua area Q, sarà data dall' equazione 



^Qi = 2 





*i yi 






* ar, y, 




< «1 


yi 




«r-t yr- 


-« 




« «j y« 


-1- 


1 *, 


ys 




«r yr 






« a-, y. 




i ar. 


y* 




«1 


yi 




1 «, 


1 


yi 






«J 


ys 


— 


ar, 


i-«i 


y«— yi 




o 


«4— «i 


y*-:y» I 


X, 


i— «t 


y*-ryi 








«»— «1 yj-yi 












a 


r«— ar. 


i 


'♦— yi 









e dovendo essere Q|S=o sarà 



yj — Vt 

«4 — a?. 



ys— yi 



cioè la retta M\ H', parallela alla retta M', M'^. 

Da quanto precede risulta che un quadrilatero è equivalente ad un trian- 
golo di cui due lati sono uguali e paralleli alle sue diagonali. Si vede pu- 
re che r area di un quadrilatero riguardato come formato da' due triangoli 
H', M'j M',^ N'i N', M'^ è espressa dalla metà di uno de' tre ultimi deter- 
minanti notati qui sopra , ovvero da 





1 





«1 


yi 


I 


1 


fl 


«I 


jft 


a 


1 


• 


«j 


ys 




1 


1 


«« 


y« 



— 56 — 

7. Abbiamo supposto nel numero precedente diviso il poligono 
P nelle due partì h , k per mezzo di una diagonale , se in vece si 
divìdesse in due parti hy k per mezzo di due rette condotte da un 
punto qualunque IV a due vertici Mi ^ Ma, avrebbe pur luogo il teo- 
rema YI, imperocché il triangolo derivato dal triangolo mM, Meo ve- 
nendo aggiunto ad una delle due parti indicate nel num. 3 e tolto 
dall'altra sarebbe sempre 

Inoltre da' valori di ì^^ t\j t^ risulta che il punto (U^u^) di- 
vide la congiungente i punti {t\yu'^y(t\yu"^ìa ragione reciproca 
delle parti h^ k: dunque 

XI. Se a pseudocentrì di due parti h^ kin cui»i suppone di- 
vi80 il poligono dolo si applicano due pesi proporzionali alle me- 
desime parti j il pseudocerUro del poligono sarà U centro di gravità 
de* detti pesi. 

Lo stesso avvenendo per le parti in cui si potrebbero suddivi- 
dere i due polìgoni h e kj ne segue che 

Se un polìgono si scompone in più parti ad arbitrio ed al pseu- 
docentro di ciascuna parte si applica un peso proporzionale alla sua 
area, il pseudocentro del polìgono dato sarà sempre il centro di 
gravità di quel sistema di pesi. 

Quindi osservando che il centro del cerchio circoscritto ad un 
triangolo è nel tempo stesso il suo pseudocentro, risulta che 

XII. Comunque un poligono dato si scomponga in triangoli 
applicando a centri de* rispettivi cerchi circoscritti de' pesi pro^ 
porzionali a triangoli medesimi^ il centro di gravità di questo sir 
stema di pesi sarà sempre lo stesso; e sarà U pseudocentro del 
poligono dato{*). 

(*) Questo teorema è dovuto al prof. Bella?itìs: esso corrisponde nel 
piano al teorema nello spazio enuncialo nel num. i. 



S7 



Considerando un triangolo Mi M^ M^^ scomposto comunque ip tre 
triangoli M^ M^ M^ , 91^ M^ M, , M« ni, W^ y ne risulta, in virtù del teo- 
rema precedente e delle note proprietà del centro di tre forze pa- 
rallele^ che 

Se in un piano si hanno quattro punti M^ , M^ ^ M, , M^ , di cui 
ire comunque presi non sieno in linea retta , e sieno C^, C^, C,, C^, 
i ceniri de' cerchi circoscritti a' triangoli M^M^M^ , MjMjM^, ec, 
ttfi triangolo avente per vwtid tre de' punti M sarà proporzio-^ 
naie al triangolo che hck per vertici i corrispondenti punti C ; 
cioè si avrà 

M. M, M, M, M, M^ 



Cf C, Cj 



C| e, C4 



etc. 



8- Se il poligono dato si divide nelle due parti h^ k per mez- 
zo di una retta M, IV condotta dal vertice Mi ad un punto IV di un 
lato qualunque Meo Mco+i il pseudocentro del poligono dato non ca- 
drà sulla retta che unisce i due pseudocentri delle parti h e k. In- 
fatti indicando con a, 6 le coordinate del punto IV e con n la di- 
stanza OIV si avrà 









«1 


fii 








M 


<*t 


fi* 


h: 


= rK 




«r-« 


fi.-* 


■+■ 




- 1 . 

9 




«M 


fi^ 









«r 


fi. 










a 


b 








«1 


fii 










«1 


fi. 




i=l 




a 


6 


■+■ 


I 


2" 




«f-1 


fif-i 




9 










9 


(pH-t 














««+» 


fi^ 










«r 


fi. 



Or siccome i tre punti HI» , IV, Moh-i sono in linea retta, si ha 



f 


a 


b 


f 


«M 


/3« 


f 


«ttw:! 


^«^ 



=0 



8 



J 



S8 



e per conseguenza essendo identicamente 



f a, /3, 
§ a 6 



1 
1 
1 



«1 


/3i 




a 


6 


zz 


«»*-i 


^m* 





1 

= I a, 



u 



si avrà sempre 



A-)'« = 



■ * 



Ma essendo 



«.= 



IO 



-2 



*. = r. 



I 



1 
1 
1 

1 
1 
1 



3»! /3. 

3»! i8, 



3» 



«M4 ^'ìm^ 



ed altronde 



fl 
1 
1 



3»! /3, 



1 
1 
fl 






si otterrà 



1 a. 



/3, 



•W-l ^^M+l 



1 a 



'Cd 



1 a. 



6 

A 



ÌA4-I ^^liH-f 



(*) 



fl «, 

fl o. 






= P. 








3*. 


fii 




«»« 


/3- 




II* 


6 




«•i 


i3, 




3»,., 


A-. 




3», 


A 



fl 3«, /3, 



* 3»« A 



lA «^«1 



1 
1 
1 






(*) Ciascun membro di questa identità corrisponde al rispettifo mem- 
bro della seguente 






f 


«1 


A 




fl 


fl 


«f 


A 





f 


a 


6 




X 


fl 


a 


i 


1 


f 


«« 


/3» 




1 





«*) 


^« 


1 


i 


^ilH-l 


^«+1 




1 


• 


A»«-i 


/3»M 



S9 



*, + *, = p,- i 



e del pari sarà 



A',H.i',=P'.- £ 





1 


fl« 


i 


I 


f 
f 




Ptù4-i 




f 


a 


lt« 


I 


f 
f 


«0) 


3^ 
3V. 



sarà 



E per conseguenza avendosi dalle equazioni (8) del num. 4 

P/. = i»|P, , Pn^ss^fiiP', 



p/.= ^«(^,-t. *.)-<- 



I 



p«„=iiii(*'.-h*'.)-t.^ 





n* 


6 




^« 


ì8m 




^«+i 


/3.»« 




a 


tt* 




«« 


3*« 




««4+1 


^*M 



Ed essendo 






ponendo 



A — 



i 
1 
1 



3». 



6 



Ilo n» 

,'fA'=Jl a„ 3»„ 



si avrà 



P/. « A^, 4- */"o -t- ^ A, 



P«.»^,-hil<H-j.A'. 



Queste equazioni essendo Pot^+A; ci dimostrano che i tre ponti 

(<o,«'o)»(<'..«'«).(<"..«*o) 



60 



non sono in linea rcllà, tranne il caso in cui fosse A=^9 A'=o* E 
nel tempo slesso si deduce dalle equazioni medesime che il punto 
<o 9 t(o è il centro de' pesi h , A applicati rispettivamente a' punti 
( f 5 'i^'o ) > ( ' > ^"o ) e di una coppia di cui i momenti rispetto 
agli assi delle x^ y sono uguali rispettivamente ad -^AS -^A- 

Per assegnare gli elementi di questa coppia si rifletta che se 
r asse delle x si suppone parallelo alla retta AL M(o+i si avrà 
6 = ^o) = PoH-i e per conseguenza 



A=o, A' = 



f a 

f a 



fa) 



^UH-f 



U) 



OH-f 



= («faH-l""««) («—««) (« — «UH-l) 



ossia 



A=o , A'=M«M^,. NM«. NM 



ClH-f 



(I) 



Quindi se sopra una retta perpendicolare al lato Sia, HLh-i si 
prende una parte HH'ssA ^1^, Moh-i si dovrà applicare a' punti 
H, H' la coppia (pj—p) essendo j)ss]\[Ma, IVMuh-i la potenza del 
punto m rispetto a' due punti Ma, , Moh-i* 

E chiaro che supponendo la retta H H' verso la parte esterna 
del poligono dato , al punto H più vicino al lato Mw Moh-i venk 
applicata la forza positiva quando il punto IV non cade tra i punti 
Ma, , MaH-i , e la forza negativa nel caso contrario, sarà poi nullo 
ciascun elemento della coppia quando il punto N cade in Ma,- , o in 
MoH-i ; lo che va d' accordo con quel che si è detto nel num. 6. 
Osservando che le coordinate del pseudocentro del triangolo avente 
per vertici i punti (o, 6); ( Oo,, pò, ); ( a«K-i> Puh-i ) cioè del trian- 
golo H' Ma, Ma^4-I » qualuuque sia la posizione de' punti IV, Ma, , Ma,4-i 
sono espresse dalle foratole 



n= 



! I A* 



6 
fi. 



' 4NM„N^, 



f a 
f a 



fa> 



^UH-l 



3« 



fa) 



3» 



fa>+l 



— ci- 
ne risulta che considerando applicato al pseudocentro del triangolo 
m Meo MoH-i un peso rappresentato dair area dello stesso triangolo 
ì momenti di questo peso rispetto agli assi delle y e delle x sono 

4 A > 4 ^'- E nel tempo stesso si vede che quando i tre punti 
^ , Meo , M(o+i stanno in linea retta i momenti conservano un valore 
finito, e la coppia di sopra accennata corrisponde alla massa del 
triangolo IV Mo) Moh-i che è nulla applicata al centro del cerchio 
circoscritto che cade a distanza infinita. Di modo che il teorema XII 
enunciato nel num. 7 ha sempre luogo, purché trovandosi tre ver- 
tici di due triangoli adiacenti ad uno stesso lato in linea retta si 
consideri questa porzione di retta come un triangolo di area nulla ; 
e però si tenga conto, tra le varie masse , della coppia ad esso cor- 
rispondente che si determinerà nel modo esposto di sopra. 

9. 11 valore di A' dato dall' equazione (i) del numero prece- 
dente essendo indipendente dalla posizione del punto 0, se si ri- 
flette che r area del triangolo W M'a> M'c^+i derivato dal triangolo 
di area nulla N llla« Mco+i rispetto al punto e ad una direttrice 
normale ad M«o M^,^, è espressa da ^A', ne segue che 

XIII. Se tre punii A, B, C sohq in linea retta e da essi si 
elemno alla retta A C delle perpendicolari AA', BB', CC proporzio- 
nali ai quadrati delle disianze de* medesimi punti da un punto 
r area del triangolo A' B' C resterà costante qualunque sia la 
posizione del punto 0. 

1 1 A 2 I |D« I k/^2 

Se suppongasi il rapporto costante — j- = = ugua- 
le alla metà di AG, T area del triangolo A' B' C sarà uguale alla 
potenza del punto B rispetto a' punti A é G. 

Riguardando tre punti in linea retta come vertici di un trian- 
golo di area nulla si vede che il teorema XIII può essere conside- 
rato come caso particolare di altro più generale cui dà luogo il 



— 62 — 

teorema I. Infatti V equazione (6) del numero 4 allorché P=o dà 
PgssPi: epperò 

Se 8i ha un poligono di area nulla tutti i poligoni derivar 
ti rispetto ad una stessa direttrice saranno equivalenti qualunr 
que sia U punto determinante. 

Giova osservare che quando il poligono dato è di area nulla 
il suo pseudocentro cade in generale a distanza infinita ; ma la di- 
rezione secondo la quale esso si trasporta all' infinito è determinata. 
Ed invero le equazioni (8, 4) nel caso di Ps=o danno 

È chiaro poi in virtù del teorema M che quando la direttrice 
è parallela alla retta che determina siffatta direzione si ha il poli- 
gono derivato di area massima , e quando è alla stessa perpendico^ 
lare quello di area nulla. Il teorema XII avrà sempre luogo , e la 
retta sulla quale potrà intendersi giacere all' mfinito il pseudocentro 
del poligono dato avrà per equazione 

Questa retta è parallela alla congiungente de' pseudocentrì di 
due parti qualunque nelle quali il poligono dato venga scomposto 
per mezzo di una diagonale. 

Abbiamo detto che il pseudocentro di un poligono di area nul- 
la cade in generale a distanza infinita^ poiché potrebbe anche esser^ 
ne indeterminata la posizione^ lo che avverrebbe se si avesse P|=o^ 
P\sao. In questo caso tutti i poligoni derivati risultano di area nul- 
la^ qualunque sìa la posizione del punto determinante e della diret- 
trice: affinché ciò si anneri dovranno verificarsi le equazioni 



63 



1 


«1 


/3. 


« 


«r-l 


/3r-» 


1 


«r 


/3r 


1 


3»» 


/3. 


1 


3S-. 


/3r-l 


X 


«•, 


^r 


fl 


«1 


3*1 


fl 


«f-« 


«•.-• 



fl a. 



«•r 



= 



= 



z=io 



(i) 



(«) 



(5) 



Nel caso che il poligono dato è iscrittìbile potendosi prendere 
per origine delle coordinate il centro del cerchio circoscrìtto si a- 
vrà S, ss $2 =s • • • «= ^r =s • • • • ss ^ ; epperò le equazioni (1) e (3) 
SODO soddisfatte; onde 

Se in un cerchio a' iscrìve un poligono di area nuUa offni 
poligono derìvato da esso risuUerà pure di area nvila. 

Nel caso di un quadrilatero o di un pentagono di cui tre pun- 
ti comunque presi non sieno in linea retta , l' essere inscrittibile è 
una condizione necessaria perchè si verifichino le due equazioni (2) 
e (3). E di fatti se si ha un quadrilatero essendo, come si è vedu- 
to nella uota a pag. S5, 



fl a, 
fl a. 



/3, 



o, — «j 



/3,-/3, 



«» — «« fi*-" fit 



le equazioni (1), (2), (3) potranno porsi sotto hi forma 



fl% — a, /Sj — ^1 
flU -*<.a, fit — ^ 



= 



\ 



64 






= 



«a — «1 3*a — 3*1 



ftx — Ot< 



3», - 3S 



= 



code potendo supporsi che V origine delle coordinate sia il centro 
del cerchio che passa per i tre punti M, , Mg , M, e per conseguen- 
za S^saSg^^s, le due ultime equazioni daranno anche S»:=S, don- 
de risulta che il quadrilatero di cui si tratta è inscrittibile. 

IVel caso di un pentagono le equazioni (1), (2), (3) si possono 
ridurre alle seguenti 



oj — a, fii — fit 



«s — «• ^» — fit 



«♦ — «I /3» — /3i 
«» — «s /3» — /3s 



= 0, (♦) 



3«,_3., fi,- fi, 
3*,-3«, iU, - /3, 






= 0, 



«i — «1 3», — 3», 



a, — a, 



«»,-3», 



a. ^ a, 



3»»-3*. 



oj — Oj 3*» — 3*, 



= 0. 



E supponendo come sopra che V orione delle coordinate sia 
il centro del cerchio che passa pe' tre punti Mi, M,, H,; cioè che 
SisaSgssS, le due ultime equazioni diverranno 



3**-3», /34 — A 
3».-3*, /3. - /?, 






le quali danno SiSsSfsS, ovvero 



I 



«« — Oj 



«» — «1 


3*4-a*, 


a» — «^ 


3»8 — 3*8 




= 0. 



= (») 



r 



— 65 — 

Ma questa equazione riduce la (4) ad 

«s — «I ^s — /S| 

la quale esprime che i tre punti M,, AI^, M, stanno in linea retta, 
lo che è contro F ipotesi, dunque perchè possano coesistere le equa- 
zioni (S) dovrà necessariamente essere S^=§^=S,; epperò il penta- 
gono dato è inscrittibile. 

10. IVel calcolare X area del poligono dato, e quindi quella del 
poligono derivato abbiamo scomposto il poligono dato in triangoli 
per mezzo di diagonali condotte per un medesimo punto, in vece a- 
vremmo potuto prendere un punto IV ad arbitrio nel piano del po- 
ligono, e scomporre poi questo in triangoli aventi IV per vertice e 
per basi i varii Iati del poligono. In questa ipotesi è chiaro che 
ritenendo tutte le denominazioni del num. 4 ed indicando inoltre con 
a, Me coordinate del punto IV e con ^yd \ò distanze OIV, il IV si 
avrebbe 



«. I mj^ 



I «n 
' sm • 



P,= -2" 

* am j 



la /3 




1 a, /3, 


^i2 


fl d< /3 


- 




I 


la a* 


I 



f a 

fl a, 



1 
f 



fi. 



« 3». fin 



3» 

a». 



(•) 



(») 



(«) 



e le coordinate del pseudocentro sarebbero sempre date dalle equa- 
zioni (8) del Dum. 4: è chiaro poi che il punto (a, ^) può essere 
preso ad arbitrio, sia nell'area del poligono dato, sia fuori. 



^ 66 — 

Supponiamo na2k e che il poligono dato abbia centro, e que- 
sto sia il punto N; sia r<k si avrà 



Or 



P-P. 






ossia 



(Xkfr 



2a — ar 



Pk+r = 2P — p. 



8*kf r aa 48* — 4 («Or H- P^r) + 5»r 



e per conseguenza 



f a 


iS 




fa i8 




fa 


« «k+r-1 


/3k«-, 





f aa — o^, a/3 — A-, 


= 


« «r-1 /3r-. 


« «k4* 


/3fc« 




f aa — a, afi—fi^ 




« «r /3r 


1 a 


/3 




1 a /3 




la i3 


* «. 


fin 




f sa— ok Si8 — i6| 


B 


f ai /3i 


1 a, 


A 




i aa — oi^, a/3 — ^^ 




* «l-*-! Ak-M 



ed infine T equazione (6) darà 



P = 2 



kti 



la iS 

1 a^« /3^, 



r A 



(») 



Si avrà inoltre 



13» /3 

« ^k+r /3k. 



L-t-r 



1 a> 

1 43M-3»,., 

1 43M-3», . 

1 d* 

1 43»-i-3»,_, 

I 43M-a», 



4(00^,-4-/3/3^,) 3fi^/3^ 
4(aa, -hiS/S, ) «iS— i8. 



/3 
4<aa, -|->S/3, ) /3, 



61 



a^-4j8» 











4**-*-^f-« — 4 aflf^.^ 




fi,^ 




43M-3*, — 4««r 




^ 




3» ^ 4 a' / 


8 




^t-t — 4a«r-l i 


0r-. 




3», — 4 oo, / 


6r 




3» /8 




1 


a /3 


«»r-. fif-t 


-i-4« 


fl 


«iwl ^^.I 


«»r /?, 




fl 


«f 


/3r 



. («0) 



e similmente 










■ 


« 3* i3 
1 3», fit 


=: 




3» /3 
43t+^ — 4(«ak -t-i0i9k ) ai8 — i0k 
48M-3«k^ — 4(««k44+ /3^H^) a/3 — /3k*i 




= — 




3* 
3»k i8k 
3^+» /3k*i 


H-4a 


fl a fi 



Ciò posto in virtù dell'equazione (9) si otterrà 



'i-N 



fl 3* /3 

« «»r-. /3r-. 



= -S' 



I 



fl. 3* i8 

I 3«^, fit-i 



4a 2 






< a 

fl «, 



epperò 



. (**) 



fi 
0, 



13* fi 




fl 3* /3 


k 


fl a 


fi 


« a*,-, A-i 


=— 


i 3*k iSk 


-+-4« 2 


* «r-l 


iSr-. 


« i\ fi. 




i ^km ^*i 


S 


fl a. 


/3r 



dalla quale equazione, sommandola con la (10), si deduce 



13» i0 

1 S^r-t /3,-i 



1 3». 



^ 



— 68- 

1 a» A 

« 3». fin 

1 3», fit 



4 «2, 



1 a 

* «t-t 
1 a. 



fi 
fi^* 

fir 



e per conseguenza T equazione (7), tenendo presente la (9), darà 



P«i?a. 



Parimenti si troverà 



P'. » ?i3 



e quindi le equazioni (8 , 4) daranno 

donde ricavasi che il punto (a, ^) è il pseudocentro del poligono 
dato (*). Dunque 

Se un poligono ha un emiro questo pardo sarà nel tempo 
stessa U suo pseudocentro. 

Segue da ciò che quando il polìgono ha centro le aree dei 
poligoni derivati si hanno ìnunediatamente dalla formola (2) del n.^ 
S in cui ^0 9 ^0 rappresentano le coordinate del centro. 

li. I varii teoremi finora dimostrati, essendo indipendenti dal 
tìumero de' lati del poligono dato e dalla loro grandezza, si verifi- 
cheranno pure j fatte le debite modificazioni , per una curva data. Gosk 

Se una curva è dotata di centro V area della (mrva derir 
vaia sta a quella della curva data come la proiezione sulla di- 



(*) li calcolo precedente sarebbe stato molto più semplice prendendo il 
centro del poligono per origine delle coordinate , essendo allora as=:^B5=9o; 
ma abbiamo credulo non essere inutile T avere nel caso generale i valori 
de'varìi triangoli derivati. 



^69 ~ 

rettrice della congiungente il suo centro col punto determinante 
sia al semiparametro {*). 

Volendo V equazione della curva derivata si osserverà che rite- 
nendo le denominazioni del num. 2; ed indicando con o?^ y le coor- 
dinate di un punto qualunque 91 della curva data, e con x\ y' quel- 
'la del punto corrispondente della curva derivata ; considerando le di- 
stanze computate . dalla perpendicolare alla direttrice condotta per 
T origine, si ha 

y— y s=r (a/ — a?) tang y 
ic'cosp-t-ysenpss — 

e quindi supponendo essere 

r equazione della curva data , eliminando da queste tre equazioni 
Xj y si ha Y equazione della curva derivata. Se si prende la diret- 
trice per asse delle or si ha 9 so ^ e per conseguenza 

» 

y—s' 
e r equazione della curva derivata sarà 

Non sarà inutile aweriire che quando trattasi di una Unea dis- 
continua se vi sono delle porzioni rettilinee , volendo applicare i teo- 
remi dianzi dimostrati, converrà nella figura derivata trovare i punti 
corrispondenti agli estremi del lato rettilineo, ed unirli pure con una 



(*) li prof. Bellavitis in una sua lettera in data del 1^ Dicembre 1854 
mi scriveva « Cercate di trovare qualche relazione generale tra_ l'area di 
4) una curva dotata di centro e 1' area della sua derivata » . 



— 70 — 

linea retta: bisogna insomma seguire le stesse norme tenute per i 
poligoni in cui i vertici eran derivati da' vertici ; ma ciascun lato 
non era la linea derivata dal corrispondente lato del poligono dato. 
Ed infatti Y equazione (i) ci dimostra che la derivata di una retta 
data è una parabola. 

In quanto al teorema XII comunque resti egualmente vero per 
le curve quando si considerano de' triangoli aventi per basi gli ele- 
menti infinitesimi della curva , pure crediamo modificarne Y enuncia- 
to in modo da non aver bisogno di ritenere gF infinitesimi , e poterlo 
presentare sotto una forma più geometrica. A tale oggetto osservere- 
mo che supponendo essere M un punto preso ad arbitrio sulla curva 
data RS, e K un punto qualunque esistente nel piano della curva, 
i vertici de' cerchi circoscritti a' varii triangoli K9IIII', KM'HT', ec. 
corrispondenti agli elementi MM', UHI'', ec. della curva RS for- 
mano una curva mm'm" di cui ogni punto m trovasi nelF incontro 
della normale ìlm condotta pel corrispondente punto 91 della RS e 
della perpendicolare p^m elevata dal punto medio ^ del raggio vet- 
tore KM. A' punti m, m\ m" della curva rms bisogna, giusta Y e- 
nunciato del teorema XII , intendere applicati de' pesi rappresentati 
da' triangoli KM 91% KMIF, ec; o ciò che è lo stesso in ogni 
punto m bisogna considerare un peso espresso per 1' unità di lun- 
ghezza da ^^ . Or indicando con r il raggio vettore KM , e con 

? r aiìgolo che esso fa con una retta data di posizione si ha il trian- 
golo KMWss-^r^dffy altronde essendo gli elementi fnm\ m'm!' 

perpendicolari alle rette KIVI, KM' le normali in m ed m' della 
curva rms sono parallele ai raggi vettori KM^ KM'; epperò chia- 
mando p il raggio di curvatura in m della curva rms sarà mm'sspd(f^ 

e per conseguenza — ^ ^1 • I^^onde in ogni punto f» della 
curva rs converrà applicare un peso rappresentato dalla terza prò- 



-. 71 - 

porzionale al raggio di curvatura in m e alla distanza KM : è chia- 
ro poi che la curva rms h il luogo geometrico de' centri de' cerchi 
che toccano la curva data RS e passano pel punto K, ovvero è lo 
inviluppo delle perpendicolari elevate da' punti medii de'varii raggi 
vettori condotti dal punto K alla curva RS. Segue da ciò che pre- 
cede che nel caso di una curva il teorema XII può enunciarsi nel 
modo seguente 

Se nel piano di una curva si prende un punto ad arbitrio 
K e si determina il luogo geometrico de' centri de' cerchi che 
passano pel punto K e toccano la curva data; considerando 
in ogni punto m di questa seconda curva applicato un peso 
rappresentalo per V unUh di lunghezza dalla terza propor zio- 
naie dopo U raggio di curvatura in m ed U raggio vettore K M 
condotto dal punto K al punto M in (mi la curva data è toc- 
cato dal cerchio che ha per centro m e per raggio m K, il cen- 
tro di gravità del detto sistema di pesiy qualunque sia la posi- 
zione del punto K , sarà sempre lo stesso. — Questo punto sa- 
rti il pseudocentro della curva data , e nel caso in cui questa ha 
eratro si confonde col medesimo. 

Se la curva data non fosse chiusa e si volesse considerare un 
segmento compreso tra un arco RMS e la corda RS allora trova- 
ta la curva rms come sopra si è detto ; dovrebbesi cercare ancora 
il centro G del cerchio circoscritto al triangolo RKS ed applicare 
in esso un peso doppio del triangolo stesso (^) il quale dovrebbe 
essere considerato positivo o negativo secondochè il punto K cade 

(*) Siccome luogo la curva rms in Tcce di applicare de' pesi uguali 
ad ^ tì abbiamo supposto de' pesi rappresentati da - , cosi è necessario 

che al punto G si applichi non il peso del triangolo KRS^ ma beasi il 
ano doppio. 



— 72 — 

dentro o fuori del segmeuto RMS; e si avrebbe del pari che il ceo*- 
tro di gravità del peso applicato in G e de' varii pesi distribuiti lun* 
go Tarco rms sarebbe sempre lo stesso indipendentemente dalla 
posizione del punto K. 

Hel caso del segmento RMS potrebbesi pure trovare la linea 
vms come già si è detto, ed analogamente la r'ds corrispondente 
alla retta r's\ e supponendo in ciascun punto p' di questa curvai 
applicato un peso rappresentato dalla terza proporzionale dopo il 
raggio di curvatura in jp' e la distanza KP, il centro di gravità dei 
pesi applicati lungo la curva rms e lungo la curva r'p' s sarebbe 
sempre lo stesso qualunque sia la posizione del punto K : avverten- 
do però di considerare i pesi distribuiti lungo la curva r'jp'^' posi^ 
tivi negativi secondochè il punto K cade dentro o fuori dell' area 
del segmento RMS. 

E necessario qui di avvertire che questo secondo centro di gra- 
vità è diverso da quello considerato precedentemente; cioè del centro 
di gravità del peso applicato in G e de' pesi distribuiti lungo la cur« 
va rms. Ed infatti giusta le osservazioni fatte al numero 8 i varii 
triangoli in cui si è scomposto il triangolo R K S avendo le loro ba* 
si situate sul lato RS danno luogo ad una serie di coppie, e te- 
nendo conto del loro effetto si otterrebbe il pseudocentro del seg- 
mento RMS. Per ogni punto P del lato RS o meglio per ciascun 
elemento Pp converrà considerare una coppia di cui il momento sia 

JL RP. Rp. P2>=:i RP\ Pp; onde il momento della coppia risul- 
tante di tutte queste coppie elementari sarà i RS , e la retta che 

6 

unisce i punti di applicazione sarà perpendicolare al lato RS. Inoltre, 
giusta quanto fti avvertito al num. 8 , supponendo ambedue i punti di 
applicazione rispetto ad RS dalla parte opposta del punto K si dovrà 
il peso applicato al punto più vicino ad R S considerare dello stesso 



r 



73 



segno di quello corrispondente al triangolo RKS e V altro di segno 
opposto. Dimodoché essendo il peso rappresentato dal doppio del trian- 
golo HRS uguale ad RS ..KD, condotta dal punto C una paralle- 



no* 



la a DR e presa CC == sarà C il centro de' pesi dislrìbuili 

lungo r arco r'p's' (*). 

(*) Per formarsi idea chiara di ciò che si è detto qui sopra ^ si riflet- 
ta che i Tarìi elementi infinitesimi in cui si è scomposto il lato RS si pos- 
sono considerare come lati di un poligono di area nulla che termina al la- 
to RS: unendo il vertice R co'yarii vertici di questo poligono verrà esso 
a dividersi in tanti triangoli di area nulla come RPj[). Dimodoché ogni eie- 

♦ 

mento Pjo del lato RS ^à origine ad un triangolo KP|) e ad un triangolo 
di area nulla RPj). Del resto è facile dimostrare direttamente che il cen- 
tro di gravità de' pesi apph'cati lungo la curva r^p's' e de' due pesi corri- 
spondenti alla detta coppia si confonde col centro del cerchio circoscritto al 
triangolo KRS. E di fatto riferendo la retta RS alla perpendicolare Kx 
condotta pel punto R ed alla d'y parallela ad RS menata pel punto (f me- 
dio della RD; chiamando m la RD sarà 

l'equazione della curva r's': il raggio di curvatura in un punto qualunque 

p' determinato dalle coordinate x, y essendo uguale ad ^ — ^, ed il raggio 

vettore RPsstCi+^, il peso applicato iq p' sarà espresso da P ss y t 
e poiché indicando con s l'arco dp' si ha 

ds=:}^^^dy, 

èì avrà 

Vdssamdy . 



— 74 — 

12. Abbiamo detto nel numero precedente come possa descri- 
versi la curva rn 8 si potrà quindi facibnente determinarne l'equa- 
zione, li. tale oggetto si riferisca la curva data a due assi e si 
cbiamino 

a, p del punto K 

Xf y le coordinate di un punto H della curva data , 

x' y' del punto corrispondente m della curva cercata. 

Sia inoltre 

/(«,y) = o, (I) 



Inoltre sopponeodo applicata la coppia agli estremi di una retta hlssn 
cbe come si è detto deve essere perpendicolare ad RS, se la U è diretta 
nel senso BK si dovrà applicare al punto l la fona —^p ed al ponto li la 

forza 2>, assendo p»=s-^ RS ss<^ ( ^'— '^) . Epperò indicando cobx,, 

y, le coordinate del centro di graviti di tntti i pesi P e de' due p e «^p 
si avrà 



X 



Jfi tnxdìf—pn 



Jfi »"'y 



n0 

Jfi ^^y 

e questi valori esprìmono come è chiaro le coordinate del centro G del 
cerchio circoscritto al triangolo KRS. Non sarà inutile notare che Tasse 
delle X essendo preso nel senso DR la m è sempre positiva : nell' attuale 
figura la ^ deve esser considerata negativa. 



— 73 — 
r equazione della curva data , saranno 

■ f ' 

le coordinate del ponto medio [x della KM, e dovendo essere H^m 
perpendicolare a KM si avrà 

2 y — i8 ^ a ^ 

ovvero 

(y— i8)y'-+-(«-«)a'=i («»-«-y»-a«-/3»); (*) 

inoltre essendo mlH normale alla curva data in M si ha 

dunque eliminando x, y dalle equazioni (1), (2), (3) si otterrà una 
equazione in x', y' che rappresenta la curva cercata ma. Questa 
curva può anche considerarsi come Y inviluppo delle varie perpendi- 
colari elevate ai raggi vettori KM, K'M' da' loro punti di mezzo. 
Essendo Km=!mH, ne segue che se 77'^' è la sviluppata 
della curva data RMS e partendo da un dato punto a si avvolge 
alla stessa un filo oy-ytiiK di lunghezza uguale a <'Yt1II, restan- 
do fissi gli estremi e K il punto m descriverà la curva rms 
mentre il filo si svolge dalla 077. Questa proprietà è analoga a 
quella dell' ellisse relativa alla somma costante de' raggi vettori. Ed 
altronde è chiaro che se la curva data RMS è una retta la rms 
è una parabola; che se la RMS è un cerchio la rms sarà un' el- 
lisse nn' iperbola secondo che il punto H sta dentro fuori del 
cerchio : 1' asse maggiore dell' ellisse l' asse reale deU* iperbola 
è uguale al raggio , ed il punto dato ed il centro ne sono i fuochi. 



— 16 — 

In generale, qualunque sia la eurva RMS, se dal punto K non à 
potrà condurre alla medesima alcuna tangente la linea rms sarà 
chiusa in caso contrario avrà rami infiniti: ogni tangente determi- 
nerà un asintoto che sarà ad essa perpendicolare e dividerà per me- 
tà la distanza tra il punto di contatto ed il punto K, ed ogni rag- 
gio vettore paraUelo ad un asintoto deUa curva RMS determina im 
asintoto all' infinito della curva rm«, di cui la direzione è allo stes- 
so raggio vettore perpendicolare. 




.'/ 



RICERCHE 

DI GEOMETRIA ANAIITICA 

BELATIVE AD ALGIM SISTEMI DI COORDINATE OMOGENEE 

DEL PROFé NICOLA TRVDI 

Letta al Reale istituto ed approvata nella tornata de' 3 marzo Ì8H 



Signori 

L applicazione deir algebra alla geometria ha ricevuto in que- 
sti ultimi tempi un ausilio potentissimo dalla introduzione di di* 
Tersi sistemi di coordinate , i quali permettono di tradurre le e- 
quazioni delle linee e delle superficie in funzioni omogenee del- 
le variabili , e ciò solo basterebbe a farne intravedere la impor- 
tanza , poiché fi ha V agio di trar profitto dalle numerose pro- 
prietà delle funzioni omogenee; ma oltre a ciò è pure da notar- 
si la compiuta simmetria, che allora acquistano le formolo; ed 
i geometri di professione ben sanno in qual conto debba tenersi 
questo principio nelle difficili ricerche. 

Si è creduto tuttavolta da alcuno che questi nuovi sistemi 
fossero veramente opportuni quando venissero applicati a ricerche 
le quali hanno per soggetto proprietà proiettive delle figure, do- 
vendo per r opposto riuscire men semplici de' metodi ordinarli quaiH 



— 18 — 

do nelle ricerche è impegnata la considerazione di relazioni me- 
triche. E in sulle prime questa osservazione può sembrar fonda- 
ta ; ma non solo bisogna riflettere che la simmetria essa sola è 
già un largo com|>enso ad espressioni che in apparenza sembra- 
no più complicate^ ma y' ha di più che si tratta di metodi re- 
centissimi , non ancora studiati sotto tutti gli aspetti; e noi ab- 
biamo ferma fiducia che da qui a non molto queste apparenti diffi^ 
colta saranno interamente dominate. Ed in fatti studiando intor- 
no a questi metodi abbiamo acquistato la certezza eh' essi si pre- 
stano alle relazioni metriche tanto bene quanto alle proprietà pro- 
jettive ; ed è però che proponendoci di rassegnare in diversi ar« 
ticoli a questa Illustre Accademia i risultamenti delle nostre ri* 
cerche ^ mostreremo di aver potuto risolvere col loro mezzo qui- 
stioni notoriamente difficili , delle quali si otterrebbero a stento 
le soluzioni co' metodi ordinaria 

Nel primo articolo adunque che abbiamo Y onore di presen- 
tarvi esporremo alcune formolo , le quali si rapportano ai me- 
todo delle coordinate trilineari , e che sono il fondunento delle 
nostre ricerche. Esse consistono in diverse relazioni osservabilis- 
sime tra gli angoli che una retta comunque situata in un piano 
forma con tre rette fisse , vale a dire coi lati del triangolo fon- 
damentale , e ne' seguenti articoli ne faremo V applicazione a di- 
verse quistioni. 

I. 

In ciò che segue terremo i simboli a^ 6^ e per indicare i lati 
del triangolo fondamentale , e dinoteremo con A, B, C gli angoli 
rispettivamente opposti. Chiamando adunque S la superficie del 
triangolo , ed R il raggio del cerchio , che gli è circoscritto^ a- 
vremo le conosciute relazioni 



— 79 — 

(t) -^ sa -^ sa -1- sa — sa2R 

senA senB senC aS 

Considerando ora un punto P ovunque situato nel piano del 
triangolo fondamentale, chiameremo x^ y, z le sue coordinate 
Irìlineari, e riterremo che questi simboli esprimano per ordine 
le distanze di quel punto ai lati a^ 6^ e; di modo che le equa- 
zioni di questi lati saranno rispettivamente ar=BO, ysaeo, 2s=so. 

Dobbiamo qui ricordare la convenzione ordinariamente adot- 
tata di doversi riguardare come positiva la coordinata di un pun- 
to relativa a qualunque de' Iati del triangolo fondamentale , quan- 
do questo punto è situato da quella parte del lato , in cui si tro- 
va il vertice opposto ; dovendo invece riguardarsi come negativa, 
se quel vertice ed il punto sono situati a parti contrarie del la- 
to. Ed ammessa questa convenzione , tra le coordinate di un pun- 
to qualunque sussisterà sempre la relazione 

(2) ax-h%-hC2s:2S; 

la quale essendo 

aRsenÀ, ia2R8enB, €«26 800 G^ 



può trasformarsi come segue 



X sen A -h y sen B -h 2 sen G 



4S« 
aóe 



Ma è mestieri di adottare anche un' altra convenzione intor- 
no agli angoli che una retta forma co' lati del triangolo fonda- 
mentale. Considerando gli angoli che delle rette comunque con- 
dotte per un vertice di questo triangolo formano con uno de' lati 
adjacenii , noi prenderemo lo stesso lato come V origine di quel- 



— so- 
la serie di angoli, ì quali perciò dovranno riguardarsi come ri- 
sultanti da una retta che roti intorno a quel vertice secondo una 
determinata direzione. Allora, convenendo di ritenere come po- 
sitivi gli angoli che si ottengono movendosi la retta verso V al- 
tro Iato che concorre nello stesso vertice , saranno negativi quel- 
li che si otterrebbero rotando la retta nella direzione opposta. 
Cosi, per esempio^ considerando gli angoli, che il lato AB for- 




ma con le rette PF, QQ', saranno positivi gli angoli BAP, BAQ, 
e negativi BAP', BAQ\ Similmente, se si considerano gli ango- 
li che le stesse rette formano con V altro Iato AG^ si trovano po- 
sitivi GAP, GAQ', e negativi GAP', GAQ, Le linee trigonometri- 
che poi di questi angoli saranno affette dal + o dal — secondo 
le ordinarie convenzioni della trigonometria. 
Sia 

V equazione di una retta arbitrariamente condotta dal vertice A ; 

ed essendo «^^ «, si vede che le coordinate y e z ài qualunque 
punto della retta saranno di segni simili o contrarii seoondochè il 

rapporto ;; è positÌTo o negatiTo. Da ciò risulta che la retta in 
quistione dovrà cadere neir intemo del triangolo , com' è la ÀP j 



~ 81 — 

se le due costanti iti ed fi sono dì segni simili ; dovendo invece 
cadere al di fuori, come AQ, se quelle costanti sono di segni 
contrarli. 

Ma inoltre è conseguenza della precedente convenzione che 

il valore algebrico del rapporto » e in ogni caso uguale a 
quello de' seni de' due angoli che la retta , di cui trattasi , for- 
ma co' lati AG, AB. In fatti nella ipotesi ^ ^ positivo , e quindi 
della retta AP interna al triangolo, si ha in valore assoluto 

n ms sen CAP ^ 

m s sen BAP ' 

ed essoido positivi i due seni, il. loro rapporto sarà positivo co- 
me per ipotesi lo è ». 

Se poi ;; è negatÌTO , di' è il caso della retta AQ esterna 
al triangolo, sarà, fatta astrazion da segni, 



a __ j^ «enCAQ 

m s senBAQ* 

ma ora essendo negativo Y angolo CAQ , e positivo BAQ , i loro 
seni saranno di segni contrarli , e quindi sarà negativo il loro 

rapporto, come lo è «• 

Supposto che le due rette AP, AQ comunque condotte dal 
vertice A abbiano rispettivamente per equazioni 

sarà 

„ Ben CAP f,^ lenCAQ ^ 

in MB BAP ' Ir, md BAQ ' 

11 



— 82 — 
dividendo queste due equazioni membro a membro avremo 

mtit ten BAP ^ «enCAP ^ 
nm'i "~ «enBAQ * sen CAQ ' 

e ciò dimostra che la quantità ^ esprìme il rapporto anannoDico 

delle quattro rette AB, AP, AC, AQ^ ossia delle quattro rette 
rappresentate dalle equazioni 

zsszo , myssfiz , y=sO , m^yssn^z. 

Nel caso particolare di m^^s^m ed o^as— n si ha 

AHIl II HI 

e quindi risulta che le due rette my — nz^=o ed I72^-H}js=so sono 
conjogate armoniche in rapporto ai due lati del triangolo fonda* 
mentale ^=0 e 2=so. 

n. 

Se si dinotano con ti ed t/| due rette qualunque , scrive- 
remo {uu^) per indicare V angolo comprese da esse ; e però 
supposto 



ii^=:a^x + p,y -+- V=*o 



si ha com' e noto 



(3) tao ( ti tf ì — (fiy^—y^t) «en A + (>g|—«>f) lei B + (afi^—fia^) sen C 



~ 83 ~ 
e se le due reUe sono ira loro perpendicolari sussisterà la relazione 

(4) aa+pp,-H7Y^— (p7,4-fp,)cosA— (7a+aY,)cosB— (ap.-ffaJcosC^ 

Per mezzo della formola precedente possiamo subito calcola- 
re gli angoli che la. retta u forma con qualunque lato del trian- 
golo fondamentale. Per esempio , se si tratta del lato a, la di cui 
equazione è orso, si ha in questo caso ^i=bi^ ^i=o, 7i=o; 
quindi si ottiene 

. >8enB — /3 8enC 

(5) tao (ua)^=r 



a— ( /3oo8C + 9, eoa B ) 



ed in seguito si trova facilmente 

, . aM-i3«-H>*— «i&v C08 A — aoa cos B — ^afi oos C 

SeC^ (ti a) ss L—-.-^.^.... 

^ ^ (a — /3cosC — >cosB)» 

Ciò posto noi dinoteremo con \ Vy ^ i seni degli angoli che 
la retta u forma rispettiyamente co' lati a, 6, e del triangolo fon- 
damentale, talché sarà 

\ c=s sen (m) , {ns: sen (vb) , v ss sen {uc) ; 
ed in conseguenza, messo per compendio 
(6) n«ss a*-+f*-i-7* — s^cosA — 27acosB — ao^cosC) 
per r ultima formola otterremo immediatamente 

^ 9. sen B •— i8 sen e 

^= 5 , 

, asenC •-• a sen A 

0) <' l^" n ' 

i3 sen A — a sen B 






n 



5 



— 84 — 

e, se si téogano presenti le relazioni (1), si vedrà che queste 
formole si possono scrivere come segue 



^^ a b e n 



ì 



s S a e — h a 



ade n 



Se si faccia la somma di queste tre equazioni , dopo averle 
ordinatamente moltiplicate per a, 6^ e, si vedrà che la somma dei 
secondi membri è nulla ^ e perciò risulta 



(9) aX ^- 6ji. 4- cv = , 
sotto altra forma 

(10) X sen A + (il sen B + V sen G ss o. 

Abbiamo in siffatta guisa una relazione tra i seni dei tre 
angoli che una retta qualunque forma co' tre lati del triangolo 
fondamentale; ed è questa una importante relazione, di cui fa- 
remo nelle applicazioni un uso continuo, e che può essere mol- 
to più facilmente e direttamente dedotta nel modo che segue. 

Siano P, e P, due punti qualunque della retta, e le loro 
coordinate siano rispettivamente ( ^i ^i ^i ) , ( ^i yi ^i )• Chiaman- 
do p il segmento della retta istessa compreso tra i due punti si 
ha evidentemente 

(**) { yt — yi==Pl^r 

5?. — «, = P^- 



— 85 — 
Ora doTiendd sussistere le due relazioni 

aXt-hby^ 4- ca, =: 2 S , 
{vendendone la differenza avremo 

e quindi sostituendo alle differenze delle coordinate i rispettiyi 
Talori pX, p[x^ pv, e poscia sopprimendo il fattore p, risultala 
relazione die trattarasi di dimostrare. 

Ha questa dimostrazione è già sufficiente a far rodere che 
una relazione della stessa forma debba sussistere tra i seniX^ H*, v, 
degli angoli che i lati del triangolo fondamentale formano con 
una retta qualunque 

ox H- Pjf H- 7« =» 

e le costanti a, P, y di questa equazione. Basta infatti di consi- 
derare come poc' anzi due punti qualunque di questa retta per 
conchiudeme nella stessa maniera 

(12) aX + pii. + 7v=ao. 

Noi svilupperemo or ora altre rimarcheroli relazioni tra le 
quantità X, H*, v ; ma vogliamo premettere alcune relazioni che e« 
sistono tra le medesime, considerate a due a due. 

Da un vertice qualunque A del triangolo fondamentale con- 
duciamo ad arbitrio una retta AP , e dinotiamo con f e gli an< 



• — 86 — 

goli BÀP) GAP ch'essa forma coMati adjacenti» Così qualunque 
sia la posizione di questa retta , per la convenzione già fatta sa- 
rà in ogni caso 

5)4-6 = A ; 
e sarà quindi 

sen ? cos + cos f sen ss sen A. 

Elevando a quadrato , e poi cambiando cos*? e cos*6 in I — sen*? 
ed 1 — sen*0 avrenn) 

sen*9 ^- sen*0 -h 2 sen? sentì [ cos? cos6 — sen? senO ] = sen*A ; 

ma la quantità chiusa tra parentesi equivale a co8(?-htì), e per 
conseguenza a cos A; dunque risulta 

sen*? + sen*0 + 2 sen? senO cos A =: sen*A. 

Supponendo ora che la retta A? sia parallela alla retta 

saranno ? e gli angoli che questa retta u forma co* lati AB , 
AG; laonde sarà sen?sav, senO=(i.; e T ultima formola diviene 



p.* -+- V* ^ 2 ji. V cos A = sen*A. 

Estendendo questo risultamento a ciascun de' vertici , risulta sen- 
za più il sistema delle tre relazioni 

li.*4-v*-|. 2i».v cos A =a sen* A, 
(13) ( ^^+ìf^ 2v X cos B =» sen*B, 

X»+jiiV 2Xp^ cos C =» sen*C, 

Essendo aX+^ji.4-cv=o, e quindi ^4-cv=b— aX, elevando 
a quadrato avremo 



— 81 — 

ed eliminando il prodotto v-"* tra questa equazione e la prima 
delle (13) Terrà 

6 {c-ò cos A) v-'-Hf {ò-c C08 Ap*ssaèc sen*A-a*X*co» A ; 

ma è 

c-dcosAsaacosB , ^ccosAi^acosG; 

dunque risulta 

«'X* qos A 'H a^* cos B 4- oc?v* cos C »» />c sen*A. 
DiTÌdendo i due membri per a, ed osseryando che 

ic sen *A. aòe sen *A 4 S* 
a a* aòe ' 

si perviene infine alla relazione 

oX*cosA+£li'*co8B+ cv*cos C» ^ 



aòe ' 



Siccome sì ha identicamente 



p.«H.v«4.2pco8A«(^l».4.£?v) (^H-j)-(4-*-f-2cos a)h.v ; 



ed è inoltre 

6j«.-+-cv=s— «X, 



ò e a A *«-t-c« — a^ccosA <,« 

« -+. T— 2 COS A BSB T BB - , 

e 6 oc be 

in Tirt& della prima delle (13) a?remo 

aX (6v-h cifc) -t- aYv Bw— 3c sen*A , 



— 88 — 
e quindi dÌTÌdendo per a risulta 

4SI 

abe 



0{A,V4.6vX+cX[l.: 



Cosi tra i seni \ p-, v de' tre angoli che i Iati del triango* 
lo fondamentale formano con qualunque direzione rettilinea, ol- 
tre alla relazione 

(I) aX+^pi-HCVcsaO, 

sussistono ancora le altre due 

^ 4SI 
(II) tìX*C08 A4-^*cosB-h cv'cosC =a ^ , 

4SS 

(HI) OH-VH-^VXH^Xji.sa— ^, 

meritevoli quanto quella di attenzione. Osserveremo attualmente 
che le due ultime formolo possono subito condurre alle conosciu- 
te espressioni della distanza di due punti , ricerca che non è del- 
le più semplici nel metodo delle coordinate trilineari. Chiaman- 
do p la distanza de' due punti P« e P, definiti dalle coordinate 
(^1 J/i ^1)9 {p^i t/i ^t)) ed essendo X, (i,, v i seni degli angoli che la 
loro congiungente forma co' lati del triangolo fondamentale , si 
avrà 

— p > ?•= p > ^ p > 

e quindi sostituendo queste espressioni nella (II) e nella (HI) ^ 
risultano immediatamente le formolo conosciute 

abe r ^1 

(14) p*= 4;^ L «(*«^^)^«*^-*-*(y«"y»)*^"-^^(*i— ^»t)^^^J » 

(15) p'=— ^[^tf (y,-^,)(«,-^)H-4(«,-«0(«i-»i)-Hc(«t-JPi}(y^ 



— 89 — 

Ma oltre a queste due espressioni conosciute della distan:fti 
di due punti , andiamo a STilupparne una terza che ci sarà uti- 
lissima nelle applicazioni. Osserviamo che la retta che passa pe' 
due punti ha per equazione 

X y % 

^f y% *i 

^1 yt ^ I 

la quale, messa per compendio 

(16) (f.=:^y,z^--z,y^ , Paaa.or,— ar.«, , ^^x,y^^y,z^, 

prende la forma 

Ora sussistendo le due relazioni 

se da queste si eliminano successivamente le costanti a, b^ e, 
in virtù delle (16) si ottengono le seguenti relazioni 



(17) 



Inoltre dinotato con X il seno dell' angolo che la retta de' due 
punti forma col lato a, si ha per un verso X =s f!!Z^*^ e per la 

prima delle (8) si ha inoltre ^^-t- ^T ; ond* è che risulta 



6y 


-Ci8 


= 


aS 


(*.- 


-«i)» 


ea 


— ay 


»» 


sS 


(yr 


-y»)» 


a/3 


— 6a 


s 


sS 


(«r 


-<p«)- 



— 90 — 
é quindi per la prima delle (11) si ottiene 



Tale a dire 



"^'n, 



(18) ps=-^A^(a*H-/3«H->»4-a;3>coiA — a>aeoiB — 3«/8cobC). 

4 S' 

Questa forinola in cui a, p, ^^ hanno i ralori (16) è la nuova 
espressione della distanza de' due punti alla quale abbiamo ac- 
cennato . 

La formola 

dà luogo ad una importante osservazione. Se si dinotano con 
p^ q^ r, K delle quantità costanti , e si supponga che debba re- 
rificarsi T equazione. 

qualunque sia la direzione della retta che forma co' lati a, b^ e, 
angoli i cui seni sono dinotati da X^ (x, v, in tal caso i coeiB- 
cienti j9, q^ r, saranno proporzionali ai lati medesimi a, d, e. In 

fatti , se si indica con k una quantità tale che K^ bb -* . , 

r ultima equazione si potrà scrivere 

e sottraendone la precedente verrà 

Siccome questa relazione dev' essere soddisfatta da ^, K*) ^) ^^^ 



— 91 — 

lunque sia la direzione della retta , potrà questa retta supporsl 
parallela ad uno de' lati del triangolo fondamentale , ad a per 
esempio; ed allora essendo X=so, la relazione si riduce a 
(Ap-a) p s=B ; e questa equazione non può essere altrimenti sod- 
disfatta che ponendo Ap^s^a, poiché attualmente p* e v sono es- 
senzialmente diversi da zero. Nella stessa maniera si riconosce 
kif=é^ Ar=c\ e quindi risulta^ come roleva dimostrarsi 

/> _ i ^ ^ 

Consideriamo ora due rette qualunque t/, eàu^y e dinotiamo 
con ^ ) P* ) V , e con \ ^ p*! , v, ^ i seni degli angoli che esse for- 
mano rispettivamente co' lati a, ó, e. E evidente che le paralle- 
le condotte a queste rette da uno de' Vertici , da A per esempio, 
hanno per equazioni 

e quindi , siccome Y angolo delle due parallele è uguale a quel- 
lo compreso dalle due rette, vale a dire ad (uUt) per la for- 
mola (3) si avrà 

(IV) tail(llll,)=— ^'^ 



/Ul/IA| -|-2/2/|-f-( /UU/f -+- 1//A| )CC» A 



Da questa formola, tenendo presente la prima delle (13) non è 
dilBcile di dedurre 

(V) sec (iiu,) = -^^ ; — - ; 

e quindi si ottengono immediatamente le relazioni che seguono 

(VI) sen (titii) as !-^ — 7^ ss — — ~ = jT 

^ ' ^ ^ senA seaB senC 



\ 



— 92 — 

(VII) .„(...). miJ^ìLtto^als:* 

™ tenV 

*" wii*G 

Cosi, quando le rette « ed ti, sono tra loro perpendicolari, 
tra i seni degli angoli di' esse formano co* lati del triangolo fon- 
damentale saranno sempre yerificate le relazioni 

Sjxv, — vjfc, a= sen A , mfc,4-VV,H-(l«.V,4.Vtt,)c<» A=»o, 
v\ — Xv, =8 sen B , w, -j-XX, -i- (vX, h- Xv,) eoa B — o , } K) 



e Ticerersa Terificandosi una di queste relazioni le due rette sa- 
ranno tra loro perpendicolari. Ha in questa medesima ipotesi e- 
sistono ancora altre ossenrabilissime relazioni. 

Risolyendo la prima delle (Vili) e la pima delle (IX) ri» 
spetto a (t, e V, si ha 

y+ueotA tt-t-yeiwA 

* * MU A icdA 

Ora moltiplicando tra loro queste espressi<mi, e scriTendo nel 
secondo membro i*>v(sen'A + co8'A) in luogo di (tv, risulta 

uv wn* A -f- eiw A (u*-4- iiM- ajtv en A) 

J^* • ««B»A 

ma il secondo fattore dell* ultimo termine del numeratore equi- 
vale a sen'A; dunque 

Ji, V, = — (jiv H- cos A) ; 



93 



e quindi per simmetria si hanno le tre relazioni 



(X) 






COSÀ 

cosB 
cosG 



Finalmente se al quadrato di (i, si a^uDga il quadrato di 
I^, si avrà 

ft*-4- ifM- 3f(j> eos A WB 'A 

•en*A 



m«+ii« 



sen'A 



t; 



e ne s^e per sinmietria 



(XI) 



V« ^. V|* «■ 1 

m. 



jipplicazioni 

Le formole fin qui sviluppate possono essere di molto Tan- 
talo nella discussione ddr equazione generale di 2.** grado in 
coordinate trilineari; e per darne un esempio vogliamo mostra- 
re oom* esse possano farsi servire alla determinazione delle lun- 
ghezze degli assi della conica rappresentata da queir equazione. 

Supposto 

q^ (a^s) ss Jbc* + my^^fa^ + 2pyz + Sgzx + 2ra^ so o 
terremo i simboli A e K per dinotare i due determinanti 



l r q 




l T q a 


r m p 


,K- 


r m p h 


q p n 


# 


q p n e 
a h e 



— Ol- 
ii primo de' quali è il discriminante della forma V ; ed allora , 
se si dinotano con X, {i., v, e con V, (j.'^ v'^ i seni degli angoli 
che due diametri qualunque della conica W formano co* lati a^ 6, e 
del triangolo fondamentale, chiamando p, e p^ le metà di questi 
diametri^ e messo per compendio 

V =U^(Xp)=5lX« 4.mjji* 4. nv* 4- 2pji.v ^^A ^tfk^ 
è agevole di dedurre 

4AS» . 4AS» 



RV ' ■^^ RV 



» • 



Ed è pur facile di vedere che se i due diametri sono con- 
jugati, la somma ed il prodotto delle due quantità Y e V si 
potranno razionalmente esprimere in funzione delle costanti del- 
l' equazione ^ {xy jz)=o e dell' angolo compreso da* diametri 
medesimi; di modo che se si ponga per brevità 

é 

F = { + m 4- n -^ 2p C08 A — 2} cos B i— 2f C08 G y 

e s' indichi con V angolo de' diametri si otterranno le due re- 
lazioni 

VH.V«=Fsen«6 

V V« = — 41^ R seii«0. 

Adunque , supposto che i semidiametri p« e pi siano conju- 
gati , risulterà per le formole precedenti 



95 



P.* + Pi* 



4AS» V-+-V' 



E. 



V V« 



A Fa* 6* e» 



P.' P«' 



<4AS«)« 

R»VV' 



4AS«a»^c» 



e oe segue che i loro quadrati sono radici dell'equazione 



P*-*- ?! P* rr- =0. 



R* 



&<8en^ 



Quindi deriyano direttamente i conosciuti teoremi relativi ai 
diametri conjugati delie coniche, e sembra che siffatto risulta- 
mento non fosse stato finora raggiunto in rapporto al sistema tri- 
lineare. 

Se si tratta degli assi di figura si ha 6 sa o , e però i qua- 
drati de' due semiassi saranno le due radici quadratiche dell'e- 
quazione 



P* 






P* 



4.A«S«a»yc> 
R» 



0. 



Questa equazione palesa immediatamente i criterii che ca- 
ratterizzano la specie della conica rappresentata dall' equazione 
V (xyz)sGsoi e perciò basterà osservare che le due radici qua- 
dratiche sono di segni simili , o di segni contrarli , o sono in- 
finite, secondochè la quantità K è rispettivamente o negativa, o 
positiva , nulla. Cosi la conica ^ è ellisse ^ iperbole , o para- 
bola secondochè il determinante 

l r q a 

r m p b 

q p n e 

a b e 



— 90 — 

ha un valore o negatiTO, o positivo , o nullo. Osservando inol- 
tre che le dette due radici sono uguali e di segni contrarii se 
F ss , e sono nulle entrambe se A =» o , si conchiuderi che la 
conica è iperbole equilatera quando sia 

2 + tu + n — > 2p cos A «• 2 ^eos B *- 2r cos C GB ; 
e che debba risolversi nel sistema di due rette se 



I r 


9 


r m 


P 


i P 


n 



cioè se sia nullo il discriminante della forma ^. 



mn GEOLOGICHE E PALEONTOLOGICHE 



SUI MOIVTI PIGEIVTIIVI IVEL PRIIVCIPATO CITERIORE 



Lelie al R. Istiiido nella tornata del 4 febbraio 1864 



Pel prof* O. A. CO§TA 



L 



un mio precedente lavoro sopra i terreni ad Ittioliti del Regno 
di Napoli 9 del quale la prima parte veniva in luce nel xn volume 
degli Atti della R. Accademia delle Scienze, si è trattato degli Sci- 
Mi carboniferi del Pettine; e quindi delle diverse specie di pesd 
in quelli racchiusi , e finora dai medesimi ottenuti. Colà si è esibita 
la pianta topografica del bacino del Pettine , sul quale sono limita- 
4e le osservazioni geologiche e paleontologiche di quel lavoro. Ma 
siccome r ittiologia fossile costituiva allora il soggetto primario del 
precitato lavoro , cosi delle cose geologiche appartenenti ai monti che 
^costituiscono le reste periferiche del bacino del Pettine si è appena e 
^asi di passaggio toccato, nulla dicendosi deUe loro relazioni geogno- 
stiche coi monti circostanti e con quelli che immediatamente vi suc^ 
cedono ; né alcun motto si fece della paleontologia di loro pertinen- 
-za. Laonde j riannodando ora al precedente lavoro le notizie rela- 
^ve alla geologia e paleontologia spettanti agli uni ed agli altri 
monti , queste cose appunto faccio argomento deUa presente memo- 
ria , e delle altre due ehe a questa saranno per succedere. 

13 

/:3 ^'^^' 



^ 



— 98 — 

Siccome a quel bacino si legano alcune giogaje dì monti, dal- 
le quali risultano altrettante vaUì , così impronterò da queste il ti- 
tolo deUe memorie che verrò mano mano porgendo. Tre ve ne sono 
dal lato orientale; quella detta volgarmente del Cerasuolo y V altra di 
M(mdridauro , e la terza dell' Infraitata , che va a termmarsi nella 
contrada detta Stellante. Quindi è che la presente Memoria versa 
esclusivamente sopra la prima ^ cioè del Cerasuolo. 

Prima però di entrare neir argomento, parmi indispensabile di- 
chiarare in qual modo siasi pervenuto a quei risultamenti cosi par- 
ticolareggiati che costituiscono la parte più essenziale del lavoro. Pe- 
rocché', senza cotesta notizia, sembrar potrebbe favoloso o presun- 
tivo quanto v' ha di meglio ; ovvero potrei esser tacciato di fur- 
beria , occultando la mano dalla quale mi venne V aiuto. 

AUorchè leggeva alla R. Accademia delle Scienze quel mio lavoro 
testé citato , degli Scisti ad Ittioliti del bacino del Pettine, mi era 
indispensabile discorrere delle antiche esplotazioni colà praticate al- 
lo scopo di scuoprirvi un deposito carbonifero , dì cui si possede- 
vano indizi; senza occultare gli errori conunessi in siffatta ricerca, 
ed accennando Y esistenza in altro sito di siffatto combustibile. Que- 
sf ultima dichiarazione eccitava lo zelo del Presidente della R. Ac- 
cademia medesima. Signor D' Agostino , il quale , dopo avermi in- 
teressato ad assicurarmi meglio deUe cose asserite, promosse dal 
Governo la disposizione dì farsi i necessari studi su queUe locali- 
tà , onde constatare la probabile esistenza di un bacino carbonife* 
ro , od ahneno di qualche ricco deposito di combustibile fossile. 

IVon voglio lasciarmi sfuggire questa occasione per ricordare 
un avvenimento senza esempio di quella stagione. Erano i 5 gen- 
naio del 18S8 , quando io , in compagnia del mio figliuolo Achil- 
le , mi recava a Giffoni-Valle-Piana , ad oggetto di constatare la 
esistenza del litantrace , e di ptowedermi di migliori saggi e pia 



— 99 — 

abbondevoli di quelli che già possedeva , onde farne sperimento piti 
concludente relativo alla sua bontà. Ivi mi sorprendeva la spaven- 
tevole bufera della notte. Una parte del tetto cadeva sopra la sof- 
Gtta di legno della stanza ove dormiva. La mattina seguente ( 6 
del mese ) gli abitanti di quella contrada potettero appena uscir 
dì casa per ascoltar la messa ; tanta era la neve che ingombrava 
le strade ! Il dì sette non si trovò chi prestato si fosse a guidar- 
mi dal piccolo villaggio detto la Chieve alle Curii ^ per cagione 
del freddo intensissimo che regnava. Ciò malgrado ci avventurammo 
soli , e raggiungemmo il nostro scopo (1). 

Sulla metà del successivo mese di febbraio mi recava defini- 
tivamente colà per intraprendere ì necessari studi richiesti dal go- 
verno ; e per ben 18 mesi mi travagliai senza posa e senza rispar- 
miare , fatiche e pericoli per compiere il mio mandato. Era guida ai 
miei passi Y amor proprio e quello della scienza. Io mirava ad un 
tempo il conseguimento desiderato dal governo, e da quanti amano la 
prosperità del proprio paese , ed insiememente a far tesoro di quella 
occasione per ispìare entro le rocce , a fine di trarne qualche ve- 
rità per ausiliare la scienza, ed in ischiarimento della nostra geo- 
logia. Laonde , mentre attendeva alla esplotazione di un filone di li- 
tantrace , non mi lasciava sfuggire occasione per ispingermi più adden- 
tro in qualche geologica ricerca, senza tradire la santità della mia 
missione , e senza abusare de' mezzi destinati alla ricerca del combu- 
stibile. Erano investigazioni che strettamente si legavano tra loro , 



(1) Ho voluto ricordare tali cose , perchè da questa meteorica vicen- 
da comincia la sloria de' grandi e memorandi avvenimenli politici , che a 
mano a mano si andarono svolgendo nel regno. Fu in quella notte stes- 
sa che Ferdinando II in Ariano contrasse la polmonite , a cui ebbe segui- 
to la sua grave infermità, e finì con la morte. 



— 100 — 

comunque di talune si fosse potuto fare ammeno , senza grave pre- 
giudizio del primario ^copo. 

Quali stati fossero i risultamenti di codesti studi relativamen- 
te alla parte industriale , vennero essi esposti al Governo con molti 
e successivi rapporti. Le osservazioni risguardanti la geologia forma- 
no il subbietto del presente lavoro. 

È da lamentare pertanto la mancanza di una carta topografi- 
ca atta a dimostrare la posizione dei luoghi , il loro andamento ed 
ì loro rapporti ; e sopra la quale io potessi convenevolmente se- 
gnare ì punti precisi ai quali si riferiscono le osservazioni , e donde 
sono stati tratti ì fossili che accompagnano qua e colà quelle rocce, 
^oi non possediamo in grande scala altro che la carta del Zannonì. 
Ma questa , per quanto pregevole si fosse in rapporto ai tempi in cui 
fu rilevata , altrettanto è biasimevole ed inutile nei tempi presenti , 
e spezialmente per la geologia. Mercechè la projezione dei monti 
è male intesa j inesatta , e sovente ideale ; le valli ed ì piani ri- 
sultano svisati , senza dire di più altri difetti ed inesattezze che mi 
è riuscito constatare in non pochi luoghi delle mie peregrinazioni pel 
regno. 

A sopperire a questo difetto , non potendo di per me stesso 
rilevare geodeticamente la topografia de* luoghi in discorso , m' in- 
dustriai a farne un modello stenografico , possibilmente esatto , im- 
prontando dalle carte del Zannoni alcuni punti principali di trian- 
golazione , e modellando il resto sopra luogo , in conformità della 
vera espressione del terreno. Se non esatto questo rilievo j geome- 
tricamente considerato , è certamente vero nelF espressione del tut- 
to e delle sue partì. Qual ne fosse stato il destino io V ignoro ; ma 
poiché ne posseggo un primo sebbene incompleto modello di minore 
dimensione , servirà questo per potervi gittare lo sguardo e for- 
marsi una idea molto adeguata di quel gruppo di monti. 



101 



L Valle del Geeasuolo. 
§. 1. Descrizione topografica. 

Dal bacino del Pettine ascendendo per balze e dirupi forte- 
mente inclinati sulla cresta orientale , sormontato il così detto var-- 
co del pettine j si mette piede ad un piccolo ripiano , dal quale, 
volgendo a settentrione , a piccola distanza , quel piano dolcemen- 
te inclinato si termina in un rialto , che a guisa d' istmo congiun- 
ge l'altura di Colle-Pagano a quella di Pizzaùtolo (1): questa 
località à ricevuto il nome di Melo-innestato. 

Da questo rialto , dritto a tramontana j comincia la Valle det- 
ta del CerasìAolo , costituita da due giogaje di monti ; una delle 
quali è il prolungamento di Colle-pagano , cingente il bacino del 
pettine ; Y altra è il proseguimento di Pizzo-aiitolo , il quale si 
biforca, dando un ramo al Nord, che dolcemente discende , per in- 
terrompersi affatto e quasi bruscamente sulla cosi detta Piana del' 
r ogliara ; l' altro ramo verge ad Oriente per costituire da questo la- 
to la Valle di Mandridauro. I due versanti con le loro falde for- 
mano un angolo quasi retto , col vertice in giù , nel quale si rac- 
colgono le acque che dai due versanti discendono. 



(1) Questo nome volgare sembra derivare dai due, piziOy punla^ acumej 
e dall' aggettivo acuto , o dall' altro alto , àuto , col diminutivo lo , onde si 
ottiene aùtolo. Questo è veramente il più culminante di tutti i comignoli e 
•acumi di quelle giogaje , ed ugualmente sembra da lungi di tutti questi 
più acuto. 



— 102 — 

TUIE BEI CEtlSIOlO 



a ProlniuuQeiito di CoDManno — t ProIiii]c*i&SBto di BbntMidlalo •— e 
dal taglio Teiticole — / FiumiceUa Ceraiuolo- 



La valle discende con una inclinazione ripida in sulle prime, 
e quasi di 3S gradi ; indi si spiana dolcemente o per gradi si che 
in One la inclinazione è di gradi IS a 16 sul termine suo. 

Dopo due miglia di cammino ( 4 chilometri ) la valle si apre, 
e vi succede la testé nominata piana dell* Ogliara , che con dolce 
ÌDclinazioDe si estende fino ad incontrare il territorio dell* antica Sa- 
bazia , volgarmente detta La Cimta ; la quale piana si protende £• 
no alla base del Terminio , di cui sarii detto altrove. 

I versanti delle due giogaje , sommamente inclioati , si con- 
giungonò per le loro basi , lasciandovi scorrere tra mezzo un fiu- 
micelio f, che dà il nome alla valle , il Ceraiuolo. Questo prende 
origine da quel medesimo rialto detto il lUelo^nnetUUo , dove tra- 
sudano le acque che scendono dalle alture dei monti, formano ri- 
gagnoli e ruscelletti , i quali confluendo nel mezzo, ingrossano mano 
a mano , ricevendo le acque che scorrono in rigagnoli dall' uno e 
dall'altro versante, finché non esce all' aperto dalla pianura. 



— 103 — 

La portata di questo fiumiceUo è pìccola j e poco profonda. 
Nelle sue maggiori piene non si eleva più di due metri , né V alveo 
è più che quattro metri ove maggiormente si allarga ; tranne alcuni 
punti verso il suo termine in cui si spiana , si dilata , ma Tiene 
anche interrotto da macigni , burroni , ed interramenti. In tempi 
molto remoti però le sue acque si elevavano molto dippìù , ed a- 
veva un letto di gran lunga più largo , come lo attestano i marchi 
di ogni maniera che vi ha lasciati. La ricognizione delF antico suo 
Ietto verrà esposta a suo luogo con i documenti raccolti. 

§. 2. Della roccia di cui sono formati que* monti. 

Non è conteistato da alcuno che la formazione de' monti picen- 
tini spettasse ad una delle prime epoche nettuniane. Resta soltanto 
la quistione sul periodo preciso al quale devesi riferire : se al giu- 
rassico cioè, come pensano taluni, od al cretaceo come altri pro- 
pendono a crederlo. Non volendo entrare come arbitre in siffatta 
quistione j agitata tra geologi reputatissimi , è mio proponimen- 
to esporre innanzi tutto i caratteri della roccia j le sue condizioni 
geognostiche 9 ed i fossili che racchiude, afiinchè potesse scaturir- 
ne come corollario la deflnitiva sentenza. In tal guisa non rimarrà 
punto ferito V amor proprio , sia dell' una e sia dell' altra delle due 
parti contendenti , mancanti entrambe di studi e ricerche speciali ed 
estese sulle località di cui si discorre. È questo il solo errore che 
si potrebbe loro imputare. 

Ricorderò solamente in proposito la comune credenza , di man- 
care i nostri appennini di fossili caratteristici , senza intrattenermi su 
tale argomento , avendo già premesso quanto si conveniva intomo a 
ciò nel generale preambolo. 

Premetterò qui per chiarezza di quello che sarò per dire, che , 



— 101 -- 

nella esposizione de' fatti raccolti, saranno distinti in un monte qua- 
lunque , od in una catena di monti complessivamente considerata , il 
suo asse od ossatura y le sue appendici , e la sua base. Quando 
nella oreografia queste tre parti non sono distintamente esaminate^ 
è bene impossibile schivare gli errori che ne dipendono. Soventi fla*- 
te, scorrendo da sii in giù per un sol lato altissimi monti , si 'giudica 
della sua geologica natura come se si fosse penetrato nelle viscer 
re sue. Saranno dimostrate in questo luogo tali sorgenti di errori, 
le quali cose si manifesteranno poi sempre di per se stesse nelle 
successive memorie , senza pia ricordarle. 

La calcarea che costituisce Y ossatura de' monti picentini , co- 
me di quelli circostanti a Salerno , e dei contigui nel promontorio sor- 
rentino (1), è conosciuta generabnente col nome di calcarea fetida 
bituminosa , e più particolarmente con quello di pietra di porco. 
Essa è bigia , più o meno oscura , dante talvolta al cenerino con 
leggiero riflesso violetto ; tale altra à color di fumo , o scuriccio ; 
ma quella parte che resta esposta alF aria ed all' azione diuturna 
del sole e delle meteore acquee diviene bianca ora più ora meno, 
ma sempre macchiata (2). È dura , ma fragile , direi quasi co- 
me il vetro , sicché riesce quasi impossibile ridurne un sol pezzo 
a forma determinata senza molte e profonde screpolature ed inegua- 
glianze. I rottami prendono ordinariamente la forma romboedrica , 
quasi tale , seguendo la legge della cristallizzazione del caii)ònato 
calcare. Le iacee di questi romboedri son sempre piane , lisce , e 



(1) Neir antica circoscrizione topografica , la regione picentina com- 
prendeva eziandio codeste due parti : però sul promontorio sorrentino non 
si estendeva più oltre di Cava, come si crede. 

(2) Frequentemente i licheni che vi s' ingenerano , sono la cagione 
del mutato colore apparente, e delle macchie dalle quali rimane imbrattata. 



— lOS — 

iiette. La segnatura è bianca , ma poco rileirànte. Con la percossa 
e con lo strofinio rende odore forte bituminoso , spezialmente lor- 
chè esce dalla cava , o che di recente fosse stata espiotata. 

Quando essa è rimasta per lungo tempo esposta air azione 
delle meteore , come la parte superficiale dei monti y spezialmente 
delle creste e comignoli altissimi y che per gran parte dell' anno 
sono coperti di neve 9 perde tutto la più parte di cotesti carata 
teri; diviene la roccia quivi bianca , friabile , e non più rende odo- 
re bituminoso , né argilloso alitandovi sopra. 

Generalmente essa non porta fossili di sorta alcuna ; almeno 
fin qui non sono riuscito ottenerne un solo^ né minimo frammen- 
to indizio di corpo organico. E tale lo si trova nei monti che 
costituiscono la Valle del Cerasuolo. E qui é per lo appunto che 
conviene por mente al sito in cui si esamina la roccia. Perciocché, 
nella sommità, nelle appendici, e nella base, le cose si presenta- 
no diversamente. 

Se io mi fossi arrestato di fatti allo esame grossolano della 
roccia stratosa dell' ossatura , le conclusioni alle quali sarei giunto 
sarebbero pienamente concordanti con le cose esposte. Ma poiché mi 
parve imperlante lo esplorarli da cima a fondo , e dal vertice alla 
loro base , le cose si mutarono siffattamente da esser condotto ad 
opposta sentenza. 

Di fette , percorrendo le creste di que' monti , la roccia si 
trova zeppa e quasi così gremita di spoglie testacee, che bene spes- 
so s'incontrano massi costituiti da queste strettamente impastate. 

Conviene però avvertire, che i più alti comignoli se ne mostra- 
no privi affatto ; invece si trovano ammassate nelle loro basse fal- 
de, ed in terreno risultante dallo sfacimento della roccia , siccome al- 
terati pur sono gli stessi nuclei in esso racchiusi. La qual cosa si 
trova precipuamente in Pizz(HmUthy il cui vertice é denudato, e la 

14 



~ i06 ~ 

sua falda settentrioAale coperta del suo detrito , in mezzo al qua^ 
le frequenti si mostrano i moduli o nuclei della bivalve colà domi^- 
nante. IVelle cre^ piii basse i fossili si trovano normalmente in sito, 
e nella roccia consolidati. Ciò prova che cotesti molluschi furono de- 
positati dalle acque in cui vissero negli ultimi periodi della formai 
zione di quei monti^ e per un deposito non molto considerevole. Di 
talché sono tali organici avanzi spariti col successivo denudamento e 
scoscendimento de' monti , restandone appena gli avanzi sulle cre^ 
sto per documento delle loro vicende. 

Delle specie di cotesti testacei , della loro distribuzione e gia- 
cimento sarà detto più oltre in apposito capitolo. 

Discendiamo ora alla base de' medesimi monti , e per le spon- 
de del fiumicello che scorre fra i due versanti si traversa la valle 
per la sua lunghezza. 

Al piede del versante orientale , ad un' altezza di 4 a 6 men- 
tri del pelo delle acque scorrenti giace un filone di lUaniraae^ o 
carbon fosMe secco. Esso è stato coperto da terra « macigni di- 
staccati dalle falde stesse del monte , e vi si sono ove pia ed ove 
meno consolidate , occultando quel deposito di combustibile. Gomiii^ 
eia esso a comparire alla distanza di 1 a Scento metri, e scorrendo 
per uh tortooso e disuguale cammino , quale offerto gli viene dal 
piano sottoposto , or si dilata ed attenua , or si restringe ed in^ 
^ossa, qua si biforca per riunirsi più oltre ^ là s' interrompe per ri- 
comparir poco appresso : e tutte coteste variazioni dipendono dalle in^ 
flessioni diverse del suolo che ne costituisce il suo letto. OjmI' è diia^ 
ro che il bitume li<piido scorreva per quel piano inclinato , e ne 
riempiva le depressioni , ne sormontava le gibbosità^ e si divid&v 
va lordiè incontrava Ira mezzo uno spigolo o qualche altro osti^ 
colo. V. Tav. 1. 

Nello stato anoor òì liquidità o di mdlezza venne esso mgoflit 



— 107 - 

brato A sostanze terrose e frammenti di rocce staccati dalle falde 
stesse del monte ; sicché tu lo trovi ora penetrato da cotesto so- 
stanze, formando un corpo solo con parti eterogenee indistinte, ora 
semplicemente incrostato ^ ed in qualche raro punto coperto da u- 
no strato calcare intriso appena di quello* bitume. 

che questo bitume liquido scorresse sopra quel letto accom- 
pagnando te acque , o che le acque in una lor piena avessero sor- 
montate le sponde, quando ancor molle era il bitume , un fatto viene 
a constatare la loro mescolaMa in tal condizione. Sopra lo strato 
di litantrace , tra questo ed il soprapposto strato calcare, s' incon- 
trano pesci , di quei medesimi generi che si sono discoperti nel PeU 
Une. E fer amor del vero mi sia lecito il dire , die ammaestrato 
dalla sperienza , potei prevedere la presenza di pesci fossili nel sot- 
toposto strato calcare bituminoso. Laonde , richiamata V attenzione 
de* minatori , ed imposto loro di procedere con avveduta precauzio- 
ne neir espiotare lo strato , fummo tutti lieti trovarvi di fatto un bel 
Semionoto intierissimo della lunghezza di un piede parigino ( cen- 
timetri 32 ). Era questo però immerso nel bitume terroso , sicché 
malgrado le delicatezze usate , non si potè estrarlo intiero , e la 
parte cefalica andò in frammenti perduta. 

Sembrerà una jattanza lo aver riferito tal fette ; ma io lo ricor- 
derò per mera compiacenza a me stesso. 

La mattina de' 14 giugno 18S9 , asceso sopra il Cerasuolo^ 
insieme al Signor Ferdinando Pisani , trovava che gU operai sta- 
vano tagliando alcuni strati di calcarea bituminifera ^ ai quali era 
sottoposto del litantrace puro. L* aspetto di quegli strati , per T a- 
bitodine acquistata ^ mi annunziava la plausibile esistenza di qual- 
^ ittiolito. Imposi quindi a' minatori di procedere con precauzio- 
ne nel sollevare i diversi strati, poiché si sarebbe probabilmente in- 
contrato un pesce. Scorsa appena una mezz' óra , si eleva un gri- 



~ 108 — 

do da molti , sorpresi dal pronostico avverato — un pesce — un 
pesce, si ripete per molti. Accorro velocemente e vi trovo nitido ed 
intierissimo un Semionoto. 

Precedentemente si «rano pure trovati pesciolini ed un fram- 
mento di Lepidoto , tutti scavati alla mia presenza. 

Dove andasse a por termine il Alone di litantrace j come si 
comportasse più oltre del sito in cui per metri lOS. 84 era stato 
esplota)i , non si poteva uè affermare , uè presentire. Ma parvemi 
opera laboriosa e di nìun profitto il proseguirne la esplotazione , a 
causa principalmente dello sgombramento delle sovrastanti materie 
che lo ricuoprono, le quali vanno più sempre crescendo a misura 
che si accosta al termine della valle. 

Tralasciando qui le investigazioni del combustibile, per quanto 
esse si riferiscono all' economia, riprendo Y esame della roccia , che 
costituisce il subbietto primario delF attuale discorso. 

Dietro le cose esposte sorgeva spontaneo il problema, se ne- 
gli strati sottoposti a quel letto bitumifero , altro ve ne fosse ; e 
nella negativa conoscere la natura degli strati medesimi* 

A questo primo quesito un secondo ne succedeva. I sottopo-^ 
sti strati , non escluso quello sul quale giace il rivolo di htan- 
trace , si protendono allo interno del monte costituendone il tetto 
la base ; ovvero sono essi il prodotto sedimentoso delle acque 
fluenti che in remotissimo tempo scorrevano più copiose per quella 
valle medesima? 

Per la soluzione di questi due quesiti occorreva fare un ta-^ 
gho verticale , che dallo strato superiore scendesse Ano a che le 
acque del fiume Io avessero permesso. L' attuazione di questo pen- 
siero era alquanto audace, avendo riguardo ai mezzi che mi èrano 
accordati. Tuttavia il taglio venne intrapreso, non senza averne an-« 
zitutto richiesta ed ottenuta la superiore autorizzazione. 



— 109 — 

II taglio fu fatto fino alla profondila di 8 metri , estendendo- 
lo dalle sponde del flume fino ad incontrare la base del monte (1). 
I risultati che si ottennero sono esposti nella Tavola stessa rappre- 
sentativa IV.^ IL 

Tutta questa altezza vien costituita da 11 strati così disposti. 

I primi tre , a contare da quello che forma il letto del litan- 
trace y inclusivamente j sono di calce carbonata compatta , unifor- 
me 9 durissima , e tra loro poco distinti ; e quasi di uguale spes- 
sezza. In tutto formano un banco dì metri 1, S9. 

A questi ne succedono altri due di calcarea bigia omoge- 
nea , r uno più potente dell' altro , ed entrambi insieme presi del- 
la, spessezza di metri 1, 38. 

Incontrasi indi uno strato di 26 centimetri, costituito da dolo- 
mite metamorfica bituminosa , della quale discorreremo distintamente. 

Poscia uno straticello sottilissimo di calcarea bigia , omogenea ^ 
e, compatta. 

E poi due strati di uguale spessezza, ed un terzo sottilissimo, 
e che tutti e tre insieme formano la spessezza di 19 centimetri , 
i quali sono di calcarea marnosa. In uno di essi ( n. 8 ) si trova- 
no molle impronte di frammenti organici de' due regni. V. Tav. III, 
^, e la sua spiegazione. 

Indi si ripresenta la dolomia metamorfica e bituminosa , iden- 
tica a quella del sesto strato , ma costituente un banco potente di 
un metro e S9. 

Da ultimo uno strato maggiormente potente, di due metri e 
%S centimetri , di una calcarea identica a quella della sommità del 
monte. 



(1) Era mio pensiero di poi penetrare allo interno per quanto le cir- 
costanze dei mezzi me lo avrebbero concesso. 



— 110 — 

Da questa particolareggiata espoinzione delle cose esistenti, e- 
merge chiarissimo , che quegli strati sono stati depositati in temk 
pi diversi : che il deposito fu quando più e quando meno abbon« 
devole e talvolta anche scarsissuno ; e che le materie di sedimen- 
to furono ora omogenee , ed ora eterogenee ; e per ben due vol- 
te y in tempi diversi , una speciale composizione ebbe luogo , di 
una calcarea dolomitica bituminosa. 

Questa calcarea à un aspetto tufaceo j di color bigio-fosco y 
cellulosa j a cellole di svariata grandezza. Osservata con occhio ar« 
mato si trova sparsa fittamente di molecole di bitume nero e lue-, 
cicante , spesso riunite in gruppi di ogni dimensione , fino a trovar- 
sene del diametro di due centimetri. Le cellole , e le maggiori ca- 
vità anno le interne pareti coperte di bitume cristallizzato, come si 
trovano i cristalli nelle geodi di diversa natura. Arde con fiamma 
vivace accompagnata con altri combustibili. 

Dalla potenza diversa de* due identici strati è chiaro , che que^ 
sto deposito di dolomite fu molto abbondevole prima j scarsissimo 
poi ; e forsi negli strati pi& profondi sarà maggiormente abbondevo- 
le , né senza probabilità potrà incontrarsi ancora V antracite. 

Prima di passare ad altre osservazioni , poiché Y argomento 
lo esige , cade in acconcio notare , che strati identici a questi si 
trovano ai piedi ed alle falde del Heggio o Mieggio , quasi al me- 
desimo livello j per quanto a mio giudizio apparisce , ed alla di- 
stanza di due chilometri a un dipresso. Però la roccia dblomitica 
metamorfica di questa seconda località porta tre specie di testa- 
ca , non infrequenti , de' quali sarà data in seguito la descrizione^ 
Di ciò niun segno mi è occorso incontrare negli strati del Gerasuo-* 
lo , senza affermare però recisamente che non ve ne siano , non 
avendo potuto abbastanza diligenziarli , a cagione del tempo bre- 
vissimo e del non ampio spazio espiotato. 



— IH — 

Tutti questi strati, perfettamente paralleli fra loro j e senza ve- 
runo spostamento, attestano la loro originale orizzontalità* IVel tem^ 
pò stesso si trovano essi tutti inclinati verso la base del monte sot- 
to on angolo di 10 a 12 gradi. 

Concordemente a questi gli strati del monte ai suoi piedi se- 
guono quasi la medesima inclinazione o poco meno. 

Tra questi ultimi , nel sito appunto cui corrisponde il taglie 
verticale, si trovano undici strati, di due centimetri di spessezza cia- 
scuno , formati da una calcarea argillacea mòlle , per un continuo 
afflusso di acque che dalF intemo del monte trasudano. Sopra uno 
di tali strati vi ò trovata la impronta scheletrica di una grande spe- 
cie di pesce , del quale mi fu concesso appena rilevare un dise- 
gno incompleto , perchè la mollezza di quello strato mal si presta*- 
va a qualsiasi pressione. Io ne raccolsi quanto fu possibile della 
sua forma o sagoma , della colonna vertebrale , e delle pinne ver- 
ticali per un semplice documento. IVondimeno mi sembra avere molti 
tratti di somiglianza col nostro lonoseofms Petrarojue. 

Io avrei potuto con alquanta industria separare lo strato con 
la impronta di pesce dai sottoposti , ed esporlo convenientemente al 
sole per farlo asciugare ed indurire. Ma siccome la sua conserva- 
zione non sarebbe stata che una testimonianza materiale del fatlo , 
senza nulF altro offrire allo sguardo del paleontologo , cosi giudi- 
cai vana ogni cura, e, rilevatane la impronta sopra la carta, lasciai 
disfare lo strato per proseguire il lavoro della esplotazione. 

Dalle cose esposte ognun si avvede che dei due problemi , il 
primo à ricevuta una soluzione negativa, non essendosi trovato al- 
tro strato di litantrace al disotto di quello già discoperto : il secx)ndo 
è rimasto insoluto a causa della interruzione de' lavori : sicché non 
sappiamo se quegli strati si protendono fin sotto del monte per co- 
stituirne le fondamenta. A me sembra che nò. 



— 112 — 

Esanunato Y opposto monte j che comincia da Colle-pagano , 
i^irconda il Pettine in parte, e poi, parallelamente al primo, decli- 
nando si estende del pari fino all' Ogliara^ la roccia non cambia 
natura. La sua cresta è pur formata di calcarea conchiglifera come 
quella dell' altro monte. Però qui abbonda con le AxAcole anche u- 
na specie di Pinna ^ che non ò altrove incontrata. Nel resto è i- 
dentica. 

Cosi r ossatura e la base conviene con le omologhe parti del 
monte orientale. Pertanto nella sua base niun segno di bitume s' in- 
contra. Ond' è dimostrato che questo fluì solamente dal lato de- 
stro ad oriente. La qual cosa concorda pienamente con quello che 
trovasi nella Valle di Mandridauro , della quale sarà tenuto in egual 
modo discorso qui appresso. 



La descmione de' fossUi sarà data in fine delle memorie che devono 

a questa succedere. 



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POCHE OSSERVAZIONI 



SULLA COLTURA DEL COTONE SIAMENSE 



EMORIA 



DEL SOCIO GORBISPONOENTE GIUSEPPE FROJO 

Letta al Reale Istituto nella tornata del 18 febbraio 1864. 



^uantainqae già molto siasi detto intorno alla coltura del cotone 
àà insigni scienziati e da intelligenti agric(dtori, talché potria per 
avventura credersene esaurito Y argomento , pure ancora alcuna . co- 
sa non panni sia stata da altri riferita; onde è che, per gittare mag- 
gior luce sopra un subbietto or di sì grave momento e toglier di 
mezzo certe dubbiezze, intratterrò questo eletto consesso con Y espo- 
sizione di fatti da me osservati. 

Al certo la prima attenzione dello accurato cultore di campi , 
nello intraprendere specialmente a coltivar novelle piante , è volta al- 
l' acquisto del buon seme; or si è questa appunto una delle diffi- 
coltà che si oppone allo estendersi della coltura del cotone in paesi 
lontani dalle antiche regi(mi cotonifere della Italia meridionale , poi- 
ché dubitasi sempre di aver semi o vecchi o provenienti da capsu- 
le dalle quali siasi estratto il cotone mediante il riscaldamento al 
forno. A porgere qualche insegnamento , onde si possano in certo mo- 
do riconoscere i semi buoni ed i cattivi, dirò anzitutto doversi fug- 
gire non solo i semi vecclù e quelli che àn subita Y azione calori- 
fisa del forno ; ma quelli eziandio provenienti dalle capsule raccol- 

u 



— 114 — 

te quando per V avanzata stagione autunnale la pianta non à piii la 
forza di aprirle da sé onde vengono violentemente aperte percuotendo- 
le con maglietto di legno, perciocché i semi da queste estratti o 
non hanno raggiunto il loro completo sviluppo , o darebbero pian- 
te deboli e tardi a fruttiCcare. Fortunatamente il seme del cotone 
Siamese, che è fra i migliori e più generalmente coltivato, quan- 
do è perfettamente maturo è di un color verde fosco, mentre pri- 
ma della maturazione è bianco, talché il colore è già un sufficien- 
te indizio ; però non debbono i coltivatori insospettirsi se veggono 
sempre i bianchi frammischiati ai verdi, poiché come avviene per 
altre frutta , cosi è cosa ovvia il trovar nelle capsule del cotone ^ 
quantunque raccolte al perfetto stato di maturanza, semi non ben 
maturi , anzi mi è avvenuto spesso di trovare in una medesima ca- 
psula semi di tutte le gradazioni intermedie dal verde cupo al bian- 
co , al che se aggiugnesi che spesso anche nella slate le capsule 
sono raccolte non bene perfezionate per timore d' imminenti piogge 
che guasterebbonle tornerà lieve il convincersi come sia quasi im- 
possibile r avere una gran massa di semi tutti del medesimo color 
verde ed egualmente grossi. Dopo replicati ^rimenti sopra semi 
provenienti da località diverse e tolti tutti da capsule spontaneamen- 
te apertesi ò costato che in un chilogrammo debbono contarsene fi- 
no ad 8000 fra verdi e bianchi , questi ultimi però non debbono 
essere che il sesto o al più il quinto dell' intera massa , che se ec- 
cedessero una tal proporzicme, invece della cifra indicata in un chi- 
logrammo se ne giungereU>ero a contare fino à 10000, e che sia- 
no i bianchi più leggieri Io prova il contarsene in SOO grammi di 
seme tutto bianco SlOO , mentre neir egual peso di seme tutto ver- 
de appena se ne contano 3830. 

U seme vecchio è più leggiero, di un colore tendente alquanto 
al giallo, come pure quello che à subita V azione del forno/ il qua- 



— 113^ 

le inoltre Ìl il tomeDto irrigidito e se tagliasi mostra i cotiledoni 
ingialliti. 

I semi del cotone siamese essendo vestiti di fino tomento per 
inevitabili residui di bambagia che la sgranellatura non toglie^ re- 
^no facilmente fra loro impigliati, talché sìa che vogliansi semina- 
re alla volata , pollicando o a fossetta riesce impossibile Y isolarli, 
che anzi a mucchi ed a gruzzoletti verrebbero a cadere nei solchi, 
sui magolati , o nelle fossette: ad eliminar questo inconveniente, gli 
agricoltori usano bagnare Y intera massa del seme e rimescolatolo con 
alquanta terra comune lo stropicciano a poco a poco fra le mani fi- 
no a che giungono a privarlo dell' incomodo viluppo , questa prati- 
-ca non importa che poca spesa, poiché un uomo può in un gior- 
no nettare anche più di 60 chilogrammi di semi, ciò che h ascen- 
^iere la spesa per ciascun ettaro a centesimi 35 circa. 

Ho cercato di supplire altrimenti a questa pratica, e comunque 
«non ne abbia avuto risultati pratici soddisfacenti, pure esporrò il me- 
todo da me sperimentato non fosse che per togliere ad altri Y in- 
comodo di tentarlo. Ho posto il seme di cotone in un vaglio a re- 
te di ferro e sotto vi ò applicata la fiamma di legna leggiere , la 
quale investendo i semi ne à brucialo il residuale cotone e parte 
del tomento, sicché son rimasti perfettamente liberi: per assicurarmi 
poi se aveap conservata la facoltà germibatrice li ò seminati e do- 
po il tempo ordinario àn messo fuori il germoglio. IVé deve recar 
meraviglia se quel momentaneo riscaldamento non a alterato Y inter- 
no organismo del seme , poiché é noto come semi ingoiati da a- 
nimali e non attaccati dai succhi gastrici riescon fuora conservando 
la fecoltà di germinare , dopo di essere stati per parecchie ore nel- 
lo stoniaco , ove specialmente durante il lavorio della digestione la 
temperatura di molto si eleva. 

Ho detto la mia pratica non aver sortiti vantaggi pratici sod-- 



I 

\ 



— 116 — 

disfacenti^ primo perchè richìedesi molta attenzione nello applicare la 
Gamma , secondo perchè alla spesa della mano d' opera deve aggiun- 
gersi quella del combustibile ; però è mestieri far rilevare come an- 
che la comune pratica più innanzi descritta richiede delle avverten- 
ze trascurando le quali molte piantagioni mal risponderanno alle spe- 
ranze dei coltivatori. Un' avvertenza si è quella di dover seminare 
sollecitamente il seme dopo averlo bagnato , poiché Y umido desta 
la vita latente delF embrione ed il calorico che facilmente sviluppa- 
si nei semi di cotone tenuti ammucchiati giunge a determinare una 
perfetta germinazione. A tal punto o deve eseguirsi con molta dili- 
genza e prontamente la seminagione o il seme è irreparabilmente 
perduto^ perciocché o i nuovi organi avvizziscono per mancanza di nu- 
trimento si guastano nel seminarli. Il miglior metodo adunque , 
tenuto conto delle accennate avvertenze , è che quando la terra è com- 
pletamente apparecchiata , solo il giorno innanzi a quello destinato per 
la seminagione devesi inumidire e stropicciare il seme con pingue 
terreno acciò ne resti sol per poco così inumidito. 

In quanto ai modi diversi di sementare il cotone saria lungo 
il dire, piacemi però richiamare Y attenzione comune su alcuni fatti 
speciali. 

Ordinariamente il cotone si semina pollieando nei solchi , vai 
quanto dire che un uomo con la zappa apre il solco caminando in- 
dietro ed un altro owero una donna lo segue , che lascia cadere 
il seme nel solco e col pie lo ricopre. Or questa pratica non ha 
né il merito della economia né quello della esattezza : generalmen- 
te s'impiegano 60 chilogrammi di semi per ciascun ettaro o sia 
approssimativamente 480 mila semi , ma in un ettaro lasciando la 
distanza fra un solco e Y altro di centim. 80 , e fra le piante di 
centim. 70 si hanno in tutto piante 1787S, vai quanto dire poco più 
di quante ne possano dare due chilogrammi di semi : dunque vi sareb- 



— in — 

be lo sciupo di nientemeno che S8 chilogrammi per ettaro , ma po- 
niamo che per ciascuna pianta bisognino S semi onde toglierne 4 
e restare la più vigorosa, basteranno al massimo per un ettaro 12 
chilogrammi : talché fra il necessario e quello che comunemente im- 
piegasi ewi la differenza di 48 chilogrammi, che al prezzo medio 
di centesimi 20 ciascuno danno lire 9.60. 

Ciò posto osserviamo ora la cosa dal lato della esattezza. Egli 
è certo che il seme del cotone vien scialosamente prodigato alla 
terra per aver agio poi di scerre fra molle piante quelle che deb- 
bono restare e quelle che debbono estirparsi; ma è certo altresì 
che fra pianta e pianta deve esservi la distanza almeno di 70 cen- 
timetri : pogniamo il caso , per allro mollo frequente , che più rav- 
vicinate trovinsi le piante più rigogliose e quelle alla necessaria di- 
stanza meno sviluppate si dimostrino , che farà Y agricoltore , sa- 
crificherà egli la voluta distanza o avrà cuore di distruggere con 
le proprie mani le piante che meglio di loro promettono? Il fatto 
ha già mostrato che egli si accontenta di diradare così a caso con 
danno notevole della pianlagione che crescendo si trova di sover- 
chio infardata. Ad eliminare gli accennati inconvenienti giova il pian- 
tare a fossette che si pratica nel modo seguente , dopo assolcata 
la terra un operaio con zappetta stretta camina indietro nel solco, 
è per ogni passo dà un colpo di zappetta che apre una buca , 
r operaio che lo segue lascia cadere in essa 4 a S semi e col pie 
rìcopreli , questo lavoro dell' operaio per aprir le fossette importa 
tre lire per ciascun ettaro , talché siffatto metodo avrebbe sul pre- 
cedente questo svantaggio ; ma calcolando lo sparmio del seme , si 
a invece che la seminagione a fossetta costa per ettaro lire 6. 60, me- 
no di quella fatta poUicando , senza tener conto dei vantaggi che ar- 
reca la eguale e giusta distanza interposta fra le piante , né questo 
è tutto: il seme del cotone per poco che sia soverchiamente af- 



— 118 — 

fondato o non germoglia o la pianlieina che ne spunta vien su gra- 
cile e mal conformata , difetto questo che la compattezza dei terre- 
ni argillosi accresce di molto: or X esperienza à mostrato che stando 
molli semr insieme riuniti , come appunto avviene seminando a fos- 
sette, il comune sforzo da essi operato riesce meglio a sollevare 
la terra che ricoprivali e più celeramente e più dritte vengono su 
le pianticelle 9 senza tacere che il calorico, sebbene leggiero, che 
dai semi in germinazione sviluppasi può mutuamente giovare quan- 
do più semi son riuniti. La seminagione a fossette adunque è la 
migliore , con essa si à risparmio , piante pili robuste , equidistan- 
za fra le medesime , ordine in tutta la piantagione. 

IVon posso dar termine a queste poche osservazioni senza ac- 
4^ennare un fatto interessante per quanto inesplicabile , si è questo 
r antipatia decisa del cotone per la robbia tintoria , la quale con 
gran proCtto ed estesamente è coltivata appo noi. La robbia semi- 
nasi tra il finir di febbraio fino al cominciar di aprile su magolati 
porche della larghezza di m. 1. 20 a 1. SO composta ognuna da 
<S a 6 solcelli , e fra una porca e \ altra lasciasi un solco della 
larghezza circa di cent. 40, dal quale poi togliesi il terreno per rì« 
coprire la robbia due o quattro volte secondo che vuoisi questa far 
vegetare per IS o 30 mesi ; siccome però è nelF autunno succes- 
sivo alla seminagione che copresi la prima volta cosi gli agricola 
tori per non lasciare nel primo anno improduttiva la terra dei sol- 
chi vi coltivano una qualche cosa , e per lo pili nelle terre miglio- 
ri e meglio concimate usano seminarvi il grano turco (Zoa mays) 
e nelle terre più leggiere qualche varietà di fagiuoli. Il prodotto 
medio che ricavasi da un ettaro pel mays è di quintali 13 che al 
prezzo medio di lire li il quintale dà lire 182 , e pei fagiuoli di 
quintali S che al prezzo medio di lire 20 per quintale dà lire 100 
per ettaro ; non si computano le spese occorrevoli poiché la terra 



— 119 — 

è completamente lavorata per la robbia, e la spesa per la semen* 
te e per le ulteriori operazioni vien largamente compensata in am- 
bi i casi dai residui delie piante che sono avidamente mangiati dal 
bestiame , sieno le foglie , ì Cori maschi ed i culmi del mays, sie» 
no gli steli, le foglie ed i baccelli dei fagiuoli. Era naturale che il 
rincarimrato del cotone ispirasse Tidea dì sostituirlo al grano tur- 
co ed ai fagiuoli , ed infatti in parecchie località è stato così pra- 
ticato y ma le speranze sono andate completamente fallite , che il 
cotone è rimasto basso , affatto o stentatamente ramificandosi e dan- 
do sì scarso frutto da non raggiugnere il reddito altre fiate dalle 
descritte colture ricavato ; e si noti che a prima vista parrebbe il 
cotone per la sua radice lungamente fittonata dover meglio di altra 
pianta prosperare nella nota condizione perchè non allargandosi mol- 
to le sue barbe difficibnente s' incontrano con quelle della robbia y 
come per lo contrario deve avvenire pel mays e pei fagiuoli, pure 
il fatto sta contro ogni previsione ed è si costante da non esservi 
che io mi sappia alcuna eccezione. 

L'antipatia del cotone per altre piante è un fatto già annun- 
ziato dal Conte Marini e dalF illustre Berti-Pichat , cioè per le pa- 
tate , pei fagiuoli e pel mays, essi bau detto che il cotone mal sof- 
fre r ombra di altre piante : a me pare però che trattandosi della 
robbia tintoria , la quale pochissimo si eleva sul suolo non possa 
accagionarsi la sua ombra come molesta al cotone, credo invece do- 
versi attribuire un'azione quasi venefica alle sue radici le quali o 
col gemitio di qualche sostanza escrementizia o per qualch' altro 
verso possono operare sulle piante di cotone: queste cose però van 
dette come ipotesi, poiché a volerle definitivamente costatare abbiso- 
gnano lunghe e diligenti ricerche^ che speriamo qualche chimico o 
fisiologo voglia imprendere. In quanto poi alla intolleranza del co- 
tone per qualsiasi ombra come da altri si è detto panni doversi far 



— i20 — 

qualche riserva , poiché nella proviocia di Napoli , in quella di Ter- 
ra di Lavoro e nei due Principati nelle contrade ove le viti sono 
affidate ai pioppi si è coltivato il cotone ed anche con profitto , 
tanto da ricavare da un ettaro fino a 12 quintali , cioè appena un 
terzo meno di quello si è ricavato dai terreni non alberati , dalle 
quali osservazioni credo possa conchiudersi che il cotone se non 
soffre r ombra di piante basse può però profittevolmente esser col- 
tivato sotto i pioppi quando non sieno questi troppo fitti, e ciò si 
deve credo alla posizione dei rami del pioppo nero che sono qua- 
si paralleli al tronco, alla posizione delle foglie che non sono oriz- 
zontali ma piuttosto verticali, alla loro estrema mobilità perchè hm- 
gamente picciolate e finahnente al loro colore verde chiaro. 



LI PROSSIMI COHimCAZIOM 

a)]t SlSS^l IPDIPDILI IDSILILil 9X1111 

MEMORIA STATISTICO-GEOGRAFICA 

DEL SOCIO ORDINÀRIO 

CAV. FERDINANDO DE LUCA 
€ùmmieata al Reale IsUtulo neìia iùnuaa ée' 7 lualxo 1861 



JLde notizie e le considerazioni cV esporrò in questa Memoria risguardano 
ìe non lontane comunicazioni industriali e commerciali di tutte le Nazioni. 
I fatti statistico-geografici y che andrò svolgendo , sono recentissimi : Che 
i più rimoti non risalgono al di là del 1ò63. Le comunicazioni idegrafi-^ 
che , che sono vicine ad abbracciare tutta la terra , F apertura de' due istmi 
pi i$ famosi che separavano de' mari vicini , i gufali ciò non ostante non 
comunicavano naturalmente che per un lungo giro di migliaia di miglia : Le 
strade ferrate che vanno moltiplicandosi alla giornata; insomma le facilità 
per correre in breve tempo daW uno alV altro confine del globo : Tutto fa 
presumere c/te non sarà lontana V epoca , nella quale i popoli deporranno 
le loro cosi dette gelosie nazionali sull' altare della patria comune , la Ter^ 
ra. Allora le false e superstiziose credenze verranno a deporre i loro er* 
tori a pie del CrislianesimOy unico assoluto asUo e codice di civiltà. 



N 



OD sono ancora trascorsi dieci lustri che, quando si parlava di 
Antipodi, il pensiero si portava a delle Regioni di una lontananza 
favolosa , che niuna immaginazione sapeva tradurre in idea reale , 
ninna lingua parafrasare. Ognuno si domandava ; Dove sono gli an- 
tipodi ? Saranno degli uomini come noi ? Come si domanda tutto- 
giorno se vi sono abitanti nella luna e negli altri pianeti , e qua- 
le figura avranno. Vi fu anche un' epoca in cui se ne negava Tesi- 
utenza ; e anzi era proibita di ammetterla. La parola antipodi era 

14 



anzi un vocabolo i^roscritto dalla superstizione. E sebbene, dopo la 
scoperta del Nuovo Mondo , gli antìpodi non avessero più recato ne 
meraviglia né spavento , pure la loro esistenza non fu rivelata che 
più di un secolo e mezzo dopo. Colone morì ignaro della sua glo- 
ria e del dono fatto air umanità di un Mondo nuovo. Egli si cre- 
deva solamente scuopritore di una nuova direzione per arrivare al«^ 
la lontana Asia orientale, al Cipango di Marco Polo. 

Ma che non può la scienza messa sulla via del progresso per 
calpestare nella polvere gli stessi errori rivestiti dalla sanzione de- 
gli anni , e dalle autorità più in credito e più riverite? U genio e 
r audacia degli Europei hanno infine raggiunto in mezzo air Ocea- 
no australe le regioni abitate dagli antipodi di Europa. E non so» 
no ancora trascorsi cinquant' anni , da che gli stessi Europei si so^ 
no stabiliti nella regione de' loro antipodi. L' Europa , avendo ab- 
breviato anzi distrutto lo spazio e '1 tempo per mezzo del vapo-» 
re come forza dinamica, e delF elettrico , nuovo messaggìere velo- 
ce quanto il pensiero, si è vendicata di essere la parte più piccola 
éella terra. Il nostro pianeta era troppo grande allo sguardo dei 
nostri maggiori. Il vapore e Y elettrico lo hanno impiccolito. Che van- 
ti pure r Asia i suoi quarantasei milioni di chilometri quadrati, men- 
tre r Europa ne ha appena un sesto : un nostro piroscafo, un car- 
ro a vapore su di un cammino ferrato ne percorrerà i confini ia 
ninor tempo di quello che ponevano i nostri maggiori per andare 
dair una all' altra provincia dì uno stesso stato : V elettrico poi scor- 
rerà tutte le province asiatiche in minor tempo di quello con cui 
Aoi passiamo dall' una all' altra camera della nostra abitazione. 

Ha prima di passare all' oggetto principale di questa Memoria^ 
cerchiamo brevemente di conoscere la terra de' nostri antipodi , oc- 
mai entrata nella grande associazione geografica e commerciale di 
questo nestro pianeta : la quale conoscenza ha tanto maggiore im«^ 



— 123 — 

portanza , in quanto che non ci è arrivata che da poco tempo^ nel 
secondo semestre del 1863 (1) ; epperò è la notizia più recente 
die invano si cercherebbe in alcuna opera geografica. Giace un grup^ 
pò d' isole y sotto il neme di IVuova Zelanda j in seno ad una zo^ 
na dell' Oceano Pacifico^australe , a 350 leghe al sud delia colo« 
nia francese la Nuova Galedonia , e a SOO leghe al sud-est deQa 
Hfuova Olanda. 

Due grandi isole principali formano la N» Zelanda , rassomi-* 
glianti la penisola italiana. Ora la regione della l\f. Zelanda è la 
terra degli antipodi di Europa. Essa fu visitata la prima volta nel 
1642 dair Olandese Tasman , da cui ebbe il nome da una provin** 
da della monarchia neerlandese, ma che Adriano Balbi chiamò grup^ 
pò della Tasmania j dal nome dello scopritore. Il celebre Gook^ che 
vi approdò nel 1779 , diede il suo nome allo stretto che divide le 
due maggiori isole. Questa sola vaga notizia, con qualche altra di po« 
co conto, formava la conoscenza geografica della IV. Zelanda, primdi 
della monografia datane dal Maunoir in Agosto del 1863. La bel« 
licosa ferocia de' suoi abitanti , antropofagi , respinse i nuovi avven^ 
furieri, finche nel 181S vi si stabilirono de' missionari anglicani. 
Wel 1840 si costituì la colonia inglese della N. Zelanda , per o^ 
pera dell' Irlandese Hobson. IVon credete , o Signori , che la terra 
abitata da' nostri antipodi fosse terra coperta di bronchi , di acque 
palustri , tormentata dal calore della zona torrida ; insomma una ter-* 
ra inabitabile y la patria delle belve feroci , de' serpenti , de' mostri: 
Vo: che anzi la IV. Zelanda non produce alcun animale spavente* 
vole : il serpente vi è ignoto ; e le sole zanzero incomodano il co^ 
lono e'I viaggiatore. E quantunque tutto annunzia , specialmente neK» 
risoia settentrionale, che la N. Zelanda sia uno de' più recenti sol* 

(!) Bollettino della Socìelii di Geografia di Parigi, Agosto 18634 Re» 
fazione del Signor Maunoir. 



lewmenti del faoeo nascosto in seno al suo suolo ; un grande i^^ 
eano in attività ; de' molti crateri estinti ; un terreno bitorzoluto 
per delle bolle vulcaniche y che alternatamente si elevano e si ab- 
bassano di qua e di là , per effetto delF azione vulcamca inferio- 
re ; un terreno che romoreggia sordamente sotto a' piedi , come se 
cuoprisse delle vaste officine , nelle quali si travaglia alla riduzione 
di metalli più duri ; un suolo riscaldato da temperie elevata j da 
sotto al quale leggermente mosso s' innaha subito un getto di va- 
pore acquoso ; de' basalti dispersi qua e là , in tavole , in colon- 
ne 9 degli ammueehiamenti di scorie vulcaniche ^ de' t^reni squar- 
ciati che presentana le manifestazioni pia strane di un fìioco nasco- 
sto : a malgrado di tutto questo , pure la IV. Zelanda è il vero Pa- 
radiso terrestre e singolarmente Y isola meridionale , intersegata dal 
nord al sud da una catena di monti ^ rassomigliante gli Appennini^ 
che sotto il nome di Alpi Zelandesi raddolciscono la temperie di 
quella terra della zona torrida australe. Questa catena di monti ^ 
studiata dal geologo Giulio Hoast , appartiene già alla nostra scien- 
za geologica ; ma sarebbe fuori di proposito Y occuparcene in que^ 
sta Memoria. 

Afella IV- Zelanda Y està e V inverno si può dire che si con-^ 
fondano in una primavera di nove mesi che comincia a Settembre^ 
ed allora quelle campagne si rivestono di una vegetazione lussureg^ 
giante , che le rende ricche de' prodotti più squisiti delle zone tro- 
picali. La flora della IV. Zelanda si distingue per tre caratteri ge^ 
aerali j abbondanza predominante di grossi vegetabili , rarità & 
piante erbacee , e più ancora di piante annue: e sono state finora 
messe in ordine 2000 e più specie di vegetabili j fra le quali SOO, 
presso a poco sono speciali al paese.. IVella IVF. Zelanda mancano 
generalmente i mammiferi , meno che il topo e '1 cane. Ma vi si 
sono perÉBllamente naluraUzzali quelli introdotti dagli Europei. Se- 



— 125 — 

-eondò il censo del 18S8 vi si trovavano 14942 cavalli , 137204 
teste di grosso bestiame , 1,S23,324 animali pecorini, 10434 po]>- 
€i , 11792 capre^^ 132 muli. Queste cifre parlano abbastanza del- 
le circostanze felici di quella regione , che in meno di 24 anni hit 
così favorito F aumento di specie animali le quali ivi mancavano. Ch^ 
non dee aspettarsi da quella terra vergine e da quel clima tepido 
e salubre , di ricchezze del regno organico ed inorganico della Na- 
tura ? Quanti nuovi prodotti bruti non è a sperarsi che daranno a- 
limento alla nostra industria ^ e che ne facciano sorgere delle aK 
tre del tutto nuove, quando, aperte delle nuove e piii facili comu- 
nicazioni , sarà grandemente agevolato E cammino per tutte quel- 
le terre lontane ? Ma non è questo lo scopo di questa Memoria , 
e d' altronde è sufliciènlemente conosciuta la geograCa fisica dell? 
IV. Zelanda. Però non sarà inutile il dare un cenno della nuova spe- 
cie varietà di cotone comune in quelle isole delF Oceania , e spe- 
cialmente nella grande isola di Bomeo , comechè niente ne dica il 
Haunoir. L' arbusto , di cui qui è parola , fu osservato la prima 
volta neir isola di Bomeo , ma è coviune in tutte quelle isole del 
Hondo marittime. Esso giunge air altezza di cinque a sei piedi , e A 
degr inviluppi y o cosi dette capsule , di una perfetta maturità, quat- 
tro mesi dopo eseguita la piantagione. Ogni pianta ne produce un 
numero considerevole ^ maggiore di quello delle piante di cotone 
ordinario. £ la bambagia che li riempie è assai compressa e ad-* 
densata. Le semenze sono molto numerose^ ed invece di essere spar- 
se irregolarmente per entro alla massa filamentosa , sono riunite 
suir asse degF inviluppi ; lo che permette di separarle con {grande 
facillà e prestezza. La perfetta bianchezza e la lunghezza de' fila- 
menti sono segni caratteristici della sua qualità superiore. U Con- 
sole Francese ^ Batavia ne inviò delle semenze a Parigi , donde 
forono rimesse ia Algieri., per naturalizzarne la specie* Ma tornia*^ 



— 126 — 

mo alla N. Zelanda per le poche altre cose che completano i nuo- 
vi raggnagli pervenutici. 

L' ornitologia della IV. Zelanda , comechè giudicata non molto 
ricca di specie , lo è però di quella de' grandi uccelli , lo struz- 
zo , il casoar. E rilevasi dalia predetta relazione del Maunoir che 
negli scavamenti si sono rinvenuti degli avanzi di una specie estin- 
ta , detta moas , i cui scheletri mostrano un' altezza di IS a 16 
piedi. Vi si trova anche il Kokoromaka y uccello campana , le cui 
buattro note formano una melodia analoga al suono di campane a 
festa. 

Un paese così favorito dalla Natura non poteva non mettere in 
movimento gli avventurieri della nostra Europa , gente attiva e pron- 
ta agli avvenimenti più rischiosi. Il censo del 31 Gennaio del 1862 
segna la popolazione europea della IV. Zelanda, ivi portata dall'emi- 
grazione, a 125,812 abitanti, e registra più che 84 mila indigeni, 
circa due terzi della prima : scarsissima popolazione per un paese 
grande due volle Y Italia ; ma non piccola , particolarmente degli 
Europei , formata in poco più di 20 anni , dal 1840 finora, h 
quanto agi' indigeni essi sono alti , di virile aspetto , di uno spi- 
rito intraprendente , coraggiosi , indocili ad ogni dominazione stra- 
niera ; che anzi ardenti della loro indipendenza , per la quale a 
quest' ora combattono cogl' Inglesi con alternati successi. Già la ci- 
viltà europea sta ringiovanendo quella remota regione , ove pochi 
anni fa regnava Y antropofagìa. La grande banca dell' Australia ha 
stabilito delle succursali ne' principali centri di quelle isole. Sei cas- 
se di risparmio vi funzionavano nel 18S8 , e vi si contavano 38 
deposi tarii indigeni. Il servizio postale vi si era stabilito per via di 
mare e di corrieri, e vi si ricevevano nel 1860 presso a mezzo 
milione di lettere e di giornali: Vi si pubblicava pure una diecina 
di giornali: Delle numerose scuole vi si erano stabilite. La Socie- 



— 127 -• 

il di accìmazione e T Istituto Filosofico di Cantorbery Zelandese , 
sebbene di recente creazione y fanno prevedere la non lontana fio-- 
rideiza di una regione appena uscita dallo stato selvaggio. E in- 
fatti delle Società dì Liberi Muratori ^ di canto , dì lettura, dì tem« 
paranza, stabilitevi dagF Inglesi, avevano già creato negli abitanti di 
quelle terre il sentimento di una patria. Le notizie più recenti ri« 
tevute in questo stesso anno (1864) parlano di una mostra pub- 
blica annuale di prodotti bruti e manifatturati ivi stabilita. IVon fa 
dunque maraviglia se alcuni pubblicisti inglesi proposero chiamarla 
Gronde-Bretagna del Sud: Eppero la N. Zelanda fu dotata di un 
governo parlamentare , di un Consiglio legislativo , e di una Camera 
di rappresentanti. Tale, o Signori, è attualmente la patria de' no* 
stri antipodi. Ignota poc' anzi ; abitata da selvaggi antropofagi ; in 
meno di mezzo secolo essa si proclama ora come la patria di una 
nazione , bambina sì ma civile , ma anelante ad indipendenza , la 
quale negli anni avvenire eserciterà una grande influenza sulla ci<« 
viltà dell' Oceania ; e con qualche probabilità scaccerà lo straniero^ 

Ma la IV. Zelanda è ancora lontana dall' Europa per Io mena 
IO mila miglia a volo diretto d' uccello ; né più prossima all' Ame^ 
rica , perchè vi si possa arrivare pel Capo di Buona Speranza, che 
è la via più breve j in meno di sei a sette mesi. La via del Pa« 
tifico per la sola America occidentale non è meno lunga. La sua 
prossimità all'Australia ne ha fatta una colonia britannica: e man^ 
eò poco che nel 1848 vi si stabilisse una colonia francese della vi* 
Cina IV. Caledonia , la quale aveva preso stanza nella penisola di 
Banks sulla costa orientale della grande isola meridionale « 

Ma de' grandi progetti di portentose opere pubbliche sono or« 
mai prossimi a compiersi , i quaH ravvicineranno gran^mente i no« 
stri antipodi a noi , e tutte le regioni della terra , le une alle 
altre. Ed eccoci allo scopo di questa Memoria» AUa vicma apertu* 



— 128 — 

ra deir istmo di Suez la IV. Zelanda e tutta ¥ Asia orientale e FO- 
€eania saranno divìse dall' Europa , non già per mesi , ma nelle 
navigazioni più felici per giorni e nonmiai pi& di un mese. Ha ehe 
dico un mese? IVon trascorrerà del tutto Y anno 1864 , e noi pos- 
tremo mandare un saluto a' nostri antipodi y e riceverne la risposta 
nella stessa giornata» Potremo avere delle notizie de* nostri amici 
colà più presto di quello che Y avremo da Portici. Signori , siano 
lontane Y esagerazioni. Veniamo a' fatti. 

Una linea telegraGca proposta dal Signor Rawlinson fra Lon- 
dra e Calcutta per Costantinopoli , Bassora j Bagdad j Tehèran , e 
Bombay , già funziona da Costantinopoli a Bagdad. La parte re- 
stante è stata studiata dal colonnello Patrick , e dal Maggiore Gold- 
«mith-Steward , e vi si travaglia con attività per compierla neU' an- 
no corrente (1864). Secondo la gazzetta di Bombay al principio di 
Febbraio p. p. una gomena di 3S9 miglia era slata già: situata nel 
golfo persico. Questa è la prima sezione , da Gwadur al capo Mus- 
sandam sulla costa di Arabia: La seconda sezione del Capo Mus- 
sandam a Buschir^ e la terza da Buschir a Bassora, che si calco- 
lava dover compiersi in Marzo p. p., già mettono in comunicazione 
diretta Bombay con Bassora. GÌ' Inglesi sapranno prolungarla sen- 
za dilazione per Calcutta alla IVI. Olanda e alla N. Zelanda, se pu- 
re non lo abbiano già fatto. Questa stessa linea telegrafica passerà 
probabilmente per la Birmania al Celeste Impero e per Chusan o 
Shanghai alla Corea e al Giappone. Ha troppo alto pensiero la pò* 
tente Albione che questa comunicazione sia compiuta , pria che ab- 
bia il suo compimento Y apertura dell' istmo di Suez , potente in- 
tubo che turba i suoi sogni. Quando questa comunicazione giugnc- 
rà al suo termine s' immagini che un telegramma , trasmesso da 
Londra a quelle lontane regioni asiatiche , riceva una risposta sen- 
za ritardo : le notizie andranno e ritorneranno in qualche ora !l . 



r 



— 129 — 

Vii altro disegno che si annunzia è quello del Signor Gisbom^ 
il quale propone di congiungere Calcutta con Londra per mezzo di 
una linea telegrafica che traverserebbe Y impero de' Birmani ^ la 
penisola di Malacca y Batavia e Surabaja neir isola di Giava , il 
nord dell' Australia .,. Ma, lo confesso, io non giungo ad inten- 
dere r autore di questo progetto ; né saprei indovinare il prolun- 
gamento dì questa lìnea y se per ovest , tornando indietro y o pu- 
re per est ^ giacché la prima direzione , oltre di essere più lunga 
dell' altra del Rawlinson , prossima al suo compimento , tornereb- 
be inutile comparatamente a questa : 1' altra poi per est mi sorpren- 
de come siasi potuta immaginare y perchè dovrebbe correre lungo 
tutto il Pacifico , per circa la metà del globo terrestre , e poi o 
traversare l' istmo di Panama y o altro punto del continente ameri- 
cano , per dirigersi a Londra a traverso 1' Atlantico. Epperò sag- 
giamente diceva il dotto Malte-Brun , forse non meno sorpreso di 
me : (1) » Ancora alcuni mesi e questi progetti precursori , la cui 
» arditezza mi sorprende , saranno seguiti da esecuzione di linee 
) meglio studiate , e pivi adatte a' bisogni internazionali del com- 
n mercio e dell' industria )). Bastano queste poche cose intomo al 
disegno per noi inesplicabile del Gisborn. 

Ma non possiamo omettere di parlare dell' altra intrapresa an- 
che più ardita delle precedenti , quella cioè della congiunzione te- 
legrafica di Pietroburgo, epperò di tutta l' Europa, con Pekino, per 
mezzo di una linea telegrafica che correrebbe dalla città de' Tzar 
a Kiakta sul confine russo-cinese , al sud-est del Baikal , e da que- 
sta città frontiera alla metropoli della Gina , a traverso la Mongol- 
ia e '1 gran deserto di Kobi o Shiamo. Questa stessa linea si pro- 
lungherebbe da Kiakta per est fino al mare di Okokst ossia all' 0- 

(1) Bollettino della Società di geograGa di Parigi, Dicembre 1863. 



— 130 — 

e«ano Pacifico j e a* possedìmenli russo-americani. Pel suo mezzp 
il Governo Russo avrà de' giornalieri ragguagli delle sue province 
più orientali^ la Manjuria non ha guari cedutale dalla Cina, il Kam- 
jchatka, e gli arcipelaghi Aleuziano e Koluchiano colla vicina al-- 
Jungala penisola di Alatska. Ed ecco tuUa la terra prossima ad es« 
sere avviluppata da una rete di linee telegrafiche elettriche. L' im- 
maginazione si slanca quando si spazia sopra distanze così ster- 
minate y alle quali V Europa del secolo XIX stende la mano , su 
di paesi tanto divisi da noi o appena visitati da' nostri maggiori , e 
latti famosi per de' viaggi e delle navigazioni eseguite in epoca lon-- 
tana e durante anni ed anni , da un Marco Polo fino alle regioni 
più lontane dell' Asia orientale , e a tempi nostri in America , dal 
mare di Baflln allo stretto di Beering , da' Parry , da' Ross , da* 
BeUot , dal Franklin , da' Mac-clure , da' Mac-cuUok . . . . , martiri 
deUe scienze geografiche , e devoti agi' interessi commerciali della 
loro patria. Per le due predette linee , da Londra a Calcutta , e 
dalla Russia a Okotsk e a Pekino, l'Europa stenderà in poche [ore 
la sua mano alle regioni meridionali e settentrionali della terra, 
all' ovest e all' est , alle Indie , alla Cina , all' Oceania , al Giap- 
pone , all' America I 

In quanto al IVuovo Mondo , fallita la immensa gomena elet- 
trica fra r Irlanda e V ìsola di Terranova , sono stati intrapresi dei 
nuovi studi in Inghilterra e negli Stati Americani per unire con una 
linea telegrafica un punto più settentrionale dell'Inghilterra o delle 
isole Ebridi, o Orcadi, o Shetland colle Feroe e coli' Islanda , e que- 
sta col Groenland meridionale , da cui per mezzo di altre gomene 
sottomarine la linea principale passerà nel Labrador, o in altro si-^ 
to dell' America del nord più prossimo al Groenland. Per mezzo di 
questa linea elettrica , s' essa avrà 1' esito che se ne spera , l' In- 
ghilterra, unendosi all' Islanda per un punto più settentrionale della 



— 131 — 

Scozia e delle ìsole predette , saluterà il Canada e tutti gli altri 
suoi possedimenti americani e ne avrà dei giornalieri ragguagli (!)• 
Ha le comunicazioni telegrafiche y comechè siano una delle sco- 
perte pia maravigliose di questo secolo, sono, quanto ad utilità, 
assai da meno de' cammini di ferro , capo d' opera , il non plm ultra 
delle umane. invenzioni. Le linee telegrafiche sono i rappresentanti 
della scienza del secolo XIX. I cammini di ferro rappresentano in- 
sieme la scienza, la industria e 1 commercio: Essi hanno fatto ab- 
bandonare i canali navigabili , di assai più dilficile costruttura e sog- 
getti a tante condizioni dilficilissime e talvolta impossibili a verificarsi, 
siccome è avvenuto nella quistione del canale per Y istmo di Panama. 
I canali navigabili sono utili solamente , quando non è dilficile la comu- 
nicazione per acqua di due mari separati da un istmo piuttosto stret- 
to. Se si volesse insti tuire un paragone fra le comunicazioni tele- 
grafiche e Quelle per le strade di ferro , bisognerebbe , a condizio- 
ni eguali , supporre un eguale sviluppo in lunghezza delle une e 

(1) Una comunicazione elettrica era stata già stabilita tra Irlanda e 
r isola di Terranova , ma primaccbè si ponesse in attività , la gomena , 
fermata fra' due punti estremi , si ruppe sul fondo dell' Oceano. E al- 
la grande aspettazione successe il disinganno , quando si vide che i te- 
legrammi non giungevano dall' uno air altro estremo. Allora fu concbiuso 
che le gomene troppo lunghe non potevano resistere alle tante ignote ca* 
gioni cbe nel fondo dell' Oceano ne promuovevano la rottura. Fu dunque 
stabilito cbe , per raggiungnere con delle gomene sottomarine de' luoghi 
molto distantì fra loro , bisognava scegliere tali siti estremi , fra' quali vi 
fossero delle isole , delle penisole intermedie , aiBncbè un sistema di go- 
mene più brevi , epperò più resistenti , adempissero al desiderato congiun- 
gimento. Con questo disegno l'Inghilterra, per congiungersi coi suoi pos- 
sedimenti nord-americani , pensò di poter raggiungere lo scopo desiderato, 
attaccando un estremo del primo filo elettrico ad un sito più settentrionaf» 
lo delle isolo britanniche di prospetto all' Islanda , e V altro estremo a 



^ 132 — 

delle altre: Il vantag^o rimarrebbe a favore defle strade di ferro» 
E infatti supponiamo congiunta una città di Europa con altra lon- 
tana deir Asia orientale , p. e. , Pekìno , eh' è la sola linea non in^ 
terrotta più estesa terrestre, con un filo telegrafico accanto ad un 
cammino ferrato di eguale lunghezza: La linea telegrafica porterà 
un silenzioso saluto dall' Europa all' Asia , all' Oceania , il quale ri-^ 
tornerà in poche ore. Ma sul canunino di ferro l' Europeo darà nel 
giro di pochi giorni una stretta di mano al Calmuco, il Mormone 
al Hirguiso. La linea telegrafica avrà il vantaggio di fare il giro del- 
la terra in un istante, passando per continenti e per oceani, van- 
taggio ehe non è dato alle strade di ferro , le quali debbono arre^ 
starsi alle sponde de' mari : L' elettrico corre silenzioso dall' Euro- 
po all'Asia, dal Capo IVord al Capo di Buona Speranza; dal mare 
polare del Kane alla Terra del Fuoco; laddove il cammino di fer- 
ro sarebbe la strada , suUa quale s' incontrerebbero tutt' i popoli 
della terra , i quali potrebbero così affratellarsi a vantaggio deU' u-* 

questa isola , da cui si passasse con delle nuove gomene , pel Groenland 
al Labrador e di mano in mano ad altri punti. E così pure , per unire 
Cadice al Capo San Rocco nella punta più orientale del Brasile , a 5 grar 
di di latitudine sud , bisognandovi una gomeBa lunga 1000 chilometri , 
si scelsero a punti intermedi ^ le isole di Madera , Y isola di Teaeriffa 
nelle Canarie , il Capo Bianco sulla costa occidentale dell' Affrica , un' i* 
sola rimpetto al Capo Verde, distanti fra loro, V un punto dall'altro, non 
oltre i 1800 chilometri. 

£ forse questa o altra poco dissimile sarà quella che diplomaticamen- 
le e solidalmente stanno promovendo^ la Francia , l'Italia^ il Portogallo^ 
il Belgio , la Svezia , il Brasile , e Hajti coli' immersione di un filo elet- 
trico transatlantico sottomarino fra T antico e'I nuovo continente: un con- 
gresso speciale si è all' uopo non ha guari riunito a Parigi. 

La gomena sottomarina più lunga coikosciuta è quella che congiunge 
Malta ed Alessandria ^ 3000 chilometri. 



— 133 



— 134 — 

r industria e del commercio , ha cinto il globo con una rete di colo- 
nie, di suoi possedimenti e di posti commerciali y per mezzo della 
quale fa sentire F efletto della sua industria e la forza della sua potenza 
a* confini di tutta la terra. Un'isola che, al dir di Carlo Dupin, sarebbe 
appena contata al terzo ordine nelF arcipelago oceanico, ha dato uno 
svolgimento maraviglioso ad ogni maniera d' industria , i cui prodotti 
essa distribuisce nelF interno per 2400 miglia di canali^ e 12 mila 
miglia di magnifiche strade ; e air estero per mezzo di 40 mila navi 
commerciali (1) , che trasportano più dì 200 mila persone e ottanta 
milioni di cantaja di mercanzie , fra le quali più che 30 milioni 
in lire sterline di tessuti di cotone. La potente Albione , la quale 
ha dato tanta importanza a' tre tipi del suo bestiame lanuto , che j 
al dir di Lord Somerville nella Camera de* Signori, espressa in ci- 
fre (2) (( rappresenterebbe la terza parte di tulli i valori della Gr* 
9 Brettagna, il suolo, le costruzioni, ogni altro bestiame, le o- 
% pere pubbliche, le manifatture ». La potente Albione, diceva, che 
godrà per molti secoli il primato neir industria e nel commercio ; 
che per mezzo di linee telegrafiche spingerà la sua influenza a tut- 
te le sue possessioni , ossia a tutta la terra ; pure non potrà ave- 
re che delle strade ferrate ristrette ne* confini delF isola^ epperò di 
sola importanza inglese , non mondiale. Se gV Inglesi vogliono usci- 
re dalla loro potente isola hanno bisogno di navi , e di andare incon- 
tro a tutte le vicende delle lunghe navigazioni , quando si portano ne* 
loro stabilimenti asiatici o americani o dell* Oceania, e dell* Affrica . 
Uè tampoco il territorio della Francia , ne* limiti fra* quali è 
racchiuso, potrà prestarsi ed una linea ferrata mondiale , a malgra- 

(1) Charles Dupla. Yeyage daiis Gr. Brettagne. Force naval (1821); 
Force commerciale ( 1824 ). Probabilmente queste cifre avraoQO ricevuto 
Ufi forte aumento in quaranta anni. 

(2) A. Balbi , scritti Geografici e Statistici e rari, tom. 2/ 



— 135 — 

do che , dopo l' Inghilterra , essa abbia il primo posto neir indu^ 
stria, specialmente per isquisitezza e leggiadrie di gusto sopraffino 
e delicato nelle arti e manifatture, e che^ come potenza maritti- 
ma, forse non la cede alla sua potente vicina. La Francia aspetta 
la non lontana epoca che la renderà preponderante in tutta Y \StU 
ca , ove r Algeria è già congiunta per mezzo di Tombuctu a' suoi 
domini del Senegal : E per mezzo de' Tuareghs , che la Francia ha 
congiunto alla sua fortuna , pel viaggio di Duveyrier non ha guari 
premiato colla gran medaglia d' oro per la scoperta più importante 
in geografia nel corso del 1863, essa non tarderà ad estendere la sua 
influenza nel Sudan e a tutto Y immenso e tenebroso territorio affrica-^ 
no ; ma il territorio francese è circoscritto da non potere avere una 
strada di ferro mondiale. 

Gli Stati Uniti Americani, avendo ereditato il talento dell' indu-^ 
stria e del commercio della madre patria Y Inghilterra: Fatti ricchi 
deir emigrazione di uomini intraprendenti di tutte le nazioni, non so* 
lamento hanno intrapreso delle opere pubbliche colossali e grandi , 
come il territorio che abitano , le quali mancano negli stessi stati 
europei più civili , com' è il Coast Survey , e la caria de' venti e 
delle correnti delV atlantico , ma non sono rimasti indietro a ve-- 
nin altro popolo civile per faciltà di comunicazioni, e per vie te« 
legrafiche , e per mezzo di canali , e per istrado ferrate. Di due 
specie di comunicazicnì avea bisogno quella grande Repubblica, delle 
inteme, e di quelle che facilitassero il passaggio delle province orien- 
tali alle occidentali. Alle prime danno opera più che 13000 miglia di 
eanali e di strade ferrate interne (1853). Ma le seconde avevano tanto 
maggiore importanza per le due Americhe, e pel commercio europeo* 
americano , in quanto che trattavasi di evitare il giro di una lunga 
e pericolosa navigazione per la Terra del Fuoco , onde ravvicinare 
i due maggiori Oceani y i quali per Y istimo di Panama sono sepa* 



— 136 — 

rati da meno che 50 miglia. Quindi non fa meraviglia che, tra tanti 
distinti viaggiatori ed ingegneri , vi volgessero Y attenzione anche due 
sommi uomini, Humboldt e Michele Ghevalier. Cinque siti furono ri- 
conosciuti i pili atti air uopo ; comechè sia stato anche preso in 
mira un sesto sito , tra la baja Galedonia e '1 golfo di San Miguel : 
Ma dopo molti studi furono abbandonati pressoché unanimamente il 
sito per la baja di Honduras , e V altro dal golfo di Campece sul 
mare del Messico a quello di Tehuantepec sul Pacifico ^ sebbene 
di questo secondo si parla di nuovo come la prima opera pubbli- 
ca del nuovo imperatore del Messico: Dappoiché la catena delle Cor- 
digliere in questi luoghi presenta una barriera insormontabile , che 
dovrebbe traforarsi. Il canale per le aeque del San Giovauni e 1 la- 
go di Nicaragua fu lo scopo di sette progetti, la cui analisi portò 
alla conseguenza di abbandonare ogn* idea di canale per Y istmo di 
Panama, perchè dall' una e dall' altra parte de' due Oceani, divisi dal 
predetto istmo , mancava una spiaggia atta aU' ancoraggio. Il quar- 
to progetto della comunicazione pe 1 golfo di Darien alla baja Cu- 
pica mercè i due fiumi Atrato e IVaypi fu anche abbandonato, do- 
po la strada di ferro fra Ghagres e Panama ; la quale ora è in gran- 
de attività , maggiormente dopo la scoperta delV eldorato nella nuo- 
va California. 

Ma r apertura dell' istmo di Suez , e tanto più la strada fer- 
rata russa , di cui or ora parleremo , diminuiranno 1' importan- 
za delle comunicazioni americane fra' due Oceani , perchè sosti- 
tuiranno alle antiche vie sterminate delle altre assai più brevi e fa- 
cili a corrersi. In verità le comunicazioni quassù descritte fra' due 
maggiori Oceani, e la stessa strada ferrata di Panama non poteva- 
no soddisfare a' bisogni degli Stati settentrionali Americani, che so- 
no le province più industriose e più ricche di quella grande Repub- 
blica : Dappoiché per l' enorme distanza di più migliaja di miglia 



— 137 — 

che dividono quelle popolose cilfà dall' America centrale, si sarebbe^ 
anche per questa direzione, più che raddoppiato il cammino che se- 
para le province orientali dalle occidentali degli Stati Americani. Di 

« 

che persuasi quegli uomini attivi ed intraprendenti concepirono Y i« 
dea gigantesca di una linea ferrata dalle province del nord sull' At- 
lantico alla IVuova California sul Pacifico , per le valli dell' Ohio , 
del Missisipi, del Nissuri e a traverso le balze granitiche delle Ifon- 
tagne Pietrose, linea lunga non meno di 2000 miglia. E certamen- 
te questo grande e mirabile disegno già sarebbe stato mandato ad 
effetto senza la guerra fratricida che da più anni insanguina quelle 
contrade, le quali sebbene per costituzione sono sacre a libertà, pu- 
re sono aggiogate alla istituzione del servaggio, elevata a principio 
di morale dalla ingordigia del guadagno. Ma tutte le mentovate o- 
pere degli Slati Americani, e la stessa gigantesca strada ferrata, di 
cui quassù abbiamo parlato , non sono che opere d' importanza pu- 
ramente americana , e non mondiale : dapoichè il IVuovo Continente , 
racchiuso fra' due maggiori oceani e Y Oceano Glaciale Artico, è la ve- 
ra terra , a cui potrebbe adattarsi quella frase dell' Epico latino ce Te- 
lo divisos orbe Brittannos ». 

Molto meno una strada ferrata mondiale potrebbe traversare Y Al* 
lemagna la quale, divisa e suddivisa in tante piccole individualità po- 
litiche , non ha trovato altro mezzo di rimuovere gli ostacoli alla li- 
bertà del commercio interno , se non coUa instituzione dell' associaziO'- 
ne doganale Alemanna , promossa dalla Prussia , di que' diversi 
reami , principati , granducati , ducati , elettorati , ove basta sten- 
dere un passo per passare dair uno all' altro territorio. 

Dunque le condizioni topografiche de' territori deiringhil terra ^ 
della Francia, dell'America, dell' Allemagna potranno dare a quelle 
nazioni tutt' i vantaggi relativi di una civiltà avanzata, menocchè quel- 
li i quali fluiscono da una strada ferrata mondiale: Se non che, quan- 
te 



— 138 — 

do potesse esistere una strada di ferro di questa importanza per tut- 
ta la terra, essa dovrebbe essere garantita da speciali trattati inter- 
nazionali , i quali ne stabilissero una specie di neutralità, condizio- 
ne essenziale deUa industria e del commercio , cioè libertà ed indi- 
pendenza , la quale condizione è legge cardinale della vera civiltà. 
A queste considerazioni io mi abbandonava, dopo di aver let- 
to in un giornale di geografia che la Russia, dopo di aver acqui- 
stato la lontana Manjuria , per cessione fattale dalla Gina^ studiava 
il progetto di una linea ferrata che, partendo da Mosca, si diriges- 
se all' est degli Urali a traverso la Siberia meridionale , da una par- 
te al mare di Okotsk , e dall allra a* confini della €ina , tutta su 
di territorio russo ; e probabilmente coli' idea di traversare il Cele- 
ste Impero , correndo per Pekino a Canton sul mare della Cina. 
Ed ecco io diceva la strada mondiale, la quale stringerà in una so-» 
la famiglia d^ industria e di conrunercio Y Europa , V Asia , Y Ocea- 
nia e fin la stessa America e T Affrica. E sembra che per attuare 
questo pensiero la Russia stia eseguendo delie opere colossali nel- 
la Siberia orientale e nella vicina Manjuria , per mezzo alla quale cw- 
re il gran fiume navigabile Y Amour o Sagtdien , a cui per la stes- 
sa direzione andrebbe incontro la predetta strada di ferro. E già la 
notizia di questa opera portentosa si va divulgando pel Mondo. E pa- 
re che la prevedente Albione si accinga a prenderne una parte direte 
ta colla concessione data, al cader del 1863, ad una Compagnia In«» 
glese , di una strada di ferro da Shangai presso al n^re che ba« 
gna la Cina all' est , fino a Pekino : E Shangai sarà pure una sen- 
tinella avanzata verso la Corea el Giappone. Il dotto G. F. Baruffi, ìa 
un erudito lavoro letto nella solenne iimugurazione degli studi nel R* 
Museo Torinese per Y anno scolastico 1862-1863 , accennava alla 
stessa grande impresa, dicendo « che la Russia sta maturando una 
lè immensa Unea tra Mosca e Tobolsk^ che deve estendersi fino alla 



— «39 — 

9 Cina 9 sicché tra poco Pekino Pietroburgo e Parigi si troveran- 
9 no collegate per una via di gran lunga più breve e più comoda 
9 di quella de' mari m . 

E pare che sieno cominciati de' saggi di un viaggio per que- 
sta direzione , secondo ciocché ne dice il Courier du Havre , ri- 
petuto dal giornale la Patrie nel suo numero del 24 Agosto 1863 ^ 
relativamente all' arrivo da Pekin a Pietroburgo del Signor de Bour- 
bulon , Inviato straordinario e Ministro plenipotenziario di Francia 
nella Gina : eccone le parole dello stesso illustre Signor Baruffi : 
^ Oggi y egli dice , il viaggio del Mmistro di Francia , accompa- 
)» guato da numeroso seguito , attraverso la Siberia , strada da lui 
9 considerata come più corta , più sicura e probabilmente più e- 
n conomica per rendersi da Pekino a Parigi y diviene un nuovo 
» colpo di tam-tam che risuonerà dolorosamente agli orecchi dei 
» dominatori de' mari della China e dell' Oceano Indiano. Il Signor 
9 de Bourbulon ha ora dimostrato che non solamente si può an- 
D dare da Parigi a Pekino senza bisogno d' imbarcarsi , ciocché 
)> conoscevasi da' Geografi : Ma che la via di terra , sempre prati- 
)) cabile ed esente da pericoli , é ^ ad ogni riguardo , più eomo- 
» da e più convenevole : E notate , che la Russia non é ancora 
li che al cominciamento de' cammini di ferro • • . • Che avverrà egli , 
» allorché in una ventina di anni al più si potrà andare da Mosca 
» a Tobolsk e a Irkusk per istrada di ferro , dovesse anche que- 
D sto canunino di ferro essere stabilito al modo americano senza 
» lusso né comodità , ma a solo scopo di utilità ? Quel giorno in 
» cui si potrà andare per cammino di ferro , a ragione di 800 a 
)) 1000 chilometri in 24 ore , in una settimana da Parigi alla fron- 
» tiera della China j a Kiakta , chi mai vorrà sottomettersi ad un 
9 viaggio per mare , che deve durare almeno quattro volte di più 
» ( cioè per l' istmo di Suez , ma venti a trenta volte di più pel 



— 140 — 

» Capo di Baonasperanza ), col rischio delle tempeste, degli ur« 
ì ti j deir esplosioni , e la noia di una navigazione de' paraggi del- 
» la zona torrida »? 

Se ci è permesso fare qualche congettura , dietro la disami- 
na della carta della Russia , questa linea che muove da Mosca pa- 
re che comprenderà anche la vicina città di IVijnij-IVovogorod , ove 
si tiene la prima fiera del Mondo , e che per Kiakta esercita un com- 
mercio con Pekino. Ed appartenendo entrambe queste città al ha- 

4 

cino del Volga , il quale converge verso il Caspio , comune baci- 
no anche dell' Ural che scende dagli Urali , pare che possano trar- 
si de' grandi vantaggi da questa disposizione topografica di quella 
regione, per un maggiore sviluppo di più estese comunicazioni nel- 
r interno dell' Asia , per terra e per acqua. 

Prima di scendere alla disamina particolare della strada ferra- 
ta predetta , diamo uno sguardo generale e passaggiero ad un glo- 
bo terrestre o ad un mappamondo. La Russia è separata dall'Ame- 
bica nord-orientale pel Baltico e pel Mare del IVord , ramo dell' Atlan- 
tico ; e r America è la sola terra divisa per mare dal territorio 
russo. E poi contermine a tutta 1' Asia , al Pacifico nord-ovest y 
all' Oceano Glaciale Artico , all' Affrica per mezzo dell' Asia otto- 
mana e dell' istmo di Suez. Pochi giorni di navigazione a vapore 
la separano dall' America nord-orientale , ma per una grande esten- 
sione di territorio tutto russo y non interrotto né da mari nò da la- 
ghi y soprasta per nord come incubo a tutta Y Asia y che si attac- 
ca alle province meridionali della Siberia y come sono le Orde dei 
Kìrghiz che la Russia ha sottomesso a se , il Turkestan , e tutto 
r inunenso territerio Cinese. E mentre tutto il confine continuato del 
nord della Siberia fa argine all' Oceano Artico y la Russia tocca al- 
l' est la Persia per le sue estreme province orientali , e al sud-oc- 
cidentale r Armenia ottomiana. Al nord e all' est essa tocca il Gas- 



— 141 — 

pio che sta o conflne sud-OTCst della Persia , e al sud della Sibe- 
ria è il gran lago , dello mare di iVral , che giace in mezzo al 
Turkestan , ove vanno a perdersi Y Amu-Daria e '1 Syr-Darìa , i 
quali sorgono dal gruppo delF Indukok. Adunque la sola America 
e r Affrica sono separate dal territorio russo , la prima per mare , 
e r Affrica per Y Armenia e Y Asia oltomana. La sola linea non in- 
terrotta dagli Urali al Pacifico supera le 3000 miglia , un terzo 
più di quella che dall' Atlantico correrà pel IVord degli Stati Uniti 
Americani a San Francesco nella IVuova California , quando sarà co- 
strutta. E infatti la linea dagli Urali al Mare di Okotsk comprende 
presso a 80 gradi di longitudine , da calcolarsi , in una prima ap- 
prossimazione nella ipotesi della terra sferica , sufliciente a questa 
specie di valutazioni , nella direzione del parallelo di poco più ehe 
50 gradi , limite sud della Siberia , colla nota legge del nume- 
ro de' gradi moltiplicato pel coseno della latitudine, riferito al raggio 
terrestre ; lo che dà il prodotto di poco più che 3000 miglia, o-c 
me quassù dicevamo. Or questa distanza , colla velocità di 20 mi- 
glia r ora , velocità ordinaria in una linea della lunghezza di 3000 
miglia , si percorre , senz' alcuna fermata ad altre stazioni in ISO 
ore che fanno sei giorni ed un quarto : Sei giorni e siano sette 
otto colle fermale per andare dall' Europa alle spalle dell' America 
nord-occidentale e del Giappone, laddove per la via che ora si segue, 
forse appena basterebbero sei a sette mesi! IVon credo aver detto 
molto, assegnando 20 miglia all' ora ad una linea ferrata di 3000 
miglia. Infatti , secondo le cifre statistiche relative a' cammini di 
ferro in Inghilterra e in America , la velocità media non è mai mi- 
Bore di 20 a 2S miglia all' ora , e anzi secondo taluni rapporti ne 
è dippiù : IVè avrebbe potuto essere altrimenti nelle sterminate di^ 
stanze che si corrono in America, ove, secondo il Maggiore Poussin^ 
le linee ferrate non sono a quest' ora minori di 6336 miglia pari 



— 142 — 

a 11153 chilometri, senza contare le presso a 7000 miglia di ca-* 
nali ; e ove dagli Stati del nord a quelli estremi del sud vi corre una 
distanza di migliaia di miglia. 

Per verità, se si considera la corsa per Kiaita e Pekino al 
mare della Cina , la predelta linea di 3000 miglia dee esser dimi- 
nuita di quella che va da Kiakta , frontiera russo-cinese , al Paci- 
Geo y che stimiamo di circa 600 miglia ; e dall' altra parte dee es- 
ser accresciuta del cammino pel celeste impero , fino al mare del- 
la Cina. Vale a dire che bisognerà aggiungere questo cammino al- 
la cifra precedente ridotta a 2400 miglia: Ed occupando la linea per 
Pekino al mar della Cina , per più che 30 gradi di latitudine, cir- 
ca 1900 miglia ; a* quali uniti circa 700 miglia che dividono Mo- 
sca dagli Urali , più o meno secondo i maggiori o minori deiia- 
menti , potrà aversi per certo che \ intero sviluppo della linea fer- 
rala da Mosca al Mare della Cina lungo la Siberia meridionale e 
poi per sud , non possa esser minore di 5000 miglia , laddove si 
contano soli 3000 miglia degli Urali al Pacifico. Cinquemila miglia, 
in una corsa diretta e continuata saranno percorsi in otto giorni 
nella bassa ragione di 20 miglia air ora , e sieno anche di più col- 
le fermate : Se non che se a Pekino la linea di ferro si congiun- 
gesse al canale imperiale che corre con decUvio grande per circa 
900 miglia fino a Canton , si avrebbe il doppio vantaggio di una 
celerità maggiore e del risparmio del combustibile per una lunghez- 
za di 900 miglia. In questo caso fino a Pekino dovrebbero tras- 
corrersi 4100 miglia; e basterebbero otto giorni al più per anda- 
re dair Europa alla metropoli del Celeste impero ! 

Potrebbe taluno spaventarsi alla considerazione de' capitali ne- 
cessari a compiere una strada di ferro di tale lunghezza , senza 
precedente esempio. Ma no : I cammini di ferro hanno più o meno 
valore , secondo le varie circostanze , meno o più favorevoli ; il 



— 143 ~ 

prezzo deHe terre eh" essi occupano , la maggiore o minore abbon-* 
danza del legname da costmttura , le più o meno abbondanti mi- 
niere di ferro , Si più o meno prezzo della mano d* opera , i mag- 
giori minori ostacoli a superarsi. Ecco perchè ne^i Stati Uniti 
americani , ov' esistono delle condizioni piuttosto favorevoli , non si 
oltrepassa in media la cifra di ISO a 300 mila lire il miglio (1). In 
Alemagna si arriva a 200 mila lire (2): ^^el Belgio fra tre o quattro- 
centomila lire il miglio (3). In Francia si giugno a 700 mila lire^ 
^ si scende Ano a 60 mila (4); e a 900 mila in Inghilterra scendendo- 
si fino a circa 13 mila il miglio inglese , di poco minore del mi- 
glio geografico. Ma in Francia e in Inghilterra i terreni hanno un 
prezzo enorme , e il legname da costruttura manca generalmente , 
sopratutto in Inghilterra , che lo immette dalle sue colonie lontane , 
specialmente dal Canada. Oltreacciò ivi si formano le strade ferra- 
te con mollo lusso , singolarmente quelle che da Londra si dirigo- 
no a* vicini luoghi frequentati : Così le strade di ferro fra Loadra 

(1) E anzi ne' cammini di ferro falli senza lusso e comodilày ma a so^ 
lo scopo di utililà 9 al modoy detto per antonom^isia^ americano (Baruffi) , 
si è giuuto fino a 20 mila lire , a diecimila e ottoceato e fino a cinquemi- 
la lire il miglio germam'co quadruplo del miglio geografico ( Vedi il qua- 
dro di tutte le strade (errate americane eseguite , e in corso di costruzio- 
ne a tutto il 1843 , inserito nell' opera sulle strade ferrate italiane di Car- 
lo Uarione Petitti. Gapolago 1843 , da pag. 591 a 601. 

(2) Del quadro relativo inserito nella predetta opera del Petitti , da 
pag. 608 a 609 ^ il costo di un mìglio germanico di strada ferrata si 
mantiene tra' limiti di 130 mila e 28 mila ^ forse dollari: e non «olo si ele-^ 
▼a a presso 330 mila ^ da Dusseldorf a Eberfeld. 

(3) Vedi la detta opera pag. 606» 

(4) Vedi la detta opera pag. 640 : E ai noti che i prezzi in chilo- 
metri sono ridotti a prez» di miglio*^ 



— 141 — 

e Blackwal , fra Londra e Greenwich , non maggiori deOa lunghez-* 
za di tre miglia y eostano il sestuplo e più del prezzo quassù se- 
gnato (1). 

Dietro queste considerazioni generali facciamo una breve ana- 
lisi di materiali che può somministrare la Russia alla costruttura 
del predetto cammino di ferro. Sulle prime in Russia vi ha dovizia 
dì legname di ogni maniera. Citerò air uopo la geografia fisica del 
Signor Dufour che accompagna il suo Atlante Universale fisico , i- 
storico e politico di geografia , una delle opere più recenti e più 
in pregio : » Ce qui caracterise principalement le règne vegetai dans 
1 les contrées de la Russie occidentale , ce sont les masses des 
j grandes forets : Tous les fleuves sont annuellement chargés pour 
) rétranger de grands transport^ de bois à charpente et de bois 
I pour la construction des vaisseaux.... Les parties les plus ferti- 
I les sont le sud des gouvernements de Tobolsk , de lenisseisk, 
Y et le sud-ovest de celui de Irkutsk , ( i quali sono precisamen- 
te i luoghi che il cammino di ferro dee traversare ). « Les forets 
1 sont , principalement pleuplés de sapins , de larix , d' érables , 
j des peupliers blancs et noirs , des bouleaux , d' aunels , et de 
1 Irembles. On y remarque encore une grande quantité d' espèces 
) dilTérentcs du genre sapin , permi les quelles on dislingue le ce- 
j dre sìbéf ien , qui s' elève quelquefois à 40 mèlres de hauteur , 
1 et dont les anneaux prouvent souventun age de ISO a 300 ans d. 

A parte poi le ricchezze minerali della Siberia , delta il Perù 
de' Russi, le miniere di ferro sono disperse in tutta quella regione, 
sebbene poco coltivate. Le così dette montagne di Lysigory , ap- 
partenenti alla Russia occidentale sono ricche di metalli preziosi , 
specialmente di galena argentifera, (c Mais , al dir di Dufour , qm 

(1) Vedi la sudcUa opera da pag. 602 a 605. 



— 145 — 

ì qui constitue un trèsor plus ìmportant et devient la base d'une 

> grande branche d* industrie ce sont les rìches et nombreux ^se« 
1 ments de minèrais de fer de ce pays qui pourroient rivaliser avee 
1 les contrés de Y Angleterre , on ce metal abonde le plus : Aus- 

> si on y ¥0it un nombre considerale de hauts foumeanx , de for- 
I ges et de usines, qui s' angmente encore de jour enjour » (!)• 
Quanto al carbon fossile rileviamo ancora dalla geografia fisica del- 
la Russia che la torba si trova in molti luoghi della Siberia; ma 
che il carbon fossile di quella regione non ha dato che un prodot- 
to poco considerevole. Però nel governo d' Irkustk sono stati pre- 
si in considerazione degli estesi strati di carbon fossile (2). 

Ma siamo già alla prossima felice aspettazione di poter dare 
un addio al carbon fossile , sostituendo al medesimo Y olio de' bi- 
tumi. Oltre il vantaggio dello spazio nel bastimento che si acqui- 
sterebbe coli' uso deir olio anzidetto ^ vi è anche Y altro che a peso 
eguale un piroscafo mosso dal vapore prodotto dall' abbruciamento 
dell' olio bituminoso , può tenere il mare tre volte di più, che col- 
r uso del carbon fossile. Si è calcolato che lo spazio guadagnato 
nel seno de' grandi piroscafi americani i quali traversano l'Oceaoo, 

(1) II prodotto medio del ferro di fusione delle miniere russe dal 1830 
al 183i fu^di presso ad 11 mila pud, circa a 2000 canlaia (179080 chil.) 
Da queir epoca si è molto accresciuto ( Miniere della Russia e loro prodot* 
to. — Vedi il Giornale dell' Inslituto Lombardo ^ fase. 36 pag. 438. 

(2) Nel 1834 la Societc^ d' Economia forestale pubblicò un' opera in- 
titolata Manuale per T estrazione della torba ad uso de' proprietarii di 
boschi e di campagne. Quanto al carbon fossile pare che F industria russa 
si occupi dei depositi di esso ; dapoichè dal 1830 al 1833 l' estrazione 
del carbon fossile diede un prodotto medio di 497671 ptui, pari a chilo* 
grammi 7^201,171,56 , che fanno circa 80mila cantaia ( vedi il citato 
giornale pag. 440). 

17 



— 146 — 

facendo uso dell* dio de* bitumi , dovrà dare un utile di 17 mila 
franchi per ogni viaggio. In seguito a questi risultamenti si è for-> 
mata a Nuova York una Compagnia per fare un grande esperimen-» 
to pratico y mediante un piroscafo di primo ordine. Ma si doman- 
derà : Si potrà avere tanf olio di bitume , quanto basterà alla na- 
vigazione a vapore , e al cammino per istrade ferrate , sopratut** 
to quando queste comunicazioni saranno moltiplicate ? Risponderò 
eh' è immensa la quantità delle diverse specie di bitumi , Y asfal- 
te y la nafta , il petrolio , la malta , il succino , le quali trovansi 
disseminate in tutte le contrade della terra , e molto maggiore di 
quelle del carbon fossile (zoofitantrace) col quale sogliono essere uni^ 
te. Bitumi s' incontrano in tutta Y Italia e particolarmente nei no- 
stri ilbruzzi , nella Sicilia , nella Toscana , nei territori di Par- 
ma e di Modena , nella Svizzera , nella Francia , nella Svezia , 
nella Grecia , neir Albania , nella Vallachia , nella Transilvania , nel- 
la Cina 9 nella Siberia , nel Caspio y e nel Baikal in forma licpii- 
da y nel lago Asfaltide della Palestina , ec. IVW isola di Zante e- 
sistono le celebrate sorgenti di bitume che forniscono annualmen- 
te presso a 500 quintali di pietrolio. Helle vicinanze del Caspio 
sud-occidentale 82 sorgenti di nafta liquida ne forniscono annual- 
mente circa 50 mila quintali. IVelF Impero de' Birmani , intorno al- 
la città di Bainanghang esistono 300 sorgenti in attività di bitu- 
mi liquidi, dalle quali sgorgono circa 400 mila litri di petrolio in 
ogni anno. In Pensilvania, nella Contea di Alleghany, esiste Y Oeil 
Kreak j che somministra presso a 2000 chilogrammi di petrolio in 24 
ore. E senz* andare più oltre , lo stesso carbon fossile può sommini- 
strare colla distillazione del bitume liquido, comechè crede il contrario 
Il Signor Virlet : che anzi pare che risulti dall' esperienze del Bei- 
chenbach non aversi da una quantità di carbon fossile , se non y^ 
del suo peso in olio : lo che darebbe anche una quantità enorme 



— IH — 



— 148 — 

r Asia centrale ^ la parte ovest di questa catena è formata da col- 
line separate a varie distanze. « La chaìne de Y Aitai , dont lei 
I nombreuses ramiCcations s' ètendent à Y est , est un pays uni- 
» forroeroent bas et plat dans toute la partie occidentale )»• 

IVè presentano maggiori difficoltà le terre cinesi , sopratutto 
quelle che sono al sud di Kiakta^ le quali occupano il paese pia- 
no de* Kalkas e Y immenso deserto di Koby. Dippra la Cina non 
solamente abbonda di legname ^ ma , al dir di Adriano Balbi , ha 
nelle province settentrionali molte miniere di ferro ^ comechè non 
messe a proRtto. Anche nella Gina i terreni delle province setteiH 
trionali , nelle quali è situata Pekin , sono di poco o niun valore , 
perchè quasi tutte sono delle terre deserte. Ed essendo quelle im- 
HieBse pianure percorse da orde nomadi e schiave , la mano d* opc-> 
ra dee ridursi a tanto poco^ quanto costa il vitto di un selvaggi». 
Tutto dunque favorisce il buon mercato de* materiali e de* lavori nel« 
la predetta linea ferrata. Epperò possiamo adottare una cifra media 
che colla grande probabilità potrà al massimo elevarsi a SO mila 1L« 
re il miglio. 

Se ora si moltiplica SOOOO per 4100, quanto sarebbe lo svi- 
luppo in miglia del canunino Cno a Pekin , si avranno 20a nìiliom 
dì lire , presso a 48 miHoni e 100 mik ducati in cifra rotonda ; e 
raddoppiando per la doppia linea delle guide di ferro, il costo del- 
la intera pred. strada sarebbe meno che 100 milioni di ducati; sofis- 
ma certamente non piccola , considerata astrattamente ; ma neppure 
grande in paragone di un cammino di ferro che colla lunghezza del 
eanale imperiale cinese giunge a 5000 miglia , ossìa quasi al quar« 
to dell'intero giro della terra (!)• 

(1) Dobbiamo far osservare che la somma di 100 milioni di dueati 
è il risullameato delle cifre di 50 mila lire adottate pel costo di an mi* 



1i9 



— 150 — 

Le strade di ferro sono il simbolo più genoino della moderna civiltà. 
Si potrebbe opporre che una grave difficoltà non sarebbe difficile 
ad incontrarsi nel sospettoso Governo Cinese a portare lo svolgunento 
del predetto cammino di ferro sul suo territorio y fln alF oceano austra^- 
le. Ma una strada commerciale cosi estesa, cosi singolare e facile a 
percorrersi in poco tempo, non dovrebbe non contribuire potentemente 
a trarre del fatale isolamento il Celeste Impero , alla cui frontiera set- 
lentrionale essa va a picchiare. E tanto più sono di ciò persuaso , in 
quanto che, dopo Y ultima lezione che hanno avuto ì Cinesi dall' In-- 
ghilterra e dalla Francia , le relazioni di quel Governo e di quella 
nazione cogli Europei vanno sempre più allargandosi. Oltre che fra 
la Cina e la Siberia vi è stala sempre una comunicazione commer- 
ciale. Da tempo immemorabile delie carovane di Calmuehi vanno a 
Toboisk per cambio di prodotti ed altre operazioni commerciali. Ol- 
treché nella recente cessione della Manjuria falla dal Governo Ci- 
nese alla Russia non si legge il pensiero di stringere vieppiù le re- 
lazioni fra' due Governi ? La Manjuria è traversala dal fiume Amour 

Sagalien , il quale è la via fluviale dell' Impero Cinese al bacino del 
Pacifico. Sentiamo air uopo ciocche ne dice il Dufour : Ecco le sue 
parole « Ics échanges enlre la Russie et la Chine se font à Kiakta 
> et à Tsurai-Raila , villes siluées sur la frontère Sibèrienne. La pre- 

1 miére de ces villes est en comunicalion costante avec IVijnii-IVo- 
» vogorod et Pekin. Les opera lions d' échange sur ce point s' è- 
)) lèvent de 13 à 14 millions par an. Le Russes apportent sur le mar- 
» che de Kiakla des tissus, des fourrures, des pelleteries, du cuir, 
» du blé, des bcstiaux, des articles de chincaillerie ecc; et les Chi- 
» nois du thè , des soies et des porcelaines. Le commerce d' expor- 
)) talion a étè en Ì8S3, da 9,150,496 fr; et celui d* importatioa 
)) de 4,227,600 fr. Aujourd' bui que le cours de F Amour est la 
)) limite séparant le districi transbaicaliea de l'Empire chinois, les 



— 131 — 



— 152 — 

di mari sempre sconvolti dalF alternare de' venti. La strada ferrata rus- 
sa j sebbene assai più lunga , pure più sicura e fatta più breve per 
una celerità che può accrescersi o diminuìsi a volontà; non arresta- 
to il cammino ne da ostacoli né da pericoli indipendenti dalla pre- 
videnza umana; con questi dati essa opporrà alla navigazione dub- 
bia per r Eritreo e per T Oceano Indiano , un cammino tranquillo 
per entro a carri a vapore provveduti di tutte le comodità j delle 
stufe y della illuminazione , come se si viaggesse in palazzi ambu- 
lanti ^ costrutti in modo da evitare ogni disagevolezza , e da procu- 
rare a' viaggiatori tutto ciò che potrebbe soddisfare a' loro desideri 
io un viaggio per terra , lungo sì ma di breve durata. 

Riferirò air uopo un apposito articolo del teste citato Courier da 
Havre riportato dalla Patrie : Eccone le parole « La scoperta del 
Capo di Buonasperanza ha fatto abbandonare , sono già tre se- 
coli , la via di terra seguita da Marco Polo y e da' suoi contem- 
poranei y per portarsi nella Tar tarla e nella China. A' giorni no- 
stri la scoperta della navigazione a vapore , e la costruttura del 
cammino di ferro a traverso l' istmo di Suez ha rilegato al se- 
condo rango il cammino pel capo di Buonasperanza. I viaggiato- 
ri e le noercanzie di prezzo hanno adottato questo cammino più 
diretto. Ma il progresso non si arresterà qui. Se la Russia lo 
vuole , e tutto ci fa sperare eh' essa lo vorrà , non dipende che 
da essa di togliere, tanto alla via dì Suez che a quella del Ca- 
po di Buonasperanza , tutto il trafico de' viaggiatori e delle mer- 
canzie di prezzo provenienti dall' Asia orientale: Le basta all' uo- 
po di prolungare verso est la sua linea della via di ferro eh' es- 
sa dirige verso gli tirali : A tal oggetto essa possiede in abbon-- 
danza le materie prime, e '1 travaglio a basso prezzo. \'on le bi- 
sogna che la pace, e questa pace è nelle sue mani. Fin da que- 
sto istante^ rendendo migliore il sistema delle comunicazioni or- 



— 153 — 



— 154 — 

oltrepassa i 30 ceDtesuiii di franco a miglio; quella della seconda 
classe a poco più della metà, e di un terzo per quelli di terza 
classe. In Francia, in iUlemagna, nel Belgio, e più di tutto negli 
Stati Uniti di America i prezzi relativi ne differiscono in meno per 
un terzo e forse anche per la metà. Anche ne' nostri brevissimi sag- 
gi di strade ferrate , da IVapoli a Capua il prezzo de' primi posti è 
circa di 11 centesimi a miglio. Ed abbiamo preferito al ragguaglio 
il prezzo de' primi posti , anziché quelli di seconda e terza classe, 
perchè è più confortevole il discendere a prezzi minori , che Y ascen- 
der a maggiori. Dobbiam però osservare che le cifre che trarremo 
da questi paragoni ammettono un ribasso , sulla considerazione che, 
quanto più breve è la linea ferrata a percorrersi , tanto è maggiore 
il prezzo comparativamente. Dietro di queste considerazioni il prez- 
zo de' primi posti di una strada ferrata di 4000 e più miglia fino a 
Pekin, proporzionatamente non può esser maggiore di cinque cen- 
tesimi a miglio ; lo che darebbe per l' intero viaggio compreso il 
ritorno , e pe' posti di prima classe un pagamento di meno che 100 
ducati. E bisogna dire che solamente la scienza del secolo XIX po- 
teva operare il miracolo di trasportare un uomo per terra dall' Eu- 
ropa fino presso alla terra de' nostri antipodi per meno di 50 du- 
cati ed altrettanto pe 'I ritorno , e con tutte le comodità de' posti di 
pruna classe delle vie di ferro. 

A maggior probabilità delle nostre cifre eonsiderisuno tutti come 
posti di prima classe , e al minimo, la cifra di 60 ducati a persona, 
non 100 come quassù, compreso il trasporto per acqua lungo il canale 
imperiale : Supponiamo dippiù che tutt' i viaggi giornalieri siano non 
più di due per tutte le cinquemila miglia : Epperò per andare e torna- 

della Germania (1845) , della Francia (1845) , e del resto dì Europa. — 
Discorsi sulle strade ferrate ìtaliaoe del Conte G. I. Petìlti di Roveto , da 
pag. 592 a 611. 



— 155 — 



— 156 — 

carie neRa Siberia e ne* monti che la traversano e che le sono a 
confine , stimoleranno la cupidigia umana , chi non penserà che tut- 
ta la terra si precipiterà sul cammino ferrato anzidetto , più che nei 
tempi di mezzo fecero le Crociate, non ostante la prospettiva della 
diflicollà e de'' pericoli che circondavano quelle religiose spedizioni? 
Che diremo poi deir emigrazione divenuta in questi nostri tempi un 
disgravamento necessario di un eccesso di proletari ne' paesi popo- 
losi, e runico mezzo di salvamento che hanno gl'infelici, per la 
mancanza di lavoro nella terra nativa, per le lotte politiche e reli- 
giose , per la persecuzione^ per V estetica dello spionaggio europeo 
che vi segue fino all'asilo domestico e nel silenzio del pensiero? 
L' emigrazione periodica , studiata in questi ultimi anni da uomini 
competenti, siccome ha già popolato T America, la IVnova Olanda, 
la IVuova Zelanda , ove tuttogiorno arrivano de' nuovi coloni arditi e 
travagliatori , così si dirigerà premurosa , per V opportunità del viag- 
gio, nelle pianure spopolate della Siberia, ddl Turkestan, in mez- 
zo alle orde de' Kirghiz , nella Cabnuchia , in tutta la Cina centra- 
le e settentrionale, ove ogni uomo ha a sua disposizione non meno 
di sei a dieci miglia quadrate. E la presenza deH' uomo, V affolla^ 
mento de' nuovi arrivati porterà la vita in que' luoghi, ove regna la 
morte , coli' aratro , colla scure , coli' incanalare le acque stagnanti , 
colla creazione di stabilimenti industriali, coli' aprire da per tutto 
delle facili comunicazioni. Le quali instituzioni faranno la guerra non 
meno al rigore degl'inverni, che al tormento de' calori estivi. Tut-* 
te le probabilità sono favorevoli al grande concorso di tntta la terra 
sulla predetta strada ferrata. Infatti la Francia, con 36 milioni di a- 
bitanti, trasportò nel 1863 sulle sue strade di ferro 60 milioni di 
persone , e di più 21 milioni di tonnellate di merci ( circa 231 dm-» 
lioni di cantaia). Una congettura assai probabile relativamente al 
concorso de' viaggiatori , se non puù avere a base k cifra predetta 



— 157 



— 158 — 

traversala della metà del globo, e circondata da tutt'i pericoli di 
una lunga navigazione. IVon parlo dell' AUemagna le cui principali 
città già sono in comunicazione per via di ferro con Mosca e Pie- 
troburgo, o sono prossime ad esserlo. Adunque quando la via di 
ferro quassù descritta sarà compiuta , essa sola sarà quella , ove 
converranno a ritrovo tutte le nazioni. 

E anzi, se ci è permesso congetturare delle future comunica- 
zioni commerciali , dall' andamento progressivo deir umanità , dob- 
biamo aver la certezza che , quando la sopradetta strada sarà arri- 
vata al suo compimento ^ sorgerà subito Y idea e '1 bisogno di esten- 
derne le ramificazioni per tutta Y Asia centrale ed occidentale , e fi- 
no per r adusta AiTrica , la quale , per Y ismo di Suez e Y Asia ot- 
tomana , forma una continuazione continentale colF Armenia Russa e 
con tulio r immenso territorio di questo Impero. 

Vi sono nella storia de* popoli delF epoche , nelle quali un' idea 
predominante dirige tutte le affezioni a uno stesso scopo , quasi che 
scelto di comune accordo.^ Dopo F invenzione de' telegrafi elettrici e 
delie strade ferrate è sorta in tutta la terra la idea dell' affratellamento 
industriale e commerciale di tutte le nazioni. Questa idea costituisce 
il carattere distintivo della seconda metà del secolo XIX : Dapoichè 
vediamo ora de' governi dispotici i quali corrono essi stessi spontanea- 
mente incontro a degli stranieri, che jeri riguardavano con disprez- 
zo e gelosia. Così con una specie di stupore e di piacere abbiamo ri- 
levato da un rapporto fatto dal Sig. Davies alla Camera de' Comuni 
d' Inghilterra sul commercio dell' Asia centrale che , a traverso 1' a- 
narchico e turbolento Afganistan si sono aperte delle grandi strade 
commerciali, !.• Dalla Persia per Tehèran a Herat; 2.* dal Turkestan 
occidentale per Bokhara a Herat; 3.* dal Turkestan orientale per 
Bokhara a Balk e a Kulm; 4."" Dal mare e dal Syndi a Handahar. 
E così la Persia ha dato compimento ad un cammino di ferro tra 



— «39 — 

Tehèran e Koom, il cui materiale fu commesso a Parigi. Anche in 
Persia una linea telegrafica già funziona da Tehèran air Arasse , fiu- 
me deir Armenia che sbocca nel Caspio. Una seconda linea da Te- 
hera a Buda-Buschir era in piena costruttura al principio del cor^ 
rente anno (1864). L* umanità è già in cammino, e colla bandiera 
spiegata del Cristianesimo e della scienza calpesterà nella polvere le 
gelosie e le ambizioni cosi dette nazionali ; e correrà per la lia che 
Dio le ha segnato, al compimento de' suoi destini. Osservate il globo: 
Esso è formato da due isole immense , il Mondo antico Y una , e 
e r altra il Mondo IVuovo , e dair immenso arcipelago del Pacifico, 
il quale rappresenta o ciocché rimane di un mondo sommerso nel 
Grande Oceano , o le cime più elevate di un nuovo Mondo che sta 
sorgendo dal seno delle acque. E Y elettrico e le strade ferrate han- 
no preparato Y epoca , in cui Y uomo passerà di un sol fiato dal- 
l' est air ovest, dal, sud al nord delle due ìsole immense che i Geo- 
grafi chiamano Continente antico ( Europa , Asia ed Affrica ) e 
Continente nuovo ( America settentrionale e meridionale ). 

IVon sarebbe questo il mezzo più conducevole a recare in at- 
to il grande pensiero e i desideri di tutti i filantropi, nel quale 
concorrono tutte le Comunioni Cristiane , cattolica e protestante , di 
portare la civiltà , per mezzo del Vangelo , negli stessi luoghi svil- 
laneggiati dal vituperio del feticismo ? Unico mezzo proposto dalla 
Società delle Missioni della Chiesa Anglicana , per abolire la trat- 
ta de' IVegri. Udite all' uopo le calde parole di un dotto filantropo, 
che accenna a' vantaggi dell' apertura dell' istmo di Suez , a cui va 
senza dubbio di gran lunga innanzi la predetta strada ferrata mon- 
diale. » L' isthme di Suez ouvert e' est le Chrislianisme rentrant cu 
)) Asie , et jusque en certain point en Afrique , bannière deployèe. 
)) Le Chrislianisme e' est V Evangile , et Y Evangile e' est le der- 
s nier mot de la ciiilisatìon ; enfm e* est le développement et le 



— 160 — 

)) rajonnement de tous les grands principes moraux ; qne consacrent 
)) à la foìs la Réligion , le droit , Y humanité j la liberté et le prò- 
}) ^ès )) . E infatti tutte le nazionj civili hanno bandito questi gran- 
di e nobili principi a' quattro angoli della terra colle creazioni di 
Missioni Cristiane operose , 2228 in In^lterra , 500 in Irlanda , 
1400 neir Europa continentale j 88 in Asia y 2800 in America , 
224 nelle Indie , 11 nelh stessa remotissima e selvaggia Austra- 
lia : In tutto 12S4 , le quali dal 1840 finora hanno potuto dispor- 
re di più che sette ad otto milioni di ducati. E primeggia poi su 
di tutte le altre Missioni evangeliche insieme unite la Propaganda 
Cattolica , e per le sue diramazioni in tutte le regioni degl' Infe- 
deli , e perchè promuove lo studio di bitf i linguaggi e fin de* dia- 
letti delle tribii selvagge sottratte ad ogn' idea di civile consorzio , 
di che r Europa ne ha teste avuto la pruova nel maraviglioso Car- 
dinal Mezzofanti vero creatore della ghttognosia. 

Tutto ora tende a civiltà ; tutto è movimento per incivilire le 
diverse razze della specie umana. Questo movimento ^ veloce come 
r elettrico el vapore che lo rappresentano , è V idea che caratte- 
rizza la presente civiltà ^ la quale mette capo a quel grande prin- 
cipio di &re di tutti gli uomini un ovile ed im pastore. Primacchè 
r elettricismo el vapore fossero stati attaccati al carro deUa cinltà, 
il tempo e lo spazia facevano fronte air uomo : Ora lo spazio e 1 
tempo sono in mano dell' uomo. E questa è la definizione del pro- 
gresso del secolo XIX. 

Cosi r Europa sta compiendo Y opere d' incivilire tutta la ter- 
ra eolle sue scienze , colle sue leggi y £olla sua Religione : E sa- 
rà degno che si dica di essa: 

» Tu regere ingenio popidos , Europa , memenUt » 

parafrasato da quel sonoro esametro di 1/irgiUo : 

)) Tu regere imperio populos , Romane , m£m,ento. )) 



L ESPOSIZIONE AGRARIA-INDUSTRIALE 



D I 



TERRA DI LAVORO. 



L 



a presente Provincia di Terra di Lavoro forma gran parte del- 
la Campania Felice ; campo vastissimo di nobili arti, che s' ispira- 
rono nella etnisca semplicità nella greca eleganza e nella grandio- 
sità dei latini. Ha fortuna , che a sua posta prosterna ed innalza 
le umane cose , volse si in basso le nobili sorti di questa classica 
terra , che non )e rimase della passata grandezza , se non che quel- 
la benigna guardatura di cielo , e quella mirabile fecondità di ter- 
reno 9 che felicissima la fecero tenere fra quante spandono le loro 
dovizie ai piedi del nevoso Apennino. 

Poco discosto da quella Gapua y che emula di Cartagine e di 
Roma y tentò di torre a quesf ultima lo scettro d' ItaUa , il fasto 
dei Re , fece sorgere la IVuova Caserta , e la Reggia , in cui na- 
tura ed arte profusero a copia le loro bellezze. Ed ivi in una se- 
rie di sale attigue , nei superbi portici y e nei prati circostanti y db- 
be luogo la pubblica mostra , di cui vMntrattenghiamo; quasi che 
sugli avanzi d' una spenta civiltà ed all' aspetto d' opere monumen- 
tali , prendesser vita più rigogliosa le arti dei lontani nepoti. 

SI 



^ 162 — 

Or se fra tanti utili concetti, che contrassegnano il secol no- 
stro , ve ne ha da incoraggiare e lodare , Y è certamente quello 
delle pubbliche mosire y che fatte ormai un potente elemento di ci- 
viltà^ sono ad un tempo una splendida manifestazione del genio dei 
popoli, che vi concorrono. E bqne intese quest* alto mandato, il Co- 
mizio Agrario di Caserta, che dal 1.*^ Maggio 1862, in che fu insli- 
tuito, ha avuto mente e forza d' attuare due pubbliche mostre agrarie 
industriali, nello scopo di migliorare praticamente la coltura locale 
nella cerchia della Provincia. Ed in ciò fare ha trovato nella Conunis- 
sione dirigente del 1862, ed in quella del corrente anno 1861, uomi- 
ni pieni di virtù cittadina , che i proprii interessi han posposto a quelli 
comuni , ninna fatica fuggendo né sagrifizio , che fosse valso a sol- 
levare la patria alla sua storica floridezza. E di vero in questo in- 
cessante progredire della civiltà , sarebbe stato doloroso il vedere 
da meno di se medesima una regione dove largheggian le messi , e 
che fu il fondo più bello del popolo romano , il capo del danaro , 
r ornamento della pace , il sussidio della guerra , Y Eden invidia- 
to e contrastato da tutti i popoli , che invasero e desolarono le no- 
stre contrade. 

Questa seconda Esposizione fu inaugurata il 9 Ottobre entro 
la Reggia , ove convennero le precipue autorità della Provincia , i 
membri del Comizio e della Società Economica , la Commissione 
del R. Istituto d* Incoraggiamento e molti egregi uomini e gentili 
donne , venuti d' ogni donde a plaudire con la loro presenza alF au- 
rora di nuovi progressi. E nel vedere si nobile e numerosa accol- 
ta , spontanee ricorrevano sul labbro le parole del de Lauza : » 
)) Heureuses les nationa chez lesquelles le mot industrie produit 
)) sur V homme V effet éleetrique du mot patrie ! (1) » 

(1) Mon. ni. 1863, p. 193. 



*i 



— «63 — 

II Preside della Commissioiie dirìgente j Signor Gennaro Sla- 
za , pronunziò brevi, ma maschie parole, intorno al fine di questa 
pubblica mostra , e disse : supremo bisogno dell' Italia novella , il 
perseverante proposito d' iniziare pacifiche gare e riporre in seg- 
gio d' onore V agricoltura e Y industria. Imperciocché nei tempi che 
volgono, la forza e la vita dei popoli sta in gran parte nel valore 
produttivo da essi rappresentato , e chi stoltamente non si associa 
al progresso, rimane con suo danno isolato, ammiserito, e deriso. 
In questa Esposizione vedemmo bellamente disposte le produ- 
zioni naturali ed industriali della Provincia, e delle finitime terre 
del Beneventano e del Sannio , macchine costrutte in Napoli e nel- 
lo straniero , e materie prime sussidiari e di quelle indigene, nelle 
trasformazioni a cui Tarte le assoggetta nelle mirabili sue produ- 
zioni. A dirne sui generali esse possono essere così classate. 

1.^ Frumenti , civaie , prati , ortaggi , tuberi. 

2.^ Farine diverse e prodotti , che ne derivano , siccome 
paste , giambelle ec. 

3/ Piante filamentose siccome ginestra , lino, canape, co- 
tone , steli di formentone , di luppolo ec. 

4.^ Prodotti industriali, che ne derivano, siccome fili , tessu- 
ti , carte da scrivere e da adornare , cotoni rigenerati , sostanze 
tessili ec. 

5.^ Piante oleose, olii grassi, essiccativi e volatili. 

6.^ Piante tintorie e colori che ne derivano. 

1.^ Frutta diverse. Loro prodotti industriali, siccome frutta 
secche e candite , conserve , spirito , alcool , rum , sidri , vini ^ 
aceti , rosolìi , torroni ec. 

8.^ Piante da ornamento. 

9.^ Prodotti d' origine animale. Mele, cera, sete, lane, lat- 
ticinii , pelli , cuoi. 



^ 101 — 

10/ Apicultura ^ modelli di Arnie, 

11.^ Sericultura , modelli d' ineubatori. 

12.^ Prodotti industriali delle sete e delle lane. Tessuti di- 
tersi 9 lane rigenerate , filosello , tappeti , ricami. 

13.^ Prodotti chimici. Cosmetici , oppiati y aceti da toletta^ 
acque di colonia , essenze diverse , acque aromatiche. 

14.^ Animali. Razza ovina , bovina ed equina : animali di- 
versi. 

15.^ Minerali. Saggi geologici delle argille , marne , ocre^ 
arene y marmi ed altre rocce della provincia. Asfalto naturale e ma- 
nufatto , loro solventi , vernici asfaltiche per preservare i metalli ed 
il legname. 

15.^ Siderotecnia. Lavori di ferro e di acciaio , armi da 
lusso 9 utensìli diversi. 

17.® Arte vetraria. 

18.® Arte ceramica. 

19.® Costruzione navale. 

20.® ArU del disegno. 

21.® Lavori in legno^ mobilia, intagli, tessuti di vimini ec. 

22.® ProietU. 

23.® Costumi fogge di vestire. 

24.® Istrumenti , arnesi e macchine rurali. 
E perchè le anzidette cose saranno descritte parte per parte 
dalla Commissione del Giurati , noi ci asterremo a dirne più innan*- 
zi , bastandoci per al presente esporre talune considerazioni genera- 
li , che dair assieme delle cose esposte e dai bisogni presenti ne 
verranno dettate. Cionostante non sarà inutile Y aggiungere: che de- 
gli oggetti esposti ne sono state latte le immagini dalla Fotografia 
Pompeiana Toledo IVf.® 329, e noi nel sottoporne i saggi a questo 
onorevole Consesso, ci congratuliamo con la Commissione dirigente 



— 165 — 

« col fotografo signor Lazzali, del pensiero ch'ebbero dir rendere 
più duraturi i beneflzi di questa pubblica mostra. 

Ed in primo luogo prenderemo a dire delle macchine agrarie^ 
siccome quelle che ingenerar possono notevoli benefizii nella Provincia. 
Essendoché in Terra di Lavoro , la produzione agraria , fonte me* 
ravigliosa di prosperità e di benessere y è frutto più di naturale fe- 
condità e di vecchie pratiche , che di scientifiche locubrazioni e di 
capitali accortamente associati. Per la qual cosa i mezzi meccanici 
potrebbero grandemente giovare , se si pensasse a diffondere Y istru- 
zione del maneggiarli , per vincere la possente forza d' inerzia del- 
r abitudine, che renderà lenta e malagevole F introduzione di questo 
progresso. Ooi fatti noi abbiamo assistito alla pruova delle diverse 
macchine e ne abbiamo ben udite delle grosse dai coloni e lavorio- 
ri intorno air uso ed i difetti di ogni singola macchina. Cosicché qui 
tra noi si può ora dire delle macchine agrarie ciò che il Lavalleé 
diceva in Francia nel 1849 (c C est une affaire de lemps, etilfaut 
espérer que Y exemple donne par le cultivateur intelligent finirà par 
vaincre 1' esprit de routine » IVè lo stesso dubitava asserire: che in 
Francia i buoni aratri erano poco usati , e spesso sconosciuti , men- 
tre in Inghilterra, ove le spese delle innovazioni sono più franca- 
mente sopportate , i mezzi da lavorare hanno da gran tempo con- 
seguito un alto grado di perfezione. 

Ma la parte intelligente della Francia a rialzare nel concetto u- 
niversale Y utilità dei miglioramenti agrari poneva nella città di Nan- 
cy un nuovo aratro ai piedi della statua di Mathieu de Dombasle, 
si onorava del dire che il vincitore d' Isly , fu agricultore ad Ex- 
cideuìl e colonizzò Y Algeria Ense et aratro j e con larghezza di pre^ 
mii riusciva ad introdurre sani precetti e pratiche vantagiosissime fra 
gli agricoltori. Ripetiamo dunque con Y illustre fisico Brewster: (( non 
è certo un contribuire d' una maniera utile alla pace e felicità del« 



— 1G6 — 

la socielà lasciare la scienza unicamente concentrata tra dotti e fi- 
losofi, perchè tale concentrazione non è un benefizio, bisogna che 
la scienza s' infiltri neir ultime diramazioni del corpo sociale, ed al- 
lora solo può nudrirlo e fortificarlo. Se il delitto è un veleno, Ti- 
struzione n' è Y antidoto » . 

Le esposizioni sono un mezzo potente di civiltà, e noi abbiam 
fede che il sorriso di dileggio , che a Caserta ha accompagnato le 
pruove di talune macchine, diventerà tra breve ammirazione; ed i« 
spirerà tra noi quella riconoscenza verso gF inventori ed introdutto- 
ri, che fece venerati in Francia i nomi di Dombasle e del vincito- 
re d' Isly. 

L' economia agricola deve oggidi gran parte del suo progres- 
so air esempio delF Industria manifatturiera, imperciocché questa ha 
mutato le idee dell' universale mostrando che V agricoltura è un in- 
dustria come tutte le altre ^ bisognevole di larghezza di capitali ^ ed 
atta a dare un massimo di prodotto , rispondente alle spese. La fer- 
tilità naturale si è oggi secondata con Y arte: i suoli sabbiosi si so- 
no resi produttivi con le marne; la calce è divenuta un emendamen- 
to in grande d' ampii terreni, e così i fosfati naturali ed altre roc- 
ce , che geologicamente assise vicino a suoli da gran tempo con- 
dannati alla sterilità od a gramo prodotto^ son divenuti con questo 
mezzo produttori di ricchezza. Citeremo ad esempio le aride sab- 
bie della Guascogna , che pochi anni or sono spoglie di vita, sono 
ora coperte da ridenti prati, campi di cereali e foreste di pini. Il 
drenaggio, i concimi naturali ed artificiali, il solfato ammonico del- 
le fogne , le irrigazioni , sussidiarono questi sforzi per conseguire 
il primo scopo dell' economia agricola^ V accrescimento della fertilità. 

Per hnitare poi il fine dell' industria , i presenti agricultori si 
addirono a quelle culture ì cui prodotti si vendono al più alto prez- 
zo che sono di più facile smercio. 



— 167 — 

La carne ed il pane sono la base delF alimentazione dell' uomo^ 
il che suona cereali e besliame. L' agricoltura moderna riunendo 
queste due produzioni , col servirsi di prati artifìciali pel nulrimen^ 
to degli animali , e delle deiezioni di questi ultimi per restituire 
al suolo i principii sottratti dalie successive colture , ha creato nuo- 
ve terre frumentarie , e carne, lana, cuoio , latticini dove da seco- 
li i soli doni di Cerere allietavano V agricoltore. Dal giorno che que- 
sto affratellamento si è attuato , si è creata la vera industria agri- 
cola, ed essa ha osato allora proporsi problemi difficilissimi, che 
spesso ha risoluto con inaudita felicità. 

IVon r obliamo ! V industria manifatturiera ha avuto in ciò la sua 
parte : la produzione delF olio di colza , dell' alcool di pomi di ter^ 
ra e dello zuccaro di barbabietole ha dato nelle piante, e nelle tor- 
te residuali, un nutrimento economico, che ha fatto accrescere a mil- 
le doppi il bestiame, e col bestiame i frementi. Ma in economia non 
basta produrre dei gran valori, perchè bisogna far concordare que^- 
sla abbondanza di prodotti col minimo della spesa. 

Ed ecco le macchine, le quali eseguendo un lavoro meccani*- 
co , che r arte sa produrre a sua posta , parvero di lancio risolve- 
re la quistione. Domandare all'uomo intelligenza e perizia, e mol- 
tiplicare con le macchine la sua potenza sul suolo e sui prodotti 
suoi , è il problema al quate intende incessantemente il secol nostro. 
Ed in questa via i popoli nuovi si spingono con entusiastico ardore, 
che lotta e trionfa. Cosi V America rende un fatto la macchina da 
mietere, ideata dagli antichi Romani; e la fake, funesta ministra 
del Tempo, che tutto miete , resta inoperosa e cade innanzi a que- 
st' ingegnoso trovato. Se Y esposizione universale di Londra fé so- 
spettare che gli Americani volessero abbandonare parte della loro 
messe nei vasti loro campi, quella francese del 1855 provò che in- 
tesero di non perder nulla. Coi fatti la mietitrice del Wood , pre- 



— 168 — 

mia (a neir esposizione di Londra del 1862 ^ venne trovata così nti« 
le che in questo stesso anno ne furono vendute 800 , falciando essa 
quattromila metri quadrati in un ora(l). 

La mietitrice presentata a Caserta dai Signori Whitmore e Gri- 
maldi entra in questa ultima categoria; e noi ci auguriamo che in 
Terra di Lavoro ne sarà conosciuto V immenso valore. In mano a- 
gli Americani le macchine da trebbiare sono divenute mezzi energi-> 
ci di successo , cosicché raccoglier presto i covoni , sceverarne pron- 
tamente il grano , e porlo in istato commerciabile^ è stato per es- 
si il primo e più importante quesito da risolvere. Oggi le macchi- 
ne abbreviano i lavori agricoli nei limiti del possibile ed estendono 
sempre più quelle grandi coltivazioni ^ in . che Y aratro surroga la 
vanga, la macchina la stentata opera della mano. 

Se questi mezzi si propagheranno^ felicitiamoci del progres- 
so 9 e diciamo la dolce parola della lode ai generosi , che se ne fe- 
cero sostenitori. La piccola coltura , che rende presso noi si pro- 
speri gli orti , i vitigni , la produzione serica , ì frutteti , gareggerà 
con quella dalle vaste derrate , ed una ricchezza più generale cresce- 
rà il benessere di maggior numero d' individui. 

Inutile sarebbe descrivere ad una ad una le macchine esposte , 
tanto più che i Signori Whitmore e Grimaldi , che rappresentano 
quasi nella totalità la parte meccanica-agricola dell* esposizione, le han 
pubblicate in un apposito loro lavoro. Cosicché basterà noverarle 

Trebbiatrice a cavalli 

Trebbiatrice a vapore 

Carruccole a catene senza fine 

Macchina da seminare 

Zappa-cavallo per svellere le piante cattive e scarificare. 

(1) Monit. III. 1863 p. 240. 



— 169 — 

Rastrello a cavallo , o spìgolatore 

Scarificatore 

Mietitrice americana 
. Macchine da sgranellare il cotone 

Macchine da nettare il grano -*-* sistema americano 

Vaglio Nettatore a ventilatore 

Arnesi ed utensili diversi 

Aratri diversi 
In fra gli aratri , meritano speciale menzione 6 modelli pre- 
sentati dal Signor Carlo Alessandro Ohlsen , copiati da quelli esi- 
stenti nelle principali scuole agrarie della Germania y e se un de- 
siderio sorgeva nelF animo ^ si era quello di veder creato un aratro 
universale , che accoppiasse il maggior numero dei pregi , che ne 
fu dato scorgere in ogni singolo, esempio. IVè sono punto da obliare 
gli aratri americani presentati dal Signor Bruni , né la macchina da 
sgranellare il formentone proiTerta dal Sig. Giordano. Delle macchi- 
ne per costruire tubi da fognature nulla diciamo, perchè esse per- 
dono ogni lor pregio quando si mettono di confronto a quelle no- 
tissime del Glayton , ed all' altre del Boulet e Buissart , che han 
ricevuto sinora 35 medaglie di premio nelle diverse esposizioni di 
Europa. 

Chiuderemo questo rapido cenno dando più speciale notizia de- 
gli anzidetti modelli agrari posti in mostra . dall' Ohlsen , siccome 
quelli , che costrutti nell' Olficina di perfezionamento degli strumen- 
ti rurali dell' Accademia Reale agronomica e forestale di Hohenheim 
nel Wurtemberg , ne posson dare un lontano concetto delle idee do- 
minanti in Germania. 

Ardirò Schwerz. 

Aratro inghse di Howard , o aratro universale. 

12 



-►no — 

ArtAro francese di Grignon , 

Arturo di nuova York con orecchio girante. 

Aratro rincalzatore di Hohenheim con orecchi 

Aratro sottosuolo di Hohenheim , assegnato a seguire il lavoro del- 

l'aratro ordinario profondandone il solco. 
Erpice articolato di Howard. Esso si presta al hvoro dei t^re- 

ni ondulati. 
Estirpatore di Hohenheim a 7 vomeri. 

Cilindro tripartito di Hohenheim; accoicio a superare gli ostaco- 
li ) che s' incontrano nel comprimere , senza perdere per 
intero la quantità di lavoro. 
Alvewe dd Wurtemberg a telai mobili addossati , rì^cmdenti ai 

diversi favi.. 
dogo ed aiiacco de' bovi sistema del Wurtemberg. Esso prege»-» 

ta r iDdìpendenza d' un animale dall' al^o quando sono b- 
nitamente altelati , e la possibilità di trarre il massimo ef* 
fello dalla forza del bove , eh' è iella fronte* 
Incvbaiare pei bachi da seia y dd Professore Reff. 

In quanto a questo ìncubalore noi non possiamo tacere una 
nostra opinione. Gli sfogatoi mobili posti in cima deU' apparato ei 
sembrano poco propizii a mantenere neir interno quel rìnnovellamen*^ 
to d' aria eh' è indispensabile al felice svolgimento del germe. Noi 
possiamo ingannarci , ma i vermiccìuoli in questo incubatore debbon 
^^^^ soggetti ad arrossire, iMuostante X indicazione del termometro 
ùtt r accompagna. 

Concimi 

Se la memoria non ci falla i concimi artificiali hanno avuto 
scarsissima rappresentanza^ nonostante che essi fossero precipuo e- 



— 171 — 

leménto delle grandi colture. E tutlavolta sono nella Provincia im^^ 
portanti sostanze minerali da associare a quelle animali per concia- 
mare ed eìnendare ad un tempo. Tra le piante filamentose abbiam 
veduto la canape ed il cotone coltivato ora a guano, ora con concime 
comune, e così altre piante, sènza che alcuno avesse avuto mente 
d'associare gli elementi minerali di che abbonda Terra di Lavoro. 

Noi saltiamo in tal rincontro V obbligo di richiamare V atten- 
zione di questo o&orevole Consesso sulla ricerca dei fosfaU di cal^ 
ce naturali , il cui uso va ormai noverato fra le più grandi scoper- 
te alle quali sia giunta la scienza in questi ultimi anni. L' apatite, 
la fosforite , i nodidi della creta , talune sabbie verdi ed argille con- 
tengono r acido fosforico , necessario ai cereali e ad altre piante y 
che si coltivano nei suoli argillo-siliciosi. 

Sotto r impero di questa necessità gli agronomi inglesi hanno 
fatto sacrifizii immensi per procacciarsi dei fosfati, e sono giunti a 
trovarne nelle Contee di Sussex e SulTolk, e non ha molto il Bo- 
pierre dimandato intorno a questa subbietto da IVapoleone UT, ne 
sollecitava Y appoggio, perchè si espiotassero i fosfati della Francia, 
i quali possono dare uno sviluppo inunenso all'agricoltura. 

IVoi ritorneremo di bel nuovo sopra questo soggetto ; ma ben 
vorremmo che gF intelligrati proprietarii della Prof incia , facesser 
capo in questo mezzo de' lavori di Verdeil , Risler , Boussingault , 
Laboulaye^ Barrai, ec. 

AtdmaU 

La profhicùi di Terra di Lavoro aveado ima vasta esten^ne , 
offre nelle razze degli aoimali una varìe^ grandissima. Cosi niuno 
potrà mai accomunare le vacdie di Sora, iUina, Arpioo, S. Germa- 
no dalle grame forme e dal peso di 109 a 120 chilogrammi , con 



— 112 — 

quelle di Capua , Caserta , Uladdaloni , e IVola dal bel tipo e dal pe^ 
so di 350 a 53G chilogrammi. Molte di queste razze avrebbero as- 
soluto bisogno di miglioramento , cominciando dal perfezionare i pa- 
scoli, i ricoveri, Y età, in che le vacche van coperte dal toro, e quel- 
la, in che van poste al lavoro, ma non è qui luogo il dime piii 
innanzi. IVoi abbiam veduto ciononpertanto in questa esposizione un 
bello esempio della forza dell' incrociamento. Imperciocché il Signor 
Matteo de Rosa ha presentato due meticci di color fulvo derivanti 
da madre campana e da padre svizzero ^ e certamente non poteana 
vedersi piii belli e maestosi animali. 

Essi ricordavano il robusto toro che trovasi sofie medaglie del- 
l' antica Campania, unitamente alla Pallade galeata e coronata di al- 
loro; quasi che i nostri padri avessero voluto ammonirci: che cou Tin^ 
telligente lavoro dei campi , e con le arti di guerra e le vittorie, a- 
vremmo potuto solamente avere stato e vita di libero popolo. 

Ma a dir vero , non è questo il primo esempio d' indovinato 
incrociamento nella Provincia ; essendoché il nostro egregio socio 
Cav. de Hanzio, acquisto, non sono molti anni trascorsi, una su- 
perba vacca meticcia di nome Europa , per la vaccheria d' Acerra 
di proprietà del Signor Cav. Vincenzo Spinelli Scalea. Essa era na- 
ta in Desenzano da padre Svizzero, e cospicua per elettissimo ed 
abbondante latte , fornì bellissimi allievi. 

Di quanta e quale importanza sia Y industria vaccina in Terra 
di Lavoro può desumersi da questo fatto. Essa somministra al mer- 
cato di IVapoli, meglio che 2G,000 bovi, vacche ed annecchie in o- 
gni anno , rifornendosi dalla Basilicata di animali , che nei demanii 
di Calvi , dei Mazzoni , di Carditello e nell' agro Aversano si porta- 
no a nudrire ed ingrassare. 

E poiché siamo in sul ragionare di meticci non sarà fuor di 
proposilo por mente a quanto si pratica altrove. IVel 1849 il giurì 



•*^ 



^ 



— 113 — 

eenlrale per T esposizione delle Industrie in Francia, riconosceva per 
precipua cagione del miglioramento della razza bovina Y incrociamen- 
to con la razza inglese di Durliam. Questa razza nel 1863 forni 
all' esposizione di Rennes il re dei tori , animale gigante e bellissi- 
mo ottenuto dai Signori Harvey mercè Y incrociamento con altra di 
Fra&cia (1). Così ancora nel corrente anno 18G4 la razza Durham 
«d i suoi innesti , figurano nel concorso regionale agricolo di Gre* 
noble^ tra le razze di Aubrac, Gharolasse, e Svizzera. Se non che 
il Signor Guyot, sostiene che gF individui Durhani sono dei bei mo- 
stri dalle masse enormi atti più a macello che ad altro , essendo- 
ché le vacche Rennesi, Partenesi, e IVantesi danno più latte del 
Durham puro e dei suoi innesti. Queste cose sarebbero da studia- 
re per circoscrivere le idee al loro giusto valore j e gli esperimen- 
ti potrebbero mostrarci se il Durham con le razze Campane fosse at- 
to a fornire meticci più belli di quelli ottenuti con le razze svizzere 
ed inglesi di altra origine. 

Le giovenche poste in mostra dalF anzidetto cav. Spinelli han 
richiamato del pari gli sguardi dei conoscitori. E certamente alta 
lode devesi a questo solerte proprietario al cui esempio vuoisi in 
gran parte recare la prosperità agricola delF agro Acerrano. 

Razze equine 

Meritano speciale menzione i belli allievi derivanti da padre a- 
rabo e da giumente arabe ed inglesi delle regie stalle , e gli al* 
tri dei signori Campagnano. Tuttavolta dobbiam confessare che se 
in essi devesi giocoforza ammirare Y eleganza e bellezza delle for- 
me , non vi si trova punto quella robustezza e taglia , che in varie 

(1) Hon. HI. p, 345. 



— 174 — 

epoche fecero ricercatissime le Doslre razze. Così ai tempi Angioini, 
ehiedevansi dalF Africa e dall' Asia istessa i nostri destrieri o cavala 
li da battaglia , siccome quelli che francamente sopportavano il pe- 
so delle grave armi ^ ed agili prendevano il campo , e cozzavano 
con mirabile gagliardìa. Così ancora dalle razze di Persano e della 
Ficuzza sono usciti bellissimi individui sino a che non cadde in pensie- 
ro di deturparne Y ingenita purezza. Queste cose diciamo perchè oggi- 
dì la quistione del cavallo è quistione vitale per gli eserciti : concios- 
siachè se ora la cavalleria non impronta nelle sue operazioni la ce- 
lerità del pensiero o le ali del vento, sarà costretta a sparire in- 
nanzi la carabina ed il cannone rigato. Le sue cariche , terro- 
re altravolta delle fanterìe , rimarranno sterili, perchè la morte mie- 
terà le sue eie mentre percorre lo spazio dominato dalla stermina- 
ta gittata delle nuove armi. 

L' uso pia ampio di proietti da scoppio d' ogni maniera , ac- 
crescerà sempre più lo sterminio , così che V aii^enire della caval- 
leria sarà ristretto a quelle operazioni ardite e rapide , che forma- 
no la poesia dell'arte della guerra. Or quest'altissimo scopo non 
si potrà conseguire senza una forza estrema ed un' agilità straordi- 
naria nel cavallo , il che suona in altri termini senza un migliora- 
mento positivo delle nostre razze. 

IVon sono molti anni trascorsi , che al Signor Ribas, residen- 
te in Odessa , cadde in mente il pensiero d' incrociare le nostre 
razze con quelle del Don , dal lurido aspetto , ma ardenti nella fa- 
tica 9 inimitabili nel corso e nel superare ostacoli al salto. Per 
quanta strana sembri a prima giunta quest'idea essa ha pure il 
suo fondamento nel vero , e noi siam sicuri che la lunga lena del 
cavallo cosacco recherebbe un elemento favorevole alla rapidità è 
durata della corsa del cavallo da guerra. 

Noi chiuderemo queste considerazioni con una giusta osserva- 



— 175 — 

«One della Franee hippique j cioè che la dolcezza del cavaDo ìd« 
«glese e la sua attitudine al lavoro sono meravigliosi , perchè in In^ 
^faìlterra i eavalli sono educati con cure immense e con carezze , 
senza sopraccitarne le forze con la frusta , e senza contrastame i 
generosi istinti. L'industria equina deve quindi mirare non pure a 
produrre belli e robusti animali , ma a svolgere in essi tutte le 
qualità j che ne attendiamo. 

IVoi abbiamo veduto nel 18S9 una batteria da campo tratta da 
muli 9 che manovrava sempre con mirabile esattezza , imperciocché i 
buoni modi avevano vinta Y indocilità proverbiale di quei bastardi j 
e lattine docili ed intellìgenli animali da guerra. 

Da ultimo fra le razze equine poste in mostra in Terra di La- 
loro y non devesi punto obliare quella dei Signori Giuseppe ed Al-- 
fonso Castaldi di Maddaloni , imperciocché essa presenta caratteri i che 
le assicurano un prospero avvenire. 

Olio di cotone 

n Signor Paolo Ansefani y che ha Mbriea di spiriti ed oli in 
Harìgliano , ha posto in mostra, in fra gli altri prodotti, F olio di co- 
tone, che ei trae da strettoi idraulici, modellati su i più recenti, che 
«ono nelF arte. Egli estrae sino al 17 per ^ ^ ^^^ ^^ nostri se- 
mi di cotone , ma non è giunto ancora a raffinarlo né a scolo- 
rirlo a quella guisa che si vede nel refined cottoti oil , e nel dour 
hle refined cotton oU degF inglesi. Delle torte o focacce oleose fa 
eononnercio con lo straniero , non costumandosi da noi adoperare 
questi residui nelF alimentazione del bestiame e per concimare la 
terra. 

Noi non passeremo inosservato un fatto unportantissimo. 



— 176 — 

I Giurati per la prima Esposiziooe dei cotoni italìaDÌ Della Io* 
ro Relazione > ( Tor. 1864^ p. 38 ) affermano che i semi di coto« 
ne possono somministrare sino al 14 per ^/^ di olio^ il Signor An- 
selmi ha ottenuto il 17 per %, e coi semi Egizii in Inghilterra a 
consegue ancor di vantaggio ; ed in Francia ancor dippiii stando 
alle asserzioni del Girardin. Imperciocché il seme di cotone occu* 
pa uno dei primi posti fra quelli oleiferi , e trattato con X estrat- 
toro a distillazione continua del Payen , o con T elaiomeiro di Ber« 
jot 9 dà sino al 41 per % di olio. É dunque diversa la quanti- 
tà di olio j che si contiene nel cotone coltivato in Italia , o pure 
è diversa la preparazione preliminare e la potenza degli strettoi? 
n Gomitato instituito per la nuova Esposizione in Napoli sapiente- 
mente ha iniziato queste ricerche a pag. 7 del Regolamento messo 
a stampa per questa pubblica mostra , ma egli sarebbe utilissimo 
contribuire alla ricerca del vero, precisando scientificamente i mo- 
di da svestire i semi della peluria, che ralliene parte dell' olio ne- 
gli strettoi , la forza da adoperare , i gradi di calore a cui sotto- 
porre la farina, ed i processi da chiarire e rettificare il prodotto. 

L' olio di cotone è una di quelle sostanze , che più resiste al- 
l' azione del riposo , del filtramento , del carbone , dell' acqua , 
dell' acido solforico , degli alcali , delle argille ec. imperciocché il 
suo principio colorante è combinato con un principio particolare da 
studiare , forse una gomma resina , eh' è solubilissima nell' alcool^ 
nell'etere ec. IVoi qui forse avventiamo un giudizio; ma verrà gior- 
no che dall' olio di cotone , e dalle torte residuali sarà estratto un 
princìpio colorante giallo o rosso , attivissimo per le sostanze ani- 
mali, e per quelle vegetali , atte ad essere animalizzate con i pro- 
cessi ben noti dell' arte tintoria. 



— 177 — 

Arti ceramiche. 

In queste provìncie , in cui un giorno Capua , Cuma , Nola , 
Telese , Peslo , Locri , Gotrone , Taranto , Canosa , ec. seppero pro- 
durre prodìgi di arte plastica , ora siamo a tale che non si sanno 
più fabbricare stoviglie comuni , che stiano salde alla temperatura 
dei cibi. Dei smalti a base di piombo, e nocivi alla salute, invetria- 
no la piupparte dei vasellami necessarii agli usi della vita, e qua- 
si che ignota è la fabbricazione delle damigiane da acidi, e di 
quelli oggetti, che debbono resistere a forti temperature, siccome cro- 
giuoli, storte da officine a gas^ mattoni da forni e chimici appa- 
rati. IVulla diciamo delle padelle da vetro, che costrutte con mate- 
riali francesi , inglesi e svizzeri , costano a più doppi di quel che 
varrebbero se le sostanze indigene si prendessero ad adoperare. 

Il Bl*ogniart nel suo classico trattato (1) cita le belle faenze 
napoletane costrutte in sullo scorcio del passato secolo, e le dice am- 
mirevoli per grandezza e per ardimento di esecuzione. I lavori del 
Fuina, che primo applicò alla maiolica dei Castelli i colori della por- 
cellana, e quelli dei Gentile e dei Grue sono ancora in così alto 
grido che i moderni ne traggono imitazioni più o meno felici, e 
trovati che sono pagansi a prezzi favolosi. I lavori di biscuit e di 
porcellana della nostra antica fabbrica di Gapodimonte adornano le 
collezioni dei primi musei ceramici del mondo civile; e quando il 
ftlarchese Garlo Ginori volle riattivare nella fabbrica di Doccia pres- 
so Firenze la produzione delle porcellane a mezzo rilievo , non al- 
tro tipo prescelse se non che quello bellissimo della celebre mani- 
Iattura napoletana (2). Ma se volgiamo intomo lo sguardo, e raf- 

(!) Traité des Aris Céramiqucs. T. 2.* p. 4f. Museé Cér. T. 38. 
(2) V. Eco della Scienza , dell' ladustria e del Commercio. Firenze 
10 Giugno 1864. 



— 178 — 

froDlìamo ciò eh* h stata Y arte presso di noi e ciò eh* è di presen- 
te , possiamo dire come Enea alF aspetto dell* ombra del fortissi- 
mo Ettore. 

Ilei mihi^ qualis eroi! qìiantum muiaius ab ilio 
Ilectore^ ec. Uirg. Aen. IL 

E mentre la Francia , scrive ora con orgoglio i nomi degli artisti, 
che misero in onore la riproduzione dei capolavori del disegno sa 
porcellana (1) noi perdiamo non pure la memoria dei nostri j ma 
lasciamo nell* oblio quei pochi veterani del passato, che porteranno 
nel sepolcro V onorato retaggio dei loro avi. Con essi si estingue- 
rà la bella imitazione dei vasi Italo -Greci e dei lavori di Luca del- 
la Robbia, di Grue, e Gentile, che formano sì utile capo di com- 
mercio per noi. Novelli Bernardi Palissy, non lasceranno discepoli, 
e di essi non vi sarà memoria nemmeno nelle loro opere, non co« 
stumando apporvi marche speciali, siccome da altri fu praticato. 

Non sono molti anni trascorsi che la Francia avea veduto soc- 
combere a mano a mano quasi tutte le sue fabbriche di stoviglie, 
e tutto volgeva ad estrema mina, quando 2S industrianti raccoltisi 
intorno al pericolante vessillo dell* arte la sostennero e rialzarono. 
Le Accademie proposero nobili temi, e le successive esposizioni ce- 
ramiche, tra le quali la recentissima di Evreu, confortarono di lo« 
di e di premii i produttori. A noi non mancano utili sostanze da 
intridere, mescolare e foggiare, né modelli elettissimi da imitare. 
Conciossiachè se il celeste impero trovasi tutto raffigurato in una 
teiera, 1* Egitto nelle sue urne, la Spagna e gli Arabi nelle giarre 
e gli alcarazzas, la Francia contemporanea di Voltaire e di Pom- 

(1) V. Turgan: Les grandes Usines de France. Sfevres. p. 210. 



— 179 — 

padour nelle linee tormentale, ma piacevoli, delle porcellane del 18.** 
secolo ,, il genio delle nostre arti si rileva per intero nelle patere e 
nei vasi italo-greci , dai contomi armoniosi e svelti , che sentono 
della giovinezza degli Iddii , della bellezza della morbida Venere , 
e della forza del vigoroso atleta del circo. E noi verrem da meno 
in così nobile arringo? Le belle invetriature, le ricche colorazio^ 
ni , le brillanti ispirazioni dell' arte moderna saranno ancora mute 
per noi ? 

L' esposizione di Caserta pose in mostra le marne , argille , o« 
ere , calcari , e sabbie, che di presente possono essere adoperate 
nella Provincia, ricordò le sostanze di cui si valse V estinta fab- 
brica di S. Apollinare presso IHonte Gassino, e ravvicinò gli estremi 
anelli dell' arte ritornando in vita Y uso delle argille e dei colori na- 
turali adoperati dagli antichi Campani nei celebrali loro lavori. Que- 
sti fatti non dovrebbero passare inosservati perchè van congiunti ad 
una gloria domestica, ad una presente utilità, ad un avvenire, che 
manterrà in vita le nostre fabbriche o metterà sopra di esse il si- 
lente coperchio dell' avello. 

La Caria 

IVel passare in rassegna le belle varietà dì carte da scrivere, 
da parati e da imballaggio , eh' erano nella sala d' Esposizione, non 
si poteva disconoscere il progresso fatto dalle nostre cartiere; ma di 
costo a questo compiacimento sorgeva il tristo pensiero del loro av- 
venire. Si è troppo scritto su questo proposito per risparmiarci di 
ripetere le cagioni e gli errori, che volgono ad estrema rovina le 
nostre industrie , quindi ci asterremo dal tenerne parola. 

I cenci di lino , di canape e di cotone sono la base della fab- 
bricazione della carta; ed essi ormai sono divenuti così preziosi, che 



— 180 — 

gli Siali Unili vanno a comprarne sui slessi mefcati di Londra, do- 
ve coslano il massimo del loro prezzo (1). Fino a che la sostanza 
della caria non sarà fruito d' una coltura , ma un residuo , un 
detrito della dviltà, essa sarà sempre scarsa di confronto al con- 
sumo. L' ortica , il pioppo , il salcio , il gelso , Y aloe , Y abele , 
il formenlone, il luppolo, lo sparto, la palma, la lana, la seta, le 
vecchie corde , le malve , le alghe (2) i giunchi , le graminacee, le 
ginestre, il fleno, la paglia, il bisso. e molte altre sostanze hanno 
fornito una pasta più o meno alta alla fabbricazione della carta; ma 
sinora ninna di esse ha potuto detronizzare i cenci anzidetti , e crea- 
re quella mitezza di prezzo, eh' è il nodo della quistione. In In- 
ghilterra si è ottenuta la caria dalle foglie di rape di cavoli e di 
altre piante, e stando alle osservazioni del Signor Schoeffer ogni 
fibra vegetale sarebbe alla a fornirne (3). Perchè dunque, ora che 
si è fatta così comune presso di noi la coltura del coione, non si 
prendono a traltare coi processi dell' arte gli steli e le capsole di 
questa pianta ? IVon abbiam letto che ultimamente in America co- 
gli avanzi delle capsole, risultanti dalla sgranellatura del cotone , e- 
rasi ottenuta una pasla da formarne delle solide mura? Ed oltre 
a ciò il finocchio selvaggio e quello comune non potrebbero for- 
nire un triplice capo d' industria , cioè Y alimentazione , Y olio aro- 
matico e la fibra filamentosa ? Quando Y America avrà compila la 
presente guerra , il cotone indigeno potrà avere un altro sbocco nel- 

(1) V. Dici, du Commerce. 

(2) Sin dal 1766 Antonio Minasi da Maturi , fabbricò carta con le fi- 
bre di vegetali marini ; ed Andrea Gresconio nel rilasciarne certificato, per 
disposizione del Regio Governatore , scrive che sin d' allora erano scarsi i 
cenci, e che fabbricavasi carta dalla seta, il che è importantissimo nella 
storia delle invenzioni* 

(3) V. Jonr. écon. 1751 — >Mém. sur dilTérents partìes des sciences 
et des arts yoK 1 p. 227— Houghton collections N/ 360; tom. II p. 418. 



— 181 — 

la produzione deHa caria ; potendosi direttamente fabbricarne dal ti- 
glio, come si fa in Cina, e come si è fatto in Francia dal Guet- 
tard e da altri. 

La scelta di questi succedanei sarà valutata dai nostri fabbri- 
canti , che nella potenza meccanica e chimica , debbono improntare 
gli agenti d' una trasformazione più o meno diificile e costosa. IVoi 
ci rimarremo quindi dal dirne di vantaggio per entrare in altro im- 
portantissimo campo , quello cioè dei prodotti naturali e chimici , 
che servono alla fabbricazione , e che si possano così riassumere. 

Acetato di piombo. 

Acido cloroidrico , acetico , nitrico , solforico. 

Solfato d'allumina semplice, d'allumina e di potassa, di 
ferro , di barite ec. 

Campeggio , carminio , fernambucco , legno di Santa Mar- 
ta , quercitrone , curcoma , zafferano , oltremare ^ ocre 
ed altre materie coloranti. 

Carbonato di ferro, di calce ec. 

Calce grassa. 

Cloro, e cloruro di calce. 

Cromato di potassa, e prussiato di potassa. 

Colofonia , resina di cedro , ed altre resine. 

Cuoio vecchio. 

Stagno, piombo, zinco. 

Fecole diverse, farina, gelatina 9 colla forte. 

Catrame ed asfalto. 

Iposolfito di soda. 

Caolino. 

Manganese. 

Piroligniti diverse. 

Soda, potassa , e ceneri. 

Combustibili artificiali diversi. 



— 182 — 

E innanzi tutto: la fabbricazione degli acidi in queste Provin- 
cie meridionali dovrebbe essere cosi condotta da scemare il prezzo 
della produzione, il che formerà subietto di altro nostro speciale 
lavoro : imperciocché col prezzo degli acidi scemerebbe ad un tem- 
po quello dei solfali, degli acelati, dei gas allo stato nascente, di 
taluni colori ec. Quindi la produzione degli acidi è per la carta una 
quistione di esistenza , come lo è per la fabbricazione delle india- 
ne , delle candele steariche , della garanzina ec: per la qual cosa non 
si dovrebbe lasciare intentato alcun mezzo , che fosse atto a rialzar- 
ne le condizioni. 

Le ocre rosse e gialle^ che ora si acquistano dallo straniero, 
sono comunissimo fra di noi e ve ne ha di bellissime , le quali si 
potrebbero con poca fatica lavare ed affinare. 

La craie o creta, che oggidì si unisce al coke acceso per ge- 
nerare r acido carbonico, il quale serve a svolgere dal cloruro di cal- 
ce il cloro necessario all' imbianchimento (1) è pure una sostanza 
che trovasi nelle nostre provinoie, e noi possiamo francamente as- 
serire d' aver veduto là creta indigena cosi raffinata da emulare la 
craie manufatta di Meudon e di Bougival. 

¥i ha delle paste nelle quali il caolino entra pel IS p. %. Questa 
sostanza , eh' è la base della porcellana, dell' oltremare artificiale , e 
che serve ora a chiarire i bagni fotografici di nitrato d' argento; si 
acquista di presente dall' estero. £ perchè di rocce caoliniche non è 
penuria presso di noi, dovrebbesi promuovere ed incoraggiare la 
fabbricazione del caolino industriale. . 

Hon ci facciamo illusioni ! Oggi molte delle nostre industrie 
Irovansi in difficili condizioni , imperciocché da una parte Y accresciu- 
ta mercede degU operai^ le gravi pigioni, il. caro dei combustibili 

(1) V. Turgan. La papclcrie d'Essonne p. 171. 



— 183 — 

e le imposte j aggravano fuor di misura la produzione indigena, dal- 
l' altra i trattati di commercio favoriscono Y immissione della mer- 
ce straniera ; che prodotta da stabilimenti ricchi di lunga esperien- 
za e prosperi per condizioni naturali , lotterà sempre con van- 
taggio in questa disugualissima gara.' In tale stato di cose , Y u- 
nico mezzo di cui possiamo giovarci per sostenere la dechinaute for- 
tuna dei nostri opificii, si è quella d' evocare dal nostro suolo ed 
a minimo prezzo le materie prime. Ed a questo studio, ben vor- 
remmo vedere intente quelle nobili intelligenze, che si felicemente 
percorrono i campi deir astrazione ; conciossiachè per esse sareb- 
be facile opera il discendere alle applicazioni, e preparare piii lieto 
avvenire a quella generazione, x^h' è chiamata ad ereditare gran par- 
te dei nostri affetti, dei nostri beni e delle nostre sventure. 

Cosmetici e Liquori 

Gli odori hanno tra loro un' armonia analoga a quella, che si 
osserva nei colori e nei suoni. Questo fatto ben studiato ha fatto 
acquistare a talune fabbriche estere di profumi e di liquori una me- 
ritata riputazione, ed il monopolio di lucroso commercio. La violet- 
ta mammola di Nizza, il gelsomino della Spagna, la tuberosa, la 
magnolia ec. forniscono in Inghilterra un olezzo assai più naturale 
di quello , che si trae nelle native contrade, per solo effetto di que- 
sfarte, a cui facciamo allusione. 

E qui in queste regioni nei cui estremi lembi spira il caldo 
alito dell' Affrica , e nel bèi mezzo il tepore d' etema primavera , 
qui dove Y olezzo soavissimo dei fiori inebria, non vi ha chi tragga 
partito da tanto tesoro. Coi fatti noi non abbiamo che contrapporre 
air anisette di Bordeaux, alla Chartreuse, al Mont-Majour, al Co- 
gnac , al Maraschino di Zara , al liquore di Danzica ; e per cosmo- 



— 184 — 

liei non abbìam cosa , che pareggi il vinaigre de la societe bygìè* 
niquc , r acqua di Colonia j il Kelidoro di Rawland , il sapone der-> 
molilo, r acqua delle Esperidi, il latte d'Ebe ec. Ed è di Fran- 
cia che si fanno venire la piupparte delle essenze, che servono a 
profumare cosmetici , vini e liquori. Tutlavolla da noi nasce V iso- 
pò , la maggiorana , la menta , la melissa , il rosmarino , la lavan- 
da, la santoreggia, il timo, il bergamotto, il limone, la viola, il 
gelsomino, il giglio, e con mille altri soavissimi fiori, la rosa ch'em- 
pi di voluttà i sogni del Sibarita, e quella che nella Seplasia ricon- 
fortò le membra del voluttuoso Campano e delF infeminito Cartaginese. 

Or neir interesse della patria industria , desidereremmo che 
questo R. Istituto raccogliesse i nomi delle piante indigene, le cui 
foglie fiori e radici fossero atti a somministrare olii essenziali , tin- 
ture ed acque odorose commerciabili. Questo solo lume potrebbe da- 
re incitamento ai nostri neghittosi profumieri e liquoristi, che dal* 
le piante esotiche sogliono trarre la piupparte degli elementi della 
loro fabbricazione. E qui sentiamo Y obbligo di pagare un debito di 
gratitudine alla memoria d' uno dei nostri passati soci , al chiaro 
Professor Tenore, che sin dal 1820, iniziava questo lavoro nella sua 
opera : Saggio sulle qualità medicinali della flora napolilana , 
e sul modo di servirsene per surrogarle alle droghe estere. Né 
taceremo dei lavori di Giuseppe Pasquale, nostro corrispondente, che 
nel Compendio di Botanica , nella Flora Medica della Provincia 
di Napoli , e nella Relazione sullo stalo fisico-economico agrario 
della /.^ Calabria^ e nel Catalogo delle piante raccolte per i din- 
tomi di Salerno , Amalfi ed Eboli , contribuì a riunire elementi , 
che riescono utili allo scopo anzidetto. 

L' esposizione agraria industriale di Terra di Lavoro ha pre- 
sentato per la prima volta la raccolta delle precipue acque odoro- 
se , aceti da toletta, olii essenziali, e liquori da tavola, che sj*pos- 



— 183 — 

SODO fabbricare eon le sole piante della Provincia: e questi prodot- 
ti , cbe han tenuto il primato nel loro campo , è da sperare che 
servano d' incitamento e di confronto a coloro , che di queste arti 
tengono industria o conunercio. 



Dei vini 

I vini esposti mostrano piìi il buon volere dei pr(^rìetari che 
i perfezionati processi enologici dei moderni. E pur tuttavOlta nella 
provincia fabbricavasi dagli antichi, il vino Cecubo lodato da Mar- 
ziale e da Strabone, il vino Caulino ricordato da Plinio e da A- 
teneo , il viiw Capuano , che si tenne per incomparabile , ed il ^ 
mo80 Fakmo , che nel campo Falerno della Campania e non sul 
Gauro era apparecchiato : senza dire dei famosi vini Caleni , di cui 
cantarono Orazio, e Giovenale in fra gli antichi, ed il Mantovano 
il Fascitelli ed il Sarbievio in fra i moderni. 

» Caecubum , et praéla domUam Galeno 
» Tu ftiòes uva»» 

Orazio ode 20. 
» Promit Me 9jbi Coecuba 
» Mi8cet Ule Falema: nee 
ji Eie, nee Uh imiity negan» 
» Firma Mamca^^^ibus 
» Diluenda Calenis. 

Fase. 

t 

Ed é appunto in Terra di Lavoro che il fiero Angioino recò 
di Francia i vitigni del brioso Sciampagna , e che tuttora produco- 
no vini così ricchi di acido carbonico, che moderati col cognac e 

24 



xuèehèraU con la gluicdsa^ darebbero per avventura vini spumanti 
degni del primo ceppo. 

Buoni viligni non hiancMio^ uè ampie grotte da tenere bassa 
e coslanle la temperatura ^ ne legnami da fusti e da botti^ né con- 
dizioni propizie ad una perfetta vinificazione. Manca solo Y arte, ne 
questa si creerà con leggere su su nei trattati enologici ^ ma per 
^irlù di uomini domesticati con le pratiche della fabbricazione , per 
mezzo di chimiche aiutisi , e coir indispensabile concorso dei capi- 
tali. Se a questia méta s' intendete con fermo folere ^ noi abbiam 
fede che Terra di Lavoro non avrà ad invidiare agli antichi il Faler- 
no, ed ai moderni ì più igienici e gradevofi vini^ che allietan le 
nostre mense. 

S^ sì pongon da banda le osagerationi , noi vedremo che hi 
vera ricchezza vinicola della FVancià sta nei vini ordinarii , cosicché 
essa nel suo commercio si rivolge non al lusso delle nazioni j ma 
alla grande consumazione (1). Perchè dunque non seguire questa 
sua indovinata tendenza? Ognun sa il pregio dei suoi vini da pasto 
e non saremmo noi da tanto da imitarne le pratiche € migliorarne 
il prodotto ? Discendendo ad un esempio cloquentìssimo, faremo no- 
tare che la Marsala >, che ^ fabbrica in Sicilia, deriva dal mosto 
comune rialzato nelle sue qualità daHo sciroppo d'uva raffinato e dal- 
la tintura alcoolica d' una pianta. Or bene questo vino manufatto fa 
il giro del globo , per le sue qualità toniche, e perchè migliora col 
navigare. IVel 1823 la sua esportezione era di 19680 galloni, nel 18S2 
s' accrebbe a 390000, e questa cifra negli anni susseguenti ha sem- 
pre acquistato un valore maggiore. E perchè la produzione annua- 
le del Madera non oltrepassa le 20000 pipe , accade spesso che il 
Marsala si vende in America in sua vece. Paragonando V esporta- 
zione del Marsala con quella dei vini di Francia , del Portogallo , 

(1) Fercfct/. De V hd. p. i60. 



— 187 — 

della Spagna 9 della Grecia^ del Capo dì Buona Speranza, del Re-* 
DO e della Mosella, si vede che essa occupa uno dei primi posti: e 
questo primato è frutto d* una industria intelligente j condotta con 
larghezza ^ capitali. IVoi lo ripetiamo: ì vini di Terra di Lavoro son 
suscettivi di grandi miglioramenti , ed i proprietari, che si addiran- 
no alla enologia, coi lumi della scienza e la scorta della pratica, tro- 
veranno in questa loro derrata una feconda sorgente di ricchezza. 

Vegetali 

Il Signor Petrella d' Acerra ha presentato una varietà di firo- 
mento, detto grano riso; il Signor Letino di Piedimonte delle mi- 
nutissime lenticchie, la Società Economica della Provincia ed altri, u- 
na varietà grandissima di semi e di frutta , di cui sarebbe lunghis- 
simo tener ragione. 

Egli è certo che in un* epoca relativamente moderna una gran- 
de trasformazione si è attuata in Agricoltura; perchè su tutte le par- 
ti della cognita terra si sono diffuse talune piante utilissime e talu- 
ni animali, di cui quella sommamente si avvantaggia. U grano non e- 
sisteva in America prima del giungere degli Europei: L' Australia, 
dal clima temperato e dalle vaste pasture, non avea un sol ruminan- 
te , e per Y opposto i pomi di terra , il formentone , il tabacco e- 
xano sconosciuti in Europa. Questa acclimatazione industriale è u- 
no dei grandi principii della odierna civiltà , e se il tepore del so- 
le , le piogge , ì venti non possono da noi regolarsi a nostro modo 
né astringersi a metodico lavoro ; come il vapore , V elettricità , il 
calorico ed altri agenti naturali, pQssiamo però collocare le piante 
esotiche in terre , temperie e condizioni, cbe più si accostano a quel- 
le delle native contrade. Così noi ricordiamo con piacere la ric- 
chezza creata nei suoli argillosi degli Abruzzi mercè la lupinella ^ 



— 188 — 

la cui cuUura fu iniziala dalla Società (Economie^ di Chicli : così 
ancora quel grano d' Auslralia, chiamato grano Vitloria, ha dalo l' an- 
no scorso nei contorni di Lione il doppio del prodotto rispetto ad 
altre varietà coltivate in parità di condizioni. La segala gigante d'Al- 
geria^ l'avena bianca di Polonia^ il Pé-Tsai o cavolo Cinese ec. 
recali nell' occidente d' Europa , hanno dalo tali risultamenti , che 
ben mostrano Falla importanza ^ in che devesi tenere la scella del 
seme. Ed è perciò che con piacere abbiam veduto in mostra pian- 
te e frutta esotiche accortamente acclimatate e propagate: per la qual 
opera non sapremmo abbastanza lodare la Società Economica della 
Provincia, che già da gran tempo intende a questo utile scopo. 

Conchiusione 

Inutili pompe sarebbero le mostre regionali ed universali , se 
gF individui ed i popoli non ne facessero un mezzo di più prospe- 
ro avTenire , e non raccogliessero in esse la parola di soluzione dì 
molti pratici problemi. E in queste mostre che vengono in nobile 
gara gli antagonismi degli individui e dei popoli, e con essa V emu- 
lazione , r imitazione , il progresso. Ivi il pensiero speculativo per 
mille punti di contatto si stringe ai fatti reali, e la pratica ^ sfin- 
ge dalle astruse divinazioni , nuovi e fecondi indovinamenti propone 
alla teoria , che libera ed ardila sempre e sempre procede nei cam- 
pi interminabili del vero. 

Così del pari , inutile opera avrebbe fatto questo onorevole Con- 
gresso Scientifico , quando nominando nel suo seno una Commissio- 
ne, per esaminare la mostra di Terra di Lavoro, non raccogliesse da 
questa missione un frullo duraturo e generatore di bene e di pro- 
gresso. Si, illustri colleghi! la Scienza, veneranda Vestale , chia- 
mala a custodire il fiioco sacro de' veri eterni , è qui appunto in 



— 189 — 

questi sanluarii delle Accademie e delle Scuole che si raccoglie 
a serbare le sue tradizioni e Y irradianle fulgore della divina scintil- 
la « Libera nell'esame e nella discussione, scevra da passioni di par- 
te j inizia e svolge il progresso dell' umanità per sola forza della 
ragione , e generosa e magnanima nel suo cammino , fa delle sue 
conquiste un patrimonio delF umana famiglia. 

Or dunque , sé in mezzo a tanto senno , ne fia concesso e- 
meltere un nostro pensiero, desidereremmo che da questo R. Isti- 
tuto si prendesse occasione dalla mostra anzidetta per nuove ed u- 
tili cose; incoraggiando coloro, che più contribuirono a sostenere 
lo splendore delle nostri arti ed industrie , e proponendo quesiti , 
che risoluti, valessero a rinfrancarle. 

L' Istituto ha nelle sue mani la potenza dell' iniziativa e la se- 
duzione dei premii ; scarsi se vuoisi , ma nobili per uso e per tra- 
dizione. Gli operai ed artisti , il cui nome trovasi sempre all' anti- 
guardo della produzione, diventano i veri rappresentanti del progres- 
so; ed incoraggiati con medaglie d'onore, tengono nella civiltà quel 
posto istcsso , che i valorosi difensori della patria si hanno nei fa- 
sti guerrieri dei popoli. La Fortuna, volubile amante dei successi , 
segue sovente i primi onori , cosicché non di rado un' Accademia 
ha decìso della rinomanza e ricchezza degli operosi. 

Rìgida filosofia , smetti per poco la tua severa logica ! il regno 
delle illusioni conta ancora gran numero di credenti , e gli onori e 
le ricompense sono stali e saranno sempre uno stimolo potentissi- 
mo dell' umanità. 

Amici nemici del progresso, confessatelo pure, gran parte 
di esso per questa via s' inizia , e con questi mezzi si compie. 

La Francia , che ha ben inleso quanto avvenire sia nell' indu- 
strie e nelle arli , non pure ha largito vistosi premii ai vincitori dei 



— 190 — 

concorsi regionali agricoli (1) ma il 25 Gennaio 1863, ha veduto 
r imperatore Napoleone III , fregiare della legione d* onore con le 
sue mani , coloro che più contribuirono a distinguere la Francia In-* 
dustriale nelF Esposizione di Londra del 1862. Ei volse accorte e 
lusinghiere parole a questi strenui campioni dell' Industria, e la vo^ 
ce del Sovrano scosse ogni recondita flbra del cuore francese. L* or- 
goglio nazionale era sodisfatto ! 

Riconosciamolo pure: i premii largiti nelle Esposizioni e nel- 
le Accademie han fatto conseguire un alto scopo morale ; imper- 
ciocché il progresso non è piii ravvolto nel mistero. Da per ogni 
dove esso lascia visìbili tracce del suo cammino , e Y umanità mo- 
ve alla conquista di quella vera e stabile civiltà , che sarà forse da 
tanto da infrenare le miserande gare, che ora si spengono nel san- 
gue dei popoli. 

L' esposizione di Terra di Lavoro ha lasciato nel nostro anì*« 
mo una profonda impressione. Un intero passato si è affacciato al 
nostro pensiero, e di costo al presente, il possibile avvenire di questa 
bella ed ubertosa Provincia. 

Ai dì d* oggi essa novera intelligenti proprietarii , amanti del 
bene della loro patria; ma manca Y associazione dei capitali e la crea- 
zione deir industria nel suo più ampio significato. Imperciocché Y in- 
dustria moderna non si restringe più al solo lavoro manifatturiero, 
ma abbraccia ad un tempo i lavori agricoli , essa rappresenta la 
trasformazione delle materie prime e la produzione, sussidiate dal- 
le macchine , dalla scienza e dal capitale. Ed il capitale industria- 
le comprender deve tutti gli elementi, che astrazion facendo dal la- 
voro dell'uomo, servono alla produzione. 

(1) Nel solo concorso regionale di €bartres (1863) per animali ripro* 
duttori, raccolte ed istrumeuti agrarii, sono stati distribuiti 42 mila fran- 
clu, e numerose medaglie d'oro e d'argento. (Moo. IH. 1863. p. 233). 



r 



^ IH — 

IVoi scorgiamo nella Provincia fecondissimi elementi, noi védia- 
mo raggranellarsi intorno ai centri di vita maggiori popolazioni , e 
parecchie arti abbondevolmente in essa prosperare, ma a quanto sta* 
to essa salirebbe se - le sue singole forze si dirigessero ad una me- 
ta comune ? IVoi non ignoriamo gli sforzi fatti in questa via da 
nobili intelligenze, né i beoefizii , che ne son derivati. Riveriamo 
questi benefattori della umanità ! la loro opera somiglia a quella di 
recondite sorgenti , le cui umili acque tracorrono di balza in balza, 
si accolgono, e quindi dilagano in fiumi fecondatori. 

Qui non sarebbe agevol cosa noverare, confrontare, studiare le 
loro idee, ma esse s' irradiarono nella società e la fecero compar- 
tecipe del benessere del progresso. L' ultima esposizione rivela ad 
ogni passo, questo operoso lavoro, e se non ci rattenesse il pen- 
siero di potere adombrare la modestia di solertissimi cittadini, di- 
remmo di loro e delF instancabile amor di patria, che improntò ed 
impronta tuttora la loro vita. 

Riassumiamo il nostro dire. Le produzioni agricole e le arti 
attenenti, sono intimamente legate alla vita dei popoli, che vivono 
in contrade eminentemente ubertose. Promuovere , ed incoraggiare 
queste arti è senno politico, è opera sopra ogni credere lodevolìssi- 
ma. Le esposizioni mettono in vista lo stato di civiltà delle regio- 
ni e dei popoli e li avviano a piii prospero avi-enire. Imperciocché 
quando con isguardo scrutatore si confronta e desume^ quando si 
osserva il nuovo e si applica , quando si segnano i punti d' arre- 
sto e si procede al nuovo , le esposizioni diventano la base d' ope- 
razione delle grandi conquiste dell* intelligenza. 

IVoi abbiam cercato in questa relazione di dar contezza di quelle 
cose soltanto, le quali di maggior pregio ci sono apparse nell' Espo- 
sizione di Terra di Lavoro ; noi abbiamo sottoposto un voto all' il- 



I 



— i92 — 

laminato ^udizio di questo laborioso ed onorevol Consesso: possa 
questo desiderio riscuotere plauso, diventare fecondo per V avvenire, 
e sarem lieti d' aver sodisfatto con amore alla nobile missione, cbe 
ci è stata affidata. 

16 Novembre 186&. 

Membri della Commissione II relatore 

Oronzio G. Costa Giuseppe IVovk 

GlOVARNI GUSSONE 



DELLA PESCICOLTUM 

V 

NEL GOLFO DI NAPOLI 



PEL SOCIO ORDINARIO 



Ha (3(S)3^ii 



Memoria letta nell* adananza del 13 Dicembre ISO-I* 



N, 



on usi a seguir la coslumanza di molti, di far precedere i prò- 
prìì lavori da esordii storici, i quali sovente eccedono la materia stes- 
sa deir argomento che trattano, ci asteniamo dal ricordare tutto quei 
che fu detto e scritto intorno la Pescicoltura, di cui fu principale scopo 
quello d' introdurre e far moltiplicare specie di pesci di acqua dol- 
ce in fiumi laghi ne* quali naturalmente non vivono. La storia del- 
la origine e progressi di siffatta industria , con la quale Y uomo ha 
dimostrato di poter spiegare sugli abitanti delle acque quello stes« 
so dominio che già molto tempo innanzi aveva spiegato sugli abi- 
tanti della terra , trovasi già esposta in appositi trattati. Scopo del- 
la breve dissertazione con la quale oggi vi intratteniamo è quello u- 
nìcamente di considerare la pescicoltura che si è progettato istallare 
nel golfo di Napoli , e della quale è oramai divulgata a bastanza la 
notizia, perchè possa giungere nuova ad alcuno di voi, onorevoli 
colleglli. E però di questa esclusivamente ci faremo a discorrere. 

2S 



— 194 — 

Il pensìerc di istallare nel golfo di IVapoli uno stabilimento, di 
Pescicoltura sopra vastissime proporzioni si appartiene al sig. Giu- 
stino di Salvatore. Egli ne divulgava per le stampe la sua idea nel- 
lo scorso anno, preceduta da una prefazione apologetica del suo so- 
cio e collaboratore Avvocato Lorenzo Sorito; il quale stampato ser- 
vir dovea di elemento per chiedere al governo la concessione del- 
l' aja di mare necessaria per istallarvi il bacino vi vajo. Il Ministero ^ 
tanto pel ramo della Guerra, che per l'altro delle Finanze, esitò 
qualche tempo a devenire a siffatta concessione, chiedendo pareri 
per svariate vie. IVoi stessi fummo interpellati ed officiosamente da 
uffiziale del Ministero della Istruzione Pubblica , e privatamente dal- 
lo stesso proponente e da persona interessata come capitalista. 
Air uno , come agli altri non ebbimo difficoltà di manifestare con 
schiettezza e senza verun mistero il nostro modo di vedere su tale 
faccenda. IVessun motto però ne abbiam fatto pubblicamente, a fine di 
non destare sospetti che avessimo per tal modo voluto intorbidare 
le acque ai richiedenti , ovvero indurre sconforto in coloro che con- 
correr dovevano coi loro capitali per menare ad effetto Y industria in 
progetto. Ora però che il Ministero si è pronunziato favorevolmen- 
te per la chiesta concessione, ci crediamo liberi a poter con fran- 
chezza esaminare un siffatto progetto, guardandolo unicamente dal 
lato scientifico. Considereremo quindi la Pescicoltura nel golfo di IVa- 
poli sotto un duplice aspello , vuol dire per quel che riguarda la 
industria in sé stessa e quindi la probabilità e facillà della riusci- 
ta, e d'altra parte per le conseguenze che da essa, supponendola 
attuata e prospera, può risentirne la libera pescagione ed il mer- 
cato del pesce nella città di IVapoli. 

Perchè potesse agevolmente comprendersi quello che andremo 
esponendo è indispensabile ricordare brevemente quale sia il piano 
secondo il quale i Goncessionarii intendono attuare la Pescicoltura nel 



— 193 — 

gollo di IVapòII e i termini ne' quali la concessione è slata accorda- 
ta. Idea dunque del sig; Di Salvatore si è quella di formare un 
grande bacino livajo lungo il lìttorale di Posilipo a cominciare dal 
luogo denominato Trentarimme Ano alla punta di Mareckiano; e 
questo vasto bacino scompartirlo in altri minori, ne' quali andrebbero 
separatamente collocate le specie diverse dei pesci secondo la di- 
versa indole del loro regime : quindi uno per pesci erbivori , un' al- 
tro per pesci carnivori , altro per i pesci vermivori , altro pe' Mol- 
luschi Cefalopedi, come Polpi , Calamari , Seppie ( che egli chiama 
ancora pesci carnivori ) , altro per Molluschi Acefali bivalvi , come 
Soleni ( volg. Cannolicchi , latteri ) , Donaci ( volg. tonninnole ) y 
Veneri ( volg. vongole ), ec. Lasciando per ora da banda quanto 
concerne i Molluschi, seguiamo V autore nel modo di popolare di pe- 
sci siffatti viva] . Cinta con scogliera l'intera aja di mare, e con reti 
metalliche i diversi compartimenti del bacino vivajo, egli intende e- 
seguire in tutto il golfo di IVapoli e fuori di esso ancora una esle- 
sa pescagione di ogni sorta di pesci , e ciò principalmente nelle 
stagioni nelle quali il mare abbonda di neonati, i quali con gli al- 
tri sistemi di pesca vengono in massima parte distrutti. Questi per 
mezzo di reti galleggianti vengono trasportati al vivajo, e distri- 
buiti ne' diversi compartimenti di questo , secondo la loro svariata 
natura. Qui ha termine la sonmia delle operazioni da eseguirsi con la 
mano dell' uomo; il resto viene operato dalla natura. I neonati im- 
messi nel vivajo crescendo fino a divenire adulti, somministreranno 
pesce abbondante e pronto ad ogni richiesta , e del quale sarà poi 
regolata la pescatone a norma del bisogno della popolazione ; e 
si avrà il vantaggio di trovare sempre nel mercato pesce di buona 
qualità e di non equivoca freschezza. Del quale fatto essi non du- 
bitano; anzi credono avere pesce ad esuberanza in guisa, da poterlo 
offrire a prezzi più bassi di quelli, cui fin ora la piazza di IVapoli 



^ 19C ^ 

h slata abituata; e ciò non ostante ritraendo un introito a prò del* 
la società considerevolissimo: il quale con semplicissime operazioni 
aritmetiche è lutato valutato a dugentootlantamila lire pel quinto an- 
no d' industria , ed a cifre favolose negli anni consecutivi. £ questo 
in breve il concetto della Società di Pescicoltura in IVapoli, i mez- 
zi con cui si propone attuarla , ed i vantaggi che s' impromette per 
la popolazione e per se. Ciò posto , giusta le nostre promesse, e- 
samineremo questo metodo di Pescicoltura sotto il duplice aspetto e- 
nunciato» Vedremo dapprima fin dove i loro calcoli sono plausibili , 
e dove potranno incontrare ostacoli nelF applicazione , esaminando se 
i dati scientifici possono appoggiare le vedute teoretiche de' propo- 
nenti: e di poi ci faremo a considerare quali potranno essere in 
realtà le conseguenze che il mercato del pesce potrebbe risentirò 
dair attuazione di siffatta Pescicoltura. IVel quale esame, lo ripetia- 
mo ancora una volta, non abbiamo altra mira, che quella di consi- 
derare dal lato scientifico ciò che i concessionarii hanno calcolato n- 
nicamente dal lato speculativo, senza punto volerci immischiare in 
questioni di privati interessi. 

PlausiUlilà di riuscita della Pcscicollura nel golfo di 
Napoli nelle proporzioni progettale. 

IVel discorrere di Pescicoltura nel golfo di IVapoli è ben me- 
stieri distinguere \ aspetto sotto il quale essa vuoisi considerare. Dap- 
poiché se la si con^dera in un modo generale, certo essa potreb- 
be arrecare positivi vantaggi, ed essere attuabile senza gravi diffi- 
coltà: né sarebbe un fatto nuovo. Le piccole peschiere nelle quali 
si esegue la cosi delta chiusarana non sono che de' vivaj in minia- 



tura. I laghi che sono in diretta comunicazione del mare, e ne' qua- 
li per mezzo di semplicissimi ordegni in epoche e ricorrenze de- 
terminate si fa entrare una quantità di pesce dal mare, il quale ri- 
mane in quelli per proseguire la sua crescenza, non sono che dei 
bacini più o meno estesi, ne' quali la industria riesce assai bene. 
A noi spetta esaminare la Pescicoltura qiiale intendono eseguirla i 
sìgg. Di Salvatore e Compagni; la quale se potesse dare ì risulta- 
menti che la società s' impromette , cerio riuscirebbe di un gran- 
dissimo vantaggio pel paese. Ma a noi pare che i loro calcoli so- 
no stati eseguiti nel proprio gabinetto, e traendo partito soltanto 
dalie cifre che le operazioni aritmetiche han loro esibite, senza te- 
nere alcun conto di altri dati che potrebbero far variare sensibilmen- 
te i loro calcoli. Ed è questi dati appunto, ne' quali intervengono 
le conoscenze scientifiche , che noi ci proponiamo esaminare. 

Fino a che trattasi di raccogliere per mezzo di speciale metodo 
di pescagione il pesce tutto minuto che può aversi nel golfo di IVa-* 
poli e fuori , e trasportarlo con particolari reti galleggianti in pros-» 
simità del bacino vivajo, certo nessuna diflicoltii può incontrarsi. Siam 
certi che tale pescagione potrà riuscire benissimo. Portate queste 
reti cariche di piccoli pesci , in gran parte neonati , è necessario 
fame la ripartizione tra diversi scompartimenti, a norma della natu- 
ra del loro regime. Siffatta operazione a nostro modo di vedere, 
è assai meno agevole di quello che forsi i proponenti se 1* anno im- 
maginato. Parecchie specie nel primo periodo di loro vita non so- 
nò sì fecilmente tra loro distinguibili senza una certa riflessione in-* 
compatibile con la estrema sollecitudine con cui la ripartizione vuol 
essere eseguita. Ed oltre a^ ciò una notevole quantità , soprattutto 
di neonati , può rimanervi morta. Ma vogliam pure ammettere che 
venga superata questa prima dilficoltà, e che Farte, la perizia e 
al destrezza di coloro che verranno addetti alla ripartizione saranno 



— 198 — 

fall, da eseguirla felicemente: vediJimo ciò che addiverrà di questa 
massa di pesce versala ne* vivfìj, ed il prodollo che daranno. Gli au- 
tori ci dicono che in sette mesi dell* anno, cioè dal marzo al mag- 
gio e dair agosto al novembre si hanno i piccoli di molte specie 
di pesci, fra quali varie di taglia, come Dentici, Aurate, Triglie, 
Merluzzo^ Cefali, Spinole, Palaje ec. Un rotolo di silTalti piccoli^ 
che costa cinquanta centesimi, ne conta più migliaia d'individui. Que- 
sti piccoli pesci allevati per sei mesi giungono a pesare al di là di 
un cantajo. Facendo quindi entrare in uno de' comparlimenti del vi- 
vaio nel mese di marzo quaranta cantaia di pesci neonati , che a 
cinquanta centisimi al rotolo costano lire due mila, si avranno do- 
po sei mesi di allevamento cantaia quattromila di pesce di un valo-< 
re di lire dugentomila, valutendolo anche allo stalo adulto a cente- 
simi cinquanta il rotolo: e molliplicando lo delle cifre per selle quan- 
ti pensano formarne di compartimenti , e per le due stagioni dell' an- 
no , si avrà al quinto anno , ossia a stabilimento completo , la e- 
norme quantità di cinquantaseìmila canlaja di pesce ed il ritratto di 
lire dugenlooltantamila per un solo anno. E negli anni successivi 
queste cifre andranno sempre crescendo fino a divenir favolose , 
aggiungendosi il prodotto delle uova che i pesci slessi mantenuti nel 
vivajo vi depongono, e le quali non faranno più risentire il bisogno 
di cercare i pìccoli nel golfo. In vero se fosse lecito mettere in mez- 
zo le celie, doixemmo dire che leggendo siffatti calcoli dell' Avvo- 
cato Sorito , ci si presentava alla mente il fatto che tra volgari rac- 
contasi in simiglianti casi , di quella villana la quale camminando 
con in testa un cestino di uova, andava tra sé facendosi il calcolo 
che schiudendo da quelle uova i pulcini e mettendo sempre a mol- 
tiplico il ritratto da quelli , a capo di pochi anni sarebbe divenuta 
per lo meno padrona di eslesa vaccheria : urtata contro un sasso 
cadde, le uova si ruppero, e la sua sognata fortuna svanì. Ma stan- 



— 199 — 

do sul serio , se la moltiplicazione degli animali procedesse con quel- 
la regolare ragione crescente che si vorrebbe far avverare pe' pesci 
nel bacino y oramai Y atmosfera non sarebbe più capiente neppur 
d' una zanzara. Sarebbe bastata una sola specie di Mosca, la quale 
certo non va soggetta a distruzione per la mano dell' uomo , perchè 
con la moltiplicazione sempre crescente dal principio della creazio- 
ce avesse ingombrata tutta quanta Y aria che ci circonda. E pure 
ciascuna specie si mantiene con un numero d' individui quasi costan- 
te entro certi limiti, per le naturali cagioni di distruzione con le qua* 
li la natura mantiene Y equilibrio numerico tra le specie tutte crea* 
te. Ma ammettiamo pure che la moltiplicazione avesse luogo nella 
ragione sempre crescente. In prima è da valutare che ciascuna sor- 
ta di pesce ha special modo di vivere, ed abita in peculiari condi- 
zioni di mare; sicché non tutte in egual modo troveranno il vivajo 
ben accomodato a' proprii bisogni. E sia pure che vi si accomodi- 
no facilmente. Uno de' cardinali elementi della vita e crescenza de- 
gli esseri tutti organizzati si è la nutrizione, e quindi 4a sostanza 
necessaria all' alimentazione di caduno individuo. È da considerare 
adunque se nella estensione del bacino-vivajo vi si potrà trovare ta- 
le quantità di cibo, da essere sufficiente ad alimentare la grande quan- 
tità di pesce che vi si vorrebbe introdurre e far moltiplicare fino a 
quelle cifre favolose. L' autore del progetto dice benissimo che il 
fondo del littorale da esso prescelto è ricco di erbe marine, non 
che di animali di varie classi (che essi indicano coi nomi di brume ed 
insetti di mare). Da ciò essi si lusingano che quelle piante ma- 
rine e quegli animali possano essere sufficienti ad alimentare inces- 
santemente la immensa quantità di pesce che essi intendono intro- 
durre e far vivere ne' vivaj. Ora sta in ciò appunto secondo noi 
r errore principale ne' loro calcoli. Per vedere siffatto errore è me- 
stieri esaminarlo partilaraente per i pesci erbivori, e per quelli carni- 



— 200 -^ 

vori. E dapprima in quanto agli erbivwi abbiamo più sopra accen- 
nalo che non tutte le specie le quali son simili in quanto ad ave- 
re un regime vegetale, si nutriscono delle medesime piante; e pe- 
rò è probabilissimo che molte non trovino nell' aja entro la quale 
verranno rinchiuse la specie di vegetale a loro confacente. Ma po- 
niamo pure che ve la trovino , ovvero che si accomodino tutte a nu- 
drirsi delle piante che in queir aja troveranno. Indubitatamente av- 
viene per gli abitanti delle acque quello stesso che per le specie 
che vivono sul nudo suolo. E agevole quindi con calcoli non sog- 
getti a variazioni valutare ciò che nel fondo del mare potrà avveni- 
re. Ed in vero, se in un campo a prato vi si ponga a pascolo un 
numero discreto di quadrupedi erbivori , poniamo mille individui per 
un chilometro quadrato , il prato sarà sufficiente per alimentare per 
più mesi il bestiame, dappoiché olire all' esser da principio ben ab- 
bondante in rapporterai numero de' consumatori , il tempo che pas- 
sa per la consumazione è ancor esso produttivo ; che , mentre una 
parte vien consumata, un'altra continua a crescere, altra ripullula, e 
via discorrendo. Se però nella medesima aja di un chilometro qua- 
drato in luogo di mille animali se ne introdurranno a pascolare cen- 
tomila, il prato sarà in pochi giorni distrutto fino all' ultimo filo di 
erba , ne vi sarà tempo che alcuna delle piante dia nuovi getti , o 
che abbandoni al suolo i proprii semi da servire per la novella pro- 
duzione. Ora il fondo del littorale di Posilipo è ricco di vegetali, ed 
è vero: ma quante migliaja di pesci naturalmente si pascolano di 
que' vegetali? Certamente è tale, che le piante non ne rimangono mai 
consumate per intero, ed han tempo di crescere e riprodursi inces- 
santemente. Ma una volta che in un vivajo, la cui aja poniamo era 
abitata da centomila individui che vi prendevano alimento (1), si chiu- 

(!) Si ricorda clic molli pesci transitano per molli luoghi senza pren- 
dervi alimento , siano anche crhivori ; molli altri sono i carnivori. 



~ 201 — 

deranno beo qnatlro milioni dì ìodìvidui, quanti se ne possono ave« 
re da quaranta cantaja di neonati, anunesso che in ogni cantajo ve 
ne entrassero mille soltanto (1), egli è naturale die questi giunti ap- 
pena a mezzana statura, e molto prima del periodo che sono desti- 
nati a passare nel vivajo avran consumato quanto vi ha di vegetabile at- 
to alla loro nutrizione nel fondo di quella zona di mare, senza dar 
tempo che la parte consumata venga da altra novella sostituita. Per 
modo che finiranno ben presto col non trovare più alimento di sor- 
ta. Che se ci facciamo a considerare d'altro lato ciò che avverrà 
de* pesci carnivori , è da fare per questi altra distinzione. Per quel- 
li i quali si alimentano di animali di classi inferiori, avverrà lo stes- 
so che abbiamo detto avvenire per gli erbivori. Essi divoreranno in 
breve tempo quanto v*ha di animali atti alla loro alimentazione, e 
rimarranno poi privi di sostentamento. Che se sono specie le qua- 
li cibansi di loro simili , è regolare che, seguendo la norma pur trop- 
po vieta che il pesce maggiore divora il minore, il compartimento 
del bacino finirà con V essere abitato da que* pochi che avran sapu- 
to fino air ultimo portar vittoria sui loro compagni. Sappiamo che 
per questi pesci carnivori od abneno per una parte di essi si dirà, 
che r alimento potrà loro somministrarsi dall' uomo sia con prodotti 
naturali , sia con pastiglie a bella posta confezionate : ma non sa- 
premmo se dovendo per tal guisa alimentare artifizialmante tanta 
quantità di pesci, vi sarebbe molto tornaconto. ' 

Intendiamo benissimo che ci si potrà opporre esser troppo se- 
veri in siffatti calcoli , e che la natura ha risorse maggiori di quel- 
le che noi sappiamo valutare. la comprova di che potrebbe addur- 

(1) Gli autori ritengono che un rotolo di piccoli può contenere indi- 
stintamente per tutte le specie più migliaja d* individui : la qnal cosa se fos- 
se yera farebbe elevare il numero totale degli individui formanti le quaranta 

cantai a a cifre molto più elevate. 

f 



— 202 — 

Si eiò che avviene ne* laghi comunicanti col mare, i quali possono in 
date circostanze albergare un numero dì pesci molto maggiore di 
quello che loro è ordinario , senza che perciò manchi a' pesci Y ali- 
mento , e ne venga impedita la crescenza. A siffatta obbiezione è fa- 
cile rispondere che il paragone non regge: dappoiché i limiti entro i 
quali varia il numero di pesci che s' introducono in un lago sono 
di gran lunga inferiori a quelli di cui trattasi pel bacino vivaio ; ed è 
appunto nella cifra numerica che noi riconosciamo le difficoltà del- 
la riuscita , e per la quale siamo convinti che la Pescicollura condot- 
ta nelle proporzioni con le quali gli autori se Y anno progettata non 
è effettuabile ^ ne è suscettiva di dare quei risultamenti che essi an- 
no ideati con i calcoli fatti in carta nel proprio gabinetto. Che se 
gli autori in luogo di quelle quantità favolose si proponessero alle- 
vare nel loro vivajo quantità meglio proporzionate alla estensione di 
mare da essi destinala alla industria, certamente che questa potreb- 
be riuscire assai prospera , e potrebbe rendere non minori vantag* 
gi alla città, riserbando il pesce per quelle circostanze soltanto nel- 
le quali le condizioni del mare non permettono la ordinaria pe- 
sca, ovvero per le costumanze del popolo il consumo diviene straor- 
dinario, e richiede una quantità maggiore di quella che il golfo 
suole offrire. 

§.' 2.^ 

Conseguenze della Pesdcoltura sulla libera 
pesca e sul mercato del pesce. 

Poniamo che non ostante le nostre prevedenze in contrario la 
industria trovi pieno sviluppo con quelle proporzioni che i conces- 
sionarii si sono proposti , la pubbhca pescagione e la piazza nelF in- 



— 203 — 

feresse de' consumatori risentiranno da essa benefizio, o potranno in-- 
fece soffrirne detrimento ? È questo il problema economico che a-- 
vrebbe dovuto il Ministero meglio approfondire , e del quale inve- 
ce pare non abbia tenuto gran conto. Esso ha forsi creduto di de- 
clinare da ogni responsabilità dichiarando che con tal concessione 
nulla viene innovato ne' sistemi della ordinaria pesca, e che rimane que- 
sta libera ad ognuno nelle zone di mare non richieste da' petiziona- 
rii , nulla concedendo di quanto questi avrebber desiderato a tale ri- 
guardo. Ma a noi pare che anche con ciò la pubblica pescagione 
se non ne risente di dritto, deve necessariamente risentirne di fatto. 
Ed invero, attuandosi il progettato stabilimento di Pescicoltura , è re- 
golare il comprendere die i concessionarii a fine di popolare i lo- 
ro vivaj , metteranno' in opera tali e tante reti di speciale orditura 
in tutto quanto il golfo di Napoli, da raccogliere tutto il pesce che 
vi sarà ; e ciò precisamente nell' epoche in cui il mare presenta i 
piccoli neonati. Per tal modo la pesca de' privati se non viene 
molestata da' regol&menli , ne turbata dalla concessione, verrà qua- 
si annullata di fatto per la preponderanza che spiegherà la pesca*- 
gione degl'interessati allo stabilimento; tanto maggiormente, in quan- 
to gli ordegni che questi metteranno in uso saranno certamente su- 
periore di molto a quelli di cui fanno uso i nostri pescatori. E c?ò 
soprattutto pe' primi anni, vuol dire fino a che i vivaj non saran- 
no stati popolati in guisa, da non aver bisogno di apportarvi da fuo- 
ri nuova provisione di neonati. IVè vale il dire che gì' interessati al-> 
la Pescicoltura chiameranno a loro i pescatori che rimarrebbero per 
tal modo inoperosi. Dappoiché certamente il numero d' individui ne- 
eessarii allo stabilimento sarà molto minore di quelli che attualmen- 
te vivono con le piccole industrie. Oltre a che non sono soltanto i 
pescatori quelli che rimarrebbero oltraggiati, ma verrebbero anco* 
ra a risentirne gì' interessi di molti altri che hanno parte in sii 



— 204 — 

ta industria. E sia pure che non debba tenersi conto degF interes- 
si di pochi, il pubblico, ossia i consumatori, godranno poi di quei 
vantaggi che vengono preconizzati e promessi dagli autori della Pe« 
scicoltura, vuol dire la piazza avrà realmente il pesce fresco e di 
buona qualità ad un prezzo piii basso di quello al quale ora per ter- 
mine medio si vende? Delle due prime condizioni, bontà e freschez- 
za, è lecito non dubitare, salvo il caso di una straordinaria morta- 
lità per circostanze imprevedibili, ma che pur non dirado si osser- 
vano, nel quale la piazza rimarrebbe quasi priva di pesce. Ma la- 
sciamo anche da parte siffatto infortunio, in quanto al prezzo chi 
garantirà le promesse ? Lo stabilimento di Pescicoltura diverrà il for- 
nisore principale del pesce a tutta la città , ed è naturale che i pro- 
prielarii dovranno regolarne il prezzo in guisa da trovare il loro 
tornaconto , e quindi da ritrarre un prodotto proporzionato ai capi- 
tali da essi impiegali , i quali dovranno essere niente indifferenti. È 
quindi naturale che ove il risultamento pratico non sia quale dai 
calcoli preformali si augura, dovranno incarire il prezzo per trova- 
re il loro tornaconto. In tal caso il Municipio avrà esso alcuna au- 
torità a mettere un argine alle esigenze che potranno affacciarsi per 
effetto del monopolio che si sarà costituito, ovvero, come è più pro- 
babile , si andrà soggetto alla carezza del pesce al modo stesso che 
ora riseniesi quella delle carni e di tanti altri generi necessarii al- 
la vita ? Soltanto quando lo stabilimento sarà giunto al suo com- 
pleto, ossia al quinto anno, e dato che la industria prosperasse nel mo- 
do da* concessionarii ideato, e che si avessero quelle tali cifre favo- 
lose di prodotto , il prezzo del pesce potrebbe essere basso onde 
trovare facile lo smercio ; ma in tal caso puramente ipotetico la pe- 
sca privata rinianerebbe per altra via annullata, non potendo nel 
prezzo far concorrenza con quello fornito dallo stabilimento di Pe- 
scicoltura. Sicché ci pare chiaro che la concessione accordata men- 



— 205 — 

tre apparisce non lesiva degU interessi de' terzi , nel fatto sarebbe 
non solo lesiva degli interessi di tutti coloro che ora traggono il 
lóro sostentamento dallo esercizio di questa industria nel mare^ ma 
potrebbe ancora divenir di gravame alla intera popolazione. 

Con ciò non intendiamo sostenere che fosse preferibile negar 
la concessione, e lasciar le cose quali attuahnente si trovano. IVoi sia- 
mo pienamente convinti che i sistemi di pesca ora in uso sono mol- 
to erronei, e che in realtà mentre il golfo di Napoli è ubertoso di 
pesci forsi piii che qualunque altro mare, si osserva assai spesso 
una penuria di pesce, e ciò per effetto appunto di cattivi metodi 
di pescagione. Ma Io stabilimento di Pescicoltura nel modo proget- 
tato non ci sembra il mezzo onde ovviare a siffatto inconveniente ; 
al quale si potrebbe unicamente provvedere con un ben accomodato 
regolamento di pesca , il quale tenesse stretto conto de' dati che 
air uopo la scienza può offrire. Ed uno stabilimento di Pescicoltu- 
ra potrebbe riuscire soltanto utile sopra proporzioni attuabili per for- 
nire pesce in determinate circostanze , come sopra abbiamo esposto, 
in quel modo stesso che ora fanno i laghi. 

Quel che abbiam detto della Pescicoltura non debbesi per al- 
cun verso applicare ai vivaj per certi molluschi, principalmente al- 
la ostricoltura ; che anzi portiamo opinione che uno stabilimento per 
siffatta industria non solo sarebbe facilmente attuabile, ma rechereb- 
be vantaggi positivi per i consumatori, e un reddito non equivo- 
co a' capitalisti. La industria delle ostriche , non che di altri molluschi 
analoghi per modo di vivere, mentre da un lato può veramente e- 
levarsi a proporzioni colossali senza alcuno degF inconvenienti che 
abbiamo accennato pei pesci, dalF altro richiede pochissima spesa. 
E mentre ora in città si hanno ostriche poco soddisfacenti ed a prez- 
zi non bassi , con un buono stabilimento di ostricoltura potrebbero 



— 206 — 

aversi di ottima qualità , da non farci desiderare qnelle del mar pie- 
colo di Taranto, ed a prezzi assai più discreti. 

Son queste la poche osservazioni che volevamo esporre sull'ar- 
gomento. Siam sicuri che molli non divìderanno con noi la stessa 
maniera di vedere , ma ciò a nulla monta. I nostri ra^onamenti po- 
tranno soltanto essere smentiti o dichiarati erronei dal fatto. E noi 
che non abbiam punto la presunzione di crederci infallibili , e che 
vediamo con piacere ogni cosa che ha del progresso senza che pe- 
rò arrechi nocumento agli interessi de' più , saremo fietì se vedre- 
mo sorgere con felici auspicii il progettato stabilimento di Pesci- 
eoltnra, e prosperare fino alla sua completa istallazione , dandoci 
lutti quei vantaggi che i concessionarii promettono ed a loro stes- 
si , ed alla classe de* pescatori , ed alla popolazione ; essendo uni- 
camente il bene del paese quello che desideriamo, e per lo quale 
d siamo determinati a sottomettervi le poche considerazioni che ci 
è semlurato poter fere in tale argomento. 



NOTE GEOLOGICHE E PALE09IT0L0GI€HE 

SUI MOIVTI PICEOTM IVEL PRIIVCIPATO CITERIORE 

Pel prof. O. G. COSTA 

Lelte al R. hiitvto nella tornata del 4 febbraio 1864 



( Continuazione ) 



IL Valle di Mandridauro. 

Continuando a discorrere delle valli circostanti al Pettine in Gif- 
foni 9 alla guisa stessa che venni esponendo quanto riguarda quella del 
Cerasuolo, dirò ora della seconda valle detta di Mandridauro. 

Questa valle di Alandridauro , contìgua a quella del Cerasuolo^ 
comincia pure dal Melo-innestato , avendo Pizzo-aiitolo a capo dalla 
parte settentrionale, e dal lalo di mezzogiorno il monte detto OU 
mitello. La valle si dirige air oriente. Essa non si estende più di 
due chilometri, ed è conformata a modo di un fondo di naviglio: 
vai quanto dire che dal piccolo ripiano del Melo-innestato scende 
per un piano inclinato poco meno di 4S gradi in sulle prime ; indi 
si appiana alquanto, e poscia comincia a rialzarsi novellamente con 
dolce pendio , fino alla così detta Portella di Mandridauro , per la 
quale s'immette nel Piano della Favara. 

Scorre nel fondo e nel bel mezzo un ruscello, che prende o- 
rigme appunto dalla Portella di Mandridauro, ed ingrossando man 
mano per gli scoli laterali de' due versanti, va a sboccare sul lato 
meridionale , radendo il piede del monte della Pianosa; donde discen- 
dendo scorre per la SteUanie , e , congiunto all' altro ramo derivante 
dal Pettine , presso le CurticeUe , formano insieme il fiumiceOo det- 
to il Carbonaro. 



— 208 — 

Cingono la valle dì Mandrìdauro ai due Iati colli di piccola al^ 
lezza^ ma dì natura diversa. Dai lato di mezzodì, partendo dair 01- 
mitello^ il colie sembra quasi ìqdìviso, avendo alcune piccole depres^ 
sionì intermedie; ed è costituito dalia calcarea comune di quei mon«* 
ti y già definita altrove (1) ; ed il versante interno ed esterno è tutto 
rivestito dì alberi ^ principabnente di faggi annosi. 

IVon è lo stesso Y andamento de' colli che cingono la valle me- 
desima dal lato settentrionale. Quivi , dopo la maggiore altura di Piz^ 
zo-aiUolOy si succedono tre monticelli di una forma che tiene il mez« 
zo fra queste due figure , la conica e la convessa , detta altrimenti a 
cupola; siccome trovasi sovente in molte altre valli di quella provin- 
cia ed in Terra di Lavoro, spezialmente nella catena dei Tifati. 

A queste tre eminenze conico-convesse succede una cresta, che 
con piccole inflessioni ed ondulazioni , elevandosi dolcemente si ter- 
mina in un rialto trasversale, che congiunge i due versanti poco 
discosti r uno dall' altro , e che prende il nome di Portella di illan^ 
dridauro. Poscia questo rialto trasversale precipita nella parte orien- 
tale , mettendo capo ad una estesissima boscaglia di faggi colossali, 
ed altri alberi ed arbusti foltissimi , che rivestono la valle della Fa- 
vara, intarsiata da molte piccole elevatezze e vallette corrispondente- 
mente, e relative alla bassezza dì quella valle vastissima, che pon 
termine alF Infrattata. Succede all' Infìrattata la gìogaja del Terminio 
al Capo d' acqua. 

La estrema parte della china settentrionale della Valle dì Man- 
drìdauro ci presenta tre condizioni diverse , sopra le quali giova al- 
quanto fermarsi. Sulla cresta trovi la stessa calcarea conchiglifera che 
domina su tutta la lunghezza della collina orientale del Cerasuolo* 

Nel bel mezzo la calcarea non è per nulla fossilifera , e si pre- 
senta in istrati ben distinti, taluno de' quali di pahni sei di spes- 

(1) Vedi generalità , nella Tallo del Gerasuolo, pag. 104. 



~ 2d0 — 

sftzza, pari a metro i. S9; sona essi quasi eriizootalì^ ioclìnando^ 
si alcun poco verso il fondo della valle. 

Al piede 9 sèmpre dal lato interno eioè^ là calcarea è bitumi- 
nosa, ed alternante con straticelli di litantrace senza vcran ordine. 
Gli strati sono più o meno delicati , non mai più spessi di 22 cen- 
timetri, sovente delicatissimi , e questi sempre maggiormente bitu-^ 
minosì , talché soventi fiate si ^M^ambierebbero con quelli di puro bi- 
tume. La loro inclinazione^ sempre verso il fondo della valle, è di 
15 a IB gradi, ma senza norma veruna, e senza paraUelismo , es- 
sendo per lo più ondblati. Presentano poi in grado eminente il le- 
nomeno della levigatezza , o di quel che dicesi pietre lisce , come 
osservasi ne' saggi che «i anno sotto gli occhi. Fenomeno egli è que- 
sto su cui si sono elevate^ quistioni , mentre a* parer mio è di faci- 
lissima spiegazione , <plaado si tiene presente, che quegli strati so- 
no r opera delle acque , che queste vi scorsero sopra per un tempo 
uguale' air intervallo tra Tuno e T altro deposito, o tra strato e stra- 
to. Le acque scorrenti levigano la superficie del- suolo sul quale 
scorrono; F altro strato che vi succede. si itiodella sopra del primo: 
così successivamente. 

Questa eondi^ione si moìstra pelr tutto . qud rialto die costitui- 
sce là così detta Porlelta. di Handridauro, mai però così continuata, 
ne in grado uguale d* inzuppaoMuto bituminoso. Dopo questo rialto 
la presenza del bitume svanisce, per ricomparire qua e colà in diver- 
tii punti della stessa Piana ddla Favara che te succede all' oriente. 

Innanzi a questo burrone , dalla parte di occidente, un altra 

cimile racchiude nella sua base scisti bituminosi, a fogli delicati, e 

neri. Scavato fra essi un piccolo spando ^ alla profondità di 5 a 6 

pahni dalla superficie delbi sua china , il bitume si presenta in i- 

strati di uno a due pollici , ma di ottinui qualità , e purissimo. 

Gli scisti qui si trovano in una posizione regolare , ordinata, 

tu 



-.110 — 

eon piccola inclinazione senq^re Terso il centro dei monte , come 
air ordinario* 

lì secondo de' tre! laonttcelii comco^eonressi^ precedente la 
cresta testé -descrìtta^ è quello che più degli altri richiama sopra di 
se r attenzione. Al senipUce e nodo sguardo esso ti annunzia la pre-» 
senza di una sostanza carbonifera predominante in tutta la sua nauas* 
sa. La struttura di questo montieello è stràtost, ma gli strati so« 
no mollo disordinati. Dal lato S-E , in tempii forse molto remoli y 
avvenne uno scoscendimento^ o distacco di strati, il quale dimostra 
che questi erano pressocchè verticali | e la parte staccata , ridotta 
in frantumi, e poscia novellamente impastati^ si è ricostituita in du- 
rissima roccia. E pure in mèzzo a questa sì trovano sovente porzio- 
ni con superficie levigata , quaF era negli strati mentre si trovava- 
no nella giacitura loro normale. Tanto questa posizione ricostituita, 
quanto Y altni che forma la grande «ossatura del montieello , consta di 
calcarea bitaminosa durissima. Il bitume la inzuppa atal grado che 
la più parte della roccia, oltre Y essere nera^ arde come la pece, 
solchè veng9 assistita da un poco di cmnbustibile vegetale. 

Fra gii strali tli roccia trovasi sovente qualche straticello di 
puro litantrace : e tutto ciò al suo piede e netta, massa scoscesa , 
ove si è praticalo un cunicolo di 4 n^lri di fondo , c(m apertura 
ad arco ellillico di 1 mt4ri di corda , e 5 di altezza. 

È. da notarsi che la soétania hituminosa cresce a misura die 
si scende xi^i strati , di talehè può CMcbiudo^i che in fondo di 
quésti colli debba incontrarsi un gran - deposito di litantrace (!)• - 

(1) Da questa conghiellura guidato, io mi proponera aprire nn pozzo 
net bel mezzo del cunicolo starato. I politici nuitattcfnti soprarvenuli ne àAt 
no sospesa la esecuzione. Sòao pere da tenersi anche presenti le relazioni 
eh' io ò trorate fra questi strati e qieUi della Talle del Cerasuolo ; rela- 
zioni di livello , di formarìone, e di soccesMoni^ le qaali non entrano per 
ora ncir argomento che ci occupa. 



- tìì — 

IVoQ è da passarsi solto silenzio^ che oltre la probabilità di 
trovarsi in fondo di colesti monlicelli , ed anclie più in giù e per tut- 
ta la valle che precede il Terminio , copia di bitume ^ l materia- 
li che fin d*ora ne porgono sono di grandissima utility. E p^imsH 
mente ciò vale pel petrolio che può ricavarsene con la dtstiliaKÌene; ^ 
per r estrazione del gas idrogena. Secondamente, per i bei marnu n^^^ 
ri , che prendilo un bel lucido Quando soih> lustrata, fom» oppMr 
risce dai sag^ che altra fiata presentai a questo B. Isliluto ^ uria 
con quelli delle rocce lustrate per la Iconografia analitica premessa 
a queste memorie. 

£ poiché r argomento b esi^e, e T opportunità si presenta^ 
congiungerò questa con altra identica condizione , che trovasi nella 
collina sulla quale siede la città dk Salerno /La galleria che or ora si 
sta aprendo sul suo dorso pel passaggio della ferrovia, è Mcìhi roccia 
scistosa j nera , bifiiminosa , a superficie levigata e come sqsallata , 
e tutta ridotta in grossi tritumi jiovellauiente impastati, e costituenti 
una massa dura. Anche questa parte della Collina à la stessa origine 
della Scarrupataj come, sono tutte le basse falde di quei mónti; di 
un^ epoca però remotissima, perchè sopra di essa eoHina posano molti e 
grandi edilizi di antica data, e che costituiscono la più bella parte della 
città. La cima di questa collina corrispóndente al traforo per la ferro- 
via è a ili metri sul livello medio del i&are; e la galleria si apre al- 
l' altezza di metri 38,18 allo estremo orientale, 51,21 allo estremo 

occidentale. Un traforo trasversale, che apresi all' altezza media del 

• * ' * . *• • • 

mare di metri 45, i2^ mi li esibiti i diari doettmenti àéh rìferata i- 
dentila di formazione. Sarebbe stato ora importante coDOàeere se vi 
corrispondesse in KréHò F altezza éi qod c<ffi £ lIafl<ÌriAi«ro, ben- 
ché sia certo che occupassero mi* altezza magare. Dei^ restia non 
essendo ancor tempo di scendere a trarre coroUai^ì dai fatti esposti, 
vi sarà tutto T agio da cohnare silfattft lacuna. 



— JIJ — 

HI. ViLU SELU StEUUTE. 

Opposta alla Valle del Cerasnolo , e sempre a partire dal Me- 
lo-innestato , declina a meiiodi un' altra valle piena di rupi , maci- 
yoi, scosccttdimeati , e residui di roccie altissime , erose dal .tem- 
po e lerlicalmenle fesse e divise. Questa valle dal lato orientale 
vìcD formata del prolungamento dell' OlmileUù , e del PagliarelUt , 
che si continua con lo Tre-licinej e declina al' Salvatore ; dal quale, 
declinando piii sempre si sfuma nel Mercato di Giffoni. Dal tato oc- 
cidentale a cominciare dalla eresta del Pettine , il Forfè, ed il Ife.:- 
zanello, che si protende fino alle Corticelle , la cingono. II mscellelto 
che vi scorre nel fondo è quello stesso che poco innanzi si i detto 
ingenerarsi nella Valle di Handridauro. 

Framezzo alla valle e nella sua inferior parte si ergono a mo- 
do di guglie alcuni resti del monte, solcali dalle acque e sdruciti. 



Ora è chiaro che dalla parie occidentale, essendo questa valle 
costituita dalle roccie del Forte, le quali parìecipaao del Pettine (1), 
e dal lata orientale da quella catena predominata dal Tre-(icine, 
e dal SiUmUore, che insieme formano la Valle di Capo-d'act/utt, 

(1) Vedi — Sludìi sopra i terreni ad ItlioUli del regno di Napoli. — 
P. I. Qiflbni : Schìno -topografico , pag. 8. 



— J13 — 

h Slcllaiìte ima i che «na rinttaale atennedia, e però parrebbe cbc 
non potesse offrire alcun che dì asaohitamenle speciale. IVondimeno , 
in ciascuna di coleste Ire parti vi è qualche cosa di notevole. 

Nel Tre-ii'cine , dal versante orientale, Irovansi alcun} stra- 
ti di calcarea marnoM e ferrifera, aaa^ di Ire in quattro centime^ 
tri di spessezza , paralleli tra loro, ma flessuosi ; e fra questi 
stanno interposti molti slniticelli sottili di marna Calcarea ferrugino- 
sa, Ja quale facilmente si sgretola appena posta a contatto dell' a- 
ria e prosciugata. E mentre ì primi sono - flessuosamente inclinati 
all' orizzonte verso IV-E. , lenendosi costantemente paralleli fra lo- 
ro, e distanti V uno dall' altro per 39 centimetri allo incirca, altri poi 
sono di molto minore spessezza , e discordeatì , come dalla figura 
apparisce. Gli ultimi che sovrastano ce, sono poi orizzontali. 



(!) Home derivnlo dalla prcscnia in qacT luogo ili Ire grandi BW , che 
quel Tolgo chiama (inno. Da «ò l' ioliero monte dice»! Kei««, cioi tallio di 
limu Eki : come Favata per Faggiaia, Faitella o Fajoalella da' Faggi ec. 



— 211; — 

Tulio questo dipende dal wkgsit di talBOÌBc; ciie tQcreggia fra 
mezzo alla catena di quei lAohìki ' . . 

La vetta del Tre-Zi cine ò ' por ^coslitoila dcHa sfessa calcarea 
concbìglifera che si trora sulle creste del Petiine ^ èì Bonte-aiilO'' 
lo j ed altrove ; e pare che quella formaiioae si estendesse per 
tutti i monti della regioue picentina seguendo la linea isoternHca ^ 
che si limita ai 2000 di 2 i 00 piedi di altezza suU' aibiale livello del 
mare^ là dove comincia la denudazione completa ddla roccia. Di 
fatti ^ ò trovate le specie dominanti di Invaili dette sànmentovate 
eresie anche nel Ulonte diecimari^ luogo detto il Ftioeold preàse 
Baronissi. ~ 

Farebbero eccezione pero i non meno <e)eva|i cacumi de* bmw^ 
ti della Cava 9 nei qnali non ho potuto fincnra trovare alcun segno 
di fossili. .. 

Al Tre-licine si lega il cosi detto Salvatore^ ?iUo eoBe di quel- 
la catena che cinge la valle di Giflbni dal lato orientale, già descrit- 
ta nei citati Sludii sopra i terreni ad ittioUH. 

La parte più elevata di questo colle lien formata da calcarea 
oolitica, della qual^ si è fatto cenno ed esibito il tessuto nella /co« 
nografia premessa a questo lavoro , pag. 12. — ^ 

In un sito del lato S-0, la calcarea di questo colle spontanea- 
mente risolvesi in polvere più o meno fina^ e scende giù costituen- 
do un piano ìnclmato« Gli abitanti di qciei villaggi le danno nome di 
arena bianca (1), e se ne avvalgono, con molto proGtto^ per gì' in- 

(1) Va simile fenottieno trovasi ripetuto in pi& luogKt^ quella me* 
desima provincia; tra quali merita esser notata PugUettaj nel distretto di 
Campagna. Quivi s' incontrano depositi mollo estesi di doloniite farinosa bian- 
chìssima, prodotti da grandi alluvioiii ; fra quali depositi, in talum'^ la calcarea 
è tanto fina che con poche lozioni si riduce in pastelle, e si mette in commercio 
sotto il nome di terra éi tdenza , per ^i usi cui questa viea destinata* 



— 215 — 

tonàfhi deRe imira & per gK stucchi , nelle quali opere riesce as* 
'sai torte ^ bianca , durevole e difficile a erepacciarsi. 

In altri siti è la roccia compatta , ma non molto dura. IVelIe 
ba^se falde è stratosa ^e gli strati diiengono piii sottili a misura 
cbe si scende al piede di questo come degli altri monti. Così pu* 
te si trovano gli strati dal lato orientale, allo interno della valle pe-- 
rò i glómerati ne . costituiscono il piede. Tali sono le condizioni che 
ti porge la Malie di Capo-di- fiume (1). 

La calcarea dèlia valle Stellante , di cui si discorre, è una dolo- 
mia bianca, di mezzana durezza, grana fina, compatta, e non cosi fran* 
gibtle come quella che costituisce V ossatura di tutti quei monti. Essa 
kìon presenta alcun segno di slnitlfleazione ; anzi direbbesi che i suoi 
strali fossero verticali , perchè in tal senso si fende , si distac- 
ca e si corrode o scompone; come. ciò vedesi nella figura annes- 
sa. Racchiude in qualche sito copia di nocciuoli o modelli inter- 
rii di una bivalve del gènere Isoeardia , costantemente di mez- 
zana grandezza, compressi ^ ad umboni dritti e compressi, per lo 
più disuguali , essendovene taluno , che , isolatamente considerato , 
potrebbesi per Io meno ritenere come tipo di una specie distinta ; 
ma la moltipHeitk de^' individui in un sol masso raccolti^ e tutti va- 
riabili dal pili al menO) persuade che la specie è la stessa* 

4 

(i) Dal Siene di m mofAe che giace al piede del Terminio sgorga un 
fiomicelto, il quale per buon tratto scorre per uà sotterraneo ed occulto 
cammino . rapidamente e mormorando per lo infrangersi spesso tra macigni 
e rimbalzi. La caverna è larga, la sua volta è bassa, e da essa pendono 
molti e maestosi stalattiti. Siccome quésto fipmicello è uno dei due rami 
che ingenerano il Ficend'no, 1' altro prorenendo dalla Favara] ed essendo 
anche il maggiore , si è dato perciò ad esso il nome di Capo d' acqua ; dal 
quale poi a ricevuto il sno nome anche la valle per la quale scorre con un 
tortuoso cammino. 



— 216 — 

Arrogi che anche sul Cùcùlo^ neUft cateia oe^cidenUde delk m\^ 
le di Giflbni (1), trovasi im banco della sle^rsa calcarea, racchiuden- 
1e del pari abbondevoli nuclei o modelli della medesima bivalve, u- 
guabncnle così variabile ^ ma che. però sembra distinta da quel;^ 

« 

k della Stellante , almeno comci varietà : e questa intermedia tra 
la prima, e quella che ci à offerta ja Scasmpata ( gibbosità sot^ 
toposta al Monte S. Liberatore , presso Salerno ), che spetta al ve- 
ro tipo della Isocardia Cor. 

Per quanto Y Ingegnere Sig. E^ Lauria mi assicura , questa 
€onchiglia fu trovata nel bel mezzo del traforo di quel colle in molti 
individui, unico e residuale de' qirali è quello di cui sarà data F eC- 
iigie nella tavola che porremo in fine. Quesl' unico esemplare era 
^tato serbato per se dal prelodato Signore , ed a me fu dà esso 
-gentilmente donato; gli altri andarono sperperati fra. curiosi. - 

Là esistenza di questo masso calcare dolomitico ih mezzo a 
tpiella calcarea fetida che, siccome rìpelutantente si è detto, costi* 
luisce l'ossatura di tutti quei monti, e che si è descritta già in sul* 
le prime à p^- ^.j non può altrimenti conciliarsi se non col ri« 
conoscere, com' è, quel piccolo colle prodotto ^ distacco dal mon- 
tef principale cl^ gli sta alle spalle, dal latQ IV-0, quella cui pro- 
priamente si addice il nome di UforUe S. Liberatore. E (B fatto^ il 
nome proprio col quale dal volgo viene appellato è quello di Sear^ 
tupaia ; nome che bene esprnne k sua curigine ^ benché questa sì 
perda nella oscurità de' tempi, non in^endosi alcun documenta sto- 
rico. Ma il nome tradizionale ci avverte, che lo scoscendimento sia 
avvenuto sotto Y occhio degli uomini , chi sa di quale generazione 
remota. 



(1) Vedine la descrizione nei miei.5/u(Ii $<^ra % terreni 
del regno di Napoli^ Par. I. pag. 8. 



— 2!7 — 

Olire la dolomia dì color bianco piii o meno sudicio predomi* 
nanle nella Stellante , nn' altra varietà ancor se ne incontra di co« 
lor bìgio^bruno. L' una come Y altra in qualche sito trovasi dissemi* 
nata di cristalli minutissimi, anzi microscopici , di color fulvo-bruno, 
di forma romboedrica? Il Sig. Cappa che ne à tentata V analisi crede 
questi cristalli un silicato di magnesia, senza però affermarlo deCniii- 
vamente , non avendone potuta compiere Y analisi quantitativa a ca- 
gione della picciola quantità che se n' è potuta isolare dalla ròccia. 

Anche la dolomia bigio-bruna racchiude nuclei o modelli in- 
terni della Isocardia , di cui si è fatta superiormente parola : e vi 
pur trovato un piccolo TrocOy indefinibile come specie, per essere 
il solo modello intemo, e però mancante di qualunque estemo or- 
namento della conchiglia , e perchè pure incompleto. 

Mentre quindi le cose rilevate in Mandridauro si congiungono 
sì bene e perfettamente con quelle testé osservate nella collina di Sa- 
lerno ^ per rapporto alle roccie ; i fossili della Stellante generica-^ 
mente almeno convengono con quelli del Cuculo e della SearrupU'- 
ta , racchiusi eziandio nella medesima dolomite. Qui però mi è d' uo* 
pò dichiarare , che mentre delle due prime località ò la certezza 
della qualità della roccia che racchiude Y Isocardia ^ non altro do* 
cìnnento posseggo relativamente alla terza , se nonché nn rimasu* 
glie della calcarea attaccato al modulo stesso della conchiglia, per 
rocche il Sig. Lauria nulla seppe dirmene. 

Nella Stellante però io trovo inoltre alcuni carpolitì, uno dei 
quali molto ben distìnto ed intiero, Y altro lasciandomi mollo a de- 
siderare, essendo pure dì dubbia genia. 

11 primo ^ seguendo il dettato de* paleontologi, sì riferisce a ge- 
nere ideale , detto da essi Trigonocarpon ; nome derivato dalla 
sua figura , e che però mal corrisponde al carattere del nostro car- 
polito, il quale dir si dovrebbe Tetragonocarpon. Ma sieconwesao 



^ M8 - 

risulta dallo insieme delle due mandorle riunite ^ quali normalmente 
le mandorle de'faggi si trovano; così questo nostro carpolito potrà 
ritenersi come congenere, se non pure della stessa specie. 

Hella medesima roccia che racchiude questo carpolito ^ ed im« 
mediatamente ad esso tiovasi Y impressione d* una fronda liscia con 
le sue nervature 9 e niente altro , che probabilmente appartiene a 
fronda di faggio. Accanto a questa altra ne succede senza dubbio 
d' una Felce. L' una e V altra consistono in una pìccola parte resi- 
duale , stantechè la roccia si è dovuta distruggere in gran parte 
per mettere allo scoperto il carpolito eh' essa racchiude. 

Dal lato occidentale la valle della Stellante comincia a costi* 
tuirsi dalla maggiore altezza del Pettine (pag. 101), detta da quegli 
abitanti di Giffoni Y Edera odorosa ; succedendole a mezzodì il 
Mezzanello ed il Forte , che si protende fino alle Curlicelle. 

Quel primo sito merita la nostra attenzione , tanto per la con- 
dizione geognostica sua in relazione coi scisti ittiolitici del Pettine > 
quaito per un fatto storico che si congiunge con tutte coteste eo« 
se ; e dal quale anno la loro origine le osservazioni che qui si con- 
sacrano. 

IVei miei Studi sopra % terreni ad ittioliti del regno di Na^ 
poli 9 presentati alla R. Accademia delle Scienze^ in dicembre 1858^ 
è stato descrìtto il Pettine propriamente detto ^ come un eonfrafbr^ 
te addossato dentro al bacino che ne riceve anche il nome , ed al- 
ia parte sua orientale. La parte culminante di tal contraforte è 
quella evi sì dà nome di Edera odorosa. Quivi, nel 1815, si a*' 
prirono due cunicoli, nella fiducia di trovarvi un deposito di carboa 
fossile , alla quale ricerca erasi ispirato dal bitume che insuppa 
quegli scisti ad ittioliti del Pettine medesimo. IVon è questo il hio* 
go di entrare nel critico esame della mal concepita speranza, e del- 
ia poco logica scelta del luogo onde raggiungere il presunto depo- 



— 219 — 

sito di combustibile ; ma traendo proBtto di questo erroneo tentati* 
vo , ò potuto studiare la roccia allo interno di tali cunicoli. 

Uno di essi è lungo metri 16, e Y altro contiguo il; entram« 
bi anno la loro apertura dalla parte esterna orientale di quella e* 
minenza ; e non sono più larghi di un metro e 50, con poca ed 
incomoda altezza. Scendono allo intorno con una inclinazione di 30 
a 3S gradì , seguendo una direzione tortuosa , ma che tende al 
ìV-0. Al termine de* sedici metri del primo cunìcolo , il De Joannì 
fece praticare un incavo quasi verticale , sempre lusingandosi d' in- 
contrare il sospirato combustibile ; ma accortosi della vanità del lavo- 
ro, lo abbandonò. Penetrando in tali cunicoli è facile avvedersi, che 
la roccia calcarea stratosa è quivi la stessa che quella che regna per 
la mag^or parte dì quei monti ove così si mostra; stratificata cioè, 
a strati inclinati all' ovest , un poco disordinati e di svariata potenza. 
Sono e gli strati e la roccia stessa ben diversi di quegli altri bitumi- 
nosi dello intemo del Pettine. E mentre in quest* ultima località è fa- 
cile incontrare gì' ittìoliti , nei cunicoli non se ne trova vestìgio ; ne 
se ne incontrò alcun segno quando questi furono aperti. Della qual 
cosa sono stato assicurato d' Antonio Basso, che col padre suo Filippo 
lavorò in quelT opera. È questo un fatto che constata maggiormen- 
te quanto da me è stato dedotto intorno alla formazione lacustre 
degli scisti ad ittìoliti del Pettine. Mi sono assicnrato anzi, che quel- 
la calcarea non porta alcun fossile, siccome sempre si è awertito, 
trattandosi dì questa calcarea cosiffattamente stratificata. 



220 



IV. Gipponi Valle-Pi aka , e Gipponi Sei-casali 

IVel precedente capitolo si è detto quanto appartiene a quei 
monti, che cosUtuiscono la vaile della Stellante dal suo lato orien- 
tale. Questi medesimi in parte formano, dal lato orientale, la Valle 
di Gìffoni. Dal Iato occidentale poi questa valle medesima vìen cinc- 
ia dal Reggio o IVieggio, che torreggia al N-O del villaggio detto 
le Curii, e si prolunga declinando con varie ondolazioni fino al Cu- 
culo , che si estolle alquanto su quella brevissima catena. A que- 
sto succede un monlicello quasi conico, che sembra dal medesimo 
disgiunto ed isolato, in cima al quale trovansi gli avanzi di un an- 
tico castello feudale , e poco in giù un gruppo di casolari distin- 
to col nome di Terra-nuova. 

11 Reggio presenta quegli stessi fenomeni che sono stati nota-* 
ti negli alti monti precedentemente descritti. Esso à le sue mag- 
giori altezze denudate , verticalmente erose , e scoscese. In cima 
la calcarea è eonchiglifera , come è stato accennato altrove , pag. 
31, quale incontrasi per tutti quei cacumi e creste de' monti. L'os- 
satura è di dolomite , con poca apparenza di stratificazione (i). 
Avella sua base però s' incontra un letto di dolomite metamorfica , 
identica a quella che si è descritta nella Valle del Cerasuolo, pag. 
3S , nel decimo strato del taglio verticale , e racchiudente le me- 
desime spoglie testacee. Di tal Citta ò incontrato un grosso masso 
distaccato dalle basse falde del monte, proprio nel sito detto V acqua 
fredda ; ed uno strato che costituisce iimnediatamente il piano del 
luogo detto S. Nicola. 

§ 

(1) La poca apparenza degli strati è X indice del breve interfalio di 
tempo interposto tra \ uno e \ altro deposito, e la somma quantità di materie 
il^posta nei successin tempi ; più , l' omogeneilà della materia calcarea. 



— 22i — 

Inferiormenle a questa lìnea di livello la calcarea è tulta in* 
tarsiata di dolomite bianchissima , talvolta perlacea , a tessitura 
squamosa. Bene spesso è questa stalagmitica , abbracciando rottami 
della calcarea bigia, e costituendo macchie di svariala figura e gran- 
dezza. E siccome è suscettiva di un buon pulimento , quando è ben 
lustrata , prestasi assai bene agli ornati. Anche rustica , come usa- 
ta viene in quei villaggi , fa bella mostra di se. Trovasi la roccia 
di tal fatta egualmente a Copo-d' acqua^ nel bacino del Pettine^ in 
S. Michele - tra le Gurti e S. Caterina , andando per la cuparella , 
ove nel sito detto Serroncino trovasi il più bello e grandioso e- 
sempio di questa dalomite bianca stalagmitica, la quale cementa la 
calcarea fetida bigia o grigio-bruna. Entro il bacino del Pettine, luo- 
go detto la Colla y lo stesso fenomeno à luogo ; ma quivi la do- 
lomite è saccaroide, investe i rottami della calcarea bigia , forman- 
do delle cavità o bollicine , entro le quali il calcio carbonato si è 
cristallizzato colmandole del tutto od in parte (i). Suole essa rac- 
chiudere esclusivamente ed in gruppi numerosi quella stessa bival- 
ve , affine all' Isocardia cor , di cui si è tenuto discorso nella val- 
le della Stellante y ed in parlare del Cuculo. 

Alle spalle di S. Caterina , luogo detto Migne doriche^ volgar- 
mente donichCy è aperta una cava, dalla quale si taglia la roccia 
per uso di fabbrica. La roccia è quivi durissima , per lo piii di co- 
lor bruno, variegata o venata di bianco; sovente è grigia, giallo- 
gnola , ed anche , benché di rado , con superficie rossigna. In- 
somma la quantità ed il grado di ossidazione del ferro imprime al- 
la roccia tali diversi colori. In giù la roccia è in massi disordi- 
nati; poco al di sopra vedesi stratificata in strati di S a 6 pie- 
di di altezza. 



(1) Simile l^reccia troyasi in Palizzi , nella Calabria estrema. 



^ 221 — 

In mezzo al taglio de* massi disordinati vi ò trovato un punto 
in cui gli strati sono distinti , e di 6 pollici fino a 12 di doppiez- 
za. Essi sono inclinali verso TOwest; con una indinaiione di 48 
gradi ; ossia verso il centro del monte. Ha sembra uno spostamen- 
to figlio della pressione dei massi soprastanti. È in questa roccia 
che ò trovata la cavità lasciata da una grande specie di Nerinea f 

Questo medesimo prolungamento del Reggio, col suo versan- 
te occidentale, costituisce la valle di Giffoni'SeircasaU, già celebra- 
ta dal Sannazaro (1). Traversando il colle per passare dalle Garti 
a Sieti, la calcarea è quivi tutta eminentemente stratosa : e tale pu- 
re si presenta nelle basse sue &lde per tutta la lunghezza da que- 
sto lato occidentale. 

Fra gli strati di questa calcarea s' incontrano qua e colà pic- 
coli filoni e straticelli di litantrace , e scisti bituminosi. Cosi si tro- 
vano nella Valle della Favara , nel sito detto la LieineUa - presso 
Sieti, luogo detto VaUareUa, in contrada Mannari - nel PisUme dei 
TerminiOf ugualmente che nella Serra o Campolo 8piert9f eoma 
più comunemente da quegli abitanti vieoe inteso. Quivi predsamen- 
te sono stato assicurato che il combustibile si trova abbondante quaà 
come nel Cerasuolo. Del medesimo litantrace s' incontra in vaìrii siti 
entro il bacino del Pettine; come nel Vioreo di Pidro CuocOt nd 
Inarco dd Pettine p. d. *> ai piedi della TettoUty e proprio nd suo 
lato (Nrientale - alla sorgente di aequa di S. Michele sotto la Colla, 
ove anzi gli strati bituminosi sono della stessa condizione di quella 
della Valle di Handridauro: e nei tempi estivi, al lato orientale della 
fontana , scaturisce il bitume liquido , o forse anche petrolio. Se ne 
trova insuppato tutto il sottoposto terreno , la cui inferior parte, per 
r opera di lungo tempo, è costituita di rottami della roccia cemen- 

(1) Quam mper hinc coc/« turgans Cerrelia nipoa pendet. 



*- 223 -* 

tali éal medesimo bitume. Nella superior parte pel contrario > fra 
(Il MmU calearei incontrasi frapposto qualche straticello del litantrace. 
Da tutti cotesti latti, e da altri più minuziosi che si tralascia* 
no, emerge che il bitume à fluito fra quei monti per un rag^o di 
tre a quattro chilometri, avendo per centro il Melo-imKsitUo, 

Prima di abbandonar questi monti giova dir qualche parola sul- 
ta (NTobabile esistenza in quei luoghi di un bacino carbonifero sot- 
toposto , forsi a grandi profondità. 

È stato avvertito da geologi pratici infatto di depositi carboni- 
feri , che là dove esistono scisti bituminosi debbano esservi al di sot- 
to depositi di combustìbili, per la potente ragione che il bitume è 
risaltato della decomposizione di quelli. In pruova di che si addu- 
ce r esempio de' bacini di Saona e Loira. Nei contorni VesotU, la 
formazione del Lias presenta un grande sviluppo di tali roccie sci- 
stose cariche di 4 a S per cento di bitume , conosciute perciò in 
quel luogo col nome di marne infiammabili. Nella Valle del Bhiuj 
dove abbonda ugualmente quest* argilla infiammabile, volgarmente ap- 
pellata colà desodyla , giace essa al di sopra della lignite. Se ta- 
li cose son vere , come il fatto le dimostra; se non troviamo altra 
sorgente per ìspiegare la provenienza del bitume che à sì riccamen- 
te penetrati ed imbevuti i nostri scisti , fino a scorrere per lunghi e 
ricchi rivoli, devesi conchiudere che in fondo esister debba nn gran 
deposito di combustibile vegetale, dalla cm scomposizione è risul- 
tato il combustibile più ossigenato , o litantrace. 

Un altro fatto viene in compruova di questa deduzione , ed ^ 
per lo appunto quello degli strati di dolomia metamorfica e bitu- 
minifera, che si è detto trovarsi nelki Valle del Cerasuolo ed a' pie- 
di del Reggio , sottoposti a quelli di calcarea compatta e di mar- 
ia ( pag. 109 ). 



— 224 — 

In quanto al modo come cotesti scisti siano stati imbeifuiì iti 
bitume , corrono due dottrine diverse , probabili entrambe, ma ncs- 
suna dimostrata. L' una vuole che il calor sotterraneo, quando anco^ 
ra la crosta terrestre non era tanto consolidata^ avesse agito con gran*- 
de forza sopra i depositi vegetali interrati , e gli avesse convertiti 
in litantrace ; indi, sublimandolo, à potuto questo fluire e penetrare 
gli scisti. A questa teorica soscriveva il Gollegno. 

L' altra è del Signor Itier , il quale spiega lo stesso fenome-- 
no per la pressione esercitata dalle grandi masse terrestri sovrap- 
poste ai depositi carboniferi. E secondo Elia de Beaumont dall'u- 
na e dair altra potenza contemporaneamente ; cioè dalla prensione 
dallo intemo allo estemo , e dal contemporaneo sviluppo di calori- 
co neir atto del sollevamento , giusta la sua dottrina ; poggiando 
ancora suir esperienze di Beudant , il quale è riuscito a convertire 
in litantrace i vegetabili freschi nello spazio di soli iS giorni. 

Non è mio proponimento di entrare nel campo delle teoriche 
ora che trattasi solamente della esposizione di fatti ; ma non posso 
dissimulare ugualmente, che ninna di tali teoriche parmi sufficiente 
a spiegare gli esposti fatti medesimi, intomo al litantrace dei mon- 
ti picentini , e molto meno allo sgorgo perenne del petrolio di Pu- 
glietta , del Pettine ^ di Tocco e di altre simili località : masama- 
mente poi quando si volessero applicare a quell' altra sorta di bitu- 
me , all' asfalto di Roccasecca e identiche regioni, intendendo 5em« 
pre attenermi prineipahnente alla casa propria. 



22S 



La Valle dì Giffoni-sei-casali vien fiancheggiata, dal lato IV-E, da 
monti più meno staccati , tra quali primeggia in altezza la go« 
sì detta C^eUij alla quale si oppone, dal lato orientale, l'altro 
monte denominato Ta6ema, volgarmente Tavenna. Questi due mon« 
ti furono celebrati dal Sannazzaro nel descrivere quella valle con 
i seguenti versi: 

Est Picentinos inter pulcherrima montes 
VaUis: habet pairios hic pia turba deos. 

Quam super hinc coelo surgena Cerretia rupes 
Pendei: ai huic nomen Cerrea syha dedii: 

Parte alui sacrae respondent saxa^ Tabennae; 
Quique rigens Merulae nomine gaudet apex{ì). 

La costituzione geologica di tutli cotesti monti non cangia pun- 
to natura ; anzi si mantiene sempre la stessa per tutta queir altra 
catena che loro succede verso occidente fino al monte decimale^ 
cK è air occidente di Baronissi , non lungi da Salerno. Nella cai* 
carea del decimale si trova la medesima bivalve tanto frequente sul- 
la cresta di Pizzo-aùtolo , e Colle^agano (2). Laonde non occor- 
re fermarsi sopra di essi, tranne il caso di doversi notare qualche 
specialità non avvertita finora. 



(1) Jacob! , si?e Actii sinceri Sannazarìi Ncapolitaoi viri pa(jizii ; Lìb. 
in, Elegia secunda — Patavii 1151. • 

(2) Vedi queste località. 



M 



— 220 — 



^\<j,l, iAinmh Suda 

jNel mezza però di questi monli uno ne sorge, quasi isolato, col 
Aome di Stella ^ iotorno ai quale Doterìii alcune particolarità per le 
quali la sua costituzione geologica da queUa degli altri distinguesi. 

Sorge questo considerevole monte al N-IV-E della cittì di Sa- 
lerno, dalla quale disia in linea retta 10 a 12 chilom. Si eleva sul- 
l' attuale pelo delle acque del mare per ben 1133 metri. Sfasciato 
e dirapalo in parte dal lato che guarda il merìggio , come all' ordi- 
nario , si distende in declivio non molto ripido dall' opposto lato , 
dal quale comodamente si ascende fin oltre la metà. Sul vertice si 
trova un ripiano in mezzo al quale sorge un Santuario dedicato al- 
la Vergine sotto il titolo di Jfadonna della SteUa. 

L* ossatura di questo monte è formata da una dolomia di co- 
lor bruno , molto compatta ; con tessitura lamellosa, talvolta uu po- 
co irregolare ( alla croceMa^ - trattura liscia e netta - tessitura sfo- 
gliosa in taluni strati : ai due terzi quasi dell' altezza del monte , si- 
to detto pietra piatta (ehialla), la roccia si mostra di una tessi- 
tura molecolare squamosa , quasi costituita da microscopiche moleco- 
le splendenti come di mica ; tal' i pur quella che costituisce 1' ul- 
timo e suprema tavolato del vertice , sol cui ripiano ergesi il San- 



« 



\ ^ 

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* ■ ^ 



— 227 — 

* 

luario 9 e proprio nel silo orientale culminante , detto Tuoro della 
Maddalena. 

Fiutata la roccia dà leggiero odore argilloso ; e con la percos- 
sa tramanda odore d' idrogene solfurato anco leggerissimo. 

La roccia è stratiGcata, mostrandosi cosi nettamente ne' luoghi 
sopra notati; gli strati sono un poco inclinati verso tramontana. 

Per quante diligenti ricerche siansi fatte non ò potuto disco- 
prirvi alcun vestigio di fossili. IVullameno non può pronunziarsi as- 
soluta sentenza intorno a ciò , perciocché le parti esplorate non so- 
no che punti matematici in ragione della estensione del monte. Che 
anzi si à un documento il quale ben potrebbe condurre a sentenza 
contraria, quando sarà constatato che il masso calcare, di cui anderò 
a far menziqpe, appartenne realmente a quel monte, come sembra. 

Nella parte meridionale della Stella , luogo detto Bosco del 
Barone, che succede alla base del monte, e proprio nel sito de- 
nominato Spantamala , il Signor G. Napoli trovava un masso di cal- 
carea con avanzi organici. La roccia è identica a quella che regna 
per tutto il monte Stella, e però , quantunque non siasi trovata in 
sito, V* à tutta la ragione di crederla distaccata dal monte stesso. In 
quanto ai fossili eh' essa racchiude, sebbene dal poco che appavi- 
va a nudo nulla potea dirsi di precìso e non contestabile , queir u- 
nico modulo aveva tutta Y apparenza di Capuloide , per la forma 
sua , non essendovi alcun altro carattere ne ornamento esterno che 
potesse di ciò assicurarci senza equivoci. Ma, tentatone lo sgombra- 
mente della roccia che investiva quel modulo, son pervenuto ad iso- 
lar questo , ed a dìscuoprirne due altri individui , e tutti mi anno 
svelata una Diceras. 

La condizione in cui tróvavasi il presupposto Capoto, lungi 
dair essere rara ad incontrarsi nelle roccie di sedimento primitivo , 
è anzi frequentissima : e trattandosi delle calcari de' nostri mon- 



— 228 — 

ti^ ricorderò quella di Hormanno e T altra di Roccadàspide, entrambe 
simiglianli a questa della Stella. IVella prima di esse trovasi un 
TrochìMj e nella seconda ben quattro specie di altrettanti gene- 
ri (1). iV quanti errori ed equivoci non mena cotesta condizione! Ben 
di sovente si è costretto giudicare o dai moduli soltanto ^ o da una 
parte di essi posta a nudo j senza potersi assicurare della presen- 
za de' caratteri generici ? Se le regole prestabiCte dai geologi non 
fallano ^ la presenza di questa Diceras nella calcarea della Stella , 
guiderebbe a riconoscere quella formazione dell' epoca giurassica , 
e proprio un terrene coraUario. 

Si è messa qui ove acconciamente è caduta la osservazione pre« 
cedente ^ ad oggetlo di non dover ripetere così di sovente come oc- 
corre la protesta 7 che se si cade in errore nel riferire a questo od 
a quel genere una data specie^ la cagione è riposta in ciò, che i 
earatteri generici rimangono occultati dalla roccia ; spezialmente poi 
ogni qual volta trattasi di moduli. In tutti questi casi non è clie 
r abito che guida alla determinazione- generica j senza aver là con« 
scienza della realità. Quasi tutte te specie di conchiglie che vengo- 
no efligiate nelle tavole V e \ìy annesse a questo tavoro^ si trova- 
no in siffatte condizioni ; come lo sono in massima parte cpielle de*^ 
terreni primitivi di sedimento^ 



(1) Vedi - Iconografia de' terreni di sedimento primitivo, p. td, Tav. I C. 



— 229 

FOSSILI PKOPMI ALLE LOCALITÀ CIA BESCMTTE. 



— 230 — 

La lunghezza dell' Individuo intero era di 29 eentimetri : • la largbez* 
fa maggiore di 10 centimetri. 

2/ Noiagogus inceriuè n. Tav. Ili, fig. 2* 

Pìccolo e guasto esemplare , che molto incerto cosi resta nella sua e* 
satta definizione. Ben lontano è però dai piccoli del SemionotuB e del Le* 
pidotus , nei quali la corazza in questa olà è molto delicata y poco preci* 
sa j e splendente. Alle quali condizioni si aggiunge la posizione della pinna 
anale molto remota dalla cedale. La parte cefalica è guasta , ond' è che 
r essenziale carattere manca, percui la stessa sagoma risulta inconpleta. Quel- 
lo che mi porge di notevole* è V andamento della squamatura e la forma del 
)e squame , due cose che perfettamente convengono coi Notagogw de' nostri 
terreni, e precisamente con quello proveniente dal Monte Pettine, nella stes« 
«a località , di cui è stata fatta menzione nell' opera precitata. 

Genere Tritonj Lmk. 

A questo genere meglio che a Fwus parmi doversi riferire il modula 
effigiato sotlo il numero 6. 

Trattasi di modulo interno^ e quindi ognuno vorrà tener presenti le 
difficoltà insite, le quali si oppongono alla definizione conscienziosa qual 
8Ì richiede. 

Si conoscono 45 specie fossili di questo genere, e si riferiscono tutte 
air eocene : Si avrà quindi ripugnanza ammetterne una in terreno anteriore , 
sia giurassico^ o no? 

Genere Pj^rtila, Lmk. 

Genere di cui poche sono le specie viventi ne' mari attuali , e pochis- 
sime e ben di rado se ne incontrano nello stato fossile, ne'terreni creta- 
cei e terziari!. Nel nostro Mediterraneo se ne incontrano tre, ma ad ecce- 
zione della squamata y le allre due son dubbie. 

Io però ne ò trovata una minutissima nel calcare carbonifero di GilToni , 
la quale sembra non essere stata per anco descritta. 



Pkilippi ie Barerà una del terziario di Scaadali^ neUe Calabrie-, che 
rircritee alla P. reticuiata di Lmk. 

I. Pynla clatharata^ u. Tav. V ^ fig. 1 ai, B. 

P. testa tentricosa^ èj^ra retusa brevi j anfraclibui (3-4J rotundatis^ 
in medio parum planatis , tranverse varicosisy Umgiludinaliler striatisi striis 
ètibtilièsitnis eoitoè deeussaiUibm , duabus medianis mqjoribus , lerlia minare 
interjecto; mttwis tolde distinctiè; eolumeUa laevi; eauda? 
Diam. 0,0045 — Alt. 0,0042 

Piceola coachiglia eoo tre a quattro giri di spira, tumidi, rotoadati, 
guerniti di cordoni trasrersali (12 a 13) ben rilerati , longitudinaloìente 
striati; strie rilevate, assai fine^ due delle quali scorrono parallelamente sul 
mezio dello anfratto , le quali, essendo alquanto più grosse delle altre, costi- 
tuiscono una zona quasi piana, e nel bel mezzo di esse scorre una terza 
stria cordone sottilissimo. La colonnetta è liscia, ed il suo prolungamento 
non si conosce perchè manca. 

Due soli esemplari, tratti dalla calcarea stratosa conchiglifera sottoposta 
alla bituminosa^ e tramezzo alla dolomite metamorfica del Gerasuòlo, GifToni. 
lino dei due individui è l'esordio apicale non piii grande di millimetri 0,0015. 

Genere Natica ^ Lmk. 

1. Natica zonata^ n, Tav. Y, fig. 5. 

N. testa parva , spira depressa ; aptce aculiuscuto , exerto ; anfraclibm 
(3-4) rotundatis , zona media fusco-mfescente omatis ; umbilico semi-caUoso. 
A\lez. 0,004 — Diam. 0,005. 

Piccola conchiglia a spira depressa^ apice alquanto acuto; giri dei- 
la spira rotondati , lisci , ornati da una zona mediana fosca rosseggiante ; 
f ombilico semi*dperto per la callosità columallare che vi corre. 

Nella calcarea bituminosa del Gerasuolo, in Giflbni. Rurà. 

2. Natica excavata ^ n. 

N. testa minima , anfvactibus tribus rotvndatis ; suluris ex^avalis ; a- 
jpice depresso; umbiKco pervio y ampio? 



— 232 — 

Conchiglia non maggiore di due millimetri di diametro i composta di 
3 giri di spira ^ lisci, rotondati, striati presso la sutura; T apice è de- 
presso ; r umbilico sembra ampio ed aperto. 

Due soli esemplari , il maggiore de' quali à due millimetri di diametro. 

Itella calcarea s(ratosa di GìObni. 

Genere Jwbo^ Linn* 

1. Turbo tuberculatuè ^ n.j Tar. Y, fig. 2. 

T. testa èubeonica, anfractibus diseretièy siàbeankibuUUis , medio 9^€ 
duplici tuberculorum ornato. 

Diametro 0,008. — altezza 0,007. 

Conchiglia composta di quattro giri di spira, de' quali i tre primi un 
poco rotondati e lisci, e molto ben distinti , Y ultimo con due serie di grossi 
tubercoli poco rilevati e parallelamente disposti in ambi i sensi : 9 a 10 
in tutto il perimetro. Apertura ed ombelico invisibili. 

Affine al Trochus Ottoi Phil. ( Fama MoUwc. SieUiae, p. 221, Tab. 
XXVIII , fig. 9 ), dal quale differisce pel numero delle serie di tubercoli , 
due e non tre, e per essere questi poco rilevati. Diverso ancora per la for- 
ma totale meno piramidata. 

Trovasi nella calcarea appennina di Giffoni, insieme con la seguente 
specie del genere Trochus ; ma raro , non avendone incontrato che due fra 
i molti dell'altra. 

Genere Trochus j Linn. 

Trochus contabulatw^ n. Tav. Y, fig. 4. 

T. testa depressa, anfractibus eonlabulalis j mpra pUmulalo^ontexis y 
dorso plano y slriis tribus $ubtilissimxs longiludinalibus ^ lateribus cingula-' 
ti$: subtus planulata et striata » 

Diametro del maggiore individuo 0,007. 

Conchiglia composta di 4 giri di spira, molto ben distinti tra loro. 
Ciascun giro di spira è un poco convesso presso la sutura, indi a mano a 



•- 233 — 

tnano deprimesi e diviene quasi piano^ od alquanto concavo; la parte dorsale 
si appiana facendo angolo retto col piano superiore; in essa corrono 3 strie 
sottili nel mezzo ^ ed i margini o spigoli si elevano^ formando un cordone ; 
la faccia inferiore è finamente e concentricamente striata. L'ombelico è dal« 
la roccia in parte occultato. 

Frequente in Giffoni. 

Affine al T. acule carinatus, Munster. (Goldf. pag. 56^ tab. 180, fig. 8). 
Ne differisce nondimeno per la spira meno elevata, per gli anfratti con 5 
cordoni e quasi carenati, né l'ultimo inferiormente, o nella base, conves- 
60-carenato. InoUre la statura della nostra specie è molto minore. 

Simiglia pure alla Pleurotomaria effigiata dal Goldfuss nella T. i8i, f. 5. 

Simigliantissimo è poi al Neritopns Oldae dello Stoppani ( Paleont. 
lomb. pag. 39, PI. 2, fig. 6-8), di cui è solamente più piccolo; ma il 
nostro è un vero Trochns, mentre lo Stoppani riferisce il suo al genere 
Neritopus , benché con dubbio. Ed in vero , essendo questo nelle condizio- 
ni quasi comuni di trovarsi 1' apertura e pressoché tutla la faccia inferiore 
coperta dalla roccia, io non saprei con qual criterio 1' A. avesse potuto in- 
travedervi un Nerilopus ; e poi assegnargli un' apertura quasi quadrata^ che 
certo non anno le specie di questo genere. 

2. Trochus striolaluSy n. Tav. V, fig. 3 a^ Ay B. 

Tuttoché incompleto T unico esemplare che mi é caduto fra le mani , 
il giro intero della spira lascia ben distinguere i cinque delicati cordoni 
che lo adornano , separati da un solco profondo e largo , gli uni e gli al- 
tri liscia semplici ed uguali; se nonché gli estremi^ primo ed ultimo, sem- 
brano alquanto più rilevati. Nella impronta lasciata dai giri superiori però 
si rileva che il cordone precedente del giro della spira minore era tuber- 
coluto, fig. £, X. 

An cantabulali varietas'f 

Genere JUacgillivrnyia , Forbes. Tav. V. fig. T a, il. 

Riferisco a tal genere la conchiglia effigiata come sopra ^ e di cui ò 
trovalo frequenti esemplari negli strati calcarei biluminiferi del Gerasuolo , 

30 



-. 234 — 

falvolla aggruppati (ra loro , non sema disconoscere le grari diflicollà che 
sarà per incontrare presso i paleontologi sistematici , difficili ad essere spianate. 
E dapprima la natura cornea della conchiglia , che non poò constatarsi 
nello slato fossile. rVondimeno , porgendo attenxione agli strati interrotti che 
la conchiglia lascia là dove à ricciute lesioni^ k facile accorgersi essere de- 
licatissima e quasi trasparente , e costantemc'nte di color cenerino ; le quali 
cose ben si accordano con la natura cornea della specie viTcnte. 

2. Nella 3[acgtUhrayia si vuole l'apertura oblunga, mentre nella no« . 
stra fossile mostrasi quasi rotonda, ed alquanto più larga che lunga ; ma 
conviene tener presente che in tntti gli esemplari , completamente fossilizza- 
ti, l'apertura è sempre infarcita dalla roccia, onde mal si presta ad una 
esatta valutazione della sua figura , né si può esser sicuro della sua integrità. 

3. Resterebbe a documentarsi la presenza dell- opercolo ; ma se ciò sia 
possibile nello slato In cui tutti gì' individui si trovane, come testé si è det- 
to, ben se ne avvede ogni cultore di tali studi. 

Io trovo altronde tale convenienza con la M. pelagieay eh' è servita di 
tipo alla fondazione del genere , che non mi farei scrupolo di crederla an« 
che identica affatto alla specie vivente. Gregaria come questa la si trova 
nella località precitata, frequente, spesso aggruppata in 4 e più individui 
di diversa grandezza. 

Volendosi escludere altronde da questo genere, io non saprei ravvici- 
narla ad altro senza incontrare maggiori difficoltà ; restando sempre vero 
che r abito suo è proprio di una limacina. 

La conchiglia à tre a quattro giri di spira, con anfratti rotondati, di« 
stinti da sutura profonda , crescenti rapidamente dal secondo giro in poi ; 
superficie appena striala trasversalmente per gli oscuri marchi de' successi- 
vi accrescimenti , un pò rugosa sul termine dell' ultimo anfratto ; l' apice è 
ottuso ma ben distinto; l'apertura variabile secondo l'età dell'individuo; co- 
lore cenerognolo. Opercolo ? 

Diam. da 0,001 a 0,002 mill. 

Nella calcarea della Valle del Gerasuolo, in Giffoni, insieme alla Avi- 
cola , Pirola^ Troco, ec. Frequente, ma difficile a discoprirla a causa della 
sua piccolezza , e dell' intima adesione alla roccia , dalla quale non differisce 
altrimenti che per la sua levigatezza, onde si prova pure difficoltà ad isolarla. 



— 235 — 

Genere Pìwìadomya^ Sower* 

Se per molti altri generi son rimasto dubbioso lorcbè si è trattato di 
riferirTi specie nelle quali i caratteri genuini sono rimasti occulti , somma 
è stata la difBcoItà provata nel definir quella che vado a descrirere. Per- 
ciocché fra il numero indefinito di esemplari che ne ò raccolti, non un so- 
lo mi à manifestato chiaro indizio del cardine suo. In due o tre solamen- 
te ò potuto intravederri un solo lato della sua cerniera ingrossato e sden- 
tato. Alla qual cosa concorrendori V abito, ò creduto potermi alquanto ac- 
quietare riconoscendovi una Pholadomya. 

Pholadomya rugosa ^ n. Tav. YI. fig. 16 e 19 a, b. 

Ph. testa aequivaM , eubaequilalera , ttmidida , apidbus èubmedia^ 
nibus incurvati^ , latere ventrali suhrecto , ùrali et anali rotundatis; super* 
fide rugosa, rugis inaequaltìms concentrids. 

Lunghezza de' maggiori individui 0,025 ; larghezza 0,030 ; spessez- 
za 0,018. 

Conchiglia equivalve , quasi equilaterale , molto convessa , un pò con- 
pressa nei lati ; V apice dell' umbone è squisito , molto incurvato e quasi 
equidistante dalle due estremità laterali; il lato ventrale è quasi dritto, Y ora- 
le e r anale rotondati; la superficie è rugosa, le rughe variabili e disugua- 
li, ma sempre concentriche. 

Trovasi abondevolmente su tutte le creste de' monti picentini , e nei 
contigui, il Terminio, il Diecimari, o decimale del volgo, presso Baronis- 
si, in quello di Erchie, e di Gastellamare^ nella penisola sorrentina ec. 

Genere Pachimya, Sower. 

Pachimya gigas, Sow. Tav. YI, fig. 7. o, A. 

P. testa oblonga aeguivalve , antico rotundata iumidula , postico obli* 
quo subtruncataj hiante, latere dorsali compre9so\ natibus approximatis , 
ante medium, tumidiusculis. 

Lunghezza 0,050 larghetta 0^022. 



— 236 — 

\ 



Concbiglia molto allungala, due toUc più lunga che larga, postcrior- 
nìcnle più 2\pgU8(a1a ed obliquamente quasi troncala, un poco acuta , sbadì- 
gliante ; anteriormente rotondata e quasi angolata ; natiche tumidelle, rav- 
vicinate ; lato dorsale compresso , carenato ; superficie rugosa ondolata. 

08««ert. Se ben Tero che qualche differenza vi sia tra l'esemplare effi- 
giato nella citata tavola VI ^ e la immagine che n' esibiscono Sowerby e 
d' Orbigny, tali esse non sono d' autorizzarmi a distinguerla specificamen- 
te. Altronde nella famiglia delle Peirieole le variazioni sono frequenti e 
Bpesso sensibili tra individuo ed individuo di una medesima generazione ; 
onde io credo non ingannarmi ritenendo la nostrale come identica a quella 
deir Inghilterra e della Francia. 

Unico esemplare trovate nel calcare del Moìile decimale, presso Baro- 
nissi ( Prov. di Salerno ). 

Genere Cordiunty Bruga. 

i. Cardium apiadatum , n. Tav. V, fig. 19-21; e VI. fig. 10 a, h. 

C. testa cordiformey compressay cannata^ apicibus acults incurvis tu* 
miduli»y approximatisj ètdcis longitudinalibus 12; colore n^fescente. 

Lungh. 0, 015. 

Conchiglia in forma di cuore allungato, compressa, maggiormente in u- 
no de' lati , ingenerando uno spigolo nel mezzo : gli apici sono tumidet- 
li , squisitamente appuntiti, incurvati, e da questi partono 12 solchi pro- 
fondi ingenerandosi così altrettante costole grossolane ; tutta egualmente e 
costantemente di color rosso fosco* 

Trovasi nella dolomia metamorfica del Gerasuolo e del Reggio, Giffoni. 

Osseìvaz. Kella citata Tav. V si è rappresentato il migliore esemplare 
che ne sia ottenuto di naturale grandezza , e quale esso si trova nella roc- 
cia; ma nella roccia stessa ò trovato impronte e frammenti d'individui molto 
maggiori. Egli è rarissimo trovarne esemplari interi, essendo mollo frangi- 
bile, e la roccia slessa cavernosa e bituminifera non permette neppure che 
le impronte reggessero alla sua frattura. 

Quello della Tav. VI appartiene al Monte di Giove ^ di cui a suo luogo. 



^ 231 ^ 

Genere Leptodomus ^ IT Goy. 

leptodomus J picentinus^ n. Tav. VI, fig, 6, a, il. — fig. 13, a, A, B. 

X. fes/a elongata^ podice svbtruncataj latere dorsali compresso , an- 
Uce subangulala; umbonibus ante medium, tumidiusculis y approocimatis. 

Luogh. del maggiore esemplare 0,0i2. . 

Conchiglia allungala, posteriormente troncato-rotondata , compressa nel 
lato dorsale, anteriormente rotondato-angolata ; natiche tumidette approssima- 
le fra loro, e molto più vicine al lato anteriore; superficie legermente ru- 
.gosa nel senso del suo accrescimento. 

Varia alquanto nella parte anteriore più (fig. 13 ) o meno (fig. 6 ) 
dilatala. 

Nella calcarea del Gerasublo , un poco rara. 

Genere Nucula^ Lmk. 

ì. Nucula gregaria, Goldf. Tav. VI, fig. il a, 6. 

Nucula nucleo trigono fornicato , umbonibus antemedianis incurtis , 
latore antico truncalo-cordatOy postico declivi carinato, angulo cardinali redo. 

— Goldfuss, Tav. CXXIV, fig. 12, Divisio IV, pag. 152. 

che si consulti la figura , o che si riferisca la frase alla* nostra con- 
chiglia, convengono sì bene l'una e T altra, da non lasciar dubbio veruno 
sulla loro identità ; ed aggiungi la condizione di trovarsi fra noi anche cosi 
frequente ed aggruppata , come la riceveva il Goldfuss dal calcare conchi< 
glifero baratine. 

Se non che mi avanza ancora il dubbio sulla sua generica spettanza ; 
perocché , trovandosi questa conchiglia sempre strettamente incastonata nella 
roccia, non mai si distacca libera la faccia concava, onde assicurarsi della 
presenza de' dentelli marginali ne' due lati cardinali : nò si sa in qual modo 
il prelodalo autore sia pervenuto a tal punto, onde riferirla al genere Nucxda 
piuttosto che ad altro , e senza alcuna riserva. Io ò isolato un gran numero 
di conchiglie e modoli, ma in vano ò cercato intravedere almeno qualche 
traccia de' dentelli. 

Lunghezza 0,004 — Largczza 0,0(5, 



— 238 — 

r 

Trovasi frequente nel calcare strateso del Gerasuolo, in GìiTonl, associa^ 
ia alle Avicole^ 91 Trochi ec. 

Genere Pinna ^ Linn. 

Pinna vetusta ^ n. Ta?. Y, fig. 22» 

Egli è noto come le pinne nello intemo dell' apice sian tutte lisce, e 
di sostanza margaritacea ; e che questa sia la parte pia resistente della conchi* 
glia intera contro le forze disorganizzanti della terra che le racchiude, 6 
degli altri elementi che vi agiscono direttamente indirettamente* Quindi 
è che nello stato fossile di rado non mai si ottengono ralfole complete, 
ma d' ordinario è la porzione apicale quella che si consenra; la quale, es« 
sendo sempre quasi liscia e senza ornamenti^ non può dar luogo a speci- 
fiche dislinsioni rimarchevoli. 

Nondimeno , consultando le specie della Fauna attuale , in ninna delle 
già note si trova una forma tanto appianata, e sì diversa in ampiezza nel- 
le due parti laterali alla linea mediana, quanto si appalesano in questa 
fossile ; la quale inoltre lasciasi distinguere per quel cordone che scorre 
nel mezzo in luogo di sotlil solco ^ di angolosità semplice. 

Trovasi nella calcarea di Colle-pagano insieme alle Avicole ec. ec. Non 
rara , ma tanto alterata, che a mala pena ò potuto staccarne 3 individui tra 
ì molti, il maggiore e meglio conservato de' quali è quello effigiato nella 
citata tavola, di naturale grandezza* 

Genere Mediala, Lmk, 

Modiola distorta, n. Tav* VI, fig. 8 a, b. 

M. testa oblunga y postico compressa ^ valvulis inae^alibus, destror^ 
sum parum incurva^ nalibas tumidulis approximatis. 
Lungh. 0,040 — largh. o,020. . 

Conchigh'a allungata, posteriormente compressa; la valvola destra me- 
no tumida della sinistra e però quasi dritta, mentre la sinistra, essendo 
più tumida, costituisce una gobba, onde la conchiglia risulta incurvata 



— 230 — 

dal lalo opposto ; le natiche sono tumide , e gli apici ^[uasi a contatto. 
E forsi una mostruosità? 
Esemplare unico, tratto dalle rette di Mandridauro. 

Genere Dicerates , Lmk. 

Dieerates porrtila, n. Tav. VI , fig. 1 , a, 6, c« 

Non Dieeras arielina Golof. 

Là fig. a rappresenta una delle valvole veduta dalla parte dorsale , 
quella propriamente la cui parte posteriore , essendo occultata nella roccia , 
mentiva V aspetto di un eapulùide. 

b. La stessa valvola veduta dalla parte opposta ov' è V apertura. 

La fig* e rappresenta un secondo individuo dalla parte laterale. 

Località — - Bosco del Barone presso il Monte Stella y in Principato Ci* 
ierìore — Vedi pag. 59. 

Genere Avicuta^ Klain. 

Questo genere si vuole essere apparso nei terreni paleozoici, avendo 
percorso tutti i periodi geologici fino air epoca attuale, nella <{uale non è 
più numeroso di quello che è stato neir epoche precedenti. 

Le specie note di questo genere riferite dal d' Orbiguy nella sua Pa- 
leontologia stratigrafica sono 10 (a). 



(a) È importante segnare qui un anacronismo molto rilevante commesso dal Signor 
D' Orbigny. 

Egli riferisce al i9<iS tutte le specie del genere Avicola da lui denominate, mentre la 
pubblicazione del volume terzo in cui sono descrìtte porta in fronte la data del 19M. 

Le specie da lui riportate in questo suo lavoro sono IO , cod distribuite , cioè ; 

i. jàvicole deir epoca JVeocamiana. 

f. Avicula Cotlaldina , d* Orb. Auxerre ( Yonne ). 

2» — Comueliana, d* Orb — Saint-Dizier (Haute-Marne) {Macropkra. Lmk, Reom) . 

5« — Carleroni, d'Orb. Renand-du-Mont (Doubj), 

*• —— pectinata , Sower. — — Saint-Dizier. 



^ 240 -^^ 

U Uiinster, nel sqo IH fase, de' petrefatli , descrive selle specie di que 
sto genere, che rappresenta nella Tav. X ed XI. 
ì. Avicula semiauciculata (TSonciiè)* 5. Avicula? problematica. 



2. 

3. 
4. 



rugosa (Manotis). 

gibbosa. 

iuflata. 



6. 
1. 



? semialatd. 
(TSonotis) elongata. 



Mei fossili di S. Cassiano poi (Tirolo) ne noTcra altre 16 specie , cioè * 
1. Av. gryphaeata* 9. Av. antiqua. 



2. 
3. 
4. 
5. 
«. 
1. 
8. 



tenuistriata. 

bidorsata. 

decussata. 

planidorsata. 

impressa. 

arcuata. 

ceratopbaga. 



10. 
11. 
12. 
13. 
14. 
15. 
16. 



alteraans. 

bifrons. 

cardiifoitnis. 

aequiyalns. 

striata. 

pygmaea. 

dubia. 



Sulle creste de' monti picentini , e spexialmente di quelli che cingona 
la Valle del Gcrasuolo ed il Bacino del Pettine, sono sì frequenti le Avico- 
le , che ben spesso costituiscono esse sole il masso calcare : e se ne in- 
contrano quindi di ogni grandezza, e quali più quali meno complete. Non 
già perchè tali esse sono originalmente, ma perchè non sempre la roccia 
che le racchiude se ne distacca in guisa da lasciare intero e nitido il de- 
licato nicchio testaceo. * 

Nella Tav. Y, fig. 9, 12 a 18, e 23 a 35, sene sono effigiate un^- 
dici, Funa diversa dall' altra, sia per dimensioni, per la forma, e per Te- 



8. 

9. 
10. 



2« Avicole del tempo alUno. 
Rftuliniana , d' Orb. — Grand-Pré ( Hecese). 

9* Jvieole del Oauid. 

plica(% , d* Orb. Hans ( Sarlha ) 

cenomanensis , D* Orb. — - Hans 

iDlemipla , d* Orb. ■ Mans 

anomala , Sower. —— Mans 

Moutouìana , d* Orb. — — - alla Malie presto Grasse ( Var ). 



— ut — 

•{ièiiMODi lateraU ^ « sia pure per certi podii ornamenti della faceia esfer^ 
aa della ceochìglia. 

son queste altrettante specie per ^naate se ne trovano rappresenta* 
te, la specie è «na tela; la ^nale si presenta sette forme alquanto di« 
verse I specialmente pel maggiore o minore sviluppo della espansione la« 
terale , anale e ventrale , delie die valvole. La innumerevole copia eh' io ò 
potuto esaminarne y tutte aggruppate in una medesima roccia , si che centi- 
naia contar se ne possono in un sol piede cubico di essa , mi à persuaso 
che questa sia la medesima specie , e che le differenze provengono : 1 «^ dal- 
r età ; 2/ dalla naturale dissomiglianza delle due valvole ; 3/ dallo stato di 
conservazione in cui si presentano; 4/ dallo Sviluppo ma|^ore o minore 
dell' aletta o laccetta laterale dell' una e dell' altra parte. 

a ) Siccome in un medesimo gruppo rammassate si trovano ^este con- 
chiglie di età diversa, cosi ò potuto assicurarmi che i piccoli individui non 
anno mai l' aletta laterale mollo ben pronunziata ; essa si arresta accanto 
air apice delta valvola alla guisa delle orecchiette dei Peeten^ come la si vede 
nella fig. 3 e 3' il della Tav. VI. Tuttavia questa piccola cosi e rudimentale 
espanaione la si trova anche in adulti individui , come nella fig. ì% della Tav. 
Y; e talvolta manca affatto ne' piccoli, eraendone asportata dalla roccia nel 
distaccamela, come si vede nelle figure 16 a 24 della medesima tavola Y. 

^) L' espansione marginale è costantemente diversa nelle due valvole, 
e sempre oppostamente ; nelF una cioè essa si estende maggiormente nel lato 
dorsale , nell' altra nel ventrale. Quindi avviene che non polendosi completa- 
Snentt isolare la conchiglia , essa si presenta diversamente secondochè si è 
scoperta la sinistra e la destra valvola. 

Trovasi infatti fra le tante e sì svariate nostrali quella effigiata nella 
Tav. V, fig. 18, ay i, C piccolissima, la cui espansione apicale è somma- 
mente dilatata. Alla estremità di tale espansione corrisponde l'apice della 
valvola opposta , mentre la propria espansione si distende inversamente sul- 
r apice della prima : esempio che ci attesta 1' uno e l' altro caso , e che 
vi cu ritenuto come carattere proprio delle Gerviglie. 

e ) E siccome questa espansione è sempre delicata ; cosi è raro che 
nel distaccarne la roccia essa si conservasse intera ; d' ordinario è aspor- 

31 



t%U de] (ulto» e la coMbigKa ìmbrt oiawirM*!^ 19 e 94 dUUTir. Vv 
d ) Non è poi meno ov?io in natura che siffatte appMdiei aeqiMbaM«c' 
ro diTerM STÌloppo nei singoli iarittidui. Le Aficeie della FanaTifeiile ne 
porgete (ireqacBliesioM esenipit: ed insieoMBeiite uialaBa aaeer eoa Y età. V A-' 
ticula iarenima può hem bastare per tale ^inmtraMse. 

Poste le ^li eeae io non h k eeecieata di aeparanie afeaua per 
costituirne una spedo distinta* Hel tempo stosso soao cooriato ohe chi ve- 
desse isolataaMute Y Aficela del K/ 5 e quella del N/ f d, mi potrebbe 
acquietarsi per eoBsiderarie spectfieaaieote le stesse. E perb Ira le eentiaa» 
la che io ne couserìo , e fra le aii|liaia cbe m ò esaminato , non te ne 
son due né simili né uguali. Bi talché, quelle cbe si sono efigiate sOTfono 
per lo appunto a dimostrare le foggio più discrepasti esistenti fra esse, re* 
stando le altre con più o m/tm di a?Ttcinameato a qnesU od a quella% Co* 
sì quelle effigiate , sono indiridui scelti tn il copioso numero che ne consenro. 
Che se poi piacesse isolataasente distinguerle ^ neUe igure 14 e 25 
della Tar. V^ si rarriseriebbe Y Aviada exSU édto Stoppani (Fai. Lombarda 
Taf. «9, fig. 1). 

Kè posso dissimulare nel tempo stesso come fra mesto al copioso nu« 
mero di esemplari taluno incontrato ne avessi, il quale tonto dagli altri di- 
scostasi, da persuadere cb* esser possa una specie distinto. Tal' è quello rap- 
presentoto dalla fig. 1S della cit. tor. Y. Non è però cbe la impronto taacìata 
dalla concbiglia aperto , ed intera ; ral quanto dire con le due vah<rfe in sito 
mnluralmente accoppiato, il quale esemptore dimostra dapprima, come la nd?o» 
la destra sia dirersa dalla sinistra per rapporto alto espansione marginale; 
e come questo espansione si arrestasse presso Y apice. Secondarimnento to vai- 
voto sono bellamente e traversalmento striate, secondo Y ordine de* loro suc- 
cessivi accrescimenti. D' avvertirsi però cbe tali impronte non sono fatte sul- 
la roccia, ma sopra residui detta conchiglia. Cosicché coleste rughe o strie 
derivano piuttosto dalla sostansa calcarea ^la ooncbiglia residuale , e non 
dà esterni ornamenti della medesima; quantunque non sia poi strano che 
tali pur fossero per una eccesione non rara: come pure si trova nello esem- 
plare effigiato sotto il n/ 3 e 3* il della Tav. YL 

Similmente se ne scosto quella effigiata nella medesima Tav. Y, fig. 



9| Bdla quale lalùno forse ratyiserebbé m Pleurùphoruè ^ e proprio il P. 
^mgaiuB dello Stoppani. L. e. Supplemento, Tav. 35, fig. 18. 

Tulle cortesie farìàiioiii ed anemalie bob isTuggirono al D' Orbigoy^ quando 
stal»lÌTa i earaMeri distfotiiri del genere Avkola. Nelle osservasioni che fa sé^ 
«goire i|lla eqK)»iiiona di tali caratteri, egli dice a Poche sono le conchiglie 
n più variabili per la formii di quel che r è la conchiglia delle Avicole.; st 
)) talvolta la espansione anale si prolunga in punta, essa è anche ben spesso 
D semplicemente ritondata e noa ascendente. Lo stesso è a dirsi della espan« 
D sione boccale, la quale, d' auricolare qual' è sopra la valvola inferiore, man« 
» ca per intero in molti casi. La ai vede, per quesiti mutamenti che talune 
i) spedo, sapendo aacke ne' diversi periodi da' loro accrescimanti , che il 
a genere Perla mater di SeliiMiacher • Hdeagtma di Lamarck, non può pifa 
» - esistere , poiché ' esso riposa sopra la mancanca della espansione anale e 
1) sopra la faccetta dei ligamenfo dilatata nella sua parte mediana » (D'orb*, 
Paleoat. Fra«c« voi. lU. pag. 468, 1843). 
'. lAcéilà. Gìioni al Cerasuelo, a«ll» cresta di Colle -pagano ec. 

Normanno, nd calcane bruno, sempre però piccola. 

BlMldeone^ in ^ una specie di bre^ia, che trovasi al lato orientale dcN 
k città. 

^mUUobmmy^. Tav. Y. fig. 23. 



^ Fon si vorrà certamente confondere con tutte le precedenti la prescn- 
-te , eh' ii^ riferrei come insigne varietà. Perocché essa conservando la for- 
«a, la grandena e la piccola aletta apicale della figura 12, manca della c« 
spansione laterale, mentre le valvole sono mgose o solcate longitudinalmcn* 
te , tale da rassomigliare un ventaglio. 

Da constatare però so tali solchi appartengono alla esterna ^iiperficie^ 
od alla interna , siccome si trovano i trasversali di quella rappresentata dal- 
la lìg. 15. 

Lùcahlà, Colle-pagano, associala ad altre molte^ e con le Pinne. * 



..\$ 



— tu-* 

G«Der« I^mIm, Lmk. 

Sì ètgah qui il genere Pedm per aveine ìMétàaàè idMMBle m sin* 
belo Delia calcarea del Cfraevelo, emua pemellare di|Hiieri# Bp&dàmmuh 
te definire, consiateado io. «n Iramneata della fahéla. -Chi «a ia qnal ^ 
di qtifllo spuio esso ti frota foni aboadevolifteale ! 
• . . " • • 

Genera OiItm, Lia« 

^ M * * • 

4 

K (Mrea eyfiiiiifaiy Lodi. -^ Tav. lY, ig. 1 a 9. 

Tutti saoBOy e Diano disconTieae, che la ricogniiioM epectica delle Ostri- 
cbe sia malagerole, ansi difieiJisaiBa. . Ciò aandiaieno ve ne sono di quellt 
che anno caratteri così rileranti, da non lasciarli fadlmente eonfond^t con 
altre specie. Però ^ essendo cosa rara il trovare individni ptenaaMife con- 
formi , e ben di sovente neppnr dna , ne prosegnita: cbe in nuuio di dot 
diversi studiosi di qnesti esseri, siano provenienti datta natura vivente, sia 
dallo slato fossile., eiaMona delle variala vien baltegsti sotto nn nome di- 
verso. Gonfrontandole poscia non sapresti affermare o negare se in realtà 
siano due cose essensialmente distinte^ o ona medesima, malata solo alqaan- 
to di forma , e modificata nef^i esterni ornamenti , sovente variabili , e su* 
scotìi vi di alterazioni e dì sdmcimenti. 

Tale a me sembra propriamente il caso delle dne Ostriche , la cjfm* 
huU di Lamarfc , e la ten tff ntmm del Goldfnss. Ed avendo io fra lo mani ta- 
luni esemplari di. ostriche tratte dalla calcarea di ^Bùd, al Cerasoolo, n- 
ITO di essi trova il ano aaaloge aella C3fmMn, ed altri si accosterebbero 
meglio alla veìitilabrum. Quindi, mentre io sono nel bivio, mi vado persua- 
deqdo più sempre cbe quelle due non siano che varietà d' una medesima 
specie. 

Veggasi di fatto quella segnata dal numero 1 ed 8 della citata tavola , 
e noD s' incontrerà diflBcollà ad ammetterla come identica alla CjfmMa , sia 
per la figura, sia per Y andamento delle pieghe raggianti^ come la frase le 
iodica. Guardisi poscia ¥ altra, fig. I, e sarete condotto di tenerla per la 
ten^iloànim. Intanto fra queste due altre ne posseggo, che dalF una e dal- 



^U5 -^ 

r alira pie o meno si icostaDO : et«è , no iiulivkluo è oUremodo codìcs* 
w y qmii emiilnriM I «M.yicflM ^b« eipiWM mi wim yraMri^ , W 
^uali in tefìoito si spanano , mentre si feneran^ Mie grosse fni^ tra* 
srersali concénirièhe. Un altro per opposto è quasi piano , ma tatto bella* 
mente ornato di pieghe ra^anti^ qh poco iésiuose quelle di mesxo,'moN 
to mareate le laterali , e tntte dicotome ferso i dae teni della loro hin* 
gbeisa. Così son pire le pieghe di quello rappresentato dalla fig. 1 ed 8 , 
sotto una forma però alquanto allniigàU. Le i^ghe sono squamose , e le sqaa« 
me fornicate. Ha la fisonomia è Sempre la stessa^ e tutte le ò tro?ate in m 
medesimo luogo fra un due piedi quadrati di spaxio. 

In generale la valvola superiore è sempre quasi piana , ed à una figu* 
ra quasi di un settore circolare, onde si affaccia a taluno come triangola* 
re ; la superficie è levigata dapprima y indi s' Increspa formando delle pie* 
fhe raggianli. Tali si veggono nella fig. 8, ove si irovano gli accrescimen* 
ti successivi ; e nella fig. 9 eh' è una valvola d' individuo adulto. 

Nella valvola inferiore poi le pièg&e cominciano ad apparire pift pre* 
alo, e quindi si dicotominano anche meglio; la valvola si allunga dippiù, 
ma ritiene in fondo la stessa figura.' L' eèemplare effigiato sotto il n. 1 ciò 
dimostra , avvertendo eh' esso è mancante di ima parte laterale che si è sup* 
pilla con linea punteggiata. 

lo non dubito che Y 0. hinnU^ dello Stoppasi sia la medesima. 

Tutta' quindi considerato, credo dovérsi ritenere per la' eyfnhwla di 
LamasclL, cosi descritta. 

0. te^a walihorbietdala. v(dva superiore filana e striata lae- 

9i vd iAéolete ad marginem pUcata et «fiterfoe <foiUote , inforiare consexa^ 
jplteti radianlihus areuatià hmolìom am/vexié Jkinc inde furcatU, cardine 
mntrwium incurvo. 

Lmck. Ann. du Mus. Vili, pag. 165— XIV. PI. 28, fig. 2. 

Desh. PL 53 , fig. 2. 4. — PI. 51 , fig. 8. 

Oèlrea fUAeUatay Sower. tab. 255. 
•-* Brander foss. Hauton. tab. 1 ^ fig; Mp. 

Osfrea cymbula^ GoMf. Petr. Germ. pag. ti, n. 31. Tab. 16, fig. 5. 

Oètrea AmmÌM, Sloppani, Paleont. Lomb. pag. 86, PI. 12, fig. 10. 



246 



Terebratula biplicala , Br. In. V^ %. IO a, il, B. 

Piccala iadifidiia tratta dal calcare di GiffoaL f 

Haa ìgaoraoda le receati qnistioai ioaarte fra gli loclcgi e fra i pa^ 

Jeoatologi ifitoroa alla ricagniiioiie spacifica di qaesta Terebratala, ia ered% 

che il preseate piccala esemplare, spettante a terrena di sedimenta prialili# 

Ta ^ neft differisse punta dal sta tipa, atria ne' terreni dell' epaca tentarla* 

Genere Mefuiemaj Ifath. 

i. Reqmmia ammama, Ta?. yì, flg. H. 

Specie frequentissima nel Termbia; rara in Castellammare, come sarà 
delio nel proprio kioga. 

2. Reqmenia plieata, n. Taf. VI, €g. 15, a, ft, e. Pietrarojà (1). 

FITOLITI 

Negli Studi Mpra terreni ad ittioKli superionnrate citati si è rappreseti 
tata uà lapide di scista bitnminosa con molte foglie e frustoli vegetali ap« 
partnente al bacino dd Pettine. Qui si aggiunge Y altra propria del Ce- 
rasuolo. 

La lapide effigiata nella Ta?. IV, fig. 5, rappresenta ma porsiòne del* 
la strato N.* 8, descritto nella pag. 33 , nel quale u tra?ana abbanderoli 
frammenti di fronde , di foglie, ed apofisi e costale di pesci. 

I frammenti di foglie aaa sembrano appartenere a piante graminacee^. 
Porsi taluna ?i riconoscerebbe un Typkaekipum , Hog. stando alla sola 
forma della foglia, ed alla ubicasione lacustre ; ma la mancanza iSBoluta di 



(i) Di questa specie sarà discorso a suo laogo , teoendosi qai per sempt'ce compara* 
zione e notiiia. 



2M -^ 

stòmi , di cm MB h potai* seoi^nri alcm sefoo , mi persuade h eoa* 
tiarìo. Bd retto n qveatt pieeoK e quasi macerati frantumi yi è poeo da 
OHitare» 

•— hj fr, k^ seno le prato estieme delle medesime j molle agyzsate. 

.. e^ e, e^ Apef si iaterspinali e costole , forsi del Semtonofus. 

Taf. IV, FiG^ 2- 
Fucoide degU scisU bitoonnott ad ittioliti del bacino del Pettioe. 

famns nisu, n. Tav. IV, Fio. 3* 



a. Porsione di foglia di natmrale grandezza , e qvale essa si (rota 80« 
pra lo scisto bituminoso ad ittioliti della medesima località. 

b, Cj X. Porsione ddla medesima ingrandita, e rappresentante V intima 
isua stmttora» 

In questa foglia lineare si contano distintamente 30 nervi decorrenti , 
de' qnali «h> primario e mediano, au^giore di tutti e più rilevato; undici da 
un lato , e 18 dair altro. I primi quasi uguali in grossesza ed equidistan- 
ti fra loro ; de' secondi , i 14 interni , a partire dal nervo primario media- 
no, più delicati e più approssimati tra loro, e gli altri quattro esterni di 
egual {j^rossena di quelli del lato opposto, e cosi pure equidistanti. Fra gli 
undici nervi di m lato , e firn i quattro laterali dell' altro scorrono tre a 
quattro sottilissimi ntnri secondari , ed m solo fra i quattordici intemi. 
Tutti codesti nenri longitudinali o decorrenti sono frastagliati da nervi tra- 
STersali , i quali formano quasi m nodo, intersecandosi coi longitudinali, 
che rileva sopra di essi , si attenuano nel messo , e lo spazio che racchiu- 
dono è finamente ed ugualmente reticolato* 

Osserroziom. Il trovarsi la foglia così ben conserrata, sebbene non intera, 
e bea rikTata sul piano della roccia , ossia , il non a?er sofferto quasi nin- 
na alterazione nella sua struttura e spessezza, persuaderebbe a crederla appar- 
tenente a Palma piuttosto che ad Iride ; perciocché le prime sono di lor 
natura più persistenti delle seconde. Troverebbe essa in fatti V analogia mot- 



24S 



lo proisima con la Sabal Admuonii , V Areea pmaguajmmi te.] piaceado^ 
forsi aocbe a taluno Y assimilaxìone con piante di cUni caldi maflio che eoo 
quelle della zona temperata o della fredda, quando anche ammettessero qualche 
rapporto con la Flora attuale e quella de* tempi remòti ; percioecbè amano 
ossi molto più lo straordinario e spento^ di quello che la natura di prtaente 
ne porge, lloa considerasione però di maggiore importanza mi à persuaso coa« 
trariamente , partendo essa dalla struttura della foglia. Tutte le Gronde del- 
le palme anno il nerro primario o mediano giusto nel mezzo, con ugual 
numero di nerri decorrenti minori dall'uno è dalT altro lato.' Nelle iridee 
per opposto si trova costantemente la disposizione che ne porge la nostra 
foglia fossile. In tutte le piante della famiglia delle Iradeè , che sono alme- 
no a mia conoscenza , trovasi un numero dissuguale di nerri decorrenti nei 
due lati del nervo mediano ; e fra questi ne scorre sempre on' altro più de- 
licato : condizioni tutte che si trovano nella nostra fillite. 

Anche nelF AnÌhoU%a bicokr trovasi presso a poeo la medesima stnit« 
tura delle Iridee; ma la differenza tra le diverse grossezze de' nervi 4ecor« 
renti è meno sensibile. 

Potrebbe altri ancora ravvisare una Poa, come a prima giMta parreb^ 
he avere stretti rapporti con la Poaeileé nofodemis di Yisiàoi e Hassaksnga, 
della Flora fossile dei terreni terziarii di Novale. Ed in vero, tenendo pre- 
sente la frase caratteristica del gen. PoUy secondo Hager^ calzerebbe as- 
sai bene con la nostra foglia fossile. Ma quel nenU Irauverm mittis si 
oppone air intima struttura rilevata nella fillite nostrale: skceme nella Poa 
natalensiM effigiata dai sullodati autori manéa il grosso nervo mediano cosi 
ben pronunziato nella nostra lrièile$. 

Dopo tutto ciò io non pretendo che tale recisamente esser debba la fo« 
glia così battezzata. Possono ben esistere nella Flora fessile, come nella vì- 
vente, altri generi diversi delle Iridee, ai qnli potesse convenire la nostra 
fillite , e che io non conosco. Ciò non è né naovo, né strano. Io ò mirato 
soltanto a ravvicinare la nostra fillite a qualche genere di iSsmiglie ben no- 
te : il resto a chi spetta. 



249 



CARPOLITI 

Genere TETiuaRroii^ Cos. 

Il fossile che ci serve di tipo^ per la fondazione di questo genere à 
strette analogie col Trigonoearpum walum Lindley ed Hutton; % maggiori 
ancora col Cardiocarpon OlUmiè. 

Nullameno il nostro Carpolito differisce essmialmente dalF nno e dal- 
l' altro per essere tetragono , e chiaramente >dimostra constare di due corpi 
triedri uniti per una delle loro faccia, come i fruiti o noci del Faggio. 

La creazione però de' due suddetti generi Trigonocarpwn e Cardiocar- 
pon si risente di tutto il materialismo y senza ombra d' intelligenza : io mi 
sono ancora uniformato a questa maniera seguendo 1* esempio , ma non sen- 
za esprimere il proprio mòdo d'intendere nel definire il nostro fossile per 
Tetracarpon. Egli è vero riuscir difficile il poter riconoscere ne* fossili di 
età sì remota la fruttificazione simile, e molto meno identica a quella della 
Flora attuale ; ma per lo meno si doTrebbero accostare per analogia più o 
meno stretta alla mandorla, noce, nocciolo, grano di quelli già noti. Se 
non altro in tal guisa faciliterebbesi la mente a farsi idea del subietto di 
cui trattasi. Così mi sembra che il carpolito presente avesse la piii stret- 
ta aiBnilà con le noci del Faggio , quando non fosse in realtà una noce di 
questo albero. 

DeBcrixione detta specte. 

Siccome il suo nome lo esprime, esso consiste in un corpo con 4 facce, 
e quindi con 4 spigoli ^ i quali ^ a misura che dalla base si accostano al- 
l'apice si rendono più squisiti; siccome le facce dal canto loro si Tanno 
restringendo fino a formare un angolo acuto, e si deprimono. Però esami- 
nando attentamente gli spigoli non si dura fatica per accorgersi ^ che due 
di essi, diametralmente opposti, sonb separati da un solco che. scorre dal« 
r una air altra estremità per tutta la lunghezza. Quindi per esso si inten* 
de esser quelli due corpi triedri, i quali riuniti per le due faccia omdo- 
ghe risulta il corpo tetraedro o tetragono. Questo è maggiormente largo 



^ 2S0 — 

nella bAse^ 6i dilata sensibilmente fin presso la terza parte, e poscia re- 
stringendosi va a terminarsi in punta un poco acuta. La superficie è tenue- 
mente striata per lo lungo. 

Giace solidamente attaccato per la base nel fondo di una cavità della 
roccia y di forma simile a quella del fossile racchiuso, ma che, tra questo 
e la parete della cavità lascia V intervallo poco maggiore d' un millimetro. 

Tutto ben considerato corrisponde sì bene alla noce del faggio cui lo 
si è riferito , da non lasciare alcun luogo ad obiezione , quando anche il 
concetto non fosse vero. Il vano che rimane tra il frutto petrificato e la pa* 
rete della roccia è dovuto al suo involucro , il quale, meno consistente, si è 
distrutto prima che fosse compenetrato dalla sostanza lapidea ; oppure , a- 
vendo ricevuta la commutazione in lapide, più tenera e più friabile 6 ri- 
masta distrutta dalF azione delle acque e dell' aria che anno agito sopra es- 
so posteriormente. La parte del suo attacco con la noce , più delicata e più 
consistente è stata meglio consolidata , e si è unificata con la noce e con 
la roccia. La noce dal canto suo, che à un guscio assai fermo, si ècom* 
plctamente solidificata in sostanza lapidea, ritenendo il carattere che presen- 
tano quelle del Faggio all'epoca attuale; vi corrispondono a questo anco- 
ra le dimensioni. 

Solo si avverte nel fossile una maggiore turgescenza di quella che anno 
e noci del Faggio. Ma , prescindendo che un diverso sviluppo ed una com« 
piota maturità ne fosse stala la cagione; è da notarsi che, non avendo po- 
tuto ottenere le noci del Faggio pienamente mature, né ^i alberi annosi e 
delle maggiori altezze , la comparazione che se n' è fatta potrebbe essere 
perciò poco esatta. 

Ho trovato questo fossile nel torrente che scende dalla cosi detta Stel- 
lante^ a pie del Polline^ in GiiToni Valle e Piana, nel 1859. La calcarea che 
lo racchiude è dolomitica , non molto dura e bianca. 

Vi era sulla slessa roccia un frammento di fronda di faggio? Tav. IV, 
fig. 5, dì naturale grandezza. 

Ed un altro frammento di foglia di felce , fig. 6, - a di naturale gran- 
dezza- 6 ingrandita, per meglio vederne lo intaglio. Tutti e due codesti fram- 
menti sono nella roccia immediatamente al sopradescritto carpolito ; e dimo- 
strano la loro omogeneità di rapporti^ e la pertinenza alla Flora attuale. 



SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 



Le t&ToIe I « II appartengono alla formazione geologica de' monti di 
OiObni, ed inno la loro spiegazione nel corrispondente testo. 

TAVOLA III. 

Fig. 1. SemionùtuètatiuluSy n. 

■ Varietà sessuale? 

Fig. 2. Piccolo della medesima specie? 

TAVOLA IV. 

Fig. L Lapide dello strato n/ 8/ del €era8UoIo con frammenti di vc^ 

getali, e spine di pesci. 
Fig. 2« Fucoide. 
Fig. 3. Iridites di grandezza naturale; a, b, Cy porzione della me<- 

sima ingrandita. 
Fig. i. a, 6, e, Tetratcarpan ^ n. 
Fig. 5. Frammento di fronda. 
Fig. S. a Filicites; frammento. 
— il, lo stesso ingrandito. 
Fig. 1. Oslrea cymbida; rahola inreriore. 
Fjg. 8. ■ valvola superiore^ 

Fig. 9. — — • altra valvola superiore* 



— 252 — 

TAVOLA V. 

Fig. 1. a, A, B. Pymla dalhrata, n. 

— a graodcsza naturale ^^ A ìngraadila 4 diam. — B idem. 

Flg. 2. Turbo tuberculatw j n. — grandezza naturale. 

Fig. 3. Trochm èÌriolatu$f n. — a grandezza naturale^ quale esso 
si trova incastonato nella roccia — A ingrandito — C porzio- 
ne della roccia medesima ^ nella quale si trovano le impronte 
di altri individui 9 indicate da x, e dove vedcsi pure altra 
impronta di un giro di spira tubercoluto in y. 

Fig. 4. Trochus contabulatm^ n. — grandeua naturale. 

Fig. 5. Natica zonata j n. — grandezza naturale. 

Fig. 6. Tritoni Modulo interno ^ di naturale grandezza. 

Fig. 1. MacgiUitraja —a grandezza naturale — A ingrandita 3 diam. 

Fig. 8. Pezzo di roccia con cavità di minuta conchiglia spirale di ge- 
nere indeCnibile. 

Ay la medesima cavità ingrandita 3 diametri per meglio ve- 
derne r andamento della spira. 

Fig. 9. Avicola polymorpha^ n. var. a^ *— Pleuroforo etonf;ato Stopp. 
stmtlis. 

Fig. 10. Terebralula biplicata , Br. — a, grandezza naturale ^ A , la 
stessa ingrandita , e veduta dalla parte dorsale — B ^ dalla 
parte ventrale. 

Fig. 11. Cardium afneulatum^ n. — a, grandezza naturale — A, in- 
grandita 2 diam. 

Fig. 12. Aticula polymorpha^ n. — var. major — Monteleone. 

Fig. 13. — — var. altera. 

Fig. 14. — — tar. ottera del Monte «iiecimari, 

pressò Baronissi. 

Fig. 15. Roccia con impronta della parte esteriore delle due valvole 
ben accoppiate £ un' Anelila. 

Fig. 10. — — var. 

Fig. n. — — var. 

Fig. 18. — — var. tlata. 



— 253 -^ 

Fig. 19. Cardium irpt ctilof tnn , n. ^*— grandcna naturale, e qual di 

trova nella dolomite metamorfica antracitifera. 
Fig. 20. — — 
Fig. 21. — — 

Fig. 22. Pinna vetusta j n. 

Fig. 23. Atieula venlUabrum, n. — grandezxa naturale. 

Fig. 24. Avidda aeauivoeùj n. var. Itwceramo $imilis. s^ T^rmìn'o 
Fig. 25. Avieula afpnis^ n. yar. | * ' ' 

TAVOLA VI. 

Fig. 1. a 9 Dicerateè pamdaj n. «-^ veduta dal lato dorsale. 

6, la stessa veduta dal lato boccale. 
Fig. 2. Altro esemplare minore veduto di lato. 
Fig. 3. o^ Avieula polymorpha; impronta di piccolo individuo. 
3\ Ay la stessa^ ingrandita. 

3. (, seiione trasversale di un^ individuo intero , di naturale grand. 
Fig. 4. Avieula polymùrpha, yar. 
Fig. 5. Idem — id. 

Fig. 6. LeplodamuB picentinuè n. — a, grandezza naturale — i, in- 
grandita. 
Fig. 1. Pachitnya gigoè^ Sow. — a, veduta di lato — 6 , veduta dal 

lato cardinale. 
Fig. 8. Modiola distorta ^ q. —a, veduta di fronte — 6, veduta dal 

lato cardinale. 
Eig. 9. Yenus acuta y n. 

a, Grandezza naturale e qual si trova incastonata nella roccia. 

h y La stessa ingrandita 3 diametri. 
Fig. 10. Cardium apiculatum n. 

a, veduto di fronte. 

6, le due natiche accoppiate. 

Fig. II. CarMnm j^Jtim n. j ^e* Monte di GioTC. 
Fig. 12. Cardium obltquumy n.> 



— 2Jf4 — 

Fig. 13. Lopiodomuè? picmtinus -» varieioi. 

a, graodeua naiaralò* 

b, ingrandita. . 

Cj veduta di taglio. 
Fig. li. Requienia cìnnumia di Gastellammare. 
Fig. 15. R^prienia jdicata^ n. — di Plctraroja. Vedi 
Fig. 16. Phòladwnya rttgosa, d. 
Fig. i 1 . Nuctda gregaria — a , grandeiza naturale e qual si trora 

improntata nella roccia — 6 , veduta di profilo dal lato del* 

la natica. 
Fig. 18. a. specie di genere indeterminato. 

&) veduta di profilo dal lato della natica. 
Fig. 19. Oy Pholadomya rugosa , n. — » veduta di fronte. 

by veduta di profilo dal lato della natica. 
Fig. 20. Avieula decussata j Hiens. «, grandezza naturale— • del Termin. 

Ay la stessa ingrandita 3 volte. 
Fig. 21. a, Avieula polymorphay n. — del Terminio. 

A^ la stessa ingrandita. 
Fig. 22. Acicula polymorpha ^^ varietas ; della stessa località. 



INDICE 



DELLE IHEMORIE COIVTEIVUTE IN QUESTO VOLUME. 



RtAL Decrkto b Statuto del 10 gennaio 1864 . • » • • pag« I 

Memorie da serìire alla formazione della Carta Geologica delle provin* 

eie napolitano, pel Prof. 0. 6. Costa « • « 17 

' Iconografia analitica delle rocce di aedimento primiliTO degli 

Appennini napolitani • • . • 25 

Ricerche di Geometria analitica, Memoria del Prof. cav. Fortunato Padula. 37 

Ricerche di Geometria analitica relative ad alcuni sistemi di coordinate o- 
mogonee, Memoria del Prof. Nicola Trudi ....«.• 77 

Nòte geologiche e paleontologiche sui monti picentini nel Principato 
Citeriore , pel Prof. 0. G. Costa 97 

Poche osservazioni sulla coltura del cotone siamése, Memoria del So- 
cio corrispondente Giuseppe Frojo. • 113- 

La prossima comunicazione di tutt' i popoli della terra , Memoria sta- 
tistico-geografica del Socio ordinario cav. Ferdinando de Luca . 121 

L'Esposizione agraria-industriate di Terra di Lavoro. • . • • . 161 

Della PescicoKura nel Golfo di Napoli, Memoria dd Socio ordinario 
A. Cesia 193 

Note geologiche e paleontologiche sui monti picentini nel Principato 
Citeriore, pel Prof. 0. G. Costa. ( Conlinuazionc J .... 207 



* 



Il