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Ser. 2 
Voi. 13 
191.h 




ATTI 



DEIili 



ISTITUTO BOTANICO 

DELL'UNIVERSITÀ DI PAVIA 

REDATTI DA 

GIOVANNI BRIOSI 

Professore di Botanica nell'Università e Dibettore della Stazione 
ni Botanica Crittobamica. 

II Serie 

Volume Tredicesimo 

Con 13 tavole litografate 
e. ìli! ritratto. 

Seguito deWArchivio Triennale 
del Laboratorio di Botanica Crittogamica. 




MILANO 

riPO-LIT. REBESCHINI DI TURATI E C. 



1914. 



b^r, -i^ 



ATTI 



DELL 



ISTITUTO BOTANICO 

DELL'UNIVERSITÀ DI PAVIA 

REDATTI DA 

GIOVANNI BRIOSI 

Professore ni Botanica nell'Università e Direttoke della Stazione 
DI Botanica Crittogamica. 

II Serie 

Volume Tredicesimo 

Coìt IS tftviile ìiloijriiftiit' 
e mi. ritratta. 

Seguito A&W Archivio Triennale 
del Laboratorio di Botanica Crittogamica. 




MILANO 

TIPO-LIT. REBESCHINI DI TURATI E C. 



1914. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

(la GIOVANNI BRIOSI 



C E N X O 

SOPRA 

FRANCESCO GINANNI 

(Con ritratto). 

Francesco Ginanni, patrizio ravennate, del quale qui riporto l'im- 
magine ad ornamento di questo tredicesimo volume degli Atti dell'Isti- 
tuto Botanico di Pavia, fu dai maggiori botanici del suo tempo tenuto 
in alta considerazione ', ma oggidì egli è pressoché a tutti ignoto e 
ben pochi lo ricordano. Eppure quello del Ginanni è nome che non va 
dimenticalo, almeno dai cultori della fitopatologia, poiché, non solo fu 
uomo coltissimo, conoscitore profondo di lingue straniere, e delle let- 
terature greca e latina, ma fu il primo che fece sperimenti in aperta 
campagna per riprodurre artificialmente alcune delle principali e piìi 
dannose malattie del grano, al fine di trovare modo di difendersene; come 
fu il primo ciie tentò in grande la disinfezione del grano che si destina 
alla semina. 

Va altresì al Ginanni il merito di avere, primo, distinto la ma- 
lattia cosidetta del grano ghiottone da quella del grano niellato. Le 
angiiillule, causa del grano ghiottone, erano per verità state descritte e 
figurate poco prima, cioè nel 1745, dal Needham, ^ ma questi le aveva 



' Il Montagne nel 18iO e rEndlicher nel 1843 a lui dedicarono uu genere 
di Alghe; lo Scopoli nel 1777 ed il Necker nel 1790 un genere di Leguminose; il 
Dieter gli dedicò un genere di Araliacee ed il Romer un genere di Meliacee. Di questi 
generi solo il Ginannia del Montagne è rimasto, gli altri, per la legge di priorità, 
sono passati in sinonimia. 

^ Needii.ìm, New microscopical d/scoveries. 



— IV 



attribuite al grano niellato, ove invece esse non si trovano. 11 Ginanni, 
che minutamente studiò il grano ghiottone, figura e desciive pure 
tali nemar.odi e molte cose rettifica ed aggiunge , confermando fra 
l'altro ciò che il Tiilet aveva affermato contro il Needham, non essere, 
cioè, i vermi (anguillule) propri del grano niellato. 

Fu altresì il Ginanni che tentò per primo (1749) la disinfezione 
del grano da semina col latte di calce, che le esperienze posteriori di 
Mathieu de Dombasle dimostrarono molto più eflScace della calce in 
polvere pi'oposta dal Tiilet; latte di calce che per molto tempo costituì 
il miglior disinfettante contro tali malattie, e tuttora si impiega su 
larga scala, nonostante si abbiano oggidì nel solfato di rame e nella for- 
maldeide mezzi di disinfezione più potenti. 

Del resto, anche le sperienze con calce in polvere e con calce e 
sai marino fatte dal Tiilet, ' sono posteriori a ijuelle del Ginanni, perchè 
(luesti le incominciò nel 1749, quegli nel 1751. 

Le malattie sulle quali il Ginanni fece i suoi esperimenti soneria, 
ruggine del grano, la fiìiggìne (carbone), il grano carbone, (cioè affetto 
da carie) ed il graìio ghiottone. 

Anche di altre malattie del grano: il giaìhime, il grano vuoto, il sec- 
carsi della spiga, la sterilità, ecc. egli si occupò, ma su esse non fece 
sperienze; si limitò ad osservazioni e considei'azioni. 

Delle sue ricerche il Ginanni dà conto in un grosso volume * in 
folio di 426 pagine, corredato di sette tavole. L'opera è divisa in quattro 
partì; nella prima egli fissa i nom ed i caratteri delle malattie e cerca, 
con larga erudizione, quale contezza ne avessero gli antichi; nella seconda 
riferisce sulle osservazioni ed esperienze da lui fatte intorno alle ma- 
lattie stesse; nella terza ne ricerca le cagioni; nella quarta infine si 



' Il Tiilet, ooiitomporaueo del Ginanni, nella sua Dissertat/on sur la cause (]iti 
corrompt et. iioircit les graììia du bié daiis les épis et sur les moyeiìs de prevenir 
ces accidents, Bordeaux, 175.5, meritamente premiata e che gli valse l'onore di 
dare il proprio nome al genere Tilletia (al quale appartengono i miceti che pro- 
ducono la carie dei cereali), dimostrò l'azione della calce in polvere e del sai ma- 
rino contro lacarieedil carbone del grano ; inoltre dimostrò come alcune concima- 
zioni possono favorire lo sviluppo di dette malattie, ecc. 

' Conte Francesco Ginanni, Delle malattie del grano in erba (Trattato sto- 
i-ico-tìsico) con. note perpetue ed altre osservazioni di storia naturale. Pesaro, 1759. 



— V — 

occupa dei rimedi clie egli stesso lui proviiH per buoni e per facili, non 
trascurando anche di riferire sn quelli che non gli sono riusciti alla prova. 

Egli fece le prime seminagioni sperimentali nell'aiitunno del 1749 
e le continuò per ijiiattro anni consecutivi, cioè sino al 1753, notando 
il procedere di esse nelle diverse stagioni e le meteorologiche osservazioni 
che le hanno seguitate. 

A dare un'idea degli sperimenti del Ginanni riporto, alquanto in 
esteso, ciò che egli operò nella prima seminagione dell'anno 1749. 

Scelse in aperta cam[(agna un piccolo campo e lo divise in venti ca- 
selle che fece accuratamente lavorare. Nella prima seminò grano tratto da 
spighe ottime, prima che fossero battute; nella seconda seminò gl'ano tra- 
scelto da altre semenze e vi uni grano carbone (cioè affetto da carie); nella 
terza seminò grano trascelto e ben purgato con ranno ; nella quarta grano 
fatto stare al >tole per alquanti giorni; nella quinta grano tenuto in acqua 
di calce per qualche ora; nella sesta mise gl'Ano preparato (trattato) con 
acqua di sai comune; nella settima grano s<a<o per alcuni giorni in acqua 
di pioggia unita a stabbio di cavallo; nell'ottava seminò gi-ano con car- 
bone preparato con sugo di alcune erbe; nella nona grano con carbone 
(carie) stato al sole molte ore; nella decima grano con carbone (carie) 
stato in srt^ffwoi'a (// so//rt; nell'uiidicesima grano eoH carbone (cavie) staio 
in salamoia di canfora; nella dodicesima grano con carbone (carie) trat- 
tato con cenere di tartaro; nella tredicesima grano con carbone (carie) 
cavato da una spiga; nella quattordicesima grano bucherato con car- 
bone (carie); nella quindicesima grano di una spiga trascelto dal ghiot- 
tone che era in essa; nella sedicesima grano con ghiottone di una spiga 
sola; nella diciassettesima grano aggrinzato di una spiga die molto aveva 
patito per ruggine; nella diciottesima grano di cattiva qualità unito con 
molti altri grani; nella diciannovesima loglio trascelto; nella ventesima 
finalmente loglio misto con grano. 

Il Ginanni seguiva il procedere delle |)iante nate in ogni singola 
casella notando quasi giorno per giorno il loro diverso sviluppo e quanto 
in esse si manifestava di anormale e di morboso. Egli segnava il varia 
aspetto che le piante assumevano, il quando esse si ammalavano, il 
numero delle spighe che venivano attaccate, il tempo nel quale l'attacco 
loro si manifestava e come di poi procedeva; il numero delle spighe 



— VI — 

che seccavano o morivano prima della maturazione, nonché l'apparire 
(H insetti epi- ed ipogiiii, ili erbe eterogenee, ecc. 

Con metodo simile egli sperimentò nell'anno susseguente in nn altro 
campo che divise in 18 scompartimenti; e nei due anni successivi (terzo 
e quarto) rijìrese gli esperimenti in altri camiii posti in altre località, 
campi che divise ciascuno in 12 aiuole, nelle quali ripetè le sue espe- 
rienze modificandole, variandole e completandole. In alcune aiuole in- 
fatti seminò grano <li ottima qualità; in altre, grano di cattiva qualità; 
in altre ancora grani differenti per forma e per grado di sviluppo, al- 
cuni piccoli con imnta acuta e corta, •aMv'x a punta lunga ; \\\ altre, grano 
a chicchi grossi, pieni, non rugosi, perfetti, oppuie grano preso da 
spiche sane, o preso da spiche attaccate da ruggine, o attaccate da 
carie, o da anguillnle; in altre aiuole seminò giano tratto da spiche 
buoi\e ma da ceppo le cui altre spicJie erano di 2)uro grano cariato, o 
di puro grano ghiottone, oppure grano tolto da spiche riarse, e divenuto 
quindi molto asciutto, aggrinzato e ristretto; ovvero grano essiccato per 
forza ed in parte corrotto e guasto. 

Inoltre, in alcune di tali aiuole mise gì ano artificialmente infettato 
coi germi di ciascuna malattia ed in diversa proporzione. In alcune aiuole 
infine, il grano, prima della semina, venne trattato con diverse sostanze: 
acqua di calce, calce in polvere, solfo, orina, salnitro, allume, arsenico, ecc. 

Il Ginanni descrive le diverse malattie che studia con molta preci- 
sione e le segue dal loro primo apparire al loro definitivo sviluppo, ma 
le interpretazioni dei fatti che osserva e le conclusioni cui arriva non 
sono sempre esatte, come le discussioni e le considerazioni alle quali si 
abbandona risentono, come è naturale, delle cognizioni scientifiche del 
suo tempo, le quali spesso lo fuorviano. Anche rispetto all'applicazione dei 
rimedi le osservazioni e le sperienze lasciano a desiderare e non sempre 
sono sufficienti e convincono; ma le considerazioni che le accompagnano 
appaiono talora molto assennate; cosi, per esempio, sulla carie conclude 
affermando che rimedio efficacissimo sarebbe il lerare diligentemente, 2»'itn^ 
che fosse mietuto il grano, tutte le spighe che carbone (carie) contengono; 
il che potrebbe farsi con molta facilità dagli agricoltori e dai loro dime- 
stici, visitando con diligenza un campo per giorno allorché le spighe sono 
vicine alla maturità e che il grano carbone (cariato) si manifesta piena- 



— VII — 
mente Se si continuasse una tal pratica per alcuni anni, si giun- 
gerebbe, egli (lice, a togliere il male; la esperienza me ne ha dato tutto 
il lume. 

E analogo suggerimento ripete pel grano ghiottone, contro il quale 
atftrma che lo spogliare i campi delle spighe contumaci sarà eziandio il 
rimedio piìi sicuro e più agerole che suggerir si possa. 

Da quanto ho sopra esposto risulta altresì evidente come il Ginanni 
avesse l'intuizione di molte cose importanti alle quali la patologia vege- 
tale è arrivata molto più tardi; intuì: che le malattie del grano daini stu- 
diate potevano essere dovute ad infezioni parassitarie; che su di esse po- 
tesse avere influenza l'andamento della stagione; die si potessero propa- 
gare per contagio; che fosse possibile un'ereditarietà diretta dovuta al 
seme malato, ed una ereditarietà consanguinea, preveniente da seme di 
spica sana ma appartenente a ceppo malato; che la temperatura e la 
luce potessero avere azione disinfettante; che, infine, vi dovessero essere 
sostanze capaci di potere prevenire le malattie, sia col distruggere i 
possibili agenti che le producono, sia col renderne immuni le sementi. 

Il Ginanni nacque a Ravenna l'anno 1716 e vi mori l'S marzo 
del 1766. 

Giovanni Briosi. 

Paciii, (.ìfiiìuiio 1914. 



— II — 



INDICE DEL PRESENTE VOLUME (xiii) 



Parte I. 

Cenno sopra Francesco Ginanni, con ritratto (Giovanni Briosi) . . . Pag. m 

Prefazione » ix 

Elettricità e vegetazione, Parte prima. Influenza dell" elettricità sulla 

fotosintesi cloi-ofilliana, con 4tav. e 33 figure intercalate nel testo 

(G. Pollacci) » 1 

Sulla flora micologica della Sardegna. Prima contribuzione. (E. Mameli) » 163 
Sulla trasmissione degli stimoli nelle foglie e in modo particolare nelle 

foglie delle leguminose, con 1 tav. litogr. (L. Montemartini) . > 177 
Terza contribuzione alla micologia della prov.di Bergamo (G. Rota-Rossi) » 195 

Note di biologia dei semi (L. Montemartini ) ' -13 

Su una graminacea nuova, infestante del riso (Panìctim erechim n. sp.) 

con una tavola litogr. (G. Pollacci) > 223 

La spiga del grano in rapporto colla selezione. Osservazioni preliminari 

(L. Montemartini) • 231 

Note critiche intorno a recenti ricerche sulla fotosintesi clorofilliana 

(E. Mameli e G. Pollacci) » 257 

Contribuzione allo studio della Micologia Ligustica. Secondo contributo. 

(L. Maffei) » 273 

Sulla moria dei ca.^tagni (Mal dell'inchiostro), con 1 tavola litografata 

(G. Briosi e R. Farneti) «• 291 

Intorno all'esistenza delle sfere direttrici o centrosfere nelle cellule del 

sacco embrionale della Tulipa (Tulipa Gesneriana L., Tulipa 

Greigi Regel), con 3 tav. litogr. (P. E. Cattorini) » 299 

Micologia della provincia di Mantova. Secondo contributo (G. Bianchi) > 309 
Ancora sulla trasmissione degli stimoli nelle foglie delle leguminose, 

con 2 tavole litogr. (L. Montemartini) » 343 

Ricerche sull'assimilazione dell'azoto atmosferico nei vegetali. Nota 

preliminare (E. Mameli e G. Pollacci) » 351 

Intorno alla produzione del calore nelle piante ammalate, con 1 tavola 

litografata (L. Pavarino) » 355 



Parte II. 

Rassegna crittogamica dell'anno 1908, con notizie sulle malattie del- 
l'erba medica causate da parassiti vegetali (G. Briosi) . . . .Pag. 387 

La Stazione di Botanica crittogamica (Laboratorio Crittogamico Italiano) 
in Pavia dalla sua fondazione (1871) sino all'anno 1010. Rapporto 
chiesto per l'Esposizione di Bruxelles dell'anno 1910 da S. E. il 
Ministro d'Agricoltura, Industria e Commercio (G. Briosi) . . » 412 



ERRATA CORRIGE. 

Pag. 150, linea <i, leggi: Reostati invece di: Areostati. 
» 230, leggi: Spiegazione della tav. VI invece di: Spiegazione della tav. V. 



— XI — 



PREFAZIONE 



I lavori riuniti in questo tredicesimo volume degli Atti delV Istittito 
Botanico di Pavia furono tutti eseguiti, come quelli dei volumi precedenti, 
nel nostro Laboratorio, dal personale che vi è regolarmente addetto, 
da allievi e studiosi cui il nostro Istituto oifii mezzi e guida per le 
ricerche; onde questi Aiti, che non contengono lavori di estranei, ne 
rispecchiano fedelmente l'operosità scientifica. 

II volume è diviso in due parti; nella prima sono note e memorie 
originali sopra ricerche svoltesi negli anni 1906-1910; nella seconda 
evvi la Rassegna crittogamica delle malattie di natura vegetale svilup- 
patesi in Italia nell'anno 1908, studiate dal Laboratorio stesso ed un 
rapporto sull'operosità dell'Istituto nostro sino all'anno 1910. 

Le singole note e memorie furono rese di pubblica ragione non 
appena stampate, cioè al tempo della data che ciascuna porta impressa, 
col distribuirne gli estratti a giornali scientifici italiani e stranieri ed 
a studiosi d'ogni paese. 



PARTE PRIMA. 

NOTE E MEMORIE ORIGINALI. 



ELETTRICITÀ E VEGETAZIONE 



Parte I. 

INFLUENZA DELL'ELETTRICITÀ 
SULLA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA. 

RICERCHE 

del Dott. GINO POLLACCI 

libero (loeente di Botanira e conservatore dell'Istituto Botauico di Pavia. 



ISTITUTO BOTANICO DELIA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



ELETTRICIT À E V EGETAZIONE 

PARTE I. 
Influenza dell'elettricità snlla fotosintesi clorofilliana. 

Sommario: Cap. I. Introdu/.ione. — Cap. II. Bibliografia dell'aigomento. — Gap. Ili- 
Storia dell'argomento. — Cap. IV. Ipotesi emesse per spiegare la benefica influenza 
dell" elettricità sulla vegetazione. — Cap. V. Esperienze intorno all'influenza del- 
l'elettricità sulla fotosintesi clorofìlliaMa. — Cap. VI. Risultati delle esperienze sul- 
l'azione dell'elettricità in rapporto alia fotosintesi clorofilliana. — Cap. VII. Rela- 
zioni fra l'azione della luce e quella dell'elettricità sulla vegetazione. — Cap. Vili. 
Esperienze intorno all'azione dell'elettricità sulla fotosintesi clorofilliana in rap- 
porto a quella della luce. — Cap. IX. Risultati delle esperienze suU' azione del- 
l' elettricità sulla fotosintesi in rapporto a quella della luce. — Cap. X. Alcune 
cause d'errori e ragioni delle eontradizioni. — Cap. XI. Conclusioni. —Cap. XII. 
Spiegazione delle tavole. 

CAPITOLO I. 
Introduzione. 

La ricca letteratura che riguarda l'influenza esercitata dall'elettri- 
cità sulla vegetazione, ci dimostra l'interesse vivo che sempre un tale 
argomento ha suscitato nel campo scientifico di tutto il mondo. Il pro- 
blema infatti venne studiato teoricamente e praticamente con ricclie 
serie di ricerche, rimase però affatto trascurata una delie parti più im- 
portanti dell'argomento, quella che riguarda io studio dell'influenza del- 
l'elettricità sull'assimilazione clorofilliana, tanto che esaminando la nu- 
merosa serie degli autori, ne troviamo un solo che si occupa diretta- 
mente della questione ^ 



' Thouvenin M. De riiifliieiice des couraiits électriques coiitinus sur la d.'- 
compositioii de l'acide carboiiique ches les véyéteaux aquatiques, in Revue generale 
de botani(iue. VIII, p. 433-4.J0, 1896; ed in Biederiiiann' s Centralld. der Agrikultur 
Chemie, 1899, p. lil. 

Ani dell'Ut. Boi. dell' Uiiiveisilà di Pavia — Serie II — Voi. XIII. 1 



— 2 — 

E questo fa meraviglia quando si consideri clie il fenomeno d'as- 
similazione clorofilliana è da molto tempo noto come fenomeno di ri- 
duzione e già i lavori, fra gli altri di Bacìi, Lieben, Beketow, Berthelot, 
e del Gautier, lasciavano prevedere una probabilità di successo a ri- 
cerche ciie fossero state rivolte allo studio di tale argomento. 

È per questo clie a complemento delle ricerche da me pubblicate 
sopra la fotosintesi clorofilliana ', iio intrapreso da alcuni anni a stu- 
diare l'influenza che l'energia elettrica esercita sopra l'iuiportante fe- 
nomeno dell'assimilazione del carbonio. In una nota preliminare - ho 
già ennuciato i primi risultati da me ottenuti; ora pubblico per esteso 
il lavoro, riserbandomi in una seconda parte di trattare l'influenza che 
questa energia ha pure sopra la sintesi degli albuminoidi. 

Prima di descrivere il metodo da me seguito e riportare il risul- 
tato delle mie ricerche sperimentali, è necessario che faccia precedere 
una storia di quanto è stato fatto fino ad oggi sull'elettricità in rap- 
porto alla vegetazione, perchè su tale argomento ha regnato gran con- 
fusione, originata più che altro dal fatto che molti autori hanno ripetuto 
le stesse esperienze, sovente senza saperlo e spesso non mettendosi 
nelle condizioni volute e perchè molti risultati rimasti senza spiegazione 
appariranno cosi meno oscuri e serviranno anzi a darci la ragione delle 
contraddizioni derivate dalle precedenti ricerche. 



' PoLLACCi G. lìitonio (iirnssìiiiiUis:ioiie cloro/ìUiniìa. Memoria I» con (i \\>:. 
ili Atti [st. Bot. (li Pavia, voi. VII. 1809. 

— Intorno all'assimilazioue clorofiUiniia. Ultpriori ricerche. Memoria II, con 
tre tav. in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. Vili, 1902. 

^ Iiifluensa dell'elettrieità svU'assmiktsione clorofilliana. Nota preliminare in 
Reiidic. Istìt. Lombardo di se. Milano, 1905 ed in Atti Istit. Bot. di Pavia, vo- 
Uime XI. 190.5. 



— 3 — 



CAPITOLO II. 
Bibliografia dell'argomento. 

1. AiiLFVENGREN Fr. E. Olii i.iiditktioiis eliixtricltets inverkan pd fróns fjrouiiis- 

eiìerfjioch yrouigs-fonndrja E/'versifjt of Koiujl. Vetenslcaps-Akademieìis Fiir- 
handliiigar. Stokholm. 1898, n. 8, 1 lig. 

2. Aloi a. Beli' ili fine usa dell'elettricità atmosferica sulla vegetazione delle piante.. 

Atti dell'Accademia Gioeuia di scienze naturali di Catania, serie 3, 
voi. XVIII, 1884. 

3. Idem, idem. Atti dell'Accad. Gioenia di Catania; serie 3, anno 1891. 

4. Idem, idem, in Bullettino Società Ijotanica italiana. 189-5, pag. 188. 

.5. A^rK:I. Osservasioni sopra la circolazione presso la Chara vtdgaris, in Memorie 

Società scienze di Modena. 1837. 
fi. Am.mersin A\'. Brevis relatio de electricifate propria lignoruiii. Lucernae, 1754. 

7. A:\ioRETTi C. Elettrometria dei vegetali, in Elementi di elettrometria animale. 

Milano, 1816. 

8. Bailey L. H. Electricity and plant groiviiig, in Transaction of the Massachus- 

setts. Hortic. Soc. Boston, 1894. 

9. Beccaria. Elettricismo artificiale. Milano, 1772, pag. 283. 

10. Beckeinstener. Efiides sur l'électricité. Ballière edit. Paris, 18.59. 

11. Becquerel. De Forces physico-chimiques et de leiir iuterveiition dans la. pro- 

duction des phénomènes naturels. Paris, 1875. 

12. — Traité de physique experimeutah, t. IV, pag. 157-210, 1825. 

13. Becquerel et Dutrochbt. Inftiience de l'électricité sur la circidation du Cliara, 

in Annales de Sciences Nat., serie 2, voi. 9, 1838. 

14. Bernhard!, in Algemein. Thiuingisch Gartenzeitung, pag. 171, ann. 1845. 

15. Berthelot M. Remarques sur les conditions ou s'opère la fixation de l'asote 

par les terres argilleuses. in Comptes Rendiis, Acad. Selene. Paris, t. CIX, 
n. 8, pag. 277, ann. 1889. 
IO. — Recherches nouvelles sur la fixation de l'azofe par la terre vegetale. — In- 
fluence de l'électricité in Comjit. Rend. Academ. sciences. Paris, t. CIX, 
n. 8, pag. 281, 1889. 

17. — Sur la fixation de l'asote atmospherique, in Compi. Rend. Acad. Scienc. 

Paris, t. CIX, n. 11, pag. 417. 1899. 

18. — Ohservation sur la format ion de Vammoniaque et des composés azotés vola- 

tils aux depens de la terre vegetale et des plantes, in Compi. Rend. Acad. 
Scienc. Paris, t. CIX, n. 11, pag. 419, 1889. 

19. — Sur les conditions de mise en a,ctivité chimique de l'électricité silencieuse, 

in Compi. Rend. Apad. Scienc. Paris, t. CXXXI, pag. 772, 1900. 

20. Bertholon. De l'électricité des meteores. Lyon chez Bermeset, 1787. 

21. — L'électricité des végétaux. Didot Ed. Paris, 1783. 

22. — Nouvelles experiences stir les effets de l'électricité appliquée aux végétaux,. 

in Journal de Physique, t. 35, 1789. 



— 4 - 

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24. BiscHoPF. Lehrbuch der Botanik. Band II, png. 192, 183.5. 

2.5. Blondeau. Comp. Rend. Acadeniie Scieac. de Paris, toni. LXV, pagiup 30Ì- 
e 762. 

26. BoN.\RDi E. e Gius. Geuo.sa. Nuove ricerche intorno alVasione di alcune con- 

dizioni fìsiche sulla vita dei Micro-organismi, in Rendiconti dell' Accad. dei 
Lincei, 1888. 

27. BoGDANOw S. Aus den Arbeiten des agrononiischen Laboratonums und der 

Versuchsgartens der Universitat St. Wladimir. Ueber der Leist. anf deni 
Geb. der Botanik in Russland herausgegeben v. Faminzin liir 1891, pag. 2. 

28. BONNET A. et Ravaz. Les effets de la powlre- et la géliuure. Ann. de riicol. 

Nat. d'Agricult. Montpellier V. S. J., 1901. 

29. BosE Gerog. Tenfamina Electrica. AVittembergae, 1747. (De Vegctatione Electri- 

citatis vi accelerata.) 

30. BosE, Jagadis Chunder. Response in the livinii and non licinrj. London. 

Longmaus, Green and 6", 1902. 

31. BosE T. C. Electric Response in ordinary pian ts under Mechanical Stimuhis. 

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36. Bro.nold a. Ueber Elektrische PftnnzencuUurvarsuche. in Zeischrift d. Landw. 

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278. — Elektrische Kulfurversuche, in Forsch. auf den Gebiete d. Agrikultur. 

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279. - Elektrisclie Kulfurversuche, in Forsch. auf den Gebiete d. Agrikultur. 

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280. — Electro-Kulture, in Hacht. E.Kperiment. Station Massachusset. Bull. 

n. 23. 1893. 

281. — Elektricitàt und Pflansen Wachstuin, Landw. Zeit., 1894, ])ag. 757. 

282. — Elektrische Kulturversudie, in Fiihling's Landw. Zeit., 1895, pag. 11. 

283. — Untersuclmngen iiber das Verhalten der atniosphàrischen Niederschlàge 

sur Pflanze und zum Boden, in Forsch. auf dem Gebiete d. Agrik. Phys. 
Heft. I, Band XX, 1897. 

284. — Untersiichunyen iiber den Einfltiss der Wachstiimfactoren auf das Pro- 

ductionsvermogen der Kidturpflansen, in Forsch. deiu Gebiete d. Agrik. 
Phys., Band XX, Heft I, 1897. 
■:285. Wyssery M. Vedi Solly in The Journal of the horticultural Society of 
London ed in Ann. Agric, t. VI, pag. 29. 



14 



CAPITOLO III. 
Storia dell'argomento. 

L'influenza dell'elettricità sopra la vegetazione incomincia ad es- 
sere studiata nella prima metà del secolo 18" e precisamente nell'ot- 
tobre del 1746 dallo scozzese Mambray ^ Egli pubblicò il risultato di 
una esperienza da lui fatta sopra due piante di Mirtics sottomesse al- 
l'influenza dell' elettricità ^ Tali piante ebbero uno sviluppo maggiore 
e più rapido delle altre vicine della stessa specie non elettrizzate, e 
notò che in autunno le piante influenzate avevano spuntato gemme e 
rami, mentre le altre non elettrizzate non avevano dato segno di risve- 
glio vegetativo. 

Questa esperienza destò molto interesse e dette luogo a varie di- 
scussioni in proposito. 

Eiporterò in altra parte della memoria le varie ipotesi emesse per 
spiegare siffatta influenza; ora mi limito solamente ad un elenco crono- 
logico delle ricerche e risultati ottenuti dai vari e principali sperimen- 
tatori e che vennei'O pubblicati dopo quelli del Manihraii. ^ 

Nell'ottobre del 1747 l'abate Nollef^ fece riempire due vasi di 
stagno con eguale terra, vi seminò, il giorno 11 ottobre, la stessa quan- 
tità di semi dì senape e dopo due giorni pose uno di questi vasi in una 
specie di "" gabbia „ (?) ed ivi fu sottoposto ad influenza elettrica per circa 
10 ore, dalle sette della mattina al mezzogiorno e dalle tre di sera alle 8; 
l'altro vaso fu tenuto alla stessa temperatura e nella stessa stanza. Il dì 
dopo entrambi i vasi furono esposti al sole e l'autore osservò nel giorno 
seguente che nel vaso elettrizzato tre grani avevano germinato ed il pic- 
colo germoglio si era alzato per " tre linee „ sopra terra, mentre quelli 
del vaso non elettrizzato erano rimasti inattivi. 



' Mambray. Uehcr Elektricitat., Edimburgo, 174(5. 

^ Quale specie di elettricità abbia usato non mi risulta. 

° Eiporto i principali autori, per gli altri rimanilo il lettore all'Elenco bi- 
bliografico che precede questo capitolo; elenco il quale non eviterà forse qual- 
clie involontaria omissione, ma che è però il più completo finora pubblicato su 
tale argomento. 

* NoLLET. Recherches sur l'électricité. Meni. Accad. Scienc. 1748. 

— Mem. Accad. Scienc. 1740. 

— Ricerche sopra le cause jxiriicolari dei fenomeni elettrici. Venezia, 1750. 



— 15 — 

Il vaso con i semi germogliati fu nuovamente alia sera elettrizzato 
per tre ore consecutive e la mattina successiva, esso aveva nove "" ger- 
mogli „ fuori della terra e ciascuno di essi era lungo " 7 od 8 linee „, 
mentre i semi dell'altro vaso non avevano ancora germogliato; soltanto 
verso sera spuntò un germoglio nel recipiente non elettrizzato. Dopo 
il mezzogiorno dello stesso di, il primo vaso fu elettrizzato ancora per 
5 ore 1. Il Nollet fino al 19 ottobre continuò ad elettrizzare, e dopo 8 
giorni di esperienze, vide che i grani elettrizzati erano tutti nati ed 
" avevano germogli eli 15 o 16 lince di altezza, mentre nel vaso non elet- 
trizzato erano apparse 2 o 3 piante, ed erano cresciute 3 o 4 linee al più 
sopra la terra „. 

Anche Jallabert di Ginevra -, nel 1748, elettrizzò dei grani di se- 
nape e di crescione, ottenendo risultati concordanti con quelli del Nollet; 
e nello stesso anno l'abate Menon d'Angers ^ operando sopra gemme 
di ranuncoli confermò 1 risultati ottenuti dal Mambray sopra i mirti. 

Nihnberg di Stuttgard* intraprende ugualmente delle esperienze 
suir influenza dell' elettricità sulla vegetazione. Egli pone in due reci- 
pienti cinque bulbi di cipolle eguali, uno dei recipienti fu elettrizzato 
ed ivi le piante vi crebbero più rapidamente che in quello non influen- 
zato da elettricità: il loro sviluppo rispettivo era nel rapporto di otto 
a cinque. 

A quest' epoca appartengono gli studi ■', che in massima sono fa- 
vorevoli alle precedenti esperienze. 

Questi esperimentatori avevano fino allora adoperato macchine elet- 
triche e quindi osservato solo l'influenza dell'elettricità prodotta arti- 
ficialmente; il Duhamel Dumonceau nel 1758" fu il primo ad osservare 
l'influenza che l'elettricità atmosferica esercitava sopra piante di vite, 
grano e segale; egli notò che in tempo burrascoso quelle piante si accre- 
scevano rapidamente in confronto di quando il tempo era quieto. Priestley'' 



' Come vedremo in seguito questi particolari saranno utili per spiegare il 
buon esito delie esperienze di alcuni e le ragioni di insuccesso di altri. 

^ Jallabeet. Experiences sur l'électricité avec quelgues conjectures sur la 
cause des ses effets. Genève, 1748. 

^ Menon. Lettera scritta a Reamur nel 1748. Angers- 

* NumberCt M. Elettricità e vegetazione; opuscoli scelti. Milano, 1779. 

^ Rose de Wittemberg. Memoires de l'Acad. d. Selene. 1745, pag. 119, 133. 
Id. id., 1748. 

— Recherches sur l'électricité. Pag. 842. 1749. 

— C'oinm. nov. de VElectr. 1747. 

•* Duhamel Dumonceau. Phijsique des arbres. 1758, 2° voi. 
' Priestley. Histoire de l'électricité. 1768. 



— 16 — 

nel 1768; Sigaud de la Fonde \ Beccaria^, Mann\ si occupano del- 
l' argomento nelle loro pubblicazioni di indole generale, li commentano, 
ma non aggiungono alcuna osservazione sperimentale. 

Dopo quest'autore l'abate Bcrtholon* di Lione, nel 1774 ed in 
anni successivi, si occupò dell' influenza dell'elettricità sviluppata da 
macchine elettriclie e studiò pure dettagliatamente l'influenza dell'elet- 
tricità atmosferica sopra i vegetali. Per ciò clie liguarda l'elettricità 
delle meteore, egli sostiene che le pioggie durante gli uragani produ- 
cono effetti meravigliosi sulle piante e che queste vegetano meglio nelle 
annate nelle quali vi sono stati molti tuoni ; secondo lui la neve e la 
grandine essendo capaci di caricarsi di fluido elettrico, devono avere 
sui vegetali un'influenza utilissima, così pure egli crede avvenga per 
le nebbie, per i terremoti!?), le trombe e le aurore boreali. Secondo i 
dati del Bertholon le annate ricche di meteore elettriche sono le più fer- 
tili in ogni genere di produzione vegetale. Egli provò ad innaffiare 
delle colture con dell' acqua elettrizzata ed ottenne sensibilissimi van- 
taggi. Si occupò anche di trovare un metodo pratico per fornire ai ve- 
getali dell' elettricità atmosferica, e propose un istrumento al quale dette 
il nome di ElcUro-vegetometro. 

Esso consisteva in un palo sormontato da un manicotto di vetro nel 
quale era saldato con gomma lacca un palo verticale di rame. Una ca- 
tena rilegava il fusto ad un'aUio orizzontale ed egualmente isolato dal 
jjalo di legno. Questo fusto di rame orizzontale eia diviso a sua volta 
in due paiti scivolanti 1" una suH'altia, in modo che esso si allungava 
a volontà; quest'asta poi terminava ])er due pennacchi metallici rivolti 
verso il suolo, in cui si trovavano le colture in osservazione. Il Ber- 
tholon dice di avere avuto dei risultati favorevolissimi e cita la con- 
ferma di vari altri autori, fra le altre riporta una lettera dell' abate 
Toaldo nella quale gli si comunica che il senatore Quirini in una sua 
villa di Altichiero sulla riva del Brenta aveva fatto piantare dei filali 
di Jasminiim e venne notato come due di queste piante che si trova- 
vano contigue alla catena del conduttore di un grosso parafulmine, si 
erano elevate ad una altezza straordinaria in confronto delle altre e 



' SiGADD DE LA FoNDE. Troifé de réledricité. 1771, pag. 374. 

2 Beccaria. Elettricismo artificiale. 1772, pag. 283. 

" Mann. Memoires de l'Acad. de Bruxelles, toni. II, pag. 14G. 

— Id. id., toni. I, pag. 181. 

* Bertholon N. De l'électricité des nietcorrs. Academie de Bezicrs. 1773. 

— De Vi'lrctricité des rér/étaux iti Meni, de France, 1774, et chez Didot. 
Paris, 1783. 

— De l'électricité des mcfcores, chez Bernuset, 1787. 



— 17 — 

die in capo a due anni queste piante avevano sorpassato il tetto della 
casa, ed avevano ^'trenta piedi di altezza,,, menti'e gli altri gelsomini 
che erano coltivati colle stesse cure erano alti appena 4 piedi. I due 
arboscelli che si erano attortigliati all'albero del parafulmine ed alla 
catena del conduttore, oltre ad avere una grandezza tripla degli altri, 
davano fiori prima ed in maggiore quantità, e ciò dipendeva, secondo 
l'abate Toaldo, dalla sola azione dell'elettricità atmosferica la quale 
"passando per il parafulmine andava a scaricarsi nel terreno „. 

Contemporaneamente alla prima comparsa degli studi del Bertholon 
anche l'abate (VErerlanrje de Witr;/ ^ fa una comunicazione all'Accademia 
di Bruxelles riportando osservazioni sopra le meteore, le pioggie, ecc. 
in rapporto alla germinazione, molto simili a quelle del Bertholoìi. 

lioestlin- è il primo a fare delle esperienze sui vegetali, distin- 
guendo l'influenza della elettricità positiva da quella negativa. Egli 
conclude risultare dalle sue esperienze che l'elettricità negativa è no- 
civa alla vegetazione. 

Nel 1779 Lacèpede"' descrive delle ricerche che egli ha fatto sulla 
vegetazione, e conclude coli' affermare che tutte le volte che una pianta 
è elettrizzata essa si sviluppa più vigorosamente che quando non lo è. 

Marat ^ nel 1782 fa delle ricerche sopra la germinazione dei grani 
elettrizzati concludendo che ^' f elettricità ha un' in/hienza manifesta sulla 
fertilità del suolo,,. Gardini'' nel 1784 pubblica delle opinioni analoghe 
a quelle emesse dal Bertholon appoggiandole anche con qualche risultato 
sperimentale. Così egli dice, che avendo ricoperto di fìli(?) un giardino 
per studiare l'elettricità atmosferica, vide che la vegetazione sotto ai 
fili era ostacolata ed appena si levavano i fili allora la vegetazione ri- 
tornava ad essere normale, il Gardini attribuisce questo fatto, alla sot- 
trazione (?) della elettricità atmosferica, necessaria allo sviluppo delle 
piante, operata dai fili metallici. 

Il fisiologo IiHjenltoitsz insieme a Schirank/iardt '' si occupò anche 
esso, durante quest'epoca, dell'influenza dell'elettricità sui vegetali; 
essi osservarono che dei grani sottomessi all'azione dell'elettricità non 



" EvERiiANGK DE WiTRY. Slénioires de l'Aonilcmie de Bruxelles, toni. Il, 
pa- 181. 

^ KOESTLIN C. II. iJisSrrtiltio pìnjsicd /'XSperillU-ll/illìS dr '■ffilfiljHS lìrrfrici- 

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Alli dell' Isl. BqI. dell'Università di Pavia — Serie II — Voi. XIII. 2 



— 18 — 

germinarono [nii in fretta di altri lasciali nelle comlizioni ordinarie. 
Ingenhousz'^ inoltre nel febbraio del 1787 alla sommità di parecchi 
alberi di diverse specie attaccò delle perfidie di legno attortigliate da 
filo di rame, le cui estremità superiori, molto appuntite, sorpassa- 
vano le iiiìi alte cime delle piante. Dalle sue osservazioni risultò che 
i conduttori non avevano contribuito in nulla a far sviluppare prima le 
foglie a far fiorire in anticipo i fiori. 

L'autore scrive: " Je- trouvai à la verilé gue pbisieins arhres surmontés 
(Vun conducteur aoaient devancé leiirs compacjnons qui n'en aiaient point, m'ais 
J'en trouvai en mente temps d'autres qu'etaient font aulant arrières vis-à-vis 
de cenx qui netaient pas ganiis de conducteurs ,.. 

Van Breda- fa delle esperienze eguali a quest'ultime di Ingen- 
housz ottenendo identici risultati. 

Inrjenhousz^ inoltre fece anche la seguente esperienza: pose nel 
suo giardino un palo assai piii alto di tutte le piante vicine e mise al- 
l'apice di questo palo un filo di rame, la cui estremità, molto affilata, 
sorpassava la punta del palo. Da questo filo di rame egli fece discen- 
dere quattro altri fili, ad una distanza ugnale, e fissò ciascuno di questi 
fili ad un fittone di legno infitto nel terreno, e l'estremità del filo venne 
interrata a qualche piede di profondità. Questi quattro fittoni alti circa 
3 piedi delimitavano uno sjìazio quadrangolare in cui vegetavano tre 
piantine di Calamintha montana. 

I fittoni furono uniti da fili, ed ogni lato del quadrato così for- 
mato, congiunto con altri conduttori intrecciantisi fra di loro, in modo 
che le piantine vegetavano sotto una lete di rame. Questa specie di 
reticolato non aveva alcuna comunicazione immediata con le piante 
di Calamijifha, per conseguenza, dice l'autore, tutta l'elettricità che la 
estremità a punta del conduttore verticale poteva ricevere dall'atmo- 
sfera, era condotta immediatamente in terra e le piante non potevano 
perciò riceverne. Inoltre egli ficcò una grossa barra di ferro profon- 
damente in terra a qualche distanza dal reticolato, e tra questo e la 
sbarra stabili una comunicazione metallica allo scopo di privare sem- 
pre pili di elettricità le piante vegetanti entro il quadrato. Ed Imjen- 
housz scrive : " Je crois qite sii est possible d'écarler à tair ouvert tout 
fluide élcctrique des plantes, on ìie saurait guère irouver un moyen plus pro- 
pre pour V effectuer „. 



' Ingbnhod.su J. Journal di- l'InjsiqHc de l'abbé Rozicr (lettera indirizzata 
al prof. Mot il or), toni. XXVII, 178H, pag-. 332. 

- Van Beeda. Journaì de Phi/sùjtte de l'abbé Rozier (in lettera di Itifjen- 
housz al prof. Moiitor), tom. XXVII, 1788. 

' Ingenhousz J. (loc. cit. pas. 33G). 



— 19 — 

Alla fine dell'espeiienza, l'autore ebbe risultato negativo pei'cliè non 
ville differenza fra queste piantine che vegetavano senza influenza di 
elettricità in confronto delle altre che vivevano in condizioni normali. 

Inoltre notò che le piante attortigliate al palo verticale e che, se- 
condo le osservazioni del senatore Quiiini (vedi BertJiolon) dovevano 
essere favorite nello sviluppo, non presentavano nulla di anormale. 

Fece anche un altro esperimento; seminò 50 grani di senape in 
grandi vasi, in alcuni dei quali pose un bastone alto circa quattro piedi, 
l'estremità del quale sosteneva un cerchio di metallo in comunicazione 
con un gran numero di fili divergenti di rame che si univano ad un 
grande cerchio appoggiato in terra, al centio di questo cerchio stava 
il palo un poco infossato nel terreno ed era in comunicazione col cer- 
chio per sviare Telettricità raccolta dal sistema metallico. 

Anche le piante nate sotto questi fili non presentavano differenze 
con quelle dei vasi non muniti di simile apparecchio; eguale risultato 
lo ebbe lo stesso autore, lipetendo l'esperienza pressapoco nelle mede- 
sime condizioni. Onde egli conclude che l'elettricità non ha alcuna in- 
fluenza sullo sviluppo dei vegetali. 

Contrario alle opinioni di Ingenhousz è il dott. Carmoi/ ^ il quale 
nel 1788 sottomise all'influenza di fluidi elettrici dei grani di frumento 
scelti di peso eguale, ed alla fine dell'esperienza trovò: che le piante 
elettrizzate negativamente avevano raggiunto una lunghezza di " 39 
pullici e !> linee „; quelle elettrizzate positivamente: "34 pollici e 8 
linee „, e quelle non elettrizzate " 22 pollici e 2 linee „. 

Pure risultati contrari alle ricerche deW Ingenhousz, in quest'epoca, 
sono pubblicati dall'abate D'Onuoi/ ", il quale dopo una lunga serie di 
esperienze afferma che grani di senape e di latlnca elettrizzati per di- 
A^ersi giorni in terra umida, germinarono molto rapidamente e secondo 
lui l'influenza dell'elettricità è tale che, vecchi grani alterati che non 
germinavano nelle condizioni ordinarie, hanno potuto germinare dopo 
che furono elettrizzati per qualche ora. Anche il prof. Ta.vs?'// ^ afferma 
la benefica influenza dell'elettricità sulla vegetazione. 

Al contrario Rouland'^ nel 1789 intraprende delle esperienze ana- 
loghe molto a quelle di Cannoy, ottenendone però dei risultati secondo 



' Caemov. Joiiriiri! ih' Physiquc do l'abbé Rozier (lettera al Marchese di 
Vichij), toni. XXXIII, paj;. .S30. 1788. 

- D'Ormoy. Journal de Physiqui' de l'abbé Rozier. 1780, tona. XXXVI, 
pag. 16. 

^ Vassili. Gionialc scientifico. Torino, 1788, tom. III. 

* RouLAND. Journal de Pliijsique de l'abbé Rozier. 1788 , toni. XXXIII, 
pag. 339. 



— 20 — 

i quali l'elettricità non avrebbe alcuna influenza. Bozieres^ nel 1795 
circa, esperimenta l'elettricità sopra piante di canapa, fnmento, fagioli, 
piselli, laltuche, ecc. conclude clie quasi tutte le piante elettrizzate 
hanno delle foglie piii larghe e delle radici più lunghe delle altre. — 
Bilsborow - nel 1797 trova che la germinazione è decisamente favorita 
dall'elettricità positiva ed ancor più dalla negativa. Humboldt ^ e Sen- 
nebier ' in tale epoca, nei loro trattati, pai-lano di quest' argomento, 
ma non si decidono ne in favore né in contrario al presunta benefico 
effetto dell'elettricità sulla vegetazione. 

Qualche anno dopo il celebre Bavj ■' nel 1807 fece delle esperienze 
per studiare l'influenza della corrente continua elettrica sul germoglia- 
mento ed accrescimento delle piante, e nel volume I, a pag. 47 del suo 
Trattato di chimica agraria (1815) conclude: " che il grano germoglia pia 
presto nelVacqua elettrizzala positir amente con la colonna voltiana che nel- 
l'acqua elettrizzata negativamente „. Egli fa notare come una influenza era 
da prevedersi (?) essendo dimostrato dalle esperienze fatte colla batteria 
voltiana (composta di zinco, rame e panno umido) che "" i corpi composti 
in generale sono capaci di essere decomposti dalle forze elettriche „ , e così 
è naturale che i vari fenomeni elettrici che hanno luogo nel nostro si- 
stema debbono influire nel germogliamento dei semi e sul crescere delle 
piante. 

I risultati delle esperienze del Davi/ ebbero piena conferma da 
quelli di Dupìetit Thouars'^ nel 1809, e più tardi nel 1825 anche da 
Becquerel'' che pubblica delle osservazioni sopra l'influenza dell'elettri- 
cità a debole tensione sopra la germinazione e sull'azione dell'elettri- 
cità atmosferica sulle piante, ed egli attribuisce all'elettricità l'influenza 
sopra la vegetazione di " f aeditare o ritardare le azioni chimiche.,,. 

Amici ^ nel 1837 studia l'elettricità in riguardo al movimento del 



' RoziERES. Quel est l'influence de l'électricité sur la germùiafion rt la vé;/é- 
lution des plantcs? 1795 (Solly, Ann. Agronom. tom. VI). 

-' Bilsborow (179T) in Solly, Annui, agronom., tom. VI, pag. 41. 

^ Humboldt. Apliorismcn aus drr Chemischen Fhìjsiolofjie dcr Ffìanzen- 
anno 1794. 

•* Sennebiee. Pliysiologie vegetale. Genève, 1801. 

'' Davt Humphky. Etemcnle der Afjricultur CJiemie. Berlin, 1814. 

— Elementi di Chimica, af/raria. Firenze, 1815. 

— Phdosopliical transactions. 1807. 

" DuPETiT Thouars. Essai sur la régétation ISO 9. 

' Becquerel. Annales des Chini, et de Phys., tom. II, pag. 260. 

— Traile de Phys- experimental. 1825, tom. IV. 

*. Amici. Osservazioni sopra la circolazione presso la Chara enhiuris in Me- 
morie Società scienze. Modena, 1837. 



— 21 — 

protoplasma nella Chara vulgaris e conclude che, secourlo lui, il movi- 
mento protoplasmatico è dovuto ad elettricità esistente nell'alga. 

Becquerel et Dutrocket ^ nel 1838 pubblicarono anch'essi sullo stesso 
argomento una nota nella quale concludono che se la corrente elettrica 
è troppo forte, il movimento protoplasmatico nella Chara si arresta. 

Nel 1843 Forster- fa una comunicazione dalla quale risulta che 
egli ha ottenuto vantaggi sorprendenti raccogliendo l'elettricità atmo- 
sferica ed impiegandola a favorire la vegetazione. Egli operò nel se- 
guente modo: campi di orzo furono rinchiusi da reti di tìlo di ferro 
infitte circa tre pollici al disotto della superficie del terreno e disposte 
in modo che la maggior dimensione fosse orientata da nord a sud; nel 
mezzo dei lati più corti furono collocate due pertiche di circa 11 piedi 
di altezza sui quali furono fissati dei fili metallici ben rilegati al pa- 
ralellogranima situato sotto terra. L'orzo nato e cresciuto sopra questo 
teireno crebbe assai rapidamente e prese un colore verde molto piii 
carico in confronto di quello cresciuto in terreno non influenzato dalla 
elettricità atmosferica. 

Il Boss' nel 1844 esperimentò sopra piante di patate coltivate in 
striscJe di terreno lunghe circa 60 metri, all'estremità delle quali erano 
immerse una lastra di zinco ed una di rame unite per mezzo di un 
conduttore esterno; si aveva cosi una pila elettrica che doveva dare 
una corrente di intensità molto debole, la quale, conclude il Ross, pro- 
dusse una azione favorevolissima sopra le piante sottoposte all' espe- 
rienza. 

Nel 1846 il Solli/ pubblicò una memoria' in cui descrive molte 
esperienze fatte per studiare l'azione dell'elettricità sulla vegetazione, 
fra le quali alcune riguardanti l'influenza che coi'renti molto deboli 
potevano avere sulla germinazione, e conclude che l'elettricità non ha 
una sensibile influenza, od almeno che gli eftetti prodotti mediante gli 
apparecchi da lui usati sono debolissimi. 

Hubeck-' nel 1847 circondando un campo seminato a grano sara- 
ceno con fili metallici elettrizzati, ottenne dei risultati favorevoli, cioè: 



■ Becquiìkel et Dutrochet. Ann. Se. Nat., ser. 2, voi. 9. 183S. 
^ Forster. Becit de Vexperience du Dori. Forster sur l'électririté et la ré- 
'jétation donne à l'Assooiation agricole de Tring nel 1844 par M. Gordon. 

— Procede pour recuillir Vélectricilé atinospherique et Veniploìjer à faro- 
riser le ré'iéfation. Filidrassie, 1843. 

" Ross. Infliience de Véledricité voltaique sur le developpemeiit des 2'>l'''nies. 
Farmer's CUib de New York. 1844. 

* SoLLY. The Journal of the Jiorticulfurnl Society of London. 184G. 

— Annalcs ayronomique, toni. VI, pag. 29. 

'" HtJBECK. Vedi Thourenin. Rev. gen. do botan., pag. 433, 1896, voi. Vili. 



— 22 — 

una più rapida germinazione dei semi ed un aumento sul raccolto 
totale. 

Beclieinslener '^ nel 1859 non fa che confermare i risultati ottenuti 
dall'abate Bertholon e precedentemente descritti. Jin-gensen nel 1861 -, 
Heidenhain^ e Brilcke* nel 186.3 e Kiihne'^ nel 1864 studiarono invece 
rinfluenza della corrente elettrica sul movimento del protoplasma nelle 
foglie della ValUsneria e tutti vennero alle stesse conclusioni e cioè che 
la corrente di un piccolo elemento tirove non esercita azione alcuna. 
Che il movimento del protoplasma si rallenta a poco a poco servendosi 
di due quattro elementi; esso però riprende la sua attività se si in- 
terrompe la corrente prima che il movimento cessi completamente. Una 
volta arrestato non si muove più. Infine una corrente di 30 elementi 
Gfove produce istantaneamente l'arresto del movimento del protoplasma. 

Blondeau '^ nel 1867 esperimenta sopra semi sui quali prima della 
semina fa agire delle correnti indotte e trova che non solo i semi elet- 
trizzati nascevano sempre prima di quelli che non lo erano stati, ma 
notò pure clie lo sviluppo delle piantine nate da essi eia più rapido e 
le foglie molto più verdi e vigorose. 

Nel 1877 tanto Gvandeau'' a Nancj', quanto Ledere^ a Mettray, 
istituirono delle esperienze condotte nell'egual modo. Questi autori po- 
sero piante della stessa specie in casse di ferro contenenti iilentica 
terra. Metà delle casse contenenti le piante erano sottratte all'azione 
dell'elettricità atmosferica mediante una rete metallica a grossa maglia 
che li copriva e come conclusione di queste esperienze, essi ottennero 
che le piante e specialmente quelle d'alto fusto, sottraggono all'atmo- 
sfera la sua elettricità ed isolano come una gabbia metallica le piante 
sottostanti. Secondo questi autoii il potere isolante di una pianta, spe- 
cialmente se questa è molto alta, si estende al di là della proiezione 
della sua chioma; il miglior modo quindi d'isolare una pianta consiste 
nel collocarla sotto un'albero o sotto una gabbia metallica. Una pianta 
sottratta all'azione dell'elettricità atmosferica litarda, oltreché nel suo 



' Beckeinstener. Etudcs sur l'èìectrieité. Ballierè. Paris, 1850. 

' JiiRGBNSKX. Slìidien des phijsiol. Institut zu Eresiali. 1861, Hef't. I. 

^ Heidenhain. Studien des plnjsiol. Institut zu Breslau. 1863, lleft. II. 

■* Brììoke. SUzungsbericht dei- Wiener Akademie. 1863, tom. 46. 

' KuHNE. Untersuclmngen iiher das Protoplasma. 1864, pag. 95. 

" Blokdeau. Coinptes Rendus Acadeiii. Selene, de Paris, toni. LXV, pa;^-. 
304 e 702. 

' Grandract. Chimie et Pìiysiologie iippliquée ù ì'aijricìdtitre et à hi syìri- 
cuìture. 1. 1877. 

" Leci.eec. Xiilrition de la piante. Nans, 1871). 



— 23 — 

accrescimento, anclie nelle altre funzioni fisiologiche. Infatti in nna 
pianta isolata dall'elettricità è ostacolata la formazione del glucosio, 
amido ecc. I fiori ed i frutti si formano in assai minor quantità nelle 
piante isolate dall'elettricità che nelle altre, la differenza è del 40 al 
50 per cento. 

Grandean dà le seguenti medie: 50"/,, al 70 °/o in più per le foglie 
e fusti; 50"/,, al 60 °/„ in più per i grani ed i frutti delle piante elet- 
trizzate in confronto delle altre non influenzate. Le piante isolate con- 
tengono una maggior percentuale di materia secca e di ceneri. Inoltre 
dice che duiante il tempo burrascoso e mediante " le pioggie che por- 
tano V ehttvicitìi sitile 2)i(t>ite „, queste crescono rapidamente' e ne risulta 
che la fioritura e fruttificazione è favorita. 

Le piante sottratte all'azione dell'elettricità contengono una mi- 
nore quantità d'azoto di quelle non isolate, ma coatengono invece una 
quantità molto maggiore di soda. Grandeau nota pure come l'elettricità 
favorisce in alto grado la nitrifìcazione delle materie azotate nel 
terreno. 

Un anno dopo queste esperienze e cioè nel 1878 il Celi ' tenta con 
successo di sperimentare l'elettricità atmosferica sulle piante, facendo 
uso del seguente apparecchio: mediante un aspiratore rinnovava del- 
l'aria da due Ciimpane di vetro a tenuta, entro le quali aveva seminato 
dei grani di Zea mais; le campane nella parte superiore portavano un 
cappelletto metallico di forma conica e dentro di esse passava un'asta 
metallica che terminava nell'interno della campana con una corona di 
punte disposta orizzontalmente ed a una certa distanza sopra un vaso 
contenente le piante in esperimento. 

Le piante di nna campana erano lasciate come paragone, mentre 
quelle dell'altra campana erano elettrizzate continuamente fino dalla 
semina con un'apparecchio nel quale l'elettricità si produceva in mi- 
nima quantità mediante la cosi detta vena liquida discendente (vedi Pal- 
mieri, Ann. Scienze di Napoli, 18.50). 

Il 30 luglio del 1878 il Celi seminò grani di Mais, tutti dello 
stesso peso, e mise in ogni vaso la stessa quantità di terra innaffiò 
colla stessa quantità d' acqua. i II l" agosto i semi incominciarono a 
germinare e durante due giorni l'accrescimento fu pressapoco lo stesso 
nelle due campane. Il terzo giorno le piante della campana, l'aria della 
quale era elettrizzata, cominciarono a svilupparsi più rapidamente delle 
altre e cosi continuarono. 



' Celi. Appareil poiir experiiiienfr'r l'action d'eìecfricitc sitr Ics planfes vi- 
vanta!!. Aiinales de Cliiniie et do Pliysique, 5= serie, fotii. 15, pa;;'. 280 ed in Jahrcs- 
berieht. Af^riculf. Cheniic. 1878. 



— 24 — 

Il 10 agosto, per esemj>io, le piante avevano le seguenti dimen- 
sioni : 

Piante elettrizzate metri 0.17 

Piante non elettrizzate „ 0.08. 

L'anno dopo, cioè nel 1879, N'andin'^ fece delle e.sperienze molto 
aiialogiie a quelle di Grandeau e pubblicò risultali diametralmente op- 
posti ; secondo il Naudin, le piante che si trovavano nelle casse circon- 
date dalla rete di ilio di ferro per essere isolate dall'elettricità presen- 
tavano uno sviluppo molto più considerevole di quello delle piante vicine 
non i.solate. 

Wariinann ^ nello stesso anno annuncia di avere ripetuto diversi 
anni prima (1849) le esperienze ora pubblicate dal Grandeau e dal 
Naudin e clie egli dovette constatare che l'elettricitcà non aveva avuto 
alcuna influenza sulle culture. 

I^laccagno ', quasi contemporaneamente, nei pressi di Palermo isti- 
tuiva delle licerche sopra delle viti servendosi del seguente semplicis- 
simo apparecchio. 

Egli infisse dei fili di rame con punta di platino entro l'estremità 
superiore dei tralci fruttiferi e faceva in modo clie la punta del filo si 
spingesse verticalmente nell'aria ad 80 cm. circa sopra l'altezza a cui 
arrivavano le foglie e le punte dei tralci della vite durante il loro svi- 
luppo. Questi fili eretti erano tenuti isolati con speciali sostegni. Ad 
ogni base dei tralci frutticosi nei quali era infisso il filo eretto, era pure 
innestato con punta di platino un'altro filo di rame che comunicava in- 
vece col suolo. 

Le viti quindi a cui erano applicati questi fili, si trovavano in con- 
dizione di ricevere piìi facilmente delle altre, I' influsso elettrico della 
atmosfera. Tali piccoli apparecchi furono lasciati in funzione dal 5 
aprile al 20 settembre, ed a quest'epoca vennero dall'autore raccolti i 
tralci frutticosi tanto di queste, come di altre viti vicine lasciate in con- 
dizioni comuni per confronto e poi analizzate *. 



' Naudin. Jìifhtfnre de Vélecli'icilv utniospìieriqìie sur Jii croisscnce. la fio- 
ruison et la frurii ficai ion des plaiitrs. Compt. Rend. Aciid. Seifiic. Tom. 89' 
pag. 535. 1879. 

- AVaiitmann. Journal de Genève, 27 ottobre 1879 (lettera). 

' Maccagno. I/ìfluoua di'W elettricità atmosferica sulla regelaiionc della 
Cile. Le Stazioni sperimentali italiane. Voi. IX, fase. II, pag. 83-89. Torino 1880- 

■' Delie e.sperieiize di questo autore ho creduto bene parlarne un po' diffu- 
samente perchè, come si vedrà in seguito, il risultato dello sue analisi sono in- 
teressanti per le conclusioni a cui portano le une ricerclie. 



25 



E le analisi dettero questo risultato: 

Quantità per 100 





"N'iti ^cjizii apparecchio \ 


iti con apparecc 


Nel legno secco a 110": 






Materie minerali . . 


3.684 


3.115 


Potassa .... 


0.642 


0.541 


Calcio 


1.184 


1.192 


Acido fosforico . . 


0.182 


0.128 



13.415 


14.415 


1.221 


1.261 


5.211 


5.321 


0.428 


0.665 


3.180 


3.491 


2.480 


2.515 


12.760 


11.911 


2.051 


3.221 


9.730 


10.415 


3.444 


3.528 



Nelle foglie secche a 110°: 
Sostanze iiiorg:aiiiclio. 

Materie minerali . 
Potassa .... 

Calcio 

Acido fosforico . . 
Bitartrato potassico 
Acido malico . . 

„ tannico. . . 

„ tartarico libero 
Amido e destrina . 
Glucosio .... 

Negli acini freschi: 

Sostanze organiche. 

Mosto per 100 . . . 

Acqua 

Glucosio 

Acido tartarico libero 
Bitartrato di potassa. 
Acido tannico . . . 
Acido malico. . . . 

Questi risultati del Maccagno, oltre dimostrare che nelle foglie elet- 
trizzale è maggiore la quantità delle sostanze minerali, il che indica un 
accelerazione di forza vegetativa, quello che a me importa far rilevare è 
il fatto (dal Maccagno trovato, senza che da lui gli sia stata data spe- 
ciale importanza), che le viti influenzate maggiormente dall'elettricità, 
hanno prodotto maggior quantità di amido e glucosio delle altre e cioè 
l'assimilazione del carbonio risulta in questo caso avantaggiata non 
di poco. 



78.21 


79.84 


75.80 


74.23 


16.86 


18.41 


0.112 


traccie 


0880 


0.791 


0.180 


0.186 


064 


0.056 



— 26 — 

Nello stesso anno Saikewicz ' combatte i risultati di Graiideau, e 
poco dopo WoUiiì/'' nel 1883, associandosi in gran parte al predetto au- 
tore, sostiene l'opinione che non si possa ammettere che l'elettrocnl- 
tura dia in pratica buon risultato, i limiti del minimum, optimum e ma- 
ximum deirinfluenza dell'elettricità, essendo cosi vicini fra loro che 
in molte esperienze questo limite è facilmente oltrepassato e clie re- 
golare l'elettricità atmosferica per darla alle piante è- cosa di estrema 
difficoltà. Provò oltre die l'elettricità atmosferica, anche le correnti gal- 
vaniche, ma con risultati poco convincenti. Lo stesso autore nell'anno 
1884 ^ e successivi (Vedi Bibl.), istituì altre ricerche operando nel 
seguente modo: poneva del terreno in due casse di legno tappezzate 
di vetro all'interno e vi metteva a germinare semi di orzo, sega'e, 
colza, girasole, ecc. e faceva attraversare il terreno di una delle due 
casse da una corrente elettrica tolta da 10 elementi, e trovò che i 
semi elettrizati, non solo misero più tempo a germinare, ma mostrarono 
uno sviluppo più disuguale e più debole rispetto agli altri sviluppati 
in condizioni normali, onde egli conclude che sebbene l'influenza del- 
l'elettricità sulle piante non sia ancora ben determinata, pure i risul- 
tati clie finora egli aveva ottenuti, non autorizzavano ad un prognostico 
favorevole. 

Nella stessa epoca, altri autori si occuparono dello stesso argo- 
mento ottenendo risultati contrari affatto a quelli avuti dal Woìlnt/, 
Così BronohV ottiene dei risultati ottimi dalle sue culture sperimen- 
tali; da esse risulta che nell'eguale tempo ottenne per le piante 



' Saikewicz. WiederkoìiitKi dcr Versuclie ron (rrumleaii iihcr ll'irkuìiu 
der atmospliurisclu'ìi Eleìdricitàt uuf die Fflaiizen. Rp(h>ii und Protoc. der VI 
Versammlung russiseli, natur St. Petersburg. D(^c. 18T'J. S. Petersburg 1880, 
pagg. 13-14. 

^ WoLLNY. Ueher die Awrenduìì;/ diT Eìehirifiti'il iiher di-r l'flunzen culfure. 
Miinchen (W. Aclicrmann) 1883, 

■' WoLiiNY. Eleklrische Kiiìturrersuche. Forschungeii ;iuf dem Gebiete der 
Agrikuiturphysik. Bd. Xf, Heft '/.,. 1889. 

— Eielirische KitlturKcrsurlie. Forschiingen Agrikuiturphysik. Bd. XVI, 
Heft IH, IV. 1893. 

— Untersiudiuìig/'n ilhcr di-ii Eiufìusa ili-r Wacstìiniiisfdctoi'cii tnifdas Pro- 
ductioìis rermwjen der Cidturpflaiurii. Agi'il;uiturpliysik. Bd. XX, Ilcfr. 1. 1897. 

— ElectrociiUiiri: Expefiment Station Massachusetts. LJull. IV", 23. 1893. 

— Eli-dili'irUiit und Fflanzen ffuclmlum. Juhlin^ Laiidw. Zeitung 1894, 
pag. 757. 

— Elidei rigeli e Kuliurrersuclie. Jiililiiig Land. Zeituiig. 1895, pag. 11. 

■' Bbonold. Ueher elektrisclie rjlumkuìtuirersucìie. Zeitsclirif. d. Landw. 
Vereins in Bayorn 1884. Heft. 1, pngg. 16-18. 

— id- id. Biedei'mann's Cciitraibl. Agrikul. Pliysik XIV png. 142. 1885. 



— 27 — 

elettrizzate un' accrescimento due o tre volte superiore a quello delle 
piante non elettrizzate, e le prime producevano fiori, frutti e semi più 
grossi delie altre e senza perdita di profumo. 

L'.4/o/' nello stesso anno fece delle esperienze servendosi di gab- 
bie metalliche a larghe maglie delle quali una l'isolava completamente 
dal suolo a mezzo di 4 bottiglie di vetro verniciato che alla loro volta 
posavano su dischi di porcellana messi sul suolo, l'altra la metteva in 
diretta conuinicazione colla terra. Poi prendeva 4 vasi metallici perfet- 
tamente eguali ripieni dello stesso terreno; per ogni vaso metteva a ger- 
minare un seme, oppure una pianta. Dei 4 vasi uno era messo sotto la gab- 
bia isolata, uno sotto la gabbia che aveva la comnnicazioìie col suolo, 
il terzo veniva messo all'aria libera, ed il quarto nel perimetro di un 
gruppo di cipressi e dove non •' penetrava mai sole „. L'autore teneva cal- 
colo varie volte al giorno della temperatnra ed annaffiava tutti i vasi 
colla stessa quantità d'acqua. Dai suoi esperimenti durati vari anni 
11884-1891) operando sopi-a piante varie quali la lactuca, zea, inticmn, 
fava, ecc. risultò che l'elettricità atmosferica esercita nn' influenza be- 
nefica sulla vegetazione delle piante e germinazione dei semi. 

Pure nel 1884 11 Giniili intraprende delle ricerche interessanti - 
sull'influenza dell'elettricità sulle fermentazioni, concludendo che l'elet- 
tricità esercita un'azione favorevolissima su di esse. 

Brauner e Marker^ nel 1885 hanno fatto esperienze servendosi di 
correnti galvaniche ottenute da 4 elementi Meidinger ed operando sopra 
piante di barbabietole sulle quali ricercavano poi lo zucchero, le espe- 
rienze durarono dal 3 giugno al 26 ottobre ottenendo, a quanto riferi- 
scono, un risultato pressoché nullo. 

Schloesing e Muntz ^ nello stesso anno operarono pressapoco come 
Grandeau, essi si servirono cioè di gabbie alte circa 2 metri, capaci di 
coprire diversi metri quadrati di terreno e queste gabbie venivano C(d- 
locate sopra campi di melica, e di altri cereali diversi, di barbabietole 
e di patate. Gli autori riferiscono che dalle loro esperienze non lisultano 



' Ai.of. Dell' influenza dell' elettricità aliiwsferiea sulla ceijelazione delle 
inante Atti Accad. Gioeiiia Se. Nat. Catania, Serio 3, Voi. XVIII. 1884. 
— id. id. Malpighia, anno V. 1891. pag. IIC. 

^ Giunti. Asione d eli' elett ridi à sulla fermeìitazionr. Rivista di ViticoHui-a- 
Enologia, Serie '2", anno YIII. Conegliano ISSI, pag. 525, ed Ann. Scuci. Por- 
tici 1888. 

' Bradner unii Marker. Elektrisrhe Kultarcersuehe. Magdeburger Zeitung, 
n. 539. 1885. 

* ScHLOKSiSG und Muntz, in Coniptes Rendus .\cad. de France. Toni. C'IX, 
n. 9, pag. 345. 



— 28 — 

confermate le esperienze di Grandeau, percliè le piante cresciute sotto 
le gabbie, non avevano differenze con quelle cresciute senza gabbie; e 
pur ammettendo die le esperienze da loro fatte, non sono sufficienti 
per chiarire la questione, concludono col dire che l'influenza dell'elet- 
tricità sulla fissazione diretta dell'azoto nelle piante è ancora pro- 
blematica. 

Nel i8S8 Frccla'^ studia l'influenza dell'effluvio elettrico sullo svi- 
luppo dei vegetali aclorolìllici; egli opera sopra culture di PenkilUtnn 
fflaitcìtm, concludendo dai suoi esperimenti che se l'effluvio è debole non 
lia alcuna influenza sulla cultura, se è invece forte è pressoché letale. 

Berlìiclot ~ nel 1889 pubblica una nota intorno all'azione dell'elet- 
tricità sulla nitrificazione e dopo avere ricordato che secondo le espe- 
rienze da lui precedentemente eseguite, la maggior parte dei composti 
organici, sotto l'influenza dell'elettricità assorbono l'azoto libero a tem- 
peratura ordinaria, descrive sue ulteriori esperienze, nelle quali egli 
con della terra contenente i microbi propri del terreno riempi alcuni 
vasi e li mise sotto due campane di vetro a perfetta tenuta d'aria, indi 
elettrizzò i vasi contenuti sotto una campana e lasciò gli altri quali te- 
stimoni; il risnltato ottennio fu che nella terra dei vasi elettrizzati, vi 
fu aumento d'azoto, in confronto di quella che era nelle stesse condi- 
zioni ma non elettrizzata. 

Berthelot inoltre mantenendo le coudizioni delle esperienze precedenti 
fece alti'e ricerche servendosi di vegetali superiori ed anche in questo 
caso egli ebbe aumento d'azoto nei vasi elettrizzati, dovuto, secondo 
lui, in parte alle piante. Conclude l'autore col dire che l'aumento di 
azoto effettuatosi sotto l'influenza della vegetazione è stato costante- 
mente più grande nei "vasi elettrizzati che in quelli non elettrizzali e 
maggiore soito le campane che all'aria libera malgrado l'ineguaglianza 
d'illuminazione. 

La stessa conclusione ebbe con esperienze fatte sulla terra prov- 
vista dei suoi speciali microbi, ma mancante di vegetali superiori. 
E dall'insieme di questi fatti Berthelot conclude contrariamente a 



' FiiEDA. SulV influenza del flusso ctctlrico netto sriliippo dei rer/rlati aito- 
rofittici. Staz. Agrarie 8perittientali ita). Voi. 14, pag. 32. Eoiria 18S8. 

° Berthelot. Remarques xiir tes conditions oìt s'opere tu fixation ite Vazoic 
par tes teh-fs ari/itteiiscs. Coiiipt. Uoml. Se. Acad. Paris. Toni. CIX, n. 8. 1889, 
pag. 277. 

— Eecticvelies noiircttrs sur tu /i.ca/ion de t'azofc par ta terre ré'jétate. 
lìifliieiiee de réteciricilé id. id. pag. 281. 

— Sur ta flxation de t'azofe atmosplierigue id. n. 11, pag. 417. 

— id. id. n. 11, p.Tg. 419. 



— 29 — 

Scìtloesin;) col credere ad un'azione dell'elettricità propria ad attivare 
la fissazione dell'azoto nella terra e nei vegetali. 

Nello stesso anno A. Gantier ^ pubblica una nota nella quale 
comunica delle sue osservazioni fatte qualclie anno addietro sopra 
vegetali influenzati da una corrente elettrica. In alcuni vasi di fiori, 
situati sopra una veranda, egli aveva posto un certo numero di piante 
di melica, vecce, fagitioli ecc. Sulla terra di questi vasi alle due estre- 
mità dello stesso diametro, erano immersi i due poli di un circuito 
formato dalla riunione in serie di 1 a 3 elementi termo-elettrici Noe, 
d'intensità sensibilmente costante e la cui corrente è eguale all' in- 
circa a quella di una Bniisen. In altri vasi, simili ai precedenti egli, 
pose piante della stessa specie di quelle indicate e furono lasciati 
come testimoni; i vasi erano disposti nelle medesime condizioni esterne 
e cosi mantenuti durante mesi, continuando la corrente a passare giorno 
e notte. Le piante elettrizzate si sono sviluppate di più delle piante 
lasciate come testimonio. 

In capo a quattro o cinque settimane esse avevano una vegeta- 
zione molto vigorosa ed avevano un volume e peso quasi il doppio delle 
piante non elettrizzate. 

Pure nello stesso anno Bruttiiii- sottopone all'azione di effluvio 
elettrico diversi semi e piante e nulla ottenne di apprezzabile tanto 
sulla germinazione dei semi quanto sullo sviluppo ulteriore delle piante; 
aumentò l'intensità dell'effluvio, pose i semi e le piante, prima sotto 
campane ermeticamente chiuse, poi all'aria libera, ed anche questa 
volta non ottenne l'accrescimento accennato. Coltivò anche alcune iiiante 
sotto una gabbia isolante secondo il sistema Grcindcau, già da me de- 
scritto, e le confrontò con altre viventi in condizioni normali, ma anche 
in questo caso i risultati furono negativi. In conclusione, secondo l'au- 
tore, l'elettricità non accelera la germinazione, poiché quando l'efiSuvio 
elettrico non è molto forte, la sua azione non è apprezzabile; quando 
invece è intenso, le piante elettrizzate si sviluppano meno. L'elettricità 
atmosferica, secondo lui, non ha pure essa effetto sull'accrescimento 
delle piante sottoposte alla sua azione. 

Nello stesso anno Wan-en. " mise a germinare dei semi sopra due 
piatti di platino, uno elettrizzato positivamente, l'altro negativamente. 



' A. Gautier. Bidiei'rìirA sur la fixation de l'azote. Iiifliieiice de Vel/'clriciie. 
Compt. Rt'nd. Acad. Sciencp. Tom, CIX, pag. 287. 

- Bruttini. Azione dell' eleU rie dà sui cef/efali; in Agricoltura Italiana, XV. 
Pisa 1889, pag. 441. 

=■ Warken H. W. The i-ff'cf of Volfaic EleeirieUy forards Germination. 
Cileni. News. Voi. 59, London 1889, pag. 174. 



— 30 — 

Egli notò clie dopo 24 ore incominciarono a germinare i semi posti 
nel piatto elettrizzato positivamente e dopo 3 giorni le piantine erano 
già alte, mentre quelle lìoste sopra il piatto elettrizzato negativamente 
erano appena nate. 

Speclinew^ l)Ubblica nel 1890 vari risultati dei suoi studi sull'in- 
fluenza dell'elettricità atmosferica ed artificiale sulla vegetazione. Egli 
ideò un'apparecchio molto simile s.\Y eletìrovegetometro del Bertholon, con- 
sistente in pali ben isolati, uniformemente ripartiti nel campo, sor- 
montati da corone metalliclie con punte dorate. Una rete di conduttori 
riuniva i diversi pali fra loro; in tal modo le colture si trovavano sor- 
montate da una rete caricata positivamente. Spechnew ottiene con tale 
metodo delle sovraproduzioni del 28 per 100 per la segala; .56 per 100 
per il grano; 162 per 100 per Vace-ia; 55 per 100 per Vorzo; 25 per 100 
per i piselli; 11 per 100 per le patate; 34 per 100 per il lino. 

Lo stesso autore inoltre esperimentò l'elettricità dinamica prodotta 
da placche di zinco e rame interrate in vario numero nelle colture ed 
esleriormente rilegate i)er dei conduttori, ed ottenne pure dei risultati 
favorevoli. 

Lemstròin - nello stesso anno intraprende delle espei'ienze sul me- 
desimo argomento, servendosi di macchine ad elettricità statica ed ot- 
tiene risultati favorevolissimi; ma delle ricerche del Lemsirom ne par- 
ki'ò diffusamente più innanzi, quando riporterò anche le esperienze 
fatte dallo stesso autore nell'anno 1902. 

Kronfeld nel 1891 pubblica una lettera" inedita di Alcvander von 
Humboldt scritta da questi nell'anno 1797-1798 e che tratta oltre che 
della respirazione vegetale, anche del comportamento della Mimosa 
pudica colTelettricità. Egli dice che le dne foglie della Mimosa die si 
trovano vicine ai poli elettrici divennero più sviluppate delle altre e 
ne dà un diseguo riprodotto dal Kromfeld. Da questo disegno risulta 
infatti una differenza di sviluppo assai grande. 

Il prof. Garolla^ pose dei vasi con eguale terra sotto cinque cam- 



' Spechnew, in Lumière éloctrlque, 8 niars 1800, pag. 485 ed in LtiviNi G. 
Applicazione (hH't'lrttn'cità (ill'agfiroHiira. Accad. Agricol. Torino 1890 XXXIII, 
pag. 173. 

- Lemstroem. Olii eh'ktricitelrns iiìflytande pa vàxterna. Ilelsiiigf'ors, 1890, 
pag. 67. 

— E.rperiences sur ì'in/lucnfe do Véìectricilé sur le ré'jéieaux. Edit. Uni- 
versit. Helsiiigforsiensis 1890. 

" Kronfeld. Humboldt iibfr das '■Icltrisclie Verhaìten der Mimosa pudica 
tind iihcr Pflanzcn Athimna. Bot. Central B. 48, 1891, pag. 166, 1 fig. 

' Garolla, in Pauliii, De l'infiuence de V électricilé sur la ré'jétation. 
Lyon 1892. 



— 31 — 

pane di vetro. Una campana fa lasciata come testimonio delle altre, 
nei vasi di due invece, immerse una lamina di zinco ed una lamina di 
rame riunite per un reoforo, in un'altra campana mise i vasi in comu- 
nicazione con due elementi Leclanché e fìurilmente i vasi dell'ultima in 
comunicazione con un solo elemento. 

Gai-olla constatò che nelle campane munite di lamine di zinco e 
rame riunite per un filo isolato vi passava una corrente sufficiente per 
essere " aensi'.ile alla lingua „ (!). 

Nei vasi di tutte le campane, furono seminati dei fyiselll ciie fiori- 
rono e fruttificarono. Diseccate le piante, dettero, secondo l'autore, le 
seguenti medie : 

Con pile Lcclanclié .... Semi gr. 7.40 Paglia 5.10 
Elementi zinco, terra e rame . „ ,. 6.40 „ 5.00 
Testimonio . „ ,. 7.25 „ 5.25 

Dalle sue esperienze quindi risulterebbe che l'influenza dell'elet- 
tricità è stata inapprezzabile. 

Al contrario Lagrange nel 1S92 * fece i seguenti esperimenti otte- 
nendo risultati favorevolissimi: divise nn appezzamento di terreno in 
tre porzioni identiche per qualità di terreno, e per esposizione. Una 
fu coltivata a patate, ed in questa zona infisse delle placche di zinco 
e rame esternamente collegate con fili conduttori isolati con porcellana; 
un'altra porzione eguale di terreno la coltivò pure a patate senza in- 
fluire la piantagione con l'elettricità e la terza parte della terra la 
coltivò pure a patate, influenzandola però con elettricità atmosferica e 
servendosi per far ciò di tante piccole specie di parafulmini i quali 
sorpassavano la suiierficie del suolo soltanto di 50 centimetri. Essi 
erano formati da fili di ferro galvanizzati provvisti di punte. 11 raccolto 
del terzo appezzamento fu il più abbondante degli altri e maturò quin- 
dici giorni prima. Dal secondo appezzamento coltivato col metodo or- 
dinario vennero raccolti 80 chilogrammi di patate; il terzo ne dette 
16.3 chilogrammi, ed il primo, col metodo dinamico, 60; in questo però 
i fiori e le foglie furono più precoci e più sviluppati. 

Nel 1892 Paidin - istituì numerose ed interessanti esperienze, sia 
elettrizzando semi, sia elettrizzando con elettricità atmosferica grandi 
estensioni di terreno per mezzo di un apparecchio che egli chiamò 
geomagnetifero molto simile aWeleftrovegelomefro del Bertholoii. 



' Laorange. Ekcfro-Citllure in Gardeners Chroniele, voi. XI, p. 42, 1892, 
«d in Bull. Soc. bol^e d'Electriciens. 1892. 

^ PauIìIN. De riiìfìui'Hce (Véledrkité sur la i-égélntion. Montbrison, 1892. 



— 32 — 

Per elettrizzare i semi egli si servi di recipienti di vetro ricoperti 
all'esterno di stagnola, nell'interno dei quali penetrava, attraverso un 
tappo di sughero, un grosso filo di rame che si poteva niettere in con- 
tatto con uno dei poli di una macchina Bcrtsch. Ponendo nelF interno 
del recipiente i semi da studiare, li elettrizzava di ora in ora, fa- 
cendo variare il tempo a seconda della natura dei semi stessi, Per 
esempio per quelli piccoli, (come i semi delle rape, spinaci, insalata), 
il Paulin elettrizzava i vasi 12 volte durante un giorno, per quelli dei 
cereali li elettrizzava 24 volte durante due giorni e per quelli degli 
alberi fruttiferi o da foresta, da tre ad 8 giorni. I semi erano inu- 
miditi e seminati appena era finita l'elettrizzazione; usando questo 
processo, il Paitlin asserisce di avere ottenuto il germogliamento di 
semi d'alberi raccolti da 20 anni e che seminati nelle condizioni or- 
dinarie non era stato possibile farli nascere. Egli inoltre prese dei 
semi di vari alberi raccolti da 20 anni e li divise iti tre serie; quelli 
delia prima li seminò senza elettrizzarli; quelli della seconda fu- 
rono assoggettati all'influenza dell'elettricità per due giorni prima 
di essere seminati; infine quelli della terza serie furono seminati 
senza preparazione, ma in seguito la terra di questo vaso fu elet- 
trizzata, durante 15 giorni, un'ora al giorno. I semi della prima e 
della seconda serie non nacquero, e dopo 5 mesi furono trovati marci, 
mentre quelli della terza germogliarono in capo a 15 giorni. 

Per le sue ricerche coU'elettricità atmosferica, il Pmdin si servì 
del cosidetto palo geomagnetifero che consiste in un antenna provvista 
all'apice di un fusto metallico terminato da un pennacchio di rame. Dei 
fili di ferro partono in seguito dal fusto e si ramificano nel suolo. Egli 
calcolò che bastano 4 geomagnettferi per ettaro. 

Le ricerche con questo apparato furono controllate e ripetute in 
varie regioni ottenendo risultati buoni. Così un campo di patate di 32 
metri quadrati di estensione, provvisto di un geomagneiìfero. produsse 
90 chilogrammi contro 61 chilogrammi prodotto in altri 33 metri qua- 
drati dello stesso terreno non elettrizzato. 

Delle vigne a Notag dettero delle uve ricchissime di zucchero e 
mo.sto, e la maturazione ne fu vantaggiata. Delle esperienze fatte sempre 
con pali Paulin a Vals sopra campi di spinaci, dettero una sovra pro- 
duzione di 24.400 chilogr. contro 19.700 chilogr., in una superficie di 
metri quadrati 5.40, e di 13.200 chilogr. contro 10.400 sopra un'altra 
zona della superfice di metri quadrati 2.2. Una cultura di barbabietole 
ad Orchies diede una sovra produzione del 9 per 100. 

Il signor Pnwt di Moirat testifica che dopo l'impiego del palo 
geomagiìeti/ero Paulin, le patate germogliarono prima e dettero delle 



— 33 — 

eccedenze di raccolto del 50 per 100. Le stesse sovraproduzioni si 
ebbero per le fave e piselli; così pure si attesta che i fichi e la vite 
hanno perfettamente maturato i loro frutti malgrado il clima freddo 
di CUfton. 

A Cristiania da Lii/ienscloss è stato constatato qualche tempo dopo 
(nel 1894) usando il geomagnctifero Pauliit un aumento di 11.25 per 
100 in peso e 3 per 100 in fecola. Altri risultati poi favorevoli al 
metodo Paulin sono stati ottenuti a Brono in Norvegia. Infine ad Outre- 
mont presso Montreal al Canada, Wattiez collo stesso appareccliio, ot- 
tenne una maturità anticipata di 15 giorni in colture di pomidoro in 
confronto alle coltivazioni della stessa specie non influenzate dall'elet- 
tricità. 

Interessante per le conclusioni del mio lavoro è l' analisi ufiìciale 
fatta dal Laboratorio chimico municipale di Saint-Eiienne dei tuberi di 
patate influenzate coli' apparecchio Paulin, in confronto di quelli di pa- 
tate cresciute nello stesso terreno ma non elettrizzate. Il risultato fi- 
nale delle analisi è il seguente: 

Per 100 

Tuberi di pian'te non Tuljcri dì piante 

elettrizzate filettrizzate 

Acqua 78.60 76.20 

Ceneri C/,, sopra il residuo a 100) 5.01 5.30 

Azoto , 1.08 1.06 

Amido 15.34 17.80 

Pure nel 1892 Cìiodat^ pubblica una memoria nella quale riporta 
delle osservazioni da lui fatte sul movimento delle foglie di Oxalis e 
di Mimosa pudica sotto l'influenza dell'elettricità ed anche dei risultati 
ottenuti influenzando con elettricità statica delle piante di pisello. Egli 
conclude che tale elettricità ha una influenza acceleratrice sulla germi- 
nazione, che i germogli e le foglie elettrizzate diventano più larghe di 
quelle cresciute in condizioni normali. Nello stesso anno Mae Leod - 
ottiene buon effetto sull'accrescimento, influenzando delle culture di piante 
con correnti elettriche. 

Leicester ^ sperimentò sopra piante fatte vegetare entro casse, il cui 
terreno era limitato da due lamiere, una di zinco e l'altra di rame ed 



' Chodat. Quelques fffefs iIp Vélrctriritc siafiquc Sìcr hi réfféfation, in Ar- 
cliives des Sciences physiques et naturelles, toni. XXVIII. 1892. 

^ Mao Leod. Tlir cffect of mirrcnt /■Jecfririlìj tipoii plant-tjrouth ; fiirtlier 
experimenls. Tr. N. Zeal. f. 1893. XXVI, 1894, pag. 463. 

^ Leicester. Cliom. Centralbl. 1892, n. 11. 

Atti lìeU'Iat. Bot. dell' Università di Pavia — Serie II — Voi. XIII. 3 



— 3-i — 

osservò che in tali casse semi e piante crescono più velocemente che 
nelle casse di controllo senza lastre di metallo. 

Inumidendo poi il terreno con dell'acido acetico diluitissimo, egli 
dice di avere avnto un aumento di accrescimento nella cassa con lastre 
di metallo, nessun aumento nelle casse di controllo. Egli crede che ciò 
avvenga pel passaggio di maggior corrente elettrica per la presenza 
dell' acido. 

Warner^ durante glijanni 1903-1905, alla stazione sperimentale di 
Massachusseits, esperimentò le correnti alternate sopra l'accrescimento 
delle leguminose, ma i suoi risultati non gli pei'misero di trarne una 
sicura conclusione. 

Pabst - nel 1895 in seguito ad esperienze fatte in collaborazione 
con Diiììiont conferma le ricerche dell'-l/o/ e constata a sua volta che 
l'elettricità atmosferica ha un'azione favorevole sull'accrescimento delle 
piante e che l'elettricità terrestre esercita un'azione principalmente 
favorevole sopra la germinazione. 

Alai ^ nel 1895 torna ad occuparsi dell' argomento e riporta in una 
seconda memoria il risultato di esperimenti da lui fatti in proposito, 
nei quali egli mise a vegetare un egual numero di semi di granoturco 
e fave in tre casse distinte riempite della stessa qualità e quantità di 
terra. La prima cassa venne isolata dal suolo per mezzo di grossi pezzi 
di zolfo e fu contornata da sei parafulmini alti 3 metri, uniti con filo, 
messi a distanza di un metro fra loro ed isolati dalla cassa. Il loro uf- 
ficio doveva essere quello di difendere dall'elettricità atmosferica le 
colture fatte in detto cassone. 

La seconda cassa era anch' essa mnnita di 6 parafulmini, però que- 
sti erano infìtti entro il terreno della cassa stessa ed erano in comu- 
nicazione fra loro ; in tal modo lo scambio elettrico avveniva fra l'at- 
mosfera ed il terreno nel quale vegetavano le piante, ma queste non 
prendevano parte a tale scambio. 



' Warner. The rff'cH of clertrifili/ on veijetahles. Gardners' ChroniclG IT, 
III serie, 1895, pag. 14. 

— Elcrirk-iln in (i;/rtcii!furc. Haclit Experiui Stat. Massachusetts. 1892. 
^ Pabst. Eh-dricité ai/rtcoìe. Nancy, 1894. 

— Elcrfrìcitut litui Pflamenicaclist Km. Bied. Cent. A^:rie. Cheui. 1895, 
XXIV, pag. 250. 

— New Electro-CHÌttiral E.r-pcriment. Garden. Chronicle. Maasachussets 
30. 1895, pag. 897. 

— La coliiruzionc fh'tfn'ni, in Elettricità, ii. 24, febbraio 1895. 

" Aloi. DclVinflnema dell' elettricità atmosferica sulla vegetazione delle 
piante, in Bull. Soc. bot. italiana. 1895, pag. 188. 



— 35 — 

La terza cassa fu lasciata nelle condizioni ordinarie affinchè lo 
scambio elettrico fra l'atmosfera ed il terreno avvenisse a mezzo del- 
l'apparato vegetativo delle piante che in esso erano state seminate. 
Finite le esperienze risultò che lo sviluppo vegetativo e la fruttifica- 
zione raggiunsero il massimo grado nella terza cassa, il medio nella 
seconda ed il minimo nella prima. 

L'autore conclude che là dove lo scambio elettrico fra l'aria ed 
il terreno si compie, attraverso l'organismo vegetale, lo sviluppo delle 
piante si trova in condizioni migliori. 

Tolomei^ nel 189(3 pubblicò una memoria suU' azione dell'elettricità 
sulla germinazione. Egli ripete l'esperienze del .Bn(<^/«i e dello Spich- 
new, e per le sue osservazioni si serve soltanto dei semi situati nella 
parte centrale delle due lamine elettrizzate, cioè non tiene conto dei 
semi posti immediatamente in contatto colle lamine, e qnesto per es- 
sere certo che i semi non risentano l'azione dei ''prodotti polari del- 
l'elettrolisi „, e ne conclude che la corrente esercita un'azione favore- 
vole allo sviluppo de' semi, azione che si manifesta con nna diminuzione 
nella durata della germinazione. Trovò pure che se si oltrepassano certi 
limiti nelle costanti di tale corrente (limite proprio per ciascuna spe- 
cie), l'azione di essa diviene contraria allo sviluppo dei semi, e questo 
si luanifesta con una maggior durata nella germinazione ed anche colla 
distruzione della facoltà gei-miuativa. Dalle sue esperienze risulta pure 
che i semi della parte centrale nascono sempre prima di quelli posti 
in prossimità delle lastre. 

Il Tuloniei è stato il primo ad esperimentare le correnti ad alta 
frequenza sopra la germinazione dei semi; l'apparecchio da lui usato è 
analogo a quello che il D'Arsonval ha adoperato jìer i suoi studi sulle 
correnti ad alta frequenza. L'intensità della corrente era di circa 0,50 
atmosfere e la frequenza era di 200,000 oscillazioni al secondo. I semi 
erano posti in nn tubo cilindrico di vetro e la corrente veniva fatta 
passare per mezzo di due laminette di platino poste in contatto di essi 
ed in comunicazione coi due fili che partivano dagli estremi del sole- 
noide. 

Risultò che le correnti ad alta frequenza esercitano un' azione 
molto nociva sulla vitalità dei semi e che tale azione ha una intensità 
variabile per le singole specie. 



' ToLOMEi G. Azione dett' eirti rie Uà sulla r/erminazioiie. Nota I; Accad. Liii- 
ci-i, serie Y, voi. 7, pag. 177. 

— Azione deU'elMricità sulla <ierminazioni\ in Malpighia, anno X, pa- 
gina -US. l.sOG. 



— 36 — 

Tkouveniii' nel 1896 studiò l' influenza delle correnti elettriche 
continue sopra la decomposizione dell'acido carbonico sulle piante acqua- 
tiche, ed è il primo ed unico autore che si occupi di questo argo- 
mento. 

L'apparecchio da lui usato per tale studio è molto semplice (fìg. 1). 
Esso consiste in un vaso cilindrico di vetro di una capacitcà di circa 
1500 centim. cubi. L'apertura del vaso è chiusa per mezzo di un tappo 
di sughero nel quale è fissato una piccola baci- 
nella in ferro. Il fondo di questa piccola bacinella 
è munito di un tappo di gomma attraversato a sua 
volta da un tubo di vetro di poco più lungo. 

La pianta destinata all'esperimento è immersa 
nel cilindro grosso che deve essere pieno d'acqua 
ricca di acido carbonico. Il vegetale è posto in 
modo che l'estremità del fusto attraversa un pic- 
colo tubo di vetro di cui è munito il fondo della 
bacinella in ferro e pesca così in essa che pure 
si riempie d'acqua. Una provetta, anch'essa piena 
di liquido, messa nella bacinella al disopra della 
estremità del fusto, permette di contare le bolle 
di gas che si sviluppa, oppure di raccogliere di- 
rettamente il gas emesso. 

Entro il grosso cilindro entrano due fili con- 
duttori isolati fra loro con guttaperca i quali si 
applicano alle due estremità opposte del vegetale 
immerso nell'acqua. 
Il TìiOHvenin sperimentò sopra Elodea canadensis, Myrioplii/lliiìn spi- 
catum e Potamogeton perfoliatus. L'intensità della corrente adoperata era 




I-i?. 1. 



di 



45 



5 



Ampère. L'autore contò il numero delle bolle di gas 



10000 10000 

che escivano dall'estremità del fusto immerso nel cilindro ed esposto 
alla luce sotto l'azione della corrente, in confronto del numero delle bolle 
che si formavano quando la piantina non era elettrizzata, e trovò una dif- 
ferenza grande; per es , in alcuni casi, trovò che V Elodea canadensis elet- 

"7 



frizzata con una corrente a 



10000 



Amper., alle 6 ore di sera, durante 



4 minuti, dette 52 bolle, mentre la stessa pianta non elettrizzata ne dette 



' Thouvenin. De Vinflucnce d/:s couvdnts électriqucs confili its sur la décoin- 
position de l'acide carhonique chez les rérjétaux aguafigiies. Revue general de 
botanique. Vili. pag. 433. 1896. 



— 37 — 

nello stesso tempo 29. Cosi raccolse ed analizzò il gas emesso dalla 
pianta elettrizzata e constatò die essa emetteva maggiore quantità di 
ossigeno in confronto di quella emesso, nello stesso tempo, senza l'in- 
fluenza della corrente. Per esempio trovò in certi casi: Putamogetoìi- per- 

35 
foUatus elettrizzato dui ante 54 minuti con corrente di ~-,-j.i^K?r ampere, 

ossigeno sviluppato = — — ■ ce. 

50 

La stessa pianta non elettrizzata durante 54 minuti, ossigeno svi- 

12 

luppato = ~-r— ce. e dai suoi numerosi esperimenti, ripetuti varie volte, 
50 

dovette concludere che una pianta acquatica emette una quantità di os- 

.sigeno maggiore quando essa è elettrizzata in confronto di quando non 

li) è. 

Il Thouvenin per eliminare il dubbio che l'ossigeno emesso in mag- 
giore quantità nelle parti elettrizzate, fosse dovuto ad elettrolisi, anziché 
a decomposizione di biossido di carbonio, oppure che fosse prodotto di 
decomposizione di questo gas che trovasi nelle cellule indipendentemente 
dall'assimilazione clorofiUacea, aggiunse cloroformio all'acqua in cui 
stavano immerse le piante elettrizzate esposte al sole e vide che l'emis- 
sione di ossigeno non avveniva più, mentre la sua produzione ricompa- 
liva quando non vi era più il cloroformio. Egli conclude che una cor- 
rente elettrica continua favorisce, nei vegetali acquatici, l'assimilazione, 
accelerando la decomposizione dell'acido carbonico. 

Bauj/ G.'^ nel 1897 pubblica una memoria nella quale studia Felet- 
trogeiminazione dei grani. 

Asa S. Kimney - nello stesso anno cerca di determinare il diverso 
eifetto prodotto dalla corrente elettrica sopra diverse specie di grani 
e ricerca quale sorta di elettricità è la più favorevole alla loro germi- 
nazione e sviluppo. Si serve prima di una specie di Rocchetto di Ruhni- 
korf, conformato in modo da poter variare il numero delle spire del 
primario ed ottenere così tensioni varie. La sorgente di elettricità era 
costituita da 4 elementi Leclanché in serie, che davano 4 a 5 Volt e due 
elementi Samson che davano 2.88 Volt. Dalle sue esperienze, Asa Kimney 
conclude che l'elettricità esercita una influenza considerevole sulla ger- 
minazione e sullo sviluppo delle piantine. 

L'applicazione della corrente elettrica per breve periodo, accelera, 



' Davy G. Nonvellfs cxperiences sia- Vélectro-'jermination des i/raines, in 
Electricien, II" serie, toni. 13, 1897, pag. 31)0. 

" Kimney Asa S. Lifluence of E/cctriciti/ upon Plunts, in Hatch exp. Station 
Mass. Agric. College. 1897, pag. 514. 



secondo le sue riceiclie, la germinazione del 30 per 100 dopo 24 ore, 
del 20 per 100 dopo 48 ore e del 6 per 100 dopo 72 ore. Il maximum 
di forza elettromotrice che si può impiegare è di un Volt per la ger- 
minazione e di 3 Volt per l'accrescimento del fusticino e della radice. 

L'effetto è sopratutto sensibile durante le prime 24 ore. L'influenza 
sullo sviluppo del fusto è del 13 per 100 inferiore, secondo Asa Kimnei/, 
di quello esercitato suU'accrescinieuto delle radici. 

Ahlfi-engrcn ^ un anno dopo, nel 1898, studiò anche lui l'elettriz- 
zazione dei semi, servendosi di un apparecchio formato da batterie 
Bunsen modello Meidingerr di 4 Volt. I risultati delle sue esperienze 
sono: che l'elettricità d'induzione ha sopra i semi freschi ordinariamente 
lina vantaggiosa influenza sulla germinazione, però, in alcuni casi, 
svantaggiosa, cosi per esempio risulterebbe dalle sue esperienze che 
essa favorisce la germinazione della Secale cereale, del Triticum vuJgare e 
hibeniicìim, Avena saliva ecc. in mezzo umido, mentre non è vantag- 
giosa, secondo lui, per il Trifoliitm hiòridum, per il Lolttn e Sinapis, 
rimane invariata la germinazione per il Trifoliiim repens e pratense. In 
colture in mezzo asciutto risulterebbe, secondo questo autore, che l'elet- 
tricità ha un'influenza diversa, in alcuni casi pure buona. 

Nel 1899 Stoìie" intraprende delle numerose esperienze sopra circa 
20.000 piante ed ottiene risultati secondo i quali l'elettricità esercita 
un'influenza appiezzabile sui vegetali. L'applicazione della corrente, 
anche per pochissimo tempo, basta per provocare uno stimolo; la ger- 
minazione e l'accrescimento è favorito dall'elettricità. Secondo l'autore 
risulta che la corrente alternata stimola maggiormente che non la cor- 
rente continua. 

Norkewitsch Yoddo ■' propone un apparecchio per usufruire dell'elet- 
tricità atmosferica, il quale consiste in un palo alto da metri 8.50 a 
10.50, portante, alla sommità, delle punte di rame nichelate. Queste 
punte sono rilegate alla loro base con un filo discendente nel suolo, 
quivi il filo diramato in ogni direzione termina con delle placche di 
zinco che si infiggono nel terreno a qualche centimetro di profondità. 

Egli calcola che per ettaro occoriono 10 a 15 di questi pali ed i 
risultati da lui ottenuti pare siano stati assai buoni specialmente per 



' Ahlfvekgren. Om iiuhihfion fìrtricitrts ttirerkanpù froos ;/rotii;is-riirrffi 
och >jro}it;/s-foniìa{/(i, in Ofversigt af Kong!. Vetenskaps Akademieiis. Forhandlin- 
gar. Stokholni. 1898, n. 8. 

" Stone. The infliience of elertricilij iipon lìlaiits, in Botan. Gazetto Univer- 
sity. Chicago, 1899, pag. 123-XXVII. 

■' NoEKEWiTSCH YoDDO, In Guarini. U Etat aciui-ìle di' réld-trocii/tiire. Revue 
scientifiquo. Paris, ag. 1903. 



— so- 
le iiiante da frutto, dove la produzione si è talvolta elevata da 312 a 
525 chilogrammi. 

GkjlioU^ nel 1901 pubblica risultati di sue ricerche ed osserva- 
zioni durate 6 anni. 

Esperimentando l'elettricità atmosferica, si serve, per raccoglierla 
e distribuirla, di pali sistema FauUn (vedi pag. 31); le culture speri- 
mentali le fece sopra sette aiuole in ditferenti parti del campo, e sopra 
una superficie di mq. 303.50; tutte le aiuole furono egualmente conci- 
mate con stallatico cavallino nella proporzione usata per le aiuole con- 
cimate con solo stallatico, ma senza azione elettrica. Ed ottenne che, 
a parità di concimazione con stallatico, l'elettricità atmosferica induce 
un aumento di 65 chilogrammi di grano per ettaro, nel risultato com- 
plessivo. E nel caso massimo di una sola aiuola, questo aumento toccò 
i 280 chilogrammi di grano e 940 chilogrammi di i)aglia per ettaro. 

La produzione massima, con la sola concimazione di stallatico, si 
trova al disotto della produzione avuta coll'azioue dell'elettricità at- 
mosferica. 

Per esperimentare l'elettricità voltaica, il GiglioU si serve del me- 
todo di Spechnew (vedi pagina 30) ed opera sopra due aiuole state con- 
cimate, come le precedenti, con stallatico cavallino ed anche in questo 
caso ottiene risultati che dimostrano in modo evidente l'azione stinio- 
latrice della lieve corrente elettrica sopra lo sviluppo del frumento. 

Egli però nota che coll'elettricità atmosferica è giunto ad ottenere 
produzioni di 16-17 e persino 18-22 ettolitri per ettaro; produzioni 
tutte superiori a quelle ottenute colla coltura elettrica voltaica. 

Il GujlioU fa poi quest'altra esperienza che ha molto valore per le 
conclusioni delle mie ricerche. Egli, in un appezzamento di terreno che 
coltiva a grano, pone un palo Pauliu, che, come è noto, si carica di 
elettricità atmosferica e questa viene condotta e distribuita come nelle 
altre esperienze simili, in un reticolato metallico. Ma differentemente 
dalle altre prove, questo reticolato metallico, invece di trovarsi sopra 
terra, ad una quindicina di centimetri dal suolo, si trova sottoterra ad 
una profondità di circa 50 centimetri. I fili sotterranei sono disposti 
longitudinalmente nell'aiuola e l'azione elettrica ciie si anderà scari- 
cando dalla rete sotterranea dovrà agire sulla composizione del terreno, 
oppure potrà direttamente stimolare io sviluppo radicale delle piante 
in esperimento. Le aiuole furono concimate nello stesso modo con per- 
fosfato, solfato ammoniaco e nitrato di soda. 



' GiGi.ioi.T. Cidtìira del friiuiciifo, ISO'.I; Cidixia clilirini. in Annali Scuola 
ajiricoltura di Portici, sfric II, voi. Il, lilOl. 



— iO — 
L'autore ottenne questi risultati: 

(ir;ino Pafrlia Pule 

Aiuola con elettricità. . Kg. 1202 2960 5157 

senza elettricità. „ 1208 2845 5161 

11 Giglioli quindi conclude che in questo caso l'elettricità non ha 
avuto un'azione stimolatrice sulla cultura. 

Nel 1902 Leiìisfront ' rende inibblico il risultato di numerose ed 
importantissime esperienze fatte da lui in Finlandia. 

Ricerche eseguite, sia in laboratorio, quanto su vaste estensioni di 
terreno e con svariate colture. 

Egli si serve di macchine ad influenza di Hollz e di un nuovo tiiio 
di macchina ad influenza die porta il suo nome e che avrebbe il van- 
taggio sulle altre di fornire, a basso prezzo, maggior quantità di elet- 
tricità. Con tali macchine elettrizza dei reticolati metallici isolati dal 
terreno sotto cui vegetano le piante. Egli ottiene subito dei risultati fa- 
vorevolissimi, per esempio, ecco qualche dato da lui pubblicato: 

Per 100 
Barbabietole elettrizzate hanno prodotto in più il 107.2 

Patate „ „ „ 76.2 

Barbabietole rosse . „ „ „ 65.3 

Eadicchio .... „ „ „ 59.1 

Pastinaca .... „ „ „ 54.5 

Secondo il Leiiistrom, il miniminii del vantaggio si può calcolare, 
nei terreni di qualità mediocre, non inferiore in media al 45 per cento. 
Conclude pure che la proporzione nella quale lo sviluppo si accresce 
è altrettanto più elevata quanto più il suolo è meglio lavorato e con- 
cimato. 

Alcune specie di piante non sopportano il trattamento dell'elettri- 
cità se non le si bagnano, ma se al contrario si irrorano, la loro so- 
vraproduzione raggiunge una proporzione molto elevata. 

Il Lemstròm trova pure che durante il " forte calore solare Velettri- ' 
cita è nociva alla massima parte delle piante; „ probabilmente a tutte. 

In modo che, per ottenere dei buoni risultati, bisogna " quaìido vi 
è del sole, interrompere il trattamento a mezzogiorno „. 

Candiolo e Biiccolini- nel 1903 rendono pubblici dei risultati di 



' Lemstrì'iM. Eh'ldroli-utturf Erìdilmn'i der Ernte-Ertrùr/e atlcr Kiilfì<r-Pfìan- 
zen ditrc.h élektrischf Beliandtuni/. Edit. Junk. Berlin, 1902. 

•' Candioto e BuccOMNi. Esperimenti siiìP azione dell' elettricità nei semen- 
zai di iahiircu, in Bullettiiio tecnico della coltivazione dei tabacchi di Scafati; 
anno I. 1902, pag.. 124. 



— 41 — 

loro esperimenti sull'azione dell'elettricità voltaica sopra piantagioni di 
Nìcotiana Tahaciim. I semi sottoposti a siiiatta influenza, dicono gli 
autori, germinarono in ragione del 35 per 100 e produssero delle piante 
a sviluppo molto forte con delle foglie color verde carico. Essi poterono 
constatare gli stessi risultati per l'elettricità atmosferica, ma la germi- 
nazione dei semi fu in questo caso solo del 19 per 100. Però è bene 
notare che colla cultura ordinaria germinarono invece soltanto il 9 per 
100 dei semi di tabacco. 

Guarini ' nel 1903 propone un metodo per elettrocoltura che con- 
siste nel collocare nei campi un oscillatore con antenna. La corrente 
verrebbe raccolta per induzione a mezzo di fusti metallici, per esempio 
tìli di ferro galvanizzati ed anche a mezzo delle piante stesse che 
fanno allora l'ufficio di antenne. Si provocherebbe cosi l'elettrizzazione 
e della terra e delle piante. Questo metodo, secondo il Guarini, avrebbe 
il vantaggio sugli altri di essere più semplice, pratico e poco costoso, 
ma non risulta però che egli abbia fatto prove sperimentali in proposito. 

Ultimamente Ldwenlierz - nel 1905 pubblica il risultato di sue espe- 
rienze sopra l'influenza dell'elettricità sulle piante. Egli si serve solo 
di semi di orzo ed adopera una corrente elettrica forte, avente una 
forza elettromotrice di 15 Volt ed una intensità di 0.015 Ampère; na- 
turalmente, come era da prevedersi, i semi assoggettati a questo trat- 
tamento furono danneggiati in confronto di quelli tenuti come controllo ; 
ma quello che è importante nelle ricerche del Loirenherz è che, secondo 
lui, i semi sono molto più danneggiati quando siano disposti parallela- 
mente alla direzione della corrente, e che il danno poi è maggiore se 
la corrente positiva entra per la parte ove trovasi la piumetta ed esce 
dalla radichetta. Inoltre questo danno diminuisce se viene cambiata la 
direzione della corrente due o tre volte ogni 24 ore e diventa insen- 
sibile se il cambiamento avviene due volte al minuto. 

Micheels et De Heen ^ nello stesso anno, hanno iniziato delle espe- 
rienze per studiare l'influenza di polarità e la natura degli elettrodi 
sopra semi in germinazione sottomessi all'azione di un liquido attra- 



' Guarini. UElaf art mi ilr rEhiirociiUiirc, in Reviie scientifique, a;j;osto 
lyoS, pag. 22. 

'' LowKNHERzR. VrrsHclic iibi'r Eh-ltrohHÌtin\ in Zeitschr. Pflanzenkrankeiten, 
Band. XV, Heft. 3, 4. l'J05. 

^ Micheels H. et P. Db Heen. Contrihutioiì à Véludv ile Viìifluoncc de l'i- 
lectrodc sur h-s (iraitìes cn r/crnìiniifi'on. Bull. Acad. roy. de Bel^ique. CI. de 
Se. nat. 1905, n. 8, pafi'. 394. 

— Comparaison entrc ralìniiiiiiiiiìii, le zinc et le rharhon eornue au point 
de rue de leiir action comme élertrork' sur la 'jermination. Bull. Acad. roy. Bel- 
gique. 1905, pag. 400. 



— 42 — 

versato da una corrente. La natura degli elettrodi era varia, di car- 
bone, di oro, di alluminio, zinco, rame, stagno, piombo ecc. Gli autori 
constatarono subito che la germinazione era più favorita dalla parte del 
catodo. Inoltre, in tutte le esperienze comparative, hanno constatato che 
le radici dei semi germinanti sono molto più sviluppate in vicinanza de- 
gli elettrodi di alluminio, in confronto degli altri metalli o sostanze; lo 
zinco esercita pure un'azione favorevole molto apprezzabile, ma meno 
favorevole dell'alluminio. 

Stone^ ripete nel 1905 le sue ricerche già citate procurando di 
mettersi nelle condizioni della comune pratica orticola in culture in 
serra, tranne che in pochi casi impiegò per elettrodi lamine di rame 
e di zinco e sperimentò correnti di varia specie e di varia intensità. 
La comparazione sopra il gran numero delle piante da lui sottomesse 
all'azione dell'elettricità, mostra un incremento complessivo nelle piante 
trattate in ragione del 27.34 per cento. L'accrescimento fu scpratutto 
notevole nello sviluppo degli organi aerei, nei quali si ebbe un incre- 
mento eguale 2 volte e mezzo quello avutosi nelle radici. L'autore, crii 
queste prove, conferma le precedenti sue ricerche e ne deduce chi! l'e- 
leltricità esercita un'azione accelerante sullo sviluppo dei vegetali. 

Gassner- in un lavoro comparso durante la stampa della mia me- 
moria (1907), conferma i risultati di Luwenherz ed istituisce delle ri- 
cerche secondo il metodo Lemsiroem (vedi pag. 40) dalle quali reste- 
rebbe dimostrato che la elettricità favorisce l'accrescimento della pianta; 
inoltre egli trova che le piantine elettrizzate consumano più acqua 
delle altre. 



' Sto.ne G. e. Tlir Elrrfririfij ìipoìi pUiiits, in Massachusscts. Experim. Sta- 
tion Record. XVI, n. 4, 1905. 

- GrASSNER Cr. Ziir FrcKje di'V EJf'Jctrokìiì/iir, in Berich. Deut. Bot. Gesel. 
pag^ 26, Heft 1, 1907. 



— 43 — 



CAPITOLO IV. 

Ipotesi per spiegare la benefica influenza dell'elettricità 
sulla vegetazione. 

Da quanto ho sopra riportato intorno agli studi fatti Ano a questi 
ultimi anni sull'influenza clie esercita l'elettricità sulle piante, noi con- 
statiamo che gli sperimentatori i quali concordano nell'avere risul- 
tati favorevoli all'elettrocoltura sono numerosi * e pochi quelli che ot- 
tengono risultati contrari o dubbi e non potendo distruggere il risultato 
concordante di tanti osservatori, bisogna ammettere che l'elettricità in 
determinate condizioni, che stabiliremo meglio in altra parte del lavoro, 
esercita un benefico effetto sulla vegetazione in generale. Sorge ora 
naturale la domanda: percliè tale influenza è benefica ed in che cosa 
consiste precisamente il suo benefizio? Questo problema spero di averlo, 
almeno in parte, risolto con le esperienze che più avanti descrivo. Le 
diverse ipotesi però enunciate dai vari autoii riguardo a tale quesito, 
sono le seguenti : 

Jaìlabert - credeva che l'elettricità atmosferica favorisse lo sviluppo 



' In diversi lavori, specialmente di coiiipilazioiie, apparsi in questi ultimi 
tempi, si continua a diffondere l'errore, dicendo che la massima parte dei risul- 
tati ottenuti sperimentando l'influenza dell'elettricità sulla vegetazione, siano 
in contradditorio fra loro e per lo più contrari all'elcttrocultura. Questo deriva 
dall'ignoranza della letteratura sull'argomento, perchè analizzando i lavori 
pubblicati in proposito, troviamo elio la massima parte degli autori ottengona 
risultati perfettamente concordanti, e solo pochi si mostrano od incerti o contrari. 
Difatti di tutti gli autori che si occuparono sopratutto sperimentalmente della 
questione, ebbero risultati contrari solamente: Jngcn-Housz, Van Broda, Rouland 
(ITSO), Soily (l.S4(5), Otto von Endo e Fife, Naudin (1879), Saichewicz (1880), 
Woilny (1883), Brauner e Marker, SchlOsing e Muntz (1885), Hruttini (1889), Ga- 
roUa (1892). Ebbero risìdtati favoreroli: Mambray (1745), Nollet (1747), Jaìlabert 
(1748), Numberg (1779), Boze (1748), Duhamel de Monceau (1758), Bertholou (1774), 
Quirini (1774), Toaldo (1774), Everlange de Yitry, Koestlin (1775), Lacepède (1779), 
Marat (1782), Gardini (1784), Cormoy (1789), Vassili (1788), Bilsborzow (1797), Hum- 
boldt (1797), Davy (1800), Dupetit Thouars (1809), Becquerel (1825), Forster (1843), 
Ross (1844), Hubeck (1847), Fichtner, Becheinstener (1859), Blondeau (1867). Gran- 
deau (•1877), Ledere (1877), Celi (1878), MaccaKno (1880), Alci (1884), Berthelot (1889), 
Gautior (1839), Warren (1889), Spechnew (1890), Lemstroem (1890), Frestier (1891), 
Lagrange (ls;)2), Paulin (1892), Pinot de Moirat (1892). Barrat (1892), Mallct (1892), 
Deletrez (1892), Pabst e Dumont (1893), Leicester (1892), Liihenschloss (1894), Wat- 
tiez (1894), Mac Leod (189,3), Pabst (1895), Thouvenin (1896), Davy, Tolomei (189G), 
AsaS. Kimney(1897), Ahlfvengren (1898), Stone (1899), Narkewitsch Yoddo (1903), 
Giglioli (1901), Candioto e Buccolini 1903), Micheels et do Heon (1905), Gassncr 
(1907). 

■ J.^I.LABEUT, 1. c. a pag. 15. 



— 44 — 

delle piante, perchè secondo lui accelerava il movimento dei succili nei 
vasi delle piante. Per dimostrare questo, egli fece delle esperienze elet- 
trizzando fortemente dell'acqua contenuta in tubi piccolissimi, ma essa 
non si innalzò mai al disopra del punto cui era prima; ciò nono- 
stante egli crede che in natura questo avvenga sia perchè il lume dei 
vasi è microscopico, sia perchè i succhi trovandosi già in movimento, 
esigono una forza minore d'ascensione. 

Chodat e Le Bo>jer^ ammettono che le piante opportunamente elet- 
trizzate crescono maggiormente delle altre, perchè in queste si produce 
un'ascensione più veloce della linfa. 

Bert/iolon -, cosi pure Panlin ^ ammettono identica azione dell'elet- 
tricità Sui vegetali e considerano tale energia necessarissima alle piante 
quanto l'acqua e l'aria. 

Nolte f^ occupandosi dell'influenza delTelettricità sulla velocità di 
scolo dei liquidi attraverso i tubi capillari e sopi'a il disseccamento di 
varie sostanze, ripete le esperienze di lìoze, sopra il passaggio del- 
l'acqua attraverso orifizi stretti e sopra modificazioni che subisce sotto 
l'influenza dell'elettricità, e crede vi debba essere qualche punto di 
contatto fra i movimenti dei liquidi nei tubi cai)illari e le espe- 
rienze di Mamhran ed intraprende anzi a tale scopo una serie di 
esperienze sulla disseccazione dei frutti, delle piante in accrescimento, 
di spugne metalliche, che dopo essere state pesate furono elettrizzate 
per 4 5 ore e poi ripesate di nuovo, ed egli trova costantemente che 
l'elettricità attiva l'evaporazione. 

Lemstroem ■' anch'esso crede che il benefico effetto della elettricità 
sia dovuto all'ascensione più rapida del succo, tale eccitamento elet- 
trico attivando l'osmosi, e facendo salire il succo con maggior forza 
nei vari tessuti. Questa sua opinione la comprova con una semplice 
esperienza : Egli prende un piccolo tubo capillare, lo immerge in un 
vaso pieno d'acqua e lo mette in comunicazione continua col suolo; al 
di sotto del tubo capillare attacca nna fine punta metallica legata al 
polo negativo di una macchina ad influenza, ed appena questa fun- 



' Chodat e Le Royer. Action de l'clectricilé ftitr raccroissemenl des plantes. 
Arch. de Se. Phys. et Nat. — Genève, p. 27, 1892. 

° Bkutholon (I. e, pag. 16). 

' Paulin (1. e, pag. ;ì1). 

■* NOLLET (1. e, paji'. 14). 

•'' Lemstroem S. JJeher das Verhalten dei- Fiiissigl'citen in capilhirrolu-en. 
ttntcr Einlìiifn eines d. Ln/'t.sfromes in Drudcs Ann. der Pliysik. 5 Bd. pag. T21I 
anno l'.JUl. 

— On flie Stale of liquids iti Ctip- tnbes under infuence of d. dir-ciir- 
rentes. in OiVersigt of Finska. Vet Soc. Folirn. Bd. XLIII, 1!)01. 



— 45 — 

zinna, si constata la formazione di goccioline d'acqua nella parte supe- 
riore del tubo. L'acqua dunque sale lungo le pareti del tubo capillare. 

Lo stesso fenomeno, secondo Lemstroem si deve ripetere nei vasi 
capillari della pianta quando è sottomessa alla corrente elettrica 
cioè deve produrre un aumento ili energia che facilita la circolazione 
del succo. 

Tolomei', studiando l'influenza dell'elettricità sul germogliamento 
dei semi, dimostra, colle sue esperienze, clie il passaggio della cor- 
rente elettrica rende più attivo l'assorbimento dei liquidi per parte 
dei semi e quindi diminuisce la durata del germogliamento e come 
conseguenza di questo più rapido assorbimento ne dovrebbe natural- 
mente venire, quella della trasformazione in più breve tempo delle .so- 
stanze che costituiscono il seme. 

BertJielot- invece, avendo colle sue celebri esperienze provato che 
stabilendo fra l'atmosfera ed il suolo nudo o ricoperto di vegetazione 
una differenza di potenziale qualunque, si attiva fortemente la assimi- 
lazione dell'azoto per opera dei microbi del suolo, ammette che l'elet- 
tricità favorisce l'accrescimento dei vegetali perchè resta favorita l'as- 
similazione dell'azoto e difatti fa notare che le piante elettrizzate 
presentano caratteri propri ai vegetali riccamente provvisti di nutri- 
mento azotato, cioè sviluppo abbondante, accentuamento della colorazione 
delle foglie e maturanza ritardata. 

Spechieir" crede che la scarica lenta di elettricità statica facilita 
alle piante l'assimilazione dell'azoto atmosferico. 

Asa S. Kimueìj '^ crede che il benefico effetto deirelettricità devesi 
attribuire a diverse cause, fra le quali cita la favorita trasformazione chi- 
mica degli albuminoidi, inoltre fa osservare che l'elettrizzazione dei 
tessuti è probabilmente accompagnata da fenomeni d'elettrolisi e quindi 
da decomposizione dell'acqua in ossigeno ed idrogeno, e l'ossigeno così 
prodotto favorirà la respirazione della piantina. Asa S. Kimney crede 
che la germinazione dei semi possa essere vantaggiata anche dal fatto 
che l'elettricità, per il passaggio attraverso una resistenza, deve svi- 
luppare un calore che è vantaggioso allo sviluppo del germe. 



' ToLO.MEi (1. e. a pag. .85). 

- Beethelot. Sur les conditions de mise en acticité chimique de l'éhctricité 
silencieuse. Compt. Rend. Scieuc, voi. 131, p. 772; 1900. 

— Remarques sur ics conditions ou s'opère la fixation de l'azote par les 
terres arrjilleuses. Compt. Rend. Acad. Se, toni. CIX, 1889, pag. 277; toni. CIX, 
pag. 28 e toni. CIX, pag. 417-419. 

^ Specknew (1. e. a pag. 30\ 

■* Asa S. KI.TINET (1. e. a pag. 37). 



— 46 — 

GiglioU^, nel caso dell'applicazione dell'ettricità voltaica, crede che 
f|iiesl'energia, fatta agire mediante una coppia di zinco e rame, entro 
la quale trovasi contenuto il terreno in coltura, abbia un'azione di una 
lenta elettrolisi, mercè la quale vengono lievemente stimolati i processi 
di decomposizione nelle particelle minerali ed organiclie che costitui- 
scono il suolo. Questa elettrolisi dovrebbe, secondo lui, render più fa- 
cilmente disponibili per le piante, i fosfati, i sali potassici e gli altri 
alimenti minerali, agevolando il loro pronto assorbimento nelle radici, 
come pure potrebbe avere anche azione stimolatrice sullo sviluppo delle 
radici, specialmente sul rapido rigenerarsi dei peli assorbenti e della 
superficie assorbente presso le estremità radicali, le quali sempre cre- 
scendo, vanno esplorando successivamente nuove porzioni di terreno. 
Come pure egli crede che la corrente elettrica possa esercitare la sua 
azione stimolatrice anche sui microorganismi del terreno. 

In quanto all'elettricità atmosferica, il GiglioU crede che con tutta 
probabilità essa agisca in modo piii diretto sulle piante, stimolando in 
esse una più attiva alimentazione ed un più rapido accrescimento. Il 
detto Autore scrive in proposito: - " Non è improbabile che l'elettricità 
riunendo la sua azione a quella della luce, intensifichi il lavorìo chi- 
mico che ha luogo nelle foglie verdi, coll'indurre una più l'apida pro- 
duzione di composti aldeidici, acceleri non solo una più sollecita ridu- 
zione dei nitrati che attraverso le radici arrivano alle foglie, ma renda 
possibile anche la diretta combinazione dei composti aldeidici (tanto 
facili a trasportarsi e combinarsi) coll'azoto libero atmosferico „. 

Ora che ho riportato le varie principali ipotesi emesse su tale 
argomento, descriverò le esperier.ze da me fatte allo scopo di meglio 
dilucidare la questione dell'influenza esercitata dall'elettricità sulla ve- 
getazione in generale e più particolarmente in questa prima parte delle 
mie ricerche tratterò sulla sua azione in rapporto all'assimilazione 
clorofilliana. 



' GiGLioLi I. Cultura del frumenlo, 1899 000. — Cidlura ehttrica in Ann. 
Scuola Sup. Portici, 1901. 

" Gigi, IOLI (1. e. a pag. 67). 



— 47 



CAPITOLO V. 

Esperienze sull'influenza dell'eleUncità 
sulla fotosintesi clorofilliana. 

Il Thouvenin, come ho già detto precedentemente (v. Gap. Ili, pag. 36) 
lia fatto esperienze sull'influenza dell'elettricità sulla assimilazione del C, 
ed è l'unico Autore che finora si sia occa])ato direttamente e sperimen- 
talmente della questione. 

Egli però si è limitato a studiare l'azione dell'elettricità soltanto 
sulle piante acquaticiie ed ha studiato non i composti derivati da tali 
sintesi ma nnicamente il rapporto fra l'emissione di ossigeno delle 
piante opportunamente elettrizzate e quelle che non lo erano. 

Il metodo da lui usato lascia luogo, come l'Autore stesso fa osser- 
vare, a due gravi obbiezioni e cioè: die avendo fatto agire la corrente 
elettrica direttamente sul protoplasma delle piante immerse in acqua, 
lo sviluppo maggiore di ossigeno nelle piante elettrizzate, potrebbe es- 
sere causato da elettrolisi anziché da decomposizione di biossido di 
carbonio; iu secondo luogo la corrente elettrica potrebbe decomporre 
l'acido carbonico (CH^O"') che trovasi nelle cellule e dare sviluppo anche 
di ossigeno indipendentemente dall'assimilazione clorofilliana. 

C H- O' = C 0- + + H-. 

È vero clie il Thouvenin per eliminare queste obbiezioni aggiunge 
del cloroformio all'acqua in cui stanno le piante elettrizzate esposte al 
sole e trova che l'emissione di ossigeno non avviene più, mentre la 
pioduzione ricompare quando non vi è più il cloroformio, ma tale espe- 
rienza a me pare non sia del tutto persuasiva, perchè l' aggiunta 
di nn tale energico agente chimico può avere non solo influenza ane- 
stetica sull'organismo del vegetale, ma anche impedire o disturbare il 
meccanismo delle combinazioni chimiche. E colla presenza del cloro- 
formio si aveva la stessa intensità di con ente ? Tutto farebbe supporre 
il contrario. 

Oltre a ciò poi il modo di disporre l'esperienza, com'è da lui de- 
scritta (v. fig. 1, pag. 36), non mi pare sia il più adatto per far passare 
attravei'so i lembi fogliari nna corrente elettrica. 

Per tali ragioni, in queste mie sottoriportate esperienze sull'influenza 
dell'elettricità sull'assimilazione clorofilliana, ho operato, oltre che su 
piante acquatiche, anche sopra vegetali non acquatici per poter gene- 
ralizzare le osservazioni su tutte le piante verdi, ed invece di analiz- 



— 48 — 

zare i gas emessi dai vegetali influenzati ila conente elettrica Iio preso 
in esame i primi composti derivati dall'assimilazione clorofilliana, ap- 
[ìunto perchè, fra l'altro, i gas potrebbero svolgersi per l'energia elet- 
trica indipendentemente dall'assimilazione del carbonio. 

Non lio preso in considerazione le sostanze aldeidiche perchè, a 
causa della loro instabilità, la determinazione comparativa sarebbe stata 
impossibile od incerta; ho invece studiato la formazione dell'amido la 
cui ricerca renderà molto facili e piìi sicuri i risultati delle esperienze. 
È evidente che se l'amido, prodotto indiscusso di assimilazione del car- 
bonio, si forma più abbondantemente negli organi assimilatori dei ve- 
getali elettrizzati, precedentemente privi d'amido, che non in organi 
simili della stessa specie di piante non elettrizzate, ne deriva che quelle 
hanno assimilato più carbonio di queste ultime. 

La determinazione quantitativa dell'amido contenuto negli organi as- 
similatori costituisce, secondo me, il metodo più esatto di misunizione 
della intensità di assimilazione clorofilliana. Molti autori hanno stabilito 
l'intensità basandosi sopra analisi di aria confinata, nella quale erano 
stati costretti a vegetare gli organi in esame. 

Ora esperienze fatte con tale metodo non possono avere che un 
valore relativo, poiché un organo vegetale vivo rinchiuso entro un re- 
cipiente, dopo poco ha cambiato in modo assai profondo la costituzione 
di codesta atmosfera e non si potrà più dire che egli alla fine dell'espe- 
rienza si trovava nelle condizioni d'ambiente in cui era all'inizio. Come 
pure non si potrà, operando in tali condizioni, confrontare l'assimilazione 
di due foglie, nel caso che una respiri od assimili più dell'altra, poiché 
nel recipiente dove è rinchiuso l'organo che assimila di più, esso avrà 
a sua disposizione molto meno biossido di carbonio che l'altro e quindi 

C 0" 
il rapporto risulta non conforme a quello che dovrebbe essere. 

Un altro metodo che jiure è stato usato da diversi autori e che con- 
siste nel misurare l'intensità d'assimilazione dalla quantità di bolle di 
gas sviluppate da un organo immerso in acqua, dà origine a tante cause 
d'errore e cosi evidenti che credo superfluo il discuterlo. 

Invece, se noi in codesti organi determiniamo quantitativamente 
l'amido in essi contenuto, potremo operare in condizioni normali, ed 
avremo risultati che ci permetteranno di dedurre conclusioni veramente 
attendibili. 

La massima parte dei vari metodi noti di determinazione quanti- 
tativa dell'amido, non sono applicabili alle ricerche ttt fisiologia vegetale; 
anzi, a mio avviso, uno solo è quello che veramente si dimostra pratico 
ed esatto. 



— 49 — 

L'osservazione diretta a mezzo del microscopio dei granuli d'amido 
colorati con jodio, contenuti negli oi'gani in esanìe, come ben si com- 
prende, è allatto soggettiva, può essere alterata da moltissime cause, 
([uiiidi è inservibile. 

J. Snclis nelle sue ricerche sull'assimilazione ', per determinare 
quantitativamente l'amido formatosi durante tale fenomeno, tagliava dai 
lembi fogliari, porzioni determinate, che subito uccideva con vapore di 
acqua bollente ; seccava, polverizzava e dal peso comparativo della pol- 
vere di nota porzione di foglia tenuta all'oscuro, con quella di foglia 
tenuta alla luce, stabiliva la quantità d'amido formatosi nel giorno. A 
proposito di questo metodo, L. .lost " osserva che un tale processo non 
dà che il peso di una parte soltanto dell'assimilato, poiché la pianta 
durante l'assimilazione respira, e durante la respirazione dà luogo ad 
una sensibile perdita di sostanza organica. 

Questo appunto però a me non sembra giusto, poiché Jost non consi- 
dera che Saclis operava in confronto e che tanto le foglie tenute alla luce 
(}uanto quelle al buio, respiravano presumibilmente colla stessa intensità 
e quindi erano soggette alla stessa perdita in peso di sostanza organica. 

SacIis, per impedire che le sostanze assimilate appena formatesi 
emigrassero dalla foglia e sfuggissero alla sua determinazione, prese 
in esame foglie recise prive d'amido che immerse col picciuolo in acqua; 
ma anche così facendo, si cade nell'altra giusta obbiezione di Jost e 
cioè: che a cau.sa del ristagno della sostanza assimilata, la decomposi- 
zione del C 0- debba essere in parte anche ostacolata. 

Ma secondo me, la più grave causa d'errore é data dai ritagli 
del lembo di determinata superfìcie; infatti io ho provato a far ciò 
ripetutamente e la bilancia mi ha quasi sempre accusato differenze di 
peso secco, spesso con.siderevoli, le cui cause possono essere dovute 
a varie ragioni. 

L'altro metodo pure proposto dal Sachs che consiste nel decolorare 
la foglia e poi trattarla con tintura di jodio, e dalla maggiore o minore 
intensità di colorazione stabilire la maggiore o minore quantità d'amido 
in essa contenuto,, serve unicamente per ricerche grossolane e più che 
altro per vedere se la foglia ha assimilato od è rimasta inerte. 

In una mia nota preliminare {iwWiniiienza delfcletti-kità suirassimi- 
lazione clorofilliana' annunciavo, fra gli altri metodi, che mi proponevo 



' J. Sachs. Gesamm. Ahliandlungen iiher Pfl(inzen-Ph>/swlooic, 1" Band-, 
pag. 372. 

- L. Jost. Vorles. Pflanzen-Physiolonie. Jena, 1004, pag. 13',). 

' Bullettino Società Bot. Italiana, 1905 in Ronilic. Istituto Lomb. 190.5, ed 
in Atti Istituto Bot. di Pavia, 190.J, voi. XI. 

Alli (ìeirisl. Dot. dell' Università di Pavia — Serie II — Voi. XIII. ■» 



— so- 
di usare, per detenninare la quantità d'amido contenuto in una foglia 
e quindi l'intensità d'assimilazione, anche i due seguenti, che l'espe- 
rienza successiva ha dimostrato inesatti. 

Uno consisteva nel trattare le foglie con jodio secondo il metodo 
Sachs- porre i lembi così trattati fra due lastre di vetro trasparente, 
al disotto delle quali si distendeva un foglio di carta sensibile al ci- 
trato d'argento, rinchiudere il tutto in un torchietto usuale da positive, 
ed esporre le foglie in esso contenute al sole nelle medesime condi- 
zioni e per un tempo eguale. 

La differenza in quantità d'amido veniva determinata e dalla dif- 
ferenza di tono del colore e dalie varie parli più o meno intensamente 
colorate. 

Questo metodo a tuttaprima mi aveva dato risultati relativamente 
discreti, la pratica perù presto mi ha dimostrato che deve essere asso- 
lutamente abbandonato; sia perchè le differenze piccole non sono rese 
manifeste, sia perchè il colore azzurro del joduro d'amido non influisce 
adeguatamente sulla sensibilità della carta fotografica. 

L'altro da me annunciato consisteva nel colorare l'estratto conte- 
nente l'amido della foglia con jodio e poi determinarne la quantità col 
colorimetro Dubosq; alcuni risultati mi parvero buoni, ma l'esperienza 
successiva mi ha dimostrato che questo metodo non era esatto, perchè 
altre sostanze contenute nel succo agiscono sul jodio. 

Cosi pure dicasi per il metodo analogo proposto da Girard ^ e per 
quelli di Deunstadt e Voùjtlander - e di With- ^ basati tutti sopra colo- 
razione del liquido in esame con soluzione di jodio in K J al 2 % e 
relativo confronto con soluzioni conosciute di amido puro. 

Il metodo di Ashotli^ fondato sopra la precipitazione dell'amido 
colla barite e titolazione dell'eccesso di barite, come hanno dimostrato 
Liiìier-' e Sei/ferf' non è usabile per l'incostanza dei risultati e perchè 
non è necessaria la sola presenza dell'amido per ottenere detta pre- 
cipitazione. 

La pesata diretta, secondo il metodo di Lindet ', potrà forse essere 
usata praticamente a scopo industriale, ma per esperienze scientifiche 
non serve assolutamente, perchè attraverso la tela passano sostanze 



' GiBARD. Coinpt. lleiid. Acad. Paris, toni. CIV, 1887, pag. 1629. 

- Deunstadt o Voigtlander. Jahresb. Agrik. Chem. 1885, pag. C27. 

" II. WiTTE. Chem. Centi-., 1903, Band. II, pag. 528. 

■' AsBOTii. Jahresb. angew. Chem., 1888. 

^ LiTNER. Zeitschr. angew. Chem. 1888, pag. 832. 

* Seyeeet. Zeitschr. angew. Chem. 1888, pag. 126. 

' Lindet. Chem. Centr. lOol, Band. II, 1322. 



— 51 — 

estranee le cui dimensioni non sono maggiori di quelle dei granuli di 
amido e ciie vanno invece ad aumentare il peso della determinazione. 

Bandry propone di aggiungere dell'acido salicilico all'estratto acquoso 
contenente l'amido che si vuole determinare, di fare bollire, di filtrare 
e di polverizzare in un tubo di 40 cm.; secondo Baudnj il potere ro- 
tatorio dell'amido solubile è (2) D = 202°, 66 alla temp. 15»— 18°. 

Questo metodo, come pure quello di Guichard ', per pressione ^, quello 
di Eeinelce coli' acido lattico e tutti quelli che si servono della pola- 
lizzazione per il dosaggio dell'amido, sono soggetti a gravi errori, nes- 
suno dà risultati sicuri e sono inapplicabili a liquidi colorati e complessi, 
quali sono quelli costituiti da succhi verdi di vegetali. 

Le numerose determinazioni fatte per queste ricerche, mi hanno 
dimostrato che il miglior metodo è quello di saccarificare l'amido e ri- 
salire poi alla quantità di esso dal glucosio determinato con reattivo 
cuprn-alcalino. Ma anche in questo caso, tanto la saccarificazione del- 
l'amido, quanto il dosaggio del glucosio, devono essere circondati da 
numerose cautele insegnate dalla pratica, senza delle quali si va certo 
incontro ad errori non piccoli. 

Diversi modi si conoscono di saccarificazione dell'amido; qual'è per 
queste ricerche il più conveniente? L'inversione operata dalla diastasi' 
quando questa è preparata di fresco ed usata in quantità conveniente 
è preferibile al metodo di inversione operata cogli acidi; il processo è 
però assai più lungo e complesso. 

Non tutti gli acidi inoltre proposti dai v;.ri autori servono egual- 
mente bene, le esperienze fatte in proposito, mi hanno dimostrato che 
l'acido che meglio conviene per invertire è l'acido solforico diluitissimo. 

Lioltre, siccome una delle principali cause d'errore nella determi- 
nazione dell'amido sta nella difiìcoltà di trasformarlo completamente in 
prodotti solubili, (poiché i granuli d'amido sono incrostati spesso da 
materie proteiche che li proteggono in parte contro l'azione dell'amilasi 
e degli acidi) ho avuto molto vantaggio nell'impiego della pepsina quale 
solvente delle materie proteiche incrostanti dei grani. 



' Il metodo Guichard consisto nel far scaldare la sostanza a bagno maria, 
in soluzione di acqua satura di acido ossalico, poi bollire cm. liiO c° di acqua con 
acido nitrico a IO"/»; la soluzione rafl'reddata è filtrata o polarizzata (Bull. Soe. 
Chim.), Paris, toni. VII, pag. 554 (1893). 

- Esso consiste nello scaldare la sostanza con acqua fino a formazione di 
salda d'amido, e l'amido è reso solubile scaldando per 4 ore nell'autoclave sotto 
pressione di 3 atmosfere e si polarizza la soluzione. 11 potere rotatorio dell'auiido 
solubile cosi preparato varierebbe da {(i) D = l'J6.5 a li)7°. 

' Essa deve essere priva di sostanze riducenti. La diastasi Taka della Ditta 
Merle è quella che meglio ba dato risultati nelle numerosi.ssirae prove da me fatte. 



— 52 — 

Al metodo di saccarificazione si può fare questa gravissima obbie- 
zione e cioè clie col reattivo cupro alcalino si riducono non solo il 
glucosio derivato dall'inversione dell'amido, ma anche zuccheri che già 
trovavansi nel succo. Ma questa obbiezione giustissima, non ha più ra- 
gione di essere quando si tratti innanzi tutto la polvere con ripetuti 
lavaggi in acqua fredda, la quale scioglie saccarosio, glucosio, ecc , ecc. 
e non l'amido; e quando poi si tratti porzione nota della polvere col 
reattivo cupro alcalino e dato si ottenga una riduzione, si deduce la 
cifra di questa da quella ottenuta in ricerca successiva con polvere di 
egual peso, ma sottoposta alla saccarificazione. 

Potrebbe sospettarsi che parte della cellulosa si possa pure sacca- 
rificare, ma le numerose prove da me fatte colle foglie in completo 
sviluppo, adoperate nelle esperienze, escludono che la cellulosa si possa, 
almeno in esse, invertire per azione di acidi diluitissimi. In ogni modo 
le obbiezioni sopradette non hanno ragione di essere quando si consi- 
deri che le mie ricerche con tal metodo sono tutte comparative, cesi 
che non fa neppure bisogno di togliere dalla polvere in esame gli zuc- 
cheii esistenti prima della saccarificazione; basta calcolare la diversa 
quantità di idrati di carbonio trasformati in glucosio. 

Di reattivi cupro-alcalini atti alla riduzione del glucosio se ne 
conoscono numerosi, veramente buoni, che durante le mie espeilenze ho 
avuto agio a provare ripetutamente. Io consiglio tuttavia ad usare quello 
di Rodecker ^ modificato da.\VAllihn come quello che mi ha dato risultati 
più costanti. 

Il So.x'/ilet ha dimostrato che il titolo di questi reattivi cupro-alca- 
lini varia un poco a seconda delle condizioni dell'esperienza, ossia che 
il peso del rame ridotto da una stessa quantità di glucosio in presenza 
no di un eccesso di reattivo, varia col grado di concentrazione dei 
liquidi, con la durata dell'ebollizione ed anche secondo il momento in 
cui aggiungesi lo zucchero. 

Quindi è bene titolare il liquido suddetto partendo da una cono- 
sciuta quantità precisa di amido puro, ed invertirlo successivamente in 
glucosio con lo stesso metodo seguito per le ricerche e stabilire così la 

' Esso consiste in: 

liquido ^ / '°'''"'° '^' '■•■^""' Sr- 34.6 

^ acqua , ce. 500.0 

/ salo di Segnetto gr. 173.0 

liquido B / potassa caustica ^ 12.0 

^ acqua ce. 500.0 

da mescolarsi in parti esiliali al momento della ricerca. 



— 53 — 

quantità di amido capace di ridiure una determinala parte del liquido 
cupro-alcalino Rddecker-Alliliu. 

Dalle mie esperienze risulterebbe, per esempio, che centig'r. 18.9 
di amido di riso puro, inveitilo, riducono 20 ce. del reattivo suddetto, 
e così dalla quantità di liquido ridotto, si ha con precisione la quantità 
non solo del glucosio contenuto nell'estratto, ma anche quella dell'amido 
che primieramente era contenuto nella foglia. 

Come ben si comprende, si può procedere inversamente ; cioè per 
via ponderale risalire al peso dello zucchero da quello del rame preci- 
pitatosi; questo mezzo però non è cosi semplice come quello volumetrico. 

La determinazione quantitativa del glucosio nel liquido invertito 
sr potrebbe pure ottenere per fermentazione e successivo dosaggio del 
C 0" sviluppatosi ' come pure col metodo della fenilidrazina e succes- 
siva determinazione in peso del fenilglucosazone; ma io in queste ricerche 
ho seguito il metodo dei liquidi cupro alcalini, tanto più che l'esame 
essendo comparativo non può dar luogo a nessuna causa d'errore. 

Riassumendo, secondo me, il miglior mezzo per determinare l'in- 
tensità d'assimilazione cloroiilliana, è quello di attenersi alla determi- 
nazione quantitativa degli idrati di carbonio formatisi durante tale 
fenomeno, e quindi il metodo di ricerca quantitativa dell'assimilato da 
me seguito nelle presenti ricerche è il seguente: 

Innanzi tutto essiccare con diligenza in stufetta a bassissima tem- 
peratura, fino a non ulteriore perdita di peso, le foglie e gli altri or- 
gani in esame; polverizzare tali tessuti, indi procedere alla pesatura 
della polvere. 

La polvere di ogni foglia deve essere lavata ripetutamente in acqua 
fredda, poi trattata con soluzione di pepsina, indi rilavata ed assoget- 
tata ad ebollizione in acqua distillata per due ore, poi trattata prima 
con acetato di piombo e filtrato, indi con carbonato di sodio, finalmente 
il liquido nuovamente filtrato, trattato con reattivo Bddecker-AlUhn. 

Dato si ottenga riduzione del reattivo, stabilire quanto liquido è 
stato necessario a riduri'e completamente - una determinata quantità di 



' Secondo Pasteur e DragendorfF, loO parti di rO- equivarrebbero in inedia 
a parti 210 di glucosio. 

■ Per essere sicuri cLe tutto il liquido cupro-alcalino è stato ridotto, giova 
sempre servirsi della prova col l'erricianuro di potassio. Come è noto questo re- 
attivo liovenionte acidulato con acido acetico, ancorché trovisi in presenza di te- 
nuissinie porzioni di rame, dà ben netta la caratteristica reazione rossastra. Buona 
precauzione è quella di prendere due piccoli pezzetti di carta da tiltro sovrap- 
posti e pressati l'uno sull'altro, indi portare una goccia del liquido in esame 
sulla superficie della striscia superiore, così parte del liquido passa filtrato nella 
striscia inferiore e su qucjta ricercare la reazione del fcrricianuro. 



— 54 — 

reattivo: indi, rilavats, messa entro matraccio, contenente acqua acidu- 
iata con acido solforico all'I "/o in peso (il matraccio deve essere mu- 
nito di refrigerante a riflusso allo scopo di non aumentare la concentra- 
zione del liquido), e sottoposta a leuta ebollizione per due ore. Se invece 
la saccarificazione si vuole operare con la diastasi anziché cogli acidi, 
si metterà entro i matracci della diastasi preferibilmente della Talea 
Merck, in quantità piuttosto forte (almeno 0.6 per gr. 3 di sostanza) e 
si terrà alla temperatura di 50° per circa 12 ore, cioè fino a tanto che 
non si avrà più amido, il che non è diiBcile verificare col jodio. 

Il liquido va poi filtrato (i filtri ed i matracci vanno, si capisce, 
sempre rilavati con acqua distillata e l'acqua delle lavature aggiunta 
al liquido). 

Fatto questo, si aggiunge ad esso un volume di acetato tribasico 
di piombo che, come è noto, ha l'ufficio di far precipitare diverse so- 
stanze riduttrici e non il glucosio; si filtra, ed il liquido ottenuto si 
tratta con soluto di carbonato di sodio, il quale precipiterà l'eccesso 
dell'acetato di piombo, indi si filtra nuovamente. 

Il liquido deve dare reazione leggermente alcalina o tutt'al piii 
neutra, mai acida. 

Portato a determinato volume, il liquido si lascia cadere a goccie 
entro matraccio contenente 20 ce. di reattivo Eodecl:er-Alli!in in ebol- 
lizione ' e si continua ad aggiungerlo al reattivo fino a che questo non 
è stato completamente ridotto, il che si potrà dimostrarlo con la notis- 
sima reazione del ferricianuro di potassio. 

Fatto ciò, si calcola facilmente la quantità di amido contenuto 
nell'organo in esame. 



* 
* * 



Le ricerche fatte finora per studiare l'influenza dell'elettricità sopra 
la vegetazione, come la storia dell'argomento sopra riportata rende 
palese, sono in massima parte empiriche e quelle poche di carattere 
scientifico, hanno per lo più, il difetto fondamentale di non aver evi- 
tato molteplici cause di errore. Basti dire che in quei lavori non si 
parla né di galvanometro né di altri istrnmenti di misurazione non solo, 
ma sono usati dei metodi di elettrizzazione che in gran parte non cor- 
rispondono alle più elementari leggi di fisica. 

E evidente invece che é assolutamente necessario in questa sorta 

' L'ebullizione noti deve arrostarsi (kiriuite l'aiiulisi. 



— 55 — 

di ricerclie l'usare metodi rigorosamente precisi onde diminuire il più 
che ci è possibile le già numerose inevitabili cause d'errore. 

Per maggior controllo le serie delle mie ricerche sono state ini- 
ziate e parte fatte contemporaneamente all'Istituto di Fisica di questa 
Università diretto dal prof. Salvioni, al Laboratorio di Fisica dell'Isti- 
tuto Tecnico Bordoni diretto dal prof. Rosaiio Federico, e nell'Istituto 
Botanico diretto dal prof. Giovanni Briosi, dove colla massima genti- 
lezza e benevolenza dai rispettivi Direttori sono stati messi a mia di- 
sposizione il personale ed il materiale scientifico dei vari Istituti, onde 
io rivolgo a loro ed al dott. Sozzani, l" assistente presso l'Istituto di 
Fisica che jiur mi fu largo di aiuti, le mie sentite grazie. 

Come si vedrà in .seguito, io ho sperimentato la maggior parte 
delle volte con foglie distaccate da piante le quali erano state all'oscuro 
il tempo sufficiente per non contenere più amido nei loro lembi, (tutt'al 
più esso era limitato agli stomi) ed esperimeutavo sopra foglie distac- 
cate, perchè era più facile il constatare un accumulo di sostanza ami- 
lacea rendendone impossibile l'emigrazione (fig. 2). 




Fi" 



Fisr. 3. 



Le foglie venivano indi immerse col picciuolo in acqua contenuta 
in un bicchiere e due elettrodi erano infìssi uno nel gambo e l'altro 
alla punta della foglia e perchè il contatto fosse ben fatto, i tessuti nei 
quali penetravano le punte degli elettrodi venivano tenuti pressati 
con pinzette di legno. Il contatto tra i fili ed i lembi fogliari deve 



— 56 — 

essere fatto con diligenza peicliè si possono ottenere effetti ben di- 
versi se gli elettrodi invece di immergerli nei tessuti si tengono 
alla superficie, oppure se il contatto col lembo non è costante du- 
rante il periodo dell'esperienza. Anzi è bene gli elettrodi non appli- 
carli tutti e due nella nervatura mediana, ma uno nel picciuolo e l'altro 
nella punta del lembo fogliare a destra od a sinistra della nervatura, 
per costringere l'elettricità ad attraversare maggior parte del tessuto 
vegetale. Anzi in diverse esperienze iio usato elettrodi applicati alla 
foglia, come vedesi nella iìg. 3, cioè lungo i margini opposti della foglia 
e lungo la nervatura mediana, oppure lungo i margini opposti come 
nella flg. 4. 

Interessante risulta lo studio della differenza di resistenza della 
foglia a seconda delle varie parti del lembo attraversato dalla corrente. 
L'osservazione è piuttosto difficile; occorre usare un elettrometro a punte 
mobili in modo da jioterlo trasportare a pressione fissa soiira tutto il 
tessuto della foglia. 

Spero i risultati di tali ricer(;lie poterli in seguito i)ubblicare in 
altro lavoro ciie riguardi più di questo il detto argomento, ora dirò solo 
che le differente sono molto sensibili e variabili. 

Gli elettrodi primieramente da me usati consistevano iu laminette di 
platino che penetravano nei tessuti in esame, ma poi per eliminare possi- 
bili cause d'errore, ho adoperato elettrodi impolarizzabili (v. fig. 2), sia 
per facilitare la corrente rendendo più conduttrice l'epidermide, sia per 
neutralizzare i prodotti elettrolitici che si raccolgono agli elettrodi stessi, 
sia per impedire, per quanto è possibile, il deposito dei prodotti della 
elettrolisi alla supeificie del contatto. Gli elettrodi impolarizzati che 
meglio si sono mostrati pratici nelle esperienze da me fatte, sono quelli 
proposti da Du Dois Beijmond che, come è noto, sono formati da una 
lastrina o da un cilindretto di zinco amalgamato che pesca in una so- 
luzione concentrata di solfato di zinco. Questa soluzione viene messa 
in comunicazione coi tessuti della foglia per mezzo di una punta di 
argilla imbevuta di una soluzione acquosa di cloruro di sodio all'I "/^ 
che non attacca affatto i tessuti organici. 

Ho provato ad usare elettmdi impolarizzabili sistema lyArfoimd 
che sono costituiti da un filo o da una lamina d'argento ripiegati nel 
modo che più conviene e ricoperti di uno stiato di cloruro d'argento 
fuso. Questi fili pescano in tubetti di vetro pieni di soluzione di clo- 
ruro di sodio. I vantaggi che possono avere gli elettrodi TfArsoncal in 
confionto di quelli di Du Bois Rei/ìnond suddescritti sono lesi nulli per 
queste esperienze dal fatto che, mancando essi di punta, d'argilla, la 
soluzione del sale ò troppo presto consumata. 



\ 



Del principio però su cui si basano questi elettrodi me ne sono 
servito per costruirne dei speciali da applicarsi ai margini delle foglie, 
come è raffigurato nella fig. 4. Essi sono costituiti da listerelle di panno 
strette e lunghe in modo da potersi appoggiare sui margini delle foglie 
senza che venga tolto molto tessuto vegetale all'a- 
zione della luce e senza che la foglia venga dan- 
neggiata con ferita. Le foglie vanno bagnate fre- 
quentemente con soluzione di cloruro di sodio 1 " (,; 
e sopra i pannolini si adagia una listerella di ar- 
gento ricoperta da cloruro d'argento fuso e ad 
essa si attacca il filo che porterà la corrente elet- 
trica (vedi fig. 5). Tanto la laminetta d'argento, 
quanto quelle di panno umido vanno tenute adesi- 
al lembo fogliare per mezzo di pinze di legno. 
Se tornasse difficile il preparare lamine di argento 
ricoperte di cloruro d'argento fuso, si può con 
maggiore facilità ricoprire dei fili di argento con 
del cloruro, i quali l'oi. ripiegati due o tre volte 
su sé stessi, si mettono fra i due pannolini di 
stoffa invece della lamina. 

Durante le espei'ienze, le foglie tenute come 
testimonio è chiaro che devono essere nelle stesse condizioni di quelle 
elettrizzate, sia per la illuminazione, quanto per le condizioni di umi- 
dità e di temperatura. 

La misura dell'intensità della corrente e della resistenza delle varie 
foglie sottoposte all'esperienza veniva fatta con un galvanometro De 
Deprez D' Arsonval, le cui deviazioni venivano lette con cannocciiiale e 
scala. Per la forza elettro ■motrice mi sono servito talvolta di batteria 
di accumulatori Tudor e tal altra di pile Danieli. 



^~i 



P'S- 4. 



Le prime esperienze furono più che altro esplorative e le inco- 
minciai nell'ottobre del 1904, operando sopra piante acquatiche, special- 
mente sopra piantine intiere di Stratiotes aloides, specie che per la forma 
del loro corpo vegetativo si prestano benissimo a queste ricerche. 

Le piante erano immerse in bacinelle di vetro con acqua ricca di 
biossido di carbonio e la corrente elettrica era portata da fili rivestiti 
da guttaperca; un elettrodo con punta di platino lo infiggevo nella 
parte radicale della pianta e l'altra all'apice di una foglia centrale. La 



— 58 — 

forza elettrica motrice della corrente usata, oscillava, durante queste 
esperienze, da un volt a due volt. 

Per questa sorta di ricerche iniziali, non misurai l'intensità della 
corrente che attraversava la foglia come invece ho fatto in seguito. 

Diverse piante erano sottoposte all'azione dell'elettricità, altre in- 
vece erano tenute come testimonio. 

La corrente elettrica generalmente l'applicavo alla mattina verso 
le otto e mezza e la facevo agire fino alle 12, poi riprendevo l'esperi- 
mento alle 14 V2 6 ^'^ continuavo fino alle 17. 

Facevo quindi sezioni delle foglie e le trattavo con soluzione jodata 
e le sottoponevo ad esame microscopico comparativo. 

Il risultato di queste prime osservazioni fu negativo perchè nessuna 
differenza potei notare. Intrapresi allora altre esperienze colle stesse 
piante, che però ])rima di sottoporre all'azione della corrente, tenevo per 
dei giorni all'oscuro. 

Quando le foglie di queste piante erano pressoché prive d'amido, 
portavo contemporaneamente alla luce tanto le piantine elettrizzate, 
quanto quelle che non lo erano. 

Operando in questo modo, l'esame quantitativo dell'amido nuova- 
mente formatosi, era di molto semplificato; di fatti, tranne poche incerte, 
la massima parte delle osservazioni mi permisero di stabilire con cer- 
tezza che nelle foglie debolmente elettrizzate di Strofiofes aloides, l'amido 
si formava prima ed in maggior quantità. 

Mi venne allora il dubbio che la corrente potesse ostacolare l'emi- 
grazione degli idrati di carbonio nelle foglie elettrizzate e che la mas- 
sima parte dell'amido che vedevo accumularsi in queste foglie di Siraliotes, 
fosse dovuto a tale causa. Per togliermi questi dubbi, presi delle piante 
molto vegete di Arisanim e le tenni all'oscuro finché dai lembi era 
scomparso l'amido, allora distaccai delle foglie con lungo picciuolo che 
immersi in acqua e le esposi alla luce. Alcuni di questi lembi fogliari 
li feci percorrere da una corrente nel modo usato per l'esperienza pre- 
cedente, altri li tenni come testimoni, ed i risultati di queste osserva- 
zioni al microscopio mi confermarono i precedenti. 

Oltre che su piante di Arìsarum, esperimentai collo stesso metodo 
e pure collo stesso successo, sopra foglie di EapliiolcpiA ovata, Anim ita- 
liciirn, ed Arum maciilatum, Hemerocallis caerulea, Elicum compactum. Tro- 
jmeolum majus e Phaseolus vulgaris. 

Durante questi esperimenti notai che aumentando la forza elettro- 
motrice della corrente, questa, anziché favorire, ostacolava la formazione 
dell'amido in modo evidente. 

Ma, ripeto, per queste prime ricerche non stabilii nessuna misuia 



— 59 — 

precisa dell'intensità della corrente usata e i)oi questo metodo compa- 
rativo fatto col microscopio è troppo soggettivo ed offre poca garanzia 
d'esattezza, lasciando spesso in dubbio sull'esito dell'esame; è neces- 
sario quindi, oltre misurare con esattezza la corrente elettrica che in- 
fluisce sulle foglie in esame, ricorrere ad altri metodi di ricerca del- 
l'amido quali sono quelli da me usati nelle esperienze successive. 



Serie d'esi)erieuze fol metodo Sachs. 

Il secondo metodo di ricerca quantitativa dell'amido da me usato, 
fu pressoché eguale a quello adoperato dal Sachs nelle sue classiche 
ricerche sopra la quantità d'amido che può formarsi in un metro qua- 
drato di superfìcie di foglia in una data unità di tempo ^, metodo già 
descritto da me precedentemente (pag. 49). 

Per rendere più marcate le differenze nelle sue esperienze, Sachs 
impediva che l'amido formatosi emigrasse dalla foglia, distaccando queste 
dal ramo e tenendole immerse col picciuolo entro vasi con acqua. Lo 
stesso ho fatto io; cioè ho distaccato le foglie dalle piante che volevo 
studiare, ed affinchè non avvizzissero ho immerso il loro gambo in acqua. 
Va notato che avevo l'avvertenza di mettere le piante da me scelte 
per le ricerche, due o tre giorni prima dell'esperienza, all'oscuro, e mi 
accertavo, con esame al microscopio, che le foglie che da esse distac- 
cavo non contenevano amido. 

Sottoponevo poi parte di queste foglie all'azione dell'elettricità ed 



V 







Fig 



altre no, e dai vari lembi fogliari ritagliavo dei quadrati di lembo che 
avevano un volume noto. A tale scopo mi è riuscito utilissimo per ta- 
gliare porzioni di foglie, servirmi di piccoli quadrati (vedi fig. 6) fatti 
con sottile (3 mm.) tavoletta di legno ed usandoli nello slesso modo 



' SACHf? J. Gesaiiuìtelte Ahhandlt(ìigcii iiber Fflaìiseti-Physiologie. V Band., 
cap. XVII, pag. 372. Leipzig:, 1892. 



60 — 



indicato da Sachs \ Appena tagliate le porzioni dei lembi che volevo 
studiare, li uccidevo e li essiccavo contemporaneamente mettendole en- 
tro stufa a calor secco moderato. 

Quando non avevo più perdita di peso, allora li polverizzavo con 
cura, li mettevo entro leggerissima sca- 
tola di vetro ben asciutta che ponevo en- 
tro essiccatoi e poi pesavo con bilancia 
di precisione. 

Nel tagliare i pezzi di lembo, ho a- 
vuto cura di sceglierli, per ogni foglia nella 
stessa posizione e che le foglie avessero 
eguale sviluppo. 

Come si vedrà dalle esperienze sotto 
riportate, per diminuire gli errori di que- 
sto metodo proposto da Sac/is, ho provato 
anche a sezionare longitudinalmente secondo la costola mediana, delle 
grosse foglie, elettrizzando mezzo lembo e tenendo come testimonio l'al- 
tra metà; come pure a togliere i pezzetti di lembo da studiare da ogni 
metà della stessa foglia; operando però cosi si ha lo svantaggio che i 
tessuti si avvizziscono troppo presto. 

Ho fatto poi anche delle esperienze operando sopra foglie intiere 
di volume noto, che dopo averle elettrizzate le polverizzavo, pesavo e 
confrontavo il peso ottenuto con quello della polvere di foglie di eguale 
volume esposte alla stessa luce e non elettrizzate. 

Ecco il risultato delle varie esperienze nelle quali dall'aumento 
di peso delle foglie, studiavo l'aumento dell'assimilazione della foglia: 




Fig. 6. 



JEsperienz'i A. 

22 dicembre 190.5. 

Diverse piante in buon stato di sviUipi)0 di Calla aelhiopica sono 
poste in camera oscura. 

28 dicembre, ore 10.30. 

Vengono tolte due foglie di circa egual volume da una delle piante 
di Calla. La prova coll'jodio mi dimostra che esse non contengono pres- 
soché amido. Le foglie staccate vengono poste col loro lungo gambo in 
un calice contenente acqua, ed esposte alla luce, alle stesse condizioni 
d'illuminazione. Una di queste foglie è tenuta come testimonio, l'altra 
viene fatta attravei'sare da una corrente elettrica che va dal gambo verso 



' Sachs J., 1. e, pag. 373 



— el- 
la punta della foglia. Per far ciò gli apparecchi erano disposti come 
l'indica la fig. 7. Cioè la con ente era data da due elementi Danieli. Il 
commutatore a pozzetto C disponeva i contatti in modo, clie il filo 
portava la corrente di segno positivo entro il gambo della foglia F ed 
il filo B quella negativa. 

Il commutatore C serviva ad escludere, oppure permettere il pas- 
saggio della corrente attraverso il galvanometro G. 

La resistenza della foglia essendo grandissima, quella del galva- 
nometro è affatto trascurabile. Le letture delle deviazioni de galvano- 
metro, fatte con apposito cannocchiale, dettero risultati che sono assai 
interessanti, anche pei cambiamenti di resistenza della foglia accusati 




dal galvanometro. I risultati per ogni esperienza sono rappresentati 
anche in curve. 

La linea punteggiata indica i gradi di temperatura durante l'espe- 
rienza; la linea intiera l'intensità della corrente che attraversa la forza 
in centesimi di microampere. I punti segnati sulle curve, indicano 
quando sono state fatte le letture. 

I dati meteorologici riguardanti lo stato del cielo, sono indicati con 
numeri i quali equivalgono ai decimi di cielo coperto.' Essendo state fatte 
le osservazioni alle ore 9-15-21 di ogni giornata, la media di esse ci può 
dare con molta approssimazione lo stato del cielo durante le esperienze. 



' Questi dati mi furono gentilmente favoriti dal Ch.™" signor prof. Gamba, 
Direttore del R. Osservatorio Keotisico di Pavia. 



-- 62 — 
Esperienza A. ' 

Due pile Danieli (Volt 2,2). La corrente andava dal gauibo della 
foglia verso la punta del lembo. 

Foglie di Calla aethiojnca. 



Data 




28 die. 1905 



29 dicembre 



30 dicembre 



il dicembre 



10 



10 



10 



10 



9.5 

9.35 
10.10 
10.30 
11.15 
11.30 
12.5 
14.10 
15. 
15.30 
16.5 
17.15 
17.30 

8.15 

9. 
10.10 
11.5 
11.30 
12.10 
14.15 
15.5 
17. 
18.15 

9.5 
10.10 
10.30 
11.15 
12.10 
15.5 
16.15 
16.30 
17. 

8.5 
10.10 
12.15 
15.5 
18.10 



Temperatura 
Gradi Eéaumur 



13° 
IS- 
IS" 
13° 
13° 
13° 
13° 
13° 
13° 
13° 
13° 
13° 
13° 
12°.5 
12°. 5 
12°. 5 
]3° 
13° 
13".5 
14° 
14° 
14° 
14° 
12° 
12° 
]2° 
12° 
12° 
13° 
13°.5 
13°.5 
14° 
13° 
13° 
13° 
13° 
13°.5 



Intensità corrente 

(centesimi 

microampere) 



290 

252 

245 

240 

234 

230 

228 

212 

206 

202 

200 

191 

188 

123 

126 

128 

131 

117 

116 

109 

106 

102 

99 

68 

66 

65 

64 

62 

58 

61 

54 

53 

33 

32 

32 

31 

28 



' Questa esperienza è stata fatta nel Laboratorio di Fisica dell'Università 
di Pavia. 



— 63 




Fio-. ». 



Per ogni foglia vengono tagliati quadrilateri aventi una superficie 
totale di 225 cmq. 



— 64 — 
Nel far ciò devono essere usate tutte le precauzioni imlicate dal 
Sachs '. 

225 cmq. di foglia di Calla aethiopica, peso secco : 

(28, 29, 30, 31 dicembre) 

Foglia elettrizzala gv. 2,2237 

Foglia non elettrizzata „ 2,0096 

Differenza gr. 0,2141 

1 metro quadrato della foglia elettrizzata aveva quindi un 

peso secco di gì'. 98,8311 

1 metro quadrato della foglia non elettrizzata aveva un peso 

secco di gì'- 89,3155 

Differenza gr. 9,5156 

Nella foglia elettrizzata per metro quadrato, un aumento di assi- 
milato durante i quattro giorni di gr. 9,5156. 



Esperienza B, - 

Giorno 14 dicembre 1905. — Una pianta di Calla aethiopica è posta 
in camera scura. 

Il giorno 18 dicembre vengono tolte due foglie di egual volume 
dalla pianta di Calla tenuta al buio dal giorno 14. 

Una foglia è fatta percorrere da corrente che entrava per il gamlio 
ed esciva dalla punta del lembo fogliare come nella esperienza prece- 
dente e seguendo lo stesso metodo. 

Invece di due pile Danieli, ho usato un accumulatore Tuclor. 



' Sachs L, 1. e. a pag. 4!) e 59. 

' Esperienza fatta nel Laboratorio di fisica dell'Istituto Tecnico di Pavia. 



— 65 









ESPE 


IIENZA B 


(V. fig. 9). 




Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Kéauinur 


Intensità corrente 

(centesimi 

microaniperes) 


18 dicembre 


10 


8.30 


9°. 5 


278 


il 






— 


9.5 


9°. 5 


260 


15 




. . 


— 


10.10 


10" 


242 


V 








11.15 


10°.5 


227 


,, 






— 


12.5 


10°. 5 


222 


n 






— 


14.10 


11 ".5 


210 


ìì 






10 


15.5 


11".5 


206 


n 






— 


16.15 


ir.5 


202 


ff 






— 


17.5 


11°.5 


198 


19 dicembre 






10 


9.10 


12° 


130 


n 






— 


10.5 


12° 


128 


»? 






— 


11. 


12" 


135 








— 


12.10 


12" 


124 


»! 




' 


— 


14.5 


12" 


108 


»j 




10 


15.15 


12° 


102 


31 






— 


17.15 


11°. 5 


94 


H 






— 


18..30 


H".5 


86 


20 dicembre 






10 


8.30 


10°. 5 


32 


« 






— 


10.5 


11°.5 


28 








— 


12.10 


12° 


24 


f} 




* 


10 


15. 


12" 


20 



Tolta la corrente alle ore 8.50. Dalla foglia elettrizzata sono espor- 
tati 225 cm^, così pure dalla foglia testimonio. Sempre con tutte le 
cautele già raccomandate e si ottenne: 

225 cmq. di foglia (Calla aethiopica) peso secco. 
(18, 19, 20 dicembre): 

Foglia elettrizzata ......... gr. 2,0850 

Foglia non elettrizzata „ 1,9000 



Differenza gr. 0,1850 

1 metro quadrato della foglia elettrizzata aveva quindi un 

peso secco di . . gr. 92,6666 

1 metro quadrato della foglia non elettrizzata- aveva un peso 

. secco di . . gr. 84,4444 

Differenza gr.' 8,2222 

Nella foglia elettrizzata per metro quadrato un aumento di assi- 
milato di gr. 8,2222. 

Alti (lelVUt. Bot. dell' Univetsilà di Pavia — Serie li - Voi. XIU. a 



66 — 




Fig. 9. 



67 — 



Esperienza C. ' 

Giorno 22 dicembre. — Tolte due foglie prive d'amido da pianta di 
Calla aethiopica stata allo scuro diversi giorni. Come nella esperienza 
precedente, una foglia fu tenuta come testimonio e l'altra fa fatta per- 
correre dalla corrente usando la stessa disposizione degli apparecchi 
nsati nell'esperienza precedente, solo che la corrente invece di entrare 
dal gambo ed escire dalla punta, entrava da questa e sortiva dal gambo, 
ossia la corrente positiva entrava per la punta del lembo fogliare. 

Esperienza C. Un elemento Tudor (v. fig. 10). 



Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Réaumur 


Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 


22 dicembre .... 


10 


9.10 


11°. 


217 


li 








— 


9.15 


11°. 


192 


5» 










— 


10.5 


11°. 


188 


» 










— 


11.5 


ir. 


178 


)1 










— 


12.10 


ir.5 


170 


M 










— 


14.5 


ii-.s 


156 


« 










10 


15.15 


ir.5 


150 


J) 










— 


16.10 


11°.5 


144 


» 










— 


17.5 


11°.5 


136 


23 dicembre 










10 


9. 


10°. 


90 


» 










— 


10.5 


10°. 5 


89 


f> 










— 


11.15 


11°. 


97 


M 










— 


12.10 


11°. 


96 


« 










— 


14.5 


12°. 


95 


»5 










10 


15.15 


12°. 


94 


?» 










— 


16.10 


12°. 


92 


» 










— 


16.30 


12°. 


90 


24 dicembre 










IO 


9.5 


11°. 


60 


51 










— 


9.30 


11°.5 


60 


ti 










— 


10.10 


12°. 


59 


» 










— 


11.15 


12°. 


58 


)> 










— 


11.45 


12°.5 


56 


?> 










— 


14.5 


12°. 5 


50 


w 










10 


15.10 


12°.5 


46 


n 










— 


16.30 


12°.5 


44 


25 dicembre 










IO 


9.15 


11°.5 


19 



Della foglia elettrizzata e della foglia testimonio vengono pesate 
per ognuna, colle solite precauzioni, 225 cmq. 



' Esperienza fatta nel Laboratorio di fisica dell'Istituto Tecnico. 



— 68 




Ki(?. lu. 

(22, 23, 24 dicembre). 

Foglia non elettrizzata, polvere peso secco gr. 2,1450 
Foglia elettrizzata, polvere peso secco . . „ 1,9740 

Differenza gr. 0,1710 

Un metro quadrato di foglia non elettrizzata pesava (peso secco) gr. 95,3333 
Un metro quadrato di foglia elettrizzata pesava (peso secco) „ 87,7333 

Differenza gr. 7,6000 



— 69 — 

Nella foglia non elettrizzata si è avuto in questa esperienza un 
aumento di peso per metro quadrato di gr. '7,6000. 

È bene notare che in questa ricerca era stato cambiato il senso 
della corrente. 



Esperienza JJ. ' 

Giorno 2 gennaio 1906. — Vengono staccate due foglie prive di 
amido da una pianta di Calla acthiopica. Per esperiraentare con forze 
elettromotrici minori di due volts, disposi i circuiti come è indicato 
nella lìg. 11, dove P è un accumulatore, -i e P due resistenze di 2000^2 
ciascuna. In il/ ed .A'' furono attaccati i reofori che portavano la cor- 
rente alla foglia. Cosi è come se avessi inserito la foglia nel circuito 




l'is- 11. 



di una pila avente all' incirca la forza elettromotrice di 1 volta. La 
corrente andava dalla punta del lembo fogliare verso il picciuolo. 



Esperienza fatta al Laboratorio ili fisica dell'Istituto Tecnico di Pavia. 



— 70 — 



Esperienza D (v. fig, 12). 



Data 



2 gennaio , 



3 gennaio 



4 gennaio . 




10 



10 



10 



10 



Ore 


Temperatura 


Gradi Réaumur 


8.5 


9°. 5 


8.10 


9°.5 


9.15 


10°. 


9 30 


10°. 5 


10 5 


10".5 


11.15 


11°. 


12.5 


11°.5 


14.10 


12°. 


15. 


12°. 


15.30 


12°. 


16.5 


12°. 


17.15 


12°. 


17.20 


12°. 


18.40 


12°. 


8.30 


10°. 5 


9. 


10°. 5 


9.45 


10°. 5 


10.30 


ir.5 


11.15 


12°. 


12.5 


12°. 


14.15 


12°. 


15.5 


12°. 


16.5 


12°. 


17.10 


12°. 


17.30 


12°. 


8. 


12°. 


9.10 


12°. 


10.10 


12°. 


11.5 


12°. 


12.15 


12°. 


14.10 


12°. 


15 5 


12°. 


18. 


11°.5 



Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 



108 
96 
90 
87 
84 
79 
76 
72 
69 
68 
67 
64 
63 
62 
46 
45 
44 
43 
42 
40 
36 
35 
33 
31 
30 
12 
11 
10 
10 
9 
8 
8 
8 



Dalla foglia elettrizzata vengono tagliati 200 cmq. di lembo e così 
pure dalla foglia testimonio, sempre seguendo le norme precedentemente 
raccomandate, ed ottenni: 

200 cmq. di foglia elettrizzata {Calla aethiopica) gr. 1,8690 



200 cmq. di foglia non elettrizzata 



1,9590 



Differenza gr. 0,0900 



— 71 — 

Nella foglia non elettrizzata si è avuto in questa esperienza un 
aumento di peso per metro quadrato di gr. 4,5000, perchè un metro 
quadrato di foglia elettrizzata pesava gr. 93,4500; un metro (juadrato 
di foglia non elettrizzata gr. 97,9500. 



■«■■■■■■■ ■■■■■■■I 
■■«■■■■■■ ■■■■■■■I 



*■' '— 







— i 


■ x 


>V 


«^ 


-»)»- 


- IMI 1111 un IMI 


h^ 


iiiiiliiii 


ImJ 


III] 11)1 


[ii+J 


LiJ4jJ 



Ore: 5 io li 20 i s io 15 20 i 6 10 ib io 
2 6enn. s'senn. 4Senn. 



Fi?. 12. 



Esperienza E. ' 

Come nelle esperienze precedenti di due foglie di Calla aethiopica 
prive di amido con gambo immerso in acqua, una è percorsa da cor- 
rente che va dalla punta al gambo, l'altra non elettrizzata è tenuta 
come controllo. La forza elettromotrice è di '/^ volt (v. fig. 13). 

Al secondo giorno la foglia elettrizzata si è accartocciata, eviden- 
temente essa ha sofferto, mentre la foglia tenuta come testimonio è 
sempre vegeta e fresca. 

Dalla foglia elettrizzata vengono tagliati 200 cm'^ di lembo e cosi 
pure dalla foglia testimonio, sempre seguendo le norme precedentemente 
raccomandate, ottenendo : 

Peso secco 

200 cmq. foglia elettrizzata gr. 1,9886 

200 cmq. foglia non elettrizzata . . . „ 2,0319 



Differenza gr, 0,0433 



Esperienza fatta nel Laboratorio di fìsica dell'Università di Pavia. 



72 — 



Un metro quadrato della foglia non elettrizzata. . 
Un metro quadrato di foglia elettrizzata peserebbe 



101,5950 
99,4300 



Differenza gr. 2,1650 



Esperienza E (v. fig. 13). 











Intensità corrente 


Data 


Cielo 
10 


Ore 


Temperatura 
Gradi Kéaumur 


(centesimi 
microamperes) 


8 gennaio 


8.30 


9°. 


96 




— 


9. 


9°. 


95 




— 


9.50 


9°.5 


93 




- 


10. 


9°.5 


92 






11.10 


10°. 


88 




— 


12. 


10^5 


86 




— 


14. 


11°.5 


78 




10 


15.5 


12°.5 


76 




— 


16. 


12°.5 


72 




— 


17.10 


12°. 5 


68 




— 


18. 


12°.5 


60 




— 


20. 


12°. 


50 


9 gennaio 





8.30 


10°.5 


38 




— 


10.5 


10°. 5 


36 




— 


11. 


11". 


34 




— 


12.15 


11°.5 


33 




— 


14.10 


12°.5 


30 







15 5 


12°.5 


28 




— 


16.10 


12°.5 


27 




— 


17. 


12".5 


26 


n . . . , . 


— 


18.5 


12°.5 


24 


10 gennaio 





9.5 


11°. 


12 







10.10 


12». 


12 




— 


11.5 


12°. 


12 




— 


12.10 


12°. 5 


12 




— 


14. 


12°. 5 


12 




7 


15.5 


12°.5 


12 




— ■ 


16 10 


12°. 5 


12 




— 


185 


12°. 5 


11 


1 1 gennaio 


9 




]1°.5 


8 



In questo caso quindi la foglia non elettrizzata accuserebbe un au- 
mento di assimilato per metro quadrato di gr. 2,1650. 

Anche in questa esperienza, come nella precedente in cui la cor- 
rente attraversava la foglia dalla punta del lembo verso il gambo, tutto 
fa credere che l'assiniilazione evidentemente è stata ostacolata dalla 



— 73 — 

corrente, tantoché il peso della foglia elettrizzata è minore di quella 
non elettrizzata, al contrario di quanto avveniva nelle esperienze pre- 
cedenti in cui la direzione della corrente era inversa. 



SGenn. 9Genn. 
Cielo: 10 10 io 


'lOGehn. llGenn. 
S 7 8 


m 

90 
80 
TO 
60 
bO 
AO 
30 




1 


■■■■ 

mam 




s 

■ 


— 












n 


























\. 
























1 

■ 


:a 






















HI 






















■^s 


















— = 


20 
10 




* 


BKBH 

■■■■ 




i 


"-- 


-^ 


a 

1 


a 


■■■■ 






IMI 


lui limili 1 n xu-i- 


lll|llH| 


JLÌ14. 


lil^. 


.il+J. 


JJ41. 


JJ4J. 


JJ4J. 


.1141 


^u_ 


14JJ. 



5 10 15 20 1 5 10 16 20 15 10 15 20 1 a 10 
SSenn. 9 6enn lOGenn. llSenn. 



Fig. Vò 



Quadro riassuntivo dell'Esperienze fatte col metodo Sachs. 



Espe- 
rienze 


Direzione 
della corrente 


Peso di 1 mq. 

foglia 
elettrizzata 

{Calla adioph.) 


Peso di 1 uiq. 

foglia 
non elettrizzata 
(Calla uetioph.) 


Differenza 
di peso 


Forza 

elettromotrice 

Volt: 


A 


dal gambo 

verso la punta 

del lembo 


gr. 98,8311 


gr. 89,3155 


+ gr. 9,5156 


2,2 


B 


id. 


gr. 92,6666 


gr. 84,4444 


-f- gr. 8,2222 


2,0 


C 


dalla punta 

verso 

il gambo 


gr. 87,7333 


gr. 95,3333 


- gr. 7,6000 


2,0 


D 


id. 


gr. 93,4500 


gr. 97,9500 


- gr. 4,5000 


1,0 


E 


id. 


gr. 99,4300 


gr. 101,5950 


— gr. 2,1650 


0,5 



74 — 



Serie di esperienze con determinazione dell'intensitfl d'assimilazione 
seguendo il metodo della saccarificazione. 



JEsperiensa 1. ' 

Due foglie di Calla aeihiopica prive di amido. La corrente attraversa 
una delle foglie passando dal gambo ed uscendo dalla punta della foglia. 

Esperienza 1. Un elemento Tudor (v. fig. 14). 











Intensità corrente 


Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Kéaumur 


(centesimi 
microamperes) 


15 dicembre 





9. 


9''.5 


286 




— 


9.30 


9°. 5 


270 







10. 


10". 5 


260 







10.1.5 


10°. 5 


250 







11. 


10''.5 


240 




— 


11.20 


ir.5 


228 




— 


12.5 


11°.5 


220 







14. 


12". 


200 







15.5 


12°. 


194 







16.20 


12°. 


182 







18. 


12°. 


172 


16 dicembre 


_ 


8.30 


12°. 


109 







9. 


9°.5 


108 







11.10 


9°.5 


120 







11.30 


11°. 


119 






12.5 


12°. 


118 







14. 


12". 


114 







15. 


12°. 


112 




— 


16.10 


12°. 


110 







17. 


12°. 


107 


17 dicembre 


8 


8.45 


9".5 


76 







10. 


10°. 


78 







11.10 


11°. 5 


77 







12. 


11°.5 


76 







14.10 


ll°.5 


76 







15.5 


11°.5 


76 







17. 


11°.5 


70 




— 


19. 


11°.5 


64 


18 dicembre 


10 


8.45 


12". 


52 







9. 


12°. 


52 




— 


11.10 


12°. 


50 


lì 


10 


15 5 


12°.5 


42 



Esperienza fatta nel Laboratorio di fisica dell'Istituto Tecnico di Pavia. 



75 — 



18Dic. 
' 10 10 



■liSIH 

■■■■ 
■BBB 



Ore; 5 10 15 20 1 5 10 15 20 1 5 10 15 20 1 5 
15DÌC. 16Dlc. 17 Die. . iSDic. 



10 15 20 



Fio-. 1-1. 



— 76 - 

Tolta la correute alle ore 15,5. La larghezza massima della foglia 
era di mm. 160. Terminata l'esperienza, le due foglie vengono contem- 
poraneamente uccise entro stufetta ad aria calda e vengono lentamente 
essiccate, ridotte in polvere e questa polvere pesata e sottoposta ad i 
trattamenti da me proposti e descritti a pag. 53. 

In questo caso la saccarificazione è stata operata per mezzo di 
acido solforico diluitissimo all'uno per 100 ed i risultati sono stati i 
seguenti : 

Peso delle polveri secche . . gr. 0,9978. 

Portato il liquido a 250 cml 

125 cm^ di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto 10 cm^ di reattivo Baedeker Allihn. 

107 cm'* di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto 10 cm^ di reattivo. 

Quindi, siccome 10 cm' del reattivo Roedeker da me preparato era 
completamente ridotto da gr. 0,095 di amido invertito, bisogna conclu- 
dere che nei 250 cm^ di liquido esaminato erano contenuti gr. 0,2219 
di idrati invertiti, poicliè 

250 X 0,095 



107 



0,2219 



e dato il peso secco della polvere di gr. 0,9978 si può dire che la pol- 
vere della foglia elettrizzata conteneva grammi 22,2389 per 100 di 
idrati di carbonio. 

La polvere della foglia non elettrizzata per gli stessi calcoli in- 
vece conteneva gr. 0,1900 di idrati invertiti, poiché 

250 X 0,095 „ „^ 
125 = ''''^^- 

E per 100 si ha che la polvere della foglia non elettrizzata ne 
conteneva gr. 19,0418. 

Differenza quindi in meno del 3,1971 per cento. 



MspeHenza 2. ' 

Due foglie di Calla aethiopica prive d'amido esposte a luce diffusa. 
La corrente andava dalla punta al gambo della foglia elettrizzata. 



' Esperienza fatta nel Laboratorio di fisica dell'Istituto Tecnico di Pavia. 



77 — 



Esperienza 2. Un elemento Tudor (v. fig. 15). 



Data 



28 dicembre 



29 dicembre 



.30 dicembre 



Cielo 


Ore 





8.30 


10 


9. 


— 


9.30 


— 


11. 


. — 


12.10 


10 


14..5 


— 


1.5. 


— 


16.10 


— 


17.45 


8 


9. 


— 


10.10 


— 


11.5 


— 


12.40 


— 


14.10 


10 


15.30 


— 


17.45 


— 


18. 


10 


9 


— 


10.15 


— 


11. 


— 


12. 


— 


14.10 


— 


15. 


— 


17.30 


— 


18. 



Temperatura 
Gradi Eéaumur 



9°.5 
9°.5 
9'\5 

lO^.S 

11°. 

12°. 

12°. 

12°. 

12°. 

10°.5 

11°.5 

12°. 

12°. 

12°. 

12°. 

12°. 

12°. 

11°. 

12°. 5 

12°. 5 

12°. 5 

12°. 5 

12°.5 

12°.5 

12°.5 



Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 



250 
224 

206 

194 

188 

178 

174 

170 

160 

100 

98 

95 

90 

86 

83 

79 

78 

51 

54 

52 

50 

45 

43 

35 

33 



Tolta la corrente ad ore 18. Larghezza massima della foglia mil- 
limetri 190. 

Sottoposta la polvere delle foglie alla saccarificazione, ed analiz- 
zato il liquido col reattivo sopradescritto ottenendo i seguenti risultati : 

Peso delle polveri secciie . . gr. 1,5200. 

Portato il liquido a 250 cm^. 

87 cxfv- di liquido della polvere di foglia non elettrizzata linnno 
completamente ridotto 10 cm^ di reattivo Roedeker-AUihn. 

90 cm" di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto 10 cm^ di reattivo. 



250 X 0,095 
87 



0,2729. 



78 — 




Fig. 15. 

Nei 250 cm^ di liquido esaminato era quindi contenuto gr. 0,2729 
di glucosio e dato il peso secco delle polveri delle foglie di gr. 1,5200, 
i detti lembi fogliari secchi contenevano per 100, gr. 17,9539 di idrati 
invertiti. 

Nei 250 cm^ del liquido ricavato dalla polvere della foglia elet- 
trizzata invece ne erano contenuti gr. 0,2638 



— 79 — 
250 X 0,095 



90 

e per 100 di peso secco gr. 17,3552 

0,-2 638 X 1 00 
1,5200 



= 0,2638 



= 17,3552 



gr. 17,9539 
„ 17,3552 



Differenza gr, 00,5987 
Differenza quindi in meno per 100 del 0,5987. 



lEsperienza 3. ^ 

Due foglie di Calla aethiopica prive d'amido esposte a luce diffusa. 
Un elemento Tudor. La corrente prima di arrivare alla foglia doveva 
attraversare due resistenze di 2000 -Q ciascuna (v. iìg. 16). 

La corrente andava dalla punta al gambo della foglia elettrizzata. 




Fi». 16. 



' Esperienza eseguita nel Gabinetto di fisica dell'Istituto Tecnico di Pavia. 



— 80 



Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Kéaumur 


Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 


10 gennaio 





8.3Ó 
9. 


9'\5 
9\5 


88 
80 




— 


9.50 


10°.5 


80 




— 


10.35 


]0°.5/ 


79 




— 


11 5 


ir. 


78 




— 


12.10 


11°.5 


73 




— 


14.15 


12". 


67 




7 


15. 


12". 


63 




— 


16.20 


12°. 


61 




— 


17. 


12°. 


60 




— 


17 45 


12". 


58 


11 gennaio 


10 


9.5 


9". 


34 




— 


10. 


9°. 5 


33 




— 


11.20 


10°. 5 


29 




— 


12. 


11°.5 


28 




— 


14.20 


12°.5 


23 




10 


15.5 


12°. 5 


21 




— 


17. 


12".5 


17 




— 


18.10 


12°. 5 


16 


12 gennaio 


10 


9.5 
10. 


10"J 
11°. 


7 
6 




— 


11.30 


12". 


6 




10 


15. 


12° 5 ■ 


6 


n 


~ 


17.25 


12°.5 





Peso d 


elle poi 


veri secc 


he . . gr. 1,6300. 



Portato il liquido a 250 cm"-. 

98 cm^ di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto 10 cm^ del reattivo Roedeker-AlUhn. 

96 cm^ di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto 10 cm^ del reattivo. 

250 X 0,095 



98 



: 0,2423 



Nei 250 cm= di liquido esaminato era quindi contenuto gr. 0,2423 
di glucosio. 

La foglia non elettrizziata conteneva per 100, gr. 14,8650 di idrati 
invertiti. 

Nei 250 cni^ del liquido ricavato dalla polvere della foglia elet- 
ti'izzata invece erano contenuti gr. 0,2473 

250 X 0,095 



96 



0,2473 



— 81 — 

E per 100 di peso secco gr. 15,1717. 
Differenza quindi in meno per 100 del 0,3067 



0,2423x100 
1,6300 

0,2473x100 
1,6300 



= 14,8650 



= 15,1717 



gv. 15,1717 
„ 14,8650 

g-r. 00,3067 



Esperienza 4. * 



Due foglie di Calla aetJiiopica priva d'amido esposte a luce diffusa. 
La corrente andava dal gambo alla punta della foglia. Un elemento 
Tndor (v. fig. 17). 



Data 



13 gennaio 



14 gennaio 



] 5 gennaio 



Cielo 



10 



10 



10 



10 








8.45 

9.40 
10. 
10.30 
11.10 
12. 
14.1(1 
15.45 
17. '20 
18. 

9. 
10.10 
11.5 
12.30 
15. 
16.10 
17.45 

8.50 
11.10 
12. 
15.10 
17. 



Temperatura 
Gradi Réauinur 



Peso delle polveri secche 
Portato il liquido a 250 cm^'. 



9°. 5 
11". 
12". 
12''.5 
13°. 
13°. 
13". 
13°. 
13°. 
13°. 
]0°.5 
12". 
12". 5 
13°. 
13". 
13°. 
13". 
10". 
12". 
12°. 5 



12° 



Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 



gr. 1,5100. 



238 

230 

220 

210 

205 

200 

183 

177 

173 

170 

77 

76 

73 

70 

59 

52 

43 

13 

12 

12 

11 

10 



' Esperienza fatta nel Laboratorio di tisica dell'Istituto Tecnico di Pavia. 

Atti (ìell'Ist. Hot. dell' Vnlrersilà di Paiia - Serie II - Voi. Xlll. fi 




Fi;,'. IT. 



91 cm^ di liquido della polvere di foglia uoii elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm^ 10 del reattivo Baedeker- Allihn. 

78 cm^ di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm^ 10 del reattivo. 



250 X 0,095 
91 



= 0,2609 



nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2609 di 



— S3 — 



glucosio. La foglia non elettrizzata conteneva per 100, gr. 17,2781 di 
idrati invertiti. Nei 250 cm^ di liquido ricavato dalla polvere della foglia 
elettrizzata invece erano contenuti gr. 0,3044 

250 X 0,095 

^ = 0,3044 

E per 100 di peso secco gr. 20,1589. 
Differenza quindi in meno per 100 di gr. 0,28808. 
0,2609 X 100 



1,5100 
0,3044 X 100 



= 17,2781 



gr. 20,1589 
„ 17,2781 



1,5100 



= 20,1589 gr. 02,8808 



Esperienza 5. ' 

Due foglie di Calla aethiopica prive d'amido esposte a luce diffusa. La 
corrente andava dal gambo alla {lunta fogliare. Due pile Danieli (v. fig. 18). 



Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Réaumur 


Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 


24 dicembre .... 


10 


9. 


10°.5 


300 


11 










— 


9.15 


12°. 


299 


7) ■ 










— 


9.30 


12°. 


281 


n 










— 


10. 


12'. 


270 


W 










— 


11.10 


13° 


257 


« 










— 


12.20 


14°. 


244 


M 










— 


14.15 


14". 


230 


5Ì 










10 


15.40 


14°. 


221 


7) 










— 


16 10 


14°. 


219 


V) 










— 


17. 


14°. 


215 


25 dicembie 










10 


9.10 


11".5 


104 


•n 










— - 


10.20 


12°. 


95 


fi 










— 


IL 


12°.5 


90 


•>■> 

?5 










— 


11.55 
14. 


13°. 
14\ 


96 
88 


V 










10 


15.30 


14°. 


79 


w 










— 


17. 


14". 


75 


26 dicembre 










10 


9 10 


11°.5 


36 


n 










— 


9.50 


12°.5 


34 


11 










— 


11.15 


1.3°. 


31 


•n 










— 


12. 


13°, 5 


28 


V 










— 


14.10 


]3''.5 


27 


V 










10 


15.15 


1 3°.5 


26 


n 










— 


17.50 


13°. 5 


24 



' Esperienza fatta nell'Istituto di fisica della Università di Pavia. 



— 84 




Fis-- IS- 



Peso delle polveri secclie grammi 1,5823. Ridotto il liquido a 250 
centimetri cubi. 

80 cm^ di liquido della polvere di foglia elettrizzata liauiio com- 
pletamente ridotto CUI» 10 del reattivo Roedeher-AlUhn. 

95 cm'- di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm-' 10 del reattivo.. 

250 X 0,095 

- = 0,2968, 



80 

nei 250 cm' di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2968 di 
glucosio. 

La foglia elettrizzata conteneva per 100 gr. 18,7575 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm^ di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2500 

250 X 0,095 

%"- = 0'2'500- 

E per 100 di peso secco gr. 15,7997. 

Differenza quindi in meno per 100 di 2,9578. 

0,2968 X 100 , ^ 

= 18,7575 gr. 18,7575 



1,5823 

0,2500 X 100 

1,5823 



= 15,7997 „ 15,7997 



Differenza gr. 02,9578. 



Esperienza 0.^ 



Due foglie di Calla aethioyica prive d'amido ed esposte a luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta della foglia. Due pile 
Bankll (v. fig. 19). 



' Esperienza fattea nel Laboratorio di fisica della R. Università di Pavia. 



— 86 



Data 


cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Réaumur 


Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 


1 gennaio 


9 


8.30 
9.5 


13". 
13".5 


311 

300 




— 


10.15 


14". 


261 




— 


11.20 


14". 


236 




. — 


12.5 


14°. 


225 




— 


14.10 


14°. 


192 




10 


15.15 


14". 


164 




— 


17.20 


14". 


112 




— 


17.35 


14°. 


109 


2 gennaio ...... 


1 


9.5 
10. 


13". 5 
13".5 


80 

79 




— 


11.10 


14°. 


. 82 




— 


11.55 


14°. 


82 




2 


15.10 


14°. 


71 




— 


16.45 


14". 


66 




— 


17. 


14°. 


65 


3 gennaio 


10 


9.10 


12°. 


55 




— 


11.35 


12°.5 


51 




— 


12.15 


13°. 


50 




— 


14.25 


14°. 


46 




10 


15. 


14°. 5 


45 




— 


16.45 


14". 5 


42 


» 


— 


17.40 


14". 5 


42 



Non si nota nelle foglie diversità di stato di turgescenza. 

Peso delle polveri secche gr. 1,4012. Portato il liquido a 250 cm*. 

79 cm^. di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm^ 10 del reattivo Eoedeher-Allihn. 

90 cm' di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotti cm" 10 del reattivo 

250 X 0,095 



70 



= 0,3006 



nei 250 cm-' di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,3006 di 
glucosio. 

La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 21,4530 di idratj in- 
vertiti. 

Nei 250 cm'' di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2638 

250 X 0,095 



90 



= 0,2638. 



E per 100 di peso secco gr. 18,8267. 



il — 




Vig. 19. 



— 88 — 
Differenza quindi iu meno per ino, di gr. 2,6263. 
0,3006 X 100 



1,4012 

0,2638 X 100 

1.4012 



= 21,4530 gr. 

= 18,8267 „ 

gr. 21,4530 
„ 18,8267 

Differenza gr. 02,6263. 



Esperienza 7. ' 

Due foglie, di Calla aefkiopica prive d'amido esposte a luce diffusa. 
La corrente andava dal garal)0 alla punta del lembo fogliare. Due 
pile Danieli (v. fig. 20). 



Data 



5 gennaio 



6 gennaio 



7 gennaio 



Cielo 



10 



10 



10 



Ore 



8.40 

9. 

9.10 
10.5 
11.10 
12.20 
14.30 
14.45 
15. 
16.5 
17. 
17.50 

8.30 
10.5 
10.10 
11.20 
12.15 
14. 
15.40 
16. 
18.5 

9. 
10.10 
12. 
15.5 
17. 



Temperatura 
Gradi Réaumur 



ir.5 

11° 5 

12°. 

12°. 

13°. 

13".5 

15". 

15°. 

15°. 

15". 

15°. 

15°. 

12°.5 

13°.5 

13°.5 

14°.5 

15°. 5 

15°.5 

15°.5 

15°. 5 

1.5°.5 

13°. 

13°.5 

15°. 

1.5°. 

15°. 



Intensità corrente 

(centesimi 

microaroperes) 



308 

290 

280 

272 

258 

242 

220 

200 

190 

170 

150 

131 

78 

80 

78 

78 

78 

76 

71 

70 

64 

58 

58 

57 

56 

54 



' Esperienza eseguita nel Laboratorio di fisica della R. Università di Pavia. 



— 89 — 




Fig-. iO. 



Peso delle polveri secche gr. 1,7230. Portato il liquido a 250 cm*. 
75 cm'' di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm^ 10 del reattivo Eoedeker Allihn. 



— 90 — 

88 cin'' di liquido della polvere di foglia non elettrizzata iiauuo 
completamente ridotto cm' 10 del reattivo 

250x0,095_ ^^^ 



75 

nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,3166 di 
glucosio. 

La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 18,3749 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm' di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2698 

2^0 ^«'°^^-= 0,2698 gr. 



88 

E per 100 di peso secco gr. 15,6587. 

Differenza quindi in meno per 100, di gr. 2,7162. 

0,3166 X 100 loor-... 

= gr. 18,3749 



1,7230 

0,2698 X 100 
1,7230 



= „ 15,6587 



Differenza gr. 2,7162. 



JEsperienfta 8. 



Due foglie di Calla aetlnopica prive d'amido esposte ad una luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta del lembo. — Tre pile 
Danieli (v. fig. 21). 



Esperienza eseguita nel Laboratorio di tisica dcH'Univprsit.à di Pavia. 



— 91 — 



Data 



10 gennaio 



11 gennaio 



12 gennaio 



Cielo 


Ore 





9.5 


— 


9.20 


— 


10. 


— 


10.15 


— 


11. 


— 


11.50 


— 


13.55 


— 


14.30 


7 


15. 


— 


15.55 


— 


175 


— 


17.55 


10 


9 5 


— 


10. 


— 


10.10 


— 


11.10 


— 


12. 


— 


13.45 


10 


16.10 


— 


18.5 


— 


18.20 


10 


9.5 


— 


10.10 


— 


12.20 


10 


14.10 


— 


17.15 



Temperatura 
Gradi Réauraur 



15''.5 

15°.5 

1.5°.5 

15°.5 

15°.5 

15°.5 

1.5°. 5 

15°. 5 

1.5°. 5 

15°.5 

15°.5 

1.5°. 5 

15°. 5 

15".5 

150.5 

15».5 

150.5 

150.5 

150. 

150. 

150. 

160. 

160. 

160. 

160. 

160. 



Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 



404 
388 
378 
350 
330 
310 
283 
279 
271 
261 
250 
243 
129 
126 
125 
124 
123 
121 
111 
106 
100 
83 
82 
80 
78 
77 



Peso delle polveri secche gr. 1,6891. Portato il liquido a 250 cm''. 

78 cm^ di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm" 10 del reattivo RoedeJcer-Allihn. 

90 cm^ di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm' 10 del reattivo. 

250 X 0,095 



78 



= 0,3044 



nei 250 cm' di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,3044 di 
glucosio. La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 18,0214 di idrati 
invertiti. 

Nei 250 cm' di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2638 

250 X 0,095 



90 
E per 100 di peso secco gr. 15,6177. 



0,2638. 




Fig. 21. 



— 93 — 
Differenza quindi in meno per 100, di gr. 2,4037 
0,3044 >: 100 



1,6891 

0,2638 X 100 
1,6891 



= 18,0214 



15,6177 



gr. 18,0214 
.,, 15,6177 



Differenza gr. 2,4037. 

esperienza 9.^ 

Foglie di Arisarmn vuhjare prive d'amido esposte a luce diffusa. La 
corrente andava dalia punta del lembo al gambo. Tre pile Danieli (v. 
fig. 22). 



Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Réauiiiur 


Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 


13 gennaio 


10 


8.45 


12". 


401 




— 


9. 


13". 


391 


11 


— 


10. 


13". 5 


376 


r 


— 


10.15 


14", 5 


370 




— 


11.5 


14". 5 


350 


n 


— 


12. 


14".5 


331 




— 


14.5 


14". 5 


298 




10 


15.10 


14". 5 


280 




— 


16.30 


14'.5 


250 


•si 


— 


17. 


14". 5 


241 




— 


18.5 


14".5 


230 


14 gennaio 


10 


8.50 


11".5 


131 




— 


10.5 


13". 


132 




— 


11. 


14". 5 


132 




— 


11.20 


15". 


131 




— 


13.30 


1.5". 


118 




9 


15. 


1.5". 


117 




— 


17.10 


15". 


115 


15 gennaio 


10 


9.5 


11". 


98 







9.15 


11".5 


97 







12. 


15". 


96 







15.5 


1.5".5 


94 


» 


— 


17.10 


1.5".5 


94 



La foglia elettrizzata non è più fresca, mentre quella non elet- 
trizzata si è mantenuta tale. 



Esperienza fatta nel Laboratorio di fisica della R- Università di Pavia. 



— 94 — 




Fig. 22. 



— 95 — 

Peso delle polveri secche gr. 1,6530. Portato il liquido a 250 cm^ 
77 cm-^ di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm^ 10 del reattivo Eoedeker Alliìin. 

89 cm^ di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm^ 10 del reattivo 

250x0,095 „„„„, 
~ = 0,308-i 

77 ' 

nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,3084 di 
glucosio. 

La foglia elettrizzata conteneva per 100 gr. 18,6569 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm ' di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2668 

^■^0-0,09<^^ 0,2668. 



89 

E per 100 di peso secco, gr. 16,1403. 

Differenza quindi in meno per 100, di gr. 2,5166 

0,3084 X 100 ^_ ^g^^^^g 



1,6530 
0,2668 X 100 



= 16,1403 



1,6530 

gr. 18,6569 
„ 16,1403 



Differenza gr. 2,5166. 



Esperienza 10. ' 

Due foglie di Ansarum vulgare prive di amido esposte a luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta del lembo. Due elementi 
Danieli (v. fig. 23). 



Esperienza eseguita nel Laboratorio di fisica dell'Università di Pavia. 



— 96 — 



Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Eéaumur 


Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 


28 gennaio 





8.40 


11''5 


298 




— 


9. 


12"'.5 


280 




— 


10.10 


13''.5 


268 




— 


10.20 


14". 


252 





— 


11. .5 


14". 


240 




— 


11.40 


.14''.5 


222 




— 


14.5 


16".5 


184 




— 


14.15 


16".5 


180 







15.10 


16".5 


174 




— 


16.5 


16".5 


167 




— 


17.10 


16".5 


164 




— 


17.40 


10".5 


160 


29 gennaio 


— 


8.35 


11". 


82 




10 


9.20 


12".5 


84 




— 


10. 


13". 


85 




— 


10.15 


13". 


82 




— 


11 5 


14". 


82 







12. 


15".5 


82 







14.5 


16" 5 


76 




1 


15.15 


16".5 


74 




— 


17.35 


16".5 


68 


30 gennaio 


10 


9. 


12". 


42 




— _ 


10.15 


12".5 


41 




— 


11.30 


14". 


40 




— 


15. 


16". 


38 


lì 


— 


17.45 


16". 


37 



Non si nota nelle foglie alcuna apparente differenza di stato di fre- 
schezza. Anzi delle due foglie, quella percorsa dalla corrente appare più 
vegeta. 

Peso delle polveri secche gr. 1,8751. Portato il liquido a 250 cm'. 

89 cm^ di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cni'' 10 del reattivo Boedeker-Allihn. 

99 cm' di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno, 
completamente ridotto cm^ 10 del reattivo 



89 



250 X 0,095 



= gr. 0,2668 



nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2668 di 
glucosio. 

La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 14,2285 di idrati in- 
vertiti. 



— 97 — 



28 6en. 

,„„ Cielo: , 


29 6en. aoGen, 
1 1 
10 1 IO 10 




90 
80 
70 
60 


1 

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Ore:5 10 15 20 1 S 10 15 20 1 5 10 IS 20 
28Gen. 29'6en. sÒGen. 



Fi;,'. 23. 
Alti dell'Ut. Bot (leir Uiiiversìtù ili Pavia — Serie II — Voi. Xlll. 



— 98 — 

Nei 250 cui' di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
tiizzata invece erano contenuti gr. 0,2398 

250 X 0,095_ ^ ,^^^3gg 



29 

E per 100 di peso secco gr. 12,7886. 

Differenza quindi in meno per 100 di 1,4399 

0,2668 ^ 100 ^ ^^^^2g^_ 



1,8751 

0,2398 X 100 
1,8751 



12,7886 



gr. 14,2285 
„ 12,7886 



Differenza gr. 1,4399. 

Esperienza 11. ' 

Due foglie di Arum italicum prive di amido ed esposte a luce dif- 
fusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta del lembo. — Forza elet- 
tromotrice Volt 3 (v. fig. 24). 

Peso delle polveri secche gr. 1,4520. Portato il liquido a 250 cm'. 

73 cm' di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm'' 10 del reattivo Baedeker AlUhn. 

85 cm^ di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm'^ 10 del reattivo 

250xO,095_^^^3^^3 



73 



nei 250 cm' di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,1253 di 
glucosio. 



Esperienza eseguita nell'Istituto botanico dell'Università di Pavia. 



99 — 




Fiff. L'i, 



— 100 



Data 



2 aprile 



3 aprile 



4 aprile 



Cielo 



10 



Ore 


Temperatura 


Gradi Eéaumur 


9.5 


17°. 


10. 


ìT'. 


10.10 


17". 


11.5 


17".5 


12. 


17". 5 


14.10 


18^ 


15.15 


18". 


16. 


18". 


17.5 


18". 


9. 


17".5 


10.35 


17'.5 


11.5 


18". 


12.10 


18'.5 


14.5 


19". 


15. 


19". 


16.10 


19". 


17.15 


19". 


18.5 


19". 


8.30 


17".5 


9.15 


17".5 


10.5 


17".5 


11.45 


18". 


14. 


18".5 


15.10 


18".5 


17.15 


18". 5 



Intensità corrente 

(contesimi 

raicroamperes) 



356 

343 

331 

322 

310 

286 

275 

269 

264 

178 

170 

169 

167 

164 

160 

154 

150 

142 

76 

76 

76 

75 

70 

69 

60 



La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 22,4035 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm- di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0, 2794 



250 X 0,095 
85 



0,2794. 



E per 100 di pe.so secco gr. 19,2424. 

Differenza quindi in meno per 100 di 3,1611 

0,3253 X 100 



1,4520 

0,2794' X 100 

1,4520 



= 22,4035 
=:: 19,2424 



22,4035 
19,2424 



Diiferenza gr. 3,1611 



— 101 



Jisjieì'iensn 12. ' 



Due foglie di Arum italkimi prive di amido ed esposte a luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta del lembo fogliare. Forza 
elettromotrice Volt 3.5 (v. fig. y.5). 



Data 



5 aprile 



6 aprile 



7 aprile 



Cielo 


Ore 


10 


9. 


— 


10.15 


— 


10.30 


— 


11.30 


— 


12.5 


— 


14.20 


10 


15. 


— 


16.25 


— 


17.30 


— 


18. 


10 


8.30 


— 


9. 


— 


10.5 


— 


11.10 


— 


11.50 


1 


15. 





16 5 


— 


19.10 


3 


7.10 


— 


9. 


— 


12.5 


5 


15. 


— 


18.15 



Temperatura 
Gradi Kéaumur 



18'. 

18'. 

18". 

18".5 

18".5 

18".5 

18". 5 

18". 

18". 

17'.5 

17 '.5 

17". 5 

18". 

18'. 

18'.5 

19". 

1 9". 

18". 5 

17 '.5 

18". 5 

19". 

19".5 

19".5 



Intensità corrente 

(centesimi 
mieroanippres) 



458 
454 
451 
437 
427 
407 
400 
397 
373 
366 
213 
212 
210 
207 
202 
184 
182 
174 
127 
124 
120 
115 
112 



Peso delle polveri secche gr. 1,4030. Portato il liquido a 250 cm"*. 

80 cm^ di liquido della polvere di. foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm^ 10 del reattivo Roedeker Allihn. 

89 cm' di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm'' 10 del reattivo 



250 X 0,095 
80 



0,2968 



Esperienza eseguita nell'Istituto botanico dell'Università di Pavia. 



— 102 — 




F,g. io. 



— 103 — 

nei 250 cm'' di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2968 di 
glucosio. 

La foglia elettrizzata conteneva per 100 gr. 21,1546 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm-^ di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2668 

250 X 0,095 ^ „ ^ 
89^- = 0'26««- 

E per 100 di peso secco gr. 19,0163. 

Differenza quindi in meno per 100 di 2,1383 

0,2968x1 00 _ 
—5^^^^^—- 21,1546 

0,2668 X 100 



1,4030 



= 19,0163 

gr. 21,1546 
„ 19,0163 

Differenza gr. 2,1383 



Esperienza 13. ^ 

Due foglie di Arimi italicum prive di amido ed esposte ad una luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta della foglia. Forza elet- 
tromotrice 4 Volt (v. fig. 26). 



' Esperienza fatta nell'Istituto botanico di Pavia. 



104 



Data 



10 aprile 1906 



1 1 aprile 



12 aprile 



Cielo 


Ore 


7 


8.30 


— 


9. 


— 


10.5 


— 


11.10 


— 


12. 


— 


14.25 


— 


15.5 


4 


15.50 


— 


16. 


— 


16.15 


— 


16.35 


— - 


17. 


— 


18.5 


— 


19.10 


10 


9.10 


. — 


10. 


— 


11.10 


— 


12.5 


— 


14.10 


4 


15. 


— 


16.15 


— 


17.5 


— 


18. 


— 


19.5 


3 


8.5 


— 


9.15 


— 


10. 


— 


11.10 


— 


12. 


9 


15.5 


— 


18.5 


— 


19. 



Temperatura 
Gradi liéaumur 



17". 

17". 

17'.5 

18". 

18". 

18". 5 

18".5 

18".5 

18". 5 

18".5 

]8".5 

18". 5 

18".5 

18".5 

19". 

19". 

19". 

19". 

19". 

19". 

19". 

19". 

19". 

19". 

18".5 

18".5 

19". 

19". 

19". 

19". 

19". 

19". 



Intensità corrente 

(centesimi 

microainperes) 



506 
490 
477 
464 
455 
432 
427 
420 
416 
414 
400 
390 
360 
34u 
266 
262 
258 
252 
248 
245 
242 
239 
236 
232 
192 
192 
190 
186 
182 
166 
152 
146 



Peso delle polveri secche gr. 1,3801. Portato il liquido a 250 cm^ 
81 cnv'' di liquido della polvere di foglia elettrizzata liauno com- 
pletamente ridotto cm' 10 del reattivo lioedeker Ali Uni. 

89 cm^ di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cnv'' 10 del reattivo 



250 X 0,095 
81 



= 0,2932 



nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2932 di 
glucosio. 



105 




Fiff. 20. 



— 106 — 

La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 21,244:8 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm^ di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2ti68 

250x0,095^ 
89 

E per 100 di peso secco gr. 19,3319. 

Differenza quindi in meno per 100 di 1,9129. 

0,2932x100^^^^^^^^ 



1,3801 
0,2668 X 100 



19,3319 



J,3801 

gr. 21,2448 
„ 19,3319 



Differenza gr. 1,9129 



Esperienza 14. ' 

Due foglie di Anini italicum prive di amido ed esposte a luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta della foglia. Forza elet- 
tromotrice Volt 5 (v. fig. 27). 



Esperienza fatta iieiristituto botanico di Pavia 



107 — 



Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi lléaumur 


Intensità corrente 

(centesimi 

mieroamperes) 


16 aprile 


3 


8.5 


18". 


619 


17 • 


— 


8.15 


18°. 


592 




— 


9.10 


18". 5 


586 




— 


10. 


1B'\5 


570 


M ••*••• 


— 


11.5 


19». 


550 


)) 


— 


12. 


19°.5 


540 




— 


14.30 


19°.5 


510 




6 


15. 


19°.5 


500 




— 


16.15 


190.5 


455 


w ...... 


— 


17. 


19°.5 


448 




— 


18.5 


19°.5 


430 


17 aprile 


10 


9.30 


19°. 5 


344 




— 


11. 


19°.5 


346 


yi ...... 


— 


12.5 


190.5 


340 




— 


12.15 


190.5 


338 




10 


15. 


190.5 


322 


17 • 


— 


15.45 


19°. 5 


321 


7) 


— 


16. 


190.5 


320 




— 


16.45 


190.5 


318 


7) 


— 


17.10 


19». 


316 




— 


18. 


19°. 


314 


18 aprile 


10 


8.35 


18''.5 


253 


77 


— 


9.30" 


180.5 


251 




— 


12.5 


190. 


247 




10 


15. 


19°. 


244 


■>■> 


— 


17.15 


19°. 


242 



Peso delle polveri secche gr. 1,4289. Portato il liquido a 250 cm''. 

88 cm= di liciuido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm'' 10 del reattivo Roedeker Allihn. 

90 cm'' di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm^ 10 del reattivo 

250 X 0,095 



88 



0,2698 



nei 250 cm' di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2698 di 
gluco.sio. 

La foglia elettrizzata conteneva per ] 00 gr., 18,8816 di idrati invertiti. 

Nei 250 cm" di liquido ricavato dalla polvere di foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti grammi 

^^^^^ = 0,2638. 

E per 100 di peso secco gr. 18,4617. 



— 108 — 




— 109 — 
Differenza quindi in meno per 100 di 0,4199 



0,2698 X 100 
1,4289 



= 18,8816 



0,2638 :-; 100 



1,4289 



Differenza gr. 



= 18,4617 



gr. 18,8816 
„ 18,4617 

0,4199 



lisiieriensa lo. ' 

Due foglie di Armn italicum i)rive di amido, esposte a luce diffusa. 
La corrente andava dal gambo alla punta della foglia. Forza elet- 
tromotrice Volt 6 (V. tig. 28). 



Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Réaumur 


Intensità corrente 

(centesimi 

microaniperes) 


23 aprile 


6 


8.5 


1 7''. 


728 


1) 


— 


9. 


17". 


710 




— 


9.10 


17". 


706 




— 


9.25 


17°. 


691 




— 


10.5 


ir.ò 


680 


n 


— 


11. 


18°. 


660 




— 


12.5 


18". 


644 




— 


12.45 


18". 


632 


n 


— 


14.5 


19''.5 


620 




10 


15. 


19".5 


612 




— 


16.15 


19".5 


604 




— 


17. 


19'.5 


600 


fi 





18.5 


19".5 


590 


24 aprile 


6 


9.10 


19". 


486 




— 


10.5 


19".5 


479 




— 


11.15 


20". 


467 




— 


12. 


20". 5 


462 




2 


15. 


21". 


446 


rt 





16.20 


21". 


439 







17.10 


21". 


433 







18.5 


21". 


426 


25 aprile 


10 


8. 


19". 


355 




— 


9.5 


19". 


353 







10.10 


19". 


350 







11. 


19".5 


348 







12.5 


19".5 


345 




2 


15. 


20". 5 


343 







17.15 


20".5 


341 


5) 


— 


18. 


20". 5 


340 



Esperienza fatta nell'Istituto botanico dell'Università di Pavia. 



110 — 




— Ili — 

Peso delle polveri secche gv. 1,5210. Portato il liquido a 250 cm^ 
93 cm'' di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm^ 10 del reattivo Roedeher Allihn. 

88 cm^ di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm'' 10 del reattivo. 

250 :=< 0,095 _....„ 

- 0,2.3.30 



93 

nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2553 di 
glucosio. 

La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 16,7850 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm^ di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2698. 

^^«^'=«'°^-^- = 0,2698. 



88 

E per 100 di peso secco gr. 17,7383. 
Ditferenza quindi per 100 di 0,9533 

0,2698 .< 100^ 



1,5210 

0,2553 >c 100 

1,5210 



= 16.7850 



gr. 17,7383 
„ 16,7850 



Differenza gr. 0,9533. 



Espevien:a 10. ' 

Due foglie di Antìii italicum prive di amido ed esposte a luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta del lembo fogliare. — 
Forza elettromotrice Volt 7 (v. fìg. 29). 



'Esperienza eseguita nell'Istituto botanico dell'Università di Pavia. 



— 112 



Data 




2 maggio 



3 maggio 



4 maggio 



Ore 


Temperatura 


Gradi Kéaumur 


7.30 


19». 


7.45 


19». 


8.35 


19«. 


9.— 


19". 


10.5 


19«.5 


11.15 


19».5 


12.— 


20». 


14.10 


21». 


15.5 


2l».5 


16.— 


2l».5 


17.20 


2l».5 


19.5 


2P.5 


8.30 


19».5 


9.— 


19».5 


10.5 


19».5 


11.10 


20°. 


12.- 


20».5 


14.- 


210.5 


15.10 


21». 5 


16.15 


21». 5 


17.20 


21». 5 


18.5 


21». 


9.— 


20».5 


10.30 


21». 


12.— 


21».5 


15.5 


21».5 


18.— 


210.5 


19.5 


21».5 



Intensità corrente 

(contesimi 

niicroaniperes) 



897 
890 
880 
874 
864 
849 
840 
820 
810 
800 
784 
770 
656 
654 
650 
642 
636 
622 
618 
612 
608 
600 
518 
512 
508 
505 
502 
500 



Peso delle polveri secciie gr. 1,4780. Portato il liquido a 250 cm^ 
94 cm° di liquido della polvere di foglia elettrizzata liauiio com- 
pletamente ridotto cm'^ 10 del reattivo Roedeker Allihn. 

86 cm'' di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm'' 10 del reattivo 



250 X 0,095 
94 



0,2526 



nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quiudi contenuti gr. 0,2526 di 
glucosio. 

La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 17,0906 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm-^ di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 



— 113 — 




Fig. 29. 



— 114 — 
trizzata invece erano contemiti gr. 0,2761 

250 X 0,09n 



86 



= 0,2761. 



E per 100 di peso secco gr. 18,6806. 
Differenza quindi per 100 di 1,5900 

0,2761:^100 ,„,„„, 
1,4780 - ''''''' 



0,2526 X 100 

1,4780 



= 17,0906 



gr. 18,6806 
„ 17,0906 



Differenza gr. 1,5900. 



Esperienza 17. ' 



Due foglie di Aram Halicum prive di amido ed esposte a luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta del lembo fogliare. — 
Forza elettromotrice Volt 2 (v. fig. 30). 



Data 


Cielo 
5 


Oi-e 


Temperatura 
Gradi Réauiiiur 


Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 


7 maggio 


8.35 


19'. 


238 


fi 


— 


9. 


19". 


211 




— • 


9.25 


19". 


210 




— 


10. 


19'". 5 


204 


T) 


— 


11.30 


19" 5 


192 


jj 


— 


12.5 


19''. 5 


188 




— 


14.15 


20". 


182 




7 


15.5 


20". 


180 




— 


16. 


se. 


178 




— 


18.10 


19''. 5 


174 




— 


19. 


19". 5 


170 


8 maggio 


10 


9. 


19".5 


Ilo 




— 


10.15 


20". 


105 


!) 


— 


11.20 


20''.5 


104 



Esperienza eseguita nell'Istituto botanico dell'Università di Pavia. 



115 



Data 


Cielo 


Oro 


Temperatura 
Gradi Rea unni r 


Intensità corrente 

(^centesimi 

microaniperes) 


8 maggio ...... 





12. 


21". 


104 




— 


14.25 


21". 


103 




10 


15. 


21". 


102 




— 


16.15 


2 1 ". 


95 




— 


17.5 


21". 


87 




— 


18.20 


21". 


80 


7T 


— 


19.10 


21". 


76 


9 maggio 


8 


9. 


20". 


30 




— 


10.5 


20'. 5 


29 




— 


11. 


20".5 


26 




— 


12 10 


20'.5 


25 




— 


14.5 


21". 


20 




9 


15. 


21". 


19 




. — 


17.10 


21". 


16 


V 


— 


18.5 


21". 


15 



Peso delle polveri secclie gr. 1,4590. Portato il liquido a 250 cm^. 

75 em^ di liquido delia polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm'' 10 del reattivo Boedeker Allihn. 

87 cm' di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm^ 10 del reattivo. 



250 X 0,095 
75 



= 0,3166 



nei 250 cm"' di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,3166 di 
glucosio. 

La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 21,6997 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm'' di liquido ricavato dalla polvere della foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2729 



250 :-< 0,095 
87 



= 0,2729. 



E per 100 di peso secco gr. 18,7045. 



— 116 — 

Differenza quindi per 100 di 3,9952 
0,3166 X 100 



1,4Ò90 

0,2729 X 100 

1,4590 



= 21,6997 
= 18,7045 



gr. 21,6997 
„ 18,7045 

Differenza gr. 3,9952 




Vìe. 30. 



117 — 



ILsperienza 18. 



Due foglie di Armn italicum prive di amido ed esposte a luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta del lembo fogliare. — 
Forza elettromotrice 1 Volt (v. fig. 31). 



Data 



11 giugno 



12 giugno 



13 giugno 



Cielo 



10 



Ora 


Temperatura 




Gradi Réaumur 


S.5 


2P. 


8.30 


21°. 


9.5 


210.5 


9.55 


210.5 


10.50 


220. 


11.5 


220.5 


12. 


230. 


12.15 


230. 


14 5 


230. 


15. 


230. 


17.5 


230. 


18.10 


230. 


9.5 


230. 


10. 


230. 


10.50 


230.5 


11.35 


230.5 


12.5 


230.5 


14.10 


230.5 


15.5 


230.5 


16.10 


230.5 


17.5 


230.5 


18. 


230.5 


18.15 


230.5 


8.35 


230. 


9. 


230. 


10.10 


230. 


11.15 


2 3 0.5 


12.5 


230.5 


16.55 


, 230.5 



Intensità corrente 

(centesimi 

microamperes) 



113 
100 
91 
88 
84 
82 
79 
77 
70 
68 
62 
59 
38 
38 
39 
40 
40 
40 
39 
38 
36 
34 
33 
16 
15 
15 
14 
13 
12 



Peso delle polveri secche gr. 1,5010. Portato il liquido a 250 cm'. 
86 cm'' di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cm'' 10 del reattivo Baedeker AlUhn. 



' Esperienza fatta nell'Istituto botanico di Pavia. 



— 118 — 

88 cm^ di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm^ 10 del reattivo 

250 X 0,095 



86 



= 0,2761 



nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2761 di 
glucosio. La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 18,3944 di idrati 
invertiti. 

Nei 250 cm'' di liquido ricavato dalla polvere di foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2698 

250 X 0,095 



= 0,2698. 



E per 100 di peso secco gr. 17,9746^ 



Il Giugno i2Giug. 

Cielo 4 4 4 6 
'20 


13 C 
1 
3 S 


iiug. 

3 IO 


^ 


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1 
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100 

90 

5 60 


in 


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1 


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1 


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°-70 
7 60 


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22° "S 
21- ^ 
20*0 


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U.Ll_ 


1 II 1 


l> > 1 


■ III 








Ore:5 io i5 20 15 10 


15 20 1 


5 10 15 20 





i"'g- 31. 



Differenza quindi in meno per 100 di 0,4198 



0,2761 X 100 
1,5010 



= 18,3944 



0,2698 X 100 



1,5010 



= 17,9746 



gr. 18,3944 
„ 17,9746 



Differenza gr. 0,4198. 



119 — 



Espei'ienza 19. ' 



Due foglie di Saxifraga Saxatiìis prive d'amido ed esposte a luce 
diffusa. 

La corrente andava dal gambo alla punta del lembo fogliare. — 
Forza elettromotrice 2,5 Volt (v. fig. 32). 



Data 


Cielo 


Ore 


Temperatura 
Gradi Réaumur 


Intensità corrente 

(centesimi 

raicroamperes) 


14 giugno 


2 


8.40 


21". 


328 




— 


9. 


21». 


320 




— 


9.45 


21». 


291 




— 


10.5 


21 ".5 " 


290 




— 


11. ,55 


22». 


276 




— 


14.5 


22 0. 


261 







1.5. 


22". 


257 




— 


16.30 


220.5 


250 




— 


17.45 


22«.5 


243 


71 


— 


18.10 


22».5 


240 


15 giugno 


2 


8.10 


22». 


176 




— 


0. 


22». 5 


174 




— 


10.15 


22».5 


172 




— 


11.5 


22».5 


168 


JJ • 


— 


12. 


22».5 


164 




— 


12..50 


22».5 


161 


M 


4 


15. 


22».5 


161 


lì 


— 


1G.40 


22».5 


160 




— 


17.5 


22».5 


1.58 


11 


— 


19.5 


22». 


136 


16 giugno 





9.10 


22». 


78 




— 


10.5 


22». 5 


76 


fl 


— 


11. 


22. »5 


72 


f) 


— 


12.15 


23». 


69 




3 


1.5. 


23». 


63 


Vi 


— 


10.20 


23». 


60 



Peso delle polveri secche gr. 2,0100. Portato il liquido a 250 cm^. 
91 cm'' di liquido della polvere di foglia elettrizzata hanno com- 
pletamente ridotto cnr^ 10 del reattivo Baedeker Allihn. 

103 era' di liquido della polvere di foglia non elettrizzata hanno 



' Esperienza fatta nell'Istituto botanico dell'Università di Pavia. 



— 120 — 
completamente ridotto cm^ 10 del reattivo 



250 X 0,095 
91 



= 0,2609 



14ClLI(J 

OelD. 

.m 


II 


15' 
l 
5 


Giug. 


2 


4 




16 ( 

1 



5iug . 





3 












^90 


l 




























25*o • 


2.,a 


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' 






- 




















270 




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2iO 




V— 




























. 240 




V 




























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220 


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2iO 






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200 






\ 


\ 
























190 ' 








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- 






















180 








V 


\ 






















170 __ 










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K. 




















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s^ 130 


1 












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100 
















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90 


















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50 


un 


1 

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1 1 1 1 


tilt 


■ 


■III 


ULl. 


III 1 1 


1 




IMI 


1 
II 




~ 


24- Oi 

20'" 


Ore. 10 15 .'0 1 5 10 . 15 ?0 
u'Giuq, is'Giug. 


1 1 5 IO 15 20 
16'Giug. 





nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2609 di 
glucosio. 



— 121 — 

La foglia elettrizzata conteneva jier 100 gr. 12,9800 di idrati in- 
vertiti. 

Nei 250 cm-' di liquido ricavato dalla polvere di foglia non elet- 
trizzata invece erano contenuti gr. 0,2305 

250 >; 0,095 
^3 ='^'2305. 

E per 100 di peso secco gr. 11,4676. 
Differenza qnindi per 100 di 1,5124 

0,2609 X 100 

2,.0100 -=''''^'^ 

0,2305 >: 100 
2,0100 



11,4676 



gr. 12,9800 
„ 11,4676 

Differenza gr. 1.5124. 



Espevienzd 20. ' 

Due foglie di Lappa Maìor prive d'amido ed esposte ad una luce 
assai diifusa. 

La corrente entrava dal picciuolo ed esciva dall'apice del lembo 
fogliare. — Forza elettromotrice 2,5 Volt (v. fig. 33). 



' Esperienza fatla nell'Istituto botanico ili Pavia. 



122 



Data 


Ciclo 


Oro 


Temperatura 
Gradi Iióauimii' 


Intensità corrente 

(coiitosinii 
niicroanipercs) 


18 giugno 


1 


S.40 


200.5 


337 







n..5 


200.5 


322 







10. 


210. 


314 







lO.l.") 


210. 


310 







11. 


210.5 


300 







1 1 ..^)0 


210.5 


290 







14..5 


220. 


272 




7 


15. 


220.5 


260 







15-10 


220.5 


202 







10.10 


22 0.5 


200 




— 


l7.:'.o 


220. 


252 




— 


1S.5 


220. 


240 


19 giugno 


10 


S.45 


210. 


182 







!).50 


210. 


181 


i; 





10..55 


210.5 


180 


— 


12. 


220. 


170 







i:'..45 


220. 


177 







14. 


220.5 


170 




7 


15.10 


22" ,5 


174 




— 


10. 


230. 


170 







17. HO 


230. 


164 


20 giugno 


10 


0.5 

10. 


210. 
210.5 


101 
07 






12. 


220.5 


92 




7 


15. 


230. 


84 


)J 


— 


18.25 


230.5 


60 



Peso delle polveri secche gr. 1,9854. Portato il liijuido a 2.50 cni-''. 

89 cm^ (li liquido della polvere di foglia elettrizzata banno com- 
])letanieute ridotto cnr' 10 del reattivo Rocdeker A/li/in. 

98 cm^ di liquido delia polvere di foglia non elettrizzata hanno 
completamente ridotto cm'' 10 del leattivo 

2.50 X 0,095 



89 



= 0,2668 



Nei 250 cm^ di liquido esaminato erano quindi contenuti gr. 0,2668 
di glucosio. La foglia elettrizzata conteneva per 100, gr. 13,4380 di 
idiali invertiti. 

Nei 250 cni'' di ]i(iuido ricavato dalla polvere di foglia non elet- 
tiizzata invece erano contenuti gr. 0,2423 

250 X 0,025 



98 



0,2423. 



E per 100 di peso secco, gr. 12,2040. 



— 123 




g. 33. 



- 124 — 
Differenza quindi per 100 di gr. 1,2340 
0,2668 X 100 



1,9854 

0,2423 X 100 
1,9854 



= 13,4380 
= 12,2040 



gr. 13,4380 
„ 12,2040 



Differenza gr. 1,2340. 



(Metodo della saccarificazione.) 
Specchietto riassuntivo dei risultati. 



o 

B 

0^ = 


PIANTA 


Forza 
elettro- 
motrice 

Volt : 


Direzione 
della corrente 


Idrati di 
differenza p 


Carbonio 


Slz; 


dal gambo 


dalla punta 


er 100 in più 


tn 




verso 

la punta 

della fofrlia 


verso 

il gambo 

della t'oelin 


nella foglia 
elettrizzata 


nella foglia 

non 
elettrizzata 


1." 


Calla aelhiopica 


2 


si 


110 


3,1971 





2.<' 


5j n 


2 


110 


si 





0,5987 


■à." 


» V 


1 


si 


no 


0,3067 


— 


4_a 


W V 


2 


« 


11 


2,8808 


— 


5.^' 


)) n 


_ 2,2 


« 


11 


2,9578 


— 


6/' 


» » 


2,2 


n 


n 


2,6263 


— 


7." 


n V 


2,2 


n 


11 


2,7162 


— 


8." 


n r> 


3,3 


1) 


11 


2,4037 


— 


9.^' 


Arisarum vulgare 


33 


» 


w 


2,5166 


— 


10.^' 


■n <) 


2,2 


11 


11 


1,4399 


— 


11.'' 


Arum ìtalicum 


3 


11 


11 


3,1611 


— 


12.-' 


» 5) 


3,5 


n 


11 


2,1383 


— 


13.^' 


■n Ti 


4 


11 


!1 


1,9129 


— 


i4." 


n !i 


5 


11 


11 


0,4199 


— 


15.-' 


» Ti 


« 


11 


11 


— 


0,9533 


16.'' 


V rt 


7 


n 


11 


— 


1,5900 


17.^' 


)) 7) 


2 


11 


11 


3,9952 


— 


18.'' 


H !) 


1 


11 


11 


0,4198 


— 


19.-' 


Saxifraga saxatilis 


2,5 


11 


11 


1,5124 


— 


20." 


Lappa Maior 


2.5 


11 


11 


1,2340 


— 



125 — 



CAPITOLO VI. 



Risultati delle Esperienze intorno all' influenza dell' elettricità 
sulla fotosintesi t-lorofilliana. 



Prendendo in considei-azione i varii risultati ottenuti nelle ricerche 
riportate nel capitolo precedente, notiamo diverse cose interessanti : 

La lettura del numero delle divisioni della scala del galvanometro 
ci dimostra come esse diminuiscano istantaneamente e questa diminu- 
zione è continua e rapida fino alla settima ora circa (in media) ; dopo 
tal tempo continua lo stesso fenomeno, ma lentamente. Nella tavola II 
che accompagna questo lavoro, per mezzo di curve è rappresentato gra- 
ficamente come si comporta iu condizioni normali la resistenza delle 
foglie nelle prime dieci ore dell'osservazione. Ho scelto 5 esperienze 
fatte iu condizioni diverse e che si possono considerare pressappoco 
come la media delle altre. 

Tali figure ci dimostrano la costanza del fenomeno e ci dimostrano 
altresì che l'aumento della forza elettromotrice fa cambiare di poco la 
curva. Basta infatti confrontare la curva f con quella «, in cui nella 
prima il galvanometro segnava 458 centesimi di microamperes al prin- 
cipio dell'esperienza, mentre ne segnava 108 nella seconda. Tuttalpiù 
si può notare una meno rapida diminuzione delle divisioni nelle prime 
ore dell'esperienza, quando la forza elettromotrice è maggioie : infatti 
questo appare manifesto per esempio nelle curve a e ò della stessa 
tavola in confronto delle curve a, p', }'; ma in complesso sono differenze 
di poco conto. 

Il senso della corrente influisce pure poco sulla resistenza della 
foglia; infatti nell'esperienze rappresentate dalle curve « e /5 la cor- 
rente entrava dall'apice del lembo ed esciva dal picciuolo, mentre nelle 
altre >-, ó, e, il senso della corrente era contrario, purtnttavia il feno- 
meno appare molto simile. 

Considerando invece il comportamento del galvanometro il secondo 
giorno, in molte esperienze appare uno strano e sensibile aumento delle 
deviazioni che presto scompare. 

Nella tavola III sono riportate diverse curve che rappresentano 
graficamente il suddetto fenomeno. 

Così la curva a (Esperienze 29 dicembre), indica che la resistenza 
diminuisce duraute circa due ore e 50 minuti rapidamente, tantoché il 



— 126 — 

galvauometro da 123 centesimi di mici-oamperes sale fino a 131 cente- 
simi, mentre dopo 25 minuti scende a 117 cent., e continua a scendere, 
cosi dopo 7 ore circa, clie tanto durò l'osservazione, discende a 106 cent, 
di microamperes. Comportamento molto simile lo si nota nell'esperienza 
b del 19 dicembre 1905 (vedi fig. h, tav. Ili), dove l'intensità discende 
fino a 128 cent, di microamperes, per salire poco dopo fino a 135 e poi 
subito ridiscendere. 

Con correnti piii forti (f. e. m. = 5 Volt), si ha pressappoco lo stesso 
comportamento: infatti nell'esperienza del 17 aprile 1906, il galvano- 
metro alle 9.30 segnava 344 centesim. alle 11 ne segnava 346, alle 
12,5 era sceso già ai 340, alle 12,15 ai 338 ed alle 15 ai 322. La 
curva d della tavola III rappresenta graficamente tale diminuzione di 
resistenza nella foglia di Anim italicum. Pure con correnti debolissime 
si ha di frequente lo stesso fenomeno, benché meno sensibile, come per 
esempio nell'Esperienza 18.'' del 12 giugno 1906 (vedi curva e, tav. III), 
in cui vi è diminuzione di resistenza nella foglia, ma esso è molto 
meno marcato che nelle esperienze sopracitate; tutt'alpiìi si può no- 
tare una maggiore costanza di durata in tale diminuzione; infatti in 
questa esperienza notiamo che l'intensità sale da 38 cent, soltanto a 40, 
ma rimane così per circa 3 ore, indi diminuisce lentamente. 

In questa esperienza l'aumento dell'intensità coincide coll'aumento 
di temperatura, ma tale aumento e diminuzione della resistenza della 
foglia è indipendente dalla oscillazione di lemperatura in cui si face- 
vano l'esperienze; infatti la rappresentazior.e grafica della temperatura 
posta nella stessa tavola di fianco ad ogni curva clie ci rappresenta la 
resistenza del lembo fogliare, ce lo dimostra con evidenza. Cosi tutte 
le altre curve t delle figure a, l>, d, e (Tav. Ili), segnano una mag- 
giore temperatura od una temperatura costante, dove invece le curve i 
delle stes.se figure indicano nna maggiore diminuzione di deviazioni del 
galvanometro; mentre per es. la curva t della fig. 6 segna costante 
temperatura in confronto della diminuzione di deviazione della curva i, 
viceversa la curva t della fig. e, indica una temperatura che nelle pri- 
me ore aumenta mentre in tali ore cresce la resistenza della foglia. 

Gli elettrodi non venivano durante l'esperienza mai cambiati, quindi 
non si può dubitare che tale fenomeno dipenda da un cambiamento di 
contatto. 

La luce pare che abbia un'influenza sopra tali oscillazioni, in- 
fluenza che a mio credere sarebbe più indiretta che diretta, cioè 
un'azione favoievole a rapida ripresa del chimismo interno del tes- 
suto verde e quindi rapido cambiamento chimico dei soluti (di conse- 
guenza di conducibilità) attraverso i quali deve passare la corrente, 



— 127 — 

oppure influenza come forza eccitante di correnti eletlromotiici già esi- 
stenti nella foglia K 

Ma, pur credendo utile <li render noto i fatti surriferiti, non ho 
fatto ulteriori esperienze in proposito, esorbitando tali ricerche dallo 
scopo propostomi con questo lavoro. 

Un fatto importante verificatosi con una certa costanza e che ci 
spiega la ragione di molte contraddizioni di autori precedenti che si 
occuparono di tale argomento, risulta inoltre dalle esperienze nelle quali 
la corrente elettrica entrava dalla punta del lembo fogliare ed esciva 
dal picciuolo. Infatti i risultati ottenuti in proposito, ci palesano la 
grande influenza che la direzione della corrente iia sulla turgescenza 
delle foglie e sulla formazione degli idrati di carbonio. 

S[)ecialniente i risultati delle esperienze fatte col metodo di Sac/is, 
dimostrano che se l'elettrodo positivo è attaccato alla punta della fo- 
glia ed il negativo al picciuolo, il lembo fogliare ad un'intensità di 
corrente non molto forte, assimila meno di quello che faccia una foglia 
eguale tenuta come confronto o che sia percorsa in senso inverso da 
una corrente di eguale intensità. Analizzate le due foglie, si trova dif- 
ferenza in contenuto di idrati di carbonio; la foglia attraversata da 
corrente che entra dall'aiiice ed esce dal picciuolo ne contiene, non 
sempre ma per la massima parte dei casi, in meno quantità, quindi ha 
assimilato meno dell'altra. 

Risulta pure che la foglia resta danneggiata nelle sue funzioni vi- 
tali da una forte corrente che entri dalia punta, mentre non lo è da 
corrente di eguale intensità ma che abbia direzione inversa. 

Nelle esperienze C, D, E (vedi il quadro riassuntivo a pag. 73), 
vediamo differenza notevole nel contenuto in idrati di carbonio ed in 
tutte potei osservare anche una diminuzione di turgescenza del lembo 
elettrizzato che denotava palesemente come la foglia aveva sofferto an- 
ziché vantaggiato. ]\Iolto marcato ho potuto osservare questo fatto nel- 
l'Esperienza 2.* del 28-29-30 dicembre. 

Se la corrente è molto debole, l'influenza dannosa diminuisce e di- 
venta pressoché nulla (vedi per es. Esp. 2.^ ed Esp. 3.''). Anzi in que- 
st'ultima vi é stato uu minimo vantaggio. 

Le vere cause di ciò sono ben difticili a stabilirsi, non è impro- 
babile che le correnti elettriche che noi sappiamo esistere nella pianta, 
vadano dall'apice al picciuolo e che quindi il sopraggiungere di altre 
correnti colla stessa direzione jìIù facilmente nuociauo ai fenomeni vi- 
tali dalla pianta che non le correnti in senso inverso, ciò sarebbe av- 



vedi esperienze a talu proposito di Waller citate a pag. 130, Gap. VII. 



— 128 — 

valorato dal fatto che se la corrente è assai debole non si ha più questa 
differenza notevole. È bene notare però che molti Autori danno invece 
correnti naturali nelle foglie in senso opposto, come pure il fatto os- 
servato potrebbe denotare nella foglia una diversa trasmissione dello 
stimolo a seconda dell'orientamento dei tessuti. Ma queste non sono che 
ipotesi le quali dovrebbero essere controliate con ulteriori ed apposite 
ricerche. 

La grande importanza che può avere il senso della corrente che 
attraversa un tessuto vegetale in rapporto al loro sviluppo ce lo dimo- 
strano del resto anche le ricerche di Ldwenherz (v. Gap. Ili, pag. 41). 

I risultati poi più importanti sono quelli che riguardano diretta- 
mente il fenomeno d'assimilazione clorofilliana per il cui scopo precipuo 
erano state istituite queste esperienze: infatti da esse emerge che cor- 
renti elettriche convenientemente somministrate favoriscono costante- 
mente il fenomeno della fotosintesi clorofilliana. 

Nella tav. V sono rappresentati graficamente diversi risultati assai 
convincenti; così la figura prima ci indica la differenza per 100 di 
peso secco in idrati di carbonio, contenuti in foglie elettrizzate di Arum 
itaìicum in confronto a foglie della stessa pianta non assoggettate a cor- 
rente elettrica. 

La linea intiera segna le differenze in ])iù; la linea punteggiata le 
differenze in meno. 

In «, la forza elettromotiice usata era di un Volt (esperienza IS-') 
e l'analisi ci ha dato una differenza in più di assimilato di 0,4 per 100. 
In (i la f. e. m. era di 2 Volt (esp. 17-'') e la difterenza è salita enorme- 
mente fino a 3,9 per 100; aumentando la i. e. m. abbiamo per Y Arum ita- 
ìicum ancora una differenza in più ben marcata, ma inferiore alla pre- 
cedente e questa diminuisce fino ai 5 Volt (esp. 14*) dove si ha lo 
stesso aumento datoci dalla f. e. m. di 1 Volt; aumentando ancora, si 
ha differenza in meno ; cosi, per esempio, la lettera (f> ci indica che 
le piante elettrizzate con f. e. m. = 7 Volt (esp. 16"), gli idrati di 
carbonio prodottisi in esse sono diminuiti in ragione del l,.j per 100. 

Le altre figure della tavola IV ci dimostrano come sia vario il 
compartimento delle varie specie, ma ci dicono pure che il fenomeno è 
costante, poiché tutte le foglie elettrizzate convenientemente iianno as- 
similato molto più di quelle tenute per controllo. 

Del resto oltre alle esperienze mie, trovo nei risultati di molti altri 
autori di antica e recente data e da me a questo scopo precedentemente 
citati, diversi dati che ora non fanno che confermare le conclusioni del- 
l'esperienze sopra riportate. 

Basta citare, per esempio, oltre alle ricerche del Thonvenin già dif- 



— I2d — 

fusamente sunteggiate, le analisi delle viti elettrizzate fatte da Mac- 
cagno dove si trova una maggiore quantità di amido, destrina e glucosio 
in confronto di quelle non elettrizzate (vedi pag. 25 di questa memoria). 

Importanti sono anche le analisi fatte dal laboratorio chimico mu- 
nicipale di Saint-Etienne dei tuberi di patata tolti da piante state in- 
fluenzate elettricamente col sistema Paulin in confronto dell'analisi dei 
tuberi di piante coltivate nello stesso terreno e nelle stesse condizioni 
d'ambiente, ma che però non furono elettrizzate (vedi pag. 33) dalle 
quali analisi risnlta che 1 tuberi delle piante elettrizzate erano di molto 
più ricchi in amido degli altri e la stessa constatazione venne fatta a 
Cristiania ed a Liihesehloss, dissipando quindi ogni dubbio in proposito. 

La storia dell'argomento ci dice che delle vigne a Notay elettriz- 
zate col sistema Paulin dettero delle uve ricchissime di zucchero. 

Grandeau afferma che nella pianta isolata dall'elettricità è ostaco- 
lata la formazione del glucosio e dell'amido. 

Interessante per questo ordine di considerazioni è pure una delle 
conclusioni a cui è giunto il Lemstroem, quella cioè che se alcune specie 
di piante si irrorano con acqua durante l'elettrizzazione, la loro sovra- 
produzione aumenta raggiungendo una proporzione molto elevata (vedi 
pag. 40). 

E questo è consono alle mie conclusioni perchè si deve considerare 
che contemporaneamente all'assimilazione del carbonio deve avvenire 
anche quella dell'idrogeno. 

Il Giglioli elettrizzando le radici anziché gli organi aerei non ot- 
tiene buon effetto. 

Il Gassner \ a questo proposito conferma i risultati di Lemstroem 
e di più stabilisce che le piante elettrizzate consumano constautemente 
più acqua di quelle lasciate come controllo. 

E cosi di molto si potrebbe aumentare il numero di fatti risultanti 
da ricerche ed esperienze, le quali benché instituite per altri scopi, pur 
tuttavia portano un contributo di conferma tutt'altro che trascurabile 
a quanto credo di aver dimostrato e cioè che relettricità in determinate 
condizioni aumenta l'attività fotosintetica clorofilliana. 



' Gassner G. Zar Frn'je. der Eìcldrokuliitr. Bericht. Deutscb. Botan. Gesell. 
Heft 1, 1907, pag. 26. 



Alti JelVIst. But. <leir Università di Pavia - Serie II - Voi. XIII. 



130 



CAPITOLO VII. 

Rapporti fra l'azione della luce e quella dell'elettricità 
sulla vegetazione. 

La prova sperimentale avendo dimostrato che 1' elettricità può eser- 
citare sull'assimilazione del carbonio un'azione importantissima, a ciò 
secondo me, bisogna attribuire una delle cause principalissime se non 
la prima, per la quale poi tutte le parti della pianta influenzata elet- 
tricamente risentono un vantaggio nell'accrescimento e nel loro svi- 
luppo. 

Frank ed Otto ', osservarono da diversi anni die di sera dopo 
molte ore di illuminazione, le foglie verdi si mostravano più ricclie in 
azoto organico che non al mattino; molte osservazioni ed esperienze 
pubblicate in questi ultimi tempi, per es. quelle di Laurent, Marchal 
ed E. Carpiaux -, dimostrano che le foglie verdi sono la sede princi- 
pale della sintesi degli albuminoidi, i quali derivano dall'unione degli 
idrati di carbonio con i prodotti di riduzione dei nitrati che le piante 
continuamente assorbono dalla terra, si capisce quindi che favorita una 
sintesi ne viene favorita anche l'altra a lei intimamente legata. Pre- 
sumibilmente quindi si può già fin d'ora intuire die l'elettricità conve- 
nientemente usata dovrà favorire, sia pure indirettamente, anche la sin- 
tesi degli albuminoidi. 

Che l'elettricità come sostengono Chodaf, Boyer, Lemsfroen ed altri, 
(Vedi Cap. IV, pag. 44) faciliti l'ascensione dei liquidi nei microscopici 
vasi dei tessuti cellulari, è molto probabile; come pure si capisce come 
il movimento endosmotico dei succili vegetali deve essere favorito, oltre 
che per la forza capilìare intensificata dall'elettricità, anche per il la- 
vorio chimico di molto aumentato nei varii tessuti sotto l'eccitamento 
elettrico. 

Il Prof. Giglioli •■', a questo proposito, emette un'ipotesi secondo 
me molto giusta e cioè: " che le azioni elettriche le quali non mancano 



' Frank und Otto. Vntersuc. iiher Stickstoff ussiiniìation in Bei'icht. deut. 
Gesel. 1890. 

-' Laurent, Marchal et Carpiaux. Recherches exp. sur l'assimiìation de 
l'azolr (immoli iaculi' et de Vazote nitriquc par ìes phnites supe'rieures. Bull. Ac. 
Koyiile de Belgique, 3' ser., tom. XXXII, 1896. 

" GiOLiOLi I. Cìiimica ai/rarki. Napoli, 1902, pag. 289, g 211. 



— 131 — 

mai di agire nelle piante viventi, abbiano azione nelV accrescere fattività 
osmotica dei sali che si accumulano nelle cellule vegetali. „ 

Come pure non si può escludere che l'elettricità possa avere di- 
verse altre benefiche azioni (vedi Gap. IV), fra queste anche quella so- 
stenuta dal Bcrthelot \ di eccitare i microorganismi del terreno ed accu- 
mulare una maggiore quantità di azoto atmosferico. 

L'ipotesi emessa da alcuni che la vegetazione potesse essere av- 
vantaggiata causa un aumento di calore che la resistenza dei tessuti 
vegetali avrebbe potuto provocare durante il passaggio della corrente, 
a tutta prima sembrerebbe assai razionale, ma esperienze fatte a questo 
proposito, in collaborazione col chiaris. prof. Rosario Federico lo esclu- 
dono. 2 

Che l'elettricità eserciti sopra il vegetale azioni di primissima im- 
portanza non v'è dubbio. 

Le sue funzioni sono ancoia poco note sia perchè fu trascurato il 
loro studio scientiiìco, sia perchè ancora scarse sono le nostre cogni- 
zioni sui fenomeni elettrici in generale. 

Intanto io credo fermamente che una delle piìi importanti azioni 
da es.sa esercitata sulla vegetazione sia quella di essere di aiuto alla 
fotosintesi clorofilliana ed in che cosa consiste precisamente l'azione 
che l'elettricità esercita sulla fotosintesi clorofilliana è stato lo scopo 
delle ulteriori ricerche piìi sotto riportate. 

Credo cosa utile innanzi tutto ricordare che correnti elettriche 
accompagnano sempre l'attività della pianta: diversi lavori abbiamo in 
proposito e troviamo dati sull'elettricità vegetale che rimontano a pa- 
recchi anni addietro. Cosi Ponillet ", fino dal 1825 stabilisce che du- 
rante la germinazione dei semi, si sviluppa una notevole quantità d'e- 
lettricità. 

Becquerel S constatò nel vegetale delle correnti piìi o meno re- 
golari. 

Banìce ^ dal fusto di Bheuni nndulatum potè derivare delle correnti 
trasverso-longitudinali e correnti con inclinazione simile a quelle che 
trovansi nei mu.scoli degli animali. 



' Berthelot M. Compt. Rcnd. Ac.ail. Selene. Paris, toni. CIX. 1889, pa^- 277, 
fig. 281; pag. 419, ann. 1889. 

- I risultati (li queste esperienze appena ultimate saranno pubblicati in una 
Nota a parte. 

■■' PouiLi.ET. Ann. Chini, et Phi/sique, tom. XXXV, pa^. 401 e toin. XXXVf, 
vati. 1, 1825-182G. 

* Becquerel. Ajuì. C/iiin. et l'ìiijsique, pas. 2U0, 1825. 

•' Ranke. Sitzun. Miincheiifr Akudem. Wi.ssensclinfl, (i Jul. 1872. 



— 132 — 

Secondo Hermann \ tutte le parti offese della pianta hanno elet- 
tricità negativa in rapporto alla parte intatta. Kunkel -, ha trovato che 
le nervature di una foglia hanno elettricità positiva al contrario della 
superficie verde del lembo clie è negativa. 

Ilaake •', attribuì a questo fenomeno un carattere vitale cioè con- 
comitante con il processo vegetativo e specialmente con la funzione 
assimilatrice e respiratoria delle piante. 

Bnrdon-Sanderson '\ constatò nella Dionea muscipula che le cor- 
renti elettriche vanno dall'estremità della base della foglia vicino al 
fusto, all'estremità opposte ed ha designato questa corrente col nome di 
corrente nonnaie della foglia. 

Secondo 3Itink ■% la corrente pnò arrivare ad una forza elettromo- 
trice di 0,04 a 0,05 volts. 

Importanti poi sono per le conclusioni di queste ricerche le espe- 
rienze di Waller ", che ha dimostrato che la luce può produrre delle 
forze elettromotrici assai considerevoli (0,003 — 0,007 volt) nelle foglie 
verdi. Le radiazioni più atte a provocare questa reazione sono i raggi 
luminosi rossi, quelli cioè i quali sopratutto sono assorbiti da una so- 
luzione di clorofilla. Egli prese delle foglie appartenenti a piante gio- 
vani ed attive e coperse mezzo lembo per ogni foglia, in modo che 
solo parte della foglia era esposta alla luce solare e con un galvano- 
metro sufficientemente sensibile potè stabilire delle differenze di poten- 
ziale evidentissime. 

Mise inoltre delle foglie verdi e vegete ancora aderenti al fusto o 
completamente distaccate sopra un supporto isolante in vetro, entro 
una campana nella quale si poteva fare circolare dell'aria o dell'altro 
gaz. Il tutto era posto in una cassa metallica mantenuta ad una tem- 
peratura costante. In un punto della parete di questa cassa era pra- 
ticato un foro che permetteva, volendo, di lasciar passare della luce. 

Gli elettrodi erano di caolino inumiditi con acqua, essi erano col- 
locati ciascuno dalla stessa parte della superficie della foglia. Questi 
elettrodi dovevano essere rinnovati per ciascuna esperienza e mante- 
nuti costantemente umidi ; essi erano in comunicazione con un galva- 



' Hermann in Mendeìshon, Fenomhics elccfriqiies, ecc. Paris, l'J02. 

- KuNKiiL. Arbcit. hot. Insf. in Wiirzbur;;, 1ST8. 

" IIaake in Flora, lleft IV, 18!)2. 

■* Uukdon-Sanderson. CentraU/Iat. fiir mcd- Wias., n 53, 18T3 ed in Proe. 
R. Society London, voi. 44, pag. 202, 1888 ed in voi. 54, pag. 37, 189'J. 

'' MuNK H. Die electrischcii Bewe</. Blatte Dionaea muse. Leipzig, 187(i. 

'' Wai,i,er a. Proe. R. Society London, voi. 47, pag. 129, 1S91 ed in Ann. 
of Botan., 15, pag. 427, 1901 ed in Joiirn. of Linn. Soc. London, 1904. 



— 133 — 

nometi-o di grande sensibilità. Anche queste esperienze lianno dimo- 
strato l'esistenza di variazioni di potenziale molto marcate, producen- 
tesi nelle foglie verdi sotto l'influenza della luce. 

Ripetendo tali esperienze sopra foglie di Iris egli ha potuto con- 
statare che la parte rischiarata corrisponde ad un polo negativo, mentre 
la parte oscura ad un polo positivo. 

Cessando dal far agire la luce si produce una deviazione in senso 
opposto. Foglie di Begonia e di Nicoliana lahacum danno risultati pres- 
soché identici a quelli di Iris. Invece foglie di Tropoeolum e di Ma- 
tJiiola sotto l'influenza della luce danno curve assolutamente inverse 
ai precedenti, in questo caso la porzione rischiarata della foglia inoo- 
mincia a dare funzione positiva per divenire in seguito e rapidamente 
polo negativo. 

Le differenze di potenziale elettrico prodotte nei vegetali sono, se- 
condo Walter, il risultato immediato del chimismo interno o dei fenomeni 
d'assimilazione clorofilliana. 

Querton ^ ripigliando le esperienze di Walter e servendosi dello 
stesso metodo sperimentale, constata che i fenomeni elettrici trovati dal 
predetto Autore non si osservano che sul tessuto vegetale vivente. 

Una foglia verde sottomessa un istante all'ebullizione nell'acqua, 
non presenta più differenze di potenziale sotto l'influenza della luce. 
Una foglia uccisa col calore anche se si rimetta poi con acqua non 
[ìresenta più le variazioni elettriche caratteristiche e lo stesso succede 
per le foglie private parzialmente di clorofilla ed anche le foglie eziolate. 
Insomma tutte le circostanze che riducono il chimismo della foglia di- 
minuiscono parallelamente le loro manifestazioni elettriche. L'influenza 
del biossido di carbonio è diffusamente dimostrata dal Querton. 

Egli introduce nella campana dove si trova la foglia in esame 
un pò d'aria ricca di biossido di carbonio ed egli constata subito un 
aumento del fenomeno elettrico, aumenta la proporzione del biossido 
di carbonio ed aumentano pure in proporzione le reazioni elettro- 
motrici. 

I vapori di etere diminuiscono rapidamente ed annullano bentosto 
le manifestazioni elettromotrici delle foglie; basta rinnovare l'aria ed 
attendere un poco per vedere queste manifestazioni ripigliare sotto 
l'influenza della luce. 

II cloroformio esercita anch'esso un'azione analoga ma più energica; 



' Querton L. ('mit ritmi iou à l'e'fude da mode de production de Véteclricifé 
daiis Ics ijtres riranl.f. Institut Solvay. Tr.avaux da Laboratoire de Pliysioio- 
j^ie, 1902, tom. V, fase. 2, pag. 116. 



— 134 — 

è sovente difficile di fare riprendere ulteriormente le manifestazioni di 
vita nella foglia che è stata sottomessa durante un'ora all'azione del 
cloroformio. 

Lo studio dell'influenza delle diff'erenti regioni dello spettro lumi- 
noso è particolarmente interessante. 

Querlon ha determinato per far questo prima di tutto l'intensità 
della corrente provocata da una foglia esposta a luce solare che attra- 
versava uno strato di acqua pura trasparente. 

Sostituì inoltre l'acqua con altro strato di eguale spessore di un 
soluto di bicromato di potassio, il quale come è noto iia la proprietà di 
assorbire la porzione destra dello spettro e constatò che la foglia al- 
lora dava una manifestazione elettrica assai considerevole; al contrario 
interponendo uno sciiermaglio di un soluto di solfato di rame, che come 
si sa sop|)rime la metà sinistra dello spettro, allora l' intensità della 
corrente derivata dalla foglia diminuiva di non poco. 

La temperatura ha pure una influenza sopra la produzione dei fe- 
nomeni elettrici delle foglie, cosi lo stesso Autore ha trovato che l'op- 
timum è a circa 25 gradi, vale a dire alla temperatura più favorevole 
all'assimilazione clorofilliana. 

Qaertoìi ha studiato pure l'influenza delle varie ore della giornata 
sul fenomeno e venne alla conclusione che le reazioni elettriche sono 
maggiori quando la luce è più intensa, ottenendo cioè un accrescimento 
durante il mattino ed una diminuzione allorquando il sole sta per tra- 
montare. 

Sostituendo alla luce solare un arco elettrico luminoso provoca 
nelle foglie delle variazioni elettriche comparabili a quelle che deter- 
mina la luce ordinaria del giorno. 

Secondo Dubois ', tre sorta di correnti si troverebbero nei vege- 
tali ; correnti che distingue col nome di traumatiche, d'eccitamento, e 
trofiche; le prime risultano da mutilazioni fatte subire nel vegetale, 
quelle di eccitamento si producono nelle piante dotate d'irritabilità 
dopo una irritazione portata sulle parti irritabili e le trofiche sarebbero 
quelle che accompagnano i processi nutritivi della pianta. Lo stesso 
Autore avrebbe trovato poi che il potenziale elettrico delle correnti 
trofiche nei vegetali va crescendo dalle parti inferiori verso le superiori, 
dalla punta delle radici alla sommità del fusto ed il suo potenziale più 
elevato sarebbe quindi dove la nutrizione acquista la sua più grande 
attività. 

Secondo Dubois l'elettrogenesi presso i vegetali è un fenomeno 



' R. Dubois. Lenjns de l'Iti/siolvjic ijàu'rale et coiiiparéc. Paris, 1898. 



— 135 — 

biologico dovuto ili parte a delie influenze fisiclie ed in parte alle 
azioni cliiniiclie clie sono provocate dall'attività propria di zimasl. 

Keller ', conclude da sue recenti riceiche fra l'altro che in tutte 
le parti vive delle piante si trovano cariclie accumulate elettrostatiche 
le quali, dato un'eventuale deviazione nel terreno, di nuovo subito si 
rinnovano sulle parti originarie alte; le cellule vive devono possedere 
correnti elettriche distinte isolate, percliè altrimenti non apparirebbe 
una differenzazione elettrostatica. Secondo Io stesso Autore oltre ad 
altri risultati che non toccano direttamente la nostra questione, avrebbe 
trovato che le piante mostrano tutte grande sensibilità elettrostatica 
al contatto non solo delle piante stesse, ma anche al contatto dei vasi 
entro cui esse si trovano. Anch'egli poi trova che le piante morte 
secche mostrano nessuna od insensibile carica elettrostatica se sono 
uccise, ma ancor fresche mostrano ancora cariche sensibili. 

Lasciando da parte le possibili teorie sull'elettrogenesi vegetale di 
cui per ora almeno è troppo difficile determinarne la natura, a me im- 
porta bene stabilire che resta assodato dagli studi precedenti che cor- 
renti elettriche accompagnano sempre l'attività della pianta, anzi per 
le esperienze di Waller, Qiierton, Dubois, si può aggiungere che gli atti 
chimici inerenti alla vita vegetale sono accompagnati da fenomeni elet- 
trici che possono servire perfino a misurarli. 

Quando si consideri che la vita della pianta è intimamente colle- 
gata all'azione di diversi coefficienti fra i quali il calore e la luce e 
che fenomeni elettrici sempre accompagnano il chimismo cellulare è 
cosa logica l'ammettere che pure l'elettricità possa avere una funzione 
nella vita della pianta. 

Consideriamo infatti le relazioni esistenti fra luce, calore ed elet- 
tricità. 

Specialmente dopo gli studi di Maxwell oramai è ammesso che la 
luce e l'elettricità, sotto moUissimi rapporti, sono fenomeni della stessa 
natura. 

L'Hertz poi, com'è noto, ha provato sperimentalmente che tanto 
l'una che l'altra si propagano per onde e che i due sistemi d'onde 
vanno soggetti alle stesse leggi; solo differenziano per le dimensioni. 
Ora queste differenze come fa giustamente osservare il Tolomei- sono 
state ottenute dagli esperimentatori, usando mezzi che non sono para- 
gonabili con quelli esistenti in natura. Essa non si arresta ai limiti 
delle nostre esperienze. 



' Keller R. Rrilui/Kjsclektrischeii UiitrrsHcliìui'jeii aii pfìamicheii Geschhct- 
orf/ai/eiì. Frati, 1902. 

' ToLOMEi. Maipùlhia, 1896. 



— 136 — 

Lo stesso Autore pure osserva come si possono immaginare dei 
condensatori di dimensioni così piccole da generare oscillazioni rapide 
come quella della luce tanto da poter considerare come identici i due 
sistemi di onde. 

Uelet tropismo delle piante dimostra pure che il fenomeno elettrico 
ha molto di analogo col fenomeno luminoso rispetto alla pianta, benché 
in minor grado sia il suo effetto ; così Hec/ler \ il quale benché non 
abbia agito sopra piante verdi ha però ottenuto dopo tre a sei ore di 
influenza elettrica che le ife fruttifere di alcuni Phycomyces da lui col- 
tivati sopra pezzi di pane sterilizzato, mostravano delle curve nette di 
eccitamento nel senso della propagazione delle onde elettriche, notò 
pure che la loro inclinazione era meno forte che quella cagionata dal- 
V eliotropismo; l'autore si era servito di un apparecchio che era essen- 
zialmente simile a quello ideato da Hertz per ottenere le corte onde 
elettriche; l'esperienze erano fatte in una camera oscura ad una tem- 
peratura molto uniforme. Per controllo l'autore provò a ricoprire la 
pianta d'una rete metallica a piccole maglie che doveva proteggere la 
pianta dai raggi elettrici ed in queste comlizioni i Plnjcomiceti resta- 
vano indifferenti. 

Le esperienze di Elfving -, e di Brunchorst '■' sul (jalvanotroinsmo 
anch'esse ci dimostrano l'analogia fra i due fenomeni elettrico e lu- 
minoso. 

Concludendo è certo che l'elettricità e la luce sono fenomeni dello 
stesso ordine e natura e non è cosa illogica quindi il sospettare che 
le piante a cui la luce è indispensabile alla loro vita, pure possano 
risentire influenza dall'elettricità. 

Un'azione simile a quella della luce o meglio dirò iutensifìcatrice 
di quest'ultima è forse quella esercitata dall'energia elettrica sulla cel- 
lula del vegetale superiore e questo resterebbe avvalorato dall'espe- 
rienze più sotto riportate le quali credo potranno spiegarci almeno in 
parte i risultati ottenuti colle ricerche precedenti; benché è bene no- 
tare che io ho fornito in questo caso alle piante energia elettrica nel 
modo che non è il più adatto per avvalorare la suddetta ipotesi. 



' Hegler in Verliandlun^i d. Gesellschaft deuts- Naturfursch. u. Aerztc zu 
Halle, 1891. 

- Elfving L. in Butan. Zultiin;;, n." IG-IT, 1882. 

■* Brunchorst I. in Berich. Deutsch. Bot. Ge.soll. Ileffc 5, pas- 20-i, anno 1884 
ed in Boi. Central. 1885, pag. l'J2 ed in Bergeres Museum Arbeit. 1888. 



137 



CAPITOLO Vili. 

Esperienze sull'azione dell'elettricità sulla fotosintesi clorofilliana 
in rapporto a quella della luce. 

Fino dalla primavera del 1904 tentai di ricercare quale inrtiieuza 
potevano avere correnti elettriche di diversa intensità sopra l'assimi- 
lazione del carbonio in foglie sottratte all'azione della luce. 

Le piante colle quali iniziai queste esperienze appartenevano alla 
specie Stratiotes aloides. Esse venivano immerse in bacinelle di vetro 
con acqua ricca di biossido di carbonio e la corrente elettrica era por- 
tata da fili rivestiti da guttaperca; un elettrodo con pnnta di platino 
lo infiggevo nella parte radicale della pianta e l'altra all'apice di una 
foglia centrale. Diverse altre piante poste in eguali bacinelle e pure 
colla stessa acqua e biossido di carbonio non venivano fatte attraver- 
sare da corrente e servivano come testimoni. Tutte le bacinelle con- 
tenenti tanto le piante elettrizzate clie no, furono messe all'oscuro 
completo nelle identiche condizioni di ambiente. Ma nessuna differenza 
potei notare nel contenuto in amido delle piante assoggettate ad elet- 
tricità in confronto di quelle tenute come controllo. 

I granuli d'amido che erano nelle foglie di Stratlotes diminuivano, 
scomparivano e più non si formavano all'oscurità. L'esame al micro- 
scopio fu fatto col comune metodo di colorazione dei granuli col jodio. 

Provai a cambiare l'intensità della corrente, aumentandola grada- 
tamente e viceversa diminuendola fino a provocare delle correnti de- 
bolissime, come pure provai a cambiare il senso della corrente, ma 
sempre senza alcun risultato. Oltre che sopra piantine di Strutiotes im- 
merse in acqua, esperimentai con egual risultato sopra foglie di diverse 
piante non acquatiche e non immerse ia acqua, pure tenute in com- 
pleta oscurità e specialmente sopra foglie di Arisarum vulgare, Arum ita- 
liciim, Saxifraga savalilis, Rheum complanaliim, Cucurhila, Tropoeolum 
majus, Phaseolus vnlgaris, Morus e molte altre. 

Diverso risultato mi dettero invece successive esperienze in cui 
mettevo le foglie prive di amido (perchè staccate da piante che erano 
state all'oscuro molto tempo) in un ambiente pochissimo illuminato da 
luce diffusa, ma non completamente oscuro come nelle precedenti ri- 
cerche. 

Non è molto difficile il regolare la luce della camera o della cam- 
pana, entro le quali si fanno l'esperienze in modo di raggiungere quel 



— 138 — 

limite per una data pianta assimilante, oltrepassato il quale non avviene 
più il fenomeno della fotosintesi clorofilliana; come pure non è diflScile 
il procurare alle piante una quantità di luce tale, che l'assimilazione del 
carbonio diventi quasi impercettibile. È utile per far questo il consul- 
tare i lavori in proposito di WolkoffK 

Orbene piante messe in tali condizioni e parte di esse sottoposte 
alla corrente elettrica, mi dettero risultali dei quali riporto qui sotto i 
più interessanti : 

Esperienza I. 
21 Maggio 1905. 

Numero 6 piantine di Stratiotes aloides; da molto tempo tenute 
all'oscuro, delle quali 3 di esse fatte attraversare da corrente elettrica 
originata da accumulatori Tudor; forza elettromotrice 2 volts per ogni 
piantina. 

Tutte le sei piante erano messe in eguali condizioni sotto grosse 
campane in cui la luce era pressoché assorbita da uno schermaglie ; la 
luce entrava dal basso. 

Dopo due giorni il 23 Maggio, sezionai foglie delle piantine non 
assoggettate ad elettricità trattai con iodio ed osservando al microscopio 
non trovai amido se non limitato nelle cellule stomatiche ed in tenuis- 
sima quantità. 

Operando nello stesso modo con le foglie delle piantine elettrizzate, 
invece l'amido appariva non solo nelle cellule stomatiche, ma anche nei 
vari tessuti del lembo. L'osservazione ripetuta diverse volte non la- 
sciava luogo a dubbio alcuno. — Nel fare i preparati delle foglie, per 
non incorrere in errore è bene fissare per tali ricerche immediatamente 
in alcool assoluto il materiale che si vuol osservare. 

Esperienza II. 

Alcune piantine di Amarmi vulgare sono state fatte vegetare da 
diversi giorni all'oscuro cosi ciie hanno prodotto delle foglioliae eziolate 
senza amido. Recise queste foglie e messe sotto campane con luce 
eguale a quella ciie ha servito per l'esperienza precedente, vengono 
alcune fatte attraversare da forza elettromotrice di 1,5 volts, altre te- 
nute al solito nelle identiche condizioni come testimoni. Dopo circa 
due giorni nei lembi fogliari compaiono i cloroplasti; non ho potuto 



WoMiOFf. Jiilii-b. f. wiss. Bolaii. 18G6-6T. Voi. V, p. 1. 



— 139 - 

definire se prima compaiono nelle foglie elettrizzate che nelle altre; 
dopo tre giorni già qnalche raro granellino d'amido compare nelle cel- 
lule stomatiche delle foglioline elettrizzate, non compaiono ancora in 
quelle non attraversate da corrente. 

Dopo quattro giorni qualche granulo d'amido si scorge anche nelle 
foglie non elettrizzate localizzate negli stomi non però nei tessuti sot- 
tostanti, mentre nelle foglie elettrizzate non pochi sono i granuli sparsi 
nel parenchima fogliare. 

Esperienza III. 

Piantine di Arisarum vuhjarc nelle stesse condizioni di quelle del- 
l'esperienza precedente vengono pure sottoposte ad eguale trattamento 
ed eguale osservazione già descritta nell'esperienza 2% solo che la f. e. 
ni. attraversante i lembi fogliari era di 2 volts come nella Esperienza 1* 
il risultato fu identico a quello ottenuto nell'Esperienza 2\ 

Esperienza IV. 

Numerose piantine di Arisarum viilgare nelle stesse condizioni di 
quelle dell'esperienza precedente. Le foglie però scelte per essere elet- 
trizzate vengono fatte attraversare alcune da forza elettromotrice di 
2,5 volts, altre da corrente di 3 volts. I risultati sono stati pres.sochè 
eguali a quelli avuti nell'esperienze precedenti. 

Il diverso valore della forza elettromotrice non ha palesato delle 
diversità apprezzabili. 

Esperienza V. 

Foglie distaccate da piantine di Arisarum vuìgare vengono nelle 
condizioni stesse d'ambiente di quelle precedenti fatte percorrere da 
corrente; la cui forza elettromotrice era per alcune di 4 volts, altre 5, 
altre 6, altre 7, altre 9 volts. 

Dopo tre giorni compaiono rari granuli d'amido nelle cellule sto- 
matiche delle foglie con corrente 4 e .5 volts; in quelle con 6 sembra 
la formazione sia già un po' ostacolata; l'amido poi non è ancora com- 
parso nelle foglie con corrente di 7, di 8 e di 9 volts. Anzi quest'ul- 
time anche con una senudice e superficiale osservazione mostravano di 
avere sofferto nelle loro funzioni generali. Al 4" giorno nelle foglie 
elettrizzate si trova dell'amido, in quelle percorse da corrente di 4, 
5, 6 volts: i granuli si trovano anche nel parenchima della foglia; in 
quelle percorse da corrente di 7 volts si trova solo nelle cellule stoma- 



— 140 — 

tiche; in quelle percorse da corrente aventi un voltaggio superiore non 
è comparso amido. Le foglie non elettrizzate tenute come testimoni an- 
che in questa esperienza lianno prodotto pochi granuli, solo in qualche 
rara cellula stomatica. 

Esperienza VI. 

Ad un trattamento eguale a quello delle piantine di Arisaruin vai- 
gare descritto nelle esperienze precedenti, furono sottoposte piante ap- 
partenenti a specie diverse, le cui foglie furono fatte attraversare da 
correnti di intensità varia. I risultati di tale esperienza non fecero ciie 
generalizzare i fatti osservati per le foglie di Arisaruin ; poiché nelle 
foglie percorse da correnti il cui voltaggio non era superiore a 5 Volt, 
nelle foglie di pressoché tutte le varie specie osservate, si formavano 
gli idrati di carbonio, al contrario delle foglie non elettrizzate in cui 
l'amido o non compariva o se si formava, ciò era in tenuissime pro- 
porzioni e limitato pressoché soltanto agli stomi. In tutte le specie poi, 
le correnti di 9 volts prodncevano effetti non buoni. 

Alcune piante mostravano di avere una maggiore resistenza od un 
maggior beneficio di alcune altre, e queste differenze erano non pic- 
cole, tanto che sarebbero interessanti ricerche dirette a studiare questa 
diversa ri-sistenza delle varie piante all'azione della corrente elettrica. 
Le piante che hanno servito per questa esperienza appartenevano alle 
specie: Ariìin italiciim, Calla aetiopica, Lappa maior, Phaseolas vuìgaris, 
Tropoeo/um mains, Cucurbita maxima. 

Esperienza VII. 

Foglie delle .stesse piante che hanno servito per l'Esperienza pre- 
cedente lìrovai a metteile all'oscurità completa ed assoggettarle a cor- 
renti elettriche di diverso voltaggio, ma neppure questa volta riescii 
ad ottenere formazione di granuli d'amido. 



— 141 



CAPITOLO IX. 

Risultati dell'Esperienze sull'azione dell'elettricità 
sulla fotosintesi in rapporto a quella della luce solare. 

Dall'esperienze riportate precedentemente risulta finora in conclu- 
sione che deboli correnti elettriche, non riescono a sostituire com- 
pletamente la energia luminosa nella fotosintesi (v. Esp. VII), pur 
tuttavia riescono ad intensificare la sua azione, tantoché con foglie 
elettrizzate poste in condizioni di luce non sufficienti per la fotosintesi 
del carbonio, si può avere formazione di amido, quando foglie non elet- 
trizzate poste nelle medesime condizioni di luminosità non riescono a 
formarne. Per ottenere tale risultato quali sono le condizioni migliori? 
Dato il modo di attacco degli elettrodi alle foglie in esame, di molto 
si può cambiare la resistenza al passaggio della corrente, quindi non 
è cosa facile in questo caso lo stabilire qual'è l'intensità miniminn e 
optimum della forza elettromotrice necessaria per ottenere sifatta inten- 
sificazione delia luce. È per questo che eguali f. e. m. hanno prodotto di- 
versi effetti in foglie diverse, che avendo diversa resistenza sono 
attraversate da diverse intensità ed è per questo che avevo cercato 
di misurare la densità di corrente; studi che dovetti poi interrom- 
pere per il sopraggiuiigere di troppe difficoltà. 

1 dati da me ottenuti hanno quindi più che altro valore perchè 
sono comparativi non essendo la f. e. ra. in sé stessa che ha impor- 
tanza, ma la intensità della corrente; ciò premesso risulterebbe dalle 
descritte esperienze che foglie di Arisariim vith/are, Arimi ilalicum, Calla 
aethiopica, Lappa maior, Phaseolus vnhjaris, Tropoeolum majiis, Cucurbita 
maxima, sotto l'influenza di correnti elettriche, hanno prodotto amido 
anche ad una luce insufficiente a produrre idrati di carbonio in altre 
foglie delle stesse specie non influenzate dalla corrente. 

Con tutta probabilità è per questa ragione che Berthelot trovava 
(v. Gap. HI, pag. 28) costantemente un vantaggio nello sviluppo delle 
piante elettrizzate in confronto di altre non influenzate, malgrado l'ine- 
gitacjlianza d'illuminazione. 

La forza elettromotrice nelle mie esperienze quando misurava agli 
elettrodi più di 6 voìts, la formazione dei granuli d'amido era ostaco- 
lata, a sette volts poi non se ne formavano più, e lo stesso avveniva, 
com'era presumibile, se si aumentava la f. e. m. — Ad un volt e mezzo 
foglie di Arisarum vulgare dettero già risultati positivi; non ottenni 



— 142 — 

invece formazione di granelli, usando corrente di forza elettromotrice 
minore. 

Tali limiti concordano press'a poco con quelli delle esperienze pre- 
cedenti a queste (vedi riassuntivo dei risaltati pag. 124). Anzi parrebbe 
che senza luce, o con poca luce, la pianta resista un poco più all'azione 
di correnti die non quando è esposta in piena luce. 

Se questo fatto verrà confermato con piìi numerose esperienze, si 
potrà in esso trovare una ragione alle osservazioni fatte da T,emstroem 
il quale appunto conclndeva die il trattamento elettrico alle piante 
durante il forte calore solare è nocivo alla massima parte dei vegetali 
e " tvahrscheinlich fiir alle Pflamen weshalb, falls (/iliìslige Resultate bea- 
bsichfif/t icerden, die Behandlunfi an sonnigen inid heissen Tayen in der 
Mitte des Tages abgebroclten werden miiss „. ' 

La corrente elettrica, in questo caso, molto probabilmente inten- 
sificherebbe la luce, così che le piante ne sarebbero danneggiate; nello 
stesso modo che la luce troppo intensa ostacola l'assimilazione. 

Come già ho notato (vedi Gap. VII) risultando da molte osserva- 
zioni ed esperienze pubblicate in questi ultimi tempi clie le foglie verdi 
sono la sede principale della sintesi- degli alhuminoidi e che questi 
derivano dall'unione di idrati di caibonio con i prodotti di liduzione 
dei nitrati die le piante continuamente assorbono dalia terra, presn- 
mibilmente si può intuire die l'elettricità, convenientemente usata, 
dovrà favorire anche la sintesi degli albuminoidi e questo fatto è av- 
valorato dalle ultime osservazioni dei Montemaitini -' il quale constata 
che la formazione delle sostanze albuminoidi, durante le ore di illumi- 
nazione è cinque volte superiore a quella che si verifica nelle ore buie 
della notte; probabilmente anche in questo caso la elettricità potrà avere, 
come per l'assimilazione del carbonio, un'azione intensificatrice della 
luce. Cosa che spero di poter continuare a studiare per renderne poi 
noti i risultati nella seconda parte di queste ricerche, specialmente cer- 
cando di sperimentare con onde hertziane, che più si avvicinano alle onde 
luminose. 



' Lemstrom. Eìrktrokiilliii\ pas. 43. Berlin, U)0'2. 

* MoNTEMARTiNi L. Primi stilili sìiìlii foniiiicione delle sost^ime iiìlniminoidi 
nelle pianle. Atti Istit. Botiiii. di Piiviii, voi. X, 19(15. 



— 143 — 

CAPITOLO X. 
Cause d'errori e ragione delle contraddizioni. 

Tanto i risultati delle mie esperienze fatte per studiare l'influenza 
dell'elettricità sulla fotosintesi clorofilliana, come di quelle fatte sul- 
l'azione dell'elettricità in rapporto a quella della luce solare, portano 
pure alla conclusione generale che V elettrieità favorisce in determinate 
condizioììi la regelazione della pianta. 

Ora a non pochi sorgerà spontanea la domanda della ragione per 
la quale altri autori hanno invece dedotto dalle loro esperienze conclu- 
sioni tutt'affatto contrarie a quella sopra riportata. 

Innanzi tutto è bene notare come i risultati contrarli sono in pic- 
colo numero in confronto di quelli favorevoli ottenuti dai molti esperi- 
mentatori che dal principio del secolo fino ad oggi hanno intrapreso 
studi sopra tale problema. Per acceitarsi di ciò basta infatti consultare 
l'elenco di autori riportato per tale scopo nel Gap. IV, pag. 43 [in nota) 
di questa memoria. 

In secondo luogo è pure necessario l'ammettere che ai risultati 
favorevoli ottenuti da celebri esperimentatori quali Humboldt, Becquerel, 
Gautier, Berthelot, Lemsfroem, Grandeau, ecc. è impossibile il non attri- 
buire loro grandissimo valore. 

Un esame poi anche superficiale di molte delle ricerche che hanno 
avuto risultati contrari, dimostra che gran parte degli insuccessi sono 
facilmente giustificati ed anziché contraddire, non fanno che dimostrare 
l'attendibilità della conclusione '. Fra i pochi Autori che hanno avuto 
risultati contrari vi è per esempio il celebre scienziato Ingen-Houz, il 
valore del cui nome potrebbe appunto dar maggior peso alla attendi- 
bilità delle sue conclusioni, ma quando leggiamo nelle sue memorie le 
condizioni colle quali erano condotte le esperienze e consideriamo ciò 
che è stato poi trovato dagli altri autori, bisogna assolutamente ammet- 
tere che egli ha fatto osservazioni di colture le quali, anziché essere 
favorite dall'energia elettrica, erano danneggiate, semplicemente perchè 
l'elettricità era fornita alle piante in quantità tale da danneggiarle. 
Egli scrive infatti che il conduttore che serviva alle osservazioni era 
talmente carico di elettricità che la carta che lui aveva posto su un isola- 



' Con ciò non escludo che anche molti degli esperinientatori che hanno otte- 
nuto risultati favorevoli non abbiano operato empiricamente e senza norme esatte. 



— 144 — 

tore, tra due globi di metallo dove il conduttore era interrotto per l'inter- 
vallo di qualche linea, era annerita e crivellata da più di cinquanta 

BUCHI '. 

Lo stesso dicasi per Van Breda • il quale ripetè in modo identico 
ad Ingen-HoHz le sne esperienze ottenendo naturalmente eguali effetti 
sulle piante cosi fortemente elettrizzate. 

Cosi pure quale valore possono avere i risultati delle esperienze 
di Wollny ■' il quale adoperava nientemeno che IO elementi per elet- 
trizzare pochi semi? Questa eccessiva corrente non poteva che dan- 
neggiare lo sviluppo del vegetale, come di fatti è avvenuto. E di 
esperienze simili se ne possono citare diverse per gli aiitoii che segui- 
rono Wollny. 

Nessun conto poi è stato dato da quasi tutti gli esperimentatori 
al senso della corrente in rapporto alla orientazione degli organi sot- 
toposti all'osservazione e pure le esperienze di Louenherz ', confermate 
in gran parte da Gassiier, e le mie, dimostrano la gi'ande importanza 
che esse possono avere sopra i risultali definitivi. Pressoché nessuno 
si è ricordato che l'azione della corrente è sempre accompagnata da 
fenomeni elettrolitici i quali, unitamente ai prodotti polari, possono in- 
fluire ed alterare i fenomeni indipendentemente dal passaggio della 
corrente. 

Per questi autori inoltre che hanno applicato a colture l'elBuvio 
elettrico ed hanno ottenuto non buoni risaltati, sono giuste le osserva- 
zioni rilevate dal Tolomei ^ il quale fa notare che l'effluvio elettrico è 
accompagnato sempre dalla produzione di una quantità non indift'erente 
di ozono, sostanza la quale non può a meno che esercitare una influenza 
notevole sulle piantine sottoposte ad esame. 

Eguali giuste considerazioni a questo proposito vengono fatte anche 
da Lesage ". 

Aggiungo che in alcuni lavori si parla di semi, oppure parte di 
piante sottoposte ad elettricità positiva ed altre ad elettricità negativa, 
mentre dalla descrizione degli apparecchi appaiono tutte nelle stesse 
condizioni e naturalmente ne risultano conclusioni errate '. 



' Jngek-Houz (1. e, piig. 386). 

" Van Breda (vedi pag. 18, Gap. IIIj. 

' Wollny (vedi pa". 26, Gap. 111). 

■' LowENHEKZ (vedi pag. 4i, Gap. III). 

'■ Toi.oMEi, in Maljiii/hif/, anno X, 1876. 

" Lesage P. Gompt. Kciid. Acad. Paris, 5 novenib. l'JOG. 

" Vedasi a questo proposito Toi.omei {Malpiijhia, 1896, pag. 500). 



— 145 — 

Se ciò non bastasse è bene notare clie, nella massima parte dei 
lavori non è indicata l'intensità delia corrente elettrica usata negli 
esperimenti, di modo che le loro conclusioni lasciano luogo a non pochi 
dubbi. Posso citare, a tale proposito, le sperienze del Garolla il quale 
usa correnti " clic bruciano la lingua! „ Per queste ragioni, e per altre 
molte, bisogna quindi limitarsi a prendere in considerazione, fra i nu- 
merosi lavori, soltanto quelli che non cadono in gravi cause d'errore e 
clie ci offrono quindi maggiore attendibilità e fra questi certamente sono 
i lavori di Grandeau, di Bertlielof, di Tolotnei, àx Lemslroem , di Gic/ìioii, di 
Gassner, ecc., che sono completamente favorevoli alla conclusione sopra- 
detta ' e cioè clie Veleltricità fornita artificialmente ai vegetali, in determi- 
nate condizioni, favorisce la vegetazione della pianta. 



' Durante la stampa di questo lavoro è comparsa una Memoria del dottor 
Campanile (Annali Scuola Agric. Portici, voi. VI, png. 1) nella quale dopo aver 
fatto prove sperimentali diver.se, conclude pure favorevolmente e cioè che la 
coppia Zn-Cn produce un aumento nella produzione di determinate colture; 
l'azione della corrente sarebbe, secondo lui, azione debolissima elettrolitica, i cui 
effetti si sommano in lungo periodo di tempo. 



Alti dririal. Boi. dell' UiiiiersHà di Pavia — Serie li Voi. XIII. IO 



— 14G — 

CAPITOLO XI. 
Conclusioni. 

La ricca bibliografia elencata e sunteggiata nei primi capitoli, ci 
dimostra come la massima parte degli autori ' iianno nelle loro ricerclie 
ottenuti risultati dai quali si può concludere che V elettricità opportuna- 
ìiienie applicata può avere benefica influenza sullo sviluppo della pianta. 

Le ipotesi state emesse per spiegare siffatta benefica influenza 
sono molle e assai diverse fra di loro, e la maggior parte degli autori 
sostengono solo la propria combattendo le altre, mentre a mio avviso 
diverse devono essere le cause di tale benefico effetto; delle quali 
tutt'al pili alcune saranno secondarie ed altre principali. 

Così io credo che l'elettricità attraversando qualunque tessuto cel- 
lulare vivo e specialmente il tessuto fibra -vascolare, ecciti e faciliti l'emi- 
grazione dei varii succhi; fatto avvalorato da numerose esperienze di la- 
boratorio e da note leggi di fìsica. 

A questo riguardo Tliouvcnin - durante la stampa di questa ultima 
parte della mia memoria, ha pubblicato un interessante lavoro speri- 
mentale dal quale risulta appunto che una corrente galvanica debole 
favorisce l'endosmosi presso i vegetali. Favorito tale fenomeno, ne viene 
di conseguenza che pure deve essere aumentata la emissione di acqua 
iti genere- ^ 

Credo pure che deboli correnti elettriche possano facilitare l'assimila- 
zione dell'azoto per opera dei microbi del terreno come ha sostenuto Ber- 
thelot. 

A tutta prima parrebbe naturale che la vegetazione potesse es- 
sere avvantaggiata anche per aumento di calore che la resistenza 
dei tessuti vegetali possano provocare durante il passaggio della cor- 
rente, ma esperienze precise fatte in collaborazione col prof. Rosario 
Federico sopra foglie assimilanti elettrizzate, in confronto di altre che 
non lo erano, mi permettono di affermare che, almeno nelle foglie da 
noi studiate, (Calla aethiopica) durante il passaggio della corrente non vi 
è stato aumento di calore dcterminaìdlc. 



' Vedi Ciipitolo IV. 

'' TiiouVKNiN M. J>e ì'ìiìlìuencc des conrrtnts f/rdraniqucs faihlt'S sur l' lui- 
ildsiiìose rhr; Irs rcfietaux. Ravuo Qéii. 15otiiniquo ii° 223, 15 juillct 1907, ]). :ilT. 

■' Velli infatti ;i tuie proposito, iVii gli nitri, i bivori di Thouvenin già ci- 
tiito (lucili di Gassnkii, Boriclit. ISot. Dout. Gcsel., p:ig. 2G, Ilel't I, l'.MìT. 



— 147 — 

E pure probabile che l'elettricità abbia un'azione stimolatrice sullo 
sviluppo delle radici, specialmente sul rapido rigenerarsi dei peli assor- 
benti e della superficie assorbente presso le estremità radicali come sospetta 
Gifflioli. 

Da ultimo, come causa di benefica influenza da elencarsi fra le 
principali, è certamente quella che l'elettricità convenientemente som- 
ministrata alla pianta verde facilita ed aumenta uno dei processi più 
importanti della vita qual'è appunto la fotosintesi clorofilliana. 

Uno dei precipui scopi di questa parte del mio lavoro è stato 
precisamente quello di dimostrare scienliflcamente tale fatto il cui 
studio era stato già iniziato dal Tìiourenin. 

Per le diverse ragioni esposte nel lavoro, credetti opportuno di 
usare metodi di osservazione diversi da quelli adoprati dal Ch."'° pre- 
detto sperimentatore e precisamente di misurare l'intensità di assimi- 
lazione del carbonio, dalla quantità di amido formatosi durante l'espe- 
rienza negli organi assimilatori sottoposti all'esame, servendomi del 
metodo di Saclis e specialmente del metodo di saccarificazione diffusa- 
mente in precedenza descritto. 

Come risultato di tali esperienze ebbi che deboli correnti, elettriche, 
le quali attraversano foglie verdi, aumentano Vattività fotosintetica di tali 
organi. Tale fatto l'ho ottenuto costantemente sperimentando sopra di- 
verse specie di piante. 

La resistenza delle varie foglie al jyassaggio della corrente varia non 
di poco a seconda della specie a cui appartengono e dello stato di sviluppo 
e quindi non si può stabilire con precisione dei limiti esatti generali 
sull'intensità della forza elettromotrice da usarsi per ottenere il miglior 
effetto. Ebbi però con certa costanza i seguenti risultati : 

Che nelle piante da me studiate l'aumento della produzione di idrati 
di carbonio incomincia a verificarsi quando il galvanometro indica un'inten- 
sità attraverso la foglia di circa 100 centesimi di microamperes. 

L'aumento della fotosintesi cessa quando l'intensità raggiunge circa 
700 centesimi di microamperes. 

L'assimilazione del carbonio è ostacolata se l'intensità oltrepassa i 700 
centesimi di microamperes. 

Le esperienze suddette dimostrano pure la grande influenza che ita 
la direzione della corrente sulla turgescenza delle foglie e sulla formazione 
degli idrati di carbonio tantoché se l'elettrodo positivo è attaccalo alla punta 
della foglia ed il negativo alla base, il lembo fogliare ad una data inten- 
sità di corrente assimila meno di quello che faccia una foglia eguale tenuta 
come confronto e che sia percorsa in senso inverso da una corrente di eguale 
intensità. 



— 148 — 

In molte esperienze considerando il comportamento del galvano- 
metro, ho notato, nelle prime ore del secondo giorno di osservazione, mi 
sensibile alimento delle deviazioni che pretto scompariva per dar luogo poi 
al costante e regolare aumento di resistenza. Fatto questo interessante 
che è rimasto per me senza valida spiegazione. 

Per spiegare il quale sarebbero occorse speciali ricerche che mi 
riservo di fare in seguito. 

Inoltre dal riassunto dei molti lavori fatti sopra la elettricità 
esistente nelle piante, risulta accertato cite correnti elettriche accompa- 
gnano sempre rattività del vegetale, anzi si può aggiungere che gli atti 
chimici inerenti alla vita della pianta sono accompagnati da fenomeni ehi- 
trici che possono servire perfino a misurarli. 

Stabilito quindi tale fatto e considerato che le varie azioni elet- 
triche, luminose, calorifiche e chimiche si trasformano, com'è noto, le 
une nelle altre nel seno della materia, le trasformazioni avvenendo 
tanto più facilmente quanto è più labile e trasformabile la materia, 
come nel caso della materia vivente, io credo che all'elettricità delle 
piante sono riservate funzioni di primissima importanza. 

Innanzi tutto, considerando che l'elettricità e la luce sono feno- 
meni dello stesso ordine, io credo che una delle azioni bencftchc eserci- 
tale dalla energia elettrica sulla cellula del vegetale superiore è quella di 
eccitare ed intensificare razione della energia luminosa nei fenomeni foto- 
sintetici. 

Per meglio avvalorare questo asserto, mi riservo di fare in seguito 
delle esperienze, somministrando alle piante messe in osservazione del- 
l'elettricità sotto forma di onde hertziane. 

Le radiazioni elettro magnetiche essendo simili a quelle luminose 
differendo soltanto grandemente nella lunghezza di onda, probabilmente 
nell'azione fisiologica vi è analogia fra esse e la luce visibile ed è 
probabile che tali radiazioni abbiano azione fisiologica sulle piante 
ancora più sensibile di quella esercitata da correnti continue. 

Ora mi sono limitato a fare invece esperienze tendenti a ricercare 
quale influenza potevano avere deboli correnti elettriche di diversa 
intensità sopra l'assimilazione del carbonio in foglie sottratte all'azione 
della luce, basandomi sopratutto sulla scoperta di W. H. Fox Talbot, 
il quale fino dal 1841, come è noto, stabilì che azioni chimiche, eccitate 
ed iniziate dalla luce, possono venire continuate ed accresciute da 
altri agenti chimici o fisici, ed i risultati ottenuti sono i seguenti : che 
deboli correnti elettriche non riescono a sostituire completamente la energia 
luminosa nel fenomeno della fotosintesi clorofilliana, riescono però ad inten- 
sificare la sua azione tantoché con foglie elettrizzate poste in condizioni di 



— 149 — 

luce non sufficienti per compiere l'assimilazione del carbonio, si può avere 
formazione di amido, quando foglie non elettrizzate poste nelle medesime 
condizioni di luminosità non riescono a formarne '. 

/ limiti dell'intensità della forza elettromotrice necessaria per ottenere 
siffatta intensificazione della luce concordano all'incirca con quelli stabiliti 
per ottenere l'aumento della produzione di idrati di carbonio. 

Anzi pare clie senza luce o con poca luce la pianta resista di più 
all'azione di correnti elettric/ie che non quando è esposta a piena luce- 

* * 

I modenii studi della dissociazione elettrolitica offrono un grande 
interesse per esperienze di tale natura e ci danno anche ragione di gran 
parte dei risaltati ottenuti, poiché quando si assoggetta un tessuto 
vegetale a corrente elettrica deve aumentare anche il coefficiente di 
dissociazione molecolare delle sostanze contenute nel citoplasma. Na- 
turalmente è più agli ioni che alle molecole intiere che si deve attri- 
buire la massima parte delle reazioni; gli ioni portatori di elettricità 
essendo attirati rispettivamente verso elettrodi di segno contrario ab- 
bandonano al loro contatto la loro carica e ripassano allo stato or- 
dinario di atomo dando luogo continuamente a reazioni secondarie. 

Gli sdoppiamenti idrolitici in genere che hanno luogo in pre- 
senza di acidi, sono in realtà proporzionali al numero degli ioni // 
liberati per la dissociazione degli acidi ^ Queste reazioni sono rea- 
zioni dell'ionio // ed in tesi generale si può pensare che tutti i feno- 
meni di sdoppiamento e di condensazione dove interviene la natura 
acida od alcalina dell'organismo, sono sotto la dipendenza stretta degli 

ioni H e OH. 

Ciò basta per dimostrare quali funzioni importantissime possa avere 
l'energia elettrica nel protoplasma e quale nuovo e vasto campo inesplo- 
rato spetti ancora alla fisiologia vegetale. 



' Durante la revisione delle bozze di queste ultime pagine del mio lavoro, è 
comparsa una noia del sìg. I. H. Puiestlet intitolata The effcct electriciti/ upoii 
Plants (The Bristol Naturalists' Society's Proceeilings, voi. I, part. Ili, 1907) nella 
quale egli scrive: « / fiiid inijself tlicn, at presrnt, unalde fo acarpi Pollacri's con- 
rìiisioH thai stnrcìi can he foriiied hij a ijreen jdanf in the dark if an eìcctrif 
ciirrent of suitahte strenyth bc passed thromjh it »■ Evidentemente il detto Au- 
tore ha male interpretato quanto a tale proposito pubblicai nella mia nota pre- 
liminare ed ho ripetuto in questo lavoro più completo, giacché Egli non fa che 
conformare quanto hi) sopra riportato. (V'mIì anche pag. 141. Gap. IX). 

- La teoria della dissoci:izione elettrolitica aumenta l'interesse dei risultati 
pubblicati da me nel l'.J02 nella memoria: Intorno all' assimilazione clorofilliana. 
— Ulteriori ricerche di Fisiolofjia vecjetale (Memoria II) con 3 tavole in Atti Ist. 
Bot. Pavia, voi. VIII. 



— 150 — 

CAPITOLO XII. 
Spiegazione delle Tavole. 

Tavola I. 

Riproduzione fotografica dell' apparecchio clie lia servito per le sopra de- 
scritte esperienze. 

A = areostati. 

A' — Ainperonietro. 

V = Voltametro. 

G = Galvanonietro. 

e = Interruttori e commutatori. 

s := Shunt. 

e ^= Canocchiale e scala. 

E = Elettrodi impolarizzabili. 

T =■ Termometro. 

F = Sostegno in vetro con pinze alle quali stanno attaccato due foglie 
di Saxifrafia saxatiìi-s. — Una di esso è assoggettata a corrente elettrica, l'altra 
serve come testimonio. 

Tavola li. 

Figura «. — Curva che indica l'aumento di resistenza di una foglia di Ctiìla 
(ictìiiopiai durante lo prime dieci ore di esperienza. — Corrente 
avente la l'orza elettromotrice di 1 Volt che entrava dalla punta 
del lembo ed esciva dal picciuolo; Esperienza /) del 2 gennaio 
lOiitì (vedi descrizione Capitolo IV, pag. 69). 

, ,1 — Curva che indica l'aumento di resistenza di una foglia di Calla 
aclhiopica durante le prime dieci ore di esperienza. — Corrente 
avente la forza elettromotrice di 2 Volt che entrava dalla punta 
del lembo ed esciva dal gambo; Esperienza C del 22 dicembre 
liK)5 (vedi descrizione Capitolo IV, pag. GTj. 

„ y. — Curva che indica l'aumento di resistenza di una foglia di Calìa 
aetìiiopica durante lo prime dieci ore di esperienza. - Corrente 
avente la forza elettromotrice di 2,2 Volt, e che entrava dal 
gaml)0 della fofilia eil esciva dalla punta del lembo; Esperienza .1 
del 2iS dicembre \Wh (vedi descrizione Capitolo IV, pag. GO). 

„ J. — Curva che indica l'aumento di resistenza di una foglia di Calla 
ai'lìiiopica durante le prime dieci ore di esperienza. — Corrente 
avente la forza elettromotrice di 3,3 Volt che entrava dal gambo 
<d esciva verso la punta del lembo. Esperienza S' del 10 gen- 
naio li)(l6 (vedi descrizione Capitolo IV, pag. 110). 

I, e — Curva che indica l'aumento di resistenza di una fofilia di Ariiiji 
ilaliciiìii durante le prime dieci ore di esperienza. — Corrente 
avente la forza elettrouiotrice di 3,5 Volt che entrava dal gambo 
ed esciva dall'apice del lembo. Esperienza 12' del 5 aprile 1906 
(vedi descrizione Capitolo IV, pag. 101). 



— 151 



Tavola TU. 

Figura '/ — Curva che indica in centesimi di tnicroamperes la diminuzione di 
resistenza di una foglia di Calla aethiopica. Esperienza A del 
29 dicembre 1905 (vedi descrizione Capitolo IV, pag. (50) forza 
elettromotrice = 2,2 Volt; i= curva dell'intensità della corrente 
che attraversa la foglia, /^ curva della temperatura durante la 
esperienza. 

„ II. — Curva che indica la diminuzione di resistenza di una foglia di Caì/a 
aethiopica. Esperienza li del 19 dicembre 1905 (vedi descrizione 
Capit. IV,pag.G4) f. e. m.= 2,0 Volt; i = curva dell'intensità della 
corrente che attraversa la foglia, <= curva della temperatura 
durante l'esperienza. 

„ e. — Curva clic indicala diminuzione di resistenza di una foglia di Aritiii 
ifaìicum. Esperienza 18* del 12 giugno 1906 (vedi descrizione Ca- 
pitolo IV, pag. 117) f. e. m. = 1 Volt; 2= curva dell'intensità della 
corrente che attraversa la foglia, / = curva della temperatura 
durante l'esperienza. 

, (/. — Curva che indica la diminuzione di resistenza di una foglia di A nini 
italinini. Esperienza 14» del IT aprile 1900 (vedi descrizione Ca- 
pitolo IV, pag. 14) f. e. m. = 5 Volt; t = curva dell'intensità delhi 
corrente che attraversa la foglia, ^ = curva della temperatura 
durante l'esperienza. 

„ >'. — Curva che indica la diminuzione di resistenza di una foglia di Calla 
aelhio/ìica. Esperienza 5' del 25-dlc('mbre 1905 (vedi descrizione 
Capitolo IV, pag. 83) f. e. m. = 2,2 Volt; i--= curva dell' intensità 
della corrente che attraversa la foglia, < = curva della tempe- 
ratura durante l'esperienza. 



Tavola IV. 

Figura 1. — Curva che indica la differenza per 100 di peso secco in idrati di 
carbonio di foglie elettrizzate di Afum italicum in confronto a 
foglie della stessa pianta non influenzate. La linea intiera segna 
le differenze in più. La linea punteggiata le differenze in meno. 
Le lettere: «, ,i, ;■, 'f, f, A, indicano la quantità di idrati di car- 
bonio constatati in più per ogni singola esperienza in rapporto 
alla forza elettromotrice usata e corrispondono rispettivamente 
all'esperienze n." 18, 17, 11, 12, 13, 14. Le lettere: rT,(p indicano 
la quantità di idrati constatati in meno, e corrispondono rispet- 
tivamente all'esperienze n.° 15, 16. 
, 2. -- Curva che indica la differenza in più per 100 di peso secco in idrati 
di carbonio contenuti in foglie elettrizzate di Ariaarwn riiì- 
(jare in confronto con quelli contenuti in foglie non influenzate. 
Le lettere A B segnano la quantità di idrati in rapporto alla in- 
tensità della forza elettromotrice usata e corrispondono rispet- 
tivamente all'esperienze n." 9, 10. 



— 152 — 

Pin-ura 3. — Curva che indica la differenza in più per 100 di peso secco in idrati 
di carbonio contenuti in foglie elettrizzate di Calìa acthiopica 
in confronto con quelli contenuti in foglie non influenzate. — 
Le lettere ((, h, <■ corrispondono ai risultati ottenuti rispettiva- 
mente dall'esperienze n.° 4, 5, 8. 
Il segno k inilica la quantità in più di idrati di carbonio contenuti 
per 100, in foglie elettrizzate di Saxifraga saxalilis in confronto 
con quelli di foglie non elettrizzate, in rapporto all'intensiià 
della forza elettromotrice adoperata e corrisponde al risultalo 
dell'esperienza n." 19. 
11 segno M indica la quantità in più per 100 di peso secco di idrati 
di carbonio contenuti in foglie elettrizzate di Lappa maior in 
confronto a quella di foglie non elettrizzate, in rapporto all'in- 
tensità (Iella forza elettromotrice usata; corrisponde al risultato 
dell'esperienza n." 20. 

Dall'Istituto Botanico di Pavia, agosto 1907. 

(Dala di consegna dil ninnosciillo alla Ti/ior/i-afia : dicembre 1906). 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ III PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



SULLA FLORA MICOLOGICA DELLA SARDEGNA 



PRIMA CONTRIBUZIONE 



EVA MAMELI. 



Mossa dal desiderio di portare un contributo alla conoscenza della 
micologia sarda, e specialmente a quella dei micromiceti, cosi scarsa- 
mente raccolti e studiati, della Sardegna, mi accinsi al loro studio, 
usufruendo di materiale in parte da me raccolto, in parte inviatomi 
da diverse località dell' isola ' ; materiale che mi diede ottimi risultati 
riguardo al numero dei generi e delle specie nuove per la Sardegna, 
come aveva previsto. 

Ed infatti la Sardegna ebbe, a confronto delle altre regioni ita- 
liane, pochissimi studiosi di Micologia, e nessun vero ricercatore di flora 
crittogamica regionale -. L'unico censimento complessivo che possediamo 
finora dei funghi sardi, e che è compreso nell'opera del Barbey: " Florae 
Sardoae Compendiìim „ data dal 1884, e comprende 220 fra specie e 
varietà, classificate in parte dal Baglietto e dal De Notaris di Genova, 
in parte dal Moris e dal Magnus. 



' Colgo l'occasione per ringraziare sentitamente il prof. Francesco Falchi 
(Cliiarnmonti). il prof. Andrea Sanna (Tempio), il dott. Antonio Bellioni (Sassari), 
il dott. Amedeo Colombano (Cagliari), il dott. Antonio Deriu (Ghilarza) od il 
dott. Antonio Vaccari (isola della Maddalena) per il materiale gentilmente e pre- 
murosamente inviatomi. 

^ Si ha solo notizia di una esplorazione crittogamica fatta in Sardegna nel 
1866 dal Dott. Emilio Marcucci di Bibbiena, che raccolse una trentina di specie 
fungine. 

Numerosi essiccata di crittogame sarde, raccolte dal compianto prof. Patrìzio 
Gennari di Cagliari, sono compresi neW Erbario CrUfo(jannco Italiano. Genova, 
Milano, 1858-1882. 

Alti (leirist. Boi. dell' U>iivers!lù di Pavia — Serio U — Voi. XIII. Il 



— 154 — 

Dopo il Barbey il numero dei micromiceti sardi ha, negli ultimi 
anni, aumentato di poco. Infatti non si hanno memorie di micologia 
sarda fino al 1893, anno in cui il Voglino pubblicò i suoi " Appuntì alla 
flora micologica della Sardegna „ comprendenti 74 specie di Imenomiceti, 
nella quale memoria sono descritte alcune forme nuove, oltre ad una 
interessante comparazione delle specie raccolte in Sardegna, con quelle 
raccolte a Massa-Carrara ed a Pisa. 

Seguono (fino al 1903) altri pochi contributi sparsi in memorie e 
note che portano a circa 500 il numero delle specie fungine finora stu- 
diate per la Sardegna. Tra queste le più importanti sono: 

" Gli ipogei di Sardegna e di Sicilia „ del Mattirolo, che dà un elenco, 
con molte considerazioni tassonomiche, cenni geografici e osservazioni 
biologiche, di 20 specie. Fra queste, 7 specie ed una varietà sono nuove 
per la Sardegna; " Mi/cological Notes „ del Lloyd, dove è citata la specie 
Gyrophragmiwn Delilei, nuova per la Sardegna; una " Addenda ad floram 
sardoam „ del Belli, che comprende tre specie di funghi, delle quali il 
Boletus sardoiis Belli è nuova; e infine: una (.<. Contribuzione alla flora 
micologica della Sardegna,, di Saccardo e Traverso comprendente 167 
specie quasi tutte di micromiceti, delle quali 10 nuove 

Evidentemente, di fronte al numero grandissimo di specie fungine 
finora note, e che, secondo la " Sylloge „ del Saccardo, ascende a circa 
58000, appare veramente esiguo il numero di quelle note per la Sardegna. 
Credo quindi non inutile questo mio contributo, al quale mi propongo 
di farne seguire altri, a fine di rendere più numerose le conoscenze 
sulla Micologia di questa regione. 

Delle specie da me classificate e inserite in questa nota, una cen- 
turia è di nuove per la Sardegna; altre tuttavia vi sono comprese che 
furono già segnalate per questa regione e che io credetti opportuno 
notare, o pei- la diff"erenza della matrice su cui vennero trovate, o per 
la località. 

Mi è grato infine rendere i più vivi ringraziamenti al Direttore del 
nostro Laboratorio, prof. Giovanni Briosi, ed al prof. Rodolfo Farneti, 
che mi agevolarono gentilmente nel corso di questo lavoro con i loro 
autorevoli consigli, e favorendomi dei mezzi necessari al mio studio. 

Il materiale di studio ed i preparati riguardanti la presente nota 
sono depositati in questo Laboratorio, per qualsiasi ricerca a scopo di 
studio di controllo. 

l'avia, (Ini Laboratorio l'rittoframico, marzo 1907. 



155 



BIBLIOGRAFIA 



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— Varietà Crittogamica. Sassari, 1879 (in Giorn. ecc. (o. s.), pag. 47-53). 
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e De Notaris, pubblicato neW Fjrbario Crittogamico italiano. Firenze, 189(i 
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pag. 39-106). 
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Saccardo P. a. Mycologiae venetae specimen. Patavii, 1873. 
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— 156 — 

Saccaudo P. a. Genera Pip-eìioini/celuiii schemnticc delineaUi. Putavii, 1883. 

— Una nuova malattia del fnimenlo in •Sardegna. Sphaorodernia dtiiiniosiim, 

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Saccardo P. a e Traverso G. B. Contrihuz. alla flora mirol. della Sardegna. 

Berlin, 190B (in Ann. Mycol., voi. 1, pag. 427-441). 
Sydow P. Monograp/iia Uredinearum, voi. I. Lipsiae, 1904. 
VoGLiNO P. Appunti .fulla flora micologica della Sardegna. Firenze, l>-!9:ì (in B. 

S. Bot. it. 1893, pag. 468-476). 



EXSICCATA. 

Briosi G. e CaVara F. / fanghi jiarassiti dello piante raltinilc mi alili. Pavia, 

1888-1903 e segg. 
Erbario Crittogamico italiano. Genova-Milano, 1858-1882. 
Rabbnhorst L. Fungi europaei. Dresdae, 1861-1903. 
Saccardo P. A. Mgcoflieca veneta sistens fungon renetoa crsircidos. Patavii, 

1874-1881. 
Sydow P. und H. Vredineen. Berlin, 1889-1902. 

TiiiiMEN P. (von) Mgcot/ieca universali.s. Bayreuth. Wien, 187Ó-1884. 
— Herbarium mgcologicum oeconomicnin. B.iyreuth, 1872-1877. 



157 - 



ELENCO DELLE SPECIE 



Cohois I: 1JAS1D1()31VCETAE. 

Ai HOLOBASIIJIAE. 

Fani. 6. Agaricaceae Fr. 

Sect. Leucospokae Fi-. 

*1. Clitocyhc suhaliitacea ' Batscli. f. 194 tAc/aricits). — Sacc. Syll. V, 
[lag. 152. 
Ab. Sul terreni) a Giave, gennaio. 
OssERV. Stipite lungo 2-3 cin. Spore 6-8 j 4 

Sect. Rhodosporae Fr. 

**2. Volvaria gloiocepliala Fr. Hijm. Eur., p. 183. - Sacc. Syll. V. 
p. 662. — Patouillard, Tab. andll. funy., tab. 224. — Baria 
Les Chawingnons de la province de Nice, t. 26^ 

Ab. Sul terreno a Busachi, gennaio 

0.SSE11V. Capiìello (10 cm. di diametro) e .spore (15-16 « 10-11) di 
dimensioni maggiori che nel tii)o. Larghezza dei basidi 13-15. 

Fani. 7. Polyporaceae Fr. 

Sect. Leocosporae. 

*3. Fornes fomeutariiis (L.) Fr. s,/st. Mi/c. l, p. 374. — Sacc. 

Syll. VI, p. 179. — Sveriy. iitl. Svamp., t. 62, Boletus ungti- 

latKS. Bulliard Histoir. des Chaìnp. de la France. Paris, 

1791-1798, t. 491. 
Ab. Sopra tiouchi di Olea, Qnercus e Persica a Paulilatino, 

marzo. 
OsSERV. Piieo largo 20 cm. 



' Le specie nuove per la Sardegna sono segnate con *, i generi con 



— 158 — 

4. Fomcs lucidus (Lys.) Fr. N. S., p. 61, S. M. I, p. 353. — Sacc. 
Si/U. VI, p. 157. — Boletus obliquatus Bull. t. 7, p. 459. 
Ab. Sopra tronchi di Quercus a Paulilatino, maggio. 
OssERV. Barbey: Florae Sardone Compendium, p. 208. (Poli/porits 
lucidus). 

*5. Dacdalea uuìcoIoimBuU ) Fr. var. zonata. — Tliiim Si/st. Mijc. I, 
pag. 33G. — Sacc. Sull. VI, pag. 377. — Boletus, BuUiard, 
t. 501, f. 3. 
Ab. Sopra tronchi di Ficus (?) a Paulilatino, marzo. 

Fam. 10. Thelephoraceae Pers. 
Sect. Leucosporae Sacc. 

*). .Sterciim hirsutiim (W.) Fr. Epicr., pag. 549 — Sacc. Sijll. VI, 

pag. 563. 
Ab. Sopra rami di Quercus suber a Paiililatiuo e a Cagliari, 

gennaio. 
OssERV. Barbey: FI. Sard. Comp., p. 208. 

7. Poniopbora querciiiii (Fr.) Cooke, Grevillea VIII, p. 20, t. 125, 
f. 13. — Sacc. Si/ll. VI, p. 641. ~- Patouillard, Tab. n. 252. 

Ab. Sopra tronchi di Olea europaca a Paulilatino, gennaio. 

OssERV. Spore 11-13 «4 obovato piriformi, raramente curvale. 
Cistidi di forma varia, lisci o verrucosi, sempre però a pa- 
reti molto ispessite: 66-70*11-12. 



B) PROTO BASI DI AB. 

I. SCHIZOBASIDIAE. 
Fam. 11. Tremellaceae Vv. 

Sect. Leucu.sporak. 

8. lliriieola Auriciila Jiulac (L.) Berk. (ht(l., p:ig. 289. — Sacc. 

Stdl. VI, p. 766 
Ab. Sopra tronchi di Quercus a Paulilatino, nutggio. 
OssERV. Barbey: Fior: Sarà. Comp., p. 208. — Ecidia Anricula 

Judae. 



— 159 — 

II. PHRAGMOBASIDIAE. 

Fam. 12. Uredinaceae Bioiign. 

Sect. DiDYMOspoRAE Sacc. et De Toni. 

9. Puccinia g:ramiuis Pers. Disp. Fung., p. 39, t. 3, f. 3. - Sacc. 

Syll. VII, 1). 622. — Corda le. fung. IV, tab. Ili, fig-. 27. 

— Sydow Monograph. Uredin. I, pag. 692. 
Ab. Sopra foglie di Bromus sp. nei dintorni di Sassari, maggio. 
OssERV. Uredo spore 18 * 32; teleutospore 46-51 y 15-18. — Mac- 

cliiati, Varietà Crittogam , in Giorn. del Laborat. di Crittog. 

ed Entoinol. di Sass., anno I, p. 26-35. 

•^10. Puccinia Smyriiii Olusatri (DC.) Link. {Aecidhim Smymii 
Bagli.). — Sacc. Syll. VII, p. 670. — Sydow Motwgrnphia 
UreiKneariim I, pag. 416. 
Ab. Sopì a foglie e piccinoli di Smyrnium OUisatnan a Cagliari 
(Piazza d'armi); marzo; nella forma aecidiosporica. 

il. Puccinia Umhilici Guep. in Dnby Bot. Gal., pag. 890. — Sacc. 

.%//., VII, pag. 700. - Sydow Mon. Ured I, pag. 45, tab. 

XXXIX, fig. 403. 
Ab. Sopra foglie e [liccinoli di CotUedon nmlnUnia a lìiisaciii, 

marzo. 
OssERV. Spore 22-24^ 31-36. 

Sect. Amerosporae Sacc. et De Toni. 

*!2. Aecidinm Clematidis DC. FI. frane. II, p. 243. — Sacc. Syll. 
VII, p. 774. — Tiiiim., Mgeoth. Univ., n. 1221. 
Ab. Sopra toglie e picciuoli di Clemafis sp a Paulilatino, gen- 
naio, di Clemati^ Vitallj<( a Diiliannova, niai'zo e di Clrmafis 
cirrJiosn all'isola di Caprera. 



— 160 — 

Cohors II: ISCOaiYCETAE. 

A) PYRENOASCAE (Pyrenomycetae Fr. em. De Not.)- 
Fani. 15. Sphaeriaceae Fr. 

Sect. Hyalodidymae Sacc. 

*13. Sphaerella tyrolensis var. moiitellica Sat e Midi. I, i>. 34. — 

Sacc. Syll. I, p. 533. 
Ab. Ih maccliie ros.sastve della pagina superioie delle foglie di 

Polypodhmi vulgare a Giave, aprile. 
Associata a Phoma aquilina Sacc. et Penz. 
OssERV. Spore 18-22 r 7-8. 

*14. Sphaerella implexae Passer. Diagìi. funghi nuovi T, n. 22. — 

Sacc. Si/IÌ. IX, 634. 
Ab. Sopra rami e foglie di Lonirera sp. nei dintorni di Sas.sari, 

maggio. 
OssERV. Siiore 20-22 .- 4-6. 

*15. Didymclla ailillepta (Acli.) Sacc. Arthopy venia analepta (Acli.) 
" Kiub. Pairrff. lich., p. 389. - Sacc. %//. I, 548. 
Ab. Sojira ramo decorticato di Sorbus sp. a Tempio, maggio. 
OssEKV. Spore 20-22 « 7-8. 

Sect. Hyalophragjiiae Sacc. 

*16. Massai'iua Myricae (Peck.) Beri. Metaspliarria Mijyicae Peck, in 
38 Rep. St. Mas., p. 105, tal). 2, fig. 24-2*;. - Sacc. Syll. 
IX, p. 831 [Melaspìiaeria). — Berlese, Tcones funcjor. I, tav. 
CXXVI, fìg. 2. 
Ab. Sopra rami di Quei-cns siiber a Chiaramonti. 
OssERV. Ascili 82-84 » 15. — Spore 15-29 ^ 7-8. — Noto che nes- 
suna specie del genere Massarina fu finora trovata snl 
Qnercus. 

Sect. Phaeophragmiae Sacc. 

m. Leptosphacria eustoma (Friès) Sacc. Myc. Yen., pag. 210. — 
Sacc. Syll. TI, pag. 61. — Fungi italici, t. 497. — Berlese. 
Icones fungor. I, tal). XLl, fig. 3, p. 55. 



— 161 — 

Ab. Sopra culmi di Gì-amivaceae (Tritinnn?) a Ghilarza, gennaio. 
OssKRV. Spore 24 * 4-5. 

Sect. Phaeodictyar. 

18. Ploospora vulfrarìs Niessl. var. disticha Sacc. s,///. II, p. -243, 

Fioiffi i/al., tal). 549. 

Ab. Sopra noiìi di sarmenti di rifis vinifera a Giave, marzo. As- 
sociata al P/ioma viticola Sacc. 

OssERV. Spore 19-22^11-13. 

19. Pleospora Asperulae Passer. Belaz. botan. etc, n." 9. — Sacc. 

Si/ll. Il, pag. 243. — Berlese, Icones fmigorum II, tab. IX, 

fig. 3. 
Ab. Sopra aculei di Rosa sp. a Giave, e di Rosa canina a Paix- 

lilatino, marzo. 
OssERV. Spore ijiallo-miele, carattere che diifereuzia questa specie 

dalla P. ncìdeorum Beri, pure parassita degli aculei delle rose. 

— Socia a Clathì-ospora Passeriniana Beri. 

*2(». Pleospora Salsolae Fuck. var. Schoberiae Sacc. Midi. II, p. 61. 

— Sacc. S;ill. II, p. 248. — Berlese Icoiics fimgor. II, p. 23, 
tal). XXX, fig. 1 (P. Schoberiae Sacc ). 

Ab. Soi)ra foglie e cauli di Atriplex halimus e A. laciniata a Ca- 
gliari (Siepi del Castello di S. Michele), marzo. 

*21. Pleospora Clematidis Fuck. Sz/mb. Mi/c, p. 132. — Sacc. Si/ll. 

II, p. 255. - Berlese Icon. fwigoy. II, p. 13, tab. XVII. 

flg. 1 {P. Vitalhae). 
Ab. Sopra sarmenti di Clematis sp., a Giave, aprile. 
OssERV. Spore 20-22 » 6-9. 

*22. Pleospora Vitis Catt. Arch. Bot. Crift. II, p. 261, tav. XIX, 
fig. 5. — Sacc. S//11. II, p. 257. 
Ab. Sopra ramuli di Vitis vinifera a Giave, gennaio. 
OssERV. Aschi 200-223 » 24. — Spore 27-40 ^ 11-13. 

'23. Pleospora Fraiigulae Fuck. Si/mb. mi/c, p. 133. — Sacc. St/ll. 
II, p. 25». — Berlese le. fung. lì, tab. XXIV, f. 2. 
Ab. Sopra foglie di Rhamnus alaternus nei dintorni di Sassari. 
OssERv. Spore 30-33 » 14. 

*24 Pleospora microspoi'a Niessl. Nat. Krit. Pyr. p. 21, tab. IV, 
fig. 4. - Sacc. Syll. II, pag, 264. — Berlese le. Fung. II, 
tab. XII, fig. 3. 

Atti deirisl. Bnl. de/rUnirersilù fi! Pni'ia - Serie II - Voi. XIII. 12 



— 162 — 

Ab. Sopra frustoli di culmi di Graminaceae, a Giiilarza, gennaio ; 
e. sopra foglie di Graminacea iudetemiinata a Giave, apiile. 
OssERV. Ascili 70* 13; spore 1.5-17 ^ 8. 

*2.5. Pleospora infectoria Fuck. Sijmb. M>/c. p. 132, tab. Ili, fìg. 23. 

— Sacc. Sifll II, 265. — Ftmgi ifaì. tab. .548. — Berlese, 

le. fuHf/or., p. 11, tab. XIII, flg. 3. 
Ab. Sopra cauli di Cheìranthns cheiri a Giave, marzo. 
OssERV. Spore 22-24^ 11. — Sacc. e Traverso, Contributi) alla 

li. mie. della Sarei., p. 430. 

*26. Phiospora jnglaiulina FeUg. Toc.?/«r/. F//?. Liixemh. Nachtr. Ili, 

1903, p. 193. — Sacc. Syll. XVIII, 753. 
Ab. Sulla pagina inferiore delle foglie di Juglam regia, a Giave, 

marzo. 
OssERV. Spore 6-7 septato rauriformi, 33-37 ■= 14-18. 

*27. PUeospora lierbanim (Pers.) Rabli. var moricola Passai'. — 
Berlese, Fungi morie., II, tab. 2, fìg. 17. — Sacc. Siili. IX, 
882 — Berlese, Iconcs fung,, p. 21. 
Ab. Sopra rametti di Ficus carica a Giave, aprile. Associata a 
Pììoma einereseens Sacc. 

*28. Clathrospora Passeriniana Beri. Monocjr. Pleosp. Clathr. et Pgr. 
p. 199, t. IX, f. 4. — Sacc. Sgll. IX, 894. — Berlese, le. 
fimgnr., II, p. 31, tab. XLVII, fig. 2. 
Ab. Sopra frutti di Rosa canina, a Paulilatino, marzo. Associata 
a Pleospora Asperulae Pass. 

*29. Teichospora megastega Eli. et Ev. Proe. Phil. 1890, p. 243. 

— Sacc. Siili. IX, 905. — Berlese, le. fung. II, p. 57, 

tab. LXXXIV, flg. 2. 
Ab. Sopra caule secco di Brassica sp. a Ghilarza, gennaio. 
OssERV. Nessuna specie del genere Teiclwspora venne trovata 

su Brassiehe. — Spore 31-38 * 15-19. 

Fam. 18. Valsaceae. 
Sect. Allantosporae Sacc. 

**30. Eutypella priinastri (Pers.) Sacc. Valsa prnnaslri (Pers.) Fr. 
Summ. Veg. Scarni, p. 411. — Sacc. Sì/U. I, 147. — Berlese, 
Icones funger. III, fase. III-IV, p. 69, tab. LXXXV, fig. I. 



— 163 — 

Ab. Sopra rami disseccati eli Prunns Cerasus a Biisachi, gennaio. 
Associata a Cytospora ceraskola Sacc, Fhoma FuckeliiSacc., 
Dendrophoma pleurospora Sacc, forma rosi/lornrum. 

OssERv. Spore 6-7 * 2. 

*.31. Eutypella juglaudiua (C. et Eli.) Sacc. Valsa juglandina C. et 
EU. New Jerscìj Fungi in Grevill., V, p. 92. — Sacc. Sylt. I, 
pag. 154. — Berlese, Icones fimgor. voi. Ili, fase. III-IV, 
tab. LXVI. 

Ab. Sopra ramo di Jnglans regia a Gliilarza, gennaio. 

OssEEv. Spore 11-13 » 2-4. 



B) HYMENOA8CAE. 

Fam. 46. Exoascaceae Sadeb. 
Sect. Hyalosporae. 

32. Exoasciis deforraaus (Beik.) Eiick. Symb., pag. 252. — Sacc 

Syll. Vili, pag. 816. — Br. et Cav. Funghi parassiti ecc., 

n. 104. 
Ab. Sopra foglie di Persica vulgaris a Tempio, maggio. Associato 

a Clasterosporimn Amygilalearum (Pass.) Sacc. 
OssERV. Spore 4-6. Ascili 35-60 » 6-10. — Sacc. e Traverso. 

Contribuz. alla II. mie. della Sard., pag. 477. 



— 164 — 

Cohois V. DEUTEROMYCETAE. 

A) ANGIOCARPAB [Spliaerop-sidaceae (Lev) Sacc]. 

Fani. 67. Sphaerioidaceae Sacc. 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

*33. Phyllosticta Lauri West. Exs., n. 650. — Sacc. .S/y//. Ili, 17. 
Ab. Sopra foglie di Latirus nobilis a Giave, gennaio. Associata 
a Phijllosficta laureila Sacc. 

*34. Phyllosticta laureila Sacc. Mieli. I, pag. 1.57. — Sacc. S)jìl. 
Ili, 18. 

Ab. Sopra foglie di Laurus nobilis a Giave, gennaio. Associata 
a Phyllosticta Lauri, West. 

OssERV. È probabile che la Ph>/lhisticfa Lauri West., altro non 
sia che lo stadio completo della P. laureila Sacc. Io trovai 
sulla stessa foglia di Laurus queste due specie, le cui dia- 
gnosi non differiscono che per le dimensioni delle spore 
(10 » 3 nella P. lauri, e 4 s 3 nella P. laureila) e per la 
guttulatura delle spore nella 1", caratteri evidentemente 
propri dello stadio di maturazione del peritecio e per con- 
seguenza anche delle spore. 

*35. Phyllosticta ìusulana Mont. PI. Celi. VII, Cent. n. 14. — Sacc. 
Syll. Ili, pag. 21. 
Ab. Sopra foglie di Olea sp., a Donius Novas, giugno. 

*36. Phyllosticta iliciua Sacc. Midi. I, pag. 573. — Sacc. Sijll. Ili, 
pag. 35. 
Ab. Sopra foglie di Quercus Ilex ai monti di Laconi, marzo. 

*37. Phyllosticta fragaricola Desm. et Rob. Plani. Crypiocj. Ili, n. 
686. — Sacc. Syl'. Ili, 40. 
Ab. Sopra foglie di Fragaria vesca a Giave, marzo. 

''38. Phyllosticta rosarum Pass. Erh. Critt. it. Il, n. 1092. - Sacc. 
Syll. X, 109. 
Ab. Sopra foglie di Rosa coltivata a Paulilatino, maggio. 



— 163 — 

*39. Pliyllosticta piiiictiformis Sacc. ÌSlolac mycoloyicae in Si/d Ann. 
mijcologici, 1903, ii. 1, pag. 26. — Sacc. Sijll. XVIH, 241. 
Ab. Sopra foglie di Castanea vesca a Giave, aprile. 
OssERV. Periteci immersi in macciiie giallo-ocracee; spore 4-6 
. 1-1, 2. 

*40. Phoma coeuaiithicola Tiiiim. Pom., \^ 106. — Sacc. Siili III, 
p. 151. 
Ab. Sopra fusto decorticato di Ficus carica a Giave, gennaio. 
OssERv. Trovato finora sui frutti, non sui rami di Ficus. 

='41. Phoma Fuckelii Sacc. Mi h. II, p. 52. — Sacc. Sylì. Ili, 69. 
Ab. Sopra rami secchi di Prunus Cerasus a Busaclii, gennaio. 
Associato a EutupeVa prunastri (Pers.) Sacc. Dendrop/ionia 
p'eùrospora forma rosi/loranmi, Cijtospoia cerasicola Sacc. 

*42. Phoma Persicae Sacc. Mich. I, p. 526. — Sacc. Syll. Ili, p. 74. 
Ab. Soi)ra un rametto secco di Amygdalus communis a Paulila- 

tino, gennaio. 
OssERV. Spore 2-5 guttate. 

*43 Phoma Mali «cliultz et Sacc. Micr. Slav. n. 42. — Scluiltz IH 
fung. 8ìat\, n. 783. — Sacc. Syll IH, 75. 
Ab. Sopra ramuli di Pirus sp. e di P/ms communio a Giave, gen- 
naio, aprile. 

*44. Phoma euteroleiica Sacc. Mieli. I, p. 358. - - Sacc. Si/H. HI, 
pag. 75. 

Ab. Sopra rametti secchi di l'irus communis a Paulilatino, gen- 
naio. Associato a Plioma dealbata Passar. Sopra rametti di 
Finis Malu^ a Busachi, gennaio; e di Persica vidgaris a 
Giave, aprile. 

OssERV. Spoi'e 1-2 » 3-4 " Basidiis nullis visis „ come in Saccardo. 

45 Phoma Crataegi Sacc. Midi. I, p. 248. — Sacc. Syll. HI, 78. 

Ab. Sopra rametti secclii di l'irus sp. a Giave, aprile. Interpo- 
sto a Diplodia Pruni Fuck. 

OssERV. Sacc. e Traverso : Contrih. a'ia fi. mie. della Sardegna, 
pag. 438. 

*46. Phoma viticola Sacc. Mich. II, p. 92. Sacc. Syll HI, 79. 
Ab. Sopra sarmenti di Vitis vinifra a Giave, marzo. Associato 
alla Pleospora vidgaris Niessl., var distic/ia. 



— 166 — 

"47. Phoma ampeliiia B. et C. Norlh Amer. F., n. 380. Sacc. 
Si/ll. Ili, 79. 
Ab. Sopra sarmenti di Vitis vinifera a Busaclii, gennaio. Asso- 
ciato al Fusarium vitico'um Tliiini. e al Cori/neiiiìi micro^tictum 
B. et Br. Sopra sarmenti e. s. a Giave, associato alla Pe- 
slalozzia monochaeioidea, var affinis Sacc. 
OssERV. Spore bigitttulate 10-12 * 4. Peritecio allungato orizzon- 
talmente, papillulato. 

*4>^. Phoma macrostoma Mont. %W, n. 974 et Cent. VI, n. 42, in 
Ann. 3, XI, pag. 52. Sacc. .sy/. Ili, 87. 
Ab. Sopra rami di Hedera Helix, a Busaclii, marzo. 

^'■*49. Phoma ciiicrescens Sacc. Mich. I, p. 521. — Sacc. Syll. Ili, p. 96. 
Ab. Sopra rametto decorticato di Fìcua carica a Giave, aprile; 

associato alla Pleospora herbarum, var. moricola Pass. 
OssEiiv. Sacc. e Traverso, Contribìiz. alla (l mie. della Sardegna, 

pag. 438. 

*50. Phoma juglaudina (Fuck.) Sacc. Mieli. I, p. 521. — Sacc. 
Sull. ni, pag. 96. 
Ab. Sopra piccinoli di Jnglans regia a Giave, marzo. 

*51. Maci'ophonia Malhraiichei Sacc. Mieli. I, pag. 521. - Saccardo 

S;iìl. Ili, 99. 
Ab. Sopra picciuoli e foglie di Castanea vesca a Giave, aprile. 
OssERV. Spore 13-15 = 4 dajìprima nubiloso-gianulose, poi 2-4 

gattaie. Periteci qualche volta depressi. 

52 Phoma herbarum West. Exs. 965; Saccardo Midi. Il, pag. 92; 
Sgll. Ili, 133. 

Ab. Sopra cauli e foglie di Silene sp. a Giave, aprile. 

OssERV. Saccardo e Traveiso, Contrib. alla fi. micol. della Sar- 
degna, pag. 438. 

*53. Phoma Euphorbiae Sacc. Mich. II, pag. 339. — Sacc. Sgll. Ili, 
p. 141. 
Ab. Sopra cauli di lùiphorhia sii. a (jiiave, aprile. 

*54. Phoma juii'Iaiulii'ola Bacc. Fungiti Avell., pag. 371. - Sacc. 

Syìl. Ili, p. 162. 
Ab. Sopra rami decorticati e non, di Jiiglann regia a Tempio, 

maggio. 
OssERV. Spore 6-7 » 4, bigiittulate. 



— 167 - 

*56. Phoma aquilina Sacc. et Penz. jWch. II, p. 615. — Sacc. S*///. 
Ili, p. 167. 
Ab. Sopra foglie di Pohjpodmm mh/nre a Giave, aprile. Associato 
a Sphaerella t>/rolensis Auersw., vai-, montellka Sacc. 

='56. Phoma ramulicola Gel. Mk. Montj)., p. 14 — Sacc. Syll. X. 

p. 146. 
Ab. Sopra rametti intatti o decorticati e sugli aculei di Oha 

europaen var. Oleoster a Giave, aprile. 
OssERV. Basidii filiformi 6-8 * 2. 

'57. Phoma dealhata Passer. Dkii/n. F. N., IV, n 71. — Sacc. %/- 

logc X, p. 141. 
Ab. Sopra rametti secchi di Persica vulgaris a Giave, gennaio. 

Associato a Cytospora microspoin (Corda) Rabenli. e a Ben- 

drophoma pniinosu (f r.) Sacc. Sopra rametti secclii di Pirite 

communis a Pauliiatino, febbraio. 
OssERV. Sporule 4-5 s 1. 

%58 Phoma cytosporella Penz. et Sacc. Monog. Agr., pag. 361, 
t. XXXIII, f. 8. - Sacc. S:in. X, p. 151. 
Ab. Sopra rametti secchi di CUriis Umomnn con epidermide bian- 
cheggiante, a Gliilarza, gennaio. Associato sXV Apospìiaerki 
sepidfa (Penz.) Sacc. e ^W Ascochìjta Ilesperidearum Penz. 

*59. Phoma cicatricum Passer. Diagu. F. A'., IV, n. 75. ~ Sacc. 
Sylì. X, p. 159. 
Ab. Su cicatrici di frutti di Ficus carica a Pauliiatino, marzo. 

*60. Phoma petiolorum Desm. forma juj^lniidis, P. Binn. Sphaerops. 
Citar. 1889, p. 25. — Sacc. 6'////. XIV, p. 885. 
Ab. Sopra picciuoli di Juglaus regia a Giave, marzo. 
OssERV. Spore guttulate alle due estremità. 

=•61. Phoma Parietariae AUesch. Hedio 1897, p. 160. — Sacc. S////. 
XIV, p. 885. 
Ab. Sopra cauli secchi di Parietaria sp. a Giave, aprile. 

*62 Phoma amygdalina Sacc. et D. Sacc. Atti Ist. Ven. Se. Leti- ed 
Arti, tomo LXI, pag. 722. — Sacc. Sgll. XVIII, p. 247. 
Ab. Sopra rami di Amygdalus communis a Tempio, maggio. 
OssERV. Spore 11-13^4-5. 



— 168 — 

*63. Aposphacria sepulta Sacc. Phoma sepuìta Penzi^, in Fung. 
Affrum., II. 55, fi^. 1167. — Sacc. Sj/U. Ili, p. 172. - Sacc. 
Fungi Hai., il. 1167. — Penz. Monogr. Agr., pag. 362, tomo 
XXXIII, f. 4. 
Ah. Sopra rametti secchi di Citnis Umonnm, con epidermide bianco- 
sporca, a Ghilarza, gennaio. Associato nWAscochgta Hespeii- 
dearum. Penz. e al Phoma cytosporella Penz. e Sacc. 

*64. Apospliaeria freticola Speg. F. Patag. n. 167. — Sacc. Sgll. X, 
pag. 206. 
Ab. Sopra ramo decorticato di Ficus carica (?) a Giave, marzo. 

''*65. Deiidrophoma pleiirospora Sacc. forma vitigena Sacc. Mirh. II, 
pag. 362; Syll. Ili, 178. 
Ab. Sopra sarmenti di Vitis vinifera, a Giave, marzo. 

*66. DeiHÌrophoma pleiirospora Sacc. forma rosifloranim Sacc. 
Midi. II, p. 362; Syll. Ili, 178. 
Ab. Sopra ramo di Pnmus Cerasiis a Busaclii, gennaio. Associato 
a Eutgpella pruiiastri (Pers.) Sacc, Phoma FuckeUi Sacc, Cy- 
fospora cerasicola Sacc. 

*67. Deildroplioma pruinosa (Fr.) Sacc, Sphaeria pruinosa Fr. S. M. 

II, p. 486. Cijtispora{ Phoma?) pruinosa Sacc Mich. I, p. 519. 

Sacc, Syll. HI, 179 — Fungi Hai. tab. 1452. 
Ab. Sopra rami giovani di Persica vulgaris, a Giave, gennaio. 
OssERV. Spore 6-8 i 0,5-1,5, qnalche volta triguttate. 

*68. Dendi'ophoma pulvis-pyrius Sacc F. V. N., Ser. IK. nnm. 18. 

Sacc Syll. III, 181. 
Ab. Sopra legno corticato e decorticato di nn grosso ramo di 

Pirus commiinis, a Gliilarza e a Busachi, gennaio. 
OssERV. Basidii distintamente veiticiliato-ramulosi. 

*^69. Pyreuochaeta graminis Eli. et Ev. Bull. Torr. Boi. Ci. 1897, 
p. 463 — Sacc. .Syll. XIV, 906. 
Ab. Sopra caule secco di Graminacea indeterminata a Giave, 
aprile. 

**70. Vcrmicularia dematiiim (Pers.) Fr. Summa V. S. p. 420. Sacc 
Syll. III, 225 — Sacc. Fungi ital., tab. 1446. 
Ab. Sopra cauli e foglie di Dianthus Caryophyllus a Giave, marzo. 



— 1G9 — 

"71 Vermiculai'ia Lìliacearum West. FI. Bot. Fumj. II, p 113. ~ 
Sacc. Syll. Ili, p. 233. 
Ab. .Sopra foglie secche di Iris llorentina, a Giave, marzo. 
OssERV. Spore 18-'20 = 4-5. 

*72. Vermiculai'ia relicina Fr. Siimma V. S., p. 420. — Sacc. Sijll. 
Ili, p. 234. 
Ab. Sopra glume di Graminacea indeterminata, a Giave, marzo. 

*73. Plilacosphaeria Piri Oud. Ned. Kruidk Ardi. 3, Ser. II, 4, 1903, 
p. 892. — Sacc. sSi/U. XVIII, p. 292. 
Ab. Sopra frutti di Piitis cnmmunis a Paulilatino, marzo. Asso- 
ciata a Cìjtospora leiicosticta Eli. et Bar tir. 
OssEEV. Spore 4-6 > 2-3. 

*'■ 74. Fusicocciim etimorphum Sacc. Mìch. II, p. 99. — Sacc. Si///. 
Ili, p. 249. 
Ab. Sopra rami di Ficus carica a Giave, mai'zo. 
OssERV. Loculi largiii 222-266. Spore 22-33 * 4-7. 

7.5. Cytospora microspora (Corda) Rabenli. Deuiscìi. Cri/pf. FI.. 

pag. 147. — Sacc. SyU. Ili, 253. - Nemaspora microspora, 

Corda le. Ili, p. 26, fig. 69. 
Ab. Sopra rami giovani di Persica vulgaris, associata al Dendro- 

p/ioma pruinosa (Fr.) Sacc. a Giave, gennaio, e di Pirus 

communis e Pirus malus, a Busaclii, gennaio. 
OssERV. Saccardo e Traverso: Contri/), a/la fior, micologica dell a 

Sardegna, pag. 440. 

'76. Cytospora ccrasicola Sacc. Valsariae rubricosae spermogon. 
Fuck. Symb. mi/c, p. 227. - Sacc. Si/ll. Ili, p. 255. 
Ab. Sopra rami di Pirus communis e di Pruniis Cerasus a Bii- 
saclii, gennaio. Associata a Eutiipella prunastri (Pers.), Sacc, 
a Phoma Fuckelii, Sacc. e a Dendrophoma pleiirospora, Sacc. 
forma rosi/!orarum. 

*77. Cyptospora macularis Schulz et Sacc. Micr. Slav., n. 56. 

Sacc. Sì/Il. Ili, p. 256. 
Ab. Sopra rametti di Persica rnlgaris a Busaclii e a Tempio, 

maggio. 
OssERV. Spore 7-8 * 2-3. 

*78. Cytospora leiicosticta Eli. et Baitli. Erijthea 1897, p 48. - 
Sacc. Syll. XIV, 916. 
Ab. Sopra frutti secchi di Pirus communis a Paulilatino, marzo. 

Ali; 'hirisf. Dot. tìelVUiiirei-sità di Pavia — Serie II - Voi. XIII. !:'• 



— 170 



Sect. Phaeosporae Sacc. 

*79. Sphaeropsis ribicola C. et Eli. Grev. V, pag. 55, t. 80, fig. 7. 
Sacc. Syll. X, p. 255. 
Ab. Sopra rami di Ribes sp. a Gliilarza, gennaio. 
OssERV. Sporule a contenuto granuloso. Basidi ialini brevi. 

Sect. Phaeodidymae Sacc. 

80. Diplodia Pruni Fuck. S,/mb. p. 169. — Sacc. S,//l. Ili, 3.39. 

Ab. Sopra rametti secchi di Piriis sp. a Giave. aprile. 
OssERV. Saccardo e Ti'averso : Confrib. aìla //. micol. della ^ai- 
degna, p. 440. 

81. Diplodia syciua Moni. var. syconophila Sacc. — Sacc. Si/U.lU, 

pag. 350. 
Ab. Sopra rami secchi di Fic/is carica, a Giave. — Associata a 

Fusarium roseum Link e a FHsan'um sphacrokleHm Passer. 
Osseev. Saccardo e Traverso: Contrib. alla Flora micol. della 

Sardec/na, p. 441. 

*82. Diplodia malorum Fuck. St/mb. myc, pag. 395. — Sacc. Syll. 
Ili, p. 363. 
Ab. Sopra frutti secchi di Pirite maliis a Paulilatino, maggio. 
Associata a Fusarium Mali. 

83. Diplodia (Microdiplodia) perpusilla Desni. Ann. Se. Natiir., 

1846, VI, p 68. — Sacc. Si/ll. Ili, pag. 365. 
.4b. Sopra cauli di Dianthus Caryophyllus, a Giave, marzo, e so- 

pi'a picciuoli di Frugarla eesca, a Giave, aprile. 
OssERv. Spore 8-9 « 4. 

*84. Diplodia Deai'uesii EH. et Ev. Pror. Acad. Pkil., 1891, p. 79. 
Sacc. Sijll. X, p. 279. 
Ab. Sopra rami giovani di Ribes sp. a Ghilarza, gennaio. 

**85. Dotriodiplodia Mali Pruii. Liste SphaeroiJS., p. 38. — Sacc. Syll. 
X, p. 294. 
Ab. Sopra rami secchi di Pirus cnmmunis a Giave, aprile. 
OssERV. Spore 20-22^8-10. Basidi ialini 10» 1,5-2. 



— 171 



Sect. Hyalodidymae Sacc. 

•'86. Aseocliyta ampeliua Sacc. Mich. I, p. 158. — Sacc. .s'y//. Ili, 
pag. 389. 
Ab. Sopra foglie di Vitis vinifera, a Paulilatino, gennaio. 

*87. Ascocliyta borni» y ci iia Penzig et Sacc. F. Agrim. Contr. II, p. 
17, tav. IV, fig. 8. — Sacc. .%//. Ili, pag. 389 — Annali di 
agricoltura, 1887, p. 377, tav. XXXVI, fig. 5. 
Ab, Sopra foglie di Citrus limonuni a Qiiartu, febbraio. Associata 
al Cladosporiitm herbariim (Pers.) Linli. 

*88. Ascocliyta Hesperideai'um Penz. in Sacc. Mich. II, p. 445. — 
Sacc. Siili. Ili, p. 39(1, Fnngi ital, n. 1184. 
Ab. Sopra rametti secchi di Citrus limonum, a Giiilarza, gen- 
naio. Associata &\WAposphaeria sepulta (Penz.) Sacc. 

*89. Ascoehyta scandeiis Sacc. Mich. I, pag. 530. — Sacc. Sijll. Ili, 
pag. 395. 
Ab. Sopra foglie di Mederà Helix nei dintoi'ni di Sassari, maggio. 
OssERV. Spore 9-10 * 3,5-4. 

*90. Ascoehyta Diplodiua Beri, et Bres. Micr. Trid. pag. 73, t. VI, 
tìg. 7. — Sacc. Syll. X, p. 295. 
Ab. Sopra foglie di Hedera Helix, a Busaclii, marzo. 

"91. Ascoehyta Oleae Seal. Funghi della Sicilia oriciit., p, 42 (1900) — 
Sacc. Sgll. XVI, p. 932. 

Ab. Su rami decorticati di Olea europaea, a Tempio, maggio. As- 
sociata a Teichospora fiorentina Beri. 

OssERV. Spore 8-11 * 4-5. 

'92. Ascoehyta Chenopodii Rostr. Mikol Meddel. IX, pag. 311 (Bot. 
Tiddskr. 1905). — Sacc Syll. XVIII, p. 345. 
Ab. Sopra foglie di Chenopodium sp. a Monserrato, aprile. 
OssERV. Spore 13-20 - 6-7, spessissimo asimmetriciie, qualche 
volta bisettate. 

^93 Diplodiua Pruni Eli. et Barth. Ergthea, 1897, p. 50. — Sacc. 
Sgll, XIV, 950. 
Ab. Su rametto decorticato di Pirns eoìinniinis a Giave, niaizo. 
O.SSERV. Spore 7-10 » 4. 



— 172 — 

Sect. Hyalopiiragmiae Sacc. 

**94 Staffonospora cnrvula Boiiiin. Rouss. Sacc. Conti: Mijc. Belg. 
IV, p. 287. — Sacc. Syll. X, p. 337. 
Ab. Sopra foglie di Arum sp. a Giave, aprile. 
OssERV. Spore coiistrette nei setti, 12-18 * 2-3. 

Sect. Phaeophragmiae Sacc. 

*95. Heiulersouia siibcorticia Passei-. Diacjn. F. N., V, ii. 40. — 
Sacc. S,/IL X, p. 319. 
Ab. Su ramo decorticato di Pinis communis a Biisaclii, gennaio. 
OssEiiV. Spore 11-15^4. 

Sect. Phaeodictyae Sacc. 

'9(j t'amarosporium multiforme Karst. N/j/ì«o-o/js. Fcmi., p. 31. -~ 
Sacc. Si/U. X, p. 339. 
Ab. Sopra ramo decorticato di l'inis commniiis, a Busaclii, gen- 
naio. 

•97. Camai'osporium oleariae Me. Alp. Proc. Linn. Soc. N. S. Wa- 
les. 1903, p. 554. — Sacc. Si/lL xVlII, p. 373. 
Ad. Sopra i-ametti e foglie di 0/en nn-opnea a PaiililaliiKi, gen- 
naio. 

Sect. SCULECOSPORAE 

98. Scptoria XJiUMloiiis Rob. et De.sm. 14. Nof. 1847, pag. 20. — 
Sacc. S;/ll. II r, p. 493. 
Ah. Sopra foglie secche o languenti di Arhutus Uiwdo a Pusaclii, 

maggio. 
OsSEBV. Barbey: Florae San/oae Compi-inUiim, p. 208. 

*99. Septoria Cerastii Rob. et Desm. A' 177. Not. pag. 21. — Sacc. 
Mich. l, p. 260. - Sacc. Sj/IL Ili, p. 518. 
Ab. Sopra foglie e cauli di Cera.^tium sp. a Giave, apiiJe. 
OssERV. Spore 30-50 ■. 1-2. 

*100. Septoria Petroseliiii Desm. Exs. n. 674. — Sacc. Sj/ll. Ili, 
p. 530. — Briosi e Cavara, 7 funffhi parassiti ecc. tav. 143. 
Ab. Sopra foglie vive o languenti di Petroseìinum sativum, a 
Giave, apiile. 



— 173 — 

"101. Septoria aecidicola Patouill. Bull. Soc. Mi/c. de France, 1903, 
fase. 3, p. 259. — Sacc. Syll. XVIII, p. 376. 
Ab Nella pagina superiore delle foglie di Clematis vitalba a Do- 
liamiova, marzo e di Clematis cirrhosa a Caprera. Associata 
i\\\' Aeciilium Clematidis DC. 
OssERV. Questa specie che si annida nelle zone aride delle foglie 
di Clematis, prodotte iVàW Aecidiìtm Cìemalidis DC, fu trovata 
per la prima volta or son pochi anni dal Patouillard, in Tu- 
nisia. Evidentemente, la vicinanza della Sardegna al con- 
tinente africano è la causa della diffusione di questa specie 
nelle due località indicate. Nel continente italiano essa non 
è stata ancora riscontrata. 

''*102. Rhabdospora Jiiglaiidis Sacc. Septoria Juglandis Schw. B. et C. 
North. Amer. Fumji, pag. 76. — Sacc. Syll. Ili, .584. 
Ab Sopra rami di Juglans reyia, a Giave, aprile. 
OssKRV. Spore 50-52 ^ 4, due-tre - settate. 

'103. Khabdospora teiiuis Passer. Diagn. F. N. IV, p. 125. — Sacc. 
Si/U. X, p. 389. 
Ab. Sopra ramo disseccato di Ficus carica, a Giave, aprile. 
OssERV. Spore 19-26 =1-2 

1(14 Khabdospora Lebretoniaua Sacc. et Koum. h'eliq. Lihcrt. Sei-. 
IV, n. 155 {Sijitoria). — Sacc. Si/ll. Ili, p. 579. 
Ab. Sopra corteccia di Qnercus suber, a Chiarauionti. 

* 105. t'ytosporiua lieteracautha Sacc. Mich. II, p. 344 (Cijtospom). 
— Sacc. Sijll. III, 603. 
Ab. In rami di Juglans regia, a Ghilarza, gennaio. 



B) HEMJANGIOCAUPAE. 

Fani. 71. Melanconiaceae Berk. 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

*106. Gioeospoi'ium Hesperidearum Catt.; Sacc. F. it-, t. 1186. — 
Sacc. Syll. III, 702. — Penzig, Studi bolauici sugli agrumi, 
p. 381, tav. XXXVII, fig. 3. 
Ab. Sopra rami decorticati di Citrus sp. nei dintorni di Sas.sari, 

maggio. 
OssERV. Spore 1-5-17 » 4-5. 



— 174 — 

Sect. Phaeophbagmiae Sacc. 

*107. Coryueum mifrostiotum B. et Br. Noi. of Br. Fuikj., n. 451. 

— Sacc. Sì/ì/. Ili, \)Ag. 775; Func/i italici, tav. 1111. 

Ab. Sopra sarmenti di Vitis vinifera, a Busaclii, gennaio. Asso- 
ciato ai Fusarium viticolum Tliiim. e a! Phoma ampelina Sacc. 

M08. Pestalozzia inouoehaetoidea Sacc. var. at'iìnis Sacc. et Briard. 
liev.Mi/c. 1886. — Sacc. Sjll. X, p. 493. 
Ab. Sopra sarmenti di Vitis vinifera, a Giave, niai-zo. Associata 
al Phoma ampelina B. et C. 

C) G? riH 3"0 <7J KP^l^ (Hyphomycetae Martius). 

Fani. 72. Mucedìneae Linlv. emend. 

Sect. Hyalosporak Sacc. 

*'109. Mouilia cinerea Bon. Uandb., pag. 76, fìg. 78. Sacc. Syll 
IV, p. 34. F. Hai., t. 847. 
Ab. Sopra frutto putrescente di Prunus domestica, a Busaclii, 
marzo. 

IIU. Aspergillus glaucus (L ) Linls.. Sp. pi Fungi I, pag. 67. — 
Sacc. Siili. IV, p. G4. Fungi ital., tab. 702. 
Ab. Sopra picciuoli e foglie di Fragavia vesca e su foglie di Iris 
gennaiìica, a Giave, marzo. 

Sect. Hyalodidymae Sacc. 

^■*111. Trichotliecium roseum (Pers.) Link. OI'scrv. mi/col. I, pag. 16, 
f. 27. — Sacc Si/U. IV, p. 178; Fimgi ital., t. 95G. 
Ab. Sopra ramo putrescente di Pinis commnnis a Paulilatiuo, 
gennaio. Associato a Penicillinm glaiicum. 

Fani. 73 Dematiaceae Fr. 

Sect. PuAEODicTYAE Sacc. 

■'112. Macrosporium triclicllum Are. et Sacc. Fuik/ì ita!, t. 853. 

— Sacc S;/ll. IV, p. Ò2Ò. Eri), critt. ital, ser. II, n. 698. 
Ali. Sulla pagina superiore delle foglie di Kchevcria sp. a Ca- 

gliai'i, gennaio. Associato al Penicillinm glaucum. 



175 



Sect. Phaeopiiragmiae Sacc. 

'^113. Clasterosporiiim Amygdalearum (Pass) Sacc. Mkh. TI, pa- 
gina 557. Sacc. Siili. IV, p. 391. 
Ab. Sopra foglie di Persica vHhjayis, a Tempio, maggio. Asso- 
ciato a Exoascus deformnns (Beik.) Fiick. 

Sect. Fh.-ìeodidymae Sacc. 

114. Cladosporiiim Clegraiis Peuz. Fuvci. Agrum. in Mkh. IT, pa- 
gina 471. — Sacc. Syll. IV, p. 358; Fnncii ital. t. 1201. — 
Penzig. Annaìi di Ar/ricoU. 1887, p. 406, tav. XLIII, fig 3. 

An. Sopia foglie di Citnis sp. a Paiililatino, gennaio. 

OssERv. Spore 14-18*4-6. 

Pavin, Ijrtborfttorio Crittotraniìcn; marzo 1007. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA H. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



Sulla trasmissione degli stimoli nelle foglie e in modo par- 
ticolare nelle foglie delle leguminose. 



Dott. LUIGI MONTEMARTINI 

Libero docente di Botanica nella U. Università di Pavia. 

Si ritiene comunemente che uno stimolo esterno venga percepito da 
una (lata parte di una pianta quando esso provoclii o un movimento, 
se si tratta di un organo dotato di mobilità, o un cambiamento di forma 
di direzione nell'accrescimento, se si ha a fare con organi che non 
abbiano ancora raggiunto il loro completo sviluppo. Ricchissima è in 
proposito la bibliografia che riguarda tanto i movimenti riflessi, a tutti 
noti, di certe foglie (come quelle della Sensitiva e di pai'ecchie piante 
insettivore) ed organi fiorali, quanto i diversi tropismi (geotropismo, 
fototropismo, idrotropismo, termotropismo, chemotropismo, aptotropismo, 
reotropismo, galvanotropismo, ecc.) dei vari organi delle piante, nonché 
il modo di agire dei singoli stimoli (gravità, luce, umidità, calore, ecc.), 
la zona e il tempo di percezione, di trasmissione o di reazione, ecc. ' 



' La bibliografia completa dell'argomento, con una buona esposizione critica 
delle ricerche e delle conclusioni dei diversi autori, si trova nel recente lavoro 
di H. Pitting: Die lieizìclfiinfisvoì'iiihKic bei deii PPanzcn; I Theil, Dan ]'or- 
koiìiiHf'n vim R('izleiliini/si^orijà?i;;pn ìici (leti PfUiììzeìi iiiid die Metliodcn zìi iìireiii 
Naclnveise, u. II Theil, Der Ahlauf der KeizìriliiitiisrorgàiKic, Asher's u. Spiro's, 
Ergebn. d. Physiol., Wiesbaden, 1905, Jahr^. IV, pag. 684-763, e 1006, Jahrg. V, 
pag. 155-249. È importante anche il lavoro più recente dello stosso autore: T)ìk 
Lritiiiig tropistisrìier lifize in paraìUdotropoi Pfhinzrnitilen, Pringsheirn's Jahrb. 
f. w. liot., Bd. XLIV. 1907, pag. 177-2.53. 

Meritano speciale riguardo i molti lavori dello Czapek sul geotropismo, e 
particolarmente: Utitersuchunijen ilher Geotropismns, Pringsheim's Jahrb. f. w. 
Bot., Bd. XXVII, 1895, pag. 223, e Ueher deii Nachwcis der r/eofropisclieti sm- 
sibilitat der Wurzehpifze, ibidem, Bd. XXXV, 1900, pag. 313. 

Per l'eliotropismo è classico il lavoro di W. Rothert: Ueber HcliotropismH.i, 
Cohn's Beitr. z. Biol. d. Ptlanzen, Bd. VII, 1894, pag. 1. 

Àlli ileirUl. Boi. dell' Uiiiversilà di Pavia — Serie II - Voi. XIII. 14 



— 178 — 

Per gli organi invece che hanno già raggiunto il loro comiileto 
sviluppo e non sono dotati di mobilità, ed in geneiale per tutti i casi 
nei quali un determinato stimolo esterno non provoca un cambiamento 
di forma o di posizione visibile ai nostri occhi, mentre dai profani si 
esclude ogni idea di percezione e meno ancora di trasmissione di sti- 
moli, ben poche sono le osservazioni dei botanici in argomento. Pure 
molti sono i fatti che inducono a credere che anche in tali casi si 
verifichi sì l'uno che l'altro fenomeno: certe manifestazioni che, come 
pensa l'Errerà', non sono spiegabili come semplici fenomeni di cor- 
relazione di sviluppo; l'azione, già rilevata da parecchi botanici e stu- 
diata recentemente dal Kretzschmar -, delie ferite sul movimento del 
protoplasma delle cellule anche ad una certa distanza dalle parti lese; 
la continuità dei protoplasmi delle varie cellule e le strutture plasmari 
speciali messe in luce in parecchi recenti ed interessanti lavori •'; le 
stesse osservazioni che tendono a dimostrare come anche negli organi 
dotati di mobilità la percezione e la trasmissione degli stimoli è dovuta 
all'attività dei protoplasmi cellulari *, che sono poi fondamentalmente 
identici ai protoplasmi degli altri tessuti non ritenuti sensibili, ed ana- 
loghi ai protoplasmi delle cellule animali, sono tutli ai-gomenti i quali 
spingono a studiare il problema. 

In una sua recente pubblicazione ° lo Czapek ha dimostrato che 
anche quando non si manifesta all'esterno alcun movimento, l'azione 
di certi stimoli (gravità, luce, ecc.) può esplicarsi, in alcuni organi 
vegetali, con determinate modificazioni dell'attività chimica speciale 
dei protoplasmi. Però se tale osservazione ha una grande importanza 



' L. Errerà, Conflits de présraiice et excitations inìiibitoires rìies Ics rigé- 
Iniix, Bull. d. 1. Soc. roy. Bot. d. Bel-ique, 1905, T. XLII, pag. 27. VeKKasi in 
proposito anche: H. Pitting, Die Rtzh;ifini//sv(>r'jci>ì(/e, ecc., I Tli., pag. 732 o 
sej;acnti. 

^ P. Kretzschmar, Ueher Eii1s1e1iiin<i und Aiishn'itmuj der Plasniaslriìinuiui 
in FoUje von Wundreiz, Pringsheini's Jahrb. f. w. Bot., Bil. XXXIX, 1903, p. 273. 

■■' Veggasi in proposito: H. Pitting; Die J^eizleifuìi;/svori/dìì//e, ecc., II Th., 
pag. 163 e seguenti 

* Sono note in proposito le osservazioni del eh. prof. A. BorzI sopra l'aji- 
parato di moto delle Sensitive, Rivista di Scienze Biologiche, Milano, Anno I, 
1899, pag. 260, le quali si accordano colle osservazioni dello Czapkk : Uiifersti- 
elnoKjen, ecc., e ÌVeitere Ilcitra/je zur Kenntniits der gentropischcn Itcizìieirefiiin- 
f/eii, Pringsheim's Jahrb. f. w. Bot.. Bd. XXXI F, 189S, pa-. 175, per dimcstrare clic 
i fenomeni di geotropismo, eliotropismo, ecc , sono effetto di una sensibilità spe- 
ciale del protoplasma. 

Fr. Czapek, lite Anti-fernietit Reaction in 7'ropistic Moveinenis of l'hrnls, 
Annais ol' Bitany, voi. XIX, 190.5, pag. 75. 



— 179 — 

fisiologica e ci dimostra ancora una volta che non è solo dagli effetti 
visibili all'esterno che si può seguire e studiare l'azione degli stimoli 
esterni sopra le piante, essa non ci presenta un metodo semplice e 
facile per un simile studio. 

Più importanti, da questo punto di vista, sono le osservazioni del 
Bose \ il quale ha rilevato che eccitando in un dato punto un organo 
vegetale vivo qualsiasi, si provoca, come nei nervi e nei muscoli degli 
animali, una corrente elettrica che può venire constatata fino ad una 
certa distanza dal punto eccitato; cosi clie è a concludersi, secondo lo 
stesso autore, che l'irritabilità nei vegetali non è localizzata e limitata 
ai soli organi dotati di movimento o ancora in via di accrescimento, 
ma è generale, e che se l'azione di uno stimolo non è sempre seguita 
da un effetto visibile, gli è che la struttura dell'organo stimolato quasi 
mai lo consente. Vero è che lo stesso Bose, in un suo successivo la- 
voro -, spinto forse troppo dal desideiio di cancellare ogni differenza 
tra il mondo organico e l'inorganico, ha diminuito un po' l'importanza 
delle sue constatazioni quasi riducendo i fenomeni da lui osservati ai 
semplici fenomeni elettrici che si verificano anche nei fili metallici; 
però il modo col quale si presentano le correnti elettriche che negli 
animali e nei vegetali rispondono agli stimoli esterni, la loro direzione, 
l'intensità diversa nelle varie direzioni, la durata, la loro indipendenza, 
come ha constatato lo stesso Bose, dai movimenti dell'acqua nei tes- 
suti, l'azione che esercitano su di esse gli anestetici ed i veleni, e 
finalmente il fatto che molte delle manifestazioni più importanti della 
vita vegetale danno luogo a cambiamenti di potenziale elettrico e sono 
accompagnate da fenomeni elettrici ■^, tutto ci persuade che si ha bensì 



' Jagadis CnuNDEK BosF,, Electric respoiise ùi ordinar?/ plants under ìiwiia- 
nicaì slimiilìis, The .Tournal of the Linnoan Society, voi. XXXV, 1902, pag. 27.5. 

- J. Ch. Bose, Response in the ìiviiìcj and non lirin;/, London, 1902. 

■' Veggasi: G. Pollacci, Elettricità e ret/efazione, Parte I. Iiiftitenza della 
elettricità sulla fotosinteni clorofilliana. Atti Ist. Bot. di Pavia, 1907, ser. II, 
voi. XIII, pag. 1. Il Pollacci ha raccolto con molta diligenza tutta la bibliografia 
riguardante i rapporti tra elettricità e vegetazione, ed ha dimostrato come da 
moltissime ricerche di vari autori risulti ormai accertato che correnti elettriche 
accompagnano sempre l'attività del vegetale e che gli atti chimici inerenti alla 
vita delle piante sono accompagnati da fenomeni elettrici che possono servire 
perfino a misurarli. Cito qui solamente l'osservazione dello stesso J. Ch Bose: 
On the electric pnlsation accompaiììjìn'i antomatic mnrcinents in Desinodinni '///- 
rans, in The Journ. of the Linn. Soc, voi. XXXVI, 1903, pag. 405, il quale ha 
dimostrato che allo stimolo periodico spontaneo che fa muovere lo foglietto ilei 
Desniodiiiiìi, corri.sponde pure una corrente elettrica periodica internu. 



— 180 — 

a fai-e con fenomeni fisico-elettrici, né potrebbe essere altrimenti, ma 
che tali fenomeni si esplicano in modo tutt'aifatto speciale attraverso 
mi corpo, il protoplasma vivente, la cui struttura e proprietà peculiari, 
non ancora ben note, hanno influenza su essi. Il modo di presentarsi di 
tali fenomeni potrà dunque servire come indice per lo studio delle pro- 
prietà peculiari del corpo attraverso il quale si esplicano, e se in se- 
guito ad una eccitazione esterna si manifestano nella pianta, fino ad 
una certa distanza dal punto eccitato, correnti elettriche di intensità, 
direzione e durata speciali, ciò vorrà sempre dire che fino a quella di- 
stanza viene trasmessa l'azione dello stimolo eccitante. 

Per ripetere e completare le interessanti osservazioni del Bose, 
mi sono valso degli stessi apparecchi già montati nel nostro Labora- 
torio per le ricerche del Dott. Pollacci ' sull'azione delle correnti sopra 
la fotosintesi clorofilliana. 

Le foglie a studiarsi venivano lasciate attaccate alla pianta, o stac- 
cate, erano distese sopra lastre ben pulite di porcellana o di vetro. 
Sulla loro superficie, e precisamente in due punti quasi sempre della 
nervatura mediana alla distanza di pochi centimetri l'uno dall'altro, si 
applicavano, avendo cura di non produrre la minima lesione epidermica, 
le punte di due elettrodi impolarizzabili sistema D'Arsonval facenti parte 
di un circuito elettrico nel quale poteva intercalarsi, per la osserva- 
zione e misurazione delle correnti, un galvanometro De Deprez D'Ai- 
Honval, le cui deviazioni venivano lette con cannocchiale e scala. Il 
circuito stesso rimaneva chiuso dal tratto di foglia compreso tra i due 
elettrodi: quando detto tratto era percorso da una corrente, l'ago del 
galvanometro la segnava con una deviazione, ed il senso e l'ampiezza 
della deviazione medesima servivano ad indicare la direzione e, per 
mezzo di apposite tavole in relazione alla distanza tra il galvanometro 
ed il cannocchiale, la misura della corrente. 

Le eccitazioni venivano fatte in punti della foglia fuori della linea 
d'unione dei due elettrodi e quindi fuori dal circuito, per lo più sul 
prolungamento della linea stessa, e quindi quasi sempre sulla nervatura 
mediana, ad una certa distanza o sopra o sotto gli elettrodi, mentre 
per mezzo di un cronometro si misurava il tempo che doveva inter- 
correre tra la eccitazione medesima ed il principio della deviazione 
dell'ago magnetico che indicava il passaggio della corrente generata. 

Come mezzo di eccitazione provai tagli con bisturi o con forbici, 
schiacciamento con corpi solidi qualsiasi, scottature coU'estremità ro- 

' L<ir. rit. 



— 181 — 

veiite di un bastoncino di vetro tenuto normale alla foglia sciiiacciata e 
scaldato possibilmente in modo sempre uniforme, al color rosso. Questi tre 
stimoli danno correnti nel medesimo senso, masi trasmettono con velocità 
ed intensità diversa tra loro. La figura 10 della tavola annessa a questo 
lavoro ci presenta, confrontate tra di loro, le deviazioni dell'ago ma- 
gnetico che si hanno in una foglia di Croton pictnm scottando (la 
linea superiore continua) o tagliando (la linea inferiore tratteggiata) 
la nervatura mediana alla distanza di 7 cm. veiso l' alto dal tratto 
compreso fra i due elettrodi: la scottatura dà una deviazione che 
comincia prima, raggiunge una maggiore ampiezza, lia una durata più 
lunga e può venire rappresentata da una curva col braccio discen- 
dente più breve di quello ascendente; la ferita dà una deviazione più 
lenta, meno ampia, di durata minore, rappresentata da una curva a 
braccio discendente più lungo '. Le scottature sono uno stimolo più 
forte e più rapido, la cui azione è più evidente; epperò, pur essen- 
domi assicurato, per togliere ogni dubbio trattarsi di semplici fenomeni 
di trasmissione termica, che sempre i fatti da me osservati si liiiete- 
vano, benché con differenti intensità, anche per l'azione di ferite, 
adoperai di preferenza come mezzo di eccitazione esterna le scot- 
tature, ed a tale mezzo si riferiscono, quando non è detto altrimenti, le 
osservazioni che seguono. 



' Non è possibile rappresentare il preciso stato di deviazione dell'ago noi 
tempi successivi con una vera curva che dica se l'intensità della corrente vada 
aumentando nei tempi medesimi, o se sia subito in principio quella che dà il 
niaisinio della lieviazionc: sarebbe necessario tener conto anche della crescente 
resistenza alla torsione del filo del galvanonietro. Così pure la forza elastica suc- 
cessivamente decrescente del filo, quando l'ago ritorna alla sua posizione normale, 
ha influenza sulla velocità del ritorno nei tempi successivi e non ci permette di 
indurre da essa in quale misura la corrente deviatrice vada diminuendo; è certo 
però che quasi sempre la corrente non cessa d'un tratto ma va decrescendo len- 
tamente in modo da ritardare il ritorno dell'ago alla sua posizione normale : in- 
fatti escludendo il galvanometro dal circuito elettrico, tale ritorno si effettua in 
modo molto più rapido. 

Nel caso speciale delia foglia di Croton cui si riferisce la figura 10 sopra- 
citata, la deviazione dell'ago del galvanometro cominciò 30" dopo la scottatura, 
indicando una velocità di trasmissione di mm. 2,.33 per secondo ed una corrente 
dall'alto al basso che 5 minuti dopo la scottatura era di 0,4 centesimi microam- 
pères e che durava degradando per almeno altri 11 minuti; colla ferita invece la 
deviazione cominciò dopo 90", indicando una velocità di trasmissione di mm. 0,77 
per secondo ed una corrente, pure dall'alto al basso, massima di 0,15 cm. di 
microanip. dopo 2 minuti, che degradava cessando completamente dopo soli 
3 minuti. 



— 182 — 

I. La trasmissione degli stimoli nelle foglie in generale. 

Vennero fatte ricerche con foglie delle seguenti specie: Alphiia 
Raf/lesiana, Anthurium cordatum, Arum italiam, Bigmnia grandijora, 
Croton pictitm, Ficus macrocarpa, Inula Heìenium, Macpiolia umbellata, 
Morus alba, Musa sapientium. Rosa hi/brida, Rumex marimus, Saxifraga 
crassifobia, Viburmm Opulus. Alcune peiò di queste foglie {Magnolia, 
Anthurium, Rosa, Musa, ecc.) non si prestano bene alle esperienze di 
cui si tratta, perchè la grossa cuticola impregnata di cera di cui sono 
ricoperte funziona come da isolatore ed impedisce agli elettiodi di perce- 
pire le deboli correnti elettriche interne: tali foglie devono essere ado- 
pei'ate solamente quando sieno molto giovani. 

Le ricerche furono dirette a rilevare la velocità di trasmissione 
degli stimoli nelle diverse direzioni, e a constatare la distanza cui essi 
arrivano, l'intensità colla qnale sono trasmessi, la durata dell'eccita- 
zione da essi prodotta, il senso della corrente elettrica generata, la 
azione della stagione, del periodo del giorno e delle altre condizioni 
esterne, non che l'influenza dell'età della foglia studiata. 

Alcuni dati delle numerose esperienze fatte riguardanti la velocità 
di trasmissione, l'intensità e la durata dell'eccitazione nelle varie di- 
rezioni, sono raccolti nel quadro seguente, nel quale si tratta sempre 
di eccitazioni provocate lungo la nervatura mediana delle foglie, sti- 
molata sulla pagina superiore con scottature fatte per ogni specie a 
distanze press'a poco eguali tanto sopra che sotto il tratto di detta 
nervatura compresa tra i due elettrodi, nel modo precedentemente de- 
scritto. Le correnti elettriche osservate erano dirette dall'alto al basso 
(luando l'eccitazione che le provocava veniva dall'alto, e viceversa ave- 
vano direzione dal basso all'alto quando lo stimolo agiva dal basso. 
Per un esatto confronto della trasmissione dell'eccitazione verso il 
basso verso l'alto, avevo cura di eliminare le ditferenze dovute al 
diverso spessore della nervatura meiliana ed eventualmente alla diversa 
sua capacità di trasmissione nelle varie parti della foglia, spostando 
egualmente verso il basso o verso l'alto i due elettrodi si che il tratto 
di nervatura mediana nel quale si propagava l' eccitazione limaneva 
sempre lo stesso quando si scottava sia in alto che in basso. 

Velocità della trasmissione. — Dal quadro sotto riportato si ri- 
leva che la eccitazione proveniente da una scottatura viene trasmessa lungo 
la nervatura mediana delle foglie con velocità diversa a seconda della specie 
ed anche degli individui, e maggiore verso il basso che verso l'alto. 



— 183 — 







Velocità 


Intensità 








di trasniiss. 


della 


Durata 






dello 


corrente 


.Iella 






stimolo 










(nini, per- 
corsi in un 


(centesimi 


eccitazione 


SPECIE 


Data 


microam- 


(min. primi) 






secondo) 


pères) 






verso 1 




verso 




verso 








:i 


verso 


;i 


verso 


:, 


verso 






11 

basso 
1 


l'alto 


U 

basso 


l'alto 


11 

basso 


l'alto 


A rum ilnUcum: 1 foglia adulta 


8 aprile 


— 


0,45 


— 


,S 


— 


2 


9 » ore 8 


3,6 


1.6 


0,4 


0,1 


7 


4 




> 15 


4,5 


3 


0,5 


0,1 


3 


3 


3 » » 


» » » » 


3 


~ 


C,2 


— 


3 


— 


4 » » 


10 » »17' 


2,6 


0,3 


0,7 


0,6 


20 


17 




11 » .- 7 


7,5 


0,4 


0,5 


0,1 


6 


4 




» 16 


8 


0,3 


0,6 


0,1 


3 


3 


5 » » 


» » » 8 


1 


0,44 


0,1 


0,08 


5 


3 


droloti pictuiii : 1 foglia giovane 


30 marzo» 15 


2,5 


— 


0,4 


— 


15 


— 


2 .. adulta 


» » » 10 


0,9 


02 


0,5 


0,2 


6 


10 


3 


ITagost. » 11 


d,."! 


— 


0,1 


— 


3 


— 


4 » 


» » » » 


— 


0,3 


- 


",1 


- 


2 


5 » » 


» » » 8 


(1 


~ 


Il 


— 





— 




» Il 


1 


- 


0,05 


— 


2 


— 




» 14 


5 


- 


0,15 


- 


4 


— 




» 17 


6 


- 


0,2 




3 


— 




» 21 


6 


— 


0,2 


— 


2 


- 




18 agost. » 8 





— 





— 





— 


Ficus macrocarjKi : 1 foglia adulta 


5 » » 9 


15 


— 


0,12 


— 


4 


— 


2 ■> » 


» » » » 


^ 


4,5 


— 


0,1 


— 


3 


111 uhi Jlelenium: 1 » » 


29 inagg. » 17 


9 


2 


0,5 


0,1 


15 


4 


llitiiiex nifi.rhniis : 1 » » 


1 1 aprile » 8 


-t,-t 


0,8 


0,5 


11,1 


13 


4 




» 17 


1) 


0,8 


0,6 


0,2 


IO 


3 


2 » » 


» » » 9 


-l,' 


4 


0,8 


0,2 


6 


5 


S(u-i fraga cras-t 
sifulia .... 1 1 foglia giovane 
















22 aprile-^ K, 


7 


— 


1,9 


- 


19 


— 


di un solo ramo j 2 » adulta 


» » » » 


7 


— 


l,"* 


— 


7 


— 


! 3 » anno prec. 


» » » » 


1,T 


— 


0.3 


— 


5 


— 


4 » giovane 


» » » » 


2 


— 


1 7 


— 


15 




5 » » 


» » » » 




0,6 


— 


0,8 


— 


13 


6 » adulta 


» » » » 


— 


0,5 




0,2 


— 


13 


7 » giovane 


17 agost. » 9 


4 


— 


2 


— 


3 


— 


/ 8 » 
di un solo ranno '.) ■■ adulta 


» » » » 


2,6 


2 


0,2 


0,1 


10 


4 


» » » » 


3,3 


3,3 


0,15 


0,3 


5 


3 


'■10 -. anno prec. 


» » » » 




















Vihaniiim Opidiis: 1 foglia meri- 
















stematica 


7 magg. '> 9 


1,66 


0,2 


0,2 


0.2 


10 


2 


2 » più svil. 


» » » » 


6,2 


0,7 


0,4 


0,3 


2 


3 


3 » » » 


» » » » 


8,3 


0,6 


0,6 


0,1 


3 


4 


4 » adulta 


» » » » 


1.5 


0,2 


0,1 


0,1 


2 


2 


' Foclia aoDena colta, liouo una k 


limata fieilda, p poi tenuta al 


caldo in la 


^oratorio per 



il siorno successivo. 



— 184 — 

Nei casi da me studiati tale velocità raggiunse un niassiiiio di 
15 nini, per secondo verso il basso e 4,5 inni, verso l'alto nelle foglie 
di Ficus macrocarpa. Si ebbero poi velocità massime di mm. 9 verso il 
basso e 4 verso l'alto nel Rume.i' marimus, e di 9 e 2 iieir/«M/« Hele- 
7iiuin, di 8 e 3 neìVAruìn Italicum, di 8,3 e 0,7 nel Vibumum Opuius, 
di 7 e 3,3 nella ^axifraga crassifolia, di 6 e 0,3 nel Croton pictìim^. 

Intensità e durata. — Come varia a seconda che è diretta verso 
l'alto verso il basso la velocità di trasmissione, variano anclie l'in- 
tensità dello stimolo trasmesso e la durata dell'eccitazione. Dal quadro 
sopra rii)ortato risulta infatti che le coirenli elettriche generate nelle foglie 
(la uno stimolo esterno variano, per intensità e durata, a seconda delta specie 
e degli individui^ e nella stessa foglia sono pili intev.se e d'irano piti a 
lungo quelle generate e trasmesse verso il basso che quelle generate e tras- 
messe verso l'alto. 

La corrente più forte che io abbia ottenuto fu di 1,9 centesimi 
microamiière, in una foglia giovane e ancora in via di accrescimento 
di Saxifraga crassifolia, scottata 6 centimetri più in alto del tratto com- 
preso tra 1 due elettrodi. Negli altii casi si è trattato quasi sempre di 
pochi millesimi raicroampères verso il basso, e di pochi decimillesimi, 
raramente qualche millesimo verso l'alto. 

Quanto alla durata dell'eccitazione, da massimi di 15-20 minuti 
verso il basso e 10-15 verso l'alto, si scende a 2-3 minuti tanto in un 
senso che nell'altro. 

Distanza. — Anche la distanza alla quale può giungere nelle foglie 
Veffetto di uno stimolo esterno è maggiore verso il basso che verso l'alto ". 



' Dai dati che si avevano fin'ora il Fitting {Die Rf-izlinfaìu/srorf/dtit/e, ecc., 
II Th., pag. 187 e seguenti) ha cjilcolato velocità molto minori. Nelle foglie di 
Dionaea, tenuto conto del tempo necessario perchè lo stimolo arrivi ila) punto 
nel quale è percepito alla zona motrice, si (luò calcolare su una velocità di tra- 
smissione di 3-5 min. per secondo; nei tentacoli di Drosera si avrebbe invece 
0,1B inm. Lo stimolo fototropico si trasmette con una velocità di 0,8 min. per mi- 
nuto primo, quello geotropico mm. 0,2 pure per minuto primo. L'azione delle 
ferite sul moviuiento del plasma e sui movimenti delle parti mobili, si trasmette 
con maggiore rapidità: mm. 0,17 per secondo nelle foglie comuni, mm. 8-15 nelle 
foglie? di Mimosa. 3-6 nel fusto della stessa pianta e, seconilo Borzi, solo mm. 0,C() 
per secondo nelle radici. 

In tutti questi casi però insieme al tempo di trasmissione è compreso il 
tempo necessario perchè allo stimolo risponila un effetto esterno visibile, e cioè 
il tempo di reazione. 

- La maggiore trasunssibilità delle eccitazioni (misurata tanto d;illa velocità, 
che dalla intensità, durata e distanza cui arrivn) verso il basso che verso l'alto 



— 185 — 

Nella scorsa primavera, sperimentando con foglie di Inula Helenium, 
ho rilevato che scottandone la nervatura mediana verso l'apice, si pro- 



trova riscontro in fenomeni anatonio-fìsioiogici già noti, quali la maggiore vivacità 
ed estensione delle correnti plasniari intracellulari provocate verso il basso dalle 
ferite, come ha rilevato il Kretzsclimar Hoc. cit.), e le moditìcazioni nella struttura 
anatomica dello xilema delle nervature, più marcate sotto che sopra le ferite, 
come io descrissi in una nna nota precedente SiiHa relasioite tni lo srìluppo 
(Iella lamÙKi fo'jliare e quello dello xileìtia delle traccie e nm-atiire corrispon- 
denti, in Atti dell' Ist. Bot. di Pavia, ser. Il, voi. X, 1904. 

La stessa maggiore trasmissibilità verso il basso concorre certamente a spie- 
gare anche la differenza di resistenza che le foglie oppongono allo correnti elet- 
triche che le percorrono dall'alto verso il basso o viceversa, come lin rilevato il 
dott. Pollacci floc. cit.). Tale differenza infatti varia in una stessa foglia nei 
diversi periodi della giornata; così p. es. sperimentando con una foglia di Croton 
lasciata attaccata alla pianta e sottoposta di tre in tre ore, senza mai nulla va- 
riare nell'e-sperienza, alla corrente elettrica di intensità costante (un Volt) otte- 
nuta da una jiihi Leclanclié, passarono : 

a ore 8, dall'alto in basso 97 e.™' micrarap. ; dal basso in alto 80; nel rapp. 1,21 

, , 11. , „ „ 100 , , ; , , „ , 80; , „ 1,25 

„ „ U, , , „ l'aO , „;„,,, 115; , , 1,30 

. . 1'- » „ , 125 „ „ ; „ , „ „ 75; „ , 1,66 

- , 21', , , „ 110 „ , ; , „ , , 70; „ , 1,57 

» •> 7, „ , . 75 , , ; , „ . , 65; „ ,1,15 

Orbene, se si rappresentano graficamente (come si è fatto nella figura 1 della 
tavola annessa) queste variazioni, si vede che, mentre le due linee fla rossa a 
per la corrente dall'alto e la nera b per quella dal basso) della varia intensità 
della corrente che passava attraverso la foglia in un senso o nell'altro nei suc- 
cessivi periodi della giornata presentano una ascensione prima lenta e poi rapida 
fino a ore 14 (è forse la stessa ascensione osservata dal Pollacci nelle prime ore 
del secondo giorno delle sue esperienze, con ampiezza e durata minore perchè 
probabilmente sperimentando egli con foglie staccate la diminuzione progressiva 
di turgescenza e conseguente progressivo aumento di resistenza aveva presto il 
sopravento sopra il risveglio dell'eccitabilità e vitalità fogliare dovuto al succe- 
dere del giorno alla notte) e poi una discesa prima rapida e poi lenta fino al 
mattino successivo, quella dei loro rapporti (la tratteggiata nera r) va lentamente 
elevandosi fino alle ultime ore del giorno ed anche alle prime della notte, con 
un percorso analogo a quello della linea che, come è detto più avanti, rappre- 
senta graficamente le variazioni della sensibilità o meglio della trasmissibilità 
degli stiraoli nei periodi successivi di uno stesso giorno. 

Con molte altre esperienze che credo inutile qui riportare, io constatai pure 
che la differenza nella resistenza opposta dalle foglie alle correnti che le per- 
corrono verso il basso o verso l'alto, dipende anche, oltre che dalla specie stu- 
diata, dall'età delle foglie sperimentate, dalla temperatura, dalla luce, ed è pure 
sotto 1' azione degli anestetici, quasi sempre nello stesso modo che dipende da 
tali fattori la trasmissibilità degli stimoli. 



— 186 — 

vocava una corrente elettrica dall'alto al bassa che i nostri apparecchi 
segnalavano, con intensità decrescente, fino a 22-24 centimetri di di- 
stanza dal punto scottato; mentre con una scottatura verso la base 
della foglia, la corrente provocata da! basso verso l'alto era segnala- 
bile solamente fino a 12-14 cm. In foglie di Ficus macrocarpa l'ago del 
galvanometro dava oscillazioni distinte per una scottatura a 23 centi- 
metri sopra il ti'atto di nervatura mediana compreso tra i due elettrodi, 
mentre sotto segnalava solamente le scottature a meno di 18 centimetri 
di distanza. 

Nelle esperienze dalle quali si ebbero i dati esposti nel quadro 
precedente, si trattava di scottature fatte a distanze eguali tanto verso 
il basso che verso l'alto: 5-6 cm. per le foglie ài Anim, i-S per quelle 
di Croton, 4-6 per quelle di Saxifraga, e 1-2 per quelle di Viburnuni. 

Influenza delle condizioni esterne e interne. — Come ha già 
messo in rilievo anche il Bose^, l'azione degli stimoli esterni, misurata 
da tutte le manifestazioni sopra osservate, varia non solamente da specie 
a specie, ma anche, in una stessa specie, a seconda delle condizioni 
esteine o interne nelle quali si trova la foglia durante l'esperienza. 

Se p. e. si esaminano i dati raccolti nel quadro a pagina 183, si vede 
che tanto nel Croton che nella Snxifraga e nel Vibìirninn (colle quali 
specie ho potuto fare osservazioni su foglie giovani ancora in via di ac- 
crescimento e su foglie a completo sviluppo) le foglie ancora giovani 
conservano più a lungo la eccitazione e quando hanno i tessuti già dif- 
ferenziati la ricevono anche più intensa e la trasmettono più rapida- 
mente alle parti lontane. Lo si vede dalla figura 8 della tavola annessa, 
che dà l'intensità e la velocità di trasmissione in tre foglie di età 
crescente di Saxifraya, quali si possono dedurre anche dalla figura 7. 
Lo si vede pure dalla figura 6, dedotta dalla 5, che si riferisce a foglie 
successive su uno stesso ramo di Viburnum, di cui le superiori erano 
però non ancora differenziate e poco adatte a trasmettere lo stimolo. 

Dallo stesso quadro si deduce anche che la trasmissibilità degli 
stimoli varia pure da stagione a stagione e che p. e. nel Croton e nella 
Saxifraga t minore in estate che in primavera. Si deduce pure che la 
stessa varia nei diversi periodi della giornata, presentandosi p. e. mas- 
sima (fig. 1, linea tratteggiata rossa s) nel pomeriggio fino a tarda ora 
di notte, minima al mattino. 

Ija luce ed il calore favoriscono la trasmissione degli stimoli lungo 
le foglie ed in generale si può dire che hi facoltà di trasmissione di- 

' Loc. cil. 



— 187 — 

2)ende dall' atUrità fisiologica del fesstifo ed è più evidente quando le con- 
dizioni esterne ed interne sono favorevoli a tede attività. 

Azione degli anestetici. — Basta tenere una foglia di Croton o di 
Saxifraga per un'ora sotto l'azione del vapore d'etere in un recipiente 
chiuso, perchè essa non dia più le manifestazioni sopra descritte, nem- 
meno con scottatale praticate a breve distanza dagli elettrodi. Sot- 
traendola all'azione dell'etere, e lasciandola esposta mezz'ora all'aria, ri- 
prende invece tutte le sue funzioni, compresa la trasmissione degli stimoli. 

Azione degli eccitanti. — Un'osservazione che mi pare interes- 
sante ebbi occasione di fare nello scorso giugno su una foglia di Inida 
Helenimn, e ripetei poi su altre foglie della stessa specie e di Saxi- 
fraga, sempre col medesimo risultato. 

Distesa la foglia stessa su lastra di porcellana e applicati gli elet- 
trodi sulla nervatura mediana l'uno a 32 cm. dall'apice, l'altro a 30, 
scottai la nervatura in aito a cm. 24 dall'elettrodo superiore senza che 
l'ago del galvanometro segnasse alcuna deviazione. Feci alloia passare 
nel circuito una corrente di un Volt generata (\.a\\w& pila Leclanché prima, 
per 5 minuti dall'alto al basso della foglia (il galvanometro segnava 
2.5 cent.™' microampères), poi per altrettanti minuti in senso opposto 
(24 cm. raicroamp.); indi, fatta cessare la corrente e lasciato che l'ago 
riprendesse la sua posizione a zero, ripetei la scottatura nello stesso 
posto della scottatura precedente, ed osservai sensibili oscillazioni del- 
l'ago segnalanti debole corrente interna dall'alto al basso. 

Lasciando la foglia in riposo per un certo tempo, tornava insensibile 
meglio incapace a trasmettere lo stimolo alla distanza di 23-24 cen- 
timetri, mentre lo trasmetteva a distanze minori, e ritornava sensibile 
quando veniva ancora eccitata con deboli correnti elettriche. 

Le correnti elettriche deboli hanno dunque sul fenomeno da noi 
studiato lo stesso effetto di un aumento dell'attività fisiologica dei tes- 
suti e funzionano da eccitanti '. 



' Il Pollacci noi lavoro i,rià più volte citato dimostra che le correnti elet- 
triche deboli favoriscono sensibilmente la assimilazione clorofilliana. Qucstn 
fatto concorda perfettamente con quanto io ho qui rilevato: l'elettricità, come 
gli eccitanti chimici, eccita ogni forma di attività fisiologica dei tessuti ed è dun- 
que probabile che intensifichi, come dice il Giglioli (Cultura elettrica, in Ann. 
Scuoi. Sup. Agr. di Portici, 1901), tutto il lavorio chimico che ha luogo nelle cel- 
lule. E r eifetto stesso che essa produce nei tessuti animali (veggasi: M. Tiiou- 
VENIN, De ì'iiifliience des courants ijalianiques faiìiìes sur l'endosiiìoxe c.Iiez les 
réf/éfaiix, in Rev. gén. d. Bot., 1907, pag. 397). 



— 188 — 

Azione analoga esercitano altri stimoli esterni, come ferite, scosse, 
scottature,- ecc. : una foglia dopo essere stata sottoposta parecchie volte 
di seguito ad esperienza, mostrasi infatti più sensibile che non appena 
è provata in condizioni normali \ 

La trasmissione degli stimoli ldngo le nervature laterali e sulla 
PAGINA INFERIORE. — Le esperienze fin (jui descritte furono tutte fatte, 
come è stato detto in principio, sulla nervatura mediana deiln foglie e 
nella pagina superiore. Le nervature laterali e la pagina inferiore tras- 
mettono gli stimoli meno facilmente. 

Cosi per esempio con una foglia di Bignonia grandiflora, sulla quale 
gli elettrodi erano stati applicati a 1.5 cni. di distanza dall'apice della 
foglietta terminale sopra la rachide principale, il galvanometro segnava 
una corrente dall'alto di 0,1 cm. di microampères scottando l'apice della 
foglietta terminale medesima, mentre non segnava nulla scottando fo- 
gliette laterali a distanze minori. Osservazioni simili feci su foglie 
giovani di Rosa e di parecchie Leguminose, ed ebbi gli stessi risultati 
pure sperimentando non su foglie composte, ma sulle nervature late- 
rali delle foglie intiere di Moms. 

Quanto alla pagina inferiore delle foglie, essa si presta meno alle 
esperienze sia perchè piìi difficile è contro di essa il contatto degli 
elettrodi, sia perchè il forte strato di collenchina che sporge di solito 
sopra le nervature copre forse i tessuti più sensibili. Dove ho potuto 
fare osservazioni, gli stimoli si trasmettono su di essa più lentamente 
e più debolmente, imprimendo all'ago del galvanometro una deviazione 
che comincia più tardi, è meno ampia e finisce prima: lo si vede nella 
figura 11 della tavola annessa, nella quale la linea intiera superiore 
rappresenta appunto la deviazione avuta sulla pagina superiore di una 
foglia di Suxifraga crassifolia per una scottatura a 6 cm. sopra gli elet- 
trodi ; la linea .sottostante punteggiata rappresenta invece la deviazione 
ottenuta sulla pagina inferiore in condizioni analoghe. Non è a esclu- 



' Anche qui devo ricordare che le ferite esercitano azione eccitante pure 
su altre funzioni importanti delle cellule quali la respirazione, e che altri agenti 
patoi^eni eccitano, in certa misura, pure la assimilazione clorofilliana (veggasi la 
mia memoria: Note di Fisiopatologia Vegetale, in Atti dell' Ist. Bot. di Pavia^ 
ser. II, voi. IX, 1904). 

A provare poi la stretta relazione che passa tra trasmissibilità degli stimoli 
e resistenza alle correnti elettriche, di cui nella precedente nota a pag 185 sta 
il fatto che tale resistenza diminuisce, come aumenta la trasmissibilità, tanto 
coll'azione di ripetute e alternate correnti, quanto con quella di scosse, ferite, 
scottature, ecc.: ciò mi risulta da moltissime osservazioni che è inutile riportare. 



— 189 — 

(lersi però clie la difterenza sia unicamente dovuta alla presenza di 
tessuti poco conduttori o isolanti. 

2. La trasmissione degli stimoli nelle foglie delle Leguminose 

Nelle foglie delle Leguminose la trasmissione degli stimoli, rilevata 
dalla produzione di correnti elettriche interne, avviene con manifesta- 
zioni tanto speciali che merita venga su di essa richiamata l'attenzione 
degli studiosi. 

I risultati più evidenti li ebbi colie foglie trifogliolate delle Pha- 
seoleae e specialmente con quelle di Phasedus (Ph. vulgaris, Ph. vvil- 
tifìonis) e di diverse R!i>/ncJiosia coltivate nel nostro Orto Botanico 
(R/i. densi/fora, RIi grami ilorn, Rh. pJiaseoìoidcs, ecc.^, scegliendo di 
preferenza foglie non troppo vecchie ma che avessero appena raggiunto 
fossero per raggiungere le loro ilimensioni definitive: le foglie vecchie 
sono meno sensibili, e tanto esse che le foglie troppo giovani e non 
ancora internamente differenziate danno luogo a fenomeni lateiali che 
perturbano il principale e più inipoitante. 

Distendevo le foglie, appena colte, su una lastra pulita di por- 
cellana tenemlole colla pagina superiore in alto (la pagina inferiore 
dà le stesse manifestazioni, ma meno distinte), ed, appoggiando gli 




Pie- 1- 



elettrodi sulla nervatura mediana dell'una o dell'altra foglietta sulle 
posizioni segnate nell'annessa figura colle lettere greche a e /?, scot- 
tavo le altre fogliette o la foglietta stessa nelle posizioni a,ò,c,d, ecc. 
segnate colle linee punteggiate. 



— 190 - 
Ecco i risultati di alcune delle tante esperienze fatte con foglie di 

Pbaseolxs vulgaris : 

I. Elettrodi sulla foglietta terminale, in « e /?: 

scottando la foglietta destra in (/. coirentc da ji verso «; 0.15 cui', niicr. 

» » » » » e, » » » » »; 0,05 » » 
» » » sinistra » f » » a » fi; 0,t » 

» » » » » ^ » ^> *^ *^ i 0,0r5 '> » 

» » » leiwiiinale » (t » » |9 » a; 0,4 » » 

» il picciuolo » e » » » » »; 0,1 » » 

la foglietta lermin. » b » » a » /3; 0,1 » » 

» » » » piò in alto, » » *■ » » ; 0,2 » » 



II. Elettrodi sulla foglietta destra in a" e §": 

scollando l.i l'oulictta terminale in ri. corrente da /S" verso «"; 0,.3ììcml'. mici-. 

» » » sinistra » </, » » » » »; 0,1 » ■> 

» » » terminale » h, » » » » » ; 0,2 » » 

» il picciuolo » e, » » a" » /'; 0,1 » » 

» la foglietta destra » e, » » » » » ; 0,8 » » 



III. Elettrodi ancora sulla foglietta destra, in «" e /?": 

scottando la fofilietta fernnnale In ì). coiTcnle da fi" verso «"; 0,5 cm'. niicr. 

» il picciuolo » e, » » a" » f; 0,32 » » 

» la foglietta destr'a » lì, » » /S" » a"; 0,0 » » 

» il picciuolo » h. » » a" » /i"; 0,2 » » 

» la foglietta sinistra » /", » » jS" » «": 0,1 » » 

» » » destra » e, » » a" » f; 0,.'5 » » 

Le altre esperienze, se fatte con foglie in stadio di sviluppo op- 
portuno, diedero identici risultati. 

Più numerose sono le esperienze fatte con foglie di 



Rhynchosia grondi/torà : 
I. Elettrodi sulla foglietta terminale, in « e /?: 

scollando la fogliella sinistra in ;/, corrente da « verso jf; O.l-") <'ni'. mici 



» » destra » e. 

il picciuolo » II. 

■' e, 

la roylicllii Iciinin. » h. 

-> » » » ((.. 



P 

» /3 » a; 0,2 » 

» » » » ; 0, 1 » 

» » » »; 0.15 » 

» « » ji; 0,15 » 

■> i » «: 0,2 



— 191 — 

II. Elettrodi ancora sulla foglietta terminale, in « e /5: 

scottando la foglietta destra in (/, correiito la ^ verso «; (»,I eiii'. miei-, 

» » » sinistra » /", » » « » ^; 0,1 » » 

» » » destra » e, » » fi » a; 0,05 » » 

» .' » » sinistra » <j. » » « » j3; 0,05 » » 

» » » terminale » a, » » fi » a; 0,05 » » 

» il picciuolo » e, » » fi » «; 0,'.ì » » 

» la foglietta terminale » h. » » « ■■ ,■*; 0,3 » » 

III. Elettrodi sulla foglietta destra, in a" e (i" : 

scotlanilo la foglietti! tei-miiiale in «, corrente da «"verso fi": 0,05 cni'. niicr. 
» » » » » 6, nulla 

» il picciuolo » e, corrente da /J" » «": 0,1 

» la foglietta sinistra » g, » » » » »; 0.1 » » 

» » » destra » e, » » «" » fi": 0.1 » » 

IV. Elettrodi ancora sulla foglietta destra, in «" e /S": 

scottando la foglielta terminale in 6, coi'rente da a" verso fi": 0,1 cm'. micr. 
» il picciuolo » e. » » fi" » a": 0,1 >■ » 

» la foglietta sinistra » y. » » n" » fi'': 0..3 » 

V. Elettrodi sulla foglietta sinistra, in « e ^: 

scottando la foglietta terminale in ri. corrente da «' verso fi' : l).0.'ì em'. mici'. 
» » » » » &, » » » » » ; 0,0i2 » » 

» il picciuolo ■> e, » » fi' » a; 0.1 » » 

la foglietta destra » d, » » «' » fi': 0.().:J 

» » » » » e, nulla 

» » » sinistra » <j, corrente da «' veiso fi': 0,1 

VI. Elettrodi ancora sulla foglietta sinistra, in «' e /?': 

scoltantlo la foglietta U'rminale in <i, corrente da a' verso fi ; 0,3 cmì. micr. 

» » » » 6, » » » » »; 0,03 » 

» il picciuolo » e, » » fi' » «': 0.03 •■ '> 

» la foglietta destra » dee nulla. 

VII. Elettrodi: prima sulla foglietta sinistra, in «' e jf: 

scottando la foglietta terminale in rt, corrente da «' verso fi': 0. l.")cm'. miei',: 

poi nella foglietta destra, in a" e /S": 
scottando ancora la foglietta terni, in a. corrente da fi" verso «'':0,1 cm". micr. 



— i9a — 

Dalle quali esperienze si \n\ò dedurre : 

1) Le fogliette laterali, tanto dei Phaseolus che delle Rliyucliosia, 
sono antisimmetriche, e cioè sotto l'azione di uno stimolo esterno trasmet- 
tono alla foglietta terminale correnti elettriche in senso opposto tra loro, e 
rispondono pure con correnti contrarie (dirette in una dal basso alfallo e 
nell'altra dall'alto in basso, come nella VII esperienza colla Rhyiichosiaj 
agli stimoli che colpiscono la foglietta terminale. 

2) TiU foglietta terminale mostra spesso la facoltà di ricevere e tra- 
smettere gli stimoli esterni in modo più accentuato delle fogliette laterali; 
l'apice di tutte e tre le fogliette è quasi sempre più sensibile della loro base. 

■i) 1 cuscinetti motori hanno la proprietà di capovolgere, (/uniche 
volta rinforzandole, la direzione delle deboli correnti ehitriche che arrivano 
loro in seguito alt azione di stimoli esterni. Tale proprietà nei cuscinetti 
motori delle fogliette laterali dei Phaseolus si cotiserva solamente per ri- 
spetto alle correnti che vengono dalla rispettava foglietta e li attraversano 
dall'alto al basso, non per le correnti opposte dirette verso la periferia. 

Simili fatti osservai, benché meno evidenti e qualche volta incerti, 
anche in foglie di Dolichos sesquipedalis, Pachgrhizus Thunbergianus, 
Apios tuberosa, Astrayaltis e Glgcine. 

Né è a dubitare che si sia in presenza di semplici fenomeni di 
trasmissione termo-elettrica, sia perchè essi si ripetono anche per la 
azione di ferite o di schiacciamento di tessuti nei punti considerati 
nelle esperienze sopra descritte; sia perchè vengono sospesi per azione 
degli anestetici (vapori di etere o di cloroformio), come pure interrom- 
pendo con taglio di rasoio netto la continuità biologica dei tessuti senza 
interrompere la continuità fisica (lasciando le superfici del taglio in 
perfetto contatto tra loro); sia finalmente perchè non si potrebbero 
spiegai'e per sola trasmissione termo-elettrica gli elfetti opposti di due 
stimoli ap|)licati p. e. in e e in b, in posizioni simmetricamente eguali 
rispetto ai due elettrodi collocati in a e in (i. 

E nemmeno i fenomeni in [larola si possono spiegare colla ipotesi 
dell'llfiberlandt ^ che gli stimoli sieno trasmessi nelle foglie delle Mi- 
mosoidee in modo idrodinaraico, per mezzo del sistema dei tubi albu- 
minoso tannici: se le condizioni idrodinamiche delle diverse parti dei 



' G. IIajìbrlandt, Die rcizleili-nde Gcwebcsi/stcìn dcr Siìinpflanze, Leipzig, 
1890, !■ l'lii/sioli>'/is(-lie I'/I(ni;en<urili)iiue, Leipzig, 189'!, II Auil-, pag. 484. 



— 193 - 

ciiscinetli motori iiossono spiegare i moviinenli di questi oigaiii si im- 
portanti, pare piobabile, come pensa anciie il Borzi ', che i fenomeni 
di sensibilità sieno più legati alla strutlura e disposizione degli ele- 
menti vivi. Ed è lo studio di tale struttura che mi propongo di fare 
con altro lavoro per spiegare i fenomeni interessanti che sopra ho 
descritto. 

Dall' Js/i/iitii Itiil/iììii'o (lì T'dVìfi, 28 m/os/o 1907. 



Loc rit. 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA V. 



I'"i^. 1. Ij.-i linea rossa a rappresenta la intensità della corjcjili' ilie una l'oblia 
(li Croton lascia passare dall'alto al basso ncUf diverse m-e del giorno. 

I^a linea nera h rappresenta la stessa intensità pei- una corrente dal 
basso all'alto. 

La tratteggiata nera r rappres<'iila il rapporto Ira le due inlensità sud- 
dette. 

La tratteggiata rossa s rappresenta la variazione della sensiliililà fo- 
gliare, durante il giorno. 

Fig. 'ì. Deviazioni dell'ago dal galvanonietio pei una scottatum nella parte 
superiore (linee rosse) o inferiore (line(^ nere) di una foglia di Ai-idiì: 
A al mattino, B a oic 1.'). 

Fig. 3. Lo stesso ])er un'allia loglia a ore 7 {A) e a ore l(i (B). 

Fig. 4. Lo stesso per una foglia di Snxifrarja a ore 1(1. 

Fig. 5. Lo stesso in foglie di Vilnirnum di età crescente da A a I). 

Fig. ("). Variazioni dell'intensità di percezione (ia verso il basso, ib verso l'alio) 
e della velocità di trasmissione degli stimoli (ra verso il basso, rh 
verso l'alto) in (|uattro foglie di Vibtirnum di età crescente. 

Fig. 7-8. Come le figure 5 e 6, per tre foglie di Sn.rifriKia di età crescente. 

Fig. 0. Deviazioni dell'ago del galvanonietro per una scollatura nella parie 
superiore (linea rossa) o inferiore (linea nera) di una foglia di Croton. 

Fig. 10. Deviazioni pei- una feiila (linea tratteggiata) o per una s(-otlatura (linea 
intiera) in foglia di Croton. 

Fig. 11. Deviazioni per una scottatura nella pagina supei-iore (lìui-a inliei-a) o 
inferiore (linea tratteggiala) in foglia di Saxifrano. 

In tulli- \r lioure il rosso fu adoperato per le correlili dii-elle dall'alto 
in basso. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 



da GIOVANNI BRIOSI 



TERZA CONTRIBUZIONE ALLA MICOLOGIA 

DELLA 

PROVINCIA DI BERGAMO 



Dott. GUIDO ROTA-ROSSI 

Assistente all'Istituto Botanico. 



Interessante fra le valli bergamasche è la Valle del Serio. In basso 
animata dalla forza del fiume, la prosperosa attività industriale coi suoi 
numerosi opifici incalza l'agreste semplicità dei valligiani; in alto er- 
rano i mandriani ed i pastori a lottare con la selvaggia asprezza della 
prealpe. 

Tale succedersi di lotte umane che, in ristretti confini, si direbbe 
ricordi il decorso delle grandi fasi della Civiltà, trova in qualclie modo 
corrispondenza e riflesso anche nella vita vegetale. 

Cosi questa, toltane la spontanea floridezza sulle rive del fiume, 
intristisce in basso lungo le vie polverose e presso le fumose officine, 
quasi a compenso lussureggia nei ricchi giardini, mentre più sopra 
nella modesta pace dei campi coltivi ascende i terrazzi arrotondati e le 
collinette moreniche, e di poi sovrasta colla calma dei boschi, delle pi- 
nete, dei pascoli, adornando infine di vivaci colori la natura forte e 
selvaggia delle vette. 

Sarebbe interessante sapere se, e come, anche nella flora micetica 
si rifletta tanta varietà di condizioni, ma la ricerca delle leggi, se 
leggi vi sono, che esprimano nella distribuzione dei miceti la stretta 
dipendenza che per tanti rapporti biologici, essi hanno colla flora fa- 
nerogama, è certo compito dell'avvenire. 

Come nelle precedenti Contribuzioni, anche in questa che per 
massima parte interessa appunto la Valle del Serio, non ho mancato 
di rompere la monotonia dell'elenco con quelle note ed osservazioni che 
più mi parvero opportune. Ho poi avuta la foituna d'imbattermi in alcune 

Atti (ìeirist. Bot. dell' Università di Paria — Serie II — Voi. XIII. 15 



— 196 — 

nuove forme interessanti che credo meritino di essere descritte, quali 
la Diplodia Bcrberidis n. sp , n. 326; la Chaetodiplodia velata 
n. sp., n." 329; la Sphaerella Bupleuri n. sp., n." 352; la Cerco- 
spora ViOLAE Sacc. V. minor ii. v.. n." 304; I'Hysterographium elon- 
GATUM (Valli.) Cda. v. orobica n. v., n° 364. 

Pure degno di nota è il rinvenimento, per la prima volta in Italia 
ed in Europa del genere Fairmania coli' unica specie .sinora ascrittavi, 
Fairmania singularis Sacc. ' 

Poiché anche trattandosi di piccola cosa è pur bene avvalersi di 
ciò che di meglio man mano si consiglia, ho voluto per quanto alla 
nomenclatura e disposizione sistematica delle poche specie elencate, 
seguire proposte recenti -, salvo qualche leggiera variante che mi sono 
permesso nella convinzione che le forme di maggior evoluzione, anche se 
regressiva, debbano essere non preposte ma posposte, cosi da ripetere 
in qualche modo l'origine, secondo almeno che è espressa dalle più ac- 
creditate ipotesi filogenetiche. 

Debbo infine un ringraziamento all'ottimo amico dottor G. B. Tra- 
verso che mi fu compagno d'escursione e dal quale anzi ebbi alcuni 
esemplari da lui stesso raccolti, ed al Chiariss. Prof. Briosi nel cui la- 
boratorio queste ricerche furono fatte e che ospita anche questa Con- 
tribuzione negli Atti dell'Istituto che con tanto senno dirige. 

Dal l;aboratoiio Crittogamico; Pavia, ottobre 1907. 



' Saccardo P. a. Nntoe. niyi-ologicar. — Annales Mycolo^ici Voi. IV, ti." 3, 
p. 276 — 1906. 

^ Saccaedo P. a. e Traverso Ct. B. Sidla disposizione e nomenclatura 
(lei i/nippi niicohiijiri da sri/uiisi nella Flora italica i-njiitogdwa. — Bullcttinn 
(Iella Società liotaiiica italiana. — Febbraio 1907. 



BIBLIOGRAFIA**' 

(aggiunte) 



ViTTADiNi C. Mo)W(i rapina Tuheracearuni ■ Milano, 1831. 

CuBONi G. Kassegne CriUor/amiche : 

Nota dei casi di malattie presentali alla R. Stazione di patologia ve- 
getale di Roma, durante i mesi di maggio, giugno e luglio 18.S9 (in 
Boll. Notiz. Agr. XI, p. 1504). 

— — Id durante i mesi di agosto e settembre 1889 (in Boll. Notiz. Agr. XI, 
p. 1942-1949). 



(*) Vedi //" Confrib., pag. 5- 



— 198 — 



ELENCO DELLE SPECIE 



Classis PHYCOMYCETAE De Bary. 

Ordo Oomycales (Colin) eni. Sacc. 
Fani. Peronosporaceae De Bary 

298. Pei'oiiosiiora effusa (Grev ) Rabenli. Herhar. Myc. 1880. — Sacc. 

ISiiìl. VII. p. 256. — A. Fischer in Rabenli. Kript. Fior. Filze 
Phycom. p, 467. — Beri. Icon. Fung. Plnjconi. p. 32. Tab. XLVII, 
fi-. 1. 

Su foglie di Chenopodium album L.; Parre, agosto 1907! 

Subdiv. nHU Tmi03I yC£:TAE SiLCC. 

Ordo Hyphales (Mart.ì em. Sacc. (Hi/phomkefae Jlarliiis). 
Fara. Mucedinaceae Lk. 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

299. Ramiilaria (ieraiiii (West.) Fuck. Spnb. mìjc. p. 361. t. 1, f. 23. 

— Sacc. Fung. Hai. t. 1015. — Sacc. Syll IV. p. 204. 
Su foglie di Geraninm sp. ; Parre, agosto 1907! 

Fam. Dematiaccae Fr. 

Sect. Phaeosporae Sacc. 

300. Tonila herbarum Lk. Sp.pl. Fangi, 1 p. 128. — Sacc. Sgll. IV. 

p. 256. 

Su caule secco; Foppenico, novembre 1906! 

301. Perlcoiiia Desinazieri (Cda.) Bon. Eandb. p. 113. — Sacc. Syll. 

IV, p. 274. 

Su carta putrescente; Parre, agosto 1907! 

Sect. Phaeodictyae Sacc. 

302 Couiotheciiim effusum Cda. Icon. Fung. I. p. 2, t. I. fig. 21. — 
Sacc. Syll. IV. p. 508. 

Su cassula ed aculei di Castanea vesca Gaertn.; La Serta, no- 
vembre 1906! 



— 199 — 

303. Speira toruloides Cda. Icon. Fiuuj. I. p. 9, fig. 140. — Sacc. Sijll. 

IV. p. 514. 

Su legno marcescente; Parre, agosto 1907! 

Sect. ScoLEcospoRAE Sacc. 

304. Cercospora Violae Sacc. F. Ven. ser. V. p. 187. — Fung. ital. 

t. 651. — Syll. IV. p. 434, var. minor Rota-Rossi. 
A ti/po difert conidiìs brevioribus 50-90 > 4-5 fx. 
Hab. In foliis Violae sp.; Parre, augusto 1907! 

305. Cercospora dubia (Riess.) Wint. in Hedw. 1833. )), lo.— Sacc. 

Siili. IV. p. 456. — Funcj. Uni. t. 680. 

Su foglie (li Chenopodiiim aìlmm L ; Parre, agosto 1907! 

Fani. Tuberculariaceae Ehrb. 

Ser. Tuberculariaceae mucedineae Sacc. 

Sect. Hyalospoeae Sacc. 

306. Tiibercularia nigricaiis (Bull.) Lk. *S);. pi. Fungi, II. p. 102. — 

Tremella nigricans Bull. FI. d. Fr. Champ. tab. 455. — Sacc. Syll. 
IV. p. 640. 
Su rami corticati secchi; Foppenico, novembre 1906! 
OssERv. Nell'esemplare da me studiato, come ebbi poi occasione di 
vedere anche in altro studiato dal Doit. Bianchi; Micol. d. l'rov. 
d. Mantova — 1" Contrib., n. 191 — gli sporodoehii passavano 
gradatamente da un bel color roseo al color fosco. Pertanto, as- 
sai probabilmente, come ammette pure, già prima di Berlese, F. 
Mor. VII-18, Tulasne — Selert. Fung. Carpai. III. p. 79 — questa 
forma è tutt'al più da ritenersi come una varietà della T. vnl- 
garis Tode — (Cfr. Rota-Rossi: Prima Contrib. n. 77), se pur non 
è ad essa identica. 

Ser. Tuberculariaceae dematieae Sacc. 
Sect. Amerosporae Sacc. 

307. Epicoecum Diiriaeaiium Mont. Sgll. Crgpt. n. 1104 et in Ann. 

d. Se. Nat. 1849. p. 38. — Sacc. S'/ll. IV. p. 739. 
Su Ficus Carica L. ; La Serta, novembre 1906! 



— 200 — 

Ordo Melanconiales (Oda.) em. Sacc. 

Fani. Melanconiaceae (Oda.) em. Sacc. 

Seci. Hyalosporae Sacc. 

308. Gloeosporium Tremulae (Lib.) Pass, in Rabeiih. F. E. n' 1880 

ed in Hedw. 1874, p. 187. — Sacc. Syll. III. p. 712. 

Su foglie di Populus Tremula L. ; Groppino, agosto 1907! 

Sect. Phaeophragmiae Sacc. 

309. Pestalozzia veneta Sacc Mich. I. p. 92. — Fung. Hai. t. 83. — 

Syll. III. p. 799. 

Su rametti corticati di Cornus sanguinea L. ; Parre, agosto 1907! 

Ordo Sphaeropsldales (Lèv.) Lindau \Sphacropsidaceae (Lèv.) Sacc] 

Fam. Sphaerioidaceae Sacc. 
Sect. Hyalosporae Sacc. 

310. Phyllosticta aesculicola Sacc. Mich. I. p. 134. — Syll. III. p. 4. 

Su foglie di Aesculiis Hippocastanum L.; Foppenico, novem- 
bre 1906! 

311. Phyllosticta helleborella Sacc. Fung. Ven. ser. V, p. 301. — 

Syll. III. p. 37. 

Su foglie di Hellehoms sp.; Parre, agosto 1907! 

312. Phyllosticta Berberidis Rabh. Herh. myc. ii. 1865. — Sacc. Syll. 

III. p. 26. 

Su foglie di Berberis vulgaris L.; Parre, agosto 1907! 

313. Phyllosticta Calycanthi Sacc. et Speg. Mich. I. p. 139. — Sacc. 

Syll. III. p. 9. 

Su foglie di Calycanthus praecox L.; La Serta, novembre 19061 
OssERV. Sporule 6-8 » 3-4 //. 

314. Phoma coeuanthicola Tiiiim. Poni. pag. 106. — Sacc. Syll. III. 

p. 151. 

Su cenanzio secco di Ficns Carica L.; La Serta, novembre 1906! 

315. Phoma berberina Sacc. et Roum. Mich. II. p. 336. — Sacc. Syll. 

III. p. 72. 

Su rametti di Berberis vulgaris L. associata alla Diplodia Ber- 
beridis Rota-Rossi (vedi n. 326); Parre, agosto 1907! 

316. Phoma Crataegi Sacc. Mich. I. p. 248. — Syll. III. p. 78. 

Su rametti di Crataegus Oxi/acantha L.; Parre, agosto 1907! 



— 201 — 

317. Phoma stictica B. et Rr. Aiui. N. H n. 400. — Sacc. Sijll. p. 89. 

Su ramoscelli di lìuxus sempervirens L.; Pane, agosto 1907! 

318. Phoma strobiligeua Desili, f. microspora Sacc. Belig. Lib. V, 

n. 69. — Sacc. Xy//. III. p 150. 

Su squame di strobilo di Abies excelsa Poir.; Pane, agosto 1907! 
OssERV. Sporule 3-1.5 non distintamente guttulate. — Associata al 
Coniotkij riunì gìomerulatum Sacc. (vedi n. 322), di cui altro non è 
forse elle uno stadio antecedente. 

319. Phomopsis moricola (Sacc.) Rota- Rossi. — Phoma mmicola Sacc. 

Midi. I. p. 525. — Syll. III. p. 95. — Beri. Fung. Mor. Fase. VI, 
n. 12, tab. 48, fig. 4-7. 

Hab. In ramis Mori albae L. ; Foppenico, novembri 1906! 
Observ. Pycnidiis valde depressis. ostiolo, papilJato; siiurulis indi- 
stincte bi pluriguttulatis; basidiis 15-25 » 2,5-3. 

Valde probabiliter Phoma Morearum Brun. hic etiani pouenda. 

320. Vevmicularia herbarum West. Exa. n. 393. — Sacc. Siili. Ili, 

p. 226. 

Su caule secco; La Serta, novembre 1906! 

321. Cytospora punica Sacc. Midi l. p. 368. — Valsae punicae sper- 

mogonium, Cfr. Si/ll. I. p. 130. — Fung ital. tab. 403. — Syll. III. 
pag. 256. 

Su rametti di Punica Granatum L. ; Foppenico, novembre 1906! 
OssERV. La forma da me osservata differisce però alquanto per lo 
stroma che è veramente tipico da Ci/tospora (" et non peritlieciis 
laie congregatis „ vedi Sacc. Fung. ital. f. 403). 

Sect. Phaeosporae Sacc. 

322. Couiothyriiim gìomerulatum Sacc. Midi. I. p. 209. — Sgll. III. 

p. 314. 

Su squame di strobilo di Abies excelsa Poir. associata alla Phoma 
strobiligena Desm. fn. 318); Parre, agosto 1907! 

323. Couiotliyrium Diplodìclla (Speg.) Sacc. Syll. III. p. 310. 

Su bacche di Vitis vinifera L. 
JMisit: Dott. Luigi Gavazzeni; Bergamo, estate 1907. 

324. Fairmauia singularis Sacc. Notae nnjcol. in Ann. Mycol. voi. IV, 

n. 3. 1906. p. 276. 

Su legno marcescente; Parre, agosto 1907! 
OssERV. Il genere Fairmania coli' unica specie che sinora v'è ascritta, 
la F. singularis trovata da Saccardo su legno putrescente di Fagus 
americana, proveniente da Lyndonville N. .J., è qui per la prima 
volta segnalato in Europa. 



— 202 — 

Sect. Hyalodidymae Sacc. 

325. Ast'ochyta Asclepiadeanim Trav. in Ann. Myc. 1903, voi. I, 

p. 312 — cum icone — Sacc. Syll. XVIII, p. 342. 

Sn foglie di Vincefoxicum officinale 'R. lìr. ; Parre, agosto 1907! 
OssERV. Sporule 10-12* 5 f».. 

Sect. Phaeodidymae Sacc. 

326. Diplodia Berberidis n. sp. 

Pycnidiis gregariis, epidermide tectis dein semi-erumpentibus, glohoso- 
depressis, minutis, 100 » 180/(. ; sporulis ohlougis, fiiscis, l-sepfaiis, 
vix constiictis, biguttulatis, 18-22 » 8-10 ;«. 

Hab. In ramulis corticatis Berberidis vulgaris L.; Parre (Ber- 
gamo), augusto 1907! 

Observ. a Diplodia brachi/spora Sacc. et a Diplodia microsporella 
Sacc, praecipue sporularum mensuris valde distincta. 

Questa nuova specie fu da me trovata sopra un rametto di 
Crespino raccolto nei dintorni di Parre (Valle Seriana). I picnidi 
di questa sferossidea sono minuti e densamente gregarii, dap- 
prima ricoperti dall'epidermide e di poi erompenti irregolarmente. 
Sono globoso-scliiacciati, cosi da misurare circa \00 fi secondo il 
diametro minore, e circa 180 /t secondo il diametro maggiore. 
Contengono numerose sporule oblunghe, fuligginee, unisettate con 
lievissimo restringimento in corrispondenza del setto. Tali spo- 
rule presentano due guttule, una per loculo, e misurano da 18 
a 22 ;(i di lunghezza e da 8 a 10/t di larghezza. Questa nuova 
specie, principalmente per la misura delle sporule, differisce si- 
curamente sia dalla Diplodia hracìiyspora Sacc. che dalla Diplodia 
microsporella Sacc, ospiti anch'esse entiambe del Crespino. 

327. Diplodia laurina Sacc M. V. n. 508. — Syll. III. p. 348. 

Su rami secchi di Lailrus nohilis L. ; Foppenico, novembre 1906! 

328. Diplodia i-ainulicola Desm. in Ann. Se. Natur. 1850. p. 113. — 

Sacc. Syll. III. p. 333. 

Su foglie e rami corticati di EvonymìisjaponiciisL.; La Serta, 
novembre 1906! 

OssKRv. Non solo la D. Evomjmi Fui'k., ma anche la D. Evonymi 
West, parmi coincidano colla D. ramulicola, la quale, come ci 
consta, si estende pure alle foglie, così che la sua denominazione 
specifica riesce poco appropriata, 



— 203 — 

329. Cliaetodiplodia velata n. sp. 

Pijcìiidiis (jregariis, peridermio fisso erumpenfiÒHS, nuijiisculis, 330- 
400 II. diam., atn's, globoso-conoideis sed aìiquando piane tntncatis, 
shììplkibìis vel spurie pliirrociilaribiis, pilis primo praelongis nume- 
rosisque et quasi comam albididmn simiUantibus dein fuscidulis et 
famquam setuHs rigididis praeditis, coìtfextu distincte parcncliymatico; 
sporulis ellipnoideis, obUisis, fuligiìieis, medio-l-septatis, non vel pa- 
rnm constrictis, 18-24 7-9;^.; basidiis distincHs. baciUaribus 12- 
16 /(. loni/ìs. 

Hab. In raiiiulis corticatis emortuis Mori ulbae L. : prope Gi- 
sano (Bergamo), septembii 1907! 

Observ. a Diplodia Mori West, et Diplodia atramentaria Cooke et 
EUis, species liaec valde dislincta. Nec ad Lasiodiplodiam genus 
adsciibenda mihi videtur. 

Trovai questa nuova ed interessante specie a Cisano (Bergamo) 
nel settembre dello scorso anno, sopra rametti morti di gelso, 
sui quali i t»ii'nidi addensati a gregge appaiono erompere dall' epi- 
deimide a guisa di grossi pnnti ueii prominenti, alquanto velati 
da una lieve chioma biancliiccia formata da lunghi peli flessuosi 
che di poi rompendosi lasciano solo il tratto basale fuscidulo e 
rigidetto a guisa di setola. Tali picnidi aventi un diametro di 
330-400 /(., sono globoso conoidei, qualche volta però tronchi, ino- 
noloculari od indistintamente pluriloculari, a tessuto nettamente 
parenchimatico. Le spore, sopportate da basidi distintissimi, ba- 
cillari, lunghi 12-16, u, sono elissoidi, fuligginee, unisettate, non 
solo lievemente ristrette in corrispondenza del setto, e misu- 
rano 18-24 .- 7-9 ,M. 

La specie da me descritta, per la presenza dei peli o setole, 
per la forma dei picnidi, per le dimensioni stesse delle spore, 
parmi ben distinta dalla Diplodia Mori West, e dalla Diplodia 
atramentaria Cooke et Ellis (Cfr. Berlese Fung. Mor., fase. VI. 
n. 21-22, tav. LIl). Né in alcun modo mi parve opportuno in- 
cluderla nell'incerto genere esotico Lasiodiplodia EH. et Ev. (Sacc. 
Siili. XIV p. 939). 

Sect. Phaeophragmiae Sacc. 

330. Ilendersoilia Sarmeiitoriim West. Bull. d. Brux. XVIII. n» 60. 

f. 2. var. Bcrberidis Sacc. Syll.lll. p. 420. 

Su aculei di Berberis viilgaris L. : Parre, agosto 1 907 ! 
(Cfr. II-' Coìitrib. w 227). 



— 204 — 

Seet. ScoLECOspoRAE Sacc. 

331. Scptoria Polygonorum Uesm. iu Ann. d. Se Nat. 1842. XVII. 

p. 108. — Sacc. Syll. ITI. p. 555. 

Su foglie di Polygoìium Persicariah.; Parre, agosto 1907! 

332. Septoria Cannabis (Lasch.) Sacc. Si/U. Ili p. 557. 

Su foglie di Cannabis saliva L. ; Parre, agosto 1907! 

333. Septoria Pliytenmatis Siegni. in Rabh. F. E. u° 1350. — Sacc. 

,Stjll. III. p. 544. 

Su foglie languenti di Phyteuma orbiculare L. ; Pizzo Arerà, 
agosto 1907! {LegitG. B. Traverso.) 
334 Septoria Citri Pass. Flora 1877, n. 13 et in Thiira. Mycoth. univ. 
n" 495. — Sacc. Syll. III. p. 477. 

Su Citrus Limonum Risso a Grumello del Monte, agosto 1889. 

— Cnboni G. Rass. Critt. in Boll. Not. Agr. 11. Roma 1889. 

335. Septoria Petroselini Desm. Exs. n° 674. -- Sacc. Syll. III. p. 530. 

— Briosi et Cavr. lumy. Parass. n° 143. 

Su foglie di Petroselinum sativum L ; Foppenico, novembre 1906! 

336. Septoria Tritici Desm. IX. Not. (1842) p. 17. — Sacc. Syll. III. 

p. 561. 

Su foglie di frumento, dal prof. Tamaro, Grumello del Monte. — 
Cuboni G. Rass. Critt. in Boll. Not. Agr. XI. p. 1522. Roma 1889. 



Fani. Nectrioidaceae Sacc. 
Sect. ScoLECospoRAE Sacc. 

337. Polystigmina rnbra (Desm.) Sacc. Syll. III. p. 622. — Brios. et 

Cavr. Fimg. Parass. n° 12. 

Su foglie di Prunus spinosa L. ; Parre, agosto 1907! 
OssERV. Stadio spermogonico del PolysUgma ruhriim (Pers,) DC. — 
Vedi IP Gontrib. \\° 270. 

Fam. Leptostromaceae Sacc. 

338. Leptolliyrium acerimim (Kunze) Cda. Icon. Fimg. II. p. 25, t. 

XII, f. 92. Sacc. Syll. III. p. 630. 

Su foglie di Acer campestrish.; Calolzio, novembre 1906! 

339. Leptothyrinm carplnicolum Sacc. et Syd. Sacc. Syll. XIV. 

p. 993 et L. Curpini Rouni. et Fanti. X. p. 412. 
Su foglie di Carpinus Betulus L.; Foppenico, novembre 1906! 



— 205 — 

Sect. Hyalophragmiae Sacc. 

3-40. Discosia strobiliiia Lib. Exs. ii" 346. — Sacc. Si/ll. III. p. 656. 
Su siniaiiie di strobili di Abies excelsa Poir.; Parre, agosto 1907! 

Classis iSCOMYCETAE (Fr.) eni. Sacc. 

Orde Discales (Fr.) em. Sacc. {Discomijceteae ¥r.) 

Fam. Pezizaceae Fr. 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

341. Humarìa merdaria Fr. Elench. II. p. 11 [Pcztza mcrdarla). (^ooke 

Mycogr. f. 231. Sacc. Syll VIII. p. 142. 
Su sterco inviano; La Serta, novembre 1906! 

Fam. Ascoholaceae T.oud. 
Sect. Hyalosporae Sacc. 

342. Ascophanus carneiis (Pers.) lìoud. Ascob. p. 6u. t. XII. f. 38. — 

Sacc. Sijll. VIII. p. 534. 
Su fimo vaccino; La Serta, novembre 1906! 

Fam. Dermataceae Fi. 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

343. Cenangium Ugni Desm. in Ann. d. se. nat. III. t. 3. p. 364. — 

Kelim. Di/scom. in Rabiin. Krypt. Fior. I. Abth. III. p. 224. -- 
Pi/rcnopeziza Ugni Sacc. S)/ll. Vili. p. 366. 
Su legno marcescente; Parre, agosto 19U7! 

Ordo Pyreniales (Fr. ) em. Sacc. [Pyrenomyceteae (Fr.) em. De Not.] 
Fam. Perisporiaceae Fr. 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

344. Sphaerotheca fuligiiiea (Schleclit) Pollacci Monogr. ErysiiJi. Hai. 

p. 8. — Sphaerotheca Humuli var. fuliginea (Schleclit) Sai moti Mo- 
nogr. Erysiph. p. 49. — Sphaerotheca Castagnei Lèv. (p. p ) Sacc. 
Syll. I. p. 4. 
Su foglie di Taraxacurii officinale Weber; Parre, agosto 1907! 



— 206 — 

OssERV. L'Erysipke macularis Sclileclit die figura essicata nell'i/er- 
bariiim rivum ini/coìogicitm di Klotzscìi et Rabeiiliorst, raccolta 
presso Lìergamo da L. Rota, e che al ii» 51 della mia Prima 
Contribuz. è stata riportata come Sphuerothecn Castngnei Lèv. deve 
invece andare sotto il nome di Spaerotheca Humuli (DC.) Biirr. 
345. Microsphaera Evoiiyini (DC ) Sacc. Sìjll. I. p. n. _ Salmon 
Moìiogr. Erysipìi. p. 125. Poliacci. Monugr. Eri/siph. ital. p. 14. 
Su foglie di Evonymus europaeus L ; Oueta, ago.sto 1907! 

Fani. Tiiberaceae (Vitt.) em. Sacc. 

34G. Tuber meseiitericum Vittad. Monograph. Tub. pag. 40. tav. III. 
fig. XIX. - Sacc. SijU. Vili. p. 890. 
Nel Beigamasco. Vittadini, /. e. 

347. Tuber melauosporum Vitt. Monograph. Tuli. p. 36. tav. II. fig. 3. 

- Sacc. Siili. VIII. p. 894. 
Nel Bergamasco. — Vittadini, /. e. 

Fani. Sphaeriaceae (Fr.)' em. Sacc. 
Sect. Hyalosporae Sacc. 

348. fìiiig^iiardìa juniperiiia (Ellis) Rota-Rossi. 

Sphaerella juniperina Ellis in Amer. Nat. XVII. 1883. p. 917. 
Lae.stndia juniperina (Ellis) Sacc Syll. IX. p. 586. 

Su foglie di Juniperus communis L. ; Parre, agosto 1907! 

OsSERv. Spore continue 9-13 « 3-5 ^i. 
La specie è nuova per l'Italia. 

Nota. Per quanto alla denominazione generica di Gitignardia anzi- 
ché di Laestadia. vedi le ragioni addotte da G. lì. Traverso: 
Pi/ren. in FI. it. Crypt. voi. II. fase. 2". p. 375 in nota. 

La Sphaeria Juniperi Duby inserita al n" 1883 in Klotzsch 
Herb. Mgc,, e che venne da Saccardo — Sgll. IX. p. 585 - ri- 
ferita al genere Laestadia, almeno secondo l'esemplare conservato 
in questo Istituto Botanico e da me o.'iservato, parrebbe invece 
debba riferirsi alla Enchnosphaeria nigru (Hartig) Berlese, Ico7i. 
Fung. I. p. 105. tab. CHI. fig. 1. 

Sect. Phaeosporae Sacc. 

349. Sordaria fimicola iRob.) Ces. et De Not. Scliem. Sfer. ital. p. 226. 

- {Hgpocopya fimicola) Sacc. Sijll. I. p. 240. — Trav. t'i/reu. in Fi. 
ital. crypt. jiars. I. voi. II. fase. 2. p. 421. 
Su fimo equino; Val Nossana, agosto 1907! 



— 207 — 

350. Sordaria macrospora Auersw. in Eabenh. Funy. Eur. n° 954. 

lii/pocopra nuicrospora Sacc. Si/ll. I. p. 241. — Winter Pilz. in 
Eabenh. Krypt. FI. II. Abt. I Baiuì. p. 165. 
Su sterco canino; La Serta, novembre 1906! 

351. Cliaetomìum globosum Kuuze in K. et Schm. Myc. Hefte I. p. 15 

(1817). — Sacc. Syll. I. p. 222. — Trav. Pi/ren. in Fi. ita), crypt. 
pars. I. voi. IL fase. 2. p. 444. 

Su legno marcescente; Parre, agosto 1907! 

Sect. Hyalodidymae Sacc. 

352. Sphaerella Bupleiiri n. sp. 

Petitheciis gregariis, enimpentibus, globosis, atris, 135-200 (i. diam.; 
mi/celio fusco, septato; ascis ovoideo-elHpsoideis, basi ventricosis, odo- 
sporis 50-70 5! 20-22 ii;sporìdìts poi i/stichis, oblongo-clavidatis, medio 
\- septatis et constrictis, A- guttulatis, hyalinis, 18-22 * 5-7 /e. 

Hab. In foliis siccis Bupleuri graminifolH Valli. ; Pizzo Arerà 
(2500 m.), augusto 1907! — Legit G. B. Traverso. 
Observ. a Sphaerella leptoasca Auersw. maxime recedit; Sphaerellae 
sciadophìlae Pass. afìSnis, sed praecipne sporidiorum forma (oblongo- 
clavulata medio ad septum constricta) et matrice dittert. 

Trovai questo nuovo fungillo su alcune foglie secche di Bu- 
pleurinn graminìfolium. Valli., raccolte ed a me date gentilmente 
dal collega G. 1j. Traverso, amico carissimo ed ottimo compagno 
in un'escursione botanica compiuta la scorsa estate al Pizzo Arerà 
(2500 m.) in Valle Seriana (Bergamo). 

Su ambedue le pagine fogliari, ma precipuamente sulla supe- 
riore, erompono i periteci, gregarii, globosi, neri, aventi un dia- 
metro da 135 a 200. ;tt. Tutt' attorno ai periteci, sopra ed entro 
il substrato striscia un micelio nerastro, settato, ramoso. Gli aschi, 
ovoideo-ellittici, ventricosi verso la base, lunghi 50-70 /(. e lar- 
ghi 20-22 jji., contengono otto spore, jaline, unisettate, e piìi o 
meno lievemente ristrette in corrispondenza del setto. — Esse 
presentano 4 guttule, due cioè per ogni loculo e misurano 18-22 
* 5-7 /«. 

La specie da me descritta differisce grandemente dalla Sphae- 
velia leptoKsca Auersw., trovata sul Bupleurum stellatum L. e su 
altre ombrellifere; rassomiglierebbe alquanto alla Sphaerella scia- 
dophila Pass., ma ne la distinguono principalmente la diversa 
niatrice ("in radiis aridis umbellaruin ChaerophylU temidi L. „) 



— 208 — 

e la forma delle spore, le quali non sono punto oblongo-navi- 
culari, uè mancano di restringimento in corrispondenza del 
setto. 

353. Sphaerella VuIuerariaeFuckS'/rni!', Myc. App. II. p 21. — Sacc. 

Si/ll. I. p. 5U3. 

Su foglie secche di AnthijlUs Vulneraria L. ; Pizzo Arerà, ago- 
sto 1907! 

354. Didymella Cadubriae Sacc. Syll. I. p. 550. — Fmxj. ital. t. 207. 

Su rametti corticati di Beiberis vuUjaris L.; Parre, agosto 1907! 

Sect. Phaeophragmiae Sacc. 

355. Leptosphaeria Silencs-acaulis De Not. Red. l'yr. pag. 485. — 

Sacc. SìjU. II. p 47. - Beri. Icon. Fiing. Pyr. I. p. 60, tab. XLVI, 
f. 4. 

Su foglie di Silenc acauUs L.; Pizzo Arerà, agosto 1907! 

356. Leptosphaeria oreophila Sacc. Mkh. I. p. 120. — Sacc Syll. II, 

p. 68. 

Su foglie secclie di Topeldia calyculata Whlb.; Pizzo Arerà, ago- 
sto 1907! 

357. Sporormia intei-media Auersw. in Jledw. 1868. VII, p. 67, t. 1, 

tìg. IV. — Sacc. Siili. II, p. 126. — ISerl. Icon. Fung. Voi. I. p. 42, 
tab. XXIX, n° 2.^ 

Su fimo caprino; Parre, agosto 1907 



■ I 



Sect. Phaeodictyae Sacc. 

358. Pleospora infectoria Fuck. Symh. myc. p. 132, tab. Ili, f. 23. — 

Sacc. Syll. II. p. 265. — Beri. Icon. Fung. Voi. II, p. 11, tab. XIII, 

fig- 2. 

Su capsule di Aconitum Napellus L.; Parre, agosto 1907! 

359. Pyreiiophora chrysospora (NMessl.) Sacc. Syll. II. p. 285. — Pleo- 

spora chrysospora Nie.^sl. in Hedw. 1880. p. 173. — Beri. Icon. 
Fmy. IL p. 39, tab. LVI, fig. 2. 

Su caule secco di Hieracimn murornm L. ; Pizzo Areia, agosto 
1907! 

360. Teicliospora obduceus (Fr.) Fuck. Symb. myc. p. 161. — Sacc. 

Syll. p. 295. 

Su rametti decorticati di Frcuinus sp.; Purre, agosto 1907! 



— 209 — 

Fani. Valsaceae Tiil. 

Sect. Allantosporae Sacc. 

361. Valsa ceratopliora Tul. Select. Fung. Carp. II. p. 191, tab. XXII, 

fig. 1-11. — Sacc. Syll. I. p. 108. — Trav. Pi/renom. in Fior. ital. 
ciypt. Voi. II, fase. I. p. 83. 

Su rametti di Crataegus Oxgacantha L.; Parre, agosto 1907! 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

362. Mamiauia spiculosa (Batscli.) Trav. Pyren. in Fior. ital. crypt. 

Voi. II, fase. I, p. 167. — Gnomouiella fimbriata (Pers.) Sacc. Sijll. I. 
p. 419. — Brios. et Cavr. Fung. Parass. n" 176. 

Su foglie di Carpinus Betulnsli.; Groppino, agosto 1907! 

Fani. Hypocreaceae De Not. 

363. Claviceps purpurea (Fr.) Tul. in Ami d. Se. Nat. 1853. voi. XX, 

tab. 3. — Sacc. .%//. IL p. 564. 

Stadio di Sclerothmi Clavus DC. su Triticum vidgare L.; da Ber- 
gamo, settembre 1907 (misit Dott. G. DeCobelli). 

Fam. Mycrothyriaceae Sacc. 
Sect. Hyalodidymae Sacc. 

364. Microthyrium mieroscopicum f. raacrospora Desm. in Ami. Se. 

Nat. XV. p. 138, tab. 14, fig. 1. — Sacc. Stjll. II, p. 663. 

Su foglie secche di Buxtis sempervirens L. ; Parre, agosto 1907! 

Ordo Hysteriales (Cda.) em. Sacc. 

Fam. Hysteriaceae Cda. 

Sect. Phaeodictyae Sacc. 

365. Hysterographium elougatum (Wahl ) Cda. Icon. Fmig. V. p. 77, 

tab. IX, f. 62. Sacc. Syll. II. p. 777; var. orobica n. v. 
Atgpo differì sporidiisrecte, demum leniter oblique, monostichis, ut Corda 
1 e, non descì'ibit vero deUne<d, transverse 5-septatts, medio non vel 
vix conslrictis 20-25 -^ 10-12 /i. 

Hall. Ad lignum decorticatum ; Foppenico (Bergamo», novembri 
1 906 ! 

366. Hysterographium Fraxini (Pers.) De Not. l'ir. Ist. p. 22. — Sacc. 

Syll. IL p. 776. 

Su rametti decorticati di Fraxinus sp.; Pan-e, agosto 1907! 



— 210 — 

Sect. ScoLEcospoRAE Sacc. 

367. Lophodermiiim juiiiperimiin (Fi.) De Not. Pir. hi. pag. 40. — 

Sacc. Syll. II. p. 794. 

Su foglie morte di Jnniperus coninuniisli. y) j^awa (W.) ; Pizzo 
Arerà, agosto 1907! 

Classis BASIDI031YCETAE (De By.) em. Sacc. 
Subcl. HEMIBASIDIAE Sclirut. 
Orde Ustilaginales (Tal.) era. Sacc. 

Fani. ITstilaginaceae Tal. 
Sect. Ameeosporae Sacc. et De-Toiii 

368. Ustilago Caricis (Pers.) Fuck. Sijmh. myc. p. 39. — Sacc. S'/ll. VII. 

p. 464. — Plowr. Monogr. Brit. Ured. a. Udii. p. 276. 

Su infruttescenze di Carex ferruginea Ali.; Pizzo Arerà, ago- 
sto 1907! 

Ordo Uredinales dirongn.) Dietel 

Fam. Melampsoraceae Sclirot. 

Sect. Amerosporae Sacc. 

369. Melampsora popiilina (Jacq.) Lèv. in Ann. d. Se. Nat. 1847. 

p. 375. — Sacc. S>jU. voi. VII, par. II, p. .590. - Wiiit. l'ihr. voi. I, 
p. 238. — Brios. et Cavr. " Fnng. Parass. „ u" 5. 

Su foglie di l'opuhis uigra L.; Foppenico, novembre 1906Ì 

Sect. Puragmosporae Sacc. 

370. Clirysomyxa Ledi (Aib. et Schw.) De P.y. in Bot. Zclt. 1879, p. 809. 

t. X, iìg. 7-8. — Sacc. Si/ll. VII. p. 760. — H. Klebahn, Die irirl- 
sivechs. Eostp. p. 389. 

Su foglie di Abiessi).; Passo della Crocetta, agosto 1907! 



■ I 



Fani. Coleosporiaceae Diet. 

Sect. Puragmosporae Sacc. 

371. €oleospoi*iiim Eiiphrasiac (Scluim.) Wint. Die Pitze, pag. 246. — 
Coleosporiuni h'IiinaiUhiiceariim Lèv. Cfr. Tiil in Ann. d. Se. Nat. 
1854, p. 190, t. VII, f. 11. - Sacc. Syll. VII, p. 754. 

Su foglie di Melampijram nemorosnm L.; Pizzo Arerà, ag. 1907! 



— 211 — 

Fam. Pucciniaceae Sclirut. 
Sect. Amerosporae Sacc. et De-Toni 

372. Uromyces carioi)liyllimi8 (Schrank) Schrot. Die Brand, p. 10. — 

Sacc. Si/ll. VII, p. 545. 

Su Dianthus sp. ; a Grumello del Monte, agosto 1889. — Cii- 
boni G. Rass. Critt. in Boll. Not. Agr. XI Roma 1889. 

373. Uromyces Hedysari (DC.) Fuck. Symb. myc. III. p. 15. — Sacc. 

Syll. p. 560. 

Stadio ecidiospoiico ed uredospoiico su foglie di Hedysarum 
obscumm \j.; Pizzo Arerà, agosto 1907! 

374. Uromyces Polygoni (Pers.) Fuck. Symh. myc. p. 64. — Sacc. Syll. 

VII. p. II, p. 533. 

Su caule e foglie di Pohjgonum aviculare L. ; Parre, agosto, 1907! 

Sect. DiDYMOSPORAE Sacc. et De-Toni 

375. Puceinia Polygoiii-amphibii Per.*;. Syn. p. 227. — Sacc. Syll. VII, 

p. 636. — Sydow ìlonogv. Ured. I, n. 569. 

Su foglie di PohjgoHum ConvoUidus L. ; Parre, agosto 1907! 

376. Puceinia Cardiiorum .Jackyin Compos. Pucc. p. 58. — Sacc. Syll. 

XVI, p. 297. — Syd. Monogr. Ured. p. 33. 
Su foglie di Cardiciis sp.; Parre, agosto 1907! 

377. Puceinia Hieracii (Scluim.) Mart. FI. Mosq. p. 226. — Sacc. Syll. 

VII, p. 663 (p. p.) — Syd. Monogr. Ured. I. p. 95. 

Su Hierachtm murorum L ; Pizzo Arerà, agosto 1907! 
Corrige. — L' uredinea già classificata nella mia Prima Contribuì. 
al n" 149 per la Puceinia Hieracii, è invece da ritenersi per la 
Puceinia Tara.raci Plowr. 

378. Puceinia graminis Pers. Ih'sp. Mcth. p. 39 et Syn. p. 223. — Sacc. 

Syll. VII. p. 622. — Brios. et Cavr. " Fung. Parass. „ n» 59. — 
Syd. Monogr. Ured. I. p. 692. 

Stadio teleutosporico su culmi di Triticum vulgare L.; Parre, ago- 
sto 1907! (Cfr. Zi" Contrib. n° 277.) 



— 212 — 

Subcl. ISVBASIDIAE (Sclirot.) em. Sacc. (Hymenomycelae Fr.) 

Onlo Hymeniales (Fr.) em. Sacc. (Hymenomycetae Fr.) 

Fam. Agaricaceae Fr. 

Sect. Leucosporae Fr. 

3 79. Armillaria mellea (Valil.) Fr. Sxmi. Veget. Se. pag. 274. — Sacc. 
Sìjll. V. p. 80. — Brios. et Cavr. Fung. Farass., n" 166. 
Su Moriis alba L.; Palazzago e Corte, autunno, 1906! 

380. Marasmius oreades Fr. Epkr. p. 375. — Sacc. Si/ll. V. p. 510. 

A Calolzio ed a Corte, novembre 1906! 

381. Lepiota iiauciiia Fr. Epicr. p. 16. — Sacc. Syll. V. p. 43. 

Corte, novembre 1906! 

Sect. Melanosporae GiU. et Britz. 

382. Hj'pholoma faseieiilare Huds. Fi. Augi. p. 615. — Sacc. Syll. V. 

p. 1029. 

Palazzago, autunno 1904, e Corte, novembre 1906! 

383. Copriiius atrameutarius ( Bull.) Fr. F2)ia-. p 243. — Sacc. Syll. V. 

p. 1081. 

Calolzio, novembre 1906! 

Fam. Polyporaceae Fr. 

384. Polystictus hirsutus Fi-. Syst. Myc. I. p. 367. — Sacc. Syll. VI, 

p. 257. 

Su rami corticati di Prunus Cerasus L.; La Serta, novembre 
1906! 
585. Trametes cinnabariiia (.Tacq.) Fr. Hym. -Enr. p. 5S3. — Sacc. 
Syll. VI. p. 353. 

Su Fagus silvatica L. e su Prunus Cerasus L. ; ad Oltre Colle ed 
in Valle del Riso, agesto 1907! 
386. Cyatus striatus (Huds.) Hoffm. Veget. Crypt. p. 33. t. Vili. f. 3.— 
Sacc. Syll. VII. p. 33. 

In un prato, Val Nossana, agosto 1907! 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



NOTE DI BIOLOGIA DEI SEIVII. 



Dott. LUIGI MOXTEMARXmi. 



Azione della gravità sulla germinazione dei semi. 

Facendo due anni or sono alcune esperienze, per la scnola, col 
clinostato di Wiesner, mi sono accorto clie i semi di Catalpa s>jrinijae- 
folia Bunge, sottratti con tale appareccliio all'azione unilaterale della 
gravità, germinavano qualche tempo prima che quelli di controllo se- 
minati entro vasetti fissi. Per esempio, dal G al 12 febbraio 190G, su 
36 semi di detta specie posti, insieme a fagiuoli, piselli e Acacia Jii- 
librissin Willd., in quattro vasetti giranti sul clinostato, ne sono germi- 
nati 18, mentre nei vasetti fissi di controllo non ne era germinato 
nessuno. Gli altri semi non hanno presentato alcuna differenza. 

In seguito a questa osservazione, per vedere se realmente si trat- 
tasse di un'azione della gravità sopra la germinazione dei semi di 
Catalpa, o di una casuale differenza di umidità o di germinabilità di 
semi provenienti da frutti diversi, scelsi accuratamente semi di aspetto 
e dimensioni eguali, presi da frutti pure eguali, e li arrotolai in modo 
conforme in strati dello stesso spessore di cotone inumidito in egual 
misura, avvolgendo poi i diversi rotoli, per impedire la dispersione 
dell'umidità, con carta stagnola, e disponendoli in seguito parte sul 
clinostato e parte fissi, vicini al medesimo, si da lasciarli sottoposti 
alla stessa temperatura ambiente. 

Le esperienze, fatte nel 1906 e ripetute nello scorso ed anche in 
quest'anno, confermarono sempre il risultato della prima osservazione, 
come rilevasi dai dati che qui riassumo : 

Atii cleiriil. But. dell' l'ìiiversiià di Pavia — Serie II — Voi. XIII. 16 



— 214 - 

in clÌDOSt3to ' control o (fissi) 

dal 12 al l'Jfebbr. 1906: su 80 semi, ne erano germinati 59 su 80, ne erano germinati 2 

„ 26 , 31 maggio 1907: , 52 „ , , , 41! ,52,,, „ „ 35" 

,1,5 giugno , : , 90 . , . „ 70 „ 90, „ , ,30 

, 3 „ 13 marzo 1908: , 45 , „ „ . 44 , 45,,, , ,33' 

, 13 , 19 . , : „ 40 , , , , 31 „ 40, . . , 5 

, 26 marz. al 5 apr, „ : „ 45 , , , „ 30 , 45, , „ „ 3 

Dai quali dati risulta evidente che la gravità esercita un'azione 
sulla germinazione dei semi della Catalpa syringaefoUa. nel senso che 
quando agisce successivamente su tutti i lati dell'embrione ', accelera 
il fenomeno. 

Anche sui semi della Catalpa Kaempferi Sieb. la gravità esercita 
un'azione simile, come rilevasi dalle seguenti esperienze: 

ili i;liuoslalu coDlroUo (fissi) 

dal 12 al 19 feijljr. 1906: su 40 semi, ne erano germinati 38 su 40, ne erano germinati 5 

, 3 , 9 marzo 1908: , 75 . , „ , 74 , 75, „ , , 37' 

, 13 „ 17 „ , : „ 65 , , , , 29 , 65, „ „ „ 2 

- 19 „26 , , : , 55 „ „ , , 47 , 55, „ , „ 41' 

Quanto ai semi delle altre piante, oltre i fngiuoli, i piselli e le 
Acuiià che, come già dissi, rimasero indifferenti al clinostato, non mo- 
strarono in modo sensibile una germinazione più pronta, sullo stesso 
appareccliio, nemmeno le fave, la veccia, il frumento, il ravizzone, 
l'acero, ecc. Tra tutte le piante da me sperimentate, solo la Giurine 
sinensis Lindi, presentò lo stesso fenomeno della Catalpa. Con essa 
infatti ottenni, in due esperienze, i seguenti risultati: 



dal 12 al 19 febbraio: 
„ 16 , 23 aprile: 



' Nei casi nei quali anche i semi di controllo erano germinati in numero 
rilevante, il fatto era dovuto all'avere protratto di qualche giorno la durata del- 
l'esperienza; però, che sul clinostato i semi giranti fossero germinati, oltre che 
in maggior numero, anche prima, era dimostrato dalla evidente maggiore lun- 
ghezza raggiunta dalle giovani radici. 

- Un fenomeno analogo ha osservato AV. Kinzel {Ueher die Wiz-Jcun;/ tee- 
cìiselnder Waniiiieit aiif die KeiiiiKiii/ einzeluer Samen, in Landwiiiìiscii. Ver- 
suclìssfaf., Bd. Liv, 1900, pag. 131-139) per la temperatura: i semi di diverse 
Conifere, di Graminacee e di altre piante, germinano più regolarmente e rapi- 
damente se canihia continuamente la temperatura alla quale sono sottoposti. 
Però nel caso mio non trattasi di un cambiamento di intensità della forza sti- 
molante (la gravità), ma di un cambiamento di direzione. 



ÌD clinostato 


fùntrollu (lissi) 


SU 12 semi, ne erano germinati 12 
» 28 , , , , 22 


SU 12, ne erano germinati 8 
, 28, „ „ ,18 



— 215 — 

Siccome la differenza potrebbe essere dovuta, tanto per la Catalpa 
che per la Glicine, al fatto che g-irando continuamente su sé stessi i 
semi vengono più sovente a trovarsi in una posizione eventualmente 
favorevole alla germinazione ', ho provato anche a disporre parecchi 
semi delle stesse piante, scelti convenientemente come sopra, in terra e 
cotone umido nelle più diverse posizioni possibili, ma non trovai che in 
alcuna di queste la germinazione avesse luogo costantemente in tempo 
più breve. Dei resto nelle esperienze delle quali ho riportato qui i 
risultati, i semi di controllo erano tenuti fissi in posizioni tra loro assai 
diverse, così che se veramente si trattasse di una soia influenza della 
posizione, in certi casi avrebbero dovuto germinare prima dei semi 
posti su clinostato. 

Non si tratta dunque di un'azione unilaterale che la gravità eser- 
citi solamente quando gli embrioni si trovino orientati in un determinato 
modo, e quindi più sentitamente su semi giranti che si accostino perio- 
dicamente a tale favorevole orientazione, ma di una vera e propria azione 
stimolante che la gravità esei'cita quando possa successivamente influire 
sui diversi lati dell'organismo e che si esplica in una più rapida germina- 
zione ed in uno sviluppo pure più rapido dei giovani organi della piantina 2. 

Di quale natura sia tale azione stimolante, non è facile dire. Po- 
trebbe darsi che la gravità, come vuole il Biicher ', agisca come vero 
stimolo trofico provocando su tutti i lati del giovane organismo una 
maggiore attività trofica e, di conseguenza, un accrescimento più ra- 
pido; potrebbe anche darsi che, accettando le idee del Nèmec e del- 
l'Haberlandt sul geotiopismo, si trattasse di un puro fenomeno di ecci- 
tazione plasmare dovuto allo spostamento continuo di cistoliti contro 
il jaloplasma delle cellule. Comunque, è probabile che il fenomeno da 
me osservato nella Catalpa e nella Glicine, si;i, in misura più meno 
sensibile, più comune di quanto si cieda. 



' Che in certi casi la posizione dei semi possa avere una qualche influenza 
sulla durata della germinazione, risulta per esempio dalie osservazioni del Noli 
.{Zin- Keimum/s-Phì/.siolof'/ie der CiicKrhitaceen, in Laii/lir. Jarhrh., Bd. xxx, 1901, 
pag. 145-165) per le Cucurbitacee, e in quelle più recenti del Dott. Bruttini 
I Iiìfiiienza della posizione dei semi nel terreno sulla durata della r/eniiii/azione, 
in Le Staz. Sper. A>ir. If.. Voi. 38, 1905, pasr. 4f>6-469) per altre piante. 

- Noto ohe il Noli (loc. cit.) ha osservato che il tallone delle Cucurbitacee 
si sviluppa uniformemente intorno a tutto l'asse, facilitando cosi la germinazione, 
quando i semi germinati vengano rivoltati su sé stessi. 

' H. Biicher, Anatomische Verander unteli bei f/ewaltsamer Kriiiiimuwj uiid 
r/eotropischer Iiidurtion, in Priìigsheiiii 's Jahrh. /'. u\ Hot-, 1906, Bd. xliii, 
pa-. 271-360. 

11 Biicher ha visto che anche ingessamlo un organo in modo da impcilirne 



— 216 — 
Che esso possa anclie avere un valore biologico nel senso di facili- 
tare la germinazione di quei semi che alla primavera sono mossi conti- 
nuamente dal vento sulla terra umida, non credo. Mi induce ad escludere 
tale ipotesi anzitutto il fatto clie i semi di (elicine, che pur sono grossi 
e pesanti, si presentano in modo marcato sensibili a tale azione della 
gravità; in secondo luogo il fatto che, in germi iiatoio, non sono riescito 
ad. accelerare la germinazione dei semi di Catalpa nemmeno rivoltandoli 
su sé stessi tutti i giorni. 

II. 

Azione dei vapori di etere e di cloroformio 
sopra la germinazione dei semi. 

L'azione degli anestetici sopra i semi delle piante superiori fu già 
oggetto di parecchie ricerche. 

Fin dal 1879 il Giglioli ' lia osservato che i semi di erba medica 
possono germinare anche dopo molti giorni di immersione nel cloroformio 
e nell'etere e che resistono pure all'azione dei vapori dell'etere bol- 
lente (temp. 36°). 

Più tardi il Coupin - ha constatato che i semi di trifoglio e fru- 
mento, quando sieno ben secchi, possono rimanere fino 28 giorni nei 
vapori di etere e di cloroformio senza perdere il loro potere germinativo, 
il quale invece viene diminuito in presenza di umidità, vale a dire 
quando, coi fenomeni che precedono la germinazione, si risveglia la 



ogni curva, l'azione della gravità si esplica con fenomeni trofici (grossezza delle 
cellule ed ispessitnento delle membrane cellulari) i quali non lasciano dubbio che 
detta azione rappresenti anche uno stimolo trofico. Ciò del resto si accorila con 
quanto aveva già osservato P. Czapek (Siolfwfclisdprocesse in der (jeotropixrh 
(lereizieiì Wurzelspitze und in phofofropisch sensihìe Orrianen, in Ber. d- deiUs. 
hot. Ges. 1907, pag. 464-470, confermato poi in: Sli>ffwerlisfìproce.sse liei liì/drofi-o- 
pl.fc/ier iiiìd liei phatidropischer Reisiinii, il)idera, 1903, pag. '243-246) circa gli scaml>i 
chimici che possono avvoiure negli organi fiiovani per l' azione de^li stimoli 
gectroiiico, cliotropico, ecc. 

L'Haberlaniit (Veher deu Einfluss des Schuttelnsauf die Ferzeption des geo- 
tropischen Reizes, in Ber. d. deuts. hot. Ges., Bd. xxvi, 19C8, pag. 22) attribuisce 
ai cistoliti l'azione eccitante anche delle scosse sui fenomeni di geotropismo. 

' Giglioli I. Sitila resistema di alcuni semi all'azioni' prolìiniiata di a'jeiiti 
chimiii ijas.sosi e liquidi {Gazzella Chimica Italiana, Voi. ix, 1879; pubblicato 
anche in Ainniariù d. Il- Scuola Sup. d'Agr. di Portici, Voi. ii, 1880). 

'' Coupin II. Action des vapeurs anesthésiques sur la ritalité des f/raittes 
sècìies et 'liiiniide.t {Compi. Rend. d- s. d. l'Ae. d. Se. d. Paris, 1899, T. cxxixi 
pag. .561). 



— 217 — 

vita. Ne concluse clie i vapori degli anestetici non esercitano alcuna 
azione sul protoplasma allo stato di vita latente. 

Invece lo Schmid ' vide che se si leva ai semi una parte dei tegu- 
menti e poi si sottopongono all'azione dei vapori del cloroformio, ne 
viene ridotto quasi a zero il potere germinativo; onde, in opposizione 
coi Coupin, egli venne alla conclusione che detti vapori uccidono il 
protoplasma anche allo stato di vita latente, e che la resistenza dimo- 
strata in misura diversa dai semi delle diverse specie ^ è dovuta uni- 
camente alla maggiore o minore permeabilità dei tegumenti seminali 
pei vapori in parola. 

Che la resistenza dei semi all'etere e al cloroformio, allo stato 
liquido a quello gassoso, sia dovuta alla impermeabilità dei loro 
tegumenti per dette sostanze, venne ammesso anciie dal Kurzwelly ■' e 
dal Becquerel', il quale ultimo, dopo avere confermato le precedenti 
osservazioni del Giglioli sopra la germinabilità dei semi di erba medica 
(e l'autore francese osservò le medesime cose pure pel trifoglio, lupino, 
piselli, ecc.) anche dopo immersione per 360 giorni nei liquidi suddetti, 
rilevò che tale resistenza è condizionata alla incolumità e continuità 
dei tegumenti seminali, e cessa quando una rottura di questi permetta 
ai liquidi di penetiare in contatto coi tessuti interni e sciogliei'e com- 
pletamente, in parte, i contenuti cellulari. 

È però, secondo me, da osservare che in questi casi l'etere ed il 
cloroformio non agiscono come anestetici, ma come solventi delle sostanze 
cellulari, onde rimane ancora a studiarsi se essi, in dose opportuna, 
abbiano qualche azione come anestetici. 

La questione si presenta legata a quella delia vita latente dei semi, 
ed a quella dell'azione degli anestetici sui vegetali in vita latente. 



' Schmid B. Vehcr die Jù'iiirirkii//;/ raii ('hlorofoniidiiiiipfrn iinf nil/ende 
Sttinen {Ber. d. denis. hot. Ges., 1901, Bd. xix, pag. TI). 

- Secondo lo Schmid, per esempio, i semi del eresinone non risentono alcun 
danno dall'azione dei vapori di cloroformio |)roliingata anche per oltre due mesi, 
mentre quelli di frumento e piselli ne vengono danneggiati già dopo 24 ore. 
Però per quanto riguarda il frumento, io devo confermare le osservazioni del 
Coupin, in quanto i semi di questa pianta, nelle esperienze da me fatte, germi- 
narono normalmente anche dopo essere stati esposti per quattro giorni all'azione 
dei vapori di clorofoniiio e di etere. Lo stesso dicasi dei semi di f,Tanoturco, 
lupinella e trifoglio. 

° Kurzwelly W. Ui-hrr die IVidei-sffiinIsfiihi'jkeit iroi-kener /if/a>ìib'cher 
Ori/anisiiieii gefjen ;iiffi{;e Stoffe \ Prinijslieiiii 's Jaìtrh. f. w. Bot., Bd. xxxviii, 
1903, pag. 291).' 

^ Becquerel P. Action de ì'élher et di( rhlorofonne sur les f/raines sécìies 
(Compt. lieiKÌ. d. s. d. r.lr. d. se- d. Paris, lyo.'), T. rxr,, pag. 104!»). Il Becquerel 



— 218 — 

Se, come risulta dalle ricerche più recenti del Bonnier e di altri ', 
nei semi in riposo la vita non è completamente sospesa, gli anestetici 
dovrebbero esercitare su di essi la stessa azione che esercitano sugli 
organi vegetali durante il loro periodo di riposo. 

Orbene, è noto, specialmente per le ricerche del Johannsen -, che 
sottoponendo un arbusto in riposo all'azione dei vapori di etere o di 
cloroformio per 24-48 ore, ne viene eccitata la germogliazione delle 
gemme, la quale, specialmente se l'esperienza è fatta durante l'iiltima 
fase del periodo di riposo, può cosi anticipare anche di qualche settimana. 

La ripetizione di una simile esperienza sui semi non è tanto facile ', 
sia per la presenza dei tegumenti seminali, la cui struttura e le cui 



aveva già visto che i tegumenti seminali possono riparare i tessuti interni anche 
quando i semi sieno immersi nell'aloool .issoluto (Nésistaìice de ceiiaines 'jraines 
à l'action de l'alcoìto! absolii, ibidem, 1004), e confermò gli stessi risultati, dando 
ancora la medesima importanza ai tegumenti, anche nel suo recente lavoro: 
Ret-herches sur la rie Udente dfS (iraiiics (Ann. d. Se. Nat., Botaniquc, Ser. ix, 
T. V, 1907, pag. 193). 

Del resto non si esclude nemmeno da altri autori che le diverse proprietà 
dei tegumenti possano spiegare il vario comportarsi dei semi anche di fronte ad 
altre sostanze che per alcune specie servono da eccitanti la germinazione, come 
per esempio, l'acqua marina (veggasi: S. Birger. Ueher den Einfiuss des Meer- 
wassers aiif die Keimfdlniikeit der Sa>iien,ìn Beiti: z. Bot. Centralbl., Bd. xxi, 
1907, pag. 2()3). 

' I più importanti lavori su questo argomento sono riassunti ed illustr-iti 
anche con osservazioni ed esperienze originali nella recente memoria di G. Albo: 
La rita dei .feiiii ulhi stato di riposo {Biolo;/ira, Torino. 1907, Voi. i, pag. 424). 

Veggasi anche: P. Becquerel, Recherches sur la rie, ecc. 

Il risultato delle mie esperienze, cui si riferisce la presente nota, viene a 
confermar.' l'analogia tra la vita latente dei se7ni e quella degli organi vegeta- 
tivi durante il periodo di riposo: il fenomeno appare più complicato per l'essic- 
camento. 

^ Johannsen W. Das Aether-Verfaliren beiiii. Friihtreiben mit hfsnnderer 
Beriicksirhtinun;/ der Fliedr-rtreiberrt (Jena, 1900 e 1906). 

Veggasi anche: 

Maumené A. Nourelln méthode de i-uìture forrée des aròustes et des plantes 
souinis à furtion de l'éitier et dii cìiìorofoniie (Paris, 1903). 

Idem. L'Anesthésie des végétaux et .ves conséquences dans Viiidiistrie du 
forcarle {Reme Scientific/ue, 1903, T. xx, pag. 353). 

Howard W. L. Vnlcrsnchiing iiher die fVinteriieriode der Ffìanzen (Inaug. 
Diss., Halle, 1906). 

" Ecco come si esprimi? in proposito lo stesso Johannsen (toc rit., pag. 4.5l : 
' Ich muss mich hier an das Verhalten der Knospen halten; Sanien bieten in 
" mehreren Beziohungen schvfierigere Verhilltnisse dar, besonders wegen der 
" Komplikation dureh das Eintrocknen,wodurch elien weitere Moraente hinzutreten. 
" Die Samen lasse ich also hier ausser Betraihtung ,. 



— 219 — 

proprietà, diverse da specie a specie, possono impedire, favorire o co- 
munque regolare in modo peculiare la penetrazione e l'azione dei gas 
■esterni sui tessuti interni, si da rendere difficile stabilire le dosi oppor- 
tune; sia perchè l'essiccamento più o meno forte dei tessuti porta seco 
una complicazione dello stadio di riposo; sia finalmente perchè per molti 
semi non si può sapere con precisione se trovinsi veramente in stadio 
di riposo, in semplice sosiiensione di vita (quella che il .Toliannsen 
chiama gezwungene Umwirksatnkeit) dovuta alle coudizioni esterne nelle 
quali si trovano. 

Bisogna dunque procedere per tentativi, diretti sia alla ricerca 
del soggetto adatto, sia alle condizioni nelle quali sottoporlo alla 
esperienza. 

Tra tanti semi da me sperimentati, per la massima parte rimasti 
indifferenti all'azione dei vapori di etere e di cloroformio, trovai che 
quelli di Catalpa syringaefolia Bunge e Cat. Kaempferi Sieb., presentano, 
dopo un trattamento per 3-5 gioini coi vapori suddetti, un fenomeno 
analogo a quello osservato dal .Joliannsen per gli oigani vegetativi in 
riposo, germinano cioè piii rapidamente. 

Le esperienze furono condotte nei testé decorsi mesi di marzo e- 
aprile. I semi da sottoporsi a cloroformio o etere erano posti sotto una 
campana di vetro insieme a una bacinella contenente sufficiente quan- 
tità dell'uno e dell'altro liquido; quelli di controllo erano messi sotto 
altra campana senza liquido. Tutti venivano presi da uno stesso frutto 
e scelti possibilmente di aspetto esterno e dimensioni eguali tra loro. 
Dopo 3-5 giorni di soggiorno nei vapori anestetici, i semi erano rego- 
larmente disposti in una bacinella di un germinatolo, mentre nella 
bacinella vicina si disponevano nello stesso modo i semi di controllo. 
Il germinatoio era tenuto in serra calda, alla temperatura di 18°-20° C. 

Ecco i risultati di alcune esperienze: 



VAPORI DI CLOROFORMIO. 

a) Catalpa syringaefolia Bunge. 

semi lialtiili semi di coiilrolio 

dopo trattamento di 4 giorni, in 5 giorni : su 10 semi, ne sono germinati 5 su 10, germinati 3 

» » n 3 „ „ » : » 10 „ M n „ » l"i )) 1 

, „ „ 5 » » 8 „ : „ 15 „ „ „ „ 11 . 15, , 3 

b) Catalpa Kaempferi Sieb. 
dopo trattamento di 4 giorni, in 3 giorni: sa 10 semi, ne sono germinati 3 su 10, germinati 



— 220 — 

VAPORI DI ETERR. 

a) Catalpa si/ringaefolia Buiige. 

iJopo trattamento di 3 giorni, in 6 giorni: su IO semi, ne sono germinati G su IO, germinati l 
„ , 4 giorni, in 6 giorni: su 45 , 30 .,45 6 

b) Catalpa Kaempferi Sieb. 
dopo trattamento di 1 giorni, in 3 giorni: su 10 semi, ne sono germinati 3 su 10, germinati 

E probabile che, sperimeiitaiulo coi semi di molte altre specie, se 
ne trovino di quelli nei quali il fenomeno si presenti più accentuato. 
Occorrerà studiare in modo particolare i semi nei quali la germinazione 
è lunga, ossia si richiede un certo periodo di tempo tra il fenomeno 
dell'assorbimento dell'acqua e la rottura dei tegumenti coU'uscita della 
radichetta: in tali casi sarà piti facile rilevare una qualsiasi azione 
eccitante che affretti la germinazione. Dove la struttura dei tegumenti 
e le loro proprietà fisiche sieno tali da lasciare passare in certa misura 
i vapori degli anestetici, e dove le condizioni interne di essiccamento e di 
conseguente vita sospesa sieno tali da lasciare ai protoplasmi cellulari 
una certa sensibilità, regolando opportunamente l'azione degli agenti in 
parola, deve essere possibile accelerare in misura sensibile la germina- 
zione. Lo si può argomentare dal fatto che la germinazione di parecchi 
semi può essere facilitata non solo con agenti chimici, ma anche con 
mezzi fisici i quali non possono avere altra azione che quella di ecci- 
tare i plasmi cellulari '. 



Ricordo, peri-hè in relazione a quanto accenna il Joliannsen di analofria 
tra l'azione delle basse temperature e quella de«li anestetici su;'!! oi^ani ve^ie- 
tativi che vanno in riposo, che, secomio il Selby {Germination of the Sneds" of 
xome common ciiUirated plaiits, uftm- proìon;/ed immersion in liqiiid air, in Bull. 
Torreu Hot. Clnli, 11)01), dopo immersione per 48 ore in aria liquida ad una tem- 
peratura di - 190" C, i semi di girasole, frumento e secale presentano una ma^igiore 
rapidità di germinazione. 

Anche il Behrens {Celm- die Heeinflussuu'.l dn- Keimfahiqkeit r/eioisser Sa- 
men durch Xarcho.se und Verwundnn;/, in Ber. d. Grossi,. Bad. Landw.Versnchs- 
anstalt Aii(imtenber;i, 19061, in un lavoro del quale ebbi notizia solamente men- 
tre erano in corso di stampa queste note, conferma l'azione stimolante dei vapori 
di etere sopra la germinazione di certi semi, e sostiene che anche le ferite acce- 
lerano tale fenomeno perchè hanno un'azione stimolante, non perchè facilitino 
la penetrazione dell'acqua. 



— 221 — 

III. 
Casi di poliembrionia iu semi di Aiigiosperme. 

I casi di poliembrionia nei semi delle Angiosperme sono relativa- 
mente frequenti. 

Già fin dal lS7s, lo Strasbiirger \ distinguendo la poliembrionia 
apparente, dovuta alla fusione di due o più ovuli in un solo seme, da 
quella vera, caratterizzata dalla presenza di \nh embrioni in un seme 
proveniente normalmente da un solo ovulo, faceva un elenco e descri- 
veva parecchi casi (alcuni già illustrati da altri botanici) nei quali la 
presenza di due o più embrioni in un seme era dovuta a gemmazione 
delle cellule della nocella circostanti al sacco embrionale (Funkia ovata, 
Nothoscordum fragrans, Citrus Aurantium, Mangifera indira, Evoìii/miis 
latifolius, Caelebogipie ilici foUa). 

Simili casi di poliembrionia dovuta alla presenza dei cosi detti em- 
brioni avventizi - formatisi per gemmazione delle cellule della nocella 
che rivestono il sacco embrionale, furono di poi descritti anche per altre 
piante, quali VOpunf/a ndgaris "' e YEnphoì-bia dulds *. 

Oltre a questi, vennero anche descritti casi nei quali l'embrione in 
sopranumero era dovuto o a uno sdoppiamento della cellula ove {Enj- 
thronium americannm '", Tulipa Gesneriana. ''), o a fecondazione e snsse- 

' Strasburger E. Ueher Poìì/nidirijoine {Jen. Zfsrhr. f. Xatunc, Bil. xii, 1878, 
pag. 647). 

Casi (li semi di Maiifiifera ìndica con due embrioni vennero presentati 
anche recentemente alla Società Botanica di BrandeburjiO dall'Etmler (l'oìì/eiii- 
hryonie bei Ma/i'/ifet-a indica, in Bo/. Munatnchr., Brandenburg-, l'JOO, Bd. xviii, 
pag. 95). 

- Schilberszky K. (Vjabb udatol: a io/fc.scrdjusd'j isnieretéhe::, riassunto nel 
Bot. Cenfralbl., 189.5, Bd. lxiv, pag. 229) propone opportunamente di chiamarli 
pseudoemlirioni perchè di origine puramente vegetativa e nocellare, riservando 
il nome di emlnioni solo a quelli che piovengono dalla cellula ovo o da uno dei 
nuclei con essa legati. 

^ Montemartini L. Contributi) albi studio dell'anatomia del frntto e del seme 
delle Opunzie {Atti delibisi. Bot. di Paria, Ser. ii, Voi. v, 1896). Veggasi anche: 
Ganong W. P., Ujìoh Polycndti-t/onij and ils morpìiolo(l>/ in Opuntia vulgaris (Bo- 
.tanical Gaiette, 1898, Voi. xxv, pag. 221). 

* Hegelmaier F. l'eber einen neuen Fall ron habitueller Polyeinbnjonie {Ber. 
d. dents. bot. Ges.. 1901, Bd. xix, pag. 488), e Zur Kenntniss der Polìjcmbr'jonie 
ron Euphorl)ia dulcis Jaccj. (ibidem, 1903, Bd. xxi, pag. 6). 

° Jeffrey E. C. Pohjembnjony in Erythronium americanum {Ann. of Bot., 
Voi. IX, 1895, pag. 537). 

'■ Ernst A. BcitrO'ie sur Kenntniss der Enliviclelung des Entbryosaekes und 



— 222 — 

giiente moltiplicazione di una delle sinnergidi {Iris sibin'ra ', Liliiim 
Martagon "), o a moltiplicazione di qualcuna delle antipodi {Mlium 

odorum '). 

E finalmente vennero descritti casi di poliembrionia in semi a com- 
pleto sviluppo, dai quali alla germinazione si avevano due piantine 
(Palme ', Poa prateusis ■', Mangifeni indicò, e Eugenia Jambos ''), la cui 
origine non fu possibile determinare, ma una delle quali probabilmente 
era dovuta a gemmazione del tessuto nocellare. 

Avendo avuto occasione di far germinare moltissimi semi di Catalpa 
si/rinqaefolia Bunge, ebbi occasione di osservare anche in questa specie, 
nella quale non era ancora stata rilevata, casi di poliembrionia, mani- 
festantisi coU'esistenza di due embrioni completi e capaci di germinare, 
in uno stesso seme. 

I casi da me incontrati furono quattro. In tre gli embrioni, bene 
individualizzati l'uno dall'altro, completi e solo un po' più piccoli del 
normale, avevano germinato e si erano sviluppati in due piantine auto- 
nome; nel quarto erano uno un po' più grosso dell'altro ed avevano ra- 
dichetta e cotiledoni ben distinti; però erano saldati insieme alla base 
del loro ipocotile: avevano germinato ambedue ma non potevano liberare 
dai tegumenti i loro assi. 

Dall'Istituto Botanico di Pavia, magg-io 1908. 



rfes Emhryo (Pidijemlryunic) voii Tulipa Gesneriana L. (Flora, 19(il, Bd. 88, 
pajj. 37). 

' Dodel A. Beifriifie J»r Kenntnisa iler Befriirhtiat'jserscheiniiii^/eìi. bei Iris 
sibiriea (Ziirich, 1891. Vejjgasi anche: K. Scliilberszky, loc. cil.). 

- OTerton E. Beifra;/ :ur Kenntniss lìer Entirirl-ehiììf/ und ]'ereini<iun'i der 
G eschhchtaprodukte bei Lilium Martagon (Ziirich, 18!)1). 

^ Tretjakow S. Die Beiheili(/ìmr/ der Antipoden in Fiilleit der Poìi/entbri/onie 
bei Allium odorum (Ber. d. deuts. hot. Ges., 1895, Bd. xiii, pag-. 16). 

* Gratin C. L. Qiielqnes cax de poIi/enibri/OHie chez jAuaieurs espkes de pai- 
iiiiers (Rer. ijéii. de Botaniqiie, 1905, pag. 60). 

' Zirnmermann A. l'eber Pol'/eiHbr//iiiiie bei Poa pratensis (Arch. Ver. Fr. 
Xatiirf. Mekleiibur'i, 190-t, Bd. lviii). 

■ CooK M. I., Notes on Pohjembfìjony (Torr/ya, voi. vii, 1907, pag. 113). 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

(la GIOVANNI BRIOSI 



SU UNA 

GRAMINACEA NUOVA, INFESTANTE DEL RISO 

(PANICUM ERECTUM w. sp.) 

DEL 

Dott. GINO POLLACCI 



Visitando alcune risaie della bassa valle del Ticino, nell'ottobre 
dell'anno scorso, la mia attenzione fu colpita dalla presenza di un 
panico il quale sorpassava il riso in altezza e si distingueva netta- 
mente dalle altre specie per il portamento molto [eretto, per la forma 
lanceolata della pannocchia e sopratutto per la disposizione verticillata 
delle spighe. 

Tale pianta la raccolsi poco lungi da Pavia e precisamente in 
risaie appartenenti alla Cascina Campomaggiore (riva destra del Ti- 
cino) condotta dai signori Livraga, distinti agricoltori di questa zona 
agricola. 

Tale panico cresceva sparso fra mezzo al comune giavone {l'a- 
ninnn Ci-iis-galli L ) ed al Paiiìc/<in pìuiUoporjon Stapf., conosciuto questo 
ultimo dai nostri contadini col nome di giavone anierirano. 

Gli agricoltori, da me interrogati, dimostrarono che già si erano 
accorti della presenza della nuova specie di giavone per l'addietro mai 
visto, ne avevano già laccolte diverse piante e la distinguevano dagli 
altri due panichi col nome di Giavone chhiese ^ 

Le risaie nelle quali raccolsi tale panico erano solo due ed en- 
trambe coltivate con sementi provenienti da Shninjhaì, importate per 
esperimento dal Prof. A. Branchini, Direttore della Cattedra di Agri- 
coltura di Pavia; quindi è quasi certo che semi del panico • oggetto di 



' In dialetto: (Jiarùn chines. 

Atti (leli'Ist. Boi. dell'Università di Pavia - Serie li - Voi. XIII.. 



— 224 — 

studio, fui'ono importati con il riso dalla China e trovarono poi qua 
condizioni favorevoli al loio sviluppo; cosi potei notare che la matu- 
ranza delle sementi era nn po' tardiva, il che si nota in generale anche 
per tutte le varietà di riso chinese o .giapponese nei primi anni di 
importazione. 

Del nuovo panico potei raccogliere un buon numero di esemplari, 
i quali per la massima parte, hanno spighette senza resta ed in minor 
quantità colla resta, pur eguali rimanendo gli altri caratteri. 

Cioè, come [lel Giavone comune, anche di tale specie si distin- 
guono due forme, la forma mutica e l'aristata. 

Lo studio del genere Panirum è reso molto difficile per la man- 
canza di speciali monografie; però la sezione Echinochloa non conta un 
numero molto grande di specie; a tutt'oggi i Pankum (con i loro sino- 
nimi e distribuzione geografica) finora conosciuti che vanno compresi 
nella suddetta sezione, sono i seguenti: ^ 

,§ Echinochloa P. de Beauv. 

Panicum colonum Lin. Syst. ed. X, 870. = Echinochloa coIona Link, 
Hort. BeroL, voi. 2, 209. E. zonalis Pari. FI. Panorm. I, 119. 

Raccolto in Italia presso Genova, Viterbo e Napoli, in Calabria e 
Sicilia, inoltre nella Spagna merid., Cau., Azz., Afr. bor. e trop., Asia occ. 
e trop.. America. 



II, .596 



P. cubense Steud. Nom. ed. II, 2, 255. = E. cubensis Schult. Mant. 
Raccolto in Cuba. 



P. Crus-galli L. Sp. plant. 56. = E. commutata Schult. Mant. II, 267. 
E. composita Presi, ex Steud. Nom. ed. II, I, 537. E. Cnis-corvi Beauv. 
Agrost. 53. E. Cms-galU Beauv. 1. e. E. disticha St. Lager, in Cariot 
Etud. des fior. ed. 8, II (1897) 894. E. Crus-pavonis Schult Mant. II 
(269). E. echinata Beauv. 1. e. 53. P. echinatmn Willd. Enum. Hort. 
Berol. E. frumenlarea Link, Hort. Berol. I, 204. E. hispida Schult. 
Mant. II, 267. E. Hosti Link, Hort. Berol. II, 209. E. onjzoides Fritsch 
in Verh. Zool. bot. Gesel. Wien (1891) 742. E. scabra Roem. et Schult. 



' Elenco che ho riunito con.sultando oltre le memorie originali anche le se- 
guenti opere; 

Iackson. Index Kewensis (e supidementi). 

Pedde, Repcrturium novaruiii specierum regni vegetalis- 

Engler. Bofanische Juìirhiiclier - Leipzig. 

Index Botanique universel des genres, espèces et varietés de Plantes parus 
h'piiis le 1 Janvier 1901, publté par le Bulletin de l'Herbier-Boissier. 



— 225 — 

Syst. Il, 479. P. stagniìium Retz. obs. iv. 17, Host, Grani. Austr. 3, 
t. 2, 51. 

Raccolto in tutte le parti del globo, tranne nelle regioni artiche. 

P. divaricatum Linn. Syst. ed. X, 871. == E. divarkata Anderss. in 
Peter.s, Reise Mossamb. Bot. 549. 

Eaccolto nell'Africa tropic. ed America austr. 

P. elephantipes Nees, Agr. Bras. 1G5. = E elpphcintipes^&^i^ in Mart. 
Keise Bras. II, 1123. 
Raccolto in Brasile. 

P. Isachne Rotli. Nov. PI. sp. 54. -- E. erucifnrmis C. Kock in Lin- 
naea XXI (1848), 437. 

Raccolto in Italia (Marche, Abruzzi, Sicilia), Spagna, Dalmazia, 
Grecia; Asia occid., India, Africa orient. e raerid. 

P. phyllopogon Stapf. Hook. Xeon, pi., XXVII, tab. 2698 (1901). 
Comparso nel 1896 nelle risaie del Novarese, importato coi risi 
asiatici, poi nel Pavese. 

P. pulchellum Raddi, Agrost. Bras. 42. = Er/i inochloa pulrìiella Kunth. 
Enum. PI. L 73. 

Raccolto nell'America tropicale. 

P. prostrastum Lauz. Ilhistr. I, 171. ^E. siihcordata Roeni. et Schult. 
Syst. II, 480. E. sctìyern Roeni. et Schult. Syst. II, 480. 
In regioni tropicali. 

P. Rothii Spreng. Syst. I, 310. = E. irta Schult. Mant. I, 270. 
Raccolto in India orientale. 

P. spectabiie Nees ex Trin. Grani. Panie. 138. =E. spertabile Link. 
Hort. Berol. II, 209. 

Raccolto in America ed Africa tropicale. 

P. zelayense Steud. Noni. Ed. II, 2, 265. = E. zelayense Schult. 
Mant. II, 269. 

Raccolto nel Messico. 

P. Zenkowskii Rupr. Ind. Sem. Hort. Pet. (1851). = E. Zenkowskii 
Regel. Ind. Sem. Hort. Pet. (1853) ex Schult in Linna XXVII (1854) 477. 

Le seguenti specie non vanno comprese inoltre nella sezione Erhi- 
norhloa perchè: 

Echinochloa hirtella Schult. Mant., 2, 269 e V Echinorhlou laweolata 
Beauv. Agr. 53 sono eguali nWOp'i'uneniis ro»ipo:<ifi(s Beauv. Agr. 54. 



— 226 — 

E. squarrosa Roem. et Sehiilt. S.vst. II. 479 =: al CJiamaerapfiis spi- 
nescens Poir. P'iic}-. Siipll. II, 189. 

E. dubia Roem. et Schult. Syst. II, 479. = Oplismenus dubiits Kunt. 
Rev. Giam. 1, 44. 

. E. intermediti Roem. et Scliiilt. -Sy.st. 2, 477 e VE. erythrosperma 
Roem. et Schult. Syst. 2, 477. =- Setaria italica Beauv. Agr. .54. 

E. setosa Reauv. Agrost. .53. = Setaria setoso Beauv. Agrost. 51. 

Dopo accui-ato studio delle diaguosi originali delle .specie sopra 
elencate e dopo aver consultato vari ei'bari, ho potuto concludere che 
il Panico in e.sanie diversificava dagli altri finora descritti per non 
pochi caratteri. 

I caratteri diagnostici clie esso presenta sono i seguenti: 

Pianta che, dall'aspetto delle radici, sembra annuale, e la cui altezza 
arriva fino ad un metro e mexzo; culmo eretto e schiacciato special- 
mente nella parte superiore, liscio e semplice. Le vagine delle foglie 
basali aride, schiacciate, carenate, glabre alla congiunzione colla lamina 
fogliare sul dorso e solo leggermente e poche volte munife di rari peli ai 
margini, i peli sono muniti in questo caso di piccoli tuberculi- la ligula 
manca, le lamine fogliari strette in tutta la loro lunghezza, alla base 
nettamente mozzate, carenate, per lo più scabre ed ai margini molto più 
scabre, la lunghezza delle lamine varia dai 40 ai 60 centimetri. 

La Pannocchia è verticale o solo leggermente all'apice inclinata, 
lunga dai 15 ai 22 cm., lanceolata con spighe unilaterali, 3-4 verticillata 
con verticilli alterni; asse tetragono con angoli scabri, avente ai nodi 
dei peli posti sopra jnccolo tubercolo. 

I rami della rachide non sono gracili. Le spighette sono ammas- 
sate e non ramificate, le spighette inferioii hanno 6-7 cm, di lunghezza, 
mentre le medie 2-3 cm. 

La gluma inferiore è membi-anacea. ovoidea, concava, cuspidata, 
munita di 3 nervi e lunga circa 0,15 cm., la gluma superiore invece 
è elittica, mucronata e talvolta rostrata, munita di 5 iiervi armati di 
brevi setole spinose. La valva inferiore steiile, simile alla gluma su- 
periore, ma incavata per lo più nel dorso, munita di 5 nervi, mucro- 
nata e nella forma aristala avente una arista lunga dai 0,6 ad 1 cm., 
scabra; la valva superiore fertile è elipsoidea, acuta, lunga 0,4 cm., 
senza nervi e simile alla palea; 

Questo panico, come appare dai sopra riferiti caratteri, è molto 
affine al Fanicum phyllopogon Stapf. (b. e), o Giiivone detto americano, 
panico che a sua volta è prossimo al P. Cras-gulU L. ; del quale ha 
le spighette della stessa forma, ma se ne distingue per il portamento 



— 227 — 

« per le foglie villoso-barbate nel punto di congiunzione della guaina 
colla lamina. 

Questo giavone fu raccolto in risaie del Novarese (Arcangeli) e nel 
Pavese (Farneti) ' e con tutta probabilità tale pianta è stata aucli'essa 
importata con sementi di riso provenienti o dalla China o dal Giappone. 

Il Panico da me raccolto, benché affine al phi/llopogon Stapf., ha 
tuttavia caratteri differenziali, tali che a me sembrano sieno sufficienti 
per tenerlo distinto come specie a sé o come importante varietà. Tale 
opinione mia è pure condivisa dal noto specialista agrostologo Stapf di 
Kew, il quale ha avuto la cortesia di controllare il materiale da me 
inviatogli '-. 

Dal P. phyllopogon Stapf, il nuovo Panico si distingue sopratutto 
per le foglie ciie non sono villoso-barbate nel punto di congiunzione 
della guaina colia lamina; tutt'al più solo in pochissime foglie si pos- 
sono scorgere rari peli portati sopra piccoli tubercoli; le lamine fogliari 
sono alia base bruscamente troncate. Le pannocchie sono costantemente 
lanceolate mai snbsecunde; inoltre verticillate, i rami del rachide non 
gracili e le spigliette appressate. 

Dal Panicum Crus-galli L., viceversa, si distingue nettamente per il 
portamento eretto, per il caule compresso, per le foglie carenate, per 
la pannoccliia lanceolata e costantemente verticillata e per il rachide 
setoso-barbato ai nodi, con peli tuberculati. 

In Lombardia cresce comunissimo il 1'. Cms (jalli L. e di esso si 
possono raccogliere numerose se non tutte le forme, le quali però, 
quando vegetano nelle risaie, sempre perdono i caratteri secondari loro 
propri e si riducono a due tipi che si distinguono per un carattere di 
poco valore, e sono la forma mtttica e Varistafa. Le fornie di P. Cnis 
galli L. che vivono sugli stessi argini delle risaie, se vengono semi- 
nati entro la risaia, cioè in terreno sommerso, perdono tutti i loro ca- 
ratteri e ritornano alla forma aristata o mutica, ma sempre con tutti 
i caratteri della tipica. 

Il Panico invece, oggetto della presente pubblicazione, mantiene 
entro la risaia la sua forma caratteristica ed il portamento tanto che 
lo si distingue anche in lontananza. 

Ora questo fatto mi pare degno di essere preso in considerazione, 
perchè denota nella specie dei caratteri stabili e ben fissi di adatta- 



' Farneti. Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. ix (Brevi Note). 

2 Inviai pure esemplare del nuovo Panico anche allo specialista Prof. IIackel 
il quale pur coniunicandoini preziose notizie, mi scrisse da Atteisec che trovan- 
<losi presentemente lontano da ricebi erbarii i; da centri scientifici non poteva in 
modo sicuro pronunciarsi sulla specie mandatagli. 



— 228 — 

mento. A questa specie lio dato il nome di eredum per il suo portamento 
speciale e caratteristico. 

Ecco la diagnosi: 

§ Echinochloa P. de Beauv. 

Panioum erectnm Pollacci. 

Gr.^mex annuum (V), fasciculatum 1-1, .5 m. aitimi. Ciilmus stricte 
erectus, 8-10 nodosus, procerus, superior co:iipressus, glaberrimus, levis, 
simple-T. 

V.iiGiNAE FOLiORUM basaliiiHi e basi latiuscule scariosa angustatae 
compressae, alte carinatae, leves, ad laminae conjunctmiem dorso glabrae, 
insuper non vel leviter ad margines sumnios setoso ciliatae pilis tuhenulo 
fasciridatim insidenfibus, sed plencmqiie t/Iahrae ; lìgn\a,& nnllae; laminae 
folioruni basalium anguste lineares, longe tenuissime attenuatae, inferne 
peralte carinatae, arcte plicatae, 40-60 cm. longae, explanatae, utrinque 
scabriilae, margines asperrimi basi oblique decnrrentes. 

Panicula angusta, erecta vel leviter cernua, 15-22 cm. longa, non 
subsecunda, sed lanceolata, plenunque ver/icillafa vel siibverticillata, ramis 
3 ad b vcrticillis alternis; axis tetragona vel sub-tetragona, ad angulos 
scabra ad nodos setoso barbata, pilis tiiberculis insidentibus; rami rachi 
subappressi, non graciles; spicnlae confertae, non ramosae, infimae 6-7 
cm., mediae 2-3 cm. long.; rachis posterior snbrotunda, anterior acute 
angulata, setosa; spiculae ovoideo-ellipsoideae. 

Gluma inferior membranacea, ovoidea, concava, cuspidata, 3-nervis, 
era. 0,15 longa; superior elliptica-navicularis, mucronata vel rostrata, 
spiculam aeqnans, herbaceo-membranacea, 5 nervis; nervi spinuloso setosi. 

Valva inferior (sterilis) glumae superiori similis sed dorso subap- 
planata, 5 nervis, mucronata vel lostrata (forma mutica), vel aristata 
(forma aristata). Arista 0,6-1 cm. longa, scabra, paleam subaequilongam 
hyalinam includens; valva superior (fertilis) late ellipsoidea, acuta, 
0,4 cm. longa, nitens, paleae similis sine nervis. 

Habitat. In a^ris Oryza satira cultis, prope Papiam (Italia). 

Affinis Panico pln/Hopogoni Stapf, sed Vagiiiis foliorum ad laminae 
conjunctionem dorso glabris, insuper non vel leviter ad margines 
summos setoso ciliatae pilis tuberculo fasciculatim insidentibus pler- 
umque glabris; Laminis foliorum l)asi oblique truncatis; Panicula non 
subsecunda sed lanceolata, plerumque vel subverticillata, ramis 3 ad 5 
verticillis alternis; axi tetragona vel subtetragona; ramis rachis non 
gracilibus; spicuUs confertis; valva su^m-iore (fertilis) paleae simili sine 
nervis. 

Questa nuova pianta io l'iio raccolta solo in due campi, quindi 
finora non si può dire che possa impensierire per la sua diffusione, ma 



' — 229 — 

è bene ricordarsi come il giavoue detto americano fu osservato spora- 
dico anch'esso poco tempo fa, soltanto in rarissime risaie, mentre ora 
« diffuso enormemente nelle nostre risaie cagionando forte dispendio 
alTagricoltore, il quale è costretto a fare sempre maggiori spese di 
mondatura. 

Il nuovo Criavone, come pianta infestante, è assai temibile poiché 
ha un vigorosissimo accrescimento, supera in altezza quasi tutte le 
varietà più elevate di riso e produce abbondanti radici ed abbondanti 
semi; una sola pannocchia porta spesso più di 700 semi. Esso, negli 
stadii giovani, si distingue dal riso unicamente per la mancanza della 
ligula e quindi meno bene del P. phi/llopogon, il quale oltre alla man- 
canza di ligula, ha il caratteristico ciuffo di peli ai nodi che lo fanno 
distinguere dalla giovane piantina di riso, senza troppa difficoltà. 

L'agrostologo Stapf mi comunica che una specie di panico eguale 
a quella sopra descritta e da me a lui mandata per esame, fu raccolta 
a Shanghai ^; ora questo fatto avvalora l'opinione che i semi del Gia- 
vone detto chinese sieno appunto stati introdotti col riso da semina 
proveniente da Shanghai. 

Le vallate del Po e del Ticino presentano numerose piante immi- 
grate nelle nostre regioni; il Prof. Cavara- infatti richiamò l'attenzione 
sulla Solidago serotina Alt. trovata da lui copiosa nei boschi paludosi 
del Po; V Azolla caroUniana W., V Elodea canadensis Michx. si sono rese 
da tempo comunissime '. Lo stesso Prof. Cavara riscontrò presso Pavia, 
lungo il Ticino, l'interessante Cuperus aristaius Rottb. var. Bdckelerì 
Cavara, specie anch'essa evidentemente immigrata dall'Asia insieme a 
sementi di riso. 

Il Chri.st * anche elenca diverse altre piante esotiche che alla stessa 
causa devono la loro presenza nelle nostre risaie, quali per esempio: 
il Cijperas glaher, Cijperus difformis, Cyperus australis. Fimlristylis di- 
chotoma, Siiffrenia filiformis, Y Ammania verticillata. 

Cosi una serie numerosa di altre erhe dannose potrebbero ci- 
tarsi e fra queste va compreso anciie il Panicum erectum sopra de- 



' C.WARA F. Nuova Stazione della Siiìiddtin srrofina Ait. Malpigbia, 11)04. 

■ , » Vedi in Atti Ist. Botanico di Pavia, voi. v, pag. 27. 

Lo Staff così scrive: Nous avons la méme piante dans Vrrhier the Maini/ay 
recolté en 1860-18G1, près Slianyhai, n. 570 et 668. Ces échantillons ont été enu- 
merés par le D.r A. B. Rendle sous P. Crus-iralli in Index Sinensis (Journ. Sinn. 
Sol., voi. XXXVI, pag. 329). 

* Christ H. La Flore de la Saisse et ses ori<iines. Edit. frane, par E. Tièclie 
1883, pag. 518. 



— 23(3 — 

scritto che certamente fu introdotto coll'importazione dei semi di riso 
dalla Cliina. 

Mi è grato in quest'occasione porgere ai cliiarissimi botanici i^tavf 
e Hackel i sensi della mia gratitudine per i consigli fornitimi ed al 
carissimo collega Prof. Farneti che ha voluto compiacersi di coadiuvarmi 
in questo studio, attesto pure la mia sincera riconoscenza. 

Dall'Istituto Botanico di Pavia, Maggio 1908. 



DoTT. Gino Pollacci. 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA Y\ 



Paiiiciiiu ercctiim n. sp. forma iiiutica e forma aridata. 
Figura 1. — Porzione di spiga della fortiia mutica. 

„ 2. — a, Porzione di lembo fogliare (paijina supcriore), 
b. Porzione di lembo fogliare (pagina inferiore). 
, 3. — Spighetta della forma aristata. 
, 4. — Porzione di spiga della ferina mutica. 
„ 5- — Pannocchia della forma mutica. 
„ 6. — Spighetta della t'orma mutica. 
„ 7. — Spighetta aperta della forma mutica. 
, 8. — Pannocchia della foriria aristata. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATOEIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



LA SPIGA DEL GRANO 
IN EAPPORTO COLLA SELEZIONE, 

OSSERVAZIONI PRELIMINARI 

DEL 

Dott. LUIGI MONTEMARTINI. 



La selezione cosidetta metodica o fisiologica del friimeiito, quale 
si pratica da parecchi anni alla Stazione Agraria di Svalof, nella Svezia, 
e viene seguita anche in altre Stazioni di Europa ', consistente nella 
scelta di piante che abbiano determinate qualità generali con attitudine 
a trasmetterle ai loro discendenti e a produrre individui con caratteri 
quasi uniformi, e nella riproduzione distinta e separata delie piante 
medesime sì da avere dei tipi perfettamente puri (i cosidetti tipi jìedigree) -, 



' Cito fra l'altre la Stazione Sperimentale e di controllo di Losanna, nella 
Svizzera, quella di Gand, nel Belgio, quella di Glasterberry, nella Scozia, quella 
di Poppeisdorf, iu Germania, ecc. 

In Italia mancavano fin'ora istituti scientifici che seguissero questa via(veg- 
gasi in proposito quanto scrive anche il ehiar."'" prof. Cuboni nella sua recente 
pubblicazione: / nuovi progressi della biologia vegetale applicati all'agricoltura. 
Roma, 1908.) e la maggior parte degli agricoltori segue ancora il metodo di 
selezione empirica, consistente nella scelta dei semi pili grossi, delle spighe piìi 
belle, delle piante più rigogliose prese in un appezzamento di t'ondo nel quale 
il raccolto si presenti migliore. Solo nello scorso anno venne fondata la Stazione 
di Granicoltura di Rieti, il cui Direttore, Prof. N. Strampelli, si è messo con 
amore alla ricerca di nuove varietà per ibridazione. 

E a ricordarsi l'utilità, ormai da tutti riconosciuta, di migliorare con una 
selezione razionale le buone varietà locali già acclimatate alle condizioni am- 
bienti; l'introduzione di varietà esotiche può dar luogo facilmente ad insuccessi- 
onde non sarebbe a meravigliarsi se non si avessero buoni risultati dalla prova 
teste tentata dalla Società degli Agricoltori Italiani di coltivazione in Italia di 
semi selezionati di Svalof. 

^ Coi metodi di selezione empirica, quali sono comunemente seguiti dagli 
agricoltori, siccome si adoperano semi provenienti da piante diverse, non si ha 

Atti dell' Isì. Bot. dell' Univei-sità di Pavia — Serie II - Voi. XIII. 18 



— 232 — 

ha dato ancora importanza a studi e problemi relativi alla morfologia 
e biologia della spiga, che dopo le classiche ricerche di Wollny, Gran- 
deau, Hallet, ecc., sembravano definitivamente risolti. 

In una interessante comunicazione sulla selezione dei semi, il Vil- 
morin ', insistendo dal canto suo sopra la necessità di una selezione 
per pedigree, dice esagerata l'importanza attribuita dagli agricoltori alla 
grossezza dei semi, la quale rappresenta un carattere dovuto alle con- 
dizioni esterne, non alla variabilità della pianta in sé stessa. I semi 
più grossi danno, è vero, di solito, piante più forti, nella prima fase, 
e, se il vantaggio si mantiene, più precoci che i semi piccoli (che sieno, 
s'intende, ben costituiti, non immaturi, né striminziti), ciò che trova 
spiegazione nella maggiore provvista di materiali nutritizi; però non 
mancano fatti che dimostrano il contrario. A Verrières, per esempio, 
detto autore ottenne il medesimo prodotto da tre parcelle seminate con 
granelli di avena di l'^, 2* e 3'' scelta. 

Più recentemente il Martinet^, sviluppando i criteii scientifici sui 
quali dovrebbe essere basata una selezione razionale e criticando il 
sistema unilaterale della scelta dei semi più grossi, che possono esseie 
insieme a semi inferiori e trasmetterne i difetti ai discendenti, osserva che 
se un'abbondante riserva costituisce una buona nutrizione ed é condi- 
zione utile per un forte sviluppo, essa rimane pur sempre quasi come 
un fattore esogeno ^ e, come una buona concimazione, non può far 
cambiare le qualità del germe che sono endogene. Onde é preferibile 
un seme anche piccolo, purché ben costituito, che provenga da una 
buona pianta di razza ben sicura, ad uno grosso di razza difettosa. 

I semi di una pianta, aggiunge l'agronomo svizzero, non hanno- 
tutti lo stesso potere ereditario : " à coté de ceux qui transmettront 
" fidélement les qualités recherchées dans la piante-mère, d'autres 



una varietà ben distinta e su una sola Hnea. È così che delle molte varietà col- 
tivate che sono poste usualmente in commercio, neppure una è botanieauiento 
pura, mentre sono tutte miscele di varietà diverse. Leggasi quanto scrivono a 
tale proposito il Costaniin {Le transformisme applique ù l' a //riculture. Paris, 1906) 
ed il Blaringhem i La variation des formes réyéiahles, in Rev. fjén. de Bofanique. 
Paris, 1908). 

' F. L. De Vilmorin, La selezione deisemi(BHll. d. s. d- la Sue. Natioii. d'A'jrir. 
il. France, 1900, riassunto nelle Stazioni Speriineniali A'/rarif lt(iìitini\ 190(1, 
Voi. XXXIII, pag. 517). 

- G. Maetinet, Expériences sur la sélecHon des cérénles: rnnsidéralioììs ijé- 
nérales et principes de sélection (Annuaire aij ricole de la Suisse, 1907). 

■* E noto infatti che si può anche asportare una parte di tali riserve, senza 
che la giovane piantina, se le condizioni esterne di nutrizione sono favorevoli,, 
ne abbia a soffrire. 



— 2153 — 

" peuvent fournir des cas désavantageux d'atavisme, d'autres enfin des 
" cas de variations spontanee bornie cu mauvaise. Cela ne peut étre 
" révélé par la giosseur du grain, c'est une fiualité innée dii germe 
" que des essais bien contiòlés peuvent seuls faire observer dans la 
" déscendance ' „. 

Cercare le leggi dell'eredità è perciò, sempre secondo il Martinet, 
forse più utile che tentare la produzione di nuove varietà coU'ibrida- 
zione: fin che dette leggi rimangono ignote e non si conoscono carat- 
teri esterni che rivelino la foiza ereditaria dei singoli semi, conviene 
piantare tutti i semi di una pianta, per vedere quali di essi ne ripro- 
ducono meglio le qualità più interessanti. 

Con questo indirizzo sono appunto condotte, da alcuni anni, le 
esperienze di selezione che si fanno alla Stazione Sperimentale di 
Losanna. 

Anche l'Ulander -, biasimando il procedimento della selezione me- 
todica dei semi più grossi, sostiene che il miglioramento delle piante 
agrarie debba esser cercato con criteri eminentemente scientifici basati 
unicamente sulle leggi della trasmissione e della variazione dei caratteri. 

Spingendosi ancora più avanti nella critica, il Carluwe ^ arriva 
alla conclusione che la scelta dei semi più grossi per la semina non 
solo sia inutile, ma possa anche riuscire dannosa, in quanto elimina dalla 
riproduzione i semi delle spighe meglio sviluppate e più regolari, per 
far posto a quelli delle spighe più o meno anormali. A sostegno di 



' Loc. cit., pag. 8. 

- A. Ulander, Tlie Swe(IÌ!<h pìcnit hrccJiiig icori' cit Sra/of (Joi/ni. Landiv.. 
Voi. LIV. 1906, pag. 105). 

* P. De Carluwe, Le c/ioix des (iraine^ d'après leiir rohime (Bruxelles, 1908). 

Le osservazioni del Carhnve, che, pur troviuulosi concordi con quelle di 
altri studiosi, sono però contrarie ai risultati di numerosissime precedenti espe- 
rienze, meritano di essere ripetute con cura, avendo riguardo, come mi propongo 
di fare, anche agli altri caratteri dei semi. 

È intanto qui a ricordarsi che in una recensione del lavoro in esame pub- 
blicata in uno degli ultimi fascicoli dcWIlalia A'jrv'oìa (1.5 marzo, u. s., pag. 109), 
il relatore dice di avere ottenuto risultati eguali a (luelli del Carluwe da espe- 
rienze sue proprie. Ed è pure a ricordarsi che il Sindacato per la produzione e 
per la vendita della secale di Virna a Dresda, con appositi vagli elimina dalle 
sementi, insieme ai più piccoli, anche i urani molto grossi, distribuendo agli agri- 
coltori solo quelli di volume medio. 

Queste osservazioni e questa pratica trovano riscontro in quanto ha osser- 
vato nel nostro Istituto Botanico K. Farneti, nel corso di sue ricerche, ancora 
inedite, sul brxsone del riso; che cioè i semi più grossi di questo cereale, per 
la conformazione speciale della radichetta dell'embrione, non germinano se non 
con molte difficoltà, così che è meglio eliminarli dalla semina. 



- 234 — 

questa affermazione, egli, insieme alle osservazioni del Jamieson a 
Glasterberry ' e del Remj' a Bonn-Poppelsdorf -, riporta i risultati delle 
sue proprie esperienze nelle quali ebbe un prodotto di paglia e di semi 
maggiore, a parità di superficie coltivata e di tutte le altre condizioni, 
da appezzamenti seminati con semi piccoli, die non da appezzamenti 
con semi grossi sia di frumento, che di avena, o di orzo. 

I fatti osservati dal Carliiwe sono forse in relazione colle teorie 
sopra esposte del Martinet, e, oltre le differenze di nutrizione e con- 
cimazione considerate dall'agronomo belga ^, entrano in giuoco anche 
le leggi dell'eredità? Può trovare qui applicazione, e fino a che punto, 
il principio biologico formulato anche recentemente dal De Vries * che 
" die Samen der begiinstigten Hliithen soUen ini Allgemeinen melir 
" anomale, diejenigen der schwaclieren Triebe niehr atavistische Indi- 



' Th. Jamieson, Proceedinris of Ihe Aberdeenshire A'iricHÌturaì Research 
Association (Aniinul Bejiort, 11)06), Questo agronoino scozzese ha osservato ohe 
le piante provenienti dai semi più grossi hanno uno sviluppo più promettente di 
quelle nate da semi piccoli, soltanto nei primi periodi della vegetazione, ma in 
seguito le differenze vanno gradatamente scomparendo, e al raccolto molte volte 
le ultime prevalgono sulle prime. Occorrerebbe dunque avere di mira non la 
grossezza del seme, ma quella dell'embrione, che non è sempre in relazione 
colla prima. 

- Th. Remy, JJas Saatr/ut mid seine Gewinnun;/ unter hesonderer Beriick-sit-liti- 
gawi der Wirksamkcit der Saathauvereine (K. Landw. Ak. Bonn-Poppelsdorf, 
1907). Anche questo agronomo tedesco ottenne, pel frumento e per la secale, 
raccolti quasi uguali da semi grossi e da piccoli, ed osservò che in buone con- 
dizioni di alimentazione e vegetazione i semi grossi non offrono nessun vantaggio 
per la coltivazione. 

A questi due lavori citati dal Garluwe si può aggiungere anche quello di 
E. P. Walls {Influenza della mole del granello e della mole dell' embrione nello 
sviluppo del mais, in Marziana Stai. Bull., 190G; riassunto nelle Staz. Sperim- 
Agr. Ital., voi. XXXIX, pag. 762) che porta a risultati analoghi, dimostrando 
che i granelli più pesanti non sono sempre caratterizzati dallo migliori attitudini 
a germinare e che ha maggiore importanza lo sviluppo dell'embrione che la 
grossezza del seme. 

' Il Garluwe ha fatto le sue esperienze in terreni abliondanteraente conci- 
mati e ne spiega i risultati ammettendo appunto che l'unica diifereuza tra i semi 
grossi ed i piccoli consista nella maggiore o minore quantità di sostanze nutri- 
tizie poste a disposizione degli embrioni e delle giovani piantine, e che quando 
8i sopperisca con una buona nutrizione esterna, tale differenza non abbia alcuna 
importanza. Si trova dunque d'accordo, in questo, col Remy e col Martinet, il 
quale ultimo, come si è detto, considera la riserva come un fattore esogeno che 
non ha alcuna azione sulla qualità del germe. Rimane però a vedersi, ciò che 
ha importanza agrario-commerciale, se e come anche una grossa riserva sia un 
carattere trasmissibile. 

^ Hugo de Vries, Die MtUationstheorie (Leipzig, 1901, Bd. I, pag. 644). 



— 235 — 

" viduen lieferii ,,? Ed in quale misura si deve dare la preferenza, nel 
caso in esame, alla conservazione dei caratteri atavici, più che alla 
variabilità dei nuovi individui ? 

Volendo addentrarmi nello studio di questi problemi, ho creduto 
conveniente fare precedere osservazioni preliminari sulla composizione 
delle spighe di grano, dirette precisamente a vedere in quali relazioni 
tra loro ed eventualmente secondo quali leggi variano lungo esse i 
caratteri più importanti dei semi, tanto quelli che interessano il com- 
mercio, quanto, e specialmente, quelli che i)ossono avere importanza 
per la riproduzione : peso, densità, volume, spessore dello strato gluti- 
ni fero \ sviluppo dell'embrione, germinabilità e durata della germi- 
nazione. 

Eicerclie simili furono già fatte da botanici ed agronomi, non sono 
però complete né coordinate tra loro e allo scopo cui io voglio farle 
servire; né i risultati cui esse condussero sono tra loro concordi. 

Le più importanti sono quelle di Fruwirth - e di Nothwang ^ il 
primo dei quali riassume diligentemente i pochi lavori fatti in prece- 
denza suU'argomento. Egli però si limita a studiare la variazione del 
peso dei semi lungo le spighe, e dopo avere esaminato parecchie va- 
rietà di orzo, di segale, di avena, di granoturco e di frumento, giunge 



' In un recente lavoro riassunto nel Boll- della Sue. d- Af/riroltori Italiani 
(n. 4, 28 febbraio u. s., pag. 120), .!• Vahna, O. Kyas e J. Bukovansky, sulla 
base di molte analisi chimiche fatte sull'orzo, hanno inteso a dimostrare che il 
contenuto dei semi in sostanze proteiche non è carattere trasmissibile per eredità, 
ma dipende specialmente dalla qualità dei terreni e dai concimi adoperati. Questo 
può essere vero fino ad un eerto punto, perchè lo sviluppo dello strato s'utini- 
fero, come carattere anatomico, può essere trasmesso e si è infatti constatato 
essere stato trasmesso nel riso (veggasi: R. Farnbti, Ricerclie sperimentnli ed 
finatomo-fisiolot/iche iniorno alV influenza dell'ambiente e della soirahhondante 
concimazione sulla diminuita o perduta resistema al brusone del riso bertone e 
di altre varietà introdotte dall'estero, in Rirista di Patologia Vef/etale, Pavia, 
1906, Anno IT, n. 1). Del resto G. D'Utra, dell'Istituto Agronomico di S. Paulo 
nel Brasile, ha ottenuto (veggasi nel Doletim da Aijrii-ultura, 1U02), per mezzo 
della selezione, importanti varietà di granoturco caratterizzate anche da una 
relativamente forte ricchezza di glutine. 

' C. Fruwirth, Ueher den Sitz des schwersten Kornes in den Fruchtstiinden 
bei Getreide und in den Friìchten der Hiilseìifrìichte {Wollnj's Forsch. a- d. 
Geb. d. A'jrikHlturphisik, Ed. XV, 1892, pag. 49). 

' E. Nothwang, Vntersuchungeii iiìier die Vertheilunij des Korngewichts 
(in Roygenahren und iiber das Verliàltniss zioischen absoluten Gewicht und che- 
mischer zusammenselziind bei Roggenkornern mit besonderer Berilcksichtigung des 
Leipziger Roggens (Inaug. Diss., Leipzig, 189.3, riassunto estesamente nel Bot. 
CentralbL, Bd. LXII, pag. 263). 



— 236 — 

alla conclusione ciie in tutti qutisti cereali, ad eccezione dell'avena, si 
ha un graduale aumento del peso dei semi delle spighette successive, 
di mano in mano che si procede dalla base della spiga fin verso la 
metà del terzo inferiore od anche (se si tratta di spighe intristite) fino 
alla metà della spiga medesima; più in su il peso va più o meno rego- 
larmente diminuendo fino all'apice. Nell'avena invece, si ha un più o 
meno regolare aumento dei grani più pesanti delle singole spighette 
dalla base all'apice dell'infrutescenza, così che è all'apice stesso che si 
trovano i semi più pesanti. 

Per contrario il Nothwang, dopo avere egli pure ricordato le osser- 
vazioni degli autori a lui precedenti, esaminata la variazione di peso 
nei semi di parecchie spighe di secale, non trova in essa alcuna rego- 
larità, né crede di poter confermare le conclusioni degli altri studiosi. 
Di solito, secondo lui, le spighette inferiori e le superiori (ii ogni spiga 
contengono semi piccoli e rudimentali; nella regione di mezzo perù si 
ha una distribuzione affatto irregolare dei semi più pesanti. Tutt'al più 
in certe varietà si nota una tendenza a localizzare i semi più pesanti 
nel terzo inferiore della spiga. 

Abbiamo poi brevi osservazioni di Bruyning \ in conferma dell'os- 
servazione già fatta dal Frnwirtii che in ogni spighetta di avena il 
seme più pesante è l'inferiore o esterno; di Hopkins ^ che da molte 
analisi chimiche deduce essere la composizione chimica dei semi di 
granoturco press'a poco uniforme lungo tutta la pannocchia; di Utra ■^ 
il quale osserva genericamente che eliminate, nel granturco, le parti 
apicale e basale della pannocchia, i semi più grossi e più pe- 
santi .si trovano nella parte inferiore; di Lyon *, che constatò come 
non vi sia differenza, per quanto riguarda il contenuto in azoto, tra 1 
semi di frumento di una parte della spiga e quelli dell'altra parte, ed 
alcune poche altre osservazioni sparse nei libri di cerealicoltura in 
appoggio di qualche pratica speciale di selezione. In complesso, come 
si vede, poche nozioni e non sufiìcienti a dare un'idea della diversa 
potenzialità della spiga, dai vari punti di vista che interessano, nelle 
sue differenti regioni. 

Le mie i-icerche furono eseguite su spighe delle seguenti varietà 



' F. Bruyning, Froefiieii/,in{/en mei haifi-varieteUen (Wageiningen, 1900). 

- C. G. Hopkins, Ricerche sulla composizione del i/ranoturco (riassunto nelle 
Stazioni Sperimentali Agrarie Ttaliant', Voi. XXXIII, 1900, pag. 514). 

" G. D'Utra, Ali-Hiiu nonne sulla selezione del ijranoturco {v\a.ss\into ilndem 
Yol. XXXV, 1902, pa-. 772). 

* T. L. Lyon, Prore di tni'/liorauiento della ijualità del <jrano {ibidem, 
Voi. XXXIX, 1906, pag. 468). 



— 237 — 

(li frumento, provenienti da varie località e spesso anche di più di 
un'annata ': Cotogna veneta, Gentile rosso, Ibrido champlain. Noè, Péta- 
nielle nero di Nizza, Quadrato di Sicilia, Rieti e Roiiye prolififjite. 

Il peso dei singoli semi fu determinato accuratamente con una 
bilancia di precisione; la densità, con soluzioni di cloruro di calcio 
cristallizzato, aventi diverse concentrazioni corrispondenti alle densità 
di 1,35; 1,33; 1,31; 1,30; 1,29; 1,28; 1.27; 1.25; 1,24; 1,23; 1,22; 1,21; 
1,18. Di mano in mano che i semi erano provati in tali soluzioni, ve- 
nivano poi asciugati con cura e, o tagliati per misurare lo spessore 
delio strato glutinifero, o disposti, in ordine e gli uni vicini agli altri, 
in germinatoio per farli germinare. 

Lo spessore dello strato glutinifero era misurato in micromillimetri 
su sezioni trasversali fatte nella stessa posizione dei semi, e preci- 
samente su un fianco e a metà circa altezza: però siccome detto spes- 
sore varia su una medesima sezione e talora anche da cellula a cellula, 
i numeri raccolti nei quadri che seguono rappresentano le medie di 
parecchie osservazioni e si devono considerare come approssimativi. 

Per gli embrioni non ho fatto misure perchè non presentano va- 
riazioni tali da tradursi in misura. Mi sono limitato, per alcune spighe, 
a confrontare tra loro, esaminandoli colla lente, gli embrioni delle 
diverse cariossidi di ogni spighetta ed a notare, come nel quadro III, 
quali di essi si presentava meglio conformato e con sviluppo mag- 
giore. 

Il volume lo calcolavo dividendo il peso per la densità; data però 
la piccola diiferenza tra le densità delle varie cariossidi, in pochi casi 
i volumi si presentavano tra loro in rapporto diverso da quello rap- 
presentato dai pesi. Ond'è che non sempre ne ho tenuto conto. 

Finalmente per le varietà aristate, ho tenuto nota anche della 
lunghezza delle reste, per vedere se fosse in relazione con qualcuno 
dei caratteri dei semi corrispondenti. 

Presento nei quadri seguenti i risultati delle osservazioni sopra 
alcune delle spighe de me studiate. In essi sono disposti l'uno sotto 
l'altro i dati relativi alle singole spighette prese in ordine ascendente, 
dalla base della spiga all'apice; e per ogni spighetta sono disposti, uno 



' Ringrazio vivamente i professori V. Alpe, delia R. Scuola Sup. d'Agric. 
di Milano, G. B. De Toni, della R. Università di Modena, A. Martinelli, della 
R. Scuola pratica di Agricoltura di Voghera, N. Strampelli, della R. Stazione di 
Granicoltura di Rieti, e R. Vittorangeli e F. Zago, Direttori delle Cattedre Am- 
bulanti di Agricoltura di Reggio Emilia e Piacenza, i nuali tutti mi hanno gen- 
tilmente aiutato nel raccogliere il materiale di studio. 



~ 238 — 

dopo l'altro su una stessa linea, i dati delle cariossidi prese pare in 
ordine ascendente, dalla più bassa alla più alta. 

I pesi sono espressi in milligrammi, la lunghezza delle reste in 
centimetri, lo spessore dello strato glutinifero in micromillimetri, la 
durata della germinazione in ore. 

Oltre il peso delle diverse cariossidi, è indicato in una colonna 
speciale (a numeri in corsivo) il peso totale di tutte le cariossidi di 
ogni spighetta. 

Dove la spiga aveva perso qualche cariosside, si trova un ?. 



— 239 — 

Quadro I. 

Cologna veneta A. 



2iS 
t- te 



9 

10.^ 
11.» 
12.» 
13» 
14.^ 
15.^ 
16.= 
17.= 
18." 
19.= 
20.* 



Lunghezza 
delle reste dei fiori 



1.0 2." 

cm. cm. 



3.» 

cm. 



aliorf. 



1 


2 


1,5 


3 


3 


4 


3 


7 


4 


8,5 


6 


8 


7 


9,5 


7,5 


10 


9 


9,5 


8 


9 


9 


10 


10 


9 


9.5 


10 


9,5 


9,5 


9,5 


9 


9 


8,5 


10 


8 


6 


s 


9 


5 



2,5 

4 

5 

5 

6 

6 

5 

4,5 

4 

4 

2,5 

3 



Peso 
delle cariossidi 



3.= 4.= 



46 


51 


52 


55 


54 


57 


64 


61 


58 


64 


Ì2. 


60 


64 


59 


60 


67 


61 


58 


61 


64 


60 


61 


60 


59 


58 


61 


54 


56 


52 


57 


49 


52 


49 


52 


38 


46 


41 


24 



49 
55 
57 
59 
57 
59 
60 
53 
51 
48 
44 
37 



T3 *-> 

•3 S-tL 





97 

107 

160 

180 

179 

184 

180 

18G 

216 

178 

172 

107 

163 

147 

109 

101 

101 

84 

65 



Densità 
delle cariossidi 



1.» 2.' 3.= 4 



1,35 
1,35 



1,35 



1,33 
1,33 
1,33 
1,33 
1,.33 
1..35 



1,35 



1,33 
1,33 

? 

I..35 
1,33 
1^5 
135 
1^5 
1,35 



1,35 
1,33 
1.33 
1,31 
1,31 
1,28 
1,28 
1,31 
1,31 
L33 
1,33 
1,33 
1,33 
1^5 
1^5 
1,33 
1,35 
1,35 
1,35 



1,35 



1,31 
1,31 
1,31 
L3Ì 

1,28 

Iv 

1,33 
1,33 
1,35 
133 
1,35 



Durata 

della germiEazione 

delle cariossidi 



2.= 



1,35 



72 


72 


72 


72 


72 


72 


78 


78 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


72 


— 


72 


72 


72 


72 


72 



72 



72 



72 



72 



_72_ 
72 



72 



72 



240 



Quadro II. 
Cologna veneta B. 



si 

11 

-a 


Lunghezza 
delle reste dei fiori 


Peso 
delle cariossidi 


«e 


Densità 
delle cariossidi 


Durata 

della germinazione 

delle cariossidi 


1» 


2.» 


8.» 


1.» 


2.» 


a.» 


1.» 


2." 


3.» 


!•" 


2.a 


8.» 


1.' 


abort. 























2." 


abort. 























3." 


2 


3,5 




53 


49 




]02 


133 


1,33 




72 


70 




4.» 


5 


4 




56 


56 




112 


1,28 


1,28 




120 


72 




5.» 


5,5 


7 




59 


62 




121 


1,31 


1.28 




72 


70 




6" 


8 


6,5 


45 


66 


56 


50 


172 


1,24 


1,28 


1,31 


• 72 


70 


70 


7.» 


7 


8,5 


5 


61 


62 


53 


176 


1,28 


1,28 


1,28 


72 


96 


70 


8» 


6 5 


1) 


5 


63 


65 


53 


181 


1,81 


1,28 


1,31 


96 


96 


70 


9." 


8 


9 


5,5 


61 


63 


56 


180 


1,28 


1,28 


1,31 


72 


70 


70 


10.» 


9 


7 


5 


66 


58 


53 


177 


1,28 


1,18 


1,18 


72 


120 


70 


11.» 


9,5 


9 


5 


67 


62 


56 


185 


1,28 


1.28 


1,31 


72 


72 


72 


12.» 


9,5 


10 


5,5 


64 


68 


55 


187 


1,31 


1,28 


1.33 


120 


96 


72 


13." 


10 


10,5 




67 


66 


50 


183 


1,31 


11,28 


1,31 


72 


72 


72 


14." 


9,5 


10 


4 


60 


65 


46 


171 


1,28 


1,28 


1,28 


96 


96 


72 


15.» 


10 


5,5 




62 


62 




124 


1,31 


1,28 




72 


72 




16.» 


9 


9,5 




61 


55 




116 


1,31 


1 31 




70 


72 




ir 


8 


8 




57 


58 




115 


1.33 


131 




72 


72 




18." 


7,5 


9 




47 


53 




100 


1.33 


1,31 




72 


72 




19." 


3 


7 




47 


42 




89 


1,28 


1,31 




70 


70 




20.» 


7,5 






44 






44 


1,33 






70 






21.» 


6,5 






37 






37 


1,31 






70 






22,' 


8 






40 






40 


1,33 






70 







— 


241 


— 


Qua 


dro 


Ili 


R 


ieti 


A. 



T' te 
. « 


Lunghezza 
delle reste dei fiori 


Peso 
delle cariossidi 


Peso totale 
delle cariossidi 
l'ognl spighetta 


Densità 
delle cariossidi 


Spessore dello 

strato glutinifero 

delle cariossidi 


«il 

= = 2-2 


1.» 


2.0 


8.» 


1.» 


2.» 


3.» 


1.» 


2.» 


8.» 


1.» 


2.» 


3.» 




cm. 


cm. 

0,5 


cm. 




42 




1 - 




1.35 












1.» 


1 




60 




j 103 


1.28 




51 


51 




1.^ 


2." 


0,5 


2 




61 


65 




126 


1,35 


1,31 




55 


49 




2.» 


3.=' 


1.5 


6 


3 


53 


65 


52 


170 


1,33 


1,31 


1,33 


42 


44 


51 


3." 


4." 


3 


6 


5 


60 


65 


53 


178 


1,28 


L24 


1,33 


51 


47 


47 


3.^ 


5» 


5 


7 


5 


63 


72 


58 


193 


1,28 


1,27 


1,33 


53 


53 


53 


2.» 


6.^ 


5,5 


7,5 


5 


40 


70 


63 


173 


- 


1,28 


1,33 


60 


58 


51 


2.» 


7.» 


6 


8 


4 


66 


73 


63 


202 


1,33 


1,31 


1,33 


58 


55 


53 


2.' 


8.» 


6,5 


8,5 


4,5 


67 


70 


59 


196 


1,33 


1,28 


1,28 


47 


55 


53 


O a 


9." 


7 


7,5 


4,5 


66 


71 




59 


196 


1,28 


1,28 


1,33 


47 


53 


53 


2 1 


10.' 


9 


7,5 


5 


69 


68 


59 


196 


1,28 


1.35 


1,31 


58 


51 


53 


2." 


11.» 


8,5 


9 


4 


64 


'1 


58 


! 193 


1,24 


1,31 


1,35 


51 


53 


49 


2.» 


12.^ 


8 


8,5 


4,5 


68 


65 


58 


191 


1,31 


1,28 


1,33 


51 


51 


53 


3." 


13.» 


9 


8,5 


4,5 


67 


72 


46 


185 


1.35 


1,31 


? 


51 


55 


53 


2.» 


14.» 


10 


10,5 


4,5 


60 


66 


47 


173 


1,33 


1,31 


1,21 


.53 


55 


51 


2." 


15.» 


? 


9 


4 


s 


66 


57 


? 


? 


1,35 


1,35 


— 


49 


49 


2.» 


16.» 


6,5 


9,5 


4 


66 


64 


48 


; 178 


1,33 


1,21 


1,33 


55 


55 


49 


1.» 


17.» 


8,5 


8 




60 


63 




' 123 


1,24 


1,35 




58 


53 




1.» 


IS.'' 


9,5 


8,5 




60 


58 




118 


1,31 


j 




53 


44 




2.» 


19.» 


8 


8,5 




56 


60 




116 


1,33 


1,83 




53 


51 




1.» 


20.» 


— 


— 




55 


? 




p 


1,31 






44 


5 






21.» 


— 


6 




55 


32 




87 


1,33 


— 




51 


42 




1.» 


22.» 


7 


3 




51 


50 




101 


1,35 


1,35 




53 


47 




1.» 


23.» 


5 


— 




47 






47 


1,35 






40 









La 1." cariosside della 6." spighetta e la 2." della 21.' 
il loro piccolo peso e la irregolarità nella progressione asceu' 

È a notarsi che calcolando i volumi delle cariossidi, 
quella della 7.". 



erano un po' raggrinzate da un lato, onde si spiega 
ideute e discendente del peso totale. 

pili grossa saretihe la 2." della .5.' spighetta, non 



— 242 — 

Q u a (1 r I V, 

Rieti B. 



p'S, 

^;= 

-a 


Lunghezza 
delle reste dei fiori 


Peso 
delle cariossidi 


Peso totale 

delle cariossidi 

di ogni spighetta 


Densità 
delle cariossidi 


Durata 

della germinazione 

delle cariossidi 


1.» 

cni. 


2.0 

cm. 


3.» 

CUI. 


1.» 


2 » 


3.» 


l.'' 


2.» 


3.» 


1." 


2. a 


3.» 


1." 


1,5 


1 




54 


50 




104 


1,33 


1,33 




67 


67 




2.=' 


2 


1.5 




51 


55 




lOG 


1.33 


1,31 




67 


87 




3.^ 


- 


— 




5 


55 


27 


? 


9 


1,31 


1,28 


- 


87 


48 


4a 


2 


9 


7 


56 


56 


51 


163 


1.31 


1,28 


1,28 


67 


67 


87 


5.^ 


3 


8 


8 


59 


66 


56 


181 


1,33 


L31 


1,33 


67 


67 


48 


6.' 


4 


7 


6 


56 


es 


55 


174 


1,33 


1,33 


1,33 


87 


67 


48 


7.= 


5 


10 


7 


61 


65 


59 


185 


1.33 


1.33 


1.33 


67 


67 


67 


8.» 


11 


6 


7 


63 


61 


49 


173 


1,31 


1,31 


1,31 


87 


67 


48 


9.» 


10 


8 


6 


59 


62 


53 


174 


1,24 


1,35 


1,28 


67 


67 


67 


10." 


9 


8,5 


— 


63 


62 


? 


? 


1,31 


1,31 


? 


67 


87 




11.^ 


11,5 


9,5 


6,5 


61 


60 


48 


Kì'J 


1,2S 


1,27 


1,29 


67 


67 


48 


12/ 


9,5 


11 


6 


53 


li 


52 


168 


1,31 


1,28 


1,33 


67 


67 


48 


13.» 


11 


10 


5,5 


63 


60 


45 


168 


1,31 


1,31 


1,31 


67 


87 


67 


14.' 


1L5 


10,5 


4,5 


60 


59 


48 


167 


1,31 


1,31 


1,35 


87 


87 


48 


15.» 


10,5 


11 


4 


55 


62 


43 


160 


1,33 


1,83 


1,33 


67 


48 


48 


16.» 


10,5 


10,5 


- 


48 


63 


? 


9 


1,31 


1.33 




67 


67 




17.» 


9 


9,5 


3 


59 


56 


29 


144 


1,33 


1,33 


1.33 


48 


48 


48 


18.» 


9 


9.5 




55 


53 




108 


1,33 


1,33 




48 


67 




19.» 


3 


3 




25 


52 




77 


— 


1.33 




— 


48 




20.» 


7,5 


9 




46 


48 




04 


1.35 


1,33 




48 


ii 




21.» 


5 


6 




35 


37 




72 


1,33 


1,33 




48 


48 





■ La 1." cariosside della 19.1' spighetta iM'a mi po' r.i!;;rlnzita, e per questo abbiamomi peso totale delle carios- 
sidi molto piccolo. 

È a notarsi che calcolando i volumi, la dilli-renza tra la -2.» cariosside della :>.'■ spighetta e (|uella della 7.", 
aumenta in vantaggio della prima. 













- 


- 243 


— 




















Quadro V. 








Gentile rosso. 


flj 




Peso 


--"H*^ 


Densità 


Dui'atii 


N. d'ordin 
delle spighe 




delle cariossidi 


3§fL 

ci a: 


delle cariossidi 


della germinazioue 
delle cariossidi 


1.» 


•) a 


3.» 4.'' 


1.» 


2 ^ 


3.» 


4.» 


1.» 


2.» 


3.» 


4." 


1." 


abor 


t. 























2.» 


51 


55 






106 


1.35 


1.85 






67 


67 






3.» 


56 


61 


54 




171 


1,35 


1.35 


1,35 




67 


67 


67 




4.^ 


62 


55 


51 




168 


1,35 


1,35 


1,33 




67 


67 


88 




5.^ 


62 


69 


60 




191 


1,33 


1,85 


1,83 




67 


67 


67 




6.^ 


69 


61 


53 




183 


1.35 


1,33 


1,35 




67 


67 


67 




1/ 


64 


64 


61 


45 


234 


1,35 


1,33 


1,35 


1,35 


67 


67 


88 


67 


8» 


70 


67 


55 




192 


1.35 


1,33 


1,33 




88 


67 


67 




9.^ 


65 


il 


53 




185 


1,33 


1,35 


1,35 




67 


88 


88 




10.» 


58 


68^ 


9 




? 


1,33 


1,33 






88 


67 






li.» 


64 


71 


57 




192 


1,33 


1,33 


1,35 




67 


67 


67 




12.» 


66 


64 


53 




183 


1,35 


1,33 


1,33 




67 


67 


67 




13.» 


m_ 


64 


56 




189 


1,35 


1.35 


1,85 




67 


67 


67 




14» 


66 


64 


.52 




182 


1,35 


1.35 


1,35 




67 


67 


67 




1.5.» 


64 


65 


49 




178 


1,33 


1,35 


1,35 




67 


67 


67 




16.» 


60 


66 






126 


1,35 


1,35 






48 


67 






17.» 


63 


58 






121 


1.35 


1.35 






48 


48 






18.^ 


58 


62 






120 


1.35 


1,35 






48 


67 






19.» 


56 


59 






115 


1,35 


1,33 






48 


67 






20.» 


58 


56 






114 


1,85 


1,35 






ii 


48 






21.» 


50 


55 






105 


i 1.35 


1,35 






67 


67 






22.» 


53 


50 






103 


1,35 


1,35 






48 








23.» 


53 


j 









1,35 








48 








24.» 


48 








48 


1,35 








67 








25.» 


44 








44 


1,35 








48 









— ì;44 — 

Quadro VI. 

Quadrato di Sicilia A. 



o 'Zi 

^1 


Peso 
delle cariossidi 


Peso totale 

delle cariossidi 

di ogni spighetta 


Densità 
delle cariossidi 


Volume 
delle cariossidi 


Dm-ata 
della germinazione 
nelle cariossidi i 


1.» 


2.» 


3.» 


1.» 


2.» 


3.» 


1.» 


2." 


3.» 


1.» 


2." 


3.» 


1." 


abort. 

























2.= 


25 






25 


1,31 






19 






91 






3.^ 


37 


40 




77 


1,31 


1,31 




28 


30 




100 


91 




4." 


35 


38 


35 


108 


1,27 


1,28 


1,28 


27 


29 


27 


75 


anorm. 


67 


5." 


37 


44 


39 


120 


1,28 


1,28 


1,31 


28 


34 


29 


100 


75 


75 


6/ 


40 


35 


39 


114 


1,31 


l,2s 


1,31 


30 


27 


29 


75 


75 


67 


7.= 


41 


41 


39 


121 


1,33 


1,31 


1,30 


30 


31 


30 


100 


100 


67 


8.= 


41 


46 


36 


123 


1,31 


l,2s 


1,31 


31 


35 


27 


91 


91 


67 


9.^ 


42 


50 


17 


109 


1,28 


1,28 


0,90 


32 


39 


17 


110 


91 




10.^ 


43 


46 


39 


128 


1,28 


1-31 


1,31 


33 


35 


29 


75 


67 


91 


11." 


40 


50 


40 


130 


1,30 


1,31 


1,28 


30 


^ 


31 


100 


75 


110 


12/' 


3.S 


43 


36 


112 


1,28 


1,28 


1,28 


25 


33 


27 


100 


75 


75 


13.» 


39 


50 


41 


130 


1,31 


1,33 


1,28 


29 


37 


32 


75 


75 


110 


14." 


39 


43 


35 


117 


1,31 


1,33 


1,28 


29 


32 


27 


100 


91 


75 


15.» 


39 


44 




83 


1,30 


1.33 




30 


32 




75' 


67_ 




1C.« 


39 


38 




77 


1,28 


1,31 




30 


29 




67 


67 




17.» 


41 


abort. 




41 


1,33 






30 






75 






18.» 


37 


40 




77 


1,28 


1,2S 




28 


31 




67_ 


(17 




19.» 


38 


•) 




? 


1,29 


? 




29 






67 






20.» 


37 


32 




69 


1,31 


1,28 




28 


25 




75 






21." 


37 






37 


1,33 






27 






67 







La 3." cariosside della 9." spiglietta era raggrinzita e non gcrminabilc. 



— 245 — 

Quadro VII. 

Quadrato di Sicilia B. 





Peso 
delle cnrioss 


idi 


Peso totale 
delle cariossidi 
di ogni spighetta 


Densità 
delle cai-iossidi 


Spessore 

dello strato glutinoso 

delle cariossidi 


1.» 


2.» 


3." 


1.» 


2.» 


3.» 


1.» 


2.» 


3.» 


1.» 


abort 





















2.» 


22 






22 


1..33 






60 






3.^ 


31 


37 


24 


92 


1,28 


1,31 


1,28 


53 


46 


58 


4/ 


83 


37 


29 


99 


1,28 


1,28 


1,31 


60 


il 


49 


5.^ 


37 


37 


36 


110 


1,31 


1,28 


1,31 


55 


60 


66 '. 


6.^ 


31 


39 


34 


10 i 


1,31 


1,30 


1,28 


60 


51 


53 


7.^ 


35 


41 


36 


112 


1,31 


1,28 


1,28 


71 


60 


58 


8.» 


33 


36 


31 


100 


1,24 


1,28 


1,28 


49 


66 


51 


9." 


34 


38 


36 


108 


1,28 


1,28 


1,28 


42 


62 


00 


10.=' 


30 


38 


30 


104 


1,31 


1,28 


1,29 


60 


46 


62 


11.» 


80 


41 


. 36 


107 


1,31 


1,31 


1,28 


51 


_6i 


55 


12.» 


32 


37 


33 


102 


1,31 


1,28 


1,21 


55 


55 


53 


13.^ 


38 


32 


31 


101 


1,31 


1,28 


1,33 


60 


58 


53 


14.» 


32 


37 


23 


92 


1,28 


1.21 


1,18 


60 • 


60 


48 


15.» 


34 


3G 




70 


1,33 


1,33 




53 


44 




16.» 


29 


32 




GÌ 


1,28 


1,28 




58 


51 




17.» 


34 


35 




69 


1,28 


1,28 




55 


55 




18.» 


26 


26 




52 


1,30 


1,31 




66 


60 




19.» 


32 


25 




57 


1,31 


1,24 




44 


62 




20.^ 


27 






27 


1,81 






53 






21.» 


25 






25 


1,31 






55 






22.» 


15 






13 

ì 
i 
1 


0,90 













La cariosside deiriiltima spighetta era raggrinzita e non gerininaliilo. 



— 246 — 
Quadro Vili. 
Pétanielle nero di Nizza 



A. 



N. d'orditic 
dalle spighette 


Pesi} 

delle cai'iossidi 


3 si 

lll 


Densità 
delle cariossidi 


Spessore 
dello strato glminil 
delle cariossidi 


ero 


1.» 


2." 


3.» 


4.» 


1.» 


2.» 


3.' 


4.» 


1.» 


2." 


3.» 


4." 


1.' 


abo 


rt. 

























2.» 


34 


24 






58 


1,28 


1,21 






58 


51 






3.=" 


40 


60 


48 




108 


1,33 


1,28 


1,28 




51 


53 


60 




4." 


45 


56 


52 




153 


1,33 


1,28 


1,28 




:62 


64 


53 




5.» 


53 


50 


59 


45 


207 


1,28 


1,31 


1,31 


1,33 


62 


60 


62 


58 


G.^" 


50 


59 


40 


33 


182 


1,31 


1,28 


1,28 


1,31 


60 


62 


73 


49 


7.» 


53 


58 


59 


36 


206 


1,83 


1,33 


1,33 


1,35 


71 


75 


69 


62 


8." 


56 


54 


53 


40 


203 


1,31 


1,28 


1,28 


1,33 


53 


60 


60 


60 


9." 


57 


54 


61 


28 


200 


1,28 


1,31 


1,33 


1,31 


69 


66 


66 


60 


IO." 


54 


51 


54 


42 


201 


1,33 


1,31 


1,33 


1,31 


64 


64 


62 


60 


11." 


56 


51 


58 


37 


202 


1,33 


1,28 


1,28 


1,35 


55 


64 


62 


58 


12.» 


52 


59 


55 


50 


216 


1,28 


1,28 


1,28 


1,31 


66 


73 


60 


62 


13." 


55 


63 


60 




178 


1,31 


1,28 


1.33 




75 


66 


62 




14.^ 


56 


.54 


55 


? 


? 


1,28 


1,28 


1,28 


? 


53 


,60 


64 




15." 


58 


63 


39 


38 


198 


1,28 


1,28 


1,28 


1,31 


78 


64 


60 


64 


1G.« 


54 


60 


45 


37 


196 


1,28 


1,28 


1,81 


1,33 


58 


60 


60 


60 


17." 


55 


56 


55 


37 


203 


1,33 


1,31 


1,28 


1,28 


62 


62 


69 


60 


18.^ 


54 


56 


45 


85 


190 


1,31 


1,30 


1,30 


1,31 


53 


;.6o 


55 


55 


19.» 


51 


58 


44 




153 


1,31 


1,30 


1,28 




58 


66 


64 




20.» 


54 


60 


32 




146 


1,31 


1,28 


1,31 




58 


51 


58 




21.» 


54 


62 


39 




155 


1,28 


1,28 


1,28 




69 


64 


64 




22.» 


53 


47 






100 


1,28 


1,31 






53 


55 






23.» 


57 








57 


1,28 








53 









— 247 — 

Quadro IX. 

Pétanielle nero di Nizza B. 



1 

il— '^' " 

Z3 


Peso 

delle cariossidi ' 

1 




Densità 

delle cariossidi 

1 


Volume 
delle cariossidi 


Duiata 

della germinazione 

delle cariossidi 


j 

1." ; 2." 


3.» 


4." 


1.» 


2.» 


3.» 


4.» 


1.» 


2.» 


3.» 


4."' 


1.» 


2.» 


3.» 


4.» 


1.» 


abort. 





























2. a 


27 








27 


1.28 






13 








72 








3.^ 


40 


48 






S8 


1,24 


1,21 




,32 


39 






72 


70 






4:.» 


35 


52 


45 




132 


1,24 


1.21 


1,24 


2S 


42 


37 




72 


70 


72 




5.» 


40 


48 


46 




134 


1.24 


1.24 


1,21 


!, 32 


38 


38 




96 


72 


70 




6.' 


40 


49 


51 




140 


1,2S 


1.28 


1,24 


^2 

II 


39 


41 




72 


96 


72 




7.^1 


47 


41 


30 


118 


1/24 


1.24 


121 


1 37 


33 


24 




70 


96 


48 




S'' 


45 


49 


40 


31 1 


165 


1,24 


1,24 


1,24 


1 24, 36 


39 


32 


25 


96 


96 


70 


70 


9." 


40 


47 


35 


29 


101 


1,21 


1,'.!4 


1,24 


1.28j! 33 


38 


28 


22 


96 


70 


70 


48 


10.^ 


48 


54 


53 


28 


183 


1.28 


1,28 


1,24 


1.31 


29 


42 


42 


21 


70 


70 


70 


72 


IL» 


42 


42 


38 


29 


131 


1.28 


1,24 


1,24 


1,24 


32 


33 


30 


23 


70 


70 


48 


48 


12.» 


53 


29 


49 


29 


160 


L24 


— 


L24 


1,24 


42 


9 


39 


23 


70 


70 


70 


70 


13.^ 


47 


50 


32 


26 


155 


1,24 


1.24 


1,24 


1,21 


37 


40 


25 


21 


70 


70 


70 


48 


14.» 


.52 


58 


40 


37 


187 


1,24 


1,24 


1.24 


1.24 


41 


46 


32 


29 


70 


70 


70 


70 


1.5.» 


48 


45 


44 


29 


266 


128 


1.28 


1.21 


1,21 


37 


35 


36 


23 


70 


70 


48 


48 


16.» 


47 


59 


33 


29 


163 


1,24 


1,21 


1,18 


1,24 


37 


48 


28 


23 


70 


70 


70 


48 


17." 


45 


53 


48 




146 


1,24 


1.28 


1,21 




35 


41 


39 




70 


70 


48 




18.» 


52 


59 


51 




162 


1,24 


1,24 


1,24 




41 


47 


41 




70 


70 


70 




19.» 


49 


57 


41 




147 


1,24 


1,24 


1,24 




39 


45 


32 




70 


70 


48 




20.» 


48 


42 


40 




130 


1,24 


1,24 


1,24 




38 


33 


32 




70 


70 


70 




21.» 


46 


53 


33 




132 


1,24 


1,21 


1,18 




37 


43 


28 




70 


70 


48 




22." 


48 


50 


29 




127 


1,24 


1,24 


1,24 




38 


40 


22 




70 


70 


I 70 




23.» 


48 


54 


39 




141 


1,28 


1.28 


1,24 




37 


42 


31 




70 


70 


70 




24.» 


51 


50 






101 


1,24 


i,2e 






41 


39 






70 


70 






2.5» 


46 


24 






70 


1,24 


1,24 






37 


19 






70 


70 






. 26» 


Il 41 








41 


1,24 








33 








70 


70 







I 



La 1." cariosside della 4.» spighetta era un po' raggi'iiizita, onde per compenso si ebbo forse l'ingi-ossamento 

Le 2.» della 12." spighetta era stata quasi a metà Tuotata*da una larva, e analmente la 3." della 11.» e la 
I ' della 17.» erano un po' raggrinzite ciò che spiega, in parte, l'irregolarità nella progressione a-scendcnte e discen- 
fli'iiie del peso totale delle spighette. 



Atti deWIst. Bot. dell'Università di Pavia — Serie II — Voi. XIII. 



19 



— 248 — 
Q u a d r o X. 
N oè. 



o 




Peso 




= s 




Densità 






Durata 


a: 

e: 


delle cariossidi 


- 1 •= 

3 o B 
S 'S £• 

o " .- 


delle cariossidi 


della germinazione 
delle cariossidi 


1.» 


2» 


3.» 


1» 


2." 


3.= 


1 = 


2 a 


S' 


1.^ 


31 


43 




74 


128 


1,28 




70 


48 




2.» 


31 


49 




SO 


1,28 


1.28 




70 


48 




3.^ 


42 


55 




97 


1,81 


1,35 




70 


70 




4." 


48 


48 




ve 


1.35 


1,35 






70 


70 




5.» 


45 


54 


44 


143 


1,31 


1,33 


1,23 


70 


70 


48 


6." 


47 


58 


82 


137 


1,28 


1,33 


? 


70 


70 


48 


T.* 


57 


55 


41 


153 


1,31 


1,33 


1,31 


72 


70 


48 


8." 


55 


62 


46 


i63 


1,31 


1,33 


1,33 


72 


48 


48 


9/ 


56 


52 


40 


148 


1,28 


1,28 


128 


72 


48 


48 


10." 


50 


47 


47 


144 


1,31 


1,22 


1,33 


70 


48 


48 


11.» 


cariata 


62 


4(i 


]()S 


— 


1,31 


1,35 


— 


48 


48 


12.» 


52 


57 


39 


148 


1,33 


1,31 


1,28 


. 70 


48 


48 


K-i." 


y 


46 


s 


? 




1,33 




— 


48 


— 


U." 


50 


-59. 


37 


146 


1,83 


1,33 


1,35 


48 


48 


48 


15.* 


49 


55 




104 


1,31 


1,33 




70 


48 




US." 


? 


48 




? 




1,35 




— 


48 




IT." 


50 


•? 




? 


1,35 






72 


— 




18." 


45 


46 




91 


1,33 


1,33 




48 


70 





La S." cariosside della ti." spighetta eia nn po' intaccata da nna larva, e per questo pesava poco (onde ap- 
pare interrotta la progressione ascendente dal peso totale delle spiglictte) e aveva densità piccola. Perù, siccome la 
larva non aveva intaccato l'embrione, la germinazione aveva luogo nonnalmente ed anzi contemporaneamente a 
qnella delle cariossidi più facilmente germinabili, ciò che conferma quanto si e detto nell'introduzione circa la 
nessuna relazione tra una grande riserva e le proprietA ilell'embrioue. 

È a notarsi che calcolando i volumi, in queiSa spiga la cariosside plii grossa riesce la 2." della 11 ." spiglieli .i. 
una cariosside cioè di una spighetta ammalata! 



— 249 — 

Quadro XI. 

Ibrido Champlain. 



iJ 




Peso 


_^ Ti 




Densità 


Spessore 


N. d'ordine 
dello splgliet 




delle cariossidi 


Peso totale 

delle cariossi 

di ogni spighe 




delle cariossidi 


dello strato glutìnifero 
delle cariossidi 


1." 


2." 


8.^ 


4.' 


\.' 


2.» 


3.^ 


4.' 


,.. j - 


3.* 


4» 


1.» 


29 


36 


22 




87 


1,28 


1,28 


1,24 




44 


49 


42 




2." 


40 


48 


36 




124 


1,21 


1.24 


1.28 




49 


47 


51 




?.' 


53 


47 


31 




131 


121 


1,28 


1,28 




_M 


40 


47 




4." 


45 


38 


46 


38 


167 


1.21 


1,21 


1,21 


1,28 


51 


44 


42 


47 


5." 


48 


53 


42 


22 


165 


1,21 


1,18 


1,24 


1.18 


47 


49 


4+ 


■> 


6.' 


49 


49 


43 


43 


, 1S4 


1,18 


1,18 


1,24 


1,28 


51 


51 


47 


42 


T.'' 


53 


53 


49 


41 


196 


1.18 


1,18 


1,18 


1,24 


51 


49 


51 


49 


8.' 


54 


54 


44 


34 


186 


1,18 


1,18 


1,28 


1,18 


53 


55 


47 


51 


9.» 


5£ 


56 


40 


20 


170 


1,21 


1,18 


1,21 


9 


53 


49 


47 




10.'' 


57 


59 


46 




162 


1,18 


1,18 


1,21 




49 


51 


49 




11.^ 


46 


52 


40 




138 


1,21 


1,18 


1,21 




53 


47 


51 




12.» 


51 


53 


40 




144 


1,18 


1,18 


1,21 




53 


60 


51 




13.» 


42 


51 


41 




134 


1,18 


1,18 


1,21 




51 


47 


47 




u.» 


48 


44 


42 




134 


1,18 


1,18 


1,21 




42 


44 


47 




1.5.» 


51 


49 


43 




143 


1,18 


1,18 


1,21 




62 


51 


55 




16.» 


48 


51 


» 




? 


1,18 


1,18 


V 




55 


53 


•> 




17.» 


45 


41 


35 




121 


1,21 


1,18 


1.28 




53 


44 


4(1 




18.» 


48 


45 


34 




127 


1,21 


1,18 


1,21 




47 


44 


47 




19.» 


43 


41 


32 




116 


1,21 


1,21 


? 




44 


51 


? 




20.» 


9 


47 


29 




? 


9 


1.21 


1,21 




? 


42 


47 




21.» 


42 


41 






83 


!,21 


1,21 






42 


44 






22.» 


43 


40 






83 


1,18 


1.28 






55 


47 






23.» 


42 


36 






78 


1/21 


1,24 






44 


40 






24.» 


44 








■ìi 


1,25 








44 









La 1.' cariosside della 11." spighetta era un 
rità nella progressione discendente del peso totale delle spighette. 



iin lato, onde si spiega la sensibile irregola- 



— 250 — 

Quadro XII. 

Rouge prolifique. 



a? 

P 


Lunghezza 
delle reste del «ore 


Peso delle caiiossidi 


>so totale 
e cai-ìossidl 
ni spighetta 


Deiisìtiì. delle cariossidi 


































1.° 

cm. 


2.0 

cni. 


3.» 

fin. 


1." 


2." 
31 


3." 
18 


4." 


5." 




1." 


2." 
1,81 


3" 


4." 


5." 




1.» 


1 


2.5 




29 




78 


1,28 


1,28 






2." 


1 


2 




28 


34 


22 






84 


1,28 


1,30 


1.33 








3.= 


2 


3 


1,5 


21 


? 


24 


17 




? 


1,21 


? 


1,21 


1,21 






4." 


2,5 


4 


1,5 


38 


36 


35 


22 




131 


1,21 


1,21 


1,88 


1,28 






5." 


3,5 


3 


3,5 


81 


29 


30 


17 




107 


1.18 


1,18 


1,21 


1,24 






6.» 


3 


4 


3,5 


86 


40 


33 


25 




134 


1,21 


1,23 


1,28 


1,31 






7.» 


4 


6,5 


3,5 


32 


34 


30 


28 


12 


136 


1,18 


1,18 


1,21 


1,27 


1.21 




8.=" 


6 


8,5 


4 


41 


39 


38 


29 


12 


159 


1,23 


1,23 


1,23 


1,31 


1,21 




9.» 


7 


9 


4,5 


85 


38 


33 


27 


13 


146 


1,21 


1,21 


1,21 


1,24 


1,24 




10.» 


7,5 


9,5 


4,5 


34 


40 


37 


26 




137 


1,21 


1,21 


1,28 


1.24 






11.= 


7,5 


9,5 


3 


36 


38 


28 


27 




129 


1.21 


1,21 


1,24 


1,24 






12." 


9 


8,5 


4 


44 


42 


24 


26 




130 


1,28 


1.23 


1,21 


? 






13." 


9,5 


7,5 


4 


41 


41 


37 


26 




145 


1,24 


1,24 


1,24 


1,28 






U." 


10 


10 


4,5 


32 


39 


36 


23 




130 


1,21 


1,21 


1,21 


1,24 






15." 


10 


10,5 


4 


40 


35 


23 


9 




s 


1,18 


1,21 


1,23 


? 






16." 


10 


10,5 


4 


40 


39 


85 


21 




135 


1,21 


1,21 


1,28 


1,28 






17." 


10 


10 


8,5 


37 


39 


32 


17 




125 


1,21 


1,21 


1,24 


1,33 






18." 


10 


9,5 


3,5 


35 


87 


25 






97 


1,27 


1,23 


1,27 








19.» 


10 


8,5 


3 


32 


35 


f 






s 


1,23 


1,21 


f 








20." 


9 


5,5 


3 


31 


31 


16 






78 


1,24 


1,18 


1,21 








21." 


9,5 


9 




31 


30 


14 






75 


1,24 


1,23 


1,31 








22." 


8,5 


7 




21 


24 








51 


1,21 


1,23 










23." 


6 


6 




18 


25 








43 


1,18 


1,18 




1 







— 251 — 

CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI GENERALI. 

Dai quadri sopra riportati e dagli altri numerosi che, per brevità, 
ho ritenuto inutile qui allegare, risulta che in ogni spiga il peso com- 
plessivo di tutte le cariossidi delle singole spighette (come si rileva in ciascun 
quadro dalla colonna stampata in corsivo) cresce progressivamente dalla 
base verso l'alto fino ad una certa altezza, oltre la quale gradatamente 
diminuisce verso V apice '. 

Varia pure, in corrispondenza, il numero delle cariossidi mature por- 
tate dalle singole spighette, così che la spighetta che dà il massimo peso 
porta anche il maggior numero di grani. Ciò si vede distintamente nei 
quadri I e V, meno distintamente negli altri nei quali, oltre la più 
pesante, si hanno anche paiecciiie altre spighette col massimo numero 
di grani. 

E questa una manifestazione della legge generale della periodicità 
di capacità di sviluppo parziale dei singoli organi che si seguono su 
uno stesso asse vegetale, la legge cioè clie regola anche il diverso 
allungamento degli internodi e il vario sviluppo delle foglie corrispon- 
denti, che si seguono su uno stesso ramo vegetativo. La spighetta più 
fruttifera per numero di cariossidi e per peso complessivo delle mede- 
sime corrisponde dunque al punto di maggiore attività e di più alto 
vigore i-iproduttivo della spiga. 

Si deve ritenere che in essa si fissi anche il maggior potere ere- 
ditario per trasmettere nel modo più completo ai discendenti le qualità 
della pianta madre; o piuttosto che contenga la maggiore forza di 
variabilità ? 



' Questa legge coincide con quella del Fruwirtli, riportata alla precedente 
pattina 286, unicamente per le varietà di frumento o per gli altri cereali che_ 
come l'orzo, hanno una sola cariosside per ogni spighetta. L'Autore tedesco ha 
infatti considerato non il peso complessivo di tutte le cariossidi di ciascuna spi- 
ghetta, ma il peso delle singole cariossidi (che non è sempre proporzionale, come 
risulta dalle mie ricerche, al primo), affermando che questo peso varia con una 
determinata progressione, ciò die non è sempre vero, o lo è solo approssima- 
tivamente. 

Si potrebbe chiedere se sia utile, dal punto di vista dell'agricoltura, che lo 
spighette abbiano un gran numero di gratn e che molte sieno le spighette, in 
ogni spiga, ricche di grani. Il Martinct (loc. cit.) trova che la presenza di molte 
cariossidi in una spighetta torna a danno del loro sviluppo; però è indiscutibile 
che le varietà a spighette ricche sono qn(dle a rnnggiore produzione: nei concorsi 
più importanti per miglioramento di varietà, banditi tanto dall'Accademia dei 
Georgofìli ili Firenze che da quella Agraria di Torino, si è sempre tenuto conto 
dell'aumento del numero medio di semi portati da ogni spighetta. 



— 252 — 

Certamente, se è vero che i singoli semi di una pianta hanno un 
valore biologico diverso a seconda del posto differente nel quale si for- 
mano \ questo deve dipendere sopratutto dalle differenze nell'attività 
riproduttrice che si esplica nei singoli posti; però in questo campo le 
nostre cognizioni sono così scarse ed incerte, che per dare una risposta 
qualsiasi alla domanda qui formulata, è, necessario fare, come mi pro- 
pongo, numerose ed accurate ricerche ^. 

Intanto si può constatare che la spighetta più robusta di cui qui 
si parla, si trova normalmente tra il terzo inferiore e la metà delle 
spighe, con tendenza in certe varietà (come per es. nella Cotogna Ve- 
neta) a localizzarsi verso la metà ^. 

Nelle varietà aristate, nelle quali anche la lunghezza delle reste 
va progressivamente crescendo dal basso verso l'alto fino ad una certa 



' Il De Vries (/oc. cit., pag. 648', dopo avere citato in proposito \c osser- 
vazioni (li parecchi Autori, così si esprime: " Jedenfalls steht es ini Allegemeinen 
" fest, dass die einzelnon Sanen einef Pflanze, je nacli deni Orte ilirer Entsteliung 
" und je nach ihrer Grosse und ilirem Gewichte zu Exemplaren von sehr vers- 
" chiedener individueller Kraft werden konnen, und das bei starle variablen 
' Sorten daniit nicht selten eine geringere oder voliere Entfaltung des Sorten- 
' merkmales zusanimengeht „. 

^ Le esperienze che io tiii propongo di fare per il frumento, vennero già 
fatte per i diversi semi di uno stesso glomerulo di barbabietola da H. Bkiem 
(Studieii alter Samenriiben, einem li iihenknàuel entstammend, in Oester. Unqar. 
Ztschr. f. Zuckerind. u. Landivirthsch., 1900), il quale ha visto che i semi apieali 
riproducono più rigogliosamente le qualità apprezzabili delia pianta madre. Però 
nel caso delle barbabietole si tratta di semi profondamente diversi tra loro, in 
quanto quelli apieali sono più grossi e meglio conformati dei laterali, che ap- 
paiono quasi ridotti; mentre nel frumento la spighetta più fruttifera porta semi 
eguali agli altri, spesso anzi più piccoli. 

Il Fruvvieth Hoc. cit.) ha confrontato tra loro, per le Leguminose, le piante 
nate da semi provenienti da frutti monospermi con quelle di semi ili frutti poli- 
spermi, e ne coiicluse che questi ultind semi non sono i più adatti alla riprodu- 
zione. Però siccome egli ha operato con specie normalmente monosperme, i semi 
dei frutti polispermi si dovevano considerare quasi come anormali e a tale anor- 
malità poteva essere attribuita la loro poca produttività. 

F. W. Card e L. P. Spragne (Intorno alla selezione del niii'is, riassunto 
nelle Staz. sper. Af/r. Italiane. Voi. XXXVII, IU04, pag. 541) osservarono una 
certa difteren:'.;i tra le piante ottenute da semi presi dalle spighe più basse e 
quelle provenienti da semi di spighe più in alto della stessa pianta: le prime 
erano un po' migliori. I semi poi delle piante con molte spighe sono, secondo 
gli stessi Autori, più fruttiferi di quelli delle piante a poclie spighe. 

' Come si è già detto, il Feuvvirth trovò che il peso dei singoli semi va 
aumentando fin verso la metà del terzo inferiore e di rado fino alla metà della 
spiga. Nelle varietà di frumento da me studiate si andrebbe anche più in 
alto. 



— 253 — 

altezza, senza presentare poi sensibile diminuzione se non all'apice, la 
posizione di tale spjf^lietta conisponde press'a poco a quella nella quale 
le reste ra.^^iungono la loro huigliezza completa. 

Talora lo stesso peso massimo di produzione si presenta in un 
;^ruppo di spigiiette vicine (come nel quadro VI), od anche si hanno 
due massimi posti ad una certa distanza l'uno dall'altro (come nel 
quadro Villi, così da segnare invece di un solo punto, una zona di 
massima attività. Tali irregolarità possono essere in alcuni casi dovute 
al fatto che, specialmente nelle varietà a spighette molto fitte, si sta- 
bilisce tra di esse una specie di concorrenza e per una che si sviluppi 
eccessivamente, si ha uno squilibrio che si ripercuote in una certa ri- 
duzione delle vicine: lo si vede, per esempio, nel quadro Vili, dove il 
folte sviUipi)!) della 12^^ si>ighetta ha portato una riduzione (anche nel 
numero dei semi) della 13^ e nel quadro IX, dove lo sviluppo della lA^ 
ha provocato una riduzione nelle vicine 13* e 15''. 

Per quanto riguarda al peso delle singole cai'iossidi, dalle mie os- 
servazioni è risultato che tion sempre i semi più pesanti si trovano nella 
spighetta più fruttifera. 

Sopra r)7 spighe esaminate, solamente in 11 la spighetta più red- 
ditiva conteneva anche la cariosside più pesante; in 11 questa si tro- 
vava in una spighetta più bassa; in 22 in una più alta; e in 13 si 
avevano due o più cariossidi dell'eguale peso massimo ed erano distri- 
buite irregolarmente nelle varie spighette. 

vSe poi si guarda anche come sono distribuite non la s da cariosside 
più pe-sante, ma le quattro o cinque che eccellono sopra le altre per 
lo stesso carattere (nei quadri sono segnate da una linea sotto il nu- 
mero che ne indica il peso), si vede che esse sono molto irregolarmente 
distribuite rispetto alla spighetta i)iù fruttifera, la quale anzi in certi 
casi ((luadri I, V, VIII, ed altri di quelli non riportati) non ne porta 
nessuna. 

Tanta irregolarità si spiega quando si pensi che lo sviluppo delle 
singole cariossidi, oltre essere in relazione diretta collo sviluppo totale 
di cui sono capaci (per la posizione che occupano nella spiga, a norma 
della legge sopra enunciata) le spighette sulle quali si formano, ed 
inversa col numero delle cariossidi sulle spighette medesime, dipende 
anche dalle reciproche azioni che possono esercitare l'una sull'altra le 
cariossidi di una stessa spighetta. 

Cosi, per esempio, si nota spesso, nella parte inferiore delle spighe, 
che passando da spighette con un minor numero di cariossidi ad altre 
con un numero maggiore, benché complessivamente queste ultime diano 
una produzione più forte, trovano delle cariossidi che ad una ad una 



— 254 — 

pesano meno in seguito ad una suddivisione dell'attività totale fra un 
maggior numero di fiori (p. es. nel quadro I tra la 9» e la 10-' spi- 
ghetta, nel V tra la 6» e la 7-% nel VI tra la 3* e la 4% nell'XI pure 
tra la 3'^ e la 4*). Un aumento dei singoli pesi si nota invece, per la 
stessa ragione, dove, nella parte superiore della spiga,, diminuisce il 
numero delle cariossidi portate da ciascuna spighetta, benché diminuisca 
contemporaneamente anche la produzione totale (p. es. nel quadro I 
tra la IS" e la 16'' spighetta, nel V tra la 7" e la 8^ e tra la 15* e 
la 16», nel VI tra la 14=^ e la 15", nel IX tra la O--^ e la 10^ e tra la 
23" e la 24''). 

Cosi ancora dove le spighette, anche se con una produzione com- 
plessiva massima, hanno uno sviluppo regolare ed uniforme, nessuno 
dei loro semi presenta un peso che superi di molto la media, come si 
vede, per esempio, nella 10* spighetta del quadro I, nella 7* del V, 
nella 5»-12* dell'VIII, ecc. Laddove invece una cariosside resta piccola 
per una causa qualsiasi che potrebbe anche essere data da difetto di 
costituzione del fiore e della spighetta, o da malattia, ivi una o due 
delle altre possono per compenso prendere uno sviluppo anormale e 
superare in peso le cariossidi delle spighette complessivamente più 
forti ^ Ci forniscono esempi di tale comportarsi la 2" cariosside della 
9» spighetta e la l* della 17'' nel quadro VI; la 2» della 4'^ nel quadro 
IX; la 2^ dell' 11»^ nel quadro X, ecc. 

Quanto alla distribuzione delle cariossidi più pesanti nelle singole 
spighette, si può dire che solo in molti casi, ma non sempre, si veri- 
fica quanto attenua il Wollny ^ che la più pesante si trovi al secondo 
posto. 

Poiché ordinariamente le cariossidi più pesanti sono anche le più 
grosse (salvo pochi casi, come p. es. quelli cui si riferiscono i quadri 
III, VI, IX, X, ecc.), pure per il volume vale quanto si è detto pel 
peso: non sempre i semi più grossi si trovano nella spif/hetta più fruttifera. 

I volumi possono variare irregolarmente per le stesse cause che 
i pesi. 

Circa la densità, se in molti casi si può rilevare un aumento di 
essa verso la base e l'apice delle spiglie, si danno però anch.e casi nei 
quali le cariossidi più dense si trovano nella parte mediana. Nelle spi- 
ghette a tre cariossidi, quella che si trova sola da un lato è moltissime 

' Anche Martinet Qoc. cit., pag. 6) e Carluwe (he. cit. pag. 33-34) hanno 
rilevato il fatto che le spighe o spighette irregolari o comunque imperfetto pos- 
sono dar luogo a cariossidi anormali molto grosse. 

^' E- WoLLNy, Saat nnd l'fht/e der landwùihsrh(iftliche>i KiiUi(rjifl<iiiseti 
(Berlin, 1885; riassunto dal Frcwiuth, loc. cit.). 



— 255 — 

volte meno densa (però non sempre) delle altre e contiene anche un 
embrione meglio conformato. Pure in relazione colla densità è lo svi- 
lupijo dello strato glutinifero, il quale, nelle misure approssimative da 
me riportate, si presenta con uno spessore maggiore nelle cariossidi 
della parte mediana della spiga, in quelle cioè che hanno una minore 
densità. Fino ad un certo punto lo spessore dello strato glutinilero 
appare in proporzione inversa della densità, non però con precisione, 
sia per le' difficoltà di averne la misura media, sia perchè la densità 
dipende da altri fattori: sviluppo dell'embrione (un grosso embrione fa 
diminuire la densità del seme), tegumenti, amido, ecc. 

Finalmente, per quanto riguarda la germinazione, si constata che 
le cariossidi della parte terminale di ogni spiga, quelle apicali delle 
spighette a molti semi, e spesso anche quelle delle spighette inferiori, 
sono le prime a germinare: germinano dunque prima le cariossidi meno 
grosse, le più dense, quelle munite di uno strato glutinifero meno alto 
e (per quanto si possa dedurre da osservazioni superficiali) di un em- 
brione meno sviluppato. Il che viene a confermare le osservazioni già 
fatte sui semi di altre piante dal Vanderwelde \ il quale constatò che 
i semi più grossi richiedono, in generale, tempo più lungo dei piccoli 
per germinare, e dal Klaik^, che trovò che i semi con peso specifico 
più alto germinano meglio. 

Possono bastare queste osservazioni per far accettare senz'altro le idee 
del Carluwe e condurre alla selezione dd grani più piccoli per la semina? 

Si osservi che anche i grani più piccoli sono distribuiti nelle spighe 
in modo assai irregolare, possono derivare la loro piccolezza da cause 
troppo varie e si trovano in spighette alle quali corrispondono attività 
riproduttrici dell'asse della spiga assai diverse tra di loro. Non si può 
dùnque rispondere alla domanda fatta se non, come si è già detto, con 
accurate e numerose esperienze nelle quali si tenga conto anche della 
posizione dei singoli grani in ogni spighetta e nelle spighe. 

Mentre mi propongo di fare tali esperienze, parml si possa intanto 
affermare che i gratti più pesanti e più grossi non sempre eorrisponiìnno 
alla regione di massima attività riproduttrice delle diverse spighe, non sono 
i più detisi, noti germinano più facilmente degli altri, qualche volta rap- 
presentano il prodotto anormale di spighe e spigliette anormali od ammalate. 

Dall'Istituto Botanico di Pavia, niaergio 1908. 



' A. J. J. Vandeewelde, Influenza della mole dei semi sulla 'jermimizione 
(Bot.Jaahrb. Dodonaea, 1900; riassunto nelle Staz. Sper, Agr. 7<aZ/a««, Voi. XXXIII, 
1900, pag. 197). 

- V. A. Klark, La scelta dei semi fondata nel loro peso .'ipecifico {Xew York 
Stat. Bull., 1905; riassunto ibidem, Voi. XXXVIII, 1905, pag. 1120. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 



da GIOVANNI BRIOSI 



NOTE CRITICHE INTORNO A RECENTI RICERCHE. 
SULLA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA. 

M E IVI O R I A ' 

DEI DOTT. 

EVA MAMELI e GIKO POLLACCL 



L'importante questione del iirocesso biocliiinico dell' assimilazione 
del carbonio nei vej^etali, clie dalle primissime esperienze del Van Hel- 
mont in poi, ha tanto affaticata la mente dei fisiologi e dei chimici, e 
sulla quale fervono ancora oggi ]e discussioni e le ricerche, è stata 
recentemente trattata, con nuove e geniali esperienze, dai sig.' Fran- 
cis L. Usìier e /. H. Priestle'/ -. Le importanti ed originali conclusioni 
alle quali i due Autori pervennero nelle loro successive Memorie, ci 
parvero tali da meritare una rigorosa conferma sperimentale, — cosicché 
ci proponemmo di ripetere la lunga serie di esperienze, che tenta di 
risolvere tutto il complesso problema fotosintetico, e dalla quale, con non 
lodevole facilità, alcuni Autori trassero già deduzioni assolute e facili 
congetture. 

In parte concordi, in paite discordanti dai risultati ottenuti da 
Usìier e Priestleij, gli esperimenti da noi ripetuti formano l'oggetto prin- 
cipale della presente Nota, e noi li andremo esponendo, attenendoci al- 
l' ordine seguito dagli Autori. Lioltre nel corso del lavoro, avendo 
avuto occasione di ripetere le ricerche pubblicate ultimamente da Du- 



' Un sunto di questa Memoria venne letto alla R. Accademia dei Lincei di 
Roma, nella seduta del 6 giugno ItlOS. 

^ Fr. L. Usukr e l. H. Priestley: A Sttcd// of the Mechanism of Carbon As- 
similafion in Green Plants (Proceedings of the Royal Society, B. voi. 77, lUOfi); 
The Mechanism of Carbon Assiniilation in (ircen Plants; the Photolijtic Decom- 
posi tion of Carhun Biuxide in vitro (Proc. of the Royal Soe. 78, IGOH). 

Atti deirist. Boi. (ìeir Università di Paria - Serie U — Voi. XUI. 20 



— 258 — 

bois \ Grafe -, Bitter v. Portheim ^, liimp/ìin ^, e Harvey Gibson ^, ripor- 
tiamo, discutendoli, anche i risultati di controllo da noi ottenuti ripe- 
tendo le loro esperienze. 



Crediamo inutile tornare ancora una volta sulle principali teorie 
emesse dai vari autori per spiegare il processo dell'assimilazione del 
carbonio nelle piante, teorie che, come è noto, sono sintetizzate dalla 
formola ipotetica del Baeijer. L'ipotesi della presenza dell'aldeide for- 
mica, e quella più volte emessa e combattuta della presenza dell'acqua 
ossigenata nei vegetali ", vennero i-iprese da Usher e Priesile;/ nei loio 
lavori. "Sul meccanismo dell'assimilazione del carbonio nelle piante 
verdi „. Per le esperienze in essi contenute, e che verremo esponendo 
in seguito, i due Autori inglesi credono di poter concludere che "vi sono 
tre fattori essenziali nella fotosintesi dell'anidride carbonica e del- 
l'acqua, nella pianta, e cioè: 

I. Vitalità del protoplasma; 

II. Presenza di un enzima ; 
IH. Presenza di clorofilla. 

I risultati ai quali conduce l'azione, in alcuni casi simultanea, in 
altri casi disgiunta di questi tre fattori, porterebbero alle seguenti con- 
clusioni, espresse nelle due Memorie citate. 
Conclusioni della prima Memoria: 

" I. La fotolisi dell'anidride carbonica può aver luogo fuori della 
pianta in assenza di clorofilla, purché sia eliminato uno dei fattori. 

II. I prodotti normali della fotolisi sono: acqua ossigenata e al- 
deide formica, ed in certe condizioni si può formare anche acido formico; 



' DoBOis, Sur le mecanisme intime de la fonction chlorophi/Uienne (Compt. 
rend. hebdom. de la Soc. de Biologie, lxii, 1 febbr. 1907). 

^ Gkafe V. Ueber ein neues spezifisches Formaldheijds rear/ens, in Oester- 
reichischen botan. Zeit., n. 8, 1906. 

^ Orafe V. und L. Ritter v. Portheim, Untersiichmigen nehi-r die liolle 
des kalkes in der Pflaiìzen, Sitzusb. Kais. Akad. Wiss. Wieii. Band, cxv, 1906. 

•* KiMPPLiN G. Sur la préseiif' du mcthanal dans les régétuitx reris. Compt. 
rend. Acad. Se. de Paris. Gennaio, 1907. 

' Harvey Gibson. A pìwto(d('ctrii: thcoru of p]iotosynthesis, in Annals of 
Botany, lxxxv, Gennaio, 1908. 

" Recentemente il Loeb (ZeUschrift filr Electrochemie, voi. xr, pag. 745 (190,5), 
e XII, pag. 282 (1906)), ottenne l'acqua ossigenata assieme all'aldeide formica, fa- 
cendo passare la corrente elettrica attraverso una soluzione acquosa di anidride 
carbonica. Si avrebbe quindi la seguente equazione: 

II.CO^ +2Hi,0=H.,CO+2H,0,. 



— 259 — 

III. Nella pianta, la decomposizione dell'acqua ossigenata è de- 
terminata da enzimi catalizzatori generalmente presenti; 

IV. La condensazione della formaldeide dipende dall'integrità del 
protoplasma „; 

Conclusioni (iella seconda Memoria. 

"I. — 1." La decomposizione fotolitica dell'acido carbonico può 
aver luogo, in presenza di clorofilla, indipendentemente dall'attività vi- 
tale dall'enzimatica, dato che le necessarie condizioni fisiclie e ciii- 
miclie siano rigorosamente seguite ; 

2." I prodotti della decomposizione sono aldeide formica e acqua 
ossigenata, essendo l'acido formico nn prodotto intermedio; 

3.» È possibile ricostruire il processo di fotosintesi al di fuori 
della pianta verde, fino alia produzione di aldeide formica e ossigeno, 
introducendo un conveniente enzima catalizzante nel sistema; e fino 
all' emissione di ossigeno e alla produzione di amido, introducendo as- 
sieme all'enzima, un determinato protoplasma vivente non clorofilliano. 

II. — 1.° Si ha la prova sperimentale diretta che l'acido formico 
è un prodotto della decomposizione fotolitica dell'anidride carbonica in 
presenza di sali di uranio inorganici ; 

2." L'a.ldeide formica non è stata isolata e identificata nel caso 
di un sale di uranio inorganico, ma uno studio della reazione porta alla 
conclusione favorevole all'ipotesi che essa venga formata come un pro- 
dotto transitorio intermedio „. 

In conclusione, le relazioni tra i vari fattori che prendono parte al 
processo clorofilliano, si riassumerebbero nello schema seguente: 

CO, + H,0 

' : ,-^ ' 

Se non è eliminatcì viene -y Clorofilla 
^ distrutta) ' ,| j 
! /\ 



H2O, + /-CH2O 

^^(8e non è eliminata, è velenosa) •'- 
Enzima .fc^ Protoplasma vivente 

I I 

V Y 

Idrati di carbonio 

Vediamo ora fino a qual punto siano attendibili tali conclusioni, 
dati i risultati delle nostre prove sperimentali. 

Premettiamo che una parte delle ricerche eseguite da Ikher e Prie- 



— 260 — 

stleij, e precisamente quella riguardante la decomposizione fotolitica del- 
l'anidride carbonica in presenza dei composti di uranio, ed alla quale 
si riferiscono le conclusioni l'i della |>rima Memoria e II'' della seconda 
Memoria, non venne da noi presa in considerazione, poiché le condi- 
zioni nelle quali le esperienze furono fatte, le sostanze che vennero 
adoperate, sono così differenti da quelle esistenti nell'organismo vege- 
tale vivente, da far si che le conclusioni ricavate, pure avendo una si- 
cura importanza biologica, non hanno, a nostro avviso, alcuna applica- 
zione pratica per il nostro problema. ' 



La prima serie di esperienze immaginata da Usher e Priestley è 
rivolta alla ricerca del modo con cui avviene lo sviluppo di ossigeno 
nel processo assimilatorio. A questo scopo essi immersero dei getti vivi 
di Elodea in una soluzione diluita di acqua ossigenata, ed ottennero la 
decomposizione immediata e rapida del liquido, con svolgimento di os- 
sigeno, tanto alla luce che al buio. Viceversa, questo svolgimento non 
si verificò quando la pianta venne immersa per 30" in acqua bollente, 
quando venne trattata con soluzione diluita di iodio, o di cloruro 
mercurico, o di idrogeno solforato, o di aldeide formica. Se invece getti 
di Elodea venivano sottoposti all'azione di vapori di cloroformio, quando 
era cessata tale azione, gli Autori scorgevano ancora rapido sviluppo di 
ossigeno. 

Le nostre esperienze confermarono questi risultati, poiché noi ot- 
tenemmo da getti sani di Elodea canadensis tenuti per tre ore in acqua 
ossigenata al 2 7o) <""c- 32 di ossigeno alla luce, e cmc. 27,5 al buio, 
mentre se ne ottenne una quantità piccolissima, trascurabile, quando 
V Elodea era stata previamente immersa in acqua bollente, od in su- 
blimato corrosivo. Similmente, l'azione del cloroformio seguito dal ria- 
versi della pianta, dà luogo a svolgimento di ossigeno: cmc. 12,5 dopo 
14 ore e 20'. ' 

Queste esperienze sono, secondo gli Autori inglesi, un primo in- 
dizio dell'esistenza di un enzima catalizzatore, che essi estraggono e 
con il quale scompongono l'acqua ossigenata. E inoltre, dall'esame mi- 
croscopico a forte ingrandimento di foglie di Elodea poste in soluzione 
molto diluita di acqua ossigenata, essi deducono " la stretta localizza- 
zione dell'enzima nei cloroplasti „, poiché solo da questi, essi dicono, 
e non dalle altre parti della cellula, si svolgono le bollicine di os- 
sigeno. 

Per quanto possa sembrare probabile tale fatto, noi non possiamo 
confermarlo, perchè non ci fu possibile, anche con i più potenti mezzi 



— 261 — 

di ingrandimento oggi conosciuti ', di osservare questa localizzazione. 
Le grosse bolle gasose che si svolgono dalle cellule al contatto con 
l'acqua ossigenata, vanno rapidamente formandosi senza che si possa 
scorgere il preciso punto di origine delle piccole bolle die ad esse danno 
luoo-o, e se qualche rara volta notammo attorno ai cloroplasti la com- 
parsa e il movimento di minutissimi punti oscuri, anch'essi in numero 
limitatissimo, pure il fenomeno è molto dubbio, poiché lo svolgersi di 
tali bolle dovrebbe avvenire, in modo più o meno regolare per un certo 
periodo di tempo, ed essere visibile in tutti, o nel maggior numero dei 
cloroplasti. Oltre che con Elodea ripetemmo l'osservazione con filamenti 
di Oedogonium e di Siìirogijra, ma con identico risultato negativo. 

Analogo sviluppo di ossigeno ottenemmo, per azione dell'acqua os- 
sigenata, da foglie eziolate di Calla etiopica e da tuberi di patate, ma 
non osservammo la localizzazione del fenomeno nei soli amiloplasti, come 
sembra vogliano conchiudere Usher e Priestley. E ciò è naturale perchè 
come è noto, enzimi si trovano diffusi in ogni parte del vegetale. 

Con una seconda serie di esperienze gli Autori si propongono la 
dimostrazione della presenza e della localizzazione della formaldeide 
nei tessuti vegetali, e la ricerca delle condizioni necessarie alla sua 
polimerizzazione. Essi escludono l'ipotesi che l'agente condensatore del- 
l'aldeide formica nelle piante possa essere un agente chimico (secondo 
il Loew-: ossidi metallici e solfiti acidi), sia perchè non è probabile 
che tali sostanze si producano nelle piante, sia percliè il processo di 
condensazione per mezzo di questi corpi sarebbe troppo lento ed inef- 
ficace quando venisse applicato ai bisogni della pianta. Infatti, se l'ipo- 
tesi fosse vera, " la condensazione dovrebbe aver luogo anche quando 
il protoplasma della foglia fosse distrutto e gli enzimi uccisi „. Per pro- 
var ciò essi immergono dei getti sani di Elodea prima in aciiua bollente 
per 30", allo scopo di uccidere il protoplasma e gli enzimi, poi in reci- 
pienti contenenti una soluzione satura di anidride carbonica, che vengono 
esposti al sole. Dopo qualche ora il color verde-oscuro è completamente 
scomparso, ed immergendo i getti sbiaditi in una soluzione di rosanilina 
decolorata con anidride solforosa, Usher e Priestley ottengono la colora- 
zione rossa caratteristica delle aldeidi. 

Noi confermiamo pienamente quest' esperienza, ma non possiamo 
convenire con gli Autori quando essi affermano che " il materiale verde 
in origine trattato in tal modo, non mostrò colorazione „. Già dal 1899 
venne dimostrato da uno di noi " che mettendo un ramo con foglie verdi. 



' L'obbiettivo immersione '/s Korisk., ocul. comp. 18 (3000 diainetri). 
- Bcrichte, 1888, pag. 271. 

■' PoLLACci, Gr. Intorno all'assimilazione clorofilliana delle piante, Meni. 1.* 
Atti Istit. Bot., Pavia, 1899, voi. VII, pag. 8 e seg. 



— -262 — 

ancora attaccato alia pianta ed esposto alla luce solare, entro un vaso 
contenente un soluto acquoso di rosanilina decolorato dal gas solforoso, 
dopo un certo tempo le foglie assumono un colore rosso-violaceo, mentre 
il liquido resta incoloro. La stessa reazione avviene naturalmente, ed 
evidentissima, anche con 1' Elodea '. Non regge dunque la conclusione 
che Usher e Priestley traggono dalla loro esperienza, e cioè che ci fosse 
" nelle foglie uccise e sbiadite qualche sostanza di natura aldeidica che 
mancava in quelle vive „. 



' Più tardi il Grafk {Ueber ein ne.ues spezifisches Fonnaldehi/dreagens. — 
Oesterreichisehen botanischen Zeitschrift, n." 8, 1906) ed il Kimpflin (Sur la pré- 
sence du niéllumal dans Ics véf/étaiix verts. — Compt. rend. Acad. Si;. Paris, 11)07) 
confermarono ancli'essi, con delle belle reazioni, la presenza dell'aldeide formica 
nelle pianto verdi, e già dal 1904: Mulliken, Brown e French pubblicarono una 
nuova reazione della forinaldeide elio è sensibilissima, come noi potemmo osser- 
vare applicandola a succhi vesetali, anche diluiti. E che questi quattro reattivi 
siano veramente caratteristici della formaldeide, dimostra il se',niente prospetto, 
che dà lo diverse colorazioni ottenute con il formolo e con le aldeidi aflini ad esso: 



AI.IIEIDI 


Cdfleina e acido solforico 
(l'oiliicci, 1898) 


Difcnilaiumina 

e nciilo solforico 

(Grafe, 1906) 


Metilpanimmidometa- 

crcsolo 

tliimpfliii, 1907) 


Acido gallico 

e acido solforico 

(Mulliken, ecc. 1904) 


aldeide formica 


anello violaceo- 


anello verde-sme- 


coloraz. rossa 


anello bleu-brill. 


» acetica 
propionica 


azzurro 
anello giallo 
» giailo-aranc. 


raldo 
anello rossobruno 
anello giallognolo 


verde 


» giallo. pallid. 


butirrica 
» valerica 
paraldeide 
aldeide furfuril. 

» salicilica 


» rosso-scuro. 
» friallo-aranc 

'f » » 

rosso 


» rosso 

■ giallo-aranc. 

■ rossobruno 
■> bruno -scuro 
■• rosso vino 


> rosso-scura 

► gìallo-verd. 


» giallo-aranc. 
» giallo-pallid. 

» lilla 
» arancio 


» cuniinii'H, 
» <'innam!ca 


» 


• rosso 

• giallo-aranc. 


» giallo-pali, 
arancio 


» rosso-sangue 
» giallo-aranc. 


benzoica 


» },'iallo-aranc. 


rosso-porpo- 
ra inferior- 
mente, venie 




>' giallo-pallid. 


parammidoben- 

zaldeide 
nictanitrobenzal- 


>' giallo-aranc. 


supcriorm. 
giallo-pallid. 

• come la ben- 


giallo-rossa 


» giallo-pallid. 


di'ido 




zoica. 






l)araossibenzal- 

deide 
aldeide vanilliiii- 


verde infe- 


giallo 
■ giallo-verde 


" giallo-verd. 


» giallo 


e a 


ri r m ente, 
rosso- bruno 








aldeide piperoni- 


Kuperiorm. 
» prima giallo. 


■ giallo 


» giallo-pali. 


- giallo 


lica 


poi verde, 
eh(! va can- 
giandosi in 
bleu 









— 263 — 

Oltre a ciò, se noi eseguiamo un'esperienza di controllo, ossia im- 
mergiamo in acqua ricca di ossigeno anziché in soluzione satura di 
anidride carbonica, i getti di Elodea uccisi per immersione in acqua 
bollente, otteniamo ancora il tV.noineuo dell' imbiancamento non solo, 
ma in modo più rapido. Quest' è, a parer nostro, la dimostrazione più 
convincente clie l'imbiancamento osservato da Vsher e Priestley è dovuto 
a nient'altro che al comune processo di ossidazione che subisce la clo- 
rofilla quando venga esposta al sole in presenza di ossigeno. E che il 
fenomeno si verifichi anche in soluzione concentrata di anidride carbo- 
nica si spiega per la presenza di una certa quantità di ossigeno nel 
recipiente che contiene la soluzione, quando non si abbia Cura di scac- 
ciare l'ossigeno completamente, che, se si prende questa precauzione, 
l'imbiancamento non si verifica affatto, come numerose esperienze ci 
hanno dimostrato. 

Non è qui dunque neanche il caso di discutere le conclusioni che 
Uslier e Priestlcij traggono da quest'esperienza, e che si fondano su un 
principio del tutto errato; e meno che meno poi dedurre da essa la pre- 
senza dell'acqua ossigenata nei vegetali, fatto che, come abbiamo detto, 
è stato finora contestato, e non trova assolutamente nessun appoggio nel- 
l'esperienza su citata. 

La presen-za dell'aldeide formica nei vegetali viene dimostrata da- 
gli Autori, oltre che con le leazioni delle aldeidi nel distillato di Viva 
e di Enteromorfa ', anche provocando, per mezzo dell'acqua di anilina, 
la precipitazione della metilenanilina nell'interno della cellula (reazione 
di Triti nt). 

Ripetendo quest'elegante esperienza, ossia immergendo foglie di 
Elodea uccise ed imbiancate con soluzione di anidride carbonica, nel- 
l'acqua di anilina, ed esaminando dopo 12-15 ore al microscopio con 
forte ingrandimento, osservammo attorno ai cloroplasti imbiancati, dei 
cristallini romboedrici, il cui aspetto è del tutto simile a quello dei cri- 
stalli di metilenanilina preparati con acqua di anilina e formolo. Essi 
presentano inoltre le stesse proprietà di solubilità, e cioè sono solubili 
in acido solforico e acido cloridrico diluiti, e in alcool a caldo, dal quale 
a freddo cristallizzano. 

Quest'esperienza dunque, non solo conferma ancora una volta l'esi- 
stenza dell'aldeide formica nei vegetali, ma dimostra altresì, o almeno 
giustifica l'ipotesi, della localizzazione dell'aldeide formica nei cloroplasti. 



' Anche in questo caso gli Autori non ailopurano le piante verdi, ma distil- 
lano l'Iva ed Enteromorfa i)reviaiiiente uccise ed imbiancate con soluzione di 
anidride carbonica. Le reazioni da essi ottenute sono invece evidentissime anche 
distillando piante in completa attività di assimilazione (Vedi Pollacci, 1. e). 



— 264 — 

Tale localizzazione venne pure osservata dal KimpfUn ' facendo uso del 
reattivo di Schiff. Infatti, come anche noi potemmo osservare, la colo- 
razione rosso-pavonazza die il bisolfito di rosanilina provoca in un tes- 
suto vegetale, sia verde che artificialmente imbiancato, non è diffusa in 
tutto il protoplasma della cellula, ma è localizzata ai soli cloroplasti. 
Di questi ultimi poi è notevolmente più scura la parte periferica della 
centrale, ciò che sarebbe in relazione con l'osservazione citata nella 
Memoria, pag. 319 di Usher e Priestleij, secondo la quale nei cloroplasti 
di Selaginella e di Chlorophytnm la clorofilla sarebbe limitata all'esterno 
del cloroplasto. 

Però l'interpretazione data da ì^sher e Prìestle// a questi risultati, 
non è, secondo noi, accettabile, poiché essi concludono che " foglie nelle 
quali protoplasma ed enzimi sono stati uccisi, poste in condizioni favo- 
revoli per l'assimilazione, sviluppano formaldeide fino a che il processo 
fotosintetico è ultimato per distruzione della clorofilla „. Ora, non è che 
foglie uccise e poste in condizioni favorevoli sviluppino formaldeide, ma 
la formaldeide esisteva già nei tessuti, e gli Autoii non iianno fatto 
altro che rintracciarla dopo averne resa impossibile l'ulteriore polime- 
rizzazione. 

Eiguardo al processo di condensazione della formaldeide, Usher e 
Priestley si propongono il quesito se tale condensazione sia dovuta ad 
un enzima secreto dal cloroplasto, o se venga effettuata dal protoplasma 
del granulo stesso. A questo scopo essi sospendono per due ore, dei 
getti di Elodea in aria carica di vapori di cloroformio, ottenendo così l'uc- 
cisione del protoplasma senza danneggiare gli enzimi. Espongono poi i 
getti alla luce solare in soluzione satura di anidride carbonica, e li 
trovano dopo qualche ora sbiancati e contenenti aldeide formica. Gli 
Autori ne concludono "che il protoplasma del cloroplasto è l'agente 
condensatore della formaldeide „ e, come nell'esperienza analoga, attri- 
buiscono l'imbiancamento deWElodea all'avvelenamento degli enzimi cau- 
sato dall' accumularsi della formaldeide. Ma noi domandiamo: Qual' è 
l'esperienza di controllo che ci permetta di provare l'esclusione di questi 
supposti enzimi dal processo di polimei'izzazione? E perchè non si ot- 
tiene più l'imbiancamento se noi sottraiamo del tutto dall'influenza del- 
l'ossigeno i getti di Elodea anestetizzati? ^. È ovvio poi anche in questa, 



' G. KiMPFHN, Action du hisulfite de rosaniline sur les viije'taux verts [Soc. 
Linnéenne de Lyon, juin, 1907). 

' Analogamente all'esperienza precedente noi inimergemnio i getti di Elodea 
anestetizzati con cloroformio, in acqua ricca d'ossigeno, ed ottenemmo il rapido 
imbiancamento, mentre, immergendoli in un recipiente completamente jneno ili 
soluzione di anidride carbonica ed in modo da impedire il contatto dell'ossigeno 
dell'aria con VElodea, il fenomeno non si verificò. 



— • 205 — 

come nella precedente esperienza, l'osservazione clie la formaldeide esi- 
steva nel tessuto verde daW Elodea anclie prima dell'imbiancamento. 

Un'ultima esperienza infine è quella tendente a dimostrare che una 
certa quantità d'acqua ossij^enata viene catalizzata quando il solo pro- 
toplasma è morto. E.ssi prendono tre quantità api)iossimativamente eguali 
di Elodea: 

A, che viene uccisa per immersione in acqua bollente; 

B, che viene sospesa per due ore in atmosfera satura di vapori 
di cloroformio per uccidere il protoplasma e non gli enzimi ; 

C, che serve di controllo. 

Tutte e tre vengono messe poi in soluzione di anidride carbonica 
ed esposte a luce aitificiale per dodici ore sotto tubi d'assaggio rove- 
sciati. Essi diedero, secondo gli Autori: 
^4, nessuno sviluppo di ossigeno; 

B, 0,3 cmc. di ossigeno; 

C, 2,8 cmc. di ossigeno. 

" Nel caso di B, essi dicono, dopo esposizione alla luce, non fu os- 
servata azione catalitica sull'acqua ossigenata, mentre prima una forte 
decomposizione aveva avuto luogo,,. 

L'esperienza da noi ripetuta, esponendo le tre campanelle graduate 
alla luce solare anziché alla luce artificiale, diede invece notevole svi- 
luppo di gas in C, dove VElodea era viva, ma assolutamente nessuna 
traccia nelle altre due campanelle, h' Elodea di B poi, dopo esposizione 
alla luce, diede forte decomposizione con acqua ossigenata. 

L'influenza di un'attività enzimatica nel processo d'assimilazione è 
sostenuta anche da una recente Jlemoria del Ditbois ', con un'esperienza 
analoga a quella di Usher e i'i-iestley. 

Egli agita un'alga in acqua di mare in modo da aereare bene il 
tutto, e dopo totale scomparsa delle bolle gasose, ritenute meccanica- 
mente, espone l'alga al sole. Ottiene nuovo sviluppo gasoso. 

L'Autore esclude che esso sia dovuto: 

1.'^ all'aria inti'odotta per agitazione perchè agitando in acqua 
delle alghe previamente uccise in acqua bollente, non si ha sviluppo 
di gas; 

2." all'anidride carbonica trasportata dall'alga, perchè alghe riti- 
rate cautamente dall'acqua bollita fredda, e immerse lentamente nel- 
l'acqua di mare naturale, danno nuovo sviluppo gasoso ; 



' R. Ddbois, Sur le mécanisiiie intime de la fonclion chlorophijllienne. (Conip. 
reiul. hébdom. de la Soc. de Biologie, lxii, 1.° febbraio 1907). 



— 266 — 

3.» a fenomeni cellulari, perchè alghe tenute previamente in 
acqua contenente forinolo al 25 7o, danno aneli' esse nuovo sviluppo 
gasoso; 

4.' alla cloiofilla. 
È necessario dunque, secondo l'Autore, ammettere l'intervento di 
un corpo attivo, e per eliminazione egli arriva alle zimasi. Una zimasi 
sarebbe stata infatti da lui isolata. 

Ora è bene notare che la prima esperienza di controllo eseguita 
con alghe morte, non ha alcun valore di prova; che non è egualmente 
provata l'esclusione della clorofilla dallo svolgersi del fenomeno, e in- 
fine che eseguendo la terza esperienza non si ottiene alcun sviluppo di 
ossigeno. A noi pare invece, che, poiché l'acqua di mare adoperata per 
l'esperienza contiene certamente dell'anidride carbonica in soluzione, 
l'emissione dell'ossigeno si rinnnovi " dopo totale sconipa)sa delle bolle 
gasose ritenute meccanicamente „ : 

l.** Per la presenza appunto di una certa quantità di anidride 
carbonica disciolta; 

2." perchè si espone l'alga al sole, ciò che deve evidentemente 
rinnovare o almeno rendere più attivo il fenomeno. 

Che intervenga poi o no, in questo processo di emissione gasosa, 
un' attività enzimatica, noi non escludiamo, ma non riteniamo finora 
provato. 

In una seconda Memoria Valier e Priestleij raccolgono una serie di 
ardite ed originali espeiienze che purtroppo però offrono facile il campo 
alla critica, e si possono ascrivere, almeno per ora, fra i primi infrut- 
tuosi tentativi di riproduzione artificiale delia sintesi più mirabile: 
quella della cellula vegetale. 

Secondo Usher e Priestìei/, non diciamo la cellula, ma tutte le con- 
dizioni necessarie al compimento del processo di assimilazione, possono 
venir riprodotte artificialmente, e da una strana associazione di strati 
e di substrati artificiali, essi ottengono, senz' altra azione che quella 
della luce solare e di un'attività enzimatica, la scissione dell' aniilride 
carbonica con sviluppo di ossigeno e produzione di formaldeide. 

Purtroppo, ripetiamo, noi possiamo escludere completamente tali 
asserzioni, che, come dimostreremo, sono errate. 

La prima serie di esperimenti della seconda Memoria di Uslier e 
Priestley consiste nello spalmare delle lastre di vetro con una soluzione 
acquosa di gelatina, e nel far airivare sopra questa una soluzione di 
clorofilla in modo da ottenere una membrana sottile ed uniforme. Le 
lastre vengono poi messe in una campana contenente anidride carbo- 



— 267 — 

nica ed esposte alla luce: ecco, secondo gli Autori, una riproduzione 
della disposizione essenziale delle condizioni nella cellula vicente. Da questa 
" cellula „ essi ottengono uno dei prodotti dell'assimilazione, poiché la 
gelatina immersa nel reattivo di Scliiff, dà la reazione caratteristica 
delle aldeidi, e il distillato di essa dà con ac(|na di anilina, il precipi- 
tato di metilenaniliua. 

Evidentemente gli Autori non si sono domandati se il sistema im- 
piegato contenesse l'aldeide formica piima della loro esperienza, E in- 
fatti, se noi trattiamo un soluto alcoolico, etei'eo o benzenico ^ di clo- 
rofilla, col reattivo di Seliiff, otteniamo, tanto alla luce che al buio, la 
colorazione rosso-pavonazza, che avviene più rapidamente (in capo a 
pochi minuti), sbattendo i due liquidi perchè si emulsionino. 

Per conseguenza, il risultato dell'esperienza di Vsher e Prcistlei/ 
non prova che l'aldeide formica si formi col sistema adoperato, poiché 
essa vi era già contenuta. 

Il fatto poi che la reazione di Schiff avvenga nel soluto clorofilliano 
anche al buio, fa cadere la possibile obiezione che quando essa venga 
fatta alla luce, possa venir provocata da una istantanea formazione di 
aldeide formica per azione della luce e dell'anidride carbonica dell'at- 
mosfera. 

Una prova ancora più convincente della presenza dell'aldeide for- 
mica nel soluto benzenico od etereo di clorofilla, venne data dal reat- 
tivo: codeina e acido solforico (Pollacci), da quello di V. Grafe (dife- 
nilammina e acido solforico), e da quello di G. Kimpflin (metilparam- 
midometacresolo. 

Dopo questa prova era inutile quindi per noi la ripetizione di questa 
esperienza e della seguente, nella quale viene sostituito uno strato di 
acqua allo strato di gelatina, nonché della reazione sul distillato della 
gelatina in soluzione acquosa. 

Quanto mai interessante invece ci parve l'esperienza per mezzo 
della quale gli Autori tentano di ottenere da un sistema analogo lo 
sviluppo di ossigeno gasoso per decomposizione del biossido di carbonio. 
Basandosi su una delle conclusioni del lavoro precedente, e cioè che la 
decomposizione dell'acqua ossigenata nelle piante possa essere dovuta 
ad un enzima, essi costruiscono una nuova " cellula „ simile alla pre- 
cedente, ma che contiene in più un'enzima animale. La lastra viene 
posta entro un tubo di vetro chiuso ad un' estremità e terminante al- 
l'altra con un tubo capillare. In esso si fa passare anidride carbonica priva 



' S'intende che l'alcool, l'etere ili petrolio e il benzene da noi adoperati per 
la reazione, vennero anch'essi previamente saggiati con il reattivo di Schiff. 



— 268 — 

(li ossigeno per sei volte, poi si cliiiide il tubo capillare e si espone il tutto 
alla luce solare. " Dopo un'ora la gelatina è rigonfiata da bolle di gas, 
e la membrana di clorofilla scomposta e lacerata. L'analisi del gas con- 
tenuto nel tubo svela quantità non indifferenti di ossigeno (0,6 cmc. una 
Volta, 2 cmc. un'altra) „. Il sistema artificiale avrebbe quindi assimilato. 

Noi ripetemmo rigorosamente l'esperienza pareccliie volte, con la- 
stre contenenti enzima e prive di enzima, ma non ottenemmo mai la 
formazione di ossigeno. 

Crediamo utile dare di quest'esperienza alcuni dettagli, die ren- 
deranno più facile il compito di altri sperimentatori e serviranno anche 
a prevenire qualche possibile obiezione alla nostra critica: 

La preparazione della catalasi da fegato di pecore ^ venne eseguita 
esattamente secondo le istruzioni date da Usher e Priestley nella loro 
seconda Memoria, e, prima di ciascuna esperienza venne constatata la 
sua attività, sia isolatamente, sia sulla lamina stessa, con tintura di 
guaiaco e acqua ossigenata. 

Per il soluto di clorofilla usammo alcool ed etere di petrolio in vo- 
lumi eguali, poi facemmo evaporare fino a piccolissimo volume la parte 
eterea, e con essa spalmammo la gelatina contenente l'enzima. 

Prima di far passare l'anidride carbonica priva di ossigeno nel tubo 
contenente la lastra, ci accertammo del perfetto funzionamento della 
nostra pompa a mercurio. 

La calce sodata, usata da Usher e Priestleij per trattenere tutto il 
biossido di carbonio, non venne da noi adoperata perchè tale metodo ci 
sembra non privo di cause di eri-ore. Usher e Priestlei/ non dicono preci- 
samente come abbiano agito per la ricerca qualitativa dell'ossigeno. Noi 
adoperammo dapprima una soluzione alcalina di pirogallolo, ma poi, so- 
stituimmo a questo metodo quello dell'analisi con l'eudiometro. Dopo 
ciascuna analisi, sempre a risultato negativo, ebbimo la precauzione di 
far scoccare nuovamente la scintilla in presenza di aria atmosferica, 
per accertarci delle buone condizioni dell'esperienza. La conferma mi- 
gliore poi della mancanza dell' ossigeno nei tubi ci venne data dalla 
reazione con il fosforo. Litroducendone un pezzetto nella campanella 
dell'eudiometro contenente il gas da analizzare, il suo volume rimaneva 
sempre lo stesso. 

Una terza esperienza è quella che ha per scopo di dimostrare la 
formazione di amido da una cellula vivente non clorofilliana, in base 
alla conclusione della Memoria precedente, dove era dimostrato che la 



Non si coinprencle perchè gli Autori ricorrano ad una cataia.si animalo. 



— 269 — 

condensazione della formaldeide in idrato di carbonio dipende dalle con- 
dizioni di integrità del protoplasma. 

A questo scopo dei petali bianchi di Saxifraga Walìacei vengono 
esposti alla luce in una soluzione di aldeide formica al 0,001 "/q: Usher 
e Priestley ottengono da essi la formazione di amido. Noi ripetemmo 
l'esperienza con petali e parti di petali bianchi di Galantìms nivali^, 
Leucojiim vcrnu7n, Elìeborus, Freesia, Sassi frar/a crassifolia, Jacinthns orien- 
talis, Camelin japoìiica, varie Orchis, ecc./ ma sempre con risultato ne- 
gativo, anche variando la concentrazione della soluzione di aldeide 
formica. 

Identico risultato gli Autori dicono di avere ottenuto da petali 
bianchi, esenti di amido, che venivano spalmati con soluzione di cloio- 
filla, e posti a galleggiare in acqua satura di biossido di carbonio, in 
un vaso esposto alla luce. 

Noi mettemmo anche degli interi rami di Azalea, di cui uno dei fiori 
era stato spalmato con una soluzione eterea di clorofilla, in una soluzione 
satura di biossido di carbonio, ed esponemmo al sole: non ottenemmo 
mai produzione di amido. 

Harvey Gibson ha fatto recentemente una comunicazione prelimi- 
nare - di una serie di riceiT.he, tendenti anch'esse a staldlire quali sieno 
i primi prodotti della fotosintesi clorofilliana e in qual modo esse si 
formino. Le ricerche compiute dall'Autore portano alle seguenti conclu- 
sioni che dilettamente più ci interessano. 

1") L'aldeide formica è presente^ per quanto in picro/issima quan- 
tità, in tutti i tessuti assimilanti. Egli arriva a questa prima conclusione 
facendo agire il reattiv<i di Mulliken, Broicn, e French (acido gallico 
ed acido solforico concentrato) e del quale anche noi abbiamo prece- 
dentemente parlato, su estratti acquosi ottenuti da foglie verdi in com- 
pleta attività di assimilazione, ottenendo costantemente 1' anello bleu- 
verde caratteristico per la formaldeide. Quest'osservazione conferma 
quindi pienamente i nostri lisultati ■'. 



' Per quante rieorche si siano fatte non ci è statn possibile avere dei fiori 
freschi di Saxifr(t(ia Walìacei Me. Nab (6'. 6'((/y(/jo*-iV 7)'o8.s), pianta ohe cresce spon- 
tanea in Spagna. 

- R. I. Hakvey Gibson A pholucleciric thcoru of photosynthesis, in Annais 
of Botany, lxxxv, Gennaio 1908. 

' Se non che è da notare che hi storia dell' aryoniento così riportata dall'Au- 
tore è, più che manchevole, inesatta, poiché pan-ebbe dalla sua nota ehe a lui 
fosse dovuta l'affermazione originale della presenza dell'aldeide formica nelle 
piante, mentre uno di noi (Pollacci) sin dal 1899 stabiliva che in piante verdi normal- 
mente a.ssimilanti trovasi un'aldeide che con un reattivo cromatico (codeina e 



— 270 — 

2°) Lu qnnììlìtà di aldeide formica presente nelle foglie è in rela- 
zione definita con l'intensità dell' illnminazione; conclusione anche questa 
che conferma ricerche precedenti, e non aggiunge nulla di nuovo ad 
esse (vedi infatti: Pollacci, 1. e, pag. 9 e 21). 

3") L' aldeide formica può venir sintetizzata dall'anidride carbonica 
in presenza di acqua per mezzo di una debole scarica elettrica; conclusione 
alla quale era venuto fin dal 1898 il Bach \ che spiegava au/i il feno- 
meno con le seguenti equazioni: 

H^ CO. + Ha = CHj 0, + H, 
CH, 0. + H„ = CH, + K, 

ed anche recentemente, come già dicemmo, il Loeb "- (1905) ottenne al- 
deide formica ed acqua ossigenata facendo jìassare la corrente elettrica 
attraverso una soluzione acquosa di anidride carbonica. 



CONCLUSIONI GENERALI. 

I recenti lavori, dei quali demmo il riassunto critico, introducono 
due coefficienti nel processo assimilatorio: l'acqua ossigenata ed una at- 
tività enzimatica. 

Dimostrammo già come uè dell'uno né dell'altro sia stata provata 
indiscutibilmente la presenza o l'ufficio importante che ad essi si vuole 
attribuire, che anzi esperienze e deduzioni sono in gran parte erronee 
almeno inesatte. 

Non è fuori di luogo accennare qui alla mancanza quasi assoluta 
che si nota in talune pubblicazioni (quelle ad es. delle quali parlammo), 
non solo dei dettagli, ma anche delle circostanze sperimentali più no- 
tevoli, — sicché, chi si accinge alla revisione di un lavoro, deve lot- 
tare spesso con una serie numerosa di difficoltà, prima di poter eseguire 
un'esperienza nelle stesse condizioni del primo sperimentatore. Nel caso 
di lavori sperimentali invece, la chiarezza e la minuziosità dei parti- 



acidi) .solforico) <'aratteristico quanto quello usato dal Gibson, e (che del resto gli 
è molto siinile) trovò essere l'aldeide formica. Questa venne inoltre identificata 
con diversi altri metodi. — L'Autore dimostra così itnclie di non conoscere i la- 
vori di Euler, Grafe, Ritter v. Portheim, Kinipflin, Usher e Priestley. 

' Bach A., Sur la corrélaiion entre la rednction par l'hìjdroghie naissant, 
Vélectrolyse et la pJìotholi/se de l'acide carhonique, in Conipt. Rcndus, tom. cxxvi, 
anno 1S9S. 

' LoKi!, /. e., pafi'. 7-15. 



— 271 — 

colari sono più die mai necessari, tanto più perchè essi facilitano e 
rendono più sicuro il lavoro di controllo. 

Dalle esperienze di Usher e Priestley da noi ripetute si deduce so- 
pratatto : 

].° Che non venne fatta nessuna ricerca diretta per provare la 
presenza dell'acqua ossigenata nelle piante ; 

2° Che non è provato, come già dimostrammo a suo tempo, l'uf- 
ficio degli enzimi catalizzatori che gli Autori ammettono come necessari 
nel sistema, per la decomposizione dell'acqua ossigenata; 

3.» Che tutte le deduzioni tratte dal fatto della presenza del- 
l'aldeide formica nelle piante dopo la loro uccisione e successivo sbianca- 
mento della clorofilla, sono errate, perchè l'aldeide formica esisteva già 
nelle piante verdi, specie in quelle assimilanti; 

4.° Che non è possibile, con i metodi pubblicati da Usher e JMe- 
stleij decomporre l'acido carbonico ottenendo artificialmente sviluppo di 
ossigeno, produzione di aldeide formica e di amido. 

Ciò nonostante ci sembra assai probabile che Tacqua ossigenata, già 
ottenuta chimicamente dall'anidride carbonica in presenza di ossigeno, 
possa prendere parte al fenomeno fotosintetico, o quanto meno trovarsi 
nelle piante, e altrettanto può dirsi in quanto al preteso intervento di 
un'attività enzimatica nella scissione dell'anidride carbonica; tutto ciò 
però non è stato ancora dimostrato esaurientemente né dalle esperienze 
di Usher e Priestley, né da quelle di DuLois. Che tra queste ultime so- 
stanze, la cui luatura è ancora ignota, ma che, agendo per solo con- 
tatto, compiono indiscutibilmente un ufficio importante in molti fenomeni 
della vita animale e vegetale, ve ne sia qualcuna che prenda parte an- 
che al fenomeno dell'assimilazione, noi crediamo possibile, ma lo stato 
attuale delle nostre conoscenze non ci permette di ritenere quest'ipotesi 
come provata. 

A questo punto delle nostre cognizioni su quest'argomento, resta 
dunque accertato, secondo noi, solamente: 

1." Che al fenomeno delC assimilazione è strettamente legata la pre- 
senza deW aldeide formica, come già venne dimostrato da uno di noi fin 
dal 1899, confermato dal Grafe prima, poi dal Kimpfiin ed ultimamente 
dal Gibson; 

2." Che l'aldeide formica è localizzata nei soli cloroplasti, n preci- 
samente 'negli strati periferici di essi, come venne osservato dal Kimp- 
fiin con il reattivo di Schiff, e da Usher e Priestley con la reazione mi- 
crochimica della metilenaniliua. 

Tutto il resto non trova basi sicure in ricerche scientifiche 1)en 
condotte. 



— 272 — 

Le ricerche inoltre che iianno portato alle suddette conclusioni 
danno sicuri risultati, che dimostrano ancora una volta la presenza del- 
l'aldeide formica nelle piante \ 



Il presente lavoro era già ultimato quando comparve una Memoria 
critica deWEwart- sulle esperienze di Us/ier e Priestlei/. 

Siamo lieti di constatare che le" sue osservazioni, condotte con me- 
todo diverso, confermano gran parte delle nostre, sì che entrambi i due 
giudizi distinti e contemporanei acquistano maggior valore. 

È da notare però come Y Ewart spiega la presenza dell'aldeide for- 
mica, sia nella pellicola di clorofilla spalmata sulla gelatina, sia nelle 
foglie imbiancate alla luce solare, in presenza di ossigeno, dopo ucci- 
sione. Nel primo caso egli dimostra essere l'aldeide formica contenuta 
sempre nella gelatina; anche noi l'abbiamo infatti ritrovata; nel se- 
condo, poiché la gelatina manca, spiega la presenza della formaldeide 
supponendo anche che essa possa essere un prodotto di decomposizione 
della clorofilla, ipotesi inammissibile poiché l'aldeide formica venne tro- 
vata dal Kimpflin nei tessuti vegetali vivi. Egli suppone inoltre che 
l'aldeide si trovi nelle piante, ma che il colore verde intenso della clo- 
rofilla ne mascheri la reazione caratteristica di riconoscimento, la quale 
sarebbe solo visibile nelle parti dalle quali la clorofilla é stata tolta. Ciò 
invece, come già dicemmo, non avviene, poiché la reazione è visibilissima) 
sia nel tessuto verde che nel soluto etereo o benzenico di clorofilla. 

Non possiamo quindi convenire con V Ewart nella conclusione che 
egli trae da alcune sue esperienze, secondo noi male interpretate. Egli 
scrive infatti: " Questa produzione di aldeide formica non rappresenta del 
resto necessariamente il primo stadio della fotosintesi, ma è, o uno degli nl- 
timi, un fenomeno più o meno accidentale., che si dimostra in cellule o in 
tessuti privi di clorofilla, anormali o morti, o nella clorofilla estratla „. 

È certo invece che la presenza di questo composto é in istretta di- 
pendenza con il fenomeno dell'assimilazione, come da noi venne ripe- 
tutamente dimostrato e successivamente confermato da numerosi Autori. 



' Si potrebbe obbiettare che le ricerche di Plancheh e Ravenna (Rend_ 
Aix- Line. 1904!, hanno dato risultati contrari, ma è bene osservare che Euler, 

GrHAFK, lllTTER V. PoRTHEIM, UsHER e PRIESTLEY, KiMPFI.IN e CtIESON liannO 

avuto risultati opposti a quelli dei suddetti Autori, i quali d'altra parte non 
hanno adoperato i reattivi meglio adatti. 

- A. I. Ewart, On the supposed extracellular Phntosi/ntJiesis of Carboii 
Dioxì/de hi/ Chlorophiill (Proceed. of the Royal Society, 80, 30). 



[STITUTO BOTANICO DELL.V R. UxXIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO 

DELLA 

MICOLOGIA LIGUSTICA 

PER IL 

Dott. LUKiI MAPFEI 

Assistente all'Istituto Botanico di Pavia 

Secondo Contributo. 

Dipartendosi da Genova lungo le due Riviere, la flora per varietà 
e riccliezza va facendo.si seniiire più interessante, così da rendeie la 
Liguria una delle regioni botanicamente più notevoli. 

L'intensa e svariata coltivazione di piante, tanto ornamentali che 
utili, lascia sperare, ed effettivamente presenta a chi si occupa di Mi- 
cologia, una non comune abbondanza di miceti interessanti tanto pa- 
rassiti che saprofiti, quindi una ricca messe di specie o varietà, talora 
nuove per la scienza. 

Animato da tale speranza e spinto dal desiderio di aumentare le 
conoscenze sulla flora micologica della Liguria, ho cercato di racco- 
gliere quanto più potevo di micromiceti, in alcune gite che l'anno 
scorso e quest'anno ho avuto occasione di fare lungo la Riviera di 
Ponente. 

Non è molto il materiale raccolto, pur tuttavia credo utile pub- 
blicare i risultati delle mie ricerclie. 

Nella presente nota, alle specie da me studiate, ne ho aggiunte 
altre che trovansi sparse in opere varie ' acciocché siano, per quanto 



' Briosi G, liasseyiie crittdijamirìie dal ISSO al 1906 in Atti dell'Istituto 
Botanico di Pavia. 

Briosi G. e Farnkti R.. liuiiginc bianca i/ei limoni in Atti dell' Istituto 
Botanico di Pavia, voi. X. 

Alti dell'Ist. Boi. dell' Unimisità di Pavia — Serio II — Voi. XIII. ■ 21 



— 274 — . 

possibile, riunite e di facile rinvenimento per coloro cl:e vorranno de- 
dicarsi ad un più completo studio dei funghi di detta regione. 

Colla presente serie il numero dei funghi finora raccolti in Liguria 
e determinati supera i 1260 e di questi circa 600 sono macro- e 660 
niicromiceti, per la massima parte trovati nella Riviera di Ponente poiché 
quella di Levante è stata finora dai Micologi trascurata. 

È da augurarsi nell'interesse della Micologia italiana, che anche 
questa parte della Liguria venga attentamente esplorata, perchè molte 
cose nuove vi si potranno ti'ovare. 

Nella disposizione delle classi, ordini, famiglie, sezioni, mi sono 
attenuto al recente prospetto di classificazione proposto per la compi- 
lazione della Fiora italica rnjptogama. ' 

Anche questo mio secondo contributo si riferisce come il primo, 
salvo poche eccezioni, alla Riviera di Ponente e contiene 134 specie 
di funghi. 

l'aviti, dal Laboratorio Crittoganiioo, lugUo 1908. 

DoTT. Luigi Maffei. 



Sacc.\rdo P. a., Sì/Uoi/e Fniiyoniiii. 

Traverso G. B., Pijrenoìiiiicctdc in Flora italica cryptogiuiui. 

Trotter A., Uredinales in Fior. it. crypt. 

VoGLiNO, / fiiìif/hi parassiti deìle piante osservati nella p>-orincia di To- 
rino ecc. in Annali della R. Accademia d'Agricoltura di Torino, 190(5, voi. 49. 

' Saccardo P. a. e Traverso (>. B., Sulla disposizione e nomenclatura dei 
iiruppi micoloriici da sej/iiirsi nella Flora italica cri/ptotjaina. Builettino della 
Società botanica italiana. Febbraio 19117. 



— 275 — 



ELENCO DELLE SPECIE 



Classis B ASIDIOM YC ET AE. 

Orcio HYMENIALES. 
Fam. Polypoi-aceae. 

Sect. Ledcosporae. 

1. Trametes ciiiuabariua (Jacq.) Fr.; Sacc. Syll. VI, p. 353. 
Sopra ciliegio a Loano (race. Pollacci). 

Ordo UREDINALES. 
Fani. Pucciuiaceae. 

Sect. Amerosporae. 

2* Urorayces Gerani! (DC.) Ottli. et Wartm.; Sacc. Syll. VII, p. 535. 
Sopra Gernìiiiim nodosnm L. in Liguria. - Trotter, Vredinales 
in Fior. it. crypt., p. 38. 

3.* Ui'omyces Betae (Pers.) Kiiini.; Sacc. Syll. VII, p. 536. 

Sopra Beta Cyda Pali, in Liguria (Passerini). — Trotter, Vre- 
dinales in Fior. it. crypt., p. 70. 

4.* Caeoma Mercurialis (Martius) Link.; Sacc. Syll. VII, p. 868. 

Sopra foglie di Mercurialis a Nervi. — Briosi, Eass. Critt. 

Marzo-Giugno 19(11 in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. VII, p. 339. 

Sect. DlDYMOSPORAE. 

5.* Gymuosporaiigium Sabinae(Dicks.) Wint.; Sacc. Syll. VII, p. 739. 

Sopra piante di pero a S. Ilario Ligure (Nervi). — Briosi, Rass. 

Critt. Ay osto- Dicembre l'JOO \\\Atti hi. Bot. di Pavia, voi. VII, p. 3 1 0. 

6. Pucciilia Ari§tolochiae (DC.) Wint.; Sacc. SylL VII, p. 614; Syd. 
Monoyr. Ured., p. 582. 

Sopra foglie e fusto di Aristolochia Clematitis L. ; a Loano. 

}\B. Le specie segnate con asterisco sono quelle già pubblicate in altre opere. 



- 276 — 

7. Piiccinia Cirsii Lascli.; Tvoitei Uredinales in Fior. ita), crypt., pa- 

gina lOy; Syd., Monogr. Ured., p. 65. 
Sopra foglie di Cirsium sp. ; Loano. 

8. Piicciiiia Hieracii (Sciuim.) Maitius; Sacc. ■%//. VII, p. 633 ; Syd., 

MoHoiji: Ured., p. 95; Trotter Uredinales in Fior. it. cry^it., p. 119. 
Sopra Hieracinm sp.; Loano. 

9. riicvinia Taraxaci (Rebent.) Plow. ; Sacc. S,///. IX, p. 30,-,; Syd. 

Monogr. Ured., [>. 164. — Briosi e Cavara, Fimi/, parass. n. 378. — 
Trotter Uredinales in Fior. it. crypt., [>. 140. 
Sopra foglie di Taraxacum; Loano. 

10.* Pucciuia moiitaua Fuck. ; Sacc. ^yll. VII, p 619. 

Sopra CeHtofceasp. coltivata; Cornigliano Ligure. — Briosi, Eass. 
Critt. Aprile-Giugno 1896 in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. V, \\. 169. 
11.* Pucciuia Pruni-spiiiosae Pers.; Syd. Monogr. Ured., p. 484. 

Sopra foglie di pesco; S. Ilario Ligure (Nervi). — Briosi, Rass. 
Critt. Agosto- Dicembre 1900 in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. VII, 
pag. 310. 
12.* Pucciuia Carduorum Jacky.; Sacc. Sgll. XVI, p. 297; Syd. Monogr. 
Ured., p. 33. 

Sopra Cardims cephalanthus Viv.; Chiavari. — Trotter, Uredinales 
in Fior. ital. crypt., p. 94. 

Orde U8TILAGINALES. 
Fani. Tilletiaceae. 

Sect. Amerosporae. 

13.* Tillctia Tritici (Bjerk.) Wint. ; Sacc. %//. VII, pag. 481; Briosi e 
('av. Fuiig. parass. n. 155. 

Sopra spighe di frumento; Savona, Loano. Brio.si, Rass. Critt. 
2" seni. 1902 e 2" seni. 1906 in Atti Istituto Bot. di Pavia, voi. Vili, 
p. 535 e voi. XI, p. 385. 

Fani. Ustilagiuaceae. 

Sect. Amerosporae. 

14.* Ustilasfo Scorzoucrae ( Alb. et Sch.) Schr.; Sacc. Sgll. VII, p. 478. 
Sopra foglie di Scorzonera hispanica L.; Genova. — VogJino, 
I funghi parassiti delle piante ecc. in Annali della E. Accademia 
d'Agricoltura di Torino 1906, voi. 49, p. 183. 



— 277 — 

OssERv. Il Voglino avendo osservato che questa specie è molto si- 
mile all' Ustilar/o Trayopogonis (Pers.) Sdir., mette in dubbio la 
distinzione di una forma speciale sulla Scorzonera. 



Classis ASCOMYCETAE. 

Ordo PYRENIALES, 
Fani. Xylariaceae. 

SeCt. PlIAEOSPORAE. 

la.* Ustuliua maxima (Weber) Wettst.; Sacc. Bull. I, p. 351. 

Sopra tronchi di vecchie piante in Liguria (in herb. De Not.). 
— Traverso G-. B., Pìjrenomycetae in Fior. it. cr^pt., p. 36. 

16.* Hypoxylon cohaerens (Pers.) Fr.; Sacc. Syll. I, p. 361. 

Sojira rami di Fagus ecc., in Liguria (in herb. De Not.) — 
Traverso G. B., Pi/renomi/cetae in Fior. it. crypt., 49. 

17.* Hypoxylon uiiitiim (Fr.) Nits.; Sacc. Si/ìl. I, p. 384. 

Sopra Alìius, Castanea, ecc., in Liguria (in herb. De Not.) — 
Traverso G. B., Pyrenomycetae in Fior. it. ciypt., p. .51. 

Fam. Valsaceae. 

Sect. Allantosporae. 

18.* Diatrypella verruciformis (Ehrh.) Nits. var. major Trav. (1905). 
Sopra rami di Cor y In a in Liguria (in herb. De Not.) — Tra- 
verso G. B., Pyrenomycetae in Fior. it. crypt., p. 76. 

19. Valsa ambieus (Pers.) Fr.; Sacc. Syll. I, p. 131; Traverso G. B., 
Pyrenomycetae in Fior. it. crypt., p. 102. 
Sopra rami secchi di Popuhis sp. ; Loano. 
OssERV. Associata a Cytospora ambiens Sacc. 

20.* Valsa tenella H. Fabre, var. Ericae-arboreae Pass.; Sacc. Syìl. 
IX, p. 456. 

Sopra rami secchi di Erica arborea L. presso Genova ( De 
Not.) — Traverso G. B., Pyrenomycetae in Fior. it. crypt., p. 96. 

21.* Eutypa liidibunda Sacc. var. pseudospinosa Trav. (1905). 

Sopra rami di Ficus Carica L. a Genova (Cesati). — Tra- 
verso G. B., Pyrenomycetae in Fior. it. crypt., p. 130. 



— 278 — 

Sect. Phaeosporae. 

22.* Anthostoma culnculare (Fr.) Nits.; Sacc. Si/U. I, p. 299. 

Sopra legno marcescente di Pinus, Ulmua, ecc., a Cornigliano 
presso Genova (in lierb. De Not.). — Traverso G. B., Pyreuo- 
mycetae in Fior. it. crypt., p. 173. 

Sect. Hy.\lodidymae. 

23.* Eiidothìa gyrosa (Schw.) Fuck.; Sacc. Syll. I, p. 601. 

Sopra corteccia di Aescuìus, Alnus, Carpinus, ecc., in Liguria 
(in lierb. De Not.). — Traverso G. B., Pyrenomìjcelae in Fior. it. 
crypt, p. 181. 

24.* Choro8tate fibrosa (Pers.) Trav. (190.5); Sacc. Syii. I, p. 618. 

Sopra Bhamnus caihartica L., Prunus spinosa L. e Pr. cerasus L., 
in Liguria (in lierb. De Not ). — Traverso G. B., Pyrenomycetae 
in Fior. ital. crypt., p 193. 

25.* Diaportlie Desmaziei'i Niessl ; Sacc. Syll. I, p. 656. 

Sopra Brunella rulgaris L., Melampyrus, EtipJirasia. in Liguria 
(in lierb. De Not.). — Traverso G. B., Pyrenomycetae in Fior. 
it. crypt., p. 230. 

Sect. Phaeodidymae. 

26.* Valsaria Notarisii (Jlont.) Sacc Syll. I, p. 742. 

Sopra rami di Prriploca presso Genova (De Not.). — Traverso 
G. B., Pyrenomycetae in Fior. it. crypt., p. 290. 

Fani. Ceratostomataceae. 

Sect. Hyalosporae. 

27. Gnoinonìella ruMcola Pass. ; Sacc. Syll. IX, p. 756 ; Traverso G.B., 

Pyrenomycetae in Fior. it. crypt., p. 333. 
Sopra rami secchi di Rr^bus sp.; Loano. 

Fam. Sphaeriaeeae. 

Sect. Hyalosporae. 

28. Guiguardia Cookeana (Auersw) Feltgen ; Traverso G. B., Pyre- 

nomycetae in Fior. it. crypt., pag. 390 ; Laestadia Cookeana Sacc. 
Syll. I, p. 42L 

Sopra foglie di Quercus sp.; dintorni di Ceriale (Albeuga). 



— 279 — 

29. Gxiiguardia Rollaudi (Sacc. et Syd.) Trav. (1906) Pyrenomycetae 
in Fior. it. crypt , pag. 378; Laesladia Rollandi Sacc. et Syil. in 
Sacc. Syll XVI, p. 455. 

Sopra foglie ili Eitcalyptns glohidus L.; Loano. 

30.* Pliysalospora citricola Penzig. ; Sacc. Syll. I, p. 438. 

Sopra foglie di Citnis Limonnm Risso in Liguria. — Traverso 
Gr. B., Pijrenomycetae in Fior. it. ci-ypt., p. 400. 

31.* Ditopella ditopa (Fr.) Sdir.; Sacc Syll. I, p. 540. 

Sopra rami di Alnus glutinosa Gaert., in Liguria (in lierb. De 
Not.) — Traverso G. B., Pyrenomycetae in Fior. it. crypt., p. 406. 

32.* Botryosphaei'ia Bereiigeriaiia De Not.; Sacc. Syll. I, p. 457. 

Sopra rami di Abies, Acer, Aesciilus, ecc., in Lignria. — Tra- 
verso G. B., Pyrenomycetae in Fior. it. crypt., p. 412. 

Sect. Phaeosporae. 

33.* Aiithostomella Picconiana (De Not.); Sacc. Syll. II, Add. p. xiii, 
et IX, p. 506. 

Sopra rami di piante indeterminate in Liguria, al Capo Noli 
(Piccone). — Traverso G. B., Pyrenomycetae in Fior. it. crypt, 
pag. 479. 

34. Authostomella foliicola (Sacc.) Trav. (1906) Pyrenomycetae in 

Fior. it. crypt., pag. 489; A. rostrispora var. foliicola Sacc. Syll. I, 
pag. 287. 

Sopra foglie di Cxstatiea vesca Gaert.; Loano. 

Sect. Hyalodidymae. 

35. Sphaerella Peckii Sacc. Syll. IX, p. 649. 

Sopra strobilo di Piuus Pinea L.; Pegli (Villa Pallavicini). 

36. Sphaerella scopulonim Sacc. et Cav.; Sacc. Syll. XVI, p. 470. 

Sopra rami secchi di Spartiwn jmiceum L. ; isola Gallinara e 
Loano (m. Carmo). 
OssERV. Associata a Macrophoma spartiicola Beri, et Vogl. e Conio- 
tliyrium olivaceum Bon. 

37. Sphaerella Tini Arcang. ; Sacc. Syll. I, p. 479. 

Sopra foglie di Viburmim Tinns L. ; isola Gallinara. 
OssERV. Associata a Phyllosticta linea Sacc. 

38. Sphaerella caulicola Karst.; Sacc. Syll. I, p. 521. 

Sopra cauli e guaine fogliari di Ferula communis L.; isola Gallinara . 
OssERV. Associata a Sphaerella Ferulae Maifei. 



— 280 — 

Sect. Phaeodidymae. 

39. Didymosphaeria smara^dina (Ces.) Sacc. Si/ll. I, p. 707. 

Sopra foglie morte di Chamaerops ìnimilis L.; Pegli (Villa 
Doria). 

OssERV. Le spore' della specie da me osservata su Chamaerops mi- 
surano 16-17» 6-7 ;x e per lo più presentano due guttule per lo- 
culo. Sulle stesse foglie si trova pare V AnthoMomella pisana Pass, 
e sui picciuoli la Ceriospora bicalcarata (Ces.) Sacc. 

Sect. Hyalopiiragmiae. 

40. Sphaerulina iutermixta (B. et Br.) Sacc. Syll. II, p. 187. 

Sopra rami secchi di Rosa; Loano. 
OsSERV. Associata a Cytospora Rosarum Grev. e a Diplodia Rosarnm Fr. 

41. Metasphaeria sepineola (B. et Br.) Sacc. Si/Il. IX, p. 836. 

Sopra rami secchi di Rnbiis sp. ; Loano. 

Ordo DISCALES. 
Fani. Pezizaceae. 

Sect. Hyalosporae. 

42.* Sclerotinia Lìbertiaiia Fuck. ; Sacc. Syll. Vili, ji. 196; Briosi 
e Cavara, Fnng. parass., n. 217. 

Sopra fusti, foglie, frutti di fagiuolia Bardineto Ligure. - Briosi, 
Rasf:. Grifi. Luglio-Novembre 1S9(> in .1//;' Ist. Boi. di Pavia, voi. V, 
pag. 188. 

Fam. Phacidiaceae. 

Sect. Hyalosporae. 

43. Pseudopeziza Trifolii (Biv. Bernh.) Fuck ; Sacc. Syll. Vili, p. 723; 
Briosi e Cavara, Fiiug. parass., n. 68. 
Sopra foglie di TrifoUum; isola Gallinara. 

44.* Pseudopeziza MedicafJ:iuis (Lib.) Sacc. Syll. Vili, p. 724. 

Sopra erba medica in medicai di Bardineto Ligure ; Briosi, Rass. 
Grill. 2" semeslre IDO'ì in Boll. Uff', del Ministero d' .igrirolfura, hi- 
dustria e Commercio 1904, voi. Ili, p. 663. 



281 



Classis PHYC03IYCETAE. 

Ordo ZYGOMYCALKS, 
Fam. Mxicoraeeae. 

Sect. Amerosporae. 

45. Rliizopus iiigTicaiis Ehreiib. ; Sacc. ò'/y/Z. VII, p. 212. 
Sopi'a cauli marcescenti di Foenirnlum ; Loano. 

Ordo OOMYCALKS. 
Fani. Pei'Oiiosporaceae. 

Sect. Amerosporae. 

4G. Phytophtora iiifestans (Mont.) De Bary; Sacc. Si/ìl. VII, \). 237; 
Briosi e Cavara, Fnny. parass., n. 26. 

Sopra foglie di Solanum tuberosum L. e S. Lijcopersicinn L ; a Bar- 
dineto Ligure (Briosi, Rass. CrUt. A/irile 18S6, Luglio Nov. 1896, 
1" seni. 1902 in Alti Ist. Boi. di Pavia, voi I, p. xxxiv; voi. V, p. 185; 
voi. Vin, p. 530) a Begli (Maffei). 

Ordo SPHAEIIOPSIDALES. 
Fani. Sphaerioidaceae. 

Sect. Hyalosporae. 

47. Phyllosticta Ilicis Oud. ; Sacc. Si/lL XVI, p. 832. 

Sopra foglie di Ilev Aquifolium L. ; isola Gallinara. 

48 PhyUosticta iliciperda Oud.; Sacc. Sali. XVIII, p. 226. 
Sopra foglie di 7/c.f Aquifolium L.; isola Gallinara. 
OssERV. Le piccole differenze che giustificano per Oudeniaii.s la di- 
stinzione ili queste due specie, e cioè la differenza nelle macchie, 
nella posizione e dimensione dei picnidi e nella costituzione pro- 
toplasmare delle spore, qui non appaiono costanti, dimodoché con 
tutta probabilità questa forma rientra nella precedente. 

49. Phyllosticta Terebinthi Pass.; Sacc. Sìjn. X, p. 106. 

Sopra foglie di Piatada Tcrebinthus L.; isola Gallinara. 



— 282 — . 

50. Phyllosticta Gardeniae F. Tassi; Sacc. Sj/Iì. XVT. p. 840. 

Sopra foglie di Gardenia /ìorida L.; Pegli (Villa Doria). 

51. Phyllosticta iusulana Mont. ; Sacc. S'(/W. Ili, p. 21. 

Sopra foglie di Olea europaea L.; Loano. 

,52.* Phyllosticta maculiformis Sacc. %//. III. p. 35. 

Sopia foglie di Castanea a Baidinelo Ligure. — Briosi, Bass. 
Critt. 2" sem. 1903 in Boll. Uff. del M/nintero d' Agricoli nra, Indiislria 
e Commercio 1904, voi. HI, p. 66.3. 

53.* Phyllosticta globiilosa Thiim.; Sacc. Sijll. III. p 34. 

Sopra foglie di Querciis Siiberh.: Loauo. — liriosi, Boss. Critt. 
Luglio- Novembre 1896 in Jiti Isl. Boi. di l'aria, voi. V, p. 185. 

54. Phyllosticta Rhainiii West ; Sacc. Ili, p. 14 

Sopra foglie di liliamuiis Alaternns L.; isola Gallinara. 

55. Phyllosticta Evouymi Sacc. Sgll. Ili, p. 15. 

Sopra foglie di Evonymus japoniciis L. ; Loauo. 

56. Phyllosticta C'eratoiiiae lìerk.; Succ. Si/Il. Ili, p. 11. 

Sopra foglie di Ccratonia Siliqua L. ; Genova. 

57. Phyllosticta Quercus Sacc. et Speg. ; Sacc. Sgll. Ili, p. 34. 

Sopra foglie di Quercns sp.; Pegli. 

58. Phoma Rosae- Sciuilz. et Sacc; Sacc. Siili. IH, p. 76. 

Sopra rami ed aculei secchi di Uosa; Loano. 

59. Phoma Cieiiti,anae J. Kiìhn.; Sacc. Si/ll. Ili, p. 120. 

Sopra caule secco di Gentiana sp. ; monti di Loano. 

60. Phoma spartiicola P. Brun.; Sacc. Siili. X, p. 139. 

Sopra rami secchi di Spartium juncexm L. ; i.sola Gallinara e 
ni. Cai'nio (Loano). 

OssERV. Associata a Macrophoma spartiicola Beri, et Vogl. 

6 1 . Phomopsis Sophorae ( Sacc. ) Maffei ; Phoma Sophorae Sacc. Syll. IH, 

pag. 67. 

Hab. In raniis emortuis Sophorae japonicae L.; Loano. 
Observ. Pycnidiis gregariis, valde depressis. 

62. Macrophoma Penzigii Ferraris; Sacc. Syll. XVIII, p. 273. 

Sopra ramo secco di Populus sp. ; Loano. 

63. Macrophoma Oleae (D. C.) Beri, et Vogl.; Sacc. Syll. X, p. 204. 

Sopra foglie cadute di Olea europaea L. ; Loano. 



— 283 - 

(U. Dotliioi-ella pyrenopliora (Karst.) Sacc. var. Salicis Karst.; Sacc. 
Sijll. Ili, 1). 239. 

Sopra ramo secco di Salir; Ventimiglia. 

65. Fiisicoei'um Schulzeri Sacc. Si/Il. Ili, p. 247. 

Sopra rami secclii di h'osa; Loano. 

66. Cytosporella aculeonun Pass. ; Sacc. iSylJ. X, p. 242. 

Sopra rami seccia ed aculei di Bosa; Ventimiglia. 

67. Cytospora nivea (Hoffm ) Sacc. Si/ll. Ili, p. 260. 

Sopra corteccia di Populus rauadenm Michx.; Savona (da ma- 
teriale inviato al Laboratorio Crittogamico dalla Cattedra ambu- 
lante d'agricoltura). 

68. Cytospora eucalyptiua Speg. ; Sacc. Si/ll. XVI, p. 903. 

Sopra rami marcescenti di Eiicali/ptus glohulus L. ; Loauo. 
OssERV. Associata a Harknessia Eurali/pti Cooke. 

69. Cytospora rliodocarpa Sacc. Si/U. XIV, p. 915. 

Sopra frutti di Rosa canina L.; Loano. 

70. Cytospora Rosarum Grev. ; Sacc. Si/ll. Ili, p. 253. 

Sopra rami secchi di Rosa; Loano. 
OssERV. Associata a Diplopia Rosarum Fr. e SphaeniUna intermixla 
(B. et Br.) Sacc. 

Sect. Phaeosporae. 

7L Couiothyrium Oleae Pollacci; Sacc. %«. XVIII, p. 305. 
Sopra foglie di Olea europnea L. ; Loano. 

72.* Couiothyrium Diplodiella (Speg.) Sacc. %«. III, p. 310. 

Sopra tralci e grappoli d'uva a Framura (Genova), a Pietra 
Ligure. — Briosi, Rass. Critt. Agosto 1888 ; Luglio- Agosto 189:i ; 
2" seni. 1904 in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. I, pag. lxvii; voi. Ili, 
p. XXXV ; voi. X, p. 325. 

73. Harknessia Eucalypti Cooke; Sacc. Syll. Ili, p. 320. 

Sopra foglie e rami marcescenti di EurnU/ptus glofndus L. ; 
Loano. 

74. Sphaei'opsis salicicola Pass. ; Sacc. Syll. X, p. 256. 

Sopra ramo secco di Salir sp. ; Ventimiglia. 

75. Sphaeropsis fabaeformis (P. et T.) Sacc. Si/ll. Ili, p. 296. 

Sopra tralci morti di Vitis vinifera L.; Loano. 



- 284 — 

Sect. Phaeodidymae. 

76. Diplodia Rosariim Fr. ; Sacc. Syll. IH, p- 338. 

Sopra rami secchi di Bosa; Loano. 
OssERV. Associata a Cytospora Rosarum Grev. e a Spliaendina in- 
termixta (B. et Br.) Sacc. 

77. Diplodia Nerii Speg-.; Sacc. Syll. IIL p. 247. 

Sopra foglie di Nerium Oleander L. ; Loano. 

78. Diplodia perpusilla Desni.; Sacc. SìjIL III, p. 365. 

Sopra cauli seeclii di Foeniculum; Loano. 

79. Diplodia dellecteiis Karst. ; Sacc. Sylì. Ili, p. 345. 

Sopra rami morti di Lonicera; Loano. 

Sect. Hyalodidymae. 

80. Ascocliyta caulicola Laub ; Sacc. Syll. XVIII. p. 336. 

Sopra caule di Melilotus italica Lani.; isola Gallinara. 
OssERV. Di questa specie ho trovato pociii picnidi sopra una sola 
piantina. 

81. Ascochyta Orobi Sacc. Syll. Ili, p. 398. 

Sopra foglie e legumi di Lathi/nis sp.; Loano. 

82. Ascochyta Asclepiadearum Trav.; Sacc. Si/ll. XVIII, p. 342. 

Sopra foglie di Vincetoxicum officinale Moencli. ; Loano. 

83. Ascocliyta hortorum (Speg.) Smitli.; Voglino, Intorno ad un pa- 

rassita dannoso al Solanum Melongena in Malpiyhin, fase. VII- 
VIII, 1907, p. 353. 

Sopra foglie di Solanum Melongena L.; Pegli. 

84. Ascochyta Diaiithi (A. S.) Berk.; Sacc. Syll. Ili, p. 398. 

Sopra foglie di garofano a Genova. — Briosi, Rass. Critt. Aprile- 
Giugno 1898 in Atti Ist. Boi. di Pavia, voi. VI, p. xvii. — Voglino, 
1 fitnylii painss. delle piante ere. in Ann. R. Accad. d^ Agricoltura di 
Torino, 1906, voi. 49, pag. 190, in cui l'Autore dice che V Ascochyta 
Dianlhi è stata dalla Liguria importata in Piemonte. 

85. Darluca Filiim (Biv.) Cast; Sacc. Syll. Ili, p. 410. 

SvAV Uromyces Fabae (Pers.) De Bary sopra I '/«a; Loano. 

Sect. PlIAROPHRAGMIAE. 

86. Cryptostictis caudata (Prenss.) Sacc. Syll. Ili, p. 444. 

Sopra rami secchi di Rosa; Loano. 



- 285 — 

Sect. Hyalophragmiak. 

87. Stagonospora Trifolii Fautrey; Saco. Siili. X, p. 333. 

Sopra foglie di Trifoliiim; Loano. 

Sect. SCOLECOSPORAE. 

88. Septoria Aveiiae U. Frank.; Sacc. S>/ll. XI, p. 547. 

Sopia foglie (li Avena sativa L. ; Celiale (Albeiiga). 

89. Septoria Picariae Desni.; Sacc. Siili III, p. 522. 

Sopra foglie di Rauuìiruliis Ficaiia L. ; Loano. 

90. Septoria Clematidis-rectae Sacc. Stjìl. JII, p 524. 

Sopra foglie di Clemafis sp. (Maffei) e Clematis recta L. ; (Poi- 
lacci) Loano. — Briosi, i?as.s- Critt. Luglio- Novembre 1896 in Alti 
Ist. Boi. di l'aviti, voi. V, p. 186. 

9L Septoria Clematidis Rob. et De.sm.; Sacc. Si/U. Ili, p. 524. 
Sopra foglie di Clematis Vitalba L.; Pieve di Teco. 

92.* Septoria Lyeopersiei Speg. var. europaea Br. et Cavr.; Sacc. 
Syll. Ili, p. 535 ; Briosi e Cavr. Fung. parass., n. 93. 

Sopra foglie di Solannm Lìjcùpersicum L.; Pegli. — Briosi, llass. 
Critt. Luglio LS90 in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. II, p. xlvi. 

93. Septoria montana Trav. ; Sacc. Sijll. XVIII, p. 389. 

Sopra foglie di Gentiana sp.; monti di Loano. 

94. Septoria Smilacis E. et Ev.; Sacc. Siili. XVIII, p 393. 

Sopra foglie di Smilax aspcra L.; Loano. 

Fani. Leptostromataceae. 

Sect. Hyalosporae. 

95* Leptothyrium aceriunm (Kunze) Corda; Sacc. ;SV/^. IH, p. 630. 
Sopra foglie di acero; Bardineto Lignre. — Briosi, Bass. Critt. 
Luglio- Novembre 1896 in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. V, p. 187. 

96. Leptostroma Irtaei Ferraris; Sacc. S//// XVIII, p. 426. 

Sopra rami secchi di Elibus; Loano. 

Sect. HyALOPIIR.UIMlAE. 

97. Discosia Artocreas (Tode) Fr.; Sacc. Siili. Ili, p. 653. 

Sopra foglie di Mespilus germanica L. ; Loano. 



— 286 — 

98.* Discosia vagaiis De Not. ; Sacc. SìjU. XVIII, p. 654. 

Sopra toglie di Arbutm Uiiedo L. e Laurus nobilis L.; Genova. 
(De Not.). 

Fam. Excipulaceae. 

Sect. Hyalophuagmiae. 

99. Dotliichiza populea Sacc. et Br.; Sacc. Syll. Ili, p. 672. 

Sopra corteccia di Populns cmiadensis Miclix; Savona (da ma- 
teriale inviato al Laboratorio Crittogamico dalla Cattedra ambu- 
lante d'agricoltura.). 

Ordo MELANCONIALES. 
Fani, Mei anco 11 iacea e. 

Sect. Hyalospurae. 

100. Gloeosporinm nobile Sacc. Siili. Ili, p. 710; liriosi e Cav. Fung. 

imrass., n. 249. 

Sopra foglie di Laurus noìnUs L.; Loano. 

101. (Jloeosporinm Elasticae Coolie et Mass.; Sa.Q,c. Si/ II. X, p. 456. 

Sopra foglie di Ficus elastica Roxb. in serra a Finaliiiariiia. 

102.* Gloeosporinm Salicis West.; Sacc. Si/Jl. Ili, p. 711. 

Sopra foglie di salice a Porto Maurizio. — Briosi, Rass. Critt. 
2" seni. 1903 in Boll. Uff. del Ministero d' Agricoltura, Industria e 
Commercio 1904, voi. Ili, p. 663. 

103* Colletotricluim Lindemiitliiaunm (Sacc. et Magnus) Brio.si et 
Cavara, Gloeos[iorium Lindemutliiamim Saccardo et Magnus; Sacc. 
Syll. Ili, p. 717; Briosi et Cavara, Fung. farass., n. 50. 

Sopra fagioli provenienti dalla Liguria, da Bardineto. — Briosi, 
Rass. Critt. 1" e 2" seni. 1903 in BoUett. Uff. del Ministero cV Agri- 
coltura, Industria e Commercio 1904, voi. Ili, p. 663. 

Sect. Phaeosporae. 

104. flielanconium ramulornm Corda; Sacc. Sj/ll. Ili, p. 754. 
Sopra corteccia di ciliegio a Nava. 

Sect. Hyalodidymae. 

105.* Marsonia llosae (Bon.) Briosi et Cavara, Fung. parass., n. 97; Di- 
coccum Rosac Bon.;Sacc. Sgll. IV, p. 342. 



— 287 — 

Sopra piante di Rosa a S. Ilario Ligure (Nervi), Loano, Bar- 
(liiieto. — Briosi, liass. Cria. Marzo- Giurino 1901 in Atti hi. Bot. 
di Pavia, voi. VII, p. 338 e 1" seni. lOOì in voi. X, p. 321, ecc. 

Sect. Phaeophragmiae. 

106. Coryiieiim foliicoliim Fuck.; Sacc. SyU.lll, p. 780. 

Sopra foglie di Mespilus (jermmUcu L.; Loano. 

107. Pest<ilozzia Ciiboniaua Br.; Sacc. SijlL XIV, p. 102.5. 

Soi)ra foglie marcescenti di Mi/rtits communis L. ; isola Gallinai a. 

108 Pestalozzia truucata Lèv. ; Sacc. Syll. Ili, p. 794. 
Sopra pioppo; Loano. 

109. Pestalozzia funerea Desni. var. crassipes; Sacc. Syll. Ili, p. 791 . 
Sopra rami secchi di Lonicera sp. ; isola Gallinara. 

Ordo HYPHALES. 
Fam. Tuberculariaceae. 

Sect. HYALOPHRAGMIAn:. 

110.* Fusariuiii Diaiithi Prillieux-Delacroix; Sacc. >^yU. XVI, p. 1100. 
Sopra piante di garofano a S. Remo. — Cuboni, Relazione sulle 
malattie delle piante per il l/icnnio l'J<)(l~7, p. 73. 

Fani. Deraatiaceae. 

Sect. Phaeospof{ae. 

IH.* Hormodeiidroii €itri Briosi e Farneti; Ruggine bianca dei Li- 
moni in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. X, p- 30. 

Sopra fratti di Citnis Limonum Risso, provenienti da Varazze. 

Sect. Phaeodidymae. 

112. Cj'clocouium oleagiiium Cast.; Sacc. Syll. IV, p. 343; Briosi et 
Cav., Fifìig. parass., n. 223. 

Sopra foglie di Olea curopaea L. ; Pieve di Teco, Loano. 

113.* Cladosporium elegaus Penz.; Sacc. Syll. IV, p. 358. 

Sopra foglie di Ciirus Limonum Risso, Loano. — Briosi, Russ. 
Critt. Luglio-Ottobre 1804 in .1/// hi. Bot. di Pavia, voi. IV, p. xiii. 



— 288 — 

114* Cladosporiiim subcompactiim Sacc. Syil. IV, p. 361. 

Saliti foglie di Neriiim Oleander \i.\ Loano. — Briosi, Ross. Critt. 
Luglio-Ottobre 1894 in Atti Ist. Hot. di Pavia, voi. IV, p. xiii 

115* Cladosporiiim €itri Briosi e Farneti. Raggine bianca dei Li- 
moni ili Atti Ist. Dot. di Pavia, voi. X, p. 30. 

Sopra frutti Hi Citrns Limoniim Risso provenienti dalla Liguria. 

116. Fusicladium pii-inum (Lib.) Fuciv.; Sacc. Syll. IV, pag. 346; 

Briosi e Cav. Fung. parass. n. 43. 
Sopra frutti di pero ; Diano Marina. 

117. Polytliriuciuin Trifolii Kuu/.e; Sacc. Syll. IV, p. 350; Briosi e 

Cav. Fnngi parass. u. 15. 

Sopra foglie di Trifoli/im; Loano. 

OssERV. Sulle stesse foglie si trova pure: Stagonospora Trifolii 

Fautrey. e Uromyces Trifolii (Ali. et Scliw.) Lèv. 

118.* Pseudofiiinago Citri Briosi e Farneti Ruggine bianca dei Li- 
moni in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. X, p. 31. 

Sopi'a frutti di Citrus Limonuin Risso provenienti dalla Sicilia 
e dalla Liguiia. 

Sect. Phaeodicty.\e. 

119. Speira toruloides Corda; Sace. Syll. IV, p. 514. 

Sopra legno marcescente di Popidus sp. ; Loano. 

120. Macrosporium Medicagiiiis Cugini; Sacc. Syll. XVIII, p. 618. 

Sopra foglie di Medicago saliva L. ; Ceriale (Albenga). 

121.- Alteruaria Solaui (Eli. et M.) .fon. et Grout. ; Sacc. Syll. XVIII, 
pag. 024. 

Sopra foglie di pouiodoro da Genova. — Briosi, h'ass. Critt. 
2' sem. 1904 in Atti Ist. Bot. di Pavia, voi. X, i>. 327. 

Sect. ScOLECOSPORAE. 

122.* €eiTo.spora Apii Fres.; Sacc. Syll. IV, p. 442. 

Sopra foglie di sellano; S. Ilario Ligure. — Briosi, Rass. Critt. 
Agosto- Dicembre 1900 in Alti Ist. Bot. di Pavia, voi. VII, p. 312. 

123.* ('eiTospora Rescdae Fnck.; Sacc. Syll. IV, p. 435. 

Sopra piantine di 7iVsec/rt ot/orrt/:aL.; Loano. — Briosi, Rass. Critt. 
'2" sem. 1904 in Atti Ist. Boi. di Pavia, voi. X, p. 328. 

124. Cercospora Violae Sacc. Syll. IV, p. 434. 
Sopra foglie di Viola odorata L. ; Loano. 



— 289 — 

125. Cercospora beticola Sacc. Syii IV, p. 456; Briosi e Cav., Fune/, 
parass. i». 86. 

Sopra foglie di Beta vulgaris L. ; in orti di Loano. 

126. Cercospora Myrti Eriks. ; Sacc. .%//. IV, p. 462. 

Sopra foglie di Myrtùs communis L.; isola Gallinara. 

127. Cercospora Rubi Sacc. Syll. IV, p. 461. 

Sopra foglie di Bubufi; Loano. 

Fara. 3Iiicedinaceae. 

Sect, Hyalosporae. 

128.* Oidium Tuckeri Berk.; Sacc. Syll. IV, p. 41. 

Sili vigneti di Loauo. — Briosi, Ra!<s. Cria. 1." seni. V.U)-i in 
Atti Ist. Boi. di Pavia, voi. X, p. 306. 
129. Oidium leucocouium Desm.; Sacc. Siili. IV, p. 41. 

Sopra foglie di Rosa; Bardineto Ligure, Loano (Maffei). — 
Briosi, Rass. Critt. Luglio-Novemlre 1897 in Aiti Ist. Boi. di Pavia, 
voi. V, p. 349 e Luglio- Novembre 1898, voi. VI, p. xxx. 

130.* Oidium Ceratouiae Comes; Sacc. Syll. XVIII, p. 505. 

Snlle foglie di Ceratonia Siliqua L. a S. Ilario Ligure. — Briosi, 
Rass. Critt. Agosto-Die. 1900 in Atti Ist. Bot. di Pavia, v. VII, p. 312. 

131. Botrytis vulgaris Fr.; Sacc. Sijll. IV, p. !28. 

Sopra frutti secchi di Papaver sp.; Loano. 

132. Botrytis cinerea Pers.; Sacc. Syll. IV, p. 129. 

Sopra grappoli d'uva; Genova. (Da materiale inviato al La- 
boratorio Crittogamico dal Consorzio Agrario). 
133.* Ovularia Citri Briosi e Farneti, Ruggine bianca dei Limoni in 
Atli Ist. Bot. di Pavia, voi. X, p. 31; Sacc. Si/ll. XVIII, p. 530. 

Sopra frutti di Citrus Limonum Risso, in Liguria. — Briosi, 
Rass. Critt. i?." seni. 1902 in Atti Ist. Bot. di Pavia, v. Vili, p. 541. 

Ordo MYX0MY0ALE8. 
Fara. Pliytomyxaceae. 

Sect. Hyalosporae. 

134.* Plasmodiopliora Vitis Viala et Sanvageau; Viala, Maladie de la 
Vigne, p. 401. 

Sopra foglie di vite a Nervi. — Briosi, Rass. Critt. Luglio-Di- 
cembre 1899 in Aiti Ist. Bot. di Pavia, voi. VI, p. XLix. 



Atti deWIst. Bot. dell' Università di Pavia — Serie li - Voi. XIII. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ 1)1 PAVIA 

LABORATOIUO UKITTOGAMIUO ITALIANO 

DIRETTI 

(la GIOVANNI BRIOSI. 



SULLA MORIA DEI CASTAGNI 

(Mal dell'inchiostro). 



PRIMA NOTA 

DI 

GIOVANNI lìlUOSI e RODOLFO FARNETI 

(cun una tavola litof^'rafata). 

La Moria dei castagni o male clelP indiiostro, detta in Francia ma- 
ladie de Venere e in Germania das Schioarzwerden, die Tiììtenkraiikheit, 
fu segnalata per la prima volta nel 1845 dal Dott. Selva a Graglia in 
Piemonte. Nel 1859 il Piccinelli l'avverti nella provincia di Lucca, di 
poi fu osservata in molti altri luoglii tanto del Piemonte che della 
Toscana ed altresì in Liguria. In Spagna si fece notare nel 1866 ed 
in Francia nel 1871. Ovunque i danni furono e sono gravissimi, poiché 
uccide le piante qualunque sia la loro età e grossezza, e la primiera 
vigoria. 

Essa si manifesta con l'ingiallimento precoce ed anormale delle 
foglie e col deperimento della pianta, fenomeni i quali cominciano al- 
l'estremità dei rami, che o disseccano tutti ad un tratto o gli uni dopo 
gli altri. Nel primo caso la morte è rapida, nel secondo l'agonia dura 
da due a tre anni o poco più. 

Quasi tutti gli autori che hanno studiato la Moria dei castagni, 
ritengono clie es.sa sia conseguenza di alterazione delle radici, ove si 
inizierebbe il male. Nelle piante sofferenti infatti queste si vedono affette 
da una specie di cancrena umida; la corteccia loio si stacca facilmente 
e da esse trasuda un' umore nero, o nero bluastro, che macchia il ter- 
reno. Quest'umore nero si è ritenuto come il sintomo principale della 
malattia, d'onde il nome di male dell'inchiostro. A noi invece sembre- 
rebbe meglio mantenerle l'antico nome di Moria, ciò almeno fino a 

Atti delVIst. Boi. dell' Univereilà di Pavia — Serie li - Voi. XIII. 22 



— 292 — . 

tanto fhe non si l'iesca a dimostrare che sotto tale denominazione 
si comprendono, come noi sospettiamo, diverse malattie, probabilmente 
confuse fra loro perchè si manifestano con gli stessi sintomi. Qua- 
lunque sia del resto la causa che provoca lo sgorgo del succhio nero 
dalle radici, dalla ceppala o dal tronco di un castagno, quando, come 
osservarono di già Planchon ed altri, questo succhio ricco di sostanze 
tanniche viene in contatto del terreno più o meno ferruginoso, esso 
annerisce indipendentemente dallo stato sano o malato della pianta 
dalla quale proviene. 

Non ostante le molte ricerche fatte tanto in Italia che fuori, la 
causa della Moria dei castagni è ancora sconosciuta e sconosciuti ne 
sono i rimedi curativi e profilattici. 

A facilitare la soluzione del grave problema riteniamo opportuno 
pubblicare sin d' ora alcuni dei risultati dei nostri studi tuttora in 
corso, perchè non concordano interamente con quanto venne da altri 
affermato. 

Nei casi da noi studiati l'annerimento e la putrefazione delle ra- 
dici sarebbe, a nostro avviso, un fatto secondario, un epifenomeno come 
suol dirsi, e non la causa della malattia. 

Noi non abbiamo potuto esaminare fin ora che poche località, e 
sarebbe perciò azzardato il volere trarre dalle nostre osservazioni con- 
clusioni assolute e generali. 

Non possiamo né vogliamo dubitare della coscienziosità ed esat- 
tezza delle affermazioni dei molti e valenti osservatori che si sono 
occupati di questo malanno, ma non possiamo tacere che a noi i me- 
todi da loro seguiti nelle indagini non sembrano sempre rigorosi ed 
esaurienti, specie nella ricerca del come il male si inizia, del che poco 
punto essi si preoccuparono, mentre invece a mente nostra deve es- 
sere qui il nodo del problema. 

La Moria dei castagni noi la abbiamo osservata nel Pistoiese, nel 
Pisano, nella Garfagnana e nel Lucchese ; tanto nei cedui sopra ceppala, 
detti in Toscana pol/onete o paline, quanto nelle selve o marroneti co- 
stituiti da piante ad alto fusto coltivate per frutto. 

Nelle une e nelle altre la malattia si propaga ordinariamente per 
contatto, vale a dire da ceppala a ceppala o da albero ad albero come 
fu già notato anche dal Selva, dal Gibelli e da altri; raramente il 
male procede in modo saltuario. La malattia sembra non avere i)redi- 
lezione per speciali condizioni di terreno, d'esposizione, ubicazione, ecc.; 
infatti si manifesta sul poggio aprico come nella bassura fresca ed 
ombreggiata. La natura del terreno pure non deve avere influenza poiché 
il male ha attaccato castagneti posti in coudizioni molto diverse, non 



— 293 — 

risjiarmiando nemmeno quelli di terreni che per secolare esperienza 
erano considerati come dei più adatti per tale coltura. 

Le piante colpite deperiscono e disseccano senza apparente ra- 
gione e senza aver dato precedenti segni di soiferenza. 

La Moria tanto nelle pollonete quanto nei marroneti da noi vi- 
sitati ha indubbiamente tutti i caratteri generali che si attribuiscono 
al male del!' inchiostro e si manifesta con forma infettiva. 

Quale per altro è l'elemento che produce l'infezione? in quale parte 
della pianta s'inizia il male? come essa incomincia e come procede? 

Una risposta definitiva e sicura a questi quesiti noi non possiamo 
dare ancora, ma i lesultati delle nostre osservazioni, discordanti, come 
si è detto, da quelli da altri ottenuti, ci sembrano degni di attenzione 
e li pubblichiamo anche perchè potrebbero suggerire nuove vie e dare 
altio indirizzo alle ricerche. 

Il processo seguito nelle nostre indagini è stato il seguente. Scelte 
alcune ceppale col male in diverso grado di sviluppo, abbiamo fatto 
scavare attorno ad esse una larga e profonda fossa per poter esami- 
nare le radici. 

Con nostra sorpresa si trovò che nelle ceppale ove il male era al- 
l' inizio ed in quelle anche ove era poco progredito, le radici erano 
perfettamente sane, e solo nelle ceppale nelle quali la malattia vedevasi 
molto avanzata le radici cominciavano ad alterarsi. Ed osservando at- 
tentamente altre ceppaie, emerse altresì che in principio il male è lo- 
calizzato nella parte inferiore del pollone ma sopra terra, che da qui 
si diifonde alla ceppaia, e di poi scende alle radici. 

Il progredire della malattia è quindi centrifugo, dalla base del pol- 
lone cioè scende alle radici, delle quali attacca prima le grosse e vi- 
cine, poi le sottili e lontane sino alla loro estremità. In nessun caso 
abbiamo osservato nn diverso procedere, mai il male seguiva un anda- 
mento centripeto, cioè non mai si manifestava da prima sulle radici sottili 
periferiche indi sulle grosse e centrali avanzando verso il tronco. 

E radici mai'cescenti coi sintomi carattei'istici del male dell'inchio- 
stro trovavansi quasi unicamente sulle ceppaie morte o morenti. 

Rimaneva a vedere se le cose procedevano in egual modo negli 
alberi grossi d'alto fusto. A tale scopo a Villa ili Piteccio, su quel di 
Pistoia, noi scegliemmo in un marroneto un grosso albero per tal modo 
attaccato dal male che ben poco gli rimaneva di vita. Attorno ad esso 
facemmo scavare una profonda e larghissima fossa di 5 metri di dia- 
metro ed incominciammo l'esame delle radici. In tre quarti circa della 
circonferenza del fosso tutte le radici erano nere e morte, colla cor- 



— 294 — 

teccia staccantesi come la pelle di un dito di guanto, ed esalanti il 
puzzo caiatteristico di quelle morte pel male dell'inchiostro; alcune al- 
tresì erano ricoperte da produzioni fungose. Nell'altro quarto della fossa 
le radici invece erano sane; solo alcune vedevansi leggermente malate, 
nessuna era morta. 

Sul lato dal quale' irradiavano queste radici sane, il tronco portava 
rami ancora vivi quantunque sofferenti, e fra la regione delle .sane e 
delle malate si vedevano radici che presentavano il male in tutti gli 
stadi. Su queste ultime, come è naturale, noi livolgemuio in modo pai- 
ticolare la nostra attenzione poiché esse evidentemente erano quelle 
che potevano rivelarci l'andamento del processo morboso. 

Le fìg. 2 e 4 della tavola si riferiscono a preparati tolti da queste 
radici. 

La fìg. 4 rappresenta una sezione longitudinale di radice malata nel 
punto ove si ramificava. Essa nella parte superiore (porzione nera) eia 
interamente morta, e moita seguitava ad essere pure per buon ti-atto 
al di là della ramificazione. In corrispondenza di questa peraltro una 
breve porzione niostravasi ancora sana (porzione chiara) e sana era 
pure e per intero sino alla sua estremità il ramo che da essa si stac- 
cava. Nella radice principale (ramo di destra) anche le ramificazioni 
secondarie vedevansi morte, salvo alcune delle più sottili e lontane. 

Noi allora con lo scavo di una piii larga e lunga fossa radiale ab- 
biamo messo allo scoperto tutte le radici di questo lato dt-U'albero sino 
alle loro ultime estremità onde potere meglio seguire il procedere del 
male. L'esame loro ha riconfermato che il morbo ha sempre andamento 
centrifugo; si trovarono delle radici morte sino nelle ramificazioni .sot- 
tili e periferiche le quali non pertanto terminavano con barbicelle tut- 
tora sane. 

Una di tali radici è rappresentata nella fìg. 2 della tavola ove la 
parte più grossa (la nera) era tutta morta, mentre alcune delle rami- 
ficazioni più sottili (le chiare) mostravansi tuttora vive e sane. 

Noi conserviamo tuttora questo materiale in alcool per ulteriori 
ricerche. 

Gli autori che hanno prima di noi studiato il mal dell'inchiostro si 
sono in principal modo occupati dell'andamento generale della malattia, 
dello studio patognomonico delle piante malate specialmente nelle parti 
.sotterranee; ricercando con studi biologici e chimici l'elemento patogeno 
infettivo; senza curarsi di stabilire anzitutto il luogo ove l'infezione 
aveva origine, da dove si dipartiva, come procedeva e si allargava. Se 
avessero seguito quest'ultima via avrebbero, a mente nostra, limitato 
d'assai il campo delle loro indagini ed apportato forse un contributo di 



— 295 — 

fatti più preziosi per l'eziologia del male. Infatti, tutte le numerosissime 
ricerche dirette a scoprire nel terreno o nei miceli sotterranei la causa 
dell'alterazione delle ladici e quindi della malattia, le quali costarono 
tanto lavoro a ricercatori insigni, si sai'ebbero forse potute risparmiare. 
Se il punto di partenza del male e la sua origine è, come noi crediamo, 
nella parte aerea della [lianta, a poco potevano condurre le moke inda- 
gini fatte nel terreno e sulle radici di già alterate o morte. 

Un dubbio per altro, diciamolo subito, a noi rimane e cioè: quanto 
abbiamo osservato sull'origine e l'andamento del processo infettivo nelle 
pollonete e nei marroneti della Toscana, si ripete in tutti i luoghi ove 
si è manifestato il cosi detto mal dell'inchiostro? 

Inoltre, con tale denominazione, come abbiamo di già detto, si de- 
signano malattie diverse, unicamente perchè hanno caratteri esterni fra 
loro rassomiglianti così da trarre in inganno e venir confuse? È unica 
la causa che produce la Moria dei castagni o sono diverse e mol- 
teplici? 

A tali domande potremo con sicurezza rispondere solo quando 
avremo potuto estendere le nostre osservazioni ad un maggior numero 
di casi e di località e saremo riusciti a completare gli studi. 

Le ricerciie quindi delle quali qui diamo conto si riferiscono unica- 
mente alla malattia dei castagneti toscani e delle plagile sopra indicate. 

Ciò premesso, ecco quanto abbiamo osservato sul modo col quale 
si manifesta la Moria dei cedui. 

Alla base o nella parte inferiore del pollone attaccato si presenta 
un illividimento più o meno esteso con depressione della corteccia, 
limitata ail un'area stretta, di forma più o meno ellittica, allungata 
secondo l' asse del pollone stesso. Ben presto in questa area la cor- 
teccia illividita avvizzisce e dissecca; più tardi screpola e si disquama, 
e forma da ultimo come una piaga secca, specie di cancro. Questo can- 
cro è simile, se non identico a quello che i francesi trovarono nei casta- 
gneti del LimoHsin e del dipartimento della Loire Inferienie e descris- 
sero sotto il nome di Javart. 

La descrizione dei caratteri esterni che i francesi danno del Javart, 
il quale si manifestò in Fiancia pure su giovani polloni, ci aveva da 
prima indotti a ritenere che la malattia delle pollonete della Toscana 
fosse la stessa di quella delle pollonete francesi se non che nei cancri 
da noi osservati nelle paline toscane non vi abbiamo trovato la Diplo- 
dina Caslaneae che Prillieux e Delacroix rinvennero nel Javart ed alla 
quale attribuirono la causa di tale malattia. Anche nei castagni degli 
Stati Uniti d'America si è manifestato una gravissima malattia, che 
uccide le piante, qualunque sia la grossezza loro, e sembra causata 
dall'attacco di una specie di Diaporthe. 



— 296 — 

Nelle ceppale della Toscana noi invece rinvenimmo nn altro paras- 
sita, cioè un micete (fiinso) il cui micelio ialino, settato, a contenuto 
molto rifrangente e granuloso invade i tessuti, che uccide penetrando 
entro le cellule. Esso è un Coryneum molto affine, se non identico, al 
Coryneum Kunzei Corda var. Castaucae Sacc. clie fu raccolto per la 
prima volta dalla Signora Libert sulla corteccia di castagni nelle Ar- 
denne ed inserito nelle Beliq. Mi/col. Libert IV, n." 180, sotto il nome 
di Sfeganosporinm Castnneae Lib. 

Non abbiamo potuto fare confronti diretti del nnstio micete con 
quello raccolto dalla Signora Libert non avendone esemplari nelle no- 
stre collezioni né essendo riusciti a poterne avere, ma secondo la de- 
scrizione che ne dà il Saccardo, i conidii del Cori/neum Kunzei var. 
Caslaneae Lib. avrebbero forma alquanto diversa e sarebbero più lunghi, 
e più sottili, misurando 50-52 X 10-12 /( mentre quelli del Cor;/- 
netim delle pollonete toscane hanno solo 40-50 /i di lunghezza, pure es- 
sendo più grossi poiché misurano da 13-15 /t. Lioltre, i conidii del 
Corijneiim della Signora Libert sono sub-5 settati, mentre quelli del 
Coryneum dei castagneti della Toscana, come vedesi nella fig. 5, pre- 
sentano ben netti sei setti. Se poi si confronta il nostro Coryneum con 
la specie tipica: Coryneum Kunzei Corda, le differenze sono anche mag- 
giori, come può rilevarsi specialmente dalie diagnosi e figure date dal 
Corda (le. fung. IV, pag. 46, tav. 10. fig. 131) e dal Saccardo {Syll. TU, 
pag. 778, e Fung. Ita!, tav. 1110). 

Per tali ragioni, alle quali va aggiunto il fatto ciie il micete della 
Toscana si presenta come un vero parassita, riteniamo doversi esso te- 
nere distinto da quello della Libert almeno provvisoriamente, e lo de- 
signiamo col nome di Coryneum ijerniriosum che ne indica il carattere 
più saliente. Esso risponde alla seguente diagnosi: 

CoryiKMim periiicio.sum n. sp. Acemilis puhinatìs, erumpentibus, 
atris; coiiidiis clnvafis vel clavafo-fusoideis, fuscis, 40-50 V JS-15 /i; l)(isidii.<i 
fdiformilms, fascicuìatis, paraphysibus intermirtis conidia superantìbus. 

In cortice Castaneae upecies haec parasitica, necrosim inde ranrruni 
provocans. 

Possibili rimedi. 

Se noi, come crediamo, abbiamo colto nel segno, la causa prima 
del male è una crittogama parassita e l'infezione non avviene, come si 
credeva, sottoterra nelle radici ma sopra, ed ha luogo presso al pedale 
delle piante. 

Così stando le cose, il mezzo di difesa o di cura potrebbe essere 
il seguente: 



— 297 — 

Non appena in una polloneta compaiono i primi sintomi del male 
si dovrebbero tagliare i giovani polloni alla base e molto in basso sotto 
i primi segni di lividura, indi, raccolti accuratamente, portarli fuori del 
bosco e bruciaili. Le ferite prodotte dal taglio si dovrebbero ricoprire 
con mastice, bitume o argilla, per evitare una nuova infezione. 

In questo modo si potrebbe, noi crediamo, lottare con probabilità 
di successo contro la Moria delle poUonete. 

In quanto ai marroneti, cioè agli alberi di alto fusto che formano 
le selve da frutto, noi in realtà non abbiamo ora dati sufficienti per 
potere emettere un giudizio e dare un consiglio sicuro. Non pertanto 
siccome, almeno in Toscana, la causa clie fa perire questi alberi sembra 
la stessa di quella che uccide le pollonete, e poiché sulle radici delle une 
e delle altre l'infezione segue uno stesso andamento, cosi riteniamo clie 
il metodo di difesa da tentare non debba per essi esser diverso. 

E vero che noi nei grossi alberi non abbiamo trovato i cancri ca- 
ratteristici delle pollonete, ma questa non era cosa possibile causa la 
grossa e forte corteccia (ritidoma) che ne ricopre il tronco. 

Ammesso come vero ciie l'origine della malattia sia la stessa, resta 
a ricercare come il parassita possa attaccare i grossi tronchi ed ucciderli. 

Dati su tale argomento noi finora non possediamo, non pertanto ri- 
teniamo molto probabile ciie l'infezione avvenga per mezzo dei succhioni 
che sempre spuntano al piede dell'albero e che si tagliano di consueto 
ogni due o tre anni. Questi succhioni si presentano in condizioni simili 
a quelli delle paline delle polloneto e se il parassita attacca queste può 
nello stesso modo penetrare in quelle e dal pedale scendere poi nelle 
radici dell'albero. 

Di conseguenza ogni anno si dovrebbero, ove vi sia accenno di male, 
tagliare i rimessiticci degli alberi rasente la ceppa, ricoprire le ferite 
con mastice adatto ed asportarli e bruciarli accuratamente. 

Ove il male abbia di già invaso la ceppala, si dovrebbe tagliarne 
ed asportarne anche la corteccia ed il legno alterato, poscia lavare e 
disinfettare accuratamente le ferite con soluzione concentrata di solfato 
di ferro addizionata all'occorrenza di acido solforico, indi ricoprire con 
mastice come fu detto per le pollonete. 



— 298 — 



SPIEGAZIONI-; DKLLA TAVOLA VII 



Fifr. 1 e ri. Por/.ioni' ili {.novniic pollone con liviilura e cancro centralo prodotto 
ila ilisscccanieiito, screpolatura e disciiianiazione della corteccia. 
» 2. Radice morta ma idii ramificazioni secondarie ancora vive e sane. 
" 4. Sezione longitudinale di radico atlaccita e morta (parte nera); ma con 

un ramo della parte periferica ancora tana (parte non annerita). 
» 5. Conidi o spore del parassita. Inur. 2(H)() D. 

6. Sezione trasversalo di un giovine pollone attaccato in diversi punti della 
corteccia. 
» 7. Sezione di un acervolo del parassita. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 



E 



LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



INTORNO 

ALL'ESISTENZA DELLE SFERE DIRETTRICI CENTROSFERE 

NELLE 

CELLULE DEL SACCO EMBRIONALE DELLA TULIPA 

(Tulipa Qesneriana Linn., Tulipa Qreigi RegelJ 

NOTA DI 

PIERE3IILI0 CATTORINI 

(con 3 tavole litografate). 



Da due anni, nell'Istituto Botanico dell'Università di Pavia, ho 
impreso a studiare la questione dei centrosomi rivolj^endo le mie ri- 
cerche sulle cellule del sacco embrionale e sulle cellule vegetative della 
Tulipa; questo studio formerà l'oggetto della mia tesi di laurea. 

Fra le numerose opere che si riferiscimo a questo argomento trovai, 
negli Archìves des Sciences Pki/siqnes et NatureUes di Ginevra, una nota 
del sig. Peri'iraz dal titolo : Origine des sphères directrices dans les cel- 
lules du sac embnjonnaire. In essa sono enunciati dei fatti cosi discor- 
danti dalle attuali opinioni sulla questione dei centrosomi e in antitesi 
cosi spiccata, per ciò che riguarda la Tulipa, colle osservazioni che, 
allo stesso fine, da tempo vado facendo su queste Gigliacee, che io 
credetti opportano, prima di procedere oltre nel mio studio, di con- 
trollare le osservazioni dell'Autore, valendomi dei suoi identici metodi 
di ricerca. 

I risultati ai quali sono giunto, formano l'oggetto di questa nota. 

II Perriraz studiò, oltre le mitosi del .sacco embrionale A^W Allium 
nrsinum, dell' Iris (jermanira, del Narcissus radiifloriis, del Galanthus 

Atti dell' lat. Boi. dell'Università di Pania — Serie II - Voi. XIII. 23 



— 300 — 

nivalis e del Leitcojiim vernum, le cariocinesi del sacco embrionale della 
Tìilipa in genere, adoperando come fissatori i seguenti liquidi: 

1." Soluzione di Ag NO, al 5"!„. 
2." Soluzione di As NOg al 2""} 
Alcool assoluto \ 

3° Soluzione di' Ag NO, al 2 "/„ ) 

A • I • IIM 0, { 1''"'*' 1- 

Acido osniico airi "/(, \ 

4° Soluzione di Ag NO, al 2 "/^ cui.'' 35. 

Acido osmico all'I "/„ cni.'' 4. 

5.° Acido picrico sol. satura H^O cni.'' 35. 

Alcool assoluto cm.' 25. 

La terza e la quarta di queste soluzioni gli diedero, dice, eccel- 
lenti risultati e gli permisero di constatare, esaminando le cellule del- 
l' embiiosacco, che nella cavità nucleare sono contenute due specie di 
nucleoli: nucleoli a funzione nutritiva e nucleoli con proprietà centro- 
somatica. 

L'autore afferma clie i nucleoli nutritivi lianno struttura vacuolare 
e spariscono durante la mitosi, per servire di nutrimento alla cellula 
nel periodo del suo mas.simo dispendio di energia, e che i nucleoli a 
funzione centrosomatica invece, non hanno mai vacuole, persistono du- 
rante tutto lo svolgersi della cariocinesi, posseggono uno o due corpu- 
scoli centrali e, attraverso una apeitura formatasi nella membrana, emi- 
grano dal nucleo nel citoplasma ove assumono le importanti funzioni dei 
centiusomi. 

Nei i>riini stadii della divisione (profasi), questi nucleoli si portano 
ai poli interni del nucleo: in questi punti la membrana subisce un av- 
vallamento (ajfaissemeat) sul fondo del quale si produce un foro. 

Il nucleolo die in questo momento appare costituito da uno o due 
corpuscoli centrali contor'nati da una zona ialina, s'incammina nel canale 
formato.si per l'introflessione della membrana e va a porsi nel plasma 
in una posizione che sarà in seguito quella dei poli del fuso. 

Attorno ai nucleoli-centrosomi si osserva un aster che prende ori- 
gine, a spese del citoplasma, da una massa pastosa (fioiic) dalla quale 
le radiazioni si differenziano a poco a poco. La loro origine perciò è 
completamente diversa da quella dei filamenti del fuso. 

h'aster a divisione ultimata, si dissolve nel plasma e la sfera at- 
trattiva rientra nel nucleo figlio e vi costituisce i nucleoli. 

Così il Perriraz : ora, per VAllium, l'Iris, il Narcissus, ecc., non 
avendo io avuto tempo di istituire ricerche di controllo e non avendo 
perciò alcun dato sperimentale, non ho nulla da dire. Ho tutto invece 



— 301 — 

(la obbiettare alla parte che si riferisce alia Tu/ipa, peicliè, nei iiu- 
iiierosi preparati fissati col liquido di Flemmiug, dell'Hermann ed altri, 
e colorati coll'ematossilina ferrica dell'Heidenliain, colla saffranina-gen- 
ziana-oraiige e con la saffranina aniliniea, che io osservai ed osservo 
per lo studio della questione dei centrosomi e in quelli nuovamente ot- 
tenuti coi metodi del Perriraz, non ho potuto constatare fatti che con- 
cordino con ciò che l'autore dichiara di aver veduto. 

In Plinio luogo il Perriraz, consigliando dei nuovi fissatori, avrebbe 
fatto ottima cosa ad unire le relative nozioni tecniche, indicando, in 
ispecial modo, il tempo d'immersione necessario e sufficiente alla fis- 
sazione. 

A questo io ho supplito con prove rijietute: credo che, per i liquidi 
3 ° e 4.°, l'azione possa variare dalle 5 alle 6 ore e non più, perchè 
una più lunga immersione è nociva agli elementi cellulari, per la forte 
causticità del sale d'argento. 

L'azione anche breve (2-3 ore) della soluzione di Ag NO., al .i »,,,, 
evidentemente troppo energica, è tale ila mutare comi)letamente la co- 
stituzione morfologica del plasma, che aiipare con un aspetto del tutto 
diverso da quello delle cellule dello stesso ovario, sulle quali abbiano 
agito le miscele del Flemming debole e forte, i liquidi dell'Hermann e 
del Merckel e la miscela Alcoolico-Acetica (alcool a 80", 2 p., ac. ace- 
tico glac. p. 1). Il plasma che in (jueste ultime è finamente gianuloso- 
tìbrillare, appare nelle prime come costituito da un ammasso di granuli, 
dovuti probabilmente alla precipitazione di alcune sostanze proteiche 
del plasma. 

I liquidi 3." e 4.", contenenti la soluzione all'I "j^ di acido osmico 
(io ho usato il tetrossido di osmio Griibler) mi hanno dato, come 
diedero al Perriraz, risultati se non ottimi, migliori degli altri. Ciò 
si comprende: il .sale d'argento entra in essi in quantità minore e la 
sua azione nociva è ostacolata dalla presenza dell'acido osmico, al quale 
è da attribuirsi la bontà relativa del fissativo. 

Ho provato a sostituire alla soluzione di Ag NO3 al 2°;o, una solu- 
zione all'I "j^ e i risultati furono migliori. 

Gli ovari recisi nel mese di aprile degli anni 1907 e 1908, dal fiore 
ancora in boccio di diverse specie di Tìtiipa (Gesneriana. Greigi), al- 
lorquando raggiungevano la lunghezza oscillante fra il centimetro e 
mezzo e i due centimetri e lo spessore di 4-5 millimetri, (sviluppo in 
cui è più probabile trovare gli embriosacchi in mitosi) al mattino, in 
pieno meriggio, nelle ore più calde della giornata e alla sera, li tagliavo 
trasversalmente, onde permettere una più facile e rapida penetrazione 
del fissativo, in pezzetti di 4-5 mm. di lunghezza, che immergevo im- 
mediatamente nel liquido fissatore. 



— 302 — 

La durata (lell'immersione variava per i liquidi 3' e 4° e per la 
miscela : 



Soluzione di Ag NO, all'I ",o 
. . , . ,,,, ,,, parti uguali, 

Acido osmico all'I "/„ y ^ ' 



dalle 4 alle 6 ore. Lavavo in seguito lungamente (2-3 ore) con acqua 
corrente e indurivo col solito mezzo del passaggio negli alcool. Le 
sezioni le ottenni a mano, senza l'aiuto di inclusioni. 

Le sezioni colorate coU'ematossilina fenica, colla triplice colora- 
zione del Flernming, colla saffranina sola o addizionata con verde-luce 
sino ad ottenerne un liquido rosso vinoso, mi diedero dei preparati che 
per quanto non uguaglino, per nitidezza di dettagli, quelli ottenuti 
cogli altri fissativi, pure presentano le figure nucleari e cariocineticlie 
del tutto simili a (jiielle osservate nelle preparazioni fatte preceden- 
temente. 

La mia attenzione fu specialmente rivolta ai primi stadii della 
mitosi, per vedere come, dove e quando avvenisse l'introflessione della 
membrana e quali corpi nucleari intraprendessero l'emigrazione dal 
nucleo nel citoplasma. 

Le mie osservazioni ebbero un risultato negativo, perchè, quan- 
tunque osservassi con attenta cura a fortissimi ingrandimenti (Oc. camp. 
8. 1:.K 18; Obb. Iimn. Om. 1, 5. Konstka; Diam. 1:ì:ì4-2()0O-3O00) o a luce 
naturale o coll'aiuto della lampada ad arco, a luce resa monocromatica 
mediante il passaggio dei raggi luminosi attraverso un diaframma 
contenente una soluzione di ammoniuro di rame, io non vidi mai la 
membrana nucleare introflettersi, né uscire alcun corpo dal nucleo per 
fori formatisi nella membrana stessa. 

Come nelle pieitaiazioni ottenute cogli altri metodi, la membrana 
nucleare appare continua sotto forma di una sottilissima pellicola, per 
tutta la profasi (V. tav. VIIP, fig. 1, 2, 3, 4, .5) e sparisce gradualmente, 
dai poli verso l'equatore, quando la divisione entra nella metafasi. A 
metafasi inoltrata non se ne trova generalmente nessuna traccia. 

Nel nucleo che iia una forma quasi perfettamente rotonda (è raris- 
sime volte reniforme, ma non presenta in questo caso, nella parte con- 
cava, alcun foro); esiste una sola specie di nucleoli. 

Di solito è contenuto un unico nucleolo voluminoso : alcune volte 
se ne osservano da due a quattro. Il loro volume è in lagione inversa 
del numero: hanno l'aspetto di globuli omogenei, fra loro simili, privi 
di vacuole. Allorché il nucleo è in riposo o entra nei primi momenti 
profasici, essi si colorano fortemente, in grigio scuro coU'ematossilina 
ferrica, in rosso colla triplice colorazione del Flernming. Col progredire 



— 303 — 

dei fenomeni cariocinetici, perdono a poco a poco la loro proprietà cro- 
mofila e diminuiscono sensibilmente di volume, per scomparire total- 
mente, nella maggior parte dei casi, allorché si manifesta la metafasi. 

Altri nucleoli propriamente detti che abbiand un diverso compor- 
tamento e differente costituzione morfologica, non mi fu dato di os- 
servare. 

Se lungo il percorso del nastro cromatico si scorgono figure simili 
a nucleoli, queste, osservate con attenzione, risultano o da ripiegatnie 
del nastro o da ingrossamenti dello stesso o da grossi granuli croma- 
tinici in esso inclusi. Queste forme non sono più visibili (piando lo 
spirema s'è scisso in cromosomi. 

Nei nuclei in divisione avanzata, come in quelli in profasi, non 
osservai fatti confermanti le asserzioni del Perriraz. 

Gli apici del fuso nuu solo non fanno capo a centrosomi o a for- 
mazioni fisiologicamente consimili, ma sono acutamente appuntiti e si 
inseriscono, curvando leggermente le loro punte, allo strato corticale del 
plasma. 

Il loro aspetto ricorda quello dei fusi disegnati dallo Strasburger ' 
per le cellule madri del polline della Nyniphea. (Vedi tav. VI1I% fig. 6, 7, 8, 
tav. IX% fig. 13, 14). 

Nel plasma non è infrequente trovare dei corpiccioli che, i)er ca- 
ratteri morfologici e di posizione, facilmente si possono scambiare con 
centrosouii. In vicinanza del nucleo, nella zona circostante ai poli del 
fuso, fra le minutissime granulazioni plasmatiche, si osservano dei cor- 
puscoli tondeggianti, alcuni dei. quali sono sovente circondati da una 
aureola. 

Di questi elementi alcuni, sotto l'azione dell'acido osmico e dei 
fissatori che ne contengono, assumono una colorazione bruna, altri non 
presentano questa caratteristica reazione e si dimostrano jìei- la loro 
cromofilia, nucleoli extranucleari. Sono questi ultimi meno numerosi. 

Questi corpuscoli occupano talvolta il posto che dovrebbe occupare 
il nucleolo centrosoma del Perriraz, ma né gli uni né gli altri sono 
centrosomi o corpi aventi la loro funzione. 

I primi che talvolta raggiungono un volume notevole e sono quasi 
sempre contornati da una zona di plasma ialino, presentano un aspetto 
del tutto simile ai corpiccioli che il Koernicke ^ trattando la que- 
stione dei centrosomi, descrisse e figurò per il sacco embrionale del 



• Strasburger E. — Ueber Reduklionstheiliinri, Spindelbildunr/ , Centroso- 
men und Cilienbildner in Pflanzenreich. Jena 1900, 

^ IvoKRNJCKE- — Zcntrosomen bei An;/iospenin'n ? (Flora 1906) 



— 304 - 

Lilium candidum e sono certamente, come li cousideiò questo autore, 
sostanze di riserva di natura grassa, differenziatesi in vacuole, che pos- 
sono essere riprese ed utilizzate dalla cellula per la sua nutrizione. 

I secondi sono senza dubbio granuli di sostanza nucleolare, ma non 
lianno l'origine dei nucleoli del Perriraz, non sono in nessun rapporto 
funzionale colla mitosi, né presentano gli speciali caiatteii descritti dal 
Perriraz. 

Essi sono probabili residui o frammenti di nucleoli endonucleari 
posti, per puro caso, in vicinanza dei poli senza avere perciò l'alta 
funzione di dirigere la divisione del nucleo. 

Né i primi, uè i secondi sono in relazione colle fibre del fuso e 
presentano radiazioni asteriformi intorno a loro. 

Anche il loro numero talvolta rilevante (vedi tav. IX^», fig. 15, tav. X*, 
fig. 16-18), e il fatto di trovare corpuscoli identici dispersi senza regola 
nel plasma, escludono la loro natura centrosomatica. 

Se in seguito i fenomeni procedessero come asserisce il Perriraz, 
cioè se i nucleoli-centiosorai rientrassero nel nucleo figlio a costituirvi 
i nucleoli, dato anche il caso che mi fossero sfuggiti all'osservazione o 
li avessi confusi cogli altri corpuscoli testé descritti, nella telofasi sa- 
rebbe stato impossibile ch'io non li avessi veduti perché, essendo lo 
spirema il solo elemento nucleare visibile, mancando i nucleoli nutritivi, 
non esistendo nella cavità nucleare corpuscoli coi quali confonderli, essi 
avrebbero dovuto distinguersi con tutta sicurezza. 

Ai poli del fuso non vidi mai delle radiazioni nette e caratteristiche, 
né masse speciali di plasma che dessero loro origine : notai invece, in 
parecchi casi, delle masse di plasma granuloso che nascondevano la 
inserzione del fuso. Raggi ialini appaiono invece distintissimi intorno 
al gruppo dei cromosomi alla metafasi e persistono durante la telofasi 
(vedi: tav. IX'', fig. 9-1U-12; tav. X*, fig. 16-17-17 bis). Quantunque con- 
corrano, come appare dalle figure 14 della tavola IX* e 11-11 bis della 
tavola X% ad un unico punto, dove, secondo il Perriraz avrebbe dovuto 
trovarsi il centrosoma-nucleolo, non sono in rapporto con nessun corpo 
di tale natura. 

Nel nucleo figlio i nucleoli non compaiono che tardi, sempre al- 
cun tempo dopo la formazione della membrana ed hanno i caratteri 
dei nucleoli osservati nella profasi (vedi: tav. IX^, fig. 12-15; tav. X% 
fig. 20). 

Da questa breve esposizione dei miei risultati, emerge che i feno- 
meni descritti dal Perriraz non sono per nulla osservabili nel sacco 
embrionale della Tulipa. Se avvengano nel sacco embrionale delle altre 
piante, dall'Autore sottoposte ad esame, io non lo so. 



— 305 — 
Per la Tidipa, duiuiiie, io sono j^iunto alle seguenti conclusioni : 

1." Che la membrana nucleare non presenta, durante la profasi, 
nessuna introflessione, nò. alcuna discontinìiità che sia in relazione colia 
uscita di corpi speciali del nucleo, come vuole il Perriraz. 

2.° Che neW interno del nucleo esiste una sola specie di nucleoli clic, 
nella maggior parte dei casi, si riassorhono completamente prima della me 
tafasi, e non due sorta di nucleoli come aiferma il Perriraz. 

3.° Che nessun nucleolo o suo residuo ha proprietà centrosomatica, e 
subisce emigrazioni dal nucleo nel plasma prima della scomparsa della 
membrana, attraverso fori o canali, anche qui in disaccordo colle opinioni 
del suddetto autore. 

4.'> 67;;' / poli del fuso non fanno capo a centrosomi propriamente 
detti a corpi che ne abbiano la funzione; terminano invece acutamente 
appuntiti, inserendosi allo strato ruticolare del plasma 

5." Che ai poli non si osservano radiazioni asteriformi ben nette e 
definite; esse compaiono, invece, intorno ai cromosomi negli ultimi momenti 
della metajasi e nei primi della telofasi, senza però essere in rapporto con 
centrosomi. 

6." Che, se esistono granidazioni in vicinanza dei poli, esse sono, o 
granuli di sostanza di uofura grassa, o frammenti di nucleoli posti casual- 
mente in tale posizione. 

7." Che nell'interno del nucleo figlio non sono osservabili, prima 
della comparsa dei veri nucleoli, considerati dal Perriraz come nutritivi, altri 
elementi fuorché lo spirema. 

Prima di finire, sento il dovere di esprimere al direttore dell'Istituto 
Botanico, prof. Giovanni Briosi, ciie mi fu largo d'aiuti e di consigli. 
i miei sentimenti di gratitudine e di riconoscenza. 

Dniristituto Botanico riell'rniversità di Pavia il 15 luglio 190^. 



306 — 



SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 



Cellule del sacco embrionale della Tidipa Gesneriana Linn. >■ T. Greùji Regel. 
— Fissazione col liquido del Perriraz, colorazione coU'ematossilina ferrica del- 
l'Heidenhain. Figure disegnate alla camera lucida Abbe-Apatliy. Ingrandimento 
133-1-2000-8000 diametri. Obb. 1,5. Imm. omogenea. Oc. comp. S. 12. 18. 



Tavoi-a VIII. 



Fig. 1. Tìdipa Grei(/i, Ingr. 1334 D. 

Cellula del sacco embrionale con nucleo preparantesi alla divisione. 
» 2-3. Tnlipa Gesnerianu. Ingr. 2000 D. 

Cellule del sacco embrionale con nucleo preparantesi alla divisione. Nel 
plasma si scorgono alcuni corpuscoli a reazione grassa. 

» 4-5. Tulipa Greigi. Ingr. 1334 D. 

Nuclei in profasi avanzata. Lo spirema si è scisso in cromosomi. Attorno ai 
nuclei si scorge un alone di plasma fibrillare. Nel plasma sono sparsi 
alcuni corpuscoli a reazione grassa. 
» 6-7-8. Tnlipa Gesneriana. Ingr. 2000 D. 

Nuclei in divisione (metafasi). Nelle fig. 6, 7 si scorge l'inserzione del fuso 
allo strato corticale; nella fig. 8 questa è nascosta dal plasma nel quale 
si vedono dei nucleoli extranucleari. 

» H bis. Tnlipa Gesneriana. Ingr. 3000 D. 
Alcuni corpuscoli a reazione grassa. 

Tavola IX. 

Fig. 9. Tulipa Gesneriana. Ingr. 2000 D. 

Metafasi della I* divisione. Si scorge in basso l'inserzione delle fibre acro- 
matiche. 
» 10. Tnlipa Gesneriana. Ingr. 2000 D. 

Principio della telofasi. Sono evidentissime le radiazioni, come nella figura 
precedente. 
» 11. Tulipa Grrigi. Ingr. 2000 D. 

Nuclei figli dell:! 1« divisione: filamenti connettivi ed accenno del Pìiragwo- 

plasto. 
Vicino al nucleo, in basso, si scorgono due corpuscoli simili a centrosomi: 
essi sono nucleoli extranucleari. 



— 307 — 

L'ig. 12. Tulipa GeKneriana. Ingr. 2000 D. 

I nuclei figli in completo riposo. Intorno ad essi sono visibili 'MU- ladia- 
zioni. 

» 13- TiiUpa Gesneriana. Ingr. 2000 D. 

Metafasi della 2' divisione. I fusi hanno una posizione quasi noini;ilo iil 
l'asse maggiore della cellula e si inseriscono allo strato citoi)lasni;i- 
tieo corticale. Intorno ai fusi si osserva un leggero strato di plasm;! 
granuloso e all'apice, presso l'inserzione, accenni di radiazioni. 
» 14. Tiilipa Gesneriana. Ingr. 2000 D. 

Lo stesso stadio del precedente. I due fusi sono posti uno nornialracnti! 
all'altro rispetto all'asse maggiore della cellula. Nel fuso inferiore si 
scorge l'inserzione di un apice, l'altra è nascosta dal plasma. [I fuso 
superiore, visto in proiezione, mostra il concorrere delle fibre ad un 
unico punto indipendentemente da centrosomi. 
» 15. Tidipa Greigi. Ingr. 3000 D. 

Nucleo figlio della prima divisione in cui appaiono i priini nucleoli. Nel 
plasma circostante si vedono numerosissimi corpuscoli colorati. 

Tavola X. 

Fig- 16. Tulipa Gesneriana- Ingr. 1334 D. 

Ascesa dei cromosomi ai poli : metafasi della 2» divisione. 
» 17. Tulipa Gesiipriana. Ingr. 2000 D. 

Un polo : i raggi concorrono ad un punto centrale senza far capo a cen- 
trosomi. 

» 17 his. Lo stesso visto a fortissimo ingrandimento 3000 D. 
» 18. Tulipa Gesneriana. Ingr. 2000 D. 

Sacco embrionale con quattro nuclei figli della 2» divisione. Nei nuclei non 
sono ancora comparsi i nucleoli. Si scorgono i residui dei filamenti 
connettivi, e numerose radiazioni intorno ai nuclei. Nel plasma sono 
molti corpuscoli colorati. 
» 18 a. Lo stesso preparato della figura precedente. 

I corpuscoli vicini alla membrana del nucleo N. 1 ; essi sono corpuscoli 
a reazione grassa. 
>» 18 h. Nucleo extranucleare posto tra il nucleo N. 1 e 2. 
» 18 e. Corpuscoli a reazione grassa adiacenti al nucleo N. 3. 
» 18 d. Corpuscoli a. reazione grassa immersi nel plasma, a destra in alto del 

nucleo N. 3. 
» 19. Tulipa Greigi. Ingr. 2000 D. 

Nuclei reniformi delle ultime divisioni. 
» 20. Tulipa Gesneriana. Ingr. 2000 D. 

Nucleo con quattro nucleoli fra loro simili per caratteri cromatici e mor- 
fologici. 



Atti dell'Ut. Boi. dell' Università di Pavia — Serie II — Voi. XIII. 23* 



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ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI l'AVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETl'I 

da GIOVANNI BRIOSI. 



MICOLOGIA DELLA PROVINCIA DI MANTOVA 



SECONDO CONTRIBUTO 

PER IL 

Dott. GIOVANNI BIANCHI. 

Eia mia intenzione di estendere, in quest'anno, le mie ricerche 
micologiche alle colline di Solferino, Cavriana, Castiglione delle Sti- 
viere ecc., ed a quella regione del mantovano che è situata alla destra 
del Po. Ma la grande estensione delle due plaghe, la ristrettezza del 
tempo, ed altre cause, mi hanno impedito di fare quanto mi ero pro- 
posto. Così ho dovuto limitare le mie osservazioni alle colline che da 
un lato, terminano la parte della provincia di Mantova che dal Po len- 
tamente vi si innalza a mo' di altipiano, e dall'altro iniziano l'ampio 
e maestoso anfiteatro morenico che fronteggia la conca del Benaco. 
L'altezza di questi colli oscilla intorno ai duecento metri sul livello 
del mare, e raggiunge un massimo di 206 m. (nel mantovano) colla vetta 
dello storico colle di Solferino su cui si erge, nera e carica di gloria, 
la " spia (ì' Italia „. 

I luoghi da me visitati per la raccolta micetica furono, principal- 
mente, i paesi di Solferino, Cavriana, Volta Mantovana, Castiglione 
delle Stiviere. Quivi il terreno, di natura morenico-caotica, è costituito 
da sabbie, ghiaie, ciottoli, rosseggiami per il ferretto. Frequenti, poi, 
sono i massi erratici, secolari vestigia dell'invasione glaciale quaternaria. 

La sterilità di questi terreni, dovuta alla loro natura ed all'estrema 
povertà di acqua, fu, in parte, vinta dall'opera industre dell'uomo, che 
ora vi coltiva la vite, il gelso, il granoturco ed, in minore quantità, il 
frumento. Tuttavia questa plaga ben si dilFerenzia dal rimanente ter- 
ritorio mantovano, tanto ubertoso. 

Le specie di funghi da me in tale regione raccolte, e finora non 
mai segnalate nella nostra provincia, ascendono ad una centuria. Nella 

Atti dell'Ut. Bot. dell'Università di Pavia — Serie II — Voi. XUI. 24 



— 310 — 

nia|?gior parte aiipartengono al gruppo dei micromiceti parassiti di piante 
utili e coltivate; poiché buona parte dei maciomiceti di questi luoghi 
è già nota per gli studi del Bendiscioli, del Paglia, e per le ricerche 
del Magnaguti '. 

Con questo breve lavoro, e colia mia prima contribuzione micolo- 
gica, anclie il territorio mantovano, per quanto in modesta misura, verrà 
rappresentato nello studio della Flora cvittogamira lomharda; studio che 
tuttora si continua nell'Istituto Botanico di Pavia e nell'annesso La- 
boratorio Crittogamico. 

Innanzi di chiudere questo mio lavoro, sento il dovere di ringra- 
ziare l'Istituto Franchetti di Mantova che mi facilita la continuazione 
di queste ricerche ; il chiar. prof. Giovanni Briosi, che mi riaccolse nel- 
l'Istituto Botanico da lui diretto, e finalmente gli altri miei superiori 
ed amici clie, in questo studio, mi hanno consigliato ed aiutato. 



Il materiale da me studiato, si trova depositato, per olii lo volesse 
consultare, presso l'Istituto Botanico pavese. 

Dott. Giov.\NNi Bianchi. 

Pavi.T, R. Istituto Botanico, (ìiu;j:no 1908. 



' Di questo botanico mantovano m' è caro qui pai-lare più ampiamente di 
quello cli'io non abbia potuto fare, per mancanza di dati, nella mia prima contri- 
Imzione micologica. E tali brevi cenni seguiranno, come appendice, aW Elenco delle 
specì/' da me classificato (vedi pagina 321). Sporo con ciò di fare cosa gradita a 
Mantova, die questo annovera fra i nomi die altamente l'onorano, od a quanti 
si occupano di discipline botaniche essendo l'opera del Magnaguti, in parte, poca 
conosciuta. 



— 311 



i:lenco delle specie 



cohors BASIDIOMYCETA E. 

Fani. A CARICA CE AE. 
Sect. Leucosporae. 

197. Craterellus t'oriiucopioides vai-, crispus Sacc. SiiU. VI, p. 516. 

Bosco della Fontana (Mantova). Su terreno umido coperto da 
detriti vegetali, autunno 1907. 

Fam. UREDINACEAE. 

Sect. Amerosporae. 

198. Ui'omyces Pliaseoli (Pers.) Winter, Pil-e, voi. I, p. 157. — Uriosi 

e Cav. Fung. parass. n. 3. 
Su foglie di faginolo (varietà coltivata) Goito, autunno 1907. 

199. Melampsora farinosa (Pers.) Schroet. — Sacc. Syll. VII, p. 587. 

— Briosi e Cav. Fung. parass. n. 32. 
Su foglie di i^allx alba L. Solferino, 14 novembre 1907. 

200. Uromyces Trifolii (Alb. et Scliwein.) Wint. — Sacc. %//. VII, pa- 

gina 534. — Briosi e Cav. Fung. parass. n. 29. 
Su foglie di TrifoUum. Redondesco, 4 settembre 1907. 

Sect. Didymosporae. 

201. Piicciiiia Preuauthis (Pers.) Fuck. — Sacc. Syll. VII, p. 606. 

Pnccinia Cickon'i (DO.) Bell. — Sidow Mon. TJred., p. 49, n. 75. 
Su foglie di Cichori/nn Iiifi/bus. Solferino, novembre 1907. 

202. Piicciuia Violae (Scluim.) DC. — Sacc. Sgll. VII, pag. 609. — 

Sidow, Monogr. Ured., p. 439, n. 670. 
Su foglie ancora vive di Viola odorata. Cavriaua, autunno 1907. 

203. Pnccinia Malvacearnm Montag. — Sacc. Syll. VII, pag. 686. — 

Briosi e Cav. Fiing. parass. n. 38. — Sidow Monogr. Ured., 
pag. 426. 
Su foglie di Althea rosea. Redondesco, 18 settembre 1907. 



— 312 — 

204. Piiecinia Buxi DC. ~ Sacc. Syll. VII, pag. 688. - - Briosi e Cav. 
1 Ftdiff. imrass., n. 37. 
Su foglie ancora vive di Buxns sempervirens. Solferino, novem- 
bie 1907. 



cohors ASCOMYCETAE. 

Fani. PERISPORIACEAE. 
Sect. Phaeophragmiae. 

205. Meliola Camelliae (Catt.) Sacc. Sylì. I, p. 62. — Briosi e Cav. 

I Fung. jKcrass., n. 106. 
Su foglie ancora vive di CamelUa japonica (specie coltivata). Man- 
tova, 20 novembre 1907. 

Fam. SPHAERIACEAE. 

Sect. Hyalosporae. 

206. Botryospliaeria Bérenjieriaua var. acutior Sacc. Syll. I, p. 457. 

Su rametto secco di Cali/cinthus. Redondesco, gennaio 1908. 

Sect. Hyalophragmiae. 

207. Metaspliaeria liyalospora Sacc. Si/ìl. II, pag. 129. — Berlese, 

Irones Fung. I, p. 145, tav. 162." 
Presso Castiglione delle Stiviere, autunno 1907. Su culmo putrido 
di Zea Mays. 

Sect. Phaeophragmiae. 

208. Leptospliaeria vagabimda Sacc. Sgll. II, p. 31. 

Su corteccia di Salix alba L. Solferino, 14 novembre 1907. 

209. Leptospliaeria Rusci (Wall.) Sacc. Si/ll. II, p. 74. 

Su cladodi di Busnis aruleatus. Solferino, 14 novembre 1907. 

Sect. Phaeodictyae. 

210. Pleospora herbarum (Pers.) Rabh. — Sacc. Syll. II, p. 247. 

Su silique di Lunaria biennis. Redondesco, 30 ottobre 1907. 

211. Pleospora Bambnsae Pass. — Sacc. Syll. II, p. 222. 

Su foglie di Bambusa , associata ad uu Macrosporinm. Redon- 
desco, dicembre 1907. 



— 313 — 

Fara. VALSACEAE. 
Sect. Allantosporae. 

212. Valsa amhiens (Peis ) Fr. — Sacc. S>jU. I, pag. 131. — Tra- 

verso, Pijren. in FI. If. Cnjpt., p. 102. 
Su ramo morto coi'tecciato di Alnus glutinom. Solferino, 1-1 no- 
vembre 1907. 

213. Valsa popiiliua Fiick. — Sacc. Sijll. I, p. 131. 

Su rami secchi di Poijitlu-^ nigrn. Cavriana, 14 novembre 1907. 

214. Diatr.vpella verrucitormis (Elirli.) Nits. — Sacc. Syll. I, p. 200. 

— Traverso FI. li. Cn/pt. Voi. II, fase. II, p. 75. 
Su rami secchi di Crataegiis Oxyarantha. Guidizzolo, 14 novem- 
bre 1907. 

215. Diatrypella Populi E. et Hol. - Sacc. Syll. IX, p. 477. 

Su ramo secco di PopuÌKs nigra L. Presso Solferino, 14 novem- 
bre 1907. 

Sect. Hyalosporae. 

216. Cryptosporella popiiliiia (Fnck.) Sacc. Syll. I, p. 467. 

Su ramo secco di Populus nigrn. Cavriana, 14 novembre 1907. 

Sect. Phaeodidymae. 

217. Valsaria insitiva Ces. e De Net. — Sacc. Syll. I, p. 741. 

Su corteccia di Econtjmtcs japoiiica. Solferino, 14 novembre 1907. 

Fam. DOTHIDEACEAE. 

Sect. Hyalosporae. 

218. Phyllachora Setariae Sacc. Sglì. II, p. 623. 

Su foglie di Setaria. Castiglione delle Stiviere, autunno 1907. 

Fam. HYPOCREACEAE. 
Sect. Hyalodidymae. 

219. Neeti'ia coccinea (Pers.) Fr. — Sacc. Syll. II, p. 471. 

Su ramo morto di Carpinus. Cavriana, 14 novembre 1907. 



— 314 — 

Fani. PEZIZACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

220. Helotiiim salieellum Fr. — Sacc. Si/Zl. Vili, p. 2.30. 

Su rami secchi di Saìix alba. Solferino, 14 novembre 1902. 

cohors DEUTEIIOMYCETAE. 

F;im. SPHAERIOIDACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

221. Phjilostieta Rosae De.sm. — Sacc. Si/U. Ili, p. 9. 

Su foglie di Rosa (specie coltiv.) Redondesco, 10 settembre 1907. 

222. Pliyllosticta hedericola Dur. e Monf, — Sacc. Si/lì. Ili, p, 20. 

Su foglie di Hedem Heli.r. Solferino, 14 novembre 1907. 

223. Phyllosticta buxiiia Sacc. Si/ll. Ili, p. 24. 

Su foglie di Buxus sempervirens. Castiglione delle Stiviere, au- 
tunno 1907. 

224. Phjilostieta Mahoniae Sacc. e Speg. — Sacc. Siili. Ili, p. 25. 

Su foglie di Mahonkt Aquifoliim. Mantova, autunno 1907. 

225. Phyllosticta argyrea Speg. - Sacc. Si/ll. Ili, p. 29. 

Su foglie di Elaeagmts. Solferino, 14 novembre 1907. 

226. Phyllosticta quernea Tliiim. — Sacc. S////. III. p. 35. 

Su foglie di Querais. Solferino, 14 novembre 1907. 

227. Phyllosticta Roboris Oud. — Sacc. S,/ll. XVIII, p. 241. 

Su foglie di Quevcus. Bosco della Fontana (Mantova), aut. 1907. 

228. Phoma Sophorae Sacc. Syll. Ili, p. G7. 

Su rametti secchi di Sopìiora japonica. Mantova (Giardino pub- 
blico Belfiore), novembre 1907. 

229. Phoma Berheridis Sacc. Syll. Ili, p. 22. 

Su ramo secco di Berberts vulgaris. Solferino, 14 novembre 1907. 
Associato ad una foima ascofora immatura. 

230. Phoma detrusa Sacc. Syll. Ili, p. 72. 

Su rametto morto di Berberis vidgaris. Solferino, 'l4 nov. 1907. 

231. Phoma ambigua (Nits.) Sacc. ,S///;. Ili, p. 75. 

Su ramo morto di Pirus commmiis. Volta Mantovana, aut. 1907. 



— 315 — 

232. Plioina scabra Sacc. SìjU. Ili, p. 94. 

Su ramo morto di Pìatamis. Solferino, 14 novembre 1907. 

233. Phoma Aiu'ubae West. — Sacc. S,/II. Ili, p. 115. 

Su foglie di Aucuba jafonica. Mantova, gennaio 1908. 

Le spore, in questo mio esemplare, hanno lunghezza notevol- 
mente maggiore (8-10 /i) di quella designata dal chiar. prof. Sac- 
cardo (vedi loc. cil.). 

234. Phoma aromatica Cooke — Sacc. ,Si/l/. Ili, \). 14:!. 

Su ramo morto di Caìi/cant/ius. Redondesco, gennaio 1908. 

235. Phoma conorum Sacc. StjlL III, p. 150. 

Sulle squame di cono di Cupressus sempervirens. Solferino, 14 no- 
vembre 1907. 

236. Phoma glyptica Cooke e Mass. — Sacc. Sijll. X, j). 158. 

Su ramo di Salix alba. Cavriana, autunno 1907. 

237. Phoma Cugiuiana Traverso in Ann. Mije. 1903, voi. I, pag. 228. 

— Sacc. Syll. XVIII, p. 252. 
Presso Solferino. Su rametti morti di Paliunis aculeatun Lam., 
14 novembre 1907. 

238. Deudrophoma valsispora var. ramulicola Sacc. Syll. Ili, p. 129. 

Su legno denudato di Salix. Castiglione delle Stiviere, aut. 1907. 

239. Deudrophoma teres Beri. — Sacc. Si/ll. X, p. 210. 

Su ramo di Morus. Cavriana, 14 novembre 1907. 

240. Macrophoma salìcaria (Sacc.) Beri, e Vogl. Add. SijU., n. 4342. 

— Sacc. tSull. X, p. 190. 

Su ramo morto di Salix alba L. Solferino, 14 novembre 1907. 

241. Pliomopsis oncostoma (Thiim.) Trav. — Sacc. S>ill. Ili, pag. 69 

{Phoìna). 
Su ramo di Robinia Pseudo-Acacia L. Solferino, 14 novembre 1907. 
Questa specie è ritenuta quale stadio picnidico della Chorostale 
onrosfoma (Duby) Trav. Pijren. in Fi. ital. crupt., p. 197. 

242. Vermicularia trichella Fr. — Sacc. Syll. Ili, p. 224. 

Su foglie di Mederà Helix L. Solferino, 14 novembre 1907. 

243. Cytospora stenopora Sacc. Syll. Ili, p. 259. 

Su lanio morto cortecciato di Almis glutinosa Gaert. Solferino, 
14 novembre 1907. 

244. Cytospora Saliois (Corda) Eabenh. -~ Sacc. Siili. Ili, p. 261. — 

Naemospora Salicis Corda Ir. Ili, f. 20, p. 26. 
Su ramo di Salix alba L. Goito, autunno 1907. 



— 316 — . 

24ó. Cytospora d ecorti caiis Sacc. S//I!. ITI, p. 266. — Valsae decorti- 
caìifis st. spermog. Nits. 
Su i-amo morto di Carpinus. Volta Mantovana, autunno 1907. 

246. Cytospora mierospora (Corda) Rabenli. — Sacc. Si/U. Ili, p. 253. 

8u ramo secco di Crataegns Ox//ac(mfka. Guidizzolo ( Mantova), 
14 novembre 1907. 

247. Cytosporella iusitiva Pegl. — Sacc. N///A XI. p. 507. 

Su lamo di Robinia Pseudo- Acacia. Goito, autunno 1907. 

248. Dothiorella Mori Beri. — Sacc. .%//. X, p. 232. 

Su ramo secco di Moriis. Castiglione delle Stiviere, autunno 1907. 

Sect. Phaeosporae. 

249. Sphaeropsis liiiearis Peck. — Sacc. Si/U. Ili, p. 300. 

Su ramo di Quercxs; associata alla specie Tricliotbeciiiìn crrudiJ/im. 
Wallr. Goito, autunno 1907. 

250. Coniothyrium foedaiis Sacc. SyU. Ili, j). 308. 

Su ramo di Morus. Castiglione delle Stiviere, autunno 1907. 

251. Couiothyriiim mixtxim Fuck. — Sacc Stili. Ili, p. 313. 

Su ramo morto di Plafaiuts. Solferino, 14 novembre 1907. 

252. Haplosporella moricola Berlese — Sacc. Syll. X, p. 275. 

Su ramo morto, cortecciato di Morus alba. Castiglione delle Sti- 
viere, novembre 1907. 

Sect. Phaeodidymae. 

253. Diplodia clandestina Dur. et Mont. -- Sacc. Syll. Ili, p. 333. 

Su lamo di Khamnus. Solferino, 14 novembre 1907. 

Le spore di questo esemplare differiscono notevolmente da quelle 
designate dal cliiar. prof. Saccardo (vedi loc. cit.). La loro lunghezza, 
infatti, varia fra i 22 ed i 25 ^t, anziché fra i 30-35 /(. 

254. Diplodia Paliuri Becc. — Sacc. Syll. Ili, p. 334. 

Su lamo secco di Paliurus nciileatus. Solferino, 14 novembre 1907. 

255. Diplodia Wistariae Paul Bruiuuid in Roum. — Sacc, Syll. Ili, pa- 

gina 335. 
Su rami secchi di Wistaria sinensis. Mantova, autunno 1907. 

256. Diplodia Oledit&chiae Pass. — Sacc. Syll. Ili, p. 335. 

Su rami secchi di Gleditschia triacanthos. Goito, autunno 1907. 

257. Diplodia Crataegi West. Sacc. Syll. Ili, p. 340. 

Su rametto di Crataegns Oxyacantha. Guidizzolo, 14 novembre 1907. 



— 317 — 

258. Diplodia Pseiido-Diplodia Fiick. — Sacc N////. Ili, p. 341. 
Su ramo secco di Pims coniìnioiiti. Cavriaiia, novembre 1907. 
Stato giovanile: spore ancora jalime, non ancora, od appena, set- 
tate. Associata ad una lìkabdospora. 

2.59. Diplodia Elaeagni Pass. — Sacc. SyU. III. p. 348. 
Su ramo di Elaeagnus. Solferino, 14 novembre 1907. 

260. Diplodia t'oryli Fuck. - - Sacc. Sijll. Ili, p. 353. 

Su rametti morti di Corylus Avellana L. Castiglione delle Stiviere, 

novembre 1907. 

•261. Diplodia mutila Fr. e Mont. — Sacc. S/jll. III, p. 353. 

Su corteccia di Popiiliis nigra L. Solferino, 14 novembre 1907. 

262. Diplodia popiilina Fuck. — Sacc. Si//L III, p. 353. 

Su ramo .secco di Populus nigra L. Cavriana, novembre 1907. 

263. Diplodia Carpini Sacc. SyU. Ili, p. 353. 

Su ramo di (Jorirìnns. Solferino, novembre 1907. 

264. Diplodia hedericola Sacc. SyU. Ili, p. 360. 

Su foglie morte di Hedera Helix L. Goito, autunno 1907. 

La lunghezza delle spore di questo esemplare si aggira intorno 
ai 20-22 ,((, senza mai laggiuiigere la lunghezza designata dal chia- 
rissimo prof. Saccardo (vedi loc. eit.). 

265. Diplodia herbai'um (Corda) Lèv. — Sacc. Syll. Ili, p. 370. 

Su caule moito di Lappa. Solferino, novembre 1907. 

266. Diplodia saliciua Lèv. — Sacc. SyU. X, p. 286. 

Su corteccia secca di Salix alba L. Solferino, novembre 1907. 

Sect. Hyalodidymae. 

267. Ascocljyta biixiiia Sacc. SyU. Ili, p. 393. 

Su foglie di Biixtis sempervirens. Solferino, 14 novembre 1907. 

268. Diplodina Ssilicis West. — Sacc. SyU. Ili, p. 411. 

Su ramo morto, scortecciato di Sa^/o;. Castiglione delle Stiviere, 
autunno 1907. 

Sect. Scolecosporae. 

269. Septoria argyraca Sacc. SyU. Ili, p. 498. 

Su foglie di Elaeagn'us; colla specie Pestalozzia funerea Desm. Sol- 
ferino, 14 novembre 1907. 

270. Sei)toria Petroseliiii Desm. ^ Apii Br. et Cav. 1 Fung. parass., 

n. 144. — Sacc. Syll. Ili, p. 530. 
Su foglie di Sedano (Apnan graveolens L.) Goito, autunno 1907. 



— 318 — 

271. Septoria Lycopersici var. europaea Briosi e Cav. I fung.parass., 

11. 93. — Sacc. Syll. Ili, p. 535 (Septoria Li/copersici Speg.). 

Su foglie di Solanum Lycopersirum L. Redondesco, autunno 1907. 

I caratteri delie foglie del Pomodoro, attaccate da questo micro- 
niicete, coincidono perfettamente con quelli dati nella nuova varietà 
proposta dai cliiar. prof. Briosi e Cavara. Le foglie ammalate, in- 
fatti, presentano numerose macchiettine che si rialzano sul punto 
annnalato, a mo'di pustula. — Per tale carattere, principalmente, 
la vaiietà europaea si differenzia dalla forma tipica dello Spegaz- 
zini; in quest'ultima, infatti, le macchie sono larghe e confluenti. 

272. Cytosporiiia ludibuiida Sacc. Si/il. Ili, p. 601. 

Su ramo morto di Bobinia Pseinh- Acacia. Goito, autunno 1907. 

Fam. LEPTOSTROMACEAE. 
Sect. Hyalophragmiae. 

273. Discolia Artocreas (Tode) Fi-. — Sacc Siili. Ili, p. 653. 

Su foglie di Quercus. Cavriana, autunno 1907; e su foglie di 
Fopiih's nigra L. Solferino, 14 novembre 1907. 

Fam. EXCIPULACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

274. Diiiemasporiiim dei-ipiens (De Not.) Sacc. SijU. Ili, p. f585. 

Su legno putrido di VopHlus nigra L. Solferino, 14 novembre 1907. 

Fam. MELANCONIACEAE. 
Sect. Phaeosporae. 

275. Melanconiiim sphaei'ospermum (Pers.) Link. — Sacc. SyU. Ili, 

pag. 759. 
Sul culmo di Bambusa. Solferino, 14 novembre 1907. 

276. Thyrsidium hedericolnm var. Carpini (De Not.) Dur. e Mont. 

Sacc. SgU. Ili, p. 7(31. 
Su ramo morto, cortecciato di Carpinus. Solferino, 14 nov. 1907. 

Sect. Hyalophragmiae. 

277. Septogloeum Mori (Lèv.) Briosi e Cav. 1 Funghi parass. Ji. 21. 

— Pleospora Mori (Lèv.) Sacc. Syll. Ili, p. 577. 
Su foglie di Morns. Castiglione delle Stiviere, autunno l'.)07. 



— 319 — 
Sect. Phaeophragmiae. 

278. Coryiieum microstictiiiu B. e lir. — Sacc. S,/i/. HI, p. 775. 

Sulle squame di uno strobilo di Abies. Solferino, 14 uov. l'J07. 

279. Coryneuin salicinum (Corda) Sacc. Syli. Ili, p. 777. — Didymo- 

spon'uiiì salir/ìiiim Corda Ir. Fiing. 1, p. 7, fig. 108. 
Su corteccia di Salix alba L. Solferino, autunno 1907. 

280. Coryiieum Riiborum Oud. — Sacc. Syll. XI, p. .576. 

Su ramo di lìubus fniticosus. Cavriana, autunno 1907. 

281. Pestalozzia neglecta Thuni. — Sacc. Syll. Ili, p. 788. 

Su foglie morte di Evonymus japonicalj. Solferino, 14 iiov. 19u7. 

282. Pestalozzia fuuerea Desm. — Sacc. Syll. III, ii. 791. — Briosi e 

Cavarn, / Fungili parass. n. 200. 
Su foglie di ElarayiDis. Solferino, 14 novembre 1907. 

cohors TI T r TI ìM y c e ^j^ a j^.. 

Fam. MUCEDINACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

283. Peiiicilliiim glaiu'um Link. — Sacc. Syll. IV, p. 78. 

Su fratti di ca.stagno marcescente. Mantova, gennaio 190S. 

Sect. Hyalodidymae. 

284. Trichothecium eaiidìdiim Wallr. — Sacc. Syll. IV, p. 179. 

Su ramo moi'to di Qucrcus. Goito, autunno 1907. 

Sect. Hyalophragmiae. 

285. Ramularìa Parietariae Pass. — Sacc. Syll. IV. p. 216. 

Su foglie di Parirtaria officinalis. Volta Mantovana, autunno 1907 

Fam. DEMATIACEAE. 

Sect. Staurosporae. 

286. Hiriidiiiariii macrospora Ces. — Sacc. Syll. IV, p. 553. 

Su foglie di Crataegns Oxyacanlha. Solferino, 14 novembre 1907. 

Sect. Paeodictyae. 

287. Macrosporium Mac-Alpiueaiuim Sacc. Syll. XIV, p. 1094. 

Su foglie ancor vive di Pelargonium zonale. Eedondesco, 19 set- 
tembre 1907; e su legno putrido di Fopulìis ntgra L. Sol- 
ferino, 14 novembre 1907. 



— 320 — - 

Sect. Phaeophragmiae. 

288. Clasterospol'inm Hiriido Sacc. Syll. IV, p. 382. 

Su lamo putrido. Volta Mantovana, autunno 1907. 

Sect. Phaeodidymae. 

289. tladosporiiim gramiimm Corda. — Sacc. s,iU. IV, \). 36.5. 

Su culmo già [intrido di Zea Mays. Solferino, novembre 1907. 

Sect. Phaeosporae. 

290. Coniosporium phaeospermum (Corda) Sacc. Sijìl. IV, p. 240. 

Su l'amo morto di Gledi/schia triacantìios. Goito, ottobre 1907. 

291. Coniospoiium Ariiudiiiis (Corda) Sacc. Midi. II, p. 124. Stili. IV, 

p. 243. — Pai>ularia Anindinis Sacc. Spec Mi/c. Yen., p. 179, 
t. XVI, fig. 49-51. 
Su culmo di Arunilo Donax. Redondesco, gennaio 1908. 

292. Coniospoi'ium Bambusae (Tliiim. et Bolleì Sacc. Syll. IV, p. 144. 

Su culmi di Bambiim. Redondesco, 4 novembre 1906. 

Sect. Hyalosporae. 

293. Helicotriclium ob.seurum (Coi-daj Sacc. Syll. IN, p. 313. 

Su foglie di Quercini e di Populus nigra L. Cavriana e Solferino, 
autunno 1907. 

Fam. TUBERCULARIACEAE. 
Sect. Hyalophragmiae. 

294. Fusarium lateritium Nees. — Sacc. Syll. IV, p. 694. 

Su ramo morto di Moriis- Associato alla Gibberella moricola (De 
Not.) Sacc. Castiglione delle Stiviere, novembre 1907. 

295. Fusarium Urtioearum (Corda) Sacc. Syll. IV, p. 698. 

Su ramo di Morus allnt. Solferino, novembre 1907. 

Sect. Phaeosporae. 

296. Epicoccum ueglectum Desm. — Sacc. Syll. IV, p. 737. 

Su foglie di Morus alba L. Solferino, 14 novembre 1907. 



321 — 



APPENDICE. 



Il conte Antonio Magnaguti-Rondinini nacque a Mantova il 18 
marzo 18J0 e morì a Posillipo il 2 dicembre 1901. Egli è da annove- 
rarsi fra quei botanici che si dedicavano alla raccolta ed alla deter- 
minazione delle piante, delle quali faceva scambio con altri naturalisti. 
E tanto amore egli diede a cotesta sua prediletta occupazione, da riu- 
scire certamente tra i più conosciuti collezionisti botanici del sec. XIX. 
I lunghi viaggi " intesi alla riunione di quel maggior numero di tipi ve- 
getali die mi fosse dato racrogliere, a formazione di un erbario „ ' e le 
continue permute di specie vegetali tra il Magnaguti ed eminenti bo- 
tanici della sua epoca, fuiono i principali fattori della raccolta Magna- 
gutiana. — Quest'erbario fu, pochi anni or sono, offerto in dono, con 
nobile e liberale sentimento, dalla famiglia Magnaguti, al R. Istituto 
Tecnico di Mantova, ove attualmente si trova. 

Esso consta di due parti : di una raccolta, che è la principale, 
formata da sessaniaquattro grossi pacchi, nei quali il Magnaguti inseriva 
le variti piante die da lui o da altri botanici, suoi corrispondenti, ve- 
nivano determinate; e di una parte, si può dire, secondaria, formata 
da venticinque fascicoli che contengono esemplari di piante destinate, 
per la maggior parte, allo scambio. 

Le specie raccolte nella prima paite, sono circa diecimila, classi- 
ficate secondo il sistema di De CandoUe. Il maggior numero di esse 
è dato da fanerogame (circa novemila specie) italiane, e di varie re- 
gioni europee ed africane (Algeria). Il numero delle crittogame ascende 
a circa un migliaio; fra queste ultime, però, non mi fu dato di rinve- 
nire, per quante ricerche abbia compiuto, delle Alghe. — La collezione 
micetica, di cui mi sono principalmente occupato, consta di circa cinque- 
cento specie ; di queste, la maggior parte furono raccolte in Italia dallo 
stesso Magnaguti, nei dintorni di Mantova, di Sermide, di Faenza e 
di Posillipo, località dove piìi frequentemente egli dimorava. — In 
minor numero sono, invece, le specie fungine di altre contrade di 
Europa che al Magnaguti inviavano, dalla Germania, il dottor Oscar 



' Da una lettera del Magnaguti ;il botanico Jlichele Sardagna di Trento. 



— 322 — . 

DieiKloniié e talvolta Rabeuhoist, dalla Francia, la Società Vogeso- 
Rliénane ed altri collezionisti, dalla Svizzera (Neucliàtel), il dott. Morthier. 

La provincia di Mantova, come quella \nh frequentata dal Magna- 
guti, offre alla sua raccolta il maggior contributo di specie (176) in 
essa non ancora segnalate - (solo poche s|)ecie sono citate nella Si/l- 
loge Fuììgorum e tra i Fungi italici del cliiar. prof. Saccardo). 

TI maggior numero di questi iiiiceti è stato determinato da emi- 
nenti micologi, tra i quali primeggia il nome di Pier Andrea Saccardo. 
— Il Magnaguti si occupava, particolarmente, della determinazione delle 
sole Fanerogame. 

Un'altra piccola collezione di Funghi, raccolti dal Magnaguti nei 
dintorni di Mantova e di Faenza, è conservata nel R. Istituto Tecnico 
di Napoli. — Essa fu studiata dal prof. Gufino, e l'elenco delle specie 
fu da lui pubblicato in Malpighia, voi. XVIII (1904) p. .5.53. 



323 



ELENCO DELLE SPECIE 

DKI 

FUNGIir MAGNAGUTIANI 



cohors BASIDIO M YCETA E. 

Fani. NIDULARI ACE AE. 

Sect. Amerosporae. 

1.* Cyatlms striatiis (Huds.) Hoffm. — Sacc. Syll. VII, j,. 2(i. 

Sui detriti det^ii alberi. Bosco Fontana, Mantova, 24 febbr. 1872. 

2/' Cyathus veriiieosus (Bull.) D. C. — Sacc. >'////. VII, \). 38. 

(Ci/at/ni'i Olla Pers.) Sulle sabbie degli argini lungo il Po, presso 
Serniide, 7 nov. 1865. — Dato anche da Gufino. Malpiyhia 
XVIII, p. 5.55. 

3.* Crucihulum vulgare Tul. — Sacc. Siili. VII, p. 43. 

( CijatìiHs Cniribiihim Pers.) Sugli argini lungo il Po, presso Ser- 
mide, 4 novembre 1869. 

Fani. LYCOPERDACEAE. 

Sect. Amerosporae. 

4. Tylostoma mammosum (Mieli.) Fr. — Sacc. Sijll. VII, p. 60. 

Rialzi pietrosi presso il palazzo di Bosco Fontana, 6 aprile 1869. 
— Dato anche da E. Paglia {Tuhstoma hmmale Fers.) Nei 
prati (Mantova) Sagr/i di St. nat. n. 1521. 

5. Bovista dernioxaiitha (Vitt.) De Ton. — Sacc. Syll. VII, p. 100. 

{Lycoperdon dermoxanthiim Vitt.) Sui tronchi imputriditi dei sa- 
lici. Presso Mantova, 5 febbraio 1868. 



NB. Le specie distinte con asterisco (*) furono da nie controllate. 



— 324 — . 

Fara. AGARICACEAE. 
Sect. Leucosporae, 

6. Collybia fiisipes (Bull.) Sowerb. - - Sacc. Si/ll. V, p. 206. 

(Agariciis fasipè» Bull.) Su terrapieno sabbioso del Migliaretto, 
presso Mantova, 31 marzo 1875. 

7. Myceiia hiemalis Osbeck. — Sacc. .%//. V, p. 302. 

(Agar/CHS corticola Fries). Su corteccia secca di Prunus Armc- 
niacali. Sermide 24 ottobre 1868. 

8. Pleurotiis applicatus (Batsch.) Sow. — Sacc. Si/ll. V, p. 379. 

[Agarints applicatus Batsch.). Cavità imputridita di salici, lungo 
il Po. Sermide, 17 maggio 1873. 

9. Pleurolus Eryngii Dee. FI. Frane. VI, p. 47. — Sacc. Siili. V, pa- 

gina 347. 
{Agaricus Eryngii DC). Su tronclii di IJlmiis campesfris L. Ser- 
mide, 26 novembre 1875. 

Dato anche da Bendiscioli Coli, di Fungiti eie., t. XXI. 

10. Russula integra (Linn.) Fr. — Sacc. Syll. V, p. 475. 

(^Agaricus integcr Linn.). Su tronchi di pioppo. Sermide, 5 dicem- 
bre 1885. 

11. Ru8$ula lutea (Huds.) Fr. — Sacc. Si/lL V, p. 480. 

(Agaricus hiteita Hudson.). Boschi lungo il Po, presso Capo di 
Sotto (Sermide), 30 novembre 1880. 

12. Craterellus pusillus Fr. — Sacc. Sgll. V, p. .517. 

Su detriti vegetali umidi, in tronchi di alberi e sotto le foglie 
cadute. Bosco della Fontana, 17 febbr. 1872 e 13 aprile 1875. 

13.='^ Marasmius epipliyllus Fr. — Sacc. Syll. V, p. 559. 

Su foglie putride. Bosco della Fontana, 17 febbraio 1872. 

14.* Marasmius androsaceiis (L.) Fr. — Sacc. Syll. V, p. 543. 

{Agaricus androsaceus Bull.). Sulle glume di nn Agropyrum. Ser- 
mide, 13 maggio 1877. 

15.* Marasmius Rotula (Scop.) Fr. — Sacc. Syll. V, p. 541. 

Su foglie cadute di pioppi. Lungo il Po, presso Sermide, 4 no- 
vembre 1869. 

Dato anche da E. Paglia (sub. noni. Agaricus Bohda Scop.) Sag. 
di si. nat. n. 1505. 



— 325 — 

16. Lentinus tigrriiuis (Bull.) Fr. — Sacc. Syll. V, p. 58U. 

{Acjaricus tigrinus Bull). Su uu tronco di Sambucus niijra L. Ser- 
niide, 16 ottobre 1868. 

17. Leuzìtes trabea (Pers.) Fr. — Sacc. ,Vy«. V, p. 638. 

Su corteccia di Morus alba L. Presso Mantova ( Migliaretto), 
4 marzo 1870. 

18. Leuzites sepiaria Fr. — Sacc. Syll. V, p. 639. 

Su un veccliio tronco di Morus alba L. nelle adiacenze di Ser- 
mide, 24 novembre 1868. 

19.'-' Leuzites bctuliua (L.) Fr. — Sacc. Syll. V, p. 638. 

{Daedalea betulina Fr.) Ceppi umidi di alberi morti, liosco delia 
Fontana, 12 febbraio 1874. 

Dato pure da Gufino, in Malpiglna XVIll, p. .554; e da E. Paglia, 
Saggi di si. nat., n. 1482. 

20.* Schizoplijilum coinmiiue Fr. — Sacc. Syll. V, p. 655. 
Su tronclii. Bo.sco della Fontana, 27 marzo 1876. 
Elencato anche dal Paglia, Sagg. di st. nat, n. 1489: e da me 
pure riscontrato al Bosco della Fontana nell'ottobre 1906. 

Sect. Rhodosporae. 

21. Claudopus variabilis Fr. — Sacc. Syll. V, p. 733. 

{Agarivus variaMis Per.s.) Tronchi umidi di Qnercus. Bosco della 
Fontana, 12 febbraio 1874. 

Sect. Ochrosporae. 

22. Pholiota praecox Pers. — Sacc. Syll. V, p. 738. 

(Agaricus praecox Fr.). Su terreno cretaceo. Valli di Sermide, 
2 maggio 1873. 

23. Pholiota destrueiis Brond. — Sacc. Syll. V, p. 746. 

[Agaricus desfruens Fr.). Su tronchi. Sermide, 6 marzo 1879. 

24. Paxillus iuvohitus (Batsch.) Fr. — Sacc. Syll. V, p. 987. 

{Agaricus involutus P.). Sulle rive sabbiose del Po. Sermide, 10 
maggio 1873. 

Sect. Melanosporae. 

25. Hypholoina sublateritium Schaeff. — Sacc. Syll. V, p. 1028. 

{Agaricus lateritiiis Fr.). Sopra radici umide degli alberi al bosco 
della Fontana, 26 aprile 1877. 

Atti deU'Ist. Boi. dell' Uiuvetsilà ili Pavia — Serie II — Voi. XIII. 25 



— 326 — 
Elencato anche da E. Paglia: {Agar, amarns Unii.). Sui tionclii 
morti (Mantova), Sagr/i di si. nat. n. 1497. 
26.- Coprinus atramentarius (Bull.) Fr. -- Sacc. Si/ll. V, p. 1081. 
Su dighe erbose lungo il Po, presso Sermide, 10 ottobre 1876. 

27. Psathyrella disseminata Fr. — Sacc. Syll. V, p. 1134. 

{Ar/aricits<lisseininatì(s Pers.). Adiacenze di Sermide, 20 nov. 1876. 

Fam. POLYPORACEAE. 

Sect. Leucosporae. 

2S. Polyporus sulpliureiis (Bull.) Fr. — Sacc. Sgìl. VI, p. 104. 

Sii tronchi <li Frmuts Aniieniaca h. Sermide, 12 novembre 1875. 
Elencato pure da Cutìno, in Maìpighia XVIII, p. 354. 

29. Polyporus fnmosus (Pevs.) Fr. — Sacc. Siili. VI, p. 123. 

Sulla corteccia di vecchi pali ili olmo. S. Giorgio (Mantova), 
31 dicembre 187.5. 

30. Polyporus adusius (Wild.) Fr. — Sacc. Sijlì. VI. i^. 125. 

Sulla corteccia di salici, lungo i fossati che circondano il Bosco 
della Fontana, 27 marzo 1876. 

31. Polyporus hispidus (Bull.) Fr. —Sacc. Syll. VI, p. 129. 

Sul insto di Moìiis alba L. Presso Mantova (.Migliaretto), 6 set- 
tembre 187S. 

32. Polyporus nidulaus Fr. — Sacc. S)/ì. IX, p. 171. 

Su corteccia di Robinia Pseud-acacia L. Presso Sermide, 23 no- 
vembre 1873. 

33. Polyporus vulsfaris Fr. -- Schroeter Filze, pag. 468. — Sacc. 

,S//;;. VI, pag. 292 (Porta). 
Su un vecchio tronco di Salix alba L. nelle valli di Sermide, 30 
ottobre 1867 ; ed in un giardino di Mantova su Finus Lari.rL., 
25 febbraio 1879. 

34.* Fomes lucidus (Leys.) Fr. — Sacc. Sgll. VI, p. 157. 

{Poliiporns lucidus Fv.). Ai piedi di vecchi salici in putrefazione. 
Valli di Sermide, 18 febbraio 1886. 

35. Fomes margiuatus Fr. — Sacc. Sgll. VI, p. 168. 

{Polyporns marginatus Fr.). Sul tronco di vecchi salici, lungo i 
fossati. Presso Governolo, 10 marzo 1879. 



— 327 — 

36. Fomes applaiiatus (Pers.) Wallr. — Sacc Si/fl. VI, p. 176. 

(Poh/poriis applanattis Pers.). Sulla corteccia di Pnmits domestica L. 
Sermide, l'I settembre 1878. 

37. Fomes fulvus Fr. — Sacc. Syll. VI, )). 182. 

{Polìjporus fidvuii Fr). Su corteccia di salici; sul Mincio, presso 
Governolo. 

38. Trametes liispida Bagl. — Sacc. Sì/ll. VI, p. 346. 

Su tronchi umidi di Popnlus nigra L. Isola Magnaguti sul Po 
(presso Serniiiie), 25 novembre 1876. 

39. Polystictiis versicolor (Linu.) Fr. — Sacc. Syll. VI, p. 253. 

{Polyporiis versicolor Fr.) Su tronclii imputriditi. Bosco della Fon- 
tana, 13 aprile 1875. 

Elencato ariclie dal Paglia (BoHiis versicolor Linn.). Sugli alberi 
(Mantova), Sagffi di si. uni. n. 1484. 

4U. Polystictus hirsutiis Fr. — Sacc. Sifll. VI, p. 257. 

(Poh/poriis lìirsKtus Fries. ). Sopra fusti morti di pioppi. Presso 

Sermide, 2 dicembre 1878). 
Dato pure da Ciifino, in Malpigìiia, XVIII, p. 554. 

41. Polystictus velntiiius Fr. — Sacc. Sgll. VI, p. 258. 

(Pohjporus veltiliniis Fr.). Su tronchi d'albero. Bosco della Fon- 
tana, 27 marzo 1876. 

42. Poria vitrea Pers. — Sacc. Sgll. VI, p. 296. 

(Pohjponis ritreìis Fr. ). Sulla corteccia di alberi. Bosco della Fon- 
tana, I aprile 1875. 

43. Poria obduceus Pers. — Sacc. S]ill. VI, p. 299. 

(Polyporiis Medulla-panis Fr. ). Su una vecchia palafitta. Sermide, 
11 giugno 1866. 

44. Poi'ia iucarnata Fr. — Sacc. Sgll. VI, p. 317. 

[Polypor/is incarnatiis Fr. ). Sul tronco di Amygdaliis Persica L. 
Cerlongo (Mantova), ottobre 1877. 

45.-= Daedalea quercina (L.) Pers. — Sacc. Syll. VI, p. 370. 

Su tronchi abbattuti di vecchi alberi. Bosco della Fontana, 26 

aprile 1877. 
'Elencato da Gufino, in Malp. XVIII, p. 554. 

46. Daedalea uuicolor (Bull.) Fr. — Sacc. 5////. VI, p. 377. 

Sulla corteccia di Ulmus campestris L., quasi essiccata. Isola Ma- 
gnaguti sul Po (presso Sermide), 4 marzo 1879. 



— 328 — 

47. Favolus europeus Fr. — Sacc. s,/fl. VI, p. 392. 

{Pohjporus Mori Pollini). Sul tronco di Monts alba L., Mantova, 
5 aprile 1884. 

48. Merulìus tremellosus Sclirad. — Sacc. Si/ll. VI, p. 411. 

Cavità marcescenti di vecchi alberi, snl Po, presso Sermide, 30 
novembre 1880. 

49. Merulius papyraceus Fr. — Sacc. >'////. VI, p. 420. 

Su pavimenti di legno, umidi. Mantova. 12 marzo 1883. 

50. Solenia anomala (Pers ) Fi-. — Sacc. S>/ìì. VI, p. 427. 

(Tapesia anomala FiickeL). Snlla corteccia di Sorbus torminalis 
Ertz. Bosco della Fontana, 16 aprile 1872. 

Fam. HYDNACEAE. 

Sect. Leucosporae. 

51. Sistoti'cma confluens Pers. — Sacc. Sylì. VI. p. 480. 

Su muschi lignicoli. Bosco della Fontana, 1 aprile 1876. 

52. Irpex obliqiiiis (Sclirad.) Fr. — Sacc. .S////. VI. p. 490. 

Sui tronchi di Bohinia Pseud-acacia L. Presso Sermide, 31 ot- 
tobre 1865. 

Fam. CLAVARIACEAE. 

Sect. Leucosporae. 

53. Clavaria argillacea Fr. — Sacc. Syll. VI, p. 719. 

{Clavaria ericetorum Per.s.) Fra i detriti di alberi. Bosco della 
Fontana, 12 febbraio 1872. 

54. Typhula phacorrhiza (Reicb.) Fr. — Sacc. Stfll. VI, p. 744. 

Su detriti vegetali. Sermide, 29 ottobre 1868. 

Fam. THELEPHORAOEAE. 

Sect. Leucosporae. 

55. Stereum hirsiitiim (W.) Fr. — Sacc. Si/ll. VI, p. 563. 

Su tronchi di alberi. Bosco della Fontana, 27 marzo 1876. 

Elencato anche da E. Paglia: {Thelephora hirsuta Pers.) Sui rami 
secclii (Mantova) Saggi di st. nat., n. 1471. 



— 329 — 

56. Stereum saiig;uiuoleutum (Alb. et Scliw.) Fr. — Sacc. Syll. VI, 

pag. 564. 
Sui rami giovani di Populus nigra L. Isola Schiavi sul Po (presso 
Seriiii(ie), 19 novembre 1876. 

57. Stereum purpiireum Pers. — Sacc. Syll. VI, p. 563. 

( Thelephorn purpurea Fr. ) Su fusti morti di Prunus lauroce- 
rasit^ L. Sermide, 17 novembre 1880. 

58. Hymeuocliaete rubiiiinosa (Sdir.) Lèv. — Sacc. Syll. VI, p. 589. 

{Stereum rubifjniosuìn Fr.) Su troiiciii, privi di corteccia, di Quercie. 
Bosco della Fontana, 17 marzo 1872. 

59. Corticiniii calceum Fr. — Sacc. Syll. VT, p. 622. 

Su muscìii lignicoli. Bosco della Fontana, 1 aprile 1875. 

60. Peniophora (lucreina (Fi-.) Cooke. — Sacc. Syll. VI, p. 641. 

(Thelepliora quercina Pei's.) Sulla corteccia di Populus alba L. 
Bosco della Fontana, 13 aprile 1876. 

61. Cypliella villosa (Pers.) Knrst. — Sacc. Syll. VI, p. 678. 

iPeziza villosa Pers.) Su detriti vegetali. Bosco della Fontana, 
19 ainile 1880. 

Fani. TREMELLACEAE. 

Sect. Loucosporae. 

62. Aui'icularia meseiitlierica (Dicks.) Fr. — Sacc. Syll. VI, p. 762. 

Su legno imtrido, piesso Sermide, 16 novembre 1874. 
Elencato da Calino, in Malpiylria, XVIIT, p. 555. 

63. ExIdia recisa Fr. — Sacc. Syli. VI. p. 772. 

Su corteccia umid.) di Ulmus canipestris L. Bosco della Fontana, 
13 aprile 1875. 

64. Exidia glaiidulosa (Unii.) Fr. — Sacc. Syll. VI, p. 773. 

Su fusti di Pirun eommuiìis L. Sermide, 30 aprile 1873. 

65. Ulocolla foliacea (Pers.) Bret. — Sacc. Syll. VI. p. 778. 

\ Tremella foliacea Pers.) Su legno quasi marcescente di Salix alba L. 
Presso Sermide, 1 dicembre 1876. 

Fam. URKDINACEAE. 
•Sect. Amerosporae. 

66.=^^^ Melampsora Helio.scopiae (Pers.) Cost. — Sacc. Syll. VII, p. 586. 
Su Eu/ihorb/a lieìiosropia L. Sermiile 6 maggio 1875. 



— 330 — 
67.* Melampsora aecidioidcs (D. C.) Scliroet. — Sacc. Siili. VII. pa- 
gina 590. 
(Vrcdo aecidioides D. C.) Su foglie di Foptdiis nigra L. Seimide, 
19 novembre 1873. 

Sect. Didymosporae. 

68.* Puccinia coronata Corda. — Sacc. Syll. VII, i». 623. 

{Aeridiim n-asstnn Pers.) Su foglie di Pniniis Padiis (?) L. Ser- 
mide, 9 maggio 1S7.J. 
69.* Puccinia suaveolens (Per.s.i Eostr. — Sacc. Si/ìl. VII, p. 633. 
— S'uìovf, Moììogr. t/Verf.. p. 53 {P. obtegens). 
(Puccinia obtegeìts lui.) Sulla pagina inferiore di foglie di Serm- 
tida nrvensis L. Serinide, 22 maggio 1885. 

70.* Puccinia Tanaceti D. 0. — Sacc. Sgll. VII. p. 607. 

Sulla coitecela del Ftjrethnim Tanacelum D. C. a Sermide presso 

le rive del Po, 30 aprile 1874. 
Da me riscontrata a Redondesco (Mantova), su altra matrice 
(Artemisia vulgaris L.) — Elenc. anciie <ia Gufino, in Malpigh/a, XVIII, 
pag. 555. 
71.* Puccinia Scirpi D. C. — Sacc. Syll. VII, p. 65;». 

Sui culmi di Si^irpee. Lago di Mantova, 26 febbraio 1872. 
Elencata da ('ufino, in Malpigliia, XVIII, p. 555. 

72. '^ Puccinia Maydis Bereng. — Sacc. S;/ll. VII, p. 659. 
Su foglie di Zea Mays L. Sermide, 19 agosto 1875. 

73.* Puccinia Glechomatis D. C. — Sacc. Si/ll. VII, p. 688. 

Su foglie di Glecìioma hederacea h. Sermide, 17 novembre 1873. 

Sect. Phragmosporae. 

74.* Phragmidium Rubi (Pers.) Wint. — Sacc. Si/ìl. VII, p. 744. 

{ P/iragmidimn incrassatmiì Link.) Su foglie di Rosa. Sermide, 12 no- 
vembre 1865. 
Da me riscontrato su foglie di Rii/»is friiticosus L. a S. Martino 
d'Argine (Mantova), autunno 1906. 
75.* Phragmidium subcorticium (Sdir.) Wint Sacc. .S//// VII, pa- 
gina 746. 
[Caeoma miniatum Sclilechtd.) Su foglie di Rosa (spec. coltiv.) 

Sermiile, 8 maggio 1875. 
Raccolta anche da G. li. Foggia ( Proprio Erbario), e da me ri- 
scontrata a Redondesco (Mantova); autunno 1906. 



— 331 — 

Fani. USTILAGINACEAE. 

Sect. Amerosporae. 

76.* Ustilasro liypodytes (Schlecht.) Fr. — Sacc. Si/l/. VII, p. 4.53. 

Su Phragmiìes commuim Triii. lungo il Po, presso Sermide, 19 
marzo 1885. 



cohois ASCOMYCETAE. 

Fani. PERISPORIACEAE. 

Sect. Hyalosporae. 

77.* Spliaerotlieca Castajriiei Lèv. ~ Sacc Sijll. I, p. 4. 

Su foglie di Humnlus Lupidìts L. Bosco della Fontana, 1 mag- 
gio 1876. 
Specie da me riscontrata presso Asola (Mautoval, miW Erigeron 
canadensìs Ij. 

7S.'= Erjsiphe Moutagiiei Lèv. — Sacc. >////. I, p. 17. 

Su foglie di Lappa. Praterie della vallata di Sermide, 18 aprile 1866. 
Data anclie da Gufino, in Malpighia, XVIII, p. .5.56. 

Fam. SPHAERIACEAE. 

Sect. Hyalosporae. 

79.* Laestadia Coukeaiia (Auersw.) Sacc. Si/Il. I, p. 421. 

Sa foglie secche di Quercia. Bosco della Fontana, 25 marzo 1876. 

Sect. Phaeosporae. 

80.* Chaetomiiim comatiim iTode) Fr. — Sacc. Si/ll. I. p. 221. 

{Chaetoìiìiinn elatiiiii Kunz. et Selm.). Su paglia umida. Mantova, 
4 aprile 1873. 

81.* Chaetomiiim lageniforrae Corda — Sacc. Si/U. I, p. 221. 
Su calta bagnata. Mantova, 1 giugno 1879. 

82. Rosellinia rhombispora Sacc. 5'//// I. p. 260. 

Sermide (ilaiitova), su tubercoli putrescenti di Cyperus escuìen- 
fus L., maggio 1877. 



— 332 — 

83.* Roselliiiia liguaria (Grev.). Nits. — Sacc. St/ll. I, p. 269. 

Sn rami di Quercia, senza corteccia. Bosco della Foiil'ana, 28 
marzo 1876. 

Sect. Hyalodidymae. 

84. Dirtymella culmigeua Sacc. Si/U. I, p. 558. 

In filmine fogliari di graminacee. Serniide, autunno 1873-1877. 

Sect. Hyalophragmiae. 

85.* Lasiosphaei'ia hirsnta (Fr.). Ces. et De Net. — Sacc. Si/ì/. U, pa- 
gina 191. 
Su vecchi pali di Salice. Sermide, '24 novembre 1878. 

Sect. Phaeophragmiae. 

86.* Leptosphaeria maculaus (Desni.)Ces. et DeNot. — Sacc. Xy//. II, 
liag. 35. 

Su fusto .secco di l'iii/tolan'a derandraJj. Sevmide, 7 maggio 1877. 

87.* Leptosphaeria acuta (Mong.). Karst. — Sacc. Si/ll. II, p. 41. 

(Sphaeria acuta Moug. et Neestl.). Su caule secco di Urtica dioica L. 
S. Giorgio (Mantova), 28 aprile 1881. 

88.* Sporormia fimetaria De Net. --- Sacc. Si/IL II, p. 1 32. 
Su sterco di bue. Presso Mantova, 21 marzo 187(i. 

Sect. Phaeodictyae. 

89.* Pleospora scirpicola (De Carni.) Karst. — Sacc. Sijll. II, p. 265. 
(Macrospoi-d Scirpi. Fuck.). Sui culmi di Scirpee. Mantova, 29 feb- 
bi'aio 1S72. 

90.* Pleospora pliragmospora (Dar. et Mont.) Ces. — Sacc. Si/I/. II, 
p. 269 et IX, p. 892. 
Sull'epidermide secca di Zucca. Sermide, 22 novembre 1885. 

91. Pyreuophora calvesceiis (Fr.) Sacc. Si/ì/. II, j). 279. 

{Pleo>'pora ctilvesceiis Tul). Mantova, in cauli erbacei, marzo 1864. 

92. Teicliospora patellarioides Sacc. SijlL II, p. 5uu. 

Mantova, su legno di pioppo decorticato, aprile 1875. 

93. Cucurbitaria Castaneae var. moricola Sacc Si/li. II, p. 316. — 

N. Berlese, Fungi moricolac, Fase. VI, 6. — Sacc, Fungi itnl. 
Su corteccia morta di Monis alba. Mantova. 



333 



Sect. Scolecosporae. 

94. Liiiospora 3Iasiia?;utiaiia Sacc. Syll. II, p. 3.jG. 

Su foglie secche di Crataegìis tonninalis L. [Sorbiis tormin. Crtz.). 
Bosco della Fontana, 2(; aprile 1877. 
Specie dedicata al nome del M;itiniiguti, nel 1877, da Pier An- 
drea Saccardo, allora assistente alla cattedra di Botanica dell'Uni- 
versità di Padova. 

Fani. OERATOSTOMACEAE. 
Sect. Phaeosporae. 

95. Ceratostoma Notarisii Succ. Sijìi. I, p. 21.5. 

Su tronco di Aìnitsi. Mantova. 

Fam. XYLARIACEAE. 
Sect. Phaeosporae. 

96. ■■ Hypoxyloii eohaereus fP.) Fr. - Sacc. SijU. I. p. .361. 

Su corteccia di Popnlus iiif/ra L. Bo.sco della F^ontana, 13 aprile 187.5. 
Specie elencata da (Uifino, in Mnlpighia, XVIII, p. 556. 

Fani. VaLSA(;EAE. 

Sect. Allantosporae. 

97." Diatrype discitormis (Hoti'm.) Fr. — Sacc. Sijll. I, p. 191. 

Sulla corteccia di rami caduti di Fopulus nicjra L. Bosco della 
Fontana. 

98.* Diatrype Imllata iHoffni.) Fr. — Sacc. tiijlì. I, p. 192. 
Su vecchi pali. Sermiile, 7 novembre 1873. 
Specie elencata da Cufìno, in Malpi.ghia,^\~\\l, p. 556. 

99. Diatrypella (iiierciua (Pers.) Nits. — Sacc. Sìjll. I, p. 206. 

Su corteccia di Populus nigra L. Bosco della Fontana, 12 feb- 

biaio 1874. 
Specie da me riscontrata nel ilaiitovano. ma sn differente ma- 
trice (Quercus). 



— 334 — 

Fani. HYPOCREACEAE. 
Sect. Hyalodidymae. 

lOi). Nectria Mantuana Sacc. Si/ll. II, p. 505. 

Migliaretto (Mantova), in legno decorticato di Populus, febbraio 
1873 (A. M. Rondinini). 

Sect. Hyalophragmiae. 

101. '^ Gibberella Saubinetii (Mont.) Sacc. S'///. II, p. 554. 

[Botryosphaeria San binetii ìiiess].). Su fusto di Phytolaccn decan-' 
(Ira L. Sermide, 7 ottobre 1878. 

Fani. LOPHIOSTOMACEAE. 
Sect. Hyalodidymae. 

102. Lophiospliaera perpiisilla Sacc. Sijll II, p. 676. 

[Lophiostoma perpusUlum Sacc). Su foglie putrescenti di Carex. 
Bosco della Fontana. m;iiz(i 1876. — Sacc. Fungi Ital, w. 252. 

Sect. Hyalophragmiae. 

103. Lophiotrema Nucula (Fr.) Sacc. Siili. II, p. 679. 
(^Lophiostoma Niicida De Not. ). Mantova, in corteccia di Alnus, 

marzo 1876. 

1(14. Lophiotrema creuatum (Pers.) Sacc Si/ll. Il, p. 680. 

Cerlongo (Mantova), in legno decorticato putrescente, aprile 1875. 

10"). Lophiotrema massarioides Sacc Si//l. II, p. 686. 

Sermiiie (Mantova), in rami di Aiìnntlms (/Ifindìilosn Desf., mag- 
gio 1877. 

Fam . H Y S T E R I A C E A E. 

Sect. Phaeophragmiae. 

106.''^ Hysterium pulicare Pevs. — Shcc. Sijll. II, p. 743. 

Sulla corteccia di Quercie e di (Jlmus campestris L. Bosco della 
Fontana, 25 marzo 1876. 

107.* Lophodermium pinastri (Sciirad.) Scliev. — Sacc. Syll II, pa- 
gina 794. 
{Hysterium pinastri Sclirad.). Su foglie di Pinns l'inea L. Cerlongo, 
7 aprile 1873. 



— 335 — 

Fani. HELVELLACEAE. 

Sect. Hyalosporae. 

]08.- Morchella esculenta (L.) Pers. — Sacc. SylL Vili, p. 8. 

Boschi dell'isola Magnaguti sul Po, di fronte a Melara (Mantova), 

20 aprile 1865. 
Specie elencata anclie dal Paglia, Saggi di sL nat. n. 1473. Nei 
boschi e luoghi coltivati. — {Phallus esculentns Linn.). P.endiscioli. 
Oììl. (li Fitng. t. XVI. 

Fani. PEZIZACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

109. Peziza aurantia Peis. — Sacc. Siill. Vili, p. 74. 

( Peziza aìcrantiara Haiz.). In prati ricchi di humus. Borgoforte, 
2 dicembre 1870. 

110. Peziza vesiculosa liuU. — Sacc. N//H. Vili, p. 83. 

Su travi tarlate ed umide di una vecchia stalla. Sermide, 27 
marzo 1870. 

111. Humaria leueoloina (Hedw.) Fr. — Sacc. N////. Vili, p. 118. 

{Peziza leitcoloma Gonu.). Su terreno areuaceo-cretaceo, sugli ar- 
gini del Po, presso Sermide, 11 ottobre 1865. 

112. Lacliiiea iimbrorum Fr. — Sacc. Sijll. Vili, p. 174. Rehni.. 

Discom., p. lOGO. 
(Peziza uiìibroniin Fr.). Terreno cretaceo-sabbioso sugli argini del 
Po, presso Sermide, 27 aprile 1872. 

113. Lacluiea ambrata Fr. — Sacc. Syll. Vili, p. 124. — Eehni., Di- 

srom., p. 1051. 
(Peziza umbrosa Fr.). Su cuscinetti di muschi, alMigliaretto (presso 
Mantova), 7 marzo 1869. 

114. Lachiiea theleboloides Alb. et Schw. — Sacc. Syll. Vili, p. 179. 

— Rehm., Discom., p. 1243- 
(Peziza theleboloides Fr.). Su detriti di foglie di Zea Maijsli. Valle 
di Sermide, 22 maggio 1876. 

115.* Helotiura herbariim (Pers.) Fr. — Sacc. Siili. Vili, p. 217. 
Lungo il Po. Sermide, 6 maggio 1873. 

116. Helotiura citrimim (Hedw.) Fr. — Sacc. Sgll. Vili, p. 224. 

Su ramoscelli secchi fra le sabbie degli argini del Po, jìresso Ser- 
mide, 2 dicembre 1876. 



— 336 — 

117. PUialea virgultormn iValil.) Sacc. Sj/U. Vili, p. 266. — Relini., 

Discom., p. 782. 
{Helot/um virynltorum Kai-st.). Su ramoscelli secchi, fra le sabbie 
degli argini del Po, presso Sermide, 7 novembre 1865. 

118. MoUisia melaleuca (Fr.) Sacc. Syll. Vili, p. 337. 

(Niptern mclaìeuca Fuck.). Sulla corteccia umida degli alberi. Bo- 
sco della Fontana, 6 apiile 1876. 

119. Pyrenopeziza atrata (Pers.) Fuck. — Sacc. Sijll. Vili, p. 354. 

(Peziza airata Pers.). Su corteccia secca di Sa7nbm'us Ebuhis L., 
plesso il Frassine, nelle adiacenze di Mantova, it maggio 1882. 

1 20. Laclmella flammea ( Alb. et Schw.) Fr. — Sacc. Syll. Vili, p. 392. 

Su ramoscelli putridi. Sermide, 28 novembre 1883. 

121. Laclinella corticalis (Pers.) Fr. — Sacc. Syll. Vili, p. 393. 

Sulla corteccia di Mederà. Bosco della Fontana, 16 aprile 1873. 

122. Trichopeziza sulplnirea (Pers.) Fuck. — Sacc. Syll. Vili, p. 401. 

(Peziza .mlphnrm Pers. |. Sul fusto di un'Ombrellifera, presso gli 
Angeli (Mantova), 4 aprile 1876. 

123. Dasyseyplia virg;iiiea (Batscli.) Fuck. — Sacc. Syll. Vili, p. 432. 

- Lachniim riryiiieum (Batscli.) Relini., Dmom., p. 872. 
Sul caule morto ed umido di molte specie di erbe. Sermide, 6 
marzo 1879. 

124. Dasyscypha iiivea (Hedw.) Sacc. Syll. Vili, p. 437. — Lachmm 

niveum (Hedw.). Relim., D/sconi., p. .'^29. 
(Peziza nivea Fi.). Sulla corteccia di rami umidi, lungo il Po, 
presso Sermide, 30 ottobre 1873. 

125. Dasyscypha bicolor (Bull.) Fuck.— Sacc. .sy/. Vili, p. 439. 

— Lachnmn bicolor (Bull.) Karst. — Relim., Discom., p. 870. 
(Peziza bicolor Bull.). Sulla corteccia di vecchi pali di salice. Ser- 
mide, 2 novembre 1873. 

126. Dasyscypha pattila Sacc. Sull. Vili, p. 443. — Larhunn patìtlum 

(Pers.). Rhem. Discom., p. 875. 
Bosco della Fontana, 17 febbraio 1879. 

Fam. ASCOBOLACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

127." Ascophauus carueus (Pers.) Boud. — Rhem., Discom., p. 1094. — 
Sacc. Syll. Vili, p. 534. 

(Ascoboliis carneus Pers.). Su sterco di vaccine. Bosco della Fon- 
tana, 6 apiile 1876. 



— 337 — 

Sect. Phaeosporae. 

128.* AscoholHS fiirfiiraceus Pers. — Sacc. Sylì. Vili, p. 516. Asco- 
òohis sfcrcorurin.'i (Bull.) Scliroet. -^ Rt:\im., D/scom., p. 1126. 
Bosco (Iella Fontana, 6 ottobie 1876. 

129.' Aseoboliis deniidatus Fr. - Sacc. Si/ìi. Vili, p. ,521. 

Su terreno creto-arenao.eo, presso Sermide, 16 luglio 1S69. 

Fani. STICTIT).\CEAE. 

Sect. Phragmosporae. 

13U. Phragiuouaevia laetissima (Ces.) Relim., Discom., \ìa<ì,. 167. — 
Sacc. Sijll. Vili, p. 675. 
{Naevia laetissima Fuck.). Su caule di un JCqiiisf'tuiii. Presso Sei- 
inide, 27 aprile 1872. 

Sect. Scolecosporae. 

131. Naemacyclus iiiveus (Pers.) Sacc. St/IL Vili. p. 7U1. 

(S/ictis uivea Pers. ). Su toglie di Finus Picea L. Cerloiigo (Man- 
tova), 7 aprile 187U. 

Fani. PHACIDIACEAE 
Sect. Hyalosporae. 

132.* Trochila Craterium (D. C.i Fr. — Sacc. S>jU. Vili, p. 728. 

(Peziza Hederae hìh.). Su foglie nioite ed umide di Hedera Helixh. 
Bosco della Fontana, 2 marzo 1874. 

133.* Trochila Laurocerasi (Desm.) Fr. — Sacc. Sì/Il. Vili, p. 729. 

Su foglie di Pninus Laitrocerasus h. Sermide, 25 novembre 1876. 
Specie elencata anche da Gufino, in Malpighia, XVIII, p. 557. 

Fam. PATELLARIACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

134. Heterosphaeria Patella (Tode) Grev. — Sacc. Sijll. Vili, p. 775. 

Su caule morto di un Ombrellifera. Sermide, 13 maggio 1887. 

Sect. Phragmosporae. 

135. Burella compressa (Pers.) Tul. — Sacc. Syll. Vili, p. 790. 

{Peziza compressa Pers.). Su piccoli rami caduti. Bosco della Fon- 
tana, 12 febbraio 1874. 



he 



— 338 — 

Fam. CALICIACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

136/^ Roeslei'ia pallida (Pers.) Sacc. .S////. Vili, pag. 826. Coniocijh 
nivea (Hoffm.) — Relini., Discorri., p. 396. 
(Conioci/òe pallida Korb.). Sul fusto di Populns nigm L. Isola 5Ia- 
gnagnti sul Po, pres.so Sermide, 6 novembre 1868. 

Fam. G Y M N A S C A C E A E. 

Sect. Hyalosporae. 

137." Myxotriclmni chartai'iim Kunze. — Sacc. Sijll IV, p. 317. 
Su carta umilia. Mantova, 11 aprile 1865. 
Specie elencata auclie da Gufino, in Malpighin, XVIII, p. .557. 

(oho.sPHYCOMYCETAE. 

Fam. MUCORACEAE. 

Sect. Amerosporae. 

138. Rhizopus uigi'icaus Ehrenberg. — Sacc. Siili. VII, p. 212. 

{Mwor stolonifer Erenberg). Sulla corteccia di Vite. Sermide, 19 
aiirile 1878. 

cohors MIXOMYCETEAE. 

Fum. MIXOMYCETACEAE. 
Sect. Amaurosporae. 

139." Pliysai'um ciuereum (Batscli.) Per.s. — Sacc. Sijll. VII, p. 344. 
{Didi/mium cinereutn Fr.). Boschi lungo il Po, presso Sermide, 5 

ottobre 1875. 
Specie da me riscontrata presso Mantova (Bagno militare), su 
foglie ed altri detriti vegetali in decomposizione, autunno 1906. 

140.* Physarum leucophaeum Fr. — Sacc. Si/ll. VII, p. 345. 

Su fuscelli e foglie di Querms, 24 ottobre 1868 (manca la cita- 
zione della località). 



— ;?:39 — 

1-41/' Choudriodei'iua spiimarioides (Fr.) Rost. — Sacc. Sijll. VII, pa- 
gina 367. 
(Didcnna spumarioides Fr.). Su foglie secche ed umide di alberi. 
liosco delia Fontana, 1 maggio 1876. 

U2.* Choudrioderma difforme (Pers.) Rost. Sacc. Syll. VII, p. 371. 
{Diderma difforme Pers). Su foglie cadute di Robinia Pseud-aca- 
cia L.Mantova, 17 marzo 1876 (Migliaretto). 

143. Lampi'oderraa colurabiiium (Per.s.) Rost. — Sacc. Sy//. VII, pa- 

gina 391. 
(Phi/saruin hrt/ophilnm Fries.). Sulla corteccia di Populus nigra L. 
Serniide, 15 febbraio 187."). 

Sect. Lamprosporae. 

144. Lyeogala epidendrum Buxh. — Sacc. Sijlì. VII, p. 43.5. 

Sabbie del Po, presso Serniide, 17 ottobre 1867. 

145. Hemiareyria rubiformis (Pers.) Rost. — Sacc. Siili. VII, p. 442. 

{Trirhia piriformis Hoft'm.). Nei tronchi d'albero. Bosco della Fon- 
tana, 12 febbraio 1872. 

Fam. GERATIOMYXACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

146. Ceratiiim liydnoides (.Tacq.) Alb. et Schw. — Sacc. Sìjll. IV, pa- 

gina 596. 
Sui rizomi di Scirpee. Valli di Sermide, 31 ottobre 1867. 



Cohors BEUTE E M Y E T A E. 

Fam. SPHAERIOIDACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

147. Phyllosticta Ebuli (Fuck.) Sacc. >'////. III, p. 57. 

{Ascochi/ta Ebuli Fuck.). Su foglie di ScuuIjkcus Ebulus L. Presso 
Mantova, 6 settembre 1878. 

148.'^ Phoraa lierbarum Westd. — Sacc. Si/ll. III, p. 133. 
Su Urtica dioica L. Presso Mantova, 4 aprile 1881. 
Specie da me riscontrata su caule di Verbena, presso Redondesco 
(Mantova), aprile 1907. 



— 040 — 

149." Vermicularia Dematium (Pers.) Fi-. — Sacc. Siili. Ili, p. 225. 
Sulle foglie di una Liliacea. Sennide, 22 novembre 1870. 

Sect. Phaeophragmiae. 

150.'^ Hendersoilia Phragmitis Desm. — Sacc. Sfili. Ili, p. 437. 

Su toglie di Erianthua UuDennae Beauv. Isola Magnagiiti sul Po, 
31 ottol)ie 1868. 

Sect. Scolecosporae. 

151. Septoria macropoda Passer. — Sacc. %//. Ili, p. 561. 

Su foglie di Sclerochloa dura P. B. Valli di Serniide, 15 maggio 1885. 

Fam. L E P T S T E M A C E A E. 

Sect. Hyaiophragmiae. 

152." Discosia clypeata De Not. — Sacc. Sijll. Ili, p. 654. 

Su foglie di Sorbus torminalis Crtz.Bo.sco della Font., 16 aprile 1873. 

153.* Eutomosporium Mespili (DC.) Sacc. Siili. Ili, p. 657. 

(Morthiera Mespili Fuck.) Su foglie di Mespibis. Sermide, 5 otto- 
bre 1878. 

Fam. MELANCONIA CEAE. 
Sec. Hyalosporae. 

154.* Gloeosporiura Populi albae Desm. — Sacc. Siili. Ili, p. 712. 
Su foglie di Populus alba L. Sermide. 4 ottobre 1878. 

155.* Gloeosporhim phoraoides Sacc. Syll. Ili, p. 718. 

Seruiide (Mantova . in epicarpio di frutti di lAcopersicum (Magna- 
guti) novembre 1878. — Saccardo, Fungi itul. n. 1060. 



cohors HYPHOMYCETAE. 

Fam. MUCEDINACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

156.* Coccospora aiiraiitiaca Wallr. — Sacc. Sjilì. IV, p. 9. 

(Prolomyces Magnagutianus Sacc). Cavità umida di Pioppi, presso 
Sermide, 1 maggio 1873. 

157.* Sporotrichum roseum Link. Sacc. Syll. IV, p. 106. 
Su carta e cartone umidi, 10 maggio 1876. 



— 341 — 

158. Botrjtis vulgaris Fr. — Sacc. SylL IV, p. 128. 

(Polijactis vulgnris Link.) Sulla corteccia di giovani piante di Ne- 
riiiin Oleander L. Serraide, 7 iiiHgyfio 1877. 

Sect. Hyalophragmiae. 

159.* Ramularia Urticae Ces. — Sacc. Syll. IV, p. 216. 

Su foglia di Urtica dioica L. Sermide, 20 maggio 1884. 

Fani. DEM ATI A CE AE. 

Sect. Phaeodidymae. 

160.* Cladosporiiim herbarum (Peis.) Link. Sacc. Syll IV, p. 350. 
Sull'epidermide di una Scirpea. Paludi dei dintorni di Mantova, 
13 luglio 1878. 

Sect. Phaeodictyae, 

161.* Alteriiaria tennis Nees. — Sacc. Syll. IV, p. 545. 

Su foglie morte di Nerium Oleander h Sermide, 11 aprile 1876. 

Sect Phaeosporae. 

162.* Tornla aspernla Sacc. Syll. IV, p. 262. 
Su carta umida, maggio 1876. 

Specie da me riscdutrata su caule putrido di Solanum Lycoper- 
sicam L., a Redondesc() (Mantova), 24 novembre 1906. 

163. Stachyhotrys alternans Bon. — Sacc. Syll. IV, p. 269. 

Su carta bagnata dall'acqua alluvionale invadente la casa Ma- 
gnaguti in Mantova nell'innondazione del 1° giugno 1879. 

164. ('ampt(>um cnrvatnra (Kunze et Scimi.) Link. — Sacc. Syll. IV, 

pag. 276. 

(Arthrinitim curvatum K. et S.i. Su una Ciperacea. Sermide, 12 ot- 
tobre 1867. 
165.* Uadrotrichnm Phraginitis Fuck. — Sacc. Syll IV, p. 301. 

Su foglie di Phragmiles communis Trin. Governolo, 25 aprile 1877. 

Fam. STILBACEAE. 
Sect.' Hyaiosporae. 

166. Stilbnm ei-.vthroeephalnm Ditm. — Sacc. Syll IV, p. 567. 

Su sterco di pecora. Sermide, 2 dicembre 1876. 
167* foliciopodlnm sangniuenm Corda. — Sacc. Syll IV, p. 577. 

Sermide (Mantova). Su cauli putridi di Phytolacca decandra L. 

( Magna u;.) Sacc. Fionji itol n. 7.54. 

.-ita deirist. Boi. dell' Viiirersi/ù di Pavia — Serie li — Voi. XUl. 23* 



— 342 — 

168.* Isaria clavata Ditm. — Sacc. %//. IV, p. 593. 

Serraide (Mantova). In corteccia putrida di Sa//j-, novembre 1876. 
— Sacc, Fungi ifalid, n. 846. 

Sect. Phaeosporae. 

169. Sporocjbe byssoides {Per.s ) Bon. — Sacc. Stjll IV, p. 606. 

(Pericon/a bì/ssoiden Pers.). Su rami secchi, presso Mantova, 9 feb- 
braio 1865. 

Fam. TUBERCULARIACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

170.^^ Tiiberciilaria granulata Pers. - Sacc. Sì/il. IV. p. 639. 

Su corteccia di Popuhis nigra L. Goveinolo, 26 novembre 1869. 

171.^ Tubercularia confi iieiis Pers — Sacc. Syll. IV, p. 641. 

Su corteccia di Sophora Japonica L. Sermide, 14 novembre 1873. 



MYCELIA STKRILIA. Sacc. Syir xiv, p. iiss. 

Tuberculiformia. 

172. Sderotium complaiiatnm Tode. — Sacc. Syll. XIV, p. 1140. 

Su foglie di pioppo. Bosco delia Fontana, 7 aprile 1869. 

173. Sclerotiura truncornm (Tode) Fr. — Sacc. Syll. XIV, p. 1148. 

Su detrito vegetale umido. Bosco della Fontana, 24 febbraio 1872. 

174. Sclei'otium varium Pers. - Sacc. Syll. XIV, p. 1166 

Sulle foglie e sul fusto di Diplotnxiii tenuifolia DC. Lungo il Po, 
presso Sermide, 8 maggio 1878. 

175. Sclerotiiim pustnla DC. — Sacc. Syll. XIV, p. 1168. 

Su foglie secche di Popiilus nigrd L. Mantova, 4 aprile 1876. 
Specie elencata anche da Gufino, in Malpighia, XVIII, p. 558. 

Byssiformia. 

176. Rhocodium celiare Pers. — Sacc. Syll. XIV, p. 1189. 

Su vecchi cumuli di cartaccia umida. Mantova, 3 aprile 1876. 
Specie elencata anche da E. Paglia {Byssns celiar is Scop.). Nelle 
cantine (Mantova), Saggi di st. nat., n. 1463. 



ISTITUTO BOTANICO DELIA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOfiAMICO ITALIANO 

nlRF.TTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



Ancora sulla trasmissione degli stimoli nelle foglie 
delle Leguminose 

PER IL 

Dott. LUIGI MONTEMARTINI 

Libero Duii'uli- «li Hoi.iiiir.i iicllii lì. IJiiivcf.silà ili Pavia. 

In una mia nota sopra la trasmissione degli stiraoli nelle foglie ', 
confermando ed ampliando precedenti osservazioni del Bose -, ho di- 
mostrato clie se si eccita in un pnnto qnalsiasi una nervatura foij-liare, 
si provocano in essa delle correnti di azione simili a quelle provocate 
per mezzo degli stimoli più diversi nei muscoli degli animali ■': tali 
correnti si propagano lungo le nervature fino ad una certa distanza 
dal punto eccitato, e con velocità differente a seconda della natura dello 
stimolo, non che della specie cui appartiene la foglia studiata e dello 
stadio di sviluppo e stato fisiologico in cui questa si trova. 

Estendendo poi queste osservazioni alle foglie delle Leguminose, 
ho visto che le correnti d'azione in esse sviluppate per mezzo di sti- 
moli, quando arrivano ai cuscinetti motori, si propagano anche attra- 
verso di essi, ma, uscendone, si presentano con direzione contraria a 
quella colla quale sono arrivate. Inoltre nelle foglie trifogliate delle 
Faseolee si nota che gli apici fogliari sono, rispetto a questi fenomeni, 



' L. MoNTEMAETiNi, Stilla tra^tìtissione (leali sfiinoli nelle foglie e in modo 
pali {colare nelle fonUc delle Leijumiiiose, Atti dell'Ist. Bot. di Pavia, Ser. ii, 
Voi. xiii, 1907. 

' J. Oh. Boa-E, El-eciric resjmnse in ordinary pi ants under mechanical stìnriiliis, 
The JouriK of Linnean Socioty, Voi. xxxv, 1903; e liesponse in the ìiviiig and 
non livintj, London, 1902. 

La Kenprazione di coiTonti di azione per effetto di stiraoli venne notata anche 
da F. Buchanan! nelle foglie di Desmodi uni (lyruus (An rlectrical response lo 
excifatiou in Desmodium 'jyrans. Journal of Physiology, Voi. xxxiii, 1905/6). 

' A. Battelli ed F. Battelli, Trattato pratico per le misure e ricerche 
elettriche, Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, pag. 872. 

Atti ileU'lsi. Boi. (leirUuioei-sità di Pavia — Serie II. — Voi. XIII 26 



— 344 — 

più sensibili ad ogni sorta di stimoli che le basi, la foo-lietta terminale 
è più sensibile delle due laterali, e queste ultime sono tra loro anti- 
simmetriche, e cioè sotto l'azione di uno stimolo esterno inducono nella 
foglietta terminale correnti in senso opposto e rispondono pure con 
correnti contrarie (dirette in una dal basso all'alto, nell'altra dall'alto 
in basso) agli stimoli che colpiscono la foglietta terminale. 

Questi fatti che, come dimostrai, non si verificano sotto l'azione 
degli anestetici', non si possono spiegare coli' ipotesi di liaberliindt- 
che gli stimoli si trasmettano, nelle foglie di cui si tratta, in modo 
idrodinamico per mezzo dei tubi albuminoso-tannici '; e fanno ritenere 
più probabile l'ipotesi di Borzi ' che i fenomeni di sensibilità siano 
legati alla struttura e disposizione degli elementi vivi. 

Può lo studio anatomico delle foglie delle Leguminose confermarci 
in tale idea? 

È quanto mi sono proposto di vedere colle ricerche di cui presento 
qui i risultati. 

Conviene anzitutto constatare e premettere che ìa trasmissione delle 
correnti dJ azione ha luogo hoigo le nervature. 

Già nella mia nota sopra citata avevo a tal proposito rilevato ciie 



' Sopra la trasmissibilità delle eccitazioni attraverso porzioni di tessuto morte 
o anestetizzate furono fatte parecchie osservazioni da diversi autori e con risultati 
contradditori (veggasi in proposito: U. Ricca, / morimeìitì d'irriiazione delle 
7u'aM/«, Malpishia, anno xxil, 1908, Fase, iii-iv, pa;j,-. 359 e seguenti): Ilalierlandt, 
Mac Dougal, Cunningham, Pfeff'er ed altri avrebbero osservato movinicnti di ec- 
citazione provocati da stimoli anche al di là di tessuti morti o narcotizzati, il 
Pitting invece avrebbe avuto dallo sue esperienze risultati negativi. La questione 
è interessante perchè può decidere se la trasmissione dello stimolo dipende dal- 
l'attività o dalle proprietà del plasma vivo, o si riduce ad un semplice l'atto fisico 
indipendente dalla vita delle cellule attraverso le quali avviene. Per i fenomeni 
delicatissimi da me osservati mi è risultato che non solo essi sono sospesi dalla 
azione deuli anestetici, ma cessano di nianifestar.si anche quando si interrompa 
con taglio netto di rasoio la continuità biologica dei tessuti, senza interromperne 
la continuità fisica (lasciando cioè le superfici del taglio in perfetto contatto 
tra loro). 

^G. Haberlandt, Die reìzleìtende Gewehesi/stem der Sinnpflaììze, Leipzig, 1S90. 

' Anche H. Pitting {Die Eeizleifutiijsvor<ifui<it> hei den P/l(im/'ii,'Wìeaha.dmì, 
1907; con cenno dei precedenti lavori dello stesso Autore su questo argomento 
e con larghe e abbondanti notizie bibliografiche) esclude che la trasmissione degli 
stimoli abbia luogo per mezzo di movimenti di liquidi nei vasi o in tubi di qual- 
siasi natura. 

■* A. BoRzì, L'apparato di molo delle Sensitive, Rivista di Scienze Biologiche, 
Milano, Anno i, 1899. 



— 345 — 

le nervature laterali conducono lo stimolo meno facilmente della prin- 
cipale. Le seguenti due esperienze varranno ora a dimostrare che il 
lembo fogliare non è adatto a dar luogo ai fenomeni in esame: 

I. 

Su una foglia di Phaseolus vulgaris, distesa, colla pagina superiore 
in alto, sopra lastra [>nlita di porcellana, i reofori vennero posti a metà 
circa della nervatura mediana della foglietta destra, a un centimetro 
di distanza l'uno dall'altro, poi: 

scottando la iierv. ineil. AMa foglietta terinin. a mota, s'aveva oorr. d'alto verso basso, di 0,15 c.micr. 
il lembo ^ ^ „ più liasso, non s'aveva oorrentc. 

la nerv. mod. „ „ sinistra a metà, s'aveva cori', d'alto verso , „ 0,1 c.micr. 

il lembo „ „ „ più basso, uon s'aveva corrente. 

II. 

Su una foglia di Desmodium peud/iHferum collocata nello stesso 
modo della precedente, i reofori furono posti (facilitando il contatto, 
a causa della cera, con leggeri tagli dell'epidermide) a metà circa della 
nervatura mediana della foglietta sinistra, ancora a un centimetro di 
distanza l'uno dall'altro, poi: 

scottando la nerv. med. della foglietta termin. vicino alla base, s'aveva corr.dal basso in a Ito, di 0,1 c.micr. 
il lembo ., ., destro in alto, non s'aveva corrente, 

la nerv med. ^ , „ a met.^, s'aveva corrente dal „ „ „ 0,1 c.micr. 

Tutto si accorda perfettamente con quanto è già stato da altri 
autori rilevato per la Mimosa *, ed La condotto il Fitting ^ a classificare 
queste piante tra quelle nelle quali la trasmissione degli stimoli è lo- 
calizzata ai fasci fihro-vascolari. 

Ciò premesso, tenuto presente anche il fatto, già ricordato sopra, 
che la sensibilità è distribuita in vario modo lungo la nervatura prin- 
cipale delle foglie studiate e che l'apice di queste è più sensibile della 
base, vediamo come varia dalla base all'apice la struttura delle ner- 
vature medesime. 



' Il Ricca (Ioc. cil.) ricorda le osservazioni tic! Dutrochet, del Bert, dello 
Pfeffer e di altri, dallo quali risulta p. e. che i tagli praticati all' infuori dei cu- 
scinetti motori non provocano movimenti se non intaccano i fasci fibro-vascolari, 
e che l'impulso poi si propaga seguendo le vie dei fasci medesimi. 

^ Lo€. cil., pag. S'A. 



346 



Tubi taiiuiferi. — Cóme è noto ', le foglie delle Leguminose sono 
molto ricche di tannino, il quale si localizza in due sistemi inincipali 
di elementi tanniferi: tubi più o meno lunghi che accompagnano i fasci, 
e idioblasti disseminati tra le cellule del niesolìllo. Questi ultimi non 
hanno per noi alcuna importanza. 

Se si fa una sezione trasversale alla base della nervatura me- 
diana di una foglietta di Rhym'hosia densillora (e quanto si dice delle 
Uhijncliosia si osserva anche negli altri generi del gruppo: Phaseolus, 
Abrus, ecc.), si vedono (Tav. xi, fig. 1) due o più grossi tubi tanniferi 
all'apice del triangolo xilemico, ed altrettanti se ne osservano nel 
floema. 

Questi tubi accompagnano la nervatura fin quasi alla metà del 
lembo, poi si spostano verso l'interno e gradatamente scompaiono 
(fig. 2 e 3). 

All'apice dunque, che è la parte più sensibile della foglia, tali tubi 
generalmente mancano, epperò resta ancora una volta escluso che la tras- 
missione degli stimoli ahbia luogo lungo di essi. 

Ciò è del resto confermato da quanto hanno già in diverse riprese 
osservato altri studiosi -, e specialmente dall'osservazione del Borzì ^ 
che anche le radici delle Mimose, benché, come è noto ', prive di tubi 
tanniferi, sono capaci di trasmettere impulso motore alle foglie. 

Anche il Pautauelli \ colla semplice osservazione della distribu- 
zione topografica degli elementi albumiuoso-tannici della foglia, pur 
non avendo rilevato i fatti da me sopra esposti, è giunto alla conclu- 
sione che tale distribuzione •< esclude sempre un raiiporto qualsiasi colle 
funzioni di mobilità dei pulvini». 

Libro. — Dall'esame delle figure sopra citate si rileva anche che 
mentre il libro delle nervature è, alla base, completamente coperto su- 
periormente da un grosso corpo di fibre e vasi legnosi e circondato 



' Veggasi in proposito: P. Baccarini, Sul xintcìiia secrctore delle Pajiiliouaccf, 
Miilpighia, 1890; e Coulrilmio alia coiioscctiza dell' apparecch io ulhuminoso-laiiiiniro 
delle Lfii/iiiinnuse, Malpigliia, 1892; P. Vuillbmin, Sur la sirueture des feuilhs de 
Lotus, Bull. d. 1. Soc Hot. d. France, 1890; E. Pantanblli, Sludi d'anatomia e 
fisiologia sui pulvini motori di Rohiuia jiscudoacacia L. e Portiera hyijrometrica 
R. et Pai)., Atti d. Soc. d. Naturalisti e Matem. di Modena, Anno xxxiii, 1900. 

' Veggasi: Ricca, toc. cit. 

' Loc. cit., pag. 3. 

' A. De Baby, Vergleicìicnde Anatomie der Vegetationsorganc der Pflanzen, 
Leipzig, 1877. 

^ Loc. cit; pag. 199 e 200. 



— 347 — 

da tutti i lati da collenchima assai sviluppato, verso l'apice, [)ei- la ra- 
pida e progressiva riduzione dello xilema, viene quasi a trovarsi sco- 
perto, almeno molto più esposto a sentire le azioni che agiscono su 
di esso all'esterno. 

Questo fatto si vede ancor meglio nelle due figure 4 e 5 che 
rappresentano, a maggiore ingrandimento, un gruppo di cellule li- 
brose alla base (figura 4) e all'apice (figura h) della nervatura me- 
diana. Da esse si vede che non solo queste cellule sono, alla base, 
ricoperte da grosse cellule legnose le quali mancano invece all'apice; 
ma, contrariamente a quanto si verifica in molte altre foglie ', il loro 
diametro si mantiene in alto press'a poco eguale a quello che hanno 
in basso. 

(Jo.'<i che mentre la dhiriòic^ione dei tnlri tanniferi esclude che sieno 
essi gli elementi conduttori degli slimoli, quella del libro conduce ad attri- 
buire al libro stesso la funzione in parola. 

Converrà ora seguire il libro nel cuscinetto motore di ogni singola 
foglietta e nella rachide della foglia per vedere se la sua dispo.sizione 
ed il suo percorso sono sempre in relazione coi fenomeni di trasmissione 
ili stimoli da me già descritti. 

Cominciamo dai: 

Cuscinetti motori. — La struttura di questi organi nelle piante 
da me studiate (ed ho limitato le mie osservazioni ai soli cuscinetti 
secondari) è analoga a quella già descritta anclie dal Pantanelii '-' per 
la Robinia e per altre Leguminose: 

Un'epidermide pelosa e priva di stomi, cui segue un parenchima 
corticale ricco di idioblasti albuminoso-tannici, nel quale si possono di- 
stinguere diverse zone, e, all'interno, un cordone fibrovascolare assile, 
a sezione reniforme (Tav. xi, fig. 6), circondato da un collenchima di 
natura leptoniica che penetra anche nella parte interna di esso a for- 
mare una specie di midollo coUenchimatoso, intorno al quale gli elementi 
conduttori del libro e lo xilema si presentano, in sezione, come due C 
posti l'uno nell'altro, coU'apertura assai stretta rivolta verso il lato 
superiore del cuscinetto. 

Alcuni tubi tanniferi si trovano disseminati tra gli elementi librosi 
ed alcuni se ne osservano anche alla parte più interna del legno e 



' H. Lecomte, Contrìhutiiin à Nlnde da liùcr dr:.s Anniospeniies, Ann. d. Se. 
Nat,, Botanique, Ser. vii, T. x, 1889. 
'' Loc. cit. 



— 348 — 

(Jentio il midollo, addossati tra loro tanto da fondersi qualclie volta: 
questi ultimi in certi casi possono anche mancare. 

I fasci die dal lembo fogliare arrivano al cuscinetto si accostano 
prima tra di loro a costituire uu arco, iu sezione, come avviene al 
passaggio dei fasci nel picciuolo di molte altre foglie; poi l'arco si 
incurva e viene quasi a chiudersi lasciando superiormente una breccia 
per la quale penetra, ad occupare la parte interna midollare, il collen- 
chima leptomico sostituitosi alle fibre librose delle nervature. Cosi si 
costituisce il cordone assile sopra descritto. 

Più sotto, al passaggio dal cuscinetto della foglietta principale 
alla i-achide fogliare, detto cordone si riapre, i fasci che lo compongono 
si isolano e vanno a costituire i fasci della rachide stes.sa. Quelli che 
si trovano alle due estremità quasi toccantesi del e che provengono 
dalle nervature più laterali del lembo, vanno a formare i due fascetti 
più piccoli che percorrono le costole superiori della rachide (Ta- 
vola XII, fig. 6, e). 

Dna tale struttura non serve in nessun modo a spiegare lo stesso 
fenomeno da me osservato della inversione delle correnti di azione che 
passano attraverso a questi organi. Probabilmente si tratta di un fe- 
nomeno essenzialmente vitale: quando lo stimolo elettrico ingenerato 
dall'azione eccitante sul lembo fogliare, giunge, lungo le nervature, alle 
cellule senso-motrici dei cuscinetti, invece di passare oltre, provoca in 
esse un cambiamento del potenziale elettrico il quale si propaga di 
cellula in cellula fino all'estremità opposta, e dà cosi luogo ad un'onda 
negativa, si da ingenerare al di là una corrente d'azione iu senso in- 
verso a quella arrivata. 

Questa spiegazione escluderebbe in modo assoluto ogni partecipazione 
dei tubi albaniiiioso-lanuici alla trasmissione degli stimoli che non potrebbe 
più essere considerata come un semplice fenomeno di trasmissione di pres- 
sione idrodinamica. 

Percorso dei fasci nella rachide fogliare. — Come è noto ', 
nella rachide fogliare i fasci hanno una disposizione analoga a quella 
dei fusti: formano come un cilindro centrale con un grosso midollo 
(Tav. XII, fig. 1), e due piccoli cilindretti in corrispondenza alle due 
costole superiori (v. stessa figura, e): tanto quello che questi sono limitati 
esternamente da una zona di fibre librose ispessite e lignificate. 

Il numero dei fasci del cilindro principale varia da specie a specie, 



' E. Pantanelli, loc. cit. 



— 349 — 

da tre a sette, a seconda della suddivisione o del raggriipiiamfntd di 
alcuni di essi in fasci minori e maggiori. 

Interessante e, a quanto mi consta, non ancora studiato è il pas- 
saggio dei fasci dalla rachide principale ai cuscinetti delle due fogliette 
laterali opposte. Se ne può avere un'idea osservando le figure della 
tavola XII, disegnate dal vero sopra sezioni in serie di foglie di A/»>is 
preratorÌHS. 

La rachide è percorsa nella sua parte inferiore (flg. 1) da 7 fasci 
libro-legnosi disposti a formare un cilindro centrale e da due cilindretti 
(r) localizzati nelle due costole superiori. Salendo verso l'inserzione delle 
fogliette, mentre i due cilindretti delle costole si piegano l'nno verso 
destra e l'altro verso sinistra (fig. 2) per poi entrare ognuno nella fo- 
glietta corrispondente, i due fasci superiori (.s) si accostano tia di loro 
girando contemporaneamente su sé stessi l'uno (quello di destra) da 
sinistra verso destra, l'altro (quello di sinistra) da destra verso sinisti'a, 
sì da rivolgere l'un verso l'altro il loro xilema e da disporre il floema, 
in sezione, tangenzialmente alla periferia del primitivo cilindro. 

Appena più in alto, i fasci stessi, mentre vengono tra loro in 
contatto ad uno dei lati, si piegano, in sezione, ad arco colla concavità 
verso l'esterno: le estremità libere di questi archi mandano poi, da 
una parte e dall'altra, una grossa diramazione alla rispettiva foglietta, 
mentre le estremità che si toccano si accavallano e si estroflettono in 
parte, intrecciandosi in un nodo libro-legnoso assai complesso, nel quale 
non è possibile seguire i vari elementi. 

Se però si fanno sezioni su una foglia giovane nella quale non 
sieno ancora differenziati tutti gli elementi, si riesce a vedere (Tav. xii, 
fig. 7) che da ogni fascio partono elementi tanto legnosi che librosi, 
che passano all'esterno dell'altro fascio, sovrapponendosi ed intreccian- 
dosi agli elementi di questo, e vanno a finire nella foglietta corrispon- 
dente. I due fasci in esame ad una certa altezza si presentano cosi a 
struttura perfettamente centrica, con una specie di collenchima libroso 
(nel quale si sono trasformate le fibre accavallantesi tra di loro) nello 
interno, e tutto intorno prima il libro e poi il legno i cui elementi 
decorrono orizzontalmente per rendersi alla foglietta corrispondente. 
Esternamente, addossati a questi fasci centrici, corrono trasver.salmente 
a destra le traccie provenienti dal fascio sinistro, e a sinistra quelle 
provenienti dal fascio destro. 

È da queste traccie che si staccano, verso l'alto e in direzione 
longitudinale, gli elementi che, girando poi su sé stessi di 18U" gradi, 
vanno a costituire (fig. .5 e 6 e) i cilindretti che innervano le costole 
superiori della paite superiore della rachide. 



— 350 - 

Alle fogliette laterali, oltre i due fasci delle costole (e) e le com- 
plesse diramazioni dei due fasci superiori (s), arrivano anche, rispet- 
tivamente da ogni parte, diramazioni dei fasci sottostanti (l), come si 
può vedere dalle figure sopra citate, e del fascio inferiore (/): queste 
ultime, che sono le piìi piccole, passano esternamente ai fasci laterali {l). 
Però la antisimmetria' da me osservata nelle manifestazioni della sen- 
sibilità nelle fogliette medesime, non può dipendere clie dall'intreccio 
sopra descritto degli elementi fascicolari e dall' incrociarsi di ramifi- 
cazioni dal fascio di destra alla foglietta e alla costola di sinistra e 
dal fascio di sinistra alla foglietta e alla costola di destra. 

A tale scambio rimangono estranei i tubi albuminoso-tannici; è 
dunque negli elementi vici del libro che bisogna cercare le vir conduttrici 
degli stimoli nelle foglie studiate. 

DiiU'hIiiìito BotiDìini ti! Parili. 28 higìio 1909. 



SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 



TAVOLA XI. 

Fifj-. 1. Soz. trasv. della nervatura me<liana di una foglietta ttriiiiiiale di Rlii/ìi- 
cìiosùi densiflora, alla base. 135/1. 

>^ 2. Idem, verso la metà. 135/1. 

» 3. Idem, all'apice. 135/1. 

>' 4. Gruppo di cellule librose alla base della nervatura. 780/ 1. 

» 5. Idem, all'apice, 780/1. 

» 6. Sez. trasv. del cordone tìbro-vaseolare assile di un cnscinetto motore. 190/1. 



TAVOLA XI L 

Fig. 1. Sez. trasv. <lella rachide di una foglia di Ahru.i Precaloriiis, appena 
sotto l'inserzione delle fogliette laterali, ischeraatical. 35/1. 

• 2-(i. Idem, in serie, della rachide in corrispondenza all'inserzione dello fo- 
gliette laterali (schematiche). 35/1. 

7. Idem, in una foglia giovane, pure in corrispondenza all'inserzione delle 
fogliette laterali (un po' schematica). 135/1. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



RECERCHE SULL' ASSIMILAZIONE 

DELL'AZOTO ATMOSFERICO NEI VEGETA LL 

NOTA PllELI.MINARE 

della Dott. EVA MAMELI, assistente onoraria 
e del Dott. GINO POLLACCI, aiuto uìl' Istituto Botanico di Pavia. 

Già fin dal 1771 il Priestley affermava che alcune piante possono 
assorbire azoto dall'aria, e più tardi ringenlioiisz estendeva quest'affer- 
mazione a tutte le piante. Ma i loro risultati vennero contrastati succes- 
sivamente dal De Saussure, dal Woodhouse, dal Senebier e più special- 
mente dal Boussingault. È nota la celebre polemica che si svolse tra 
questi ed il Ville durante la seconda metà del secolo XIX, l'nno ne- 
gando, l'altro affermando che le piante assimilano l'azoto atmosferico 
non combinato, pur basandosi entrambi su un gran numero di espe- 
rienze. La soluzione della disputa venne sottoposta al giudizio di una 
Commissione, la quale, dopo aver ripetuto col Ville e nelle identiche 
coudizioni, le espeiienze da lui fatte, venne alla seguente conclusione, 
che crediamo opiiortuno riportare: 

" L'exiiérience, faite au Muséum d'Histoire Naturelle par M. Ville, 
est conforme aux conclusions qu' il avait tirées de ses travaux antérieurs „. 

Ora è strano che questa conclusione, che dà piena ragione al Ville, 
sia stata dimenticata, o male interpretata dalla massima parte degli 
Autori, ' forse perchè il numero stragrande dei partigiani del Boussin- 
gault, riusci a sopraffare l'opinione contraria del Ville e dei suoi pochi 
seguaci. 

La questione principale dell'assimilazione diretta dell'azoto atmosfe- 
rico per parte delle Fanerogame, venne in seguito trascurata, special- 
mente a causa del grande interesse destato dagli importantissimi lavori 



' Pfeffer, Phi/sioì. végét., l, p. 401. Paris, 1904. 

Atti dell'Ut. Boi. dell'Università di Piiviu — Serie II — Voi. XIII. 



— 352 — 

del Beithelot, del Helliiegel, del Frank, del Willfartli, delio Sciiloesiiig, 
del Laurent, del Winogradskv, ecc. che scopersero e studiarono l'assi- 
milazione dell'azoto atmosferico per parte dei micromiceti soli, ed in 
simbiosi con le piante, tenendo desta per vari anni sui loro veniali la- 
vori l'attenzione degli studiosi. 

Né le scarse memorie che compai'vero negli ultimi anni su que- 
st'argomento, portarono nuova luce sull'importante problema. Di modo 
che si può dire che al giorno d'oggi manchino i risultati di esperienze 
rigorose, ' condotte in modo da decidere definitivamente questa que- 
stione, che, rimasta insoluta dopo la polemica Boussingault- Ville, viene 
a torto, dalla massima parte degli studiosi, considerata come definita in 
favore dell'opinione del Boussingault. - 

Allo scopo di colmare una tale lacuna, noi istituimmo delle ricerche, 
che ci dettero importanti conclusioni, e che, per quanto non possano 
venire ancora generalizzate a molte famiglie di piante, pure crediamo 
bene di i-endere ora note, unicamente per prender data. 

Il metodo da noi seguito, fu il seguente: Le piante sottoposte ad 
osservazione crescevano in matracci o sotto campane ermeticamente 
chiuse e accuratamente sterilizzate, entro le quali passava dell'aria com- 
pletamente esente da composti azotati e da microrganismi. I primi in- 
fatti venivano trattenuti facendo passare l'aria ambiente, prima attra- 
verso lunghi tubi contenenti pomice imbevuta di acido solfoiico concen- 
trato, e di potassa, poi attraverso boccie di lavaggio ad acido solforico e 
ad acqua; i secondi attraverso filtri di cotone sterilizzato. Prima di entrare 
nelle campane, l'aria veniva arricchita di una determinata quantità (4 %) 
di anidride carbonica pura. Le culture vennero fatte, parte in mezzo 
liquido, parte in sabbia di quarzo purissimo. I liquidi nutritizi, steriliz- 
zati, erano esenti da nitriti, nitrati, sostanze ammoniacali e sostanze or- 
ganiche azotate, ed avevano la seguente composizione: 



KH, PO, 


Per le crittogame 
e le piante acquiitiche 

gr. 0.2 


Per le Fanerog'ame 

gì-- 0,4 


Caso, 


. 0,2 


. 0,4 


Mg SO, 


„ 0,2 


„ 0,4 


Fé, (PO,)., 


„ 0,02 


„ 0,04 


H, 


„ 1000 


, 1000 



' Come tali non possiamo ritenere quelle recenti del Jamieson, che sono 
condotte, sia istologicamente, che chimicamente, con metodo così poco rigoroso, 
che non danno assolutamente seria garanzia sulle affermazioni in esse contenute, 
come dimostreremo nella memoria completa. 

^ Tanto più che nelle esperienze del Boussinjiault su questo problema, a noi 
pare non siano state del tutto evitate le cause d'errore; come avremo occasione 
di dimostrare. 



— 353 — 

Nelle nostre esperienze cercammo di studiare l'assimilazione del- 
l'azoto in piante appartenenti a ordini diversi, seminando, per i licheni 
e le felci, spore e talli piccolissimi, e per le fanerogame, sia terrestri 
che acquatiche, semi, anch'essi sterilizzati e di dimensioni molto pic- 
cole, 0, per alcune specie, piccoli propagali. 

Data ora la ben tenue quantità di azoto contenuta in questo mate- 
riale, non è difficile dedurre che la notevole quantità di esso contenuta 
nelle piante ben sviluppate che si ottengono, provenga dall'azoto libero 
dell'atmosfera, non avendone esse a disposizione da alcun'altra sor- 
gente; l'analisi chimica infatti ce lo ha confermato. 

La descrizione completa del metodo, dei numerosi risultati ottenuti, 
e delle relative analisi, sarà pubblicata allorché le esperienze ancora 
in corso saranno ultimate. Ci limitiamo per ora a rendere noti i risul- 
tati seguenti: 

1.° Sottili sezioni fatte col microtomo di talli di Licheni {Fhyscia 
parietiiHi, Cladonia furcata, Tjecidea si).) messe sopra quarzo o gesso, 
inumiditi con la soluzione nutritizia suddetta diedero dopo qualche mese, 
col metodo di cultura sopra descritto, dei piccoli talli normali. Risul- 
tato eguale si è ottenuto sinteticamente usando, invece delle piccole 
sezioni, spore di Licheni e di Protococcus. 

2.° Piccoli protalli di Felci, nelle stesse condizioni di cultura, 
hanno vegetato e si sono sviluppati abbondantemente. Queste culture 
non progredirono i)erò per molto tempo, per cause diverse. Sono in 
corso altre esperienze in proposito. 

3." Ottimi risultati ottenemmo anche con culture di Salvinia an- 
riculata e di AzoUa canliniana. Messe in liquido nutritizio, secondo il 
metodo sopra descritto, delle piccole foglie isolate, queste vegetarono e 
si moltiplicarono formando numerose piantine a foglie ben sviluppate, 
indipendenti l'una dall'altra, dimostrando cosi in modo evidente la non 
piccola quantità di azoto libero che avevano dovuto assimilare dall'at- 
mosfera. Cosi, da 10 foglie, dopo 8 mesi di cultura, se ne sono otte- 
nute 92; e tuttora continua la moltiplicazione di esse; in altra cultura 
durata 45 giorni, da 200 foglie, se ne hanno ora 479; e analoghi risul- 
tati abbiamo ottenuto costantemente da numerose altre culture. 

4." Fra le piante supeiiori, quella che ci ha dato finora miglioi-i 
risultati è stata la Lemna {major e minor), dalla quale ottenemmo co- 
stantemente, partendo da poche foglioline, la formazione di numerose 
piante prodottesi pei' gemmazione. Esempio : 200 foglie di Lemiia major, 
pesanti gr. 0,6185, diedero dopo 41 giorni di cultura 454 foglie, pesanti 
gr. 1,8425, realizzando quindi un aumento in peso fresco di gr. 1,2240, 
ossia del 197,89 7o- 



— 354 — 

È bene notare che nei liquidi di cultura, esaminati dopo un lungo 
periodo di vegetazione, mancavano aifatto, e i bacteri nitrificanti, e ogni 
traccia di azoto combinato. 

Le nostre esperienze ci dimostrarono altresì che non tutte le piante 
sono egualmerite capaci di tale assimilazione. Questo fatto verrebbe a 
giustificare in parte le- controversie che sin qui hanno dominato su que- 
st'argomento, e la convinzione assoluta, generalmente accettata, delia 
non assimilazione dell'azoto libero atmosferico per parte dei vegetali, 
convinzione che ha ostacolato fino ad oggi la risoluzione di un problema 
tanto importante per la Fisiologia vegetale e per la Biologia in genere, 
per quanto il metodo dimostrativo da seguirsi fosse assai semplice. 



Riportiamo in questa Nota preventiva il risultato di alcune analisi 
fatte su Lemne ed .l^^o^/e, riservandoci di riferire per esteso i risultati 
complessivi. 

Il metodo d'analisi seguito fu quello di Kjeldahl modificato dal- 
l' Jodlbauer, che è il più indicato per l'analisi dell'azoto nelle piante, poiché 
ci dà modo di calcolare l'azoto totale in esse contenuto, compreso quello 
dei nitrati : 

I. — Azolla caroliniana. Durata della cultura: un mese 

Aumento in N dopo la cultura 75. 67 "/q 

II. — Lemna major. — Durata della cultura: 40 giorni 

Aumento in N dopo la cultura 89, 47 "/(, 

III. — Lemna major. — Durata della cultura: 40 giorni 

Alimento in N dopo cultura 133, 33 "/o 

Pavia, dai E. Istituto Botanico, settembre l'JOiK 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

F, 

LABORATORIO CRITTOGAMICO FTALTANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



. INTORNO 

ALLA 

PRODUZIONE DEL CALORE 

NELLE PIANTE AMMALATE. 

Nota 
del Dott. G. L. PAVARINO 

A^^siiifeHte onorario presso il R. Isiititio Botanico di Pavia 
(Con lina Tavola). 

Il dott. Luigi Montemartini ', uno dei primi che fecero os.serva- 
zioni sulla iìsiologia delle piante attaccate da parassiti, ha trovato che 
l'azione dei funghi sulle foglie si manifesta anche col rendere più attiva 
la respirazione. 

Risultò per es., dalle sue esperienze, che le foglie di Persica vulgaris, 
quando sono completamente attaccate A&W Exoascus deformans (Berk.) 
Fuck., respirano più energicamente delle sane, cioè in proporzione molto 
maggiore di quella fra i rispettivi pesi secchi, sempre a parità di su- 
perficie e di tempo. Cosicché mentre in una esperienza, il peso secco 
di una foglia ammalata era, a parità di superficie, 1,29 di quello di una 
foglia sana, la respirazione nella prima fu 12,04 volte più intensa che 
nella seconda. 

Prendendo le mosse dai risultati di cui sopra, io intrapresi sin dal 
1905 2 una serie di esperienze con foglie di vite attaccate dalla pero- 
nospora, per studiare l'azione dei parassiti sul quoziente respiratorio. 



' Dott. Luigi Montemartixi. Xotr. di /isinpatologia vegetale (Atti del R. Istit. Bot. 
dell' Univ. di Pavia, Voi. lx, 1904). Veggasi anche: H. Mììllee-Thurgau, Die ThiUigkeit 
pilshraukev Blfitfer (iv. .lahrsb. d. deuts.-scliweiz. Versuchst. in Wadensweil, 1893-94, e 
Sclnveiz. Zeitschr. f. Obs und Weinbau, 189.5). - 

'' Dott. G. L. P.\v.iiRiNO, La yespirazione patologica nelle foglie di lite attaccate 
dulia pevonospora (Atti dell'Ist. Bot. di Pavia. Serie n, Voi. xi). 

Aiti dell'Ut. Bol.deW Università di Pavia - Serie U — Voi. XIIL 28 



— 356 — 

Da tali liceiclie lu'è risultato che non solo l'intensità respiratoria 
— per grammo di peso secco e per ora — era più elevata nelle foglie 
malate che non nelle sane, ma che nelle prime aumentava anclie la 
proporzione dell'ossigeno assorbito, onde si abbassava il quoziente re- 
spiratorio. 

Di fronte a tale risultato, io pensai che anche la termogenesi do- 
vesse aumentare, cosa che mi sono proposto di stndiare con queste mie 
ricerche. 

Parecchi autori si sono già occupati della termogenesi nei vegetali. 

Sin dal 1775 Hunter ' fece dei tentativi per studiare la tempera- 
tura degli alberi e altre ricerche furono fatte in seguito dal Schubler ^ 
nel 1826 e dal Goeppert nel 1830', il quale ultimo si avvicinò alla 
scoperta del calore vitale delle piante, operando non più su piante le- 
gnose, ma su grani e bulbi in germinazione e su piante erbacee. 

Il Dutrochet* poi riuscì a dimostrare che nelle piante esiste un 
calore proprio, sottraendola al processo della traspirazione, mediante un 
apparecchio costituito da pinze termo-elettriche con relativo galvano- 
metro Schweiger in comunicazione con un vaso contenente le piante 
coperte da campana satura di vapor d'acqua. Il metodo delle esperienze 
gli fu indicato da Becqueiel il quale comunicò nello stesso anuo ^ le 
ricerche inedite da lui fatte due anni prima con Mirbel, secondo le 
quali aveva trovato una differenza di qualche grado fra la temperatura 
dell'albero vivente e quella dell'albero morto. Però questi risultati furono 
contradetti e dimostrati erronei dallo stesso Dutrochet. Detmer ''. ado- 
perando lo stesso apparecchio del Dutrochet, ha trovato una differenza 
di temperatura fra germogli di Heìianthemum morti e vivi. Altri autori 
hanno constatato un aumento di temperatura nei fiori (Garreau ', Th. 

' Tni untili, pliildsùpliifjiic.t. voi. G.'). ITT.j. 

-' Obnervatiom sur la temperature des oégélait.y. Dissertation iuaugnrale. Halle, 1826. 

' Sur le (léceloppenient de la rìialeiir clans Irti plaiite.s. Breslau, 1830. 

' Aiinal. ri. se. iiat., 1840, Sér. ii, T. 13, p. 5. 

■"' Coiiiptes-reiidn.'i de» scancen de l'Arndr'iiiie des Sciences, 17 juin 183'J, t, viii, 
p. 989. — Vedi auclie le ricerche di Becquerel [C. R. d. l'Ac. d. Se., degli anni 1858, 
59 e 60); e le e.sperienze di Krutzscii (Jahresb. Agr. Cheiiiie. i, 18ó8, p. 142). Osser- 
vazioni sulla temp. degli alberi hanno fatto anche Hartig (Th.) (Jahresb. d. Agr. Ch., 
XVI, 1874, p. 277); RA.ÌIEACX {Rdc. Accad. Sciense di Xapoli, i, 1842, p. 288); Bohm e 
J. Breitlomner {Wnlliiji's Forsdi., i, 1878, p. 247); P. Moullekert {Ann. Aqron., xii, 
1886, p. 353). 

" W. Detmek, Pjlaii.teiipli!is. Prati i limi . pag. 244, Jena, 1895. 

' Garreau, Mémoire sur les reUiliuiis qui e.xisteiit ciilrc l'o.xigfiie eunsiniiiiic pur 
le spadice d'kiwm italicum cn ciaf de piirn.viisiiie et In <iiakur ijui se prmluil (Ann. 
Se. nat. Bot., 3'' -ii'i-ie. t. xvi. 1851). 



— 357 

De Saussure, Gregor Kraus \ Gavarret, ecc.) o nei semi in germina- 
zione come Goppert 2, Sachs ", Erriksson ^ (il quale ultimo osservò un 
riscaldamento, sperimentando con semi, fiori frutta, in ambiente di 
idrogeno) e Colin '. Louguinine '• ha ripreso lo studio sulla temperatura 
degli alberi e l'Arcangeli ' ha constatato un aumento di temperatura 
dovuto alla respirazione nei ricettacoli dei funghi. 

Ulteriori ricerche vennero ancora fatte sullo sviluppo del calore 
nei tuberi quando cominciano a germogliare ' ma il primo studio di 
calorimetria vegetale fu fatto dal Bonnier '' il quale comunicò i suoi risul- 
tati alla Soc. Bot. di Francia nella seduta del 14 maggio 1880. Adope- 
rando il calorimetro di Berthelot '" ed il termocalorinietro di RegnauU " 
l'A. ha potuto misurare la quantità di calore sviluppato nell'unità di 
tempo, da un dato peso di semi germinanti, ad un dato stadio di svi- 
luppo. Ed ha trovato che nei semi di diverse piante il numero delle 
calorie varia raggiungendo un massimo differente per ciascuna specie. 



' GREr.ORY Kraus, rrhcr (ìif Bìnthemviiniic bri Arimi italh^iim. (Abh., d. Xaturf., 
Ges.. zìi Halle Bel. svi, 1882). E inoltre; Plijisìnlnyiftclics riiis deit Tropcn III. Ucher 
Bìnthrnuiiniie bei Ciicadecii. Paimrn. miri Ararreii. (.Ann. dii jard. bot., de Biiitpnzorg, 
XIII. 2 p.. 1896. p, 217-27.'). Mit. Taf. xviii-xxl. 

' Goppert. Ucher Wuriiieeiiliricl.-rliiug in dcii ìcìiciuh'u Pjicinsi'ii. Eresiali, 1830, 
citato in Viìir.f. Pbys. of Plants. 

" S-\ciis, F/ii/xioloffir régi'talf. pae-. ."il. 

^ J. Erriksso.x, l'ebcr M'ririiirbih/nìir/ lì/irr// iii/n/iiro/r/.-n/iirr Atltiiiiuig ilcr J'/ldiizrn. 
(Wolluy's Porseli, iv, 1881, pao-. 431Ì. 

° CoHX (F.), Uchrr fhormogrnr Wirkinni. roii Piheii Ucber War/i/i't-nein/i/iiff 

fìiircìi Scliiiiimrlpiìzc unii Barterirn (An, in .laliri''sber. nb. Garun^soi\a;anismftn, i, 40-41. 
Braunsdnveig. 1890). 

* Louguinine (W.). Sui' In ninrclir r/cs /riii/ifrn/iiris (/niis: /<> honlciin. Ir xapiii rt 
le pin (Ardi, des se. pli3's. et natur. GenèVM. i. ;»-.33. 1S9G). Vedi inoltre Prin:. in Na- 
ture, .Jan. 18. 1894. 

' G. Aecvngei.i. Siilln sril/ipjio /li ralnrr ilnnifo alla l'rspii-aiioiir uri ricrttarnli 
dri funghi (Nuovo Giorn. bot. ital., V. xxi, 4fó. Firenze. 1889). 

' Vedi le osservazioni di Srigneffn riportate anehe wWAnniinrin se. iiid., xxvii, 
1890. p. 267. 

" G. Bo.NNiER, Sur la </i/aiililr dr /iialiiir drgagr pai' Ics véyclaiix prndant la 
ycrmiuaUnn (Bull. .Soe. Bot.. V. xxvii, \ia%. 141, 1880). Vedi in proposito anche i risul- 
tati ottenuti da H. Rodew.vld nel determinare le calorie prodotte nella respirazione 
(Priiigsiicim's Jal/rb.. xviii, 1887 e Ann. Agroii.. x. pa"'. 236). 

'" G. BoNxiER, Redi, sur la clialciir vegetale (Ann. Se. Nat. Bot., vir, T. .xviii, 
pag. 12, 1893). Per es. un Kilog. di semi di piselli in germinazione, lia dato per minuto 
.59 microcalorie e in due altre esperienze ne ha dato 62 e 57; cioè 60 in media: eii) die 
fa per ora la cifra considerevole di 3 cai. 600. numero che s'avvicina alla f|uaiitità di 
calore sviluppato dagli animali omotermi. - 

" G. Bonnier, Op. eit.. p. 22-23. 



— 358 — 

Inoltre lia potuto constatare che il maggior sviluppo di calore non cor- 
«orrisponde al massimo di C Oo sviluppato dalla combustione del car- 
bonio, ma piuttosto alla maggiore ossidazione, vale a dire al minimo 
quoziente respiratorio '. Quasi contemporaneamente al Bonnier, furono 
fatte delle ricerche sulla temperatura dei tuberi dal Seignette adope- 
rando termometri speciali e pinze elettriche ^. E recentemente H. Mo- 
lisch ha trovato che le foglie vive di molte piante, appena staccate e 
ammucchiate in quantità di 3-5 kg., si riscaldano sensibilmente iu se- 
guito alla loro l'espirazione, quando siano protette dalla traspirazione 
e irradiazione calorifera ■'. 

Senonchè questo riscaldamento sembra dipendere da un processo 
chimico dovuto all'influenza dell'ossigeno dell'aria e del ferro delle 
piante che funziona da catalizzatore '. 

Lo svolgimento del calore fu studiato anche nelle piante ferite. 

Per es., l'Arcangeli '', dopo aver dimostrato iu altro lavoro, pubbli- 
cato nel 1896, che la respirazione delle piante viene accelerata dalle 
ferite, ha potuto in seguito constatare, per mezzo di elementi termo- 
elettrici, che in tali condizioni si verifica un innalzamento di tempera- 
tura negli organi vegetali colpiti. Questa elevazione di temperatura de- 
corre in modo determinato secondo una curva che corrisponde in gene- 
rale a quella ottenuta in simili occasioni per l' intensità respiratoria. 

Così pure il Boehm ''', lo Stich ', lo Smirnoff ^ ed il Krasnosselsky ", 
hanno rilevato che le ferite rendono più attiva la respirazione normale 
intramolecolare, con produzione anche di calore. 

Il Richard '" ha dato la prova sperimentale del fenomeno, mediante 



' G. Bonnier, Op. l'it., pag. 27. 

2 li Seignette, J?cc/i. sur les tnbcniiìfs (Revue Gén. de Bot., T. i, p. 575 e 618, 1889. 

^ Hans Molisch, Uehcr ìiocligraditic Scìlitthrin'iiiiiiiiìg ìchciKÌrr Luiihìiitlcr (Bot. 
Zeit., 66, I AbteiUmg, 1908, pag. 211). 

^ BoEKHOUT P. W. J. und J. J. 0. de Vries, l'cbcv die Sclhstrrliiìziiiig i/rs Hviics. 
(Centrbl. fiir Bakt., 2 Abt., xxi, pag. 398, 19U8). 

^ G. Arcangeli, Lo stnlgimentn di calure iieile lìiaiite ferite (Bull. Soc. Bot. It., 1898). 

"^ J. Boehm, l'eber die Rcupirntinii dcr Knrtoffel (Bot. Ztg. 1887, Nr. 41 u. 42). 

' C. Stich, Die Athiiiinig der P/taiizcn bei lerminderfer Sanerstnffspaiiiiniifi und 
bei Verletsungen (Flora, 1891). 

' S. Smirnofk, Injìuence dcs blessurea sur la respiratiaii iioniitiìe et iutniiim- 
leculuire (l'eriiieiitafinii). (Rev. gén. de Bot., 1903). 

" T. Krasnosselsky, Bildnng der Atmungseiixime in vcrtetzien Pjldnxen (Ber. deut. 
bot. Ges. Bd. xxiii, 190.5, pagg. 142-155). 

'" H. M. Richard, Ueber die Steigerung der Atlnnung und di r ]Viìrnii prnductinu 
nudi Verletzung lebensthìitiger Pflcinzen (Ber. d. matli. pliys. Classe d. k. Sachs. Ges. 
d. Wiss. zu Leipzig, 1896) e : Tlie einlntion of heut bi/ uounded ptnnts (Ann. of Bo- 
tany, 1897). 



— 359 — 

un ago termoelettrico e relativo galvanometro. Finalmente George J. 
Pierce ha ripetuto le esperienze- di Kichard su piante ferite, e ado- 
perando i recipienti Dewar come calorimetro, è riuscito a determinare 
con maggiore ampiezza di risultati la temperatura del materiale in 
esame, essendo detti recipienti dotati di un grande potere isolante per 
cui sono assai più sensibili degli apparecchi precedentemente usati. 

Come si è visto, le ricerche degli Autori precedenti si riferiscono 
a piante sane oppure a piante ferite; per cui ho creduto fosse oppor- 
tuno indagare il fenomeno della termogenesi su piante colpite da pa- 
rassiti, scegliendo all'uopo le foglie di pesco attaccate da.\V Exoascus 
deformans. 

Di dette foglie lio determinato prima il quoziente respiratorio, come 
risulta dalla Tabeìla seguente, adoperando ancora l'apparecchio Pollacci - 
e tenendo conto inoltre del peso secco delle foglie per stabilire il rap- 
porto fra i volumi di C 0^ ed 0, a parità di peso e di tempo. 

Tabella A. 







-S 


a> 


2 


s 




-."^ 


^«s 


Esperienze 


Peso 
foglie 


Peso 
foglie secci 
a 100» 


Durata 
esperieuz 


Cfl O « 

o w a 

o so 

p 


o ^ 

s 

e» 

ce 


CO2 
. 


co, 

per grammo 

peso secco 

per ora in C 




per grammo 

peso secco 

per ora in 




1\ Sane . . 


2,776 


6 ore 


0,030 


0,052 


0.57 


0,0016 


0,0031 


Prima 


i 


















:/ Ammalate. 


2,223 


n » 


0,040 


0,089 


0,44 


0,0028 


0,0066 




i\ Sane . . 


2,326 


5 ore 


0,010 


0,007 


1,42 


i 
0,0084j 0,0006 


Seconda 


g 












! 




zj Ammalate. 


1,800 


„ « 


0,015 


0,027 


0,55 


0,0160j 0,0030 

i 




■E ' 

i\ Sane . . 


2,320 


12 ore 


0,055 


0,077 


0,71 


0,0019 


0,0027 


Terza 




















Z ' Hmmalate. 


1,872 


V) f) 


0,080 


0,118 


0,67 


0,0035 


0,0052 




S ''. 

















■ George J. Pierce, A uew vespiratioii ralnriiiirter. (Bot. Gazette, voi. 46, pagg. 193- 
202, 1908). 

- Dott. Gino ?oh\.xcc\, Nuovo appnrccchio per iaiinlisi dei gas emessi ilulli' pianle 
{k\.\.\ deirist. Bot. fU'iriTniv. di Pavia. S. ii, voi. i.x). 



— 360 - 

Dalla Tabella A risulta non sulo la più attiva respirazione, ma 

CO, , . . , . 

altresì l'abbassamauto del quoziente — —^ e la maggior ossidazione 

nelle foglie ammalate, riferita all'unità di peso secco e di tempo. 

Da queste ultime esperienze risultò che — a parità di peso fresco 

le foglie ammalate contengono un peso minore di sostanza secca: 

assumendo come unità la sostanza secca delle foglie sane, quella delle 
foglie ammalate — a parità di peso fresco - diventa 

0,800 0,773 (1,806 

e rispettivamente per la respirazione — assumendo come unità le quan- 
tità di CO., emesse dalle foglie sane — quella delle foglie ammalate sarà: 

1,75 1,90 1,84. 

Cosicché nelle ultime l'iw^ewsjVà respiratoria è inversaììieii/e propoì-zioiiaìe al 
peso secco ' . 

Determinando invece il rapporto fra i quozienti respiratori ed i ri- 
spettivi pesi secchi — ne risulta che i rapporti fra i pesi di sostanza 
secca sono direttamente proporzionali a quelli fra i quozienti respira- 
tori stessi. 

Essendo cioè i rapporti fra i pesi secchi 

0,800 0,773 0,806 

quelli fra i quozienti sono: 

0,79 0,37 0.85 



s V o 



Metodo e apparecchio. 

Nello studio della termogenesi delle foglie ammalate in confronto 
delle sane, mi sono proposto di segnare, non solo le differenze di tem- 
peratura, ma (ciò che più importa dal punto di vista fisiopatologico) le 
quantità di calore sviluppato in relazione al quoziente respiratorio del 
rispettivo materiale in esame. 

Per raggiungere lo scopo, ho costruito una specie di calorimetro 
che risulta composto di un cilindro di rame a doppia parete con co- 



' Lo stesso era risultato dalle esperienze fatte cou le foglie di vite attaci-ate dalla 
peronospora (L. Pavabino Op. cit., pan;. 8, Tabella B). Assumendo eorae esempio le esperienze 

V VI VII 

si lianuii i ]iesi st'ci-|ii: 

i:m i.u !.:«; 

e rispettivamente pei- la respirazione: 

1.05 1.42 0,7b. 

- Analoffimente. i rajìporti fra pesi secchi e (juozieuti respiriitori sono: 

0.7.3 0,.')li 0.71. 



361 — 
percliio miiuito di fori per il passaggio dei termometri e di un reci- 
piente Dewar argentato, introdotto nel cilindro, e chiuso da un tappo 
attiaversato dal termometro Beekmann. 

Lo spazio fra le pareti del cilindro ed il recipiente interno è riem- 
pito di lana e crusca, sostanze clie servono a chiudere perfettamente 
l'apertura del Dewar, nonché i fori del coperchio per i quali passano 
il Meekmann ed un altro termometro ordinario che segna la tempera- 
tura interna del cilindro. 

Per maggior precauzione, ho fatto le esperienze in cantina, dove la 
temperatura si mantiene indipendente dalle variazioni di quella esterna. 
Ma prima di piocpdere ad esse, introducevo il Beekmann nel Dewar, 
lasciandovelo finché la colonna del mercurio fosse rimasta ferma ad 
una data divisione del termometro. Allora levavo il termometro, intro- 
ducevo rapiilamente delle foglie ' e dopo un quarto d'ora facevo le let- 
ture, come lisulta dalle tabelle seguenti. Per la trasformazione delle tem- 
perature nelle corrispondenti quantità di calore, bisognò dopo procedere 
alla taratuiH del Dewar, come dirò in seguito. Una cura speciale era 
lichiesta nella scelta delle foglie ammalate - e sane le quali dovevano 
essere della stessa età e raccolte possibilmente da uno stesso ramo, o 
da rami vicini e ila piante prossime fra loro. Le foglie adoperate per 
le esperienze di confronto venivano pesate prima allo stato fresco e 
poi seccate a llO'C., per determinarne la sostanza secca. 

Prima serie di esperienze. 

Per rendermi conto della termogenesi comparativamente nelle foglie 
sane ed ammalate, ho iniziato tìn dal 190/ une serie di esperienze, 
disponendo il calorimetro col Dewar nella cantina del R. Istituto Tecnico 
Antonio Bordoni. Queste esperienze ho continuato nel 1908 e 1909, du- 
rante i brevi periodi della malattia del pesco e ne ho raccolto i risul- 
tati nelle tabelle seguenti. Faccio notare che, data la concordanza dei 
risultati, ho creduto inutile riportare tutti i dati di tutte le singole espe- 
rienze, e mi sono quindi limitato a scegliere degli esempi che valgano 
a chiarire il metodo e l'andamento delle ricerche. 



' Auclie le foglif trauo tenute iu cautina iiercliè assumessero la temperatura del- 
l'apparecchio, come pure le piuzette che servivano a introiiurle nel Dewar. 

E durante l'introduzione delle foglie, il Bfel,iiiaiin era tenuto nelTaria fra le |)a- 
reti del cilindro di rame, dove la colonna generalmente si abbassava di (|ualclie divisione 
in confronto della temperatura segnata nel recipiente Dewar. 

^ Fra le foglie ammalate bisognava scegliere quelle in cui il lembo fogliare si con- 
-servava verde in modo che nt'ssuna parte di esso avesse subito fenomeni di necrotizzazione. 



— 362 — 
Esperienza 13 Maggio 1907, con 26 gr. di foglie ammalate in recip. 
Dewar di un litro. 



Durata 
dell'esperienza 


Temp. 

Beekmann 

nel Dewar 

con foglie 


Temp. 

Calorimetro 


Temp. 

Ambiente 

1 


Differenze 

di 
temperat\ira 


Differenze 

di temperat. 

per ora 


16, 15 


335 


14, 3 


14,1 


— 


— 


16,30 


355 


14, 


14, 3 


20 


— 


17,- 


366 


^ì 


14, 


11 


— 


17,30 ■ 


376 


11 


H 


10 


32 


18,- 


384 


11 


5) 


8 


— 


18,30 


b84,5 


11 


13,6 


0,5 


15,8 


19,— 


391 


11 


M 


7 


— 


19,30 


392,5 


11 


n 


2,5 


9,3 


20,- 


393 


11 


11 


0,5 


— 


20,30 


394 


11 


14 


1 


3,1 


21,30 


393 


11 


ji 


— 


— 


22, - 


392 


11 


« 


— 


— 



Ore 5,45 con escursione termica di 60.5 div. Beek. 

Il peso delle foglie seccate in stufa a 110" C. era di gr. 5,780. 

Esperienza 14 Maggio 1907, con 26 gr. di foglie sane in recip. Dewar 
di un litro. 



Durata 
dell'esperienza 


Temp. 

Beekmann 

nel Dewar 

con foglie 


Temp. 
Calorim. 


Triiip. 
Ambiente . 


Differenze 

di 
temperatura 


Differenze 

di temperat. 

per ora 


16, 15 


330 


14,3 


14,9 


— 


— 


.16, 30 


342 


14,2 


14,3 


12 


— 


17,- 


355 


14, 


15,2 


13 


— 


17,30 


362 


11 


■>ì 


7 


25,6 


18,- 


362 


V) 


'1 




— 


18,30 


364 


« 


15, 1 


2 


8 


19,- 


371 


M 


11 


7 


6 


19,30 


371 




15, 


— 


— 


20,- 


371 


11 


)i 


— 


— 


21,30 


370 


1) 


11 


- 


— 



Ore 5,15 con escur. termica di 41 div. ISeek. 

Il peso delle foglie seccate in stufa a 110» C era di gr. 7,225. 



— 363 — 

Esperienza 18 Maggio 1907, con 26 gr. di foglie ammalate in recip. 
Dewar di un litro. 



Durata 
dell'e'^pei'ienza 


Temp. 

Beelimann 

nel Dewar 

con foa;lie 


Temp. 
Calorim. 


Temp. 
Ambiento 


Differenze 

di 
temperatura 


Differenze 

di temperat. 

per ora 


16. 10 


297 


14,8 


15, 




— 


16,25 


310 


14,3 


14,9 


13 


— 


16, 55 


329 


'■) 


14,7 


19 




17,25 


341 


»1 


14 


12 


35,2 


17, 55 


348 


J) 


H 


7 


— 


18, 25 


351 


n 


)1 


3 


16,8 


1 8, 55 


352 


n 


« 


1 


— 


19, 25 


353 


V 


V 


1 


3,6 


20, 25 


349 


•!^ 


5. 


— 


— 



Ore 4 74 con escursione termica di 56 div. Beek. 

Il peso delle foglie seccate in stufa a 110° C. era di gr. 4,680. 

Esperienza 19 Maggio, con 26 gr. di foglie sane in recip. Dewar di 
un litro. 



Durata 
dell'esperienza 


Temp. 

B e e k m a n n 

nel Dewar 

con fo ol ie 


Temp. 
C'olorim. 


Temp. 
Ambiente 


Differenze 

di 
temperatui'a 


Differenze 

di temperat. 

per ora 


15,23 


153 


13,3 


13,6 


— 


— 


15, 38 


162 


il 


13,5 


9 


— 


16,8 


175 


T7 


13,4 


13 


— 


16,38 


184 


13 


») 


9 


24,8 


17,8 


191 


H 


» 


7 


— 


17,38 


195 


rt 


ff 


4 


15,0 


18.8 


198 


n 


13,3 


3 


— 


18, 38 


201 


n 


n 


3 


7,0 


19,38 


201 


fi 


fl 


— 


— 


20, 38 


200 


li 


j) 


— 


— 



Ore 5 ^4 con escur. termica di 48 div. Beek. 

Il peso delle foglie seccate in stufa a 110° C. era di gr. 6,051. 



364 — 



Seconda serie di esperienze. 

Esperienza 17 Maggio 1908, con 25 gr. di foglie ammalate in reciii. 
Dewar di cml 9207. 



Durata 
dell'esperienza 


Temp. _ 
B e e k ra a il n 
uel Dewar 
con foglie 


Temp. 
Caloriui. 


Temp. 
Ambiente 


Differenze 

di 

temperatura 


Differenze 

di temperat. 

per ora 


15,- 


184 


15,2 


15, 5 






15,15 


205 


)^ 


n 


21 


— 


15,30 


221 


15,— 


y 


16 


— 


15,45 


244 


11 


?5 


23 


— 


16,- 


261 


« 


« 


17 


77 


16,15 


276 


H 


15,4 


15 


— 


16,30 


291 


n 


r. 


15 


— 


16,45 


302 


" 


11 


15 


— 


17,- 


313 


V 


15.— 


1 1 


56 


17, 15 


324 


„ 


M 


11 


— 


17,30 


333 


•n 


T. 


9 


— 


17,45 


342 


n 


n 


9 


— 


18,- 


351 


« 


« 


9 


38 


18,15 


358 


H 


11 


7 


— 


18,30 


366 


V 


w 


8 


— 


18,45 


373 


11 


w 


7 


— 


19,- 


379 


V 


VI 


6 


28 


19,15 


385 


11 


» 


6 


— 


19,30 


390 


H 


)1 


5 


— 


19,45 


395 


^, 


n 


5 


— 


20,- 


400 


" 


„ 


5 


21 


20, 15 


404 


» 


•n 


4 




20,30 


408 


75 


n 


4 


— 


20,45 


412 


» 


T) 


4 


— 


21,- 


415 


» 


1' 


3 


15 


21,15 


418 


J1 


)i 


3 


— 


21,30 


421 


« 


n 


3 


— 


21,45 


423 


ì) 


« 


2 


— 


22,- 


425 


IT 


71 


2 


10 


22,15 


426 


11 


« 


1 


— 


22,30 


426 


)5 


11 


— 


— 



Ore 7,30 con escur. term. di 241 div. Beek. 

Il peso delle foglie seccate in stufa a 110" era di gr. 3,65. 



— 365 



Esperienza 18 Maggio 1908, con 25 gr. di toglie sane in recip. Dewar 
di cni.^ 9207. 



Durata 

dell'esperienza 


Temp. 
Beekmanu 
■ nel Dewar 
con foglio 


Temp. 
Calorim. 


Temp. 
Ambit-'ute 


DitYerenze 

di 
temperatura 


Differenze 

di temperat. 

per ora 


Hi, 15 


236 


16,4 


15,5 








Ki, 30 


259 


r 


» 


23 


— 


16,45 


278 


n 


V 


19 


— 


17,— 


294 


n 


ìì 


16 


— 


17, lo 


308 


n 


n 


14 


72 


17,30 


322 


15,3 


■n 


14 


— 


17,45 


333 


T 


17 


11 


— 


18,- 


344 


ìì 


« 


11 




18,15 


353 


r 


T) 


9 


45 


18, 30 


363 


w 


r> 


10 


— 


18,45 


370 


r 


15,4 


7 


— 


19, — 


378 


)• 


V 


8 


— 


19,15 


385 


H 


n 


7 


32 


19,30 


390 


)i 


H 


5 


— 


19,45 


395 


15,2 


n 


5 


— 


20,- 


400 


fi 


n 


5 


— 


20,15 


404 


» 


)i 


4 


19 


20,30 


408 


» 


)i 


4 


— 


20,45 


411 


,. 


« 


3 


— 


21,- 


414 


n 


)) 


3 


— 


21,15 


416 


n 


n 


2 


12 


21,30 


418 


« 


n 


2 


- 


21,45 


419 


il 


V 


1 


— 


22,- 


419 


y 


n 


— 


— 


22, 15 


418 


il 


" 


— 


— 



Ore 6 con escur. teiui. di 183 div. Beek. 

Il peso delle foglie seccate in stufa a 110" C. era di gr. 5,51. 

Questa seconda serie di esperimenti fu preparata, adoperando un 
altro Dewar, ed eseguita in condizioni migliori di ambiente, cioè nei 
sotterranei dell'Orto Botanico, dove le esperienze furono continuate anciie 
nel 1909, cercando di eliminare sempre piii le cause di errore. Per cui 
ho potuto constatare un maggior sviluppo nel fenomeno della termo- 
genesi con un innalzamento di 0,58 centesimi di grado nelle foglie am- 
malate in confronto delle sane. 



366 



Esperienza, 20 Maggio 1908 con 25 gr. di foglie ammalate in Dewar di 
cm.' 9207. 



Durata 
dell'esperienza 


Temp. 

Beekmann 

nel DeMar 

con foglie 


Temp. 

Calorini. 


Temp. 

Ambiente 


Differenze 

di 
temperatura 


Differenze 

di temperai. 

per ora 


10, 10 


222 


15,— 


15,4 


— 


— 


10, 25 


249 


14,9 


n 


2 7 


— 


10,40 


272 


11 


11 


23 


— 


11, 10 


313 


» 


n 


32 


82 


11,40 


348 


;t 


15,2 


35 


— 


12, 10 


378 


t) 


n 


30 


65 


12,40 


407 




n 


29 


— 


13, 10 


429 


15,- 


;) 


12 


51 


13,40 


449 


H 


I» 


20 


— 


14,10 


467 


U 


n 


18 


38 


14,40 


481 


1? 


H 


14 


— 


15,10 


493 


« 


;l 


12 


26 


15,40 


505 


n 


I) 


12 


— 


16. 10 


511 


» 


Ti 


6 


18 


16,40 


518 


H 


n 


7 


— 


17,10 


523 


n 


V 


5 


12 


17,40 


526 


)» 


11 


3 


— 


18, 10 


529 


y} 


11 


3 


6 


18,40 


531 


n 


II 


2 


— 


19, lo 


532 


n 


1) 


1 


3 



Ore 9 con escur. term. di 301 div. Beek. 

Il peso delle foglie seccate a 110° C. era di gr. 



3,70. 



— 367 — 

Esperienza 21 Maggio 1908 con 25 gr. di foglie sane in Dewar di 
cm.'* 9207. 



Durata 
dell'esperienza 


Temp. 

B e e k m a 11 II 

nel Dewar 

con foglie 


Temp. 
Calorim. 


Temp. 
Ambieute 


Differenze 

di 
temperatura 


Differenze 

di temperai. 

per ora 


9,15 


195 


15,— 


15,- 


— 


— 


9,30 


219 


» 


n 


24 


— 


9,45 


■ 241 


n 


ìt 


22 


— 


10, 15 


270 


n 


» 


25 


71 


10, 45 


295 


14,8 


« 


20 


— 


11,15 


320 


}} 


n 


24 


44 


11,45 


344 


11 


n 


24 


— 


12,15 


266 


« 


n 


22 


46 


12, 45 


385 


)) 


n 


19 


— 


13, 15 


402 


» 


n 


17 


36 


13,45 


417 


n 


r 


15 


— 


14,15 


429 


?) 


V 


12 


27 


14,45 


439 


H 


r ' 


10 


— 


15, 15 


446 


1? 


V 


7 


17 


15,45 


449 


V 


1' 


3 


— 


16,15 


450 


» 


]) 


1 


4 



Ore 7 con escur. terni, di 245 div. Beek. 

Il peso delle foglie seccate a 110' C. era di gr. 6,02. 

Anche in questa esperienza comparativa, la temp. delle foglie am- 
malate supera quella delle sane di 0,56 div. Beek. 



36S 



Terza serie di esperienze. 

Esperienza 3-4 Maggio 1909 con 25 gr. di foglie completamente amma- 
late in Dewar di cm.' 9300. 



Durata 
rlflll'esperienza 


Terap. 

Beekmann 

nel Dewar 

con fogl ie 


THllip. 

Calorim. 


Temp. 
Ambiente 


Differenze 
di 
ti'inpe Ili tu 1' 


a 


8,5 


0,49 


12,- 


12, 2 


— 




9,5 


115 


1 •>. 3 


M 


66 




10,5 


174 


)1 


» 


59 




11,5 


221 


11 


•>•> 


47 




12,5 


260 


)1 


W 


39 




13,5 


292 


12,- 


„ 


32 




14,5 


317 


)9 


» 


25 




15, 5 


338 


11 


12,- 


21 




16,5 


356 


li 


rt 


18 




17,5 


371 


)1 


11 


15 




18, 5 


385 


11 


» 


14 




19, 5 


394 


H 


n 


9 




20,5 


402 


1) 


« 


8 




21,5 


405 


>7 


H 


3 




22,5 


407 


» 


11 


2 




23,5 


408 


)) 


ti 


1 





4 Maggio, ore 15 con escur. terni, di 359 liiv. Beek. 



7,30 

9. 30 

11.30 

1 3, 30 

15.30 



363 
347 
229 
214 

204 



12,- 



12.— 



45 
16 
18 
15 
10 



Il peso delle foglie seccate in stufa a 110" era di gr. 5,34. 

Vedasi Tavola. 



369 



Esperienza 4-5 Mag-gio 1909 con 25 gr. di foglie sane in Dewar di 
cm.3 9300. 



Durata 
ilell'esperionza 


Temp. 

B e e k m a n n 

nel Dewar 

con foglie 


Temp. 
Calorim. 


Temp. 
Ambìi'iit-' 


Differenze 

di 

temperatura 


9, 15 


175 


12,- 


12,4 


— 


10,15 


222 


T) 


35 


47 


11,15 


258 


M 


11 


36 


12, 15 


288 


» 


n 


30 


13. 15 


307 


1) 


12,— 


19 


1 4, 1 5 


324 


r 


j) 


17 


1 5, 1 5 


340 


•y 




16 


IH, 15 


354 


« 


)i 


14 


17, 15 


366 


:^ 


1^ 


12 


18, 15 


37(i 


n 


•■ 


10 


l'.t, 15 


38:^ 


n 


3) 


6 


2(1, 15 


384 


*t 


n 


2 


iM,15 


385 


n 


)i 


1 



5 Maggio, ore 12 con escur. terni, di 210 div. Beek. 

La 16111)1. delle foglie aram., supera qnella delle sane di gradi C° 1,49. 

45 

16 
16 
14 

9 

Il peso delle foglie seccate in stufa a 110° C. era di gr. 6,54. 

Vedasi Tavola. 



7, 30 


340 


9,30 


324 


il, 30 


308 


1 3, 30 


294 


15,30 


285 



— 370 



Esperienza 6-7 Maggio 1909 con 25 gr. di foglie ammalate in Dewar di 
cm.=' 9300. 



Durata 
(lell'esperienza 


Teinp. 

Beekmanu 

nel Dewar 

con foglie 


Temp. 
Oalorim. 


Temp. 

Ambiente 


Differenze 

di 

temperatura 


8,20 


0, 92 


■ 12,1 


12,2 


— 


9,20 


138 


JJ 


B 


46 


10, 20 


225 


» 


r. 


87 


11,20 


276 


r 


r 


51 


12,20 


321 


V 


« 


45 


13,20 


354 


» 


n 


33 


14,20 


38G 


12,- 


n 


32 


15,20 


414 


)1 


» 


28 


16,20 


437 


n 


ìì 


23 


17, 20 


456 


H 


TI 


19 


18,20 


479 


Yl 


n 


23 


19, 20 


495 


n 


n 


16 


2a, 20 


506 


n 


y^ 


11 


21,20 


513 


)i 


« 


7 


22, 20 


517 


T) 


)i 


4 


22,20 


519 


■J, 


« 


2 


23,50 


520 


« 


» 


1 



7 Maggio, ore 15,30 con escur. terni, di 428 div. Beelv. 

58 
20 
22 
18 
12 

Il peso delle foglie ammalate seccate in stufa a 110" C. era di gr. 5,07. 

Vedasi Tavola. 



8,- 


462 


10,— 


442 


12,- 


420 


14,- 


402 


16,- 


390 



— 371 



Esperienza 8-9 Mag-gio 1909 con 25 gr. di foglie sane in Dewar di 
cm-'. 9300. 



Durata 
dell'esperienza 


Temp. 

Beekmann 

nel Dewar 

con foglie 


Temp. 
Calni-im. 


Temp. 
.ambiento 


Differenze 

di 

temperatala 


8,15 


0,72 


12,— 


12,3 


— 


9, 15 


120 


n 


« 


48 


10, 15 


178 


V 


12.— 


58 


11, 15 


216 


1t 


r 


38 


12, 15 


250 


lì 


^1 


34 


13, 15 


279 


n 


1* 


29 


M, 15 


306 


r 


" 


27 


15, 15 


323 


n 


:: 


17 


16, 15 


347 


TI 


n 


24 


17, 15 


364 


H 


n 


17 


18, 15 


379 


J5 


r 


15 


19,15 


388 


•1 


)• 


9 


20, 15 


391 


» 


« 


3 


21, 15 


392 


11 


r 


1 



9 Maggio, ore 13 con esciu-. terni, di 320 div. L'eek. 
La temp. delle foglie amm. supera quella delle sane di gradi C 1,08. 

12,— 12,— 32 

12 

12 

10 

7 

Il peso delle foglie seccate in stufa a 1 IO» C. era di gr. 6,48. Vedasi Tavola. 

Atti dell'Ut. Boi. dell' Uuìversilà di Pavia — Serie II — Voi. XIII. -I' 



8, - 


360 


10,- 


348 


12,- 


336 


14. 


326 


16, - 


319 



— 372 — 

Esperienza 15-16-17 Maggio 1909 con 2ò gr. ili foglie ammalate in Dewar 
di cm.' 9300. 



Durata 
dell'esperienza 


Temp. 
B e e k m a n n 

nel Dewar 
con foglie 


Temp. 
Calorim. 


Temp. 
Ambiente 


Differenze 

di 

temperatura 


8, 30 


zero 


13,3 


13,3 


— 


9, 30 


64 


» 


)7 


64 


10,30 


117 


» 


51 


Ò3 


11,30 


163 


13,- 


» 


46 


12,30 


200 


1^ 


1) 


37 


13,30 


234 


)J 


n 


34 


14,30 


258 


H 


n 


24 


15,30 


278 


» 


n 


20 


16,30 


295 


ì, 


n 


17 


17,30 


307 


11 


)i 


12- 


18,30 


316 


11 


IT 


9 


19,30 


322 


n 


» 


6 


20,30 


326 


1? 


»» 


4 



Ore 12 con esciir. term. di 326 div. Beek. 
16 Maggio. 



8,- 

9,- 

10,- 

11 - 
19,— 
17 Maggio. 

H,- 
11,- 
17,— 



294 
289 
285 
282 
260 

275 
282 
220 



13,- 



13,^- 



13,3 



13,3 



32 

5 
4 
3 

'2-2 



62 



Il peso delle foglie seccate in stufa a 110" C. era di gr. 4,69. 



— 373 



Esperienza 18-19-20 Maggio 1909 con 25 gr. di foglie sane in Dewar 
di cm.^ 9300. 



Durata 
(lell'esperienzii 


Temp. 

B e e k m a II 11 
nel Dewar 
ron foglie 


Temp. 
Calori ni. 


Temp. 
.Vmbiente 


Differenze 
di 

tempoi-ature 


8,20 


0,82 


13, ti 


14,- 


, 


9,20 


136 


W 


'■•> 


54 


10, 20 


181 


)"> 


., 


45 


11,20 


219 


13,2 


•^ 


38 


12,20 


247 


!) 


■>■) 


28 


13,20 


274 


■) 


11 


27 


14,20 


299 


n 


11 


25 


15,20 


318 


;i 


11 


19 


16,20 


334 


H 


•n 


16 


17,20 


347 


» 


.. 


13 


18,20 


360 


H 


r 


13 


19,20 


367 


« 


„ 


7 


20,20 


370 


•n 


„ 


3 



Ore 12 escur. terni, di 288 div. Beek. 

La temp. delle foglie anim. supera quella delle sane di gradi C° 0,38, 

durante 12 ore di osservazione. 
19 Maggio. 

13,2 



8,- 


349 


9, - 


344 


10,- 


341 


11,— 


339 


19,— 


325 


20 Maggio. 




8, — 


162 


11,— 


152 


17,- 


137 


21 Maggio. 




17,30 


125 


22 Maggio. 




17,— 


120 


23 Maggio. 




17,- 


185 


23,- 


170 


24 Maggio. 




8,— 


90 



14,- 



21 
5 
3 
2 

14 

163 

10 
15 

12 



Il peso delle foglie seccate in stufa a HO" C. era di gr. 5,12. 



— 374 — 

In queste ultime esperienze il materiale fu tenuto ancora in osser- 
vazione per vedere se nella discesa delia temperatura non fossero in- 
tervenute variazioni notevoli. Come risulta dall'esperienza con le foglie 
ammalate, vi fu al 3" giorno (17 Maggio) un rialzo di temperatura, ciò 
che è evidentemente dovuto alla respirazione intramolecolare la quale 
anticipa su quella delle 'foglie sane (23 Maggio) [come già ebbi a con- 
statare nella respirazione patologica delle foglie di vite, (G. L. Pava- 
KiNO, Op. cii-, pag. 11, tab. D)], avendo trovato tutto il materiale adope- 
rato in buone condizioni di conservazione. 

Esaminando le tabelle precedenti si vede che in tutte era costante 
l'aumento di temperatura nelle foglie ammalate per cui restava a ve- 
dersi se il fenomeno era dovuto soltanto airaccresciuta intensità respi- 
ratoria od al maggior assorbimento dell'ossigeno. 

Secondo il Bonnier ' sono tre le sorgenti di sviluppo del calore: 
1° la formazione di C Oj emesso; 

2° l'ossidazione di certe sostanze, ossidazione dovuta all'eccesso 
di ossigeno assorbito su l'acido carbonico emesso; 

3" lo sdoppiamento o le idratazioni, indipendentemente dalle os- 
sidazioni. 

Ed a proposito della 2=^ sorgente di calore, il Berthelot ^ osserva 
che l'ossigeno assorbito non è impiegato — come si supponeva negli 
antichi calcoli — a bruciare semplicemente del carbonio, uè a formare 
esclusivamente della CO^, per cui il calcolo del calore sviluppato non 
può stabilirsi con la sola conoscenza dell'ossigeno assorbito, anche se 
unito a quello dell'anid. carbonica espirata ''. Cosicché, potendo essere 
diverse, anche negli oi'gani ammalati, le sorgenti di calore, bisognava 
anzitutto procedere alla misura quantitativa del fenomeno, ciò che rese 
necessaria la taratura del Dewar. 



' BoNNiEs. Op. cit., pag. 33. Secoudo lA.. il calore sviluppato durante la góiiuina- 
zione e la fioritura è .superiore a quello dovuto all'emissione di CO, e la maggior quau- 
tità di calore emesso corrisponde assai .sensibilmente al maximum di ossidazione, vale a 
dire al minimo quoziente respiratorio. 

* Bebthelot. Essai de mécaniqur rliiiiiiqiir. T. i, 1879, Paris. 

' W. Palladin, Rpclierches sur la corriHatioii rutre la respiratioii (Ics plaiitrs 
rt Ics siibstanccs asotées actives (Rev. Gén. d. Bot.. T. viii, 1896, pagg. 22.5-248 ). L'A., 
nei determinare la quantità di acido carbonico sviluppato nelle piante propoi'zionatameute 
alle sostanze proteiche attive, ossia non digeribili, non prende in esame la quantità di os- 
sigeno assorbito, perchè quest'ultima può variare colla natura chimica delle sostanze com- 
bustibili, come per es., nei semi oleoginosi i quali assorbono più ossigeno a causa della 
trasformazione degli oli in idrati di carbonio. 



37.1 



Taratura del Dewar. 

Si introdusse nel Dewar una lunga spiralina formata da filo di ar- 
gentana di mm. 0,3 di diametro, ricoperto di seta. Di essa fu misurata 
con cura la resistenza, che risultò di 89,458 Ohm. Sotto alla spiralina, 
nel Dewar, fu anche posta della carta in modo da occupare all' incirca 
tanto volume quanto ne occupavano le foglie durante le esperienze. Fu 
chiuso con cura il Dewar, col suo tappo, attraverso cui passava il me- 
desimo termometro IJeekmann che serviva nelle esperienze con le foglie; 
indi si faceva passare per molte ore nella spiralina una corrente pro- 
dotta da un accumulatore, condotta ad un'intensità voluta per mezzo 
di una cassetta di resistenza e di cui si misurava l' intensità per mezzo 
di un milliamperometro Siemens di precisione. Durante tutta un'espe- 
rienza la corrente si è mantenuta del tutto costante, entro i limiti di 
sensibilità del milliamperometro. Si notavano per ogni esperienza ad 
ogni mezz'ora le indicazioni del termometro, e di ogni esperienza si 
costruì una curva prendendo come ascisse i tempi e come ordinate i 
centesimi di grado. Le esperienze furono parecchie, eseguite con inten- 
sità di corrente tali da ottenere variazioni di temperatura confrontabili 
con quelle ottenute durante le esperienze con le foglie. Dalle osserva- 
zioni di temperatura furono dedotte le corrispondenti quantità di calore, 
calcolando per ogni esperienza in base alla nota legge di .Joule 

(q = 0,24 r . r . jf), 

le piccole calorie svolte ad ogni ora. Indi dalle curve delle tempera- 
ture, si dedusse quale era la variazione di temjieratura corrispondente 
a tale quantità di calore, durante la prima e successivamente la seconda, 
la terza .... ora. 

Infine si costruì una prima curva, prendendo come ascisse le va- 
riazioni di temperatura, durante la prima ora nelle varie esperienze, 
in centesimi di grado e come ordinate le piccole calorie corrispondenti. 
Curve analoghe si costruirono per le ore successive. 

Ciò posto, ritornando alle esperienze con le foglie, si computava 
la variazione di temperatura durante la prima, la seconda ora e le 
successive ed in base alle curve precedenti si trovava la quantità di 
calore corrispondente '. Questo metodo semplice e sufficientemente esatto, 
permette di evitare le lunghissime correzioni dovute al calore disperso 
dal calorimetro. 



Vedi Tabelle /,' e V. 



- 376 — 

Per dare un'idea complessiva del fenomeno, ho costruito anche i 
diagrammi riferentesi alle esperienze 3-4, 4-5; 6-7 e 8-9 maggio 1909 
(Vedi Tavola XIII) e si comprende come alle curve termometriche corri- 
spondano le calorimetriche simili e proporzionali. Io però mi sono limitato 
a trasformare le temperature nelle corrispondenti quantità di calore per 
le prime 5 ore delle corrispondenti esperienze, perchè dopo * le piante 
vengono a trovarsi in condizioni diverse di atmosfera come lo dimostra 
il fatto dell'anticipo, nelle foglie ammalate, della respirazione intramo- 
lecolare dovuta all'opera degli enzimi e regolata dalla quantità dell'os- 
sigeno rimanente. 



' Dovendo sperimentare sovente su organi staccati dalla pianta, parecchi autori si 
sono preoccupati del fatto che detti organi non sono più in condizioni naturali. Per ciò 
che riguarda l'emissione di CO2 Gabreau, fin dal 1851 {De la respirnfinii diez les plaiifrs. 
Ann. Se. nat. Bot., 3'' sér., t. xv), ha constatato l'identità di comportamento fra le foglie 
staccate e quelle rimaste sulla pianta. Anche Bonnier e M.^ngk ammettono che la respi- 
i-azione delle foglie e dei rami non viene alterata durante le prime ore che seguono il 
distacco [Eechcrches sur la réspiratioii (Ics fenilles à l'olìscìirifé. C. R. Ac. Se. t. xcvjii; 
Id., Ann. Se. nat. Bot.. (>'' sér.. t. xix, 1884). 



— .-57 7 
Tabella B. 



Foglie 
oramnil 2.") 


Peso secco 
ili grammi 


CO, 



(ire 


Temperatura 

in centesimi 

di grado 


Piccole 

calorie 

ora 


Piccole 
calorie per ora 
e per giammo 
di peso secco 


Ammalate 


5,07 


0,44 


la 


72 


26,3 


5,18 


Esperienza 


n 


77 


2» 


59 


32,6 


6,42 


« 


V 


77 


3* 


52 


41,5 


8,18 


(;)-7 maggio 


V 


77 


4a 


42 


43,5 


8,57 


1909 




77 


5* 


32 


46,4 


9,15 




190,3 




Sane 


6,48 


0,57 


ta 


58 


18,6 


2,87 


Esperienza 


,1 


^1 


2* 


49 


25,6 


3,95 


/? 


n 


V 


3» 


39 


28,3 


4,36 


x-9 maggio 


n 


77 


4a 


35 


34,8 


5,37 


1909 


V 


7) 


5» 


27 


38,6 


5,95 




145,9 




Ammalate 


5,34 


0,55 


1* 


65 


32,2 


6,02 


Esperienza 


r) 


77 


2a 


59 


32,8 


6,14 


/ 


77 


17 


3» 


47 


35,6 


6,66 


0-4 maggio 


■ 77 


77 


4a 


39 


3S,6 


7,41 


1909 


71 


••7 


5* 


32 


46,8 


8,76 




178,0 




Sane 


6,54 


1,42 


1» 


47 


15,4 


2,35 


Esperienza 


77 


„ 


2» 


36 


15,6 


2,38 


ò 


77 


71 


3» 


32 


20,4 


3,11 


4-5 maggio 


77 


17 


4a 


25 


22,6 


3,45 


1909 


77 


77 


5^^ 


15 


19,6 


2,99 




93,6 





— 37S — 

Tabella C. 

In questa tabella souo riassunti i dati definitivi per le altre espe- 
l'ienze, iu forma di piccole calorie per grammo di peso secco e per ora. 



Ore 


Esperienza I 


Esperiecza II 


Esperienza I 


Esperienza II 


1907 


11107 


1908 


1908 




Foglie 


Foglie 


Foolie 


Foglie 




Aiiiniiilato 


Sitile 


Ammalate 


Sane 


Ammalate 


Siine 


Ammalate 


Sane 


]» 


1,66 


0,99 


2,35 


1,12 


7,94 


4,75 


8,86 


4,25 


oa 


0,86 


0,27 


1,15 


U,76 


8,27 


3,99 


10,2 


3,48 


3'- 


' 0,65 


0,27 


0,21 


0,42 


7,23 


3,70 


10,9 


5,71 


4a 


0,17 








7.17 


2,86 


10,3 


5,98 


5^ 










7,94 


2,72 


10 


6,41 


Media 


0,83 


0,51 


1,23 


0,76 


7,71 


3,60 


10,05 


5,16 



La differenza fra le quantità di calore sviluppate nelle esperienze 
del 1908 e 1909 (Vedi Tabella B) e quelle iniziate nel 1907, si spiega 
colla diminuita dispersione di calore da parte del calorimetro usato nella 
seconda e terza serie di esperienze. La differenza fra le medie delle 
piccole calorie sviluppate dalle foglie ammalate e sane è di una cifra 
che varia da 4,11 a 4,89, nelle esperienze del 1908. 



CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI GENERALL 

Da queste esperienze si possono dedurre le seguenti conclusioni: 

1. Nelle foglie attaccate dal parassita si ha un sensibile innal- 
zamento di temperatura in confronto delie sane, mentie diminuisce, a 
parità di peso fresco, il peso della sostanza secca ; 

2. All'aumento di temperatura corrisponde nelle foglie ammalate 
uno sviluppo di calore in quantità (riferito all'unità di peso secco e di 
tempo) superiore a quello sviluppato normalmente dalle foglie sane. 

La differenza fra le quantità di calore sviluppate rispettivamente 
(sempre a parità di peso secco e di tempo) dalle foglie sane e dalle 
ammalate non è proporzionale all'anidride carbonica emessa dalle foglie 
stesse, ma varia in relazione all'abbassamento del quoziente respiratorio. 



— 379 — 

L'aumento di energia termica nelle piante ammalate, con distru- 
zione di sostanza organica ' è paragonabile alio stato febbrile degli 
animali ? 

Secondo l'Arcangeli, lo stato febbrile nelle piante sarebbe parago- 
nabile alla piresi locale che si osserva pure negli animali, determinata 
da ferite ó da altre cause. G. Hunter ritenne come dimostrato l'au- 
mento di calore nelle parti del corpo affette da infiammazione, ciò che 
fu poi avvalorato dalle osservazioni di Billroth., di .T. Simon e di 
Weber ". 

Lo stesso fatto viene pure ad essere dimostralo per le piante, co- 
sicché FA. sopra citato afferma che, in seguito alla potatura, si ha un 
vero e proprio stato febbrile locale, analogo a quello che si riscontra 
negli organi animali, in condizioni simili. 

M. Richard' ha qualificato come febbre l'innalzamento di tempe- 
ratura negli organi tagliati. Invece il Berlese * spiegò l'aumento della 
temperatura come conseguenza di una più energica attività respiratoria, 
la quale alla sua volta è provocata dall'afflusso di materiale nutritizio 
in quantità maggiore, dove si formano tessuti di cicatrizzazione o di 
riparazione. Secondo l'A., sarebbe semplicemente l'effetto di una più 
energica respirazione, senza che, come nella febbre degli animali, si 
sviluppino prodotti anormali messi in circolazione. 

Oggi però è noto che 1 funghi esercitano sulle cellule delle piante 
ospiti un'azione chimica a distanza mediante i loro prodotti tossici. 
E lo Smith ' per es., distingue fra i prodotti quelli che — come l'acido 
ossalico — servono prima ad avvelenare ed uccidere le cellule del- 
l'ospite, dai fermenti che digeriscono i vari costituenti del tessuto. 



' RiCHET, Dktioiiitaivf de Plii/siolnfiie, T. vi, pag. 443. Parecchi aiUoii suiui d ac- 
cordo nel dimostrare che la perdita di peso negli animali febbricitanti è maggiore che 
non durante l'inazione. Ed <• anche notevole il fatto dell'idratazione dei tessuti, segnalato 
da Leyden e da Botrin, che corrisponde allo stadio acuto febbrile, mentre la perdita di 
peso si accentua dopo — durante la défervescence. Che le foglie ammalate contengano 
più acqua delle sane e che sia minore nelle prime il peso della sostanza secca, fu tro- 
vato anche dal Montemartini {Kote di Fisiopatologia citate) e da me anche in queste ul- 
time ricerclie. 

- Weber nel 1864, dimostrando che la febbre consecutiva a cause traumatiche è dovuta 
all'assorbimento delle sostanze putride piretogene formatesi nel focolaio, ha gettato la 
prima base della teoria piretogena attuale. 

" H. M. Richard, Op. cit. 

* A. N. Beelesb, La felibri' nelle piante (Boll, di Entomol. Agr. e Patol. Veget. 
pagg. 21-25, Padova, 1898). 

' K. E. Smith, The para^itism of Botriilis cinerea (The Botanica! Gazette, V. xxxiii, 
Chicago, 1902, pagg. 421-43G). 



— 380 — 

Cosi pui-e il Noi'dliausen ' lia osservato che sugli organi attaccati 
dalla Bofì-ì/tis cinerea, si forma im'areola necrosata in corrispondenza 
della quale il protoplasma delle cellule muore prima che il micelio sia 
penetrato nei tessuti; ciò che significa che durante il processo di ger- 
minazione si rende libera una sostanza venefica la quale attraversa le 
membrane, uccide il plasma, cosiccliè dopo Tifa del fungo e attirata 
nell'interno delle cellule. 

Altri funghi del gruppo delle Sderotìnie ~, segregano prodotti con- 
tenenti citasi e ossalato acido di potassio ', destinato a vincere l'azione 
neutralizzante del contenuto cellulare della pianta superiore. 

Anche nella moria dei castagni, il fungo parassita segrega a distanza 
un veleno che forma le striseie livide caratteristiche, talora lunghissime. 
che dai rami discendono alle radici '. Inoltre, ai veleni segregati dai 
funghi, corrispondono i prodotti di ricambio che agiscono sugli organismi 
sia animali che vegetali. Ed è noto che colle colture sterilizzate si pos- 
sono in parte riprodurre i sintomi delle malattie provocate dai rispettivi 
parassiti. Su questi fatti si basa appunto la teoria medica italiana sulla 
febbre, la quale non sarebbe l'effetto di una ritenzione di calore, ma 
dell'aumento nella termogenesi dovuto all'azione termica diretta della 



' M. NoRDHAUSEN, BcUmgK zur Biolo^ii [luraaitnre.r Pihe (Pringsheim's Jalu-b. f. 
w. Bot., Bd. .x.xxiii, 1899). Veg-gasi in proposito anche : M. Busgex, Vehcy riiiigc Eigcn- 
schaftcn rìcr Eeimìiiigc imrasitischer Piìsr (Bot. Ztg. 1893. i Abtli., pag. 5.3): E. Bour- 
QUELOT, Lrs fermi' lite s soluhlcs de /'Aspergiihis niger ( B. S. Myc, ix, 1893. 230). — 
Presens timi fermenl (innlognc n l'riiiniKiiie dcnis /cs cìiampìgnoiis (Compt.-Rend. (ì. 
s. de l'Ac. d. se. de Paris, T. xcvii); L. JIiyoshi, Die Dincìiììolining tori Meiiiliraiieii iliirrli 
Pitsfaden (Pringsheim^s Jalirb. f. Bot. Dd. xxviii, 189.'x pag. 2691 

' De Baby ( Ueber einige Scler.otinien iind Sclerotienl,-raiil,-eitcn. Bot. Z., 1886, 
n. 22-27) e Marshall Waed {A lihj disease, Ann. of Botany. ii, 2, 219, 1888) hanno po- 
tuto stabilire clie certi funghi del gruppo della Seìero/i/iiti e una specie di Bofri/fis 
elaborano fermenti capaci di sciogliere la cellulosa, cioè fermenti cyto-hydrolytici o cytasi. 
Vedi inoltre: L. Petri, Un'espericnsa sopra il latore del cìienwtropisiiin neira-ione 
parassitaria dei funghi (Rend. d. R. Accad. H. Lincei, Voi. xvin, Ser. ó", i sem., fase. 10, 
1909). E ancora: Pn. Kohnstamm. AMiyloltjtisc/ie. gli/cosidsplalteìide, proteolgtise/ie iiiid 
Celliilnseliìseitde Feriiinil in Hfìtshenntinnideii Pit-.e ( Beili, z. Bot. Gentralbl.. Bd. x. 
1901, pag. 90). 

• L'acido ossalico esiste in un gran numero di funghi talvolta sotto la forum di 
sale acido di potassio, come per es. nella Clavaria flava analizzata da Bolley; ma spesso 
anche sotto forma di cristalli di ossalato di calcio come nei frutti di Peiiieitliiiiii (Bre 
feld), nei Ciia'tow iinit (Zopf) e anche nei Miicor. Secondo ScmiiEDEH {Ueber Bestandtfieile 
dea Polyporus- oftìcinalis. Er. Arch. Pharm. xxiv, 1886, 641) detto acido esisterebbe sotto 
forma di sale di ferro nel Polt/poriis. Vedasi inoltre: Wehmer C. Die Bitdniig vnii 
freier Oxatsìiiire diircìi Aspergillus niger (Ber. D. Bot. Ges.. xxiv, pagg. 381-384. 1906). 

* G. Briosi ed R. Farneti, Intorno alla causa della morìa dei cnslagiii ed ai 
Jiie.tsi per combatterla (Att. Ist. Bot. Univ. di Pavia, Serie ii. Voi. xivì. 



— 381 — 

sostanza pirogenetica sulle cellule dell'organismo, indipendentemente dal 
sistema nervoso *. 

Le sostanze bactericlie sono gli agenti diretti della piresi, oi)pure 
agiscono mediatamente provocando nell'organismo una reazione, causa 
di accesso febbrile? 

Il fatto che una stessa coltura iniettata in animali di specie differenti, 
produce degli effetti diversi sembra dimostrare che i prodotti di ricambio 
dei microrganismi non sarebbero dii'ettamente piretogeni, ma agirebbero 
provocando nell'organismo infetto una reazione, causa della piresi'. Questa 
reazione protoplasmatica contro i veleni sarebbe dovuta, secondo certi 
autori, alla presenza di enzimi ossidanti cheinduconoeaccelerano l'ossida- 
zione di varie sostanze, con processo esotermico. Bohmann et Spitzev e 
Rey-Pailhade hanno provato 1' esistenza, nel regno vegetale ed animale 
di detti fermenti, e Jaquet lia dimostrato che il sangue da solo non 
determina che una debolissima azione ossidante, mentre certi organi, 
come i reni e sopratutto i polmoni godono di una proprietà manifesta- 
mente ossidante per le diastasi contenute nei loro tessuti '. G. Bertrand 
ed E. Bonrquelot hanno dimostrato che nei tessuti vegetali si generano 
delle ossidasi che agiscono come catalizzatori ossidanti. ^ E le ricerche 
di Krasnosselsky \ di Maximow '' e di Kostytschew " hanno constatato 
nelle piante ferite una maggiore formazione di enzimi ossidanti, ciò che 
avrebbe per effetto un aumento nel chimismo respiratorio. Anche nelle 
foglie di vite attaccate dalla peronospora ' io pure ho trovato una mag- 



* LusTiG, Patologia generale. (Voi. ii, pag. 361 1. Per la febbre infettiva negli ani- 
mali prevale l'opinione che i parassiti — specialmente i bacteri patogeni — producano la 
febbre per opera di quelle sostanze o veleni chimici (pirogenina, pìrotossina, sepsina, al- 
buminose bacteriche, ecc.) che vengono da essi stessi elaborati. 

' RiCHET, Op. cit., pag. 381. 

'' RiCHET, Dirtìoìiiiaire (Ir Phijsmioyie. T. vi. pag. 46(i. - Ce n'est pas la substance 
bacterienne qui serait pyrétogéne. mais la réaction méme de l'organisme vis-à-vis d" r.>rt>' 
substance. 

^ GiGLioLi, Dal protoplasma vivente queste ossidasi ricevono la loro speciale struttura 
ed attività {C/iì'iiì. agi-aria. pag. 666). Vedansi in proposito i recenti lavori di B.\cii e 
Chodat; Chodat R. Sur Ir mode d'action de l' o.^i/daKe (Bull. Herb. Boiss., 2 Ser., v, 
1905, pag. 413-4:16): Enrico Paxtanelli. MeccaiiiKwo di Kirrr:i<iiic degli riiiiiiii (Xmi. 
di Bot., Fase. 2, Voi. in. 190.jt. 

' Krasnossei.skv, Bildung der Ahiiiiugsrnziinir in verletxten P/lanxcu (Ber. d. 
deuts. bot. Ges,, xxiii, 190.j, pagg. 142-1.').')). 

'- N. Maximow, Znr Frageiiber die Atlinnuig. (Ber. d. deutsch. bot. Ges., Bd. xxii, 1904)- 

* KosTiYTSCHEW, l'ehrr Atlnnnngsenzgnii- der Srliiwnnlfiihr ( Ber. d. deutsch. bot. 
Ges., Bd. XXII. 1904). 

' G. L. Pavarino. Op. cit.. pag. 1-') 



- 382 — 

giore quantità di fermenti ossidanti che nelle sane, per cui era lecitO' 
supporre che detti fermenti fossero una produzione dell'attività proto- 
plasraatica sotto l'influenza eccitatrice delle sostanze venefiche. Del 
resto la reazione dell'organismo con relativa produzione di enzimi, si 
collega con la teoria diastasica intuita da Reinke, e Traube e confer- 
mata poi dal Bertrand, Biicher, Duclaux ed altri. Palladine ' in seguito 
alla scoperta delia funzione degli enzimi nella respirazione, ne studiò 
l'attività col metodo del gelo e trovò clie la C 0., ha tre sorgenti. Col 
nome di acido nucleocarbonico (Nukleokohlensaiire) l'A. distingue quello 
che si sviluppa per l'attività dell'enzima del protoplasma "la carbo- 
nase „, capace di produrre C Oj senza bisogno di ossigeno; la 2-'' sor- 
gente è quella del " Eeizkohlensaiire „ dovuta all'influenza degli ecci- 
tanti e sembra legata alla vitalità della cellula; la 3* è quello del 
" Oxydasekohlensalire ., dovuto all'attività delle diverse diastasi ossi- 
danti. E finalmente i cromogeni dello stesso autore, non si ossidano 
direttamente, ma prendono l'ossigeno dall'aria per mezzo degli enzimi 
resiiiratori -. 

Una più evidente analogia sul comportamento degli organismi vege- 
tali ed animali di fronte all'infezione, si può riscontrare nel risultati 
ottenuti da Liebermeister ■', riconfermati da Regnard '. Secondo i risul- 
tati ottenuti da questi autori, durante la febbre degli animali, si veri- 
fica un aumento nell'emissione di C 0„ e nell'assorbimento dell'ossigeno 
il quale supera l'emissione del piimo gas, seguendo la curva parabolica 
della temperatura, cosicché ad un certo punto si abbassa il quoziente 
respiratorio. Ciò che dimostra che durante la temperatura febbrile, l'os- 
sigeno si combina altrimenti che per formare dell'anidride carbonica. 
E l'abbassamento del quoziente respiratorio si esplicherebbe per una 
incompleta ossidazione delle sostanze organiche che sarebbero accumu- 
late nell'organismo. Anche Kaufmann \ dopo aver riconfermata la rela- 



' Palladine, i'bcr (leu vcrtichii'deiirii /'rf^priiin/ ilrr iviilirciid dir Allìiiniiui der 
P/tiinsen ansgeschiedciicn Kolikiisuiire (Ber. der. deut. Bot. Ges., Bd. xxiii, 1905). 

^ Palladine, La distribiitioii et la formaìion des cliroiiiogèiies respiratoires chcg 
Ics vegétanx (Bull, de l'Acad. d. Sede St.-Pétersbiirg, 1908 , pagine 977-990. Ref. in 
Bot. Ceiitrabl.). 

^ Liebermeister, Uchcr dir Kolilni!<(iiin prodiictinii in Fii'/irr. iiiid ilir Vriìifiltiiiss 
£nr Wiirmejìvndìictioii iD, Ardi. f. klin. lied.. 1871, viii, 153-20.')). 

' Kecnard, RrcìUTclirs rxprr. sur Ir rariatioiìft putii, ilrs rniiiliiistiniis rrsp. (D. 
Paris. 1879). 

^ Kaupmann. Infliirìive r.xt-rrrr par l/i pe.vrc sur Irs iicUuiis rliinii(/iirs iiitra- 
organiqnes et la thrrmogénesi (Richet. Diction.de Pliys.. T. vi, pag. 437). Qnesto pa- 
rallelismo costituisce un nuovo ai'gonientu in favore della dottrina di Ciiavveau iRicliet, 



— 383 — 

zioue esistente fra raumeiito della termogenesi e <rli scambi respiratori, 
potè stabilire una notevole proiiorzionalità fra il maggior assorbimento 
di ossigeno e raumento nella produzione del calore. Vale a dire che 
anche negli animali al minimo iiiioziente respiratorio corrisponde la 
maggior produzione di calore \ 

Questi fatti da me riscontrati, mentre possono servire a lilevare 
le ali&nità esistenti nel campo della fisiopatologia, lasciano supporre che 
col progredire degli studi biologici, altri numerosi punti di contatto ver- 
ranno stabiliti in modo da diminuire la distanza che si credeva esistere 
fra gli esseri viventi '. 

Ritornando alle mie ricerclie sulla termogenesi e calorimetria ve- 
getale, faccio però notare che io non intendo di ricorrere alle analogie 
per attribuire alla reazione febbrile nelle piante la stessa significazione 
che ha nella patologia animale, ma credo tuttavia si possa parlare di 
febbre per indicare il fenomeno della termogenesi locale, che si verifica 
con sensibile produzione di energia termica negli organi ammalati per 
cause traumatiche o parassitarie. 

Per cui mi sembra di poter concludere che la maggior quantità di 
calore sviluppato nelle foglie ammalate può considerarsi come l'effetto di una 
reazione febbrile locala dovuta alla attività del protoplasma sotto nn/liiema 
eccitatrice delle sostanze venefiche elaborate dal parassita. 

Dan'Iatituto Botanico (len'Università di Pavia, novembre 190&. 



o|). cit.. pag. 43tj). sHcond» la (jiialij il calore iirodotto dniranimale deriva da un proce.sso 
chimico di ossidazione o da una combustione piii o meno completa dei principi immediati 
dell'organismo. E prova inoltre che durante la febbre i fenomeni intimi della nutrizione, 
come la termogenesi, non sono modificati nella loio natura, ma semplicemente esagerati. 

' RicHET ( Op. cit., pag. 226--27I. Come fu dimostrato dal Colasanti. negli animali 
febbricitanti aumentano considerevolmente la consuijiazione dell'ossigeno e l'emissione di 
CO,. Vedasi in proposito, a pag. 437, i risultati riguardanti la termogenesi comparata nei 
cani allo stato normale ed allo stato di febbre. E risulta ancora a pag. 439 che l'emis- 
sione di calore — spesse inferiore alla cifra normale nel primo accesso febbrile — .sor- 
passa detta cifra durante l'acma e raggiunge il suo massimo nel periodo finale. 

^ E già parecchi Autori credono di essere arrivati a tal punto di cognizioni da poter 
applicare nelle piante il metodo della terapia interna per mezzo dei sieri. Tentativi di 
immnnizzazione hanno fatto il R.iv, Beaiterie ed altri. M. Noel Beenasd {L'etoluiion 
dans. la si/nibtosc. Leu orrliidris- et Iriirs clniìiìp/i/iiniis coiiiiiieiisaiix. Ann. Se. Nat., 9'' 
sèrie. T. is, 1909) ha potuto constatare che una preventiva infezione con micelio attenuato 
di Rliitnctoiiifi può riicriiiiirr un embrione di Orchidea e immunizzarlo contro una se- 
conda infezione con micelio attivo. Senonchè nel caso particolare, la vaccinazione sarebbe 
nociva perchè impedirebbe la simbiosi che rappresenta l'immnnitii realizzata col fagociti.smo. 
Vedasi ancora: T. Ferraris. Sieroterapia lefietalr. ossia processi di immitnizsazione 
lìdie pianti- rniitro i parassiti col metodo della cura interna (Antologia agraria, Alba. 
1907) Vedi i-ias.. Riv. Pat. Veg., Anno iii. Nr. 22. del Dott. Luigi Montemartini. 



òsi 



Diiriiiilr III piilihlini.iìiiiir (li l min liiriiro. /in li/to iinlhi Bot. Gazette - Kr. /, 
ptKj. 12. ino!) — inni pirrohi nota di (ienrfjr J. Pcirre. urlili i/iiiilr dice che il Ga- 
iioiig ' lo avreiiiva per iscritto di aver udoperuto. quattro unni prima della piihhlica- 
sione citata a pag. 347 . il recipiente Deirar come calorimetro, per quanto in espe- 
rienze inedite. Come I/o detto avanti, io ho cominciato ad adoperare detto apparecchio 
sin dal Itivi , inixiando le esperienze nel E. Isfitiitn tecnico di Pavia. È curiosa 
la coincidenza per In liliale in breve tempo lo stesso apparecchio fn adoperato da due 
diversi sprrimciitalnri. per determinare la temperutnru nelle piante ferite e da me 
per stadi di calorimetria vegetale su piante attaccate da parassiti. Mi i) grato espri- 
mere sentite azioni di grazie al chiarissimo prof. G. Briosi ed al doti. Luigi Mon- 
temartini per i consigli datimi durante le mie ricerche, nonchi' al prof. Rosario Fe- 
derico che mi aiiith lullu parte fisica di l min liirnrn. 



' W. F. Ganonu's, Liihnralniii cniirsi' in iilniil iiìiiisinlngii. paa'. 133. 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XIII. 

Le ciirv^' raiipresentano ramlameato tifila temperatui'a in due esperienze: (jiielle nere 
con-ispondono alle sane, quelle rosse alle ammalate. Per le piccole calorie corrispondenti 
veggasi la Tnhella B e ])i_'i' le altre esperienze, la Tabella C. 



PAIÌTK SJ5C0NDA 

RASSEGNE E RELAZfONF 



Alti lUìl'Isl. Boi. dell' Uiiii-ersità <ll Pavia — Serie II — Voi. Xlll. 



30 



— 387 



Rassegna crittogamica dell'anno 1908, con notizie sulle ma- 
lattie dell'erba medica causate da parassiti vegetali. — 

Relazione del prof. Giovasm BRiosr, Direttore della E. Stazione di 
Botanica Crittogamica di Pavia (Laboratorio Crittogamico). 

Il numero delle ricerche eseguite nel 1908 supera quello dei pre- 
cedenti anni sia per il decorso dell'annata favorevole allo sviluppo di 
parassiti vegetali sia forse perchè viene ognora più apprezzata e ri- 
chiesta l'opera del nostro laboratorio. 

Si ebbeio nel 1908 delle infezioni veramente disastrose, fra le 
quali diede grande preoccupazione quella della Peronospora della vite, 
come impressionò il mal hianco (od oidio) delle qncrcie. 

La prima si presentò tardi, ma con tale rapida violenza da distrug- 
gere quasi interamente il raccolto nei vigneti male difesi; l'oidio delle 
querele poi offri un caso d'invasione veramente straordinario, quasi 
generale, come non si era mai visto. 

Anche l'oidio, l'antica Cì-ittogauia della vite, nel decorso anno in 
diversi luoghi produsse danni notevoli come pure molto frequente ap- 
parve il rossore delle foglie prodotto dal tetranico (TetmnycuH tela- 
rius L.). 

I cereali sono stati generalmente poco danneggiati; solo qua e là 
prese larga diffusione il carbone del granoturco {IhUlago Maydis). 

Su larga scala pure, specialmente nell'Oltrepò Pavese, si manifi^slò 
il così detto mal vinato dell'erba medica [RJiizoctonìa violacea). 

Fra le malattie crittogamiche che danneggiarono nel 1908 gli al- 
be)i da frutto qui da noi tiene il primo posto la bolla del pesco [Exoa- 
scus deformans) che ha attaccato fortemente i peschi in moltissimi luoghi 
della provincia. 

La Diaspis del gelso desta sempre vaiie preoccupazioni poiché, non 
combattuta validamente e da tutti come lo richiederebbe l'importanza 
dei danni che arreca, e lasciata nel decorso anno quasi indisturbata 
dal Chilocorus renipustulatics, fra noi un suo nemico naturale non pic- 
colo, che in quest'anno poco si è moltiplicato, ha potuto intensificare 
l'infezione sua in modo allarmante. 

Per le singole malattie delle quali venne a noi richiesto l'esame 
non si mancò, come è naturale, di dare indicazioni e consigliare i rimedi 
pratici noti o da tentarsi; consigli ed indicazioni che qui non riporto 
per evitare inutili e noiose ripetizioni. 



— 388 — 



In questa rassegna, per soddisfare molte richieste ) iassumo in ap- 
posito capitolo, dettato in forma piana, le cognizioni che si hanno in- 
torno alle principali malattie crittogamiche dell'erba medica, cognizioni 
non sempre alla portata degli agricoltoii perchè trovansi sparse in trat- 
tati e memorie originali svariatissinie, italiane ed estere. 



Malattie dell'erba medica. 

A) Organi aerei. 

a) Peronospora {Peronospom Trifolionan De Bary). 
È un fungo parassita, appartenente al gruppo degli Oomiceti. Oltre 
all'erba medica attacca anche le varie specie di trifoglio ed altre legu- 
minose da foraggio, quali i meliloti {Melilotus officinalis, M. albus, ecc.), 
la giuestrina (Lrdus corniciiìatits, L. uliginostis, ecc.). 

Causa talora gravi danni, specialmente quando invade i campi di 
trifoglio e di medica. Sulle foglie attaccate si manifestano delle areole 
indeterminate, pallide, che poi ingialliscono, mentre in corrispondenza 
di esse formasi, sulla pagina inferiore della foglia, un'esile muffa bian- 
castra grigia, quasi una ragnatela rada, fugace, costituita dai cosi- 
detti conidiofovi del fungo uscenti a fascietti dagli stomi fogliari e por- 
tanti i conidi (semi) che, trasportati dal vento o da altri agenti sulle 
piante sane, germinano e, se favoriti da condizioni favorevoli, diffon- 
dono rapidamente la malattia. 

Più tardi, in queste macchie divenute secche, si formano le cosi- 
dette oospore (spore d'inverno) che mantengono in vita il parassita du- 
rante il periodo avverso alla vegetazione, e possono ricominciare l'in- 
fezione alla nuova favorevole stagione. 

In tal modo questo parassita si mantiene vivo e si perpetua. 

Quando si manifesta con forte intensità, il che avviene di rado, 
il taglio del trifoglio o dell'erba medica è pressoché perduto, poiché le 
foglie attaccate si scolorano, disseccano e cadono. 

Alla prima comparsa del male, fa d'uopo quindi falciare al più 
presto il prato infetto onde impedire o limitare la formazione dei germi 
riproduttori del fungo. 

h) Ruggine. È una malattia molto diffusa e talvolta assai dan- 
nosa che nelle varie leguminose viene causata da specie diverse di 
parassiti appartenenti però tutti al genere Uromycfls della famiglia delle 
Uredìneae. 



— 389 — 

Quella clie deterniiiia hi luggine (lell'eiba medica è V i^romi/rcs 
strialus Sciti:, specie eteroica, ciie compie cioè il suo ciclo di vita su 
due piante ospiti assai diverse. 

Infatti essa forma le cosi dette ecidiospore (spore primaverili) sopra 
l'erba cipressina [Euphovbia Ci/parissias L.). 

Queste ecidiospore poi germinando attaccano la medica sulla (jiiale 
si formano allora le uredospore (spoie d'i-state) che servono alla dillu- 
sione del parassita durante il periodo di vegetazione, e iiiù tardi si 
costituiscono le teleutospoie (spore ibernanti), molto più resistenti agli 
agenti esterni, che servono a mantenere in vita il l'ungo durante il 
periodo avverso al suo sviluppo. 

Alla primavera successiva que.stc teleutosporc germinano e si svi- 
luppano snìVEuphorbia, ricominciando il ciclo evolutivo del parassita. 

Il nome stesso di ruggine dato alla malattia indica il carattere più 
saliente che permette di riconoscerla facilmente. Infatti sugli steli e 
sulle foglie delle piante di medica attaccate si mostrano delle .innu- 
merevoli macchioline o, meglio, dei piccoli mucchietti detti sor/, [liù o 
meno polverulenti, di color ruggine, costituiti dalle spore (germi) che 
sono gli organi riproduttori del i)arassita, e che danno nell'insieme alla 
pianta quell'aspetto rugginoso che anche a distanza peiuiette di lico- 
noscere un appezzamento infetto. 

Qualoia le condizioni di temperatala ed umidilà siano favorevoli, 
questo fungo può invadere e distruggere in pochi giorni il taglio di 
campi interi. 

Quando la malattia si manifesta e l'andamento della stagione le è 
favorevole, è meglio anticipare la falciatura, tanto più che le legumi- 
nose fortemente prese da ruggine non solamente perdono molto del loro 
valore nutritivo, ma possono tornare dannose agli animali che le 
mangiano. 

Non si conosce sinora alcun rimedio veramente pratico che valga 
ad arrestare lo sviluppo della ruggine. 

Quale mezzo di difesa si consiglia, in base al ciclo evolutivo del 
parassita, di estirpare e distruggere le piante d'erba cipressina che 
trovansi nelle vicinanze dei medicai. 

e) Carbone delle foglie [Tilletia glomeriilala Cocc. et Mor.). 

Sulle foglie affette da questa malattia si formano delle areole o 
macchiette tondeggianti nerobrune del diametro di circa un millimetro, 
le quali col lacerarsi dell'epidermide fogliare, mettono allo scoperto una 
polvere di color cenere scuro dovuta alle spore del parassita. 
d) Nebbia o Mal bianco (Erg.v'pJie Poligoni D. C). 

Questa malattia è causata da una erisife e precisamente dalla E'r*/- 



— 390 — 
siphe Poligoni D. C, detta anche Erìjsìphe Mcniii Lev. oil Eri/siphc coni- 
muìiis Grev. 

Il micelio del parassita invade e ricopre come di un rivestimento 
bianco, farinoso, asportabile colla strofiiiatura, tutti gli organi della 
pianta che presto "ingialliscono. 

Nei medicai si possono scorgere anche a qualche distanza e rico- 
noscere le aree colpite dal male. 

Sulle parti già ingiallite compaiono di poi i periteci (organi frut- 
tiferi) contenenti le spore del parassita. 

Quando ci si accorga in tempo della infezione bisogna procedere 
subito alia falciatura delle aree malate prima che possano giungere a 
maturanza gli organi riproduttori del fungo. 

Le solforazioni, che costituiscono per così dire il rimedio sovrano 
contro questo particolare genere di parassiti e che potrebbero tornare 
utili anche per la difesa delle leguminose da seme, non sono, come si 
può facilmente comprendere, consigliabili pei- le leguminose da foraggio. 
e) Pleosphaerulina Briosiana Pollacci. 
Attacca le foglie dell'erba medica sulle quali produce numerose e 
piccole chiazze di forma ellissoidale, del diametro di 1 V2 ^^ 4 millimetri, 
cenericcie al centro e circoscritte da un margine di color marrone. 

Queste numerose macchiettine, quasi toccantesi, finiscono per ri- 
coprire la muggior parte del lembo fogliare che ingiallisce ed infine si 
dissecca. 

Osservando le macchie con una lente d'ingrandimento vi si pos- 
sono scorgere, verso il centro, nella parte cenericcia, dei piccoli cor- 
piccioli bruni puntiformi i quali altro non sono che i ^jm^m (organi frut- 
tiferi) del fungo, contenenti gli aschi colle ascopore (germi). 

Le alterazioni prodotte dalla Fleospltaendina Briosiana nei tessuti 
della pianta sono abbastanza gravi e tali che in annate favorevoli al 
suo sviluppo questa preziosa erba da foraggio può essere fortemente 
danneggiata, 

/■) Macchie delle foglie {Psendopeziza Medkaginis (Lib.) Sacc). 
È un parassita assai dannoso. 

Produce sulle foglie piccole macchie ocracee, brune, rotondeggianti 
od oblunglie, talora molto numerose e confluenti cosi da invadere gran 
parte tutto il lembo che ingiallisce e muore. 

In corrispondenza delle macchie sulla pagina superiore della foglia 
appaiono dei piccoli dischetti tondeggianti globoso-depressi, brunastri, 
della grandezza di circa mezzo millimetro, erompenti dall'epidermide, 
molli, di natura ceracea, la cui parete si fende superiormente in lacinie 
irregolari, mettendo a nudo il contenuto di color grigio giallastro car- 
nicino costituito dal cosi detto imenio {asciti colle ascospore). 



— :i9l — 

(j) Cancro o mal dkllo sclerozio (Sderolinia TiifoUornm Eriks.). 

Questo parassita si manifesta non di rado sull'erba medica quan- 
tanque attacchi iu modo speciale il trifoglio. 

Le piante colpite presentano delle cliiazze brune, avvizziscono e 
si disseccano mentre sai fusti, alla base, si forma una specie di muffa 
biauchiccia obruniccia. Infine le piante spesso imputridiscono rimanendo 
solo i residui deirepidermide e dei fasci fibro-vascolari, poiché i fila- 
menti micelici del parassita invadono quasi completamente i suoi tessuti. 

La malattia passa dalle piante ammalate alle vicine, e cosi, nel 
campo si formano delle chiazze o radure più o meno estese. 

Più tardi si formano qua e là, sui residui dei fusti e al colletto 
della radice, dei piccoli corpiccioli esternamente bruno-scuri o neri, e 
di color bianchiccio' all'interno, tondég:gianti, irregolari, per lo più iso- 
lati, talvolta anche riuniti in piccole masse appiattite che sembrano 
ramificate. 

Sono i cosi detti sclerozi formati da un intreccio compatto dei fili 
micelici del parassita, molto resistenti agli agenti esterni e che ser- 
vono a mantenere iu vita il fungo nei periodi di tempo avversi alla 
propria vegetazione. 

Al sopraggiungere di condizioni favorevoli essi gei-minano produ- 
cendo i cosi detti apoieci (corpi fruttiferi perfetti del fungo) contenenti 
gli asili colle spore (semi) le quali germogliando infettano nuove piante 
di medica (o di trifoglio, ecc.), riproducendo la malattia. 

La formazione degli sclerozi avviene nei mesi invernali ; la loro 
germinazione ha luogo in estate, a meno che non venga impedita da 
nna grande siccità; nel qual caso essi possono conservare la loro vi- 
talità e germinare anche dopo due anni. 

Quale mezzo preventivo per difendersi da questa malattia va te- 
nuto presente che lo sviluppo del parassita viene favorito da posizione 
umida e poco arieggiata dej campo, come pure da coltivazione troppo 
fitta. 

In terreno argilloso il parassita compare più facilmente ed in modo 
più intenso che in terreno leggero, sabbioso. 

I medicai invasi dalla Sderotinia Trifoliorum devono essere rotti 
al più presto, evitando di riseminare a leguminose foraggiere per 
qualche anno il campo ove si è riscontrata la malattia. 

L'alternanza delle coltivazioni è il mezzo più facile ed eflScace contio 
il dilagare di questo parassita. 

Oltre la Sderotinia TrifoUontin, che è l'agente più comune e diSuso 
del cancro dei trifogli e della medica, possono produrre malattie molto 
simili sulla Medicaio lupulina (note pure sotto il nome di cancro o mal 
dello sclerozio) altri miceti e precisamente: 



— 392 — 

1) Mitrula ìicìevotiorum Rostr. clie forma degli sclerozi neri, ir- 
regolari, tuberosi, grossi 5-8 millimetri, presentaiitisi sulle radici e 
sugli ste-li. 

2) Vibrissea.sclerotiorum Rostr. che forma sclerozi neri tuberosi. 
Questo fungo è stato sinora riscontrato peraltro solo in Danimarca. 

3) Tijphula Trifola Rostr. che produce sclerozi bruni sferici, che 
compaiono sullo stelo e sulle foglie. 

Queste tre specie si possono distinguere tra loro e dalla Sderotinia 
solo coU'esame dei corpi fruttiferi sviluppantisi dagli sclerozi. 

La 1" e la 2' appartengono al gruppo dei Discoraiceti, la Typhula 
invece ai Basidioniiceti, precisamente alla famiglia delle Clavariee. 
/() Antracnosi (Colletolrkhmn Trifola Bain et Essary). 

Questa malattia è stata liscontrata recentemente negli Stati Uniti 
d'America (Stati dell' Aikansas, Ohio, Virginia e Tennesee), ove pare 
abbia danneggiato assai il raccolto dell'erba medica e del trifoglio. 

Produce sugli steli e sui piccioli fogliari delle macchie brune o 
bruno-scure spesso depresse, nelle quali si formano poi gli acervoli (or- 
gani fruttiferi del fiiugo) colle spore (semi). 

Questo parassita è tuttora oggetto di studio da parte degli autori 
che lo descrissero, specialmente per quanto riguarda la resistenza che 
le varie specie di trifoglio e di medica possono presentare. 

/) Bacteriosi. è una malattia dell'erba medica dovuta a bacteri 
della quale venne segnalata la comparsa in America (Colorado). 

Le piante colpite rimangono più piccole delle noimali ed hanno un 
colore verde pallido. 

Esse arrivano a non più di 30 cm. d'altezza all'epoca della prima 
fienagione, nel quale tempo i fusti presentano chiazze nerastre dalle 
quali trasudano goccio di sostanza gommosa contenente i bacteri. 

Nel secondo anno la malattia attacca anche la parte apicale della 
pianta e la radice priucipale. 

1} MicETi DIVERSI. Oltre quelli sinora descritti giova menzionare 
alcuni altri micromiceti parassiti che determinano macchie sulle foglie 
dell'erba medica benché non siano di solito causa di danni rilevanti. 
Così ad esempio: 

1 ) Fhyllosticta Medicaginis Sacc. che produce sulle foglie delle 
macchio giallo-ranciate, cosparse più tardi di piccolissimi puntini neri. 

2) Ascochyta Medicaginis Bres. Determina piccole macchie pallide, 
angolose sulle foglie della Medicago lupulina. 

3) Septofin Medicaginis Rob. et Desm. 

Foruia sulle foglie delle macchie bianchiccie a contorno bruno ben 
delineato, rotondeggianti, irregolari, nelle quali appaiono sulla pagina 



— 393 — 

inferiore della foglia, dei piccoli puntini neri, che sono i corpi frutti- 
feri del fungo. 

4) Gloeosporitcìn Morìanum Sacc. 

Forma macchie giallo-ocracee presentanti in seguito, per lo più 
sulla pagina superiore, piccolissimi puntini di color bruno scuro. 

5) Marsonia Mcdicaginis Voss. 

Produce macchie gialle, con orlo bruno, rotonde od ellittiche, co- 
sparse in seguito di piccoli punti neri su ambe le pagine. 

Questo micromicete fu segnalato soltanto sulle foglie della Medi- 
cago lupuìina 

6 ) Ovidaria Medicaginis Briosi et Cavara. E stata riscontrata 
sulle foglie dell'erba medica attaccata dalla peronospora, sulle quali 
determina delle macchie bruno-chiare, secchiccie. 
7) Alternaria teiiuis N. v. E. 

Frutti e semi mostrano talora, specialmente quando gli steli gia- 
ciono sul suolo, delle porzioni o dei punti ammalati ed anneriti, i semi 
I)OÌ appaiono bruni e raggrinzati. Tale alterazione avviene in seguito 
all'attacco deWAUernaria tennis che di solito si comporta da saprofita. 
m) Cuscuta. La Cuscuta detta anche Grongo o Pittimo non è una 
crittogama ma una fanerogama, appartenente alla famiglia delle Con- 
voìvulaceac. Il suo stelo, grazie alla vita paras.t;itaria che conduce, è ri- 
dotto a semplici fili più o meno ramificati, di un color gialliccio o ros- 
siccio e privi di foglie. 

Questi fili si attorcigliano intorno agli steli delle piante su cui 
vivono, entro i quali immettono, nei punti ove è più stretto il contatto, 
degli organi succhiatori costituiti da fasci di peli assorbenti che sot- 
traggono alle piante i succhi nutritivi, causandone l'intristimento e la 
morte. 

Diverse sono le specie di Cuscuta che vivono sull'erba medica Cuscuta 
Epithynmm h., C. GronowiWiUù., C. chiknsis Ker.; ma la più comune 
e diffusa è la C. Epitìiijmnm L. 

Delle Cuscute in generale e dei vari metodi usati per combatterle 
ho diff'usamente parlato nella Rassegna crittogamica* del 2° semestre 
1906. Non pertanto qua credo bene ricordare di nuovo il metodo di lotta 
per cosi dire classico che ha dato anche ultimamente iu Francia ottimi 
risultati, onde richiamare su di esso l'attenzione dei nostri agricoltori, 
i quali tuttora non combattono come dovrebbero questo parassita che 
costituisce uno dei più grandi flagelli dei nostri medicai. 



' liollettiiiu Uffìcia/c del I\[i]iistevo il'AgTicollnni. Iiuhistria e Con.niercio, 
VI, \ol. Ili, png. olii.!. J-tiii'.ui, 1!07. 



— 394 — 

Cuiiie è noto la Cuscuta forma nei campi d'erba medica delle chiazze 
più meno rotondeggianti, da prima biancliiccie di poi giallognole, 
nelle quali le piante intristiscono e muoiono, soffocate ed esaurite dai 
filamenti del parassita. 

Per liberarsi da tanto nemico il procedimento più sicuro a seguirsi 
è il seguente: 

1." Si falcia la pianta della chiazza ingiallita il più basso pos- 
sibile, estendendo il taglio in giro per 1 o 2 metri al di là del con- 
torno della chiazza stessa onde includere nel taglio anciie tutti i fili 
cuscutacei invisibili all'occhio sul perimetio della macchia infetta. 

2." Indi si riunisce con un rastrello il foraggio tagliato al centro 
della chiazza e si trasporta entro un sacco, fuori del campo per bru- 
ciarlo dopo averlo fatto seccare. 

3.° Si irrora copiosamente, con un comune annaffiatoio, la super- 
ficie falciata con una soluzione di solfato di ferro al ]0 o 12 per cento 
avendo cura che tutta la superficie rimanga bene bagnata. Bisogna ope- 
rare prima della maturazione dei semi della Cuscuta poiché questi re- 
sistono all'azione del solfato di ferro onde possono, germinando nel- 
l'anno seguente, riprodurre il parassita. 

Se la Cuscuta riappare, fa d'uopo rinnovare il trattamento ed in 
caso ripeteilo anche una terza volta. 

Al fine di prevenire poi la comparsa della Cuscuta non si dimen- 
tichino le seguenti avvertenze e precauzioni: 

1.° Nella formazione di un medicaio non impiegare semente pro- 
veniente da campi infetti, ma servirsi di seme puro, analizzato e ga- 
rantito da apposito istituto. 

2." Rassicurarsi dell'assoluta nettezza delle macchine applicate 
alla trebbiatura. 

3.° Non dare mai agli animali foraggio affretto da Cuscuta. 
4.'' Non concimare i campi destinati alle leguminose con letame 
sospetto di contenere semi di Cuscuta. 

5.« Distruggere la Cuscuta dei pascoli naturali. 

B) Organi sotterranei. 

a) Mal vin.\to (lìhizoctoniu violacea Tul.). 

Diverse sono le cause che possono concorreie a limitale la durata 
di un medicaio: fra queste merita in modo speciale la nostra attenzione 
oltre la Cuscuta, anzi più di questa, il cosi detto mal vinato. 

Infatti se contro la Cuscuta si lotta con maggiore o minore per- 
tinacia e si riesce oiniai, con diligente cura, a liberarsene, poco o nulla 



— 395 — 

invece si fa contro il mal vinaio che attacca le radici, è assai conta- 
gioso e determina nel medicaio deperimenti gravissimi. 

Quantunque il decorso del male sia relativamente lento, è peraltro 
subdolo, tale cioè da ingannare talvolta l'agricoltore ed indurlo a rite- 
nere la progressiva scomparsa delle piante di medica ed il snccessivo 
pullulare d'erbe estranee, come indizio d'inveccliiamento precoce ed 
irrimediabile del medicaio stesso. 

Noi abbiamo potuto constatare di persona quest'anno una forte in- 
vasione di mal vinaio anche nei medicai della nostra provincia tanto 
in pianura presso la città che sulle colline dell'Oltrepò Pavese. 

La malattia si manifesta nel corso della vegetazione coU'ingialli- 
mento e successivo disseccamento di pianle, da prima più o meno iso- 
late, di poi disposte in zone circolari irregolari che continuamente si 
allargano, nelle quali l'erba medica viene sostituita da graminacee e da 
altre erbe infettanti. 

Il decorso del male è il seguente : 

Attorno ad una o poche piante ingiallite, disseccantesi, altre in- 
cominciano a mostrarsi sofferenti e presto finiscono pure a morire. 

I diversi centri d'infezione allargandosi sempre più, finiscono per 
incontrarsi e formare le zone circolari, prive di erba medica, dette 
cUierielie, che distruggono gran parte del medicaio. 

Sulle parti aeree delle piante soft'erenti o morte non si trovano 
parassiti cui attribuire la moria. 

La causa d'essa peraltro si rende manifesta non appena si estirpi 
qualche pianta e se ne esamini la radice la quale si mostra d'un colore 
violaceo anormale. Le radici infatti mostransi ricoperte da una Specie 
di velo di color rosso vinoso, aderente allo strato epidermico radicale 
cosi fortemente che talora le piante in istadio di infezione molto avan- 
zata quando si estirpano lasciano la corteccia radicale col velo bluastro 
caratteristico che strettamente l'avvolge nel terieno, dal quale e-sce solo 
il fittone centrale radicale nudo. 

Ai primordi dell'infezione la radice ancora bianchiccia, è cosparsa 
di piccoli corpicciuoli emergenti, rosso brunicci, più o meno numerosi, 
visibili ad occhio nudo, che a tutta prima sembrano periteci o corpi frut- 
tiferi fungini. 

All'esame microscopico peraltro essi si appalesano invece come dei 
compatti aggrovigliamenti di fili micelici, che immergono nel tessuto 
corticale della radice delle specie di fasci cuneiformi d'ife le quali pro- 
gredendo verso l'interno j)erdono di mano in mano il colore bluastro, 
si fanno ialine e più sottili e diramandosi si insinuano tra le cellule 
del tessuto corticale a cui sottraggono le sostanze nutritive, causando 
il deperimento e la morte della pianta. 



— 396 — 

I puntini emergenti simulanti corpi fruttiferi si notano anclie ad 
infezione avanzata ed appaiono come tante verriicciiette sull'intreccio 
compatto delle ife costituenti il velo bluastro caratteristico che avvolge 
l'intera radice, e vengono anche detti corpi miliari 

La malattia si propaga da pianta a pianta, (loii^'liè dal rivestimento 
micelico, e specie dai corpi migliari, si dipaitono ilei tìhr/zi fungini 
speciali, che diffondendosi nel terreno, vanno ad infettare le radici delle 
piante sane circonvicine. 

Le prime piante in apparenza ancora verdi e rigogliose che si tro- 
vano ai margini delle zone infette e secche sono di solito di già attac- 
cate dal parassita, come si può persuadersene esaminando le radici. 

La Bliizoctonia violacea, tale è il nome di questo paiassita, è una 
di quelle specie fungine, cosi dette a micelio sterile, delle quali cioè 
non si conosce sinora con sicurezza la foima Iruttifeia (sporifera) di 
riproduzione. 

Polifaga per eccellenza, può non solo attaccare piante diveise ma 
anche vivere saprofiticamente su resti moiti; e si liproduce in modo 
vegetativo e si perpetua mediante il suo micelio. 

Siccome il micelio si diffonde e jierniane nel terreno si consiglia 
per limilavne od arrestarne la diffusione d'isolare con una fossa le zone 
infette, fatta un poco al largo per comprendervi tutta la parte malata, 
indi dissodare il terreno e ricoprirlo di calce oppure disinfettarlo con 
iniezioni di solfuro di carbonio o formalina, poscia seminarvi delle gra- 
minacee foraggiere. 

Con tali mezzi, o c(d fuoco, si possono risanare piccole plaghe in- 
fette, ma quando l'infezione è molto diffusa bisogna distruggere il me- 
dicaio e con arature estive, che espongono le zolle infette ai cocenti 
raggi del sole, risanare il terreno. 

Poiché questa grave malattia si manifesta più intensa e diffusa là 
ove sono in uso medicai permanenti, è buon mezzo preventivo atto a 
difendersene o ad impedirne la diffusione, adottare medicai in lapida 
rotazione con cereali od altre piante che non vengono colpite da tale 
parassita. 

Si consiglia anche di non tenere più di tre anni i tei-reni a me- 
dica, perchè l'indebolimento delle piante negli ultimi anni di vegeta- 
zione pare favorisca l'attacco del parassita. 
b) Male del gozzo. 

E prodotto da un parassita abbastanza t\;\\n\os.o,\' Urophìictis Alfalfae 
P. Magn. 

Segnalato prima dal Lagerkeim nella Repubblica dell'Equatoie, indi 
dal Magnns nell'Alsazia, fu alcuni anni fa risconti'ato anche in Italia 
(prov. di Ferrara) dal Peglion. 



- 397 — 

Le piante colpite presentano sul sistema radicale e talora anche 
nelle parti aeree alla base dei getti erbacei delle specie di galle o tu- 
bercoli caratteristici bianchi e turgidi, quando sono giovani, che pos- 
sono raggiungere la grossezza di un pisello. 

Se si seziona uno di tali tubercoli ben sviluppato si osservano nella 
massa fondamentale biancastra, numerosi puntini e strie di color bruno 
scuro disposti talora quasi simmetricamente intorno al centro del tu- 
bercolo, tal'altra invece in modo irregolare. 

L'esame microscopico rivela delle cavità (alveoli) limitate da una 
parete spessa e ripiene di grosse spore brune, rotonde ed ovali, depresse 
da un lato. 

Nei tubercoli vecchi l'intera massa è formata quasi esclusivamente 
di spore che, in seguito a disfacimento della zona corticale del tuber- 
colo, si riversano poi libere all'esterno, 
e) Orobanca. 

L'orobanca o succiamele è una fanerogama che vive parassita snlle 
radici di diverse piante. 

Quella che attacca le ladici dell'erba medica è VOrobanche mbevs 
Wallr. che raggiunge l'altezza di 50-60 cm. Ha uno stelo rosso bruno 
e fiori giallo pallidi riuniti in spiga abbastanza grossa. 

Solo coll'estirpazione .sistematica ed accurata delle piante di oro- 
banche, di man in mano che esse si mostrano, si può limitare la diifu- 
sione del male. 

È necessario che l'estirpazione sia fatta prima che la pianta pa- 
rassita fruttifichi, piiichè altrimenti si corre il rischio di disperdere i 
semi ed infettare località ancora sane. 

I semi di Orobanche si sviluppano solamente quando vengono in 
contatto colle radici delle piante ospiti, e quando queste mancano re- 
stano per lungo tempo nel terreno senza perdere la loro facoltà germi- 
nativa aspettando la buona occasione. E per questo che la rotazione 
agraria (a parte la difficoltà di eliminare tutte le piante spontanee sulle 
quali può svilupparsi tale parassita), pur essendo consigliabile, non riesce 
sempre efficace. 

Bisogna badare sopratutto alla selezione delle sementi tenendo pre- 
sente il fatto che spessissimo i semi di Orobanche restano attaccati a 
quelli della pianta ospite (medica, trifoglio, ecc.) e se ne separano sol- 
tanto con opportune operazioni meccaniche. (Nell'acqua essendo leggeri 
vengono a galla). Si consiglia anche di lavorare profondamente il ter- 
reno dove l'invasione è molto forte e di non adoperare letame ottenuto 
da materiale infetto. 



— 398 — 

Tornano utili abbondanti concimazioni a base di acido fosforico e 
di potassa per accelerare Io STÌln])po della medica e renderla così più 
resistente al parassita. 



ELENCO DEGLI ESAMI FATTI. 
3Ialattie della vite. 

Peronospora {Plasmopara viticola [Berck et Curt.] Berlese et De Toni). 
L'andamento della stagione primaverile ed il ricordo della tardiva 
e insignificante infezione peronosporica del 1907, avevano destato 
nell'animo dei nostri viticultori la speranza, quasi la fiducia, che 
anche nel 1908 la temuta malattia non avrebbe arrecato danni ri- 
levanti. Ma la speranza fu pur troppo delusa, poiché il parassita 
si diffuse tardi, ma con tale intensità che distrusse quasi comple- 
tamente il raccolto nei vigneti poco o male difesi, specie se posti 
in pianura o nella bassa collina. 

Molto il materiale inviato per esame a questo Laboratorio e nu- 
merose le constatazioni fatte da noi direttamente in parecchi luoghi. 
Foglie e grappoli fortemente attaccati ci pervennero da Genova 
(Consorzio agrario), da Tortona, da Monteleone, Miradolo, ecc. e 
forti furono gli attacclii della peronospora pure a Broni, Stradella, 
Bressana, Casatisma, Campo Spinoso, Casteggio, Verrette e in quasi 
tutti 1 comuni d'Oltrepò. Nella valle della Versa si scorgeva a 
prima vista come l'attacco diminuiva gradatamente da valle a 
monte Esami N. 180 

Oidio {Oidimn Ttickeri Berk.) Sopra foglie inviate da Bergamo, dal- 
l'Unione Agraria Bresciana, in diversi orti di Pavia e dintorni 
come pure in varie località della provincia « 45 

Marciume livido o Rot blanc {Coniothtirium Diplodiella [Speg.] Sacc.) 
Sopra tralci e grappoli, dalla Cattedra ambulante d'agricoltura 
di Casalmaggiore e dalla Cattedra di Parma „ 4 

Cladosporium viticolum Ces. Sopra foglie inviate dalla Cattedra am- 
bulante di agricoltura di Lendinara (Polesine) e dalla Cat- 
tedra di Salò „ 4 

BoTRYTis cinerea Pers. Sopra grappoli d'uva da Parma, Cattedra 
ambulante di agricoltura e da Faenza, dall'Unione Agricola 
Faentina, ecc „ 15 

Marciume biakco delle radici (Kosellinia necatrix [R. Hart.] Beri. 
Dematophora necatrix Hart.). Sopra radici inviate dalla Cat- 



— 399 - 

tedra ambulante di agricoltura di Salò e sopra radici a Mon- 
tescano di Sotto dal dott. Remigio Ferrari, ecc. . Esami N. 12 

AuREOBASiDiDM ViTis Viala et Boyer. Sopra foglie inviate dalla 

Cattedra ambulante di agricoltura di Salò e di Tortona . „ 4 

Alternaria Vitis Cavr. Sopra viti inviate dalla Cattedra ambulante 

di Salò 3 

Mal nero. Sopra viti inviate da Brescia per mezzo della Dire- 
zione del " Corriere del Villaggio „ ^ 2 

Cuscuta. Sopra tralci e grappoli da Redonesco (Mantova), dottor 
G. Bianchi ^, 1 

FiTOPTOSi (Phijtoptiis Vitis Land.). Sopra foglie inviate dalla Cat- 
tedra ambulante di agricoltura di Tortona, da Torre Griziotti 
(Santa Giulietta), da Verrette Pavese, in orti di Pavia, ecc. „ 30 

Rossore (Tetrani/ckus telarius li.). Sopra foglie di diverse varietà 
di vite a Torre Griziotti (Santa Giulietta), a Salò (dalla Cat- 
tedra ambulante di agricoltura), a Bergamo (dall'Unione Agraria 
Bresciana), in giardini ed orti di Pavia „ 35 

Pkrrisia oenophila Heimhl. Sopra foglie a Montescano di Sotto e 

a Torre Griziotti (S. Giulietta) „ 8 

Tignoola dell'uva (Cochì/lis amhiguella Hb.). Sopra grappoli a Ver- 
rette Pavese, a S. Giulietta e in molti altri luoghi della pro- 
vincia ])avese e negli orti dei dintorni di Pavia . . . . „ 2.5 

Bacteriosc dei grappoli della vite. Sopra grappoli inviati dalla 
Delegazione tecnica del Consorzio di difesa contro la ditfusione 
della fillossera da Galatina (Lecce) „ 3 

Clorosi. Sopra foglie inviate dalla Cattedra ambulante di Agri- 
coltura di Campobasso e da Torre Griziotti (S. Giulietta), da 
S. Maria della Versa, ecc n 10 

Malattia dei tubercoli in barbatelle inviate dal signor Abramo 
De Benedetti di Oliva Gessi (Casteggio) „ 2 

Scottatura. Sopra foglie inviate dalla Cattedra ambulante d'agri- 
coltura di Salò „ 1 

Essiccamento dei grappoli (insolazione). Sopra grappoli inviati da 

Teramo per mezzo della Direzione del " Corriere del Villaggio „ 1 

Micelio indeterminabile. Sopra grappoli inviati dalla Cattedra am- 
bulante d'agricoltura di Rimini „ 2 

Totale esami N. 387 



— 400 



Malattie dei cereali. 

Ruggine del frumento (Puccinia graminis Pers.) Sopra frumento 
a Casteggio e Mezzana Bottarone, a S. Pietro in Verzolo, a 
Fossarmato, ecc Esami N. 25 

Carbone del frumento ( Ustilago Tritici lens.) Sopra frumento in 

quello di Casteggio ed in altre località « 10 

Carbone dell'avena {Ustilago Avenae lens.) Sopra avena a Trova- 
mala, Gerenzago, ecc „ 8 

Carbone del granoturco {Ustilago Maj/dis (D. C] Cda.) In campi 
di granoturco nei comuni di Fossarmato, Albaredo Arnaboldi, 
Zerbolò, Cava Manara, Bressana, in Val della Versa, ecc. „ 25 

Septoria tritici Desm. Sopra foglie di frumento nelle vicinanze di 
Cava Manara, Mezzana Corti, Fossarmato, S. Pietro in Verzolo 
e nei dintorni di Pavia „ 20 

Cladosporium iierbarum Lk. Sopra foglie di frumento nelle vici- 
nanze di Pinerolo Po, Casteggio, Fossarmato, S. Pietro in 
Verzolo, ecc «10 

Segale cornuta {Claviceps purpurea Tul.) a Bareno, S. Rocco e 

Crodo in Valle Antigonio (L. Montemartini) „ 2 

Brusone del riso con Piricularia Oryzae Briosi e Cavara ed Hel- 
minthosporium macrocarpum Grev. in piante inviate dalla Cat- 
tedra ambulante d'agricoltura di Mantova, ecc ,, G 

Granoturco ammuffito, affetto da Aspergilhis glaucns (L.) Link e 
da Enrotium herbarionim (Wigg.) Link, inviato dalla Cattedra 
ambulante d'agricoltura di Piacenza „ 6 

Alternaria sp. Sopra foglie di frumento a Casteggio . . . . „ 2 

Helminthosporium sp. Epicorcinn sp. Sopra piantine d'avena inviate 
dalla Cattedra ambulante d'agricoltura di Langhirano (Parma), 
prof. De Carolis „ 4 

Anguillule, in radici di piantine di avena inviate dal Direttore 

della Cattedra ambulante d'agricolt. di Langhirano (Parma) „ 2 

Pidocchi {Siphonophorn cerealis Kalt.). Sopra piante di avena in- 
viate dalla Cattedra ambulante d'agricolt. di Casalmaggiore „ 2 

Totale esami N. 122 



— 401 - 



Malattie delle piante da orto. 

Peronospoea delle patate {Phjtophthora infestans [Mont.] De By.). 
Sopra fusti, foglie e tuberi di patata iuviati dal prof. Re- 
mondino, Direttore della Cattedra ambulante d'agricoltura di 
Cuneo e a San Giuseppe (Pavia) Esami N. 6 

Perokospora del pomodoro. Su foglie e frutti di pomodoro. Forte 

attacco in vari orti di Pavia e dintorni n 15 

Septorla Lycopersici (Speg.) v. europea Briosi et Cavava. Su foglie 
di pomodoro da Bologna (Ufficio Provinciale d'agricoltura) e orti 
di Pavia „ 10 

Mal bianco (Oidium eryAiphoides Fr.). Sopra foglie di zucca. Da 
Castiglione delle Stiviere (Cattedra ambulante d'agricoltura) e 
in orti dei dintorni di Pavia „ 8 

Cercospora beticola Sacc. Sopra foglie di Beta da Gravedona ed 

in orti di Pavia e dintorni „ 15 

Cercospora zonata Wtr. Sopra piante di fava inviate dalla Cat- 
tedra ambulante d'agricoltura di Rimini „ 2 

FuSARiuM sp. ? Sopra frutti di pomidoro a Redondesco (Mantova), 

dott. G. Bianchi „ 2 

Macrosporiom sp. e Fusarium sp. Sopra asparagi inviati dalla Cat- 
tedra ambulante d'agricoltura di Sondrio „ 4 

Accautoi'ciamento delle foglie e Marrosporium sp. Sopra foglie di 
pomodoro inviate dalla Cattedra ambulante d'agricoltura di 
Savona « 3 

Mosca dello sparagio {Flatyparaea pocciloptera Sclirk.). Sopra aspa- 
ragi inviati per mezzo della Direzione del •' Corriere del Vil- 
laggio „ (professore Marchese) ., 1 

Philophylla onopordinis Jab. e Ph. centaurea. Larve parassite su 
piante di sedano inviate dalla Cattedra ambulante d'agricol- 
tura di Parma « ~ 

Malattie diverse. Abbruciaticcio delle radici di giovani piante di. 
pomodoro inviate dalla Cattedra ambulante d'agricoltura di 
Parma. — Fasciazioni in asparagi da Sondrio (Cattedra ambu- 
lante d'agricoltura). Piante di fava danneggiate da insetti in 
orti presso Torre Griziotti (S. Giulietta), ecc » 18 

Totale esami N. 86 

Atti dell' ht. Bot. dell' Uiiirersità d! rafia - Serie 11 — Voi. Xlll. SI 



— 402 



Malattie delle piante da frutto. 

Bolla del pesco {Exmscus deformans Fiick.). Ha fortemente at- 
taccato i peschi in diversi orti di Pavia e dei diutorni cau- 
sando danni abbastanza rilevanti Esami N. 35 

Mal BrANCo (SpJiaerotheca imnnosa [Wall.] Lev.) forma conidica 
Oidiìim leùcoconium Desm. Sopra rami di pesco da Castiglione 
delle Stiviere (Cattedra ambulante d'agricoltura) e in diversi 
orti di Pavia « 20 

PoDOSPHAERA TRiDACTYLA (Wall.) De Barj. Sopra foglie di albicocco 

da Gravedona e nell'orto botanico di Pavia „ 6 

Pyllactinia sdffulta (Rebent) Sacc. forma Coryli-Avellanae. Sopra 

foglie di nocciolo a Verretto Pavese . „ 4 

PucciNiA Pruni- SPINOSAE Pers. Sopra foglie di Prunits a Dongo 

(Lago di Conioj „ 3 

PiiYLLOSTicTA Persicae Sacc. Sopra foglie di pesco a Monteleone, 

Villa Favorita (conte Bolognini) „ 6 

PiiYLLOSTicTA ciRCUMscissA Cooke. Sopra foglie di Prinius a Mon- 
teleone (conte Bolognini), a S. Giuseppe (Pavia), ecc. . „ 12 

Phyllosticta cydonicola P. Henn. Sopra foglie di cotogno a Mon- 
teleone (conte Bolognini) „ 2 

Septogloeum Cydoniae (Mont.) Peglion., id., id „ 2 

Macrophona Mantegazziana Penz. Sopra foglie di C/fnis Limoninn 

nell'Orto botanico di Pavia „ 1 

SpHAERopsis Malorum Peck. Sopra frutti di Pyviis communis nel- 
l'Orto botanico di Pavia „ 2 

Septoria Citri Pass. Sopra foglie di Citrus Limonum nell'Orto bo- 
tanico di Pavia „ 2 

Phyllost[Cta prunicola (Op.) Sacc. Sopra foglie di Prunua Pissardi 

Carr. a Monteleone (conte Bolognini) „ 4 

Gloeosporium CoRYLi (Dsm.) Sacc. Sopra foglie di nocciolo a Ver- 
retto Pavese „ 5 

Mar.sonia Juglandis (Lib.) Sacc. Sopra foglie di noce ii S. Rocco, 

Domodossola, Scopello, Gravedona, Dongo, ecc „ L5 

Monilta FRUcTitìENA Pers. Sopra frutti di pero e di cotogno a So- 

riasco (sig. Faravelli) e in orti di Pavia e dintorni . . „ 20 

Fdsicladium dentriticdm (Wallir.) Fckl. Sopra mele inviate dalla 
Cattedra ambulaate d'agricoltura per la riviera del lago di 
Garda, ecc , 5 



— 403 — 

Cladosporiuji Zizyphi Karst. Sopra foglie di giuggiolo (Zizi/phus 
vHÌgaris) a Monteleone (conte Bolognini) . . . Esami N. 3 

Septoria Zizyphi Sacc, iil., id „ 2 

Phyllosticta Zizyphi Thuinb., id., id „ 2 

CoRYNEUM PERNiciosuM Btìosì et Famcti. Sopra tronchi e rami di 
Casfanea vesca nel Pistoiese, nel Pisano, nella Garfagnana e 
nel Lucchese , 50 

Trametes ciNNABARiNA (Jacq.) Fv. Sopra ciliegio a Loano (Riviera 
di Ponente) „ 1 

Fdsaridji sp. e lividure sopra rami di fico inviati dalla Cattedra 
ambulante d'agricoltura di Savona „ 3 

Afide lanigero o Pidocchio sanguigno {ScJnzoneurn lanigera Hausm). 
opra rami di melo alla (fascina Mettone (Lacchiarella) e alla 
Villa Favorita (conte Bolognini), ecc „ 8 

Vaidolo {Phìjtoptus Pivi Sor.). Su vasta scala sopra foglie di pero 

a Crema (dott. Marignoni) ed a Pavia „ 10 

TiGNuoLA DEL MELO {Hi/ponoììieuta malinelìa Zeli."). Invase completa- 
mente alcune piante di melo alla Villa Favorita (conte Bo- 
lognini) ), 8 

Hyponoiiedta dei pruni {H. padella). Sopra Prunus e Crataegm a 
Monteleone (conte Bolognini) n 4 

Aphis Piri Koch. Sopra foglie di pero raccolte in orti presso Crema 

(dott. Marignoni) « 3 

Aphis Persicae Fonsc. Sopra germogli di pesca a Monteleone 
(conte Bolognini) e a S Giuseppe (Pavia) , 4 

Totale esami N. 242 



Malattie delle piante da foraggio. 

Ruggine ( Uromi/ces striatus Schr.) Sopra erba medica a Santa Ma- 
ria della Versa, Travacò Siccoraario e diverse località della 
provincia di Pavia Esami N. 

Ruggine del Trifoglio ( Uromijces Trifola Lev.). Fortissimo attacco 
in diversi campi a Torre d'Isola ed in altri luoghi dei dintorni 
di Pavia " ^^ 

Mal vinato {Bhizoctonia violacea Tal.). Forte attacco in diversi me- 
dicai nel comuni di Soriasco, Santa Maria della Versa, Montu- 
beccaria, Bressana, Casatisma, Proni, Redavalle, ecc. . . „ 



20 



30 



— 404 — 

PsEUDOPEzizA Trifolii Fiiok. e Fdsaridm sp. Sopra trifogli da Mon- 
ticelli (l"0ni2:ina (dott. Callisto Oattadari, per incarico della 
Cattedra ambulante d'agricoltura di Piacenza) e in diverse 
località dei dintorni di Pavia Esami N. 8 

PsEUDOPEzizA Medicaginis (Lib.) Sacc. Sopra erba medica a Santa 

Maria della Versa, Travacò, ecc « 10 

Pleosphaerulina Briosiana Pollacci. Sopra erba medica nell'Ol- 
trepò pavese, S. Maria della Versa, Albaredo, ecc. . . . „ 9 

Puccinia GRAMrNis Pers. Su foglie di graminacee inviate da Gra- 

vedona „ 1 

OiDiDii ERYSIPHOIDES Fr. Sopia trifoglio inviato da Gravedona „ 2 

Cuscuta (Cuscuta E pif /immuni Miirr.). Sopra erba medica di diversi 

medicai nell'Oltrepò pavese e dintorni di Pavia . . . . „ 14 

Larve d'insetti in radici di trifoglio inviate per incarico della 
Cattedra ambulante d'agricoltura di Piacenza dal dott. Callisto 
Cattadori da Monticelli d'Ongina „ 1 

Totale esami N. IH 

Malattie delle piante oriiaiiieiit.ali. 

OiDiUM EuoNYMi JAPONici (Arc.) Sacc. Sopra foglie di Evonimo da 
Coreano Plinio (Lago di Como), signor ragioniere Carlo An- 
dreani, da Varese, Porto Ceresio, Lugano e in molti giardini 
di Pavia Esami N. 20 

Sphaerotiieca panncsa (Wallir.) Lev. Sopra rametti di rosa da 
Corenno Plinio, sig. rag. Carlo Andreani, e in diversi giar- 
dini di Pavia „ 25 

Uromyces caryophyllinus (Sclirk.) Scliroet. Sopra foglie di garo- 
fani in alcuni giardini di Pavia „ 6 

Anguillule. Hanno assai danneggiato le piantagioni di Friliìfan'a 
imperialis e delle diverse varietà culturali di giacinti nell'Orto 
Botanico di Pavia ,. 6 

AspiDioTUs Nerii Bouclié. Sopra foglie di leandro in giardini di 

Pavia (avv. Carlo Belli) ed a Villa Favoiita (conte Bolognini) „ 2 

Macrosporium Pelargonii Eli. et Ev. Su foglie di geranio inviate 

dalla Cooperativa Agricola di Mondovi „ 2 

Septoria Asci.epiadicola e. et E. Sopra foglie di Asrlepias fuìirrosa 

nell'Orto botanico di Pavia „ l 

EricoccuM vuLGARE Cda. Sopra foglie di Iris unguimlaris nell'Orto 

botanico di Pavia 4 



— 405 — 

PiiRAGMiDiuM suBcoRTiciuM (Scliik) Wiiit. Sopia foglie di rosa da 

Gravedona, nell'Orto bof. ed in molti giardini di Pavia Esami N. U 

Dendrophoma Convallakiae Cavr. Sopra foglie di Convallaria majalis 

inviate da Gravedona e nell'Orto botanico di Pavia . . „ 6 

Pestalozzia sp.? Sopra foglie di llex aquifolium da Gravedona . „ 2 

Pestalozzia funerea Desin. Sopra foglie di lìhododendmi, prove- 
nienti da Gravedona .... o 

Pestalozzia (juepini Desm. Sopra foglie di Camellia da Grave- 
dona e nell'Orto botanico di Pavia ... ^ 

Phoma Araucariae Ti-averso. Sopra foglie di Araiicaria da Gra- 
vedona 9 

DiPLODiA SP. Sopra foglie di Olea fragram da Gravedona . . „ 2 

PiiYLLOSTicTA Calycanthi Cav. Sopra foglie di Cahjcanthus da Gra- 
vedona e nell'Orto botanico di Pavia ^ 3 

Macrosporium Calycanthi Cav. Sopra foglie di Cuhjcanthus da Gra- 
vedona ^ 2 

Chionaspis Evonyjii Con.st. Sopra Evonimo da Gravedona e Dongo 

e in orti della città di Pavia e dintorni „ 8 

Malattie diverse. Una collezione di Gloxinia nelle serre dell'Orto 
botanico di Pavia fu ridotta malamente dall'attacco di pidocchi „ 2 

Totale esami N. 112 

Malattie delle piante iiidusti'iali e forestali. 

Mal bianco od Oidio della quercia {Okìiiim spec? Oklium quercimim? 
Tlium.). Questa specie di oidio ha invaso con sorprendente ra- 
pidità tutte le piantagioni di quercie nelle varie regioni d'Italia, 
Francia, Spagna, ecc., richiamando su di sé, appunto per la ra- 
pidità della diffusione e per la intensità dell'attacco, l'atten- 
zione di molti studiosi botanici e fito-patologi. Malgrado le nu- 
merose e ripetute ricerche fatte non si è potuto ritrovare la 
forma perfetta ascofora di questo parassita, onde l'incertezza 
anche nella determinazione specifica della forma conidica di 
Oklium. 

I primi esemplari affetti da tale micete furono inviati per 
esame a questo laboratorio verso la fine di luglio e sul prin- 
cipio di agosto dalle Cattedre ambulanti d'agricoltura di Sa- 
vona e Poppi mentre lo si era già notato anche qui da noi 
sulle quercie dei boschi del Ticino presso il Rottone (dintorni 
di Pavia) che aveva fortemente attaccate. 



— 406 — 

Rami e foglie di quercie infette ricevemmo in seguito da 
molte località della provincia pavese: Zerbolò, Montubeccaria, 
Casteggio, Terretto, Travacò Siccomario, ecc., come pure da 
Gallarate, Varese, dalla Val Ganna, da Porto Ceresio, da di- 
verse località della Brianza (Besozzo, Crugnola, Besuate, ecc.), 
da Bergamo (Unione Agricola Bergamasca), ecc. Esami N. 90 

DoTHicHizA POPULEA Sacc. Sopra corteccie di pioppo canadeuse, in- 
viate dalla Cattedra ambulante d'agricoltura di Savnna e Qui- 
stello (Mantova) „ 4 

Cytospora nivea (Hoffm.) Sacc. Su pioppo canadense, id. . . „ 2 

Avvizzimento dei germogli {Fusariam lateritium Nees) in rami di 

gelso in quel di Casteggio ed altre località della provincia „ 15 

Phleospora maculans (Bereng.) Allesch. Sopra foglie di gelso a 

Gravedona e nei dintorni di Pavia ,> 20 

Uncinula Aceeis (D. C.) Sacc. Su foglie di acero a Montubeccaria 

(L. Montemartini) ' ^^ 1 

Aspergillds gladods Link, e Oospora spec? Sopra piante di ta- 
bacco provenienti da Firenze (R. Stazione di Entomologia 
Agraria) » 1 

Vulvaria volvacea Bull. Sopra il tronco di gelsi presso Casatisma 

e nella Valle della Versa „ 4 

Mal del falchetto {Armillaria meìlea Valli.). Assai diffuso nella 
nostra provincia (ed altre della Lombardia) sulle radici dei 
gelsi di cui causa la morte „ 30 

Pholiota Aegerita Ih'ig. Sopra tronchi di pioppi presso Santa 

Maria della Versa e Orto botanico di Pavia „ 5 

Fomes ignarius (L.) Fr. Sopra tronchi di salice a S. Martino Sic- 
comario ed in altre località dei dintorni di Pavia . . . „ 12 

Cuscuta {Cuscuta Epilinum, Weitch.). Ha invaso i campi di lino 

nel comune di Gerenzago „ 3 

DiASPis PENTAGONA Targ. Sopra gelsi fortemente attaccati nei co- 
muni di Fossarmato, Albaredo Arnaboldi, S. Leonardo, Ca- 
stello (l'Agogna, Corteolona, Santa Cristina, Monteleone, Bar- 
biauello, S. Giulietta, Dongo, Gravedona e molte altre loca- 
lità lombarde i, 40 

Leucospis Pini Hartig. Sopra pini fortemente attaccati a Loaiio 

(prof. Egidio Pollacci) „ 2 

Crisomela del Salice. Sopra foglie di salice provenienti da Genova 

(Consorzio Agrario) „ 1 

Totale esarai N. 230 



407 



Malattie di i)iaiite diverse. 

Peronospora effusa (Grev.). Rbli. Sopra Chenopodium album a 

S. Giuseppe (Pavia), Torretta, ecc Esami N. 6 

Spuacelotheoa Hydropiperis (Sclium.) De Bary. Sopra fiori di Per- 

siearia da Mortara (Cattedra ambulante d'agricoltura) . . „ 2 

PucciNiA Malvaceardm Jlout. Sopra piante di Malva a S. Giu- 
seppe (comune di Pavia) in giardini della città e nell'Orto 
botanico „ 8 

CoLEOSPORiUM SoNCHi (Pers.) Lev. Su foglie di Tnsslìago farfara a 

irontubeccaria e nei dintorni di Pavia „ 6 

AscocHYTA Pisi Lib. ; Cladosporium sp.? e Macrospormin sp.? Sopra 
foglie di Vicia inviate dal prof. De Caroli.^, Direttore della 
Cattedra ambulante d'agricoltura di Langhirano (Parma) . „ 4 

Septoeia Phytolaccae Cavr. Su foglie di Fhìjtolacca decandra da 

Gravedona e dintorni di Pavia » 15 

Ascochyta Pisi Lib. Su foglie e frutti di Pisiim a S. Giuseppe, 

S. Paolo ed in altre località dei dintorni di Pavia . . . „ 15 

OvoLARiA obliqua (Cook.) Aud. Sopra foglie di h'umex raccolte a 

S. Giuseppe e diverse altre località dei dintoini di Pavia „ 12 

OvuLARiA OVATA (Fiicli.) Sacc. Sopra foglie di Salvia pratensk a 

Travacò Siccomario e Argine del Ticino „ 8 

OiDiUM erysiphoides cou Cicinnobolus. Sopra piante di Spiraea ulmaria 

da Gravedona .i 2 

OiDiuM HoRMYNi Fariieti. Su foglie di Salvia a Travacò Sicco- 
mario, ecc ,10 

FusicLADiUM Sorghi Pass. Sopra Sorghum halepense nei dintorni di 

Pavia » 8 

Foglie di Crataegns alterate per l'attacco di insetti e di Clado- 

aporium spec? a Verretto Pavese « 4 

Prezzemolo con alterazioni d'indole climatologica e fisiologica pro- 
veniente da Savona (Cattedra ambulante d'agricoltura) . . „ 3 

Totale esami N. 103 

luformazioui varie. 

SnW AmpelUe antifillosserica del prof, e Feis chieste dal sig. Ra- 
fael -Tannini di Valencia (Spagna); sulla Sepioria Petrosilini-Apii, Briosi 
e Cavara chieste dal prof. H. Klebalin di Amburgo (Germania); sul 



— 408 — 

Roncet e intorno alla cansale caduta dei germogli di vite richieste 
dalla Cattedra ambulante d'agricoltura di Casalmaggiore; sul The e 
sulla sua cultura dal sig. ing. Carlo Frova, Barberino Mugello (Firenze); 
sul modo di curare le punture causate dalle Euphorbie dal sig. Italo 
Magni di Spezia, ecc. 

Esami di zafferano in polvere sofisticato, di Tripoli, di campioni 
di panno, di tela, ecc. 

Detenninazioni di piante fanerogame inviate al Laboratoiio, o rac- 
colte dal personale in escursioni. 



Ricerche scientifiche. 

Oltre all'esame del materiale inviato da enti morali e da privati 
l'attività dell'Istituto fu pure rivolta a ricerche scientifiche che inte- 
ressano la patologia vegetale, la fisiologia, l'anatomia, la biologia, ecc., 
come viene qui sotto in succinto accennato. 



Ricerclie di crittogamia e patologia vegetale. 

Lo scrivente insieme coll'aiuto Rodolfo Farneti studiò e descrisse 
una nuova specie di micromicete parassita del castagno, sul quale pro- 
duce la tanto dannosa e temuta malattia nota col nome di Mai del- 
l'inchiostro o Moria del Castagno. Continuò pure le ricerche snWavvizzi- 
mento dei germogli del gelso. 

In collaborazione col prof. F. Cavara pubblicò il fascicolo xvii del- 
l'opera: I funghi parassiti delle piante coltivate od utili, in cui sono de- 
scritti e figurati 2.5 diversi parassiti di piante coltivate od utili, per 
ognuno dei quali è dato anche un esemplare patologico e suggerito 
il possibile metodo di cura. 

L'aiuto Rodolfo Farneti poi continuò le sue ricerche sul brusone 
del riso che vedranno presto la luce. 

L'assistente Malusio Turconi completò una prima memoria sulla 
micologia lombarda parlando in essa dei funghi finora trovati e studiati 
nella nostra regione, il cui numero supera ormai i 2000. Ha inoltre 
iniziato studi sul mal vinaio dell'erba medica e sij alti i funghi parassiti. 

Il dott. Luig-i Mafifei ha continuato lo studio della micologia ligu- 
stica pubblicandone un secondo contributo; il dott. Giovanni liiauchi 
diede alla luce una seconda memoria sulla micologia della provincia di 



- 409 — 

Mantova, e la signorina dott. Eva Mameli pubblicò una seconda con- 
tiibuzione sulla flora micologica della Sardegna. 

Il doU. Gino Poliacci studiò e descrisse una nuova specie di gra- 
minacea infestante le risaie {Panicum erectmn). 

Ricerche di fisiologi.!, istologia, ecc. 

La signorina Eva Mameli pubblicò i risultati di suoi studi sulla con- 
ducibilità elettrica dei succhi e dei tessuti vegetali e, in collaborazione 
col dott. Gino Poliacci, quelli di ricerche sulla fotosintesi clorofilliana. 

L'on. prof. Luigi Monteniartini pubblicò i risaltati di esperienze 
e studi sulla biologia dei semi, sulla spiga del grano in rapporto alla 
selezione, e sulla sensibilità geotropica delle radici. 

Il prof. Luigi Pavarino ba continuato le ricerche sulla flora fane- 
rogamica dell'Appennino bobbiese in rapporto al substrato su cui ve- 
geta, pubblicando un secondo contributo. 

Il sig. Pier Emilio Cattorini, infine, compì ricerche istologiche sulla 
struttura e presenza dei centrosomi nella cellula vegetale. 

Nell'anno prossimo, oltre alle ricerche in corso su diversi problemi 
di patologia vegetale, ci proponiamo di proseguire gli studi sulla flora 
crittogamica (specialmente micologica) delle regioni lombarda e ligure 
e di imprendere studi sull'accrescimento dei frutti, sull'assimilazione e 
fissazione dell'azoto, specialmente di quello atmosferico, operata dalle 
piante; sulla struttura delle foglie delle leguminose, sulla selezione del 
frumento e sulla azione di alcune speciali sostanze sopra la fioiitura 
delle piante culturali. 

Riassunto generale delle ricerche fatte nell'anno 1908. 

Malattie della vite Esami N. 387 

„ dei cereali „ „ 122 

„ di piante da frutto „ „ 242 

„ „ « oi't" " » •'^6 

„ foraggio „ „ 111 

„ ,, ornamentali „ „ 112 

„ „ industriali e forestali .... r » 230 

„ „ diverse n ^ 103 

Ricerche ed informazioni varie n r 107 

Determinazione di fanerogame « „ 270 

„ di miceti della Lombardia, Liguria e Sardegna „ „ 425 

Totale esami N. 2195 



— 410 — 

Personale del Laboratorio al 31 dicembre 19U8. 

Prof. Giovanni Briosi, diretto>e; 

Prof. Rodolfo Farneti, aiiUo; 

Malusio Turconi, assistente straordiiiario; 

Mario Palazzi, inserviente straordinario. 

Prestarono l'opera loro i signori: 

Dott. Gino PoUacci, conservatore dell'Istituto botanico e libero docente 

all'Università; 
Dott. Gnido Rota-Rossi, 1° assistente all'Istituto botanico; 
Dott. Luigi Maffei, 2" assistente all'Istituto botanico. 

Frequentarono durante l'anno 1908 il Laboratorio crittogamico 
per ragioni di studio i signoii: 

Dott. Luigi Montemartini, libero docente di botanica all'Università e 

deputato al Parlamento; 
Dott. Luigi Pavarino, professore alla R. Scuola normale di Pavia e 

assistente onorario dell'Istituto botanico; 
Dott. G. B. Tiaverso, assistente all'Istituto botanico di Padova e libero 

docente presso quella Università; 
Dott. Giovanni Bianchi, assistente volontario; 
Signorina Eva Mameli, assistente onoraria; 
Sig. Giuseppe Bruno Marignoni, laureato in scienze naturali. 
Sig. Pier Emilio Cattorini, laureando in scienze naturali. 
Sig. Luigi Moretti, studente allievo del Collegio Ghislieri. 

PMbblicazioni del personale dell'Istituto durante l'anno 1908. 

Giovanni Briosi, Rassec/na crittogamica delle principali malattie delle piaìUe 
sviluppatesi in Italia nel 1" semestre 1907, con notizie sul carbone 
e la carie dei cereali (in Bollettino Ufficiale del Ministeri; d' A ij rie ot- 
tura, Industria e Commercio). 

— Rassegna crittogamica pel 2" semestre 1907 (in Atti Istituto Botanico di 

Pavia. Serie II, voi. XII). 

— Operosità della stazione di botanica crittogamica di Pavia nell'anno 1907 

(in Atti Istituto Botanico di Pavia. Serie II, voi. XII). 

— Cenno biografico di Giov. Batt. Amici, con ritratto (in Atti Istituto Bo- 

tanico di Pavia. Serie II, voi. XI). 



— 411 — 

Giovanni Briosi, frulla Moria dei castagni {Mal dell'inchiostro), prima nota 
con una tavola litografica (in collaborazione col prof. R. Farneti) 
(iLid., voi. XIII). 

— I funghi parassiti delle -piante coltivate od utili, essiccati, delineati e de- 

scritti. Fase. XVII. Pavia, 1908 (in collaborazione col prof. F. 
Cavara). 
Gino Poll.\cci, Su una graminacea nuova infestante del riso {Panicum 
erectum), con mia tavola litografica (in Atti Istituto Botanico di 
Pavia. Serie II, voi. XIII). 

— Note critiche intorno a recenti ricerche sulla fotosintesi clorofilliana liii 

collaborazione con la signorina dott. Eva Mameli) {ibid.). 

— Articoli diversi in giornali agrari. 

— Articoli diversi di patologia vegetale (in Alba Agricola, 1908). 
Rodolfo Farneti, Sulla Moria dei castagni (Mal dell' inchiostro), prima 

nota (in collaborazione col prof. G. Briosi). 
Malusio Torconi, Intorno alla micologia lombarda. Memoria I (in Atti 

Istituto Botanico di Pavia. Serie II, voi. XII, pag. 57-284). 
Luigi Maffei, Contribuzione allo studio della micologia ligustica (seconda 

centuria) {ibid., voi. XIII). 
Luigi Montemartini, Note di biologia dei semi {ibid.). 

— La spiga del grano in rapporto colla selezione {ibid.) 

— Contributo allo studio della sensibilità geotropica delle radici {ibid., 

voi. XIV). 

— Rivista di patologia vegetale. Anno III, Pavia, 1908. 

Luigi Pavarino, Intorno alla flora del calcare e del serpentino nell'Ap- 
lìennino bobbiese (in Atti Istituto Botanico di Pavia. Serie II, voi. XIV). 

Giovanni Bianchi, Micologia della provincia di Mantova. Secondo con- 
tributo {ibid., voi. XIII). 

Eva Mameli, Sulla jlora micologica della Sardegna. Seconda contribu- 
zione {ibid., voi. XIV). 

— Sulla conducibilità elettrica dei succhi e dei tessuti vegetali {ibid., vo- 

lume XII). 

— Note criliche intorno a recenti ricerche sidla fotosintesi clorofilliana (in 

collaborazione col dott. Gino Pallacci) {ibid., voi. XIII). 
Pier Emilio Cattorini, Intorno all'esistenza delle sfere direttrici o centro- 
sfere nelle cellule del sacco embrionale della " Tulipa „ {ibid., vo- 
lume XIII). 



— 412 — 



La Stazione di Botanica Crittogamica (Laboratorio Crittoga- 
mico Italiano) in Pavia dalla sua fondazione (1871) sino al- 
l'anno 1910. - Raiiporto chiesto per l'esposizione di Bruxelles 1910 
da S. E. il Ministro d'Agricoltura, Industria e Commercio. 

Il Laboratorio Crittogamico venne fondato presso l'Istituto Bota- 
nico della E. Università di Pavia con decreto 16 marzo 1871. 

Alle spese di fondazione concorsero il Ministero d'Agricoltuia, In- 
dustria e Commercio e quello dell'istruzione nonché la Provincia, il 
Comune, il (Collegio Ghislieri ed il Comizio Agrario di Pavia ed altresì 
privati donatori (conte Carlo Ainaboldi Gazzaniga, cav. Giovanni No- 
seda, conte Vitaliano Borromeo, ecc.). 

Al suo mantenimento provvidero il nostro Ministero insieme alla 
Provincia, al Comune ed al Collegio Ghislieri di Pavia. 

La sede del Laboratorio è l'Istituto Botanico dell'Ateneo pavese 
che gli fornisce i locali. 

* * 

Il materiale scientifico del quale dispone consta di varii microscopi, 
di molti apparecchi di chimica, di fisica, di biologia, ecc. per le ri- 
cerche; e di una biblioteca fornita di molti dei più importanti perio- 
dici scientifici italiani e stranieii, e di gian numero di opere di agri- 
coltura, di patologia vegetale, di micologia e di crittogamia generale ed 
applicata. 

Possiede pure una ricca e rara collezione di essiccati micologici 
ed un erbario patologico che, iniziato nell'ultimo decennio, conta ora 
qualche migliaia di specie. 

Nel Laboratorio Crittogamico furono allievi, o più o meno a lungo 
vi lavorarono, giovani di alto valore che poi raggiunsero posizione co- 
spicua nella scienza, quali i professori G. Gibelli (ex professore al- 
l'Università di Torino), senatore C. Golgi (professore all'Università di 
Pavia), E. Pirotta (professore all'Università di Eoma), P. Baccarini (pro- 
fessore all'Istitnto Superiore degli studi a Firenze), F. Cavara (pro- 
fessore all'Università di Napoli), e molti altri, alcuni .stianieri, fra i quali 
citiamo il prof. Loverdo Jean di Grecia, il dott. E. Andreae (Svizzero), 
ed ultimamente il prof. Hikotaro Nomura di Tokyo, che il Governo 
Imperiale del Giappone qui inviò e mantenne durante tre anni per studi 
di perfezionamento, ecc. 



413 — 






Scopo principale della Stazione Crittogamica è lo studio delle ma- 
lattie (Ielle piante coltivate od uiili prodotte da parassiti di natura 
vegetale, dei rimedi più adatti e pratici per combatterle e dei mezzi 
atti a prevenirle. 

Tale studio si fa sopia materiale clie viene continuamente inviato 
per esame e studio da privati e da enti morali, e sopra piante raccolte 
dal personale nelle diverse ispezioni e nei sopraiuoglii fatti a tale uopo. 

L'elenco delle malattie che si studiano e le ricerche ed osserva- 
zioni che sopra di esse si fanno nell' interesse degli agricoltori e degli 
studiosi, furono in ogni anno, e lo sono tuttora, raccolte in apposite 
Rassegne Criltogamkhe che si mandano di volta in volta al Ministero 
d'Agricoltura il quale le pubblica nel suo Bollettino. In tali liasseyiie 
allo scopo anche di soddisfare alle richieste che da varie parti ci ven- 
gono fatte, si usa da qualche anno di raggruppare e riassumere in ap- 
positi articoli, dettati in foinia piana per quanto è possibile, le cogni- 
zioni che si hanno intorno alle principali malattie che affettano le 
piante colturali, ed ai rispettivi metodi di cura; cognizioni che per 
ti'ovarsi sparse in pubblicazioni d'ogni genere tanto italiane che stra- 
niere e per essere dettate in lingue diverse riescono di difficile accesso 
non solo per gli agricoltoii, ma talora anche per gli studiosi. 

Così si fece per le malattie delle barbabietole, per quelle della ea- 
napa, del riso, del gelso, delle poìnaree, per la ruggine ed il carbone dei 
cereali, per le malattie àeWcrba medica, ecc. 

A dare un'idea dell'operosità ognora crescente della nostra Stazione 
Crittogamica valga lo specchietto a pagina seguente, dedotto dai rap- 
porti mandati ogni anno al Ministero e già pubblicali, il quale dimo- 
stra il numero delle osservazioni e delle ricerche fatte. 

A più di venticinquemila, come vedesi, ammontano le ricerche fatte 
nel nostro Laboratorio, in massima parte sopra malattie di piante coltu- 
rali, per rispondere a quesiti proposti. 

Delle Rassegne Crittogamiche rese di imbblica ragione nel Bollettino 
del Ministero, si distribuirono coi>ie a coloro che avevano mandato ma- 
teriale di studio ed altresì ai Sindaci dei Comuni interessati, alle Cat- 
tedre ambulanti d'agricoltura, alle Scuole pratiche d'agraria, ecc. 

Più di sedicimila di dette ricerche furono fatte nell' ultimo de- 
cennio, onde il loro continuo aumento vale per sé stesso a dimostrare 
quanto sia apprezzata e richiesta dagli agricoltori l'opera del I-ahora- 
torio Crittogamico al quale si ricorre per ricerche e consiglio anche 
dall'estero. 



— 414 — 
OSSERVAZIONI E RICERCHE 

FATTE ALLA STAZIONE CRITTOGAMICA DI PAVIA. 

dì Pavia, Voi. I, pag- XV 



Rsami 


tutti 


nel 


l 1871 N." 


4. Atti 


Istit. Tìot: 


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» 


1^^7L' 


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13 


» 


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» 


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1873 


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1.S74 


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1878 


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1879 


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1880 


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1881 


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182 


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188-2 


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(13 


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188.T 


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1884 


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1835 


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254 


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1880 


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1801 


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1892 


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1903 » 2191 Jioll. un. Min.. \. J.( 

1904 » ir)37 .Mti Islil. Botali, (li Pavia. Vcjl 
190.'i » I32-! » » » 
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1907 » 1S71 » » 
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191 li) >, 1872 » 



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XVII 


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XVII 


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XVIII 


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XIX 


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— 415 — 

Materiale per studio ci venne infatti inviato a [nix riprese dalla 
Francia, dalla Svizzera, dalla Germania, dalla Svezia, dall'Austria, 
dalla iJulgaria, dalla Russia, dalla Turchia, dalla Grecia, dalla Spagna, 
dal Portogallo, dall'Algeria, dall'America (Messico, Stati Uniti, Repub- 
blica Argentina), dal Giapiìone, ecc., come venne in parte riferito nelle 
Rassegne Cntiogamiche ed in lavori speciali pure pubblicati. 

Talora il nostro avviso valse anche a risolvere questioni scienti- 
fiche controverse per le quali, come per esempio per una nuova malattia 
delle viti del Caucaso (vedi Atti Istituto Botanico, Serie 2.'', voi. VII), 
si eia ricorso ai principali Istituti di Europa. 



Oltre a ricerche di pura patologia vegetale la nostra Stazione Crit- 
togamica rivolge i proprii studi anche ai problemi che interessano la 
sistematica e la distribuzione geografica delle crittogame, l'Anatomia e 
la Fisiologia vegetale e le altre branche della Botanica tanto pura che 
applicata le quali costituiscono il fondamento dell'agricoltura. 

I risultati di tali studi formarono l'oggetto di pubblicazioni che 
trovansi riunite negli Atti del nostro Istituto, dei quali sono di già 
usciti dieci grossi volumi illustrati da duecentosci tavole e nove ritratti 
e contenenti più di un centinaio di memorie tutte su esperienze oi igi- 
nali qui eseguite oltre alle Rassegne crittogamiche ed a numerose rela- 
zioni sopra studi ed esperienze fatte per incarico del Ministero. 

Dopo questi dieci volami furono ancora pubblicate altre quarantasei 
memorie che forniranno, insieme a quelle dei lavori in corso, materia 
per tre nuovi volumi. 

In cambio di tali pubblicazioni il Laboratorio molte altre ne riceve 
da diversi Istituti, Società ed Accademie dei pili importanti centri scien- 
tifici tanto d'Europa che di America ed altresì dell'Africa, dell'Australia 
e del Giappone. 

Frutto del personale del nostro Istituto è pure l'opera: Buiosi e 
G.^VAEA, I funghi parassiti delle piante coltivate od utili, della quale fu- 
rono già pubblicati diciassette fascicoli che illustrano 42.5 malattie, cau- 
sate da parassiti vegetali, delle quali si dà la descrizione, le figure e 
per ciascuna anche i pezzi patologici, indicando, per quanto è possibile, 
i rimedi ed i mezzi per combatterle, opera cosi accetta in Italia e fuori 
che è già esaurita non ostante il prezzo elevato. 



— 416 — 

ELENCO DEL PERSONALE SCIENTIFICO 
DEL LABORATORIO DALLA SUA FONDAZIONE A TUTT'OGGI. 

Direttori. 

Garovaglio coiiim. Santo, dal L^G marzo 1S71 al 18 marzo 1882; defunto. 

Ne fn il fondatore. 
Cattaneo dott. Achille, tf. di Direttore, dal 20 marzo 1882 all'agosto 1883. 
Briosi prof. Giovanni, dall'agosto 1883, attuale Direttore. 

Assistenti. 

Gibelli prof. Giuseppe, ex professore di Botanica all' Università di 

Torino. 
Cattaneo dott. Achille. 

Lodi dott. Achille, dal marzo 1884 al 30 settembre 1884. 
Solla dott prof. Ruggero, dal P giugno 1885 al 10 aprile 1886; ora 

professore alla " Marine Unterrealsclinle „ di Pola (Austria). 
Farneti Rodolfo, dal 12 febbraio 1887; attuale aiuto. 
Turconi Jlalusio, attuale assistente. 

Allievi praticanti gratuiti. 

Sartorio dott. Achille, dal 31 gennaio 1871 al 1875; ora professore di 
storia naturale nei Licei del Reguo. 

Bonasegla dott. Ambrogio, dal 31 gennaio 1872 al 1876. 

Sacchi Maria, dal gennaio 1884 al 1888, insegnante di scienze natu- 
rali nelle scuole normali di Genova. 

Mariani Ernesto, nel 1884; ora professore al Museo Civico di IMilano. 

Gaffuri dott. Don Cesare; ora professore nel Seminario di Milano. 

Zoncada Vincenzo, dal 1884 al 1886. 

Sacchi dott. Carlo, nel 1884. 

Toller dott. N., nel 1885. 

De Maria Giovanni, nel 1885. 

Pollacci dott. Gino, dal 1889 al 1896; ora conservatore all'Istituto Bo- 
tanico di Pavia. 

Traverso Gio. Batt., dal 1897 al 1900. 



— 417 — 

Allievi praticanti stipendiati. 

Zaverthal Vladimiro, dal 29 luglio 1S71 al 31 dicembie 1871. 

Frigeiio Luigi, dal 5 dicembre 1871 al 3 marzo 1872. 

Golgi dott. Camillo, dal 6 geunaio 1872 al luglio 1872; ora professore 
di patologia generale all'Università di Pavia. 

Bianconi dott. Silvio, dal 29 maggio 1872 al 1874. 

Cattaneo dott. Achille, dal 21 gennaio 1871 al marzo 1882. 

Griffini Luigi, dal 14 agosto 1862 al 31 ottobre 187;;; ora professore 
di Patologia all'Università di Genova. 

Crosio dott. E., dal 30 marzo 1874 al marzo 1876; ora medico-chirurgo. 

Pirotta dott. Romualdo, dal 1 dicembre 1873 al 30 settembre 1876; ora 
professore di botanica all'Università di Roma. 

Cornelli dott Emilio, dal 3 marzo 1876 al 1878. 

Riboni dott. Gaetano, dal 1 novembre 1877 al 30 ottobre 1879; ora 
professore di fisica negli Istituti tecnici. 

Perego Eugenio, dal novembre 1874 al 1876. 

Penzig dott. Otto, dal giugno 1878 al 1879; ora professore di botanica 
all'Università di Genova. 

Bergonzi dott. Cesare, dal 1 novembre 1879 al 30 ottobre 1880. 

Bozzi dott. Luigi, dal 1 novembre 1880 al novembre 1882; ora pro- 
fessore e medico-cliiruigo in Pavia. 

Bertolini dott. Annibale, nel 1880 e nel 1886; ora professore di scienze 
naturali nei Licei del Regno. 

De Carlini dott. Angelo, dal 15 marzo 1883 al 15 maggio 1885; ora 
professore al R. Liceo Ugo Foscolo di Pavia. 

Kruch dott. Osvaldo, dal 15 marzo 1883 al 27 ottobre 1886; ora pro- 
fessore all'Istituto sperimentale superiore d'agraria in Perugia. 

Tognini dott. Filippo, nel 1886. 

Pollini dott. Carlo, nel 1888. 

Montemartini Luigi, dal 1889 al 1891; ora libero docente di botanica 
nella R. Università di Pavia e deputato al Parlamento. 



Assistenti e studiosi 
che frequentarono il Laboratorio Crittogamico. 

Sacchi dott. Carlo (1884). 
Toller dott. N. (1885). 
Bertolini dott. Annibale (1885). 

Atti dell' Ist. Boi. dell' Uni oeisilà di Pavid — Serio II - Voi. XIII. 



— 418 — 

De Maria Giovanni (1885). 

Baccarini dott. Pasquale (1885-1886); ora professore ordinario di bota- 
nica al R. Istituto di studi superioii di Firenze. 
Gigli dott. Torquato (1885-1887-1889); ora professore all'Università 

di Pisa. 
Cavara dott. Fridiano (1885-1895); ora professore ordinario di botanica 

alla R. Università di Napoli. 
Tognini dott. Filippo (1888-1896; defunto. 
Massa Camillo (1889). 

Loverdo mg. Jean di Cefalonia (Grecia) (1890-91). 
Salvetti Olito, studente in medicina (1890). 
Lopriore dott Vittorio (1890); attualmente direttore della R. Stazione 

agraria sperimentale di Modena. 
Marezzi dott. A. (1891). 
Peglion dott. Vittorio (1891); ora direttore della Cattedra ambulante 

d'agricoltura di Ferrara e professore all'Università di Bologna. 
Montemartini prof. dott. Luigi (1892-1908); deputato al Parlamento, 

che frequenta tuttora il Laboratorio. 
PoUacci dott. Gino (1892-1908), conservatore dell'Istituto botanico di 

Pavia. 
Marchesini dott. Luigi (1892-1893). 
Chiapponi Ernesto (1894-1897). 
Mach Paolo (1894-1895). 
Savio dott. Massimiliano (1895-1897). 

Traverso dott. Giovanni Battista (1896-1908); libero docente di bota- 
nica all'Università ed assistente all'Istituto botanico di Padova. 
Vigo dott. Giuseppe (1896-1898). 
Cantone dott. G. (1898-1899). 
Magnaghi dott. Angelo (1899-1900); professore di scienze naturali al 

Collegio di Celaua. 
Cazzani dott. Emilio (1899-1905); professore alla Scuola agraria di 

Guastalla. 
Mauri dott. Ermelinda (1900-1901). 
Mariani dott. Giuditta (1901-1902); ora professoressa di scienze fisiche 

e naturali nella R. scuola normale di Aosta. 
Buscalioni dott. Luigi (1901-1902); ora professore ordinario di botanica 

all'Università di Catania. 
Maflfei Siro dott. Luigi (1902-1908); attuale primo assistente all'Isti- 
tuto botanico di Pavia. 
Scotti dott. Luigi (1902); professoie alla R. Scuola tecnica di Casal- 
maggiore. 



— 419 — 

Lambertenglii dott. Ada (1902). 

Nomina prof. Hikotaro (1903-1906); professore all'Imperiale stazione 
sperimentale di Tokio (Giappone). 

Gorini dott. Costantino (1903-1908); professore alla Scuola superiore 
d'agricoltura di Milano e libero docente all'Università di Pavia. 

Pavarino dott. Luigi (1903-1909); professore di scienze naturali alla 
E. Scuola normale di Pavia. 

Bianchi dott. Giovanni (1903-1908); assistente volontario all'Istituto 
botanico di Pavia. 

Rota-Rossi dott. Guido (1903-1908); ora professore di scienze naturali 
al Collegio di Celana. 

Andreae dott Eugenio di Basilea (Svizzera) (1904). 

Pavesi dott. Vittorio (1904); ora direttore del Laboratorio cliimico- 
mnnicipale di Piacenza. 

Salvoni dott. Maurilio (1904-1905). 

Rusconi dott. Arnaldo (1904); assistente all'Istituto d'igiene dell'Uni- 
versità di Pavia. 

Gozo dott. Angela (1904). 

Marignoni dott. Giuseppe Bruno (1904-1908); ora professore di scienze 
nella Ssuola tecnica di Schio. 

Carbone dott. Giuseppe (1905); ora assistente all'Istituto d'igiene del- 
l'Università di Pavia. 

Cattorini Pier Emilio (1906-1909); attuale secondo assistente all'Isti- 
tuto botanico di Pavia. 

Mameli dott. Eva (1906-1909); assistente onoraria all'Istituto botanico 
di Pavia. 



ELENCO DELLE PUBBLICAZIONL 

1873 — Prospetto degli esami fatti in servizio dei privati ecc. nel 
Laboratorio crittogamico negli anni 1871-1872 e 1873 (S. Ga- 
rovaglio); vedi Archivio triennale del Laboratorio di botanica 
criltocjamica di Pavia, voi. I, pag. liii-lxviii. 

„ Sili microfìti della ruggine del grano, con una tavola (S. Ga- 

vovaglio) ; ibid., pag. 1. 

„ Sullo Sporotrichum maydis, con una tavola (S. Garovaglio) ; ibid., 

pag. 31. 

„ Sul Protomyces violaceus Ces., con due tavole (G. Gibelli); ibid., 

pag. 41. 



— 420 — 

1873 — Sul polimorfismo della Pleoapora lierharum Tnl.. con cinque ta- 

vole (G. Gibelii e L Gi'iffini); ihid., jiag. 53. 
„ Sulla propiigazioiie artificiale dei corpuscoli del Cornalia (G. Gi- 

belii, A. Maestri e G. Colombo); ibid., pag. 93. 

1874 — Di Hua cameretta umida per la coltivazione dei micromiceti 

(G. Griffini); ibhl., pag. 103. 

„ Sulla scoperta di un discomicete trovato nel cerume dell'orec- 

chio umano (S. Garovaglio); iUd., pag. 113. 

„ Intorno ad alcuni grani di Zea mays anneriti (S. Garovaglio); 

ibid., pag. 115. 
Studi sul parassita delle olive (S. Garovaglio e A. Cattaneo); 
ibid., pag. 116. 

„ Sulla causa deiralletfaniénto del frumento (S Garovaglio); ibid., 

pag. 119. 

„ Relazione sui parassiti delle foglie e dei rami di gelso (S. Ga- 

rovaglio); ibid; pag. 126. 

„ Relazione sulla natura del male di alcune spighe di frumento 

(S. Garovaglio); ibid., pag. 132. 

„ Due relazioni, Tana sulla malattia dei capperi detta il bianco, 

l'altra su quella d'alcuni vitigni (S. Garovaglio); ibid., pa- 
gina 134. 

„ Notizie bibliografiche sul Ci/stoptts nipparidis (S. Garovaglio); 

ibid., pag. 137. 

„ Sulla causa dell'alterazione di un grappolo d'uva (A. Maestri); 

ibid., pag. 142. 

„ Esperienze ed osservazioni sulla rugiada (L. GrifSni); ibid., 

pag. 148. 

„ Osservazioni sui corpuscoli dei bachi da seta, con una tavola 

(A. Maestri); ibid., pag. 159. 

„ Sul carolo o brusone del riso, con due tavole (S. Garovaglio); 

ibid., pag. 173. 

„ Bibliografia del brusone (S. Garovaglio); «è/rf., pag. 200. 

„ Ricerche microscopiche sul sangue carboncbioso dei bovini 

(L. Griffini); ibid., pag. 203. 

„ Di alcuni uccelli raccolti nel territorio pavese (A. Maestri); 

ibid., pag. 209. 

„ ^nWUredo betae Pers. (S. Garovaglio); ibid., pag. 213. 

1875 — Sulle principali malattie degli agrumi, con una tavola (S. Ga- 

rovaglio e A. Cattaneo); ibid., voi. II-III, pag. 3. 
„ Nuove ricerche sul brusone dei riso (S. Garovaglio e A. Cat- 

taneo); ibid., pag. 15. 



— 421 — 

1875 - Sulla Erì/sìphe graìniìih e sulla Seploria tritici, con una tavola 

(S. Garo vaglio e A. Cattaneo); ihib., pag. 21. 
„ Sulla ruggine del grano turco Puccinia mai/dis, con una tavola 

(S. Garovaglio e R. Pirotta); ibid., pag. 39. 

1876 — Sulla ruggine dell'abete rosso Peridermium abietinum, con una 

tavola (S. Garovaglio e A. Cattaneo); ibid., pag. 47. 

„ SiiW Acrimonitmi vitis, nuovo fungo parassita dei vitigni (A. Cat- 

taneo); ibid.. pag. 57. 

„ Sulla ruggine delle malve, con una tavola (R. Pirotta); ibid., 

pag. 63. 

„ Sullo Scleroiium onjzae, nuovo parassita vegetale del riso, con 

una tavola (A. Cattaneo); ibid., pag. 75. 

1877 — SuW Belminthosporium vitis, parassita delle foglie delia vite, 

con una tavola (R. Pirotta); ibid., pag. 85. 

„ Esperienze sulla propagazione dei corpuscoli del Cornalia nel 

baco da seta, con una tavola (A. Cattaneo); ibid., pag. 93. 

„ SuU'epifitia delle viti di Rocca de' Giorgi (A. Cattaneo); ibid., 

pag. 97. 

„ Di quella malattia del riso che i Lombardi cliiamano r/entil- 

nonio spica falsa (A. Cattaneo); ibid., p. 103, 

„ Due nuovi miceti parassiti delle viti, con una tavola (A. Cat- 

taneo); ibid., pag. 109. 

„ Contributo allo studio dei miceti che nascono sulle pianticelle 

di riso, con due tavole (A. Cattaneo); ibid., pag. 115. 

„ I funghi parassiti dei vitigni, con quattro tavole (R. Pirotta); 

ibid., pag. 129. 
Sui microfìti che producono nelle piante la malattia del nero 
Fumacjo o Morfea, con una tavola (A. Cattaneo); ibid., pa- 
gina 227. 

1878 — Sull'annebbiamento del grano, con due tavole (R. Pirotta); ibid., 

pag. 237. 
„ Sulle dominanti malattie dei vitigni (S. Garovaglio e A. Cat- 

taneo) ; ibid., pag. 245. 
Studi sul latte, con quattro tavole (R. Pirotta e G. Riboni); 
ibid., pag. 289. 

1879 — Nuove ricerche sul vajolo della vite (S. Garovaglio); ibid., pa- 

gina 347. 
„ I miceti degli agrumi, con due tavole (A. Cattaneo); ibid., pa- 

gina 357. 
La nebbia degli Espeiidi, con una tavola (A. Cattaneo); «i/rf., 
voi. IV, pag. 3. 



- 422 -- 

1880 — Elenco delle alghe della provincia di Pavia (A. Cattaneo); 

ìbid., pag. 9. 
„ La Peronospora viticola ed il Laboratorio crittogamico (S. Ga- 

rovaglio); ibid., pag. 23. 
„ Sulla comparsa del Mildew o falso Oidio degli Americani (E. 

Pirotta); ibid., pag. 35. 
„ Ancora il Mildew o falso Oidio delle viti (R. Pirotta); jètó., 

pag. 39. 
„ Tentativi di cura sopra diverse varietà di viti esotiche infette 

dalla peronospora (S. Garovaglio); ibid., pag. 42. 

1881 — La Peronospora viticola nella provincia di Pavia (E. Pirotta); 

ibid., pag. 48. 
„ Sulla Peronospora viticola, con una tavola (S. Garovaglio); 

ibid., pag. 55. 
„ Tavola dei risultati ottenuti dalla semina e coltivazione di 

quindici specie e varietà di viti asiatiche e americane (S. 

Garovaglio); ibid., pag. 63. 

1882 — L'invasione della Peronospora vitic(da in Italia (S. Garova- 

glio) ; ibid,, pag. 67. 

„ Sul modo di scoprire col microscopio le falsiiìcazioni delle fa- 

rine, con due tavole (A. Cattaneo); /étU, pag. 85. 

„ La nebbia dei fagiuoli (A. Cattaneo) ; t7;/o?., pag. 99. 

„ Mezzi usati nel 1881 per salvare dalla peronospora le viti 

dell'Orto botanico (S. Garovaglio); ibid., pag. 105. 

„ Della gangrena secca ed umida dei pomi di terra, con due 

tavole (A. Cattaneo); ibid., pag. 119. 

„ Anatomia e morfologia della vite Vitis vinifera, con cinque ta- 

vole (0. Penzig.); ibid., pag. 141. 

„ L'epidemia della Peronoiìpora viticola nel 1881 (S. Garovaglio); 

ibid., pag. 177. 

,, La vite e i suoi nemici nel 1881, con tavole (S. Garovaglio); 

ibid., pag. 183. 

1883 — Esame di farina adulterata (A. Cattaneo); ibid., pag. 205. 

1884 — Sul male del caffè, con una tavola (A. Cattaneo); ibid., voi. V, 

pag. 1. 
„ Muschi della provincia di Pavia, prima centuria (L. Bozzi); 

ibid., pag. 17. 

1885 — Dei miceti trovati sul corpo umano, con cinque tavole (A. Cat- 

taneo e L. Oliva); ibid., pag. 48. 
„ Eapporto a S. E. il ministro d'agricoltura, industria e com- 

mercio fatto dal direttore pel biennio 18841885 (G. Hriosij; 
in Atti dell'lst. Bot. di Pavia, voi. 1, serie 2=^, pag. xxiv-xxvii. 



— 423 — 

1885 — Ispezione ai vigneti di Monteleone nel giugno 1885. Relazione 

al Comizio agrario di Pavia (G. Briosi) ; ibid., p. xxviii-xxix. 
„ Esperienze per combattere la peronospora della vite eseguite 

nell'anno 1885. Relazione a S. E. il Ministro d'agricoltura, 
industria e commercio (G. Briosi); ibid., pag. 1-180. 

1886 — Rassegne crittogamiche per l'anno 1886 (G. Briosi); ibid., pa- 

gina XXIX-XLV. 

„ Intorno ad una malattia dei grappoli dell'uva (P. Baccarini); 

ibid-, pag. 181-188, con una tavola litografata. 

„ Esperienze per combattere la Peronospora della vite. Seconda 

serie. Relazione a S. E. il Ministro d'agricoltura, industria 
e commercio (G. Briosi); ibid., pag. 189-246. 

„ Rassegna dei lavori fatti al Laboratorio crittogamico nel- 

l'anno 1886, inviata a S. E. il Ministro d'agricoltura, industria 
e commercio (G. Briosi); ibid., pag. xi.v-xlix. 

„ Atlante botanico, con 85 tavole colorate (G. Briosi); ibid., Mi- 

lano 1886. 

1887 — Rassegne crittogamiche per l'anno 1887 (G. Briosi); ibid., pa- 

gina L-LX. 

„ Sulla vera causa della malattia sviluppatasi iu alcuni vigneti 

di Ovada (F. Cavara); ibid., pag. 247-250. 

„ Esperienze per combattere la Peronospora della vite, eseguite 

nell'anno 1887. Terza serie. Relazione a S. E. il Ministro 
d'agricoltura, industria e commercio (G. Briosi); ibid., pa- 
gina 251-287. 

1888 — Rassegna delle principali malattie sviluppatesi sulle piante 

culturali nell'anno 1887 delle quali si è occupato il Labo- 
ratorio crittogamico (G. Briosi); ibid., pag. 289-292. 

„ Intorno al disseccamento dei grappoli della vite (F. Cavara); 

ibid., pag. 293-324, con tre tavole litografate. 

„ Muschi della provincia di Pavia. Seconda centuria (R. Far- 

neti); ibid., pag. 325-357. 

„ Sul fungo che è causa del Bitter Rot degli Americani (F. Ca- 

vara); ibid., pag. 359-362. 

„ Intorno alle sostanze minerali nelle foglie delle piante sem- 

preverdi (G. Briosi); ibid., pag. 363-423. 

„ Appunti di patologia vegetale. Alcuni funghi parassiti di piante 

coltivate (F. Cavara); fi/(/., pag. 425-436, con una tavola 
litografata. 

„ Esperienze per combattere la peronospora della vite eseguite 

nell'anno 1888. Quarta serie. Relazione a S. E. il Ministro 
d'agr., ind. e comra. (G. Briosi); /è;rf., pag. 437-443. 



— 424 — 

1888 — Rassegne crittogamiclie per l'anno 1888 (G. Briosi); ihid., pa- 

gina LX-LXXVI. 

„ I fungili parassiti delle piante coltivate od utili, essiccati, de- 

lineati e descritti. Fascicolo primo. Pavia 1888 (G. Briosi e 
F. Cavala). 

„ Clianipignons parasites nouveaux des plantes cultivées (F. Ca- 

vara), in Revne Mycolog. 1888, n. 40. Toulouse 1888. 

„ Les nouveaux cliampignons de la vigne (F. Cavara) ; ibid., pa- 

gina 208. Toulouse 1S88. 

1889 — La perouospora ed altri parassiti della vite nell'Alta Italia 

(F. Cavara), in Italia Agi-icoJa. Piacenza 1889. 
„ Matériaux de Mycologie lombarde (F. Cavara), in Rcvue Mij- 

colog. 1889, pag. 173-193, con due tavole. Toulouse 1889. 
„ Intorno alla struttura anatomica e alla composizione chimica 

nel frutto del pomodoro. Nota preliminare (G. Briosi e T. 

Gigli), in Rendiconti dell' Accademia delle scienze di Bologna, 

20 febbraio 1889. 
„ Enumerazione dei muschi del Bolognese. Prima centuria (R. 

Farneti), in Nuovo Giornale Botanico Italiano, voi. XXI, pa- 
gina 381-391. Firenze 1889. 
„ I funghi parassiti delle piante coltivate od utili, fase. II, III 

e IV. Pavia 1889 (G. Briosi e F. Cavara). 
„ Rassegne crittogamiche per l'anno 1889 (G. Briosi), in Atti 

dell' Istituto Botanico di Pavia, serie 2"-, voi. II, pag. ix-xxxv. 
„ Contributo allo studio dell' anatomia comparata delle Canna- 

bineae. Nota preliminare (G. Brio.si e F. Tognini); ibid., p. 13. 
„ Sulla composizione chimica e la struttura anatomica del frutto 

del pomodoro Lycopersicum esculenlum Mill. (G. Briosi e T. 

Gigli); ibid., pag. 5-27. 

1890 — Contributo alla conoscenza dei funghi pomicoli (F. Cavara), in 

Agricoltura Italiana, anno XVI. Firenze 1890. 
„ Macrofporium sarcinaefonne Cav., nuovo parassita del trifoglio 

(F. Cavara), in La difesa dei parassiti, anno 1890, n. 4. Mi- 
lano 1890. 
„ Di una rara specie di Brassica dell'Appennino Emiliano, con 

una tavola (F. Cavara), in Malpighia, anno IV, pag. 124. 

Genova 1890. 
„ Rassegne crittogamiche per l'anno 1890 (G. Briosi), in Atti 

dell'Istituto Botanico di Pavia, serie 2''', voi. II, p. xxxv-lix. 
„ Per difendersi dalia Perouospora della vite. Relazione letta 

nella seduta del 24 settembre del Congresso agrario di Pavia 

(G. Briosi); ibid., pag. 29-36. 



- 425 — 

1890 — Ancora sul come difendersi dalla Perouospora (G. Briosi); ibid., 

pag. 37-40. 
„ Alcune erborizzazioni nella valle di Gresoney (G. Briosi); ibid., 

\mg. 41-55. 
„ Intorno all'anatomia delle foglie iMV Eitcali/ptits globulus Lab. 

(G. Briosi); ibid., pag. 57-151, con 23 tavole litografate. 
„ Sopra il percorso dei fasci libro-legnosi primari negli organi 

vegetativi del lino, Linum usitatissimmiL. (F. Tognini): ibid.. 

pag. 153-173, con tre tavole litografate. 
„ I fungili parassiti delle piante coltivate od utili. Fase. V. Pavia 

1890 (G. Briosi e F. Cavara). 

1891 — Eassegne crittogamiche per l'anno 1891 (G. Briosi), in Alti 

dell'Istituto Botanico di Pavia, serie 2", voi. II, pag. lix-xcii. 

„ Muscbi della provincia di Pavia. Terza centuria (lì. Farneti); 

ibid., pag. 175-206, con una tavola litografata. 

, Note sur le parasitisme de qiielques champignons (F. Cavara), 

in Eevuf Mi/coloij. IS'Jl, n. 52. Toulouse 1891. 

„ Fungi pomicoli. Contribuzione seconda (F. Cavara), in Agri- 

coltura Italiana. Firenze 1891. 

„ Un altro parassita del frumento, GibelHna cerealis Pass. (F. Ca- 

vara), in Italia Agricola, anno XXVIII, pag. 399-402, con una 
tavola colorata. Piacenza 1891. 

„ 1 funghi parassiti delle piante coltivate od utili. Fase. IV. Pa- 

via 1891 (G. Briosi e F. Cavara). 

1892 — Ueber einige parasitische Pilze auf dem Getreide (F. Cavara), 

in Zeitschrift filr Pjlanzenkrankh., Ili, pag. 16-26, con una 
tavola. Stuttgart 1892. 

„ Cenno sopra Santo Garovaglio, con ritratto (G. Briosi), in Atti 

Istituto Botanico di Pavia, serie 2% voi. Il, pag. 3. 

„ Contribuzione alla micologia lombarda (F. Cavara); zè/rf, pa- 

gina 207-292, con tie tavole litografate. 

„ Rassegne crittogamiche per l'anno 1892 (G. Briosi); ibid., se- 

rie 2*, voi. Ili, pag. vii-xxvm. 

„ Ricerche di morfologia ed anatomia sul fiore femminile e sul 

frutto del castagno, Castauea vesca Gaertn. (F. Tognini); ibid., 
pag. 1-35, con tre tavole litografate. 

„ Una malattia dei limoni, Trichoseptoria Alpei Cav. (F. Cavara); 

ibid., pag. 37-44, con tavola litografata. 

„ Contribuzione alla micologia toscana (F. Tognini); ibid., pa- 

gina 46-62. 
Fungi Langobardiae exsiccati Pugillus I e II. Pavia 1892 {F. 
Cavara). 



— 426 — 

1892 — I funghi parassiti delle piante coltivate od utili. Fase. VII- Vili. 

Pavia 1892 (G. Biiosi e F. Cavara). 
„ Frutti freschi e secchi, ortaggi (R. Farneti). Milano 1892. 

1893 — Funghi mangerecci e velenosi (R. Farneti). Milano 1893. 

Muschi della provincia di Pavia. Quarta centuria (R. Farneti). 
in Affi Istituto Botanico di Pania, serie 2% voi. IH. p. 63-81, 
con una tavola litografata. 
„ Studio dei metodi intesi a combattere il brusone del riso, Oryza 

saliva L. Prima, seconda e terza relazione della Commissione 
governativa (G. Briosi, A. Menozzi e V. Alpe); ibid., serie 2% 

voi. IV, pag. XLIV-LXXX. 

„ Sopra un microrganismo zimogeno della Durra iF. Cavara), in 

Agricoltura Italiana, anno XIX. Firenze 1893. 
„ Il corpo centrale dei fiori maschili dei Buxus (F. Cavara), iu 

Malpicjlda, anno VIII, pag. 27-40, con una tavola. 
„ Une maladie des citrons (F. Cavara), in Beone Mycolog., a. XV. 

Toulouse 1893. 
„ Rassegne crittogamiche per l'anno 1893 (G. Briosi), in Atti 

Istituto Botanico di Pavia, serie 2-'', voi. Ili, pag. xxix-xliv. 
„ Sull'influenza di atmosfere ricche di biossido di carbonio sopra 

lo sviluppo e la struttura delle foglie (L. Montemartini); ibid., 

pag. 83-90. 
„ Intorno all'anatomia della canapa. Cannabis sativa L. Parte 

prima. Organi sessuali ( G. Briosi e F. Togniiii); ibid., pa- 
gina 91-209, con 19 tavole litografate. 
„ lutoruo alla morfologia e biologia di una nuova specie di Hi- 

menogaster (F. Cavara); ibid., pag. 211-229, con una tavola 

litografata. 
„ I funghi parassiti delle piante coltivate od utili. Fase. IX. 

Pavia 1893 (G. Briosi e F. Cavara). 
1894 — Cenno sopra Guglielmo Gasparini, con ritratto (G. Briosi), iu 

Atti Istituto Botanico di Pavia, serie 2'', voi. Ili, pag. in. 
„ Epaticologia insubrica (R. Farneti); ibid., pag. 231-311. 

„ Ulteriore contribuzione alla micologia lombarda (F. Cavara); 

ibid., pag. 313-350, con una tavola litografata. 
„ Rassegne crittogamiche per Tanno 1894 (G. Biiosi) ; iòid., se- 

rie 2*^, voi. IV, pag. vxxiii, 
„ Relazione al Ministero d'agricoltura sulla malattia dei gelsi 

nella primavera del 1894 (G. Briosi); ibid., pag. xxiii-xxiv. 
„ Relazione al Ministero d'agricoltura intorno agli esperimenti 

eseguiti coll'acetato di rame per combattere la peronospora 

nell'anno 1894 (G. Briosi) ; pag. xxiv-xxvi. 



— 427 — 

1894 — Contribuzione allo studio della organogenia comparata degli 

stomi (F. Tognini); ibid., pag. 1-42, con tre tavole litogr. 
Contributo alla ficologia insubrica (L. Montemartini); /Wd, pa- 
gina 43-60. 

„ Parassitismo vegetale (F. Cavara), in Duionario et agricoHura. 

Milano 1894. 

„ . La brunissure de la vigne en Italie (F. Cavara), in Revue 
internai, de Vitic. et d'Oeìiolof/. Macon 1894. 

„ Nuova stazione della Solidago serotina Ait. (F. Cavara), in Mal- 

pigJìia, anno Vili. Genova 1894. 

„ Sulla distribuzione del fosforo nei tessuti vegetali. Ricerche 

microchimiche (G. Pollacci), in Malpìghia. Genova 1894. 

„ Fungi Langobardiae essiccati. Pugillus 17. Pavia 1894 (F. 

Cavara). 

„ I funghi parassiti delle piante coltivate od utili. Fase. X. Pa- 

via 1894 (G. Briosi e F. Cavaia). 

1895 — AperQU sommaire de quelques maladies de la vigne parues en 

Italie eu 1894 (F. Cavara), in lìeviie Internai, de Viticnlt. et 
d'Oenolog. Macon 189.5. 

„ Le recenti ricerche di Janczewski sul Cladosporium herbarum 

ed il nero dei cereali. Milano 1895 (F. Cavara). 

„ Sulla ricerca microciiimica del fosforo per mezzo del reattivo 

molibdico e cloruro stannoso nelle cellule tanniche (G. Poi- 
lacci), in Maipighia, anno IX. Genova 1895. 

„ Caso teratologico sulla germinazione di una castagna (F. To- 

gnini), in Maipighia. Anno X. Genova 1895. 

„ Contributo alla morfologia ed allo sviluppo degli idioblasti 

delle Camelliee (F. Cavara), in Atti Istituto Botanico di Pavia, 
serie 2-', voi. IV, pag. 61-87, con due tavole litografale. 
Intorno all'anatomia e fisiologia del tessuto assimilatore delle 
piante (L. Montemartini); ibid., pag. 89-128, con una tavola 
litografata. 

„ Rassegne crittogamiche per l'anno 1895 (G. Briosi); ibid., pa- 

gina xxvn-XLiii. 

„ Briologia insubrica. Prima contribuzione. Muschi della pro- 

vincia di Brescia (R. Farneti); ihid., pag. 129-144. 

„ La infezione peronosporica nell'anno 1895. Relazione a S. E. il 

Ministro d'agricoltura, industria e commercio (G. Briosi); ibid., 
pag. 145-148. 

„ Esperienze per combattere la Peronospora delia vite coll'ace- 

tato di rame eseguite nel 1895. Relazione a S. E. il Ministro 
d'agric, industria e comm. (G. Briosi); ihid., pag. 149-154. 



— 428 — 

I8'J.5 — Intorno alla anatomia della canapa. Parte seconda: Organi ve- 
getativi (G. Briosi e F. Tognini); ibid., pag 157-330, con 26 
tavole litografate. 
Ueber die von Heterodem radicìcoìa (Graf) Mill. veriir.sa elite n 
Wurzelknolen au Tomaten (F. Cavara), in Zeitsrhrift f. Pflav- 
zenl-rankh., Band V, pag. 66-69, con una tav. Stuttgart 1895. 

„ Scliaden von Wannhauspflanzen durch Protococcus caìdanorinn 

(Mngnus) verHrsaclit(L. Monteniiirtini), \\\ Zeitschrift f. PfJan- 
zenkniiikh. Band V, pag. 277. Stuttgart 1895. 

„ Seconda contribuzione alla micologia toscana (F. Tognini), in 

Atti Istituto Botanico di Pavia, serie 2% voi. V, pag. 1-21, con 
una tavola litografata. 

„ I funghi parassiti delle piante coltivate od utili. Fase. XI. 

Pavia 1895 (G. Briosi e F. Cavara). 

„ Fungi Langobardiae essiccati. Pugillus V. Pavia 1895 (F. 

Cavara). 

1896 — Ipertrofie ed anomalie nucleaii in seguito a parassitismo ve- 

getale, con una tavola litografata (F. Cavara). Pavia 1896. 

„ Di una Ciperacea nuova per la flora europea Cy/jeras aristalus 

Rottb. var. Bockcleii Cav., con una tavola litografata (F. Ca- 
vara), in Atti Istituto Botanico di Pavia, serie 2 ', voi. V, pa- 
gina 23-28. 

„ Contribuzione alla micologia ligustica. Prima centuria, con una 

tavola litografata (G. Pollacci); ibid., pag. 29-46. 

„ liicerclie di Briologia paleontologica nelle toibe del sottosuolo 

pavese appartenenti al periodo glaciale, con una tavola lito- 
grafata (R. Farneti); ibid., pag. 47-58. 

„ Contributo allo studio dell'anatomia del flutto e del seme delle 

opunzie, con una tavola litografata (L. Montemartini); ibid., 
pag. 58-68. 

„ Rassegne crittogamiche per l'anno 1896 (G. Briosi); ibid., pa- 

gina 159-190. 

„ I funghi parassiti delle piante coltivate od utili. Fase. XII. 

Pavia 1896 (G. Brio.si e F. Cavara). 

„ Sopra un micioniicete nuovo, probabile causa di malattia nel 

frumento (F. Tognini), in Rendiconti Istituto Lombardo, se- 
rie 2", voi. XXIX, pag. 862865. Milano 1896. 

1897 — Cenno sopra Antonio Scopoli, con ritratto (G. Briosi), in Atti 

Istituto Botanico di Pavia, voi. IV, pag. 1. 
„ Manuale di anatomia vegetale. Milano 1897 (F. Tognini). 

„ Micologia ligustica (G. Pollacci), in Atti della Società lif/nstica 

di scienze naturali, voi. VII e Vili. 



— 429 — 

1897 — Uu nuovo miciomicete della vite, Aureobasidiiim Vitis var. Album, 

con una tavola litografata (L. Montemartini), in Atti dell' Is/i- 
tuto Botanico di Pavia, voi. V, serie 2", pag. ()7-73. 

„ Ricerclie intorno all'accrescimento delle piante (L. Montemar- 

tini); ibid., pag. 75-143. 

„ Esperienze per combattere la peronospora della vite coH'ace- 

tato di rame eseguite nell'anno 189G. Relazione a S. E. il 
ministro d'agricoltura, industria e commercio (G. Briosi); ibid., 
[lag. 145-157. 

,, Appunti di patologia vegetale, con una tavola litografata (G. 

Pollacci); ibid., pag. 191-198. 

„ Intorno ad alcune strutture nucleari, con due tavole litogra- 

fale (F. Cavara); ibid., pag. 199-247. 

„ Studi sul The. Ricerche intorno allo sviluppo del frutto della 

Thea l'hineiisis Sism., coltivata nel R. Orto botanico di Pavia, 
con sei tavole litografate (F. Cavara) ; ibid., pag. 265-326. 

„ Rassegne ciittogamiche per l'anno 1897 (G. Briosi): ibid., pa- 

gina 327-352. 

„ Sopra il parassiti.-iiiio à&W Aureohasidium Vitis (L. Montemar- 

tini), in Uivista di Patoìog. veyet., anno VI. Firenze 1898. 

„ Sulla comparsa in Italia di una rara malattia del pomodoro, CTa- 

dosporium fuìvum Clcc. (G. B. Traverso), in Italia Aijrìrohi. 
anno 34, pag. 437-440, con figure. Piacenza 1897. 

„ Cloroficee di Valtellina. Secondo contributo alla ficologia insu- 

brica (L. Montemartini), in Atti Istituto Botanico di Pavia, 
voi. V, serie 2% pag. 249-2G3. 

1898 — Cenno sopra Carlo Vittadini, con ritratto (G. Briosi); ibid., pa- 

gina III. 

,. Contribuzione allo studio del passaggio dalla radice al fusto, 

con due tav. litogr. (L. Montemartini); ibid., voi. VI, p. 1-13. 

„ Intorno ai metodi di ricerca microchimica del fosforo nei tes- 

suti vegetali (G. Pollacci); ihid., pag. 15-22, con una tavola 
litografata. 

„ Rassegne crittogamiche per l'anno 1898 (G. Briosi); ibid., 

pag. ix-xxxvi. 
Manuale di fisiologia vegetale. Milano 1898 (L. Montemartini). 

„ La stazione di botanica crittogamica in Pavia. Rapporto a 

S. E. il Ministro d'agricoltura, industria e commercio per la 
Esposizione di Torino (G. Briosi), in Atti Istituto Botanico 
di Pavia, serie 2*, voi. V, pag. xv-xxvi. 

„ Atlante botanico. Seconda edizione, con 80 tavole colorate e 

426 incisioni intercalate nel testo (G. Briosi). Milano 1898. 



— 430 — 

1898 — Sopra la struttura del sistema assiniilatore nel fusto di Poli/- 

(jomim Sieholdi Reim,, con una tavola (L. Montemartini). Ge- 
nova 1898. 
„ Flora urbica pavese. Seconda centuria (G. B. Traverso), in 

Nuovo Giornale Botanico Italiano, nuova serie, voi. V, pa- 
gina .57-75. Firenze 1898. 

1899 — Flora urbica pavese. Seconda centuria (G. B. Traverso); ibid., 

voi. VI, pag. 241-253. Firenze 1899. 
„ La Moìiilia frnetigena Pers. e la malattia dei frutti da essa 

prodotta (L. Montemartini) in lìivista di Patologia vegetale, 

anno Vili, pag. 210. Firenze 1900. 
„ Seconda contribuzione allo studio del passaggio dalla radice 

al fusto (L. Montemartini), in Atti Istituto Botanico di Pavia, 

serie 2*^, voi. VI, pag. 23-44, con quattro tavole litografate. 
„ Intorno alla presenza dell'aldeide formica nei vegetali (G. Pol- 

lacci); ibid-, pag. 45-48. 
„ Ricerche sopra la struttura delle Melanconiee ed i loro rapporti 

cogli Ifomiceti e colle Sferossidcc (L. Montemartini); ibid., 

pag. 49-93, con due tavole litografate. 
„ Nuovi materiali per la micologia lombarda. Funghi della pro- 

vincia di Cremona (R. Farneti) ; ibid., pag. 95-108. 
„ Rassegne crittogamiche per l'anno 1899 (G. Briosi); ibid., ym- 

gina xxxvii-Lxi. 
„ Intorno all' assimilazione clorofilliana delle piante. Memoria 

prima (G. Pollacci); /i/rf., voi. VII, serie 2% pag. 1-21. 

1900 — Cenno biografico sopra Giuseppe Gibelli, con un ritratto (G. 

Briosi) ; ibid., voi. VI, pag. m. 

., Aggiunte alla flora pavese e ricerche sulla sua origine (R. Far- 

neti) ; ibid., pag. 123-164. 

„ Il biossido di zolfo come mezzo conservatore di organi vege- 

tali (G. Pollacci); «Y^/fZ, pag. 16.5-170. 

„ Intorno ad una nuova malattia delle albicocche, Eczema empe- 

tiginoso, causata dalla S/igmina Briosiana nuova sp, (R. Far- 
neti); ibid., voi VII, serie 2'', pag. 23-31, con una tavola 
litografata. 

„ Intorno alle malattie della vite nel Caucaso, Plu/salospora Wo- 

roninii (L. Montemartini e R, Farneti); ibid., pag. 33-47, con 
una tavola litografata. 

„ Sopra una nuova malattia dell'erba medica, Pleosphaeniìina 

Briosiana (G. Pollacci); ibid., pag. 49-54, con una tav. litogr. 

„ Intorno all'influenza della luce sullo sviluppo degli stomi nei 

cotiledoni (G. B. Traverso); ibid., pag. 55-64. 



— 431 — 

1900 — Intorno al Boletus Bìiosianus Farn. Nuova ed interessante specie 

d'imenomicete con cripte acquifere e clamidospore (R. Far- 
neti); ibid., pag. 45-82, con tre tavole litografate. 

„ A proposito di una recensione del sig. Csapek del mio lavoro: 

Intorno all'assimilazione clorofilliana. Menioiia prima (G. 
Pollacci); ibiil, pag. 101-103. 

,, Ras.segne ciittogamiclie per l'anno 1900 (G. Briosi); ibkl., pa- 

gina 295-320. 

,, La Stazione di botanica crittogamica in Pavia (Laboratorio 

crittogamico italiano). Rapporto chiesto da S. E. il ministro 
d'agricoltura, industria e commercio per l'Esposizione di Pa- 
rigi 1900 (G. Bricsi); «6/rf., pag. 321-332. 

„ Soiìra i nodi delle graminacee (L. Montemartini) in Malpìghiu, 

anno XIV, pag. 271. Genova 1900. 

„ I funghi parassiti delle piante coltivate od utili, fase. XIII-XIV. 

Pavia 1900 (G. Briosi e F. Cavaral. 

1901 — Del miglior modo di ordinare le cattedre ambulanti d'agricol- 

tura (G. Briosi), in Atti Istituto Botanico di Pavia, serie 2-'', 
voi. VII, pag. 171-179. 

„ L'applicazione delle pellicole di collodio alio studio di alcuni 

processi fisiologici nelle piante ed in particolar modo alla 
traspirazione (L Buscalioni e G. Pollacci); ibid., pag. 83-100, 
con una tavola litografata. 

„ Micologia della Lomellina. Primo contributo (A. Magnaghi); 

ibid., pag. 10.5-122. 

„ Intorno all'avvizzimento dei germogli dei gelsi. Nota prelimi- 

nare (G. Briosi e R. Farneti) ; ibid., pag. 123-126. 

„ Ulteriori ricerche sull'applicazione delle pellicole di collodio 

allo studio di alcuni processi fisiologici delle piante ed in 
particolar modo della traspirazione vegetale (L. Buscalioni 
e G. Pollacci); pag. 127-170; con due tavole litografate. 

„ Intorno alla malattia designata col nome di " Roncet „ svilup- 

patasi in Sicilia sulle viti ameiicane. Rapporto a S. E. Guido 
Baccelli, Ministro d'agricoltura, industria e commercio (G. 
Briosi); ibid , pag. 181-194. 

„ Ricerche di botanica applicata. Sulle modificazioni provocate 

dai processi di mercerizzazione nei filati di cotone (L. Bu- 
scalioni) ; ibid., pag. 195-227, con due tavole litografate. 

„ Intorno allo sviluppo ed al polimorfismo di un nuovo micro- 

micete parassita (R. Farneti) ; ibid., pag. 251-292, con quattro 
tavole litografate. 



-_. 432 — 

1901 Rassegne crittogamiclie per l'anno 1901, con notizie sulle ma- 

lattie della barbabietola (G. Briosi); ibid., pag. 332-35G. 
„ Appunti (li ficobiologia (L. Montemartini), in Nuova Notarisia. 

Padova 1901. 

1902 — Contributo allo studio dell'anatomia comparata delle Aristo- 

loccìnaceae{\i. Montemartini), in Atti Istituto Botanico di Pavia, 
serie 2% voi. VII, pag. 229-250, con cinque tavole litograf. 

„ Cenno biografico sopra Gius. Moretti, con ritratto (G. Briosi); 

ibid., pag. HI. 

„ Intorno all'assimilazione clorofilliana. Ulteriori ricerche di fisio- 

logia vegetale. Memoria seconda (G. Pollacci) ; ibid., voi. Vili, 
serie 2-', pag. 1-66, con tre tavole litografate. 

„ Intorno all'influenza dell'umidità sulla formazione e sullo svi- 

luppo degli stomi nei cotiledoni (G. Mariani); iìiid., p. 67-98. 

„ Nuova uredinea parassita delle orchidee, Vredo aurantiaca (L. 

Montemartini); i/rid., pag. 99-101, con una tav. litografata. 

„ Intorno ad un nuovo tipo di licheni a tallo conidifero che vi- 

vono sulla vite sinora ritenuti per funghi (G . Briosi e R. 
Faineti); ibid., pag. 103-119, con due tavole litografate. 

„ Contribuzione allo studio della micologia ligustica (A. Ma- 

gnaghi); ibid., pag. 121-133. 

„ Rassegne crittogamiche per l'anno 1902, con notizie sulle ma- 

lattie della canapa (G. Briosi); ibid., pag. 521-,546. 

„ Sopra una grave malattia che disturba i frutti del limone in 

Sicilia. Nota preliminare (G. Briosi e R. Farneti); ibid., vo- 
lume IX, seiie 2^^. 

„ Studi sulla dissociazione e diffusione degli Joni (L. Buscalioni 

A. Pnrgotti); ildd., p. 1-11, ed una tavola litografata. 

„ Recensione critica al lavoro del prof. L. Macchiati: "Sulla 

fotosintesi operata fuori dell'organismo vivente „ (G. Pollacci), 
in Nuovo Giornale Botanico Italiano. Firenze 1902. 

„ Sul valore morfologico dell'ovario e dell'ovulo della canapa 

(L. Montemartini); ibid., pag. 15.5-164, con figure. 

„ Ricerche anatomo-fisiologiche intorno alle autocianine (L. Bu- 

scalioni e G. Pollacci), in Rendiconti Congresso Botanico di 
Palermo, 1903, pag. 84-91. 

„ Sopra la dissociazione degli Joni (L. Buscalioni e A. Pnrgotti); 

ibid., pag. 77-84. 

1903 - Risposta al prof. Macchiati a proposito delle sue esperienze 

intorno alla fotosintesi fuori dell'organismo e sul suo primo 
prodotto ((jT. Pollacci), iu Bidlettino Società Botanica Italiana, 
anno 1903, pag. 172. Firenze 1903. 



— 433 — 
1903 - Rispo.sta alla nota del prof. Fiori intitolata: "Intorno a<l una 

nuora ipotesi sull'assimilazione del carbonio, (G. Pollacci); 

ihid , pag-. 87. Firenze 1903. 
„ Le autocianine ed il loro significato biologico nelle piante, 

con nove tavole litografate (L. Buscalioni e G. Pollacci), in 

Atti Istituto Botanico di l'avia, voi. Vili, serie 2", p. 13.T-51 1. 
„ Le volatiche e l'atrofìa dei frutti del fico, con una tavola li- 

tografata (E. Farneti); iòid., pag. .513-518. 
„ Cenno biografico di Agostino Bassi, con ritratto (Q. Briosi); 

ibid., pag. Ili vili. 
„ Intorno all'influenza dei raggi ultra violetti sullo sviluppo 

degli organi di riproduzione delle piante (L. Montemartini); 

ibid., voi. IX, p. 13-23. 
„ Rassegna crittogamica pel primo semestre 1903, con notizie 

sulle malattie del riso (G. Briosi), in Bollettino Ufficiale del 

Ministero di agricoltura, industria e commercio, anno 1903. 
„ I funghi parassiti delle piante coltivate od utili, fase. XV. 

Pavia 1903 (G. Briosi e F. Cavara). 
1904 — Rassegna crittogamica pel secondo semestre 1903 (G. Briosi), 

in Bollettino Ufficiale del Ministero d'agricoltura, industria e 

commercio, anno 1904, voi. Ili, pag. 660-665. 
„ Sull'operosità della R. Stazione di Botanica crittogamica di 

Pavia durante l'anno 1903 (G. Briosi); «èzd, anno III, voi. IV, 

fase. VI. Roma 1904. 
., Di una varietà tardiva di Pioppo, Popidus nigra L., finora non 

avvertita (G. Briosi e R. Farneti), in /ll/i Istituto Botanico di 

Pavia, voi. IX, p. 25. 
„ Sulla malattia dell'olivo detta Brasca (G. Pollacci); ibid-, p. 26. 

„ Sopra una nuova specie di Cylindrosporium parassita del- 

V Ilex f arcata Lindi. (M. Turconi); ibid, p. 28. 
„ Sulla comparsa della Peronospora Cubensis Berk. et Cart. in 

Italia (E. Cazzani); ibid., p. 30. 
„ Di una nuova specie di Giavone che da alcuni anni ha invaso le 

risaie della Lombardia e del Piemonte (R. Farneti); ibid., p.33. 
„ Intorno alla malattia del caffè sviluppatasi nelle piantagioni di 

Cuicaltan(Stato di Oaxaca)nel Messico (R. Farneti); ibid.,\).Z6. 
„ Intorno alla ruggine del Regensò Astragalus sinicus L. e a due 

nuovi micromiceti patogeni del gelso (H. Noniura); ibid., p. 37. 
„ Note di Fisiopatologia vegetale (L. Montemartini); ib. p. 39-97. 

„ Nuovo apparecchio per l'analisi dei gas emessi dalle piante 

(G. Pollacci) ; ibid, p. 99-105. 

Alti rìelVIst. Bot. (leìPUnii'ersilà ili Pavia — Serie II - Voi. XIII 33 



— 434 — 

1904 — Intorno alla ruggine bianca ilei limoni, Citnii^ Lmonum Kisso, 
grave malattia manifestatasi in Sicilia. Parte jirima: Frutti 
(tì. Briosi e R. Farneti); iltU., voi. X, serie 2»-, pag. 1-60, 
con untlici tavole litografate. 

„ Sulla relazione tra lo sviluppo della lamina fogliare e quello 

dello xilema delle traccie e nervature corrispondenti (L. Mon- 
temartini) ; ibid., pag. 61-64, con una tavola litogiafata. 

„ Sull'avvizzimento dei germogli del gelso, suoi rapporti col Fii- 

sariìim lateritmm Nees e colla GibereUa moricola (De Not) 
Sacc. Seconda nota preventiva (G. Briosi e E. Farneti); ibid., 
pag. 65-68. 

„ Osservazioni e critiche sopra alcune ricerche microchimiche 

dell'esf «/»(«. eseguite dal dott. A. Goris (E. Cazzani); ihid., 
pag. 68-72. 

„ Intorno ad alcune malattie della vite non ancora descritte od 

avvertite in Italia (R Farneti); ibid., pag. 72-76. 

„ Il marciume dei boccinoli e dei fiori delle rose causato da una 

forma patogena della Botn/tis vuhjayis (Pers.) Fr. (R. Far- 
neti); ibid., pag. 77. 

„ Sull'origine degli ascidi anomali nelle foglie di Saxifraga cras- 

si/olia L. (L. Montemartini); ibid., pag. 78-80. 

„ Intorno al miglior metodo di ricerca microchimica del fosforo 

nei tessuti vegetali (G. Pollacci); ibid., pag. 80-87. 

„ Alcune considerazioni suU'ontogenia delle cormofite vascolari 

(G. Rota Rossi); pag. 88-91, con una tavola litografata. 

„ Un nuovo fungo parassita sulla diaguiriHa, pianta messicana 

(M. Turconi); ibid., pag. 91-94. 

„ Di un nuovo mezzo di diff'usione della fillossera per opera di 

larve ibernanti rinchiuse in galle di speciale conformazione 
(R. Farneti e G. Pollacci); ibid., pag. 95-102, con una tav. lit. 

„ L'evoluzione morfologica del fiore in rapporto colla evoluzione 

cromatica del perianzio (L. Buscalioni e G. 1!. Traverso) ; 
ibid., pag. 103-201, con tredici tavole. litografate. 

„ Intorno al brusone del riso ed ai possibili rimedi per combat- 

terlo. Nota preliminare (R. Farneti); ibid., pag. 203-213. 

„ Azione della luce solare sulla emissione di idrogeno dalle piante 

(G. Pollacci); ibid., pag. 215-223. 

„ Rassegna crittogamica per il primo semestre 1904, con notizie 

sulla ruggine dei cereali (G. Briosi); ibid., pag. 305-323 e in 
Bollettino Ufficicde del Ministero d'agricoltura, industria e com- 
mercio, anno 1904, voi. VI, pag. 281-295. 



— 43Ó — 

1904 - Sopra i germi patogeni nella flaccidezza del baco da seta 

(H. Nomura), in Archivio Farmacol. Sperim. e Scienze affini, 
voi. Ili, pag. 88. Roma 1904. 
La gommosi dei peschi (L. Monteinartiiii), in Italia Agricola, 
anno XLI, pag. 108. Piacenza 1904. 

1905 — Eassegna crittogamica per il secondo semestre 1904 (Gio- 

vanni Briosi), in Atti Istituto Botanico di Pavia, serie 2-', 
voi. X, pag. 323 330 e in Bollettino Ufficiale del Ministero di 
agricoltura, industria e commercio, anno 1905, voi. Ili, pa- 
gina 508-514. 

„ Sull'operosità della R. Stazione di botanica oittogamica di 

Pavia durante l'anno 1904 (G-, Briosi) in Atti Istituto Bota- 
nico di Pavia, serie 2% voi. X, pag. 331 336 e in Bollettino 
Ufficiale del Ministero di agricoltura, industria e commercio, 
anno IV. Roma 1905. 

„ Prima contribuzione alla micologia della provincia di I^er- 

gamo (G. Rota Rossi), in Atti Istituto Botanico di Pac/a, ser. 2'', 
voi. ]X, p. 127-149. 

„ Studi comparativi su tre specie di papaveri nostrali (V. Pa- 

vesi); il/id., pag. 183-228, e nna tavola litografata. 

„ Monografia delle Ertjsiphaceae italiane (G. Pollacci); iòid., 

p. 151-181, e una tavola litografata. 

„ L'Isola Gallinaria e la sua flora (G. Pollacci), iòid., p. 107-125. 

„ Influenza delle correnti elettriche sull'aumento dei raccolti 

(G. Pollacci), in Alòa Agricola, anno III. Pavia 1905. 

„ Per delle esperienze sul brusone del riso (E. Farneti); iòid. 

Pavia 1905. 

„ Per combattere la chiazzatura delle pere (R. Farneti); ibid-, 

p. 487. Pavia 1905. 

„ Ispezione ad alcuni vivai di viti americane malate di Roncet, 

in Sicilia (G. Briosi), in Atti Istituto Botanico di Pavia, se- 
rie 2^, voi. X, pag. 225-237 e in Bollettino Ufficiale del Mi- 
nistero d'agricoltura, industria e commercio, anno IV, voi. II, 
. pag. 515-524. Roma 1905. 

„ Contributo alla biologia fogliare del Buxiis sempervirens L. 

(L. Monteraartini) in Atti Istituto Botanico di Pavia, serie 2% 
voi. X, pag. 239-244, con nna tavola litografata. 

„ Primi studi sulla formazione delle sostanze albuminoidi nelle 

piante (L. Montemartini) ; ibid., pag. 245-264. 

„ Rassegna crittogamica per il primo trimestre del 1905 (Gio- 

vanni Briosi); iòid., pag. 337-343 e in Bollettino Ufficiale del 
Ministero d' agricoltura, industria e commercio. 



— 436 — 

1905 — Sulla diffusione e sulla dissociazione degli .Toni (L. Buscalioni 

e A. Purgotti), in Atti Istituto Botanico di Pavia, serie 2% 
voi. X, pag. 1-296, con venti tavole litografate. 

, Una malattia delle tuberose, Polianthes tuberosa L., dovuta alla 

Botn/tis vìdgaris Fr. (L. Montemartini); ibid., voi. XI, pa- 
gina 297-299. 

„ Influenza dell'elettricità suU' assimilazione clorofilliana. Nota 

preliminare (G. Pollacci) ; ibid., pag. 303-306. 

„ Due nuove specie di microniiceli, parassite (G. Rota-Rossi); 

ibid., pag. 397. 

„ Nuovo metodo per la conservazione di organi vegetali (G. Pol- 

lacci) ; ibid., pag. 398. 

„ Influenza della Plasmopara viticola sull'assorbimento delle so- 

stanze minerali nelle foglie (L. Pavarino); -/èzd, p. 310-314. 

„ Nuovi micromiceti parassiti (M. Turconi); ibid., pag. 314-318, 

con una tavola litografata. 

„ Sul significato fisiologico della trasformazione autunnale degli 

idrati di carbonio in grassi (M. Salvioni); ibid., pag. 319-324. 

„ Sopra una nuova specie di ascomicete (L. Maffei); ibid., pa- 

gina 12.5, con una tavola litografata. 

„ Intorno alla comparsa della Diaspis pentagona Targ. in Italia 

e alla sua origine (R. Farneti); ibid., pag. 326-333. 

„ Rassegna crittogamica per il secondo semestre 1905, con no- 

tizie sulle malattie del Gelso (G. Briosi); ibid., voi. X, pa- 
gina 344-356 e in Bollettino Ufficiale del Ministero d'agricol- 
tura, inditntria e commercio, anno V, voi. IV, pag. 31-41. 

„ Studi di anatomia comparata della Datisca cannabina L. (L. 

Montemartini). Roma 1905. 

„ Rivista di patologia vegetale (L. Montemartini), anno I, fasci- 

colo 1-12. Pavia 1905-1906. 

„ I funghi parassiti delie piante coltivate od utili, fase. XVI. 

Pavia 1905 (G. Briosi e F. Cavara). 

1906 — Operosità delia Stazione di botanica crittogamica di Pavia nel- 

l'anno 1905 (G. Briosi), in Atti Istituto Botanico di Pavia, se- 
rie 2'', voi. X, pag. 357-361, e in Bollettino IJfficicde del Mini- 
stero d' agricoli ura, industria e commercio, anno V. Roma 1906. 

„ Ulteriori ricerche sperimentali sulla eziologia della malattia 

del baco da seta detta flaccidezza (H. Nomura), in Atti Isti- 
tuto Botanico di Pavia, serie 2% voi. IX, pag. 229-251. 

„ Il sistema meccanico delle foglie della Victoria regia Lindi. 

(L. Montemartini); ibid., p. 253-259, con tre tavole litograf. 



— 437 — 

1906 — Note (li biologia ilei frutti (L. Montemai tini); ibkl, p. 261-2(j6. 
„ La respirazione patologica nelle foglie di vite attaccate dalla 

peronospora (L. Pavarino); ìbid., voi. X, serie 2'i, p. 335-349. 
„ Sopra i metodi di ricerca quantitativa dell'amido contenuto nei 

tessuti vegetali (G. Pollacci); ihid., voi. XI, serie 2", pa- 
gina 3.51 357. 
, Rassegna crittogamica per il primo semestre 1906, con notizie 

sulle principali malattie di alcune pomacee (G. Briosi); ìbid., 
pag. 361-378 e in Bollettino Ufficiale del Ministero d'agricol- 
tura, industria e commercio, anno VI, voi. II, pag. 510-524. 
„ Seconda contribuzione alla micologia della pinvincia di P>er- 

gamo (G. Rota-Rossi), in Atti Istituto Botanico di Pavia, se- 
rie 2.% voi. X, pag. 265-292. 

Sulla scoperta dell'aldeide formica nelle piante (G Pollacci); 
ibid., pag. 293-302. 
„ Rassegna crittogamica pel secondo trimestre 1906 (G. Briosi); 

ibid., voi. XI, pag. 379-389 e in Bollettino Ufficiale del Ministero 
d'agricoltura , industria e commercio, anno VI, voi. Ili, pa- 
gina 510 524. 

Sui tubercoli radicali della Datisca cannabina L. (L. Jlonte- 
martini), in Atti R. Accademia dei Lincei, serie 5^, voi. XV, 
l>rimo semestre, pag. 144 146. Roma 1906. 

La iìssazione dell'azoto atmosferico durante la decomposizione 
delle foglie cadute dagli alberi (L. Montemartini), in Stazioni 
Sperimentali Agrarie Italiane, voi. XXXVIII, pag. 1060 1065. 
Modena 1906. 

Fioritura autunnale della Siringa vulgaris dovuta ad un fungo 
parassita (L. Montemartini), in Rivista di Patolog. vegetale, 
anno I, pag. 226. Pavia 1906. 

Il brusone del riso. Relazione fatta al terzo Congresso inter- 
nazionale di risicoltura. Pavia, ottobre 1906 (R. Farneti), 
in Atti del terzo Congresso risicolo internazionale, pag. 79-97 
e in Rivista di Patologia vegetale, anno li, pag. 17-43. 

ISriologia della provincia di Mantova. Pi imo contributo (Gio- 
vanni Briosi), in Atti Istituto Botanico di Pavia, serie 2", vo- 
lume IX, p. 267-287. 

Ricerche sperimentali ed anatomo-fisiologiclie intorno all'iu- 
fluenza dell'ambiente e dell'abbondante concimazione sulla 
diminuita o perduta resistenza al Brusone del riso " bertone „ 
e di altre varietà introdotte dall'estero (R. Farneti), in Ri- 
vista-di Pedologia vegetale, anno II, pag. 1-11. Pavia 1906 e 
in Atti del terzo Congresso risicolo internazionale, pag. 149 157. 



— 438 — 

1907 — Operosità della R. Stazione di botanica crittogamica di Pavia 
iieiraniio 190G (G. Briosi), in Atti Istituto Botanico di Pavia, 
serie 2'\ voi. XI, pag. 390-393 e in Bollettino Uffiriale del 
Ministero d'agricoltura, industria e commercio, anno 1907, vo- 
lume III, pag. 740-743. 

„ Cenno in ricordo di Federico Delpino, con ritratto (G. Briosi), in 

Atti Istituto Botanico di Pavia, voi. X, serie 2% pag. iii-xxi. 

„ Sulla scoperta dell'aldeide formica nelle piante (G. Pollacci); 

ibid., pag. 293-302. 

„ Micologia della provincia di Mantova. Primo contributo (Gio- 

vanni Bianchi); ibid., voi. IX, serie 2'% pag. 289-319. 

„ Contribuzione allo studio della micologia ligustica. Piima cen- 

turia (L. I\Iaifei); ibid., voi, XII, serie a», pag. 1-16, con una 
tavola litografata. 

„ Critica alla pubblicazione del dott. S. Nizza intitolata: " Il pro- 

blema dell'aldeide formica nelle piante „ (G. Pollacci); ilid., 
pag. 17-19. 

„ Intorno alla- flora del calcare e del serpentino nell'Appennino 

bobbiese. Contribuzione prima (L. Pavarino); ibid., p. 21-56. 

„ Concimazione con stimolanti? (L. Montemartini), in Italia Agri- 

cola, anno XLIV, pag. 12. Piacenza 1907. 

„ La cuscuta (L. Montemartini); ibid., pag. 572. 

„ Ustioni prodotte dal fumo delle locomotive sopra le foglie delle 

piante (R. Farneti), in B/pisla di Patologia vegetale, anno II, 
pag. 113-128. 

„ L'avvizzimento dei coccomeri in Italia (R. Farneti j; ibid., 

anno II, pag. 241. Pavia 1907. 

„ Rivista di patologia vegetale, anno II. Pavia 1907 (L. Monte- 

martini). 

„ Risultati di esperienze sull'azione del manganese come elemento 

fertilizzante del terreno (G. Pollacci), in Alba Agricola. Pa- 
via 1907. 

„ Recensioni di lavori di F. Uslier e J. H. Piiestle}-, Grate, G. 

Klincflin, Ritter v. Portlieim riguardanti la presenza dell'al- 
deide formica nelle piante (G. Pollacci), Ma'pigìiia, voi. XX. 
Genova 1907. 

„ Nuovo concime complesso preparato coli' azoto atmosferico 

mancante dei difetti della calciociauamide (G. Pollacci e 
E. Pollacci), in ■'Stazioni Agrarie Sperimentali Ital., anno 1907. 

„ Kostylschen S. Zur Frage iiber die Wasserstoi'fausscli(;idung 

bei dei' Atmung der Samenpflanzen (G. Pollacci), in Botan, 
Zeituìig,vo]. LXV, pag. 310. Leipzig 1907. 



— 439 — 

1907 ^ Elettricità e vegetazione. Parte prima. Influenza dell'elettri- 

cità sulla foto.'^intesi clorofilliana (G. Pollacci), in Alti TsU- 

fnto Botanico di Pavia, voi. XIII, serie 2*, \)ng. 1-1.52, con 

quattro tavole litografate. 
Sulla flora micologica della Sardegna. Prima contribuzione 

(Eva Mameli); ihid., pag. 1.53-17.5. 
„ Sulla trasmissione degli stimoli nelle foglie delle leguminose 

(L. Montemaitini); ibid., pag. 177-194, con una tav. litogi-. 
„ Terza contribuzione alla micologia della provincia di Bergamo 

(G. Rota-Rossi); ibid., pag. 195-212. 

1908 — Cenno biografico di Giov. Batt. Amici, con ritratto (G. Briosi); 

ibid., voi. XI, pag. m-xxxvi. 

,, Rassegna ciittogamica delle pi'incipali malattie delle piante 

sviluppatesi in Italia nel 1907, con notizie sul carbone e la 
carie dei cereali (G. Briosi); ibid , voi. XII, serie 2", pagi- 
na 299-322. 

„ Operosità della Stazione di botanica crittogamica di Pavia nel- 

l'anno 1907 (G. Briosi); ibid., pag. 32.3-327. 

„ Intorno alla micologia lombarda. Memoria prima (M. Tnrconi); 

ibid., pag. .57-284. 

,. Sulla conducibilità elettrica dei succili e dei tessuti vegetali. 

Nota prima (Eva Mameli); ibid., pag. 285-297. 

„ Note di biologia dei semi (L. Montemartini); ibid., voi. XIII, 

pag. 213-222. 

„ Su una graminacea nuova infestante del riso, Panicum erecUim 

nuova sp. (G. Pollacci); Und., pag. 223-230. con una tavola 
litografata. 

„ La spiga del grano in rapporto colla selezione (L. Montemar- 

tini) ; ibid., pag. 231-255. 

„ Note critiche intorno a recenti ricerche sulla fotosintesi cloro- 

filliana (G. Pollacci e Eva Mameli); ibid., pag. 257-272. 

„ Contribuzione allo studio della micologia ligustica. Seconda 

centuria (L. Jlaffei); pag. 273-289. 

„ .Sulla moria dei castagni {Mal delt inchiostro). Prima nota (G. 

Briosi e R. Farneti); ibid., pag. 291-298, con una tavola li- 
tografata. 

„ Intorno all'esistenza delle sfere direttrici o centrosfere nelle 

cellule del sacco embrionale della Tulipa (Pier E. Cattorini); 
ibid., pag. 299-307, con tre tav. litografate. 

„ Micologia della provincia di Mantova. Secondo contributo (G. 

Bianchi); ihid., pag. 309-342. 



— 440 — 

1908 Intorno alla flora del calcare e del serpentino nell'Appennino 

bobbiese (G. L. Pavarino); ibid., voi. XIV, serie 2% p. 19-42. 
„ Sulla flora micologica della Sardeg-na. Seconda contribuzione 

(Eva Mameli) ; ibid.^ pag. 1-18. 
„ Contributo allo studio della sensibilità geotropica delle radici 

(L. Montemartini); ibid-, pag. 43-4.5. 
., I fuoghi parassiti delle piante coltivate od utili, fase. XVII. 

Pavia 1908 (G. Briosi e F. Cavara). 

1909 Rivista di patologia vegetale, anno III. Pavia 1909 (L. Mon- 

temartini). 

„ Intorno alla causa della moria dei castagni {Mai dell'inchiostro) 

ed ai mezzi per combatterla. Seconda nota preliminaie (G. 
Briosi e R. Farneti), in Alti Istituto Botanico di Pavia, se- 
rie II, voi. XIV, pag. 47-51. 

„ Ancora sulla trasmissione degli stimoli nelle foglie delle legu- 

minose (L. Montemartini) ; ibid., voi. XIII, serie 2% p. 343-350. 
Micologia della provincia di Mantova. Terzo contributo (Gio- 
vanni Bianchi); ibid., serie 2*, voi. XIV, pag. 53 63. 

„ Ricerche sull'assimilazione dell'azoto atmosferico nei vegetali. 

Nota preliminare (Eva Mameli e G. Pollarci); ibid., vo- 
lume XIII, serie 2'^, pag. 351-354. 

„ Intorno alla produzione del calore nelle piante ammalate (L. 

Pavarino); ibid., pag. 355-384, con una tavola. 

„ Sulla nutrizione e riproduzione nelle piante. Parte prima e se- 

conda (L. Montemartini); ibid., voi. XIV, serie 2", p. 65-128, 
con otto tavole. 

„ Rassegna crittogamica dell'anno 1908, con notizie sulle ma- 

lattie deWerba medica causate da parassiti vegetali ( Gio- 
vanni Briosi), in Bollettino Ufficiale del Ministero d'agricol- 
tura, industria e commercio. Anno IX, voi. I, ser. C, fase. 2. 
Roma, febbraio 1910. 

Istituto Botanico di Pavia, IG marzo 1010. 

// Direttore, Giovanni Briosi. 



Atti deiristit. Botanico Univ. di Pavia Voi. XIII. 



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ATTI DELL'ISTITUTO BOTANICO DELL' UNIVLIiSriA DI PAVIA 

Redatti da Gtovanni Briosi. 

Serie II. Volli ine I. 

Seguito dell' Archino Triennale ecc. 

I. Rapporti, rassegne e lettere di maggiore importanza (Briosi). . Pag. i-i.xxvi 

n. Esperienze per combattere la Peronospora della vite, eseguite nel- 

l'anno 1885. Relazione a S. E. il Sig. Ministro di Agricoltura, 

Industria e Commercio (Briosi) „ 1 

IH. Intorno ad una malattia dei grappoli dell'uva; con 1 tav.lit.(Baccariui) „ 181 

IV. Esperienze per coml)attere la Peronosiìora della vite, eseguite nel- 

l'anno 1886 (Seconda serie). Relazione a S. E. il Sig. llinistro 

di Agricoltura, Imlustria e Commercio (Briosi) „ 189 

V. Sulla vera causa della malattia dei grappoli dell'uva, ecc. (Cavara). „ 247 

VI. Esperienze per combattere la Perono.spora della vite, eseguite nel- 

l'anno 1887 (Terza serie). Relazione a S. E. il Sig. Ministro di 
Agricoltura, Industria e Commercio (Briosi) „ 251 

VII. Rassegna delle principali malattie .sviluppatesi sulle piante culturali 

nell'anno 1887 delle quali si è occupato il Laborat. Crittog. (Briosi). „ 289 
Vili. Intorno al disseccamento dei grappoli della vite, l'eronospora ruticola, 
Coniothyrium Dipìodiella e nuovi ampelomiceti italici; con 3 ta- 
vole, lit. (Cavara) „ 293 

IX. Muschi della provincia di Pavia. Seconda centuria (Farneti) . . . „ 325 

X. Sul fungo che è causa del Bitter-Rot degli americani (Cavara) . . „ 359 

XI. Intorno alle sostanze min. nelle foglie delle piante sempreverdi (Briosi). „ 363 

XII. Appunti di patologia vegetale. Alcuni funghi parassiti di piante 

coltivate: con 1 tav. lit. (Cavara) „ 425 

XIII. Esperienze per combattere la Peronospora della vite, eseguite nel- 

l'anno 1888 (Quarta serie). Relazione a S. E. il Sig. Ministro 

di Agricoltura, Industria e Commercio (Briosi) „ 487 

Serie II. Volume II. 

I. Cenno sopra Santo Garovaglio, con ritratto (Briosi) Pag. ni 

II Rapporti, rassegne e lettere di maggiore importanza (Briosi). . . , ix-xcii 

III. Contributo allo studio dell'anatomia comparata delle Cannabinee 

(Briosi e Tognini) „ 1 

IV. Su la composizione chimica e la struttura anatomica del frutto del 

Pomodoro, Lijcopersicutii esculentum Mill. (Briosi e Gigli). . ■ „ ^ 

V. Per difendersi dalla Peronospora della vite (Briosi) , 29 

\I. Ancora sul come difendersi dalla Perono.spora (Briosi) , 37 

VII. Alcune erborizzazioni nella valle di (iressoney (Briosi) „ 41 

Vili. Intorno alla anatomia delle foglie ileìV I^ucaly/itus globulus Labil., 

con 23 tavole litogr. (Briosi) : " "''' 

IX. Sopra il percorso dei fasci libro-legnosi primari negli organi vegetativi 

A&ìlAìU) (Linum t(iiitatissiìnum\..]; con 3 tav. litogr. (Tognini). „ \WA 

X. Muschi della prov. di Pavia. Terza centuria ; con 1 tav. litogr. (Farneti). „ 1 7ó 

XI. Contribuzione alla Micologia Lombarda: con -' tav. litogr. (Cavara). „ 207 

Serie II. Volume III. 

r. Cenno sopra Guglielmo Gasparrini, con ritratto (Briosi) . . . . Pag. m 

II. Rapporti, rassegne e lettere di maggiore importanza (Briosi). . . „ vu-xi.it 
II r. Ricerche di morfologia ed anatomia sni fiore femminile e sul frutto 

del Castagno (Ca.iteMca i-esca Gaertu.); con 3 tav. lit. (Tognini) „ 1 

IV. Una malattia dei limoni ( Trichose/ìioria Alpei Cav.); con 1 tav. lit. 

(Cavara) n 37 

V. Contribuzione alla micologia toscana (Tognini) , 45 

vi. Muschi della provincia di Pavia. Quarta centuria; con 1 tav. litogr. 

(Farneti) :•••,■" "^ 

VII. Snll'influenza .di atmosfere ricche di biossido di carbonio sopra lo 

sviluppo e la struttura delle foglie (Montemartini) „ 83 



- b — 

vili. Intorno alla anatomia della canapa {Cannabis sativa L.) (Briosi e 

Tognini) — l'arte prima, Organi sessuali — con 19 tav. litogr. Pag 91 

IX. Intorno alla morfologia e biologia di una nuova specie di " Hi/me- 

nogaster,,: con 1 tav. lit. (Cavara) „ 211 

X. Epaticologia insubrica (Farneti) „ 231 

XI. Ulteriore contribuzione alla micologia lombarda; con 1 tav. lit. (Cavaraj „ 313 

Serie II. V<»luine IV. 

I. Cenno sopra Antonio Scopoli, con litratto (Briosi) Pag. i 

II. Rassegne ci'ittogamiclie (Briosi) „ v 

III. Relazione sulle esperienze con acetato di rame contro la Peronospora 

(Briosi) „ XXIV 

IV. Relazione sulle esperienze per combattere il Brusone del riso (Ori/za 

sativa L.) (Briosi, Alpe. Menozzi) „ xi.iv 

V. Contribuzione allo studio della organogenia comparata degli stomi 

— con 3 tav. litografate (Togninij „ 1 

VI. Contributo alla tìcologia insubrica (Montemartiuii „ 43 

VII. Contributo alla morfologia ed allo .sviluppo degli idioblasti delle 

Camelliee — con 2 tav. litografate (Òavara) . • „ 61 

Vili. Intorno alla anatomia e tisiologia del tessuto assiniilatore delle 

piante — con una tav. litografata (Moutemartini) „ 89 

IX. Briologia insubrica, 1." contrib. Muschi della prov. di Brescia (Farneti). „ 129 

X. La infezione peronosporica nell'anno 1895. — Relazione a S. K. il 

Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio (Briosi). . . „ 14.') 

XI. Esperienze per combattere la Peronospora della vite coli' acetato di 

rame eseguite nel 189,5. — Relazione a S. E. il Ministro di 
Agricoltura. Industria e Commercio (Briosi) „ 149 

XII. Intorno alla anatomia della canapa (Cannabis sativa L.) — Parte 

seconda. — Organi vegetativi — con 26 tav. lit. (Briosi e Tognini). „ 1 55 

Sei'ie il. Volume V. 

I. Cenno su Carlo Vittadini, con ritratto (Briosi) Pag. vi 

II. Rassegne e rapporti (Briosi i , ix-xxiii 

III. Seconda contribuzione alla Jlicologia Toscana: con 1 tav. lit. (Tognini). „ 1 

IV. Di una Ciperacea nuova per la Flora europea ( Ci/perns aristatiis 

Rottb. var. Bóckeleri Cav.) ; con 1 tav. litografata (Cavara) . . „ 23 

V. Contribuzione alla Micologia ligustica; con I tav. litogr. (Pollacci). „ 29 

VI. Ricerche di Briologia paleontologica nelle torbe del sottosuolo Pavese 

appartenenti al periodo glaciale; con 1 tav. litogr. (Farneti). . , 47 

VII. Contributo allo studio dell' anatomia del frutto e del seme ilelle 

Opunzie; con 1 tav. litogr. (Montemartiiii) „ .'9 

VIII. Un nuovo micromicete della vite (Aureobasidium vitis Viala et Boyer 

var. album); con 1 tav. litogr. (Moutemartini) „ fi9 

IX. Ricerche intorno all'accrescimento delle piante (Moutemartini) . . „ 7r> 

X. Esperienze per combattere la Peronospora della vite coH'acetato di 

rame eseguite nell'anno 189B (Briosi) , 145 

XI. Rassegna crittogaffi. pei Hjesi (l'Aprile, Maggio e Giugno 1896 (Briosi). „ 159 
Xlf. Rassegna crittogamica pei mesi di Luglio a Novembre 1896 (Briosi). „ 17.'i 

XIII. Appunti di Patologia vegetale. (Funghi nuovi, parassiti di piante 

coltivate); con 1 tnv. litogr. (Pollacci) , 191 

XIV. Intorno ad alcune strutture nucleari; con 2 tavole litogr. (Cavara). „ 199 

XV. Cloroflcee di Valtellina. .Secondo contiibuto alla tìcologia insubrica 

(Moutemartini) „ 249 

XVI. Studi sul The. Ricerche intorno allo sviluppo del frutto della Thea 

cìiinensis Sims. coltivata nel R. Orto Botanico di Pavia; con 

6 tavole litogr. (Cavara) . . . „ 2fi5 

XVII. Rassegna crittogamica pei mesi d'Aprile, Maggio e Giugno 1897 (Briosi). „ 327 

XVIII. Rassegna crittogamica pei mesi di Luglio a Novembre 1897 (Briosi). „ 341 



Scric II. V'itliiiiic VI. 

I. Cenno biografico sopra Giuseppe Qihelli, con litiiitto (Briosi) . . Pag. m 

II. Rassegna crittogamica per l'anno 18!I8 (Briosi) , ix 

ni. Relazione generale suU'opero.sità della R. Stazione di botanica crit- 
togamica di Pavia durante l'anno 1H!),H (Briosi) „ xxxiv 

IV. Rassegna crittogamica per l'anno ItiSH) (Briosi) „ ixxvii 

V. Relazione generale al Ministero di Agricoltura, Industria e Com- 

mercio sull'operositìl della R. Stazione di botanica crittogamica 

di Pavia durante l'anno 189ii (Briosi) , i rni 

VI. Contriliuzione allo studio del passaggio dalla radice al fusto; con 

2 tavole litografate (Montemartini) , I 

VII. Intorno ai metodi di ricerca microihimica del fosforo nei tessuti ve- 

getali; con 1 tavola colorata (Pollacci) „ 15 

VIII. Seconda contribuzione allo studio del passaggio dalla radice al 

fusto ; con 4 tavole litoi;rafate (Montemartini) , 2.3 

IX. Intorno alla presenza dell'aldeide formica nei vegetali (Pollacci) . „ 4r> 

X. Ricerche sopra la struttura delle Melanconìee e i loro rapporti cogli 

Ifomiceti e colle Sferossidee; con 2 tav. lit. (Montemartini). . . „ 4H 

Xt. Nuovi materiali per la micologia lombarda (Farneti) „ 95 

MI. Sull'embriogenià di alcune Solanacee; con 3 tavole litografate (da 

appunti lasciati dal Dott. P. Tognini) „ 109 

Xnr. Aggiunte alla flora pavese e ricerche sulla sua origine (Farneti) . , \23 
XIV. Il biossido di zolfo come mezzo conservatore di organi vegetali 

(Pollacci) „ 105 

Serie II. Volume VII. 

I. Cenno biografico di Giuseppe Moretti, con ritratto (Briosi) Pag. iii 

II. Prefazione „ v 

III. Intorno all'assimilazione clorofilliana. Memoria con G figure (Pollacci). . . „ 1 

IV. Intorno ad una nuova malattia delle albicocche — Eczema empetiginoso 

causato dalla Stigmiiia Briosiana n. sp., con 1 tav. litog. (Farneti). . . ,, 2.3 

V. Intorno alla malattia della vite nel Caucaso (Physalospora IVoroninii n. sp.), 

con 1 tav. litog. (Montemartini e Farneti) „ 33 

VI. Sopra una nuova malattia dell'erba medica (Pleosphaeruìina Bi-iosiaiia Poi- 

lacci), con 1 tavola litografata (Pollacci) „ *9 

VII. Intorno all'influenza della luce sullo sviluppo degli stomi nei cotiledoni 

(G. B. Traverso) ,. 55 

Vili. Intorno al Boletus Briosiuims Farn. Nuova ed interessante specie d' Ime- 

nomicete con cripte acquifere e clamidospore, con 3 tav. lit. (Farneti) . „ (i5 

IX. L'applicazione delle pellicole di collodio allo studio di alcuni processi fisio- 

logici nelle piante ed in particolar modo alla traspirazione, con 1 tavola 
litografata (Buscalioni e Pollacci) .. ^- 

X. Intorno all'emissione di idrogeno libero e di idrogeno carbonato dalle parti 

verdi delle piante. Nota preliminare (Pollacci) „ 97 

XI. A proposito di una recensione del Sig. Czapek del mio lavoro: "Intorno al- 

l'assimilazione clorofilliana,, (Pollacci) 1'" 

XII. Micologia della Lomellina. Primo contributo (Mognaghi) . „ 1<I5 

XIII. Intorno all'avpizzimento dei germogli dei gelsi. Nota preliminare (Briosi e 

Farneti) „• .: " ,," '. :,■ ' j- " '" 

XIV. Ulteriori ricerche sull'appHcazione delle pellicole di collodio alto studio di 

alcuni processi fisiologici delle piante ed in p.articolar modo della traspi- 
razione vegetale, con "2 tav. litografate (Buscalioni e Pollacci). .... „ tì7 

XV. Del miglior modo di ordinare le cattedre ambulanti d'agricoltura (Briosi) . „ 171 

XVI. Intorno alla malattia designata col nome di Roncet sviluppatasi in Sicilia 

sulle viti americane (Briosi) • >. 181 

XVII. Ricerche di botanica applicata — Sulle modificazioni provocate dai proces«i 

di mercerizzazione nei filati di cotone, con 2 tav. litog. (Buscalioni). . . „ 196 



— ,/ — 

XVIII. Contiiljiito kHo studio deirauatomia comiiarata delle insti. lochiaceae, con 

5 tavole (Montemartini) Paf;. 2i9 

XIX. Intorno allo sviluppo ed al polimorfismo di un nuovo micromicete parassita, 

con 4 tavole (Farneti) ,, 251 

XX. Rassegna crittogamica per l'anno 1900 (marzo-luglio) (Briosi) „ 295 

XXI. Rassegna crittogamica per l'anno 1900 (agosto-dicembre) (Briosi) „ 305 

XXII. Relazione generale sull'operosità della R. Stazione di botanica crittogamica 

di Pavia durante l'anno 1900 (Briosi) ,, 317 

XXIII. La Staziiine di botanica crittogamica in Italia. Rapporto a S. E. il Ministro 

d'Agricoltura, Industria e Commercio per l'Esposizione di Parigi (Briosi) ,, 'SU 

XXIV. Rassegna crittogamica per l'anno 1901 (marzo-giugno). (Briosi) „ 'A'M 

XXV. Rassegna crittogamica per l'anno 1901 (luglio-dicembre). (Briosi) „ 34;! 

XXVI. Relazione generale sull'operosità della R. Stazione di botanica crittogamica 

durante il biennio 1900 e 1901 (Briosi) „ 35i 

Serie li. Volume Vili. 

I. Cenno biografico di Agostino Bassi, con ritratto (G. Briosi) P»g. ili 

II. Prefazione ,, XI 

III. Intorno all'assimilazione clorofilliana — Ulteriori ricerche di Fisiologia vege- 

tale — Memoria li — con 3 tavole (Gino Pollacci) , ' 

IV. Intorno all'influenza dell'umidità sulla formazione e sullo sviluppo degli 

stomi nei cotiledoni (Giuditta Mariani) ,, liT 

V. Nuova uredinea parassita delle orchidee [Uredo aiti aittinca n. sp.) con 1 ta- 

vola (Luigi Montemartinil i, 99 

VI. Intorno ad un nuovo tipo di licheni a tallo conidifero, che vivono sulla vite, 

finora ritenuti per funghi, con 2 tavole (G. Briosi e R. Farneti). ... „ 10.'! 

VII. Contribuzione allo studio della micologia ligustica (Angelo Magnaghi). . . „ l-l 

VIII. Le antocianine e il loro significato biologico nelle piante, con 9 tav. (Luigi 

Buscalioui e Gino Pollacci) ,135 

IX. Le volatiche e l'atrofia dei frutti del fico, con 1 tavola (Rodolfo Farneti) . „ 5li 

X. Rassegna crittogamica per il primo semestre dell'anno 190-2 |G. Briosi). . . ., 5i3 

XI. Rassegna crittogamica per il secondo semestre dell'anno 190-2 (G. Briosi). . „ 533 
XU. Relazione generale e riassuntiva sull'operosità della Stazione di botanica 

crittogamica di Pavia nell' anno 1902 (G. Briosi) , 5i3 

Serie II. Volume IX. 

I. Cenno sopra l'abate Bonaventura Corti, con ritratto (Giov. Briosi) Pag iii 
ir. Prefazione _ •. • • " ^''^ 

III. iStudi sulla dissociazione e diffusione degli Joni. Nota preliminare 

con una tavola (Luigi Buscalioni ed Attilio Purgotti) .... » l 

IV. Intorno all'influenza dei raggi ultravioletti sullo sviluppo degli 

organi di riproduzione delle pianto (Luigi Munteniartiiii) . . » 13 

V. Di una varietà tardiva di Pioppo {I'o/iìiì/is tiifim L.) finora non 

avvertita. Nota preliminare (G. Briosi e K. I^arneti) .... » 2.') 

VI. Sulla malattia dell'olivo detta Brusca (Gino Pollacci) » 26 

VII. Sopra una nuova specie di Ci/liiìdrosporium, parassita dell' //ea; 

fiii-catii Lindi. (Malusio Turconi) _• » 28 

Vili. Sulla coMipnrsa della Peronospora Ciihensis Berk. et Curt. in 

Italia (Emilio Cazzani) » 30 

IX. Di una nuova specie di Giarime che da alcuni anni lia invaso 

le risaie della Lombardia e ilei l'iemonto (llodolfo Farneti) . » 33 

X. Intorno alla malattia de! Caffè sviluppatasi nelle piantagioni di 

Cuicatlan (Stato di Oaxaca) nel Messico (Rodolfo Farneti) . . » 'M> 

XI. Intorno alla ruggine del Hengesò {Asfrar/ahiti siiikus L.) ed a 

due nuovi microiniceti patogeni del gelso. Nota preliminare 
(Hikotaro Noniura) » 37 

XII. Note di Fisiopatologia vegetale (Luigi Montemartini) ...... » 39 

XIII. Nuovo apparecchio per l'analisi dei gas emessi dalle piante, con 

figura (Gino Pollacci) » ''9 



— e — 

XIV. L'Isola Gallinaria e la sua Flora (Gino Pollacci) l'ag.lUT 

XV. Prima contribuzione alla micologia della provincia di Bergamo 

(Guido RoU-Uos-ii) •■ 127 

XVr. MoDOsrafia delle Knjsiphuceae italiano, con una tavola (Gino 

Pollacci) » 151 

XVII. Sludi coniparativi .su tre .specie di papaveri nostrali, con una 

tavola (V'ittorio Pavesi) » 1S3 

XVI II. Ulteriori ricerclic speriiMonlali .sulla eziologia della malattia del 

baoo <la seta detta Fliir.cidinzd (Ilikotaro Nomura) .... » 229 

XIX. Il sistema nieoi-anico delle foglie della l'illoiin Regia Lindi., con 

tre tavole (Luìkì Moiitemarlini) • 2.^3 

XX. Note (li lìiologia dei frutti (Luisi Monteniartini) ■> 2(il 

XXI. Briologia della provincia di Mantova (Giovanni Bianchii ... » 2(>7 

XXII. Micologia della provincia di Mantova (Giovanni Bianchii ... » 28'J 

XXIII. Rassegna crittogamica pel |)riiM0 semestre 1903, con notizie sulle 

principali malattie del riso (Giovanni Briosi) " 323 

XXIV. Rassegna crittogamica ]>v\ secondo semestre 1903 (Giov. Briosi) » 340 

XXV. Sull'operosità della U. Stazione di botanica crittogamica di Pavia 

durante l'anno 1903 (Giovanni Briosi) » 348 

!!4«?i'ie II. Voluitie X. 

I. Prefazione l'ag. in 

li. Cenno sopra Federico Delpino, con ritratto (G. Briosi) . . . . „ v 
HI. Intorno alla Ruggine bianca dei Wmauì (C'itriig LììiioììuiiiIUsso), 
grave malattia manifestatisi in Sicilia. Parte I.: Frutti. Con 
Il tavole litografate (G Briosi e K. Farneti) , ' 

IV. Sulla relazione tra In sviluppo della lamina fogliare e quello dello 

xilema delle traccie e nervature corrispondenti, con una tavola 
litograf. (L. Monteniartini) .••■,■ " '"' 

V. Sull'avvizzimento dei germogli del gelso. Suoi rapporti col Fu- 

mrium ìaferiiiiiin Nees e colla (iiliherella iiiortcola' De Not.) 

Sacc. — Sec. nota prevent. (0. Briosi e R. Farneti). .... , 05 

VI. Osservazioni critiche sopra alcune ricerche microchimiche del- 

l'esculina (E. Cazzani) ■' ' \ " ^'^ 

VII. Intorno ad alcune malattie ilella vite non ancora descritte od ^ 

avvertite in Italia (R. Farneti) ," ' ' * '" 

Vili. Il marciume dei bocciuoli e dei fiori delle rose causato da una 
forma patogena della Botri/tis vulgaris (Pera.) Fr. (R. 

Farneti) •• "^ •;.■•■ " " 

IX Sull'origine degli ascidi anomali nelle foglie di Suxifrafja cras- 

si foìia L. (L. Uontetuartìm) ;,-r."r' ■ •■ " 

X Intorno al miglior modo di ricerca microchimica del fosforo nei 

tessuti vegetali (G. Pollacci) .•••,-.■ * *'' 

XI. Alcune considerazioni suH' ontogenia delle cormohte vascolari, 

con 1 tavola litogr. (G. Rota-Rossi) ......... • «» 

XII Un nuovo fungo parassita sulla Cliaquirilla, pianta messicana 

(M. Turconi) • • ■■ ' *" 

XIII Di un nuovo mezzo di diffusione della Fillossera per opera 

di larve ibernanti, con I tavola litograf. ( R. Farneti e 

G. Pollacci) ;,••,■■•■'' 

XIV L'evoluzione morfologica del fiore in rapporto colla evoluzione 

cromatica del perianzio, con 13 tavole litogr. (L. Busca- 
lioni e G. B. Traverso) . . • •..,.• :•,.•••• ,; * 

XV Intorno al brusone -lei riso ed ai possibili rimedi per combat- 

terlo. Nota preliminare (II. Farneti) . ... . • • ■ • * -"^ 
XVI. Azione della luce solare sulla emissione di idrogeno dalle ^ ^^^ 



piante (G. Pollacci) ■■■■:•''■',''„' \ ' 
7Ìone ad alcuni vivai di viti americane malate di «Koncet» 



XVII. Ispezione ad alcuni vivai 
in Sicilia (G. Briosi) . 



225 



XVIII. Contributo alla biologia fogliare del Bu.nis sempi ivirens h. 

con 1 tiiv. litogr. (L. Monteinartini) Pag. 239 

XIX. Primi studi sulla formazione delle sostanze albuniinoidi nelle 

piante (L. Monteraartini) 245 

XX. Seconda contribuzione alla micologia della provincia di Ber- 

gamo (G. Rota-Rossi) » 2fió 

XX[. Sulla scoperta dell'aldeide formica nelle piante (G. Pollacci) . » 21)3 

XXII. llasspgna crittogamica per il primo semestre 190-t (G. Briosi) » HOó 

XXIII. Rassegna crltto^namica per il secondo semi^stre IKO-i (G. Briosi) » 323 

XXIV. Sull'operosità della U. Stazione di botanica crittogamica di 

Pavia durante l'anno 11*01 (G. Briosi) » 381 

XXV. Rassegna crittogairiica per il primo semestre 1905 (G. Briosi) » 337 

XXVI. Rassegna crittogamica per il secondo semestre 1905 {Q. Briosi) •• 344 

XXVII. Sull'operosità della R. Stazione di botanica crittogamica di 

Pavia nell'anno 1905 (G. Briosi) » 357 

Sei'ie II. Volume XI. 

I. Giovanni Amici. Cenno sull'opera sua, con ritratto (G. Briosi) Pag. v 

II. Prefazione ...» »xxxvii 

III. Sulla diffusione e sulla dissociazione degli .Toni, con 20 tavole 

litografate (L. Òuscalioni ed .\. Purgotti) » 1 

IV. Una malattia delle Tuberose i Poli'aiithes tuberosa L.) dovuta 

alla Botn/tis vithidris Fr. ( L. Montemartini) ■! 297 

V. Ontogenia e dignità sistematica delle piante vascolari (L. Ni- 

cotra) » 299 

VI. Influenza dell'elettricità sull'assimilazione clorofilliana (G. Pol- 

lacci) » 303 

VII. Due nuove specie di micromiceti parassite (G. Rota-Rossi) . . » 307 

VIII. Nuovo metodo per la conservazione di organi vegetali (Gino 

Pollacci) . » 308 

IX. Influenza della Pldsiiiopurit riticnla sull'assorbimento delle so- 

stanze ndnerali nelle foglie (L. Pavarino) » 310 

X. Nuovi micromiceti parassiti, con una tavola litografata (Ma- 

lusio Turconi) » 31t 

XI. Sul significato fisiologico della trasformazione autunnale degli 

idrati di carbonio in prassi (^M. Salvonil » 319 

XII. Sopra una nuova specie di Aseomicete, con una tavola lito- 

grafata (L. Maffeì) >. 325 

XIII. Intorno alla comparsa della Oùispis priittiiioiui Targ. in Italia 

e alla sua origine (R. Farnetil » 326 

XIV. La respirazione patologica nelle foglie di vite attaccate dalla 

peronospora (L. Pavarino) * 335 

XV. Sopra i metodi di ricerca quantitativa dell'amido contenuto 

nei tessuti vegetali (G. Pollacci) » 351 

XVI. Rassegna crittogamica per il primo semes're dell'anno 1900 

con notizie sulle principali malattie di alcune pomacee 

(G. Briosi) . >. 361 

XVII. Rassegna crittogamica por il secondo semestre dell'anno 1906 

(G. Briosi) » 379 

XVIII. Operosità della Staziono ili botanica crittogamica di Pavia nel- 

l'anno 1906 (G. Briosi) » 390 



I FUNGHI PARASSITI 

DELLE PIANTE COLTIVATE OD UTILI 

ESSICCATI, DELINEATI E DESCRITTI 
per Giovanni BRIOSI e Fridiano CAVARA 



Sono finora usciti 17 fascicoli eil un altro è d'imminente pubblicazione. 
Per l'acquisto rivolgersi al prof. Oio-v-eini-ii I^i-ìos^ì^ Direttore 
deW Isftfiifo botanico di Pavia. 



ATTI DELL'ISTITUTO BOTANICO 

DELL'UNIVERSITÀ DI PAVIA 
REDATTI DA GIOVANNI BRIOSI 



Volume 1° con 6 tavole litoaraf'ate 



Serih ir. 



20 » 


29 


3» » 


26 


4» .. 


32 


5» » 


15 


(i« » 


12 


7° » 


20 


8" » 


16 


90 » 


6 


10» » 


28 


Ilo >> 


22 


13° » 


13 





. 1888. — 


L. 


20 - 


p(l un ritratto 1892. 


» 


40 - 


» 


1894. 


>■• 


40 - 


» 


1897. - 


» 


45 - 


» 


1898. - 


» 


35 - 


.. 


1900. — 


» 


35 - 


.. 


1902. — 


.. 


40 - 


.. 


1904. - 


» 


40 - 


» 


1911.- 


» 


80 - 


'- 


1907.— 


» 


40 - 


» 


1908. - 


>. 


40 - 


.. 


1914.- 


.> 


40 - 



Fanno seguito aWArcliivio Trieìinale del Laboratorio Crittogamico di l'avia 
l'cr l'acquisto rivolgersi alla Direzione dell'Istituto Botanico di Pavia. 



ARCHIVIO DEL LABORATORIO CRITTOGAMICO 

DI PAVIA 
CON IvrOLXE XA.VOI.E 



Contiene numerose note e memorie specialmente di patologia vegetale e di 
crittogamia del Garovaglio, del Gibelli, del Cattaneo, ecc. 

Volume I L. 30 - , Volume IV L. 25 - 

Volume II e III 30 - | Volume V , 10 — 



3 51 



85 00258 9248