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ATTI 



DELL 



ISTITUTO BOTANICO 

DELL'UNIVERSITÀ DI PAVIA 

REDATTI DA 

GIOVANNI BRIOSI 

Professore di Botanica nell'Università e Direttore della Stazione 
DI Botanica Ghittobamica. 

II Sbrie 

Voliame Quattordicesimo 

Con 20 tavole litografate 
e un ritratto. 

Seguito ieWArchivio Triennale 
del Laboratorio di Botanica Crittogamica. 



^im»ST^''Wsm: 




Piante alpine Orto Botanico di Pavia. 

MILANO 

TIPO-LIT. REBESCHINI DI TURATI E C. 



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1914. 



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ATTI 



DELI, 



(STITUTO [{(ll'ANiCO 

DELL'UNIVERSITÀ DI PAVIA 

REDATTI DA 

GIOVANNI BRIOSI 

Professore di Botanica nell'Università e Direttore della Stazione 
DI Botanica Critto«amica. 

II Serie 
Volt-ime Oiaattordicesimo 



Coìi 21) tuvDÌe Utoijrufdte 
e ìin ritratto. 

Seguito deW Archivio Triennale 
del Laboratorio di Botanica Criltoyamica. 







Piante alpine Orto Botanico di Havi i 

MILANO 

TIPO-LIT. REBESCHIKI DI TURATI E C. 



1914. 




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ILIOl C*CiOL*M.(lK-MI<*niO-M't.*NO 



ISTITUTO BOTANICO DKLLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



I.W^ARV 



CENNO 

SOPRA 

LUIGI SODIRO 

{Con ritratto). 



L'iiiiinagine di un botanico italiano che lia vissuto nel lontano 
Eiiiiature ed ha onorato la patria, orna il fronte di questo XIV volume 
degli Atti dell'Istituto Botanico di Faria, immagine ' che io qui ripro- 
duco con piacere anche pel fatto che molti erroneamente ritengono 
che il Sodiro fosse spagnuolo; a ciò indotti forse dall'essersi egli avvalso 
nelle pubblicazioni sue unicamente del latino e della lingua castigliana -. 

Luigi Sodiro nacque a Muzzolon nel comune di Comedo presso 
Valdagno in [irovincia di Vicenza nell'anno 1836 e mori a Quito in 
America cinque anni or sono (maggio 1909). 

Ancora giovane entrò nella Compagnia di Gesù ed il caso lo con- 
dusse poco più che trentenne nella Repubblica dell' Eijuatore. 

Innamorato di tutto quanto di bello offre la natura ed in particolar 
modo la grande famiglia vegetale, la fortuna non poteva portarlo in 



' E ricavata da una fotografia, ricevuta direttamente dal Sodiro, e la firma 
è copiata da una sua lettera. 

- Il Dott. Ce.sare Gatt'uri pubblicò nel 1!1U4 un breve opuscolo dal titolo: La 
flora dell' Equatore ed il padre Sodiro, ma questo scritto non ebbe molta dif- 
fusione e si continuò da molti a ritenere che il Sodiro fosse spagnuolo. Lo stesso 
Saccardo, pur tanto diligente, nella sua opera: La Botanica in Italia (Parte i 
e II, Venezia 1895 e 1901) non annovera il Sodiro fra i botanici italiani. 



— IV — 
liiugo più adatto i)er assecondare questa Mia inclinazione e trovare 
alimento ed incentivo alla instancabile sua operosità. 

La Repubblica dell'Equatore, come è noto, abbraccia un territorio 
assai vasto fpoco meno di 700 mila chilometri quadrati) e svariatissimo. 
Posta presso la linea equatoriale è attraversata da due catene di mon- 
tagne gigantesche (le Cordigliere) ciie pressoché parallele la percorrono 
quasi per intero da nord a sud, limitando e racchiudendo un ampio 
altipiano lungo circa 400 chilometri e largo da 24 a 30; altipiano la 
cui altezza oscilla, senza mai superarla, intorno ai 3000 metri sul 
livello del mare. 

I quattro versanti delle Cordigliere, due interni verso l'altipiano, 
e (lue esterni, l'uno che guarda ad occidente e scende sino al mare, 
l'altro volto ad oriente che declina verso il bacino delle Amazzoni, sono 

, qua e là ricoperti da fitte foreste equatoriali ove piede umano non è 
guari penetrato. 

Tutto il paese è molto accidentato, solcato da valli profonde, se- 
minato di colli d'ogni fatta, cosparso di montagne altissime che nevi 
perpetue incoronano ed estesissime foreste spesso ricoprono, ricco di 
numerosi vulcani, i più spenti o dormienti, ed alcuni tuttora in piena 
attività, offre ogni varietà di clima ed alimenta una vegetazione oltre 
ogni dire copiosa e multiforme, che da quella lussureggiante, rigo- 
gliosissima e gigantesca della flora equatoriale gradatamente scende 
sino a raggiungere le foime modeste e variopinte d'una flora alpina. 

Quito, la capitale, sita a soli 14 minuti a mezzodì della linea 
equatoriale, trovasi a 2850 metri sul livello del mare e gode di un 
clima dolce e costante ove la temperatura non sale mai oltre i 18'^ C. 
né scende sotto i 14» C. In mezzo a pascoli floridi, a vigneti e frutteti di 
ogni genere ed a giardini d'aranci e limoni, Quito si adagia, al cospetto 
di colossi nevosi che la ricingono, sulle falde d'un vulcano, il Pichinca, 
che la sovrasta; presentando uno dei jiiù sublimi panorami della terra. 

A Quito, in questo paradiso terrestre, specie per uno studioso di 
bellezze naturali, arrivò il Sodiro nell'agosto del 1870, vi prese stabile 
dimora, e vi rimase sino alla morte quale professore di botanica di 
quella Università Centrale e direttore del suo Orto Botanico. 

II Sodiro, che di già si dilettava di studi botanici ed aveva erbo- 



— V — 
rizzato in Eiiroiia raccogliendo piante in Italia, in Dalmazia, in Sviz- 
zera ed in Germania, ' si avvide ben presto nuale fertile campo per 
le sue indagini avesse raggiunto e quali copiose messi ivi potesse rac- 
cogliete. " Io m'accorsi tosto che la fiora di questo jmese (egli mi sci'i- 
veva il 15 febbraio 1903), tranne quella dell'altipiano e dei due versanti 
" collaterali andini delle due Cordigliere percorse sin dal principio del se- 
" colo scorso d'I Humboldt e Bonpland e pia tardi da Hayhreg ed alcuni 
" altri viaggiatori europei, era sufficientemente conosciuta ; quella per con- 
" trario dei versanti esterni delle stesse Cordigliere, die forma il più ed 
" il meglio, quella cioè die caratterizza propriamente la flora del paese, 
" rimaneva quasi inferamente sconosciuta. „ ' 

Nutrito di buoni studi classici e scientifici, volonteroso, instanca- 
bile, d'ingegno svegliatissimo ed entusiasta del bello, si diede subito 
a percorrere e ricercare il paese per raccogliervi piante, attratto dalia 
bellezza e dalla ricchezza delle forme che gli si presentavano. 

" Nei versanti esteriori delle Cordigliere, egli ini scriveva, l'esplora- 
" tore, almeno il novello, è sorpreso, per dir così, ad ogni pie sospinto dalla 
" vista di nuovi tipi che attraggono incessantemente la sua attenzione, molti 
" per Vileganza, tutti per la novità, per la varietà, ecc. „ 

Peraltro, anche in mezzo agli splendori dell'Equatore, accanto alle 
rose trovansi le spine, onde prosegue: " Tutto questo relativo alla va- 
" rietà, novità e ricchezza ammirabile di questa parte della flora equatoriale 
" forma come il lato dritto della medaglia, ma vi è pure il suo rovescio 
" che non meno ha di scoraggiante quanto f altro di attrattivo. „ 

" Penetrare in boschi intricatissimi, frastagliati da burroni scoscesi, 
" lungi da ogni popolazione e privi di ogni mezzo per la vita, dove gli 
" stessi alimenti che si recano seco, per l'eccessiva umidità ed il calore si 



' Fu da prima professore di scienze naturali nel Ginnasio di Ragusa e di poi 
visitò erborizzando diverse altre parti d'Europa. 

- Concetti ripetuti anche nella sua opera sulle: Crjptogainae Yasculares (^iii- 
tenses, ove scrive: t Los botnnicos extrangeros, l'i quienes se debe exclusivamenfe. 
« fodo lo que, hasta ahont se conoce de ellas, exploraron muij svperflcial mente esle 
• pais casi sólo la altiplanicie à lo largo de los caininos que recorrìeron durante 
« sus riajes ■>. 

1. Eh general, en su calidad de viajeros poco, iiiuy poco pudieron iiiternarse 
« en las vastas y selvosas comarcas » . 



— VI — 

" ('f)i-,-o)Hyio;jo preiilissiiiio, dove gli stessi esemplari botanici rarcoìti e (juar- 
" dati come si suole, in breve terineiituno e. marciscono se non si vigilano 
" c(jiitinaainente, il che è assai difficile; questi ed altri sono i disagi e gli 
" ostacoli coi quali si dive lottare coìiiinnamente in questi paesi. „ 

Altre difficoltA ancora reiulDUi) dilìifile il raccogliere, poiché molte 
specie vivono eiiitite sopra, albei'i altissimi che le nascondono, onde chi 
esplora sjiesso non arriva a scoprile in alcune zone che piccola parte 
delle forme die esse alime:itano ' 

E coini»iute le faticose e difficili rai;colt,e, le difficoltà non cessano, 
anzi per r(/>7 dire incomiiiciaiw poiché nuore e maggiori si affacciano quando 
si procede al loro studio. 

" Basta citare, seguita il Sodiio, la mancanza di esemplari autentici 
" dei tipi di già studiati e di opere di consulta sopra le flore locali che non 
" esistono. Questo obbliga per determinare una specie qualunque a cercarla 
" nelle opere generali o d'altri jìaesi con infinita fatica, ed altrettanta per- 
" ilita di tempo c^:sendo d'altra parte difficile il procurarsele pel loro 
" valore. „ 

Tali ostacoli e le molte occn|ia/Joiii, che non t,iop|io teni])o al So- 
diro lasciavano liliem, non valsero a scoraggiale l'infaticabile ricer- 
catore, il ([iiale rinsci a riunii'e mia ben ricca collezione di piante al 
cui studio subito mise mano, collezione, mi scriveva; " che andrò studiando 
" e pubblicando a poco a poco, secondo che il tempo e gli altri mezzi ne- 
" cessari me lo permetteranno. „ 

Il Sodiro delle nuove forme che studia non dà delle seni [dici dia- 
gnosi, ma bensì flelle vere ed estese descri/.i mi, tanto in lingua latina 
che i.i lingua spagnuola, que sirviese à un tiempo para dar al publico 
cientifico una idea aventajada de la riqueza del pais .... g proporcionase 
a los jóvenes ecuatorianos un medio fàcil para inieiarse en el estudio de la 
Flora de su patria, poiché, egli soggiunge : aùos g siglos pasardn anies 
que se lo conozca lodo, si no toman parte g mug adira en su estudio los 
mismos ecuatorianos. - 

Le sue prime ricerche risalgono al 1874 e sono rivolte più che 



' Si cuutauo ;i centinaia le specie ili orchidee, ili crittogame vascolari e 
d'altre famiglie, ohe vivono ivi epifite sui tronchi degli alberi. 
^ Cr>/ptogana; Vasculares Quitenses, ecc., pag. n. 



— VII — 

altro allo studio delle condizioni generali della vegetazione dell'Equa- 
tore, i cui risultati egli lende noto in una pubblicazione che porta per 
titolo: " Apuìifes sobra la vegetacion eciiatoriana „ (pubblicati nel Pro- 
gramma per l'anno 1874-75 del Politecnico di Quito). In questo lavoro, 
che non ho potuto compulsare ma che da una recensione clie ho sot- 
t'occhio appare interessantissimo, egli studia la vegetazione del paese 
in relazione alle condizioni geografiche, geologiche e climatologiche e la 
distribuzione delle forme vegetali in rapporto ad esse. Distingue: una 
zona tropicale die si innalza sino a 400 metri sul mare e gode una tem- 
peratura da 25 a 30" C. con vegetazione gigantesca ove predominano 
Palme, Stereuliacee, Mirtacee, Scitaminee, Aroidee, ecc. e liane epifite; 
una zona subtropicale con una temperatura da 15 a 20" C. che da 400 
metri sale sino a 2800 metri sul mare ove dominano le felci arboree, le 
Cinchone (caratteristiche) insieme a Piperacee, Artocarpee, Proteacee, 
ingemmata più sopra dai fiori delle Gesneriacee e Calceolarie. Da 2800 
a 3400 estendesi la zona snbandina con una temperatura media di 12" C. 
ed una vegetazione relativamente poco ricca e meno varia con predominio 
di Buddleie, Tournefortie, Miconie, Amsinckie, Gynoxidee, Daturee, ecc. 
Al disopra dei 3400 la vegetazione continua sino al limitare delle nevi 
perpetue che si raggiunge a 4700 d'altitudine con una vegetazione non 
uguale ma analoga a quella delle nostre alpi. 

Importantissimi sono altresì i molti confronti che l'autore fa tra 
le forme della flora equatoriale e quelle delle zone europee che hanno 
analoghe giaciture. 

Non dà ancora descrizioni di specie nuove che abbondanti trove- 
remo invece nei lavori posteriori, ma in tre anni (dal 1871 al 1874) 
aveva di già raccolte quasi 2000 specie fra crittogame e fanerogame. 

Nel 1883 pubblica una " Recoisio <'riptogamariim Vascularium Pro- 
vinciae Quitensis „, lavoro anche questo che io non ho potuto consultare, 
ma parlando del quale il Sodiro stesso dice: ^' tuvirnos la satisfacción de 
" agregar à las especies ecuatorianas conocidas hasta entonces, otras, y no 
" pocas, todavia descoìiocidas- „ 

Nel 1889 pubblica le " Gramineae Ecuadorianae de la provincia de 
Quito,,, opuscolo di 11 pagine ove enumera 140 specie di graminacee, 
delle quali nove ne descrive di nuove per la scienza. 



— vili — 

Nel 1893 sesfue iin'oi)ei'a poderosa: •' Ci-j/pfogamae Vasridares Qui- 
" tenscs adiccth speciebus in aìiis provinci/s dictionis ecNui/oren^if! hacteniis 
" deti'cti^ ^ (Quii/., Ti/pis Uiiipersitatis 18!):^). grosso voliniie di (|iiasi set- 
tecento pagine con sette tavole, ove descrive 670 sjiecie a|ipattenenti a 
51 iijeneri; cioè, 592 Felci, 38 Licopodiacee, 33 Selagiiieliacee, 4 Kizocarpee, 
e 3 Equiselacee; delle ([uali 181 sono nuove per l'Equatore, 209 sono en- 
demiche ed 87 sono nuove per la scienza, cioè da lui per la prima volta 
descritte. 

Il Sodiro si propone il' imprendere la descrizione di tutta la Flora 
Equatoriale, ma si accorge subito che nello stato degli studi botanici 
del paese, runiido (dice) aperta^ tenemos explorada una pequeùa parie de 
su terrìlorio . . . . aerici cmpresa uliipica ij evidentemente irrea/izza/)lr \ ed 
allora intensifica le sue esplorazioni in tutto il territorio, attraverso 
monti, burroni e foreste per raccogliere e riunire (luanto più [)uò specie 
e varietà, che dovranno fornirgli il mateiiale necessario per raggiun- 
gere lo scopo propostosi, matei'iale che egli pubblicherà di mano in 
mano sotto forma di contribu/,ioni allo studio di singoli generi e famiglie. 

Cosi incomincia la pul)blicazione di quella serie di " Contribuciones 
al ronocimiento de la Flora Eeiudoriitna e di Serlida Florae EeiiadoreìisiA „ 
ciie di tanto accrebbero il patrimonio delle nostre conoscenze intorno 
alla ricchissima flora equatoriale. 

La prima di tali contribuzioni è una monografia sulle Piperacens 
Ecuatorianas (Quiti, Ti|i. de la E^scuela des Aites y Olicios), un volume 
di 208 pagine con 19 tavole, che vide la luce nel 1900. In essa il Sodiro 
illustra 151 forme di Peperomia e 72 di Piper. Delle i)rime ben 45 e 
delle seconde 13 sono nuove. 

Segue nel 1901 un opuscolo intitolato: "^ Antnrios Eciintorianos (Gen. 
Aidìiiiriiun Schot., Ord. Aroideas) Diagnoses Previas „. 

Di [)oi nel 1903 un altro grosso volume di [lagine xx.kii 238, ornato 
di 28 tavole dal titolo; '' Anturios Kruatorianof. ,., ove ne descrive 175 
forme, delle ((nali 128 nuove i>er la scienza. 

Nel 1905 esce: " Sertiila Florae Ernadorcnsis „, che contiene due 
note; la prima, col titolo: " Aerosi ic/t a Keitadorensia iVoy» „, consta di 11 



' Monografia I — l'/jieracean Eciiator/iiniis. 



— IX — 

pagine con una tavola, ove descrive 14 nuove specie di Acrostichum; la 
seconda, di sole 4 pagine dal titolo: " Piper „, contiene la descrizione di 
(}uattro nuove specie di questo genere. 

Indi ritorna agli Anthurium sui quali, pure nello stesso anno 1905, 
pubblica un primo supplemento: ''Anthurios Ecnatonanos, Supplemento! „, 
volume di 102 pagine, corredato di 10 tavole, ove illustra altre 72 specie 
nuove di tale genere e due varietà pure nuove. 

Nel 1906 segue una monografia: " Tacsonias Ecuatorianas „, nella 
quale l'autore dà la descrizione di 25 forme di Tacsonia equatoriali, 
ove 6 specie e 3 varietà sono pure nuove per la scienza. 

Nell'anno seguente (1907) dà alla luce un secondo supplemento 
agli Anthurios Ecaatorianos, opuscolo di 2,3 pagine ove si trovano de- 
scritte 20 specie e 6 varietà tutte nuove per la scienza. 

Nel 1908 infine pubblica: " Sertula Florae Ecuadorensis, Ser. II: — 
Plcridophijta, Amaryllideae, Aroideae „ (Quiti, Typis Universitatis, 1908), 
opuscolo di 84 pagine; che è l'ultima sua pubblicazione. In essa il Sodiro 
illustra 60 forme di Pteridofite appartenenti a diversi generi, delle quali 
forme, ,5.5 specie ed una varietà son nuove per la scienza; inoltre, dà la 
descrizione di 32 forme di Bomarea (Amaryllideae), nelle quali .sonvi 20 
specie e 4 varietà nuove, ed infine 34 forme di Aroideae appartenenti 
a diversi generi con 22 specie e 3 varietà nnove per la scienza, * 

I meriti del Sodiro verso la Flora Equatoriale qui non si aire- 
stano, poiché ove egli direttamente non può arrivare, pensa di sop- 
perire mandando parte del ricco materiale da luitraccolto a colleglli 
botanici specialisti in Europa perchè ne imprendano e completino lo 
studio. 

Così veggono la luce molte altre contribuzioni allo studio della 
Plora Equatoriale che trovansi pubblicate nel Bullctin de V Herbier 
Boissier, tom. 6 (1898), sotto il titolo " Piperaceae Sodiroanae „ per 
C. De Candolle, e nei Jahrbiicher dell' Engler sotto il titolo di " Sodiro, 
Plantae eciiadorenses „. In esse sono illustrate non solo molte specie 



' Sarebbero puru del Sodiro alcuni altri scritti riferentisi ad argomenti 
agricoli, come: Sabre pastos para ganado; Estudio sabre elMangle; De las enfer- 
dades del cacao; che trovo citati in un giornale politico di Quito; F! Commercio; 
i quali scritti hauuo forse più importanza pratica, che scientifica. 



— X — 

nuove per rEtjuatoie, ma alliesi molte specie nuove per la scienza, 
specie ciie sono in parte a lui stesso dedicate ed alcune anzi fatte 
colla sua stessa collaboiazione. 

Nelle Pìperncene Sodiroanac il De Candolle descrive, fra le altre, 
45 specie nuove tra Piper e Pcperomia. Nei Jahrbikher dell' Engleiì, 
poi ti'ovansi molti lavori dovati a diversi autori e fatti sul materiale 
del Sodiro. Il volume 25 dell'anno 1898 ( [)ag. 722-723) conliene, infatti, 
le seguenti contribuzioni: E. GiLn, Loi/aniaceae e Gentiaiiaceae; K. Scho- 
MANN, Apoci/ìiareae e Asclepiadaceae; Hallier, Convolvulaceae; G. Lindau, 
Acanthaceac; R Pilger, P/aiitaf/hiaceae. E nel volume 29 degli stessi 
Annali pagine 1-85, pure sotto il titolo di Sodiro - Pianta e Ecuado- 
rensrs II „, il G. Hieronymus pubblicò nel 1901 le Composilae descriven- 
done 278 specie con molte nnove per la scienza, delle qnali ben 28 
dedica ed intitola al Sodiro stesso. 

Nel volume 34 dei detti Annali (BeiùIaU, u. 78, pag. 1-16) del- 
l'anno 1904 sotto la stessa rubrica '^ Sodiro - Plantae Eruadorenses III„ 
trovansi i seguenti contributi: Pilger, le Ta.raccac; Claiike, le Cijpe- 
raceae; Kiìkkn'I'hal, le Caricene; Iìlìchenau, le Jimvaceae e Tropcolurcae; 
GiLG, le Loasaceae e Maregraviaceae e genere Draba; Heimerl, le Ni/c- 
/(ii/iìiaceae; Luesener, le Aquifuliaceae e le Verhenaceae; e dello Schlech- 
TER, le Asclepiadaceae. 

Nel volume 3B (pag. 377-389) del 1905 è pubblicata una quarta 
contribuzione '' Sodiro - l'Iaìitae Emadoreiises IV ^, ove Ciiodat riferisce 
su Pohj(jaliìceae; Lorsener su Celastraceae; Pax sn Aceraceae; Radlkofer 
su Sapindaceae; e Dammer sopra Solanaceae. 

Filialmente nell'anno 1907 (voi. 40, Beililait, n. 91, pagine 39-51, 
anno 1907) trovasi una quinta contribuzione ^'' Sodiro- Plantae ecuadoren- 
ses V „ con contributi di Olarke sulle Commelinaceae ; di Kranzlin et A. 
•SooiRij sulle Amarifllidaceae e Iridacene; di Walter sulle Pìiijtolacca- 
ceac; di Diels sulle Anonaccae, Saxifragaceae, Cìinoniaceae e Myrtareac; 
(li MiiscHLEu et Thellung sui Lepidium; di Schhlz e R. Muschler sulle 
Cardamiiie; di Janczewski sui Ribes; di Loesener sulle Anacnrdiaceae e 
Aqnifoliaceae; di Koehne sulle Lythraceac; di Wolf sulle Umbelliferae; 
di Kranzlin sulle (hlceokiriae. 

Tutte queste contiibnzioni pure contengono non solo specie nuove 



— XI — 
per l'Equatore, ma altresì molte nuove per la scienza, delle quali pa- 
recchie sono (lai diversi autori, al Sodiro stesso dedicate. A lui venne 
anclie dedicato un genere, il Sodiroa, da André. 

Né la grandissima copia di materiale raccolto dal Sodiro deve 
essere stata tutta illustrata, poiché la morte colse per certo l'autore 
prima che ne avesse esaurito lo studio, onde è da augurarsi che quanti) 
tuttora rimane non vada perduto e riesca nelle mani di studiosi che 
ne sappiano ricavare nuovi e preziosi frutti. 

Qui appresso, a complemento di questo breve cenno, riporto i nomi 
delle specie e varietà nuove che il Sodiro ha descritto nelle sue diverse 
opere dalle quali le traggo; ciò varrà a dare un'idea del molto che a 
lui devono la Flora Equatoriale e la Botanica descrittiva. 

Giovanni Briosi. 

Istituto Botanico della U. Università di Pavia, aprile 19U. 



Stl — 



ELENCO 
DKI.LK SPKCIK K YAIUKTÀ NIIOYE DESClilTTE DA SODIRO 



CI4Yl»TO(JA31AE VASCULARES. 



FILTCES. 
Acrostichuin (Elaphoislossuin) 

actinolepis Sodiro 
albescens Sod. 
Angamarcaiinni Sod. 
Aiitisanae Sod- 
aspleiiioiiles Sod. 
Bakeii So(L 
boragineuiii Sod. 
caespitosuiii Sad. 
Olioilatii Sod. 
Christii Sod. 
cinereum Sod. 
cladotricliium Sod. 
Corderoamim Sod. 
deltoideuni So<l. 
(liversifoliuiii Sod. 
ellipsoideum Sai/ 
Kngleri Sod. 
fiilviim Sod. 
Giiamaniaiiuiii .So(/. 
gossypiiiiini >S"(/. 
lielicoiiiaefoliuiii Nix/ 
Hieroiiymi Sod. 
Hìkenii So(f. 
isophylliiin Sod. 
Litaniim Sod. 
longissìimim Sod. 
molle Sod. 
imu'iculatnin Sod. 
Oleaiulropsis Sod. 



Pangoaniim Sod. 
ppllnciilum iSW. 
pteropodmri Sod. 
pruinosum ,SW. 
Rinibacliii Sod. 
rupicolum Sod. 
spectabile Sod. 
stenopliyllum Sod. 
trichopiioruni Sod. 
ti'ivittatum Sod. 
Urbani Sod. 
viscidnluni Sod. 
Yatesii Sod. 
fimbiiatiini Sod. 

(ì''A:\\i]i. ri-uiulorense C. Olir.) 

liiitipes Sod. 

(K. Cdiit'usiim Christ.) 

microlepis Sod. 

IK. siil.inidimi C. Clir.) 

Haynaldi! Sod. 

(K. villowiiiii .1. Sin. V. H:i viiaMii 801I.Ì 

Acrosticliiiiii 

Haekeliaiiiiui Sod. 
clirysolepis Sod. 

(J^olybotrya altesciimleus 0. Olir.) 

Alsopliyla 

bilineata Sod. 
Christii Sod. 
pallescens Sod. 
alata Sod. 

(A. Sodiroi lìak.) 

Bakeri Sod. 

(A. (|uiteiisis (I. Chr.) 



— XIII — 



Aspidi uni 

tiilobiini Sod. 

„ vai', iniberulimi Sod. 
contractum Sod. 

(A. quitcìise U. Chr.) 

Aspleuium 

flavidum Sod. 
Pululaliuae Sod. 

debile Sod. 

(A. coiigestum C. Clir.) 

ebeneum Sod. 

(A. Soiliroi Chrisf.) 

auritum Sw. var. rigidum Sod. 
rutaceura Mett. var. disculiferura 

Sod. 
Trichoiiianes L. vav. heibaceum 

Sod. 
tripbyllumPr. var. gracillimim Sod. 
„ var. herbaceum Sod. 
„ var. compactum Sod. 

Aspleuium (Diplazium) 

anomalum Sod. 
crassifoliiim Sod. 
chiinboanum Sod. 
heterolobum Sod. 
Hieronymi Sod. 
luiniile Sod. 
melanosporum Sod. 
Oxylobum Sod. 
procerum Sod. 
Tiinguralmae Sod. 
vesiculosum Sod. 
bifrons Sod. 

(Diplazium bifrons i^Soil.) C. Chi'.) 

Corderoi Sod. 

(D. Corderoi (Sod.) C. Chr.) 

Eggersii Sod. 

(D. Eggersii (Sod. i C. Chr.) 

leptoclilamys Sod. 

(D. leptogrammoides C. Chr.) 

macropterum Sod. 

(h). macropterum (Sod.) C. Clir.) 



melanopus Sod. 

iD. lUL'hmopus (Sod.) C. Chr.) 

meniscioides Sod. 

(I). meniscioides (Sod.) ('. Clir.) 

Moccenianum Sod. 

(D. jMocceuianum (Sod.) C. l'hr.) 

ochraceum Sod. 

iL). t'uscum C. Chr.) 

reflexuni Sod. 

(Diplazium angulosum C. Chr.) 

hianskze var. pallescens Sod. 
pulicosum Hk. var. maius Sod. 

Blechuum 

sociale Sod. 

scabernlum Sod. 

lomarioides Sod. 
(B. Sodiroi C. Chr.) 

occidentale L. var. puberuliini Sod. 
Clieilauthes 

laciniata Sod. 

Cyatliea 

asperata Sod. 
azuayensis Sod. 
Borjae ,Sod. 
brachypoda Sod. 
canescens Sod. 
Dyeri Sod. 
aspidioides Sod. 
crassi pes Sod. 
corallifera Sod. 
furfuracea Sod. 
muriculata -SW. 
nitens Sod. 
ochroleuca Sod. 
oxyacantlia Sod. 
parvifoiia Sod. 
puberula Sod. 
purpiirascens Sod. 
subinermis Sod. 
Tungurahuae Sod. 
fulva Sod. 

(C. Sodiroi C. Cbr.) 



— XIV 



cystolepis Sod. 

(Heuiitcliu (■vstnl('|>i.s (Su.l.) Buk. 

Dicksonia 

coronata Sod. 

(l'ciiiistiicilti.-i coroiiatai Sod.) e. CliiM 

divaricata Sod. 

(1>. divaricata (Sod.) C. ('.lir.) 

Lagerheiniii Sod. 

(1>. La^erheiinii (Sod.) C. Olir.) 

Seilowiana (R.) Hk. var. aracii- 
neosa Sod. 

Drymoglossiim 

Wiesliaurii Sod. 
Glei('heiii.a 

bleiìliarolepis Sod. 
iiypoleuca Sod. 
leiicocarpa Sod. 
subandina Sod. 

Gymuo;E;ramma 

subscaiidens Sod. 
tortuosa Sod. 

Hemìtelia 

crenata Sod. 
subcaesia Sod. 

Hymeuophylliim 

brachypus Sod. 
contractile Sod. 
helicoideiim Sod. 
nanum Sod. 
Rimbacbii Sod. 
divaricatura Sod. 

(H. alvefdatuiii C. Clir. l 

pendalum Sod. 

(II. Soiliroi C. Chr.) 

sericeum Sw. var. refrondescens 
Sod. 



Hypolepis 

flexuosa Sod. 

Lomarìa (Blecimum) 

dendrophila Sod. 
Floresii Sod. 
petiolaris Sod. 
Rimbachii Sod. 
stipitellata Sod. 

Meiiiscium 

Andreanum Sod. 

Nephrodium (Dryopteris) 

amphioxypteris Sod. 
brachypus Sod. 
Canadasii Sod. 
cinereum Sod. 

„ var. intermedium Soci!, 
conforme Sod. 
crassipes Sod. 
elegantulum Sod. 
Lagerheimii Sod. 
lasiopteris .SW. 
longipilosum Sod. 
macradenium Sod. 
nemorale Sod. 
Peripae Sod. 
retrorsuui Sod. 
rigescens Sod. 
semilunatum Sod. 
spectabile Sod. 
squamosissimum Sod. 
slenopiiyilnm Sod. 
subglabrura Sod. 
subintegruni Sod. 
supinum Sod. 
Urbani Sod. 
polylepis Sod. 

(Dryopteris fuaca C. CMir.) 



XV 



brachypus 

(D. opposita Urbani vai". Iiraclivpus 
Sod.) 

crinitum Desv. var. glaucescens 

Sod. 
Lizarzaburni Sod. 

( A^]iiiliimi rjizaiv.aluirni(Soil.K'-'-'l'i'ì 

Nephrolepis 

cordifolia Pr. var. obtusata Sod. 
Polypodium 

argyrolepis Sod. 
azuayense Sod. 
Caceiesii Sod. 
chionolepis Sod. 
circinatum Sod. 
ecostatum Sod. 
mindense Sod. 
mixtum Sod. 
Pichinchae Sod. 
Rimbachii Sod. 
scutulatum Sod. 
subandinum Sod. 
Haynaldii [Sod.) C. dir. 

(Asiiiiliiim Haynaldii (Sod.) C. Clir.) 

euchlorum Sod. 

(Dryoptei-is euchlora (Sod.) C. Chr.) 

ichtiosmum Sod. 

(D. Ii'tiu.snia (Sod.i 0. Chr.) 

Morlae Sod. 

(D. yUn-Uie (Sod.) C. Chr.) 

Urbani Sod. 

(D- urbana (Sod.) C. Chr.) 

velutinum Sod. 

(D. decussata var. velutina iSod.) 

fraxinifoliiim Jacq. v. elegans 5'oc?. 

,. var. oligopbylliim Sod. 

loriceum L. var. heterolepis Sod. 

, var. nanegaleuse Sod. 
tetragonum Sw. v. megalodus Sod. 

Pteris 

Andreana Sod. 



aspidioides Sod. 

biternata Sod. 

Esnieraldensis Sod. 

falcata Sod. 

hymeuophylla Sod. 

platypteris Sod. 

procera Sod. 

rigida Sod. 

Rimbachii Sod. 

robusta Sod. 

sclerophylla Sod. 

trialata Sod. 

pedata L. var. gemniipara Sod. 

Trichomanes 

axillare Sod. 

„ var. helicoideum Sod. 
dactylites Sod. 
imbricatum Sod. 

Vittaria 

lougipes Sod. 

Oltre alle .specie sopra elencate, il So- 
diro descrisse anche come nuove le se- 
guenti forme : 

Acrostichum argyrophyllum; A- 
crostichum setigerum; Acrostichum 
versatile; Neplirodium siramineiim ; 
Nepkrodìum xanthotrichiuin ; Ne- 
phrolepis intermedia; Poli/podixni 
Wiesbaiieri 

clie sono invece riferibili a specie di già 
state precedentemente da altri descritte 
e quindi passano ora come sinonimi. 

LYCOPODIACEAE. 
Lycopodium 

polyciadum Sod. 
Rimbachii Sod. 



XVI — 



Riofrioi Sod. 

Tobari Sod. 

Trencilla Sod. 

saniientosuin Sprg. var. capillare 

Sod. 
reflexuni Lam. var. miiius Sod. 
„ var. intermedium Sod. 
var. polycarpum Sod. 

SELAGINELLACEAE. 
Selaginella 

anisotis Sod. 
Eggersii Sod. 
expaiisa Sod. 
filicaulis Sod. 
Lizarzabiirni Sod. 
reptaiis Sod. 
triuncialis Sod. 
Wolfii Sod. 

Poeppigiaua Sprg. vai', versico- 
lor Sod. 

AMARYLLIDACEAE. 
Bomarea 

ambigua Sod. 
Angamarcana Sod. 
Borjae Sod. 
coniata Sod. 
elegans Sod. 

„ var. anioeua ,S'(;(/. 
falcata Sod. 
foliosa Sod. 
giacili.s Sod. 
graiiiiiiifolia Sod. 
hexagona Sod. 
lanata Sod. 
iiiicrocepliala Sod. 
polyantlia Sod. 

,, var. inicrantha .SW. 



pulcliella Sod. 
ligidifolia Sod. 
Saloiana Sod. 
subspicata Sod. 
subtriflora Sod. 
temiifolia Sod. 
venusta Sod. 

„ var. minor Sod. 
Patacoensis Herb. var. glabrata 
Sod. 

ARACEAE. 
Aiitliiiriiim 

acrobates Sod. 
adsimile Sod. 
Agoyanense Sod. 
albicatile Sod. 
albidum Sod. 
albispatlia Sod. 
albopunctatuni Sod. 
albovirescens Sod. 
anceps Sod. 
Anganiarcanum Sod. 
annulatnm Sod. 
argyrostacliyuni Sod. 

„ var. glaucostacliynni Sod. 
ari statuii! Sod. 
assuigeiLS .Sb(/. 
atroviride Sod. 
ancamun .Sod. 
aiirituni Sod. 
Baezanum Sod. 
bimarginatum .SW. 
bracliypodum .SW. 
brevi pe.s Sod. 
Bricarellii Sod. 
Briosiannm Sod. 
Brittonianuni Sod. 
buglossuni Sod. 
bullosum Sod. 



— XVII 



Cacliabiaimm Sod. 
■ Camposii >'<»/. 
canaliciilatiiiii Sod. 
CaiKloUeaiiuiii Soil. 
(taulorrliizuiii Sod. 
clilorocarpuni Sod. 
clilorostacliyiim Sod. 
citrifolium Sod. 
clatliratum Sod. 
cocliliodes Sod. 
conspicuum Sod. 
cuiiteimiiiiiiii Sod. 
cordiforme .So*;. 
cordulatiim Sod. 
cornigatum Sod. 
ciebrinerve Sod. 
cultrifolinm Sod. 
curvati! m Sod. 
cuspidifeiuiu Sod. 
cymbispatlia Sod. 
dendrobates Sod. 
dictyophylliim Sod. 
discolor Sod. 
(iivaricatui)i Sod. 
dolichopliylliim Sod. 
dolicliostachyum Sod. 
draconoptenini Sod. 
elatius Sod. 
elegautuluin Sod. 
eleutheroneuroii Sod. 
Engleri Sod. 
etectum Sod. 
erythrocarpam Sod. 
Esmeraldense Sod. 
extipulatiini Sod. 
falcati! m Sod. 
fasciale Sod. 
tìavo-lineatum Sod. 
fiircatum Sod. 
fasco-puntatum Sod. 
Gaffi!rii Sod. 



Gaiidogeri Sod. 
geniculatum Sod. 
Gii gii Sod. 
glaiicophylliiin Sod. 
gi'acilescens Sod. 
Gualliipense Sod. 
hastaefoliuni Sod. 
beterocliti!m Sod. 
Hickenii Sod. 

„ var. ieiopjiylluni Sod. 
liylaeiini Sod. 
liyiopliiiiim Sod. 
interruptum Sod. 
Jainesoiii Sod. 
Julospadix Sod. 
laciniosum Sod. 
Lancea Sod. 

„ var. Caiiarense Sod. 
latecordati!!!! Sod. 
latemarginatum Sod. 
latifoliiim Sod. 
Leoiiiaiiuiii Sod. 
lepturum Sod. 
leucostacliyiim So'/. 
Leveillei Sod. 
lineolatuiii Sod 
Lingua Sod. 
Litauuin Sod. 
livesceiis Sod. 
lividispica Sod. 
lorifolium Sod. 
lu!ialuni Sod. 
luteolu!!! Sod. 
macrolonciiium Sod. 
macrosiacbynm Sod. 
macrourum Sod. 
maculosum Sod. 
nialacopbyllum Sod. 
niargaricarpum Sod. 
marginatum Sod. 
marginellu!!! Sod. 



XVIII 



marmoratnm Sod. 
Martiiiezii Sod. 
Masfeiise Sod. 
menibranacemn Sod. 
micoiiiaefoliuni Sod. 
niici'omystriuni Sod. 
Mindense Sod. 
miniatum Sod. 
Myosurus Sod. 
Nauegalense Sod. 
Navasii Sod. 
neinorale Sod. 
iiitens Sod. 
obloiigifoliuin Sod. 
occidentale Sod. 
oclireatiun Snd. 
npliites Sod. 
oreodoxuni Sod 

,, var. slipitatuiii Sod. 

„ v.ir. cupreum Sod. 
oreopliilum Sod. 
orientale Sod. 
ovatiiin Sod. 
oxypli3'lluin Sod. 
paciiypliyllmn Sod. 
pan diuae Col inni Sod. 
Pangoanum Sod. 
Parambae Sod. 
Pastuzae Sod. 
patulinn Sod. 
paucinerve Sod. 
peduncnlare Sod. 
pelliicido-iinnctatum Sod. 
pHltigeruni Sod 
l)liilodendroide.s Sod. 
Pii'ottae Sod. 
plantagineniM Sod. 
|>latyglossum Sod. 

„ var. Nanegalense Sod. 

platylobnm Sod. 
pltirisulcatuin Sod. 



polyueuron Sod. 
polyphlebium Sod. 
polysticluin Sod. 
Porterii Sod. 
praealtum Sod. 
procernni Sod. 
propinqnuin Sod 
psilostacliyuni Sod. 
psiinrnm Sod. 
Puelanum Sod. 
Piilulahuae Sod. 
pulvernlentuin Sod. 
pyrifoliura Sod. 
quinque-sulcatuui Sod. 
Quitense Sod. 
radiatum Sod. 
resectuni Sod. 
letusnm Sod. 
rliizoplioium Sod. 
riiodostachyum Sod. 
rigidifolinm Sod. 
Rimbachii Sod. 
Eiofiioi Sod. 
l'ircayanum Sod. 
rivulare Sod- 
lobustum Sod. 
rngulo.suin Sod. 
rumicifoliuni Sod. 
rnpestie Sod. 
Saccardoi Sod. 
sagittale Sod. 
sagittellnm Sod. 
scaberulnin Sod. 
scabrinerve Sod. 

„ vai'. Lloense Sod. 
scleropliylluin Sod. 
septuplinerviiun Sod. 
silvaticum Sod. 
sinilacifoliiiin Sod 
Soderstroinii Sod. 
spatliulatum 



— XIX 



spathulifolium Soci. 
stana Sod. 
stenoglossum Soci. 
stenopliyllum Sod. 
stipulosum Sod. 
striatipes Sod. 
striolatum Sod. 
subellipticum Sod. 
suborbiculare Sod. 
subtrigonum Sod. 
subtnincatum Sod. 
tenuinerve Sod. 
tenuispica Sod. 
Tonianum Sod. 
Treleasei Sod. 
tiemuhim Sod. 
tricarinatum Sod. 
tiisulcatutn Sod. 
Tiuiguraliuae Sod. 
Umbraculum Sod. 
Urbani Sod. 
variegatum Sod. 
venustum Sod, 

var. divergens Sod. 
versicolor Sod. 
vestitus .SW. 
vexillare Sod. 
vonierifoniie Sod. 
vulcaiiicum Sod. 
Wolfii Sod. 
xanthostachyuin Nof/. 
acutissimum Engl. var. maiiis Noci 
aiigustilaminatum E. v. albiiUim ò'. 

„ Engl. var. brevipes Sod. 

„ „ var. crassiim Sod. 

„ „ var. glatliatum Sod. 

iiicurvatum Engl. var. elatius Sod. 

Picliincliae Engl. v. rigescens .s'orZ. 

Sarnientosuin Engl. var. ficifo- 

lium Sod. 



Rhodospatha 

Dammeri Sod. 
dissidens Sod. 
Kranzlinii Sod. 
macropbylla Sod. 
robusta Sod. 
Statutii Sod. 

Stenospermatium 

adsimile Sod. 
bracbypodiini Sod. 
gracile Sod. 
Hilligii Sod. 
interruptum Sod. 
Peripense Sod. 
Porteri Sod. 
subellipticum Sod. 

Heteropsis 

Ecuadorensis Sod. 

GRAMINACEAE. 

Paspalum 

Hackelianum So I. 
ibarrense Sod. 

Stipa 

dumetornm Sod. 
latifolia Sod. 

Agrostis 

Hackeliana Sod. 
Floresii Sod. 

Gynerium 

triaristatura Sod. 
Wolfii Sod. 

Chiisquea 

quitensis Sod. 



— XX 



l'ASSlFLORli]AE. 
Tacsonia 

Andreana Sod. 

cyaiiea Soci 

„ var. iiisignis Sod- 
„ var. piibesceiis Sod. 

floribunda (Karst) Sod. 

Mariae Sod. 

„ var. cliiniborazeiisi.s 

psilantlia Sod. 

rosea (Karst) Sod. 

Tiingiiraliuae Sod. 

PIPERACEAE. 
Peperomia 

anomala Sod. 
asperuloides Sod. 
bicolor Sod. 
buxifolia Sod. 
Camposii Sod. 
cerastioides Sod. 
cinerea Soi/. 
Congoiia Sod. 
crispa Sod. 
cusiiidigera Sod. 
dichroopliylla Sod. 
discifolia Sod. 
disticliopliylla Sod. 
dolichostachya Sod. 
eburnea Sod. 
fasciculata Sod. 
gaultheriaefolia Sod. 
gentianaefolia Sod. 
goniocaulis Sod. 
Gualeana Sod. 
guttulata Sod. 
Ilaloensis Sod. 
helmintliostachya Sod. 
involucrata Sod. 
melanosticta Sod. 



Sod. 



niicromerioides Sod. 
]\liliei Sod. 
niitchelioides Sod. 
pedunculaiis Sod. 
pliyllostat'liya Sod. 
pyi'aniidata Sod. 
sarcopliylla Sod. 
sa l'Ili ente sa Sod. 
sciitellariaefolia So</. 
subeoiyiiibosa Sod. 
subdiscodea Sod. 
tenuicaiilis Sod. 
tetraquetia Sod. 
triplinervis Sod. 
tropeolifolia Sod. 
tropeoloides Sod. 
tumida Sod. 
Tungiirahuae Sod. 
Kantiana C. DC. var.puberula Sod. 
longicaulis C. DC. var. lietero- 
morplia Sod. 

Pi per 

bullatifoliuni Sod. 

candicans Sgd. 

Cand(dlei Sod. 

coclileatuin Sod. 

eriocladmn Sod. 

fuliginosuiii Siili. 

Ecuadorense Sod. 

iiymenopodiiiii Sod. 

liypolencuni Sod. 

moliusciiluni Sod. 

paciiypliylluni Sod. 

platylobuiu Sod. 

stiimlosiini Sod. 

sulcatuni Sod. 

Tunguraliuae Sod. 

crocatum R. et B. var. gracile- 

scens Sod. 
lancaefolium Ktli. v. piicatura .SW. 



— xxt — 

Nota. — Questo mio scritto era di già allestito allorquando ricevei dal- 
l'egregio professore dott. Cesare Gaffuri, che fu distintissimo allievo della nostra 
Università ed ora è rettore del Seminario di Monza, un altro suo breve opuscolo 
dal titolo: Un botanico Vicentino - Il padre Sodiro S. J. (Monza, Tip. Artigia- 
nelli, 1909), nel quale l'autore ta la necrologia del biKiu Sodiro, che non si occup('i 
mai di politica ma solo di studi botanici e fu a Quito da tutti i governi rispet- 
tato e mantenuto nel suo posto di professore universitario. In questo scritto il 
Gaffuri cita fra l'altro un opuscolo dal titolo: Una escursione botanica, che il 
Sodiro pubblicò nel ISSI (opuscolo che io non ho potuto vedere"), nel quale il 
Sodiro dà conto di una gita di orientazione nel paese che imprenderà a studiare 
ed annuncia le linee generali del lavoro scientifico ohe si propone di fare intorno 
alla Flora dell'Equatore. 

Giov. Briosi. 



XXIII — 



INDICE DEL PRESENTE VOLUME (xiv) 



Parte I. 

Cenno sopra Luigi Sodiro, con ritratto (Giovanni Briosi) Pag. 

Prefazione 

Sulla Flora micologica della Sardegna. Seconda contribuzione (E. Mameli) 
Intorno alla Flora del Calcare e del Serpentino neirA])pennino Bobbiese. 

Seconda contribuzione (G. L. Pavarino) 

Contributo allo Studio della sensibilità geotropica delle radici (L. Mon- 

temartini) 

Intorno alla causa della Moria dei Castagni (Mal dell'Inchiostro) ed ai 

mezzi per combatterla. Seconda Nota preliminare (G. Briosi e 

R. Farneti) 

Micologia della Provincia di Mantova. Terzo contributo (G. Bianchi) . 
Sulla nutrizione e riproduzione nelle piante. Parte I e II, con 8 tavole 

litografate (L. Montemartini) 

Metodo di sterilizzazione di piante vive per esperienze di fisiologia o 

di patologia (E. Mameli e G. Pollacci) 

Contribuzione allo studio della Micologia ligustica. Terzo contributo 

(L. Mafiei) 

Intorno ad una nuova malattia dell'olivo {Bacteriuiii Olivae u. sp.) 

(L. Montemartini) 

Sull'assimilazione diretta dell'azoto atmosferico libero nei vegetali, con 

3 tavole litografate (E. Mameli e G. Pollacci) 

Descrizione di alcuni Eumiceti provenienti da carni insaccate sane, con 

una tavola litografata (D. Carbone) 

Nuove osservazioni intorno alla Moria dei Castagni (Mal dell' Inchiostro) 

e sua riproduzione artificiale. Quarta nota preliminare (G. Briosi 

e R. Farneti) 

Sugli Elaioplasti nelle Mono- e Dicotiledoni, con 3 tavole litografate 

(I. Politis) 

Sopra speciali corpi cellulari che formano antocianine, con 3 tavole 

litografate (I. Politis) 



Ili 
x.^v 

) 

i;i 

43 

47 

53 

65 
120 
137 
151 
159 
269 

327 
335 
363 



— XXIV — ' 

Sopra imo speciale corpo cellulare t.rovato in due Orchidee, con 1 tavola 

litografata (I. Politis) Pag. 377 

Sulla presenza del Glicogeno nelle Fanerogame e sua relazione coll'os- 

salato di ralcio, con 1 tavola litografata (I. Politis) > 385 

Il Parassita della rabbia e la Plasmodiopìiora Brassicae Wor. Ricerche 
sui loro rapporti di affinità morfologica e fisiologica. Nota preli- 
minare (G. Pullacci) > 403 



' Pakte II. 

Eassegna crittogamica dell'anno 1909, con notizie sulle malattie dei 

trifogli e delle veccie causate da parassiti vegetali (G. Briosi) . Pag. 409 

Rassegna crittogamica dell'anno 1910, con notizie sullo malattie dei 
lupini, della lupinella, della sulla e dei pioppi, causate da paras- 
siti vegetali (G. Briosi) > 433 



ERRATA CORRIGE 



17(5 (18) 


18" 


rigo 


invece di 


fervono leggi : serve 


187 (l'9i 


35" 


■> 




ha 


» abbia 


2(H (J3) 


30" 


. 




agricola da 


agricola ha da 


205 (47) 


4" 


» (in nota) » 


biossido 


- carbonato 


212 (53) 


1.3" 


•D 


. 


adoperata 


adoperati 


223 (65) 


5" 


t 


>. 


gr. 7,5423 


gr. 7,4523 


227 (69) 


ultimo 


» 


« 


3,80 7„ 


3,61 7. 


228 (70) 


(!" 


» 


» 


3,33(5 7„ 


3,36 7, 


228 (70) 


2*;" 


» 


» 


4,42 "U 


4,56 7, 


229 (71) 


20° 


» 




1,95 7„ 


1,93 7. 


230 (72) 


9" 


» 




-'5,29 7„ 


29,29 7, 


230 (72) 


20» 


» 




25,26 7„ 


25,82 7, 


231 (73) 


31° 


» 




2,n 7„ 


2,18 7„ 


231 (73) 


35" 


» 




<jr. 0,00174 


gr. 0,0017 


232 (74) 


7" 


< 




0,82 7„ 


0,83 7. 


232 (74) 


33" 


» 




gr. 0,0306 i 


gr. 0,0302 


238 (80) 


10" 


• 




per due > 


da due 



XXV 



PREFAZIONE 



Questo quattordicesimo volume è, come i precedenti, diviso in due 
parti: la prima contiene note e memorie originali frutto di ricerche 
fatte nel nostro Laboratorio, la seconda , le Rassegne crittogamiche 
sulle malattie di natura vegetale sviluppatesi in Italia nel 1909 e 1910. 

Alla Rassegna del 1909 è unito un riassunto delle notizie che si 
hanno intorno alle malattie dei trifogli e delle vecce causate da paras- 
siti vegetali, alla Rassegna dell'anno 1910, il riassunto delle notizie sulle 
malattie causate da parassiti vegetali nei lupini, nella lupinella, nella 
sulla e nei pioppi. 

Le note e le memorie originali si riferiscono tutte, come quelle dei 
volumi precedenti, a ricerche eseguite nel nostro Laboratorio dal per- 
sonale che vi è addetto e da allievi ed ospiti cui il Laboratorio offre 
mezzi e guida per le ricerche; ospiti non solo italiani, ma anche stra- 
nieri, quale per esempio il dottor Politis di Atene che frequentò per tre 
anni il nostro Laboratorio e del quale sono le ultime note e memorie 
contenute nel volume. 

Questi nostri Atti non contengono quindi lavori di estranei, e ri- 
specchiano fedelmente l'operosità dell'Istituto. 

Le singole note e memorie che qua trovansi insieme nel volume 
furono rese di pubblica ragione non appena stampate, cioè al tempo della 
data che ciascuna porta impressa, col distribuirne gli estratti alle effe- 
meridi scientifiche italiane e straniere ed a studiosi d'ogni paese. 



PARTE PRIMA. 

NOTK E MEMORIE ORIGINALI 



ISTITUTO BOTANICO DELLA K. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIO VANIVI BRIOSI. 



SULLA FLORA MICOLOGICA DELLA SARDEGNA 



SECONDA CONTRIBUZIONE 

PER I.A 

Dott. EVA MAMELI. 

Ili questa seconda ' contribuzione, che comprende altre 101 tra 
specie e varietà nuove per la flora micologica sarda, il maggior nu- 
mero di forme è dato dai micromiceti, sia parassiti che saprofiti, alcuni 
dei quali presentano un particolare interesse, poiché apportarono in 
quest'anno rilevanti danni alle piante piìi utili, causando vere epidemie, 
sporadiche o difl'use da un capo all'altro dell' isola. 

In numero assai minore sono invece i funghi superiori, e ciò non 
perchè di essi sia meno interessante lo studio, che anzi una estesa ri- 
cerca dei macromiceti sardi, e specialmente degli ipogei, porterebbe 
certo a interessanti novità nel campo micologico, ma perchè mi fu assai 
difficile ottenere — causa il lungo viaggio — degli esemplari freschi, 
almeno in istato tale che ne permettesse lo studio. 

Che poi la Sardegna possa rivelare in questa, come nelle altre 
branche degli studi botanici, particolarità sue proprie, o almeno in 
parte dissimili da quelle del continente italiano in generale, lo pro- 
vano la specie Bolelus sardous Belli et Sacc, la var. isosporus del Mon- 
tagnites radiosiis Hollos, testé scoperte e studiate dal prof. Belli di Ca- 
gliari, e le nuove forme precedentemente trovate dal Voglino. Le vi- 
cende geologiche dell' isola, la vicinanza ad essa delle terre africane, 
e la lontananza dal continente italiano, sono del resto cause piii che 
sufficienti perchè tali singolarità (botaniche, fauniche, geologiche, mi- 
neralogiche) non ci rechino meraviglia. 



' Sulla fora micologica della Sai-degna- Prima contribuzione (Atti Ist. Bot. 
di Pavia. Serie II, Yol. XIII, pag. 153), 1907. 

Atti dell'Ut. Bot. dell' Utiinersilà di Pavia — Serie II — Voi. XIV. 1 



Per ciò che riguarda l'ordine e la disposizione tassonomica dei vari 
gruppi, mi attenni in questa contribuzione al prospetto suggerito dal 
prof. Saccardo di Padova, ed approvato nell'ultimo Congresso interna- 
zionale di l>otanica. ' 

Termino, con l'esprimere al prof. Giovanni Briosi ed al prof. Ro- 
dolfo Farneti la mia più viva liconoscenza per il valevole loro aiuto, 
gentilmente concessomi. 

Dairiatituto Botanico dell'l'niversità di Pavia, Ag-osto 1908. 



' P. A. Saccardo e U. B. Traverso, Sulla disposi:: ione e 7ioì»enc!atìtra dei 
/jrup/ii micoloijici, ecc. (Bull. Soc. Hot. Ital. Febbraio 1907). 



BIBLIOGRAFIA 



Alla bil>liografìa micologica sarda si sono aggiunte in quest'anno tre 
memorie: 

1. S. Belli, Bohtuf: sardoNS Belli et Sacc. (Atti della R. AccaJ. delle Scienze di 

Torino, 1907). 

2. — Addenda ad Floram Surdoani (Annali di Botanica VI, 523 1, 1907. 

3. A. Cash, Di alarne specie vegetali rare a nuove per la Sardegna (Atti della 

R. Accad. delle Scienze di Torino, XLII) 1907. 



ELENCO DELLE SPECIE 



Classis I: BASIDIOMYCETAE (De By.) em. 
Ordo IIY31ENIALES (Fr.) em. 

Fani. Agaricaceae Fr. 

Sect. Leucosporae Fr. 

*1. Clitocybe cyatliiformis ' Fries. 6'. M. I, p. 173, ubi syn. Hym. Eur., 

\>. 100. — Bull. t. 575. — Patouillard, Tao. anal, n. 207. — 

Sacc. Syll. V, p. 176. 
Ab. Sul terreno, a Giave, ottobre. 
OssERV. Spore 7-86 ^ 6. Diametro del pileo 3-4 cm. Stipite 3-5 cm. 

lungo; 4-5 mm. grosso. 
Di questa specie venne trovata la forma incarnato-alutacea dal 

Voglino, a Tempio. ^ 

*2. Marasmius oreades Fr. Epicr., p. 375; Sverig. (iti. Stami)., t. 31. — 
Grev., t. 323. — Agar, pseudomouceron Bull. t. 144 e 528, f. 2. 
Sacc. Syll. V, p. 510. 

Ab. Sul terreno, a Giave, ottobre. 

OssERv. Spore 6-9 » 4-6. Sterigrai 6-10 » 2-4. 

Il Voglino trovò di questa specie la nuova forma {M. oreades 
forma acideatiis Vogl.), a Cagliari. ' 

SeCt. OCHROSPORAE Gill. 

*3. Hebeloma fastibile Fr. Epicr., p. 178. — Patouillard, t. 342. — 
Sacc. Syll. V, p. 792. 
Ab. Sul terreno, nell' isolotto di S.Simone (stagno di Cagliari), 
dicembre. 



' * indica le specie; ** i generi; *** le famiglie nuove per la Sardegna. 
- P. YoGLiNO, Appunti sulta flora micologica della Sardegna. (Boll. S. Bot. 
Ital. 1893, p. 471). 
' L. e., p. 474. 



OssERV. Spore 9-11 « 5-6. Stipite ocraceo all'apice, biaucbiccio 

alla base. 
Di questa specie venne trovata la var. alba dal Voglino, a 

Tempio. ^ 

Fani. Clavariaceae Oda. 

Sect. Leuoosporae Sacc. 

***4. Clavaria cristata Pers. Si/n., p. 591. — Patouillard, tab. 37 e 261 
(f. minor). - Sverig. citi. Svamp., t. 92, f. 1-3. — Sacc. Sj/ll. VI, 
p. 695. 

Ab. Sul terreno, al piano di Capoterra Assemini (Cagliari), 
gennaio. 

OssERV. Spore 6-9 ^ 5-8. Basidi bispori. 

Fani. Thelephoraceae Pers. 

Sect. Leuoosporae Sacc. 

*5. Stereum Iiirsutum (W.) Fr. var. cristulatuin Quel. Jnra 111, 
t. I, f. 15. — Sacc. SyU. VI, p. 564. 
Ab. Sopra tronchi di alberi annosi, nei Monti di Uta (Cagliari), 
gennaio. 

*6. Stereum hirsutiim (W.) Fr. var. pilosiusciilumTliiim., F. aicstr., 
n. 821. — Sacc. Si/U. VI, p. 564. 
Ab. Come il precedente. 

*7. Corticium calceiim Fi-. Epicr., pag. 362. — Pat. Tab., n. 562. — 

Sacc. Spll. VI, p. 623. 
Ab. Sopra radici marcescenti di pianta indeterminata, all'Orto 

Botanico di Cagliari. 
OssERV. Spore 6-7 ^ 4. 



L. e, p. 475. 



— 5 — 

Ordo GASTERALES (Willd.) ein. 

Fani. Lycoperdaceae Ehrenb. 

Sect. Amerosporae Sacc. 

*8. Bovista plumbea Pers., Syn. Fung., p. 137. — Li/coperdon plum- 
beiim Vittad., Monogr. Lycoperd., p. 174. — Lycoperdon ardo- 
siacum Bull. Cham'p., t. 192. - Sacc. %«. VII, p. 96. 
Ab. Sul terreno, nell'isolotto di S. Simone (stagno di Cagliari), 
marzo. 

Ordo VREIJINALES (Brougn ) Dietel. 

Fani. Puccinìaceae Schrot. 

Sect. DiDYMOSPORAE Sacc. et De Toni. 

*9. Puccinia Menthae Pers., Synops. Fnug., p. 227. — Winter, Die 
Filze, I, p. 204. — Cooke, Mia: tab. IV, fig. 69-70. — Corda, 
Icon. fimg. IV, tab. IV, fig. 37. — Briosi e Cav., 1 funghi pa- 
rassiti, ecc., n. 58. — Sacc. Syll. VII, p. 617. 

Ab. Sopra foglie di Mentita sp., a Giave, giugno, nella forma ure- 
dosporica. 

OssERV. Spore 17-29 * 14-22. 

*10. Puccinia Trailii Plowr., Brit. Ured., p. 176. — Ed. Fischer, Bei- 
triige zur Kry ptogamenflora der Schweiz. Band II, Heft II, pa- 
gina 252. — Sydow, Monograpìiia Uredinearum, I, pag. 790. — 
Sacc. Syll. IX, p. 312. 

Ab. Sopra il lembo fogliare, le nervature e i picciuoli di Rumex 
acetosa (?), all'isolotto di S. Simone (stagno di Cagliari), 
dicembre, nella forma ecidiosporica. 

OssERV. Ecidiospore 19 j 22. Macchie fogliari di 1 cm. — 1 cm. V2 
di diametro. 

*11. Puccinia retifera Lindr., Acta Soc. prò Fauna et Flora fen- 

nica XXII, n. 1, p. 20 (1902). — Sydow, Monogr. Uredin. I, 

pag. 368, tab. XXIV, fig. 334. — Sacc. Syll. XVII, fig. 338. 

Ab. Sopra la pagina inferiore delle foglie di Pastinaca sp., a Pula 

(ruderi dell'antica città di Nora), novembre. 



— 6 — 

OssERV. Spore 37-39 » 15 (anziché 26-36 - 19-24), crenulate ai mar- 
gini, e con il pedicello ialino inserito nn po' lateralmente al 
punto medio della base. Macchie verde-bleu sulla pagina su- 
periore della foglia. (Piiccinia refifera forma Pastinacae?). 

*12. Puccinia Heraclei Grev. Scott. Cri/pt. FI. I, tab. 42 (1823). — 
Sydow, Mon. Vred., voi. I, fase. II, pag. 387. — E. Fischer, 
Kryptof/amenflora der Schweiz. Il, fase. 2, pag. 132. — Sacc. 
S)/ll. XVII, p. 342. 

Ab. Sopra foglie di Heraclemn sp., nei dintorni di Cagliari, 
gennaio. 

OssERV. Spore 28-40 ^ 20-28. 

Sect. Phragmosporae Sacc. et De Toni. 

**13. Phragmidium siibcorticiiira (Schrank) V^mi^Y , Die Pihe, pa- 
gina 228. — Briosi e Cav., I funghi parassiti, ecc., n. 8 e 63. 
— Sacc. Syll. VII, p. 746. 

Ab. Sopra foglie e picciuoli di Eosa sp. a Giave, giugno-agosto; 
Capoterra, gennaio. 

OssERV. Ecidiospore 28 » 18-20; teleutospore 70-100 * 30; pedicello 
teleutosporifero 30-100 ^ 6-12. 

Fam. Ustilaginaceae Tul. 
Sect. Amerosporae Sacc. et De Toni. 

*14. Ustilago Sorghi (Link.) Pass, in Thihn. Herb. myc. oec, n. 63. — 
Briosi e Cav., I funghi parassiti, ecc., n. 28. — Sacc. Sylì. VII, 
p. 456. 
Ab. Sopra spighe di Graminacea indeterminata, a Pauli Monser- 
rato (Cagliari), aprile. 

*15. Ustilago neglecta Niessl. in Bahenh. Fungi europ., n. 1200. — 
Briosi e Cav., I funghi par assiti, ecc., n. 154. — Sacc. Syll. VII, 
p. 472. 
Ab. Sopra spighe di Panicum sp. a S. Avendrace (Cagliari), maggio. 



Classis II: ASC03IYCETAE (Fr.) em. 

Ordo II. PYRENIALES (Fr.) em. 

Fani. Valsaceae Tul. 

Sect. Allantosporae Sacc. 

*16. Eutypella Caricae (De Not.) Beri. — Diatrype Carìcae De Not. 
Sfer. if., p. 28, tab. 28. — Sacc. SylL I, p. 198.— Beri. Ico7ies 
fungorum. Voi III, fascic. III-IV, p. 66, tab. LXXX, fig. 2. 
Ab. Sopra rami decorticati di Ficus Carica all'Orto Botanico di 
Cagliari, giugno. 
*17. Laestadia contecta (Desm.) Sacc. Sph. (Depazea) contecta Desra. 
14 Not. p. 37, 1847. — Sacc. Syll. I, p. 422. 
Ab. Sopra foglie di Quercus ilec, a Porto Pino (Golfo Palmas. — 
Cagliari), luglio. 

Sect. Hyalodidymae Sacc. 

*18. Sphaerella Maydis Pass, in Rabh., Fungi Eur., n. 1851 et Just 
Bot. Jahresh. 1874, p. 319. — Sacc. Fungi Hai., t. 383. — Sacc. 
Syll. I, p. 525. 
Ab. Sopra cauli secchi di Zea Mays, a San Teodoro (Sassari), luglio. 

*19. Sphaerella Manganottiaua Mass. Contr. Micol. Veron., pag. 140, 
t. 5, f. 34. — Sacc. Syll. XI, p. 299. 
Ab. Sopra saimenti di Vitis vinifera, a Giave, giugno. 
OsSERV. Socia a Phoma Vitis Bon. 

**20. Melanopsainma pomiformis (Pers.) Sacc. Mich., Sphaeria pomi- 
forinis, Pers. Syn. Fung , p. 65. - Sacc. Syll. I, p. 575. 
Ab. Sopra tronco essiccato di Salix sp., a S. Teodoro (Sassari), 
aprile. 

Sect. Phaeophragmiae Sacc. 

*21. Leptosphaeria vagabunda Sacc, Fungi Ven., Ser. II, p. 318. — 
Berlese, Icon. fung., pag. 59, tav. XLV, fig. 1. — Sacc. Syll. 
II, p. 31. 
Ab. Sopra cladodi disseccati di Opuntia Ficus indica, in regione 

" Ischiois „ alla foce del rio Mannu (Assemini), gennaio. 
OssKRV. Spore 13-18 « 4-6, lievemente ma distintamente echinu- . 
late, fuligginee. Loculo penultimo rigonfiato. 



— 8 — 

Sect. PiiAKODicTYAE Sacc. 

*22. Pleospora legumiiimn (Wallr.) Rabenh. Hb. Myc.,Jl, p. 548. — 

Sacc. S,jU. II, p. 254. 
Ab. Sopra legumi di Phaseolns vulgaris, a Pula (Torre di S. Efi- 

sio), novembre. 
OssERV. Spore 38-40 -- 13-15, elissoideo-acuminate. 
Socia a Botryodiplodia valsoides (Peck.) Sacc. 

*23. Pleosporji Salsolae Fuck. Symb. mi/c , p. 131. — Sacc. Si/ìl. II, 
p. 248. 
Ab. Sopra rametti morti di Saìsofa sp., a Paul! Monserrato (Ca- 
gliari), aprile. 

*24. Pleospora Aucubae (West.) DeNot. var. gallica Bruii., Champ. 
Saint. 1887, p. 429. — Sacc. Syll. IX, p. 878. 
Ab. Sopra foglie di Aucuba japonica, a Sassari, giugno. 

*25. Teichospora Sylvana Sacc. et Sp. in Thiim Filze d. Weinst., 
p. 26 (ex errore snh. Amphisphaeria). — Sacc. Syll. II, 297. — 
Sacc. Fung. ital., t. 314. 
Ab. Sopra tronco morto di Vitis vinifera, a S. Teodoro (Sassari), 
aprile. 

Ordo V. niSCALES (Fr.) em. 

Fani. Helvellaceae Pers. 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

***26. Helvella silicata Afzel. in Vet. Acad. Handl. 1783, p. 305. — 

Pat., lab. 272. — Sacc. Syll. Vili, p. 20. 
Ab. All'isolotto S. Simone (stagno di Cagliari), dicembre, e in un 

oliveto a S. Bartolomeo (Cagliari), gennaio. 
OssERv. Lunghezza dalla base all'estremità superiore dell'ascoma 

mm. 30-53; larghezza dell'ascoma 20-25; dello stipite 7-12. 

Spore 18-20 * 10-11. 

Fam. Pezizaceae Fr. 

Sect. HYALOSPORAE Sacc. 

**27. Pezìza vesiculosa Bull. Champ. p. 27, t. 457, f. 1, —Pat. tab. 373. 
— Sacc. Syll. Vili, 83. 
Ab. Sopra tronchi putridi e sul terreno, al piano di Capoterra 

Assemini (Cagliari), gennaio. 
OssERV. Spore 16-18 * 8-10. 



— 9 — 

Snbdiv. DEUTEROMYCETAE Sacc. 

Ordo SPHAEROPSIDALES (Lev.; Sacc.) Lindau. 

Fani. Sphaerioidaceae Sacc. 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

*28. Pliyllosticta Ceratoiiiae Berk. in Welw. F. Portug., pag. 8. — 
Sacc. Siili. Ili, II. 11. 
Ab. Sopra foglie di Ceratonia siliqua, a Pula (Cagliari), luglio. 
OssERV. Spore 9-10 ^ 2-3. 

*29. Phyllosticta Dianthi West. Exs. n. 293. — Sacc. Syll. Ili, p. 43. 
Ab. Sopra cauli e foglie languide di Dianthus Canjophyllus, a 
Giave, giugno. 

*30. Phyllosticta Hesperidearum (Catt.) Penz. Mich. II, pag. 425. — 
Sacc, Fungi Hai. n. 1155. — Sacc. Syll. III, p. 12. 
Ab. Sopra foglie di Citrus Aurantinm, a San Teodoro (Sassari), 
aprile. 

*31. Phyllosticta bacteriiformis (Pass.) Sacc. /brwa Quercus C. Mass. 

Novit. FI. Mi/c. ver. 1902, p. 67. — Sacc. Sgll XVIII, p. 240. 
Ab. Sulla pagina inferiore di foglie di Quercits Suber, a Tempio, 
ottobre. 

*32. Phyllosticta Ligustri Sacc. Mick. I, p. 134.— Sacc. Syll. Ili, p. 21. 
Ab. Sopra foglie di Olea europea, a Giave, luglio. 
OssERV. Spore 6-8 ^ 3-4; 2-3 guttate. 

*33. Phyllosticta maculiformìs Sacc. Mich. Il, p. 538. — Briosi e Cav. 
I funghi parassiti, ecc. n. 18. — Sacc. Syll. Ili, p. 36. 
Ab. Sulla pagina inferiore di foglie di Castanea vesca, a Tempio, 
ottobre. 

*34:. Phyllosticta Mespill Sacc. var. macrospora, Ferr. Malp. 1904, 
p. 491. —Sacc. Syll. XVIII, p. 229. 
Ab. Sopra foglie aride di Mespihis germanica, a Giave, luglio. 

*35. Phyllosticta nuptialis Thiim, Co7itr. Myc. Lusit. — Sa,cc. Syll. Ili, 
pag. 9. 
Ab. Sopra foglie di Myrtus communis, al Golfo di Teulada (Ca- 
gliari), luglio. 



— 10 — 

*36 PhyUosticta perforans Sacc. et Matt. Si/!I. XIV, \). 849. 
Ab. Sopra foglie di Pijrus communis, a Pula, novembre. 

*37. PhyUosticta ruscicola Dur. et Mont. FI. Alg. T, p. 611. — Sacc. 
Syll. Ili, p. 58. 
Ab. Sopra cladodi di Riiscus anilentus, a Tempio, ottobre. 

"*38. PhyUosticta Viciae (Lib.) Cooke Randb., n. 1345; Ascocliijta 17- 
ciae Lib. Exs. n. 356; ///////. Ervi West.? — Sacc. Syll. Ili, 
pag. 43. 
Ab. Sopia foglie di Vida Faba, a Giave, giugno. 

*39. Phoma Ryckholtii Sacc. Cfr. Si/U. I, pag. 680. — Sacc. Si/ll. Ili, 
pag. 70. 
Ab. Sopra rametti di Sijmpìioricarpus raceinosus, a Tempio, ottobre. 

*40. Phoma aculeorum Sacc. Midi. I, p. 358. — Sacc. Syll. Ili, p. 76. 
Ab. Sopra aculei di Rosa sp., a Giave, giugno. Socio a Pleospora 

Asperulae Passer. 
OssERV. Spore 3-8 * 1-4. 

*41. Phoma canina P. Bnm. Ad. Soc. Limi. Bordeaux, 1898, pag. 10, 
extr. — Sacc. Syll. XIV, \>. 873. 
Ab. Sopra rametti secchi di Rosa sp., a Giave, giugno. 
Socio a Cainarosporiìim Rosarum (West.) Sacc. 

*42. Phoma endolcuca var. ligustriua Sacc. Mc/i. I, p. 523. — Sacc. 
Syll. Ili, p. 98. 
Ab. Sopia rametti secciii di Ligustrum vnlgare, a Giave, giugno. 
Socio a Phoma ligustriua Tlilim, e a Diplodia ligustri West. 

*43. Phoma ligustriua Tlilim Contr. F. Lit., n. 314. — Sacc. Syll. Ili, 
pag. 116. 
Ab. So|)ra rametti secchi di Ligustrum vnlgare. Socio a Phoma 
endoleuca var. ligustrina Sacc, e a Diplodia Ligustri West., a 
Giave, giugno. 

*44. Phoma Limouis Thuem. et Bolle, Contr. FI mi/c. Lit.. pag. 29. — 
Yewzìg, Studi hot. sugli agrumi, ecc., p. 357, tav. XXXI, fìg. 3. — 
Sacc. Syll. HI, p. 83. 
Ab. Sopra rametti secchi di Citrus Aurantium, a S. Teodoro (Sas- 
sari), aprile. 

*45. Phoma persicaria Schulz et Sacc, j¥/«-. Slav. n. él. — S&cc.Syll. Ili, 
pag. 74. 

Ab. Sopra rametti secchi di Persica viilgaris, a S. Teodoro, luglio. 



— Il — 

*46. Plioma Pruni Peck. iu 3S Rep. St. Mus. p. 95. — Sacc. Si/ll. X, 

pag. 142. 
Ab. Sopra rametti secchi di Prunus Cerasns, a Giave, giugno. 
OssERV. Spore ovali-fusiformi; 8-10 «4-5, biguttulate alle due 

estremità. 

*47 Phoma Rosae Schulz et Sacc. Micr. Slav., n. 46 {Phoma Rosa- 
rum). — Sacc. Syll. Ili, p. 76. 
Ab. Sopra sepali e petali disseccati di Rosa sp. a Tempio, agosto. 
OssERV. Spore 4-8 « 3. 

*48. Phoma rubigiuosa Bruii, var. major Syd.Hedw. 1899, p. (136).— 
Sacc. SyìL XVI. p. 860. 
Ab. Sopra rametti secchi di Rosa sp., a Giave, giugno. 
OssERV. Spore 8-10 * 3-6. 

*49. Macroi)homa Hippoglossi (Mout.) Beri, et Vogl. Add. Syll. n. 972 
etili Atli Soc. Veneto-Trentina, 1S86, p. 187.— Sa.CC. Si/U. Ili, 
p. 162 {Phoma) et X, p. 199. 
Ab. Sopra cladodi aridi di Ruscus aculeatus, a Tempio, ottobre. 

*50. Macrophoraa Mautegazziaua (Penz.) Beri, et Vogl. Add. Syll. 
n. 618, ed in Atti Sor. Veneto-Trentina, 1880, p. 193.— Sacc. 
Sijll. Ili, 104(PAowa), et X, p. 201. — Penzig, Studi hot. sugli 
agrumi, ecc. p. 360, tav. XXXIII, fig. 1. 
Ab. Sopra rametti secchi di Citrus Limonnm, a S. Teodoro (Sas- 
sari), aprile. 

*51. Macrophoma Peckiana (Thiim.) Beri, et Vogl., Add. Si/lL,n. 471 
etiu AttiSoc. Veneto-Trentina. 1886, p. 174. -- Sacc. Syll. Ili, 
p. 80 (Phoma) et X, p. 189. 
Ab. Sojìra sarmenti di Vitis vinifera, a Giave, giugno. Socio a 
Phoma viticola Sacc. e a Diplodia ampelina Cooke. 

*52. Deudrophoma pleurospora Sacc, Mich., II, pag. 362. — Sacc. 
Syll. Ili, p. 178. 
Ab. Sopra cauli di Atripìex Halimus, a Pula (Cagliari) e di Sal- 
sola s()., alla Piaja (Cagliari), luglio. 

*53. AsteromaTlliimenii Sacc, Asteroma Bupleuri Thiim., Pilzfl.Sibir., 
n. 799, nec Sacc et Ronm. — Sacc. Syll. Ili, 210. 
Ab. Sopra foglie e cauli secchi di Bupleurum sp., a Tempio, agosto, 

*54. Vermicularia truncata Sc\\\>i.,Syn. Amer. bor. n. 1865. — Sacc. 
Syll, III, p. 227. 
Ab. Sopra legumi di Phaseolus vulgaris, a Pula (Cagliari), novembre. 
OsSERV. Spore 8-10 v 2-2,5. Setole 160-63 * 4-5. 



— 12 — 

**55. Cytosporelha aculeorum Passer., Diagn. F. N., p. 10. — Sacc. 
Si/ll, X, 242. 
Ab. Sopra rami di Bosa sp., a Giave, giugno. 

Sect. Phaeodidymae Sacc. 

*56. Diplodia Ligustri West., Bull. Belg. II, p. 244. — Sacc. Sijll.lll^ 
p. 347. 
Ab. Sopra rametti secchi di Ligustrum vulgare, a Giave, giugno. 
Socia a Phoma cndolenca var. Ugustrina Sacc. e a Phoma Li- 
gustri iki Thiiui. 

*57. Diplodia palmicola Tliiira., F. Austr., n. 59. — Sacc. SyU. IV, 
p. 372. 

Ab. Sopra fusto di Agave americana, a Pula (dintorni del cimi- 
tero), novembre. 

OssERV. Spore 22-24 ^ 13. 

*58. Botryodiplodia valsoides (Peck ) Sacc, Diplodia valsoides Peck. 

Bep. OH the St. Mtis. N. Y. — Sacc. Si/ll. Ili, p. 379. 
Ab. Sopra fusti secchi di Phaseolus vnlgaris, a Pula, novembre. Socia 

a Pleospora Leguminum (Walli'.) Rabenh. 
OsSERV. Spore 17-19 » 10-11. 

Sect. Hyalodidymae Sacc. 

*59. Ascochyta Aucul>ae Sacc. et Sp. var. /?. Bninaudiana Sacc, 
F. gali, n. 2174. — Sacc. Syll. Ili, p. 389. 
Ab. Sopre foglie di Aucuba japonica, a Sassari, giugno. 

*60. Ascochyta Coiivolvuli Fautr., Bev. Mycol. 1895, p. 167. — Sacc. 
Sgll. XIV, p. 946. 
Ab. Sopra foglie di Convolmilvs sepinm, al golfo di Teulada (Ca- 
gliari), luglio. 

*61. Ascochyta Fabae Speg., Fg. Arg. novi v. crii., pag. 321 (1879). — 
Sacc. SyU. XVI, 928. 
Ab. Sopra foglie di Vida Faba, a Giave, giugno. 
OssERV. Spore 10-15 ^ 3-5; 2-4 guttate. 

*62. Ascochyta Opiintìae Scalia, Prima contrib. alla conoscenza della 
FI. micol. di Catania. 1899, p. 20. — Sacc. Syll. XVI, p. 927. 
Ab. Sopra cladodi di Opuntia Ficus-indica, a Cagliari (M. Ur- 
pinu), aprile. 



— 13 - 

*63. Ascochyta Pisi Lib., Exs., n. 12. — Briosi e Cavava, [funghi 

parassiti ecc., n. 119. — Kirchner e Neppi, Le malattie delle 

piante ecc. p. 99. — Frank , Die Krmik/ieitcìi der Pflanzen, I-II, 

p. 415. — Sacc. Si/ll. Ili, p. 397. 

Ab. Sopra legumi di Pisum sativinn, a Asseraini (Cagliari), marzo. 

OssERV. Spore 11-16 « 4-6, bi-tetraguttiilate. 

**64. Darluca Sorghi Zimm.. Berichte iiber Land. undForstwirth.Deutsch.- 
Ostafrihì, 1904, p. 15. t. I, f. 4. — Sacc. Syll. XVIII, p. 357. 
Ab. Nei sori uredosporiferi dell' Uromyces Dacfylidis Obtii., svi 
Sorghum. sp. a S. Teodoro (Sassari), aprile. 

Sect. Hyalophragmiae Sacc. 

*65. Stagonospora Juglaudis Bruii., Sphaerops. noe. in Bull. Soc. Bot. 
Fr. 1893, p. 224. — Sacc. Syll. XI, 535. 
Ab. Sopra rami di Juglans regia, a Giave, luglio. 
OssERV. Spore 18-20 » 5, finemente guttulate. 

Sect. Phaeodictyae Sacc. 

*66. Camarosporiiim Cheuopodii EU. et Ey.,BiiII. Torr. Bot. CI., 1897, 
p. 289. — Sacc. Syll XIV, p. 966. 
Ab. Sopra brattee di Salsola sp., a Pula (Cagliari), luglio. 

*67. Camarosporiiim Rosarum (West.) Sacc, Slaurospliaeria Rosa- 
rum West. — Sacc. Syll. III. p. 462. 

Ab. Sopra rametti secchi di Bosa sp., a Giave, giugno. Socio a 
Plioma canina P. Brun. 

OssERV. Spore 15 18 . 8-10. 

*68. Camarosporium Roumegueri Sacc, Mich. II, p. 112. — Sacc. 
Syll. Ili, 469. 
Ab. Sopra cauli di Salicornia herbacea, a Pula (Cagliari), luglio. 
OssERV. Spore 15-18 » 6-8. 

Sect. ScoLEcospoRAE Sacc. 

*69. Septoria brachyspora Sacc, Mich , l, p. 529. — Sacc. Syll. Ili, 
pag. 500. 
Ab. Sopra rametti di Ficus Carica, a S. Teodoro (regione " La 
Canna J, luglio. 

*70. Septoria bractearum Mont., Ann. Se. Nat. 1849, p. 49; Bhabdo- 
spora bractearum Mont., Syll. Crypt, p. 277. — Sacc. Syll. Ili, 
pag. 515. 



— 14 — 

Ab. Sopra toglie languide di Euphorbia Pithyusa, a Elmas (Ca- 
gliari), gennaio. Socia a S. Enphorbiae giiep. 
OssERv. Spore 45-50 • 2. 

*71. Septoria Citri Pass., Flora. 1877, n. 13. — Penzig, Studi botan. 
sugli agrumi, \n Annali di Agricoltura, 1887, p. 366, t. XXXIV, 
fig. 3. — Sacc. SylL, HI, p. 477. — Sacc, Fungi itol.,ìì. 1172. 

Ab. SuH'estreniità superiore di foglie di Citrus Aurantium, invase 
dalla Pariatovia Lucasii Targ. Tozz. (Einitteri). a Cagliari 
(giardino municipale), marzo. 

OssERV. Spore 11-15 .- 1-2, qualche volta ricurve, spessissimo se- 
tate {Forma minor Penz.?). 

*72. Septoria Dulcaraarae Desm. in Ann. Sr. Natur. 1841, XV, pa- 
gina 135. — Sacc. Si/ll. III. p. 535 

Ab. Su foglie vive di Solannm Dulcamara, in regione " Ischiois j 
(Assemini) gennaio 

OssERV. Spore 27-6U -■ 3-4. 

*73. Septoria Enphorbiae Guep. in Roum F. Gali., n. 521. — Sacc, 
Mich. II, p. 346. — Sacc. Sgll. p. 515. 

Ab. Sopra foglie languide di Eupltorbia Pithyusa, a Elmas, gen- 
naio. Socia a ^'. bractearum Mont. 

OssEiiv. Spore 50-55 - 4-5. 

*74. Septoria piricola Desm., 18 Not. 7, p. 8. — Sacc. Syll. III, p. 487. 
Ab. Sopra foglie di Pirus communis, a Giave, agosto. 
OssERV. Spore 60-80 : 3-4. 

*75. Septoria Urticae Desm. et Rob., 14 Noi. 1847, p. 24. — Sacc. 
Syll. III, p. 557. ■ 
Ab. Soprafoglie di Urtica dioica, in sentiero tra Pauli e Pirri, aprile. 

**76. Cytosporiua heteracantha Sacc, Mich. II, pag. 344. — Sacc. 
Syll. Ili, )). 603. 
Ab. Sopra caule fradicio di Sambucus sp. all'Orto Botanico di Ca- 
gliari, gennaio. 

Fain. Nectrioidaceae Sacc. 
Sect. PHAEODiDY.MAn; Sacc. 

**77. Pseudodiplodia Umhelliferarum v. Hohn. Ann. Myk. 1904, 

p. 48. — Sacc. Syll. XVIII, p. 416. 
Ab. Sopra cauli di Pastinaca sp. a Pula (ruderi dell'antica Nora), 

novembre. 
OssERV. Spore 12-15 « 4-6 didymae, rarissimamente trisettate. 



— 15 — 

Ordo MELANCONIALES (Cda.) eni. 
Fam. Melanconiaceae (Cda.) em. 

Sect. Hyalosporae Sacc. 

*78. Gloeosporium fructigemim Berk., Gard. Chron. 1856, p. 245 
cum icone. — Sacc, Fungi ital., n. 1042. — Sacc. SyìL III, 
pag. 718. 
Ab. Sopra rami secchi di Bosa sp., a Giave, giugno. 

. Sect. Hyalodidymak Sacc. 

**79. Marsonia Jtiglaudis (Lib.) Sacc, F. Hai, t. 1065. — Briosi e 
Cav., 1 Funghi parassiti, ecc., n. 24. — Sacc. S;/ll. Ili, p. 768. 
Ab. Sopra foglie di Jiiglans regia, a Giave, agosto. 

Ordo HYPHALE8 (Mart.) em. 

Fam. Tuberculariaceae Elirb. 

Ser. TUBERCULARIACEAE MUCEDINEAE Sacc 

Sect. Hyalophragmiae Sacc. 

*80. Fusarium Allii-sativi Allesch., Verz. SUdbay. Filze, III, p. 131. 

— Sacc. Syll. XI, p. 651. 

Ab. Su squame di bulbi di Allium safivum, a Giave, ottobre. 
OssERV. Spore lunglie 33-40, sempre trisettate. 

■81. Fusarium Gramiuum Corda, Icon. Fung.J, p. 3, fig. 59; F. he- 
terosporum Nees, Link, ex parte? — Sacc. %/;. IV, p. 707. 
Ab. Sopra culmi di Graminacea indeterminata, a Tempio, agosto. 
OsSERV. Spore 60-66 * 2-4, 5 septate. 

*82. Fusarium Mali Allescli., Verz. SildBay. Filze III, p. 130 (1891). 

— Sacc. Syll. XI, p. 650. 

Ab. Sopra frutto secco di Piriis Malus, a Paulilatino, maggio. As- 
sociato a Diplodia Malorum Fuck. 

*83. Fusarium reticulatum Mont., Ann. Se. N^at. II, 20, p. 379, ta- 
vola 36, tìg. 3 e Sì/Il. Crgpt, n. 1087; Fus. cyclogenum Sacc. 
F. ven. ser. IV, n. 262 ex parte. — Sacc. Syll. IV, p. 705. 
Ab. Sopra steli e viticci morii di Cucurbita sp., a Tempio, agosto. 



— 16 — 

•■84. Fusarium roseum Link. var. Maytiis Sacc. Si/ìl. IV, p. 700. 
Ab. Sopra culmi di Graminacea indeterminata, a Tempio, agosto. 
OssERv. Spore 64-68^4-6: 5-7 septate. 

*85. Fusarium sphaeroideum Passer. Diagti. F. N., IV, n. 140. — 
Sacc. Si/iì. X, p. 723. 
Ab. Sopra l'amo decorticato di Ficus Carica, a Giave, gennaio. 
Socio a F. roseum Link. 

■*86. Fusarium tonellum Sacc. Syll. IV, p. 711. 

Ab. Sopra caule putrescente di Brassica sp. a Gliilarza, gennaio. 
OssERV. Spore 15-21 «4. 

*87. Fusarium viticolum Thiim. Weinst., pag. 52, t. Ili, f. 3. — Sacc. 
S,/U. IV, p. 696. 
Ab. Sopra sarmenti di Vitis vinifera, a Busaclii, gennaio. Socio al 
Pììoma ampelina Sacc, e al Cori/neum microstictum B. et Br. 

Sect. Phaeosporae Sacc. 

**88. Epicoccum herbarum Corda. le fimg. I, p. 5, fig. 88. — Sacc. 
Sijll. IV, p. 739. 
Ab. Sopra sarmenti secchi di Vitis vinifera, a Giave, marzo. 

Fani. Stilbaceae Fr. 

Ser. HYALOSTILBEAE AMEROSPORAE Sacc. 

Sect. Ameeosporae Sacc. 

***89. Corcmium fimetarium Schw. Stjn.Amer. hor., n. 2694. — Sacc. 

Siili. IV, p. 582. 
Ab. Sopra sterco di lepre, all'isolotto di San Simone (stagno di 

Cagliari), dicembre. 
OssERv. Spore 4-5 « 3-4. 

Fam. Dematiaceae Fr. 

Secr. ScoLEcospoRAE Sacc. 

*90. Cercospoi-a Couvolvull Tracy et Farle, in Bull, of the Torr. hot. 
Club, 1901, p. 187. — Sacc. Si/U. XVIIL p. 605. 

Ab. Sopra toglie di Cunvolvulus sepium, nelle siepi di EIraas (Ca- 
gliari), gennaio. 

Osserv. Spore 70-85 ^ 4-5. 



17 



Sect. Phaeodictyae Saec. 

*91. Macrosporium tasciculatuin C. et E. in Grevillea, VI, p.i6, t.96, 
f. 30. — Sacc. Syll. IV, p. 525 
Ab. Sopra foglie aride di Fhaseohis vidgaris, a Giave, agosto — 

e sopra frutti di Pisvm sativum, marzo. 
OssBRV. Spore 30-53 ^ 10-13. 

*9'2. Macrosporiuin ramulosiim Sacc. F. Uni. t. 54. — StempìiiKum ra- 
mulosum Sacc. Mkh. I, p. 360. - Sacc. Syll. IV, p. 527. 
Ab. Sopra fo^'lie e cauli putrescenti di Thnpsia Garganica, a Monte 

Urpino (Cagliari), novembre. 
OssEKV. Spore 30-34 -. 18-22. Ife 100-120 -■ 4-6. 

*93. Alteruai-ia Brassicae (Rerk?) Sacc. Mich. II, p. 172 e F. ital. 
l. 736, Macrosporiinn Brassicae Berk? — Saec. Si/U. IV, pa- 
gina 546 — Briosi e Cav.: I fìiiighi paraxs., ecc., n. SI- 
Ab. Sopra toglie di Brassica oleracea a Tempio, ago.sto. 

Sect. Phraguuspokae Sacc. 

*94. Heterosporiuin variabile Cooke, Grevill. V, p. 123. - Sacc. Syll. 
IV, p. 480. 
A.V,. Sopra toglie di Brassica oleracea, a Tempio, agosto. 
OssERV. Spore 20-48 * 10-12; nioiio-ti'iseptate. 

Sect. PHAEomoYMAE Sacc. 

*96. €ladotriclmm Roumeaiueri Speg. Ree Mi/rol. I. p. 148, tab. II, 
fig. 13. — Sacc. iSyll. IV, p. 372. 
Ab. Sopra foglie e fusti di Nerium Oleandcr, a Capoteira, gennaio. 
OssEKV. Spore 10-11 ; 6-7. 

*96. Cladosporium fascicHlatum Corda le. I, p. 15, t. IV, f. 216. — 
Sacc. Sì/Il. IV, p. 366. 
Ab. Sopra rami e germogli di Ficus Carica, a Giave, gennaio. 

*97. Cladosporium Pisi Cug. et Maccli. in Bull. d. R. Stazione Agr. 
di Modena, 1891, p. 104, tav. V, fig. 1-5. — Sacc. Syll. X, pa- 
gina 601. — Briosi e Cav.: l funghi parass., ecc., n. 241. — 
Kircliner e Neppi, Le malattie delle piante, ecc., pag. 99 
e 626. 
Ab. Sopra legumi di Pisum sativum, a Assemiiii (Cagliari), marzo. 

Atti dell'Ut Bot. dell' Univeisità di Pavia - Serie II - Voi. XIV. I* 



18 



Sect. Phaf.ospohae Sacc. 

*98. Tonila reptans Cord. Ir. fuitg. p. 8, fig. 137. — Sacc. Syll. IV, 
p. 2.52. 
Ab. Sopra l'rutto putrescente <H Prunua domenica, a Busaclii, 
marzo. Socia a Moirilia cinerea Bon. 

**99. l'criconia byssoides Per.s. Syn. p 686; Corda, le. fung. \, p. 19, 
Oliti, p. 343 — Sacc. Syll IV, p. 271. 
Ab. Sopra foglie di Vitia vinifera e su fusti di Dianthits Caryo- 
phyììns a Giave, ginguo. 

Faui Myxomycetaceae Walir. 

"**100. Uidymiiim iiigripes Fries y xanthopus, Sist. Myi'. lil. p. ll9 

(1829). - A. List,er,.U//cf/o«o-(, London, 1894, p. 98, tav. XXXIX, 
Ab. Sopra legumi di Phasroìns vitlgnris,-à Pula (Tone di S. Eflsio). 
novembre. 

'•'*101. Lepidoderma Car«?stiaiiura (Rab.) Rosi. Mon. \). 188. — A. Li- 
sfcer: Mycetozon (London, 1894), p. 1U6, t. XLI. 
Ab. Sopra foglie e fusti viventi di Daucus Carota, da S. Mar- 
gherita di Pula a Cala d'Ostia, novembre, e sul Cistus .sa/- 
ciaefolius all'isolotto di S. Simone, dicembre. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA K. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 

INTORNO ALLA 

FLORA DEL CALCARE E DEL SERPENTINO 

NELL'APPENNINO BOBBIESE 

DEL 

Dott. G. L. PAVARINO 

Assistente onorario presso il R. Istituto Botanico di Pavia 



SECONDA CONTRIBUZIONE 



Nella prima contribuzione ' iio preso in esame le specie raccolte 
sul calcare del Penice e sul serpentino di Pietra Corva, studiandone 
il comportamento a seconda della natura del substrato. In questa seconda 
Nota mi limito ad esporre i risultati di un'altra raccolta fatta allo scopo 
di proseguire lo studio compaiativo delle due flore, studio che spero di 
ultimare con una terza contribuzione alla quale sto attendendo. 

Le ricerche furono estese su altri due distretti dell'Appennino bob- 
biese e precisamente sul serpentino di Roccabruna e sul calcare del 
M. Alfe. Mi fu ancora compagno nella gita botanica il dott. G. B. Tra- 
verso che mi è grato ringraziare per l'aiuto prestatomi in questo lavoro, 
come pure rendo vive azioni di grazie al prof. G. Briosi che mi fu 
largo di consigli e mise a mia disposizione le collezioni e la biblioteca 
dell'Istituto ed al prof. Taramelli per le preziose indicazioni geolo- 
giche fornitemi. 

Pavia, dai R. Istituto Botanico, novembre 1908, 



' G. L. Pa VARINO. Intorno alla fiora del calcare e del serpentino nell'ap- 
pennino hohbiese. Contribuzione prima. 



Alti dell' Ist. Bot. dell' Università di Pavia — Serie II — Voi. XIV. 



— 20 



L'Appennino parese. 

Zona sebpentinosa. — La zona serpentinosa, sottostante alla massa 
stratificata dei calcari inai'uosi, abbraccia entrambi i versanti della valle 
della Trebbia, affior;nido in jìiù siti. 

Sul versante destro dell'alfa valle, a sud di Ottone, si estende la 
massa [)rinci[iale di serpentino " svolgendosi da Pietra-Negra al M. Roc- 
cabruna ed alla Costa della Riva e scomparendo poi sotto gli argillo- 
scisti aniesiaci.ed agli scisti marnosi-cloritoidi del Penso dello Zuc- 
cheio, di Montebnino e di Tornglia „. ^ 

Zona calcare. — Verso ponente da sud a nord, sul versante si- 
nistro della Trebbia, si allineano i monti eocenici piìi alti, quali il Le- 
sima e l'Alfe " Questi monti, ^ dove prevalgono i calcari marnosi alter- 
nati con scisti argillosi e con arenarie, presentano una fisonomia alpina, 
almeno sui versanti delle valli. Il bosco di faggio o di querele o di ca- 
stagni, ^ a seconda dell'altitudine, vi allignerebbe egregiamente per poco 
che fosse rispettato. Al pascolo spontaneo contende taluni tratti meglio 
esposti e di meno sottile strato vegetabile il coltivo a cereali che quivi 
si innalza sino oltre i mille duecento metri, con scarsissimo profitto. 
Nei primi mesi dell' estate quegli alti versanti dell'Alfe sono un giar- 
dino fiorito e poche volte vidi migliori prati nelle Alpi, ma la sferza 
del sole presto vi sospende la vegetazione erbacea . . . „. 



Questi nuovi distretti si trovano in condizioni fìsiche e climato- 
logiche di stazione sensibilmente analoghe ed essendo gli affioramenti 
bene isolati si presentano adatti alla continuazione dello studio compa- 
rativo delle due fiore corrispondenti. 

VEGETAZIONE SUL SERPENTINO. 

Da Torriglia a Fontanigorda. 

L' escursione che riguarda la presente nota venne fatta nei giorni 
22 luglio e seguenti. Salimmo per la stretta e dirupata valle del Bi- 
sagno fino a Torriglia, pittoresco paese situato presso la sella scavata 



' T. Taramelli. Descrizione qeolorjica della provincia di Pavia. Milano, 
1882, pag. 90. 

'' T. Taramelli. Op. cit., pag. 17. 

' Veramtnte il castagno sul calcare alberese non troverebbe condizioni 
favorevoli di vita. 



— 21 — 

nei scisti argilloso-scagliosi dello spartiacque che separa il vergante li- 
gure dall' alta valle della Trebbia. Per la sella discendemmo a Ca- 
nale e quindi salimmo a Fontanigorda. Nei dintorni di questo paese 
abbondano le rocce iperitiche di struttura fibrosa a colorito originaria- 
mente verde-scuro passanti per gradazioni al gabbro rosso. 

Salita al M. di Roccaliruna. 

Il giorno 23 luglio ci dirigemmo verso il M. di Roccabruna che 
si eleva a sud-est di Fontanigorda formando quasi un anfiteatro. L' af- 
fioramento serpentinoso è limitato attorno da agglomerati granitici, cal- 
careo-ofiolitici e dalla zona arenaceo-scistosa. Salendo Inngo il versante 
nord-ovest, a nord del passo di G-ifarco, attraversammo un bosco di 
castani e successivamente la zona degli agglom. granitici, con cespugli 
prevalenti di faggio, ginepro, genista, erica, calluna e mirtillo. 

Nella salita vi raccogliemmo le piante seguenti: 

Pohjpodium Phegopferis, Avena versicolor, Sesleria caendea , Fagus 
silvatica. Dianthiis Canjophyllus, Saxi fraga Aizoon, Lotus corniculatus, Tri- 
folium pratense, Anthi/llis Vulneraria, Astragaliis Hi/pogloUis, Genista tin- 
ctoria, Genista aspalathoides, Calluna vnlgaris, Erica carnea, Vaccinium 
Mijrtillus, Teucriwn montanum, Thi/mus Serpyllum, Plantago maritima 
var. serpentina, Asperula Cgnanchica, Knaiitia silvatica, Helichrysiim ita- 
licìim, Carduus defioratus, Antennaria dioica, Robertia taraxacoides, Chry- 
santhemiim Leìicanthemiim, Tiissilngo Farfara . . . 

Sulla pendice ripida, presso la vetta, trovammo le specie sotto- 
elencate: 

Avena versicolor, Avena pratensis, Festuca ovina, Sesleria caerulea, 
Brachypodium pinnaium, Luzula nivea, Antherictim Liliago, Orchis macu- 
lata, Gymnadenia conopsea, Silene nutans, Silene vulgaris, Dianthus Ca- 
ryophyllus, Thesium linophyllum, Sedum album, Potentilla verna. Rosa alpina, 
Hippocrepis carnosa. Antlnjllis Vulneraria, Erica carnea, Calluna vulgaris, 
Cynanchum Vincetoxicum, Teucrium montanum, Plantago maritima, Ga- 
lium vernum, Phytetima Michela, Carlina acaulis, Antennaria dioica, So- 
lidago Virga - Aurea, Hieracìum vulgatum . . . 

Sulla vetta. 

Sulla vetta del monte (1419™), fra roccie denudate di serpentino 
bastitico raccogliemmo: 

Festuca ovina. Avena pratensis, Brachypodium pinnaium, Cerastium 
arvense, Potentilla verna, Rosa alpina, ÌMserpitium Siler, Erica carnea, Cal- 
luna vulgaris, Plantago maritima var. serpentina, Galium vernum, Carduus 
defioratus, ecc. 



— 29 



Nel bosco sul rersante nord-ovest di M, Roccabrnna. 

Dalla vetta discendemmo wiil versante nord-nord ovest, attraverso 
un fitto ed esteso bosco di faggio, nel quale trovammo le piante seguenti: 

Poa nemoraUs, Sesleria caerulea, Luzula nii-ea, Ord/is maculata, Or- 
chis ustiilata, Ettmex Acetosella, Helianthemum Cìiamaecistus, Sedum album, 
Pinis Aìtcuparia, Fragaria vesca , Rosa rubrifolia, Uosa alpina, Poten- 
tina venta, Potentilla erecta, Lathyriis montanus, Genista tinctoria, Eu- 
phorbia dulcis, Erica carnea, Vaccinium Mijrtillus, Pirola rotundifolia, 
Pirola secunda, Gentiana acaulis, Veronica nrticaejolia, Melampijrum ne- 
morosum, Plantago maritima, Asperula cijnanrhina, Antennaria dioica, ecc. 

In fondo al bosco raccogliemmo ancora: 

Asplen/um, Filix-foemina, Poli/podium Dri/opteris, Baminculus aconi- 
tifolius, Sax/fraga rotundifolia, Saxifraga Aizoon, Rosa canina, Geranium 
nodosum, Erica carnea, Melampyrum nemorosum, Thymus Serpi/llum, Ajuga 
reptans, ecc. 

Nella discesa ad est di Valeggio incontrammo un ridosso serpen- 
tiuoso a dirupi e frane, arido e povero di vegetazione con abbondanti 
cespugli di ginepro. 

Raccogliemmo poche piante fra cui le seguenti: 

Pteris aquilina, Asplenlum Adiantum-ìdgriim, Festuca elatior. Avena 
puhescens, Sesleria caerulea, Brachypodium pinnatum, Briza media, Carex 
flava, Cerastium arvense, Hippoerepis rotnosa, Cytisus scopaiius, Anthi/llis 
Vulneraria, Trifolimn repens, Linum catharticum, Anagallis arvensis, Erica 
carnea, Veronica officinalis, Thymus Serpyllum, Brunella vidgaris, Plantago 
maritima var. serpentina, Asperula cynanchica, Phyteiima Michela, Achillea 
MillefoUum, Carduus defloratus, (Jentarirea Jacea, Hieracium florentinum, ecc. 

Discendendo verso Valeggio, sul versante nord-ovest, trovammo una 
conca umida dove raccogliemmo alcune piante igrofite. 

Juncus conglomeratus, Menyanthes tri/oliata, Mentha aquatica, Eriopho- 
rum polystachyum, Caltha palnstris. Veronica Beccabunga, ecc. 

Pili in basso ancora sul serpentino trovammo: 

Epilobium alpinum, Hippoerepis comosa, Polygonum aviculare, Ber- 
niaria glabra, ecc. 

Da Foiitaiiigorda a Kovegno. 

Dopo aver esplorato il distretto botanico di Roccabruna, ritornammo 
a Fontanigorda per ripartire alla volta di Rovegno. 

Nel tragitto abbiamo trovato i conglomerati granitici ed i ciottoli 
calcai-i compresi nel cemento cloritoide, a cui accenna il prof. Tara- 



— 23 — 

melli ' e nei dintorni di Rovegno il gabbro variegato e quello rosso più 
abbondante che viene utilizzato come materiale da costruzione. 

Salita al M. Alfe. 

Da Rovegno andammo a Gorreto dove cominciammo la salita sul 
versante sud-sud-ovest ed a 800 metri circa, su calcare alberese arido 
e franoso, raccogliemmo le piante sotto elencate: 

Dacti/lis gìomerata, Stipa Calamagrostis, Briza media. Uosa canina, 
Rosa arvensis, Prunus spinosa, Lotus corniculatns, Cyfisus Laìnirnum, Do- 
rycnium pentaphijllum, Ononis Natrix, Ononis spinosa, Dauciis Carota, 
Poli/gala vidgaris. Cynanchum Vincetoxicuni, Epilobiitm Dodonaei, Scro- 
phidaria canina, Sfachi/s recla, Teiicrium montannm, Plantago maritima 
var. serpentina, Galiiim rubrum. Artemisia campestris, Helichrijsum itali- 
cum, Cichorium Intt/bus, Picris hieracioides, Rieracinm Pilosella, ecc. 

Verso 1 mille metri incontrammo una macchia di essenze diverse 
e cioè: 

Ostrìja carpinifolia, Querciis Cerris, Querciis Eobitr, Pirus Aria, Pi- 
rus communis, Crataegus Oxyacantha, Eubus fruticosus, Acer campestre, 
Rhamnus alpina, Colutea arborescens, Cytisics Laburnum, Coronilla varia, 
Fraxinus Ornns, ecc. 

Nella salita verso Bertone continuammo a raccogliere: 

Asplenium Trichomanes, Ceterach officinarum, Juniperus commnnis, 
Briza media, Stipa Calamagrostis, Dactylis gìomerata, Brachypodium pin- 
nettuni, Andropogon Ischaemum, Corgliis Avellana, Dianthus monspessulaniis, 
Hiipericum perforatum, Helianthemum Chamaecistus, Helìeborus foetidus, 
Delphinium Consolida, Sedimi album, Corniis sanguinea. Posa gallica. Rosa 
canina. Rosa arvensis, Poieriiim Sanguisorba, Agrimonia Eupatoria, Alche- 
milla vulgaris, Anthyllis Vulneraria, Genista iinctoria, Lathyrus silvester, 
Vida Crucca, Astragalus monspessulamts, Dorycninm pentaphyllum, Ononis 
Natrix, Ononis spinosa, Peucedanum Cercaria, Bupleiirum rotundifolium, 
Laserpitium latifoliuin , Geraniitm Robertianum, Erythraea Cenfaurium, 
Eckium vulgare, Anchusa italica, Echinospermum Lappida, Linaria spu- 
ria, Anthirrliiniim Orontium, Scrophularia canina, V erbascum nigrum. Ori- 
ganum vulgare, Satureja vulgaris, Satureja CaJamintha, Teucrium monta- 
nitm, Teucrium Chamaedrys, Stachys veda, Thymiis Serpyllum, Plantago 
maritima var. serpentina, Plantago Cynops, Plantago media, Galium Mol- 
lugo, Galium lucidum, Galium silvestre, Knautia silvafica, Scabiosa Colum- 
baria, Campanula Trachelium, Campanula rotundifolia, Bryonia dioica, Car- 



T. Taramelli. Op. cit., pag. 93. 



— -24 — 

lina acfiiìf/ìifolin, Hicrucium riervuloiium, Hierririmn Pilosella, Hieracimn 
floreìitinuìii , Cìir>im)ithennim Leiicantìiemum , Cirsium acaule, Cichorium 
lnt>jì)ìis, Arlemma campesfris, ecc. 

Nelle vicinanze di Bertone (1090™) trovammo i ripiani coltivati a 
vite, cereali e legumi che arrivano fino a 1200 metri circa. Da Bertone, 
salendo sul versante sud-ove.^t, si trovano pascoli aridi e rocciosi tino 
al monte Ronconovo (13H2™). Nella salita raccogliemmo: 

Jimi/ierus com>nitiiis. Stipa Cnlamagrostis, Carpitms Betnlus, Silene in- 
fiala, Heliantlicmum Chamaecistiis, Rosa alpina, Finis communis, Cìjtisus 
Lahìd-inim, Dori/ciiiiim pentaphyllmn, Geranium h'obertiannw, Cijnanchum 
Vinretoxir.um. Rhinaiitlnis minor, Teiicrium Botri/s, Satnreja viihjana, Ori- 
ganum Bulgare, Galiuni rubrum, Helichrgsiim ilalicum, Lactnca vinraUs, Ade- 
nostyles alpina, Hieracinm Pilosella, ecc. 

Per la cresta del monte Ronconovo salimmo alla vetta di M. Alfe 
(1651™) dove, sui pascoli alpini del versante sud-est, raccogliemmo: 

Festuca elatior, Festuca ovina, Deschampsia fle.ruosa, Stipa Calania- 
grostis, Sesleria caeriilea, Poa nemoralis, Poa alpina, Dacti/lis gloiueraia, 
Asphoihlus ramosus, Lilium hnìbiferum, Veratruni album, Giimuadeuia co- 
nopsea, Daphne Mezereum , Thesium liiiiipliylìnm , Arenaria sei p gli if olia, 
HeliantlteiHum Chamnecistus , Thlaspi pcrfollatuni , Eaniinculns bulbosus , 
Aquilegia vnlgaris, Aconitum Lycoctonum, Saxifraga rotnndifoUa, Basa al- 
pina, l'otrntilla erecia , Vida Crocea, Astragalus Hgpoglott/s, Astragalus 
monspessiilanus , Trifolium rtibens, Trifolium ochrolenrum , Genista fin- 
ctoria, Chaeropliyllum hirsutum, Laserpitium latifolium, Polyga^a vnlga- 
ris, Geranium ìiodosum, Geranium sanguineum, Enphorbia amygdaloides, 
Erythraea Centciurium, Gentiana acaulis, Gentiana lutea, Convolvulus ar- 
vensis, Melìttis Melissojy/ii/llum, Brunella vulgaris, Phijteunia Michela, Phy- 
teunia Halleri, Acìrillca Millefolimn, Centanrea montana, Senecio nemorensis, 
Cìirysanthemum corymbosum, Erigeron acer, Antennaria dioica, ecc. 

Sul ver.sante opposto del M. Alfe si estende un fitto bosco di faggio, 
le cui piante sulla cresta presentano i rami rattrappiti e contorti per 
l'azione del vento. 

Discendemmo sul versante meridionale raccogliendo ancorale piante 
seguenti: 

Lilium, Martagou, Lilium bnlbiferum, Orchis globosa, Orchis ustulata, 
Gymnadenia conopsea . SHene niifans, T/tlaspi perfoliatnm, Trifolium riibens. 
Primula offìcinalis, Gentiana acaulis, Mgosotis pidustris, Camiianula rotun- 
difolia. Arnica montana, ecc^ 

Arrivando a Campi (808'" ), dal calcare marnoso passammo sui ser- 
pentini senza l'intermezzo dei galestri. Discendendo sul versante est. 
fra Campi e Corretto, il sei'peiitiiio si piesenta alteuito e povero di 



— 25 — 

vegetazione. Qualche piccolo bosclietto di Quercus, qualche rara Ca- 
stanea e qua e là piante di Jiimperus, Rosa, Pteris, Helichnjsmn, ecc. 

# 

* * 

Come risulta dagli elenchi riportati, vi è sempre grande differenza 
fra la riccliezza e varietà della flora del calcare e la povertà della flora 
serpentinosa. Fra le piante che già trovammo diffuse sui serpentini dei 
Sassi Neri e di Pietra Corva e clie parevano comportarsi come carat- 
teristiche di quel substrato, alcune ritrovammo anche a Roccabruna, e 
precisamente le seguenti: 

Aspleniiim Adiantum-nigrum var. Serpentini^ Potentina recta, Calluna 
vulgaris, Helichri/sìdn italicum, Bohertia iaraxacoides, ecc. 

h' Ahjssum argenteum, di solito così frequente sul serpentino, manca 
sulle rocce serpentinose di Roccabruna, probabilmente per condizioni 
speciali che non ci è dato per ora di stabilire con qualche sicurezza. 
Anche sul M. Alfe trovammo parecchie specie comuni al distretto già 
esplorato del Penice e che sono ritenute fedeli al substrato calcare. 

Ritrovammo ancora difatti: 

Ononis Natrix, Ononis sjnnosa, Biiplithalmum salicifolium (poco dif- 
fuso), Linum tenuifolium, Brunella grandiflora, Teucrium montanum, ecc. 

Il paesaggio è sempre improntato a tipi che assumono un aspetto 
pili meno distintamente xerofilo. 

Zona serpeutiuosa. 

Fra le specie ritenute silicicole e che riscontrammo più frequenti 
e più largamente sviluppate, sono notevoli le seguenti: 
Aspleniitm Adianium-nigrum var. Serpentini Tausch. — Sembra trattarsi 
di una varietà di adattamento alle roccie serpentinose sulle quali 
è assai comune e caratteristica. (Vedi I. Contrib.). 
Pteris aquilina L. — Questa pianta che dal Vallot ' è considerata come 
caratteristica del suolo siliceo e dal Contej. - come accomodante 
ed è ritenuta quale silicicola esclusiva nel distretto dei Colli Eu- 
ganei dal Béguinot, ' nella nostra zona si comporta come indif. per 
quanto dia la preferenza alle roccie serpentinose. 



' J. Yallot. Becherches physico-chimiques sur la terre vegetale et ses rap- 
ports ovec la distrihution rjéographique des plantes. Paris, a. 1883. 

' C. CoNTEjEAN. lììflìience dii terrain snr la re'ge'fation. Ann. d. Se. Nat. 
Ser. 6, T. IL Paris, pag. 302. 

' Béguinot. Saggio sulla flora e sulla fllogeografla dei Colli Euganei. Me- 
morie della Soc. Geogr. italiana, voi. 11. Roma, pag. 24. 



— 26 — 

Bumex acetosella L. — La specie litenuta per lo più silic. dai fitosta- 
tici, ' non sarebbe per il Contej. che una delle piante accomodanti 
lier una certa tolleranza al calcare. Nel nostro distretto è rappre- 
sentata da pochi individui. 

Sediim album L. (V. 1. Contrib.). — Dal Contej. è ritenuta pressoché in- 
differente. 

Potentina erecia L. — Tipo eminentemente sii. e come tale continua a 
comportarsi nel nostro distretto. (Vedi I. Contiil) ). 

CalJuiìa vìdgarix Salisb. — Questa specie nota come sii. esci., è una delle 
[liù caratteristiche del substrato serpentinoso. - (Vedi I. Contrib.). 

Vacciiiium Myrtillns L. — È riconosciuta come sii da diversi autoii 
fra cui il Contej. che la classifica fra le calcifughe più esclusive. 
Anche nel nostro distretto sembra essere abbastanza fedele al 
suolo serpentinoso dove la trovammo diffusa e associata con altre 
ericaceae ( Vacciniuni uUginosum, Erica carnea, ecc.) assai bene lap- 
presentate. 

Asperula Cynanchica L. — I fitostatici sono discordi sul comporta- 
mento di questa pianta, ciò che comprova la sua adattabilità ai 
diversi substrati. Secondo le nostre osservazioni è da ritenersi in- 
differente. 

Heliclu-ijsum italicuni G. Don. — Specie largamente diffusa e caratteri- 
stica nel distretto. (Vedi I. Contrib.). 

Robertia taraxacoides (Lois.) DC. — Si tratta di una pianta, da qualche 
autore ritenuta indiff., (V. I. Contrib.) ma che nei distretti da noi 
esplorati si mantiene fedele alle roccie serpentinose, dove per la 
sua frequenza costituisce un elemento caratteristico del paesaggio 
botanico. * 

Ancora, secondo Contej., sarebbero calclf. pressoché indi(F. le specie 

sotto indicate: 



' J. CosTANTiN. Le traniifonnifime applique à l'agricìiìfiire. Varia, U)0(), p. 199. 
Espf'ce constante en Lorraine sur le granit, porphyre, grès vosgien et bigarré, 
sur Ips basaltes, la molasse, le diluviuni silieeux. Pour faire disparaitre cette 
espèce qui est iiuBlquefois un tléau des cultun-s, on ajoute de la chau.x (Lutte 
contro un Trètie, par exeniple). 

'' Hdgo Von Mohl. Veniiiscliten Schrifien, p. 410, trovò qualche volta la 
pianta su terreno calcare, ma rattristita, e riporta che la si può far scomparire 
dai campi spargendo della marna calcare. — M. Petitmengin. Sur l'adaptation 
aux sols caìcairefi de pìunfas silicirolcs. Anche questo autore indica due località 
limitate in cui essa vive su terreno calcare. (Bull. d. l'Ac. Inter, de (iéographie 
Botauique, 1900, pag. 194-195). E noi osserviamo Un d'ora che non si può attri- 
buire un valore ai fatti d'eccezione. 



— 27 — 

Juncus conglovieratus L., Orchis maculata L., Menyanthes trifoliaia L., 
Solidago Virga-aurea, Antirrìnnum Orontium, ecc. ^ Tutte però sono 
da considerarsi come indififereiiti per il nostro distretto. 



Fra le piante del distretto preso in esame, tre soltanto si manten- 
gono caratteristiche e cioè : 

\j Aspleninm Serpentini, la Calluna vulgaris e la Robertia taraxacoides. 

Certe altre {Potentina erecta, Vacciniiim Myrtillus, Heliclirysum ita- 
licitm) pure essendo delle siìic. meno esci., sono abbastanza fedeli al 
substrato serpentinoso e concorrono a formarne il paesaggio botanico. 

Zona calcare. 

Fra le piante ritenute calcicole dai fltostatici e che si comportano 
come tali nel distretto, sono degne d'esser notate le seguenti: 
Andropogon Ichaemum L. — Graminacea nota come cale, prev., ma poco 

diffusa. 
Heltanthemum Chamaecistus a) vulgare Gaert. — Nel distretto si com- 
porta come indifferente. ^ 
Ononis Matrix L. — È sempre una delle specie più caratteristiche del 
substrato calcareo-marnoso. Anche VO. spinosa è abbastanza fre- 
quente e si comporta come cale. prev. in associazione con altre le- 
guminose assai bene rappresentate (Astragalus monspesstdanus, ^ 
Trifolium rubens, Anthyllis Vulneraria, ecc.). 
Hippocrepis carnosa L. (Vedi I. Contrib.). — Sebbene non molto diffusa, 
può ritenersi fra le cale, prevalenti. 
Secondo Contej. sarebbe cale, quasi esclus. * 



' Giovanni Negri. La vegetazione della collina di Torino. (R. Ac. delle 

"Scieuze di Torino, ser. II, voi. LV), pag. 144. L'Atilirrhititan Orontium vive in 

associazione con specie ombrofobe (Anthi/llis vulneraria., Hippocrepis carnosa, 

Glohularia vulgaris^ ecc.) e rappresenta una delle forme pili resistenti all'azione 

calcare di tutta la flora dei Colli Torinesi. 

" M. Ch. Legendre. Au sujet de l'appétence chimique de V Heliantliemum 
vuljare Gaertn. (Bull. d. la Soc Bot. d. France, ser. IV, t, VITI, Paris, 1908, pa- 
gina 251.) L'A. ha seguito la distribuzione geografica della pianta su tutto il 
territorio del Limosine, che comprende terreni di composizione difi'erente, e con- 
cluse che la pianta ha certamente delle tendenze calcicole ma che si è abituata 
a terreni meno favorevoli, per cui fu ritenuta con ragione una pianta calcicola 
pressoché indifferente. 

" Dal CoNTEjEAN, considerata pressoché esclusiva, si comporta come tale 
nel distretto. 

* C. CONTEJEAN. Op. cit., pag. 291 



— i'8 — 

Linum tennifolitim. (Vprli I. Coiitrib.). — Classificata anche dal Contej. 

fi-a le calcicole quasi indifferenti. ' 
Gentiana acaulis L. - Rinvenuta abbastanza frequente nelle due torme 

Clusii e Kockiana. Secondo Contej. sarebbe cale, più esclusiva, ma 

il suo comportamento richiede ulteriori osservazioni. 
Teiicrimn monianìim L. — Questa specie considerata come cale. esel. da 

parecchi autori, noi trovammo più comune e meglio sviluppata sul 

calcale, ma non mancante sul sei'pentino. (Vedi I Contrib.). 
Brunella imlgaris L. )') grandiflura L., Jacq. (Vedi I Conti'ili.). ^ 
Teucrium Chatnaedrìjs L. — Nonostante sia meno comune, può rimanere 

nella categoria delle cale, prevalenti. (Vedi I Contrib). 
Galeopsis Ladanuni L. — Trattasi di una S[iecie ritenuta cale, meno esci. 

dal Contej. ■' e raccolta invece dal Bégdinot ■* su terreno siliceo. 

Sebbene rappresentata da pochi individui, la riscontrammo sempre 

nella zona calcare. 
Galimn rnbrìnn L. (Vedi I Contrib.). " 
Bìiphthalmum salicif olili in L. — Continua a mostrarsi fedele al suolo 

calcareo. (Vedi I Contrib.). 

Calcicole quasi indifferenti sarebbero ancora: Epilohium Dodonaei, 
Peueedanum Cervaria, Carlina vuh/aris, Cynanchnm Vincetoxicum, Teu- 
crium Botnjs, Thlaspi perfoliatiim, Helleborns foetldus, Bupleurum rotun- 
difoliiim, Pieris liieracioides, ecc. Trattasi tuttavia ili specie che crescono 
più numerose su terreno calcareo. 

Nella categoria delle calcicole esclusine rimangono ancora: 
Ononis Natrix L., Biìjiìiflialmum salieifolium L. 

Possono ancora ritenersi dal più al meno come prevalenti le specie 
sottoindicate: 

Hippocrepis comosa, Linum tenuifolium, Teucrium montanum, T. Cha- 
macdri/s, Ononis spinosa, Galimn rnhrum, Trifoliinn rnbens, Astrayalns 
monspessulanus, Cytisus Laburnum. 



' C. CoNTEjEAN. Op. cit., pag. 293. 

° La var. glandi/fora si comporta come calcicola, mentre sul serpentino si 
riscontra la var. laciniata. Il fatto abbastanza frequente di trovare varietà che 
si comportano diversamente rispetto al substrato, induce a ritenere che dette 
varietà siano nuove forme di adattamento delle specie. 

" ( '. CONTBJBAN. Op. cit., pag. 292. 

* 15ÉGDIN0T. Op. cit., pag. 69. 

'' La var. pilir/ernni H. Bratjn si mantiene ancora fedele al substrato calcareo. 



29 — 



COMPORTAMENTO ECCEZIONALE DI ALCUNE PIANTE. 

Fra le piante ritenute caìcicole e trovate sul serpentino vanno se- 
gnalate il Teucrium montanum, abbastanza frequente, e V Hippocrepis 
carnosa, rappresentata però da pochi individui : fatto quest'ultimo segna- 
lato anche dal Bégdinot ^ per i Colli Euganei. D'altra parte fu trovata 
sul calcare qualche pianta ritenuta silicole come: Plantago serpentina 
(vedi I. Coutrib.), Arnica montana,^ e V Helichrysum italicum: questa 
piuttosto rara. (Vedi I. Coutrib.)- 

Pili dif&cile da risolvere è la contraddizione riscontrata nei diversi 
autori riguardo al comportamento quasi antagonistico di certe piante. 
Per es., VAntirrìdmim Orontium, da noi rinvenuta sul calcare, è ritenuta 
dal CoNTEJ. ^ come cale/fuga più esclusiva, mentre secondo il Neghi la 
stessa pianta si comporta come una delle più resistenti al calcare di 
tutta la flora dei Colli Torinesi. Si veda in proposito anche la Galeopsis 
Ladamim. 

Per le piante cosi dette esclusive di un dato substrato e che vice- 
versa sono trovate su terreni di diversa composizione, bisogna tener 
calcolo della tolleranza graduale e quindi della loro adattabilità e dif- 
fusione. Infatti le piante ritenute cakifughe esclusive indicano la scar- 
.sità, non la mancanza di calcare. 

Inoltre sarà necessario distinguere — come farò nella 3» ed ultima 
contribuzione — certi terreni calcari dove l'azione nociva del calcare stesso 
può essere neutralizzata dall'argilla, (come nelle colline terziarie ricca- 
mente calcari descritte dal Negri), oppure dal ferro, come nei terreni 
ferreftizzati, pure di costituzione calcare, dove la Calluna può formare 
estese colonie, appunto perchè il ferro agisce da decalcificatore. * 

Infatti il Negri ^ trovò la Calluna sopra terreno argilloso, capace 
di neutralizzare l'azione dell'abbondante calcare, che rimane tuttavia 
in proporzioni piìi che sufficienti per la vita del Teucrium Cliamaedri/s, 



' Béguinot. Op. cii, pag. 53. 

' C. CoNTEj. Op. cit., pag. 302. È considerata come calcifuga più esclusiva. 

" C. CoNTEj. Op. cit., pag. 302. 

* J. B. GÈZE, Notes d' edaphisme chimique. (Bull. d. la Soc. Bot. d. Franca, 
ser. IV, t. Vili, Paris, 1908, pag. 463.) Par exemple, au dessus des bains de Salut, 
près Bagnères-de-Bigorre, la terre gazonnée est formée en beaucoup d'endroits 
d'hìimns acide, dans lequel les racines du Calluna vulgaris se développent vi- 
goureusement, sans avoir à craindre le calcaire compact sur leguel repose le sol. 

' Op. cit., pag. 148. 



— 30 — 

del Biipìifhalmum salicifolium ' e di qualche altra calcicela, rinvenute, in 
associazione colla Calluna stessa. Perciò è lecito arguire che talune 
delle eccezioni siano più apparenti che reali e che il loro numero possa 
essere ridotto con l'esame preciso dei terreni esplorati. Comunque, iirima 
di procedere alla discussione dei fatti, mi riservo di estendere le ri- 
cerche ancora si} altri affioramenti. 

* 

Riassumo in questa prima tabella le piante calcicole raccolte sul 
calcare con l'aggiunta di quelle ritenute slUcicole dagli autori trovate 
pure sul calcare. Le piante più diffuse sono segnate con la croce più 
grande. 

TABELLA PRIMA. 



Specie raccolte sulla zona calcare 



Andropogon Ischaemum L. . 
Sesleria caernlea (L.) Ard. . 
Cytisus Lahurnum L. . . 
Astragalus monspessulanus L 
Trifolium rubens L. . 

Ononis Natri.i; L 

Hippocrepis comosa L. . 
Teucrium montanum L. . 
T. Chamaedrijs L. . . . 
Buphihalmwn salicifolium L. 



Pf.eris aquilina L. ... 
Plaìdago maritiina L. /i) serpentina 
Helichrysum italicum G. Don 



(Ali. 



Specie ritenute 

calcicole 

dagli Autori 



+ 
+ 

+ 
+ 

+ 

+ 



Specie ritenute 
silicicule 



+ 



Op. cit., pag. 146. 



— si- 
ili questa seconda tabella sono elencate, collo stesso criterio, le 
piante raccolte sul serpentino. 

TABELLA SECONDA. 



Specie raccolte sulla zona sorpentinosa 


Specie ritenute 

sHicicoìe 

dagli Autori 


Specie ritenute 

caleirole 


Pteris aquilina L 

Asplenium Adiantum-nigrum var. Serpen- 
tini Tausch 

Rumex Acetosella L 

Potentina erecta (L.) Hampe 

Calluna vulgaris Salisb 

Vaccini icni Mi/rtiUus L 

V. uliginosum L 

Plantago maritima L. /S) serpentina (AH.) 

Helichri/sum italiciim G. Don 

Eobertia tnraxacoides (Lois.) DO. . . 


-4- 




Diantkus Caryophyllus L. var. virgineus . 

Teucrium montanum L 

Sesleria caerulea (L.) Ard 




+ 
+ 



32 



ELENCO SISTEMATICO 

DELLE PIAN^TE RACCOLTE SUL CALCARE E SUL SERPENTINO 
DELL'APPENNINO BOBBIESE. 



Nome della specie 


Calcare 


Serpentino 




Filices. 






1. 


Aspleìiiitm Alita ntxm-nùjrum L. /?) serpentini 








(Tausch.) ........... 




>r^ 


2. 


Àspleniiim FUi.r-foemina (L.) Berilli. . . . 




^ 


3. 


Asp. Triclioninnes L 


+ 




4. 


Polypodiiim Dri/optetis L. a) tj/picum . . 




^ 


ó. 


„ Phegopteris L 




^ 


6. 


Pieris aquilina L . 


+ 


^ 


7. 


Ceterach ofjicinariim W 

Conlferae. 


+ 




8. 


Juniperus conimunis L 

Graminaceae. 


+ 


^ 


9. 


Melica nntans L 




+ 


10. 


Festuca eìaiior L. a) pratensis (Huds.) . . 




^ 


11. 


n 71 11 ,1 ,. „ b) mul- 








ti/'lora [Presi. 1 


+ 




12. 


Festuca ovina a) tìjpica b) vulgaris Koch. 




+ 


13. 


„ „ L. d) dura (Host.) . . . 


+ 




14. 


Deschampsia flexmsa (L.) Trin. L. a) ti/pica 


+ 


+ 


1.5. 


Poa nemoral/s L. «) ti/pica 


+ 


+ 


16. 


„ alpina L. . . • 


+ 




17. 


„ nemoralis L. fi) snbuniflora Rchb. . . 




+ 


18. 


Bradi i/podium pinnatnm (L.) P. B. b) cae- 








spitos'im (R. et S.) 


+ 


4 


19. 


Avena pubescens L. §) sesquiteriia (L.) . . 


+ 




20. 


versicolor Vili, b) praetiitiana [Pari.]) 




^ 


21. 


., pratensis L 




+ 


22. 


Sesleria caerulea Ard. y) argentea (Savi) 


^ 


^ 


23. 


Briza media L 


+ 


+ 



33 — 



24. 
25. 
26. 



27. 
28. 



29. 
30, 
31. 
32, 



33. 
34. 

35. 
3C 
37. 



38, 
39, 
40. 
41. 



42. 
43. 
44. 
45. 
46. 
47. 



+ 
+ 



+ 



Nome della specie Calcare Serpentino 

Stipa Calamagrostis Whlnb 

Andropogon Ischaemum L + 

Dactylis glomerata L. a) ti/pica .... ^ 

C.vperaceae. 

Eriophorum polystachyum L. /?) latifolium 

(Hpe.) 

Carex /ìova L. fi) Oederi (Retz. in Elirh.) . 

Jiincaceae. 

Luzida campestris (L.) DC. a) typiea . . -|- 

„ nivea DC 

JinicHs coìiglomeratus L. «) typicus . . . 
Juncus arficidatnslj. a) lamprocarpiis (Ehrh). 

làliaceae. 

Aìdhericiim Liliago L -j- 

Liliutn bulbiferum L. e) croceum Cliaix in 

Vili.) + 

Liliiim Martagon L 

Veratrum album L. b) Lobelianum [Bernh.] -f- 

Asphodeliis raniosns L /9) albus (Mill.) . , 

Orchidaceae. 

Orchis globosa L 

„ ustulata L -|- -|- 

,, maculata L 

Gymnadenia conopsea (L.) R. Br -j- -|- 

Cupnliferae. 

Fagus silvatica L ^ -(- 

Ostrya carpiiiifolia Scop. -|- 

Quercus Cerris L 

„ Roburlj.\)lanuginosa'L&m.{mm\\\e:) + 

Corylìts Avellana L 

Carpinus Betulus L 



34 — 





Nome della specie 


Calcare 


Serpentino 




Thj raelaeaceae. 






48. 


Dopile Mezereum L 


+ 






Santalaceae. 


, 




49. 


Tìiesiinnliìioi'hijììuin L. a) divaricatum (Jean) 


+ 




50. 


^ UnophijUum L. y) iittermed. (Schrad). 
Pol.vgonaceae. 


+ 


+ 


51. 


Rtnnex Acetosella L 




.+ 


52. 


Poli/goniim aviculare L 

Paronjchiaceae. 




+ 


53. 


Heniiaria glabra L. «) typica 

Carj'oph.vHaceae. 




+ 


54. 


Silene nuimis L. (f. viridella Ott.h.) . . . 


+ 


+ 


55. 


„ vulgaris (Moench) Garke «) vescica- 








ria (Sclirad.) 




+ 


56. 


Si/ene in/ìafa Sin 


+ 


57. 


Diaìithiif! motisjìessulanus L 


+ 




58. 


,. Cari/op/igllìts L. /J) virgineus L. . 




+ 


59. 


Cerasfium arvense L. /■?) mffruUcovioii (L.) 




>ì< 


60. 


Arenaria serpyllifolia L 

Hypericaceae. 


+ 




61. 


Hìjpericnm perforatmn L. a) typicum . . . 
Clstaceae. 


+ 




62. 


Helianthemum Chamaecistus a) v al gar e G&^rtw. 
Criiciferae. 


+ 


+ 


63. 


Thlaspi perfoliatum L 

Kanunculaceae. 


+ 




64. 


Helleborus foetidns L 


-f 




65. 


Delphinimn Consolida L 


+ 





- 35 — 

Nome della specie 

66. Ranunculiis bulbosus L. a) typicus .... 

67. „ aconitifolms L 

68. Caltha palustris L 

69. Aquilegia vulgaris L 

70. Aconitum Lycoctonum L 

Saxifragaceae. 

71. Saiifraga rotundifolia L 

72. „ Aìzooìi Jacq • • • 

Crjissulaceae. 

73. Sedimi album L 

Rosaceae. 

74. Rosa alpina L 

75. „ „ /S)^(//-eHa/crt (Auct., nonGouan) 

76. „ canina a) lutetiana (Lem.) .... 

77. „ gallica L 

78. ,, arvensis Huds. 

79. „ rubrifolia Vili 

80. Potentina erecta (L.) Hampe 

81. „ verna L. a) Taberna emontani 
(Asch.) 

82. Potentina verna L. s) salisburgensis Haeiik. . 

83. Pirus Aria Ehrh 

84. , communis a) Achras (Gaertn.) . . 

85. Prunus spinosa L 

86. Craiaegus OxyacaìiihaL. t^jmonogpia (Jàcq.) . 

87. Agrimonia Eupatoria L 

88. Fragaria vesca L 

89. Rhamnus alpina L 

90. Poter ium Sanguisorba L 

91. Rubus fruticosKS L. a) nlmifolius (Schott.) . 

92. Alchemilla vulgaris L. y) hybrida (F. W. 

Schm.) 



Calcare 



+ 
+ 

+ 

+ 

+ 

+ 
+ 
+ 

+ 



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Serpentino 



+ 



+ 



^ 



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+ 

+ 



+ 

+ 
+ 



Atti dell'Ut. Bot. dell' Università di Pavia — Serie II — Val, XIV. 



315 — 



Nome della specie 


Calcare 


Serpentino 




Legunilnosiie. 






93. 


Genista tinctoria L. /i) viigata (W.) . . . 


+ 


+ 


94. 


„ „ « . b. Ki- 








taibdii [Rchb.] 


+ 




95. 


Genista aspalatìioides Lam. §) Lobelii (DC.) 




^^ 


96. 


Lotus cornieulatns L. «) arvensis 1)) cilia- 








tus Kocli 


^- 


-•- 


97. 


Lot. coni, a) areensis e) ìiirsutus Kocli 


-1- 


+ 


98. 


Latìu/riis silrester L. j^) latifoHus (L.) . 


+ 




99. 


„ monianus Beinii. a) typicus . . 




-t- 


100. 


C'/tisìis scoparius (L ) Lk 




+ 


101. 


„ [jabitrnum L 


+ 




102. 


Aslragabis Hypoglottis L. Bge fi) Gremlii 








(Burnal) 


4- 


+ 


103. 


A. monspessulanus L 


^r< 




104. 


Aììthi/llis Vulneraria L 


r 




105. 


„ „ L. (1) rubra (Goiian) . 




+ 


106. 


Trifolium repens L. «) typicum b) Biaso- 








lettii [Steiid. et, Hochst] 




+ 


107. 


Trifolium medium L. Huds 




+ 


108. 


„ pratense L. (b. nummulariaefo- 








lium. |Pen'. 1 




+ 


109. 


Trifoiiitm rubens L 


h& 




HO. 


„ ochroleucum Hiid.s 


+ 




Ili. 


iJori/cnium penthaphylbim Scop 


■^é 




112. 


Oolutea arborescens L 


+ 




113. 


Onon/s Matrix L 


>h 




114. 


., spinosa L. a) spinosa L. (Wallr.) 


+ 




115. 


Coronilla varia L 


+ 




116. 


Vida Craeca L. a) imbricaia (Gilib.) . . 


H- 




117. 


Hippocrepis ramosa. L. «) tijpica .... 
Oouotberaceae. 


4- 


-f- 


118. 


Epilobimn Dodonaei Will 


-f 




119. 


„ alpinum h. a) typicum . . 




+ 



37 



Nome della specie 



120, 
121. 
122. 
123. 
124. 
125. 



126, 



127. 



128. 



129. 
130. 
131. 
132. 
133. 
134. 



135. 
136. 



137. 
138. 
139. 
140. 
141. 
142. 



Umbelliferae. 

Laserpitium Siler L 

„ latifolium L 

Peucedanian Cervaria (L.) Guss. ex Lap. 

Bupleurum rotti ndifolhim L 

Daucus Carota L 

Chaerophyllum hirsutum L 

Coruaceae. 

Cornus sanguinea L 

Sapindaceae. 

Acer campestre L 

l'olygalaceae. 

Polygala vulgaris L 

Geraniaeeae. 

Geranium nodosum L 

Linum catharticum L 

„ teniiifoliiim L 

y, viscoswn L 

Geranium Robertianum L 

„ sanguineum L 

Eiipliorbiaceae. 

Kupìiorbia amijgdaloides L. «) typica . 
„ dulcis L. «) ti/pica b) puì-pu- 
rata |Tlmill.] . . . ' 

Ericaceae. 

Calluna vulgaris Salisb 

Vaccinium Myrtillus L 

„ uliyinosum L 

Pirola rotìindifolia L. a) ti/pica . . . . 

„ secunda L 

Erica carnea L 



Calcare 



+ 
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+ 
+ 



+ 



+ 



+ 



+ 

+ 
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+ 
+ 



+ 



Serpentino 



+ 



+ 



+ 



+ 
+ 



— 38 



Nome della specie 



Calcare 



Serpentino 



Primiilaceae. 

143. Anagallis arvensis L 

144. Primula officinaìis Jacq. y) suaveolens (Bert.) 

Oleaceae. 

145. Fraxinus Ornus L. /J) rotundifolia (Lam.) . 

Asclepiadaceae. 

146. Cynanchum Vincetoxicunt (L.) Pers 

Geutìanaceae. 

147. Enjtliraen Centaarium (L.) Pers. . . . 

148. Gentiana ncaulis L. n) Clusii (Pers. et Song.) 

149. „ „ (i) Kockiana (Pers. et Song.) 

150. „ lutea L 

161. Menyanthes tiif oliata L 

Borragiuaceae. 

152. Echium vulgare L 

153. Anchusa italica Retz 

154. Echinospermum Lappula Lehm 

155. Mijosotis palustris (L.) Lam. a) tijpica b) stri- 

gulosa (Rchb.J 

Convolvulaceae. 

156. Convolvulus arvensis L 

Scropbulariaceae. 

157. Linaria spuria L 

158. Antirrhinum Orontium L 

159. Scroplnilaria canina L 

160. Rhinanthus minor Ehrh 

161. Pedicularis Barrelieri Rchb 

162. Verhascum nigrnm L 

163. Melampyrum nemorosum L. §) pratense (L.) 

164. Veronica urticifolia Jacq 

165. „ officitialis L 

166. „ Beccahmga L 



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+ 



39 — 



Nome della specie 



Calcare 



Serpentino 



Labiatae. 

167. T/ìijmus Serpi/llumh. i,) lanuginosum (MiW.) 

168. ^ ., L. a) angustifolium 
(Pers.) 

169. Ajuga reptans L 

170. Brunella vuUjaris ^) laciniata .L. b) subin- 

tegra Hausm 

171. Brunella vulg. y) grandiflora L., Jacq. 

172. Teucriiim montanum L < . . . 

173. Mentita aquatica L 

174. Origanum vulgare L 

175 Satureja vulgaris (L.) Beg 

176. „ Calamintha Scheele 

177. Teucrium Botnjs L 

178. „ Chamaedrijs L 

179. Meliitis Melissopkyllum L 

180. Stachys officinalis (L.) Trevis. a) typica 

e) lìirta [Rclib.] 

181. Stac. recta ad y hirta Ten. verg'ens . . 

182. Galeopsis Ladanum L 

Plantaginaceae. 

183. Plantago maritima L. (S) serpentina (Vili.) 

184. T, media L 

185. „ Cynops L 

Rnbiaceae. 

186. Galimn rubriim a) typicum a) piligerum H. 

Braun 

187. Galium verniim Scop. e) Halleri [R. e S.| 

188. „ lucidum AH. a) Gerardi (Vili.) . 

189. „ silvestre PoUich /J) austriacum (Jacq.) 

190. „ Mollugo L 

191. Asperula Gynanchica L 



+ 



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+ 



— 40 — 



Nome della specie 



Calcare 



Serpentino 



Dipsacaceae. 

192. Knautia silvatica (L.) Duby 

193. „ long! f olia Koch 

194. Scabiosa Golumbaria L. ...... . 

Caiiipanulaceae. 

195. F/ii/feiimn Michela Ali. b) scorzoneraefoUum 

(Vili.) . 

196. Phytewna Micìielii a) angustissimuìn Koeh. 

197. Campanuhi rottiìidifoliad) Scheiickzeri {YiW.} 

198. „ Trachelimn L. e) dasy carpa 
M. et K 

199. Phijteumn Hall eri {k\\.) 

Cncurbitaceae. 

200. Bryonia dioica Jacq 

Conipositae. 

201. Achillea Millefolinm L. /:?) collina (Beclier.) 

202. Centaiirea montaìia L. li) TriumfeUi (AH.) 

d) strida (W. et K.) 

203. Ctntaurea Jacea L. [i) amara (L.) b) Bei- 

lardi [Colla I 

204. Arnica montana L 

205. Lactuca murnlis (L ) Fres 

206 Chrysatithemum corymbosum L. a) typicum 

b ) tennifoUum [W.] 

207. Chrys. Leucaìithemum L. 6) montanum . . 

208. „ Leucanthem L. ò) pallens (Gay) . . 

209. Senecio nemorensis L. a) typicus .... 

210. Clematis Vitalba L 

211. Cichorium Intybus L 

212. Buphthahnum salicifolium L 

213. Tussilago Farfara L 

214. Solidago Virga-aurea L. «) vulgaris (ha,m.) 

a) genuina Fiori) 



+ 
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+ 



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+ 



41 



Nome della specie 



215. Robertia taraxacoides (Lois ) DO. . . . 

216. Carlina acaulis L. ,*?) alpina Jacq. . . 

217. „ acanthifoUa Ali. a) fi/pica . . . 

218. Antennaria dioica Gaertn 

219. Picìis hierarioides L 

220. Erigeron acer L 

221. Helichri/mm italiinm G. Don 

222. Cirsitcm acaule L 

223. Hieracium nervulosum A. T. Eieracioth. Gali. 

n. 779-780, forma ' 

224. Hieracium ftorentiniim Ali 

225. „ Pilosella L 

226. „ vulgatum Fr 

227. Carduus de/loratus L. \) carlinaefoUus (Lam.) 



Calcare 


Serpentino 




^ 




-1- 


+ 




+ 


>h 


-!- 




+ 




+ 


^p. 


+ 




+ 




+ 


+ 


+ 





+ 



APPENDICE. 
Specie raccolte sul serpeutino del M. l'ietra Parcellara. 

Dall'egregio dott. V. Pavesi, che qui ringrazio, ho ricevuto del ma- 
teriale raccolto in una gita da lui fatta il 12 maggio 1907 al Monte 
Pietra Parcellara, " maestoso picco serpentinoso ciie s'erge, fra le ar- 
gille scagliose, fino a 8-36 ra., poco sopra Travo, di fronte al Ferino, 
sulla riva sinistra della Trebbia. Questa massa, come dice il prof. Gio- 
vanni Toldo -, sparsa di ciottoli quarziferi dalla parte del torrente Dorba, 
non affiora nemmeno nel letto della vicina Trebbia, presentandosi come 
un blocco isolato. „ 

Dall'esame di detto materiale risultarono le specie seguenti: 

1. Notholaena Marantae R. Br. 

2. Ceterach offìciiiarum W. 

3. Aspleniam Trichomanes L. 



4. Poa bulbosa L. b) vivipara Maz- 

ziari. 

5. Anthericum Liliago L. 



6. Salix phylicifoKa L. var. 

7. Rumex scutatus L. 

8. Cerastium arvense L. a typicuni. 

9. Herniaria gìabrah. ^/lirsuta (L.) 
10 Viola tricolor s) saxatilis(Sc\\m.) 
II. Biscutella laevigata L. « typica. 



' I Hieracium furono determinati dal chiarissimo specialista prof. Saverio 
Belli che ringrazio vivamente. 

^ Giovanni Toldo, Sttuìi f/eohgici sulla Prof, di Piaceìiza. Est. Boli. Soc. 
geog. it. Voi. IX, fase. 3, pag. 6. 



42 — 



12. PapaverRlioeash. f)dubium (L.). 

13. Amelaiichier vnlgaris Moencli. 

14. Potentina hirtaJj. a pedata (W.). 

15. Antìnjllis Vulneraria L. 

16. Hippocrepis comoda Ij- utypiva. 

17. Medirago minima Gi'uf. in L. 

18. Isatis alpina Vili. 

19. Arenaria ser pili if olia L. 

20. Linicm flavmn L. /i canipannìa- 

tum (L). 

21. Gerani iim molle L. 

22. Euphorbia C ijparissias L. 

23. Fraxinu!^ Orinis L. 



24. Enjthraea pulcheUa Honi. 

25. Scrophiilaria canina L. 

26. Linaria supina (L.) Desf. 

27. Ajiiga Cliaìnacpitys Schreb. 

28. Globnlaria vnlgaris L. 

29. Sherardia arvensis L. 

30. Plantago Cgnops L. 

31. Valeriana tuberosa L. 

32. Robertia taraxacoides (Lois.) DC. 

33. Doronicnm Colnmnae Teii. 

34. Taraxacum officinale Web. in 

Wigg. Y levigatum (DC). 

35. Achillea tomentosa L. 



Le specie sopra elencate, sebbene poco numerose, possono dare 
un'idea del paesaggio botanico caratterizzato dalla piccolezza di certi 
esemplari (Fraxinus Ormis, Medicago minima, ecc.) e dai caratteri assai 
frequenti di natura xerofila, fra cui per es., l' impiccoliniento permanente 
delle foglie, a cui si contrappone in certe piante lo sviluppo del .sistema 
radicale [Taraxacìim officinale, Eobertia taraxacoides, ecc.), ed il rive.sti- 
raento di peli comune a molte piante (Potentina hirta, Hemiaria hirsufa, 
Acìdllea tomentosa, ecc.). 

Per il comportamento rispetto alla natura del substrato, sono no- 
tevoli le specie seguenti : 

Notholaena Marnntae R. Br. (Vedi I. Conti'il).) 

Hoheiiia taraxacoides (Lois.) DC. (Vedi avanti pag. 25 e 26). 

Queste due specie si mantengono fedeli alle roccie serpentinose, 
anche nei distretti da noi esplorati. 

U Achillea tomentosa L., è ritenuta come cale, dal Lecoq, ^ ma vi- 
ceversa si comporta come silic escliis. nel distretto dei Colli Euganei, - 
per cui il suo comportamento richiede ulteriori osservazioni. 



' E. Lecoq, Étudea sur la r/éograpliie hofaiuijue de l'Europe, pcc. Voi. H, 
1854. Paris. 

'' Béguinot, Op. oit., pag-. 76. 



ISTITUTO HOTANICO DKLLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 



da GIOVANNI BRIOSI 



CONTRIBUTO ALLO STUDIO 

DELLA 

SENSIBILITÀ GEOTROPICA DELLE RADICI. 

NOTA DEL 

Dott. LUIGI MONTEMARTINI 



In un lecente lavoro pubblicato nei Beihefte ziim Bofaiìischen Cen- 
tralliìatt, ' il Newcoiiibe, ripresa in esame l'ipotesi di Cario e Fiancesco 
Darwin che la sensibilità geotropica delle radici sia localizzata solo 
alla loro estremità apicale, e fatta un'analisi critica delle esperienze 
ideate dallo Czapek '^ per la dimostrazione dell'ipotesi stessa, con espe- 
rienze proprie, tanto di decupitazione di radici quanto di applicazione 
della forza centrifuga, provò che invece in moltissime radici l'azione 
della gravità si fa sentire in buona parte della zona di allungamento, 
oltre a 2,5 ed anche lino a 4 millimetri dall'apice. 

Contemporaneamente al Newcombe anche l' Haberlandt, ^ ripetendo 
esperienze già fatte dal Piccard * colla forza centrifuga, e facendo os- 
servazioni sulla distribuzione dei grani d'amido capaci di funzionare 



' Pe. C. Nbwcomiìe, (Travìtatioìì sensi/iveness not ronfined to apex of mot 
{Beih. z. hot. Centraìbl., Bd. XXIV, 1908, pag. 96). 

' Fb. Czapek, Untersucliun'/c» iiber Geotropisiiiits (Pringsheim's Jtilirh. f. 
IV. Bot., Bd. XXVII, 1895, pag. 243). 

^ G. Habbblandt, Uf'ber die l'erteihnì'j der i/eotropische» Sensthilitcit in der 
Wurzel (FriiKjsìieitns Jaìirb. f. w. Bot., Bd. XLV, 1908, pag. 575). Lo stesso 
autore aveva già pubblicato sud' argomento una nota preliminare nello scorso 
anno (Ueber die geotropisclie Sensibìlilat der Wurzelii, in Anzeirier d. k. Ak. d. 
Wiss. in Wien, 1907). 

■" A. Piccard, Neue ì^fìsnche iiber die ;ieotropisclie Sensibilttut der Wur- 
zelspitze (Pritiijsheim'H Jnhrb- f. w. Bot-, B<i. XL, 1904, pas- 94). 

Alti deirisl. Bot. dell' Uitifetsità di Pavia — Serie II — Voi. XIV. 4 



— 44 — 

da eistoliti, giunse esso pure alla conclusione che, pur essendo l'apice 
radicale il più sensibile al geotiopismo, la sensibilità si estende a tutta 
la zona d'allungamento. 

E certo che le maggiori diiìicultà che si incontrano nella soluzione 
definitiva della questione dipendono dal fatto che nelle radici, a diffe- 
renza dei fusti, la zona di allungamento è mollo breve. ' cosi che, 
mentre riesce difficile porre le varie parti di essa in posizioni diverse 
rispetto alla gravità, nelle esperienze di decapitazione l'azione pertur- 
batrice della ferita - si fa profondamente sentire in tutta la parte rimasta. 

Per tale rngione, avendo a mia disposizione nelle serre di questo 
Orto Botanico alcuni individui di l'hUodendron {Ph. glganfeum Schott. 
e PIi. pertiisum Kuntli et Boucli.) con gi-osse radici aeree in (lieno svi- 
luppo, volli lìiovare a fare su di esse qualche esperienza di decapi- 
tazione 

Come è noto, le radici aeree delle Aroidee sono dimorfe: alcune 
servono specialmente come oigani di adesione { Haffwnrzel), altre rag- 
giungono il terreno e sono veramente radici utili iier la nutrizione 
(NahrwHi-zel). Sono specialmente queste ultime che hanno una zona di 
accrescinit-nto apicale molto lunga e che sono dotate di geotiopismo 
positivo meno f(»rte di quello delle ladici comuni di terra, ma ancora 
ben distinto. ■■ 

Le radici da me studiate mostravano una zona di accrescimento 
lunga da 6 a 8 centimetri, con un massimo nel 2" e 3° centimetro a par- 
tire dall'apice. Asportando da esse un segmento vicino all'apice della 
lunghezza di un centimetro, gli altri segmenti continuavano ad allun- 
garsi, ma in misura minore del normale e |)er una zona più breve, il 
che si spiega sia pei' l'azione della ferita, sia per il perturbamento 
nella funzione circolatoria provocato dall'asportazione deira]»ice. Però 



' Vero è che .spcondo il Newcombe ijor. cit.) hi lunghezza delia zona di 
aécresciniento non è in rapporto culla lunghezza della zona sensibile, però è 
eerto, e le mie esperienze lo provano, che una zona di accrescimento hinga com- 
porta una estensione della sensibilità ad una certa distanza dall'apice, alla quale 
non arriva l'azione troppo fortemente perturbatrice delle ferite dell'apice stesso. 

- Che le ferite e le amputazioni possano avere una azione sopra la sensi- 
bilità geotropicM è stato recentemente studiato dal Kai.ser J. F. {Vcrnìi'iclieinìe 
UntersHCÌniììf/eii iiber den Eiiifluss von Abtrennunijen und Veruundwnicn auf die 
ijeotropische Beaktion von Pflanzenorganeti, Inaug. Diss., Leipzig, 1907). 

■' Veggasi in proposito: K. Linsbauer, Ueber Wachstum imd Geotropismus 
der Aroideen-Luflwurzeln {Flora, 1907, Bd. XCVII, pag. 267); K. Gaulkofeb, 
Ueber den Geotropismiix der AroideeH-fyuflwiirzehi (Sitzsber. d. k. Ak. d. Wiss.hi 
IFtew, Math. Naturwiss. Klasse, Bd. CXVI, 1907, pag. 1069). 



— 45 — 

malgrado tale inflazione (leiraccrescimento, quando queste radici subito 
dopo l'operazione venivano messe in posizione orizzontale, presentavano 
nella zona allungatasi una curva molto distinta verso il basso. 

Ciò viene a confermare le conclusioni del Newcombe, dell' Haber- 
landt e degli altri autori precedenti ad essi, i quali ammisero che la 
sensibilitcà geotropica delle radici non è localizzata alla sola estremità 
apicale di esse, ma si estende a tutta la zona in via di allungamento. 

Dall'Istituto Botanico di Pavia, Novembre 1908. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



INTORNO 

ALLA CAUSA DELLA MORIA DEI CASTAGNI 

(3Iale fh'W Fitrhwstro) 

ED AI MEZZI PER COMBATTERLA 

SECONDA NOTA PRELIMINARE 

III 

GIOVANNI BRIOSI e RODOLFO FARNETI. 



Nel luglio del 1907 pubblicammo una prima nota preliminare sulla 
Morìa dei castagìd detta Alale dell' Inchiostro, che uccide la più impor- 
tante delle nostre pianti forestali, dalia quale traggono il principale 
alimento la maggior parte delle popolazioni montane. Il Male dell' In- 
chiostro lia di già distrutto selve intere, producendo danni che si con- 
tano a diecine di milioni di lire, e minacciandone ancora dei maggiori 
col suo largo e rapido diffondersi. 

In quella nota dimostrammo, in base ad osservazioni e studi fatti 
sopra materiale raccolto in Toscana: 

1.'^ che la causa della Morìa dei castagni era parassitaria e non 
fisiologica come generalmente si ritiene; 

2." che l'infezione proveniva non dalla radice, come comunemente 
si afferma, ma dalla parte aerea della pianta, e che nelle radici il male 
si diffonde con andamento centrifugo; 

3.° che nei giovani polloni la malattia si manifesta con una 
specie di cancro prodotto da un micete che noi descrivemmo dandogli 
il nome di Coryneum perniciosifm. 

Nuove ricerche da noi fatte ora in castagneti malati dei territori 
di Pinerolo, di Pontremoli e di Savona confermano non solo quanto si 

Ani dell' Ist. Boi. dell' Università di Pavia — Serie II — Voi. XIV. 5 



— 48 — 

disse nella detta nota, ma ci hanno rivelato fatti nuovi i quali risolvono, 
a mente nostra, il gravissimo problema di questa malattia tanto dal 
lato eziologico, quanto da quello profilattico e curativo. 

Non appena terminate le ricerche in corso pubblicheremo la me- 
moria particolareggiata, col corredo di tavole e fotografie, nella quale 
dimostreremo quanto noi qui in succinto affermiamo, e sino da ora cre- 
diamo utile rendere di pubblica ragione; imperocché alcuni dei risultati 
ottenuti permettono di trarre pratiche deduzioni circa la profilassi e la 
cura di questo morbo che reca ai castagneti danni paragonabili a quelli 
della fillossera nei vigneti. Noi possiamo per intanto annunciare quanto 
segue : 

1." nel Piemonte, nella Lunigiana e nella Liguria la malattia 
presenta gli stes.si caratteri da noi riscontrati nelle selve della Toscana. 
Essa è dovuta ad una micosi, od infezione crittogamica, dei rami, del 
tronco e delle radici; 

2." l'infezione della pianta ha luogo attraverso le lenticelle, ta- 
lora anche per mezzo di lesioni traumatiche, prodotte spesso da insetti; 

3." l'infezione attraverso la corteccia procede a quanto sembra 
lentamente, ma raggiunta la zona cambiale essa si propaga celeramente; 
ed in pochi anni può scendere dalle estremità dei rami, anche in al- 
beri altissimi, fino alle radici; 

4." la cancrena che non solo invade la corteccia, ma penetra nel 
legno, poco si estende al disopra del punto, d'attacco e poco in senso 
trasverso, ma rapida scende nel senso dell'asse dei rami e del tronco, 
sui quali forma strisele depresse, livide, strette, più o meno lunghe, 
talora lunghissime, che si allargano coli' ingrossarsi dell'organo sul 
quale scorrono, e sono dovute alla necrosi dei tessuti; 

5." tanto nei fusti che nei rami tuttora ricoperti da corteccia 
liscia, come nei polloni, la malattia si manifesta con le depressioni 
cancrenose sopradette, ma nei tronchi annosi il male non si scorge 
esternamente; bisogna levare la grossa corteccia per avveitirlo. 

Nelle radici pure da principio poco o punto si avverte all'esterno, 
ma se si tagliano vi si osserva un anello sottile, bruniccio, in corri- 
spondenza della zona cambiale; anello che va facendosi sempre più 
scuro col progredire del male. Più tardi la corteccia annerisce e si 
stacca dal legno il quale prende un colore giallognolo o brunastro; in 
fine tutto si disgrega e va in sfacelo; 

6." l'infezione generalmente non incomincia nei rami vecchi o 
nei tronchi coperti da corteccia grossa, ma s'inizia nei rami giovani 
ove la corteccia è tuttora liscia e verde, onde dal colore livido e dalle 
depressioni che in questa si producono il male si rende manifesto; 



— 49 — 

7." la depressione cancrenosa si allunga e scende continuamente 
senza arrestarsi. Qualche volta la corteccia del cancro, morta e dissec- 
cata, si screpola e fende, ma ciò pare dovuto più alla natura della 
causa traumatica, che ha favorito l'infezione, che non all'azione del 
processo cancrenoso; 

8." le ferite prodotte da insetti o da cause traumatiche possono 
favorire l'Infezione ma non ne sono mai la causa; se la crittogama 
parassita non le invade, esse si cicatrizzano lasciando i tessuti sotto- 
stanti perfettamente sani; 

9." negli alberi d'alto fusto l'infezione avviene generalmente 
nei rami della chioma, ma qualche volta pure nei rimessiticci che na- 
scono al piede del tronco; 

10° nei polloni dei cedui a ceppala le depressioni cancrenose 
si formano di solito al pedale, ma non di rado anche più sopra sino a 
qualche mefro d'altezza; 

11.° negli alberi d'alto fusto, se parecchi sono i rami attaccati, 
le strisce cancrenose, che su essi si formano, scendendo confluiscono 
fra loro nei rami più grossi, e da questi spesso nel tronco e nella ra- 
dice, determinando la morte dell'intero albero; 

12.° l'infezione arrivata alla radice dapprima invade ed ammorba 
solo la parte che corrisponde al soprastante settore malato del fusto. 
Le radici su questo lato vedonsi tutte morenti o morte, mentre quelle 
corrispondenti alla parte del tronco non ancora malata trovansi sane e 
vegete. E tali possono queste rimanere per lungo tempo non ostante 
il contatto colle infette ; il che pure comprova come il male venga 
sempre dall'alto; 

13.» le depressioni cancrenose si ricoprono dopo qualche tempo 
di numerose verrucchette che erompono dalla corteccia e sono costituite 
dallo stroma del fungo parassita. Questo ultimo si presenta sotto forma 
conidica, picnidica ed ascofora; forme che si trovano talora insieme 
sullo stesso cancro, anzi le due ultime vedonsi non di rado riunite 
nello stesso stroma, formato da un unico micelio; 

14.° la forma conidica, già da noi descritta ' è il Coryneum 
perniciosinn Briosi e Farneti ' ; la forma picnidica il Fusìcocaan per- 



' Vedi prima nota: Sulla Morìa dei castagni, ecc. 

^ Corynenm perniciosuiii Briosi e Farneti, in Atti del R. Istituto Botanico 
di Pavia; sor. Il, voi. XIII, pag. 291-208. — Acervulis pulvinatis, erwnpentihus, 
utris; conidiis cìavatis vel clavato fusoideis, fuscis, 40-.50 x 13-15 u; hasidiis fili- 
formibus, fasciculatis, parayhysihus intermixtis, conidia supera ntibns. 

In corticc Castaneae species haec parasitica, morbicm Morìa dei Castagni 
vel Male dell'Inchiostro provocans- 



— 50 — 

niciosnm nuova, specie ' e la forma ascofora la Melanconis perniciosa 
nuova specie '■'. 

Quando si conoscerà perfettamente la biologia del parassita, specie 
in rapporto alla pianta che lo ospita, si potrà indagare se sonvi mezzi 
e metodi per combatterlo direttamente; per ora bisogna ricorrere alla 
lotta indiretta che riuscirà non meno efficace, poiché, se fatta con me- 
todo e costanza, varrà a salvarci la maggior parte delle piante malate, 
e, quel che è più, a porre valido ostacolo alla diffusione del morbo ed 
a contenerla. 

A tale scopo si devono fare visite accurate ai castagneti sospetti 
per scoprire le infezioni fino dal loro primo apparire, e per stabilire 
i limiti delle aree di già invase; contrassegnando con esattezza tutte 
le piante infette. 

I castagni malati si avvertono anche a distanza, sia per il precoce 
ingiallire delle foglie, sia per l'essiccare dei rami. 

Se questi fenomeni devono sempre eccitare l'attenzione di chi ha 
la cura del bosco, non sono peraltro sintomo sicuro per indicare che 
una pianta è affetta da Morìa; anzi ciò si dovrà escludere quando non 
vi si trovano le depressioni cancrenose carattei'istiche. 

Le piante si cureianno amputando i rami ed i tronchi infetti e 
scarificando le ceppe, quando il male le abbia raggiunte ma non ancora 
fortemente invase. Se l'infezione delle ceppe fosse molto estesa conver- 
rebbe Iter prudenza sradicarle. 

Le ceppe, le cortecce, i rami ed i tronchi tagliati debbonsi distrug- 
gere. Potrebbero anche essere utilizzati, in luoghi poco distanti dal 
bosco, come combustibile o per la carbonizzazione. Si dovrà peraltro 
evitare di strascinare il legname per terra onde non staccale gli acer- 
voli del parassita, aderenti alle cortecce, e disseminarli. 



' Fusicocciiiii i»eriiiciosuui n. sp. — Slromaiiòìifi spa.rsis, maJKSculis, innatu- 
erumpcntiìms, depresso piilvinatis, rerrucidosis, fiiìigineis, plurilociilarihus; spo- 
rulis ohi OHijo-fnsoideis, hijaìiìiis, continuis, utrinque obtushiscuHs, intus granii- 
loso-multiguttulatis, 5G-66>- 11-13 ju; hasidiis acicularihus, dirnidio brevioribiis. 

In corficie Castaneae spe.cies hnec pnrast'fica, morhuììi Morìa dei Castaiiiii 
vel Male dell' inchiostro provocans. 

^ Melanconis iicriiiciosa n. .sp. — Psmidostromatìhus spiirsis, majusriiìis, 
peridermio piisfii/ato tectis, deinde erwnpenlibus, pcritlipciis afjtjregatis, irregula- 
riler sparsis vel subcircinaiitibus, majusculis, ovatis, in colla conrergentia atte- 
niiatis; ascis cijlindraceis, stipiloiis, 150-160 ,u, lon.rjis ; paraphi/sibiis filiformibtis, 
ascos longe stipe rantibus; sporidiis oc.fomis, monostichis, raro disiichis, elliptico- 
obloni/is, ììi/alinis, medio didijmis, prirxm constrictis, uirinqiie ohtusiusciilis, 
35-38 - 1.5-18 ,u. 

In cortice Castaneae species ìiaec parasitica, morbum Morìa d(n Castagni vel 
Male dell'inchiostro provocans. 



— 51 — 

I tagli e le ferite vanno disinfettate iminediatamente con sostanze 
auticrittogamiche e preservatrici del legno. 

Per i boschi sottoposti a vincolo forestale, l'autorità deve accordare 
il permesso di procedere alla potatura, alla recisione dei tronchi ed 
anche all'atterramento delle piante malate, in qualunque luogo ed in 
qualunque stagione. 

Prima di procedere all'amputazione dei rami malati binogna accer- 
tarsi bene fino a quale punto il morbo sia in essi disceso, perchè il ramo 
dovrà amputarsi almeno 30 o 40 centimetri più sotto. 

Nei grossi rami e nei tronchi ricoperti da ritidoma (vecchia cor- 
teccia) per accertarsi fino dove la cancrena arriva bisognerà praticare 
delle lacche nella corteccia e nel legno. Stabilito il limite più basso 
al quale è giunta l'infezione si deve amputare il grosso l'amo o recidere 
il tronco pure a 30 o 40 centimetri più sotto. 

Se il male raggiunge il pedale dell'albero si dovrà tagliare il tronco 
alla base come si è detto, e scarificare la ceppa finché si trova la cor- 
teccia ed il legno sano. 

Nel caso di giovani piante o di polloni con limitata infezione si 
potrebbe con un coltello fare superiormente ed ai lati del cancro una 
profonda incisione ; indi staccare la corteccia in modo da mettere a 
nudo il legno sottostante, e ciò fino a 10 o 15 centimetri sotto il punto 
più basso a cui il male giunge. Se anche il legno sottostante si mostra 
alterato, va scarificato per asportarne la parte infetta, e la ferita va 
accuratamente disinfettata. 

Per la disinfezione si possono sperimentare le seguenti sostanze 
da applicarsi con apposito pennello : 

1=^ Soluzione satura di solfato di rame; 
2* Soluzione di tannato di protossido di ferro; 
3" Soluzione acida di solfato ferioso, cosi preparata: si mettono 
4 5 chilogrammi di solfato ferroso del commercio (vetriolo verde) 
entro un vaso di terra o di legno e vi si versa a poco a poco un de- 
cilitro di acido solforico a 56° B. Il tutto poi si allunga con 10 litri 
di acqua bollente e si mescola fino a completa soluzione. 

Altre sostanze o miscele anticrittogamiche si potranno tentare, ma 
in ciò l'esperienza pratica sarà la migliore maestra. 

DaUa Stazione di Botanica CriiUnjaìnic<t (Laboratorio Crittogamico). 
Pavia, 10 giuffni) 1909. 



Atti deirist. Hot. dell'Viiivpysità di Pavia — Serie 11 — Voi. XIV. . 5* 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



MICOLOGIA DELLA PROVINCIA DI MANTOVA 



TERZO CONTRIBUTO 

PER IL 

Dott. GIOVANNI BIANCHI. 

Sarebbe stato mio desiderio contribuire con più ampie ricerche allo 
studio della Flora Micologica Mantovana ed a quello più generale della 
Flora Crittogamica Lombarda, iniziato e tuttora continuato dal Labora- 
torio Crittogamico di Pavia. Ma per lungo malanno e per altre molte- 
plici ragioni, non mi fu dato di arricchire maggiormente la mia nuova 
raccolta, onde solo altre novantatre specie di funghi ho potuto stu- 
diare. — Di questi la maggior parte sono micromiceti parassiti di piante 
utili e coltivate nella provincia di Mantova. Ad essi ho specialmente 
rivolto la mia attenzione come a quelli che presentano grande importanza 
perchè recano danni alla produzione agraria del mantovano. — Alcune 
forme furono raccolte presso Mantova, al Bosco della Fontana, dal prof. 
A. Trotter durante il suo soggiorno in questa città, e da lui mi furono 
gentilmente consegnate perchè le studiassi. 

Pertanto sento il dovere di manifestare i sensi della mia più rispet- 
tosa riconoscenza al Direttore del Laboratorio, prof. Giovanni Briosi, 
ed all' Istituto « Giuseppe Franchetti » di Mantova che, con generoso 
aiuto, mi ha consentito il compimento di questo studio. — Al profes- 
sore Trotter, ed agli amici che mi furono larghi di consigli, i miei più 
cordiali ringraziamenti. 

Dott. Giovanni Bianchi. 

Pavia, dal Laboratorio Crittogamico, lug^lio 1900. 



Alti dell'Ut. Hot. dell' Un inersilù di Paria— Serie II - Voi. XIV. 



54 — 



ELENCO DELLE SPECIE 



cohors BASIDIOMYCETAE. 

Fani. SCLERODERMATACEAE. 

Sect. Amerosporae. 

21)7. Scleroderma vulg:are Horn. FI. Dan. t. 1960, f. 2. — Sacc. Syll. 
VII, p. 1,34. 
Redoiidesco. In terreni coltivati, presso un' annosa quercia, au- 
tunno 1908. 

Fani. UREDINACEAE. 
Sect. Amerosporae. 

298. Uromyces Pisi (Persoon) De Bary. — Sacc. Si/IÌ. VII, p. 542. — 

Briosi e Cavara I Fnng. par. n. 31 i. — A. Trotter Vredin. 
in FI. it. rrìjpt. Pars I, Fase. IV, p. 49. 
Sulle foglie e su baccelli di l'ismn sativmn L. Rfdoiidesco, set- 
tembre 1907. 

299. Uromyces caryophyllinus (Schrank.) Schroet. — Sacc. Si/IL VII, 

p. 545. — Briosi e Cavara / Fting. par. n. 30. 
Su foglie di Dianthìis Cari/òphjllHS L. Mantova, autunno 1907. 

300. Uromyces Lahurui (DO.) Fuck. — Ti'otter Fior. it. Crypt. (lire- 

dinales), Pars I, fase. IV, p. 57. - Fromijces Genistae-tinrtorìae 
(Pers.) Fuck., Sacc. Sijll. MI, p. 550. — U. Genistae Sdir., 
Briosi e Cavara / Fungh. parass., n. 156. 
Su foglie ancor vive di CijUsus Labitmiim L., Mantova (giardino 
pubblico Belfiore), settembre 1908. 

301. Melampsora epitea (Kunze et Sclim.) Tliiira. — Sacc. Siili. VII, 

p. 588. 
Su foglie di Salix Cuprea L. Presso Solferino, autunno 1907. 



— 55 — 

Sect. Didymosporae. 

302. Pxiccinia Cirsii Lascli. — Sacc. Syìl. VII, p. 634. - Sidow, Monogr. 

Ured., p. 55, n. 79. 
Su foglie di Cirsium. Redondesco, lugUo 1908. 

303. Puccinia Pimpinellae (Stiauss) Linlc. — Sacc. Syll. VII, p. 606. 

— Sidow., Monogr. Ured., u. 627, p. 408. 
Su caule e foglie di Chaerophyllum. Solferino, novembre 1907. 

304. Pucciuia Menthae Pers. Sgn. Fang., p. 227. — Sacc. Syll. VII, 

p. 617. — Briosi e Cavara, / Fimg. parass., n. 58. 
Su foglie di Mentila. Solferino, novembre 1907. 

305. Piiceiuìa Agropyri Eli. et Ev.— Sidow., Monogr. Ured.l,\ì. 823. 

Aecidium ClematkUs DC. — Sacc. Syll. VII, p. 774. 
Allo stadio di Aecidium. Su Clematis Vitalba. Bosco Fontana (Man- 
tova), Estate 187 7. Legit A. Trotter. 

306. Puccinia Poartim Niels. — Sacc. Syll. VII, pag. 625. — Sidow, 

Monogr. Uredin., p. 795. 
Su foglie di Tassilago Farfara L. Cavriana, novembre 1907. 



cohors ASCOMYCETAE. 

Fam. PERISPORIACEAE. 

Sect. Phaeodictyae. 

307. Capnodium Querciimm (Pers.) Berk. et Desmaz. — Sacc. Syll. I, 

p. 79. — A. Trotter, 1 microm. delle grdle, n. 32. p. 15. 
Su galle di Cynips calids (Quercus pedunculata) al Busco della 
Fontana, presso Mantova, marzo 1900 (A. Trotter). 

Fam. SPHAERIACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

308. Giiig^iiai'dia Cookeaua (.\uers.) Feltyen-Ti'averso, Fior. ital. crypt. 

Voi. II, fase. 2, p. 390. — Laestadia Cookeana Sacc. Syll. 1, 
pag. 421. 
Su foglie di Quercus pedunculata Ehrb.; associata al Coryneum 
foliicolum Fuck. — Legit A. Trotter. Bosco della Fontana 
(Mantova), marzo 1900. 



- 56 — 

309. Giiiguardìa Cerris (Pass.) Trav., Flora it. rri/pt. Voi. II, fase. 2, 

p. 390. — Tmestadia Cerris (Pass.) Sacc. iSyZ/. I, p. 421. 
Su foglie ili Qìiercus Cerris L. Bosco della Fontana (Mantova), 
marzo 1900. 

Sect. Phaeodyctiaa. 

310. Pleospora inedia Niessl. — Sacc. Si/Il. II, p. 244. — Berlese, Icon. 

Fwif/. II, tab. XV. 
Su caule secco di Iris germanica L. Redondesco, novembre 1908. 

311. Pleospora scirpicola (De Cand.) Karst. — Sacc. S//U. II, p. 265. 

— Berlese, Icon. Fung. II, tab. XVI. 
Su calamo di Scirpus lacnstris L. Lago di Mantova (Superiore), 
maggio 1907. 

312. Pleospora Asparagfi Rabenh. — Sacc. Si/U. II, p. 268. 

Su Asparagns officinalis L. Redondesco, ottobre 1908. 

313. Rosellinia iiecatrix (R. Hartig.) Beri. — Sa.cc. S gli. XVII, pa- 

gina 595. — Dematophora necatrix R. Hart. 
Sulle radici dei Gelsi. Redondesco ed in altre località del Man- 
tovano, autunno 1908. 

Sect. Phaeophragmiae. 

314. Massaria iii<]iiiuaiis (Tode) Fr. — Sacc. Sgll. II. p. 5. 

Su l'ami di Acer campestre L. Cavriana (Colli morenici), nov. 1907. 

Fam. CERATOSTOMATACEAE. 

Sect. Hyalosporae, 

315. Mainiania spiculosa (Batsch.) Trav., Fi. Hai. cri/pt., pag. 167. — 

Gnomoniella fimbriata (Pers.) Sacc. SgU. I, p. 319. — Briosi e 
Cavara, / Fungi parass., n. 176. 
Su foglie di Carpinus Betnlns L. Bosco della Fontana (Mantova), 
marzo 1900. Legit A. Trotter. 

Fam. HYSTERIACEAE. 
Sect. Scolecosporae. 

316. Colpoma querclmim (Pers.) Wallr. — Sacc. Sijll. II, p. 803. 

Su rami di Quercus pedunculata Elirb. Bosco della Fontana (Man- 
tova), marzo 1900. Legit A. Trotter. 



— 57 — 

Fara. EXOASCACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

317. Exoascus deformans (Beik.) Fuck — Sacc. Sijll. Vili, p. 816. 

— Briosi e Cavata, I Fungi parass., n. 104. 
Su foglie di Amijgdahis Persica Gel Dintorni di Mantova, set- 
tembre 1908. 

318. Exoascus Pruni Fuckel. — Sacc. Syll. Vili, p. 817. — Briosi e 

Cav., / Fungi parass., n. 105. 
Sulle foglie e più frequentemente sui frutti del Prunus dome- 
stica L. Redondesco, settembre 1907. 



cohors PHYCOMYCETAE. 

Fam. PEEONOSPORACEAE. 

319. Plasmopara viticola (Berk. e Curt.) Beri, e De Toni. — Sacc. 

Syll. VII, p. 239. — Briosi e Cavara, I Fmig. parass., n. 1. 
Sulle foglie di Vitis vinifera L. Redondesco, autunno 1908. 

320. Pliytophtora infestans (Mont.) De Bary. — Sacc. Syll. VII, pa- 

gina 237. — Briosi e Cavara. / Fungi parass., n. 26. 
Sul Pomodoro [Solanum Lijcopersicum L.). Redondesco, aut. 1908. 



Cohors MIXOMYCETAE. 

Fam. PHYTOMYXACEAE. 

Sect. Hyalosporae. 

321. Plasmodiophora Brassicae Woron. — Sacc. /S'?///. VII, part. I, 
p. 464. — Briosi e Cavara, I Fungi parass., n. 1 26. 
Nel sistema radicale dei cavoli (Brassica oleracea L.). Redondesco 
ed in altre localitcà del Mantovano, autunno 1907. 



— 58 



cohors DEUTEROMYOETAE. 

Fani. SPHAERIOIDACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

322. Phyllosticta aesculicola Sacc, Mirìi. I p. 134. — Sj/U. Ili, i>. 4. 

Su foglie (li Aesculiis Hippocastanmn L. Mantova, Giardino pubbl. 
Belfiore, settembre 1908. 

323. Phyllosticta Laurocerasi Sacc. et Speg. — Sacc. Si/IL III, p. 4. 

Su foglie morte di Prnnus Lauro Cerasus L. — Mantova, Giardino 
pubblico Belfiore, autunno 1908. 

324. Phyllosticta ocellata Pass, e Beltr. — Sacc. ^////. III, p. 12. 

Su foglie di Limone {Cttrns Limonum Risso). Redondesco, giu- 
gno 1909. 

325. Phyllosticta viticola Sacc. e Speg. — Sacc. Syìl. Ili, p. 19. 

Su foglie di Vitis vini/em L. Redondesco, agosto 190S. 

326. Phyllosticta coriiicola (DC.) Rabh. — Sacc. S>jll. Ili, p. 21. 

Su foglie di Conius saiic/iiinea L. Goito, novembre 1907. 

327. Phyllosticta limbalis Pers. — Sacc. Si/Ì/. Ili, p. 24. 

Su foglie ancora vive di Buxìis sempervirens L. Mantova, mag- 
gio 1908. 

328. Phyllosticta Ma^noliae Sacc. Sijll. Ili, p. 2.5. 

Su foglie di Magnolia grandiflora L. Mantova, ottobre 1908. 

329. Phyllosticta aluisfeiia Tliiim. - Sacc. Si/lL III, p. 31. 

Su foglie ancora verdi di Alnus glutinosa Gaert. Presso Mantova, 
giugno 1908. 

330. Phyllosticta fragaricola Desm. et Rob. — Sacc. Syll. Ili, p. 40. 

Su foglie di Fragaria vesca L., associata alla Sphaerella Fraga- 
riae (Tul.) Sacc. Redondesco, settembre 1908. 

331. Phoma Massaloilgiaua Trotter, Lmicromiceti delle galle, n. 5. p. 7. 

— Sacc. Sgll. XVI, p. 873. 
Su galle secche di Cgnips aries, corruplrix, Kollari, ecc. al Bosco 
della Fontana, presso Mantova, marzo 1900 (A. Trotter). 



- 59 — 

332. Phoma Briardìana A. Trotter, / microm. delle galle, n. 8, p. 8. — 

Sacc. Syll. XVI, p. 873. 
Sa g'alle secche di Andn'cus fecundator (Qiiercus pedunciilata Elirb.) 
al Bosco della Fontana (Mantova) iiiHizo 1900 (A. Trotter!). 

333. Plioma cecidopllila Truttei-, 1 min-om. delle galle, n. 11, p. !). — 

Sacc. SijIL XVr, p. 873. 
Su galle secche di Andricus fecundator {Qtierciis pediincula(a) ai 
Bosco della Fontana (Mantova), marzo 1900 (A. Trotter!). 

334 Phoma persioaria Scluilz. et Sacc. — Sacc. S/jll. Ili, p. 74. 

Su rametti secchi di Pesco {Amygdcdus Persica Gel.). Eedon- 
desco, ottobre 1908. 

335. Phoma Ruborum AVest. — Sacc. Syìl. IH, p. 76. 

Sn rami di Uubìis L. Bosco della Fontana (Mantova), niaizo 1900. 
Legit A. Trotter. 

336. Phoma cineresceus ^acc. Syll. Ili, p. 96. 

Su lamo di Ficus Carica L. Redondesco, settembre 1907. 

337. Phoma revellens Sacc. Syll. Ili, p. 99. 

Su ramo secco di C'ory/^/s Jt'e//««a L. Redondesco, autunno 1908. 

338. Phoma errahunda Desm. - Sacc. Syll. Ili, p 128. 

Sucauledi Verbascum. Bosco della Fontana (Mantova), marzo 1900. 
Legit. A. Trotter. 

339. Phoma acuta Fuck. — Sacc. Syll. Ili, p. 133. 

Su caule di Urtica dioica L. Bosco della Fontana , presso Man- 
tova, marzo 1900. Legit A. Trotter. 

340. Phoma melaena (Fr.) Mont. et Dur. — Sacc. Sull. III. p. 135. 

Su caule di Asfragalus glijcyphyìliis L. Bosco della Fontana, presso 
Mantova, marzo 1900. Legit A. Trotter. 

341. Phoma ueriicola Pat. — Sacc. Syll. XIV, p. 883. 

Su foglie morte di Nerium Oleander L. Mantova, autunno 1908. 

342. Macrophoma HippoiSlossi (Mont.) Sacc. Syll. X, p. 199. 

Su cladodi di Ruscus aculeotus L. Solfeiino, novembre 1907. 

343. Sphacrouaema gallìcolum A. Trotter, 1 micr. delle galle, p. 11, 

n. 18. — Sacc. Syll. XVI, p. 888. 
Su galle secche e cadute di Cynips ralicis (Quercus pedunculata) 
al Bosco della Fontana, presso Mantova, primavera 1899 
(A. Trotter!). 



— 60 — 

344. Vermicularia herbarura West. — Sacc. Syll. Ili, p. 226. 

Su caule putrido. Mantova, novembre 1908. 

345. Vermiculsiria Hepaticae Peck. — Sacc. 5'////. XIV, p. 907. 

Su Hepattca triloba Gii. Solferino, novembre 1907. 

346. Cytospora clypeata Sacc. %//. HI, p. 252. 

Su sarmenti di Biihus. Redondesco, autunno 1907. 

347. Cytospora germanica Sacc. Sijll. III, p. 262. 

Su rami di Salix aJùa L. Mantova (dintorni), antunno 1908. 

348. Cytospora Pini Desm. - Sacc. Si/il. HI, [i. 270. 

Su rametti di Pinus. Solferino, novembre 1907. 

Sect. Phaeosporae. 

349. Spliaeropsis rerasina Peck. — Sacc. Syll. Ili, p. 293. 

Su foglie cadute di Pntmis Lauro- Cerasus L. Mantova, giardino 
pubblico Belfiore, autunno 1908. 

350. Couiothyrium iusitiviim Sacc. St/ll. Ili, p. 306. 

Su rametti secchi di Monis. Solferino, novembre 1907. 

351. Couiothyrium Diplodiella (Speg- ) Sacc Si/ll. Ili, p. 310. 

Sui grappoli d'uva. Redondesco, autunno 1908. 

352. Coniothyrium conorum Sacc. et Roum. — Sacc. SijU. Ili, p. 313. 

Sulle squame di strobili di Abies. Mantova, autunno 1908. 

353. Chaetomella atra Fuck. — Sacc. Sj/ll. Ili, p. 321.— A. Trotter, 

I ìHÌcrom. delie Galle, p. 17, n. 38. 
Su galle secche (squamette esterne) di Andricus fecundator (Quer- 
cus pedunculata). Al Bosco della Fontana presso Mantova, 
marzo 1900. (A. Trotter!). 

Sect. Phaeodidymae. 

354. Diplodia Ligustri West. — Sacc. Syll. Ili, p. 347. 

Su rametti secchi di Lignstrum nilgare L. Bosco della Fontana, 
settembre 1907. 

355. Diplodia lauriua Sacc. iSi/ll. IH, p. 348. 

Su rametti di Laurus nobilis L. Solferino, autunno 1907. 

356. Diplodia myxosporioides Sacc. Syll. Ili, p. 352. 

Su corteccia di Platanus. Redondesco, ottobre 1908. 



61 — 



Sect. Hyalodidymae. 

357. Ascocliyta Pisi Lib. — Sacc. Xyll. Ili, p. 397. — Briosi e Cavara 

1 Fungi jmrass., n. 119. 
Su foglie di Pisello (P/s«<)H sativum L.). Redoiidesco, autunno 1908. 

358. Ascochyta laurina F. Tassi — Sacc. Si/ìì. Ili, p. 946. 

Su foglie ancora vive di Launis nobilis L. Kedondesco, settem- 
bre 1908. 

Sect. Phaeophragmiae. 

359. Hendersouia couorum De Lacr. — Sacc. Sijlì. Ili, p. 430; X, 

pag. 324. 
Su strobilo d'abete. Mantova, autunno 1908. 

Sect. Scolecosporae. 

360. Septoria Viiicae Desni. — Sacc. SijU. X, p. 379. 

Su foglie di Vinca minor L. Bosco della Fontana, marzo 1900. 
Legit A. Trotter. 

361. Septoi'ia Aeseuli (Lib.) West. — Sacc. Stili. Ili, p. 479. 

Su foglie di Aescidus Hippocastammi L. Mantova, settembre 1908. 

362. Septoi'ia coruicola Desm. — Sacc. SjiU. Ili, p. 492. — Briosi e 

Cavara, / Fungi parass., u. 196. 
Su ramo di Cornus sanguinea L. Mantova, autunno 1907. 

363. Septoria uericola Passer. — Sacc. Sgll. Ili, p. 497. 

Su foglie di Nerium 0/eander L. Mantova, autunno 1908. 

364. Septoria Hepatieae De.sm. — Sacc. SylL III, p. 522. 

Su Hepatica triloha Clioix. Bosco della Fontana, marzo 1900. 
Legit A. Trotter. 

365. Septoria Clematidis Rob. e Desm. — Sacc. iS'////. Ili, p. 524. 

Su foglie di Cìematis. Dintorni di Mantova, 22 sett. 1907. 

366. Septoria Convolvuli Desm. — Sacc. SijU. Ili, p. 566. 

Su foglie di Convolvulus arvensis L. Solferino, novembre 1907. 

367. Septoria graminiim De.'im. -- Sacc. StjlL III, p. 565. — Briosi 

e Cavara, / F'ungi parass., n. 197. 
Su frumento (Triticum vulgare L.). Redondesco, giugno 1908. 



— 62 - 

Fani. MELANCONIACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

368. Gloeosporiiim frigidum Sacc. Stjìl. Ili, p. 7(»4. — Fiwgi it. t. 1023. 

Su foglie di Evonymus japonica L. — Eedoudesco, aprile 1909. 

Sect. Phaeophragmiae. 

369. Coryiieiim Kuuzei Corda. — Sacc. <S////. Ili, p. 778. -- A. Trotter. 

l microm. delle f/rille, p. 17, n. 40. 
Su squamette e.stenie di galle secche di Andricns fecundafor (Qiier- 
riis ped'inriiltda Elirb.) Bosco della Fontana (Mantova), marzo 
1900 (A. Trotter!). 

370. Corj'ueum foliicolum Fiick. — Sacc Si/ll. IH, p. 780. — Fungi 

it. t. 1005. 
Su foglie di Querciis pedunculata Elirb. Bcsco della Fontana (Man- 
tova), marzo 19i)0. Legit A. Tiotter. 

371. Pestalozziii microspora Speg. Sacc. Sijll. Ili, p. 789. 

Su foglie vive di Hedera lìeìix L. Solferino, novembre 1907. 

372. Pestalozzia Guepiui De.sm. — Sacc. Sijll. Ili, p. 794. — Briosi 

e Cavara. / Fungi paranf!., n. 1.50. 
Su foglie di Qnerrus. Mantova, autunno 1908. — E su foglie di 
Camellia japonica L. Mantova, autunno 1907. 

373. Pestalozzia monocliaeta Desni. var. gallicola A. Trotter, I 

mio: delle galle, n. 29, p. 14. — Sacc. Sgll. XVI. p. 1016. 
Sulle squamette esterne, alla faccia e.sterna, di galle secche di 
Andricns fecundator (Qiiercus pedancidaia Eiirb.) Al Bosco 
della Fontana i>resso Mantova, marzo 1900 (A. Trotter). 

coiiors TI Y P H M Y C E T A E. 

Fam. MUCEDINACEAE. 
Sect. Hyalosporae. 

374. Mouilia fnictigeua Pers. — Sacc. SijU. IV, p. 34. - F. it. n. 848. 

Su mele marcescenti. Redondesco, autunno 1908. 

37.5. Ovularia ovata (Fuck.) Sacc. ,%//. IV, p. 144. — F. it. t. 980. 
Su iSalvia pratensis L. Redondesco, maggio 1908. 



— 63 — 

Sect. Phragmosporae. 

376. Ramularia lactea (Desm.) Sb.cc.Sì/11. IV, p. 201. 

Su Viola tricolor L. Bosco della Fontana. Primavera 1907. 

377. Ramularia menthicola Sacc. Sijlì. IV, p. 213. 

Su Mentita silvestris L. Bosco della Fontana, giugno 1907. 

Fara. DEMATIEAE. 

Sect. Dictyosporae. 

378. Ooniotliecium effiisum Corda. — Sacc. Syll. IV, p. .508. 

Su legno putrido di Popu!/is nigra L. Solferino, 14 nov. 1907. 

379. Speira toriiloides Corda. — Sacc. Syll IV, p. .514. 

Su legno putrido. Redondesco, settembre 1909. 

380. Maerosporiiim Clieirantlii (Lib.) Fr. — Sacc. Syll. IV, p. 523. 

Su foglie ancora verdi dal Cheiranthns Cheiri L. Redondesco, 
maggio 1908. 

381. Macrospoi'ium Lycopersici Plow. — Sacc. Si/li. X, p. 676. 

Su frutto marcescente di Solanum Lycopersicum Tourn. — Re- 
dondesco, autunno 1908. 

382. Maci'ospoi'iiim Violae Pollacci, Atti Istit. Bot. Pavia, 2'' ser., V. 

1897, pag. 192, tab. VII, f. 1-.5. — Sacc. Syll. XIV, p. 1094. 
Su foglie di Viola odorata L. Redondesco, estate 1908. 

Sect. Phaeophragmiae. 

383. Clasterosporiiiin Amygdalearum (Pass.) Sacc. Syll. IV, p. 391. 

Su foglie di Amyydalus Persica Cel. Redondesco, 29 agosto 1908. 

Sect. Phaeosporae. 

384. Epicoceiim pnrpiirascens Ehrenb. — Sacc. Syll. IV, p. 766. 

Su foglie di Viola odorata L. Redondesco, autunno 1908. 

Sect. Scolecosporae. 

385. Cercospora cerasella Sacc. Syll. IV, p. 460. — Briosi e Cavara I 

Fungi parass. n. 16. 
Su foglia morta di Pninus Cerasus L. — Redondesco, novem- 
bre 1908. 



— &i — 

386. Cercospora circiimscissa Sacc. Sijìl. p. 460. 

Su foglie di Pesco {Amygdalus Persica L.) — Reclondesco 29 
agosto 1908. 

387. Cercospora Rubi Sacc, Syll. IV, p. 461. 

Su foglie di Buhus fruticosus L. Solferino, novembre 1907. 

388. Cercospora neriella Sacc. Si/Il. IV, p. 473. — Biiosi e Cavara 1 

Fungi par. n. 184. 
Su foglie di NeriuM Oleander L. Redondesco, settembre 1908. 

389. Cercospora Bolleaiia (Thiim.) Speg. — Sacc. Sijìl. IV, p. 475. — 

Briosi e Cavara, / Fungi parass. n. 85. 
Su foglie di Ficus Carica L. — Redondesco, autunno 1908. 

MYCELIA STERILIA. Sacc. s.,//. xiv, p. ii38. 

390. Sclerotium pyrinum (Nees) Fries. — Sacc. SijH. XIV, p. 1167. 

Peuzig, Sliiili Bot. sugli agrumi, p. 432, tab. XLVIII. 
Su frutto di Limone (Cilrus Limomim Risso). Mantova, au- 
tunno 1906. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



SULLA 

NUTRIZIONE E RIPRODUZIONE 

NELLE PIANTE. 

RICERCHE 

DEL 

Dott. LUIGI MONTEMARTINI 

Liliero Docente di [ìotanica nella R. Università di Pavia. 

(Parte I e II). 

Uno dei capitoli più nuovi ed interessanti della fisiologia vegetale 
è certamente quello che riguarda la Fisiologia della Riproduzione (Fortp- 
fianzimgsphysioJogie), intendendosi per tale, come la definisce il Klebs, la 
formazione di germi speciali individualizzati e distinti, per forma e 
struttura, dalle altre parti vegetative della pianta ^ 



1 Sono dunque da comprendersi in questo studio anche quei processi agamici iapo- 
gamia di De Bery, o upomixia di Wiukler, partenogenesi e certi casi di poliembrionià) 
che il Kiister considera come moltiplicazione vegetativa, ma che, come nota il Terracciano, 
muovono dalla stessa attività, da cui muove la formazione degli organi sessuali e sono 
« l'esplicazione ultima di processi intimi che sfuggono alla nostra materiale constatazione 
«e che si determinano in speciali condizioni ». Dal nostro punto di vista va anzi tenuta 
ben distinta, come fanno l'Enriques e il Vuillemiu, la sessualità dalla riproduzione: la 
prima si associa spesso alla seconda, ma, come si vede negli organismi inferiori, ora la 
precede, ora la segue, e ne è affatto indipendente. Anche il Mdbius parlando di riprodu- 
zione dà tanta importanza alla agamica quanto alla sessuale: per lui nelle alghe la ses- 
sualità è un fenomeno secondario, mentre l'atto più importante è l'origine del germe nuovo. 

Non si possono invece considerare come atti di vera riproduzione, nel senso qui sopra 
esposto, certi casi di apomixia e molti dei casi studiati dal Terracciano [bulbi flcazione , 
tnberizsasione, ecc.), i quali, per quanto conducano a risultati biologicamente equipollenti 
alla riproduzione, pur tuttavia, trattandosi di semplice distacco o scissione di parti vege- 
tative più meno differenziate, rientrano nella moltiplicazione vegetativa quasi come mo- 
dalità dell'accrescimento. 

Atti dell'Isl. Bot. dell' Uiiiversità di Pavia — Serie II. — Voi. XIV 7 



— 66 — 

Fondato, si può dire, dal Klebs, che fu il primo a considerare la 
formazione degli organi riproduttori soltanto in sé ed in relazione alle 
condizioni nelle quali si presentano, senza riguardo alla loro speciale 
destinazione teleologica, questo capitolo trova posto solo nei trattati più 
moderni pur raccogliendo una letteratura già abbastanza ricca ed im- 
portante. 

Nelle sue lezioni di fisiologia, il Jost così ne circoscrive l'argo- 
mento: " Was veranlasst nun den Organismus auf einmal in seiiier bi- 
" siierigen Production von Vegetationsorganen eine Aenderung eintreten 
" zn lassen, was sind die Gninde ftir das Auftreten der Fortpflan- 
" zungsorgane? „ 

E più avanti : " Die Fragen einer Pliysiologie der Fortpflanzung 
" sind folgende: Was sin d die Ursaclien der Bliitenbildung? Was die der 
" vegetativen Fortpflanzung? Wie verhiilt sicli die Fortpflanzung zum 
" rein vegetativen Waclistum? Welche Bedeutung hat die Fortpflan- 
" zung ? Welche spezieile die ungescblechtliche, welche die geshlacli- 
" tliche? „ 

Le mie ricerche sono dirette specialmente a rispondere alle prime 
di queste domande, ed il mio lavoro si divide in sei parti: 

I. Introduzione bibliografica; 

II. L'alimentazione minerale delle piante in rapporto colla formazione 
degli organi di vegetazione e di riproduzione; 

III. Influenza delle condizioni esterne sopra l'assorbimento e l'assimi- 

lazione dei diversi elementi minerali, in relazione alla riproduzione ; 

IV. Condizioni nelle quali si presentano, in natura, gli organi di ri- 

produzione; 
V. Conclusioni generali; 
VI. Applicazioni pratiche. 

Pubblico oi'a le prime due parti, in attesa di completare le ricerche 
già iniziate per le altre. 

Dall' LstHulo Botanico di Pavia, li ottobre 1909. 



67 — 



PARTE PRIMA 



Introduzione Bibliografica. 

Nutrizione, accrescimeuto e riproduzione. — I primi studi 
del Klebs (I-VI) riguardano principalmente le piante inferiori. Egli 
osservò clie in molte alghe e funghi il tallo cresce in modo indefinito 
finché sono favorevoli e rimangono invariate le condizioni esterne, 
mentre forma spore agamiche e gameti quando intorno ad esso la luce, 
la temperatura, l'umidità, la concentrazione o composizione del sub- 
strato, ecc. presentino variazioni sfavorevoli all'accrescimento. Ed ap- 
profondendo meglio le sue osservazioni, potè concludere che in generale 
lo stimolo {morphogener Beiz) che spinge il tallo a dare o l'una o l'altra 
delle forme riproduttrici si può ridurre ad un cambiamento nella nu- 
trizione, per cui p. e. nella Saprolegnia mixta la vera riproduzione si 
presenta quasi come una i-eazione dell'organismo verso i cambiamenti 
esterni sfavorevoli all'accrescimento e alla conservazione dell'individuo: 
l'aria, la traspirazione, la luce, la temperatura, ecc. non sono che fattori 
secondari, i quali agiscono indirettamente in quanto modificano i pro- 
cessi di nutrizione ^. 



' Le osservazioni del Klebs sopra i vegetali inferiori, ripetute e confermate da 
Winkler, Seliber, Freund ed altri e citate nei trattati più recenti, trovano riscontro in 
molte osservazioni sparse di diversi autori. 

Anche il Schultz e l'Enriques hanno segnalato infatti formazione di zoospore e atti 
di fecondazione provocati da mancanza di nutrizione, o da freddo, da ferite, ecc., nel 
corpo dei protozoi. 

Per le alshe, io pure ho osservato (II) che la copulazione delle Spirogire ha luogo 
attivamente e tumultuariamente quando venga a mancare l'acqua esterna e le condizioni 
ambienti diventino sfavorevoli all'accrescimento; Comère ha constatato lo stesso fatto per 
la formazione delle zoospore e cistospore di parecchie altre alghe; Pritsch (I e II) uè 
ha illustrato la periodicità dei fenomeni vegetativi in relazione alle condizioni esterne 
Bennett ha confermato l'azione di tali condizioni sul modo di riproduzione àcW Hydro- 
dictiioii: Benecke (II) ha rilevato come l'attività sessuale delle Vaiicheria dipenda dalla 
composizione chimica del substrato; Livingston ha notato l'azione di certi sali sopra la 
formazione delle zoospore; Lindau accertò che la vita associata ad un fungo impedisce 
alle alghe dei licheni la produzione di zoospore; Matruchot e MoUiard osservarono l'azione 
della composizione chimica del substrato sopra la forma e la struttura del tallo delle alghe. 

Per i funghi -le osservazioni sono ancor più numerose. Nello stesso ordine di idee del 
Klebs, il Bachmann ha visto che in certi substrati il Thaìiiuidinm clegaiis forma unica- 



— 68 — 

I rapporti tra l'accrescimento vegetativo, che è in dipendenza di- 
retta da una nutrizione normale, e la riproduzione sono formulati dal 
Klebs (VI) nelle seguenti quattro proposizioni: 



mente micelio, senza sporangi: il Raciborski )ia pot-iito affei'mai-t' che teoricamente si puh 
impedire fino all'infinito la formazione delle zigospore di Basidiobolns rff««/7;;«. le quali si 
presentano solo quando la soluzione nutritiva esterna si esaurisce (ciò che richiama gli comi- 
ceti parassiti che foi-mano le oospore solo quando sono per esaurirsi i tessuti dell'ospite); 
il Wager ha notato che gli organi sessuali dei funghi si formano in dipendenza di spe- 
ciali condizioni di nutrizione e di accrescimento; il Ternetz ha trovato che neWAsco- 
phallus cariieiis la spinta ( Vcrtiiilns»nìig) alla formazione degli organi fruttiferi è data 
da una diminuzione nell'assorbimento della nutrizione: il Gijssl e il Benecke (I) hanno 
rilevato l'azione diversa che certe combinazioni nutritizio esercitano sopra l'accrescimento 
e la formazione degli organi di fruttificazione à^WAspcrgilliis niger. Abbiamo poi molte 
altre osservazioni isolate intorno all'influenza che esercitano sopra lo sviluppo di questa o 
di quelha forma di micelio e dell'una o dell'altra forma fruttifera la luce (Klein e Reide- 
meister per la Botri/lis cinerea. Griintz pei Piloboliis. Lendner pei Miicor, Magnus per 
diversi altri funghi), la concentrazione del substrato (Bachmann, Eschenhagen, Schmidt, 
Yasuda per le muffe comuni: Raciborski per il Basidiobolns) o la sua composizfone chi- 
mica (Bonecke, Coupin, MoUiard, Giissl, Kiihl, Nikitinsky, Planchon, Ray, Reed per pa- 
recchie muffe), l'acqua (Werner por lo Nectria e Vola/ella. Deleano per gli Asperqillus), 
la pressione osmotica (Falk pei Zigomiceti), ed altri fattori variabili (Guéguen per le Mo- 
niìifi e Neger per le Erisifee): si tratta sempre, lome osserva il Lendner, di azioni in- 
dirette sopi-a la nutrizione, ed infatti i Pilobolns non danno corpi fruttiferi non solo 
quando si trovano in condizioni sfavorevoli di illuminazione, ma anche per altre cause 
contrarie alle manifestazioni generali della vita. 

iSi devono qui richiamare le interessanti considerazioni del Dangeard intorno all'a- 
zione del modo di nutrizione sopra il differenziamento e l'evoluzione dei vegetali inferiori. 
Secondo questo autore, le diverse parti del corpo delle tallofite, originariamente uniforme 
ed uniformememente nutrito, si sono differenziate tra di loro per sopraggiunte necessità 
di nutrizione quando, in seguito a fissazione, non tutte si trovarono in condizioni eguali 
per assorbire ed utilizzare il nutrimento esterno: si presentarono allora ineguaglianze fra 
cellula e cellula e si accentuò la differenza tra apparato vegetativo ed apparato riprodut- 
tore. In tali esseri la riproduzione si presenta in forma di incistamento nelle cellule in 
cui manca o nou è sicura la nutrizione, ed anche quando compare la sessualità, essa ha i 
caratteri di fenomeno nutritizio e si presenta come autofagia: il protoplasma, non trovando 
intorno a sé riserve necessarie per il periodo di riposo, si unisce ad altro protoplasma. 
Questa teoria dell'autofagia, che corrisponde alla gamofagia di Miiller e che il Dangeard 
prese dal Van Rees, viene ammessa per le alghe anche dal Bennett ed ha importanza in 
quanto attesta i rapporti che vi sono tra la mancanza di nutrizione e la riproduzione, fa- 
cendo considerare, come fanno il Maire e l'Enriques, l'aBinità sessuale alla stessa stregua 
della fame, dovuta, come questa, ad un indebolimento dell'organismo : però essa non va 
ritenuta in senso assoluto sia perchè, come osserva il Vuillemin, mentre la nutrizione è 
l'assimilazione di sostanze estranee diverse per natura ed origine dalla sostanza vivente, 
la fecondazione è penetrazione reciproca di elementi equivalenti : sia perchè, come rileva 
il Klebs (VI), in certi casi (Sporodinia) i ganeti si sviluppano partenogenoticamente per 
mancanza di ossigeno, o per alta temperatura, o per siccità, o per altra causa che var- 
rebbe certamente ad aumentare il bisogno di nutrizione, non a diminuirlo. 



— 69 — 

I Accrescimento e riproduzione sono processi vitali die in tutti 
gli organismi dipendono da condizioni diverse; negli organismi infe- 
riori le condizioni esterne che provocano l'accrescimento o la riprodu- 
zione sono essenzialmente diverse; 

II. Fin die durano le condizioni esterne caratteristiche per l'ac- 
crescimento degli organismi inferiori, non ha luogo la riproduzione. Le 
condizioni favorevoli a questo processo sono sempre più o meno sfavo- 
revoli all'accrescimento; 

III. Accrescimento e riproduzione si distinguono anche perchè 
i limiti di azione delle condizioni generali di vita (temperatura, ossi- 
geno, ecc.) sono più ristretti per questa che per quullo. Di conse- 
guenza può aver luogo ancora accrescimento quando la riproduzione 
è impedita dall'azione troppo forte o troppo debole di una di tali con- 
dizioni '; 

IV. L'accrescimento appare per lo più come uno stadio prece- 
dente (Vorstufe) la riproduzione, e perciò come una delle condizioni 
interne per questa. Fino a un certo punto non ha importanza l'accre- 
scimento in sé, ma il lungo tempo di nutrizione che esso richiede. 

Estendendo poi le sue osservazioni alle fanerogame, il Klebs (VII) 
rileva pure in esse il contrasto tra accrescimento vegetativo e ripro- 
duzione, i quali, dice: " unterscheiden sich durch ihre speciellen Be- 
" dingungen und durch das Verhaltniss zu den geineinsamen allge- 
" meinen Bedingungen „. Anche nelle fanerogame infatti finché sono 
buone e restano invariate le condizioni di accrescimento vegetativo non 
ha luogo riproduzione, e l'autore é riuscito a prolungare per un anno 
e mezzo la vita vegetativa, senza fioritura, di una pianta di Moelvingia 
trinervia, specie che normalmente ha un ciclo vitale molto breve. Espe- 
rienze ed osservazioni simili egli ha ripetuto anche su Glechoma hede- 
racea, Fragaria lucida e parecchie altre piante ^, confermando sempre 
più il principio che anche per le fanerogame, come per i vegetali infe- 
l'iori, hanno importanza i cambiamenti esterni che conducono a quei 
complessi di condizioni che sono caratteristici per ogni fenomeno, e che 
anche le fanerogame possono essere coltivate in modo da dare organi 
vegetativi e di riproduzione a seconda dei cambiamenti nei processi di 
nutrizione provocati dallo sperimentatore. 



• Questo fatto è comune anche per le fanerogame: lo osserviamo p. e. nelle piante 
tropicali che, trasportate nei nostri elimi, possono vegetare ma non trovano le condizioni 
di temperatura, umidità, ecc. necessarie alla loro fioritura e fruttificazione. 

* Anche il Bédélian rileva che in serra, dove le condizioni di vegetazione sono quasi 
uniformi, la fioritura delle piante è più tardiva del normale. 



— ro- 
si occupa in modo speciale delle fanerogame il Mobiiis, il quale 
dopo avere rilevato (I) ciie la siccità e la luce favoriscono la forma- 
zione dei fiori mentre l'iiraidità e l'ombra danno la prevalenza agli 
organi vegetativi, in un lavoro più esteso sull'argomento (II), seguendo 
la traccia del Klebs, afferma che " die Fiuctification und die vegeta- 
" tiven Processe sind keine gleicliwertigen Lebensfunctinnen, sondern 
" stehen in einer gewissen Concurrenz zu einander: je besser und un- 
" gestorter die vegetativeu Processe verlaufen, uni so weniger ist 
" Gefahr fiir die Existenz des Individuus vurhanden ^ „. Non si può 
dunque dire, quando una pianta non fioiisce , che essa si trova iu 
condizioni anormali e patologiche, che anzi è più vero il contrario. Le 
cause occasionali della fioritura ])ossono essere diverse, quali mancanza 
di nutrizione esterna, lesioni traumatiche, attacchi di parassiti, sviluppo 
delle foglie, ecc., sempre però si riciiiedono nell'interno della pianta 
determinate condizioni provenienti da un jirecedente sviluppo vegeta- 
tivo (gli abeti p. e. fioriscono soltanto ogni 2-5 anni nelle regioni tem- 
perate ed ogni 6-8 sulle alte montagne, i pini ogni 3-5 anni, le quercia 
ogni 4-6, ecc. ^) e ciò perchè " die Pflanzen die bliitfnbildende Stoffe 
" nicht in einer Vegetationsperiode in geniigender Menge herzustellen 
" vermogen, sodass wirklich Bliithen entstehen konnen, sondern dass 
" sie meiirere Vegetaùonsperioden dazu nòthig haben „. 

L'antagonismo tra lo sviluppo delle parti vegetative e la forma- 
zione degli organi di riproduzione viene rilevato anche dall'Arthur, il 
quale ;)nre gli dà un significato teleologico. Egli ha osservato che la 
mancanza di nutrizione durante il peiiudo di accrescimento favorisce 
la formazione degli organi di riproduzione a scapito dello sviluppo ve- 
getativo e si ha l'opposto per un eccesso di nutrizione: però questo 
vale fino ad un certo punto, e l'agricoltore intelligente sa infatti che 
se una soverchia concimazione può dargli molta paglia e poco gl'ano, 



' Il Mobius mette avanti un concetto teleologico: fin che la pianta trova condizioni 
ottime per la sua esistenza, non ha bisogno di propagarsi; ma quando subentrano condi- 
zioni sfavorevoli che mettono iu pericolo la conservazione delTiudividuo, allora nasce il 
bisogno di provvedere alla conservazione della specie. 

Si vedrà più avanti come non si possa accettare una spiegazione simile che presup- 
pone nelle piante una coscienza quale non si trova neanclie negli animali superiori; basti 
qui constatare che la riproduzione si presenta quando le condizioni dell'individuo non 
sono normali. 

- Questo avviene anche per certe alghe. Così per es. l'Hoj't ha visto che in Inghil- 
terra la Dictyota dicliotoma produce le cellule sessuali ogni quindici giorni mentre a 
Beaufort N. C. le dà soltanto una volta al mese, mostrandosi in nna certa relazione colla 
marea: non è solo la luce che abbia influenza nel determinare tale fenomeno. 



— 71 — 

non concimando ottiene né l'uno né l'altro. Oltre i fattori esterni vi 
sono (liinqne delle cause interne che concorrono a determinare lo svi- 
luppo dei diversi organi. 

Riassumendo e discutendo tutti i lavori e le osservazioni prece- 
denti, Pfeifer, dopo avere riconosciuto che la formazione dui fiori è 
ostacolata da un soverchio sviluppo delle parti vegetative mentre d'altra 
parte richiede nella pianta un certo grado di sviluppo e di nutrizione, 
considera l'evoluzione {Eiitwickìung und Gestaltung) dell'organismo come 
una chemomorfosì la quale può essere diretta in un senso o nell'altro 
dalle più diverse combinazioni delle condizioni esterne. Però dopo avere 
ammesso che nei funghi e nelle alghe gli organi di riproduzione si for- 
mano soltanto quando intervengono determinati cambiamenti nelle con- 
dizioni esterne che si riflettono nei processi di nutrizione, riferendosi 
alle fanerogame così si esprime: " Die Erfalirungen an Bliithenpflanzen, 
" Farnen, Moosen, lassen indess keinen Zweifel, dass auch bei voller 
" Constanz der iiusseren Verhiiltnisse eine specifische Ontogenese durch- 
" laufen wird, dei endlicli zur Forniirung von asexnellen oder sexuellen 
" oder beideilei Fortpflanzungsniitteln fiihrt. „ E conclude che in questi 
casi i cambiamenti di condizione dai quali l'ontogenesi delle cellule 
equipotenziali è spinta in nuove vie, provengono, per autoregolazione, 
da cambiamenti interni, mentre nelle alghe e nei funghi dipendono 
dall'esterno. 

Una tale affermazione in contrasto coll'ultima conclusione del Klebs, 
non può essere accettata. Se nelle piante superiori, per la possibilità 
di accumulare una forte quantità di sostanze organiche ed inorganiche 
di riserva, la nutrizione e l'accrescimento in certi periodi della vita 
appaiono parzialmente o totalmente indipendenti delle condizioni esterne, 
non per questo si deve dimenticare che ogni stato interno è effetto di 
una determinata combinazione di condizioni esterne precedenti \ 

Non è dunque a meravigliarsi se molti altri studiosi hanno cercato 
le modalità di nutrizione interna o esterna che possono dar luogo alla 



' Si può quasi dire che lo stato interno fisico e chimico dei singoli organismi, anche 
dei più affini tra loro, è diverso a seconda delle condizioni esterne presenti e precedenti 
che influiscono ed hanno influito su di esso, così che è pure diverso, anche quando si 
trovano in condizioni identiche, il loro modo di reagire ad un medesimo stimolo. 

Importanti da questo punto di vista sono le osservazioni del Freund, il quale, ri- 
petendo e confermando gli studi del Klebs sopra le alghe, ha visto che ogni agente esterno 
pud produrre sopra di queste effetti diversi non solo a seconda delle condizioni esterne 
nelle quali agisce, ma anche a seconda delle condizioni precedenti all'azione sua: p. e., 
per le Vancheria, l'oscurità provoca la formazione delle zoospore solo se l'alga è nel- 
l'acqua e non se vegeta strisciante sul terreno, e per s\i Oedogoniam ed altre alghe prò- 



— 72 — 

formazione degli organi di riproduzione, variando la pretesa ontogenesi 
fissa delle fanerogame. 

In questo senso lia fatto interessanti ricerche il Loew (II, III e IV) 
dando importanza da una parte alla nutrizione minerale esterna e dal- 
l'altra a quella organica interna. Riguardo alla prima, non si può ne- 
gare, secondo lui, che con certe combinazioni la formazione dei rami 
e delle foglie sia cosi favorita da richiedere il consumo di tutto il ma- 
teriale organico disponibile, si che jpiìi non ne resti per lo sviluppo 



voca lo stesso feuomono solo (luando sieno cresciuti in acqua distillata e non in soluzioni 
nutritive. Ciò evidentemente per lo stato di nutrizione interna che è diverso in un caso 
e nell'altro. 

Per li' fanerogame, Scliimper (II) pensa die una piauta clie sia cresciuta cou una 
determinata nutrizione rappresenti un organismo addirittura diverso e con proprietà eco- 
logiclie e fisiologiche differenti da una pianta della stessa specie cresciuta con altra nu- 
trizione: le esperienze della seconda parte di questo lavoro confermano un tale concetto. 
Per quanto poi riguarda alle alti'e condizioni di sviluppo, da alcuue osservazioni di Bruyker, 
Gutzeit, e Kossowitsch (I) risulta che p. e. un disturbo anclie minimo causato in prin- 
cipio di vegetazione da un cambiamento di temperatura, si può riflettere anche dopo pa- 
recchi mesi nella vita della piauta manifestandosi pure nei fenomeni di fioritura, si che 
il Kossowitsch stesso potè dire (II) che cambiando le condizioni igieniche delle piante si 
può cambiare anche il loro modo di comportarsi rispetto all'ambiente esterno, ed il Fortier 
trovò che la fioritura dipende non solo dalle condizioni climateriche della primavera nella 
quale essa si svolge, ma anche da quelle di tutto l'estate e l'autunno precedente. 

Che lo stato chimico e fisico-cliimico interno di una pianta vari a seconda della nu- 
trizione che essa ha ricevuto, risulta, per le fanerogame, anche dalle ricerche di Teodo- 
resco {Iiijhifncc de l'acide earhoniijue .sur la forme et la stnictiire desplaiites: Rev. 
gén. de Botaiii(|ue, ]899) e di Godlewslii (Ueber das Niihi'stoffbediirfìiiss eiiiiger Kiil- 
tiiiiì/liiiiseii iiiid Ither die Abìiiiiigigkeit dcr Ziìsaiiiineiisetiniig dcr gecniteteii Pflniisen- 
siibstaiis loii der chcmisclieii Beschaffeiiìicit dcs Bodcns : Ztschr. landw. Ver. in Oesterr., 
1901), e pei funghi da quelle del Zellner (Chemie der hoheren Pilse, Leipzig, 1907), il quale 
fa dipendere la grande varietà dei composti contenuti in questi esseri dal fatto che e.ssi 
come parassiti e come saprofiti vivono sui substrati più diversi. Pei funghi anche il Far- 
neti (Iiìfonio allo sriliippo e al poliinorptuiio di mi niioro iiiicroiiiicete parassita : Atti 
dell'Istituto Botanico di Pavia, Ser. ii. Voi. vii, 1901), trovò che per la diversa nutrizione 
possono aumentare e modificare i fermenti diastasici segregati. La stessa cosa risulta pure, 
oltre che dall'esame delle ceneri di piante diversamente nutrite, anche dai rapporti tra 
nutrizione e malattie parassitarie, rapporti che oggi si spiegano non tanto per diversità 
di struttura anatomica, quanto per peculiari composizioni cliimiche (veggansi in proposito- 
G. Laurent, Beclierrlies expt'riìiieiitales sur Ics iiialadies dcs plaiites, in Aiiii.d. l'Iiist. 
Pasteur. 1898; P. Sorauer, Handhnch der PflanxenkraHtcliciten, in auH., Berlin, 1909, 
Bd. i; e L. Petri, Una esperiensa sopra il valore del cliemotropismo nell'azione pa- 
rassitaria dei fnngìii, in Rend. r. Ac. d. Lincei, Classe Scienze, 1909). Il Takabayashi 
(On the poisonons action of aiiininniinii snlts iipon plniits, in Bull, of the College of 
Agriciilt., Tokj'o, 1897), lia visto che con nutrizioni speciali' certe piante possono acqui- 
stare la facoltà di resistere anche a veleni inorganici. 



— 73 — 

delle gemme fiorali: il gesso, p. e., ed i nitrati di sodio e di potassio 
favoriscono lo sviluppo vegetativo ", mentre una ricca concimazione fo- 
sfatica 0, come hanno pure provato Miiller Tluirgau, Benecke (III) ed 
altri, una sottrazione di azoto conduce ad una fioritura precoce. Quanto 
alla nutrizione organica interna, il Loew pensa che una certa concen- 
trazione di zucchero nell'interno della pianta provochi nella sostanza 
embrionale una specie di irritazione -, donde verrebbe la differenzia- 
zione dei meristenii in organi della riproduzione ^ "La formazione dei 
fiori avverrebbe per una concentrazione di zucchero nella pianta, il che 



' In certi casi ed in determinate condizioni accelerano anche il ciclo evolutivo e la 
tioritura, come risulta dalle esperienze che verranno descritte nella seconda parte di questo 
lavoro. ' 

'' Di quale natura sia tale irritazione l'autore non dice, né a questo proposito è più 
chiaro il Fischfr che, come si vedrà, ha accettato e sviluppato la teoria del Loew. Il 
Falk, che ha visto l'azione dello zucchero sopra la formazione dei zigoti di certe alghe, 
inclina a credere che funzioni modificando la pressione osmotica dei succhi cellulari, ed a 
lui si accosta il Laurent (IV e V) il quale pensa ad una relazione tra la pressione osmo- 
tica interna e lo sviluppo dei sessi nei vegetali, considerando la pressione medesima 
come uno dei principali fattori morfogeni interni. Non pare però che si tratti di un 
semplice fenomeno osmotico ed è più probabile intervengano delle reazioni chimiche : che 
lo zucchero agisca sul chemismo del protoplasma risulta da osservazioni fatte nel labora- 
torio di Pfeffer intorno alla formazione 'della diastasi in soluzioni zuccherine di concen- 
trazioni diverse (W. Pfeffer, Uebar regnlatorische Bildung von Diastase, in Ber. d. 
ìiiafìi.-phijs. Classe d. k. Sachs. Ges. d. Wiss. 3. Leipsig. 1896). Lo si deduce anche 
dalla constatazione fatta da Palladine e Komleff (L'iii/liiciicr de la coiiceiitrotiùn des so- 
lutioiis sur r energie re.vpirafoire et sur la tnisfoniiatioii des snbstanccs daiis Ics plantes, 
in Eev. gèli. d. Botauiqiie, 1902) che l'energia respiratoria di foglie tenute in soluzioni 
di saccarosio diminuisce passando da concentrazioni minori a concentrazioni maggiori, e 
viceversa. 

Anche per i sali minerali, il Freund so-stiene che più ,che come fattori di turge- 
scenza agiscano per le loro proprietà chimiche. 

' E a notarsi che il Loew parla proprio di azione dello zucchero sulla sostanza 
embrionale e sulla conseguente differenziazione di questa in organi di riproduzione : in 
altre parole parla della formazione prima delle gemme fiorali; fenomeno che va tenuto ben 
distinto dallo svolgimento successivo di queste, ossia dalla loro apertura, la quale si ri- 
duce a semplice fenomeno di accrescimento. Le condizioni nelle quali ha luogo lo svolgi- 
mento delle gemme fiorali, che si comprende di solito col nome di fioritura, possono es- 
sere ben diverse da quelle della formazione differenziazione prima delle medesime, poiché 
i due fenomeni di solito hanno luogo in tempi diversi : per la vite, p. e., gli abbozzi dei 
grappoli che fioriscono in primavera si formano entro le gemme già nell'estate precedente 
(veggasi: U. Martelli, Epoca della forma-ione del grappolo nelle gemme della vite, in 
Nnov. Giorn. Boi. Italiano. 1892). 

Quel che importa ben precisare è in quali condizioni ha luogo questa prima diffe- 
renziazione, epperft non devonsi considerare come casi di formazione straordinaria di fiori 
i casi di fioritura autunnale anormale descritti come dovuti ad andamento irregolare delle 



— 74 — 

darebbe ragione di molti fatti: quando le radici sono in forte sviluppo 
e le sostanze elaborate nelle foglie emigrano verso esse e vi sono con- 
sumate, non può avere luogo formazione di fiori; quando si tolgono ad 
una pianta tutti i frutti ancora acerbi, si ingenera una concentrazione 
interna di zuccheri e si provoca per l'anno successivo un'abbondante 
fioritura, ecc. \ 

La teoria di Loew venne ripresa e sviluppata dal Fischer il 
quale, richiamando il contrasto tra organi di vegetazione e di ripro- 
duzione ed interpretandolo quasi come un fenomeno di concorrenza nel- 
l'utilizzazione delle sostanze nutrienti disponibili, considera tanto lo 



stagioni (la Beaiivenl, Cotte, Ducliartre, Gillot, Goebel, Goiran, Hauri e Martin, Hua, Jolly, 
Maige, Mfibius, Noblé, Pampanini, Pucci, Ridderstoffe, Sj'lvén, Ugolini, Wittrock, ecc., o 
che si riconobbero dipendenti da parassiti patogeni come ricordano il Kerner von Marilaun, 
il Moblus ed altri e come ebbi anch'io occasione di osservare (IV). Itt questi casi si 
tratta solo dell'apertura fuori stagione di gemme tìorali formatesi forse normalmente ed 
in ogni modo in condizioni diverse da quelle che ne determinarono lo svolgimento anor- 
male: si tratta cioè o di ritardato sviluppo di gemme dell'anno (metantesi), o di antici- 
pato sviluppo di gemme destinate alla primavera snccessiva (proantesi), e comunque si è 
davanti ad un perturbamento non dell'ontogenesi, ma solamente delle leggi che presiedono 
alla vita di relazione delle diverse parti della pianta (veggasi in proposito: L. Errerà, 
Cnnflits (le pri'sraiìce et r.xcitatinns iiiliibitoircs chcz Ics icg>'taii.\. in B. ci. I. Soc. 
Bùt. (1. Behjique, T. .xlii, 1905). 

E qui a ricordarsi che da recenti ricerche di Howard {UiìtiTsncliungcn ilber die 
Wiiitirrnlirpcriode der Pflaiisen, Inaug. Diss., Halle, 1906) risulta che nella maggior 
parte degli albei'i dei nostri climi il periodo di riposo invernale delle gemme non è né 
fisso né necessario, ma si presenta solo per le condizioni del clima iemale. 

Quanto si é detto delle fioriture fuori tempo provocate da malattie o da andamento 
irregolare delle stagioni, vale anche per quelle ottenute con anestetici o altri eccitanti 
(veggasi: W. Johannsen, Das Aether-Verfahren beim Frnlitreibcii ìiiit besonderer Berìi- 
rksiclififiiiiig dir Fliedertreibrrt'i. Jena, 1900 e 1906: a A. Maumené, Noiicelle mcthode 
de cìiìliirr forcfc dcs arbnstcs et des plnnfes soniiiis à V uction de l'iUIier et dii 
rliìoroplioi-nir. Paris, 190:3). 

' Anche il MoUiard (IV) accenna ad una relazione tra lo zucchero contenuto nelle 
piante e la fioritura: dice infatti d'essere riuscito collo zucchero a far sviluppare, nell'ipo- 
iiiiia. i bottoni fiorali dei nodi inferiori, che normalmente rimangono in vita latente. Perù 
si tratta qui non di vera differenziazione di gemme fiorali, ma del loro svolgimento, ep- 
perì) si rientra nell'ordine di fenomeni cui si é accennato nella uota precedente. 

Si riferisce invece proprio alla differenziazione prima di meristemi tìorali il Briem 
quando, parlando della fioritura precoce (nel 1° anno) delle barbabietole da zucchero ed accen- 
nando al fatto che essa si presenta specialmente se dopo la germinazione si ha un arresto di 
vegetazione dovuto ad abbassamento di temperatura (come aveva già visto lo Cserchàti). 
così cerca di spiegare collo Strohmer e prima del Loew il fenomeno, e sviluppa per il caso 
singolo una teoria completamente simile a quella del fisiologo di Tokyo: « Per azione delle 
« basse temperature l'intensità respiratoria subisce una riduzione assai più forte che l'a- 
« zione dei fermenti, donde una produzione di zuccheri riducenti maggiore del consumo 



- 75 — 

zucchero che le sostanze azotate come un materiale speciale di costru- 
zione [Baustoffe), e poiché nei fiori è attiva la respirazione, pensa che 
lo stimolo (Beizwirhaig) che spinge alla formazione di essi sia la pre- 
valenza del materiale lespiratorio (idrati di carbonio) sopra quello azo- 
tato S o in altre parole la prevalenza della nutrizione a luce ed aria 
(assimilazione del cai'bonio) sopra quella ad acqua e sali minerali ^ Cosi 
si spiega come la luce, la siccità e tutte le cause che, ostacolando lo 
sviluppo delle radici, rendono minore l'assorbimento delle sostanze mi- 
nerali ^, favoriscono la fioritura. 



« D'altra parte a queste basse temperature, nella parte aerea le relazioni tra la respira- 
« zione e l'assimilazione sono ben diverse che a temperatura normale: da cib la rottura 
< di equilibi'io fra gli elementi della giovane pianta e il conseguente cambiamento nel 
« rapporto della pressione osmotica tra le foglie e le radici. Se questa rottura di equilibrio 
« oltrepassa un certo limite variabile da individuo a individuo, il fenomeno dovrà avere 
<■ la sua mauifestazione nel periodo di ulteriore vegetazione della pianta. Con ogni proba- 
« bilitii l'eccesso di zucchero riduttore formatosi nella radice e non utilizzato per la re- 
• spirazione sarà condotto ai punti di vegetazione, e tale accumulo di materiali per la 
« formazione degli organi aerei, costituirà una condizione favorevole alla comparsa dei fusti 
« e liori ». 

' H. W. Wileg {Influensa deWambieiite snlìa coiiiposùioìie chimica delle piante, 
in Exp. Stai. Bcc, riassuntoin Sfaz. Spcr. Affr. J/aliaiic, Voi. xxxvi, 1903) avrebbe invece 
osservato nel mais che quanto più corto 6 il periodo vegetativo, ossia più precoce la fio- 
ritura, tanto è maggiore nei semi il contenuto in proteina e minore quello in amido. Non 
sempre dunque si ha sproporzione in uno stesso senso. 

- Ciò sarebbe in relazione con quanto ha osservato il Goumy nei suoi studi sui bot- 
toni degli alberi fruttiferi: il ramo a frutto ("■ sempre caratterizzato, dal punto di vista 
fisiologico, da un rallentamento della circolazione della linfa bruta, rallentamento che può 
risultai'e o da indebolimento del soggetto e del ramo, o da altre cause e che si traduce 
anatomicamente nella diminuzione del legno ed aumento del libro e dei tessuti di riserva. 
Anche il Goff (IIj ha visto che nel melo le gemme normali possono diventare fruttifere 
quando con certe operazioni (incisioni, torsioni, ecc.) si provochi intorno ad esse una con- 
centrazione delle sostanze elaborate nelle foglie. 

Che la produzione dei fiori sia, fin ad un certo punto, inversamente proporzionale 
all'assorbimento delle sostanze minerali, risulta anche da alcune delle analisi del Berthelot 
di cui si dirà in seguito: questo autore ha trovato p. e. che in esemplari di Cgnosiirns 
cristatus ci'esciuti all'ombra di un albero e che non avevano formato nessuna spiga, era 
contenuto maggior quantità di cenere che in altri esemplari, cresciuti vicino ai primi, 
nello stesso prato ma al sole, i quali avevano avuto un'abbondante fioritura. 

^ Il Fiscliei' accenna alla pratica per la quale, troncando le radici di un albero, se 
ne favorisce la formazione dei fioi-i. È però da osservare che un tale risultato non si può 
spiegare sempre per il diminuito assorbimento di aequa e di sali, che anzi qualche volta 
(veggasi : A. C. Ide, Snll'ampiitazionc delle radici nel melo e nel pero, in E.xp. Stai. 
Ree., riassunto in Staz. Sper. Agr. Italiane. Voi. xxxvii. 1904) l'amputazione provoca un 
maggiore sviluppo del sistema assorbente ed una più rigogliosa vegetazione di tutta la 
pianta. Anche il Baltet considera lo svihippo delle radicelle in seguito ad amputazione 



— 76 — 

Prendendo in considerazione gli stessi fatti, il Benecke (II) pensa 
che alla vita vegetativa occorra un certo equilibrio tra nutrizione or- 
ganica ed inorganica \ e che quando questo equilibrio è rotto in favole 
della prima, la vegetazione diminuisce e subentra la foimazione dei 
fiori ^: le parti vegetative e le fruttifere si distinguerebbero dunque non 
per la quantità ma per la qualità del nutrimento che richiedono. 

In modo più generico, il Diels, in un lavoro liassuntivo nel quale 
compendia anclie i risultati di molte sue osservazioni fatte nel clima 
australiano, rileva che i fattori che possono eccitare la formazione dei fiori 
nelle piante sono molti ed eteiogenei (luce, temperatura, siccità, ali- 
mentazione, ecc.), ma tutti agiscono producendo una " Sturung der ve- 
getativ forderlichen Ernahrung „. In ogni modo, afferma il Diels, la 
maturità vegetativa delle piante non è legata ad un determinato stadio 
di sviluppo vegetativo; richiede solo un minimo di lavoro vegetativo 
preparatorio ( Vorurheit), raggiunto il quale si ha una larghissima zona 
di variazione per la presentazione dei fiori, che dipende dalle circo-, 
stanze più varie e comi)licate. 



fìf'lle lailici come causa deirantiripata fioritura degli albei-i. ed osserva die l'effetto della 
operazione può essere infatti aiutato da concimazione e aerazione del terreno. Del resto 
che la formazione dei fiori possa essere aiutata, in certi casi, favorendo il funzionamento 
delle radici, lo riconosce anche il Fischer quando, insieme ai molti casi che egli cita dal 
Miibius a sostegno della sua teoria, ricorda che, secondo il Malkoff, il Sescni/iim orientale 
fiorisce tanto più rapidamente ed abbondantemente quanto più viene inaffìato. Più avanti 
vedremo anche noi che p. e. le A/iave danno fiori non solo quando vengono spogliate di 
una parte delle loro radici, ma anche quando si provochi una sproporzione inversa e ciot 
si danneggiano le foglie senza toccare il sistema radicale. 

Recenti ricerche poi di Calzolari e Maranesi dimostrano il fenomeno inverso: le de- 
corticazioni annulari dei rami di pesco favoriscono anche l'accrescimento degli organi ve- 
getativi superiori clie pur contengono quantità di ceneri inferiori al normale. 

' Anche per le alghe il Freund, sintetizzando le osservazioni del Klebs e le proprie, 
fa dipendere i fenomeni della vita vegetativa e di riproduzione dal rapporto tra le sostanze 
organiche e le inorganiche. 

- Pure il Benecke segue il concetto teleologico: « Viele Fflanzen, egli dice, dem 
« Stickstoffmangel abzufelilen snchen, indem sie unter Aufgabe ihier eigener Existenz. fiìr 
« Nachkommenschaft sorgen, d. h. bliihen und friichten ». 

È qui a ripetersi quanto si è già detto a proposito del Miibius : questa non è una 
spiegazione, ma solo la constatazione del fatto che la riproduzione si presenta quando le 
condizioni dell'individuo non sono buone. 

Il concetto teleologico va abbandonato anclie nell'interpretazione dell'evoluzione delle 
diverse parti del flore. Buscalioni e Traverso hanno dimostrato infatti l'importanza dei ma- 
teriali nutritizi (zuccheri, ecc.) che da tutte le parti della pianta convergono verso i rami 
fioriferi, nei fenomeni di riduzione che portano alla formazione dei petali ecc. La loro 
teoria si basa anch'essa sulla concentrazione di zuccheri nei rami fioriferi. 



— 77 — 

Anche De Candolle (II) sostiene l'indipendenza della formazione 
dei fiori dall'evoluzione vegetativa, basandosi sul fatto clie in un albero 
di BfOHSsonetia papyrifera eliti era stato mutilato, i fiori si presenta- 
rono subito, prima che le foglie avessero ripreso la loro forma adulta 
normale. 

Più esauriente a questo proposito è il Goebel nelle sue interes- 
santi ricerche di organografia e morfologia sperimentale (II, IV e V): 
egli dimostra che il ciclo vitale di ogni pianta normalmente avviene, 
è vero, in un determinato ordine che è caratteristico per ciascuna specie, 
ma può anclie variare sotto l'azione di condizioni esterne anormali, sì 
che alcuni stadi possono essere completamente saltati \ oppure ne può 
venire invertita la successione, o può anche arrestarsi ad uno di essi 
lo sviluppo dell'individuo. La formazione dei fioii è in contrasto col- 
l'accrescimento vegetativo e dipende anch'essa dalle condizioni esterne 
ed interne della pianta, tanto che l'autore, escludendo ogni concetto 
teleologico ed accoidando solo un'influenza secondaria alla selezione, 
conclude: " Die G-estaltuag der Bliiten ebeuso (wie die der Vegetations- 
" ergane ) abhangt von den Bedingungen unter denen sie angelegt 
" werden, nicht etwa von den Bediirfnissen der betreff"enden Pflanze „. 
Le condizioni esterne agiscono poi per una " Beeinflussung der Stoff- 
wechselerscheinungen „; ed accettando le idee di Fischer e Benecke; 
il Goebel pensa che la formazione dei fiori, ossia il differenziamento 
speciale dei meristemi che ad essa conduce, sia dovuta ad una spro- 
porzione tra la nutrizione organica interna e l'inorganica esterna; però 
" inwiefern quaiitativen oder quantitativen Verschiedenheiten der Bau- 
■' materialien in Betraclit kommen, lasst sich bei dem derzeitigen Stand 
" unserer Kenntnisse nicht sagen „. 

Invero se si esaminano i casi pi'ineipali osservati di presentazione 
anormale di fiori, si vede che essi, pur indicando condizioni speciali di 
nutrizione, non si possono ridurre ad una sola modalità o ad una sola 
specie di processi funzionali, ma anzi pare dipendano da circostanze 
varie e talora anche opposte, talché non è facile darne una spiegazione, 
e si deve piuttosto, col Diels, parlare di disturbi (Storungen) né fissi, né 
di una sola specie, né per anco ben noti. 



' La stessa cosa viene affermata anche dal VBchting (I e II) parlando dei tuberi. 
Lo stesso autore in altro lavoro (III) sopra gli organi vicari, dimostrò che con disturbi 
prodotti artificialmente negli scambi di materiali (Stojf'iiechset) delle piante si può provo- 
care la formazione di organi che normalmente non si presentano, e dare ad altri organi 
corte funzioni alle i|uali non corrisponde la loro struttura. 



-^ 78 — 

Una breve rassegna basterà a dimostrailo. 

Già alla nota 3 della precedente pagina, 75 si è visto che non sempre 
ciò che ostacola l'assorbimento dell'acqna e dei sali minerali nel terreno 
provoca la formazione dei fiori, la quale anzi viene talora accelerata 
favorendo il funzionamento del sistema radicale. Anche in certe pra- 
tiche di forzatura la produzione dei fiori si ottiene in condizioni esterne 
esageratamente favorevoli allo sviluppo vegetativo delle piante, si che 
è spesso accompagnata da fenomeni di degenerazione e raddoppia- 
mento \ condizioni che per alcune specie, come ha visto il Bedélian, 
ritai'dano invece la fioritura. 

Se poi è vero, come spiegano Arthur, Mobius, Seliber, Sorauer, ecc., 
che spesso la mancanza di nutrizione minerale o una nutrizione a base 
di fosfati eccitano la formazione dei fiori, mentie un eccesso di tale 
nutrizione, specie se azotata, ne provoca, come hanno visto recente- 
mente anche Daniel e Pantanelli, l'aborto o la riduzione, è anche vero 
che vi sono casi nei quali tutto ciò non avviene. Il Calle, p. e., se- 
gnala, insieme al caso di un Chdidoninm majns a fiori doppi (sintomo, 
come si è detto, di vigore vegetativo) che ha ridato fiori normali per 
essere stato trasportato da un terreno ricco in uno povero e calcare, 
anche il caso inverso di un Banìincìdus aconitifoUus che ha dato fiori 
doppi per essere stato trasportato dalla terra di brughiera nello stesso 
terreno povero e calcare. Il Molliard (VII) descrive una pianta di Che- 
lidoninm mujiis con fiori doppi cresciuta in crepaccio di muro in condi- 
zioni di vegetazione pessima, come si rilevava dallo stentato sviluppo 
di tutta la pianta l Sonvi poi i fenomeni dovuti a nutrizioni speciali, 
i quali dimostrano che l'azione della nutrizione minerale è più com- 
plessa di quanto si creda: Salomone ha p. e. dimostrato che dosi troppo 
forti di fluoruro di manganese, pur deprimendo la vegetazione, ritar- 



' Il Goebel (I) considera la trasformazione degli organi sessuali in jietali ed il rad- 
(ìoppiameiitn dei fiori come sintomo di indebolimento degli organi sessuali, quale si ot- 
tiene anche per una ipernutrizione. Il raddoppiamento dei fiori si ha infatti forzando la 
vegetazione delle piante, e l'Oi-tlepp lo ha ottenuto anche con certi sali nutritizi, special- 
mente coi sali di azoto clie, come si è visto, favoriscono appunto lo sviluppo vegetativo a 
danno degli organi di riproduzione. 

E però da osservarsi che la frondescenza e raddoppiamento dei liori si presentano 
spesso, come si dirà più avanti, anche quale effetto di malattie parassitarie non sempre 
accompagnate da sviluppo delle parti vegetative. 

^ Si potrebbero citare qui anche i casi di l'iduzione dei fiori e cleistogamia che Eg- 
gers, Burk, Hackel ed altri osservarono jM-odursi per mancanza di acqua o in condizioni 
sfavorevoli alla vegetazione; in questi casi perì) ci avviciniamo al minimo di vegetazione 
che, come dice il Dich, è necessaiio perche i fiori possano formarsi. 



— 79 — 

(lauo la maturazione dei semi, mentre dosi medie di joduro di manga- 
nese affrettano fioritura e maturazione \ Dupry vide che a parità di 
tutte le altie condizioni una data specie ves^etale alla spiaggia del mare, 
per azione del cloruro di sodio, compie la sua evoluzione più rapida- 
mente che nel continente ^. Il cloruro di potassio, secondo As*^ (li) 
favorisce la spigatura dell'orzo, mentre la ritarda pel riso. Osserva- 
zioni simili sull'azione di altri sali furono fatte anche dal Furuta ed 
altri. Io stesso (IV) ho visto che in determinate condizioni di nutrizione 
certe piante cambiano il loro modo di reagire verso dati composti; e 
anche pei funghi il Jost enumera parecchie sostanze velenose che in 
soluzione diluitissima accelerano l'accrescimento vegetativo del micelio 
e ostacolano la produzione dei conidi. 

E non è sempre vero che una formazione precoce di fiori indichi 
una pletora di sostanze organiche nell'interno dei rami. Nei casi di 
cosidetta iperfecondità delle giovani piantine da frutto, la precocità si 



* Intoruo all'azione eccitante dei composti di manganese ed in generale sopra l'azione 
degli elementi che si incontrano meno frequentemente nelle ceneri dei vegetali, quelli che 
il Bertrand {Les engrais complémentaires, in Int. Knngr. f. angeir. Chemie, Berlin, 
1903, Bd. ni) chiama i concilili conipìeineiitari, si ha una ricchissima letteratura che va 
dai lavori speciali fatti per la maggior parte nell'Istituto Botanico di Tokyo, a quelli di 
indole più generale e riassuntivi quali quelli del Loew [On the treatment of crops hi/ 
stimnlating coìnponnda. in Bull, of the College of Agricult., Tokyo, 1904), del Micheels, 
{Snr les stimnlants de lo nutrition chez les plantes, in Bev. hort. belg. et étrang., 
1906), ecc. Secondo E. B. Copeland, {Chemical sfimnlation and the erolntion of carhon 
dioxid, in The Bot. Gaxette, Chicago, 1903), tutte le sostanze velenose, se date in pìc- 
cole dosi, funzionano anche da stimolanti: ci» però è contraddetto dalle ricerche speciali 
su alcuni veleni. Anche il Riehm (Beobachlnngrn mi i.inliertrn Blàttern, In. Diss., 
Halle, 1904), ha visto che nelle foglie isolate di Cardamine la formazione delle gemme 
può essere eccitata, oltreché da liquidi nutritizi, anche da veleni diluitissimi. 

* Gif) può dipendere dal fatto, osservato dal Pethybridge (Beitriige znr Ecnntnis.s dei- 
Einirirknng dcr anorgnnisclien Salze anf die Entiricldang und dc,r Ban der Pfìanzen. 
In. Diss., Gottingen, 1899) e confermato dal Gernek, che il sale ostacola l'assorbimento 
dell'acqua dalle radici. Però il fenomeno può anche essere più complesso perchè Arber 
[The ejfect of salts on tlie assiinilation of carbon-dioxid in Ulva latissima, in Ann. of 
Botang, 1901) vide che nelle alghe marine il sale aiuta l'assimilazione, e Passerini (Sopra 
l'azione dissolvente che alcune materie concimanti esercitano salla potassa e certi 
altri composti del snolo, in Atti d. R. Ac. d. Georgofili. Firenze, 1894) e Sauna (/«- 
flnenza del sale marino sulle piante, in Staz. Sper. Agr. It.. Modena, 1904) videro che 
il cloruro di sodio può essere considerato come elemento utile direttamente. L'Osterhout 
pensa infatti che il sodio entri proprio nella molecola della sostanza viva e l'Aso (II e III) 
e il Suzuki hanno rilevato che anche altri composti di sodio esercitano sulle piante azione 
eccitante. 

Il Vageler trovò clu> il cloro favorisce la fioritura del granoturco, perchè aiuta la 
circolazione degli idrati di cai'bonio. 



— 80 — 

presenta, come descrive il Cecchetti, a guisa di sintomo di una grave ma- 
lattia costituzionale tale da mettere in pericolo 1' esistenza della pianta. 
E nei casi aifini di nanismo accompagnato da fioiitura precoce ' si pos- 
sono rilevare, come iia rilevato il Beguinot, tanto condizioni favorevo- 
lissime all'assorbimento dell'acqua da parte delle radici (p. e. nelle sta- 
gioni calde ed umide a ridosso delle sorgenti termali), quanto caratteri 
di indebolimento (semplificazione del tipo fogliare) e nello stesso tempo 
di robustezza vegetativa (frondescenza delle parti fiorali). 

D'altra parte si hanno molti casi nei quali condizioni esterne di 
luce, temperatuia, umidità, ecc. sfavorevoli alla vita vegetativa impe- 
discono la formazione dei fiori, come avviene, venne già ricordato, per 
le piante tropicali quando sono coltivate nei nostri climi ^. E contro 
questi stanno i casi nei quali condizioni esterne sfavorevoli piovocano 
invece un'anticipata fioiitura; lo si è visto alla nota 1 della precedente 
pagina 74 i)er la fioritura precoce (nel primo anno) delle barbabietole 
dovuta ad ablìassamenti di temperatura ■■ e per la quale il Briem lia dato 
una spiegazione tanto ingegnosa. Il fenomeno però, come ha visto il 



' Secondo il Gauohery (Rcclicirhi's sur le iianisiiie n'gétal. iu Ann. d. Se. Nat., 
lìoldiiiqne. Ser. vni, T. 9, 1899) alcune forine nane sono proprio costituzionali ed indi- 
pendenti dalle condizioni esterne. Esse lianno fissi e in comune colle piante normali sol- 
tanto i caratteri del fiore, il che vuol dire clie, pur essendo diversi i fattori clu3 presiedono 
alla loro comparsa, lo stato nel quale comiucia e dal quale dipende la differenziazione degli 
organi riproduttori è lo stesso. 

- Il fatto dipende tanto dal complesso delle condizioni climatiche dei nostri paesi, 
quanto dall'azione dei singoli fattori da cui è caratterizzato il clima: luce, temperatura, ecc. 
Ha grande influenza la Inco ed il Maige (I) ha p. e. visto che nell' Ainpelopsif! la luce 
diffusa putì trasformare i bottoni fioriferi eretti in bottoni vegetativi striscianti, mentre la 
hice diretta, può, entro certi limiti, favorire la trasformazione inversa. L'azione della luce 
sulla formazione dei fiori fu constatata anche dal Curtel, dal Vochting (II), dal Goebel, 
dal Wiesner e da altri. Si deve riconoscere col Klebs che i limiti di azione delle condi- 
zioni generali di vita sono più ristretti per i processi di riproduzione che per lo sviluppo 
vegetativo. 

Un caso speciale di prolungamento di vita senza formazione di fiori dovuto a condi- 
zioni esterne sfavorevoli venne osservato dal Reinke in acque profonde presso Kiel: un 
Niipìuir liitriiiii e un Baniineiihis vi vegetarono per molti anni senza produi're né foglie 
galleggianti ne fiori, mentre ne presentarono appeua venne abbassato artificialmente il li- 
vello delle acque. 

' Si può richiamare qui Tesempio delle piante alpine per le quali le condizioni 
esterne speciali mentre tendono a ridurre gli organi di riproduzione sostituendoli con 
mezzi di riproduzione vegetativa, come hanno notato Bonnier (I), Kerner von Marilaun, 
Terracciano e tanti altri, provocano anche un acceleramento del ciclo vitale che si 
compie in brevissimo tempo. Il Bonnier (II), provò sperimentalmente che tutto questo si 
deve in modo speciale ai cambiamenti di temperatura che caratterizzano il clima alpino. 



— 81 — 

Gutzeit e come ha rilevato pure l'Aderhold per le rape ed altre cru- 
cifere, può aveie molte altre cause, fra cui anciie la non completa ma- 
turazione dei semi: i semi immaturi infatti, lo dimostrò il Goff (I) per 
il granoturco \ danno piante di costituzione debole che producono fiori 
prima delle altre. 

Interessante, senza che si possa spiegare con quanto è stato detto 
fin'ora, è la relazione clie si è osservata qualche volta tra geotropismo 
e formazione degli organi di riproduzione: Raciborski (II) cita p. e. il 
caso di una felce, a Buitenzorg, che non aveva mai prodotto sporangi 
e che ne produsse quando le si pose il rizoma in posizione verticale. 
Un'altra felce arrampicante produceva normalmente sporofilli solo quando 
il suo fusto era alto 1-2 metri, mentre in vicinanza di una sorgente di 
acqua calda ne produceva anche col rizoma basso e senza appoggio. 
Bonnier vide clie mentre i rami idei Rubus fruticosns sviluppano al 
secondo anno bottoni fioriferi se sono liberi e impiantano la loro estre- 
mità nel terreno, quando invece sono fissati a sostegni verticali produ- 
cono solo rami vegetativi di terz'ordine *. 

Pure interessanti sono i rapporti tra le azioni traumatiche e la 
formazione dei fiori. Se si tratta di azioni deboli come quelle che pos- 
sono essere esercitate da piccoli acari o da incisioni leggerissime del- 
l'epidermide, le quali non conturbano certo le condizioni generali di nu- 
trizione della pianta, riescono, in certi casi, ad aumentare la produzione 



e che i cambiamenti di temperatui-a possano avere un'azione acceleratrice dei fenomeni 
vitali risulta anche dalle ricerche del Kinzel sulla germinazione {Ueber die Wirknng we- 
cliseìnder Wannkeit anf die Keimung rinzcìner Saiiieii, in Landwirtseh. Versnchsstat, 
1900, Bd. Liv). 

E si può anche richiamare, come con probabilità dipendente dalla temperatura, il 
diverso modo di comportarsi delle piante nelle varie stagioni: p. e. il Mimuìns Tiliiiffi c\\e 
in primavera dà rami fioriferi dotati di psicroclinismo, come ha visto il Vochtiug (IV), 
mentre in estate pi'oduce rami vegetativi orizzontali; VEiipìira.tia «(ow/ff/iff (Diels) in pri- 
mavera produce fiori quando ha il fusto ancora semplice e foglie primordiali, mentre in 
autunno li presenta solo quando l'apparato vegetativo è molto evoluto; parec<-hie piante 
(Nèmec) potate in primavera danno gemme fiorifere, potate in autunno le danno foglifere 

' E qui a ricordarsi l'osservazione del De Vries (Steriel Mais aìs erfelijk ras, 
in Boi. Jaarba'i; 1890, riassunto nella Fer. 0(<ii. de Botaniqm. ISgai che i semi di 
mais tolti da individui quasi sterili, danno piante esse pure quasi sterili. In questo, come 
in altri casi, che si vedranno in seguito, di precocità dovuta ad azioni traumatiche, e come 
in altri dovuti a nutrizione incompleta (Molliards VII), forse più che di ereditarietà si 
tratta appunto di debolezza congenita che dà luogo a determinati fenomeni. 

• Fatti simili ha rilevato anche il VOchting (VII) per il Mimuìns Tiliiigi. 

Circa l'azione della gravità sopra i fenomeni di accrescimento e trofici delle piante, 
veggasi la mia pubblicazione: Note di biologia dei semi. I. Asiane della gravità sulla 
germinasione dei semi, in Atti Ist. Boi. Unir, di Pavia, Voi. xm, 1908. 

Atti dell' Ist. Boi. dell'Università di Pavida Serie II — Voi. XIV. 8 



dei fiori: lo hanno visto il Molliard per i ricettacoli fiorali di Ma- 
triraria e Senecio, ed il Guéguen per quelli di fico ^. Se invece si 
tratta di azioni traumatiche molto forti, esse provocano uno squilibrio 
interno che, come lianno visto De Candolle -, Dingler ^, Guifroy *, Bla- 
ringhem, ecc., si manifesta colla produzione di foglie anormali, jiiìi sem- 
plici più vigorose: orbene in tali condizioni di squilibrio interno il 
Blaringhem ha osservato (e le sue osservazioni trovano conferma in 
altre simili di Strampelli, Ducamp, Trinchieri, ecc.) tanto aborti o ano- 
malie fiorali (frondescenze) ■' che sono sintomo, come si è detto, di pre- 



' I fichi (loppi piovocati dal Guégiieu con azioni traumaticlie ricliiamauo quauto ebbe 
ad osservare il Ledere du Sablon {Sur /a sìjiiibiose dii flgiu'er et (in liliisfoplicn/i-. in 
Compì, rcnd. d. s. d. ì'Ac. d. Se. d. Paria, 1907, T. cxliv) sui fichi di terza produzione, 
nel dipartimento del Gard: tali lichi in settembre cadono zenza maturare; se però un bla- 
stofago deposita le sue ova entro qualche fiore, si ha una specie di sviluppo partenogene- 
tico. Non si forma però nessun embrione (veggasi anche: B. Longo, Bìceirlic .ini prò e 
sii/ laprifico, in Knid. d. R. Acc. Lincei. Class. Scienze, Ser. v, xv, 1906). 

- C. De Candolle, Ohfservat. fi'ratologiques, in Bnìì. d. l. S. Boi. d. Genève. 1905, T. xi. 

" H. Dingler, Uebev das herbstliche Ah-'iterhen de.i Litnhc.i von Carpinus Betulus 
anfie.frhiieìdelten Bilnmen. in Ber. d. dentai, lini. Ge.s., 1906, Bd. xxiv. 

* Ch. Guffroy, Un e(i.s de nuicropìii/llie tranmatiqne. in Bull. d. la S. Boi. d. 
Franee. 1907, T. iiv. E a osservarsi che, come lia rilevato il Tammes {On tìie injìnence 
of nntrition on the flnctnating variabilitìj of some plants. in K. Alc.van Weten.shappen 
te Amsterdam, 1905), le foglie sono sensibilissime alle condizioni di nutrizione e che il 
maggior vigore di esse può denotare non solo un migliore funzionamento delle radici, ma 
, anche una più abbondante nutrizione organica interna: infatti il Goebel (V) ha visto 
che i giovani germogli di patata formano subito le foglie pennate irregolari caratteristiche 
di questa specie quando provengono da un tubero intiero e sono perciò sniiìcientemente 
nutriti, mentre danno foglie semplici e intiere se provengono solo da un pezzetto di tu- 
bero. Osservazioni analoghe fece anche il Ledoux (Basai snr la réijeneration e.ipérimeii- 
tale. des fenilles clies les légiimineuses, in Ann. d. Se. Nat., Bntaniqne. Ser. viii. T. xviii, 
190.3) tagliiindo giovani piante di leguminose. 

^ Un effetto delle azioni traumatiche può essere anche il cambiamento dei sessi nei 
fiori. L'Haiiot p. e. i-iferisce che agli indigeni dell'Africa riesce cambiare il sesso delle 
palme da datteri incidendo lungo la nervatura mediana le foglie delle piante di 2-3 anni 
di età. Io stesso, nelle mie esperienze, ebbi occasione di vedere che troncando vicino a 
terra una giovane pianta di granoturco si è sviluppata una gemma laterale la (juale ha 
dato all'apice non nna infiorescenza maschile, ma una femminile. 

Il Goebel (IV) ed il Vuillemin (I) considerano tutte queste anomalie come la 
manifestazione di caratteri normalmente latenti; il Laurent (IV e V) le fa dipendere, 
come si è già detto, da squilibrii nella pressione osmotica; anche qui però è probabile 
entrino in giuoco reazioni chimiche: Ravenna e Zamorani [Sulle variazioni nel contcnnto 
in acido cianidrico causate da lesioni traumatiche nel Sorghnm vnlgare, in Stas. Sper. 
Agr. Italiane. VoX.XLU, Modena, 1909) hanno infatti dimostrato che le azioni traumatiche 
possono dar luogo ad un aumento nella quantità di acido cianidrico contenuto nella pianta, 
e ciò ha grande importanza per la funzione attribuita al gruppo cianidrico nella molecola 
del protoplasma. L'Enfer (Le pincemenf des plantes li'ijuinincnses. in Ree. liortieole. 



— 83 — 

valere della vita vegetativa, quanto precocità di fioritura ' che indiclie- 
rebbe prevalenza della funzione riproduttrice. Per le Affave p. e., mentre 
in generale anch'esse producono fiori quando viene a mancare la nu- 
trizione minerale 2, pure sono spinte alla produzione dell'infiorescenza 
anche da forti lesioni alle foglie, come ha osservato il Martins ; ed il 
Borzì vide per VA. sisaìana che l'asportazione delle foglie adulte pre- 
dispone alla fioritura ed accorcia il periodo di vita. 

Meritano finalmente essere qui ricordati i traumatismi di natura 
parassitaria, come li chiama il Chifflot, dovuti ad attacchi di parassiti 
animali o vegetali, i quali se fossero vere le teorie teleologiche, do- 
vrebbero sempre dar luogo a produzione di fiori e di semi. Invece, sia 
che i paras.siti attacchino le parti vegetative, come nei casi descritti dal 
Molliard (VI e Vili) e dal Wahl, sia che investano proprio gli organi 
fiorali, come hanno osservato Chifflot, Cugini, D'Ippolito, Faber, Giard, 
Magnin, Masters, Molliard, Peglion, Penzig, Reinke, Strasburger, Tra- 
verso, Vaccari, Vochting, ecc., si hanno anomalie più o meno accen- 
tuate': aborto completo dei fiori, virescenza, talora accompagnata da 
maggior sviluppo vegetativo, cambiamento di sessi *. 



1909), ed il Ledoiix hanno inoltre visto che i tagli determinano realmente, nelle piante, 
un'accelerazione evolutiva. 

•Anche il Trinchieri {Un iiiioro caso di caiili/lorùi, in Biitt. Ort. Bot. B. Univ. Xa- 
poli, 1908, T. II) dà importanza alla turgescenza per spiegare certi casi di cauliHoria 
dovuti ad azioni traumatiehe, si tratta però non di differenziazione prima ma di sviluppo 
di gemme fiorali già formate, come nei casi di cui alla nota 3 della precedente pagina 73. 

' Circa la pretesa ereditarietà di tale precocità, veggasi quanto si è detto alla pre- 
cedente nota 1 alla pagina 81. 

^ Il Mobius ha p. e. osservato che VAgave vivipara si riproduce per bulbi nei ter- 
reni ricchi, e per semi in quelli poveri ed asciutti, e il Martins ha rilevato che l'agave 
comune va in fioritura quando viene trapiantata e spogliata di parte delle radici. Il Baxter 
perì) vide ueWAgave aincricana un pollone basale fiorire subito dopo la fioritura della 
pianta madre, quando cioè era già esaurita la riserva interna di sostanze organiche. 

' Il Chifflot, accettando l'ipotesi del Laurent sopra l'azione della pressione osmotica 
nel determinismo dei sessi, pensa che i parassiti agiscano provocando squilibri osmotici; 
però anche per questi casi è probabile siano in giuoco pure reazioni chimiche, e ciò risul- 
terebbe dal fatto già da me constatato (Kotc di fisiopatologia vegetale, in Atti Ist. Bot. 
B. Univ. Pavia. Ser. ii. Voi. ix, 1904), che i parassiti possono esercitare un'azione eccitante 
deprimente sopra le varie funzioni degli organi attaccati. 

Interessante a questo proposito ricordare che il Pavarino {Influenza della Plasmo- 
para viticola snlV assorbimento delle sostanze minerali nelle foglie, in Atti Ist. Bot. 
di Pavia, Ser. ii, Voi. xi, 190G) ha rilevato che la presenza del parassita influisce .sull'ac- 
cumulo delle sostanze minerali nelle foglie da esso attaccate facendo aumentare in esse il 
fosforo, il calcio e lo zolfo, e diminuendo invece il potassio. 

■* Come hanno dimostrato Goebel (IV), Lyon ed altri, gli organi sessuali maschili e 
femminili originariamente si equivalgono e provengono da uno stesso gametogeno: le dif- 



— 84 - 

La teoria delle sostanze formatrici. — Lo studio degli effetti 
che ivanno sopra lo sviluppo dei fiori le lesioni traumatiche o parassi- 
tarie degli organi vegetativi, ci porta alle osservazioni inverse del 
ViJchting (VII) intorno all'inlluenza che esercita sulla vita vegetativa 
la soppressione degli organi di riproduzione. Tale influenza si esplica 
e in un prolungamento della vita dell'individuo '. e in un maggiore svi- 
luppo vegetativo, sia uniformemente distribuito a tutta la pianta, sia lo- 
calizzato a determinati organi con ipertrofie o ii)erplasie aftatto anor- 
mali -. Ed è vei'o che simili etFetii, dice il Vochting, forse non possono 
venire attribuiti al solo squilibrio morfotico jtrovocato dalla soppressione 



ferenze successive derivauo dn moilalità di sviluppo che variauo sotto l'inHuetiza delle 
condizioni esterne di nutrizione, come hanno visto il Reed, il Franile e lo stesso Goebel 
(IH) per i protalli delle felci o come constatarono l'Hoffmann, il Dumas, lo Schwerin, il 
Voss, il Davis, il Correns, ecc. per le fanerogame. Anche la temperatura ha influenza su 
tale differenziazione; il Meehan vide che gli organi maschili richiedono temperature più 
basse, ed il Nathanson rilevò che in certi casi gli organi femminili ad alte temperature 
mostrano tendenza allo sviluppo partenogenetico. Invece gli organi maschili richiedono una 
maggior robustezza nella pianta ed è per questo che certe piante a fiori unisessuali, p. e. 
i noci ed i nocciuoli, nei primi anni danno solo fiori femminili, e che nelle piante mo- 
noiche i fiori maschili si formano di pi-eferenza dove piii facile è l'arrivo delle sostanze 
nutritizie. Anche la qualità della nutrizione inorganica può avere influenza: il Reed vide 
che sui protalli di certe felci tenute in soluzioni nutritive prive di calcio si formano solo 
anteridi senza archegonii; il Perrin osservò che gli stessi protalli in difetto di azoto re- 
stano unisessuali maschili, ed anche per le fanerogame il Laurent (ITI) vide che negli 
spinaci gli ingrassi azotati danno la prevalenza alle piante maschili mentre la potassa e 
l'acido fosforico aumentano il numero delle piante femminili. 

Generalizzando, il Molliard (I-III) crede che i sessi della canapa non siano determi- 
nati nei semi, ma vengano prodotti dalle condizioni esterne e che condizioni sfavorevoli 
alla vegetazione possano trasformare piante maschili in femminili. Le ricerche del Mol- 
liard sulla canapa meritano però di essere riconlermate perchè Briosi e Tognini {Intorno 
alla anatomia della canapa, parte I, in Atti Jst. Bot. R. Univ. Pavia. Ser. II, Voi. Ili, 1894) 
hanno osservato che in condizioni diversissime e nei climi più vari il rapporto dei sessi 
rimane press'a poco costante: essi però « non escludono in modo assoluto che le cause esterne 
« siano senza azione sugli organi sessuali né che debbano mai avere influito sulla distribu- 
« zione dei sessi nella canapa »; ricordano anzi le alterazioni e disordini più o meno gravi 
sugli organi sessuali di questa pianta già notati dal Gasparrini in colture precoci o forzate 
ed ammettono che il rapporto attuale rappresenti una qualità acquistata in seguito all'azione 
delle condizioni esterne. 

' Fatti di questa natura sono descritti anche dal Goebel, dall'Hildebrand, dal Kerner 
von Marilaun, dal Klebs, dal Mòbius, ecc. Pure in natura, Areschoug, Hildebiand, Kann- 
giesser, Terracciano, Siracusa Jannelli, ecc. notano un prolungamento della vita degli in- 
dividui dove non è possibile la formazione dei fiori. 

* Le osservazioni del Viìchtiug trovano conferma in quelle del Mattirolo e del Soave 
sopra la castrazione delle leguminose, la quale dà un maggiore sviluppo del sistema vege- 
tativo con produzione più alta di sostanza secca e ingrossamento dei tubercoli radicali 



— 85 — 

dei fiori, ina sono anche dovuti alla pletora di sostanze organiche ed 
ai disordini nella circolazione provenienti dalla mancata formazione dei 
frutti e dei semi (che funzionano come organi di riserva); perù se si 
jiensa agli effetti che produce la castrazione anche negli animali supe- 
riori, si è indotti a dare una grande importanza alla rottura dei rap- 
porti ancora ignoti tra cellule somatiche e cellule sessuali. Togliendo 
infatti ad una pianta non l'intiera infiorescenza appena abbozzata, ma 
le gemme fiorali ad una ad una e di mano in mano che si distinguono, 
ossia quando sono già differenziate (mentre togliendo l'infiorescenza in- 
tiera se ne impedisce, in parte, anche la differenziazione), le ipertrofie 
non si presentano; e d'altra parte gli effetti morfotici che si hanno da 
pletora di sostanze organiche o da disordini nella circolazione ottenuti 
colla sola soppressione di parti vegetative, sono di natura diversa da 
quelli sopra descritti come provenienti da soppressione degli organi di 
riproduzione. Ond'è che, secondo il Vochting, non si tratta solamente di 
ingorgo di eccesso dei prodotti comuni dell'assimilazione, ma proprio 
di sostanze speciali che servono in parte alla formazione dei fioii e in 
parte a quella degli organi vegetativi. 

Questa idea delle sostanze speciali ci riporta alla teoria delle so- 
stanze formatrici del Sachs (I-III), secondo la quale la forma dei diversi 
organi vegetali è legata alle loro proprietà materiali e vi sono per ogni 
organo sostanze formatrici speciali la cui origine è strettamente dipen- 
dente dai vari agenti esterni: per i fioii, la sostanza generatrice, ca- 
pace di trasformare i punti vegetativi in bottoni fiorali, si formerebbe, 
secondo il Sachs, nelle foglie sotto l'azione dei raggi ultravioletti. 



È da osservarsi a proposito di questi ultimi clie anche il Vochting (VII, pagina 171) ha 
visto nelVMc/ianthiis annniis, in seguito all'estirpazione dei fiori, ingrossarsi i tubercoli 
radicali, di natura parassitaria, dovuti &\V Heterodera Schachtii. In parecchi degli esempi 
di castrazione parassitaria citati alla precedente pagina 83, alla soppressione dei fiori ope- 
rata dai parassita corrisponde pure uno sviluppo più vigoroso delle parti vegetative. 

Anche per le patate, il Leydecker dimostrò che vi sono rapporti complessi tra i fiori 
ed i tuberi, onde si spiega la pratica di cimare i fiori di queste piante per far aumentare 
la produzione di tuberi. Osservazioni analoghe ha fatto il Ferrari per il Ranunciilìis ve- 
lutiniift. 

In natura il fenomeno si verifica spesso spontaneamente; il Tenacciano cita p. e. il 
caso di parecchie piante le quali quando fallisce, per mancanza di pronubi, l'impollinazione, 
formano tuberi e bulbilli straordinari all'ascella delle foglie ; e il Miicke trova che la ste- 
rilità àeW Acoriis Calainns nei nostri climi si riflette in maggior vigore e date modifica- 
zioni dell'apparato vegetativo. 

L'influenza della formazione dei fiori su tutto il chimismo della pianta risulta anche 
dalle osservazioni del Bertlielot di cui si dirà più avanti. 



— 86 — 

Parla di sostanze formatrici dei fiori anche il Mobius (II) e vi 
accenna pure il Goebel (V) quando ammette un Baìimaterial diverso per 
i singoli organi. Il Godlewski poi, accettando la teoria del Sachs, arriva 
fino ad affermare che non solo ogni organo, ma anche ogni cellula ha 
un plasma specifico proprio; ed in questo senso l'Hesselnian parla di 
plasma fiorale ed attribuisce ji. e alla presenza di questo il fatto che 
in certi individui di Liliiim buìbiferum alcuni bulbi formatisi troppo 
presto avevano foglie metamorfosate in petali o in stami. 

Il concetto di sostanze formatrici speciali sorge anche, oltie che 
dalle recenti ricerche del Vochting sopracitate, da altre recentissime 
dello Strasburger (II) e del Fitting. 

I! primo, dopo avere osservato clie VUsliìago violacea lia la pro- 
prietà di induire in una pianta dioica, coll'azione diretta del suo micelio 
sopra il tessuto embrionale dell'ospite o forse per mezzo di un fer- 
mento, un cambiamento di sesso, ammette che si tratta proprio di azioni 
di sostanze {stofjUche Wirknngen) e pensa che la sostanza specifii'a 
necessaria a provocare lo svilujipo del sesso maschile sia diversa da 
quella del sesso femminile \ che ambedue risiedano nei nuclei, ed in 
particolare nei cromosomi, e che sugli individui ermafroditi abbiano 
agito si V una che l'altra, su quelli unisessuali solamente una. A pro- 
vare che vi sono sostanze capaci di far sviluppare determinati organi, 
lo Strasburger cita anche l'esperienza di Walter, nella quale, iniet- 
tando sotto la cute di una gallina un po' di testicolo di gallo spappolato, 
si potè far comparire la cresta. 

Con esperienza analoga il Fitting, studiando i fenomeni indotti 
dall'impollinazione sopra io stilo e l'ovario, riuscì ad estrarre dai pol- 
lini delle orchidee una sostanza (localizzata solo nelle antere, non azo- 
tata, insolubile nell'alcool, non riducibile col liquido Fehling, né preci- 
pitabile coll'acetato di piombo) capace di provocare la chiusura dello 
stimma e l'ingrossamento del ginostemio, senza l'intervento del pol- 
line. In seguito a che egli considera lo sviluppo di questi organi come 
una vera cliemomorfosi, e pensa che pure i budelli pollinici e gli em- 
brioni in via di accrescimento agiscano nello stesso modo per mezzo 
di sostanze chimiciie segregate ^. 



' Una tale affermaziouc, ricliiama le teorie eliimiclie della sessualità, di cui parlano 
anche Euler, Kiister. Loeb, Webbei-, Zadiarias. ecc. Anclie il Loed [Qii the arti fidai pvo- 
lìiictinn nf iinriiial lanac froin the uiifrrtiìiscd eggs of the Sca Urrìiin . in Aìiier. 
Jniini. of Phi/siol., 1900), per gli animali, producendo artitìcialmente lo sviluppo parte- 
nogenetico delle ova, riduce la fecondazione ad un fenomeno fisico-chimico. 

- Si può qui ricordare che il Magnin (II) ha osservato che nelle piante di Euforbie 
die non fanno fiori perchè attaccati da Aecidinm. gli ecidi e spernogoni del fungo segre- 
gano la stessa sostanza che viene normalmente segregata dalle druse del perianzio. 



— 87 — 

Se però in dati casi speciali non si può disconoscere l'esistenza 
di certe sostanze che hanno una determinata azione morfogena, la teoria 
del Sachs secondo la quale dovrebbero esservi per ogni organo sostanze 
formatrici speciali, non regge all'osservazione dei fatti. Già pei ilori 
l'azione specifica esclusiva dei raggi ultravioletti sopra la loro forma- 
zione, ammessa pure dal De Candolle (I) *, non venne confermata dal 
Klebs (VII), dal Vochting (II), da me (III), dal Fischer e da altri: né 
essa basterebbe, come osservano lo Pfeffer, il Loew (IV) ecc. ^ a spie- 
gare tutte le numerose combinazioni e gli svariatissimi casi di fioritura 
cui si è accennato piìi sopra. E quanto agli altri casi speciali, lo stesso 
Fitling osserva che non si tratta di chemomorfosi proprio specificiie, e 
clie p. e. il fatto da lui studiato non è dovuto ad una sostanza clie si forma 
solamente nelle antere, perchè anche le larve di certi rincoti provocano 
nel ginostemio delle orchidee un rigonfiamento simile a quello indotto 
dal polline ^ Anche il Massard ha rilevato che l'azione del polline nel 
determinare l' ingrossamento dell'ovario può talora essere sostituita da 
lesioni traumatiche ' e da contatto con corpi estranei; cosi che più che 
di speciali sostanze formatrici parrebbe trattarsi di determinati processi 
chimici ^ che possono venire provocati in modi diversi, tanto per inter- 



' Anche il De CaucloUe del resto, pure confei-mando le esperienze del Sachs, non at- 
tribuisce ai raggi ultravioletti un'azione specifica esclusiva sulla formazione dei fiori, ma 
pensa che essi esercitino un'azione stimolante sull'insieme della pianta, sia producendo 
nei tessuti qualche reazione chimica utile a tutti gli organi, sia aumentando la forza viva 
del protoplasma. Tutt'al più dunque essi possono contribnire, in determinate circostanze, 
a creare le condizioni dalle quali viene provocata la differenziazione dei fiori. 

* Una lunga critica della teoria del Sachs è fatta pure dal Francè nella sua recente 
pubblicazione: Pjìanzeiipsìjchoìonir tt/s ArbrUsluipothesc der Fflanzcnplifi^iulogic, Stutt- 
gart, 1909. 

"^ Si può ricordare qui l'osservazione analoga fatta dal Ledere du Sablon circa l'a- 
zione dei blastofagi nell'ovario dei fichi, della quale si parla alla nota 1 della precedente 
pagina 82. In certi casi invece gli insetti hanno un'azione simile a quella di agenti tì- 
sici esterni: p. e. l'Houard {Sur l'accentiiation des caractères alpins des fenillrs daiis 
les gtilles des Oem'vriers, in Compi, rciid. d. s. d. l'Ac. d. Se. d. Paris, 1905, T. c.xl) de- 
scrive cecidi di ginepro nei quali le foglie di questa pianta mostravano caratteri alpini 
accentuatissimi. 

■* Al fatto che il polline può indurre ingrossamenti nello stilo o nell'ovario, corri- 
sponde il fatto inverso che lo stimma secerne sostanze che sono talora necessarie alla 
germinazione del polline. Si hanno poi dei casi nei quali questo germina solo quando lo 
stimma abbia subito una qualche lesione (veggasi : L. Jost, Ziir Phijsiologie des Pollens. 
in Ber.d.dcìils.bof. Grs.. Bd. xsiii, 1905 e l'eber die SelbsfsterilitUt einiger Blltten. 
in Bot. Zig.. 1907, I Abth.). 

» Anche il Magnus (II) esclude che nella formazione delle galle agiscano delle so- 
stanze formatrici e pensa a complessi Stoffiverliselprocesse. 



— 88 — 

vento di sostanze estranee agenti chimicamente, qnanto per azioni fìsiche 
esterne. 

In questo senso il Klebs (II) dice che la formazione delle gemme 
nel protonema di Funaria richiede determinati i)rocessi chimici che si 
svolgono solamente con una luce di certa intensità, e parlando (Vili) 
della formazione di radici sulle talee, afferma che esse non si svilup- 
pano né per polarità, né per disturbi di circolazione, o mancanza di 
organi, ma perchè si creano intorno alla talea stessa le condizioni nelle 
quali si svolge il processo di differenziazione delle radici. E il Mol- 
liard (IX) pensa che le variazioni morfologiche presentate dalle piante 
(anche quelle che il De Vries chiama mutazioni) abbiano la loro ultima 
causa in modificazioni del chimismo della pianta medesima. 

I processi chimici durante la riproduzione. — Anche pei gli 
organi di riproduzione si deve dunque parlare non di sostanze forma- 
trici speciali, ma di peculiari processi chimici: inducono a crederhi tutte 
le osservazioni già ricordate circa l' influenza della qualità della nutri- 
zione sopra la comparsa degli organi di riproduzione, e certi caratteri 
chimici comuni a tutti questi organi ', quale p. e. la presenza costante 
in essi di una certa quantità di fosforo e potassio, come venne consta- 
tato da Aso, Euler, Hebert e Heim, Pollacci, Reed, ecc., e come ri- 
sulta dalle ricerche di Lierke e di Jordan e Jenter sopra l'azione del 
potassio nella [iroduzione fiuttiteia di parecchie piante. 

Hanno certamente una grande importanza, nei processi chimici in 
parola, le sostanze minerali ^. Lo si deduce, oltre che dall'azione mor- 



ii Ciiboni (La teriitolofiia vegetale e i pvobìemi tf eliti hinhitjin moderna . in Riv. 
di Se. Biologiche , Voi. ii, Milano, 1900) parlando delle galle e delle forme che esse as- 
sumono, rosisi esprime: «Si direbbe che quell'insieme di condizioni del sistema organico 
« della pianta (ossia le sostanze formative del Sachs) che nei casi normali sotto l'iuHuenza 
« di stimoli normali, come p. e. quello della fecondazione, è atto a dar origine ai frutti, 
« per lo stimolo dell'insetto galligeno produce un quid simile al frutto, un fruttastro. 
« come la galla potrebbe chiamarsi ». 

' Il Ducceschi trova una rassomiglianza chimica tra i prodotti sessuali degli esseri 
appartenenti anche a classi diversissime. 

' Sono le .sostanze minerali che secondo l'Herrera dominano tutte le manifestazioni 
del plasma. Questo autore (Le protoplasma de phosphate de chaux, in Mém. et Ree. d. 
la Soc. Se. A. Aliate, Mexico, 1902, xvii) considera il protoplasma come un metafosfato 
inorganico impregnato di diverse .sostanze. L'Osterhout jionsa che la vita normale sia pos- 
sibile soltanto se i sali necessari si combinano in determinate proporzioni coi colloidi della 
sostanza vivente e che queste propoi'zioni cambino ad ogni cambiamento di composizione 
della soluzione esterna. 



— 89 — 

focena, per quanto poco nota, dei singoli elementi ', anche dalla loro pe- 
culiare distribuzione nella pianta al momento in cui si formano i fiori. 

Interessanti, da questo punto di vista, sono le osservazioni del 
Berthelot sopra le piante annuali. Egli, mentre considera gli oigani di 
riproduzione come la sede di un lavorio chimico importante e com- 
plesso, rileva pure il contrasto esistente tra vegetazione e riproduzione 
ed accerta coli' analisi che, come aveva provato anche il Loew (III), 
il principio della fioritura coincide con una sproporzione tra sostanze 
minerali e organiche, le quali ultime aumentano più rapidamente delle 
prime: per il lupino p. e. e per molte altre piante il peso complessivo 
di tutte le sostanze organiche, durante le prime tre-quattro settimane 
di vita (dalla germinazione al principio della fioritura), quadruplica, 
mentre invece quello comidessivo delle sostanze minerali diventa solo 
tre volte maggiore -. Né si tratta di un semplice rapporto quantitativo, 
poiché non tutte le sostanze minerali si comportano nello stesso modo: 
alcune, come la silice, il calcio, ecc., aumentano nelle ceneri indefini- 
tamente e quasi uniformemente coli' età della pianta; altre invece, come 
lo zolfo ■■' ed il fosforo si presentano in proporzione massima appena 
l)riraa della formazione dei fiori. 

Tali osservazioni del Berthelot trovano conferma in osservazioni 
analoghe del Dehérain, del Jumelle, del Déléano (II) e di altri. In modo 
particolare pel fosforo, che la proporzione massima in cui esso si trova 
coinci'la colla formazione dei fiori risulta pure da ricerche di Bieler 



' Occorre appena accenuare alla ricchissima bibliografia intorno all'azione dei singoli 
elementi minerali sopra le piante. Sarebbe inutile qui riassumerla: basterà rimandare ai 
trattati e alle monografie più recenti di Pfeffer, Jost, Czapek, Berthold, Dassonville, Euler, 
Loew (I), Déléano, Reed, Schimper, Vageler, Wagner, ecc. ' Solo pel fosforo, che pare sia 
tanto in relazione cogli organi di riproduzione, si tenga presente che, secondo Noli, Paturel 
ed altri, senza di esso non è possibile la vita e che secondo delicatissime ricerche chi- 
miche del Loew (I), Iwauow, Zaleski, ecc. esso entra veramente come parte costitutiva 
della molecola della sostanza viva. 

" La sproporzione appare più grande se si considerano le sole radici, perchè nel pe- 
riodo che precede la fioritura la migrazione delle sostanze minerali da queste alle foglie 
è maggiore che l'assorbimento del suolo, sì che queste quasi si svuotano. Si direbbe che 
interviene la fioritura peirhè manca la sostanza minerale necessaria ai processi chimici 
che si compiono nelle foglie. Il Berthelot pensa che la fioritura abbondante delle erbe fal- 
ciate in estate sia dovuta alla difficoltà che in tale stagione incontrano le radici, causa la 
siccità, per assorbire le sostanze minerali nel terreno: all'ombra, infatti, e all'umido tale 
assorbimento ha luogo più facilmente, la pianta è meglio nutrita, e ciò porta ad un ri- 
tardo nella riproduzione. Forse alcune delle esperienze del Blaringhem, delle quali si è 
parlato alla precedente pagina 82, possono ricevere una tale spiegazione. 

' Per lo zolfo il fatto è confermato anche dal Gola, il quale però ne dà altra spie- 
gazione. 



— 90 — 

ed Aso, Iwanowski, Adoijàii ', Seissl ed André, il quale ultimo estese 
]e sue osservazioni auclie alle piante perenni. Lo Scarti e il Caldieri 
lianno visto che il fosforo si accumula e raggiunge il niassinio appena 
prima della fruttificazione anche nelle alghe marine, sì che pensano che 
esso abbia l'uificio di eccitare i processi proliferanti. 

A tutto ciò fa riscontro il fatto che l'assorbimento delle diverse 
sostanze minerali ha luogo in proporzioni pure diverse e variabili a 
seconda delle specie e, per una stessa specie, a seconda dello stadio di 
sviluppo nel qu;Ue essa si trova, della stagione, della temperatura, 
delle condizioni fisiche e chimiche del substrato, ecc., come hanno di- 
mostrato André, Artari, Demoussy, Grégoire, Kossowitsch (I), Leliman, 
LoeAV, Meurer, Mounier, Otto, Seissl, Seeliior.st, Stefanowska, Vageler, 
Wilfahrt, ecc.; onde si ha pure, a seconda degli stadi di sviluppo e delle 
condizioni esterne, una differente formazione e distribuzione dei com- 
posti oi'ganici anche piìi complessi che hanno origine nei tessuti ve- 
getali, come risulta p. e. dalle ricerche di Manicardi pel nucleone, di 
Palladin per gli enzimi, di Suderbaum per le ammidi e gli albumi- 
noidi, ecc. '. 

€oiisiderazioiii generali. Riassumendo, si può dire che la 

formazione degli organi di riproduzione si presenta nelle piante in con- 
dizioni anormali di nutrizione, o almeno come effetto di un disturbo 
dei processi chimici ordinari che costituiscono la vita del plasma, di- 
sturbo che può essere determinato dalle cause pili divei-se, conducenti 
però tutte a determinati aggruppamenti chimici o a specifiche strutture 
fisico-chimiche relativamente costanti e simili tra di loro. Pare in altre 
paiole che gli agenti chimici o fisici più diversi possano influire sulla 
sostanza vivente determinando in essa, in certe condizioni esterne ed 



' L'Adoijiiii cousirtera il grande assorbimento di fosforo come effetto della fioritura, 
ossia come un'esigenza alimentare della pianta che si dispone a fiorire : pare invece più 
logico considerare la fioritura come effetto dell'accumulo del fosfoio. 

^ Una tale variabilità di assorbimento e di produzione diverse da specie a specie, da 
stagione a stagione, a seconda degli stadi di sviluppo e delle condizioni esterne, dà ragione 
dell'immensa variabilità che presentano le piante nel tempo di formazione degli organi di 
riproduzione: tante sono le condizioni esterne ed interne nelle quali ha luogo il fenomeno, 
quanti gli adattamenti coi quali esso si compie. E poiché le condizioni esterne variano 
periodicamente e con esse cambiano, pure periodicamente, le condizioni interne (come vari 
l'egolarmente, negli alberi legnosi, dalla primavera all'autunno, il regime di circolazione 
dell'acqua e degli zuccheri solubili fu dimostrato dal Fischer nel suo lavoro: Bcitriige 
znr Phijsiologie der Hol-gciriichse, in Pringsheim's Jarb. f. ir. Boi., Bd. xxii, 1890). si 
comprende come anche la formazione dei fiori si presenti con una certa periodicità la quale 
pub però cambiare quando sì cambino le condizioni esterne. 



— 91 — 

interne, ima specie di crisi per la quale ha luogo come una precipi- 
tazione incistamenlo, o meglio un ritorno ad uno stato primordiale con 
eliminazione di acqua e di altre sostanze, con rinnovati rapporti tra 
protoidasma e nucleo ', con tutto quell'insieme di fenomeni che è noto 
sotto il nome di ringiovanimento {VerjUngung) del protoplasma e che lo 
Scliultz e l'Hartog hanno constatato in tutti i casi di riproduzione, aga- 
mica sessuale, dei protisli e delle piante inferiori ". 

Non si tratta dunque di scopi speciali da raggiungere. La ripro- 
duzione per fiori o per sporangi, come dice il Jost, non è necessaria 
alla conservazione delle piante: si tratta invece di peculiari processi 
chimici ciie conducono necessariamente a determinati fenomeni morfogeni. 

Quale è, in modo più preciso, per adoperare un'espressione del Her- 
thelot, l'equazione chimica clie poita alla formazione degli organi di 
liproduzione ? 

La risposta a questa domanda non è per ora possibile. 

Bisogna pensare che si è davanti a un corpo, il protoplasma, la cui 
complessa composizione non solo ci è ignota, ma è continuamente varia- 
bile: le sintesi e le dissociazioni di cui esso è la sede sono diverse, a 
parità di condizioni esterne, a seconda del materiale fornito, e per uno 
stesso materiale variano a seconda delle condizioni di luce, umidità, 
temperatura, ecc. che sono esse pure, in natura, sommamente variabili. 
Moltissime sostanze possono agire su di esso ed in modi diversi a se- 
conda delle condizioni nelle quali agiscono, ed esso ne percepisce le 
più piccole traccie che i nostri reagenti più delicati non rilevano nem- 
meno. Variano pure moltissimo i prodotti da esso elaborati, di cui esso 
si impregna e che alla loro volta influiscono sulle reazioni delle quali 
esso è la sede. 

Ciò premesso, è forse possibile stabilire una sola equazione chi- 
mica che conduce ad un dato fenomeno? 

Per dire qualche cosa di più, è necessario studiare quale materiale 
chimico, in condizioni esterne eguali, è più adatto a provocare il feno- 
meno, quali condizioni esterne favoriscono l'utilizzazione dei materiali 
diversi, in quali condizioni e con quali materiali si produce il fenomeno in 
natura. E tutto ciò sarà oggetto di studio nelle altre partijdi questo lavoro. 



' Non si tratta di semplici rapporti di massa, ma di relazioni più complesse, come 
risulta dalle ricerche di Hartog e di Hertwig. Quest'ultimo è riuscito ad ottenere, colla 
fame, con basse temperature e con altri mezzi, variazioni di tali rapporti analoghe a quelle 
che si presentano durante Io svolgimento dei processi di riproduzione. 

* L'Jickeli pensa che l'assorbimento del materiale dall'esterno rappresenti per l'or- 
ganismo una causa di continuo danneggiamento non sufficientemente corretto dal lavorìo 
di assimilazione: sarebbe questa la causa della morte e della rinnovazione delle cellule. 



— 92 



ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI CONSULTATE 



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tioììfi di' l'azotc duiis //>s feiiilles; col precedente, 1906, T. cxlii. 

III. Sur les viiriafinììs de l'acide pliOf<pIiorique et de ì'aznte dcnis les suoi 
des feuilles de eertains régétaux: col precedente. 

IV. Efiide des rariations de l'azote et de l'acide phosphoriqiie dai/s les 
sucs d' une piante //russe; col precedente. 

V. Sur les délmts dn déreloppemeìit de la piante rirace coii/purés à ceu.x 
de la piante annuelle; col precedente, 1908, T. cxlvii. 

VI. Comparaison. entro les débuts du dérelopp'ment d'une piante rirace 
et cciix d'une piante annuelle; col precedente, 1909, T. cxLviir. 

VII. Sur r élahoration de la iiiatière asotée dans les feuilles des plantes 
rivaces; col precedente. 

Vili. Sur r élahoration des matières pliospliorées et des substances salines 
dans les feuilles des plantes rirnces ; col precedente, 1909, T. cil. 
Akeschoug F. W. C, Betrachtuiujen iìber die Oryanisation und die bioloi/ischen 
Verhàltnisse der nordischen Baunie ; Engler's Bot. Jahrb. f. System.. 1888, 
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Gas., 1900. Bd. xix. 

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' Per le pubblicazioni delie quali non ho potuto avere l'originale, cito la Rivista 
elle ne dà un riassunto. 



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ho potuto vedere uè l'originale uè ues.sun riassuuto in qualche rivista). 
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— 107 - 



PARTP] SECONDA 



L'alimentazione minerale delle piante in rapporto colla for- 
mazione degli organi di vegetazione e di riproduzione. 

Metodo. — Le colture erano da me fatte o in soluzioni nutritizie 
ciie venivano rinnovate di sovente per conservarne il più costante pos- 
sibile la composizione e per impedire lo sviluppo delle alghe, o in sabbia 
quarzifera ben pulita, esaurita con acido cloiidrico e accuratamente la- 
vata con acqua distillata, in modo da costituire per le piante un sub- 
strato contenente nessuna sostanza nutriente all' infuori di quelle die 
venivano appositamente aggiunte o mescolandole allo stato di polvere 
alla sabbia medesima, o versandovele sopra in soluzione. Per alcune di 
queste esperienze colla sabbia adoperai vasi chiusi in fondo, nei quali 
r umidità si conservava più a lungo ; però preferii quasi sempre vasi 
forati si da permettere il lavaggio della sabbia (facendovi passar sopra 
dell'acqua distillata) e il cambiamento completo della nutrizione mine- 
rale anche durante il corso dell'esperienza: se 1 vasi erano di una certa 
capacità, in modo che la sabbia potesse trattenere una quantità di acqua 
di imbibizione sufiSciente per un po' di tempo allo sviluppo delle piante, 
li appoggiavo su un substrato pulito e sterile e li inaffiavo periodica- 
mente (0 con acqua distillata o con soluzioni) dal di sopra; se erano 
piccoli, per mantenere in essi l'umidità necessaria allo sviluppo delle 
piante li immergevo in apposite bacinelle (come si vede nella tav. VI) 
dalle quali l'acqua o le soluzioni salivano per capillarità fino alle ra- 
dici. Per impedire l'uscita della sabbia e lasciar libero il passaggio ai 
liquidi, i fori dei singoli vasi erano chiusi con batuftoli di cotone di vetro. 

Nelle mie esperienze mi valsi di piante a semi piccoli (per avere 
presto una nutrizione autonoma, indipendente dalle sostanze di riserva) 
e di facile germinazione: Solanum nigrum\j. e Torenia Foiirnieri \j\\\à^\\. 
Qualche esperienza venne fatta anche col TropaeolKin majtis L. e con 
piante agrarie, come frumento, avena, granoturco, ecc. Per le colture 
in sabbia i semi venivano messi direttamente nei vasi destinati alle 
esperienze; per quelle in soluzioni essi erano fatti germinare o in ger- 
minatoio o in sabbia inumidita con acqua distillata e si trasportavano 
nelle rispettive soluzioni le piante appena nate. 

Le soluzioni nutritizie adoperate erano specialmente due: 



~ 108 — 

I: acqua distillata gr. l.UOO; nitrato di potassio gr. ] ; solfato 
di magnesio gr. 0.5; fosfato ammonico gr. 0.5; gesso gr. 0.5; cloruro di 
sodio gr. 0.5; traccie di solfato di ferro. A questa soluzione (che trovai 
ottima per il So/anum nir/nim, non per la Torenia) facevo mancare ora 
l'uno ora l'altro dei componenti, senza sostituirlo in nessun modo. 

II: acqua distillata gr. 1.000; nitrato di calcio gr. 1; nitrato di 
potassio gr. 0.25; fosfato di potassio gr. 0.25; solfato di magnesio gr. 0.25; 
fosfato di ferro gr. 0.02. Per questa seconda soluzione quando facevo 
mancare qualcuno dei componenti, modificavo un po' la proporzione degli 
altri nel seguente modo: 

senza azoto: acijna distillata gr. 1.000; fosfato di calcio gr. 0.5; 
fosfato di potassio gr. 0.25; solfato di magnesio gr. 0.25, solfato di 
calcio gr. 0.25; fosfato di ferro gr. 0.02; 

senza fosforo: acqua distillata gr. 1.000; nitrato di calcio gr. 1; 
nitrato di potassio gr. 0.5; solfato di magnesio gr. 0.25; traccie di sol- 
fato di ferro ; 

senza calcio: acqua distillata gr. 1.000; nitrato di sodio gr. 1; 
nitrato di potassio gr. 0.25; fosfato di potassio gr. 25; solfato di ma- 
gnesio gr. 0.25; fosfato di ferro gr. O.o2. 

Qualche volta somministravo alle piante una soluzione di uno solo 
dei composti in parola, alla concentrazione dell'uno o due per mille. 

L'acqua distillata adoperata era ottenuta cogli alambicchi ordinari 
e quindi non assolutamente pura \ però le impurità potevano esservi 
contenute in dose minima e non tale da influire sul risultato delle 
esperienze. Talvolta, nelle colture con piante agl'arie, iiiaffiavo anche 
con acqua di pioggia. 

Delle molte esperienze fatte durante due anni (nel 1908 e nel 1909) 
riferisco solamente quelle che hanno dato risultati confermati parecchie 
volte, e le riunisco in tre gruppi: quelle fatte con piantine nutrite nor- 
malmente fin dall'inizio, quelle fatte con nutrizione iniziale incompleta, 
e quelle con piante alle quali, durante i primi stadi, non si è fornito 
alcun nutrimento minerale. 



' H. Mii'lieels f P, De Heeu (Sur l'i un ilistillrr l't /rs nil/i/ns iiniiiciiscs. hi Bull. 
Ac. roi/. (le Brlgiqiir, CI. (1. Se, 1905. Nr., (i) hanuo dimostrato che l'acqua distillata co- 
mune adoperata per le soluzioni acquose in realtà rappresenta una soluzione diluitissima 
di sostanze che sono segnalate dalle piante. Per questo si ha alle volte in tali acque di- 
stillate uno .sviluppo superiore a quello che consentirebbero le sole riserve accumulate nel 
seme: tale sviluppo non giunge però mai alla formazione degli organi la cui origine è 
oggetto delle mie ricerche. 



109 — 



Piante con nutrizione iniziale normale e completa. 

Esperienza I (luglio-agosto 1909). — Otto piantine appena nate di 
Torenin Foiirniiri vennero messe a vegetare nella II delle soluzioni nu- 
tritizie descritte più sopra, entro appositi matraccini della capacità di 
circa due decilitri, tenuti tutti gli uni vicino agli altri in serretta 
chiusa, in ambiente piuttosto caldo. In seguito, le singole piantine ven- 
nero trattate come segue: 

Num. 1: il 13 luglio, quando aveva appena sviluppato due paia di 
foglie, fu passata iu acqua distillata, il 2 agosto (quattro paia di foglie) 
nella soluzione completa senza calcio; il 9 agosto (con 5 paia di foglie) 
fu ritornata nella soluzione completa. Subito dopo, sopra il sesto paio 
di foglie, comparvero in questa pianta le gemme fiorali. 

Num. 2: il 13 luglio (con due soli paia di foglie) fu posta nel- 
l'acqua distillata e vi venne lasciata fino al 9 agosto, nel qual giorno 
(aveva cinque paia di foglie) fu rimessa nella soluzione completa. Le 
prime gemme florali cnmparvero un po' piti tardi che nella precedente 
e sopra il settimo nodo. 

Num. 3: venne lasciata in soluzione completa fino al 9 agosto, nella 
qual'epoca presentava cinque paia di foglie, poi fu passata in soluzione 
senza azoto. Ramificò e fiori nella seconda metà del mese. È rappre- 
sentata nella tavola I. 

Num. 4: trattata come la precedente, al settimo nodo diede luogo 
a un gruppo di tre gemme fiorali. È rappresentata nella tavola II. 

Num. 5: tenuta in soluzione completa fino al 17 luglio (aveva solo 
quattro paia di foglie), fu messa poi in acqua distillata e ripassata in 
soluzione completa il 21 agosto. Dopo una settimana, sopra l'ottavo 
paio di foglie produceva due gemme fiorali. E rappresentata nella ta- 
vola II. 

Num. 6: trattata come i numeri 3 e 4, ma non arrivò alla fioritura. 

Num. 7: fu lasciata in soluzione comideta fino al 17 luglio nel qual 
tempo aveva quattro paia di foglie, poi passata in soluzione senza calcio 
e lasciatavi fino al 9 agosto. Aveva alioia sei paia di foglie, ma mo- 
stravasi soiFerente, onde fu ritornata in soluzione completa: si rimise 
tosto, producendo rami e foglie vigorosi, ma non diede nessun fiore. E 
rappresentata nella tavola III. 

Num. 8: tenuta in soluzione completa fino al 27 luglio (aveva 
quattro i)aia di foglie), fu poi passata in soluzione senza fosforo, ove 
«bbe uno sviluppo vegetativo assai rigoglioso (diventò la pianta più 



— 110 — 

grossa (li tutte), senza mai dare uoii iieiiniieiio (]uaiiiio, verso la metà 
di agosto, la si rimise nella soluzione completa. È rappresentata nella 
tavola I. 

Da questi risultati viene dunque confermato il principio generale 
che una diminuzione della nutrizione minerale provoca la formazione 
dei fiori: lo si vede dal modo di comportarsi delle piantine segnate coi 
numeri 1, 2 e 5, delle quali l'I lia presentato le gemme fiorali prima 
delle altre perchè oltre una diminuzione ha avuto anciie una variazione, 
e il 5 le ha presentate più tardi perchè risenti anche più tardi della di- 
minuzione. 

Riguardo ai cambiamenti qualitativi della alimentazione minerale, 
risulta pure confermato che una sottrazione di azoto (Nura. 3 e 4) prò 
voca lo sviluppo dei fiori, ed una sottrazione di fosforo eccita l'attività 
vegetativa (Num. 8). 

Intei'essante è il comportarsi della piantina al Num. 7: la sottra- 
zione del calcio ad un dato perioiìo della sua vita ha provocato in essa 
uno stato patologico pel quale, rifornendole la nutrizione completa, ne 
ebbe eccitato lo sviluppo vegetativo senza che avesse luogo la fioritura \ 

E a notarsi che piantine tenute senza regola in un recipiente di 
vetro nel quale versavo casualmente ora acqua distillata, ora le soluzioni 
complete o incomplete, presentarono i fiori ai primi di agosto, e che 
altre piantine trapiantate all'aperto, in piena terra, li presentarono an- 
cora [lin presto e subito sopra il quarto nodo. Il che si spiega per le 
prime come conseguenza delle variazioni continue nella concentrazione 
e composizione del liquido nutritizio, e per le seconde come effetto delle 
condizioni di temperatura e di umidità, variabili certamente più all'aperto 
che in serra. 



' Il fenomeno >;i è veriticato, come si vedrà, auclie iu altre esperienze. 

Un'osservazione analoo-a venne fatta da W. P. Ermakow (Ziir Frngc ììher t/iin l'ir- 
lu'iltiiis rìer Cai n' il in. 'io Iz e sur Asfiiinilalioii (ìes N'i'frii/sfic/.'sfiìffs t/tirc/i yriiim Pflaiiseii, 
in Xttchr. Citir. Kicir. IS'O.S. Bd. xlviii, i-iassnnto in Boi. Cciitralhl., Bd. cxi) .secondo il 
<juale il calcio {■ necessario per la sintesi delle sostanze azotate : egli vide che se si» ten- 
gono delle foglie in soluzioni prive di calcio i nitrati vi si accumulano inutilizzati, e 
quando poi si trasportano le foglie stesse in altre soluzioni con calcio essi sono rapida- 
mente utilizzati. Senza entrare qui a discutere della funzione del calcio nel cliimismo dei 
vegetali, a me pare che non si possa parlare di un semplice immagazzinamento di sali 
non utilizzati quando esso manca: probabilmente hanno luogo fenomeni più complessi, ed 
induce a crederlo, il fatto che i danni della mancanza di calcio sono più sentiti, come hanno 
visto Portheim e Samec [Uchcr dir Vrrhrritiiiijj dir iiiifiifbebrlichen anorgunii^cìien Ntiìir- 
stoffc in den Kcimlingcn von JViasrn/ii.t vulgaris, in Flora. lOOiJ, Bd. .\civ), quanto ])iù 
buone sono le condizioni di vegetazione, ossia quanto più attivo è il chimismo della pianta. 



— IH — 

Esperienza II {maggio-agosto 1909). — Cinque piantine appena nate 
di Soìanum nigrum furono messe in fine di inaggio, nella prima delle 
soluzioni sopra descritte, in matracci tenuti, come nella esperienza pre- 
cedente, gli uni vicino agli altri in serretta chiusa, in ambiente piut- 
tosto caldo. Vennero in seguito trattate nel seguente modo: 

Num. 1 : ogni quattro o cinque giorni veniva rinnovata la soluzione 
completa. La pianta continuò a vegetare senza mai fiorire. Alla metà 
di luglio venne fotografata per la tavola V (fig. I). 

Num. 2: tenuta in soluzione completa fino alla metà di giugno, fu 
messa poi in soluzione senza calcio e vi venne lasciata fino alla metà 
di luglio. In tale epoca mostravasi molto sofferente: le foglie erano 
diventate prima bleu ' e poi in gran parte erano cadute, l'accrescimento 
si era arrestato. Venne allora rimessa la soluzione completa e la pianta 
riprese a vegetare presentando uno sviluppo vegetativo assai rigoglioso, 
senza però arrivare alla fioritura. 

Num. 3: tenuta in soluzione completa fino alla metà di giugno, fu 
poi passata in soluzione senza fosforo e lasciata cosi per un mese, fino 
a che le foglie cominciavano a impallidirsi; venne allora rimessa in 
soluzione completa e riprese il suo sviluppo vegetativo, col colore verde 
naturale, senza arrivare a fioritura. 

Num. 4: lasciata anch' essa in soluzione completa fino alla metà 
di giugno, fu poi trattata alternativamente con soluzione senza azoto, 
completa e senza fosforo e continuò a vegetare bene presentando, alla 
fine di agosto, parecchie gemme fiorali. 

Num. 5: lasciata in soluzione completa fino alla metà di giugno, 
fu passata poi in acqua distillata e dopo quindici giorni, essendo soffe- 
rente, venne ripassata in soluzione completa. Continuò a vegetare e in 
agosto, essendo stata messa in soluzione senza azoto, presentò gemme 
fiorali. 

Tali risultati confermano quelli della esperienza precedente: le 
piante segnate coi numeri 4 e .5 hanno presentato gemme fiorali, la 
(iriraa come conseguenza delle continue variazioni nella composizione 
della soluzione, la seconda come effetto di mancanza di nutrizione e di 



' Il Suzuki (Oii fin- fnriinitioii iif iiiilokijdii in the sfa!/,- of Barlcij, in BuU. of 
the Collefie of Aijnciiltiire. Tokyo, 190tì, \'o\. vn) lia visto che l^antociano si t'orma per 
ilefieienza di fosforo, o di azoto. Nelle mie esperienze ho potuto constatare che esso si presenta 
per deficienza di parecchie sostanze, anche del calcio e del potassio, ed in modo variabile a 
seconda delle specie, della temperatura e delle condizioni generali di vegetazione. Si può 
dire, con Buscalioni e Pollacci, che non vi è a questo riguardo nessuna legge fissa: ogni 
causa debilitante può far comparire nelle foglio l'antociano. 



— 112 — 

sottrazione di azoto. La pianta nuni. 1, tennta sempre in una soluzione 
di composizione costante, non arrivò a fioritura. Non vi arrivò nem- 
meno quella num. 2 alla quale, come nel num. 7 dell'esperienza prece- 
dente, ad un dato periodo della vita era stato sottratto il calcio: tale 
sottrazione ho provocato anche in essa uno speciale stato patologico 
dal quale, al sopraggiungere della nutrizione completa, venne un ecci- 
tamento allo svilupiio vegetativo. 

La sottrazione del fosforo alla pianta num. 3, ha dato luogo allo 
sviluppo vegetativo senza fioritura, come nel num. 8 dell'esperienza pre- 
cedente. 

EspERiENz.\ III (aprile-luglio 1909). In parecchi vasi pieni di sabbia 
preparati come è stato sopra descritto e bagnati dal basso in principio 
cou acqua distillata, poi colla soluzione prima, vennero messi, ai primi 
di aprile, semi di Solanmn nigrvm. Al 18 aprile i semi erano germinati 
e venne lasciata una sola piantina per ogni vaso, poi alcuni di questi 
furono messi in serretta chiusa in posto soleggiato e a temperatura 
alta, altri in altro posto della stessa serretta, vicino ad un'apertura, 
più arieggiata, senza sole e ad una temperatura di 4-5 gradi piti bassa. 
Ili seguito la soluzione tanto degli uni che degli altri vasi veniva al- 
ternativamente sostituita con acqua distillata, o cou soluzioni ora 
senza fosforo, ora senza azoto, fin che verso la metà di giugno venne 
rimessa ancora in tutti i vasi la soluzione completa. 

Nel luglio le piante erano affatto diverse: quelle cresciute a tem- 
peratura più alta e al sole erano più robuste, cespitose, basse, con 
molti rami piuttosto grossi (tavola VI, a destra) e foglie pure ben svi- 
luppate; certe soluzioni incomplete avevano provocato in esse la morte 
della gemma apicale e successivamente si aveva avuto lo sviluppo di 
gemme laterali, però non si presentò in esse alcuna gemma fiorale. 
Quelle invece tenute a temperatura più bassa e all'ombra (tavola VI, 
a sinistra) crebbero più alte e sottili, con foglie pure a lembo sottile, 
ma presentarono un'abbondante fioritura. 

Risulta che gli efl"etti delle variazioni nella nutrizione sono diversi 
a seconda delle condizioni esterne di luce e temperatura, come se varias- 
sero anche i processi chimici interni ai quali i diversi elementi inor- 
ganici prendono parte e dai quali dipende poi la differenziazione dei 
meristemi. Se nel fenomeno entri più la luce o la temperatura, e per 
quali degli elementi inorganici agiscano più attivamente tali agenti 
esterni, sarà oggetto di studio nella terza parte di questo lavoro. 



— 113 



Piante con nntrizione iniziale incompleta. 

Esperienza IV (giugno-settembre 1908). — Entro cinque matraccini 
cliiusi in fondo, della capacità di elica due decilitri og-nuno e pieni di 
sabbia inumidita con acqua distillata, vennero posti, verso la fine di 
maggio, alcuni semi di Solaman nif/ndn, e poi tre di essi furono inaf- 
fiati colla soluzione prima senza nitrato, e due colla stessa soluzione 
ma senza solfato di calcio. Quando alcuni giorni dopo i semi comin- 
ciarono a germinare, si lasciò una sola piantina per ogni matraccio e si 
disposero tutti i matracci, vicino gli uni agli altri, davanti ad una 
finestra aperta nel laboratorio. 

In seguito, si sottoposero le diverse piante ai seguenti trattamenti: 

Num. 1: inaflSata fino alla seconda metà di luglio con soluzione 
senza nitrato, fu poi inafiSata con sola acqua distillata. In settembre, 
alla fine della vegetazione, mostravasi sottile, alta, poco ramificata, con 
foglie violacee e con pochi fiori e frutti. 

Num. 2: tenuta fino alla seconda metà di luglio come la precedente, 
fu poi inaffiata colla soluzione senza fosforo. Produsse numerosi rami 
ma nessun fiore. 

Num. 3: inaffiata sempre, fino al settembre, colla soluzione senza 
nitrato, presentò fuglie antocianiche ', molti rami e molti fiori. 

Num. 4: nutrita in principio colla soluzione senza gesso, in luglio, 
quando cominciava a mostrarsi sofferente, venne inaffiata colla soluzione 
completa. Presentò subito dopo uno sviluppo vegetativo tale da rag- 
giungere in poco tempo le dimensioni delle piante precedenti, però non 
produsse fiori. 

Num. 5: tenuta sempre, fino al settembre, con soluzione senza 
calcio, non è morta ma presentò uno sviluppo vegetativo assai debole, 
senza giungere a fioritura. 

Da questa esperienza, pur tenendo conto delle probabili impurità 
dell'acqua distillata o della sabbia adoperate (sì che le piante hanno 
potuto svilupparsi anche in soluzione senza nitrato), risultano confer- 
mate le conclusioni delle esperienze precedenti : la pianta num. 1 ha 
prodotto fiori per sottrazione di nutrimento minerale, quella num. 3 



' Qui la presenza dell'antociano è dovuta alla mancanza di azoto, come ha visto il 
Suzuki; in altre esperienze si vedrà che è dovuto a mancanza di fosforo o ad altre defi- 
cienze della nutrizione, onde è a richiamarsi anche qui e in seguito quanto si è detto alla 
nota precedente. 

Alti deU'Ist. Bot. dell'Università di Pavia — Serie II — Voi. XIV. 10 



— 114 — 

per mancanza di azoto, mentre quella mini. 2 non ne iia prodotto dopo 
essere stata privata di fosforo. Nel nuni. 4 la mancanza di calcio ha 
indotto lo stato patologico favorevole poi all' accrescimento vegetativo. 
È a notarsi che il nnni. .5 ha sotferto per parecchi mesi un difetto 
di nutrizione senza dar luogo a iìoritura, dimostrando che questa è 
dovuta a peculiari deficienze qualitative e non a deficienze generiche. 

Esperienza V {muggioluglio 1908). — Altri vasetti come quelli del- 
l'esperienza precedente furono messi su altra finestra del laboratorio, 
ed in ognuno di essi fu fatta germinare una piantina di Solamim nignim 
inaffiata per parecchie settimane colla soluzione senza calcio. In seguito 
vennero trattate colla soluzione completa e mostrarono uno sviluppo 
vegetativo molto forte. Giunsero poi anche alla fioritura. 

Esperienza VI {luglio-agosto 1908). — Vennero adoperate tre va- 
schette di vetro, della capacità di circa due litri l'una, ripiene di sabbia, 
ed in ognuna furono fatte germinare tre piantine di Soìnnum nlgrum. 

La vaschetta num. 1 venne, come controllo, inaffiata sempre colla 
soluzione prima: le piante crebbero in essa mediocremente e presen- 
tarono una fioritura scarsa dovuta forse alle modificazioni nella concen- 
trazione della soluzione, inevitabili con questo sistema di inaifiare. 

La vaschetta num. 2 fu inaffiata con soluzione senza calcio fino ai 
primi di agosto nel qual tempo le foglie delle piante in essa contenute 
nio.stravano screziature bianche '. Venne poi u.sata la soluzione com- 
pleta. Dopo sette od otto giorni si notò un risveglio nella vegetazione 
e le piante crebbero più di quelle della prima vaschetta, producendo 
però anche maggior numero di fiori. 

La vaschetta num. 3 fu sempre inaflìata con soluzione senza calcio. 
Le piante vi ebbero uno scarso sviluppo e produssero solo pochi fiori. 

Tanto questa, dunque, che la precedente esperienza confermano l'ef- 
ficacia che ha l'avvelenamento per mancanza di calcio sopra il succes- 
sivo sviluppo vegetativo. A differenza delle altre esperienze, in queste 
le piante sono però giunte a fioritura: il fatto è forse attribuibile a 
impurità dell'acqua distillata o della sabbia adoperata, impurità che per- 
mettevano l'accrescimento anche in soluzioni incomplete. 



' La screziatura ì' siutomo aiii'lie tifila mancanza di potassio (vengasi: P. .Sorauer, 
Haiulhiicli (lev Pfiunzcnkranklieitcìì, Berlin. 1ÌI09, ih AuH., Bd. i, pag. ;!00). Io in alcune 
esperienze la osservai anche come sintomo di concentrazione della soluzione nutritizia : ba- 
stava infatti, jier farla scomparire, il lavaggio della sabbia in cui erano le radici, con 
ac(|ua distillata. 



— 115 — 

Esperienza VII {giugno-agosto 1009). — Sono colture ili Solanum 
nigriim fatte in matraccini della capacità di circa due decilitri l'uno, 
colla prima delle soluzioni sopra descritte privata di qualcuno dei suoi 
componenti. Tre piante furono trattate nel modo seguente: 

Num. 1 : fu tenuta per tre settimane in soluzione senza fosforo, e 
crebbe stentatamente producendo tre sole foglie piccole e gialle. Messa 
poi in soluzione completa, ripigliò il suo colore verde \ ma non si svi- 
luppò ulteriormente, ed è morta verso la metà di luglio. 

Num. 2: dal 1 alla metà di giugno fu tenuta in soluzione senza 
fosforo e si sviluppò pochissimo mostrando tre sole foglie piccole e gial- 
lastre. Fu messa poi in soluzione completa, e subito riprese il suo co- 
lore verde mostrando una vegetazione rigogliosa sì da superare in tre 
settimane le piante cresciute sempre in soluzione completa, come si vede 
nella figura II della tavola V. Tale prevalenza vegetativa si mantenne 
sino alla fine dell'esperienza ed anche quando la pianta fu passata in 
soluzione senza azoto e trasportata in altri ambienti a temperature 
diverse, non produsse mai fiori. 

Num. 3: tenuta tutto il mese di giugno in soluzione senza azoto, fu 
poi passata, quando cominciava a presentare sintomi di sotferenza ed 
aveva tutte le foglie ed il fusto di colore violetto, in soluzione completa. 
Il colore violetto andò gradatamente scomparendo, e la pianta riprese 
a vegetare ma non co.si rigogliosamente come la precedente che aveva 
sofferto mancanza di fosforo. Più tardi, essendo stata passata in acqua 
distillata e portata in altro ambiente, giunse anche a fioritura. 

Questa esperienza dunque dimostra che una mancanza iniziale di 
fosforo, se non prolungata in modo da provocare la morte della pianta 
(come nel num. 1), può far sentirei suoi eifetti per tutta la vita della 
pianta, favorendo lo sviluppo vegetativo ed impedendo (come nel num. 2) 
la formazione degli organi di riproduzione. Essa dà luogo anche ad una 
specie di intossicazione pei' la quale, quando si rifornisca alla pianta una 
nutrizione completa, lo sviluppo vegetativo viene eccitato in modo anor- 
male, ciò che non si verifica (num. 3) per una mancanza iniziale di azoto. 

Esperienza VIII {luglio-agosto 1909). — Sono colture di Torenia 
Fournleri nella seconda delle soluzioni sopra descritte. Vennero adope- 
rati nove dei soliti matraccini di circa due decilitri di capacità, in 



' Questo risultato verrebbe ad appoggiare le vedute dello Stoklasa sulla presenza 
del fosforo nella clorifilla. Il fatto poi che, dopo rimessa in soluzione i-ompleta, questa 
pianta non si sviluppò ulteriormente è probabilmente dovuto alla azione troppo prolungata 
dell'avvelenamento per mancanza di fosforo. 



— 116 — 

Ognuno dei quali fu messa una piantina appena nata clie poi venne trat- 
tata come segne: 

Num. 1: fu tenuta per dieci giorni, dal 13 al 23 luglio, in solu- 
zione di fosfato di calcio al 2 "/oo ; Poi venne aggiunta alla soluzione 
un po' di nitrato di potassio, e dopo alcuni giorni fu sostituita la solu- 
zione completa. Mentre prima la pianta era sofferente e aveva perduto 
le foglie, in questa soluzione riprese a vegetare e raggiunse uno svi- 
luppo mediocre, senza però mai presentare gemme fiorali. 

Nura. 2: fu tenuta per quattordici giorni, dal 13 al 27 luglio, an- 
ch'essa in soluzione di fosfato di calcio al 2 "/„„ nella quale si mostrò 
molto sofferente, poi venne passata in soluzione completa e vi riprese 
lo sviluppo vegetativo senza però presentare mai gemme fiorali, nem- 
meno quando piìi tardi fu passata in una soluzione senza azoto. È rap- 
presentata al num. 13 della tavola IV. 

Num. 3: tenuta per 14 giorni (del 13 al 27 luglio) in soluzione di 
fosfato di potassio al :J 7oo "ella quale raggiunse uno sviluppo mediocre, 
fu poi passata in soluzione completa, nella quale continuò a svilupparsi 
e presentò ai primi di agosto gemme fiorali sopra il quinto nodo. 

Num. 4: trattata come la precedente, jirima con soluzione di fosfato 
di potassio e poi con soluzione completa, presentò un buon sviluppo 
vegetativo tanto nell'una che nell'altra soluzione e verso la metà di 
agosto produsse gemme fiorali all'estremità dei suoi rami. E rappre- 
sentata nella figura 17 della tavola IV. 

Num. 5: fu tenuta per i primi dieci giorni in soluzione di nitrato 
di potassio, poi, siccome le foglie erano sofferenti e seccavano all'apice, 
venne passata in soluzione completa. Il suo sviluppo però continuò ad 
essere stentato, ne si ebbe alcuna produzione di fiori. 

Num. 6: trattata nello stesso modo della precedente, riprese un 
po' lo sviluppo vegetativo quando venne passata nella soluzione com- 
pleta, ma non arrivò nemmeno essa alla fioritura pur essendo stata, 
pili tardi, trasportata in soluzione senza azoto. 

Num. 7: fu nutrita per quattordici giorni (dal 13 al 27 luglio) con 
soluzione di nitrato di calcio al 2 "/oo^ "ella quale rimase debole, con 
poche foglie e poche radici, poi fu passata nella soluzione completa e 
vi riprese a vegetare presentando ai primi di agosto gemme fiorali sopra 
il quarto nodo. È rappresentata nella figura 12 della tavola III. 

Num. 8: dopo quattordici giorni di nutrizione con soluzione di fo- 
sfato di calcio, fu passata prima in soluzione senza calcio, poi (una 
settimana dopo) in soluzione completa. Presentò un discreto sviluppo 
vegetativo ma non produsse mai fiori. 

Num. 9: dopo quattordici giorni di nutrizione con soluzione di ni- 



— 117 — 

trato di calcio, veime passata prima, per dieci giorni, in soluzione senza 
calcio, e poi in soluzione completa. Presentò uno sviluppo vegetativo 
discreto, con gemme fiorali sopra il quinto nodo. 

Da questa esperienza risulta in modo abbastanza chiaro e costante 
che la nutrizione iniziale dà alla pianta delle proprietà che essa con- 
serva per tutta la vita : si direbbe quasi che essa ingenera nel proto- 
plasma uno stato chimico o fisico-chimico tale pel quale essa reagisce 
in modo speciale agli stimoli chimici che, sotto forma di alimento, le 
vengono dall'esterno '. La differenziazione dei meristemi in gemme fio- 
rali dipende essa pure da tale stato chimico o chimico-fisico inizial- 
mente prodotto, il quale può, per questo riguardo, prevalere sopra 
l'azione di tutte le altre condizioni esterne che sopraggiungono dopo. 
Le piante p. e. nutrite inizialmente con fosfato di calcio (Numeri 1, 2 
e 8) pur presentando una vita vegetativa sofferente, non producono 
fiori; ne producono invece quelle che hanno avuto una nutrizione ini- 
ziale di fosfato di potassio (Numeri 3 e -1). E avviene l'opposto pei 
nitrati: una nutrizione iniziale di nitrato di potassio (Numeri 5 e 6) 
impedisce la formazione dei fiori, col nitrato di calcio invece (Numeri 7 
e 9) la si lascia possibile, pur esercitando questo sale, da solo, un'azione 
venefica. 

Esperienza IX [marzo-giugno 1900) ^. — Questa esperienza fu fatta 
con frumento marzuolo pr. Adticco fornito dalla casa Ingegnoli di Milano, 
seminato a un centimetro di profondità, in dieci vasi forati sul fondo (una 
pianta per vaso), contenenti ognuno sette chilogrammi di sabbia, e la- 
sciati all'aperto, vicino gli uni agli altri, in eguali condizioni di espo- 
sizione alla luce solare diretta. La sabbia veniva bagnata con eguali 
quantità di acqua distillata o di acqua di pioggia, e le si sono aggiunte 
i sali sottoindicati nelle proporzioni, nel tempo e coi risultati seguenti: 

Num. 1: furono messi, al momento della semina, gr. 2.5 di fosfato di 
calcio, gr. 3 di nitrato di potassio e traccie di solfato di magnesio. Il 
10 aprile la piantina era alta circa 4 cm. dal suolo, come le piantine 
degli altri vasi, quasi che la nutrizione minerale non avesse avuto su 
di essa alcuna influenza ^. Nei giorni seguenti però essa mostrò un attivo 



' Sull'influenza tlelhi nutrizione iniziale sopra lo stato diimieo interno della pianta, 
veggasi la nota 1 alla precedente pagina 71. 

' I risultati di questa esperienza vennero già comunicati, in una nota preliminare, 
alla Società Botanica Italiana (Contributo allo studio della nntrisione iniiierale delle 
piante, in Bull. d. Sor. Bot. It., 1909, Nr. 7). 

^ Anche il Jumelle {Berli, plijjs. sur le développement des plantes aiiunelles. in 
Ree. (leu. d. Bot.., Paris, 1889) vide che durante la prima fase di accrescimento, le pian- 
tine germinanti in sola ac(|ua distillata crescono come quelle in soluzioni di sali. 



— 118 — 

accrescimento, sì da raggiungere il 21 aprile 18 centimetri di altezza 
(dalla superficie del terreno all'apice della foglia più alta), con tre foglie 
ben sviluppate, e da arrivare a 28 centimetri con cinque foglie il 9 mag- 
gio. In seguito cominciò anche a cestire ; presentò la prima spiga nella 
prima settimana di giugno, aperse i fiori alla metà di giugno, e diede 
come produzione finale sei spighe (tre grosse e tre piccole e tardive) 
con gr. 4,46 di paglia '. 

Num. 2: trattata come la precedente, la piantina raggiunse il 21 
aprile 15 centimetri di altezza, con tre foglie, e il 9 maggio 22 cen- 
timetri con quattro foglie; presentò la prima spiga e fiori nella stessa 
epoca della precedente; produsse cinque spighe (due grosse e tre pic- 
cole e tardive) con gr. 2,2 di paglia. 

Num. 3: furono messi al momento della semina gr. 1,2 di fosfato 
di calcio, gr. 1,5 di nitrato di potassio e traccie di solfato di magnesia. 
Con tale nutrizione più scarsa che nei numeri precedenti, la piantina 
al 21 aprile era alta solo 11 centimetri e cominciava appena a metter 
fuori la terza foglia, onde venne aggiunto ancoi'a un grammo e mezzo 
di nitrato di potassio. Al 9 maggio la piantina aveva raggiunto 20 cen- 
timetri di altezza e presentava quattro foglie ben sviluppate. Spigò e 
fiori alla stessa epoca delle piante precedenti, produsse una spiga grossa, 
due piccole e tardive e una abortita, con gr. 1.45 di paglia. 

Num. 4: fu trattata come la precedente e si comportò nello stesso 
modo, producendo però otto spighe (quattro grosse, tre piccole e tar- 
dive e una abortita) e gr. 4,82 di paglia. 

Num. 5: furono messi in principio dell'esperienza gr. 3 di nitrato 
di potassio e traccie di solfato di magnesia. Ai 4 aprile la piantina era 
alta 12 centimetri e raggiungeva i 22 centimetri il 9 maggio, quando 
furono aggiunti gr. 2,5 di fosfato di calcio. Fiori alla metà di giugno e 
produsse tre spighe grosse, tre mediocii e una abortita, con gr. 3,V di 
paglia. 

Num. 6: trattata come la precedente, si comportò in modo simile, 
fiorì però alcuni giorni dopo e produsse quattro spighe mediocri e una 
abortita, con gr. 3,20 di paglia. 

Num. 7: furono messi al tempo della semina gr. 2.5 di fosfato di 
calcio e traccie di solfato di magnesio. Al 4 aprile la piantina era alta 
solo 10 centimetri e cominciava appena a mettere fuori la terza foglia, 
mentre seccava l'apice delle prime due, dimostrando con ciò clie il 



' La paglia di tutte le piante venne per alcuni giorni fatta seccare in uno stesso 
«ambiente. Non ho potuto pesare i semi prodotti perchè erano stati in gran parte presi 
daeli necolli. 



- 119 — 

fosfato di calcio soinministrato da solo esercita su queste piante uuazione 
venefica ^ Fu aggiunto un gramma di nitrato di potassio e la piantina 
riprese subito uno sviluppo vegetativo assai rigoglioso tanto da rag- 
giungere il 9 maggio l'altezza di 20 centimetri, con cinque foglie, e da 
superare in seguito, tanto per altezza che per accestimento, le piantine 
dei vasi num. 1 e 2. Presentò la prima spiga una settimana piti presto delie 
.altre piante, alla fine di maggio, fiori nella prima settimana di giugno 
e produsse sei spighe (tre grosse e tre mediocri, di cui una sola tar- 
diva) e gr. 2,711 di paglia. 

Num. 8: trattata in principio come la precedente, con solo fosfato 
di calcio, presentò gli stessi sintomi di avvelenamento. Vennero aggiunti 
3 grammi di nitrato di potassio e ne risultò la stessa (anzi un po' più 
accentuata) accelerazione nello sviluppo vegetativo, con eguale antici- 
pazione nella fioritura. Produzione totale: nove spighe (quatti-o grosse e 
cinque mediocri non tardive) con gr. 4,73 di paglia. 

E a notarsi che tanto questa come la pianta precedente non ebbero 
alcuna spiga abortita, come si vide nella maggior parte di tutte le 
altre, e ne presentarono poche di tardive: raggiunsero dunque in breve 
tempo la maturanza ultima. 

Num. 9: la semina fu fatta senza aggiungere nulla alla sabbia, e 
la piantina che nei primi giorni era cresciuta come le altre, presentò 
ben presto i caratteri di un intristimento dovuto a mancanza di nutri- 
zione: al 9 maggio era alta 1.5 centimetri con sole quattro foglie pic- 
cole e quasi secche. Vennero somministrati gr. 2,5 di fosfato di calcio 
con traccie di solfato di magnesio. Piìi tardi, al 22 di maggio, si som- 
ministrò anche un grammo di nitrato di potassio, ma la pianta rimase 
sempre stentata: fiori verso la metk Ai giagno, nn po' più tardi delle altre 
piante, è produsse una spiga mediocre e due piccole e tardive, con gr. 0,7 
di paglia. 

Num. 10: trattata come la precedente, la piantina si comportò 
nello stesso modo e diede due spighe piccole (di cui una tardiva) con 
gr. 0,36 di paglia. 

Da questa esperienza risulta confermata l'influenza, già constatata 
coir esperienza precedente, che esercita la nutrizione iniziale di una 



' Che l'avvelenaiuento t'os-;e dovuto proprio al fosfato di calcio e non alla mancanza 
di potassio lo prova il fatto die le altre piantine le quali pure mancavano di potassio 
(N. 9 e 10) ma non avevano ricevuto il fosfato, non presentavano quelle alterazioni. Che 
un eccesso di fosfato sia diinnoso alle piante era già stato osservato anche dal Noli {Der 
Eiiifluss drv Pliospliateniiiliriinij auf das Wnchstknni linci dir Orgiiìibildiiiig der 
Pfldii-riì. in Bniìiirr Gartliciihnii-Vcrcin, 190-0). 



— 120 — 

pianta sopra tutta la sua vita successiva. La nutrizione iniziale con 
nitrato di potassio, come per la pianta segnata col numero 6, ha ritar- 
dato la fioritura, il fosfato di calcio ha invece accelerato la fioritura ' e 
tutto il ciclo evolutivo delle piante segnate coi numeri 7 ed 8. La de- 
ficienza di nutrizione non ha provocato un'anticipata fioritura delle piante 
9 e 10, anzi ha ritardato quella della prima '■'. 

Interessante il fatto che l'azione stimolante del fosfato di calcio si 
esplica prima con sintomi di avvelenamento. 

Che l'acido fosforico, oltre avere per le piante un'azione nutriente, 
sia pure uno stimolante, è stato recentemente osservato anche dal Klihl ^, 
però non può trattarsi qui di un'azione stimolante semplice perchè le 
piante N. 1-4 alle quali il fosfato di calcio era somministrato insieme 
al nitrato di potassio, pur dimostrando un accrescimento vigoroso, non 
venivano eccitate come colla somministrazione separata dei due alimenti: 
il fosfato prima ed il nitrato dopo. Né si può pensare nel caso nostro 
che l'aggiunta dell'alimento azotato e potassico abbia favorito il pas- 
saggio dell'anidride fosforica nei culmi ': tale passaggio era già avve- 
nuto, e ne sono prova i sintomi di avvelenamento cui si è sopra accen- 
nato. Si tratta evidentemente di un fenomeno molto più complesso, do- 
vuto probabilmente a formazione di composti organici o almeno di ag- 
gruppamenti chimici speciali, facilmente modificabili coU'intervento del- 
l'azoto del potassio, aggruppamenti o composti che fin che esistono 
riescono dannosi al funzionamento dell'organismo, ma agiscono come 
stimolanti quando si somministrano gli elementi mancanti '\ 



' Nella esperienza precedente il fosfato di calcio Ini avuto veramente im'azioiie di- 
versa, ed è il fosfato di potassio che ha favorito la fioritura. Se questa differenza sia do- 
vuta alla pianta e alla diversa natura delle riserve immagazzinate nel seme, o alle condi- 
zioni diverse in cui orano condotte le due esperienze (Tuna in serra a temperatura ele- 
vata e quasi costante, l'altra all'aperto a temperatura variabile), si potrà dire solo quando 
si conosceranno le condizioni di assorbimento ed assimilazione dei diversi elementi, ciò 
che è oggetto di studio della terza parte di questo lavoro. 

' Si vedrà in seguito che la mancanza iniziale di nutrimento riesce dannosa a tutti 
i fenomeni vitali quando si prolunga oltre un certo periodo di tempo. 

* H. Killil, Ucher die Rciznirlainy dir Pliosplnirsiiiii'c iiiif das Wurlistlniiii der 
Pflanzen, in Bot. Ztg.. 1909, n Abth, 

* D. Lieuau e A. Stutzer (Uehrr dcii Eiii/fiias der in deli iintcren Tcileii der Balille 
non Hfifer entlialienen Miiiereilstnffe (iiif die Laiieriiiiij der Haliiie, in Landw. Versiielif- 
stai. 1906, Bd. lxv) lianno infatti rilevato che in certi casi le concimazioni azotate 
oltre agire direttamente, agiscono anciie indirettamente favorendo l'assorbimento dell'ani- 
dride fosforica. 

° Lo stato chimico .speciale delle piante in parola è dimostrato anclie dal fatto che, 
malgrado la concimazione azotata tardiva, esse rimasero resistenti alla ruggine (veggasi; 
L. Montemartini, Lti riigifiiie di i erri ali in rupporlo colla coiieiiiiazioiie, in Rirista di 
Fat. Vcg.. Pavia, 1909). 



— 121 — 

Esperienza X (luglio-agosto 1909). — La stessa esperienza fu ri- 
petuta durante l'estate, con frumento nostrano comune seminato, tre semi 
per vaso, a profondità eguale entro vasi più grossi dei precedenti, con- 
tenenti ognuno 17 chilogrammi della solita sabbia, inaffiata sempre con 
quantità eguali di acqua distillata o di acqua di pioggia, e trattata nei 
modi sottoindicati, coi seofueuti risultati: 

Num. 1 : non venne aggiunto nulla al momento della semina (22 lu- 
glio). Al 2 di agosto le piantine vi erano alte da 10 a 11 centimetri; 
una di esse venne sradicata e si constatò che le riserve azotate del 
seme (strato glutinifero) non erano ancora completamente esaurite. Fu- 
rono aggiunti grammi 2,5 di nitrato di potassio e traccie di solfato di 
magnesio, col che le piantine rimaste ripresero a svilupparsi arrivando 
in due settimane a ló-'^'O centimetri di altezza, sviluppando bene le 
foglie ma con nessuno o con debole accestimento. Per cause estranee, 
l'esperienza fu troncata alla fine di agosto senza che né queste né le 
altre piante potessero formare alcuna spiga, dopo una durata però suf- 
ficiente per confermare i risultati della precedente esperienza. Il vaso 
a sinistra della tavola VII rappresenta lo stato delle piantine alla fine 
di agosto. 

Num. 2: vennero somministrati al tempo della semina gr. 2,5 di 
fosfato di calcio, e gr. 2,5 di nitrato di potassio. Al 2 di agosto le 
piantine ei-ano alte da 11 a 14 cm.; ne venne sradicata una e si con- 
statò che anche qui lo strato glutinifero del seme non era ancora com- 
pletamente esaurito. Le altre due piantine continuarono a crescere e 
presentarono un accestimento quasi normale: alla fine di agosto, quando 
vennero fotografate (vaso di mezzo della tavola VII), erano alte da 14 
a 15 cm. e presentavano una tre culmi e l'altra due. 

Num. 3 : vennero somministrati in principio solamente gr. 2,5 di 
fosfato di calcio. Al 2 di agosto le piantine erano alte solo 8-9 cm., pre- 
sentavansi più deboli anche delle piante del Num. 1 che non avevano 
ricevuto alcuna nutrizione, e mostravano all'apice delle foglie l'arros- 
samento e l'essiccamento speciali che sono sintomo dell'avvelenamento 
di cui si é precedentemente parlato; in una piantina sradicata si con- 
statò che lo strato glutinifero del seme era stato completamente esau- 
rito. Vennero aggiunti gr. 2,5 di nitrato di potassio, e subito le due 
piantine rimaste ripresero a svilupparsi rigogliosamente, tanto da supe- 
rare in pochi giorni tutte le altre piante. Alla fine di agosto, quando 
vennero fotografate (vaso a destra della tavola VII), erano alte 17-18 cm. 
e presentavano una quattro culmi e l'altra sei. 

Num. 4: vennero inizialmente somministrati solamente gr. 2,5 di 
nitrato di potassio. Le piantine crebbero in principio quasi come quelle 



122 — 

del vaso Niim. 2. senza esaurire tutte le riserve azotate del seme, ma 
in seguito ebbero uno sviluppo minore ed alla fine dell'esperienza si 
presentavano come quelle del Niim. ], con 15 a 20 cm. di altezza e con 
nessuno o debole accestimento. 

Benché non si sia potuto giungere alla fioritura, questa esperienza 
conferma il risultato della precedente: il fosfato di calcio fornito da 
solo, come nutrimento iniziale, al frumento esercita un'azione venefica, 
la quale si converte in un'azione eccitante quando sopraggiungono l'azoto 
ed il potassio. 

È interessante notare l'azione del sale in parola sopra l'utilizza- 
zione delle sostanze di riserva immagazzinate nel seme, specialmente 
su quelle azotate: quando esso è somministrato da solo, lo strato glu- 
tinifero del seme si esaurisce molto presto: quando invece viene som- 
ministrato insieme al nitrato, il consumo del glutine ha luogo in modo 
normale e come se non fosse somministrato alcun alimento minerale. 

Esperienza XI (mag(jio-f)iìigno 1009). — In due vasi come quelli 
dell'esperienza precedente furono seminati nella prima settimana di 
maggio dodici semi per ognuno di avena gigante a grappoli, e vennero 
contemporaneamente aggiunti alla sabbia: in un vaso gr. 2,5 di fosfato 
di calcio, gr. 3 di nitrato di potassio e traccie di solfato di magnesio; 
nelFaltro solo gr. 2,5 di fosfato di calcio e traccie di solfato di ma- 
gnesio. Al 22 di maggio le piantine erano nate in ambedue i vasi ed 
avevano raggiunto in am'oedue ugnale altezza ; però alla fine del mese 
la vegetazione era ben diversa. 

Mentre nel primo vaso, che aveva avuto fosfato e nitrato, l'altezza 
media delle piantine era di 10 cm. ed ognuna di esse aveva già pro- 
dotto tre foglie completamente verdi; nel secondo, le piantine alle quali 
si era somministrato soltanto il fosfato di calcio erano più basse (8 cm. 
in media) e presentavano ognuna due sole foglie cogli apici rossi o 
secchi denotanti l'azione venefica del fosfato di calcio. 

Si somministrarono a quest'ultimo vaso gr. 3 di nitrato di potassio, 
e si vide nei giorni seguenti che le piante in esso contenute, perduti i 
sintomi di avvelenamento, si svilupparono rigogliosamente quanto le 
altre e verso la fine del giugno le superarono anzi in altezza. 

La fioritura avvenne contemporaneamente nei due vasi. 

Esperienza XII (luglio-agosto 1909). — È una ripetizione dell'e- 
sperienza precedente, fatta però con granoturco. La semina fu fatta nei 
due vasi il 20 luglio, il 9 agosto le piante cui si era somministrato il 
solo fosfato di calcio cominciavano a soffrire e presentavano i sintomi 



— 123 — 

deiravvelenameiito, sì che si dovette aggiungere al loro nutrimento il 
nitrato di potassio. Cominciarono allora a svilupparsi rigogliosamente si 
da prendere il sopravvento sulle altre, come si vede chiaramente nella 
tavola Vili, nella quale il vaso di destra è quello in cui si era messo 
fin dal principio dell'esperienza tanto il fosfato di calcio che il nitrato 
di potassio, mentre in quello di sinistra si era messo prima il solo fo- 
sfato ed in seguito anche il nitrato. 

Questa e la precedente esperienza confermano dunque quanto si è 
detto intorno ad una nutrizione iniziale, delle piante sperimentate \ a 
base di fosfato di calcio. 

Esperienza XIII [aprile-luglio 1909). — In sei vasi preparati e di- 
sposti come nelle esperienze precedenti venne seminata dell'erba me- 
dica (tre piantine per vaso), e poi divisi in tre gruppi di due vasi cia- 
scuno furono trattati nei modi seguenti, coi risultati sottoindicati: 

Gruppo I (controllo) : vennero somministrati in principio dell'espe- 
rienza gr. 2,-5 di fosfato di calcio, gr. 3 di nitrato di potassio e traccie 
di solfato di magnesio. Le piante vi si svilupparono bene, cestirono e 
nella seconda settimana di giugno (erano alte 35-40 cm.) fiorirono ab- 
bondantemente. 

Gruppo II (nutrizione iniziale con poco fosforo): si somministrarono 
in ogni vaso, al momento della semina, gr. 0,5 di fosfato di calcio, 
gr. 2,5 di nitrato di potassio, gr. 0,5 di gesso e traccie di solfato di 
magnesio. Siccome le piante non presentavano uno sviluppo regolare, 
alla metà di giugno vennero aggiunti in ogni vaso 2 grammi di fosfato 
di calcio. Le piante continuarono a crescere debolmente, ma fiorirono 
anch' esse nella seconda settimana di giugno pur essendo alte solo 
18-20 cm. 

Gruppo III (nutrizione iniziale con poco fosforo): il trattamento 
fu come quello del gruppo precedente, solo che alla metà di giugno in- 
vece del fosfato di calcia si aggiunse fosfato d'ammonio. Le piante non 
fiorirono, forse per la prevalenza dell'azoto nella nutrizione. 

Questa espei-ienza dimostra che la scarsità iniziale di un elemento 
non ha lo stesso effetto della mancanza assoluta di esso : la pianta uti- 
lizzando la quantità dei diver.si elementi che le venne inizialmente for- 



1 È probahilissimo. come è già stato accennato alla nota 1 della precedente pa- 
gina 120, che con altre piante i cui semi sieno muniti di altre riserve, e in condizioni di- 
verse i risultati non sieno eguali. Già si è visto alla Vili esperienza che la Toreiiiu Foni- 
ììì'rri si comporta in modo affatto diverso di fronte al fosfato di calcio. 



— 124 — 

iiita, ha in principio una nutrizione completa: esaurito l'elemento che 
le è stato fornito in proporzione minore, di fronte agli altri si comporta 
come si è visto nelle pi'ime tre esperienze. 

Piante seuzta nutrizione minerale iniziale. 

Esperienza XIV {giìigno-agosto 1908). — In otto matraccini della 
capacità di due decilitri ognuno, ripieni di sabbia inumidita con acqua 
distillata, furono seminati alcuni semi di Solarium nigrutn. Nella seconda 
settimana di giugno si lasciò una sola piantina per ogni matraccino e 
tutti furono posti, in eguale posizione e vicino gli uni agli altri, di 
fronte a una iìnestra aperta del laboratorio, rivolta a mezzogiorno. In 
seguito, per due settimane non si somministrò che dell'acqua distillata, 
la quale fu poi sostituita come segue coi risultati sotto indicati : 

Gruppo Nuin. 1 (due matracci): si continuò a fornire per altre due 
settimane solamente acqua distillata e poi si aggiunse la prima delle 
soluzioni desci'itte in principio, ma molto diluita. Le piantine crebbero 
sottili, semplici, con poche e piccole foglie un po' antocianiche; e alla 
metà di agosto produssero qualche flore. 

Gruppo Num. 2 (due matracci): all'acqua distillata si sostituì subito 
la prima soluzione e vi fu sempre mantenuta. Le piantine vi crebbero 
pili che nel gruppo precedente, produssero rami e foglie abbastanza 
sviluppate, ma non fiorirono. 

Gruppo Num. 3 (due matracci): l'acqua distillata fu sostituita su- 
bito colla stessa soluzione senza nitrato. Le piantine vi crebbero sem- 
plici e sottili, ma produssero parecchi fiori e frutti. 

Gruppo Num. 4 (due matracci): all'acqua distillata fu subito sosti- 
tuita la soluzione senza fosfato. Le piantine svilupparono rami e molte 
foglie, ma non fiorirono. 

Si può dunque dire che la mancanza iniziale di nutrimento mine- 
rale non modifica il comportamento successivo della pianta verso la nu- 
trizione che le viene in seguito fornita: la scarsità della nutrizione 
stessa e la prevalenza di fosforo provocano la formazione dei fiori 
(Num. 1 e 4), mentre l'uniformità o la prevalenza di azoto la evitano. 
Ciò è quanto avviene normalmente ; se qualche cosa di diverso vi è per 
le piante che hanno subito una fame iniziale, è che esse sono più sen- 
sibili delle altre a tali azioni delle sostanze minerali. 

Esperienza XV {giugno- agosto 1908). — Venne ripetuta l'esperienza 
precedente con dieci matracci; pieni di sabbia inumidita con acqua di- 
stillata, con un seme ciascuno di Tropaeolum majus. La semina fu fatta 



— 125 — 

ai primi di giugno e si continuò a bagnare con sola acqua distillata 
per tatto il mese: le piante erano rimaste nane con poclie e piccole 
foglie. In seguito l'acqua distillata fu sostituita come nella precedente 
esperienza: in due matracci colla soluzione prima diluita, in due colla 
prima completa, in due colla soluzione senza nitrato, in due con quella 
senza fosfato e in due con quella senza calcio. Lo sviluppo di tutte le 
piante fu però ancora debole : in agosto esse erano rimaste molto pic- 
cole (rispetto ad altre che per controllo erano state contemporanea- 
mente tenute in soluzione completa prima e poi priva di azoto, cosi che 
avevano dato anche una buona fioritura) e nessuna aveva prodotto 
qualche fiore. Le più sviluppate erano quelle inafiìate colla soluzione 
senza fosfato. 

Un tale risultato si spiega per il digiuno prolungato forse troppo 
si che gli eftetti di esso hanno fatto perdere alla pianta la facoltà di 
riprendere, in presenza dei sali minerali, i processi chimici normali ': 
era rimasta solo in parte la sensibilità a reagire collo sviluppo vege- 
tativo ad una nutrizione senza fosfati. 

Esperienza XVI (aprile-luglio 1909). — In quattro vasetti forati 
sul fondo e disposti come quelli della esperienza III (tavola VI) venne 
messa a germinare una piantina di Solmium nigrum alla quale si som- 
ministrò in principio, dal 18 di agosto al 9 di aprile, solo acqua distil- 
lata. In seguito l'acqua distillata venne sostituita come segue, coi ri- 
sultati sotto indicati: 

Nura. 1 e 2: fu messa in uno la soluzione prima senza nitrato e 
nell'altro la seconda pure senza azoto. Ambedue le piantine ripresero 
a svilupparsi e la prima produsse gemme fiorali verso la metà di luglio, 
la seconda un po' più tardi, dopo che le venne somministrato anche un 
po' di fosfato di potassio. 

Num. 3 e 4: fu messa nell'una la soluzione prima senza fosforo e 
nell'altra la seconda pure senza fosforo. Ambedue le piantine, special- 
mente la prima \ presentarono uno sviluppo vegetativo più vigoroso 



' È quanto avvieue per gli agenti debilitanti : alta o bussa temperatura, veleni, ere. 
Anehe per la luce, Rieòuie {Action de ìa lumit're sur dcx plaiifrs préalahlement étio- 
lées, in Set. Gén. de Botaniqne. Paris, 1902) vide che le piante eziolate possono, se 
esposte alla luce, acquistare un forte sviluppo purché i loro organi non abbiano già per- 
duta la capacità di accrescimento. 

- Come è .stato detto in principio di queste esperienze, là prima soluzione è più 
adatta che la seconda all'accrescimento dei Solaiinm. Per questo la pianta al numero 2 
fiorì più tardi di quella al numero 1 e si dovette somministrarle, per portarla a fioritura, 
un po' di fosfato di potassio. 



— 126 — 

delle due precedenti, ma non giunsero mai a fioritura, benché più tardi 
si sottoponessero a continui cambiamenti di nutrizione. 

E a notarsi ciie tutti e quattro i vasetti di questa esperienza erano 
tenuti in serra chiusa, a temperatura elevata, nelle stesse condizioni 
nelle quali nella esperienza III (tav. VI a destra) con piante a nutri- 
zione iniziale completa non si potè ottenere formazione alcuna di fiori. 
Si vede duutiue che, come è risultato anche da una esperienza prece- 
dente, la mancanza iniziale di nutrimento minerale, se non eccessiva- 
mente prolungata, rende la pianta più sensibile a reagire, nel modo 
normale, all'alimento che le viene successivamente fornito. 

Esperienza X7II (giugno-higlio 1909). — In due matraccini della 
capacità di due decilitri l'uno, fu messa a vegetare, ai primi di giugno, 
in sola acqua distillata, una piantina di Solamnn nigrum e vi venne la- 
sciata per cinque giorni, dopo di che si sostituì l'acqua colla soluzione 
prima senza calcio. Le piantine cominciarono presto (dopo cinque giorni) 
a mostrare segni di sofferenza, in seguito a che venne loro fornita la 
soluzione completa. Alla seconda metà di giugno ed in luglio si ebbe 
uno .sviluppo vegetativo assai vigoro.so, senza però ariivare alla fioritura. 

La fame iniziale di minerali ha lasciato alla pianta la facoltà di 
reagire, nel modo già segnalato in altre esperienze, alla deficenza di 
calcio. 

Esperienza XVIII {luglio-agosto 1909). — Una piantina appena 
nata di Torenia Fonrnieri fu messa a vegetare in uno dei soliti ma- 
traccini pieni di acqua distillata e vi venne lasciata dal 13 al 27 luglio. 
Allora, siccome dava manifesti segni di esaurimento, l'aciiua distillata 
fu sostituita colla prima soluzione, la quale alla sua volta cinque giorni 
dopo venne sostituita colla soluzione seconda, che, come m'era risultato 
anche da altri tentativi, è più adatta per (juesta specie. 

La pianta ritornò in buono stato e continuò a vegetare, presentando 
uno sviluppo vegetativo discreto, ma non producendo mai fiori nem- 
meno quando più tardi le si somministrò una nutrizione prevalente- 
mente fosfatica. 

11 digiuno iniziale forse troppo prolungato seguito da una nutri- 
zione inadatta quale quella fornita dalla prima soluzione, avevano fatto 
perdere alla pianta, come nella esperienza XV, la facoltà di ridare i 
processi chimici ordinarli e di reagire nel modo normale di fronte al 
nutrimento somministratole in seguito. 



— 127 — 

Conclusioni della seconda parte. 

Dal complesso delle esperienze sopra descritte mi pare si possa 
dedurre che non sono semplici variazioni quantitative, né dell'acqua for- 
nita alle piante (in tutte le mie esperienze le piante ne avevano sempre 
in quantità uguali), né delle sostanze minerali sciolte in quest'acqua, 
quelle che provocano la differenziazione dei raeristemi che conduce alla 
formazione delle gemme fioi-ali. Si tratta di processi chimici speciali, 
che richiedono determinate condizioni di presentazione e pei quali hanno 
importanza e la qualità delle sostanze minerali fornite, e lo stato chi- 
mico e fisico-chimico del protoplasma. 

L'equazione chimica, per adoperare ancora l'espressione di Berthelot, 
che dal protoplasma vivente ed in piena attività di scambi col mondo 
esterno conduce ai fenomeni di ringiovanimento (Verjimgung) che ca- 
lafterizzano la formazione delle cellule riproduttrici, non è dunque 
sempre la stessa, ma varia a seconda delle condizioni esterne ed in- 
terne dell'organismo. 

Il fosforo entra di solito in tale equazione come termine di impor- 
tanza primaria. Nella maggior parte dei casi infatti una alimentazione 
minerale prevalentemente fosfatica conduce rapidamente alla formazione 
degli organi di riproduzione, una in prevalenza azotata porta invece ad 
un grande sviluppo vegetativo. La mancanza di sali e la variabilità 
nell'assorbimento dei medesimi provocano pure la formazione degli or- 
gani di riproduzione. 

Li certi stati del protoplasma il fosforo ha però un' importanza 
molto minore ed anche una alimentazione prevalentemente fosfatica può 
dare uno sviluppo vegetativo molto forte. 

La nutrizione iniziale di una pianta imprime al suo protoplasma 
proprietà speciali, si che varia il valore che esso ha nell'equazione in 
parola. Una demineralizzazione iniziale dell'organismo (nutrizione con sola 
acqua distillata) che non sia troppo prolungata, rende il protoplasma più 
sensibile alle alimentazioni susseguenti; una alimentazione iniziale incom- 
pleta lo lascia in stati speciali che variano a seconda della qualità del 
nutrimento fornito e pei quali esso reagisce in modo diverso al nutri- 
mento successivamente offerto. 



— 128 — 
SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 



Tavola I. 



Fio-nra ?.. ))iiiiitii di Turcnin Foimiirri. fon fioritura provornta da alimentazione prevalen- 
temente fosfatica (Esp. 1). 
» 8, i(ìi:iii. con sviluppo unicamente vegetativo dovuto a nutrizione prevalentemente 
azotata (Esp. I). 

Tavola II. 

Figura 4, idi^iii. con gemme fiorali provocate come nel Nr. 3 precedente (Esp. I). 

5, idem. <on gemme fiorali provocate da mancanza di alimento minerale (Esp. I). 

Tavola III. 

Figura 7. iilriii. con sviluppo ]mramente vegetativo ])invocnto da difetto temporaneo di 
calcio (Es]). I). 
y VI. idilli, con fioritura, dopo nutrizione iniziale con nitrato di i-ali'io (Esp. Vili"). 

Tavola IV. 

Figurai:!. ;>/(■«/. con sviluppo puramente vegetativo, per unti izione iniziale con fosfato di 
calcio (Esp. VIII). 
17, idriii. con jiiccole gemme fiorali all'apice dei rami, per nutrizione iniziale con 
fosfato di potassio (Esp. VIII). 

Tavola V. 

I, pianta di Soìaui/i/i iiii/niii/. senza fiori, tenuta in soluzione completa a composizione 

costante (Esp. II). 

II. /di'iii. con grande sviluppo vegetativo, provocato da nutrizione iniziale mancante di fo- 

sforo (Esp. Vili. 

Tavola VI. 

A sinistra, pianta di Solaìiuin nigrnin tenuta in ambiente ombreggiato e fresco in solu- 
zioni cambiate di frequente, e fiorita (Esp. III). 

A destra, idnii con prevalente sviluppo vegetativo perchè tenuta in ambiente caldo e so- 
leggiato (Esp. III). 

Tavola MI. 

A sinistra, piantine di frumento rimaste in jiriucipio senza nutrizione minerale, e poi trat" 

tate con nitrati (Esp. X). 
In mezzo, idriii. con nutrizione iniziale di fosfati e nitrati (Esp. X). 
A destra, idriii. con nutrizione iniziale di fosfati, e poi con nitrati (Esp. X). 

Tavola VIII. 

A sinistra, piante di granoturco trattate prima con fosfati e poi con nitrati (Esp. XII). 
A destra, idem, trattate subito con^ fosfati e nitrati insieme (Esp. XII). 



ISTITUTO BOTAMCO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



METODO 

DI STERILIZZAZIONE DI PIANTE VIVE 

PER 

ESPERIENZE DI FISIOLOGIA E DI PATOLOGIA ' 



Nota 
dei Dottori EVA MAMEII e GINO POLLACCI. 

Una delle difficoltà che si presentano in molte esperienze di bio- 
logia, di fisiologia e patologia vegetale, è quella di riuscire a steriliz- 
zare dei vegetali superiori senza impedire il loro normale sviluppo. I 
mezzi sterilizzanti fin'ora tentati a tale scopo, furono i lavaggi con 
acqua sterilizzata e con alcuni disinfettanti, quali il bicloruro di mer- 
curio, l'acido cloridrico, alcuni sali di rame, di ferro, ecc. Ma l'uso del- 
l'acqua sterilizzata dà risultati incompleti (come noi stessi potemmo 
sperimentare) perchè nella massima parte dei casi non asporta com- 
pletamente i germi infettivi; e in quanto ai diversi disinfettanti fin'ora 
usati, se possono servire, ad una data concentrazione, per sterilizzare 
alcuni semi senza ucciderli, non servono invece per la sterilizzazione 
dei tessuti in vegetazione, che ne restano danneggiati più o meno 
fortemente. 

Il prof. Giacomo Rossi, in un lavoro intitolato: Terzo contributo 
allo studio della macerazione della canapa, Portici, 1907, riuscì ad otte- 
nere la sterilizzazione di pezzi di canapa senza alterare la loro strut- 



' Vedi Rendiroiili iMIn R. Accademia dei Lincei. Maggio 1910. 
Atti (lell'Tsl. Boi. Afìl'UniversUà di Pavia — Serie II. — Voi. XIV 



— 130 — 

tura anatomica, usando una soluzione di acqua ossigenata al 3 "/„ (pari 
a volumi 9 di ossigeno). Egli però non estese le sue liceiclie a piante 
vive. 

L'acqua ossigenata, com'è noto, è un potentissimo disinfettante. 
Miquel, Beit, Regnard, Ebell, Bruns, ecc., dimostrarono la sua potente 
azione distruttrice sui microrganismi, ed ora essa viene considerata 
come uno dei più forti antisettici conosciuti. Bruns infatti trovò che 
l'acqua ossigenata usata in soluzione al 3 " „ per la disinfezione delle 
ferite, ha un potere disinfettante eguale a quello del sublimato corrosivo 
all'I"/,,,,, e Miquel ottenne eguali effetti da acqua ossigenata gr. 0,05, bi- 
cloruro di mercurio gr. 0,07, e nitrato d'argento gr. 0.08. In pratica, 
com'è noto, l'acqua ossigenata viene usata, oltre che in chirurgia e 
in medicina, anche per la sterilizzazione e la conservazione di alcuni 
generi alimentari (latte, acquavite, birra) e dell'acqua potabile. 

Venne anche sperimentata l'azione dell'acqua ossigenata sulla ger- 
minabilità dei semi. V. Sodin (Annales agronomiques de Paris, XXIII, 
462 e 468) sostenne che essa non ha efficacia sulla germinazione, mentre 
A. Sauna {Atti del VI Con gres f;o internazionale di Chimica applicata, IT, 
407) trovò che l'acqua ossigenata esercita un'azione acceleratrice sulla 
germinazione dei semi (ceci, grano, ricino), specialmente nei primi 8 
giorni. Egli ottenne 1 migliori risultati usando una soluzione acquosa 
contenente il 0,15 "/o di acqua ossigenata. In organismi vegetali viventi 
vennero fatte esperienze da C^hodat e Bach [Berich. d. D. chem. Geseìl, 
XXXV, 1275, 1902; e Ebenda, Heft ti, pag. 2466), i quali stabilirono 
con ricerche sperimentali accurate, che, contiariamente all'opinione del 
Loew (che riteneva che l'acqua ossigenata fosse un forte veleno per la 
cellula vegetale vivente), l'acqua ossigenata pura, in soluzione non 
troppo concentrata, non è velenosa per il protoplasma vegetale. Venne 
anche constatato dallo Chodat e dal Bach che fino alla concentrazione 
dell'I "/o, l'acqua ossigenata (contenente una soluzione di nitiato potas- 
sico) provoca nelle cellule di alcuni muschi una plasmolisi normale. 

Nessun autore studiò per altro l'azione dell'acqua ossigenata sui 
vegetali superiori viventi, allo scopo di sterilizzarli, senza recar loro 
danno. Per ahunie nostre ricerche siierimentali in corso, riguardanti la 
controversa questione dell'assimilabilità dell'azoto atmosferico per parte 
dei vegetali superiori, ' noi cercammo di ottenere con vari mezzi la 
disinfezione di semi e di piantine, senza alterare la germinabilità degli 
uni e la vitalità delle altre. Ma, se per i primi la sterilizzazione era 



Vedi nostra Nota jireliminare in Rend. Acr. Lincei. 1910. 



— 131 — 

possibile con i disinfettanti \nh comnni, per le seconde (piantine di 
Lemna, di Salviiiia, di Azoila, di Nyniphea, ecc.) non lo era altrettanto, 
poiché i tessnti radicali e fogliari delicatissimi di tali piante, non sop- 
portavano, senza restarne danneggiate, una concentrazione tale ciie fosse 
sufficiente per sterilizzarle perfettamente. ' Guidati infine dalla consi- 
derazione che, come risulta dalle ricerche degli autori su citati, l'acqua 
ossigenata ha un energico potere distruttore sui microrganisrai, mentre 
non altera la struttura anatomica dei vegetali superiori, pensammo di 
applicarla alla disinfezione delle piante che volevamo far sviluppare in 




culture perfettamente sterilizzate. Sottoponemmo cioè all'azione del- 
l'acqua ossigenata ^Mr« a concentrazioni diverse, delle piantine di Lemna 
major, di Salvinia auricidata, di Nyinphea, ecc., tenendovele completa- 
mente immerse per periodi di tempo successivamente crescenti a par- 
tire da un minuto. Dojìo ciascun periodo si estraevano dalla soluzione 
di acqua ossigenata due piantine di ciascuna specie, che, accurata- 



• ' Tentammo anche l'uso del fluoruro d'argento o tachiolo a concentrazioni 
diverse, ottenendo poro, nelle numerose prove fatte, risultati ottimi come disin- 
fettante ma non applicabili al nostro caso perchè il tachiolo è troppo nocivo ai 
tessuti vegetali. 



— 132 — 

mente lavate con acqua sterilizzata, venivano messe, l'una in nn pal- 
loncino contenente nna soluzione nutritizia completa, l'altra in una pro- 
vetta di cultura contenente brodo o gelatina stenle, che venne tenuta 
in termostato a 32° per 10 giorni. L'osservazione continuata per pa- 
recchi giorni dimostrò: 

1") che le piantine, convenientemente trattate con soluzioni di 
acqua ossigenata, si possono sterilizzare completamente ; 

2') che esse possono vivere e continuare a moltiplicarsi dopo 
tale azione. 

Il grado di concentrazione della soluzione, e la durata dell'azione, 
variano a seconda della specie vegetale. Oltrepassato un certo periodo 
di soggiorno nell'acqua ossigenata, le piantine restano danneggiate. 

Il metodo che a noi risultò più conveniente fu il seguente: Sotto- 
ponemmo le piantine al lavaggio con acqua potabile sterilizzata, allo 
scopo di asportare le sostanze estranee, e la massima parte dei germi 
che vivono abbondanti sugli organi vegetativi delle piante acquatiche. 
L'apparecchio usato fu il seguente: Un serbatoio di vetro sterilizzato 
(A, V. figura) della capacità, di parecchi litri, e munito di due tubula- 
ture, conteneva l'acqua sterilizzata occorrente per il lavaggio. La tubu- 
latuia superiore veniva turata con cotone sterilizzato; l'altra era messa 
in comunicazione con un secondo recipiente, munito, oltre che del tubo 
di attacco, di un sifone. In questo secondo vaso B, collocato più in 
basso, si metteva il materiale da sterilizzare. Si faceva passare l'acqua 
dal seibatoio nel pallone, da dove effluiva di continuo l'acqua di la- 
vaggio per mezzo del sifone. Le piantine venivano cosi lavate abl)on- 
dantemente senza trovarsi a contatto dell'ambiente esterno, Usando di 
nn sifone a lume largo si possono asportare direttamente le piantine 
ben lavate dal recipiente 1!, senza aprire il vaso stesso. Il materiale 
poteva cosi essere portato ned recipiente C contenente l'acqua ossige- 
nata, dopo avere aperto il vaso B, oppure per mezzo di un altro sifone. 
In C le piante subivano il contatto coll'acqua ossigenata (che veniva 
poi asportata per mezzo di un rubinetto con filtro) e venivano lavate 
abbondantemente con nuova acqua sterilizzata proveniente dal serba- 
toio A. Dopo di ciò esse passavano, i)er mezzo di un altro sifone, nel 
pallone D di cultura, munito come i vasi 15 e C. di un rubinetto con 
filtro per l'uscita dell'acqua che era penetrata assieme alle piantine, e 
di un imbuto per l'introduzione della soluzione nutritizia. 

Nella tabella seguente sono ripoitati i risultati ottenuti con piante 
di Salvinia aio-iciilutn e ili Lemna major, vegetali che, data la delicatezza 
dei loro tessuti, e la difficoltà di sterilizzarli, causa la presenza di tri- 
comi e di asperità (come nella Salvinia), permettono di generalizzare 
questo metodo di disinfezione. 



— 133 — 



PIANTA 


Concontrazione 

della 

soluzione di H, O2 


Durata 

dell' azione 

in minuti 

primi 


Sterilizzazione 


Stato 

della 

pianta 


Salsiuia aiirimilaUi 


l,S"„-^xù\. 6 di 


tìO 


Incompleta 


Sano 


>> 


2,1"/,, = voi. 7 di 


30 


•> 




» » 


'• 


-15 
60 


Completa 






•2,l",„=;vol. 8 di 


5 
10 


» 




» 




15 
30 






» 


■2,7",,,^ voi. di 


45 

CO 

5 








0" „= voi. 1(1 di 


10 
15 
30 
45 
(iO 
5 
10 
15 
30 
45 






» ) 




CO 




Sotlerente 




3,3" „ = vol. 11 di 


5 
111 
15 
30 
45 
G(i 




Sano 
Solferente 




3,(;" „=vol. 12 di 


5 
in 
15 
30 
45 
CO 




Sano 
Soiierente 


l.emua ni.-ijnr 


],S" „^- voi. fi di 


i 
2 

3 




San.. 



— 134 



PIANTA 


Concentrazione 
(Iella 


Durata 
dell'azione 
in minuti 


Sterilizzazione 


Stato 
.Iella 




Soluzione di Hg Oo 


primi 




pianta 


Lemna major 


1,8" „ = voi. C di 0' 


4 

5 

10 

15 


Completa 


Sano 






80 
4.5 
r;o 


.. 


Sofferente 


» 


•2.1"/„ = vol. 7 di 


1 

2 

3 

4 

.5 

lo 

15 

:io 

45 

(io 




Sano 

Sofferente 




L',l",„ = voi. !) di 


1 

:ì 
4 




Sano 


» 


* 


5 
10 
15 
HO 
45 

fio 




Sofferente 




2,7 ",„^ voi. '■' 'li II 


1 


' 


Sano 


'> 




2 

4 

lo 


■■> 




i> 




15 
30 
15 
liO 




Sofferente 



135 



PIANTA 


Concentrazione 
della 


Durata 
dell' azione 
in minuti 


Sterilizzazione 


Stato 
della 




soluzione di H» O^ 


primi 




pianta 


Leinn:i majiir 


3",'„=: voi. 10 ,li O 


1 
•> 


Completa 


Sano 


^ 


, 


• > 

4 

5 

1(1 

15 

30 




Sofferente 


., 


» 


45 


. 




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» 


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:!,:"."/„= voi. 11 ili 


1 


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Sano 




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2 


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» 








4 

5 

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15 


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Sofferente 


„ 


3,*'7a = vol. 12 eli () 


1 






» » 


» 


2 


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» '^ 


' 


3 
4 


j> 





È certo quindi clie, seguendo il metodo sopra descritto, si possono 
sterilizzare perfettamente con acqua ossigenata, piante vive senza dan- 
neggiarle; fatto questo non privo d'importanza per gli utili servigi che 
esso può rendere, non solo nelle ricerche di Biologia e di Fisiologia, 
ma anche in quelle di Patologia vegetale. ' 



' La sterilizzazione di parecchie nostre culture fu controllata anclie dal dot- 
tore Domenico Carbone, dell'Istituto d'Igiene della nostra Univei-sità, al quale 
porgiamo vivi ringraziamenti. 

Istituto Botanico di Pavia, maggio 1910. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO 

DELLA 

MICOLOGIA LIGUSTICA 

l'ER IL 

Dott. LUIGI MAFFEI 

Assistente all'Istituto Botauico di Pavia 



Terzo Contributo. 

Sono qui elencate un centinaio di specie nuove per la regione che 
vanno ad accrescere il numero di quelle die ho di già studiate nei miei 
due primi contributi ' intorno alla micologia ligure. 

Questa contribuzione interessa le due riviere ed una settantina di 
questi micromiceti furono raccolti nell'interno della Liguria, regione 
botanicamente meno esplorata dai micologi. 

Nel giugno dello scorso anno, in seguito a consiglio del mio di- 
rettore, prof. Giovanni Briosi, mi recai col prof. Rodolfo Farneti in quel 
di Savona a visitare i castagneti di Cadibona, di Sella ed altri, dove 
però molto di nuovo non mi rinsci di trovare, data la .stagione secca, 
la poca varietà di vegetazione, e tenuto conto delle specie già note. 

Pure nei primi di agosto in compagnia dei dottori L. Pavarino e 
Gr. B. Traverso, presi parte ad una gita a S. Stefano d'Aveto. 

Coronato dal massiccio serpentinoso del monte Roncallo che si eleva 
all'altezza di 1667 m., S. Stefano d'Aveto è situato in fondo alla valle 
che, per la pittoresca posizione e salubrità dell'aria, è rinomata sta- 
zione climatica. 



Maffei L., Coìilribusione allo sfiid/o della Micoloy/a L/giixlìca in Atti ilel- 
rist. Bot. di Pavia. Serie II, voi. XII, p. 1. — Coiilribuz/oiie allo sUnlio della Mi- 
cologia Ligustica. ,Secondo coiitribiilo — in Atti dell' Ist. Bot. di Paviu. Serie II, 
voi.' XIII, pag. 273. 

Atti rUll'M. Jìnt. <IM'Vii!i'ei-i:ilà di Pia-ia - Sorie li — Voi. XIV. 12 



— 138 — 

La raccolta di micromiceti in questa località deirAppennino Ligure 
fu abbondante e le erborizzazioni furono estese oltreché alla cima del 
m. Roncallo, a tutta la strada mulattiera clie sulla sinistra dell'Aveto, 
passando per Caselle e Kezoaglio, conduce a Cabanne. La valle è ricca 
di bei boschi di Castanea, di Fagus silvatica, di Aliius vtridis; qua e là 
si notano bei prati e ci.mpi coltivati a frumento, a patate, a legumi 
che costituiscono, insieme al bestiame vaccino, alla produzione del burro, 
ecc., i principali prodotti della valle. 

Nel dicembre, con gli amici dott. Gino PoUacci ed Emilio Anelli, mi 
recai a Upega, paesello i.solato e lontano da ogni centro civile, situato 
sulle Alpi Marittime. Chi volesse arrivarvi partendo da Ormea e pas- 
sando per Ponte di Nava, che segna il confine tra la Liguria ed il Pie- 
monte, deve percorrere la strada mulattiera che costeggia la sinistra 
del Tanaio, facendo poi il passo delle Fascette, oppure la strada mi- 
litare eli e dalle Case di Nava sale al baraccamento militare del monte 
Saccarello. 

La strada mulattiera che incomincia a Ponte di Nava fra un folto 
ed annoso bosco di castagni, ad un'ora circa dal ridente paesello di 
Viozene, incontra un sentiero che passa sulla destra del torrente Ne- 
grone, confluente del Tanaro, che divide in parte la provincia di Cuneo 
da quella di Porto Maurizio. Anche in queste diverse località mi riusci 
di raccogliere alcuni fungilli. 

Fra le specie qui studiate alcune poche erano state inviate per 
istudio al Laboratorio Crittogamico, parte dal dott. Fr. Francolini, di- 
rettore della Cattedra ambulante d'agricoltura di Savona, parte, in se- 
guito a richiesta del prof. Briosi, dal dott. E. Onor, direttore della Cat- 
tedra ambulante di agricoltura di Chiavari e dal dott. F. Gabrielli, 
direttore di quella di Sarzana. Queste trovansi contraddistinte col nome 
del raccoglitore. 

Con la presente i funghi liguri noti raggiungono il nnmero di 
1364 circa. Il materiale che servì a queste mie ricerche si trova depo- 
sitato presso r Istituto Botanico di Pavia. 

Mi sia concesso ancora una volta di esprimere i sensi del mio 
grato animo al prof. Giovanni Briosi ed agli amici e colleglli di La- 
boratorio che mi furono compagni nelle mie gite. 

Pavia dal Laboratorio Crittogamico, febbraio 1910. 

Dott. Luigi Maffei. 



— 139 



ELENCO DELLE SPECIE 



Classis BASIDIOMYCETAE. 

Ordo HYMENIALES. 

Fara. Polyporaceac. 

Sect. Leucosporae. 

1. Polyponis officinalis (Vili.) Fr. ; Sacc. Syll. VI, p. 139. 

' Sopra tronchi di Larix raropae» L.; Boschi di Larice nei co- 
muni di Poruassio e Mendatica (prov. di Porto Maurizio). 

Ordo UEEDINALKS. 
Fam. Pucciniaceae. 

Sect. Amerosporae. 

2. Uromyces Polygoui (Pers.) Fuckel.; Sacc. Syìì. VII, p. 533 ; Trotter 

Uredinaìes in Flora it. crypt. p. 71. 

Sopra foglie di Polygonum aviciilare L,: Roncoluugo (S. Ste- 
fano d'Aveto). 

3. Uromyces striatus Schrot.; Sacc. Sijll. p. 542; Trotter Uredinaìes in 

Flora it. crypt., pag. 56. 

Sopra Lotus comlcuMus L. ; Chiavari (raccolse il prof. E. Gnor, 
direttore della Catt. amb. d'agricoltura). 

Sect. DlDYMOSPORAE. 

4. Puccinia Authoxauthi Fuck.; Sacc. Syll. VII, p. 665; Syd. Monogr. 

Ured. I, p. 727. 

Stadio uredosporico sopra foglie di AntJioxcuithnni odoralum L. ; 
Chiavari (raccolse il prof. K. Onor, direttore della Catt. amb. di 
agricoltura). 



- 140 — 

5. Piiccìuia bromina Erik.; Sacc. Syll.XYU, p. 382; Syd. Man. Ured., 

p. 712. 

Stadio uredosporico sopra Bromns steriUs L.; Chiavari (raccolse 
il prof. R. Oiior, direttore della Catt. amb. d'agricoltura). 
OssERV. Associata a Darluca Filum (Biv.) Cast. 

6. Piiccinia Calthae Link.; Sacc. Sylì. VII, pag. 602; Syd. Monogr. 

Ured. I, p. 540. 

Sulle foglie di Caltha falustris L. in terreni acquitrinosi nei 
dintorni di Cabanne d'Aveto. 

7. Pucciuia Salviae Ung. ; Sacc. N////. XVII, pag. 327; Syd. Monogr. 

Ured. I, p. 296. 
Sopra foglie di Salvia glulinom L.; S. Stefano d'Aveto. 

8. Pucciuia simplex (Koern.) Erik, et Henn.; Sacc. Syll. XVII. p. 374; 

Syd. Monogr. Ured. I, pag. 756. — Briosi e Cav. Fmg. Farass., 
lì. 159. 

Sopra Hordeum murinum L. in orti di Albissola. 

9. Pucciuia Trisetì Erik.; Sacc. SyU,, XVII, pag. 376; Syd. Monogr. 

Ured., p. 716. 

Sopra Trisetnm jlavescens Beauv. ; Chiavari, (l'accolse il prof. R. 
Onor, direttore della Catt. amb. d'agricoltura). 
OssERV. Associata a Darluca Filum (Biv.) Cast. 

Sect. Phragmosporae. 

10. Phrasmidium FrajEfariastri (D.C.) Schroet.; Sacc. Si/ll. Vll,p. 742. 
Sopra foglie di Fragaria vcsca L. ; monte Roncallo (S. Stefano 
d'Aveto). 



Olassis ASC03irCETAK. 

Ordo PYRENIALES. 
Fani. Val sacca e. 

Sect. Allantosporae. 

11. Valsa cei'athóphova Tal.; Sacc. N////. I, p. 108; G. B. Traverso, Pi/- 
renomycetae in Flora it. crypt., p. 83. 

Sopra corteccia di Castanea vesca Gaertn. ; Case di Nava (Pro- 
vincia Porto Maurizio). 
OssERV. Associata a Cytospora ceralhophora Sacc. 



— 141 — 

12. Valsa Massariaiia De Not.; Sacc. Syll. I, pag. 1.38; Traverso G. ]]. 

Pi/renoìììi/cciae in Flora it. cryp. p. 107. 

Sopra rami di Sorbiis Aucupnria L. ; m. Piano Cavallo (pro- 
vincia Porto Maurizio). 

13. Valsella furva (Karst.) Sacc. Si/ll. I, p. 1.58; Traverso G. R., P;/- 

yenomycetae in Flora it. crj-pt., p. 121. 

Sopra rami di Salix; dintorni di Cabanne d'Aveto. 

Sect. Hyalodidymae. 

14. Melaiicouis Alui .Jnl.; Sacc. Siili. I, p. 604; G. B. Traverso, Pjire- 

mmijcetae in Flora it. ciypt., p. 187. 
Sopra corteccia di Alnus\ Roncolungo (S. Stefano d'Aveto). 

1.5. Melauooiiis xanthostroma (Mont.) Sdir.; Traverso G. B , Pijre- 
nomycetac in Flora it. crypt. p. 183. 

Sopra rami di Fagiis ; dintorni di Cabanne d'Aveto. 
OssERV. Associata a Melanconium ramiilorum Corda e a Cytospora 
decorticans Sacc. 

16. Melauconls perniciosa Briosi e Farneti, Inforno alla causa della 

moria dei castagni in Atti Ist. Botanico di Pavia voi. XIV, p. 50. 
Sopra corteccia di Castanea vesca Gaertu. ; Sella, Cadibona 
(Savona). 

17. Chorostate oucóstoma (.Duby) Trav.; Sacc. Si/ll. I, p. 612; G. B. 

Traverso, Pi/reìiomi/cetae in Flora it. crypt., pag. 197. 

Sopra rami secchi di Robinia Pseudacacia L.; bosco Fonta- 
nazza a Sella (Savona). 
OssERV. Associata a Pkomopsis oncostoma (Tliiim.) Trav. 

Fani. Sphaeriaccae. 

Sect. Hyalodidymae. 

18. Sphaerolla punctiforinis (Pers.) Rabli.; Sacc. S////. I. p. 476. 

Sopra foglie morte di Quercus e Castanea ; Sella (Savona). 

19. Spliaerella quercina Jacz. ; Sacc. Syll. XIV, p. 531. 

Sopra foglie secche di Quercus; Spotorno. 

Sect. Hyalophragmiae. 

20. Metaspliaeria corticola (Fuck.); Sacc. ,Syll. U, p. 166. 

Sopra ramo secco di Posa; S. Stefano d'Aveto. 



— ]42 — 

Ordo DISOALES. 
Fani Fateli ariaceae. 

Sect. Hyalosporae. 

21. lleterosphaeria Patella (Tode) Grev.; Sacc. Si/ll. Vili, p. 775. — 
Briosi e Cav. Fune/. Parass., n. 134. 

Sopra cauli secchi di un' ombrellifera ; dintorni di Bertigaro 
(Valle Sturla). 



Ordo GYMNOASCALES. 
Fam. Exoascaceae. 

Sect. Hyalosporae. 

22. Exoascus Ostryae Massalongo; Sacc. Si/ll. Vili, p. 818. — Briosi 
e Cav. Fidig. Parass., a. 169. 

Sopra foglie di Ostrin rarpmifolia L.; Chiavari (raccolse il 
prof. R. Gnor, direttore del Catt. amb. d'agricoltura). 



Classis PJÌY(*OMY('ETAE. 

Ordo OOMYCALES. 
Fam. Peronosporaeeae. 

Sect. Amerosporae 

23. Bremia Lactucae Eegei.; Sacc. Sifll. VII, p. 244. — Briosi e Cav. 
Fting. Parasi., li. 51. 

Sopra foglie di Laetuca saliva L.; Savona (raccolse il prof. F. 
Francolini, direttore della Catt. anib. d'agricoltura). 

21. Peroiiospora parasitica (Pers.) Tul.; Sacc. Si/ll. VII, pag. 249. — 
Briosi e Cav. Fmig. Parass., n. 204. 

Sopra foglie di Cheirantìnis Cheiri L. ; Spotorno. 



— 143 — 

Ordo SPIIAEROPSIDALES. 
Fara. Spliaerioidaceae. 

Sect. Hyalosporab:. 

25. Phyllosticta corrodens Pass.; Sacc. Syìl. X, p. 125. 

Sopra foglie di Clemaiis Vitalba L. ; dintorni di Cabanne d'Avete. 

26. Phyllosticta Cucurbitacearum Sacc. Si/ll. Ili, p. 52. 

Sopra foglie di Cucurbita; Sarzana (raccolse il prof. F. Ga- 
brielli, direttore della Catt. amb. d'agricoltura). 

27. Phyllosticta goi-itiensis Sacc. Syll. Ili, p. 22. 

Sopra foglie di Phillyrea angustifolia L. : Savona. 

28. Phyllosticta limbalis Pers.; Sacc. Siili. Ili, p. 24. 

Sopra foglie di Buxus sempervirens L. ; Savona. 

29. Phyllosticta Napi Sacc. Syll. Ili, p. 38. 

Sopra foglie di Brassica sp. ; Chiavari (raccolse il prof. K. Onor, 
direttore di quella Catt. amb. d'agricoltura). 

30. Phyllosticta nerilcola Brun. ; Sacc. Sijll. XI, p. 475. 

Sopra foglie di Neriinn Oleander L. ; Genova (Piazza Corvetto). 

31. Phyllosticta uiiptialis Thiim.; Sacc. Syll. IH, p. 9. 

Sopra foglie morenti di Mi/rtus communis L.; Spotorno. 

32. Phyllosticta primulicola Desm.; Sacc. Syll. Ili, p. 56. 

Sopra foglie di Primula ; dintorni di Cabanne d'Aveto. 

33. Phyllosticta Ruborum Sacc. Syll. Ili, p. 8. 

Sopra foglie di Rubus friiticosus L.; Sella (Savona). 

34. Phyllosticta Aceris Sacc. Syll. Ili, p. 14. 

Sopra foglie di Acer: dintorni di Cabanne d'Aveto. 
OssERV. Le spore del mio esemplare misurano 5-8 * 3-4 /(., ma cor- 
risponde per il resto alla descrizione dell'autore. 

35. Phoma acuta Fiick.; Sacc. Syll. Ili, p. 133. 

Sopra cauli secchi di Foenicitlum; Spotorno. 
OsSERV. Associata a Pleospora herhanim (Pers.) Rabli. e a Diplodia 
per pusilla Desm. 

36. Phoma cicatriciilae Briosi e Farneti; Sacc. Syll. XVIII, p. 261. 

In cicatrici sopra ramoscelli di Morus\ Sella (Savona), 



— 144 — 

37. Plioma Cichoriacearum Sacc. Si/ìl. Ili, p. 124. 

Sopra cauli secclii di Ckhormm sp. in orti di Loano. 
OssERV. Associata a Pleospora herbamm (Pers.) Rabli. 

38. Phoma ilicicola (C. et E.); Sacc. Syll., p. 106. 

Sopra foglie morte di llex Aguìfolium L. ; Sella (Savona). 

39. Phoma oleracea Sacc. var. Dipsaci Sacc. .%//. Ili, p. 135. 

Sopra caule secco di Drpsams silvestn's Huds.; S. Stefano d'Aveto. 

40. Phoma putator Sacc. Syll. Ili, p. 97. 

Sopra rami di PopiUus; dintorni di Gabanne d'Aveto. 
OssERv. Nel mio esemplare non si osservarono basidi. 

41. Phoma ribicola Sacc. et Syd.; Sacc. Syll. XIV, p. 872. 

Sopra rami secchi di Bibes Grossularia L.; Roncolungo, frazione 
di S. Stefano d'Aveto. 

42. Phoma salicina West.; Sacc. Syll. Ili, p. 97. 

Sopra ramoscelli secchi di Salix; Genova (materiale inviato al 
Laboratorio Crittogamico dalla Catt. amb. d'agricoltura). 

43. Phoma saiitonensis Sacc. et Syd.; Sacc. Si/U. XIV, p. 868. 

Sopra foglie morte di llex Aqicifolimti L. ; nei castagneti di Sella 
(Savona). 

44. Phoma Urticae Schulz.; Sacc. Si/ll. Ili, p. 140. 

Sopra caule secco di Urtira; S. Stefano d'Aveto. 

45. Phoma leguminum West.; Sacc. Si/ll. Ili, p. 147. 

Sopra legumi di lìobinla Pseiidacaciah.; boschi di Sella (Savona). 

46. Phoma Viucetoxici West.; Sacc. Syll. Ili, p. 155. 

Sopra cauli secclii e follicoli di Cynanclium Vincetoxicuni R. 
Br. ; m. Piano Cavallo (prov. di Porto Maurizio). 

47. Phoma vinct'toxieola P. Brun.; Sacc. Syll. XIV, p. 883. 

Sojira frutti secchi di Ct/ìianchnm Vincetoxiciim R. Br. ; ni, Piano 
Cavallo (prov. di Porto Maurizio). 

48. Phoma complaiiata (Tode) Desm,; Sacc. Sull. Ili, p. 126. 

Sopra cauli e frutti secchi di Bhinanthus; m. Piano Cavallo 
(prov. di Porto Maurizio). 

49. Phoma Morearnm Drun.; Sacc. Syll. X, p. 161. 

Sopra rami secchi di Morus; S. Giuseppe di Cairo (Savona). 
OssERV. Il mio esemplare ha le spore più piccole di quelle del Brun. 
(6*3 i-i), ma per il resto corrisponde alla descrizione dell'autore. 



— 145 ^ 

50. Phomopsis oncostoma (Thuni.) Tiav. Pijrenom. in Flora it. crypt., 

p. 197; l'homa oncostoma. Thiiiii.; Sacc. Si/ll. Ili, p. 69. 

Sopra rami secchi di Robinia Pseudacacia L. ; boschi di Sella 
(Savona). 
OsSERv. Associata a Chorostate oncostoma (Duby) Trav. 

51. Macrophoma flaccida (Vial. et Eav.) Cav. ; Sacc. ^ijU. X, p. 198. 

Sopra acini d'uva; Genova ( materiale inviato dalla Cattedra 
amb. d'agricoltuia). 

52. Macrophoma Aiicubae Gabotto; Sacc. S;ill. XVIII, p. 270. 

Sopra foglie morte di Aucuba japonica Thiingb.; Pegli. 

53 Deudroplioma pleurospora var Rosiflorarum Sacc. Syll. Ili, 
p. 178. 

Sopra rami secchi di Rosa; dintorni di S. Stefano d'Aveto. 

54. Fiisicoccuiu periiiciosiim Briosi e Farneti, Intorno alla causa deìla 

Moria dei Castagni in Atti Ist. Dot. di Pavia. Serie II, v. XIV, p. 50. 
Sopra rami morenti di Castanea vesca Gaertn.; Castagneti di 
Sella (Savona). 

55. Cytospora docorticaiis Sacc. .%//. Ilf, p. 266. 

Sopra rami di Fayìis silvaiica L.; dintorni di Cabanne d'Aveto. 

56. Cytospora stenopora Sacc. Si/ll. Ili, p. 259. 

Sopra rami secchi di Alnus; Roncolungo, frazione di S. Stefano 
d'Aveto. 

57. Cytospora cerathophora Sacc. Si/ll. Ili, p. 268. 

Sopra corteccia di Castanea vesca Gaertn.; Case di Nava (pro- 
vincia di Porto Maurizio). 
OssERV. Associata a Valsa cerathophora Tul. 

58. Cytospora Massariaua Sacc. %//. HI. p. 253. 

Sopra rami di Sorbiis Aucuparia L. ; m. Piano Cavallo (pro- 
vincia di Porto Maurizio). 

Sect. Phaeosporae. 

59. Coiiiotliyrium lahuniicoliim P. Brun. ; Sacc. Si/ll. XIV, p. 923. 

Sopra rami secchi di Ci/tisus Labiirnum L ; m. Piano Cavallo 
(prov. di Porto Maurizio). 

60. Couiothyriiim Hellel»ori Cooke et Mass.; Sacc Si/ll. X, p. 261. — 

Briosi e Cav. Funi/. Parass., n. 368. 
Sopra Helleborus ; m. Piano Cavallo (prov. di Porto Maurizio). 



— 146 — 

61. ('oiiiothyriiim Mororum TSriosi e Farueti; Sacc. Si/ll. XVIII, 

p. 1155. 

Sopra ramoscelli secchi di Morns; Sella (Savona). 
OssEKV. Associata a Dipìodia Mori West, e Fusarium ìalcritium Nees. 

62. Coiiiothyriiim Ribis Bruii. ; Sacc. Sijll. X, p. 263. 

Sopra rami secciii di Blbes Grossularia L.; Roiicoluugo, frazione, 
di S. Stefano d'Aveto. 

63. Coiiiothyrium sfapisedum 8ace. et Speg. ; /Si///. HI, p. 316. 

Sopra scapi e foglie morte di Planfuf/o ; m. Roncallo (S. Ste- 
fano d'Aveto). 

Seci;. Phaeodidymae. 

64. Dipìodia inquiuaiis West.; Sacc. .Vy/L III, p. 346. 

Sopra rami secchi di Fraxinns cxcchior L. ; boschi di Sella 
(Savona). 

65. Dipìodia Mori West.; Sacc. Siili. Ili, p. 351. 

Sopra ramoscelli secchi di Morus; Sella, S. Giuseppe di Cairo 
(Savona). 
OssERV. Associata a Coniothijritmi Mororum Briosi e Farneti e Fu- 
sarium laterilhim Nees. 

66. Dipìodia scabra Fuck. ; Sacc. Sijll. HI, p. 355. 

Sopra rami secchi di Almts; Roncolungo, frazione di S. Stefano 
d'Aveto. 

Sect. Hyalodidym.\e. 

67. Ascocliyta Lyfoper.sici Biun.; Sacc. S//11. X, p. 304. 

Sopra piantine di Solanum Lycopersicitm Tonni; Sarzana (rac- 
colse il prof. Fausto Gabrielli, direttore delia Catt. anib. d'agric). 

68. Ascocliyta Pisi Lib.; Sacc. Stjll. Ili, p. 397. 

Sopra foglie di Psoralca bituminosa L.; Spotorno. 

69. Ascoeliyta Oleandri Sacc. et Sp.; S;ill. IH, p. 392. 

Sopra foglie di Nerium Oleandcr L. ; Genova (piazza Corvetto). 

70. Ascochyta legumiimm Sacc. Sijll. Ili, p. 385. 

Sopra legumi di Cytisus Labiirnvm L.; m, Piano Cavallo (pro- 
vincia di Porto Maurizio). 

71. Ascochyta moricola Beri.; Sacc. .S'////. X, p. 300. 

Sopra rami secchi di Morus; S. Giuseppe di Cairo (Savona). 



147 



Sect. PlIAEODICTYAE. 

72. Camarosporiuiii Passeriuii Sacc. SijJl. X, p. 344. 

Sopra ramoscelli secchi di IMorus; Sella (Savona). 
OssERV. Sugli stessi rami riscontrai pure: Fusarium laieriilnm Nees., 
Dipìodia Mori West, e Coniotln/rium Mororwii Briosi e Farneti. 

73. CamaTospoi'iiim Pseiulacaciae Brini.; Sacc. Syll.X, \ì. 339. 

Sopra rami secchi di Eohinia\ S. Stefano d'Aveto. 

74. Dichomera Laburni Cooke et Massee; Sacc. Siili. X, p. 348. 

Sopra rami di Cytisus Laburnnm L. ; m. Piano Cavallo (prov. di 
Porto Maurizio). 

Sect. SCOLECOSPORAE. 

7.5. Septoria castanicola Desm.; Sacc. Sylì. Ili, p. 504. — Briosi e 
Cavara Fungili Parass., n. 47. 

Sopra foglie di Castanea Vesca Gaertn.; dintorni di Cabaune 
d'Aveto. 
OsSERv. Le spore dell'esemplare da me esaminato presentano talora 
quattro setti e misurano 30-50 ^ 4-5 ,«. 

76. Septoria €onvolvuli Desm.; Sacc Si/ll. Ili, p. 536. 

Sopra foglie di Convolvulus arvensis L ; Sella (Savona) e a S. Ste- 
fano d'Aveto. 

77. Septoria Digitalis Pass.; Sacc. Si/ll. p. 534. 

Sopra foglie di Digitalis lutea L.; S. Stefano d'Aveto e sopra 
molti esemplari raccolti nella stessa valle. 

78. Septoria dubia Sacc. et Syd. ; Sacc. Sgll. XIV, p. 978. 

Sopra foglie di Querrus; boschi di Sella (Savona). 

79. Septoria Ebuli Desm. ; Sacc. Syll. Ili, p. 543. 

Sopra foglie di Sambucus Ebultis L.; S. Stefano d'Aveto. 

80. Septoria Geranii-uodosi Massai.; Sacc. .S'y^/. XVI, p. 961. 

Sopia foglie di Gcranium nodosunt L. ; S.Stefano d'Aveto e 
lungo la valle. 

SI. Septoria Grylli Sacc. Sgll. III, p. 5G4. 

Sopra foglie di Andrnpogon Grgllas L. ; Cadibona (Savona). 
82. Septoria Tussilaginis West.; Sacc. Syll. Ili, p. 545. 

Sopra foglie di Tussilago; Savona (raccolse il prof. F. Franco- 
lini, direttore della Catt. amb. d'agricoltura). 



— 148 — 

83. Septoria Urticae Desm. et Rob.; Sacc. Sijll. HI, \\. ,557. 

Sopra foglie di Urlka dioica L.; Caselle, fiazioiie di S. Stefano 
d'Aveto. 

84. Septoria FragariaeDe.sm.; Sacc %//. III. p. .511. Briosi et Cav. 

Fitng. Parass , n. 345. 

Sopra foglie di Fragaria pesca Ij.;oiti di Albissola. 

85 Septoria Chelidouii Desm.; Sacc. %//. Ili, p. 521. 

Sopra foglie di Chelidonium majns L. ; S. Stefano d'Aveto e 
dintorni. 

Fani. Leptostroniataccae. 

Sect. Hyalosporae. 

8G. Leptotlìyrium alneum (Lèv.); Sacc. .%//. Ili, p. 627. Briosi e 
Cav., Fìing. Parass., \\ 95. 

Sopra foglie di Aliuis; dintorni di Oabanne d'Aveto. 

Fani. Excipiilaceae. 

Sect. HYALOSrOKAE 

87. Spoi'onema pliacidioides (De.sni.); Sacc. Sgll. Ili, p 677. 

Sulle foglie di Medicago saliva L.; Chiavari (raccolse il prof. R. 
Onor, direttore della Catt. anib. d'agricoltura). 
OssERV. Associata a Pseudopeziza Mediraginis (Lib.) Sacc. 



Ordo MELANGONIALES. 
Fani Melaiicoiiiacoae. 

Sect. Phaeosporae. 

88. Melaiiconium spliaeroideiim Link.; Sacc. Sì/il. Ili, p. 755. 

Sopra rami secchi di A/inis; Roncohingo, frazione di S. Stefano 
d'Aveto. 

Sect. PHAEOriIRACMIAE. 

89. Coryneum peraiciosum Uriosi e Fanieti, SaJla moria dei Castagni 

in Atti Lst. IJot. di Pavia, voi. XIII, p. 296, t. VII. 

Sopra tronchi e rami di Castanca cesra Gaertn.: castagneti di 
Sella (Savona). 



— 149 — 

Orcio HYPHALES. 
Fani. Tuberculariaceae. 

Sect. Htalophragmiae. 

90. Fusarium lateritiiim Nees.; Sacc. Si/Il. IV, pag. 694. — Briosi e 

Cav., Fiing. Parass., n. 389. 

Sopra rami secchi di Robinia ; S. Stefano ti' Avete ; sopra ramo- 
scelli secciii di Moncs; Sella (Savona). 

91. Fusarium oxysporum Sdilecht. var. Lycopersici Sacc; Sacc. 

Syll. IV, p. 705. 

Sopra frntti di Solanum Li/ropemicum L.; Sestri Levante (rac- 
colse il prof. R. Onor, direttore della Catt. amb. d'agricoltura di 
Chiavari), 
OssERv. L'esemplare da me esaminato è assai affine al F. oxyspo- 
rum Schlecht var. (iiiraniiacnm Corda per le dimensioni delle spore 
(45-55 V 4-5 II), falcate, acutissime con 3-5 setti. Pur tuttavia at- 
tenendomi alla matrice, ho riferito la specie alla varietà Lyco- 
persici Sacc. 

Fani. Dematiaceae, 

Sect. Phaeodidymar. 

92. Scolecotriclium Fraxini Pass.; Sacc. .%//. IV, p, 348. — Briosi 

e Cav., Fnng. Parass., n. 297. 

Sopra foglie di Fraximts; Ciiiavari (raccolse il prof. R. Onor, 
direttore della Catt. amb. d'agricoltura). 

Sect. Phaeodictyae. 

93. Macrosporium Cheiranthi (Lib.) Fries. ; Sacc. Sijìl. IV, p. 525, 

— Briosi e Cav., Ftmg. Parass., n. 421. 
Sopra foglie di Cheiranthus Cheiri L. ; Spotorno. 

Sect, SCOLKCOSPORAE. 

9-t. Cercospora Ceratouiae Patouill ; Sacc. S-yll XVIII, p. 601. 
Sopra foglie di Ceratonia Siliqua L.; Chiavari. 



— 150 — 

95. tercospora cladosporioides Sacc. Syll IV, p. 471. 

Sopra foglie di Olea europaea L. ; Spotorno. 

96. Cercospora smilacina Sacc. Sijlì. IV, p. 476. 

Sopra foglie secche di Swilax aspera L. ; Spotorno. 

Fani. Muccdinaceae. 

Sect. Hyalosporae. 

97. Oidium querciuum Thiim.; Sacc. Sj/ll. IV, p. 44. 

Sopra foglie di Quercus] Sella, Altare (Savona), Chiavari, ecc. 

Sect. HyALOPlIBAGMIAE. 

98. Ramularia Primulae Thiim.; Sacc. SyU. IV, p. 214. — Brio.si e 

e Cav. F/ing. rarass., n. 328. 
Sopra foglie di Primula ; dintorni di Cabanne d'Aveto. 

99. Ramularia Pliytenmatis Sacc. et AVint. ; Sacc. Syll. IV, p. 211. 

Sopra foglie di Phyteumu spicatnm L. ; m. Roncallo (S. Stefano 
d'Aveto). 
100. Ramularia Taraxaci Kar.st.; Sacc. <S///;. IV, p. 207. 
Sopra foglie di Taraxacum; S. Stefano d'Aveto, 



ISTITUTO BOTANICO DELIA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



INTORNO 

AD UNA NUOVA MALATTIA 

DELL'OLIVO 

{BACTEBIVM OLIVAE n. sp.) 

NOTA. 

del Dott. LUIGI MONTEMARTINI 

l.ilicni iliiiciili' ili lìolanii:! alla 1!. Uni vitsìITi di Pavia 



Nell'agosto dello scorso anno il prof. Giovanni Rota, allora Diret- 
tore della Cattedra ambnlante di agricoltura di Salò, inviava in esame 
a questo Laboratorio dei rami di olivo colpiti da una malattia affatto 
nuova per gli oliveti di quella regione e della quale egli stesso cosi 
scriveva nel bollettino della Cattedra: ^ 

" Una malattia nuova dell'olivo si è recentemente manifestata nella 
" Valle di Salò. Le piante che vengono colpite presentano le estremità 
"fogliari avvizzite, avvizzimento che limitasi all'inizio a pochi ciuffi di 
" foglie, ma che poi va grado a grado assumendo proporzioni sempre 
" più intense fine a colpire l'intero ramo, i ciuffi vicini, ed a determi- 
" nare in breve tempo (generalmente da pochi mesi a due o tre anni, 
" a seconda della grossezza e dello stato di vegetazione più o meno 
" rigoglioso dell'olivo attaccato) la morte della pianta. 

" Scostando la corteccia sul ramo il cui avvizzimento è incipiente, 
" ed anche lontano dal punto d'attacco si scorge che la zona genera- 
" trice, cambio, presenta una tinta brunastra che va sempre più in- 
" tensificando il suo colore col graduale procedere della malattia. Scal- 
" zando ed estirpando la pianta, questa, specialmente se giovane, pre- 
" senta al colletto un inizio di marcescenza putrida che determina in 



' Il Risorgimento Afjricolo, S.aló. 1909, n. •2-J. 
Ani dell'Ut. Dot. <Mr Uuii'ersili'i di Pai'ia — Serie II — Voi. XIV. 13 



152 — 

" tale parte il facile distacco della corteccia mettendo a mulo il legno 
" sottostante, bucherellato e tutto impregnato di umidità. 

" I rami delle piante attaccate presentano poi in molti punti la 
" corteccia come rialzata e rigonfia, di colore bruno e bucherata, feno- 
" meno che se sfugge a chi osserva il malanno per le prime volte, offre 
" invece sicuro indizio, senza bisogno di esaminare la chioma, per chi 
"ha avuto modo di ripetere altre osservazioni sa piante già colpite,,. 

Anclie in quesfanno fu richiamata su detta malattia la nostra at- 
tenzione dal prof. Mario Ricchini, saccesso al prof. Rota nella direzione 
della Cattedra ambulante di Salò, il quale mandò anche, in diverse 
riprese, il necessario materiale di studio. E sotto la guida intelligente 
e cortese dello stesso piof. Ricchini, furono pure fatte ispezioni agli 
oliveti infestati, tanto da me che dal Direttoi'e del Laboratorio Critto- 
gamico chiarissimo prof. G. Briosi, il quale lasciò a me l'incarico di 
esaminare e studiare il materiale raccolto. 

La malattia è invero molto grave e negli oliveti nei quali si è 
manifestata le piante colpite si scorgono in distanza per la loro chioma 
sofferente, anzi in gran parte secca. I rami ammalati ed i tronchi, esa- 
minati da vicino, presentano sulla corteccia delle strisele livide longi- 
tudinali, simili a quelle che si osservano sulle piante di gelso colpite 
da avvizzimento ' o su qnelle di castagno affette da mal dell'inchio- 
stro, " e come queste percorrenti buona parte, talora tutta la langhezza 
della pianta dai rami fino al pedale. Tali strisele si allargano a poco 
a poco intorno ai rami sai qaali si presentano, e segnano la necrosi 
progressiva dei tessati corticali infetti, che diventano incapaci a fun- 
zionare. In basso esse terminano con una zona nella quale i tessuti 
corticali, non ancora morti, mostransi cosparsi di chiazze nere, di pochi 
millimetri a mezzo centimetro di diametro, e si presentano cosi con 
aspetto bucherato come se fossero percorsi da gallerie di insetti, aspetto 
che spicca specialmente nelle sezioni tangenziali. 

Nei rami più giovani, dove comincia la malattia, questa si mani- 
festa con piccole macchie nerastre sulla corteccia, di solito localizzate 
all'inserzione delle foglie o dei ramuscoli più minuti. Da tali piccole 
macchie l' infezione si propaga poi verso il basso, penetra attraverso 
la corteccia fino alla zona cambiale e, formando le strisele livide di 



' BiiUisr G. e Faiìxeti R.. SiiIV (irrircziìiii-nto (Ivi ijiriiioijli ili'/ </c!su; Atti 
Tsti. Bot. l'ili V. di Pavia, Sei-. Ji, "\'ol. x. 

- Bitliisi O. e Faiìxk'1'1 R.. Iii/nn/n dìlti eaiixii lìclla iiKii-ia dei ciist(i(jiii {mille 
ih'ir iiichiosii-(i) l'd Ili i}ic~-:i jHT l'uni.hii/lfiiii : I{ivista di Patolofiiti Vegetale, Pavia, 
lOOii, \ol. Ili, 



— 153 — 

cui si è soi)ia parlato, provoca l'essiccamento iirima saltuario e poi 
generale dei rami colpiti. 

Non tutte le varietà di olivi vanno egualmente soggette al male, 
e p. es. i frautoiaui sembrano molto più resistenti delle altre varietà. 

La malattia è comparsa per la prima volta in un olivete nelle vi- 
cinanze di Salò e non è mai stata osservata, a quanto io ne sappia, in 
altre regioni d'Italia. Interrogai anciie i prof. Beltrami, Bonuccelli e 
Vallese, Direttori rispettivamente delie Cattedre ambulanti di agricol- 
tura di Genova, Lucca e Lecce, e mandai loro una particolareggiata 
descrizione del morbo; ma essi mi lianno tutti cortesemente risposto 
che nulla di simile avevano mai osservato nelle loio regioni, nelle quali 
l'olivo è pur coltivato in estensioni tanto vaste. 

Intorno alla causa del male, secondo quanto ne scrisse il prof. Eota, 
qualcuno volle attribuirlo ad un parassita animale (la Pollin/a FollinU), 
altri pensò invece a parassiti vegetali o a bacteri. 

Anche sul materiale da noi raccolto in luogo o mandato in esame 
a questo Laboratorio, si trovò invero qualche traccia dell'insetto in 
parola ma le cose si presentavano in maniera tale da non potere in 
alcun modo attribuire ad esso tutte le alterazioni descritte. Trovai 
anche, in qualche ramo, il micelio di un fungo che non mi è riescilo 
determinare (per la mancanza di organi fruttiferi), ma la sua presenza 
era manifestamente sporadica né poteva essere in rapporto colla ma- 
lattia studiata. 

Costante era invece, nei tessuti in principio di necrotizzazione, la 
presenza di un bacterio che si poteva facilmente vedere nelle sezioni 
a fresco delle piccole macchie che, come si è detto, segnano l'inizio 
della malattia nei rami più giovani. In tali sezioni, anche con ingran- 
dimento di soli 30U-400 diametri, si scorgono infatti microorganismi a 
forma di bastoncino, di spessore vario a seconda del lato dal quale si 
vedono, contrassegnati spesso da areole interne più brillanti, dotati di 
movimenti propri assai vivaci specialmente se la sezione è tenuta in 
soluzione isotonica di cloruro sodico o in glicerina allungata, meno evi- 
denti se in acqua distillata o in glicerina pura, nella quale anzi ces- 
sano ben presto. Tali microorganismi sono diffusi negli spazi intercel- 
lulari e dentro le cellule, in mezzo al protoplasma ma non nel nucleo. 

Per averli in coltura pura, ho sottoposto ad accurata disinfezione 
i rami nei quali si trovavano, lavandoli prima e spazzolandone ben bene 
la superfìcie in acqua e sapone, poi trattandoli con soluzione di subli- 
mato corrosivo all'I per 1000, indi con alcool per togliere il sublimato, 
poi con etere e da ultimo con acqua distillata sterilizzata. Poscia con 



— 154 -- 

pinze a forbici sterilizzate tagliavo i rami medesimi per scoprire i 
tessuti interni infetti e ne introducevo piccole porzioni nei tubi di 
coltura. 

Non tutti i tubi seminati diedero luogo a sviluppo, ma solo in pochi 
di essi dopo due o tre giorni apparve intorno al pezzettino di tessuti 
seminato un piccolo alone biancastro, un poco rilevato, il quale segna- 
lava lo sviluppo dei microorganismi. Da questi tubi coi trasporti in 
diversi mezzi nutritivi e con colture su piatte isolanti, sono riuscito ad 
isolare un microorganismo nuovo, diverso cioè da quelli che fin'ora sono 
stati riscontrati come parassiti non solo sull'olivo ma anche sopra altre 
piante. Lo si può caratterizzare come segue; 

Bacteriiim Olivae n. sp. 

Aspetto microscopico. — Corti bastoncini, tozzi, per lo piii isolati, 
(jualche volta dispi)sti in catena di due a tre elementi, oppure accop- 
piati longitudinalmente a due a due. Estremità arrotondate, corpo fu- 
siforme quasi sempre leggermente incurvato con una lieve incisura me- 
diana nella parte concava. Nel mezzo presenta molto spesso un piccolo 
spazio chiaro, che resta incoloro con i comuni colori di anilina: tale 
spazio corrisponde ad una spora che si forma nella parte mediana del 
bacterio. 

Le dimensioni sono variabili anche a seconda del mezzo di col- 
tura : le forme [liìi corte hanno 2 fi di lunghezza ed anche meno, le 
più lunghe non oltrepassano i 3 fi; lo spessore oscilla tra 0,8 e 1,5 /t. 
Si può dunque classificare questo microorganismo tra i bacteri. 

Si colora abbastanza facilmente coi colori di anilina a cui si ag- 
giunga qualche mordezzante, come p. e. l'olio di anilina. Non resiste 
al metodo del Grani, cioè si scolora dopo il trattamento con la soluzione 
jodica. Le spoie si colorano bene colla fucsina di Ziehl. 

Mobilità. — Vivaci movimenti dovuti a ciglia che si mettono in 
evidenza con colorazioni appropriate, che riescono però con molta dif- 
ficoltà. 

Comportamento yiijiiardo oìl' ossigeno. — E aerobio: in coltui'e aiia- 
erobiche presenta sviluppo debole e stentato e finisce coU'esaurirsi. 

Comportamento riguardo uinìez.:i n,utritivi. — Su piastra in ge- 
latina già dopo 12 ore dalla semina cominciano ad apparire puntini 
opachi, rotondeggianti, della grandezza di una testa di spillo, e vanno 
man mano ingrossando fino a che, dopo 24 ore, le colonie superficiali 
pili grandi raggiungono il diametro di 4-5 nini. Contemporaneamente 
all'accrescimento delle colonie avviene la fluidificazione della gelatina 



— 155 — 

a cominciare dalla parte centrale delle colonie medesime. Di queste le 
profonde restano, per un certo tempo, più piccole delle superficiali, poi 
le une e le altre contluiscono insieme fin che tutta la gelatina viene 
invasa e fluidificata completamente acquistando una colorazione a ri- 
flessi giallo-verdognoli. 

Le singole colonie hanno aspetto differente a seconda che sono 
superficiali o profonde. Le superficiali dopo 24 ore di sviluppo si pre- 
sentano poco rilevate, di colore grigio- verdastro, con zona centrale un 
poco più opaca e più rilevata: la fusione della gelatina comincia da 
questa parte centrale e si diffonde verso la periferia. Le profonde sono 
più piccole e di colore grigiastro, qualche volta giallastro. — Con in- 
grandimento di 50 diametri le une e le altre presentano forma molto 
regolare, approssimativamente circolare o ovulare, raramente (le pro- 
fonde) a cote, con contorno pure regolare e netto. A 150 diametri 
nelle colonie superficiali si vedono i bacteri muoversi vivacemente : la 
periferia di tali colonie è finamente puntiforme, quasi trasparente, e 
regolare. 

Con infissione in gelatina lo sviluppo avviene prima rigoglioso 
sulla superficie libera della gelatina e lungo il canale d'innesto: le co- 
lonie si vedono dopo 12 ore come punti bianco grigiastri in corrispon- 
denza alla profondità del canale, mentre alla superficie sono già con- 
fluenti ed hanno fluidificato la gelatina a guisa di coppa o di imbuto. 
La fusione della gelatina procede poi molto più rapida, si che dopo 
24 ore non v"è più traccia dell'imbuto, e dopo 48 ore tutta la gelatina 
contenuta nella provetta è fluida e contemporaneamente cominciano a 
depositarsi sul fondo fiocchetti mucilagginosi di colore bianchiccio, mentre 
sulla superficie libera si va formando una sottile patina o pellicola, pure 
bianchiccia. * 

Col progredire dello sviluppo tale pellicola si fa più distinta, ma 
non diventa mai molto spessa né rugosa: essa si lascia asportare fa- 
cilmente colFansa di platino. 

Nelle colture di tre a quattro giorni lo strato superiore e liquido 
della gelatina assume una tinta giallo-verdognola la quale in seguito 
si i;njpaga a tutto il tubo. 

La coltura a striscio .su gelatina solidificata a becco di flauto, 
non presenta nulla di caratteiistico, perchè la parte superiore della ge- 
latina, collo sviluppo del bacterio, diventa liquida e si raccoglie in 
fondo riproducendo, dopo 24 ore, lo stesso aspetto della coltura per 
infissione. 

Li piastra in agar lo sviluppo è più lento che nella piastra a 
gelatina. 



156 — 

Solo dopo 24 ore, alla teiiiiieiatura ambiente (in stufa a 37" C. 
11011 si osserva svilupi)o) le colonie superficiali appaiono come punte di 
spillo, bianchiccie e poco rilevate: le profonde non sono ancora visibili 
ad occhio nudo. Dopo 48 ore, le superiìciali raggiungono il diametro di 
due a tre millimetri: sono rotondeggianti, biancastre, opache, poco ri- 
levate, pili spesse nel centro e diradate alla periferia che è regolare. 
Quelle profonde sono più piccole. Con ingrandimento di 50 diametri le 
prime si presentano con contorno regolare, poco frangiato, di colore 
bianco giallognolo, con centro opaco e periferia piii trasparente; le se- 
conde appaiono anch'esse rotondeggianti od ovulari, alcune elissoidali, 
di colore giallognolo, a contorno molto regolare e più si-esso del centro. 
A 150 diametri, questi caratteri spiccano con maggiore evidenza, e si 
possono anche scorgere, alla periferia delle colonie superficiali, i movi- 
menti dei bacteri. 

Dopo 3-4 giorni le colonie vanno confluendo ed acquistano una 
colorazione giallo verdognola. 

Con infissione in agar semplice lo sviluppo jia luogo lungo il 
canale d'innesto, ma piuttosto nelle parti superficiali e sulla superficie 
libera dell'agar dove si forma una patina bianchiccia, poco rilevata, 
con riflessi giallognoli. Lo sviluppo però è anche qui molto più lento 
che nella gelatina ed occorrono 3-4 giorni prima che la superficie del- 
l'agar sia ricoperta dalla vegetazione del microrganismo. In ogni modo 
la coltura non ha nnlla di caratteristico. 

Con striscia in agar semplice inclinato a becco di flauto, spe- 
cialmente se si sceglie materiale di coltura di recente preparazione e 
meglio a temperatura ambiente che in stuta a 37" C, si ha uno svi- 
luppo alquanto rapido. Sulla superficie dell'agar si forma, in 24 o 48 
ore, una patina bianchiccia, liscia ma irregolare, succosa, che rapida- 
mente si estende ed invade tutta la superficie libera. Il massimo svi- 
luppo è raggiunto in 3-4 giorni. 

La patina in princi[)io bianchiccia, assume in seguito aspetto ili- 
descente, finché presenta riflessi decisamente verdognoli. L"acqua di 
condensazione è bianco-giallastr;i, torbida, con fiocchetti attaccaticci. 

Li agar glicerinato il microorganismo si sviluppa meglio e pre- 
senta più rapidamente i caiatteri sopra descritti. 

Li agar glucosato si sviluppa quasi come in agar semplice, non 
presenta speciali caratteri e non dà luogo a bolle gasose. 

In brodo semplice la coltura si svilui)pa molto rapidamente, 
(jiià poche ore dopo la semina si osserva un lieve intorbidamento dif- 
fuso in tutto il brodo, e dopo 24 oi'e cumiiare alla superficie un lieve 
velamento che si fa in seguito sempre più spesso, di consistenza simile 



al muco, inai rugoso, mentre vanno depositandosi sul fondo fiocchetti 
bianchicci. Dopo 48 ore si nota nella parte superiore libera delia pro- 
vetta una colorazione verdognola che però non si estende mai a tutto 
il brodo. 

In brodo con lattosio la coltura riesce come nel brodo semplice 
e lo stesso dicasi della coltura in brodo c.on glucosio. 

In latte lo sviluppo è molto lento senza caratteri speciali: il latte 
non viene coagulato. 

Su patata lo sviluppo è abbastanza rapido a temperatura am- 
biente, mentre è più lento nel termostato. In 24-48 ore dà luogo ad 
una patina bianchiccia, poco rilevata, a margini regolari, la quale, si 
diffonde a poco a poco attorno allo striscio. Se però la patata asciuga 
e secca, lo sviluppo rallenta e s'arresta. 

Quando la coltura ha assunto un certo sviluppo, assume una colo- 
razione giallo verdastra che però è meno intensia di quella presentata 
dalle colture in brodo o in gelatina. 

Formazione di spore. — Nelle colture tanto in gelatina che in agar, 
ma specialmente in queste ultime, si osserva la formazione di spore le 
quali si presentano nella parte mediana del corpo bacterico come spazi 
che restano incolori coi comuni metodi di colorazione. Coi metodi spe- 
ciali assumono la colorazione specifica. 

Le spore raggiungono il loro completo sviluppo, fuoriescono dal 
corpo bacterico e rapidamente si sviluppano. 

Resistenza. — E' molto sensibile all'essiccamento e, quando non 
è sporificato, alle alte temperature. In un mezzo poco adatto e secco 
non dà quasi sviluppo. 

Temperatura. — La temperatura optimum è quella ambiente. In 
stufa a 36"-3T' C. cresce stentatamente; al di là dei 40" non si svi- 
luppa. 

Terreni nutritivi. — Il miglior terreno nutritivo è rappresentato 
dal brodo comune di carne e dalla gelatina comune purché neutri o 
debolmente alcalini: non si sviluppa su terreno acido o fortemente al- 
calino. 

Sui mezzi che teoricamente si dovrebbero credere i più naturali e 
confacienti allo sviluppo di questo microorganismo, i risultati non hanno 
corrisposto alle previsioni. Si è preparato un infuso facendo prima 
macerare a freddo per 24 ore in acqua distillata foglie e pezzetti di 
rami d'olivo e poi cuocendo il tutto nella pentola di Koch per un'ora: 
decantato poi e filtrato il liquido ottenuto (che aveva reazione acida) 
lo si è unito tanto a gelatina che ad agar, e coll'aggiunta di carbonato 
sodico al 10";'u, si sono cesi preparati brodi di olivo, gelatine, agar 



— 158 — 

tanto acidi clie neutri , o debolmente alcalini. Distribuiti questi mate- 
riali in tubi e fatta la dovuta sterilizzazione, si sono poi fatte le 
seminagioni per vedere quale di questi terreni nutritivi rappresentasse 
l'optimum. 

Si rilevò così che nei mezzi acidi, sia brodo che gelatina o agar, 
il microorganismo non si è sviluppato affatto, il che vuol dire che esso 
non si adatta a vivere in ambiente acido. Nell'agar alcalino o neutro 
si ebbe scarsissimo ed appena percettibile sviluppo, ed anche nella ge- 
latina neutra od alcalina lo sviluppo è stato debole. Più accentuato fu 
lo sviluppo in brodo di olivo alcalino o neutro, però non paragonabile 
a quello che si ottiene nel brodo comune alcalino. 

I risultati sono forse da attribuirsi al fatto che l'infuso di olivo 
contiene pochi materiali nutritizi e molto acido tannico. 

Nell'infuso di fieno debolmente alcalino il bacterio si sviluppa ab- 
bastanza bene. 

Attività chimiche. — Produzione di un pigmento giallo verdognolo 
che comincia a comparire 24 ore dopo la semina e va crescendo dopo 
48 ore. Non produce indolo. Le colture vecchie hanno odore ammonia- 
cale come di R, S. 

Isolato cosi ed identificato il microorganismo ciie si trova costan- 
temente nei rami ammalati, rimaneva ad accertare, per mezzo di ino- 
culazioni, se esso è veramente la causa della malattia. 

A tal'uopo nello scorso agosto ho fatto inoculazioni, sia a mezzo 
di siringa che con incisioni, in piccole piante di olivo tenute in vaso 
nel nostro Orto Botanico; però fin'ora il male non si è sviluppato. — 
Forse le condizioni stentate ed anormali in cui crescono le piante 
sulle quali si è fatta l'esperienza, non sono a questa favorevoli, onde 
mi riservo ritentare l'anno venturo la prova in condizioni migliori. 

Che però la malattia sia di natura parassitaria lo si può in 
qualche modo arguire dal fatto, comunicatomi di recente dal professore 
Mario Ricchini, che con una energica potatura fatta in modo, come 
avevamo anche noi suggerito, da asportare completamente tutti i rami 
ammalati e le parti infette, il male non si è manifestato sulla nuova 
vegetazione. 

Pavift, (ìfti Laboratorio ("rittognniico, ottobre 1910, 

Le collurc, dei parassita rcìincro falle nel Lahoyalorio di Jìacferiolo<jìn annesso 
fdl' Istituto di Anatoinia J'alolof/ira di i/iiesfn J'nirers/fà, eo/l' aiiilo dell' amico 
Doti. Rii.sAKlii TuAiX.^ al ijiiale e.-ij/riiiio i piìi riri riiii/i-ar;/aiia-iiti . 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



SULL'ASSIMILAZIONE DIRETTA 
DELL'AZOTO ATMOSFERICO LIBERO NEI VEGETALE 



RICERCHE DEI DOTTORI: 

EVA MAMELI, (iliNO POLLACCI, 

asfi/steìifc dì/' Isti f ufo j!<,t,m/co ///icro ihìri-iite ed aitilo aU'Istiliifo lio/m/iro 

ili l'arili iJi Paria 



I. 

INTRODUZIONE. 

Tu seguito ai numerosi studi sperimentali fatti sull'assimilazione 
dell'azoto, si ritiene generalmente clie le piante superiori non possano 
assimilare direttamente l'azoto libero dell'atmosfera. Lo scopo del nostro 
lavoro è quello di dimostrare che l'opinione generale su questo impor- 
tante fenomeno non è esatta. 

Come certe piante possono compiere l'assimilazione del carbonio 
in ogni periodo della loro vita a spese dell'atmosfera, mentre altre 
all'opposto traggono tutto il carbonio da composti oiganici, cosi av- 
viene, secondo noi, per l'assimilazione dell'azoto. Noi conosciamo cioè 
degli organismi vegetali che ricavano completamente l'azoto dai com- 
posti inorganici del terreno, anzi solo da certi determinati sali in 
esso contenuti, mentre altri non lisentono alcuna influenza dalla loro 
azione, poiché alla produzione delle loro sostanze albuminoidi prende 
parte l'azoto dell'atmosfera. Ora, perchè non debbono esistere degli 
organismi vegetali intermedi tra questi due estremi ? o meglio perchè 
molte, se non tutte, le piante che assimilano l'azoto dal terreno, non 
potrebbero anche, in date condizioni di vita, ajipropriarsi e diretta- 
mente assimilare l'azoto libero dall'aria? 

Da circa un secolo si discute su questo problema. I primi speri- 
mentatori più autorevoli escludevano in modo assoluto questa proprietà, 

Atti ileirUl. Mot. lìell'Uiià-trsitù lìi raviii - Serio II - Vul. .\IV. 14 



— 16U — 

Ina in seguito essa venne dimostrata per i microrganismi del terreno, 
indi per un gran numero di bacteri compresi i patogeni, infine per 
molti ifomiceti, tanto che si può dire oggidì che tale assimilazione è 
dimostrata per la massima parte dei microrganismi privi di clorofilla. 

Riguardo ai vegetali clorofilliani solo per alcuni dei più semplici, 
cioè per le alghe, tale fenomeno è tuttora in discussione. 

L'azoto libero non è più considerato dunque, né dal lato chimico 
né dal lato biologico, come un gas inerte, e si può afi'ermare che il suo 
nome ormai non corrisponde più esattamente alle sue proprietà biolo- 
giche. Infatti, esso si combina, o per Fazione del calore, o per l'azione 
dell'elettricità, e in presenza di sostanze speciali, con l'idrogeno, col 
carbonio, con l'ossigeno, col litio, col calcio, ecc. per formare l'ammo- 
niaca, il cianogeno, l'acido nitrico, gli azotnri, ecc.; si combina inoltre 
con gli elementi chimici di certe cellule vegetali, in virtù dell'azione 
vitale, assai più potente dei mezzi dei quali il fisiologo dispone. 

Dagli oppositori alla teoria dell'assimilazione dell'azoto atmosferico 
non vengono, a mente nostra, presi in giusta considerazione ceiti fatti 
noti fin dai tempi più remoti, e che, come il sovescio delle Legumi- 
nose, sono messi a profitto nella pratica agricola. 

Alle co.-si dette " piante miglioranti „ infatti non appartengono solo 
le Leguminose, ma anche la Beta vulgaris, usata come tale fin dall'an- 
tichità, e ancora oggidì ^ Inoltre 1' Heìiantìuis tuberosii», il Dauciis Ca- 
rota, la Brassira Bapa, il Solanum tuherosum, servono allo stesso scopo, 
per quanto con minore efficacia, come pure la Sinapis, la quale si im- 
piega utilmente per sovescio, sia da sola che mista al Trifoglio. 

E pur certo secondo noi, che se si fa un bilancio anche approssimato 
dell'entrata e dell'uscita dell'azoto su una determinata estensione di ter- 
reno coperto di vegetazione, e non mai concimato, com'è per esempio 
quello della massima parte dei boschi e delle foreste, si ti'ova tale spe- 
requazione, da non potersi assolutamente spiegare, con la sola azione 
dei bacteii, del resto lentissima e nelle foreste quasi nulla, la grande 
prevalenza della seconda quantità sulla prima. 

Secondo parecchi Autori difatti, la quantità dell'azoto .sottratto al 
terreno a causa delle culture, delle pioggie, delle varie decomposizioni e 
putrefazioni, è maggiore della quantità dello stesso elemento che Natura 
normalmente vi apporta. 



' Nel Nord della Francia ad csi-mpio duo culture si succedono indefinita- 
mente: lieta rnlguris e Tritictiiii stitiruiit (Déhéuain P., Traile de Chimie agricole. 
Paris, 1 !)()■_', pag-. (;75). 



— 161 — 

Lo stesso Boussingault calcolava che in Alsazia 51 chilogrammi 
di azoto vengono asportati in media ogni anno da nn ettaro di terreno 
per mezzo del raccolto, mentre le piogge, la rugiada, i vapori ammo- 
niacali non ve ne apportano in un anno che 2 a 3 chilogrammi. ' 

Aggiungiamo pure a questa cifra l'azoto che i bacteri del terreno 
vi possono accumulare, ma non si raggiungerà mai la quantità d'azoto 
totale contenuto nel raccolto. 

Vedremo più avanti, trattando dello svolgimento cronologico delle 
vicende storiche di questo argomento, molte altre osservazioni favore- 
voli a quanto abbiamo ora premesso. 

Nello studio critico delle ricerche fatte a tale riguardo sopra le 
piante provviste di clorofilla (alle quali sono limitati i nostri studi) ve- 
dremo quali siano state le cause d'errore che hanno influito sulla valu- 
tazione dei risultati discordi ottenuti dai vari ricercatori. 

Con le nostre ricerche che più oltre descriviamo, crediamo di 
esser riusciti in modo sicuro a dimostrare come l'assimilazione del- 
l'azoto atmosferico libero possa aver luogo direttamente, sia pure in 
tenue quantità, anche nelle piante superiori, all'infuori di qualsiasi 
azione microbica. 

Al chiarissimo prof. Giovanni Briosi, direttore di questo Istituto 
Botanico, che per il presente lavoro ci fu largo di consigli e di mezzi, 
porgiamo affettuosi ringraziamenti. 

Pavia, daU'Istituto Botanico, g-eniiaio 1911. 



^V. Pfeffek, Physiologie ré(/éfale. i, 300. 



— 162 — 

IL 
STORIA CRITICA DELL'ARGOMENTO 



Fino a die, per la dottrina Aiistotelii-a, l'aria venne considerata 
come nn elemento con proprietà determinate e fondamentali, i suoi 
rapporti con gli organismi die in essa vivono, non attrassero l'atten- 
zione dei filosofi, e neanclie la teoria flogistica dello Stalli (1660-1734) 
diede nessun impulso a ricerche di questo genere, intesi com'erano i 
chimici allo studio dei fenomeni della combustione dei corpi e al loro 
ordinamento in un sistema razionale e generale. 

Solo allorché, dopo le ricerche del Priestley, dello Sdieele e del 
Lavoisier, l'aria fu riconosciuta come un coipo complesso, o meglio come 
una mescolanza di diversi " fluidi „, i cambiamenti ciie la vita vegetale 
e animale provocavano in essi, divennero oggetto di uno studio cosi 
universale e appassionato da parte degli studiosi di quel tempo, da 
condurre in breve ad un notevolissimo progresso. 

Il Priestley, che incominciò nel 1771 le sue esperienze sull'aria', 
non cimentò i vegetali in ambiente d'azoto puro, ma bensì in quella 
ch'egli chiama " air nitrcux „, e che è da considerarsi come una mesco- 
lanza di ipoazotide (NOj. di ossido d'azoto (NO) e di ossigeno -. Una 
sola pianta, tia le tante sperimentate [Menlha, Spinocia, Lactiica, Al- 
lium, ecc.), egli trova " qui a la propriété remarquable d'absorber une 
" grande quantité de toutes les espèces d' air auxquelles je l'ai exposé. 
" C'est VEpilobhim ìiirsutiim de Linnaeus (Cltamaenerion villosum, magno 
'^ flore purpureo Tourn.) qui vieiit de préférence dans les eaux maré- 
" cageuses. „. Il metodo consisteva nel mettere le piante in vasi ripieni 
di terra e di acqua, e nel capovolgere su di essi dei recipienti (" des 
jarres,,) contenenti "l'aria,, di cui voleva sperimentare l'influenza, e 
circondati d'acqua alla base. 



' Joseph Pkiestlev, Obscrrafiniis nn diff'i-reiit Kiiids of air. London, 1772. 

'' Il PuiESTi.EV infatti otteneva 1' « air nifrciix » riscaklando sulla sabbia del 
morcurio nell'acido nitrico. Egli otteneva cosi, passando per i diversi gradi di 
riscaldamento, dei vapori rossi dapprima, poi dei vapori friispareìifi, e in fine 
dell'aria deflogisticata {Expériences et obserrations f^iir (ì/ffrreiifi:s bniiìr/ii-s de In 
jilii/sii/tic. Traduit par (ribeliii. Paris, ]7:W-178;5i. 



— 163 -- 

Ecco com'egli descrive i primi risultati': " j'introduisis d'aiUres 
" plautes de cette espèce dans des jarres d'eiiviron iieuf poiices de loii- 
■' giieiir sur deux et demi de diamètre, remplies, l'une d'air inflammable 
" et l'autre d'air nitreux „ . . . " Au boiit d'eiiviron quiiize jours j'exa- 
" minai l'état de ces plantes et de l'air auquel elles étaieiit exposées; 
" et je les trouvai comme il suit: „ ..." La piante dans l'air nitreux 
" était jaune et morte. Elle avoit consommé un tiers de son air . . . „. 

E altrove -: " ,J'ai toiijours trouvé qiie l'air nitreux est funeste à 
" la vie des végétaux, ainsi qu'à celle des animaux, et il s'est monti é 
•'tei dans cette occasion, comme aussi je l'avois observé l'été précédent. 
" Dépuis le 18 Mai jusqu'au 18 Juin, une quantité de cet air fut reduite 
" à un quart par un plaiit de Cliamaeiiérion; et alors cet air était si 
" chaugé, que loiu d'éteindre une bougie, il la faisait biiìler avec une 
"damme agrandie, d'une julie couleur bleu „. 

Ma questi lisultati, che il Priestley atiribniva a un'azione fisiolo- 
gica della pianta, non erano evidentemente die reazioni chimiche tra 
i corpi messi a contatto nelle esperienze. 

La diminuzione di volume dell' " aria nitrosa „ infatti, poiché fu 
sempre ottenuta in presenza d'acqua, fu occasionata, sia dalla scdubi- 
lità dell'ipoazotide (Nfi„), che con acqua dà: 

2 NO, + Hj = H NO3 + H NO,, 

e fors'anche dalla debole solubilità del biossido (NO); ma sopratutto 
dalla diminuzione di volume che poteva avveniie per la combinazione 
del biossido con l'ossigeno, probabilmente presente, come indica la 
equazione: 

2NO + 02 = 2N02. 

•2 V(.l. 1 v„l. 

Non è dunque al Priestley che dobbiamo le prime espeiienze s-ui laj;- 
porti tra l'azoto atmosferico libero e i vegetali. Qualche anno dopo di 
lui (1779) riugen-Housz incominciava le sue esperienze sui vegetali", 
e, dopo avei' i)recisato il concetto di aria flogistica, studiava le variazioni 
che in esse subivano la vita vegetale ed aninuile. L'aria flogistica è. se- 
condo l'Ligen-Housz, quella che rimane dopo che si é calcinato un me- 
tallo nell'aria comune, ossia l'aria normale priva di ossigeno; che sarebbe 
costituita dunque da una mescolanza di azoto e di anidride carbonica 

' .J. Priestley, Expdriaìices et obsercatians sur ili/jcreuts Ijra/iclìcs di' In 
2>/ti/s/</uc. Tome ii, p. 85. 

^ Op. cit. Tome ili, p. 21 . 

^ Jean Isgen-Hoosz, K.riiOrieìiccs sur tes ri'ujéfunj-, Tradiiit de ranglais par 
l'Auteur. Paris. 1780-1789. 



— 164 - 

(tralasciando le piccole quantità degli altri gas)', aria che egli altrove 
(voi. II, pag. xxxv) dilania " azoto ,,, usando la denominazione del La- 
voisier, ciie già dal 1774 aveva separato i due principali componenti 
dell'aria, e aveva determinato i rapporti in cui azoto, ossigeno e ani- 
dride carbonica si trovano in essa. Riportiamo per intero la principale 
esperienza deli'Ingen-Housz riguardante l'aria flogisticata ^ : 

" M'étant assuré qu' un air plilogistiqué éteint sur le chainp la 
" flamnie et le cliarhon, que l'air uitreiix u'en diniinue en rien le vo- 
"lume, et qu' il ne precipite pas l'eau de cliaux, je l'enferme avec 
" des plantes vivantes daiis un eiidroit obsctn: Dans peu d'heures 
" je trouve son volume diniinué, si l'air est en contact avec de l'eau, 
"et en les secouaiit avec l'eau de cliaux, celle-ci se trouble sur le 
" cliamp. Je ciiange de temps en temps les plantes en les remplagant 
" par des iilantes fraiclies. Lorsque le voliinie d'air est diniinué cousi- 
" dérablemeiit ou presque réduit à rien, le peu qui en est reste se 
" cliange également de la mèine manière en air fixe '. Je ni'en assure 
" en nièlant cette portion restante de mofette ', trop petite pour pouvoir 
" l'exposer seule à l'action des plantes, avec une plus grande quantità 
" de la mème mofette. Des plantes fraiclies la réduiront toujours à l'état 
" d'air fixe, et en continuant ainsi, on ne pourra douter que cette mo- 
" fette peut entièrement se réduire à l'état d'air fixe. L'expérience réussit 
" de mème à sec, sur du mercure. Les liaricots verds ont un pouvoir 
" surprenant pour opérer ce cliangement dans la mofette à l'obscurité; 
" les carottes jauiies ne leur cèdent peut-étre pas cette faculté; elles 
" l'exercent mème très-promptement au soleil, et mème en liiver „. 

Li conclusione l'Ligeu-Housz constata la diminuzione di un am- 
biente d'azoto puro, per opera di piante che vivono aWoscuro (le carote 
anche alla luce), e che trasformano completamente l' azoto in " aria 
fissa,,. Che poi l'autore abbia veramente voluto intendere che l'azoto 
venga in tali condizioni assimilato dalla pianta, non è da lui esplici- 
tamente dichiarato, ed anzi le parole su citate con cui descrive il 
passaggio dall'uno all'altro ga.s, fanno piuttosto pensare ch'egli credesse 
ad una trasformazione dell'azoto in anidride carbonica. 

Ad ogni modo questa sua esperienza venne ripetuta con risultato 
ili parte negativo dal Senebier, che con l'Ligen-Housz sostenne viva- 
cissime polemiche. Ecco com'egli la contesta'': 



' Op. cit. Tomo I, p. Lv. 

"" Op. cit. Tomo II, p. 148. 

^ «Air fi.ce » vien cliiaiiiatii ;uiclii^ clul Priestley l'uiiiiJride ciirlioìiica.. 

■' «Moiette» ò siuoniino d'azoto: v. op. cit. voi. il, pag. 14(1. 

= Jean Senebier, P/i/y.s/o/o///.:- n'yetu/c. Geiicvc. Voi. iii, p. 126. 



— 165 — 

" Quant au gaz azote contena daus l' atmospbère des plantes qui 
" ont vègete (> VobscurUé dans l'air sous des vases clos, il est facile de 

- s'assarer qa'on y retrouve la mème quautité de gaz azote qu'il y avait 
■' dans la portion d'air lenfermie avec la piante; puisqu'elle lui est ri- 

- goureusemeiit égale, quand oa a òté le gaz acide carbonique forme 
■ aux dépens du gaz oxygène de la partie de latmosplière mise sous 

- le récipienl; comuie ou s'eu assure par sa diminution, et par la quaii- 
•' tité de gaz acide carbonique qui s'est forme aux dépens du gaz osy- 
" gène qui a disparu et du carbone que la piante a fourni ^. 

L'autore non fa però esperienze comparative alla luce, come fece 
più tardi il De Saussure '. Quest'autore, se non aggiunge niente di nuovo 
a ciò che si conosceva sulle modificazioni che le piante fanno subire a 
un'atmosfera di azoto, fa invece delle esperienze interessanti per ciò 
che riguarda la vitalità di queste piante in un simile ambiente. Egli 
infatti, dopo aver detto che piante di Cactus opuntia, di Sédum ielephium, 
di Pisum safinnn, languiscono o aumentano di pochissimo il loro peso 
alla luce (e al buio muoiono), aggiunge-: 

■ Les peiTenches mineures se sont soutenues, soit au soleil, soit à 

- l'ombre, aussi longtemps dans le gaz azote que dans l'air commun, 
" c'est-à-dire. pendant environ trois semaines : elles ne mouraient dans 
^ l'un et Tantre cas, que parce qn'elles ne pouvaient pas supporter une 
" atmosphère trop hnmide. 

"Le lythrum salicaria, l'inula disenterica, l'épilobium hirsutum, 
" l'épilobium molle et montanura. le polygonum persicaria, qui sont toutes 

- des plantes plus ou moins marécageuses, ont vègete admirablement 

- dans le gaz azote, et pendant un temps illimité elles y ont fait de 
■• très-grands développements et précisément semblables à ceux qn'elles 
"ont produits sous des récipients pleins d'air commun; elles ont pu 
■* méme soutenir, pendant des mois entiers, leur végétation dans du gaz 
" azote exposé à une lumière faible, ou à l'abri de l'action directe du 
. soleil. ,. 

La quantità d'azoto in cui vissero successivamente parecchie piante 
di Lythrum salicaria è aumentata del 5 per cento dopo due mesi, e 
quest'aumento è dovuto a solo ossigeno : se l'esperienza vien fatta al 
buio l'aumento è invece dovuto a gas acido carbonico: ecco quindi con- 
fermate le esperienze di Senebier in contrapposto a quelle di Ingen- 
Housz ^. 



' T. De Saussure, Reeherches chimiques sur la végétation. Paris, 1804. 
- Op. cit., pag. 199. 

' Op. cit., pap:- 20G. È da notare che il De Saussure fu il primo tra gli 
Autori su_4;itati a ikr uso del fosforo nell' analisi volumetrica dell'aria. Gli Au- 



— 166 — 

Col De Saussure si chiude il piiino periodo della discussa questione 
sull'assiniilazione dell'azoto libero dell'aria; periodo in cui le ricerche 
sperimentali si limitarono solo alla constatazione delle variazioni che 
subiva la composizione chimica dell'ambiente in cui le piante erano 
cresciute. 

Fra i risultati ottenuti da questi quattro autori sono importanti, 
dal nostro punto ili vista, solo quelli dovuti all'Ingen-Housz, poiché il 
Priestley non studiò l'azione dell'azoto libero sulle piante, bensì quella 
dell' ipoazotide, il Senebier fece esperienze incomplete limitandosi a 
speiimentare su piante tenute all'oscuro; e il De Saussure non aggiunse 
nessuna nuova esperienza circa l'assimilabilità dell'azoto libero. 

Nel secondo periodo, che si inizia colle numerose esperienze del 
Boussingault, il controlio sperimentale è reso piìi ampio dai mezzi di 
indfigiue chimica più lìiecisi e numeiosi; dalle nozioni acquistate sul- 
l'assimilazione dei sali del terreno per parte dei vegetali, sul loro ac- 
crescimento, e sulla trasformazione ed elaboiazione delle sostanze assi- 
milate. D'ora innanzi la dimostrazione della avvenuta o non avvenuta 
assimilazione dell'azoto atmosferico libeio verrà data dall'analisi chi- 
mica del terreno, dei semi e della pianta coltivata, con le disposizioni 
sperimentali piii svariate. 

Una speciale importanza ha in questo periodo la celebre polemica 
Boussingault- Ville, che si prolungò per tutta la seconda metà del se- 
colo XIX, e che api)assionò enormemente scienziati ed agronomi, restando 
decisa, in fine, a favore del Boussingault. E a tutti nota nelle linee ge- 
nerali la storia di questa famosa polemica; noi cercheremo qui di de- 
linearne più particolarmente i risultati principali, e di seguire le vicende 
di ciascuna teoria, volta a volta accreditata o bandita. — I risultati 
della prima serie di ricerche, che il boussingault fece nel 1837-1838, 
furono per la maggior parte favorevoli alla teoria dell'assimilazione del- 
l'azoto atmosfeiico, ma, come vedremo in seguito, essi non sono accetta- 
bili per varie ragioni, e l'autore stesso, da accuratissimo sperimentatore e 
da critico spassionato dell'opera propria, qnal'era, non se ne accontentò. 

Il metodo seguito dal IJoussingault ' fn dapprima quello di para- 
gonare la composizione dei semi con quella del raccolto ottenuto in un 
terreno calcinato e che veniva inaflflato con acqua distillata. 



tori che lo precedei tero usarono tutti come pietra di paragone dell'aria da ana- 
lizzare, « l'arin nitrosa » che, mescolata a quella, diminuiva \ì\\\ o meno il proprio 
volume, a seconda che l'aria da analizzai'e conteneva ijìù o meno ossigeno. 
' A(/roiioinÌP. r/ihiì/f ar/ricn/i' ci pìi/jsioloffie. Tome i, pag. 3. 



— I(i7 — 
Da queste prime esperienze egli olteuue i segiieuti risultati: 



Piante 


Durata 


Peso 


Peso 


Azoto 


Azoto 


Guadagno 


coltivate 


della 
cultura 


del 
seme 


del 

raccolto 


del 

senii' 


del 
raccolto 


perdita 
in azoto 






gr- 


gr 


gr. 


gr. 


gr- 


Trifoglio 


2 mesi 


1,576 


8,220 


0,110 


0,120 


-rO,(»lQ 


> 


3 . 


1,632 


6,288 


0,1U 


0,156 


+ 0,042 


Frumento 


•2 , 


1,526 


2,R0') 


0,043 


0,040 


— 0,OU3 




3 


2,018 


4,260 


n,057 


0,0.:0 


-fO,oo;; 1 


Pisello 


o > 


1,211 


1,090 


0,047 


0,100 


^- 0.05:; 



ossia: " l*^"^ que, cultivés dans un sol absolument prive d'engrais d'ori- 
" gine orgauique et sous le seules intliiences de l'air et de Teau, le 
" trèfle et le pois ont acquis, indépendamnient du carbone, de l'bydro- 
" gène et de Toxygène, une quantité d'azote appréciable par l'analyse; 
"2" que le fronient, culiivé dans les mèmes conditions, a pris à 1' air 
- et à l'tau du carbone, de l' Iijdrogèue et de l'oxygène, mais que l'ana- 
" lyse a pu accuser un gain cu une iierte, sans qu'on puisse tontefois 
■' en conclure définitivenient que cette céiéale ne possedè jias la faculté 
" de fixer une certaine quantité d'azote \. 

In quanto all'origine dell'azoto assimilato in queste esperienze, 
l'autore crede meno probabile quella dell'azoto libero dell'aria, e più 
accettabile invece quella dei vapori ammoniacali". Riproduciamo inte- 
gralmente il paragrafo che riguarda queste vedute aprioristiche del 
Boussingault, che egli jione quasi a base di tutta la lunga serie susse- 
guente di ricerche, tendente a dimostrare che le piante non posscmo 
assi:i. ilare direttamente l'azoto libero dell'aria: 

" En supposant nième que hi purification de l'air ait été comiilète 
" et que, cependanl, il y eùt eu de l'azote fixé [leudaiit la végétation, 
" tout ce qu'il serait rigourei'.sement j>ermis de conclure, c'est que cet 
" azote ne proviendrait pas de l'ammoniaque ; car, pour admettie qu'il 



' Facciamo notare subito che il Boussingault non tiene alcun conto, iu queste 
analisi, dei composti azotati che con molta probabilità si trovavano nel suolo cal- 
cinato da lui adoperato : la calcinazione avrà beasi privato il terreno dei composti 
azotati organici, ma non di quelli inorganici. I risultati di queste esperienze 
non hanno quindi valore assoluto. 

* Quest'opinione del Boussingault era appoggiata dal parere autorevole del 
Liebig, che non ammetteva la fissazione dell'azoto dell'aria per parte delle piante, 
ma, conformemente all'opinione del De Saussure, considerava l'ammoniaca del- 
l'atmosfera come proballile sorgente dell'azoto pei vegetali (C. lì. 41. 759), 1855. 



— 168 — 

" ait fait partie de l'air à l'état gazeiix, il faudrait étre à niéiiie d'at- 
" firiner qiie, indépendaniiueiit des composés aninioiiiacaux volatila et 
" des puiissières d'origine oiguniques, l'atmosplière ne contieni pas, en 
" proportion assez faible ponr échapper aiix procédés ordinaires de l'ana- 
" l\se, d'autres priucipes capables de concourir à la forniatioii des sub- 
" stances azotées dans les végétaux. Aussi serait-ce seulenient dans le 
" cas où l'expérience établirait qu'il n'y a pas assimilation d'azote, qne 
" la niétliode pourrait ètre considérée comnie satisfaisante ,.. 

Ma la ragione premessa dal lioussingault per escludere (luasi a 
priori l'assimilabilità dell'azoto atmosferico, è ben poco valida di per 
sé stessa, e lo è poi tanto meno quando si pensi agli inipoi tanti fatti 
teorici e pratici, che appoggiano invece questa teoria. 11 fatto che la 
proporzione delle sostanze azotate elaborate da una pianta sia mi- 
nima quando essa venga portata in un suolo sterile, ossia die la pianta 
non assimili in tali condizioni l'azoto dell'aria, appare ben naturale 
quando si pensi che tali esperienze vennero sempre fatte con cereali 
con piante foraggere, che per secolare costume ricevono una grande 
quantitcà di azoto dai concimi (naturali o artificiali) e che vennero 
ottenute a partire da grani mediocri, resi atti, per via di selezioni 
successive, ad usufruire di concimazioni abbondanti , alio scopo di 
migliorare il prodotto. È naturale quindi che a tali specie o a tali 
varietà di piante sia rimasta, quasi come carattere di ereditarietà, la 
facoltà di assimilare 1' azoto sotto forma di sale, che se in quello 
stesso terreno sterile fossero state sostituite ai cereali le leguminose, 
il navone o la senapa, i lisultati sarebbero stati, secondo noi, differenti. 
Non è poi giustificata l'ipotesi che l'esiguità dell'azoto assimilato in 
queste esiierienze sia in stretto rapi)orto con l'esiguità della ([uantità 
di ammoniaca contenuta nell'ai la, poiché é noto die spesso composti 
od elementi che le piante hanno a disiiosizioue in piccolissima quantità, 
possono entrare a far parte in proporzione considerevole delia loro 
composizione. 

Poiché dunque é dimostrato che l'ammoniaca contenuta nell'aria' 
può concorrere alla formazione delle sostanze azotate dei vegetali -, e 
poicliè essa è in continuo scambio di assorbimento e di emissione col 
terreno, é bene escluderne l'azione quando si voglia sperimentare la 
sola assimilabilità dell'azoto atmosferico libero. 



1 L'aria contiene iu meJiii \'nl. ".OOOl »/„ di ammoniaca, e voi. 0,0('UliJ "/„ ili 
anidi-ide nitrica (3. WiesnkI!, lìlciiiciili lìi ]ln/mi/ca acicntifi-a, i, IfKii. 

'' Il Sachs (.laln-rs'i. d. Ai/rih-n/fiircli. 18(10-(11, pai;-. 7Si fu il primo a dinio- 
.strare che le piante po.s.sono assorbire direttamente un yioco di amnioniar.-t dal- 



— 169 — 

Così dicasi degli altri composti azotati che ili traccie appena pon- 
derabili possono trovarsi nell'aria: i nitrati ed i nitriti. Ma ciie, prese 
tutte queste precauzioni, non si possa affermare ancora, come dice il 
Boussingault, che, se assimilazione di azoto avviene, essa provenga 
dall'azoto libero, è veramente un'ipotesi dettata da un ragionamento 
ipercritico che, oggidì sopratutto, non è accettabile. 

E dato anche che l'atmosfera contenesse in proporzioni tanto pic- 
cole da sfuggire all'analisi, altri composti azotati all'infuori di (luelli 
oggi noti, si potrebbe forse attribuire a questi l'importanza che non si 
attribuisce all'assimilabilità dell'ammoniaca, contenuta in piccole (inan- 
tità, ma ponderabili? 

Quanto alle altre obiezioni die il Boussingault scrupolosamente 
premette alla attendibilità dei risultati delle esperienze positive, e cioè 
quella del lento passaggio dell'aria attraverso l'acido solforico, e l'altra 
della sua filtrazione, vedremo, nella desciizione del metodo da noi ado- 
perato, come si possa facilmente ottenere l'nna e l'altra condizione con 
gli attuali metodi d'analisi. 

La seconda serie di esperienze venne fatta dal Boussingault dal 
1851 al 1853. Per esse l'Autore prese tutte le precauzioni per impe- 
dire l'assimilazione dell'azoto combinato e fece crescere piante di Fa- 
giuolo, Avena, Lupino, Crescione in terreno sterilizzato esente da am- 
moniaca e da sostanze organiche, e in aria confinata nella quale ve- 
niva rinnovato ogni giorno l'acido carbonico. 

Il principio fondamentale del metodo consisteva nel determinare 
prima della coltura la quantità d'azoto contenuta in un seme; e dopo 
la coltura : 1 ." l'azoto contenuto nella pianta ottenuta da un seme possibil- 
mente eguale al primo; 2.° l'azoto contenuto nel suolo, lasciatovi casual- 
mente dai residui delle radici; 3." l'azoto contenuto nel recipiente adope- 
rato, che, per la sua porosità, poteva assorbire e trattenere dell'acqua 
contenente sostanze organiche azotate ; 4." l'azoto contenuto nei semi che 
in certi casi restavano nel terreno senza germinai'e e che costituivano 
una nuova sorgente d'azoto per le piante. 



l'ai-ia. Il Mayeu yi'i>I>cr ilir .Ui/'iitiliiiir rmi AiniiHjiiin/.- diirch uhc ri rdi scile l'fiuii- 
zentheile. Versuchsst. xvii, 329), 1874, lo coiil'eruiù con mimerose esperienze, ma 
ammise clie, a causa della scar.sezza di ammoniaca contenuta nell'aria, questa con- 
statazione non ha nessuna importanza pratica. — Lo Schloesing nella sua nota: 
Sur V absorptioii de l'ammouiuque de l'air par tes régctaux (C. li. 78. 1700), 1874, 
dice a torto di essere il primo a fare tale constatazione. Egli arrivava, contem- 
poraneamente al Mayer, agli stessi risultati sijerimentali, ma attribuiva all'am- 
moniaca una notevole importanza nell'econoniia agricola. La disparità delle con- 
clusioni dei due Autori dipende dal fatto che il Mayer, più accuratamente, escludeva 
nelle sue esperienze l'azione del terreno, precauzione trascurata dallo Schloesing. 



17(1 — 

Sopra Itì esperienze, la cui iliii'ala variava da sei settiinaiie a 
cinque mesi, il Buussinganlt ottenne nna perdita d'azoto in 13 casi 
ed un guadagno in 3 casi. 

Ma bisogna riconosc.eie che questi risultati non sono troppo con- 
vincenti, sia p.^r le condizioni di sviluppo delle (liante del l'accolto, sia 
anche [ler alcune inesattezze nel procedimento speiimentale. Infatti, 
l'altezza delle piante raggiunge in un solo caso i 50 cm., negli altri sta 
tra i 15 e i 25 cm.; e il rapport.o tra il Inro peso e quello del seme 
varia tra 1 e 4. Tuttavia le piante, a detta dell'Autore, più vigoiose e 
più alte furono appunto le sole che diedero un aumento, per quanto 
scarso, in azoto, e appartenevano alle Leguminose. 

Inoltre, le condizinni delle cnltui'e non eiano tali da assicurare la 
comiìieta assenza dei composti azotati, qual'era aiipuuto l'intenzione 
del Boussingault, né il snolo, consistente in pietra i)omice lavata e 
calcinata, uè le ceneri ottenute da concimi (a temperatura poco ele- 
vata), da semi, aggiunte ail esso, venivano analizzate prima della 
cultufa, mentre non è improbabile che, specialmente le prime, potessero 
contenere traccie di nitrati non comidetamente decomposti dai calore. 
L'Autore somma invece, nel fare i calcoli, l'azoto contenuto nel terreno 
e nel recipiente con quello ottenuto dal raccolto, e poiché il reciiiiente 
era circondato dall'acqua pura di inaffiamento, che non veniva poi ana- 
lizzata, non sappiamo quali scambi di sostanze azotate possano essere 
avvenuti tra il terreno e la sostanza poi-osa del recipiente, e quali per- 
dite nell'acqua di inaiìfìaniento. 

Analoghi risultati e con lo stesso inoceilimento otteneva nel 1851 il 
Méne ', cheli confermava altresì con l'analisi dell'aria in cui crescevano 
le piante, senza però riferirne l'esatto procedimento sperimentale. 

Il Ville incominciò le sue esperienze nel 184i), o meglio fu in tale 
anno che da alcune esperienze preliminaii egli ebbe il primo sospetto 
dell'assimilabilità dell'azoto atmosferico [ler [mite delle piante, dopo 
di aver ottenuto nna bella vegetazione da un suolo esente di composti 
azotati. L'esfìerienza era disposta nel seguente modo: 

Un certo numero di semi veniva seminato su sabbia bianca addi- 
zionata delle ceneii della pianta: il fondo dei vasi pescava in iiu re- 
cipiente d'acqua distillata di cui venivano dosate le probalìili tiaccie di 
ammoniaca; la saiibia veniva cosi inaffiata |)er capillarità. Il tutto stava 
sotto campana e nell'aria che passava, mescolata ad anidiiile carbonica, 
veniva dosata l'ammoniaca. 



' ÌMkN'H, l'Zr/Jrr/ciK'rs sur I' hr/liiriire dii (jii:: (inolia iliiiis hi rr<j(ititiiill \('. li, 
.\x.\iy, 180), 1851. 



171 — 

Il Ville trovava cosi degli aumenti d'azoto considerevoli (gr. 0,104- 
1,168 in più siiirazoto contenuto nel seme)*. 

Nel 1851 le esperienze vennero fatte nel seguente modo: Prima 
di arrivare alia campana, l'aria passava attraverso uno strato di pomice 
imbevuta di acido solforico, poi in una soluzione di bicarbonato di sodio. 
Cosi l'ammoniaca dell'aria non interveniva piìi nel fenomeno. L'acqua 
messa nella campana non veniva più rinnovata. In queste condizioni l'azoto 
dei raccolti sorpassò quello dei semi di gr. 0,481, e le piante (Heìianthus 
animus e Nicotiaua Tabacum) fioiiiono e diedero semi rudimentali. 

Nel 1852, un'esperienza fatta sul grano diede gli stessi risultati. 
La pianta diede fiori e frutti completi e l'azoto del raccolto superò 
quello del seme ili gr. 0,086. 

Per ciò che riguanlava il raffronto tra i risultati propii e quelli 
ottenuti dal Boussingault, il Ville opponeva le seguenti considera- 
zioni :- 

1." Che il Boussingault aveva ottenuto costantemente dalle sue 
culture dei raccolti il cui peso superava di appena 3-4 volte quello 
del seme; mentre il Ville arrivava ad ottenere delle piante il cui peso 
ripeteva 216 volte quello del seme. 

2." Che le quantità d'azoto che il Boussingault otteneva nelle 
culture erano per conseguenza minime. Esse variavano infatti tra gram- 
mi 0,019 e gr. 0,124. Il Ville invece otteneva, pei' il solo azoto as- 
sorbito dalla pianta a spese dell'alia, delle cifre che variavano tra 
gr. 0,103 e gr. 1,624. 

3." Che nelle esperienze del Boussingault le piante non erano 
mai giunte alla fruttificazione, mentre in quelle del Ville il grano avea 
dato dei semi coniiileti, e il girasole dei semi rudimentali. 

Quindi il Ville concludeva di essersi avvicinato più del Boussin- 
gault alle condizioni naturali, e ciò per due ragioni principali: per 
aver fatto le culture in aria rinnovata anziché in aria confinata, e per 
l'uso di vasi di sostanza porosa, e non di porcellana, come quelli usati 
dal Boussingault, e che ceitamente dovevano impedire il rinnovarsi dei 
gas a contatto delle radici, e l'evaporazione dell'acqua. 

In seguito a questa critica il Boussingault fece nel 1854 un'altra 
serie di esperienze, facendo crescere le piante, anziché in aiia confi- 
nata, in aria rinnovata e completamente esente da ammoniaca. Questa 
veniva trattenuta nel passaggio dell'aria per un lungo tubo conte- 



' (t. \'ille, Ji'crhcniii'K crpOrimentales sur la vég^tutioii {C. E. xxxv, 4()4Ì, 1S52. 
<r. Ville, Absorplimi di- 1' (iznfe de l'air par Ics plantes (C. il. .\.\xviii, 
7U.J, ?J:i), 1851. 



— 172 — 

nente pomice imbevuta di acido solforico e per .successive boccie di 
lavaggio ad acido solforico e ad acqua. Analoghe precauzioni assicu- 
ravano della purezza dell'acido carbonico che veniva immesso nel- 
l'ambiente in cui vegetavano le piante. 1 semi venivano seminati in vasi 
da fiori previamente calcinati e contenenti pomice o sabbia pure cal- 
cinata, e una determinata quantità di ceneri ottenute o da piante di 
lupino e di fagiuolo, o da concimi. 

Volendo però evitare l'ei'rore dovuto alla presenza dei nitrati nelle 
ceneri così ottenute egli ne fece l'analisi e trovò delie quantità varia- 
bili da gr. 0,0001 (fagiuolo) a gr. 0,0089 (barbabietola) di azoto su 
1 gr. di ceneri. 

Egli usò (juindi nelle culture le sole ceneri di lupino e di fa- 
giuolo, contenenti quantità d'azoto trascurabili. Anche per l'acqua egli 
prese in queste esperienze maggiori piecauzioni a fine di liberarla 
dall'ammoniaca. 

Sette culture di Lupino, Fagiuolo e Crescione, che diedero in tre 
casi anche fiori e frutti, non portarono a i-isnltati diversi da quelli 
della serie precedente: in tre soli casi vi fu un piccolissimo aumento 
d'azoto, e precisamente nel Fagiuolo e nel Crescione. 

Un'altra serie di esperienze fatta contemporaneamente alla prece- 
dente differiva da quella pel solo fatto che le piante, pur crescendo in 
suolo sterile, erano collocate sotto una piccola tettoia di vetro (in 
modo che l'aria libera potesse circolare attorno ai vasi), e ad una certa 
altezza sul terreno per sottrarre le piante all'influenza dei vapori ammo- 
niacali del suolo. 

Dieci esperienze fatte con Fagiuolo, Lupino, Avena, Frumento, 
Crescione diedero, un caso eccettuato (Fagiuolo), un guadagno in azoto 
variante dal .5 "/„ al 32 "/„ sulla quantità di azoto contenuta nel seme, 
ma che il Boussingault attribuisce al carbonato d'ammonio contenuto 
nell'aria (sopratutto perchè le esperienze erano state fatte in temi)o 
piovoso e caldo, condizioni favorevoli alla presenza di maggiori quan- 
tità di ammoniaca nell'aria) e alle sostanze organiche in sospensione. 

Ma una condizione, ignota al tempo in cui il Boussingault compì 
queste esperienze, mise piìi tardi nella loro vera luce questi risultati, 
e cioè quella della necessità di un terreno non sterilizzato per le Le- 
guminose. Appare ben naturale infatti, dopo la scoperta di Hellriegel 
e Willfarth, che delle piante di Fagiuolo o di Lupino siano cresciute 
stentatamente e non abbiano dato quindi che scarso o nessun aumento 
in azoto, quando il seme veniva aftìdato ad un terreno sterilizzato. E 
per ciò che riguarda le altre piante (Graminacee e Crescione) non è 



— 173 — 

detto che i risultati negativi ottenuti da esse possano senz'altro esten- 
dersi a tutte le piante. 

Questo dovette chiedersi anche il Boussingault, poicliè nello stesso 
anno (1854) iniziò un'altra serie di esperienze con culture di piante a 
semi piccolissimi, fatte all'aria libera, in terreno esente da sostanze 
azotate e sterilizzato. 

Ma non ottenne da questi semi che piante il cui misero sviluppo 
si arrestava dopo pochi giorni, dimostrando che in (ali coudiziom 
l'azoto libero non poteva venir assimilato da quelle date specie. 

Con questa serie di culture il Boussingault pose fine alle sue 
ricerche sull'assimilabilità dell'azoto atmosferico, concludendo "che le 
sostanze assimilabili che l'atmosfera contiene, intervengono in propor- 
zione troppo piccola per determinare, in assenza di un ingrasso azotato, 
una produzione vegetale rapida e abbondante „'. 

Dinanzi ai risultati contradditori che si succedevano nel dibattito 
tra i due scienziati, l'Accademia delle Scienze di Parigi nominò una 
Commissione di sei membri incaricati di seguire le esperienze che il 
Ville avrebbe ripetute su questo argomento, e di riferirne. 

Le esperienze vennero ripetute nelle identiche condizioni, e la Com- 
missione concludeva la propria relazione con queste parole: " L'expé- 
rience, faite au Museum d'Histoire Naturelle par M. Ville, est con- 
forme aux conclusions qu' il avait tirées de ses travaux antérieurs„ -. 

Sembrava quindi che la polemica dovesse essere chiusa in favore 
dell'opinione del Ville, ma pochi mesi dopo, varie critiche all'operato 
della Commissione riapersero ancora le discussioni e rinnovarono il 
discredito sulle esperienze del competitore del Boussingault. 

Secondo il Cloez -' (che fu dapprima difensore del Ville, e divenne 
poi partigiano del Boussingault), nella disposizione delle esperienze su 
citata " si trovavano riunite quasi tutte le condizioni che possono fa- 
vorire la produzione dell'acido nitrico, per la combinazione diretta del- 
l'azoto e dell'ossigeno dell'aria. I vasi di terra destinati a contenere il 
terreno, assieme ai pezzi di mattone che ne ricoprivano il fondo, do- 
vevano agire come corpi porosi; inoltre l'umidità era costantemente 



' Bou.ssiNGAiiLT, Agroìioiilìe, I, '234. 

' Uapport sur iiit trarail de M. Georges V/Hc, doiif l'ohjet est de prouver qiie 
le gaz azote de Fair s'assimile aux végéfcmx (C. R. 41, 757), 1865. Pur tuttavia 
molti Autori continuano ad affermai-e erroneamente che la Commissione decise in 
favore del Boussingault. Vedi Pfbpfeh. Voi. i, pag. 401; Stoklas.\, LandicMschafil . 
Jdhrbiicher xxiv, 828, ecc. 

' S. Cloez, UecJierehes i'.rjii'i-/iiieiil(iles stir In iiil rijicatioii et sur hi so/irce de 
i'azote ilriiis /es phiiites (C. U. -Jl, 935Ì, 1855. 



— 174 — 

abbondante, e si trovava una sostanza alcalina nelle ceneri clie veni- 
vano aggiunte al suolo ; la sostanza organica sola mancava o esisteva 
in quantità- piccolissimo,.. 

E l'Autore infatti dice di ottenere nelle stesse condizioni, dopo sei 
mesi, delle efflorescenze formate da nitrati alcalini, sopra dei pezzi di 
pomice di creta. Egli conclude quindi " che una corrente d'aria pri- 
vata dei vapori acidi e ammoniacali, passando sopra delle sostanze 
porose, può dar luogo, in ceiti casi, alla formazione di acido nitiico e 
di nitrati „ ^ 

Ma tali risnltati, ottenuti dal Cloez con un procedimento così 
semplice, non vennero confermali da nessun Autore ", né si trovano 
citati nei moderni trattati di Cliiniica'', poicliè, per quanto l'azoto non sia 
pili considerato oggidì, come una volta, un gas completamente inerte, pure 
le sue combinazioni con l'ossigeno, con l'idrogeno, o con i metalli alcalini, 
sono in generale, anclie oggidì, assai difficilmente realizzabili, e cioè o 
per azione di una serie di scintille elettriche, o dell'arroventamento in 
presenza di corpi porosi, o per la presenza di sostanze catalizzanti, 
quali il platino, l'uranio, ecc. 



' Analogo risultato ottenne il De Lixa (lierlierflws .sur in production de 
l'acide asotique. C. lì- 43, 865), 1856, facendo passare dell'ari.a ozonizzata umida 
(quale sarebbe (|nella che circonda le piante di una serra) ed esente da ammoniaca, 
sopra della potassa pura. Per conseguenza la questione dell'assorbimento del- 
l'azoto per le piante sarebbe ridotta all'assorbimento puro e semplice di un com- 
posto azotato, quale il nitrato o il carbonato d'ammonio, il primo potendo for- 
marsi nell'aria, e il secondo sotto 1' influenza della vegetazione. Ma questi fatti, 
egli dice, non sono ancora abbastanza n\niierosi perdio si possa ammetterli come 
delle verità dimostrate. 

Il Boussiugault ripetè le esperienze del De Luca; facendo passare dell'aria 
comune (non esente (|uindi né da ammoniaca né da pulviscolo atmosferico) sopra 
ima soluzione alcalina, egli ottenne uguali risultati, ma è giustificata, in tali 
condizioni, la formazione dei nitrati ottenuti. — Ad entrambi rispose più tardi il 
Ville facendo l'analisi del terreno dopo l'esperienza, e constatando che non vi 
si era formato alcun composto azotato. 

- Il Deslandi-es ottenne bensì un lento as.sorbimento dell'azoto — a freddo — 
sul litio (C. II. 121, 886), 1896, ma in condizioni specialissime, die qui sarebbe 
troppo lungo descrivere. E il Moissan (Anìi. Cli. et Phi/ft. (7) 18, 1899) o.s.servò 
che la fissazione dell'azoto sul calcio iiicomiìicin quando si innalzi un poco la tem- 
peratura; ma che la combinazione tra i due elementi (che darà luogo alla for- 
mazione dell'azotiu-o di calcio) avviene solo al calor rosso. E da notare anche che 
il Jlaquenne, che fece lunghi studi sui metalli alcalino-terrosi, in una nota del 
dicembre 1895 (C. B. 121, 1147) afferma che tali composti assorbono l'azoto al 
ciìlor rosso intenso, per dare gli azoturi, escludendo così implicitamente le con- 
clusioni del Oloez. 

^ \'rdi tra gli altri: MiilssAX. '/'rni/i- ile (■himic iiiinrrnlc. Paris. 19ul. Touic 1. 



— 175 — 

Un'altra critica all'operato della Commissione venne fatta dal- 
l'Hartiug ' il quale attribuiva l'aumento d'azoto ottenuto, alle sostanze 
vegetali (tef^umenti dei semi, cotiledoni, parti di radici) che qnaliinqiie 
pianta abbandona nel suolo durante il suo accrescimento, formando cosi 
deiriiumus, e per conseguenza della sostanza azotata organica. — Per 
provare ciò l'Autore fece delle esperienze in cui era resa impossibile 
l'umificazione di queste sostanze con l'esclusione di ogni accesso d'aria 
■tanto al suolo nel quale le piante crescevano, che all'acqua che serviva 
ad umettarle (!) Giunse a questo scopo usando dei vasi di vetro e ri- 
coprendo la superficie del suolo con uno strato di circa un centimetro 
di spessore, consistente in una mescolanza di cera ed olio d'olivo fusi 
insieme (!). 

Questo strato fu deposto sul terreno solo quando i fusti si eleva- 
vano di 2 cm. A fine di prevenire il contatto immediato dei fusti con 
la massa ancora fluida a 60° C (!) essi furono avvolti in piccoli tubi di 
caucciìi galvanizzato, tagliati longitudinalmente e applicati, per quanto 
era possibile esattamente, contro la superficie dei fusticini, senza im- 
pedirne lo sviluppo nel senso del diametro. Un tubo che penetrava nel 
terreno serviva all'inafiSaniento. 

Com'era naturale in simili condizioni i lisultati furono negativi, e 
il peso delle piante ottenute non sorpassava il peso dei semi. E l'Au- 
tore conclude che le sue ricerche non hanno poi-tato a nessun risultato 
decisivo, percliè non è da considerarsi come tale un risultato negativo. 

" È probabile (!) che le piante non possano crescere nelle condi- 
zioni in cui furono messe, vale a dire in un terreno non contenente 
sali ammoniacali e nitrati, e al quale l'accesso dell'aria era completa- 
mente interdetto. Jla può anche darsi che, indipendentemente da queste, 
altre cause inerenti al metodo impiegato abbiano esercitato un'influenza 
nociva, rendendo ammalate le piante che, senza di ciò, avrebbero po- 
tuto continuare a vivere e forse ad assorbire il gas azoto per la loro 
superficie aerea,,. Tuttavia l'Autore si pronunzia in fine contro l'assi- 
milazione diretta dell'azoto dell'aria. 

Malgrado le critiche del Cloez e dell' Harting, il Ville, con una 
nuova serie di esperienze, confermò nell'anno seguente (1856) l'assimi- 
labilità dell'azoto (libero e combinato) dell'atmosfera, e ottenne dei ri- 
sultati assai interessanti ^ L'Autore ammetteva infatti che. se vi sono 



' Harting, Hecherches concernant rassimilation df l'uzote de l'air par hs 
vpgéfaux {C. R. 41, 942), 1855. 

' G. Ville, Quel est le róle des ìì/trates dans l'economìe des plantes? (C. li. 
43. 85 e fil2), 185G. 

Atti deU'Ist. Bot. dell'Università di Pavia — Serie II. — Voi. XIV. 15 



— 176 — 

piante capaci di crescere e di assimilare l'azoto dell'aria quando ven- 
gano coltivate in sabbia calcinata senza aggiunta di sostanze azotate, 
ve ne sono invece di quelle che non crescono in queste condizioni anor- 
mali. Coltivò perciò delle piante di colza all'aria libera in sabbia cal- 
cinata, ina con aggiunta di nitro, ed ottenne gli stessi risultati delle 
esperienze precedenti, ossia che le piante toglievano dall'aria una parte 
dell'azoto che avevano assimilato. È notevole il fatto che le piante in- 
cominciavano ad assorbire l'azoto gasoso solo quando avevano raggiunto- 
un certo svilup])0; infatti una cultura a cui era stata aggiunta una quan- 
tità insufficiente di nitrato, diede un quantitativo di azoto eguale a 
quello del seme. 

In contrapposto poi alla critica del Cloez l'autore opponeva: 1.° che 
non si è formato spontaneamente del nitro nella sabbia impiegata; 2° che 
non solo non si è mai potuta constatare la formazione di un nit)-ato in 
una mescolanza di sabbia calcinata e di cenere vegetale, ma che ciò 
non avveniva neanclie quando alla sabbia venivano aggiunti gelatina e 
semi di lupino. 

In una successiva serie di esperienze \ che servono di risposta 
alla critica fatta dall'Harting, il Ville studiò l'assimilazione dell'azoto 
in una pianta che aveva ricevuto una sostanza organica azotata fer- 
mentabile. Egli aggiungeva cioè alla sabbia calcinata, oltre ai sali nu- 
tritizi, una certa quantità di semi di lupino in polvere, e ne studiava 
la decomposizione. Arrivava quindi a questo risultato: che la quantiià 
di azoto del raccolto sorpassava quella che era contenuta nel seme, piìi' 
l'azoto perduto dal terreno allo stato di ammoniaca e di azoto libero. 

Malgrado questi nuovi risultati l'opinione generale si mantenne con- 
traria all'ipotesi del Ville; ripetendo l'esempio che quasi contempora- 
neamente (1820-1850) dava la soluzione di un'altra celebie polemica 
scientifica: quella dibattentesi fra il Cuvier da una parte e il Lamartk 
e i suoi seguaci dall'altra. 

Tuttavia le esperienze del Ville, tanto contrastate, ricevettero in 
parte — una ventina d'anni piìi tardi — la vittoriosa conferma con la 
scoperta di Hellriegel e AViUfarth sull'assimilazione dell'azoto atmosfe- 
rico per parte delle Leguminose. 

Ma fino a quell'epoca i pochi partigiani del Ville (Méne, Roy, ecc.), 
poco influenti, non poterono vincere l'opposizione della maggioranza degli 
scienziati d'allora, che parteggiava per il IJoussinganlt, cosicché la teoria 



' G. ViM.E, Da l'vtiit miqiud se troure, ifiamì il est nbsorbi'j l'uzote '/ne le», 
pldiites tìrent de l'air (C. 11. 4;j, 1-18), 1S5(3. 



— 177 — 

del Ville, combattuta cou pertinacia nelle Accademie e fuori, cadde nel 
discredito generale e la teoria del Boussingault prevalse. 

Nel 1862 Lawes, Gilbert e Pugli ', dopo una seiie di esperienze fatte 
con i procedimenti seguiti dal Boussingault e dal Ville, diedero l'ultimo 
crollo alla teoria di quest'ultimo, facendo prevalere definitivamente 
quella del Boussingault. Eppure essi né sottrassero l'ammoniaca all'aria 
che arrivava iu contatto delle piante, né la dosarono. Le ricerche dei 
tre autori, fatte nel Laboratorio di Kothanistead, si limitarono allo studio 
della vegetazione di piante tenute in vasi chiusi e sviluppantisi in un 
suolo privo di azoto combinato, oppure a quello di piante che riceve- 
vano delle piccole quantità di sali ammoniacali. 

In ogni caso fu impossibile constatare una fissazione di azoto at- 
mosferico, e la conclusione fu che nelle esperienze del Ville " qualche 
causa ignota „ aveva condotto a risultati tali che contrastavano con 
quelli ottenuti dagli altri autori. 

Nello stesso anno il Bretschneider " ripeteva le esperienze fatte nel 
1838 dal Boussingault, e cioè con aria confinata, ma non esente da 
ammoniaca, ottenendo eguali risultati. 

In risposta alla memoria del Raulin, che negava l'assimilazione 
dell'azoto libero per parte delle Mucedinee, il Ville ^ faceva notare che 
questi risultati (in contraddizione con quelli di Jodin) nou conclude- 
vano nulla riguardo ai vegetali superiori. " Sarebbe lo stesso — egli 
dice — che si dicesse che i vegetali superiori non riducono l'acido car- 
bonico dell'aria e non ne assimilano il carbonio, solo perché ciò non 
avviene nelle Mucedinee „. 

L'autore coglie l'occasione per confermare nella loro integrità le 
sue antiche esperienze e poiché dalle culture in laboratorio egli ha 
esteso le sue ricerche alla cultura agraria, formula le conclusioni 
seguenti : 

1.0 Vi sono culture i cui prudotti contengono molto azoto, e sul 
rendimento delle quali i nitrati e i sali ammoniacali non esercitano al- 
cuna influenza ; 

2." In un terreno artificiale di composizione variabile, la scelta 
di certi semi per la coltivazione determina un eccesso di rendimento 
talvolta enorme, e una fissazione di azoto considerevole (2-3 gr.), ri- 



' Lawes, Gilbert and Pugh, Oh the S'oiirces of tluì Xitrogeìi of Vei/ntatioii 
(Philosopli. Transact. 18G2, CLI, pag. 431). 

2 Bretsl'iixejder (Jatiresb. (/. Agrictilturch. 1801-62, pag. 123). 

' G. Ville, Remarques à l'occasion du derm&re Méinoire de M. L'auliìi, sur 
la végéfatioii des Mucédinées (C. R. 57, 270), 18G3. 



— 178 — 

saltato impossibile ad ottenersi per addizione di una sostanza azotata 
nel suolo. 

Come si vede, le numerose esperienze ed osservazioni piosegnite 
con ammirabile pertinacia dai diversi autori non avevano tuttavia ri- 
solto il problema capitale: per quale meccanismo l'azoto dell'aria vien 
fissato nel suolo, e qual'è il suo ciclo biologico? Le interessanti espe- 
rienze del Bertlielot sui terreni agrari, e quelle non meno importanti 
di Hellriegel e Willfarth sulle Leguminose, dissiparono in gran parte 
le tenebre cbe avvolgevano l'interpretazione di questi fenomeni e ri- 
sollevarono discussioni e spinsero a nuove ricerclie. 

Già fin dal 1859 il Boussingault ^ aveva preveduta l'influenza e la 
cooperazione dei microrganismi contenuti nel terreno alla nitrificazione 
della terra vegetale, notando che la loro vitalità, se viene sospesa per 
effetto dell'essiccamento, si l'istabilisce appena essi vengono messi in 
condizioni favorevoli di umidità e di temperatura. 

È pur noto eli' egli aveva constatato in qualche caso l'aumento 
d'azoto nelle Leguminose all'infuori di quello proveniente dai semi e 
dal terreno, e che anzi in quest'ultimo aveva tr<ivatu, dopo la vege- 
tazione, una quantità di nitrati e di ammoniaca maggiore di lineila che 
vi era stata dosata prima. 

Ma la coordinazione di questi fenomeni, e la scopeita della rela- 
zione che la vita di questi piccoli organismi ha con la -questione della 
fissazione dell'azoto, si deve al Bertlielot, che diede con i suoi studi un 
grandissimo imi»nlso alle applicazioni agricole ed industriali delle sue 
scoperte. 

Era nota già da più di un secolo l'azione die hanno le scariche 
elettriche che avvengono duiante gli niagani sull'azoto libero conte- 
nuto nell'aria: e cioè la formazione di piccole quantità di acido nitrico ^ 
Nel 1876 il Berthelot liconobbe che una identica reazione vien 
provocata dall' elettricità atmosferica silenziosa che agisce continua- 
mente e diffusamente sull'azoto dell'aria compensando con l'universalità 
del fenomeno l'esiguità del prodotto. 

Ma la scoperta che provocò una vera rivoluzione nel mondo scien- 
tifico fu quella della grande influenza che i microrganismi contenuti nel 
suolo hanno sulla fissazione dell'azoto libero dell'aria: di quel gas cioè 
ritenuto fin'allora inerte e quasi inutile alla vegetazione e all'agricol- 



' Boi-ssiN(;.\ui/r, Af/ronouiio. ecr. i, 345. 

' Oltre all'acido nitrico si tbnnauo anche piccole quantità di nitrito d'am- 
monio. 



— 179 — 

tura! Questi studi, che il Bertlielot proseguì dal 1883 al 1S99 nella sta- 
zione di cliimica vegetale di Meudon, si possono compendiare nei se- 
guenti risultati : 

1." I terreni vegetali e non vegetali hanno la facoltà di fissare 
Tazoto libero dell'aria anche in completa assenza di piante superiori; 

2." Questa facoltà non si dimostra quando il terreno venga scal- 
dato ad una certa temperatura (100°); 

3." I microrganismi contenuti nel terreno (anche il più povero) 
sono i determinanti di questo fenomeno ; 

4.° Contemporaneamente allo sviluppo dei microbi fissatori del- 
l'azoto, avviene la decomposizione di certi principi organici esenti di 
azoto; 

5." La fissazione dell'azoto libero per opera dei microrganismi 
avviene tanto all'oscuro che alla luce, per quanto in queste ultime con- 
dizioni avvenga più attivamente; 

6." La facoltà di fissare l'azoto libero è indipendente dalla nitri- 
ficazione e dalla condensazione deirammoniaca dell'aria; 

7.° Essa non è manifesta d'inverno, ed è massima sopratutto du- 
rante l'attività della vegetazione; 

8 " La fissazione dell'azoto per parte dei microrganismi avviene 
solo in presenza di sostanze organiche; 

9° L'ammoniaca atmosferica non viene assorbita dal terreno (sia 
esso acido o no), cliè anzi il suolo agrario ne perde continuamente ^ 

Il Berthelot sintetizzava così il ciclo armonico che esiste in natura 
tra i vegetali superiori fissatori del carbonio e i vegetali inferiori fis- 
satori dell'azoto. I primi infatti, arrivando, per mezzo dell'assimilazione 
del carbonio, alla costruzione delle molecole organiche complesse, ren- 
dono possibile la vita ai piccoli organismi che, a loro volta, fissando 
l'azoto atmosferico, forniscono ai vegetali verdi i composti azotati neces- 
sari alla loro esistenza. 

Riguardo alla fissazione dell'azoto libero per parte delle piante, il 
Berthelot non fece esperienze dirette, ma da alcune ricerche fatte allo 
scopo di studiare la fissazione diretta dell'azoto libero dell'aria in un 



' Anche su quest'argomento una lunga polemioii, si svoLse tra il Berthelot e 
lo Schloesing, il quale attermava che la terra vegetale nuda, calcare, acida o 
nevitra, secca o umida, assorbe l'ammouiaca atmosferica in quantità notevoli. Ma 
pare che degli errori sperimentali avessero falsato i risultati di queste ricerche, 
perchè, nel ripeterle, Berthelot e André arrivarono a conclusioni contrarie 
(C. li. ex, 4-2!», 49!ì, 558, tìl2j, 18t!0 e : (Beuthelot, Chimie vegetale et (if/ricole. i, 
pag. 54 e seg.). 



— 180 — 

terreno, col concorso della vegetazione, conclnde ' : " Ces conditions de 
végétation imparfaite -' ne sont pas celles où il convient de se piacer 
pour étudier le phénomène, qnoiqne les expériences ainsi réalisées et 
qne je vien de résmner aient été en somme favoiables à l'opinion de 
la fixation de l'azote „. Evidentemente il Bertlielot non era alieno dal- 
l'ammettere la teoria sostenuta dal Ville, ma il fenomeno della fissa- 
zione dell'azoto per parte del terreno vegetale prese tanta parte della 
sua attività clie, sfortunatamente per la scienza, egli non potè dare un 
giudizio decisivo anche sopra quest'altra importante questione dell'in- 
tervento delle piante nel fenomeno stesso. 

Come dicemmo, malgrado il successo negativo della propria teoria, 
il Ville sostenne egualmente i lisultati e le conclusioni delle sue espe- 
rienze; ed anche dopo le ricerche di Lawes, Gilbert e Pugh, egli scri- 
veva: "Pongo come assioma che l'azoto può essere assimilato dai ve- 
getali sotto tre forme diiferenti: allo stato di ammoniaca, di nitrato e 
di azoto libero, ed aggiungo che ciascnna di queste forme conviene 
di 'preferenza a certe categorie di piante: l'ammoniaca al frumento, i 
nitrati alla bietola, mentre le leguminose assorbono l'azoto specialmente 
sotto forma di gas elementare ,,. 

Ma questo " assioma „ non veniva accettato da nes';un scienziato 
dei suoi teuipi e il Ville restava " il solo partigiano dell'assimilazione 
diretta dell'azoto per opera delle piante „ come nel 1879 si esprimeva 
un suo contemporaneo ", demolendone con un severo ed ingiusto giudizio 
l'opera scientiiìca. 

Il Grandean scriveva infatti: " comme il n'a produit aucune expé- 
rience correcte à l'appui de son hj-pothèse, on peut dire qu'à l'heure 
qu' il est, il n'existe pas une senle observation à l'abri des critiques 
fondée, dans laquelle a été possible de constater la fixation de l'azote 
gazeux par les végétaux „. 

Se fosse proprio cosi lo dissero l'anno dopo Hellriegel e Willfarth, 
che, con le loro importanti esperienze, confermarono indiscutibilmente 
i risultati ottenuti dal Ville sulle Leguminose. Infatti, già dal 1879 
Hellriegel sperimentando sulle Leguminose trovò che esse possono svi- 



' Bertiiblot M., Chinile n'r/rfah' cf ar/r/co!e. Paris, 1899, r, V2i). 

" Le culture erano state fatte in terra comune, ed esposte alla pioggia ed all'aria. 
A'eniva però analizzato j)rima e dopo l'azoto delle quattro sorgenti possibili: la 
terra, la pianta, la pioggia, l'aunnoniaca dell'aria. Le piante sperimentate furono: 
Amaraiìtiis jììraiiìiJalìs, Triticinii aafiriix, Vida Fiiba, Nasi iirfi uni, Eruca sativa, 
Vida Leìis, Seiieduin. 

" Gkandeau M., Coiii-s iraijririiltih-i' ile l' Kcole fun'stiì'rc. Berger-Levrault 
et CM 1870. 



— 181 — 

liipparsi completamente in un suolo esente d'azoto, e quindi fissare una 
notevole quantità di questo elemento, purché esse portino sulle loro 
radici delle piccole nodosità die, esaminate al microscopio, dimostra- 
vano la presenza di numerosi bacteri \ Questa condizione si ottiene 
quando il suolo sterile venga mescolato ad una piccola quantità di ter- 
reno in cui erano state già piantate delie Leguminose. Cliè se invece 
di procedere a questa " infezione „ si aggiungono al terreno sterilizzato 
dei nitrati, l'aumento d'azoto non avviene più. 

E poiché i due autori - coltivarono comparativamente anche piante 
appartenenti alla famiglia delle Graminacee, constatarono, che, mentre 
l'accrescimento delle Leguminose non ha alcun rapporto con la presenza 
dei nitrati nel terreno, quello delle Graminacee é sopratutto in stretta 
dipendenza con tali composti. 

Altre culture fatte dall'autore con colza estiva, senapa bianca e 
giano saraceno non vennero poi prese in considerazione nei risultati 
finali. 

Nel 1S81 il Pi'antl-', studiando il rapporto tra nutrizione e svi- 
luppo degli organi sessuali nei protalli delle felci, ottenne in soluzioni 
nutritizie completamente esenti d'azoto, dei protalli ben sviluppati, 
con soli anteridi, e una non comune ricchezza in amido; mentre nelle 
soluzioni complete si formavano anteridi e archegoni. Le esperienze 
vennero fatte in aria comune. L'Autore non fa però nessuna osserva- 
zione sulla provenienza dell'azoto assimilato dai protalli nelle soluzioni 
prive d'azoto. 

Pure nel 1888, il Berthelot, che aveva già ripetute quattro anni 
prima le esperienze del Boussingault sulle Leguminose, senza però 
trarne alcuna conclusione decisiva, confermò i risultati di Hellriegel e 
Willfarth, e constatò inoltre che l'assorbimento dell'azoto nelle terre 
nude è molto minore di quello che si ha nelle terre coltivate con Le- 
guminose, e clie l'aumento avviene contemporaneamente nel terreno 
e nella pianta. — Affermò inoltre, che tale aumento avviene senza 
dubbio in virtù di una simbiosi dei microbi del terreno con la pianta. 



' La scoperta dei bacteri nei tii!;erooli radicali delle leguminose non è però 
dovuta al Hellriegel: già dal 1867 il Woroniii li aveva osservati e classificati, o 
nel 1870 il Prilleux in un accurato studio ne aveva fissata la forma, i metodi di 
colorazione e di cultura, e i diversi modi di scindersi (C. li. Ili, 9"26), 1890. 

* Hellriegel und H. Willfarth, Untersuchungen Uber die Stkhstoffnahruiig 
ilei- Gramiìieen und Legumiiiosen (Beilageheft zu der Zeitschr. des Vereins 1". d. 
RitbenzLicker-Industrie des D. R. November 1888). 

' Pr.^ntl K., Beohachfinigen iiber die ICni/iììrung d. Farnprotlicdlicn und dar 
Vertheihmg d. Sexualorgane (Bot. Zeit. 1881, pag. 753i. 



— 182 — 

unione che svela la vera origine dell'azoto fissato dalle Leguminose. 
Ma questa fissazione avviene romidetameiite ])er parte delle radici, 
vi concorrono anciie le parti aeree della pianta? Questa domanda, 
die né Berthelot né Hellriegel si rivolsero, era tuttavia giustificata, 
non solo dalle esperienze del Ville, cosi presto messe al bando, ma 
anche da alcuni risultati ottenuti dal Berthelot, e ai quali egli non 
diede irapoitanza '. 

E cioè, che in diversi casi l'aumento d'azoto verificatosi nelle parti 
aeree delle piante è molto maggiore di quello che si verifica .nelle ra- 
dici. Così, per es., la Medicaio I/ipiilina e VAnthi/ìlis vulneraria diedero 
nelle parti aeree una quantità d'azoto maggiore di (juattro volte e 
mezza quella delle parti sotterranee, e il Lupiims una quantità otto 
volte maggiore. 

Notiamo inoltre che la pi'e[ionderanza dell'azoto nelle parti sotter- 
ranee si verificava proiirii) in ([uelle culture (cicerchia, erba medica, 
veccia) che diedero il peggior risultato per ciò che riguarda lo stato 
finale della vegetazione, e cioè: piante a foglie gialle, quasi mai fio- 
rite, e tuttavia fornite di tubercoli radicali. Viceversa la preponde- 
ranza dell'azoto nelle parti aeree si verificava in quelle culture (Lu- 
pino, ]\[edicago, Vulnerarie, Trifoglio) che giunsei'o a completo svi- 
luppo pur mantenendo nel terreno un'alta percentuale d'azoto. 

Benché, secondo noi, ([ueste deduzioni abbiano non grande impor- 
tanza, pur tuttavia indubbiamente esse avvalorano i nostri risultati, poi- 
ché è razionale supporre che questa enorme preponderanza d'azoto nelle 
parti aeree di piante che i)ure hanno permesso al terreno di arricchirsi 
di considerevoli quantità d'azoto, possa provenire da una assimilazione 
diretta dell'azoto atmosferico per mezzo degli organi aerei. 

Aggiungeremo ancora una considei'azione : Tunica esperienza che il 
Berthelot fece sotto campana, con aria esente d'ammoniaca, diede una quan- 
tità d'azoto nelle parti aeree del Lupino tripla di quella delle parti sotter- 
ranee, mentre il terreno in cui la pianta era cresciuta aveva raggiunto 
una percentuale nell'azoto aumentato, quasi ti'ipla di quella raggiunta dalla 
intera pianta. 

Ed é suSìciente invocare la migrazione delle sostanze azotate dalle 
parti sotterranee verso le parti aeree, come sola causa determinante 
del fenomeno, quando lo vediamo verificarsi tanto nelle culture di Lu- 
pino, in cui le piante vennero analizzate dopo 5-10 settimane dalla 
semina (ossia nel primo sviluppo), quanto nelle culture di Medicago e 



' BEitTUi':i.<.)i', L'Ili iiiiv Ci'(j('!iil(' et ti(jric(ilc, i, ■i7'2 e sei;; 



— 183 — 

(li Vuluerarie, in cui Faualisi venne fatta dopo clie le piante ebbero 
dato iìori e frutti? 

Nel 1898 il Frank ^ sperimentando su numerose specie di Cloro- 
ficeae {Ulothrix, Pleurococcus, Cijstococcìis, Stkliococcits, ecc.) e di Oscil- 
larie, coltivate su terreno non sterilizzato, trovò che esse sono capaci 
di assimilare Tazoto dell'aria, di arricchirne il terreno e, per questa 
via, di cederlo alle piante superiori: Lupino, Colza, Avena. E, facendo 
crescere tali piante su sabbia o marna sterilizzata, trovò, contraria- 
mente alle esperienze di Hellriegel, un grande aumento di azoto nei 
Lupini le cui radici non erano fornite di tubercoli, escludendo così 
l'intervento dei bacteri dall'assimilazione dell'azoto libero. 

Per la Colza e per l'Avena, coltivate nello stesso terreno, e a 
contatto con l'aria atmosferica (sotto campana), trovò un aumento di 
azoto del 2 - 3, 5 "/o senza che il terreno ne tosse impoverito. 

L'Autore conclude quindi che non alle sole Leguminose è limita' a 
la facoltà di assimilare l'azoto libero, ma che essa deve estendersi a 
tutte le piante. 

Critica poi il metodo sperimentale del Hellriegel, che, dopo d'aver 
usato come substrato della sabbia non. del tutto esente d'azoto e di 
avervi aggiunto una certa quantità di nitrato di calcio, non analizzò 
il terreno dopo il raccolto, cosicché non potè riscontrare la quantità 
d'azoto che le piante (Orzo, Avena, Leguminose) avevano prelevato 
dal terreno. Un'altra serie di ricerche di Hellriegel, iu cui delle piante 
di Pobjgonitm fagopijrHm, Brasaica rapa, Helianthus aiuiuus, e Cannahia 
satìva crebbero stentatamente in sabbia esente d'azoto, non può pren- 
dersi in considerazione, perchè, affinchè queste piante possano assimi- 
lare l'azoto libero, è necessario che abbiano raggiunto un certo sviluppo. 

Agli stessi risultati giunse il Frank - l'anno seguente, ripetendo 
le culture di alghe (generi Osciìlaria, Nostoc, Microcystis e Gleocapsa) in 
palloni sterilizzati e in ambiente esente d'ammoniaca. 

Gautier e Drouin ^ limitando le loro esperienze a una sola specie 
{Vida Faba) non solo confermano per le alghe ( Pleurococ>-us vnlgaris , 
Protocorcus viriiìis, ecc.) questa proprietà, ma concludono che le fane- 



.' Pr.\nk B., Ueber die sfickstoff'biiìdeiideu' Alr/en des AckerhodeMS (Tagebl. 
(ìer 61 Vers. devits. Naturforscher imd Aerzte iu Kolu, 1888, pag. 48. — Chem. 
Zeitung, 1888, n. 81). 

-' Frank B., Ueber dea experimenteìle Xachivgis der Assimilatioìi freien Siick- 
stoffs diin-h erdbodeiibewohìiende Alyen (Ber. d. D. Bot. Ges. vii, 34), 18S9. 

' (lAfTiRR et DisoL'ix, lì'eclìerches sur la fixatioii de l'azote par le sol et lett 
yè;/>^taiix (fi. lì. 106, 754, 863, 944, ecc.), 1888. 



— 184 — 

rojame debbono " prendere dall'aria, sia per via indiretta per mezzo 
del terreno, sia direttamente per mezzo delle foglie, una jiarte del- 
l'azoto libero o combinato che fissano nei loro tessnti „. 

Notiamo però che gli Autori non fanno cenno nelle loro esperienze 
uè di sterilizzazione del terreno, uè di esclnsione dell'ammoniaca del- 
l'aria. 

Nel 1889, il Tacke ', studiando gli scambi dell'azoto tra l'aria e 
il terreno, trovò che gli organismi che sviluppano azoto sono, nelle 
condizioni noi'mali, in preponderanza su quelli che lo fissano. — Si ha 
dunque in natura una costante perdita di azoto, poiché, anche se du- 
rante il processo della nitrificazione si facilita l'accesso di azoto, una 
parte di questo si libera, sia allo stato elementare che allo stato di 
combinazione. 

Nello stesso anno il Pi'antl - trovò che il Xostoc e V Annhaena, 
coltivati in soluzioni nutritizie esenti d'azoto, possono assimilare l'azoto 
atmosferico, ma secondo lo Czapek questo lavoro sarebbe stato con- 
dotto con metodo poco rigoroso ^. 

Levy ", nello stesso anno, coltivando comparativamente Avena e 
Piselli in substrato contenente pochissimo azoto, trova che entrambe 
queste piante ne hanno assorbito dall'aria, e conclude che le Grami- 
nacee in generale sottraggono all'atmosfera solo l'azoto ammoniacale, 
mentre le Leguminose assorbono anche l'azoto libero. Ma poiché l'Autore 
compì le esperienze in ambiente non sterile, né esente dai composti 
azotati dell'aria, i risultati da lui ottenuti non hanno glande importanza. 

Pure nel 1889 il Crapowicki '', volendo dimostrare che i cromato- 
fori sono la sede della sintesi degli albuminoidi, fece crescere delle 
piante di P/iaseolus vulgaris, Cucurbita Pepo e Zea Mais in una solu- 
zione nutritizia non contenente composti azotati. Ve le lasciò per due 
mesi, fino a che cioè le foglie inferiori incominciavano ad ingiallire, 
poi, esaminando gli organi verdi con i diversi reattivi dell'albumina, 
trovò che le foglie non ne contenevano quasi, mentre negli apici ve- 



' Tacke B.. IJclicr dell Stirksfu/ì'ri'r/i/sf livi dei- Xì/r//iriit/nii inni (h'ii Sticl:- 
xloff'ge.ivinn im regctafioììnfiv/i'ii Erdboiìciì (l.,aiid\v. .Tahrb. xviil, 45;ìj, 1H.S9, 

2 Franti- K., Die Assimilafioiì frc/ciì Sf/ck.sfoff'.f iiiid dcr ParaKitiftniìis van 
Xostdc (HecUvigia 28, 135), 1889. 

' CzAi'BK, Biochemie dei- J'fìd/izf, n. -'30. 

* J. Levv, Fìeitrdge zirr Lchrc roii lìcr Sf/rksfn/f\fìi/'i/ii!iiii(> dcr I'f1iì>::oìi (Di.s- 
.sertation. Halle, 1889). 

^ CuAPOWiCKt W., lkoh(icldiit/i/i'i/ iiìicr d/c E/n:''/ssì>i!ihiiii/ in dcii r/ilorùjììi;///- 
fiUiveudeìi Pflanzen (Arbeiteii der St. Pefcersbourger Xatmt'or.scber-Gesellscliat't. 
xviii. p. 1-27 (in russo). Bot. Csntr. 1889, p. 352. 



— 185 — 

getativi la quantità delle sostanze alburainoidi era notevole. Messe poi 
alcune di queste piante in una soluzione nutritizia completa, esse rag- 
giunsero in un paio di giorni il loro contenuto normale in albuminoidi, 
la cui formazione avvenne precisamente nei cromatofori. 

Una nuova conferma alla scoperta del Hellriegel venne data dallo 
Scliloesing figlio e dal Laurent \ facendo l'analisi, anziché della pianta e 
del terreno, di una quantità limitata di aria in cui erano cresciuti, fino 
all'epoca della fioritura, dei piselli. Essi constatarono una diminuzione 
di azoto di ce. 29,1 in un caso, e di ce. 25,9 nell'altro, corrispondenti 
rispettivamente a gr. 36,5 e 32,5. L'analisi delle piante svelò in esse 
un aumento d'azoto approssimativamente equivalente. — Viceversa, se 
le piante non erano state infettate con un terreno contenente bacteri, 
questa diminuzione di azoto uell'atmo.sfera non avveniva ^. 

Un'osservazione importante riguardante le alghe venne fatta dai 
due Autori nel corso di queste esperienze, e cioè che anche nei vasi 
di controllo, nei quali non veniva seminata alcuna pianta, ma si era 
andato formando uno strato di alghe verdi, si notava una diminuzione 
dell'azoto dell'aria non indifferente. 

Da un'altra serie di esperienze, fatta nel 1891, i due Autori con- 
cludono che le alghe e i muschi possono assorbire l'azoto dell'atmo- 
sfera, mentre tra le piante superiori s\ìenmentnte {Heliantlius tuberosus, 
Avena, Pisum, Nicotiana Tabacum, Sinapis, Nasturfhn», Spergtda) le sole 
Leguminose hanno questa proprietà ^ 

Le culture vennero fatte con terreno ricchissimo d'azoto, e in aria 
comune. L'azoto veniva dosato, sia col metodo diretto (analisi dell'aria), 
sia col metodo indiretto (analisi del terreno, dei semi e delle piante). 

Col metodo diretto vennero ottenute le seguenti diminuzioni di 
azoto nell'aria in cui le piante avevano vissuto: 

0,24 "/o sull'aria iniziale per il Topinambour, 

1,15 »/o „ „ „ l'Avena, 

2,51 °/o „ „ „ il Pisello, 

0,58 7o n " >' il Tabacco. 



' Scin.nE>;iX(; fils et L.\riiEN'i'. Sìir la fi. ratini} de Vasote ijauui.r par /r.i l.e- 
ijiuiiiiteuses (C. li. cxi. 750), 1890. 

* Varie discussioni vennero sostenute dal 1S90 in poi sulla potenzialità, la 
diffusione, Telettività di questi bacteri, e perfino — recentemente — sulla realtà 
della loro esistenza. Vedi per la bildiografia, Xobbe et Hiltner, Déliérain, Bréal, 
.Jamieson, ecc. 

' ScHLOESiNCi Tu. flls et Lavkent E., .S'((/- ìa firaf/oii de l'azote libre par 
leu pìanfes {C. B. 113, 77H), 1891. 



— 186 — 

A questi risultati corrispondeva un aumento d'azoto nel terreno e 
nelle piante. Ma gli Autori attribuiscono questa fissazione alla presenza 
di diverse piante inferiori {Bri/um, Lcptolinjìim, Conferce, Oscillarie, 
■ Nitzschia) che avevano coperta la superficie del terreno in ciascun vaso. 
Infatti in una seconda serie di esperienze, fatte, con terra da giardino 
nella quale cercarono di evitare lo sviluppo delle piante verdi inferiori, 
osservarono una diminuzione di azoto nell'aria della cultura dei Pisum, 
mentre un leggero aumento riscontrarono nell'aria in cui eiauo cresciuti 
la Sinapis, il Nasfiirtium e la Spergnìa. Le analisi del terreno e delle 
piante diedero un aumento notevole d'azoto nel Pisello, un piccolo au- 
mento nelle altre piante. Gli autori ne concludevano che nel terreno 
nudo non avviene fissazione di azoto libero. 

Gautier et Drouin \ che avevano già notato l'influenza delle alghe 
sull'arricchimento in azoto del suolo, sostenevano invece che questi or- 
ganismi agirebbero sopratutto immagazzinando sotto forma di sostanze 
amidate, l'azoto già assimilato e trasformato dai microbi aerobi ed 
anaerobi. 

E poiché Schloesing e Laurent usarono per le loro culture un 
terreno già sfruttato (contenente quindi ben poco Jiìimnt-). e non ven- 
tilato, la vita dei microbi doveva essere resa in esso molto difficile, 
per cui era anche dubbia la loro presenza. 

L'anno seguente, ripetute le esperienze del Berthelot sulla fissazione 
dell'azoto libero per parte del terreno nudo, Schloesing e Laurent " con- 
fermarono che il suolo assolutamente sprovvisto di vegetazione aiiparente, 
per (juanto contenente esseri microscopici vari, non fissa mai l'azoto li- 
bero, e quindi (in contrapposto ai risultati del Liertlielot) che i microbi 
del terreno non possono provocare tale fissazione. Essi concludevano 
dunque, in accordo col Frank, che quando essa avviene, è dovuta invece 
agli organismi clorofilliani microscopici (OsciUnvia, Xosloc, Ulotlirix) che 
vivono più specialmente sul terreno, e che permettono, a piante diverse 
dalle Leguminose, quali il Topinambour, l'Aveua, il Tabacco, di svi- 
lupparsi a spese dell'azoto dell'aria. 

Il Frank, uno dei sostenitori più fervidi della teoria dell'assimi- 
lazione dell'azoto libero per parte delle piante superiori, riporta quasi 
incidentalmente iu un lavoro fatto in collaborazione con l'Otto ■', dei 



' Gautier et Drouix, Sur la fi.raiion da l'iix</t(; par In sol urahla (C. li. 
Ito; 821), 1891 e (C. 7.'. IIJ, 19), 1892. 

2 Th. Schloesing et Laurent Em., Sur la firatioii ile Va:;iitv libre jiar les 
plaiifea (C. B. lir,, G59 e 7.32), 1892. 

^ B. Fu.ANK uud R. Otto, rjilentiidiniif/eit iiìier Sf/ckstoffoss/tiiilal/on in der 
rpanze (Ber. d. D. Bot. Gesell. vili, :-5:!] ), 1890. 



— 187 — 

risultati che, se fossero generalizzati, fornirebbero la prova più con- 
vincente (Iella teoria da lui sostenuta. I due Autori trovano cioè che 
le foglie staccate da una pianta possono aumentare sensibilmente il 
loro contenuto in azoto anche entro il breve periodo di un giorno, 
quando vengano tenute col picciuolo immerso in acqua distillata. Essi 
operarono nel seguente modo: tagliarono al mattino due lotti possil)il- 
mente eguali di foglie {Trifoìium pratense, Lupinus liitois) di cui uno 
venne seccato subito a 60» C fino a peso costante e analizzato, l'altro 
tenuto in fresco 'con i picciuoli immersi in acqua distillata. Alla sera 
il secondo lotto di foglie venne seccato e in esso gli Autori trovarono 
aumenti del 0,148-0,331 " „ di azoto '. Essi non trassero però da 
questi risultati alcuna conclusione, poiché ottenuti in una stagione in 
cui le piante non erano più in completa attività (settembre). 

Da una sola esperienza fatta da noi con foglie di Crisantemi, 
questi risultati apparirebbero confermati. Dobbiamo osservare però che 
non avendo potuto, per cause diverse, ripetere l'esperienza, non pos- 
siamo considerarla come decisiva. 

Da un'altra serie di ricerche gli Autori concludono che, per 
quanto i fungili simbiotici delle Leguminose abbiano un'influenza bene- 
fica sull'aumento dell'azoto in tali piante, pure, anche senza di essi 
(terreno sterilizzato), i Piselli possono togliere egualmente azoto dall'aria. 

Quanto alle altre fanerogame, il Frank dimostra " che V Avena 
safiva, il Polijyonum Fiigopyrnm, la Spergida arvensis, la Brancica Xa- 
pus, la Sinapis alba, il Solaruin tuberosum e VArer platanoides danno un 
raccolto in cui è contenuta una quantità di azoto molto maggiore di 
quella del seme, non solo; ma che anche nel terreno si verifica un 
contemporaneo aumento d'azoto. Questi risultati tuttavia non hanno 
gran valore perchè ottenuti da culture fatte all'aperto (benché al riparo 
dalla pioggia), quindi né sterili, né esenti dall'azione dell'azoto com- 
binato dell'aria. 



' In uu seguente lavoro (Die Assimikttion des freieii Sticksto/fs Jiircli die 
Pflamenwelt. Bot. Zeitg. 5/, 139), 1893, il Frank dice che questi aumenti sono in- 
significanti, e non insiste sull'importanza di tali risultati, ma a noi pare che, 
per quanto gli aumenti d'azoto ottenuti siano stati piccoli, la loro costanza in 
piante appartenenti a generi diversi ha un notevole valore, tanto più che, come 
nota il Frank, in risposta ad alcune obiezioni del Kossowitsch, non si deve di- 
menticare che rassirailazione dell'azoto deve essere meno attiva di quella del car- 
bonio. Una pianta secca infatti contiene circa il .óO "/,, di carbonio e tutt'al più 
il 5-7°/, di azoto (generalmente il 2-4''/„). 

* B. Frank, Die Asximilation des freien Stickstoffs durch die Pflanzenwelt 
/Bot. Zeitung .5/, 139), 1893. 



— 1«8 — 

Il Frank cercò bensì di ottenere delle culture in ambiente limitato, 
escludendo da esso l'ammoniaca, ma non ottenne piante normali '. La 
sola Sinopis alba fiorì, e diede un sensibile aumento d'azoto. 

Il Frank conclude che la proprietà di assimilare l'azoto libero è 
da attribuirsi a tutto il protoplasma vegetale vivente, poiché la si ri- 
scontra tanto nei vegetali verdi che in quelli privi di clorofilla. 

Egli la riscontra infatti, tra i funghi: nel Penicillium dadospo- 
rioides; tra le alghe, in varie Oscillarie, Nostoc e Ulot/irix; tra i muschi, 
nel BracJìi/t/ieciiini rutabidum e nella Baronìa muralìs, specie che ven- 
nero riconosciute assimilatrici d'azoto libero anche da Schloesing e 
Laurent ^. 

Le esperienze del Frank sulle Alghe vennero ben presto confer- 
mate dal Koch e dal Kossowitscli ^. Questi però l'anno seguente *, da 
un'altra serie di esperienze concludeva che le Alghe non sono capaci 
di assimilare da sole l'azoto atmosferico, ma che è necessario perchè ciò 
avvenga l'intervento dei bacteri. Alla stessa conclusione arrivava il 
Moliseli'' dopo aver fatte esperienze col Microf/iamnion Kiitzinglanum Wiig. 

Anche il Bouilhac" nel 1896 confermò che alghe quali la Schizo- 
tìirix ìardacea e V Ulot/in'x /ìarcida non possono crescere in soluzione 
nutritizia esente d'azoto, anche se in presenza di bacteri del terreno. 
Egli fece eccezione per il Nosior piincti forme che solo quando vive in 
simbiosi con i bacteri del suolo assimila l'azoto dell'aria e si sviluppa 
in soluzione nutritizia esente d'azoto '. Più tardi Déhérain e Demoussy ■* 



' Una delle cause dell'iiwuccesso di queste culture fu probabilmente il fatto 
che le campane sotto le quali crescevano le piante erano capovolte su recipienti 
di zinco entro i quali veniva messo del mercurio per la chiusura. E noto infatti 
che i vapori di mercurio sono nocivi alle piante. 

- ScHLOESixo Tu. tìls et Lal'ukxt e. (C. R. 30 nov. 1H91 e 7 nov. 1892). 

^ Kocii A. e Ko.ssowri'SCii P., Vcìmt ilic Assimildtioii freiiui S//c!:sfiiff' diirr/r 
Al;/cn (Bofc. Zto-. 189;-?, ii, p. 321). 

■* KosS(^wiTS(ii P,, rnlfi-siirliiiiiiifii iilii-r <ì/r Firi(/i', oh dir A/i/i-ii /'rr/rii Sf/fk- 
.stoff fixìTMi (Bot. Zeitg-. 1894, .";;', i. ]>. 97 r 109). 

* MOLiscu H., Die Emii/iniiìf/ ili-r A/;/i-ii (Siisswasseralii;en. i Aljtlieiluug) 
(S. Ak. Wien. 1895. civ, i, p. 7.s3). 

* BoriLHAC R.', Sur In fi.i'afioìi di' l'aziite atniospliériijiic jxrr l'iisso(/afio:i 
df.i fdr/ìies et dea har.téricìt (C. Jì. 12H, 828). lhU6. 

' Boi;ii.n.\c R., Sur la culture du Nostoc puiiclifoniie eu jirvsciicc dn (jlu- 
cose (C. J,'. J2ò, 880), 1897. 

— Sur In végfitatidii du Xosfoc punetifonne en préHeufe de differente^! hy- 
d ratea de carhoìie [C. lì. 1:ì:ì. r).ò). 1901. 

* Dfciiliu.MN- P. P., Trutte di' rhiiuie ayrirok. Paris, 19 Ì2, 2'' édit., pag. 127 
e 4(11. 



— 189 — 

ottennero delle culture rigogliose di lupino bleu le cui ladici eiano 
sprovviste di nodosità, mentre la superficie della sabbia (esente di azoto) 
era invasa da alghe. 

Donde proviene allora l'azoto che esse debbono avere assimilato? 
Gli autori notano che il lupino prosperava in tali condizioni solo quando 
la superficie del terreno era invasa dalie alghe, e specialmente da certe 
specie che sfuggono la luce viva e si riparano qualche millimetro al 
disotto della superficie del terreno. Ma gli autori osservano giustamente 
che, se è facile constatare la presenza delle alghe, non è altrettanto 
tacile provare che esse non vivessero in simbiosi con dei bacteri. 

Altre ricerche sull'assimilazione dell'azoto libero per parte delie 
leguminose e delle graminacee vennero fatte dal Petermann. In una 
prima memoria ', pubblicata nel 1892, egli estendeva la facoltà dell'as- 
sorbimento dell'azoto elementare anche alle graminacee che aveva fatte 
crescere in terreno esente da composti azotati e non sterilizzato; ma 
in una serie di ricerche seguenti - trova invece che in terreno com- 
pletamente sterile l'assorbimento non avviene. 

Allo stesso risultato giunge contemporaneamente il Day ^ con cul- 
ture sterili di orzo, mentre dalle ricerche sperimentali fatte dal Lieb- 
scher* nello stesso anno (1893) risultava che, non solo le leguminose, 
ma anche altre piante supeiiori sono capaci di assimilare l'azoto libero 
dell'aria, con il concorso dei bacteri. Tali sono la Senapa e l'Avena, 
piante sulle quali sperimentarono successivamente diversi autori con 
risultati ora decisamente positivi, ora decisamente negativi. Secondo il 
Liebscher però queste specie hanno la facoltà di assimilare l'azoto libeio 
solo quando venga loro somministrato un nutrimento ricco di nitrati. 

Il Lotsy ^, il Kowersky " e l'Aeby ' trovarono successivamente, in 
opposizione al Liebscher, che la Senapa ha la facoltà di assimilare 
l'azoto atmosferico senza il concorso dei bacleii. 



' Peterm.\N'N a., Cuntiibution à la (jiifstion (le r cisoie (Mém. cour. et aiitics 
Mém. pubi, par l'Acad. roy. de Belgique, 47, 1892). 

2 Peteumaxn a. {Bull. Acad. roy. de Bety. sér. 3, t. 25, 1893, p. 2(ì7). Uecli. 
de Chim. et de phì/siol. appUquées à l'agrìcìilture. 1894. Voi. ii, p. 26.5. 

' D.\Y, Ueber die Siclitassiìnilienuig des atmoxpharisschen Stickstoffti diiic/i 
Iceimende tìer.st (Transactioiis of the Bot. Society of Edimburgb, 1898). 

* Liebscher, Beitrdye sur Sticlistofffraye (Journ. f. Landwirtscbaft, 41, 139i, 
1893. 

= I. P. LOT.SY, Koch. Jahreshericht .5, 206, 1894. 

* KowEKSKY St. V., Inaugurai Dissertatioii (Halle Wittenberg), 1895. 

' Aeby, Deitrag zar Frage des Sfickstoffernahrung der Pflanzen (Land«-. 
Versiichsstat. 46, 409), 189G. 



— 190 — 

Nobbe e Hiltner ' invece, speiimentando sulla Senapa. sull'Avena 
e sul Grano saraceno, non scindono l'azione dei niiciorjjanismi del ter- 
reno da quella della pianta, e trovano: 1" che per la coltivazione di 
tali piante si ottiene nel terreno un notevole arriccliiniento in azoto, 
mentre che senza piante esso presenta, in paragone, un aumento picco- 
lissimo; 2" che tuttavia. le piante stesse, già dopo la seconda semina, 
presentano non dubbi segni di mancanza d'azoto. Gli autori spiegano 
questo fatto supponendo che sotto l'influenza delle piante l'assimilazione 
dell'azoto avvenga per l'attività degli organismi del terreno. 

Pfeiffer e Franke ^ confermano nel 1897 questi risultati facendo 
culture comparative di piselli e di senapa e, come già Nobbe e Hiltner, 
anch'essi notano nn piccolo aumento d'azoto nel terreno in cui aveva 
vegetato la senapa, mentre nelle culture di piselli l'aumento è assai 
notevole. Concludono negativamente per la supposta assimilazione del- 
l'azoto libero da parte delle piante di senapa, affermando che solo le 
Leguminose sono capaci di usufruire dell'azoto elementare dell'atmosfera. 
Ad analoghe conclusioni giunse Eichter^ che, coltivando Senapa, Grano 
saraceno e Avena in terreno stoilizzato. non ottenne alcuna fissazione 
d'azoto. 

Una spiegazione plausibile di questi risultati è stata data — per 
ciò che riguarda la Senapa — da Hiltner e Stromer ', e confermata 
dal Ileinze l Questi autori sostengono che, come vi sono sostanze che 
somministrate al terreno provocano una maggiore attività degli orga- 
nismi inferiori (alghe, muffe, bacteri) viventi in esso, così certe piante 
po.ssono avere un ufficio analogo. Sarebbe tra queste la Senapa, che, 
sovesciata nel terreno, provocherebbe in esso un ricco sviluppo del- 
YAzotobacter, agendo cosi indirettamente da accumulatrice dell'azoto. 
Gli autori suppongono che ciò avvenga perchè nel terreno si mesco- 



' NoiìBH unii Hll/rxicit, Vvi-iiiI'kjvìi <nich Nirlitli'Hii iiiiinisvii fri'ivii Stirì.-stnff 
iiiifsiiiie/iini'ìì / (Laiidw. Yereuclisstationeu ^.5,15^), l.-!'.i4. 

- Pfbifkbk T. e Fkanke E., lidinig ziir Fnii/i' dcr Yvnrrrfìuiìiy e/ciiioi- 
tiircii St/ch-stoffs diirrìi de» Svìif. I uml il Mittbeil. (Laudw. Versuchsstat. 46, 117; 
4S, 4.-).ó), 1S!17. 

' EicHTEK L,. Ziii- Fnii/c (h'f Sh'rl:slo/fen)iiIir>ii!/j iìi?r Pfliiii::eii iLandw. A'cr- 

suclisstat. 51, 221), 1899. 

* H1I-.TNER und StroMKU. SIikììi'h uber dio Jldlr/cr/ci/florti des Ackvrìindi'iis, 
iiiit hesonderer Berilcksicht/;/iiiit/ /lircs Verhalfeiis luwh t-iner lìelìaìid/inii/ iiiit 
,ScIiici'feìkoììli'nstoff vnd nach lirachc — Die Wirkìnì<i dcr C S, auf das l'mkti- 
rieiìhbeiì den Ackeì-bodens (Ari), il. Ijiolog. Abb. f. J^andw. \i. Foi-stwirtscliaCt ani 
Kais. Gesuiidheitsamt m, 477, ó27). 1903. 

6 Hbinv.e B.. Eìiiìtjes ìd>ej- dcii .Schirefelkoìili'i/stoff, drssi'ii \V/rkini</ auf iiie- 
iìcre pfliiììzlicìieìì Oiyaiiismeii, smrie ecc. (Zentr. f. Bakter. xvi. o29), 190Ì. 



— 191 — 
Uno in tal modo gli olii essenziali clie queste piante contengono, olii 
«he avrebbero sui bacteri un'azione eccitante. 

Lemnierniann e Blanck ^ ottennero recentemente, facendo culture 
comparative di Orzo, Senapa e Piselli, che: 1° in terreno senza ag- 
giunta di zucchero, queste piante non apportano ad esso nessun au- 
mento in azoto; 2° in terreno a cui sia stato aggiunto dello zucchero 
ossia nel quale i microrganismi hanno a loro disposizione una conve- 
niente sorgente d'energia, si ha un aumento d'azoto, che è massimo nei 
fagiuoli, minimo nell'orzo. 

Al contrario lo Scimeidewind -, concimando dei terreni compara- 
tivamente con Leguminose e con Senapa trovò che con la seconda si 
ottiene un raccolto molto minore che non colle prime, non solo, ma che 
il rendimento è anche minore di quello ottenuto dallo stesso terreno 
senza alcuna concimazione. L'autore sostiene perciò che la Senapa non 
è una pianta utile per la concimazione dei terreni, né provoca un mag- 
giore assorbimento d'azoto nel terreno per l'attività dei microrganismi. 

Un importante lavoro è quello pubblicato nel 1895 dallo Stoklasa '■', 
che porta un contributo notevole, se non decisivo, alla teoria dell'as- 
similabilità dell'azoto libero. Egli stabilisce nella sua memoria tre que- 
stioni distinte, e cioè: 

L È possibile l'assimilazione dell'azoto elementare nelle Legu- 
minose sprovviste di nodosità nelle radici? A questa domanda l'au- 
tore risponde aiìermativamente basandosi sui risultati di culture fatte 
in terreni sterilizzati e non, con piante sia provviste che sprovviste 
di tubercoli. In esse non era però escluso l'intervento dei composti 
azotati dell'aria, e l'autore stesso contrappone a questa obiezione il 
calcolo della quantità di azoto che le piante hanno potuto assimilare 
per questa via, quantità di molto inferiore a quella dell'aumento tro- 
vato. Ma si può ancora obiettare all'autore che non è possibile fare 
questo calcolo quando le culture vengono fatte all'aria libera. Poiché 
le piante hanno il potere di assimilare l'ammoniaca gasosa, non av- 
verrà per questo gas ciò che avviene per l'anidride carbonica, che 
viene coniinuamentc assimilata secondo i bisogni della pianta, riforman- 
dosi nell'ambiente che la circonda approssimativamente la stessa per- 
centuale del gas? 



1 Le.mmermaxx and Blaxck, Der tveisse Seiif in seiììer Beziehnng zur Stick- 
stoffassìmilation (Die lanclw. Versuchsstat. lxix, 145), 1908. 

2 AV. ScHXEiDBWiXD, Die Stickstoffqudkìi timi die StickstoffJUngung. Berlin 
(P. Parey), 1908. 

' J. Stoklas.\, Sludien ilber die Assimilatioìi elettientareii Stickstoff's dinc/i 
■die Pflanzen (Landwirtscli. Jahrbuchei- xxiv, 827), 1895. 

Alti dell' Ist. Bot. dell' Uiiivei-sitCì di Paiia — Serie II — Voi. XIV. 16 



— 192 — 

II. Ricerche cliimiche sui tubercoli radicali delle Leguminose; 

III. Assimilazione elementare dell'azoto per opera del protoplasma 
vivo delle cellule vegetali verdi. Riguardo a questa parte importante 
delle sue ricerche, lo Stoklasa espone le sue osservazioni proseguite 
per .5 anni, sulla vegetazione del Polygonum Fayopin-um, dalle qnali si 
apprende ; 

1." " Cile in terreno sterile esente cV azoto avviene un aumento poco 
considerevole di questo gas che si può attribuire ai composti azotati del- 
l'aria, ma che non possiamo dire non sia dovuto anche all'azoto ele- 
mentare. Dopo la cultura l' azoto venne trovato solo in traccie nel 
terreno „ ; 

2° " Che in terreno non sterile esente d'azoto l'aumento di questo 
gas è maggiore. Inoltre vi è aumento d'azoto nel terreno, sia coltivato 
che non „ ; 

3." " Che in terreno sterile a cui era stata aggiunta una sostanza azo- 
tata, avviene un forte anniento di azoto proveniente dall'aria. Nel ter- 
reno vengono trovate, dopo la vegetazione, traccie di azoto,,; 

4. " " Che in terreno non sterile, a cui era stata aggiunta una sostanza 
azotata, l'energia di assimilazione dell'azoto atmosferico è massima „. 

Lo Stoklasa conclude infine coli' ammettere " che l'assimilazione del- 
l'azoto elementare sia, come già concludeva Frank, una proprietà di 
tutte le faneiogame, per quanto con diversa intensità e che i cloioplasti 
si devono considerare anche come fattori iniportHuti per l'assimilazione 
dell'azoto elementare „. 

Bisogua però notare che le culture vennero fatte dallo Stoklasa 
tutte in ambiente normale, e che quindi la causa d'errore e di dubbio 
dovuta alla presenza dell'ammoniaca e degli altri composti azotati del- 
l'aria, sussiste sempre. 

Kriiger e Schneidewind ' confermarono nel 1900 con un esteso la- 
voro sperimentale la non assimilabilità dell'azoto atmosferico per parte 
delle alglie clorofilliane (appartenenti ai generi Slichoccoens, Cltlorilla, 
C'hlorotlierium), aggiungeiiilu che quando ciò avviene il fenomeno è do- 
vuto alla presenza di altri organismi capaci di assimilare l'azoto (Azo- 
tobacter) ^. Ciò almeno nelle condizioni di ricerca in cui si misero i due 
autori. 



' W. KitiiGEi! e W. ScuxEiDBWixi), Shid niedcre c/iloivjj/i;/l/(/riiiie Ali/eii ini 
Stitiìde, den freien Sticli'stoff der Atmospliàre zu assimiliren und den Bodeii (in 
Sticl^stoff zu bereicliem? (ThiePs Landwirtlisch. Jalu-buch, 1900, 29, 771). 

^ Il Heinze contestò più tardi che nelle culture di Azotobacter fatte da 
Kriiger e Sclineidewind, fosse veramente avvenuta un'assimilazione dell'azoto li- 



— 193 — 

Un contributo importante alla biologia di questi organismi venne 
dato dal Beyerinck ^ Com'è noto egli indica col nome di " oligonitro- 
fili „ quei microrganismi che si sviluppano in substrati nutritivi esenti 
quasi d'azoto, e che hanno quindi il potere di assimilare l'azoto atmo- 
sferico. L'oligonitrotìlia venne riscontrata dal Beyerinck specialmente in 
alcune (Jianotìcee : Anahaena ralennla, Nosloc paliidosum, N. spìiaericum, ecc., 
mentre non venne riscontrata in altre, e cioè nei generi Oscillaria e 
Spiruìina. Tale proprietà delle Cianoficee oligonitrofile è tanto più in- 
teressante se si pensa che queste alghe sono i primi vegetali che si 
fissano sulle rocce nude, e perfino sulle lave e sulle ceneri vulcaniche,, 
dove vivono e si moltiplicano abbondantemente. 

Nel 1904 Bouilhac e Giustiniani ^ fecero, aneli' essi sulle alghe, una 
serie di ricerche assai interessanti. Dimostrarono anzitutto che in un 
suolo sabbioso, addizionato di sali minerali non azotati, e sprovvisto di 
sostanze organiche, certe alghe d'acqua dolce (quali il Nostoe p/nicfi- 
forme, V Analnena) possono, associate a dei bacteri, vegetare e fissare 
rapidamente una proporzione d'azoto sufiSciente allo sviluppo normale di 
una pianta superiore, quale il grano saraceno, la senapa, il mais, il cre- 
scione. Questo risultato ha di per sé una grandissima importanza, perchè 
attribuisce ai piccoli organismi verdi che ricoprivano la superficie della 
sabbia, l' importantissimo ufficio di intermediari tra 1' azoto atmosferico 
e la pianta, fornendo a questa tutto l'azoto necessario al suo rigoglioso svi- 
luppo. Sorge spontanea perciò la domanda: quale risultato si otterrebbe im- 
pedendo lo sviluppo delle alghe sulla sabbia? Sfortunatamente gli autori 
non ci danno su ciò una risposta decisiva, poiché anche nei vasi testimoni, 
malgrado la sterilizzazione, " crebbe una piccola quantità di alghe.,. Le 
piante che vi crebbero fissarono anch'esse dell'azoto, ma in quantità 
minore di quelle che crebbero in suolo invaso completamente dalle alghe- 
Questi risultati ci confermano dunque che le alghe verdi hanno un 
notevole potere di assimilabilità dell'azoto atmosferico libero, ma non 
ci dicono se veramente tutto l'azoto fissato dalle piante suddette fosse 
dovuto all'assimilazione delle alghe, o se esse stesse non ne avessero 
assimilato direttamente. 



bero, poiché gli aunienli in azoto sono assai piccoli di tronte alla quantità di li- 
quido nutritizio (;cosidetto esente d'azoto) usata. Le qnautità esprimenti l'aumento 
furono: gr. 0,0046; gr. 0,00(ìS; gr. 0,0085 su 100, 200, 300 ce. di soluzione 
nutritizia. 

' "\V. Beyerinck, tWjcc oligoìùfi-ophile Miktoben (Centr. f. Bakteriol. vii,. 
561), 1001. 

- BouiLH.\c e Gii'STiNiANi, Sw (ìes citltures de cìirerses plantes supi-rieures^ 
€11 présence d'un imlauge d'algiies et de bactérks (C. B. 137, 1274: 138, 293), 1904. 



— 194 — 

È anche notevole il fatto che gli autori, analizzando la sabbia dopo 
le culture, non abbiano trovato in essa traccie di azoto nitrico, " sia che 
le piante l'abbiano assorbito interamente, sia che esse abbiano assimi- 
lato la sostanza azotata prima della sua trasformazione in nitrato „. 
Anche il Fischer ' trova un rappòrto simbiotico, non solo tra VAsofo- 
bacier e le alghe marine, ma anche tra il primo e le Oscillariee viventi 
nel terreno, le quali non possono assimilare da sole l'azoto molecolare. 

Un importante contributo alla biologia degli organismi del terreno 
agrario venne dato dal Heinze - in un recente lavoro, in cui l'autore, 
da numerose culture corredate dalle relative analisi, ricava le seguenti 
conclusioni: 

1.° Le Cloroftcee in generale non possono assimilare l'azoto libero 
se non con il concorso dei bacteri; 

2.° Le Cianofìcee, i Nosfoc specialmente, coltivate in culture pure, 
sono invece capaci di accumulare l'azoto libero, per quanto (almeno dai 
dati ottenuti con i Nostoc) tale assimilazione avvenga in quantità molto 
piccola di fronte a quella data in altre culture dagli Azotobader; 

3." Gli Azotoharter sono i fattori principali dell'assimilazione del- 
l'azoto nel terreno. 

Il Richter '' volle osservare il comportamento delle Diatoniee di 
fronte all'azoto organico (sotto forma di asparagina e di leucina) e al- 
l'azoto libero, ma riguardo a quest'ultima questione non ottenne risul- 
tati decisivi. Pare però che né la Nitzsckia Palea né la Navirula tninu- 
scula assimilino l'azoto libero. 

Anche Wilfarth e Wimmer ' affermano che le alghe (le specie non 
sono indicate) non possono assimilare l'azoto libero se non coH'aiuto 
dei bacteri, ma tale affermazione non è stata controllata con culture 
pure di alghe. Gli autori si limitano a dimostrare che una sabbia non 



' Fischer H., T'eber Si/inb/osa vmì A-n/ohtic/rr niit Osc/lìiir/ccii (Zt-ntr. 1. 
Baktar. xii, 267), 1904. — l'eber Sf/rkstoffbti!:/rr/ri/ (Vcrliandl. d. natur. Vt-rein.s 
d. preuss. Rheinlande ecc. lxii, 135), 190-5. 

^ B. Heinze, Einige Beitrat/e zia- mik'roìiidioijisclicii Hodciìkiiinìc (Central, f. 
Bakteriol. xvi, 640, 703), 1906. 

— Siiid Filze imsfande, dcii i-li-iiieìifurcii Slickstoff dei- Luft zv rararbviten 
ìiiid don Bodeii an Gcsamistidcstoff anzinx'icitcrn? (Aiinales mycologici, iv, 1006). 

— Ueber die Sfidcdoffass/iiiilafiondiirch niedere 0;v/f/;;/i7«e« (Laudwirtscliaft- 
liche Jalirbuclier, 1907, pag. 889). 

' EiCHTER 0., Zur Pìiysiologie dei- Diatomeen (Sitzungsbericlite der Kais. 
Akademie der Wissensch. in Wien. cxv, 1906, p. 27). 

* AViLFARTH H. e G. Wl.MJiEU, Ueber den FAnfluss der Miìienìldiiiigìiii;/ aiif 
<Ue Stidcstiìjfbindinig durch niedere Organismen in Boden (Laudw. Yersachsstat. 
Lxvii, p. 27), 1907. 



— 195 — 

sterilizzata, inaffiata con una soluzione nutritizia esente d'azoto, dava 
all'analisi un considerevole aumento di questo elemento nello strato su- 
periore della sabbia e in quello esterno che guardava la luce, mentre 
nell'interno l'aumento fn piccolissimo. Gli autori credono quindi che le 
alghe sviluppatesi abbiano assimilato l'azoto con il concorso dei bacteri. 
Su V4 ài ettaro venne trovato un guadagno di azoto di Kg. 2,5 = 15 Kg. 
di nitrato potassico. 

Secondo il Reinke ^ VAzolobacter, vivendo sulle radici acquatiche 
AeWAzoHn caroìhiiaìin e delle Lemne, può essere per queste piante una 
sorgente continua di azoto. Ma la sua osservazione si riferisce a piante 
che vivevano in uno stagno ove giungeva dell'acqua povera di composti 
azotati, e non venne confermata da risultati sperimentali. 

Un recente lavoro, che si distingue da tutti gli altri contributi 
portati in questi ultimi anni alla questione dell'assimilazione del- 
l'azoto libero, è quello del .Jamieson -, distinto sia per la quantità di 
dati analitici, che per la nuova teoria con cui l'autore crede di poter 
spiegare il fenomeno dell'assorbimento di questo gas. Diciamo subito 
che noi ci schieriamo tra gli oppositori già sorti contro questa teoria, 
che non crediamo fondata su dati sperimentali rigorosi, riservandoci di 
criticarla diffusamente in seguito ; vediamo ora quale sia il contributo 
portato dal Jamieson e l'importanza di esso. 

" Le piante assorbono in generale l'azoto libero direttamente dall'at- 
" mosfera e lo trasformano in albumina; la quantità assorbita e fissata 
" varia a seconda del numero e dei caratteri speciali di struttura che 
" presiedono a tale funzione, e a seconda della presenza delle condi- 
" zioni di accrescimento necessarie al sicuro sviluppo di tali strutture „ ^ 
Ecco come l'autore riassume i risultali delle sue ricerche. A queste con- 
clusioni egli arrivò sia in seguito a considerazioni teoriche (Jlemoria I), 
sia in seguito a risultati analitici (Memorie II e III). 

Le considerazioni teoriche più importanti sono : 

1.° Che le piante coltivate che contengono maggior quantità di 
azoto (Leguminose e Crucifere) sono quelle che richiedono poca punta 
concimazione azotata, mentre quelle che ne richiedono molta (foraggi 
e cereali) sono tra le più povere; 

2.» Che le cellule verdi delle foglie, se sono coperte da una cu- 
ticula poco sottile, pare non assorbano né fissino l'azoto ; 



' J. Reinkp;, Zitr Keiintìiiss der Lcbi'ìisbed/iH/tiiii/cti rnii Azotobactev (Ber. d. 
Bot. Gesell. .\xii, 95), 1904. 

^ Jamieson Th., Utilisatioìi of nitrogeii hi air ìiy p/uiìts-. Parte i-iii (Agri- 
cultural Researcli. Association 4905-1908). 

' Jamieso."^, op. oit., I, pag. 44. 



— 196 — 

3.° Che perchè la fissazione si compia la ciiticula deve essere 
sottilissima; 

4." Che dal contenuto in albumina di queste parti della pianta 
nei diversi stadi, risulta che esse assorbono l'azoto dall'aria, lo con- 
vertono in albumina e cedono questa alla pianta. 

Questa è, secondo il Jamieson, la soluzione della complessa questione 
della fissazione dell'azoto dell'aria. Né i bacteri né gli ifomiceti vi pren- 
derebbero parte, ma il fenomeno avverrebbe regolarmente e naturalmente 
per opera delle foglie, tal quale come la fissazione del carbonio dal- 
l'anidride carbonica dell'aria. E gli organi specifici di questa fissazione 
sarebbero i jjeli delle foglie, e in qualche caso anche quelli dei giovani 
fusti. La prova microchimica (a nostro avviso iusutììciente ed errata) 
data dall'autore a sostegno di questa teoria è la seguente: 

Trattando con i reattivi dell'albumina le foglie giovani di piante 
licche in azoto {Sperguìa arveusis, S/el/itria meclia, Vrtka dioica, ecc.) 
«gli osserva: 

1." Che i peli di tali foglie sono notevolmente differenziati in 
due ed anche tre forme diverse su una stessa pianta, ad una delle 
•quali forme egli attribuisce il potere di assorbire Tazoto libeio. 

2." Che l'albumina è assente al momento della formazione del 
l)elo, poiché questo non si colora con i reattivi; 

3." Cile subito dopo incomincia in esso a formaisi l'albumina, la cui 
presenza i reattivi svelano nella soia estremità superiore de! pelo, mentre 
tutto il resto rimane incoloro, almeno nello stadio più giovane dell'organo; 

4.° Cile allo stesso tempo l'albumina emigra per il canale o stretto 
spazio circolare laterale (!), sotto forma di liquido albuminoideo, e che 
più tardi essa emigra nella cellula più bassa del pelo; 

.5." Che dopo di ciò il pelo, rimasto vuoto, liprende la sua ap- 
parenza primitiva, ossia non si colora più con i reattivi dell'albumina. 
Altre osservazioni singolari del Jamieson sono le seguenti: nella 
Stellaria inedia si può seguire, oltre al processo di formazione dell'al- 
bumina, il percorso di essa attraverso le nervature mediane e laterali 
delle foglie, e persino attraverso due canali che corrono, come una 
catena, lungo l'orlo della foglia, fino alla sua estremitcà (!) (tav. ii, 
fig. 3 e 4). — I vasi spiralati delle foglie si colorano con i reattivi 
dell'albumina mentre il rimanente dell'organo fogliare resta verde, 
dunque essi sono dei trasportatori di albumina. — La ligula delle foglie 
delle Graminacee ha la funzione di assimilare l'azoto dell'aria perché 
le minute cellule verdi che essa contiene si colorano più o meno in- 
tensamente con i reattivi dell'albumina, a seconda del loro stadio di 
sviluppo. L'albumina scende poi nella parte inferiore della ligula, e 
attraverso al tessuto vascolare va nella foglia. 



— 197 — 

I peli ai quali il Janiieson attribuisce questa importante funzione 
vengono da lui chiamati aìbumen Generators, appellativo cli'egli trasformò 
più tardi in quello di Nitrogen utilisers. 

1 dati analitici (Memorie II e III) che il Jamieson porta a prova 
delia sua teoria sono invece i seguenti: 

1.° Dalla coltivazione di alcune piante acquatiche {Hijdrorharis 
morsus ranae, AzolJa raroliniana) in soluzione nutritizia esente d'azoto, 
risultò che la prima specie conteneva dopo la cultura una quantità 
d'azoto 7 volte maggiore di quella che conteneva prima, e la seconda 
una quantità 17 volte maggiore; 

2.° Piante cresciute in suolo naturale (Lepidmm sativnm, Rapa. ecc.) 
di cui veniva dosato l'azoto prima e dopo la cultura, diedero un an- 
niento notevole (14-27 volte) del loro contenuto in azoto; 

3." Piante cresciute in culture acquose {Stellaria media, Mimulus) 
■contenenti anche sali azotati che venivano dosati, diedero eguali risultati; 
4." Le foglie contengono una quantità d'azoto maggiore che non 
tutte le altre parti della pianta. Si noti che le culture precedenti ven- 
nero fatte, tutte indistintamente, all'aria libera e con terreno e solu- 
zioni nutritizie non sterilizzate. 

Evidentemente, né il metodo usato dal Jamieson per le sue cul- 
ture si differenzia di molto da quello degli altri autori, né le conse- 
guenze che egli ricava dalle sue prove microchimiche sono tutte accet- 
tabili anche dall'osservatore più superficiale. Ma ancora meno fondate 
esse appaiono, quando le prove vengano ripetute nelle identiche con- 
dizioni stabilite dall'autore. 

Vero é che una pubblicazione apparve ^ a sollecita conferma delle 
vedute del Jamieson per ciò che riguarda gli organi idilizzanti l'azoto nelle 
piante da foresta, ma l'Henry-, il Vageler ^ il Kovessi*, il Kny ' non 
accettano la massima parte delle conclusioni del Jamieson, e non mai 



' G. Zemplen e J. Koth, Adatok az enlei fakiiifrojicìi fetvctddtez (Erdeszeti 
Kiserletek, Juli 1908). V. anche Annales de la Science Agrononiique IVanc. et 
■étrang. 3'' sèrie, 4'' année, 19(i9, Tome l. 

» E. Henhy, Sur une ihéorie nouvelle de la ciiptatio)i de Vazoie afuiosplu'nque 
par les phnifes (Ann. de la Se. Agvon. frane, et étrang. B'' sèrie, 4'* année, 1909, 

Tome l^'). 

^ Vageler, Die Bindung des atmospharischeii Sticksfoffs in Xafiir ntid 
Te.chìtik (Bravinscliweig. Friedr. Yieweg vi. Solin, 190H). Central, tur Bakter. .xxii, 
n. 14-17, 1909. 

* F. K6VES.SI, Sur la pn-teiidue iititisation de Vasote de l'air por certainn 
jioils xpécianx des plantes (C. R. 149, 56), 1909. 

^ L. Kny, Die i)hysiologi>iche Bedeutung der Haare ron Sfelhiria media (Ber. 
d. D. Bot. Ges. xxvii, 13-2), 1909. 



— 198 — 

per ciò clie riguarda il concetto generale della questione, ma bensì per 
ciò che l'autore vuol dedurre dalle sue osservazioni microchimiche. 

Noi dal canto nostro, che, ben convinti dalle nostre esperienze del- 
l'assimilabilità dell'azoto atmosferico per parte delle piante siiperioii, e 
per quanto sorpresi dalla stranezza di alcune osservazioni anatomiche 
del Jamiesou, volemmo ripeterle scrupolosamente, siamo costretti a dire 
che la teoria degli organi utilizzatori dell'azoto, sostenuta dal Jamieson, 
non è certamente provata da nessnn fatto scientifico. 

Per riscontrare la verità delle osservazioni microchiniiclie del Ja- 
mieson, noi seguimmo due vie, e cioè quella diretta, con i reattivi spe- 
cifici dell'albumina, e (luella indiretta, facendo nascere dei peli su una 
pianta tenuta in ambiente completamente privo d'azoto (libero e com- 
binato) e provandone immediatamente la reazione dell'albumina. En- 
trambe le esperienze riuscirono negative. Citiamo complessivamente le 
osservazioni più importanti da noi fatte sulla massima parte delle piante 
citate dal Jamieson, e cioè: Miinidus, Acer campestre, Cnctimis satira, 
ihonnliis Liipaliis, Tropeiiì/iin majns, Petniua: 

1." Quasi tutti i peli danno contemporaneamente la reazione del- 
l'albumina, e non vi è nessuna distinzione tra la reazione data dai 
peli più adulti e quella data dai più giovani ; 

2." L'estremità capitata dei peli appare bensì più oscura dopo 
l'azione del reattivo, ma ciò è dovuto al fatto della costante presenza 
dei granuli di clorofilla nelle numerose cellule della testa del i)elo, che, 
proiettate in un piano, rendono naturalmente più intensa la colorazione 
dell'apice di fronte a quella del peduncolo del tricoma; 

3." Esaminando dei germogli di Luppolo le cui foglie siano an- 
cora completamente avvolte, si vedono colorarsi sempre anche quei peli 
che appena risaltano come una piccola protuberanza sulla cuticula, 
mentre il Jamiesou asserisce il contrario; 

4.° In quelle piante (es. Geranio) che secondo il Jamieson sono 
fornite di due sorta di peli, di cui una specificamente addetta all'assi- 
milazione dell'azoto, non si osserva differenza sostanziale nelle reazioni 
date dai peli di forma diversa ; poiché tanto i peli di forma aciculare, 
quanto i peli capitati si colorano, e v'è solo una differenza di intensità 
nella colorazione della testa dei peli capitati per la ragione detta sopra; 

.5.° Il Jamieson raffigura nelle sue tavole numerosi peli col pe- 
duncolo rimasto perfettamente incolore dopo l'azione dei reattivi del- 
l'albumina, mentre sono colorati gli spazi fra le membrane (!). Per 
quanto sia inutile insistere sull' ingenuità di questa scoperta anatomica, 
diremo che non osservammo mai con i reattivi dell'albumina nessuna 
colorazione, sia delle membrane trasversali che di quelle laterali, come, 
del resto, era noto; 



— 199 — 

6.» I piccoli peli delle fo<(lie e delle ligule (ìeWAvetia saliva si 
colorano con i reattivi dell'albumina, a differenza di ciò clie afferma il 
Jamieson, che esclude perfino la loro presenza nelle ligule; 

7." Certi peli allo stadio adulto non si colorano con i reattivi 
dell'albumina, percliè il lume cellulare è ridotto a zero, e non resta che 
la sola membrana, fortemente ispessita (es. Fagus syhatka); 

8.» Nel caso speciale della Stellaria media ^, che vien citato dal 
Jamieson quale esempio tipico, non osservammo mai le gradazioni di 
colore che egli attribuisce ai peli di questa pianta, sia per ciò che ri- 
guarda le diverse parti di uno stesso pelo che per l'ubicazione dei peli 
nei diversi punti di una foglia. 

Per quanto da questi risultati avessimo già la certezza dell'ine- 
sattezza delle osservazioni del Jamieson, volemmo ottenere, come già 
dicemmo, anche una prova indiretta. Scegliemmo perciò una fra le 
piante, che, secon(]o il Jamieson, dà insultati più convincenti: VHiiniu- 
his Lìiptiltts, di cui, come è noto, i rami crescono assai rapidamente, e 
nuovi germogli si formano nel breve spazio di poche ore. 

Veune fatta una prova preliminare per accertarci se i germogli 
attaccati ad un ramo adulto potessero crescere di qualche centimetro 
e restare rigogliosi dopo che il ramo fosse rimasto rinchiuso per qualche 
giorno entro un matraccio il cui ambiente interno fosse umido e caldo. 

Nostro scopo era quello di far crescere nuovi germogli o nuove 
parti di ramo in un ambiente completamente privo di azoto, per osser- 
vare se i peli delle nuove parti formatesi dessero o no la reazione del- 
l'albumina. Mettemmo perciò in un matraccio a pareti robuste alcuni rami 
di Luppolo convenientemente tagliati, dopo aver misurata, con la mas- 
sima esattezza, la lunghezza di ogni germoglio, e versammo nel fondo 
un po' di soluzione nutritizia esente di composti azotati. Facemmo quindi 
il vuoto nel matraccio, e lo riempimmo di nuovo con una mescolanza 
di ossigeno (^/J e di anidride carbonica (Vi) purissimi, ripetendo lo 
svuotamento e il riempimento per quattro volte, a fine di cacciare dal 
recipiente tutto l'azoto. Chiudemmo infine ermeticamente il matraccio 
e lo esponemmo alla luce in ambiente caldo. 



' Vedere a proposito di questa pianta i risultati ottenuti dal Knv, Die. phi/- 
siologische Bedeiititii;; der Haare von Stellaria media (Ber. d. D. Bot. Ges. xxvii, 
532), 1909, che us('i per le reazioni dell'all)umina 14 diversi reattivi, ottenendo ri- 
sultati opposti a quelli ottenuti dal Jamieson. La risposta del Jamieson (lier. d. 
D. Bot. Ges., XXVIII, 4, 81), 1910, non porta nuovi fatti in appoggio alle sue os- 
servazioni. Anche il Zikes (Sifsunysber. d. K. Akad. d. Wissensch., cxviii, Juli 
1909, pag. 1091) critica la teoria dei « generatori di albumina » che ritiene « non., 
plausibile e anche teoricamente difficilmente comprensibile •>. 



— 200 — 

Dopo 7 giorni vennero misurati rapidamente i germogli in buono 
stato, che erano notevolmente cresciuti (da ^j„ cm. a 2 cm.), avevano 
formato nuovi internodi (fino a 4), e in cui nuove foglioline erano ap- 
parse, libere dalle brattee del germoglio. 

Tutte le parti formatesi di nuovo durante il soggiorno nel ma- 
traccio vennero subito immerse o nei vari reattivi dell'albumina, o nel- 
l'alcool. Al microscopio osservammo in esse dei i)eli per nulla differenti 
in forma ed in sviluppo da quelli della pianta cresciuta normalmente, 
e che si coloravano nei modi suddetti, mentre se al solo azoto del- 
l'atmosfera fosse dovuta la presenza dell'albumina nei peli delle piante, 
quelli cresciuti in ambiente privo di questo gas non dovrebbero con- 
tenere sostanze albuminoidi e non dovrebbero colorarsi quindi con i 
reattivi caratteristici '. 

Noi non intendiamo tuttavia di escludere con questa smentita che, 
nelle condizioni normali, una parte, grande o piccola, dell'azoto conte- 
nuto nelle cellule vegetali non possa provenire, dall'azoto libero del- 
l'aria, direttamente assimilato, per mezzo dei peli, ma crediamo che ciò 
non sia sufficientemente provato dalle ricerche microchimiche del Ja- 
mieson, la cui teoria non ha resistito alle obiezioni dei critici. 

Inoltre, un errore sperimentale che, come nel .Tamieson, si trova 
nelle memorie di molti altri autori, è quello d'aver tenute le culture in 
aria comune, senza privarla cioè delle traccie di ammoniaca e di altri 
composti azotati in essa esistenti. Il .Tamieson, a cui fu già mossa que- 
st'obiezione, risponde (voi. in, pag. 59) che la quantità di ammoniaca con- 
tenuta nell'aria è cosi piccola che non merita di tenerne conto, e cita a 
questo proposito un giudizio del Frank, che dice "essere tale quantità as- 
solutamente insignificante dal punto di vista pratico „. E infatti, dal punto 
di vista pratico ciò è ammissibile, ma non lo è più dal punto di vista rigo- 
rosamente scientifico, e cioè quando si tratti di dosare quantitativamente 
degli aumenti di azoto che possono essere iu certi casi assai limitati. 

E poiché è stato dimostrato che tale assimilazione avviene real- 
mente per opera delle foglie verdi, questo coefficiente non va trascurato 
in una ricerca analitica. Non è poi accettabile la giustificazione data 
dal Jamieson (1. e.) che la quantità d'ammoniaca contenuta nell'aria sia 
trascurabile perchè piccolissima (1 parte in 1000000), poiché: 

1.° Se la pianta si sviluppa in ambiente chiuso sufficientemente 



' Noi .i\evamo già iuti-aprese queste esperienze quando anche Kdvessi pvib- 
blicò un'analoga esperienza di controprova alla teoria del Jamieson, arrivando 
alle stesse nostre conclusioni {Sur la pn'feiidue ìif/!/saf/on de l'azote de l'air par 
certainx poils spi'C/au.n (Ics ploittex. C. li. 149, .5(>), 1909. 



— 201 — 

grande al suo normale accrescimento, la quantità di ammoniaca che essa 
ha a disposizione non è trascurabile (1 mmg. su 1000 litri di aria): 

2." Se la pianta si sviluppa in ambiente rinnovato, quantità 
sempre nuove di azoto combinato vengono a contatto degli organi verdi 
e possono venir assimilate. 

Egualmente poco rigorose sono le altre condizioni in cui il Jamie- 
sou fece le sue analisi; e cioè: la mancata sterilizzazione del suolo e 
dei semi; la non assoluta purezza dell'acqua distillata usata (che con- 
teneva, a detta dell'autore stesso, traccie di ammoniaca); il metodo 
d'analisi, che fu quello del Kjeldahl per i terreni e per le piante, e 
quello dell'indaco per le soluzioni contenenti nitrati. L'uso di questi 
procedimenti può essere causa di errore, poiché entrambi non permet- 
tono di dosare l'azoto totale contenuto in una sostanza e cioè : col me- 
todo Kjeldahl è possibile l'analisi di sole sostanze organiche e ammo- 
niacali, col metodo dell'indaco di soli nitrati, mentre è assai probabile 
sia che nelle piante e nei semi esistessero dei nitrati, sia che nelle 
soluzioni nutritizie rimaste esistessero delle sostanze organiche pro- 
venienti dalle piante. 

Recentemente Lemmermann, Blanck e Staub ripresero le loro espe- 
rienze sull'assimilabilità dell'azoto libero nella senapa. Essi ' confer- 
mano che nelle culture di Sinapis alba si verifica un aumento d'azoto 
sorpassante i limiti possibili di errore, e, per quanto non molto grande, 
tuttavia notevolmente sensibile. Ad analoghe conclusioni giungono spe- 
rimentalmente Pfeiffer, Frank, Friedlander ed Ehrenberg -, e cioè che 
la Senapa ha un moderato potere di fissare l'azoto dell'aria. Questi ri- 
sultati, che dal punto di vista scientifico presentano la lacuna della 
mancata sterilizzazione e della non esclusione dei composti azotati del- 
l'aria, hanno tuttavia una grande importanza dal punto di vista pratico, 
« confermano ciò che vari autori hanno sperimentalmente dimostrato e 
la pratica agricola da gran tempo affermato. 



' Lem.meejiaxx U. und Blanck E., Ber weisse Senf in seiner lìezichung sur 
Stickstoffasshnilutìon (Vei'suchsstat. lxix, 145), 1908. 

Lemmermakn O., e. Blanck und R. Staub, Weitere Beitnige ziir Frage der 
StickstoffassimllatioH des weissen Senfes (Versuchsstat. lxxiii, 425), 1910. 

* Pfeifper T., L. Frank, K. f riedlander und P. Ehrexberg, Der Sfick- 
stoff'atishaìt des Ackerbodeiis (Mitteil. d. Landw. Instit. der K. Univ. Breslau, iv, 
715; V, fi57), 1909 e 1910. 



202 



* 



Osservazioni critiche ijeiierali. — Dall'esame anche suiieificiale 
(Iella precedente storia si rileva che, malgrado il gran numero di lavori 
comparsi su quest'argomento, e dovuti spesso a reputati sperimentatori, 
è in essi una grande disparità di risultati e di giudizi, che si susse- 
guono, affermativi e negativi, da parecchi anni, senza che la questione 
venga considerata come risolta. Da quali cause dipendono queste di- 
scordanze e questa diffidenza ad ammettere che il potere di assimilare 
l'azoto libero non sia un privilegio di uno o più gruppi di piante, ma una 
proprietà inerente a tutti i vegetali in generale, come sostengono spe- 
rimentatori autorevoli, quali il Ville, il Frank, lo Stoklasa, il Loew, ecc.? 

Le cause di ciò si debbono trovare, a nostro parere, solamente nel 
metodo sperimentale, e precisamente in tre punti principali: 

1.° La sterilizzazione delle culture, intendendo con ciò, non solo 
le precauzioni per rendere sterili il terreno e i semi ma anche quelle 
per mantenere tali il substrato e le piante per tutta la durata della 
esperienza ^; 

2." Lo sviluppo delle piante ottenute; 

3." L'esclusione dei composti azotati dell'aria. 

Orbene, la massima parte degli sperimentatori, che finora si sono- 
occupati di questo argomento, non ha tenuto conto, contemporaneamente, 
di questi tre coefficienti necessari alla sicura affermazione dei risultati 
sperimentali sia positivi, che negativi. 

Tra quelli che non ottemperarono alla prima delle tre condizioni sono 
da notare: il Frank (nelle sue prime esperienze), Gautier e Drouin, 
Levy, Schloesing e Laurent, Liebscher, Lemmermaun e Blanck, Bouilhac 
e Giustiniani, Wilfarth e Wimmer, Jamieson. Diversi di questi autori 
non si proponevano neanche di ottenere risultati speciali mediante steri- 
lizzazione; quindi per il nostro problema, i loro risultati non hanno che 
un valore relativo. 

Alla 2' condizione riguardante lo sviluppo delle piante messe in 
coltura, si attennero quasi tutti gli autori eccetto il Boussingault, nella 



• Riguardo all'azione che la sterilizzazione di un tex-reno lui sulle piante che 
ci'esceranno in esso è interessante il lavoro dello Schulze (E/iiige Jleobac/ttuiiffeii, 
/ibi-r lì/I- Kiììirirkuiig <ìrr ìioilciisfeiilisation auf die Entwickdung der Pflanzcn. 
Landw. Versuchsst. L.w, 1:57), 1U07, che trova essere in certi casi nociva la ste- 
rilizzazione del terreno, poiché essa provoca la formazione di sostanze dannose 
alle piante. 



— 203 — 

P serie di esperienze, e il Hellriegel, ma molti furono invece quelli 
che trascurarono di escludere i composti azotati dall'aria ambiente in 
cui le piante vegetavano. Tali : il Boussinganlt, nella l'^ serie di espe- 
rienze, il Bretsehneider, Gautier e Drouin, Levy, Scliloesing e Laurent, 
Frank, Stoklasa, Jamieson. 

Molti autori inoltre scelsero come soggetti delle loro -esperienze, 
dalle quali hanno tratto conclusioni definitive, una o più specie, non 
troppo adatte per la dimostrazione di un argomento così vasto e com- 
plesso. Per le Graminacee ad es. parecchi sperimentatori (Boussingault, 
Hellriegel, Petermann, Day, ecc.) si trovano d'accordo nel negar loro 
la facoltà di assimilare l'azoto libero, ma chi non sa quale influenza 
abbiano sulle specie vegetali le condizioni varie della cultura agricola? 

È chiaro che se noi somministriamo per anni e anni di seguito ad 
lina data specie un eccesso di sostanze azotate, in modo da ottenerne 
da parte della pianta la graduale assimilazione, non potremo poi pre- 
tendere da quella stessa specie che, non solo si sviluppi in assenza di 
quella sovrabbondanza di nutrimento a cui si era adattata, ma che 
trasformi totalmente il suo modo di vita, e adatti le proprie cellule in 
modo da assimilare un elemento libero, allo stato gasoso, anziché lo 
stesso combinato sotto forma di sale inorganico e disciolto. 

" L'esercizio delle capacità potenziali, dice il Pfeffer \ dipende sempre 
" dalle condizioni presenti; un risultato negativo non prova dunque che, 
^' in certe circostanze, l'azoto libero non possa venir assimilato,,. Li- 
fatti, è possibile che piante di Helianthus che raggiungono cm. 15-2.5 
d'altezza (Boussingault), non abbiano la facoltà di assimilare l'azoto 
libero dell'aria, ma non è egualmente dimostrato che la specie He/ianfltits 
non possegga tale facoltà quando cresce nelle condizioni naturali. 

Vedemmo già come nella 2* serie di esperienze, il Boussingault ot- 
tenesse una sola pianta alta 50 cm.; tutte le altre raggiunsero ap- 
pena i 15-25 cm., e il rapporto tra il loro peso e quello del seme 
variava tra 1 e 4: lo stesso accrescimento stentato di queste piante 
ci deve dunque mettere in guardia sull'attendibilità delle conclusioni 
ricavate da tali risultati. 

Né minore importanza hanno quelle condizioni di cultura che s' 
riferiscono alla presenza o all'assenza di azoto nel terreno di esperi- 
mento. Alcuni autori (Petermann, Day) fecero esperienze solo con ter- 
reni artificiali in cui mancava l'azoto, e per giunta presero come sog- 
getto di cultura le Graminacee, altri le eseguirono invece con terreni 



1 Pfeffer, Physiuloijiii rét/éfale, i, 890. 



-- 204 — 

ricchi d'azoto (Schloesing e Laurent) ; altri aggiunsero al terreno privo 
di sostanze azotate, una certa quantità di ceneri di semi, senza assi- 
curarsi se durante la loro combustione tutti i composti azotati fossero 
stati eliminati (Mene, Ville, Boussingault nella l'' serie di esperienze). 

Non diciamo poi di alcune esperienze, come ad esempio quelle del- 
l'Harting che, per escludere l'azione dell'aria sul terreno, ricopre questo 
di uno strato di cera fusa (a 60") quando le piante avevano appena 
2 cm. di altezza, e iuaifia il terreno con acqua priva d'aria! 

Da tutte queste considerazioni ricavate dall'attento esame della let- 
teratura sull'argomento, noi traemmo la conclusione che espe)ienze ri- 
gorosamente condotte, sia per ciò che riguarda il metodo sperimentale, 
sia per ciò che riguarda la scelta delle piante, ispirate a ciiteri più 
generali di quanto fino ad ora non si sia fatto, avrebbero forse portato 
un contributo di risultati nuovi ed estesi a un maggior numero di 
vegetali. 



— 205 — 

III. 
PARTE SPERIMENTALE 



METODO SPERIMENTALE. 

Descrizione degli apparecchi. — Poiché nostro intento era, noii< 
solo (li privare di qualunque composto azotato il substrato in cui vole- 
vamo ottenere le culture, ma anche l'aria in cui esse si sarebbero svi- 
luppate, usammo la disposizione indicata nella tav. IX e cioè: l'aria 
ambiente veniva fatta passare: 

1." Per un tubo V (lungo un metro e mezzo, e con diametro di 
2 cm.) contenente pomice imbevuta di acido solforico concentrato, nel- 
quale venivano trattenuti i vapori ammoniacali; 

2." Per un secondo tubo U di diametro eguale al piimo, e lungo 
40 cm., contenente pomice imbevuta di una soluzione concentrata di 
potassa, nel quale venivano trattenuti i vapori nitrici e nitrosi che 
eventualmente potevano trovarsi nell'aria; 

3.° Per un contatore B, indicante in litri la quantità d'aria (die 
passava; 

4.° Per un gasometro-asi)iratore A, della capacità di 25 litri, il 
quale aveva l'ufficio di raccogliere una determinata quantità di aria già 
privata dei composti azotati, e di mescolarla ad una determinata quan- 
tità di anidride carbonica pura ' per poi spingere la mescolanza otte- 
nuta nei recipienti di cultura. La C(\ proveniva da un gasometro D, 
che si poteva mettere in comunicazione, a volontà, con il gasometro 
misuratore B ; 

5.° Per una boccia di lavaggio E ad acido solforico concentrato, 
allo scopo di trattenere le eventuali traccie di composti azotati che 
potevano provenire dai diversi gasometri precedenti ; 

6." Per una boccia di lavaggio F ad acqua distillata, allo scopo 
di ridare all'aria l'umidità toltale dall'acido solforico; 



' L'anidx-ide carbonica veniva aggiunta nella proporzione del 4 "/„, dose op- 
tima per i vegetali superiori, come venne dimosti-ato dal Jlontemartini (Atti Ist. Bot. 
di Paiia, iSerie ir, voi. ni, pag. 83). Per ottenerla pura, o la si preparava riscal- 
dando del biossido di manganese puro, o si faceva uso delle bombe di anidride- 
carbonica preparate dalla fabbrica Candia di Milano con metodo analogo (calci- 
nazione del carbonato di magnesio). 



— 206 — 

7." Per i diversi recipienti di cultura G, H, I, L, M, N, 0, P, 
Q, li, ecc.; 

8.° Per una boccia di lavaggio >' ad acqua distillata, funzionante 
da avvisatore del passaggio dell'aria; 

9." Per un gasometro-aspiratore T uguale di forma e di capacità 
all'aspiratore A, ma con funzione contraria, adattato cioè alla aspira- 
zione dell'aria che aveva circolato entro tutto l'appareccliio. 

Poiché i due gasometri A e T erano eguali, si aveva la certezza 
che la qnantittà di aria aspirata dall' asiiiratore T' era eguale a quella 
immessa con l'aspiratore .4, e la circolazione dell'aria esente d'azoto 
combinato avveniva, entro i l'ecipienti di cultura, con la massima re- 
golarità e con la velocità e la durata di tempo che si credeva più 
opportuna. 

REorpiENTi DI CULTURA. — I recipienti adoperati per le culture fu- 
rono palloni e vasi di forme diverse, ricoperti da campane. 

I palloni erano della capacità di circa .5 litri, chiusi con tappo a 
smeriglio circondato da una doccia nella quale poteva esser messo del 
mercurio alio scopo di renderne ermetica la chiusura. Ogni tappo aveva 
due tubulature. Come si vede dalla tav. IX ogni tnbulatura è munita 
di un rigonfiamento nel quale veniva messo uu filtro di bambagia, a fine 
di trattenere i microrganismi e il pulviscolo che casualmente potevano 
essere trasportati dall'aria attraverso i tubi di gomma. Analoga pre- 
cauzione veniva presa per ogni recipiente di cultura e per ogni cam- 
pana. I palloni venivano adoperati perle culture, di piante acquatiche, 
sia crittogame clie fanerogame ; le piante terrestri venivano invece col- 
tivate sia in sabbia ciie in mezzo liijuido, sotto campane (v. tav. IX): 
N, (>, P, Q, R, ecc. I recipienti adoperati per tali culture erano di vetro, 
di quarzo puro o di caolino, di sostanze cioè che non potevano cedere 
composti azotati, e che si potevano facilmente lavare e sterilizzare. 

I vasi che contenevano la sabbia erano forati alla base ed erano 
immersi in una piccola bacinella contenente la soluzione nutritizia, e 
le varie bacinelle comunicavano tra loro per mezzo di sifoni che man- 
tenevano eguale in esse il livello del liquido. 

II volume delle campane variava trai 12000 e i 50000 ce. Ogni cam- 
pana era munita di due fori ei-meticamente chiusi con tappi di paraf- 
fina pura, che lasciavano passare ciascuno un sottile tubo di vetro per 
l'accesso e l'uscita dell'aria. A fine di ottenerne la perfetta chiusura, 
ciascuna di esse, assieme ai vasi di cultura contenutivi, veniva messa 
entro piatti a bordi alti 4-5 cm., contenenti acqua distillata a cui ve- 
niva aggiunto un disinfettante. Notammo però che in molti casi la pre- 
senza di grandi quantità d'acqua determinava uno stato di umidità no- 



— 207 — 

civ'o alle culture, inconveniente al quale riparammo da principio rico- 
prendo il pelo dell'acqua con uno strato d'olio puro, ma die in seo:uito 
sostituimmo vantaggiosamente con glicerina pura, abolendo del tutto 
l'acqua. In entrambi i casi il liquido ricopriva interamente il bordo della 
campana. Si otteneva cosi la perfetta tenuta d'aria di tutta la serie, ed 
era possibile iiiantenere una pressione costante nell'interno delle campane. 

Modo di stabilire la purezza del substrato. — Sono note le dif- 
ficoltà che si incontrano quando si voglia ottenere dell'acqua distillata 
chimicamente pura, a causa principalmente della facilità con cui l'am- 
moniaca vien trasportata assieme al vapor d'acqua durante la distilla- 
zione. Oltre all'ammoniaca, alcune sostanze organiche sono difficilmente 
separabili dall'acqua per mezzo della semplice distillazione, tanto che 
l'acqua distillata comunemente usata nei laboratori contiene quantità 
non trascurabili di diversi sali non esclusi alcuni azotati. 

Nostra prima cura fu perciò quella di ottenere un'acqua distillata 
che fosse completamente esente da qualunque composto azotato, e a tal 
uopo distillammo ripetutamente la comune acqua distillata in apparecchi 
da distillazione costruiti di solo vetro, escludendo del tutto le com- 
messure con tappi, e aggiungendo all'acqua da distillare una certa quan- 
tità di permanganato potassico (per l'esclusione delle sostanze orga- 
niche) e di solfato d'alluminio (per l'esclusione dell'ammoniaca). L'acqua 
cosi ottenuta era completamente esente da composti azotati, sia or- 
ganici che minerali, ma richiedeva per la sua preparazione una per- 
dita di tempo non indifferente. Ci rimettemmo allora per la fornitura 
di quest'acqua alla Ditta Erba di Milano, assicurandoci per ogni spe- 
dizione della purezza del liquido per mezzo dei reattivi più sensi- 
bili K Essa veniva poi accuratamente conservata in boccie a tappo 
smerigliato ricoperte da carta pergamena. 

L'acqua cosi ottenuta serviva, sia per la preparazione delle solu- 
zioni nutritizie, sia per il lavaggio dei semi, dei recipienti e della 
sabbia, sia per l'inaffiamento delle culture, sia infine per le analisi 
quantitative. 

Le soluzioni nutritizie adoperate furono : 

1.'' Per alghe, lidieni, felci e piante acquatiche — con azoto — : 
H, gr. 1000; K NO3 gr. 0,2; Ca H PO^ gr. 0,2 ; Mg SO^ gr. 0,2 ; Ca SO, 
gr. 0,2; Fé SO4 traccie, soluzione consigliata dal Molisch per le alghe; 



* Difeiiilammina solforica ed acido solforico per i nitrati; cloridrato di nat'til- 
amina e acido soltauilico per i nitriti : reattivo di Nessler per le sostanze am- 
moniacali ; permanganato potassico ed acido solforico per le sostanze organiche. 
Tale acqua appositamente preparataci dalla Ditta Erba fu sempre trovata purissima. 

Atti dell' Ist, Bot. cle/l'Uiiiversità di Pavia — Serie II — Voi. XIV. 17 



— 208 — 

2.° Per alghe, lirhcm, felci e piante acquatiche — senza azoto — : 
H^O gr. 1000; K^ H PO, gr. 0,2 ; Mg SO, gr. 0,2; Ca SO, gr. 0,2 ; Fé SO, 
traccia, che si differenzia dalia prima per la mancanza del KNO.5 ^ *"* 
stituzione del K„ H PO, al CaHPO,; 

3.° Per fanerogame superiori, cou azoto: H, gr. 1000; Ca(NO,)> 
gr. 1; KNO3 gr. 0,2-5; KH^ PO, gr. 0,25; Mg SO, gr. 0,2.5; Fe^ (PO,)^ 
gr. 0,02 (Soluzione Knop). 

4." Per fanerogame superiori, senza azoto: H, gr. 1000; Ca H 
PO, gr. 0,5; K H^ PO, gr. 0,25; Mg SO, gr. 0,25; Ca'sO, gr. 0,25; 
Fé» (PO,)» gr. 0,02 \ 

ó." Per il Solanum nigrum — con azoto — venne anche adoperata 
la soluzione seguente: K, gr. 1000; KNO3 gr. 1; Mg SO, gr. 0,5; 
(NH,), PO, gr. 0,5 ; Ca SOj'gr. 0,5; NaCl gr 0,5 ; Fé SO, tracce -. 

Non piccola difficoltà presentò anche la ricerca dei sali nutritizi 
perfettamente esenti da sostanze azotate ; benché ci fossimo rivolti anclie 
alle principali fabbriche nazionali ed estere di jìrodotti chimici puri, 
fummo quasi sempre costretti noi a purificare e ricristallizzare i sali 
e le altre sostanze usate sia per le soluzioni nutritizie che per le 
analisi. 

Le culture vennero fatte sia in mezzo liquido che in sabbia. Questa 
o ci veniva fornita dalle Ditte Kahlbaum e Merle, e in tal caso era 
costituita da quarzo puro (che veniva sempre da noi controllato), o pro- 
veniva da sabbie del Ticino die, lavate l'ipetutamente cou acido cloi'i- 
drico e acqua distillata, venivano poi analizzate per la ricerca quan- 
titativa dell'azoto combjn:ito che poteva esser rimasto entro le particelle 
più grossolane. 

I recipienti adoperati per le culture (palloni, vasi di vetro, di 
quarzo di caolino) venivano accuratamente sterilizzati e lavati prima 
con acqua distillata comune, poi con acqua distillata purissima. 

Sterilizzazione. — Una delle diihcoltà che ci si [iresentarono fin 
dalle prime esperienze, fu quella di riuscire a sterilizzare sia i semi con 
tegumenti sottili, sia le iiiantiue sviluppate, senza impedire la geriiii- 
nabilità degli uni e il normale sviluiqto delle altre. 

I mezzi sterilizzanti finora tentati a tale scopo dagli altri speri- 
mentatori furono i lavaggi con acqua sterilizzata e con alcuni disinfet- 
tanti, quali il bicloruro di mercurio, l'acido cloridrico, alcuni sali di rame, 
di ferro, ecc. Ma l'uso dell'acqua sterilizzata dà risultati incompleti 



' Vedi 5I0NTEM.\RTINI, Sullii il II frhjoiic e rijiniiliizìoiii' iicììo pianti' [kH-\ Istit. 
Bot., Serie 11, voi. xiv, 65), 191o. 

' V. JIONTEJIARTINI, 1. C. 



— 209 — 

{come noi stessi potemmo sperimentare) perchè nella massima parte dei 
casi non asporta completamente i germi infettivi, e in quanto ai diversi 
disinfettanti finora usati, se possono servire, ad una data concentra- 
zione, per sterilizzare alcuni semi senza ucciderli, non servono invece 
per la sterilizzazione di tessuti in vegetazione, che ne restano danneg- 
giati pili meno fortemente. 

Il prof. Giacomo Bossi, in una serie di ricerche \ riusci ad otte- 
nere la sterilizzazione di pezzi di canapa senza alterare la loro strut- 
tura anatomica, usando una soluzione di acqua ossigenata al 3 "/g (pari 
a volumi 9 di ossigeno). Egli però non estese le sue ricerche a piante vive. 

Venne anche sperimentata l'azione dell'acqua ossigenata sulla ger- 
minabilità dei semi. V. Sodin "■ trovò che essa non ha efficacia sulla 
germinazione, mentre A. Sauna ' trovò che l'acqua ossigenata esercita 
un'azione acceleratrice sulla germinazione dei semi (ceci, grano, ricino), 
specialmente nei primi 8 giorni. Egli ottenne i migliori risultati usando 
una soluzione acquosa contenente il 0,15 "/o di acqua ossigenata. Su 
organismi vegetali viventi vennero fatte esperienze da Chodat e Bach *, 
i quali stabilirono con ricerche sperimentali accurate, che, contraria- 
mente all'opinione del Loew (obiettante che l'acqua ossigenata fosse un 
forte veleno per la cellula vegetale vivente), l'acqua ossigenata piira^ 
in soluzione non troppo concentrata, non è velenosa per il protoplasma 
vegetale. Venne anche constatato dallo Chodat e dal Bach che fino alla 
concentrazione dell' 1 "Z^, l'acqua ossigenata (contenente una soluzione 
di nitrato potassico) provoca nelle cellule di alcuni muschi una plasmo- 
lisi normale. 

Nessun autore studiò per altro l'azione dell'acqua ossigenata sui ve- 
getali superiori viventi, allo scopo di sterilizzarli senza recar loro danno. 

Noi cercammo di ottenere con vari mezzi la disiufezione di semi 
e di piantine, ma se per alcuni semi la sterilizzazione era possibile 



' G. Rossi, Primo contributo allo studio della macerazione della canapa. 
(Staz. Sperim. Agrar. Ital., xxxv, 241), 1902. 

Idem, Secondo contributo ecc. (Aiinali della E. Scuola Sup. d'Agric. Por- 
tici. Voi. v). 

Idem, Terzo contributo ecc. (Annali della R. Scuola Sup. d'Agric. Portici. 
Voi. VII). 

Idem, Quarto contributo ecc. (Annali della E. Scuola Sup. d'Agric. Portici. 
Voi. IX). 

Idem, Primo contributo allo studio della decomposizione di frammenti rica- 
vati da organi regetali viventi (Annali della E. Scuola Sup. d'Agric. Portici. Voi. v). 

- Annales agronomiiptes de Paris, xxiii, 462 e 468. 

' Atti del VI Congresso internazionale di Chimica applicata, iv, 467. 

* P.ericht. d. Devi. Cliem. Oesell., xxxv, 1275 e 2466, 1902. 



— 210 — 

con i disinfettanti più comnni, per le piante non lo era altrettanto, 
poiché i tessuti radicali e fogliari delicatissimi non sopportavano, senza 
restarne danneggiati, una concentrazione tale che fosse sufiSciente a ste- 
rilizzarli perfettamente '. 

Guidati iniine dalla considerazione che, come risulta dalle ricerche 
degli autori succitati, l'acqua ossigenata ha un energico potere distrut- 
tore sui microrganismi, mentre non altera la struttura anatomica dei 
vegetali superiori, pensammo di applicarla alla disinfezione delle piante 
che volevamo far sviluppare in culture perfettamente sterilizzate. Sot- 
toponemmo cioè all'azione dell'acqua ossigenata p"''» a concentrazioni 
diverse, piantine di Lemna major, di Salvinia auriculata, di Nymphea, ecc. 
tenendole completamente immerse per periodi di tempo successivamente 
crescenti a partire da un minuto. Dopo ciascun periodo si estraevano 
dalla soluzione di acqua ossigenata due piantine di ciascuna specie, 
elle, accuratamente lavate eoa acqua sterilizzata, venivano messe, l'una 
in un palloncino contenente una soluzione nutritizia completa, l'altra 
in una provetta da cultura contenente brodo o gelatina sterile, che 
venne tenuta in termostato a 32° per diversi giorni. Constatammo così: 
1.0 Glie piantine, convenientemente trattate con soluzioni di 
acqua ossigenata, si possono sterilizzare completamente -; 

2.° Che, purché si prendano le dovute precauzioni, esse possono, 
dopo tale azione, vivere pei' mesi e mesi e continuare a mnllipliearsi 
mantenendosi sterili. 

11 grado di concentrazione della soluzione e la durata dell'azione 
variavano a seconda della specie. Oltrepassato un certo periodo di sog- 
giorno nell'acqua ossigenata, e un certo grado di concentrazione, le 
piantine restavano danneggiate. 

Il metodo che a noi risultò piìi conveniente fu il seguente: sotto- 
ponemmo le piantine al lavaggio con acqua potabile sterilizzata, allo 
scopo di asportare le sostanze estranee e la niassima parte dei germi 
che vivono abbondanti sugli organi vegetativi delle piante acquatiche. 
L'apparecchio usato fu il seguente: un serbatoio di vetro sterilizzato, 
della capacità di parecchi litri, e munito di due tubulature, conteneva 
l'acqua sterilizzata occorrente per il lavaggio. 

La tubulatura superiore veniva turata con cotone sterilizzato; l'altra 
veniva messa in comunicazione con un secondo recijdente munito, oltre 



' Tentammo anclie Tuso del fluoruro d'argento a concentrazioni diverse, ot- 
tenendo però, nelle numerose pi'ove fatte, risultati negativi. 

' La sterilizzazione di parecchie cultui-e l'u controllata anche dal dott. Do- 
menico Carbone dell' Istituto d' Igiene della nostra Università, al quale porgiamo 
vivi ringraziamenti. 



— 211 — 

che del tubo di attacco, di un sifone. In questo secondo vaso B, collo- 
cato più in basso, si metterà il materiale da sterilizzare. Si faceva 
passare l'acqua dal serbatoio nel pallone, da dove effluiva di continuo 
l'acqua di lavaggio per mezzo del sifone. Le piantine venivano cosi la- 
vate abbondantemente senza trovarsi a contatto dell'ambiente esterno. 
Usando di un sifone a lume largo si possono asportare direttamente 
le piantine ben lavate dal recipiente B, senza aprire il vaso stesso. 
Il materiale poteva cosi esser portato nel recipiente C contenente 




Fiff. 1. 

l'acqua ossigenata, dopo avere aperto il vaso B, oppure per mezzo di 
un altro sifone. In C le piante subivano il contatto con l'acqua ossi- 
genata (che veniva poi asportata per mezzo di un rubinetto con filtro 
di bambagia) e venivano lavate abbondantemente con nuova acqua ste- 
rilizzata proveniente dal serbatoio A. Dopo di ciò esse passavano, per 
mezzo di un altro sifone, nel pallone D di cultura, munito, come i 
vasi B e C, di un rubinetto con filtro per l'uscita dell'acqua che era 
penetrata assieme alle piantine, e di un imbuto per l' introduzione della 
soluzione nutritizia. 

Per la sterilizzazione delle piante usammo l'acqua ossigenata con 
concentrazione variabile dal 0,9 al .">,6 " „ (in peso) a seconda della 



— 212 — 

specie e dello stadio di sviluppo della pianta; per i semi usammo in- 
vece l'acqua ossigenata a concentrazioni variabili dall' 1,8 "/o al 3,6 '%, 
una soluzione di formolo all' 1 "/o, o una miscela di cloruro mercurico 
all'I •>/„ e di acido cloridrico all' 1 °/o \ 

Anche la durata dell'immersione nella soluzione sterilizzatrice va- 
riava a seconda della specie e delle condizioni delle piante e dei semi ^. 

Affinchè la sterilizzazione fosse piii che possibile completa, ogni 
recipiente che doveva contenere, circondare o coprire le culture, veniva 
tenuto in autoclave a 120° per 1 ora, e quando ciò non era possibile 
per il volume del recipiente, si otteneva la sterilizzazione per mezzo 
di lavaggi con sublimato corrosivo all' 1 "/(, e con acqua distillata ste- 
rilizzata. 

Anche il liquido nutritizio e la sabbia adoperata venivano steriliz- 
zati, separatamente, in autoclave. 

La sterilizzazione dell'aria che circolava entro i palloni e le cam- 
pane si otteneva riempiendo di bambagia sterilizzata il rigonfiamento 
della tubulatura adducente l'aria in ciascun recipiente, come si vede 
nella tav. IX e nella fig. 2. 

Disposizione delle culture. — I procedimenti da noi seguiti nelle 
esperienze furono diversi, e cioè: 

I." In substrato nutritivo sterilizzato, ed esente d'azoto, venivano 
poste spore di funghi, di alghe e di felci, gemme di piante acquatiche, 
bulbilli di felci e propaguli di epatiche, allo scopo di osservarne gros- 
solanamente lo sviluppo in queste condizioni. 

L'aria, prima di entrare nelle campane a perfetta tenuta d'aria, ve- 
niva privata dei composti azotati e del pulviscolo atmosfeiico secondo 
il metodo già descritto. E poiché da una piccola spora di fungo e da 
una cellula algosa si riusciva ad ottenere un tallo composto di centi- 
naia di cellule ed avente diversi millimetri di superficie, era logico 
dedurne che la sostanza azotata del nuovo tallo non poteva essere tutta 
data dalla quantità d'azoto estremamente piccola contenuta nella spora 
e nelle cellule algose preesistenti. Lo stesso dicasi per i propaguli e 
per le gemme delle piante acquatiche da noi scelte. Questo metodo, 
assai semplice, limitato unicamente all'osservazione dello sviluppo defi- 
nitivo degli organi ottenuti nelle suddette condizioni, quantunque non si 
basi su dati analitici quantitativi, ha già di per sé un non piccolo valore. 



' CUa.mici.ìn, Giizs. Cliiiii. lUtl. ISOS, vi, <!S5. — Pbiìitaboscu e Eos.so, Staz. 
speri/lì. (igv/r. ital., li.»Oy, xLii, 5. 

^ Per maggiori ])artii>olari vedere : E. Mameli e G. Pollacci, Metodo di 
sterilizzazione di piante rirc ecc. (Atti Acc. Lincei, xix, ser. 5", fase. 9), llHn, 



— 213 — 

2." Entro vasi appositi ermeticamente chiusi e contenenti aria 
di composizione nota, muniti di manometro, di termometro e di tubi di 
presa d'aria, erano poste a vegetare piante appartenenti a diverse specie, 
sia acquatiche che terrestri. Trascorso un periodo di tempo più o meno 
lungo (1-3 mesi), veniva tolta ed analizzata una certa quantità d'aria. 
Se dette piante, durante tale periodo di vegetazione, avessero assorbito 
dell'azoto libero dall'aria confinata in cui vivevano, una semplice ana- 
lisi volumetrica, fatta alla fine dell'esperienza, l'avrebbe dimostrato. 

Questo metodo, che ha tutti i vantaggi di un'analisi diretta, non 
esclude però in generale che tale diminuzione dell'azoto dell'aria confi- 
nata possa dipendere anche da microrganismi, poiché mentre è cosa pos- 
sibile sterilizzare semi o piccole gemme e i substrati corrispondenti, è 
pressoché impossibile l'ottener ciò con piante bene sviluppate, aventi 
molte foglie e rami. In alcuni casi però noi analizzammo l'aria di culture 
sterilizzate, perchè ottenute da poche gemme. Per es. per la Salvinia e 
per la Lemna i cui corpi vegetativi non svelavano simbionti neppure 
interni. 

3.° Diverse fanerogame vennero ottenute in cultura da semi nei 
quali era stata fatta la ricerca quantitativa dell'azoto totale. 

Dopo la sterilizzazione ' essi venivano seminati in substrato nu- 
tritizio sterile ed esente d'azoto. L'aria che circolava entro le cam- 
pane veniva privata col solito metodo dell'azoto combinato. Le piantine 
ottenute da questi semi venivano accuratamente pesate e analizzate. 
La differenza tra l'azoto totale in esse contenuto e quello contenuto nei 
semi, dava la quantità d'azoto tolto all'aria. 

4.° Semi sterilizzati, contenenti una quantità nota di azoto to- 
tale, vennero posti a germinare in substrato nutritizio sterile, conte- 
nente una quantità nota di sostanza azotata. L'aria che circolava nelle 
campane era anche in questo caso privata dei composti azotati. 



' Per quanto qualche autore (Beunheim, Chein. Zeitg., 12, 1321-1888) abbia 
constatato la presenza di bacteri nell'interno di semi di frumento, orzo, mais e 
pisello, tuttavia la maggioranza dei bacteriologi è concorde nell'affermare che tali 
germi debbono ritenersi provenienti dall'esterno, e dovuti ad uno stato anormale 
del seme. Feksbach (Cenir. f. Bakter., 4, 713-1888), che fece ricerche su pomodori, 
rape, barbabietole, patate; Buchner (2e(7seÀc. /". d. ges. Batiiceseìi, Monaco JS89, 
21), che verificò le ricerche di Bernheim : Lehmanx (Miiìicheiìcr nieil. ìì'ochensclin'ff, 
36, 100-1889), che sottopose ad esperimento 800 semi, ottenendo sole 6 colonie 
di bacteri (0,75 "/„) che considera prodotte da contagio esternò; Kramer (Zo /ic//- 
tfì-iologia, pag. 137), che esperimento con semi di mais, avena e pisello; sono 
tutti concordi nel conoludei-e che i tessuti normali delle piante sono liberi da 
bacteri, e che quando questi vi si trovano, ciò deve costantemente ritenersi come 
uno stato patologico. 



— 214 — 

Veniva poi fatta l'analisi delle piante raccolte e l'analisi tlel sub- 
strato allo scopo (li conoscere la quantità di azoto assimilata e quella 
rimasta: la differenza tra l'azoto della pianta e l'azoto dato dalla somma 
delle quantità contenute nel seme e tolte al substrato dava la quantità 
di azoto assimilata dall'aria. 

Pesata dei semi. — La pesata dei semi da analizzare e di quelli 
destinati alla cultura veniva fatta per confronto. Si metteva cioè, su 
ciascun piatto della bilancia di precisione, un determinato numero di 
semi, scelti accuratamente fra quelli di egiial grandezza approssimativa, 
scambiando fra i due gruppi i più grossi con i più piccoli fino ad ot- 
tenere il perfetto equilibrio della bilancia. Si trovava poi il peso di 
uno di questi gruppi, e mentre l'uno veniva usato per l'analisi imme- 
diata, dall'altro si toglievano i semi per la cultura. Con tale metodo di 
confronto si ha un'approssimazione maggiore del peso dei semi messi in 
cultura al peso dei semi analizzati. 

L'essiccamento veniva fatto rapidamente a lOO-llO" fino a peso 
costante a mezzo stufetta Gay Lussac. 

Asciugamento, essiccamento e raccolta delle piante. — Perchè 
la raccolta delle piante ottenute, dalle culture avvenisse senza perdita 
di sostanze (radici, sabbia, ecc.) quando si trattava di culture in sabbia, 
si rompeva il vasetto in cui erano cresciute, facendo cadere il contenuto 
entro una grossa capsula di porcellana. Si evitava cosi lo spezzarsi delle 
radici, e se ne rendeva più agevole e piii completo il lavaggio. Allora, da 
un lato si procedeva all'asciugamento, pesata ed essiccamento delle 
piante \ dall'altro al lavaggio completo della sabbia fino ad asportarne 
tutto l'azoto -. 

La soluzione di lavaggio così ottenuta veniva acidificata con acido 
solforico ed evaporata in palloncino Kjeldalil fino a piccolo volume, poi 
analizzata. 

Per le culture fatte in soluzione nutritizia, la raccolta avveniva più 
semplicemente, poiché bastava lavar bene le radici, evaporare il liquido 
rimasto dopo averlo acidificato, e tener conto della quantità di solu- 
zione somministrata durante tutta l'esperienza. 

Un procedimento speciale dovemmo usare per quelle piante, che, 
come la Sahinia, la Lemna, V Azoìia, dovevano essere pesate fresche 



' I tegumenti seminali cbe restavano sul terreno dopo la germinazione della 
piantina, venivano man mano raccolti e conservati per essere analizzati assieme 
alle piante corrispondenti. 

* La fine elei lavaggio si verificava al solito con i reattivi sensibili. 



— 215 ^ 

prima della cultura senza che avessero a soffrire per l'uscita temporanea 
dall'acqua, deducendo poi da questo peso fresco, per confronto con un 
altro lotto preparato contemporaneamente, e che veniva analizzato, l'azoto 
in essa contenuto. Si sceglievano cioè tra le piantine provenienti tutte 
dallo stesso fossato \ un gran numero di individui in buono stato; con 
due rapidi lavaggi in acqua distillata si liberavano dalle sostanze estranee, 
si portavano con cura su grandi fogli di carta bibula tra i quali si la- 
sciavano per 5 minuti, poi si pesavano, dividendoli in due lotti, di peso 
eguale o diverso, a seconda della specie, ma sempre noto con esattezza. 
Uno dei lotti veniva essiccato prontamente, poi analizzato, l'altro ste- 
rilizzato e messo nel pallone di cultura. Si teneva sempre conto del 
numero delle foglie o corpi vegetativi'e delle piantine con le quali si ini- 
ziava r esperienza. Dall'analisi del primo lotto si risaliva poi propoi zio- 
nalmente alla quantità di azoto che doveva esser contenuta nel secondo 
prima della cultura: e dall'analisi di questo dopo la cultura si otteneva, 
per differenza con la prima, la maggiore quantità d'azoto. 

Metodi analitici : a) Metodo indiretto. 

I metodi comunemente adoperati per la ricerca dell'azoto nei ve- 
getali sono: il metodo di Dumas, quello di Will e Warentrapp e il 
metodo Kjeldahl. Nessuno di questi procedimenti è tuttavia applicabile, 
senza modificazioni, alla ricerca dell'azoto totale nei vegetali. Infatti il 
metodo Dumas, per quanto abbia il vantaggio della maggiore esattezza, 
ci permette di scomporre, per mezzo dell'ossido di rame, la sola so- 
stanza organica e non i composti salini: i nitrati, che sono contenuti 
in generale in tutti i vegetali -, ed i nitriti, la cui presenza, benché 
esclusa dal Berthelot ^ è ammessa da altri*. Lo stesso dicasi del me- 
todo Will e Warentrapp, che è inoltre poco esatto. Anche il metodo 
Kjeldahl, eseguito col semplice procedimento dettato dall'autore, per- 
mette di dosare solo l'azoto organico e l'azoto amidico, ma non è neppnr 
certo che con questo metodo si riesca ad intaccare qualunque sostanza 
organica azotata, poiché ad esempio gli alcaloidi e le nucleine vege- 
tali hanno una costituzione cosi complessa che il loro azoto offre una 
grande resistenza alla riduzione in ammoniaca. Tuttavia il metodo 
Kjeldahl è suscettibile di modificazioni tali che permettono di scomporre 



^Le maiv/fe dei dintorni di Pavia oi fornivano abbondantemente queste specie. 

^ Beethblot M., Chimie régét. et agric. Tome in, pag. 93. 

' Berthelot M., loc. cit., pag. 7t;. 

* F. CzAPEK, lìiorhviìue dar Pflan-.o, il, 208. 



— 216 — 

e di dosare, sia l'azoto organico clie quello minerale sotto qualunque 
forma. Innumerevoli sono le modificazioni che vennero fatte al metodo 
Kjeldalil dopo la sua scoperta: noi applicammo in tutte le nostre ri- 
cerche quantitative (di semi, piante, terreno) il metodo Kjeldahl modi- 
ficato dal Jodlbauer ', che ci permette di dosare l'azoto totale organico, 
pili l'azoto nitrico, anche in dosi minime, quali sono quelle che si tro- 
vano di solito nei vegetali. 

Coni' è noto, la modificazione consiste nell'aggiungere all'acido sol- 
forico concentrato che si usa per intaccare la sostanza, 2-3 ce. di acido 
fenolsolforico (ottenuto sciogliendo gr. .50 di fenolo in acido solforico 
•concentrato fino ad ottenere 100 ce. di mescolanza); poi, 2-3 gr. di 
polvere di zinco e 4-5 goccie di cloruro platinico contenenti gr. 0,04 
di platino in 1 ce. d'acqua. 

Si ottiene con questo metodo la scomposizione completa di tutte le 
sostanze azotate, come dimostrano le analisi di prova fatte dall'autore 
stesso con sostanze diverse, e da noi ripetute con quantità note di ni- 
trato e nitrito potassico e di asparagiua. 

Il riscaldamento della sostanza per la trasformazione dei composti 
azotati in solfato d'ammonio durava da 1-3 giorni, e cioè sinché il li- 
quido non diventava perfettamente incoloro; la distillazione avveniva 
nel solito modo e veniva prolungata per 2 '/--3 ore. 

b) Jletodo diretto. 

Anallsi dell'aria. — Le piante coltivate per tali analisi cresce- 
vano, sotto grandi campane ermeticamente chiuse, munite di tubula- 
tura per la presa dell'aria, o in palloni appositamente costruiti, come 
quello rappresentato dalla fig. 2. Esso portava all'estremità di una delle 
tubulature un manometro ad U per l'indicazione delle variazioni di 
pressione nell'interno; all'altra estremità un tubo di gomma che si po- 
teva chiudere ed aprire con forti pinze; due termometri: uno nell'in- 
terno, l'altro all'esterno del pallone, indicavano le temperature rispettive. 

Tanto le campane che i palloni venivano chiusi ermeticamente dopo 
avervi introdotte le piante, e l'aria non veniva mai rinnovata per tutto 
il corso dell'esperienza. 

La presa d'aria per l'analisi veniva fatta per mezzo di una pompa 
a mercurio. 

Si immetteva poi l'aria cosi raccolta nell'apparecchio d'analisi. Ado- 
perammo per queste analisi i seguenti apparecchi, per la cui descri- 
zione dettagliata rimandiamo alle memorie originali: 

' IiiDi.iiAUKit M., Cileni, ('ei/tnillj/ii//. 1:1. !•'. 17, l;53 e Zcitarlìr. f. uìiallt. 
t 'he III. L'd. 92, 1887. 



— 217 — 

1." Apparecchio Pollacci' per mezzo del quale, l'ossigeno e l'ani- 
dride carbonica vengono assorbiti con minori cause di errore ciie non 
adoperando l'apparecchio Bonnier et Mangin ; 

2." Apparecchio Henipel - ; 

3.° Appareccliio Detmer '; 

4." Campanelle gi-aduate entro le quali l'aria da analizzare arri- 
vava a contatto del fosforo e della potassa caustica; 




Fi?. 2. 

5.0 Lunghi tubi capillari che si riempivano di una soluzione for- 
temente alcalina di acido pirogallico e nei quali si immetteva una data 
quantità d'aria da analizzare. Dopo un certo tempo si notava la quan- 
tità di gas assorbito. L'operazione si eseguiva in due tubi, dei quali uno 
serviva di controllo. 



' G. PoLLAcci, Kiiofo apparecchiu per Vanalhl dei gas (Atti Ist. Bot. Pavia, 
voi. IX I. 

- AV. Hkmi'EL, Gasali al liti scile Methrxìen. Braunsclnveig, lOtlQ. 
^ Det.mer, Pflanzoiiphysioloijie, pag. 219. 



— 218 — 

EISULTATI DELLE ESPERIENZE. 
Ricerche con (!rittoganie. 

Alghe. — Poche furono le esperienze da noi fatte sulle algiie' 
j)0ichè, riguardo a questi vegetali, parecclii autori sono concordi nel- 
l'ammettere, se non per tutte, per una gran parte di esse, il potere di 
assimilare l'azoto atmosferico. Tuttavia crediamo interessante riportare 
i seguenti risultati, clie confermano tale teoria. 

In soluzioni nutritizie sterilizzate prive di composti azotati, mettemmo 
a vegetare pochi filamenti di Oedogonium, di Spirogj/ra. di Ztjfiuema, e al- 
cune cellule di Prolococms. L'aria era limitata da campane ermeticamente 
chiuse, anch'esse sterilizzate, attraverso le quali passava dell'aria priva 
di com[)osti azotati. Dopo qualche mese le alghe si erano notevolmente 
sviluppate e moltiplicate, e continuarono a vivere in buono stato. 

Anche alcune spore di Protococcus n'ridis poste, anziché in acqua, 
su caolino privo di sostanze azotate e sterilizzato, e nelle stesse con- 
dizioni di ambiente delle precedenti, si moltiplicarono, riproducendo 
migliaia di cellule tuttora viventi. 

Licheni. — I. In matracci della capacità di circa 300 ce. venne 
messa della sabbia di quarzo puro, sterilizzata. Ciascun matiaccio era 
munito di due tubulature, di cui una arrivava fino al fondo del reci- 
piente, e pescava in una piccola provetta contenente acqua ))ura, allo 
scopo di mantenere l'atmosfera del matraccio satura di umidità, l'altra 
invece era destinata all'accesso dell'aria ed eia perciò munita di una 
piccola bolla avente un filtro di bambagia. Ciascun matraccio così pre- 
parato era sterilizzato in autoclave e veniva poi aggiunta alla sabbia 
la soluzione nutritizia (v. pag. 207), in alcuni con azoto, in altri senza. 
Sulla sabbia venivano messi piccolissimi talli ili licheni e in alcuni, 
sottili sezioni di talli fatte col microtomo. Le specie erano: Pliyscia 
parietina, Cladonia fiorata e Lecidea s})- I piccoli talli dei licheni veni- 
vano previamente lavati in acqua distillata. 

I matracci erano disposti in serie comunicante, ed il cambiamento 
dell'aria esente da composti azotati veniva fatto per mezzo di una 
pompa aspirante. 

La massima parte delle culture si mantenne in vita per parecchi 
mesi ; si sviluppò normalmente, e diede dei liclieni della grandezza di 
qualche centimetro. 

IL Risultati però molto più importanti e decisivi si ebbero dalle 
simbiosi artificialmente ottenute con culture di spore di funghi e di 



— 219 — 

alghe. Questa seconda serie di esperienze venne fatta nel modo se- 
guente: Entro tre vasi cilindrici della cai)acità di circa 100 ce. stava 
sospeso un pezzo di gesso purissimo sterilizzato, impastato con solu- 
zione nutiitizia priva di azoto, sopra il quale venivano seminate le 
spore di P/ii/scia parietina e di Protococcus viridis con il metodo indicato 
da Bonnier^ In ciascun vaso veniva messa una piccola quantità di acqua 
distillata sterilizzata, clie non giungeva a toccare il gesso, ma che ser- 
viva per mantenere umida l'atmosfera del recipiente. I vasi coraunica- 
A'ano fra di loro e l'aria che circolava in essi veniva, come al solito, 
privata dei composti azotati. 

Dopo qualche mese la simbiosi era visibilmente avvenuta, e per 
mezzo di una lente si potevano scorgere le asperità della struttura dei 
licheni: lo sviluppo dei quali fu dippoi assai lento, ma giunse fino alla 
grandezza di 10-15 mm. come si può osservare nella fig. 4 delia tav. X. 
Non vi è più dubbio dunque ciie dato lo sviluppo di questi talli, 
ottenuti per simbiosi da microscopiche spore, l'azoto atmosferico abbia 
preso parte alla vita e all'accrescimento di questi esseri. 

Briofite. — Si cercò anche di ottenere culture di specie diverse di 
muschi e di epatiche in substrato privo d'azoto, senza avere però risultati 
decisivi, causa le difficoltà tecniche di cultura che tali piante presentano. 
Ottenemmo invece risultati decisivi con la sola specie AmUystegium 
irriguum Br. Eur. die si presta assai bene per tali ricerche perchè vive 
sull'acqua, e si può quindi coltivare facilmenie nelle soluzioni nutritizie. 
Da protonenii di Amblijiteginm tolti dalle vaschette di una serra calda 
del nostro giardino botanico, nella quale questa specie vive normalmente, 
ottenemmo abbondanti e rigogliose culture, per quanto le piantine si 
fossero sviluppate in ambiente sterile e privo di composti azotati. 

Pteridofite: Felci. — Le specie sperimentate furono: Nephrolepis 
jìhilippinensis , Aspìenium australe, Dycksonia adianthoidea, Adianthtim 
Wagneri, Aspleninm hulbifentm. In sabbia esente d'azoto combinato e 
inaifiata con soluzione nutritiva priva d"azoto, mettemmo protalli, bul- 
billi e piccole piantine con due o tre foglie, che erano state previamente 
lavate : l'aria veniva privata dei composti azotati con il solito metodo. 
I bulbilli, specialmente quelli à.%\V Adiantìium buìbifentm, diedero 
dopo qualche mese delle piccole piantine; i protalli svilupparono la 
pianta agamica e rimasero vegeti per parecchio tempo, le piantine au- 
mentarono il numero delle loro foglie. Però, sia per il limitato sviluppo 
delle nuove foglie formatesi (dovuto in parte alla stagione invernale 



'■ G. Bos.N'iEit, lieiìtnxhes sui- hi sijnfhèse des lìcheiis l'Annales des Sciences 
Naturelles, ix, 1), 1889. 



— 220 — 

non propizia), sia per non aver fatta l'analisi delle piante prima e dopo 
la cultura, i risultati di queste esperienze hanno un valore relativo. 

Tentammo anche di ottenere delle culture di felci da spore semi- 
nate in substrato ed ambiente piivi di composti azotati, ma non riu- 
scimmo nell'intento, e non insistemmo in tale esperienza, rivolgendo 
piuttosto le nostre ricerche allo studio di piante che presentavano mi- 
nori difficoltà tecniche di cultura. 

Facemmo anche esperienze per analizzare l'aria in cui avevano 
vissuto per un certo tempo piante rigogliose di Adianthvm Capilìns Ve- 
neris. L'analisi dell'aria venne fatta per assorbimento dell'ossigeno con 
fosfoFO (metodo di Lindemann)' e del biossido di carbonio con idrato di 
potassio, ma il rapporto tra il volume dell'alia nella quale la pianta aveva 
vissuto, e il volume dell'aria esterna, fu press'a poco eguale all'unità. 

Dubitando che le differenze di volume dell'aria rimasta potessero 
essere date dallo sviluppo di un gas combustibile, ((uest'aria residuale 
delle campanelle fu introdotta in eudiometro, e do^io fatta scoccar la 
scintilla, si vide dil'atti diminuire il volume: dunque il Capelvenere 
aveva emesso un gas combustìbile, che mescolato all'azoto non aveva 
probabilmente permesso di notare la differenza tra le quantità di azoto 
contenuto nell'aria delie due campanelle. 

Idropteeidee. — Le siiecie di questa classe adoperate per le cul- 
ture furono: la Salvinia natans e V Azolla caroliniaììa, che ci dettero en- 
trambe risultati decisivi, confermati con i vari metodi di ricerca. Bi- 
sogna però tener presente che Y Azolla carolviiana vive in simbiosi con 
l'alga Anabnena, che, come è noto, si annida nell'interno dei suoi tes- 
suti. Quindi quando noi parliamo di sterilizzazione dobbiamo intendere 
solo sterilizzazione esterna; perciò i risultati ottenuti con VAzoUn hanno 
un valore relativo, mentre sono decisivi quelli della Salrhiia, nella quale 
non l'iscontrammo alcun simbionte inteino. 

j\rettemnio dapprima delle piantine con due o tre jìiccole foglie in 
liquido nntiitizio ed ambiente esenti d' azoto combinato, rinnovandoli 
ogni tanto. Tanto i palloni che la soluzione nutritizia e le piantine 
erano state stei'ilizzate col metodo da noi già descritto. Esse vegeta- 
.rono normalmente per parecchi mesi e si moltiplicarono talmente da 
riempire tutto il pallone di nuove piante. L'esperienza fu ripetuta pa- 
recchie volte con egual risultato -. Riportiamo come esempio uno fra i 
tanti casi, che togliamo dal giornale delle esperienze: 



' Vedi W. Hempel, Gasiiuaìitiache Meflioilnii. Brauii-sclnvoig, 1900, pag. 13il. 

' Importanza particolare lia il fatto che anche all'o.scuro, alcune Salvinie si 

moltiplicarono e rimasero verdi durante due mesi e mezzo, tenute aiiclie in questo 



— 221 — 
Salvinia auriculata. 



DATA 


Numero totale 
delle l'oclie 


OSSERVAZIONI 


29 Dicembre 1908 


8 






10 Gennaio 1909 

16 ,. > 


12 

14 


Le raiiici si staccarnno - venne 
bito cambiato tutto il liquido. 


su- 


17 » , 








26 » , 


20 


Le radici si sono riformate. 




31 . , 


22 






4 Febbraio 


24 

28 
32 
38 
43 

48 
50 






10 » 


15 » 


20 » 


27 » 


6 Marzii 


12 .. 


26 -. 


52 






11 Luglio 


67 






6 Agosto 


78 
83 
S6 
92 
96 


Piante normali. 

Lo sviluppo continuò. 




9 


30 ■> 




20 Settembre .... 


30 > 





Azolla caroliniana. 




DATA 


Numero totale 
delle piante 


OSSERVAZIONI 




I 
6 Agosto 


IfO 
112 
130 
267 

200 
233 
291 
350 
463 


Piante normali in ottime condizioni 
di sviluppo. 

Idem. 




11 . 




17 » 




7 Settembre 


1 


Il 
9 Ago^^to 




11 •. 




17 




20 . 




19 Settembre 





caso a completo digiuno di azoto combinato. Già il Hausteen, Ueber Eiweissyn- 
tJiese in grilnen Pflanzen (Jabrli. f. wiss. Bot. 33), 1899, trovò che le Lemne pos- 
sono formare sostanze proteiche anche senza l'intervento della luce: il caso ora. 
citato delle Salviuie conferma questo risultato. 



222 — • 

K importante notare clie pressoché in tutte le esperienze nelle quali 
si ebbe risultato favorevole, noi non mancammo di analizzare l'acqua 
nella quale avevano vegetato le piante acquatiche e constatammo sem- 
pre con i reattivi sensibilissimi da noi già citati, l'assoluta mancanza in 
essa di nitrati, nitriti e sali ammoniacali; solo in qualche caso consta- 
tammo la presenza di traccie di sostanze organiche dovuta certamente 
alla decomposizione di alcune piccole radichette staccatesi dal tallo delle 
Idropteridee messe in cultura. Nelle ultime esperienze fatte per elimi- 
nare qualsiasi dubbio circa una possibile simbiosi fra queste piante e 
i microrganismi (esclusa l'Anabaena) non mancammo di sterilizzare nel 
modo già detto le piantine di Salvinia e di Azoìla; e l'acqua nella quale 
avevano vegetato queste piante si dimostrò sterile e priva di germi. 

Risultati favorevoli ottenemmo anche analizzando l'aria nella quale 
avevano vegetato numerose piante di Saìrinia'. Siportiamo alcuni esempi: 

Saloiìiia aìiriciiìata. 



Data 



Quantità 

d'aria presa 

per 

l'analisi 



Quantità di tras rimasta 
dupo ì'assorbiniento con 
acido piroi^HÌl. e potassa 



29 0tt. 
3 Nov. 

9 Miirzo 

10 » 



1,955 
2,000 
21.5 

24.5 



Aria 

del pallone 

contenente 

le Salvinìe 

ce. 



1,GI) 

i,(;3 

18,44 
19,05 
17,70 
17,10 



Ària 

del pallone 

senza 

Salvinie 

ce. 



l.fió 
1,(59 
18,60 
19,30 
18,00 
17,70 



c3 


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0,05 


IB^O 


760,0 


O,0G 


13",0 


760,0 


0,l(i 


13",0 


742,6 


0,25 


13",0 


742,6 


0,80 


10", 2 


762,0 


(_l,90 


ir,3 


760,7 



Osservazioni 






O 0) cn 
t- C O ( 

= ed (g 



ce— , 



ti 3 — P.— ! 

o c-r (DI 

(»•= * ^-rJ ( 

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: ? oj c-=^i 

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J C.O^ P. 07 



Conferma alle ricerche suddette avemmo mediante la ricerca quan- 
titativa dell'azoto contenuto in un determinato numero di piantine di 
Azolla e di Salvinia prima della cultura, e di quello contenuto nelle 
piante a cultura finita. Per tutto ciò che riguarda il metodo seguito 
rimandiamo a pag. 214 e seguenti. Pui)ortiamo qui alcuni risultati ot- 
tenuti da dette analisi. 



' Come si vede dalla tabella seguente, l'aria confinata entro il pallone con- 
teneva meno azoto alla fine della cultura clie non al principio. Questo risultato, 
mentre è opposto a quello ottenuto da Cloez e Guatiolet (Comptos rendiis 
(le r Acati. (/. Se. .07, 354, 1863 e Annales de Chiniie et Physiqiie, 3'^' sèrie, S2, 
41; 1S51) sostenenti l'emissione di azoto libero per parte di alcune piante acqua- 
tiche (Potamoyeton perfolìafuiii), conferma invece i risultati ottenuti dal Bous- 
singault, che, polemizzando coi due autori precedenti, dimostrò che la decomposi- 
zione dell'acido carbonico per parte delle foglie della stessa pianta non è accom- 
pagnata da alcun sviUijipo d'azoto. 



— 223 — 
Azolla caroliniana. 



Il Agosto l;iOii. 





Piante 
fuori cultura' 


Piante in cultura 


Aumento 

doi)o 30 giorni 

di cultura 


Prima 
della cultura 


Dopo 
la cultura 


Peso fresco. . 


S-1-. 2,80G7 


gT. 2,2327 


ur. 9.(>S50 


gr. 7,5423 


» secco . . 


» 0,-2(i67 


» 0,2001 ' 


» n,(i773 


» 0,4772 


Azot(j tmvato 


» 0.0077 


» 0,0( 174 ■ 


0,0130 


0,0050 




Pei-cpiitualf 1 


eiraumento d'azoto 7-5, (i7 "/„ 







Piante 
fuori cultura 


Piante in cultura 


Aumento 

dopo i~ gion.i 

di cultur.i 


Prima 
della cultura 


Dopo 
la cultura 


Peso fresco. . 


gr. 24,7000 


o-r. 10,9S15 


o-r. 23,521S 


o-r. 12,54(13 


» secco . . 


0,750(1 


-. 0.3326 ' 


0,(i9S!) 


0,3GG3 


Azoto trovato 


0,0315 


11,01311' 


■> 0.0231 


:. 0,0092 




Perrentiialp f 


ell'aimioiito d'a^ 


oto (;(i,lS"/„ 





Selaginella. — Diverse specie di Selaginella furono da noi sot- 
toposte ad esperienza, sia tentandone la cnltura con piccoli talli, sia 
mettendo a j^erminare le spore, ma i risaltati ottennti non ci permet- 
tono di concludere per qnesta famiglia di jiiante, in modo definitivo, 
specialmente cansa le difficoltà tecniche di cnltura. 



in cerche con Fa nerosìaiiie. 

(Monocotiledoni). 

TiLLANDsiA. — Le specie sottoposte ad osservazione furono: la 
Tillandsia nsneoides e la T. adianthoidea. La natura specialissima di 
queste piante ce le fece scegliere fra le prime per le nostre esperienze, 
potendo esse vivere senza terra vegetale e solo mediante stillicidio 
di scarse quantità di un liquido nutritizio. Ma dovemmo tralasciarne 
parecchie volte la cultura perchè, data la natura xerofila di queste 
piante epifite, e dato il loro lentissimo accrescimento, era cosa assai 
difficile il poterle mantenere in vita per molto tempo entro le campane 
da noi adoperate. Li ogni modo ottenemmo da una pianta di Tilìandaia 
nsneoides cresciuta in ambiente privo di azoto combinato e inaflìata con 



' Ricavato proporzionalineiUf. 
Atti dell'Ut. Bot. dell' Uiiireysità di Paria — Serie II — Voi. XIV. 



— 224 — 

liquido pure privo di coiiiposti azotati, una ditFerenza in più nel peso 
fresco fra la pianta iippeiia messa sotto la camiiana e la stessa tolta 
quando incominciava a intristire, differenza però poco sensibile, alla 
iiuale non si può dare alcuna importanza. 

La Tìllandsia ndiantìioidea dopo 3 mesi, vivendo sotto campana nelle 
condizioni d'ambiente sopra descritte, sviluppò in più 5 piccole foglie, 
m;i anche in questo caso le diftVi-enze di peso ottenute non possono 
avere alcun valore. 

Thadescantia. — Diverse jìiante di Tradescantia diacolor xennewi 
messe sotto campana ermeticamente chiusa, ed ivi tenute per 2-3 mesi, 
doi)o i quali venne analizzata l'aria in cui avevano vegetato. 

I risultati ottenuti furono i seguenti: 



Tradescantia discolor. 



nata 



Qunntitù 

d'.Triii prosa 

ì 

I>cr 

I Taimlisi 



Quantitù di eas rimasta 
dopo r assorliimoiito con 



1" Api-ile 



-15,(KI 

;ìii..-)(i 



ncivli) pirog-t 


11. f potassa 


Aria (ÌpIIh 


Aria della 


campana 


canìpana 


contoiHMilcle 


senza 


Tradi-.'^CiMitii' 


pianto 


oc. 




33,7.5 


3(Ì,B0 


2(;.7."< 


'27,.-n 



rt 


d 


0) ^ 


e 


^ 


g* 






















a. 


D-3 










H 




or. 






■2,75 


4«H 


75S,S 


0.72 


lO^Ó 


7r,;;.:ì 



Ossrrvflzinni 



Aria riinastfl con- 
linnta 70 piorni 

Aria rimasta nnn- 
iinatft Ilo "xìnrni 



Antutrittm. - Diverse piante di Aiitìniriìnu Andrea hudì veiiiiei'o messe 
;i veo'etare sotto canìpana einieticaniente chiusa per due mesi, e venne 
l'atta l'analisi dell'aria prima e dopo l'esperienza, ottenendo i seguenti 
lisultati: 



Aifllufri/nn Aiidrcmniui. 



Data 


Quantità 

d'aria presa 

per 

l'analisi 

ce. 


Quantitii di eras rimasta 
rlopo rassorl>imento con 
acido pirogall. e potassa 


ce. 


OS 

ci 

p- 

E 

IJ" 
10*' L> 


7(;2,0 


OsHPrvazinni 


Aria della 

campana 

coi:tenente 

sii Antliuriuin 

ce. 


Aria della 

campana 

senza 

piante 

ce. 


9 - » 
31 Hic. 


24,r)0 
24,50 

370,00 


17,30 
17, (il 


is,50 

l.S,.'iO 


1,20 
0,S(! 

3,20 


J/ariaera rimasta 
confinata neUa 
campana per 2 
mesi. Siiporlìoio 
fo<^!iaro nssimi- 
lantP cmq. 2244. 

L'saio Tapparec- 
ch\o Detmer, 


Assorbimento con fosforo 


3(iO,80 


3(;4.00 



— '^9f 



Lejina jia.iok e L. minor. — Tali piante si prestarono assai bene 
per la cultura e per la sterilizzazione ; ottenemmo per ciò con esse ri- 
sultati ottimi. Noi avemmo anche cura di osservare prima al microscopio 
che nel corpo vegetativo delle piantine non si trovassero dei simbionti 
endofiti. Da una cultura di Lemne sterilizzate poste in liquido nutritivo 
pure sterilizzato e privo di composti azotati (pallone, fig. 2), nel quale ar- 
rivava aria privata di azoto combinato, ottenemmo sempre la rapida mol- 
tiplicazione delle piantine. Per brevità riportiamo solo alcuni risultati : 

Lcmna major. 



DATA 


Numero totale 
delle foglie 


OsserTazioni 


25 Gius;-no 
2s 
1" Luu'lio 




■_'00 
27>; 

451 


Anoor.i in via <li sviluppo. 
Iilem. 


25 Giun-llO 

2s 
1" Luglio 
7 
5 Ag-osto 




200 
2S1 
:5(i7 
■-W5 
ii50 


9 Ao'osI.fì 
11 
IT 
•20 
li» >Setteiiil)f 




200 
233 
291 
350 
4(i3 


■ 1 
l(i.-n.. 



Anche Tanalisi dell' aria contenuta in un pallone ermeticamente 
chiuso, ove avevano vegetato per molti giorni delle Lemne, segnò una 
notevole diminuzione della quantità di azoto libero. 

Le Lemne vivevano a spese di una soluzione nutritizia esente d'azoto. 

Lemna major. 



IhUa 


Quantità 

(ruria presa 

per 

ranalisi 

ce. 


Quantità dì gas rìraasta 
dopo l'assorbimento con 
acido pirogall. e potnssa 


ce. 




a; 

0^ 


1 

Osservazioni 

1 


Aria Hel 

p:iUone 

cnntenente' 

le Lemne 

co. 


Aria liei 

pallone 

senza 

Lemne 

co.. 


28 Ag. 


4G,l>U 


:;i'..ni 


;.;7.r)*i 


l.U» 


■j()"(; 


75;!,s 


Aria rimasta con- 
finata per 30 
giorni. 



— 226 — 

L'analisi cliimica quantitativa ci dimostrò poi in modo non dulildo 
elle le Leniìie possono assimilare azoto libero dall'atmosfera nella quale 
vivono. 

Il metodo seguito fn anclie in questo caso quello descritto a pa- 
llina 215. Riportiamo alcuni risultati ottenuti dalle analisi: 







Lemma major. 




25 


Giugno 1909. 




Piante 
fuori cultura 


Piante in cultura 


Aumento 

dopo 40 piorni 

di cultura 


Prima 




Dopo 






della cultura 




la cultura 




l'eso tVcsco . . 


gr. 0,5091 


CT. 0,5792 




Sr. 1,75.S5 


Sr. 1,1793 


» secco . . 


(i,ii5(;:; 


li.OtiKi ' 




» 0,2215 


0,1.575 


Azoto troxato 


. ().iio:'.;i 


O.iio:!si 




» 0,0072 


0.11 '34 




I^'crccntuale d 


■irauiiieiit.o (l'azoto 


s;i,47 "/„ 

•1 . 


V-osto lliO:i. 


Peso Irosen . . 


iXr. I.IIS.' 


KV. 11,712 




.UT. 1,5715 


gr. 0,8595 


» .socco . . 


11,1 Kif. 


(i,(i7-_;ì I 




. OAo'M 


.. 0,('(i75 


Azoto tifivato 


t),i!ij;;o 


» 0,01115' 




: 0,0085 


:. 0,0020 




Percentuale <] 


'll'aiimento «l'azoto 


108,33 "/„ 





Canna indioa. — Due rizomi di Canna portanti due sole foglie, 
furono messi ciascuno sotto una campana ermeticamente chiusa. Dopo 
tre mesi circa venne analizzata l'aria sia delle campane contenenti le 
piante, sia di quelle nelle quali dal principio dell'esperienza era stata 
confinata dell'aria. 

I risultati ottenuti furono i seguenti : 



Cavila indica. 



Data 



9 Ma 
11 • 



Quantità 

d'aria presa 

per 

l'an.alisi 



4s,(iO 
:ìs,io 



Quantità di eas rimasta 
dopo l'nssorbiineato con 
acido pirogall. e potassa 



Aria della 
campana 

contenontc 

la Canna 

ce. 


Aria della 

campana 

senza 

pianta 

ce. 


30, 


IO 


37,00 


•'S 


30 


29.ti() 





ura 




<U 


« 
















Se 


a. 


<i> 


a 


E 
ai 

H 


cu 


ce. 






0,00 


18"0 


745,4 


0,70 


,s" 2 


745.1 



Dsservnzioiii 



liH pinnte sì sono 
cninpl+'tanicnto 
sviluppate in mo- 
ri. > da occupare col 
loro Cit^^lininequa- 
>i tuito riiiterno 
delli' eampane. 



^ Ilicavai.n proiior/.i-'iialiiicnie. 



227 



Dicotiledoni. 

Elodea canadensis. — Parecchi getti di Elodea canadensis aventi 
un numero determinato di foglie furono messi in vasetti contenenti la 
soluzione nutritizia priva d'azoto combinato e tenuti circa per due mesi 
sotto campana entro cui circolava l'aria priva di composti azotati. Le 
piantine continuarono a vegetare malgrado l'assenza d'azoto combinato 
e aumentarono il numero dei verticilli fogliari, raddoppiandolo. 

Raphanos sativus. — Vennero fatte diverse analisi di semi prove- 
nienti tutti dalla stessa località per determinare la quantità media di 
azoto contenuta in un seme. Altri semi di Baphanus, pesati come è stato 
detto a pag. 214, vennero sterilizzati secondo il solito metodo e messi 
a germinare in sabbia di quarzo puro bagnata con soluzione nutritizia 
priva di composti azotati: altri semi furono messi in soluzione nutri- 
tizia liquida ed altri in substrato contenente una determinata quantità 
di soluzione completa Knop, di cui per conseguenza era noto il conte- 
nuto in azoto. 

Le piante coltivate senza composti azotati raggiunsero natural- 
mente uno sviluppo inferiore a quello delle piante coltivate con azoto 
combinato, ma, a diiferenza di ciò che riportano altri autori, osser- 
vammo che esse mantenevano il loro colore verde normale. L'altezza 
caulinare variava da 8-10 cm.; la lunghezza delle radici da 15-20 cm. 
e il numero delle foglie raggiunse una media di .5 per pianta (vedi ta- 
vola XI, fig. 2). 

I risultati ottenuti dall'analisi furono i seguenti : 

Cultm-a durata dal 1.3 Luglio al 14 Settembre. 

Analisi dei semi. 

Numero dei semi analizzati 100 

Peso fresco (media di diverse pesate) .... gr. 1,4852 

„ secco „ „ „ . . . . , 1,4716 

Azoto totale nei semi (media) „ 0,0532 

„ „ in 12 .semi (media) „ 0,0063 

„ "/o 3,80 % 



228 



('ultìtrc <:e)ìza romvosti iizotuti. 

Analisi N. 1. 

Numero delle piante analizzate 12 

Peso fresco gr. 4,52-10 

,, secco „ 0,7068 

Azoto totale nelle piante „ 0.0238 

1) 1(1 I) li o,ooo /o 

Aumento in azoto „ 0,0175 



Analisi n 2. 

Numero delle piante analizzate 12 

Peso fresco gr. 5,2940 

„ secco „ 0,8278 

Azoto totale nelle piante . . . . ' „ 0,0308 

0/ o 79 0/ 

„ /fi „ „ ... .... u, 1 .j /il 

Aumento in azoto . . „ 0,0245 

C/iìdirc in sulnzionr compieta. 

Una pianta di Rap/umus sativus venne coltivata in sabbia esente di 
azoto, inaffiata con 150 ce. di soluzione Knop. La cultuia durò dal 
15 Giugno al 2U Novembre. 

Altezza del fusto: cm. 13, molto ingrossato alla base (diametro 
l cm. circa). Lungiiezza delle radici: cm. IJ, molto ramificate. Fdglie 
numerose, in rosetta, di un verde cupo. 

Numeio delle piante analizzate 1 

Peso fresco i;r. 4 

„ secco 0,6594 

Azoto totale nella pianta ,. 0,0301 

„ totale nella soluzione somministrata . „ 0,03060 

rimasto nella soluzione ,, 0,0091 

„ contenuto in 1 seme ,. 0,00053 

Aumento in azoto . . „ 0,0079 

Acer Negando. Venne fatta anche per questa specie l'analisi 
dei semi e delle piante, come per il Eaplianus sativus (v. pag. 215). Le 
piante coltivate senza comiiosti azotati i-aggiunsem entro i (50-75 giorni 



— :i29 — 

dalla data della genuinazioue mio sviluppo assai notevole in lappuito 
alle condizioni di cultura. I fusti raggiunseio cm. U-U di altezza, le 
radici 16-38 cin. di huigliezza. La media del numero delle foglie era 
di 8 per pianta; il loro colore non differiva ila quelln delle piante cre- 
scenti in soluzione completa, e le loro dimensioni, per ijuauto inferiori, 
raggiungevano tuttavia cm. 2,5 x 4,5. 

Analisi dei semi. 

Numero dei semi analizzati ........ 50 

Peso fresco (media di diverse pesate) .... gr. 1,1405 

„ secco „ „ „ . . . . „ l,03(;i 

Azoto totale nei semi (idem) „ U,05tì3 

Cidtin-e senza composti azotati. 

Analisi n. 1. 

Cultura 15 Luglio-I" Novembre: 

Numero delle piante analizzate 6 

Peso fresco gr. 3,54 

„ secco „ 0,7975 

Azoto totale nelle piante „ 0,0154 

0/ 1 uc 0; 

» /O 11 11 . ■ J ,a.j /0 

„ totale in 6 semi „ 0,0067 

Aumento in azoto „ 0,0087 

Analisi n. 2. 

Cultura L5 Luglio-5 Ottoln-e: 

Numero delle piante analizzate 10 

Peso fresco gr. 5,90 

„ secco „ 1,0801 

Azoto totale nelle piante „ 0,0224 

"/ 2 07 '/ 

11 /o n 11 .i,ui /„ 

„ totale in 10 semi „ 0,0112 

Aumento in azoto „ 0,0112 

Cuitxre in soluzione completa. 

Numerose piante di Acer Negundo vennero coltivate in soluzione 
nutritizia Knop sterilizzata. Esse raggiunsero entro tre mesi un di- 
screto sviluppo. Altezza media dei fusti: 14-10 cm. Lunghezza delle 



— 230 — 

radici: cni. 20-21, poco ramiticate. Numero delle foglie 14 per pianta, 
di diiuensioiii 3,5 >■ 5 cui. 

Analisi n. 1. 

Cultura 15 Luglio-15 Settenibie: 

Numero delle piante 2 

Peso fresco gr. 2,25 

„ secco „ 0,5545 

Azoto totale nelle piante „ 0,1624 

"/ . 25 29 "/ 

„ totale nella soluzione somministrata . . . „ 0,1432 

„ „ rimasto nella soluzione „ 0,0035 

in 2 semi „ 0,0022 

Aumento in aiuolo „ (>,0205 

Analisi n. 2. 

Cultura 15 Luglio 15 Settembre: 

Numero delle piante 2 

Peso fresco gr. 3,75 

„ secco • 1, 0,9167 

Azoto totale nelle piante „ 0,2329 

„ totale nella soluzione somministrata . . . „ 0,5544 

„ „ idmasto nella soluzione „ 0,308 

in 2 semi „ 0,0022 

„ perduto „ 0,0164 

La perdita d'azoto in iiuest(J caso conferma l'ipotesi che la pianta 
assorba l'azoto libero dell'aria siiecialniente quando non ne trova a suf- 
ficienza nel terreno : in questo caso, la quantità di soluzione sommini- 
strata era sovrabbondante, e al momento in cui le piante vennero ana- 
lizzate esse non avevano esaurita neanche la metà dell'azoto che era 
stato loro fornito. 

CALLrrHicHE. — Piante di Callitriclie poste a vegetare in soluzione 
nutritizia esente d'azoto vegetarono e si svilupparono normalmente, pro- 
ducendo alcuni fiori. 

SoLANUM NiGRUM. — Anclie per questa specie venne fatta l'analisi 
dei semi e delle piante, come per VArerQ per il Raphanus (v. p. 215). 



— 231 — 

Dalle culture senza composti azotati si ottenevano delle piccolissime 
ed esili piantine alte 3-4 cni., con 4-5 foglie. Mentre nelle altre specie 
la sostanza di riserva contenuta nei semi era capace di portare le 
piante a un grado di sviluppo sufficiente perchè esse potessero spiegare 
la loro capacità assimilatrice dell'azoto libero, in questa specie il seme, 
data la sua piccolezza, non poteva, senza l'aiuto di una sostanza azo- 
tata esterna, compiere la stessa funzione. 

Culture ili soluzione completa. 

Venne fatta una serie di culture di Solanum nigrinn, usando, sia la 
soluzione completa Knop, siala soluzione contenente fosfato d'ammonio 
(v. pag. 208). 

Le culture con soluzione Knop vennero fatte in sabbia; quelle con 
la soluzione contenente fosfato ammoiiico in mezzo liquido. 

Le piante raggiunsero il completo sviluppo, fino a maturazione dei 
frutti, entro due mesi. Altezza dei fusti cm. 17-26. Lunghezza delle ra- 
dici 13-15 cm., molto ramificate. 

Foglie e frutti numerosi. 

Analisi dei semi. 

Num. dei semi analizzati (media di diverse pesate) 1000 

Peso fresco „ „ „ gr. 0,9356 

„ secco „ „ „ „ 0,8659 

Azoto totale contenuto nei semi (media) . . . „ 0,0210 

r lo n 11 n • • • ^r^~ /o 

Analisi delle piante. 

Analisi n. 1 (soluzione Kuop). 

Cultura 1" Agosto-8 Ottobre. 

Numero delle piante analizzate 3 

Peso fresco P'- 8,27 

„ secco „ 0,8930 

Azoto totale contenuto nelle piante „ 0,0195 

0/ 2 17 "/ 

„ totale nella soluzione somministrata . . . „ 0,02046 

„ „ rimasto nella sabbia „ 0,0028 

„ contenuto in 3 semi „ 0,00006 

Aumento in azoto » 0,00174 



— 232 — 

Analisi 11. 2 (siiliizii)iie Kiiop). 

Cultura 1" Agosto-10 Novembre. 

Niiiiieru ilelle jiiaiite analizzate 3 

Peso tie.sco gr. 26,15 

secco ,, 3,5140 

Azoto totale contenuto nelle piante „ 0,0294 

"/il " .1 !i 0>82 "/„ 

„ totale nella soluzione somministrata . . . „ 0,<i4G92 

„ „ rimasto nella sabbia „ 0,0224 

nei 3 semi „ 0,00006 

Alimento in azoto „ 0,tll08 

Analisi n. 3 (soluzione Kuoii). 

Cultura 1" Agosto-8 Ottobre. 

Numero delle piante analizzate 3 

Peso fresco gr. 8,U6 

„ secco „ 0,8819 

Azoto totale contenuto nelle piante 0,03192 

11/ ^ fin " 

„ totale nella soluzione somministrata . . . ,. 0,02046 

rimasto nella sabbia 0,nl'-^<'3 

„ „ contenuto in 3 semi „ 0,(i()(i(i6 

Alimento in azoto • . ,, 0,00234 

Analisi ii. 4 (soluzione K'nop). 

Cultura 1" Agosto- Il Ottobre. 

Numero delle piante analizzate 3 

Peso fresco gr. 7,87 

„ secco „ 0.9905 

Azoto totale contenuto nelle piante o,0507 

"/ 5 1 1 "/ 

„ totale nella soluzione somministiata . . . ,. 0,0204(i 

„ ,. rimasto nella sabbia „ 0,00000 

„ „ contenuto in 3 semi „ 0,00006 

Aumento in azoto ,. 0,0306 



23;5 



Analisi ii. 5 (soluzione con fosfato aniinoiiicu). 

Cultura 1" Agosto- 17 Novembre. 

Numero delle piante analizzate 

Peso fresco gv. 

„ secco 

ikzoto totale contenuto nelle piante „ 



IO 



„ totale nella soluzione somministrata 
„ „ rimasto nella sabbia . . . 
„ „ contenuto in 3 semi . . . 
Aumento in azoto 



Salvia. — Due piante di Salvia Horminum vennero 
campane e tenutevi per 70 giorni. Venne analizzata l'aria 
avevano vegetato : i risultati ottenuti furono i seguenti: 

Salvia Horminum. 



3 
13 21 
1,4730 
0,0735 
4,98 «/„ 
0,0864 
0,0168 
0,00006 
0,0039 

messe sotto 
nella quale 



Data 


Quantità 

d'aria presa 

per 

l'analisi 

ce. 


Quantità dì g-as rimasta 
dopo l'assorbimento con 
acido pirogall. e potassa 


N 

9 
Z 

ce. 






Osservazioni 


Aria della 
campana 

contenente 

le Salvie 

ce. 


Aria della 

campana 

senza 

piante 

oc. 


I" Aprii,- 


47. -31 


35,'20 


:i7,00 


l,Sf) 


75S..S 


Le piante crebbe- 
ro notevolmen- 
te durante i 70 ! 
piornìdi durata 1 
dell'esperienza. 



Utricularia. — Dei getti vivi di Utriciilaria cnUjaris vennero messi 
a vegetare in liquido nutritizio privo di composti azotati, e sotto cam- 
pana dove circolava dell'aria priva anch'essa di conipo.sti azotati. Essi 
vissero normalmente ed emisero dei nuovi getti che continuarono a ve- 
getare anche quando la parte vecchia della pianta si staccò e venne 
asportata. 

Cucurbita. — La pesata dei semi, la sterilizzazione e le analisi 
per la Ciicurhitu Pepo, vennero fatte come fu già indicato per il Ila- 
phallus sativns. 

Le [iiante coltivate senza azotu combinato diedero uno sviluppo 
assai rigoglioso tantoché pareva che la pianta fosse vissuta in soluzione 
completi), anche dopo circa due mesi di cultura. Alcune piante lioiirono, 
e tutte diedero numerose gemme fiorali e viticci. L'altezza del caule 
variava da cm. 40 a 60, la lunghezza delle radici da 23 a 40 cni., il 



— 234 — 

numero delle foglie da 11 a 14 in ciascuna pianta. Anche in questa 
specie notannno l'aspetto rigoglioso delle piante, e il colore verde in- 
tenso delle foglie. 

Analisi dei semi. ' 

Numero dei semi analizzati 4 

Peso fresco gr. 1,1765 

„ secco „ 1,0894 

Azoto totale nei semi „ 0,o.i32 

„ „ in 1 .seme „ 0,0133 

„ "la 4,88'7r, 

Culture senza composti azotati. 

Analisi n. 1. 

Cultura 5 Agosto-8 Settembie. 

Numero delle piante analizzate 1 

Peso fresco gr. 7,51 

„ secco 0,6800 

Azoto totale contenuto nella pianta „ 0,0147 

"' 9 IR "/ 

n /() n 5) » ^1 ■ " /n 

Alimento in azoto „ 0,0014 

Analisi n. 2. 

Cultura 5 Agosto-27 Settembre. 

Numero delle piante analizzate 1 

Peso fresco gr. 7,55 

„ secco ;....„ 0,6827 

Azoto totale contenuto nella pianta „ 0,0266 

ni S SO "/ 

Alimento in azoto „ 0,0133 

Analisi n. 3. 

Cultura 5 Agosto-18 Ottobre. 

Numero delle piante analizzate 1 

Peso fresco gr. 7,85 

„ secco „ 1,2322 

Azoto totale contenuto nella pianta „ 0,0308 

0, 2 49 ni 

Aumento in azoto „ 0,0175 

' I semi orai]!) stati ]iri\ati dei tfRimieuti. 



— 235 — 

Culture in soluzione completa. 

Le culture di Cm-uròita Pepo con soluzione Knop vennero fatte in 
sabbia, inaffiata con KìO ce. di soluzione. La pianta dell'analisi n. 1 
crebbe assai bassa (cm. 13 di altezza), ma rigogliosa; quella dell'ana- 
lisi n. 2 ragjjiunse i 60 cm. di altezza. Radici lunghe 23-2.") cm. ben 
ramificate. Foglie 16-19 per pianta. Entrambe diedero fiori. 

Analisi n. 1. 

Cultura 5 Agosto-I" Novembre. 

Numero delle piante analizzate 1 

Peso fresco gr. 13,61 

„ secco , 2,125 

Azoto totale contenuto nella pianta „ 0,04494 

0/ Oli »/ 

„ totale „ „ soluz. somministrata „ 0,020-16 

„ rimasto nella sabbia „ 0,0014 

„ „ contenuto in ] seme „ 0,0133 

Aumento in a~ofo „ 0,(11258 

Analisi n. 2. 

Cultura 5 Agosto-5 Novembre. 

Numero delle piante analizzate 1 

Peso fresco gr. 11,05 

„ secco „ 2,0875 

Azoto totale contenuto nella pianta „ 0,0679 

"/ 3 95 "/ 

„ totale „ „ soluz. somministrata „ 0,02046 

„ „ rimasto „ „ „ 0,0007 

„ „ contenuto in 1 seme „ 0,0133 

Aumenf(ì in azoto „ 0,0348 

PoLYooNDM Fagopyrum. — Qucsta specie viene comunemente assog- 
gettata, in Italia e fuori, a cultura intensiva ; essa perciò non si pre- 
sentava, secondo noi, come la più adatta per ottenere la dimostrazione 
dell'assimilazione dell'azoto libero. Ma poicliè lo Stoklasa ottenne già 
con questa specie risultati positivi, sia dalle culture con azoto combi- 
nato, che da quelle prive di composti azotati, noi ci proponemmo di 



— a36 

confermarli. Otteiienimo però un lieve aumento in azoto solo dalle ana- 
lisi (li culture prive di composti azotati, mentre nessun aumento die- 
dero (jaelle che avevano ricevuto una soluzione nutritizia azotata. 

Analisi dei semi. ' 

Numero dei semi analizzati 5(i 

Peso fresco . . 2;r. l,ol47 

„ secco „ 0,8399 

Azoto totale contenuto nei 5ii semi ... „ 0.0131 

"/ 1 56 "/ 

('itltnrc sema rnmjiosti azotati. 

Le culture di Poliigniiiim esenti d'azoto combinato vennero fatte 
con la soluzione 4' (pa<^. 2(i8). Dopo 20 giorni dalla germinazione le 
piantine avevano 4 foglie ciascuna e 5 fiori. Quando, dopo 43 giorni, 
le piante vennero prese per l' analisi, i loi'o fusti variavano dai 20 
ai 29 cm. di altezza, le radici dai 35 ai 37 cm. di lunghezza, ed erano 
pochissimo raniiiicate. Alcune piante avevano 4, altre 5 foglie; tutte 
nitmerosi fiori. 

Analisi (hlìe piante. 

Numera delle piante analizzate 15 

Peso fresco !;r. 2,(58 

„ secco 0.(il47 

Azoto totale conteiiutu nelle piante ...... 0.0133 

V III 11 1) 11 "I^" /o 

totale „ in 15 semi ...... 0,0039 

Anmi-ìito in azoto . . . . „ 0,0094 

<'uUiire Cini '■omiiosti azotati. 

Coltivate in soluzione completa Knop le piante di Pohigoniim Fa- 
i/npi/nnn raggiunsero un' altezza di 42-4tl cm. con numerose foglie e 
fiori. 



' I semi vemieiM aiiiilizziiti roi tp";iiiiieiit.i. 



237 



Analisi delle piante. 

Numero delle piante analizzate 6 

Peso fresco gr. 6,70 

„ secco ., (1,8485 

Azoto totale contenuto nelle piante ., 0,0133 

"' 1 56 " 

totale contenuto nella soluz. somniinisti-ata ., 0,0206 

., rimasto nella sabbia 0.0084 

„ contenuto in 6 semi „ 0.0013 

Azoto perduto ., 0,0002 



Hiiissuiito dei risultati. 

Nelle nostre licerche, intese a dimostrare l'assimilabilità dell'azoto 
atmosferico per parte dei vegetali clorofilliani, noi cercammo di esten- 
dere lo studili a piante appaitenenti agli ordini vegetali più diversi 
(dalle alghe alle fanerogame), escludendn le cause d'errore dovute: 
ì" all'incompleta sterilizzazione delle culture; 2° alla presenza dei 
composti azotati dell' aria; 3" allo sviluppo incompleto delle piante; 
cause d'errore che complessivamente non vennero escluse da nessuno 
degli Autori che ci precedettero nello studio di questo importante 
problema. 

I principali risultati ottenuti nelle nostre esperienze furono: 

1." In soluzione nutritizia sterilizzata, priva di composti azotati, 
da pochi filamenti di Oedogonium, di Spirogyra e di Zijgnema, e da poche 
cellule di Frotororcus, si svilupparono abbondanti culture; 

2.' Nelle stesse condizioni fu possibile effettuare la sintesi di 
alcuni licheni, partendo da cellule di Protocorcus, e da spore di funghi, 
come pure da sezioni sottili di licheni (Plnjscia parietina, Cladonia far- 
riita, Lecidea sp.). Dopo parecchi mesi si ottennero dei talli di 10-15 mm. 
di diametro (v. tav. X, fig. 4); 

3." Tra i Muschi la sola specie Amhhjstegium irriginnn crebbe 
notevolmente in solnzione nutiitizia sterile ed esente di composti azotati; 



— 238 — 

4." Tra le Jdropterirhe, VAzolla caroliniana e la Salvhiia nataus 
si dimostrarono straordinariamente atte all'assimilazione dell'azoto at- 
mosferico lil)ero. Se per la prima specie la sterilizzazione non poteva 
effettuarsi completamente causa la sua nota simbiosi con V Anaìiacna, la 
seconda specie invece venne resa completamente sterile per mezzo del- 
l'acqua ossigenata, che si dimostrò un disinfettante efficacissimo per tal 
genere di esperienze. Le analisi, sia delle piante che dell'aria in cui 
esse avevano vissuto, confermarono i risultati che già dallo sviluppo 
apparente delle piante si prevedevano. 

5 » L'analisi dell'aria confinata in cui avevano vegetato per due 
a tre mesi, piante di Tradescanlia, di AiitlniyÌKm, e di Cainia, dimostrò 
un' evidente diminuzione nella quantità di azoto libero in confronto alla 
composizione dell'aria al principio dell'esperienza; 

6. "La Leiiina major e la Lemna liiìiior, pi'ive di endofiti, rese sterili 
e coltivate in soluzione sterile esente d'azoto combinato, si sviluppamno 
abbondantemente e diedero all'analisi notevoli aumenti d'azoto; 

7." Culture di Eapìianvs sativus, di Aeer Negundo, di Cucuròila 
Pepo, di Poìi/gonum Fagopjirìim, ottenute in substi'ati sterili ed in am- 
biente esente di composti azotati, diedero all'analisi notevoli aumenti 
d'azoto, pienamente giustificati dalla completa astinenza di azoto com- 
binato a cui queste piante erano state costrette. Il loro sviluppo, lela- 
tivamente alle condizioni in cui le piante crescevano, era notevole, e 
dimostrava anche a priori che esse assimilavano l'azoto libero atmosferico; 

8." Culture di Rnphanus sativus, di Acer Negundo, di Cìinirhila 
Pepo, di Soìnnum nigrum, ottenute in substrato contenente una (jnan- 
tità nota di azoto combinato, e in aria priva di composti azotati, die- 
dero anch'esse all'analisi aumenti d'azoto notevoli, e variabili a seconda 
della quantità d'azoto somministrata. Si vide ad esempio nel caso del 
Solanum nigrum, della quale specie venne fatta un'ordinata serie di 
culture, che, in generale, ad una maggiore quantità di azoto sommini- 
strata corrispondeva una minore attività assiniilatrice dell'azoto libero, 
poiché la pianta ne aveva a propria disposizione dosi più che sufficienti, 
tanto da assimilarne e lasciarne nella sabbia (o nella soluzione) un 
notevole residuo. Quelle piante invece che vennero ottenute da culture 
alle quali era stato somministrato meno azoto, che esse assimilarono in 
gian parte, lasciando nella sabbia un residuo piccolo o nullo, diedero 
all'analisi una maggiore quantità di azoto libero assimilato. 

Dalle nostre esperienze si ricava dunque che la facoltà di assor- 
bire l'azoto libero dell'atmosfera è proprietà assai più diffusa di quanto 
fino ad ora si ammetteva, e che in generale tutti 1 vegetali cloi'otìlliani, 
dalle alghe alle fanerogame, possono, a seconda delle condizioni di vita, 
far uso, con maggiore o minore attività, di questo potere. 



— 2;)y — 

Che tuttavia molte specie non possano rinunziare all'azoto combi- 
nato che trovano da lungo tempo e in gran quantità nel terreno, è cosa 
naturale. Ma è naturale altresì che esistano piante dotate di uno spe- 
ciale potere di assimilabilità dell'azoto libero, delle vere accumulatrici 
di azoto, di cui forse, col tempo, potremo rendere, con mezzi adatti, più 
remunerativa la coltivazione. 

Per tal modo questa questione, studiata nei s'uoi particolari, potrà 
avere una grande importanza, oltreché nel campo puramente scientifico, 
anche in quello dell'agricoltura pratica. 

Come avvenga l'assorbimento dell'azoto libero, e quale sia, e se 
esista un organo specifico che adempia a questa funzione, non ci è noto; 
sicuramente non si può accettare, allo stato attuale delle nostre cono- 
scenze, la teoria dei " generatori di albumina „ emessa dal Janiieson. 
E certo ciie, a prescindere da qualunque risultato sperimentale, è fisio- 
logicamente ammissibile che la cellula vegetale cloiofilliana, sede di 
molte altre, forti e complesse reazioni chimiche (in parte a noi ancora 
ignote) compia anche quella della fissazione dell'azoto libero. 

Inoltre, le moderne teorie sulla catalisi, sulle sostanze colloidali e 
sugli enzimi (cosi comuni nelle cellule vegetali) ci permettono di am- 
mettere che il fenomeno della fissazione dell'azoto libero per parte delle 
cellule delie piante superiori, possa avvenire per combinazione diretta 
dell'azoto con l' idrogeno nascente, per dar luogo alla formazione di un 
composto azotato, primo prodotto della sintesi degli albuniinoidi. 

All' infuoi'i della cellula vegetale infatti simile combinazione venne 
ottenuta già da vari anni dal Loew, che, in presenza della spugna di 
platino di altre sostanze catalizzanti, ottenne in ambiente esente di 
composti azotati, la fissazione dell'azoto libero con produzione di ni- 
trati e di ammoniaca'. Eecentemente poi il professore Haber di 
Karlsruhe - è riuscito a dare un'applicazione pratica a questa sintesi, 
fabbricando ammoniaca coli' impiego di una miscela di idrogeno e di 
azoto in presenza di un catalizzatore. 

In modo molto analogo potrebbe, secondo noi, avvenire la fissa- 
zione dell'azoto libero per parte del plasma vegetale vivente, poiché 



' O.LOEW, Bildniiy con Sa/pclrii/siiìin: inni Ani mniiinì,- niis fn-ii'ii RIivkMoff 
(Ber. d. D. Cliem. Gesell. 28, 144B), 1890. 

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Stirkatoffi-erhindiingen (BìoIor. Centi-, x, 577), 18H0. 

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2 'L' Engrais, n. 28, 1910. 

Atti dell'Ut. Hot. deU'UHioei-silù di l'avia - Serie II — Vcil. XIV. I!) 



— 240 — 

l'iizotu denientare che penetra, co^li altri elementi dell'aria, nella cel- 
lula vegetale, trovandosi in contatto di idroj^eno attivo, leso tale, sia 
perchè allo stato nascente, sia per azione di enzimi o di catalizzatori 
esistenti nel plasma, si combina con esso formando una o più sostanze 
azotate, sulla costituzione chimica delle quali non si può per ora che 
fare delle ipotesi. Uno dei composti che, con molta probabilità, secondo 
noi si forma, sarebbe l'ammoniaca. 

Questa nostra ipotesi, rappresentata schematicamente dalla sem- 
plice equazione: 

N + H., + catalizzatore = N Hj 

è convalidata dai suddetti lisiiltati sperimentali ottenuti al di fuori 
della cellula. E poiché è dimostrato che l'ammoniaca dell'aria può essere 
assimilata direttamente dalle foglie (Sachs, Sciiloesing, Mayer, ecc.), 
l'ammoniaca che così si forma nell'interno delle cellule deve, secondo 
noi, essere egualmente utilizzata dalla pianta per la sintesi dei composti 
azotati. 

Dall'Istituti» lìotauico di l'avìa, UHI. 



Una nula di R. Otto e W. Ti. KooPKit {IJii/crsKc/iinif/i-ii ìihcr ,'<ticksloff'iis- 
Kiiììiìaf/oii ili ili'ii L{ni1)bliitteni ( Laiidw. Ja]ii'b. xx.xix, llil9), ])iil]l)licat,a durante 
la stampa di questo lavoro, porta una conclu.sione .secondo noi errata. Gli Au- 
tori, dopo aver dosato l'azoto in l'nf^lie di Aesculns llipjiocdsiiduia colte al mat- 
tino, e in lotti eguali tli fog-lie tenuti ]ier un giorno in acqua distillata, concliidoim 
che « le piante non leguminose non sono captaci jier sé sole di assiniilare'I'azoto li- 
bero dell' aria». Noi obiettiamo anzitutto che da esperienze fatte svi una sola specie 
non si possono trai-i-e tali conclusioni. Inoltre, gli Autori .stessi confessano (pa- 
gina lOTà) : 1" (die l'a.ssiniibizioiie dell'azoto possa essere stata cos'i piccola da non 
poter essere riscontrata in ipii'slo ni(id'> ■: -" che la dimiiuizione della percen- 
tuale d'azoto coni]irende tuttavia un auinento reale in azoto, dovuto con tutta 
probabilità al fatto che è variato durante il giorno il jìeso delle foglie a causa 
dell'assimilazioiie del rarbonio : V." che la certezza eli (piesta (juestione potrelibe 
aversi noln da analisi rniiiji/c/e di teglie, cine da analisi in cui vengano dosati 
anche gli idrati di carbonio. Dopo tali dichiarazioni fatte dagli Autori stessi, è 
chiaro die le loro conclusioni non hanno alcun \alore. 



— 241 — 

IV. 
ELENCO BIBLIOGRAFICO 



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257 



SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 



Tavdla IX. 



Disposizione degli apparecchi durante le culture in ambiente sterile e privo 

di composti azotati. 
,1 — Aspiratore e compressore dell'aria. 
ìì — Contatore registratore dell'aria circolante. 
(' — Bomba ad acido carbonico compres.so. 
D — Gasometro contenente acido carbonico. 
K — Boccia di lavaggio ad acido solforico. 
/•' — > » acqua. 

<', II. I. L. M — Recipienti per culture di piante acquatiche. 
X, >i, P, q, h' — » :. terrigene. 

A' — Boccia di lavaggio ad acqua. 
T — Aspiratore. 
U — Tubo contenente pomice imbevuta di una soluzione di potassa caustica 

concentrata. 
V — Lungo tubo contenente pomice imbevuta di acido solforico concentrato. 

T.WOLA X. 

Culture artificiali di Lichene, sopra mezzo nutritivo sterile e privo di com- 
posti azotati. 
Fig. 1, 2. B, 4 — Diversi stadi di svihi]i]io (linjac/a parietina). 

Tavola XI. 

Piante ottenute da culture in soluzioni nutritizie sterili e prive di composti 
azotati. 

Fig. 1 — Acer Xpi/kikIo th-andezza '/a '^el vero. 

> 2 — Haphaims sat/viis .... » ' ., 

' o — Cucurbita Pepo » '/^ > 

» 4 — Poli/f/onum Fa{/npi/rìtm . . - '/^ » 



ISTITUTO BOTANICO DKLLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



DESCRIZIONE DI ALCUNI EUMICETI PROVENIENTI 

DA 

CARNI INSACCATE SANE. 

NOTA 

del Dottor DOMENICO CARBONE. 

Gli eumiceti clie descriverò nella presente nota vennero da me 
isolati da carni insaccate sane (salame crndo e salsiccia): matrice che, 
a quanto io so, non è stata finora studiata, e che mi ha fornite varie 
specie euraicetiche, la maggior parte delle quali nuove. 

Lo stadio morfologico e sistematico di essi venne da me compiuto 
tutto in questo Istituto Botanico, diretto dal piof. G. Briosi, mentre 
per quello culturale io approfittai anche dell'ospitalità gentilmente e 
largamente concessami nell'Istituto d'Igiene di questa Università, di- 
retto dal prof. G. Sormani, Istituto che meglio si prestava per la pre- 
parazione dei mezzi di cultura e per l'uso di termostati più perfetti. 
Non voglio perciò entrare nell'argomento di questa mia nota, senz'avere 
prima rivolti i miei più vivi ringraziamenti sia al prof. Briosi ed ai suoi 
assistenti, sia al prof. Sormani ed al suo assistente dott. Eusconi, che 
mi furono larghi di consigli e d'aiuti; uno speciale ringraziamento vada 
pure al signor Turconi, assistente di questo Istituto •crittogamico, pel 
valido ausilio prestatomi in ispecie nello studio morfologico e sistema- 
tico dei due Ckcdosporium e deW Hormodendron che descriverò nella pie- 
sente nota. 

Prima di venire ai particolari della descrizione, espongo qui la 
tecnica seguita, dando conto in pari tempo della terminologia da me 
usata. 

Alli clelrlsl. Boi. deìr Università di Pavia - Serie li. — Voi. XIV, 20 



— 2f)0 — 

I. 
TEtNK A E TERMINOLOGIA 



Avvertirò subito che la tecnica da me adottata non è originale se 
non in alcuni dei suoi particolari, mentre nel resto riproduce, modifi- 
candola ove occoire, quella di altri Autoii, ai quali cliiedo venia se, 
per semplicità d'esposizione, in genere non li nomino volta per volta, 
limitandomi a citaili tutti nella Bibliografia. Ciononostante non credo 
inutile di esporre qui tutta la tecnica da me seguita: e questo sopra- 
tutto perchè essa, nel suo insieme, esprime una tendenza generica di 
cui ora dirò, e che mi sembra sia consigliabile di seguire, nei limiti 
dell'utile e del possibile, in tutti i lavori d'eumicetologia applicata. 

L'eumicetologia ', infatti, non è ormai più da considerarsi come 
una branca della sola botanica pura (com'è stata, per la massima parte, 
per lungo tempo, facendo solo invasione nel finitimo campo della pato- 
logia vegetale); essa va conquistando da un giorno all'altro un posto 
sempre più importante nella microbiologia applicata (medica, veteri- 
naria, agraria, industriale, ecc.). 

E quindi naturale che anche la tecnica relativa debba adattarsi a 
questo nuovo indirizzo della eumicetologia. Il micologo imro, infatti, può, 
per cosi dire, dedicare tutto il suo tempo alla descrizione morfologica e 
culturale d'una muffa: questa è generalmente oggetto delle sue ricerche 
per se stessa, ed egli può occuparsene a suo agio senza che nulla ne 
lo distragga. Pel micologo che diremo applicato, invece, la descrizione 
e l'identificazione dei microrganismi rappresenta per lo più una parte, 
necessaria ed importante sì, ma accessoria, del suo piano di ricerche. 
Quindi quest'ultimo deve di necessità preferire una tecnica la quale, 
pure essendo al coperto da errori e da obiezioni, sia semplice e pratica 
il più possibile. Questo risultato è già stato raggiunto dalla batterio- 
logia propriamente detta, appunto perchè quest'ultima ha fatto un cam- 
mino inverso a quello dell'eumicetologia: è nata e cresciuta come scienza 



' Escludo qui dall' enmicel.oloji'ia quella branca speciale di essa che è la 
lilastomicetologia, la quale fin dal principio si è distaccata dalla prima per en- 
trare a l'ar parte, di fatto se non di nome, della cosidetta batteriologia, e soprat- 
tutto della batteriologia industriale ed ag-raria. 



— 261 — 

applicata, e solo in seguito è passata in parte nel dominio dei botanici 
puri. Ed appunto la batteriologia c'insegna clie la semplirità della 
tecnica è, per la praticità di essa, condizione necessaria. Tale condi- 
zione non è però sufficiente; poiché un grande risparmio di tempo e di 
fatica nell'identificazione dei microrganismi di cui questa scienza si 
occupa è portato AaXV uniformità della tecnica stessa. I batteriologi 
hanno ormai fissato alcune regole a cui tutti sottostanno in genere (ciò 
che non esclude la necessità o l'utilità di uscirne in casi specinli), le 
quali permettono di confrontare abbastanza rapidamente e sicui'amente 
i caratteri morfologici e culturali del microrganismo che si studia con 
quelli dei microrganismi descritti dai precedenti autori : soprattutto essi 
hanno fissato l'uso, per lo studio culturale, di alcuni terreni di cultura, 
che tutti preparano nello stesso modo, mettono nello stesso genere di 
recipienti, inquinano colla stessa tecnica, coltivano alle stesse tempera- 
ture, osservano dopo eguale periodo di tempo. Eguale uniformità essi 
hanno adottato per l'esame morfologico, che (sempre salvo casi speciali) 
si fa su preparati ottenuti con una tecnica fissa e ricavati da culture nello 
stesso terreno, tenute alla stessa temperatura e sviluppate per un tempo 
eguale. Perfino nei termini usati non solo nella descrizione morfologica 
del microrganismo, ma anche in quella del suo aspetto culturale, i batte- 
riologi si sforzano giustamente (nei limiti dell'utile e del possibile) di 
conservare una certa uniformità: si veda ad esempio la terminologia pro- 
posta da Lehmann e Neuniann, ed ormai entrata nell'uso quasi generale. 
Nell'eumicetologia, invece, la tecnica è ancora molto anarchica. Si 
può dire che non si trovano due autori che usino gli stessi terreni nu- 
tritivi. I soli fra questi che vengano adoperati già con una certa uni- 
formità (ma non da tutti) sono il liquido di Raulin ed il mosto di birra: 
però, mentre alcuni li usano tal quali (o almeno, anche tal quali), altri 
li adoprano solo addizionati di gelatina o d'agar, e non sempre nelle 
stesse proporzioni. Se poi discendiamo al modo di utilizzazione dei sin- 
goli terreni, la confusione si fa maggiore: chi li pone in istrato più o 
meno basso in Erlenmeyer o palloncini, chi in provette, ecc. Anche nelle 
temperature di coltivazione regna una discreta anarchia: sono ancora 
pochi quelli che seguono l'ottimo consiglio del Tiraboschi, di ricercare 
prima Voptimum (od almeno una temperatura ciie gli si avvicini) e di 
fare poi a tale temperatura le culture da studiare (compatibilmente, 
s'intende, colla natura dei terreni di cultura). Anche per l'esame mor- 
fologico v'è una discreta varietà: accanto a coloro che esaminano pre- 
parati microscopici, vi sono quelli che si servono di culture in goccia 
pendente. Pei preparati, poi, non sono certo molti quelli che indichino 
in quali condizioni di terreno, tempo e temperatura di coltivazione essi 



^ 262 — 

siano stati fatti: ciò che impedisce ogni tentativo di uniformità in 
questo campo. 

Non parlo poi dei termini usati nelle descrizioni. Per quelle morfo- 
logiche, ?«!« cpr/a uniforniit:\ c'è già: dico uìin certa, perchè, come giusta- 
mente osserva il Tirabosclii, alcuni termini (p. es. hasidio e sterigma] sono 
usati da alcuni in un senso, da altri nel senso opposto, da altri ancora 
un po' nell'uno e un po' nell'altro. Ma nella descrizione delle culture 
(che pure ha tanta importanza per la identificazione) si può dire che 
ogni autore ha un vocabolario particolare. 

Ad ovviare tutti gli inconvenienti sopra citati, ed a rendere age- 
vole sia la semplificazione che l'uniformazione della tecnica eumiceto- 
logica, io mi v;tdo sforzando (e ciò non soltanto nelle l'icerche di cui 
fa oggetto la presente nota) ili portare il mio tenue contributo. 

Premesso ciò, esporrò ora i metodi da me seguiti pel prelevamento 
del materiale di partenza, per l'isolamento da esso delle muffe da me 
studiate, per la propagazione di queste nei vari terreni da me impie- 
gati nell'esame culturale (metodi che naturalmente furono usati anche 
per la semplice propagazione delle culture), ed infine pel rilievo macro- 
scopico dei caratteri culturali e microscopico di lineili morfologici: 
accompagnando volta a volta l'esposizione obbiettiva della tecnica colle 
considerazioni che dalie varie parti di essa mi saranno suggerite. 

a) Prelevamento del materiale. 

Poiché l'occasione d'isolare gli eumiceti che descriverò mi fu pòrta 
da alcune ricerche biociiimiche sulla flora totale dei salumi, dai salumi 
sani in istudio feci culture dirette ad isolarne non solo la flora eumi- 
cetica, ma anche quella schizomicetica. •■ 

Il prelevamento del materiale da cui feci le culture isolanti fu 
eseguito nella seguente maniera. 

Distesi sul tavolo da lavoro un largo foglio di carta bibula, e vi 
passai su leggermente un bioccolo di cotone inzuppato di soluzione di 
sublimato corrosivo al 2 per 1000, in modo che la carta se ne imbe- 
vesse tutta. — AtfeiTata con una robusta e lunga pinza una tavoletta 
di porcellana (pel salame: per la salsiccia usai invece una capsula di 
porcellana, trattata nello stesso modo), la jiassai ripetutamente sulla 
fiamma incolora d'un becco Bunsen, e la posai, ancora rovente, sulla 
carta bibula, ricoprendola poi immediatamente con una campana di 
vetro (di diametro maggiore che la tavoletta o capsula di porcellana, 
ma minore che il foglio di carta bibula) : campana che era stata inu- 
midita, all'interno, con sublimato al 2 per 1000, ed il cui fondo era 



- 263 — 

inoltre rivestito da un disco di carta bibula, inumidito colia stessa so- 
luzione antisettica. 

Mentre la tavoletta o la capsula (così ricoperta) si raffreddava ia 
ambiente sterile, io preparai il materiale di partenza. Naturalmente 
(ini vi fu, nei particolari, qualche variazione tra il trattamento del sa- 
lame e quello della salsiccia. 11 salame da me usato fu un pezzo di 
salame crudo, confezionato nell'estate (quindi da 3-5 mesi): esso era 
terminato alle estremitcà da superfici di taglio molto oblique, siccliè la 
parte completamente cilindrica non era molto lunga. Toltine gli spaghi, 
ne lavai tutta la superficie esterna (non però le due superfici di taglio), 
prima con acqua corrente semplice, e poi, sfregandola energicamente 
colle mani, successivamente con ; acqua e sapone, alcool, etere. Ciò fatto, 
lo ravvolsi completamente (anche le superfici di taglio) in nna falda di 
cotone idrofilo inzuppato di sublimato al 2 per 1000, e cosi lo lasciai 
per '/< d'ora, dopodiché procedetti come dirò in seguito. 

Della salsiccia si cominciò, all'atto della compera, ad isolare il 
tratto da asportare fra due forti legature: doiiodichè si tagliò la sal- 
siccia al di là delle legature stesse. Il pezzo di salsiccia cosi ottenuto 
(chiuso alle estremità dalle due legature suddette) subì poi gli stessi 
trattamenti che ho descritti pel salame. 

Dopo circa '/^ d'ora d'impacco al sublimato, il sahime (ciò vale 
tanto pel salame che per la salsiccia) venne da me preso colle mani, 
previamente ben lavate per due volte con sapone e poi b;-.gnate nel 
sublimato al 2 per 1000: e, disfattone con precauzione l'impacco (la- 
sciandovene però la bambagia sotto, a guisa di piatto), venne posato 
(colla relativa bambagia sotto) sulla tavoletta (o capsula) di porcellana, 
intanto che un assistente teneva sollevata (il meno possibile) la cam- 
pana, ch'egli rimise poi immediatamente a posto. Nelle operazioni che 
seguirono ci fu un nuovo divario tra salame e salsiccia; s'intende che 
in entrambi i casi nel corso di esse l'assistente sollevava (il meno 
possibile) la campana ogni volta che occorreva, rimettendola subito al 
posto appena lo poteva. 

Pel salame sterilizzai alla lìanuna nna [ìinza anatomica ed un bi- 
sturi: poi (colle mani sempre umide di subliaiato e coi ferii ancora 
roventi) afferrai colla pinza il salame, tenendolo fermo, mentre col 
bisturi vi praticavo trasversalmente un taglio verticale, dividendolo 
esattamente in metà. Dalle superfici di taglio prelevai il materiale (non 
toccando, naturalmente, la buccia dei salame) col rasparle ripetutamente 
con un raschietto di platino sterilizzato alia fiamma. 

11 materiale cosi ottenuto fu sospeso parte in una provetta di 
liquido di Raulin, e parte in una d'acqua (sterili entrambi, natural- 
mente). 



264 - 

Per la salsiccia uou occorse la pinza, ed il taglio si fece colle t'or- 
bici (roventi anch'esse): il materiale fu poi prelevato parte coll'ansa 
e parte col filo di platino, sia per sospenderne in provetta d'acqua ste- 
rile, che per farne direttamente le cnlture di cui ora dirò. 

b) Isolaiiieiito. 

Da ognuno dei salumi si fecero due generi di culture: quelle iso- 
ìanti propriamente dette, e quelle in foto. 

Di queste ultime (che si fecero sempre dircUaiiicnfe col materiale), 
dal salame si fece solo il lìaulin a cui ho già accennato; dalla salsiccia 
si fecero ripetute infissioni in un Erlenmeyer di pappa di pane (la 
pappa formava, nel fondo dell'Erlenmeyer, uno strato alto circa 2 cm.), 
ed una sospensione in provetta di Raulin. 

Ije culture isolanti furono fatte, parte direttamente dal materiale, 
e parte dalle sospensioni in acqua sterile di cui ho detto sopra. Jje 
cnlture isolanti dirette si fecero solo dalla salsiccia, e consistettero in 
due serie di culture in provette d'agar comune alcalino inclinato, (tre 
provette, e quindi tre diluizioni, per ogni serie: il materiale era sospeso 
coH'ago di platino nell'acqua di condensazione, e poi questa era fatta 
spargere, inclinando la provetta e poi rialzandola, sulla superficie 
del becco di clarino): delle due serie, l'una fu tenuta in coudizioni 
aerobiche, l'altra in condizioni anaerobiche (facendovi il vuoto colla 
pompa e poi chiudendole alla lampada). — Dalle sospensioni in acqua 
sterile, feci piastre disseminate in agar comune ed in gelatina comune 
(soltanto aerobiche pei' la salsiccia, aerobiche ed anaerobiche pel sa- 
lame): inoltre, pel solo salame, feci culture ;jer versamento (tre dilui- 
zioni) in Erlenmeyer di pappa di pane. Io dò il nome di culture per 
versamento (non avendone trovato un altro nella letteratura) a quelle 
culture che si fanno pi'eparando un certo numero di sospensioni (a 
diluizione crescente) del materiale in un liquido, generalmente indif- 
ferente (per lo i)in acqua sterile), e poi versando una certa quantità 
d'ognuna delle diluizioni in un Erlenmeyer (o scatola di Petri od altro 
recipiente adatto) contenente un mezzo nutritivo solido, disposto in 
modo da presentare un'ampia sui)eificie (ciò che, per gli Erlenmeyer, si 
ottiene col disporlo in istrato alto solo 1-2 cm.). Inclinando in vari 
sensi il recipiente, e poi riversandone via (colle debite precauzioni) 
l'eventuale eccesso di liquido, si giunge ad ottenere uno spargimento 
dei germi sufficiente pei'cliè da essi si originino, almeno in qualcuna delle 
diluizioni, colonie bene isolate. Siiecialmente per le muffe (per le quali 
sole, del resto, io ho finora usato tale metodo) io preferisco usare come 



— 265 — 

recipienti gli Erlenineyer piuttosto che le scatole di Petri, perciiè i 
primi possono, a differenza delle seconde, essere lasciati a sviluppare 
per un tempo praticamente indefinito senza inquinarsi: vantaggio non 
disprezzabile, data la lentezza di sviluppo di alcune muffe. 

Tutte queste culture, sia in (ufo, che isolanti, furono poste a svi- 
luppare in luogo oscuro (termostato a 37°) od a luce rossa (camera 
dei termostati, a temperatura quasi costante di 30», ed armadio alla 
temperatura ambiente, oscillante intorno ai 20"). Furono fatte svilup- 
pare a 37" tutte le culture in agar, meno le piastre anaerobiche: a 30" 
quelle in pappa di pane ed in Raulin; a 20" le gelatine e le piastre 
in agar anaerobiche. 

La ragione che mi ha indotto a fare, oltre alle solite piastre in 
agar e gelatina comuni, anche culture, sia in toto che isolanti, in ter- 
reni particolarmente propizi allo sviluppo degli eumiceti, e meno o per 
nulla favorevoli a quello degli schizomiceti (Raulin, pappa di pane), è 
questa: che, specialmente quando nel materiale di partenza abbondano 
gli schizomiceti, non di rado, nei mezzi di cultura ad essi favorevoli, 
questi prendono tale predominio da impedire affatto Io sviluppo degli 
eumiceti presenti. Ciò non vuol però dire che in tali terreni questi 
eumiceti non si possano sviluppare: che anzi è noto come essi, una 
volta ottenuti in cultura pura, od almeno in cultura relativamente poco 
inquinata da schizomiceti, possano per lo piìi svilupparvisi (quali piìi, 
quali meno bene), e non di rado anche sporificare (specialmente nella 
gelatina, nella quale del resto alcuni possono anche talora sostenere la 
concorrenza degli schizomiceti). 

Ed io credo che alla trascurauza di queste culture in mezzi adatti 
sia dovuto per la massima parte il fatto, che nessuno prima di me 
(almeno per quanto mi consta) abbia isolato eumiceti dai salumi sani. 

Prima di esperimentare le muffe da me isolate, occorreva che io mi 
assicurassi che esse erano ■pìtre, e cioè non solo non inquinate da altri 
eumiceti, ma anche affatto esenti da schizomiceti, i quali, oltre a po- 
terne eventualmente alterare i caratteri culturali, certamente avreb- 
bero infirmate tutte le esperienze biochimiche che facevano l'oggetto 
di quelle ricerche, che mi avevano dato l'occasione di compiere questi 
isolamenti. 

Per ciò che riguarda le muffe che avevo isolate dalle piastre in 
agar ed in gelatina, questa sicurezza era quasi assoluta, perchè avevo 
avuto cura di pescare quelle colonie eumiceticlie a cui non se ne ve- 
devano commiste delle schizomicetiche. Di ognuna di tali muffe, quindi, 
mi limitai a fare (dalla cultura presunta pura) una cultura in brodo 
comune alcalino; e ciò perchè avevo notato come tale terreno, quando 



— 266 — 

vi si semini ima muffa [lura, rimanga perfettamente limpido anche (lo[)0 
che questa si è sviluppata: mentre basta un lieve inquinamento schi- 
zomicetico del materiale trapiantatovi perchè si abbia il noto intorbi- 
damento diffuso, che spesso precede, e sempre, in ogni modo, accom- 
pagna lo sviluppo del micelio della muffa. 

Per ciò che riguaida le culture ottenute dalla pappa di pane e dal 
Raulin, rin(iuinamento batterico non [lOteva affatto escludersi a priori: 
sia per l'impossibilità di un controllo diretto della colonia (nella pajipa 
di pane), sia perchè, prestandosi male il terreno (specie il Raulin) allo 
sviluppo degli schizomiceti, quelli che eventualmente avessero aderito 
al materiale inquinante potevano esservi rimasti vivi sì, ma senza mol- 
tiplicarsi: salvo a riiireiuleie poi lo sviluppo appena, con un succes- 
sivo trapianto, essi fossero stati ritrasportati in ambiente adatto. Per 
ovviare a ciò, ricorsi ad un artificio tecnico da me già descritto al- 
trove (Sulla decomp. aer. ilella rcllnlo^a, coni. 1°; V. Bibliografìa). Dalla 
cultui'a isolante pescai, cioè, le colonie eumicetiche, trapiantandole in 
pappa di pane (od in pappa di riso al latte, fatta secondo Kràl): svi- 
luppatesi tali culture, feci poi, da ognuna di esse, piastre isolanti in 
agar comune alcalino. In queste, i pochi schizomiceti che inquinavano 
le muffe si svilupparono, dando colonie, clie mi fu allora facile evitare 
nel i»escare le colonie eumicetiche. Dalle culture [iure così ottenute feci, 
a scopo di verifica, o nuove piastre in agar comune alcalino (che ri- 
sultarono esenti da colonie scliizomicetiche), o culture in brodo comune 
alcalino (che rimasero limpide). La riuscita di questi isolamenti mi fu 
poi confermata dal fatto che anche nel corso delle esperienze biochi- 
miche a cui ho già ripetutamente accennato, le culture in brodo comune, 
sia semplice, che addizionato di acido ippurico, rimasero sempre per- 
fettamente limpide. 

1*] vero che con tale metoilo rimane la possibilità di qualche in- 
quinameiifii da anaerobi obbligati: ma essa, oltre ad essere pochissimo 
probabile, non disturb:», pel fatto che tutte le culture seguenti furono 
fatte in ambiente aerobico. Di essa terrò però conto se dovrò eseguile 
esperienze iu ambiente auaerobico stretto colle muffe da me isolate. 

r) Esalilo CHltiiraU'. 

Prima di procedere all'esame sistematico delle culture negli alti'i 
mezzi nutritizii di cui dirò in seguito, io feci, da ogni muffa, due cul- 
ture in provette di pappa di pane, ponendone a svilupiiare una a 3.5"-37'', 
l'altra a 27°: le altre culture si facevano |)oi a quella, delle due tem- 
per;itui'e citate, che s'era mostrata più favorevole allo sviluppo della 



— 367 — 

muffa. Ciò si fece pelò solo in ([uaiito era co!iii)atibile colia tiatiua del 
mezzo nutritivo: s'intende die le gelatine furono sempre tenute sotto 
i 25°, e [irecisameute all'ambiente (circa 20") quelle all'arqua di malto, 
ed a 23° quelle al liquido di Raulin (v. in seguito, a pagina 268). 

I trapianti erano fatti o coll'ansa, o, più spesso, con un robusto ago 
di platino colla estremità appiattita a raschietto (quello stesso di cui 
mi ero servito pel prelevamento del materiale dal salame: v. pag. 263). 

Ho preferito sempre, nel fare i trapianti, di prendere una quantità 
non troppo piccola di micelio: nel mio caso, del resto, era perfetta- 
mente inutile sforzarsi a prendere le sole spore, perchè, come ho detto 
sopra, mi ero già assicurato per altra via dell'assenza di schizomiceti 
dalle mie culture eumicetiche. Ciò contribuisce d'altro lato a rendere 
più facile la tecnica dei trapianti. Questi sono anche resi agevoli dal 
fatto che per essi io uso sempre le comuni provette da laboratorio, e 
non gli Erlenmeyer: ciò riesce più comodo sia per la maggiore ma- 
neggiabilità, che pel minor costo e pel minor volume di esse (questa 
ultima proprietà permette di sterilizzarne un maggior numero per ogni 
volta, e di risparmiare anche sulla quantità del mezzo nutritivo). Le 
culture in provette non solo crescono benissimo, ma per la maggiore 
altezza dello strato del teri-eno nutritivo (8-10 cm., come si usa in 
batteriologia) essicano meno rapidamente: anche trattandosi di mezzi 
liquidi, esse riescono bene, purché si abbia l'avvertenza di posare de- 
licatamente il materiale imiuinante sulla superficie del liquido, e di 
mettere poi la provetta nel suo sostegno (io uso i soliti bicchieri di 
vetro) senza agitarla (ciò che non presenta la menoma difficoltà). 

Le culture in provette vengono poste, come ho detto, in bicchieri, 
aventi sul fondo un po' di bambagia. Questa viene poi inzuppata di 
sublimato al 2 per 1000 (è anzi bene che il bicchiere venga inoltre a 
contenere uno strato alto 2-3 cm. di tale soluzione) : poi, posato il bic- 
chiere nel termostato, o sopia un qualsiasi tavolo dell'ambiente in cui 
lo si vuole tenere, lo si copre con una campana di vetro, previamente 
lavata all'interno colla stessa soluzione antisettica. Li tali condizioni 
(specialmente quando si abbia avuta l'avvertenza di bruciar bene i tappi 
di bambagia delle provette, arroventando anclie buon tratto dell'estre- 
mità superiore di queste), le culture non solo crescono rapidamente, ma 
si conservano umide, ed in pari tempo esenti da inquinamenti, anche 
per vari mesi. — Le culture cosi fatte vengono sempre tenute al buio, 
od in ambienti forniti di vetri rossi. 

Nella scelta dei mezzi nutritivi io fui guidato dal concetto di uni- 
formarmi, per quanto era possibile, e compatibilmente colla necessità di 
restringermi ad un numero non eccessivamente grande di terreni di 



— 268 — 

coltura, a quanto era stato fatto da quegli altri Autori che avevano 
prima di me studiato, in culture pure, eumiceti appartenenti agli stessi 
generi del maggior numero di (luelli in esame. Devo però dire che, 
allorché feci i miei esami culturali, non avevo ancoia avuto il lavoro 
dei Tliom sui Penicillium, lavoro che mi giunse solo dojìo che essi erano 
terminati da qualche mese; e che nella nota preliminare del Dierckx 
sullo stesso argomento i mezzi nutritivi usati sono indicati in modo 
affatto sommario, senza nessun dato sulle proporzioni d'agar e di ge- 
latina da lui aggiunte, a quanto pare contemporaneamente, ai liquidi 
culturali. D'altra parte, per ciò c!ie riguarda un altro dei generi ch'erano 
pili riccamente rappresentati tra le mie muffe, il genere rladosporium, 
non conosco lavori che ne riportino re.same culturale. Quindi per la 
scelta dei terreni dovetti rivolgere la mia attenzione sopratutto a quelli 
usati da chi ha desciitto con maggior cura, secondo le vedute moderne 
della micologia, un gran numero di specie di Aspergillns, cioè dal Wehmer. 
A questi terreni ne aggiuu.si soltanto uno, che dovrebbe essere molto 
simile ad uno di quelli usati dal Dierckx: la gelatina al Kaulin, che 
del resto è adoperata anclie dal Tiraboschi, a somiglianza del quale 
feci inoltre le culture in latte. I mezzi di cultura da me impiegati per 
l'esame culturale sistematico delle mie muffe furono dunque 1 seguenti: 

Pappa di pane bianco. 

Mosto di birra (senza luppolo : sterilizzato all'autoclave). 

Liquido di H-'e/ower ' (Esso si presta specialmente bene permet- 
tere in evidenza i colori delle muffe che vi si coltivano: si veda, per 
esempio, a questo proposito, la descrizione culturale del Cladosporium 
Comesii). 

Gelatina al liquido di Rauliti " (Culture [ler infìssione). 

Latte (scremato, sterilizzato all'autoclave) 
Inoltre utilizzai per la descrizione culturale anche delle cultuie 
fatte a scopo di semplice propagazione in gelatina aW acqua di malto 
(iufissione), e delle culture (in Erlenmeyer) in brodo comune alcalino, sia 
semidice, che addizionato dell'I per 600 d'acido ippurico, che si erano 
fatte per altro scopo. 



' Essii lui la seguente composizione: Arr|u,-i, oc. HO, «glucosio gr. 10. nitrtito 
il'amuiouio gr. 0,28, l'ostalo nionopotassico gì-. 0,11, solfalo ili magnesio gr. 0,07. 
Si distribuisce, si sterilizza in autoclave. 

^ Tale gelatina era preparata col metodo indicato dal Tirabosclii. Si prepara 
una gelatina al 2.5 per 100 in acqua distillata, se ne mettono 5 ce. circa in ogni 
provetta, si sterilizza al solito. In ognuna di tali provette si versano poi altri 
5 ce. di lidiilin sterile (colle debite precauzioni), si mettea fondere in bagno 
maria, si agita fino a mescolanza completa e si lascia solidificare. 



— 269 — 

Pel solo Aspergillns fumigatus feci un esame sistematico anche delle 
culture: in brodo comune alcalino (provetta) a 37°, ed in gelatina co- 
mune alcalina, alla temperatura ambiente (circa 20°). 

Le culture di propagazione dalle quali presi il materiale per in- 
fettare quelle destinate all'esame culturale distavano di molto, sia come 
tempo, che come numero di passaggi, da quelle isolanti. 

d) Rilievo dei caratteri culturali. 

Riguardo a] rilievo dei caratteri macroscopici assunti da ogni 
muffa in ognuno dei mezzi di cultura usati, io mi posi la questione, se 
fosse meglio osservare, per ogni terreno, molte culture, e poi darne 
una descrizione, dirò cosi, riassuntiva, scartando quei caratteri che mi 
fossero apparsi non fissi od incidentali: o se non fosse invece prefe- 
ribile fare una descrizione obbiettiva, e, diremo cosi, fotografica di una 
sola cultura per ogni terreno, utilizzando il maggior tempo lasciatomi 
libero da questo modo d'osservazione, da un lato per moltiplicare il 
numero dei mezzi nutritivi, dall'altro per render più precisa e per ri- 
petere pili di frequente l'osservazione stessa. Il primo metodo è quello 
che, a quanto appare dalla massima parte delle loro descrizioni cul- 
turali, dev'essere piìi usato dai micologi puri: mentre del secondo si 
servono abitualmente i batteriologi nello studio culturale degli schizo- 
miceti. 

Ed appunto di questo secondo metodo io decisi di servirmi, perchè 
mi sembra il i)iìi adattato a dare una chiara idea dei caratteri culturali 
descritti, ed anche perchè non è impossibile che l'elemento subbiettivo 
possa di troppo entrare nella distinzione dei caratteri fissi ed impor- 
tanti da quelli accidentali; e ciò specialmente quando, come nel mio 
caso, ed in genere in quelli dell'eumicetologia cippìicaia, non sia pratico 
né utile il dedicare all'esame culturale una somma di tempo e di la- 
voro quale sarebbe richiesta dall'altro sistema descrittivo. 

Le culture destinate a questo esame sistematico, dunque, fatte come 
si è detto nel paragrafo precedente, venivano da me osservate a brevi 
intervalli. È buona regola (ed io l'ho seguita per tutti i terreni sopracitati, 
salvo che pel latte) di ripetere l'osservazione ogni 24 ore, almeno fino 
a che s'inizi la sporificazione, od ancor meglio fino a che i carat- 
teri delia cultura rimangano invariati per due o tre giorni consecu- 
tivi; e ciò, non solo per seguire lo sviluppo di essa, ma anche perchè 
alcuni caratteri sono aft'atto passeggeri (per esempio, le macchie rosse 
nelle culture in ìVekmer ùeW Aspergillns Tirahoschii — v. pag. 278; e 
la tinta grigia delle culture in Wehner del Cladosporiion Comesii — 



— 270 — 

V. pag. 317). In seguito le culture possono essere, senza inconvenienti, 
osservate ad intervalli maggiori: è bene che una di queste osservazioni 
cada tra il decimo ed il quindicesimo giorno, e non è mal fatto eseguirne 
un'ultima verso il trentesimo. — Pei mezzi nutritivi che non fecero 
parte di questo esame che ho chiamato sistematico, mi limitai ad osser- 
vare culture bene sviluppate, ed anzi già piuttosto vecchie. 

Per dare maggiore chiarezza ed uniformità alle mie descrizioni, ho 
adottata, in esse, una nomenclatura convenzionale fissa delle singole 
parti che possono distinguersi in ogni cultura eumicetica. Tali deno- 
minazioni non pretemlono, una per una, alla originalità: esse tendono 
soltanto, nel loro complesso, a seguire quell'indirizzo di sistematizza- 
zione e di uniformazione al ([uale lio accennato fin dal principio di iiuesto 
capitolo. 

In una cultura eumicetica tipicamente sviluppata in mezzo liquido 
(descrivo questa perchè è quella che meglio si pi'esta ad essere sclie- 
matizzata) io distinguo dunque, andando dal basso all'alto (cioè dal fondo 
del recipiente verso la sua bocca), le parli che ora verrò enumerando. 

1. — Sul fondo del reci[»iente, ed in seno al liquido, oltre ad 
eventuali depositi cristallini od amorfi (e, pel latte, ai coaguli), si osser- 
vano per lo più dei fiocchi micelici, generalmente non sporificati, che 
possono essere depositati sul fondo, oppure sospesi a mezz'acqua, od 
anche aderenti alle pareti del recipiente ; ad essi io dò il nome di vìi- 
relio sommerso (o colonie sommerse ). 

2. — Al disopra del fondo del lecipiente noi troviamo il liquido 
di cultura: questo può presentare zone colorate, od anche, qualora in 
origine fosse torbido, zone di maggiore limpilezza; e può anche essere 
colorato od il'.impidito //; loto, oppure essere rimasto affatto inalterato. 

A questa iiarte del terreno di cultura, che non è visiliilmente co- 
perta dal micelio, io dò in genere il nome di colonna. 

3. — Sulla superficie del liquido si distende un feltro micelico 
{feltro sitpcr/ìciale), che può occupare tutta ([uesta superficie (feltro siip. 
completo), soltanto la [xii'iferia di essa (f. sup. periferico), od anche 
coprii'e solo una parte qualsiasi delia sui)erficie stessa, ciò che av- 
viene sempre prima che il feltro divenga completo, ma che può pure 
permanere a lungo anche do[)o la sporificazione .(f sup. incompleto): 
non di rado nel feltro incompleto si continuano per lungo tempo a di- 
stinguere le singole colonie, più o meno confluenti, clie lo formano. 

Nel feltro superficiale io distinguo iXws, facde, una superiore che si 
trova a contatto dell'aria e sulla quale si l'ormano in genere gli organi 
fruttiferi, l'altra inferiore clie è a contatto col liquido: ed un mare/ine, 
che si appoggia (del tutto (juando il feltro superficiale è periferico o 



— 271 — 

completo, ed in parte quando esso è incompleto) alle pareti del reci- 
piente. In genere però, nelle mie descrizioni culturali (dove non sia 
detto altrimenti), per margine del feltro superficiale si deve intendere 
quella parte di esso clie s'appoggia al vetro: parte che spesso presenta 
particolari macchie o colorazioni, diverss per qualità o per intensità 
da quelle della faccia inferiore (con cui il margine si continua e di cui 
esso ha, in genere, le altre proprietà). 

4. — Al di là del margine aderente alle pareti del recipiente, il 
feltro si continua ancora (facendosi però in generale meno compatto 
e meno spesso), arrampicanilosi su per le pareti stesse. In questa parte 
del feltro, che io chiamo feltro rampicante, io distinguo ancora due 
facce, alle quali serbo il nome di superiore pei' quella guardante verso 
l'interno del recipiente, ed inferiore per l'opposta, perchè esse si con- 
tinuano in realtà verso il basso colle facce di questo nome del feltro 
superficiale: inoltre vi vedo un bordo, che rappresenta il confine supe- 
riore di questo feltro rampicante, (juando esso non si continui altri- 
menti verso l'alto. 

.5. — In molti casi, più in su del vero feltro rampicante v' è una 
formazione analoga (ed in generale confondentesi con esso venso il basso), 
ma molto più esile e più lassa, alla quale io dò il nome convenzio- 
nale di micelio rampicante, e nella quale distinguo ancora le due faccie 
che chiamo superiore ed inferiore (spesso non discernibili l'una dall'altra, 
per l'eccessiva sottigliezza di questo velo micelico), ed un bordo, die 
la delimita in alto (cioè in direzione della bocca del recipiente). 

Nei mezzi solidi manca, naturalmente, il micelio sommerso, e, se sono 
opaciii, rimane invisibile (a meno ciie non si formino delle cavità) la 
faccia inferiore del feltro superficiale; in essi le zone colorate della 
colonna (che nei liquidi sono sempre più o meno sfumate) possono es- 
sere sfumate o nette. Nelle gelatine, inoltre, possono aversi zone di 
fluidificazione, le quali possono avere o no lo stesso colore della parte 
non tiuidiflcata ; dippiù, in esse, dalia faccia inferiore del feltro super- 
ficiale nasce per lo più un prolungamento a fittone, che discende per 
la zona fluidificata. S'intende poi che, in tutte le culture per infissione, 
oltre alla crescita in superficie potrà aversi una crescita di micelio (ge- 
neralmente sterile) nel canale d' infissione. 

Naturalmente, non è detto che in ogni cultura si debbano sempre 
trovare tutte \& parti da me enumerate: anzi la mancanza, o lo sviluppo 
maggiore o minore di ognuna di esse contribuiscono appunto a carat- 
terizzare gli aspetti culturali di singole specie eumiceticlie. 

I termini da me adottati per indicare le proprietà del feltro nei 
singoli casi, mi pare non richiedano speciali spiegazioni: dirò solo che 



— 272 — 

dò il nome di circonvoluzioni a quelle pieghe larghe e generalmente 
l'icurve che si osservano in molti feltri snperfriali, a completo sviluppo, 
e che ricordano un po', nell' insieme, appunto le ciicouvoluzioni cerebrali. 
Dirò inoltre che chiamo inalterato il mezzo nutritivo allorquando esso 
appare tale al semplice esame visivo e macroscopico. 

e) Rilievo dei caratteri iiiori'ologici. 

Al contrario di quanto fa la massima parte degli Autori, io ritenni 
inutile di ricorrere, pel rilievo dei caratteri morfologici e per la misu- 
razione delle singole parti del tallo, alle culture in goccia pendente: 
culture la cui tecnica comporta un notevole dispendio di tempo ed è 
poco agevole, e le quali d'altro lato non sono prive d'inconvenienti, pel 
fatto che in esse la muffa è costretta a crescere in condizioni, soprat- 
tutto d'aerazione, che non rappresentano certo Vo-ptimmn per la tipicità 
della sua sporificazione. Tali culture sono in genere, del lesto, perfetta- 
mente inutili, quando si possa usare di un artificio tecnico del quale io mi 
servo abitualmente, per l'esame d'' insieme di esse a piccolo ingrandimento 
(si giunge però comodamente all'obbiettivo 4 Koristka, con qualsiasi 
oculare, almeno fino all' 8 compens.). Questo artificio consiste sempli- 
cemente nel porre sotto il microscopio una provetta di cultura della 
muffa in mezzo solido, osservando attraverso il vetro il micelio rampi- 
cante (non di rado si possono del resto esaminare, con tale mezzo, anche 
altri punti della cultura). La provetta, che rimane, naturalmente, cori- 
cata sul tavolino del microscopio, viene tenuta ferma semplicemente 
colle dita. Però, quando si tratti di misurare, in tale maniera, gli or- 
gani fruttiferi (capolini aspergillari, ecc.), ciò riesce disagevole, richie- 
dendo grande fermezza di mano: a tale inconveniente io ho ovviato in 
genere coli' introdurre la provetta nell'apposito sostegno di un conta- 
colonie per culture alla Esmarch, e col far poi entrare questo fra il 
tavolino del microscopio e l'obbiettivo (non sarebbe difficile, del resto, 
costruire un apposito fermaoggetti da adattare volta per volta — con 
viti, molle, od altro - al tavolino del microscopio). Anche le culture 
(in provetta) in mezzo liquido possono esaminarsi direttamente al mi- 
croscopio, purché si abbia l'avvertenza di tenere quest'ultimo molto in- 
clinato, e quindi col tavolino quasi verticale: ciò che permette di te- 
nere quasi verticale anche la provetta che si appoggia al tavolino stesso. 
Tutte le mie misure di organi conidiofori presi nel loro insieme sono 
state eseguite col metodo sopradescritto. Ed a proposito di misure, dirò 
fin d'ora che tutte quelle da me liferite nelle descrizioni morfologiche 
(tanto se fatte direttamente sulle culture, come se ottenute da prepa- 



— 273 — 

rati) furono eseguite su organi giunti a peifetto sviluppo (preferendo 
sempre i più tipici ed i più grossi, e scartando gli immaturi), usando 
a tale scopo culture recenti e bene sporificate, fatte in un buon ter- 
reno nutritivo (pappa di pane) ed alla temperatura dimostratasi più 
favorevole. Inoltre avverto che ognuna delle cifre riportate rappresenta 
sempre la media di almeno due determinazioni. 

Il rilievo dei caratteri morfologici più fini (e quindi visibili solo con 
ingrandimenti maggiori), e la misurazione delle singole parti del micelio 
e dei corpi fruttiferi, vennero fatti su preparati a fresco. Non occorre dire 
che il prelievo dalle culture del materiale da usarsi per fare preparati 
era eseguito con aghi di platino sterilizzati, e colle debite precauzioni 
asettiche. Questo materiale proveniva sempre, come sopra Jio accennato, 
da culture bene sporificate (e non da culture appena all'inizio della spo- 
rificazione, come, secondo me a torto, consigliano molti Autori). 

Per ogni cultura, facevo almeno due preparati: uno destinato a 
porre in evidenza i caratteri, dirò co.si, d'insieme (che nell'esame at- 
traverso la provetta non avevo potuto esaminare a forte ingrandimento), 
l'altro adibito sopiattutto a lasciarmi vedere (e misurare) le particola- 
rità degli organi fruttiferi. — Per allestire i preparati della prima specie, 
io prendevo il materiale verso il margine della zona sporificata (dove 
la maturazione è meno avanzata)^ lo immergevo per qualche secondo in 
un vetrino d'orologio contenente acido acetico diluito (a occhio: circa 
1-2 parti d'acido acetico glaciale ed 1 parte d'acqua distillata), e poi 
lo posavo con garbo in una goccia di glicerina diluita posta sopra un 
portaoggetti: coprivo (senza premere) e guardavo. L'acido acetico, 
com'è noto, fissa (fino ad un certo punto!) i conidi al loro posto. — 
Pei preparati del secondo genere, il materiale veniva preso nella parte 
bene sporificata della cultura, e poi, coll'ago di platino, era portato in 
un vetrino d'orologio contenente dell'alcool (generalmente usavo alcool 
a 9.5''). Qui lo distaccavo dall'ago di platino per mezzo d'un comune 
ago da dilacerazioni: poi con la punta di questo lo comprimevo dolce- 
mente contro il vetro, imprimendogli dei movimenti (non troppo ener- 
gici) di va e vieni, che producevaiio il distacco delle spore, le quali 
restavano cosi sospese nell'alcool, intorbidandolo. Quando tale intorbi- 
damento diveniva eccessivo (come avviene talora coi peniciìU) ricam- 
biavo l'alcool una o due volte. Il micelio cosi privato della massima 
parte delle spore veniva allora portato nella solita goccia di glicerina 
diluita, nella quale esso, essendo imbevuto d'alcool, per le note ragioni 
di contrasto fra le tensioni superficiali dei due liquidi si distendeva 
perfettamente da sé, risparmiandomi quelle manovre di distensione e 
di dilacerazione a mano che non di rado compromettono, per la loro re- 



— 274 — 

lativa rudezza, la riuscita del preparato. Io uso poi chiudere questi pre- 
parati allestiti in gliceriua diluita (dopo di averli osservati, più o meno 
minutamente, una prima volta appena fatti) lutandoli con balsamo del 
Canada ; induritosi questo, essi si possono poi conservare a lungo (al- 
meno tenendoli al buio). 

Per controllare l'attendibilità del metodo da me seguito nel rilievo 
dei caratteri morfologici, di una delle mie niuife (il Citromyces Sormanii) 
io feci anche una eultnra in goccia pendente {cultura in gocciolina fra 
vetri inani secondo Lindner, in liquido di Welimer) : questa, esaminata 
a completo svilujìpo, confermò comiìletamente, sia riguardo alle forme 
che alle dimensioni, i dati già ottenuti coH'esame a provetta chiusa e 
coi due pi'eparati. Vnìcooìiro e Vacciico. 



275 



IL 

DESCRIZIONE MORFOLOGICA E CULTURALE 

DELLE SINGOLE SPECIE 



Ho raccolti nella seguente tabella i ilati relativi alla provenienza 
delle specie da me studiate, ed al teireno di cultura che mi i>ermise 
di isolarle dalla rispettiva matrice. 

Ad essa faccio seguire la descrizione di ognuno di questi eumiceti: 
da ultimo ho riunite insieme le diagnosi latine di ciascuno di essi. Debbo 
avvertire fin d'ora che ciò clie mi ha spinto ad intitolare con nomi 
nuovi V Hormodendron ed 1 Cladosporiinn, è stata l'impossibilità di iden- 
tificarli con ispecie già note; impossibilità che deve imputarsi, da un 
lato al grande polimorfismo di questi eumiceti, dalTaUro (che è il piin- 
cipale) alla quasi assoluta mancanza di descrizioni culturali utilizzabili 
di specie appartenenti a tali generi. 



EUMICETI STUDIATI. 





Salame 


Mezzo di cultura 


SPECIE 


Joiule 


col quale 




fu isolata 


la si è isolata 


Hormodendron Farne/iì n. sp. . 


Salame 




Cladosporktin Suvitaiaiii n. sp. . 

r, Conicsiin. sp. Razza 1 

>> 


» 


Piastre dissemiuate aerobiche 
iu o'elatina comune alcalina 




^ 


1 


> '^ 


Salsiccia 


Cultura /;/ foto in Erleinne\-er 
di pappa di pane. 


>> liriosìi li. sp 


Cifromyces Sormaniì n. sp. . . . 


> 


AspergiUus Tirabonchii ii. sp. . . 


Salame 


Piastra dissem. anaerobica in 
agar comune alcalino. 


» lìelfinifi/ n. sp. . . . 
» fumi<iiilni> Fres. . . . 


Salsiccia 


Cultura /;/ foto in Raulin. 



Atti delVIsl. Bot. (leU'l'iiirersilà di Pavia — Serie li. - Voi. XIV. 



21 



276 — 



ASPEUGILLTS TIJiABOSCHTT n. sp. 

(Vedi T,ii;,ì,i XTT. Fiij. 14 v inj. 

CARATTERI MORFOLOGICI. 

CriLTUBA IN TAPPA DI PANE, 12 gioi'iii a 27". — Ha i caratteri delle 
Sierigmatocjjstis. — Micelio sterile incoloro, senza settatura visibile, del 
diametro di /(. 1,5. Ite fertili non ramificate, incolore, con rari setti, 
leggermente assottigliate alla base; diametro /(. 4, lungliezza /(. 140. 
Capolini di color verde-giallo, sferici o più larghi die Innglii; diametro 
trasverso /i. 140-230, diametro longitudinale /(. 12.5-18.5. Vescicola ineo- 
lora, piriforme, con delimitazione poco netta dall'ifa, diametro /(. 13. 
Sterigmi iirimarii (btisidi) incoloii, pressoché cilindrici, iioco meno larghi 
che lunghi (p.. 5), coprenti tutta la vescicola, diretti radialmente. Ste- 
rigmi secondarii incolori, fusiformi ed allungati, disposti a tre per ogni 
sterigma primario, lunghi /(. 6,5, laighi /(. 1,5. Conidii catenulati, globosi, 
color verde-giallo, lisci, di /i. 3 di diametro. 

Vi sono auclie varie ife fruttifere senza vescicola o colla vesci- 
cola piccola, ed alcune forme atipiche (p. e. un verticillo di sterigmi 
primari! piivi tutti di sterigmi secondarii meno uno, che si allunga 
molto pili degli altri). 

Le dimensioni dei cap(diiii e delle ife fertili furono da me trovate 
eguali a quelle ora ennmerate anche nella cultura in mosto di birra che 
ha servito per la descrizione culturale (12 giorni a 27", micelio ram- 
picante). 

CARATTERI CULTURALI. 

OptimiiìH al disotto di 37" (a 37°, almeno in pappa di pane, non 
si sviluppa: anzi le culture rimaste a 37° pei otto giorni non si svilup- 
pano più nemmeno tenendole a 27"). 

Pai'pa di PANE. — Dopo due giorni appare un cespuglietto cVun bianco un 
po' sporco, convesso, a pelurie grossolana, che in seguito va crescendo ; al quarto 
giorno e.sso mostra al centro una lieve sfumatura crème chiarissima e si nota 
inoltre la nascita di coloniette nuove, aventi gli stessi caratteri che presentava 
la prima apjiena nata. Questa tinta giallognola centrale si viene poi accentuando, 
ed all'ottavo giorno è divenuta verde-giallo chiara, ed occupa tutta la colonia 
meno il bordo periferico che rimane bianco (intanto sono nate nuove colonie). 



— 277 - 

Al (ìnd/ceshjio (/ionio, il feltro, formato dalla confluenza delle colonie, non 
copre ancora tutta la superficie superiore della pappa di pane; nel feltro si distin- 
guono ancora le singole colonie, perchè ognuna di esse ha il centro verde-bronzo 
chiaro, circondato da un sottile alone giallo-aranciato chiaro, ed il bordo perife- 
rico bianco. All'intorno del boi-do periferico del feltro v'è una sottile zona in 
cui la pappa di pane è colorata in rosso-arancio chiaro : il resto della pappa non 
ha assunto nessuna colorazione. Il iiiari/ine del feltro, visiliilc contro il vetro, è 
giallo-arancio vivo. 

AI ventisettesimo giorno. - Feltro rami)icante esilissinio. bianco; alla 
faccia superiore esso è punteggiato da iiumeiosi piccolissimi capolini, 
quasi per nulla elevati al disopra di essa (cioè con ifa fertile così breve 
da essere pressoché inapprezzabile ad occhio nudo), jiarte isolati, parte 
raggruppati a piccole chiazze lasse, di un color verde morto di media 
intensità; la faccia inferiore dei feltro rauipicante iia delie chiazze giallo 
vive, e delle chiazze rosso ruggine. 

Feltro superficiale : sulla faccia superiore, al disopra dello sfiato, 
più basso, dei capolini (del solito verde, clie, per la loro maggior fit- 
tezza, appare più scuro) si elevano cespugli rotondeggianti, convessi, 
morbidi, lanosi idei diametro di cui. 0,5-1 circa), alcuni bianchi, altri 
giallo d'ocra chiaro; il margine è losso ruggine intenso, sfumante in 
alcuni punti in aranciato vivo. 

Sotto al feltro, una sottile zona di pa[)[ia di pane è tinta in gial- 
lognolo ocraceo ; questo colore sfuma rapidamente, in basso, fino ad una 
sottile zona biancastra, al disotto della quale il colore della jìappa è 
normale. 

Mosto di birra. — Al secondo giorno v'è solo un esilissimo micelio ram- 
picante, lasso, trasparente, che il giorno dopio si è ispessito e si è fatto, meno 
lasso (pui-e rimanendo morbido, bianco su tutt'e due le facciei cosi da costituire 
un vero feltro rainpicaiife ; al quarto giorno sul bordo di esso vi sono molti pic- 
colissimi capolini bianchi, che il giorno seguente sono più numerosi, color verde 
piuttosto chiaro. 

Ai dodicesimo giorno. -— Feltro rampicante spesso ma molto lasso, 
a lunghi filamenti bianchi un po' ramosi ed intrecciati, diretti nel senso 
della lunghezza della provetta, morbidi ; esso porta alla faccia superiore 
dei cespi piuttosto radi di capolini d'un verde un po' giallo piuttosto 
scuro (nella parte bassa del feltro rampicante, vicino al suo confine col 
feltro superficiale, i capolini dei singoli cespi .sono più stipati). Feltro 
superficiale piuttosto compatto, molto circonvoluto (specialmente alla 
faccia inferiore), color aranciato chiarissimo su tutt'e due le facce, ma 
avente, alla faccia inferiore, l'interno dei solchi die stanno fra le cir- 
convoluzioni di color aranciato più intenso (questa disposizione di colori 



— 278 — 

può paragonarsi in certo modo a quella d'una rosa tea). Alla faccia in- 
feriore, il feltro superficiale porta una breve, morbida, fitta pelurie 
bianca; la faccia superiore è quasi tutta coperta da grossi ciuffi d'una 
pelurie notevolmente più lunga, morbida, lassa, bianca: il maryine è 
privo di qualsiasi pelurie. Non vi sono colonie sommerse aderenti al 
vetro; sul fondu v'é un deposito micelico non molto abbondante, bianco, 
lasso, tutto riunito (pare un lasso fiocco di Ihiissima bambagia). Il li- 
quido è inalterato. 

WioiiMnii. — Dopo 24 oi'o comincia a crescere come lieve pelurie bi.aiica, \ì- 
siliile intorno al materiale d'infezione. Al secondo liiorno v' è un micelio rumpi- 
riiiitc lasso, t.i'asparente, ed un ffUni niijii'rfii-/iili' iiiciiin|deto, costituito da alcune 
coloniette liianclii'. ]io<"o convesse, e da una colonia più grossa, convessa, tutta 
bianca, morbida, lanosa, non molto compatta: a mezz'acqua e sul fondo si vedono 
jioclie colonictte biancbc, rotonde, ragi;i.ate : sul fondo v'ò anche un deposito 
bruno, amorfo. La cultnr.a si va in seguito svilujipando : al quiarto giorno le co- 
lonie del feltro superficiali' lianno «'oiifhiito ipiasi tutte, e v'é anche una zona di 
feltro rampicante; la faccia inferiore eli tutto il feltro si è tinta, non unifor- 
memente, in giallognolo con sl'unialure aranciato-cliiare : in un i)nnto della faccia 
inferiore del feltro rampicante vi sono tre piccole macchie vicine, una color 
giallo-aranciato vivo, una vermiglia, ed una di un rosso un po' solferino molto 
vivo. Altre m.acchie gialle (piuttosto chi.are) vi appaiono il giorno seguente. Al 
sesto giorno le macchie ch'erano ros.se sono ridivenute giallo-aranciato vivo: ed 
in ])ari tenqio s\illa farcia superiore del feltro, so/ii in cori'ispondenza di tali 
macchie (il cui colore aranciato vi tras])are un po' attraverso al moi-bido feltro 
bianco) v'é una chiazza di spori (icazione verde-chiai'a (i capolini non si distin- 
guono ail occdiio nudo). 

Al dodkesmo gionio. — Il feltro rampicante è sjiesso, a filamenti 
fitti diretti nel senso della liuigliezza della provetta, hianciii, ma attra- 
verso ai quali traspaiono anciie alla faccia inferiore le macchie, rela- 
tivamente larglie, di sporificazione clie sono al bordo in alto della faccia 
superiore. In tali macchie i capolini si distinguono solo al bordo supe- 
riore della zona spoiificata, mentre nel resto la macchia appare uni- 
forme, e solo poirerosa. (Queste macchie sono coloi- verde glauco scuro 
al centro ed al bordo inferiore, mentre passano nettamente (quasi senza 
sfumatura) al veide un po' giallo di media intensità al bordo superiore. 
Feltro superficiale molto circonvohilo alla faccia inferiore, meno (ed anzi 
jiiuttosto mammeìlonato) alla superiore. Alla sua faccia superiore esso è 
compatto, ma notevolmente morbido, bianco, con una macchia color 
giallo olivastro chiarissimo in corrispondenza della macchia giallo viva 
della faccia inferiore (vedi sotto): questa macchia olivastra confina in 
alto con una macchia di sporificazione color verde glauco scuro. La 
faccia inferiore del feltro superficiale è color aranciato morto estrema- 



- 279 — 

niente chiaro, sfumante in alcuni punti in bianco .sporco mentre altrove 
Ila larghe sfumature aranciato morto chiaro, ed in alcuni punti del mar- 
gine sfuma in giallo canarino od in giallo arancio di media intensità: 
nel punto o v'erano al quarto giorno le macciiie rosse v'è ora una mac- 
chia color giallo aranciato vivo. — Liquido inalterato. — Qualche co- 
lonietta sommersa aderente al vetro, bianca, compatta, irregolare, sterile 
(la sterilità fu constatata anche coU'esame microscopico a provetta chiusa), 
nel solo terzo superiore della colonna del liquido. Sul fondo, scarso de- 
posito micelico analogo a quello del rispettivo mosto di birra. 

Gelatin.a al Raulin. — Al secondo giorno, inizio di crcsoita .sia nel canale 
d' inflssione che in superficie sot,to forma di micelio esile, in alcuni jninti a co- 
loniette piatte e rotondeggianti , trasparente (bianco dov'è un po' più titto). Le 
colonie superficiali s'inspessiscono e crescono, sicché al terzo giorno sono morbide, 
lanose, poco convesse, tvitte bianche, ed hanno confluito quasi tutte. Al quarto 
giorno nel feltro ormai completo, bianco, morbido, lanoso, non si distinguono più 
le colonie originarie ; la faccia inferiore di esso è bianca con larghe e numerose 
macchie sfumate giallo-arancio chiarissimo, aventi in alcuni punti sfumature dello 
stesso colore ma più vivo. Al quinto giorno si trova tutta sporificata (capolini 
bianchi) una lassa colonietta ramjìicaìite ; le macchie aranciate della faccia infe- 
riore del feltro supei'flciale si sono fatte molto più vive, .ed una di esse sfuma, 
al iiiaryine contri) il rctrn, in rosso solferino. Il giorno dopo il margine ha una 
larga zona periferica (che fa quasi tutto il giro della provétta) color vermiglio 
vivo ed intenso, con sfumature solferino in alcuni punti: nel resto, la faccia in- 
feriore è giallo crème chiaro, sfumante verso la periferia in giallo-aranciato vivo 
(da quest'ultimo si passa poi, quasi senza sfumatura, alla zona rossa sopra de- 
scritta). La tinta rossa traspare un po' anche attraverso al micelio bianco, morbido, 
della faccia superiore. Al bordo della faccia superiore v'è una sottile zona color 
verde un po' giallo chiaro (che fa metà del giro della provetta), con aspetto pol- 
veroso (ed in cui guardando molto attentamente si riescono a distinguere i capo- 
lini). Versoli centro della faccia superiore v'è una piccola macchia sfumata, dello 
stesso verde ma chiarissimo. Subito sotto al feltro la gelatina è fluidificata; in cor- 
rispondenza della zona rossa essa è tinta in rosa un po' gialliccio chiaro. 

Al quindiresimo giorno. — Micelio rampicante molto scarso, lasso, 
bianco, portante alla faccia superiore numerosi capolini blandii, quasi 
insensibilmente elevati (cioè portati da ife di lunghezza non percepi- 
bile ad occhio nudo). Feltro superficiale molto incavato nel mezzo, po- 
chissimo circonvohito alla faccia superiore, un po' di più all'inferiore. 
Faccia superiore a pelurie piuttosto lunga, bianca, fitta ma molto mor- 
bida, con una vasta chiazza color verdegiallo ciiinro sfumata, jiolverosa 
(non vi si distinguono i singoli capolini); al centro della faccia supe- 
riore traspare il color rosso della inferiore. Faccia inferiore color rosso 
vinoso un po' gialliccio (il colore del vino nero vecchio). Il margine 
contro il vetro, che a causa dell'incavatura del feltro è piuttosto esteso, 



— 280 — 

è dello stessu rosso nella sua parte iiiìi alta, mentre in basso è limitato 
da una sottile zona nera, la quale non fa però tutto il giro della pro- 
vetta, presentando invece una breve interruzione, ai lati della quale essa 
ha una sfumatura nero-violacea. Fluidificazione estesa, cilindrica ma 
approfondantesi più da un lato che dall'altro (sicché la parte rimasta 
solida della gelatina rimane a forma di corto becco di clarino): nel fondo 
vi sono scarsissime colonìette bianche. La gelatina fluidificata è color 
l'ossi) vinoso un po' giallastro piuttosto chiaro; il resto della gelatina 
ha colore inalterato. 

Lattio. — Dcipo '24 ore non v'è crescita. Al quarto g-ioriio, il teltro super- 
ficiale è realmente soltanto periferico, e si continua con una zona di feltro ram- 
picante. Tutto il teltro è piuttosto lasso, ma a pelurie corta: dove è più sottile 
lo si vede, per trasparenza, finemente punteggiato da capolini Inanelli: alla faccia 
superiore ha inoltre una sottile zona giallo burro: v'è, dippiù, una colonietta ravi- 
picaìite isolata tutta ricojierta da capolini giallo-crème. Il gioriui seguente il feltro 
non si è sensibilmente esteso, ma la colorazione giallo-liurro si è estesa a quasi 
tutta la faccia superiore del feltro, mentre sulT inferiore sono apparse delle chiaz- 
zette sfumate giallo rosee: il latte è inalterato. 

Al nono giorno. — Il feltro superficiale è completo. La faccia su- 
periore di tutto il feltro è bianca con sfumature giallognole: l'inferiore 
è bianca con macchie sfumate giallo canarino, e, in corrispondenza del 
bordo estremo del feltro rampicante, è color aranciato intenso (si ha 
cosi in tal punto un anello aranciato che fa quasi tutto il giro della 
provetta). Subito sotto al feltro v'è una zona di circa .3 cm. in cui il 
latte è notevolmente illimpidito, senza colorazioni speciali: il resto del 
latte è liquido, inalterato. Due giorni dopo, la faccia inferiore del feltro 
superficiale (visibile attiaverso la zona d'illimpidimento sopra descritta) 
è divenuta color rosa carnicino chiaio. 

Al treìdesimo giorno il feltro è pressoché inalterato ; solo i colori 
della sua faccia inferiore si sono fatti più morti. Il latte è tutto lim- 
pido, incoloro, con qualche nubecola opaca sospesa, salvo la zona più 
profonda (alta ciica 1 cm. e sfumante verso l'alto gradatamente in 
quella limpida) che è pressoché inalterata, e sul cui fondo v'è un pic- 
colo coagulo bianco e tenace, che agitando la provetta non si rompe, 
né si distacca dal vetro. 

Gelatina all'acqua di malto (di 72 giorni). — Faccia superiore 
del feltro morbida, lassa, bruno-ruggine chiarissimo con ciuffi bianchi 
leggieri; faccia inferiore compatta, nero-violacea, presentante in alcuni 
punti delle screpolature superficiali rettilinee che s'intersecano in varie 
direzioni: fittone breve e largo. Gelatina completamente fluidificata, 
color giallo rossiccio vivo (color vino di Marsala); essa è stata consu- 



— 281 — 

mata (o è svaporata) nella parte superiore, sicché lascia sotto al feltro 
uno spazio vuoto alto circa 2 cm. Piccoli fiocchi lassi e quasi traspa- 
renti sul fondo. 

Brodo comune (68 giorni a 27°; in Erlenmeyer). — Vi sono quattro 
grosse colonie superficiali, compatte, irregolarmente triangolari, contìuenti, 
a grosse circonvoluzioni, sormontate da cespi molto convessi, irregolar- 
mente quasi sferici, grossi, lanosi, di color bianco lievissimamente crème : 
in qualche solco fra due circonvoluzioni vi sono grosse goccie di uu liquido 
bruno chiaro, altrove ve ne sono altre piccole, li feltro rampicante è rap- 
presentato dal bordo di due delle colonie, che sale pel vetro per circa 
1 cm.; v'è anche un micelio rampicante sottile, clie sale per 5-6 cm. La 
faccia inferiore delle colonie superficiali è nel suo insieme compatta, 
ma ne pendono dei fiocciii notevolmente lassi; in ogni colonia essa porta 
al centro (nella sua parte compatta) una larga macchia abbastanza net- 
tamente delimitata, grigio-viola scurissimo. Vi sono poche colonie pro- 
fonde bianche, lasse con piccolo nucleo compatto. 11 brodo è giallo ros- 
siccio abbastanza intenso e vivo. 

Brodo ipporico (68 giorni a 27"; Erlenmeyer). — Difi'erisce dal 
rispettivo brodo colmine solo per la mancanza del micelio rampicante 
(perchè le colonie superficiali sono solo tre), e soprattutto perchè i cespi 
convessi che sormontano le circonvoluzioni della faccia superiore delle 
colonie sono color bianco puro. Il colore del brodo è inoltre più netta- 
mente rossiccio che non nel rispettivo brodo comune. 



Pei suoi caratteri morfologici e culturali, questo aspergillo si ac- 
costa alquanto a due specie molto affini fra di loro (seppure non iden- 
tiche): la Sterigmatocijstis versicolor Vuilleniin, e VAspcrgilhis versirolor 
Tiraboschi (scoperto dal Ceni). Per quanto può giudicarsi dalle descri- 
zioni, esso differisce però da tutti e due. Dalla prima si differenzia (per 
quanto posso dedurne dalla descrizione del Mirsky riportata dal Ti- 
raboschi), sia culturalmente (perchè esso cresce e sporifica benissimo 
nei terreni acidi, e perchè il suo stiato conidifero non ha mai assunto, 
in nessuno dei mezzi nutritivi da me impiegati, le tinte aranciata, rossa, 
rosa grigio), sia morfologicamente (per la minore lunghezza che hanno 
in esso le ife fertili, per la maggior grossezza dei capolini, per qualche 
diversità nella forma e grandezza degli sterigmi sia primarii ciie se- 
condarli, pel fatto che gli sterigmi primarii, nella St. versicolor Vuill., 
coprono solo la metà superiore della vescicola, ed infine per l'essere i 
coiiidii, nella st. versirolor Vuill., finamente verrucosi). Analoghe diffe- 
renze culturali distinguono il mio aspergillo dall'^^s^;. versicolor Tira- 



— 282 — 

bosclii: mentre dal punto di vista morfologico avremmo qui una mag- 
giore analogia nelle dimensioni, qualora ci servissimo, pel confronto, 
non delle misure del Tirabosclii, ma di quelle del Ceni. Però, anche da 
tale punto di vista, la difterenza fra quest'ultima specie e la mia salta 
subito agli occhi, appena si dia un'occhiata alla figura che il Ceni dà 
di questo suo aspergillo (da lui descritto come /ma ntfova specie dìAsper- 
gillus varioHs). 



JSl'EJìdlLLJiS lìKLFANTTT n. sp. 

( Vnìi l'anil,, XII. /•■///. .".. (i. 7. 11). 11), 

CARATTERI MORFOLOGICI. 

È un FMroiium (dà periteci in tutti i terreni in cui l'ho coltivato). 
Pappa di panr, 12 giorni a 27'^'. — Micelio sterile settato, incoloro; 
diam. /(. .3-3, .5. Ife fertili non ramificate, verdognole, con rari setti 
(da ] a 3), molto assottigliate alla base, spesso con curvature ad N; 
diam. /(. 7, lunghezza /(. 125-130. Capolini da verdognoli a verde glauco 
seni 0, pressoché sferici ; diam. ^. 108. Vescicola verdognola, piriforme 
o subglobosa, con limite dall'ifa poco distinto; diam. trasverso i.i. 13,5, 
diam. longitudinale /(. 13,5-15. Sterigmi verdognoli fusiformi: coprono 
tutta la vescicola, hanno direzione radiale: diam. /t. 3, lunghezza /i. 4,5-5. 
Conidii catenulati, olivastri, un poco ovali, lisci, diam. /(.5. Periteci affatto 
privi dello speciale rivestimento micelico che caratterizza Xasp. nididàns 
e congeneri ; gialli, tondeggianti, di /«. 100 = 130 a 140 « 160, contenenti 
molti ascili tondeggianti, di /(. 8 a 14, nel cui interno non vi sono siiore 
(neppuie in una cultura in pappa di pane di 20 giorni). Queste frutti- 
ficazioni sono invece mature (senza cambiamenti nelle dimensioni né per 
gli ascili, né per i periteci) nella stessa papixi di pane quando essa ha 
40 giorni : ogni asco è allora completamente riempito da 4-fi spore t(ni- 
deggianti, liscie, incolore. Nel micelio rampicante della cultura in mosto 
di birra (12 giorni a 27") i capolini più grossi raggiungevano /i. 324 
di lunghezza e /(. 144 di diam., e le ife fertili che li portavano erano 
lunghe [': 144 a 180. 

CARATTERI CULTURALI. 

Optimum al disotto dei 37° (a 37", in pappa di pane, non si svi- 
luppa: però la cultura tenuta per 8 giorui a 37" e rimastavi sterile, si 
sviluppa mettendola a 27°). 



— 283 — 

Pai^pa hi I'ANK. — Nessuna crescita tino al terzo giorno, in cui appaiono 
sulla superticie della pappa delle chiazze piatte, a pelurie corta e rada, bianche con 
una sfumatura color verde-glauco chiaro al centro. In seguito questo feltro cresce, 
si infittisce, ed il suo colore si fa piìi vivo; al quinto giorno nei cespi verdi si co- 
minciano a vedere dei minutissimi puntini gialli; all'ottavo giorno qviesto feltro 
superficiale è quasi completo, piatto, sottile, graiuiloso, color giallo zolfo: tanto 
il margine del felti-o come la pappa di pane non hanno alcuna colorazione spe- 
ciale. Tali caratteri sono invariati anche al dodicesimo giorno : l'esame micro- 
scopico a provetta chiusa lascia vedei-e che il feltro (che natvu-almente può vedersi, 
in tal modo, solo nella parte ohe è a contatto col vetro) è composto da capolini 
aspei'gillari color verde-glauco scuro sorgenti frammezzo a periteci gialli. 

Al ventkettesimo giorno. — Il micelio ramiìicante è rappresentato 
solo (la qualche lassa chiazzetta. La faccia siii>eiiore del feltro su- 
perficiale è sempre granulosa Ca granuli non molto fini \ ma il color 
giallo-zolfo lia |ireso un tono morto, giallo siioico. Margine caffè in- 
tenso; sotto di esso la pappa di pane è colorata per una sottilissima 
zona nello stesso caifè ma più chiaro; tale tinta sfuma rapidamente 
verso il basso nel colore normale della pappa di pane. 

M0.-5T1) III liinitA. — Al secondo giorno v' è solo un esilissimo micelio rani- 
jiicante molto lasso, incoloro, sul quale il giorno seguente si vedono dei capolini 
in certi punti isoliiti, bianclii o color verde molto glauco abbastanza intenso, in 
altri jiunti riuniti a formare macchie compatte ed appiattite dello stesso verde. 
Al quarto giorno il feltro è ancora quasi soltanto periferico, ma è molto cresciuto, 
si è fatto piir compatto, ed alla faccia superiore è quasi tutto sporificato in verde- 
glauco intenso con sfumature più chiare (la tinta verde-glauca traspare anche, 
molto più chiara, dalla faccia inferiore, che per se è bianca): in un punto della 
faccia superiore v'è una lieve e piccola sfumatura d'un verde un po' giallognolo. 
Il giorno seguente le macchie gialle alla faccia superiore si sono moltiplicate ed 
estese, mentre la faccia inferiore è divenuta quasi tutta di color giallo citrino vivo; 
iiuesta tinta il settimo giorno sfuma alla periferia in giallo-oro inten.so, ed in 
qualche punto in giallo-arancio, mentre alla faccia superiore, stiI fondo giallo, si 
vedono ancora larghi tratti polreroai di color verde-bronzo piuttosto scuro. 

Al dodicesimo f/ionto il micelio rampicante è lasso e sottile, ma 
liceo di caiiolini eguali a iiuelli del feltro superficiale e di periteci 
(pieiloniinano però i capolini), piuttosto isolatigli uni dagli altri. Feltro 
suiierficiale con poche pliche larghe e basse; faccia superiore piuttosto 
grossolanamente polverosa, verde-scuia con macchie sfumate giallognole 
ed in (lualche punto giallo-rossiccie. Faccia inferiore giallognola. Sul 
margine v' è una macchia abbastanza circoscritta, color aranciato in- 
tenso un po' molto. Li(iuido inalterato. Non vi sono colonie sommerse 
aderenti al vetro. Sul fondo v' è un piccolo fiocco di micelio bianco, 
lasso. 



- 284 — 

WEiniEi!. — Inizio di oi-psoitii (lie\e |iclurie bianca intorno al materiale di 
infezione) dopo 24 ore. Al se<-i>ndo giorno, v'è nn esilissimo micelio rampicante 
incoloro, molto lasso. Il feltro .su]ierficiale è quasi completo, esilissimo ma com- 
patto, bianco, trasparente: sulla sua taccia superiore stanno numerosissimi capn- 
lini (di cui molti cosi vicini da formare, al centro del feltro, una macchia appena 
granulosa, color verde glauco chiaro sfumante alla periferia in bianco), i quali, a 
causa della brevità delle ife fruttifere (di lunghezza non apprezzabile ad occliio 
nudo), paiono posati direttamente sul feltro. La faccia inferiore di questo è bianca 
e lassa. Ijiquido inalterato. Sul fondo v'è un deposito micelico bianco, ed uno 
amoi'fo a zolle brune. Al terzo giorno i capolini occupano tutta la faccia superiore 
del feltro, e sono di color verde-glauco, intenso al centro, più chiaro alla peri- 
feria del feltro stesso; però la massa dei capolini è interrotta da larghe chiazze 
color giallo vivo. Anche sul micelio rampicante sorgono rari capolini, bianchi. Il 
giorno seguente le macchie gialle sono mollo piii estese, e traspaiono anche dalla 
faccia inferiore. Il feltro superticiale si è sollevato tntto a formare un'alta e larga 
])ipga ; il giorno seguente lo si trova piegato su se stesso, come un libro chiuso 
(la taccia ch'era inferiore è quella che cosi diviene interna), ed aderente solo per 
un capo al vetro. La faccia ch'era superiore è color giallo zolfo vivo, con poche 
marmoreggiature del solito verde .scuro; quella ch'era inferiore è tutta color giallo 
zolfo, salvo una morbida pelurie bianca alla periferia. Al settimo gioi-no, il giallo 
vivo della faccia ch'era inferiore del feltro sfuma alla periferia in giallo oro in- 
tenso, ed in qualche punto in giallo arancio; alla faccia superiore non v'è ])iù 
che qualche traccia di verde, e la superfìcie è divenuta piuttosto grossolanamente 
granulo.sa (i granuli hanno però aspetto morbido); al disotto del feltro il li(jiiido 
ha una zona (sfumante gradatamente all' ingiù) color giallo oro chiaro. 

Al tredicesimo (/ionto il micelio rampicante lia gli stessi caratteri 
che nel mosto di birra (v. questo), salvo: ciie è più e.steso ; clie è, spe- 
cialmente in basso, nn po' piìi compatto e più spes.so; che presenta una 
più sensibile predominanza dei capolini sui peiiteci; e ciie ha, sulla 
faccia inferiore, delle larghe chiazze sfumate rosso-ruggine (chiarissimo 
dove il micelio è assai sottile, molto intenso dov'esso è compatto). Della 
faccia ffìà inferiore del feltro superficiale noi; si vede più ciie un pezzo 
presso l'estremità die aderisce al vetro; in tale tratto essa è giallo- 
ruggine intenso, mentre nel punto aderente al vetro è color bruno- 
ruggine intenso. La iiarte della faccia (/ià superiore che emerge dal 
liquido è morbida, grossolanamente granulosa (senza capolini visibili 
macroscopicamente), d'un color verde-giallognolo molto morto e di media 
intensità. Al disotto del feltro il liquido è colorato per ^/., della sua 
altezza (in basso la colorazione sfuma gradatamente) in giallo-oro in- 
tenso, con sensibile fluorescenza verde-gialla. Questa tinta maschera il 
colore della parte stjminersa del feltro. Non vi sono colonie sommerse 
aderenti al vetro. Sul fondo vi sono; un fiocco piuttosto piccolo di mi- 
celio bianco, non molto lasso, ed un dei)Osito abliastair/.a abbondante di 
piccole zolle iriegolari, amorfe, color bruno lossiccio intenso. 



— 285 — 

Gelatina al Raulin. — Al secondo giorno vi sono due piccole coloniette 
superficiali piatte, trasparenti, rotondeggianti; a qvieste (di poco ispessite, bianche) 
se ne aggiungono delle nuove il giorno dopo. Al quarto giorno esse sono di poco 
cresciute, ma sono interamente coperte da fitti capolini, alcuni bianchi, altri verde- 
glauco cliiarissimo : la più grossa di esse ha anche una macchietta color verde- 
giallo chiaro, che il giorno dopo (mentre dappertutto la tinta verde ai è fatta un 
po' più intensa) la occupa tutta. 

Al qxmdicesimo giorno. — Micelio rampicante scarsissimo, con ca- 
polini relativamente numerosi, ben isolati l'nno dall'altro, salvo che in 
un punto (in basso), dove essi formano una piccola isola compatta. Esso 
si continua in basso con un feltro rampicante non molto compatto, piut- 
tosto spesso, colla faccia superiore grossolanamente granulosa ma mor- 
bida, color giallo-zolfo intenso, e l'inferiore giallo-zolfo un po' più 
chiaro. Il feltro superficiale è piatto, incavato nel mezzo; la sua faccia 
superiore ha gli stessi caratteri di quella del feltro rampicante, salvo 
una sottile zona periferica (sfumata verso il centro, quasi netta verso 
la periferia) che è finamente polverosa, color verde un jìo' olivastro 
scuro. Margine caffè rossiccio scuro. Il colore della faccia inferiore (cli'è 
un poco circonvoluta) è mascherato da quello delia gelatina, che non è 
per nulla fluidificata, e che è tinta, per una zona di circa 2 cm. (sfu- 
mante gradatamente verso il basso), in verde molto giallo abbastanza 
intenso. 

Latte. — Al secondo giorno non v'ò che il micelio rampicante, lasso, sot- 
tilissimo, bianco con qualche sfumatura giallo-verde. Queste chiazze giallo-verdi 
il giorno dopo si sono notevolmente estese e coperte di capolini verde-scuri. 

Al 710710 giovilo il feltro (c'è solo quello rampicante) è meno lasso, appiattito 
ma con cespuglietti, morbido : su tutt'e due le faccie è color giallo-zolfo intenso 
(sull'inferiore ha anche qualche lievissima sfumatui-a color bruno-rossiccio chiaro). 

Al trentesimo (/ionio la faccia inferioie del feltro rampicante è color 
caffè rossiccio morto di media intensità; inoltre v'è un sottile ed in- 
completo feltro su[)erficiale, giallo chiaro alla faccia superiore, bianco 
all'inferiore. 

Il latte è perfettamente inalterato. 

Gelati s'A all'acqua d[ malto (72 giorni) — La gelatina è tutta 
fluidificata, ma, nella metà superiore, è così infarcita dal micelio, il quale 
ne ha completamente rivestite le antiche anfrattuosita, che parrebbe 
solida (si vede che è liquida per lo spostarsi, quando s'inclinala pio- 
vetta, d'una bolla gasosa rimastavi imprigionata). 

Faccia superiore del feltro superficiale polverosa, giallo-ocra; fit- 
tone discendente fino a ''j.. circa della colonna liquida. In conispon- 
denza del feltro e del fittone, la gelatina ha color rosso un po' gial- 
lastro vivo (il colore dei vini di Puglia) ; nel resto ha colore normale. 



— 286 — 

Brodo comune alcalino (68 giorni a 27"; Erleunieyer). — In .sii- 
lierficie v'è solo un feltro peiiferico, aderente al vetro, piuttosto lasso 
ma abbastanza spesso, composto di numerosissimi cespuglietii irregn- 
lari e conlluenti coloi- giallo-crème morto e chiaro, senza coloraziuni 
speciali alla faccia inferiore. Al fondo, numerose colonie bianche, grosse 
e confluenti, lasse. IJrodo giallo rossiccio vivo abbastanza intenso. 

Brodo ippurico (68 giorni a 27°; Erlennieyer). — Scarso micelio 
rampicante sottile, sporificato. In superficie, oltre al feltro peiifeiico 
(che ha il colore di quello del brodo codììiììc, salvo che alla faccia infe- 
riore ove presenta una zona, facente quasi tutto il giro dell' Erlenmeyer, 
color bruno arancio), vi sono alcune ctdoniette isolate, irregolari, piatte, 
del solito colore. Colonie profonde come nel brodo comune. Brodo rosso 
bruniccio intenso e piuttosto scuro (Vermouth scuro). 



L'unica specie ciie presenti qualche analogia con ijuesto A.'^per</i/!iis 
è VAs2)- ff!'i'i''iis Link, il quale, accanto alle poche analogie (tra le quali 
tarò notare il comportamento rispetto alla gelatina ed al latte e la 
diffusione, nel mezzo di cultura, d'un pigmento verde giallo), dimostra 
tali divergenze sia culturali, sia, e soprattutto, morfologiche, da rendere 
impossibile l'identificazione delle due specie. DeWAsp. fflanrus Link si 
trovano descrizioni accuratissime (alle quali l'iinando pel confronto) 
nella classica monografìa del Wehmer, e nel lavoro del Tiraboschi pub- 
blicato nel fase, i, voi. vii, degli Annali di Botanica del prof. Pirotta 
(Ulteriori osneroazioni sulle iiniff'e del graiiturro guasio). 



ASPEIìGIIjUS Fr'ìrrdATl'S Fies. 

CARATTERI MORFOLOGICI. 

I caratteri morfologici di ([Uesto aspergillo corrispondono esatta- 
mente a quelli i\e\VAspergill/(sfi(ìnigatusFves.\co<.ì pure le dimensioni, 
che sono le seguenti {pappa di pane, tre j/ioriii <t .')?-): diametro del 
micelio sterile /(. 0,.5-2. Ifa fertile assottigliata alla base: di;imeti-o a 
metà altezza /(. 7 (alla base /i. .5, all'estremità superiore /(. 9), lun- 
ghezza ,((. 200. Capolini /*. 37,5-44 * 37, .5-47, ,5. Vescicola (piriforme, 
con limite dall'ifa poco netto): diametro trasverso ;u. 12, diametro lon- 
gitudinale /(. 13,5. Sterigmi (coprono solo la metà superiore della ve- 
.scicola, e sono diretti verticalmente all' insù): lunghezza /(. io, diametro 
,«. 1,5. Conidii (lisci, globosi, verdi): diametro /(. 1-3,5. 



— 287 — 



CARATTEKI CULTURALI '. 

Optimum intorno ai 37°. 

Pappa di pane, a 37". — Dopo '24 ore, il feltro superficiale è già quasi 
completo; esso è appiattito, soffice, color verderame scuro. II giorno seguente lo 
si trova più fitto e più spesso, e del tutto compMo. Al terzo giorno esso comincia 
a farsi circonrolufo. Il colore rimane invariato fino al quarto giorno: al quinto 
lo si trova più scuro, un po' tendente al grigio (in un'altra cultura lio visto delle 
sfumature grigio-topo soltanto all'undicesimo giorno). 

(Pappa di pane, a 27". — Rimane sterile per due giorni. Soltanto al terzo 
giorno si vedono, intorno ai punti d'innesto, dei piccoli e bassi cespuglietti blandii, 
clie all' indomani si sono estesi pochissimo, ma si sono tinti completamente in 
color verderame (press'a poco la tinta che presentano in genere le culture giovani 
dei cosidetti J'ciuciniiim ytaumm). Al quarto giorno il feltro è ancora molto in- 
completo: il .suo colore si è fatto un po' più scuro, ed in alcuni punti è netta- 
mente grigio-topo: al quinto giorno è poco più esteso e più .scuro.) 

j\IosTO DI BIRRA. — Dopo 24 Ore il feltro superficiale è completo, con molte 
circoìivohizìoni alte e strette, compatto e piutto.sto morbido. La s\ia faccia infe- 
riore è bianca : la superiore è d'un verde molto glauco chiaro, con chiazze sfu- 
mate verde-glauco intenso iu fondo ai solchi che separano le a'rcouvoliisiuiii. Il 
o-iorno dopo tutta la faccia superiore del feltro è coloi-ata in vei-de-glauco scuro, 
mentre l'inferiore è bianco sporca: al terzo giorno quest'ultima ha delle sfuma- 
ture giallognole e delle altre grigio-verdognole. La tinta giallognolo-brunastra 
della faccia inferiore s'accentua al quarto giorno, mentre la faccia superiore prende 
colore piìx o-rigio e più scuro. Nei tre giorni seguenti i caratteri della cultura non 
subiscono variazioni. 

AlP undicesimo gionio. — Il feltro superficiale porta sopra la faccia superiore, 
che è verde scura, due grossi cespi bianchi, fitti, morbidi, molto convessi, con- 
fluenti fra loro. Margine verde-grigio scuro ; faccia inferiore molto pieghettata, 
color giallo verdiccio sporco con larghe chiazze verde-grigio scuro. Non vi sono 
colonie sommerse. Liquido inalterato. 

Weiimer. — Dopo 24 ore, il feltro è identico a quello della cultura paral- 
lela in mosto di birra (v. sopra), ma è ancor tutto bianco. Al secondo giorno il 
feltro è moltissimo ci i-convoluto; la sua faccia inferiore è bianco-giallognola, la 
superiore bianco-sporca con chiazze sfumate color foglia secca chiaro ed altre di 
vm verde-glauco dove più dove meno intenso. Il giorno dopo tutta la faccia supe- 



' Sebbene tali caratteri siano già stati descritti da vari autori, non voglio omet- 
tere di riportare quelli AeW aapergillitx da me isolato, sia per renderne più evi- 
dente l'identificazione col fumigatun, che pel fatto che non tutti i terreni cultu- 
rali da me usati furono impiegati da ognuno dei precedenti autori. 

Avverto però che, per ragioni personali, dovetti compiere l'esame culturale 
di questo aspergillo in modo meno completo di quanto io abbia fatto per le altre 
muffe qui descritte. 



— 288 — 

rioi'e è a chiazze sfumate foglia secca chiaro e verde-glauco, mentre l'inferiore ha 
rare finissime marmoreggiature verde-glauco intenso. Al quarto giorno tutt'e due 
i colori della faccia superiore hanno presa un'intonazione grigia: la faccia infe- 
riore, salvo che nei punti macchiati di verde, è tinta in bruno-giallognolo sfu- 
mato, dove chiaro e dove chiarissimo. Il colore del liquido è inalterato. Al quinto 
giorno sulla faccia superioi-e del feltro (il quale è estremamente ricco di circonvo- 
luzioni) v'è una grossa goccia d'un liquido trasparente, limpido, lievissimamente 
bruniccio. Sotto il feltro la colonna del liquido ha una zona (molto sfumata verso 
il basso) alta circa 2 cm. che è lievissimamente colorata in verde-giallo. 

Al sesto giorno non v'è più che nna piccola macchia grigio-verde sul mar- 
ginn ; la faccia superiore è tutta di color foglia secca molto morto con sfumature 
tendenti al grigio-cenere, mentre sull' inferiore .sono apparse delle sfumature d'un 
color foglia secca più chiaro. Alla faccia inferiore, sugli spigoli delle circonvo- 
luzioni, vi .sono delle spaccature a linee rette inter.secantesi : la tinta della zona 
colorata della colinnia si è fatta uu po' più viva. 

All' undicesimo giorno. — Feltro superficiale compatto, molto circoiivoluio e 
piegato su se stesso, come se volesse crescere e gli mancasse lo spazio : alla faccia 
inferiore le pieghe sono molto più minute e più numerose. La sua faccia supc- 
riore è d'aspetto come polveroso, di color grigio bruno con sfumature foglia secca 
(entrambi i colori sono di media intensità): 1' inferiore è color tabacco chiaro con 
poche chiazze verde-grigiastro scure. Il liquido ha tinta giallo-verdiccia chiara, 
più intensa nella parte alta della colonna. Non vi sono colonie sommerse. 

(JBL.\TINA AL Raulin. — Dopo 24 Ore, principio di crescita (coi soliti ca- 
ratteri) nel canale d' infissione, e ristretto feltro superficiale piatto, privo di lu- 
centezza, d'un grigio un po' verdognolo di media intensità. 

Al secondo giorno il feltro superficiale è più spesso, un po' rilevato, morbido, 
compatto, bianco sporco ; al centro, cioè in corrispondenza dell' imboccatura del 
eanale d' infissione, esso è fortemente depresso a cono, e si spinge nel canale stesso 
per circa un mm. Il giorno dopo esso si affonda di circa cm. 0,5: la sua faccia 
su])eriore è tinta tutta, salvo un sottile bordo periferico ch'è ancor liianco, in 
verde glauco intenso. Al quarto giorno questo colore s'è esteso a tutta la faccia 
superiore, e si è fatto notevolmente più scuro. Continua l'affondamento centrale: 
ma la gelatina persiste a non essere per nulla fluidificata. La faccia inferiore del 
feltro è lui po' mammellonata, ed è bianco sporca. Al sesto giorno la tinta della 
faccia superiore, che si è fatta ancor più scura, mostra ima sensibile nuance 
grigia: il giorno dopo la cultura è invariata. 

Al quindicesimo t/iorno. — Non vi sono né micelio né feltro rampicanti. II felti'o 
superficiale non è molto circonvoluto (ma lo è un po' più alla faccia inferiore), ed 
è fortemente incavato nel mezzo. La sua faccia superiore è finamente granulosa, 
poco morbida, compatta, color grigio-ferro scuro con qualche piccola chiazza sfu- 
mata pili chiara. Margine grigio sporco chiarissimo. La faccia inferiore è di color 
bruno-arancio sporco e chiaro, con sfumature meno aranciate; in molti punti lo 
spigolo delle sue circonvoluzioni è percorso da spaccature più o meno larghe, attra- 
verso alle quali si vede il grigio scuro della faccia superiore (il feltro fa cosi 
l'effetto d'una lastra fi-agile che sia stata spiegazzata e che si sia spaccata nelle 
piegature). V'è una zona di fluidificazione cilindrica, alta circa 2 om., senza depo- 
siti sul fondo. Tutta la gelatina ha colore inalterato. 

Latte. — Dojio 24 ore, v'è un feltro superficiale soltanto periferico, colla 
faccia superiore del solito color verderame. 11 giorno dopo e.sso è spesso e coììì- 



— 289 — 

p/efo, ma la tinta di verderame ó limitata alla periferia della faccia superiore, la 
cui parte centrale è invece bianco-giallognola. AI terzo giorno tutta la faccia su- 
periore del feltro è grigio-verde scura; il latte è inalterato. 

Al quinto giorno i caratteri del feltro sono invariati : ma il latte è coagu- 
lato, e subito sotto il feltro presenta una zona liquida limpida e giallognola. 
Al decimo giorno il latte è completamente coagulato; il siero è giallo-rossiccio 
chiaro, limpido; c'è viva produzione di bolle gazose. 

Brodo cojiune alcamno (cultura in provetta). — Dopo 48 ore ' il feltro 
è completo, spesso, colla faccia superiore quasi tutta tinta in color verde-rame 
scuro: tale colorazione si estende in seguito a tutta questa faccia : all'undicesimo 
giorno la cultura è invariata. 

Brodo comune alcalino. (In Erlenmeyer, 5 giorni a 37"). — Feltrò superfi- 
ciale sottile, circonvohdo; faccia superiore grigia con marmoreggiature color ver- 
derame scuro, faccia inferiore senza nessuna colorazione speciale. Sul fondo, pic- 
cole colonie bianche, lasse. Brodo di colore inalterato. 

Gelatina coiitne alcalina. — Dopo 24 ore, lievi.ssima crescita nel solo 
canale d'infissione (bianco, apparentemente omogeneo); questo il giorno dopo è un 
po' più sviluppato. Al terzo giorno v'è anche una colonietta bianca in superficie, 
all' imboccatura del canale d'infissione. Al quarto giorno nel canale d'infissione 
c'è stata poca crescita (col solito aspetto): la colonietta superficiale è divenuta 
un po' più grossa e color verde-glauco, mentre accanto ad essa è sorta un'altra 
piccolissima colonietta bianca, la quale il giorno dopo si trova anch'essa tinta in 
verde-glauco. Al sesto giorno la cultura, che ha però continuato a svilupparsi, ha 
caratteri invariati. 

AW undicesimo giorno il feltro superficiale è comp/efo, molto sottile: la .sua 
faccia superiore è verde-scura, il iixirgine grigio topo. Solo distaccando il feltro si 
riesce a vedere che, al disotto di esso, la gelatina ha una bassa zona di fluidifi- 
cazione cilindrica. Il colore della gelatina è inalterato. 

Gelatina all'acqua di ji.\lto (72 giorni). — Feltro superficiale compatto, 
a grosse circonvoluzioni. Faccia superiore con aspetto jiolveroso ma a grana piut- 
tosto grossa, color grigio-cenere scuro; faccia inferiore biancastra: largo fittone 
discendente solo fino alla metà della zona fluidificata. Quest'ultima occupa i due 
terzi superiori della colonna, ma non giunge fin sotto il feltro, dalla cui faccia 
inferiore essa è separata da un breve spazio vuoto: sul fondo di essa vi sono scar- 
sissimi fiocchi bianchicci, lassi. La gelatina fluidificata è un po' rossiccia : quella 
rimasta solida ha colore inalterato. 

Ricerca del potere patogeno — Da una cultura (in Erlenmeyer) in 
pappa di pane, recente e ben sporificata (5 giorni a 37") si prendono 
due grosse ansate di materiale (conidii), che si sospende in 10 ce. di 
.soluzione fisiologica sterile. Due ce. di tale sospensione (che è visibil- 
mente torbida, ma non molto) s' iniettano in una vena dell'orecchio di un 
coniglio del peso di gr. 970. Alla 73* ora il coniglio sta, apparentemente, 
ancora benissimo (anzi, mangia): all' 8.5" lo trovo morto. All'autopsia 
trovo: polmoni con scarse chiazzettine bianche rotonde; cuore inaite- 



' Anche dopo 24 ore aer nato, ma non ne lio rilevati i caratteri. 



— 290 — 

rato ; fegato molto congesto ed ingrossato, con numerose maccliie bian- 
clie analoghe a qnelle dei polmoni, per lo più piccolissime, talora invece 
più grandi: milza inalterata; intestino fortemente meteorico, senza le- 
sioni; stomaco pieno (d'erba); vescica orinarla piena; cavità sierose inal- 
terate. In tutt'e due i reni, vi sono dei noduli bianchi, pochissimo ri- 
levati, del diametro di circa mm. 0,5; da uno di essi faccio un prepa- 
rato per schiacciamento nel quale vedo dei pezzi di micelio — Si fanno 
culture in pappa di pane (facendole poi sviluppare a 37°) dai due pol- 
moni, da un pezzetto di cuore (ventricolo sinistro), dalla milza, dai due 
reni (una dal sinistro e due dal destro), dal fegato (due culture), col- 
r introdurre un pezzetto d'ogni oigano in un tubo di terreno cultuiale; 
inoltre un tubo di pappa di pane s'infetta con un'ansata di sangue preso 
dal cuore. In tutte le culture fatte dagli organi nasce l'aspergillo che 
s'era inoculato; soltanto la cultura dal sangue rimane perfettamente 
sterile. 

Attivit,\ biochimioiii! speciali. — Coltivato aei'obicamente in brodo 
ippiirico (L'i giorni a .37") fornisce un prodotto che dà la reazione di 
IVIohler per l'acido Iienzoico, tale pKiduzione manca nel semplice /<;YirA) 
comune nlraliuo. 



I dati .sia morfologici che culturali mi sembra permettano d'iden- 
tificare senz'aleni! dubbio l'aspergillo ora descritto con l'-ls^j. fiimigalns 
Fres. E.sso differisce notevolmente dalle specie affini che vennero prese 
in considerazione da Constantin e Lucet : A. Lignieresi Const. et Lue; 
A. viriilogrisens Const. et Lue, A. Itronrìiialis Blumentritt, A. malignìis 
Lindi, A. peììirillioides Spegazzini. La diversità dei mezzi culturali im- 
piegati mi impedisce di confrontarlo colle due razze di /umigufiis de- 
scritte da Constantin e Lucet. 



c r T li o M y a r. s s o n m a n fin. si> 

( Vnli 'ni,;, la MI. /.'///. '_'. :;, I). 

CARATTERI MORFOLOGICI. 

Pappa di pank, 12 giorni a 27". ~ Micelio sterile iucoloro, scar- 
samente settato, del diametro di ;i\. Ife fertili non, o poco, ramificate, 
incolore, con rari setti (da uno a due), un po' assottigliate alla base; dia- 
metro j«. 1,.5, lunghezza /( 132. Apparati conidiofoii verdi ; diam. /i. 38, 



— 291 — 

lunghezza /t. 77-154. Le ife fertili spesso hanno l'estremità superiore 
poco per nulla rigonfiata ; altre volte essa è rigonfiata a vescicola. Le 
vescicole sono per lo più ovali, col maggior diametro longitudinale; 
spesso però la loro forma non è regolare, e ve ne sono talune più larghe 
che lunghe. La loro grandezza è molto variabile, osservandosi tutte le 
forme di passaggio fra Tifa non rigonfiata e la vescicola ovale tipica; 
una delie più grosse e regolari misura //. 7,2 di diametro trasverso e 
II. 13,6 di lunghezza. Tali vescicole sono incolore. Gli sterigmi, for- 
mando per ogni ifa un solo verticillo di 3 a 6, s'impiantano, se le ife 
non sono rigonfiate, sull'apice di esse; quando v'è la vescicola, sull'apice 
di questa, oppure (come nella vescicola di cui ho dato le dimensioni) al 
limite fra il terzo o quarto superiore ed il resto della vescicola; essi 
sono diretti quasi verticalmente all'insù, e sono incolori, pressoché cilin- 
drici, lunghi /(. 7, larghi /(. L',5. I conidii' sono disposti in lunghe ca- 
tenelle, e sono verdognoli, lisci, subglobosi, del diametro di fi. 2. 

CARATTERI CULTURALL 

Optimum al disotto di 37" (però la cultura rimasta, senza nascere, 
per 15 gioini a 37'^, si sviluppa quando vien tolta dal termostato e te- 
nuta a 27"). 

Pappa di pane. — Dopo "24 ore, lieve pelurie bianca intorno al materiale 
d'infezione. All'indomani vi sono dei cespuglietti piatti, piuttosto lassi, bianchi 
con una sfumatura verde-glauco chiara, che al terzo giorno sono più grandi. Al 
quarto giorno sono nàte numerose coloniette nuove, dello stesso verde-glauco, che 
nelle prime colonie si è fatto più vivo. 

All'ottavo giorno, tutta la superficie superiore della pappa di pane è coperta 
da coloniette tondeggianti, piatte, d'aspetto polveroso, e di color verde-glauco 
abbastanza scuro (tinta più »era e più scura di quella della cultura gemella del 
Penicilliiim 2). 

Al dodicesimo giorno le coloniette sono quasi tutte continenti, di color verde- 
glauco scuro (è ora ben evidente che la tinta di questa cultura è più glauca di 
quella gemella del l'eiiicillium 2, che è invece più irrde). Margine bianco. Ter- 
reno nutritivo inalterato. Odore cosidetto di initffa, forte. 

Al ventisettesimo giorno. — Micelio rampicante quasi assente. 

Il feltro superficiale ha un aspetto caratteristico, come a piccoli 
rilievi tondeggianti e poco convessi separati da solchi non profondi; 
esso è dovuto al fatto che le coloniette (rotondeggianti, d'aspetto pol- 
veroso), pure avendo tutte confluito, si distinguono ancora benissimo 
l'una dall'altra. Questo feltro ha la faccia superiore di color verde-glauco 
morto (sempre nettamente più glauco del Penirillinm i*), ma qualcuna 

Atti deli' Ut. Bot. dell'Università di Pavia — Serie II — Voi. XIV. 22 



— 292 — 

delle colouiette è in tutto od in parte bianca. Il margine è dello stesso 
verde-glauco, ma più chiaro, ed appare come composto da tanti ciuf- 
fetti di brevi peli dritti, fitti e finissimi (che in realtà sono le colo- 
uiette viste di profilo). Colonna inalterata. 

Mosto ih imkka. — Dopo 24 ipi-e ('■ luicora .sterile. Al secondo giorno v' è solo 
un feltro r<niii>/i-iii/f(' piatto, non molto lasso, bianco, formato di coloniette con- 
fluenti, con lina niaccliia ben delimitata che è verde-giallo chiara alla faccia su- 
periore, della stessa tinta ma più intensa ed un po' tendente al rossiccio all'infe- 
riore. Il giorno seguente alcune delle coloniette che formano il feltro rampicante 
hanno, alla faccia superiore, il centro sfumato in verde-glauco chiaro (solo una lo 
ha verde-glauco abbastanza intenso). Queste macchie verde-glauco si fanno in 
seguito più estese e più intense ed al quarto giorno traspaiono anche dalla faccia 
inferioi'e, che è bianco-sjiorca. Nei tre giorni seguenti non si nota altro che una 
maggiore estensione delle macchie verde-glauco. 

• 1/ tredicesimo giorno. — Uno scarso e sottile micelio rampicante, 
sterile, a filamenti grossolani, si continua in basso con delle isole di 
feltro rampicante abbastanza compatto. Queste ultime hanno la faccia 
superiore color verde un po' glauco intenso; l'inferiore è bianca, ma 
lascia trasparire, specialmente dove le isole sono più sottili, la colora- 
zione della faccia superiore. Queste isole si continuano verso il basso, 
ininterrottamente, col feltro superficiale, al quale vengono cosi a costi- 
tuire una specie di orlo non com[deto : in qualche punto la colorazione 
verde-glauca discende per un tratto sulla faccia superiore del feltro 
sui>erficiale stesso. Quest'ultimo è compatto, ed è molto circonvoliito, spe- 
cialmente alla faccia inferioie, dove le circonvoluzioni sono a spigoli 
molto acuti (mentre alla superiore sono a spigoli molto arrotondati). La 
sua faccia superiore è bianca, ed ha aspetto morbido, ma molto compatto, 
con superficie quasi tutta come polverosa: in alcuni punti essa ha com- 
pattezza ancor maggiore e lucentezza grassa. La faccia inferiore è 
bianca. Non vi sono colonie sommerse aderenti al vetro: sul fondo v'è 
un deposito niicelico piuttosto abbondante, unito, bianco, lasso. Il li- 
quido è inalterato. 

Wehmeiì. — Dopo 24 ore, v'è una lieve pelurie bianca intorno al materiale 
d'infezione. Al secondo giorno, v'è un feltro rampicante molto lasso, tenuissimo, 
da bianco ad incoloro. Alla superficie del liquido vi sono tre o quattro coloniette 
Ijianche, ed una colonia più grossa, irregolare, piuttosto convessa, compatta, morbida, 
colla faccia inferiore bianca e la superiore d'un verde-glauco chiarissimo. Molte co- 
lonie fioccose, lasse, bianche, sono sospese a mezz'acqua: sul fondo non v'è alcun 
deposito. Il giorno dopo quasi tutte le colonie hanno al centro una larga macchia 
sfumata color verde-glauco chiaro : all' indomani quasi tutte le colonie hanno 
tutta la faccia superiore di tale tinta (che si è inoltre fatta notevolmente più 
intensa"), e l'inferiore bianca. Al quinto giorno molte colonie .sommerse (informa 
di fiocchi bianchi, irregolari, molto lassi, e piuttosto grossi) hannoaderito al vetro. 
Nei due giorni seguenti i caratteri della cultui'a non variano. 



— 293 — 

Al tredicesimo giorno. — Il micelio rampicante ha gli stessi caratteri 
che nella cultura parallela in mosto di Urrà (v. sopra), ma sale più in 
alto. Anche qui esso si continua in basso con un feltro rampicante. Que- 
st'ultimo è compatto, spesso, con rilievi mammellonati molto pronun- 
ciati alla faccia superiore; la quale presenta, al bordo, numerose chiazze 
polverose, di color verde un po' glauco intenso, mentre nel rimanente è 
bianca, con superficie in alcuni punti quasi polverosa, in altri molto 
compatta e di lucentezza grassa. Sulla faccia superiore del feltro ram- 
picante si vede inoltre una macchia rosa chiaro, che trasi)are un po' 
anche dalla faccia inferiore, la quale è, nel rimanente, bianco-giallo- 
gnola, con qualche piccola chiazzetta giallo-bruna. Il feltro superficiale 
è rappresentato da poche coloniette molto irregolari, molto compatte, 
mamme lionate, bianche, la cui faccia superiore (dove non è bagnata dal 
liquido culturale) è opaca, morbida ma compatta. A mezz'acqua sono 
sospesi (e non aderiscono al vetio) molti fiocchi micelici allungati, non 
molto lassi, bianchi. Sul fondo v'è un abbondante deposito micelico, 
costituito in parte di fiocchi analoghi a quelli sosjìesi, ed in parte di 
noduli molto irregolarmente sferici, molto compatti, di colore bianco- 
giallognolo; vi sono inoltre pochissime zolle amorfe, finissime, brune. Il 
liquido culturale appare inalterato (v. sotto: Attività biochimiche speciali). 

Gel.\tixa al Raulin. — Dopo 24 ore è ancora sterile. Al secondo giorno 
v'è scarsa crescita (coi soliti caratteri) nel canale d'infissione; v'è inoltre un feltro 
superficiale bianco, piatto, piuttosto compatto, morbido, parte continuo e parte a 
coloniette confluite. Al terzo giorno il feltro è quasi completo, con circonvoluzioni 
numerose ma molto basse : ha la faccia inferiore bianca, la superiore bianca nei 
solchi e sfumata in verde-glauco chiarissimo sugli spigoli delle circonvoluzioni. 
Al quinto giorno le circonvoluzioni sono più accentuate: il giorno seguente il 
verde degli spigoli si è fatto più intenso: al settimo giorno la cultura è invariata. 

Al quindicesimo giorno. — Micelio rampicante scarso, non molto 
lasso, bianco. Il feltro superficiale è molto compatto, ed ha il bordo 
irregolarmente ripiegato cosi da coprile in parte la faccia superiore, e 
da impedire che si veda il margine; è tutto solcato da circonvoluzioni 
strette e non molto profonde, a spigolo molto acuto, più strette e più 
numerose alla faccia inferiore che alla superiore. Quest'ultima ha aspetto 
feltrato, ed è bianca con chiazze grigio-topo chiare; la faccia inferiore 
è bianco-sporca con chiazze sfumate color grigio chiarissimo. V è una 
zona di fluidificazione cilindrica, alta circa cm. 1,5, senza depositi sul 
fondo. Tutta la gelatina (sia fluidificata che no) ha colore del tutto 
inalterato. 

Latte. — Al secondo giorno, vi sono alla superfìcie del latte pochissime 
piccole coloniette piatte color oliva scurissimo. Al quarto giorno, un esilissimo 



— 294 — 

micelio rampicante bianco, lasso, sterile, sale pel vetro per circa 1 cm. Il feltro 
superficiale è completo, ma «'■ tutto coperto dal latte, sicché la sua pi-esenza è rive- 
lata soltanto dal l'atto che si può capovolgere la provetta senza che il liquido si 
versi. AI quinto giorno il mfcelio rampicante è divenuto più compatto, a cespu- 
gl ietti irregolari, molti dei quali hanno assunto una colorazione verde-glauca, 
chiara nei più, ma più intensa in alcuni (l'esame microscopico a }yrovetta chiusa 
dimostra ch'essi sono sporificati). 

Al nono giorno la tinta verde-glauca si è un po' estesa e si è fatta 
più scura, mentre la faccia inferiore del feltro rampicante è quasi tutta 
occupata da sfumature d'un giallo verdastro-sporco e chiaro. Il latte 
è inalterato. 

Al trentesimo giorno il feltro superficiale è completo, piatto, piut- 
tosto sottile, eil Ila la faccia supeiiore bianca, opaca, liscia, con jiic- 
cole chiazze ben delimitate, d'un biuno-verdiccio chiaro; l'aspetto della 
faccia inferiore è mascherato dall'opacità del latte, che è perfettamente 
inalterato. 

Gelatina all'acqua di malto (72 giorni). — Feltro completo, colla 
l'accia superiore, a peliiiie corta ma piuttosto lassa, giigia con sfuma- 
ture lievemente rugginose ed altre leggermente verdognole (la tinta 
il' insieme risulta molto morta, di media intensità); e colla faccia infe- 
riore compatta, biancastra. Il fittone, stretto, nastiiforme, discende fino 
a due terzi ciica della provetta. La gelatina è tutta fluidificata, di co- 
lore inalterato. Sul fondo vi sono scarsi fiocchi lassi, senza colorazioni 
speciali. 

Brodo comone alcalino (Krlenme.yer, 68 giorni a 27°). — Feltro 
superficiale costituito da una colonia grossa e tre di media grandezza 
irregolari, e da 7 od 8 piccole e rotonde. Le colonie maggiori sono a larghe 
e basse circonvoluzioni, e sono bianco pure e molto compatte alla peri- 
feria, d'un bruno un pochino roseo e molto chiaro e meno compatte, 
come lanose, al centro, alla faccia superiore (sopra la quale sono inoltre 
posate alcune gocce d'un liquido bruno chiaro): alla faccia inferiore 
sono convesse, più lasse, con aspetto un po' come a cavolfiore, senza 
colorazioni speciali. Le colonie più piccole diflferiscono dalle precedenti 
per la faccia superiore, tutta compatta e bianca. Sul fondo vi sono nu- 
merose colonie sommerse, abbastanza grosse, confluenti, convesse. Il 
brodo è di color giallo rossiccio chiaro (notevolmente più chiaro che nella 
cultura parallela del Penicillium 1). 

Brodo ippurioo (Eilenmeyer, 68 giorni a 27"). — Differisce dalla 
cultuia parallela in brodo romnne ulralino (v. sopra) soltanto pei se- 
guenti caratteri : la colonia superficiale è una sola, e sulla parte bruno- 
rosea della sua faccia superiore (la cui tinta è qui più intensa) sono 



— 295 — 

nati dei cespuglietti bianchi, tondeggianti e convessi; le colonie som- 
merse sono molto più numerose; la tinta del brodo è molto più rossiccia 
(si deve però notare che il brodo ippnrico ha per se stesso nna lieve 
tinta rossiccia, che manca, com'è noto, al brodo comune alcalino). 

Attività biochimiche speciali. — Il liquido culturale di una cul- 
tura in Wehiner di quindici giorni ha reazione nettamente acida, e dà 
la reazione di Denigés per l'acido citrico. (Mi sono accertato che il li- 
quido di Wehmer sterile ha reazione acida molto debole, e non dà la 
reazione di Denigés). 



Il Citromyces ora descritto non può identitìcarsi, neppure morfolo- 
gicamente, con nessuno dei due Citromyces finora studiati (C. gìaber e 
C. Pfefferianus Wehmer). Esso si accosta un po' più al Pfeff'erianus, ma 
ne differisce evidentemente per le proporzioni affatto diver.«e delle ite 
fertili, che (stando alle misure riportate dal Liiidau) nel Pfefferianus 
sono molto più tozze (/t. 70 ^ 3), e (sempre stando a tale descrizione) 
pel numero degli sterigmi portati da ogni vescicola, per le dimensioni 
di tali sterigmi, ed anche un po' per le dimensioni dei conidii. Inoltre 
nelle culture vecchie del Pfefferianus la faccia inferiore del feltro è 
bruno cupa, ciò che non avviene invece come si è visto nelle culture 
della muffa da me ora descritta. Aggiungerò anzi che, durante la cor- 
rezione delle bozze di questa mia nota, ho rivista la cultura in gela- 
tina al Raulin che è qui descritta, la quale ha ora circa quattro mesi 
e mezzo, e che essa non è per nulla bruno cupa. 



PBNICILLIVM 1. 

{Vedi Tarala XII, /■V-/. 12 e IB). 

CARATTERI MORFOLOGICI. 

Pappa di pane, 8 giorni a 27°. — Micelio sterile incoloro, settato; 
diam. ft. 3. Ife fertili incolore, con setti piuttosto rari (da due a tre); 
diam. /t. 6, lunghezza /i. 78-214 (sono molto più frequenti quelle lunghe, 
intorno ai 200 ,«.), con ramificazione scarsa: generalmente vi è un solo 
ramo, lungo da ^i. 8,5 a /i. 15, poco più sottile dell' ita jìrincipale, a cui 
esso decorre parallelo. Talora questo ramo dà una seconda ramificazione. 
Apparati conidiofori verdi; diam. /(. 77-92, lunghezza n. 123-154. Ste- 
rigmi disposti a pennello, in 10-11 all'apice d'ogni lamo dell'ifa fertile, 
appuntiti, lunghi ,u. 9,5, larghi fx. 2,5-3. Conidii calenulati, globosi, lisci, 
verdognoli, diam. i-i. 3. 



296 



CARATTERI CULTURALI. 

Optimum al disotto di 37" (a 37" non si sviluppa affatto). 

Pappa di paxk. — Dopo 24 ore, lieve e rada pelurie bianca nei punti d'in- 
ne.sto. Dopo 48 ore, feltro cespuglioso, morbido, compatto, verde-gdauco chiaro, 
che al quarto giorno è divenuto completo, piatto, con aspetto come polveroso, 
color verde-rame scuro. 

All'ottavo f/ioriio la tinta della taccia superiore del feltro è divenuta quasi 
dappertutto di color verde-grigio olivastro: il nutri/iiie è verde-giallo morto e 
chiaro: la cultura emana odore cosidetto (// nuiffh, leggei'o. 

.1/ ventitreesimo giorno. — Non vi sono cambiamenti, salvo che nella 
tinta della faccia superiore del feltro, che è color verde- glauco morto ed 
intenso, e che nei ìnan/ine, che è divenuto giallo-verde vivo, con chiazze 
sfumate più verdi ed altre chiazze bruno-gialle. Pappa di pane inalterata. 

jro.STO DI BIRUA. — Dopo 24 ore v'é una lieve pelurie bianca intorno al 
materiale d' infezione. Il giorno seguente v'è felti'o rampicante stendentesi per 
circa '!„ cm., e felti-o superficiale j)er//èr/co,' tutto il feltro è bianco. Al terzo giorno 
il feltro superficiale si è esteso, ma è ancora incompleto ; la sua faccia superiore 
ha larghe chiazze d'un verde molto glauco intenso, l'inferiore è color bianco- 
sporco con macchie d'un verde molto giallo chiaro. La tinta verde-glauca si estende 
poi a tutta la faccia su])eriore, facendosi inoltre più intensa : ma il feltro è ancora 
incompleto (ed è un po' circonvoluto) al quarto giorno. 

Al derimo giorno. — Il micelio rampicante^ molto lasso e sottilissimo, 
giunge fino a! disopra della metà della parte di provetta che sta al 
disopra della superficie del liquido. Il feltro superficiale che è com- 
patto, e notevolmente eirconvotiito, sarebbe completo, se non fosse traver- 
sato a tutto spessore da un foro. Esso ha la faccia superiore d'aspetto 
come polveroso, e di un verde-glauco scuro ed un po' morto; e l'infe- 
riore color bianco sporco. Non si vedono colonie profonde. Il liquido 
appare inalterato. 

Wehmp:r. — Dopo 21 ore v'è una lieve pelurie bianca intorno al materiale 
d'infezione. Il giorno dopo v'è un feltro rampicante stendentesi per circa 2 cm. in 
altezza, composto da colouiette bianche staccate; v'è inoltre un feltro superficiale 
quasi completo, in parte a colonie staccate (irregolarmente tondeggianti, com- 
patte), in parte già circoiivotuto. Il feltro è tutto piuttosto compatto, ed è tutto 
bianco su entrambe le facce, salvo che sulla superiore del superficiale v'c una 
macchia verde-glauco chiaro sullo spigolo d'una circonvoluzioiio. Rare e piccolis- 
sime coloniette bianche, raggiate, nuotano a mezz'acqua. 

Al terzo giorno il feltro superficiale è completo, molto c/rcoiiroliito : le nuic- 
chie verde-glauco, sfumate, alla faccia superiore si sono fatte più numerose, mentre 
sull'inferiore n'è apparsa qualcuna d'un verdognolo-giallo chiaro. Il giorno dopo 



— 297 — 

tntt.a la facciii superiore è verde-glauca (la' stessa tinta di quella della cultura in 
mos/o di birra) ; mentre sulla faccia inferiore si sono estese e si sono fatte un po' 
più vive le macchie di color verde molto giallo, o ne è ap|)arsa una bruno-aran- 
cio chiara. 

Al decimo (/ionio. -- Il micelio rampicante occupa circa V:i (Iella 
.parte di provetta che sovrasta alla superficie del liquido, ed è composto 
di cespuglietti isolati, irregolarmente tondeggianti, piuttosto compatti, 
del diametro medio di circa 2 min., dello stesso colore del feltro su- 
perficiale. Questo è identico a quello della cultura in mosto di birra 
(v. sopra), ed è notevolmente circonvcluto Le colonie sommerse sono 
scarse, irregolari, bianche, piccole, molto lasse; il liquido è inalterato. 

Gelatina al R.\ulin. — Dopo 24 ore^ v'è solo un princijiio di crescita (mi- 
celio bianco, coU'aspetto caratteristico delle mufle) nel canale d'intissione, nel 
quale lo sviluppo prosegue lentamente per qualche giorno e poi s'arresta. Al se- 
condo giorno v'è un feltro superficiale bianco, avente al centro della faccia su- 
periore una sfumatura verde-glauca molto chiara. Al terzo giorno questo feltro è 
completo, a piccole e numerose circonvoluzioni ; la sua faccia superiore è per '/^ 
bianca, e nel resto color verde-glauco intenso piuttosto morto, l'inferiore è d'un 
giallo citrino vivo. Il gioi-no dopo il colore verde-glauco occupa tutta la faccia 
superiore, e la tinta dell'inferiore si è fatta un po' più verde e più intensa. La 
gelatina non è fluidificata ed è di colore inalterato : i caratteri della cultura si 
trovano invariati all' indomani. Al sesto giorno sulla faccia superiore del feltro 
superficiale sono nati numerosi cespuglietti tondeggianti, convessi, compatti, tutti 
bianchi meno tre, che sono d'un giallo carnicino chiaro. Sotto al feltro v'è ima 
zona di fluidificazione (cilindrica) alta circa 1 cm. ; il colore di tutta la gelatina è 
inalterato. Al settimo giorno la fluidificazione s'è approfondita di circa 1 mm. I 
cespuglietti bianchi sono aumentati sia di volume che di numero : molti di essi 
hanno una lieve ìiuance rosea. Sopra la faccia superiore del feltro vi sono varie 
gocce di un liquido, che è rosso-ciliegia chiaro sui cespetti rosei, e giallo-bruno 
molto chiaro nel rimanente. 

Al quattordicesimo (/ionio. — Micelio rampicaute scarso, molto tenue 
e lasso, bianco, non sporificato. Feltro superficiale compatto. La sua 
faccia superiore ha il bordo lievemente maramellonato, d'aspetto polve- 
roso, di color verde un po' ghiuco scuro; nel rimanente è tutta ricoperta 
da bassi e compatti ciuffetti micelici bianchi, tondeggianti, piuttosto 
convessi, di cui quelli situati nella zona centrale della faccia superiore 
del feltro sono alla loro volta ricoperti da una larga goccia d'un li- 
quido limpido, bruno-giallo chiaro (anche in altri punti vi sono, del resto, 
goccioline di tale liquido). Margine d'un giallo-verde sporco piuttosto 
intenso. Fluidificazione cilindrica, alta circa cm. 2,5 ; sul fondo della 
zona fluidificata v'è uno scarso deposito di piccolissimi fiocchetti mice- 
lici bianchi. Subito al disotto del feltro superficiale vi sono numerose 
bollicine gassose. Tutta la gelatina (sia fluidificata che uo) ha colore 
inalterato. 



- 298 — 

Latte. — Dopo due gionii, vi souo scarsissime coloniette superficiali, piatte, 
bianche con una larga zona centrale verde-glauco chiara. Al quarto giorno v'è un 
feltro rampicante che sale per circa 2 cm. su pel vetro; esso non è molto compatto, 
ed ha la faccia superióre bianca con larghe chiazze d'un verde-glauco vivo ed intenso, 
l'inferiore quasi tutta occupata da una zona sfumata color rosso-ruggine. Il feltro 
superficiale appare soltanto periferico (e nella parte che appare tale ha gli stessi 
caratteri del feltro r.-impicante, salvo che la sua faccia inferiore è bianca): però ca- 
povolgendo la provetta si vede ch'esso è invece completo (cosi da impedire che, con 
tale manovra, il latte si versi), e che non appare tale perchè la sua parte centrale 
è coperta da un po' di latte. Subito al disotto del feltro superficiale v'è una sot- 
tile zona in cui il latte è divenuto notevolmente limpido. Il giorno dopo la zona 
limpida si è estesa (è alta circa cm. 2. •5'), mentre il resto del latte è perfetta- 
mente inalterato, liquido: hi faccia superiore di tutto il feltro è quasi tutta oc- 
cupata d.alla tinta verde-glauca.; il feltro rampicante si è esteso. 

Al nono (/torno. — Feltro superficiale anche visibilmente completo; 
faccia superiore bianca al centro, verde molto glauco scuro alla peri- 
feria; faccia inferiore tutta bianca con zone bruno ruggine (questa 
tinta fenile meno al losso e più al bruno che non nei giorni prece- 
denti). Il feltro rampicante ha gli stessi caratteri della zona periferica 
del superficiale. La colonna del latte è perfettamente trasparente ed 
incolora nella zona alta cm. 2, .5 circa che sta subito sotto al feltro: 
nel rimanente è notevolmente illimpidita, e solo al fondo v'è uno strato 
opaco, alto circa 1 cm., anch'esso i)erfettamente liquido come il resto 
del latte. All'undicesimo giorno la tinta verde si è estesa a quasi tutta 
la faccia superiore del feltro superficiale. 

.1/ trenleshno giorno. — Il feltro non è variato se non pel fatto che 
ora la tinta verde si è estesa a tutta la faccia superiore. Il latte è 
tutto perfettamente limpido, giallo un po' bruno chiaro. Per tutta l'al- 
tezza della colonna vi sono coloniette aderenti al vetro, bianche, molto 
compatte: coloniette analoghe formano sul fondo un deposito alto circa 
mezzo centimetro. 

La Gelatina all'acqua di malto manca. 

Brodo comqne alcalino (Erleiinieyer, 08 giorni a 27"). Una larga 
colonia compatta, irregolarmente tondeggiante, occupa circa la metà della 
superficie : essa ha la faccia superiore bianca, piatta, con un accenno di 
piccole circonvoluzioni nella parte centrale, e portante due grosse gocce 
d'un liquido bruno chiaro; dalla sua faccia inferiore scende e nuota 
nel li(iuido un miceli<i molto lasso (che, come essa, non mostra colora- 
zioni speciali). Inoltre v'è in superficie un'altra colonia simile ma più 
piccola. Non vi sono colonie sommerse. Il brodo ha colore giallo ros- 
siccio, abbastanza vivo ed abbastanza intenso. 

Brodo ippurico. — Identico al rispettivo brodo comune (salvo clie 
qui la colonia superficiale è una sola, e le goccie bruno chiare sono più 
piccole e più numerose). 



299 



PBNICILLIVM 2. 

(V. Tarol,! XII, Fi;/. IO). 

CARATTERI MORFOLOGICI. 

Pappa di panb, 12 {giorni a 27°. — Micelio sterile incoloro, senza 
settatnra visibile, del diametro di /(. 1,5. Ife fertili incolore, con setti 
piuttosto rari; diam. /e. 6, hinghezza /(. 170-200. Esse portano all'estremità 
per lo più un solo ramo, poco divaricato, lungo circa 13 /«.; spesso 
però tale ramo si ramifica alla sua volta in tre o quattro rametti su 
cui s'impiantano gli sterigmi. Talora, prima di questa doppia ramifica- 
zione terminale, si distacca dall' ifa fertile, a metà della sua altezza, 
un ramo divaricato, che termina alla sua volta in modo analogo all'ifa 
principale. A volte infine avviene che uno degli sterigmi di un pen- 
nellino si allunghi prendendo alla sua volta i caratteri d'un' ifa e dando 
impianto a sua volta, sul proprio apice, ad un nuovo pennellino di ste- 
rigmi. Appaniti conidiofori verdi: diam. /(. 62, lunghezza ;(. 108-123. 
Sterigmi incolori, pressoché cilindrici, con lievi stiozzature e dilatazioni 
alternate, più ristretti all'apice, che è a punta ottusa e tondeggiante: 
oppure a bottiglia allungata; diam. f.i. 2, lunghezza /(. 11 : sono in pen- 
nellini di 3 a 4. Conidii catenulati, verdognoli, lisci, globosi o un po' 
ovali; diam. i^i. 2. 

CARATTERI CULTURALI. 

Optimum al disotto di 37". - (La cultura in pappa di pane a 37" 
non si sviluppa: tolta però dal termostato dopo otto giorni, e mante- 
nuta in seguito a 27°, essa nasce e si sviluppa). 

Pappa di pane. — Dopo 24 ore, v'è soltanto una lieve pelurie bianca in- 
torno al materiale d' infezione. Dopo 48 ore, vi sono invece dei eespiiglietti piatti, 
piuttosto lassi, col centro verde-glauco piuttosto chiaro e la periferia bianca, che 
il giorno dopo si trovano soltanto più estesi e di colore un po' più intenso. La 
crescita ed il ravvivamento del colore continuano in seguito; all'ottavo giorno il 
feltro- superficiale è completo, piatto, molto sottile, ed ba la faccia supcriore di 
aspetto come polveroso e color di verderame intenso ed un po' tendente al grigio. 

Al dodicesimo giorno la tinta del feltro è divenuta verde-bronzo olivastro 
scuro, con una macchia sfumata grigio-chiara: il man/ine è bruno-arancio molto 
chiaro. Pappa di pane inalterata. Odore cosidetto di inufj'a, abbastanza forte. 



— 300 — 

Al ventisettesimo r/ionio. Micelio rampicante quasi assente. Il 

feltro superficiale è compatto. La sua faccia supeiiore è polverosa, ma 
molto compatta, di color grigio-verde di media intensità, e porta varie 
piccolissime coloniette rotondeggianti, bianche, compatte, piatte: il 
margine è d'un bruno giallognolo sporco piuttosto chiaro. La pappa di 
pane è inalterata. 

Mosto i>i isirka. — Dopo 24 ore, lieve pelurie liiaiic.i intorno a] materiale d'in- 
teziiine. Al secondo giorno v'è nn feltro rampicante, clie sale per circa 1 cm. ,-,11 pel 
vetro, ed un t'elti'o superficiale periferico. Tutto il feltro è compatto, morbido, con 
un principio di rirconrrjluzioni. La sua faccia superiore è bianca, con una maccliia 
poco sfumata color verde molto glauco e piuttosto chiaro: l'inferiore è bianco- 
u;iallognola, e, in corrispondenza della macchia verde dell'altra faccia, è tinta in 
un venie un po' oliva di inedia intensità. Il giorno dopo la maccbia verde (con 
altre simili che le si sono aggiunte) occupa quasi tutta la faccia superiore del feltro: 
al quarto giorno la occupa tutta ed è di tinta idi'i intensa, mentre la faccia infe- 
riore è bianca. Nei tre giorni seguenti si trovano i caratteri della cultura inalterati. 

Al tredicesimo giorno v'è un micelio lampicante scarso, esilissimo, 
quasi tutto sterile. Il feltro è compatto, poco circonvoluto (più circonvo- 
luto alla faccia inferiore che alla superiore). La sua faccia superiore è 
d'aspetto morbido e polveroso, di color verde-glauco grigio piuttosto 
scuro, con macchie sfumate bianche e morbide ma non polveroso: il 
margine e la faccia inferiore sono d'un bianco un po' sporco. Non vi 
sono colonie .sommerse aderenti al vetro: sul fondo della provetta vi 
sono scarsissimi fìocclii di micelio bianco, molto lasso. Liijuido inalterato. 

Wbiimer. — Dopo 134 ore, lieve pelurie bianca intorno al materiale d' infe- 
zione. Al secondo giorno, v'è vni feltro superficiale quasi completo, composto da 
colonie staccate molto irregolarmente tondeggianti, piatte, piuttosto las.se, bianche, 
sfumanti al centro in verde molto glauco chiaro alla faccia superiore, in verde 
oliva di media intensità all'inferiore. Rare coloniette lasse e bianche a mezz'acqua; 
nessun deposito al fondo. Il terzo giorno le colonie hanno confluito quasi tutte, 
e la tinta della loro faccia superiore s'è fatta notevolmente più intensa; la faccia 
inferiore rimane bianca con macchie del primitivo verde-oliva. In seguito il feltro 
continua a svilupparsi e si fa completo senza v^ariare nel rimanente i projjri ca- 
ratteri, finché al sesto giorno cominciano a svilupparsi sulla sua faccia superiore 
numerosi cespuglietli convessi, compatti, a superficie J'ol rerosa. Essi sono dapprima 
bianchi ; ma al settimo giorno, oltre ad essersi fatti ancor più convessi e ad essere 
cresciuti (alcuni più, altri meno) di dimensioni, presentano tutti al centro una 
chiazza, relativamente larga, molto sfumata, d'aspetto finamente jiolveroso e di 
color verde molto glauco chiarissimo. 

Al tredicesimo giorno, differisce dalla cultura jiarallela in mosto di 
birra (v. sopra) per la mancanza di macchie bianche alla faccia supe- 
riore del feltro superficiale (che qui ha, inoltre, una tinta verde-grigia 
un pochiuo più glauca), e per la tinta d'un bianco più nettamente gri- 



— 301 — 

giognolo-olivastro dell' inferiore, sulla quale vi sono anche delle cliiaz- 
zette oliva molto chiaro. Sul fondo della inovetta, oltre allo scarso 
micelio lasso e bianco, vi sono poche piccolissime zollette amorfe di 
color bruno-cupo. Il liquido appare inalterato. 

GEti.\TiNA AL Raulin. — Dopo 24 ore, v'è una lieve pelurie bianca intorno 
a due pezzi del materiale d'infezione ch'erano rimasti attaccati al vetro poco al 
disopra della .superficie della gelatina. Al .secondo giorno v'è un feltro .superficiale 
a colonie confluite, tutto bianco, piatto, morbido, e v'è un principio di crescita 
(appena visibile, coi soliti caratteri) nel canale d'infissione, il cui aspetto rimane 
in seguito invariato. ÀI terzo giorno v'è un micelio rampicante che sale per circa 
2 mm. Il feltro superficiale e completo, piuttosto compatto. Ha la faccia superiore 
piatta, ma con lieve accenno di larghe circonvoluzioni, d'aspetto polveroso, e di 
colore verde-glauco un po' morto e piuttosto chiaro, con rare chiazze bianche, sfu- 
mate: e la faccia inferiore bianca. All'indomani il colore verde-glauco (che è sen- 
sibilmente pili grigio di quello della cultura gemella del Penicillium 1) si è esteso 
a tutta la faccia superiore: la faccia inferiore è sempre bianca : il margine è verde- 
scui"o. La gelatina non è per nulla fluidificata, e così si mantiene fino al quinto 
giorno. Al sesto giorno il feltro superficiale (i cui caratteri sono, pel resto, inva- 
riati) si è incavato un po' a coppa: subito al disotto di esso v'è una sottilissima 
zona di fluidificazione: tutta la gelatina è di colore inalterato. 

.-1/ quattordicesimo (jiorno. — Micelio i-ampicante lasso, tenuissimo, 
bianco, non sporificato. Il feltro superficiale ha poche e larghe circon- 
voluzioni, notevolmente più evidenti alla faccia inferiore. La sua faccia 
superiore ha aspetto polveroso; essa ha colore verde-grigio scuro alla 
periferia del feltro e nei solchi delle circonvoluzioni, mentre nel rima- 
nente è coperta da una fittissima, morbida, cortissima pelurie bianca 
(con qualche piccolo cespetto bianco, tondeggiante, più compatto). Il 
margine è esilissimo, verde-oliva scuro: la faccia inferioie (dove la si 
può vedere) è di color grigio un po' olivastro chiarissimo. La zona di 
fluidificazione (cilindrica) è alta circa 2 cm.: sul fondo di essa v' è un 
deposito piuttosto scarso di fiocchi micelici bianchi. La gelatina fluidi- 
ficata è colorata in giallo un po' olivastro abbastanza intenso: quella 
non fluidificata è di colore inalterato. 

L.\TTE. — Dopo 48 ore v'è, sulla superficie del liquido, una colonietta piatta, 
irregolare, verde-azzurro chiara: all'intorno, sulla superficie del latte, v'è una zona 
grigip-verde chiara, sfamata alla periferia. Al quarto giorno v'è un feltro ra)n- 
picante per circa 1 cm., ed il feltro superficiale è completo. Il feltro è compattis- 
simo, anzi in alcuni punti la sua faccia superiore ha perfino una debole lucen- 
tezza; è tutto bianco, salvo che ha, su entrambe le faccie, qualche chiazzetta di 
un giallo-verdognolo vivo, e delle larghe zone di color verde-glauco intenso e 
piuttosto scuro. Queste, il giorno seguente, si sono un po'estese, mentre la tinta 
giallo-verdognola (quasi dappertutto molto chiara) ha occupato quasi tutta la faccia 
inferiore del feltro rampicante. 



— 302 - 

Al nono giorno. — La faccia superiore del feltro è priva affatto di 
lucentezza, anzi ha aspetto poh-eroso, ed è tutta colorata in verde-glauco 
intenso (meno glauco e molto meno scuro che nella cultura gemella del 
penicillium 1); l'inferiore è in piccola parte bianca, essendo nel rima- 
nente occupata da chiazze sfumate verde-acqua, e da pociie macchie, 
sfumate anch'esse, color giallo vivo. Subito sotto al feltro, la colonna 
del latte, per una zona alta circa cm. 1,5, è quasi completamente lim- 
pida, incolora: nel rimanente essa è inalteiata. 

Al trentesimo giorno. — Tutta la faccia inferiore del feltro è colo- 
rata in giallo-verde morto, con macchie sfumate oliva ciliare. La colonna 
è perfettamente limpida, color verde-giallo piuttosto chiaio, con nube- 
cole opache, fino a cm. 2,5 circa dal fondo: qui sfuma in una zona di 
aspetto normale, in fondo alla ijuale v'è un piccolo coagulo bianco e 
tenace, che, agitando la provetta, non si distacca dal vetro. 

Gelatina all'acqua di malto (72 giorni). — Feltro rampicante alto 
circa cm. 0,3; feltro superficiale completo. Il feltro è compatto ed ha 
la faccia superiore d'asjìetto molto polveroso, color grigio-verde piuttosto 
scuro, r inferiore giallastro-sporca. La gelatina è fluidificata fino ad 
1 cm. circa dal fondo della provetta; la zona fluida, che è percorsa da 
un fìttone irregolarmente cilindrico, e sul cui fondo giace uno scarso 
deposito di fiocchi micelici, è tinta in bruno rossiccio abbastanza in- 
tenso, mentre il resto della gelatina è di coloie inalterato. 

Il BRODO COMUNE ALCALINO ed il BRODO iPPURico mancauo. 



I due Penicillium 1 e 2 rientrano evidentemente nella vecchia Sam- 
melspencs detta Penicillium ghtucnm. Ma dojio le monografie recenti sul 
genere Penicillium non è più lecito contentarsi di tale identificazione. E 
poiché, d'altro lato, la diff'erenza nella maggior parte dei mezzi di cul- 
tura usati m'impedisce di giungere, per mezzo delia monografia del Thom, 
ad una identificazione di sicura esattezza, ho [ìreferito di indicare (juesti 
due penicilli con numeri convenzionali. 



— 303 — 



PENICILLIITM BlìIOSII n. sp. 



CARATTERI MORFOLOGICI. 

Pappa di pane, 9 giorni a 37". — Micelio sterile iiicoloro, senza 
settatuia visibile: diainetro ;(t. 1,5. Ife fertili incolore, con uno o tutto 
al jiiii (lue setti, talora senza setti, con un ramo poco divaricato, o [liii 
spesso non ramitìcate; diametro /t. 3, lunghezza /(. 13,5-24. Apparati 
conidiofori veiili, diametro ,<(. 31, lungiiezza ,n. 54. 

Sterignii lunghi fi. 11,2, largiii /». 1,5, in forma di bottiglia molto 
allungata; essi sono disposti talora in un solo verticillo di 2 a 4 sterignii 
all'apice dell'ifa fertile (e del lamo di questa, quando esiste); talaltra 
formano invece due verticilli, uno terminale, come ora si è detto, ed 
un altro circondante l' ifa (o suo ramo) subito al disotto del precedente 
(analogamente a quanto avviene nelle spicaria). Conidì catenulati, oli- 
vastri, lisci, <li forma ovale-appuniita più o meno allungata, talora a 
limone; misure: /i. 3,2^3,5—2,7^4 — 3,2^4. 



CARATTERI CULTURALI. 
Optimnin intorno ai 37". 

Pappa di pane, a 157". — Dopo '2i ore, si osserva intorno al punto d' innesto 
una lieve pelurie bianca, che il giorno dopo si trova più lunga e rigogliosa, a 
cespuglietti. Al terzo giorno i cespuglietti (bianchi, a pelurie fina, d'aspetto mor- 
bido) si sono allargati ed hanno confluito quasi tutti : al centi-o, ognuno di essi ha 
presa una sfumatura di un verde un po' giallo molto chiaro. Tale colorazione si 
è fatta più viva il giorno .seguente. Al quinto giorno, questo feltro superficiale, 
che nel frattempo è andato sempre crescendo, ha la faccia superiore dello stesso 
colore dei giorni precedenti, ma più vivo, e dippiù ha il margine giallo ocra vivo : 
la pappa di pane presenta, nel terzo superiore della colonna, una sfumatura grigio- 
rossa chiarissima. 

Allottavo giorno, il feltro superficiale è completo, con circonvoluzioni 
basse e non numerose. La sua faccia superiore ha aspetto morbido, ed in 
alcuni punti a cespuglietti; e colore giallo ocra con sfumature verdo- 
gnole, giungenti in qualche tratto al verde-bronzo chiaro. Il margine 
è giallo vivo, ed in alcuni punti aranciato vivo. Subito al disotto del 
feltro, la pappa di pane è uniformemente tinta in un colore verdognolo 



— 304 — 

morto, clie in basso sfuma in rosso- violaceo moito; questa tinta giung'e 
fino alla metà della colonna di pappa di pane, e poi sfuma insensibil- 
mente nel colore normale della pappa stessa. 

Papi'A ni PANE, a 21". — La crescita (cesjiugl ietti bianchi, a pelni-ie fina, 
non molto compatti, poco convessi) si rende manifesta solo in capo a 48 ore. E.'isa 
si mantiene anche in seguito notevolmente meno rigogliosa che nella cviltura a 
157° (tatta nello stesso modo, dalla stessa ntUvrit madre, e nello stesso tempo di 
questa cultura a 27"). Cos'i al terzo giorno si vede bensì una sfumatura giallo- 
verde chiarissima nel centro dei cespuglietti, ma questi non confluiscono che al 
giorno seguente, giorno in cui la colorazione .t1 loro centro diviene di nn giallo 
un po' rossiccio chiaro. 

Al quinto giorno, sul l'ondo giallo ocra della faccia superiore del feltro si 
sono formate, al centro d'ognuna delle colonie originarie (ora confluite), delle 
chiazze verdognole sfamate. 

AW ottarn f/inrno la faccia superiore del feltro ha gli stessi caratteri di (piellu 
a H7". salvo che è piatta (invece che circonvoluta) ed ha tratti ancora bianchi; 
essa porta numerose goccioline d'un liquido trasparente. II colore della pappa di 
pane è inalterato: nell'insieme si ha ancora l'impressione che questa cultura sia 
uotevohnente meno rigogliosa ili quella a 37". 

ÀI dodicesimo giorno v' è un feltro rampicante rappresentato da due 
grossi ciuffi appiattiti, l)ianclii con tratti verde-giallo chiaro alla faccia 
inferiore, mentre la loro faccia superiore non differisce, per aspetto e 
colore, fin quasi al bordo, da quella del feltro siiptr/ìcialc. Quest'ultimo 
è completo La sua faccia superiore è a piccoli fiocchetti lanosi, gialli, 
con (jualche cespuglio più grosso bianco e con qualche gocciolina di 
liquido bruno: lo spazio fra l'uno e l'altro di essi (che fa come da fondo) 
è verde-bronzo, come lo è pure un tratto di tale faccia superiore che 
discende da una parte per circa 2 cm, tra la superficie laterale della 
colonna di pa])|)a ed il vetro della provetta, e che ha il margine bianco 
sfamante in giallo chiaro. Il resto del margine è giallo-aiancio chiaro, 
con alcuni tratti vermiglio vivo. La colonna di pappa è lievemente sfu- 
mata, nel suo terzo superiore, in bruno-grigio chiaiissimo, appena per- 
cettibile. Odore intensissimo ed acuto, cosidetto di muffa. 

Tutte le alti'e culture (meno le gelatine, che si tennero AWambiente) 
vennero fatte a 35"-37°. 

Mosto di biura. — Dopo 24 ore, fitta e breve pelurie bianca intorno al 
materiale d'infezione, che galleggia. Il giorno dopo v'è nn breve feltro rampi- 
cante, mentre il feltro superficiale è soltanto periferico, e la.scia, ancora scorgere 
in qualche punto le singole colonie che lo formano, rotonde, convesse, confluenti. 
Tutto il feltro è bianco e piuttosto lasso: alla faccia superiore, d'aspetto morbido, 
esso presenta però una macchietta gialla, sfumata, al centro d'una colonia. Al 



— 305 — 

terzo giorno il feltro rampicante, che è cresciuto, lia la faccia superiore giallo 
morto, l'inferiore d'un giallo vivo e non puro, un po' rossiccio: il feltro superfi- 
ciale è completo, un po' clvconvolvto, morbido, bianco, con sfumature gialle alla 
faccia superiore, e con qualche macchia, piccola e ben delimitata, bruno-scura al- 
l' iuferioi-e. Quest'ultima è tutta, il giorno seguente, di color cioccolatte chiaro, 
mentre in pari tempo la tinta gialla si è estesa a quasi tutta la faccia superiore 
del feltro superficiale, e mentre i colori di quello rampicante si sono fatti più 
intensi. La tinta cioccolatte si fa poi più scura, mentre al margine del feltro su- 
perliciale prende una sfumatui-a olivastra. Al sesto giorno sulla faccia superiore 
del feltro superficiale appaiono una larga chiazza sfumata verde bronzo piuttosto 
chiaro ed alcuni cespuglietti bianchi, morbidi, convessi. Liquido inalterato. 

AW Kìidicesimo giorno. Feltro compatto. Il feltro rampicante, clie non 
si è sensibilmente esteso, lia la faccia inferiore color giallo rossiccio 
sporco, ed il bordo (più lasso del rimanente feltro) verde-bronzo. La 
sna faccia superiore, come pure quella del feltro superficiale, lia aspetto 
morbido, come a piccolissimi cespuglietti, e coloie giallo-rossiccio in- 
tenso, con molte e grandi macchie sfumate verde-bronzo scuro e con 
poche piccole macchie tondeggianti, morbide ma a superficie unita (non 
a cesimglietli), candide. Il feltro superficiale è molto pieghettato alla 
faccia inferiore, lo è meno alia superiore : la sua faccia inferiore è 
color bruno oliva scuro. Il liquido ha una lieve ma decisa tinta ros- 
siccia. Non vi sono colonie profonde. 

Weiimer. — Dopo 24 ore, si scorge una fitta e breve pelurie bianca intorno 
al materiale inquinante, che galleggia: non ci sono colonie profonde. Il giorno 
seo-uente, il feltro superficiale è quasi completo, a colonie confluenti, tutte bianche, 
salvo una che jiresenta una lievissima sfumatura giallognola : esso presenta pel 
resto gli stessi caratteri della cultura (che è parallela a questa) in mosto di birra. 
In tutta la colonna sono sospese a mezz'acqua delle piccole coloniette bianche, 
lasse di forma irregolarmente allungata; alcune di queste ultime sono raccolte 
sul fondo. 

Al terzo giorno il feltro superficiale è completo, e v'è anche una sottile zona 
di feltro rampicante; tutto il feltro è bianco, con macchie sfiuiiate color giallo un 
po' rossiccio chiaro alla faccia superiore, e macchie sfumate d'un aranciato vivo 
abbastanza intenso (più una chiazza ben delimitata bruno scura) all' inferiore. Il 
giorno seguente, mentre il liquido si conserva di coloro inalterato, tutte queste 
macchie si sono estese: dippiù ne sono apparse, sulla faccia superiore del feltro, 
due nuove, piccolissime, color verde-bronzo chiaro. Queste si trovano più nmue- 
rose e più estese (soprattutto verso la periferia del feltro) al- quinto giorno: nel 
quale la faccia inferiore del feltro è color giallo-arancio sporco e chiaro, con sfu- 
mature bruno-violacee verso il margine, e la colonna del liquido presenta, subito 
sotto al feltro, una zona (che verso il basso sfuma gradatamente) color verde- 
giallo chiaro. Le macchie verdi della faccia superiore si fanno poi più estese, e 
ìli colore più intenso: al settimo giorno sorgono anche qui, come già w\ mosio 
dì birra (v. questo), dei nuovi cesi)i tondeggianti, bianchi, convessi, morbidi. 



— 306 — 

AlV undicesimo giorno. — Tutto il feltro è compatto, moltissimo cir- 
convoluto. ]Csso ha la faccia superiore d'aspetto come polveroso, color 
bruno-giallo chiaro con poche e lunghe macchie verde-grigio di media 
intensità, dove più, dove meno sfumate, e con varie macchie tondeg- 
gianti, a contorno un po' sfumato, candide : la faccia inferiore color 
giallo-bruno chiaro, con poche macchie bruno-arancio di media intensità, 
e varie altre di color grigio egualmente intenso. Il liquido è tinto tutto, 
ma specialmente nella parte più alta della colonna, in verde-giallastro 
molto cliiaro. Sul fondo v'è uno scarso deposito di colonie molto piccole 
e molto irregolari, bianche, molto lasse, le quali, agitando la i)rovetta, 
si distaccano facilmente l'una dall'altra, sospendendosi nel liijuido. 

Gelatina al Eaulin. — Dopo 24 ore, si nota wa inizio di crescita (linea 
bianca, coli' aspetto morbido caratteristico delle muffe) nel solo canale d'infìs- 
sione: al secondo giorno si comincia a vedere un rilievo (però ancora lucente) 
all' imbocco del canale stesso, nel quale lo sviluppo ha inoltre un po' progredito 
(esso però in segviito non prosegue più, rimanendo pressoché inalterato). AI terzo 
giorno si cominciano a vedere, sia al posto del rilievo sopra accennato, che in 
altri punti, delle isole di micelio superficiale bianco, morbido, poco rilevato. Il 
giorno seguente il feltro superficiale è quasi completo, rilevato, morbido, lanoso, 
tutto bianco alla faccia inferiore, bianco con molte chiazze sfumate giallo-chiare 
alla superiore. Al quinto giorno il feltro è tutto giallo-paglierino, più alla faccia 
■superiore che all'inferiore; sulla faccia superiore ha una piccola chiazza sfumata 
in bianco, ed una sottile zona, proprio alla periferia, color verde-bronzo chiaro. 
L'indomani la macchia bianca è sparita e quella verde si è estesa di poco ma si 
è fatta di colore più intenso ; la faccia inferiore è giallo-arancio chiaro: sul mar- 
nine v'è una stri.scia breve e ben delimitata color aranciato vivo ed intenso, 
striscia che il giorno dopo si trova più estesa e di tinta ancor più intensa. Fino 
a tal giorno la gelatina non è per nulla colorata, né fluidificata. 

Al i/iii)idicesimo f/iorno. — Micelio rampicante scai'sissimo, composto 
da coloniette biaiii'lie sottili, ma piuttosto compatte. Il bordo perife- 
rico del feltro superficiale è ribattuto in due punti all' insù, in modo 
da coprire due brevi tratti della faccia superiore. Questa ha circonvo- 
luzioni molto scarse e basse, ed è a piccolissimi cespetti irregolari, 
screziata di verde molto scuro e di giallo-aranciato piuttosto intenso, 
con una larga chiazza coperta da pelurie bianca molto iìtta, fina e corta. 
Margine (interrotto solo in corrispondenza delle due ribattiture di cui 
sopra) giallo-arancio chiarissimo. Faccia inferiore poco circonvoluta (ma 
più della superiore); il colore di essa è mascherato da quello della ge- 
latina sottostante. Quest'ultima presenta, subito sotto al feltro, una 
zona di fluidificazione cilindrica alta circa due centimetri, con scarso 
deposito di fiocchetti micelici. Tutta la gelatina fluidificata, e dippiù 
una zona, ad essa sottostante, alta circa 2 cm., di quella non fluidificata, 



— 307 — 

è colorata (col confine verso il basso sfumato) in rosso-vinoso lieve- 
mente giallognolo abbastanza intenso (è un rosso che ricorda q[uello 
del vino di Puglia : rassomiglia a quello presentato nello stesso terreno 
dedV Aspergilhis Tiraboschii, ma è più decisamente rosso di quest'ultimo). 

Latte. — Dopo 24 ore non c'è sviluppo. Al quarto giorno v'è una zona 
(alta circa 1 cm.) di feltro rampicante, sottile, lasso, ed un feltro superiiciale 
soltanto periferico: tutto il feltro è bianco, con raro sfumature giallo-verdi e 
qualche chiazze tta d'un verde un po' olivastro alla faccia superiore, e qualche 
striscia sfumata tra il giallo ed il giallo-rossiccio chiaro all'inferiore: l'esame 
microscopico (t provetta chiusa dimostra una sporificazione appena incipiente nelle 
macchie verdi. 

Al nono giorno. — Feltro rampicante alto 2 cm. e mezzo circa, 
colla faccia inferiore color giallo vivo con una zona (circa a metà del- 
l'altezza di essa) caffè-scura a sfumature piii chiare, ciie fa tutto il giro 
della provetta, e con niaccliie rosso-arancio e qualche sfumatura ver- 
dognola. La faccia superiore di tutto il feltro (sia superficiale che ram- 
picante) è giallo-chiara con larghe macchie verde-bronzo, e con vari 
cespetti bianchi, convessi, rotondeggianti. La faccia inferiore del feltro 
superficiale (visibile attraverso una bolla gassosa che v'è imprigionata 
sotto) è bianca. Il latte è perfettamente inalterato. 

.1//' undicesimo giorno i cespetti bianchi hanno confluito, e la zona 
color caflè ha marmoreggiature più scure (quasi nere). 

Al trentesimo giorno, tutta la colorazione del feltro rampicante si è 
fatta più morta, mentre alla zona bruna (che si è fatta più alta) si 
sono aggiunte altre lunghe macchie caffè-scuro. La faccia inferiore del 
feltro superficiale è divenuta color carnicino morto estremamente ciiiaro; 
dal suo centro parte un fittone, in forma di cordone irregolarmente ci- 
lindrico (del diametro di circa mezzo cm.) che discende fino a tuffarsi 
nel latte. Quest'ultimo è scomparso per una zona alta circa 4 cm. al 
disotto ^el feltro superficiale : in corrispondenza di tale spazio vuoto 
aderiscono al vetro varie colonie bianche, non molto compatte, poco 
convesse. Il latte è lievemente rossastro, ma non mostra il menomo 
indizio né di coagulazione, né di digestione. 

Gelatina all'acqua di malto (72 giorni). — Feltro morbido, ma 
compatto, a circonvoluzioni non molto grosse. La sua faccia superiore 
è color giallo ocra abbastanza intenso, ma piuttosto morto, con sfuma- 
ture grigie. La tinta della faccia inferiore è mascherata da quella della 
gelatina, che è fluidificata: questa nell'insieme appare nera, ma guar- 
dandola per trasparenza dove lo strato liquido è più sottile si vede che 
è di color rosso-vinoso scurissimo, con quella tinta giallognola che è 
caratteristica dei vini di Puglia. 

Atti dell'Ut. Bot. dell' Universilà di Pavia — Serie II — Voi. XIV. 23 



— 308 — 

Brodo comune alcalino (68 giorni a 27», in Erlenmeyer). — La 
superficie del brodo è quasi tutta coperta da colonie (del diametro medio 
di circa 2 cm.) tondeggianti, un po' convesse, confluenti, colla super- 
ficie superiore tra lanosa e polverosa ed abbastanza compatta, color 
giallo-crème di media intensità, macchiata in alcuni punti di grigio- 
cenere piuttosto chiaro: e colla faccia inferiore un poco più lassa. Il 
colore della faccia inferiore, come pure quello delle numerose colo- 
niette profonde, lasse ma col centro compatto, è mascherato da quello 
del brodo, che è tinto in rosso-giallo intenso. 

I'rodo ippdrico (68 giorni a 27", in Erlenmeyer). - Differisce dalla 
cultura parallela in brodo comune alcalino solo pel colore del brodo, 
che qui è rdsso-vino intenso (color vino Chianti). 



IJ-icerca delle proprietìi i»atoi;eiie. — Si sospende in soluzione 
fisiologica steiile parte di una cultura in provetta di pappa di pane 
(di 10 giorni a 37°), in modo da avere una ricca emulsione di spore 
(contenente anche fiammenti di micelio). Si iniettano nella vena del- 
l'orecchio di un coniglio (del peso di kg. 1) tre ce. di tale emulsione. 
Salvo una lieve e passeggera infiammazione nel i)unto d'iniezione, il 
coniglio non presenta alcun distuibo, uè subito nò in seguito (lo si è 
osservato fino a 2 mesi dopo l'iniezione). 

Attività hiocliiiiiiche speciali. - Coltivato aerobicamente sia in 
brodo comune alcalino clie in brodo ippurico (68 gioini a 27°) fornisce un 
prodotto che dà la reazione di Mohler per l'acido benzoico. 



Questo Pcnicilliìim appartiene evidentemente al gruppo che potrebbe 
chiamai'si dei rromopari rossi, al quale appartengono inoltre le specie 
seguenti: P. purpurogenum Stoll, /'. rubrum Stoll, P. africamm Doeb., 
P. dubiosum Doeb., P. pinopliilnm (Hedgcock) Thom, P.DucIaiixi Delacroix, 
P. funiculosnm Thom. Il mio Penicilfium non può identificarsi pelò (per 
quanto se ne può rilevare dalle descrizioni e dalle figure degli AA.) 
con nessuno di quelli sopra elencati, sopratutto jier la brevità delle ite 
fertili e per la disposizione degli sterigmi. L'unica fra queste specie 
che si avvicini al mio dal punto di vista morfologico è il P. Duclauxi: 
essa però ne differisce certamente, jìel fatto che dà il pigmento rosso 
soltanto nei mezzi alcalini, mentre tinge invece in ginllo quelli acidi. 



— 309 



HOBMOnENTHiON FABNETIT n. sp. 

CARATTERI MORFOLOGICI. 

Pappa di pane, 16 giorni a 27'. — Micelio sterile incoloro, senza 
settatura visibile, di /i. 2 di diametro. Ife fertili molto settate, olivastro 
chiare, portanti ciascuna tre o quattro rami laterali a varie altezze: 
diametro ;U.3,5-.5, lunghezza ,h. 184-223. Apparati couidiofori neri, irre- 
golarmente sferici, molto sfioccati; diametro /(. 62. Di fianco all'ifa prin- 
cipale, oppure di fianco od all'apice dei lami che se ne dipartono, stanno 
attaccati i grappoli di ramuli couidiofori. All'ifa (o ramo) è attaccato 
direttamente un solo ramulo conidioforo che chiamerò di prim'ordine, 
di forma pressoché cilindrica, ma colla superficie che si attacca all'ifa 
arrotondata, e portante all'estremità opposta delle lievi si)orgeuze a spina, 
su ognuna delle quali si attacca un ramulo di second'ordine, di forma 
più ovale; questo ne porta altri di terz'ordine, i)iù ai rotondati, ai quali 
si attaccano le catenelle di conidii. I ramuli couidiofori sono olivastro 
chiari od incolori; le dimensioni di quelli di prim'ordine (che sono i più 
grossi) sono: diametro ^i. 5, lunghezza /t. 17. Conidii catenulati, globosi 
od un po' ovali, liscii, olivastro- scuri, del diametro di n- 3; fra l'uno 
e l'altro conidio d'una catena non fì vedono né istmi, né anelli scuri. 



CARATTERI CULTURALI. 

Optimum al disotto dei 37". Però la cultura in pappa di pane ri- 
masta sterile nei 7 giorni passati a 37», nasce e si sviluppa quando 
viene in seguito tenuta a 27". 

Papp.\ di pane. — Dopo 24 oi-e è sterile. Al secondo giorno comincia ap- 
pena a svilupparsi un feltro compatto, verde-gTÌgio. Al quarto giorno il feltro su- 
perficiale si è notevolmente esteso, ma è ancora incompleto: esso è sottile, fitto, 
d'un verde non molto scuro. In seguito questo feltro va estendendosi con una certa 
rapidità; al settimo giorno esso è quasi completo, sottile, con aspetto grossolano, 
color oliva scuro; subito sotto ad esso la colonna lia una sottile zona nero oliva- 
stra, con una sfumatura grigio ardesia chiara verso il basso. In seguito il feltro 
cresce fino a divenire completo, e le sue tinte si fanno più scure. Si rivede la cul- 
tura ogni 2-t ore, trovandola sempre invariata, fino al sedicesimo giorno. 



— 310 — 

ÀI trcntotte/simo giorno. — Non v'è feltro rampicante. Il feltio sn- 
perficiale, completo, è molto sottile, molto compatto, piatto, d'aspetto 
pochissimo morbido, di color grigio scurissimo (quasi nero) con niiance 
bruna: il margine è nero. In un punto, subito sotto al feltro, la colonna 
lia, per una zona alta 1-2 mm. circa, delie macchie d'un grigio ardesia 
chiarissimo (dovute (>robabilmeute solo al fatto di travedersi in quei 
punti, per trasparenza, la faccia inferiore del feltro); pel resto, la co- 
lonna è inalterata. 

M(j.sTO DI BiRiìA. — Dopo 24 ore v'è una lieve pelurie bianca intorno al ma- 
teriale d'infezione. Al secondo giorno v'è una colonia superficiale molto irrego- 
larmente triangolare, fortemente depressa al centro da un profondo solco a forma 
di y, compatta, colla faccia superiore verde oliva di media intensità, l'inferiore 
nero oliva con una Ijreve pelurie bianca pendente come una barba tutt'intorno : 
ed inoltre v'è, in un punto, una zona alta circa 3 mm. di feltro rampicante, molto 
piatto, non molto compatto, colla faccia superiore verde oliva chiara e l'inferiore 
■da verde oliva scura a nero oliva. In seguito tutto ciò cresce, il feltro rampicante 
si fa più compatto e le tinte .si fanno più scure. Al cjiuirto giorno le colonie che 
si trovano al bordo del feltro rampicante sono ancora piccole e lasse, isolate, di 
colore notevolmente più o/à'rt del resto del feltro; gli altri caratteri si manten- 
gono invariati. 

Air icndicesitno r/ ionio. — Feltro rampicante poco esteso, molto lasso, 
costituito da coloniette isolate a lunghe ife sterili raggiate, sporificate 
solo al centro. Il feltro supeificiale è completo, compatto, niammellonato 
(più alla faccia inferiore che alla superiore). La sua faccia superiore ha 
aspetto morbido ma molto compatto, ed un colore verde-oliva scuro in 
cui il tono verde è più netto che non nella cultura parallela in Wehmer 
(v. sotto) Margine e faccia inferiore sono verde-oliva scurissimi. Lungo 
tutta la colonna vi sono numerose piccolissime coloniette sommerse 
aderenti al vetro, irregolari, non molto lasse, bianche a luce riflessa e 
bruuicce per trasparenza. Il liquido culturale appare inalterato. 

Wehmer. — Dopo 24 ore v'è una lieve pelurie bianca intorno al materiale 
d'infezione. Al secondo giorno v'è un feltro superficiale costituito da una colonia, 
più grossa, eguale a quella della cultura parallela in mosto di birra (v. sopra), e 
da molte coloniette isolate, rotondeggianti, d'un verde un po' oliva, chiaro alla 
faccia superiore, scurissimo all'inferiore. Coloniette simili formano xm feltro ram- 
picanfe, che si estende in altezza per circa 3 mm. Varie piccolissime coloniette 
sommerse bianche, molto irregolari, sono sospese a mezz'acqua: nel fondo v'è un 
deposito bruno. Al terzo giorno le coloniette costituenti il feltro superficiale (di- 
venuto quasi completo) hanno assunta una forma quasi sferica, ed alla faccia su- 
periore ognuna di esse ha una sfumatura tendente al giallognolo : la loro tinta è 
molto più scura di quella della cultura parallela in mosto di birra (v. sopra). In 
seguito il feltro si estende, ed anche le singole colonie aumentano di volume. 
Al c|UÌnto giorno le colonie del feltro rampicante che sono situate più in alto 



— 311 — 

lianuo uu verde molto più oliva delle altre ; la faccia interiore del feltro è quasi 
nera, ma con un tono verde ancora distinguibile. Nei due giorni che seguono i 
caratteri della cultura non cambiano. 

Air undicesimo giorno, il micelio i-ampicante è scarso, costituito da 
poche coloiiiette isolate, compatte, color oliva scuro: il feltro ramiiicaute 
è anch'esso assai scarso, ed ha gli stessi caratteri del feltro superficiale. 
Questo è compatto e molto mammellonato, ed iia la faccia superiore verde- 
oliva nero (è una tinta scurissima), il marghie e la faccia inferiore neri. 
Non vi sono colonie sommerse adeienti al vetro; sul fondo vi sono uno 
scarso deposito di colonie, piuttosto compatte, irregolari, bianche con 
sfumature bruniccio-chiare, e varie zolle amorfe brnno-giallicce. 11 li- 
quido culturale appare inalterato. 

Gelatina al Eaulin. — Dopp 24 ore, v'è un principio di crescita (coi so- 
liti caratteri) nel canale d'infissione : tale crescita in seguito si estende solo di 
poco. Al secondo giorno vi sono in superficie molte coloniefcte trasparenti, ed al- 
cune (poste proprio contro il vetro) tondeggianti, un po' convesse, compatte, piut- 
tosto morbide, colla faccia superiore verde oliva chiara e l'inferiore nera. Al terzo 
giorno, il feltro superficiale ('■ sottile, iìicompleto, a coloniette staccate, color oliva, 
chiaro alla faccia superiore, scuro con chiazze quasi nere all'inferiore. Al quarto 
giorno il feltro è quasi completo, sottile, morbido, compatto, lievemente mammel- 
lonato, ed ha la faccia superiore d'un verde oliva piuttosto chiaro, l'inferiore 
nero-oliva: questi caratteri permangono inalterati nei tre giorni seguenti. 

Al quattordicesimo giorno. — Micelio rampicante molto scarso, molto 
lasso, bianco, sterile. Feltro superficiale compatto, un po' incavato, con 
lievi e scarsi accenni di circonvoluzioni alla faccia superiore, la quale 
ha aspetto come feltrato, e color oliva-scuro con tre chiazze candide, 
nette: la faccia inferiore, un po' più circonvoluta, è color oliva scuris- 
simo: il margine è nero. Non v' è fluidificazione. Il colore della gelatina 
è inalterato. 

L.\TTE. — Al terzo giorno vi sono il feltro rampicante e quello superficiale 
periferico, costituiti entrambi da colonie distinte ma confluenti, colla faccia supe- 
riore color oliva scuro, l'inferiore da oliva scurissimo a nero oliva. Sul fondo v'è 
uno scarso deposito di fiocchetti olivastri. Al quarto giorno v'è qualche colonietta, 
simile alle già descritte, anche al centro della superficie del liquido: quest'ultimo 
è perfettamente inalterato, anche di colore. Al sesto giorno il feltro è quasi com- 
plefo, di colore invariato ; sotto di esso la colonna ha una sottile zona lievemente 
sfumata in olivastro. All'ottavo giorno il feltro superficiale è completo ed ha, al 
centro della faccia superiore, una sfumatura giallastra. In seguito per vari giorni 
i caratteri del feltro non cambiano: ma solo fra il decimo e l'undicesimo giorno 
si comincia a vedere, sotto al feltro, una zona dove il latte è lievemente illimpi- 
dito. Al quindicesimo giorno tale zona è quasi perfettamente limpida, giallognola: 
il resto del latte è sempre liquido, ed appare perfettamente inalterato. 



— 312 — 

Al trentaquattresimo giorno. — Il feltro rampicante si estende per 
circa 2 era.; è compatto, ed ha la faccia inferiore nera con una sottile 
zona bianca : la sua faccia superiore ha gli stessi caratteri di quella del 
feltro superficiale. Questo è compatto, poco circonvolnto alla faccia supe- 
riore , molto manimellonato all'inferiore. La sua faccia superiore, 
d'asi)etto compatto ma morbido, ha colore grigio oliva molto scuro, con 
due piccole macchie bianche (una netta e breve, l'altra allungata e sfu- 
mata): l'inferiore è verde-grigio scura. Tutta la colonna è liquida, ma 
la sua metà superiore è limpida, mentre l' inferiore è d'aspetto inalte- 
rato. La metà superiore della zona limpida è tinta in verde-oliva chiaro; 
questo colore, verso il basso, si perde sfumando. 

Gelatina all'acqda di malto (72 giorni). — Feltro superficiale 
completo, compatto e spesso, tutto quanto nero-olivastro. Lungo f Itone 
nastriforme, discendente fino al fondo della zona fluidificata. Quest'ul- 
tima occupa i due terzi superiori della colonna, ed è intorbidata da 
molto micelio sospeso, lasso, bianco con strie sfumate in bruno- rossiccio. 
Tutta la gelatina (sia fluidificata che no) è di colore inalterato. Subito 
sotto al feltro superficiale la gelatina è scomparsa per una zona alta 
circa 2 cm., lasciando uno spazio vuoto (attraversato, naturalmente, dal 
fittone), sicché il feltro superficiale appare come sottominato. 

Brodo comune alcalino (68 giorni a 27»; in Erlenmeyer). — Feltro 
superficiale quasi completo, a contorno irregolare, piatto, compatto (piii 
alla faccia superiore che all' inferiore), a grosse e numerose circonrolu- 
zioni, bruno oliva scurissimo. Pociie colonie senza colorazioni speciali 
stanno sul fondo. Brodo color bruno-rossiccio scuro. 

Brodo ippurico. — È identico alla cultura parallela in brodo co- 
mune alcalino, salvo che qui il feltro sujìerficiale è meno esteso, e le 
colonie profonde sono notevolmente più grosse. 



Questo Hormodendron differisce evidentemente dall'i/, cladosporioides 
studiato d;il Tirabosclii, che è il solo del quale si sia pubblicata, per 
quanto io so, una descrizione culturale, se non compiei a, almeno abba- 
stanza estesa da poter contribuire all' identificazione della specie: esso 
manca infatti degli anelli scuri e degli istmi fra l'nno e l'altro conidio 
che questo A. descrive e raffigura come caratteristici pei- 1'//. cladospo- 
rioides. Posto ciò, le stesse ragioni che ho esposto a pag. 275 a pro- 
posito dei miei cladosporium (e che svolgerò meglio nel descrivere questi 
ultimi, V. pag. 320) mi hanno indotto a descrivere il mio Hormodendron 
come una specie nuova. 



313 



CLADOSrORTUM SA VASTANT n. sp. 



CARATTERI MORFOLOGICI. 

Pappa di pane, 12 giorni a 27". — Ife sterili grosse, settate, iio- 
(Uilose, quasi torulose, color olivastro pallido: diametro /i. 7-10. Ife fer- 
tili più sottili, erette, brune, semplici o ramificate a varia altezza, set- 
tate, talora denticolate verso l'apice: lunghezza /(. I00-350, diametro 
f.1. 4-6. Conidii inseriti sia sull' ifa principale che sui rami, acropleuro- 
geni, alcuni ovali, altri ellissoidali allungati, talora anche piriformi, per 
lo più continui, ma talora unisettati: di ;t. 4-7 ^ b-20. 

CARATTERI CULTURALI. 

Optimum al disotto di 37". — (La cultura in pappa di pane, che era 
rimasta sterile tenendola per 8 giorni a 37°, non nasce neppure tenen- 
dola in seguito a 27°). 

Pappa di pane. — Dopo 24 ore è ancora sterile. (In un'altra cultura, dopo 
24 ore v'era già una pelurie verde-oliva intorno al materiale d'infezione.) Al se- 
condo giorno vi sono, intorno ai punti d'infezione, dei cespuglietti tondeggianti, 
morbidi, poco convessi, verde-olivastri al centro e bianchi alla periferia. Al terzo 
giorno alcuni di questi cespuglietti hanno confluito: la zona verde-oliva si è molto 
estesa in ognuna di esse. Al quarto giorno la confluenza è completa: si ha quindi 
un feltro superficiale quasi completo, sottile, perfettamente piatto, colla faccia su- 
periore morbida, verde-oliva con un sottile orlo bianco sporco. In un punto si vede 
nella pappa, subito sotto il feltro, una sfumatura ardesia chiaro ; in corrispondenza 
di essa il margine è. nero olivastro. 

All'ottavo giorno il feltro è completo, piatto, polveroso, color oliva- 
scuro: al dodicesimo giorno la cultura è invariata e se ne rileva l'odore 
che è leggerissimo, cosidetto di muffa. 

Mosto di birra. — Dopo 24 ore v'è una lieve pelurie bianca intorno al ma- 
teriale d'infezione. Al secondo giorno v'è vm feltro rampicante che si estende per 
circa mezzo om., ed un feltro superficiale strettamente periferico. Tutto il feltro 
è morbido, non molto compatto, e ha la faccia superiore bianca con qualche sfu- 
matura verdognola estremamente lieve, l'inferiore bianca con alcune macchie ben 
delimitate d'un verde-oliva scuro e talora scurissimo. Al terzo giorno la faccia 
superiore è quasi tutta verdognolo chiarissimo, mentre svil l'inferiore le macchie 
verde-oliva si sono estese; macchie di tal colore occupano quasi tutto il margine, 



— 314 — 

Al quarto giorno la faccia inferiore del feltro aviperficiale, che si è esteso di 
poco, è bianca, con un bordo grigio-oliva scuro clie si continua col marghii', il 
quale è nero-oliva. Al quinto giorno le macchie ch'erano verdognole e che ora 
sono d'un verde oliva notevolmente più intenso, occupano tutta la faccia superiore 
del feltro; la faccia inferiore è bianco-sporca cou una zona marginale verde-oliva 
scura che si continua col margine, divenuto nero. Al sesto e settimo giorno i ca- 
ratteri della cultura rimangono inalterati. 

All'undicesimo giorno. — Micelio rampicante scarso e molto lasso, 
sterile. Il feltro superficiale è compatto, discretamente circonvohdo. La 
sua faccia superiore è d'aspetto molto morbido, di coloi' verde-oliva di 
media intensità: fa l'effetto come se ci fosse una pelurie corta verde- 
oliva piuttosto scuro, e frammezzo a questa un'altra più lunga (più vi- 
sibile sngli spigoli delle circonvoluzioni), verde-grigio chiara. Margine e 
faccia inferiore sono color oliva scuro: al centro di quest'ultima v'è una 
macchia biancastra Colonna lievemente rossiccia subito sotto il feltro, 
inalterata nel resto. Non si vedono colonie sommerse. 

Wehmbr. — Dopo 24 ore, v'è una lieve pelurie bianca intorno al materiale 
d'infezione. Al secondo giorno, il feltro superficiale è quasi completo, quello ram- 
picante è pochissimo sviluppato. Tutto il feltro è composto di colonie di varia 
grandezza, isolate od appena confluenti, di forma molto irregolarmente rotondeg- 
giante, convesse, morbide, di color verde glauco un po' olivastro e chiaro alla 
faccia superiore, più scuro (e nelle colonie grosse molto più scuro) all'inferiore. 
Poche coloniette .sommerse, piccoli.ssime, bianche, sono sospese a mezz'acqua. In 
seguito i colori si fanno più intensi. Al quarto giorno le colonie hanno quasi tutte 
confluito, ma si riconoscono ancora: al quinto vi sono alcune coloniette sommerse 
(di color bianco sporco) adei-enti al vetro. Nei due giorni seguenti, i caratteri 
della cultura rimangono inalterati. 

Al dodicesimo giorno. — Scar.so micelio rampicante, a coloniette 
staccate, piccolissime, compatte, color oliva scuro. Nel feltro superficiale 
si distiuguoiio ancora le singole colonie confluite, molto convesse. Esso 
ha la faccia superiore verde uu po' oliva scuro (molto meno oliva della 
cultura gemella deW Hormodendron Farnetii), ed il margine e la faccia 
inferiore di color verde scurissimo. Vi sono poche coloniette sommerse 
aderenti al vetro, bianche a luce riflessa e brunicce per trasparenza, 
abbastanza compatte, irregolarmente tondeggianti: al fondo non v'è 
alcun deposito. Liquido culturale inalterato. 

Gelatina al Raulin. — Dopo 24 ore v'è un principio di crescita (coi .soliti 
caratteri) nel canale d'infìssione (tale sviluppo in seguito progredisce di poco). 
Dopo 48 ore v'è qualche coloniotta superficiale, tondeggiante, molto convessa, colla 
faccia superiore bianco-sporca, e l'inferiore (dove la si può vedere) col centro oliva- 
scuro. Al terzo giorno il feltro superficiale è ancora molto iiiccimpleto, costituito 
da coloniette confluenti molto convesse, verde un po' oliva molto chiaro alla faccia 



— 315 — 

superiore, più scuro con chiazze verde nero all'inferiore. 11 giorno seguente il feltro 
è quasi completo, lievemente mammellonato e con una larga e bassa circonvolu- 
zione, compatto, a pelurie corta, morbido, verde-olivastro molto grigio, piuttosto 
chiai-o alla faccia superiore, im po' piii scuro e con molte e larghe chiazze da scu- 
rissime fino a nere all'inferiore. Al ([uinto giorno le tinte sono più scure: la ge- 
latina è ancora perfettamente inalterata. Solo al sesto giorno si vede, subito .sotto 
al feltro, una sottile zona di fluidificazione. 

Al quattordicesimo giorno. — Feltro rampicante scarso, piuttosto 
la.sso, molto sottile, bianco. Il feltro superficiale è completo, molto Hr- 
convoìulo, compatto. La sua faccia superiore ha aspetto come feltrato 
e molto compatto, e color caffè un po' verdiccio scuro e morto, sfamante 
al bordo in verde-oliva scuro; il margine e la faccia inferiore sono neri. 
Y'è una zona di fluidificazione cilindrica, alta circa un centimetro, senza 
deposito al fondo. La gelatina fluidificata è tinta in oliva abbastanza 
intenso subito sotto al feltro; tutto il resto della gelatina (sia fluidi- 
ficata che no) è di colore inaltei'ato. 

L.\TTE. — Dopo '24 ore è ancora sterile. Al terzo giorno vi sono, parte su 
pel vetro e parte alla superficie del liquido, numerose coloniette piatte, irrego- 
lari, color oliva scuro: sotto il feltro v'è una sottilissima zona in cui il latte si 
è un po' illimpidito. Al quarto giorno un feltro rampicante sale per circa 2 cm. 
su pel vetro; il feltro superficiale è completo. Tutto il feltro è sottile, appiattito, 
discretamente compatto, ed ha la faccia superiore d'aspetto morbido e di color 
verde-oliva scuro: la faccia inferiore del feltro rampicante è nero-oliva con mac- 
chie irregolari bianche. La zona d'illimpidimento è divenuta quasi limpida, gial- 
lognola: il resto del latte è inalterato. Le tinte del feltro si fanno in seguito più 
scure, tanto che al quattordicesimo giorno la faccia inferiore del feltro è nera; la 
zona d'illimpidimento, fino al sedicesimo giorno, non si estende, ma si fa sempre 
più limpida. 

Al trentunesimo giorno, 1 caratteri del feltro sono inalterati. La zona 
limpida, appena giallognola, occupa tutto il terzo superiore della colonna, 
e sfuma in basso nei latte quasi inalterato (appena un po'iiiù limpido 
dell'ordinario); in fondo a questo v'è un coagulo alto circa 1 cm., die, 
agitando la provetta, si dissolve solo in parte e con difficoltà, in par- 
ticelle invisibili, le quali vanno ad intorbidare la colonna, mentre la 
parte di coagulo che non .?i è dissoluta linuuie tenacemente attaccata 
al vetro. 

Le culture in oelatina all'.^cqua di malto, brodo comonk alcalino 
e BRODO ippiRici», mancano. 



316 



CLADOSrOJi'IUM CO.UJJSrr n. sp. 



CARATTERI MORFOLOGICI. 

Pappa di pank, 16 giorni a 27°. Razza I. — Ife fertili riunite in 
cespnglietti più o meno compatti, erette, talora un po' tortuose e den- 
ticolate ver.so l'apice, semplici, o ramificate solo nella parte superiore, 
settate, brune; lunghezza /(. 60-200, diametro /i. 3-5. Conidii inseriti sia 
sull'ifa principale che sui rami, acropleurogeni, continui (solo rarissi- 
mamente unìsettati), color bruno chiaro, rotondeggianti, ovoidali, od 
ellissoidali; dimensioni //. 2-4 = 4-10. 

Razza 2. — Ife fertili fascicolate, per lo [liù incurvate od ondulate 
e tortuose, talora brevemente ramificate venso l'apice, .settate, biune, 
lunghe ,'». .50-100, larghe ,«. 4. Conidii sia sull'ifa principale che sui rami, 
acropleurogeni, brevemente catenulati, rotondeggianti od ovoidali od 
ellissoidali, continui, bruno-cliiari, di /(. 2-4 ^ 4-12. 

CARATTERI CULTURALI. 

Optimum al disotto di 37° (le culture in papjia di pane di tutt'e 
due le razze, rimaste per 7 giorni a 37" senza svilupparsi, restano ste- 
rili anche quando vengono in seguito poste a 27"). 

Pappa di pane. — (E e,nuale per tutt'e due le razze, .salvo elie la :^ ha svi- 
luppo un pochino piii rapidoj. Dopo 48 ore è ancora sterile. Al quarto giorno vi 
sono (lei cespuo;lietti puntiformi verde scuri nei punti d'infezione, i quali in se- 
guito si estendono lentamente. Al settimo giorno le colonie sono ancora quasi tutto 
isolate: esse sono convesse, a pelurie fitta e breve, di color verde-olivastro non 
molto scuro. KWotiavo giorno il centro di ognuna delle colonie volge al giallo 
scuro, mentre la zona periferica è verde-oliva scuro. Al decimo giorno le colonie 
hanno confluito; gli altri caratteri sono rimasti invariati. Colonna inalterata. 

Al dodicesimo f/iorno la zona tendente al giallo scuro è più netta, 
mentre tutto il feltro ha colore più scuro. Si seguono le due caltuie di 
giorno in giorno tino al 10' giorno, senza vederle più alterar.si. 

Mosto rn biuiia. — (Eguale jier le due razze, salvo clic la 11 anticipa di un 
giorno sulla 1 — che è quella qui descritta — sia nella crescita che nei cambia- 
menti di colore). Dopo 48 ore è ancora sterile. Al terzo giorno v'è solo un feltro 
rampicante (che non fa però tutto il giro della provetta) scarso, piatto, in genere 



— 317 — 

piuttosto lasso, ma in c^ualche punto fonuante colouiette complete, che sono color 
verde-oliva chiaro su tutte e due le facce, salvo che il loro centro, alla faccia in- 
feriore, è oliva scurissimo. Questo feltro cresce in seguito lentamente. Al quinto 
giorno, la zona del feltro rampicante che è più vicina alla supei-fìcie del liquido 
è di un verde molto più scuro di quella che sta in alto, la quale ha inoltre una 
tinta più oliva (cioè d'un verde più giallastro): vi sono moltissime colouiette som- 
merse aderenti al vetro, di colore verdognolo olivastro cliiarissimo. In seguito la 
cultura rimane invariata. 

Al dodicesimo giorno. — Esile micelio rampicante scarso e molto 
lasso, quasi tutto sterile salvo alcuni punti più compatti (in cui ha ^li 
stessi caratteri del resto del feltro). Ad esso fa seguito un feltro ram- 
picante, e a questo un feltro superficiale periferico. Tutto il feltro è 
compatto. Esso lia la faccia superiore sensibilmente mamniellonata, 
morbida ma compatta, d'un verde un i>o' oliva scuro (al bordo superiore 
v'è una zona, non continua, che è sensibilmente più oliva del rima- 
nente): faccia inferiore poco pieghettata, verde scurissima. avente nella 
parte alta una zona marginale quasi nera. Colonna tinta in rossiccio 
subito sotto il feltro, inalterata nel resto. Per tutta l'altezza della co- 
lonna vi sono numerosissime coloniette sommerse aderenti al vetro, rag- 
giate, piuttosto lasse, non molto piccole, bianche a luce riflessa, brunicce 
per trasparenza: per contro non si vedono depositi micelici ai fondo. 
Nelle culture di questa età è più manifesta la perfetta identità di com- 
portamento delle due razze: la due culture sono infatti identiche tra loro. 

Wbhmer (È eguale per le due razze). — Dopo 24 ore, lieve pelurie bianca 
intorno al materiale d'infezione. Al secondo giorno sulla superficie galleggiano 
poche coloniette bianche, ed una colonia più grossa colla faccia superiore color 
verde-glauco-olivastro chiai-o, e l'inferiore oliva scuri.ssimo con lieve pelurie (die 
pare una barba) bianca. V'è qualche colonietta bianca a mezz'acqua, e qualche 
altra nero-oliva .sul fondo. Il giorno dopo le coloniette galleggianti, che si sono 
fatte più numerose e piuttosto convesse, hanno lo stesso colore della colonia grossa. 
Al qviarto giorno la faccia superiore di queste colonie è divenuta d'un verde molto 
grigio, chiaro: l'inferiore è verde-oliva molto scui-o : per tutta l'altezza della co- 
lonna vi sono coloniette sommerse aderenti al vetro, d'un verdognolo-olivastro 
estremamente chiaro. Al quinto giorno la faccia superiore (molto convessa, mor- 
bida ma molto compatta) è d'un color cenere appena lievissimamente verdognolo : 
il giorno dopo è grigio cenere puro, senza più nulla di verde. 

Al dodicesimo giorno. - Il feltro superficiale, compatto, è eviden- 
temente composto da tante coloniette pressoché sferiche, confluite ed 
aggruiipate come in zolle iiregolarmente giustapposte ed in parte so- 
vrapposte, in mezzo a cui restano dei fori allatto liberi dalla nuiifa, 
attraverso ai quali si vede il liquido di cultura. La sua faccia superiore 
non è più cenerina, ma è d'un verde- grigio un po' olivastro scuro, con 



— 318 - 

sfmiiatiire iiiii grigie: iia aspetto morbido ma molto compatto. Faccia 
inferiore dello stesso colore, ma più scuro: margine nero. Vi sono nu- 
merose coloniette soiniiierse aderenti al vetro, piccole o piccolissime, 
piuttosto compatte, irregolarmente rotondosteliate, le quali sia a luce 
ritle.ssa che per trasparenza sono color verde-oliva piuttosto scuro. Sul 
fondo vi sono pochissime coloniette eguali alle precedenti. Il liquido è 
inalterato. 

GELATINA AL Raiilin. — lìtizzd 1. — Doim> 21 Ore, v'è uu principio di cre- 
.scita (coi soliti caratteri) nel solo canale d'infissioiie : al quale si limita la crescita 
auclie al secondo giorno. AI terzo giorno, v"è un'esilissima striscia (ed anche 
ciualche colonietta isolata, irregolare) di feltro sujicrticiale, colla faccia superiore 
grigio cliiarissima, rint'eriore a chiazzette verde-oliva scuro. All'indomani il feltro 
si è esteso e ispessito : esso è compatto, a pelurie corta, morbido, un po' mammel- 
Innato, colla faccia superiore d'nn verde un po' olivastro morto di media inten- 
sità (molto meno olii'n della cultura gemella del Cladosporium Scd-astaiii/}, e l'in- 
feriore verde-nera. Al quinto giorno il centro di molte delle colonie che costitui- 
■^cono il feltro (e che si sono fatte più grosse e più convesse) ha una sfumatura 
giallognola: quasi tutte le colonie si trovano oontluite al sesto giorno. Al settimo, 
la cultura è invariata: non v'è la menoma traccia di fluidificazione. 

La razza 2 si sviluppa in modo analogo, ma, al contrario della 7, tin dal se- 
condo giorno comincia a fluidificare la gelatina : la zona di Huiditìcazione si estende 
in seguito, sicché al quarto gioi'no ossa è già alta cm. 1,5 circa. 

Al quattordicesimo giorno le due culture sono eguali, ed lianuo en- 
trambe una zona di fluidificazione, cilindiica, che è alta circa cm. 1,5 
per la razza 1, circa cm 2 per la :J. V'è un micelio rampicante scarso, 
composto di coloniette bianche, raggiate, col centro compatto, olivastro: 
in qualche punto vi sono isolotti compatti, colla faccia superiore oliva- 
scura e l'inferiore nera. Il feltro superficiale è compatto, poco cìrcon- 
voluto. Esso ha la faccia superiore d'aspetto feltrato, e di colore oliva 
scurissimo: il margine e la faccia inferiore sono ancora più scuri, quasi 
neri. Il colore del micelio sommerso depositato al fondo (il (juale non 
è molto scarso) è masclieiato dal bruno oliva intenso della gelatina 
fluidificata. La gelatina, rimasta solida ha colore inalterato. 

Latte. — In entrambe le razze al terzo o quarto gioi'no vi sono coloniette 
superficiali verde-oliva , che in seguito sfumano in giallognolo al centro e poi 
confluiscono fra loro. La coagulazione del latte, ])or la razza i? s'inizia all'ottavo 
giorno, e poi prosegue piuttosto lentamente, giungendo ad essere com]ileta al do- 
dicesimo giorno; per la 7 incomincia al nono giorno e pi'osegue con lentezza ancor 
maggiore, completandosi solo al quindicesimo giorno. Tale coagulazione si inizia 
coll'apparire di una sottile zona limpida (liquida) suliito sotto al feltro superfi- 
ciale: questa zona, pressoché incolora, va in seguito estendendosi, mentre sul fondo 
della provetta si deposita un coagulo fioccoso. 



— 319 — 

Al trentaquattresimo giorno (le ciiUure delle due razze sono iden- 
tiche tra loro). — Feltro rampicante alto circa due cm. e feltro superfi- 
ciale completo. Tutto il feltro è compatto, ed ha la faccia superiore poco 
circonvoluta, d'aspetto compatto, ma morbido, verde-oliva scurissima, e 
l'inferiore quasi nera (un po' meno scura, però, nel feltro superficiale): 
la nuance di tutto il feltro è però decisamente più verde che nella 
cultura gemella deW Hormodendron Farnetii. 11 latte è. quasi limpido, 
incoioro: sul fondo della provetta v' è un deposito aito circa 2 cm., co- 
stituito dal coagulo, che è soffice, fioccoso, d'un bianco un po' giallognolo. 

Gelatina all'acqua di malto (72 giorni; è eguale per tutt'e due 
le razze). — I caratteri del feltro sono .stati alterati da cause acciden- 
tali, e quindi non sono più rilevabili. La gelatina è tutta fluidificata, e 
nella metà superiore delia colonna è tinta in bruno rossiccio abbastanza 
intenso. Sul fondo vi sono alcuni fiocchi micelici biancastri, lassi. 

Brodo comune alcalino (Eilenmeyer, 68 giorni a 27"), Bazza 1 (quello 
della razza i* manca), — La superficie del brodo è coperta da numerose 
colonie, quasi mai confluenti, del diametro di cm. 0,5-1, .5 circa (solo qual- 
cuna è più piccola), abbastanza regolarmente tondeggianti, senza pieghe 
né circonvoluzioni, piatte e compatte alla faccia superiore, e convesse 
ed un po' meno compatte all'inferiore, di color bruno-oliva scuro (con 
sfumatura più scura al centro) su tutt'e due le facce. Sul fondo vi sono 
numerose piccole colonie sommerse aventi un piccolo nucleo centrale 
compatto, bruno-oliva scuro, e nel rimanente prive di colorazioni spe- 
ciali : e due colonie simili ma molto più grosse, discretamente lasse, 
col nucleo come le precedenti, circondato da una zona senza colorazioni 
speciali, la quale è circondata alla sua volta da una seconda zona 
bruno oliva scura (risultante di ife olivastre, grosse, asperule, con tipica 
sporificazione). Il brodo è di colore giallo-bruno chiaro. 

Brodo ippurico (Erlennieyer, 68 giorni a 27°). — Le differenze fra 
le due razze sono probabilmente accidentali : in ogni modo riporto esat- 
tamente la descrizione di entrambe le culture. 

Eazza 1. Llentica alla cultura parallela in brodo comune alcalino 
(v. sopra), salvo che qui le colonie superficiali hanno anche la faccia 
superiore nettamente convessa. Anche qui vi sono col. prof, sporificate. 
Brodo di color giallo-rossiccio abbastanza vivo ed abbastanza intenso 
(identico a quello gemello del Penicillium 1). 

Razza 2. V è solo una grossa colonia sommersa, irregolarmente 
emisferica (colla convessità in alto), piuttosto lassa, tutta priva di colo- 
razioni speciali salvo un grosso nucleo triangolare compatto, bruno-oliva 
scuro. Brodo appena lievissimamente più rossiccio del brodo ippurico 
sterile (evidentemente la minor colorazione del brodo dipende dal mi- 
nore sviluppo della mufia). 



— 320 — 
Oltreché per gli altri caratteri posti in evidenza dalle rispettive 
descrizioni, questo Cladosporhim differisce dal CI. Savastanii perchè il 
feltro da esso formato nei vari terreni di cultura è notevolmente più 
tenace, più difficile a rompersi coll'ago di platino, di quello del CI. Sa- 
vastanii stesso. 



È evidente che qui ci troviamo in presenza di due razze delia me- 
desima specie: la razza 2 non differisce infatti dalla 1 se non perchè 
possiede, dirò cosi, una maggiore energia vitale, la ijuale si esplica da 
un lato colla maggiore velocità di sviluppo (v. pappa di pane, mosto 
dì birra), dall'altro colla maggior prontezza nel fluidificare la gelatina al 
Kaulin e nel coagulare il latte. Inoltre corrono fra le due razze le lievi 
differenze morfologiche che si possono rilevare dalla rispettiva descrizione. 

Come ho già detto altrove (v. pag. 275), la mancanza di descrizioni 
culturali d'altri AA., unita al grande [lolimorfismo dei Cìadosporinm (per 
molte specie dei quali vige ancora in gran parte 1' empirica classifica- 
zione p«r matrici!) mi ha impedito d'idt^ntificare le due specie da me 
studiate con alcuna di quelle già conosciute, inducendomi a battezzarle 
addirittura con nomi nuovi. 

Diagnosi latina delle specie nuove. 

Benché i caratteri morfologici degli eumiceti non abbiano ormai più, 
presi a sé, il valore diagnostico di una volta, pure non voglio sottrarmi 
all'uso invalso che rende, direi quasi, obbligatoria l'esposizione di tali 
caratteri in latino. 

Raccolgo quindi qui sotto le diagnosi di tutte le specie nuove da 
me descritte nelle pagine precedenti, fra le quali includerò anche (nel 
dubbio se siano nuovi realmente o no) i Fenicillium 1 e. 2. Avverto una 
volta per tutte che la diagnosi si riferisce, per ognuna delle muffe, a 
quella stessa cultura di esse a cui si riferisce la rispettiva descrizione 
morfologica in italiano; e che riguardo al nome dei colori ho seguito, nei 
limiti del possibile, la Chromoiaxia del Saccardo. 

AsB'ERGiLLUS TiitABOSCHii n. sp. — Cespifosiis, aerugineo-riritìis. Ili/phis sfe- 
rilihns lii/aliiiis, Nuhconfiììuìs, fx. 1,5 latis : fcrtiUhus hyaìiiìig, sìiiijiìicìhus, puree 
septatis, basi leviter atfcnnatis, fi. 4-140; capitiiUs fldi'o-rirentibus, .iphaero/da- 
libus, fi. 140-230 kilis, l'JI'i-ISrt longia: vesciciila hyaliiia ìii/ri/hniie, fi. 13 luta: 
sterigmattbim priimiriis /iifuliiìi.s , c/'/hidracpis, juirurn iiiiiiiis /atis (/nani bìiiyis 



— 321 — 

(fi. 5), vesciculnm totani tegentibux, sterigmafa secundaria ternata, hyalina, acuta, 
fi. 1,5 lata, 6,5 longa gerentìbus; conidiis catemdatix , globosis, fiavovireittibus, 
laevibus, 3 /i. diam. Habitat in botulis (Salame crudo) Papiae. 

AsPBRGiLLUs Belfantii 11. sp. — G raiiulosini, sid])!ii(re>is. Hyphis aterilibuH 
hyalinis, septatis, fi. 3-3,5 diam . ; fertilibits viridulis, simplicibus, parce septatis, 
liasì valde attenaati.i, saepc siciit litera S cnrvatis, fi. 7 >• 125-130 ; capitidis vi- 
ridulis vet intcììsi' gìaucesrentibus, sphaericis, 108 fi. diam. : vesrìnda pirifnnne rei 
Kidiglnbona, riridiila, fi. 13,5 lata, 13,5-15 longa, tota sterigmatibuii viridulis, fu- 
ni formibus, fi. 3 » ^,5-5, teda ; conidiis cateimlatis , olivaceis, subovalibus, fi. 5 diam,: 
perithecis .•iphafroidalibus, flavi.-i, fi. 100 ^ 130 — 140 " 160, multia ascis npliacroi- 
dalibu.^, fi. 8-14 diam. repletis; in ascia sunt [sed tantuvi in cultura 40 dic.rum) 
4-6 sporae .>iplìaeroid(des. Iacee,';, liyalinae. Habitat in botulis (Salsiccia) Papiae. 

CiTROMYCES SoRMANll 11. sp. — Cespitosus, glauccsce.ìis. Hgphis sterilibus hya- 
linis, jìarce septatis, fi. 1 diam. ; fertilibus simplicibus rei j>arce ramosis, hgidinis, 
parce septatis, t>asi leviter atteuuatis, fi. 1,5 1 132; fructibus conidicis viridibus, 
fi. 38 latis, 77-154 longiit: hyphis fertilibus apice non, vel panimi, vel late in ve- 
.^ciculam inflatis {vesciciilis hgalinis, ovalibus vel irregolaribus, maximis fi. 7,2 
latis, 13,6 longis) verticillum 3-6 stcrigmaium hgalinoruin, cilindricorum, fi. 2,5 ■<> 7, 
gerentibus ; conidiis ìonge calenulatis, virididis, laevibus, .lubglobosis, fi. 2 diam. 
Habitat in botulis (Salsiccia) Papiae. 

Penicillh'm 1. — Eff'usum, yriseo-olivascente-viride. Hyphis sterilibus hya- 
linis, septatis, fi. 3 diam.: fertilibus hgalinis, puree .septatis, fi. 6 <> 78-214, puree 
ramosis, in apice ramoruni 10-11 sterigmata verticillata, acuta, fi. 2,5-3 « 9,5 ge- 
rentibus; fructibus conidicis viridibus, fi. 77-92 latis, 123-154 longis ; conidiis ca- 
tenukdis, ylobosis, laevibus, viridulis, fi. 3 diam. Habitat in botulis (Salame crudo) 
Papiae. 

Penicillium2. —Eff'usum, inten.se aerugineo-olivasceìis. Hyphis sterilibus hya- 
linis, subcontinuis, fi. 1,5 diavi.; fertilibus hgalinis, ramosis, parce septatis, 
fi. 6 >= 170-200; sterigmafibus {3-4, verticiUatis, in apice ramorum) hyalinis, cilin- 
draceis sed alterne leviter constrictis et incras.iatis , apice obtuse rotundatis, 
fi. 2' 11; fructibus conidicis viridibus, fi. 62 lalis, 108-123 longis; conidiis cate- 
nulafis, viridulis, laevibus, globosis vel subovalibus, fi. 2 diam. Habitat in botulis 
(Salsiccia) Papiae. 

Pbnicilliuji Briosii n. sp. — Cespitosuiu, ochrolencum, dilute aerugineo-viride 
maculai um. Hgphis sterilibus hgalinis, subcontinuis, fi. 1,5 diam.: fertilibus hgalinis, 
parcissime, rei non, seiitatis. nullum vel unum ranrum gerentibus, fi. 3 '^ 13,5-24, 
unum verticilliiim sterigmatum oblongate phyaliformium, fi. 1,5 "11, 2, in ajìice 
{et quandoquidem alterum apud apicem, circa hypham — vel ramum —, sicut et 
in genere spicaria) gerentibus; fructibus conidicis viridibus, fi. 31 latùi, 54 longis; 
conidiis calenulatis, olivascentibus , laevibus, ovato-acutis rei limoniformibus , 
fi. 2,7-3,2*3,5-4. Habitat in botulis (Salsiccia) Papiae. 

HORMODENDRON Farnetii II. sp. — Kff'nsuiu, afro-oliraccu m . Ugfihis sterilibus 
hgalinis, subcontinuis, 1^.2 diam.; fertilibus se}}tatis. dilute olivaceis, 3-4 ranios 



— 322 — 

latore f/eroiilibiis, fi. 3,5-') » 1S4-22S ; fnictihtis ntn's, irrcyuìariter sphnoricis, u. 62 
diam. ; niiiiulis coii/d/./cn's primaria cilindi-dccis, /x. .5 » 17, aliis tiihioribus, cilin- 
draceo-ovaìibua vel recti- oralibus; conidiis cateiiuldt/s, globusiti rei siibovalibiis, 
laevibus, utre-olivace/'s, fi. 3 diam. Habitat in botulis (Salame crudo) Papiae. 

Cladosi'ORIUM Sava.stani n. sp. — Klfnsum, (itro-oliracexin. Ili/pìtix sterilibiis 
cras.iis, qua.fi torìiló.f/.'^, .^leptafi.s, ditate olirace.i.<i, fi. T-10 diam.: fertitibus erectin. 
.siiiìplicibiis rei ramn.'ii.f. tiruìineis, xeptatix, fi. 4-6 i 100-350 : conidiis in hyptiis et 
in rnììiis inserti^, acrdjili'iirof/eni.f, oratiìjiix rei oblongo-ellipticix, vel pyriformibus, 
ujiiaejitatia rei {micpiiis) continui.^, fi. 4-7 ^ S-20. IIal>itat in Ixitntis (Salame crudo) 
Pnpiae. 

Cladosi'Oriu.m C(.imb8II 11. sp. — Kfjìifiiim, atre riridi-oliracciim . — Razzai. — 
Iliipliis fertilil>ns ccspitoain, ercctis, ijiuindoijiiidciii leritcr tortiKinis et apiid apicem. 
denticulati.t, .fe/)tati.^, simpticibiis rei aptid apicem ramitsis, brunìieix, fi. 3-5 » 60-200; 
conidiix ili ìii/phis et rainis acroplenroyenis, continnis {rarissime l-.'ìcptatìs\ dilnte 
Itriinneis, rotiindatis rei opatibns rei ellipticis, p,. 2-4 ^ 4-10. — Razza 2. — IIy))his 
fcrtililiK.s fasciciitatis, saepe ciirvatis vel iiiido.^is et tortìiosis, ìininneis. rjnandoc/iii- 
dejii apnd ajiicem breviter ramosi.i, .fcjìtafis, p. 4 50-100 ; conidiis in lippliis et in 
raniis acro}>leuruyeìiis, rottindatis rei oraliìins rei ellipticis, cuntinuis, dilute brun- 
neis, breviter catenvlatis, p. 2-4 4-12. Ilabiltit in botulis (Salame crudo) Papiae. 

Pavia, ao:o.sto 1910. 



:=- 323 



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SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA. 

Penici Ili uni lìriosii. 

2, 3, 4, Citromgces Sornianii. 

5, 6, 7, 10, 11, Aspcrgillus Belfantii . 

9, Ilormodendron Fariietii. 

12 e lo. Pvnicillium 1. 

14 e 15, Aspcrgillus Tiraboschii. 

16. J'cnici/liuìn 2. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



NUOVE OSSERVAZIONI 

INTORNO ALLA 

MORTA DEI CASTAGNI 

(ILal dell' im-hlostro) 

E SUA EIPRODUZIONE ARTIFICIALE. 

QUARTA NOTA PEELIMIKARE 

di GIOVANNI BRIOSI e RODOI^FO FARNETI. 

Intorno alla Riproduzione artificiale della Moria dei castagni noi 
abbiamo di già pubblicato una Nota preliminare nei Rendiconti dell'Acca- 
demia dei Lincei ', Nota che qui con qualche modificazione riproduciamo. 
Aggiungiamo nuove osservazioni specialmente sulla presenza del mi- 
celio del parassita nel legno dei rami e dei tronchi malati (cosa impor- 
tantissima che molte cose chiarisce e che era stata finora negata), e 
sopra il modo di manifestarsi della malattia stessa quando al Coryneum 
perniciosiim altri parassiti si associano o alterazioni dovute ad altre cause 
vi concorrono. 

In una Nota pubblicata nel luglio del 1907 "■ dimostrammo che il 
processo morboso che determina la cosi detta Morìa dei castagni, cosi 
nei cedui come nelle fiistaie, non si inizia nelle estremità delle radici 
(ove sono le micorize) per procedere verso il tronco, ma segue la via 
inversa, cioè dal tronco scende alle radici; contrariamente a quanto si 



' Vedi anche: Rendiconti Accademia dei Lincei. Classe Scienze f. in. n. vo- 
lume .\x, serie 5.", seduta del 7 maggio 1911. . 

2 Briosi e Farneti, Sulla Morìa dei castagni {Mal dell' inchiostro). Prima 
nota. Atti dell'Istituto Botanico della R. Università di Pavia, Ser. Il, voi. .xiii, 
Milano, 1907. 

Atti ilell'Ist. Boi. lìeW Università di Pavia — Serie H — Voi. XI V. 25 



— 328 — 

riteneva da tutti coloro, e sono molti, die si occuparono di questa mi- 
cidiale malattia dei castagni, la quale ha distrutto intere selve, tanto 
in Italia quanto nella Francia, nella Spagna e nel Portogallo, ecc. 

In essa dimostiammo pure che nei cedui della Toscana la malattia 
si manifesta sui polloni con la produzione di un cancro che si presenta 
in forma di una depressione livida della corteccia nella parte attac- 
cata, cancro prodotto dall'azione patogena di un fungo microscopico pa- 
rassita, che noi descrivemmo sotto il nome di Corìpteum pernkiosum 
Briosi e Farneti. 

In una seconda Nota, pubblicata nel giugno 1909, ' dimostrammo 
che detta Morìa presentava in Piemonte, in Liguria e nella Lunigiana, 
gli stessi caratteri osservati in Toscana, e che ivi pure era dovuta allo 
stesso parassita; anzi, di esso scoprimmo allora anche la forma picnidica 
{Fiisicoccinn perniciosum Briosi e Farneti) e la forma ascofora (Melanconis 
perniciosa Briosi e Farneti), ed ambedue descrivemmo. 

Inoltre, in essa si dimostrò pure che l'andamento del male era 
ovunque identico, tanto negli alberi d'alto fusto, che nei polloni dei cedui, 
salvo lievi differenze dovute al variare delle condizioni dell'ambiente, 
all'età dell'albero, allo spessore e allo stato esterno della corteccia della 
pianta, al vigore di essa e, specialmente, al punto in cui il ramo od il 
tronco viene attaccato. 

Quando F infezione comincia nei rami, la malattia si manifesta col 
precoce ingiallire delle foglie e col disseccamento dei rami attaccati, e 
ciò avviene senza ordine e senza causa apparente. Da principio la pianta, 
nel suo complesso, non sembra molto sofferente ; ma, negli anni succes- 
sivi, il male si estende e la pianta tutta intristisce e muore. 

Sui rami, più o meno giovani, di uu albero d'alto fusto, si può ge- 
neralmente seguire il male come nei polloni di un ceduo, poiché il per- 
corso dell' infezione lascia dietro di sé la caratteristica depressione 
livida della corteccia, cioè il cancro cosparso piii o meno di pustole pro- 
dotte dal parassita. 

Quando il male colpisce direttamente il tronco o la ceppa, l' intero 
albero muore, talvolta improvvisamente, come preso da apoplessia, senza 
che l'infezione lasci traccia di cancro sulla corteccia, generalmente 
grossa e coperta di ritidoma. Allora le foglie e i frutti seccano sui 
rami ai quali restano attaccati anche durante l' inverno. 



' Biìiosi e Farneti, Intorno (dia causa delia Morìa dei castagni {Mai del- 
l' in eli /ostro) ed ai mezzi per combatferta. Atti dell'Istituto Botanico dell'Univer- 
sità di Pavia, Ser. il, voi. xiv, Milano, 1901K 



— 329 — 

Questo modo, non infrequente, di morire degli alberi è quello che 
più sconvolse le idee degli studiosi e diede luogo alle maggiori contro- 
versie, poiché non se ne sapeva trovare la giusta ragione. 

Il male, in questi casi, si diifonde sotto il grosso ritidoma che lo na- 
sconde all'occhio dell'osservatore; e soltanto quando il processo morboso 
ha molto progredito ed è riuscito a circuire il tronco o la ceppa o ad 
invadere le radici, si rende manifesto. La pianta, nulla di anormale 
rivela all'esterno; il parassita rimane nascosto sotto la corteccia, limi- 
tato più meno intorno ai focolai d'infezione. 

In qualunque modo si manifesti la malattia, qualunque sia il suo 
decorso noi abbiamo ora trovato che il micelio del parassita invade il 
legno tanto dei rami che del tronco. Penetra specialmente nei vasi che 
percorre nella loro lunghezza e per questa via non di rado scende più 
raiiidamente che per la corteccia, fino alle radici ; precorrendo la ne- 
crosi corticale. 

Il micelio striscia, serpeggia o s'avvolge addossato alle pareti in- 
terne dei vasi legnosi alle quali aderisce, e eolle quali si confonde, per 
la sua trasparenza, per la sua esilità (non misurando generalmente che 
1,5 -à 2 fi di diametro); nonché per essere privo quasi sempre di setti- 
trasversali per essere mascherato dalla sostanza incrostante e dalle 
materie grumose che spesso ostruiscono i vasi stessi. 

Qualche rara volta un ramo miceliale attraversa la cavità del vaso 
ed allora si può scorgere facilmente a forte ingrandimento; ma in ge- 
nerale il micelio passa dall'uno all'altro vaso attraverso le punteggia- 
ture delle pareti contigne, il che rende assai difficile il metterlo in 
evidenza. Questo spiega come gli autori che si sono occupati di questa 
malattia abbiano sempre negata l'esistenza di micelii nel legno. 

Nel lavoro definitivo illustreremo con figure questi fatti e daremo 
maggiori particolari. 

In alcune località la malattia si complica come abbiamo recentemente 
osservato con altri malanni, specialmente perla concomitanza di parassiti 
poliporei, agaricini, ecc., nonché per il male del rofolo il quale, ove coesiste, 
sembra acceleii il decorso della Moria. In alcune selve della valle del 
Serchio sui rami di piante malate di Moria noi trovammo per esempio 
cancri corticali prodotti dalla Diplodia Castancae Sacc. associati o no a 
quelli del Conjneum, cancri che si distinguono generalmente da quelli del 
Coryneum per essere poco lunghi (al massimo qualche decimetro), per lo 
più di forma ellittica, molto depressi e circondati da un bordo rilevato 
costituito dal callo di cicatrizzazione. Le pustole formate dalla Diplodia 
sono assai diverse da quelle del Coryneum perché il suo stroma poco 
profondo non produce, quando solleva la coi leccia, ampie sjiaccatiire 



— 330 — 

come fa il Corijnenm, ma la perfora sopraelevandosi sotto forma eli pa- 
pilla conica d'un nero intenso. Il prof. Gibelli trovò per primo la Bi- 
pJodia Castaneae Sacc. nelle radici dei castagni aifetti dal Male del- 
l' inchiostro e da principio anzi ritenne che ne fosse la causa. 

Nel lavoro definitivo, dopo die avremo studiato lo sviluppo e la 
biologia di questo micete, diremo se la presenza della Diplodia Ca- 
staneae si debba considerare come accidentale o se debba ritenersi un 
epifenomeno od una concausa della Moria stessa. 

Anche la diffusione del male nei castagneti infetti, senibia vada 
soggetta a complicazioni dovute probabilmente alla propagazione del 
contagio per contatto di radici malate colle radici delle piante sane; in 
modo analogo alla propagazione ordinaria del marciume radicale delle 
piante arboree. 

* 

* * 

Che il Male dell'inchiostro fosse dovuto al parassitismo del Cort/nenm 
perniciosnm e delle sue forme più evolute {Fitsicoccum e Mclanconis), per 
noi non era dubbio; poiché centinaia di osservazioni fatte nelle selve 
di diverse regioni ci comprovavano quanto fin da princi|iio avevamo 
intuito ed affermato. 

Del resto, anche i signori Griffon e Maublanc, della Stazione di 
patologia di Parigi, che recentemente studiarono questa malattia nei 
cedui della Francia, hanno trovato le stesse cose da noi prima osser- 
vate, e confermato quanto noi avevamo pubblicato, come risulta dal- 
l'ultimo loro lavoro e come essi stessi in persona ne accertarono, in una 
cortese e gradita visita fattaci al nostro laboratorio in Pavia, nel- 
l'aprile scorso. 

In tale occasione noi avemmo il piacere di mostrare ai chiarissimi 
scienziati francesi i nostri preparati, il materiale che ci aveva servito 
per lo studio e potemmo loro dimostrare anche come il male che uccide 
gli allieri d'alto fusto (da loro non studiati) fosse perfettamente identico 
a quello che fa morire i cedui. 

Se noi non avevamo alcun dubbio sul parassitismo del Coryneum 
perniciosiim e delle sue forme più evolute, e sul fatto che esso fosse la 
causa efficiente della Morìa dei castagni {Mal dell' inchiostro), ne man- 
cava peraltro la prova sperimentale diretta, quella che può togliere a 
chiunque ogni dubbio e che si ottiene solo con la riproduzione artifi- 
ciale della malattia. A ciò ottenere, iniziammo esperienze due anni or 
sono; ed ora finalmente esse hanno maturato i loro risultati, ed in modo 
co.si evidente che noi ne jìotemmo mostrare gli effetti chiari e sicuri, 
e confermanti in tutto le nostre previsioni, anche ai due esiniii patologi 
francesi, in occasione della loro visita a Pavia. 



- 331 

Le esperienze cominciarono sulla fine della primavera del 1909 
sopra un grosso albero di castagno d'oltre trent'anni d'età, nel pieno 
vigore e rigoglio di vegetazione, posto nel R. Orto Botanico di Pavia. 

Era nn albero nelle migliori condizioni, poiché isolato e in mezzo 
ad una vasta pianura, dove il castagno non è oggetto di speciale col- 
tivazione, e di più posto a qualche centinaio di chilometri dai più vicini 
centri infetti. 

Le prove furono ripetute nel 1910 sopra giovani pianticelle pro- 
venienti da un vivaio di Mariano Comense, trapiantate appositamente 
in altro angolo del nostro Orto liotanico; ma di queste diremo in altra 
occasione, essendosi in esse solo da poco iniziata la riproduzione del male. 

Le prove di riproduzione furono fatte, come è naturale, col metodo 
della inoculazione diretta delle spore del parassita. 

Nella primavera del 1909 noi stessi andammo a raccogliere cor- 
teccie malate nei cedui dei dintorni di Savona, dalle quali traemmo i 
germi per le nostre inoculazioni. 

Per esse adoperammo spore tanto della forma conidica {Coryneitm 
perniciosnm) quanto della forma ascofora {Melanconis perniciosa'), rica- 
vate in parte direttamente dalle pustole delle piante malate, in parte 
ottenute da colture pure del parassita, da noi convenientemente pre- 
parate. 

Avendo un solo albero a nostra disposizione, le diverse forme di 
spore vennero iniettate in settori distinti e ben limitati del suo tronco, 
a poco più di un metro dal suolo. 

Per facilitare l' inoculazione, le spore furono poste in acqua distil- 
lata sterilizzata, poscia iniettate nel tessuto erbaceo della corteccia 
mediante una siringa di Pravaz. 

Nelle aree del tronco prescelte per le inoculazioni asportammo da 
prima il ritidoma, mediante raschiatura e scarificazione col bistori, su 
qualche centimetro quadrato di supeincie. 

Per facilitare la penetrazione dell'ago della siringa e del liquido 
contenente le spore, si peiforò da prima, con un altro ago più resi- 
stente e più grosso o con la punta del bistori previamente sterilizzati, 
il tessuto erbaceo della corteccia, procurando di non intaccare il cambio 
e di non provocare sgoigo di linfa; e perchè il foro da infettare per- 
corresse lunga porzione di tessuto, si tenne l'ago molto obliquo, proce- 
dendo, come è naturale, dall'alto al basso. 



* 



Un mese dopo praticata la inoculazione, incominciò la corteccia 
ad acquistare, intorno ai centri infettati artificialmente e nei limiti 



— 332 — 

delle aree raschiate e anche un poco più sopra e più sotto, un colore 
bruno-rossastro che persiste tuttoia. 

Noi supponemmo clie si fosse iniziato il processo d'infezione, ed 
ansiosi aspettammo la formazione netta del cancro ed il suo rapido 
sviluppo. Ma ciò non avvenne; le piccole maccliie non pi-ogredirono, e 
noi rimanemmo col dubbio se esse fossero dovute alla formazione del 
trauma oppure all'azione del parassita inoculato. 

Durante l'autunno e l'inverno, nulla si manifestò intorno alle aree 
infettate artificialmente, né alcun disturbo venne fatto di notare nella 
vegetazione della pianta, la ([iiale maturò perfettamente i suoi frutti, 
che caddero regolarmente insieme con le foglie ad autunno inoltrato. 

Nella primavera del 1910 la pianta si rivestì di foglie, e la fiori- 
tura e l'allegamento dei frutti furono regolari. Solo si ebbe lo sviluppo 
di molte gemme avventizie alla base del tronco, fino a circa 60 centi- 
metri dal suolo. Questo fenomeno denota nelle piante, in generale, una 
perturbazione nel corso ascendente della linfa; ma pel castagno, quan- 
tunque questo fatto sia stato anche indicato quale sintomo della Morìa, 
si osserva di frequente [iure in castagneti floridi e immuni. 

Sul finire dell'estate dell'anno scorso si ebbe un arrossamento ge- 
nerale e precoce delle foglie, e l'arresto dello sviluppo dei frutti; ma 
anche a questo fenomeno noi da prima non demmo soverchia impor- 
tanza, potendo essere ))rodotto da cause estranee alla Morìa, come si 
verificò appunto l'anno scorso in molti castagneti dell' Emilia e della 
Toscana. 

Nell'autunno ultimo le foglie non caddero come d'ordinario, ma 
rimasero attaccate ai rami insieme coi frutti imniatuii. 

La persistenza anormale delle foglie e dei frutti è uno dei feno- 
meni che, come si è detto, accompagna qualche volta il Ma/c i/cH'in- 
chiostro, e sul quale gli autori richiamarono più volte l'attenzione, poiché 
si manifesta con tale sintomo il caso più grave, e per molti inesplica- 
bile, della malattia. 

Un tale fenomeno, peraltro, non si può avere i>er esclusivo e ca- 
ratteristico della Morìa ; esso in fondo denota solo la morte l'epentina, 
quasi fulminea, della chioma dell'albero: fenomeno che può avvenire |)er 
diverse cause. 

La corteccia dei rami del resto non presentava ancora nulla di 
anormale, ad eccezione di un colore leggermente più scuro ma poco 
apprezzabile. 

Fino a tutto il febbiaio ultimo, nulla di nuovo; ma nel marzo, ina- 
spettatamente, sulla corteccia del tronco, nella regione ove si erano 
fatte le inoculazioni, è apparsa una abbondante eruzione di pustole spe- 



— 333 — 

ciali, die l'aspetto esterno e l'esame microscopico dimostrarono essere 
formate dagli stvomi (]e\ Cori/neiim pcrnkiosnm, i ({ubìU a.vewa.no sollevato 
e rotto la corteccia. E tale eruzione si estendeva da pochi centimetri 
sopra il suolo sino a metri 2,20 di altezza. 

Il parassita da noi inoculato si è quindi riprodotto, e su larghis- 
sima scala, sporificando, per ora, unicamente sotto la forma conidica. 

La pianta presenta i sintomi caratteristici della Morìa nella sua 
forma più grave, cioè in quella della apoplessia, poiché tutta la chioma 
dell'albero è morta e le foglie ed i frutti sono rimasti mummificati 
sui rami. 

Esaminando attentamente l'albero, vedesi che il suo tronco è morto 
fin quasi a terra, e che il processo morboso sta ora (aprile) discendendo 
rapidamente nelle radici. 

Si può seguire il percorso e misurare anche con approssimazione 
la rapida corsa discendente dell'infezione, poiché dall'una parte del 
tronco la corteccia è morta fino quasi rasente il suolo, e morti sono i 
succhioni sopra di essa spuntati l'anno scorso, mentre dalla parte op- 
posta il processo mortifero è invece arrivato sino a circa 60 centim. da 
terra, ma continua tuttora. I rimessiticci sviluppatisi sopra tale altezza 
sono pure tutti morti, mentre quelli sottostanti, formatisi l'anno scorso, 
veggousi ancora vivi e rigogliosi, come viva mostrasi tuttora da questa 
parte l'ultima breve porzione sottoposta del pedale dell'albero. 

Il male peraltro discende rapidamente anche su questo lato: in 
pochi giorni ha raggiunto il livello dei germogli più alti, or ora spun- 
tati, uccidendone quattro, uno dopo l'altro. 

L'eruzione delle pustole del parassita ha determinato sul tronco, 
delle aree allungate nel senso dell'asse dell'albero, 'più o meno depresse, 
sufficientemente manifeste, specialmente all'estremità superiore, dove non 
confluiscono fra loro, ma terminano a punta ottusa. 

Queste aree si estendono per circa m. 0,60 a 0,70 al disopra e per 
m. 1,20 ad 1,50 al disotto dei luoghi ove si erano fatte le inoculazioni. 

Il micelio del parassita, in venti mesi, irradiando dai tre centri 
delle tre inoculazioni fatte, ha invaso dunque una superficie di circa 
8000 centimetri quadrati, avanzandosi verso l'alto in ragione di tre 
centimetri al mese, discendendo verso la base del tronco con velocità 
doppia, e trasversalmente estendendosi in ciascun settore colia velocità 
di circa mezzo centimetro. 

L'andamento e la diffusione dell'infezione artificiale nella pianta, 
quindi, segue lo stesso percorso e si avanza con la stessa rapidità delle 
infezioni naturali che abbiamo trovato nei castagni di Cadibona e nei 
cedui di Sella presso Savona, come dimostreremo nel lavoro definitivo. 



— 334 — 



In conclusione, siamo riusciti a riproilune artificialmente la Morìa 
dei castagni [Mai deW inchiostro) colla semplice inoculazione delle spore 
del Cori/neum pernidosinn Briosi e Farneti e di quelle della forma asco- 
fora dello stesso micete. 

L'albero inoculato ed ucciso era perfettamente sano, in pieno rigoglio 
di vegetazione, posto a centinaia di chilometri dalle selve infette, quindi 
nelle condizioni più favorevoli per tali esperienze. 

Anche in altre pianticelle giovani, artificialmente infettate, il male 
si sta riproducendo; ma di queste parleremo quando lo sviluppo della 
malattia sarà in esse più avanzato. 

11 male si sviluppò attorno ai centri delle inoculazioni fatte sul 
tronco a poco più di un metro dal suolo, e da detti centri si irradiò in 
alto ed in basso (sino alle radici) invadendo parecchie migliaia di cen- 
timetri quadrati di corteccia e riproducendo perfettamente i cancri carat- 
teristici che trovansi negli alberi delle selve naturalmente infette, con so- 
pi'a riprodottevi a decine di migliaia le jìustole del Cori/neiim perniriosinn. 

Considerato che le iniezioni sono state eseguite con tutte le ne- 
cessarie precauzioni, non v'è alcun dubbio che al Coryneum e non ad 
altri agenti sia dovuta la riproduzione della malattia, perchè deve esclu- 
dersi ogni altra causa predisponente o determinante, ed anche il mi- 
nuscolo trauma prodotto dall'ago della siringa non ha potuto, di certo, 
in alcun modo influire. 

Il male si è rivelato solo dopo lungo lasso di tempo, un anno e 
più, e si è manifestato riproducendovi la forma finora più misteriosa ed 
inesplicabile della malattia, quella della improvvisa apoplessia con tutti 
i suoi segni cai'atteristici, cioè precoce essiccamento delle foglie, mum- 
mificazione dei frutti che non si staccano dai rami, tardiva formazione 
degli organi riproduttori del parassita, ecc. 

Il fatto di essere riusciti ad uccidere artificialmente, come abbiamo 
fatto noi, con .semplici iniezioni di spore in alcuni limitatissimi punti 
del tronco, un intero grosso albero sano, d'oltre 10 metri d'altezza, in 
rigogliosa vegetazione (è forse il primo esempio di tal genere), prova 
quanto sia grande la potenza patogena di certi funghi parassiti; il che 
non è privo d' importanza altresì per la parassitologia generale, e di- 
mostra anche come sia strana ed errata l'opinione di quella scuola di 
patologi che vorrebbe negare a questi microrganismi ogni diretta azione 
sulla produzione delle malattie delle piante. 

Pavia, dal Laboratorio Crittogamico, giugno 1911. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



SUGLI ELAIOPLASTI 
NELLE MONO- E DrCOTILEDONr. 

NOTA 

del Dott. IOANNES POLITIS 

assistente onorario all'Istituto Botanico della K. Università <li Pavia. 
{Con Ire tavole)' 



Nel 1888 il Wakker ' notò per primo, entro il citoplasma delle cel- 
lule epidermiche delle giovani foglie di Vanilki pìaìnfolia e di Vanilla 
aromatica latifolia, dei corpi speciali fortemente rifrangenti la luce, 
ai quali diede il nome di Elaioplasti (formatori di olio) perchè essi 
constano di una sostanza fondamentale plasmatica nella quale trovansi 
incluse sostanze grasse od oleose. 

Circa cinque anni dopo, lo Zimmermann 2, avendo rinvenuto nel pe- 
rianzio della Fiinkia coeriiìea corpi simili, riprese lo studio dell'argo- 
mento, ed esaminò molte specie appartenenti a un gran numero di fa- 
miglie tra le Monocotiledoni, studiando gli elaioplasti dal punto di 
vista morfologico e della loro diffusione. Risultato di queste ricerche 
fu, che egli trovò gli elaioplasti in cinque altri generi, dei quali tre 
fra le Liliacee, uno tra le Amarillidacee ed uno tra le Orchidacee. 

Il primo peraltro a studiare lo svilup])o dei corpi in questione fu 
Raciborski nel 1893, nei generi Oniithogalum, Aìbiira, Fmikia e Gagea. 



' Waickbr J. H., Htiidicii iilii'i- die 1 iiliiillxk-iii-ppi- (lei- I'/liiiisi'ns('//t'i/ (Priiigs- 
licim's .I;ihi-l)ucher, Bd. XIX, p. -l-iiìi. 

- Zimmermann A., IJchcr die Kf/i/n/i/ns/fii (Beitriige zur Movpliulogie uud 
l'iiysiologie (lei- Pflauzenzello, Bil. /, p. ISò). 

Jtli delVUl Boi. dell' Uìiirersitii ci! Paiia - Serie II — Voi. XIV. 26 



— 336 — 

Il Raciborski ' notò che quivi gli elaioplasti appaiono come piccole 
sfere fortemente rifrangenti la luce, sempre addossate al nucleo cellu- 
lare; che essi non partecipano alla divisione nucleare, e che si mol- 
tiplicano i)ei' neoplasia dal citoplasma. Yi&WOrnlthogahim siachijoidcs gli 
elaioplasti si moltiplicherebbero, secondo lo stesso autore, per gem- 
mazione. 

Più tardi lo Zimmermann ^ constatò la presenza degli elaioplasti nel 
cilindro centrale e nel tessuto assimilatore sottoeiddermico del PsiloUim, 
nell'epidermide interna delle foglie del perianzio della Maxilìaria fida, 
nell'epidermide e nel sottostante parenchima del perianzio e dell'asse 
fiorale della Beschomena ì^ractcìita. 

In fine il Kiister, paragonando gli elaioplasti ai corpi oleosi dei 
Muschi, trovò che i primi differiscono dai secondi per il comportamento 
del loro stroma e della sostanza oleosa, mentre somigliano ad essi per 
la struttura. 

Col lavoro del Kiister "' si chiude la serie delle pubblicazioni che, 
per quanto mi consta, vennero fatte sugli elaioplasti, i quali, come si 
vede, fui'ono riscontrati solo in pochissimi generi di Monocotiledoni, cioè 
cinque di Liliacee, due di Aniarillidacee e tre di Orcliidacee. 

Nelle Dicotiledoni, nessuno ha trovato elaioplasti. '' 

Nell'anno scorso, riscontrai nelle cellule epidermiche delle squame 
dei bulbi in attività funzionale di Hippeasfrum aiiì/mm, dei corpi sferici 
fortemente rifrangenti la luce, riuniti in forma di grappolo, i quali per le 
proprietà fisiche e per le reazioni microcliimiche si dimostravano identici 
a quelli che il Wakker, lo Zimmermann. il Haciborski descrissero col 
nome di elaioplasti. 

Questo fattomi spinse ad ulteiioii ricerche, i cui risultati riassumo 
nella presente Nota. 

Ho studiato moltissime specie appartenenti alie più disparate fa- 
miglie del regno vegetale, ed ho constatato la presenza degli elaio-. 
piasti in 24 nuovi generi; appartenenti alle Monocotiledoni, oltre che alle 



■ Kaciiìdi.'ski M.. Ui'hi'r liii' J'jii/iiu'ckiilii//si/i-yi-/i/c/i/r dcr l\/a/oji/(is/i'i/ lìcr ì,i- 
lidci'C.n. (Anzeiger der Acadeuiie der AVisseiisr,luif(,en in Krakau, 1S93, p. -ITiO). 

^ ZiMMKKMANX A., Sfiììi iiii'/ - Ii'eferate aiis (lem G('x<(ìiiml<ji-ìticlc ihi- Zclloiilrhi'c 
(Hciliefte zura Botaniscbeii Contralldat.t, IHitl, p. KJrij. 

^ KiiSTEK \V., Die Oelkijrper der Leb('ì-/ii uose inni ilir'.ViThiilfiiis mi ilru I''jii- 
inplaxfpìi (Inaugural-Dis.sertatiou, Base! 1894). 

■• Gli organi cellulari riscontrati dal R. Beek (Uh l'/d/n/i/iisl --- Ann. liut,., xxiii. 
(Ì3-1909) in diver.se parti del iìorc di vuia rraillardia non jm.ssono, .secondo me, 
ascrivorsi .agli elaioplasti, bcii.s'i ai cronialofori, poiché negli eljiiopjasti non si 
funna mai ni' clorofilla né alti'o |iignieiito. 



. — 337 — 

Liliacee, Amarillidacee e Orcliidacee, anche alle Iiidacee; e per di più 
auclie in alcune Dicotiledoni, cioè in tutte le specie che ho studiato 
delia famiglia delie Malvacee. 

Rlaioplasti ho trovato nelle seguenti specie: 

Liliaceae: Alol- rhodacantha, De, Drimia undnlata Jacq., Yuccci fila- 
mentosa Linn., Ruscìis racemosus Limi. 

Amaryllidaceae: Cima nobilis Lindi., EurJmris suhdentata Benth., 
Hinuinfnpluilìum ri/rfantlììfloruniGroen]., Hhnantnpltiilhim miniatimi Groenl., 
Hippeastnim aidicuin Herb., HippeaMritm villatiim Herb., Hippeastnim reli- 
culatmn Herb., Haemanthus albiflos Facq., Harniantìins coccineiis Linn., 
Sternhergia Fiscìieriaiia Rupr., Sternhergia lutea Orpli , Slrrìihprgia iiia- 
crantha .L, Pnìianthrs tuberosa Linn. 

Iridaceak: Watsonia ìmmilis Mill. 

Orchidaoeae: Brassia hrachiatu Lindi., Cattleija Hariisoniuf Pnxt.. 
l.aeHa anreps Lindi., Li/raste avomatini Lindi., Lgcasie Slciiiner/ Lindi., 
Miìtoìiia Clowesii Lindi. Tctramicra hirolor RoUV, Cgmlidium aìnifo- 
lium Sw., Cgmìmìium Lowiamim Reichb., Oneidiinn sphacelatum Lindi. 

Mai.vaceae : Hibiscus Rosa-sinensis Linn., Ilibiscits herbaceus Veli., 
Hibiscus tiliilìonis Cav., Hibiscus tricolor Delinh , Hibiscus si/nacus Linn., 
Althaea rosea Cav., Malva rotundifolia Cav., Maha si/lvestris Linn., Gos- 
sì/piinn arboreiim Pali, Goethea cauli/lora Nees. 

Lo studio degli elaioplasti in queste specie venne da me intrapreso 
sia dal lato microchimico che dal lato morfologico e biologico, e spero 
che le mie ossei vazioni completino le notizie riportate dai lavori an- 
tecedenti. 



Metodo: Per lo studio dello stroma plasmatico dell'organo in que- 
stione ho adoperato come liquidi fissativi: soluzione alcoolica di subli- 
mato, soluzione alcoolica di acido picrico ed alcool assoluto, contenente 

5 7o f*' acido acetico. 

Per le colorazioni monocromatiche ho fatto uso di Fuxina, Eosina, 
Aurantina ed Eritrosina, e per quelle doppie ho adoperato di preferenza 
la miscela dello Zimmermann (Verde di Iodio e Fuxina). 



— 338 — . 

Con questi reattivi si può dimostrare che lo stroma è eminente- 
mente eritrofilo, e presenta quasi sempre una elettività verso le sostanze 
coloranti simile a quella del nucleolo. 

Nello studio della diffusione degli elaioplasti nelle diverse parti 
delle singole specie mi sono valso quasi esclusivamente di materiale 
fresco, poiché i medesimi, per la forte rifrangenza e per le forme ca- 
ratteristiche che presentano, sono facilmente riconoscibili, e sarebbe, 
secondo me, inutile di ricorrere sempre a colorazioni speciali. Però in 
quei casi in cui gli elaioplasti possono confondersi col nucleo, o con 
altri corpi inclusi nel citoplasma, mi sono servito dell'acido osmico, della 
soluzione di iodio in ioduro di potassio, del Sudan III e dello Scar- 
latto R. 

Col primo di questi reattivi, usato anche dallo Zimmermanu. gli 
elaioplasti in pochi minuti imbruniscono o si anneriscono. 

Col secondo i granelli d'amido prendono, secondo la durata d'azione 
del reattivo, un colore violetto o turchino più o meno intenso; il pro- 
toplasma si colora in giallo bruno, il nucleo ed i plastidi in bruno, 
l'elaioplasta invece in bruno più intenso restando distinto dal nucleo 
oltre che per l'intensità del colore e per la forma e la struttura diversa, 
principahnente perchè dalla sua massa, in seguito all'azione del reat- 
tivo, escono fuori delle goccie oleose quasi incolore. 

Col Sudan III gli elaioplasti si colorano intensamente in rosso. 

Usai di quest'ultimo reattivo una soluzione in alcool a 80 "/„ e per 
avere migliori risultati riscaldavo leggermente le sezioni prima di sot- 
toporle all'azione del reattivo, poiché la sostanza oleosa degli elaioplasti, 
che è facilmente solubile nell'alcool, diventa quasi insolubile in esso 
(come notò Raciborski) dopo il riscaldamento. D'ordinario pochi istanti 
d'immersione nella sostanza colorante bastano perchè si abbia l'intensa 
colorazione dell'elaioplasta. 

Le sezioni tolte dal reattivo vanno lavate accuratamente con acqua 
e poi esaminate in acqua o in glicerina. 

In fine ho ottenuto preparati singolarmente istruttivi adoperando 
Scarlatto R. ' alla stessa maniera del Sudan III. 



' lùi-:i/l:/iipihl/c (Ics .\///,-ros/.-'i/i/!<c/iri/ 'Jrf/iin'ìc voti P. Eiiin.n ii. J>. Ki^aish, (>c(,-. 
Wieii, l'Jlo, ji. .1.50. 



339 — 



PARTE SPECIALE 



Polianthes tuberosa Limi. 

Gli elaioplasti si trovano in questa specie nel citoplasma delle 
cellule di quasi tutte le giovani epidermidi, e sono di speciale inipoi-- 
tanza per la grandezza notevole che raggiungono allo stato adulto, cosa 
che facilita grandemente il loro studio. 

Osservati nelle cellule vive rifrangono fortemente la luce ed hanno 
un colore, che varia dal giallo pallido al bruniccio. 

Confrontando fra loro sezioni fatte in diverse direzioni si arriva 
alla conclusione che gli elaioplasti hanno forma sferoidale. Questa forma 
però cambia spesso col crescere dell'elaioplasta, diventando irregolare. 
Hanuo struttura granulosa o spugnosa e constano di una sostanza fon- 
damentale proteica in cui trovansi incluse sostanze oleose. 

Queste ultime presentano le seguenti reazioni: 

Sono facilmente solubili in alcool, etere, solfuro di carbonio e ben- 
zina, insolubili nell'acido acetico e nell'idrato di cloralio. 

Con tintura di alcanna si colorano in rosso, col Sudan ITI in rosso 
intenso, e coU'acetato ramico, dopo lunga azione, non acquistano nes- 
suna particolare colorazione. 

D'altra parte che la sostanza fondamentale sia di natura proteica 
si riconosce dal color bruno che essa assume coi preparati iodici, dalla 
colorazione rosso-rosa che vi produce il reagente di Millon (specialmente 
se il trattamento è fatto a caldo), dal color giallo che acquista se vien 
trattata con acido nitrko (o con acido nitrico ed ammoniaca) ed in fine 
perchè essa si colora in rosso col reagente di Raspail. 

Per quanto concerne lo sviluppo, è da notare che nelle cellule epi- 
dermiche dell'apice d'un giovanissimo asse fiorale di questa specie, gli 
elaioplasti appaiono come piccolissimi corpi sferici, fortemente rifran- 
genti la luce, addossati al, nucleo cellulare. 

Essi si moltiplicano per neoplasia dal protoplasto. Non di rado però 
succede che nelle cellule in divisione essi partecipino alla bipartizione 
del plasma, dal quale vengono passivamente trascinati (tav. xiii, fig. 2). 



— 340 - 

Nel punto culminante dell'intiero processo di divisione nucleare, 
nella bipartizione cioè dei cromosomi, ed in generale nei fenomeni che 
avvengono nel processo di cariocinesi, gli elaioplasti non prendono parte 
attiva, ed è perciò che la divisione su accennata ci'edo non abbia una 
iin[)oitanza fondamentale, e che sia invece da ritenersi come una divi- 
sione passiva collegata colla bipartizione del plasma, di cui segue in 
questo caso la sorte. Infatti, mentre avviene la divisione nucleare, l'ela- 
ioplasta rimane inerte fin quasi al momento in cui la nuova membrana 
che incomincia a formarsi viene ad urtarlo. Allora esso si piega ed 
incappuccia a forma di semihina l'estremità della membrana appena 
formata e poi si frammenta nel punto d'incurvamento in due parti ge- 
neralmente disugnali. 

Coir ingrandirsi della cellula relaio[dasta aumenta di volume, ed a 
compitato sviluppo supera le dimensioni del nucleo diventando sovente 
4 5 volte più grande di questo. Più tardi negli elaioplasti delle cellule 
epidermiche che si trovano ad una certa distanza dall'estremità del- 
l'apice dell'asse fiorale, cominciano ad apparire fenomeni di degenera- 
zione. Infatti essi diminuiscono di volume, diventano poveri di sostanze 
oleose, e presentano delle vacuole spaise nella loro massa, tra le quali 
se ne distingue spesso una più grande centrale. Finalmente nelle cellule 
a sviluppo inoltrato non si trovano che residui di elaioplasti, e spesso 
anche questi vengono completamente riassorbiti dal citoplasma in cui 
sono immersi. 

È da notarsi che in questa specie l'elaioplasta resta quasi sempre 
[ler tutta la sua vita addossato al nucleo cellulare. 

Nella specie in questione si riscontrano gli elaio|)lasti nell'epider- 
mide e nel sottostante parenchima del perianzio, dell'asse tiorale, del 
pedicello fiorale, dello stame, del pistillo e delle foglie giovani; man- 
cano nell'ovulo, nel seme, nel frutto adulto e nella radice. 



Haemauthus alhiflos Facq.; IL eoccineus Linn. 

In tutte le specie di questo genere che potei studiare gli elaio- 
plasti si presentano all'indagine microscopica, allo stato adulto, sotto 
varie forme, che possono essere considerate come variazioni di un tipo 
fondamentale a forma globosa. Essi appaiono spesso continui, quan- 
tunque in realtà risultino formati dall'unione di tante minutissime sfere 
che si separano per la pressione del cojui-oggetto sul preparato. Cia- 
scuna di queste sfere consta di uno stroma plasmatico, in cui trovansi 
incluse sostanze oleose. 



— 341 — 

Con acido osmico (soluzione 1 "/(,) gli elaioplasti diventano quai^i 
istantaneamente neri (lav. xiv, fig. 4). Dopo un trattamento di pochi 
secondi con Sudan III i singoli elementi sfeiici che costituiscono l'ela- 
ioplasta si fondono insieme, e dalla loro massa escono goccie oleose, 
mentre la massa e le goccie assumono un color rosso intenso. La so- 
stanza oleosa resiste all'azione dell'acido acetico e dell'idrato di cloralio 
mentre si scioglie facilmente in alcool assoluto, etere, cloroformio e 
benzina. 

Eesiste però all'azione di questi ultimi solventi dopo il riscaldamento 
dopo l'azione dell'acido osmico. 

Gli elaioplasti raggiungono dimensioni maggiori di quelle del nucleo 
cellulare, hanno colore leggermente ocraceo, e si trovano allo stadio 
adulto addossati al nucleo cellulare od un poco lontani da questo. La 
loro maniera di svilupparsi è paragonabile a quella già descritta pel 
PoHant/ies tuberosa. 

Gli elaioplasti nelle specie accennate si trovano nell'epidermide di 
tutte le squame del bulbo, in ambedue le epidermidi delle foglie e final- 
mente nell'epidermide dell'asse fiorale e del perianzio. 

HiiiiautophyUum miuiatum Groenl., H. cyrtaiithiflonim Groenl. 

In tutte queste specie ebbi occasione di studiare, oltre agli organi 
vegetativi, anche il fiore. 

Coir aiuto del metodo indicato dal Wakker, cioè plasmolizzando la 
cellula, si riesce facilmente a dimostiare che l'elaioplasta si trova nel 
citoplasma. 

In questo caso il miglior reattivo è una soluzione acquosa di nitrato 
potassico al 15 °,o con l'aggiunta di una piccola quantità di eosina. 

Con tale soluzione, che ha un forte potere disidratante, si provoca 
il distacco dalla parete cellulare e la contrazione del protoplasma dentro 
al quale spiccano gli elaioplasti che rimangono per lungo tempo visibili 
e conservano la loro forma primitiva. 

Nelle cellule dell'ovario in via di accrescimento gli elaioplasti negli 
stadi più giovani appaiono come piccolissimi ammassi di corpi rotondi 
od ovali, dotati di una forte rifrangenza, e che spesso sono addossati 
al nucleo cellulare. Ciascun gruiipo non supera la grandezza del nucleo 

cellulare. 

Più tardi, cioè quando il fiiore ha laggiunto quasi la sua definitiva 
grandezza e comincia a sbocciare, nelle cellule epidermiche dell'ovario, 
che venne scelto preferibilmente per lo studio dello sviluppo degli eia- 



342 - 

ioplasti, questi alimentano di volume e di numero e ciascun gruppo per 
conseguenza diventa più granile, ma non airiva mai alle dimensioni del 
nucleo cellulare. In questo stadio, che può ritenersi il punto culminante 
dello sviluppo, gli elaidplasti cominciano a perdere la forma e la strut- 
tura primitiva, e a mostrare fenomeni die ciedo siano da considerarsi 
come degenerativi. 

Anzitutto i piccolissimi corpi ovali o rotondi sembrano dapprima 
confluire insieme formando una massa sola. La fusione avviene gra- 
dualmente, in modo che si possono seguire tutte le fasi fino alla totale 
scomparsa della struttura caratteristica dell'elaioplasta. 

Queste masse dapprima omogenee, [loi grumose e finalmente gia- 
nulose, hanno forme irregolarissime, spesso con laniificazioni dendri- 
tiche (tav. XV, fig. 1); sono rifrangenti e presentano dei liflessi giallastri. 
Nel loro interno presentano a volte uno o piìi globuli centrali che sono 
i punti di partenza delle ramificazioni dendritiche. 

Tali formazioni mostrano tutte le reazioni delle sostanze proteiche, 
e si riscontrano nelle cellule epidermiche di tutte le parti del fiore 
aperto; mancano nell'epidermide della foglia e dell'asse fiorale, nel 
tessuto delle logge dell'antera, come puie nello stimma e nei granelli 
di polline. Inutilmente essi furono ricei cali anche nel seme, nell'ovulo, 
nell'apice radicale e nei te-:suti profondi di tutti gli altri organi. 

Hippeastrum vittatum Herb., H. reticulatum Herb. 

I bulbi di queste specie furono esaminati sia allo stato di riposo 
sia nell'attività funzionale. 

Nell'epidermide esterna delle squame dei bulbi in riposo gli elaio- 
plasti assumono forme varie (tav. xiii, fig. 45), che sono da considerarsi 
come rappresentanti le ultime fasi del loro sviluppo. Infatti essi si pre- 
sentano senza alcuna struttura, come una massa unica, spesso assai 
voluminosa, fortemente rifrangente, iiicoloi-a o leggermente gialliccia. 

Tale massa è di forma irregolarissima e può presentarsi ora gru- 
mosa e lobata, ora granulosa con ramificazioni dendritiche e finalmente 
come un insieme di corpi piccolissimi, tondeggianti. Siffatte masse sono 
immerse nel citoidasma; trovansi generalmente allontanate dal nucleo 
cellulare, e mostrano le seguenti reazioni : Colla soluzione acquosa di 
iodio in ioduro di potassio si tingono in bruno intenso. Trattati col- 
l'acido nitrico e poi coll'ammoniaca assumono colorazione gialla. Il reat- 
tivo di Millon a caldo li colora in rosso mattone. Trattati con solfato 
di rame e poi con idrato potassico prendono una tinta violetta. 



— 3-13 — 

La sostanza dunque delle masse in esame, come risulta dalle rea- 
zioni accennate, è di natura proteica. Ciò constatato, ci rimane da ten- 
tare di stabilire coU'aiuto delle reazioni microchiniiche indicate dallo 
Zacliarias ' (nel suo ultimo lavoro intorno alla costituzione chimica del 
protoplasma e del nucleo) a quale delle sostanze proteiche, che entrano 
nella costituzione del protoplasto della cellula, si può ascrivere quella 
delle dette masse: 

1." Nella soluzione di cloruro di sodio al 10" o esse sono inso- 
lubili e non gonfiano; 

2." Rigonfiano e non si sciolgono in acido cloridrico diluito se- 
condo le proporzioni: 4 parti di acido cloridrico + 3 parti di acqua; 

3.° Si mantengono inalterate nella soluzione di solfato di ma- 
gnesio al 20°li^; 

4° Il verde di metile (sia operando sopra sezioni fatte su ma- 
teriale fresco, sia su quelle fissate mediante breve immersione in alcool 
assoluto) non dà nessuna colorazione; 

5." Colla miscela di bleu di metilene -f Fuchsina .V [1 voi. (250 ccm. 
H2O + 0,25 g. Fuchsina S) - 1 voi. (250 ccm. E, + 0,25 g. bleu di 
metilene)] operando sopra sezioni trattate per 12 ore in acido clori- 
drico 0.5 '-;^, e poi in alcool assoluto, le masse ed i nucleoli si colo- 
rano in rosso intenso, la cromatina del nucleo in bleu, il plasma in 
rosso chiaro; 

6." Trattando le sezioni con acido carminico il corpo ed i nu- 
cleoli restano incolori ed i cromosomi si colorano in rosso; 

7." In seguito all' azione prolungata per 20 ore della pepsina 
glicerinata le masse ed i nucleoli rigonfiano e non si sciolgono. 

Tali reazioni ci conducono alla conclusione che la sostanza fonda- 
meutale degli elaioplasti si comporta verso i reagenti sovraccennati 
come la sostanza dei nucleoli. 

Come già dissi, gli elaioplasti si riscontrano sotto le forme sopra 
descritte nelle cellule epidei miche delle squame dei bulbi in riposo; nei 
bulbi in attività funzionale invece essi scompaiono del tutto, si pre- 
sentano nei vari stadi d'un processo dissolutivo (tav. sni, fig. 3, e) 
mentre nelle stesse cellule compaiono dei nuovi elaioplasti (tav. xiii, 
fig. 3, e). Questi ultimi sono di grandezza notevole, incolori, rifrangenti; 



' E. ZAC1IAIHA.S, Die riti: III i»fhr /Ivsf/iii/l'i'iilii'il voli FioiopUwma und /j-llkvrit 
(Progressu.s rei botaiiicae, Bd. ÌV, l'J09, i'. Ih). 



— 344 — 

e risultano dalla unione ili sferette piccole disposte a grappolo. Cia- 
scuna di queste sferette consta di uno stroma plasniatico e di una 
sostanza oleosa. Lo stroma mostra tutte le reazioni indicate come carat- 
teristiche per le sostanze proteiche e dopo ciie le sezioni siano fissate 
iu soluzione alcoolica di sublimato, si tinge colla fuxina, eritrosina ed 
eosina. 

La sostanza oleosa resiste all'azione dell'acido cloridrico concen- 
trato, dell'acido acetico, della potassa caustica al 50 "/g, e dell'idrato di 
cloralio; si scioglie facilmente in alcool, etere, cloroformio, xylolo e 
benzina ; si annerisce coll'acido osmico, si colora infine con Sudan IH, 
Scarlatto R, alkanina e cianina. 

Siflfatti elaioplasti allo stato adulto trovansi in posizione non deter- 
minala, che non ha alcun rappoito col nucleo: essi sono dotati, olire 
che del moto passivo impresso dalle correnti citoplasmatiche, d' un 
movimento proprio. Si vedono infatti attraversare la cavità cellulare, 
arrivare alla parete, fermarsi per qualche minuto secondo, e poi attra- 
veisare di nuovo la cellula, per tornare al pnnto da cui partirono. Tale 
movimento è talvolta più lento, talvolta iiiìi rajiido ed è spesso Inter 
rotto con un riposo più o meno lungo. Contemporaneamente al movi- 
mento di traslazione ne mostrano uno rotatorio. 

Oltie che nei bulbi riscontrai gli elaioplasti nel tessuto epidermico 
dell' ovario. 

Essi, nei fiori aperti, hanno f(n'nia sferoidale od irregolare e risul- 
tano dall'unione di corpi sferici incolori o leggermente giallicci, di cui 
il numero e le dimen.sioni sono variabili. La loro grandezza è spesso 
considerevole, poiché a completo sviluppo arrivano e spesso superano 
le dimensioni del nucleo Hanno sviluppo simile a quello degli elaio- 
plasti delle Liliacee descritto dal Raciborski. Negli stadi di senilità 
il loio elevato grado di rifrangenza diminuisce ed appaiono intorpiditi. 

All'intorpidamento segue l'apparizione di numerose vacuole che 
danno loro aspetto granuloso o spugnoso e che, facendosi più grandi, 
si fondono spesso in una sola, la quale ingrandendo finisce per provo- 
care la scomparsa degli elaioplasti. 

Hippeastrum nulieum flerb. 

Nelle cellule dell'epidermide esterna delle squame di alcuni bulbi 
iu riposo deW Hiiipeastnim aulicinn riscontrai, immerso entro il cito- 
plasma, un corpo che, per quanto io so, non fu finora avvertito, ed 
espongo qui sommariamente il risultato dello studio da me intrapreso 
intorno alla sua costituzione chimica e alla sua struttura. 



— 345 — 

Il coi'iìo è dotato di mia elevata rifraiigenza; trovasi situato nella 
cellula in posizione non determinata ed ha dimensioni die variano da 
lU-20 /(. e certe volte anche più. Esso possiede forma sferica e risulta 
(li una parte centiale, r, e di una parte periferica, h (tav. xni, fi^. 9). 

La parte centrale ha forma e dimensioni variabili; struttura omo- 
genea vacuolizzata. Quest'ultima è quella che predomina e iiresenta 
nelle diverse fasi dell'evoluzione del corpo due modalità, a seconda che 
i vacuoli sono disuguali, ma in modo unifoinie sparsi in tutta la massa 
della parte centrale, o prevale in grossezza un solo vacuolo centrale 
circondato da altri di dimensioni più piccole. In casi non raii in cui 
si ha una forte vacuolizzazione (tav. xui, fig. 6), si può notare che il 
vacuolo centrale, ingrandendosi e fondendosi con gli altri circostanti, 
finisce per far scomparire la parte centrale. In tal caso il corpo non pre- 
senta altro che un grandissimo vacuolo limitato dalla parte periferica. 

Questa è meno rifrangente della parte centrale, presenta una strut- 
tura finamente granulosa, ed avvolge la parte centrale a mo' di involucro. 

Finalmente, per quanto concerne i rappoiti tra la parte centrale e 
la parte periferica, osservai che nei preparati fissati e colorati la prima 
è (juasi sempre separata dalla seconda per mezzo di un alone incoloro 
(tav. xiii, tìg. 9, rt). 

Metodo e uoLOR.^zroNi. — Per lo studio del corpo in esame mi sono 
valso di materiale fresco, o fissato con diversi reattivi. Come fissativi 
ho impiegato alcool assoluto contenente 5 "/„ acido acetico, cloruro di 
platino -f acido acetico (Merkel), soluzione satura di sublimato, acido 
acetico -f- acido osmico -|- cloruro di platino (Hermann), liquido di 
Fleraming, del Rabl, del Keiser, acido cromico, acido picrico in solu- 
zione acquosa od alcoolica, acido osmico. 

Tra questi ho ottenuto i migliori risultati con i (juattro primi. 

Per quanto riguarda le colorazioni, senza enumerare tutti i reattivi 
dei quali mi sono servito, noto soltanto quelli che mi hanno dato buoni 
risultati. 

Colla triplice colorazione del Flemming (safranina -i violetto di 
genziana -[ Grange g.) i nucleoli ed il corpo si colorano in rosso e la cro- 
matina del nucleo in violetto. 

Colla triplice colorazione Ehrlich-Biondi-Heidenhain, operando su 
materiale fissato con alcool assoluto -f acido acetico al 5 "/o, il nucleolo 
ed il corpo si coloiano in rosso intenso. 

Colla fuchsina acida, eosina, eritrosina ed aurantia si ottiene una 
bella colorazione del corpo e del nucleolo. Con tali colori è da notare 
che la parte centrale del corpo si tinge più intensamente della parte 
periferica. 



— 346 — 

Studio microchimko: 

Il corpo presenta le seguenti reazioni : 

Nell'acqua, anche elevando la temperatura, non scompare. 

Nell'alcool assoluto, anche dopo prolungata immersioue, resiste. 

Nell'etere solforico è insolubile. 

Colla soluzione di iodio in ioduro di potassio la parte centrale 
appare colorata in bruno intenso, e la parte periferica in giallo-bruno. 

Col reattivo di Millon, specialmente se è aiutato dal riscaldamento, 
la parte centrale si coloia notevolmonte in rosso mattone e la periferica 
leggermente in roseo giallastro. 

Col reattivo di Raspai! si ha una intensa colorazione rosa della 
parte centrale e meno intensa della parte periferica. 

Trattato colla soluzione cupro- alcalina (i-eagente di Trommer) ac- 
quista un color violetto, e tale colore si rende più spiccato nella parte 
centrale del corpo. 

Con acido nitrico ed ammoniaca acquista un colore giallo, con 
Sudan III assume una pallida colorazione, con acido osmico imbrunisce 
leggermente, con acetato e cloruro di ferro e con bicromato di potassio 
non presenta alcuna colorazione particolare; con acetato raniico in so- 
luzione acquosa (dopo parecchi giorni) non ha assunto nessuna colorazione. 

Tra le reazioni su esposte, quelle ottenute coi reattivi di Millon, 
Raspali, Trommer, non ci lasciano nessun dubbio sulla natura proteica 
della sostanza che forma la parte centrale del coipo, ed indicano la 
partecipazione d'una sostanza della medesima natura alla formazione 
(iella parte periferica. Le reazioni con i sali ferrici, col bicromato po- 
tassico e coll'acetato di rame escludono la presenza di sostanze tanniche 
resinose. Le colorazioni ottenute con Sudan III ed acido osmico non 
sappiamo se attribuirle alla presenza di una i)iccolissima quantità di 
sostanze oleose, o alla natura proteica del corpo, poiché anche i cri- 
stalloidi di proteina assumono la stessa colorazione. ' 

Conclusione: Il corpo in questione avendo la medesima sede degli 
elaioplasti, comimsizione analoga ad essi e tiovandosi inoltre nel genere 
Hi/piicastnim, dove questi ultimi fiii'ono riscontrati, credo non rappresenti 
altro che una forma del loro sviluppo. 



' Jj. Br.sCAOIJOXl , I'h hikiio rrdltirn jirr /' /s/(j/o(//,i n'(/i'/ti/<' ( ?iI:il|Mi4liin. 
.\iiiio ,\ll. vul. XII, p. b). 



34/ 



Eucliai'is subdentata Benth. 

Per tutto ciò che riguarda lo studio della storia dello sviluppo degli 
elaioplasti in questo genere, non avendo potuto esaminale l'asse fiorale 
in via di accrescimento, o dei bulbi in attività germinativa, non sono 
in grado di pronunciarmi. 

Esaminai solamente bulbi dopo la fioritura della pianta e riscontrai 
gli elaioplasti nell'epidermide esterna delle loro squame. 

Essi trovansi immersi nel citoplasma e sono di dimensioni spesso 
notevoli, di colore variabile dal giallo al bruno e di forma tondeggiante 
od irregolare. 

Spesso dalla loro massa escono delle gocce oleose. Esaminando 
una per una tutte le squame si nota che non in tutte essi hanno 
uguale forma e grandezza, e che in alcune possono mancale anche 
del tutto. 

Tali elaioplasti coi reagenti di Millon, Raspali, Trommer mostrano 
tutte le reazioni delle sostanze proteiche, mentre si anneriscono con 
acido osmico, si tingono in rosso intenso con Sudan III e scarlatto R. 

Steriibei'gia Fischei'iaiia Rupr., S. lutea Orph., 
S. macrantha J. 

Se si esaminano i bulbi di queste specie in attività funzionale si 
riscontrano nelle cellule dell'epidermide esterna delle loro squame, ela- 
ioplasti incolori fortemente rifrangenti la luce, e che allo stato adulto 
raggiungono dimensioni molto considerevoli (tav. xiii, fig. 11). Tali elaio- 
plasti hanno foi'ma per lo più irregolare e risultano dalla unione di 
numerose piccole sfere di cui ciascuna consta di nna sostanza fonda- 
mentale proteica e di nna oleosa. 

Oi'uitliogalum caudatum Facq. 

Tutto ciò che è noto fin'ora intorno agli elaioplasti di questa specie 
trovasi nella memoria su citata di Raciborski, ed è quanto segue: 

" Die Elaioplasten finden sich einzeln oder zu mehreren verbunden 
in den grossen Epidermzellen der Frnchtknotenwandung, den Zellkerne 
anliegend „. 

Avendo avuto a mia disposizione abbondante materiale intiapvesi 
anche in questa specie lo studio degli elaioplasti, e dirò brevemente 
del modo loro di svilupparsi negli organi di riserva. 



— 348 — 

Nelle cellule epidermiche delle squame dei liulbi, siano essi adulti 
giovani, jjurchè in periodo di attività vegetativa, si risconti ano degli 
elaioplasti, i quali a completo sviluppo si presentano come piccole sfere 
fortemente rifrangenti, unite in uno o più giuppi immersi nel citoplasma 
e situati in posizione non avente alcun rapporto col nucleo. Essi sono 
incolori od appena giallicci e si muovono attivamente nel modo già 
indicato. 

Se si esaminano gli stessi bulbi durante il ]>eiiodo di riposo facil- 
mente si riesce ad incontrare nel citoplasma di tutte o di alcune cel- 
lule (lell'e|iidermide una massa di struttura omogenea o vacuolizzata, 
iiualclie volta grumosa, assai voluminosa, la quale fissa energicamente 
la fuxina S, l'eosina e l'aurantia, e mostra tutte le reazioni caratteri- 
stiche delle sostanze proteiche. Tali masse presentano foime mostruose 
svariatissime (tav. xiv, fig. 3, 6, 8), hanno un colore che varia dal gial- 
liccio al bruno e talvolta presentano una parte centrale granulosa, che 
si tinge pili intensamente della periferica coi colori accennati e colla 
soluzione di iodio in ioduro di potassio. Esse non rappresentano altro 
che gli elaioplasti, i quali, dopo un breve periodo di attività funzionale, 
degenerano ed appaiono piìi tardi sotto l'aspetto e le forme accennate. 
Infatti, terminata la fioritura, negli elaioplasti che trovansi nell'epider- 
mide esteina delle squame dei bulbi, cominciano a manifestarsi feno- 
meni di degenerazione. Anzitutto le sferette che li costituiscono si 
dispongono un po' disordinatamente, perdono la loro forma e, fondendosi 
insieme, contribuiscono alla formazione di una massa unica. 

La fusione avviene nei punti di contatto e può avvenire contem- 
poraneamente iu tutto Felaioplasta o gradatamente cominciando da de- 
terminati punti. In ([uesti) periodo della loro evoluzione è possibile ri- 
scontrare talora nel plasma e più specialmente in vicinanza della massa 
dell'elaioplasta uno o più corpi sferici rifrangenti, i quali si anneriscono 
coH'acido osmico, si tingono col Sudan III, colla cianina ed alcanina e 
nello stesso tempo mostrano tutte le reazioni delle sostanze proteiche. 
Tali corpi probabilmente rappresentano degli elementi dell'elaioplasta 
staccatisi dalla sua massa, prima che avvenisse la fusione, o probabil- 
mente formati per neoplasia. 

Le forme sotto le quali appare la massa proveniente dalla fusione 
dei corpi sferici, sono, come ho detto, svariatissime. Infatti, tale massa 
può presentai'si come una grossa sfera (dalla quale partono una o più 
ramificazioni dendritiche) (tav. xiv, fig. 9, /', (/), steioidale, ellissoidale e 
perfino grumosa, presentante anche dei lobi accentuati. 

Come si vede quindi, in questi elaioplasti degeneranti si passa dalla 
forma normale d'un insieme di corpi sferici, che rappresenta il perfetto 



— 349 - 

sviluppo, per diversi stadi successivi, iu cui i singoli elementi sferici 
che li costituiscono vanno a mano a mano fondendosi insieme iìno a 
ridursi ad una massa unica. Probabilmente la sostanza fondamentale 
dell' elaioplasta durante questo processo subisce qualche modificazione 
chimica, poiché essa, essendo dapprima iucolora, comincia a diventare 
gialliccia, e finisce spesso ad apparire d'un color bruno intenso. Inoltre 
la sostanza oleosa, negli stadi avanzati della degenerazione dell'elaio- 
plasta si presenta sotto forma di piccoline goccioline, poi diminui.sce e 
finalmente scompare. 

Avvenuta la scomparsa della sostanza oleosa resta la sostanza pro- 
teica, che continua per molto tempo a rappresentare l'elaioplasta, ri- 
ducendosi in grumi od in granuli i quali più tardi si dissolvono e 
scompaiono. 

Quando il bulbo ripiende la sua attività funzionale, nell'epidermide 
delle sue squame si formano nuovi elaioplasti la cui moltiplicazione 
avviene, oltre che per neoplasia, per un processo di vera gemmazione 
(tav. XI v, fig. 9). Infatti ho osservato che essi appaiono come una sfera 
alla superficie della quale (a completo sviluppo) si forma una piccolis- 
sima bozza sferica Questa cresce fino a raggiungere una certa gran- 
dezza (la quale è generalmente molto inferiore a quella dell'indivithio 
che la produce) e quindi ne produce un'altra simile che si comporta 
presso a poco allo stesso m^do. Questo processo ripetendosi più vcdte 
produce un anniento consideievole nel numeio degli individui, i quali 
raramente si isolano l'uno dall'altro per continuare a vivere isolati ed 
indipendenti ; in generale essi restano sino alla fine della loro vita uniti, 
formando una catena nella quale prevale per grandezza l'elaioplasta 
generatore. 

Tale catena può anche rompersi in due o più. Si possono osservare 
inoltre dei casi in cui le gemme formansi contemporaneamente in due 
o più punti dell'elaioplasta primitivo (tav. xiv, fig. 9, rf), ed allora alla 
sfera madre, prevalente in grandezza, si trovano attaccati in diversi 
punti due o più catene di individui figli. 

Drimia uudulata Jacq. 

Se esaminiamo in questa specie i bulbi nel periodo della loro atti- 
vità germinativa, troveremo gli elaioplasti nel citoplasma di tutte le 
cellule dell'epideiinide esterna delle squame. Gli elaioplasti vi si pre- 
sentano come un gruppo di piccoli corpi sferici (tav. xiii, fig. 12) dotati 
di una forte rifrangenza e d'un colore per lo più pallido ociaceo e di 
numero variabile. 



— 350 ^ 

Nell'esaniinaie una per una le squame dei vari bulbi iu diverse 
condizioni, dipendenti dallo stato e dall'età, si possono trovare nelle 
cellule epidermiche le diverse forme che gli elaioplasti assumono e che 
corrispondono ai diversi stadi del loro sviluppo. Tra queste noteremo 
le più importanti. 

L'elaioplasta a completo sviluppo si presenta a forma di grappolo. 
Più tardi in stadi successivi, i corpi sferici fondendosi confluiscono a 
formare una massa omogenea circoudata spesso da ramificazioni di una 
sostanza granulosa. 

La fusione avviene nei punti di contatto dei corpi sferici, e può 
avvenire contemporaneamente in tutta la massa dell'elaioplasta, o gra- 
datamente cominciando da determinati punti. Trattando queste foima- 
zioni coll'alcool assoluto, onde scioglieie rapidamente la sostanza oleosa 
e subito dopo colla soluzione di iodio in ioduro di potassio, si ossei'vano 
i residui della sostanza fondamentale proteica. 

In questa specie, oltre ai bulbi, furono esaminate le foglie giovani 
ed adulte nelle quali, tanto nel tessuto epidermico, quanto nel paren- 
chima sottostante assimilatore, gli elaioplasti mancano. 

Aloe rhodacaiitlin DC. 

CtIì elaioplasti trovansi, in questa specie, nell'epiderniide dell'asse 
e degli organi fiorali; mancano nei tessuti profondi degli organi accen- 
nati, nell'epidermide e nel sottostante parenchima delle foglie, nelle 
radici adulte e giovani. 

Yucca filamentosa Linn. 

" In jeder Zelle ist ausser dem Zellkern noch ein eigenthiimliehes 
Gehilde vorhanden, das durch Osminni braun gefiirbt wird „. ' 

Nelle foglie perigoniali di questa specie si riscontra un elaioplasta 
nel citoplasma di ogni cellula del tessuto epidermico: esso è di forma 
sferica o quasi, incoloro o appena gialliccio, di dimensioni minori di 
quelle del nucleo, ed è dotato di una notevole rifraiigenza. 

Allo stadio giovanissimo si trova sempre vicino al nucleo. Allo 
stadio adulto alcuni un poco se ne allontanano, mentre gli altri con- 
servano ancora la medesima posizione. Con acido osmico anneriscono, 
con Sudan III si colorano in rosso intenso (tav. xiii, fig. 10) e mostrano 



' L. Miii.i.ici!, (lriiii<ìzii(/v ciiH'i- rcriihiiln-iidcii Alia/. <ì. Il/iìiiiciililii/fci- (Nova 
Afta d. K. Loop. Cai-ol, deiitscli, Ak. il. Natiii-lbi-scliei-, Bil. i.ix, JSOli, p. (>l). 



— 351 - 

tutte le reazioni delle sostanze pioteiciie. Per quanto riguarda la loro 
struttura essi somigliano molto agli elaioplasti del PoUanthes tuberosa. 
La loro diffusione presenta le solite irregolarità. Infatti non si 
trovano in tutte le giovani epidermidi. Nelle foglie giovani ed adulte, 
anche coll'aiuto di acido osmico, non se ne può riscontrare traccia. Tro- 
valisi però sempre nell'epidermide del ])edicello e delle foglie fiorali. 

Ruscus racemosus Linn. 

Se si esamina il tessuto epidermico delle foglie scagliose ancora 
giovani di questa specie si riscontrano nel citoplasma di alcune o di 
tutte le cellule, elaioplasti aventi allo stato adulto dimensioni che spesiso 
superano quelle del nucleo, e forme svariatissime che rammentano quelle 
riscontrate negli elaioplasti àeWOniitJiof/ahim umhrìutuiiì Tali elaioplasti 
sono incolori e rifrangenti e non hanno posizione determinata nelle 
cellule. 

Watsoiiia humilis Mill. 

Dalle ricerche da me fatte pare che nelle Tridarcae gli elaioplasti 
non siano cosi diffusi come nelle Oirli/darec/e, nelle Amanjllidaceae e 
nelle Liliaccne. 

Infatti, dopo avere esaminato molti rappresentanti di tale famiglia 
li ho riscontrati solamente nella Watsoiiia Inimiìis. 

Essi appaiono in questa specie neirepidermide dei tuberi. A com- 
pleto sviluppo sono voluminosi, di dimensioni quasi simili a quelli del 
nucleo, di forma rotonda, ovale, o irregolare, e di un color ocraceo 
pallido. 

Per quanto riguarda la loro struttura è da notarsi che sono costi- 
tuiti di elementi sferici piccolissimi e molto numerosi, e che negli stadi 
inoltrati del loro sviluppo presentano dei vacuoli che li rendono granu- 
losi spugnosi. 

Il Sudan III, lo scarlatto lì, raJkaiiina e la cianina li colorano e 
l'acido osmico li imbrunisce. 

Miltoiiia Clowesii Lindi. 

Nell'asse fiorale e nel perianzio di questa specie, in ciascuna delle 
cellule epidermiche ed in quelle del sottostante parenchima trovasi un 
elaioplasta immerso nel citoidasma, situato generalmente accanto al 
nucleo. Questi elaioplasti somigliano per le proprietà fisiche e le reazioni 
microchimiche a quelli fin' ora descritti. 

Alti ihll'Ist. Bot. dell' Unii'ersilà ili l'oria — Serie 11 - Voi. XI V. 27 



— 352 — 
Laelìa auceps Lindi. 

Se si esamina l'epidermide dell'asse florale di questa specie, si 
riscontia in ogni cellula un elaioplasta in forma di una sola sferetta 
estremamente rifrangente, che presenta sviluppo e reazioni identiche 
alle reazioni degli elaiojìlasti delle specie precedenti. 

Cattleya Harrisouiae Paxt. 

Gli elaioplasti trovansi in questa specie nell'epidermide delle foglie 
in via di accrescimento. Essi si presentano allo stato adulto in gruppi 
di piccolissime sfere estremamente rifrangenti la luce. Tali gruppi 
hanno forma di grappolo e dimensioni relativamente molto piccole. 

Lyctaste aromatica Lindi., L. Skiuneri Lindi. 

Se si esaminano le foglie perigoniali di queste specie si riscontra 
in ogni cellula dell'epidermide un elaioplasta immerso nel citoplasma, 
od addossato al nucleo od un po' distante da questo. Tali elaioplasti allo 
stato adulto hanno forma irregolare, struttura granulosa ed una gran- 
dezza poco inferiore a (juella del nucleo. Essi mostrano tutte le reazioni 
delle sostanze proteiche ed oleose. 

Cymbidinm aloifolium Sw , C. Lowijiinim Reichb. 

Li queste specie riscontrai elaioplasti nell'asse fiorale, nell'ovario, 
nelle foglie perigoniali, nel labello e nel ginostemio. 

Essi trovansi immersi nel citoplasma delle cellule epidermiche e 
risultano dall'aggregazione di numerosissime sferette fortemente rifran- 
genti la luce (tav. xv, fig. 6). La loro grandezza a sviluppo completo è 
notevolissima, poiché possono occupare la metà od anche più della cavità 
cellulare. Tali elaioi)lasti hanno forma irregolare o sferoidale ed avvol- 
gono coprono spesso perfettamente il nucleo cellulare (tav. xv, fig. 5), 
possono raramente trovarsi anche da questo lontani. Li stadi di seni- 
lità essi perdono la loro struttura caratteristica ed appaiono giannlosi 
e vacuolizzati. 

lirassia brachiata Lindi. 

Gli elaioplasti si riscontrano in questa specie nell'epidermide del- 
l'ovario degli organi fiorali e mancano nelle foglie e nelle radici adulte. 
Sono sferoidali od irregolari e dopo che hanno superato i piiiiii stadi 



— 353 — 

della loro evuliizioiie presentano nel loio iiiLeino dei vacuoli che au- 
mentando di numero danno all'elaioplasta un aspetto granuloso (tav. xv, 
fig. 4). 

OiK'idiiim spliaeelatum Lindi. 

Gli elaioplasti AeW Oncidiinn spliaeelatum somigliano molto a quelli 
della specie precedente. Trovansi in questa .specie nell'epidermide degli 
organi fiorali. Essi negli stadi di senilità frammentandosi si moltiplicano 
(tav. XV, fig. 3). Così succede che in una stessa cellula si riscontra 
spesso pili di un elaioplasta. Tale, modo di moltiplicazione riscontrò 
anche Raciborski wqW Oniithogalum comosum e neWOrnifhogaluin Eckloni. 

Tetramicra hicolor Rolfe. 

Gli elaioplasti si riscontrano in questa specie nell'epidermide del- 
l'asse fiorale e delle foglie perigoniali Essi trovansi allo stato adulto 
generalmente lontani dal nucleo, hanno forma sferoidale, color pallido 
ocraceo e presentano reazioni perfettamente paragonabili a quelle degli 
elaioplasti delle specie precedenti. 

Malvaceae. 

Gli elaioplasti si trovano in tutte le specie accennate delle Mal- 
vacee che esaminai nelle cèllule epidermiche dei giovani germogli, del 
picciuolo, della lamina fogliare, del pedicello fiorale, del calice, e della 
corolla; mancano nell'ovulo, nel seme, nel frutto adulto e nella radice. 
Hanno forma di grappolo o foima irregolare, e lisultano sempre dal- 
l'unione di piccolissime sferette di cui la grandezza ed il numero sono 
variabili (tav. xiv, fig. 7 e tav. xv, fig. 2). Ciascuna sferetta consta di 
uno stroma plasmatico racchiudente una sostanza oleosa. Lo st ionia 
plasmatico, per azione di una soluzione acquosa di iodio in ioduro di 
potassio, prende una tinta bruna intensa. Trattato coH'acido nitrico e 
poi coU'amnioniaca si tinge in giallo. Trattato successivamente con sol- 
fato di rame ed idrato potassico prende una tinta violetta. Il reattivo 
di Millon lo colora in rosso specialmente dopo riscaldamento. 

La sostanza oleosa è solubile in alcool al 5 " y, in etere e in clo- 
roformio ; è insolubile in acido acetico ed idrato di cloralio; si colora 
con Sudan III e con scarlatto i? e si annerisce coU'acido osmico. 

Lo sviluppo di essi è paragonabile a quello degli elaioplasti delle 
specie precedenti. Infatti nelle cellule epidermiche in divisione dell'apice 
vegetativo essi non partecipano ai fenomeni di cariocinesi. Appaiono 



— 354 — 

per la priraa volta accanto al micleo come piccolissime sfViette lifrau- 
geiiti, che, oltre ad aumentare di numero col ])rogredire dell'evuluziune, 
aumentano pure di volume. Negli stadi inoltrati del loro sviluppo hanno 
una struttura granulosa (tav. xiv, fig. 2, 5) e presentano nel loro interno 
numerose vacuole. Allorché le cellule epidermiche hanno oltrepassato il 
completo sviluppo, riesce difficile trovare in esse degli elaioplasti perchè 
essi, degenerandosi, scompaiono. 

Da ciò che si è detto risulta che gli elaioplasti riscontrati nelle 
Malvacee e quelli finora trovati nelle Monocotiledoni, si assomigliano pei-- 
fettamente per la sede, la forniii, lo sviluppo, la struttuia e la comi)Osi- 
zione chimica. 



Inutilmente gli elaioplasti vennero da me licercati nelle seguenti 
specie : 



Arahjpha Iiispichi Burnì. 

„ oliovnta Henth. 

Alpinia mitoììfi Roxb. 
Amyris hnhamifcra Linn 
Andropogon Schocnantlms Linn. 
Anthìirium magnifiaim Lind. 

„ lucidum Kuntii. 

Ardisa japonicn Blura. 
Arifttolochia Gigas Lindi. 

„ P/stolof/iìti Linn. 

Artemisia Draciincit/us Linn. 
Artocarpus rigida Bhim. 
Asparagns. plnmosus Baker. 
Uamòi/sa mitis Poir. 

„ nigra Lodd. 

Begiionia foliosa H. 1!. 

„ iìiiperiaìis Lem. 

„ mnciilalii lladdi. 

lii.ra Orellana Linn. 
Borìniicria biloba Miq. 
Bill bilie fraiescens Willd. 
Caesulpinia tinctoria Domi). 
Caladium amabile Verseli. 

„ esculentìim Vent. 



Caladaim, riolaceinii hort. 
Cassia Fistida Linn. 
Centradenia grandiflora Endl. 
Cerato^amia robusta Miq. 
Cineraria nmclloides Linn. 
Ciniiamomum aromatìcwìi I. Grah. 
Cistus ladani feru< Linn. 
Clerodendnm Balfowi Hort. 

., falla.c Lindi. 

Clusia flat'a ,)ac(|. 
Cneorum trirocrum Limi. 
Coreiiloba excuriata Limi. 
Coffen arabica Linn 
Coriaria 7ni/rtifolia Limi. 
Crinnm ensifolium Roxb. 

., gigantenm Alidi'. 
Croton cascarilla Belili. 

„ corniitiis André. 
Cijcas circinalis Limi. 
„ re eoi Illa Tinnii li. 
Cijperns alternifolius Linn. 

„ niinimiis Forsk. 

„ Papyrus Linn. 

('i/rtJiantìiera magnifica Nees. 



355 — 



Datura arborea Limi. 
Diant/iìts Canjophyllus Limi. 
Dieff'citìbarliia pietà Sciiolt. 
Eckeveria coccinea I)C. 
Erant/iciiuim aspersiiin Hook. 
Eupatoriiim Moritfii Vis. 
Fatsin japonica Deciie. 
Fieus eìastira Roxb. 
Fittonia giganten Li n ilei i. 
Galìpea ovata St. Hill. 
Gardenia florida Limi. 

„ tuhiflora And)-. 
Goìdfussia glomerata Nees. 
Grevillea robusta A. Cam. 
Gi/nitra aurantiaca DC. 
Halesia hispida Mast. 
Ilex paragnayensis Hook. 
lllicium floridanum Ellis. 
Ipomea Leari Paxt. 
Ixora javaniea DC. 
Jasminum graiidi/hriiin Limi. 
Jiistieia carnea Hook. 
Laiirtis glandnUfera Wall. 
Leontopodinm alpinum Cass. 
Linnaea borealis Limi. 
Magnolia grandiflora Limi. 
Maranta arggrophyla Liiuleii. 

„ aruìidinacea Limi. 

„ splendida Hort. 

Mcsembryanthemiun barbatum 
„ cìirviflorum 

Mijrcia acris DC. 
Musa textilis Née. 



Limi. 
Haw. 



Opuntia glaucophylla Weiiill. 
Origannm Majorana Limi. 
Pandanus jacanieus iiort. 
Pcllionia pulchra P. E. lìr. 
l'ìnlodendron giganteum Scliott. 
PhyUis Nobla Li un. 
Picraena excelsa Lindi. 
Piper Cubeba Limi. 
. „ longiim Ijiiin. 
Pliimbago grandiflora Teiior. 
Plumeria alba Linn. 
l'ohjgaìa mgrti flora Limi. 

,, umbellata Tliumb. 

QuercHS Snber Limi. 
Bivina hiecis Limi. 
Riieliia Devosiana liort. 
Salvia involucrata Cav. 
„ officinalis Linn. 
Sansevieria guienensis Willd. 
Sassafras officinale Nees. 
Semperviviim californicum Hint. 
Strohilanthes Dei/eriana Hort. 
Stroìmtnthc sanguinea Loiid. 
Tamar indus indica Limi. 
Tìiea viridis Limi. 
Tourncfortia ianrifolia Veiit. 
Tradescaiitia zebrina hort. 
Zingiber officinale Rose. 
Xanthochimus pictorius Roxbg. 
Xylophylla Arbuscula Sw. 

„ falcala 

„ niacrophylla Hort. 



27* 



356 



Relazione fra cristalli di ossalato di calcio ed elaioplasti 

Gli autori che si occuparono delia i elazione fra i cristalli tli ossalato 
di calcio e gli elaioplasti sono i seguenti: 

Wakker osservò che nelle cellule epidermiche della Vani/la pìani- 
folia contemporaneamente alla scomparsa degli elaioplasti comi)aiono 
dei cristalli di ossalato di calcio. Egli però notò che nella Vanilla aro- 
matica ìatifolia le cellule epidermiche, pur essendo nello stadio giovane 
fornite di elaioplasti, erano prive di produzioni cristalline negli stadi 
successivi del loro sviluppo e trasse quindi la conclusione che i cristalli 
dell'epidermide della Vanilla planifolia non debbono avere alcun diretto 
rapporto cogli elaioplasti. 

Warlich ^ in seguito osservò che gli elaioplasti di Va)iiUa plani- 
folia negli stadi inoltrati del loro svilupiio diventano birifrangenti, e 
che nel loro inteino si forma un cristallo di ossalato di calcio, il quale 
più tardi esce fuori. Inoltre vide pure nelle cellule epidermiche adulte 
accanto al cristallo, un corpo rotondo, birifrangente, che mostra una 
croce nera; esso rappresenterebbe probabilmente l'ultimo residuo del- 
l'elaioplasta. La conclusione a cui arriva il detto autore è opposta a 
(luella del Wakkei', poiché egli crede che esista nel caso accennato una 
speciale relazione tra elaioplasti e cristalli di ossalato di calcio. 

Kiguardo ad una tale opinione lo Zimmerniann cosi si esprime: 

" Diese Angaben scheinen mir nun aber noch sehr der Bestiitigung 
bediirftig; jedenfalls kann von einer allgemeinen Verbreitung derartiger 
Erscheinungen nicht die rede sein. So giebt sclion Wakker an, dass 
eine unter der Namen Vanilla aromatica Ìatifolia cultivirte Art in der 
Epidermis der Bliltter die Elaioplasten ebenso deutlich zeigte, obwohl 
sie keine Spur von Calciumoxalat in den betreffenden Zelleii enthalt. 
Ebenso verhielt sich die mir zur Beobachtuug vorliegende Vanilla spec. 
Idi konnte ferner weder bei dieser, noch bei Ornithogahiiii umbellatum 
und 0. nutans eine Spur von Doppelbrechung an den Elaioplasten 
nachweisen, obwohl icli dieselben ebenfalls in den verschiedenstt ii 
Altersstadinm untersucht habe „. 

All'opinione di quest'ultimo autore mi associo anch'io perchè non ho 
riscontrato mai cristalli di ossalato di calcio in relazione cogli elaio- 
plasti nelle numerose specie nelle quali li seguii fino agli ultimi stadi 
del loro sviluppo. 



' H. Waim.m II. C'fbijr Cdlciiniio.rd/ti/ in dei/ I'/ltiir:cii (Marl)Ui<;ei- liiaiig.- 
Diss. 1892). 



357 



Origine e significato morfologico e biologico degli elaioplasti. 

Raciborski ammette che gli elaioplasti tiag:gano la loro origine da 
una secrezione di citoplasma ; io invece ritengo die siano di oiigine 
nucleare. Tale ipotesi è convalidata sia dal fatto che gli elaioplasti ap- 
paiono per la prima volta addossati al nucleo, sia dalla natura chimica 
della loro sostanza fondamentale che si comporta verso i solventi ed. i 
reattivi coloranti come la sostanza dei nucleoli, come io ho potuto 
constatare. 

Per quanto concerne il significato morfologico degli elaioplasti si 
hanno le seguenti opinioni. Secondo Wakker essi deriverebbero proba- 
bilmente (la un metamorfismo dei cloioplasti. Questa opinione, come 
osserva Eaciborski, è contrastata dal fatto che essi hanno diverso modo 
di moltiplicarsi. 

Lo Zimmermaun trova in molti casi die gli elaioplasti mostrano 
una manifesta somiglianz.i con organismi fungini e per conseguenza non 
esclude die si tratti di un caso di parassitismo o di simbiosi. Tale opi- 
nione venne più taidi combattuta dal Raciborski, il quale, dallo studio 
che fece sullo sviluppo degli elaioplasti negli organi vegetativi delle 
Liliacee, giunse alla conclusione die essi devono considerarsi come or- 
gani normali delle rispettive cellule, lo, non avendo mai potuto riscon- 
trare la formazione di spore nei numerosi casi in cui osservai gli elaio- 
plasti, non credo si possa appoggiare l'opinione dello Ziiuniermaun. 

Inoltre, se si trattasse d'un paiassitisiuo, i corjii sferici che costi- 
tuiscono l'elaioiìlasta dovrebbero presentare la caratteristica struttura 
della cellula. Una tale struttura non ho potuto mai distinguere nei mol- 
teplici preparati che ho fatto, neauche nei casi in cui essi si presen- 
tano di notevole giaudezza, pur servendomi di obbiettivi ad immersione 
fortissimi e di oculari compensatori. 

Si può ancora aggiungere che se si trattasse di un oiganismo pa- 
rassita esso non avrebbe la costituzione chimica caratteristica che si 
presenta negli elaioplasti, e comparirebbe dovunque nel citoplasma, e 
non costantemente solo accanto al nucleo. 

Ho cercato anche di coltivare gli elaioplasti collocando delle sezioni 
sottilissime dell'epidermide esterna delle squame di bulbi di Hippeastnim 
(uiìicum e di Haeniaiifhiis albiflos. in adatti mezzi nutritizii (soluzioni di 
zucchero variamente concentrate, soluzione Knop e gelatina). Nei ten- 
tativi fatti essi non hanno mostrato la minima tendenza ad accrescersi 
e dopo alcuni giorni cominciavano a degenerare. 

Le ricerche dello Stalli sui muschi tenderebbero a dimostrare che 



— 358 — 

i corpi iiletisi [Geìkiirpcr) di i|iie.ste [liaiite sei'voiio come organo di di- 
fesa conilo il morso delle lumache. Eacitiorski ritiene che si possa at- 
tribuire anche agli elaioplasti simile t'unzione, basandosi sulle sue 
osservazioni che gli assi fiorali di alcune specie di Gagea e di Orni- 
tlìQijaliim non vengono mangiati dagli animali sopra detti, ijuando essi 
giacciono in terra appassiti, mentre le foglie non sono lispettate. 

Tale ipotesi non mi sembra probabile, poiché occorre notare, che 
gli elaio[)lasti si sviluppano ed entrano in funzione solo in un dato 
periodo dell'evoluzione dell'organo nel quale si trovano; poi scompaiono. 
(Quindi essi sarebbero incapaci di proteggei'e un organo qualunque per 
tutta la sua vita, contro (pialsiasi erbivoro. Inoltre, anche l'osserva- 
zione diretta esclude completamente che gli elaioplasti abbiano una 
funzione di difesa, poiché vennero da me trovate delle foglie di Jlalva 
(in cui gli elaioplasti erano i)resenti) ròse dalle lumache. Queste man- 
giarono anche assi fiorali di Fiinlàn coenilea e di Poliaiitl/es tnhcro^a che 
io avevo loro somministrato. 



CONCLUSIONI. 

Nelle specie da me esaminate, gli elaioplasti trovansi allo stato 
adulto entro il citoplasma ora addossati al nucleo, ora lontani da questo. 
Essi si presentano generalmente sotto forma di piccole sfere raccolte in 
gruppo; raramente sotto forma di un'unica sfera. Durante il loro svi- 
luppo possono assumere diverse forme, ma per lo più in una stessa 
s|)ecie ne predomina una sola, dipendente dal numero e dalla grandezza 
delle sferette che la compongono. 

Lo Zimniermann osservò che nel perianzio della Funkia coernlea gli 
elaioplasti posseggono un movimento attivo di traslazione e di rotazione, 
che anch'io riscontrai spesso, e che osservai essere caratteristico degli 
elaioplasti a forma di grappolo. 

Per ciò che riguarda la sede degli elaioplasti, notai che, salvo 
qualche rara eccezione, essi si trovano nell'epidermide degli organi fio- 
rali. La loro presenza negli altri organi è incostante. 

La moltiplicazione può avvenire in tre modi. Per neopla.sia dal 
protoplasma, o per gemmazione, o ])er divisione che direi passiva. La 
prima costituisce il modo normale di moltiplicazione: la seconda è piìi 
rara; la terza infine rappresenta un'eccezione, ed è collegata alla bi- 
partizione della cellula. Un esempio tipico di moltiplicazione per gem- 
mazione osservai nell'epidermide delle squame dei giovani bulbi di Or- 



— 359 — 

nitìiogalum caudatum; di divisione passiva nelle cellnle in divisione 
dell'epiderniide dell'asse fiorale, dell'ovario e delie foglie perigoniali di 
Polianfhes tuberosa. 

Per qnanto concerne lo stndio biologico degli elaiopasti, allo scopo 
di sorprendere i varii stadii del lojo sviluppo, ed assegnare loro per 
qnanto è possibile il significato funzionale, le mie osservazioni furono 
ripetute, oltre clie sugli organi vegetativi di molte Liliacee ed Ania- 
rillidacee, anche sopra i loro bulbi, esaminati in diverse condizioni, sia 
riguardo all'età del bulbo, sia al suo stato di attività vegetativa o di 
riposo. Gli autori che mi precedettero nello studio degli elaioplasti non 
poterono studiare tutte le fasi del loro sviluppo, poiché nessuno si è 
occupato di tali organi di riserva. 

Dalle ricerche da me fatte sulle specie bulbose in cui trovai elaio- 
plasti, si deduce: 

1." Che gli elaioplasti, oltre che negli organi vegetativi, si pos- 
sono trovare nell'epidermide esterna di tutte le squame del bulbo. 

2." Che gli elaioplasti nei bulbi, dopo breve esistenza, degene- 
rano, poi scompaiono. 

3.0 Che delle due sostanze di cui consta l'elaioplasta, la prima 
a scomparire è l'oleosa, mentre la proteica persiste per diverso tempo. 

4." Che nei bulbi in riposo gli elaioplasti si presentano senza 
determinata struttura ed assumono forme varie, che sono da conside- 
rarsi come rappresentanti le ultime fasi del loro sviluppo. 

.5.0 Che in ogni ripresa dell'attività funzionale del bulbo si for- 
mano in esso nuovi elaioplasti. 

Forme di elaioplasti singolarmente particolari rilevai in alcuni bulbi 
di Hippeastnim aulicnm e di Ornithogalum caudatum. 

I principali risultati delle mie ricerche si possono dunque cosi rias- 
sumere: 

1.0 Ho rinvenuto elaioplasti in 27 nuove specie riferentisi a 19 
nuovi generi di Monocotiledoni. 

2.° Ho trovato che si hanno elaioplasti anche in alcune Dicoti- 
ledoni (ove non se ne erano mai trovati), cioè nelle Malvacee, l'unica 
famiglia fra le tante da me esaminate che ne possegga. 

3." Gli elaioplasti non si debbono ritenere ne come parassiti (come 
vuole Zimmermann) né come organi di difesa (come ritiene Raciborski), 
ma come organi specifici delle cellule in cui si formano e ii cui compito 
è quello di elaborare sostanze oleose nutritizie. 



- 360 — 

4.° La sostanza fondamentale ilegli elaioplasti è da ritenersi 
simile alia sostanza dei nucleoli. 

5." Nei bulbi si formano nuovi elaioplasti ad ogni ripresa delia 
loro attività vegetativa. 



Giunto al termine del mio lavoro mi è grato esternare vivissimi 
ringraziamenti al mio chiarissimo maestro, il prof. Giovanni Briosi, per 
l'aiuto ed i consigli di cui mi fu laigo duiante le mie ricerclie. 

Istituto Botanico di Pavia, agosto 1911. 



SPIEOAZIONE DELLE TAVOLE 



e = elaioplasta, — ìì = nucleo, — / = leucoplasti, — e = citojilasma, — g ^= goc- 
cie oleose. 

Tavola XIII. 

Fig. 1-2. Cellule epidermiche del perianzio di l'o//ai>//ies tuberosa Liuu. 
» 1. Elaioplasta allo stato adulto colorato con Sudan III. 
•> 2. Elaioplasta divisosi passivamente. 

» ?>. Una cellula epidermica di una sqviama del bulbo di Hippeasfnnii rittdiinn 
Herh. e :=; elaioplasta allo .stato adulto colorato con Sudan III. 
e' := elaioplasta vecchio di cui la sostanza oleosa è scomparsa, 
e := la proteica comincia a dissolversi. 
» 4, 5, 8. Il/ppeasfriiiii viffnfinii Ilerli. 5. Elaioplasta allo stato adulto. I, S. Ela- 
ioplasti in degenerazione colorati con Fucsina acida (il materiale fu fi.ssato 
in alcool assoluto contenente 5°/,, acido acetico). 

7. Il/pjieasfruiii r<'tlctilafiiiiiìler\i. — Elaioplasta allo stato adulto trattato con 
alcool assoluto e poi colorato con Fucsina acida. 
> (!, 9. Corpo speciale trovato in bulbi in riposo di I/ippeastniiiì (iiil/cuin Herb. 
e ;=; parte centrale; /; ^ parte periferica; n ;= alone incoloro: <_/ ^= parte 
centrale con grosso vacuolo. 
» 10. Cellule epidermiche del perianzio di l'((Cfrt /ìliniicìifusa Linu. Elaioplasti 
colorati con Sudan III. 

11. Sternbergia lutea Orph. — Elaioplasta allo stato adulto. 

12. Una cellula epidermica del bulbo di Dr/uua umilila fa ,Iac(|. con un ela- 
ioplasta adulto. 



— 361 — 
Tavola XIV. 

Tig. ]. IleiiKinlhnx iilh//hs Facq. — Le sferette che compongono l'elaioplasta si 

separano in seguito alla pressione del copri-oggetto sul preparato. 
■2. Illbinciìs Bosa-ninenah Liun. — Cellula epidermica dell' ovario con un 

elaioplasta allo stato adulto. 
•> 4. Cellule epidermiche di una squama del bulljd di Ihieiiuutthiix iitb/flos 

Facq. ciascuna contenente un elaioplasta allo stato adulto, trattato con 

acido osmico. 
■> 5. Hibiscus frico/or Delmli. — Una cellula epidermica dell'ovario con un 

elaioplasta allo stato adulto. 
■> 7. Ilihiscìis hevbaceus Veli. — Una cellula epidermica del perianzio con un 

elaioplasta adulto a t'orma di grap])olu. 
» 3, 6, 8. Forme strane di elaioplasti riscontrate nelle cellule epidermiche delle 

squame dei bulbi di Ornitogalmn caiidatum. 
•■ i). Vali stadi di gemmazione degli elaioplasti nei bulbi di Oniitixjdliiiii cdil- 

ildt lini . 

Tavola XV. 

Fig. I. lliiiuiiitop/ii/l/iiiii iii/Jiiiifiiiii Groenl. — Celhde dell'epidermide dell'ovario 
con elaioplasti in via di degenerazione. 

» 2. Hibiscua lili/fionis Cav. — Cellule epidermiche dell'ovario di cui ciascuna 
contiene ini elaioplasta a,ddossato al nucleo cellulare. 

. i5. Oncidium splince/atinn Lindi. — Cellule epidermiche dell'ovario conte- 
nenti elaioplasti a sviluppo inoltrato. Alcuni di essi si frammentano, e si 
hanno quindi parecchi elaioplasti in ciascuna cellula. 

» 4. Cellule epidermiche dell'ovario di lìrassia brachiata Lindi, con elaioplasti 
di aspetto granuloso. 

» 5-6. Cijiiibìd'nnii Lowiaiiutn Reichb. — Cellule epidermiche dell'ovario (fig. .5) 
e del perianzio (fig. 6). Nelle ]irime il nucleo resta completamente coperto 
dall' elaioplasta che è colorato in nero, dopo tireve trattamento delle se- 
zioni con acido osmico 1 "/o ■ 



Le ligure 4, G, T, 8, 9 della tav. XIU sono disegnate con oculare 3 e obiettivo a immersione '/_, Zeiss; 
tutte le altre sono disegnate con obiettivo 9, e oculare 4 Koristka. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI. 



SOPRA SPECIALI CORPI CELLULARI 

CHE 

FORMANO ANTOCIANINE ' 

NOTA 

del Dott. IOANNES POLITIS 

assistente onorario all'Istituto Botanico della R. Università di Pavia. 
(Con tre tavole). 



Dopo che fu completamente abbandonata l'ipotesi dell'origine clo- 
rofilliana dell'antocianina, molti autori, rivolgendo la loro attenzione alle 
sostanze che si trovano entro le cellule vegetali, specie agli zuccheri 
ed ai tannini, cercarono di stabilire se esiste qualche rapporto genetico 
tra essi ed i pigmenti antocianici. 

Wigand ^ pel primo ammise che le sostanze tanniche devono con- 
siderarsi come cromogeni (generatori di colori), perchè vide costante- 
mente comparire tali sostanze nelle cellule in cui più tardi venivano ad 
organizzarsi pigmenti antocianici, e perchè notò che la presenza di 
questi ultimi coincide con quella del tannino nelle foglie fiorali e nel 
fogliame autunnale arrossato. 

Le conclusioni a cui giunse questo autore trovarono la più ampia 
conferma nei lavori di Wiesuer '', Tschirch, Aufrecht, Kutscher, Detmer, 



' Vedi anche: Atti Are. dei Lineai, xx, giugno 1911. 

■^ WiGAND, Einige Satze. ilber physiologisehe Bedentung des Gerbstoff'ex und 
dei- Fflanzeiifarhe ( in Bot. Ztg. 1862). — Die liothe u. Blatte Farbung r. r.ind). 
u. Fruchte (in Bot. Heft. Forsch. d. Bot. Garten z. Mai-burg, 1887). 

" WiESXER I., Kinige Ikobtteht. idi. (lerti. ti. Farbxtoffe. d. lilitiiieitbattii- lin 
Bot. Zeit. 18G2i. 

Atti (len'ÌKi. Bot. dell'Università di Pavia - Serie II — Voi. XIV. 28 



— 364 — 

Eeinke, Pick, Moliseli, Dennert, Bauer ', ecc., ed in tempi recenti in 
quelli di Overton ^, Buscalioni e PoUacci ', Mirande ' e Laborde '. 

Buscalioni e Pollacci " supposero inoltre che alle ossidasi sia affidato 
il compito di trasformare certe sostanze ne] pigmento antocianico, mentre 
alle riduttasi sia probabilmente devoluto l'ufficio di determinare la sua 
scomposizione. 

L'ipotesi che la formazione dei composti antocianici si trovi in re- 
lazione con fenomeni di ossidazione trovò grande appoggio nei lavori di 
Mirande, Mulliard ', Miss Wheldale **, V. Grafe ', Combes '", ecc., e fu 
svolta ulteriormente in modo particolare da Palladin ". Secondo questo 
autore esistono in tutte le piante cromogeni e ossidasi; le ossidasi fis- 
sandosi sui cromogeni; darebbero origine a pigmenti antocianici, e questi 
si decomporrebbero per la diminuzione del processo di ossidazione e per 
l'accelerazione del processo di riduzione. 

Ulteriori ricerche condussero Palladin '" ad ammettere l'esistenza 
di composti, ai quali diede il nome di procromoijeni, e dai quali, per 
l'intervento d'un enzima, deriverebbero i cromogeni. Questi ultimi si 
produrrebbero in grande ijuantità quando l'atlività funzionale è molto 
intensa, cioè nella primavera, mentre durante una gran parte del pe- 
riodo vegetativo si formerebbero in piccola quantità per soddisfare il 
processo di ossidazione. 



' Bu.SCALlONl e Poi.L.'V.cci, Le aiitochmiiic <-it il hn-a s/j/ii/ficd/d hiolnijico 
(Atti deirist. Bot. deirUiiiversità di Pavia, Voi. viii. liJO:!. p. lyti). 

^ OvERTOX , Lìeobarhf. inni Vers. t'ibcr das Aufreleii roit rofhciii Zcl/sa/'f 
bei l'fl. Jahr. f. iciss. Hot., t. .x.kxui, 1«9'J. 

' Buscalioni e Pollacci, 1. e. 

* M. MiRANDK, Sur l'orifiine de l'antìiocyanine lìédìdte di' Vohxi'rcatiDii di- 
rpio.lqìies insectes paras/tes des fi-uil/es (C. R. A. S., t. cxlv, 1907). 

^ J. Labokub, Sur le mécaiiisiiie pìiijsioloi/iqiie de la colorafion den rais/iin 
rOKi/i'n ci do la rulortiUiin autoiiina/e di'S fciiilletì (C. R. A. S., 1908J. 

" Brs( ALiiixi e Poll.vcci, !. e. 

' M. M()i>Li.vi;i>, Production expi'rimeiifaie de fuberculi's bliiiics et de tuber- 
cules iioirx n j> irtir de gruines de Hailis rose (0. K. A. S., liK)!)). 

** M. Wheldale, The colour.s and. pii)ineiit!< of Flowers, with special rcfe- 
reiiee to geiietics i^Proceediugs of the Ruyal Society, B., Voi. 81, 1909). 

' V. Gu.\FE, Studien iiber das Aiitlioki/an (Sitzungsberiohteu dei- Kaiserl. Aka- 
dernie dor Wissenchaften in Wion. Malliem. naturw. Klasse, Bd. C.xv, Abt. i, 
190B et Bd. cxviii, Alit. i, .Juli Iii09). 

'" R. CoMUBS, Itiiiiports entre le.t eoinposés hijdrocarbnìiés et la funiiation de 
l'aiithncyane (Aunales des scieuces nat\irelles, 9*^ serie, 1909). 

" W. Pallauin, Ueber Procliroinogene der /tftaiizic/iciì Aliiiiini;siiin>iiìOi/cnr 
(Ber. der deut. Bot. Ge.s., Bd. xxvii, 1909). 

^' W. Palladin, Ueber die Bildung der Atiiiunijschroinngcìii- in dcn ì'fiiiir:ini 
(Ber. der deut. Bot. Ges. H. 0, 190S). 



— 365 — 

Per quanto concerne i rapporti che esistono tra le antocianine e 
gli zuccheri, le ricerche di Overton ', che furono pienamente confermate 
da quelle di Molliard ^ e Palladin, misero in evidenza l'esistenza in alcune 
piante di una relazione diretta tra la produzione dell'antocianina e l'ac- 
cumulo nei loro tessuti degli zuccheri provenienti dai mezzi di coltura. 

Finalmente Combes ^ in seguito alle sue ricerche sugli scambi ga- 
sosi durante la formazione e la sparizione dei pigmenti antocianici, fu 
condotto a considerare queste sostanze come composti glucosidici, i quali 
si originano in un ambiente piìi ossidante di quello normale, e non dif- 
feriscono da quelli che si formano nelle condizioni ordinarie che per il 
loro grado di ossidazione più avanzato. Questo modo di vedere è con- 
forme all'opinione sostenuta da lungo tempo da molti autori, cioè che i 
composti antocianici siano da considerarsi come glucosidi; opinione che 
trova una nuova conferma nelle recenti ricerche di Portheim e Sclioll *, 
ed in quelle del V. Grafe "'. 

Questi sono, in poche parole, i principali risultati delle numei'ose 
ed importanti ricerche finora intraprese sul meccanismo della formazione 
e sulla natura chimica dei composti antocianici. 

* * 

Da lungo tempo fu avvertito il fatto che l'antocianina non si trova 
soltanto sciolta nel succo cellulare, ma qualciie rara volta anche in forma 
di sferette ''. 

Sull'origine, la costituzione chimica, la struttura, lo sviluppo ed il 
significato morfologico e biologico di tali corpuscoli colorati mancano, 
per quanto mi consta, ricerclie accurate. 



Nei fiori di Billbergia ntitans, Wendl., mi è occorso di rilevare un 
fatto che ha rapporti colla formazione dell'antocianina e, secondo me, è 
anche importante per la conoscenza della complicata struttura del prò- 
toplasto. 



' OvEUTON, 1. 0. 

^ M. M(jl,i>iARD, Acfiuii iiiorphoriéiilquti de qtidques siibaUd/ces orffcniiijxes si{r 
/l's' rpgpfeauj: siq>éfkni:s (Kev. géu. de Bot., t. xix, 1S07). 

" R. Combes, Les échanges gazeux dea /euitles pendant la fovmation et In 
deslnictiou des piyìnenta anthocyaniqnes (Rev. gén. de Bot., t. xxii, 1910). 

* L. PoRTHBni und E. ScHOt-i>, Untersuchungen ilber die Bildung and dea 
Chemismus von Antlwkyaiien (Bericlite dei- Deut. Bot. Ges., H. 7, 1808). 

' V. Grafe, 1. e. 

^ MoLi> H. V. D., Vegetabiìische Zellc, p. -t7 ; Hilueuranu F., Anotomische 
UntermchungPH ilber die Farben dei- Blilthen (in Prhigsch. Jalirb. ni, 1863, p. 59). 



— 366 — 

In questa pianta, nella parte dei petali colorata in turchino, in 
ogni cellula dell'epidermide e del sottostante parenchima, si nota un 
protoplasma granuloso, ed immersi in esso abbondanti cloroplasti ro- 
tondi, od ovali (talvolta attivi e pieni di amido, talvolta un po' alterati, 
addossati pi-eferibilmente alla parete cellulare), un nucleo relativamente 
piccolo, e finalmente un coipo caratteristico al quale, attribuendo un par- 
ticolare significato biologico, io dò il nome di Cianoplasta (KvavonXàcrric, 
formatore di Antociauina). 

I cianoplasti nettamente limitati dal citoplasma che li circonda si 
distinguono principalmente per il loro colore turchino intenso. Essi hanno 
dimensioni variabili, potendo raggiungere, a sviluppo completo, dimen- 
sioni considerevoli, mentre da principio sono appena visibili. In gene- 
rale si nota che essi vanno ingrandendo verso il margine dei petali 
(tav. XVI, fig. 2) e che le maggiori dimensioni sono raggiunte dai cia- 
noplasti che si trovano nel tessuto epidermico. Essi sono generalmente 
sferici, presentano un involucro la di cui cavità è occupata da un pig- 
mento turchino, non sembrano in alcun rapporto col nucleo o con i cro- 
matofori; in ciascuna cellula si trova costantemente da principio un 
solo cianoplasta. 

Esame mirrochimico. lì [ligmento turchino che si trova nell'invo- 
lucro del cianoplasta presenta le seguenti reazioni : 

Cogli acidi si colora in rosso. Cogli alcali assume colorazione verde- 
giallastra. Colla nicotina ', in soluzione diluita diventa verde. Si deco- 
lora facilmente coU'acqua ossigenata e coli' anidride solforosa. E poco 
solubile nell'acqua fredda e si scioglie facilmente nell'acqua calda, e 
nell'acqua leggermente acidulata. 

Dall'esame microchimico del pigmento del cianoplasta risulta evi- 
dentemente che ci troviamo in presenza di una sostanza che si com- 
porta verso gli acidi, gli alcali, gli alcaloidi, i solventi e le sostanze 
ossidanti, come l'antocianina: onde si può concludere che il pigmento 
accennato appartiene alle antocianine e non deve essere confuso con 
altri pigmenti. 

Mentre è facile determinare le principali proprietà chimiche del 
pigmento del cianoplasta, riesce difficile determinare la natura chimica 
del suo involucro. 

Anzitutto ho cercato d' indagare se i cianoplasti posseggono uno 
stroma plasmatico C(nue i cromatofori e gli elaioplasti. Tale stroma non 
fu da me trovato perchè, provando molti metodi di fissazione, quali 
l'acido picrico, l'acido cromico, l'acido acetico, l'alcool assoluto ed il su- 



' L. BuSL'ALiONi e G. Poll.\cci, 1. e. p. 35G. 



— 367 — 

blimato in soluzione acquosa od alcoolica, non sono mai riuscito a po- 
terlo fissare e colorare. In tutti i saggi fatti coi liquidi sovraccennati, 
il cianopjasnia si scioglie e scompare. 

Accertata l'assenza d'nno stroma plasniatico ho cercato di determi- 
nare la natura dell'involucro del cianoplasta. 

Il modo di comportarsi dei cianoplasti di fronte a parecchi sol- 
venti, quali l'acqua, l'alcool, le soluzioni saline neutre, gli acidi e gli 
alcali diluiti, la soluzione di iodio in ioduro di potassio, dimostra che 
in essi è possibile distinguere una regione periferica, che differisce dalla 
sostanza colorante per una maggior resistenza all'azione di determinati 
solventi. 

Così, se si fa uso delia soluzione di iodio in ioduro di potassio, si 
vede che esso agisce così lentamente sul cianoplasta che ci è possibile 
seguire al microscopio le diverse fasi del suo dissolversi. L'azione del 
reattivo comincia a manifestarsi coli' ingiallimento della massa del cia- 
noplasta, indi in essa si manifestano una o più cavità. Col progredire 
dell'azione del reattivo queste ultime si ingrandiscono e si fondono in 
modo che ne risulta un grande vacuolo limitato da una spessa parete, 
che da ultimo si scioglie e scompare. 

Se si fa uso dello stesso reattivo contenente qualche goccia di acido 
cloridrico i cianoplasti si colorano in rosso e spiccano sul fondo giallo 
ilei protoplasma in modo che si possono seguire anche meglio le fasi 
accennate della loro dissoluzione. 

Queste reazioni ed altre che si possono fare con alcool diluito, con 
alcali diluitissimi e specialmente con soluzioni saliue neutre, servono 
a mostrare l'indipendenza delle due sostanze di cui consta il cianoplasta. 

Però, come vedremo in seguito, vi sono dei casi in cui i cianopla- 
sti si presentano incolori, cioè privi del detto pigmento ed allora pos- 
siamo indagare con i differenti mezzi microcliimici di cui attualmente 
si può disporre la natura chimica del loro involucro e delle sostanze in 
esso contenute. 

Tali cianoplasti incolori sono di struttura omogenea, di aspetto oleoso, 
di una grande rifrangenza e presentano le seguenti reazioni: 

Nell'acqua a temperatura ordinaria, si vacuolizzano e finiscono per 
sciogliersi completamente. Si sciolgono ugualmente nell'alcool as.soluto 
diluito al 50 e 75 "/,, ed altresì nell'etere, nel cloroformio, nell'acido 
acetico all'I "/o, nell'acido cloridrico all'I " „, negli alcali diluitissimi, 
nelle soluzioni saliue neutre, e finalmente nella glicerina. Colla solu- 
zione di iodio in ioduro di potassio si colorano in giallo e poi scom- 
paiono sciogliendosi lentamente. Col reattivo del Millon, tanto a freddo 
quanto riscaldando leggermente, non si ha alcuna netta reazione. Colla 



— 368 — 

corallina sodica, bleu di anilina, tintnra di Alcanna, Sndan III e ciauina 
non si colorano. CoU'acido osmico all' 1 ";\| si anneriscono qnasi istan- 
taneamente e dopo qnesto trattamento mostrano una evidente resistenza 
all'azione solvente dell'acqua e si sciolgono meno facilmente nell'alcool. 
Col carbonato d'ammonio, di potassio, di sodio e colla potassa e l'am- 
moniaca assumono colorazione gialla. Trattati coll'acetato e col cloruro 
ferrico diventano d'un azzurro nerastro. Col bicromato di potassio in so- 
luzione concentrata, si colorano in bruno rossiccio. Il bleu di metilene 
in soluzione acquosa viene assorbito da essi in poco tempo \ 

Dal complesso delle reazioni sopia esposte, se non si può ricavare 
alcuna sicura conclusione sulla natura delle sostanze che costituiscono 
l'involucro del cianoplasta, si può per altio concludere che esse non ap- 
partengono alle sostanze proteiche. Inoltie la reazione con i sali ferrici, 
il bicromato di potassio, gli alcali, i carbonati alcalini, ed il bleu di 
metilene, dimostrano che un croniogeno di natura tannica è presente 
in quest'involucro. Ma poiché, dopo avvenuta la tiasformazione del tan- 
nino in antocianina, l'involucro non scompare ma si rende anzi più evi- 
dente, devesi dedurre che alla formazione di esso debbono contribuire 
altre sostanze di costituzione ancora ignota 

Sviluppo. — All'epoca in cui la corolla comincia ad emergere dal- 
l'involucro calicino, esaminando le epidermidi (su[)erioi'e ed inferiore) ed 
il sottostante parenchima dei margini dei petali colorati in turchino, si 
possono trovare tutti gli stadi dello sviluppo dei cianoplasti. Essi ap- 
paiono dapprima come piccolissimi corpicciuoli sferici, appena visibili, 
incolori o pallidamente azzurri (tav. xvii, fìg. 1), immersi nel citoplasma 
senza presentare alcun movimento proprio. 

Più tardi, conservando la forma sferica, essi aumentano di volume, 
e assumono una colorazione più intensa; giunti a completo sviluppo, rag- 
giungono dimensioni relativamente molto grandi (tav. xvii, fig. '2). 

In questo periodo della loro evoluzione i cianoplasti subiscono forti 
modificazioni, in (juanto essi peidono la loro forma globosa, assumono 
forme strane, svariatissime (tav. xvii, fig. 3), e lasciano scorgere nello 
stesso tempo un involucro membra noide delicatissimo, dentro al quale 
si trova racchiusa la sostanza colorante. Questa si presenta sotto forma 
di un globulo centrale di dimensioni considerevoli, o di più cor[inscoli 
tondi od ovali di varia grandezza, i quali poi si trovano disordinata- 
mente disseminati dentro all'involucro, oppure si portano veiso l'estre- 
mità dei prolungamenti che presentano in questo stadio. Il numero di 



' \V. Pl''EFFEK. riilei-.inr/iiiin/cii iil/i'r tlic Ali/ Hdliinc rmi Aiiili ii fiirbiìii ili 
/eheiiile Zcììcii ('Unter.sucli. a, d. liotaii. Instit. v.w Tiibiiigen. Bil. ii, (i. 179i. 



— 369 — 

siffatti corpuscoli varia a seconda delle dimensioni del cianoplasta. 
Quest'ultimo, oltre ad assumere forme e dimensioni variabilissime, lascia 
ancora supporre che si vada frammentando. Infatti molti cianoplasti sono 
più meno assottigliati nella parte mediana, e le due o tre estremità 
rigonfiate sono alquanto discoste l'una dall'altra. Non è neppure impro- 
babile che talora avvengano delle multipartizioni, poiché si riscontrano 
nel citoplasma dei corpicciuoli rotondi, piccoli, colorati anch'essi in tur- 
chino, i quali probabilmente rappresentano dei cianoplasti lìgli, staccatisi 
dalla massa del cianoplasta adulto. Ma a questo riguardo le mie osser- 
vazioni sono incomplete, poiché non potei seguire questa moltiplicazione. 
Credo piuttosto che le forme variabilissime, che prende in questo periodo 
della sua evoluzione il cianoplasta, siano dovute a fenomeni di degene- 
razione, e nello stesso tempo che gli altri corpicciuoli, di cui ho fatto 
cenno, rappresentino dei cianoplasti giovani formatisi per neoformazione 
dal protoplasto. 

Il fatto sta che da principio in ogni cellula si trova costantemente 
un solo cianoplasta, il quale diventando adulto, si presenta accompa- 
gnato da altri corpi sferici di ugual colore e di dimensioni minori. 

Avvenute le metamorfosi sovraccennate, noi vediamo la sostanza 
colorante dei cianoplasti spandersi nella cavità cellulare in seguito al 
raggrinzamento ed alla rottura del loro involucro. Questo infine scom- 
pare completamente e il succo cellulare, che da principio era perfetta' 
mente incoloro, a mano a mano che i cianoplasti degenerano, si colora 
prima in azzurro pallido, poi in azzurro intenso. 

Origine e significato biologico. — Nel protoplasto, come é noto, si tro- 
vano organi diversi per costituzione, struttura e valore funzionale, dei 
quali taluni provengono da altri preesistenti, altri invece si originano 
direttamente dal protoplasto stesso per neoformazione. Tra questi ul- 
timi, come si deduce dalla storia dello sviluppo sopra descritta, deve 
annoverarsi il cianoplasta. 

Riguardo alla comparsa del pigmento, si può dire che essa coin- 
cide generalmente con quella del cianoplasta. Si possono però osservare 
dei casi in cui quest'ultimo si presenta a completo sviluppo privo del 
suo pigmento. Cosi ad esempio, esaminando i fiori di una piantina che 
si trovava in un angolo oscuro della serra (in condizioni di umidità e 
temperatura alquanto diverse dalla maggioranza dei medesimi da me 
e.saminati) e i cui petali pallidi avevano solo la parte apicale colorata 
in turchino, osservai che nel margine, e specialmente verso l'apice, al- 
cuni tra i numerosi cianoplasti erano completamente sviluppati ed in- 
colori (tav. XVI, fig. 1), altri invece pure sviluppati ma intensamente co- 
lorati in turchino, e finalmente molti altii presentavano diversa intensità 
di colore. 



— 370 — 

In questo caso si poteva dunque assistere alia grailuale trasforma- 
zione in antociauina, di una sostanza già esistente nel cianoplasta per 
processi metabolici che hanno sede in esso. 

Tale sostanza sarebbe un croniogeno di natura tannica, la cui pre- 
senza si può constatare anche in giovanissimi ciauoplasti incolori poiché 
essi, coi sali di ferro, coll'acido osmico e col bicromato di potassio, pos- 
sono colorarsi in nìodo particolare. 

Finalmente, per quanto concerne il significato biologico dei corpi in 
questione, credo che essi debbano considerarsi come organi specifici ai 
quali è affidata la produzione di antociauina. 

Fatti analoghi a quelli descritti per la Billbcrgia nutans io ho ri- 
scontrato in molte altre piante e cioè : 

Liliaceae: Convallaria Japoiìica Linn. (frutti). 
Iridaceae: Iris fimòriata, Vent (fiori). 
Orchidaceae: Laelia ance^w Lindi, (fiori). 
Ramiuculaceae: Aquilegia glandulosa Fisch. (fiori). 
Ericaceae: Erica mmca Linn. (fiori). 
Labìatae: Nepeta gle<homa Benth. (fiori). 
Verbeuacoae: Clerodendron Balfouri Hort. (fiori). 
Caprifoliaceae: Weigela rosea Lindi., Weigela japonim Thunb. var. 
rosea (fiori). 

Laelia auceps Lindi. 

I petali e i sepali di questa specie sono d'un color rosa-lilla vivo ; 
il labello allungato ha sul davanti una macciiia rosso-porpora ed è or- 
nato nell'interno e nella gola di strie rosso-cupo. 

Se si esaminano tutte queste parti colorate del fiore, si trova quasi 
sempre che il pigmento a cui sono dovute le colorazioni, è sciolto nel 
succo cellulare; per indagare la sua origine si devono esaminare le 
punteggiature rosse sparse sul ginostemio, che sono di recente forma- 
zione. 

Tali punteggiature sono dovute a gruppi di cellule epidermiche 
delle quali ciascuna contiene un solo cianoplasta ( tav. xvi, fig. 4). 
Questo si trova immerso nel citoplasma; allo stato adulto ha dimensioni 
paragonabili a quelle del nucleo, è di colore rosso- porpora, non ha po- 
sizione determinata e presenta un involucro nel quale è inclusa una 
sostanza colorante che presenta tutte le reazioni caratteristiche delle 
antocianine. Lifatti questo pigmento è solubile in alcool e in acqua 
specie se acidulata, diventa verde colla nicotina e verde-giallastro cogli- 
alcali; si decolora facilmente colle sostanze ossidanti. 



— 371 — 

D'altra parte la presenza d'un involucro nel cianoplasta si può di- 
mostrare adoperando alcool al 50"„, acido cloridrico al '/a "/e '^^^^^^ 
acetico all' l "/o, acido cromico all' 1 "/„ , e sopra tutto acqua ossigenata 
od acido o.smico. Trattando delle sezioni coU'acqua ossigenata si riesce 
a liberare il cianoplasta del suo pigmento e a mettere facilmente in 
evidenza il suo involucro che appare incoloro come una vescichetta che 
sta immersa nel citoplasma; trattato con acido osraico invece l'invo- 
lucro si presenta annerito e vacuolizzato (tav. xvii, fig. 9). 

E da notare però anche qui che i reattivi sovraccennali non de- ■ 
vono agire che per pochi minuti poiché se l'azione è prolungata l' invo- 
lucro si scioglie e scompare. 

Per quanto concerne lo sviluppo dei corpi in questione si noti che 
anche in questa pianta come in quelle precedenti essi non derivano 
per divisione da altri preesistenti e non si trasmettono dalla cellula 
madre alla cellula figlia; ma sorgono per neoplasia dal protoplasto. In- 
fatti essi appaiono per la prima volta nel seno del citoplasma come 
piccolissime sfere incolore (tav. xvi, lìg. 3, r), nell'interno delle quali 
più tardi comincia a formarsi un pigmento rosso (tav. xvi, fig. 3 e). 

Tali sfere ingrandiscono ed a sviluppo completo possono talvolta 
superare le dimensioni del nucleo. 

Più tardi cominciano ad apparire in essi fenomeni di degenera- 
zione. I cianoplasti infatti diminuiscono di volume mentre presentano 
dei vacuoli sparsi nella loro massa tra i quali se ne distingue spesso 
uno più grande centrale. Finalmente il cianoplasta scompare e il suo 
pigmento si spande nella cavità della cellula colorando il succo cellu- 
lare che era in principio perfettamente incoloro. 

È da notare infine che in questa specie quando i cianoplasti ap- 
paiono per la prima volta sono incolori ed il pigmento comincia ad 
apparire nell'interno di essi più tardi. 

In tali cianoplasti incolori, coU'acetato di ferro, coll'acido osmico, 
con bicromato potassico e con bleu di metilene si può constatare facil- 
mente la presenza di tannino. 

Afiuilegia glaudulosa Fisch. 

Esaminando i fiori di questa specie, si riesce spesso ad incontrare 
nei petali colorati in violetto, delle cellule in cui il colore non è dif- 
fuso ma racchiuso invece in uno o più corpi sferici uniti insieme. Questi 
presentano lo sviluppo e la struttura dei cianoplasti sopra descritti; 
spesso in uno o più punti della loro superficie possono presentare delle 
protuberanze (tav. xvii, fig. 7 e); il loro pigmento mostra tutte le rea- 
zioni delle antocianine. 



— 372 — 

Simili corpi cellulari contenenti antocianiiia riscoiilrai nei fiori di 
Nepefa glechoma. 

Weigela rosea Lindi., W. japouica Thiinb 

Alio scopo di avere un concetto esatto sul modo con cui si foi-ma 
il colore rosso dei fiori di queste specie, lio studiato molti esemplari 
ed ho trovato che anclie qui esso non deriva da sostanze pieesistenti 
sciolte nel succo cellulare, ma si oi'g^anizza in speciali corpi sferici im- 
mersi nel citoplasma. Questi, essendo dapprima appena visibili, vanno 
mano mano in^rrandendosi e dopo avere assunto la definitiva grandezza 
(tav. xvii, fig. 5Ì degenerano e si sciolgono completamente per colorare 
il succo cellulare che era dappiinia incoloro. 

Secondo i dati desunti dalle reazioni che feci, il pigmento di tali 
corpi appartiene alle antociauine. Esso è racchiuso in un involucro mem- 
branoide la cui presenza si dimostra (;ou i soliti metodi già descritti, 
specialmente usando l'acqua ossigenata. 

Convallaria japoiiica Linn. 

In questa specie i cianoplasti si trovano in via di formazione nelle 
cellule epideruiiclie e sottoepidermiclie dei frutti adulti e sopratutto in 
(luelle dell'ultimo strato del sarcocarpio, in contatto col seme. Quivi i 
cianoplasti allo stato adulto sono sferici, relativamente piccoli, immersi 
nel citoplasma e situati in posizione non determinata (tav. xviii, tìg. 2). 

Essi si iiresentano in principio come piccolissime sferette azzuire 
(tav. xviii, fig. 1) od anche incolore e rinfrangeuti, che danno tutte le 
reazioni del tannino. 

Tali sferette ingrandiscono; assuuiono una coloiazione intensa ed 
alla fine sciogliendosi colorano il succo cellulare che da principio era 
perfettamente incoloro (tav. xviri, fig. 3). 

Il loro pigmento azzurro mostra tutte le reazioni delle antociauine, 
poiché cogli acidi si colora in violetto, cogli alcali in verde giallastro, 
colla nicotina in verde; si scioglie infine nell'alcool e nell'acqua leg- 
germente acidulata. Anche iu questa specie si può dimostrare facil- 
mente, trattando le sezioni culi'acqua ossigenata, che i cianoiilasii [los- 
seggono un involucro che racchiude il jiigmento accennato. 

Iris fimbriata Veut. 

Neir/r/ò' fimbriata si incontrano i cianoplasti nelle cellule epider- 
miche dell'ovario e della paite basale dei petali nei fiori che stanno 
per aprirsi. 



— 373 — 

I ciauoplasti sono quivi molto grandi (tav. xvii, flg. 6), in rela- 
zione appunto allo svilnppo delle cellule e presentano un involucro, 
che rimane evidente qualora si faccia uso dei metodi su indicati. 

È notevole il fatto che i cianoplasti in questa specie possono pre- 
sentarsi, a completo sviluppo, incolori o con colore di varia intensità. 
In quelli incolori si constata facilmente coi sali di ferro, col bicromato 
di potassio, coll'acido osmico e col blen f]i metilene la presenza di tan- 
nino e negli altri con i reattivi adatti si dimostra che il loro pigmento 
appartiene alle antocianine. 

Clerodeudron Balfouri Hort. 

II pigmento a cui è dovuta la colorazione della corolla rossa di 
questa specie è generalmente, nei fiori aperti, sciolto nel succo cel- 
lulare. 

Però anche qui, esaminando molti iìori, si può concludere che la 
sua origine è paragonabile a quella delle antocianine fin'oia accennate. 

Infatti, in casi non molto rari, si trovano delle cellule il cui succo 
è perfettamente incoloro e nelle quali appare, immerso nel citopla- 
sma, un corpo rosso sferico (tav. xviii, flg. 7) che rappresenta il ciauo- 
plasta. Esso si origina per neoformazione dal protoplasma come i cia- 
noplasti delle specie precedenti ed alla fine della sua evoluzione, come 
questi, sciogliendosi colora in rosso intenso il succo cellulare (tav. xvni, 
fig. 9). In ogni cellula si trova generalmente un solo cianoplasta. Esso 
presenta un involucro, la cui cavità è occupata dalla sostanza colorante. 
L'involucro si mette in evidenza trattando le sezioni coll'acqua ossige- 
nata con acido osmico, e la sostanza colorante presenta tutte le rea- 
zioni caratteristiche delle antocianine, poiché con acqua ed alcool si 
scioglie facilmente, cogli alcali assume una colorazione verde-giallastra, 
colla nicotina in soluzione acquosa diluita, diviene verde e finalmente 
si decoloia facilmente coli' anidride solforosa o con acqua ossigenata. 

Erica carnea Linu. 

Per studiare i cianoplasti di questa specie si deve esaminare spe- 
cialmente il calice, il quale, come la corolla, è colorato in rosa-violetto. 
Tale colorazione è dovuta ad un pigmento che si comporta come le anto- 
cianine e che si forma nei cianoplasti. Essi sono relativamente assai 
grandi e si trovano in generale in numero maggioie di uno in ciascuna 
cellula (tav. xvm, fig. 4). La loro struttura e il loro sviluppo somi- 
gliano perfettamente a quello dei cianoplasti delle specie precedenti. 



— 374 — 

Negli ultimi stadi della loro evoluzione si presentano vacuolizzati ; in- 
fine, sciogliendosi eonipletameiite, causano la colorazione del succo cel- 
lulare che era inizialmente incoloro (tav. xviii, tìg. 6). 

Oltre i cianoplasti, degne di nota in queste specie sono delle sfe- 
rette rifrangenti la luce (tav. xviii, fig. 4), le quali si trovano in 
numero di una (raramente più) per cellula, sia nell'epidermide che nel 
sottostante parenchima delle foglie, dei sepali e dei petali. Queste sfe- 
rette imbruniscono coH'acido osmico, si tingono con Sudan in, con lo 
scarlatto R, e con la tintura di Alkanna e non presentano le reazioni 
delle sostanze proteiche ; per conseguenza si devono ascrivere alle ela- 
iosfere. 

Anche in questa specie, in rari casi, si possono trovare dei cia- 
noplasti incolori i quali mostrano tutte le reazioni del tannino. 

CONCLUSIONI. 

Dall'assieme dei fatti sopra esposti credo che si possano trarre le 
seguenti conclusioni, limitate naturalmente ai casi da me studiati: 

1." L'antocianina è autoctona. 

2.° L'antocianina non si forma nei vacuoli comuni, né deriva 
da sostanze preesistenti sciolte nel succo cellulare, ma si forma invece 
entro un organo speciale da me chiamato Cianoiìlasta. 

3.° Il cianoplasta si origina direttamente dal protoplasto per 
neoformazione. 

4." Il cianoplasta è privo di sostanze proteiche e presenta un 
involucro di natura chimica per ora ignota in cai trovansi racchiuse 
sostanze tanniche. 

5." L' antocianina deriverebbe da sostanze appartenenti al 
gruppo dei tannini, poiché si constata la presenza di tali sostanze nel 
cianoplasta in cui si organizza l'antocianina. 

6.0 Certe sostanze esistenti nell' involucro del cianoplasta si 
trasformerebbero in antocianina mediante speciali processi metabolici. 

7." Gli agenti esterni possono sospendere la trasformazione in 
antocianina delle sostanze esistenti nel cianoiìlasta ed allora esso ri- 
mane incoloro. 

8." Il cianoplasta presenta uno sviluppo determinato, finito il 
quale esso degenera ed il suo pigmento si spande nella cavità cellulare. 

9." Il colore dell'antocianina è vario (rosso, violetto o tur- 
chino) prima di subire 1' influenza del succo cellulare. Non si devono 
quindi considerare tutti questi pigmenti rossi, violetti e turchini come 



— 375 — 

costituiti (la un solo composto il cui colore varia secondo il grado di 
acidità del succo cellulare, ma, come risulta anche dalle ricerche chi- 
miche di altri autori, si può asserire die le antocianine sono diiferenti 
tra di loro. 

* 
* * 

Al cliiar.™» prof. G^iovanni Briosi, direttore di questo Istituto Bo- 
tanico, che per queste ricerche mi fu largo di consigli e di mezzi, 
porgo vivissimi ringraziamenti e l'attestazione della mia aft'ettuosa ri- 
conoscenza. 

Istituto Botanico di Pavia, luglio 1911. 



— 376 — 



SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 



c= cianoplasta. — >ì =^ nucleo. — <■/ = citoplasma, — ? = involucvo del ciaiio- 
plasta, — (( := antociaiiina sciolta nel succo cellulare. 

Tavola XVI. 

Fit;-. 1. '2. Jl/llhe.ir/ia ìiìitana Wendl. 1. Cianoplasti incolori. 2. Cinnoplasti colorati 
in diversi stadi di sviluppo U\ c„ n. 
:!. Ldc/iii ftiiceps Lindi. 3. e' = cianoplasta ancora ji;iovani.ssimo : e = ciauo- 
plasta entro la cavità del quale comincia a l'ormarsi l'antocianina. 
1. Tjdi-lht inircjis Lindi, e ^ cianoplasti allo statn adulto. 

Tavola XVII. 

Fig. 1,2, H, 4. JUIlhi-iyia niiiiins Wendl. 1. Cianoplasti giovanissini. '2. Ciano- 
plasti allo stato adulto. 3. Cianoplasti in via di degenerazione. 4. L^ltinu 
stadi dello sviluppo dei cianoplasti. 
- 5. Vc./(/el(i rosea Lindi. Cianoplasti a completo sviluppo. 
• <!. 7;-/.s /ìiiibriafa Veut. Cianoplasti a complelo svilupiio. 

7. Aqiiilegki glniKÌnlosa Fiscli. Cianoplasti a completo sviluppo. 
•> H. Laelia cmceps Lind. Cianoplasta giovanissimo dopo trattamento con acido 
osmico. 
'■K hai'Ud (inrepa Lindi. Involucro del cianoplasta dopo trattamento con acido 
osmico. 

Tavola XVIII. 

Fig. 1 , -, 3. Ciiiìrci/liiriii jdpoìika Limi. 1. (.'ianoplasti giovanissimi. 12. C^ianoplasti 
allo stato adulto. ?>. Scomparsa dei ciauo])lasti e diftusione del loro pig- 
mento nella cavità cellulare. 
4, .5, 6. Erica carnea Liun. Cianoplasti in via di sviluppo. 5. Cianoplasti 
mentre cominciano a deperire e colorare il succo cellulare che era dapprima 
incoloro. 0. Diffusione del pigmento dei cianoplasti nella cavità cellulare 
e loro scomparsa. 
» 7,8,9. Clerodend l'Oli lini fini ri llort. F.isi i;orrisi)oudeiiti a quelle delle 
fig. 4, .5, (1. 

\tf fii,'tu-f t'uroiio dixefiiiiitp con nbietlivu I), e oculare 4 i^oristka. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA K. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



SOPRA UNO SPECIALE CORPO CELLULARE 
TROVATO IN DUE ORCHIDEE. ' 

NOTA. 

del Dott. lOANNES POLITIS 

assistente onorario all'Istillilo Uotanico della K. Università di Pavia. 
(Con una f'ivola). 

In due siietiie di Orchidee, la Coelogyne Cristata Lindi., e la Evia 
stellata Lindi., rilevai un fatto che fot-ma oggetto del presente studio. 

Coelogyne Cristata Lindi. 

Nelle foglie perigoniali, e nel ginosteniio di questa specie, si nota 
in ogni cellula del tessuto epidermico e di (luello iinniediatamente sot- 
tostante ad esso, un protoplasma granuloso, in cui tro valisi iiiunersi un 
nucleo sferico assai voluminoso, degli abbondanti leucoplasti rotondi od 
ovali, generalmente attivi (con inclusi amilacei) situati preferibilmente 
attorno al nucleo, e finalmente un corpo il quale per la costituzione 
chimica si allontana da quelli finora riscontrati entro la cellula vegetale. 

Tale corpo si distingue per le sue proprietà fisiche ed anzitutto 
per la speciale e caratteristica rifrangenza di cui è dotato. Nelle cel- 
lule vive, si presenta sferico, incoloro, di aspetto omogeneo e di dimen- 
sioni considerevoli, tanto che a completo sviluppo può raggiungere di- 
mensioni di poco inferiori a quelle del nucleo. 

Trovasi entro il citoplasma, ora nel mezzo della cellula, ora presso 
la parete, senza alcun rapporto né col nucleo né coi leucoplasti. Ve ne 
è uno per cellula, raramente anche due o più. Tali corpi trovansi anche 
nell'epidermide dell'asse fiorale. 



' Vedi audio: llciulii-oiiii dell' Acr. ilei Lhicei, anno 1911. 
Atli lìfll'Ist lìot. deWrniversità di Pavia — Serie II — Voi. XIV. 



— 378 — 

Esame microciiimico. Le ricerche furono fatte su materiale fresco. 
Sottili lembi di tessuto epidermico venivano immersi nei differenti reat- 
tivi e poi esaminati al microscopio. 

Il corpo presenta le seguenti reazioni : 

Nell'alcool assoluto, nell'etere, nel cloroformio, dopo pochi minuti 
di immersione si scioglie. 

Nell'acqua, a temperatura ordinai ia, si vacuolizza lentamente, ma 
non scompare. 

Si scioglie nel cloruro di sodio al IO"/,,, nel nitrato di potassio 
al 10 "/(], negli alcali e negli acidi diluitissimi. 

Colla soluzione di iodio in ioduro di potassio si colora in bruno 
intenso, mentre nello stesso tempo si vacuolizza e dopo l'apparizione 
di numerose vacuole scompare. 

Coll'uso del reattivo di Millon a caldo assume un colore roseo. 

Facendo agire contemporaneamente sulle sezioni delle soluzioni 
concentrate di zucchero ed acido solforico (reattivo di Raspail) esso si 
scioglie subito; per conseguenza non si riesce ad ottenere una netta 
reazione. 

Immergendo le sezioni in una goccia di acido nitrico si ottiene una 
colorazione giallastra. 

Col Sudan III, Scarlatto R e tintura di Alkanna non si colora. 

Col cloruro e con acetato di ferro in soluzione acquosa si ottiene 
una colorazione bleu nerastra dopo breve immersione. 

Col bicromato di potassa in soluzione concentrata si ha una netta 
colorazione rosso bruna. 

Coll'acido osmico in breve tempo si annerisce. 

Col carbonato d'ammonio, di potassio, di sodio, si colora in giallo, 
e, col progredire dell'azione del reattivo, si osservano spesso nel suo 
interno dei granuli o delle sferette numerose dovute a una precipita- 
zione. Questi granuli si sciolgono in acqua ed assorbono molti colori 
di anilina. 

Cogli alcaloidi (caffeina, chinina, nicotina, moriina, cocaina, atro- 
pina, stricnina e codeina) in soluzione al 2 "/„ si ottengono talvolta 
scarsi precipitati simili a quelli ottenuti con i caiboiiati. 

Il bleu di metilene, in soluzione acquosa, viene assorbito con avidità 
e gli comunica in pochissimo tempo una bella colorazione. 

Esaminando le reazioni su accennate giungiamo al seguente risultato: 

Il Sudan III, lo Scarlatto R e la tintura di Alkanna non danno le 
colorazioni caratteristiche per le sostanze oleose. 

Le reazioni ottenute colla soluzione di iodio in ioduro di potassio, 
col reattivo di Millon e di Tromnier sono quelle stesse, che nella mi- 
crochimica servono [ler il riconoscimento delle sostanze proteiche. 



— 379 — 

L'acido osniico, sali ferrici, il bieroniato di potassio, i caiboiiati 
alcalini, gli alcaloid^^ed il bku di metilene si comportano precisamente 
come in presenza d\ tannino. 

Da questo compresso di reazioni si può conclndere che nel corjio 
in esame esistono sostanze proteiche e tanniche mentre mancano le 
sostanze oleose. ■ 

Colorazioni. — In alcuni lavori del Pfeffer ' si trova la letteratura 
riguardante l'assorbimento dei colori di anilina da parte della cellula 
vivente. Ivi inoltre si nota che una sostanza colorante incapace di osmosi 
pnò essere immagazzinata nel succo cellulaie a caii«a della presenza di 
diversi corpi. Fra questi sono finora noti la fluoioglucina ed il tannino. 
Quest'ultimo, secondo Pfeffer, deteimina un accumulo di tutti 1 colori di 
anilina assorbibili (eccetto l'acido rosolico). 

Avendo io constatato con i molteplici reattivi la presenza di tan- 
nino nel corpo in esame ho creduto utile di riprendere le osservazioni 
del Pfeffer, adoperando oltre i colori da lui usati anche altri. 

I colori dei quali mi sono servito sono i seguenti: rosanilina, vio- 
letto di genziana, violetto dahlia, bleu di anilina, verde malachite,' verde 
di iodio, verde metile, tionina, bleu di metilene, safranina, rosso neutro, 
nigrosina, crisoidina, vesuvina, biuno Bismarck, rosso Congo, verde luce. 

Tra queste sostanze coloranti, la rosanilina, il violetto di genziana, 
il violetto dahlia, il verde malachite, il verde di iodio, il verde me- 
tile, la tionina, il bleu di metilene, la safranina, il rosso neutro, la 
vesuvina, il bruno Bismarck, il verde luce, possono essere immagazzi- 
nati in pochissimo tempo a spese di soluzioni diluitissime nel corpo in 
questione, senza nessun fissaggio ineventivo a causa della presenza in 
esso di tannino. 

La nigrosina invece, il rosso Congo, ed il bleu di anilina non i)os- 
sono essere assorbiti neanche in soluzioni concentrate. 

Sviluppo. — Il corpo in (luestione non partecipa ai fenomeni di 
cariocinesi nelle cellule in divisione dell'asse fiorale in via di sviluppo. 
Esso appare per la prima volta in alcune e poi in tutte le cellule come 
una sferetta piccolissima, estremamente rifiangente la luce, immersa 
entro il citoplasma ed avvolta spesso da una sostanza finamente gra- 
nulosa, di natura tannica. 



' W. Pfefkeu, Uebcv Aufìiaìuiia voii Aìiiìiiifurbeii in. k-bnude Zclle.n (Unter- 
.suchungeii aus dem botan. lustitiit zu Tiibingen, Bd. il, ]). IT'J). 
W. Pfeiter, Pflanzenphysiologie, Bd. 1, 1897. 



s. 
1 



— 380 — 

Tale sferetta ingrandisce coli' ingrandirsi della cellula ove si trova 
ed arrivando al completo sviluppo raggiunge dimensioni poco inferiori 
a quelle del nucleo. ' 

Più tardi, quando cioè il fiore comincia ad ap'iassire, si osservano 
sovente in questo corpo dei fenomeni notevoli di degenerazione. In- 
fatti esso perde la sua forma rotonda, l'aspetto omogeneo, ed assume 
forme irregolari, varie, raentie appaiono in esso delle vacuole numerose 
che gli danno un aspetto spugnoso. 

Tra queste vacuole quelle situate alla periferia si presentano spesso 
sotto forma di bolle che si dilatano come sotto una pressione interna 
e si rompono. Non è raro vedere due vacuole vicine toccarsi, e dopo 
la rottura del diaframma di separazione, fondersi in una sola. Final- 
mente, in seguito alla fusione di molte di queste vacuole, se ne forma 
una sola grande, limitata da una spessa parete. 

Sovente, oltre la formazione delle vacuole, si vede che esce fuori 
da uno o più punti della superfìcie del corpo una sostanza rifrangente 
la luce, d'aspetto omogeneo. Se allora si fa agire una soluzione di iodio 
in ioduro di potassio si possono distinguere due sostanze che si com- 
portano diversamente: una interna che si colora in bruno intenso, ed 
un'altra periferica che assume una colorazione gialla. Nella parte cen- 
trale si riscontrano talvolta dei granelli di dimensioni variabili. 

Riassumendo, osserviamo: che il corpo in questione presenta una 
forma rotonda, una struttura omogenea e si coloia in bruno colla solu- 
zione di iodio in ioduro di potassio. Degenerando esso si vacuolizza, la 
sua forma diventa irregolare ed in esso, col reattivo accennato si pos- 
sono osservare due distinte sostanze. 

Eria stellata Lindi. 

Nelle foglie di questa specie, in ogni cellula dell'epidermide e del 
sottostante parenchima si nota entro il citoplasma, oltre al nucleo e ai 
leucoplasti che stanno preferibilmente attorno ad esso, un corpo sfei'ico, 
incoloro, fortemente rifrangente la luce e che presenta le seguenti 
reazioni: 

Trattato con una soluzione di iodio in ioduro di potassio esso si 
colora in giallo, od in giallo bruno, a seconda del grado di concentra- 
zione della soluzione. 

Cogli alcali concentrati o diluiti si dissolve e scompare rapi- 
damente. 

Coll'acido solforico e con gli altri acidi minerali concentrati di- 
venta invisibile dopo breve immersione. 



— 381 — 

Nell'acqua a temperatura ordinaria si vacuolizza molto lentamente, 
ma non scompare. 

Nelle soluzioni saline di cloruro di sodio, solfato di iiotassio e 
cloruro d'ammonio, dopo 24 ore, esso appare come un vacuolo limitato 
da una spessa parete. 

Questa non si scioglie né in alcool, né negli acidi acetico, solfo- 
rico e cloridrico diluiti. 

Coll'uso del reattivo di Miilon si ottiene, tanto a freddo quanto 
riscaldando leggermente, una reazione molto netta. Infatti, immergendo 
delle sezioni tangenziali alla superfìcie superiore od inferiore della 
lamina fogliare, in una goccia del reattivo, il corpo, conservando la 
forma primitiva, assume una colorazione rossastra, che dopo leggero ri- 
scaldamento del preparato diventa d'un rosso mattone intenso. 

Colle sostanze coloranti specifiche dei gras.si (bleu di cliinoleina, 
Sudan III, Scharlach R e Nilblau-sulphat) non si ottiene nessuna co- 
lorazione; si ha invece un'importante reazione adoperando l'acido osmico 
all' 1 "/p. Trattando delle sezioni simili alle precedenti con questo reat- 
tivo una gran parte dei corpi in questione si annerisce totalmente, mentre 
taluni presentano una parte interna neia dovuta ad una sostanza tan- 
nica ed una esterna periferica incolora e lifrangente. Questa colla solu- 
zione di iodio in ioduro di potassio si tinge in giallo-bruno, presenta 
tutte le altre reazioni speciali delle sostanze proteiche, ed è perciò da 
considerarsi come formante un involucro plasmatico in cui la sostanza 
tannica è inclusa. Tale involucro, nei preparati fissati in alcool e poi 
trattati con un miscuglio di fucsina e verde di metile, appare granuloso 
e distintamente tinto in rosso. 

Il corpo in esame inoltre, a causa del tannino che contiene, si 
colora in bruno rossiccio col bicromato di potassio in soluzione concen- 
trata, in azzurro nerastro coll'acetato o col cloruro ferrico, in bruno 
con acido cromico all'I " (,, in giallo cogli alcali e coi carbonati alcalini. 
Esso infine assorbe molti colori di anilina senza nessun fissaggio pre- 
ventivo. 

Dall'assieme di queste osservazioni è evidente che questo corpo 
consta di due sostanze, e cioè di una proteica e di nna tannica. 

Infine è da notare il fatto che vicino a questo corpo possono tro- 
varsi spesso numerosi corpuscoli sferici isolati od in gruppi, dotati di 
di movimento browniano. Essi sono quasi invisibili nelle soluzioni in- 
differenti, e si possono osservare solo in sezioni trattate con adatti 
reattivi. 

Coll'acido osmico infatti essi si anneriscono; col bicromato di po- 
tassio e coll'acido cromico diventano d'un bruno intenso; coll'acetato e 



— 382 — 

col cloruro di ferro si tingono in azzurro oscuro; mostrano dunque tutte 
le reazioni del tannino ed è quindi probabile che si trovino in rapporto 
col corpo in esame e che rappresentino dei prodotti della sua attività. 

Origine e significato morfologico e biologico del corpo cel- 
lulare in esame. 

Il protoplasto nel corso della sua attività funzionale, come è noto, 
produce spesso per neoplasia dei corpi molto importanti; ai quali appar- 
tiene, come risulta dalla storia delio sviluppo sopra descritta, anche il 
corpo in questione 

Per quanto riguarda il significato morfologico, — il modo di molti- 
plicarsi, la composizione chimica, ed i caratteri morfologici che questo 
corpo presenta, escludono che esso abbia qualche attinenza coi croma- 
tofori; però credo che specialmente per la presenza del tannino esso 
sia da considerarsi affine ai cianoplasti ' e alle vescicole di tannino, dai 
quali si distingue per le reazioni delle sostanze proteiche che mostra 
molto evidenti e per l'ufficio biologico speciale che gli sarebbe affidato. 

Per quanto concerne quest'ultimo ho cercato di studiare se questo 
corpo, avendo per sede le cellule epidermiche e contenendo tannino, 
non abbia lo scopo di proteggere gli organi in cui si trova dal morso 
delle lumache (come suppose Stahl riguardo ad alcune piante conte- 
nenti sostanze tanniche), ma i risultati che ottenni furono completamente 
negativi, poiché le lumache mangiarono, senza loro danno, le foglie di 
Eria stellata e gli assi fioiali di Coelogyne cristnta che vennero loro som- 
ministrati. 

CONCLUSIONI. 

Nella Eria stellata Lindi, e nella Coelorjyne cristata Lindi, l'ilevai 
la presenza di un corpo che fln'ora non era stato descritto da nessun 
Autore. Esso si forma per neoformazione dal protoplasto; presenta le 
reazioni delle sostanze proteiche e quelle del tannino; non scompare 
durante la vita delle cellule in cui si trova; non serve come organo di 
difesa contro il morso delle lumache. 

Quale azione biologica esso eserciti mi è per ora ignoto. 

Istituto Botanico di Pavia, ottobre 1911. 



' I. PoLli-ls, Sopri! sj)d:iiili corpi ce/liitari che foriiioiio (iii/ociaiiiiie (Ren- 
diconti (Iella II. Accademia dei Lincei, Voi. ,\x, soiie 5", V.Hi, p. 828), 



- 383 



SPIEGAZIONE DELLE FIGURE 



Tavola XIX. 



e =; speciale corpo cellulare, — ?? = nucleo, — l =^ leucoplasti, — f/ = citoplasma. 

Fig, 1. C'ellule epidermiche del perianzio di Coeloyyiìr (Jrhtii.lu Lindi. 

> "2. Cellule dell'epidermide inferiore di una foglia adulta di Krla sfc/ìa/u 
Lindi. 

•> 3,4,.''). Tre cellule epidermiche del perianzio di Coeìogìjiie Cr/sùifti. 11 corpo 
speciale cellulare è rappre.sentato coloi-ato (senza fissaggio preventivo) con 
verde luce (fig. 3), con bleu di metilene (fig. i), con safranina (fig. 5). 

Le ligrure furono disegnate con oculare 4 e obieftivo 9 ICoristlcn. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



SULLA PRESENZA DEL GLICOGENO 

Ts^ELLE FANEROGAME 

E SUA RELAZIONE COLL'OSSALATO DI CALCIO. ' 

NOTA 

del Dott. IOANNES POLITIS 

assistente onorario alTIstituto Botanico della lì. Università di Pavia. 
{Con una tavola.) 

Storia. — Dopo che Claude Bernard * nel 1857 scoperse il glico- 
geno nel fegato dei mammiferi, le osservazioni di molti autori hanno 
dimostrato la sua grande diffusione nel regno animale. 

Nel regno vegetale Kiihne " per primo ebbe a segnalarlo in un mi- 
xomicete, YAethalhim sepficiim, poi I5ehrend ■*, Iviilz '', Reinke " e Ro- 
dewald mostrarono la sua analogia completa col glicogeno dt^l fegato 
dei mammiferi. 

Nelle piante fu però dimostrata l'esistenza del glicogeno in modo 
sicuro dai lavori di Errerà. Prima di lui Tulasne ' aveva già osser- 
vato che il contenuto degli aschi dei tartufi si colora, in un certo pe- 
riodo della loro evoluzione, in rosso-bruno sotto l'influenza dell'iodio; 
che questa reazione non si veriiìca negli aschi molto giovani, ma ap- 
pare in seguito, poi diminuisce di intensità a misura che gli aschi 
maturano, per scomparire infine quando le spore hanno terminato il loro 
sviluppo. 



' Vedi anche: lìendiconti dell'Accademia dei Lincei, 1911. 

- Claude Bbrnaud, Sur le micanismc physiologique de la fornudion da 
sucre dans le foie (Comptes-rendus, 1857, t. .vliv, p. 578). 

' W. KuH.NB, Lehrbiicfi der j)hi/sio/m/i>i,-hi-ìi Chemie, 1868, S. 334. 

■■ Bbhrexd, citato in KuuKESBEr.i;, Veryleiclieiide jìliysiol. Stmlien. Zweite 
Ahteilung. Heidelberg, 1880, S. 55. 

^ KùLZ, Ffiiiger's Archiv, xxiv, p. 65. 

" Reinke n. Rodewald, Studien ilbcr das Protoplasma, 1881, p. 34, 54, 1G9. 

• L. R. TUL.A..SSE et C. Tula.sse, Fungi hi/pogoei. Paris, 1851, p. 44. 
Aiti deJl'Isl. Boi. dell'Università di Pavia— Serie II.— Voi. XIV. 30 



— 386 — 

Uno studio molto più profondo sia sulla diffusione, sia sulla evolu- 
zione e sui caratteri microscopici della sostanza che Tulasne vide rea- 
gire coir iodio nella maniera accennata, venne fatto un po' più tardi 
dal de Bary '. Questo autore notò che il contenuto degli aschi di parecchi 
ascomiceti in una certa età si differenzia in una parte che si colora in 
giallo coU'ioilio, nella quale nascono le spoie, e che è il protoplasma 
propriamente detto; e in un'altra parte (che egli chiamò epiidasraa), 
che si distingue per la sua rifrangenza, il suo aspetto omogeneo, ri- 
splendente, e sopra tutto per la tinta rosso-bruna o bruno-violacea che 
gli comunica una soluzione acquosa di iodio, anche molto diluita. 

Questa ed altre osservazioni di de Bary sull'epiplasma e quelle 
più antiche di Tulasne furono riprese da Errerà nel 1882. 

Errerà ' nel primo suo lavoro sull'epiplasma degli ascomiceti di- 
mostrò che la colorazione rosso-bruna ottenuta dai <lue precedenti au- 
tori per mezzo dell'iodio era dovuta alla presenza di una sostanza di 
cui i caratteri microchimici e macrochimici corrispondevano esattamente 
a quelli del glicogeno animale tipico. 

In seguito ad ulteriori ricerche Errerà scopeise il glicogeno in 
molti ficomiceti '', basidiomiceti ' e nel lievito di birra ■'. 

Egli ottenne anche, servendosi del metodo di Briii^ke '', un estratto 
di glicogeno da esemplali di Peziza vesinilosa, Tuber melanosporum e 
Tiiber aestivum con i caratteri del glicogeno del fegato. Esso però era 
in così piccola quantità da non permettere né la determinazione del suo 
potere rotatorio, né l'analisi immediata. 

Le conclusioni cui giunse Errerà riguardo alla somiglianza fra il 
glicogeno vegetale e quello animale furono accettate senza restrizione 
da Stas ' e Gilkinet ** e furono pienamente confermate da uno studio 



' Dk Barv. Ui'hfir die Fni<-hl('iitinirì:/iiììf/ lìcr Ascomi/cotcn. Leipzig, 1803, 
pp. 8, 22-2B. — II)., Morfuìiicfìc nini l'/nix/otni/ic dcr Piìze, Flrchtei) tniiì My.ro- 
Tnijceten, Leipzig, 1886, pp. 103-104. 

2 L. Errerà, L'épipìasììie des Ascomyci'tes et le (/lycogène des vée/étaii.v 
(Thèse d'agrégatiion. Bruxelles, Manceaux ; et Reoiieil de l'Inst. Bot. de Bruxelles, 
t. I, p. 1). 

" L. Errerà, Le g/i/cot/è.iie ches les Mucormées (Bull, de l'Acad. roy. de 
Belgique, S" serie, t. iv. n. ii : et Recueil de l'Iust. Bot. de Bruxelles, t. i, p. 71). 

* L. Errerà, Sur le (jli/cogène chez les Jìasìd/omj/cèfes (Mémoires in 8» de 
l'Acad. roy. de Belgique, t. xxxviu ; et Becueil de Tlust. Bot. de Bruxelles, 
t. 1, p. 77). 

' L. Errerà, Sur l'exiatence du gìycogèìie daiix la lerure de ht'ère (Comptes- 
reudus de l'Acad. des scieuoes de Paris, 1885). 

'E. Brììcke, Sifsunysber/ctiie der Wiener Akademie, Bd. LXiii, ii, 1871, p. '-'11. 

' St.\,s, Bull, de l'Acad. roy. de lielyique, 188<t, 3'' sèrie, t. vili, n. 12. 

® GiLKiXET, Bull, ile l'Acad. roy. de lielyique, 1884, 3'' sèrie, t. vili. u. 12. 



— 387 — 

accurato di queste sostanze intrapreso più tardi dal suo allievo Glau- 
triau K 

Glautriau infatti, dopo avere studiato le proprietà fisiche e chimiche 
di diversi glicogeni estratti da fungili, lieviti e tessuti animali, con- 
cluse che non esiste nessun carattere differenziale tra il glicogeno di 
origine animale e quello proveniente dai vegetali. 

Oltre che nei niixomiceti e negli ifomiceti il glicogeno fu riscon- 
trato da Zaciiarias ' e da Hegler ^ anche nelle ciauoficee. 

Nessun Autore dimostrò però con certezza la sua presenza nelle 
fanerogame, ove lo riscontrai io nelle cellule a rafidi delle seguenti specie : 

Orchis Moiio Liun., Blefia hyacintìiina Ait., Billbergia vutaus Wendl., 
Pitrainiià xanthocahjx Mart., Cryptanthiis zonatus Beer. 

Miicilag§:ine dei tuberi di Orchis. 

Storia. — Schmidt * pel primo nell'anno 1844 tentò un esame 
microscopico dei tuberi di Orchis. Secondo quest'autore essi allo stadio 
giovane contengono una sostanza mucilaggino.sa, omogenea, dalla quale 
si forma gradatamente, durante la vegetazione, amido finamente gra- 
nuloso che riempie completamente le cellule e si ridiscioglie verso la 
fine della vegetazione seguendo lo stesso processo in senso inverso. 

Kiitzing ' più tardi notò che la mucilaggine si trova localizzata 
nelle glandi cellule dei tuberi di Orchis; che essa si colora in azzurro 
con iodio ed acido solforico e perciò egli la ritenne costituita da cel- 
lulosa e la considerò appartenente alla membrana cellulare. 

Cramer '' e Wigand ' dissero che la mucilaggine di Orchis trae 
origine dalla membrana cellulare. 



' GLAUTniAU, Etutle chi inique chi gli/cogène ehez !es C/iampii/iìons et les Leriires 
(Mémoires in 8" de l'Acad. roy. de Belgiqiie, t. lui; et Recueil de l'Inst. Bot. 
de Bruxelles, t. i, p. 201i. 

'■' E. Zachaiuas, Ueber die Ci/auophi/ceen (Abh. aus dem Gebiete der Natur- 
wissensch., Naturw. Verein. Hamburg, 1900) und (.Tahrb. d. liamb. wi.ss. Ans. 
Bd. XXI, 3 Beibett, 1904, S. 67). 

' R. Hecìlek, Untersuchungem /iher die Orgaìiisalion der Pìiycocliroinareeii- 
zelle (.Jahrb. f. wi.ss. Bot.., Bd. xxvi, 1901, S. 290). 

* SCHMIDT, Veher Pftanzeiìscldeiii/ ìiikI llasaorin (Ann. d. Cliem. u. Pbai-in., 
1844, p. 41-44). 

* KiiTZiNG, Grundzilge der jihilo.ioph. Dot., i, p. 194-195. 

* Cramer, Pflanzenphysioì. Vntersuehuiigeìi. Ztirich, 18.55, p. 8, 

' WiGAXD, Ueher die Desorganisatioii der Pflaììgenzelle iVringsheim' » Jahrb. 
Band 3, p. 149). 



— 388 - 

Frank ' poi, allo scopo di studiare il modo con cui questa muci- 
laggine si forma, si servi dei giovani tuberi di Orchifi majalis, Orrhis 
mililaris e Gijmnadenia conopsea. 

Egli osservò che quivi le cellule sono inizialmente tutte simili per 
grandezza e contenuto. Ben presto però si vede formarsi in alcune di 
esse, immediatamente accanto al nucleo, una piccola drusa di cristalli 
agliiformi, posta in una piccola goccia limpida di mucilaggine giacente 
ugualmente presso il nucleo cellulare e nettamente separata dal torbido 
protoplasma, senza che si possa constatare la presenza d'un inviluppo 
membranoso. Tale goccia più tardi si ingrandisce rapidamente senza 
fondersi col protoplasma e finisce per riempire la cavità cellulare. 

Frank inoltre osservò che la mucilaggine di Orchis con iodio ed 
acido solforico assume un colore che va dal viola sporco all'azzurro, 
e concluse che questa mucilaggine, sebbene concordi nel suo compor- 
tamento chimico colla cellulosa, pur non ha niente a che fare colla 
membrana cellulare, ma appartiene invece al contenuto della cellula. 

Dopo il Frank, Meyer - e Hartwich, '' occupandosi della muci- 
laggine in questione, notarono che essa, con iodio ed acido solforico, 
assume una colorazione gialla. 

Man gin "^ infine divise le mucilaggiui vegetali in due categorie: 
semplici e miste e distinse alla loro volta le semplici in cellulosiche, 
pectosiche, callosiche. Riguardo alle prime egli nota ciò che segue: 

" Ces mucilages sont coagulés par un mélange d'acide chloriiydrique 
et d'alcool, et restent insolubles sans se gonfler daus une .solution d'oxa- 
late d'ammoniaque qui dissocie les tissus; ils se gonflent lentement dans 
l'eau, ils jouissent des propriétés optiques de la cellulose et s'illunii- 
nent de teintes irisées entre les nicols croisés. 

" Ces mucilages se colorent facilement à l'aide des colorants de la 
cellulose, surtout après l'action de la potasse caustique. Ce sont les 
colorants tétrazoiqnes qui forment deux séries: l'une conii)renant Tor- 
seilline BB, le noir naphtol, etc, agissant en bain acide; l'autre com- 
prenant le rouge Congo, la benzopurpurine, la deltapurpurine, la ben- 
zoazurine, etc, agissant eu bain alcalin. 



' Frank, Die, AinitoniiscJie Bi'di'iil iiiki inni lì/f Eiitsti'liinig der Veijcfiihiìi- 
sclien Schleime (Pring.sheim' s Jalu-Ii. v, 186(i, p. 179). 

^ A. Maykr, Ueber die Knollen dei- eiiilieimiscìuni (Jrchidciiii (Archi v ci. 
Pliarni., 1S8(J, p. 32.5). 

^ C. Hartwich. Uchar lìio SclilcìiirccUcii dcr !^id('pkiioUci> (.\rcliiv d. Pliarni., 
1890, H. 10, p. 563). 

* Mangin, Sur un essai de c/iissi/icidiiiiì des nnn-iUigcs (Rull. d. Soc. Bot. 
•lo Fi-ance, voi. XLI, p. xl). 



- 389 — 

" L'action des réactifs iodés (acide phosplioriiiiie et iode, clorure de 
calciiun iodé, etc.) est eu general nulle ou très faible; le raucilage 
prend seulement une teinte jaune plus ou moins foucée, parfois brune. 
Les mucilages cellulosiques ne se colorent janiais avec les colorants 
basiques, quels qu'ils soient. 

" Ces mucilages sont rares; je u'en ai jusqu'ici rencontré qu'un seul 
exeniple, constitué par les mucilages des bulbes d'Orchidées, désigné 
sous le noni de salep. 

" Au sujet de l'action des réactifs iodés, Frank dit qua l'acide 
sulfurique et l'iode colorent ce mucilage en bleu violacé; pour ma 
part, en employant l'acide phosphorique et l'iode, je n'ai jamais obtenu 
cette coloration avec les espèces indigènes: Orchis fnsca, 0. militaris, 
0. maculata, etc. - 

Da questi cenni storici risulta clie la maggior parte degli autori 
sucitati die esaminarono la mucilaggine delle Orchis conclusero che essa 
deve ritenersi di natura cellulosica. Le mie ricerche invece, come si 
vedrà, mi condussero alla conclusione che la medesima si comporta come 
il glicogeno. 

Orchis Morio Linn. 

Se si esamina al microscopio una sezione trasversale praticata in 
un tubercolo adulto di Orchis Morio, si osserva che il parenchima nel 
quale sono distribuiti i fasci libro-legnosi si compone di piccole cellule 
amilifere con un protoplasma granuloso ed un grosso nucleo e di grandi 
cellule, piene di mucilaggine e di cristalli di ossalato di calcio aghi- 
formi, dalle quali il protoplasma è scomparso quasi del tutto. 

Allorché si lasciano sezioni fatte su materiale fresco per pochi 
minuti in una soluzione di iodio in ioduro di potassio diluita, le pareti 
delle cellule i)arenchimatiche si tingono in giallo, mentre la mucilag- 
gine prende una colorazione rosso-bruna che sparisce col riscaldamento 
del preparato per ricomparire col raffreddamento. 

L'acido solforico fatto agire dopo questo reattivo determina una 
colorazione della mucilaggine pili intensa della precedente, mentre le 
pareti delle cellule, in seguito alla trasformazione della cellulosa in 
sostanza amilacea, prendono un bel colore azzurro. 

Sotto l'azione del cloruro di zinco iodato, la mucilaggine non rea- 
gisce come la cellulosa, né dà alcuna reazione per azione del reattivo 
di Millon, dell'acido osmico e del percloruro di ferro. 

Sezioni fresche non troppo sottili tenute per qualche minuto in 
acqua distillata bollente contenente qualche goccia di potassa caustica. 



— 390 — 

indi trattate con una soluziuue diluita acquosa di solfato di rame, mo- 
strano una evidente colorazione azzurra pallida in tutte le cellule con- 
tenenti mucilaggine. ' 

La mucilaggine è insolubile in alcool assoluto ed acido acetico 
glaciale, si gonfia invece e si scioglie in acqua a temperatura ordi- 
naria. Essa presenta dunque tutte le reazioni microchimiche del gli- 
cogeno. 

Bletia hyaciiithiua Ait. 

Seguendo in questa specie fin dai snoi primordi, lo sviluppo del 
parenchima dei tubercoli del rizoma si nota che, nei primissimi stadi 
della sua evoluzione, esso è costituito da cellule di uguale grandezza, ric- 
che di plasma, con un grosso nucleo. 

Più tardi, in alcune di queste cellule si notano delle goccie pic- 
cole, vischiose, rifrangenti la luce (meno però di quelle oleose) ed ac- 
canto ad esse un piccolo fascio di cristalli aghiformi di ossalato di calcio. 

Questo appare subito dopo la formazione delle prime goccie. Le cel- 
lule cristallifere si ingrandiscono più rapidamente di quelle parenchima- 
tiche circostanti, le quali, appena hanno raggiunto una certa grossezza, 
s'arrestano nello sviluppo. Esse inoltre conservano il loro citoplasma ed il 
loro nucleo fino alla vecchiaia e nello stesso tempo contengono una sfera 
piccola che rifrange fortemente la luce. Questa si tinge col Sudan in, 
con lo Scarlatto E, col Nilblausulphat, si annerisce coll'acido osmico 
e non presenta le reazioni delle sostanze proteiche. E quindi da ascri- 
versi alle elaiosfere. 

Li un rizoma alquanto più sviluppato, noi troviamo che le cellule 
a rafidi hanno guadagnato in grossezza; in esse i rafidi sono diventati 
più grandi, le goccioline hanno aumentato di numero, il protoplasma 
va esaurendosi. 

Lifatti il nucleo cellulare, che era dapprima evidente e fortemente 
coloiabile, a misura che la cellula contenente i cristalli ingrandisce, 
degenera e quando questa è progredita nel suo sviluppo, si riduce allo 
stato di residuo quasi irriconoscibile di cromatina, che finalmente scom- 
pare del tutto. 

Il citoplasma anch' esso, seguendo la sorte del nucleo, deperisce, 
diminuisce cioè di volume e si riduce ad una sottile pellicola che ri- 
veste internamente la parete, e che finalmente scompare. 



' L. Erkeiìa, /,'epiplasii/p des Ascoiin/ci'fes et le gl!ivo(jin\v dea régéteavx (Re- 
cLieil de rinst. Bot. de Bruxelles, t. i, p. 7). 



— 391 

Descritto così rapidamente il processo evolutivo delle cellule rafì- 
diofore, veniamo a studiare quale è la natura delle goccioline rifran- 
genti ed incolore che riempiono il loro lume. 

Queste sotto l'azione dell'acqua si gonfiano e si sciolgono; sono 
invece insolubili in alcool assoluto ed acido acetico glaciale. 

Se si trattano sezioni fresche fatte in un tubercolo adulto del ri- 
zoma con una soluzione di iodio in ioduro di potassio assai diluita, si 
vede dapprima che le membrane cellulari ingialliscono; poco dopo le 
goccioline assumono una colorazione rosea, poi rossa-aranciata e final- 
mente rosso-bruna. 

Il contenuto delle altre cellule parencliimatiche, che consiste in pro- 
toplasma ordinario, si tinge invece in giallo. Così spiccano le cellule 
rafidiofore subito dopo la reazione. 

Se si riscalda dolcemente il preparato dopo il trattamento collo 
iodio in ioduro di potassio, la colorazione rosso-bruna impallidisce e 
scompare; e appare di nuovo col raffreddamento. 

Gli acidi cloridrico, solforico, nitrico diluiti sciolgono le goccioline. 

L'acido solforico diluito, fatto agire dopo lo iodio in ioduro di po- 
tassio, comunica un colore azzurro solamente alle pareti cellulari. 

Se si trattano sezioni trasversali o longitudinali, praticate in un 
tubercolo radicale adulto, con una soluzione di tannino e poi con bi- 
cromato di potassio, le goccioline diventano insolubili e si colorano in 
seguito a tale trattamento colla safranina anilinica. ' 

Le goccioline infine non assumono nessuna particolare colorazione 
quando le sezioni sì trattano col Sudan iii, Scarlatto R, acido osmico, 
cloruro di ferro, bleu di metilene, bicromato di potassio, reattivo di 
Millon. 

Esse presentano dunque, come si vede, le proprietà fisiche e le rea- 
zioni microchimiche del glicogeno. 

Pitcairuia xautocalyx Mart. 

Nel caule di questa specie trovansi idioblasti rafldiofori otriculi- 
formi, sparsi nel parenchima sottostante all'epidermide, i quali differi- 
scono dalle altre cellule parenchimatiche per le grandissime dimensioni 
che posseggono e per il loro contenuto speciale. 

Questo consiste in rafidi di ossalato di calcio uniti in un fascio 
e in una sostanza mucilagginosa nel mezzo della quale esso giace. 



^ A. Fischer, ^1 new ìiiefhod for .slainiiig gtycor/cn (Anat. Anzeiger, 26, 399 
[1905]). 



— 392 — 

Seguendo lo svilmipo di tali cellule si nota che le medesime nei 
primissimi stadi della loro evoluzione somigliano perfettamente ]ier 
forma, grandezza e contenuto alle cellule ordinarie del parenchima. 

Queste più tardi, dopo avere subito un principio di ingrossamento, 
cessano di svilupparsi ulteriormente, mentre quelle a ralìdi ingrandi- 
scono in modo considerevole, diventano vescicolose e presentano nella 
loro cavità dei rafìdi e delle gocce siieciali dapprima poco numerose, ma 
che non tardano, moltiplicandosi, a riempire quasi interamente il lume 
cellulare. 

Nelle cellule a ratìdi adulte, le gocce si presentano fuse in una 
mucilaggine omogenea, mentre il citoplasma appare come un sottile 
straterello in contatto colla parete e che finalmente scompare. 

Nelle cellule ordinarie del parenchima non si formano né cristalli 
di ossalato di calcio, né mucilaggine, ed inoltre questi elementi con- 
tengono plastidi aniiliferi. 

Le gocce sopra accennate, che si formano nelle cellule a rafìdi, 
sono incolore, rifrangenti la luce e presentano le seguenti reazioni: 

Una soluzione di iodio in ioduro di potassio anche diluita comunica 
loro una colorazione bruno-aranciata, la quale scompare col riscalda- 
mento e riapjìare col raffreddamento. Si gonfiano in acqua a temperatura 
ordinaria e resistono in alcool ed in acido acetico glaciale. Negli alcali 
e negli acidi diluiti le gocce si sciolgono. Esse, coi reattivi caratteristici 
del plasma (leattivi di Millon, Kaspail, ecc.), non mostrano nessuna rea- 
zione speciale, né assumono con i sali ferrici, coll'acido osmico, con 
bicromato di potassio, con bleu di metilene (reattivi del tannino) al- 
cuna particolare colorazione. Sono dunque da considerarsi per le reazioni 
su esposte come gocce di glicogeno. 

Bìllhei'gia uutans Wendl. 

Il parenchima giovanissimo del caule dell'asse fiorale e degli or- 
gani fiorali di questa specie è costituito di cellule di uguale grandezza 
e di contenuto uniforme. 

Più tardi talune di queste, dopo di avere subito un principio di 
ingrossamento, s'arrestano nello sviluppo e presentano numerosi plastidi 
attivi con materiali amilacei. 

Altre cellule invece ingrandiscono considerevolmente eil appaiono 
prive di amido e piene di goccioline speciali, nel mezzo delle quali si 
intravedono dei rafidi aggruppati in fasci, di cortissime dimensioni da 
prima, ma che non tardano a subire un certo allungamento. L'ossalato 
di calcio compare subito dopo la formazione delle prime goccioline. Queste 



— 393 — 

sono dotate di una rifrangenza un po' minore di quella delle comuni 
gocce oleose o di quelle tanniche e se ne distinguono per il loro con- 
torno meno oscuio, il loro riflesso meno rilucente e la loro consistenza 
vischiosa. Messe in contatto dell'acqua, a temperatura ordinaria, si gon- 
fiano lentamente e si dissolvono; resistono invece all'azione prolungata 
dell'alcool e dell'acido acetico glaciale. 

Le goccioline non si colorano col Sudan iii o col Scliarlach R, né 
presentano alcuna particolare reazione col reattivo di Millon, con acido 
osmico, bicromato di potassio, cloruro od acetato di feiro. Esse, sotto 
l'azione progressiva di una soluzione di iodio in ioduro di potassio anche 
diluita, diventano rosee, poi rosso aranciate e finalmente rosso-brune. 
Questo colore scompare se si riscalda il preparato leggermente e riap- 
pare dopo il raffreddamento di esso. 

Facendo agire, dopo l'azione di quest'ultimo reattivo, acido fosfo- 
rico od acido solforico diluito secondo le proi)orzioni : 2 volumi di 
acido con 1 volume di acqua, le goccioline si gonfiano enormemente 
mentre il loro colore diventa più intenso. 

Una volta che le cellule rafidiofore hanno raggiunto il completo 
sviluppo si presentano come otricoli rigonfiati, pieni di una sostanza 
vischiosa nel mezzo della quale giace il fascio dei rafidi. 

Il nucleo di queste cellule non si vede più ed il protoplasma si 
riduce ad uno strato delicatissimo accollato alla parete o scompare 
anch'esso del tutto. 

Le cellule ordinarie del parenchima invece sono prive di mucilag- 
gine e di cristalli di ossalato di calcio, e conservano il loro protoplasma 
ed il loro nucleo sino alla vecchiaia. 

La sostanza mucilagginosa delle cellule adulte a rafidi si presenta 
incolora, rifrangente la luce, d'aspetto omogeneo e presenta reazioni 
simili a quelle delle goccioline accennate. 

Essa infatti è insolubile in alcool e in acido acetico; si gonfia e si 
scioglie lentamente in acqua fredda e rapidamente in acqua a tempera- 
tura elevata. 

Col cloruro di zinco iodato o col cloruro di calcio iodato non rea- 
gisce come la cellulosa, né col reattivo di Millon assume la speciale 
colorazione delle sostanze proteiche. 

L'iodio in ioduro di potassio le comunica un colore che va dal bruno 
aranciato al rosso-bruno. Tale coloiazione scompare col riscaldamento 
e riappare di nuovo dopo che il preparato sia raffreddato. 

Trattando sezioni fatte su materiale fresco con una soluzione di 
tannino al IO"/,, pei' 15 minuti e poscia con bicromato di potassio in 
soluzione acquosa all'l^/o, la mucilaggine diventa insolubile e si co- 
lora colla safranina auilinica. 



— 394 — 

Sezioni simili alle precedenti, tennte per qualche minuto in acqua 
distillata bollente contenente alcune goccie di potassa caustica, indi 
trattate con una soluzione acquosa di solfato di rame, hanno mostrato 
un' evidente colorazione azzurra in tutte le cellule contenenti muci- 
laggine. 

La niucilaggine si discioglie negli alcali e negli acidi diluiti. Essa, 
dopo l'azione dell'alcool, non perde la proprietà di assumere la colo- 
razione particolare suddetta collo iodio sciolto in ioduro di potassio. 

Il complesso delle reazioni fatte, specialmente di quelle basate sul 
compdriamento con la soluzione di iodio in ioduro di potassio, suH'in- 
diftVrenza di fronte ad alcuni reattivi caratteristici delle sostanze pro- 
teiche (reattivo di Millon, ecc.) o del tannino (acido osmico, sali fer- 
rici, ecc.),. sulla solubilità nell'acqua, negli acidi diluiti e negli alcali, 
ed infine sulla insolubilità in alcool ed acido acetico glaciale mi por- 
tano a concludere che la mucilaggine in questione si comporta preci- 
samente come il glicogeno. 

Ed infatti solo il glicogeno, secondo le attuali conoscenze, può 
presentarsi sotto forma di gocce aventi le proprietà fisiche e chimiche 
descritte. 

Errerà dice : " le gliycogène peut se déterminer, par voie micro- 
chimiqne, à son aspect, à sa consistance demi-fluide, à l'absence de 
réaction avec l'acide osmique, le réactif de llillon et les sels de fer, à 
sa solubilità dans l'eau et à ce qu'il prend par l'iode une couleur l)run 
acajou ou I)run-rouge qui se dissipe par la chaleur et reparait [lar le 
refroidissement ,.. 

Cryptanthus zonatus Beer. 

Nel fusto, nelle foglie, nell'asse fiorale e negli organi fiorali di 
questa specie si notano numerosi idioblasti muco-ossaliferi sparsi nel 
|)arenchima sottostante all'epidermide, i quali allo stato adulto si pre- 
sentano giganteschi, senza plastidi amiliferi e con scarso citoplasma 
ridotto ad un sottile straterello addossato alla parete. 

Un grande vacuolo che occupa tutta la loro cavità è pieno di una 
sostanza iiuicilagginosa, nel cui mezzo giace un fascio di rafidi. 

Le cellule ordinarie del parenchima invece hanno dimensioni molto 
inferioii a quelle rafidiofore e differiscono da queste, oltre che per 
la grandezza, anche perchè sono ricche di plasma, contengono plastidi 
amiliferi, sono prive di mucilaggine e conservano il loro nucleo per tutta 
la vita. 

La sostanza mucilagginosa degli idioblasti contenenti rafidi presenta 
le seguenti reazioni : 



— 395 — 

Si gonfia e si scioglie in acqua a temperatala oidinaria. 

Nell'alcool assoluto e nell'acido acetico glaciale si coagula e diventa 
insolubile. 

Negli acidi nitrico, solforico e cloridrico diluiti si scioglie, ed al- 
tresì iu potassa ed ammoniaca. 

Col cloruro di zinco iodato non assume mai colorazione violacea, 
né coir iodio ed acido solforico tinta azzurra; colorazioni die assume- 
rebbe se fosse costituita di cellulosa. 

Coll'acido solforico e zucchero e col reattivo di Millon non dà le 
reazioni caratteristiche del plasma, né si colora in modo particolare con 
acido osmico, cloruro od acetato ferrico. 

Con una soluzione di iodio in ioduro di potassio anciie diluita 
prende un colore bruno aranciato. Questa colorazione scompare riscal- 
dando il preparato e riappare col raffreddamento. 

Se si tiattano sezioni praticate su materiale fresco con una solu- 
zione acquosa di solfato di rame e poi colla potassa la mucilaggine 
assume colorazione azzurra. 

Essa mostra dunque tutte le reazioni del glicogeno. 

Se si stuilia attentamente il modo di originarsi della sostanza mu- 
cilagginosa, si constata che essa deriva dal plasma, che la secerne in 
forma di goccie. Queste, in piccolo numero dapprima, vanno moltipli- 
candosi considerevolmente col progredire dell' evoluzione delie cellule 
rafidiofore e finiscono per riempire il loro lume. 

Intanto il protoplasma perisce e scompare gradatamente. Questo 
esaurimento del protoplasma pare sia causato dall'attiva secrezione delle 
goccie accennate, poiché mentre esse aumentano di numero, il proto- 
plasma scompare nella stessa proporzione. 

Le goccie spesso possono fondersi colle goccie vicine in guisa da 
formarne delle molto grandi. 

Infine, allorché le cellule rafidiofore hanno raggiunto lo stadio 
adulto, esse si presentano come grandi vescicole piene di mucilaggine 
e di cristalli nelle quali il protoplasma è quasi del tutto scomparso. La 
mucilaggine ha in tali cellule un aspetto omogeneo. 

Per quanto concerne lo sviluppo dei cristalli di ossalato di calcio 
si ha da notare che essi appajono agiiiformi, aggruppati in fasci di cor- 
tissime dimensioni, subito dopo la formazione delle prime goccie ac- 
cennate. 



— 396,— 

CONCLUSIONI. 

, I risultati (Ielle su esposte ricerclie si possono cosi riassumere: 

Il glicogeno che tra i vegetali era stato finora riscontrato con cer- 
tezza solo nelle Crittogame {Mixoniiceti, Ifomiceti, Cianoficee), venne 
da me trovato anclie in diverse fanerogame. 

La nuiciiaggine dei tuberi di Oirìiis ritenuta finora come cellulo- 
sica si comporta, secondo le mie ricerche, come il glicogeno. 

Nelle fanerogame da me esaminate il glicogeno si forma solamente 
nelle cellule contenenti rafidi. 

Esiste nna relazione tra glicogeno e ossalato di calcio poiché il 
glicogeno si forma costantemente nelle cellule in cui piìi tardi compare 
l'ossalato di calcio in forma di rafidi. 

* 

* -y. 

Vivamente grato per l'autorevole appoggio e gli aiuti di cui mi fu pro- 
digo il ch.""^ prof. Giovanni IJriosi, direttore di questo Istituto Botanico, 
colgo l'occasione per rinnovargli l'espressione della mia riconoscenza. 

Dall'Istituto Butaiiiro di l'avia, ottobre lyil. 



SPIEGAZIONE DELLE EIGl'UE 



Tavola XX. 

Fig. .5. ^Muoilaggiiie di miiicpllula i-.ilidiolbra adulta del parciudiima dell'asse iìo- 
rale di Billhorijiti ììiitmis WeiidL, contenente un t'ascio di rafidi (r). La mu- 
cilaggine è colorata in bruno aranciato dojio l'azione dell' iodio in ioduro 
di potassio. 
.» 6. Cellule del parenchima dei tubercoli del rizoma di Ji/ef/n ìii/actiif/nna Ait. 
r = fascio di rafidi; </ = gocce di glicogeno in seguito all'azione del- 
l'iodio in ioduro di potassio. 
» 2. Cellula a i-afldi adulta del parenchima del caule di Pitcairnia xanthocali/x 
Mart., dopo trattamento con una soluzione di iodio in ioduro di potassio, 
/•= rafidi, — m —-- mucilagginc. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA K. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 



SULLA PRESENZA 
DI AMILOIDE NELLE CELLULE CRiSTALLOEORE 

iiF.r, 
rirrLODEXDBON MELANOCHIÌYSVJL Linden., 

E UKI, 

PHILO]>BNT>i;0]S^ OXYCABJni M Scliott. 

NOTA 

del Dott. lOANNES POLITIS 

assistente onorario jiil'blitulo Botanico <lella K. Università dì Pavia. 

Scopo di questa mia nota è la comunicazione di un fatto clie os- 
servai nelle cellule cristallofore di due Aracee : il Philodendron melano- 
chri/suìiì Linden., ed il Philodendron Oxì/cardiinn Schott. 

Sotto il nome di mucilaggini si comprendono, come è noto, sostanze 
molto diverse per costituzione chimica e significato biologico e die dal 
punto di vista della loro localizzazione nelle cellule vegetali si possono 
distinguere in mucilaggini della membrana, che sono limitate alla parete 
della cellula, e in mucilaggini del suo contenuto, cioè che sono localiz- 
zate nella cavità cellulare. A queste ultime appartengono le mucilag- 
gini che trovansi nelle cellule contenenti cristalli di ossalato di calcio. 

Tra le cellule a rafidi delle diverse piante, sia monocotiledoni che 
dicotiledoni, furono maggiormente studiate quelle dei tuberi di Orcliis. 

La questione riguardante i rapporti genetici esistenti tra la mu- 
cilaggine di queste cellule e la loro membrana, fu risolta dal Frank, ' 
che per primo notò che questa mucilaggine non ha nulla a die fare 
colla membrana, ma appartiene al contenuto cellulare ; la questione però 
che concerne il suo conijìortamento chimico fu oggetto di controversia. 



' Frank, Ueber die cmatoniisr/ìc ììnleufiiiig inid die Jùìttieìiuiiy ilei- tvyefa- 
bilischen Scldeime. Pringsheira'.s .T.-ilirb. f. wi.ssenscliaftl. Bot... v. p. 101. 
Atti dell'Ut Bot. delVUmversità di Paiùa — Serie II — Voi. XIV. 31 



— 398 — 

Infatti, mentre Kiitzing ' e Frank - dissero che essa con iodio ed 
acido solforico si colora in azzurro e la ritennero come cellulosica, 
Meyer, ■' Hartwich * e Mangili '' notarono che la medesima col reattivo 
accennato si tinge invece in giallo. 

L'Hartwich seguendo l'antica distinzione delle mncilaggini in vere 
e cellulosiche ascrisse la nmcilaggine deirOi'chis alle prime, Mangin 
invece hi ritenne come cellulosica, basandosi specialmente sulla eletti- 
vita che essa presenta verso le sostanze che colorano la cellulosa, e 
cioè i colori tetrazoici. 

Riguardo alla diffusione delle mncilaggini cellulosiche Mangin dice 
che essa è rara e che egli ne ha riscontrato solo un esempio, nella 
inucilaggiiie dei tuberi di Orchis. 

Mangin inoltre esaminò la mucilaggine delle cellule rafidiofore del- 
rOenothera e della Vitis. 

Essa sarebbe da ritenersi come pectosica poiché, non colorandosi 
coi reattivi della cellulosa, assorbe tutti i colori basici in ambiente 
neutro (bruno Bismarck, bleu di metilene, verde di metile, bleu Nilo, 
bleu di naftilene, rosso neutro, ematossilina, ecc.) e sopra tutto il rosso 
di rutenio, che precisamente viene indicato dall'autore come reattivo 
di estrema sensibilità per il riconoscimento delle sostanze pectiche. 

Finalmente, secondo le ricerche di Ihiscalioni, '' neWAnon colocasia 
la mucilaggine delle cellule a rafidi consta di sostanze callosiche e 
pectiche, le prime raccolte in un ammasso sottostante al protoplasma 
e le seconde in involucri speciali dei rafidi. 

L'autore giunse a tale conclusione poiché, adoperando contempo- 
raneamente il bleu di anilina ed il rosso di rutenio, notò che il primo 
di questi due reattivi colora l'ammasso sottostante al protoplasma, mentre 
il secondo si fis.sa nei detti involucri. 

Riassumendo vediamo che la mucilaggine che si forma nelle cel- 
lule a ratìdi si comporta verso i reattivi coloranti talvolta come la 



' KiiTZixc, Grundz. <ì . jihiloxopli. Itof., 188:5, i, p. 194. 

' FlìANK, 1. e, p. 181. 

' Meyer, L'cber din Kiw/leii der eìiiìicìiitixcluii (Jrchidccii. Archiv il. Pliann.. 
1881!, p. 325. 

•* H.\R'i\vici[, Uehcr die Srhlf'hiizeUcii dei- SidrjtL-i/oUni. Ardi. d. Pliana., 
Band 228, Heft 10, 1890, p. 561!. 

' Man(4IN, Sur un esuni de rlass/fka/ion dus miicìhiycs. Bull. Soc. Bot. de 
France, t. 41, 1804. 

* BfS('.\Lioxi, studi sui cris/id/i di ossalato di ctdcio. Mal|jigbia, voi. rx-x, 
1895-96. 



— 399 — 

cellulosa (tuberi di Orcliis), talvolta come le sostanze pectiche {Oeno- 
tkera, e Vitis) ed in fine non mancano casi in cui essa consta di so- 
stanze callosiche e pectiche {Arum colocasia). 

In quanto alle mucilaggini che si trovano incarcerate nelle druse, 
esse, secondo il Buscalioni, in molti casi sono da ritenersi come pecto- 
siclie pel fatto clie si colorano intensamente col rosso di rutenio ; in 
altri casi invece si comportano come la callosa essendo colorabili for- 
temente col bleu di anilina. Come si vede dunque le mucilaggiui delie 
cellule cristallofore non si comportano tutte nella stessa maniera secondo 
i diversi autori. 

Allo scopo di studiare la natura di queste mucilaggini e il loro 
rapporto con la formazione dei cristalli di ossalato di calcio, intrapresi 
lo studio del contenuto delle cellule cristallofore di alcune monocoti- 
ledoni, e le osservazioni relative resi già note in un precedente lavoro. ' 

Ora nuove ricerche che sono oggetto della presente nota mi hanno 
condotto alia constatazione che la mucilaggine delle cellule cristallofore 
del PhilodeiidroH melanor/ìri/stcm e del Philodendron Orycardium si com- 
porta come Faniiloide (sostanza che nessnuo finora riscontrò in tali 
cellule), e che vi è una stretta relazione fra l'amiloide ed i cristalli 
di ossalato di calcio. 

Nei catafilli del Philodendron meìaìiochri/sum e del Pìiilodendron 
Ori/cardiiim si incontrano numerosi idioblasti rafidiofori sparsi nel pa- 
renchima sottostante all'epidermide, i quali differiscono notevolmente 
dalle cellule circostanti, sia per le loro grandissime dimensioni, sia per 
i loro rafidi ciie uniti in fascio giaciono in una sostanza mucilagginosa. 

Gli idioblasti suddetti nei primissimi stadi della loro evoluzione 
non differiscono dalle altre cellule circostanti; solo più tardi a jioco a 
poco in essi comincia a formarsi una sostanza mucilagginosa che si rac- 
coglie preferibilmente vicino al nucleo cellulare, dove ben tosto com- 
paiono dei rafidi aggruppati in fascio. Essi, dappiima assai piccoli, 
gradatamente si allungano mentre la mucilaggine annienta di volume 
ed il protoplasma va scomparendo. 

Nei catafilli adulti gli idioblasti rafidiofori si presentano come otri- 
coli d'ordinario assai allungati, pieni di mucilaggine e di lafidi, e dai 
quali il prot^oplasma è quasi del tutto scomparso. 



' I. PoijTis, Sul/ii pi-i'seiKM de/ (/l/coijeito neììc /hiicroi/uiin- r sua reUixiinn' 
coìroxmkdn di calcio. Atti dell' Istituto Botanico di Pavia, voi. .\iv, e Rendiconti 
della R. Accademia dei Lincei, 1911. 



— 400 — 

Invece, le cellule ordinarie del parenchima, dopo di essersi un po' 
ingrossate, cessano di ingrandirsi e a completo sviluppo si presentano 
prive di mucilaggine e di cristalli ; contengono invece plastidi amiliferi 
e conservano il loro protoplasma. 

La mucilaggine delle cellule a rafidi presenta le seguenti reazioni: 

Si gonfia e si scioglie lentamente nell'acqua a temperatura ordi- 
naria ed è insolubile in alcool ed in acido acetico glaciale. 

Coi reattivi delle sostanze proteiciie (reattivi delMillon. del Raspali, 
del Trommer, ecc.) non mostra nessun compoitamento speciale, uè as- 
sume, col bicromato di potassio, coi sali ferrici e coU'acido osmico nes- 
suna particolare colorazione. 

Infine, con una soluzione di iodio in ioduro di potassio anche di- 
luita la mucilaggine .si colora in violetto. 

Delle Ideazioni su accennate quella ottenuta colla soluzione di iodio 
in ioduro di potassio mostra che la mucilaggine si comporta come 
l'amiloide. 

Inoltre per il suo comportamento verso i solventi essa si avvicina 
alla mucilaggine A&WOrchis mascuìa e delle altre specie monocotiledoni 
da me in un altro lavoro esaminate. * 

Infine le altre reazioni sovraccennate escludono che la mucilaggine 
sia di natura proteica o che contenga tannino. 

Oltre le cellule a ralìdi esaminate, nel parenchima dei catafilli 
delle specie in esame, si notano altri elementi speciali incuneati in 
ristretti spazi intercellulari, i quali sono relativamente molto piccoli e 
contengono ossalato di calcio sotto forma di druse. 

Seguendo lo sviluppo di tali cellule fin dai suoi primordi, si nota 
che in esse, \n\m& delia comparsa dej cristalli di ossalato di calcio, si 
forma una sostanza vischiosa, omogenea, discretamente rifrangente la 
luce, la quale riempie completamente il loro lume. 

Tale sostanza scompare dopo il completo sviluppo delle druse e 
reagisce come la mucilaggine degli idioblasti rafidiofori delle stesse 
specie, colla sola differenza che per l'azione delle soluzioni di iodio in 
ioduro di potassio, invece di colorarsi in violetto si colora in bleu. Si 
comporta dun(|ue come l'amiloide. 

Esaminando la letteratura riguardante questa sostanza troviamo 
che Schleiden - iia accennato pel primo che nell'embrione della Scntia 
lati/olia la membrana cellulaie si colora in bleu cojl'iodio. 



' I. Poi.lTiS, 1. e. 

* ScHLEruEN, ìicilr<ii/e sur lUildiiik rmi M. .1 . .Sr/i/i'idcii. Bd. xxxxni, .S. :5JIS. 



— 401 — 

"Vogel e Schleiden ' poi riscontrarono lo stesso fatto in alcune altre 
leguminose e cioè nella Schotia sjieciosa, neWHymenaea Courbaril, nella 
Mitcunna urens e nel Tamarindus indira. 

Inoltre questi autori, trovando che la sostanza che reagisce col- 
l'iodio nella maniera accennata, differisce sostanzialmente dall'amido, 
la ritennero come una nuova sostanza e le diedero il nome di amiloide, 
a cagione della sua proprietà di formare con acqua bollente una specie 
di colla, e di colorarsi in bleu coli' iodio. 

Dopo Vogel e Schleiden, il Frank," l'Heinricher, ' il Nadelmann ' 
ed altri autori notarono la presenza dell'amiloide in molte altre piante 
appartenenti sia alle monocotiledoni sia alle dicotiledoni e cioè in: 
Tropaeolum tnajus, Primula officinalis, Androsace septentrionalis , Ana- 
gallis arvensis, Glaux maritima, Samolus Vaìerandi, Asparayns officinaìis, 
Goodia latifolia, ecc. 

In tutte queste specie l'amiloide trovasi nei semi sotto forma di 
ispessimento della membrana cellulare e rappresenterebbe una sostanza 
di riserva, con la doppia funzione: respiratoria e istogenica. 

Però nel caso nostro l'osservazione dei fatti su citati permette, 
credo, di enunciare un'ipotesi piìi plausibile. E cioè: l'ufficio dell'ami- 
loide secondo me sarebbe quello di dar luogo per ossidazione alla for- 
mazione di acido ossalico, che darà a sua volta l'ossalato di calcio. 

Infatti l'amiloide si presenta costantemente nelle cellule desti- 
nate a diventare cristallofore, e la sua formazione precede sempre 
quella dei cristalli di ossalato di calcio, onde pare che vi debba essere 
un rapporto genetico tra amiloide e ossalato di calcio. 

CONCLUSIONI 

L'amiloide che nelle fanerogame era stato riscontrato nei semi 
come elemento costitutivo della membrana cellulare, venne da me tro- 
vato come contenuto cellulare negli idioblasti rafidiofori del Philoden- 
dron melanochrijsum Linden., e del Ph. Oxycardiam Schott. ove la sua 
formazione precede sempre quella dei rafidi. 



' Vogel und Schleiden, Beitriige ziir Botanik von M. ./. Schleiden, 1844, 
I, S. 168. 

' Frank, 1. e. 

' Hbinricher, Zur Biologìe dei- Gattung Impoiiens. Flora, Jahrg. 1888. 

♦ Nadelmann, Ueber die Schleimendospcnne dei- Leguminosen. Pringslieim's 
Jahrbucher, Ed. 21, p. 609. 



— 402 — 

Nelle cellule a druse della stessa pianta si forma, prima dell'ossa- 
Jato di calcio, amiloide, il quale scompare dopo che le druse sono com- 
pletamente sviluppate. 

Esiste un rapporto intimo tra amiloide e ossalato di calcio, poiché 
l'amiloide si forma costantemente nelle cellule in cui più tardi compare 
l'ossalato di calcio in forma di druse o di rafidi. 

PaTia, dall'Istituto Botanico, ottobre 1911. 



SPIEGAZIONE DELLE FIGURE 



Tavola XX. 



Fig. 1. (!elliila a ralidi adulta del parenchima di un catafillo di l'hilodoiilroH 

(kri/c.ardìum dopo trattamento con una soluzione di sodio in ioduro di 

potassio. r = rafidi; a = amiloide. 

:i-4. Piccole cellule incuneate negli spazi intercellulari del parencliima di un 

catafillo di Philodendron Oxycardìum. 

» 4. Cellula contenente amiloide e destinata a diventare cristallofora; dopo 

l'azione di iodio in ioduro di potassio. 
» 3. L'amiloide è scomparso dopo il completo sviluppo dei cristalli di ossalato 
di calcio. 



ISTITUTO BOTANICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI PAVIA 

E 

LABORATORIO CRITTOGAMICO ITALIANO 

DIRETTI 

da GIOVANNI BRIOSI 

IL PARASSITA DELLA RABBIA 

e la PLAS3I0DI0PH011A BRASSICAE Woi. 
Ricerche sui loro rapporti di aììinità morfologica e fisiologica. 

NOTA PRELIMINARE ' 

del Dottor GINO POLLACCI. 

Studiando lo sviluppo della Plasmodiophora Brassicae Wor. nei suoi 
primi stadi di vita, mi fece impressione la rassomiglianza di alcune 
forme di essa coi così detti Corin del Negri, onde credei utile uno studio 
morfologico e fisiologico di confronto fra questi due parassiti. 

Come è noto, il dott. Adelchi Negri nel 1903 scoperse che nel si- 
stema nervoso degli animali idrofobi esistono costantemente in deter- 
minate condizioni, dei corpi caratteristici da lui interpretati quali or- 
ganismi parassiti (e più precisamente come protozdi) agenti specifici 
dell'infezione rabica. Dapprima l'opinione del Negri trovò qualche op- 
positore; tali corpi venivano da alcuni interpretati come prodotti di de- 
generazione cellulare, ma lavori di controllo e sopra tutto lo studio suc- 
cessivo della loro minuta organizzazione con metodi di grande finezza 
e precisione, hanno confermato i fatti e l'opinione del detto autore; 
cosi che ormai i corpi suddetti, anche a giudizio di valenti patologhi 
e zooioghi, debbono essere considerati quali parassiti unicellulari. 

La costante loro presenza, la loro distribuzione nelle diverse parti 
del sistema nervoso, la forma, la grandezza, il modo di presentarsi, 
l'epoca di comparsa di tali corpi caratteristici, sono stati oggetto di 
studio da parte di una schiera di valenti ricercatori. Nessuno invece, 
per quanto a me consta, ha studiato la natura morfologica e fisiologica 
di tale parassita in rapporto al posto che gli spetta fra i microrga- 
nismi, tanto che gli autori sono concordi neiraff"ermare che esso sia 



■ Questa uota è staUi comunicata anche alla K. Accademia dei Lincei (voi. xx, 
serie 5", 2" semestre, fase. 4"). 

Atti (hll'Ist^ Bot. deirUniversità di Pavia — Serie li — Voi. XIV. 32 



— 404 — 

un protozoo, ma non vanno oltre e la sua posizione sistematica scien- 
tifica è tuttora ignota. 

Infatti, benché questo microorganismo venga designato col nome di 
Neuroryctes hydrophobiae, nessuno lia ancora stabilito in quale ordine 
esso vada compreso o con quali specie esso abbia rapporti. 

Lo scopo di questa mia breve Nota è quello di far conoscere i 
primi risultati dello studio comparativo che iio intrapreso fra i corpi 
del Negri e la Plasmodiophora Brassicae Wor. ed il tentativo che faccio 
di classificai'e questo parassita della rabbia. Ad una prossima Memoria 
riserbo lo studio bibliografico, maggiori particolari e conclusioni più 
precise. 

Intanto ringrazio il prof. A. Negri per essermi stato prodigo di 
preziose osservazioni e per avermi fatto esaminare i numerosi suoi pre- 
parati originali che riguardano il parassita della rabbia da lui scoperto, 
preparati che naturalmente sono di valore indiscutibile per lo studio 
da me intrapreso. 

I risultati di queste mie ricerciie si possono brevemente riassu- 
mere cosi: // parassita della rabbia ha indiretti rapporti di affinità col 
genere Plasmodiophora e questo genere va tolto dal gruppo dei Mixomiceti 
ed avvicinato invece al gruppo degli Haplosporidii. I principali fatti che 
giustificano queste conclusioni si possono cosi riassumere: 

La Plasmodiophora Brassicae Wor. ', tolte le dimensioni di gran 
lunga maggiori di quelle del parassita della rabbia, presenta forme si- 
mili ed i principali caratteri citologici che si osservano nei corpi del 
Negri. Per la minuta e precisa descrizione di questo paras.sita e dei 
vari stadi di sviluppo finora scoperti, rimando alle Memorie del Negri. - 

I così detti plasmodii della Plasmodiopìtora negli stadi giovani, os- 
servando specialmente preparati di materiale fresco, rivelano nel loro 
interno delle particolari formazioni somiglianti a quelle dette dal Negri 
formazioni interne: sono per lo piii corpicciuoli piccoli, rotondeggianti, ri- 
frangenti, con raramente corpi pia grandi, meno rifrangenti, rotondeggianti 
ed ovali o di forma irregolare, di aspetto granuloso; talvolta invece pre- 
sentano solo numerosi, minuti corpicciuoli rifrangenti che riempiono fitta- 
mente tutto il corpo del microorganismo. 

Sottoposti alla colorazione col metodo di Romanowsky, sia con la 
miscela del Giemsa, sia con la miscela di eosina e bieu di Borrel, la 



' Solo questa specie finora va compresa nel genere l'IasiiioiUaphora ; \a, Plasm. 
Alni (Wor.j MoeJl. e la Plasm. Etear/ìii .Sclirut. vanno tolte da ([uesto genere. 

^ A. Negri, Butlottiiio Società medico-chirurgica di l'uria, anni 1903, 1904, 
IDO;") e llcndic. Acc. dei Lincei, 1907 e 1909. 



— 405 — 

massa fondamentale del pseudoplasmodio si presenta colorata iiniformt- 
mente in azzurro e sul fondo azzurro appaiono dei granuli in numero 
vario con colorazione rosso violacea. In alcuni corpi poi si notano 
anche dei corpicciuoli più grandi che si colorano anch'essi in rosso. 
Analoghe colorazioni presso a poco si vedono nei preparati del dott. 
Negli che sono fedelmente riprodotti nelle tavole che accompagnano 
la sua Memoria: SnUa morfologia e sul rido del parassi/a della rabbia 
(Reale Acc. Liucei, anno 1909). 

Osservando gli stadi del cosi detto plasmodio della Plasmodtophora, 
specialmente gli stadi giovani, quando ancora non vi è accenno alla 
sporificazione, si notano i contorni del piccolo corpo ben netti e rego- 
lari, tanto che esso si direbbe quasi incistato, per quanto non si riesca 
a scoprire una membrana. Sono questi gli stadi di sviluppo finora tra- 
scurati dai vali osservatori che fecero precedentemente ricerche cito- 
logiche sulla Plasmodiophora. 

Nella Plasmodiophora si trovano alcuni di questi pseudoplasmodi 
con contorni non del tutto rigidi e regolari, ma questo fatto si ri- 
scontra anche nei corpi del Negri in quegli stadi che precedono la spo- 
rificazione; infatti egli scrive: Altre volte non è compito facile diagnosti- 
care a fresco i parassiti a questo stadio percliè hanno perduto la rigidilà 
dei contorni e sono dinenuti corpi granulosi, incolori, a margini delicati, che 
facilmente si sottraggono alla osservazione; essi però, eccettuata T intima strut- 
tura e la nettezza del contorno, si comportano in modo affatto simile alle 
altre forme endocellulari caratteristiche, alle quali sono collegate da tutta 
una serie di forme di passaggio. * 

Conviene poi tener presente al riguardo un'altra serie di fatti. 

Dal dott. Giorgio Siiiigaglia in questi ultimi tempi ^ sono state ri- 
scontrate nei cani affetti da cimurro delle formazioni endocellulari (nelle 
cellule della congiuntiva, in quelle dei bronchi, nelle cellnle nervose) 
che hanno grande afiìnità con il parassita della rabbia e tutto porta a 
ritenere che questi inclusi specifici studiati dal dott. Sinigaglia, sotto 
la guida del Negri, siano parassiti dello stesso genere di quello della 
rabbia. Ora nella Negria canis (cosi ha denominato il Sinigaglia il 
nuovo microorganismo) si trovano accanto a forme a contorno rigido 
e regalare come quello dei corpi di Negri, altri il cui contorno non è 
segnato da una linea regolare, ma ondulata, ad andamento molto tor- 
tuoso, e ne risulta perciò un carattere d'insieme più delicato e più tenne 
di (juello del parassita della rabbia. 



1 A. Negri, Memoria Accad. Lincei, 1909, pag. 9. 

* Sinigaglia, Osservazioni sul cimurro, BuUettino Società uiedioo-chirur- 
gica, Pavia, 26 giugno 1911. 



— 406 — 

In quanto alla sporificazione essa avviene nel parassita della rabbia 
come nella Plasmodiophora; il microrganismo, cioè, si trasforma in un 
atmnasso di corpicciuoU (spore) costituiti da un granulo di cromatina cir- 
condato da un involucro ben individucdizzato. Le spore sono dapprima riu- 
nite in ima massa unica compatta, i loro rapporti reciproci si vanno poi fa- 
cendo piti lassi e sotto determinate condizioni possono alìontanarsi fra loro 
ed assurgere alla dignità di un nuovo essere ^ 

Tolte le dimensioni, le spore della Plasmodiophora hanno gli stessi 
caratteri di quelle del parassita della rabbia e ciò è molto importante 
perciiè la struttura di tali spore, così semplici e caratteristiche, separa 
nettamente questa specie dai gruppi delle Gregarine, dei Coccidi, dei 
Mixosporidii, dei Mierosporidii e dei gruppi che si collegano a questi e 
con i quali potrebbe essere confusa in alcuni stadi di sviluppo. 

Se si fa il confronto con le spore dei Microsporidi/ si nota una 
grande differenza. Le spore del parassita della rabbia sono sempre e 
costantemente niononucleate e senza filamento polare anche dopo l'azione 
dei reagenti. Ammesso pure che, attesa la piccolezza delle spore, non 
si possa scorgere il filamento, si dovrebbero però scorgere la capsula 
polare e sopiatutto i vari nuclei, ma poiché ciò non è, tale specie non 
può essei'e ascritta ai Mierosporidii. Lo stesso aspetto generale delle 
spore dei mierosporidii è molto caratteristico e nettamente differente 
da quello delle spoie del iiarassita della rabbia. 

Le spore dei Sarcosporidii sono arcuate, e considerando poi anche 
il ciclo di sviluppo non mi sembra per il momento giustificabile un riav- 
vicinaraento del parassita della rabbia con questo gruppo di esseri. Le 
spore degli Haplosporidii per lo più piriformi, hanno minoi'i caratteri 
differenziali, ma sono munite di un doppio involucro robustissimo. 

Veniamo ora al confronto del ciclo di sviluppo dei due parassiti. 
Presso i mixomiceti, lo stadio plasmodiale è secondario, essendo esso 
il risultato della fusione citoplasmica di elementi unicelhilaii; Io stadio 
seguente di aumento del numero dei nuclei, può essere nullo. Ma non 
è cosi nella Plasmodiophora, nel cui cosi detto plasmodio, raumento del 
numero dei nuclei è continuo e rilevante, come è appunto nei corpi del 
Negri. Resta a discutersi ed a meglio studiarsi lo stadio pei' il quale 
dalla spora od elemento uninucleato, il parassita della rabbia passa a 
quello plurinucleato e sopratutto ad escludere o ad ammettere che nel 
parassita della rabbia vi sia plastogamia. A. Wessels Williams e M. 
Murray Lowden ^ avrebbero trovato delle forme di coniugazione nel 



' A. jSfKGUi, Memorie Accademia Lincei, 1909 (cccvi), pag. 19. 
' Journ. Jnfect. Diseas., voi. ni, ii. B, 1906, pag. 4.52. 



- 407 — 

parassita della rabbia e le figure 33 e 45 della tavola ciie accompagna 
il loro lavoro riproducono infatti forme asimmetriche che sembra siano 
forme di coniugazione; ma il dott. Negri ciie da anni lavora su questo 
argomento non ha mai trovato alcuna forma che faccia sospettare una 
fusione, quindi probabilmente stadi di coniugazione nel parassita della 
rabbia non ve ne sono, o se ve ne sono si verificheranno negli stadi 
giovanissimi di svilup[(0, ed alloia non si possono vedere cogli attuali 
mezzi di ingrandimento. La coniugazione non si [luò, a priori, esclu- 
dere, perchè, come è noto, una spora isolata di detto parassita non si 
distingue attesa la sua estrema piccolezza e la natura del tessuto nel 
quale esso vive, e quando noi vediamo il corpo isolato con già due o 
tre granuli di cromatina ditferenziati, è probabile che la fusione sia già 
avvenuta. Ma ciò non ha grande importanza per lo studio di confronto 
colla Fhixniodiophora perchè le mie ricerche su questa specie portano 
alla conclusione che gli stadi di plastogamia in questo genere possono 
mancare. Così il corpo vegetativo della Plasmodiophora non va consi- 
derato come un plasmodio, ma come un pseudoplasmodio. Dunque, anche 
per questo fatto importante, non vi è distinzione fra i due parassiti. 

Dalla spora della l'iasniodiophora esce un corpo flagellato che poi 
diventerà pseudoplasmodio ; corpo che non si è riusciti a scorgere nel 
parassita della rabbia; ma anche riguardo a questo fatto noto innanzi 
tutto che nella Plasmodiophora manca sovente lo stadio flagellato, non 
è esso assolutamente costante; in secondo luogo, nel parassita della 
labbia, se non è possibile scorgere la spora isolata sarà impossibile 
pure per le sue dimensioni vedere il protoplasta flagellato isolato che 
ha origine da essa. Per tutte queste considerazioni quindi e per i nuovi 
fatti trovati studiando la morfologia ed il ciclo della Plasmodiophora, 
io propongo che il parassita della rabbia (almeno fino a che nuove sco- 
peite non modifichino le nostre cognizioni sopra il suo ciclo di sviluppo) 
vada sistematicamente collocato vicino al genere ScheviakoveUa degli 
Haplosporidii dai quali si dift'erenzia però, oltre che per le spore, anche 
per la mancanza di un robusto involucro nello sporangio. 

]\raggiori particolari e conclusioni definitive mi riserbo di dare nel 
lavoro definitivo che pubblicherò non appena le mie ricerche saranno 
completate. 

Istituto Botanico di Tavia, agosto 1911. 



PARTE SECONDA. 

RASSEGNE E RELAZIONI 



— 409 — 



Rassegna Crittogamica dell'anno 1909, con notizie sulle nna- 
lattie dei trifogli e delle veccie causate da parassiti ve- 
getali. — Relazione del iirofes.sor Giovanni limosi direttore della 
R. Stazione di botanica crittogamica in Pavia (Laboratorio crit- 
togamico). 

L'andamento delle stagioni nell'anno .scorso non fu, almeno da noi, 
molto favorevole allo sviluppo dei parassiti vegetali. 

La Peroìiospora della vite non si ni.ir.ifestò colla violenta intensità, 
colla quale invase le vigne dell'Italia superiore nell'anno 1908, e si potè 
facilmente combattere. Solo nei vigneti molto trascurati o lasciati ad- 
dirittura indifesi, essa produsse danni rilevanti. 

L'Oidio della vite (antica crittogama) apparve qua e là abbastanza 
intenso, per la qual cosa non debbonsi trascurare i trattamenti collo 
zolfo a fine di impedire che si allarghi, riprenda piede e i innovi i danni 
di un tempo. 

Tra i parassiti animali che fecero maggiori danni nel decorso anno 
vanno ricordati la Tiijniiola dell'uva ed il Tetranìjchus telariits L.; que- 
st'ultimo causa del cosi detto rossore delle foglie. 

V Oidio delle quercie, anche in quest'anno si presentò su larga 
scala; e, cosa strana, nonostante le numerose ricerche cui esso fu sot- 
toposto, non si è riusciti finora a scoprirne la forma perfetta (ascofura). 
Tale oidio nell'anno scorso si manifestò anche nei cedui di castagno 
(Casfanea vesca) su quel di Savona. 

Tra le numerose malattie del gelso, destano sempre grande ap- 
prensione : la Diaspis, Varvizzimenfo dei germogli ed il mal del falchdto. 

Quest'ultimo, causato, come è noto, à&W Armillaria mellea Vahl. (che 
ci dà i funghi mangerecci volgarmente noti sotto il nome di chiodini o 
famigliole buone, che crescono al pedale degli alberi), arreca danni lile- 
vanti nelle diverse provincie lombarde, ove numerosissimi sono gli al- 
beri di gelso, e d'ogni età, che annualmente muoiono per l'attacco di 
questo micidiale parassita, che non viene combattuto con la necessaria 
pertinacia e diligenza. 

La bolla del pesco (Exoascus deformans) fu abbastanza frequente 
negli orti di Pavia e della provincia, con danni non lievi. 

Il prof. Herrera della Comision de Parasitologia agricola del Mes- 
sico inviò nel 1909 foglie di Fraxinus e rami di Casfilloa elastica. Le 

Atti deH'Isl. lìot. tldì'Viiirersiti'i (ìi Piirin — S^rie II. — Voi. XIV. 33 



— 410 — 

prime trovammo attaccate da un fungo ascrivibile al genere Cercospora; 
i secondi da un altro fungo del genere Necfn'a, ambedue specie paras- 
site nuove per la scienza;. 

Il sig. prof. dott. P. Kosaroff, direttore della Station agronomique 
de l'État près Roustchouk (Bulgaria), mandò per istudio diversi cam- 
pioni di foglie e lami attaccati da parassiti vari, tra i quali trovammo 
un interessante e nuovo ifomicete sul gelso, ascrivibile al genere Ste- 
ganosporìiim. Tanto quest'ultimo ciie le due summenzionate specie mes- 
sicane saranno descritte ed illustrate in una noi'/, che quanto prima 
vedrà la luce. 

Infine il prof. A. Ivorlevic della R. Accademia forestale di Zagabria 
(Austria) inviò rami di fico affetti da una malattia che sembra dovuta 
alia forma picnidica della Diaporfhe cinerescens, malattia della quale si 
sta ora compiendo lo studio sopra nuovo, più copio.so e più fresco ma- 
teriale mandatoci. 

Per ogni singola malattia si indicarono, come è naturale, i rimedi 
da applicarsi o da tentarsi e si diedero consigli, ma essi qui non si 
riportano jier evitare inutili e noiose ripetizioni 

Ed ora, come si è fatto per altre piante nelle Rassegne crifloga- 
miclie precedenti, riassumo qui sotto le sparse notizie che si hanno 
intorno alle principali malattie ciittogamiclie dei trifogli e delle veccie; 
notizie che si riannodano a quelle esposte intorno alle malattie del- 
l'erba medica (Medicago diverse) pubblicate nella Rassegna ciittogamica 
del 1908 {ìiolletiino del Ministero d'ag)-icoUur<(, indn^frin e commercio, 
anno IX, voi. I, serie C, fase 2. Roma 1910). 



II. — Malattie dei trifogli 

(TrifcAiuni pratense L. — Trifoliiim incarnatnm L. - Trifolium repens L. 
Trifolitim hijhridum L., ecc.) 

A) Organi aerei. 

a) Chitridiosi {Uropìilictis Trifola (Pass.) Magnus. — Sgncligtrium 
(r/f olii Pa,ss. — Olpidiiim Trifola (Pass.) Scroet. — Uropìilictis Boìiemica 
Bubak.). — Attacca il trifoglio bianco ed il pratense, ma non causa 
danni rilevanti. 

Il parassita penetra nella epiilermide delle foglie e dei loro pio 
ciuoli, nonché nei peduncoli fiorali. Sui lembi fogliari produce escre- 



— 411 -- 

scenze vescicolari; sui picciuoli e sui peduncoli determina curvature e 
callosità. 

b) Abbrucjaticcio MAL DEL PIEDE. È dovuto al Pijtliium De Barya- 
ìvnn Resse, fungo che appartiene alla famiglia delle Peronosporaceae ed 
è causa di temuta malattia, specie nei semenzai, la quale negli anni fa- 
vorevoli, con rapidità sorprendente ne distrugge le piantine. 

Può attaccare piante diverse; fra le leguminose, il trifoglio bianco 
ladino {Trifoìiiim rcpens) ed i lupini. 

Queste leguminose, per altro, pel posto che occupano nelle nostre 
rotazioni agrarie e per le condizioni speciali delia loro coltura (in ge- 
nerale non se ne fanno semenzai) poco hanno da noi a temere dal 
l'i/fhiiiìn De Banjanum. il quale anche in Italia attacca invece i semi- 
nati di barbabietole. 

Comunque, diciamo brevemente ed in modo generale della sinto- 
mologia delle piante attaccate dal Pijtliinm e della biologia di que- 
st'ultimo. 

Le piantine colpite mostrano alla base delle chiazze pallide, che a 
poco a poco si fanno nericcie e i fusticini totalmente imbruniti pie- 
gansi a terra e marciscono. 

Il tessuto dell'organo infetto ti'ovasi invaso dal micelio del paras- 
sita, jalino, filiforme, unicellulare e riccamente ramificato. 

Tale micelio esce all'esterno attraverso l'epidermide (b^lla pianta 
malata per raggiungere le piantine sane vicine delle quali perfora la 
epidermide e penetra nell'interno. Cosi l'infezione si propaga. 

La maggior diffusione del micelio ha luogo nel parenchima del- 
l'ipocotile (internodio sottostante alle foglie cotiledonari), nel quale si 
formano anche i conidii (spore agamiche) e le oospore (spore sessuali) 
che per la disorganizzazione del tessuto della pianta ospite, finiscono 
sulla superficie del terreno ove, in condizioni favorevoli, germinano ri- 
cominciando il ciclo di sviluppo del parassita. 

L"intensit;i dell'attacco del Pythium De Baryanum dipende non solo 
dalle condizioni esterne dell'ambiente, ma altresì dall'età delle piante 
che lo ospitano. 

Se la piantina attaccata è nella prima fase di sviluppo, cioè col- 
l'asse ipocotile tuttora in via di allungarsi, il micelio ne invade assai 
rapidamente i teneri tessuti che decompone, uccidendo le piante in bre- 
vissimo tempo; e se la stagione poi corre calda ed umida, la rapidità 
dell' infezione è veramente impressionante. 

Quando invece le piantine del trifoglio sono grandicelle e l'ipoco- 
tile loro ha già raggiunto il suo sviluppo definitvo, l'attacco del Pythium 
è poco temibile perchè allora esso resta confinato in poche cellule e 



— 412 — 

non riesce ad invadere i tessuti interni della pianta, se anche la sta- 
gione è calda ed nniida; le piante lianno forza sufficiente per resistere 
al nemico così da riescire a fiorire e fruttificare. 

Il pericolo di invasioni di Pi/tìuiim è limitato ai semenzai ed ai 
seminati folti, dnra pochi giorni e si ha srdo quando la stagione corre 
oltremodo piovosa. 

Metodi pratici di cura non si conoscono, solo con misure preventive 
è possibile limitare il male. 

A tale scopo non appena il parassita appare, bisogna distruggere 
al più presto i centri d'infezione, ed anche l'intero appezzamento se il 
male si è già diffuso, sostituendo piante che non siano dal Pythiinn 
attaccate. 

E pure bene evitare le condizioni favorevoli allo sviluppo del pa- 
rassita col non coltivare in terreno molto umido e col tenere la semina 
non troppo fitta. 

Infine, torna utile l'nso di concimi azotati di pronta azior.e, i quali 
benché non agiscano direttamente contro il parassita possono peiò pro- 
vocare un rapido ed energico sviluppo delle piantine, tale da far loro 
superare rapidamente lo stadio nel quale i)Ossono più facilmente essei'e 
attaccate. 

Quanto è sopra esposto vale in modo generale per le invasioni del 
Pythium, ma ha poco valore, come si è detto, per la coltivazione del 
lupino e del ladino in Italia. Infatti da noi il lupino non si coltiva come 
in Germania ed in altri luoghi per farne erbai e prati artificiali che 
richiedono semine fitte, ma unicamente per averne semi o per sovescio 
e ad esso non terreni umidi e fertili, ma aridi e sterili vi si destinano. 

Il ladino (Trifoìimn repens) poi, se è vero che da noi si coltiva in 
terreni irrigabili ed umidi, quindi propizi allo sviluppo del parassita, 
per altro non si semina, ma il piato di ladino si forma spontaneamente 
sopra le spianate dopo i cereali, ove la germinazione dei semi non è né 
uniforme, né contemporanea, ma saltuaria ed il prato si infoltisce a poco 
a poco coll'incestimento che soffoca le altre erbe; quindi la diftìisione 
del parassita non può aver luogo perché le piante del ladino trovansi 
fra loro distanziate sino a che sono giovani. 

e) Peronospora (Peronospora Trifoliorum De By.). È la medesima 
specie che attacca l'erba medica, e produce sul trifoglio alterazioni ana- 
loghe, cioè macchie indeterminate pallide che poi ingialliscono ed infine 
disseccano (vedi in Rassegna ci'ittogamica del 1908): I. Mahtiie del- 
l'erba medica, capitolo A. a.). 

d) RiGGiNE ( C/rom^/cps Trifola Lèv.). E molto simile alla specie che 
produce la ruggine dell'erba medica. 



— 413 — 

Le piante colpite assnnioiio quell'aspetto rugginoso caratteristico 
che le fa tosto licoiioscere. 

La specie del trifoglio si differenzia da quella dell'erba medica, 
oltre che per caratteri diagnostici microscopici (da non indicare qui), 
anche per essere autoica, cioè una specie che compie l'intero suo ciclo 
di sviluppo su un'unica pianta (trifoglio). 

La forma ecidiosporica attacca anche i picciuoli fogliari che incurva 
ed ingrossa quasi a forma di galle, nelle quali si formano gli ecidi, 
mentre sui lembi fogliari questi trovansi riuniti e formano semplice- 
mente delle piccole macchie giallognole. 

Le uredospore e le teleutospore determinano alterazioni come quelle 
della ruggine dell'erba medica (vedi in Rassegna Crittogamica 1908: 
I. Malattie deW erba medica, cap. A. b.). 

e) Mal bianco {Erìjsipìie Poligoni D. G.). È l'identica specie che causa 
il mal bianco dell'erba medica e produce sul trifoglio uguali alterazioni 
invadendo tutti gli organi della pianta che ricopre come di un rivesti- 
mento bianco, farinoso, asportabile colla strofìnatura. 

Le parti infette poi ingialliscono ed infine disseccano (vedi in Eas- 
segna Crittogamica 1908: Malattie dell'erba medica, cap. A. d.). 

/) Macchie nere o scabbia delle foglie {Phi/llacJwra Trifola Fck\., 
stadio conidico Polythrincium Trifolii Kze.). Le piante colpite presentano 
sulle foglie, per lo jiiìi nella pagina inferiore, macchie dapprima gialle, 
poi bruno-nere, rotondeggianti od oblunghe. 

Ogni macchietta è costituita come da tanti piccoli cuscinetti emi- 
globosi, ognuno dei quali consta di un ciuffo di filamenti fruttiferi 
uscenti dall'epidermide fogliare, riuniti in fasci che, dopo breve tratto, 
si sciolgono in un pennello di ife coiiidifere ondulate o tortuose, bruno- 
olivacee, portanti all'apice spore piriformi ed obovate, biloculari, oli- 
vastre. 

È questo lo stadio conidico del parassita ed è noto sotto il nome 
di Polijthrincium Trifolii. 

Lo stadio ascoforo perfetto (P/'n/llaciiora Trifolii) si forma, invece, 
in autunno sulle foglie morenti; i suoi corpi fruttiferi si sostituiscono 
ai ciutfetti di Polythrincium. 

Si sviluppa su diverse specie di trifoglio, specialmente nei luoghi 
umidi e nelle annate piovose arrecando danni piuttosto considerevoli 
col far ingiallire e seccare le foglie, danni che si possono limitare ed 
attenuare, secondo il Kuhn, col mescolare semi di graminacee a quelli 
del trifoglio, quando si semina. 

g) Macchie delle foglie {Pseiidopeziza Trifolii (,Biv.) Fuck.). È molto 
simile alla Pseudopeziza Medicaginis, anzi, alcuni ritengono questa una 



. — 414 — 

semplice forma della P.-^ciidopeziza Trifolii; essa (ìetermina sul trifoglio 
alterazioni simili a quelle dell'erba medica (vedi in Rassegna Critto- 
gamica 1908, Malattie detì'erba medica, cap. A. f.). 

Molto probabilmente la Peziza del trifoglio è lo stadio perfetto 
(ascoforo) della specie seguente. 

h) Antracnosi. Con tale nome si designano due specie di alterazioni 
molto simili, dovute a due diversi paiassiti appartenenti alla stessa 
famiglia delle Melanconiaceae, un (llocosporimn ed un Coìletothrichnm. 

1.° Gloeosporium Trifolii Peck. o Gloeosportiim caulivorum Kirch. 
Questo parassita pareva esclusivo dell'America quando nel 1901 com- 
parve in Sassonia sul Trifoìium pratense con tale intensità che uccise 
più del trenta per cento delle piante. 

Il fungo colpisce soltanto gli steli ed i lacciuoli fogliari determi- 
nando macchie nere e lunghe estendentisi principalmente nel senso 
della lunghezza dello stelo, maccliie che in seguito nella parte mediana 
divengono bruno-chiare e depresse. In esse si formano più tardi gli 
acervuli o corpi fruttiferi che producono le spore (semi). 

11 micelio corpo vegetativo del fungo invade e distrugge il tessuto 
sino nel midollo, e la parte soprastante, al punto d'attacco dello stelo 
muore. 

Tale malattia si è di poi presentata anche in altre regioni della 
Germania, ed altresì in Danimarca ed in Italia; pare importata coi semi 
di trifoglio dall'America. 

Il Kirchner osserva che il parassita causa di questa forma d'an- 
tracnosi è un po' diverso, per alcuni caratteri diagnostici, dall'antica 
specie Gloeosporium Trifolii (la quale attaccheiebbe solo le foglie) e ne 
fa una nuova specie denominandola Gloeosporium caitlivonim. 

Comunque sia, abbiamo a fare con un parassita il quale, date spe- 
ciali condizioni (a noi ancora sconosciute), può arrecare fortissimi danni 
alla coltura del tiifoglio e, quel che è peggio, non si conosce alcun 
mezzo pratico per combatterlo. 

2." Colletot/iricum Trifolii Baili e Essary. Fu riscontiato recen- 
temente negli Stati Uniti d'America ; ed è la stessa si^ecie che causa 
VAntracnosi dell'erba medica (vedi in Rassegna crittogamica 1908, Ma 
lattie dell'erba medica, cap. i A, h). 

Nel Tennesee ha devastato campi interi. 

Pare che pel trifoglio vi sieno due periodi critici; il primo, nel 
quale il danno sembra maggiore, si ha nei primi calori estivi con at- 
tacco ai picciuoli di preferenza; il secondo si manifesta durante la ma- 
turazione del seme, ed allora gli attacchi avvengono nello stelo alla 
superficie del suolo. 



— 415 -~ 

liii. pianta può però soccombere in ogni tempo, tanto durante l'estate 
elle al principio dell'autunno, 

i) Macrosporium sarcinaeforme Cavr. Questo parassita dei trifoglio 
studiato nel nostro laboratorio dal prof. Cavara che [ler pi imo lo ri- 
scontrò e descrisse sul Trifoìiiim pratense dei dintorni di Pavia, produce 
sulle foglie delle macchie bruno-scure. 

Le alterazioni sono rilevanti, poiché la macchie, quando numerose, 
finiscono per confluire, ed allora le foglie a poco a poco si decolorano, 
si raggrinzano ed avvizziscono. 

Un campo di trifoglio può, in condizioni favorevoli allo sviluppo del 
parassita, venire in breve tutto attaccato e lo si riconosce alla tinta 
brunastra che assume. 

Non sono noti mezzi diretti di difesa: certamente (come per altri 
parassiti vegetali) se l'occhio intelligente e vigile dell'agiicoltore avverte 
il male al suo inizio, si potrà [irocedere al taglio del trifoglio, e col- 
l'asportare il foraggio falciato e bruciarlo distruggere le spore del pa- 
rassita ed impedirne la diffusione. 

1) Funghi parassiti diversi. Attaccano il trifoglio, senza peraltro pro- 
durre gravi danni, anche i seguenti micromiceli parassiti: 

1.° SphaeruUna Trifola Rostr. Determina sulla pagina superiore 
delle foglie, numerose macchie circolari di color giallo chiaro circo- 
scritte da un margine rosso porpora. È stato osservato in Danimarca 
sul Trifolium repens. 

2." Asteroma trifoHi Grogn. Dà origine a piccole macchie brune 
pallide, più oscure al margine e circondate da sottili fibrille o strie 
raggianti, brune, poco pronunciate. 

3." Stayonospora Trifolii Fautr. Forma sulle foglie macchie bian- 
chiccie con margine rosso sulle quali scorgonsi piccoli punticini neri 
che sono i corpi fruttiferi. 

4." Phleospora Trifolii Cavara. Sulle foglie del trifoglio produce 
delle macchie irregolari, giallastre, arsiccie, che seguono le nervature 
e sono cosparse di gallozzoline lenticolari dello stesso colore (corpi 
fruttiferi) su ambedue le pagine della foglia. 

5." Septoria compia Sacc. Forma macchie poligonali a contorno 
spiccato sulle quali si scorgono piccolissimi puntini neri (corpi fruttiferi). 

6." Cercospora zcbriìia Pass. Dà luogo sulle foglie a macchie nere 
per lo più lunghe e limitate dalle nervature. 

* 

Oltre ai funghi vivono parassite su diverse specie di trifoglio al- 
cune fanerogame appartenenti al genere Cuscuta. 



— 416 — 

m) Cuscuta {Carpaferra, (jranchierella, strozza/ino, grongo, ecc.). La 
specie più comune clie attacca le radici del trifoglio è la Cuscuta Epi- 
fhijmum Mur. (epitimo o pittarne), più di radoancLe la Cuscuta europea L. 

È la cuscuta parassita assai daunoso; ne fu parlato per esteso nella 
Rassegna crittogamica del 1908, alla quale rimando anche pel modo di 
difendersi. 

B) Organi sotterranei. 

rt) Mal vinato {Ehizoctonia violacea Tiil). E l'identico fungo causa 
del mal vinaio dell' erba medica e determina le medesime alterazioni 
(vedi P B a, in Rassegna 1908). 

b) Orobanche. La specie che attacca le radici del trifoglio è la Oro- 
banche minor Sott , pianta di colore giallastro pallido, alta circa un palmo 
a completo sviluppo, la quale produce, dopo il primo taglio, nno stelo 
senza ramificazioni, portante alla sommità una spiga di 8-25 fiori, d'un 
giallo sbiadito, venato di violetto chiaro. 

Questa fanerogama parassita contraria lo sviluppo del tiifoglio e 
può ucciderne le piante. 

Generalmente è limitata, ma qualche volta (di rado) ha apportato 
danno tale da compromettere persino l'esistenza del trifogliaio. 

IIL Malattie delle veccie, 

(Vicia saliva L., Vida cracca L., Vida Villosa Rth., Vicia sepium L., 
Vida (lumetorum L.). 

a) Peronospora della veccia (Peronospora Viciae (Berle. De Bary). Si 
distingue dalla Peronospora Trifoliorum, più che altro, per caratteri 
diagnostici microscopici riferentisi ai conidiofori ed alle oospore. 

Essa danneggia olti-e le piantagioni di piselli e fave, anche diverse le- 
guminose erbacee da foraggio quali le veccie, la cicerchia (LatJnjrus praien- 
sis, Laihgrus silvestris, ecc.), ecc. e l'orobo {Orobus niger, Orobiis rernus), (^cc. 

Come la peronospora del trifoglio anche questa determina sulle fo- 
glie delle macchie iiregolari in corrispondenza delle quali, sulla pagina 
inferiore appare una specie di muffa grigiastra, data dai conidiofori. 

Nelle macchie secche formansi le oospore. 

Può produrre gravi danni specie alle piantagioni dei piselli e delle 
fave da seme. 

Quando compare nei prati di leguminose foraggiere unico rimedio 

(come nel caso deWa, Perouos2)ora Trifoliorum) è di anticipare la falciatura. 

Per le piantagioni di pi.selli e fave da seme si possono consigliare, 

quale rimedio preventivo, irrorazioni di poltiglia bordolese come si usa 

per la peronospora della vite. 



— 417 — 

è) Ruggine (Uromi/ces Fabae (Pers.) De 15ai}) Oltre clie le fave (F/c/a 
Faba), d'onde il nome specifico Uromyces Fabae, questo fungo attacca 
anche le varie specie di veccie foraggiere, prodiicendo sulle foglie, ed 
anche sugli steli (di rado) piccole pustole gialle (sopra chiazze dello 
stesco colore) che danno le ecidiospore (semi primaverili) costituenti un 
pulviscolo giallo aranciato. Più tardi compaiono turooretti di color bruno- 
castagno, che producono del pari un pulviscolo di facile dispersione costi- 
tuito dalle uredospore (semi estivi), le quali servono alla rapida diffusione 
del male. 

Infine, si formano pustole rotondeggianti ed oblunghe di color va- 
riabile dal bruno nero al nero-carbone saldamente attaccate al tessuto 
sottostante che ci danno le spore ibernanti (teleutospore) destinate a 
conservare in vita la speeie durante la stagione avversa, teleutospore 
che germinano alla buona stagione, riproducendo e perpetuando la malattia. 

È questa una specie autoica, poiché compie tutto il suo ciclo di 
vita sopra una stessa pianta. 

e) Mal bianco {Erysiphe Poli/goììi D. C). Vedi I-' A. e. 

Macchie delle foglie. Possono essere causate da diversi micro- 
miceti parassiti: 

1.° Phi/llosticta Viciae Cooke, Ascochijta Viciae Cke., Ascorhijfa Pisi 
Lib., Sepforia Viciae West. Queste quattro s[)ecie distinguibili tra loro solo 
per alcuni caratteri diagnostici, microscopici, determinano sulle foglie (e 
talora anche sui giovani frutti) delle chiazze aride, scolorite, secchiccie, 
più meno rotondeggianti, con orlo bruno, cosparse, in seguito, di piccoli 
puntini neri che sono dovuti ai corpi fruttiferi. 

2.° Ovìilaria Viciae Sacc. e Ovularia Schwarziana Magnus. Furono 
riscontrate sulla Vida villosa, di cui attaccano le foglie producendovi 
delle macchie bruniccie. 

3." Bamularia montana Voss. Sulle foglie delia Vida crocea questo 
fungillo produce delle macchie grigie rotondeggianti, talora angolose, 
che più tardi confluiscono, le quali si rivestono più o meno densamente 
(di solito nella pagina inferiore) di una specie di muffa secca, quasi pul- 
verulenta, data dagli organi fruttiferi del fungo. 

4.0 Dich/maria Linda viana laap. Si svilu[)pa sulla Vida crocea. 
Le foglie affette mostrano delle macchie pallide con margine bruno e 
puntini nericci, dapprima nettamente delimitate, di poi estendentisi a 
tutto il lembo fogliare. 

CuscDTA. Fra le fanerogame alcune cuscute vivono parassite sulla 
veccia producendo la malattia nota col nome di epitimo o pittamo; la 
più comune è la Cuscuta Epytkimum, più lara la Cuscuta europea L. 
(vedi V A. m. in Uassegna 190S). 



— 418 — 

ELENC(J DEGLI ESAMI FATTI. 

Malattie della vite. 

Peronospora (l'ìasiiìopara viticola (Beik. et Ciirt.J Beri, et De Toni). 
Sopra foglie inviate dal prof. E. Marchettano, direttore della 
Cattedra ambulante d'a<,nicoltura di S. Vito al Taglianiento 
(Udine) ed altre spedite da Voghera, Casteggio, Verrette, Ca- 
stana, Broni, ecc., come pure nell'Orto botanico ed in diversi 
giardini di Pavia Esami N. 95 

Oidio (Oiiìium Tuckeri Berk.). Sni graiipoli in diverse località della 
provincia, nell'Orto botanico ed in parecchi orti della città e 
dei dintorni di Pavia ,30 

Macrophoma flaccida (Vial. e Rav.) Cav. Sopra tralci di vite inviati 

dal direttore della Cattedra anibul. d'agric. di Lucca ■ . „ 2 

Rossore {Tetra nijrìnts telarius L.)- Sulle foglie di vite, da Verretro, 
Casteggio, Voghera, ecc. ed in diversi giardini di Pavia e 
dintorni „ 26 

TiGNDOLA dell'uva. Su grapjioli da Soiiasco, Castana, Stradella, 
Casteggio e da molte altre località dell'Oltrepò Pavese, come 
pure nell'Orto botanico ed in diversi orti della città e della 
provincia di Pavia „ 35 

FiTOPTosi (P/'iytoptiis ì'itis Land.). Sopra foglie inviateci dal profes- 
sore G. Sandri, direttore delia R. Scuola d'agric. di Brescia, 
dal prof. F. Gabrielli, direttore della Cattedra ambulante di 
agricoltura di Sarzana, da Milano sig. Landicani, in diversi 
giardini di Pavia, ecc „ 20 

Clouosi. Piante clordticlie furone inviate dal prof. Borghi, direttore 
della Scuola d'agricoltura Gallini di Voghera e da Porto- 
gruaro (Cattedra ambulante d'agricoltura) ,. 12 

Fersa. Sopra foglie mandate dall'UflBcio d'agricoltura provinciale di 
Bologna „ 1 

Malattie uivekse. Foglie e tralci con alterazioni diverse dovute 
probabilmente a cause fisiologiche d'ambiente, furono inviate 
dal prof. E. Marchettano, direttore della Cattedra ambulante 
d'agricoltura di S. Vito al Tagliamento (Udine), dal direttore 
della Cattedra ambulante d'agricoltura di Lucca, dal prof. F. 
Gabrielli, direttore della Cattedra ambulante d'agricoltura di 
Sarzana, da Sondrio, Cattedra ambulante d'agricoltura, ecc. „ 19 



— 41<) — 

Malattie diverse. Foglie con alterazioni dovute a cause esterne 
(agenti ctiiniici) mandò il prof. F. Francolini, direttore della 
Cattedra ambulante d'agricoltura di Savona . , Esami N. 4 
— Foglie cadute per siccità, dai vivai americani di Palermo . „ 1 
Malattik indeterminate. Alterazioni di cui non si è potuto in 
alcun modo determinare la causa riscontraioiisi in tralci di 
vite inviali dal prof. Colombo Calzolari, direttore della Cat- 
tedi'a ambulante d'agricoltura di Castiglione delle Stiviere „ 3 



Totale esami N. 248 
Malattie dei cereali. 

Carbone del frumento {Ustilago Tritici (Pers.) Jens.ì. Sopra spighe 
di frumento inviate dal prof. F. Gabrielli, direttore della Cat- 
tedia ambulante d'agricoltura di Sarzaua, in campi di fi u- 
mento del comune di Zerbolò (Pavia) ecc. . . . Esami N. 15 

Carbone dell'avena ( Ustilago Avenae Jens.). Forte infezione in 

campi di avena lungo il Ticino (Pavia) „ 7 

Carbone del granturco {Ustilago Maydis (D. C.) Cda.). Su piante 

di Zea Mags in diversi campi dei dintorni di Pavia . . „ 20 

Carie {TiUetia Trilici (Bjerk). Wint.). Sopra ciuccili di frumento 
inviati dal prof. Paolo Frizzati, direttore della Cattedra am- 
bulante d'agricoltura di Rimini „ 4 

Ruggine {Piicciìtia graminis Pers, f. sp. Secaì/s). Sopra segale in 

campi nei dintorni di Pavia „ 12 

Trite della segala (Thrips secalina Lind.). Sopra piante di fru- 
mento inviate dal dott. E Veratti di Varese, dal sig. profes- 
sore Colombo Calzolari, direttore della Catt. ambulante d'agri- 
coltura di Castiglione delle Stiviere „ 6 

Mosca del frumento {Cecidomia destrxclor Say). Sopra frumento in- 
viato dal prof. Colombo Calzolari, idem „ 2 

Anguillule {Tylenclvus Tritici Need.). Sopra piante di frumento in- 
viate dal dott. E. Veratti di Varese e dal sac. Antonio Mar- 
cliesi di Dernice (Tortona) „ 8 

Pidocchio dei cereali {Sip/ionop/iora cerealis). In gran quantità 
sopra segale, orzo, avena a Voghera (Scuola pratica d'agri- 
coltura Gallini) ,) 10 

Formiche {Pedinus, Ptinus). Chicchi di frumento corrosi ci furono 
inviati dal Comizio agrario di Padova e si trovò che la cor- 
rosione era dovuta a formiche ,, 2 



— 420 — 

Malattie indeterminate. Dalla Caltedia aiiibiilaiite d' agi'icuitura 
di Livorno ci furono inviate piante di fiuniento e di avena 
con alterazioni di cui non si è potuto determinare la cansa. 
Altrettanto di spighe di frumento mandate dal prof. F. Fran- 
colini, direttore della Cattedra anib. d'agr. d