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Full text of "Atti dell'Accademia Pontificia de'Nuovi Lincei"

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A T T I 

DELL' ACCADEMIA PONTIFICIA 
DE' NUOVI LINCEI 



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DELL ACCADElLi P0MIFICL4 

DE mm mm 



PIBBLICATI 



CONFORSIE ALLA DECISIONE ACCADEMICA 
del 22 dicembre 1830 

E COMPILATI DAL SEGRETARIO 



TOMO I. - ANNO L 

(1847-48) 







R M A 

1851 

TIFObllAIIA DEI.LE BEM.R ARTf 

riAZZA POLI K. 9). 



A T T I 

DELL' ACCADEML\ PONTIFICIA 
DE' NUOVI LINCEI 



SESSIOM r DEL ,)l OTTOBRE 1817 

PRESIDEKZA DELL' EMO E RMO PRINCIPE RIARIO SFORZA 

tROTETTORE DELL' ACCADEMIA 



-Invilati deiremincutissimo e reverendissirao signor cardinale Riario Sforza , 
i trenta rnembri ordinari, eletti per nomina sovrana/a comporre il corpo de- / 
liberante di questa nuova accadetnia di scienze, lecaronsi essi verso le ore 11 
/ anlimeridiane/nelle stanze del porporato raedesimoTe dopo riceviite le piii gen- 77 
' tili accoglienze, furono in una ampia sala introdotti, all' uopo disposta, nella ^ 

quale si die principio alia prima sessione accademica. 

L E T T U R E 

L'eminentissimo principe con apposita orazione, volse ai novelU accade- 
mici, che gli facevano d'iDtorno corona, la sua parola. Rammento le varie fasi ^ 
dell'antica accademia de'Lincei, finche fii di privata istituzione/la rinomanzay /. 
che si procaccio; ed i vantaggi che reco al governo co'suoi consigli, quanto '' 
Yolte ne fu richiesta. Da ultimo, manifestando la importanza grande che in- 
tendeva il regnante Pontefice PIO IX accordare alia risorgente accademia, 
perche giovasse all'avanzamento delle scienze, delle artj/e^ dell'industria ; con- I 
chiuse animando tutli con acconcie parole, a corrispondere dal canto loro alia 
fiducia somma, che il governo riponeva, in un corpo accademico di si alte 
speranze, quale si e quelle de'Nuovi Lincei. 

Dopo cio il segretario lesse gli staluti accademici, dalla sovrana autoritu , 
approvati , ed i nomi di tutti quelli /chiamati ad appartenere alia rinascente I 
accademia, come sieguono : 



r~ 



Soci ordinari noviiimti da SUA SAI^TITA'- 

AlBORGHETTI conic GUSEPPE. 

]>KRTiNi P. .MiriiFi-E, rcttore ^yiMierale tlci cliierici rcffolaii della Matlre di Dio. 

liONCOMPAGM D. RvLD.vssARE, tlfi pHncipi di Pioiiibino. 

Caetam commcndalore D. Miciielangei.0, principe di Teano, coloniielio di- 

lelloie, e coniandante del corpo de'vigili, detto dei pompieri. 
Cai.xmhielli D. Igxazio, proFessore di ottica ed astroriomia nella universita di 

itoina. 
CAVAi.iem S. Beutolo Nicola , piofcssore di archilettura statica e idiaulica 

iifiruniversila di Roma. 
Carpi dollor Pietro, professore di mineralogia, e sloria naturale neU'iiniver- 

sila di Roma. 
CiiKLiM P. Domenico delle sciiole pie, profe.s.soie di matcraatica nel coilegio 

Nazzarcno. 
CilTFA nionsig. Le.\>'DRO, professore onorario di botaiiica pratica nell'univer- 

tiilH di Roma. 
CoNCiOLi dollor Onofkio , membro del coilegio filosofico nella universita di 

Roma. 
CoPPi abate Antomo. 
De JIattiiaeis dollor Guseppe, professore di clinica medica nell' universita di 

Roma. 
De'IMedici Spaha, monsignor Lavimo. 
De A'ir.o P. Francesco della compagnia di Gesu , direltore dell' osservatorio 

aslronomico nd coilegio romano. 
Donahelli dollor Carlo, professore di fisiologia, c botanica pratica nell'uni- 

versila di Roma. 
FoLCni dollor Giacomo, professore di materia medica, e d'igiene Dell'univer- 

sita di Roma. 
Ferrarixi P. AxTiiMO della compagnia di Gcsu , presidente del coilegio fi- 
losofico nella universita di Roma. 
Massimo D. Mario, duca di Rignano. 
Mazzam D. Tommaso. professore di mcccanica e idraulica nell' universita di 

Roma. 
Metaxa' dollor Tele.maco, professore di zoologia nella universita di Roma. 
OuEsCALCiii principe D. Pietro, de'duclii del Sirmio. 



Parciietti p. Luioi tk'chieiici reyolaii Somasclii, mcmbro cmciito del colle- 

{lio filosofico della universita di Roma. 
Peketti Pietko, piofcssore di farmacia pralica ncll'iiniversita di Roma. 
PiANCl.\Nl P. GUMBATTISTA dclla compagnia di Gesu , mcmbro del coUejjio 

filosofico della universila di Roma. 
PlERi GiULiANO, professore d'inCroduzione al calcolo sublime iieila univei-sita 

di Roma. 
POGC.IOLI dottor IVIiCilELANGELO , proFessoic emerito di botanica teorica nella 

universila di Roma. 
Ratti Francesco, professore di chimica nell'iinivcrsila di Roma. 
Serem Carlo, professore di gcometria descrillira, e idrometria nella uaiver- 

sita di Roma. 
TORTOLIM D. Barnaba, profcssore di calcolo sublime nella universila di Roma. 
A'oLPiCELLi Paolo, professore di fisica sperimentale nelluniversila di Roma. 

Venne in seguilo la pubblicazione delle cariche conferite per quesla pri- 
ma volta dalla SANTITA' SUA; che .sono le seguenti. 

Presidente 

Sig. DucA DI Rignano. 



Membi'i del comilato accademieo 

Sigg. D. Pietro Odescalchi de'duchi del Sirmio, 

D. Michelangelo comm. Caelani, principe di Teano, 
Prof. JNicola Cavalieri S. Berlolo, 
Prof. Carlo Sereni. 



Segretario 
Sig. prof. Paolo Volpicelli. 



Censori 

Sigg. prof. G. B. Pianciani d. C. d. G. 
Prof. D. Tommaso Mazzani, 
Dolt. Onofrio Concioli, 
Prof. Giuseppe De Matlbaeis. 



— 8 — 

Vice- segrelai'io 

Si{j. prof. Francesco Ralli. 

Tesoriere 
Siy. coiite Giuseppe Alboighelti. 



Bibliolecario, ed archivista 
Sig. D. Baldassare Boacompagni de'priucipi di Piombiiio. 

Direttore della specola astronomica 
Sig. prof. D. Ignazio Calaiidrelli. 



COMUNICAZIONI 

II sig. principe D. Pietro Odcscalchi de'duchi del Sirmio, offcrse in dono 
airaccadeinia il busto in marmo di Federico Cesi , fondatore degli anlichi 
lincei, gia fatto a bella posta eseguire dalla \alente artista/la signora Teresa / 
ISenincampi. L'oflerla vennc accolta con vivi applausi. 

II sig. prof- Dc Mallbaeis richiamo alia mcnjoria de'nuovi lincei/la esi- / 
sleuza nella biblioleca vaticanaVdi un assai pregevole manoscrilto dell'ab. Fran- ' 

cesco CanccUieri, di onorata memoria, ove moltc cose relative aU'accadeinia 
degli antichi lincci si contcngono, e non ancora piibblicate. Quindi egli pro- 
pose clie al governo si faccsse istanza, per la pubblicazione di questo mano- 
scrilto, dalla eredila del CanccUieri acquistato, il quale divenuto di pubblica 

ragione, tornerebbe ad onore di Roma, deH'accademia, e delle scienze. 

Fii quindi sciolla \a prima riunione, con licenza deH'eminentissimo prin- 
cipe che la presiedeva. 

P. V. 



— — 

SESSION! ir DEL 14 FEBBRAIO mi 

PRESIDEAIZA DEL SIG. »V€k Dl RICI\Ai\0 



111- 



ilelle sale superiori del gran palazzo senaloiio in Campidogllo, fecero i li 
cei la seconda loio tornala ; e non senza provare la piu grata reminiscenza , 
sedeltero adiinati nella stessa gloriosa stanza dei loro predecessor!. 

COMUNICAZIOM 

II sig. presidente die in prima contezza, di quanto fino a quel giorno 
eras! da liii operate, in vantaggio della rinasceiile islituzioue accademica. Fece 
conoscere che la concessionc di una dote annua , fatta definitivamente, per 
mezzo del ministro di finanza dal S Padre, onde questo scientifico stabili- 
mento potesse provvedere a quanto per sussistere gii era necessario, avevadi 
gia ottenulo il suo pieno elFetto. Annunzio inollre, che S. E. il sig. senatore 
di Roma, aveva con sommo favore accolto le richieste fattegli daU'Emo. ca- 
merimgo di S. R. Chiesa, e dailo stesso sig. presidenle,a(rinche in Campidoglio 
risedessero i nuovi lincei; per mode che il decoroso appartamento entro cui 
vedeansi essi ragunati, era del favore medesimo il piu manifesto argomento. 

Questo discorso fu con plaiiso universale accolto ; e furono rese gra- 
zie airaltivilii,ed alio zelo del nobile presidente, per la cui opera in ispecial 
modo erasi taato, e con tanta prestezza ottenulo. 

Segui la lettura di parecchi scritli e documenti, relativi alle sopraccen- 
nate concessioni. 

C M M I S S I ]N I 

A maggior utile delia scienza, ed a maggior decoro dell'accademia, con- 
formandosi altresi al § II del tit. IV degli statuli, il sig. presidente richiede 
il parere dei membri del corpo deliberante accademico, intorno all'eserciziu 
pratico delle future sessioni, si pubbliche, che private. Dopo lunga discus- 
sione, nella <juale tutti convenivano in questo, che cioe le basi di cos'i fatto 
esercizio esser dovevano la pubblicita e la libeiia; si stabili a voti unanimi 
dl scegliere immediatamente una commissione di quattro membri ordinari, 
che non variando essenzialmcnle quanto prescrivono gli statuti anzidetti, de.s- 
sc un maggiore sviluppo a quelle prcscrizioni , non senza consultare quanto 
SI pratica dalle scicntifichc accademie di rinomanza maggiore. 



— U) — 

(Commissari Sigg." Prof." Pi.vNCiANi, De-Vico, D. Baldvssare 
BoNCOMPAGNi dei piincipi di Pioinbino, Voli'ICELLI relatore). 

II sig. ministro del coinmercio rimclle aH'accademla il {jiudicaie siil me- 
rilo di una sladera, chc lia per oygclto la proiUa ridii/.ioiie delle varie ca- 
pacila in quelle del sistema metrico , immagiiiain e coslrutta dal sijr. Gre(jo~ 
rio Teodoraui , asslsteiile alia scuola di meccaiiica applicata allc arti in Ho- 

logna. 

II sijj. ministro del commercio incarica I'accademia, di porre in oidinc la 
riduzione delle diverse misure tutle dello stalo pontificio, nell' unico sistema 
metrico; come fjia Fu praticato in altri sinti (ritalia, e come fjiiistanientc da 
{jran tempo si reclama dalle scieuze, dalle arti, c dal commercio di tutta la 
nazione italiana. 

(/ Commissari saranno quanta prima nominati dal comilato accademico 
per iiKvsti due oijgetti^ e nc sara piibblicala la itomina nella veynenle sessione). 

Per invito del presidcnte il corpo accademico recasi a visitarc il niio- 

vo locale, concessojjii dalla munificenza deU'eccellentissima romana magistra- 

tura; e la sessione cessa. 

P. V. 



SESSIONE lir DEL 21 MAIIZO IfiW- 

PRESIDE\X.% DEL SIG. DIJCA DI RIOKAKO 



MEMORIE E COMUNICAZIONI 

Suir accademia de liucei, dal lerzo sua risnrgimcnlo del 1795 , sino alia go- 
vernativa sua istiluzionc del 1847. Jiugionamenlo istorieo del prof. Paolo 

VOLPICELLI. 



1 iilli sanno, coUcyhi chiarissimi, die raccadeniia de'lincei, fa dal principe 
di s. Angclo dei duchi di Acquasparta, Fcderico Cesi, fondata. Qiiesto lii- 
minarc della romana nobilla, nel 1(303 Ic prime fondamenla {jitio di quell' 
accademia ; e di gran lunga precerlendo 1' cpoca sua, fu il primo die iiidi- 
ca.sse il piu opportune mezzo pel rapido progresso delle umane cognizioni, e 



— II — 

della vera civilta. Ma il bene noii scmprc <Ia liiUi s'intcncle, toslo die altri 
lo nddlla; ed e qiicsta una falale condizionc dclla umariita. Noa mancano di 
taiilo in lauto fra gli iioinini di quelli, die a traverso dei prc^iudizi di ogiii 
sorta spinjTendo lo s[;iiardo dclP acuto loro inlendimento . vcgyono, ed alta- 
menle [jroclaiiiano una (|Uiilcbc soryente di piosperila ; ma quesli csseri jui- 
vilegiali , non pure roaiicaoo il piii delle voile di favore , cosi rimanendo 
soli; ma e sovenle iiiconlraiio la persccuzione, die li fa viuima dciringeyno 
loro. La storia ne in.segna che quesla fu la s )rte della p'n'i parie di quei 
sommi . cui fu dalo discernere la verila, fra le tenebre della cla loro; e sap- 
piaiiio come (|uesla fu altresi la sorte del iiostro Federico, e de' suoi doui 
colleghi. Era I'idea di queslo principe ;;rande, {'(Mierosa, ed a Roma conve- 
iiientissinia ; ma noii era in armonia colle circostanze , e cullo stato sociale 
di quo'lempi ; avanzava essa i medcsimi di circa due secoli e mezzo. Dicem- 
iiio quella idea {jrande, perche non solo riguardava Roma, non solo riferivasi 
alia Italia, ma tutto abbracciava il mondo islruilo : la dicemmo genercsa, per- 
che apriva una soryente inesausta di beni fisici e morali, come a|)punto sono 
i fruUi die si oltengono dal collivare le scieuze, e dal farle progredire : la di- 
cemmo a Roma conveaienlissima , perche come questa nostra cilta fu dcsli- 
nata .sorgente di ogni bene morale, cos'i essa dovrebbe pur esseie fonte di 
ogni bene fisico, di ogni prosperita materialc, di ogni sociale progresso. 

Wa non e da maravigliare che Federico non potesse riescire nel suo 
proposto ; giacche come nella natura il tempo e compagno indivisibile dei 
fenomeni tulti, per modo che la legge di conlinuila rcgna sempie in ognuno 
di essi, e nulla mai succede sia per salto, sia neU'islaule; cosi nella societa 
niun bene si |)u6 elTetluare seuza I'demento del tempo , comecdie il bene 
medcsimo siasi di gia ravvisato, ed altamente prociaiiiato. Queslo tempo e neces- 
sario a disporre gli animi, perche abbraccino le ulill riforrne; le quali allora 
soltanto saranno pieiiamente conseguite, quando sieusi per graJi, e con legge 
di conlinuila inlrodolte. Avviene spesso che quesla tempo decorre accompa- 
gnalo da una lotia, in cui sovenle il riformalore divicne vittima; pcro la 
sua riforma, quando sia veramente utile, non puo col tempo mancare. 

Per qucsle ragioni molti neniici si eblie il Cesi, e molte persecuzioni 
dovellc palire, insieme co'suoi coliegbi, tanlo nelle domestiche mura, quanlo 
fuori di esse , per avere volulo fondare uiraccadomia di scienze , la tpwle 
doveva i dotti della Europa lulla mellere in relazione fra loro. E cotanla si 
fu la forza delle persecuzioni stesse, le quali cominciarono quasi col nasccre 



— 12 — 

ilci lliiCL'i, cho allaccatleini.T Fu {jiiioco forza sciogliersi ; cd a'suoi mombri 
tocco, |>er cvitare niapgiori mali, disperdersi, e rilirar.si , chi ncU' uno , chi 
iieiraltro pacsu. Pare chc questu priino decadimcnlo dell' accadcmia si eflfel- 
tiiasse ncl IfiOO, o in quel toriio , e diirasse fino al 1H00 ; cpoca del priino 
risovf/imcnlo ilella inedosiiiia. In qiicsla seconda cpoca raccademia si acquisto 
gran fama, cos'i ])er le prodiiziuni scientific he de'suoi membri , come per la 
celebrila degli iiomini dotti, che vi si associarono ; fra quali nel KilO un 
Gio. Balla. Porta napolitano ; ncl 1G11 un Galileo Galilei fiorentino ; nello 
.>lesso anno un Gio. 'I'erenzio di Costanza, e un Teofilo Molitore d'lngolstad, 
poi gesuili ambidui ; e nel 1G1'2 un Fabio Colonna napolitano ; pei' tacere 
di molti allri dotti, fi'a'quali non pochi nobili romani, come un Salviali, un 
Cesarini ^ un Rluti , un Barberinl , cd uno SForza Pallavicini , die nel prin- 
cipio del secolo decimoscttimo, coltivando le scicnze , si onoravano del litolo 
di lincei. 

Questa scienlifica societa , divisa in tre classi , era modellata in (juisa 
di un ordine religiose c militare: avcva essa per protettore s. Giovanni Evan- 
gelista , e per insegna una lince, clie atterrava I'idra, col motto Sagncius ista\ 
insegna riportata dall'Odescalchi nelle sue memorie de'lincei. Lo slemma, cd 
il s. Giovanni si fecero per la prima volta inciderc, dal nostro collega il signer 
principe D. Raldassare Boncompagni, che li fece ritrarre dalla biblioteca AI- 
bani, ove con altre cai'te original! dei lincei si conservano ; e noi , avendolo 
egli gentilmenle permesso, riportiamo Tuno e I'altro, nella tavola I.", posta in 
fine di questo ragionamento. Era poi stemma deU'accademia una lince, contor- 
nata di alloro, e sotto corona baronale. 

Gli accademici. raccolti n<j'licci, dovevano professare le scicnze per via 
di sperimenti, e di osservazioni; inetodo allora del tutto nuovo in Italia , e 
contemporaneamente proclamato da Racone da Verulamio in Inghilterra. L' 
eta per la nomina di linoeo, doveva essere, ne miuore di 22, ne maggiore di 
30 anni; di pin si richiedeva onesta di nalali. Fu prescritto un alfabeto enig- 
nialico; c (picslo era per una parte rcclamalo dal bisogno di far cessare le osti" 
lita verso talc islituzionc, per I'altra disapprovato da migliore consiglio, ed av- 
vedutezza. I lincei si chiamavano tutti fratelli giurati, e dovevano recilare ogni 
giorno TofTicio dclla 15. Vergine; ogni loro licco doveva essere fornito di bi- 
blioteca e di museo: cos'i essi provvedevano alia niancanza delle universita. Era 
vietato trattare di giurisprudenza, di sloria modcrna, di teologia, di politica, e 
di poesia. In Roma le riunioni loro si (enevano in un palazzo dei Cesi, posto 
in via della maschera d'oro; ed il sig. Ulissc Pentini, che fu poi possessore di 



— 13 — 
quel palazzo, voile nel medcsimo pcrpetuarne la memoria , con la seguentc 
iscrizione, deUata tlal ch. abate Giovenazzi : 

CAESIORVM . FVI . DOMYS 

QVO . OLIM . COETVlM . SVVM . LYNCEORVM • COG ERE 

IIERVS . MEVS . FRIDERICVS . SOLEBAT 

IIAEC . AVLA . HI . PARIETES . ILLORVM . VOCE 

ERVDH A . PERSONVERVNT 

IN . QVIBVS . VNICVS . ILLE . COELI . SIDERVMQVE 

SPECTATOR . ET . IPSE . ALIQVANDO . GALILAEVS 

AVDITVS . EST 

NVNC . EX . A. . D. . V. . ID . MAI. . ANN . CIDIDCCXVIH 

IVRIBVS . VLYSSIS . PENTINI 

INSCRIPTA . IIAEC . TE . QVI . LEGIS 

NESCIVS . NE . ESSES . VOLVI 

II (livielo dalo da Federico per la poesia nelia sua accademia, forma il 
pill grande elogio di quell' altissimo ingegno ; moslra in fatti clie Federico 
ravviso ben da lungi quale doveva essere il vero mezzo per la sociale pro- 
sperila, e che questo consisteva, non gia negli slanci fantastic! della esaltata 
immaginazionc , ma bens'i nella fredda e profonda meditazione dpi naturali 
fenomeni, e della esalta , e rigorosa scienza. Ua tempo e vero la poesia fu 
non solo utile, ma eziandio necessana per la civilta; ma oggi essa non e piu 
da lanlo presso quelle nazioni, che seguirono I'umano progresso. La storia 
ne inscgna, die questa esagerata produzione dellingegno, ando sempre ceden- 
do il posto al razlonalismo, alia filosofia, alle scienze, al lecnicismo; e che at- 
lualmente le resta solo procacciare diletto ad'alcuni, ed in certe particolari cir- 
costanze; ma non puo presso le piu colte nazioni riguardarsi come un mezzo 

di ulililii, c d'istruzione. 

II. 

La morte del principe Federico, successe in Acquasparla il 2 agosto del 
1G30, essendo egli nella fresca eta di anni 45. Fu percio grande ollre ogni 
credere il dolore de'hncei, e la perdita che le scienze nebbero; dacche I'ac- 
cademia, prlva di capo e di mezzi, cesso allora di esistere , dopo avere per 
lo spazio di 27 anni prosperato, lottando pcr6 incessantemente colle circoslanze 
de'iempi, ad essa certo non favorevoli. Infaiti nel 1G25, da una parte Fede- 



— t.'» — 

rioo nepava !a ,soliilil;i flei cioli, c (bllalira Galileo nejyava la imniohilila dolla 
leiia: ijiieslo due ^n ilij, pioclamale lia due lincei, non polevaao ccrlo iii quel 
tempi favorire la istituzione dei medesimi. Quella morte segna I'epoca del se- 
coiulo (iecddimoito deli'accademia nostra, che a somiglianza del primo, credia- 
mo doversi altribiiiro aU'esseie la medesima, come fii da! Cesi concepita, un 
beue sociale, da qiieiringojjno lavvisalo a tiaverso Ic tenebre del siio sccolo, 
e non compreso dalla comune de'siioi contemporanei, che dovcvano riguardarsi 
come non abbastanza maturi per favorirla, e per goderne. Avviene in simil 
{»iiisa di niolti altri iilili ordinanicnti: (|iiesti, comecche di prosperita fecondi, 
pure perclie precoci, o cadono vittima di una sisteniatica opposizione, ovvero 
gli uomini, abusando dei medesimi, li converlono in aitreltanle sorgcnti di male. 

L'accademia de' lincei cesso di esistere coUa moile del suo fondatore ; 
pero I'idea di una dolla congrefja pel progresso deile scienze, gia erasi per 
I'Europa insinuata , e questa piu non si dilcguo; che quasi dalle cencri de' 
lincei nacque Taccademia faniosissinia del Cinieato in Firenze; ove le nienti 
gia si trovavano meglio disposle, ad accoglicrc le isliluzioni ili socicta scien- 
liliche. Questa disposiziunc invadendo col tempo, ed a gradi lEuropa tulta, 
produsse quello che vediamo a giorni nostri, con generate soddisf.i^ione avve- 
nuto; cioe che tulle le nazioni civilizzate si procurarooo, chi prima, chi poi, 
un'accademia pel progress© delle scienze. La scintilla partita dal Cesi, fu di 
molia luce feconda; poiche ovunque le condizioni sociali erano, per opera del 
tempo e dclla civilta, divenute favorevoli, per tiUto essa vi accese la face dello 
scientifico slabiliiiienlo. 

Quello che qui brevcmente ho narrato rispetto alia origine de'lincei, non 
e nuovo nella sloria dclle scienze; e trovasi con assai maggiore svjluppo es|)o- 
sto nelTegregio lavoro, che il duca di Ceri, D. Daldassare Odescalchi, rese di 
pubblica ragione in Iloma nel 480G, col litolo << Memorie istorico critiche del- 
I'acciulcmia de'linrei. Ouest'opera non poira niai baslantemente lodarsi, sicco- 
nic quella, che molto al projjiesso delle scienze in Italia contribui; che salvo 
daH'oblio taiite glorie scienlitiche della palria nostra; che fu conlinua occa- 
sione al risorgimento dei lincei; che da ulliino diede diritto al suo autore di 
riscuotere dalla pin remota ela lutla la benemerenza, per la pubblicazione di 
quelle sue memorie. II sig. princijw I). Pictro Odescalchi figlio, ed il signor 
principe D. Baldassare Boncompagni nipote dell'illustre autore, ambedue no- 
stri colleghi. che lanio contribuiscono al progresso dell' attuale accademia , 
dcbbono niollo compiacersi nel vedere, che la medesima e risorla , e che le 



— IT) — 

mnmoriu lasoiatc di essa da queirilliistrc loro antenato, prcpararono questo de- 
Kideratissimo risorjjimcnto. 

Oltrc qiicllo chc dc'lincci puli blico il diica di Ccii D. Raldassaic Odc- 
scalclii, avvi ancora un niniioscritto, conlenentc le lavole fitosoliclie del piin- 
cipe Federico, per ciira dello stesso diica oidinale, illiislrale, e conservale iiella 
sua faiiii{>lia (1). Inollre I'esiiiiio letteiato romaiio Francesco Canccllicri, uo- 
mo erudilissimo, lascio un siio lavoro incdilo inlitolato : Stovia dell' avcade- 
mia de'lincci\ die trovasi iiclla bibliotcca valicaiia. In questo manoscrilto, die 
il noslro diiarissiuio coUofja siy. dolt. Ucoflalthaeis, iiella prima sessione, pro- /C^QJ7l. 

poneva saviaincn(e fosse per mezzo del governo pubblicato , si trova molto , 
Don ancora conosciiito, de(<;li antidii liucei (2). 

(i) t molto iiilcressaiile l;i dicliiara/.ione die qui riportiamo, posla iniiaiui al maiioscrilto mc- 
(lesinio. 

Avoiulo io scritta la sloria Jl-II' accadcmia ilt;' l.iiict'i stampala in Roma nel ISOG, ebhi occasionr 
di conoscere la importanza ed il pri>|;io |;raiidissimo delle tavole fitosofiche , composte dal prlnclpo 
rodiTico Cesi, rondatori; dulla incdcsiina; iielle ((iiali si soorgi" come quell' iinjeyiio , verameiile slraor- 
<liiiario, aveva (]ia vcdtilt; UiUt; qiii'lle scupi'i'to^ die i iialiiralisti dei due seeuti segiiciiti b.uiiio poi 
posle Ciiori siccomc loro proprie, senza iieppure cilarlo. Potei vederc eziandio die di delte lavole 
lion esisleva sc noii una copia, andie inrormc e mallaUa, nnila all' opera del Recclii. Di pii'i : di que- 
«(o libroe di qiieste tavole non esistc se non una copia nella biblioleca del I'u si{;. card. Valenti , dcl- 
ia quale s'iynora il destino. Temondo adiinqiie die i|iie.sto libro pote»se and.ire fnori di Roma, c cosi 
qiiesle lavole disperdersi, le passai al sij;. dott. Nicola Maitelli, uomo ver»alo in quesli sludi come 
iiiun altio in lloina ; cd cjjli eon una peri/.ia, e con una pazieiiiCa iiipsplicabile, non solamenlc ha co- 
piate le pi'cscnli t.ivole, ma eorretle eziandio da liille le oonl'usioni cbe erano neU'esemplare slam- 
pato, e le ha ridotte alia vera loi-ma, colla quale escirono dalle mani ddl'autore. Sono duaque que- 
Kte lavole un monumento prejiosissimo ed unico al mondo: perci6 ordino e voglio che siano queste 
lavole conservale in casa mia e nella mia famiglia come un vero Icsoro: e non solo non possano inai 
p»r qiialunqnc raijione aliennrsi , ma nemmcno preslarsi; e clii volesse osservarle debki venire qui 
in casa, e qui esaminarle, ma in presenza scmpre di uno do' niiei figliuoli , o di qnalchc allro in- 
dividuo della mia lamiQlia. In line non posso aliliastanza ludare e ringniziare il sip. dotl. Marldii, 
che con tanta I'alica ha asaicuralo a nie ed a Roma un nioiuimenlo cosi prszioso di queH'illiiatre iio- 
stro concittadino. — (juesto di 18 ayosto 1809. 

Firmal'i — Baldassahe Odbscalciii 

(2) Riporti.imo qui conic Irov.-iei ml (jiornale Arcadico t. 10, p. 113 an. 1823. il prospelto 
di qiiesta inedila istoria. 

Imilazione lilograKca dill', elciico origlnalc di XXXII l.incei , scritlo in per(;amciia di loro ca- 
ratliTP, iniinilo de'propri sii(;(;elli con la linco, ed illuslrato da Francesco Canccllicri, (lluesto pre- 
zioso calalogo fu al Cancellieri cednlo in origiiiale il 21 I'cbbraio 1821, da monsignor I'ilippo Luigi 
Gilij, sno parlicolare amico; il quale (a collaboratore nella specola CaeUni, ed acquintb I'jndicato ca- 
lalogo dall' ab. Gins. I.elli ) con XXX letlerc ngualmente incdite de' medesiini , e con CXV cil're in 
esse conteiiute, e spiegale dal di. sig. conte Donicnico Morosini , oltre >ari squarci di IV Icllcre di 



— 1G — 
Ncl prcscntc mio discorso istorico per tanto mi sono pioposto, colleghi 
chiarissiini , pubblicare quella parte della sloria de' lincei che riguarda it 

M.ii'lino Fogclio di Ambiirgo aJ Anlonio Ma(;liabecclii sopra la loro accademia, durata XXVII aiiiii, dal 
MOClll lino al MOCXXX, ed una breve istoria lalina della medesima di un anonimo, unila all'indicc 
allabclieo di allri XXXVIIl |iro|)o>ti, ma non ainmessi. 

Nel IVonlfspiiio inedaglia dfl FonJatore principe Federico Cesi , ollre il rame separate di trc 
allre del medesimo, riprodoUe dal (ascicolo VII dell'opera insiyne del cli. si;;, cavaliere conle Pumpco 
Lilla, staiupala in Milano, sopra le (amiglie cclcbri ilaliane, intorno la famiglia Cesi. 

Dedica a S. E. il sig. doo Pielro Odescalchi de'diiclii di Ceri e del Sirmio, principe dell'impero, 
commeiulalore dell'imperiale ordine Leopoldo, ciambcllano di S. M. I. H. A., diretlore del giornale 
arcadico,e ben degno ligliuolo deirincomparabile sig. D. Baldassarre Odescalchi 'duca di Ceri, cele- 
bre aulori- delle Memorie storico-crilichc dcU'accadcmia de'Lincei.. 

Prolazione, a ciii si aggiiigne aneor la lalina, premessa all'elenco autogral'o de'XXXII Liucei, ma 
senia le abbrevialure, che ivi s'incontrano. 

Imilazione litografica, I'edeloiente eseguita dal ch. sig. Giovanni dalTArmi lirolese, del suddnllo 
catalogo, scriUo di proprio caraltere da ciascua accadcmico, in qualtro fogli membranacei, e munilo 
de'proprii siiggelli, con I'incisione della lince^ e de'respetlivi nomi e cognomi. 

Capo I. Squarci inediti di qiiallro letterc, scritte in ilaliano da Martino Fogelio di Ambiirgo ad 
Antonio Magliabecchi, sopra la storia de'Lincei, da lui preparata, con le notizie di entrambi. 

II. .Vcadcmiae Lyncaeorum brevis notitia iuedila, ab anonymo aiictorc descripla. 

III. Calalogus XVI Lyncaeorum ab eodem anonymo concinnatus, qiiibus lolidem eorumdem aca- 
demicorum notiliae ab elencbo autographo membranaceo adiiciuntur. 

IV. Federico Cesi romano principe detl'accademia. 

1. Copia litografica di XX lettere autografe, disposte co'numeri romani, con la loro spiegazione 
al rincontro, e con quella di .sei di esse, scrit^a all'ebraica, ossia al rovescio, fatta dal ch- sig. conle 
Domeuico iMorosini di Venezia. 

2. Produzione di allre leltere, e raonumeDli originali senza cifra, dl Federico Cesi in lalino a 
6io. Eckio, 2 aprile 1604. 

3. A Francesco StcUuti 17 luglio t604. 

4. In latino a Gio. Eckio 12 agosto 1604. 

5. A Franc. Stelluti 10 marzo 1605 a Parma. 
G. In lalino a Gio. Eckio 19 marzo 1605. 

7. Al medesimo in aprile 1605 a Praga. 

8. Consiglio dirello dal P. Federico al consigliere F. Stelinli, ed al segretario Anastasio de Fi- 
liis a' 10 aprile 1605. 

9. Risposla data dai medcsimi in 43 articoli. 

10. Decreto dal principe de'Lincei dirctlo al consigliere Stelluti. 

11. Lettera di Federico Cesi, di .V. de Filiis e dello Stelluti, a Gio. Eckio de'14 maggio 1605. 

12. Decreto de'lre suddelti Lincei, spedilo a Gio. Eckio a Praga a'17 maggio 1605. 

13. Leltera di Federico Cesi a Gio. Eckio a Praga 11 giugno 1605. 

14. .\1 medesimo a Praga 23 giugno 1605. 

15. Alio stesso a Praga 2 luglio 1605. 

16. Alio stesso a Praga 13 agosto 1605. 

17. \ Francesco Stelluti a Parma 7 dicembrc 1605. 



— 17 — 

terzo suo risorfjimento , nvvenulo siil finire del secolo dccimoUavo, cioe nel 
1 795, sino aU'cpoca della sua governativa istituzione, che avvenne id questo 



18. Al meilesliiio a Parma 17 gonnaio 1G()7. 

10. Al meJusimo a Pabriaiio 30 aprile lUll, illu^trata Jal cli. sig. caaonico D. Giuseppe Scltele, 
prolessore di ottica, c di astronomia, « drgli element! di nialematica neirarcliiginnasio romano. 

20. Al niedeMimo a I'aliriano 2S nltobrc 1611. 

21. .\Ui orip,inali duH\icc.idcMni.i, ila' 23 aprile 1G12, fino a' 13 aprile 1613. 

22. I.fllora di 1". Crsi ila s. Polo a'5 liiijlio 1612, a F. Sleiluli a Fabriano 

23. Atlra da Ac(|tiasparta al inedesimo, senza data. 

24. Lettera di tin anonimo, in cui al dcscrive Tuso curiobis^'imo della Cocciata in .Vcquasp.irta 
per le no/ze de'vedovi. 

Capo V. Giovanni EcUio di Deventer. 

25. Lettera al P. I'ederico da Praga 19 dicembre 1604. 

26. .\l meilesiino da Praga, 3 gennaio 1605. 

27. Di Benedetto lilosii al mcdesimo a Pra(;a 19 aprile 1605. 

28. Di ("liovanni Ecliio da Madrid a V. Slelliiti 2 giiigno 1608. 
VI. i'Vaiiccsro ilMuti di Fabriano. 

29. Diploma della nobilla romana, concessagli dal senato romano a' 7 setlembre 1605. 

30. Lettera a Gio. Battista suo I'ralello da Roma a' 16 settembre 1605 a Fabriano. 

31. Rame di Ire Api eomnnicatomi dal cli. sig. ab. Luigi Rezzi, bibliotecario della Barberina ; e 
dedicato ad L'rbano Vlllj iiel 1625, per la dedica dell'apiario, (trascrilto ed illustrato, col linceogral'o, 
da' loro respettivi original!, dal oil. sig. dott. Luigi Francini, da cui ne aspettiamo la pubblicazione) ; 
il (|ual mine e !>tato poi ripetulo nella sua cilizione tiel Persio nel 1630. 

32. Allra dillo slesso Stelluli a G. B. suo fralello de'li novembre 1646. 

33. Supplica stesa dal niedesimo, come procuralore dellaccademia , per la privativa delta stampa 
del Tcsoro messicano, con la notizia di qiiella otteouta da Paolo V, da Urbano VIII, dall'imperadore 
Ferdinando, e dal gran diica Cosimo U. ': 

34. Spiegazione di una lunga lettera scritla al medesimo in cifra da F. Cesi, con altra di una car- 
tina aggiiinta, pure in cil'ra. 

35. Sonelto ad una bella venditrice di corde. 

36. Altro sopra il giuoeo di Neve. 

37. Altro per rimprovero amoroso. 

38. Altro per la partenza di un amante. 

3U. Altro per It. 1). clie accompagna un funerale. 

40. Endecasillabi di Giusto Kiquio a Fr. Slelluti. 

41. Otto dislici di Lamberto Vossio al niedesimo. 

42. Due epigrammi a Ini direlti dallo stesso Vossio. 

43. Telrastico, vcrsi ilaliani su le buone feste e buon capo d'anno, ed epigramma in lode delTe- 
diiione di Persio, di Teobaldo Stula di Fabriano. 

44. t^de alcaiea in onor sno d'Ignazio Deacci di Recauati. 

VII. Mnasl(Uio dc I-'iliis di Tertii. 

VIII. Gio. Battisla Porta napolilano. 

45. Notizie aneddote del medesimo, ricavale da un codice della biblioteca .Albani 

3 



— 18 — 



anno; la qiial parle di storia non Fu niai lino ad era complclamente narrala. E 
dall'un de'lati lasciando quei particolari della mcdesinia, clie a lavoro di questo 



IX. Galileo Galilei fiorentino coU'elcncv degli aulori ehe nc hanno scrilto. 

X. Giovanni Terrensio di Costanza, poi gesuila, dcfunto nclla Cina. 

16. Miniita eslratta dal siuUelto codice Albaiio, di una siipplica oripinale del P. Fedcrico all'impe 
radore, per la l';icoU,'i di conlerire ajli accadcmiii la laiirea dotlorale, e di [condccorarli con una toga 
di sela, e con una mozzella di pi'lli di lincc sovrapposta. 

XI. liioriiiiiii Fabri di hambrrga. 

XII. 'J'cofilo Molitnre d'Ingnlslad. 

XIII. Antonio Persia di MaUra 

i7. Notizie della sua vila e delle sue opnre, con quattro iscrizioni, eslralle dal predelto codice 
A I banc. 

48. Fede aulcntici della sua sepollura nella cliiesa di s. OnolVio al Gianicolo. 

XIV. Fitesio Porta Oislanzn naiKililano. 

XV. iMccolo Jnlonio Slelliola napolitano. 

49. Kotizic sopra la vera sna patria, in Siderno nelle Calahrie, le sue opere, il suo epilaflio, con 
alcune sue lellere, somministratc dal cli. sig. canonico Miclielangelo Macry sidernate. 

XVI. Fabio Cotonna napolitano, coll'analisi delle sue opere, e con varj squarcl delle sue lellere. 

XVII. Diego de Vrrea Conca napolitano. 

XVIII. yingelo de Filiis di Terni. 

XIX. itifrt f'alerio napotilann. 

XX. Giovanni Demisiano di Cefalii. 

XXI. Marrn f'elsero di Augusta. 

50. Notizie ilella sua vita e delle sue opere, estralte dal suddetlo codice Albano. 

XXII. Fitippo Salviati fiorentino. 

51. Nolizie della sua vila e della sua morle in Barcellona, ricavate dal suddelto codice. 

XXIII. Cosimo Ridnlfi fiorentino. 

XXIV. fincenzo Mirabella di .Siracusa. 

62. Diploma aulentico di accademico linceo, spedilofjli dal P. Federico , c copialo dal suddello 
codice Albano 

53. Copia di altra modula delle patenti^ clie soleano spedirsi agli accadeniici, estralla dallo stesso 
codice. 

XXV. Filippo Pandolflni fiorentino. 

XXVI. f irginio Cesarini romano- 

54. Nolizie aneddote della sna vita e delle sue opere, estralte dal suddetlo codice. 

55. Iscrizione stainpata in Ibglio atlanlico dall'accademia bolognese de'Pltilomusori in onor stio. 

XXVII. Giovanni Ciampoli fiorentino. 

XXVIII. Carlo Muli romano. 

XXIX. ClOHdio AcliiUini bolognese. 

36 Discorso inedito di un anoniino sopra il suo sonetlo : Sudatc o faoclii ad abbruriar metalli. 

XXX. Cassiano del Pozzo di I ercelli. 

XXXI. Giu.<rppr iSeri di Perugia. 

57. Nolizie aneddote sopra il medesimo, favorile dal ch. sig. cav. Gio. Ballisla Vermiglioli. 

XXXII. Francesco Barberini fiorentino. 



— 19 — 

assai pii'i sviluppato si addicono; anduro esponendo brevcmente i principali 
fatti della indicata cpoca , afliaclie sia compiuta la narrazioue delle cir(K>> 



58. Si ricerca, se Aks^aiidro Adiinari, che ^li duJicu la Irailuzione di Pindaru, foiase lincco. 

XXXIII. Mario Guiilueci flarentino. 

89. Sub iiotizie estralle <!al coilice Albano. 

XXXIV. Cesarc Marsigli bidiKjncse- 

60. Sue Doti/ie ricavale ilal ttiiildetlo codice. 
XXW. Giuslo Hiquio di Gand ciltadino romano. 

61. Sue nolizic estratte dalln stesso codice. 

XXXVI. S|iecchio delle patrie, delleU, de'ltioglii, e de'diversi modi, co'qiiali »i veggono soUo- 
scrilli ill tindici cataln(;lii, c:ni|tie membrauacci e sei cartacei, copiali dal siiddelto codice, e 
da uiio della liiljliolrca barlterina^ comtiiiicalo da i|riell'eriiditi$simo bibliulecario. 

XXXVII. Calalogo alfab.-lico de'XXXII Lincei dal 1003, fino al 1023. 

XXXVIII. Catalogi) allabctico <le'XVI Lincei nominati dallanonimo. 

XXXIX. Nolizie di XXXVIII soggelti proposti, ma noo ammessi fra gli accadeniici, e special- 
nientc di Sl'orza I'allavicino, di I'ictro della Valle, e di Luca Olstenio, cavale dal codice Albaiio. 

XL. liidice allabctico dei iredesiuii. 



1. Ani\ (di) .Marcliese. 
2 Uauoiic Francesco da Verula- 
mio. 

3. Bagliani Gio. Battisla. 

4. Ilarclajo (jiovaiuii. 

3. Bayer incdici) di Augusta. 
0. liisignaiio (di) Priucipe. 

7. Uracci Ignazio. 

8. Castelli Trancesco. 

y Caslro (di) Hodrigo. 

10. Coueu Giorgio .icoto , cou la 

sua iscri/iuiie, posla iiejt.i 
cliic»a dc' SS. Loruuzo e 
Damaso. 

11. Dempstero Tommaso. 



12. Diiii monsigaor Pielro. 

13. Fasciardo. 

14. Tavorini I'abrianese. 

15. Fatire monsieur. 

10. Fodin medico napolitano. 

17. t^lieraldi .Marino raguseo- 

18. Glorioso Gio. CamiUo. 

19. Errart, primo cancelliere del 

diica di liaviera. 

20. Imperati Francesco. 

21. Iveuus medico dell'imp. Mat- 

tia. 

22. Lasano, o Laseiao. 
23 Marini Gherardo. 
24. Marzano Pielro- 



23. Minderero Raimondo. 

26. Nemory (di) Duca. 

27. Olstenio Luca. 

28. PeiveschioClaudioFabriiio. 

29. Polacco medico del principc 

Sapiha. 

30. Rinuccini marchese. 

31. Allro Fratello. 

32. Scbipani Mario. 

33. Saverio Marco .\urelio. 

34. Sfurza Pallavicino. 

33. Sligliaiio (di; Principe. 
30. Valguaroera Mariana. 

37. Valle (della) Pielro. 

38. Villani. 



XLI. Calalogo di XVIII, creduli veri Lincei, da Giano Planco, ossia da Gio. Battisla liianclii 
nella sua JVotilia linceoram. 



1. Fcdcricus Caesins. 

2. Jo. liaptista Porta. 

3. Fabins Columna. 

4. Lucas Valerius. 

3 Galil.ieus Galilaeus. 
6. Uarius Guiduccius. 



7. Franciscus Slellutus. 

8. Joannes Terrentius. 

9. Joannes Faber. 

10. .Alexander .\dimarins. 
It. Joannes Ciampolus. 
12. Marcus VeUerns. 



13. Cynlliiiis (Mernenliiis. 

14. Joannes Demisiann». 

15. Tliiopliilns .Molilor. 

16. .-Viitoliilis Persius. 

17. Cassianus Puleus. 

18. Justus Hiquius. 



XLII. Calalogo di allri XVIII messi in dubbio dal medesimo. 



1. Batlaglinus Franciscus. 

2. (^apoccius Tluirius. 

3. C.ollus Angelus. 

4. Oiotallcvius Franciscus. 

5. Filiis de .\ngetus. 

6. Filiis de Oidacns. 

7. Gualdus Francijcus , di cui 

si produrranno le piii belle 



squisite notizie,coniunicate 
<lal ch. sig. can. coute .^n 
geli) lialtaglini. 

8. Eckius Joaniios. 

9. iMarintis Julius. 

10. Mirabella Vincentius. 

11. NeriiLs Jnscpbus. 

12. PandolKnus Fbilippus. 



13. Porta Philesins. 

14. Salvialns Pbilippns. 

15. Severinus .M. .\ureluis. 
10. Stelliola M. .\uli>nius. 
17. Weslingius. 

18 Wintberus Jo. fiaplisla. 



— 20 — 

stiinze, cos'i favorcvoli come avverse aH'accaclemia noslia, dal primo suo na- 
scere, sino alia prcsenle sua slahilita. Credelli poi iieccssario inaiitlarc in- 
nanzi a piiisa tli csordio, tulle ((ucllu iiolizie degli aiiliclu lincci,sebbene gia 
pubblicalo ; aninclio per epitome soil' occbio si abbia ognuno in queslo di- 
scorso quanto principalmentc concenic la storia dei mcdesimi, sino alia morle 
del principe fondatorc lore. 

III. 

Quella scintilla, cbe sul piincipiare del secolo decimosellimo, parti dalla 
mente del Cesi, iion fii spenla in Roma con la morte tli lui; ma sopila si ri- 
mase, daiido cpialcbe dcbolissima luce di tempo in tempo, fmo a ciic qucsia 
citla, divenula piu matura per sifTalla islituzione, potesse accoglieria, polesse 
comprcnilerla, potesse guslarne il bene; al qual ofrello fu d'uopo due sccoli 
circa. Ed iiiFatti dal commcndatorc Cassiano del Pozzo clie, morendo Fedcrico, 
slava ill Homa, Fu raccadcmia de'liucei nelia sua casa riccvula, ove si Irovava 
un ricco mu.seo; ed essa \i si lenne lino al IG.'j'l, per la prolezione del car- 
dinalc Barberini, nipote di L'rbano VIII; ma colla morie di queslo poiporalo 
rimase I'accadcmia del lullo cslinta sino aH'armo 1740, quando il dollissimo 
Ponlefice Benedetto XIV, Lambcrtini , la torno a vita , dandole il nome di 
accademia de' nuovi lincei ; cpoca del secondn suo risorgimento. Voile inol- 
tre il Ponlefice stesso clic la medesima prendesse a subietlo, la storia della na- 
lura, e la fisica sperimenlale. Ma se I'accademia fiori nuovamente aU'onibra di 
quel meccnate, da capo essa, dopo la morle di lui, si ridussc nel nulla; e cosi 
per la levza volla si eslinse. 

A far manco scntita que.sla perdila. nacque in Roma un'altra accademia fi- 
sico-matcmalica, della quale furono pubblicali alcuni - RaygufUjli sopra divcrsi 
pensieri spcriinentabili, proposli nelV accademia (isico-matematica di Roma. II 
P. Eschinard, dollo gesuita romano, era di quest'accademia, e pubblico - Lc- 
etioncm luihilam in accademia physicn-malhemalica de intersecatinnc Istmi aputi 
mare ritbrum (1). In apprcsso il cardinals Ludovisi, nipote tli Gregorio XV, 

XI.III. >otizie (lell'atcadenii.i ile'iuKivi tincci, gloriosamenlc rlunlla nel )7'Jo, d,il benemerito 
sig. abate Don Feliciaiio Scarpeltini, professore di li^ica sacra neirarchiginnasio romano. 

Approvazione del ch. sig. dolt. Giuseppe De Matlliaeis, prolessore di mcdicina n_' ll'archiginnasio 
romano. 

Indice generalc. 
(1) flaodos. Bibl. Rom III. 24. 



— 21 — 

:i dinioslrare il siio favore per le scienze, islilui uii accademia clic appello Vn- 
ticaita, porclii'' slal)ilita nel palazzo Valicano, e neH'abiiazione del cardinalc 
slcsso. Kifeiisce lEiiireo, pailaiido di Raklovino dal Moiile (l), clio il Papa 
era soli(o intervenire alio sessioiii di quest' accadeinia , ove si liallavano 
argonienli scientifici, fiammisciiiati di qualchc poesia sui medesimi. Ben si 
eompreiide clic il coiicorso in tale accadeinia esser doveva [rrande; jjoro (luel 
Papa ebbc icjjno brevissimo, qiiimli bievissima pure f'u la foituna, e del nipole 
suo , e dellaccademia. Nel inonastero de' nionaci dell' ordine di s. Jiasiiio , in 
\ia delta ogjji di s. Basilio, nacque un' allra accadeinia cbianiata Basiliana , 
ove si Iratlavano argonienli ecclesiaslici, e si facevano frequenli riiuiioni. Giu- 
seppe Caipani roniano, beneincrito piofessore di Icj^ge neila nostra universi- 
ta (2), pubblico i fasti di quesl'nccademia, col catalogo degli a{jjjregati ad essa. 
Da un canto niettendo altre accademie, simili a quelle ora indicate, nia di 
minor fama, ricorderemo solo quella delta deijVfiUrecciali; che lo slesso Cai- 
pani foiido in sua casa , perclie maggiormente fosse daila giovenlu coltivala 
la giurisprudenza. Fiori quest'accademia finche visse il suo fondatore, fu dai 
inigliori giovani, e dalle persone di maggior senno frequentala, e parecchi 
de'suoi membri, clie piu negli sludi legali, allora raollo in credito, si dislin- 
guevano , meritarono di essere a cospicue dignila protnossi ; fra questi si 
debbono annoverare i cardinali, Camillo Massimo, e Francesco Buonvisi. Pero 
lulte queste otlime islituzioni scientificbe, per {'indole dei tempi di allora, eb- 
bero assai breve durata. 

IV. 

Nel 178G una mano di elelti giovani , e studiosi di scienze fisico-ma- 
lematiche, si Irovo riunila nel collegio Umbro-Fuccioli (3). Conferivano essi 
fra loro giornalmente , per supplire alia mancanza tolale di quei mezzi ne- 
cessari alle osservazioni , ed alle sperieaze , che i loro sludi reclamavano. 



(1) Pinacoth. II, 41. 

(2) Maiulos. VI. 60. 

(3) Colle(;in riiiKl.ito in Hom.i, per opera di alciini privali della provincia pontificia, Julia int- 
bria, col line Ji educare la giovenlu di essa. Monsignor Giovanni Antonio Fuccioli nel I6it, deslinO 
per testamenlo i siioi beni alia istiluzion? di uu collegio, pei giovani di alcune ciUi ilellXmbria , 
clie III delto Fuccioli. Nel 1683 Gio. Carlo Lassi, destinb gii averi snoi per altro simile collegio det- 
to dell L'mbria. Nel 1785 i nominati due collogi I'urono in uno riiinili, ohe si disse Umbro ~ Fuccioli , 
posto in via dclle boUeglie oscure. 



00 



Uno di lali giov.ini, Feliciano Scarpellini da Fiiligno (I), entiato atunno di 
circa 20 anni, poi divenuto ripetilore delle facolta filosoficlie, quindi rettore 
nel collefjio mcdesimo , fu inenricato prosiedere a quelle confeieii7,e , allora 
ej'li essendo in ela di circa 32 anni. Vide lo Scarpellini che a favorire con 
ctticacia il progresso delle fisiche dottrinc, faceva d' iiopo di sperienze; quindi 
con ofjni cura, e co'jiuoi scarsi mezzi si diede nd alleslirc stromoiiti, [)er mo- 
do, die dopo qualclic anno, cd a Uille sue spese, formo il nocciuolo di un jja- 
biuelto fisico, nel quale aecorreva la gioventu anche da fuori del collegio. 
Troviamo con soddisFazione , die fra i giovani congregali nel 1793, per gli 
sludi fisico-matcinalici nel noininato collegio, eravi anche il sig. conte Giu- 
seppe Alborjjlietli, allnnlmente socio ordinario e tesorierc dell' accademia no- 
stra : per sift'allo niodo si accendeva in lloma Tamore delle scienze moderne. 
Quella modesla riunione fu in accademia ridotta nel 1795 (2); ed allora 
fu che i soci di ossa. {jia istruiti nolle chimiche dottrinc del tem|)0, incomin- 
ciaroiio a propa{jarnc i risiiitamenti , e le utili applicazioni. In questo me- 
desimo anno fu stampato il primo elenco degli argomenti da svolgersi, c fu 
intitolato - Accndcmia L'inhro-Fnccioli. Costoro giornalmentc si riunivano ; e 
clii nelle chimiche manipolazioni occupandosi, chi nelle fisiche sperienze, chi 
nelle meteorologiche osservazioni, chi su gli ojjgetti di fisica-matematica di- 
scutendo; tutti preparavano materiali per gli argomenti da esporre nelle pub- 
bliclie loro adunanze. Deve ritenei'si questa essere stata 1' epoca del terzo ri- 
sorgiinento deH'accademia de'lincei. Dopo due anni di siffatto esercizio acca- 
demico, quella riunione di studiosi, aveva cosi progredito, e tanto era in re- 
putazione salita, che i compilatori dell' antologia romana , stimarooo conve- 
niente darne al pubblico distinto ragguaglio, commendando ed incoraggiando 



(1) Feliciano Scarpfllini il.i l"iil.(;nn, eiilrb nel collegio ilt-ll' I'niljria in (|>iallL't di alunno il 10 
nOM'aibre 1782, in Pl.'i >li anni 20, e giorni 20; Jopo essurvi diuioralo anni 6, mesi 6, e giorni 8, ne 
parti nel 18 maggio 1789, cntranilo in casa ili'l marcliese I'rangipani, chiamalovi per insegnare al 
marc'liese Pieiro OdUone Frangipaiii Dimorb in qne»ta casa S anni, mvsi 3, e giorni 2S : parti dalla 
mcdesinia il 13 siHleinbrc 1791, avcndo anni 31, mcsi 10, e giorni 24; e lornh nt-l collegio llndiro- 
Fncoioli come rrllore del medesimo; carica conruritagli dal cardinally Anlonc'Hi, prot^tlorc vigilan- 
tiisinin dfl nominate collegio, nel quale fu lo Scarpellini condiiiporaneamente ripelitore delle facol- 
t.'i filosoficlie. Per allre nolizie della sna vita, Tedi — Onni del cav. dolt. Henedelto Trompeo, iii- 
Inrno alia vita ed alle opere del proi. cav, I). Feliciano Scarpellini. — Roma dalla tipografia Sal- 
viucci 1811. — II giornale artistico lelterario. — II Tiberino 12 aprile 1831, an. VII. n. 0. 

(2) Saggio Morico della lelleratura romana duU'avvucato Uenaz/.i. Vol IV. p 310. 



— 23 — 

il foiulalore ilella mede.tima, lo Scarpcllini (I), cui nel 1797 venne aindato an- 
clie rinse{jnameiito dclla fisico-chiniica iicl liceo del scniinario romano, allora 
diretlo dal clero sccolare. 

In ques»o medesinio anno si trovava in Roma il celebre geometra Monge, 
uno dei commissaii per tiaspoitare a Parijji gli ogjctli di belle arii, secon- 
do il trallalo di Tolentino : inteso egli clie una tornata della nasccnte acca- 
dcmia, nel I giugno aveva liiogo , voile assistervi unitamente al chiarissimo 
Berlhollet; e Irovo con sua grande soddisfazione , che si ripetevano in essa 
le famigerale sperienze sull' analisi , e sulla sinlesi dell' aequa ; nelle quali 
lanta parle vi aveva preso egli stesso ('2). Vcdendo quel dotlo francese, che gli 
argomenti di tali riunioni, erano al livello delle scienze fisiche di allora, con- 
tinuo ad intervenirvi, lodando sempre molto quella studiosa giovenU'i, i loro 
accademici esercizi, le cure dallo Scar|)ellini prodigate pel piogresso di que- 
sl' accademia, ed aggiungendo stiinulo ai soci di essa, col trallcuei-si fra loio 

(1) Anlol. Horn. 1797. Agoslo ii.» VI. Stabllinicnli iitili. 

(2) Qiiaiiilo Lavoisier, Borlhollt'l, Giiytnn, c I.aplaii' introJiicevano In spiriln (ilosofico iiplla clii- 
iiiica, per cui ilovi'va ben presto riiliirsi qiiesla seien/..i Ira Ic piil ulili al progresso <li liitte Ic allre, 
ed alta civile pro.-'perila; Monge iion lu lunga pezza cslraiieo a tiuesto perreiionamenlo dello iimane 
coQnizioni, eil elibe Tonore di parlecipare alia gloria di tina delle pii'i belle scoperle del sno secolo, 
quella ciot: dei principj cn^slituenti Taciiua. Cavendish iiellestale del 1781 in Inghilterra conobbe clie 
si produceva deiraci]ua, medianle la conibustiono deiridrogene coirossigene; c Cu il primo atl annun- 
ziare la vera cnmposlzione di questo liquido. Nel 24 giiignn 1783 , in presenza di Leroy, Vander- 
monde, Blagilen, ed altri accademici, fu da Lavoisier c Laplace istituita una sperienza, dalla quale per 
mezzo della combiistionc dell'idrogene coH'ossigine, si oUennero 1!) gramme di acqua pura, e Lavoisier 
conciuse che queslo liquido si componeva d'idrogene, e di ossigene, come gici Cavendish aveva dimo- 
slrato. Pooo dopo Jlonge a Jlezieres , oUenne in questo I'atto, per vie diverse, il medesimo risulta- 
menlo. Monge non lu ccito il primo in tale scoperla : ma iion conoscendo i lavori degli altri doUi 
per la medesima, egli la raggiunsc; percift a lui si deve I'onore di averia di per se ricono^ciula , 
vincendo gli ostacoli , che la nascondevano (*). Jlonge dopo avere preparalo del gas ossigene, e del 
gas idrogene iiello stalo di magginr purezza possibile , isolo I'uno e I'allro in due campane immerse 
neH'acqua. DalT alio di qneste partivano dei tuhi che si riunivano in un medesimo punto nel collo 
di iin globo vuoto, ermeticamenle chiuso, nel tjuale tro\3vasi un piccolo apparalo euiliometrico. In- 
irodnceva egli successivamente delTossigene e delTidrogeoe nel globo, e per mezzo della scintilla elet- 
trica, ridtioeva ogni volla in acqua una parte del oipscuglio loro. Esse per siB'alU guiu oKenne una 
qnantiti di acqua, maggiore di quella giil oltenuta dagli altri dotti che lo avevano preccduto. Con 
questo apparato , ridolto anclie a magjjior perl'ezione, si s[)erimeiilava nel collegio I'mbro-Tnccioli 
c|uel giorno, sulla composizione delTacilua; ed oggi Papparalo medesimo si conserva nel gabinetlo K- 
sico deU'universiU romana. 



(*) Per la storia di quesia sroperla veggasi I'eln.^io di Cavendish, scritto da Cuvier jMcmoires de 
riaililut 1812) — Thomson, Syslime dc Chjmie T. II, p. 22. 



■u 



ail incoragyiaili. Per Ic (jiiali cose clobbianio coiicliKlerc fin tia oia , die il 
Mongc abln'ii cgli pure conlrihullo. nel riprisiliiiare in llonia uii'accadeniia tli 
seieiize ; lo clie anchc meglio saia inanifcslo nel seguito di questo tliscorso. 
Nel seguenlc anno 1708, vcdianio fra i nomi degli accademici disserenli 
figurarc. (|iuIlo del noslio clnarissimo collega si{j. dott. Giuseppe De Mattliaeis; 
e qiiindi lo lio\iaino. nej^jli olcnchi deyli annt sojjuenti, iino de'pin zelaiili so- 
slenilori di c|iie.sta scienlilica istiiuzione; giacche quasi sempro, siiio a! 1830, 
interesso egii Taccad emia colic sue produzioni scientiFiche,sopra moderni ar- 
gomcnli fisici. E fu tanio egli benemerito di questa societa, che lo Scarpel- 
lini. come I'cstaui'atorc, e segretaiio [icrpetuo della medesima, nel 18 giugno 
180.3, anno IX dal siio Icrzo risorgimenio, lilascio al De INIaltliaeis iin alte- 
stalo ampiissiDio delle sue vasle cognizioni, dc'suoi progressi nelle scienze, e 
del suo lungo ed assiduo csercizio accademico , da Cutli applaudito. Cos\ es- 
scndo le cose dell' accademia, cangio turiiultuariamente lo stato polilico di 
Roma, per 1' iugresso dci francesi , per la espulsionc del Papa , per la di- 
spersione dei cardinali, c degli altri ccclesiaslici, e per la miseria in questa 
dominante. Fra tante vicende Taccademia del collegio delTUnibria si resse non 
solo; nia e fu causa, cbc questo centro di cducazinne ancora perseverasse. 
Fortunatamente il Monge torno nel 1798 in Roma, rivestito di piii alta missione 
per qucll'ordine nuovo di cose; cioc si trovava egli commissario, coi signori 
DauDou, Faypoult e Florent , spediti dal direttorio francese, con aulorlta su- 
pcriorc in materia civile , polilica , e finanziera. Lo Scarpellini , cui gia in 
que' trambusti fu abbandonato e collegio ed accademia , da chi aveva 1' alta 
prolezione di arobcdue , si ebbe dal Monge la nomina di membro dci con- 
sigli legislativi, e dell' istituto nazionale. Inoltre fu tanta la protezione , che 
il gcomeira francese accordo aH'accademia in questa circoslanza, ed ai mem- 
bri della medesima, che per suo suggerimento, e col suo intervento, ne fu- 
rono stabilite le leggi ; e queste a suo nome furono dallo Scarpellini pro- 
mulgate in accademia nel 1 799, anno V daU'ultirao suo rinascere. Nella parte 
I.^ titolo 1° §. 5° di queste leggi si disponeva, che il presidente dell'accade- 
mia dovessc cangiarsi ogni sei mesi, e lo Scarpellini uella prima tornata di 
qucst'anno fu eletto a presidente (1), Flajani essendo nominato segretario. 



(IJ Itiportiamo il discorso liello Scarpellini per l.i sua presiilen/a (leU'accadennia, quale si trova srri- 
> dal medesiino. 

' Daccbc vi piacque, valorosi accademici, riunirvi in quesle mie stanze; qui riassumere i vostri 
scienlifici IraUeoiincnli, e decorare colla voslra accademia questa abitazione sacra gi^ alle scieiiz' , 



Pei°tanto la cclcbritu di qiiesta istituzione giunse a talc , che molli dotti 
da ogiii parte cliiedevano di esservi aggrejjali. Ecco in qual modo , efTicace 
al cerlo, rillustre anali.stn Fraucese, Monge, contribui alio stabiliincnto di un 
accademia scienlifica in Roma, dalla quale tanto bene oggi la sociela, ed il go- 

eJ oH'orta ila me a qiifllo zcio, clie in tiitti voi rayvisai, per i progrcssi ilellc science e Jille arli, per 
il lienc dei vostri siinili, e per runiversale vaiilaggio della socieli ; \o sperimeiilai in mc »le»so la 
pill dolcc e lusingliiera coinpiaeen/.a, piii d'apprcsso ammirai linipegiio voslro, I'ui spellalore delle vo- 
atre I'atiohe, e partecipai con voi di qiieirapplauso, elie nell'anno scorso, colle dotte vostre produ- 
lioni, meritasle dai piil illustri letterati, clie sovciite dccorarono qncsta voslra adnnanza. A si fausti 
preludi, io conccpii le pill alte speranze dei >oslri progress! ; e dacchi stimai apparlcnervi in qual- 
che parte, ini repiitai anclie teniito di cooperare con voi al fermo stabilimento di qtiesta voslra isli- 
Inzione. — 

Ora peri) die vi compiacete di rivestirmi dell'onorevole inearico di voslro presidento , no meuo 
lenulo mi veggo ad esternarvi la siiicera iiiia riconosecnza , per quella grata soddisfazione ch' cljiji 
scnipre in me slesso, nel vedervi con noblle gara Impegnali a soslenere il decoro della nostra acca- 
.demij, ed a stabilirc di essa i pill solidi I'ondainenti. lo ben m' avveggo pertanto cosa esige da me 
questo iucarico, cosa esigele voi DeU'addossarmelo. Le vostre leggi mi risuonano allc oreccbie, e mi 
anniinziano i doveri di presidente; ma voi piii di rae conoscete quali siano quelli di coloro, ciie de- 
dicati alle paciFiclie scieiize, debbono segnare il senliero della virli'i , al tempo islesso clie debbono 
quello aprire, die al comiin bene conduce. Ben so essere questo il line prioiario della voslra istitu- 
zione, ed io mi rcsi garante di questo, allorche qualclie oslacolo apparve ai vostri progressi; a dis- 
siparnc ogni onibra mi ripulat a gloria di tutla su me stesso addossare la responsabitila della voslra 
satiia eondolla; voi dovetc colla virtu vostra soslenerne I'assuoto; io dcbbo per il nuovo inearico so- 
slenerne il decoro. Voi ben sapele, che deve siedere fra voi soltanto chi fe seguace della morale e 
ilella virtu. Si vcgga in voi la nobilc gara fra Tamore per qiiesta, e lo zelo per le scienze; e veggasi, ad 
onla della nialdiceote invidia, <|uanlo bene si accoppiano Ira loro la ilotlrina , la morale, e la virtii 
.\d ottenero questo iutento, cui devono tendere le vostre laticbe, siavi a cuore , valorosi accademici 
porre tutto it senno neirottima scella di quel membri, die mancano ancora a compiere il numero 
devostri colleglii; ne men della dottriua si ricbiegga in essi la moralil.\ dei costumi , la retlitudine 
delle niassiine, e quella oiiorata opiiiionc, con cui il pubblico imparziale marca il carattere dei savi. .Ad 
avere poi la stability della vostra accademia, permettetemi ancora cbe all' osservanza v' impegni delle 
vostre leggi, onde quel fondauicnto non mancbi, su cui deve basare ogni bene orjinata sociela. Perch6 
poi <|uesto stabilimento giunga sempre piii a procurare pubblici vaulaggi , ed a merilare la ricono- 
secnza della 50ciet;\ , io ardirei d'incoraggiarvi a slendere i vostri lavori ancbe sull' agricolliira , e 
sulla veteriiiaria; oggetti non men degui per voi, che vantaggiosi pel nostro paese. 

A voi linaliiieute mi rivolgo, illustri censori, che siete depositari delle nostre leggi, che se- 
guar dovcte I'ordine, e I'armonia di questo nostro stabilimento, ohe destar dovete coi vostri luini ed 
csempi U gara di lutli, se non per raggiungervi, almeno per emularvi; voi, poichi le mie (brze souo 
inferiori aU'incarieo di cui mi rivestite, ed ai merito che mi attribuite , voi prendete meco in ciislo- 
dia questa adnnanza, non meno a me, che a voi cara. liicoraggiatene coll'esempio lo zelo ; promo- 
vetene coi lumi i progressi ; e sosteiieleiie col voslro nonic la riputazione Mentre sar6 d' assai I'elice , 
valorosi accadimici, nel vedere abitare le scienze nelle mie stanze, diramarsi fuori di qiieste le utili 
vostre proiluzioni, ed acclamarsi perlino nelle piii rinomale accademie le vostre fatichej io tutto nc do- 
vr6 a voi la gloria, e tutti a voi slessi ne dovr.'i la patria i grand! vanlaggi. n 

4 



2G 



verno riliae. Laonde fia i molli litoli pei quali ha dirilto 11 Monge alia ri- 
coiioscenza dei dolti, anchc questo, da noi narrato, dcve aggiungersi; die certo 
noil erasi aucora poslo in chiaro; c die non tiovasi icgistrato neppure nella 
(loliissinia isloria di lui, scriua nei 1819 daii'illustie Carlo Diipin (1). 



Nella crisi polilica di transizionc, clic nel 1800 avvcnnc, lo Scai'pellini si 
ebbe quelle die suole scmpre accadeie in simiglianli circostanze; cioe pali esso 
traversie, fu riuiosso da tiitle le cariche, fu airaccademia sua iinposlo silen- 
zio; ed it collegio Ilmbio-Fuccioli fu so|)presso. In tante angiislie Irovo egli 
iieir 1801 asilo ed asiistenza presso la generosita del duca di Sei-nioiiela, D. 
Francesco Caetani, esimio araatore degli ollimi studi, e di coloro ciie li col- 
livavano ; il quale conferi alio Scarpelliai una cappellania, e lo incarico della 
scienlirica educazione de' suoi figliuoli. 

Aveva il duca slesso fatto acquisto del palazzo Scrbelloni, posto in via 
delle boltcglie oscure; lo aveva nel 1775 riparato in alcuiii luoghi, e vi aveva 
costrutto nella sonimita una loggia, che poi ridusse ad osseivalorio. Fin dnll' 
anno 178o incoininciarono in esso le osservazionl meteoiologiche, isliluite dal 
sig. ab. Dc-Caesaris, alloia direttore deU'osservatoiio medesinio; ma nel na- 
scer loro, furono queste litnitate solo alle priucipali, e piu cotnuni fra esse. 
Nel 178-i il sig. abale Cavalli , cbiamato alia direzione di quell' osservatorio 
per la meteorologia, vi acciebbe gristruraenli per quesla; ed all'abate Scarpel- 
lini allldo I'incarico delle relative osservazioni, che si ripelevano in tre diverse 
ore del giorno, ed ogni anno si pubblicavano nel giornale intitolato ; Effeme- 
ridi per uso della Specola Caelani. che incotninciato nel 1785, continuava nel 
1802, pubblicando iiiteressauti lavori astronomici, e meteoiologici. 

Al Cavalli successe lo Scarpellini, per volere del duca di Serraoneta, foa- 
datore di quell'osservalorio; uno dei veri noecenati delle scienze, che tanto 
raramenle s'inconlrano, e che non scmpre sono imilali da coloro, che lo do- 
vrebbero piu degli allri. Lo Scarpellini raiglioro, ed aumenlo ancor piii gli 
.strumcnti della meteorologia, per commissions del nominato duca; i«titu'i le 
osservazioni con maggior esattczza ; ed associo queste alle agrarie non solo, 



(1) Essai hUtorique sur ks services, et li's Iravaux scienlifitiues de Gaspard Monje, par Charles 
Diipin. Paris 18(9. 



— 27 — 

ma eziandio alle mcdiche, colla ragionevole speranza di rnggiungere, quaiido 
che fosse, lo scoprimento di qualclie interessante relazione , fia qiiesli tre fi- 
»iici rami, lanto strettamcnte iasieme congiuoti, e colla prosperilii umaiia. Di- 
sgraziatameiitc , confcssiamolo pure , noi siarao restati privi di queste no- 
slrc ulilissime istituzioni , lu quali altrove hanno di molto progredito. Ed 
in vero a Bi-usselles, per opera del chiari.ssirno sig. Qiielelet, ed a Greenwich 
per cura del cliiarissimo si{j. Airy, la meleorologia fa grandi pi-ogressi, per 
I'associazione dei melodi fotografici alia medesima. Pero sarebbe ormai tem- 
po, che cessasse fra noi la niancaiiza di un osservalorio meteorologico. fondato 
coi perfczionarocnti, che il |)ro{jresso delle scienze ha somministrato a questo 
ramo di fisica; e che, secondo quanlo gia praticavasi neU'osservatorio del duca 
di Sermoneta, fossero le osservazioni di meleorologia congiunte, alle osserva- 
zioni Lanto agrarie, quanlo medichc. 

Oltre a cio nella specula Caetani si fecero molte osservazioni astrono- 
miche , come risulta dalT eftemeridi della medesima , pei tipi di essa pub- 
blicate ; giacche il duca Caetani aveva, per maggior vantaggio degli studi 
che nobilmente proteggeva, stabilita neU'altro sue palazzo sul colle Esquilino 
una tipografia, ed altresi un orto botauico. Dalla lettera (1) che il medesi- 

(i) Signore 

Roma li 18 Iiiglio 1801. 

Dai foQli piibblici abbiamo conosciuto I'tiso, che in una delle voslre dotte mcmnrle, letla all' In- 
stilulo nazionalc il 21 del passato Pratile, vol avete fatlo della osservazione, isliluita dal sig. Ciccolini 
iu>l 30 marzo uUirno decorso (9 Germile) a Firenzej sulla occuUazione delta steila a della vergine; 
per deleroiinnre con maggior precisione la long'itudine di qiiesta ciUl. CI6 mi ba indoKo a comii- 
uicarvi una simile osservazionc, che noi abbiamo fatta, il sig. prof. Scarpellini cd io, nell'osserva(orio 
da me stabilito. L'osservazlone di cui »i tralta, si riferisce alia notninala Stella; ed l- avveniita il 2i 
del mcse di maggio di queslo anno ( 4 Pratile anno IX). La Stella fu osservata dal sig. Scarpellini, con 
un obhieUivo acromatico di Dollond, del foco di 12 piedi; e da me con un obliieltivo simile, ma del 
loco di 3 piedi. Coii un accordo sorprendenle abbiamo, a meno di un secondo, fiisalo I' immersione a 
10'', <J', 30' della sera, e I'emcrsione a 11'', 24', 24", 3, tempo vero. Spero die voi vogliate renders a 
ll(ima,il medesimo vanlaggio die avete reso a Kirenze. LMtalia, che gi.'i vi deve m.dto per la eccel- 
liiile vostra opera, f'oyagc en Italic, vi dovra essere anche riconoscenle pel perlezionamenlo della sua 
goograKa. L'accoglienza lavorevole, fatta sempre da voi, a tutli quelli cite vi cumunicano aslronomiche 
osservazioni, mi ha incoraggiato ad intraprendere una corri^ponJenza con voi, mediante la riferila 
osservazionc; die potri essere seguita da pii altre. lo polro eziandio, se voi me lo permetleretc, inviar- 
vi una serie di scelte osservazioni, fattc neU'osservatorio astronomico, che ho fomlato sin dal 1783. 

Gradile, vi prego, quesia ofl'erta, come testimonio il pill sinccro dell'alta stima, e della vera amicizia, 
colla quale lio i'onore di estere 

.\l sig. Girolamo de la Landc a Parigi. 

Vostro uroile servitore 
II duca Caetani ili Sermoneta. 



— 28 — 

ino scrisse al cclcbrc ile la Lande , si rilcva lo zcio siio , c tlc'siioi collaho- 
ratori nel coltivaic I'aslionomin. Tiitli yli slabilinieiili oia indicati, cessaiono 
colla niortc del duca stosso, avveniita nnl 1810; cpoca iiclla quale, per I'aboli- 
zione del fedecomniissi, e per gli sconvolfyimenli politic!, moUo era diminuila 
la riccliezza dello principesche romane famifylic. 

Per le viccndc poliliclic iiilerne di Roma , 1' accadcniia nel 1800 si la- 
cquc, soggiaccndo cos'i al quarlo siio decadimento; ma le macchino acquislalc 
per la medesima dal siio fondatore D. Feliciano Scarpellini, furono tutlc ri- 
coverate nel palazzo del nomiiialo ,si{j. duca, in \ia delle bolleghe oscure; il 
quale percio mise a disposiziono dello Scarpellini im ben fornito ed ampio 
apparlamento, cioe quello {jia da monsig. Caetaui abilalo nel medesimo palazzo. 

VI. 

Recavasi a Roma da Venezia nel 3 luglio 1800 il Sommo Pontefice 
Pio VII, delle arli, e delle scienze amantissimo, c proleggilore; il quale, se- 
condalo da intellijjenli minislri, lar{iamen(c favoriva, e sommamente apprez- 
zava il progresso delle medesime. Per lanto il duca di Sermonela supplico 
S. Santita, onde permettesse, che quell'accademia, poco fa spcnta, potesse riu- 
nirsi nel delto suo palazzo, ed ivi esercitarsi. A tale supplica fu benignamente 
rescritto, nel 10 marzo 1801, per la grazia implorala; e cio mediante Tavvo- 
cato Di Pielro,- rettore deputato della universitu romana, cui gia era stata la 
supplica medesima rimessa. Nell' anno slesso , che VII ricorreva dal risorgi- 
iTiento ultimo dell' accaderaia , questa si convoco adunque nel palazzo Cae- 
lani; c per gralitudine verso il nobilc suo mecenatc, si appello Accadcniia Cae- 
fani., poiche con questo tilolo troviarao slampato, e per la prima volla, I'elenco 
dcgli argomenti , da svolgere nelle tornate accademiche di quel medesimo 
anno. 

Nel 1(i aprile del 1801, cioe un mcse dopo il cilalo re.scrilto, dal clua- 
rissimo prof. Gioacchino Pessuti, gia falto presidente dcH'accademia, si pro- 
nuncio un magislrale discorso, nel quale si raccomandava Tamore delle scienze 
fisico-malemalicbe. Quindi loccando il Pessuti brevemente della grande ririo- 
manza, cbe lascio di se lantica accadcmia de 'lincei, proponeva egli d'imitar- 
la, e di adottare fin da quel momento il nome di Nuovi Lincei; lo che fu ab- 
bracciato ad unanimiia, per mandarsi ad effetto nel 1802; l' accaderaia poi 
fin a allora fu riguardala come una conlinuazione dcllantica. Dunque il 10 



— -iO — 

npiile 1801 ncl palazzo del duca di Scrnioneta in Roma, presso le boltcglie 
oscurc, siu'cesse il (fuarlo ripristinamenlo della famosa accademia di Federico 
Ccsi. JNeH'aiino seguciilc fii staiiipnlo I'eleiico dei lemi, col lilolo Accademia 
de'nuovi lined, a forma dellc precedenti deliberazioni / e questo utile stabi- 
limento ricevc nel suo seno molli allri doui, fra'quali quei professori piu re- 
])iitali delle due iiniversitii di Roma; la prima della .sapicnza, la seconda del 
collegio I'omano, delta Gregoriana; la quale allora era dal clero secolare te- 
iiiila, e diretta. L'accadcmia per (al modo crcsciuta , stabili moitc relazioni 
cogli scieiiziali, e colle allre accademia straniere. 

Intanlo avvciiiie cbc monsignor govcrnalore di Roma, intimo vcrbalmente 
al si{j. duca di Sermoneta, di cassare selte individui dall'eleiico degli accade- 
mici, che si componeva di ventiqualtro. II nominato duca ricorse percio im- 
manliiienle al segretario di state, rEminenlissimo Consalvi: diccndogli che non 
avrebbc giammai dalo egli stesso esecuzione, a quanto monsig. goveroatore da 
liii esigeva; che se quei selte accademici avevano alcuna colpa, si doveva pro- 
cedere conlro i medesimi regolarmente, per mezzo dei tribunal! ordinari*,che in 
fine avrebbc piultosto cgl't chiusa del tutto Taccadcmia, nulla oslante il rescritto 
di S. Santitii, e la rinomanza grandis.sima che si era procacciata, di quelle che 
servire da cieco istromento contro I'allrui riputazione. Fece poi riflettere alio 
stesso porporalo, che se il motive, pel quale veniva ordinala la espulsiene di 
quei sctte soci delTaccademia, era qua'.che sospetto di opinion! [)olitiche, rela- 
tive alle passatc vicende, come senlivasi vociferare; osava egli rammentare le 
provvideuze, che per cio si crano adottate da S. Santita, col solenne editto di 
pcrdono gcnerale, pubblicato per mezzo della segreteria di state, nel 31 ot- 
lobre 180(1 (1). Aggiungeva pure T eltimo duca a quell' Emo. e perspicace 
primo ministro, che dope una sovrana e solenne promessa, ed in mezzo agli 
auspici di ima pace generale , giovava che restassero nell' obho seppellite le 
rimembranze delle passale luttuose vicende. II segretario di stale rescrisse di 
propria ntano dietro I'istanza del duca. pregandelo a volerlo favorire di una 
sua visita, quando nc avesse avuto I'agio. Dobbiamo poi esser certi, che il me- 
desimo cardinale accogliesse con benignita, le ragioni dal duca esposte, per pro- 
Icggcre quei sctte lincci, e che si penetrasse delle medesime; giacche questi 
SI veggono figurare ncgli elenchi dell accademia, che furono in seguito pub- 
blicati. 



(1) Coppi, Annali dlialia T. III. p 180. 



— 30 — 

Salvala nuovamentc a queslo niodo Taccademia tlc'lincci, I'abate D. Fe- 
liciano Scarpellini, die dopo cssere stato presidenle della niedesima nel 1799, 
lesto suo scgreiario perpeluo, e restaiiraloie di essa; il quale toialmente la di- 
ligeva, e con ogni sfoizo no curava il progresso; iion aviebbe certo potuto con- 
tiniiare nel suo lodevole proposto, senza il soccoiso di altii mecenali, oltrc al 
duca di Sermonela, clie piu di lulii lo favoriva. Quindi e che fra quci distinti 
pei'sonaggi, che airaccademia giovaiono in queU'epoca, deve annoveraisi anche 
il card. Fesch, il quale bcnignauienle riguardando lo Scarpellini e la sua islitu- 
/ione, incoraggiavalo con laigizioui, ed onoiava spcsso di sua piesenza Ic spe- 
I'imcnlali accadeuiiche lornate. 

Per sci anni continui, ebbe stanza Taccademia de'nuovi lincei, neH'indicalo 
palazzo del duca di Sermonela, cioe dal 1801 sino al 1807; ed ivi tennc le 
privale, e pubbliclic adunanze, con soddisfazione del governo, con applauso 
ed animirazionc dci letlerati nazionali e stranieii che vi accorrevano, e con 
ulilila grandissima dclla pubblica islruzione. Nel 1804, anno X dal suo teizo 
risoigimento, I'accademia, come rilevasi dai documenti che nell' archivio si 
conseivano, si denomino senza piu dci Lincei^ lasciando V epileto di imovi. 

Dopo I'esposto fin qui, potra ognuno rilevare, quanto la nobilissima fa- 
miglia Caelani, sia benemerita dell'accademia nostra, pei molti e segnalali be- 
/ ncfici a ]ii resi dal duca D. Francesco, avo del signor principe di Teano , 

altualmente uno degli ouoievolissimi tieata soci ordinari lincei. 

vu. 

Risoluto essendosi di chiudeie il collegio Umbro-Fuccioli, se ne vendeva 
il mobilio, e se ne aflittava il locale : profitto lo Scarpellini di tale congiun- 
tura, per collocare di nuovo I'accademia de'lincei , ove gia per suo mezzo si 
ebbe la culla. Quindi csso non indugio punio a supplicare il S. Padre, aftinche 
accordasse all'accademia, di prendere a fitto una parte di quel fabbricato, per 
ivi stanziarsi nuovamentc. Accordo il Pontefice Pio VII I'implorata grazia, ed 
autorizzo nel 6 agoslo del 180G il tesoriere monsignor Lanic , a slipolare 
lislronjcnto di locazione, perchc Taccademia fosse collocala di nuovo nell'abi- 
tazione .sua primitiva, che fu rogalo per gli atli del Salvatori, nel 18 dicem- 
bre 1806, dietro Taonua pigione di scudi dugenlo, da pagarsi dalla F.. C. Apo- 
stolica. Si voile inolire die una porzione del medesimo locale, venisse dcstinato 
ai pratici esercizi, dclla nuuva cattedra di veterinarian fondata pure dalla S. 



— 31 — 

memoria di quel Pontcfice, nella universita romana. Ouennc altresi I' accade- 
raia dalla munificenza del S. Padre alcunc sovvenzioni , tniito ad acconciare 
quel siio locale, quanto a provvedei-si di mubilio. 

Perlaiito nel 17 agosto 1807, giorno in cui gia la inaiigurazione avven- 
ne deirantica accademia dc'lincei, si fece in memoria di questo celebre av- 
venimento, I'accademica solenne apertuia, nelle sale gia stabilite; e I' accade- 
mia dal palazzo del diica di Sermoneta, toriio in questo giorno a slanziarsi, 
ove per lo Scarpeilini dudici anni prima ebbe vita. Nello stesso tempo s'in- 
traprese in questo locale, un corso di pratiche dimostrazioni veterinarie dal 
dolt. Giuseppe Oddi, professore di questa facolla nella universita romana; e 
dal proF. Scarpeilini fu incomincialo nuovamente, il corso delle sperimentali 
dimostrazioni di iisico-cbimica pei scolari , clie frequentavano le lezioni di 
questa scicnza, da csso dettate ncl collegio romano. 

Nel 1808 niolte agilazioni politiche succedevano, e fra queste cangiava 
il governo di Roma; cio nulla ostante I'accademia continuo pacificamente nel 
suo scienlifico escrcizio, come negli anni precedenli. In (juesto anno, e nel 21 
aprile, raonsignor Nicolai lesse in accademia, per introduzione, un progetto di 
nuove leggi per I'accademia deMincci; che fu slampato a spese del governo, 
pei tipi Lazzarini; allinclie potesse meglio esaminarsi, da ciascun linceo. La cri- 
lica fatta dal Nicolai, con questo suo progetto, alle legjfi stabilite da Federico 
Cesi per gli antichi lincei, non ha luogo; e precede unicamente dal non avere 
il Nicolai ben ravvisato il fine di Fedei'ico , e le circostanze de' suoi tempi. 
Falto fu, die il progetto medesimo non si riconobbe convcniente per I'accade- 
mia, e non pote mandarsi ad effetto, per le molte criticbe giustissime, ad esso 
falte da'suoi membri. All'accademia furono aggregati alcuni dei primi rapprc- 
senlaiiti del nuovo goverin) , il quale non solamcnte la prolesse, ma eziandio, 
con decreto di quella consulta slraordinaria, le accordo I'annuo assegnamento 
di franchi 2500. Cio risulta da lettere di partecipazione , scritle nel 29 e 30 
dicembre 1810 all' abate Scarpeilini dal signor De Gerando, dalle quali ri- 
levasi ancora, essere stata inlenzione del medesimo, che con questa somma si 
dovesse acquistare il circolo ripetitore, che gia egli aveva promesso alio Scar- 
peilini, come da una precedcnte corrispondeuza. II medesimo De Gerando, nel 
18 gennaio 1810, lesse in accademia una sua memoria, sopra i vantaggi dell' 
applicazioni delle scienze fisico-matematiche, alia ricchezza economica dello 
stato; e nel 14 marzo 1811 dal sig. Piony si lesse una memoria, sopra un ba- 
rometro microscopico. II sig. barone De Tournon lesse, nel 18 gUigno 18 12, 



— 32 — 

ill accadeinia una memoria, sulla jjeoyrafia politica. e sulla slalislica del dipaf 
timento di Roma. 

Una dellc comiiiissioiii piii rimarchevoli , clie si ebbe I'accademia de'liii- 
cei dal goveriio francese, fu quella di provvedeie coii oyiii nccessaria dispo- 
sizioae, ad introdune il nuovo sistema mcfrico in tullo il paese, che aJlora co- 
slituiva i due dipartimenli del Tevere, e del Trasimeno. La consulla slraoi- 
dinaria ncl 12 ajosto 1800, tiasse daU'accadeiiiia dei lincei una commissio- 
iie, composla dei siynori Pcssuti ( presidenle ), Moiicliiiii , Calandrclli, Oddi, 
Liuolte, Folchi , e Scaipellini (segrelario) , alia quale poi fu aggiunlo Pro- 
vinciali. Fu percio innnagiaata dallo Scaipellini una bilancia di precisione, 
ed cscguila dal \aleiUe arlista romano Annibale Caporali, la quale soddisfccc 
pieiianiente al bisogiio ; ed ora si conserva net gabineUo lisico delta uuiver- 
sita romaua, con tulto quanto piio riferiisi al sislema metrico. Fu esposta la 
bilancia medcsima in campidoglio, pel premio dei concorsi di arti e meslic- 
li; e lo Scaipellini otlenne per la medesima, una medaglia di oio, colle due se- 
{juenli epigrafi : 

NAPOLEOiN . FRANCORVM 

IfllPERATOR 

ITALIAE . REX 

FELICIANO . SCARPELLINI 
LABORI . ET . IJNDVSTRIAE 

PRAEWIVM . ET . HONOR 

ROMAE . IDIBVS . AVGYSTI 

MDCCCX, 

I lavoro dclla commissione fu diviso in Ire parti : la prima, cbo presc 
a se il scgrelaiio D. Feliciano Scarpellini, consisleva nella storia dclle o[)e- 
razioni, e delle sperienze, tanlo in Fiancia, quanlo in Roma istituite, pel si- 
stema metrico; nella spiegazione dei quadri aritmetici ; c nella descrizione 
della bilancia co'suoi annessi. Tutlo cio fu presentato aU'accademia de'lincei nel 
di 29 marzo 1810. 11 prof. ab. Calandrelli, ripete la sperienza fatta in Fiancia, 
per delerminare il peso, di un decimetro cubo di acqua distillala, nella sua mas- 
sima densila. I signori Linolle, Folchi, e Piovinciali compilaiono, a modo di 
tiarifl'e, le leciproche liduzioni delle antiche e nuove misuie, perche a colpo 
d'occhio, da ognuno si cono.scessc il rapporto delle une colle aide. Questi l.v 



— 33 — 

Tori utilissimi furono piibblicali a spese del governo franccse, nell'opera iti- 
lltolata : « Prospetto dellc opcraziuni fatle in Romo, per lo stabilimcnto del 
» Duovo sistema metiico, negli stall romani nel 1811, pel tip! del De Ro- 
>i manis. » Ma fatto e, die 11 sistema metrico iion si vede ancora introdotto 
fra noi , sebbene siensi falti, ed ancora si facciano continui voli per otlencrlo: 
speriamo die le peisone da cui dipendono il commercio, le arti, e la in- 
diistria, noa privino piu a lun^ju i! paese nostro di questa utilita universale. 
L'accademia nel 1812, ebbe per lo meno quattro commissioni dal governo fran- 
ccse, per mezzo del sig. Toiirnon, allora prefetlo del diparlimento di Romo. 
e tutte relative alia industria, ed al commercio. 

II prof. Dumcnico Moricbini, esaminando le maravigliose proprieta della 
luce, dietro le tracce dei celebri Herschel, Ritter, Rockman e Wollaston, imma- 
gino che il sole fosse non pure sorgente inesausta di luce, calorico, ed azioiie 
cbiinica, ma e di elettricita e magnelismo. Quindi dopo avere sperimentalo 
sulla virtu magnetizzante del raggio violetlo, diresse le sue ricerche sulle pro- 
prictii elettriche dei diversi raggi dello spetlro solare. Per tanto il 10 seltem- 
bre del 1812, egli lesse in accademia una inleressante memoria (1^ nella quale 
riferi le sue sperienze, per dimostrare la proprieta dell'estremo lembo del raggio 
violctto di magnetizzare I'acciaio, scoperta da esso il 3 giugno dell'anno me- 
desimo. Nell'aprile del 1813, torno egli a leggere in accademia (2) .sullo stesso 
argomcnto , sia per conferraare la esistenza dell' indicata proprieta , sia per 
detcrminare , se i raggi piu refrangibili dello spettro solare , possedessero 
una polarita; ed in qual mode questa si comunicasse agl'aghi. II prof. Rar- 
locci , die assislette alle sperienze del Moricbini , trovo meglio riescire la 
magnetizzazione degli aghi, raccogliendo nel foco di una lente la luce violella, 
e facendo poi scorrere il foco medesimo dal mezzo dell'ago verso la sua punta. 
come se qucllo stato fcsse il polo di una magnete. Si proponeva il Moricbini al- 
tresi, di assegnare in questa seconda memoria , il limite della proprieta 
magnetizzante nello spettro solare; e di rintracciare sine a qual punto si trovasse 
questa proprieta nei raggi lunari, ed in quelli sviluppati dalle combustioni. 
Esjjrimeva egli nel tempo stesso la sua gratitudine, verso il nostro ch. collega 



(1) Vedi Upiiscoii acelti di Bologna. — Bilil. brit. I. LII, ficnuve 1813. — .\nn. ile phjs. loin. 
XLVI von I'lilberl. Sclieiweigg Journ. 0. 37. 20. IG — Gilb. anii.il. 43. 212. — QnesU |inma memo- 
ria (a innanzi tuuo pubblicata pei tipi del De Romania. Roma 1812. 

(2) Gilbert's annalen der pbisick. I. XLIII, p. 312.— Idem I. XLVI. pag. 387. 

5 



— 34 — 

siij. prof. Pictro Carpi, c pel suo zelo, e per la sua iiitcllifjcnte coopcrazione 
ill quesle ricerclie ; ne ometleva ineiiziouare oiiorevolmenlc aiiclic i signori 
proFessori Barlocci e Settele, per rainiclievulc loro assisteiiza ne^rindicali suoi 
sperimenti. 

I falti narrati dal Morichini nolle due indicate memorie, che \idero la 
pubblica luce pei tipi del De llomanis in Iloma, intcrcssarono ben presto i 
fisici di Eiiropa; i quali pero nel ripelerc ic ,si)eiienze del nostro liaceo, per 
verificare la proprieta niajjnetizzanle del ra{jQio violetto, non tiilti ottennero 
aftermativi risuitanienti ; e [)erci6 non tulli si accordarono in amuictterc la 
esistenza delia indicata proprieta. Qiiesta discre[)auza di opinioni fra i fisici 
su tale argoQienlo esiste ancora ; pero il cauipo dal Morichini aperto ad 
essi, cou quelle sue ricerche inyegnosissinic, fu {jrande; poiclie i medesimi fu- 
rono da iui spiuti ad investiyarc neila prima sorgente di calorico e di lu- 
ce, quella eziandio della eleltricita e del niagnetismo; e perche innumerevoli 
furono gli sperimenti a tal fine islituiti, le discussioni per cio insorte, da ultimo 
i vantaggi die la scienza ne ritrasse. Noi siamo di parei-e cbe per questi successi, 
dal I\Ioricliini procurati. coil'annunzio delle sue ricerche sul maguelismo delia 
luce nel 1812, al medesimo ne venga maggior gloria, di quello che gliene 
possa venire, per la sola scoperta del potere magnetizzante del ragglo violetto. 

Olfre queste memorie a! pubblico note, il prof. Morichini altre due ne 
lessc in accademia , relative alle proprieta magneliche del raggiamento so- 
l-ire , ed un' altra sul potere elettrico del raggiamento stesso ; pero siffatti 
l.-svori non furono mai consegnati alle stampe. Noi ne daremo una breve notizia 
liella nota die qui apponianio, nella quale pure indicheremo i lavori fatti, c le 
cpinioni emesse dai vari fisici, sulla scoperta del nominato professoro (1). 



(1) A Mil.ioOj il .Moscali »'il il Volta, ripeterono la .sperienza tlel Aloricliinij .'^enza '^tleiiere pero 
rofleUo (la esso annunziato (a), il Conligliaccbi a Pavia [b], e lieraril a Monlpellier {c} si ebberu II 
medesimo negalivo risiillameiito. II sip. itabbini (d) al cntilrario riconobbe vere la sporienzc del 
nostro collepa, c di pill credellc vederc, cbe lago era dal raogio violelto altiralo: similmenle il 
prof. Cassola di Napoli, ripeteudo le sperienze del .Moricbini, trovi) in esse la conl'erma della sua 



(a) Bibl. brit. giugno 1813. 

(6) r.ilberl's aiinjien der pbisick. t. XLVI , pafj. 337. — Gioriialc di lisica di Lametherie, 
seUembre 18)3. 

(c) Annalcs ol' Philosophy. IV. pag. 228. 

(d) Bibl. brit. LIV. pag. 171. 



— 35 — 

Nell'anno 1813 (XIX accademico) si stampo il linceografo, contenente le 
dodici tavole delle prescrizioni deiraccademia dc'lincei; escito coq molta nili- 

scoperta (o), eJ il sig. Yelin a Monaco (ft), il sig. Slrdlil, e Zichock Kartiier trovarono allrellanlo; 
come ancora il sig. Enrico Kaeser, il quale cosi si esprime: " Primum negliyenliae Moricliiiiium accusal 
■ Conli(;liacliius, noil lanlamalieo aJliibitam fssecuram in inslitucndis observalionibus, quanlam rfi 
» subtilitaset ilillicullas poslulassil. Satis profeclo gravis accusalio: sed eo lacilius rcjicicnda, quo est 
> iuiuslior (p. 14). Configliachiuin posti-a lereomues Moricbinii ailversarii seculi sunt >> (c ;e Davy nel- 
la sua Ifzionc bccberiana del 1820, ritiene per vera la scoperla del Moricbini (d). II cbimico od 
agronomo valentissimo sig. marchese Ridolli (c) poi trovo, cbe gli aghi posli nell'oscuriti sotto 
Tinfluenza del magnetismo terreslre, si calamitavano mollo nieno di quelli, cbe dalla luce solare si 
facevano investire. Menlrc a questo modo i risultamenti delle sperienze snlla proprielJ contro- 
versa diversilicavano, il sig. Arago (f) coniunico all' accadetnia delle scienze di Parigi, cbe la si- 
gnora Sommerville avea f'atto conoscere alia society reale delle scienze di Londra (g), un process© 
quanto semplice allretlanto cerlo, per metlere in evidenza la virtii magnetic? del raggio violctto; 
dirigendo cioi la luce di questo colore sopra una delle estremit^ dell'ago, e nascondendo tutto il 
rcsto del oiedesimo con uno scranno. La estremita die all'azione del raggio era sottoposta,diveniva 
costautemente il polo nord,|e I'altra coperla divcniva il polo sud. II potere oiagnetizzante dello spet- 
tro crescevadall'azzuro al violelto, ed era nnllo dal verde al rosso. Inoltre i raggi violelti, ed azzuri, 
traversando vetri di questi colori, bastavano a uiagnetizzare gli aglii, che venlvano investiti dai 
raggi medesimi,- e si accelerava quesla magnetizzazione concentrando i raggi raagnetici con una 
lente. La signora Sommerville assicura di piii avere osservato, che alcuni agbi da cucire, ed alcunl 
pezzi di molla da orologio, avvoiti prima in uu tessuto di seta color violetto, ed anche verde , 
poi coperli di carta per meti, se al sole si esponevano, ciascuno sotto un vetro di colore ugualc 
a queilo della seta, divenivano magnetic! dopo qualcbe ora (A). Tutte le indicate sperienze, con- 
eludeva il sig. Arago nel riferirle, furoiio istiluite innanzi la societ.'i reale delle scienze di Lon- 
dra j e sono lanio semplici, die sembra impossibile supporre un errore nelle medesime. .Wii 
per(') non sappiamo perclie la signora Sommerville, nella sua interessante opera sulta connessione 
delle scieme fisiche (»), abbia omesso parlare di tutte queste sue sperienze, che vengono in confer- 
ma di una scoperta, e di una proprietik di connessione, tanlo interessante del r.iggiamenlo solare. 

II signor Seebeck, ripetcndo le indicate sperienze, non pott mai ottenere i risultamenti favo- 
revoli alio scopo <lelle medesime (k), cosicclie concluse non essere proprio del raggiamento solare 



(o) Dibl. ilal. 1830, t. LIX, p. 129. — Cassola, Trat. di chim. Vol. I, p. 84, seconda edizione. 
(6) lilbl. univ. diccmbre 1823. — Idem t. 24, p. 253. — Le thermomagnetisme rxpo.stf, etc 

(c) De radii lucis violacoi vi magnelica, auctore Henrico llaeser vimariensi commentatio; Jenaa 
1832. 

(d) The Dakerian lorturr. On the Relations of Electrical and Chemical Changes. Ry sir Humphry 
Davy ISarl. Pn-r. U. S IMiibisopbical Transactions. 1820. part. III. 

(«) Alti ddia 11. accademia pistojese ISlfi, pag. 79. — Ann. di fisica e chim. di Pavia, Vol. IN, 
p. 333. — (liorn. di lirugiialelli, t. IX. 

Ifl Ilibl. univ. niarzo 1S26. 

(9) Transazioui (ilosoficlie per Tanno 1826 Parte II. p. 132 . . 139 — Ann de chim. el de 
phys. t. 31. p. 393— Corrcsp. math. t. 2. p. Ifil. 

(A) Ann. de chim. et phys. t. XXXI, pag. 393. — Bibl. univ. t. 31, p 406. 

(i) IV la couneiinn des sciences pliysiqne.s. Paris 1337, par Mary Sommenille 

Ik] llerzelius Trat. ili chi. t. I, p 49. Venezia 1830. 



— 3G — 

ilezz.i dl stampa ilai torchi del De Romnnis. Era csso diviso in due p.lili, la 
nrinia conloiieva le sei tavole dette d'i.slitiizioiic, la seeoiida le allic sei detle 



compartire all'acciaio la polarilh magniUica, c m-gb il latto anniinoialo ilalla siynora Sommerville, 
allribiiondolo ad una illusipiie. 

II sii;. C.liristii- [u) poco ilopo anniinzili, c\w I'ampic/.ia ilollf nscilla/.ioni ili tin aijo calamitalo 
(liiiiiniiiva pii^ rapiilami'iiU', fjiianiln era queslo osposlo ai fau^i siilari, di f|iii"ll<) die quando era 
iielTouibra; e clii" la iiillui'iiza ilolla railia7.ione, csti'iidevasi alle oscilla/.i(ini laiilo dui corpi non 
maQnetizuli, quanio dejjli aghi calamitati. Eqiiivak'va cid a metlcre in evidoiiza lu propriel.V ma- 
(juctiche dclla slessa Iiice bianca. 

II sij;. Bannn;aerlncr a Vienna (6), ripelRndo i saggi della illnstre dama inglese, riconobbe cbe 
una sbarra di aociaro, grossa come nn ago comune per lavori a maglia, in alcnnc parti con puli- 
tnenlo, ed in aUre scnza, esposta alia luce diretla c bianca del sole, auqnislava il polo nord in cia- 
scuna parle lersa, ed il polo sud in ciascuna parte non tersa. Quest'ell'etlo si riconosceva tan- 
lo inlenso, da non lasciare verun dubbio sul niedesimo: si ottennero a qiiesto uiodo sino ail 
oUo poll, sopra an agodi otto pollici di lungliezza. Una sbafra di aociaro lersa in solo uno de'suni 
oslremi, riceveva sn qnnsto un polo suil, e suU' altro un polo nord. I risultanienti erano i me- 
desinii, qualnnque fosse la orienlazionc degli aghi, soltoposti alia sperienza privi affatto di ogni 
sorta tli magnet isino. 

II sig. Wall sospese, alia eslremitii di una bilancia mobilissima, pill ilisclii di varie sostanze, la 
colloc6 sollo un recipiente di vetro, dal quale tolsp I'aria, e vide cbe sotto riiilUienza della lu- 
ce solare, Innare, ed artificiale, i discbi rivolgevano i loro bordi verso la sorgenti^ luminosa, e 
le loro facce plane parallelamente alia direzione (lei raggi. Vide altresi che quando i discbi ave- 
%ano assorbito nna certa quanliti di luce , cessava Tatlrazione , per dare Inogo alia ripul- 
sione della luce stessa verso i disclii; e cbe qnesti si disponevano in guisa, da offrire alia medesima 
il nieno possibile di superlicie: creiletle il sig. Walt, cbe il calorico nulla o poco influisse in que- 
st! lenomeni. Per nietlere in evidenza il inagnetismo di cui parliamo, il sig. Watt, membro della so- 
cieta verneriana di Kdimburgo, fn condotto alia costriizione deir/ici('«.!(io», o bussola solare (c), in 
cui le relazioiii Ira la luce, e gli aglii clie compongono I'istromento, sono tanto inaniieste, da risul- 
tarne movimentl del tutto analogbi a (pielli del liore di un eliolropio (hclianthus) volgarmciilc girasole. 
II prof. Barlocci nel 1830 (li) aUerind die una debolc magnele naturale, capace dl sostenere ap- 
pcna una libra e wezza, dopo essere stata esposta tre ore alia luce diretta del sole, acquistava un 
aumeiito di forza, eqnivalente al peso di due once romane; e nelle meile.sime circoslaiue la poten- 
za di nn'altra magnele raddoppio. II ine(le>imo lisico ricnnobbe che il polo nord di un apparato, 
composlo ili due aghi, era piuttosto respinto dalla parte violetta dello spetlro, nieiitre che il me- 
desimo si allraeva dalla parte dei raggi rossi. Qui e da ricordare cbe, molli anni prima , I'au- 
menlo ili forza delle magneti arm.ite, si osservo dal cidonnello Gibbs (c), il quale aveva pur ancbe 



((I) liibl. iiniv. t. 34, p. 191; e t. 41, p. 52. — Edimb. journal, of. sciences, n. XI. — Philosoph. 
transact. 1S2S, par. 2.' 

(6) Ann. de cbim. et pbys. torn. 33, pag 333. — Chri.stie, Bibliot. univer. XXXIV, pag. 191.— 
Bibl. ilal. I. 65, p. 62. 

(cj Description d'un nnuvel instrument magnetique, ec. Edimb. philosoph. journal t. XVIII — 
Bibl. univer. I. 38, luglio 1828, p. 193. — Giorn. Arcad. 1829, t. CXXII. 

(d) Bibl. univ. I. 42, p. 11. — Giorn. Arcad. I. 41, p. 145. 

(c) Journal americ. of sciences, t. I, p. 89. 



— 37 — 

di oi{;aijizzazione. Queslo lavoro, fatto ad imitazionc dell'antico linceografo di 
Federico ( Vedi Odesualchi , Memorie istoiico-criliclie ec. paj. 204 e 242, 

ricuDusciulo in una ininiera di Cerro magnetico a Succasunny^ clie la parte siiperiore del lilone 
alia liicc rivolla, era iiia|;iietica; e cliH la parte inl'eriore conseguiva qiiesta proprielii , solo dopo 
i|iialuli(' (jioriio di esposi^ioiie ai rayjji •solari. liioltre aveiido il liarlocci disposto due iili di rame 
per uiodo, die lino fosse in eontallo eol tronco, e Taltro colle fjambe di una ranoccliia, preparata 
secondo il solilo. e clie i^di allri eslremi prolungati di quesli Iili terminassero eon due piceoli di- 
sclii aneiie di rame, perb anneriti, vide die ponendo questi disclii, )ino net raggio violelto, I'altro 
nel raggio rosso dello spellro solare, si ottenevano, appena chiiiso il circuito, conlrazioni mar- 
late iiella raiiocdiia (a). Queslo i'enooieno che noii si produeeva iiella oscuritJi, o quando si riscal- 
dava uiin de'due disdii, diede motivo al nominato liisicn, di altribuirlo alia influenza iDagneto- 
elellriea ilei raggi luminosi. II prol". Oe la Uive pero coiitraddisse alle conseguenze ili quesli 
sperinieuli; poiclie avendo egli evitato le azioni di lulte le cause straniere, noii pote mai riescirc 
a Irovarc iici raggi solari la pit) deljide Iraccia di elettricit^ (b). 

I signori lUess e iMoser [c], dopo avere pur essi con aucuratezza sperimentalo molto sui fatli 
esposti dal prof. Moridiini, servendosi anclic della eliostata, trovarono che uiuno dei moltissimi 
aglii non inagiietici, soltoposti alTazione del raggio violetlo, aequistato aveva magnetismo di sorta, 
die polessc apprezzarsi ; quinili iiegarono lormulmente i falli medesimi, e le conseguenze della 
sig. Soininerville, del sig. Itaiiingaertner, e degli allri pel potere magnetizzanle del raggio slesso. 
Queslo (isieo peri) credi-, che i risultaiiioiili negalivi dei signori Uiess e Moser, non distruggano 
in alciina parte i fatli osserrali da lui. 

II prof. Zanledeschi pel contrario a8sicur6'(d), di avere oltenulo i risullamenli tutti, siadel Mo- 
richiiii, sia della sigiiora Sommerville; assegnft le ragioiii per le qiiali egli credetttj che altri fisi- 
ci non polerono raggiungerli; e fece dipendere Tazione niagnetica del raggio violelto dalla sua 
aziiine diimica. E riguardo al potere magnetizzante solare, di cui diamn queslo cenno storico , 
deMiono pure cnnsidcrarsi dal Hsico , le osservazioni del prof. Hansteen (c) , sopra i periodi 
aiiniii e diurni, dei massimi e minimi d'intensita magnetica, in uno stesso luono. 

II professor Malteucci nel 18^9 annunzio che, convinto egli da mollo, esistere la elettricita nei 
raggi solari, li voile cimentare col conden«atore a foglie d'oro, e che vide chiaramenlc le foglie 
stesse divergere. II medesimo espose altresi alia radiazione solare varie larainedi vetro, le quali ci- 
mentate in seguilo pur esse allelettromelro, diedero segni evidenti di eleltricili. 

II sig. PouiUel assirisce (fj, che sebbene abbia egli adoperata ogni cura,ed ogni diligenza nel ri- 
pelere le sperienze del Morichlni, Uitlavia non pole iiiai scoprire veruno efi'etlo sensibile di ma- 
gnelizzazione, cagioiiata dal raggiamenlo lumlnoso: ed anche il sigiior Dhombri; Firmus ebbe in 
Alais il medesimo risullamento negative (g); ma dalla sua memoria si vede, che non praticb egli 
tuUe le caiitele prescritte dal Morichini, perch* gli erano sconosciute (A). 



(a) Ciiorn. Aread. vol. CXXU, p. 1 U . . . 1!(8. 
(6j llibl. univ. Jiiillet 1K33. 

(c) Ann. de cli. el plijs. torn. XLII, p. 30i e 310.— Bibl. brit t. 53, p. 193. 
((() Piiligr.ifo di Verona 1831, ec. — Sul lermo-eleltricismo, e lucimagnetico .. sez. 4 e S. — Bibl. 
univ. t. 41, p. r,s _ Idem, I. 42, p. li)3. 
(f) Edimb. pbilos. journal, n. 8, p. 293. 
If) Elemenls de pliys. sper. Paris 1844. p. 480. 

(«) Bibl. univ. t. XI. p. 29. — Ann. de chim. elplijs mars 1819, p 283. 
(A) Uiorn. Arcad I. VI, p. 327, e seg. 



— 38 — 

Romn 1806). e assai commcndcvole , per Ic disposizioni contcnulc in esso. 
AvTrnne pure, per opera del goveriio di allora, una distribuzionc di me- 

II $i{J. F.\rail;iy, i|iiaiulo accompajjno a Kiima il celebrc Oavy iiel 181 'i,paHso molte ore colMoriclii- 
ni , occnpaiulosi iicUo spcrimi'iUaie il polere niaf;iieti/.zantc del ra(](;io vinlctto ; nia toinalo 
ill linjhilterra, maniffsto ili iioii aiiiinottere qtu'lla scopcrla; e ilisse non esscr e(jli riescito a calami- 
tare tin solo aQO (a): qiiiiiili iiogii I'azioiie diretta lU-l ra(;{]io violetto iiella aia[^neti//azi<>iie qiiandu 
avveniva; cd opinf) die in qiiesto case, era da riconoscere iiii elVeUo seoondario, accessorio, e I'orse 
aceideiUale. TiiUavia il aig. Faraday nel 2 geniiaio 1S46, attribiii iin gran valore allc spericnje del 
»ig. Christie, ed alle memorie del inedc!>iiiio, clie Iratlano della inlliienza dei raggi solari siille calami- 
te (*). Ora devc osscrvarsi clie questl lavori del sig. Christie, soiio una coni'erma di ([uelli del Mori- 
chini e della si|^iioiM Sonimerville, coinprnvanti la ripetiila virlii del raggio violetto. Per allra parte 
iioi abliiamo avulo I'onore di vi.sitare il sig. Faraday a Londra, nel gingno del 1850, eil avendolo ri- 
ohie.sto del siio gimlizio siilla seoperla dei Moriuhini, esso rraiicamenle ci nianilestd i suoi dubbi ri- 
speUo alia inedcsiina, emimeraiido le diverse cause, per le (juali poteva segiiire una qualche magneliz- 
zauoiie degli agUi, senza la inl'luenza diretta del raggio violelto. 

II prof. Ilaeser pcrh nel 183-1 al Morichini scriveva come siegue: "Toa est, Morichini amplissime, 
» suniiua ilia laus, primo conjunctionem arctissimam, quae inlercedit inter lucis alque virium ma- 
il giielicarum naturam clarissime eruisse, alque landem aliquando germaciicis quidem pliysicis per- 
» siiasum est, ea quae tu ante bos viginti annos in publicum do radii violacei vi magnetica edidi- 
11 sli, esse verissima- n 

II signor Knor nel 1810, ed il sig. de Moleyns nel 1812, dopo luughe sperienze sopra un grande 
niimero di aglii, all'ermarono che la proprieth magnetica della luce, non si poteva in dubbio alciinO re- 
vocare. II secondo dei nomiiiati fisici riconobbe, che un ago da cucire, posto accuratamente sulla 
supcrficie dell'acqua, pud ricevere una manilesta polariti, senza interveiito dei raggi dello spet- 
Iro; e che I'ago si <liriBe di per se nel meridiano magnetico, colla punta verso il norJ e la te- 
sta verso il sud. Pero se V ago venga sottoposlo all' azione dei raggi rel'ratti , si calamita in 
scnso conlrario, dirigendo al sud la sua punta. II rovesciarsi dei poli si elTcltua pin rapida- 
mentc nell'ago, quando esso e posto solto i raggi azzurri e violctti, di quello sia quando t: po- 
sto sotto gli allri dello spellro. Questa inversione polare si manilesta nell'ago, quando la di- 
rezionc sua non ft quella delle correnti magnelicbe terrestri ; poiche quando I'ago sta sulla 
superficie deU'acqua, direlto secondo il meridiano magnetico, lo spettro solare non produce 
MiU'ago medesimo cangiamenlo veruno di polaritii ; e la sua punta si mantiene rivolta verso 
il nord. I rovesciameiiti dei poli si oUennero dal sig. de Moleyns, anche sotlomettendo I'ago 
alia influenza dello spettro lunare; pero »|uesti rovesciamenli non si trovarono permanenti, co- 
me quelli produtli dal primo spellro; poiclift cessata I'influenza del raggiamento , i poli tor- 
navano subito alia posizione loro primitiva nel caso dello spettro lunare, e vi tornavano almeno 
dopo venti<|uattro ore nel caso dello spettro solare- 

Ora per dire alcun cbe dei lavori del Morichini sulla luce, riguardo alia magnetica ed elet- 
trica virti\ ili essa, re.>tali fino al preseiite fra le carte del medesimo, cominceremo dal notare , 
clie que.^to scieiiziato in due (ornate, una dell'll agosto 1814, I'allra del 31 agosto 181S, lesse all' 
accademia de' lincei una terza memoria, luu'ora inedita, ove annunziava che a parecchi dntti , 



(n) The Life of Sir Humphry Davy by lolin Agston. Paris, vol. II, p. 42- London lo31. 
[bj Transazioni BlosuBcbe per I'anno 182G 



— 3'J — 

tlaylie di oro, in premio dei lavori scientifici sostenuti dayli accademici ; cJ 
i liiicci premiati fiirono i sijjnori, Poggioli, Morichini, Martelli, Du Mitthaeis, 

tra' qiiali CuvitT, e Davy, aveva mostrala con siiccesso la sua sperienza, per tna^jnctizzare (:li 
aghi col raygio violetto; che i fisici Koreiitiiii I'rano ricscili nel ripetcrla, pcrclii avcva potulo 
egli stesso, comuiiicar loro tutlc le conilizioni nccessarle alia sua riescita ; e cbe tutti gli 
allri , cui sid'alta sperienza era mancata, nun avevano ailempiuto alle conJIzionl necessarie , 
sla per conlcrmarla, sia per ilistruggerne Ic conseguenze (a). Pcrcift conclujeva il Moricbini, che a 
(|U(.'irepoca, la ricerca sulla virtil ina(;nelizzanU' del rajjgio violetto, non era pin avanzata ill ([uello 
I'osse nel 1812, (]uaiiilo es.so por la prima volta rannunzio. In ijuesta mcmoria l.*' si la un'analisi aSd.ti 
sviliippata tielle sperienze i^tituite ilal lisico Conliijiiacclii a Pavia, e si dimoslra die le mede-»iino 
nun valyono ad escliulure i fatti annnnziati dal nostro linueo sul magnelismo del raggio vi"letto. 
2° 81 esamina la osservazione i'atta dal prof. Dabbini Ui Firenze, sopra un'apparenle azione a 
dislanza, del raggio violetto sul Cerro. 3." si rende conto dei lentativi I'atli dall'autore per isco- 
prire, se in alcuiio dei raggi dello spetlro solare, cjualche sorta di elettricilS esislesse. 

Alcuui lianno detto , cbe il celebre G.iy-Lussac erasi prununciato contro la indicata virtii 
magnelica, e I'orSe cio asserirono percbe nella lettera del sig. Jloscati al sig. Odier, inserita nella Bibl. 
brit., e prccisamenle nel giugno 1813, si Icgge, cbe il sig. Gay-Lussac in I'raiicia non era parimente 
riuscito a magnetizzare gli agbi di acciaio col raggio violetto. Ma eceo in qual modo sul proposito si 
esprime il 1). Moricbini nella turza sua inedita memoria, che abbiamo sott'occbio. •< [o era sicuro cbe 
■|uesto niio rispeltabilissiino amico (Gay-Lussacj non avrcbbe mancalo darini cnnto de'suoi lentativi, 
i|tialunqiie ne fosse stato I'esito; e di I'atti bo ricevulo una sua lellera del IG luglio 1813, cheho 
Jepositala ledelmcnte nelle mani del prof. Scarpellini, segretario dell'accademia de'liucei, nella quale 
si contiene quanto siegue riguardo alia niia sperienza. « IIo ricevuto (sono parole di Gay-Lm- 
11 sac al Moricbini) lultinia vostra lettera, con gli e.semplari della scconda memoria^ siqira la vo- 
>» slra bella scoperta. Credereste voi die lino al presente, io non bo potulo trovare un istaute per 
■n ripetcrc la voslra sperienza.' Qtiando vi 6 il sole, le mie occupazioni me Io impcdiscono; e qnan- 
» do posso, il sole manca. Perlanto noi siamo in attenzione il sig. Jillaye, ed io. Voi avrcte vislo 
» nella ISiiiliot. brit. cbe il sig. .Moscati dice, cbe io non bo potuto riuscire. Ci6 £ nalo da quanto 
II gli ba detlo il sig. Cuvierjnia ho provato dispiacere che non abbia egli aggiunto, cbe in per nulla 
1. dnbitava del vostro risultamenlo. Difalli avemlonii I'istituto incarieato, insieme al sig. Arag-^, di 
)' ripelere I'esperienza; io verbalinente comunicai che non eravamo riescili, senz' altro prrcbC: non 
>• ci eravamo posti nelle circostanze pid favorevoli ; ma che non percio dubitavo del risulla- 
» menlo annunziato. Mi & rincresciuto dunque che siasi stampato quelle che io non penso. Vi 
1) scrivcro subito che noi avrerao raggiunto qualche risultaniento. Per essere piil sicuri di nel- 
>> lerci nelle slessc circostanze vostre, abbiamo tulto il magnetismo ad uno degli agbi cbe voi mi 
» avete inviati; poiche sarebbe possibile, die una I'aoilita piii o meno grande a prendere il ma- 
1' gnetismo, inlUiisse sul tempo necessario alia mag netizzazione degli agbi •>. 

In altre due tornate, cioe nel 22 agosto 1811), c iiell'll settembre 1817, il prof. Morichini Icsso 
all accademia una memoria, per esporre alia uiedesima le sperienze elettro-melricho, islituite sulla 
luce solare da esso, in unione ai signori professori suoi eolleglii dolt. Pietro Carpi, e Saverio 
Barlocci. Anche qucsta ijuarta memoria del Morichini i'' Uitt'ora inedita, ed i risultamenti ottenuti 
lurono i seguenti ; debole indizio di elettricilii vitrea nell' arancio; 'lebole altrosi di elettriciti 
resinosa nel lurcbino; e mancanza tolale di ogni elellrico segno nel giallo, c nel celeste. 



(a) Gior. Arca.l. l. VI, p. 327, e scg. 



— .',0 — 



Pessuti, Fortia d'Urban, iMelaxa, Maceroni, Alboiglicui, Flajani, Linottf!, iVIanni, 
e Barlocci; questo peio con mudajjlia di aiyeuto. 



^fl 27 selli'iubrp ilrl 1830, il prof. Jloricliini lesse ai liiicei una qiiarla iiiHinoria siil niagiie- 
lismo solaro, pur fssa ini-dila, iulitolala « nuove sperieiue sopia la lorza maf;ni'ti7./.anU' dulla Iuck 
violetta » nella ipiale si fi'ci" a sviUippare Ic c'lHcoslaTur luUi», olii; iiiUiiiscono sulla niai>iii?ti7.z.i/.ioiic' 
prudutta dal raugio violfUo uegli ajhi. (liiesto circo-slanzc furono ilaH'auton- in Ire elassi ilislinlc, 
oioi-; i" in ipii'llo clu' alio slato almosferico si rilVriscono: 2" in iiuelle clio iliponilono ilalla na 
Uira, dalla niavsa, e dalla Coniia ilili'acciaio snlloposlo alia spfrienza: 3" in <|uellc olu; rlyuanlano 
il mnilo, la ilurata, e I'ora dilla proiezione dollo stesso raggio sugli aglii o lili da magni-lijzare. In 
quesl'ultimamemoria Taulorc prende particolaraente di mira, le spcrienze dei signori lisici alemaimi 
Riess e Moser sopra citatf, p'"r dimostrare ilic le medi'sime non valgono allallo a ni'gare la sua 
scoperta , e clie solto vari aspclti conlengiino delle inesattezze. Dwluce inoUre da qiiesle sue 
uuove sperienzp il Muricliini, iin' altra conlerma di (|U(-lle isliuiitc gla snll' oggello medesimo 
con I'aiorevole successo, dalla signora Sominerville, dal sig. prol'. Zanlidesclii, « da vari allri li- 
sici; rispello a quosl'ullimo, I'gli Ira le altre dice pure le seguenti coae,ni'l line della sua nienioria. 
» Avendo il prof. Zante<le$clii osservato, clie racciain preparalo con una ininiera di lerro piri- 
11 lica, era altresi rcslio alia influenza di'lla luce violetta, per qnalche porzione di zolfo che vi 
» rimaneva, volli veriUcarc qnesto sospetto, Irattando qualclie grano ili limatura dell'acciaio di 
•y quest'ago (divenulo deliolincnle niagnetico) con una dcbole soluzione di acldo idroclorico in 
u un tubo, alia cui api-rtnra si erano apposle carte bagnale con una soluzioiio di acctato di piom- 
•5 bo. Appena cominciato lo sviluppo <lel gas, le carte s'imbrunirono in qualclio punlo, lo die 
u mi provo I'esattezza della osservazione I'atta dal prof, di Pavia. Gli agbi magnelizzali in qne- 
w ste sperienze esibivano il polo uorJ p'lCi debole del polo stid nelle atlrazioui e ripulsioni, lo che 
1) pure si trova perfeltanienle di accordo coUe osservazioni del Zantedeschi u. 

Voile inoltre il Moricbin!, che in qucsta menioria fosse detcrminata numericainenle, per ognuno 
degli agbi, la componente orizzontale ilella lorza ni.ignetica terrestre, prodncente in essi la de- 
clinazione ; e voile incaricare noi di qnanto a ci6 laceva d'uopo. Eseguiinmo assai volentieri 
tale commissione, sia per la stima somma clie avevamo di lui, gii nostro amatissimo precettnre, sia 
per la gratitudine che al medesimo professavamo, in riguar<lo alia protezione, alia benevolenza, eil 
ai favori che ci comparti durante il corso de' nostri studi nella nniveriiit.i romana , e dopo 
compiuli, fino a che visse. Pertanto grandissima fe la soddisl'azrone die noi sperimentiamo , nel 
dare qui una publilica testimonianza della gratitudine nostra indelebile pel Morichini; uomo che 
.ilia scienza univa le piu bolle doti dell'animo, Ira le quali la lealla e Tamicizia erano cminenti. 

Le Ire memorie inedite che abliiatno qui riferite del prof Morichini, due relative alio sue ri- 
cerche sul magnetismo , ed una alia elettricitJ dei raggi solari, ci furono gentilmenle comu- 
nicatedamonsignor Arcivescovo di Nisibi, figlio del professore medesimo; e noi glie ne prol'essiaino 
la piu sincera riconoscenza. Ci proponiamo altresi riprcndere quesle ricerche, a togliere, se per noi 
.lia passibile, i ilubhi che ancora presso taluni (isici rimanguno sulle medesime ; al qual effetlo 
ahbiamo pregato il sig. duca di Rignano, nostro coUega linceo, che a noi si unisca per la 
esecuzione delle medesime , ed esso di buon grado avendo I'avorila questa nostra preghiera , 
noi avremo insieme I'oiiore, a lavoro compinto, infurmare I' accademia nostra dei risultamenii 
ihe olterremo (Dicembre 1851). 



— 41 — 

Nel 10 mnpgio ISI'i, i mombri ordinari dciraccadcmia, quasi (utti ri- 
lasciarono alio Scaipellini una leslimonianza dello zcio, e delle fatiche sostc- 
nute da csso, a ristabilirc e conservare raccademia dei lincei; quale leslimo- 
nianza , elie noi qui liporliamo (1) , fu procurala certo per diFenderlo da 
quelle malevolenze, clie il cessalo govcrno imperiale aviebbe poliilo allirargli. 

VIII. 

In questo medcsimo anno, e precisamente nel 24 di majjgio, loino per la 
seconda volta gloriosamente in Roma rimmortale Pontefice Pio VII; il quale, 
cliiamalo a se lo Scarpellini, non solo amorevolmente lo accolse, ma con assoi 



(1) NolPanno 1700, il snccrdoU* sip. ah. I), rdiciano Scarpellini, compiiito il corso de'suoi stiidi fi- 
losolici, e tcologici, si iledicu in Uoma alia educaziono, cd alia i.slruzione della gioveiitrt, parlicolarmtn- 
le nelli! scicnze fisiclie; ed avendo ioconiinciatu ogli fin dall' anno 1783 ad allestire un galiinetto dflle 
principal! macchine, concepi il progelto di riunire la gioventil studiosa in forma di un'accadcmia, per 
destare in essa Temulazione, e per istradaria nidla considerazione delle grandi opere di Dio, e nelU* 
iilili applicazioni di qiiesta scienza Si accinse percin esso alia esecuzione di questo progeUo , e benclie 
iiei primi aniii la nascente accademia Soarpelliiiiana non Ibsse allro, clie un privalo esercizio di alcnni 
giovani alievi del medesimo; pure nciraiino 1795 incominci6 a prodursi nel pubblico, non senza sod- 
disl'azione ilelle persone che v'intervennero. 

Vedendo noi che questo scientifico stabilimento incominciava a prescntarsi, non solo proKcuo ai 
bnoni studi, ma pure onorevole alia nostra patria: crederomo per incoraggiarlo di associarsi al medcsi- 
mo, tli cooperare col bencmerito isliliitore alle mire, ciic col suo progetto si era proposto. Ka no- 
stra rooperazioiic non dcmerilo la con)pIacenza del govcrno ; e I'accademia ginnse perlino a godcre 
gl' intlussi della sovrana beneliccnza, <Iel regnante Sonimo Pontefice Pio Vli: il quale poi si degno au- 
clie deslinare alia mcdesima il locale del collegio deirUmbria, ove in origine I'u istitnita. (Juesli lavori 
c*ispirarono il coraggio di fare rivivere maggiormente in essa il nome, e lo scopo di quella celebre fici 
lincei; clie I'ondata nel principio del secolo XVII dal duca Ce.si, fu di tanta gloria per Roma, e per I'lta- 
lia, come il primo stabilimento in questo genere. 

Ui pill, con applaiiso di Roma, e delle oltramonlane accademie fil accollo il risorgimento de'liucei, 
solto il pontilicato, e gli auspici ili Pio VII; e si resse cosi la nostra accademia anche nellc vicende dei 
tempi pill disastro>i; e.ssendosi conservata seinpre, laulo la inemoria delle sue beneKcenze fra noi, quant" 
la sua veneranda immagine nelle sale dclla meilesima. 

nipetendosi adunque I'origine, e i progressi di qiiesta riprodiizione, ilallo zcIo e dalle cure inde- 
fesse del prelodalo sig. ab. Scarpellini, die per tanti aniii la sosteune, che tutle sacrilicb Ic risorse, e 
perfino il lavoro delle sue maui per I'ornirla di un gabinetto di macchine fisiclie, di apparali chimici, e 
distrninenti astronomici, non inl'eriore I'orse ai piu completi gabinetti d'ltalia, e che fiiialmenle di que- 
ste sue propriety lascij) sempre libero I'liso per I'accademia, e pel servizio del piilililico: credemnio, 
come quelli che fummo lesliinoni di vista di tulto ci() finora esposto, e che per pi'l anni vi coopcram- 
mo in qualitik di soci, di firmare questo documento , e di deporlo nell' archivio dell' accademia stes- 
sn, per mandare alia posterita la genuina istoria di questo scientiHco avvcnimenlo, e rcnJere al no- 



w 



iii'ovvido consifflio, stnbillla nclla iiniversila romatia la caltedra cli costnogonia 
iiiosaica, ilicile al mcclesiiiio a tleitarrie le tlotlrine. TiUlo cio scrv'i tli {jran con- 
Forlo alio Scarpellini, e lo rassicuro daijii efTelti di quelle rcazioni, solile a svi- 
luppare nei miitamenti di goveiiio. II Santo Padre nel tempo stesso ristabil'i la 
compagiiia di Gesu in tiillo I'orbe cattolico ; e le rajjioiii chc lo condiisseio 
a tale dctciininazionc, non furoao dissimili da quelle, clie lo delerinitiarono 
a fondare la caltedra di cosniogonia mosaica; dacche non poco bene la ic- 
linioue ritrarra sempre da siflatto inseguamcnlo. Iliporliamo nella nota (1) la 



stro rislavratore, e collega quel merilo , die si acqnistft; porgrnJogli ancora un sincere alteslalo ilcl 
la nostra alTezioiie, e iicoiiosct;ii/.a. In fede Jelle qnali cose,niuniuinio auclic Jvl iioslro sigillo it presente 
docnmeiUo. 

DaUi ill Uoma (laU'AccaJiMnia Joi Lincei, anno X!X Ual siio rislabilimiMilo, 10 mag^jio 1814. 
Nic. Monsiy. ^il:olai Giuseppe Oi'i(;o 

(jiojccliino PesbUli Giuseppe Taylialj6 

Giuseppe OJJi (i'rolamo Scaeeia 

Loiluvico LiiioUe Alessandru Conti 

Giuseppe Calandrelli l.nijji Melaxi 

Andrea Conli Pielro Conti 

Saverio Barlocci Giuseppe Sisco 

Donienico Muricliini Rallaele Slern 

Giuseppe Vera Giuseppe Setleie 

Liiigi Del Gallo 

[i) 21 marzo 1815. 

L'na delle principali cure di Nostro Sigtiore a vanlaj^gio de'suoi amalissimi siidtliti, t stata .spm 
pre quella didia publica islrnzione, lanlo neeessaria ed mile ad ogni nazione. Torualo egli a qiiesU 
eapitale dopo le ultime passale vicende, istilui le caltedre di cliuica medica, e chirurjjia, e lallra 
della farmacia, le quali erano ancura mancanti nell'arcbiQinnasio della Sapienza. 

Date eosi nuovo lustre ed incremenlo alia delta unlversila nel ramo delle seienze iiaturali, iiiio 
studio assai p.i'i graiide e sublime, vuole ora Sua Santita introdurre, e promiiovere, qiial i (|iiellii 
dell'applicazione delle seienze rialiirali alia considerazione del supremo Autore della natura, die, se 
utile si ricoiiobbe per altre nazioiii, indispensabile si rende per la citla di Koma, la quale essendo crn- 
tro, e inaestra di una religione dilfusa in lutto il mondo, lia liloli ed oliblirjazioiii speciali ad avere 
iiel suo seno, e coltivare sopra tutlo questo genere <ristruzi()ne; segnalamente nel leuqjo presenle, i:i 
eui si abbusa dei progress! delle seienze nalurali, e delle nuove cognlzioni, per introdurre degli er- 
ror! a danno della religione catlolica. 

Prcdisposli perlanto i itiezii necessari a reallzzare li! provvide sovrane determinazioni,si t degnala 
la Saiitit.^ Sua ortlinaro, die nelTarcliiginnasio della Sapienza, una iiuova cattedra si ai;giuuga, la f|uale 
si chlamerii di Fiiica Sacra, tilolo die indica appunlo la qualita della islrnzione per cui viene isliluila. 
L'ingegno, e ie cognizioni essendo note del sig. ab.Feliciano Scarpellini nelle seienze nalurali, iiou 
meno die I'abilili sua nelle seienze sacre, lia ercdiito >ioslro Isignore, die I'esereizio della nuova cal- 
tedra, la quale appunlo riunisce I' insegnamenlo di ambedue cpiesle i'ucolla , Iruppo ben convenga alio 



— /.a — 

lettera tleU'Emo. Consalvi, nella quale si afllda qiicslo insegnamcnlo alio Scar- 
ncliini, aflinclic si conosca tutlo il bcllo del tenorc di cssa. Fii tanto rinlercssc 
deV sommo pcrarca Pio VII per raccademia de'lincei, die voile onoraria di sua 
prcsenza : visito lo .stahilimcnto, ammiro le maccbine fisiche ed aslronomiche 
in esse contenutc, c perniise che il suo vcncrando noine fosse registrato ncll' 
elenco dei iincei. A perpetuare la mcmoria di quesla sovrana onoriricenza,fu po- 
sta nella sala deH'accademia la seguente iscrizionc: 

PIO . VII . PONT . MAX. 

OPTIIVIO . PRINCIPI 

ANNO. MDCCCXVII. 

IN . MEMORIAM . AVSPICATISSlMl . DIEI 

XV . KAL . MART. 

QVOD . LYNCEORVM . ACADEMIAM 

ET . TMEATRVM . PHYSICES 

ADITV . EIVS . NOBILITATA . SINT 

FELICIANVS . SCARPELLINIVS . LYNCEORVM 

RESTITVTOR 

D . N . ai . Q . E 

Nel 1810 si ridussc a quaranta il numero dei Iincei, coraponenti il cor- 
po accadcmico delibcianle : questi fuiono registrati secondo I'ordine dell'an- 
zianila loro accademica: e nel 2 iuglio deiranno inedcsimo, si distribui fra essi 
tanlo il diploma di accademico liuceo, che per brevita non riportiamo, quanto 
il linceografo precedentemente stampato, come gia e delto; ed ognuno riccvr 



slesso sig. Scarpellini; e pcrcii) si k degnato noniin.iilo professore ili Fisica Sacra uell' arcliiginn.isio 
(lella Sapionza. 

Per giiigncrp con inaggiore facilita alia conoscenza Jella nattua, e quimli applicarla alia consiilrra 
zionc ilcll'Autore supremo ilella metlesiiua, iiiollo coiitrilmiscono le dimostrazioui spcrimcniali, sopr.i 
macchine ed islromeiUi a lal elleUu ordinali. 

Esistendo nel collegio deUo dell' L'inbria un riico gabinetto di tali macchine, deslinate all' nso ed 
al comndo dellVifrarfcmia dei Linrei, 11 sig. al>. Scarpellini, che n'e il proprielario <•■ ilireltore, le olTr.i 
.-Miclie per uso <li quelle dimoslrazioni, ri'lalive alle scienze^di cui dovrii lenersi parlicolare ragionaaien- 
lo iielle applicazioni, clie la nuova I'acolU suddelta si propone. 

M sig. ab. D. Fclieiano Scarpellini. 

C. CARD CONSALVI. 



rtUiesi la mecltiylia liiicca (I), cho (u iuimajjinula il.illo Scai|)(>llini come qui 
appari". 




Negli auni seguenti ancor piii clic nei passati, I'esercizio accademico fii 
copioso di tuoinuric , c. di rapporti fatli per commissioiie del govertio. Ncl 
18'20, con decrelo liiiceo t'urono accordate tre niedajjlie, per qiici sludeiili di fi- 
sica sacra dclla iiniversila, i qiiali avessero dalo iotlevole sajyjjio del projjresso 
loio ill qucsta scienza, clie alio scopo si ilFeriva di;i lincoi; hi altiesi deci'e- 
lalo, che jli sliidenii rat'desimi, quaute voile avessero assal nieritato in sit- 
ta istruzione, fossero fatti candidali liiicei. 

In queslo discorso non possiaino svoljjere jjli annali deiraccademia nostra, 
dalla nascila sino all' epoca della slahilila sua, neirauno 1817 avveniila : uii 
lavoro cosi falto abbisojna di inolte ricerclie iiltcriori, e di tempo assai may- 
giore di quello che attualmente possiaino spendcre, senza cessare dalle molle 
altrc noslre occupazioni. II compilai'c pero questi annali sara molto utile, non 
solo pel' Icssere una storia bene ordinata, e complelamente sviluppata di (|uesti) 
scientiiico slabilimenlo; ma eziandio per servire alia coiilinuazione della |)r(;- 
nievoiissima opera " Saggio storlco della letteratura romana, dell'avv. Filippo 
Maria Renazzi. Noi abbiamo gran copia di materiall per questo lavoro, e non 
dis()eriamo poterlo, quando clie sia, condurie a lermine. In tanto qui linii- 
(aiiddci ai principali falti dell' accadeuiia nostra ,. compresi iiell' e|)oca gia in 
principio definita, riporteremo, riguardo alle commissioni ed alle memorie, al- 
cuiic sollanto delle piu notevoli. 

Nel 7 agoslo 1824, f'u I'accademia incaricata dal goveruo, di esaniinare il 
processo, che il sig. Forlunato Caslellani gioielliere oraFo propoiieva, per com- 



(1) La mcilapjia riporlala snpra, non fii pii'i riproJolta, perclifc si ruppe il coiiio della meJesicna 
ni'l suo rove»cio, die poi I'u rimpiazzato con altro pit! scmplice, nel quale vcniva inciso il notne ili 
colui che la riceveva in do no. 



— 45 — 

i);>i'tiic spf<lilaim!iite ai l.ivoii d' oro il colore dclto (jiitlluiw. Una conimis- 
sione tralta daH'accacJemiu, u C(im|iosla dol prof. D. Feliciaiio Scarpt-llini, e del 
proF. Domenico Moricliiiii, esaminalo quel processo, lo riconobbe mcrilevole 
di ogiii encomio; quindi con annlogo rapporto, interesso ii (joverno a favore 
del Caslcliaiii pel niiovo siio trovato. Due anni dopo, cioe nel 10 di ago- 
sto I8'iG, icsse il Caslcliani allaccatlcmia de'iincei una meinoria., inlitolala : 
« Ricerclie chimico-tecnolo{jiclie sul colorimenio dedo giallone delle niaiii- 
» failure di.oro, con alcun cenno sulle dorature del bronzi « nelia qua- 
le (I), per mezzo di spcrienze assai bene circoslanziale, e di ragionanienli 
foudali sopi-a la teorica elellro-chimica concluse, che il colore delto giallone con- 
sisleva in una [>recipitazione di oro, prodolla dalla e'lellricita, sulla manifallura; 
e dimostro vari processi, dai (piali poleva (jueslo effelto coslantemente. e con 
ogni spedilez/.a oUeuersi, taiilo sulli; nianifatlure di oro, quanlo su quelle di 
bronzo. Sillalta memoi-ia per consiglio di vari dolli, fra'quali ftloiichini e 
Donarelli, fii dall'aulore pubblicata nul I. 32 del Gioraale arcadico, p. G2. II 
sijr. Gaslellaui erasi adoperalo niolto per raccademia, tanto colla sua perizia do- 
Mmaslica uelle conimissioni, quanto favorendo in altre guise I'esercizio accade- 
niico; per uiodo che i lincei, nel 10 giugno I82(i. vollero a lui rilasciare 
ample cei-lificalo di graliludine, per quanto aveva egli operalo a loro van- 
taggio. Ma lornando alia indicala vneuioria, noi cretliamo che la medesima, 
debba I'iguardarsi come la prima scintilla di lulta la galvaooplastica , parti- 
colarmeule della doratura galvanica ; e cio tanto pei fatli annuaciali nclla 
mcmoria stessa, quanlo per la teorica sviluppata in piii luogbi di essa. II Ca- 
stellani con quel siio scritto, letto neU'accademia nostra, supero i pregiudizi 
degli arlisti sul colore giallone; rimosse il segreto mistei-ioso fino alloia c(>n- 
servato su questo colore; assegno all' attrazione molecolare ed alle correnti 
eleltricbe la causa principale del fenomeno da lui stiidiato; e riconobbe che 
la condizionc indispensabile per ollenere il giallone, per ollenere cioe le pre- 
cipilazioni regolari e plasliche dell' oro sulle nianifatlure, consisteva nell'im- 
piegare niui correnle eletlrica di debole intemila^ e nell'agire con soluzioni di 
oro siifliciciilcnieiile salure. 

Egli e indubilalo che la melallurgia eletlro-cliimica, ovvero la galvano- 



(1) l)i t|iii'si;i ini'inoria venue latla meiizionc null' Anlolofjia, Fireiuu v. i'.i, p. IGl, j. 2. an. 
1827. — Nclla liiblinteca universale ili Ciinevra, t. iO, p. Si, an. 1S2J — .Nel giornale inglese .. (jna- 
terlej Journal Seience, Uicembre 1S2S. 



— 4G — 

plaslica, fii dffinilii'ainpnte scoperta da due fisici, collocall a{*li cstrcmi del- 
r Kuropa ncl 1837; cioe da Spencer in Injjhilterra,e dal professor lacobi in 
Russia, senza che uno di loro conoscesse Ic sperienze dell'altro. E pure certo, 
rhe i medesimi fisici, unitamente ai sifjnori De la Rive, Roetger, Eisner, Roulz, 
EILin{jton, ChrisloHc, cd allri, lianno condotto la galvanoplastica in quello slato 
(li perfezione ainmirabile , nel quale oggi la Iroviamo (1). Ma c \ero ezian- 
dio, che il Castellani, prima chc fossero imtnajjinate le pile di Daniell, di Bun- 
sen, di Gi-ove, di Archcreau, e di Smee, le quali furono i mezzi efTicacissimi 
cd indispensabili pel pro{yresso di qucsle npplicazioni della fisico-chimica , 
sollevo pel primo neiraccadcmia de'lincei un lembo del velo, che agli occhi 

del filosofo le nascondeva ; e fece < come quel che va di noUe , 

>> Che porta il lumedielro, e a sc non giova, Ma dopo se fa le persone dotte. 

IX. 

Rcfjnando Leone XII, ed essendo prcfelto della S. Congregazione de- 
};Ii studi I'Emo. Rertazzoli, quesla ncl 2 aprile 1825 confermo I'accadcmia, ed 
i suoi rcgolamenti. Per altra parte si decreto, essendo segretario di slato I'Emo. 
Delia Somaglia, che il fabbricato del collegio Umbro-Fuccioli, fosse posto, per 
iiso del collejjio Germanico, sotto la direzione dci RR. PP. Gesuili; quindi col 
piimo settenibre 1825 fu alio Scarpellini , ed all' accademia intimalo slog- 
pjiare da quello, nel termine di Ire setlimane , con tulte le macchine. Allora 
si lemelte a buon diritto che i lincei non tornassero ad estinguersi; ma, tra per 



(1) Non possi.imo in qiiPS(a occasions loclarp .il)b.isl.inza lo stabilimenlo galvano-plastico, fondalo 
fin clal iSM sulla riipu Tarpeja, dal signer doltor Braun , con somma periiia , e con ilispendio 
ronsiderevole ; in cni si ammirano prodiuioni galvano-plasliche di coHossali diniensioni , c dflla 
magjjiorr perfeiione. 1 primi lavori riello slabilimenlo medesimo si limilarono alia riprodnzio- 
ne palvanoplaslica dclle incisioni in logno, qiiindi si eslpsero agli oggelti d'arle; cosicclic si ripro- 
dussero con la massitna esallezza, alcnni di quci l)ellissiiiii anliclii e moderni originali, clie si con- 
servano in Roma: e le fusioni fade in bronze dei medesimi, sono inferiori alle rlprodiizioni galva- 
no-plasliclie di essi, lanlo pel riflesso arlislico, qnanto per IVconomico. I lavori piii imporlanti dell'in- 
dicalo slabillmenlo sono, una seric di busli, ordinali per la lU'gina d'lngbillerra, ed una slatiia co- 
lossale di llanemann, oggi eretta in I.ipsia. 

AUnalmenle si e lavoralo nello slabilimenlo medesimo, un visloso numero <li rami, incisi per la 
carta monelala del governo ponlilicio, col vanlaggio della imp(issibilil."i di lalsificarli. I^o stabili- 
mento del sig. Braun in Roma, servi di norma per la induslria inglese di tal gencre; ed il R. prin- 
cipe Alberto, ne faceva elogio al nomiDato fondalore, nella esposizione industriale di Londra. 

(Dicenibre 1851). 



— 47 — 

la ni'olezione sviliippala in favor loro tla unolli disitiuti personaggi, c per la 
rinumanza clie si erano procacciala grandissima, succusse allraraeiitc. Impercioc- 
che fta gli altri proleggitori, uno eflTicace d'assai ve a'cbbe, il sig. conte di 
Fiincbal, ambasciadore di S. M. Fedelissima presso la S. Sedc; il quale coa 
iiillo riiri|)egMO possibilc raccouiandava la couservazione deH'accademia. Qiiiiidi 
rEmiiienlissimo Delia Somaglia, nel di 27 seUembre 1825, cosi al sig. conte 
nicdesiino scriveva » L'Accadeuiia de' niiovi lincei avra per sua sedc il Cam- 
<■ pidoglio : il suo degno dircllore e segretario perpcluo, vl terra conveniente 
>' abilaziooe ; e la preziosa collezione delle sue maccbine, avra ivi uu teinpio 
" pin cbe un serbatoio. Cost il S. Padre rivendica nel miglior modo possi- 
ci bile ronore di quella rupe , alia cjuale le scienze, le leltere, le arli , cbe 
« vi bauno ora una reggia, daranno uno splendore ineno abbagliante dell' 
'< aniico, nia pacilico, e tale, cbe la unianil;i [)ossa gioirne senza ribrezzo. 

Quesli favorevoli risultamenli si polerono conseguire ancbe per la ge- 
neiosila del Senatore di Roma, in allora don Paluzzo principe Allicri ; cbe 
unito ai conservatori del popolo roniano, di buon grado cedelte pei lincei e 
per lo Scarpcllini, la niaggior parte del secondo piano del suo palazzo sena- 
lorio in Campidoglio , aflincbe ivi onorevole asilo si avessuro le scienze. A 
perpeluare la gratiludine di tanlo beneficio, lo Scai'pelliai co' suoi collegbi, po- 
ttero nella maggiore delle sale airaccademia destiuate, la seguente iscrizione: 

LEOiM . XH . PONT . WAX. 

QVOD . LYxNCEORVM . ACADEMIAM 

EJVSQVE . RESTITVTORIS 

THEATRVM . PHYSICES 

EX VMRPkIAE . COLLEGIO 

IN . QVO . HAEC . IPSE . COMPARAVERAT 

IN . CAPITOLIVM 

AD . SCIENTIARVM . ET . ARTIVM . DECVS 

DIGNIOREMQVE . SEDEM . TRANSTVLERI I' 

ANNO . MDCCCXXV 

LYNCEI . BENEMERENTES . POSYERVNT 

Per tanto si trasportarono tutte le macchine, dal collegio Umbro-Fuc- 
cioli nella nuova loro stanza in Cani()idoglio; ed il sig. Fortiuiato Caslellani, 
artista e coltivatore delle scienze, voile dimoslrare la sua ainicizia per lo Scar- 



— 48 — 

pelliiii c per lo slabilimonto linceo, commcttcndo n{)li opcrai della sua ofli- 
oiua, cli liaspoi'tare a inaiio, luUc quelle maceliine piu fiaj|ili c pin prezio- 
se delle allre, afHnclie noti avessero le medesimo ad incoiitrare sinistro al- 
cuno , esseiido al Cauip'ulofjiio condoltc. In qiieslo medesimo anno, e pi'cci- 
samcntc ncll' ) 1 di luj|lio , 1' Eminenllssimo camerlinfjo Galelfi , a dimostra- 
re la sua {•ratiUidiiie airaccadeniia, pei lavori fatti da'suoi memhri a vanlag- 
<;io del commercio c dell' industria, le invio diecinove medaglic, cinque di 
oro e quattordici di aijjenlo, da disliibuiie a quei lincci, clic avcvano Fatto 
parte delle commissioni, per giudicare sopra qucsiti del camerlingalo , come 
risulla dalla letlera clie crediamo utile lipoitare (l). Osserviamo altresi che 
le commissioni ricevute dall' accademia, per parte del governo, nei lie anni 
1S'23, Ib2'/, IS'25 fuiono ircntaquattro, e lulte di molia importanza rijjuardo 
alia industria, ed al commercio dello stalo. 

Nel di 27 luglio 182(5 tennero i lincei, nolle nuove sale, la prima lo- 
re solcDne aduuanza; e dallo Scarpellini fu difFusamente commentala (2) la 
bellissima iscrizione, die il principe dei lincei, lascio a'suoi coUeglii accade- 
mici , quasi per testamento; e die a caratlcri labili si Irova in una parete del 
palazzo ducale in Acquasparta, ove piu volte furono essi convocati. La scritta 
iu proposito fu riconosciuta dal sig. cav. Pietro Fontana di Spoleto, quando egli 
porlossi cola, per ■visitare quel santuario della universale dottrina; ed e come 
siegue : 



(1) 11 liifjlio 1823. 

Sig. ab. Scarpellini, ristauratore e segretario perpetiio dellaccaelemia dei lincei. 
Sommaineote grato 11 cardinale camerlingo alia molta diligenza, e z.elo adilimostrato da coLesta 
illuslre accademia, nellesaurimento delle diverse commissioni confidatele in .servizio del camerlingato, 
e nei rapporti di arti, e maniCatture; ha credulo proprio del suo dovere dare alia raedesima una te- 
slimonianza della sua plena soJdisfazione. Dirigge ()urndi lo scrivenle, in pacco .separato, a V. S. cin- 
que medaglie d'nrn, c quatti>Tdici d'argcnio, di ijuelle pnblilicale nella solenne ricorrenza leslJ cele- 
brala de*>S. nposloli Pietro, e Paolo. I>a distribuzione di esse dovrJi farsi nel seguente mode : una me- 
daglia d'oro sara per V. S., nn' altr.i pel sig. dott. Domenico Moricliini, e la lerza pel sig. AlessanJro 
Conti : riguardo alle altre due, la sorte decider! fra i signori aw. Moroni, cav. Marini, cav. Fon- 
tana, Dall'Armi, dott. Poggioli, fe prof. Oddi. Quelli clie la sorte non favorir.\, dovranno conseguire 
due medaglie di argcnlo per ciascuno. Finalmente avranno una medaglia d'argenio i signori prolessori 
Venluroli, oav. Scaccia, dott. Carpi, prof. Setlele, dott. Folchi, e cav. Linotte. 

Si prevale intanto ec. 

P. F. Card. GALEFFI. 

(2) Questo commenlo fu slampato pel De-Rooianis nel 1826. 



— 49 — 
DEI . OPT . MAX . CULTVS 

EIVSQVE . OPERVM . VNIVERSAE . MVNDI . MACIIINAE 

SEDVLA . CONTEMPLATIO 
MENS . SAPIENTVM . SCRIPTA . INTER . ET . DICTA 
SEMPER . ENVTRITA 
SVIS . PLENE . CONTENTA 
NEC . VLLO . ADVERSVS . ALIENA . DESIDERIO 
SED . AVXILIO . SED . FAVORE . MOTA 
MORES QVI . ET . TE . IPSVM . DECEANT . ET . ALUS . PROSINT 
AMICITIAE . VERAE . NEWS 
ET . CONSVETVDINIS . VSVS EX . PROBITATE 
SVBDITORVM . FAMILIAE . OPVM 

AEQVISSIMA . MODERATIO 

LABORVM . AMOR . OTII . ODIVM 

OPERA . QVAE . TVA . PERMANEANT 

Q/AE . MAIORES . SINCERAE . FIDEI . OBSEQVIO 

OMNES . PERENNI . VTILITATE . DEMEREANTVR 

lUEC . VIRI . SVNT . HAEC . NOBILIS . UAEC . PRINCIPIS . SVNT 

BONVM . NOMEN . VERAS . OPES . FELICITATEM . IPSAM 

PARIVNT 

FRIDERICUS . CAESIVS . LYNCEORUM . PRINCEPS . I. 

ITA . SE . SVOSQVE . PERPETVO . MONITOS . VOLVIT 



LYNCEI . RESTITVTI . OBSEQVENTES . ITERVM . PP. 

X. 

Stando cosi le cose dei lincei, giunli ad una esi&tenza onorevole d'as- 
sai, e che sembrava non peritura; monsignor Ciistaldi tesoiiere di Leone XII, 
e rettore deputato della universila romana , coucepi per istigazione dello 
Scarpellini, I'idea di costruire una specola in Campidoglio, la quale servisse 
ad ua tempo all'accademia, ed agli studenti della universila medesima, ove 
professava I' astronomia il canonico Settele. Concetto ragionevolissimo, recla- 
mato non pure dalla scienza, ma e dal buon senso; giacche aliora I'uDiversita 
non aveva specola, e si doveva in essa insegnare la teorica e la pratica della 
scienza degli astri. Quindi e che nel 28 novembre 1825, quel prelato invito 

7 



— so- 
lo Scarpcllini a manifeslai{}li le condizioni, cui debbe soddisfare il fabbricato 
di iin osscrvalorio astronomico. Egli risposc a tale invito, con un rappor- 
to del 15 dicembie dello stesso anno; qiiindi monsignor Ciistaldi si poito nell' 
abitazione dei lincei; ed ivi fii stabililo che la specola gia divisata , sarebbcsi 
eretla sopra la torre di Nirolo V, posta di rimpetto all'arco di Scttimio Severe. 
Fu stabililo altrcs'i, cbe lo Scarpcllini unitaraente airarcliitelto cav. Scaccia, 
dovevano presentare il progetto in disegno , e lo scandaglio della spesa pel 
nuovo osservatorio. Pare cbe in seguito alcune dilficolta insorgessero contro la 
escciizione deH'indicalo divisamento ; per modo che lo Scarpeliini si dovette 
molto adoperare per vincerle. Scrisse in fatti egli nel 12 novembre 182G una 
leltera al segretario del cameilingato, per sollecitare I'opera di gia decretala ; 
e peroro con tanta energia la esecuzione della medesima, die il Camerlingo 
nel 25 ottobre 1827, annunzio alio Scarpeliini, essersi degnata S. Santila or- 
dinare la costruzione in Campidoglio dell'immaginato editizio. Pertanto il di 
10 novembre 1827, fu gitlata la prima pietra di questo nuovo tempio di Ura- 
nia, cbe per la parte spettante al fabbricato fu compiuto sul finire del 1830 (1). 
In questo mcdcsimo anno, con letlera del 24 marzo, I'accademia di agricol- 
tura, conimercio, ed arti di Verona, si diressc a quella dei lincei, per istabilire 
una corrispondenza con essa. 

Fin da quando l' accademia fu trasportata in Campidoglio , procedet- 
te con solennita , con regolarita , e con decoro rnaggiore : molte furono le 
commission! cbe il governo diede alia medesima; e si continuarono a tenere 
ogni anno le dieci pubbiiche sessioni , annunziate con un elenco a stam- 
pa; nel quale si trovava il gioruo della tornata , il titolo della memoria, ed 
il nomc deli'accademico liuceo che la svolgeva. Queste riunioni divennero pii'i 
important! di quello che furono in passato, e per gli argomenti, e per gli 
scienziati che li esposero; ma poi lo zelo nell' esercizio accademico non si 
mantenne seropre lo stesso, per le ragioni che in appri'sso indicberemo. 

In ogni anno, delle dieci pubbiiche adunanze, la prima era solenne/ in 
essa inter venivano moltissimi cardinal!, ed altri distint! personaggi; il prof. 
Scarpeliini, come segretario perpetuo e ristauralore, vi pronunciava un rap- 
porto su quanto erasi operato in accademia nel precedente anno: si distri- 



(1) Per Ic allrc nolizie relative a qiiesta specola, si Icgga il raggiiaglio storico del poiitificio os- 
servatorio astronomico sul Campidoglio di Erasmo Fabri-Scarpellini. 



— 51 — 

buivano le medaglie in premio, tanto delle lellure, quanto della frequenza, per 
resercizio accadumico del lincei : e le dieci sessioni ora iadicate, si comiri- 
ciavano col naese di luglio, e si lerminavaDO col settembie del niedesimo anno. 

XI. 

Fin dal 1823 I'accademia incomincio una corrispondenza col dicastero 
del cameriingato di S. R. Chresa, dando al medesimo il pareie dei lincei, 
sopra quistioui che allc arti, alia indiistria, all'agricollura, ed al commercio 
si riferivano. Una delle prime commissioni che I'accademia , gia stabilita 
in Campidoglio, si ebbe dal governo ponlificio , Fu di giudicare sopra la 
nuova raacchina a Tapore, ed a rotazione immcdiata, cbe aveva il bolognese 
Vittorio Sarti proposla. Pertanto nel 20 giugno 182G, incaricata essa dall' 
Emo. Camraerlingo, di esaminare la maccbina suddetta, nomino una commis- 
sione composta dei tre lincei Scaccia, Scarpellini e Venturoli relalore; i quali 
nel 17 luglio 182G compilarono una relazione sul nuovo congegno: e trovia- 
mo che il chiarissimo Venturoli cosi esprimevasi riguardo al medesimo, in 
un suo particolare biglietto alio Scarpellini. 

II Dopo il £avorevole rapporto, del 17 luglio 1826, della commissionede'lin- 
» cei, sul progetto della maccbina a vapore a rotazione immcdiata, immagi- 
>' nata dal sig. Vittorio Sarli bolognese; dopo la relazione della commissio- 
» ne medesima del 28 agosto 1830, sulle prove istituite colla maccbina stes- 
» sa, nella quale si concbiuse meritare il Sarli la considerazione del gover- 
" no, per ollcnere un premio della sua nuova ingegnosa ed utile invenzio- 
» ne ; la Santita di N. S. si degno accordare alia vedova del medesimo, la 
» pensione di sc. 10 mensili, divisibile in parti eguali Ira essa, e la superstite 
" figlia di Vittorio Sarti; e cio a titolo di premio pel congegno suddetto. 

» Resterebbe ora cbe il governo il quale, mediante questa generosa ri- 
" compensa, fece acquisto del trovato in proposito, pubblicasse la descri- 
» zione della maccbina stessa, per onore del Sarti, per pubblica utilita, e per 
n prova della generosa protezione che accorda esso alle invenzioni utili. E 
» cio aucbc per preveuire il pericolo cbe altri, vedendo la maccbina del Sarti, 
» giacente oziosa e non ben custodita presso il ministero caraerale, non si 
» appropri, e non ispacci come sua I'invenzione di un altro. » 

Per tanto noi uniformandoci al voto espresso da queslo celebre mate- 



tnatico, riportiamo nclla nota (1) il sunto del rapporto, falto dai nominalt 
commissari per quella macchina, e le altre nolizie che alia medesima si ri- 



(IJ ....Fino ad ora non si ^ potiito proilurre immejiatamente coll'azione del vapore, se non che I'al 
leriiativo alzarsi ed abbassarsi di iino stantulFo in liiiea verlicale. Quesla disponizione porta con si- 
alcuni inconvenieiili, cssenziali alia sua fondaoientale idea; poiclit; ollre che aumenta la mole delta 
macchina; induce la necessity di tradnrre il vapore per un coUdolto sinuoso, ed interrotlo da piu 
ordini di valrole, per I'alternativo alzarsi ed abbassarsi dello stantuil'o; genera] qualcbe interrompi- 
meato di moto nell'istanle in cui si fa il cainbiamentu delta direzione ; e (inalmente produce la ne- 
cessity di congegni pill o meno complicati, per convertire il moto relliliiieo alternativo nel itiolo 
circolare, tutte le volte che «i ha biso(5no di produrre questa specie di moto, siccome avviene nei 
molini, nei carri, e nei batU'lli a vapore, ed in mollissime altre applicazioni. 

11 Non vi ha dnnque alcun dubbio, che una macchiua, nella quale I'azione del vapore produca 
immediatamente, e di prima mano un moto rolatorio coiilinuo ed unlCorme, sarebbe un prezioso 
■cquisto nelle arti c manilatture. Non 6 mancato chi abbia posto mente ai mezzi di conseguire un mi- 
glioramento di tanta ulilita ed imporlanza. Quindi nell'immenso deposito d'invenzioni meccaniche, abbia- 
mo pure alcune maccbine a vapore a rotazione immediata, ud a stantufTo circolante, immaginate dal 
Vcrzy, e dal Bouvier (*); ma nessuna di queste invenzioni, comecchfe ingegnosa , potfe ottenere tanto 
favore, da essere giudicata riuscibile in atto pralico, a segno che 11 successo avcvasi per ilisperato ; 
e non manco chi sentenziasse non potersi mai, per qualunque mezzo si ^doperi , evitare in que- 
ste macchine una grande perdita di vapore, con attrito enorme ("). 

>> Con tutlo ci6 non fe mai a disperare dei lampi dell'ingegno, e degli sforzi della industria uma- 
na. L'idea del sig. Sarti e nviova, c diversa da quelle finora pubblicate, delle quali abbiamo contez- 
ra, e paragonala alle medesime, o/frc rilevanti vantaggi, consistenli nella somma semplicitS della co- 
struzione, e nel movimento, che sarebbe in qUesta sempre oontinuo ed equabile, non gia interrotto 
da fermate periodiche, come nelle altre macchine precedentemente immaginate, ec. ».. 

Costruzione della fnacchiiia-mndello a spese del governo. 

Mons. Cristaldi tesoriere, adottava il parere della cOmdnissione lincea, per la esecuzione del lavo- 
roj e divisava di mettere in uso la macchina nella fabricazione dei tabacchi. — 

— La morte di Leone Xll fece sospenderne il pensiero. — 

— Fu riassunto, ed approvato da Pio VllI, ordinandosi al card, camerlrngo con biglietto del 
card. Albani segretario di stato, in data del 31 ottobre 1829, di far coslruire la macchina; e questi 
dava incarico alia commissione lincea di sorvegliarne il lavoro. — 

— L' esecuzione della macchina fu commessa al macchinista Enrico Springh, che venuto da 
Milano per la fabbricazione dei tessuti di cotone, la esegui diretto dall'inventore di essa il Sarti. — 

Sunto del rapporto a monsignor tesoriere, dopo compiuto il modello ec. 

Questo piccolo modello di macchina i composto di uno stantuQb, fissato ad angolo rettO) nell'al- 
hero verticale pel quale passa il vapore, ed entra ad esercitare la sua pressione in un cilindro anu- 



(*) V. Lanz, e Bettencour; Essai »ur la composition des machines etc. - Annales dc Chimii-, et dc 
Physique, oct. 1816, p. 177. 

(■") Borgnis. Traits de m(!canique appliquie anx arts, pag. 135. 



— 53 — 

feriscono. Inoltre qui agfjiimgiamo il parere, sulla medesima erternato dal pro- 
fessor G. B. Masetli , nel vol. 2, pag. 345 (Bologna 1827 ) delle sue nole 

lare oriizonlale jjuarnilo ili due valvole, che alzamloai per I'lirlo dello stantuHo, ed abbassandosi pel 
proprio peso, dividono successivamenlc il suddL-llo anello in due spazi, in uno dei quail a^lsce In 
forza del vapore per far jjirare tutta la ruota, entro ciii f ricavalo il medesimo cilindro , menire 
I'allro si vnola del vapore che passa nel coiidensalore. II diamctro dello slantufTo , e del cilin- 
dro anulare in cui agisce, 6 di mill. 62; vale a dire clie la sua area, cni 4 proporzionala la for- 

1.3 che puh ricevere la macchina dal vapore . ft appena — parte dell'area dello slantulTo delle or- 

dinarie machine a vapore. La Itiiighczza del braccio dello slanUiffo, ossia la distaiiza dal cenlro 
<H rotazloiie al cenlro di'llo slanlnflo, ove s'intendc applicala la forza, non fr che di IGSnillli- 
melri, e il peso di lutta la ruola die gira i di circa lib. romane 4C0. Inlrodottovi il vapore 
con una lensione minore di iliie atmoslere , si k messa , e mantennta coslanlemente la ruola in 
inovimento conlinun, uniforme, c regolarissimo, facendo per ogni miniilo poco piil o poco meno di 
fiO (jil-i, seconrlo che veniva accrestiiUa, o diniinuila I'ainuenza del vapore; e ci6 senza alcun di 
quei pravi inconvenient!, che »i sono Knora incuntrali in lulli i saggi, direiti ad ottenere nelle 
niacchine a vapore, per quanto J a nolizia, la rotazione immediata; oggelto delle ricerche di moiti 
valenli meccauici inglcsi, e francesi pel vantaggio grande , che presenla qneslo modo di applica 
zione del piil polenle motore. 

II movimenio di va e viene, che deve Tare lo slantull'o, in tntte le macchine a vapore gii conosciu- 
le, richiede che ad ogni pulsazione, si estingua due volte la quanliti ili moto concepita dallo stan- 
iuffo, per prendere la direzione opposta; ollre all'aumento di altriti, e la complicazione del macchi- 
nismo die occorre, a cambiare il moto di va e viene in moto rolalorio. Inoltre per estinguere gra- 
datamente il moto dello stantuffo, convicne impiegare, nelle macchine raedesime , una forza di va- 
pore raolto grande nel momento della sua afllueuza, la quale va diminuendo di mano in mano che 
si dilTonde in tutta la capacitS del cilindro , fino ad essere piccolissima sul tine della corsa dello 
stantulTo; di modoch£ la forza media ragguagliata, con cui viene realmente mossa la macchina, 
b molto minore di quella che deve avere il vapore, per dare il primo impulso alio stantuffo; men- 
tre nelle macchine a rotazione iffloiediata, agisce il vapore sopra lo stantuffo con lutta la sua 
forza unicamente, e continuamenle. 

Nelle migliori macchine a doppio elTetto attualmente in uso, la forza utile trasmessa alia re- 
sistenza, dctratta quella perduta nel raovimento di va e viene, e negli altriti, si pu6 appena 

3 
calcolare li — ■ della forza motrice; menire in una macchina a rotazione immediata, come la nostra, I' 

S 

4 
I'efletto mile si pu6 presumere almeno di — della forza motrice; e per6 poste tutle le slesse circo- 

stanze, si otlerri in quesla il risparmio almeuo di — del combaslibile; ollre la semplicil^, ed 

il minor coslo del macchinismo, per la diminuzione degli atlriti, ed ollre al minor volume; van- 
taggi che notabilissimi si rendcranno in moIti casi di applicazione , e specialmente nella naviga 
zione a vapore. 

Per calcolare con precisione la utiliti risultanle dalla rotazione immediata, e deduria da que- 
slo modello, converrebbe avere una macchina di eguali dimensioni, co^truita nel mode ordioario, 
e paragonarne immedialamente gli elTetti ; giacch^ variando di molto le dimensioni, gli effetti slessi 
non soDo piti proporzionali, at pub I'arsene comparazione rigorosa. 



— 54 — 

ed aggiuute alia ineccanica , ed idrauiica del prof. Veoluroli. « Se non e 

II lamor patrio che mi aocechi, (a questo modo il Masetti), sono d'avviso 

» che noD vi sia miglior macchina a vapore , atta a produrre ua niolo di 

H rotazioiic continuatu ed unifoi'ine, di quclla imma^jinnta non ha guni'i dal 

» sig. Viltorio Sarti bolojjnese, la quale da liii destiuavasi alia aereonaulica, 

•' aia che potrebbe eflicaceniente servire ad altri usi ulilissiini; per esempio , 

" ameltere in inoto molini da grano, dove mancasse uu corpo d' acqua ed 

>> una cadiita a ciu suniciente. 

11 E mirabilc clie quesl'uomo, senza vcriina cognizione ddle macchine 
» a vapore da valeali uouiini liumaginate, e senza la scoria della meccaai- 
i> ca razionale, e della {joomelria; abbia saputo immaginare un modo sem- 
i> plicissimo, per produrre coU' azione del vapore un moto rotatorio e per- 
il manente, privo di quejjli artifizi, ritenuti indispensabili dagli odierai fabbri- 
» catori ed inveutori di siiuili macchine ; i quail lornano sempre a scapito 
» della potenza motrice, e quindi deU'efi'etlo utile della macchina (1). 



Cosi sarebbe necessario di sperimentare queslo moJello con applicargli una resistenza , per 
veriKcare col fatto il momeoto tlella sua Torza molricc , e concluderne ulili perfezionamenli 
nelle sue parli mobili , die pel peso loro, e per (jli attriti, polrebbero diminuirla. 

Sono convinii pcr6 i sotloscrilti, dall'eBetto osservalo in queslo piccolo modello, die I'invenzione 
del Sarli ha loccato lo scnpo delta rnlazione immediata dcllc mncclitne a vapore, senza grave incon- 
veniente; e che con esse maccltine si oLlcrranno i vanlaggi lutti risuUanti da questo modo di ap- 
plicazione del rootore ecc. ecc 

La spesa inconlrata dol (joveruo, per la coslruzione del modello di questa macchina, fu di scudi 
mille dugenlo scssanta. 

(i) II Sarti, calzolaio di professione, e perci6 non obbligalo a saperc ultra crcpidam, seppe an- 
che immaginare nn congejjno aerconaulico, del tutlo nuovo; c non isgomcntato dalla sorte del suo 
concitladino Zambeccari, lenl6 risolvcre il prbblema della navigazione aerea. 

Coosisteva questo congegno in due velieri, uno verlicalc, Taltro variamente inclinato ; ambedue 
formati di \&\e, disposte in superlicie clicoidali per modo, die dalla rotazione loro conlinua intorno 
atrasse rettilineo, sut quale si trovavano disposte, nc dovesse derivare il moto asceiidente verticale, 
ed il moto ubiiquo, pel congegno aereonautico stesso. 

La commissione dei liiicei, nominala nel luglio 1830, per giudicare di questo nuovo mezzo di na- 
vigazione aerea, si componeva dei signori Venturoli, Potcnziani, e Scarpellini. Questi commissari , 
dopo esajninato il modello di si ialto congegno, e dopo avere a.ssistilo ad una sperienza, clie si esegui 
col medesimo in una ddle grandi sale dil palazzo Colonna in Homa, I'ecero un rapportu favorevole a 
questo trovato. Voleva perb il Sarli oltenere la rotazione dei due velieri^ per mezzo della sua mac- 
china a vapore a rotazione immediata; ma da miglior cunsiglio fu chiamato ad occuparsi unicamente 
tiella sua maccliijia a vapore; lo die I'ece. Contemporaoeameiite, non abbandonando egli la idea dell'ae- 
reonaulica, sostitui al veliero verlicale il globo di gas idrogeuo, col quale avrebbe volulo innalzarsi; 
c conservando il veliero obliquo, avrebbe volulo con questo il diriggersi. Per6 disgrazialamente la 
morte lo cols« inoanzi tempo, insieme al meccanico Springb, esecutore pratico delle sue iirveuzioui. 



XII. 

L'Emo. Delia Soma{jlia, segrelario cli Slalo di Leone XII, nel 13 novem- 
bre 1826, richiese I'accademia dei lincei del siio voto, gopra ua nuovo me- 
todo, che si disse capace di perfezioiiainenlo sempre crescente , proposto e 
pralicalo dal sig. Alberto Gatti, per mi(jliorare la coslruzione degli specchi 
e dclle lenti. L'accademia per soddisfare al ricevulo incarico , nomino una 
commissione speciale, formata dei .signori proFessori Giuseppe Oddi, D. Giu- 
seppe Seltele, e D. Feliciano Scarpeilini; la (|uale nel I agoslo 1827, rese pub- 
biico il suo rapporto sul nuovo ritrovato del Galti, ed assai favorevolmenle 
si pronuQcio pel medesinoo. 

Lo specchto su! quale fu richiamala TaUcnzione dei coinmissari era di 
raetallo; aveva I'aperlura di IId. 30, ed il foco di piedi 4, 5; esaminarono 
ess! pure un allro simile specchio metallico, avente per diametro lO'*"'", 2'"", 
e per dislanza focale circa piedi 45: attualmente questo si conserva nel gabi- 
netlo fisico della universita romana, colle firme dei commissari nominati. 

Mancavano al Gatti artista ottico i mezzi , per niandare ad effetto in 
guisa il suo trovato, da inostrare al pubblico I' utile che la scienza dal me- 
desimo ritraeva ; c lo Scarpeilini suppli a questa mancanza, ricorrendo alia 
generosila del sig. principe D. Alessandro Torlonia; il quale non solo fisso 
al Gatti uno stipendio tnensile ; ma cziandio gli provvide tutto il bisogne- 
vole per esercilare Parte sua nuova, dalla quale molli speravano grandi 
progress! per l' ottica. 

Volendo il governo pontificio conoscere i mezzi piu acconci a produrre 
il miglioramento e la perfezione delle manifatture dello stato ; ordino . ap- 
provando le risoluzioni prese in proposilo dalla s. congregazione economica, 
che il cardinal camerlingo eccitasse l'accademia de'lincei; affinche, scelta fra 
essl una commissione dei piu periti nelle meccaniche e nelle arti, questa esa- 
minasse le manifatture che meglio si esercitavano , o potevano esercilarsi 
nella capitiile , specialmentc quelle di lana e di seta , per conoscere i me- 
todi che si praticavano dagli operai, analizzare la qualita de'colori o di altri 
ingredienti che vi si adoperavano, il modo di applicarli, ed ogni altra cosa 
la quale potesse condurre le manifatture stesse ad uno stato di raigliore 
lavorazione. II nominato cardinale comunico queste sovrane disposizioni 
aH'accadcmia, in data del 12 seltembre 1827, ed in conseguenza di tale comu- 
nicazione. il presidenle della medesima monsignor Nicolai , nomino una com- 



— 56 — 

Diissionc per adempiere all' incarico ricevulo , come rilcvasi dalla circolare 
del seijretario perpetuo lo Scaipcllini, die qui riporliamo ('). II rappoito dei 
commissari, die approvalo daU'accademia fu rimesso a! cameilingato il 5 tii- 
cembi-e 1828, concludeva nel seguenle modo : 

» 1 sudditi poiitifici nel {jiro di trenl'anni soffersero grandi perdite, per- 
1) do soiio aRlilti oggi da grandi bisogni, e sono in questua di soccorso. E 
» necessario adunque procurar loro una risorsa grande, e permanente; afBnche 
" abbia lo stalo ponlificio un ordine nuovo di sussistenza, idoneo alia prospe- 
1) rila di tutte le classi. Una popolazione di due railioni e mezzo , ricca di 
" prodoUi e d'ingegno, posla nel centro dell'Italia, e baguata da due mari , 
). puo aspirare a quel fisico progresso , che forma la felicita di varie altre 
» nazioni europee. Questo si trova unicamente nella industria, nelle manifat- 
). ture, e nell'esercizio delle arti utili, che sono piii valutabili delle miniepe 



(■) Circolare 

L'Emo. e Rmo. sig. cardiiiale camerlingo, ha falto sentire con sue dispaccio a S. E. R. monsignor 
Nicolai, presidente dairaccaderoia dei lincei, essere ordine di Sua Santita,che una commissine trat- 
ta dal corpo accademico, si occupi di proporre i meizi pii\ conducenti per innalzare al debito grade 
di miglioramento le principal manifatture dello stalo. 

II comitate accademico ha meritamente incluso la S. V. chiarissima in quesla commissione; quindi 
nell'avanzarle per mio officio quesla partecipazione, la prego, a nome di Mons. Presidente, favorire 
prcsso il medesimo nel fuluro marled! 11 dicembre, alle ore 22, pel primo congresso che la com- 
missione vi terri; e con distinta slima passo a rassegnarmi 
DaU'accademia de'lincei sul Campidoglio 

9 dicembre 1827. Pel Comitato 

Umo. devmo. servitore 
Feliciano Scarpellini segr. perpetuo 

Membri della Commissione 

Moosignor Nicolai presidenle 

Sig. doll. cav. Morichini (relalore per la preparazione dei colori) 

• prof. Venturoli 

» march. Marioi 

I) march. Del Gallo (relalore per quello riguarda i drappi di lana) 

» march. Polenziani (relalore per proporre i mezzi a migliorare la paslorizia, ed 
a perfezionare le noslre lane) 

II doll Metax^ 

II dolt. Carpi 

II dolt. Cappello 

» prof. Peretti (relalore per la parte pratica delle preparazionl) 

» prof. Scarpellini segretario perpeluo dell'accademia. 



— si- 
ll del Messico e del Peru. Tocca duiujue al {joverno prendere di mira que- 
II sta grande opera; e ad esempio delle allre nazioiii sostenerla col suo po- 
11 tere, conlro ie ditncollu naturnii, contro quelle die dalle veccliie abitudini 
1) dcrivano, e contro ie altre, che la invidia o la malizia, tanto interna quanto 
11 straniera, potrebbe cagionare. 

11 I suddili dal canto loro faranno plauso. e contribuiranno ben voien- 
11 lieri a lale nobile scopo; e la classc laboriosa del cittadini si repulera for- 
■ tunata, nel trovare una perenne risorsa conlro la sua noiseria, e nel corri- 
11 sponderc colle sue braccia, divenute abili, alia mire benefiche del suo im- 
11 mortale sovrano. » 

Nel 1827 lo Scarpellini distribuiva cinque medaglie straordinarie, colla 
epigrafe benemerenti, decretate dal comhato accademico, in virtu deil'art. V 
tav. VI del linceografo, ad ognuno dci quattro iincei , che avevano fino a 
quell'epoca presenlate piu di quindici loro produzioni all'accademia; e questi 
furono i professori, Poggioli, De Malthaeis, Metaxa, Morichini. 

XIII. 

Merita che sia qu'i meuzionato il dotto ragionamento, che sulla origine 
(Idle febbri periodiche di Roma , leggeva il dolt. Giacomo Folchi nel di -'» 
agoslo 1828 ai Iincei; cosi pure I'allro del medesimo, col quale rischiarando 
egli alcuD poco la problemalica funzione del sistema nervoso , annunziava 
fra Ie altre cose, avei'e col galvanometro esplorato due pezzi di cervello uma- 
no, I'uno spettante alia parte midoHare, raltro alia cinerea; e di avere osser- 
vato in questo caso una piccolissima deviazione neU'ago !... 

Piacque alle piu rinomate accademie di Europa questa ricerca, perche 
la riconobbero quale preludio di emulazione continuata , contro gli ostacoli 
che si oppoDgono ai progressi della fisiologia. E di fatto poco stetle. che il 
Folchi si trasse vieppiu I'ammirazione publica, dando a conoscere ai fisiologi 
ixn altro suo speiimento, pubblicato ncgli annali universali di medicina, con 
una sua lettera del 20 otlobre 1834, direlta al dolt. Omodei, fondatore e cotn- 
pilatore dei mcdesimi; concepita in questi precisi termini. 

" • . . . Mi sono portato al pubblico stabilimento di mattazione, in com- 
1' pagnia del sig. Barlocci , professore di fisica sperimentale , del naturalista 
" sig. Riccioli , e del sig. Luswergh macchinista della universila. Abbiamo 
» posto un eccdlente galvanometro di Schweigger sopra un tavolo ben fer- 

8 



— 58 — 

» mo ed in modo, clie ra(jo fosse nella direzione del meridiano ina(jnelico, 

» e sc{jiiasse lo zero iicl semicerchio. Slaiido I'ago perfeltamciUe iiuniubile, ab- 

)i biaiuu Falto decnpitare iin {jrosso vitello, porlando il collellu tra il forainc 

» occipilale, e 1' atlantc : la tesla fu immediatamente posta sopia il lavolo , 

» inuslraiulo essa forti conveUiineiili nei muscoli deyli ocelli c delle man- 

» dibole. Allora seuza indiiyio, una eslremita del filo di arjjenlo del yalva- 

» nomctro. munita di una laminetta acurninata, pariuiente di ar^eato, fu ap- 

» plicata alia parte esteriore o bianca del midollo .spinale , e 1' estremila 

)• delTaltro filo dell' islromenlo, in ejjual modo jjuernita, fu insinuata nel 

)i ceiiuo, o parte cinericcia del midollo: iiciraito dell' applicazione, I'ajjo, il 

» quale , come abbiam detto , stava immobile alio zero , ha devialo di sei 

<< gradi •verso Tovest; ed e ivi rimasto: tolti i tili dal midollo, I'ago e tornato 

» alio zero, e nella linea del suo meridiano. RlpctiUo Vespcrimcntu per quattro 

i> volte, con qualebe intervallo di mezzo, I'indice del galvanomelro si e sem- 

» pre rivolto all'ovesl , con questa sola differenza, che neH'ultimo tentativo 

" ha seynato cinque gradi in luojjo di sei. 

<• II movimeuto dell'ajjo all'ovest ci ha fatto conosccre, che la eleltri- 

» cita positiva veniva da! filo , che si trovava in contatto coll' esteriore del 

» midollo spinale » . . . . 

Dalla esposizione di questo secondo sperimento del Folchi, era da pre- 
vedere, che sarebbe un {jiorno venuto in cui, la sensibilita dclla materia vi« 
vente, per I'elettrico circolante in essa, di piu in piu sarebbesi manifestata , 
sino a divenire evidentissima; e che I'accademia romana dei lincei, sarebbesi 
allora molto compiaciuta, ricordando essersi nel suo seuo il primo germe di 
siffalti eleltio-fisiologici feuomeni prodotto (*). 

/, lu uucjsiuue ilulle riccrclic del proltssoie |)russiano silj. Eniilio clu Bois KuyiiiondjSopra le cui - 
renli elellro-Ksiologiche, o nervose, il doU. Marchiandi di Torino si Iev5 a rivondicare ai sigu- prn. 
fessori Pnccinalti, e PacinoUi di Pisa, e (|iiindi all'llalia, I'onore di aver veduto per la prima volla 
la correntc animate abbandonare osscquenle i suoi niilwnU coiifliii, per corrcre le fila del galvanmiie- 
tro (a). Comparvcro altresi un Zaiilodesclii, un Mayrini, un Cinia, e piii di oyni altro un JIaUeucei 
a ricordare yli allori da essi nilcluli nel cainpo di i|ue!>tu delicalissiino, ed ulilissime investiyaziuni. 

Ma il sij;. doU. Giulio Crescimheni di s. Giovanni in Persicelo, seriveva nellagoslo del 1830 al 
dott. l-u-gi Malagoti di fann.ppi- altribuire al romano linceo il doU. Giacomo Folelii, la vera priorila, 
iielle •perienie direlte alia suoperta delle correnti eleUro-tisiologielie (bJ. 

(Diccmbre 1881.) 



{a) Vedi Bullettino delta Corrispondenza Scienlifica di Roma n." 14; seUeinbrc 1819, pag. Ill 
(6) V. Raccoglilore medico di Tano ii." 3; del 15 settembre 1830, pag 161. 



— 59 — 

Nelln riaperlur.i deiraccadcniia cliu ncl 1830 si facova , lo Scai^iclliiii., 
seeondo al solito, coriliniiava la iiarrazione dnyli atli lincei; e iioi troviamo in 
^ssa quesle parole : « Basta die svolgansi gli elcnchi delle pubbliche nostrtj 
II adunanzc pel corso di anni 3G a contestare, chc non vi ebbe rama di 
11 scienze, o di ulili applicazioni loro, il quale non fosse dai nostri dotti coliefjlii 
" egrogiuniente tialtalo. Si trovano ivi argomcnti, e sopra le scienze esatte , 
i> e sopra le fisiche, e sopra le chimichc, con applicazioni sempre utiii; spesso 
II poi col pregio delle invenzioni. Quindi risuita die nijil' indicate cor.so di 
■I anni, le memorie lelle in accadcmia sono piu di 400, le quali f'orse non sa- 
il rebbero apparse, quante volte non fossero i lincei risorti. » 

XIV. 

I politiGi turbamenti, cul soggiacquero alcune proviucie dello stalo pon- 
tificio, mentre al governo del noedesimo veniva elelto Gregorio XVI, furono 
cagione, die nel 1831 silenzio s'imponesse ad ogni specie di pubblica islru- 
zione; quindi anche all'accademia dei lincei. Questa pero fu la prima fra le 
accadcmie di Roaia che riprese il suo esercizio; giacche il governo si trovo 
necessitato nel 1832 a consultarla, pei danni e per la costernazione, che nel- 
rUmbria i terremoti cagionavano. Essa in fatto con dispaccio deU'Emo. signor 
cardinal Bernelti, segretario di stato della s. m. di Gregorio XVI , nel 
i febbraio 1832, fu incaricata di esaminare una memoria del signor Antonio 
Rutili-Genlili di Fnligno, sidle vicende fisiche, cui ando sottoposto il territorio 
di qnelia citla, e gran parte dei paesi adiacenti, col 13 gennaio del citato an- 
no ; ed altra simile , del prof. Canali di Perugia, sulle cause che poterono 
concorrere alia produzione del terretnuoto nella valle dell'Umbria, e sui mezzi 
per allontanarle, o renderle meno dannose. 

Perlanto la commissione lincea, composta dei signori Moricliiiii, Carpi, 
Scarpellini , Venturoli , Ciccolini , Metaxa , Barlocci (relatore ) , riconosciuto 
come inelficace a preservare la bella valle deU'Utnbria, quanto era proposto 
dai su nominali autori,che si riduceva: 1." agli artiHciali allagamenti, 2.° ai 
pozzi artesiani, 3." alle spranghe fraokliaiane ; fece osservare che i piu savi 
provvedimenti, presi fijiora dai governi per queste vicende , furono confor- 
tni a quelli praticati un tempo dagli anliclii romani, ed ora dagli abitanti del 
Giappone, e delle isole Filippine come Icggi di stato, e adottati anche in Ca- 
labria, dopo il terremuolo del 1783. Questi provvedimenti si riducono: pri- 



— GO — 

mo, ad allontanarc gli ahitnnli clai luoglii piii iiiiiincciali dai Ici'iemuoti, cd 
<i ricovraili pel monieiilo solto leiide , capanne, ed abilazioni di Icjjno : so- 
condo, ai rcgolamcnti da darsi per la costruzioiic del luiovi udifizi, die con- 
sistono nella scella di un siiolo mono .susceltibilc di sciiotimcnto, sii cui pian- 
tai'li; c nella solidita dipeudenle ilalla leiiacilu delle mallu, dalla slahililii delle 
fonduineiita, c dal limilc di elevazioiic dcllo iiuove case, che debbono man- 
(enei'si basse , conneKendone e collejjandoiie i inuri per mezzo di sprangbe, 
ossia catciie di feiTO. a giiarcnlirc cos'i qiiaiito e po.ssibilc la sicurezza dcgli abi- 
lanli nel caso di niiovi disastri^ Inollre faceva I'iflcltere la commissione stessa; 
che per lo piii straordinari e passep,gcri sono lali fcnonieni; chc rai-amente si 
rinnovano con frequenza, e colla stessa inlensila; che da ullitno quando la na- 
tiira in qiialclie sua calaslrofc ha sfogalo I'impelo dt^lie sue forze, oflVe poi 
lungo inlervailo di tregua, prima che toiiiino a riprodursi ie stesse combiiia- 
zioni e circostanze : come la storia dei cosinici avvenimenti ne altesla. 

II proFessore Scarpeilini segrctario |)erpetuo, nel rimeiiere alia segrete- 
ria di stalo I'indicato vote, approvato dairaccademia, agfjiunse nella sua let- 
lera, del 24 febbraio slesso, » che la diynila del governo, i Fondamenti della 
scienza, il decoro dell'accademia, e rcseiiipio di lanti secoli, guidato avevano 
i lincei, neU'esternare il giudizio loro sopra il piu oscuro, ed il nieno ripara- 
bile dei naturali disaslri ». 

XV. 

Nel medesimo anno I83"i, sicompie dal Gatti un rifleUore di 8 piedi di Foco, 
e del diametro di 1(! pollici, da lui Foggiato col nuovo suo melodo, in marmo 
nero anlico, dello tcnario. Con queslo riflettore il sig. principe D. Alessandro 
Torlonia Fece, anche a sue spese, coslruire dal macehinista Angelo Luswergh, 
c sollo la direzione dcllo Scarpeilini, un telescopic catadioltrico newtoniano, 
da polersi adoperare pure alia hersclielliana. Egli ordino inollre che allri due 
specchi, pure di bellissimo nero antico, Fossero coslrutii dal Gatti; uno del dia- 
melro di 26 pollici, e del Foco di 20 piedi, I'altro del diametro di 28 pollici; 
questo pero avente il Foco, per una delle due riflellenti superficie di 20, e 
per I'altra di 40 piedi. Siffatti nuovi riflettori Furono dal Gatti lavorati negli 
ambienti dell'accademia, ove il medesimo pure alloggiava fin dall'anno 1834, 
per favore dello Scarpeilini stcsso. 

Continuando il sig. principe Torlonia nella intrapresa via di generosita 
verso Ie buone istituzioni, e verso coloro che coltivano Ie scienze, voile che 



— G1 — 

il lelescopio caladioUrico, {jia con assai eleganza coslruUo (tav. II ), fosse clo- 
iiatu all'accailccnia de'liiicei, come iiobilmcnte appai'isce dalla sua Icttera del 
23 novembre 1837, alio Scarpellini diretta; e yoIIc aitresi, die presso la spe- 
cola del Campidoglio, si costruisse a sue spcse una camera, per collocarvi quc- 
slo islromeiito ; aniiiche ajevolmenle se ne polesse far uso nelle osservazio* 
ni astronomiche: cio riicvasi pure dalla sopra citata lettera. 

Le narrate nobilissime azioni del principe D. Alessandro Torlonia one- 
rano molto il suo nome; e solo per esse, non gia per altro, quella eminenle 
condizionc sociale si raggiunfje, che dicesi nobiita; la quale al dire dell' Ali- 
{jliieri e « nianto che losto raccorce Si che, se non s'appon di die in die, Lo 
» lempo va dintorno con le force ".Per queste beneKcenze furono dall'Emo. 
Lanibriischini, allora se{»retario di slato, e prefetto della s. congregazione de- 
gli sludi, e dall'Emo. Giustiiiiani, allora camerlingo di S. R. chiesa, ed aicican- 
ceiliere dclla universita romana, indirizzate lettere di ringraziamento, nel gen- 
naio 1838 al nominalo sig. principe. Per quesle medesime beneficenze i 
lincei posero sulla esterna parete della camera, ove fu collocalo quel telesco- 
pio, la seguenle iscrizione: 

ALEXANDRO . TORLONIAE 
PATRIAE . AMANTISSIMO 
ARTIVM . SCIENTIARViMQ. PROPAGATORI 
QVOD . HOC . TELESCOPIVM 
NOVO . ARTIS . MOLIMINE 
IMPENSA . SVA . liNSTRVI . FECERIT 
ET . AD . LYNCEORVM 
STVDIOSAEQVE . IVVENTVTIS . VSVM 
AEDE . APPOSITE . PARATA . ESSE . VOLVERIT 
COLLEGIVM . LYISCEO . MYiMFICO 
PONI .CENSVIT 
ANNO. MDCCCXXXVII 

Inoitre una deputazione fu scelta dal corpo accademico , e formata di 
monsignor Girolamo Galanli, del principe D. Pietro Odescalchi, del duca di 
Rignano D. Mario Massimo, del prof. Pietro Carpi, del professor D. Feliciano 
Scarpellini; afHnche, offrendo essi al sig. pi'incipe Torlonia il diploma di linceo 
onorario, significassero al medesimo i ringraziamenti e la gratitudine dell'ac- 



— G2 — 

cademia . pei cloni da lui genlilmente falti alia medesima. Quesla coiutnis-r 
sione soddisfece all'onorevole incaiico nel d'l 5 gennaio 1838. 

ha fabbiica di specchi , c lenli del Gatti non pole gran fatto progie- 
dire ; giaccho il modosiino nella nolle del 14 dicembre 1840 cesso di vi- 
vere, in eta di anni 7 J. Lascio cgli un aliicvo nel signer Pietro Belli di Vo- 
ghera , il quale nel 1842 produsse un lelescopio caladioUrico, di cui lo 
specchio, pure di nero anlico, aveva ciuque picdi e mezzo di foco, e quallro 
di aperlura, nionlalo alia herschelliana. Fece pure il Belli altri lavori simili, 
<; fra quesli uno specehio di metallo, avenle circa 45 piedi di foco, c 15''°'" 
1 1'"" di aperlura , cbe ritrasse da uno specchio piano anlico, donalogli dal 
sig. principe don Marcanlonio Borghcse. Queslo rifleltore pero non fu lermi- 
nalo del lulto, ed ora Uovasi nel gabinetlo fisico della universita romana, in- 
sienie alia sua sagonia di pielre dure, colla quale, secondo il metodo del Galli, 
crasi lo specchio medesimo lavoralo. II Belli poco sopravvisse al suo maestro; 
e colla sua morle cesso di praticarsi, almeno in Ronia, il metodo del Gatti 
per la costruzione di specchi c lenli; metodo fornito d'Hlimilalo miijUorcmi.cn- 
lo, secondo quelle che il Galli ed allri asscrivano (1). 

XVI. 

Fra le memorie lellc in accademia nel 1833, ne troviamo una del si- 
pnor duca di Rignano, alluale nostro presidente; nella quale il medesimo , 
dopo avcre brevemcnle narrata la sloria dei passaggi di Mercurio innanzi al 
disco solare, comunicava la osservazione, clie aveva egli falta nella sua specola 
sul passaggio di questo pianela innanzi al sole ; e profitlava di cio , per 
giungere ad una reltificazione degli elemenli dell' orbila planetaria, do|)i) 
averli confronlali con le anliche osservazioni, che nuovameiile sollopose a cal- 
colo. 

Nel 1836, fu dal nominato sig. duca falta I'aperlura dell'accademia , e 
nella medesima egli lesse una sua memoria « Sulla natnra delle comct.e ». 

Non possiamo dispensarci ora dal far conoscere una disposizione, che il 
j/overno pontificio nel 1836 adollo, per favorire il cononaercio e I'industria dei 
suoi suddili, valendosi dell'accademia dei liocei a raggiungere queslo pre- 



()) Pit 1.1 Jescri/ionp ili qiicsto mcloJo, si le(jf;.\ b memoria ilel prof. D. Feliciano ScarpcUini — 
Sopra alcuiii nuovi riOetlori ecc. — Roma Jalla lipotjralia Salviucci 183S. 



— C3 — 

ziosissimo fine. Voleva in somma il {joverno ponlificio st.ihilire un deposito 
jiei modelli di arli e mcsticri; e voleva inviyilare sul profji-esso dclla indu- 
stria del suo stalo, facendovi principalmcnte influirc I'accademia de'lincei, co- 
me rilcvasi da quanto siejjue. 

Nel 13 aprile 1830 il camerling-ato faceva prcsente all' accademia no- 
stra, die I'cdilto del 3 scltembre 1833, suite dichiaraziuni di proprieta per le 
invenzioni e scoperte , prescrive all' articolo 8° di presentare la dcscrizione 
della scoperta, o invenzione, o metodo, o miglioramenlo con piani, discjjni, 
spaccali, modelli o campioni all'uopo iiecessari; ed all'art. 10, §. /i, 5, e 7, di 
verificare se nclla dcscrizione presenlata sia taciuto , alterato , o falsifica- 
to alcuno dei mezzi necessari, utili, ed anche piii economici, per I'esecuzione 
pratica del nuovo genere di scoperta, od arte, o del nuovo metodo, o mi- 
glioramento; e di prendere ogni anno legalmente e colic solite caiitele, i cam- 
pioni per conoscere, se il genere, o la maniFattura, che godeva del privilegio, 
erasi deteriorala. Non conoscendo il cardinal camerlingo , per eseguire ta- 
li disposizioni , persone pifi diligent! e zclanti degli accadcmici lincei , 
delibcio irasmeltere in deposito all'accademia, le descrizioni ed i modelli so- 
prannomitiati , e d'incaricaria dcUe indicate verificazioni ; al quaTuopo in- 
viava relenco delle dichiarazioni di proprieta, fino a quell'epoca concesse, ri- 
serbandosid'inviare poi le altre che di mano in mano sopravverrebbero; e di mo- 
strare all'occorrenza, in quella misura che gli sarebbe stata possibile, la sua 
gratitudine , per le cure , che gli accadcmici avrebbero dovuto a tal fine 
sostenere. 

Lo Scarpellini per siffatte ingiunzioni rispose, col 22 aprile 183G, che il 
corpo accademico linceo, avrebbe col massimo gradimcnto corrisposto alle 
iucombenze ailidategli dal governo, e che tosto egli avrebbe riunito il corpo 
medesimo alliuche provvedesse al bisogno. 

A manif'estare vie meglio le benetiche intenzionl del governo per la in- 
dustria du'suoi stati, nuovamente I'Emo. camerlingo scrisse airaccadeiiiia dei 
lincei, nel 14 luglio 1830, come segue: 

" II cardinal Camerlingo e ben sensibile alia premura, con la quale co- 
i> desta rispcttabile accademia si dimostra propensa ad assumere I'incarico, che 
» nello iutcresse delle arti e manifatture voile lo scrivente confularle. A 
» rendere operoso questo zelo, da cui fu sempre animate colesto benemerito 
" istitiito^ e ad assicurarc radempimento delle disposizioni , conleinite nella 
>' Qolificazione dei 3 settembre 1833 suile invcnzioui e scoperte, il medesimo 



— 64 — 

» carclinale inleressa \. S. chiarissima, perclie una sezione tratia dal seno 

» dciraccademia, prciida I'incarico di verificare, se colore, i qiiali oltennero 

» gia da un auno la dlchiarazione di proprieta, abbiano inesso in altivitit il 

>> nuovo opificio, o mauifattiira-, e se corrisponda esse perfettainente ai mo- 

» delli, discfjni, e descrizioni presenlati al dicaslero: pel qual elleUo e V. S. 

» autorizzata disifjiilare i pacchi clie quelli contengono. Ed in questa circo- 

» stanza dovra pure la sezione prendere legalmeute i campioni delle nuove 

11 atlivate manifalture, per procedere poi all' esame prescritto dal §. VII dell' 
ar. 17 della citata legge (1). » 

(1) L'accaJemia per meito di-l siio segrelai-lo, neirayoslo ilel 183fi, comunic() al camerlingalo le 
tlisposizioni da lei staliililo, per la riceviila incombenza; e lo Scarpellini scrlvcva p(Tci6 in eosi 
lalla gtiisa 

Uestavaini ancora I'oflicio di sijjiiilicare all'Emza. Voslia Riiia, essersi di jjii partecipalo 

airaccademia la provvidonlissima deliberazioiie govemativa, nella decorsa publica a<lunanza. 

Mentre questa apre la via a quelle mire beneficlie, che »i propone il governo col I'a- 

vorire il genio e I'induslria, ingrandisce a segno il campo coltivato dai lincei, che tutla ne dub- 
liono ripetere la gloria dalla protezionc e favore con cui lEmza. V. Rma. onoro setnpre ed inco- 
raggio r istitulo loro. Accoltasi pertanlo con giubilo questa nuova testimonianza di stima e H- 
ducia, fu sollecila I'accadeniia trarre dal suo seno, come ordina I' E. V. una speciale sezione , la 
quale sia incaricala di quanto riguarda le attribuzioni sue, circa gli articoli (lellenunciato iditto. 

La sezione nominata dal corpo accademico venne composla dei seguenli lincei, del nu- 

mero dei quaranla soci ordinari. 

Sezio»e Lincea 

Professore Venturoli (presidente) Warchese Del Callo 

Professore Carpi Marchese Potenziaui 

Professore Cavalieri Duca di Rignano 

Professore Volpicelli Professore Scarpellini (segrelario). 

Questa sezione, per agevolare le operazioni, fu divisa in due classi. Quattro dei mcmbri furo- 
no incaricati a prendere in esame gli articoli spettanti alia Hsica, alia chiraica, ed alle arti che ne 
dipendoDO: allri quattro furono destinati ad occuparsi di lutto ci6 che appartiene alia mecca- 
nica, ed alle arti ila essa procedenti. 

Pbima Classe Seconda Classe 

Duca di Rignano Carpi 

Venturoli Del Gallo 

Cavalieri Potenziani 

Volpicelli Scarpellini 

Qucste attribuzioni furono cosi distribuite nella prima seduta della intiera sezione:* 

coutiderandosi per6 aver essa bisogno di molti particolari per lo sviluppo delle sue opera- 
zioni, fu nella medesima proposto fra i lincei pure il sig. Filippo Tomassini; che, come segre- 
lario del camerlingalo, specialmente poteva far conosoere alia sezione lo spirito dell'editto e delle 
provvideaze del governo sul proposilo; e per altra parte avrebbe molto potuto giovare all'acea- 



— Co — 

Tanto le intenzioni del governo, qiianio i lavori ulilissimi dei lincei, 
non ebbcro il pieno loro efl'ello, perche alcuiic circoslanze di luogo, di tem- 
po , e di persone sorsero a contrariarlo; pero i modelli, che fiirono riuniti 
alia meglio neil' accademia dei lincei , vi rimasero esposti a pubblica istru- 
zionc, sino a! 1840, quando mori lo Scarpellini; e dopo quest 'epoca furoiio 
di la riiolli. Abbiamo Toluto dare un sufficicnte sviluppo ai particoiari di 
questa coinmissione intcressanlissima , cbe I'accadcmia si ebbe; aniache ri- 
manga fra noi Tidea delia medesima, ed airinche il nostro governo, sempie 
disposto a favorire il progrsso industriale de'suoi siiddili, non 1' abbandoni ; 
anzi coltivandola cou maggiore intelligenza ed efHcacia, possa finalmente giun- 
gere a possedeie uno stabilimento, nel quale sieno depositate le pratiche ma- 
nifestazioni del perfezionamento, che la nostra iudustria e le nostre arti rag- 
giungono. 

II metodo pel quale alle sostanze organiche veniva procurata una dure- 
vole solidita lapidea, senza verun'alterazione dei loro caratteri esterni, sembrava 
gencralmente pcrduto colla morte di Giroiamo Segato ; che pel prime fece 
conoscere in Firenze gli effetti del mcdesimo , con molto successo ed ap- 
plauso. Pero nel 26 agosto 1 839, il sig. Angelo Comi romano, presento aH'acca- 
demia dei lincei uiolti esemplari di sostanze animali, ridotte a solidita pressoche 
lapidea, coi loro caratteri esterni maravigliosamente conservati; ed in questo 
mcdesimo giorno il sig. ab. Gaetano Rossetti, con una sua memoria vi esponea la 
utilitu, che le scicaze naturali ritrarrebbero dal processo conservatore del Comi; 
pel quale, come asseriva esso, potevano le sostanze organiche, non solo con- 
servarsi lungamentc, ma eziandio ricevere quel grado d'indurimento, che si vo- 



ilemla colla sua influenza. Ebbe per tanto II Tomassini la nomlna <li linceo; eJ entr& a far parte 
ilella indicata sczioiie. 

Nclla seconila seJiita si proccilelte all'apertura dcllc casse trasmesse, contenenti nio- 

ilelli, disegni, e descrizioni. 

II ttiUo (a accantonato provvisionalmente, per angiistia di sito, in liiogo non adatio, ma 

sicuro; e fu ogni oggelto in rjiiesta sedula disposlo possibilmeate in forma di deposito, e classiK- 
cato col nome del siio invenlore. ' 

Nella ter/a scduta della sezione, (u la classe per gli articoli della chimica, e dclle arti 

die nc dipenduno, incaricata della vcrifica degli stabilimenti; e le furono comunicate le oppor- 
tune istruzioni, e le relative carte. 

Sex giurni appresso ineomincii la classe medesima le sue operazioni; e dopo pill aecessi 

ai rispetlivi stabilimenti, presenlb al corpo accaderaico i suoi rapporli , cbe furono rimessi al 
camerlingato. 

9 



— €6 — 

leva. Si fccc pertanto un rappoito assai favoreyole dai sigg. commissari lincei, 
Scarpcllini, Cappello, c Peretli per I'indicato piocesso; e paiecclii alui dotli, fra 
quali Caipi, Folehi. Poggioli, Baroni, ftlagyiorani, ecc. feccio essi pure plauso 
ai risiiltamoiUi del metodo praiicato dal Comi , die in sejyuito conlinuo a 
prcsenlare oggclli assai ben preparati coi mcdesinio. 

Non dulibiauio pero tacci'c, che nello stesso anno 1839, 11 sig. Rartolo- 
mco Zaiion , farmacisla di Relluno , invio airaccademia del lincei una sua 
inenioria stampata, sopra due process!, da esso itnmagiuati per lindurimen- 
Jo delle sostanze animali (1), nella quale si espongono senza inistero, e con 
inoila cbiarezza le opcrazioni chiiuichc, praticatedal nominato farmacista, por 
ottenere il sue fine. 

XVII. 

Erano mollc le inacchine fisichc ed aslronomichc, coUe quali avcva il 
prof. Scai'pellini adornate le sale, e la specola dei lincei in Campidoglio; e 
quesic servivano lanto all'esercizio accademico , quanto ad allri usi di pub- 
blica istruzione: come per le sperienze relative alia catUjdra di fisica sacra , 
Q cosmogonia niosaica, die lo Scarpellini deltava nella universita romana (2}: 
per gli esercizi cbe il prof, di ottica e di aslronomia della univcrsila niede- 
sima eseguiva pe'suoi allicvi: ed ancora per le sperienze clie faccvano d'uopo 
alia scuola speciale di artiglieria, istituita la prima volta in Roma da Grego- 
I'io XVI nel 1835, ed incominciata nel castel S. Angelo, la malliiia del no- 
\'embre dell' anno oiedesinio. In proposito di questa militarc scienlifica isti- 
tuzionc dobbiamo riferire , che rEmincntis.simo Lambruscbini, porporato di 
{rran dotlrina e virtu, col suo dispaccio del G aprile 1836, ringraziava il prof. 
Scarpellini, per esscrsi voluto piestare a profilto dei cadetli pontifici del genio 
mililare,e dell'artiglieria; ponendo a disposizione dei profcssori dclla loro scuola 
speciale, non solamente le sue macchine,colle sale deU'accademiade'liiicei pei loro 
sapfi; ma pur anco I'opera sua, per islruire i cadelti stessi nella costruzione 



(1) V. Niiovi aiiiiali delle scli-nze naliir.ili ill Bologn.n. Serle 2. t. IX. p. 222. an. 1848, — e Riillcl- 
lino clelle scienzc mediclic ili Uologn.i. Fasc. lug. a;{osto 1848, (>. 138. 

(2'i Qiiesto iiiscgnameulo, come giii f: ili'tlo. In islitiiito ila Pio VII, ilopo il siio srcoiulo rilorno in 
Roma nel 1814, perclit ibs-^e ilagli ecclesiaslici specialmente Ireqiientalo; ed il me<iesimo ponlefice Jo 
aindo alto Scarpellini, a riufrancarlo dei danni soiTerti, per le passate vicende. Colla morte di questo, 
compie era il sellimo anno, ce»s6 quella utilissima i»triizione. — Vedi per la medesima un arlicolo 
•lei oil. sig. abb prof. Proja: giornalc arcadico; I. 7i 



— G7 — 

ik-^li sfriiinenti tncccanici. Ed in falli per gli anni 183G, 1837, e 1840, nclle 
siile ileiraccadeniia de'liticei, ehbcro luogo solenni premiazioiii pei caduUi pon- 
(ifici delle arnii facollalive, alia preseriza deirEtninentissinio LaiuLruscliiiii, e 
di (iitii gli udiciali superiori della guarnigione di Roma. 

Vedendo il governo pontificio i moiti vantaggi che si litracvano dal ga- 
binctlo fisico-nicccaiiico ed aslronotnico del piofessore Scarpellini, voile prov- 
vedere per iiiodo, clie dope la sua inorte i ■^anlaggi medesimi non veiiissero 
a niancate. Qiiindi e che il pro-lesoriore di allora , Eniinentissimo Tosli ; il 
camerlingo di S. I\. Chiesa, Eminenlissimo Giusliniani ; ed il segrelaiio di 
slalo, Kmincntissiaio Lambruscliini , si poscro di concerto a traltare collo 
Scarpellini stesso, Tacquisto di lulli gli slrumenli scieiilifici da lui posseduli. 
])upo vari congressi a questo fine, rEminentissimo Tosti, che iasieme agli altri 
nuniinati cardinali favoriva tale acquisto, anche nella vista lodevolissitna di 
conservare e pi-dmiiovere I'accademia de'lincei, oltenne da Sua Santilu Grego- 
rio XVI, nella udienza del 1.° aprile 1840, rapprovazione pel medesimo; die 
fu stipolalo il 24 liiglio deH'aaiio stesso. Deve ci6 rcputarsi a gran forluna; 
giaeciie il tanto benemerito abate D. Feliciano Scarpellini, cavaliere della le- 
gione di onore, ai 29 del seguente novembi'c , dope breve nialattia , e coi 
soccorsi lutti di nostra santa Keligione, passo nella elernila, lasciando famadi 
se ODorala, e aon peritiira; ed avendo pure avuta la compiacenza di annun- 
ziare sei mesi prima di morire airaccidemia, che S. S. Gregorio XVI, er.isi 
degnata concwlere alia medesima il titolo di ponlificia , poncndola sotto la 
proteziune del camerlingo, I'Emo. Giusliniani (1). 

Dal 1709 i prcsidenti dell'accademia furono, secondo I'ordine cronolo- 
gico. Tab. Scarpellini, il dott. Pietro Lu[>i, il prof. Gioacchino Pessuli, il du- 
ca di Sermonela, monsignor Nicolai , ed il dott. Donienico jMorichiiii , clie 
niori nel 19 novembre 183G, essendo in questa carica; la quale non fu in se- 
jjuito niai pii'i rimpiazzata. I segretari poi furono Alcssandro Flajani nel 1799. 
quindi lo Scarpellini, che dopo essere .slato presideule, come gia e detto, fu 
sempre segretario perpeluo,col titolo di restamatore dell'accademia. Quando lo 
Scarpellini si allontanava da Uoma, come ne'suoi tre viaggi a Parigi, uno awe- 
nuto nel 1811 f2),raltro nel 1812, ed il terzo nel 1813, fu rimpiazzalo sempie 

(J) Diario ili noma 22 agosto 1850. 

(2) Non arrivi'ra fosse discaro ai lincei, se noi locclilaino una parlicol;)rl(.'i iK-l iiosiro Scarpel- 
lini, die »i ril'erisce alia sua tliniora nella rumorosa Pariyii ove si Irovava epli .sempre nelle ollici- 
iie Jegli arlefici, nci licei, o nel consorzio di quelle persone, che Qodevano Tama di grandi nolle 



— 68 — 

dal rirof. Barlocci nella cai'tca di scgrctario deiraccademia; lo die risiilta dalla 
leUera di questo valenle fisico, chc qui riportiamo (1). 



scienze, per lornnr poi alln sua Uonia, fornilo di nuovc co^nizioni^ di ulilissinii liiiri, c di inio\i 
stlnimenli, a vaiitaj;j]io de'snoi accademici ('j. 

iVa i inolli congegni, die il lenipo sofjgeltano a mistira, pia da lui acquislati, averel)lje voliilo 
cgli riiinire pure iiii pendo/o a compcnsdzionc, per (jli usi deiraslroiiomia. I'ercib, esseiido la prima 
volUt egli a Parigi, am6 eoiiosccrc in (|iiellf oilicine i inetodi teniili per la costruzione tli siliatli peii- 
doii, ed i raodi a speriineiitare prima la dilalazionc delle verfjlie melalliclie, di cui si cainpon[;ono. Av- 
venc, che qiianlo luu)ni parvero i prlmi alio Scarpelliiii, taiito menosicuri a lui scmbraruno i secon- 
di, e che dovevasi percio avere in qiialclic dnbhio il consefjuimenlo del volulo efVetlo coi mcdesimi. 
I'er la qtial cosa Kn d'allora eomiiicio a ricercare \m\ addenlro nella leoria della dilalazinne dei me* 
lalli, f[iovando.si non poco ilei Inmi di qncdoUi parijiini,ed a immaginare una maccliina, per polere 
sperimentare accnralamenle qiu'lla <lilalazione, in riprova delta slessa teorica. Qiiindi nelTanno 1811, 
loriialo elic In tra noi , lei;i;eva all' accademia su queslo argomento; ed occtipavasi poi nel coslriiirc 
una macchina. da Ini delta piroscopio, che fu compiuta nel 1812, e che con altra memoria espose 
aH'accademia nel 1816 ("). 

ISon ci Iratlerremo a <loscrivere niinnziosamente questo congegno, che troppo sarebbo: riser- 
viamo ad altra epoea I'analisi del medesimo; il quale consiste in una leva orizzontalc a braccia ine- 
fjiiali, pogj^iata eoirestrenio del braccio minore sopra la verga metaltica, di cni si voglia determinare 
la dilalazione. Qnesta verga !: introdotta verticalmenle in un tube metallieo, di capacltJi bastante 
a ricevere il ghiaccio fondentc j da cui comincia lo spcrimento , e Tacqua liollenle , colla quale 
il medesimo lermina. L' eslnmo del braccio maggioro muove un' indice , che segna i gradi di 
un ciroolo , mediante nn' opporlnno , e bene immaginato congegno. Secondo i diversi gradi di 
tempcratura sperimentati col lermonu'tro , ai quali viene soltoposta la verga , essa dilatandosi , 
muove I'indicc: qnindi tencnilo conto dei gradi medesimi,e uelle divisioni del circolo, percorse dal- 
I'indiee, si viene a determinare il rapporto della dilatazione di qnalnnqne vcrga metallica, conosciuti 
gli altri elementi uecessari al calcolo, che sono dipendenti dalla costruzione della macchina. 

A questo modo lo Scarpellini esplorb, con assai diligenza c circospezione, alquante verghe di ra 
me, e di ferro; ne conobbe con esattezza i rapporli di loro dilatazione; e con quelle poi coslrusse 
il desideralo pendolo a compensazione: che oggi si conserva, unitamente ad altre slupendc macch i- 
ne dello Scarpellini, nel gabinetto Hsico della universith romana; e che apparisce nelle sperienze 
perfettamente compensato. 

(1) Brano di lettera del prof. Saverio Barlocci, vice-segretario deH'accademia. — 

Roma 1 aprile 1813. 

II 2S dello scorso marzo, si delte priucipio alle riunioni dell'accademia de'lincei vostra liglia, la 



(', II pin volte nominate De Gerardo, prnfetizzb che la gita dello Scarpellini a Parigi, grandi van- 
taggi recato averebbe a Roma, come apparisce da una sua lettera, di cui diamo qui conoscenza. 

Da Parigi, 28 febraio 1811. 
Caro mio profe.ssore ed amico: ho voluto lasciare al sig. generale .Miollis , ed al mio amico 
Tournon, il piacere di farle scntire, che sua maesta aveva voluto onorare in lei il nierito modesto, 
Terudito onor di Roma, il caraltere puro e venerato, qtiello che ha servito le scienze, co'lumi, co' 
lavori, co'propri sacriKci; il coniro, I'autore de'nostri lincei. — Ma voglio pure rallegrarmi di 
una cosi giusta ricompensa. Voglio godere del pensiero di averia qui un niese in ogni anno. Qiianti 
incoraggiamenti e soccorsi porteranno alle scienze fisiche in Roma questi viaggi di Scarpellini? — 
La prego abbracciare per me il caro e venerato Pessuti, I'amico Origo, OdJi, e gli altri nostri : io 
sono e saro sempre con lore nel pensiero; essi ne sieno sicuri, e si rammentino di me; ed il mio Scar 
pellini si , che nessuno gli e piu ilivoto del suo 

Giuseppe M. DE GERANDO. 
P. S. Mi dia notizie dei lincei ! 

(") Tanto la prima memoria, quanto In seconda, sono ancora inedite. 



— 69 — 

Se volessimo qui ripoitare, tanto I nomi dei soci ordiiiari, coriispon* 
denli, ed onoiari dell'accademia, qiianto i litoli dclle memorie lelte in essa, dal 
siio ristabilimento ncl 179.'), sino al I8'i0, in ciii per la qninln volta essa cesso 
di esisleie, il iioslro discorso adciebbe troppo in lungo; ed iiioUie imprende- 
rebbe a svolyere quei particolari, che non formano il sojjgello del medesimo. 
Ci limiterenio pertanto a dire, clie non vi ebbe in Roma cultore distinto di 
scienze, il quale non appartenesse come socio ordinario aH'accademia; c die nel- 
I'archivio della medesima esislono gli clencbi, iascialicon ordine dallo Scarpelli- 
ni, per quesla classe di lincei; la quale secondo il linceografo avrebbe dovulo 
ilmilarsi al numero di quaranta; ma cbe, s[)ecialiiiente negli ullimi anni, sorpas- 
sava sempre il numero stesso. Per quello riguarda i soci corrispondenli, essi 
pure si trovano registrati nell' archivio medesimo: sono i piii dislinli scien- 
ziali di Kuropa, fra i quali Airy, Clark, Herschel, Davy, Leslie, Youatt, Saus- 
sure , Littrow, Babbage, Quetelet, De Lalandc, Gay-Lussac, Biot, Arago, Hum- 
boldt, ed altri assai. 

Erano fra i soci onorari: moki cardinali, come Fesch, Pacca, Consalvi , 
Delia Somaglia , Galeffi, Lambruschini, Zuria, Micara, Giusliniani, ecc. ; al- 
cuni dei principi romani, come Corsiui , Toi'lonia , Santacroce , Rospigliosi ; 
moUissimi dei diplomatici , come Monge , Miollis, Corlois, monsig. De Pres- 
signy , De Blacas , Kaunilz , De Funcbal , Italinsky , Dolgoruky , Gagarin , 
De Schubart, Melternicli, Appony, Montmorency, Pereira, con altri; ed alcuni 
dei piu valenti artisti , come Canova , Thor>valsen , ec. Di piu non pochi 
sovrani acceltarono di essere soci di onore dell'accaderaia, cioe Pio A'll, Leo- 
ne XII , Gregorio XVI , il gran duca di Toscana , 1' infante di Spagna 
duca di Lucca, 1' imperator d' Austria Francesco I , il real principe Alber- 
to d'Inghilterra, il principe ereditario di tutte le Russie, e Luigi Filippo re di 
Francia. Dal numero piultosto grande dei diplomatici, che si trovano registrati 

({uate, uoii 0!»t.inte l.i vostra assenza, che certo le reca non lieve danno, ^ sostenuta, CMStoJila, ed 
incorraQgiala con ogni solleciliidine. Avendo raccollo i lemi, feci slampare al solito il I'oglio ilal 
De Romanis) ed essendomi riuscilo averii Uilti e dieci, ho lascialo indielro il vostro, supponen- 
do che, per essere voi assenle, non avreslc potiKo far conoscere le spcrienze, che vi siete proposlo. 
II sig. cav. Portia fece I'introduzione, alia quale inlcrvennero diversi personaggi riApettabili, come il 
sig. conle Ferri, vari coiisi[;lieri di prefelluia, e Iclterali romani. Cosi conlinueri I'accademid collo 
»tesso vigore; giacche grindividni sono animati dilla promesia del premio da voi falta, che aUende- 
rele, come »pero, al vosiro rilorno. Tarilo deduco a vo«tra nolizia ec. 

Saverio I!.\RLacci. 
Al sig. Abbale Scarpellini, membro del corpo legislati>o a Parlgi. 



iieU'elcnco dei membri ordinaii liiicei, rilevasi che lo ScarpeUiiii procuravasi, 
pi'esso i rapprcsentanli delle corli slraniere, qiiella prolezione, che in Koma piu 
\olle inanco aU'accademia de'lincei. Le meinorie lelte dal 1795 sino al 1840 
soiio molte; parte pubblicate, parte inedile. L'analisi di quesle memorie po- 
li-a servire a rendere piu chiara, e piu coinplela la sloria dei liiicei, per I'c- 
poca di cui parliaaio. 

XVUI. 

L"accademia dalla niorte dello Scarpellini sino al 1847, non solo tacque 
sempru; ma, come era vcdreino, si esliase completameiite per la quiiila volta. 
Lo Scarpellini aveva cooperalo al suo risorginiento fin dal 178G, e per auui 
54, a sue spese Taveva scmpre sostenuta; ma essa, guardando bene addentro , 
sempre dipese unicamenle da lui, che in realtJi non ebbe raai ne superiori, ne 
ujjuali neila medesima: esso con assolulismo scientitlco la dirigeva; e non voile, 
o non pole mai col governo slretlamente congiungeria in {fuisa, che ne dive- 
uisse una direlta emanazione. Vero e che lo Scarpellini nel inarzo del 1834, 
eioe sei anni circa prima di morire, presenlo a S. Santita Gregorio XVI pa- 
rccclii suoi scritti, a diniostrare la nccessita di rendere govcrnaliva I'accade- 
inia dei lincei , profelizzando eziaiidio che altramenie questa, dopo la niorie 
del suo restauratore, sarebbe cessala. Me e vero altresi, che nel rappresentare 
siSatto pubblico bisogno, suggeriva egli I'acquisto delle sue macchine al go- 
■verno pontificio ; acqiiislo che per allra parte , doveva riguaidarsi come un 
tratto di equita dal governo slesso. In tanto, siceome le istanze a poter vendere 
le macchine, certo non erano men vive, di quelle ad assicnrare la slabllita dei 
lincei; avvennc che si provvide all'interesse privato, e non al pubblico; giacche 
quelle macchine, come fu veduto, si acquistarono; e I'accademia rimase uni- 
camenle nello slato di prima. Facile percio riesce a concepire, come la mor- 
le dello Scarpellini cagionasse altresi quella deU'aocademia; la quale non trovo 
sul niomenlo, nel suo gremio, e mollo meno presso il gt>verno , chi fosse rive- 
slito di facolla opportune a continuarla; ne chi avesse robhligo, c I'inleresse 
per farlo. Niuno in somma trovavasi a quell'cpoca, il quale avrebbe incon- 
trato giustamente il biasimo dei lincei , e del governo di allora, se non si 
fosse posto al timone di qucslo iiaufraganle naviglio. 

Erano gia parecchi anni che i lincei si moslravano dispiaciuti, per vedere: 
che I'accademia continuava sempre mossa unicamente dalla volonla dello Scar- 
pellini; che dal 1835, vale a dire dopo la morte di Morichini, essa non aveva piu 



— 71 — 

nviito preside nte;che la medosima non si faceva con tfllcacia diperdere dalla 
competente autorita (jovcrnaliva ; che non si procurava (rarre dal goveino i 
mezzi per una sua esislenza pii'i dccorosa; clie quel mensiie asscfjno, {jenerosainen- 
le largito airaccademia, dal sommo artisla Canovn nel ISdicemhrc 1810, fu 
dopo quiiichc mese iniprovvidamenle rinunciato; che la buona disposizionc di 
Leone XII, a somministrare un'assegnamenlo daU'erario all'accadennia, non erasi 
coltlvala come dovcvasi, perche si realizzasse , disposizionc che mnnsif'nor Ni- 
coiai manifesto cfjli stesso ai lincei; da ultimo che il lescriUo di Leone XII 
del 20 luglio 1828 , col quale viene accordato airaccadeniia nostra, puh- 
blieare le sue produzioni per mezzo dclla stamperia camerale , non pro- 
dusse alcun eflTello ncU'esercizio accademico. Per questo avvcnne, che alcuni 
soci si nstenevano d'intervenire alle adunanzc negli ullimi anni ; e per que- 
sto vediamo negli ultimi clenchi delle memorie lelte in accademia , qualche 
nome di quelii che, ne appartenevano alia classe inKe{rnante, ne coltivavano 
le scicnze come primaria occupazione loro. In fine si verifico nel J 840 per 
I'accademia de'lincei, dopo la niortc dello Scarpeliini, quello che gia eiasi ve- 
rificato per I'accademia stessa nel 1 G30, dopo la raorte di Federico Ccsi; e 
per veril.i poste le medesime cause colic medesiaie circostanze, dcbbono con- 
seguitarne i mcdesimi efFelti. 

XIX. 

In questo mcntre successe, per altra disgrazia, che si vollero dal se- 
nato romano ricuperare gli arabienti , che lo Scarpeliini avcva tenuti per 
se, per le sue macchine, e per le lornate dei lincei; giacche i locnli nie- 
desimi apparivano concessi alia persona dello Scarpeliini, e non alia como- 
dita ed all'incremento dclla pubblica istruzione, e del pubblico bene, che dall' 
accademia derivava. Pertanto si esigeva che tutte le servitu arrecate per lo 
Scarpeliini, e per I'accademia nel palazzo senatorio in Campidoglio , doves- 
sero cessare immediatamente dopo la sua morte. Inoltre nacque in taluni , a 
magjjiore calamila il timoi'c, che la specola, costruUa sul bastione di Nicolo V, 
niinacciasse rovina, e polesse anche nuocere alia slabilita dei preziosi avanzi 
del tabulario. Fatto fu , che si riconobbe Paltrui sommo dirilto, e si de- 
creto che quanto era in quella parte del palazzo senatorio , gia dallo Scar- 
peliini occupala, e dall' accademia dei lincei, dovessc con ogni sollecitudine 
Fuori del meilesimo trasportarsi. Qiiindi le macchine, perche gia divcnule pro- 
prieta del governo, furono parte , cioe quelle che alia fisi.ca , alia chimica , 



— 72 — 

all'oKica, ed alia meccanica si appartenevano , trasportate nel gabinetlo di 
queste scienze nella universitu romaua ; e parte , cioe quelle aslronomiche, 
fiiioiio provvisionalmente raccolto nella specola suddetia ; da cui dovevansi 
poi logliere per allogarle non si sa dove, quaiido, riconosciutasi la mcessita 
di demolire quella specola, si fosse proceduto realmenle a qiicsta demolizione. 
Intanto le sale deiraccademia, e rabilazione dello Scarpellini, furono ridoUe 
per USD del uibunale senalorio di Roma ; e le iscrizioui, coi busti di essa, 
furono ricoverali nell'ospizio apostolico di s. Michele, nel quale si conserva- 
rono per cura deirEreio. Tosti, che a suo tempo rese tutto alia nipole dello Scar- 
pellini. Non avvenne, la Dio merce, tale demolizione di specola; giacche I'Emo. 
Tosli, desideroso di salvare quell' edificio, iuvio una commissione di architetti, 
composta di Bosio, Ferretti, e Camporese, ad esaminare quel fabbricato. Questi 
riferirono, che a togliere ogni dubbiezza, era piu che sulliciente ralForzare il fon- 
damento della specola ; e che avrebbe cid mijjlio assicurato le condizioni , 
richiesle dalla scienza, per la statica di quell'osservatorio astronomico. 

Un'altra sventura per I'accademia de'lincei sideve pure annoverare fra quel- 
le indicate finora, e questa di effelto maggiore; cioe che pochi giorni dopo la 
morte dello Scarpellini, alcuni liucei furono dal principe di Canino invilati a 
riunirsi, per consultare sui bisogni dell'accademia. Tale riunione si fece nelle 
camere del consiglio d'arle a monte citorio, e fu presieduta dal nominato prin- 
cipe, facendo Filippo De Romanis da segretario. Cio appena successo, il segre- 
lario di stato scrisse al card, camerlingo, nel 7 dicembre 1840, autorevolmente 
pregandolo a dichiarare nulli lutti gli atti di quella riunione illegalmente falta; 
ed ordioando che, senza la superiore autorizzazione, piu non dovesse I'accade- 
mia riunirsi. Col medesimo dispaccio faceva conoscere quel primo ministro 
che taluno erasi gia impadronito arbitrariamente, subito dopo la morte di Scar- 
pellini, delle carte appartenenti all' accademia ; ed inoltre dichiarando es- 
sere cio grave sconcio, invitava I'Eminentissimo camerlingo a ricuperarle non 
solo, ma eziandio a custodirle. Questo esegui esattamente gli ordini ricevuti, e 
neir 8 dello stesso mese ordiuava che gli fossero consegnate le carte tutte 
dell'accademia; mentre nel 10 ne commetteva I'inventario al cancelliere degli 
ollici di Camera. 

Col 14 die. 1840, per mezzo della segreteria degli aft'ari di stato interni, fu 
partecipalo all'Emo. prefetto della sacra congregazione degli sludi, volere Sua 
Santita, che I'accademia de'lincei non avesse piu sede nel palazzo senatorio 



— Ta- 
in Campidoglio; e chc fino a nuovo suporiore ordine restasse la niedesrma so- 
spesa. Perlanto il prefetto stesso comunicu nel gioriio seguente all'Emo. Giu- 
stiniani camorlinyo , quesia sovrana determinazioDe , invilandolu a par- 
teciparla prontamento al vice-presidente dell' accademia. Pero questa ca- 
rica non aveva mai esistito , ed il dott. Tommaso Prela erasi, dopo la 
niorte dello Scarpcllini, da se coslituito nclla mcdesima. II cardinal Giusti- 
niani mando ad efl'etto subito gli ordiui riceviUi , scrivendo al dott. Prela, 
nella presunta sua qualitica di vice-presidente, come apparisce dal foglio del 
IG dicembre ad esse diretto ; e nel di appresso rispose all' Emo. Lambrii- 
schini, qual prefetto degii studi , facendogli noto aver egli eseguito la co- 
municatagli sovrana disposizione ; ma eziandio espose al medesimo i mo- 
tivi e le ragioni, che dovevano persuadere ognuno a conservare lo stabi- 
limcnto scieatifico dei lincei , ed a prontamente riattivarlo. Noi, stimando 
far cosa ouorevole per la memoria del cardinal Giustiniani , e volendo me- 
glio porre in chiaro i particolari di questo frangente, che si riferisce aU'ac- 
cadcnaia nostra, riporliamo nella acta (1) la lettera del nominato cardinale. 

(1) 17 Dicembre 1840. 

AU'Emo. sig. carJ. L.-iinhniscliIni, prelelto della S. congregazionc di'gli sliuli. 

Come piacqiie alia Sanlili di iN. S. ordinare, e come la cortese rKmineiiza Vostra parlecipare col 
venerato dispaccio n. C320; non ha il sotloscrillo card, camerlinjjo di S. U. Cliiesa Irapposlo <li- 
mora, per manileslare al sig cav. Tommaso Preia, nella presnnta qualilica di vice-presidenle dell'aeca- 
demia dei lincei, la sovrana volonta, die tale accademia non abbia pill residenza nel palazzo sena- 
torio sul Campidoglio ; e clie fino a niiovo ordine dclla slessa Santilii Sua , rcsti sospesa qualiinqiie 
adunanza delta medesima. 

Conipiuto peri) a questo debilo del suo ulTicio, permctta lEminenza Vostra, che il soltoscrillo 
le rassegni sulla soggetta materia^ e previa la narrazione dei fatti principali ed essenziali, taluni suoi 
I'orse uou ispregievoli rilievi. 

Kiprislinata dopo moiti anni I'accademia dei lincei, per opera e cura dellora del'unto pro- 
fessoreScarpellini, la S. M. di Pio Papa VII, riconoscendo la somma utilita di quesia iiistituzione, as- 
segD6 alia medesima stanza nel iabbricato del collegio delTl'mbria. 

Piacque alia S. iM. di Leone XII impiegare sillallo locale ad altri usi: ma voile, e presorisse 
quel I'onlelice, die fosse trasferita la residenza della suddetta accademia, nel palazzo senatoriale in 
<\impidoglio, dove i'u eziandio trasporlata la ragguardevole cullezione delle iiiaccliine lisiche ed 
;islronomiche, po.sscdute dal suindicato Scarpellini , ciii iu ivi assegiiata pure abitazione, come re* 
slauratore, e come dirottore di essa accademia. Tanta e si grande cura quel sonimo Pontelice si 
prese di questa, per la rinomanza cbe in Roma ed ail' estero erasi acquislata; e per provvedere al 
buon collocamento dclle maccliine utilmente servite da pill anni, c da servire per la istrnzione 
della parte pratica di aslroiiomia e di geodesia, die graliiitamente davasi .igli alunni della univer- 
sita romana, e ad altri moIti giovani, dedicati a silVatti sludi; die nell'alto suo accorginienlo voile ri 
dotti a certa slabilit.^ i pavimcnti delle stanze. per Tiiso delle maccliine in esse collocate; volendo al- 
Iresi die si erigessc uuo studio pratico di astronomia c di ottica, sul ba>lione orientale del Cam- 

10 



Concluiliaino inlanio chc il 10 dicembie 18'i0. spp,na I'opoca Jel qninlo dc- 
cadimcnlo tlcH' accadcmia ; fjiaccliL- ora vederemo clic , diii-anle il pontificalo 
di Grofforio XVI, essa piu non lisorse; ne lo poleva per massima goveiiialiva. 
Trascorso circa iin anno, parccclii lincci si rivolsero aU'Emo. Giiisliiiia- 
ni, raminentandogli esser ejjli proleUorc deiraccadcmia, e [)n;{jaiKlolo ad iti- 
lerpor.si presso il S. Padre, e prcsso PEmo. prefetto degli sludi, perche la me- 
dcsima non rimanesse piu a iiiiifjo priva del suo esercizio, della sua residenza , 
e di tiiU'altro ad essa occorrenle. L'otlimo cardinalc accoise le preghiere di 
questi benemcrili; ed i suoi oflici valsero lanlo, che fu egli aulorizzato con 
dispaccio del 20 liiglio 1841 , dal prefelto della S. congregazione degli 
studi, rEminentissimo Lambruscliini, a formare iino statulo nuovo pei lincei, 
ed a comunicarlo alia S. congregazionc slessa. Pero in questo dispaccio si pre- 
scijiveva , die Ic riunioni non dovrebbero piii averc luogo in Campidoglio; 
ma bensi nell'archiginnasio romano, ed in una di quelle sale, ove sogliono te- 
nersi le allre accademie. Si faceva pure nel dispaccio medesimo preghiera, 
perche I'Emo. Giustiniani nominasse una commissione, di quallro o cinque dei 



pidoglio. Per questc operazioni , e per altri acconciaroenli dell' assegnalo quartiere , I'u iinpie- 
gala la non piccola somma di circa scudi tremila. E la circospezione di quel Ponlefice fu laic, 
che con ben inlesi modi I'ece a tutlo ci6 precedere la huona iiileiligcnza, ed il cousonso de'con- 
servalori, e del senatore di Roma in allora. 

Quesli fatli menlre provano die i designali locali del palazzo senaloi-io fiirono, non senza (jra- 
ve dispendio del goveruo, per adaltamenli, restaurazioni, e fabbricato, in modo permanente slabilili 
a residenza dcH'accademia de'lincei, sembra che allresi escliulano le pretensioni, ora elevate dall'at- 
tuale sig. principe senalore, per ollenere di nuovo i detU locali, come se fossero slati, quasi a litolo di 
soyercbia condiscendenza , ceduti per transitoria abitazione al professor Scarpellini. Polrebbpsi 
pure fare avverlire, che il ricordato sig. principe senalore, nelTentrare in possesso della sua earic.i, 
Irovft governalivamenle dismembrati, ed a lult'aUro uso destinati, que'parziali locali del palazzo, riji- 
ora eijll vuole occupare. Per la volula remozione poi delle macchine in discorso dal palazzo senalo- 
riale , si aggiunge alia perdila di tante spese incoiilrale dal governo, esserc indispeusaliile , as- 
segnare allri locali con dispendio nuovo perclii; se nou I'accademia dei lincei (che pure pei co- 
slanti faUi de" passali sommi Ponlefici Pio VII, c Leone XII, dovriasi avcre in qnalche signili- 
cante riguardo ) , certamente la pubblica istruzione sembra esigerlo; siccome per la conlinuazio- 
ne di qnella, gia leeero vive premure i rispettivi professori; e Voslra Eminenza ricorda certamen- 
te, di aver I'allo giusli e forli oHici al sottosoritto cardinale, perchf^ in quel locali fossero ammessi 
a ricevere istruzione, i cadelli del genio, e dell'artiglieria pontilicia. Da ultimo dcve riflettersi, clie 
persislendosi nel volere ilal palazzo senatorio ritolla I'accademia dei lincei, e conseguentemenle por- 
late via lutte le sue macchine, Carebbe d iinpo premeltere moltu provvidenze e disposizioni, per un 
adegualo collocamento di quelle. Dopo (|uanto fu esposto, il soltoscritto aspettera le venerate di- 
sposition! Ji Vostra Eininenzaj mentre ec. 

G. Card. CIUSTINIAM. 



— 75 — 

pin savi cd illuminati lincci ; .inriiiche solto la sua ilirezionc si occuprtsseio 
di rcdigfcre cjuanto erasi prescritlo: limitaiido pero I'esercizio accaduinico alio 
8oie scienze. Questa commissione fu nominata il 2K afyosto 18'VI dal cai'di- 
nale medesimo , die la compose di monsigaor Capaccirii , del duca di Ri- 
(jnano D. Mario Massimo, del conte Giuseppe Alborghelti, del dott. Miche- 
langelo Po{j{jioli, del prof. Giuseppe Venluroli, del prof. Saverio Rarlocci, c 
del prof. abb. Proja. Dopo un anno circa, fu compilato il riuovo stalulo; fu 
ricomposto I'elenco accademico, formato di qiiaranla soci; e fu tulto spedito 
il 24 di febbraio 1842 alia S. congregazione degli sludi, per la sua satizionc. 
Ma il 9 aprile se{juenle la medesima fece conosccre aU'Eininenlissiuio Giusti- 
aiani, che Tannua dote da pagarsi ali'accademia dall'erario, essendo una dellc 
primarie condizioni dello statuto, e questa non potendosi accordare; neppure 
poleva ristabilirsi I'accademia dei liucei, salvo cbe noii si provvedesse a cio, 
tnediante un contributo fra i membri della medesima, od in altra guisa. II 
cardinal Giusliniani Doa per questo si perdetle di auimoj e sempre uudriva 
speranza, di potere trovare col tempo i mezzi, a vincere la indicata economica 
dillicolla. Scrisse infalti egli col 7 luglio vegnente, aU'Eminentissirao prefetto 
degli studi, pregandolo a mettere dall'un de'lati la economica questione del- 
raccademia,ed a rivedere soltanto gli statuti, e Telenco della medesima; poiche 
avrebbe trovato egli modo per provvedere il denaro necessario, per faria sus- 
sistere; il quale nello statulo fu liniitato a soli scudi 400 annul. Ncl giorno 
medesimo il card. Giusliniani scrisse all'Emo. Briguole, presidente della con- 
gregazione di revisiooe, pregandolo a procurare che S. Santita si degnasse 
concedere, che daU'eiario fosse la indicata somma di scudi quattrocento an- 
nul ali'accademia somministrata, come si rileva dal dispaccio che qui ii|ior- 
tiamo (1). Ma col 19 dello stesso mese, il card. Brignole fece nolo al car- 



(1) 7 Luglio 1842. 

AirEininentissimo .sig. carJ. Drignolo, presideute della congregazione di revisioiK'. 
La S. congregazioiie degli studi, per mezzo del »uo prel'euo, rEmincntissimo sig. cardinal Lain- 
kruschini, fece inteiidere al soUoscritto card, camerlingo di S. R. Cliiesa , ed arcicancelliere dcll.i 
university romana, clie riraaste, per laluni tnotivi^ dopo la mortc del cav. don Feliciano Scarpt'llini. 
iospese temporaneaincnte le adunanze deHaccidemia dei linoei ; la S. di iN. S. erasi poi dcgnala 
moslrarc il suo conseiiso a perineUeriie la coiuinuaxione. Siccomc p«r6 quesla dovca essere proct'tlnUi 
dal rierdinanricnto degli statnli, C dalla t'ormazione di un elenco di soggelli, die per la loro proliiLii, 
e per Ic loro scientificlie cognizioiii, meritassero far parte del novero degli accadeniici, voile la sleisa 
S. congregazione credere, che fo8«e opportuno allidare alio scrivente il disimpegno di questo duplice 
oggctto, per coiiseguire la conservazione, e rinuremeulo di si aiitica «d utile aecademia. 



— TC — 

ilinal Giustiuiani, die S. Santit;i, uiHto il rapporlo per rindicato assegno, avc- 
va dichiarato, clie non credeva opportuno riatlivare I'accademia. Cosi fu dc- 
finitivatnenle pcrduta ogni spcranza pel nuovo risorgimcnto dei lincei ; pero 
era lanto rinteipsse del card. Giustiniani al ripristinamonlo dei medosiini , 
che sarebbe slalo egli disposto a dotarc I'accademia del siio particolare peculio, 
come pill volte il sipnor diica di Ilignaao intese dal cardinale medesimo, se 
valevoli ragioni non si Fossero naturalmcnte opposte a queslo sua generoso 
contegno. 

XX. 

Federico Ccsi morendo in Acquasparta nel 1630, esprlmeva il desidc- 
rio , che non gli mancasse iin successore, a continuare I'accademia da esso 
t'ondata; e dopo irascorsi due secoli e due lustri, lo Scarpellini morendo in 
Campidoglio, si coufortava con la speranza che all'accademia stessa , da lui 
restaurala, non sarebbe mancalo un valevole sostegno per I'avvenire: Exo- 

riure aliquis nostvis ex ossibiis furono le ultime parole del Cesi, e 

dello Scarpellini; daccbe ambedue facevano morendo, fervidi voti per a-vere chi 
loro succedesse a reggere I'accademia nostra. Questi voti furono csauditi dal 
regnante sommo pontefice PIO IX, come ora brevemenle vedremo. 



II cardinal sotloscritto lia procurato con ogni studio corrispondere a qiiesto incarico, ed a 
questa fidiicia; e Irovasi di avere rassegnato complelo II sno lavoro alia ricordala S. coiigregazio- 
iie. Pero egli prevede pur Iroppo, die se non si consult! ai mezzi per mantenere queslo iniporlanle 
slabilimentOj sari* ogni cura frustraneaj e vuola d'effetto. Avvegnache Taccademia dei lincei , che 
durante la vita del ricordato cav. Scarpellini, direltore e segretario perpetuo di queila, lino alia sua 
morte, si ebbe da esso il principale sostegno, e In di grande giovamento in mollissime occasioni 
al governo, il quale la interpellava di frequente, in fallo di arti e manifatlure, e polra csserlo 
molto piu in avveoire con migliori ordinamenti ; non polr^ risorgere a nuova e desiderata vita, 
se non si procuri pill conlacenle maniera per sussidiaria, e ci6 coll' annuo ben limitato assegno di 
scudi quattrocento. Che se fu riconosciuto utile, dopo la morte del sommo Cano\3, il quale porgeva 
gli ajttli necessari co'suoi privati mezzi aH'accademia di archeologia, fissare sul pul)blico erario nn' 
annua dotazione di scudi seicento alia medesiina ; sembra alio scrivente non essere al certo ili 
minore ntiliti provvcdere eziandio, con piu tenue somraa, al ravvivamento di un istituto tanto cele- 
bre, quanto £ Taccademia de'lincei. 

Per le quali considerazioni il cardinale camerlingo, ed arcicancelliere, raccomanda vivissimamen- 
te all'Eminenza Vostra questa sua proposta, della cui ragionevolezza, fatlo cdotto e persuaso co- 
desto rispettabile consesso , voglia ella benigiiamente procurarc la sovrana sanzione per I' annuo 
assegno di scudi quattrocento, a favore dellaccademia dei lincei, ed a carico del pubblico erario. 
Profilta, ec. 

G. Card. GIUSTIMAM. 



— 77 — 

Animalo piu cIip cljiuiiqui; allro pel bene de'siioi gudditi, e tutto adope- 
randosi a iniglioraiiic la condi/ioiie sociale, il nostro adorabile sovrano, fin 
(lai primi giorni clie asccse la calledra di s. Pietro, concepi I'idea di rista- 
bilire I'accadeniia de' lincoi , vincendo (|iielle diirieolla per le quali , spenla 
essa dopo la mortc dello Scarpellini, piu non risorgeva: ed il sig. diica di 
Rignano, die piu volte alia S. Sua la raccomandava, (lovo tutto il favoie nel 
S. Padre per la medesima. 

Nella sua missionc sublmie di provvedere al comuii bene sociale, Pio IX 
riguardo parlicolarmente aU'elemento scientifico, il prime chc a rendere Vol- 
ga civile, potente, gloriosa ogni nazione. Questo elemeuto bene stabilito, ef- 
ficacemenlc sviluppaio, cd opportunamente protetto, e di tale natura, da re- 
sisterc ad ogni poteiiza uniana; c teuripo verra, quando il priinalo delle na- 
zioni sara, non certo nelle armate legioni riposto; ina bensi nelle intelligenze 
superior!, e nelle pi-oduzioni deH'ingegno, manifeslate dalle scienze, dalle ar- 
ti, dalla industria, e dal commercio. Questo tempo e un limite, verso il ([uale 
il mondo civile si va sempre piu accostando, e nel quale risiede in gran par- 
te la civilla uniana. Vero e clie la forza materialc della Grecia fu donia 
dalle aquilc romanc; ma sempre Atene, fiiiclie non fu compi'esa nelle lenebre 
della ignornnza, colla sua civilta signoreggio Roma vincitrice. Fra le grandi 
moderne ed illuminate nazioni, alcuna pote qualche fiata nelle armi soceom- 
bere, ma le sue istituzioni scientifiche primeggiarono sempre su tutto il mon- 
do. II nostro bel paese fu domo, fu concjuisiato, fu scisso , perdette quindi 
la sua materiale potenza; ma nella forza morale non fu mai soperchiato. La 
italiana intelligcnza, espressa dal primato de'suoi pensamenti, e dal oattolicismo, 
sorgente di ogni virtu, e di ogni ordinate progresso , fece scudo alia totale 
rovina della nostra penisola, e sostenne la sua potenza morale. Mentre il ro- 
mano imperio carleva fiaccato da mille cagioni , un potere morale piu forte 
sorgeva da sotterra in questa citta eterna, slabilita « per lo loco santo, U'sie- 
de il successor del maggior Piero >'. E fu della provvidenza disposizione al- 
tissima, che Roma divenisse il centro della maggior forza morale, da cui la 
vera civilta dovesse derivare, per opera di milioni d'intelligcnze. tutte rischia- 
rate dalla face del vangelo, che per tutto risplende sulla terra <> In una parte 
pii'i, e meno altrove >i. Fu questa potenza, quella che fece tantc gloriose im- 
prese operare ai pontefici,la corte dei quali un di rappresentava in ogni parte 
del mondo lo scibile umano. Di questa potenza deve il noslro paese gloriarsi; 
di questa dev'cssere geloso pin che di ogni altra; e questa deve conservare 



— 78 — 

sempre ed aumenlare, promovendo la istiiizione con ojjni mezzo il piii efii- 
cace. L'elemento scientifico, iiiforniato dalla fede divinn^ e fecondalo da buone 
islituzioni, produce il majj(;iore socialc pro[;resso; iiifatti e.sso abiliia le mend 
a riflcttere, famigliarizza al metodo analitico, rimuove ia esajyerazione, h'cna 
le pasiiioni, diminuisce roifjojjiio, rende gli aninoi docili, assegna il giiislo va- 
lore alie capacila, liinila i desideri , jjcnera e conserva I' online , e guidandu 
sempre alia conquisla del vero, conduce alia prima delle vcrita, sviliippaiido 
nefjli uomini l'elemento religioso, fine ultimo e suygello di ogni bene ordi- 
nata societa. Fiisegnatc a tulU e il gran precetto lasciato da Cristo ai Discepoli, 
ed ai Romani Ponlefici, che le sue veci compiono snlla terra. Da queslo evan- 
gclico precetto, non solo proviene il bene morale, come suo scope principale, 
ma eziandio tutia la sociale fisica prosperila; pero come niun altro c piu di 
esso utile , cosi niun altro e piu di esso difficile a rettamente praticare per 
la condizione dell' umana natura. Molto studio infatli , e molta dotlrina fa 
d'uopo a separare il Falso dalla verita, in ogni genere d'umano insegnamento. 
Imperciocche, come dalla vera e solida scienza tutto I'onesto e I'utile deriva, 
cosi dal falso sapere tulte le calamiia della umana famiglia si debbono ripelere. 
Per la qual cosa Colui , che ad illuminare gli uomini coll' evangelio discese 
sulla terra, conimise al Romano Pontefice d'insegnare a tutti; onde quesli, che 
dal sopra naturale lume viene assistito, per modo la istruzione dirigesse, che 
la anedcsima, divenuta fiume di purissima dottrina, tullo il genere umano fe- 
licitasse. Le quali cose cosi essendo, non v'ha dubbio che al Romano Ponlefice 
pill che a chiunque si appartiene I'istruire, per adempiere al comandamento 
indicato ; dal quale come corollario discendera, che I'umana specie tutta in 
una sle-ssa famiglia sarii costituita. Di piu quel precetto deve riguardarsi co- 
me il mezzo unico a raggiungere questo universale stato di societa, verso cui 
a giorni nostri ci vediamo incaminati, pel progiesso scientifico. Tutto questo 
bene infinitamente grande si <": conseguilo per lo insegnamento delle vere dot- 
trine, le quali dovranno produrne molto piu, sino all'universale propagazione 
del vangelo sulla terra. 

Questi principj furono assai raeglio riconosciuti dall'immortale PIO IX, 
il quale percio voile che I'accademia de'Lincei fosse ristabilita, con la deno- 
minazione di accademia Poitlificia de Nuovi Lined ; che fossero pubblicati 
nuovi statuti per la medesima, ed acconci alle circostanze dell' attuale pro- 
gresso; e che questo scieotifico stabilimento si avesse un decoroso locale in 
Campidoglio, ed una dote dal pubblico erario ; tutte le quali cose sono glo- 
riose a PIO IX, utili alia societa, ed onorifiche a Roma. 



— 70 — 

Dobbiamo qui rendcie iin tribiilo <li clogio e di {jialitiuline all' Emo. e 
llmo. sig. cardinalc Altieri, ccrlo iion degencre dal principe suo padre, il qua- 
le, come gia vedcmmo, favoi'i d'assai raccadciuia de'lincei, vivente lo Scarpel- 
lini. Ogiii cura (|iieslo Enio. principe si diede, acciocche le oUime disposi/.io- 
ni del reguanlc Pontefice per raccademia nostra , fossero mandate ad effelto ; 
c luolto fece a rimuoverc ogni ritai-do per la csccuzione dclle mcdesime. 

Pertanto nel 3 liiglio di quest'anno furono pubblicali gli statoti; e nei 
mcdesimi fra le altre disposizioni trovasi, che raccademia si abbia un Protet- 
lore nell'Emo. c Ilnio. Camerlingo pro-lcmpore di S. I\. Cbiesa. I suoi mem- 
bri fiirono in cintpie classi distinti : cioe la prima degli onUnari nel numero 
di trenta; la seconda degli cmerili^ la lerza dei covrispoiidenli; la quarta degli 
onorari : la quinta dcgli aggiunti. 

Termineremo qiieslo discoiso concliidendo; che raccademia de'lincei, an- 
teriore a quelle di Parigi, di Londra, di Pietroburgo , di Pierlioo , del Ci- 
inenlo, e deH'istiluto di Bologna, prima fra tutte le istiluzioni del suo genere. 
sorse cinque volte in Roma , ed altrettante disparve ; che per opera di 
PIO IX fu la sesta volta rialzata, e solennemente ristabilita; che fatta era una ema- 
iiazione diretta del governo pontificio, non potia niai piu veiiir meno; e che la 
medesima in tulle le fasi del suo risorgimento, incomiiiciando sin dal suo na- 
scere, sempre cento protettori fra i nobili romani, dai quali fu in varie guise 
favorila. Noi pertanto facciamo voti che queslo favorc, oltre quello grand is- 
simo del governo, non possa mai piu niancare alTaccademia, pei-cbe sempre me- 
glio progredisca nelle scienze, ead ulilita dello stato, e a gloria de'suoi meccnati. 



C M M I S S I N I 

Dope, che I'accademia ebbe udilo il rapporto suH' ordinamento del suo 
esercizio , dalla commissione, nominata per lo sviluppo del medesimo; ri- 
solse che nella seguente sessione, avrebbe deliberalo sulle massime in esso 
contenute. 



II segretario fece conoseere, che nel d"i II del coirente marzo, il co- 
mitalo si riuni; e che a forma del §. S, tilolo IV dello statulo accademico, 
aveva nominato le seguenti due comaiissioni, delle quali si lenne |)roposito 
nella precedenle sessione: cioe 



— 80 — 

Per la stadera del sig. Teodorani 

Commissari Sigg." Prof." Mazzam, Seueni, PiePxI (lelatore). 



Per la riduzionv di tnUe le diuerse jnisure 
dello slalo poid'/ficio neirunico sistcma mctrico 

Commissari Sigg." Prof." Cavalieri (presidente), ToRTOUNi , 
Chelini (relatore) , Bertini, Volpicelli. 



II ininistro ilel commercio rimise all' accaclemia, con siio dispaccio del 
"iS ft^bbraio leslu decorso , una istanza del sig. ingegiiei'c Silas Mvdail dr 
Siisa (Piemonle) , ictidente ad otlenere la privativa di un siio trovato , per 
eslrarre il gas della itluminazione dal bilume (goudron) , residue della di- 
stillazionc del carbone di terra. II comitate accademico nella indicata sua 
riunioiie provvide a cio, nominando una commissione, perche si occupasse 
di esaminare siifatta richiesta. 

Commissari Sigg." Prof.'" Peretti, Ratti. Volpicelli (relatore). 



COMUISICAZIOjSI 



II scgretario espose aH'accademia, un grande atlante di misure me- 
triche , iuviato dalla Francia in dono al governo pontificio , insieme ai 
campioni delle tre unita di misura chiloyramma , litro , e metro. Su questa 
unita di lungbezza si trova inciso il coefliciente della dilatazione lineare pel 
metallo, di cui lo slesso metro e formato. L'accademia per tale comunica- 
zione decreta che sia pregato il ministro di finanza, ondc questi oggetti, ap- 
partenenti al sistema metrico, rimangano a disposizione dei commissari per la 
introduzione del sistcma stesso nello state pontificio. 



L'accademia, in conformita delle manifestazieni di gratitudine, gia ester- 
nate da essa verso il senatore di Roma signer principe Corsini, e verse gli 
enoreveli magistrati del nostre comune (*), ha decretato, in seguite della pro- 
posiziene fatta dal sig. professore Niccola Cavalieri San Bertole, membro del 
comitate accademico, cbe il senatore di Roma pro-tcmpore., sia il prime fra 
i membri onerari dell'accademia. 

Cj Vedi Gazzetia di Roma del p. p. rel)lir.iio, n.° 29. 



— Ri- 
ll comilato avniiJo riconosciuto iiecessario die raccadeinia pel suo cser- 
cizio abbia la facolla ili vaiorsi tlei niusci della romana uiiivcrsila , fu de- 
crelato scrivere al ministcro della pubblica islruzione, per otienere la facolta 
medcsima. 

II segretario presento all' accademia un esemplare dell' opera inlilolata: 
f.cttere delle invenzioni e scoperte ilaliane^ donato alia medesima, dalTautore 
sig. Gianfrnnccsco Rambelli. Sono in quest'opera licoidale con molto senno 
i Irovati de{ji'italiani, e palesati quel fuili non rari, clie alia ilaliana priiua- 
zia fecero gli slranieri. Nella lettera LXIV, concernente la priorita delle ac- 
cadcmie scientificlie ilalianc rispelto alic straniere, si mostra come I'accade- 
iTiia de{j;li antichi lincei liitle le abbia precedute, si parla della sua fondazionc, 
delle varie sue vicende sino ai di nostri, e dei dotti piu riputali cbe appar- 
lenncro ad essa. L' accademia gradi questo dono , e voile che I'aulore ne 
fosse ringraziato. 

Dope questa comunicazione, vari dei membri ordinari proposero a tulti {jli 
allri di concorrere a formare, col dono di qualche opera, una biblioleca per uso 
deiraccadcniia; ed in questa occasione monsignor De'IMedici Spadn promise do- 
nare ancora una raccoUa dei mineraii, piopri del suolo ponlificio. 



L'accademia fece nolo, che per le sue pubblicazioni essa ne si valse ni- 
si varra niai, del foglio periodico intitolalo Corrispondenza Scieiiliftca, com- 
pllalo dal sig. Erasmo Fabbvis, custode dell'accademia stessa; e che per ora 
i Nuovi Lincei continueranno a pubblicare I'esercizio loro accademico, nel fo- 
glio periodico inlitolalo RaccoUa Scientifica di Fisiclie c Malemutichc^ diretto 
dal sig. Palomha. 



II 



— 82 — 

SESSION IV DEL 18 APKILE 1848. 

PRE«>l»l.!\Z,i DEL SIG. DIJ€& Dl ni«.\.%;VO 



COMMiSSiOINl 



Sopra nil provesso del siij. Sii.xs M^dail di Susa^ per oltenere 

il gas dal goudrou , I'tsiduo delta distillazione del carbon fossilc. 

Commissari Siyg." Ratti, Pkretti, Volpicelli (relalore). 

R&PPORTU 

I u rinu'ssa dal si{T. ministro flol commcrcio, belle arti ec. an'aecademia , una 
istanza del sig. Silas Mcdail^ inyegneiii civile iiativo di Siisa, per oUenerc dal 
{joverno ponliCicio la privativa di un siio trovato, diretto ad cstiaire il gas 
per la illuminazione dal {;oudron,che si ottiene dislillando il carbon t'ossile. 
La coniaiissione avciido preso ad esame rapparecchio, clie il iiominato intra - 
piendenle presento in disegno, accompagriato dalla lelativa descrizione , ha 
riconosciulo in esso, non allro fuorche un processo comune per distillare il 
fjoudron, cioe per separare, da queslo bilume I'olio essenziale, che nel me- 
desimo si contiene, come gia praticarono altri, anclie in Roma. Perlanto a 
ragione I'appareccliio del sig. Medail, vicne da esso chiamato distillo--gon- 
dron; ma non crede la commissione che il medesirao possa riguardarsi, an- 
che qual nuovo mezzo per fabbricare il gas, inediante il goudron residno 
del carbone di terra, come 1' intraprendente nominato asserisce. La distilla- 
zione del goudron, e la decomposizione dell'olio essenziale per ottencre il 
gas da illuminare, sono due operazioni assai diverse fra loro, e per la dn- 
lata, e per la temperatura; quindi la commissione crede, che ambedue qiiesti 
efTetti non possano prodiirsi contemporaneamente dall'apparecchio presentnto; 
od almeno egli e certo, che volendoli ambedue col medesimo raggiugnoie, 
sarebbe ua operai-e con troppo dispendio, e con troppa complicazione. 

Inollre il governo pontificio pel disposto nel capitolato (§. V. §. Xlfj, 
concluso con la compagnia che inlraprese la illuminazione a gas di questa 
cilia, si trova nel caso di tion polere frapporre oslacoli di sorla, nella pratica 
dei processi relativi alia illuminazione stessa. Pertanto la conmiissione opina 
che non convenga concedere al sig. Silas Medail la privativa da esso richie- 
sla per anni 15 pel suo apparecchio distillo-gaudron. 

DaH'accademia furouo adottate Ic conclusioui di qucsto rapporlo, ed in- 
viate al minislero che le promosse. 



— 83 — 

I liiicci confcrmando quanlo nella precedente scssioiic avevano decrelalo , 
rifjuardo al giornale che per ora servir deve alia pubblicazione dell' csercizio 
loro; stabilirono eziandio la snjjuenlc ieg{jc » Incorre nelia sospcnsionc dad'escr- 
cizio accademico, per quel tempo die slimer.\ il comitato, non magjjiore di Ire 
mesi, chiunqiie dei membri deiraccademia si opponjja con ie stanope, a quel- 
le gue deliberazioni, die direUamentc non rig;uardano inaterie scientifidic. 

^^___^^ P. V. 

SESSIOKE V DEL 27 APRILE 1848 

PBESIDENZA DEL SIG. DI CA DI RIGI«JIKO 



COMMISSIONI 



I\ vendo Taccaderaia preso di nuovo ad esatninare il rapporto dei signori 
t'ommissari Pianciani , De-Vico , Boncompag'ni dei principi di Piombino , e 
Volpicelli (relatore) sulle norme ddl'esercizio accademico (*), vl fece alcune 
utili niodificazioni, e lo approvo definitivameote come segue. 

Si aggiungono al titolo IV dell'accademico statute i seguenti articoli: 

1. Le dieci session! pubbliche deH'accademia, cominceranno subito dopo 
Paaqua, c si lerranno in ciascun giovedi, alle cinque dopo mezzoggiorno. 

2. Le session! private, durante il pcriodo delle pubblicbe, sarauno com- 
prese in queste. 

3. In ogni anno, la prima delle session! pubblicbe sara solennne. 

4. I temi dellt; memorie da leggere nelle session! pubbliche saranno 
liberi, dovranno essere a bastanza sviluppati, e tali da iuleressare una udien- 
za numerosa. 

5. Ciascuno dei temi stessi, dovra essere pubblicato tre giorni prima del- 
la sua lettura, con invito a stampa 

G. Gli accademic! consegneranno al presidente, dieci giorni prima che 
incomincino le session! pubblicbe, i temi delle memorie, die vorranno ess! 
leggere nelle medesime. 

7. II presidente col segretario, e coi censori, provvederanno all' ordine 
col quale debbono procedere le pubblicbe ietlure, avuto ancbe riguardo al 
comedo dei leltori. 

(*) VeJi sesjione seconJa 14 febbraio 1848. 



— M — 

8. Le mcmoric lelle nclle scssioni pubbliclic dcbbono ripoii.irc I'appro- 
vazione clell'accademia, prima di essere slampale negli alii della mcdcsimai 

9. II scyretario dovra rofjolarc la stampa di luUo cio die vioiic pubbli- 
calo dairaccadeiiiia. 

10. Le scssioni piivale si Icrraniio di marlcd'i. 

11. Le materie in tali session! Iraltale , saranno dal segrelario pubbli- 
cale con la stampa. in qiu'l fjiornale scicntifico die raccademia stiniera pin 
convenicnle; il iiualc per ora sara qiiello intitoialo Raccolla Scicnlifica (1). 

12. Alle sessioni private polranno assislcre solo quelle personc, inlro- 
dolte in esse da qualiinqiie membro ordinario. 

13. Ognuna tli qiieste sessioni vcrra in Ire parli divisa. Nclla prima , 
dopo die il .seyretario aviii dato lui brevissinio ccnno della preccdenle tor- 
nala. jjli accademici leggeranno memorie, o nole scicnlifiche: nella sceonda 
il presidenle invilerii i niembri ordinari a dare quelle comiinicazioni che avran- 
iio |)cr raccadcniia: nclla terza il segrelario farii conoscere la corrispoodenza. 
In ognuna di queste Ire parti, potra discutersi dagli accademici su quaiilo \i 
si riferisce. 

14. La durata delle sessioni private noo sara maggiore di due ore, sal- 
\o quando il presidentc noii credesse utile mandaria piu in lungo. 

15. I menibri ordinari che avranno argomenti a traltare, o comunica- 
zioni a dare nclle sessioni private , dovranno indicarle al segrelario prima 
che incominci la sessione, ed il parlare si accordera loro secondo I'ordine 
delle indicazioni dale. 

16. II uioto perpetuo meccanico, la quadratura del circolo, la tri.sezio- 
ne geomelrica dell' angolo, od altre simili ricerche, non saranno mai prese 
in considerazione. 

17. Conforme alio spirito dei primi lincei, e deiraccademia del cimen- 
lo, i nuovi lincei si occuperanno anclie di quelle ricerche scientifichc , le 
quali abbisognano di associazione per essere condotle a termine; quindi chie- 
deranno alle autorila competenti quei mezzi, che per tali ricerche slimeranroes- 
■sere necessari. 

18. La lingua dell'accademia sara la italiana; se pero verranno prescn- 
late memorie in latino, si leggeranno e slamperanno in questo idioma. 



(1) LVsercizio in fatti Ji quc&to primo anno ilelt'accadcmia si trova {)ubblic;<lo nul giornale me- 
desimo. 



— 8.-) — 

10. Nei coiicorsi ai pioiiii dall' nccaclcmia proposli, si ammellcra [niii" 
riclionia fraiiccse. 

20. I.e spesc die raccademia tlovra incontrare neU'e.sogiiirc le commis- 
sioni adidatc ad cssa, dovranno cssere dalle parli commillenii riniborsate. 



COMUNICAZIOINI 

Fii anniinzialo dal scyrctario che si erano riccvutc in doiio due inemo- 
ric del .si(j. prol'. ab. Zanledeschi^ una sui fenomeni eletlrici della inacchina 
di Annntrong ^ c .snlle cause dei medesimi ; I'allra sulla influenza del variar 
di prcs-sione sulle indicazioni termometrichc. 

Due serie d'investigazioni si propose il prof. Zanlcdeschi nella prima par- 
te ik'lla sua memoria, concernenle i fenomeni della maechina idro-elellrica 
di ArmslvoiHj. Giujitamente quesla maechina si riconosce dall'a. doiala di un 
potere dispersivo, superiore a qualunque aUra maechina elellrica; e cio pel 
vapore acqueo, die si difl'onde continuamente da essa nell'aria. con aunientu 
j'randissiino del suo slato iyi'onnctrico. Laonde avuto riguardo alia eleltrica 
tensionc die, cio nulla oslanle, la maechina slessa manifesia, ognuno con- 
dudera essere sommamente gi'ande lo sviliippo dell'deltrieo dal vapore, che 
fugje pel perlugi della mede.sima. La prima delle indicate serie risguarda lo sta- 
le elettrico della caldaiaisolala nella maechina stessa,c senza getto vaporoso; I'al- 
lia concerne le Varie condizioni relative aU'elettrico lanto della caldaia, quanto 
del getto vaporoso, e delle atmosfere loro. Deduce I'aulore dalla prima serie del- 
le sue ricerehe: 1." che lo stato elettrico della maechina di Armstrong, anche sen- 
za getto vaporoso, cresce colla tensionc del vapore. e colla vivacita della combu- 
slione, ma non proporzionalmente a queste circostauze: 2.°che tale stato elettrico 
e della stessa specie di quello manifcslato dalla caldaia col getto vaporoso: 
3." che la tensionc elettrica, non essendovi gello vaporoso, e minore assai di 
quella, che si otlieiie col getto, e da non potersi delerminare, a ba.ssa pres- 
sione, fuorche mediante il migliore isolamento: 4.° che nei liniili di cinque at- 
mosfere crcscenti, I'aumento di tensione vaporosa non cangio mai la specie 
della elettiicita. 

Nella seconda serie delle sue investigazioni, ravvisando I'aulore un per- 
fello accordo coi noli principii delle atluaziooi dellriche, conclude: 5." che 
il vapore dd gello non e mai neulro, ne tuUo positivo. ne tulto negative: 
(i.° in parte positive, ed in parte uegativo, con una zona neulra, che sepa- 



— 8f. — 

ra Ic due opposle elcttricita : T.° clie la parte posiliva si estende ordinaria- 
niente piii della negaliva: 8.° che la zona neutra e in continua oscillazione: 
9.° che la eleltricila dalla parte del (redo presso la caldaia, e sempre della 
medesima specie di qiiella. che la caldaia stessa manifesta; vcrificandosi I'op- 
poslo rispetto la parte del getto che forma la base del medesimo: 10." che in- 
torno alia caldaia ed al gctto avvi iin atmosfera di carica molto eslesa , c 
della specie medesima di quella che mo.stra la caldaia con le parti del gctto 
contigue: 11.° che in un aria bastantemente asciulta, la prima atmosfera e 
seguita da una zona neutra. cui viene dietro altra di nome conlrario a quel- 
la. Queste conseguenze si riferiscono alia prima parte della memoria del 
nominato fisico, e costituiscono la fenomenologia della macchina idro-elet- 
Irica. .secoiido le sue sperienze. 

INeli'nltra |)arte della memoria ste.ssa, I'autore procede a considerare gene- 
ralmente, le cause assegnate fin ora dai fisici, per la spiegazione dello sviluppo 
eletlrico mediante il vapore. Combatte con le sue sperienze la ipotesi di quei, 
che ripetono lo svolglmenlo deU'elettrico in questa macchina, unicamente dall' 
attrito dei globuli aquei, fralle superficie che si oppongono alia escita dei me- 
desiroi, trascinati come sono impetuosamente dalla corrente del vapore. Tra le 
molte altre o,sscrvazioni contro questa ipotesi avverte, che per legge noli.ssima 
elettrostatica, i corpi stropicciandosi I'un I'altro divengono per queslo mezzo mec- 
canico elettrici contrariamente, ma che il getto vaporoso possiede, sino ad una 
certa distanza. la stessa eleltricitii del bollitore; quindi esclude che la espansione 
del \apore nell'escire, sia causa di questa idcntita elettrica fra esso ed il bol- 
litore medesimo. Poscia riconosciuto, fra le cause di questo elettrico svolgi- 
mento, oltre I'attrito delle moiecole acquee, anche il cangiar di stato, di vo- 
lume, di temperatura , e di pressione, unitamcnte all'azione chimica; e te- 
nulo conto delle sperienze del Volla , che a questa specie di elettrica sor- 
genle si riferiscono, conclude: \2.° che I'insieme dei fenomeni osservati, noa 
puo spiegarsi con veruna delle teoriche generalmente proposte dai fisici, e 
che bisogna necessarinmentc ricorrere a nuovi principii: 13.° che le due elel- 
tricila della macchina di Arinstrony, esser debbono effetti delle azioni e rea- 
zioni di niovimenti molecolari: 14.° che in questi movimenti concorre I'eser- 
cizio della forza espansiva della materia. 

Ricordando I'autore che le vulcaniche e.salazioni, .sono accompagnate da 
foitissima lensione elettrica; e riflettendo acconciamente sopra i soflioni della 
maremma loscana , conclude 1 5°, che I'atmosfera , supposta la terra come 



— 87 — 

una immcnsa maccliind cli Armstrong^ deve piesenlare lo due opjjoste clet- 
(ricit^. colli rasegnale da una zona ncutia. 

L'allra mcmoi'ia, die (raila dciritifluenza esercitaln dalla pressione sulle 
indicazioni termometriche, anch'essa ^^ divisa in due parti. Nella prima di 
queste il prof. Zanlcdcschi riferisce le sperienze, con le quali esso giunse a 
porre in cliiaro la influenza medesima. ed a credere i lubi termometrici sojj;- 
fjetli a variazioni tii volume, col variare della pres.sione aimosferica. Risulla 
dalle sperienze sJesse, che variando la pressione di tre pollici di mercurio, 
o di 81 niillimelri circa, quanto appunto e il massimo dclle no.stre ordina- 
rie oscillazioni barometriche , lo spostamen(o dello zero \aria dai 0°, iG ai 
0°, '25 di {jrado centigrade; cioe da un sesto ad un quarto di questo grade. 
Tolla la forza preniente, il bulbo teruoometrico riacquisla il volume primi- 
tivo, ma non .subito; ed il tempo nel quale cio avviene dipende, com'e chia- 
ro, dalla colonna premente, dalla durata della pressione, e dalla elasticity del 
velro: nelle sperienze dell'autore, s'impiegai'ono dal bulbo, circa 24 ore, alia 
ricuperazione del priniitivo suo volume. Asseiisce I'autore, che pei' cori'cg- 
jjcre la indicazione termonietrica, dagli effeiti della pressione di un atmosfera 
di 28 pollici di mercurio, non e da .superare mezzo grado centigi-ado. Scan- 
dagliando le temperature nel profondo delle miniere, dei mari, e dei laghi; 
poi sulle alture dei naonli, delle region! alpine, delle '^evi perpelue , e. del- 
le nubi, colle ascensioni aereonautiche, si diminuira od aumentera il volume 
del bulbo Icrmometrico , ed avremo una indicazione di temperatura piu o 
meno lontana dal vero : cioe, per mcglio dire, queste indicazioni non sa- 
ranno paragonnbili con quelle, inostralc dal termometro alia pressione ini- 
ziale del mcdesimo. 

Nella seconda parte di questa memoria, propone I'aulore i mezzi , per 
conservare la immobilita dello zero Icrmometrico nelle ordinarie variazioni 
bai-ometriclie. suggerondo fare a queslo fine le pareti del bulbo di ogni ter- 
niometro abbastanza erte , cosicche abbiano la spessezza di un niillimclro e 
mezzo circa: ma con tal mezzo si perde in sensibilita, quanto si guadagna 
in esaltezza. 

Se mediantc una buona niacchina di compressione e di rarefazione, si 
Aperinientano i cambiamenti di volume , che la capacila di un termometro 
chiuso suhisce , pel variare della pressione , a temperature eguali , fuori e 
deniro la macchina stessa, potrii costruirsi ima tavola di correzioni per quel 
ternionieiro che si vuole, senza diniiiiuire la sensibilita del aiede.simo, come 



— 88 — 

avvicnc qiianilo si nccrescc la erlezza dellc pareli ilel suo biilbo. Un lermo- 
iiielio accompagnato da (juesta lavola , potrii per qiialiiiiquo vaiiazioiie di 
prossione, iudicare la lempcralura come se iioii v'influisse la variazioiic me- 
desima. 

Tcimina I'aiilorc la sua memoria osservando, clic il Galileo iiel 1597 a 
Padova, iii\ent6 il It-rmomelio, ove il Hinaltlini stabili iicl 1(")93 i lin)ili lissi 
della sua seala ; die il licllaiti iiel 1808 nolo la diminuziouc successiva di 
volume del bulbo lermomelrieo, spiegata poi dal Paoli; e che iiel 1848, I'au- 
lore slesso ravviso la influenza delle piessioni su talc volume. 

li'accadeniia voile che si esternassero i suoi ringiaziainenti pel dono delle 
riferile due raemorie. 

P. V. 



SESSIOl Vr' DEL 11 JlAGfilO 1848- 

PRESIDEiXZ.l DEI. SIC. nUCA Ul RICNAIVO 



COMMISSEOINI 

Jua commissione composta dci sigg. prof. Cavalier i (presidente), Torlollni^ Cite- 
lini, Volpicelli, Bertini (lelatore) (*), ed iucaricata di stabilire le norme per inlro- 
durre nello state ponliHcio il sisl^a metrico (vedi sessione terza 21 marzo 
1848), avendo compiuto su tale argomento un primo rapporto, il p. liet'tini 
relatore ne fece Icttuia, come segue. 

L'elemento e la base fondamenlale del nuovo sistema metrico decimate, 
che a pubblica utilita deve stabilirsi negli slati ponlifici, e tanto convenien- 
temente e cbiaramente dcterminata, e dal bisogno de'tempi, e -dalle espresso 
vedule del minislero del commercio, che i sottoscrilti riunitisi per eseguire 
la commissione ricevuta da questa illustre accademia, relativamente al sistema 
metrico suddctto , non hanno esitato a riconoscere come cosa necessaria la 
scelta del metro defmilivo di Francia, per sola unita di misura lineare negli 
slati romani, e per unico elemento, da cui dedurrc le allre unita metriche delle 
superficie, de'volumi, e de'pesi, sccondo il modo e le conveoziooi, che sono 



(') il prol. Clielini cvdeUe al Rmo. padre Bertini I'incirico di relatore. 



— 89 — 

slato ndotlale nel sistcmn mefrico fi'ancese. Per lo clic rivoljjencio unicamenle 
le loro osservazioni, sui mczzi crecluti piu acconci alia piu sullecita, e pii'i 
facile introduzione delle nuove misure, sono venuli concordemente nell'opi- 
nione , che si potrebbero proporre ed adottarc le norme seguenti. 

Prima di tutto, che a diligcnza e cura di una speciale commissiono, da 
eleggersi dal governo, si stabiliscano e si pubblichino i rapporti, che hantiu 
col metro, e coU' altre uiiita del nuovo sistema , tutte e singole le misure, 
che attualracnto sono in uso nelle cittu e luoglii dello slato: distingucndo il 
lavoro, per Popportuna chiarezza, in quatlro lavolc, cioc; una per le misure 
lincari e itincraiie; I'allra per le misure di superficie; la terza per le misure 
di capacita e di volume, tanto pci liquidi, quanto pei solidi; la quarta B- 
nalmenle pei pcsi. E questa operazione, quanlunque in genere si riconosca 
lunga c laboriosa , pero atlesi gli elemenli, che gia sono slati preparali, ed 
i rapporli che si conoscono delle diverse misure delle provincie alle misure 
di Iloma, riducesi quasi per intero a semplici calcolazioni aritmeliche, le quali 
solo avranno bisogno di scrupolosa diligenza , e di riscontri o collazioni <li 
abili collaboratori. 

In secondo luogo, per non imbarazzare inopportunamente gli usi soiiti 
del commercio, e le menti di quella classe del popolo poco islruita; fondati 
sull'esempio di quanto si e fallo in Francia, ed in allri paesi, ove si sono 
■yoluli inlrodurre dc' nuovi pesi e misure, si crede opportuno che il nuovo 
sistema metrico da eseguirsi , Don venga introdotlo tutto in un tempo , ma 
piuttosto in tre epoche distinte e successive; stabilendo nella prima le sole 
misure lincari e superficiali; nella seconda quelle per gli arid! e pei pesi: 
nella terza Cnalmente (juelle pei liquidi. L 'epoche di cui j^nrliamo potranno 
essere piu o meno vicine Ira loro, secondo la facilita e disposizione con cui 
il pubblico si abitucrii all' uso delle misure gia stabilite ; ma non potranno 
pero essere tanio prossime Tuna all' allra , da non lasciare agio e comodo 
sulliciente, onde gli arlisll iiazionali possano eseguire le molle misure, sla- 
dere, e vasi metrici, che si richiederanno in commercio^ 

In terzo luogo , credono i commissari che la legge per Tadozione del 
nuovo sistema metrico, potrebbe avere il pieno e generale suo effetto, colle 
semplici disposizioni seguentl; cioe 

1. Con distribuire o verificare, ai richiedenli (pel mezzo delle compe- 
lenli autorita) le misure, bilance. e pesi che verranno fissati dalla legge. 

2. Con obbligare i mercanti. i boltegari ed i proprietari de'negozi, che 

12 



— 00 — 

vendono pubblicamenic gencri, a peso od a misure, di lileiicie nei loro fon-^ 
daclii, negozi, e luoglii di meicanti i pesi e lo misure secondo I'adoUato niio- 
vo sistema, e secoadochc ne potranno, o ne duvraiiiio fare uso nello spaccio 
de'rispettivi p^eneri. 

3. Con presciiveie che per le pubbliche amministrazioni , per {;li atti 
de'h-ibunali, e per quelli nolarili, tanto ne" libri, quanto nelle perizie, ne'con- 
(ralli, ecc. si debbano indicare le quanlitd (quando occorra esprimerle) col- 
I'lniiVd e frazioni decimnli delle niiove misiire metricbe, e noii altrimenli. 

4. Con esleiidere tale proscrizione anche agli alti privati, tulle le volte 
che importi, o si voglia tradiirii innaazi ai tribiinali. 

5. Col noil pernieltcre la piibblica vendita all'ingrosso od a minuto doi 
sali e de'tabacchi, se non a peso metrico. 

Questo e quanto ci e sembrato potersi proporre intorno al noslro argo- 
mento, considerato nella sua generalita, e in preparazione di quelle ulteriori 
disposizioni, che potessero essere soggetto della Icgge sulle nuove metriche 
misure. 

Approvo Taceademia quanto si dispone in questo rapporto, ed ordino 
che il medcsimo fosse inviato al iniuistero del commercio, ecc. 

COMUlSlCAZlOr^I 

II segretario annunzio, che D. Baldassave Boncompagni dei prineipi di 
Piombino, uno dei trenta membri ordinari, e bibliotecario, donava I'accade- 
mia della preziosissima opera intitolata , Annales de chi/mie et de physique^ 
completa dal suo priocipio sino al presente ; e che le offriva pure in don o 
il proseguimento dell' opera stessa. Sentirono tutti vivamente questa non co- 
mune generosila del distintissimo loro collega, e mentre in varie guise ognu- 
no dei presenti gli eslernava la piii sincera gratitudine , ordin6 I'accademia 
che glie ne fossero pnbblicamente rese nrazie. ^ y 



C.^v^t-//i- -^ - ^^ 



Dal corpo deliberante, che a questa sessione assisteva, fu dibattuto, se le 
deliberazioni accademiche, dovessero essere da ora innanzi definite per mez- 
zo di schede , o per uiezzo di voti bianchi e neri ; e 1' accademia risolvelte 
che questo secondo era il mezzo da preferire. 



/ 



/ 
/ 



L 



Fu letla in accademia la lettera con la quale il sig. prof, fiitro Peretli 



— 91 — 

rinunziava di csserc piu fra i mcmbri ordia.iri lincei, eri il comilnio, n rim- 
piazzare qucsta vacan/a^ secondo quniilo e disposto iiel lilolo IN' § 13 dello 
statuto accadetnico, propose la terna seguente 
Sig(f. do(t. AcosTiNO Capi'ello. 

Dott. GiiiSEi'PB PoNZi. prof, di zoolomia nclla imivcrsita romana. 
Prof. Francesco Orioli, {jia prof, di fisica nell'imiversita di Dologna. 
Fii a pluralila di voti elelto il sig. prof. Giuseppe Ponzi. 



L'accadcmia volendo nel miglior mode provvedere aU'escicizio suo, de- 
crelo clie per ora si acquistasscro i seguenti gioriiali scieiilifici: 
Liouvillc, journal du uialliuiuatiques. 
Annalcs des miaes. 
Le technologistc. 
Brevet d'invenlions. 

Comptes rendus des seances de I'acadumie des sciences. 
Bibiiolcca italiana. 

P. V. 



SV»-5 



SESSIOXE^ VII^ DEL 25 MAGGIO 1848. 

PRESIDEA'ZA DEL SIC. mC.l DI RIGXAiXO. 



MEMORIE E COMUNICAZIONl 

PiROSTATiCA — Delenninazione tnnlo (let rapporli fra i (jradi delte varie scale 
termomelriche, compresavi quella del pirotnetro di Yedgivood; quanlo delle 
formole per la riduzioue di qualsiasi temperatiira, da una seala in qun- 
lunque nllra. Nola del prof. P. Volpicelli. 



D 



ai corsi di fisica tutti apprendono , chc una tcmpcralura puu esprimersi 
numericaineiite in lanti diversi modi , quante sono le scale immaginate per 
misurare la lemperalura stessa, o coi lerraotnelri, o coi piromelri; c che una 
lenipcratura espressa con una scala, puo facilmenle ridursi espressa con iwi' 
allra. Pcro a me sembra che quanto si e delto su talc argomenlo, possa ri- 
cevere maggiore sviluppo, generalila, e precisione; lo die sara procurato ila 
quanto segue. 



5 








3 








5 








8 






C 


C 


— 




D , 


F 


— , 




D, 


D 


— 






T 








J 


7 






"g" 


7 






Tb 




9 

















4 








2 




4~ 


F, 


c 


= 


5 


F, 


F 


= 


"9 


R, 


D 


= 


J 


c, 



— 92 — 

Siipponfjasi iiii Icrinometro , cui sieiio annesse le diverse quattro scale 
(crmomctrichc, cioe di Itcaumut' od otluagesimale, di Celsius o ccnicsimale, 
di Fahrenheit , e di Delisle. Dicasi a la Iiiu(;hezza della colonnctta liquida 
nol tiibo teimomeliico, fra \i\ lemperalura del gliiaccio clie si foiide, e qiiel- 
la deU'ebollizionc. Si esprimaiio con 11, C, F, D lispetlivamenle i gradi per 
oiascuna scala dclle nominate; avremo 

a= 80R-= 100C == 180 F == 150 D. 

Qiieslc iigiiaglianze, permutale fra loro due a due, produrranno le al- 
Irc dodici scguenii 



(') /r 



R _ ^^ D , C == A R , F = - C , D =, - F; 

8 ' 5 9 5 

le quali fanno conoscere il rapporlo fra due gradi di due qualunque scale 
termomelriche; quindt moslrano come il {jrado di una scala, si esprima per 
mezzo del grado di qualunque altra. Cosi possiamo concluderc, a rnodo di 
es., dalla deciraa ed undccima delle (1), die 15 dei gradi di Delisle corri- 
spondono ad 8 di Reaumur^ ed a 10 del centigrado. 
Rappresenliamo rispettivamente con 

J!,. , Uc , Hj , n,i , 

i numeri dei gradi R, C, F, D, esprimenti una medesima lemperalura, me- 
diante le quattro diverse indicate scale lermometriche; chiamando h m que- 
sto caso I'altczza della colonnetta liquida nel tubo termometrico , a contare 
dallo zero relative, e corrispondenle alia temperatura del ghiaccio che si fonde, 
avremo 

(KJ . . . fc = ?i.R =:?iX =(ji/ — 32)F =(150 — Ji^)D, 

che permutale fra loro due a due, e paragonale con le precedenli (1), por- 
gono le 



•7 









— 93 — 




"r _ 


4 n, 


5 


n^— 32 6 


150— j»^ 5 


Kc 


5 '' n, — 


-32 9 


' 150 — n,, 5 ' 


H/ — 32 6 ' 


n. 


4 


u, 


2 H, — 32 

^ 3 ' Ji. ^ 


mo—?*,, 3 


fif — 


•32 9 


' 150 —7ij 


5 ' 7i. 2 


n. 


8 


"' -=i- 


Jir — 32 9 


150 — 7ij 15 


150- 


— n.i 1 5 


11, 4 


' «. ^ 4 ' 


7lr "" 8 ' 


clalle que 


ili abbiamo 


le 






1 


4 
«, = — ", 
a 


, llr =■ 


A („^ _ 32) , n, = 


8 
- 80— - 7i., , 




5 , 


- 32), 


2 

,i _=. 100— — «,/ , 
o 


5 


(2) ( 

J 


11, = 212 - 


6 

- T "■' ' 


9 

"/ =. 32 -»- — 71, , 


9 

"/ = 32 4- y«,, 


/ 


530 

"•'= 3 


5 


}j,,=,150 — -^ n, , 


• 

15 
11,1 =«150 — — JV- 
8 



Queste formulc ci fanno conoscere l:i dipentlcnza fra i numeri diversi. espri- 
mctiti, coi gradi dcHe diverse scale , una inedesima temperatura ; quindi ci 
porgono come ridurre a qualsivoglia delle qualtro nominate scale, una tem- 
peratura, espressa con qualunque altra delle medesime. 
Facendo 

7J, =-0 
nelle (2) avremo 

7». == — 14% 222 . . . . , ?i. = — IT', 777 . . . . , n,, = -h 176% 666 ... .; 

cioe quest! saranno i {jradi, raoslrati dai termometri R, C, D, per la tempe- 
ratura corrispondente alio zero del termometro F. 

Le forntiule era Irovate valgono per le temperature, tanto superior], quan- 
to inferiori a quelle, corrispondenti alio zero relativo nelle rispettive scale ; 
purche nel primo caso le temperature date si pongano col segno positive, e 
nel secondo col negative nelle formole stesse. Pero nella scala di Delisle si 
deve praticare il contrario; vale a dire, le temperature superior! a quella del 
suo zero, dovranno porsi col segno negative, e le inferiori col positive. 




— 04 — 

II piiomelro di Wedgwood., abile manifaltore inglese, fu da questo pre- 
senlato allaccademia realc delle scienzc di Londra nel 1782 (*), e \iene so- 
lamente in uso per niisurare lo lempurature mollo elevale. II zero in lale pi- 
romelro coirisponde a 1077° del termomctro di Falirenhcil^ pari a 580°, 55, 
del centesimale, ovvero a 464°, 44 deiroUuagesimale : inoltie ciascuii grado 
V del piiometro slesso, equtvale a 130° F; cosicche mediante le (1) avremo 
le seguenti formula 

(3) : 

4o^' "-1^''' "-ilo"^ •=-6-sr^' 

che ci danno il rapporto fra il grado del pirometro di Wedwood , e quello 
di qualunque delle qualtro scale lermomelriche; quindi ne mostrano come il 
grado di si Halle scale, si espriuia per mezzo del grado apparlenente al piro- 
metro slesso, e pel conlrario. 

TuUo cio secondo le esperienze dello slesso Wedgwood: pero secondo Da- 
nieli, (**), conlinuerebbe lo zero in siffalto pirometro a corrispondere ai gradi 
1077 F; ma ciascun grado del pirometro stesso equivarrebbe a circa 29° F 
soltanlo, lo che farebbe assai cangiare nelle (3) i coellicienti numeric!. Da cio 
rilevasi che questo pirometro non ha raggiunto ancora la perfezione deside- 
rabile : in fall! non sappiamo in esso con certezza stimare, il rapporto de'suoi 
gradi con quelli dci lermomelri ordinari ; e allresl non sappiamo, se in esso 
il valore di ciascun grado, si manlenga eguale per ogni temperalura ; quindi 
e che viene giuslamenle riguardalo come un mezzo, per avere all' incirca il 
\alore nuraerico delle tempei-alure molto elevale. 

Similu)ente a quanlo pralicammo pei lermomelri, denotiamo con ?i^, il 

numero dei gradi, corrispondenli ad una qualsiasi tempei'alura nel pirometro 

di Wedgwood, ed avremo 

6=(1077 — 32)F -H«, V ; 

quindi, mediante la prima delle (3), sara 



{*, Trans, phil. .an. 1784 ec. 

('*) Avo^dro, Fioica dei corpi poiiderabili t. i. p. 81. 



— 95 — 
6 =,(1045 -+. 130 n„)F. 

Da questa, per la settima, ottava, e noua dellc (1), avremo le altre 
(K')/ seyuenli 

6=(1045 4- 130n„)-^ D = (1045 -H 130n„) -^ R =« (1045 + 130n„) ^ C . 

Paiajjonancio le (K) con Ic (K), oltenemo facilmenle le 

41804-520h„ 9n,— 4180 






"r = 



5225-t-G50?e^ 

9 "" ' "" 

1077 -f-130?j^, n„: 

/4325-I-650H. 



520 
9n, — 5225 

' tiso 

Uf— 1077 
130 ' 

G«,,-H 4325^ 



/4325-I-650H \ /G«,,-H 4325\ 
"■'--\ 6 )' »-— ( 65Q )- 



650 

cioe oUerremo tutte le formole necessarie, per fare le riduzioai dei gradi del 
piromelro in (\\\c\\\ di qiialunque scala termotnetrica; e pel contrario questi 
potranno lidursi, con le formole stesse, in gradi del pirometro. 

Mediante la sesta delle (2), e la quinta o settima delle (4) , avremo le 
seguenti rimarchevoli temperature 

y-^^tr'^o t i\ ry ifv LAW if"i^ 1 1^ tf lA-Jtyft^- n iT c-t(, Ct^ /n.v>-<)i 'r-7' ^^/ 



y^^-ur- 



1. 






.-,v.<f,'/,'A\i: f tf C.S Cur- i- /-^ 



^.ct //, 



1 



/ 



9G 



. ' (V 'iV 



I) 



Efjfetti pirostatici 



e neve in parti eguali. 



Merciirio confjelalo 
INIescuglio di ammoniaca 
Acqua jjelata . . 

Galore di priniavera 

Galore inoderalo di estate 

Infiaiiimazioiic del fosforo 

Galore del sangiie umano 

Fusione della cera 

Ebollizione dell'alcool 

del zolfo 

Fusione del zinco 

bisniulo 

piombo 

Ebollizione del mercurio 

Galore rovenle visibile di giorno 

per fondere I'ottone 

. il rame svedese 

. . . . I'argento fino 

. I'oro 

per congiungere insieme due sbarre di ferro 
massimo della fucina da fabbro .... 

per fondere il ferro 

massimo del pirometro di Wedg. . . 



Temperature 



— 32» 

— 14,2 



10 

14 

20 

30 

48 

03 

90 

164 

190 

209 

252 

464 

1677 

2024 

2082 

2315 

5953 

7687 

7976 

14331 



— 40° 

00 

-f- 32 

54 

64 

77 

99 

140 

174 

234 

400 

460 

502 

600 

1077 

3807 

4587 

4717 

5237 

13427 

17327 

17977 

32277 



0° 

21 

27 

28 

32 

95 
125 
130 
230 



— 97 — 

Continuando le applicazioni dellc formule (2), primicratneate osserveremo 
che posto 



Ilr — 65' 


si avra 


lie =» 8V,22, 


Hr =3 CO 


.... 


n^ = 107, 


11/ =1 77 


.... 


lie =» 25, 


n,, =. 135 


.... 


lie = 10, 


Ur =- —4 


.... 


«/ = 23. 



Secondariaraente avremo le tre seguenti tavole, che sono forse le sole di cui 
si avra bisogno nella pratica, c che riesciranno utili molto per i calcoii delie 
temperature, nelle ricercbe tanto di fisica, quaato di chimica; e specialtncate 
Del calcolo delie rifrazioni astronomiche. 



13 



















T 


A V 0# 








/Jirf«c»o«e 


(lei gradi termoinelrici tli Falirenliei 


I, in gradi , 


















5 
"'=^ 


-(n, -32) j 






n roiniiiiinir 


(la II 1 = 


--« 


, pari ai 


I «< = - 


■ 40, n, 


= - 32, . 






ddU 


lempiralii 


•e «j. , 


(,. , varrd il segno — ijuando sia i 


1/ < 32 , J 


I'ain . 


/■(//()■. 


Cvnt. 


Jieaa. 


I'lihr. 


FhIu: 


Cvnt. 


Hcau. 


Fulu: 


CenC. V- 


71, 


-^32 


n,. 
I+: 0.00 


Vr 


- 4 


11, 


He 

M= 20,00 


»(,. 


n, 


71,. 1 


+32 


z^ 0,00 


-h08 


=t^ 10,00 


-h104 


-(-40,00' , 


31 


33 


0,55 


0,44 


5 


69 


20,55 


10.44 


105 


40,55 J 


30 


3',. 


11 i 


0,89 





70 


21,1 1 


10,89 


100 


41,11,! 

41,06 1 J 


•29 


35 


1,00 


1,33 


7 


71 


21,00 


17.33 


107 


28 


30 


2,22 


1,78 


8 


72 


22,22 


17,78 


108 


42,22 1 


27 


37 


2,77 


2 22 


9 


73 


22,77 


18,22 


109 


. 42,77 ; 


20 


38 


3,33 


2^07 


10 


74 


23,33 


18,07 


1 10 


43,33 , 


25 


39 


3,88 


3,11 


11 


75 


23,88 


19,11 


111 


43,88 1 


24 


40 


4,44 


3,50 


12 


70 


24,44 


19,50 


1 12 


44,44 


23 


41 


5,00 


4,00 


13 


77 


25,00 


20.00 


113 


45,00 


22 


42 


5,55 


4.44 


14 


78 


25,55 


20,44 


1 14 


45,55 


21 


43 


0, 1 1 


4,89 


15 


79 


20,11 


20,89 


115 


40,11 


20 


44 


0,00 


5,33 


10 


80 


20,00 


21,33 


110 


40,00 


19 


45 


7,22 


5,78 


17 


81 


27,22 


21,78 


117 


47,22 


18 


4G 


7,77 


0,22 


18 


82 


27,77 


22. 22 


118 


47,77 


17 


47 


8,33 


0,07 


19 


83 


28,33 


22,07 


119 


48,33 


16 


48 


8,88 


7,11 


20 


84 


28,88 


23,11 


120 


48,88 j 


15 


49 


9,44 


7,50 


21 


85 


29.44 


23,50 


121 


49,44 i 


\A 


50 


10,00 


8,00 


22 


80 


30,00 


24,00 


122 


50,00 ; 


13 


51 


10,55 


8,44 


23 


87 


30,55 


24,44 


123 


50,55 


12 


52 


M,M 


8,89 


24 


88 


31,11 


24,89 


124 


51,11 • 


II 


53 


11.00 


9,33 


25 


89 


31,00 


25.33 


125 


51,60 i 


10 


54 


12,22 


9,78 


20 


90 


32,22 


25,78 


120 


52,22 1 


9 


55 


12,77 


10,22 


27 


91 


32,77 


20,22 


127 


52,77 1 


8 


50 


13,33 


10,07 


28 


92 


33,33 


20,67 


128 


53,33 1 


7 


57 


13,88 


11,11 


29 


93 


33,88 


27, 1 1 


129 


53,88 1 


(; 


58 


14,44 


11,56 


30 


94 


34,44 


27,56 


130 


54,44 


5 


59 


15,00 


12,00 


31 


95 


35,00 


28,00 


131 


55,00 


4 


CO 


15,55 


12,44 


32 


96 


35,55 


28,44 


132 


55,55 


3 


01 


10,11 


12,89 


33 


97 


30,11 


28,89 


133 


50,11 


2 


02 


10,00 


13,33 


34 


98 


30,00 


29,33 


134 


50,06 


1 


03 


17,22 


13,78 


35 


99 


37,22 


29,78 


135 


57,22 i 





64 


17,77 


14,22 


30 


100 


37,77 


30,22 


13(i 


57,77 ' 


— 1 


65 


18,33 


14,67 


37 


101 


38,33 


30,07 


137 


58,33 


2 


06 


18,88 


15,11 


38 


102 


38,88 


31,11 


138 


58,88 


3 


67 


19,44 


l5,5G 


39 


103 


39,44 


31,56 


139 


59.44 


4 


08 


20,00 


10,00 


40 


104 


40.00 


32,00 


140 


60,00 



. A I 






















intesitnal 


i, ed ottuagesimali, medianle 


le fiirn 


ule 






4 

'— 9 


(«/- 


32), 










terminare ad n 


^ = 212 , }>ari ad 


n, = 100 , «,, = 


80. Net valori 




imi il . 


eg no -+ 


- quaiido sia «;■ >» 32. 


















'ieau. 


Falir. 


Cent. 


Rmu. 


Fall)'. 


Cent. 


Rmu. 


Da 


le formule 




n. 


n, 


"c 


Ilr 


"/ 


n. 


n. 


4- 


1 4 

- — C= — Il 

18 9u 




■32,00 


-1-140 


4-00,00 


+ 48,00 


-1-176 


-h80,00 


-^ 04,00 




32,44 


141 


00,55 


48,44 


177 


80,56 


04,44 


1 \_' 




32,80 
33,33 


1-Vi 
143 


"01,11 
01,00 


48,88 
• 40,33 


178 
170 


81,11 

81,67 


04,80 
05,33 


abbiamo 




F. 


C. 


II. 




33,78 
34,22 


144 
145 


02,22 
02,77 


40.78 
50,22 


180 
181 


82.22 
82,78 


05,78 
06,22 










0,1 


0,06 


0,04 




34,67 


140 


03,33 


50.67 


182 


83,33 


66,07 


0,2 


0,11 


0,00 




35,11 


447 


03.88 


51,11 


183 


83,80 


67,1 1 


0,3 


0,17 


0,13 




^5,50 


148 


04,44 


51,50 


184 


84,44 


67,56 


0,4 


0,22 


0,18 




B6,00 


UO 


05.00 


52,00 


185 


85,00 


68,00 


0,5 


0,28 


0,22 




66,44 


150 


05,55 


52,44 


186 


85,56 


08.44 


0,0 


0,33 


0,27 




B6,89 


151 


80,11 


52,S0 


187 


80,11 


08,89 


0,7 


0,39 


0,31 




■?,33 


152 


00,06 


53,33 


188 


80,07 


09,33 


0,8 


0,44 


0,35 




^■?,78 


153 


07.22 


53,78 


ISO 


87,22 


69,78 


0,0 


0,50 


0,40 




38,22 


154 


07,77 


54,22 


100 


87,78 


70,22 










: 38,07 


155 


08,33 


54,07 


101 


88,33 


70,67 










30,11 


150 


08,88 


55,11 


102 


88,80 


71,11 










30,50 


157 


00,44 


55,50 


10.'{ 


80,44 


71,56 










140,00 


158 


70,00 


50,00 


104 


00,00 


72,00 










, 40,44 


150 


70.55 


56,44 


105 


00,50 


72,44 










40,80 


100 


71,11 


50,80 


100 


01,11 


72.89 










41,33 


101 


71,00 


57,33 


107 


01,07 


73,33 










i 41,78 


102 


72,22 


57,78 


108 


92,22 


73,78 










42,22 


103 


72,77 


58.22 


100 


02,78 


74,22 










42,07 


104 


73,33 


58,07 


200 


03,33 


74,07 










43,11 


105 


73,88 


50,1 ! 


201 


03,89 


75,11 










43,50 


100 


74,44 


50,50 


202 


94,44 


75,56 










44,00 


107 


75,00 


00.00 


203 


05,00 


76.00 










'. (..',4 


108 


75.55 


00,44 


204 


95,56 


76,44 










,,80 


169 


76,11 


00.80 


205 


00,11 


76,89 










4.-. ,33 


170 


70,06 


61,33 


200 


00,07 


77,33 










. 45,78 


171 


77,22 


61,78 


207 


97,22 


77,78 










40,22 


172 


77,77 


02.22 


208 


07,78 


78,22 














-40,07 


173 


78,33 


02,07 


200 


08,33 


78,07 










47,11 


174 


78,88 


03, 1 1 


210 


08,80 


70,1 1 










47,50 


175 


70,44 


03.50 


211 


00,44 


79,56 










48,00 


170 


80,00 04,00 


212 


100,00 


80,00 










^___ 




















• 



— 100 — 

T A V O L A II. 

SiduiioM dei gradi termometrici otluagesitnali in gradi cenlmmali, 
mediante la formula 



Reau. 1 


Cent. 


lieau. 


Cenl. 


Rcaii. 


(cut. 








", 


», 


", 


K 


11,. 


n,. 


Dalla 
R 


formula 
C 




— 16 


—20,0 


-Hi 6 


4-20,00 


+48 


+60,00 




15 


18,8 


17 


21,25 


49 


61,25 


5 


"^ "4 




14 


17,5 


18 


22,50 


50 


62,50 


abbiamo 1 




13 


16,3 


10 


23,75 


51 


63 75 








12 


15,0 


20 


25,00 


52 


65,00 








11 


13,8 


21 


26,25 


53 


66.25 


R. 


C. 




10 


12.5 


22 


27,50 


54 


67,50 








9 


H,3 


23 


28,75 


55 


68,75 


0,1 


0,125 




8 


10,0 


24 


30,00 


56 


70,00 


0,2 


0,250 




7 


8,8 


25 


31,25 


57 


71,25 


0,3 


0,375 




6 


7,5 


26 


32,50 


58 


72,50 


0,4 


0,500 




5 


6,3 


27 


33,75 


59 


73,75 


0,5 


0,625 




4 


5,0 


28 


35,00 


60 


75,00 


0,6 


0,750 




3 


3,8 


29 


36,25 


61 


76,25 


0,7 


0,875 




2 


2,5 


30 


37,50 


62 


77.50 


0,8 


1,000 

■ 




1 


1,3 


31 


38,75 


03 


78,75 


0,9 


4,125 







0,0 


32 


40,00 


64 


80,00 








-4- 1 


-f- 1,25 


33 


41,25 


65 


81,25 








2 


2,50 


34 


42,50 


66 


82,50 








3 


3,75 


35 


43,75 


67 


83.75 








4 


5,00 


36 


45,00 


68 


85,00 








5 


6,25 


37 


46,25 


69 


86,25 








6 


7,50 


38 


47,50 


70 


87,50 








7 


8,75 


39 


48,75 


71 


88,75 








8 


10,00 


40 


50,00 


72 


90,00 








9 


11,25 


41 


51,25 


73 


91,25 








10 


12,50 


42 


52,50 


74 


92,50 








M 


13,75 


43 


53,75 


75 


93,75 








12 


1 5.00 


44 


55,00 


76 


95. 00 








13 


16,25 


45 


56,25 


77 


96,25 








14 


17,50 


46 


57,50 


78 


97,50 








15 


18,75 


47 


58,75 


79 


98,75 








10 


20.00 


48 


00,Oo 


80 


100,00 







— 101 — 

T A V O L A HI. 

Riduzionc dei gradi lermomeCrki centesimali in gradi olttiagesiinali, 
medianle la formula 



C cut 


Reuu. 


Cent: 


Reau. 


Cent. 


Rc'dU. 






—16 


?!,. 


llr 

-(-23 


-hi 8,4 


n. 


nr 


Dalli 
C 


» formula 


— 12,8 


-+■62 


+ 49,6 


15 


12,0 


24 


19,2 


63 


50,4 


fo 


14 


11,2 


25 


20,0 


64 


51,2 


1 




13 


10,4 


26 


20,8 


65 


52,0 


abDiamo 


12 
11 
10 


9.6 

8,8 
8,0 


27 
28 
29 


21,6 
22,4 
23,2 


66 
67 

68 


52,8 
53,G 

54,4 






C. 


R. 






9 


7,2 


30 


24,0 


69 


55,2 


0,1 


0,08 


8 


G,4 


31 


24,8 


70 


56.0 


0,2 


0,16 


7 


5,6 


32 


25,6 


71 


56,8 


0,3 


0,24 


G 


4,8 


33 


26,4 


72 


57,6 


0,4 


0,32 


5 


4,0 


34 


27,2 


73 


58,4 


0,5 


0,40 


4 


3,2 


35 


28.0 


74 


59,2 


0,6 


0,/.8 


3 


2,4 


36 


28,8 


75 


60,0 


0,7 


0,5G 


2 


1,6 


37 


29,6 


76 


60,8 


0,8 


0,64 


1 


0,8 


38 


30,4 


77 


61,6 


0,9 


0,72 





0,0 


39 


31.2 


78 


G2.4 






-1- 1 


+ 0,8 


40 


32,0 


79 


fi3,2 






2 


1,6 


41 


32,8 


80 


64,0 






3 


2,4 


42 


33,6 


81 


64,8 






4 


3,2 


43 


34.4 


82 


65,6 






5 


4,0 


44 


35,2 


83 


66,4 






G 


4,8 


45 


36,0 


84 


67,2 






7 


5,6 


46 


36,8 


85 


68,0 






8 


6,4 


47 


37,6 


86 


68,8 






9 


7,2 


48 


38,4 


87 


69,6 






10 


8,0 


49 


39,2 


88 


70.4 






11 


8,8 


50 


40,0 


89 


71,2 






12 


9,6 


51 


40,8 


90 


72.0 






13 


10,4 


52 


41,6 


91 


72,8 






14 


11.2 


53 


42,4 


92 


73,6 






15 


12,0 


54 


43,2 


93 


74,4 






1G 


12,ci 


55 


44,0 


94 


75,2 






17 


13,6 


56 


44,8 


95 


76,0 






18 


14,4 


57 


45,6 


96 


76,8 






19 


15,2 


58 


46,4 


97 


77,6 






20 


16,0 


59 


47,2 


98 


78,4 






21 


16,8 


60 


48,0 


99 


79.2 






22 


17,6 


61 


48,8 


100 


80,0 







— 102 — 
COMMiSSlONI 

Sui (lulallr'i per oltciwvc il moto rotatoria dall'azione immediata del vaporc. 

n&ppoiiTo 

Fu riferito airaceadcmiiT delle scienze «li Parigi , nella sessioiie del 17 
nprile 18'i8, clie il miiilslro deH'isliuzione pulililica (rasinetlcva all'accademia 
stessa, una mcmoria del sijjnor A. Miqncl, prof, di matematichc nel collegio 
di Vigan, aveute per titoio » modo per diretUimcide prodnrre il molo rolalo- 
rio vicdiinilc il vaporc » (*}. II sejji'etario prciide occasione da cio per lor- 
nare alia memoria de'nuovi lincoi, die il Fu Vitlorio Sarli raeccanico, imaia- 
{jino fin dal 1826 un congegno, ad oUeiaere il molo rotalorio, coH'azione iiii- 
mediala del vapore. Una commissione, presa da quest'accadetnia sli-ssa, in al- 
lora di privala istituzione, fece nolevole plauso all invenzione dul Sarli ^**); 
e ne fu costruUo in ferro il uiodello, con dimensioni tali, da produrre un 
ell'clto utile; ora trovasi questa macchina del tullo abbandonata nella ferriera 
di Tivoli. 

Avulo riguardo al giudizio favorevole, clie i lincei di allora eslernarouo 
per cosifTaUo motore, deve credersi che, se non in tutto, certo in qualche sua 
parte, la invenzione del Sarti potra interessare la meccanica applicala, laotide 
potrcbbe riuscire utile, clie il modello gia coslratto, fosse preso dall'accade- 
iiiia nuovamcnte ad esame. 

Fu adotiata la conseguenza di questo rapporto, e fu nom'inata percio la 
seguente commissione 

Sigg. " Prof." Certini (relatore), Cavalieri S. Beatolo, Carpi. 



Il sig. ministro del commercio, belle arti ec. trasmette airaccademia un 
mctodo, esibilo da Cesare Capelli^ per depurare gli olii da ardere, c la inleressa 
nel tempo stesso ad esternai-e il suo parere sul mcdesimo; fu percio noininata 
la seguente commissione 

Sigg.'' Pi of.'' Carpi (relatore), Ratti. 



II segretario legge una letlcra del Rmo. P. Gio. Hall. I'ianciuni, con la 



(*) Complps ronilns 17 jvril IS'iS, I. XXVI, p. 'I'lX. 
(") Di.irio ili Uora.1 n. 73il<'ll'll bi'ileinbre 1830. 



— 10.3 — 

(|ii;il<' qiicslo onorovole scionzialo pr^jja {»t'n!ilincnlc r.icoaclemia, onde vofjlia 
tiori)iiiai'(> nil allro die lo riiiipia/zi iit;! siio posto ili socio ordiiiario, o di cen- 
sDie riclla mcdesima ; dicliiaraiido cs.scrsi cyli alloiilaiiato da lluiiin per un 
Icmpo iiidefiiiilo. 

Molto rinci'chbe ai lincei I'assenza illiiniia(a di qiiesto lo ro socio stima- 
bilissiiiio; eil a riseiitire meiio di qiiesta aiancan/.a , noiiiinarono lo stesso P. 
I'inneiani Fra i soci corri.spoiideiiti, aii{jiirandosi die il mednsiiiio voglia coi 
suoi lavoii {jiovare aiiclic da liiniji I'accadumia", e cio fecero aiidic piii vo- 
lonliei'i, pd riflesso die, secondo lo slatiito, i coiTispondciiti {jodono in acca- 
demia {;'i slessi orioii dcgli ordinari. 

COMUNlCAZiO^I 

II presidente fcce nolo die Sua Sanfila, neirudionza del 17 maggio te- 
ste decorso, al medesimo accordala , chbc la deyiiazione di approvare la no- 
iiiiiia del si{j. prof. Giuseppe I'onzi a socio ordinario delTaccadeinia pontificia 
de'niiovi lincei, falta dalla medesitna nella sua tornala sesla dell' II del siid- 
delto iiiesc. 



iMonsigf. Lttvinio de'Mcdici Spada, iino de'trenta soci ordinari, fece dono 
airaccadcmia dell'opera in dieci voluini, inlilolata, Diciiounaire^ de I'indiislric 
mawifacliti'iore, commercinle, el (Kjrkok. Gradirono sommamenlo i lincei qiie- 
sto dono del dislintissinio loro colle{ja, e vollero die gliene fossero piibblica- 
mente rose grazie. 

II siy. prof. Ponzi didiiaro essersi associato a monsignor Medici Spnda, 
per fornire gratuitaracnte Taccadeniia di una raccol'.a dei minerali (*) propri 
^lel suolo ponlificio. 

Per parte del P. Pianciani si i-icevurono le seguenti opere: 

ffcltani Angela^ Delia indefinibile diirabilita ddia vita imjIIc bestie . con 
iin'appendice sulla longeviia delle pianle. 

Ci'esvimbfni Giulio^ sulla vilale elotlromozione. 

Jlcrruli prof. Giacinlo., sulla fosforescenza in gciierale, e piu parlicolar- 
inenle su (piella dei coi-pi organici. 

(') VeJi Sessioiie III Jtl i| iiiar^o ISiS. 



— 104 — 

Selmi prof. F., Stiidi sperimentali e leoretici di chimica molecolare. 
Zanleileschi prof. F., Teorica fisica delle macchinc magneto-elettriche, ed 
eleltro-magiieliche. 

— Spcrieiize su nuove linee iiere e luminose dello speltro solare. 

— Sulla \irtu illuminaritc del polo negativo, c calorifica del polo posilivo 
deireleltroniotore voltiano. 

— Elenco delle priacipali opere scientifiche da esso pubblicate , e pre- 
sealate ad accademie. 

Pianciani prof. Gio. Batt.^ Osservazioni sulla cosnaogonia. 

L'accademia eslerno i suoi ringraziatnenti peldono delle iadicate memorie. 

COMITATO SEGRETO 

Sccoudo quanto e disposto dallo statuto accademico, e precisamente al ti- 
tolo III sul pcrsonale § G.° furono in qiiesta sessione, per maggioranza di voli 
segreli, notninati a membri aggiunti dell'aceademia i seguenli : 
Sigg. Palomba Clemente dottore. 
CuGNONi Ignazio ingegnere. 
Cavalieri S. Bertolo Gio. ingegnere nel pontificio corpo d'acqiie 

c strade. 
Betoccbi Alessandro ingegnere. 

Vespasiani D. SalvAtore, supplente alia cattedra di fisico-chimica 
nel coUegio roraaao. 
La Domina dei corrispondenti, e del socio ordinario in rimpiazzo al prof. 
Pianciani, come pure quella di un censore, fu alia prossima sessione difFerita. 

P. V. 



— 105 — 

SESSIONE VIII' DEL 15 GIDGXO \m 

PREfitlUEIVZA DEL MO. OIJCA Dl RIGKAIVO 



MEMORIE E COMUNICAZIOISI 

AsTRONOMiA — Soprn Id nuova slclla xcoperta da Hind. 
Nota del siij. prof. D. Ignazio Calandrelli. 



J-Ja nuova Stella scoperia da Hind iiella eoslellazione dell'O^oco, e slala os- 
servata in qiieslo ponliFicio osservytorio , nel giorno G del correute giujrio. 
^lelle osservazioni Falte uii'ora prima del suo passagyio pel meridiano, essa 
era lucidis.sima, e fra i colori si distingueva it rosso , e verde. Nel passag- 
gio al meridiano mi comparve bianca, e somiglianlissima alia y del serpente, 
con cui la paragonai piii volte. La differenza in All colla v mi risullo di 
20, 59'' circa. Poco dopo il passaggio pel meridiano notai i soliti colori: a sen- 
timento di quel che la voUero osservare, in alcuni istanti quasi si occultava. 
A verificare questo fenomeno volli tentare altre osservazioni nel giorno 1 1. 
Cominciai le osservazioni tre ore prima del suo passaggio pel meridiano, la 
luna lo aveva passato poclii minud prima, e la stella mi apparve bianca, e 
uon potci notare variazioni di colori. Cio forse dipcndeva dalla viva luce della 
luna, e dalla luce crepuscolare. Se debbo credere ai miei occhi , mi parve 
che in qualche istante la sua luce si rendesse piu debole, e in uno di que- 
st! istanti mi comparve come un punto lucido, o una fissa di 7' in 8'' gran- 
dczza. Quando pero la luna era vicina al tramonto la vidi piu bella, e notai 
i soliti colori. In tutte queste osservazioni mi parve pero sempre piu bella della 
V del serpente , per cui non posso inlendere come alcuni astronomi la vo- 
gliano giudicare di una grandezza eguale, e anche inferiore a questa. 



U 



— 106 — 
COMMISSIONI 

Sul melodo proposlo dal sig. Ces.vrk Capei.i.i per depurare 
ijli olii da ardere ('}. 

Coiumissai'i Sigjj." Prof." Katti c Cakpi [reUUore). 
RirroKTo 

II inelodo , clie il sifjnor Cesaie Caijelli pro|>one per |)iirificarc 1' olio, 
(ratio da varie semeiize oleose, c pel quale, sostenendolo di sua invenzioiie, 
implora la dichiaraziorie di proprieta, coiisiste ncH'unirvi per ogni 100 parti 
fiiujuc di acido solForico, mescolare ben bone, ajjgiungervi quindi deU'acqua, 
di cui noil precisa la quanlila, che conlenjja disciolto il dieci per cenio di 
sollo carbonalo di soda, riiiiescolar di nuovo , e dope un riposo di 30 ore 
separar I'olio depuralo dalle feccie, eseguendo il tuUo con meccanismo che 
descrive, ed a ma{];{jior delucidazioue illustra con discjjni. 

Per ritipondere (jiuslamente alia fatta richiesla e necessario conoscere , 
die il cliiinico inglese Gower pel primo nel 1790 propose il depurainento 
degli olii col mezzo dell' acqua acida per acido solforico, senza die pero ne 
precisasse la quaiilita, ed il niodo di adoperarla. Nel 1814 il sig. De7iis di 
iMonttort, dopo essersi molto occupalo della depurazione degli olii , presento 
una memoiia nel concorso stabililo su queslo soggcUo dalla sociela di agri- 
collura, coinmercio, scienze, ed arli della Marna. la questa menioria propo- 
ueva di prender 100 parti degli olii di Colza [Brassica campeslris), iNavette 
(liransica rapa., e napus)^ Camelina (Myagrum saiivtiin) ed in geaere di qiia- 
lunque altro olio vcgetale , aggiungervi due parti per ogni cento di acido 
sollorico, riinescolar bene; unirvi dopo un certo tempo il doppio volume di 
acqua, agilare ancora; ed allorche il tutto avesse preso un aspetto laltiginoso, 
agf iungervi per ultimo una base capace di saturar I'acido, e prescelse la piiV 
economica fra le basi, la calce cioe estinta, od il marmo in polvere, in quan- 
lila sudiciente a produrre Teft'etto. L'olio depurate soprannotava dopo qual- 
che tempo al sollato di calce, deposto in fondo al vase, ed all' acqua carica 
di princijjii mucillaginosi. Qiiesto metodo hi riconosciuto utilissimo, (atclie 
da quell'epoca trovasi riportato , e talvolta anche con qualche utile modili- 
cazione in piessoche tutie le opere di chimica, fra le quali citeremo special- 
meiite quelle del Dumas., del Liebig., del- Tlieiiard- 

Dopo cio e necessita stabilire, che allorquando il sig. Capelli sostenne di 
sua invenzione il metodo per purificare gli o|ii , implorandone la dichiara- 



(■) Vrdi sessioiie VJI del iS iiiiimjio 1848. 



— 107 — 

zione tli propricta, non pote sicuramenle parlare dc'chimici agenli , che gli 
olii piirificano (poiche sono quesli gia da gran tempo generalmente conosciii- 
li, etl adoperali ) ma bensi de'mcccanici, la cui mercc quelli agenti vengoiio 
agli olii mescolali, c da essi qiiindi scparati. 

Non e ora del noslro ollicio enlrarc a disculere delta convenienza, o rli- 
sconvenienza del sue apparcccliio, e sopraUiilto se merili di esser preferilo 
ngli altri gia in iiso; ma iion possiamo certamente lasciarc inosiicrvato es8ere 
erroneo I'usare in tale opcrazioue vasi di rame, sebbcne stagnati, come il si- 
gner Capelli si propone, essendoche questi sarebber dall'acido solforico con- 
centrato pian piano atlaccati, e corrosi. 

Prescindendo da cio, siccome nelie varie opere da noi oonsultate in ppo- 
posito, non abbiamo trovato iudicato il meccanismo dal sig. Capelli proposto, 
cosi siamo di sentiraento, che gli si possa per questo accordare il richiesto 
diritto di proprieta; tanto piu, che con tale concessione, non viene alTalto ad 
intralasciarsi I'induslria della purificazione degli olii stessi, libero esscndo per 
ciasciino i'uso dei chimici agenli, ed i mezzi meccanici essendo suscettibili di 
inoltiplici variazioni. 

L'accademia mentre adotlava le conseguenze di siOfalto rapporto, decreto 
che fosse il medesimo comunicato al minislero del commercio ec. , in adem- 
pimento della iacumbeoza dal medesimo allidata sul proposito ai lincei. 

COMITATO SEGRETO 

Riflettendosi che la Italia presenta un considerevole numcro di dotti nelle 
scienze tanto esatle, qiianto naturali, degni di essere uominati soci corrispon- 
denti dell'accademia, si prego in questa sessione il sig. duca di Rif^nano pre- 
sidente, ad implorare da S. Santita, che il numero dei corrispondenti italia- 
ni, limitato gia dallo statulo accademico a Tcnti, sia per la indicala ragione, li- 
milato iavece a trenta. 



L'assenza indefinita da Roma del prof. Pianciani ( vedi sessione prece- 
dente del 25 maggio 1848) avendo prodotta una vacanza nel corpo accade- 
mico deliberante, composto dei Irenta lincei ordinari; il comitate, scguendo 
quante c di.sposto al titolo IV § 13 dello statute, propose a rimpiazzare <|uel 
ch. scienziato una terna, composta dei signer! professori: 

Francesco Orioli, gia professore di fisica nell'universita di Bologna. 

Dott. Agostino Cappello. 

Pio Brancuim, ingegnere supplente nell'universila romana. 
A pluralita di voti fu scelto il sig dott. Agostino Cappello. 

P. V. 



— 108 — 

mmm w del 6 luglio \m\ 

PRESIULI\Z.l DEL «tlG. DITCA »I KIGNAIVO 



MKMORIE E COMUNICAZIONI 

Matematiciie pure — Sulla integrazione delle cquazioni differenziali. di primo 
grado cd ordine^ a tre variabiU. Noia del prof. Paolo Volpicelli. 

MJuc sono i iiictoili jrcncrali per giungere ad iiUegi'are requazioni dilloren- 
ziali di primo grado cd ordiiie a tre variabili, e difl'eriscono fra loro per la 
Forma, non gia per la essciiza. Questi metodi ambeduc consislono in far di- 
pendcre la iiitcgraxione della proposta dift'eren/.iale a tre variabili, dalla inte- 
grazione di due cquazioni, a due sole delle \ariabili medesime. Pei'o dilleri- 
sce I'un mctodo dall'allro per quesio, perche il primo di essi procede indi- 
cando solo il seatiero analitico da seguire nei singoli casi particolari , senza 
giungcrc ad una formola cbe il finale risultamento rappresenti del metodo 
stcsso. II secondo poi, pin esplicito del primo, conduce ad una formola ge- 
neralc, che per mezzo di quaatila date dalla differenzialc proposta , rappre- 
senta espllcitamente I'intcgralc richiesto. Da cio apparisce in che consista la 
diflerenza fra i due indicali metodi; differenza die, come gia dicemmo, si ri- 
feriscc alia forma, c non alia essenza dei metodi stessi. 

Per quelle ricercbe da me fatte negli autori piu cogniti e piu completi 
di calcolo integrate, mi e sembrato che dai medesimi non si riportino I'uno 
e I'altro dei metodi stessi ; ed il riportarli ambedue deve riescire utile alia 
istruzione ; la diQerenza, comecche di forma , fra questi esistcnte. da occa- 
sione ad esercitare vantaggiosamente gli studiosi negli artifici del calcolo. 
Inoltre niuno dcgli autori stessi presenta le applicazioiii del secondo metodo, 
che riguardammo giustamente come piu esplicito, e piu analitico , quantun- 
que si trovi dimostrato in essi; ed e singolar eosa vedere in alcuni testi di 
calcolo integrale, riportata la dimostrazione di siffatto metodo, e poscia inte- 
grate le particolari equazioni, applicando ad esse , non il mctodo nel teslo 
dimostrato, ma I'altro. eioe quelle meno esplicito, e meno analitico, del quale 
pero nei medesimi testi non si fa menzione. 

Per tanto roggctio principale di quesla nota consiste, nel supplire alia 
mancanza di applicazioni complete del metodo secondo, che dicemmo espli- 



— 109 — 

cito, per intepiarc I'equazioni a tre incogaite. Prima pero di venire alle ap- 
plicazioni medesime voylio, in quella guisa cl.e per me si crede migliore, di- 
mostrare I'uno e I'altro dei raelodi stessi. E dal primo, cioc dal racno espli- 
cilo incominciando, pongasi la equazione differenziale di primo jjrado ed or- 
dine, a tre variabili, essere la 

W Md.r H- Ndj/ -+- Pdz = 0. 

Questa sara integrabile, vale a dire ammeltera una funzione delle tre varia- 
bili medesime cbe la soddisK, quantc volte co' suoi coemcienii vcrificLi la 
condizionc 

% d.v/ ^ \dz ii,j' \dx db^ "' 

e cio sappiamo dalle doltrine del calcolo integrale. 

In tale ipotesi facciasi nella proposta una qualunque delle variabili, per 
es. la z, costante; sara 

Mdjc -*- Ndij =1 

Si delcrmini I'integrale completo di questa equazione a due sole varia- 
bili, che sara generalmente espresso dalla 

(3) F(.r, ,j, z) = iJ. , 

essendo p. una costante arbitraria, dipendente dalla sola z, e facente parte del- 
I'integrale medesimo, per la supposizione fatta di z costante. A determinare 
la .u si differenzi I'integrale trovato, considerando in esso le a:, y, z tutte va- 
riabili, ed il risultamento di questa difterenziazione potra essere rappresenlato 
dalla 

Md.v H- Ndi/ -t- ndz — Kd;z = , 

nella quale H, K sono coeflicienti, che il processo del calcolo determinera nei 
singoli casi particolari. Paragonando questa con la proposta, si avra 

Pdz =- Hdz — Kd.a , 
e quindi 

(4) d,a=5L±LZdz. 

K 

Se la proposta soddisfi alia (2), vale a dire se abbia per integrale una fun- 



— no — 

rione dellc t, ;/, z, si potra il secondo membro della (4) ridurre a conle- 
nere le sole rariabili z, a ; riduzione che gcneralmenle si oUerra eliminando 
dal secoudo membro slesso, mediantc la (3), le variabili .v, y in csso conle- 
iiule. Per la ipotesi falla di [i fuiizione di z^ la eliminazione di una qualun- 
qiie delle variabili stesse, trarrii seco pure la eliminazione dell'allra: 

Perlanlo integrando la (4), dopo avcrla ridolta cou le sole -, u.^ avremo 

e I'integrale della proposta sara 

F(.v,2/,^) = /-(4 

Gli esempi di queslo metodo d'integrazione si prendano dai corsi di calcolo 
integrale, ove se ne trovano in gran copia. 

A enendo alia esposlzione del secondo metodo piii esplicito, e pin anali- 
lico del precedenle , abbiasi da integrare nuovamente la (1), che per ipotesi 
verifica la (2), e deve percio ammettere una funzione delle x, ij,z per unico 
suo integrale. Ora poniamo costante una delle sue tre variabili, per es. la x; 
avremo 

pNdy -f- (pPdz = , 

nella quale il fattore 9, rende questa equazione una esatta differenziale , ri- 
spetto alle sole variabili z. y; quindi sara 

/f (Ndy + Pd^) = IX , 

essendo f* una funzione della sola x, necessaria per completare questo inte- 
grale, in cui la x medesiraa si considera costante. Fatto per compendio 

/?(Ndy-+-Pdz) = V, 
avremo 

equazione che rappresenta I'integrale cercato, essendo V una funzione delle 
ij, r, ed jr, riguardala questa come costante. DifFerenziando la (5) rapporto 
alia sola .v, avremo 

/dV diM , 

ed e chiaro che la quantita compresa in questa parentesi , dovra eguagliarc 
il coeflicieote della d.t nella (1), moltiplicata]per6 questa per f; laonde avremo 



— ill — 

, . (l/A dV 

(6) ,— = 1 ?M . 

ax ax 

La /m data dalla prima inlegrazione, non pu6 conlenere delle tre variabili al- 
tio che la .v; dunquc la 

V- — ?M 
d.v 

dovra essere, o polrii divenire mediante la (5), una funzione deile sole .v, jj.. 

Pertanto I'intejjrale della (6) si olterra per la iDleyrazione di una difFe- 
rcnzialc di sole due variabili, cioe i-i. ed a;; ma dall'integrale della (Gj dipen- 
de queilo della (1), clic, parag^onando insieme le (5), (6j, puo essere rappi'e- 
seutalo dalla 



V_/(tJ-.M>,. 



cos'i c chiaro che questo dipendc anch'esso dalla integrazione delle diiferen- 
ziali di solo due variabili. 

II metodo adunque ora da noi dimostrato per inlegrare la (J) , si puo 
esprimere nel seguente modo: 1." dovra verificarsi la (2) mediante i coefli- 
cienti della differenziale proposta : 2." dovra supporsi coslante una delle tre 
variabili, lo che produrra una delle 

Mdx -H M,j == , Md.v -I- Pd^ = , A'di/ -i- Pd- = ; 

e giovera scegliere Fra quesle tre ipolesi quella, che rende il calcolo seguente 
piu spedito : 3." si dovra determinarc cr tale, che renda esatta la prima dif- 
ferenziale a due variabili, e quindi assegnare I'integrale V; se poi torni me- 
glio, si potra operare inversamente, determinando prima V, e poscia p: A.° si 
ridurra la {G] ad essere differenziale di due sole variabili, e poscia integrata, 
si avra il valore di a espresso con una sola variabile : 5.° sostituito questo 
valore nella (5), si avra I'integrale richiesto. 

Per tanio , e da queilo che abbiamo qui conchiso , e dagli esempi se- 
guenli sara manifesto , che una equazione difl'ereiiziale di grado ed ordine 
primo a tre variabili, non potra sempi'e integrarsi , vale a dire, non potra 
sempre considerarsi come la differenziale di una equazione fra le variabi- 
li medesinie. Inoltre che il suo inlegrale gencrale , quando esista , racchiude 



— 112 — 

una costante arbilraria; e die allora esistera , quando la coiidtzioiie (2) sarii 
soddisfalla. Questa iiileyiazioiie si liduce a quella di due differeiiziali a due 
sole variabili. 

Se la (1) si Tolesse ridune nella 

ds -1- — dy -+- y d.v = , 

in tal caso, ripelendo il ragionamento precedente su questa, si giungeiebbe alia 
formola 

d/Ji dV M 

che deducono alcuni autori, e che non allraraente della (C) da noi dedoUa, 
serve a darci rinlegrale coraplelo della (1). 

Dobbiamo peri) in proposito rifleltere, che il fatlore ? non e lo stesso in 
queste due formole, o risullamenti finali; e che la formola (O) riesce nel cal- 
colo pill spedita della precedente; quindi e che solo di essa ci varierao nelle 
seguenti applicazioni. 

Dopo avere, nel modo che abbiamo cieduto migliore, dimostiato i due 
inetodi per ialegiarc la (I) , lo che forma il soggetto secondaiio di questa 
nota, veniamo al primario di essa, cioe alle applicazioni esalte e complete del 
metodo secondo, vale a dire della formola (6) , che ne rappresenta il finale 
risultamento del metodo stesso. 

I." Abbiasi la 



nella quale si ha 



y 

»/d.f — xd>i — — dz = , 



M=y, N= — X, P = — ^ , 



valori che soddisfanno alia (2). Supponendo .v costante, avremo la difFerenziale 

— xd| 
la quale facilmente riducesi alia 



xdy — ^ d2 — , 



y 2 



— 113 — 
ed integrando avremo 

V==- —h(z) = !x. 

y 

Quindi sara 

1 dix dV 

? = -r , e percio la fjeaerale 7- =■ -j 9M, 

y " d.r dx 

si ridurra nella 

du = ( — Ida; = ; e sara a =" cost. ; 

^ y y ' 

laonde nella 

y 

coDsistera rintegralc del la proposta. 
II.° Abbiasi la equazione 

(i/' -H yz]dx -+■ (xz -h z')d,j -+- {if — xy) dz =« , 
M =» y' -+- j/z , N = a;c: -4-2'' , P =- 2/'' — xi/ , 



sara 



e la (2) si verifichera. Gonsiderala perlanto la y per costaote, avremo la dif- 
ferenziale inesalta 

['f ■+■ y~)<ix -+- (y' — xy)dz = , 

che dopo brevissimo calcolo riducesi alia 

(\x dz 

f- =0. 

y—x y-i-z 

Inlegrando nella ipotesi che y sia costante, ottenemo 

(„) y^y^^i.; 

y—x 
e quindi sara 

_ 1 

sicche la formola generale 

dy dy ' 15 



— 114 — 

si ridurra in qiieslo caso alia 



e quindi sara 



(y — x)dy — (y -(- z)dy xz^z' 

y{'j — ^y 



Si elimini tanto la z^ quanto la x dal secondo membro di qucsta equazione 
mediante la (a); avretno 

da = — -' d»/ , ovvero - - '^- - =■ — — , 

y p.{!J. — 1) y 

e finalmenle 

dij. dfJ. di/ 

percio integrando sara 

"^ donde p. 



ix y ' ?/— C 

Dunque lintegrale richiesto sara 

xy^yz 



y -h z 



C . 



In vece di fare la y costante nell'esempio che ora proponemmo, facciasi co- 
staate la z, sara 

(j/^ -4- y^)djc -+- (.v^ -t- 2^)d?/ = 0, 

che non e diflerenziale esalta. Si molliplichi pel faltore 

1 



(y-^'^y 



e SI avra 



esalta diflferenziaie, che facilmente riducesi nella 



— 115 — 

<^x ^ ^ _ tly ^^ 

2[x ■+■ z) zy z[y ■+- z) 

con le variahill a', y separ<ite; percio integrando rispetto'a cjueste, dopo avere 
nioltiplicala requazione per la supposla costantc z, olterremo, 

xy -f- zy 

V= ==/x. 

tj^z 



Pcrtanto la foituola gcncrale 



Az Az ^ ' 



si ridurra in questo caso ncUa 

, t(2/ ■+• 2)2/ — (xy H- -!/) — (v' — -v) ] , 

da= 7 ^ ^^ — dz, 

ossia dfi = , c quindi (u. =» C ; dunque 

sara I'integrale cercato, il quale, ora piii speditamenle raggiunto, coincide con 
quello gia tiovato supponendo la y costante nella differeoziale proposta. 
lll.o Sia data la 

(ay — bZjdx H- (c^: — ax)di/ -f- (6a; — cy)dz = , 
Delia quale si ha 

M = ay — hz , N =• cz — ax , P = bx\ — ciy , 

lo che soddisfa la (2). Quindi, riguardando la z come coslanle, si avra 

[ay — hz)dx ■+■ {cz — ax)Ay =» , 

che non e differenziale esatta, e che si riduce tosto alia 

Ax dy 

-4- ^ = 0. 

cz — ax ay — hz 

Questa, integrata nella ipotesi di z costante, ne porge 

\ ay — hz 
a cz — ax 



— 11G — 

e quiiuli 

1 



[ez — ax) 
Pertanlo la formola generale 

d^ dV 

az dz 
diverra in tal caso 

^ (bx—c,j)Az _ {hx — c,j)Az ^ ^ 

(cz — axy (cz — axY ' 

da cio segue che la fJ. non e altro, in questo esempio, fiiorclie una costanle 
aibilraria; vale a dire avremo 

ay — hz 

= tj, ovvero a«-l-Ca.v — (&-+- Cc)2==»0 

cz — ax ' ^ 

per rintegrale richiesto, che sara verificato dai valori 

a;=c, y = b, z = a. 

Se nella proposta differenziale , invece della z , si ponesse costante l' una o 
I'allra delle .v, i/, il faltore idoneo a rendere le corrispondenti differenziali 
esalte, sarebhe I'uno o I'allro del seguenti 

1 \ 

(bx — cyy ' [ay — bzf 
IV.° Sia data la 

{y~ -t- •/•^ "+" 2')dx -+■ {x~-h xz -+- z') dy 4- (x' -¥- xy -+- y-)dz = 0, 

laonde sara 

M=>y' -^- yz-i-z' , N = .r' -+- a;z -+- z% P =- a;' -+- a;i/ -f- y% 

e percio la (2) rimarra soddisfatta. Riguardando z come costante, si oltcrra 
((/'' H- i/z -+- z")dx -I- (x' -\- xz -^- z')dy = 0, 

che non e diflerenziale esatta, e che riducesi a questa forma 

da; i\y 

x -h-xz-hz xj -{- yz -h Z' 



— 117 — 
Oia si riflelta che 

(ix 2 2z(/3cb 2 22i/'3C2z-4-a)'dx 



x'-t-.v2H-2^ zi/ 3 4x' -4- 4.rz-*-4z' 2i/3 (2z -)-.r)' [(2r-+-x)'-t- 3a;'] 

2 [(2z -+- .v) 1/ 3 — .V 1/ 3 1 (2z -i- ar)'d.t 2 \2z -+. x) 



z^^3 (2z-H j;)U(2z -t-x')-+-3x'] ^r/S ^ _^ / xi/3 x' 

^ ^ 2z H- X / 
e che percio sara 

, . d.v 2_ / _ .vl/3 V 

J.v'-+- XZ-+-Z' ~ zl/ 3 ""^"^ V "^ 2z-Hx' 

Pertanto la integrazionc dell'ultiraa differenziale, nella ipotesi di z costante , 

ci daru 

2 r / xi/3 \ f 1/1/3 \"l 

: I arc tang = )-+-arc(tanR = ,/ = C. 

ZI/3L ^ " 2z-l-.r' ^ " 2z-t-i/'-J 

Pongasi 

arcftang = g^) =c , arc(tang=. g|) == C ; 



sara 



*l^3 Mi/3 



quindi 

(zx-t- XtJ H-Z?/)l/3 



tan{j(c-t- c'): 



2z' -h zx^yz — xy ' 
e percio 

CH-c'«-arc tang= --5^ )-f-arc(taDg z=^^ ) =.arc(tanff= ); ^ ' — ), 

V 2z -)- x' ^ 2z-t-i// \ " 2z--h-zx-^zy~xy / 

quindi 

— — arcltanfj => -—r. =C. 

Riguardando C qual funzione incognita di z, si potra in essa con}prendere il 

2 
fattore -— , e prcndendo la tangente in vece deirarco, avremo 



— 118 — 
jcz -^- 112 -i- xy . ,. 1z 



2;' ^xz -i-yz —x'J ' {;iz' -<- xz -^ yz - xyf 

Perlanto la tbrmola generale 

d/x dV 

si ridurra in tal caso alia 

d/x {'2z"-hxz-h-yz--xy)(x^y)—{xz+}jz-hxy)[^z-hx-hy)—2z(x^-^xy+y'\ 
d^ °° (22' -t- x2 -+- y; — 1/Af 

sicche, fatte le riduzioni tutte, avremo 

2(x -(-»/-*- z)(xy -t- xz -+- i/2)d2 
d/A = — 

Inoltre, poiche abbiamo 



(2z 


' -H a:2 -t- 2/- 


' — pT' 




(.v^ •+• yz -+- 


XJ/)^ 


^ (2.- 


' -i-xz-i-yz 


-xyy ' 


dfx 


2{x -+-?/ + 


2)dz 



percio avremo 

[X' xy-h xz -i- yz 

Abbiamo eziandio 

2z' -I- 2zx ■+■ 2zy . ,. A-^-p. 2z[x -+- w + 2) 

1 H- /x = , e quindi = — '^ 

2z- -^zx -^yz — xy f^ xy •+■ xz ■+■ yz 

laonde sara 

d^ _ 2(x -t- ;/ -t- z)Az 1-+-^ 

(J.'- a;;/ -(-xz -1-2/^ z/x ' 

da cui si ottiene 

Az da dfJi. d^a 

z /x(1 -Hf;.) p. 1-1-/X ' 

ed integrando saia 

L(z)=,l(^-) + L(C), 

ossia 

z H-fx C 
;_ !=■ ^ donde u =1 . 



— 119 — 

Dunque I'iiilegralc cercato savk 

xy -\- xz^- }jz C 

2z^ -i- xz -i- 1JZ — xy z — C ' 

die si potrii eziandio riduiie nella 

xy-^xz-i-yz , u u x -\-jM-z 1 

=tji cd ancnc nella =i — , 

x-h y -i- z xy -^ xz -i-yz C 

in cui C rappresenta una costante arbitraria. 

Differenziando qualunfjue di queste primitive, si ottiene sempre la dif- 
ferenziale proposta, e si viene a conoscere nel tempo stesso, che la medesi- 
ma riducesi esatta differenziale, molliplicata che sia per i'uno o I' allro dei 
due faltori 

a; -4- y -t- z)=> ' {xy -t- xz -*- yz)' 
y.° Sia data per ultimo esempio la 

xdz 

{x' — y' -^ z'')dx — x^dy ■+■ ziy — x)dz -+- (y" — x-) =■ 0, 

z 

equazione da Euler integiata, per mezzo di artifici analitici assai rimarche- 
\oli. Avremo 

z 
e la (2) sara soddisfalta; quindi ponendo 

dc=.0 , 
sara 

(1) {^' — ]f^ ~'>b— z' dy = 0, 

che non e differenziale esatta, ma che lo diverra mediantc un opportiino Fat- 
tore, qui appresso determinate. Di quesla difTerenziale, non puo la primiliva 
con tutta spedilezza ottenersi; ma riflettendo che 

2/ — a- =- 

e una soluzione particolare della equazione stessa, potrenio raggiunyere con 
cio il suo inlegrale generale. 

A tal fine supponiamo questo essere 



— 120 — 

sicche sostiluendo nella (I) il valoie lanto delta 1/% quanto della dy, avreroo 
dopo Iti I'idiizioni la 

— (2k -t- z^yix ■+■ z^dti =- , 
ovvero la 

, 'lux dx 
utt — = dx- . 

z" 

Per integrare questa equazioue di primo grado cd ordine , dobbiamo avere 
ricorsiu alia scparazioiic dellc variabili, c sara 

ti = e'' (J e '' dx -^ ^\ , 
esseado [J. una funzione di z. Ma per ipotesi abbiamo 

y — x' 
percio sara 



X 

(2) fe~^dx: 



y — 



■y- 



rintegiale della (1), avendo in esso cangiato — ft in -t- p. , e dovendosi nel- 
I'integrazione indicata riguardare z per costante. Dopo cid potremo stabilire 



/■•~^, z'- e' 

= I e da; 

•-' 1/ — 



y—x 



Per assegoare il fattore 9 differenzieremo, nella ipotesi di z costante, I'inle- 
grale ora trovato; e fatto il confronto del risultamento con la (1), avremo 



[y — x) 



Inoltre abbiamo 



dV _ V' ' ^"^ _ 2e " => "" 

dz dz z ^ y — X 






_ 12J — 
e per asse{<;nai'e il valore del differenziale 



f' 



dx 



dz ' 

faremo uso del teorema di Leibnitz^ per dififerenziare solto al simbolo /; teo- 
rema che si esprime per mezzo della 

d/Mda; TdM 



dz 
Avreino pertanlo 



/f- 



d / ^ da; — 2 

J fd.e~^=d3; r2z =' x'dx 1C-'— ^, 

d^ ^-^""d^ ^J 1' ^z^J^ '^-x-dx, 

quindi sostituendo snra 



(iz 
A ridurre 



-^ r ~ - ^A -^ - — (X -^ ^ \ 



J e =' x^ dx espresso mediante jg -^ da; , 
di cui gia determinammo il valore, osserviamo essere 

jjj" >-» xdx 

Je -- x^dx =. -fx.2e' '^ — . . 

Ora nella formola della integrazione per parti 

\sdt = St — \tds , 

facciasi 

16 



— 122 — 



2c ' X dx ... 

s=-x, dl=' —^ ; qiiindi I =• — e 



laonde avreiuo 



f - V , . z^ r 2c '' a; da: z^- - ^— z' f 

r ''^'dx=-fx. — p — =-^^^ ■ -^v 

Fatta qucsta sostituzione nel precedente -valore di -j-, avremo 



e =2 



da;. 



dz z z^ z \y — X / 

e sostituendo aH'integrale il suo valore, gia determinato mediante la (2), sari 



tlV xc ='■ ze --■■'• iJ. 2 - %-ix 



[J. z _ — [X -i- z-\ 

L e ='■ ( ) . 



dz 2 y — X z X 'y — a; 

Cio posto egli e chiaro che la formola generale 

da dV „ i 

d.: dz ' 

fatte in essa le soslituzioni, si ridurra nella 

-' 1 f_ 

dz z y — xz z S—x' (y— xyu^'' ' ^-^ 'zl 

ovvero nella 

(3) ^_^ = _'^(.y + .v'-^-)- 

d^: r z[y—x) 

Dalla (2) abbiamo 

./ ^ ' ' 

[1= le dx — , ' 

J y — X I 



— 123 — 
che dopo diffcrcnziata rapporlo alia z, e dopo tutle le liduzioni, conduce alia 

£ — ^ = — {xy-hx -h Z-) , 

az z z(y—x) 

ovvcro 



2da 2,a 2e' 



dz z ~(y— x)- 

dalla quale sottiaendo la (3), avremo 



{xy -hx^-i- z~) , 



dju, Az 

-i- == 0: 



che riducesi nella 

f* z 

ed Integrando sari 

f* => Cz, 

ovc C rappresenta una costante arbilraria. Sostituendo questo valore della (2) 
avrciDO 

2 

C- — z'e" ^ 

-^ y — X 

che sara I'integrale della proposta. 

Questo inlegrale, come ragionevolmente avverte Euler, fintanto che la in- 
tegrazione non sia eflfettuata, rituaue iadeterminato; poiche la costante che ap- 
paitiene aU'ialegrale iiidefinito 



fo' '^ dx , 



ill cui z si consideia come costante, dovra. essere una funzione di z. Possia- 
mo pero evitare questa indetermiaazionc, dividendo per z 1' integrale mede- 
simo, c ponendo in esso 



X 



dal che abbiamo 



/' 



— 124 — 



y — X 

Ridotlo rintegrale a questa forrua , poiche in esso la integrazionc da effel- 
tiiarsi liducesi ad una sola variabilc u, egli e chiaro die la intcgrazione stcs- 
sa portera una sola costante arbitraria, da doversi aggiungere alia C, gia pcf 
aUra integrazione ottcuuta. Si puo evilare la iadeterminazione stcssa dal prin- 
cipio; giacche giunti alia (2), cioe alia 



/«■ 



"da; = 



y — X 
possiamo porre la medesima sotto la segueate forma 



J \z' y —X 



/-i; 



ed opcrando su questa, secondo il rnodo esposto e praticalo nei precedenli 

csempi, avremo finalmentc 

d/jt = , donde /j. =« C ; 

quindi ecc. 

COMUNICAZIONI 

Diede a conoscere il sig. presidente airaccademia, che S. Santita nell'iidien- 
za del 28 giugno ultimo decorso, al medesimo accordata, si degno approvare 
la nomina , falta nella sessione oltava del \ 5 delio stesso mese, per la quale 
il sig. dott. Agostino Cappello fu elello a socio ordinario de'nuovi lincei. 



Inoltre fece nolo il sig. presidente stesso, che S. Beatitudine nella cllnla 
udienza, benignamente accolse la preghiera dei nuovi lincei (*) per estendere 
sino a Irenta il numero dei corrispondenli loro italiani, e che concesse cio all' 
accademia perche si facesse omaggio al vero merito. 

COMITATO SEGRETO 

L'accademia risolvette pregare S. Santita , onde si degnasse accordare , 

!'; V. Sessione ottava. 



— 125 — 

che quaoiio i incmbri ordinari parlono da Roma per un tempo illimitato^ ab- 
biano a passare fra i membri corrispondenti, sebbene sia complcto il numero 
dei racdesimi, purche le successive vacaaze fra questi non si rimpiazzino, fino 
a tanto che il luimero loro non siasi ridotto a trenta : ed il sig. presidente fu 
daH'accademia interessato a presentare al S. Padre questa istanza. 

Volcndo i tren(a lincei ordinari nel miglior modo, e col maggior decoro 
provvcdere alia pubblicazione dei iavori dell'accademia loro, nominarono a cio 
una commissione, incaricala del progetlo per pubbiicare un giornale, tutto pro- 
prio dciraccademia slessa. 

Commissari Sijjg/' Prof/' ToRtolini, Bertini, Doxarelli, 
e principe Boncompagni (relatore). 

P. V. 



SESSION X DEL 3 AGOSTO iUt 

PBESIDEIVZA DEL SIG. UUC4 DI RIGWAIWO 



MEMORIE E COMUNICAZIONI 
Geojujtria Analitica — SuU'equazione della ciirva piana, luogo geoinelrico 
di wi punlo tale, dnl quale condotte due tangenti ad un'ellissi data, fan- 
golo delle medesime sia costante. Nota del prof. Barnaba Tortolim. 

1.° rXifcrendo I'ellisse agli assi principal! 2a, 26 con I'origine al centro, chia- 
mando x, y le coordinate di un punto qualunque, avremo 

a" 6" 

Se da un punto (X, Y) preso fuori della curva si conduca una retta tangen- 
te, ad un qualche punto (x, y) della stessa curva, si avra per I'equazione di 
questa retta 

X.V Yy 

-«- "^ T ^- 

Cio posto se fra le due precedenti cquazioni si faccia I'eliminazione o della .v, 
o della ?/, si trovera per ciascuna di esse un'equazione di secondo grado, la 
quale porgera un doppio sistema di valori per .v, y per un solo valore delle 



— 126 — 

X, Y, cio che indica esserc due le rcUe tangcnti , die da un piinto fuori 
dell'ellissc pos«ODO condiirsi. Per determinare adunque il luogo dei punti (X, Y) 
ove I'aiigolo « dulle tangcnti sia costante , converr«k piimierameiite irovare i 
Talori delle tangenii trigonometriche m , n delle inclinazioai delle rette tan- 
genii cou I'asse delle a;, c sostituirli nclla nota formola 



in — 11 
tan « = 



mn 



allora. »«, n espressl per le coordinate X, Y del punto d'incontro porgeranno 
dalla loro sostituzione Tcqiiazione dclla richiesta curva. 

2." Eliiniuiamo la y fra requazione delia curva e della tangeute, risul- 
lera relativamente alia x I'equazione di secondo grado 

2ab'X.x a'<Y' — b') 



a \" -i- 6' Y' aY' -H b"iC 

la quale risoluta, dara 

„=fc=X a=Y |/(„^Y= -+- 6^X= — aV) 



a' Y' -+- t'X= ~ «Y-= H- bX' 

Nella stessa guisa si trova 

y a%'Y ± rX t/-(a-Y'- + b^X' — a^h' ) 
■~ a'Y' ■+- bX' 

In queste formole dovrenoo prendere i segni alternativi, onde si verifichi fra 
le (x, y) I'equazione 

a;' if 

a b 

per cui potremo scrivere per un sistema di Yalori 

_ a'[b 'X + Yt/"f/Y^- -+- fc-^X^— g'f.^)] b'[a'X— Xi/(«'Y'-H&'Y=— a^6')] 

Quando si tratti di un altro punlo [x , y') corrispondente ad un raedesimo 
punto (X, Y) converra prendere alternativamente 

, ^ a\b'X—Yl^{a'Y'-hb'X'-a%')-i _ b-[o'Y-t-X^/-(a'YV&'X'— a"fc')] 

^ °°° a^Y"-+- b'\' ' ^'°°' a'Y' -+- bX' 



x\ 2/Y 
a' 6- 




b^ 


a; 6' X 


a' 


y ' a y 



— 127 — 

Gonosciuti i 'salori dclle quattro iacognile .v, y; a;', y\ e facile il deter- 
minare le (angenii trigonometiiclie m , n delle inclinazioni delle rette con 
I'asse dclle x : infalti per le condizioiii del contatto, abbiarno 



d'onde 



Cio posto, ponyasi per brevilik a;, y invece di X, Y, e sia 

Q = [/{ay" + h'x"- — a'6') ; 
si avra 

(fc^^ 4- Qy) „ ' (b^x - Q y) 

a'y — Qj; ay -+- Qx 

Di qui 

2Qf«'r H-^'a:') ftix'— Qy ^ a'<y'~(yx-^b''x'—(r,r 

«'y — Q J= a 2/ — Q^' «^y — Q ^' 

e percio se la costante A rappresenti i! valore di tang « , si trovera facil- 
mente con la sostituzlone neiruUima formola deH'antecedente paragrafo. 

A=. ?? 

« -t- b — x' — y" ' 

ovvero 

A'(a' -+- b^^ — x'- — yy = A{aY -+- Vx-- — o't') , 

la quale equazione essendo di quarto {jrado, mostra die la cuiva in queslione 
appartiene al quarto ordine. Sviluppando I'indicala polenza si potra porre an- 
che solto la forma 

A'(x'-)-y')=— 2[A'(a'-i-t')-+-2fc']a;^— 2[A'(a'-(-6')-H2a'Jy^-(-AXa'+«'')'-l-4rt-6'=«0, 

e cbe brevemente verrenao a discutere. 

3.° La curva e dotata di centro comune coU'eliissc, e risolvendo Tequa- 
zione relativamente ad y, e facendo x infinita , si ottengono per la y valori 
immaginari, per cui la curva e limitata- Sia era y= 0, si otterranno i punti 
d'incontro delia curva con I' assc delle x , determinati da un' equazione di 
quarto grado 



— 128 — 

2[A'(a' -+- fc') -f- 26^] ^.. A'(a' + hj- -H /ta'lr 
X'. ^^ X+ ^. =0; 

quale risoluta, c sostitucndoci tang a invece di A, si otterra per il segno -H 
il doppio \aloie 

_^ i^(a\en^« ■+• fc'cos'^a) 
sen^a 

come per il segno — si ha similmente il doppio valore 

l/'(a'cos"'« -f- [>'senH5() 

cos 5« 

La curva e incontrata dall'asse delle x in quaUro punti simmetricamente coir 
locati, in modo che i piu Ticiai al cenlro sono distanti fra di loro della lun- 
ghezza 2X" ed i piu lonlani di 2X'. Essa e composta di due ovali situate 
sull'asse delle x. Nella stessa guisa facendo x => abbiamo per i punti d'ia- 
contro della curva con I'asse delle y, I'equazione 



Y> — 



• — '-rn 1 "T" ■ T~. =^ V 



A^ A 



quale risoluta, e preso il segno -t- , e sostitulto tang « invece di A , si avra 
un doppio valore 

, i^(o''cos"5« -+■ fc"sen~5a) 

sen2« 
e per il segno — 

_i_ l/'(a"sen"ia: -+- fc'cos^'la) 

C0Sf« 

Facendo poi nell'equazione generale 

X =a r COS w , y = r sen m , 

sara in coordinate polari della forma 

r'. _ 2Ur' -1- &4 = , 

ove U denota una funzione lineare di cos 2w. Se si facciano delle indagini 
suUa rettificazione di questa curva si trova, che la somma, e la differenza de- 



— 120 — 



{jli aichi coirispondenti ad un medeslmo valore deU'angolo polare, si ridur- 
■ anno ai trascendenli ellittici di lerza specie a parametro circolare • come fa 
osservarc il s.gnor William Roberts di Dublino, in una Memoria inscritta nel 
giomale del sij. Liouville per Tanno 1845 pag. 3I5.Questa riceica viene .i- 
se.vata .a im'alt.o arlicolo per non allungare di troppo il prcsente, e te.mi- 
neremo col fare i.n o.sservazione con il medesimo sijj. RoheHs, nel caso che 
il luogo geometi ICO si rifeiisca airipeibola. Mutando //' in ~ b\ ^ faccndo 
in appresso a' = &' olteniamo la curva somigliante per I'iperbola eqi.ilate.a, 
in modo che dall'equazione ultima del parag. 2.' si trae 

[X -h y) _ --^(y _ x) — ~ ==a 0. 

Questa curva e I'ellissi Cassiniana, composla pero di una sola ovale menire 
il termine indipendenle da x, y e essenzialmente negativo: i fuochi d'ella me- 
desuna curva sono situati suil'asse immaginario dell'iperbola equilatera come 
SI scorge dal comune cocnicicnte di x\ ed y\ i| quale e negalivo nel qua- 
drato dell ordinata. ' 

FisiCA — Sulk azioni molecolari omogmee; sul Iriplice slalo della materia- e 
sulla porosila, densila, e volume del carpi. Nota del prof. Paolo Vo'i- 

PICELLI. 

A 

^ziOM MOLECOLARI OMOGENEE. I fisici ed i chimici sono giunti a pori-e in 
ehiaro, che i corpi risultano da minimi materiali, fra loro disgiunti e per 
modo ins.emc aggregati, da non toccarsi mai nel formare i corpi st'essi Le 
d.Iataz.on. e le compressioni die i corpi sublscono , sia per le azioni mec- 
can.che s«. medesimi esercitate, sia per gli aumenti e per le diminuzioni di 
lemperatura. provano ad evidenza, che gli atomi materiali dei corpi sono fra 
loro d.stanti, c die la materia c discontinua. Cio e provato eziandio: \ " dalla 
lecge d. noylc, e di Mariotte : 2/ dalla legge di Dallon sulie proporzioni 
cichn.tc nelle corabinazioni chimiche: 3.« dalla Icgge di Dulon.j , e Petit sul 
.npporto costante fra i calorici speciF.ci, ed i pesi atomici delle sostanze sem- 
pl.c. ; e secondo Regnault anchc dei gas composti : 4." dalla Icgge di Fara- 
day sulle correnti elettriche definite, per la quale gli equivalenti chimici de- 
gU e ement. scomposti e ricomposti, hanno sempre la stessa ragione con la 
granJezza delle correnti scomponenti o generate : 5." dalle leggi di Mitsehe. 



•r- 
17 



— 1130 — 

hch suirisomorfisino iiclla crislallizzazioiie : 6." dalla costitii/.ione interna tlei 
liquidi, reclamata per la spicfjazioiie de'fenoineiu capillari secondo i principj 
meccanici. La nalura di una graudezza continua in cio consislc, cbe le parli 
di cssa iinmediatauK'nto prossime, abbinno un termiiie conuuie; questo e ap- 
punlu qucllo cbe non si verifica nei corpi, bensi nelio spazio; il quale peicio 
solaiuente puo dirsi continuo. 

l)opi> liilto cio, e necessario investigarc di qual carattere sieno le fur- 
ze, cbe presiedono all'aggiegato molecolaio disconlinuo dei corpi. lioscowich 
Fu il prinio ad immaginare una ipotesi plaiisibile, per la spiegazioae del tes- 
sulo nioiccolare disconlinuo nei diversi tre stati della materia. Concepi egli 
cbe ogni alomo fosse come un centro di azione sugli atomi circostanti , re- 
pulsiva nei quasi conlatto fra e.ssi, ed attrattiva nelle distanze maggiori fra i 
medesimi. Conccpi cziandio cbe quell'azione, giuslamenle delta molccolara oino- 
tjcnea, variasse rapidamenle uel modo indicato ; cioe cbe fra due centri di 
atomi prossimi fra loro, I'azione molecolare dall'essere repulsiva nei centro di 
ogni atomo, e vicinissimo ad esso, divenisse poi allraltiva. Inollre concepi que- 
sto filosofo cbe, divenuta sensibile la distanza fra due alomi, I' azione mole- 
colare fra i medesimi, ridotta come gia e detlo in allraltiva, decrescesse iu 
ragione inversa del quadrato della distanza, onde si manifestasse I'altrazione 
universale. Dunque il principio meccauico, dal quale Boscotvich pel primo fece 
dipendere Tiutima costituzione molecolare dei corpi, consiste nei supporre la 
esislenza di una forza, cbe rapidamente varia da ripulsiva in attrattiva, nella 
iinperceltibile distanza fra due prossimi atomi di un corpo., e cbe a distanza 
sensibile agisce in ragione inversa del quadrato della distanza medesiraa. In 
questa ipolesi egli e cbiaro, cbe daU'eslremo del raggio iinperceltibile di azio- 
ne molecolare, avvicinandosi al centro di quest'azioiie, si deve prima incon- 
trare un punlo in cui I'azione allraltiva e massima, e poscia piii vicino al cen- 
tro inedesinio uii'altro, in cui Tazione molecolare si riduce a nulla ; percbe 
ivi dall'essere allraltiva si cangia in repulsiva. Trovandosi gli atomi collocati 
uelle distanze, sempre imperceltibili, nelle quali riesce nulla ogni azione mo- 
lecolare, non potraniio essi lie allonlanarsi ne avvicinarsi fra loro, senza vin- 
cere nei primo caso I'altrazione, nei secondo la ripulsione molecolare. E poi' 
cbe (piesle azioni rapidissimamente crescotio in uh iatervallo brevissimo, ed 
impercetlibile, coi'i gli atomi slessi non potranno subire n<'[)piire i minimi ed 
iusensibili sposlanieiiti, e resisteraiino alle pressioni ed alle trazioiii, comeccbe 
vigorose. Pcrlanto gli aloiiii collocati a tali distanze fra loro, saranao insieme 



— 131 — 

connessi formandu iin tuKo dotato di coerenza piu o meiio tcnace, secondo la 
forma dfigli .itomi stessi. Qui non termina la ipotesi di Boscowieh sulla forma- 
zione dci coi'|m; {jincclu; al pi'incipio meccariico dichiaralo, a spicgai'c le cause 
deH'agfjrcgazione molecolarc, ne appiunse quel filosofo un altro, chc potiemo 
dire di posizionc, per ispiegare la (liversa naCura delle soslanzc corporce. 

Supponiamo i veri elemenli della materia essere omogenei : per quesU 
ipotesi una sola soslanza semplicc od elemcntare, polrebbe comporre i corpi 
Uitti. Ed in fatti la diversa natura delle sostanze corpoi'ec polrebbe derivare 
dalla diversa posizione, e diverse numero di quei minimi di materia ele- 
mcntare, dai quali sarebbono tulte formate. Immaginiamo una seric di leltere, 
compostc da punti I'uno alPaltro vicinissimi, ed una libreria, i volumi della 
quale sieno scritli con questi caratteri. Le parole componenli queste opere 
saranno moltissime, piu e piu Molte ripelute, e risultanti di lettere prcse da 
quella serie; nelle quali, senza microscopio esaminate, non altro elemento si 
trovera, eccettochc quello delle lettere; ma col microscopio riguardate, si tro- 
veranno decomponibili in quei punti omogenei, che medianle la diversa lore 
disposizione producono la diversita delle lettere medesime. Ora i libri sono i 
corpi, specialmente i piu composti, come quelli degli animali, e delle piante; 
le parole sono le molecolc organizzate, o almeno composte, che la chimica puo 
disfare; le lettere sono le molecole che- i chimici chiamano semplici. od cle- 
mentari; ed i punti omogenei sono gli ultimi e veri elementi, uguall fra loro, 
di quella luiica sostanza, dalla quale tulte le allre risullano. Non essendo que- 
sla ipotesi contrariala da veruna sperienza, poiia taluno rileiierla, per la seni- 
plicila con la quale viene in essa dimostrala la diversa natura dei corpi. fin- 
che nuovi fatti non obblighino ad abbandonarla. 

Lasciando questa scconda parte della ipotesi di Boscowieh sulla intima 
coslituzione dei coipi, e tornando alia prima tulta meccanica , faremo le Ire 
seguenli obbiezioni alia medesima. 1° Non e secondo natura, quindi troppo ipo- 
letica la esistenza di una forza, che sempre dallo stesso centre emanando, ed 
agendo sempre sullo stesso atomo, passi rapidamente, in un raggio niinimo 
di azione, da ripulsiva in altraltiva, e pel contrario. 2.° II carallere di varia- 
zione rapidissima, proprio di questa forza od azione molecolare , non trova 
nelle forze di emanazionc che conosciamo verun appoggio, avendo tulte queste 
il carattere di agire in ragione inversa del quadrato della distanza, e peicio 
di variare in un modo assai meno rapido. 3.° L'azione o forza da cui dipend« 
il diverso slato della materia, non ha in questa ipotesi di Boscowieh relazionc 



— 132 — 

alciiiiii maiiifesla col caloi-ico c coU'clcUrico; a{;cnti ambciluc che tanto influi- 
scoiio sul cangiamcnio di slalo dclla materia; c sull'cquilibrio molccolaie dei 
corpi. 

Ad evitare queslc dillicolla, si cbbc ricorso alia ipolcsi di Fi'aitklin.\)cr- 
fezionata da .lipinus^ c caratlciizzala da Coulouih^ per la spiegazione dei tcno- 
meni elellrici. Secondo questa ipotesi le molecole materiali ponderabili souo 
repulsive fra loro, c cosi quelle dcU'etere interposto fra le mcdesime, ma fra 
queslc e 1' elere stesso avvi attrazione. Ila poi provalo Coulomb^ die queste 
azioiii debbono iieU'eseicizio loro seguire la Icggc nalurale deU'emanazioni tut- 
te, cioe la ragione in versa del quadralo delle distanze. 

II chiarissimo prof. Mossotli pel primo adolto quesla ipolesi , a spiegare 
I'equilibrio molccolaie dei corpi ; cd il risultamenlo del suo calcolo appli- 
calo alia medesima , fu soddisfaceiile oltre ogni aspcllazione (*). laimagino 
questo distintissimo geometra e fisico , la elasticila dell' elere che riempie lo 
spazio, prove nire dalla repulsione reciproca delle sue parlicellc; suppose im- 
merso in questo ctere un indefinite numero di alomi ponderabili , repulsivi 
fra loro, pero atlraltivi per I'etere medesimo : inoltre stabili che le atlrazioui 
e repulsioni fra quesli dementi, dovevano esercilarsi tutte in ragione direlta 
della massa, ed inversa del quadralo della dislanza. 

L'analisi matematica, islituita dal ch. pr. Mossotli su tale quistione, con- 
duce ai risultameiiti che seguono. Qualunque molecola m (fig. 1) si circonda 



//• 



4. 





A 



con un atmosfera di elere in equilibrio mil tale , che da n verso in la sua 
densita va crescendo rapidamente, e pel contrario; cosicche oltre la distanza 
mn sensibile, questa densila riducesi costantemente a quella dell' elere libero. 
Da cio discende : 1.° che la densita dell' etere dovrii essere grandissima in 



(*) Mossotli, Sur Ics forces qui rc^Qisscnt la constilulion inti'rieure des corps. Turin 1836. 



— 133 — 

prossiinila di m : 2." che per I'equilibrio indicato, la lisultante dell'aUrazione 
molecolare c della repul.sionc eterea, san'i nulla sopra un atomo u. di etere, 
ovunqiie collocato, fuori o dentro I'atmosfera in equilibrio : 3." che queste at- 
mosfuie possono internarsi I'lina nclTaltra, scnza punlo altcrare reqiiilibrio de' 
loro atomi. 

Siippongasi che le molecole ponderabili sieno sferiche, lo saranno pure 
le atmosfere di elerc che le circondano, Ic quali dovranno riguardarsi com- 
posle d'involucri sferlci concentrici, soUilissimi ed omogenei ognuno. laoltre 
sia la dcDsita delle molecole uaiforme, il volume di esse piccolissimo, e sia 
{jrandissima la distanza fra esse rispelto il raggio di loro dimensione. Molli 
sono i (isici che si accordano in riguardare a questo modo I'intima costitu- 
zione dci corpi. 

Si considerino due molecole i)i , m' in prima distant! sensibilmente fra 
loro; la risultante dell'altrazioni e rcpulsioni, procedenti dalla molecola m con 
la sua atmosfera, sopra uu atomo etereo deiratmosfera di ?«', sari nulla, come 
gia e detto; pero la risultante medesima puo non essere nulla rispetto alia mo- 
lecola stessa 7n'. 

Abbia luogo questo caso; e poagasi che I' attrazione dell' atmosfera mn 
per »»', e dell'atmosfera m'n per m, superi alquanto la rcpulsione scambie- 
vole fra le due molecole ?>i, m'. Questa risultante attraente rappresentera ad 
una sensibile distanza, la gravitazione universale, agendo cioe in ragione in- 
versa del quadrato della distanza medesima. Le due molecole percio si avvi- 
cineranno fra loro, e quando una sia entrata nell'almosfera dell'altra , la in- 
dicata risultante attraente cangera d'intensita, ed anehe di natura. Poiche per 
la teorica newtoniana suH'altrazione delle sfere (*), gl' involucri sferici omo- 
genei (fig. 2) percorsi dall'una e dall'altra molecola neiravvieinarsl fra loro, 




(') Mossotti, fisica mat. T. I, p. 293. 



— 134 — 

t-esseranno ili rispeltivamente aUraire le molecole slesse; qiiiiKli la repulsioiic 
scambievole fra le medesime in, m', che noii cessa mai, crescera tanto piu , 
(|unnlo piu si avvicineraniio fra loro queste molecole. E poiclie le deiisila ile» 
(jrinvolucri sferici oinojjeriei, rapidamcnte croscono procedendo verso le mo- 
lecole posle nei loro ceiilri; cos'i qiielli IVa que.sti involucri clic saranno percorsi 
dalle molecule menire si avvicinano fra loro, costituiratino itna massa di eterc 
crescente rapidamcnte , la quale cessera di altrarre le molecole , e produrrA 
percio il rapido aun)enlo della repulsione scambievole fra le n)edesime. Pcr- 
tanto in tal caso, dimimiendo la scambievole attrazione, e crescemlo la scani- 
hievole repulsione, dovi-a la risultanle di qucste forze, dall'eiscre posiliva od 
attraente fra le molecole, divenire nulla , c quindi nefjaliva o repelleiite fra 
esse. Percio nella estensione imperccttibile delle atmo.sfere condensate, le due 
molecule una volta passeranno dall' attrazione alia repulsione , ed in questo 
passagjjio incontreranno una situazione, in cui la risnllante dellc azioni mo- 
lecolari si annullera; in qucsta situazione consiste I'equilibrio stabile delle mo- 
lecole ponderabili. 

Sillatla ragionevolissima ipotesi, consegnata dal cli. MossoUi al calcolo , 
condusse al principio meccanico su cui e fondata la ipotesi di Boscowich , 
cioe che nella dislanza imperceltibile fra due atomi prossimi di un corpo , 
Taltrazione si converle in repulsione, e quindi che in questa distanza vi deb- 
bono e.ssore due punti notevoli, uno cioe nel quale debbono le molecole ri- 
manere in equilibrio stabile, Taltro nel quale massima deve sperimentarsi I'a- 
zione molecolare attrattiva : e su questo massimo crediamo richiamaro I' at- 
tenzione dci fisici; giacche da esso dipende la resistenza maggioi'e, die i so- 
lid! oppongono alia separazione delle lore parti. Quindi I'enunciato principio 
meccanico noa e, secondo la dottrina di MossoUi, una mera ipotesi, ma Una 
conseguenza rigorosamente dedotta dai suoi calcoli, basati sopra la esistenza 
di forze, che emanano con leggi naturali, e che gia furono giustamente am- 
messe, per la spiegazione dei fenomeni elettrici. 

Triplice stato dei.la materia. Da questo principio ecco in qual modo 
crediamo potersi dedurre il triplice slato della materia. Esprimasi con AR (lig. 3) 

Fig. 3. 

-B 



M 

la distanza imperceltibile, nella quale succedono le fasi delle azioni moleco- 



— 135 — 

lari, e gli eslremi A, IJ sieiio due alomi |)ondeiabili. Nella parte OA esiste la 
I'opione repuUiva, rapidamciUe cresccnle da sino al centro A; in con- 
siste raiinullaujeiilo di ogiii azione : OB sia la regione attrattiva lapidameiite 
crescente da in M, e dcciescente da M in B ; cosicche in iM coni.tponde 
il massimo di atlrazionc. Allonlaiiandosi poi da 6 verso destra indefiDJtamen- 
te, I'azione cotilinucra scm(tre ad essere attrattiva, e dccrescentCT ina non cosi 
rapidamente come nella rcgione RIB, cioe il decrescere oltrc B scguiia la nota 
legge della raglone inversa del quadrato della distanza , secondo quello che 
si vei'ifica sernpre nolle dislanze sensibili. Per tanto se le molecole si trovino 
collocate nel limitc di altrazione e repulsione, ivi si costitiiiranno in ecjui- 
librio stabile; qiiindi esse in tal caso forraeranno la materia solida. Teiitando 
in falli avyicinaie queste molecole, la repulsione si manifestera nella regione 
AO, e nasceranno i fenomeni della conipressione. Tentando poi allonlanare le 
molecole stessc I'lma dall'altra, dovi-a raltrazione scambievole fra esse marii< 
feslarsi nella regione attrattiva OB; quindi si manifesteranno i fenomeni della 
trazione. La resistenza opposta in tal caso dalle molecole alia separazione loro, 
andera sernpre crescendo da sino in M, ove sara massima, ed avra il va- 
lore della tenacitit del corpo; cosiccbe vinta questa resistenza il corpo dovri 
scindersi. Nel caso di solidita ora contemplato, le molecole sono tanto fra loro 
vicine, che la forma detic medesime influisce nella maggiore o minore ener* 
gia delle azioni molecolari. Se la regione attrattiva OB sia nulla, o presso che 
tale, dovranno le molecole poste nel limile coslituirc la materia liqnida. In 
questo caso la distanza AO, ossia la regione repulsiva divicne piu eslesa di 
quello sia nel caso precedenle di solidita , ed il calcolo anche in cii) si ac- 
corda col fatto. Se poi la distanza OA, rimanendo sernpre impereeltibile, sia 
tale rispclto alle molecole, die queste non possano, per ostacoli cstrinseci, rag-i 
giungere il limite 0, ad ivi porsi nell'equilibrio stabile fra loro; in tal caso 
le molecole stesse costiluiscono la materia fluidu-elaslira., nella quale la esten- 
sione della regione repulsiva e maggiore, di quello sia nei due casi prece- 
denti, come il calcolo dimosira, e la sperienza conferma. 

Osserviamo in tanto non essere del tutto evidente , che in questi ullimi 
due casi, e specialmente in quello della liquidita, la forma delle molecole noa 
possa concorrere, come suppoiigono alcuni, a modificaie le azioni molecola- 
ri. L'eterc che fa le veci del calorico e della elettriciia, addensandosi o ra- 
refacendosi nei corpi, raodifica le azioni loro molecolari, ed insieme alia for- 
ma ed alia nalura delle molecole, concorre a far variarc il limite della di- 
stanza, cui la ripulsiono si riilucc in attrazione. 



— I3G — 

PoROSiTA'. Dopo qucslo breve cenno suUe azioui molecolari del corpi, 
onniino vede che i medesimi, qualimque sia lo stato e la natura di ossi, deb- 
bono luUi avere il volume apparente loro in parte dalla materia occupato, e 
lion in lutto. La parte di (|uesto volume veto di materia ponderabile costi- 
tuiscu la poi'ositd del corpo, la quale percio risulta dalla somma di tutti quel 
spaziclti, che separando le molecole , formano la diseontinuazioue della ma- 
teria. E qui ha luogo una distinzione non ancora introdotta nella porosita dei 
corpi, cioe che la porosita della materia , ossia la sua discontinuazione , in 
parte devesi all'esercizio continuato delle azioni molecolari , cd in parte alia 
interruzione di questo medesimo esercizio. Inoltre la parte di porositii che 
devesi aU'escrcizio continuato di quelle azioni, non cade sotto i sensi, ma e 
dimostrata dal ragionamento precedente sull'intima costituzionc dei corpi, ba- 
sato sopra leggi naturali , e puo dirsi ])orositd insensibile. L' altra parte poi 
della porositii, che procede dalla interruzione dell' esercizio medesimo , cade 
sotto i sensi, almeno armati di quel mezzi die ne infyrandiscono la ellicacia, 
e puo dirsi porosita insensibile. I liquid! cd i fluido-elaslici possefjgouo la po- 
rositii insensibile, ma non Taltra; infatli uon riesce mai, sebbeue si adopcrino 
i pill potenti microscopi , discernere discontinuazione di parti nei liquidi. I 
solidi poi, trannc qualche velrificazione, posseggono I'una e I'altra porosita; 
e se divengano liquidi, sia pel calorico, sia per qualunque allro solvenle, per- 
doDO tosto la porosita sensibile, rimaucndo ad essi la insensibile, che per es- 
sere prodotta dall'azioDe molecolare continuata, non puo mai mancare in qual- 
siasi corpo. Si liquefaccia un solido per mezzo del calorico, e poscia si ri- 
guardi la sua supcrlicie col miglior microscopio, non si vedra punio cospersa 
di pori; si aspetti la naturale solidiBcazione del solido medesimo , prodotta 
dal suo raffreddaniento, e si lorni ad osservare nella sua superficie, si vedri'i 
in quesla una considerevole discontinuazione, ovvero la porosita sensibile, che 
sara maggiore, se il passaggio del corpo alio slalo solido si accelori coll'arti- 
iiciale raffreddamento. Un corpo considerate nella sua superficie, prima essen- 
do iiquido, e poscia quando sia divenulo solido, presenteia il fenoineno esat- 
tamctc contrario. 

Poiche il calcolo e la sperienza dimostrano che la regione repulsiva mo- 
lecolare nei solidi, e assai nieno eslesa che negli altri stati della materia , t; 
chiaro che gli atomi ponderali, a porsi neirequilibrio stabile di solidila, deb- 
bouo concepire delle vibrazioni. tutte di ampiezza insensibile, pcro tulte mag- 
{jiori delle vibrazioni, che concepirebbero per passare alio stato di liquidil;V, 



i!^ 





7 



— 137 — 

0(1 a quello di fluidu'elasticila. Da ciu Jiscendu die iiol jjiss.ifjjjio alio slato 
solido I'agitazione aloroica deve essere maygiore, di quello saiebbe nel pas- 
saggio ad allri slati; e gli atomi avvicinandosi a nioltissimi ceiitri di aiiorie, pei- 
collocarsi i)eirc(|uilibi-io stabile, dcbbono ailontanarsi da raoltissiaii altri, e la- 
sciare cos'i degrinlervalli fra loro sensibili, e maggioii del raggio di azione 
niolecolare. Quindi e che ia molti luoghi del volume corpoieo, verra inteirolta 
I'azione molccoiare, dalla quale interruziotie deriva la porosita .sensibile. 

La forma polverizzata, ossia lo slato di cstiema suddivisioiie , che setn- 
pre accompagna le precipitaziuni solide, prodotte dall'aflinita chimica, devesi 
unicamcntc alia interruzioiie delle azioni molecolari omogenee. La molecola 
solida spettaiite alia sostanza piecipitala, e 1' efl'etto dell' esercizio contiiuiato 
dellc azioni molecolari omogenee ; ma la sua completa indipendenza dalle al- 
tre molecole del precipitato medesimo, e Telletto della completa interiuzione 
di queste azioni. Ed in falti se con un opportuno mezzo 1' esercizio di tali 
azioni si rcnda coutiauato cd uniforme in tutta la massa del precipitato, que- 
slo si liduira dallo stato di polveie impalpabile, a quello di un solido con- 
nesso e coerente ia ud lulto. I metalli, precipitati nelle soluzioni loro, si pre- 
scntano sotto la forma di una tenuissima polvere;nia quando una sulficiente 
dose di calorico invesla questa massa estremamente suddivisa, potranno le azioni 
molecolari omogenee riprendere I'esercizio loro continuato ed uniforme fra gli 
atomi del mctallo stesso, e la massa metallica precipitata si ridurra connessa 
in ogni sua parte. 

Densita'. Variando qualunque delle due porosita ora considerate nei cor- 
pi, varia la massa ponderale contenuta nel volume apparente dei medesimi ; 
e riferendo la massa di un corpo al suo volume apparente, abbiamo una idea 
complcssa, die cliiamasi denslld del corpo. Percio supponendo la massa dei 
corpi distribuita uniforuicmente nel volume loro apparente , si vcde chiaro ; 
1.° che due corpi a volumi eguali, avranno le densita direltamente propor- 
zionali alle loro masse; 2.° che due corpi di massa eguale, avranno le densita 
inversamcntc proporzionali ai volumi loro. Preniesso cio, si considerino tre 
corpi, e suppongasi che il primo A possegga la densita D, il volume V, e la 
massa M; che il secondo B abbia la densita (i, il volume y, e la massa in ; 
tinalmente che il lerzo C abbia la densita o , il volume V del primo , e la 
massa m del secondo. Paragoiiaiido fra loio le den>i a del primo corpo A, e 
del terzo C, avrerao pel 1.° priucipio 

U : -=. !\I : »;i ; 

18 



— 138 — 

e paiagonando fra loro le dcnsitu del secondo B col lerzo C, avremo pel 2." 

principio 

5 : rf=»w :V. 

MoUiplicando fra loro questc due proporzioni, avremmo 

D: rf. =iMy:»»V, 
donde 

^ M V , 

m V 
Ognuno vede chc il coefTicicnte 

M V 

m V 

e un numero astratlo; e che percio la densitii D di un corpo eguaglia qiiclla 
di UD altro, moitipiicata per questo numero. 

Ora poichu a misurare ogni grandezza fa d'uopo stabilire sempre la unila 
di niisura, cosi facciasi 

e la precedente formola si cangera nella 

M 

in cui deve il secondo membro riguardarsi come un numero astralto. Percio 
da questa formola possiamo concluderc, che la densita di un corpo eguaglia 
quella di un altro presa per unita, e moitipiicata pel numero astralto 

M 

v" ■ 

Possiamo ragionare anche in altro mode piu breve, per giungerc alia for- 
mola stessa: chiamando cioe densita di un corpo, la massa che il medesimo 
racchiude nella unita del suo volume apparenle. Cio posto, e ritenute Ic stesse 
denominazioni, immediatamente dalla stabilita definizione abbiamo 

V 

Quesli ragionamenti per ottcnere la formola della densita, si applicaiio con 
cgual successo ad ottenere le formole dclla gravila specifica, e della velocita 
uniforme dei corpi. 



— 139 — 

Se le due porosita in uu corpo si annulliao, esso awh la maggiore dcn- 
sita ciie possa immaginarsi; vale a dire sara costituito di materia continua,ed 
ii volume suo verra lutto dalla materia occupato. Cio non si veriHca mai; ed 
i corpi conosciuli hanno ciascuno, per lo meno, la porosita insensibilc; quindi 
sempre il volume apparente dci corpi si trova in parte, e non in tutto, oc- 
cupato dalla materia del corpo stesso. 

Volume reale. Ora vediamo come la formola della densitii si applichi 
a delerminare nel volume apparente di un corpo, la parte non occupata dalla 
sua materia, e quella occupata dalla medesima, che dicesi volume reale. Sia 
V il volume apparente di un corpo, quello cioe limitato dalle superficie di 
esso; si rappresenti con t> tutto il volume realraente occupato dalla materia del 
corpoj e con w si esprima quello non occupato aCTatto dalla medesima: sara 

V= V -H w . 

Quindi chiamaudo m la massa, d la densita, otterremo 

m 



(1 



se dicasi d' la densita della materia, quando sia continua, e per conseguenza 
priva di porosita sensibile ed insensibile, dovra essere 



m 



e sosliluendo questo valore neirultima formola, si avra 

jd' — d\ 

Pero abbiamo ancora 



V ' 



dunque avremo finalmente le 

/d' — d\ 






V. 



Di queste, la prima determina la parte w del volume V tutta vuota di ma- 
teria, e la seconda quella v tutta piena-, quindi sara 



— 140 — 

«i ;v=d' — d : (/, 

ciou ncl volume apparcnlc tli Ojjni corpo, il viiolo e al pieno, come la dif- 
fereuza fra la densilii massima e qiiclla del corpo , e a qucsta mcdcsima 
dcnsitii. 

Se nc venissc falto conoscerc la densilii d' della materia cotilitiua, si po- 
trcbbe medianle le oltenutc formole, assegnare per ojjiii corpo la parte vuola, 
o piena di materia nel suo volume apparenle. Ma cio non csscndo possibilc, 
giacche i corpi a noi conosciuti sono tulti piii o meno porosi; percio a for- 
marsi una idea di queslo volume w, privo di matei'ia nelle diverse soslanze, 
dobbiamo prendere le aiosse da una qualche plausibile ipotesi. Pertanto il pla- 
lino e la sostanza di tutte piii pesante, quindi ancbe di lutte piu densa ; ed 
essendo la densila di questo metallo, quando sia laminato, espressa da 22,669, 
a 0° di Icmperatura, presa per unita la densila dell'acqua stiliala (*),potremo 
supporre, die se il metallo slesso divenisse privo alFatto di pori, la sua den- 
sila sarebbe per lo meno espressa da 23; quindi con questa ipotesi avremo le 

(2) w=(_-Zl)v, ii=_V; e quindi w:v=23 — d:d. 

Dalla prima di queste formole avremo un valore numerico sempre minore 
del vero, e dalla seconda sempre maggiore; pero saranno esse praticabili nella 
ricerca dei valori delle w^ v, e dei loro rapporti; bene inteso die in esse la 
densita d si dovra esprimere mediante quella dell' acqua stillata , presa per 
unita. 

Osserviamo che fallo il coeflicienle 

23— d 1 



= — , si ottiene d t= 11,5; 



23 2 

e poicbe diminuendo la densita rf, cresce il coefficiente medesimo, e vice-versa; 
cosi potremo concludere che, nella fatta ipotesi, tutte quelle sostanze, la cui 
densita viene data da un numero minore di 11, 5, avranno privo di materia 
pill della meta del volume loro apparente. Ma delle sostanze, tranne pochi 
metalli, tutte le altre hanno la densita minore dell'assegnato numero; ed inol- 
tre non e punto da credere che il platino, alia densita di 23 sia privo aF- 
fatto di pori; cos\ potremo eziandio concludere , che assai probabilmenle nel 

{") Pouillel: elem. de phy. 4.« edition. T. I, p. 293. 



— I'll — 

volume appareiile di ojni coi'po, In parte viiota cli materia supeii senipre quella 
piena di cssa. Dovremo poi esser certi che la parte vuota sara in ojiii corpo 
rnaggiorc assai del valorc asse^rnatolc daiia prima delle (5>). 

Tulto cio si accorda perfetlamente con la opinione di Laplace, il quale 
dice (*), die se I'artc potesse coslruire del microscopi, da renderci visibili le 
ultime uiulecole dei corpi , noi le scorgei-emmo nei volumi loro con quella 
stessa ra(lcz;!a, con la quale sono le slclle disseminate in una nebulosa , che 
sotto questo rapporto puo dirsi un grandissimo corpo lucentc. 

Volendo Fare un'applicazione dalle precedenli forniole , tanto all' acqua 
slillata, quanto all'idrogene, che fra i corpi e il meno dense di lulti, avremo 
|)er I'acqua 

22 1 

' 23 23 

Per ridroj;cne poi, chiamando rispeltivamenle con A , o , rf, le densita dell' 
aria, dell'acqua, e deU'idroffeae stesso, riflelteremo che i sigg. Arayo e Biot 
nel 1805 hanno Irovato, 1 litro di aria a 0°, ed alia pressione barometrica di 
0", 70, pesare in gramme 1^,29954, ossia pin semplicemente l'^, 3; quindi 
un cenlimctro cubico della stess'aria, nelle stesse condizioni, pesera 

Us 
0,00120954 , ossia 0,0013 = — - ('*) 

Ma 1 centimetro cubico di acqua distillata sotto la pressione normale di 0"', 76, 
ed a 4°, 108 presa 1' ; dunque, poiche a volumi eguali le densita sono come 
i pesi, avremo 

^—^--- 5 (*•*). Abbiamo inoltre d =e 0,0688a =^ - ~^5 ; 

quindi fallo 3=1, avremo 

d = 0,00008935 ; 

e quindi le (2) si ridurranno alle 

^ ~ -» 

(*) Sislime dii Monde: liv. IV. chap. XVIll. 

(") Lami, Coiirs Jc pliy. edit. 2.', t. I, p. 288.— Pouillct, id. 4.' cdil I. r, p. 276. 

(*") Se vogliasi riferire la density deU'aria a quella dell'acqua, essrndo amhedue quesli^ sostanze 
alia temperaliira di 1»C, dovremo sapere che 1 cenlimelro cubico di aria, in ta! caso pesa, 0^i0012"98; 
quindi sari 'Ij^ il rapporto delle indicate densili (Despretz: phy. p. 17J j. 245). 



— 1A2 — 
w=- 0,090996 11. V, v=0,00000388.V, tv :«= 257730 : 1 ; 

cioe nelP idrogcne il viioto e molto piu di dujjeiilo cinquanlamila volte il 
pieno. 

COMUNICAZIONI 

Sccondo quanio fu deliberato nella sessionc nona, il si{j. picsidente porse 
al S. Padre la prcghicia deiraccademia, per essere autorizzata a far passare nei 
coiiispondenli, quelli fra i membri ordinari, che per uii tempo illimitato si as- 
sentassero da Iloma; e cio sebbene il niimero dei corrispoiidenti mcdcsimi sia 
coQipleto. Pertanto fa conoscere il s\q. presidente stcsso, che S. SaiUita si de- 
gno annuire a tale preghiera, con quelle condizioni con le quali dall'accade- 
mia fu falta; cioe che le successive vacanze fra i corrispondenti non si riinpiaz- 
zino, sino a laato che il numero dei medesimi non siasi ridotto a trenta. 



II sig. ministro del commercio, belle arti ec, con suo dispaccio del 18 
luglio 1848, invio aH'accaderaia una porzionedelle carte, che appartenevano alia 
niedesima, quando era di privata istituzione; le quali furono dal sig. presidente 
consegnale al sig. principe don Baldassaue Boncomp.\gni, bibliotccario ed ar- 
chivisla de'nuovi lincei, per essere classificate, e poste in arehivio. 



COMMISSIONI 

II sig. ministro su indicate, con suo dispaccio del 29 luglio di quest'anuo, 
fa nolo all'accademia, che desiderando egli preservare dai danni del fuliriine le 
due colonnecoclili, Antoninae Trajana, gia da questa meteora piu volte colpite, 
aveva decretato far comunicare le grandi ioro masse mctalliche col suolo imiido 
soltoposto; e cio per mezzo di un conduttore idoneo, sudiciente, e ben condi- 
zionato ; il quale girando a spirale intorno airaiiima della scala a chiocciola 
interna di queste coloniie, producesse la indicata comunicazione, seiiza meno- 
mamente ledere o deturpare siffatti preziosissimi monumenti della romana gran- 
-dezza. Pero avendo la insigne accademia di S. Luca richiamato I'attenzione dello 
stesso ministro sui pericoli, che incontrar potrebbero maggiori le colonne me- 
dcsime, per parte dell'elettrico atmosferico, quante volte fossero difese da un 
si.stema conduttore, come aveva egli ordinato; cos'i questi prega 1' accademia 
de'nuovi lincei, onde voglia considerare tale quistione, che unicamentc le ap- 
partienc, per dare sulla medesima il suo ragionato parere. 



— 143 — 

In sefjiiito di cio il segretario fcce conoscerc, che dal comitato veniva 
nominata la segucnle comniissione, pcrche riferisse all'accailcmia suU'argoraeiito 
pioposto. 

Commisari Sigg/' Prof." Bertini, Calandrelli, Carpi, Ciielini, 
Ratti, VoLPiCELH (relatore). 



L'accadcmia riccve la memoria II e III del sig. prof, abate Francesco 
Zantedesciu, siilla formazione deila rugiada, o della brina. 

P. V. 



SESSlOl Xr DEL U AGOSTO iM 

PRESinEKZ* DEL SIG. DLX4 DI RICIWAIVO 



COMMISSIOINI 



C 



onobbe I'accademia sul principle di questa sua tornata, che i siioi commis- 
sari, deslinali a rifcrire sul decreto ministeriale, per difendere le due colonne 
coclitl di Roma dal fulmine; dopo essersi riuniti ed avere con ogni regolarila 
disciisso, erano restali concordemente di avvi.so : che le colonne medesirae ri- 
maiiebbero ulilmenle difese dalle meteore eleltriche, quanta volte le masse 
metalliche, le quali era nelle medesirae colonne si Irovano isolate, fossero posle 
in comunicazionc col suolo uniidu, mediante un ben condizionato conduttore, 
che raccomandato ali'anima di queste colonne, secondasse Tandamento .spliale 
della .scala interna delle medesime, 5enza punto danneggiarle o dctuipaile. 

Le ragioni che il relatore Volpicelli addusse in favore del riferito pa- 
rere, quando la commissione si riuui per discutere sul medesimo, furono: 

1.° Perche almeno una delle nominate colonne, I'Antonina, fu due volte 
fulrainata; e Tullima di queste la mattina del 22 settembre 1841, quando il ful- 
mine sovr'essa caduto, schianto una delle tavole di marmo, erte assai , dell' 
imbasamento di questo edificio. 

2.° Perche qucsli due preziosi monumenli, e per la natura deferoUe del 
mctallo in essi contcnuto , e per la sua raassa considerevolmente grande , e 
per la sua forma , e pel suo isolamento quasi perfctto , e per la elevazione 
del metallo stesso, vengono riconosciuti dagli uomini di scienza, in circostanze 



%y *- o 



— 144 — 

fisiche tali , da dovere probabilmenle altrarre il fulmiiic, e da dovernc rice- 
vere assai danno, quando si precipiti queslo sui nionumeiiti stessi (*). 

3.° Pciche non e siiHicienle, a diFcndcre le colonue, arinarc di paiaFiil- 
mini alcuiie delle Fabbricho pin derate, e piii prossime alle colomie inede- 
sime, come in una stampa contio la indicata disposiziooe minisloiiale vie- 
ne proposld. Ed in Falli sappiarao che 11 raggio di azione diFensiva di una 
spranca elelli'ica, viene limitalo al doppio deirallezza di questa (*'), e le co- 
lonne, rispello ai Fabbricali piu vicini che le cii'condano, sono Fuoii di questo 
raggio. 

4.° Perclie sebbene il raggio di azione diFensiva delle spianclie , po.ste 
sui Fabbricali piu vicini alle colonne, si yolesse Far giungere sino a quesle ; 
sempre, per una legge conFerruala dalla pralica, sarebbe necessario porre il 
melallo delle colonne, in comunicazione perFelta coi condutloii di quelle spran- 
che (***), lo che riducesi a dovere stabilire un conduUore nelle colonne, co- 
me risolvellero i commissari nella riunione lore. 
(^^ /^v 5." Perche sebbene il presunto modo di diFcndcre dal Fulmine le colonne 

Fosse consentito dalla scienza, che certo non puo cssere, tuttavia non sarebbe 
pralicabile; poiche primieramente non potrebbero i proprietari dei Fabbricali 
vicini a qucsti monumeoli obbligarsi a pcrmeltcre, che sieno coslruili dei pa- 
raFulmini sulle proprieta loro; sec ondariamenle perche non sarebbe Facile in- 
vigilare suUa necessaria conservazione dei medesiiui; lerzo perche cio sarebbe 
pill dispendioso di quello sia il progelto ministeriale. 

6.° Perche dimostrata, come oggi e, la eflicacia dei fdi condutlori, me- 
glio sempre sara diFendere con questi mezzi direllameiUc le colonne, di quello 
sia indircllamente; tanlo piu quando tale diFesa indirella, sia dimostrata inutile 
dai principj della scienza. 

7.° Perche il modo proposto dal ministero del commercio, belie arti ec. 
per diFendere quelle colonne, Irovasi gia utilmente pralicalo in Londra, per la 
colonna del duca di York, posta sulla piazza che porta il nome di Waterloo. 
Neir interiio di questo monumenlo due fili condutlori di Ferro seconclano la 
sua scala spirale : uno dei mcdesimi serve di appoggio per ascendere e di- 
scendere nclla colonna; I'altro, che sebbene distanle dal prinio, pero e con esso 
legato, serve a stabilire una comunicazione fra la statua di melallo, posta in 
ciraa della colonna, ed il suolo umido su cui questo monumenlo di grauito 
rosso, e basato. i^-t^ 

{•) Pouillet: El«in .le pliy. Vol 2, p. mi, 695, ec. edit. 4. 
(") Idem, p. 712. 
("•> Idom, p. 7 It 



b 





— I.;-) — 

I commissaii convenneio pure, in questa loro seiluta, non esseie neces- 
sario apporre una punia melnllica in ciascun angolo clellc I'inyliiere di ferro, 
posle sopra le due colonne; ed a queslo proposilo il relatore osservava ,che 
i modeini fisici riconoscono basta ntemente difesi dal fulmine i fabbricati , 
quand'anche sieno, le spranche elellricbe posle sui medesin:)i,prive di pnnte ('l. 

Una delle principal) obbiezioni proposte da qualche archeoloyo, e ripor- 
tale nella cilata stnmpa contro i pai'afulrniiii delle colonne, consisle nel ram- 
mentarc, die I'obelisco di Luxor, trasportato in Parifji, fu in questa cilia di- 
feso con parafulmine, e poscia offeso considerevolmente da una meteora elel- 
Irica; per la qual cosa fu Nlimalo necessario lofjliere da quell'obelisco il pa- 
rafulmine slesso. A distruggere quesla obbiezione , fece nolo il relatore alia 
commissione riunila, die I'obelisco nominato non fu mai difeso da verun pa- 
rafulmine, come asserisce il chiarissimo signore Alaux, direttore della scuola 
di Francia, richieslo di cio a bella posla dal relatore. Laonde se questo obe- 
lisco ebbe danni dai fulmine , cio prova che silTalta meleora investe pure i 
monumenli privi afl'allo di melalli, com'e I'obelisco slesso. Riescono adunque 
del luUo ingiusti que'rimproveri solenni, cbe gli autori di quella siampa, di- 
riggono ai dolli francesi, per avere applicalo un parafulmine aU'obelisco, posto 
sulla piazza della Concordia in Parigi. 

Su queste basi, e con quel suggerimenti che i commissari fecero in que- 
sta loro sedula, fu dal relatore compilalo il rapporto per I'accademia, e di- 
viso ill qualtro parli; nella prima delle quali si riferivano i principali argo- 
menli per dimostrare I'eHicacia dei parafulmini; nella seconda si ricordavano 
le prescrizioni dei sommi fisici per la costruzione dei medesimi (**); nella terza 
si consideravano gli efl'elli delle nubi temporalesche sulle due colonne ; fi- 
nalmenle nella qnarta erano singolarmente ribaltule Ic obbiezioni , che nella 
cilata siampa si fecero contro la ordinanza ministeriale , per la difesa delle 
colonne dai disaslri dellelellrico atmosferico. 

Non ebbe luogo la lellura di questo rapporto in accademia, perche uno 
dei commissari, 'il sig. prof. Ralli, mosse nuove dilHcolla sulla (juistione pre- 
cedenlemenle risoluta dai medesimi. 

L'accademia pertanto sospese il suo giudizio su tale argoinento, ed ag- 



(•; Pouillet, Elem. de phy. V. 2. p. 707. edit, i' — Ann. de cliim. et de pliy, T 26 , p. 265, 
290,291, 297. 

(") Anualcs dc cUlm. el de phy. T. 26. p: 2S8, e spg, 

19 



— 146 — 

jjiiinsc ihie nuovi mcmbri alia cummissione precederile, nllinclic insiemc co(}li 
allri, pontler.'iiido tulto, prcsentasscro il parere loro in altra sessione. 

Commissari aggiuiiti Sigjj." Prof." Canonico Mazzani, e ScRENl. 

II ministru del conimcrcio, belle arli ec. ha comunicato all' act'aticmia, 
con dispaccio del 22 corrente agosto, avere fatto eg|i tra,s[)ortai-e da Tivoli 
iielle stanze di quel ministero, il roodello di macchina a vapore, invenzione 
del maccanico fu Vittorio Sarii boloffnese. Qiiesta macchina, secondo che Fa 
nolo con somma genlilezza il minisiro stesso, trovasi altualmcnte a libera di- 
.sposizione deiraccademia. La commissione , per tale oggelto nominata nella 
sessione settinaa del 25 magyio 1848, si varrii di questa notizia, per poi ri- 
ferire sul congegno del Sarti aH'accademia. 

P. V. 



B«^M« 



SESSIONE Xll DEL [{■ SETTEMBRE 1818 

PRESIDEIVZA DEL SIG. DUCi Ul RIGi\'l.\0 



COMMISSIONI 



Snl miglior modo di pubblicare un giorncUe deU'accadeniia. 
RAPPORTO 

Commissari Sigg." Prof." Tortouni, Bertini, Donarelli, 
e BoNCOMPAGNi {relator e). 



f 



.Li accadeniia ha nominate una commissione composta dei Sigg." Prof.-' ToR- 
TOLiM, Bertim, Donarelli, e me, incaricandola proporre il modo migliore 
c pill decoroso, di pubblicare un giornale proprio dell'accademia stessa. Con- 
siderando per tanto il melodo lenuto dalle piii celebri societa scicntiHchc di 
Europa, per la pubblicazione dc'loro atti, la delta commissione ha creduto di 
dover proporre quanto segue. 

L'accademia pubblichera ogni anno (juattro fascicoli in quarto, i quali 
riuniti, formeranno un volume intitolato : Atti dell' accademia pontificia 
de'ncovi lincel Questo \olume sara diviso in due parti. La prima conlerra 
una notizia degli avvenimenti nicraornbili relativi alTaccademia, dei cambia- 



— m — 

incnti in essa avvcnuli per la morlc ill qualchc .so9io, per la noaiiiia di nuovi 
soci, per I'clezionc dei componeiiti il coraitalo accadeiiiico, c per le pailico- 
lari ouorificenze avute da (|ualche socio. Si noleranno nella prima parte luc- 
desima i doni fatti aU'accademia , pel suo musco , per la sua bibliutccn , u 
pel suo osservatorio; le prescatazioni di meniorie , o di opere inaiioscritte , 
o le comunicaziuiii chc le verraiino falte di osservazioiii, di esperienze, o di 
uotizie importanli; le puhblicazioni delle opere composle dai lincei; c le no- 
lizie di viagjfi scientifici escjjuili per ordine dell' accadcaiin. Vi s' inserirauuo 
inoltre gli clo{ji degli accademici, i rapporti preseiitali aU'accaduDiia dai soci 
chc la compon{jono, per rcnderle conlo delle particolari comaiissioni avule 
da essa. Si dara aoclie nolizia nella prima parte de'premi accordali a memo- 
rie lelte in nccadeniia, o ad invenzioni utili, die le verranno comunicate, e 
delle commissioni che le saranno date dai reltori della cosa pubblica. La se- 
conda parte del volume conterra le raemorie o note relative alle scieuze ma- 
tcmaliche e naturali, che I'accademia decidera di pubblicare interamente ne' 
suoi atti. 

Questo e il modo col quale la commissione crede doversi regolare per 
ora la slampa degli atti della nostra accadetnia. Col tempo essa potra pub- 
blicare pill di quattro fascicoli ogni anno, per fame un volume di maggior 
mule. 

L'^accademia in geaerale approvu quanto viene proposlo con questo rap- 
porto. 

FisicA — - H prof. Paolo Volpicelli, a quanto lesse nella sessione dceima sul vo- 
lume dei corpi, a(j(jiunge In seguente Nota , iiellu quale riduce a ealcolo 
eib che Newton immagino, a spiegare la soinma porosita delle sostunze 
coi-poree. 

i 1 EWTON anch'esso considero i corpi soUo Taspetto del volume tanto reale, 
quanto apparente dei medesimi; e nel suo trattato di ottica (*), conclude nell' 
oro esservi piii pori che parti solide, e nell'acqua esser lo spazio occupato 
dai pori, 40 volte maggiore di quello occupato dalla materia. I'Jon si vede 
chiaro nel teslo quale sia il ragionamento che conduce a queste conclusion!; 
pero i fatti da cui si fanno esse derivare sono, che I'acqua e 19 volte piu 

(■) Traili d'oplique, p. 315. Paris 1722, seconJe edit. 



— 148 — 

IpjTgicra, e peici6 piii rara, clcll'oro; e die queslo mctallo si lascia facilmenle 
nllravcrsarc (lall'omaiiazioni majncliclie, dnl inerciirio, e ilallaccjua, come ri- 
sulla dalla cogiiita spciicnza cl»e Fcce I'accadcniia clol cimento. 

InoUie voleiulo Newton cslcndere le sue consideiazioiii , sullo spazio 
viioto di materia pondcrabile iici corpi , rifletlc die la magnele ajjisce sul 
ferro, atlravorsando molle sosianzc corporee , come oro , argenlo , piombo , 
acnua, velro, legno, ec; clie la yravilazione universale ajjisce a traverso i 
corpi planelari, senza puntu alterarela sua le(j{}'e di azioiic ; e clic la luce 
progrediscc in linea rcUa, sine a dislanzc yrandissime nei corpi diafani. Que- 
sli falti, soli co[;nili a quoH'cpoca, per ar[jomenlarc su talc quistione , soiio 
dal gran filosoFo ingleso ri[)<>rtrtti a dimoslrare , die la porosila dei corpi e 
magjTJore assai, di quello possa pareie a primo aspetlo. 

Dope tutlo cio Newton propone la soguente ipolesi, per ispicgare come 
avvemr possa che nel volume apparente del corpi , sia lanto grande quello 
lion occupato dalla materia dei medesimi. Egli suppone die le inolecole piu 
complcsse dei corpi possano essere talmeute formate, ed insieme talmenle ag- 
gregate, che la somma degl'inlcrstizi vuoli fra esse, uguagii lo spazio teiiuto 
dalle medcsimc, lulte prcse insieme. Inollie suppone die quesle niolccole sie- 
no composte di altrc piu piccole, avcnli fra lore degriiiterslizi vuoti, la soin- 
ma dei quali pure uguagii lo spazio da tutte quesle occupato. Similmente 
suppone che queste piu piccole molecole risultino di altre anche minori, le 
quali ammettano fra loro degl'interstizi vuoti, di cui la somma coincida con 
lo spazio tenulo da queste ultime, tutte unite. Cos'i continuando , giungasi 
alle molecole minime, cioe agli atomi di materia continua, fra i quali gl'in- 
terstizi saranno soggetti alia medesima legge. 

Questa ipolesi newtoniana sull'aggregazione molecolare, ovvero suUa di- 
slribuzionc della materia nel volume apparente dei corpi, quantunque non fon- 
data sopra veruna sperienza, tuttavia rendendo ben conto della immensa po- 
rosila dei corpi, merita certo che si faccia di essa menzione , e che uon si 
lasci pill a lungo inosservata ; quindi e che abbiamo voluto ridurla in una 
formola, onde sia piu facilmenle concepila. 

Si chiami di prim ordinc la molecola minima, ossia P atomo di materia 
continua; dicasi di second' ordi lie la molecola composta di soli atomi e dei cor- 
rispondenti interslizi; dicasi di terzo la molecola composta da quelle di se- 
condo con gPinter.stizi fra le medesinie; e si conlinui similmente a denomi- 
nare le molecole piu complessc, cioe di ordini piii elevali. Dopo cio chia- 



— 149 — 



inando con v,i it volume vuoto di materia ponderabilc, dal quale sono corlloi- 
iiate le molecole di ordiiie nesimo, e coo v„_, chiamando il volume conispon- 
dente, dal quale sono contornate le molecole di ordine (?i — 1}esimo; il piincipio 
{jcnciale in cui tiitia consiste la riferila ipotesi, verra espresso dalia 



' 2y„., , 



equazione die loslo si manifestera, se bene pongasi mente alia ipotesi mede- 
sima. Perche meylio s'intonda la piecedenle u{juaglianza, indicliiamo con v["> lo 
spazio occupato dalle molecole di orduie nesimo. tutle prese insieme; e con v"~' 
lo spazio similmente occupato da quelle di ordine (n — 1)esimo. Ritenute le al- 
tre denominazioni sopra stabilite rifletliamo , che per la ipotesi ne\vtoniana 
deve aversi 

V„ = v ") ; 

e poiclie la somma delle parti eguagliar deve il tullo, avremo eziandio 

V"' = w„_, -+- V "-') . 

Ma per la stessa ipotesi newtoniana dobblamo similmente avere 

v»-'i =Vn-, , dunque sostiluendo sara v„ =2v„., , 

appunto come fu stabilito. 

Ora soslituendo alia n di questa relazione grinleri da n fino a 2 iaclu- 
sivamente, avremo le altre seguenti 

v„-, = 2f„.3 , ii„., =. 2u„_3 , . . . , t)3=3 2y, , V2 =3 2u, . 

Moltipiicando fra lore tutte le ottenute uguaglianze, avremo 

Ora dicasi v il volume occupato delle minime molecole del corpo , cioe da 
quelle che non ammettono pori; sara per la dicbiarata ipotesi 

v,=» i> , e quiadi v„ — 2"-' v : 

questa formoia rappreseota lo spazio vuoto che circonda le molocole di or- 
dine n""" in un corpo. 

Quindi espresso con w tutto lo spazio vuoto di materia ponderabile com- 
preso in un corpo, nel quale sieno di ordine nesimo. le molecole piu comples- 
se, avremo 



— 150 — 
w s- (2-' -f- 2"-' -+■ 2-3 -4- . . . -H 2 -+- i)v. 



Ma in questa equazione i termini del coclFicienle di v, costitiiiscono una pio- 
jjressione geometrica, nella quale 

5 a 



n , 2"- A 



sono rispettivamenle il numero dei termini, il primo dei medesimi , e la ra- 
nione costaatej dunquc sominaado avremo 

ossla riducendo 

(3) w = (2"— 1)u. 

Questa e la formola che rappresenta la ipotesi newtoniana sulP aggregaziooe 
molecolare; e che nella ipotesi medesima ne porge il rapporto fra io spazio 
vuoto, e quello pieno di materia ponderabile nel volume apparente di un 
corpo, composto di molecole tali, che le piu complesse appartengono all' or- 
dine nesirao. 

Supponendo 

n =- 3, 4, 5, G, , avremo rispettivamente w=7^ 15, 31, G3, .... ; 

vale a dire un corpo composto di molecole del 3°, 4% 5% G' , ordine , avra 
7, 15,21, 63 volte piii spazio vuoto che pieno nel suo volume apparente. 
Inolire essendo 

\ z=sW -^- V 

avremo 

V 2" — 1 

C4) V = — , w = V. 

^ ■' 2" 2" 

Seguendo altri principj abbiamo trovato 

d d' — d 

cosicche, paragonando fra loro i due valori di v, ovvero di w, avremo sempre 

Ud') — Ud) 

(« ■ -HiT-' ■ 

Nel secondo membro di questa equazione trovandosi variabile solamente 









— 151 — 

(/, concliideicmo che I'oi'dine della molecola pin complcssa di im corpo, cre- 
sce col diminuiie dt-lla sua densita rf, e che pel contiario diminuisce col cre- 
scere la densila medesima. Cio vorrebbe dire, che la molecola piu comples.sa 
deiridrojjene, apparlienc a un oidine assai piu elevato, di quelle sia I'ordine 
della molecola piu complcssa del platino. Mi pare che questo risuUamento, al 
quale conducono le mic formole, possa meritare raltenzione dei fisici che in- 
tendono alia meccanica molecolare. 

COMITATO SEGRETO 

A rimpiazzare la carica di censore, vacata per I'asscnza illimitata da Ro- 
ma del P. PlACiANi , ora socio coirispondente , il comitato propose la lerna 
che siegue. 

Si{j{j." Prof.' Bertini P. Miciiele, Chelini P. Domenico, Tortolini D. 
Rabn.vba, 

A pluralita di voli fu scelto il prof. Tortolini. 



L'accademia, dietro la proposla del comitato, nomiao suoi corrispondenti 
i signori : 

Plana (Giovanni commcndatore). Professore di matematiche nella reale 
universila di Torino, regio asironomo, barone, e cavaliere della legione d'o- 
nore, corrispondeiite dcH'islituto di Francia, ec. (Torino). 

Amici (cavaliere Gio. Daxtista) I. R astronomo nel museo di Firenze, ec. 
(Firenze). 

Melloni (cavalier Macedomo). Direttore dello stabilimento fisico meteo- 
rologico di Napoli; uuo dei trenta cavalieri stranieri della nuova sczione delle 
scienze nell'ordine pel merito di Federico II re di Prussia; cavaliere della le- 
gion d'onore, e del merito di Toscana ; socio ordinario della reale accade- 
niia delle scienze di Napoli, e delle sociela R. di Londra e di Edimburgo; 
corrispondcnte deH'istituto di Francia, delle R. accademie di iSerlino, Tori- 
no, e deU'imperiale di S. Pietroburgo; ec. (Napoli). 



In questa roedesima sessione Paccademia nomino suo meccanico I'artista 

sig. AnGELO LlTSVERGH. 

P. V. 



— 152 — 

SESSION Xllf DEIii'OTTOBRE [Ul 

PnE»IDI.i\Z.i DEL SIG. UVCA Ul RIGIV.tlVO 



MEMORIE E COMUNICAZIONI 

DiXAMiCA — Teoi'ica clevientarc dell'iirlo fra solidly qualumjue sia la nalura 
e la forma dei mcdcsimi , supposti perfeltainenle liberi. Nota del prof. 
Paolo Aolimcelli. 

X ino ad ora la leorica elemeiilare dell' into fia corpi solid! , si u traltala 
prendendo le mosse (la! caso pii'i semplice, vale a dii'c dall'urto diretto c ccii- 
Irale doi medesimi, supposti privi affalto di elasticita. Mediante le formol(> ot- 
teniUe per qiiesio caso, gli autori di meccanica pervengoiio a quelle relative 
all'iirto diretto e ceiUrale fra solidi elastici; c da ultimo danno essi qualche 
ceiino dclla pei'cossa obliqna e centrale. Iiiollre il principio dinamico di D'A- 
iembert., che da molti si applica per determinaie le formole dell' urlo diretto 
e centrale fra solidi non elastici, da niuno viene applicato quando I'ui'to me- 
desimo avvenga fia solidi elastici. 

L'oggctto perlanto di questa nota consiste, nell' esporre la teorica stessa 
per una via piu geuerale, e piii analilica di quella indicala ; cioe nell'asse- 
gnare il tempo nel quale comincia I'urto fra due corpi; nel definire distinta- 
mente le varie specie degli urti; e poscia, considerando due corpi di forma 
e di elaslicitii qualuiiquc, nel gfSungere alle formole che si riferiscono all'urto 
oblique e centrale dei corpi medesimi , valendosi del principio dinamico di 
D'Aletnbert. Da queste formole poi, come corollari , dedurremo tanto quelle 
speltanti all'urto diretto e centrale dei corpi elastici, quanto le allre die soiio 
proprie degli urli obliquo centrale, e diretto centrale , pero fra coi'pi seiiza 
elasticita di sorta. 

In questa nota stessa ci limiteremo a calcolare, seguendo il noslro me- 
todo, {jli effetti delPui-io compiulo nei corpi ; ed in altra nota , che avremo 
quanto prima Tonore di presentare all'accademia, prenderemo ad analizzare la 
causa di questi eftetti, cioe I'urto in se stesso , per ispargere maggior luce 
sulle sue fasi, non ancoia baslaotemente dichiarate. 

Tempo in che I'urlo comincia. Sieno m, wj', le masse di due corpi qua- 
luoque; si muovano questi rispetlivameate con le velocita v, u', le quali com- 
prendano fra loro un angolo indicalo con (vv'). A dcterminare il tempo <, nel 



— 153 — 

({unlc cominccra I'lirto fra i corpi medesimi , detei-miniamo quaniio i ceatri 
loro di (jravitii G, G' [fig.) si trovino ad una data distanza CC(=>m) 1' uno 




dall'altru, contando il tempo stesso dal priacipio del moto , quando cio<; ai 
irovano i centri medesimi agli estiemi della retla cognita GG(«=)*). 

GI=H, GC = /t, GI=K, G'C=.k, 
sara 

r'=-tr-<-K'-2HK cos(t;u') , wj'=-(H— /i)=-t-(K— fc)'— 2(H— A)(K— A:)cos (y/). 

Oalla prima di queste. risoluta per K, otterretuo 

K = H cos(t;y')=!=i/tH' cos^wJ^') — H' H- '"'] ^ 
ovvero 

K = H cos(du') ± \^lr^ — W sen'(vw') ]. 

laoltre sviluppando il valore di ;n% otterremo 

f H' — '21IA ■+h'+K'—1Kk + k^ - 2HK cos(uj;') h- 2HA- cos'wo') 

ni' = } 

( -+- 2/tK cos(i;t;') — 2hkco&[vv') , 

e sostituito In qucsta il trovato valore di K, preso col superiore dei due se- 
(jni chc precedono il suo radicale, avremo dopo tulte le riduzioai la 

( 2HA [cos^uy') —in- [2A cos(t;t;') — 2ft] l^lr'' — H'sen'(t'v)] 

( — '2hk cos^uu') -f- A' -f- )•' ■+■ k'. 

Ora osserviamo dover essere 

f,= vt^ A = v't, 
e percio, sostituendo, sara 

[ — 2llvl sen=(t;i;') -+- 2[v< cos(t;y') — v'fi t/^Cr"— H'senXyy')! 

( — 2vvt''cos[vv') -+- v't' ■+- f'T-Hr. 



m 



20 



/ 



/ u\^ 



,. ; 



^ :<. 



l/^/ 



//^ 



— 154 — 
Orilinantlo questa equaziooe per le polenze di t, avrcmo 

J 2[(v cos(vt)') — v') i/^ir- — H'sen^Dw')"} — Hw sen^(w') 3 

t "4" ": ; ; t 

V -+-u'^ — 2vv cos(ww') 



v" -t- v" — 2vv' cos {vv') 

Per eliminarc la quatilita H da quesla equazione si osservi, clie abbassandu 
la perpcndicolare cognita GP(=p) sulla G' C, abbiamo 

1 : sen(vi'') == U :p [= II sen(D?;') ] , 

laonde soslitiicndo nell'ultima equazione, avremo 

, 2[(y cosCvi;') — v')i/(»'' — p') — pvsca{vi'')'\ r- — m'' 

v' -i- v" — 2t;j;'cos(t)i)') ' v"-^v'-2vv'cos[vv') 

Quindi e cbiaro che, qualunque sia la inclinazioiie scambievole delle ve- 
locita u, v' dei corpi, risolvendo questa equazione di secondo grado rispello 
alia t, avremo il tempo in cui dovranno essi cominciarc ad urlarsi , purche 
ii punto di loro contatto si trovi sulla dislanza ni dei loro cenlri, corrispon- 
dente al tempo stesso. Percio se i corpi sieno sferici ed omogenei, dovra la 
dislanza m uguagliare la somma dei loro raggi. 

Supponiamo che le velocita dei corpi sieno fra loro parallele , avremo 
percio 

[vv') = , 
e quindi la (1) si ridurra nella 

-•^'^"■•-.''•'-^;:^.-o, 

V — v' [v — V) 

che risoluta ne porge 

l^(r^ — p')z±z\/{ni' —p') 



(2) 



Laonde se i corpi dovranno avere il centro di gravila sulla medesima per- 
pcndicolare alle direzioni loro, dovra essere 

m =»p , 



— ■155 — 
ed il tempo in che si Iroveranno essi cosi collocati, sara dato dalla 

(3) t = '-1, U. . 

Se i corpi si muovano sopra una mcdesima linea relta, sara 

p== 



e la (2) si ridurra nella 




(4) 


rq= tn 


'=t,'-t, ' 



che sara il tempo in cui dovranno in tal case i lore centri di gravita esscre 
distanli di m i'uno daH'altro. 

Faccndo nella (3) la medesima sostituzione, ovvero nella (4) ponendo 

jn = 0, 
avremo 

(5) t 

die sara il tempo, in cui dovranno in tal case i centri di {jravita dei corpi, 
trovarsi nel medesimo punto delta retla, sulla quale ambedue si muovono. Cio 
si polrebbe avverare solo quando i corpi raedesimi fossero due punti. 

Se avvenisse che i corpi si muovessero in opposte direzioni, dovremmo 
poi re — (' in luogo di v in tulte le formule precedenli. Le (2), (3), (4), (5) 
si trovano stabilite dal fanovai, e Del Ricco (*); ma noi le abblamo dedotte 
come altretlaiiti coroUai'i dalla (I), con la quale, assai piu jjeneralmente di 
quello facciano i citati autori, si delermina quando i centri di gravila di due 
corpi si trovino ad una data distanza I'uno dall' altro . muovendosi essi per 
due relte fra loro inclinate comunque. 

Avvertiamo da ultimo in tale argomcnto , che supposto v > , se ab- 
biasi 

r < m , 

dovra, nelle formole (2), (4), valere soltanto il segno H-; giacche I'allro se- 
gno renderebbe negativo il valore di i, cosa che non puo verificarsi. Quante 

(') Elem. ili fisio.i mat. T. I. pag. 9i. Firenie 1809. 



— 156 — 
volte poi fosse 

dovrebbe valeie aella (2) I'uno e raltro segno, e percio ia tal caso due volte 
i cenlri di gravila dei corpi, duranie il moto loro parallelo, si troverebbeio 
alia distanza vi I'lino daUaitro. In falti se i corpi si seguiranno, poaendo in 
dietro qiicUo di velocita maggiore, i centri loro di gravila si troveranao alia 
distauza data w», prima e dopo essersi trovati suUa medesima pcrpendicolare 
alia direzioni loro. Clie se i corpi vadano uno incontro I' altro , avverra lo 
slesso, poiche prima d'inconlrarsi e dopo incontrati, vale a dire prima e dopo 
essersi trovati suUa medesima perpendicolare alle loro direzioni parallele , i 
centri di gravila slaranno distanti di m I'uno dall'altro. 

Se pero alia distanza m fra i centri dei corpi avvenga I'urto dei mede- 
simi, cerlo e che nelle (2), (4) dovremo ritenere sempre il segno — , perche 
corrispondente al tempo piu breve dei due dati dalle formule stesse, dopo il 
quale per effetto dell'urto i corpi non possono piu trovarsi alia distanza m. 

Se in fine abbiasi 

r = 7)1, dalla (2) sara t ^ ^ . 

Specie diverse dell'urto. Due solidi del lutto liberi, di qualunque siasi forma, 
e natura, si muovano {fig.) in guisa, che i loro centri di gravita G, G', pro- 




— 157 — 

gredendo arabcdue in direzione rcUilinea, rispettivamente con le velocila 

V =1 GP , I' =-. G P' , 

tulti gli altri punti di ciascun corpo, descrivano dclle parallele alia direzione 
del 8U0 centro di gravita, vale a dire sieno essi privi di ogni molo rotatorio. 
I corpi a questo modo s'incontrino, e si uitino in iin sol punto n della su- 
perficie loro. Guidando un piano HK, die sia langente ai due solidi nel |)unlo 
di coDtatlu n dei niedesimi, esprimiamo rispettivamente con (nv), (nv') gli an- 
goli GQK, G'Q K, che le direzioni GQ, G Q' dei centri loro di gravita G, G' 
fanno ciascuna col piano medesimo. 

Sc ambcdue, od uno qualunque di questi angoli non sia retto , si avrii 
il caso dell'iirto, ovvcro della percossa, detta generalmente obliqun. Percio la 
condizione di quest'urto, consisle neU'essere la direzione del centro di gra- 
vitii di uno, o di ambediie i solidi, obiiqua al piano tangente i medesimi nel 
punto del contatto loro. Questo caso di urto , o percossa , e il piii generale ; 
cosicche lutti gli altri dal medesimo debbono derivare; e cio sara praticato in 
questa nota, mentre il rovescio, come gia e detto, viene seguito nelle istituzioni 
elementari di meccanica. 

Le velocita v, v applicate ai centri di gravila dei corpi, si decompoa- 
gano in quattro, cioe due 

(6) GF = V sen [vn) , G'F «=■ v'sen'v'n) , 
normali al piano tangente in n; ed altre due 

(7) GI =9 V CQ&(yn) , GT = v' cos (y'n) , 

parallele al piano medesimo. Le due prime di queste componenti si modifi- 
cano come appresso vedremo, e producono tanto I'urto, quanto il moto ro- 
tatorio nei solidi, se questo abbia luogo. Le altre due rimangono dopo I'urto 
quali erano prima del medesimo, e con le prime concorrono a produrre solo 
il moto progressivo nei solidi stessi; giacche questi per le (7) solamente, ni- 
si urtano, ne scambievolmente agiscono. 

Se le due componenti perpendicolari al piano tangente , non passiuo am- 
bedue pel punto di contatto del corpi, I'urto in tal caso dicesi obliquo-eecen- 
trico : se poi si verifichi I'opposto, I'urto riceve il nome di obliquo-centralc. 
Dunque la percossa obiiqua eccentrica riconosce per condizione che le com- 
ponenti perpendicolari al piano tangente non abbiano in comune il punto di 



— i5S — 

contatio dell'urlo. Quiiiili e chiaro che dopo qucsl.i percossa od urto, i corpi 
(lovranno concepire oltre il molo uniforme progrcssivo, anche qiiello iinifoi- 
me rotalorio inlorno al cimUio loro di gravitii. La percossa poi obliqiia o. ceii- 
tralc ricoiiosce per condizione I'opposlo, cioe debbono in questa le stesse cotxi- 
]io(ienti (0), passarc arnbedue pel piinto di contalto «; percio in tal caso dopo 
liirto i corpi concepiranno soltanto nooto uniforme progressivo. 

Se arnbedue g-li angoli (yn), (v'n) sieno retli, la percossa viene denomi- 
nata diretla; pero se in tal caso le direzioni delie v , v\ non coincidano in- 
sieme; ovvero se cosl coincidendo, non passino pel punto di contatio, la per- 
cossa dovra sempre nominarsi diretla-eccentrica. In questi due casi della per- 
cossa diretta eccentrica, ognun vede che dopo I'urlo avra luogo lanto il moto 
proo-ressivo, quanlo il moto rotatorio nei solidi. Diinque la percossa diretta 
fccenlrica riconosce per condizione, che la relta descrilta dal centro di gra- 
vila di ognuno dei solidi sia normale al piano tangente, senza passare pel cen- 
Iro di gravila dell'altro corpo; ovvero che passando anche per queslo centro, 
non passi pel punto di contatio n, corrispondenle all'urto. Quiodi sono due le 
eondizioni, da ognuna delle quali nasce la percossa diretta eccentrica. 

Se poi gli angoli medesimi (un), (v'n) sieno ambedue retti , e di pin le 
t>, «', coincidendo nella slessa direzione. passino pel punto di contalto dell'ur- 
lo, si avra il caso della percossa diretln- centrales ed ognuno vede die dopo 
quesla percossa, non polra nei corpi aver luogo altro molo fuorche il pro- 
gressivo. Dunque lale percossa riconosce per condizione, che i ceiitri di gra- 
vila dei due corpi progrediscano per la slessa linea relta perpendicolare al 
piano tangente i solidi medesimi nei punto di loro contalto, per modo che 
queslo punto, ed i due centri di gravila loro, si troTino sulla perpendicolare 
slessa. 

Concludiamo perlanlo : 1.° che gli urli o percosse ravvisansi di quatlro 
specie; vale a dire due oblique, delle quali uaa eccentrica, I'allra ccnli'alc; e 
•hie direlte y delle quali una eccentrica, 1' altra cenlrale: 2° che la percossa 
obliqua-eccentrica e il caso piu generale dell'urlo fra solidi, dal quale lutti 
gli altri debbono derivare; mentre la percossa diretla-ceulrale forma il caso 
pill semplice dell'urlo medesimo : 3° che nella percossa lanto obbliqua-eccen- 
Irica, quanlo diretta -eccentrica, dopo l' urlo vi sara nei corpi, e molo pro- 
gressivo, e moto rotatorio ; menlrc nelle percosse, obliqua-centrale una, e di- 
rella-cenlrale I'allra, dopo I'urlo, i solidi concepiranno solamenle molo pro- 
gressivo : 4." che I'adempimenlo delle condizioni , dalle quali nasce 1' una o 



— 159 — 

I'altra delle quattro iiulicale pcrcosse, di[)enJei;i, c dalla dirczioiie dui centri 
di gravila dci corpi, c dalla pusi/ionc relaliva di qucsll centri nci voliimi cur- 
porei, e dalla forma dei cor|)i stessi. Quindi se abbiansi due sFere di unifuP' 
me densita, ovvcro omogenee in ciasciiiio del loro strati conceiitrici, sara la 
percossa ubliqiia delle sFere inedesime seaipie centrale; perclie in esse il cen- 
Iro di {jravita coiueidera scmpre col centro di fipura ; e sempre le compo - 
nentt (G) perpendicolari al piano tangente, passeranao ambcdue pel punto di 
conlattu neirurto delle sfere medesime. Peicio 5° i coi'pi sferici ed omofjenei, 
qualunque sia I'urto fra loro, non potranno mai dopo il medesimo . conce- 
piie altio nuoto, fuorche il piogiessivo ; prescindendo peio dagli ostacoli al 
moto, die mai possono maocare, i quali conlradiranno sempre a quesla con- 
scfjneiiza ('). 

S' intendera facilmentc dopo queste dichiarazioni, che nell' into di due 
solidi, qualunque sia la Datura dei medesimi, e la specie dell'urto, non ver- 
ranno punto alterate da questo le velocita dei loro centri di gi-avila, paral- 
lele al piano HK tangente in n le superficie dei solidi medesimi : cio sipni- 
fica che queste velocita saranno le stesse, prima e dopo I'urto (**). Iriollre si 
intendera pure facilmente, che quante volte la normale nel punto Jt di coa- 
tatto al piano tangente, passi pel centro di gravita di iino dei due corpi, I'urto 
dei medesimi noa produrra vcrun cangiamento al moto rotatorio di quello, 
se prima dell'urto lo possedeva, e soltaalo modilichera il suo moto prop-res- 
sivo. 

Velocita dopo /' nrto obliquo- centrale. Le ultime due specie di urti fi-a 
corpi, sono quelle che qui consideriamo, cioe il caso della percossa obliqua- 
ceDtrale, ed il caso della percossa diretta-centrale; deducendo il secondo di 
quest! casi dal prime, e batlendo cosi una via diversa e piij generate, di quella 
seguita fino ad ora dagli altri su tale argomento. Pertanio sieno m , m lu 
masse di due solidi elastic!; rappresentino y, f', come gia dicemmo, le ve- 
locita lore; ed esprima p il rapporlo del cangiamento di velocita nella prima 
fuse dell'urto , al cangiamento di velocita nella seconda fuse del medesimo , 
pel' efTetto della elasticita in ciascun corpo. Egli e chiaro che il rapporto p 
sara variabile fra i liraiti ed I; cosicche dovra essere 

/) = , ovvero ;) = | , 



(■) Tli<!orie malli. des I'llets du jeii dii bilbrd, per G. Coriolis. Pjris 1833,. |> 52. ec. 
(") Poisnoii. mec. Vol. 2. §. MO Paris 1833. 



— 100 — 

secoiido che i corpi s.iraiiiio privi nflfatto di clasticita, o saranno elastic! per- 
Feltamenle. Dobbiamo qui avvcrliie che ne I'uno, nc 1' altro di qucsli casi , 
ha mai luogo in nalura; giacchu qualunque sia la propriela particolare, fra 
le lante che nel corpi si considerano , non sara mai dato trovare un corpo 
dio sia di essa propriela totalmentc privo, ne uno che la posseyga pcrfelta- 
inente. Dunque la elastlcita si (rovera sempre nei corpi , ma in essi non si 
Irovera mai ne perfelta, ne nulla; perclo il valore di p ia pratica sara sempre 
.id uu tempo > c < 1. 

Se i due corpi »i, m' non fossero clastici, certo e che dopo I'urto, si tro- 
vcrebbero essi, per elletto del medesimo , possedere ambedue la slessa velo- 
cila. nella direziooe perpendicolare al piano tangente i due solidi nel punto 
del contatto loro. In Faiti suppongasi che dopo I'urto , la massa m urtante , 
possejjga nella indicnia direzione, una velocita maggiore o minore di quella, 
che possiede la massa urtata m' nella direzione medesima. E chiaro che nel 
prime caso la massa urtata m' impedirebbe ancora il moto all'altra urtante- 
c I'urto non sarebbe cessato contro I'ipotesi. Adunque I'urto dovra cessare pre- 
cisamenle allora, quando le masse w, m', abbiano ambedue consegulta la stes- 
sa velocila, cosicche niuna di esse irapedisca il moto all' altra. Nel secondo 
caso poi, siccome la comunicazione del moto cessa col cessare dall' urto , il 
corpo urtante avrebbe continuato a comunicar moto all' urtato , auche dopo 
cessato I'urto; raa cio e contrario alia inerzia. 

Pertanto, come ora indicammo , distinguiamo 1' urto in due fast : nella 
prima cioe in cui si opera la mutazione di forma fra i corpi che si urtano, 
c nella seconda, in cui principia il litorno della forma stessa. La prima fase 
lerniina col compiersi della mutazione di forma; la seconda termina col se- 
pararsi dei corpi I'uno dall'altro, lo che avviene certo prima del ritorno com- 
piuto alia forma loro. Indichiamo con x la velocita che i corpi dopo 1' urto 
ilclla prima fase, e pel solo effelto del medesimo, acquistano comune , per- 
pendicolarmente al piano tangente nel punto di loro contatto. Egli e chiaro 
che i cangiamenti di velocit.i subiti dai corpi m, m' nel senso indicato, sa- 
ranno dopo I'urto rispettivaraente rappresentati dalle seguenti espressioni 

V scn(Dn) — .V, — [ v'sen[v'n) — .v]. 

Quindi per la ipolesi adottata da tutti, suU'effetto prodotto subito cessato I'urto 
della seconda fase, dalla forza intrinseca restitutiva dell'elasticita, saranno 
p [v sen(vn) — x ] , — p [ t;' sen [v'n) — x ] 



— 161 — 

i cangiamenli delle velocUa per eflfetto della secoada fase dell'urto. Laondc , 
compiuto qiiesto , le compoiienti perpend icolari al piano tangente piu volte 
nominato, saranno, pei corpi clastici, esprcsse dalle 

X — p [v seiifvji) — .V ] , X — p [ t;'sen(t)'n) — a; ] . 

Ora considerando che i due corpi nel memento dell'urto fra loro, costituiscono 
un solo sistema, nel quale 

mv sen(yn) , v\v'%en[v'n) , — mp [.v senfyji) — x] , — m'p [v'sen(t;'n) — x] , 

sono le forze impresses mentre 

— in [_x — p[v senCvji) — x) ] . — »»' [a; — p (v'sen iv'n) — x) ] , 

sono le forze alluali^ cangiate di segno, cioe diretle in opposto; e chiaro pel 
principio di D'Alembert (*), che la risultante di queste due classi di forze do- 
vrii essere nulla ; dunque , poiche trattasi di forze tulte parallele fra loro , 
avremo 

mv sen(vn) -(- v'm'sen[v'n) — mp \_vsen(vn) — x] — m'p iv'sen{v'n) — a; ]j 

— m [x — p [v senCvn) — x) ] — m'Lx — p(u'sen Cu'n) — x) ] ) 

donde 

mvseQ[vn)-i- m'v'seii(;v'n) — mx — m'x= , 

e finalmcnte 

,„, mv sen'vn) -^ m'v'sen(v'n) 

(8) X = — ; ^: — ■ . 

m-H m 

Sostituendo questo valore della x nell'espressioni delle componcnti, che chia- 
meremo con u, u\ perpendicolari al piano tangente i corpi nel contatto loro, e 
relative alia velocita risultante dei medesimi dopo I'urto, avremo 

7nv sen(i'?i) -+- m'v'sen{v'n) — m'p [d senft)7i) — i''sen{v'n) ] 

(9) : ^ ^~^^^^^ 

, viv sen(vn) -f- m'v'sen(v'n) — mp [v'sen(t)'n) — v sen(v?i) ] 

VI -t- m' 

Volendo presentare in altra guisa queste formole, poniamo 

q—\ = p , 



(*) Poisson. Mec. Vol. 2. Paris 1833. §. 333. 



21 



— 162 — 
quiudi sostiluendo e riducendo, avrcmo le 

1 u =. V sen'cn) — - r [sen(uH) — v'scn{v'n) 1. 

\ ' VI -h m ^ 

(10) 

f xi' =vseo(v'n) Cv'sen(v'«) — Dsenfun) ] , 

alle quali, secondo chc sara 

cori'ispoudera il caso dei corpi, o senza elasticila, o con elasticita impcrfetta, o 
con elasticila perfelta. Kel scguito pert) di quesla nota ci valeremo sempic 
delle (0). 

Indicando con jc, w' le veiocita risultanli dci due corpi elastici ?«, in', 
dope la percossa obliqua e centrale dei medesimi, ed avendo riguardo alle 
componenli (7), avremo 

(11) to = i/[ ?rH- ii''cos'(t»Ji) ] , "'' =1^ [ v''cos~[v'n) ]. 

Inollre se rappreseutiamo con (wn), (iv'n) gli angoli che le risullaiUi tv , iv' 
fanno col piano stesso tangenle, avremo 

, , vco^i'vn) , , . v'cos (v'n) 
(12) cos( wn] ==> ^ — - , cos(u)»)= ; . 

Le formole (9), (11), (12) risolvono generalmente il problema dell'urlo 
obliquo-cenlrale; solo deve avvertirsi clie nelle formole stesse dovremo porre 
• — i;'sen(i) ?t) invece di t;'sen(y'H), quando sieno dirette in contrario fra loro 
le component! (G). 

Taluni autori, fra i quali Francoeur (*), asseriscono che il piincipio di 
D'Alembert, non basla da solo a risolvere il problema dell'iirto (diretlo cen- 
trales; ma che fa d'uopo associare al principio stesso, nel caso dci corpi non 
elastici, la condizione che le velocita dopo I'urlo sono eguali nei due corpi; 
e nel caso dei corpi elastici, che le velocita relative dei medesimi prima e dopo 
I'urto haniio un rapporto costante fra loro. A noi sembra che quesle distin- 
zioni non siano necessarie a risolvere la quistionc delTurlo, c che inoltre non 
si accordino colla generalita della sua soluzione. II principio indicato conduce da 



(*) Trallato Ji mecc. elem. Bologua 1830, p. 321, J 230. 



— 1C3 — 

solo a lisolvere fjencralmente il problcma dell' iirto cenlrale, tanto direlto , 
quanto obliquo'^ piirche rapplicazionc tlel piincipio stesso facciasi dipcnden - 
temente dalia assenza dell' urto. Cio e appunto quelle chc si verifica neli'a- 
nalisi prccedento, eve il principio diiiarnico si applica senza fare distinzione 
alcuna sulla natuia dei corpi clie si uitaiio, ma rapplicazione sua dipende solo 
daU'essere la velocita in essi comune, appeiia compiula la prima fase deil'urto 
Fra i medesimi. Consiste in qiiesta comunionc di velocita, che puo anche ri- 
guardaisi evidcnte, I'essenza deil'urto fra i corpi; ed il principio dinamico do- 
veva essere formulato in guisa da dipendere dalla essenza medesima, per con- 
durre senza piii alia genaralc soluzione che si vuole. Qnello che in questo 
caso abhiamo riHettuto sull'applicazione del principio di D'Alembert deve ri- 
flettersi anche nelle altre applicazioiii del principio stesso. 

Casi particolari. Suppongasi che il corpo urtalo m' stia in quiete , do- 
vremo in tal caso porre 

t;'=-0 
nelle (9), (11), (12), ed avremo 

[ mvxenhn) — pm'vsenlvn) , mvsenfim) -i- pmvsen' vn) 

u ==■ ; -, U = L i L . 

j m -i- m m -+- m' 

(13) I w =a l/[/t' -(- i>'cos'(tJn) ] , w' = u' , 

j vcosti'u) 

( cos fwn) => — , cos(m)'m) = 0, ovvero (tt;'n)==.90''. 

In questo caso adunque il corpo urtato, si muovera dopo I'urto, con la ve- 
locita h', che gli comunica il corpo urlante perpendicolarmente al piano tan- 
gente i due corpi neU'urto. 

Supponiamo inollre che il corpo urtato non solo stia in quiete, ma che 
sia pure immobile; dovreaio percio porre nelle (13) 

Wi' = 30 , 

essendo chiaro che con questa condizione viene assicurata la immobilita del 
corpo stesso; avremo quindi le 

iw = — pv sen(yn}, u'=0 , tv<=mv\/ [p'ieii'{vn)-\-cos^{vn] ] , w' =0 , 
, , ucos(i;w) , . 

cos (wn) =• i — ■' , cos [wn) =. — . 



— 1G4 — 

Supponiamo che in qucsto caso la elaslicilii sia peifetta; dovremo ncllc (14) 
pone 

p =- 1 ; 
qiiindi avreiuo le 

(15) i< = — v sen(v?i), w •= ± v , cos(wn)=cos(un), ossia (wn)={^vn). 

Pertanto concluderemo che quando un corpo perfettamente elaslico, iirli con 
qiialunque direzione un ostacolo immobile, sempre la velocita v, e I' angolo 
(t')i) d'iiicidenza, saranno cguali lispettivamenle alia velocita ?w, ed all'angolo 
[wit) di rlHcssione. 

Vdocita dopo I' urlo diretto-centrale. Per passare alia percossa diretta e 
ccntrale, dovremo pone 

{vn) = [v'n) = 90" 

nelle formole (9), (11), (12), ed avremo le 

mv -f- m'v' — in'p[v — v') m'(1 -\-p)[v — v') 



m -+- m' m -+- m 

(16) ^ . mv -\- mv — m'l/v' — 1>) mfl -i-pYv — v') 

^ ' ! it'= ^ ^v'-h — -^ , 

\ m ■+■ m m -+■ m' 

/ iv==u, w' = n\ cos(m;)i)=^cos(?o'?i)=0, ovvero (ui?t)=((o'?t)=90°: 

cioe in questo caso generalissimo della percossa direlta e centrale avverra che, 
dopo I'urto, il centro di gravila dei corpi, si muovera per la stessa relta, per 
la quale si muoveva prima dell'urto. 

Supponendo 

V == , m' =» 00 , 

vale quanto supporre che il corpo urtato m' sia immobile, nel quale caso dalLe 

(10) abbiamo le 

(17) wi =^ — pv , w'= , 

cioe un corpo elastieo urlando direttamente con velocita v contro un osta- 
colo immobile, retrocede per la stessa retta, e con la velocita pv. 

Determinazione del coe(]kienle della elaslicita. II coefiicientc p si deve de- 
terminare con la sperienza per ciascun corpo elastieo, e questa determinazione 
si puo eseguire in piii modi, tanto mediante I'urto obliquo, quanto mediante 
il direlto : qui ne riferiremo uno, che per quanto a noi sembra, non fu per 



— 1C5 — 

anco indicato, e che dipende dall'mto diretto. Peilanto ripresa la f17), po- 

Iremo concliidere che co{jiiita la vclocita v, con la quale il corpo m inconlra 

wi', come pure la vclocita ne^jativa w, con la quale dopo V urto il corpo m 

retroccde, si avrii 

w 
(18) P=--, 

prescindendo dal scjjno. 

Da quesla formola, che si puo sperimentare immedialamente, solo quandu 
i corpi einslici si facciano muovere sopra un piano orizzontale, possiamo de- 
durne uii'altra, piu comoda per la pralica, e dipeodenle dal moto verlicale 
dei corpi stessi. Dicasi s I'altezza dalla quale si fa cadere nn corpo, di ela- 
sticita qualunque, sopra un piano immobile; rappresenti s' I'altezza cui giunge 
il corpo slesso dopo I'urto, per eflello delia velocita conseguila nell'urto lue- 
desimo. Dalla teorica del moto verticale dei gravi discendenti ed ascendenti 
abbiamo 

V = 1/(2^5) , w = l/(2(/s') , 

e sostituendo nella (18) sara 

(10) v--\/~('-) ; 

cosicche se dalla sperienza si abbia 

s==s' , sara p =— 1 ; 

cioe il solido, pel quale cio si verifica, sar?i elastico perfettamente. Adunque 
il coelliciente p della elasticita di un corpo, eguaglia la radice quadrata del 
quoto, che si oltiene dividendo per I'altezza percorsa dal corpo cadente, I'al- 
tezza percorsa dal medesimo ascendente, in virtii della velocita concepita dopo 
I'urto sul piano immobile. 

Queslo teorema, che mi sembra non enunciate in veruna meccanica, puo 
servire meglio di qualunque altro a determinare i coelllcienti dell' elasticity 
nei diversi corpi, tanto piu che il medesimo puo pralicarsi nel vuoto, per 
evilarc gli effetli della resisteiiza del mezzo. Invece della caduta verticale, po- 
tremo in questa ricerca valerci della cadula per archi circolari. 

A tal fine due globi di qualunque materia, della quale si voglia speri- 
mentare la elasticita, sospesi a due fili pei loro centri di gravila, e poscia se- 
parati ambcduc per un dato arco circolare, di cui lo stesso filo di sospensione 



— tco — 



sia il raprio, si facciano cadore udo contro TaUro nel medesimo tempo , ed in 
X clS^i 'o- ccur. si uovino se.p.e ne, .edesin.op.ano. Que.. «iob. 
fi ...eranno pe.-cio con eguale velocita , cioe con quella stessa ch av.^- 
be.o essi aequistata , se fossero caduti per 1' aUezza oss.a 1-'.-° ^ 
di uno quaiunc,ue degU avchi medesinV.. Da cio --•^- -Mn'-- ; ^^^ ^ 
Logo d? ., s' nella (.0), ponendo i due seni vers. de,l. a.ch. I-' ^ ^^ ;- 
di nuoi ,lol,i nella sali.a e discesa pe.- Pareo medes,a.o, s. av.a '^ ;«'-«J' 
1 .-elativl; alia materia lo.o. Con questo n,elodo si ha il vantagsj.o che la spe- 
Wenza e due vol.e .ipetuta nelmedesi.no tempo, quindi lo spe.nv.e„tato..e po- 
;;: sta.-e al .isul.an.ento medio f.a i due, che gli off-ono . glob, nel ..... e 
per Pli a.chi ci.colari. Di piu face..do in silVaUe sperienze va..a.e la tempe- 
rntu.' dei corpi riconosceremo la legge coUa quale influisce .1 calor.co nella 
elasticita loro, questa essendo ricerca non anco.a eseyu.la. 

slpponsas?che la elasticita dei corpi sia perfetta; in questa .potes. avremo ^ 

P « 1 ; I 

quindi le (16) si ridurianno alle I 

\ ; od anclie) , 

che sonole t.-e diverse forme, sotto 1o quali possono i valo.i delle ioro\in 
,al case presentarsi. Per le prime delle (20) possiamo concludere che a ve- 
locita finale nell'urto perfetto, eguaglia in ciascun corpo la sua - "^Ua n. ^ 
.iale, dinnnuita od au..en.a,a, secondo che trattasi deirurtante o ell u.a to, 
del doppio della velocita che avrebbero essi rispettivamente petduta o gua- ( 
dagnata,se fossero stati privi di elasticita; cioe | 

Velocita dopo Vurlo obUquo-cenlrale fra solidi non elasticL Ora veniamo , 

all-urto dei co.pi privi affa.to di elasticita; e per quello rigua.da la percossa , 

oblCa e cen-ale de. n.edes.mi, questa sa.a completamente defin.ta, ponendo | 

p=-0 



— 167 — 
nelle (9), (H), (12); percio, dalle slesse avrcmo 

, mvsen(vn)->- m't>'!icnh<'n) 



(21) ) w =ii/'[m'-4- w"cos''(t)») J , w' =l/[«' -f. v'-cos(7/«) ], 

V cos (vii) v'cos {v'n) 
cos (wn) = ^ — , cos (iv'n) = — — ; ~ . 

IV ' IV 

Qiieste formole dimcstrano il contrario di qiiello , clie stabilisce in tal caso 
il si(j. Z)H/)m, nella sua opera intitoiata - Geomclric et meclianiqne des artset me- 
liei's[*). I diversicasi relativi alia percossa obliqua e centrale fra corpi non ela- 
stic!, si olterranno dalle (21) era stabilite, che sono geoeralissime, facendo in 
esse quelle sostituzioni, che ai casi medesimi si riferiscono. Supponiamo in 
falli die un corpo non elaslico, ne iirli obliquamente un allro in quiete; sara 

t;' = 0, 
ed avrenio dalle (21) le 



I , fnysen(vtt) , , ^ inv sen{vn\ 
.1 u = u =o -!-, w=''t^^u +v cos (vn) ], w' = it =» r— ', 

(22) ( 

\ , , VCOsfuw) , . „ . '/ . ^ «„ 

■.cos (wn) =• — -^^ — -, cos[iv'n) = , ossia (wji)==. 90° ; 

cioe il mobile urtato si muoverii con velocila perpend icolare al piano tan- 
jjente i due corpi nel punto deH'urto. 
Da quesle formole abbiamo 

w : iv' =-- |/ [ in -¥• m'[2m -\- m') cos" {vn) ] : Hjsen(t)n) ; 

rapporto che, sotto altra forma, si stabilisce in tal caso da Rossut nclla sua 
meccanica (**). 
Supponendo 

m' = 00 , 

nelle (22), sara quanto supporre, per un secondo caso parlicolare , che uu 

(■) Vol. 2. nriixclles 182G p. ICl. 
(") T. 2. I'avia 1788. p. 118 J. 4*2, 



— 1G8 — 
corpo noil clastico ne urli obliquameiitc uii allro immobile; qiiiudi avrcmo 

(( = u' =• , «' «= ucos(f7») , M'' = M = , cos(wn) = 1, ossia (?rH)=0. 

Dunqiie in tal case il corpo urtanle, dopo Turto si muovera parallela- 
mcDle al piano tangente i due corpi iiel punto dell'urlo. 

Velocilu dopo I'urto dirello-centi'alc fra solidi non elmlici. Per passare alia 
percossa dirctta e centrale dei corpi non elaslici, dovremo porre nolle (21) 

(vn) ='{vn) =00° ; 
quindi avremo dalle mcdesime le segucnli 

, mv -+- m'v 



(23) w = tt)'= u 



in -H m 

cos [wn] == cos [w'n] = , ossia (ion) =■ (lu'n) =« 90". 

Cioc in qucsto caso i corpi dopo Turto, procederanno per la stessa via per 
la quale procedevano prima, e con velocitii comune, rappresentata dalla (23); 
la quale si ottiene anche dalla (8), facendo in essa la medesime sostiluzioni 
falte nelle (21). 

Peragonando i sccondi valori dellc (20) con la (23), avremo una rela- 
zione fra le velocila iniziali v, v' prima dell'urto, quelle w , w' dopo la se- 
conda fase dell'urto, e la velocila x comune ai due corpi dopo la prima fase 
deU'urto; e questa relazione sara evidentemente pei due solidi espressa dalle 

?<; == 2x — I', lu' =a2x — v'. 

Quindi e che la velocila dopo 1' urto , in ogni corpo di perfetla elaslicila , 
eguaglia la differenza algebrica fra il doppio della velocila sua dopo la prima 
fase deU'urto, e la velocila iniziale del medesimo. 
Le quantita 

m'(v — v') in[v — v') 

m -+- m' m ■+• m' 

rappresenlano rispeltivamente i cangiamenti di velocila, che subiscono i corpi 
wi, n»', tosto compiula la prima fase dall'urto, cioe prima che la elaslicila dei 
medesimi abbia reagilo; e cio facilmente s'intende ricorrendo alle formole ora 
stabilite, sull'urto dirello e centrale dei corpi non elaslici. 



— iG9 — 

Dunquc staiido alia prima forma dei valori delle tv, tv\ preseatati nelle 
(20), possiamo concludere il teorcma seguente: cbc nell'urto dei corpi di ela- 
sliciti perfetta, il cangiamento rispcttivo di velocita nei medesimi, per effetto 
dcH'iirto, c doppio di quello sarebbe in essi , quando non fossero clastici. 
Se poi voglia distinguersi I'urto dei corpi che si sieguono, dalTurto dei me- 
desimi che vicendevolmenle s'inconlrano : in un caso, il primo di quei can- 
gianienti, rappresenta la velocila porduta dal corpo urtante m; il secondo la 
velocila giiadagnata dal corpo iirlato m' , (osto compiuta la prima fase dell' 
urlo fra i medesimi: nell'allro caso poi, gli slessi cangiamenti rapprcsenla- 
i)o le perdite di velocita, rispettivamente fatte dai due corpi uella prima fase 
deirurto;e si vede cliiaro, che il teorema sopra cnunciato, si accomoda facilmen- 
le a qiicsta distinzione, giacche il medesimo sussiste per ciascun casodi essa. 

COMITATO SEGRETO 

Secondo il § 4." titolo III degli statuti accademici , e per la proposta 
del comilato, furono in qiiesta sessione nominati soci lincei corrispondenti gii 
scicnziati clic seguouo : 

Carlim cav. Francesco, R. astronomo ; direttore dell' I. R. specola di 
milano (jMilano). 

Magistrini cav. Gio. Battist.v, professore di matematica nella pontificia 
universilu di Rologna; pensionario anziano; membro di altre socicla scienli- 
fiche e lelterarie (Rologna). 

lAIossoTTi cav. Ottaviano Fabrizio, professore di fisica matematica , e 
meccanica celeste ncll'I. R. universila di Pisa (Pisa). 

BiANCiii dottor Giuseppe, professore di astronomia nella R. universila di 
Modena (Modcna). 

ftlARiAMM cav. dott. Stefano, professore di fisica sperimcntale; bibliole- 
cario nella R. universila di Modena; presidente della sociela italiana (.Modena;. 

Belli dottor Giuseppe, professore di fisica nella I. R. universila di Pa- 
via; membro effetlivo pensionalo dell'I. R. istituto lombardo; socio nazionale 
non i-esidenle dell'accademia R. delle scienze di Torino ; socio straordinario 
dell'accademia R. di scienze. leltere, ed arli di Padova; membro della facolla 
filosofica di delta cilia (Pavia). 

Bertoloni cav. Antonio, professore di Botanica nella universila di Bolo- 
gna (Bologna). 

Alessandrini dottor Antonio , professore di xVaatomia comparaia nella 
universila di Bologna (Bologna). 

Selmi professor Francesco (Modena). 22 



— 170 — 

A favorire la pubblicazione ilelle note o memorie scientifiche del soci 
ordiuari, fu decretalo iu qiiesta sessionc, che di ciascuna nola o mcmoria lella 
in accademia^ e pubblicata negli altt dclla mcdesima, Taiitd'e linceo ordina- 
I'io abbia diritto a riceveriie gratuitatuente copie ciiiquanta di stampa. 

II niinislero della pubblica istiiizione , con dispaccio del 23 settembre 
lesle decoiso, iiivio una mcmoria raanoscrilta di ostelricia, coraposla dal sig. 
1. F. Van llenyel di llelversum, Paesi Bassi, pioviucia del nord di Olanda, e 
dal uicdesinio prcscniala aU'accademia, pcrclie Fosse presa in considerazionu. 

Essendo Ic scienze mediche, pel titolo II. § 1.° degli slatuti accadetiiici, 
ail'alto escluse dairoggetlo, che I'accademia si e prefissa nel sue esercizio; fii 
in qucsta sediila decretalo, di lortiare al ministero suddelto quel manoscritlo, 
perche sia inviato all'aulore, con rendimenti di jjiazie da paite dell'accade- 
raia, e con la iudicazione del motivo pel quale non puo la mcdesima occu- 
parsi di qucH'argomealo. 



CORRISPONDEKZE 



L'accademia ringrazia gli autori delle seguenti opere, a lei mandate in 
dono dai medcsimi. 

Alghe italiane e dalmatiche, illustrate dai prof. G. Menegiiini. Padova : 
fasc. 1.° marzo, e fasc. 2.° aprile 1842. 

Prospelto della flora euganea del conte ViTTORE Trevis.\n. Padova 1842. 

Le Alghe del Tenere udinese, denominate e descritte dal medesimo. Pa- 
dova 1844. 

Studi storici del medesimo. 

Sul terreno cretaceo delPItalia settentrionale. Osservazioni di AcuiLLE De 
ZiGNO. Padova 1846. 

Prospelto analitico rischiarante I'etiologia, e l.i diagnoslica dei maii ner- 
vosi. Del dolt. Gio. Domenico Nardo. Venezia 1842. 

Riflessioni medico praliche sulla segala cornuta ec; del medesimo. Ve- 
nezia 1841. 

Nuovo metodo di rendere maggiormente utili i bagni di mare; del me- 
desimo. 



— 171 — 

AnnoUizioni medico-praticlie sull'utilila dell'acido ossalico; del medesimo. 
Vcuezia 1844. 

Discoi'so sulla natura dcllc cantai'idi ; del medesimo. Yenezia 1834; 
estratlo dal niiiii. YI dell'antologia medica. 

Prograrama di un commenlario chimico-farmaceutico, e medico-pratico 
.sulla naliira c siil rnodo di agire dellc sostanze ec. ec; del medesimo: estratlo 
dal num. II c III deirantologia medica. 

Nolizie medico-statisliclie suUe acque minerali delle venele provincie ; 
del medesimo : cstralto dal vol. II e III del memoriale dclla medicina con- 
lemporanea. Yenezia 1830. 

Annotazioni medico-praliclie sullc malaltie erronearaente dette vcrrainose 
ec.; del medesimo. Yenezia 1842. 

P. Y. 

■ ■ »— i-»^ 8 U^ — ■ 

SESSIOi\E XIV" DEL 19 XOVEMBRE 184» 

PRESIDt:i\ZA DEL SIO. FRIIVCIPE D. PIETRO ODESCALCHI 

(Vicepresiilente) 



C ]\I M I S S I N I 

J.I mini.slro del commercio ec., con dispaccio del 10 oUobrc teste decorso 
n.° 7569, richiedendo I'accademia del suo parere, sulla domanda fatta da Mi- 
cheie Balducci di Passignaiio, per oltencre la dichiarazione di piopriela, sul 
pre.ssore a olio, clie dice sua invcnzione, le invia nel tempo slesso la descri- 
zione, il disegno, ed il modello dell'indicalo congegno. 

Commissar! Signori Prof." D. Barn.\b.4. ToRTOLi.vr, 
e D. Ignazio Calandrelli (relatore). 



1 soci Ma.sserano , Carenzi , Crestadoro , WiclcliiTe, Rocca, e Mignone , 
avendo chicsta la dichiarazione di proprieta per un nuovo sistema di loco- 
mozioiic mcnaltrita, invenialo da essi, viene incaricata I'accademia dal mini- 
.tlro del commercio, col suo foglio dell' 1 1 oltobre teste decorso n.° 8028, nd emel- 
tere su tale oggetto il suo parere; ed a que.sto fine il ministcru stesso le in- 
via tanto i disegni quanto la descrizione, die i sunnominati esibirono. 

Commi.ssari Signori Prof."^' Carlo Serem, R. P. Miciiele Bektim (relatore). 



— 172 — 

Fii chiesia dicliitirazione di propricta al minislcio del comnicrcio ec, da 
Luigi Domenico Girard, per un motore pompa a guariiizione mobile; e da 
Ilaiio Giulio Maignot con Maria Francesco Monier, per una maccliina idrau- 
lica a propulsione acrea. II ministcro stosso, inviando col sue foglio del 14 
ottobre 1848 n." 8009 airaccadcniia le delucidazioi)i, che ottenne sugTindi- 
cati congcgni del sig. Gabet, la incombcnza perche sui medesimi eslerni essa 
il i>uo parcrc. 

Commissari Signori Prof." R. P. Michele Beutini, 
e R. D. Domenico Ciielini (relaiorc). 



Alcuni processi fiirono immaginali dal chimico Luciano Orioli, per mi- 
gliorare la fabbricazione del carbone animale, del fosforo, c del nero lucido 
pel calzolari; c dal medesimo fu cliiesta la dichiarazione di propricra per sif- 
falii processi al ministcro del commercio ec. , il quale col suo foglio del 5 
ottobre ultimo decorso n.° 7927, prega I'accaderaia, onde sui medesimi \oglia 
esternare il suo parere. 

Commissari Signori Prot". Dottor Francesco Ratti, 
e Dotlor Pietro Carpi (relatore). 

P. V. 



SESSIONS XV" DEL 5 DICEMBRE iUl 

PRESIDEKZA DEL SIG. PRIi\CIPE D. PIETRO OUESCALCHI 

( Vicopresidente ) 



MEMORIE E COMUNICAZIONI 

Negrologia del P. Francesco De Yico, letta dal prof. P. Volpicelh. 

\Jon sommo suo dolore I'accademia ebbe in questa sessione I'infauslo annun- 
zio, che il P. Francesco De-Vico, uno de'suoi corrispondenti , era stato da 
morte crudelmente rapito alia religione, alle scienze, agli amici. Nel parteci- 
pare all'accademia queslo infortunio , il segretario della medesima ricordo i 



— 173 — 

piincipali falli della breve, e virtuosa vila del De-Vico, da tutti grandemente 
ropulaio nclla scicnza di Urania ; e si cspiesse nel modo che siegiie : 

" Ebbe in Macerata il collega nostro cd astrono:no i suoi nalali, uel 10 
di majgio 180r>, dal conte Piclio De-Vico Ubaldini, e della conlssa Amalia 
Archinlo, dania della nobilissima fainiglia di tal nome in Milano; riceve la sua 
prima educazione in Siena nel collegio dei pp. Scolopi , ed in Urbino nel 
conviUo dei nobili, diietlo dai pp. Gesuili. Quindi viaggio per Italia; e dopo 
alcun tempo vcsli I'abito di s. Ignazio, il 23 dicembre 1823. 

<i Insegno egli nel collegio roinano, comeclic novizio, la gramatica per 
qualche anno; quindi passo a studiare la teologia ; ascese al sacerdozio nel 
1837; e fcce il primo passo nella cairiera aslronomica , calcolando il ritorno 
della conieta di Halley. Con sua grande soddist'azione fu esse il primo a ve- 
dere queslo astro in Italia , in quelio stessa notle nella quale fu veduto a 
Londra (1). 

» Voile il De-Vico, fra le prime osservazioni sue astronomiche , deter- 
minarc di nuovo, con diversi raetodi, la latitudine della specola del collegio 
romano (2) ; determinazione giii fatta dai chiarissimi astronomi Calandrelli , 
Conli, e Kiccbebach. Inoltre, raediante le stelle cadenti, ed in corrispondenza 
dell'osservatorio di Napoli , determino anche la longitudine della nominata 
specola (3). Fu il primo nel 1838 , dopo lo scopritore di Urano , a vedere 
il G." e 7.° satellite di Saturno , ed a scoprire eerie divisioni nell'anello di 
questo pianeta (4). Fece molte osservazioni sulla nebulosa di Orione , e nel 
trapezio di questa costellazione scopr'i due piccolissime stelle (.5). Avvenuta 
poi la morte del P. Doumochel il 15 gennaio 1840 , passo il De-Vico di- 
rettore deU'osservatorio del collegio romano. Venne ad esso aflidata la osser- 
vazione del pianeta Venere , per determinare il tempo della sua rotazione 
diurna, e per defmire la quistione su tale argomento insorta. Dalle sue osser- 
vazioni concluse, cbe Venere ruotava intorno a se stessa in 23'', 2 I'. 22 ': tem- 



(1) Si consulli percift la memoria intorno alle pertnrba/ioni, c.if[ionate daH'azione <li Giove ec. 
Roma 1836; in una nota. 

(2) Memoria delle osservazioni fatte nel collegio romano negli anni 1838, e 1839, pubblicala il 
31 gennaio 1841. 

(3) Vedi la sopra citata memoria; e quelle ilel 1840 ~M. 

(V Veili t. XV n. 15. dei Comples rcndus clill'acc.idL'mia delle scienze ili Parigi. — Anche la 
memoria delle osservazioni falle dagli astronomi del collegio romano nel 1838. e le osservazioni 
del 1840—41. 

(3) Vedi la memoria ultima citata. — Vedi ancora le memoric del 1839 — 40 — 41 — 42. 



po che si accorda con qiiello di Cassiiii , e clie puo molto bene conciliarsi 
con le osser%azioni fatle da monsijj. Rianchini (I). 

» Pareccliie comete fiirono dal De-Vico scoperle, delle quali una fu sog- 
{jefto di inolle discussion!; quella cioe periodica del 22 agosto 1844, che porta 
il suo nome : e per siftVille scoperte fu egli premiato ailrellante voile dal Re 
di Danimarca; conforme Irovasi registrato in piu fogli del Diario romano. Fu 
prime sempre in Ilaiia il De-Vico ad osservare il rilorno delie due comete 
a corto periodo di Encke, e di Biela (2). Sollo la direzione del medesimo , 
fu eseguito nel suo osservatorio un interessanle lavoro sui coiori cangianti 
delle sli'lle. die sono nel catalogo di Bailly, ed una gran parte di queslo la- 
>oro vide la pubblica luce (3j. II medesimo astronomo si occupo molto in 
osservare la variabilila, la duplicita, la comparsa, e la riapparizione delle fis- 
se : fece ancora egli un esalto registro di tulte le nebulose poste nel cielo a 
noi visibili. con le disposizioni delle fisse loro vicine. Questo lavoro e tutlora 
inedilo, come inedito e pure I'altro dei quadrati del numeri dall' 1 fino al 
200000. Osservo sempre gli ecclissi avvcnuti quando era csso diretloi'e della 
specula; islitui moltissime osscrvazioui a reltificare gli strumenti che usava; e 
riceve con gran piacere I'incarico di slabilire pubblicamente in Roma il tem- 
po medio; misura che fu grandcmeute approvata dalT insigne geometra ita- 
liano sij'^nor barone Plana, clie allora si Irovava in questa capitale. Detcrmino 
il defuulo aslronomo la latiludinc della torre di Fiuniicino , c lego la posi- 
zioue di questo luogo con altri conosciuti: lavoro ancor questo inedito. In- 
dirizzo non pochi giovani neirastronomia leorica, dalla catledra; ed alquanti 
altri nella pratica, dalPosservatorio. A Parigi fu onorevolraente accolto dagli 
scienziali di quella capitale, massime dai signori Arago, Riot, e Gambey; ed 
alloi'a parlo a quella insigne accademia di scienze de'suoi lavori sul G.°e7." 
satellite di Salurno, e suU'anello di questo pianeta (4). 

» Aveva pure il noslro socio corrispondente cominciato un catalogo ac- 
curatissimo di stelte; in una zona celeste, 30° al di sopra, ed altreltanli al di 
solto deU'equatore, dalla prima all'undecima grandezza ; e vari saggi aveva 



(1) Vecli le memorle <lel collegio romano 1840 — 41. 

(2) Vedi il Diario romanii. 

(3) O»»ervaiioni I'jUe iiell.i spccoLi della uoiverslta Grejjoriana I'anno 1843. Memoria sopra i co- 
iori dell« stille del catalogo di Bailly, osservati dal P. Benedetto Seslini. Roma 1845. 

(4) Ved; Comi,les reiiUut dellaccademla delle scienze di Parigi I. XV n. IS, anno 1842. 



— 175 — 

yia pubbliciitu di (jiicsUi sua opera (1), quando gli fu necessila pailire dal- 

I'osscrvatoi'io, e lasiciare cos'i a mezzo I'opera medesinia. 

i> II De-Vico fii socio della realc a.stioiioniica socielii di Londra , ed iino 

dei XL della sociela iluliana; hi eziaiidio dull'istituto di Hologna , e dcll'uc- 
cadcmia poiililicia de' iiuovi lincei , prima mcmbro ordiiiaiio , poseia corii- 
spondenle : apparleiine anche ad allre mollc sucieta scientificiie. Apparisce 
dalla sua eoii'ispondenza la slima {ji'andc clie gli scienziati facevaiio di iui , 
e fu proposlo dal miiiistero per uiio dei membri dell'aUo consijjiio ia Kouia. 
Seati egli multo avaiiti nell'ai'te bellissima del canto, e diresse il corpo dei 
giovani cantori del eollcgio romano, i quali furono amati da esso Icnei-amcnte, 
e diretti nello s[)iiito con ogni maniera di pieta. I lavorl scieulifiei di que- 
sto astrouomo venivaiio tramczzati da mille altre occupazioni ; alle quali era 
cgli cliiamato per doverc dal suo religioso istituto, in cui modello cliiarissi- 
iiio di virlM a tutti appariva. Cortese, modesto, gentile, e di maniere soavis- 
sime, formava il De-Vico, la delizia, e I'ammirazione di quanti lo conoscevano. 
n Abbandonata Koma il 22 uiarzo del cadente anno 1848, si porto a 
Parigi, da dove parti per I'lnghilterra, e di quivi passo in America. Tornato 
poseia in Kuropa per commissioni scientifiche della repubblica degli Stati 
Uniti, si ricondusse in Francia, e di la giunse a Londra; ove preso da mor- 
bo maligno, sui piimi di novembre, dopo una malattia di pochi giorni, coa 
dolore di tutti quelli che amano la virtu e la scienze, depose il lodellostes- 
so mcse la mortal veste, per poi quando che sia, riprenderla piu chiara. 

P. V. 



(1) VeJi mcmoria sulle o^servatloni faUe alia specola del collegia romano oeiraDDO 1843. 



— 17G — 

SESSIONS X\T HELL' 8 DICEMBRE 1848- 

PRESIDEniZA DEL SIG. PKIIWCIPE D. PIETRO ODESCALCUI 

j Vicc'-presijeiite.) 



COMMISSIONI 



Sulla stttdera inventata, e costrutla dal meccanico Gregorio Teodorani 



KAPrORTO 

Commissaii Signori Prof." Canonico D. ToMMASO Mazzani; Carlo Sereni; 
e GiULiANO PiERi (rclaloie). (Ycdi Sessiotie terza del 21 wiar^o, 1848). 

M. vostri commissari essentlosi occupati dell' esame di una posizione rimessa 
loro dal segrelario della pontiticia accademia de'nuovi lincei, in seffuilo del- 
la risoluzione del comitalo accademico , riunitosi il 21 marzo 18'i8 ; hanno 
pi'imieramenle riconosciulo non esistere in quella che due soli documenti, le- 
lativi alia stadcra del sig. Gi-egorio Teodorani, suUa quale unicamente veiii- 
\ano invitati a pronunziarc; cioe una semplice descrizione meccanica dello ap- 
parecchio, corredata di un disegno , ed un analogo rapporto dei sigg. proF. 
Brighenli, Magistrini, e Glierardi. Ora tali allegati non parvero ai soltoscrilti 
snflicienti a stabilire un adegualo giudizio sul merito e sull'utilita dell'invenzio- 
ne; da che ne la descrizione del sig. Teodorani rivela precisamente lo scopo e 
la inanicra di agire della sua macchina, ne il voto dei rispettabili proFe.ssori 
di Bologna dichiara abbastanza I'apiilicazione dei principii, che ivi si annun- 
ziano al falto delTapparecchio meccanico descritto dal Teodorani. 

Quindi e che per diFetlo di spiegazioni positive, quali evidentemente ri- 
chieggonsi nel giudicare di un ritrovato di tal natura , i commissari riten- 
gono che nou pos.sa divenirsi con quei soli elementi ad una ragionevole con- 
ciusione, sul pregio della stadera indicata. 

Convenne Taccademia nella conclusione di questo rapporto. 



— 177 — 

5e convenya accordare al sig. Luciano Orioli di Canino I'esdusivo 
dirillo di proprieta dei miglioramenU da esso in alcuni 
processi chimici adottati. 

HAPPORTO 

Cominissaii Signori Prof." Francesco Ratti, e Pietro Carpi (relalore). 
{Yedi sessione deeimaquarla del 10 novcmbre 1848). 

J 1 si{j. Luciano Orioli chiede il cliritto esclusivo di piopriela pel miglioianienli 
da esso inti-odotti in quallro processi chimici, cioe: 1° nella fabbricazione del 
nero di osso : 2° nolla sua piirificazione : 3° nella preparazione del fosforo : 
4° nella forraazionc di un nero lucido per le scarpe (volg. lustro da calzo- 
iai). Ora rispetto al 1° siccomc non v'ha, per quanto e a nostra cognizione , 
alcuno nello slato pontificio, che prepari il nero d'osso, facendo uso del gran- 
diose apparecchio, sebbene gia conosciuto, del quale il sig. Oiioli si propone 
servirsi ; e siccome non v'ha del pari alcuno che tragga profiUo del carbo- 
nato ammoniacale empireumalico, che si produce ia tale operazione, e molto 
meno avvi chi si valga dei gas combustibili, che nel uiedesinio tempo si svol- 
gono, come di un mezzo illuminanle; cosi siamo di sentimento, che debbasi ac- 
cordare il ricliieslo dirillo di proprieta per la introduzionc di questo apparecchio 
nello stalo ponliticio, e pel profitto che si propone Irarre dai pi-odotti , che 
si svolgono in tale operazione. Limitato cosi il diritto di proprieta da con- 
cedersi, libero ciascuno resla di preparare il nero d'osso, nel raodo fin qui 
usato in vasi o di terra, o di ferro , o d'allra materia; e di servirsi come 
materia combustibile dei gas che si svolgono. 

Riguardo al 2% e pur vero, che non trovasi comunemente in commer- 
cio il nero d'osso purificato, ma e allresi vero, che assai liniitati ne sono gli 
usi, e che sino a questo momento tulti quelli, che ne hanno avuto bisogno, 
se lo sono da per loro stessi preparato, od hanno ricorso ad alcuno, che cio ab- 
bia effettuato; e se aggiungasi che il sig. Orioli intenderebbe servirsi de'me- 
desimi mezzi, de'quali fin qui si c fatto, e si fa uso; ne discende per ne- 
cessaria conscguenza , che non verificandosi la sua operazione di migliora- 
mento introdotto in questa purificazione, noa gli si deve accordare il richie- 
sto diritto. 

In 3° luogo, tutte le opere di chimica , le quali sono a nostra disposi- 
zione, prescrivono per fabbricare il fosforo, che siano le ossa calcinate a bian- 

23 



— 178 — 

CO, che polv'erizzate se nc faccia pasta coll'acqua, e che ci si a{j{jiiinga dei- 
I'acitlo solfoiico conceolrato, in peso pioporzionato a qiicllo delle ossa impie- 
gale. Se dunqiie il si{j. Orioli ba sperimenlalo, essere iiulifrerente adoprar le 
ossa semplicemente carbonizzale ; come pure se in vece di diluire indiretta- 
ineutc I'acido solforico, impastando prima le ossa coiracqua, ha egli sperimen- 
lato, che si puo adoperarlo gia diliiilo : c hen giiislo che, per qiiestc sue ino- 
diflcazioai si goda il diritto di proprieli , dalla lejjge accordato alle inven- 
zioiii : lanio piu. ciio nello stalo pontificio non c a nostra cogiiizioiie siavi al- 
cuna fabhrica di fosforo, che sarcbbe utile vi fosse, e che la ricliiosta stessa 
di diritto di proprieta, che il sig. Orioli ha limitato alle sue modificazioni, e 
che (ammcssa la mancanza di fabbricbe di simil genere nello stato) avrebbe 
potuto far piu eslesa, lascia libera facoltii ad altri di slabilirne, use faceudo 
del inetodo generaliiiente conosciuto, e praticaio. 

Infine senza enlrare in alcuna discussione sul merito de' trovati del sig. 
Orioli, siccome fin qui nbbiamo fatto, costretti anche dal non avei' presente 
alcuD campione de'suoi pi'odotti, e da' non aver assistito ad alcuna sua ope- 
razione ; poiche il nero lucido da scarpe dal medesinio proposto presenta , 
sia nella qualila, sia nella quantita delle materie adoperate, una qualche dif- 
ferenza da quelli generalmenle conosciuti ed in uso; cosi crediaino che gli si 
possa pure per questa parte accordare il diritto di proprieta, tanio pii'i, che 
con questa concessione, non si vengono allatto a danneggiare que'tanti meschi- 
ni induslriosi. che fin qui con altri tnetodi hanno oltenuto questo prodolto. 

Adotto I'accademia le conclusioni di questo rapporto. 



Siti camhinmenti proposti dal sig. Belducci di Pnssignaito 
ncll'ordinario sislrma deyli slvetlori da olio. 

ItAPPOBTO 

Commissari Signori Prof. " D. B. Tortolini, e D. 1. Calandrei.li (relatore.) 
[Vedi sessione decimaquarta del 19 novembre 1848). 

-I I sig. Michele Belducci di Passignano, ha prcscntafo al miiiistero del com- 
niercio i modelli, il disegno, e la descrizione di uno strcttojo per olio , da 
esso invcntato, pi;l quale chiede la dichiarazione di proprieta; ed il ministero 
medesimo ha rimesso tutto alia nostra accademia, perche venga da essa giudi- 



— 179 — 

cato, se il sisteuia proposlo dal sig. Belducci prcsenti vantag^i tali, da reDderlo 
deguo del privilegio domaodato. 

Due sono i niodelli presenlati, nel primo dei quaii il ma.schio della Tite 
deilo strcKojo, y'len poslo in moviniento per mezzo di una vile pcrpetua oriz- 
zonlale, clie injjiana in una luola dcniala di Lrouzo ad asse verlicale, inva- 
riabilmenle connessa al maschio, il quale essendo fiiisato in mudo da non po- 
tere no saiire, nc discendeie, obblifjhera colie sue rivoiuzioni a salire, e a di- 
sccndeie il dado, nel quale e inta{j[liala la madrevilc, e andrei quesla ia con- 
!>c<<;uenza a pienaere sulla colonna delle (jabbie, o fiscoli, nei quali e conle- 
nula la materia che deve assoggeltarsi alia pressione. 

Per facilitare il movimento di queslo dado , esso e munito di qualtro 
orecchie contencnti altrettante ruotelle, che scorrono eulro due canali inca- 
vali nella parte interna dei cosciali dell'armatura, ed in forza di queslo con- 
gcgno vicne non solo diminuilo I'atlrito, aia conservata eziandio la posizione 
verlicalc del dado. 

Una colonnetta di ferro , vuota, c minutamentc perforata, e inRssa nel 
ceniro della soglia o bancaccia, ed in questa s'infilzano le gabbie, che deb- 
bono essere sottoposte alia pressione, poneudo suH'ultima di esse un piatto di 
ferro con due brace ia ritorte. 

Posta in azione la macchina, allorquando sara sudiciealemente compressa la 
colonna delle gabbie, si fermeranno i due bracci del pialto di ferro per mezzo 
di due catene, fisse al piedc dei cosciali, e cio impedira, che al rialzarsi del 
dado per la elasticita delle {jabbie, e della materia, non si riaizi la colonna 
compressa. Ilialzato il dado, si .sottoporra all'azione dello strettojo una nuova 
colonna di gabbie, coperla da un piatto simile; e praticando nello stesso mo- 
do, si potra in seguito inserire anche una terza colonna , e quindi slrinrjere 
nuovamcnte, finche la materia abbia subito il giusto grado di compressione. 

II secondo modello e in gran parte somigliante al primo, e solo ne difle- 
risce perche alia vite perpetua ed alia ruota di bronze, col mezzo delle quali 
viene in quello posto in movimento il sistema, e sostituito in questo un in- 
granaggio ed un argano. Una ruota a corona orizzontale , connessa al ma- 
schio della vite , ha nel suo piatto quattro denti posti alia distanza di 90° 
I'uno dalPaltro, ai quali si altacca succesiiivamente un gancio di ferro, cui 
e raccomandata una fune che va ad avvolgersi intorno al fuso dell' arga- 
no. Poslo in movimento 1' argano , girera necessariamente anche la ruota a 
corona, e con essa il maschio della vile; ed avraano luogo ia tuUo il reslo 



— 180 — 

i mcdfsimi efletli del prccedonlc sislcma. L' ingranaggio poi composlo dolla 
riiola a corona orizzoiilale, o di una riiota a slclla verticale , posto in molo 
per mezzo d'una manovella, servira a rialzarc il dado, cd anche ad abbas- 
sarlo, per esercitare i primi gradi di picssione. 

Le modit'icazioni inlrodoUc dal sig. Belducci in questo secondo sislema, 
fanno si, cbe debba il prinio considcrarsi come iin lentalivo meglio s\iliip- 
palo nel secondo; cd e peicio, che tralasciando quello, di f|iie.sto sollanto ci 
occupcremo. 

La poca csatlczza colla quale sono i modclli cosli'uiti, c la mancanza di 
varie notizie siille dimcnsioni di alcuni degli organi,clie compongono il .si- 
slema, rendono impossibilc riconoscerne il valore per mezzo del calcolo. Tut- 
lavia puo ancbc scnza cio generalmcnle assicurarsi, che I'applicazione del- 
largano deve neccssariamentc portare un considerevole vaulaggio per I'eco- 
nomia della forza. L'applicazione pero dell'argano non e nuova, giacche in Ro- 
ma nella farmacia Volpi si osserva il lorcbio destinato per la eslrazione dell'olio 
di mandorle doici, mosso da uu argano, eguale in tutto a quello immaginato dal 
Belducci per I'olio di olive. II non e.s.sere rarehitrave dello strellojo traforalo dal- 
la madrevite, come lo e nei montani ordinari, favorisce la slabilila del sistema; e 
la colonnetta di ferro, alia quale sono infilzate le gabbie, serve assai accon- 
ciamente a manlenere la colonna delle gabbie stesse uella posizione normale, 
ed a facilitare lo .scolo dell'olio nel canale della soltoposta baacaccia. 

Deve pertanto concludersi, che quantunque I'ingranaggio d'una ruota a 
Stella in una corona, possa essere facilmenle .sconcertalo; quantunque polrebbe 
risparmiarsi I'eccessiva lunghezza del fuso dell'argano, so.sti(uendone uno co- 
mune, sovrapposto ad un adalto basamento ( polendo co.si il capo della fune 
essere tenuto comodamente da un uomo, e non raccomandalo ad un fulci'o, 
come lo e nel modello); quantunque in modo piu opportuno potrebbe con- 
nettersi la fune al gancio di ferro , e polrebbero introdursi nella macchina 
moiti altri miglioramenli, tuttavia il sistema proposto dal sig. Belducci e utile 
ed ingegnoso. 

Approve I'accademia quanto fu concluso in questo rapporto. 



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Hdazione inlorno a due macchine denominate wtu Motore pompa a guarni- 
zione mobile del si(j. G. Girard; I'altra Macchina idranlica a propul- 
sione aeiea, dei sigy. Maignot e Momer. 

RAPPORTO 

Commissaii Sigiiori Prof." P. Bertini, e P. Ciielini frelatore). 
(Yedi sessione decimaquarta del 20 novembre 1848.) 

ll motore pompa a giiarnizione mobile si compone di Ire pezzi priiicipaii, 
che consistono in Ire cilindri concentrici. II prime di essi, I'eslerno, e fisso ; 
e {jli altri due inlerni , che fanno 1' ulficio di prstone , sono congegnali in 
guisa che. meiliante iin sislema di valvule annulari, di guide, di traverse, e 
di iin volante, si pruduca sotio I'azione di una caduta di acqua , un moto 
verlicalc allernativo, il quale poi si trasForma in im moto rotatorio conlinuo. 
La macchina si ])u6 applicare (dice rinvcntore} a trasaiettere il moto ad un 
opificio, e a far salirc I'acqua ad un'allezza qualunque. 

II melodo col quale la caduta deU'acqua pone, e maatiene in escrcizio 
la macchina , non apparisce ben chiara sia dalla descrizione dell'autore, sia 
dal disegno, mancando il modello; tuttavia cio che si comprende, basta per 
giudicare che nulla e ia questa macchina , considerata nel suo complesso , 
da farla anteporre alle gia conosciute , non pre.senlando ne semplicita nei 
mezzi, ne alcuna economia pel consumo delie forze Una parte e in essa che 
vien data per un trovato originale, ed e la cosi detia guarnizione mobile^ la 
quale si magnifica siccomc ordigno, che toglie I'attrito iucmediato del pistons 
coutro le pareti del cilindro fisso , e che deve preservare la macchina dai 
guasti, che vi polrebbei'o apportare le materie terrose, e grandiose, che si 
trovano spesso contenute ncll 'acqua. 

Ma in che consiste questa guarnizione mobile ? Si prenda ud sacco di 
tela, o di cuojo, o di altra materia impermeabile all'acqua : supposto apcrto 
nelle due estremitii si raddoppi, e poi si altacchino in giro i lembi estreroi , 
condotti alio stesso livello, da una parte al cilindro fisso, e dall' altra parte 
al vicino pislone. Ecco un idea della guarnizione mobile. Entri adesso il mo- 
tore pompa in azione:, tosto quel sacco, o guarnizione, si piega per coprir le 
spalle, e servir di caraicia ora al cilindro fisso, ed ora al pistone ascendente. 

Qui per6 si puo dimandare : che avverra di questa camicia nel suo con- 
lifluo spiegarsi e ripiegarsi, posto pure, che possa cio aver luogo senza mai 



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recare impaccio di sorla ? Non incontrera essa frequenii roUiire e lace- 
lazioni ? £d una volta fora(a e sdrucila, quale aaih il $uo vantagQJo ? Niuno 
cerlamente. 

La seconda niaccliina , chiamata macchina idrauUcn , cd a propttlsione 
aerea, coiisiste iu un alboro od asse , muniiu in UiUa la sua lunjjhezza , di 
ali a superBcie elicoidali. Questo asse fermalo da inipernature , deolro cui 
j)Ossa girare, dee collocarsi in cnodo uell'ac(]ua, clie la sua lunghezza secondi 
la direzioiic dclla corrente. L' acqua s'introniettc per entro alle ali a spira , 
come nella cocloa di Arcliimede , e vi delermina un moto rolatorio. Se si 
riuniscono piu di queste luaccliine I'una alPalli'a , c capo per capo , si avru 
un molore (dicono gli autori) di una forza jTiande quanto si vuole. Se poi 
alia corrente dell'acqua si sosliluisce una corrcule d'aria; si avra una mac- 
china a pvopulsionc aerea. 

Questa niacchina e una modificazioue, come si vede , non pero felice , 
del molino a \ento, e delle ruole chiamate voljjarmente a rilrecine. Messa da 
parte la ilillicolla di costruire ali solide a superficie elicoidali, ove solo si cou- 
sideri I'azione obligua dell'acqua, il grande ed ineguale atti'ilo conlro le im- 
pernalure, ed il lungo involucro dell'iusieme, non si puo non vedere che il 
moto dee procedere impacciato, e con grandissima perdita di forza viva. 

Le conclusioni di questo rapporto furono abbracciate daH'accadcmia. 

P. V. 



SESSIONE XVir DEL 31 DICEMBRE 1848. 

PRESIDEKZA DEL SIG. PRINCIPE O. PIETRO ODESCALCHI 

(Vice-presiclenle) 



MEMORIE E COMUNICAZIONI 

FisiCA TERRESTRE — Osscrvazioni geologiclw falte lungo la valle lalina 
da Roma a Montecassino. Memuria del prof. Giuseppe Ponzi. 







ccupalo da qualche tempo a formare una carta geologica, di quella parte 
degli stali romani, che versa le acque nel mare medilerraneo; ed occorrendomi 
visitare la proviucia di Frosinone, volli consacrare alcuni giorni dell'autunnu 
di qucsl'anno in percorrerla. Questa escursione ha avuto per iscopo non so> 



— 183 — 

lamcnle conosceie la nalura fisica di (|uelln ri'gione, ma eziancliu la soluzione 
di alcuni |)roljleini {jeologici, insorti I'anno scorso nelle conversazioni da me 
tcnute col rclcbre yeologo Sir Jioilcrick Slurcliisou. Tali problemi rigiiarda- 
vano [larlicolariiicnic il conosccre I'indole spcciale di quelle calcaree conte- 
nenti ippuriti, che costiluiscono alcune serie di colline indipendenti dni resto 
dejjii appcnnini. E iticcome la catena dci monii del Volsci nello state romano 
continiinta con quclla dcfjii Aiirunci nel nnpoliturio , a quclla serie app.ir- 
liene, formando parte della provincia siicciiala; cosi credeiti opporluno pro- 
lim|;are le mie osseivazioni fino a IVIontecassino, ed ai piani di s. Germane, 
per conoscere tiilta la lore natiirale disposiziene. A meglio comprendere per- 
tanto cio ilie con lin{|iia{jfrio {jeolo{;ico io sono per esporre, slimo opportune 
prcmetlerc alciine necessarie nozioni, siiiraiidanienio del terreno da lloma a 
queU'estremo da nie slabilito, che comprende lutla la valle latina. 

Avanti di rafjfjiungere la provincia di Campagna si Irascorre la super- 
ficie del snolo romano, lar{famenle ondulato, indicante a colpo d'occhio la sua 
origine , I' essere slato cioe un fondo marino delT epoca lerziaria. Le valli 
risultanti da ima tal forma sono in genere scavate in protondi solchi, pel 
diulurno passagjjio delle acque, che le percorrono, e che spesso vi produs- 
sero scoscesi burroni. Attraversalo questo suolo a levante di Roma , si rade 
il late settentrionale del {jruppo dei monli laziali, attorno i quali diviene il 
terreno, come per una zona circolare, quasi piano, e le acque vi scorrooe iu 
lefljjieri Fossati ; se non che dove piu nccostasi alle colline si fa scabro, per- 
che la via passa su di un cratere di quel sislenia vulcanico, clie coslituisce 
il laghetto della Colonna, o il lajro Rcjjillo degli antichi. Oltrepassali quelli 
monti il suolo riprende I'aspetto della campagna romana, e guida il viandante 
verso i monti pi-enestini e li'pini,che a sinistra e a destra yli si presf?ntane, 
Ira i quali s'introduce per mode da interromperne e disciofjiierne la conti- 
nuita. Da un latu e lallro queste eaiinenze si prolungane in distese catenc , 
lasciando Fra lore una lunj^hissima depressione, percorsa dai Humi Sacco e 
Ijii'i, protraui fine a s. Germano, eve termina la valle- Questa e la valle la- 
tina, perclie comprenileva I'antico Laziu, era occupata per la maggior parte 
dalla nostra provincia di campagna , conligua a quella di Terra di lavoro. 
che nel regno di INapoli occupava il confine suddetto. 

La catena di sinistra Foruiasi dai monli prenestini , dalle moutagne del 
Serrone e del Piglio, dai monli di Guai'cino e di Trisuiti, da quelli di Ala- 
Iri, Veroli, e Monle s. Giovanni nello state nostro : dai monli di Arce, Ilocca 



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Sccca, J'al.TZzolo, Pietliaioiile e Montecassiiio nel rejjno napolelano. Qiiella di 
ilestra componesi di calene Qiinori, avcnli tulle presso a poco la luedosima 
direzione, ma non continue. La prima di rincontro ai monti prenestini, prende 
da Monte Foriino fin verso Piperno, e questi sono i monti Lcpini : la seconda 
costituisce i monti Ausoni , e contiene Ic eminenze clie dominano Supiuo , 
Prossedi, c PislciTo : la tcrza quelle di Castro Falvalerra, il Pico, c i monti 
ill Pontccorvo, ove era il paese degli Aurunci, che si prolrae fino all'estremo 
di questa grande vallc nel regno di Napoli, per farsi limitrofo del Campani. 
Quasi tutla questa regione fu abilala dai Volsci, salvo quella degli F-rnici , 
clie occupavano i moderni monti prenestini Hno ad Anagni , e quella degli 
A urunci di cui ora ho parlato. 

II suolo di quesia spaziosa valiata mostra varie accidentalita, dipendenti 
dalle fimbrie protratte dei monti circostanti ; avvegnache ora si dislendc in 
pianure, ora si fa gibboso, ed ora montuoso. Cio nondimeno i fiumi clio vi scor- 
rono non sono niolto serpeggianli, c tendono sempre a gittarsi verso la ca- 
tena destra, indicando essere quella parte piii bassa e appianata della valle. 

II fiume Sacco (Trero o Talero degli anlichi) prende origine dietro le 
eminenze di Palestrina e di Poli, e passando dietro quelle di Capranica e di 
Cavi, per Gennazzano, entra in questa vallc dove per minute spii'e , ma in 
direzione quasi retta vi precede. Trascorre prima I'ostcria bianca, poi tra Ga- 
vignano e il Castellaccio, passa sotto la Scurgola e Morolo, e lascia a destra 
Supino e Patrica. Qui giunto si arricchisce delle acque della Cosa, fiume di 
minor conlo, che traendo la sua sorgente dalle allure di Guarcino, scorre sotto 
Vico, Collepardo, Alalri, Pignano, V^eroli e Frosinone, dove iiiconlra il Sacco. 
Si conduce queslo sotto Ceccano, quindi tra le eminenze di Castro e Pofi, e 
radendo i monti di Falvalerra sul confine delle pianure di Ceprano , arriva 
airisoletta nel regno di Napoli, ove si fa iributaiio del Liri. 

II Liri poi ha il .suo principio dalle vicinanze di Cappadocia, nel Napo- 
litano, e ancor esso in un corso piu o meno diretto si conduce, dietro e lungo 
la catena dei monti di sinistra, fino a Sora. Qui si ripiega, e rattrcversa per 
una interruzioae, ed entra nel nostro stato presso monte s. Giovanni, trascor- 
rendo quelle roccie ifppenaine con grandi spire. Inlrodottosi nella provincia 
di Campagna va a Ceprano, e quindi all'Isoletla, dove unite le sue acque a 
quelle del Sacco, mettesi nella direzione di queslo, e per Pontecorvo e s. Er- 
mete arriva al confine della valle latina , ove accoglie nel suo seno il Cari. 
Quest'altro fiume di qualche considerjizione, nato ancor esso dietro la catena 



- 185 - 

appennina, entra airestrcmila della grande valle, c {jiraiuio attorno Montecas- 
sino per s. Germano, atlraversa I'estremo di delta valle ad incontrare il Liii. 
Tutte queste acqiie, superati i monti Aurunci , si associano a quelle di ua' 
allio fiume die si denomina Giano, e cosi dai nomi di Gari, Liri, e Giano, 
prendono quello coraposto di Garigliano, die poi mette foce in mare, al di la 
del yolfo di Gaeta. 

Maravigliosa e la fertilita di qucsta reyione, abitata da uomini intelli- 
{|enli e industriosi, ma sventiiratamente privati di ogni maniera di civile col- 
tura. lo chiamo in leslimonio di cio tutii coloro clie si fecero a visitare que- 
slo paese, e che possono giudicare di quanto vanlagyio tornerebbe alia comune 
pallia un suolo cos'i feilile e dovizioso, qual'e quello di cui parlo. 

Conosciute le superficiali disposizioni del teireno, prendo a considerarne 
la sua fisica costituzione. E primieramente discorrendo alcun poco intorno 
quanto si osseiva prima di arrivare alia provincia di Frosinone, di volo diro 
che nell'altraversare la campagna romana si peicorre quel suolo vulcanico, 
composlo di matcrie eruttate dai crateri sottomarini, posti al N. 0- di Roma. 
Queste materie vi furono trasportate, e dilliise dalle acque del mare terziario, 
e orizzontalmente deposilate fin dove giungevano le acque medesime.Le scorie 
vulcanicbe, ma meglio i lapilli, originarono i tufi e le pozzolane che vi si rin- 
contrano; i primi decomposti e impastati si convertirono in istrati solidi di ma- 
terie indurite, e piu o meno omogenee ; i secondi restali incoerenti si ada- 
giaroDO in lelti fra loro, talvolta ancor molto potenti per dare origine ai de- 
positi di pozzolana romana, tanto reputala nelle arti murarie. Queste roccie so- 
no piene di amfigeni farinose, pirosscni, e feldspati; e cosi letti di tufi rossi 
veggonsi fiancbeggiare la sirada da Roma a Torre nuova, e moltissime cave 
di pozzolana scorgonsi aperle fra essi, da cui si ricava I'ingrediente delle no- 
stre make. 

A Torre nuova, bcncbe il terreno si appalesi della stessa natura vulca- 
nica, pure e da notare die' i materiali sono diversi. Cio dipende dall'cntrare 
che si fa in quclla zona circolare che cinge i monti vulcanici del Lazio, for- 
mata di elemenli crultati da quelli , e composta di ceneri incoerenti di un 
color grigio, prive artalto di fcldspali, ma contenenti amfigeni velrose, piros- 
seni, bombe vulcanicbe, frammenti di lave amfigenichc, pirosseniche, ec. 

A Pantano accoslandosi la via alle falde di quei monti, le ceneri si con- 
vertono in lapilli decomposti, e prendono Taspetto di roccie tufacee, di color 
giallastro, poco o punto coerenli, per non essere stati impastati dalle acque 

24 



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come i terziari, c per avere appartenuto a vulcani assoliitamente almosfcrici. I 
ciottoli di lava.e le bombe si fanno molto pin spessc, e Ic scorie che vi si ag- 
giunyono iiidicnno la prossimila di una bocca ignivoma. 

Prima di arrivare alia osteria deila Colonna, entrasi nella regionc dclle 
lave, e il lerreno legjjiermente clevandosi, sale 11 dorso di iin cono vulcanico 
moho dcprosso. Una correnle di lava basaUina scorre lungo la via, e per iin 
certo trallo ricomparisce di quando in qiiando ai lali di essa. Questa conduce 
al lajjbetlo ora detto della colonna, creduto prima lago Regillo, posto a sinistra 
della via, e riempito di detriti per modo, clie nella state e quasi in sccco. La 
forma circolare, le eminenze che lo cingono, e le lave circostanti non lasciano 
alcun dubbio essere slato quelle un piccolo cratere, comparso nel lalo sctlen- 
trionalc, e alia base del gran cono esterno. Quelle ingenti masse di lava sono 
squarciate dalle mani dell'uomo, per I'estrazione dei material! a formar selci 
per lastricare le vie, come pure per altri usi. L'osteria della Colonna e posta allc 
falde delle colline, su cui e fabbricato il paese di questo nome (I'antico Labico) , 
e costituito tutto da lapilli e scorie in disfacimento, attraversate da Kloni di lave. 

Nel decorso di quella strada si manifesta I'ordine inverso delle roccie, 
che abbiamo notate, conciossiache ricompariscono le scorie e i lapilli sempre 
meno cariche di bombe, e ciottoli di lava. Trascorso il ca.sale di s. Cesareo 
un'altra corrente di lava altraversa la strada, e perdesi nei tufi vieppiii di- 
sfatti e cotti, fino a divenire polverulenti. Dopo la traversa di Zagarolo, que- 
ste roccie si convertono di nuovo in ceaeri, simili a quelle che osservammo 
fra Torre nuova e Pantano. A Lugoano si e gia fuori dei deposit! di questo 
sistcina, perche si osservano di nuovo i tufi della campagna romana, sopra i 
quali sorge quel paese. Questi tufi vulcanici, rossi, e tenaci al segno da di- 
viders! in masse prismatiche o poliedre, giungono fino a Valmonlone, e s'in- 
troducono fra i monti prenestini e lepini, per afTacciars! in quella grande de- 
pressione del suolo, che abbiamo detto formare la valle latina. 

i\el prendere ad esame quelle serie di monti. debbo primieramente far 
conoscere come non sono esse parallele, ma divergenti alquanto. Questa co- 
gnizione e necessaria per istabilire una ditferenza fra le due catcne, ricorrenti 
una a sinistra, I'altra a desira. Quella di sinistra, ad eccezione dei monti Pre- 
nestini posti al principiare di essa, spetta al soUevamento appennino direlto, 
come ognun sa, da N. 0. a S. E.; quella di destra non puo con questa con- 
fondersi, perche e foraita di tali caratteri parlicolari, da esserne assalutamente 
distinta. I monti Prenestini, benche a sinistra di colore, che si portano nella 



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provincia di Canipagna, spellano alia catena dcstra, da ciii vcnjjono separati 
Kulo dalla iiiterruzioiic per cui passa la via. Essi rapprcseritano rorigiac della 
divergeuza., o ii punto di cuntalto di due Unoe non parallele. La catena di 
(lestra niolto si ravvicina nl N., di modo che se la sinistra o I'nppennina de- 
clina da qucllo per gradi 15, questa ne devia per gradi 11 'I4, che c \o slesso 
dire la medesima esserc dirctta da N. '|; N. 0. a S. '|', S. E. 

Questa dilTerenza fin'ora presso noi non fu nolala da alcuno, ed i per- 
cio die mi si polrebbe opporre essere quella una catena collaterale appenni- 
na, se a questo nostro giudizio non venissero in soccorso le osservazioni pra- 
licate sulla Datura delle roccie coi fossili che Ic compongooo, e sul lore mo- 
do di spostamcnto dalla orizzonlalita. Ambedue le catene sono formate di pie- 
tra calcare, e insieme congiunte dal macigno, che a piii basso livello costi- 
luisce il fondo di quella lunga depressione. Non v'ha dubbio alcuno, che le 
calcaree della sinistra catena siano quelle stesse, che osserviamo' nel restante 
degli appennini, a rappresentarvi parte del sistema cretaceo, e che si com- 
pongono di calcaree bianche candidc, giallognole, tinte leggermente di grigio, 
litografiche, di tessitura compatta o arcnosa , piu o meno tenaci. Contengono 
poi al solito nummuliti, e focoidi, fra le quali distinguesi quella roccia che 
i nostri dotti geologi Spada e Orshii osservarono negli appennini delle Mar- 
clie, e denominarono ccrrogna, contenente peltini ed altre conchiglie cretacee. 
Le calcaree al contrario, che forraano la catena deslra^ si oflVono con un 
asitelto peculiare e diverse. Se ne rinvengono delle argitlose bigie o verdo- 
gnole, non gia per imbibizione di clorile, come avviene uelle appennine, ma 
per principiu coloranle uriginario. Spesso si fanno biauche o brune, variegate 
di rossastro, e in alouni luoghi si caricano di una tinta corallina e breccia- 
la, e cosi belle a vedersi, che si estraggono come marnii da decorazione. Al 
nionte di Falvaterra ( Fabrateria) si osserva in esse la seguente progressione : 
alia base del monlc gli strati calcarei sono argillo«i di colore oscuro o ver- 
daslro, 8U cui scherzano vcnature spatiche candide, simili alia calcarea delta 
Tulb; topra di esse, al coiivento di s. Sosio, »i fanno biancke o grigic; nellallo 
acquistano un color carnicino, o sono variegate di rossastro. In qucste cal- 
caree si contengono ippurili, talvolla di una mole gigantesca, candide e spa- 
lizzate, di cui possiamo citarne esempi a Rocca di Cavi, sui monii Prenesti- 
ni , a Sermoneta , lloccagorga e Piperno sui lepini. Tali caralteri mi sem- 
brano abbastanza dimostrare, quesle calcaree della destra catena, essere d'una 
origine piu antica di quelle della catena sinistra, e rappresentare almeno un' 
terrene della formazione liasica. 



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I maci{;iti, die frapposli Irovansi a quelle catene, sono prccisamcnle {jli 
slesjii ili quelli die vieii Fatto ri.scoiitraie alle falcle dclle emineiize calcari appeii- 
nine, dove sempre liepressi danno origineatiilta la valle deli'Umbria. L'aspello 
di quesle roccie arenarie e presso a poco simile a quelli; e conleii{|oiio ezinndio 
lutti di coinbustibili, da taluni siimati vcrc aiitracili, piu o menu bilumiiiose, 
e percio piii o meno Facili ad ardere. lo non ho aiicora potuto rinlracciare 
da quali veyclabili veniiero essi prodolli , ma se pure vojjiiasi congetturare 
dalle vestigia, die si liiivciigono di essi, elisseminate nei macigiii della salita 
di Toiricc, o ill altri luoglii; io iion troveici diilicoltu di slimarli arialoglii a 
quei di Gerano, di cui souo contiiiuazione, dove nella roccia arenaria veg- 
goDsi sparsi troachi carbonizzati colle impronte della corteccia , chiarameate 
dimustranli avere a|)pai'leiiuto a piante faiiei'Ogame, e forse uioiiocotiledoni. 

Passando alia direzioiie e iudinazione degli strati di quesle roccie, deb- 
bo Dotare la cuincidenza della catena sinistra, culle altre roccie appenniae 
delle quali fa parte. Alia montagna del Seirone, alia Kocca d'Arce, a Moa- 
tecassino gli strati calcarei sono in genere dn-etti dal N. 0. al S. E.; cioe piu 
o Dieno concordauo colla direzione dei inonti, pendono a S. 0., e sono de- 
vati a N. E. All'opposto nella destra catena a Montefortino, a Castro, a Fal- 
vaterra, al monte dei capjiuccini di Pontecorvo, la diix'zione degli strati cal- 
carei e quasi dal N. al S., la indinazione a E, e sollevati a 0. Le roccie are- 
narie poi di macigno intermedie, tauto dall'un lato che dall'altro, si adagiauo 
sui letti calcarei, e si adattano all'andamento di loro direzione, risaliscono al- 
quanto sul dorso loro, per emergere ai lati della grande valle, ma piu al si- 
nistro che al destro lato. II punto di divergenza, che risulta dalla loro diversa 
mauiera di comportarsi, e lungo il maggior fondo della valle, ingombro da ter- 
reni terziari e quateroari, per cui la dilTerenza non si manifesta che ai lati di 
quei terreni che ne celano il conlatto. 

Dimostrata la differenza di queste due catene, non saprei stabilire ora 
a quale di esse spetti la priorita del sollevamento, mancando ancora di ulte- 
riori osservazioni; solamcnte sospetto per la diversa direzione di quelle roc- 
cie, esistere sui macigni neH'imo fondo di quel lungo avvallaraento, una lon- 
gitudinale frattura con dislocamento (faille), attraverso del quale si aprirono 
la via le malerie vulcaniche, che in seguito vi erutlarono, e su cui scorrendo 
il mare terziario, vi deposito in lisla longitudinale quel terreno, che ora la 
cela. Posto dunque i nionli degli Aurunci, Ausoni, Lepini, e Prenestini for- 
mare una catena distiata dall'appennina, che diro dei monti di Civitavecchia, e 



— 189 — 

della catena dei Martani, nncor esse formanti tutlo il lalo esterno della valle 
deirUmbrin lipicna di macigni, composte di calcaree ippiiritiche, e nella stessa 
direziune ? lo per me sono di avviso clie lie siano proliuifjamenti, ma que.sla 
mia opiiiiuiie iia bisogno ancora di essere corroborata da ult<M'iori osservazio- 
ui, die saranno rese di pubblica ragione allurquandu mi sarii dato portai-e 
nuove indagini 8u quei monti. 

Avarili di abbandonare quelle roccie sccondarie io non posso rimanermi 
dairacceuiiai-e gli elFetli del plutoni.smo, cui andarono esse soggette. Rispctto 
a roccie eruuive, sui raonli di Guarcino si riscoiilrano filoni di ferro ossida- 
to, per una epigenesi passato alio stato idratu, intierameale analoghi a quelli 
che infillraroiio la catena appcnnina, e chc in quanlita cosi prodigiosa in vari 
puiiti di essa si appalesano. Non istaro qui a dar contezza di queslo ferro, 
avendolo gia Fatlo in una relazione pubblicata dalla Societa romana per I'esca- 
vazione dclle miniere di ferro. Igiioro pero se su quelle cimc rinvengansi 
bacini ferriferi, come sugli alli'i appennini, gia sede di antiche acque lacu- 
.stri, che scolanti dalle circostanli eminenze vi Irascinarono quel metalio , e 
lo depositarono nel fondo solto forma di ferro limonilico. 

Nc qui debbo tacere una imbibizione bituminosa, che si rinvicne nelle 
roccie della catena deslra, che formano le colline soltoposte a Castro, sulla 
sponda destra del Sacco. Quelle roccie, siano calcari o di macigno, poste a 
nudo, sono di colore oscuro, e durante i calori estivi lasciano trasudare ua'as- 
falto semisolido e nero , che si raccoglie in masse nella terra vegetalc. Cos! 
fatto hitume era tenuto alti'e volte in conto, ed adoprato in raedicina sotto il 
nome di pece di Castro , la cui celebrita pero si e oggi ristretta ai conta- 
dini di quel luogo. Simili emanazioni bituminose si riscontrano eziandio sulla 
catena sinistra presso Monte s Giovanni e Filettino. La dolomizzazione e co- 
raune ad ambedue Ic calene, perche le roccie calcari si mosli'ano ordinaria- 
raente cristalline e tenaci, ma cio non toglie che vi si rinvenghino di quelle, 
che conservano ancora il loro originario lessuto. 

Passati a disamina i terreni secondari di quella estesa regione, fa di me- 
stieri portare I'attenzione agli altri,che nelle epoclie piu prossime ne modi- 
ficarono raspello. E in primo luogo rammentero come il terreno lerziario sub- 
appcnnino vi fu deposilato in una lunga zona, che ne dimostra I'andamento 
del fondo per tutta la sua lunghezza. Esso prende originc da quello stesso, 
che vedemmo nella campagna romana introdursi fra i monti prenestini e le- 
pini. II mare che deposito questo terreno adattandosi all'andamento di super- 



— 190 — 

ticie (JieJe a qiiella lista dei confiui irrejolari; avvegnaclie i terrcni {|hiajo80, 
sabbionusu, e inarnoso circondaiio la base di quelle emineiize, per prolungarsi 
fra loro in lingue o in piucioli golB. Tali sono quello di Montelanico nella 
mlenuzione fra Giuliaiio e Prossedi , la lirijjua ciie dai piani di Frosinoiie 
conduce verso Tichiena, la dilatazione verso lo sbocco del Liri,e il prolun- 
gamento altorno il Monlecassino, per incontrare il Gari. Fra le accidentalila 
di questo (erreno io nolero un' isoia di roccie secondarie, formata di calcarea 
e macinni, e siiuata di rimpetto ai raonti di Arce, ailungala nel sense della 
catena sinistia, di cui rappresenta una parte, e circondata intieramente dal ter- 
reuo subappennino. Attorno questa gira la strada postale , e dal lato dei 
inacigni trovasi il posto doganale di Napoli, detto Collenoci. Ne debbo intra- 
lasciare nel lerritorio di Pontecorvo alcune allre piccole isole, che sbucano dal 
lerreno terziario , le principali delle quali sono il Monte di s. Leucio , e il 
Colle dei cappucctoi, spetlanti alle roccie della dcstra catena. 

Circa la natura del terrene terziario subappennino, non ho trovato 
differenza alcuna, da quello che si mostra nel restante dell'Ilalia, costituito es- 
sendo dalle soliie marne turcliine , di cui i figulini fanno stoviglie, e dalle 
ghiaie, e sabbie gialle di Brocchi, quali si rinvengono sul monte Mario presso 
Roma. 1 loro strati sono sempre orizzontali e retiilinei, e contengono i soliti 
fussili. Lo strato vulcanico sottomarino poi, che ricuopre questo terreno nella 
campagna romana, forniato dalle materie derivate dai Cimini, s'introdusse in 
questa valle per la interruzione preuestino-lepina, ma noa oltrepasso i limiti 
di Anagni , del Castellaccio, di Gavignano, e Segni. 

II lerreno diluviaao o quaternario ebbe luogo nella Valle latiaai per i fiu- 
mi che la irascorrono, e col ristagno di acque, che piu non esistono; tna di 
che restano i deposit!, testinaoni della loro slazionaria esisteaza in quell'epoca. 
Gli alvei dei fiumi non sono, conae al solito, fuorche ampie fosse ripiene di ghiaje 
fluviali, e fiancbeggiaie da travertini iucrostanti vegetabili di quei tempi. Fra 
I'osteria di Anagni e i piani di Frosinone, le acque die scendevano dai vi- 
cini nionti impaludarono , perche alcuoe colline di macigno facevano bar- 
riera al fiume. similmente a cio che avvenne nei piani di Tivoli coll'Aniene. 
Si deposilo quivi un'esteso letto di traverlino, che ricuopre le piaaure di Ana- 
gni e Ferentino, gira attorno al monte su cui e fabbricata questa citta, e di- 
stendesi attorno le falde del monte Radicino, tra Ferentino e Frosinone. Nei 
conflueuti dei principali fiumi, dai quali e scorsa la proviocia di Campagna, eb- 



— 101 — 

be clTelto la slcssa dilatazione dellc acque, e cos\ Irasscro oiigine le pianiire 
di Ceprano, che si disteiidoDO da qiiesto paese alio falde de'monti di Falva- 
terra. Ma qui non si deposito il Iravertino come nella citata lagiina, avvegna* 
che incontrandosi ic due correiiti , e le acque manlenendosi continuaniente 
agitate, non potea efl'ettuaisi la deposizione del principio calcare, che richie- 
deva la lianquillila del principio solvenle, ond'e die vi furono lasciate sabbie 
e ghifije, con tutte le altre materie di trasporto con esse associate. Queste brec- 
cie contengono ossa di Elefanti, e di Cervi rotolatc e disperse, e da esse pro- 
viene una giganlusca testa del bove piimigenio, che io conscrvo nella mia 
collezione, di cui diedi conto nel congresso di GenoTa in una menioria sulle 
ossa fossili, che si rinvengono nel suolo romano. Altra laguna deve avere esi-. 
stito nelle vicinanze di Ponte Corvo {Pons curvus); giaccht; lungo la via clie dal- 
\a strada poslale di Na[)oli porta a questa citta, si rinvengono i medesimi letti di 
Iravertino di Anagni e Ferentino. Nello stalo napoletano poi dovrebbero pro- 
babilmente apparire ancora le vestigie di altri stagni, perche quella e la parte 
piu bassa della valle dove le acque scolano, e il suolo e molto ondulato. Cer- 
lamente nel conflueute del Gari nel Liri si sara ripetulo cio, che si osserva 
del Sacco col Liri stesso, presso CepranQ. 

Ne questa regione fu esente daU'essere tormentata da Vulcani ; noi ne 
abbiamo cbiare toslimonianze a Pofi ed a Tichiena, dove sorgono distinti cra- 
teri, accompagnati dai soliti deposit! di materie eruttate, e da correnti di lave. 
II vulcano di Pofi e coslituito da quel monte isolato, su cui siede il paese. I| 
nionte e presso a poco conico, e j)ende tutto aiTintorno. cioe e piivo di quel 
cono estcrno denominalo da molti coho di sollevnmento. Sul dorso di questo 
monte si veggono alcunc escavazioni, che portano i distintivi di crateri : sulla 
strada che sale per noenare al paese scorgesi una platea circolare, con emi- 
nenze all'intorno, che la cingono a modo di anello : dal lato che riguarda Ar- 
nara vha un'apertura, per cui le ac(|ue scendono, la quale ha tutte le appa- 
renze di cssere un cratcre demolito. Tutto questo monte, e parte aU'intorno 
della sua base, sono Formati di materie ejettate; le ceneri, i lapilli, e le sco- 
rie. gi'emile di bombe vulcaniche. che sempre piu crescenti di mano in mano 
avvicinansi alia loro soigente, danno origine a tutti quei lufi hiabili, varia- 
mente tinti di ocra gialla e rossa,che veggonsi sui fiaucbi. Delle correnti di 
lava sono eziandio corse per le falde di questo monte , ed e facile incon- 
trarne degli csempi sulla strada della Mola, che da Castro mena a Pofi. Dalla 
Mola poi a questo paese. percorso il lerreuo subappennino, si cutra in una zona 



— 192 — 

che cingc quel monte, hon nitrimenti die i monli del Lazio , foimata di ce- 
ncri tintc di iin color rosso carico, a cagione delia quantiln di ossido di ferro 
che conlenyono. Di maiio in inano che la via ascende, qiiesle ceneri si con- 
vcitono in matcric tufacee, evidentcmenle formate di lapilli, e scorie in de- 
coraposizione, poco coerenti, e che sono tinte di \ivi colori pel molto ferro 
ossida(o c idrato, e distinte in istrati corli, emhricati, e pcndenti. Associate 
(|iiindi a bombe vulcaniche in decomposizione, terminano col divenire queste 
bombe medesime il principale elemento componente la roccia, conie avviene 
scorfjere sotto il paese. Si trascorrc quindi una corrente di lava basaitina di- 
scendcnle lungo la \ia, ed altre correnti parimenli basaltine si appalesano alle 
falde meridionali del moiite, in prossimita della slrnda provinciale, come al- 
tresi dal lato rimpelto aH'Arnara, fra pohente e settentrione. 

Sebbene non abbia potulo a lungo Iraltenermi per istiidiarli con mag- 
gfor dilijenza, non ho mai rinvenuti in questi deposili cristalli di feldspato, 
ne le pomici che da esso derivano, ne amfigeni. II celebre Brocchi che vi- 
sito ai suoi tempi questo vulcano, nolo ancor egli tali mancanze, solamente 
ebbe diibbio essere amfigeni certi minutissimi punti bianchi, che in aicune 
lave si ravvisano, qiiaii ora non saprci ben definire. Abbonda pero di piros- 
seni in cristalli isolali, e si trovano mescolati tanto nolle lave, quanto nelle 
scorie, e nei lapilli. 

Passando ora al vulcano di Tichiena, che sorge sul piano terziario, il qua- 
le per i piani di Frosinone si disteode fin cola, non dobbiamo dunenlicare un 
bel cratere , attoruo cui sono disposte dalle correnti di lava. lo son d' av- 
■viso. che a queste correnti debbasi riferire ancora quella, che si rinviene alia 
distanza di un miglio da Ferenlino, a destra della via, che conduce a Frosi- 
none, e che si taglia per lastricare la strada. 11 Rrocchi fra le altre correnti 
di lava basaitina che vi iiicontro, cita una corrente di lava sperone, simile a 
quella del Tuscolo, la quale tutta e granatica. Lo slesso autore asserisce avere 
\eduti solamente in una di quelle lave dei cristalli di feldspato : ma amfi- 
geni giammai. E al certo maraviglioso come questo minerale tanto frequenle 
nei vulcani d' Italia , e che sembra averne prodotti a preferenza di qualun- 
que allro, mai non si rinvenga in quelli della provincia di Campagna. 

Questi vulcani sembrano tutli delPepoca diluviana o quaternaria, egual- 
mente che quelli dei monti laziali, coi quali offrono la maggiore analogia e 
somiglianza. La loro giacitura, la maniera di stratificazione delle materie ejet- 



— 193 — 

late, la loro cstcnsionc, coercnza, e infine {jli elemeoli die vi si notano, liillo 
indica I'idcnlila clelle ciicoslanzc che I'accompagnarono. I cialcri della pro- 
vincia di Campagna sono .situati ncl terreno terziario subappenniiio, come puo 
dirsi di quelli del Lazio; e i loro prodotli giacendo sii di esso, possuno con 
cerlezza dirsi depositati posteriormente, cioe rappresentare il Icrrciio qualcr- 
nario. Questi vulcani furorio assolutamentc atmosFerici come i laziali, e noii 
sottomarini come i cimiiii, perche le loro eminenze, essendo cumuli di ma- 
terie lanciate, le slraliflcazioni sono inclinate a seconda delle loro nalurali pen- 
denzc : caralleri che non si ravvisano mai, allorclie consegnate alle ac(|ue, que- 
stc Ic dcpo^itano in banchi orizzontali. Le onde marine per la loro Hultua- 
zione, resa tanto piu encrgica dalP azione vulcauica eruttante dictro di esse , 
nei vulcani cimini trasporlarono le materie erultate fin dove quelle giunge- 
vano, e ne segnaroiio vastissimi confini. JNicnte di questo si osserva nei vul- 
cani della provincia di Campagna, come lo fu ancora di quelli Laziali; cun- 
ciossiache le materie sono circoscrilte dentro certi limiti, e disposte lutte all' 
intorno delle loro sorgenli, e a livello ancho piu basso dei lerreni circosianti, 
die pur sono marini. La coerenza che presero le materie corrose e impastate 
dalle acque terziarie, che le agilavano per formare i tufi litoidi della campa- 
gna romana, e straniera ai depositi vulcanici della provincia di Campagna : 
le ccneri, i lapilli, e le scorie di che sono formali, sono tutti friabili a mo- 
do, che colla massinia facilila si sgretolano col la mano. A questi diversi ca- 
ratteri aggiungasi quello della qualita delle materie, che a mio credere e il 
piu distiiitivo, perche si riferiscc alia diversilii di quei laboralori chimici. I 
nostri vulcani non diedero feldspali solto qualunque forma , e se il Brocchi 
ne trovo alcuni cristalli in- una lava, li dobbiamo considerare come cosa ec- 
cezionaria, rifletlcndo che non vi si trovano mai ne trachiti , ne lave feld- 
spaliche, ne potuici, tanlo frequenti nei vulcani cimini di im'epoca anteriore; 
ma in vece lave-granatiche, quale e lo sperone vislo da Bi'occhi, analogo a 
qucUo del Tuscolo. lo porlo opinione percio essere le eruzioni ignee compar- 
se in questa nostra regione, altorquando le acque terziarie eransi ristrette, ed 
avcvano lasciato in secco il terreno, come avvenne dei vulcani del Lazio coi 
quali sembrano contcmporanei, cioe diluviali. 

Se si riguardi la disposizione di tutti i vulcani italiani , si scorgeranno 
disposti uno dietro I'altro, e correre in linea longiludinale nei senso degli ap- 
pennini. Questa e la zona vulcanica notata dal de Buck, ed accolta nella scien- 
za, perche vcrificala in moltissimi luoghi, tanto in Europa quanlo in America: 

•25 



— >94 — 

!ale noslra zona scoire in geneie dal lato clella catena appennina, che prende 
verso il aiedilerraneo, salvo il vulcano del Vullure, e quelli dei colli Euga- 
uei, clie sbiicarono ne{;li estremi dal lato opposto. Essa passa per la valle 
latina, peiche i vulcani tanlo di Pofi qiianto di Tichieiia s'incatenano con quelli 
del Lazio, e quelli di Rocca Monfina, conlinuati dall'uno e I'altro lato. lo so- 
spello, che questa catena di crateri abbia origine da quella faille, che abbiamo 
osservala esistere fra le due catene, operata nei macigni, e prolungata qual frai- 
tura della crosta terrestre lunyo la catena a|)pennina. Non intendo stabilire 
un f|iudizio certo su cio, ma bensi afTacciare un semplice sospetto , conside- 
I'ando che questa zona vulcanica, si tieue sempre fra le due catene di monli 
per lutto il decorso del nostro stato. 

Le minute particolarita dei vulcani della provincia di Campagna, saranno 
meglio conosciute allorche se ne imprendera un piu accurato esame ; e mi 
serbo darne un diftuso ragguaglio , conoscendo bene di quanta importanza 
siano a dilucidare la storia fisica delle nostra contrade cumponeati I'ltalia cen- 
liale. 

Nel parlare dei terreni diluviani, io non posso rimanermi dal fare una 
qualchc mcnzione della famosa grotta di Collepardo, che rivaleggia con quella 
di Anliparos in Grecia. Questa spelonca e vastissima, ed aperta nelle roccie di 
calcarea cretacea appennina , che forma la catena ricorrente a sinistra della 
valle latina. La parte superiore e laterale di essa, e rivestita di concrezioni cal- 
cari stallattitiche, e stallammitiche cristalline,che ne ingombrano il vano. Le 
varieta di forme che al solito assunsero queste gigantesche concrezioni, hanno 
resa oltremodo celebre la grotta presso quelli che con genio artistico la vi- 
sitarono. Ma noi riguardandola sotto I'aspetto scientifico la designiamo come 
spelonca ossifera, perche tutta la parte inferiore e ripiena di un travertino 
lerroso, nia litoide e compatto, di un colore rossastro , entro cui sono rac- 
chiuse ossa di animali mammiferi intiere e bianche. Mancano ancora osserva- 
zioni su queste ossa; ma quello che posso con certezza fin qui notare si e, 
che molte di esse spettano a dei ruminati , e forse alia famiglia dei Cervi. 
Di queste grolle nel nostro stato non e sola quella di Collepardo, rinvenen- 
dosene eziandio sui monti di Sabina, e sul Soratte, di cui conservo saggi con- 
tcnenti ossa dello stesso genere, associate alle conchiglie terrestri. e di acqua 
dolce, heliXf e litnnaea. 

Riuvengonsi inoltre nella provincia di campagna, sorgenti di acque idro- 
solforose, e credo principalissima quella di Ferentino. Dope la discesa verso 



— 195 — 

Fi'osinonc, e a uii mi{>llo da questo paese, nella contrada designata col nome 
di fontana olcntc , vedesi una giossa polla di acqua sulfuiea, altraversare la 
sliada per raggiungere ii Sacco. Questa scaturigine sprigiona vapori idiosol- 
forosi, lali da ofl'endere forse troppo I'odorato del viandante che la (rapassa. 

Da tulto il fin qiii discorso credo potere a buon diritlo conchiudere, che 
la regione, della provincia di Campagna nel nostro slalo, e qiiella di Terra 
di lavoro ncl napolelano : 1." nell' epoca secundaria emerse dalle acqiie pel 
sollevamento dalle due lalcrali calene di monti calcari : I' appciiuina a de- 
stra, (|uella degli Enrici, Volsci, Aurunci a sinistra, lasciando fra loio tulla 
la valle latina ingoinbra di macigno, atlraversato per lungo da un disloca- 
mcnlo che ne delermina il fondo : 2.° che nell'epoca terziaria, il marc I'atlra- 
vcrsava per una luiiga zona sii quel dislocamcnio , e vi dcposito il lerreno 
subappennino, unico deposilo terziario che vi abbiamo osservato fin qui : 3.* 
che ritirnte le acquc e lasciali alio scoperlo quel deposili neU'epoea quater- 
naria, i fiuini scendenti dalle circoslanti emiuenze vi scavarono quei grandi 
titstct. enlro i quali ora rislrelti ne percorrono il fondo , e in varie maniere 
v'impaludarono, depositando ghiaje e Iravertini : 4° che in questo medesimo 
tempo vi si manifesto il vulcanismo, che produsse i crateri di Pofi e Tichie- 
na con tutte le loro dipendenze. 

Ne deduco in fine, che tali fenomeni dl fisica storia diedero a tutta que- 
sta regione una imniensa ricchezza d^norganici prodotii, dalla provvidenza 
deslinati al benessere della umana specie. Le calce, e le pozzolane, eleitienti 
per costruire le diniore de^li uomini., vi sono in grande copia diD'usi: lave e 
ghiaje per lastricare le vie : argille per opere figulinarie: combuslibili fossili, 
ferro, bitume, e acque mineral! , che messe in uso potrebbero migliorare di 
molto la condizione degli abitanti: finalmente la .stessa fcrtiliia del suolo negli 
organici prodoiti, tulla dipendcnte dalla natura di quellistessi terreni. 

CORRISPONDENZA 

Ebbe I'accademia in questa sua tornata il dono dell'opera ingle >e, che lia 
per titolo : 

Report of the . . . Rapporto dell'associazione britannica per I'avanzamentu 
(jlelle srienze, vol. due in 8.°, relalivi agli anni 1839, e 1841. 

. P V. 



— 19G — 
OPERE VEMITE IIV DONO ALL'ACCADEMIil 



Sulla fusfoi'escenza in genere, c pin parlicolarmenle su quella dci corpi onja- 
n/oi, del pi'uf. Giacinto Herrcti. Torino, 1839, uii fasc. in 8". 

Sludi sperimentali c teorici di chhnica molecolare; del prof. F. Selmi. Modena 
184G, Fasc. 1° o 2% in 8°. 

Sulla vitale eletlromozione, pensicri del dolt. G. Ckescimbeni. Boloyna 1835, 
uu foglio in 8°. 

Traile .... Trattato di terapeulica e di materia medica velerinaria — di 
Maurizio Reviglio. Torino, 1840. 

Osservazioni stilla cosmogonia; del P. G. B. Pianciani. Bologna 1847, un to- 
glio in 12.° 

Delia indefinibile durahilila della vita nelle bestie, con M»i appendice sulla lon- 
gevila delle pianle; del canonico Don Angelo Bellani. Milano, 1836, un 
fog. in 8.° 

Relazione dei lavori deWaccademia delle scienze di Napoli., nel periodo di tempo 
dal r luglio 1847, a tutto il 1848, letta dal prof. Flacti segretario per- 
petuo della medesima., nella pubblica solenne adunan^a. Napoli, 1848, un 
fasc. in fog." 

Note sur . . . Nota sopra un nuovo sislema di telegrafia eleltriea — del eav. 
G. De Botto. Torino, 1848. 

Lettres . . . Lettere sulla litotrizia., o Varle d'infrangere la pietra — del dolt. 
CiviALE. Parigi, 1848. 

5»(( centri de'sislemi geomelrici; memoria del prof. P. Domenico Ciielini delle 
scnole pie. Roma, 1849, un fasc. in 8.° 

SuWuso sistematico dei principii relalivi al nietodo delle coordinate retlilinee; 
. memoria — del medesimo. Roma, 1849, un foglio, in 8.° 

SuU'azione magnetizzanle delle correnti eletlriche momenlanee. — Memoria 
VIII''; deU'influenza del ferro atlomo a cui circola una scaricu elettriea, 
nella magnelizzazione di altro ferro., altorno al quale circola pure la sca- 
rica medesima : — Memoria IX"; sulla influenza., die nella magnelizza- 
zione del ferro operala dnlla scarica eletlrica esercilano i metalli., attorno 
ai quali si fa circolare la scarica medesima:, del prof. eav. Stefano Ma- 
RIAM.M. Modena, 1847, due fasc. in fog." 



— 197 — 

Delia Icaria psica delle macchine magneto-elellriche, ed eleUro-magnetiche. Me- 

moria del prof. cav. F. Zantedeschi, diretta al cclebre Jacobi. Venezia , 

1845, un fojj. in 8.° 
Esperienze su miove linee nere e luminose dello spettro solarc — nola del mede- 

simo. Venezia, 184G, mezzo fo^jlio in 8°. 
Sulla virtu illmninanlc del polo negalivo^ e caloriflca del polo posilivo deWelet- 

Iromolorc volliano — nota del medesimo. \enez\a., 1840, un fasc. in 8.° 
Dei fenomcni elellrici della macchina dl Annstrong, e delle cause loro assegnale 

dai fisici — memoria del medesimo. Venezia, 1847, un fasc. in fog." 
Sulla formazione della rugiada e della brina, in risposla a Ire leltere di Mel- 

LOSi dirette ad Arxqo; memoria 1." e 2." — del medesimo. Venezia 1848, 

un fasc. in 8°. 
Della influenza delle variazioni di pressione nelle indicazioni termometriche. — MC' 

moria del medesimo. Venezia., 1848, un fasc. in fog." 
Elenco delle principali opere scienlifiche presenlate ad aceademie, o pulblicale 

dall'abb. Francesco cavaliere professore Zamedeschi, con alcuni brevis- 

A/mj cenni storici. Venezia, 1842. 
Diclionnaire . . . Dizionario dell' induslria manufatluriera, commereiale ed a- 

gricola. Opera con molte figure inserite nel testo — dci signori A. Bau- 

DRIMONT , BlANQUI A1N6 , COLLADON , CORIOLIS , D' ArCET , PaULLN De- 

SORMEACX, Despretz, H. Gaultier de Clauhry, Gocrlier, T. Olivier, 

Perent-Dichatelet, Sainte Preive, Soclange Bodin, A. Trebiciiet, etc. 

Parigi, 1833-41, \ol. 10, in 8° ( Dono di monsig. Lavixio de' Medici 

Spada.) 
VAlghe italiane e dalmatiche., illustrate dalprof. G. Meneghixi. Padova, 1842, 

due fasc. in 8°. 
Prospetto della flora euganea del conte Vittorje Trevis.vn. Padova, 1842, un 

fasc. in 8°. 
le Alghc del Tenerc xidinese, denominate , e descritte dal medesimo. Padova , 

1844, un fasc. in 8.° 
Sludi storici — del medesimo. 
Sul terreno cretaceo dell'Italia settentrionale. Osservazioni del sig. Aciiille de 

ZiGXO. Padova, 184G, un fasc. in foglio. 
Prospetto analitico rischiarante I'ctiologia., e la diagnostica dei mall nervosi , 

del dott. Gio. DOMEMCO Nardo. Venezia, 1842, un fasc. in 8.° 
Riflessioni medieo-pratiche sulla segala cornula, ee. — del medesimo. Venezia, 

1847, un fasc. in 8." 25* 



— 198 -- 

Nuovo metodo di rendere maggiormcnte utili i bagni di mare — del medesimo. 
Veneiia 1841, mezzo foglio, ia 8.° 

Discorso sulla natura delle canlaridi — del medesimo. Venezia, 1834, ua fasc. 
in 8." 

Programma di uti commentario chimico-farmaeeutico , e medico-pratico sulla 
natura, c modo di agire delle soslanze episplaliclte comparalivamenle con- 
siderale — del medesimo. Venezia, 1834, ua foglio, in 8.° 

Notizie viedico-slalislichc sidle acque minerali delle venete provincie — del me- 
desimo. Venezia, 1839, un foglio, in 8.° 

Annotazioiii pratiehe sulk malaUie erroneamente deUe verminose, ec. — del me- 
desimo. Venezia 1842. 

Report of. the Ropporto dell' assoeiazione britannica per V avanzamento 

delle scienze, due Tolumi relativi agli anni 1839 e 1841. 

Annales . . . Annali di ehimica e fisica. Parigi. (Dono del sig. Principe dou 
Baldassare Boncompagni. Quest' opera ha principio dal 1816, e continua 
-fino ad oggi). 



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— 199 — 

DEL PRIMO VOLUME 

(1847-48) 

MEMORIE E COMtiMCAZIOIM 

PAG. 
Enioe Rnio Sig. Card. RiARio SpoRZ/t. — Dhcorso pelristahilimento deU'accaihmia.n 5 
Ehnco dei soci ordinari, e delle cariche occupate in arcademia dai mtdesimi . ))6,7,8 
II principe don Pietro Odescalchi dona il busto di Federico Cesi ... » 8 
II Prof. De MatthaeiS ricorda il manoscrilto del Canceltieri su gti antichi lincei.» ivi 
II duca Di RiGifANO presidente, informa suUa rendita, e suW aliitazione dell' Occa- 

demia. ............ >\ ^ 

Prof. Paolo Volpicelli, socio ordinario, c segretario. — Ragionamento istorico 
sull'accademia dei lincei, dal terzo suo risorgimento del 1795, sino alia governa- 
liva sua islituzione del 1847. ......... 10 

Campioni delle tnisure metriche .......... 80 

Si decrela, che il senatore di Roma pro tempore, sia primo fra i membri onorari 

delVaccademia . . , . . . . . . . . m ivi 

Sulla facoltd di valersi dei musei della romana universitd . . . . » 81 

Cenno delC opera del Ram belli intitolala — tettere delle invenzioni, e scoperle italiane.n ivi 
Proposla di donalivi all'accademia. ......... ivi 

Sul modo col quale verrd pubhlicato I'esercizio accademico. . . . . » ivi 

Prof. P. Volpicelli. — Sitnto delle due mcmon'e del sig. prof. Francesco Ian- 
tedeschi; una su i fenomeni elettrici della macchina di Armstrong; I'aitra sulla 
influenza del variare di pressione nelle indicazioni termometriche . » 85 

Dono dell'opera intitolala « Annales de Ckimie et de Phisique » fatto dal principe don 

Baldassare Bo.vco.MPACjvr » 90 

Prof. P. Volpicelli. — Determinazione tanto dei rapporti fra i gradi delle varie 
scale termometriche, compresavi quella del pirometro di Wedgwood; quanta delle 
formule per la riduzione di qualsiasi temperatura da una scala in qualunque altra.h 91 
Approvazione sovrana della nomina del prof. Giuseppe PoiVZI a socio ordinario . » 103 
Prof, don Ignazio Calandrelli., niembro ordinario ed astronoroo - Sopra la 

nuoca Stella scoperta dal sig. Hind. ........ 105 

Prof. P. Volpicelli. — Sulla integrazione dell'equazioni differenziali di primo grado 

ed ordine, a tre variabili ......... » 108 

Approvazione sovrana per la nomina del dolt. AcoSTi\o Cappello, a socio ordina- 
rio » 124 



— 200 — 

Approrazione sovrana per cstendere a treiUa it numero dei corrispondeiui ilaliani. PAG. 124 
I'rof. don B.4l<yjBj4 ToRTOLlNI, mcinbro ordinario. — SuUa equazione delta curva 

piana, tuogo geomelrico di uh punio late, dal quale condotte due tangeiUi ad tin' 

ellissi data, t'angolo delte mcdesime sia custante. . . . )> 125 

Prof. P. VoiPicELLi. — ■ Stdte azioni molecolari omogenee, siil iriplice slalo delta 

materia, e siilta porositd, deitiitd, e volume dei corpi. . . . . » 129 

I'na poriione detle carte cAj si riferiscono alt' accademia, vengono dal ministero del 

cominercioj belle arti, ecc. comegnale alia medesima . . )i 142 

Prof. P-tojo VoLPicELLi. — Riduzione a calcolo delta ipotesi di Netrton, per ispie- 

gare la soinma porositd dei corpi ......... 147 

II medesinio. — Teorica etemeiUare dell'urto fra solidi, quatunque sia la nalura , e 

la forma dei medesimi, supposli perfeltamente liberi ...... 152 

II medt'sinu). — fiecrotogia del padre Francesco De i'ico, membro ordinario . » 172 

Prof. GiiSEPPE Poxzi, membro ordinario. — Osservazioni geotogiclte, falte lungo 

la catle latina, da Roma a Slonlecassino ....... 182 

CO>DIISSIO?«I 

SuU'esercizio accademico ........ 

Sulla sladera del sig. Gregorio Teodorani 

Sulla introduzione del sislema metrico nelto stato ponli/icio. 
Sopra un processo per oltenere il gas della iltuminazione dal bitume . 
Sui lentalivi per oltenere it moto rotatoria dall'azione immediata del capore. 
Sul metodo per depurare gli otii da ardere ..... 

Sulla pubblicazione dei larori ddt accademia ..... 

Sui parafulmini detle cotonne Antonina, e I'rajana. 

Sopra un pressore a olio ........ 

Sopra un sistcma di tocomozione menattrita ..... 

Sopra un motore pompa a guarnizione mobile , ed una maccliiiia idraulica 
a propuhione aerea ........ 

Sopra vari proceasi chimici per te arti ...... 

CORRISPO>DEI>ZE 

Nomina del Rmo P. G. B. Piamcimm a socio corrisponclente. • . . » 103 
Doni ricevuti dalV accademia. . . . . » 103,104/170,171/195,196 

COMITATO SEGRETO 

Sulla volazione per decidere te quislioni accademictie . . . . » 90 

Rinuncia del sig. prof. PiETiio Pehbtti ....... ivi, 91 

it sig. prof. GitJSEPPE Po.vzi etetto a membro ordinario . . » 91 



,. 9, 


10, 


83 


>. 10, 


80, 


176 


» ivi, 


ivi, 


88 


» 


80, 


82 


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102, 


146 


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ivi. 


106 




125, 
142, 


146 
14^ 


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171, 


178 


>i 




ivi 


ca 


172, 


181 


» 


ivi. 


177 



— 201 — 

Acquisto di giornali scienti/ici ...,...• pag. ivi 

Nomina dei memhri agyiunti dell'accademia . . • ... . » 104 
Si propone aumenlalo a (runla il nuinero dei corrispondenti ilaliani, gid limitato 

a venli .......... . » 107 

Nomina del dolt. AcoSTi.vo Cjppf.llo a membro ordinario. . . » ivi 
Sui membri ordinari, che si allontanano da Roma per tin tempo illimitato. » 125, 142 

Nomina del prof, don BARNyiDA Tortolini a censore. . . . » 151 

Nomina di parecchi corrispondenti italiani ....... ivi, 169 

Nomina dell'artista meccanico dell'accademia .....<» ivi 

Si decreta il numero delle copie a stampa, che ciascun membra ordinario ricecerd 

dalVaccademia, dei lavori da esso pubblicati nella medesima . • » 170 
'Memoria manoscritla di Osletricia, del sig. T. F. Van Ilengel, all'accademia in- 

viata dal minittero delta pubblica islruzione ..... )i I'O 



IMl'IllMATUR 

Fr. Til. H. Larco O. P. S. P. A. M. Sociii*. 

IMPlllMATUK 

F. A. Ligi Viceys. 







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A T r I 

DELL' ACCADEMIA PONTIFICIA 
DE' NUOVI LINCEI 



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A f f 1 

DELL ACCADEIA P0NTIFIC14 

DE mm mm 

PUUni, ICATI 

CONFORME ALLA DECISIONE ACCADEMICA 

del 22 dicembre I80O 

E COMPILATI DAL SECRET ARIO 



TOMO II. - ANNO II. 

(1849) 




ROMA 

1SG7 
TIPOGRAFIA DELLE BELLE ARTl 

Piaua Puli n 91. 



A T T I 

DELL'ACCADEMIA PONTIFICIA 
DE' NUOVI LINCEI 



► <o>- 



SESSIONE 1' DEL 7 GENMIO 4849 

PBESIEDOTA DAL SIG. PRIWCIPK D. PIETUO ODE8CA.I.CHI 

(per Vassenza del presidente sig. Duca di Rignano.) 



COMMISSIONI 



i^i nomino, per mezzo di schede, una commissione coniposta dei signori pro- 
fessor!: R. P. Domenico Chelini (relatore), e D. Barnaba Tortolini, per avere 
dalla medesima, un rapporto sul sistema menattrito, che i signori Clemente 
Massarano, Cristofaro Carenzi, e compagni, esibirono al ministero del com- 
mercio , belle arti , ec. Fu pure incombensato 1' ingegnere sig. Giovanni 
Cavalieri S. Bertolo, aggiunlo linceo, perche coadiuvasse la nominata commis- 
sione sull'oggetto stesso. 



Fu similmente nominata una commissione, composta dei signori: prin- 
cipe D. Baldassarre Boncompagni, prof. D. Barnaba Tortolini, prof. P. Vol- 
picelli , e conte Giuseppe Aiborghctti (relatore) , perche riferisse inloriio al 
consuntivo deiramministrazione accademica del 1848. 



CORRISPONDENZE 

11 sig. Duca Massimo, trovandosi a Parigi, spedi con una compitissima 
lettera, la rinuncia per la sua carica di presidente dcll'accademia, la quale pero 
a pieni voti segreti, non fu accettata; quindi si prego il nominato sig. Duca, 
perch^ volesse considerare la rinuncia medesima come non avvenuta. 



Fu partccipata la lettera, colla quale il sig. principc di Teano Don Mi- 
chelc Caetani, pregava I'accademia, per essere esonerato dall' incarico di socio 
ordinario. Fu risposto piegando il nominato sig. principe, a volere accettare 
la nomina di socio onorario linceo. 



COMITATO SEGRETO 

Fu stabilito I'annuale premio di presenza. 

Si decise che I'accademia sarebbesi riunita ordinariamente la domenica, 
e non piu di due volte per ogni mese. 

P. V. 



SESSIONE II-° DEL 4 FEBBRAIO 1849 

PnE.SIEDCTA DAL. SIC. PniNCIPE D. PIETRO ODESCALCHI 

{per I'assenza del presidente sig. Duca di Rigjiano.) 



^^ COMUNICAZIONI 

' II prof. Volpicelli lesse una/ nota, per dichiarare maggiormente, come nel- 

I'urto di due corpi/si modificano le quantita iniziali di moto dei medesimi , 
tanto per la comunicazione del moto stesso, quanto per le loro clasticita di- 
verse. Quindi I'autore medesimo dimostro, che nelle formule rappresentanti I'ef- 
fetto finale dell'urto, concorre uno solo dei due coefficienti che appartengono 
alle elasticita diverse dei due corpi fra' quali ha luogo I'urto, cioe solo il mag- 
giore dei coefficienti stessi; cosicche il minore, variando ad arbitrio nella sua 
minoranza, non produrra verun cangiamento nell'effetto finale dell'urto. 



COMMISSIONI 

Intorno al nuovo ststetnd'di locomozione del sig. Massera.'so, c Compagni. 

RAPPORTO 
Commissari sig." prof/' Ciielini, ToRTOLiNr, c Giovanni Gavalieri [relatore). 

Glemenlo Masserano di Pinerolo, dircttorc d'uno stabilimento meccanico 
industi'iale a Toi-ino, ha insieme ai sig. Garcnzi, Crcstadoro, Wikliffe, Rocca, 
e Mignone domandata la dichiarazionc di proprieta, per un nuovo sistcnia di 
locomozione, da essi idcato, c denominato sistema di cclere locomozione mc- 
nattrila, ad impiilso anchc animale, per ogni specie di macchine da iraspoiti 
operati con mole, sia per terra che per acqua. 

La natura di lale invenzione consiste, al dire del Masserano, nel perfe- 
zionare la combinazione del meccanismo in modo, che no risuitino due van- 
taggi : priino cioe massima diminuzione dell' attrito ; secondo aomento delia 
velocita ad arbitrio, rimanendo costanle la forza motrice. 

Lungi dali'entrarc nclia dcscrizione dellc varie parti della macchina , la 
quale k contenuta in un voluminoso scritto, accoinpagnato da 1» tavoic illu- 
strative; noi ci limiteremo ad esporre brevemente i principii ineccanici, ai quali 
si appoggia 1' invenzione, c questi soltanlo prenderemo ad esaminare, sicuri 
con cio di potcr stabilire un fondato giudizio, sul conto in che dcve tencrsi 
r invenzione medesima. 

Acccnnammo gia che duplice era lo scopo del meccanismo, cioe massima 
diminuzione d'attrito, aumento ad arbitrio di vclocila; c questi due effetti, o 
a meglio dire, i niczzi inipiegati per ottcncrli, ci t'urcmo a considcrarc sepa- 
ralamente. 

L'attrito che ha luogo fra le diverse parti d'un veicolo, o d'un apparato 
locomotore qualunquc, e, gcneralmente parlando, del terzo genere, e vien pro- 
dotto dal frcgamento dcgli assi dellc ruote nci respetlivi inozzi. Ora per dimi- 
nuire un tale effetto, contrario nel meccanismo del quale ragioniamo, Ic ruoto 
son ferme sugli assi, e girano insieme con essi, c gli assi medesimi sono uniti 
al rimancnte delia macchina, per mezzo di alcuni sislemi di ruote, c di dischi 



— 8 ■- 

ehe li circondano, c re li rendono invariabilmente aderenti. Questo congegno 
ad altro non mira, che a cangiare in attrito del secondo genere, quello eser- 
citato fra i diversi organi che son posti in moto, ed a diminuirne quindi la 
resistenza. fi questo un ripiego d'antica data nell'arte meccanica , adoperato 
assai di frequente, specialmente in passato, allorch^ supponevasi che i van- 
taggi nell'usarlo, fossero maggiori di quello, che piu recenti esperienze hanno 
poi dimostrato: la pulcggia, e 11 sistema sul quale negli scorsi tempi costruivasi 
Tapparecchio d'Atwood, ne fanno amplissima fede. E d'altronde, quando anche 
si voglia consentire un qualche significante vantaggio a questo sistema, esso verra 
meno certamente, ovo si moltiplichino di troppo le ruote ed i dischi, come 
nel nostro caso, in cui non sono meno di undici per ogni asse. Aggiungasi inol- 
tre, che nel proposto sistema, I'asse d'ogni coppia di ruote, 6 spezzato in due 
parti, le quali si riuniscono nel mezzo a maschio e femmina, onde le ruote me- 
desime possano agire indipendentemente I'una dall'altra , e muoversi ancora 
con differente velocita ; quindi non 6 possibile che , anche quando il moto 
e uniforme, non abbia luogo un attrito nella giunzione delie due parti deil'asse, 
il quale aumentera il valore delle resistenze , e contribuira a distruggere lo 
sperato vantaggio. 

Veniamo alia soconda parte. L' organo ricevitore zoodinamico che pro- 
pone il Masserano, non puo dirsi certamente una nuova scoperta. Veggasi il 
Borgnis nella Composition des machines, e si trovera lo stesso mezzo mec- 
canico distinto col nonie di piano flessibile. Vero e che il Borgnis non lo pro- 
pone come apparato locomotore, in conseguenza esiste fra questo e quello la 
differenza del meccanismo interno; ma cio non toglie che cosi dell'uno come 
deH'altro, non sia base lo stesso principio diversamente applicato. Ed e ap- 
punto per tale diversa applicazione, che s' introduce nel sistema una compli- 
cazione tale di ruote e d'ingranaggi, da fare ragionevolmente e fortemente du- 
bitare della sua riuscita. 

Per quello poi riguarda 1' aumento di velocita , che dovrebbe introdursi 
ad arbitrio nel meccanismo , sotto una forza costante , per mezzo di ap- 
posita moltiplicazione d' ingranaggi , ci sia permesso d'osservare , che cio b 
contrario ai principii fondamentali della meccanica; essendo noto che le mac- 
chine destinate alia locomozione, non si possono prestare ad accrescere la 
velocita del trasporto, senza far diminuire in proporzione I'efficacia della po- 
tenza. Laonde , quando la forza impiegata 6 costante , o di poco variabiie 
in piu, non v' k meccanismo che possa produrre un notabile acceleramento, 
se rimane costante la resistenza da vincersi, ed il peso da traportarsi. 



— 9 — 

Dipende per tanto dal fin qui detto, chc il sistema di locoinozione, idcato 
dal Masserano, aitro non 6 chc una fantastica applicazionc di principii mec- 
canici, in parte non giusti, e in parte di non inoUo profitto; ed e un mal fon- 
dato tentativo di tradurre in locomotore un apparato automotore, gii cono- 
sciuto. Percio gli asserili vantaggi, in parte non possono assoiutainente veri- 
licarsi, cd in parte v' e forte ragione di dubitarnc, finchc diligeiiti e ripctute 
esperienze non vengano a confermarli. 

Del resto poi le parti sccondarie deila invenzione, quali sono I'apparato 
delVnssc libera, quelio del collocamcnlo, il sislema di coslruzione dcllc ruole, 
quello della Pilola, dci freni, del fendente, e dclla partenza, non contengono 
che o mezzi gia conosciuti, o sc nuovi, di si poco imporlanza, da non meritari' 
al certo alcuna considerazionc. 

Finalmcnte, tutto cio che riguarda I'applicazione dei sovraesposti piincipii, 
ai trasporti per via d'acqua, e compilato in modo tanto confuso, da non poter- 
sene formare una giusta idea ; ma quanto puo ricavarsenc , non prescnla 
n^ neU'insieme, nb nelle parti, o principii nuovi, o applicazionc nuova, e van- 
taggiosa di principii gia conosciuti. 

L'accademia ad unanimita di voti segreti, approvo le conclusioni di questo 
rapporto. 



CORRISPONDENZE 

II scgretario comunico il ringraziamento del sig. principe di Teano Don 
Michele Cactani all' accademia, tanto per aver accettato essa la rinuncia del 
medcsimo a socio ordinario linceo , quanto per averlo contemporaneamente 
voluto nominare fra' suoi membri onorari. 



COMITATO SEGRETO 

II sig. conte G. Alborghetti lesse il rapporto della commissionc, incaricata 
di csaminarc il consuntivo deiraccadcinia pel decorso anno 1848, e le con- 
clusioni del rapporto inededimo, furono dei tutto approvatc. 



— lo- 
ll comitato accademico prego, per cssere dispensato dal proporre la torna, 
da cui sccgliere chi sostituiie nel comilato stcsso, per vacanza prodotta nel me- 
desimo dopo la rinuncia del sig. principe di Tcano. Laondc il corpo dcliberante 
procedette per ischede , alia nomina di un socio fra gli ordinari , a fine di 
compicre il novero dci membri, chc debbono comporre il comitato. 11 risul- 
tamento di tale squittinio fu che il sig. principe Don Baidassarre Boncom- 
pagni, ed il sig. prof. Don Barnaba Tortolini, cbbero cgual numcro di voti; 
ma 11 secondo avendo gentilmente rinunciato, la elezione si verifico pel primo. 



II comitato accademico propose una terna, composta dei signori professori 
Mattia Azzarelli, Pio Branchini, e Francesco Orioli, per I'elezione di un mem- 
bro ordinario linceo, da sostituire al defunto R. P. Devico, astronomo del col- 
legio romano. Da questa votazione risulto scelto a pluralita di voti il sig. prof. 
Francesco Orioli, salva I'approvazione sovrana. 



II comitato stesso propose una seconda terna, composta dei signori comm. 
Alessandro Cialdi, prof. Don Salvatore Proja, c Roselli; a fine di eleggere un 
ordinario socio linceo, per la indicata rinuncia del sig. principe di Teano. Niuno 
dei proposti avendo riportata I'assoluta maggioranza di voti, la elezione mc- 
desima fu differita. 

In questa sessione I'accademia termino di eleggere i suoi trenta italiani 
corrispondenti , dei quali gia tre furono eletti nella tornata del 14 settem- 
bre 1848, e nove in quella del 5 ottobre 1848; cosicche i seguenti dieciotto 
scienziati, ora proposti dal comitato, ed eletti dall'accademia, compiono il no- 
vero dei corrispondenti medesimi, a forma degli accademici statuti. 

Norai dei signori corrispondenti eletti : Piola D. Gabrio - Santini cav. 
Giovanni - Menabrea Luigi Federico - Zantedeschi ab. Francesco - Matteucci 
cav. Carlo - Gherardi Dott. Silvestro - Giulio cav. Carlo Ignazio - Piria - 
Scacchi Angelo - Pianciani R. P. Gio. Battista - Sismonda cav. Angelo - 
Malaguti - Tenore cav. Michele - Parlatore Filippo - Taddei - Purgotti Sc- 
bastiano - Tardy comm. Placido - Brighenti cav. Maurizio. 



L'Accademia riunita in numero legale a mezzodl, fu sciolta dopo due ore 
di seduta. P. V. 



— 11 — 

OPERE VENCTE IW DONO 

Prof. Nicola Cavaiieri S. Bertolo. Islituzioni di Architettura StaCica e 
idraulica. Voluini due in 4.° Bologna 1826. 

Prof. D. Jgnazio Calahdrblli. Lezioni clemenlari di ottica. Un vol. in 8.' 
Roma 1846. 

Prof. D. Barnada Tortolini. Bappresenlazione geomelricn dclle funzioni 
ellittiche di terza specie di dato parametro circolare. Roma 1844. 

Prof. Paolo Volpicelli. Annolazio7ii nrjli elementi di matemalica del p. An- 
drea Caraffa, tre volumi In 8.° Roma 1836. 

Comm. ALESsAyoRo Cialdi. Parallelo geografico ed idrografico fra i porti di 
Civitavecchia e Livorno. Lcltera alVcccme camere primarie di commer- 
cio, di Boma, Ancona, e Civilavccchia. 

Associazione Brilannica per Vavanzamenlo delle scienze. Anno 1848. 



SESSIONB UI'" DEL 25 FEBBMIO 1849 

PBESIEDDTA D.^Ii SIG. PRUVCIPE D. PIETRO ODESCALCHI 

{per Vassenza del presidcnte sig. Duca di Bignano.) 



COMUNICAZIONI 

II segretario comunico aH'accadcmia il dispaccio del ministcro del com- 
mercio, belle arti, ec. del 19 fcbbraio testfe decoiiso, N.° 957, in cui veniva 
la mcdcsima invitata a definire, quale premio potcvasi assicurarc in prevcn- 
zione a Michcle Balducci, sc quel mezzo facile naturale, forte, ed infallibile, 
che asserisce aver egli trovato, aiBnche le locomotive possano progredirc su 
curve di un raggio. anche minore di 40 metri, si verificasse del tutto soddi- 
sfacentc. 

L'accademia in questa seduta si occupo di tale richiesta, e dope esami- 
nata la petizione inclusa ncl citato foglio ministeriale, colla quale chiedcva 
il Balducci al governo, di cssere assicurato nel modo espresso di un premio, 
per quel suo trovato, decise ad unanimita, essere la richiesta medcsima non 
meritevole deirattenzione govcrnativa pei seguenti motivi : 

1.° Perche in essa chiedesi la determinazione preventiva di un premio, 
per un trovato , puramentc asscrito in quanto al suo effetto , e per nulla 



— 12 — 

manifestato in quanto a veruno dei mezzi per conseguirlo , e per giudicare 
sulla probabilita della eflicacia de' mezzi stessi. 

2.° Pei'che il trovato medcsimo, quanle volte si verificasse complcta- 
niente, non potrebb'essere altro, faorchc un pcrfczionamento di cosa gia sco- 
perla c praticata ; essendosi gia in piu strade ferrate conseguito feb'cemente 
un cffetto, simile a qucllo proposto dal Beladucci, da cui non si fa parola di 
tulto cio nella sua petizione. 

3." 1 termini coi quali e questa concepita, sono per vcrita piu acconci 
ad ispirarc dubbio, di quello sia fiducia, sulla realti degli effetti maravigliosi 
che produrre dovrcbbe Tasserita scopcrta. 

4.° Ricorda raccademia in questa occasione, che il medesimo Balducci, 
propose gia qualche altro suo trovato , il quale fatto esaminare da cotesto 
ministero alia medesima, fu riconosciuto non del tutto nuovo, e poco soddi- 
sfacente. 

5.° A cio fu aggiunto che i corpi scientifici , non prestando essi fa- 
cilmcnte orecchio in fatto di scoperle , a chi nulla dice della essenza dei 
suoi trovati; consigliano sempre lo stesso contegno, per evitare almeno la 
perdita di tempo. 

Decise quindi I'accademia, che questi riflessi, dovevano essere comunicati 
al ministero del commercio, belle arti ec, in risposta all'onorevole suo foglio 
sul riferito argomento. 



CORRISPONDENZE 

Fu letto il ringraziamento del sig. prof. Francesco Orioli, per la nomina 
da esso ricevula, di socio fra i trenta ordinari Lincei. 



COMITATO SEGRETO 

Fece conoscere il segretario in questa sessione, quali erano Ic proposte 
fatte da vari tipografi, per assumere la stampa degli atti dciraccademia, i quah, 
secondo che la medesima decise nella sua sessione 12" , del 14 settem- 
brc 1848, debbono essere stampati in 4.° Fu concluso che sarebbero state 
definitivamentc prese in considerazione le proposte , quando si fossero 
avute dai tipografi stessi, tutte le condizioni che accompagnano la stampa 



— 13 — 

(li iHi opera periodica in 4.*, c chc sono indispcnsubili a stabilire il relativo 
contralto. 



L' accademia costituita in numcro legale , allc undici antimeridiane , fu 
sciolta a un ora poincridiana. 

P. V. 



OPERE TENUTE IN DONO 



Furono in qucsta sessionc, donati all'accademia tie fascicoli del gior- 
nalc intitolato - II gran sasso d' Italia, relativi al primo semestre del 1 848, 
in 8.° Acquila 1848. 



rTj'SrT'S 



SESSIONB IV.^ DEL 25 MARZO 1849 

PBESIEDVTA D4L SIG. PRINCIPE D. PIETRO ODESCALCOI 

[per Vassenza del presidente sig. Duca di Rigtiaiio.) 

COMUNICAZIONI 

/ 

Ebbe piincipio qucsta sessionc col distribuire ai nienibri ordji<ari pre- / /*- 



senti, nel nuniero legale di 13, la carta geologica del del sig. prof. Giuseppe 
Ponzi, relativa alia valle latina da Roma a Monte Cassino. 



II prof. Volpicclli consegno negli atti dciraccvdeaiia una sua Icrza nota, 
sull'urto dei corpi , della quale in (juesta tornata egli espose brcvcnientc il 
concetto. In essa prendevasi a calcolo il tempo impiegato nell'urto, e si con- 
fermavano, per una via piu gencrale, alcune consegucnze, gia elemcntarmentc 
dcdotte nclla seconda nota del mcdesimo, letta in accademia sullo stesso ar- 
gomcnto. 



— !4 — 

Inoltrc furono riferitc Ic osservazioni suUa 2* cometa di Petersen, fatta 
dal socio corrispondcntc italiano sig. cav. Gio. Santini , prof, di astronomia 
nella 1. R. Universita di Padova, e da esso inviato all' accadcmia. 

Si fece conosccre poi con quali termini erasi conferita la nomina di socio 
corrispondente lincco, a quel scienziati d'ltalia, che il corpo deliberantc acca- 
demieo aveva gia designati. 



CORRISPONDENZE 

Si fece noto altresi, che il ministro interino del commercio, belle arti, cc, 
il cittadino Montecchi, mediante il suo foglio del 12 marzo corrente, ringra- 
ziava 1' accademia , con espressioni le piu lusinghiere , dell' opera gia da 
essa utilmente prestata, nel soddisfare alle varie inchieste di quel ministero, 
e la invitava nel tempo stesso a voler proseguire col favorirlo de'suoi lumi, 
quando ne abbisognasse. 



Dopo cio fu letto un dispaccio dello stesso ministro, in data del 22 marzo 
corrente, col quale si ordinava nel modo il piu precise all'accademia, di subito 
sloggiare dalla sua residenza in Campidoglio, e di sceglierne un'altra, o nel 
fabbricato della universita, od in quello del collegio romano. 



Dopo questa lettura il sig. vice presidente fece noto, che avendo egli dovuto 
con sollecitudine rispondere a questo dispaccio, non gli fu permesso consultare 
prima sul medesimo il corpo deliberantc accademico; e che aveva egli stimato, 
pel meglio deiraccademia, rispondere al foglio stesso, chiedendo che alia me- 
desima, fosse accordata nel collegio romano una conveniente residenza, com- 
presavi la specola e 1' abitazione per 1' astronomo. Fatta quindi lettura della 
risposta in proposito, del 24 di questo mese, Taccadcmia unanimamente ap- 
prove I'operato. 



II segrctario riferl, che i signori professori — Gio. Santini (Padova) — 
Giuseppe Belli (Pavia) — Antonio Bertoloni (Bologna) — Antonio Alessandrini 
(Bologna) — Sebastiano Purgotti (Perugia) — Maurizio Brighenti (Roma) — Fi- 
lippo Parlatore (Firenzc) — Ignazio Giulio (Torino) — Gabrio Piola (Miiano) — 
Augusto Sismonda (Torino) — Giuseppe Bianchi (Modena) — Onofrio Mossotti 



— 15 — 

(Pisa) — Francesco Zanlodcschi (Venezin) — Micholc Tenore (Napoli) — Carlo 
Matteucci (Pisa) — Gio. B. Amici (Kirenze), avevano inviato airaccadcmia Ict- 
terc di lingraziamento, per essere stati da cssa fatti soci corrispondenti italiani. 

II socio ordinario sig. dott. Agostino Cappelio, in qucsta sessionc, offersc 
in dono all'accadcinia ic sue opcre , die nel bullcttino bibliograiico seguente 
sono registrate. 



L'accademia coslituita in numero legale alle 1 1 antimeridiane , sciolse 
la sessionc all'una dopo il mezzodi. 

P. V. 



OPERE TENVTE IN DONO 

Memoric istoriche dal 1 maggio 1810, a tutto Vanno 1847 -Roma 1848. I'n 

vol. in 4.° di Agostino Cappello. 
Osservazioni geologiche, e memorie storiche di Accumoli in Abbruzzo - Parte 

prima -Un vol. in 4." Roma 1825. — del uedesimo. 
Storia Mcdica del Cholera Jndiano osserDMo a Parigi - Un vol. in 4.°, Roma 

1 833 - del MEDEsiMo. 
Dilucidiizioni Istoriche sopra il Cholera di Roma del 1837 - Un vol. in 4.° 

Roma 1847 -de/ medesiho. 
Memoric istoriche di Accumoli. - Parte 2." c 3." - Un vol. in 4.°, Roma 1820 - 

del .VEDESIMO. 

Opuscoli scehi scientifici.-lin vol. in 4.° - Roma 1830 -de/ medesimo. 
Poche parole sulla rabbia canina, e considcrazioni in pro delta puhblica in- 

columitd, relative alle peste hubonica. - Un fasc. in 4.° - Roma - 1846 - 

del medes/mo. 
Considcrazioni ulteriori in pro deWincolumita pubblica , relative alia peste 

bubonica, ed alia febbre gialla.- Un fascicolo in 4.° - Roma 1846 - del 

MEDESIMO. 



— 16 — 

SESSIONE V" DEL 22 APRILE 1849 



V^ / 



ESIEDVTA DAI. SIG. PRliVCIPE D. PIGTItO ODESCALClIl 

{per Vassenza del presidenle sig. Duca di Rignano.) 



COMUNICAZIONI 



II prol'. Volpicelli consegno negli atti deiraccademia, per essere pubbli- 
cato , un suo rapporto (1), sulla memoria del prof. Stefano cav. Marianini, 
circa I'azionc niagnetizzaute dcllc corrcnti elettriche niomentanee, inserita nel 
tomo XXIV della societa italiana. 



Si fece poscia dai segretario la comunicazione dei ringraziamenti, che al- 
cuni altri dotti d' Italia, inviavano all' accademia, per essere stati dalla me- 
desima posli nel novero de'suoi corrispondenti. 



CORRISPONDENZE 

Continuando il segretario a riferire la corrispondenza col cessato governo, 
per lo sgombro dcU'abitazione, attualmente occupata in Campidoglio dall' ac- 
cademia, fece conoscere che il ministro del commercio, belle arti ec, aveva 
nuovamente sollccitato, con un dispaccio del 6 aprile correntc, N.° 2212, a la- 
sciare I'abitazione stessa. Fu risposto a quel ministro, in data del 7, sudetto 
mese , che nel martedi prossimo , il comitato accademico sarebbesi riunito , 
col prefetto del coUegio romano , monsignor Capaldi, per vcrificare, se nel 
coUegio medesimo, eravi locale adatto alia residcnza della nostra accademia; 
giacch5 il ministro della istruzione pubblica, da cui dipendeva quello stabili- 
mento, non prima del 29 marzo p. p. con suo foglio, N.° 1062, permise al- 
I'accademia di accedere in quel fabbricato, a riconoscervi per lei una conve- 
niente residenza. 

Fu risoluto in questo congresso fra il comitato ed il prefetto sudetto , 

(1) Questo rapporto si trova pubblicato nel tomo V della Raccolla di lettere di tisica 
e mat., Roma l. V, p. 409, an. 1849. 



— ^7 — 

chc nel collcgio roinano non eravi modo, per farvi stanziare convenientemente 
I'accadeinia do' iiuovi lincei; rjnindi conveiiiva prcgaro il rettore del scininario 
lomano, monsig. Bedini, onde precariamente prestasse una delle aule massime 
del seminarlo stesso, per le ordinarie session! dei Lincei. 

Tutto cio fu comunicalo in data del 12 apiile coirente , tanto a! ini- 
nislero dei coinineicio, belle arti, ec, quanlo a quello di pahblica istruzioiie, 
it quale gia col foglio dell' 11, mese citato, N." 1212, aveva nuovainente falto 
premura, perche fosse lo sgombro delle abitazioni in Campidoglio, effettuato 
al piu presto possibilo dairaccademia. 

Si fece conosceic altiesi avere raccademia ncl medesimo tempo, parte- 
cipato ai due sudctti ininistri, che poneva essa, fin dal l^ api-ile sudetto, le 
uamere dclla sua residenza a disposizione del goveino; e che in paii tempo 
aveva invilato, c il sig. prof. D. Ignazio Calandrelli astronomo; e il sig. Erasmo 
Fabbri cuslode deH'accademia, a fare altrettanto per le camera da essi rispel- 
tivamcnte abitate in Campidoglio. 

Fu letto inoltre il dispaccio del ministro della istruzione pubblica, del 1 4 
aprile stesso, N.° 12!2i, col quale, replicando cgli a quanto Taecademia gli 
scrisse nel 12 di queslo mese, dichiarava che non dal suo minislero, sibbene 
da quello del commercio e lavori pubblici, parti va il decreto, che Taccademia 
dovesse abbandonarc la sua residenza in Campidoglio. Inoltre col medesimo 
foglio esibiva egli la sua mediazionc presso il ministro del commercio, cc., 
onde I'astronomo ed il custode deiraccndemia, ottenesscro dal govcrno un'abi- 
tazione, quante volte I'aocademia gli facesse costare, che i medesimi avevano 
diritto ad averla. 

Dopo questa lettura fu risoluto di rispondere al ministro della pubblica 
istruzione, ringraziandolo in genere; c dichiarando che anche raccademia ri- 
conosceva dal ministero dei lavori pubblici, e non da quello della istruzione, 
il decreto di dovere abbandonarc gli ambienti da essa occupati nel Campi- 
doglio: questa risposta fu inviala col 24 aprile corrente. 



II Segretario riferi che il sig. Duca di l\ignano, prcsidente della mede- 
sima , offriva da Parigi , ove precaiiamente dimorava , il suo palazzo 
aH'Aracocli, c la sua villa negli oiti Sallustiani, per le sessioni accadeinicbe, 
quante volte ai lincei fosse da quel governo tolla I'attualc residenza loro in 
Campidoglio , e non avessero essi un locale acconcio per conferire insieme. 
L'accademia sommamentc gradi questa generosa, e cordiale offerta del nobile 

3 



— 18 ^ 

suo prcsidente , e nel tempo stesso decrcto chc al medesimo fosse inviata 
una lettcra di ringraziamento, nella quale gli si comunicassc , chc per era 
il seminario romano, aveva offerto ai Lincci una dellc aule massinic, occupate 
da esso nel collegio romano, e che gia il corpo deliberante accademico aveva 
provvisoi'iamcnte acccttata simile offcita per le sue riunioni. Questa Icltera 
fu scritta in data del /* di questo mese. 



COMITATO SEGRETO 

Fu deciso in qucsla sessione, che il telescopio catadiottrico, donato all'ac- 
cademia dal sig. principe D. Alessandro Torlonia, fosse trasportato in una delle 
sale della medesima, per essere ivi meglio conservato. 



Mancando nel corpo deliberante accademico uno dei trenta suoi membri 
ordinari, pel passaggio del sig. principe di Teano Don Michele Caetani, dal corpo 
medesimo, in quelle degli onorari lincei; fu a questa mancanza provveduto dal 
comitato, nella sua privata riunionedel 10 aprile 1849, conla ternasegucnte : 

iAb. D. Salvatore prof. Phoja, 
Dott. Pio Branchini Ingegnere , 
Dott. Mattia Azzarelli, Officiale di Artiglieria. 

Si venne quindi alio squittinio segreto, con voti bianchi e neri, sulia terna me- 
desima, ed i votanti essendo undici, la votazione si verified nel segucnte modo: 

Voti 

Bianchi Neri 

I Ab. prof. Proja 9 2, 

Signori | Dott. Branchini 6 •*», 

( Dott. Azzarelli i 7, 

Laonde il sig. Ab. D. Salvatore prof. Proja fu, a maggioranza di voti, eletto mem- 
bro ordioario linceo; ed il sig. principe Odescalchi vice-presidente, s'incarico, a 



- 19 — 

forma dello statuto, di sottoporre questo atto alia sanzione di S. Santita, come 
gia si era incaricato di sottoporre alia sanzione medcsima, quello risguardante 
a elezione del sig. prof. Orioli, avvenuta nella sessione del 4 febbraio 1849. 

L'accademia, riunitasi in numero legale alle 1 1 antimeridiane, si sciolse 
a un' oru pomeridiana. 

P. V. 



OPERE TENVTE IN DONO 

Memoria sui ccntri dci sistemi geomeirici del prof. Domemco Chelim — 

pag. 37 in 8° Roma 1849. 
Lettres sm:. .LeUerc sulla litolrizia del dottor Ciyials in 8° Parigi 1848. 
Sull'azione magnetizzantc delle correnti eletlriche momcnlance. Memoria del 

prof. SrFFAyo cav. Maria»im - iu 4.° Modena 1847. 



SESSIOl VI-° DEL 22 LUGLIO 1849 

PRKJ>iIEDI]T;l D.%.L. SIG. PRIIVCIPE D. PIETRO ODESCALCRI 

(per I'assenza del presidente sig. Duca di Rignano.) 



COMUNICAZIONI 



U prof. Volpicelli diede per estratto lettura, di una sua nota, sulla co- 
municazione del moto. Avevasi per oggetto nella medesima, di porrc in evidenza, 
e col ragionamcnto sull' inlima costituzione dei corpi, c coil' analisi matcma- 
tica, i quattro argomenti segucnti. 

1 .° II fatto deir azionc e della rcazione si ravvisa in ogni mcccanica 
operazione. 



t 



— 20 — 

2.* La comunicazione del moto , non c da riguardare istantanea, e il 
tempo in cui quesla si compic, puo inisurarsi nicdiante un cronoscopio magnc- 
toelellrico. 

3.° Deve la pressionc andar distinla dalla percossa od urto. 

4.° Non e da doversi ammettcrc scnza veruna riserva il canone, che 
niolti distintissimi meccanici hanno proclamato, dicendo con Galileo : la forza 
della percossa c d' infinito momento, pcrche non t;' e i-esislenza bcnche gran- 
dissima, che non venga superata da forza di percossa minimissiina. 



U sig. vicc-prcsidentc I'ece conoscere, die il niinislro deiristruzione pubbiica 
deir abolito anarchico governo, con sue dispaccio del 27 febbraio 1849, N.° 739, 
invio air accademia la formola di adesione al governo medesinio, con prescii- 
zione ai Lincei di unifonnarsi a quanto egli csigcva. 

II comitalo acoadcmico per altro credette spedientc, dilazionare il piii pos- 
sible la comunicazione dell' indicate dispaccio al corpo deliberante accade- 
mico, e con questo mezzo fortunatamente riesci a renderlo privo di effetlo. 



CORRISPONDENZE 

Si fece quindi lettura del dispaccio del minislero del commeicio, del 4 
luglio correnle, N.° 4299, col quale s' invitava I'accademia, percho mediante una 
commissione, tratta dal sue seno, esaminasse il campione di carne vaccina, in- 
viato alia medesima col citato foglio, per decidere se il medesimo fosse ben 
conservato , come asseriva la sig." Eleonora Zappucci ; la quale ncilo stcsso 
tempo, chiedeva il brevetto d' invenzione, per conservare a lungo Ic carni. 

L' accademia riconocendo, che tale richiesta difctlava di (jiianto pre- 
scrive 1' editto del 3 seltembre 1733,su]le dichiarazioni di propriela, ec; de- 
cise di richiamare T attcnzione del sud. ministero su tale difctto, ])rima di 
procedere all' esame del campione indicnlo. Quindi fu scritlo in questo senso 
al ministero stesso, in data del 81 luglio suddello. 

Avendo 1' armata francese di occupazione , offerlo danaro al municipio, 
per la nqptra citta, onde provvedere di lavoro la classe indigente; si fece nolo, 
che il comitalo accademico aveva crcdulo spediente, concorrere in questo atto 
filantropico, mediante un offerta di scudi trenta, fatta con lo stcsso line, a no- 



— 21 — 

mc di tutti I'accadcmia. Gndirono niolto i Lincci questa pre\ idenza del comi- 
tato, ed uiianimcmenlc diedoro per la medosima 1' appiovaiione loro. 



Conlinuando il segictario a riferirc la conispondcnza, rclaliva all'abita- 
zione deiraccadcniia, comunico il dispaccio del ininislro della pubblica istiuzionc, 
in data del 27 aprilc 1849, col quale facovasi rimprovero ali'accadernia dei Lincei, 
per non esscrsi presa lutta la cura, ondc 1' aslroiiomo cd il cuslode di essa, 
otlenesscro un allojigio, od una competenle indennila per T abitazione che ai 
inedesimi veniva lolta in Campidoglio. Si fece nolo nlliesi che 1' accademia 
lispose in data dcll'S niattjiio di questo anno, clio non polevasi essa elTicacemento 
occupare dell' ogjjetlo, se prima non fosse dal governo assegnato il locale per 
la nuova residenza dci Lincei. 

Dopo tale relazione, conlinuo il sig. \ icc-i)tesidente dicendo: non abbiamo 
csrlaniente dinicnticato, che il soppressn intruso governo, aveva tollo all' ac- 
cademia la sua residenza in Campidoglio,e clic mcnlie se ne stava cercando un'al- 
Ira.il leltore del seminario roniano Monsignor Bedini,o(rerse ai lincei,per le private 
loro sessioni, 1' uso di un salonc del collcgio roinano. Per consegucnza propose 
il presidcnte stesso, di scrivere una lettera di ringraziamento al rettore medesi- 
nio, per questo suo trallo di gcntiiezza verso 1' accademia, lo che fu appro- 
vato ad unanimita, e questa lettera fu scritta in data del 31 luglio I8i9. 



Per' mezzo del ministro di Olanda in Roma, furono invialc all' accademia 
tre copie a stampa di un programma latino, per un concorso poetico suH'ar- 
gomento « Navis in marc dcivcliis, proposlo dal regio istituto belgico, resi- 
dentc in Amsterdam- L' accademia non avendo per iscopo la lettcratura, de- 
crelo che una di sitfatle co[)ie si conservassc in archivo, e che Icaltredue si 
spedissero all' accademia di Arcadia, ed a quclla Tibcrina; lo che fu eseguilo 
in data del 31 !u"liodel sud. anno. 



■"o' 



11 sig. vicc-presidcnle, rallegrandosi coll" accademia |)cl felice rislabilimento 
del governo pontilicio, annunzio clic,|ier esscro cocrente agii statuti accadeniici, e 
precisamente al §. 13° del lilolo IV dei inedesimi, a vrebbc loslo inviato rap- 
lapporto a S. Santita, sulla ele/.ione fatla dairaccadeinia dci signori prof. Fran- 
cesco Orioli,cd ab.D. Salvatore prorProja,(|ii;!li mcmbri oidinari della moilesima, 
onde oltcnei'C da S. Bcalitudinc, la necessaria sanzione di queslo accademico atto. 



II segrelario riferi, che il chiarissimo nostro collega sig. prof. Cio. Batla 



'/ 



— 22 — 

Magistrini, appcna riavutosi in salute, scrisse di proprio pugno una lettcra di 
ringraziainento all' accademia, in data del 1. maggio 1849, per esserc stato 
dalla inedesima posto nel novero de' suoi corrispondenti italiani. 



Fu quindi annunziato, che il segretario deiraccadetnia rcale delle scienze 
di Napoli, sig. prof. Flauti, aveva spedito in dono una copia della relazione 
dei lavori, fatti dall' accademia stessa, dal 1. luglio 1847, a tutto ii 1848; e 
che il D/ Maurizio Reviglio donava similmcnte una copia del programma, in 
idioma francese, del suo trattato di terapeutica. 



L' accadecnia decreto il ringranziamento pel dono delle indicate opere , 
ordinando che fossero poste nella sua biblioteca. 

Ebbero pure contezza i Lincei, che appena seguita la battaglia di Novara, 
essi ricevettero per la posta, il rapporto a stampa del Fed-maresciallo Radetzky, 
suUa battaglia stessa. 



L' accademia riunitasi in uumero, legale alle 6 pomeridiane, si sciolse alle 8, 
dopo essere stata dal sig. vice-presidente invitata a fornire qualche lavoro, per 
,'/ giovare alia pubbpcazione degli alti. 

/ P. V. 



SESSIONE VU.'' DEL 26 AGOSTO 1849 

PBESIEDDTA DAL SIG. PBUVCIPE D. PIETRO ODESCALCIII 

{per Vassenza del presidcnte sig. Dtica di Rignano.) 



COMUNICAZIONI 



11 prof. Calandrelli, avutonc il pcrmesso dal sig. vice-presidente, lesse una 
breve memoria, della quale il titolo era, « La necessita di faro una lunga serie di 
osservazioni, sopra i quattro piii grandi pianeti del nostro sistema.)) Comincio 
egli a parlare sulle anomalie, che gia da molti anni si osservavano nc' movi- 
menti di Urano ; anomalie che potevano avcre origine, o dalla inesattezza de- 
gli elementi medii delForbita ellittica, flssati dai celebri astronomi Oriani, Bou- 



— 23 — 

vard, e Conti, o d.il calcolo non molto rigoioso delle pertubazioni, dovutc 
all^azionc di Giove e Satunio. 

Kiguardo agli ulnincnti riflotlcva, clie quelli dcleiiniiiuli dull" Oriani, e- 
rario slali calcolali mcdiaute un piccolo arco dell' orhita di Urano ; parlava 
delie correzioni date agli elcincnti dallo slesso Oriani e dal Conli, conside- 
rava linalinentc, che coH' aiuto delie modeine ossei-vadoni, fatte dal 1781 , 
epoca della scoperta di Urano, lino al tempo presente, potevano detenninarsi 
con niaggioie esatte/.za; giacche L'laiio avca percorso un arco di tie quarti e 
pill della sua orbita. Per cio che spetta al calcolo dalle perlurbaiioni, accen- 
nava i lavori fatli dal celebre Le-Veiner, picsentati all' accademia delle scienzo 
nel novembrc del 18i;). Siccome pero dal calcolo piu rigoroso, tcnta to da que- 
sto soaimo analista, sulle peiturbazioni di Giovo e Satuino, uon si ottcneva 
Id sciogliinento della questione, intorno alle anonialie osservate ne' movimenti 
di Urano; percio si t'ecc strada egli a pailarc della vera ragione di tali anoinalie, 
la quale devesi alle perturbazioni, escrcilate su di Urano dal pianeta Neltuno. 
Airicchito il nostro sisteina solare di questo nuovo pianeta , gli aslronomi , 
siegue a dire il professore, debbono impegnarsi in una lunga serie di osscr- 
vazioni, specialmente su questi due astri (Urano e Nettuno) le quali potranno 
un giorno essere utilissime alia scienza , pel calcolo di una completa teorica 
del loro movimenti. Ghe anzi e di parere I'autore, che una serie di osserva- 
zioni , (lebba anche istiluirsi sopra i pianeti Giove e Saturno. » Dopo la sco- 
perta di Nettuno, sono /c sue parole, le tavole de' movimenti di Urano di- 
venneio imperfette: questi movimenti sono perturbati, non solamente dal- 
r azione di Giove e Saturno, ma pure da quella di Nettuno: attesa la mu- 
tua altrazione ; Urano come perlurba i movimenti di Giove e Saturno , cosi 
perturba quelli di Nettuno, questi perturba quelli di Urano, di Saturno, e di 
Giove : qual vasto campo dunque si presenta agli analisti, di sublinii ricer- 
che della meccanica celeste, agli astroiiomi di utili osservazioni, pei' coiuple- 
lare la teorica di questi grandi astri del nostro sistema solare ? Non e questa 
r opera di un anno «je nc cro/s jms, cosi I,k Vebrier all' autore scriveva il 15 
I'ebbraio del 1847, (/i('on jwisse trovaiUer avcc fruit atix theories de ces deux 
planetes.. avanl plusicurs a)tnees. Lcs elements de la nouvelle ne pourronl 
elre pcrfeclionees par lcs osscrvalions, au point de pouvoir elre employes d'une 
viunierc definitive dans la theoric d' Uersehel, que lors qu on aura observe 
un arc assez elendu » Ora atleso il lenlissinio movimento di Nettuno, che per- 



— 24 — 

coirc in un anno, un aico di due gradi c poco piu dolla sua orbita, non puo 
aversi un atco inolto csteso ncllo gpazio di pochi anni. 

Tcnnina il ch. autore la sua memoria, col renderc conto csatto all'accademia 
delle osscrvazioni, folic not pontificio osscrvalorio di Campidoglio,dairoltobre del 
loiS, lino air agosto del correnle anno. Sono in esse nuineralc le opposizioni 
dl Urano, Giove, e Neltuno ne' mesi di ottobre 1848, febbraro, e agos»o 
1849; alcune osservazioni sopta i satellili di Giove, quelle della periodica 
coineta di Encke, e quelle della conieta di Petersen. Altre ulili osservazioni, 
aflerma, egli essergli stale iinpcdite dai liittuosi sconvolgiinenli, che in questi ul- 
timi tempi, turbarono la tranquillila della nostra misera Roma. 

II prof. Volpicclli, lesse un breve rapporlo, sulla sperienza elctlro fisiijo- "^ 
gica del sig. Emilio Du Bois Reimond di Berlino, la quale consiste nella pro- 
duzione di una elettrica correnle, per lo sforzo musculare che metle le no- 
stra membra inlensione, dipendentemente dalla volonla. Furono in que- 
sto rapporlo riferile le diverse opinion! dei fisici, riguardo al successo della 
indicata sperienza; ed il relatore fece conoscere che, avendo egli lentalo la 
j ^ sperienza stessa, valendosi r/na g^vanoscopica , non otlenne indizio alcuno l_y<- 
elettlro dinamico ; risultamenlo couforme a quelle, gia ottcnulo collo slcsso 
mezzo dal prof. Matteucci: ma che per ottenere la indicata correnle, si rico- 
nosce necessario un galvanomelro di 20000 giri almeno. 



Inollre il prof. Volpicelli lesse per estratlo, una sua nota, sulla soluzione 
iu interi deir equazioni indeterminate di 2' grade, relative alia costruzione del 
triangolo rettangolo, e suUe proprieta piij rimarchevoli delle relative soluzioni. 
Le osservazioni falte non ha guari dai signori Biol, Poins^l, Binet, e Liouville, \ o 
nell'accademia delle scienze di Parigi, suH'equazioni medesime, diedero molivo a 
quesla nola. In essa primieramente si delerminarono le inlere soluzioni delle 



2 „2 „! ~2_i_ ,,2 -2 



(1) x''-,/=2% X^-^f^ 

dedolte dalle soluzioni loro puramente razionali; e queste ottenute preceden- 
temenle come corollari, dalle formole che soddisfano razionalmenle ad una equa- 
zione complela di secondo grado a due incognile. In secondo luogo queste 
generali formole.si slabilivano dall'autore assaipiu esplicitc, di quello sogliono es- 
sere nelle opere piu conosciule, che Iratlano di tali materie. In Icrzo luogo si di- 
mostravano le principali proprieta, che alle soluzioni delle (1) in interi ap- 
partengono, e specialmente a quelle spettanti alia seconda dell'eguagliaaze stesse, 



-- 25 — 

Per questa seconda cquazionc inoltrc si davano diversi metodi, atti a fernire solu- 
rioni di essa intere,cotne altresi Ic forinole, non ancoia indicate, che gencralmentc 
la risolvono, e che percio comprcndoiio tultc lo intero soluziorii della medcsima, 
qualunque sia il metodo seguilo per ottenerle. In quarto luogo si diinostravano 
Ic propriety inercnti alle soluzioni delia seconda (1), facendole tulte discen- 
dere da un solo principio delia teorica dci numeri, cio6 dal teorema di Fer- 
mal suUc potenzc prime dei numeri interi (1) 



Dopo ci6 il segretario annunziava, che ncl giorno 1 2 di agosto cesso di 
vivcre il distintissimo socio ordinario sig. D.' Giacomo Folchi, prof, di ma- 
teria medica, e igiene nella universita romana, e membro del collcgio medico 
chirurgico nella universita stessa. In questo annunzio non si faccva pa- 
rola delle virtCi e cognizioni scientifiche del nostro defunto socio, pcrch^ i 
materiali a tale scopo necessari, non ancora erano in pronto. Pero si voile, 
con r annunzio medesiino, che la prima nostra tornata dopo la infausta morte 
di quel distinto scienziato, non andasse priva di una onorevolo memoria di 
esso. 

II sig. vicc-prcsidente fece noto, che giunta in Roma la Eilia Commissione 
governativa di S. Santiti, il comitato accademico si credetle in dovere, por^ 
tarsi dalla mcdesima, per offerirle i dovuti omaggi da parte di tutla V accademia 
dei Lincei, la quale gia resa di governativa istituzione dal regnante pontefice 
Pio IX, trovavasi doppiamente a questo atto chiamata. L' accademia fece u- 
nanime plauso a tale delibcrazione del comitato , esternando al medcsimo i 
suoi ringraziamcnti, e la sua plena soddisfazione. 



II sig. prof. Poggioli, propose in questa sessione, di annoverare fra i 
soci onorari dell' accademia il sig. generale .\udinot di Rcegio. Questa propo- 
sizione fu, a norma degli statuti, rimessa al comitato accademico. 



(1) La Dota in proposito si trova pubblicata parte net t. IV di questi Atti, pag. 134, 
e 346, e parte negli Annali di scicnze raatematiehe e tieicbe t. 6," pag. 120. 



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CORRISPONDENZE 

Fu Ictta dal segrctario una Icttera del socio corrispondentc sig. prof. 
Francesco Zantedeschi , del 20 agoslo 1849 , colla quale si faceva nola la 
sua nuova destinazione a profcssore di fisica nella I. R. University di Padova, 
onde cio servir dovesse di norma pei Lincci, clie volessero corrispondere col 
nominato socio. 

Fu allresl letta una lettera del sig. Carlo Littrow, in data del 12 luglio 
1849, direttorc dell' Imp. e R. Osscrvatorio di Vienna, nella quale si annun- 
ziava, che il nono ed ultimo volume delle osscrvazioni astronomiche, falte dal 
Piazzi in Palermo dal 1792 al 1814, erano presso a publicarsi, lo che inte- 
ressar devc i cultori tutti della scienza di Urania. 



L' accadeniia costiluita iegalmente alle 6 pomeridiane, si sciolse dopo 
due ore di seduta. 

P. V. 



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SESSIONE Vni" DEL 23 SETTEnBRE 1849 

PBEiilEDCTA UAL. Htfi. PHIUCIPli: D. PIETRO ODEHSCALCHI 

{per Vassenza del presidente xifi. Duca di Rignano.) 



MEMORIE E COMUINICAZIONI 

OKI SOOX O&OIHA&I B SSI OOaalSFONDKNTI 

Sloria fisica del bacino di Roma. Memoria del prof. Giusepph Po.\zi , da 
servire di appendice all'opera : II suolo fisico di Roma, di G. Drocchi. 

\joine la gcologia 6 la scienza dellc antichitii della natura: cosi rarcheologia 
e quella dclle antichita umanc. Bcnche I'uno daU'allro qucsti rami dello scibile 
si distinguino ; pur lultavia tali e tante sono le alFinita e le relazioni die 
s'incontrano sulia linca di loro conlatto, die ben spessevolte insieme si con- 
fondono, e Tuna neU'altra si coinpenetra a socconerla con utili servigi. Della 
qual cosa tutlo di oggi ne vediamo frequenlissimi esempi ; ma ncssuno per 
fermo piu luminoso di qucllo die s' incontra nell'esame del bacino di Roma. La 
forma del suolo , la sua divisione in scttc colli , la vallala istessa cntro cui 
scorro il Tevere, appartcngono ai fasti della tena, e legati sono a quelle vi- 
cissitudini operate daila natura, connesse con I'uomo stabilitc in quesle con- 
trado lino dai tempi i piu rimoti. 

11 mio divisamenlo in qucsto scritto e qucllo di prenderc ad esame quei 
fatti , e con mezzi geologici studiaili per conoscere quale fu T origine delli^ 
grande vallata trascorsa oggi dal fiumc, quale quelle dei suoi tributaii, quale 
delle colline cbc la fiancheggiano, quale in line I'aspetto del suolo prima e dopp 
la fondezione di Roma. Forse da taluno si .stimera arroganza toniare su di 
un argomento cosi maestrevolmente Irattato dal celebic Biocchi nell'opera in- 
titolata // suolo fisico di Roma, opera inollre coiredata di una carta geolo-r 
gica chc a ragione puo dirsi aver seivito di modcllo a tuttu Ic altre di siiai^ 
genere. Pero ove si riflctta alio stato infantile della scienza nel tempo in cui 
quell'uomo infaticabile scrisse, nel quale noa si erano pcranche distinte le etA 
della Terra, ne assegnali giuslamentc i caralteri dei fossili delle diverse for- 



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mazioni, ne comparse erano ancora le tcorie dei sollevamenti e dci vulcani: 
io saro pienamente giustilicato sc non toccanudo a ffatto le saggie di lui os- 
servazioni, mi limito soltanto ad aggiungere tutto quelle che il progresso della 
scienza e arrivato a conoscere lino al giorno d'oggi. 

Piemessa una tal dichiarazione, che era pur necessaria; avanli di enlrare 
a discorrere del bacino romano, credo cosa ben fatta ricordare la storia teo- 
relica e fisica dellc epoche terziaria e quaternaria delle nostre coutrade, onde 
meglio farn e I'applicazione al mio assunto. Questa storia non e nuova , av- 
vegnache puo rinvenirsi tanto nelle memorie gia da me pubblicate , quanto 
negli scritti di altri che ne trattarono. La reputo pero indispensabile, per al- 
leggerire i meno istrutti del peso di ricercarla altrove, e cosi agevolar loro il 
sentiero nelle cognizioni delle cose del nostro paese. 

Divido pertanto questo mio ragionaniento in tre parti: nella prima par- 
lero dei fasti della terra nelle epoche che ci precedettero: nella seconda faro 
un'analisi del suolo romano , ove si ri nvengono tutte le prove di quelle vi- 
cende: nella terza esaminero partitamente i speciali cambiamenti, a cui ando 
soggetto il bacino di Roma fino ai tempi storici. 

L'aspetto largamente ondulato della campagna nostra, la maniera di stra- 
tificazione dei terreni che la compongono, le conchiglie marine che in essi si 
rinvengono , e la loro estenzione in tutto il rimanente dell' Italia , io credo 
potere oggi persuadere tutti , che questo piano chiaramente rappresenli un 
fondo di mare, abbandonato dalle acque. Se a queste osservazioni poi aggiun- 
gasi che dal lato adriatico si rinvengono gli stessi depositi, contenenti le slesse 
conchiglie, elevati alia stessa altezza; sorge spontanea 1' idea che tutta intiera 
r Italia emerse dalle acque, e dividendo il mare che la bagna ne restrinse i 
confini in cui oggi Io scorgiamo. Questa verita ci viene eziandio risehiarata 
dall'esame comparative dei livelli, a cui da ambo i lati giunsero le successive 
deposizioni del mare, di mano in mano che ristringeva i suoi confini, trac- 
ciando cosi una storia. dalle emerzioni appennine fino a di nostri. 

Go posto si conviene oggi da tutti i geologi che quelle ingcnti masse 
calcari che costituiscono i piu alti dei nostri monti a stratificazioni inclinate, 
e contenenti prodotti marini, fossero spezzate spostate rintorte e sollevate in 
quella guisa da subitanee e validissime eruzioni di materie plutonichc , ope- 
rate dalle forze centrali del globe su di una fenditura della crosta solida del 
Globe stesso, dirctta dal N. 0. al S. E., e quelle recce trasportate setto il 
dominie atmosferico si mostrarono sicceme 1' ossatura dell' Italia. Compiuta 



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quella apparizionc, Ic forze che con tanta violenza aveano sopra di esse ope- 
ralo, si vennero quindi per gradi snervaiido, per produne sulle terre ancora 
sottomarine un sollevamento scmprc piu lento graduate e ordinato. 

L ben naturale che le supcrficie emeise dovcllero andare inconlio a quel 
disfacimento, che tutte le inteinperie continuamente vi operarono, e i loro de- 
triti trasportati dalle pioggie ai flutti buiiascosi che irrompevano sulle coste, 
dovettero daie origine a que! deposili di maine, ciottoli e sabbie, di che ve- 
diamo comporsi i monli subappennini , che innalzandosi a loro tempo dalle 
acque gradatamente restringcvano queste a piii angusli confmi , e le rende- 
vano comparativamente phi basse. 

In quel reinotissimi tempi peio le forze della natura fuiono di talc po- 
lenza, che in onta del perenne state bunascoso del cielo e del mare una ric- 
chissima vegetazione copri le terre emerse, e quel densissimi boschi si po- 
polarono di animali speciali, per la piu parte ora da noi sconosciuti in Ita- 
lia. Le numerose ossa di clefanti, rinoceronti, ippopotami e cervi, mescolate 
a conchiglie marine, parte di specie perduta, parte viventi ma di gigantesca 
statura, che ad ogni istante si rinvengono nolle sabbie e nelle breccie subap- 
pcnnine, ci danno chiaramente a divedcre che, il clinia di quel tempo ugua- 
glittssc quelle che oggi rinveniamo sotto la zona lorrida. Le gencrazioni poi 
cosi moltiplicatc di quegli esseri ci dimostrano aver decorsi tempi lunghissimi 
per il compimento di tali fenonieni. 

Seguitando a sollevarsi il terrene e limitate le acque alle radici dei monti 
sub-appennini , dal lato del mediterraneo comparvero i vulcani , i quail fa- 
cendosi luogo sotto le acque stesse marine dovettero colle loro spinte erut- 
tive contribuire non poco agli ulteriori sollevamenti dello lerre. I loro ciaieri 
vomitarono lave e tanta "quantita di scorie lapilli e ceneii , che depositate 
parte all' intorno , parte trasportale dalle acque non solo li fecero emcrgere 
colle loro cime per le continue sovraposizioni ; ma si diffusero eziandio per 
tutto, ove le onde giungevano. Sul dorso dei coni che formarono si scorgono 
ancora i livelli a cui arrivano le matcrie impastate dalle acque, sormontate dalle 
, incoerenti e disgregate almosforichc. Molte fuiono quelle bocche ignee e ampis- 
sime, quali si riscontrano nei laghi di Bolsena, di Vico,