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Full text of "Atti dell'Accademia Pontificia de'Nuovi Lincei"



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DELL' ACCADEMIA PONTIFICIA 
DE' NUOVI LINCEI 



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DELL ACCADEIA PO^TIFICIA 

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P U B B L 1 C A X I 

r.ONFORME ALLA DECISIONE ACCADEMICA 

ilel 22 diccmbre 1830 

E COMPILATI DAL SEGRETARIO 



TOMO V. - ANNO V. 

(1851-52) 




ROMA 

1852 



TIPOr.II.%t lA DEIXE BF.I.I.K ARTI 

PIAZZA POI.I N. 91. 



Wi) 



A T T I 

DELL' ACCADEMIA PONTIFICIA 
DE' NUOVI LINCEI 



SGSSH r DEL »3 mmU 1851 

PRESIDENZA DEL SIC PRI.\CIPC D. PIETUO ODESCALCHI 



IVJEMORIE E COMUNICAZIONI 

SEI SOCI OKDINAai E DXI COaRISPONSZNTI 

Matematica — Delia vita e delle opere di Leonardo Pisano matematico del 
secolo dceimolerzo. Notizie raccolle da Baldassarre Boncompagni (1). 



U. 



DO de'piu ilkistri matematici Italiani del secolo decimoterzo fu Leonardo 
Pisano detto Fibonacci. II Sig. Prof. Francesco Bonaini ne' suoi supplementi 
alle Famiglie Piaanc di Rafl'aello Roncioni afferma che la famiglia Pisaoa dei 
Bonacci, dalla quale uacque il medesimo Leonardo., esisteva Bno dal secolo duo- 
decimo (2). In UN docuuieuto riporlalo dal Cavalier FlaniinioDalBorgo nelia sua 
Raccoltn di scelli Diplomi PisaJii si legge che uno di que' mille sceiti cit- 
ladini Pisani , i quali jjiuraroiio solenne pace ai Genovesi per ordine del Pa- 
pa Clemenle III , niediatore ed arbitratore di essa , ai 13 di Febbraio del- 
I'anno 1188, fu Multheus de Bonaccis (3), cioe Malleo Bonacci. II Sig. Prof. 

(1) Questo sciillo I'll uomiinicato all'-XccaJemia nella Ses'tioiiR dei 3 J"agosio del 1831 ( Vedi 
I'Anno IV. di qnesti .\tti pajj. 521, in iiota, sessione VIII*. del 3 agosto 18S1J. 

(2) » Nel secolo XII eravi la lamiglia dei Bonacci » {Arcliivio storico Itatiano, ossia raecolla 
di opere e documenti ftnora inedili o dirennti Tarissimi risguardanti la sloria d' Italia. Firevze Oio. 
Pietro f^iesseu.T, Direllore —Hiitore al suo Gabinetto Scienlifico-leltcrario lSi2 — 1831, 16 lonii, in 
8.0,1. VI, parle II, sezioni- III, p. SHS: Delle famiglie Pisane di Jialfaeliu Itoncioni .tupplite ed anno- 
tate da Francesco Bonaini, Fauiiglia BOiN.\CCI (DEI) ). II Sig. Prol. Bonaini si ^ coinpiaciato di I'ar- 
mi avere 165 pagine slampale, « non ancora pubblicate del lomo sesto dell'^ic/iii'io <(orieo {dot te 
pagine 816 — 980 della parte seconda di qiiesto lomo) contenenti una parte dcllc Famiglie Pisane del 
Roncioni, co'suppifmenti dello stesso Sig. Bonaini. 

(3) Raccolta di sceiti Diplomi Pisuni falta dal Cavatiere Flaminio Dal Jiorgo nobil Palrizio 
Pisano, Giureconsutlo, e Profcsaore urdinario di Gius Cirile nell'lniversild di Pisa, Gran Tesoritre 
del SacTO Mitilar Ordine di Santo Stefanu Papa e Martire, per appendice dell'ittoria dell'origine della 

1 




— G — 

lumaiiii avveito, chc Lconaiilo Pisano in quel tempo era giovinclto ( I). Noa 
SI sa laniio ilolla iiascila tli I.t-oiiardo , no (iiiullo di sua inorlo. Narra egli 
slesso iicl proemio trnita delle sue opere intitolala Liber Ahhaci , die in eta 
fancinllesca essendosi condoUo a Rugia cilia d'Affrica, mcnlrc suo padre ci'a 
canccllicre a nome de'pisani nella dojjana di quella cilia, apprcse quivi a co- 
noseere le nove figure de'uumcri usati ilagl'Iiuliaiii. Dal proemio medesimo 
si racco{jlie, che Leonardo aveva viagjjiato in Egillo, in Siria, in Grecia, in 
Sicilia, ed in Provenza per cagione di Irallico. Cum gcnilor mens, dic'cgli nel 
proemio suddctlo (2), a Palria publivus scriha in Ditann liugea pro pisanis 
inviraloribus ad cum coiijliivnlibns conslitiitiis praeessct^ me in pncrilia mca 
ad se venire faciens, inspecla utililatc el commoditnte futura, ibi me studio ab- 
baci per aliquot dies ila esse voluil ct doccri. Ubi ex mirabili viayisterio in 
arte per novem (iguras Yiulorum introductus, scieutia artis in tantiim milii 
prac caeteris placuit et inlellexi ad illam , quod quidquid sludcbalur ex ca 
apud Avgijplum, Syriam, Graeeiam, Siciliam et Provinliam cum suis variis 
modis ad que loca ueyolialionis causa prius ea pcragravi^ per mnltum studinm 
ct dispulationis didici confliclum. 

II Tirabosclii (3) ed il Professorc Giovanni Battista Guglielmini (4) 
iradussero in Cancclliere le parole publicus scriba che si irovano in questo 
passo del proemio di Leonardo Pisano al Liber Abbaci. II Siff. Libri tradu- 
ce per notaire (notaio) queste parole (5). II Doltor Giovanni Targioni Toz- 
zeili in un articolo delle sue Reluzioni d'alcxmi viaggi falti »?j diverse par- 



deraJtnza, r per iiso dctle sue Disscrlazioni mU'lslnria deUa Hepubblica i'isana. In Pisa I' anno 
MDCCLXI'. Apprctsi) Giuseppe I'asqua, in 4.0 pag. 123, col. 2. 

(1) » Lt>onarilo in qiieslo tempo era giovineUo <t {Jrchivio istorico Ilaliano I. c.) 

(2) llistoire des sciences matlxcmatiques en llalie depuis la renaissance des lellres jusqii'ii la fin 
du dix septieme siecle par Gaillaume Lthri. A Paris Chez Jules llenouard et C." libraires rue de 
Tournnn, ii.» tV, 1838—1841, 4 lomi, in H", t. II, p. 287, e 288. 

(3) Storia deUa lelleratura llaliana di Girolamo Tirabuschi. Milano dttUa Sncicia tipografica 
de'Classici Italiani, 1822—1828, 9 toini, in 1(> volumi, in 8.", t. IV, p. 233, liljro II, cap. II, pa- 
ragr. X. 

(4) Elogio di lAonardn Pisano recilalo nella grani^Aula delta Regia Universita di Bologna nel 
glorno XII. Norembrc MDCCCXII. dal Professore G. B. Gugtielmini, Elettore del Collegia de'Dotti, 
Cavaliere delta Corona di Ferro, e Membro del lieqio Istituto (in Kne: Bologna per Giuseppe Luc- 
chtsini .MDCr.CXIlI) , p. 6, par.iij. IV 

(5) » Li'onard raconle i\\\e son pen*, t'Unl notaire des marclianJs pisans a la ilouanc Je Ran- 
» Qie en Afrique, I'appela aupris Je lui n. (Libri, Hittoire des sciences rmthcmatlqucs en Ilaliae, t. 
II, p 21). 



U delta Toscana intilolalo Istoria di Porlo Pisano e di Livonio daW Anno 
1158 (il 1-'(04: non cita I'uficio di Publicus Scribn, ma paria <li quello cli 
Nolarins ch'equivalea questo (1). II Gu^rlielmini cio avverte scriveiulo I'l]: 

« Dal Siff. Gio. Taryioiii all' Arlicolo '> Storin di Porlo Pisano non e 
>i citala la carica nclle Dogane cli Publicus Scvibu , ma (|uella di Solarius 
» che equivaie ». 

» i (Par. III.) p. 273, ec. 

II P. Giovanni Gabriello Giimaldi Ulivetano fa conoscere quali fosseio 
i doveri inerenli al cai'ico di Caneelliere o di Aotaio^ tenulo dal Padre tli 
Leonardo in Eugia, scrivendo: » La mnrittima economia poi, e le lagioni di 
» uno ben fondato commercio richiedono, che in quei porti, ove una nazione 
" per lo leciproco baralto delle proprie, e .stranieie merci ricoire, si stabi- 
" lisca un personaggio, che promuova i nazionali vantaggi , rappre.seiiti la 
» Potesta, che la governa, e degli afifari lutti al maneggio piesegga. Ouesti 
» era il grado in quei tempi mollo ragguardevoie, che Bonaccio Padre di 
» Leonardo leneva a nome della Pisana Repubblica in Bugia citia di B.ir- 
» beria siluata alle Coste dell'Affrica fra il Ba.slione di Francia, ed Algeri '3) )>. 

Pill ollre nel suddelto proemio al Liher Abbaci Leonardo dice : Quart- 
ampleclens slrictius ipsum moduin Yndoruin el ntteutius studens in eo , ear 
propria sensu quaedam addens el ijuaedam eliam ex sublililulibus Eucli- 
dis geomelriae arlis apponens^ suniinam hujus libri^ ({uani intellifjibilius po- 
lui in quindecim capihdis dislinclam componere laboravi, fere omnia quae ia- 
serui cerla probalione oslendcns nt ex causa perfecta prae caeteris modo luinc 
scientiam appetcntes instruantur, et gens latina de eelero sicut hacCenus absque 
ilia mitume invenialur (4). Questo trattato d'aritmetica in quindici capitoli , 
che Leonardo dice d'aver composto, e la sua opera intitolata Liber Abbaci. 

Gli autori moderni , che hanno scritto intorno a Leonardo Pisano, non 
danno tulti a questo matematico il medesimo cognome. II Padre D. Pietro 
Cossali, illustre matematico del secolo decimottavo, in vari luoghi della sua 

(1) llelazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti delta Toscana per osservare le produzioni 
naturati e gli antichi mnnumenii di essa dat Doltor Gio. Targioni Tozzelti. Edizinne secnnda con 
ropiose giuntc. In Firenze 1768— 1779 nsda slamperia Granducale presso Gaetano Cambiagi, 12 to- 
ini, in 8.", t. II, p. 282 e 283. 

(2) Elogio di Lionardo Pisano, p 49 e 60, Not. k. 

(3) Memorie istoriche di piu uomini itlustri Pisani. Pisa 1790 — 1792. Presso Kanieri Prosper!, 
4 tomi, in 4.o, I. 1, p. 165. 

(4) Libri, Histoire des sciences mathemaliques en Italic, t. II, p. 288. 



— R — 

opera iniiu>laia : Origine , trnsporto in Italia , primi pvoyressi in essa dcW 
alyelmi , lo chiania l.conardn Bonacci (i). Cosi ancho fu chiamato il no- 
slro Leonardo dall'Hiillon (2) , e dal Leslie (3), il quale per altro lo chiaaia 
anche Fihonacci (4) e pgliitolo ili Bonacci (5). II Cossali in fine della sua 
opera sopraceilata scrive: « Nel corso dell'Opera ho chianialo il beneruerito 
.. Leonardo di Pisa, Leonardo Donacci, laddove da altri hi detto Leonardo Fi- 
.. bonacci, accozzando la prima sillaba Fi di fiiius al paterno nome Bonacci. 
•> lo ho slimalo di voljjer qiieslo a co{jnome , come assai volte si e fatto. 
» A taliiiio sarebbe forse piu piacciuto (sic) il dire Leonardo di Bonacci (6) n. 
II I'. Giovanni Gabrieilo Grimaldi (7), il Sig. Libri (8). ed il Sig. Chasles (9) 



(t) » Leonardo Bonacci di Pisa n [Origine, tratporto in Italia, primi progressi in essa deU'al- 
gebra. Slnria rritica di nuovc disquisizioni analiliche c mctn/isiche arrlcrhila di D. I'iciro Cossali 
(.'. fi. Uailii Heale J'ipoijrafia Parmrnsc 1797 — !•», Hue volumi in 4.", vol. I, cap. I, §. 1, pag. 1) — 
» Dal cite p.irrebbe a (.inglielino di Lunis, anziclit a Leonardo Donacci di Pisa, dovula la gloria di 
■' avere il priuio t'alto conoscero all'llalia lalgubra ><■ (Cossali, Origine, liasporto in Italia, primi pro- 
gressi in fssa deU'algebra, vol. I, capo I, §. V, p. 7). 

(2) » The arl was lirst imported into Italy, from tlie east, by Leonard Bonacci, of Pisa. » [Tracts 
on malhemalicat and philosophical subjects . ... in three volumes by Charles Mutton. London 1812, 
3 vol. in 8.", vol. II, p. 196); — » U seems however, that it was Leonardo Bonacci, of Pisa, who first 
introdnced the art in Italy. » [llutton, Tracts on viathcmatical and philosophical subjects, vol. II, 
p. 197) ; — ■» rather than lo Leonardo Bonacci di Pisa n [llutton. Tracts on mathemalical and phi- 
losophical subjects, vol. II, p. 201). 

(3) t The Digital Arithmetic, conjoined with the higher art of Algebra, seems to have been 
first brought into Europe by the zeal of Leonardo Bonacci, of Pisa » [The philosophy of arithme- 
tic, txhibiting a progressive view of the theory and practice of calculation, with tables for the mul- 
tiplicatiim of numbers as far as one thousand by lohn Leslie Esq. Kdimhurg. 1820, in 8.°, p. Ill); — 
.1 the writings of Bonacci » [Leslie, The philosophy of arithmetic p. 112). 

(*) » Leonard of Pisa or Fibonacci » {Leslie, The philosophy of Arithmetic, p. 226, Noll XI); — 
• the claims urged for Fibonacci i> (Leslie I. c.) 

(5) » Those tracts of the son of Bonacci >i ( Leslie , The philosophy of Arithmetic, p. 227, 
Aote XI). 

(ti) Cossali, Origine, trasporto in Italia, primi progressi in essa deU'algebra, vol. II, pag. ulti- 
ma noo nuQierata. 

(7) .Uemorie istoriche di piii nomini itlustri Pisani, t. I, p. 161 219. 

(8) Hittoire des sciences malhematiiiues en Italic, t. II, p. 20, 22, 25, 27, 29, 34, nota 1 della p. 
33, e nola 1 della p. 34, p. 36—48, 32, 205,208,284, 287, 288,291, 297, 300, 302, 303,477—479, 
t III, p. 137—142; p. 143—147; t. IV, p. 1, 19. 

;9) Apercu historique sur I'origine et le developpement des melhodes en giomrlrie particuliere- 
mtut de ctllet qui se rapportent a la giomelrie moderne, suivi d'un memoire de giomitrie sur deux 
principes generaux de la science, la duality et I'homographie; par M. Chasles ancien ileve de I'Bcole 
Pulytechnique. IlruxcUcs, M. Hayez Imprimeur de I' Academic Royale 1837, ia 4.", p. 464, nota 1, p. 



— 9 — 

clanno al nostro Leonardo il cofjnome di Fibonacci. Sotlo (|ue8to cognome tro- 
vasi nellii Jiioyraphie uuivcrselle., uitcieinie el niodenie del Michaud un arlicolo 
del Nicollet intorno a Leonardo Pisano (1). Solto Fibonacci tiovasi anche un 
arlicolo del Siy. Gaitz relalivo a Leonardo Pisano, neU'EiicicIopedia universale 
di scicnzc ed arti , puhblicata dai Signori Erscli e Gruber (2). II Sijj. Au- 
{juslo de Morgan indica ambedue i cognomi di Leonardo Pisano menzionati 
di sopra, Bonacci, e Fibonacci (3). 

Secondo alcuni autori il cognome di Fibonacci dato a Leonardo Pisano 
significa ji(jliuolo di Jionaccio o di lionacci. II Cav. Flaminio Dal Uorgo, il- 
lustrc scriUore Pisano del sccolo decimottavo, pailancio de'Pisani, clie si re- 
sero celebri nelle leltere, e nelle scicnzc, dice: « Di piu LEONARDO Pisano 
» Filio lionacci, o Fibonacci, chc fiori nel iMCCIL fu il primo ad introdur 
>' I'uso dc'JVumcri Arabici in Italia » (4). 

II Tirabosclii scrive (5) « Fra i niatemalici di qucslo sccolo (decinio- 
» terzo) dee annoverarsi principalmeute Leonardo Fibonacci, ossia figliuol di 
» Bonaccio, di palria pisano ». 

In una nota al Disror.'io accadeinico siilliiloria letleraria Pisana, dell'Ab. 



473, nola I, p. i'J2, 311, 319, 320, 335; — Mrnwires couromu's par I'AcaiUmie ftoyale dcs Sciences 
el Ih'llcs — Lcllres de /iruxeUes. liru.relles, M. Ilmjez Inijirimeur de V Academic Itoyale 1827—1837; 11 
lomi ill 4.» t. Xl, p. 429, 311, 31',), 520, 333. 

(1) Biiigraiiliic uuivenette, aiicienne el moJerne,ou hifloire, par urdre alphabelique, de la vie pii- 
blique el privee de tons les homines qui se sonl fail remarqucr par Icurs ecrits, teurs actions, leurs la- 
lenls, leurs verlus ou leurs crimes. Ouirage entierement ncuf, redige par une socieli de gens de letlres et 
de savants. A' Paris, Chez L. G. Michaud Lihraire cdiltur rue dcs Bans Enfanls, num. 3i. 1811 — 
1818, 52 tomi, in 8.", 1. XIV, p. 481. 

(2) Allcjemeine EncijIHopadic der /I'issenschnften und Kumte in alphabetischer Folge vnn 
genannlen .'ichriftslclUrn bearbeilel und heniusgegeUen von I. .V. Ersch und I. G. Gruber. Leipzig, 
1818 C(l anni segiienti, Primo Sezione, Parte XLIII, p. 444 — 446. 

(3) Arithmelical Books from the invention of printing to the present time being brief notices 
of a targe number of works drnicn up from actual iinpiTdoii bij Augustus de Morgan. London 
Taylor, and /f'allnn, booksellers and puhli.^hers to University Cullege 28 Upper Cower Street, ISi", 
in 8.», p. 108, col. 2, p. HI, col. 2, p. IIB, col. 1. 

(4) Dissertazione epislolare suU'origine delta Universita di Pisa scrilta al Reverendiss. Padre 
Maestro Odoardo Corsini delle Scuole Pie, Profcssore di Leltere Umane ed Istorico delta delta Uni- 
versita, dall'illuslriss. Sig. Cavaliere Flaminio Dal Borgo Nobil Patrizio, Giureconsulto, e Pubblico 
Profcssore Pisano, Gran Tesoriere del Sacro .Mililar Ordine di Santo Stefann Papa e Marlire. In Pisa 
I' Anno MDCCL.X/'. A spese di /■'ranccseo Polloni Librajo all' Inseqna delta .Minerva, in 4.", p. 77. 

(5) Storia delta Lelteralura llatiana, I. IV, p. 2.1i, lib. II, capo II, p.ir.ig. X. 

2 



— 10 — 

Ranieri Tempcsti, cnulilo Pisano, si Icjyge: « Leonardo di lionaccio , o Fi- 
» boiirtcci, cclebre Matlomalico, visse fra il XII, e il XIII secolo » (1). 

L'Abale Giovanni Andres, parlaiido di quei che scrissero in lingua lalina 
siill' arilmelica, dice: <■ II primo scrillore, di cui conservinsi monumeiili, ben- 
.. die sollanlo manoscrilli, c il celebrc Leonardo I'ihonacii^ ossia figlio di Bo- 
» naccio, da Pisa, di cui abbiarao ancora il prezioso codice inlitolato ii'fcer 
>• abaci, taiite volte citato » (2). 

II Grimaldi scrive: " Non per altra cagione adunque Leonardo il 
» copnomc porta di Fibonacci, se non pel nome del Padre, clie Bonacci, o 
I. Bonaccio appellavasi, come per non pochi esempli sappiamo dal volgo, o 
» daH'uso formarsi i cognomi. Egli medesimo lo aft'erma nel dar principio 
i> alia sua Opera dell' Ahhnco, scrlvendo „ Incipit Liber Abaci composilus a 
» „ Leonardo filio Bonacci in anno 1202. , Questopera mcdesima, che del Pa- 
.. dre di Leonardo il nome dicbiara, ci fa conoscere ancora ed il tempo, in 
» cui visse, e la condizione de'suoi natali » (3). 

Jl Sig. Libri dice (4): » Fibonacci est une contraction de /iZ/'xs Bonacci, 
» contraction dont on trouve de nombreux exemples dans la formation des 
» noms des families toscanes ». In fatti nella quarta impressione del Vocabo- 
lario degli Accademici della Crusca si legge : « FI, Figliuolo. Di questo noma 
i> cowjiunto col nome del padre, o del primo antcnato si formava talora il co- 
i> gnome delle famiglie vostre, come FiUpetri, Filiromoli, Firidolfi; laonde Dnnte 
» non costrelto da necessila, ma secondo Vuso del suo tempo disse , Par. J I. 
>. Ne gli gravo vilta di cuor le ciylia Per esser fi di Pietro Bernardone » (5j. 



(1) Discorso accademicosuH'isCoria tetleraria Pisana. Pisa, nS'. Per Ranieri Prosperi, in 4.», 
p. 35, noU (31). II Canonico Doinenico Jloreni noll.i sua DibUngra/ia slorico—rarjionata della Tosca- 
no, avverle clip quMlo Discnrso c opera tlell'al). Banieri Tempesli. (tlibliografla storico-ragionala del- 
ta Toseana, o sia Catalogo dcgU Scritlori, che liannn illuslrala la stiiria delle cilia, luoghi c persnne 
delta medesima, raceolte dal Sacerdole Vvmenico Aloreni Canonico dcll'Jusigiic lUal Basilica di ,S. La- 
renzo, Socio della Realc Accadcmia delle Delle Arii di Fircnze. firenzc MDCCCI presso Vumeuieo 
Ciardelti, 2 tomi, in 4, t. II, p. 388, arllcolo Teupesti Doll. Uanicri, Pisano.) 

(2) Dell'origine, progressi e slato altuale di ogni lelleratura di Giovanni Andres. Jioma 1808 — 17. 
Preuo Carlo Mordacchini e Cnmpagno, ' lorai in 4." I. IV, p. Gl, cap. II, parafir. 83. 

(3) Memorie istoriche di pi'u vnmini illustri Pisani, I. I, pap,. 1f>3. 

(4) llisloire des sciences malhnwiliqitcs tn Ilalie, t. II, pag. 20 v 21 nola (1) tlelia pap. 20. 

(8) f'ocabolario degli Accademici della Crusca. Qunria impressione. All'Alle:za /leak del Sere- 
nissimo Gio. Gatlone Granduca di Toseana loro signore. In Firenze 1729 — 1738. Appresso Domenico 
Maria Manni C volumi, in fog. , vol. II, pag. 443, col. 1. 



— II — 

Cosimo Delia Rena, criulito Fiorenlino del secolo clecimosettimo, par- 
lanilo clelie nobili famiglie fioienlinc die gia possedevano castella e siffnorie, 
dice (1): 

)■ I Catlaiii da Barberino * (che per delto de'nostri Scriltori, ci lasciaoo in 
» diibbio, se sieno di Sangue Romano o Longobardo) da! nome de' discen- 
i> dcnti diramatisi, in Figiouanni, in Fighiiieldi, in Firidolfi, cioe ne'figliuoli 
11 di Gioiianni, di Gliiiieldo, e di IlidolFo , al dire del Villani: onde poi son 
1" discesi tanli Lignaggi di Nobili, in Mugello, in Valdaino, ed in Citlade, 
)i che ofjgi sono popolari; ripartitisi di nuouo, per la denominazione delle lore 
)i Castella c Tenute , in qiiei da Latera, da Mnrcoiano, da Rezzano, da Vil- 
li lanuoua, da Spugnole, da Combiale, da Vicchio, da Ascianello, da Figline, 
)i dalla Foresta, da Castagnuolo, da Casaglia, et altri , die lunffo ledioso e 
11 raalageiiole sarebbe il dire di lutli; presero pure talora, dal proprio nome 
II de'piu moderni Progenilori, un nouello Casato. » 

u ' (Jueslo Barberino e qnello di Mugcllo. 

Giovanni Villani, celebre scrittore Fiorenlino del secolo decitnoquarto , 
nella sua Cronaca scrive; « Avvenne, come piacque a Dio, che al tempo del 
11 buono Carlo Magno imperadore di Roma e re di Francia , di cui addie- 
11 tro avemo fatta lunjja niemoria, dappolch' ebbc abbatluta la tirannica su- 
11 perbia de'Longobardi e de' Saracini, e degl'infedeli di santa Chiesa, e messa 
>i Roma e lo' mperio in buono stato e in sua liberta, sicconie addielro e fatta 
11 menzione, certi gentili e nobili del contado di Fireuze, die si diceano che 
» caporali furouo i filii Giovanni, i filii Guineldi, e i filii RidoUi stratii de- 
11 gli antichi nobili ciltadini della prima Firenze, si cougregarono insieme con 
11 quelli cotanli abitanti del luogo ove fu Firenze (2) ec. " In una nota a 
(juesto passo del Villani posta nell' edizione fatta in Firenze nel 1823 della 
sua Cronica si legge : « lilii Giovanni filii Guineldi^ e filii Ridolfi : quesle ca- 



(1) Delta Seric degli antichi DttcM c Marchesi di Toscana con altre notizie dell'Imperio Boma- 
no c del Regno de'Goti e de'Longobarii. Parle Prima daU'esilio di Fl. Momillo Jugustolo JIta Morle 
d'Ottone III. Imperadore, raccoUa da Cosimo Delta Itena Accademico Fiorenlino, e delta Crtisca, al 
Sercniss. Gran Duca Cosimu III. il pio, il giuito, il ckmcnle.In Firenze MDCLXXXX. Per i Sue- 
cessori di Niccotu Coccliini, in fog., pag. 23 D, 2i A. 11 Sig. Prof. Francesco Orloli si i cotnpiacia- 
to (I'indicarmi questo pusso di Cosimo Della Rena. 

(2) Cronica di Giovanni f'illani a miglior tezione ridotta coU'aiuto de'letli a penva. Firenze 
per il Maghvri, 1823, 8 tomi, in 8.", t. I, p. 134, libro III, capilolo I. 



— 12 — 

» sale (lipoi si clisscro Figiovamii, Fijjuiiieldi, c Firidolfi ; anzi, anche pri- 
» nia ilo'tcmpi del Villani cos'i si tlicevano da alcuni, come si raccoylie dalle 
■> sto!-ic ili Uicordano Alaluspini, seeondo Tcdiz. fiorcntina del 181G, procii- 
» rata dal VA\. Sij;. A'iiicenzio Follini » (1). 

In Fatti lliconlano !\Ialispini scrive : » Abballula la liraiinia e superbia 
» dejjli Iiifulcli. o ilo'Loinjobarili, c Saracini di Talia, e mcsso lloivia in hiio- 
>> no slalo e lo 'nipciio , ccrli iiobili, i (jiiali s'erano recall in conlado di Fio- 
» reiiza,de'(pialisi dice,clie furono principali i Fijjiovanni, e'Figliiiieldi, c'Firi- 
II dolfi, e'FiFariti discesi dayli anliclii nobili citladini di Fioreiiza, c fiie con 
» loro uno de'Conii Albeili, c queslisi conyrcgarouo insicme cogli abitanti del 
1' Iii0{|0 dove hie la Cilia » (2). 

E cliiaro clie lanlo in qucslo passo del Malispini, quanlo in qncllo re- 
cato piu sopra del Villani, i nomi ne'quali enlra il Fi sono casali d'una in- 
tera stirpc. Pcro c da credere, che queslo monosillabo valesse Ira gli aiilichi 
loscani de filiis. Sembra per lanlo die Fibonacci significbi lie fdiis Bonueeii 
cioi; de'fiyliuoli di rJoiiaccio e non gia fujlinolo di lionaccio , come fii spie- 
gato da vari aulori ;3). 

II Profcssorc Giovanni Baltisla Guglielaiini illustrc matemalico Bolo- 
gnese credelle, come si raccoglic da vari luoghi del suo Elugio di Leonardo 
Pisaiio (4\ clie questi avesse piu fralelli. Questa opinione per allio non mi 
sembra ben fondala, esscndo debolissime le ragioni che ne da lo slesso Gu- 
glielmini. Egli scrive (5): 

)> Ammaeslrato egli (Leonardo Pisano) dalla abbandonata ^ Professione ad 
>• iscandagliare il secreto degli uomini con qiiella pralica misina mciio fal- 
" lace assai della leorica, per cui gli crudili si credono d'avere il cuor dell' 
» uomo in mano; capiva bene che il suo divisamenlo d'istruire a que' gior- 
» ni rilalia gli frutlerebbe inevilabile sconoscenza piTi presto die invidia, poi- 



(1) Crnnica di Giovanni I iliani a miglior Iczione ridolta, I. I, p. 291, nola 127. 

(2) Storia Fiurcnlina di Iticurdano Malisiiini col scguilo di Giacotto Malispini dalla cdi/icazio- 
ne di Firenzc sino all'anno 12S!). liiJotta a miglinv Iczione e con annotazioni itltislrata da I'inccn- 
zio Follini, /libllolccario della I'libblica Libreria Magliaberhiana, c ^ccademico resiiknte dclla Cu- 
$ca. Firenze presso Gaspero Ricci, MDCCCXVI, in %.<>, cap. XLIII, p. 34. 

(3) Vedi sopra pag. 9. e 10. 

(4) Pag. 3i, paragr. XXIX, pag. 21 i c 213. Xol. hhh. 

(5) Elogio di Lionardo I'isano, p. 33 e 3i, paragr. XXIX. 



— 13 — 

11 chc da qucsla saprcbbc ili-clinare: cio iion jjerlanto, moliiplicali i fratelli '■'''', 
» e cresciiiti al Ijisogno tiella Fami^lia, all' ardiia im|)r(.'.sa s'accinse , c 
11 luHo ad e.se(fuirla si dcdico '. " 

„ 3 Pari. IV. .. 

n ' Not. p par. 2. u 

Nella Nola hlili del Gujjlielmini al sopraccitato Eloijio dl Leonardo I'isa- 
uo si legge (1) : 

» Se nel 1200 in circa Lionardo si dedico iiilto alle scienze , doveva 
» aver fralelli, a cui allidare gii affari della fainiglia, che imbarazzano laii- 
» lo : ne abbiamo in I'atti coiifeima nel Tilolo della sua Geometria ' del 1220, 
» quand'aiiclie questo noii fosse di lal anno, ne di mano di Lionardo ». 
,, 2 Par. XXXI. .. 

Non so capirc pcrche Leonardo Pisano dovesse aver fratelli a cui afjl- 
dare (jU affari delta famirjlia per dedicarsi lutlo alle scienze; giacche egli po- 
leva allidar gli all'ari della famiglia a pai-enli che non fossero fratelli, o ad 
aiuici. II litolo della Geometria di Leonardo Pisano riportalo dal Gugliel- 
inini nel Paragrafo XXXI del suo Elogio soprammentovato e questo: Leo- 
luirdi Pisani de Filiis Bonacci Praclica Geonielriae composila anno 3ICCXX. 
Ora dal leggersi in queslo tilolo le parole Leonardi Pisani de Filiis Bo~ 
lined non viene per necessaria conseguenza che Leonardo Pisano avesse 
fratelli. 

II Muralori in fatti scrive: « Secondariamentc cognomi ci souo, forniati 
)i dal nome pi-oprio di qualche ascendente. Cio accadde allorche i figli per 
» identifieare la lor persona e casa aggiugnevano, siccome vedemmo, al suo 
11 proprio nome quello del padre o della madre. Che se celebre era la fama 
11 o la potenza di quel padre, seguitavano anche i nipoti e posteri a valersi 
» di quel nome per loro cognome » (2). Quesl'uso de'nipotl e de'posleri di va- 
lersi del nome d'un ascendente per loro cognome trovasi in varie citla d'l- 



(1) Gugliclmini, Elogio di Lionardo Pisano, p. 2U, Xot. Iilih. 

(2) Disscrtazioni sopra le Jntichitii ItuUnne di Lndovico Antonio Muratori con note. Milano 
dalla Societa Tiiioijrafica dc'Classici Italiani, 1836 — 37, S tomi in 8.°, t. IV, p. 163; — « ScciinJ6 
■>i fucre CoQiiumiii:!, qniljiis oriyiiiL'm ilt'Jit proprium aliciijus iNomcn. Quod contigil, qnoties (ilii, 
n ut stiam al) allis slirpiliiit progeniem clistiiigiii^reiil, uomen Palris, aut .Matrls, uli jam vijioiiis, pro- 
w prio suo aJjuugebant «. (Muratori {Ludovictis ^ntonius] Antiquitates Itaticae Medii Aevi. Mc- 
diolani 1738 — i2. Ex Tijpograplxia Socictatis Palatinae, 16 tomi, in fojjilo, t. Ill, col. 779, D, E, 
Disserlatio XLII). 



— l/l- — 

l.ilia nnl medio cvo. Una nohile fainifjlia Fiorentina trasse , come avverte il 
IMuraturi (T, il suo nome tli Fijiovanni, o Filii Giovanni ilal nome d'un an- 
tico pci'.sonag;(rio della Famiglia slessa clio si chiamava Giovanni. Le nobili fa- 
miglie de'Pii, signori una volla di Carpi, de'Piclii, gia Duchi della IMiiandoIa, 
de'Papazzoni, Fanii , Padelli, RIanfiedi, ed aide linee eslinlc, o piive di so- 
stanza, discendeiulo da un iManfredi, si cliianiarono finli dvManfredi^ e riteii- 
iiero fino al secolo passato qucslo nome (2;. II Muralori scrivc (3): « Nel- 
" ranlico llcgislio del Comune di INIodena si legge la ciHadinanza di Mo- 
» dena, che nell'anno 1170 giurarouo Filii Mniifredi, videlicet Pius^ Passa- 
" punlus , Munfrcdinus^ litfuus , Albevlus de Borzano , Maiifredinus de Pizo 
» (o sia de Pico) el Guidetus. » Nelle Colletlaiiee manoscrilte di Pullegrino 
Prisciani, che si conservauo nell'Arcliivio Ducale segreto di jModena, trovasi 
linn carta del 1203, nella quale Landoll'o Abbate di S. Silvestro di Nonan- 
lola invcsll jure honorijici Fcudi Dominuni Bernurdinum Pudellnin, Doininum 
Guidonem Domini Falsagrnti , Dominum Albevlinum et Doininum Conslanti- 
numde Pedochis, Dominuni Pliilippinn et Dominum Alberliniim filios Domini Azo- 
/(«i, Dominnm Anzolinum el Dominuni lo/tanncm de Bonifaliis, Dominum Man- 
frediun el Dominum Ariverium Bcllahlonda, Dominum Matthueum el Dominum 
Paganelluni de Papnzonibus, Dominum Manfredum^ Dominum Gerardum^ Do- 
minum Lconardum el Dominum Bernardiuum de Piis, Dominum Nicolanm de 
Prendepaiiis^ Dominum Rninerium^ Dominum Manfrednm, Dominum Udoricum^ 
et Dominum Go-arduni de Fanle^de FILIIS MANFBEDI, de omni el lolo eo, quod 
ipsi el sui ilnjores tenuerunt in Feudum a Monasterio Nonanlulnno (4). E da cre- 



(1) » Hoc est, Filii — Johaniiis appellal.ijiilur isli ab ali<|iio lllu.slri Viro, ciii Johannes iioinen 
■> I'liitj descoinleiiles ». [Muriitori, Anticiuitatcs Ilalicae Mciiii Jevi, t. Ill, col. 780 B, Disserlatio 
XLU.) — u Ciot Fig'i di Giovanni erano appcllali jjli tiomini di (piella schiatta, da qualclie Giovanni, 
» ci'lcbrc loro anlenalo. • [Muralori, Dissertnzioni sopra le Anticliila Italianc, I. I\', p. ICO, Dis- 
sertazione f|tiarantesimaseconda ). 

(2) Muratnri, Antiquilates Italicae Mcdii Acvi, t. Ill, ool. 780, C, D, Disscrlalia XLII — Mu- 
ralori, Disserlazioni sopra le aniichita Italianc, 1. c. 

(3) Vissertazioni sopra le Aniichita Italianc, I. c. 

(4) Muralori, Antiquilales Ilalicae Mcdii Acvi, t. Ill, ool. 780, D, E, e col. 7SI, A. — Mura 
tori, Diiurtazioni sopra le Aniichita Italiane, l. IV, p. 166 e 167. — Sloria dell'AugusIa badia di 
S. Silvenlro di ^onantola , aggiunlovi il Codice Diplomatico della mcdesima illuslralo con note. 
Optra del Cavnliere Ab. Girolamo Tiraboschi Consigliere di S. A. S. Presidcnie della Ducal llihlio- 
leca c delta Gallcria delle Medaijlie e Profcssore onorario nell' Universita di Modcna. In Modena 
178i — I'SS. Presto la Societd Tipograflca, 2 lomi, in I'oglio, I. I, p. 2S1, 282. 



— 15 — 

(lere die i personagyi qui cliiamali dc Filiis Manfredi fossero discendenti, ma 
non lijjliiioli di (juci jManfi'cdo, da ciii tutte Ic nobili fanii(;lie cliiamalc fiijU di 
Manfrvdo Irasseio questo nomc. Di falli in una carla della cclcbie Contessa 
Walilde, pubblicala dal Muralori, si trovano inenzionali Ugo et Albertus fdii JUa- 
(jiiifrcdi (I), cioe /?/// Manfredi (2). Quesla carta e dell'anno 1113. II Mura- 
tori avvei-le, che pioljabilaiente da qiiesto Manfi'cdi, vissulo nel secolo unde- 
cimo, discesero le famiglie cbianiale pyli di Manfredi. Quindi e possibile che 
Leonardo Pisano fosse discendcnte, e non gia ligliuolo di quel Bonaccio pel 
quale egii era chiamato de filiis Jioiiaccii. In prova di eio e anclie da notai-e 
che gli Orsini di Roma furono chianiali ncgli aniichi tempi, e .specialmente 
a tulto il secolo decimolerzo, de filiis Ursi da Orso nipole di Papa Celesli- 
no III (3). 

Tuttavia il Grimaldi moslra di credere che Bonaccio fosse il nome del 
padre di Leonai-do Pisano , scrivendo : <i Non per allra cagione adun- 
» que Leonardo il cognome porta di Fibonacci, se non pel nome del pa- 
» dre, che Bonacci, o Bonaccio appellavasi ii(4) ; e piu oltre: n Quesli era il 
» grado in qiiei tempi molto lagguardevole , che Bonaccio padre di Leo- 
» nardo teneva a nome della Pisana Repubblica in Bngia Citla di Barberia si- 
» tuala alle Coste deH'AftVica fia il Basiione di Francia, ed Algeii » (5). 

II Grimaldi per altro non dimostra che Bonaccio o Bonacci fosse il no- 
me, e non gia il cognome del padre di Leonardo Pisano. Nulla vieta di credere 
che il padre del noslro Leonardo si cbiamasse Bonaccius de filiis Bonaccii , 
o Bonaccio Fibonacci. Ancorche adunque il nome del padre di Leonardo fosse 
Bonaccio., cio non basta a |)rovare die le parole de filiis Bonaccii si debbano 



(1) Muratori, Anliquitales Ilalicae Medii Acvi, t. I, col. 314, A, Dissertatio sextn, c l III, 
col. 782, A, Disserlatio XLIl. — Muralori, Dlssertaiioni sopra le Antichila llaliane, l. IV, p. i08, 
Dissertazione XLIl. 

(2) Muriliiri, Anliquitales Ualirac Medii Acvi, t. Ill, col 782, A, Dissertalio XLIl.— Mura- 
lori, Dissertazivni sopra le Anliehi'.a llaliane, I. c. 

(3) Memorie eeclesiastiche apparlenenti all'iitoria e al culto delta B. Cliiara di Itimini, ran- 
colte dal Conte Giuseppe Garampi Canonico delta Basilica I'atieana e Prefelto dell' Archivio Segrelo 
Apostolico. In numti, MDCCLl^. Aiipresso JViccolv e Marco Pagliarini, in 4." p. 2iJ, p. 502, col. 1, 
c p. S36, col. 1 e 2. 

(4i Memorie islorirhe di p'u uomini tlluslri Pisani I. c. 

(B) Memorie isloricltc di piii uomini illuslri Pisani, t. I, p. 163 



— 10 — 

spierjarc come Ic spicjjo il Guglieliniiii, cioe supponenJo die Leonardo Pi- 
sano avcsse fralelli. 

Leonardo Pisano ebbe certanncnte il soprannome di Bigollone^ o Bigollo, 
o Hiijollo.tn. Di cil) si hanno le prove sc{jiienti. 1." Nel redo della sceonda 
carta d'liii Codice dclla Jiiblioteca IMayliabocliiana di Firenze conlrassejjnato 
Palchello IIL n." 22 si Icgge : Incipil pratica (jeomelrie composita a leonardo 
Blijollosic ftlio lionacij Pisano in Anno M." CC. XXf. 2." Nel recto del la car- 
la 83 d' iin Codice possediito dal Si{j. Conle Petronio Isolani di Bologna si 
legge il tilolo seguentc in lellere rosse : Incipit pratica Gcometrie composita a 
Lionardo Biijollo fdiorum. 3." Un Codice della Biblioleca Nazionale di Parigi, 
coulrasscgnalo Aneicii Fonds Manuscrit latin n° 7223 lia nel recto della pri- 
ma carla il litolo segucnte : Incipit pratica (jcomelric composita a Leonardo 
Bi(jollosie ftllio Bonacci Pisano in Anno M.^ CC- XXI'. 

La parola Bigollone equivale a Bighellonc, cioe vale sciocco., sciinunito, 
seempialo. Lcjjgesi in faiti nella qiiarta inipressione del Vocabolario deyli Ac- 
cademici della Crusca : « BIGUELLONE. Sciocco, Scimunito., Scenipiato. Lat. 
» insipidus., Iiebes. Gre av^y;. Franc. Sacch. nov. 139. Per comprendere iiu 
» poco de'modi del Giudice, perocclie a lui stesso pareva un bighellonc. Salv. 
» Gr«/ic/i. 3. 2. E tu non dovevi, biglielloue, darraela ch'e' vedesse » (I). Nel 
Vocabolario dcjjii Accademici della Crusca leggesi anche (2): » BIGOLLO- 
» rsE, e BIGOLOiNE. Bighellone. Lat. insipidus., Uebes. Gr. «vjj;. Pataff. 2. Le 
» yasdie marilate a bijjolloni. Franc. Saccli. nov. 138. Per comprendere ua 
» poco de'modi del Giudice, [jeiocclic a lui slesso parea un bi[;olone. » 

Ilo vedulo quallro edizioni delle Novelle di Franco Sacchelli, cioe 1.° I'cdi- 
zione di Firenze 'Napoli) del 1724, 2." I'edizione di Loudra (Livorno) del 1795 
procurata daH'illustre erudilo Gaetano Ponjjiali; 3.° quella falta in IMilano nel 
1804 d;dla Sociela Tipojjradca de'Classici Italiani; 4.° la risCamjia delle Novelle 
medesime falta in Firenze nel 1833 nella Biblioteca portalile del Viaggiatore. Le 
parole per comprendere un poco ilc'modi del giudice, perocche a lui stesso parea 
un bigolone Irovansi in qiieste qualtro eilizioni nella Novella CXXXIX (3), non 

ill I ucahuliiriv tlegli Jccadiinici uclU Crusca. ijuarla impnssioiic, vol. I, p, 131, o^l. 2. 

(2) foeabolario tlegU JccaJcrmri itelln Cruscti, vol. I, p. 432, col. 1. 

(3; DeUe .VoreUe ,11 Franca Sacrhel I i Cillailinn Finrenl im. In Firenze M. D CC, XXIV. 2 par- 
li, in S.°, p.irtc prim.i p. 229 yuveUn CXXXIX — VcUe Nnvetle di Franco Sacchelti, cUtalino Fin- 
renliiio. Lomlrn presso lliccardn Bancker 1793, 3 vol., in 8", vol. II, p. 247. — DcUc iXovdk di Fran- 
co Saccnetti cittalini Fiorcntino. Milano daUa Socictd Tipngrafica de'Clnsnici Italiani, contrada di 



— 17 — 

gia nella Novella CKXXVIII. Le citazioni che si trovano nella qvarta mpressione 
del Yocal)i)laiio cicjjii Aceacleinici delta Ciusca si rifeiiscono ccitanienle all' 
edizionc di qiifslc INovelle fatla in IVapoli nel 1724, e non fjia ad un mano- 
scrilto, giacclii- nella Tnvola clellc abbreviature posla nel volume sesto della 
siiddctla qiiarla impressioiie si lejjge (1): 

.. Frunch. Sacch. OPERE DI FRANCO SACCIIETTI, cioe : 

>• Francli. Sacch. nov. 4. NOVELLE trecento. Nelle prccedenti imprcs- 

11 sioni Fu citato un Testo a penna, clie fii gia 
.. di PIERO VENTURI. In questa si cila le- 
» semplare stampato colla data di Fircnze I'an- 
» no 1724 in 8.° allegando il numeio di cia- 
1) scheduna novella- » 

Quiiidi e cliiaro che per errore, forse di stampa, nc-lla quarla impressio- 
iie del Vocnbolario degli Aceademici delta Criisca si legge nov. 138 sotto la 
parola EIGOLIONE iii voce di nov. 139. Quest'errore liovasi anche in tiitte 
le altre cdizioni del Vocabolario medesimo fatte dopo la quarla impressioiie 
•sopraccitala, non esclusa ne pur quella del Vocabolario degli Aceademici della 
Crusca corretto ed accresciuto dull' Abate Giuseppe Manuzzi (2). 

Nelle sopraccitate tre edizioni, di Firenze (Napoli) 1724, di Londra (Li- 
vorno) 1795, e di Milano 1804, trovasi alia parola biqolonc posla una nola, nella 
quale si avvcrle che il Vocabolario degli Aceademici della Crusca lia bighel- 
lone (3). 

Nelle prime tre edizioni del Vocabolario degli Aceademici della Crusca 
la parola BIGOLLONE non si trova. In queste edizioni si legge: » BIGHEL- 
>i LONE. Sciocco, scimunito, scempiato. Lat. insipidus, hebes. Franc. Sacch. Per 

S. Marglicrila, K." 118, Anno ISO'i— 1803. 3 toini, in 8.", t. II, p. 232, Novella CXXXIX; — Bi- 
bliotcca portatilc del f iaggiatore. Firenze, tipografla Borglii c Compagni 1833 — 1839, 10. vol. in 
8.0 vol. V, p. 1640, col. 1. Novelle di Franco Sacchetti Xovella centcsimalrentesitnanona. 

(1) Vocabolario degli Aceademici della Crusca. Quarla impressione, voliimp VI, p. 39. 

(2) f^ocabolario delta lingua italiana gid compilato dagli .Aceademici della Crusca , ed era 
nuovamente cnrretlo ed accresciuto dall'Jbale Giuseppe .Manuzzi. In Firenze. Jpprcsso David Passi- 
gli c sorj in via della Slipa K. 4850, 2 tomi, in i parti, in 8.", lomo primo, parte prima, p. 432, 
col. 1, voce BIGOLLONE e BIGOLO.NE. 

(3) « 11 voc. bighellone » {Delle Novelle di Franco Sacchetti. EJizione del 172i I. c. nota 
marginale segnala con asleriscoj — 'It voc. bigliellone » (Delle Novelle di Franco Hacchetti. Edi- 
zione del 1793 I. c. not. a.) " II voc. bighellone » [Delle Novelle di Franco Sacclietti Edizione 
del 1804 I.e. not. a) 

3 



— 18 — 

« compremlcre un poco (le'modi del giiulice , pcrocclK; a lui slcsso pareva 
" un bigiielloiie. Salv. Grancli. E lu, l.>i(<[liclloiie, noa dovevi darmela , che" 
» vedesse >• (I). 

Un esemplnrc inanoscrillo dcllc Novelle di Franco Sacchelli trovasi in 
due Codici della ISiblioleca Coisiniana di Roma coiitrassegnati coi niimei'i 
595 e 596. In quest' cseniplare si legge neila Novella 12G " et per com- 
piendere un poco de'modi del Giudice, et peio che a lui stesso pareva un 
bijjolonc ("2) II. 

Monsijjnor Bottari nclla sua Prcfazioue ali'edizione sopraccitata del 1724 
non fa nienzione de' due suddelti Codici Corsiniani : ma dice essersi servito 
per quest' edizione di due Codici della Biblioteca Laurenziana di Firenze. Egli 
altesta che dalla forma della scrittura si conosce chiaramante non esserc que- 
sti due Codici Laurenziani cite del 1500 (3). 

Nel recto della decimasesta carta non nutnerata del Codice Corsiniano 
n.° 595 si legge : « Bisogna avvertire che questo libro e scrilto circa 250 
» anni fa et secondo che si favellava in tal tempo ». 

Monsijjnor Bottari dimoslra che Franco Sacchetti scrisse le sue Novelle 
non molto avanti all' anno 1376 (4). Da cio si deduce che il Codice Cor- 
siniano n." 595 fu scritto circa il 1G2G. 

II Guglielmini scrive (5) : « Lionardo intanto lungi dal far pompa d'in- 
11 gegno e di sapere, nascondeva le sue invenzioni in silenzio '" fralle india- 
11 ne, fralle arabe, fralle greche dottrine; e per tale savio avvedimento si tolse 
1' ai coipi della invidiosa ignoranza, che tacque ; ma il commercio di que' 
11 giorni, che iutento al solo guadagno piangeva il tempo alle scienze dona- 
11 to, aizo voce iugratissima contro di lui, e d'un nome lo carico, che la gra- 

(1) f'ocabolario degli ^ccademici della Cruscn, con tre inUici dcllc voci, locuzioni, c i)ruucrbl La- 
lini, e Greci, i)vsli per entru t Opera. E con privilcgio del Sommo Ponlcflce, dclJieCattolico, della Sere- 
nistima Hcpiibblica di Fenezia, e degli altri Principi, e Potcntati d'llalia, e (uor d' Italia della Maestd Ce- 
sarea del He CrislianissimojC del Sereniss. Arcidtica Alberto. Inf'enezia MDCXll. Appresso Giouanni 
Alberti, in (og; p. i'2'i,co\. 2. — focabolario degli Accadcmici delta Cnisca in questa terza impressiuiie 
nuoiamente carretlo, e copiositmcnlc iiccreicitilo al Screiiissinw Cosimo lerzn Grandma di Toscana lor 
.Signorc. In Firenze MVCCXCI- A'ella stamperia dell' Aecudcmia della Crunca. 3 voliimi, in log., vol.1, 
p. 223, col. 1. 

(2) Biblioteca Corsiniana Cod. 395, p. 2il8. 

(3) DeUe Novelle di Franco Sacchetti Cittaditw Fiorentino (ftlizione del 172'*) park- prima, 
p 36 Prefazione, parag. XXI. 

(*! Delle Aorelle di Franco Sacchetti Cittadino Fiorentino (ediz. del 1724) I. c. 
(S) Elogio di lionardo Pisano, p. 3S, paragr. XXX. 



— 19 — 

» vila del luogo, da cui paiio'"""" , mi victa di pronunciare. » II Sig. Libri 
avvcrtc, clic il soprannome di Bigollone fu dato a Leonardo Pisano , proba- 
bilmcnle per cio clie quesli era tutto assorto nello studio delle scienze e die 
cii) (jl'impediva d'intcndere al conimercio, occupazione favorita de' suoi con- 
ciltadini (1). 

Nella nota inmm del Guglielmini al suo Eloijio di Leonardo Pisano 
si Icggc (2) : « Pare cioe die i Pisaai chiatnassero Lionardo il liiyol- 
i> lone de'Figliuoli, e cio ben presto, cioe vivente almeno il Padre suo assai 
>i noto, altrimenti I'avrebbero chiamato Frnlrum Bigollone ''. Tolta pertanto 
» I'ultima sillaba nc, resto ia parola Bigollo^ die fu poi coavertita in Bonac- 
» cio; e cio nel corso certainente di pochi anni ; poiche gli stessi Titoli di 
i> Codici Fiorenlini recanti il cognome Bonacei sembrano tulti accennare il 
» padre vivente. » 

.. 1 Par. XXXI. 

II Guglielmini suppone , die Leonardo Pisano sia stato primieramente 
chiamato il Bigollone de' Figliiioli, che qualche copista Pisano abbia poscia 
troncalo I'ultima sillaba della parola Bigollone scrivendo Bigollo^ e cbe quindi 
altri copisli abbiano tradolto la parola Bigollo colla parola Bonaccio. Queste 
ipotesi del Guglielmini, indicate nel passo gia da me riferito della nota mmm 
al suo Elogio di Leonardo Pisano, sono pii'i diffusamente esposte dal medesi- 
mo Guglielmini, scrivendo [3): 

>i S'accorse quindi Pisa, ne tardi molto, d'aver chiamato per nome iscon- 
)i venevole un Personaggio il piu raro, un Cittadino il piii generoso, un Ila- 
)i liano il piu gentile ; e seatendoDe virtuoso rossore tronco dal Pronome Tul- 
» tima sillaba, cosa, che il frontispizio delle opere di Lionardo non defor- 
ji mando, spogliava il pronome d'ogni significanza: « Incipit praelica Geome- 
11 Iriae composita a Leonardo Pisano Bigollo Filiorum » cosi parla il titolo, che 
>i sta scritlo a rossi caralteri in fronte al Codice mio, dove la parola Bigol- 



(1) 11 Voila tout ce que Ton salt sur Fibonacci; aiiciin liistorien conteniporain n'cn a fait 
11 mention, ct on ignore m^me Tannre de sa mort; on sait seulement que pour prix des immenses 
» services qu'il avait rendus aux sciences, on lui donna le soliriqiiet de liigoHone [Guglielmini elo- 

» gio di Lionardo Pisano, p. 37 et 224-227); probablement parce que 1 i-tude des sciences I'absor- 
» bait tout entier, et I eropicbait de »e livrer au commerce, occupation favorite de ces concitojens.» 
(Libri, Histoires des sciences mathcmatiquei, i. II, p. 23.) 

(2) Guglielmini, FAogio di Lionardo Pisano, p. 224. Not. niinm, paragr. I. 

(3) Elogio di Lionardo Pisano, p. 36 e 37, paragr. XXXI. 



» /o, clie per la frase a eui spetla noii ha foiza neppur di Co{;nome, non ha 

» poi senso veruno in volgare ue in lalina favella. Ahri in seguito osser- 

» \ando che I'intero pronome ha bens\ il valor di Scipito, come per tale pas- 

>' sava a que'giorai chi roro solo non appeliva; ma che suona eziandio all' 

» orecchio, e non injralamente, lo slcsso che Jionacciu , lo tradussero nelle 

» niiove Copie in queslo senso ': „ Leonard! Pisani de Filiis Bonacci Praclica 

» Geomelriae composila anno INICCXX „ e cos'i portano i Codici (iorcnli- 

» ni ':, dove la parola flo)Kicci e connonie deciso , nia nppropiialo al Padre 

» per allontanare da Lionardo 0{jni ombra ancora di dis|)iezzo. » 

. ' Taruioni (Pari. Ill) pat;. 6'J. 
u 5 Targioni (ivi) pag. 88 ec. 

Erra qui il Guglielmini credendo die lionaceio non fosse il nome del 
Padre di Leonardo Pisano, ma che fosse sollanlo un equivalente del sopran- 
uome di Biyollone dale a Leonaido slesso. II Si;j. Libri cit> avverle scriven- 
do (1) : '< Gujjiiclmini s' est trompe lorsqu' il a dit que Bonaccio iiL-lail pas 
i> le nom du pere, mais que c'etait un equivalent du sobriquet de JiijjuUone 
» donne a Leonard {Guglielinini eloi^io di Leonardo Pisano., Bologna, 1813, 
» in-8, p. 37 et 224-227); car le manuscrit de I'Abbacus de la bibliolheque 
» ]\Iagliabechiana de Florence ( Classe XI, n° 21) , qui est du quatorziemc 
» siecle, commence par ces mots: „ Incipit liber ubbaci compositus a Leonardo 
» filio Bonacci pisano, in anno 1202 „, el le manuscrit de la pratique de la 
» geometrie de la bibliotheque royale de Paris (MSS. latins^ n" 7223 ) a pour 
1) litre : „ Incipit pratica geometrie composila aleonardo Bigollosio fillio Bo- 
» nacij pisano, in anno M CC XXI „ . » 

II Sig. Gartz avverle anch'egli quest'errore del Guglielmini, dicendo: « Si 
)) vede inoltre che il Guglielmini, (^/o(/(0 rf( Leona/'(Zo P/sa/io [ Bologna 1813] 
)i p. 37 e 224-227} erra ritenendo il nome di Fibonacci non essere una con- 
II trazione di Filius Bonacci, e Bonaccio non essere il nome del padre, ma 
» un equivalente del soprannome Bigollonc date al nostro dotto Leonardo Fi- 
» bonacci dai suoi contemporanei, intenti solamente all'occupazione del coni- 
» mercio » (2). 



(1) Hiltoires des sciences malhcmatiqucs en Italic, t. II, p. 21, nota (1) della p. 20. 

(2) « Sonie feriier, class Guglielmini ( Elogio di Lionardo Pisano. [ Bologna 1813 ] p. :!7 und 
B 224 — 227} sich t/iuscht, weim er <Ien Namen Fibonacci niclit fur eine Zusammcnziehung au.s Filius 
1) Bonacci, also Bonaccio niclit fiHr des Vaters Namen, sondern fi'ir einen dem Ekclnarnen liigollone 
» gleicbgellendeo halt , welcbeu die nur fOir ilircn Handel Sinn liabenden Zeitgenossen unserem 



— 21 — 

II Sig. Prof. Francesco Ronaini sciive : " Al Gu{^\icUnini [Elogio di Leo- 
» nardo pisaiio, p. 37) sembra iiidubilalo che il IJonacci dalo al |jadre di Leo- 
» nardo, sia cognomc anziche nome. Giova per altro rifletteie, clie tale opi- 
» nione puo andar soggelta a dillicolta, ove pongasi mente al Jioiiaccius q. 
» Sottili del docunienlo del 10 gennajo 1 100, datoci dagli Annalisti Camal- 
., dolensi (III. 211) » (1). 

Di faiti in una caila di vendita pubblicata dai Padri Mitlarelli e Costa- 
doni, nell'Appeiulice al lomo terzo de'loro Aniiales CainaUlalenses Irovasi h-a i 
tcslimoiii Siynuin dc manibus Ritincri fdiu quondam Bcrnuvdi^ lohaiines fdio 
quondam lionili\ Dnnaccio quondam Jioniti testes {'},}. Questa carta, ha la data 
dcll'undici di gennaio del 1109 incominciando cosi: In nomine Domini nosli'i 
lesu Christi Dei eterni. An7io ab incarnationis eius millecentesimo none, quar- 
to idus ijenuarii indietione sec.anda (3). 

II Guglielmini dopo aver accennato nel siio Elogio di Leonardo Pisano (4) 
die questi ebbe dai suoi conciltadini un soprannome ingiurioso, soggiunge (5): 
« Questa era la mercede, cui que'barbari secoli pagavano alle Scienze in Ila- 
» lia; ne diversa raolto la riscosse poco dappoi lo storiograFo Jlarco Polo Ve- 
» neto, il quale lornando dalle Indie, e daU'ultima China, e volendo i con- 
)> cilladini suoi adescare a straordinario coramercio ; narrava loro i inaravi- 
» gliosi ed immensi tesori di quelle contrade, che furon forse creduli troppo 
>> tardi. » Qual fosse questa mercede riscossa da Marco Polo Venelo c in- 



" gi'lelirtcn LeonnrJo Fibonacci anhiiigten. » ( Jllgcmcine Encyklopadie dcr ff'isscn^chdflen unil 
kunslc in alphabctischcn Folge von gcnannlcn Sclinftstcllcrn bearbcilet und hcrausgcgcbcn lun I. S. 
Ench und I. G. Grubn: Prima Sezione, Parte XLlll, p. 44'(, col. 2). 

(1) Archivio storico italiano, I. VI, parte II, sezione III, p. 888. 

(2) Annates Camaldutenses Ordinis Sancti benedieti Quibus plura inlerseruntur turn ceteras 
llalicn-monasticas res, turn Jlistoriam Ecclesiasticam remque Diplomaticam iUuslTantia. D. lohanne- 
Bencdicln Mitlarelli et D. Ansclmn Costadoni Prcsbyteris ct Monachis c Congregationc Camiitdulen- 
si Auctnribus. rencliis, 1753 — 1700. Acre Monasterii Sancti Michaelis de Muriano. J'roslant apud 
lo. Ilaptistam Pasquali. Superiorum venia ct privilegio, S lomi in log., l. Ill , col. 212 ili-ila terza 
niimerazione. — Appendix, n." CXLVI. 

(3) Mittarelli et Costadoni, Annates Camaldulenses, t. Ill , col. 211 della terza niimerazione. 
Appendix, n.° CXLVI. 

(4) VeJi sopra p. 18, 19. 

($) Elogio di Lionardo Pisano, parayr. XXX, p. 33 e 30. 



— 22 — 
dicato dal Guglielmini stesso nella nota mmm al suo Elogio sopraccitalo, di- 
cendo (1). 

" Non pare pero clie prestasseio (i Vcncti) fcde nc ai viaggi, ne alle lic- 
i> chezze uarrate loro da Marco Polo; pare aiizi clic annojandosi dc'suoi rac- 
» conti lo cliiamassero per ischorzo, il Milione ^ : egli non si chiama certo 
" per tale cognome , ma per Polo Vencto ' , come allora costumava •, ma i 
» Veueti lo distinguevauo per M. Polo Milione aache negli Alti pubblici. '> » 

» a Vilbni (Not. hh par. 6) p. 30 e 103. 

,. 3 Par. 2. 

^ 4 llayin (Nol. kk par. 1) Vol. 1, p. ISO c iSl. 

A questo cognomc , o piultoslo soprannome dato a Marco Polo , pare 
che alluda il Giigiielmini niedesimo, dicendo un poco prima (2). « Giovava 
» poi recar esenipio d'allri dotti di que'giorni tratlati come Lionardo. » 

II Sig. Libri dopo aver parlato nel modo gia riferito di sopra del so- 
prannome di Bifjollone dato a Leonardo Pisano (3), soggiunge (4) : « Nous 
i> verrons quelques annces plus lard Thomme qui pent seul disputer a Co- 
» lonib la gloire des plus grandes dccouvertes geographiques , Marco- Polo, 
)• oblenir des ses conciloyens un sobriquet non moins injurieux. 

In una nota a questo passo della sua Histoire des sciences mathemnliques 
en Italie, il Sig. Libri ci fa conoscere qual fosse il soprannome dato a Marco 
Polo, dicendo (5): « Tout le monde sail que Marco Polo fut appele par de- 
)■ rision Milion parce qu'il racontait les grandes cboses qu'il avail vues en 
>> Orient: sa maison fut appele Clui Milione^ son ouvrage fut designe par le 
» meme sobriquet, et une espece de paillasse fut destine, dans les mascardcs, 
i> a lourner en ridicule le grand voyageur [Doglioni^ Ilistoria venetiana, Ve- 
)) net. 1598, in — 4, p. 101 — 1(32, lib. III. — Ramusio, viagfji, torn. 11. pre- 
,. fat. — Humboldt, Exnmen critique, edit, in — fol. , p. 71). » 

Piu oltre il Sig. Libri dice (G) : « Nous avons vu en 1200 le pere de 
» TaUebre moderne etre appele faineant par les Pisans ; la fin du treizieme 
» siecic fut marquee par une injure du meme genre, faite a Marco Polo. » 



(I; Gugliclmini, Elogio lii Lionardo Pisam, p. 226, Not. mmm, par.ng. 6. 

(2) Elogio di Lionardo Pisano, p. 221, Not. m»n»i. parar;. 1. 

(3) Veili il passo clell7/i»foirc des sciences malhematiques en llalie ilel Sig. Libri ripoitato ili 
sopra a p 19, not. 1. 

(4) Histoire des sciences mathimatiqvies en Italic, t. II, p. 2ii, e 26. 
(i!; Histoire des sciences ntalhinwtiqtics en llalie t. II, p. 26 nola (1). 
(6 Histoire dts sciences malhvmalniiies en llalie, t II, p. 148 



— 23 — 

Pare adunqiie die secondo il Guolielinini. ed il Siy. Libri , il sopran- 
iiome di Milionc dalo a Marco Polo sarebbe non nieno in(jiurioso di quelle 
di liitjoUone dalo a Leonardo Pisano. 

Marco Polo, celebre viaggialore veneziano, nalo nel 1251 (1) , toroo in 
Venezia nel '1205 (2), dopo essere slalo veutisei aiini asscnte. E certo ch'enfli 
fu soprannominato il Milionc. Ch'egli perallro avesse qucslo soprannome per 
derisione, o perche spesso parlava di milioni dopo il suo rilorno dalla Tar- 
laria, non sembrami potersi con egual siciirezza affermare. 

Giovanni lialti.sta Ramusio, o Ramnusio Veneziano, nato ai 20 di giiigno 
del 1485 (3), e morto ai 10 di luglio del 1557 (4), nella Prefalione al secon- 
do volume della sua opera intitolata Navigationi et Viaggi scrive : « et per- 
» che nel conlinuo raccontare cb'ejjli faceua piu el piu uolte, della grandezza 
» del gran Cane, dicendo Tenlrale di quello esser da dieci in quindici mil- 
» lioni d'oro, el cosi di molte allre richezze di quelli paesi referiua lulle k 
» Millioni, gli posero per cognonae mcsser Marco detto MILLIONI che cosi 
» anchora ne libri publici di quesla repub. doue si fa mention di lui, ho 
» veduto notato, et la Corle della sua casa, da quel tempo in qua, e anchor 
» volgarraenle cbiamala del Millioni (5^. » Da questo passo del Ramusio si 
raccogiie: 1." Che Marco Polo csallando le enlrate del Gran Cane de'Tarlari 
e le allre ricchezze di quelle contrade spesso le indicava per milioni. 2." Che 
ei fu per cio, chiamato Marco Milioni. 

Altri scrillori danno una spiegazione diversa di queslo soprannome. 

Fra lacopo d'Acqui dell'Ordine dei Predicatori, in una sua Cronaca che 
si conserva manoscritla nella Biblioleca Ambrosiana di Milano , parlando di 



(1) Dclle Iscriiivni I'eneziane raccoUc cd illustrate da Emmanuele AiUonio Cicogna Cittadino 
f'enelo. fenezia iHii — 1845, volumi 4e fascicoli 3, in 4°, vol. II, p. 382, col. 1. — Libri, Ilistoire ties 
sciences matliimatiqucs en Italic, t, II, p. 141. 

(2) Di Marco Polu, e Ucgli altri viaggiatori f'cncziani iiiit illustri, Disscrtazioni del P.M. D. 
I'lncido Zurla con appendice suite anticlie mappe Idro — Gcograficlie lacorale in f enczia. In f cne- 
zia co'tipi liicottiani, MDCCCXVUI; 2 tomi. In 4°, i. I, p. 65, capo I, parag. 30. — Biografia uni- 
versale antica c moUcrna, vol, XLV, p. 151, col. t. 

(3) Biblioleca delCeloqucnza Ilaliana di Monsignor Giuslo Fontanini .^rcivescove d'^ncira con 
ie annotazioni del Signor Aposlolo Zeno Istorico e Poeta Cesareo Cittadino f'eneziano accresciuta 
di nuove aggiuntc. Parma, 1803-1804, 2 tomi, in 4°, t. II, p. 304, nola (c*) della p. 303. 

(4) Fontanini I. c. 

(8) Secondo volume dcUe navigationi el viaggi [di Giovanni Battista namxtsio]. In lenctia nella 
Slamperia de Giunti t'anno MDLIX, in fol., carta 6, verso. 



— 24 — 

Marco Polo suo conlemporanco, dice clie questi fu cognominalo Milione per 
le sue ricchezze (1). Francesco Sansovino iialo in Roma ncl 1521 (2), e mor- 
lo in Venezia ai 28 cli sellombie del 1583 (3), scrive: « Fti in questo tempo 
» Marco Polo Nobilc Vinitiaiw , i7 quale fu il prima che ricercasse ne tempi 
» suoi le regioni non conoscitile , ct scrisse i Viaggi di Trabisonda , et del 
» Catlaio. Del pacsc dc Tarlari, ct d'altre Pi'oiiincic. Et tomato rieco alia pa- 
» /I'/n, acfjuisto cognome di Milione per le ricchezze portatc con lui, ncl suo 
» rilorno » (VV Ora sc Marco Polo fii soprannominato Milione, non {|ia per- 
ch' egli parlava spesso di INIilioni, come dice il Ramusio, ma per le sue ric- 
chezze, come altestano Fra lacopo d'Acqiii, ed il Sansovino, non potrebbesi 
giustamenle cliiamare queslo soprannome tin sobriquet non mains injurieux , 
ovvero nnc injure da meme genre, del soprannome di Bigallone dato a Leo- 
nardo Pisano. 

Leonardo Pisano scrisse in lingua lalina tre opere, che sono : 1.° II Li- 
hcr Ahbaci, di cui si e falta menzione di sopra. 2." Un opera inlitolala Prn- 
clica Gcometriae. 3." Un trattato de'iiumeri quadrali. Niuna di queste Ire opere 
e stala pubblicala inleramente. II teslo lalino di UiUo il Liber Abbaci di Leo- 
nardo esiste Li vari Codici manoscritlo. Delia sua Prnctica Geamctriae , esiste 
aiiclie inleramenlc il teslo lalino in vari Codici manoscritti. Si ha anebe una 
traduzione ilaliana del Iratlalo de' numeri quadrali di Leonardo Pisano , la 
quale sara da me riportala pifi ollre. II teslo lalino di quest' opera non e 
giunlo inleramente fioo a noi. Solamente la lellera dedicaloria, ed alcuni brevi 
passi di questo trallalo si conservano manoscritti. 

II Si{j. Libri avverle, che la prima, c la piu imporlaiite opera di Leo- 
nardo Pisano c il Liber Abbaci (5). Per cio ciedo dovcr primieramenle par- 
lare di quesl'opera, e poscia della Prnctica Gcomelriae, e del trattato de'nu- 
meri quadrali. Daro pcrtanlo qui appresso un catalogo di lulti i manoscritti 



(1) Zurla, Di Marco Polo, c degli altri vingijialori fcncziani piit illnsiri, vol. I, p. i6, cipo ], 
parag. 3, e p. 67, cipo II, parri(». 37. 

(2) Tiraboschi, Sloria della tettcratura italiana, t. VII, parte Icrza, p. 1500, lll>. Ill , capo I; 
parag. XXXIV. 

(3) Tiraboschi, Storia della leltcratura italiana, t. VII, parte Icrza, p. 1302, nola (n). 

(1) P'enetia Cilta nobilissima et singolare, Descrilta in Xllll. libri da M. Francesco Sansovi- 
no. InFenetia, Appresso lacomo Sansovino. iMDIAXXl, in 4); carta 236, lib. XIII. 

(5) " Dans la preface <lu premier et Ju plus important de ses ouvrages {le Irait^ de IWbbacus) 
■ ict'il en latin en 1202, Leonard raconte etc. » [Libri, Ilisloirc des sciences matk^matiques en Ita- 
lic, I. II, p. 21). 



ne'quali trovasi inteiamente, o in parte quesl'opera, descrivendo eiascuno di 
tali manoscrilli colla majjgioie accuralezza possibile , indicandone la prove- 
nienza, ripoi'lando anchc lulto cio die altri aulori ne lianno scrilto prima di me. 

fiiblioteea Pubhlica Comunale di Siena 
L. IV. 20. 

Codice mcmbianaceo, in foglio piccolo, di carte 220, della seconda me- 
ta del secolo dccimoterzo, di bella lettera minuscola in carallere jrande ton- 
do, mezzo gotico, e ben conservato dalle prime due carte in fuori, nelle qiiali 
trovansi alcune macchie prodotte da acqua, e in buona parte rinchiostro e sta- 
to cancciiato da! tempo. La iniziale della prima carta e le iniz'iali poste al 
principiu d'ogni capitolo sono dorate in campo turcliino. Tutte le altre ini- 
ziali sono in carattere rosso, come pure in carattere rosso sono i titoli ed i 
niimeri ai'abici in liilto il volume. In principio di questo Codice si Irovano 
aggiunle due carte in pergamena, die corrispondono quasi esattamente al!a 
tei'za e quinia dclie pagine numerate del Codice medesimo, e sono della stes- 
sa mano. La prima di queste due carte aggiunte e bianca nel recto. Nella 
meta superiore di questo recto si legge: Arismetiea leonnrdi bigholli de pisis 
(scriltura del secolo decimoquinto). Sul recto della prima carta numerata di 
questo Codice si legge: 

Incipit Ahhactis Leonnrdi de donio filiorum bonacii pisani composilus /I. 
M. CC. IL ct correpttts ab eodcm A. M. CC. XXVIII. 

Scripsisti(i') mild dominc mi el maijisler Michael Scotle Siimme philosophe. 
ut libntm de uiimcro tiuem dudum compostti vobis transcriberem, unde vestrae ob- 
secundans postulalioni ipsum siibtiliori perscnUans (2) indagitte ad vestrum honO' 
rem el alioriun multorum utilitatem correxi. hi cuius correptione (3) quaedam tie- 



(1) II Sig. Liliri nella sii.i Ilisloire des sciences malhcmatiques ci> Ilalie (t. II, p. 288 e 289) lia 
pnbblicalo qiiesta leltera declicaloria Ui Leonardo Pisano a Micliele Scolo secondo la leilone Jel Co- 
dice Classe XI. n." 21 della Biblioleca Majjiiabechiana. .Nell' opera suddeita del Sig Libri ([uesta de- 
dicaloria incomincia Scripsistis {Libri, Histoire lies sciences mathemaliques en Italic, I. II, p. 2881 
come leggesi nel Codice Magliabechiano Cliuse XI. n-" 21 (carta 1 redo). 

(2j II Sig. Libri (1. c.) pone prescruptans in vece di perscrutans. II Codice M.igliabecliiano 
Classe XI. n." 21 ha (1. c.) prescruplans. 

(3) La stampa del Sig. Libri (l. c.) Iia i|ui rorrectione II Codice Magliabechiano Classe XI. n." 21 
ha correptione. 



— 2G — 

cessaria addidi el quaedam mpvrflua resccavi, in (ftio plenain numerorum do- 
ctrinam edidi (I ) iusta inodiim iiiidnnim, ijucin modiiin in ipsa si-ietUia aliis (2) 
vnnalaiiliurem eleifi. El ijitia arimnclicu el ijcomeliica (3) scientia sunt connexac 
ct sujj'raiiiitoiiav sibi ad iiiviiim^ nun putesl de numeru plena tradi doctrina nisi 
inlerseranlur (4} gcometrica quaedain vel ad ijcomelriam (5) speclanlia tpiac hie 
lamen inxta ntoduin numeri operantur, ijui modus est sumptiis ex iiwllis proba- 
iii)nibus el demoslralionibiis tptae fiijuris (feomelrieis jinnt. I'eruiu in alio <i- 
bro ipiein de pialica ijeomeliiue composui, ea tpiae ad (jeometriam pertinent et 
alia plitra eopiosius (G) espUcavi (7) sinipUa jii/Hris et probnlionibus (jeomelricis 
demonstiando. Sane liic liber utagis quam ad thcoricam, special ad praticam. Un- 
de (uti per earn liuiiis scientiae pratieam bene scire iwliierinl oporlet eos con- 
linuo usu el exereitio dinlnrno in ejus pralicis persludere, ijuod scienlia per pra- 
ticam versa in habilum. memoria el intellectns adco (8) eoncordenl cum manibus el 
jiguris '9 quod quasi uno impulsu el anelitu in uno el eodeui inslanti ( 1 ii)circa idem 
per omnia naluraliler consonent, el tune cum hanc (1 Ij fuerit discipulus liabiludi- 
iieHif l'2) conseculus ijradalim poleril adperj'eclionem huius scientiae facile perve- 



(1) La stampa del Sig. Libri al I. c. ha iuxta come il Codice Magliabechiano Classe XL n." 21 

(I. c). 

(2) II CoJice Magliabecbiaiio C(. XI. )i." 21 e la slampa del Sig. Libri nou bauiio la parula 

aliii (V. Libri I «.). 

(3| Nel Codice Magliabechiano CI XI. n.- 21 si leggi> (1 c.) El que arismclrica el geomctrica. 
I.a stampa del Sig. Libri (1. c.) pone in vcci- ft quia arismetica et geomelriae. 

(4) La slaiiipa del Sig. Libri (I. c.) Iia ((ui iiitcrsccuiilur come il Codice Magliabecbiano Ciasse XI. 
n." 21 (I. c). 

(5i La Mlanipa del Sig. Libri lia gcomelricam. Nel Codice Magliabecliiaiio. CI. XI. n.» 21 si leg- 
g« in veoe geuinetrtam. 

(6) II Codice Magliabecchiaiio CI. XI. n.° 21, e la slampa del Sig. Libri baiiiio qui copiosis. 
[Libri, Hisloire des sciences malKrmtttiqueis en Italic, I. II, p. 289). 

(7) II CoJice MagliabecUiano CI. XI. n." 21, e la slampa del Sig. Libri liaiino in vece (I. c.) ex- 
plicavi. 

(8! La slampa del Sig Libri {I. c.) lia .4d eo in vece di adco, come leggeai nel Codice Maglia- 
bechiauo CI. XI. n » 2). 

(9) II Si'*. Libri pone (I. c.) signis in vece di ftguris; beiiche il Codice Magliabecliiano CI- XI. 
n ° 21 abbia ijui ftguri) e non gia iigni$. 

(10) II Codice Magliabecliiano CI .\I n " 21 ,1. c) c la slampa del Sig. Libri Jl. c.) banuo 
stanti in vece di instanti. 

(11) II Codice Magliabecliiano CI XI n." 21 (I c.| e la slampa del Sig. Libri ijui non liaiino 
la parola Aonc ilibri, 1. c.) 

(12) II Sig. Libri il. c ' pone (pii lild/uJtncm, bene!)* il Codice .Magliabechiaiio CI. .XI. n.° 21 
abbia haliiluUinem. 



— 27 — 

nirc. El nl facUior paleret doctrina liunc Uhrum per XV distinxi r.apUtda. Et 
ut (Ij nuidmiid dc his Irclor volucril possil Ifviuii iin'c»irr. Porro si in hoc opere 
repcrilur insujficii'nlia vel dvj't-clus [2) Mud einendatiimi veslrae subicio (3). 

Explicit prolofjtis. Incipiunl capiUda (4j. 
Dc roqniliime uovein fujurartim yndorum vl ifiiaUter cum eis omnis numertig (5), 

scrihalur. rl qui uumeri el quidilcr relineri deheanl in manibus et de in- 

Iroduclionibus I'G) idibaci. 
De mulliplicadone inti'ijrorum numerorwn. 
Dc addilione (7) ipsorum ad invicein. 
Dc cxtraliiinc (Sy miuorurn ittiuicrorum ex inaioribus. 
Dc divisionc inlc(jroruui uwiicrorum per inleijros. 

Dc mulliplicationc inlcgrorum numerorum cum ruplis altpie ruptonim sine sanis. 
De addilione el exlralione (9j et divisionc numerorum intet/rorum cum ruplis 

aUpie parliwa numerorwn in sintjulis purtibus rcductione. 
De einplione cl vcndilionc rerum venalium et similium. 
De buractis (10) rerum venalium el de emplione bolsonaliac el auibusdam regulit 

similibus. 
De socielalibtts faclis inter consocios. 

Dc eonsolaminc monetarum, atipic earum recpdis quae ad consolamen pertinent. 
De solutionilnts multarum positarum quaestionum quas crraticas appellamus. 

(1) La stampa di'l Sig Libri (1. c.) Iia i|ui UnUe in vece Ui El ut. Ncl CoJicH MaQliabechiano 
CI. A'/, n." 21 si leggc capitula ut quicquid senza Vet. 

(2) Nella stampa iIkI Sig. Libri si legge deffeclus (I. c.) come nel Codice Magliabechiano Cl. XI. 
n." 31. (I. c). 

(3) Nella stampa del Sig. Libri si Irova subijcio, mentre il Codice Magi abeclilano Cl A7. n.' 
21 lia subirio. 

(4) il Codice SI.i;;liabi'cliiaiio C'i. \l. n." 21 e la stampa del Sig. Libri ;l. c 1 hanno qui In- 
cipit capilulum. 

[3] La slampa del Sig Libri (I c) ha qui numcris, Iwnch^ nel Codice Magliabeliiano Cl. XI. 
n." 21 .'ii legga numerus. 

(G; La slampa del Sig, Liliri b.i qui introUuctionis, lienchi nel Codice MagliabechJano Cl. .Xf. 
n.' 21 si legga intruiuctionibus. 

(7) It Codice Magliabechiauo Cl. XI. n." 21 ha adiicUone (I.e.) 

(8) II Codice Magliabechiano Cl- Xt. n." 21 lia cxtractiom [Libri 1. c.) 

(9) II Codice Magliabecliianu Cl. XI. n." 21 ha addiclione et extractione (I. cl .Nella stampa del 
Sig. Libri si legge addiliune in vece i'addictione (libri, Ilistoire des sciences mathematiques en 
Italic, (t. II, p 290). 

(10) Nel Codice Magliabecbiano C(. XI. n.° 21 ^carta I verso) si legge 6ara«i.<, e cosi pure nella 
tlampa del Sig. Libri (I. c.) 



— 2S — 

Dc reijula elenlaijm (1) <^iin/i/c>- per ipsam (2) fere omiics errnlicac (juaculiones 

f nl va II tur. 
/>(• iiiveiifiniie radicinii vf mulli'iilicatioiiv el nddiltoiiv ft extratione atqiic ili- 

visionc carum ad iiii'icvin (3:. 
Ih soluzione qnacstiomun ijcomelriaf perUnenlinm (4). 

Dopo quest'indicc s>i lejjge nclla pnjjina slossa: 

liwipit capituluin primiim. — Novem fiijnrac Yndorum hec sunt 

I nil nil. rif. vi. V. nil. in. ii. i. 

0. 8. 7. G. 5. /(. 3. 2. 1. 

Questo Codice finiscc cos'i : 

3 3 

Scilicet per. f.h. vciiioU. ■— e9.;»'o numcro. a.d. quare Humerus u.c. est. —IT). 

5 1 

quibus si addanlur dimidiam eorum scilicet — T . erunt — 23. ;h'o lolo numcro. 

ii.b. Am. 

Explicit liber Arismetricie leonnrdi biyliolli dc pisis. 

In questo Codice manca un lungo brano del decimoquinlo ed ultimo ca- 

pitolo del Liber Abbaci^ come apparisce dalla piibblicazione cbe il Sig. Libi-i 

ha fallo di questo capitolo nel secoodo tomo del la sua Hisloire des sciences 

malliematiques en Italic; giacche a pagine 40 1 di questo secondo tomo si leg- 

. . 3 8 

ge: Scilicet per f.h. venicnl — 0. pro nuniero a.d. quarc Humerus a.c. est — 15. 

qtitbus si addalur dimidixim eorum scilicet — 6. erunl — 23. pro lolo nume- 

I 7 

ro a. h. A pagine 47G dello slesso tomo secondo I'ultimo capitolo del Liber 



(1) II Codice Magliabechiano CI. XI. n". 21 (I. c.) ha (|iii elraluijm. La stampa del Siy. I.il.ri 
ha in vece (I. c.) elealayin. 

(2) La stampa del sig. I.ibri (I c.) legge per ipsum, bencht II Codice Magliabechiano CI. XI. 
n.» 21. (I. c.) alibia per ipsam. 

(3) Nel Codice Magliabechiano Ctasse XI. n." 21 (I. c.i in vece di iiirenlione radicum cl mulh- 
plicatione et additione et eitraclionc atque divisinne earum ad inviccm .si legge qui: rcpcricndis ra- 
dieibus quadratis el cubicis et multiplicatione et divisioiic seu e.TlracUnnc earum in se el de tra- 
ctnlu binomiorum el recisorum ct eorum radirium. II Si,;. Lil.ri (I. c.) pone cxibiis in vece di cubicis. 

(i! In vece delle parole siiluzione qunestinnum genmelriue pcrlineulitim il Codice Magliabe- 
chiano Classe XI. ii » 21 ha qui regulis r.t proportionibus geometrie pcrtinenlibu$ de questionibus 
aliebre el almuchabele. II Sig. Libri (1. c) pone in qneslo passo mmW-simo algebrae el itlmachabalae in 
vece di aliebre el almuchabele 



Abbaci linisce cosh Tolte ub uli-aqiic parte 30. res, rcmancbuni, 8. el 0. res equa- 

1 

les 30. draijmis-i divide cryu 30 per 870. ventenl — dragmae pro quanlitale 

rc.i. Quiiicli c cliiiiro die nel Codice L. IV. 20 tlella I»iblioli;ca Pubblica Co- 
uiiinale di Sieiia nianca lulto il brano In quadain neyutiationc .... pro quan- 
lilale rei^ ohe trovasi compreso in 7G pa{|inc in 8." ddVIIistoire des sciences 
tnatheniatiques en Italic del Siy. Libri, cioe dalla pagina 401 alia pagina 47G 
del secondo lomo di qucst'opera. 

Nel Calalogo de'libri stnmpati e manoscrlui della Bibliolcca Comunale di 
Siena concpilalo da Lorenzo Ilari Sanese, si legge (1) : 

« * LEONARDI BiGOLLi de Pisis , Abbacus. Bui Cod. meaibr. in fog. 
» di carle 223. del Sec. XIII. L'opera comincia al tei-Eo fog., che e il primo 
» numerato col .segucnte lilolo - Incipit abbacus Leonard! de domo filiorum 
" Bonacii Pisani compositus An. MCCII. correptus ab eodem An. MCCXXVIII. 
» e tcrmina a lergo dell'uUima carta con que.stc parole - Explicit liber ari- 
» smetice Leonardi Bigliolli de Pisi.s - le due prime iniziali dell'opera sono 
)' dorate in campo azzurro cd ha le figure in margine. - L. IV. 20. — » 

Si dimostrerii piu olire clie queslo Codice fu posseduto da Uberto Ben- 
voglienti, illuslre lelteralo di Siena. 

Nella Biblioteca Pubblica Comunale di Siena si conserva un Catalogo dei 
manoscritti di questa Biblioteca compilato dall'Abate Giuseppe Ciaccheri suo 
primo Bibliotecario. Questo Catalogo scrilto di propria mano del medesimo 
Ciaccheri e composto di due volumi in foglio, il primo de'quali segnato Z. I. 
22. costa di carte scritte 314, ed il secondo segnato Z. I. 23. costa di carte 
serine 262. Sul recto della carta 124 del secondo volume d' esso catalogo si 
legge (2): « Leonardi Pisani de Arilmelica. En titulum = Incipit Abbacus Leo- 
)> nardi de domo fdiorum bonacii pisani compositus a. M". CC." 11°. cl correptus 
>• ab eodem a". M". CC°. X\° VI 11°. = De Leonardo Pisano multa edisserit Vir 
" Clarissimus Johannes Targionus in Vol. 2, pag. 58. de'Viaggi della Tosca- 
>' na ec. Cod. membr. Seculi XIII eleganter scriptus Fol. XXXI. B. 22 »• 



(1) La Biblioteca pubblica di .Siena dispnsla sccnnilo le malcrie da Lorenzo Ilari. Siena 18J4 — 47 
Tipografta all'inscgna delCinrnra f'ia deUr Tcrine A". (176; 7 lomi in i", I 111. p. 7. col. 2. 

(2) II Si|». G.iel.mo .Mil.iiiesi Sice — Bibliotecario ilella Hiblioteca Pubblica Comunale di Siena 
si i compiaciiito di mandarini cnpialo d.i liii m>-de»iniio i|nesl'articolo del citalo Catalogo del Ciac- 
clieri. 



— 30 — 

Quiniii e corlo che qii.indo fii compilato il Calalogo suddetlo del Ciaccheri 
la Biblioleca Pubbiica Comiinale di Siena possedeva il Codice clie ora in essa 
Irovasi spgnalo L. IV. 20. In fine d'ambedue i voliimi di que.slo Calaiogo del 
Ciacclieri si lejjjje : 

» AiTete le present Rp[;ilre nc varietur. 

« A' Sienne le 13 Germinal an. 7. d<; la Ilo|)ubliquc Fran9aise. 

» Le Delc{;iu'' dii Conimis.saire du Gouveinement Fian^ais 
(firiiialo) Abiani. » 

II 13 (ierminnl dell'anno seltimo della Repubblica Franccse corri.sponde 
ai due d'aprile del 1709 (1 1; lalcbe prima di quel gioino la Ciblioleca Pub- 
biica Cominiale di Siena po.s.sedeva il Codice I.. lY. 20. 

L'liari indica lanzidetlo Catalogo del Ciaccberi in queslo modo (2;: " - In- 
>> dice pii.nno dei m.ss. e.sistenli in que.sta Biblioleca al lernpo del suo prime 
i> Bibliotecario Abate Giuseppe Ciaccheri da lui compilalo e scriito di sua 
11 mano. Due vol. in fo{|. di carle 310. e 272. - Z. I. 22. » - L' Ilari qui 
conta lulle le carle lanlo scritte, quanto biancbe di ciascuno de'due volunii 
di queslo Calalojjo 

Un allro Catalogo de'manoscritli della Biblioleca Pubbiica Comunale di 
Siena fu compilalo daH'Abale Luigi De Angclis illuslre lellerato Sauese e suc- 
cessor del Ciaccheri nell'ufficio di Bibliotecario della medesima Libreria. Que. 
slo Catalogo scriito di mano dello stesso De Angelis si conserva in dieci vo- 
lumi in foglio nella suddella Biblioleca Pubbiica di Siena. Nel lerzo di que- 
sli volumi intilolato PhiloAophi el Iiirislae, e segnalo Z. II. 3. si legge a car- 
te 24 qnanlo .segue : 

» Fibonacci (Leonardi) Arismelica. - Prime folio legilnr recenliori calamo 

» - Arismelriea Leonardi biyholli de pisis. Quare ergo appellalur Fibonacci ? 

1) Dicam. In rubrica prima hujus libri quae su[)erne legilur folio lerlio, 

» sic habelur. Incipil Abliacus Leonardi de Domo fdiorum Bonacci Pisa)d com- 

» posilus anno Domini MCCll el correplus ah eodein A. MCCXXYIIL 

» Pater huius Leonardi vocabalur Bonaccius, unde Leonardus ejus filius 
)' dicilur Filii Bonacci., ex quibus compositus agnomen Fibonacci. 



(1) Un miltinn de (ails aide — mcmnire universel des Sciences, dei Arts, el des Lcllrcs par I. 
yiiearJ, De^portcs, Paul (iirvais, I.enii J.alanne, Luiovic Lalannc. A. Le Pileurs, Ch. iVartins, CA. 
ferjc et ioung. Paris I— I Dubouchet el C cdilairs , Hue de Seine, 33, 1842. in 8", col. 631 — 
632. 

(2) La Biblioleca Pubbiica di .Siena, I. VI, p. 160, col. 2. Classe f I [SloTia) , Uoria di Sieim 
articolo Biblioleca pubbiica. 



— 31 — 

» Voluinen hoc Florenliani deluli anno pioxitne praeterito 1818, ul cum 
II CO quod ill l,aurenliaiia asservalur, cont'enem. Ad hoc opus me iiivilave- 
)• rat Leopoldus Aichidux Auslriac Ferdinandi M. E. D. filius. Die 23 octo- 
» bi'ls ad aulam principis ilkid transtuh ; quod Leopoldus vidit, meque pe- 
» ramauter excepit. At Bibliothecarius Laurenliaiiae iioa est inventus , cum 
» lanien per Florenliaai conquisitus cs^set. Rure manebat. 

.1 Mihi peisuasum est vetustius voluinen hoc nostrum illo, et foisitan coae- 
II Yuin, ni autographum dixeris, quod difficilis probationis esset. 

II Codex est in pergani. in fol., bona liltera cum rubi-ici.;. Sec. XIII. ha- 
II bet postillas waiginales - L. VI. 36. » 

L'llari iudica il Catalogo suddetto cosi (1) : « Indice dei Codici mss. e 
II degli editi net secolo XY, che si couservano atlualmenle in questa Biblio- 
II teca compilatu secondo le materie, e scritto per mano dell'Abate I-uigi De 
11 Angelis. Volumi 10. in fog. - Z. II. 1. » 

Bihlioteca Vaticana di Roma 
Codice Palatino n\ 1345. 

Codice meaibranaceo in foglio della fine del secolo decimolerzo scritto 
a due coloniie, e di carte 153. Questo Codice iucomincia cosi : 

Svi-ipsisti mihi domine mi et magistcr Michael Scole summc jifiilosoplie 
ul librum de numero quem dudum composui nobis Iranscviberem etc. 

La prima colonna del redo della pi'ima carta di questo Codice conliene 
tulla la soprarecala lettera (2) dedicatoria di Leonardo Pisano a Michele Sco- 
lo. Dopo questa lellera uella colonna luedesima si legge : 

Incipit liber Abbaci composilus a konardo filiorum bouacij pisano in an- 
no r202 et correctus ab eodein 28. 

Cum genitor mens a patrin publicus scriba in duana buijce pro pisanis 
mercatoribus ad eum confluentibus, conslitulics praeesstt etc. 

Nella seconda colonna della prima pagiaa di questo Codice dopo il proe- 
mio del Liber Abbaci trovasi I'indice decapitoli di quejit'opera. Dopo quesl'in- 
dice si legge uella prima colonna del rovescio della prima carta : 

Incipit capilutum priinum. Novem figure Yndoruin hce suiU 9. 8. 7. (J. 5. 



(I)L. c. 

[2) Vedi sopia p 2» 27 



— 32 — 

/». 3. 2. I. Cum ilaque uouein figuris el cnni hoc siyno 0. quod (wubice ze- 
phijfuin appcllcUur scriliiltir quilihet iiuiiicrux. 

1,0 lellerc iiiaiiiscole al priiicipio ile'capiloli e lielle diverse parti de'me- 
dciiimi sono turchiiic con ornnti russi e rosse con ornali turchiai. Questi or- 
nati si prolungaiio iuii[jo il margiiie coiuc iiel Codicc Magliabechiano pro- 
venicnte clalla Badi.i di Firenze. del quale si daia Fra poco la descrizione. 
Nel marjjinc tali oriiati sono di due colori, cioe rossi e turcliiiii. Le rubriche 
sono iiillc irincliiostro rosso, i numeri arabi e romani clie Irovansi nolle pri- 
me carte cioe da! principio del Codice fino al redo della carta sesta sono 
iieri , sojjnati con un rig-o rosso, {jli altri poi sono neri scnza il detto rigo. 
Nel margine le ligin-e sono rarissirne, e queste coa inchiostro nero. 

Questo Codice flnisce cos'i : 

Tolle ab xdraquc parte 30 res remanehunt 870 res equates 30 dragmis di- 

i 

vide ergo 30 per 870 venient — dragme pro quantilale rei : 

Qui scripsit scribal semper cum domino vivat 
Vival ill celis Pclrucius de Vilerbio do nomine felix. 

A carle 38 redo colonna 2 di questo Codicc si legge: Unde nos hie octa- 
vo cupilulo fiicm imponimus el sic ad nonum faciamus transilionem. Hie in- 
cipit magislcr caslellanus. Incipil capitulum nonum de baraelis marcium atque 
earum siviilium. Quindi parrebbe che le dottrine esposle uel nouo capitolo del 
Liber Abbuci di Leonardo si trovassero in uu' opera del magislcr caslellanus 
scritta prima del niedesimo Liber Abbaci. Per altro e da notare, che in niiin 
altro manoscritto di (|iicsi'opera di Leonardo si leggono le parole : Uic in- 
cipil magislcr caslellanus. 

Bibliotcca Mmjliahcchiana di Firenze 
Cunventi Soppressi. ScafJ'ale C. Pakhetto 1. n°. :2()1(). 
Jiadia Fiorcntina n°. 75. 

IJellissinio Codice inembranaceo in foglio del principio del secolo deci- 
moquarto, di carle 213. Sul redo della prima carta numcrata di questo Co- 
dice si legge: 

Incipil liber Abaci Compositus a Leonardo fdio Bonacii Pisann. In Anno 
M'. CC". ij. 



— 33 — 

Scripsisti mihi Domine mi mayisler Michael Scotte snvimc philosoplin ut 
libnim de numero quein dndum contposui vobis transeriberein. 

Nella medesinia prima pagitia dl qiicslo Codice dopo la leltera dedica- 
loria di Leonardo Pisano a Miehele Scoto si lc(j{je il procmio clie incomin- 
cia: Cum (jenilor mens, c finisce: in omnibus undique sit circumspeclns. Se- 
{jue nella pagina stessa I'iadice de'capiloli del Liber Abbaci^ il qual indicc fi- 
nisce a tergo dcUa prima carta d'esso Codice. Nei recto della prima cnria di 
qiiesto Codice vedesi un bellissimo contorno che abbraccia lutlo il margine in- 
terno, I'inFeriore, e la seconda mela dell'esleriore. La mela superiore di questa 
prima carta e slata tagliata; ed a questa meta fii sostituita una mezza carta, 
sul recto della quale si vede seguitato assai rozzamente il fregio suddetto nei 
margiae interne. La iniziale in questa mezza carta aggiunia e gialla, rossa e 
turchina, inentre quella che vedesi nella parte rimasta ha I' oro invece del 
giallo. II caralterc di queste due parti e divei-so dl forma, e lo scritto della 
parte rimasta non attacca precisamente con quello dello parte aggiunia; giac- 
che nei redo di questa si vede piu di una mezza linca ch' era rimasta 
bianca riempita con dei Freghi, e nei rovescio della medesima uno spazio an- 
che piu largo fra le due linee. Dalla bellezza del fregio che contorna i mar- 
gin! nei redo della parte rimasta si puo arguire che una bella miniatura or- 
nasse la prima iniziale di questo Codice, e che per togliere questa miniatura 
sia stata tagliata la mela superiore della prima carta del Codice stesso. iVel 
margine inferiore del medesimo recto tra lo scritto, ed il contorno si legge 
in carattere moderno: Leonardi Pismii Algorismi, Geometria inter Codices desi- 
gnutur num. 44. Nei rovescio della membrana che forma I'antiporto del Codice, 
si legge: A. C. Leonardus Pisanus de AUjorismo et Geometria est Abbatie flo- 
rentin. § 73. 

Le iniziali di tutti i capitoli sono ornate e dorate, le altre sono di for- 
ma gotica in mezzo ad un ornato lungo il margine, e sono rosse e turchine 
alternativamente. Le rubriche sono rosse, e rossi pure interamente sono i Hu- 
meri arabici; ma i numeri delle figure poste ne'margini sono parte rossi, e 
parte neri. Nei cartone secondo esterno si legge in un cartello ripoi'tato in ca- 
rattere antico, e d'inchiostro rosso : Leonardi Pisani Algorismus Arilhmeticn 
Geometria. 

La carta terza e stata tagliata. Essa forse era bianca, o conteneva le fi- 
gure indicanti il modo dl formare qualunque numero colle mani per le di- 
verse posizioni delle dila. 

5 



— 34 — 

Queslo Codice finiscc cosi: ToUe ab utraque parte 30 res remanebtmt 870 

] 

i-cs cquales 30 dragmis ; divide ergo 30 per 870 vcniet — dragme pro quanti- 

tale ret. 

Trovasi in qucsto Codice il capitolo deciino del Liber Abbaci di Leonar- 
do Pisano, il qual capitolo manca in Ire allii esemplari manoscrilti dell'ope- 
la stessa esistenli in Firenze, ciie sono i Majjliabechiani Classe XI. n.° 21. e 
Palch. III. n." 25, ed il Kiccardiano n." 783. 

Sul dorso del Codice medesimo vedesi Pantica segnatuia ch'e il n.° C). 

Queslo Codice faceva parte doll'antica c ricchissima Biblioteca de'Monaci 
Beiiedellini della Badia di S. Maria di Firenze, o Badia Fiorentina. II di 29 
dagoslo dell'anno 1800 fu traslerito nella Magliabechiana. Cio apparisce da 
lin Calalogo die si conserva manoscritlo nella medesima Biblioteca Majjliabe- 
cbiana, inlilolato: Calalogo dei manoscrilti scelli dalle Biblioleche Monastiche di 
Firenze e del Circondario della Prefellura deWArno rilasciali in deposilo ncW 
Imp. Libreria MagUabechiuna. Si legge in fatli a carta 21 recto di questo Ca- 
lalono: " Badia di Firenze N°. 2616. Bonacii, Leonardi Pisani , de Algori- 
» smo el de Geomclria Cod. membr. in M. cum fig. » 

In fine del Calalogo medesimo si legge: « lo Vincenzio Folliai Biblio- 
» tecario ho ricevuto i suddetti Libri in deposilo M.° p." questo di 29 ago- 
>. sio 1809. » 

Biblioteca Mugliahechiana di Firenze. 
Classe XL n. 21. 

* Codice membranaceo in foglio del .secolo decimoquarto in carattere go- 
tico, e di carle numerate 28,'). I numeri arabici e le rubriclie sono scritte in 
iachioslro rosso. Le iniziali sono alternativamente rosse, e lurchine. La prima 
maiuscola ch'e un C e turchina col contorno dorato, ed ha nella parte in- 
terna due figure miniate rozzaraente. Incomincia cosi : 

Iiwipit liber Abbuci compositus a Leonardo fdio bonnccij pisano in anno 
M°. CC°. ij. 

Cum genitor meus a patria publicus scriba in duana bugee pro pisanis 
mei'caloribiis ad eutn conflucniibus conslitulus praccssct, etc. 

II recto della prima carta di questo Codice contiene tutlo il sopramento- 
vato proemio di Leonardo Pisano al Liber Abbaci. Nel margine eslerno di 
questo recto., e presso al proemio medesimo, trovasi scrilta in piii minuto ca- 



— 35 — 

rallei'c, ma deUn slcssa maiio, tutla la Icttera dedicatoria di Leonardo a IMi- 
cliele Scoto. Dopo il pi'oumio trova.si Tindice dc' capiloli del Liber Abbaci , 
e quindi legfgesi a lei-jjo della prima carta : 

Jncipit Capitulum pnmuin. Novem figure yndorum he sunt : 

Villi, viii. VII. VI. y. nil. in. ii. i. 

9. 8. 7. G. T). 4. 3. 2. I. 

Cum his itaqiie iwvem fujuris et cum hoe signo o. quod arabice zephy- 
rum appellatur, scrihilnr iiuilibet numcrns ul infevius demonslralur. 

La carta .j rvclo c bianca, e dovrebbc contenere le diverse positiue dellc 
dita delle mani per la rappresentazione de'niimeri. A carte 55 reclo trovasi 
una lacuna, nel posto della quale il Codice Magliabechiano del Liber Abbaci 
proveniente dalla Radia di Firenze ha una tavola intitoiata : Tabula disgreya- 
tionis. Altra lacuna trovasi a carte 87 verso. Manca in questo Codice la fine 
del capitolo nono del Liber Abbaci, e tulto il capitolo decimo di quesl'opera. 
11 capitolo undecimo dell' opera stessa incomincia senza rubrica a carte 88 
recto. 

Questo Codice linisce cos'i: ToUe ab unaquaque parte 30 res remanebunl 

870 res equates 30 dragmis., divide ergo 30 per 870 veniet — druyine pro 

quantitale rei. 

In un Catalogo de'mano.scritti Magliabechiani relativi alle raatematiche, 
estrallo da un autograFo del Dollor Giovanni Targioni, e riportato dal P. 
Francesco Antonio Zaccaria nella sua opera intitoiata: Excursus lilterarii per 
Jlatiam, quest'e.semplare del Liber Abbaci e indicate cosi: « Cod. XXI. LEO- 
» NARDI IHsani liber Abbaci Cod.mevibr. f. ser. Sec. XIV. » (1^. Trovansi po- 
scia DcH'opera medesima del P. Zaccaria riportati alcuni passi di questo Co- 
ilice, chc sono: 1.° II proemio al Liber Abbaci (2); 2.° La leltera dedicatoria 
a Michele Scoto salvo il bi-ano die incomincia : Unde qui per cum, e tinisce 
possit invenire (3); 3." II titolo ed il principio del primo capitolo (4) ; 4." i 

(1) Ftancisci Anlonii Zacliariae Societatis Jesu, Excursus lilterarii iier Kaliam ab amto 
MDCCXLII.ad annum MDCCLll, volumenl. loscpho Mariae Saporilo lUuslrissimo ac /Icvtrcn- 
diss. Geimensium Anhiepiscopo inscriplum. /'cneliis MDCCLIV. Ex Ilemondiniano Typograpltio- iu- 
periorum pcrmissu, ac pricilcgiis, in 4°, p. 229. 

(2) Zachariae Excursus litterarii per Ilaliam, vol I, p. 229 c 230. 

(3) Zachariae, Excursus litterarii per Italiam, vol. I, p. 230. 

(4) Zachariae, Excursus lilttrarii per Italiam, vol. I, p. 230 e 231. 



— 3G — 

liloli dc'capitoli sccondo, icrzo, quarlo, quinlo, seslo, settimo ed ottavo (1); 
5." alciini passi relativi a misurc, a pesi, cd a moiiote (2). 

II Tai}jioni paila di (iiiesto Codice in due luoglii dclla prima edizione 
della sua opera inlilolata: Relazioni d'ulcuni viayyi fatli in diverse parli 
ilelln Toscana per osservare Ic produzioni nalurali c gli anlichi inonumenli 
di essa. lu fatti nel prinio tomo di (jucsla prima edizione slampalo in Fi- 
renze nel 1751 si leyge: « Non mi riusci trovarvi, come desiderava , cosa 
" alcuna del famoso Jlurgundio, e specialmente il Traltato delle Yili tradot- 
•' lo da esse in Latino dal Greco , citato da Pictro Crcscenzio; neppure vi 
» potci trovar nulla di I.ionavdo Fibonacci^ ambedue Pisani, e degni di eter- 
'• na mcmoria, il prime per essere il piu anlico Scrittorc di Agricoltura de' 
>■ tempi barbari, il secondo per aver portalo nel principio del Secolo XIII. 
" i JNumeri Arabici, e I'Algcbra in Italia, c insegnato agli Italiani il modo 
» di servirsene. Nella Libreria Pubblica Magliabccbiana di Firenze conser- 
» viamo un prezioso Traltato d' Arimmetica di queslo Leonardo, composlo 
i> I'Anno 1202. e uno di Agrimensura , da' quali lio ricavato infinite belle 
» notizie risguardanii i pcsi, misure, monete, e costumi di Mercanzie di quci 
» tempi. Desiderava io pcrcio di trovare in Pisa qualche altra Opera del 
» medesimo Autore, lusingandomi che sarebbe stata molto considerabile n (3). 

Nel tomo sesto della prima edizione delle suddette Relazioni del Tar- 
gioni fra le Giunle e Correzioni al tomo primo dell'edizione stessa si legge: 
" c. 343 V. 2. Anno 1202. Agg. Quest'opera d' Arimmetica di Leonardo Fi- 
» bonacci Pisano e uno de'piu preziosi Codici Manoscritti, che si conservino 
» nella Biblioteca Magliabechiaaa , e siccom' ella e molto interessante, ho 
» creduto ben fatto il darne ai Lettori il seguente breve saggio, ricavato dal 
» Calalogo dei MSS. di essa Biblioteca , che ho formato per mio iiso pri- 
» vato. Esso Codice adunque e scritto nel principio del secolo XIV. in car- 
" tapecora, di grandezza di foglio mediocre, e tale e il suo principio » (A). 



(1 Zarliariar, Excursus Ulteiarii per Ilaliam, vol. I, p. 231. 

(2) Zachariae, E.rcursus lillcrarii per Ilalinm, vol. I, |). 231 e 232. 

{V Relazioni d'aleuiii viaggi fatti in divcne parli delta Toscana, per osservare le Produzio- 
ni Naturali,e gli Jntielii Mnnumenti di essa dal Dottor Giovanni Targioni Tozzetti Medico del Col- 
legia di Eirenze, Professor Pumico di Bottanica, Prefetlo della Biblioteca Pub. Magliabecli. e socio 
delle societd Bottanica e Columbaria di Firenze, e delle Accademie Imperiale de'CurioSi delta Natu- 
ra ed Blrusca di Cortona. In Firenze 1751 — 1734. Nella Stamperia Imperiale, sei tomi, in 8°, t. I, 
p 314 c 343 

(4! rorjioni Tozietti Belazioni d'atcuni viaggi, (Primj edizione) I. VI, p. 291. 



— 37 — 
Dopo aver cio detlo ilTaiyioni ripoita iicl niedesimo lomo i seguenli pnssi 
delCoilice ftlagliabecliiano 67awe A7. ii." 21: 1." Titolo (1); 2." II pioemioal Li- 
ber Abbaci, eccetto le parole causa prae cacteris modo, in vece delle quali eyii 

pone ea .. . perceptio m (nel penultimo periodo) (2); 3.° La lettera dedica- 

toria a Allchele Scoto, salvo il hraiio Unde qui per cum leviu^ invenire, e 

Nalvo anche la paroia persvrulaus del primo periodo e la parola numcri del 
terzo, che sono dal Targioni traiasciate ed indicate con punti (3); 4.° II prin- 
cipio del primo capitolo (4). 

Nel tomo secondo delta seconda edizione delle sue Relazioni d' aleuni 
viacjf/i il Tarfjioui riporia un facsimile inciso in rame delle cifre che si 
irovano nella prima carta del Codice Magliabecliiano Classs XI. n." 21 rap- 
presentanti i numeri I, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, (5). Questo secoudo lomo 
conliene una spiegazione delle invole in rame che in csso si trovano. In que- 
sta spicgazione si legge (G) : 

- TAVOLA II. 

» A. Numcri Arabic!, come si vedono formati nel Codice XXI della 
- Classe XI. de'3ISS. della Libliot. Pubbl. Magliabechiana, che e il Liber Ab- 
•• baa, o Traltato d'Arimmetica di Leonardo Pisam, di cui si da un'Eslrat- 
>' to a car. 59 ». 

II Targioni nel medesirao tomo secondo , parlando della Biblioteca di 
S. Caterina di Pisa, dice (7) : 

« Neppure in questa Libreria di 5. Caterina, potei trovar nulla di Lio- 

.. nardo Fibonacci, degno di eterna memoria, per aver portato nel principio 

.. del secolo XIII. i Numeri Arabici , e I' Algebra in Italia . ed insegnato 

-. agl'Italiani il modo di servirsene '. Nella Libreria Pubblica Magliabechiana 

- di Firenze conserviamo un prezioso Traltato d'Arimmetica di questo Leo- 

» nardo, composto I'Anno 1202. ed uno di Agrimensura, da'quali ho rica- 

» vato infinite belle notizie riguardanti i pesi, misure, monete. e costumi di 

il) Targioni Tozzelli, I. c 

(2) Targioni Tozzelli, Relazioni (falrtini viaggi, Prima e-Iuione) , t. \I, p. 2U1, e 292 

(3) Tat-'jinni Tozzelli, /Selazioni tralcuni vinggi, I. VI, p. 292, e 293 
(»1 Targioni Tozzelli, lielazioni d'alcuni viaggi, l. VI, p. 293. 

\S) Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parii delta Toscana per osservare le produzioni 
naluraliegti antiehi monumenti di es,a dal Dottor Gio. Targioni Tozzelli, edizione ueonda ( ci- 
lala <li sopra a pag. 7 nola 1), t. II, Tavola II, A. p. 66. 

(fl) Targioni Tozzelli, Relazioni d'alcuni riaggi, edizione seconda, I. II, p. IX 

(7) Targioni Tozzelli, Relazioni d'alcuni viaggi, edizione ieconda, i. II, p. 58 e 39. 



— 38 — 

i> Mercanzie di qiiei Ictnpi. Dosidcia\a io percio ili Irovare in Pisa qualche 
» allra Opci'a del medcsinio Autore, lu.singandomi chc sarebbe slata raollo 
» con^'ideinbile. 

i> Quesl'opei'a iV Ai'immelicn di Leonardo Fibonacci Pisano c iino de'piu 
» pregiabili Codici Manoscritti che si con«ervino nella 15iblioteca IMagliabe- 
" cliiana, e siccoiirella e molto interessante , bo crcdulo ben fatto il darne 
» ai Lellori il segiieiiie breve sagjio, licavalo dal Calaloyo dei MSS. di essa 
" Biblioleca, che bo fonnato per mio iiso priva(o. Esse Codice adunque e 
» serine niii<lamenlc nel prinripio del secolo XIV., in cartapecora, di gran- 
» dezza di foglio mediocre, e lale e il suo principio ». 

<• (I) V- (li-l Borgo iliiil. p. 77. 

II Targioni riporta qiiindi(!) i medesinni passi del Codice Magliabechia- 
no flasse XI h.° 21 die trovansi stampali nella prima cdizione delle sue 
ndazioiii sopraccitate. Ueca poscia (2) altri passi del Codice stesso, la mag- 
gior parte dei qiiali si rifcriscono a pesi, monete, e misure. Alcuni di qiiesti 
passi non si leggono neli'Excursus liUerarii per Italiain del Padre Francesco 
Antonio Zaccaria. 

Tanlo nella prima quanio nella seconda edizione delle sue Relazioni di 
alcuni viaggi il Targioni awerte che la lettera dedicatoria di Leonardo Pi- 
sano a Michele Scoto trovasi scritta in inargine presso il proemio al Liber 
Abbaci in caralteri piu niinuti. 

L' Abate Ranieri Tempesli parla del Codice Magliabechiano Classe AY. 
n.° 21, dicendo (3): « Nella biblioteca Magliabechiana, in un Codice mem- 
» branaceo N. XXI. conservasi un opera, che a per tilolo, Liber Abbaci coin- 
n positus a Leonardo Filio Bonacci Pisano in anno 1202, di cui il ch. Ab. 
» Zaccheria Excursus Liter, pag. 227. et seqq. e I'eruditiss. Targioni Relaz. 
11 d'alc. Viagg. Tom. //, pag. 58. anno date nolizie ed estratti ». 

II P. Grimaldi scrive: « II Tratlalo dclV Abbaco e uno dei piu pregia- 
« bili Codici dclla Bibjiuteea Magliabechiana tanlo per la nitidezza del ca- 
>i rallere, che .sembra del principio del secolo decimoquarto, che per gli ador- 
>i namenti falti con colori a pcnna. La forma dei caralteri e gotica, e tutte 
II le cifre numeriche sono di color rosso, che veggonsi qualche volta nei 
» tempi molto postoriori corrette con inchiostro , avendo il copisia non di 

(1) Relazioni d'alcuni viaggi, edisione seconda, l. II, p. 59 — 61. 

(2) Relasioni d'alcuni viaggi, t. II, p 62 — fi5. 

(3) L. c. 



— 30 — 

» lado errato. II di lui sesto c in quarto grande, ed i fogli sono di carta- 
» pecora. Potrcbbe sospettarsi, che qiiesto Codice fosse (rasporlato da Pisa a 
» Firenzc assieme con gli allri, die liovaronsi nelia suddella Biblioteca, alia 
» fine del secolo decimoquinto, oppure nel principio del secolo segucnte, al- 
ii loraquando caddc il fiorente Impero della Pisana Repubblica » (1). II 
Codice di ciii il P. Gi'inoaldi intese qui di pnrlare e certamente il Maglia- 
bechiano Classe XI n.° 21 , benclie egli non ne indiclii ne la Classe , nti il 
nuniero. K da notare che il P. Grimaldi noa e inleramente d'accordo col 
Targioni iutorno al sesto d'esso Codice, giacche quesli lo dice di grandezza 
di l'o(jUo mediocre (2), menlre il P. Grimaldi lo dice in quarto yrandc. 

II Sig. Libri riporla secondo la lezione di queslo Codice tullo il proe- 
mio di Leooaido Pisano al Liber Abbaci^ tulla la lellera dedicatoria a Mi- 
chele Scoto c I'indice de' capitoli del naedesimo Liber Abbaci (3). Prima di ri- 
portare il proemio suddetlo il Sig. Libri dice (4): » Nous reproduisons ici 
» I'introduction du livre de VAbbacus par Leonard de Pise, afin qu' on 
» puisse bien se penelrer de ce qu' il dit relalivement a I'importalion des 
» chiftVes indiens en Occident. Cette introduction avail ete deja publiee avec 
)' quelques variantes par Targioni (Viaggi , torn. II. pag. 50) et par Gri- 
» nialdi ( Meinorie isloriche di pin uomini illuslri Pimni^ tom. I, p. 172 j. 
» Le texte que nous publions ici a etc lire d'un manuscril du commence- 
» ment du quatorzieme siecle qui se Irouve a la bibliotheque Magliabe- 
)> chiana de Florence (Classe XI, n° 21) ». 

NeWUistoirc des sciences malliemnti<fnes en Itnlie del Sig. Libri (5) tro- 
vasi slampato tullo il decimoquinto ed ultimo capitolo del Liber Abbaci di 
Leonardo Pisano secondo la lezioue del Codice Magliabechiano Classe XI. 
n.° 21. II Sig. Libri stesso indica il Codice da cui egli trasse questo ca- 
pitolo pei- pubblicarlo, dicendo (6j: » Ce quinzieme chapitre du Iraite de 
i> r.4bfcncus, chapitre qui renFerme I'algebre de Fibonacci, est tire du manu- 
» scrit n* 21 de la classe XI de la bibliotheque ftlagliabechiana de Flo- 
» rence ». 



(1) Memurie istvrichc di p/u uonijiii illuslri I'isani, t. 1, p. 108 e 159. 

(2) V. sopra p. 36. 

(3) Histoire des sciences mathemaliques en Ilatie, I. II, p. 287 — 290, A'o/e /. 

(4) Histoire des sciences ninlhvmaliques en Italic, t. II, Nole 1, p. 287. 
(») T. II, p. 307—476 yote III. 

(t) Histoire des sciences matliemallques en Italic, I. li) p. 307, i\'o<e (1). 



— 40 — 

liibliotcm Laurcnziana di Firenze. 
Codid Ciuddiani lidiqul u.° XXXV/. 

Codicc in carta baiubn^piin in t'ojjlio piccolo , del principio del secolo 
decimoqiiarto, di carle scrilte 1G8. lla sul dorso il titolo di Leonardi Pisa- 
ni Arilltmelicae Pars fl. TuUay'ia non contiene die gli ultimi qiialtro capitoli 
ilel Liber Abbaci di Leonardo Pisano, cioi; il duodecimo, il decimolerzo, il de- 
cimoqiiarto e il dccimoquinto. II ccicbre lelteralo Anjjiolo l\Iaria Uandini 
cio avTerle scrivendo: « Leonardi Pisani ^ iit exterior Codicis habet tiiulus 
» Arilhinclicae Pars 11^ seu ul in evolveiido eodem Codicc comperimus, ca- 
I' pita tantuni qiiatuor postrema sc. XII. p. 1. de regulis erralicis iibi Icyi- 
» tur Quacstio proposita a quodam Costauliiwpolilaiio Mayistro^ XIII. pag. 
» 92 de regula ckatayin^ tjualilcr per ipsam fere omnes quaestiones abaci 
n solvanlur,\[\. p. 117 de rcperiendis radicibtis quadralis ct ciibieis el de 
» muUiplicitale et divisione, seu exlractione earum inter se el de traclaln bi- 
» nomioruin el recisorum el eorum radicum^W. pa{j;. 144. de regulis Geo- 
» melriae perlinenlibus el de quaeslionibus Algebras et Almicabele » (1). 

Nel recto delia prima carta si legfje: 

Capiluhim ilaque duodecimum de regulis erralicis in parlibus X dividimus. 

Quarum prima est de colleclionibus numerorum et quarundam nliarum 
similium questionum . 

Secunda de proportionibus mimerorum etc. 

Nel recto dclla prima carta dopo renimicrazione delle dieci parti del 
duodecimo capitolo si Icjjge: 

Expliciunl partes duodecimi capituli. 

Incipit pars prima cjusdem capiluli dc colleclionibus numerorum per or- 
dinem. 

Cum arclem volueris scire per rcgulam colleclionem eorum numerorum 
per ordinem ascendendo qui sunt ab uno usque in quemlibct alium numerum. 

Nel rovescio della carta 02 si legge: 

Incipit caput XIH de regula elchalaym qualiler per ipsam fere omnes 
questioiies abaci solvuntur. 

El chntnieym quidem arabicc latine duarum falsarum positionum requ- 
In inlcrpretalHv. 



(1) Baniini [Angtlus Maria) Uililiotheca leopoldina Laurcntiana Florenliac 179) — UU, 3 lomi, 
in fog., t. II, col. 39, Bibliothecae Gad'tianae Codices rcdi/iii nunc Laurentiani, Codcn XXXVI. 



— 41 — 

Nel recto della carta 117 si legge: 

Incipit cnpitidum quurtum decimum in rcpcriendis radicibus quadratis el 
cubicis et dc vmllipUciUione el divisioiie, scu exlractione earum inler se el de 
tractalu hinomiorum el recisorum et eorum radicmn. 

Diceal (sic) mihi in hoc de radicum capitulo quedam necessaria que cla- 
ves dicuntur inscrere etc. 

Nel recto della carta 144 si legge: 

Incipit capitulum quititumdecimum de regidis gcomctrie pertinenlibus et 
de qiiestionibus aUjebre et ehnicabile. 

Partes huius ullimi capiluli sunt Ires etc. 

II Codice fiiiisce nel rovescio della carta 168 cosi: et dividatur a. b. in 
g. b. et proveniat c. ex midtiplicatione ergo e. in a. g. provenient 24. Et ex e. in 
g. b. proveniat. 

II Landini nella sua Bibliollicca Leopoldina Laurentiana (\) ha riportalo 
aicuni passi di qucsto codice. Efjii piu oltre dice che il codice medesimo seua- 
bra mutilo in fine (2), cheleultime parole di qiiesto codice essendo fiammischia- 
te a niimeri non si puo da esse conoscere quanto vi si trovi della terza parte del 
capitolo decimoquinlo (3), ma chei non crede mancarvi molto (4). Avverte 
ancora che la scriltura di questo codice e del principio del secolo decimo- 
quarto (5). Piii oltre descrive molto esattamente il codice stesso dicendo (6): 
Codex boinhycinus MS. Latinus in fol. min. Sacc. XIV. incunlis , cum scfie- 
malibus arilhmelicis et malhcmaticis in margine^ oplime servatus. Constat fol. 
scriptis 1G8. 

Questo codice stava nell'antica Biblioleca Gaddiana <li Firenze col nu- 
mero 157, come apparisce dalla guardia d'esso codice, nella quale trovasi 



(1) T. It. col. 39 e 40, Bibliothccae Gaddiame Codices Beliqui olim Magliabechiani nunc lau- 
rentiani. Cod. XXXVI. 

(2) " ViJetur aiitem CoJex in fine mulilus, cuius (amen postrema verba non aJterimus, quum 
„ arilhmelicis sint nolis permixla, ita ul ex ipsis uiinime ilignosci queat, quousque progrecliatnr 
o Pars icrlia Capilis XV quae est Dc solutiune quarumJam (luacslionum secundum modum algcbrac, 
D et almicabilc , scilicet opposilionis et reslauralionis » {Uandini, liibliotheca leopoldina Lauren- 
tiana, t. II, col. 40). 

(3) Uandini, I. c. (veJi la nota precedenle). 

(4) « Pulo aulem non mulla deesse u {Bandini 1. c.) 

(5) n Sed quum Codicis nostri scriplura inilium saeeuli XIV redoleal » {Bandini, Bibliolheca 
Leopoldina Laurentiana 1. c.) 

((■>) Bibliotlteca LaupoUina Laurentiana t. II, col. 41. Bibliothecac Gaddianae Codices Jieliqui 
olim Magliabeclxiani nunc Laurent ani. 

6 



— 42 — 

scritlo ili uiaiio moclerna G. 157. In fionte poi al reclu della prima carta 
del codice medesimo si irova scritto di manu piii aiitica il niimero 157. 

Nel 1755 ririipLM'aiore d'Auslria Francesco I, die in quel tempo per 
mezzo d'lina re{jj]ciua yovernava la Toscana, acc|uislo la siulJetla Biblioteca 
Gaddiana composta di 1110 codiei manoscrilli, e di 1451 libri starapati (1). 

II medesimo Imperatore riparti i suddetti 1110 codiei della Biblioteca 
Gaddi fra le Biblioteclie Laurenziana c Majjliabechiana di Firenze, e I'Archi- 
vio delle Ilif-ormajjioni di quella cilia. 

II Canonico Andrea Pictro Giulianelli Fiorentino in una sua lettera stam- 
pata nel lomo XVII delle Novelle Ivllerarie di Firenze paria di questo ri- 
parto dicendo (2): » II di 24 d'Aprile dell'anno 1755. da questo Imperial Con- 
» .siglio di Reggenza usci il Molu pi'opvio^ col quale Sua Maesla Cesarea ap- 
» provava la vendita fattale dal Sig. Gaspero Gaddi de i Codiei tanto stam- 
)i pati, die manoscrilli, contenuli in due Indici annessi al medesimo Motu 
» propria pei- il prezzo concordalo. E successivamente comandava die i Li- 
» bri manoscrilli nella INola segnata di Num. III. si ponessero nelT Arclii- 
» vio di Palazzo, gia dello delle Iliformagioni: quelli descrilti nella Nola di 
» Num. IV. si coilocassero in questa famosa Libreria Laurenziana: e quelli 
» contenuli nella Nola di Num. V. insicme con tutli i Libri stampati si col- 
li locassero nella pubblica Libreria Magliabechiana ». 

II DoUor Giovanni Targioni nelle sue Notizie della Biblioteca Gaddianadi 
Firenze in.serite nel medesimo lomo XVII delle Novelle lellerarie di Firenze, 
narra andi'egii tutto cio die qui scrive il Canonico Giulianelli, e di piu ci 
fa sapere die i Codiei Gaddiani, de'quali I'linperalore Francesco I ordino la 
collocazione nella Biblioteca Magliabechiana, turono 727 (3). E da credere die 
uno di quesli 727 codiei fosse quello di cui ora si parla. In fatti questo co- 
dice trovasi descrillo nel catalogo de'mano.scrilti Magliabediiani compilato dal 
Fossi, nel qual catalogo si legge ancora die il codice medesimo e passato 
alia Laurenziana. 



(1) L'osservatore Fiorentino sugli edifizj delta sua palria (Opera cli Marco Laslri) tcrza edi- 
:ione eseguila su quetla del 1797 rlordinala e ciimpilata dall'autore eoll'aggiunta di varie animta- 
zioni del I'rofcssore Giuseppe Del liosso /I. Consultore ATchitetto, ascritto a piii distinle Societa di 
Scieme e Utile Arti. I'irenzc presso (iaspero liievi, MDCCCXXl. 8 lomi, in 8°, t. II, p. 02. 

(2) Tiovetle letterarie pubblicatc in Firenze dal 17'i0 nl I7G'J. In Firenze 17iO — 1739, .tO tomi 
in 4», t. XVII, aiiiio MDCCLVI, col. 4, Num. 1. 

(3) Kovctle leltctaric pubblicatc in Firenze I'anno MDCCLH, t. XVII, col. 83 e SS Num. tl. 



— -'i3 — 

TiiUi i coilici <loll.i Ilibliolcca Laurenziaiia cli Fireiize or.i compiesi 
nclla Cliisse di (iaddiani rcliqui o (iaddinni sccondi passarono clalla Map^lia- 
becliiana alia Laiirenziana ai M di Ijuylio del 1783. Cio appaiiscc da una 
Nola delle ngrjiunle fatle alia Libreria Mediceo-Laurenziana etc. dal 1755 
ill ]ioi^ la qual Nola si conserva senza aiciina indicazione nella medcsima Bi- 
bliotcca Laiirenziana presso il Si{if. Bibliotecario. In questa Nota si Icfjo'e: 
<i 1783. 31. Liiglio. Dalla iMnfjIiabechiana vennc il resto de' Codici Gaddia- 
» ni , Gaddiani Ileliqui o Gaddiani secondi. V. Bandini , Cntal. Jiibliothec. 
'< Leopoldinue., l. II, pag. 1. e seqf(. ». 

II IJandiiii paila di queslo passaj^jjio de'codici Gaddiani rcliqui dalla Ma- 
gliabechiana alia Laiirenziana nella prefazione alia sua Jiiblintkcca Lenpuldiim 
Laurentiaiia., stsxmpMa net 1791, dicerido: « Eadem melhodo exnulienlur in se- 
II cuiulo voluminc Codices Gaddiani reliqui qui ex publico. Magliabechiana Bi- 
11 bliol/iccn ill Laureniiaiiam sunt importali^ de quorum per tria fernic saecula 
n illiislribus coUecloribus iam fuse eijiinus in Pvaefaiione Tomo IV. Codicum La- 
» tinorum BiblioUieeae Laureolianae pracmissa » (1). 

Nel toniio secondo della suddetla Bibliotlieca Leopoldina Laurenliana del 
Bandini la desciizione de'codici Gaddiani rcliqui e inlilolata Codices Gaddia- 
ni reliqui oliin Macjliabecliiani nunc Laurenliani (2). 

L'Abatc Don Giovanni Andres in una delle sue lelteie familiari al siio 
fralello Don Carlo Andres scrive : " II Gran Duca regnanle ha {jiudicalo 
» opportiino clie dalla Biblioleca Laurenziana lanto celebre pei manoscrilli, 
» si trasferisseio alia i\Iagliabechiana i libri stampati die ivi nou facevan 
» buona figura, e che quella incompcnso ricevesse da questa varii ixanoscrilti 
n che potessero convenirle; ed e questo il motivo pel quale era mancano alia 
II IMagliabcchiana molli preziosl codici ch'essa prima aveva, ma tuttavia le re- 
u stano molli codici che le danno gran piegio » (3). I codici Mngliabechiani 



(1) Bandini, Bibliolheca Leopoldina Laurenliana, t. I, p. XV., praefatio. 

(2) Bandini, Bibliolheca LenpoUina Laurenliana, l. 11, col. 1—2. 

(3) « Kl Gr.in Dnqne reynantc h.i jiiz[jailo a proposllo que de la blblioteca Laurenciana , 
» Ian celebre por los niaimscrilos , se traslaJasen ^ la Ma|;liabecchiana los llbros impresos, que 
» alii no lle(jalian .'i parecer bien, y que en recooipensa recibiese de esta varlos manuscrilos que 
X puiliesen convcnirlc; y tal e» el inolivo de I'allar en la Magliabeccliiana mucbos preciosos cii- 
■M dices que anU's tenia, pero todavia le quo<lan varies otros que le dan miiobo lionor [Cartas fa- 
miliares del Mate D liian Andres a su Itermaiio D. Carlos Jlndres dandole nolicia drl vidye que liizo 
a rarias cittdades de Italia en los ano 1785 — 1788 y 179).; y de la lilcratura de f ienna. En Ma- 
drid por Don Jntonio De Sancha, 1786 — 1794, 7 tomi, in ia piccolo, I. 1, p. 63, caria IV). 



— /l/f — 

trasferiii alia Laurcnziana dei quali parla qui I'Andres debbon essere i Gad- 
diani reliqui, giacchc il medesimo Andres ne'primi due toini delle sue lette- 
le sopiaccilalc desciive lui viajjjio da lui faUo in varic cilta d' Italia nel 
nSo, cioe due aruii dopo il Irast'erimenlo di qucsli codici dalla Mayliabc- 
cliiana alia Laurcuziana. 

lUhliotcca Mazavina di Paricji 
n.° 4230. 

Codice membranaceo in (piarlo {jrande, del secolo decimoquarto, di car- 
le 88, a due colonnc. In queslo codice si trova dalla carta 49 recto col. 1 
alia carta 85 verso col. 2. il cajjitolo dccimoquinlo ed ultimo del Liber Ab- 
bad di Leonardo Pisano. A carte 10 reclo^ col. 1. si legge: 

Partes htiius nlliini capiluli tres sunt quarum una erit de porcionibiis trium 
el qualnor qunntitatnm ad quns mulle qnestiomim gemetrtc (sic) perlinentium 
solulioues redigunlur. 

Secunda erit dc solucionc quarumdam questionum gemetricalium (sic). 

Tercia erit super modum algebre et almucahule. 

Incipit capilulum 15 rfe regulis geumetrie (sic) periinenlibus et de quest io- 
nibus algebre et amicabale. 

Sint primum 3. numeri proporcionales a . b . b . c . c . d. secundum pro- 
poreionem continuam scilicet ut a . b ad b . c ila b . e ad c . d. 

La tcrza parte deii'ultimo capilolo del Liber Abbaci e in qiiesto codice 
divisa in 108 paragrafi numerati in margine co'numeri 1 — 108. Qiiesta lerza 
parte e inlitolata nel codice medesimo a carte 50 verso col. 1. cosi : Inei- 
piunt Regiile algebre, ed incomincia in quella colonna stessa cost: Ad compo- 
Ktlionem quidcm algebre et almacalbale tres prnprietales que sunt in qunlibel 
uuinero considerantnr que sunt radix quadralus et numerus simplex. Essa fl- 
ni.sce a carte 85 verso col. 1. del codice stesso cosi: divide ergo 30 per 870 

venient — dragme pro quantilate ret. Segue in quella colonna medesima 

uno scritlo clie incomincia: Summas jn-ogressionis inlercisae sic invenies. 

Trovansi anche senza nome d'autore in questo codice due brani del ca- 
pilolo decimoquarto del Liber Abbaci di Leonardo Pisano, uno de'quali mol- 
to pill lungo dell'altro incomincia: Ostensa doctrinu in reperiendis radicibus 
uumerorum, e tinisce col capitolo medesimo, cioe colle parole: Unde huic c.a- 



— A5 — 

piluln fincm hnpnnimns {^y, rallro [>oi incomincia colle parole Licent mihi in 
hoc IracUUu dc radicum capiiulo tfucdam neccssaria que chives dicuntur in- 
serere, colic qiiali aiictie incomincia 11 suddetto capitolo decimonuarto. Que- 
sto sccondo brano fini$cc cosi: radix quidein cnjustibet numeri est numerus 
ijiii ciitn in sv inuUiplicalur fnciC ipsum numentm ut 3. cioe finisce col sc- 
condo periodo della prima parlc d'esso capitolo (2). 

II primo di lali biani cioc il piii limjjo incomincia neila seconda co- 
lonna della carta 33 recto di questo codice e finisce nella prima colonna del- 
la carla A9 redo dnl codice stesso, cioe nella colonna medesima in cui co- 
mincia I'lillirao capitolo del Liber Abbaci. II secondo brano poi incomincia 
nella prima colonna della carla 88 reeto di questo codice, e finisce nella pri- 
ma colonna della carta 88 verso del codice stesso. 

Questo codice finisce a carle 88 verso col. 1. cosl: radix quidem cu- 
juslibet numeri est numerus qui cum in se multiplicatur facit ipsum imme- 
rum ut 3. 

Codice della hibliotcca Biccardiana di Firenze 
contrussegnuto col n.° 785. 

Questo codice e cartaceo, in foglio, del secolo decimoquinto, e composto 
di 346 carte. Incomincia cosi: 

Incipil liber abbaci compositus a Leonardo fdiorum bonaccij pisano m an- 
no M CC II ct correctus ab eodem XXVIH. 



(1) Questo lirano trov.isi ncl Codice I,. IV. 20 ililla lliblioteu.i Piiblilica Comiinalp Ji Siena ilal- 
la carta 173 vcrsn alia carta 195 redo e ncl Codice Palat. n. 13i3 della Valicana dalla carla 112 verso 
col. 1. alia carta 123 I'crso col. 2. .Nel Codice Magllabechiano contrassegnato Scaffate C, I'alcheltn i, n." 
2616, il brano nieilesimo incomincia a carte ICO verso, e finisce a carle 177 verso del codice stesso. 
Trovasi aiiclie i|nc>to psso nel Codice Magliabecbiano Classe XI, n." 21, dalla carta 219 I'frso, alia carta 
239 redo, ncl Codice iliccardiano n. 783 dalla carta 239 verso alia carta 288 fcrso, nel Codice Sla- 
{jliabecbiann I'niclicltn JH, n." 23 dall.i carta 133 verso alia carta 149 redo, e nel Codice Magliabec- 
hiano Classe XI, n " 3S dalla carta 110 rfrso alia carta 144 t'crso. 

(2) Questo brano trovasi nel Codice L. IV. 20 della liiblioteca Pubblici Comunale di Siena a 
carte 171 redo e rerjo e nel Coilice Palatino n." 1343 della Vaticana dalla carta lit rfrjo col. 2, 
alb carta 112 rfc/o, col. 2. Nel Codice Magliabechiano contrassegnato Scolfate C, Patdtelto I, n." 2616, 
il brano medcsimo incomincia a carle 138 redo, e finisce nel rovescio di <|uesta carta. Trovasi anche 
questo passo nel Codice .Magliabechiano Classe XI, Ti." 21 alia carta 217 reeto e t'frso, nel Riccardia- 
no n.o 783 dalla carla 233 redo alia carla 236 verso, nel Magliabecbiano Palchello III, h." 23 dal- 
la carta 133 ler.^o alia carta 134 redo, e nel Magliabechiano Classe \I, n." 38 dalla carta 106 redo 
alia carta 107 recto. 



Scripsislis inihi (Ininiiic ml el iinitjistev Michael Scotle snmmu philosofc 
vt librutn dt: nuinero (iitctn dudum composui vohis Iruiiscribei'em etc. 

Sul redo clella piiinu carta di (iiieslo ooclice, clopo la leltcra detlicatoria 
(H LeouaicU) Pisano a iMiclicle Scoto iiicomiiicia il piocmio dello slesso Leo- 
nardo al suo Liber Abbaci. Queslo proemio finisce a terfjo delta medesima 
prima carta. Senile liiidice de' capitoli del Liber Abbaci. In frontc alia se- 
cond.i carta recln ic{>{|(',si : 

Incipit Cnpilulum primuin 
Nnvein figure Jndoriun hee sunt. 

Sill rovescio d'una carta afyouinta in principio di questo codice si legye 
la scguente Annotazione scritla di carallere di Lorenzo JMehus : Leonardus 
mictor liiiius opcris est Leonardus delta Casa filiorum Bonaccii Pisanns Michael 
vera cuius nomine inseriptuin est. Michael fuit Scollus Astrolopis Friderici Se- 
cundi Jmperaloris. Hoc aulem exemplum optimum est rccensitum scilicet ad 
fidem secundae eorreclionis quam nnn. 1228 confecit Leonardus quitm prima 
fuerit ab eo confecta ann. 1202. et adhuc adservetur in Ma(jliabechiana. 

Queslo codice finisce a carte 346 reclo cosi: 

Tolle ub nlraque parte 30 res remancbiint 870 res equates 30 dragmis, 

1 
divide ergo 30 per 870 veniet — dragme pro qunnlitale rei. 

FINIS. 

II P. Griuialdi nel suo scrillo intorno a Leonardo Fibonacci dice: « Que- 
" .sta opinione confcrma quanto e stale fino ad ora dimostrato; ma quello che 
» fino all'evidenza lo conduce, e cio, che Icggcsi in un'avtica copin del me- 
» dcsimo Codice, die conservasi nella Libreria Riccardiana. Trovasi in essa 
). scrillo neirintroduzione , Incipit Liber Abaci a Leonardo filio Bonacci com- 
» positus anno 1202. et correclus ab eodem anno 1228 „. Resta dunquc si- 
>' cina da oyni attacco I'aulenticila della data <!el nostro Codice " (1). E da 
credere che il codice Riccardiano di cui pari a il Grimaldi in questo passo 
del suo scrillo intorno a Leonardo Fibonacci sia quello stesso contrassegnato 
col n." 783, avvegnache nel litolo di que.sl'ultimo si legga abbaci in vece di 
Abaci, M. CC." II. in luogo di 1202, bonaceij in vece di Bonacci, XXVIIF. in 

(I) Memorie iftoricUe di piii uomini iUuilri risnni, t. I, p 17i 



— 47 — 

vece cli 1228, c irovisi aiiche nel litolo medesimo la parola pisano qui ooi- 
inessa dal P. Giimalili. 

II Si{j. Libri scrive (l): « Grimalcli dit (Mctnorie istoriehe di piti uomi' 

11 111 illuslri pisani, torn. I, pag. 174), qu'it a trouve dans uu manuscrit de 

11 la bibliotli(";(|ue Riccardi de Florence, ces mots: „ Incipil liber Abaci a Leo- 

11 nardo filio JJonacci composilus anno 1202 et coireclus ab eodem anno 

II 1228. „ Mais il ne cile pas le numero du manuscrit et il m'a ute inipos- 

11 sible de ictrouver le litre qu' il rapporte soil dans le catalogue des uia- 

» nusciils du celle bdjiiolhcquc public par l.ami ( Liburni 1759 in Fol.) 

11 soil dans Vlnvculario e slima delta libreria Riccardi, Fivenzn 1810 in 4. » 

Nel catalogo pubblicato dal Lami de'codici manoscrilti deila bibliolecn 

Riccardiana di Firenze questo codice del Libei' -ihbaci nou trovasi indicato. 

^cWliWQnlario e slima della libreria Riccardi si legge (2;: » 783. Fibonacci, 

■• Liber Abaci Cod. chartac. in fol. Saec XV ". 

L'Abate Don Giovanni Andres in una delle sue leltere familiari nelle 
quali dJi nolizia del viaggio da lui fatlo iu varic citla d'ltalia nel 1785, par- 
lando de'piu importanli codici manoscrilti della Biblioteea Magliabecbiana di 
Firen/e dice: « Vn codice fu da me veduto con particolar piacere per cio 
11 cir oso ha relazione colla mia opera deW Origine, proyressi etc. Nel mio 
11 prime tomo parlo d'un traltalo di Leonardo da Pisa nel quale si veg- 
11 gono i numeri arabi, ma ne parlo solanienle citaiido il Targioni: ora llio 
11 veduto ed csaiiiinato da me medesimo. Questo Leonardo era di Piea , e 
11 pero egli si ciiiama Pisano, ed era figliuolo di Bonaccio, per la qual cosa 
11 egli si chiama eziandio Fibonaccio. II litolo deila sua opera d'aritmetica 
11 e Liber Abbuci cumposiliis a Leonardo filio Buiiacri Pisano in anno 1202; 
11 e questo codice contiene I'opera secondo die Tautore la compose la pri- 
11 ma volta; conciossiachc nella Biblioteea del Suddecano Riccanli della quale 
11 ti parlcro fra poco, v'e un altro codice che contiene la medesima opei'a 
11 riluccala daH'aulore, ed il titolo dice: Liber . . . . ed aggiunge et correctus 
11 ab eodem 1228. In fatli la tiedicatoria a Micliele Scoto, la quale iu cpiesto 
11 secondo sta in principio nel suo pioprio luogo, in quello della Magliabe- 



(Ij llistdire (Ics sciences milhemntiiiues en Ilalie, t. II, p. 24' iiola (2). 

(2) Inventario e slima della Libreria Iticcardi. Manoscritii e edizioni de', stcolo Xf . In I'i- 
renzc 18l0, in 4,<' p. If), col. 2, {Cndiecs lalini;. 



— 48 — 

» chiana si vede aygiunta in maigine in caratteie piii minuto (1). Pin ol- 
tie nella medesima lettera, rAbate Andius parlaiido de' codici ch' esistevano 
nella biblioleca del Suddecano Riccardi, da lui visitala in compajjnia del ce- 
lebre Ab. Lorenzo Rlehus, indica qnello del Liber Abbaci dicendo: « II co- 
n dice di Leonardo da Pisa, del quale ti lio parlalo di sopra, secondo la cor- 
" lezione clic nc foce Leonardo nel 12"28 » (2). Quindi e ccito che il co- 
dice del Libev Abhaci ora esislenle nella bibliotcca Riccardiana di Firenze 
appaiteneva nel 1785 a Gabriello Riccardi Suddecano della Melropolitana 
Fiorenlina. 

II P. Zaccaria nella sua opera inlililolta Excursus Ulterarii per Ilaliam 
etc.,e stampata nel ITo-'i paclando, di^llc Riblioleche private di Firenze di- 
ce: <i Quid Riccardianam mcmorem Ribliothecam, cujus Catalogum ab loan- 
» ne Lamio erudilo Viro liabere coepimus? Sed alia est in ipsis Riccardia- 
1) nis aedibus insiynis Ribliolheca qiiam comparavit inque dies auget illu- 
>' striss. Subdecaims Gabriel llicardins » (3). Quindi e chiaro che nel 1754 
due Biblioteche private esistevano nel Palazzo Riccardi in Firenze, cioe la 
Biblioleca Riccardiana della quale il Lami descrisse i manoscritti nel suo ca- 
talogo sopraccitato (4), e la Biblioleca del Suddecano Gabriello Riccardi. II 
codice ch'e ora il numero 783 della Riccardiana uon era in quel tempo nella 
prima di queste due Biblioteche, ma nella seconda (5), e per cio il Lami non 



(1) n Un c6Jice liive particular gusto de ver por lo qiic interesa a mi obra Jel Origen, 
» progrcsos etc. En mi primer tomo lialjlo de un tralailo de Leonardo de Pisa en que se ven los 
1) numeros aral)igos, pero lialjlo solamenle cilando i TarBioni; aliora lo vi y exUm'iai por mi mi- 
11 snio. Este Leonardo era de Pisa, y por eso se llama Pisano, y era liijo de Donaccio, por lo que se 
» llama lambien Fibonaccio. El tllulo de su obra aritmetioa es: Liber Abbaci composilus a Leonardo 
» fitio Bonicii Pisano in anno 1202; y este c6dice contiene la obra segun la compuso el autor la 
n primcra vez , porque en la biblioleca del Subdi'cano Riccardi, de que le liablard luego , hay 

» otro codice que contiene la misma obra relocada por el autor, y el titulo dice: Liber 

v y anadc, cl cnrrertus ah eotlem I22S. En efeclo la dedicatoria 4 MiguiSl Escoto, que en este segun- 
» do est/i al principio en su propio Ingar, en el de la iMagliabeccbiana se v^ aiiadida al margen de 
» lelra muy menuda j> (Curias {amiliares del Abate D. /uon Andres a su hermano D. Carlos An- 
dres dandule noticia del viage que hiso a varias ciudades de Italia en el ano 1788, publicadas por 
el mismo D. Carlos, t. 1, p. 05 e Bfi, carta quarta). 

(2) « El codice de Leonardo de Pisa, <le que te lie liablado arriba, seguu la correccion que 
n de ^1 hizo Leonardo en 1228 .- {Ciirtas fainitiares del Abate D. luan Andres , I. I, p. 82, carta 
quarta). 

(3) Francisci Autonii Xactiariae Societatis lesu Excursus Ulterarii per Ilaliam ab anno 
MDCCXLll. ad annum MDCCLll volumen I. p. 287, caput XV, parag. 1. 

(4) V. sopra p. 4B. 
(8) V. sopra p. 47. 



— 40 — 

lo indica nel suo Calalogiis codicum manuscriptorum qui in Bibliothenn Ricar- 
diana Florenliae adservantiir (1). 

L'Andres dice che il celebre Ab. Lorenzo Mehus, col quale egU visil6 
la soprammcDtovata Eiblioleca del Suddccano Riccardi, era piii pratico di 
quelia Biblioteca non pure del Bibliolecario, ma eziandio del proprielario stes- 
so (2). Avendo dunque il Melius lanto fi-equenlato quella Biblioteca, non e 
da far nieraviylia cli'egli scrivesse in uno de'codici delta medesiraa, cioc in 
qucllo che ora e conlrassognalo col 783 I'Annolazione riporlata di sopra (3). 

Nel 1786 la Diblioleca del Suddccano Gabriello Riccardi fu riuiiita a 
quella della quale il Lami descrisse i codici manoscrilti nel suo calalogo so- 
prammenlovalo. II Dollor Luigi Rigoli cio atlesta nella sua Prefazioiie alle 
Parafrasi poelichn degl' Inni del Breviario del Marchese Vincenzio Capponi 
scrivendo: » In aumento di cos\ celebre Biblioteca al Signor Gabriello Ric- 
» cardi suddccano della 3Ielropolilana Fiorentina, Ecclesiasiico rispeltabile per 
» la sua esemplarila non nieno che per dotlrina, nel 1780 piactjue d incor- 
» porare altresi la sua scella ed ampla Libreria con quella della casa in 
» due ben grandi slanze » (4). A queslo accrescimento della Biblioteca Ric- 
cardiana allude la scgucnto iscrizione che ora si legge nella sala dei mano- 
scrilti della Biblioteca stessa a mauo sinistra di chi entra in quella sala : 

VETEREM ET AVITAM BIBLIOTECAM 

DUPLO PLUS AUGENS 

INGENTIQUE LIBRORUM 

TUM MSSRUM TUM KAAKOrpAnXQN COPIA 

ERUDITO LUXU DITANS 

MUSIS ET MINERVAE NOVUM SACRUM 

GABRIEL RICCARDUS DIGAVIT. 

AN. A. CIIR. N. CI3I3UCLXXXVI. 



(1) V. sopra p. .iG. 

(2) " Accompanome el Abate Mehus, siigeto doctisimo, siiigularoienle en las cosas de Floren- 
•1 cia, y mas prictico en aquella libreria que el Bibliolecario y el mismo dueuo >i {Carlas familiar) s 
del Abate D. luan Andres, t. i, p. 80 carta quarta). 

(3) V. sopra p. ifi. 

(i) Parafraei poetichc degVInni del Breviario del Marchese f'incen:io Capponi Iratle dal co- 
dice originate della Libreria fliccardiana. Firenze (818, nella Stamperia di Antonio Brazzini, in 
8,0 p XVIII. 

7 



— 50 — 

£ adunque per lal mocio ben detcrmiiiata la proveuieiiza del codice Ric- 
cardiano ii." 783. 

Biblioteca MiHiJiahcchianu di Firenzc 
Palchclto III, n: 25. 

Codice caitaceo, iii Foglio, di 300 caite, Forniato di due codici yia di- 
slinti. 11 priiiio di quesli due codici, coriti-assegnato Classe Xf. n." 2'J, e del 
secolo deciiuo(]uinto , di 105 carte , e coiilieiie un esemplare mulilo del 
Liber Abbaci di Leonardo Pisano. Nei redo delta prima carta di questo co- 
dice si leyye: 

" Tradulione 

» Iiicomiiicia un libro de Abbaco composlo da Leonardo Piiiaiio nellan- 
II no della nostra salule 12'2"2. e corrcUo dal medesinio nel 28. 

I) E.ssendo iiiio padre deputalo dalia |)alria pubblico scrivano e presi- 
» denle nella dogana bug: nella (juale concorreva gran numero di mercba- 
>i danii ordiuo couosciula la utilita e coiuodila che io ancbor fanciullu mi 
» aissueFaccssi a quel essercilio. Onde volse cbe per alqun yiorni io diiiio- 
II rassi in (|uel luogbo per inparare di maiiiera che iiilrudollo coii mirabil 
» Magislero nell'arle delle nove figure degl'lndi tanto mi piacque la scien- 
» tia di quesla arte cbe intesi qualuuque cosa si istudiava intorno a qu«lla 
II in eggillo in soria in Grecia in Sicilia e Provenssa a quali luojjbi per cau- 
11 sa di negoliare di poi esscndo andalo pei'egriuando in vai'ie occalioni in- 
II parai com mollo studio il modo del disputare a Ii contrasli che vi oc- 
11 correno. Ma lutto questo et altre cose simili cavale dall'arte di PiUagora 
» quasi le rcputai per errori rispetto al modo degli Indi per tanto pigliando 
II un sommario di quelli accio maggiore altenlione studiando in esso non 
II scostandomidal proprio senso certe cose ci aggussi (sic) e certe altre vi aposi 
)i cavale dalle sottilita del arte Geometriaca di euclide e chosi mi afatichai 
II componere la somma di questo libro com la maggiore inlelligensa de let- 
i> tori cbe sia stata possibile in (juindici capitoli distinta Mostrando quasi 
II tutte le cose cbe qui ho poslo com cierte prove accio colore cbe deside- 
II rano imparare tai scientia com un modo perfetto di precetti siaeno ain- 
II maeslrati senza il quale la geiite latina come sin qui Ii e accaduto si ri- 
11 trovi in tale allare tli pronlissiino valore e se in tal somma si ritiovera cosa 
II alqima li'aposta o piu o mono del giusto e del necessario io pregbo i be- 



— 51 — 

11 ni{jni leltori clie mi cschiisiiio poi clie iinssuiio si piiol litrovnrc che man- 
)i chi de vitij e che sia compito in tuUe Ic parti. Finiscic il prologho ». 

Se{jiic nella prima carta I'indice in lingua italiana de'capitoli del Liber 
Abbaci. Dopo f|iiest'indice nel rovescio dclla prima carta si leyfjc; 

« Incomincia il primo capitolo Le nove figure degli Iiuli dulle quali 
» sono queste 

.. Vim. viii. VII. VI. V. mi. iii. ii. i. 

» 9 8 7 6 5 4 3 2 1. 

II 7'ecto della seconda carta incomincia cosi : primus grndii-i in descri- 
ptione numerorum incipit a dextra , seeniulus vera versus sinistrain seqnitur 
priinum, tertins secandum sequilur. Quest' esemplare del Liber Ahbnei finisce 
nel redo della carta 174 del Codice cos'i: hoc est in 4 , el rem ducta in ."> 
seilicel in d.f. sicut muUipUcatin a.c. hoc est ex 10. in se siculi superius ope- 
rali fiiimus. 

Ai 28 til maggio del 1595 quest'esemplare manoscritto del Liber Ab- 
baci ei'a posseduto da Vincenzo Danelli di Lucca. In fatti nel rovescio della 
carta 175 di questo codice si legge: 

<i Di Vincentio Banelli di Lucca 
» a d"i 28 Maggio 1595. » 

Nel redo dclla carta 174 del codice stesso si legge : 
<< Di Vincenlio Ranelli di Lucca " 

Ai 4 di Luglio del 1714 questo codice apparteneva al celebre Anionio 
Magliabeciii Bibliolecario di Cosimo III Gran Duca di Toscana. L' abate 
Vincenzio Follini cio attesta nella sua illustrazione del delto Codice Ma- 
gliabechiano Palchetlo III. n." 25 posta innanzi al codice stesso; giacche in 
questa illustrazione si legge: 

1. Ex Libris Anlonii Maglinbechi [Scil. N." 1.) 4. Nan. lulii 1714. 
Catalogus primus noslrae Bibliotheeae. 

2. Ex Libris eiusdeni [Seil. Numm. a 2 ad 26) etc. rtt supra. 

1. In Catalogo primo noslrae Biblioth. CI. Xf. P. 2. Cod. 22. Leonardi 
Pisani Liber Abbaci de. Snee. XV. 

L da notare che nello stesso giorao 4 di luglio del 1714 rillustre An- 
tonio Magliabeciii fini i suoi giorni, giacche in ua Elogio di questo famoso 
letlerato trallo dalla Vita che piii diffusamente ne scrisso il Sig. Anton Fran- 
cesco Marmi si legge che il Magliabechi spiro alle ore 10 in circa dell'altro 



mereoledi li A di luglio (1) , leggenclosi poco prima nell'elogio stesso che fu 
slimalo opporluno di munii'lo su le ore 14 del mereoledi 27 di gitigno del 
delta anno 1714 del Santissimn Vinlico (2). II Dottor Marco I.astii (3), Mon- 
sijjuor Angelo Fabroni (4), eel il Sijj. I.. C. autore clcil' ailicolo MAGLIA- 
BECHI (Antonio) , inserito nclla liiografia deyli Ilaliani illustri pubblicala 
dal Sig. Profess. De Tipaldo (")) pongono la mortc del Magliabechi nel rae- 
desimo giorno 4 di liiglio del 1714 (6j. 

La copia del I.ibcr Abhaci di Leonardo Pisano, chc era forma la prima 
parte del Codice Magliabechiano Paleh. II f^ n.° 25, nell' antico calalogo de' 
codici Magliabechiani era coiitrassegn.ila Classc XI. P. 2. Cod. 22. Per cio 
nel catalogo dei mnnoscriKJ M.iyliabecbiani relalivi alle matematichc ripor- 
lato dal P. France.ico Anlouio Zaccaria qucsta copia del Libar Abbaci Irova- 
si indicata cosi (7): « Cod. XXIL Ejusdcm operis (Leonardi Pi.sani libri Ab- 



{\] GinrKUlc de'liltciali u"//«(t.<. In fenezia I7UI — 1710. iO lomi, in 42 volumi, in 8", t. 
\X\1II, parte prima, p (>7. 

(2) Gionmle de'lellerati a'ltalia. t. XXXIII, parte I, p. fifi. 

!3).« tssendo mono (Antonio Magliabeclii) il di 4 l.nglio 1714 ■> [Elogi degli uomiin illu- 
stri Toscani. In Lur.ca, 1771 — 1774, 4 tomi, in 8", t. IV., p. DI-XVI). 

(*) « Obiil (.\ntonius Jhigliabocliins) IV. non. Quinlilis an. MDCCXIV ■•. {t'ilae italorum do- 
cirina eTcellenlium qui sacfulis Xf'Il et Xf'lll floruerunt. auclorc .Ingelo Fabronio. I'isis 1776 — 
98, Lucie 1801— 180;>, 20 volnmi in 8", vol. XVII, p. 220). 

(5) « Era nalo il Majjliabiolii ai 29 di otlobre deiraniio 163!!, e inori ai 4 luglio 1714 in 
eli di 81 anno ». {Biogiaflii degli ilaliani illustri nelle scienzc, lellere ed arii del secolo Xl'IlI, e 
de'contempnranei compilata da Ictterati Itnliani di ogni provincia e pubblicala per cura del profes- 
sore Kmilin Be Tipaldo. P'enczia dnlla Tipografia di Jlvisopoli 183'i — 1841, 8 vol., in 8°, vol. VIII, 
p. 192, col. 2). 

((i) II Weiss nel sno arliuolo M.VGLI.VBECCIII (Astoime) inserito ueWa fliagraphie uitit'crscUe dil 
.Micliaud, dopo aver poslo erroneamentc la morte del Maglialjeclii ai due di giii;]no del 1714. (Biographie 
universelle ancienne et modcrne,l. XXVI, p. 131, col. 1. — Biografti universale anlicae modrrna, vol. 
XXXIV, p. 297, col. 2) sogglungi! in nota: « Les redacteurs des ^l/c'moircs de TrcSvonx placent l.i inort 
» de Magliabecclii au 4 juillel, .Niceron an 14 juillcl; 'rirabos<dii, an 27jnin. Mais on lit snr sun I'pita- 
w phe.qii'il monrnt lu IV.des nunesde jnin ce qui revicnt au 2 dn m^niemois» [Biographic univcrsetle 
ancienne el moderne, I. XXVI, p. 131, col. i, not. (1) — Biografia universale antica e moderna, 
t. X.WIV, p. 297, col. 2, nota (1) ). Si sa che il corpo del Majjliabechi fn sepolto nella Cliicsa 
di S. Maria Novella in Firenze nella tomba dclla fainiglia Cumparini. 11 suo corpo i'u chiuso in 
una cat.^a di cipresso con una iscrlzione in lamina di piombo incisa e reiterala in pergamena I'al- 
lagli ilal Marmi {Giornale ile'Letterali d'ltalia, t. XXXIII, parte I, p. 67, e 68). In quest'iscrizione 
»i leggc: CHimum rero aetatis suae clausil {Antonius Magliahechi), scnio confcctus, U''. jutit anno 
reparalae salutis M DCC Sir. (Giornale de'letterati d'ltalia, t. XXXII! parte I, p. m — Elogj 
degli uomini illutlri Toscani, I. Mil, p. OLXVI, nota (1) ). 

(7' Francisci Antonii Zuchariae Societatis tesu, excursus lilterarii per Italiam ab anuo 
yWCCLll. ad annum MDCCLII. vol. I. p 232. 



— 53 — 

>' baci) aliiiJ nxemplar Sacc. XV. expiessum, sod scaleos et lacunosuin. Cod. 
» chart, f. C. fuit Vincenlii IJaiielli Liicensis. 

II Tai'{jioiii descrive qucsto codice ste.sso dicendo : h Nella Jiiblioteca 
" l\In{;liabechiana si conserva anche una copia del Liber Abhaci di Leonar- 
" do I'isano .scrilla iiel sccolo XV iiia con molti erro|i e lacune, o colla 
>• Prcfazionc e Indicc de'Capiloli in volgaie, Codice cartaceo in fofjlio che 
'■ fii di Yinceiizio Jianetli Liicchese (1;. 

I/abate A'incenzio Follini nclla sua illustrazione sopraccitata del Codice 
Magliabechiano Palchello III. n.° 25 scrive: 

Uperum Series 
1. Fibonacci (Leonardi) sivc Leonardi fdii Bonaccii Pisani Liber Abbaci. Ln 
Cod. integro chart, in foL ex duobus iani distinclis Codd. compacCo , quorum 
primus a fol. 1. ad 175, secundus a fol. 175 recto ad 305. A fol. 1. recto 
ad 175. Char. Saec. AT/. Opus incipil truneum oh defectum Codicis a linca 
18 fol. primi versi, vctustl el celeberrimi Cod. noslrae Bibliolhecae., cum quo 
conluli ., scil. a Capile primo mulilo. Prologus in hoc apograpJio et Capilum 
index vernacula lingua exprimuutiir. Auclor Elogii Leonardi Pisani in Opcre 
Mcmorie Istorichc di [)iu Uoniini flluslri Pi.sani T. !. pag. 169 huius Cod. 
mcminit, eumdemque parvipendil , sed hallucinalur cum Yinceulius Bonellius 
'revcra Banellius) scriptorem adscrit. cum possessor lanlum fuerit. 

L' aulore qui menzionato dal Follini dello scritto intorno a Leonardo 
Pisano cbe trovasi nelle Memorie isloriche di piii uomini illuslri Pisani e il 
P. Grimaldi. In falti dopo aver parlato del codice Magliabechiano Classe XI 
n." 21. il P. Grimaldi soggiunge: « Evvi ancora di questo Codice nella Rac- 
» colta dei MSS. una copia infonne falta in foglio carlaceo nel secolo de- 
» cimoquinto da Vincenzio Bonclli Lucchese, il quale, forse per la poca in- 
» telligenza dei caratteri, con molte lacune, ed infiniti errori ha renduto il 
>• suo pedeslre lavoro degno della compassione, e del disprezzo » (2). In 
questo passo dello scritto del P. Grimaldi intorno a Leonardo Pisano si 
trovano due errori che sono : 1." Bonelli in vece di Banelli; 2.° che la co- 
pia della quale il P. Grimaldi parla sia slala fatta da Vincenzio Fionelli, 
mentre Vincenzio Banelli non fu gia Pautore di quesla copia, ma solamente 
il possessore della medesima. 



(1) Heliiziiini d'alruiii riagqi [alii in diverse parti delia Tosrana per osserrarr w prviu:ioni 
naturali e g'.i nnlichi mnnummti di issii, eiiizione scconda, I II, p. 68. 

(2) .ilcmorie isloriche di piii uomini iUtistii I'isuni, t. I, p. 169. 



L'errorc di Bonelli in vcce di Banelli Irovasi in iin aliro liiogo dello 
srriuo medesimo del P. Grimaldi; giacche qiiesti, volendo dimostrai-e conlro 
I'opinione dell'Andres die Leonardo Pisano pel primo inlrodusse in Europa 
il noslro sislema di niimerazione. dice: « E perche voile (I'Andres'^ Irascurare, 
» o cliiudere, in Icggendo, gli occhi, per non persuadersi rlell'uso fattone da 
" allri ScriUori senza noniinarlo, e delle copie sparse, come rilevasi da un 
» Trnllalo ili Abbaco composto da un Anonimo del secolo decimoquinto, die 
)i in Codice in foglio conservasi fra i 3/55. della liihlioleca del Reijio Spe- 
» dale di 5. 3Iaria ynova di Fircnzc^ e da una Copia^ clie nella Magliahe- 
II vhiaun si trova di Vincenzio Bonelli Lucchese ? » (1). 

Non si sa precisamcnte quando siano stati rinnili nel codice Magliabe- 
chiano Palchcllo HI n ° 25 i due maaoscrilli de'quali ho delto ("2) esser formato 
queslo codice. Questa riuniooe per altro (a fatta certamente fra il 1 dot- 
tobie del 1801 ed il 1 di febbraio del 183G. In falti I'Abate FruUuoso Bec- 
chi nel suo Elogio dell' Abate Vincenzio Follini scrive: « E.sci di questa vita 
» ( I'Abate Vincenzio Follini ) il di I. febbraio I8.3G » (3^; e piii oltre : 
.1 Fu elello (I'Abate Vincenzio Follini) aiuto dei bibliotecarj con rescritlo dei 
» 7 luglio 1797, e bibliotecario con rescrilto del di 1 otlobre 1801 » (4). 

Biblioteca Nazionale di Parkji. 
Ancien Fonds, Ms. lat., n.° 7567. 

Codice cartaceo, in quarto piccolo, di scrittura italiana, del secolo deci- 
moquinto, di 168 carte. In queslo codice trovasi manoscriii.0 senza nome 
d'autore, dalla carta 43 recio alia carta 140 verso^ il decimoquinto ed ultimo 
capitolo del Liber Abhaci di Leonardo Pisano. Nel redo della carta 43 del 
codice medesimo si leg-ge: 

Partes huius nllimi capiluli Ires sunt quartnn una est de portionibus trium 
et quatuor qnanlilatuni ad quus mtillc qitestionuni geometrie pertinentium so- 
lutiones rediguntur. Sccunda erit de solutione quarundani queslionum geomelri- 
caliuin. Tercia erit super modum algebre et almucabule. 



(1) Memorie istoriche di pi'u uomini illuslri Pisani, I. I, p. 188. 

(2) Vcdi sopra, p. 80. 

(3) Prose edite e inedite deU'^baU Fruttuoso Becchi, Segretario dell'Jccademia della Crusca. 
Firtnze tipografia di G B- Campolmi, 1845, in 8», p. 178, in nota. 

(i) Prose edile e inedite dell'Abale FruUuoso becchi, p. 182, in nola. 



— 55 — 

Incipit vapilulum 15 dv reijulis (jeoiiietrie ■perlinentibus et de questioTtibus 
Algebre et amicnbale. 

Sint primnm 3 nuineri proportioiinlcs a.b. b.c. c.d. secundum proporlio- 
j»em conlitmain scilicet ul a . b ad b . c ila b.c ad c. d. 

Trovntisi itnche in i|iil'sIo codice i clue liraiii de! capitolo decimoquar- 
lo del Liber Abbuci di Leonardo Pisano da nie indicati di sopra (1^. II |)iii lun- 
iro di tali brani iucomincia nel rovcscio della carta prima di questo codi- 
ce (2), e Knisce nel rovescio della caila h'l del codice stesso (3). 

L'altro brano poi incoiiiincia nel lovcscio della carta \!\(j di ({uesto co- 
dice (4), e linisce nel rovcscio della carta 47. del codice .stesso (5;. 

Sul rovcscio deH'ultinaa carta di questo oiaaoscritlo si Icgge: Hie liber 
est met Ant. norl civis Tar." artium el medicina sludeutis Palamii (sic) (6) del 
1524 prelio emptus pro Libris 4 soUdis 10 a quoddain domino Hieronimo de 
Apulia lefjum sludcnli amicissimo. 

Bihiioteca Puhblica Coimmale di Siena. 
L. IV. 21. 

Codice carlaceo in Fojjlio, di carle IJOCJ, della seconda ine(a del secolo 
decinioquinto, scrilto in caraltere di buona forma intelli{j;ibilissinio. A carte 
208 uerso e 209 recto di questo codice si legge; 

X Lo primo chapitolo del penultimo libro 
i> di questo Iraltato nel ((uale si seriuono e chasi di 
» L. p. sciitli nelkilinia parte della sua grande opera 
1) neylianni di Xpo. 
» A volere niostrai'e clionie lionardo pisaiio arrecliasse in praticha que- 
» sla scientia in quelle parte cbe prima noa susava secoiido die appare per 
" chi a sci'ilto niente dimeno de grandi e buoni malematici si Iruovava che 

(1j Vedi sopra, p. 44 e 41!. 

(2) u Oslentia doclrina in reperienilis radicibus nuinerorum lit que sequiintur in hoc capitulu 
" laliiio ilemonslremus » (Biblioteca Naiionale di Parigi, Ancien Fnnds, 51s. lat., ii.o 7367., carta 1. verso). 

13) « Unde hiiic capitulo fiiiem impouimus » (Biblioleca Mazionale di Parigi, Ancien Foniis, .M>. 
lat., ii.° 7367. carta 42 verso). 

(4) << Liceat inihi in hoc traotatu de radiciim capitulo quaedam iiccessaria quae claves dicuiitur 
» inserfre » ,'Bihlioleca Nazionale di Parijji, Ancien Funds, .Ms. lat., n." 7307., carta 146 verso!- 

(5) « Radix quidein ciijuslibet numeri est numeru:! qui cum in se mulliplicalur facit 3. » (Bi- 
blioteca Nazionale di I'arijji, Ancien Funds, Ms lat., n.» 7367., carta 147. versa]. 

(6) Forsc per I'ntavti. 



» dnntc ne fii uiio clic in geonielria c aslrologia ebbe peifectione. E di biso- 
» gnio scrivcie el prolagho sno el quale nellopera di |)ialiche darismctiiclia 
" .pone scrivcndo in latino ehome lui fece e chonprenderassi chome e perclic 
» chagiooe venisse a peifellionc del quale il teste e chosi. Cum genitor ineus 
" a patria puhlichns scriba in diiana hugee pro pisanis mcrclialoribus ad eum 
n confluenlibus conslitatus prcessct me in pucrilia mea ad sc venire faciens in- 
» speclu (sic) iitililale et chomodilale fulura ihi me studio abaci per aliquot dies 
» ita esse voluit edoceri ubi ex mirabili magisterio in arlcm per novem (igu- 
» ras indorum inlrodactns scientia arlis in tantum michi preceleris placuit et 
II intellexi ad illam ut quidquid slndebatur ex ca apud eyiptum siriain gre- 
» ciam siciliam cum suis variis modis ad que loca ncghotiationis causa po- 
)• slea peragravi per multum stndium et disputationes dedici confluclum (sic) sed 
)> hoc tolnm ctinm et ulgorismum atqnc pillagore quasi errorcm ehonputavi 
11 respeclu modis indorum qnarc ampletlcns strictius ipsum modum indorum et 
» attentius studens in eo ex propria sensu quedam addeits et quedam etiam 
" ex sublilitatibus euclidis geometricc arlis apponens summam huius libri quam 
" intelligibilius potui in 15 capitulis etc. 

11 Essendo mio padre preposlo imblico cancellier nella dogana di Bugea 
>' per li mercanti pisani volse die io da piccoiino andasse la e per utile e 
11 per comodita auenir uolse io attendesse alabaco doue fui introduclo in lar- 
11 te de noue figure de gliodi. E tanio mi piacque quelKi scientia e si ua- 
•1 lesi: cbc quello susava aprcsso cgypto, siria, grccia e sicilia a quali lochi 
'1 e per facende e per disputare andai mi parue insieme cum iaigorismo 
>i quasi errore a pecto a! niodo deglindi. Onde io piu strectameule abracian- 
11 do esso inodo de glindi e qualcosa agiogaendo da me e qualclie cosa delle 
11 sultilita di euclide geometra bo racolto in suma questo libro il meglio bo 
11 potuto e pill inlelligibilimenle ec. ». 

Quindi e ciiiaro cbe questo codice cootiene una parte del testo latino 
molto alteiato del proemio di Leonardo Pisano al suo Liber Abbaci^ ed una 
Iraduzione ilaliana di questa parte del proemio slesso. 

Questo codice ba in frontc al recto della sua prima caria il tilolo se- 
guente: 

>' Incboinincia . . . del irattato di pruticha darismetricha tratto de libri 
11 di lionardu pisano e daltri auctori. Compilato da b . a uao suo cbai'o a- 
» ujicho neglaaui di Xfo MCCCCLXIII ». 

II Irattato di praticha d'arismelricha qui menzionalo e diviso in sedici 



— o7 — 

libri. II piimo capilolo del cleciiiioquinlo libio del (rattato naedesimo contieiie 
il biaiio clie lio lipoilalo dl questo codice. 

II Sijj. Gaetano ftlilanesi, vice-bibliotecaiio della Ribliolcca Pubblica Co- 
imuiale di Siena , si o compiaciulo di farmi nolare die I' auloie indicato 
coll'iniziale b. iicl tiiolo del codice stesso e probabiimente quel Benedelto aiit- 
inetico fiorenlino di ciii paria Ugolino Vcrino , scriltore fiorentino del secolo 
decimoscslo, net libio leizo del suo poema Dc illuslralione Urbis Florcnliae di- 
cendo (!_) : 

Quisquis Arithmetrlcac ralionem diseere el artem 
Tall, Beiicdicte, luus lihros, diarlasque revolvat^ 
Possit lit exiguis numeris comprcndere arenam 
Litloris, et fluctns onines uumerare marinos. 

Francesco Ghaligai, matemalico Fiorentino del secolo decimoseslo, in iia 
suo trattalo d'aritmelica e d'algebra intitoiato Pvaticn d'Arithmetica cita piu 
voUe un Benedetto (2) che il Si{y. Libri dice (3) esser quello stesso di cul 
parla il Verino in questi versi. 

Nel marjjine inferiore del rovescio della prima carta di questo codice 



(1) Ugalini I'crini Poctae Florenliiii ile iUnslralione tirbis [■lorcntiac lihri Ires. A'unc primum in 
lucem eUili ex bibliotlieca Gcrmani Audeberti Aweliy. cuius labore atque industria multae lacunae, 
quae crant in manuscriplo, repletac; ac mutti loci parlim corrupt!, partim vetuttate exesi, restilu- 
ti el rcilaurali sunt. Luleliae., Apud Mamerlum Patissonium Tupographum Jiegium, in off.cina Ho- 
berti Slcphani. M. D. LXXXIH. in I'oj;., carte 14 verso e 13 redo. — t'ljnlim f'erini Poclae Flhren- 
tini De Uluslralionc Vrbis Flnrentiac libri Ires. Serenissimae Principi f'ictoriae Feltriae Mag Elru- 
riae Duci. Secunda editio magis aucta, et castigata. Cum Privilegiis Summ. Pont. Urb. fill, et 
Seren. Ferd. II. Mag. Etruriae Ducis. Florentine, Ex Typographia Landinea MVCXXXf'l. Supe- 
riorum permissu, in i", p. 40. 

(2) « Regole di Benedetto sopra e resti.ji [Pratica d'Arithmetica di Francesco Ghaligai Fioren- 
tino. Nuovamenle nivista, et con somma Diligenza Rislampata. In Firenze appresso i Giiinli M D LII. 
in 4°, carta 46 recto, libro Fl.) ; — « Compagnie ili Benedelto. » [Ghaligai, Pratica d'Arilhmetica, 
o.irta 33 recto libro VII) ; — « Quusla serine Benedetto et tiiouanni del sodo dicendo cssere apo- 
>) slala, • [Ghaligai, Pratica d'Arilhmetica, carta 63 redo) ; — <■ et per seijuire I'ordine di Bene- 
» detto, clic fn grand'huomo in Arimelrica, et Gionanni del sodo preceltore mio per loro amore, 
» et per concordarmi con detti mia ma|;glori me parso di dare ad altri nn niedesimo lume, el qua- 
» le eglino a me lianno dalo, u (Ghaligai, I.e.) , — « Dice Benedetto la Regola deirArcibra, i|iiale 
» Gu(;lielmo de Lnnis la Iraslatft d Arabo a nostra Lingna, » [Ghaligai, Pratica d'Arithmetica, carta 
"I redo, libro decimo). 

(3) Ilitlnire det sciences mathematiques tn Italic, l. Ill, p. 146. 

8 



— 58 — 

si legge: <■ Questo libro fu del Sordo di Parma abitanle in Roma e questo 1i- 
)> bro cavo di Fii'cnze e portolo a Vinegia per farlo stnpare (sic) ». Piii sotto 
nel margine stesso si trovano queste parole: « Mandate in luce per Gusparre 
» di aut.° da Parma delto it Sordo minimo infra gli altrl arilsmetici ». 

L'llari nel siio catalogo delia Biblioteca Pubblica Comunale di Siena 
descrive questo codice nel modo seguente (1 ) » Trattato d'aritmetica estratto 
> da Leonardo Pisaiio, e da altri Aritmetici; scritto in volgare e diviso in 
» sedici libri. Rlagnifico Codice cart, di carte 50G. in fog. del Secolo XV. 
" con niagnifica iniziale e buona miniatura in priacipio, ed altre ioiziali a 
" oro e rabescale : in pie delia prima carta a lergo si legge. Mandato in lu- 
» ce per Guasparre di Antonio da Parma dctto il sordo minimo in fra git 
» altri Aritsmeliei. Inchomincia .... del trattato di praticha d'arismetrica 
» tratto dai libri di Lionardo Pisano, et daltri auctori, compiiato da B. a uno 
» suo cliaro amico negli anni di Xpo MCCCCLXIII ec. — L. IV. 21. » L'au- 
tore del Iraltato di pralicha d'arismclrica die trovasi in questo codice era 
certamenle fiorentino; giacche a carle 83 recto del codice stesso si legge: « E 
» perche nato sono in Firenze, e in quallo experimentato secondo T uso fio- 
» rcntino scrivere mi pare quanto a me piu abiie, perclie con verita da me 
i> chonosciuta, e non ebon altorita posso scrivere. » Cio conferma I'opinione 
indicata di sopra (2), che I'autore di questo trattato sia quel Benedetto di cui 
parla il Verino. 

Biblioteca Muxjliabediiana di Firenze. 
Classe XI, n.° 38. 

Codice cartaceo in foglio, del secolo decimosesto, di carte non numera- 
te 273. Trovasi in questo Codice dalla carta 106 redo alia carta 217 verso 
il decimoquarto capitolo del Liber Abhaci di Leonardo Pisano. Sul recto del- 
la carta 100 d'esso Codice si legge: 

Leonardi Pisani Opus 

Incipit capitulum qualuordecimum in reperiendis radicihus quadralis et 
cubicis et de mullipUcalione et divisione sen extractionc earutn inter se el de 
traclaiu hinoinioruni et recisorum radicum. 



(i) La Biblioteca Pubblica di Siena disposla secnndo le malerie da Lorenzo Ilari, t. Hi, p. 7; 
col. 2, e p. 8, col. 1. 
(2) Vedi sopra p. b". 



— 59 — 

Liceat inilu iu hoc dc radicum capiliUo qiiedam nccessanu , quae clavis 
dicunttir inscrvre etc. 

Nel calalojfo de'codicl Mafjliabechiani relalivi allc matemaliche, pubbli- 
caio dal P. Zaccaria nel suo Excursus liUeravii per Ilaliain voluineu J. si 
leyge (1) : 

« Cod. XXXVin. LEONARDI Pisani Capilulum qnatnordecimum de re- 
" periundis radicibus quadralis el cuhilis , et de muUiplicatione el divisione 
» sen exlraclione eorum inter se, el de Tructatu binomiorum , et recisorum., 
II et eorum radicum ». 

Biblioteca Nazionale di Parkji. 
Ancicn Fonds, 3ls. kit., n.° 7223 A. • 

Manoscritlo carlaceo, in foglio piccolo, del secolo decimosettimo, di 226 
carte. Trovasi, senza nome d'autore, in qiiesto inanoscrilto daila carta 123 ver- 
so alia carta 220 recto il capitolo decimoquinto del Liber Abbaci di Leonar- 
do Pisano. A carle 123 verso del manoscritto stesso, si legge: 

Paries liujus ullimi capitxdi Ires sunt quarum una eril de poreionibus 
trium et qualuor quantitatuin^ ad quas niuUipUca (sic) queslionum geumelrie 
(liic) pertinenlium soluliones redicjuntur. 

Secunda eril de solutione quarundam questionum gemetricaUum. 

Tcrlia erit super modum aUjcbre et almucabule. 

liicipil Capilulum \b de lieyulis geumelrie perlinenlibus et de queslionibus 
alijebre el umicabale. 

Sint primum 3 numeri proporcionalcs a . b .b . c .d. secundum proportio- 
nem continuum scilicet ul a.b. ad b.c. ita b.c. ad c.d. 

Trovausi anche, senza nome d'autore, in questo manoscritlo i due brarii in- 
dicati di sopra (2j del decimoquarto capitolo del Liber Abbaci di Leonardo Pi- 
sano. II piu lunffo di tali brani incomincia nel rovescio della carta 80 di que- 
slo manoscrilto '3;, e finisce nel rovescio della carta 123 del manoscritlo stes- 



;i) I'rancisci .ihtnnii Zar.hariae Socielatis Icsu, Excurms liltcrnrii per Itnliam ab anno MDCC\/.H 
ad annum MDCCLU, vol. I, p. 233. 

(2) Vedl sopra p. i'l, 45, 54 e 53. 

(3) « Ontensa iloctrina in reperiendis raJicibus numeroruni lit que sequiiiitur in hoc capilulo 
» latius (lemoiislremus. i. (Biblioleca Nazionale Ji Parigl, Ancicn I'onds, Ms. lal., n." T22o, K. car- 
la 80, verso). 



— GO — 

80 (1). L'allio brariu ineomiiicia iiel rovescio della c.iita '2'1^) di qiiesto codi- 
ce (2), c finisce ucl rovescio ilella carta '226 del Codice slesso (3y. 

Nella prima carta di queslo iiiaiioscrilto si Irovano qucste due indica- 
zioni. 

.' Cod. Colbert. I GUT. 

» Regius S'I/jG. 

:$ 

Dalla prima di queste iadicazioni si deduce che queslo manoscritto ha apparle- 
nulo alia Bibliotcca di Giovanni Baltista Colbert, celebre ministro, sej^relario di 
stato, e ispctlore {controleur) generale delie finanze di Luigi XIV re di Francia, 
e che in questa Biblioleca il manoscritto medesinio portava il numero 1GG7. 

La seconda iudicazionc, cioe 

Regius 5146 
3 
ci dimostra , che dalla Biblioteca del gran Colbeil questo manoscriito passo 
alia Biblioteca Reale di Parigi, che nella medesima Biblioleca Reale fu da 
prima conlrassegnato col numero 514-6. 

II celebre Colbert mori ai G di setlembre del 1G83 (4^, La famosa rac- 
eolta di raanoscrilti aatichi e moderni della sua Biblioteca passo alia Biblio- 
leca gia Reale, ed era Nazionale di Parigi (5). 

Nel Catalogo stampato de'manoscritti della Biblioteca Nazionale di Parigi 
si legge (6) : 

-< viiM. CCXXV. A. 
» Codex chartaceus, olim Colbertinus. Ibi contineatur verba tiliorum Moysi 
» tilii Sakir, id est: 



(1, « L'liJe liiiic c.ipitulo finem inponiimis. » (Bil)lioluca Nazionale di Parigi, Amicn Fowls, Ms. 
lat. n." 722Ji, A. carta 123, versu). 

(2) " Liceat milit in iioc Iractatn do radicnm capitnlo ijuedani nccessaria qne claves diciintur in- 
1. serere. » (Biblioleca Nazionale di Parigi, Ancien Fonds, Ms. lat., n." "223, A. carta 225, verso). 

(3) '• Radix ((iiidem cuju!.liijet numeri est numenis qui cnm in se innltiplicalnr facit ipstitn nu- 
» merum ut 3. » (Biblioteca ^a^ionale di Parigi, Ancien Fonds , Ms. lat., n.o 7226, A. carta 226, 
tier«o.) 

(1) Biografla universale aniica c moilertta, vol. XI, p. So'J, col. 1. 

(S) Peignol Gahriel, Vicliotinaire raisonne de Bibliolngic. A Paris Chez Ant. — Aug /lenouard, 
libraire rue Saint—Andre— des—Jros, u. 42, 1802—1804, 3 tomi, in 8, t. I p. flO. 

(6! Calalogus codicum manuscriplorttm Bibliotlteeae Regiae. Parisiis c typographia Hegia, 1739 — 
17U, i loml, in fog, I. IV, p. 529, col. 1 Appendi.T. 



— Gi- 
ll 1." Tiaclaliis lie mciisiiralioiie superficierum ct soliduniin, in piirnis aii- 
)i tcm ciiculi ct sphacrae. 

2.° Tr.iclatus de propoilione el pioporlioiialilale, sive, (ractalus ile pro- 
" pui'liuuibus (fcomctricis. 

» 3.° Traclalus de e\traclioiie radicurn quadralarum I't eubicaium . et 
" de earuai addilionc, mulliplicatioiie, Jlvisioiie, etc. 

» -4.° llcjjulac aljjcbiae; sive potius, varia pi'obiemata circa numeros, i-e- 
» 8oluta secuiidiiru cuiiiiiiuiieni ^etel'um analysiii. 

» Is codex decimo sexto saeculo videtur exaratus. » 

Secoiido ijLiesta de.scrizioue, lulti {jli scritli coulenuli iiel codice Aiicicn 
Fonds Manusciil UUiii n.' 7225 A,della Blblioleca Naziouale di Paiigi sarcbbero 
de'tre figliuoli di Musa ben Schaker, e farebbero pai'le dell'opera loro iiilito- 
lata Verba fUiorum Moysi filii Sakh\ il che certaraeote e ben lunj^;! dal vcro, 
come apparisce da cio che si e delto di sopra di queslo Codice '1). 

Da questo Catalojjo de'naanoscrilli del Liber Abhaci di Jjconnrdo Pisant) 
ajiparisce, che Ire cseui|)lari del capitolo decimoquinio ed iillitno di quest' 
opera esislono, senza nome d'autore, in Parigi (2 1. II Sig. Chasles ha indicate 
]icl primo que.sli tre csemplari in una opera slampnla nel 1840 senza nome 
d'autore, e col titolo seyuenle : Cukitoyuc des manuscrils de la Bibliolheque 
de la ville de Charires. lo questo caialogo si legge : 

" On sail que ce Iraite d'algebre forme le 15' et dernier ehapitre de 
II Touviage de Fibonacci, intitule Liber Abbaci ^ donl les auties conlicnnent 
» rarithmeliquc proprement dile et les theories qui en dependent, lelles que 
>) celies des quantitus irrationnelles qui fail I'objet du 10' livre des Elements 
» d'Euclide, et les regies de simple et double fausse position, que Fibonacci 
II appelle regies d'Elculaim, et que les Aiabes lenaienl des Hindous. 

» II exisle a Paris, dans les Bibliolheque Royale et Mazarine, trois Mss. 
» conlenant ce Iraite d'algebre, qui parait n'y avoir point ete remarque jus- 
» qu'ici. II est vrai qu'il s'y trouve, ou sans noni d auteur, ou sous le nom 
)) des trois lils de iMusa ben Schaker, avec leur ti-aila de Geomelrie intitule: 
» Verba filionun Moysi, IHii Sakir (Voir Bibi. royale, Mss. latins, n.^^ 7225 A 
» et 73b7; et Bibl. Mazarine, P. 1256). Ces Mss. contieiinent uii traite sur I'ex- 



(1) Voili .sopr.i pag. 36 e 37. 

(2) Veil! sopra pa;;, ii, io, oi, 33, 311 — 58. 



— 62 — 

" traction des racines carrees et cubiqucs , et la theoric des quantites irra- 
" tionnelles, qui est probablemenl le iA'. chapilre de I'ouvrage de Fibonacci; 
» mais nialheureiiscmeiit les autrcs chapilres ne s'y trouveiit pas. Neammoins 
1) ces 3Iss. merilent d'l'trc consullcs, car ils preseiitent de 1' interet sous plu- 
» sieuis rapports. La division des matieres et des questions trait»5es dans le 
1' chapitre de I'algebre, y est marquee par des nombreux paragraphes et des 
i> alineas qui manquenl la plupart dans la copie de Florence, ce qui en rend 
» la lecture tres-penible. Un passage est altribue a Campanus (du moins dans 
» le Ms. n" 7225 A , le seul que nous ayioiis dans ce moment sous les yeux); 
» et, a la suite de I'ouvrage, on trouve encore plusieurs notes et commentai- 
» res qui portent le nom de ce geometre. On ne savait pas que Campanus, 
» I'un des auteurs les plus celebres du 13° siecle, eut ecrit sur I'ouvrage de 
» Fibonacci » {]). 

Questo pa.sso del sopraccitato Catalogo del Sig. Chasles contiene varie 
notizie ed avvertenze importanti, intorno alle quali parmi utile di Fare alcune 
coDsiderazioni. 

Egli avverte che la teorica delle quantita irrazionali , contenuta in cia- 
scuno dei ire manoscrilti di Parigi da lui qui menzionati, e probabilmente il 
deciuioquarlo capitolo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano. In falti due brani 
di questo decimoquarto capitolo trovausi, come si e mostrato di sopra, in cia- 
scuno di questi manoscrilti (2). 

II Sig. Chasles afferraa, che appresso al decimoquinto ed ultimo capitolo 
del Liber Abbaci^ ne'tre manoscritti di Parigi che contengono questo capitolo, 
si trovano molte note e molli comenti, che porlano il nome di Campano da 
Novara , celebre matemalico del secolo decimoterzo. Di tali note e comenti il 
Sig. Chasles parla anche in uno scritto suUa storia dell'algebra da lui comu- 
nicato all'Accademia delle scienze di Parigi nella sessione de' 6 di settembre 
del 1841 dicendo : » J'ai trouve, a la suite de I'Algebre de Fibonacci, de sem- 
» blables Notes et Commentaires, par Campanus, qui n'ont de valeur et d'in- 
» teret que comme elant d'une epoque ou Ton croit que I'algebre etait ca- 



ll) Catalogue des manuscrits de la Bibliothique de la ville de Charlres. Cliarlrcs, Jmpvimerie de 
Gamier, Libraire, Place des Halles, 16 et 17. 1840, in », p. 46 e 47, Ms. n. 173. 
(2) Vedi sopra pag. 43, 55, e 56. 



— C3 — 

>- core peu cullivee. ( Voir Manuscrits 7225 A et 7367 de la Bibliotheque 
» royalc, ct 1256 de la Bibliotheque Mazarine) » (I). 

In falti nel Codice n.° 125G della Mazzarina a carte 86 recto col. 2 
e verso col. 1 si legge : ' 

. Ipsa enim erit lima c. Camp. 

Si cuiuslihet 7iu,neri radicem eubieam volueris invenire si ipse fuerit cu- 
bus planum est. 

A carte 88 recto, col. 1 del codiee stesso si legge : 
Divisus est igitur trianyulus a,h,cin tres partes aequales ut proponit. Ccumj 
Lxccat mihi in hoc traetalu de radicum capitulo quaedam necessaria aJae 
claves dicuntur inserere. 

Nel codice Ancien Fonds Ms. lat. n.» 7367. della Biblioteca Nazionale 
di l-angi a carte 142 verso si legge: 
Ipsa enim erit linea C. 

Camp. 

Si cnjuslibet numeri radicem eubieam volueris invenire si ipse fuerit en- 
bus, planum est. 

A carte 146 recto e verso del codice stesso si legge- 
Divisus est Jgitur triangulus a, b, c in tres partes aequales ut proponit. 
Exemplum Camp. 

Liceat mihi in hoc traetalu de radicum capitulo quaedam necessaria que 
claves dicuntur inserere. 

Nel Codice Ancien Fonds Ms. lat.n.» 7225 A. della Biblioteca Nazionale 
a carte 221 verso, si legge: 
Ipsa enim erit linea c. 

Caiap. 

Si cujnslibet numeri radicem eubieam volueris invenire si ipse fuerit cu- 
bus planum est. 

A carte 225 verso del Codice stesso si legge : 



cJHf""'!" ""'"' ":""'""""''''' "" -'"■^- * VMademU ,es sciences, t. XII. p. MO no.a (2). 
.?::': ;"^ < .P0,„. o, r^,,.... » ... mro..u. e« Europe p. H noU , deUe copi/t.ra.e .eparl 



— G4 — 
Divisus est iyitur Iriangulus o, b, c in Ires partes equates ut proponil. 

Caih. 

Liceal mihi in hoe traclntii de rndicnni vapititlo quedam necessaria que 
clai'vs dicunliir iiiscrcre. 

II Si(j. Ch.i.sles avveite allirsi die nel cotlice n." f'25G ilalla Mazzarina 
t- ne'codici Mss. lat. ii.' T3G7 e 7225 A. Aiicicn Fonds della Biblioteca Nazio- 
iiale di Paiigi I'lillimo capitolo del Liber Abbaci Irovasi o senza noma d'aii- 
lore o sollo il iiomc de'tie figliuoli di IMiisa bcii Schaker. Pero .scmbraini 
opporlunu indicare cio che in ciascuiio di quesli tre codici si legge, oltre 
{i[li scriiti gia indicali di .supra. 

II oodice n.° Vl'^G della Mazzarina incomincia co.si: 

Verba filioruiii Moiisy filii Sakir. id cut. Muumeti. Aineli. Asatlit. Rubrica. 

Propterea quia vidimus qiiod conveniens est necessitas scieiUic etc. 

Nella seconda coionna della carta 13 verso del codice .stesso si le{fge: 

Qui vocet ut seialur demonstraeio super operaeioncm ejus. 

Complctus est 

liber 

auxilio Dei amen. 

Nella colonoa naedesima incomincia un'operetla {jeomelrica senza liUilo 
come segue. Sit ergo eirculus a. b. d. in circuilu cenlri g. Quest'operella fi- 
nisce cos'i: et ne extimet quod per earn possit pcrvenire ad alliquam rem quam 
querit (1J. Dopo questo scritto e nella .seconda coionna della carta 17 recto 
del codice suddetto della Mazzarina si legge; 

Iiicipit epistota Ameti fitii Moi/sis de proportione et proporcionalitate. 

Ineipiamus ergo loqui de proporeione etc. 

Questa epistota finisce a carte 18 verso col 1. , cosi: nee qui lianc con- 
sideral epislolam sciencia sit vacuus. 

Segue un opera che incomincia: Arsanides quoque ponderum pro pon- 
dere proporcionatitalem di/Jinivit (2), e finisce: sic habes duos inter duos (3), 
Quest'opera e divisa in 73 paragrafi nuraerati coi numeri. 

A carle 33 recto col. 1. del medesimo codice Mazzariniano si legge: 



^ll BiblioUca Mj/.aiina Codice 123(') carta 1" reclu col. 2. 

(2) Biblioteca Mazarina Coilice 1256, carta 18, recto, col. t. 

(3) Biblioteca Mazarina Codice 1256. carta 31, verso, col. 1. 



— 05 — 

IneipU liber radictun. Quidam numeri liaheiil radices et vocanlur i/uadra- 
li el quidam von elc. 

II codice Ancien Fonds Ms. lat. n.° 7225 A. della Bil)lioteca Nazionale 
(li Pai'i(ji incomincia cosi : 

Verba fdiorum Moijsi fdii fakir. 1. maumeti. Ameli. Afalh. Rubrica. 

Propterea quia vidimus quod conveniens est necessilas scientiue meiisnrae 
ftgurarum etc. 

A carte 31 roclo di queslo codice si legge: 

Ul sciatur demonslralio super operacioncm cius. 

Complelus est liber auxilio dei: Amen. 

Trovasi poscia uei codice stesso dalla carta 31 verso alia caita 34 ver- 
so il traltatello {feometrico die iacotnincia: Sit ergo eirculus a. b. d in cir- 
cuitu , e tinisce: Et illud est quod declarnre voluimus. Dopo questo tratlato 
iiel medesiaio rovescio della carta 34 si legge: 

Incipil proloijus Epislolue Ameti fdii Moysis de proportione et proporcio- 
ualitale. 

Jam respondi tibi ut seins quod quesivisti de enusa Geumelrie elc. 

Questo prologo finisce cosi: et ne extimel quod per ea possit pervenire 
ad aliquam r-em. 

Dopo questo prologo a carte 39 verso del codice 7225 A. Ancien Fo7ids 
si legge: 

Incipil epislola Ameti fdii iUoijsis de proporcione et proportional itate. 

Incipiamus er<jo loqui de proporcione et proporcionalilate. 

Dopo quest' epistola leggesi nello stesso n.° 7225 A. dalla carta 42 recto 
alia carta 79 verso lo scrilto die incomincia • Arsanidcs quoque ponderum 
proportionalilateni diflinivit., e die si c detto trovarsi ancbe nel n." 125(5 del- 
la Mazzarina (1). 

Dopo questo scritto a carte 80 recto del suddetto codice n. " 7225 A : 
si legge: 

Incipil Liber Radicum. 

Quidam numeri habcnt radices et vocanlur qiiadrali; et quidam non etc. 

II codice n."^ 7367. Ancien Fowls della Biblioteca Nazionale di Pnri(ji 
incomincia cosi: 



(1) VtJi sojira p-nj. 6\. 



— G6 — 

hicipit Liber Rnilicuiii 

(juidam nuvicri hnbent riulices el voeanhir tjuadrali, et qnidam non etc. 

Qiieslo Libev liadicum piosegue fmo al rovescio dclla prima carta iiel 
qiial rovescio incoinincia colle parole Osteiisa doclrina in repcriendis radi- 
vibus etc. il piu liiiifjo ile' iliie brani del decimoqiiai'to capitolo del Liber 
Abbaci clic si Irovaiio in qiieslo eodice come si c iletlo di sopra (1). 

Le He copie maiioscritle esisteiiti in Pari{ji del decimoipiinlo ed ultimo 
capitolo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano sono piu coiielte di quella 
die Irovasi nel eodice Classc XI. n." 21. della Biblioteca Ma^jliabeeliiana di 
Firenze. II Sig. Clinsles, in lui suo .scritto relativo alia sloria deH'algebra da 
jui comunicato all' Accademia delle scienze di Parijji nella se.sslone dei T) di 
maQQlo del 1841, cio avverte scrivendo: (2) 

» L'Algebre de Fibonacci forme le quinzicme et dernier cbapitre de 
II son Traile d'Arilhmetique, compose en 1202 .sous le noiii d' Abbacun. Cut 
>i ouvrage est resle maiiusciit. Ed. Bernard s' elail propose d' en publier la 
)i partie aljjebrique; mais son projet n'a pas regu d'execution, et c'est a M. 
» Libri que Ton doit d'avoir mis au jour eel ancien traile d'Algebre dan.s son 
» Uisloire des sciences malhemuliques en Ilalic t. II, p. 305-470 . C'est une 
11 copie prise sur un manuscrit de la Biblioiheque Magliabechiaua de Flo- 
1) rence que ce savant a editee. II est a regretter qu'il n'ait passu qu'il exi- 
11 stait a Paris mome irois copies de cetle Algebre de Fibonacci (Mss. 7225 
11 A et 7367 de la Bibliotbeque royale, et 1250 de la Biblioiheque Mazarine); 
II car elles soul loules les trois plus eorrectes que celle de la Biblioiheque 
n de Florence. 

•1 J'ai dcja signale ailleurs ces trois nianusciits, qui offrent de I'interet 
11 sous d'aulres rapports. (Voir Cataloyuc des Mamcscrils de la Biblivlheque de 
1. Chartres; 1840, in-8% p. 40.) » 

In un allro scritto relativo alia storia dell'algebra comunicato all'Acca- 
demia delle scienze di Parigi nella sessione de' G di setiembre del 1841, il 
Sig. Chasles dice : » Car, sans sorlir de cetle question de I'algebre, cet erudit 
•I (M. Libri) n'a pas su que trois copies de I'Algebre de ce meme Fibonacci, 
11 inKniment plus eorrectes que celle qu' il a fait venir d' Italic, exislaient a 



(I) VeJi sopra p.ig. 55. 

[i] Comples reiiduj hehdomadaircs rief srances de i'Jradrmie des sciences, t. XII, p.7i:{ iiola (11. 
— Ctiasles, Kbit sut Iu nature des viieialions ulgehriiiue, pag. 2 Ji-yli i">i;mplai'i lirali separalaiiiKiile. 



— G7 — 

.. Paris (Ms8. 7225 A el 73G7 dc la IJib. loyale, et 125G de la Bib. Maza- 
11 riiiii) 11 [■Vj. 

Eduardo Bernard, aslronomo, filologo e crilico inglese, nato ai 2 di mag- 
{jio del 1038 ^2y c morto ai 12 di gennaio del 1000(3) immafjino di pMhblicare 
una raccolla dellc opere di tiiUi gli antichi matemalici. Eijli scrisse iin pro- 
spello di qiiesta raecolta, e lo dodico al dotlore Giovanni Fell Decano del col- 
legio di Clnist-Cluncli, e vcscovo d'Oxford (4). Qiieslo prospetto fit pubbli- 
cato nel 1704 dal DoUor Toinmaso Saiith, appresso alia vita da lui scrilta 
del medesimo Bernard , c soUo il lilolo seguente : Veterum viatliematieoruin, 
(ji'accoi'um., Lalinoriun^ el Arahiim^ Synopsis. Colleclore Viro clarissiino et doclis- 
siiiio., D. Edivavdo Bernardo. In un arlicolo di qiicsta Synopsis intitolato: » Vol. 
VI. Dioplia)Uus Alexandrinus » si legge : >< — Quae ex Leonard! Pisani Alge- 
bra 11 (T)). Sembra quindi die nel sesto volume della collezione d'antichi ma- 
temalici preparata da Eduaido Bernard doveva essere eompreso il Iraltalo 
d'algebra, cioe il decimoquinlo ed ultimo capilolo del Liber Abhaci. 

II sopraccitalo Prospetto fu ristampato dal celebre Giovanni Alberto Fa- 
bricio aella sua opera intilolata BibliolUecaGraeca. In due edizioni da me ve- 



il) Comples rendus hebdnmadaires des seances de I'Acadanie des sciences publics par MM. le Se- 
cretaires perpclitets, I. XIII, |>. 517. — Cluisles, .sur I'cpociue oU I'Algebre a Hi intrvduile en Europe 
Note I, p. 21 ili'lle oopif lir:ile st-parnlainenlL'. 

(2) Jdmodum Jicverondi el Doctissiini f iri, D. Fwberti Huntington! , Episcopi Rapolen'sis, Episto- 
lac: et f cterum Mitthemalicoruin,Graecorum, Lalinonim, et Arabum, Synopsis: Colleclore firo Claris- 
mo et Doclissimo, D. Etwardo Bernardo, Astronomiac in Academia Oroniensi Pro[essore Saviliano. 
Praemiltuntur D. Iluntingtoni et D. Bernardi fitae. Scriptore ThomaSmitho. S. Theologiae Doctore. 
Londini: Typis Gut. Howyer, [mpcnsis A. et J. Churchill, ad Insigne ^'igri Cijgni in f'ico vulgo vo- 
catn I'aternoster — How. M. DCClf, in 8", p-ig. 1, della secomla numera^ione. — Athenac Oxonien- 
ses . . . by Anthony'H'nod, .1/. A. Flic Second Edition, very much Corrected ani enlinjel; wilti the 
Addition of above 500 new Lives from (he Author's Original Manuscript, ton ton Printed for H. Kna- 
ptoek, J). .Midwinter, and J. Tonson, MDCCXXt, 2 voliim'r, in log., vol. II, col. lOSi, Oxford wri- 
ter, num. 23». — Diographia llritannica-. or, the lives of the Most eminent Persons who have flourished 
in Great Britain and Ireland, from the earliest Ages, dotcn lo the present Times. Collected from the 
best Authorities, both Printed an I Manuscript, And digested, in the Manner of Mr flayles's Histori- 
cal and critical Dictionary. London 1747 — 17('>(), 7 vol. In foj;.. vol. II, p. 75:1. 

(3) llunlingtoni Epistolae et Edwardi Bernardi .Synopsis etc. p. S3 della seconJ.i luimer.i/.ionH. — 
Biographia flrilannica, p. 75(5 (vol. II. ). 

(4) Biographia Brilannica, p. 75i (vol. II.). 

(5) llunlingtoni Epistolae et Edwardi Bernardi Synopsis , p. 1(5 della lerzj naraeraziono Ji pa- 
(jine. 



— 08 — 

iliito ili qucsta jjraiide opera del Fabricio, cioc iiclla socoiiila edizione, e iiella 
i|iiaila procurata dall'llarlos si IpjJjjo : Qiiat' ex Lcoiiavdi. 1'i.sani Algebva (1), 
iicl vultiiue seslo della cilala Si/»o/)a/.s, .soiiza la limnila iiiiiaii^i al Qnne. 

II Sig. Libri scrivp {'2): « .I'ai dt'-ja dit (p. 2(1, (jiio Coinmaiidino avail 
» voulu piiblier la Pratique de la Geoiiietrie. Fdoiiard Rernard, plus lard, cul 
» I'idee de publier uiie collection des t)uvrages des anciens maibemalicieiis, 
« parmi Icsqiiels devait se trouver TAbbaeus dc Fibonacci ( Fnhricii hiblio- 
•> theca (jracca, 2'. edition, lib. III. c. 23) ». La parola Abbaciis in queslo 
pa.sso del Sig. Libri polrebbe far credere che il Bernard avesse voluto pub- 
blicarc tullo il Liher Abbaci di Leonardo Pisaiio. Tultavia le parole Quae ex 
Leonardi Pi.<aiii Algebra, da ine ripoi'latc di sopra, sembra die indicbino la 
sola parte algebrica del Liber Abbaci. Cosi pare die abbia inleso quesle parole il 
Sig. Cbasles scrivendo (3) : " L'Algebio de Fibonacci i'ornie le quinzieme et 
" dernier cliapilre de son Traile iV Arilhinetiquc, compose en 1202 sons le 
" nom <\' Abbacua. Get onvrajfe est rcsle manuscrit. Ed. Bernard s'elait pro- 
» pose d'en |)ublier la parlie algebriqiie; inais son projel n'a pas regu d'exe- 
» cution, el c'est a M. Libri que Ton doit d' avoir mis au jour cet ancicn 
'• traile d'Algebre dans son Histoire des sciences inallicinati(iacs cii Italic, t. H, 
» p. 305-479 ... 

II medesimo Sig. Cbasles nel suo Apercu liisloriiiue parlanilo Jeiie ope- 
re di Leonardo Pisano dice (4) : 

« Edouard Bernard , savant geometre et aslronome anglais dii XVII" 



1 Jo. Albcrli Fabricii Ai. i Ueulog'uc D. el I'rof. I'ubl. bibliollieci Graeca,sive nolilia Scriiilorxim 
f elerum Graecorum, fiuurumcunquc monumenla integra, out fragmenta edita exlani ■ turn plerorum 
tjue c MSS. ac dcpcrdilis. Eililio secunda, ab Auclorc recngnita ct piurimis iocis aucla. ytcc.essit 
Empedoclis .Sphaern, el Marcelli Sidetac carmen de mcdienmcnlis c Piscibus, Graecc el Latine, cum 
brevibus notis. Ifainburgi, .Sumithi Cliristiani Licbczcil, lypis Strnmcrianis, 1708 — 1728, li tomi, in 
4-, piccolo, lib. Ili, cip. .\XIII, t. Ill, p. 573. — Joannis Atberli Fubrieii Thent. D. et Prof. Publ. 
Hamburg. Bibliotheca Graeca sive nolitia Scriplorum Feterwn Graecorum quorumcumque mnnumenia 
inlegra aut [raginenta edila e.T.Haut lum plerorumque e mss. ac deperditis ab (luclore terlium reco- 
gnita el piurimis Incis aucla edilin qunria variorum curis emendalior alque auctior curanle Golllieb 
Chriiloplwrn JIarles Cons. Aul. el P. P O. in Unicers. tiller. Erhing. Accedunt II. I. A. Fabricii el 
Christopit Augusti Heumanni .•iupptciMnla inedila Hamburgi apud Carolum £rneslum Bohn 1790— 
1809, Lipsiae ex officina lireitlinpfta, 12 voliimi, in 4°, vol. IV, p. 212, lib. Ill, cap XXIll. 

(2) Histoire des sciences matlicmaliques en Italie, I. II, p. 477, nota (1). 

(3) Comptet rendus liebdomadaires des seances de VAcadimie des sciences, l. XII, p. 743 nota |1) 
seance du 5 mai 1841. Cliastes, A'ole sur la nature des operations alg(!brii,ucs etc p. 3, nota (1). 

(4, Cliastes, Aperfu liistoriquc sur I'urigine et le developpement des metlioiles en geometric p. 520. 



— (J!) — 

II siecle, dcvail compicndre le tr.iile (l'al{;L'bre («le Fibonncci) dans le seplicme 
» volume dc la niaynifiquc collection qu'il avail pi'i'-pan'-e dos ouvrages des 
>> njallicnialiciens ancien.s . » 

« * Celle colli'(:li(»ii lU'Viiit ;i\oir \'i volnnn's; Ic drlnil ties otivr;i(;es i|tii tIev;iM»nl y onlriT se troii 
u vc dniis 1.1 IliMiollnca yrdcra de Fabriciim (lili. 3, cap. 23.) > 

Piu oilrc nella nicilcsima no(a 2 il sig. Cha.sles dice : « Le.s iniineii,se.s 
■> et precieux maleri.uix prepares par Ed. Bernard onl passe apres sa mort 
II dans la bihliolliequn IJodleienne h. Per cio e da ci'edere die forse nelia Ri- 
blioteca Bodleiana d'Oxl'ord si trovcra iin e.semplai-e mancseiilto o di tutlo il 
Liber Abhdci, o almcno deH'iillimo capilolo di (juesl'opcra; jjiacclie sc il Ber- 
nard avea pieparalo per la stampa I'Algebra di Leonardo, iin manosci'ilto di 
quesl' Algebra doveva cerlamente trovarsi fra i material i da lui raccolti per la 
collezione di cui si e parlato. 

Dopo aver dcscritto tulti i codici manoscritti era csistenti che coiitengono 
il Liher Abbnci di Leonardo Pisano, parmi opportiino di (|ui riunire alcune 
nolizie che si iianno da quesli codici .siilla vita, e gli sliidi dello stesso Leo- 
nardo. E primieramente e da notare , che Leonardo compose da prima nel 
1202 il siiddetto Liber Ahhaci; cio essciido dimoslrato da cinque anliclii e pre- 
gevolissimi mancscritti. Quesli sono: 1". il Codice L. IV. 20. delta Biblioteca 
Pubhiica Comunale di Siena, nel quale si legge • Incipit Abbacus Leonardi de 
(loiHO filiurum honucii pisani compositus A. JM". CC". 11°. (1); 2.° il Codice Pa- 
lalino n." 1343 della Biblioteca Vaticana, nel quale si legge: Incipil liber Ab- 
baci composilus a leniiardo filiorum bonacij pisano in anno 1202 ^2}; 3" il Co- 
dice Magliabechiano pi'ovenienle dalla Badia di Firenze iiititolato: Incipit li- 
ber Abaci Composilus (t Leonardo filio ISonaeii Pisano. Jn Anno M? CC" ij. (3^ ; 
U" il Codice IMagliabechiano conlrnsseguaio Classe Xf. n" 21 iniitolalo : In- 
cipit liber Abhaci eomposilus a Leonardo filio bonacij pisano in anno M" CC' ij. (hf, 
5." i! Codice Biccardiano ii." 783 nel quale si \e^^ne : Jncipit liber abbaci com- 
posilus a leonardo filiorum bonacij pisano in anno M CC" ij. ''."),. Qui ndi e ccr- 
ti.ssimo che Leonardo Pisano compose nel 120 2 il suo Liber Abbaci. 

II Sig. Libri avverte che lino dallaniio 1742. rillusire erudilo Fioren- 

(1) Wdi sopra pag. 23. 

(2) Vcdi sdpra pag. 31. 

(3) Vedi .^(ipra pag. 32. 

(4) Vedi sopra pag. 34. 

(5) VcJi nopra pay. 45. 



— 70 — 

lino Domcnico Maria Mauni aveva assejjiialo la data del 1202 al Liber Ah- 
hiici di Leonardo Pisano (I). Si riporlcia pii'i oluc it pisso del Manni nel 
<|iiale C{;li indica quesla data 

II Sig. Chasles sciive (2) : 

" Oil a ijjnoie pendant longtemps I'tipoquc on a vecu Fibonacci; les 
1) biblio<jiaplies italicns le placaient an commencenienl du XV." siecle. Ce 
» n' est {jnere (jue dcpni.s le inillen dn siecle dernier qn' on sait que son 
i> Abbaeus porte la dale de 1202. 

» C'esl d' aprcs Tar(jioni snrlont que les bisloricns modernes connais- 
» sent cetle dale. M. Libri a annonce dans une des addUlons a son second 
» volume (p. 523) quelle avail etii donnee des I'annee \1\1 par Maiini dans 
» son Isloria del Deenmevone, p. 511. 

» II est inutile d'ajouler que, vers le meme temps, d'autres auteurs, tels 
x> que Ximenes, Flamminius del Rorgo, etc., onl aussi donne cetle dale. Mais 
» ce qui pourra avoir quelque prix aupres des bistorieiis jaloux , comme 
>> M. Libri, de relrouver des traces anciennes de cette date, c'est d'en con- 
» naiire une anterieure de plus de deux siecles a rouvrage de Manni. Ca- 
» landri nous la fournit dans son De Arimelhviea opus imprime a Florence 
» en 1518, oi"! il dit qu' un peu apres I'an 1200, Leonard de Pise a rap- 
» porte de I'lnde en Italic la connaissance des cbilFres. Un autre auteur, Ro- 
» cba, dans sou Traile d' Arilhmetique imprime a Venise en 1548, dit seu- 
>i lement que les chilFres ont ete apporles de Tlnde en Italic vers I'an 1200. 
» Quoiqu' il ne nomme pas Fibonacci , il veut cerlainement parler de .son 
» Abbaeus oii les cbilFres sont appeies Fkjurae Indorum. 

L'opera di Filippo Galandri Fiorentino intitolata De arimelhriea opnscu- 
Inm fu stampala per la prima volta in Firenze nel 1491 per Lorenzo de 
Morfiiani et Giovanni Thsdesco da Magonza. Questa prima edizionc e in 
oltavo piccolo, di carte 104 non numerate, con segnature in lettere a-p, e nii- 
meri roniani piccoli. Nel reclo della seconda di queste carte si legje il titolo 
seguente 

T^bilippi jCdUjtidri ad nobilem el fhidiofu^ gulia 
ittunl^urentiiXDcdicedearimeibriaopuTciUtL 



(1) « D6s ranni!e 1742. Matini avail assigni? l.i d.ile de 1202 a VAbbacas de Fiboii.icci {Istnria 
» del JDecamerone, p. 3H.) •> (Libri llistoire des sciences mathematiques en Ilalie,l. II, p. ,^23). 

(2) Comples rendus hebdomadaires des seauces dc I'Jcadrmie des sciences, lome XIII , p. 824. 
Chasles, Sur I'epoque ou VAlgebre a He introduile en Europe Kotc IX, pag. 27 e 28. 



— 71 — 
Nel rovcscio dell'iiltima cail.i dell'etlizione medesinia si legge: 

^mpitfTo rella ejccclfa cipta di ^iren5c per 
%.orcn?odeXCorgidr!i. et JSiouanr.i 
XbalcTco da XDaganja ft 
ritoadipnmodi 
Hcmio ! 4^ i 

Nelle pajjine t|iiarla e qiiiiila di quest' edizione si le j{je : n Nuiiiero e 
)i declo ogni collectioiie diiiiita : et scriueiiasi cniimeri apresso dejjliauli- 
II clii CO uarii caracteri laliiii ? in uarii modi : ma dua nesonu piu facili 
I" ? alpresente in iiso: luuo e del notnrjjli con propiii loro characteri che 
I) uuljfarmentc son decli figure dabaco: t lallro con ledita della niano: V'ero 
II ? die il modo del nolare i nunierl con decte figure dice Lionardo pisano 
II hauer nel Mcc. incirca rechato dindia in Italia : et decti carateri: o uero 
» figure essere iudiaue : ? apresso deglindi hauere iraparato lacopuialione 
II desse. Ma il modo del significare enunieri con ledita della mano essere 
II cosa antica apresso delatmi : come ancora testifica luueuale ? san Ilie- 
>i ronynio n. II Fossi descrivendo I'esemplare Magliabechiano di questa pri- 
ma edizione dell'opuscolo de ariitietlirica del Calaudii dice : Post epislolaiii 
nuncnpriloriuiii duac vehit praefalioiies ancluris uceurnaU in (laaruin altera 
Leoiiardi Pisani mentio habelitr (1). 

Nel 1518 I'opuscolo suddetto di Filippo Calandri fu rislampalo in Fi- 
renzo per Bernardo Zncchectu. Questa risiampa e in ottavo piccolo di 104. 
carte non numerate, con seguature in leltere piccole a — o, e numeri arabi. 
Nel recto della prima di queste carle si legge: 



II rovescio di questa prima carta contiene una incisione in legno rappre- 



(1) Catalogus codicum saecuto Xf'' impressorum qui in [tublica Bibliotheca ,M.%gliabechiana l-'lo- 
renliae adservantur auclore Feritinindo t'ussiu liusdtm lliblinthccac Praeficlo Fionnliar A. li. .V. 
1793 — 1705 l^iciukbat Cajetanns Cambingius Hcgius lypugraijliiis. 3 lomi, in I'oy. , I. I, col. H3. 



senlaiilf Pitayora cliu inscfjii.i laiiliiietica atl alciini cliscepoli coU'inlilolazio- 

C Piflagoias Arlthrrtetrice frttDjduflor* 



iiu seyucnle: 



Nel redo della soconcia carta di (|uesl'e(lizioiie si le^jje il lilolo seguenle: 

C PhilippI Calandri ad nobilem 8( ftudiofutn iuIiamT 
Laurentii Mcdicem de Anmethnca opiUculum, 

PJel rovescio cleirulliuia carlo dell'edizioiie stessa si legge: 

f[;inipre{roneIlaExceIfaC'pta<itFirS^ 

2eperBernardoZwche<flaLati/ 

rio.MD.XVIll.Adt 

.XX.dtLuglio. 

Ill (jiiesta odizione il passo relalivo al Liber Ahhaci di Leonardo Pisaiio, 
ila me ripoi'lato di sopra, trovasi a paginc quarta e quinta. 

Essendosi provalo clie Leonardo Pisaiio scrisse nel ']'20'2 il suo Liber 
Abbaci (I), ne viene per conseguenza ch'egli uacque nel secolo duodecimo, e 
probabilmente nella seconda mela di queslo secolo. In quel tempo appunio 
i'u posia la nascila di Leonardo Pisano dal P. Grimaldi, dal Colebrooke, e dal 
SijT. Peacock scienziato Iiiglcso. 

II Padre D. Gabriollo Grimaldi, scrive (2): 

« Quesl'Opera medesima (cioe il Liber Abbacij , die del Padi-e di Leo- 
» nardo il nome dicbiara, ci fa conoscere ancora, cd il tempo in cui visse, 
» e la condizionc de' suoi natali. Imperoccbc, sebbene dicasi nel pi'incipio 
» del decimolcrzo secolo conipos(a, pui'c, narrando egli neW lntroduzio)ic di 
» averia falla dopo lungbi viaggj nella Grecia, ed in altri Regni deirAfFrica, 
)> e dell'Europa, non poieva in (|uel tempo non essere di eta gia inatura. e 
)• virile. Periodic qua Unique sia I'epoca, in cui queslo Libro al pubblico 
i> apparve , dovra senipie nel secolo duodecimo fissarsi il tempo della sua 
>• nascita; .se per aliro credere non si voglia im TJomo di teneri anni esser 
» capace d'intraprendcrc lunglii viaggj, assistere alio spinoso impicgo della 
i> marittima mercalura, e quello, che forse sarebbe piu incredibile, conqiorre 
« un Libro di Abbacn con laboriosissimi melodi esposlo ". 



(1) Vicli sopra p.'ig. OS e 09. 

(2) Memoric islorichc <li piu uomini itlustri Pisani, I. I, p. 163 e Ifi*. 



— 73 — 

H Fissata clunquc la nascila cli Leonnrdo nel secolo duodecimo molto 
» inollrato, sembia, die la sua nioile dcbbasi collocaii; dopo il 1'220 ». 

Enrico Tomniaso Colcbi-ooke , parlaudu di Leonardo Pisano dice: « Le 
» sue perejjrinazioni aduiiqiie ed il suo studio del calcolo Iiidiaiio in mez- 
» zo agli Arabi, in una cilia d'AlIVica ebbero luogo circa il fine del duo- 
" dcciuio secolo; la piu anlica data deila sua opcia essendol'A.C. 1 202 » f1). 

II Si(|. Giorgio Peacock nclla sua Sturia dclVarilmelica inserita nel vo- 
lume primo dclVE itci/clopacdia Melropolilanu dopo aver brevemcnlc esposto cio 
che Leonardo dice di se medesimo nel suo proemio al Liber Abbnci soggiun- 
ge : " I precedenti falli riporturebbero gli studii ed i viaggi di Leonardo 
i> alia line del duodecimo secolo, e la data dclla sua prima opera, e per 
» consegucnza la data deH'introduzione de'nunieri arabi per suo mezzo, al 
» secondo anno del secolo seguente , e cinquanl' anni prima della pubbli- 
» cazione delle Tavole Alfonsine » (2). 

Nel 1228 Leonardo Pisano diede ima scconda edizione del medesimo Li- 
ber Ahhaci con giunte e correzioni. Cio (i dimosirato da quatlro codici clie 
soQO i seguenti: 1!' II Codice L. IV, 20 della Eiblioteca Pubblica Comunale 
di Siena nel quale si Icgge; Iiwipit Abbaciis Lconanli dc damn fdiorum bonacii 
pismii coinposilus A. M" t'C" II.' el correptus ah eodein A. M. ('€" XXVIII" (3); 
2." II codice Palaliiio n.° 1343 della Biblioteca Vaticana, nel quale si legge: 
Incipil liber Abbaci composiltis a leonnrdo fdiorum bunacij pisano in anno 
■1202. el correclus ab codeni 28 (A) ; 3.° II codice Riccardiano n." 783 in- 
titolalo: Incipil liber abbaci coinposilus a leonnrdo filiorunt bomtecij pisano in 



(1) « His pen'jjriii.ilioiis llieii, anj liis sUuly ol' the Injian compiiLntlon troiijli the nii'iliiim cil 
u Arabic, ill an Alricaii cily, took place towards llie close ol' llie IwcK'lli centiiiy, lite earliest dale of 
p his work beiiif; A. C. 1202 n (AUjchra, with arithmetic anl mensuratiait, from the Sanscrit of Bra- 
hmegupta and Bhascara I. c). 

(2) (1 Tlie precediin; facts woiiM reler ilie sttnlles aiul travels ol' Leonardo to tlie close of llie 
r, Xlllli century, and tlie date of Ills Mrst work, and consequently of l!ic iiitroJnction of tlie Arabic 
n numerals ibroinjli his moans, to the second year of the following ccMitury, and fifty years before 
n the publication of the Alphonsine Tables -,. {Encyclupaedia Mctropnlitana; or, universal Dictin- 
nary of knowledge, on an Original Plan, comprising the twofold advantage of a philosophical and 
an alphabetical arrangement, with appropriate cngraviH'js. Edited by the liev. Edxeard Smedley, the 
llev. I/ugh lames Hose, and the liev. Henri) lohn Hose, London. 1843, 23 vol. in ■<.">, vol. I, p. ili. 
col. 1. A lit r 1 1. \I line History of the Science). 

(3) V. sopra p.iy. 23. 
(ij V. sopra pajj. 31. 



— 74 — 

anno M CC' II el corrcctus ab codem XXVIIl (1). 4." 11 codice Magliabe- 
chiaiio conlrassegnalo Palcliello III. n'.' 25 iiel qual codice si legge: Incomin- 
cia tin lihio di Ahbaco composlo da Leonardo Pisano nellanno delta nostra 
salute 1'2'2'2. e eorrvtlo dal medesiino nel 28 (2). In qiiest'ullimo codice fu cer- 
laiueiite scritlo per eirore 1222 in vece di 1202. Com parmi doversi ciedere 
SI per I'auloiita de'cinque codici ue'quali il Liber Abbaci .si dice composto nel 
1202, SI ancoia per essere stale scrilto dal Taigioni e dal Grimaldi die la 
copia del Liber Abbaci ora conlenula nel codice Magliabechiaiio Patch. III. n* 
25 e piena d'cirori (3). 

II Guplielmini ed il Sig. Libri credono che Leonardo Pisano dedioasse 
la secouda edizione del Liber Abbaci a Michele Scolo, astrologo dell' impe- 
ralore Federico II, ed aulore di varie opere scientifiche. II Guglielmiui in bt- 
ti scrive (4J : 

« Si dedico quindi (Leonardo Pisano) per cosa prima aW Abbaco , die 
.. pubblico nel 1202 ': compose dappoi la Teorico-Pralica-Geomelria , die 
» diede in luce nel 1220 ' . rinnovo ed arricchi I'Abbaco, I'edizione secon- 
« da del quale gli usci di nnano nel 1228 dedicata a Michde Scoto % uiio 
). di quei doui, che il colto Federico II. Imperalore proleggeva, ed insierae 
» colle scienze alimenlava ». 

» I Targioni (Par. III.) pag. 89. ■■ 
1. I Targioni (Par. III.) pag. 69. >. 
» ^ Crioialdi (Par. 111.) pag, 174. " 

Ndla Nola gg del Guglielraini medesimo al suo Elogio di Lionnrdo 
Pisano si Icgge: <> Cila poi il Targioni un allra copia di tale opera, cui dice 
). del secolo XV, ma difellosa; ne dice se abbia data alcuna, o no: ma in- 
» lanlo neirOpera dedicaia a Scolo abbiamo I'Edizione seconda dell'Abbaco 
.. di Lionardo, e sappiamo cbe e per lo meno posleriore alia Geomelria ci- 
» latavi, la quale Geomelria venne in luce nel 1220 » (5). 

II Sig. Libri parlando del Liber Abbaci di Leonardo Pisano dice (6) : 
« Cet ouvrage, ou pour mieu.v dire , la seconde edition de eel ouvrage 



;i) V. sopra pag- 4S. 

(2) V. sopra pag. 50 

(3) Vcdi sopra, pag. S3. 

(*) £(0910 di Lionardo Pisano, pag. 15 e 16, paragrafo XI. 

(5) Guglielm>ni,£loaio di Lionardo Pisarto, p. 108, Not. jj, parag. 1. 

(6) IIi$toirt: Ues jcicncM malhemaliquet en Italic, I. II, p. 22 e 23. 



— 75 — 

» (Voyez le note I, a la fin du volume}, fill dudii'-o par Fibonacci, a .Michel 
•• Scolt, asiioiofjue de i'cinpereur Frederic II, ct aiitcur de plusiciirs ouvra- 
» }jes scienlifiques ". 

Pill oltie il inedcsimo S!g. Libii dice (!) : « En l'22S, il donna (Leo- 
» nard Fibonacci) unc seconde edition du traiti'r de VAbhacus avec des addi- 
» lions, el il parail que c'e.st cette seconde edilion qu'il d(;dia a Scott ». 

In una nola del tncdesimo Si[|. Libri a questo passo si legge : « Ce n' 
>» est pas seulement Jepuis ['invention de rimprimerie que Ics ecrivams ont 
" donne diffcientcs editions de ieiirs oiivrajjes. Ce sonl ces diverses editions 
» qui ont produil souvent ces variantes qu'il est presque impossible d' altri- 
)i buer a dcs fautes des coplstes, et qui font le desespoir des editeurs modcr- 
I) nes, lorsqu'il.s partenl de ce principe faux, que les anciens ecrivains n'ont 
" pas pu coniycr leurs oiivra{jcs afu'es les avoir publics ». 

Che Leonardo Pisano nella seconda edizione del suo Liber Abbaci face.i- 
se a quest'opera alcune giunte e attestato da Leonardo stesso ,• giacche e/fli 
nella leltera dedicatoria a Michele Scoto da me riportala di sopra scrivc: Scri- 
psisli mihi Dominc mi et maijisler Michael Scolte Summe philosopher lit libruin 
de uumero qttem dudum cnmposui vobis tramcriberem, unde vestrae obscoindnnx 
postulntioni ipsum subtiliori perserutnns iudagine ad veslrum honorem el alio- 
runi muliorum ulililatem correxi. In euius correptione quaedam necessavia nd- 
didi et quncdnm superflua resccavi, in quo plenam numeroniin doclrinam edi- 
di , jnsla moduin i/»rfori(m, qiiein modiun in ipsa scienlin tiliis praeslnnliovein 
elegi (2). Da questo passo della dedicatoria di Leonardo Pisano a Michele Scoto 
si raccoglie che Leonardo Pisano aveva gia molto tempo prima composio il 
Liber Abbaci, che poscia ad istanza di Michele Scoto rivide, corrcsse e tra- 
scrisse quest'opera, e che cio facendo v'aggiunse alcune cose ed allre ne tolse. 
II Grimaldi dopo aver riportato il passo medesimo soggiuiige : " Da questo 
» rilevasi, che il Traltato delC Abbaco ei'a gia stato da lui composto da gran 
■) tempo in altra giiisa , e ad istanza del suo Maestro rivediilo, corretto. e 
» trascrillo, aggiimgnendovi il metodo geometrico, che in quello prima man- 
» cava >> (3j. Erra qui il Grimaldi chiamando suo Maestro, cioe Maestro di 



(1) Histoxre des sciences mathemaliqiies en Italic, t. II, p. 23 e 2i. 

(2) Vedi sopra paj;. 25 e 26 — Libri, flisloire des sciences mathematiques en [lalie, I. II, p. 2SS. 

(3) Memorie isloriclie di pi'u tiomint illustri Pisani, t. I, p. 173. 



— 7n — 

Leonanlo Pisano, Micliclc Scolo. A qucsl'crroie del Griinaldi allude il Gu- 
{jlielniini scrivendo (I) : 

" Si noli bene chc IMaeslri di Loonaido Furono gli Aiabi, c non quci 
» Maeslri (ammacslrali ' anzi da lui), ai quali dedico le opere sue, comu 
i> sembra pensarc il Cav. ' Giimaldi. " 

u 5 Xol. par. II. >■ 

,. J (Par. III.) pay. ITS. » 

lisiste manosci'illa uii i)i)cia di liuoiiardo Pisano intilolata Practiea Geo- 
melriae composla da lui, conio si vedra pii'i ollie, nel 1220 o nel 1221. Leo- 
nardo Pisano cita qiiesr o|)oia nella sua IcUeia dedicatoiia a Michelo Scolo 
scrivendo: Veruin in alio lihro (lucin ile praticn (jcometviae composui ^ en 
quae ad geometriaiii pcrCincnl el alia plava copiosius csplicavi singula fiijuris 
cl probationihus ijeometricis demonstrundo. Sane hie liber magis quam ad tlieo- 
ricain, special ad pvalicnm. Undo qui per earn huius scienliae pralieam bene 
scire voluerinl oporlel eon continno usii cl cxercitio dinlurno in ejus pralieis per- 
sludere (2). Questo passo della dodicaloria di Leonardo a Michele Scolo 
Uovasi in due Codici del Liber Abbaci, ne'qiiaii si legjje che quesl'opera fu 
composla nel 1202, ma non yia che fu corrella nel 1228. Quesli due codici 
sono il Magliabecliiano provenicnte dalla Badia di Firenze (3) ed il ftlayliabe- 
chiano Classe XI. n.° 21 (4). Polrebbesi adunque domandare: Come in una opera 
o edizione che ha la dala del 1202 puossi citare un opera composla nel 1220 .' 
E forse da credere che la dala del 1202 in cinque Codici del Liber Abbaci 
si trovi per isbaglio di copisli ? II Gugllelmini ha gia risposto a tale qiiesilo 
diceado (5) : « A que'giorni non essendo invenlata la slampa, nessuna cosa c 
» pill nalurale, quanlo che le copie della prima edizione dello Abhaco fos- 
» sero accresciule in margine colle cose principali, che I'Autore aggiunse nel- 
» la seconda '^^ : non dee quindi recar maraviglia che da originali sillalli 



(1) Elogio di Lionardo Pisano p. 76, e 77. !^'ota p. paragr. 2. 

(2) Vedi sopra pag. 26. — Libri, Histoire des sciences mathematiqiics en Ilalie, I. II, p 289 

(3) Vedi sopra pag. 32; — Codice della Biblioteca Magliabechiana di Firenze contrasscgnalo Scaf- 
fale C. Palch. I. n." 2616 carta i. recto. 

(4) Vedi sopra pag. 3>; — Codice Magliabecliiano, Classe XI, n." 21. carta 1. redo. 
(8) Elogio di lionardo Pisano p. 16, parag. XI. 



— 77 — 

» riascessfio Codici colla clala tic-l 1202, i t|u;i!i cilaiio la Geomi.'tria ' nala 
» .sultaiito iicl 1220; che anzi ceiil'ulli i esemplari dovcvano ri.suUarc, chc sono 
» (ulli (Jcllu «le)>.so puiiiieilo, ma d'epoca di ujaaici'a ^ di colore diverse. » 

li > GriuKilili (ivi) pay- 172. to. ■ 
„ '( l>;,r, XII. .. 

Nclia iiota jij del Guyllelriiiiii ul suo Eluyio di Leonardo Pimno s\ leg- 
«c (1) : 

It A! C.1V. Gi'imuldi, clie vuol levarc 1' anacronisruo , che un opera del 
11 1202 cili allr'opiM-a iiata solo iiel 1220, baslava I'osservare, che neU'opera 
» del 1202 quella ilel 1220 e citata in marginc, ad oram I'ruefalionis '. » 

-. 1 I'.ir. I. .. 

Ill falli si e (jia vedulo (2) che iiel Codice Magliabechiano Classe A7 , 
)i." 21. la dedicaloiia di Leonardo a Michele Scoto Irovasi in niargine presso il 
proemio. Gio il Taryioni fece conoscere dicendo : Ad oram Praefatioiiis, sc- 
quem Epistola ntincupatoria. minulioribiis Uteris exarata est (3). II Giiglielmini 
nel paragrafo 1 della Nota gg a! suo Elogio di Leonardo Pisano lipoi ta qiieste 
parole del Tarjjioni (4). Per cio il Guglielmirii slesso nel paragrafo 2. della 
niedcsinia Nota gg cila Par. 1. 

II codice della Biblioteca Riccardiana di Firenze contrassegnato col n.° 
783 contiene certamente la seconda edizione del Liber Abbaci di Leonardo 
Pisano. II Professore Giovanni Ballista Giiglielmini cio avverte scrivendo '3): 

« II Gi'iiTialdi poi ci fa sapere di piii, e decisamcnte, che I'edizione se- 
11 conda e del 1228,d'onde yiova argomentare che il Codice d"Abhaco di pri- 
» ma edizione, accresciuto in margine con cose della seconda, sia del prin- 
11 cipio del secolo XIII ', come lo dichiara il Targioni. Ecco ora la seconda 
» edizione trovala dal Grimakli nell;* librciia fliccaidiana di Firenze ^ „ Inci- 
>■ pit liber Abaci a Leonardo iilio Bonacci compositus anno 1202, et cor- 
» rectus ab eodeni anno 1228 " ". 

n ' Nol. /l/l/l. 

- 3 GrimaIJi (P.ir. Ill ) pny. 174. 



(1) Guglielmini, Elogio di Liimardo I'isano p. ina f 106, .Nol.i gq. parag. 2. 

(2) Veji i>opra pag. Hi. 

(3) Kelnzioni d'alcuni viaggi fatli it) diverse parli della J'osrana per ossorvnre Ic iiroduzioni 
»n(uralj, e gli antichi monumenli di tssa, prima edizione t. VI, p. 202, eilizione secoiula t II, p. 60. 

(4) Guglielmini, Elogio di Lionardo Pisano Nola gg par. I. p. 105. 
(8) Elogio di Leonardo Pisano, p. 100 IVol- gg. parag. 2 



— 78 — 

Non e ben rliiaro cio chc il Professor Giigliclinini intenda qui di dii'c 
colle parole conic In dichiarn il Tnrgioni ; jjiacche il Targioni alFerma che 
il codice Magliabechiano Classc XI. n.° "i I e del principio del secolo deci- 
nioquarto, non yia del principio del secolo deciinolerzo (I). 

Vero e che nella Nola hlih al suo Elorjio di Lionardo Pisnno il Gu- 
fjlielmini scrive (2): « Polrebbe qiiindi conjjctlurarsi, che il Codice d'Abba- 
» CO magliabechiano, il cui lilolo non accennn fi'atelii, sia stato sciilto aii- 
u teriormeale eziandio al '1220, non che al 122S ' soltanto; prima cioe che 
u i fralelli di Lionardo fusseru noli nbbastanza ». 

r < Not. Qf par. 2. 

Pare chc il Codice del quale il Professor Giijjiiolmini intese qui di par- 
lare non fo.sse il Magliabechiano Clasne Xf. n.° 21., m.i un altro piu aritico 
da ciii ejjii credeva derivato questo codice; {>iacche se la congcUitrn qui in- 
dicala dal Guglielmiiii si riferisse al Codice Majjliabecbiano C/a.sse AY. w.''2'l, 
non le sarebbe favorevole I'autorila rispellabilissima del Targioni , il quale 
dice che questo codice e del principio del secoln XIV (3). 

Nella nola gif al suo Elocjio di Lionardo Pisano il Prof. Guglielmini scri- 
be (4) : 

« TornerA opportune I'aver fin d"ora osservato, che il Codice ricardia- 
» no non fu forse esaminato ' come conveniva ad una secooda edizione, di cui 
» io slesso Aulore dice qunedam necessaria addidi (per non dire ^ quaednm 7iO- 
» va) : il Targioni cioe nol vide; il Grimaldi fa capire ^ che studio nel ma- 
» gliabecchiano; il Co.ssali cita il ricardiano '' (par quasi) pei' altrui citazione. 

„ ' Not. kk par. 2. 

» 2 Not. 1(1. 

> 3 (Par. III.) pag. 168. ^ 

» 4 (Par. Ill ) vol. I, paij. 27. 

Certamente il codice della Biblioleca Riccardiana contrassegnato col n.* 
783 e meritevolissimo d'essere esaminato. Tutlavia non e questo il solo ne 
il pii'i antico codice nel quale si trovi la .seconda edizione del Liber Abbaci 
di Leonardo Pisano; giaccbe questa seconda edizione trovasi anche tanlo nel 



(11 rt Esso CoJice adiincjiip t scrilto nitidamenle nel principio del secolo XIV. i, [Targioni Toz- 
sttti, Helazioni d'alcuni viaggi fntii in diverse parti delta Toscana, edizinna seconda, t. II, p. 89). 

(2) Gugtielmini, Elogin di I.ennardo Pisano, p. 21.5. Not. A/ift. 

(3) L. c. veili la nola (2) della p.ig. preeed. 

|4J GuglielmiHi, Elogio di Lionardo Pitano, p. 106 e 107 Not. gg, parag. 3. 



— 79 — 

codice L. IV. 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena , quanlo nel 
codice Palatino u." 1343 della Biblioleca Vaticana, come apparisce dal ley- 
gersi nel primo fncipit Abbacus Leonnrdi de domo fiUoi'um honacii pisani com- 
positus A. M" CC." II et corrcptus ah eodein A. M." CC." XWVIII.' (i) e nel 
secoudo fncipit liber Abbaci composilus a leonardo filiorum bonacij pisano in 
anno 1202 el correplus ab eodem 28 (2^. 

Leonardo Pisano al finire del secolo duodecimo dimoro per qualche 
tempo in Costantiuopoli, e Icnne conFerenze coa alcuni matematici di quella 
cilta. 

la falti nel recto della carta 85 del codice L. IV. 20 della Biblioteca 
Pubblica Comunale di Siena, si legge: 

Questio de eadeui re nobis upud Constantinopolim a quodam magislro pro- 
posila. 

Hem si proponatur quod unus iliorum petal alteri denarios 7 et habeat 
quincuplum eius et secundus petal primo 5 denarios et habeat septupluin 
eius etc. 

Nel codice Palalinu n.° 1343 della Biblioteca Vaticana a carte 73 verso 
col. 1. si legge : 

(Jueslio de eadem re nobis apud conslanlinopolim a quodani magislro 
proposila. R. 

Item si proponatur quod unus illorum petal alteri denarios 7 et habeat 
quincuplum eius. Et secuiulus petal primo 5 denurios et habet septuplum 
eius etc. 

Mel codice della Biblioteca, Magliabechiana di Flrenze conlrast>egnato 
Scaffale C Palchello I. u." 2G 1(3. {Badia Fiorentina n.° 73) si legge sul recto 
della carta 80. 

Queslio de eadem re nobis apud Constantino poli (sic) a quodam magislro 
proposila. 

Item si proponatur quod unus illorum pelat alteri denarios 7 et habeat 
quincuplum eius el secundus petal primo 5 denarios et habeat septuplum eius. 
Nel redo della carta 117 del coiJice della Biblioteca MagliabecUiana con - 
trassegnalo Classe XI. n.° 21, si legge: 



(i) Vedi sopra pnjj, 25. 
(S) Vctli sopra pag. 31. 



— 80 — 

Qucstio de eadeni re tmbis apud conslanlinopiilim a quodam magislro 
proposila. 

Et si proponalur quod nmcs Ulorum petal altcri dcunrios 7. et habeal 
quincuplttm eius, ct secitiidiis petal priino o. deiiavios ct habeal scptiiplum eius etc. 
IN'el recto tlclla caila 18 ilel codice della Dihlioleca Laiii'cnziaiia di Fi- 
renze contrassegnalo Gaddiani licliqui ii." 'AG. si leg{;e: 

De endein re nobis apud cniistautinopolini a quodam maqislvn proposila. 
Item si proponalur quml unus illoruin petal alleri deiiarios 7 ct habeat 
quinquies tantum eo. El secundus petas (sic) prima 5 denarios et habeal se- 
plies tantum eo. 

Xcl recto della carta 117 do! codice n." 783 della IViljiioleca Piicoar - 
diana di Firenze si legge: 

Questio de eadem re nobis apud constanlinnpolini a quodam vuujisfro pro- 
posila. 

Item si proponalur quod uuus illorum petal alleri dennrios 7. et habeal 
quincuplumeius ct secundus petal primo 5. denarios ct habeal scplupbun eiusclc. 
II P. Grimaldi fa inenzione di qiiesto quesilo dioendo (1^: » Dopo dunque 
11 aver' egli (Leonardo Pisano) con esetnpj e problemi dimostrato per mezzo 
» delle cifre I'liso delle rcj;ole, die dajjii Aiiliiielici diconsi del Tre seinpli- 
II ce, inversa e composia, di Societa, di Alligazione, d'liilcresse, di Sconto, 
i> di Cambio, di doppia c semplice falsa posizione, che arabicamenle Elcathaijm 
» appella, passa con nuova fojjgia a dimostrare astraltameute allre verita inal- 
» lematichc con Ic medesime iiidicale i-egole, ma con scfjni, cbe dalla di loro 
» ualura delerminnti non vengono, come coiivicusi airAljjcbia, clie alli'a cosa 
» non e, se non la scienza delle grandezze cspresse con caraiteri, la di cui 
» significazione e indeterminata. II primo uso, ch'ei fa di queslo calcolo versa 
i> intorno ad una qiicstione a lui proposla in Coslanlinopoli, cioe dalo, che fra 
» due Uomini uno domandi aH'aliro selle denari, ed abbia il quinti.iplo di lui, 
i> ed il secondo domandi al primo cin(|ue denari, cd abiiia il suslui)lo di lui; 
» si domanda quanto ciaseheduno avra :' Una queslione di lal nalura, essendo 
i> di falsa posizione, gia poteva sciogliersi con cio, cfie scrilto aveva intorno 
» ad alcuni problemi degli alberi; pci' lo che dopo averla enunciata, soggiu- 
» {]ne: u Ut sululio hujns questionis ad reqalam secundac arboris., cd ad ocnluui 
I' clarius videatm\ sit sumtna denarioruni ipsnram tinea ah. ex qua arj sit ptir- 

ili .Ucmotie istf.riclie di piii viimini iUtislii I'isani, I. I, p. 1!I0 i- i'.'T- 



— 81 — 

» tio primi,quarc gb eril portio secundi, el signelur in gb punelus d, sifqtie gd 

» 7, el in ng signetnr punelus e, sitque eg s ••; quindi avendo assejfiiato il va- 

» lore a ciaxcuiia delle date quanlitii, passa alia soluzionc del prublenia, con- 

2 
» cludeiido, die il priaio iiidicato per aq avcva 7 H — ^ , ed il secondo ac- 

14 
" ceiinato per gd avera 9 -)- — ». 

A pagine 62 del tomo secondo deila seconda edizione delle Rdazinni il'al- 
citui viaggi fatti in diverse parii delta Tuscmm did Dotlor Gio. Targioni 
Tozzetli fra vari passi da lui liportaU del Liber Abbaei di Leonardo Pisano 
si legge: Queslio nobis proposila a quodam Conslunliuopolilam Magisiro, apud 
Conslunlinopoliin. 

II Dotlor Giovanni Targioni Tozzelti nel medesimo tomo secondo, par- 
la dclla dimora falta da Leonardo Pisano in Costantinopoli dicendo : » Ha 
» pero sbagliato il Cardano, perche Leonardo Pisano non fu aeWEtiopin, ne 
» in India, ma dalla sua Opera unicamente si ricava, ch'egli stette in Bugia 
" nella Darberia, ed in Constanlinopoli, ed imparo dai Mercanli Arabi la ma- 
» niera di conteggiare aH'usanza degl'Indiani (1) ». 

II Prof. Giiglielmini fa anch' egli menzione del soggiorno di Leonardo 
Pisano in Costantinopoli scrivendo (2): « par quindi che Pscllo, o altri dopo lui, e 
» prima di Planude, ne trovasse quella greea dimoslrazione, che e chiamata 
» cosi da Planude, il quale la confronto coll' araba (da lui crcduta indiana), 
» cui aveva portata in Costantinopoli Lionardo Pisano ' al finire del se- 
11 colo XII. 

» ' ^o^. Par. 4 ». 

Pill oltre nella nota medesima il Guglielmini scrive (3); « Si noli in 
» fine che non c maraviglia se il no)ne ancora dl Diofanto spari Irai gior- 
» ni di Psello e di Planude, quando Liooardo fu in Costantinopoli; che fu- 
>' I'on giorni di grande sconvolgimento ». 

[n un altra Nota del Guglielmini al suo Elogio di Lionardo Pisano^ si 
legge (4) 

(1) /lelazioni il'iilcuiii riaggi fatti in ilicerse parti dclla Toscana per osservarc le produzioni na- 
turali, e gli anticiti monumenti di cssa ilat Dollar Targihm Tozzelti, ediztont sernnda, t. II, p. fiS. 
,2) Elogiu di Lionardo Pisano, \>. 46, e U>. Not. e, pai-.if. 1. 

(3) Elogio di Liotmrdn Pisano, p. 4ii, Nol e, paraj;. 1. 

(4) Guglielmini, Elogio di Lionardo Pisano, p. 73, e 7i ^o^. o, paran. 11. 

11 



— 82 — 

« Plaiuide costanlinopolitano t; il primo greco , pare a me , il quale 
i> dalla mela del 4 secolo xiii al piii indielio , ci da notizia d'A66aco ^ india- 
» no: ma al finire del secolo xii Lionardo Pisano era stalo in Coslanlino- 
» poll, ed ayeva lenute cont'ereiize e dis|)ule coi Matetnatici di quella Me- 
» tropoli 6, come sapiamo (sic) dalla stessa sua bocca; e non puo noii avervi 
11 fin d'allora insegnata e falta gustare la bella Scienza Indiana (come pure 
)' I'Araba Algebra figliiiola ' incognita dell'obbliato Diofanlo, o nolo appena " 
» a Psello, ma dimenlicato di nuovo fino ai giorni ^ di Planude); » 

11 4 Not. e par. i. v 

„ 5 Montiicla (Par. XIV.) Tom. 1. pag. 345. » 

T, <> Targioni (Par. 111.) [lag. C2. » 

■n > Not. m par. 2. » 

n a Par. 10. » 

■n 3 Not. e par. 1. n 

Giuslamenle il Prof. Guglielmini in quesli pa.ssi del suo Elogio di lio- 
nardo Pisano pone stU fmir del secolo duodecimo il soggiorno del medesimo 
Leonardo in Coslantinopoli , giacche di quesla diraora Leonardo parla nel 
suo Liber Abbaei [i) da lui composto nel 4'202 (2). 

II celebre Bibliotecario delta Laurenziana di Firenze Angelo Maria Ban- 
dini incomincia I'articolo della sua Bibiiolecu Leopoldina Laurenliana reJativo 
al codice contrasseguato Gaddiani Reliqui n. 36. dicendo : » Leonardi Pisa- 
» ni, ut exterior Codicis habet titulus , Arithmeticae Pars II sen , ut in evol- 
» vendo eodem Codice comperimus, Capita tantum quatuor postreraa, sc. XII. 
» p. 1. de rcijulis erralicis , ubi legilur : Qiiaestio proposila a quodam Con- 
» stantinopolilano Magislro » (3). In fatti nel rovescio della carta 1 5 del me- 
desimo Codice Gaddiani Reliqui n." 30 della Biblioteca Laurenziana di Firen- 
ze si legge : 

Quesiio proposila a quodam constantinopuletano magistro. 

11 '' ^ / , 

Stimme — -— tmius numeri et inde extrahe -- -- , cl quod remanet 
9 3 Jo 

1 1 
divide in duas tales partes ut muUipliccs unam partem per :r TT i ^' aliam 

4 1 
partem per jr 5" ^^ Z'""' equales. 



(1) VeJi sopra pay. 79 c SO. 

(2) Vcdi sopra pai;. 69 e 70. 

(3) Bandini (Jngelus Maria nibliothcca Leopohlina Laurenliana, t. II, col. 39, Hibtiolliccae Gad- 
dtanae codices reliqui otim Magtiabcchiani nuitc laurenliaui, Cod. XXXVI. 



— 8» — 

Qiiesto qiiosito trovasi in liUli {jli allri cotliei tM Librr Ahhnci con qiie- 
sla inedcsima inlilulnzione. salvo chu in qunllro di quesli codici in vece di 
conslaiiliiiopnlelaiw si l<'(j{fe roiistaiUiiwpulilano (1) , e nel codice Ma^jliabu- 
chiano Classe XI. n.° 21. ''a carte 105 verso) si lejjge constantinopnlitano. K 
da nolai'e die in Ire codici dupo la parola mayistro del litolo slesso si trova 

Nel rovescio della carta 40 del Codice Gaddkini Reliqui n.° 3G della Bi- 
blioteca Laurenziana di Fii'eiizc si legjre : 

Questio de quiniiue liominibus naviin emere cupieiUibus nobis a perittusi- 
mo magistro musco conslunlinopidUano proposila. 

Hem quinqiie homines haheules bizanlios navem emere voluerunt. Quorum 

1 2 I 

primus peliit — — reliquis qualuor ipsorum bizanliorum^ secundus petit 

5 3 480 

12.. .112 112 

— r -T-1 lertius petil reliquis — — — , quarlns petit - — — -—.Quintus 

3 G38 b 3 420 7 3 

1 i 1 2 r . 

petit — — — - — reliquis. hec enim positio fuit nobis in comtanlinopulim 
' 810 27 10 3 

proposila a quodam perilissimo mayistro nomine muscone quam ita suprascri- 

ptis regulis r.educere studuimus. 

In niun allro codice ho trovato Ic parole ; hee enim positio fuit nobis in 
Constantiiiopidim proposila a quodam perilissimo magistro nomine muscone. Tut- 
tavia in due atlri codici, cioe nel Magliabechiano contrassejjnalo Scaffale C. 
Patch. 1. ?j. 2616, Conventi soppressi., Badia Fiorentina, n.° 73, e nel codice 
della Riccardiana di Firenze n.° 783 si legge che qiiesto quesito fu proposto a 
Leonardo Pisaiio in Costanliuopoli. 

In fatti nel recto della carta 106 del codice Magliabechiano Scn(f(ilc t-", 



(1) Co<lice L. IV 20 ilclla Biljlioleca PiiMilica Comunale di Siena, carta 8i recto; Coilice Pala- 
tine n.» 13i:l iltUa Biblioteca Valicana caria 72 verso col. i. ; Coilicf Magliabecliiano ScaffUe C, I'at- 
cheUo I. n." 2016 CoiiDeii/( soppressi, lladia Fiorenlina, n." 73 carta 79 redo; Codice Uiccardiano 
783 carta 118 recto. 

(2j <i Questio proposila a quodam constanlinopolllano magistro — — .» (Codice L. IV. 20 della 

V 3 

Biblioteca Pubblica Comunale di Siena carta 84 redo) ; — " Quaestio proposita a rjuodam conslan- 
linopolitano mag.» » (Codice Maglrabechiano Scaffale C- Palch. 1. n." 2616, Conventi soppressi, n." 73 

carta 70 redo)'- — « Questio preposita a quodam constaoiinopuletano magistro -; — ». (CoJice 

" 3 

itiagliabecliiano Palch. Ill, n.° 25 carta 70 versoj. 



— 84 — 

PaUhello 1. n. 2G1G , Conventi soppressi^ Badia Fiorenlina n. 73 , si Icgge: 
Quaeslio nobis proposila a peritissinio Magistro muscho conslanlinopolitnno 

in constanlinopoli. 

Item ifuinijue homines bizanlios liabentes uavem emere volucrunl. Quorum 

I 2 1 

pi'imns petit -^ ;- veliiiuis llll."' ipsornm bizanliorum. Sccundus petit — 

12 112 .112 

-T- -rr ■ Tertius petit reliqms -— - - . Qnart^is petit —- - 
b S ucJb (> >{ 420 7 3 

. . I I I 2 . . , 

Ouintus petit reluinis — „_ — — . Quam questionem ita ad tcvlauii 
^ ' ' 810 27 10 3 

reijulam redncere studiti. 

Nel recto dclla carla IGO del Godice Riccardiano n. 783 si legge: 
Questio nobis proposila a peritissimo magro mtischo conslantinopolitano in 

constantinopoli. 

Item quiuque homines bizanthios hnbcnles navem emere vohierunt quorum pri- 

12 11 2 

mus petit reliquis qualuor ipsornm bisanlhioruin. Secundus petit — — — . 

5 o '»80 b 3 

112 .112 

Tertius petit reliquis —— — — . Quarlns petit — — -^ — - . Quinlus petit 
638 b 3 420 / 3 

1112 . , . , , 

relinuts — — _ _ nuam questionem ita ad prescriplam regutam redu- 
' 810 27 10 3 ' ' 

cere studui. 

Iq tre altri codici del Liber Abbaci, cioe nel codice Palalino n. 1343 della 
Vaticaaa, e nel Magliabechiano Classe XI n. 2 1 questo quesito e intitolato : 
Questio nobis proposila a peritissimo magistro musco constaniinopolitano (1). Nel 
Codice L. IV. 20 della Bibiioleca Publjlica Comunale di Siena a carle 113 
recto il quesito mcdesimo e iiiiitolato : Questio proposila a peritissimo magi- 
stro musco constaniinopolitano. 

Questo quesito tiovasi nella parte quinta del capitolo duodecimo del L('- 
ber Abbaci di Leonardo Pisano. 

^eRieordi di Ser Perizolo da Pisa notaro Imperiale, pubblicali dal Sig. 
Prof. Francesco Bonaini si legge: « Lionardo Fibonacci fuo nosiro concive 
» e vivette nelli aiini 1203. Vidde tutto el raondo; tornoe a P:sa, e reco 



(1) Codice Pabliiio n.° 1343 carla 73 fCiso col. 1. — CoJice Magliabecliieiio Classe XI, )i.o2l, 
carta 154 verso. 



— 85 — 

» i numeii nrnbichi e I'aiimctica, c ne compose un libio clie in queslo lem- 
» po, (Icllo anno 150C Pisano, ncllo lempo .sciivo,tienc la faniiglia delli Gua- 
)i lanili, e vi sono expressi li niimeri tino al decinio, quale curnposlo fornaa 
» la decina, et insegHa conlai-e el . . . (1). 

Da questo passo de'Iiicordi di Ser Perizolo si raccoglie che un esem- 
plave manoscrillo del Liher Ahbaci di Leonardo I'isano era posseduto dalla 
nohile hiniifflia Pisana dei Gualandi nelTaiino 15011 (stile Pi.sano). Si sa che 
i Pisani fnio al 1750 ebbero una nianiera d'incominciar I'anno diversa da 
quclla delle altre cilia di Toscana. II canonico Domenico Moreni cio avver- 
le scrivcndo (2) : » I Pisani anliciparono il principio comune dell'AnDo piu 
11 di nove mesi, retrolraendo il [jiincipio dell'Era Volgare e accostandosi piu 
11 al veio, per lo sbaglio gia prcso da Uionisio I'Esiguo Autore di quest'E- 
» I'a 11. Di quest' iiso de'Pisani paria anclie il liastri dicendo (3) : " Giacchc 
II anco i Pisani avcano un'Era diversa, clie {jli porlava un anno piu innan- 
11 zi, accostandosi piu di nove uiesi alia vera Era volgare, sbagliata gia da 
>i Dionisio Esiguo, che ne fu I'Autore ». 

II Sig. Prof. Francesco Bonaini in una nola relaliva a questo passo de' 
Ricordi di Ser Pvrizolo scrive (4): » I Cronisli pisani fino a qui divulgati ta- 
il cquero tutti del Fibonacci, e prinio a dime (ch'io sappia) fu ua uibinate, 
» Bernardino Baldi, la cui Cronaca dei Matematici vide solo la luce net 1707. 
n II nostro Croiiista verra d'ora innanzi additalo come il primo il quale scri- 
» vesse del Fibonacci. Credo che possa riuscir utile il ricercare se il IMS. 
» Gualandi sia quelle slesso ]MS. dell'Abbaco del secolo XIV , che trovasi 
11 nella Magliabechiana (Clas. XI., N.° 21), e di cui dopo il Targioni e il Gri- 
11 maldi ne ripubblicava I'introduzione il ch. Libri, scrivendo dottamente del 
11 Matematico Pisano. V. Ilisloire des Sciences Malhematiqucs en Ilalie. Paris 
1. 1838— 1841, 8vo, II. 20— 39, 287—479. » Non mi e riuscito di sapere a 
chi appartenesse il Codicc IMagliabecchiano Classe XI^ n.° 21 prima d'e.ssere 
posseduto diilla Magliabechiana. Per cio non posso dire se questo codice 
sia o non sia quel medesimo di cui parla vSer Perizolo nel passo teste re- 
cato de'suoi Ricordi. 



'ti jirchivio sloricn Ilaliniio, t. VI, p.irle II, p. 388. 

(2) DibUoijral)isloricoragionalnililtnT(iscana,l. I, |i. .118, arlicolo « I.eiieiia il'iui MaUemati- 
co etc. r, 

(3) i'osseruaiure I'iorentino sugli edifizi delta sun palria, l. V. p. 2)5 e 216. 
(«) Archivio slorico Itatiano, t. VI, piirle II, p. 388, e 38S) aol.i 2, Jella p. 388. 



— 80 — 

Un escmplare inanoscrilto del Liber Abbaci di Leonardo Pisano esisleva 
iiella biblioleca del monastcro di S. Antonio di Cnslello de'Canonici llego- 
lari di San Salvaloie in Venezia. Nel Catalojjo de niaiioscriui di quesla bi- 
blioleca pubblicalo da Giacomo Filippo Tomasini, illustre lelleralo Padovano 
del secolo deciiiioselliino, si legge: (1) 

» Liber Abaci composilus 

» filioi-um l?onacij An. M C C I L 

11 Licipii. Scfijisissc niihi per te maijistor 

» Michael Scale Suminae Philosophiae elc. 

>' fol. m. 
Girolaino Cai'dano celcbre medico e matematico nel capitolo sccondo 
d'lma sua operella intilolata Artis Arilhmelicae Iractalus cle inlegris^ scrive: 
Fiiit el Mahomet Moisis (ilius (sic enim inueni) qui cekhrnlam Artem quam vul- 
gn Algebvae vocanl in Arabia coiulidil nnn lolain^ sed qualuor tantuin eius prima 
capita. Posterior eo fail Boeliiis. quanqitam illam nan vidisse aut inlellexisse 
piUandum est. AiUiquior eo fiiil Alchindiis, qucm Averroes satis novisse mihi 
vidctur , cMiMS opusculum qiiidam tarn impudenler quam etiam ineple scriptis 
sitis ut ingeniosi viderentur, insericcrunt. Inter Latinos proximus a Boelio Leo- 
nardtts Pisauriensis erit, et si ad artem respicimus etiam melior, huius opus 
in Bibliotheca Beali Antonij Venetiis eraso titulo vidimus, condilum iam diu 
ante fralrem Lucam: verum non ah illo aut magiiitudine aut ordine vel rebus 
ipsis plurimum differeus, ntque suspicari liceat [quod et Frater Lucas fatelur 
ex parte ) tolam quae usque ad nostra tempora pracler Graecorum inventum 
defluxil numerandi periliam, Leonardo qui ex India Arabia earn detulit, tri- 
bui debere (2). 

II P. Don Pietro Cossali nellasua opera iDtitolata Origine, trasporto in Italia, 



(I! Biblinlhecae f enetae manuscriptae pubticnc et privjtac quibun diversi Scriptnrcs haclenus in- 
rogniti recensentur. Ojiera lacobi Pbilippi Tnmasiiii Episcopi Jcmoniensis. Ad Itluslriasimos Li- 
terarum Pntrimns Pelrum cl lacobum I'tileatws Fratres. Vtini, Typis Nicolai Schiralli. MDCL. Su- 
pcriuram permissu, in 4" p. i, col. 2, Uibliothccae f-'enelae Sancti Anlonti Libri manuacripti Parte 
dextra Pluteus I. 

(2) llieronymi Cardani Mediotancnsis Pliitasopin ac Medici Celeberritni Opera Omnia, lam hac- 
lenus excusn. hie tamen aucta et emcndata: qtiiim nunquam alias visa,ttc primitm ex Aurtoris ipsius 
Authographis eruta Cura Caroli Spnnii, Dnelnris Medici Collegia Medd. lugduwieorum Aggrcgati. 
Lugduni, Sumplibus ioannis Antonii Iluguelan,ct Marci Anionii Itavavd M. PC- LXlll. Cum Privi- 
legio Regis. 10 lomi, in log., t, X, p. 118, col. 2, Artis Arithmelicac Truclatiu dc integris, caput II. 



— 87 — 

prhni progressi in essa dell'alyebia (i) riporta que$to passo del Cardano. Prima 
di ripoitailo eyii indica ove si trovi (jiiesto passo, dicendo: » Ma che piu, se 
» cio immediatamente ricavasi da quello , che eyli medesimo scrive alia 
» pag. 118 del tomo X delle sue opere nel cap. il. del libio De mathe- 
» malieis quuesilis, il IX tra i Paralipomeni (2) » Questa citazione e er- 
i-onea , giacchc il passo teste recato del Cardaao non -si trova nel capo II. 
de! libro de Matlictnaticis quaesitis di quest'autore, cioe nel capo II del libro 
Dono della sua opera intitolata Paralipoineiia, tua nel capo II deW'Artis arilh- 
mcliene Iractatns de inteyris , il qual trattalo non e diviso in libri , ma in 
soli cinque capiloli. 

L'opera del Cardano intitolata Parol ipomeiia e divisa in diciotto libri in- 
comincia a pagine 429 del tomo deciroo deU'ediziooe fatta nel 1663inLione 
di tulle le sue opere, e finisce a pag. 585 del tomo slesso. A pagine 510 di 
queslo tomo trovasi tutto il capitolo secondo del libro nono de'suddetti Para- 
lipomeiia. 

Piu oltre il Cossali dice (3): « Malamente Leonardo e da Cardano appellato 
» Pisuuriensis: a questa appellazione Leonardo si crederebbe di Pesaro, e non di 
» Pisa ». .Anche in allri luoghi delle sue po-ere il Cardano chiaraa Leonardo 
Pisano , Leonardus Pisauriensis. Nel medesimo capilolo secondo deli'operelta 
intitolata Arlis Arilhmelicae traclatus de integris il Cardano scrive: Notae au- 
tem illorum hae sunt, q^ias ex India Leonardus Pisauriensis detulil o cir- 
cuius. 1. unum. 2. duo. 3. tria. A, qualuor. 5. quinque. 6. se*. 7. seplem. 8. 
oelo. 9. novem. (4); ove e chiaro che il Cardauo vuol parlare del Fibonacci, 
comeche il chiami Pisauriensis. II medesimo Cardano nel capilolo XL VI. del- 
la sua opeia intitolata : Practica Arittunelicae generalis omnium copiosissima 
el ulilissima dopo aver riportato setle problemi lolli dal traltalo de'numeri 
quadrali di Leonardo Pisano, dice: et hae 7. quaesliones sunt Leunardi Pisau- 
rensis viri clari (5). 

Girolamo Cardano nacque ai 24 di settembre deU'aano 1501, com'egli 

(1) Vol. I, p. 184 K 18o. 

(2) Cosmli, Origine, trasporto in Italia, primi prngressi in essa delt'atgebra, vol. I, p. 18i, cap. 
VI, §. VI. 

(3) Origine, trasporto in Italia, primi progressi in essa dctl'algcbra, vol. I, p 186, capo VI, 
parag. VI. 

(4) Hieronymi CarJani Meiiiolanensi s Philosophi ac Medici Celeberrimi Opera Omnia, t. X, p. 
119, col. 1. 

(5) /lieronymi Cardani Mediolanensis Pliiloiopki ae Medici Ceteberrimi Opera Omnia, I. IV, p. 
1*7, col. 1. 



— 88 — 

medcsimo dice (1) e mon iiel 157G, sccoiulo chc nltesta Giambalista Selva- 
tico coetaneo del metlesimo Cardano, sciivendo: mortuus est (Caidanus) lio- 
mae anno sabilis hnmmmc I.MG vixit nulcm nnnos scx^ et sepluarjinla (2). 
Quindi e cliiuro die un e.semplare del Liher Abhari di Leonaido Pisano esi- 
steva nella Bibliotcca del monastero di S. Antonio di Gaslello di Venezia 
fino dal secolo decimoseslo; {rjacche il Cardano dice d'aver veduto in qiiesta 
bihiioteca Vopcm di Leonardo Pisano. E da credere cbe quesl'esemplare sia 
qiieilo ^stesso indicate net catalogo de' manoscrilli deila biblioteca medesima 
pubblicalo dal Tomasini. 

Nel 1687 la suddetta Biblioteca del monastero di S. Antonio di Castello 
fn interamentc distrnlta da improvviso jncoiidio. 

II Sij>. Emanuele Antonio Gicogna cliiarissiojo erudito Veneziano ha po- 
sto in piena luce questo fatlo scrivendo (3) : 

« Ecco poi la storia del fatale incendio che consuiuo la famosa Biblio- 
). teca del Cardinal Grimani. lo la tragfjo da un niss. intitolato TmUall di- 
" \ersi posseduto dal benemeritissimo canonico D. Agostino Corrier , ed e 
» di mano del padre Armano, che ho piii volte rammentato fralle epigrafi 
» di S. Domenico di Castello. 

» Siiccedctto pure allro inforlnnio soUo il docjalo (hllV antedelto principu 
» (cioe I'anno 1687 sotto il doge Marcantonio Giustinian) menlre comandato aven- 
» do il magislrato ecc."" sopra le arliglicrie aWabate c canoniei Regolari di 
» Sunt' Antonio di Castello che dar dovessero comodo ne'diie loro Refetlorj (jran- 
n de e piccolo., di parte del Monistero di sopra., e parte di sotto., e delli quaitro 



(1) Tirahoschi storia dcUa letteratura Italima, t. Vll, p. C80, lib II, capo II, parag. XVII. — 
.1 1801. ilie 24 Septerabris lio. 6. mi. 40. .'i meridie .... Ilicron. Cardani. aiitoris (Genittira) » 
[Hieronimi Cardani Mcdiolanmsis Philosnphi ac Medici Cekberrimi Opera omnia, t. V., pag. 468.,, 
col. 2, Liher de exemiUis centum geniturarum, ii." XJX);— ■■ 1501. Die 24 Sepleinbris ho. 6. mi. 40 
» .'* .Meridie Mediolani Oclava (Geniliira) . . . Hieronimi Cardsni Comment. » [Ilicrnnimi Cardani 
Mediolancnsis Pliilosoplii ac Medici Celebernmi Opera Oinnia, I. V., pag. 517., col. 2, Liber duode- 
eim geniturarum, Genesis VIII). 

(2) Francisci Cicereii Epistolarum libriXII e,t orationcs quatuor. M.Maphaei Filii Epislolarum 
liber singularis et aliorum varia quae omnia ex MSS. Cndicibtis nunc primum in lucem prodcunt 
aUieclis illustrationibus et Francisci f-'ita cura et studio V Pompeii Casati Mbalis Cislercimsis et 
Diplomatices Profcssoris. Mediolani. MDCCLXXXII. 2. voliimi, in 4" , vol. I, p. 245, nola 2. 

(3) Delk Inscrizioni Fcncziane racevlle ed illustrate da Emmanuele Antonio CicognaCittadino 
f^eneto. fenezia 1824—1845. Presso Giuseppe Orlamlclli Editore Picotti Stampalore, 4 voluroi, in 
4", vol I, p. 365, col. 1, corrczioni c giunte alia p. 18'J, 



— 80 — 

» vwgazzini^ soliti quesli prima affUtarsi^ accio il sig. Felice Multoni potessc 
» valersene in manipulare li Fuochi artificiati die &pedir dovevansi in Levanle 
» per ivi valersene contro Turchi, e menlre si slavnno delli fuochi lavorando, si 
» appicco il fiioeo in que'maleriali, e fece con la sua forza tanto fracasso, die 
1) /;i podie ore reslarono distrulti li Refeltorj die decorati erano di singolari- 
)) tu di pregevoli pillure^ e die sostenevano I'anlica scelta libreria composta 
» in huona parte di Lihri greci ed ebraici ed allri rari manuscrilli die tulti 
» miseramcnle perirono, ed il monaslero trasforinalo rimase in albergo di ro- 
» vine e frammenti esposlo a maggiori pregiudizj iieiressersi scoperti tulti li 
» tetti , crollate sensibibnente le muraglie , e scompaginale le stanze ec. Nel 
» Tomo II. poi deH'archivio evvi ia data 1787. 19. giugno il contratlo fallo 
» per il restauro ». 

Nel Saggio di Bibliografia Veneziana del medesimo Sig. Cicogna si leg- 
ge (1) : 

'I 4354. Bibliolheca manuscripla Doininici Cardinalis Grimani. 

•• (Tornm. Bllil. Venetai", p. 1, a. 1630). Era nel monaslero di S. Antonio di Castello e tu consu- 
>i mala dal fiioco nel IGS" ". 

II Sig. Cicogna e slato il primo a far conoscere con precisione i'anno in 
cui avvenne quest'incendio della biblioteca del monastero di S. Antonio di 
Castello. Altri aiitori parlano deiriiicendio medesimo indicandone il tempo in 
cui avvenne senza precisarne I'anno. 

Nella Prefazione al lomo primo del Museum Italicum de'Padri Giovan- 
ni Mabillon e Michele Germain si legge (2j: lam ex iis quas aliquando per- 
lustraviinus duas nan sine magna rei Ulterariue detrimento igni corruptas 
accepimus, nempe Gemblacensem in Belgio ante aliquot annos ; et apud Vene- 
tias sancti Antonii in Castello Canonicorum regularium sancti Salvaturis, post 
nostrum ex ilia urbe diseessum. 

In un opera stampata in Veuezia nel 1740 col titolo seguenle: 11 Fo- 
restiere illuminato inlurno le cose piii rare e curiose antiche e moderne della 
citla di Venezia e delle isole circonvicine si legge: « Sul fine del secolo pas^ 



(1) Xaggio ili Bihl ogrnfi:i f'cncziaua composlo da Emmanuelc Antonio Cicogna. I enezia daUit 
tipografla di G. B. Mcrlii. MDCCCNLVII, In 8» grande, p. 'A'it- 

(2) Museum Italicum scu cotlcclio rctcrum scriptorum ex Bibliottiecis Italicis, Eruta aD. loltan- 
»if Maltitlon, el D. Micliaetc Germain. Tnmus I. in duas Partes dislinctus. Lutctiac Parisiorum, Jpud 
.Monlalant, ai Ripam PP. Augustinianorum, prope Pontcm S. Michaelis, Anno .\l. DCC. XXIf^'. 
Pars I, p. 10 lion iiiiinerale, Praefatio, parag. II. 

12 



— on — 

» sato arse per ileplorabil caso la Libreria cli qucsli Canonici copiosissima 
» ill Manoscriui in pergaiuciia, ilonati in gran parle da Domenico Cardinale 
" Grimani, tra i quali eranvi molli oi-iginali, non seuza {jrave dolore e dan- 
)> no considerabile della Repubblica Lelleiaria » (1). 

II Padre Giovanni de^jli Ajjoslini, Minore Osservanle, illusti'c crudito e 
scrillore Veneziano, nato ai 10 di Dicenibre del 170 I, parlando delle piii ce- 
lebri Biblioleche di Venezia sua patria dice (2) « Due altre Riblioleclie di 
» sommo pregio, si per la loro aiilicliila, che per la copia de'MSS. dovreb- 
>i bonsi da noi ramnienlare ; quella cioe di .V. Giorgio Magijiore^ cretla da 
II Cosmo dc Medici il Padre dclla Patria, (c) di cui ne fa ricordanza Frail' 
» cesco Albertiiii [d] con dire: Oiiiillo opuscula infiuita diversorum auclontm 
n in laudem praeslantissimi Cosini de Medicis, qui Ycnetiis Bibliotliceam picl- 
» cherriiiiam construxit in eccksia Snndi Georgii; e quella di S. Antonio di Ca- 
II sldlo i-'ondala dal Cardinale Domenico Crimani ; (e) uia siccome la prima 
» nel INIDCXIV. resto atterrata per I'ediKcio piii ampio del Chiostro , (/; e 
II la seconda da fuoco improvviso arsa, e distrulta , cosi Iralasciamo di Far 
II parola. 

» (c) Negri, Isloria dcgli Scrillori i'iorcnlini ;i c. 132. col. 1. 

» (dj jUirtibilia liomae, iol. \\\%. t. 

» («) Tomasini, llibl. f cnetae MSii. pag. 1. 

» if) Cornel. Lib. cit. Decad. XI. Pars Posterior, pag. 194. » 

II Sig. Cicogna parlando della biblioteca di S. Antonio di Castello di- 
ce [3) : « Ma per nostra somma disavveiitura questa biblioteca, che accresciu- 
II ta anche dal Cardinal Marino suo nepole si conserve fino alia fine tlel 
II secolo XVII, da un improvviso incendio consiimata fu del tutto; di cbe 



(1) f'orestiere iUuminalo intorno te cose piii rare e curiose antiehe e moderne dilla citlt'i di f c- 
nezia e deU'lsole circviwicine con la deserizioHc delle CUiese Mo'iislerj Ospcdali , Tesori di ,S(ik 
.Varco fahbricfic pubbliclic, I'iUure celebri, e di qwinto v'i di piii rigMardecnlc. Opera adiirnala di 
molle bcllissimv vc lule in rame dcllc fabbriclie piii cospicue di quesfa Mctropoti. I'rodolla sottu gli 
Anspirj di S. A. />. federico Crisliano Principe Reals di Potonia ed Eleltoralc di Sassonia ec. In 
fenezia MDCCXL. Prcsso Giovambaltisia Jtbrizzi L. Girol. con licenza de'Superiori e Privilegin, 
ill 4», p. 89. 

(2) IVolizie Istorico — Criliche inlorno la f'ila, e le Opcre dnjli .'icriltori I iniziani. liaccnllc, Esa- 
minale, e Vislesc da /•'. Giovanni dcijli Atjoslini de' .Minori delta Osscruanza, /Jibliotecario in S. Fran- 
cesco della f'igna nclla Citld di f-'enezia sua Patria. In / enezia presso Simone Occhi. con liccnzu 
de'Superiori, e Privileqio. 1732 — I73i, 2 loiiii, in i," t. I, p. xx\iv., Prefazione. 

(3) Delle iscrizinti / eneziune, p. 189, col. 2. 



— 01 — 

» fa menzionc il Formtiero illuininato. Ediz. 1740 p. 80,e I'Agosliiii vol. I, 
» prefaz. p. XXXI V. » 

Avvci'le giustamente il Padre Giovanni degli Agostini (1) die la Bibiioteca 
del Monaslero di S. Antonio di Caslciio fu f'ondala dal Cardinal Doniciiico 
Grimani, giacche si sa clie qucsto porporalo morendo fcce dono alia Chicsa 
di S. Anlonio di Castello de'Canonici Regolari di S. Salvadore di Venezia di 
liitia la sua libreria (2) composla di otiomila voiumi (3). Fu poscia qiiesta li- 
brcria accresciiila di molle opere dal Cardinal Marino Grimani, nipote del 
Cai'dinal Domenico soprammentovato (4). 

Non si put) con certezza sapere se il codice del Liber Abbaci di Leo- 
nardo Pisano menzionato dal Cardano e dal Toruasini sia venuto in proprie- 
la de'Canoniei Regolari di S. Anlonio di Caslello per la donazione ad essi 
falta dal Cardinal Donnenico Grimani della sua Bibiioteca, ovvero per gli ac- 
crescimenli di questa libreria faltli dal Cardinal ]\Iarino suo nipote. 

II Cardinal Domenico Gi'imani nacque in Venezia at 21 di Luglio del 
I4-G3 (5), e mori in Roma ai 27 d'Agosto del 1523 (G). 

[Contimia] 



(1) L. c. 

(2) Cicogna 1. c. — Tiraboschi, Sioria della tclteralura ilaliana, t. VII, p. 3't2, lib. I, cap \', 
p-iiag. XVII. 

(3) <( Bibliolliecam inslriictissimam octo milliiim volumiiium habuil (Cartlinatis Domiiiicus Gri' 
r, manus) » — fitac, el res gestae Pontiflcum Romanorum et S. R. E. CardinaUnm Ab initio naseen- 
tis Ecctesiae usque ad Clementem IX. P. O. M. Alphonsi Ciaconii Ordinis Praedicatorum et alio- 
rum openi descriptac: Cum ubcrrimis Notts. Ab Auguslino OtUoino Societatis Jcsu recogititac, et ad 
qualuor Tomos ingfiiti uhique reium acccssionc prodiictae. Addilis Pontifirum recentinrum Ima- 
ginibus, el Cardiiialium Iiisignibiis plurimisque acncis I'iguris, cutn [adicibus locupletissimis. liomae, 
.UDCLXXFIl. euro, et sumplib. Philippi, et Ant. Se Kubeis, 4 tomi, in log , t. Ill , ool. 180, C). 

(i) Tiraboschi, 1. q. — Cicogna, 1. c. 

(5) II Domiiiicus Grimanus, nalione Italtis, patria Venptus, Anlonii Venetiarum Principis filius, 
.. qui in liicem vonil die 21. lulii anni ini!l(>sinii i|iiatlrageiUesimi sexagesimi terlii i> [Ciaconii, p'ilae 
el res gestae Pontiflcum Romanorum et S. R. E. Cardinalium, I. Ill, col. 180 A). 

(6) « .\nnum agens suae .letatis sexagesimum tertium Romae J vita niigravit (Dominiciis Gritn.i- 
n nus) die 27. Augusti anno 1S23 ». {Ciaconii, f'itae el res gestae Ponlificum Piomanorunt et S. R. E. 
Cardinalium, I. III. col. 180, D). 



— 02 — 



AsTRONOMiA Fisic.v — LeUcvu del cliiarissimo sig. prof. cav. Macedonio Mel- 
LOM , corrispondcnle italiano linceo , al sirj. princtpe D. Pietro Ode- 
scALCiii, presidentc deWaccademia (*). 



Illuslrissimo si(jiior presidenle 



D. 



alle sperienze tcrmoscopiclie esejjiille durante I'lillimo eclisse del sole vi- 
sibile a Roma (28 luglio 18Jl) per cura de' ciiiari nostri coUeylii , padre 
Secchi e professor Yolpicelli, si era gia arfjoruentalo che I'energia del rag- 
giamento calorifico decrescemlo al progredire della osciirazione, piu che nol 
comportava I'a'npiezza della superficie coperta daH'intorposizione dclla luna, 
conveniva che la temperalura autneiilasse dai lembi al ceiilro del disco so- 
lare. Un'altra serie d'osservazioni, iiilraprese dal padre Secchi ne'giorni 19, 
'20 e 23 del prossimo passato mese di marzo (1852), per confrontare diret- 
(aniente tra loro i raggi calorifici delle varie porzioni del sole interamente 
scoperto. confermo poi I'aiizidetla proposizioiie, o pose fiior d'ogni diibbio la 
maggior temperalura de'raggi centrali, rispetto ai raggi provenienti dalle zone 
situate presso la circonferenza. Ne questo fu il solo friitto risultante dalle se- 
conde ricerche eliotermicho del padre Secchi, avendo egli trovato che il po- 
ler emissivo o radiante de'diversi puiili deU'emisfcro superiore era, general- 
menle parlando, piCi intenso di quello de' punti corrlspondenti dell'emisfero 
inferiore. Confrontando le posizioni del massimo di temperalura e della eccen- 
tricita apparente dell'equator solare nel tempo delle osservazioni, il padre Sec- 
chi le trovo quasi esaltamente coincidenti; donde la coticlusione che il sole 
ci manda piu calore dall'equatore che dalle regioni polari. Nella quale ipo- 
tesi ogni divario di temperalura tra i due emisferi verra necessariamente a 
dileguarsi, quando il predello equalore si presenli alia terra sotto forma di 

/diamelro, e traversi perlanlo il cenlro del disco, siccome e avvenulo nello 
£- spiranle mese di giugno. Cli/ se in questa circostanza, I'energia de'raggi vi- 

brati dall' emisfero superiore , continuera a moslrarsi piu grande , di quella 
de'raggi dovuli all' emisfero superiore , la predelta supposizione della minor 
temperalura de'poli rispello all'equalore non polra altrimenli sostenersi, e con- 
verra necessariamente amraellere che I'uno degli emisferi solari sia piu cal- 
do deU'allro. 



,'; Letla nella sessioue Vl.> Jel 18 Agoslo 1852. 



— Os- 
lo ipiioro quale ilelle ilue ipolesi sia slala convalidata dalle ossei-vazioni 
ulteriori; e quan(uii(|u(! io conveiijja peifeUamciite col padre Secchi, intorno 
alia maijgior piobabilita della prima , e riconosca volonlieri con essolui il 
vantafrgio grandc , clie una soluzione qualunque del (juesilo arrechera ne- 
cessariamcnle al pioyresso deU'astronomia fisica, io credo dovermi scostare al- 
cun poco dal parere di codesto illustrc accademico, relativamenle ad un al- 
tro suo ragionamento, indipendente dall'una e daH'altra supposizione. 

Dopo di aver confronlate tra loro le radiazioni inferiori e superiori del 
disco solare, cd osservalo clie verso le due parii eslreme del diametro ver- 
(icale, dileguasi ogni differenza sensibile di temperatura, il padre Secchi sog- 
{fiunge: » La cagione di cio pare evidente, amnieltendo I'almosfera solare, la 
» quale col suo assorbimento, ove Io siralo atlraversato e nioUo spesso, puo 
" fare svanire ogni difterenza tra le temperature primitive dei raggi lumi- 
» nosi, a quella guisa che I'atmosfera nostra col suo assorbimento tanto nel- 
" {'estate che neU'inverno, rende Io splendore del sole toUerabile all'orizzon- 
i> te, e il calore di quest' astro appena sensibile ». 

Ora, a nie sembra che I'azione deH'almosfera solare non possa produr- 
re, in virtu d"iui semplice assorbimento quantitativo, il fatto allegato della 
diflferenza insensibile tra le intensita de"raggi estremi; e che, pertanto, se nel- 
I'accostarsi ai lembi la radiazione calorifica superiore perde piu dell'inferiore, 
per produrre I'uguaglianza, se ne debba necessariamente arguire: 1. che que- 
ste due radiazioni sono eterogenee; 2. che presso i confini del disco, I'alrao- 
sfera solare ha una forza d'assorbimento, la quale opera piii energicamente 
su certi dati element! della radiazione superiore. 

Cio posto, ognun vede qual nuovo campo di ricerche venga dischiuso 

alia nostre speculazioni Le circostanze attuali m' impediscono di prender 

parte a questo genere di lavori, che mi sembrano oltremodo interessanti ; e 
pero mi dirigo con fiducia a lei, illuslrissimo signor presidente, onde far giu- 
gnere prontamente ai professori Secchi e Volpicelli la mia preghiera di oc- 
cuparsene, con lutta quella ingegnosa alacrita di cui essi han dato tante pro- 
ve a codesla Accademia, ed al mondo scientifico. 

Non occorrono cartamente i deboli lumi del mio povero intelletto, per 
distinguere i mezzi piii acconci alio scopo, essendo ben nolo che I'inlerpo- 
sizionc delle sostanze diatermiche, irasparenti od opache, colorale o prive di 
qualunque linta sensibile all'occhio umano, costituisce uno de'piu sicuri cri- 
leri, per determinare le dift'erenze di composizione degli efflussi calorifici rag- 



~ 04 — 

jjianli. ftla consideiaiulo clie la piu lniiga pralica d'uD'arle, o d'una scienza. 
conferisce orilinaiiamente un certo qiial drilto di coiisi{>liare chi enlra po- 
slcriormenle ncl medesimo arriiiffo, io mi pRimcllcio dire, solto queslo solo 
litolo di anziariila, die il priivio teiilativo tia far.si dovrebin; essere il paiago- 
iie accuralo dclle inlensila de'rafygi tlirelti c liasrnes.si da iino stralo d'acqiia. 
Se riiilei'posiziono di qticsto liqiiiilo caiiibiasse i rapporii quantilalivi delle 
ladiazioni esplorale, relerojjciicila di coiiqiosizione dcjjli odflussi caloiilici, vi- 
l)rati dai diversi putui del disco .solare, sarebbe provata sperimenlalmcntc : 
lie! caso contrario non iie risiillcrebbc {jia rinsussislcnza di^lla mia conclu- 
sione, die pai'ini snidaineiitc pojj{|iala siille belle osservazioni del padre Sec- 
dii, e si dovrebbe pertanlo riconere ad inlerposlzioni d'altri corpi, stiidiare 
la lifrazione pristJialica de'ra<j{ji tialti dai diversi punli del disco solare, co- 
slringere quesli raggi a Iraversare due lamine parallele di lormaline i ciii assi 
fossero iiicrociali ad aiijjolo I'elto, e soKoporli in soinma a qualunque altro 
analogo cimCnto, leiulente a slabilire sporimentalmente la dimoslrazione cercata. 

Teriniiiero con alciine parole inlorno ad un allro progetlo di sperienze, 
suggeriteini dalle osservazioni del professor Forbes d'Edimburgo, sulla dif- 
Ferenza nolabile da liii trovala, alciini anni or sono, nella temperatura dello 
stesso raggio di sole, inisurala successivamente a diverse allezze. Questo rap- 
gio gli sembro tanto piu caldo, quanlo maggiore si era la dislanza alia su- 
perficie lerreslre. Pare dunque die la nostra atmosfera affiievolisca, in forza 
del proprio assorbimenlo, la virtu ealorifica del raggiamenso solare. Ora, per 
eonoscere se tale assorbimenlo si eserciti indtstintamente su tutti gli elementi 
calorifici, o sia piu o men grande secondo la loro natura, converrebbe isti - 
tuire alcune ricerdie sperimentali, afTatto simili a quelle dianzi accennate, col- 
la difl'erenza pero , che dove le prime esigono I'immobilita del luogo d'os- 
servazioiie, le seconde dovrebbero ell'ettuarsi in due stazioni il piu possibil- 
mente dislanti, secondo la verticale presso il lido del mare, a cagion d'esem- 
pio, e sulla sommitii d'una delle piu alte montagne del globo. 

.Moretta di Portici (agro napolitano) a di 28 giugno 1852. 



— 05 — 

AsruoNOMiA Fisic.v — Seconda letlera del vhiarisxiino siij. prof. cau. Macedonia 
Melluiu\ corri.'nwndenta ilaliano liiicco, ul si<j. [irutciite I). I'lclvo Udescrd- 
chl pvesiUeiUe deU'accademia ('). 

Illusli'issiino signer presiilente 

10 terniinava la lettera ch' ebbi I'onore di dingoerle . alcuni giorrii sono , 
coll'esposizione somiiiaria d'nii piano d'osservazioni, alle a deciders se la, di- 
niiiuizione d'energia, trovala dal prof. Forbes nel caloie d'uii raggio solaie. di 
inaiio ill maiio cli'i'gli s'iiinollra neU'aliiio.slei'a, (■ o no pro[)orzioiiale ai ciiveisi 
eiementi che lo compongono. A lal Hue io consigliava d' iaipiegaie in due 
iuoghi, la cul dillurenza di livello fosse la piti giande possibile, i mezzi noli 
della trasmissione coloiifica, a Iraverso le sostanze dialertniche. Ma per ol- 
lenere dei dati com[)arabili sarebbe necessaiio I'operare conlemporaneamenle 
nell'una e nell'allra slazione, oppure ripelere siiccessivamenle le medesime spe- 
rienze nelle due slazioni, ed in circostanze perfellamente iiguali di iimpidez- 
za almosfcrica, e di posizione solare. 

Ouesle condizioni, e la necessila di trasporlare gli slrumenti ad una gran- 
de allczza, renilono I'anaiisi pro[)osla alciuanlo dilicala, e difficile ad eirelluar- 
si con quel grado di precisione die esige lo stale alluale delta scienza. Ora, 
riflellendo piu posalanienle al modo di evilare cos'i fatti ostacoli, mi sov\en- 
ne d'uu aniico oiio progello, che se nori e del lutlo enuivalenle a <|ut^llo or 
nienzionato, ha cerlainente con essohii una grandissima analogia. Mi permeUa, 
illiistiissimo sig. prcjsidente, di descriveiglielo colle slesse parole adoperate alia 
(inedi una mia nota sulle interessanti os>ervazioni elioteriniche de'profc.-sori Sec- 
clii e Voipicelli, nulla lornala d'ogjji, airaccadeiiiia delle scienze di Napoii. 

11 Sin dalle prime niie spcrienze lentlenti a sco|Hire I'eterogeneila, ben 
)i diniosliata oggRfi , degli elementi che concorrono alia formazione d'ogni 
" etllusso calorilico raggiante , io ebbi in animo lo studio del calor solare 
» nelle diverse ore della giornata. parendomi assai probabile clie <iuesto ca- 
n lore, atlraversando uno strato d'aria tanto piu puro c meno profondo, tjuan- 

11 to piu il sole s'aecosta al nieridiano, sollVa duianle la rotazione diurna del 
11 globe una peidila variabile, colla qualila desuoi principii elementari; per 
11 modo che la coniposizione d'un raggio di sole giunio alia superficie terre- 

(■) l-iU:i nilla 5CS»iuiii> VI-' del IS agO'-lo ISoi. 



— 00 — 

» sire dipenda dalla sua obliquita. Ma questo sludio procraslinalo per divei- 
11 se rajjioni e quindi del lutlo obblialo, ricevelte, per cosi dire, una nuova 
11 vita dalle sperienze del padre Secclii. E pert), raccoUe alia meglio \e cose 
11 necessarie all'uopo, mi posi ullimamente all'opeia. 

1) Tioppi dati mancano ancoia per piesentare oggi la descrizione com- 
» piula di qiieste i iceiclie, che mi faro un dovere di soltoporie al giudizio 
)> deiraccademia,quando un niiniero sufficiente di giornate peifetlamente linn- 
i> pide e serene m'avran peimesso di conduile a buon fine. lo posso tutta- 
» via aft'einiare fino da queslo niouieiito, e senza alcun timore d'inganuo o 
11 d'illusione , cbe la raia congellura si e pienamente avverata. II calor so- 
il lare traversa eerie date lainine di sostanze dialcimiche in propoizioni lal- 
» mente diverse colla varia alleaza del sole suirorizzonle, che i rapporti di 
» trasmissione, dedotti dalle serie estreme di osserVazioni souo talora diame- 
11 tralmenle opposli. 

» Uno strato d'acqua, a cagion d'esenipio, racchiuso tra due lamine di 
'1 vetro, lascia passare a mezzodi '"I,,, del raggiamenlo incidente, e ^"|,„„ quan- 
11 do il sole s'accosta all'orizzonte; dove cbe una lamina di certe qualila di 
11 cristallo di monte, la cui trasmissione meridiana tocca appena i ^'|,„„ , tra- 
il smetle '''■|,„„ verso il tramonto del sole. 

11 Noi abbiaoio pertanto il singolar fenomeuo di alcuni corpi, i quail 
II essendo esposti agli ultimi raggi solari presentano un ordine di trasmis- 
11 sione calorifica inverso di quello che viene da essi offerto soUo I'azione del 
11 sole giunlo alia massima sua elevazione. Questa inversione coslituisce in- 
11 dubitatamente la miglior prova possibile del di verso grado d'assorbimento 
11 che patiscono le varle specie di elementi calorific!, contenuti nel raggia- 
11 mento solare, attraversando I'atmosFera lerrestre solto la raedesima inclina- 
u zione. 

11 Non corrono molti anni^ che il calore proveniente dall'aslro del gior- 
1. no, considerato dagli antichi come un agente semplice ed omogeneo , fu 
11 trovato composto di diversi raggi o principii elementari dello slesso gene- 
.1 re, i quali distinguonsi tra loro per mezzo di talune differenze specifiche 
i> perfellamente analoghe a quelle dei colori; e pare anzi ollremodo proba- 
11 bile, cbe il fenomeno della luce sia unicamente dovuto, allimpressione ec- 
u citata da un certo numero di queste specie calorifiche sull'occbio umaiio. 

n I pochi falti ora esposti bastaoo a porre fuor d'og^ni dubbio le alte- 
11 razioai periodiche, che succedono ogni giorno nella qualita del calor solai'e 
11 pervenuloci piu o meno obliquaraente a traverso I'atmosfera, 



— 97 — 

» Tullo c'induce a credere che gli efflussi calorifici vibrati dalle diver- 
» se parti del sole, siano differenti di qiiantita e di qualita; e che il fluido 
1) atmosferico sovrapposto alia fotosfera solare operi diversamente sulle varie 
» specie di raggi che li compongono. E siccome la porzioae a noi visibile 
i> di quesla curva si trasporta annualmente lalora nell'emisfero superiore e 
" lalora neU'emisfero inferiore, scoprendo or I'uno or TaUro popolo e costrin- 
» gendo Ic radiazioni degli stessi punti, direlle verso il globe terrestre, a tra- 
i> versare diverse profondila dell'atmosfera solare , ne viene di conseguenza 
« che gli elementi di sifl'atte radiazioni devono palire degli assorbimenti ta- 
il loi'a pill e talora aieno intensi, e le composizioni degli efflussi corrispon- 
11 deriti variare pcrtanto iielle diverse stagioni deU'anno. 

11 Ora considerando che il calor solare e, senz'alcun dubbio, il primo e 
1) principalc agente, destinato dal Creatore alia sussisteaza ed alia propaga- 
II zione della vita, ognun vede quale e quanta sia per noi rimportanza di 
» queste variazioiii , c come sia possibile eh' esse conducoao un giorno a 
11 qualche utile applicazione; solo mezzo di giustificare oggid'i lo studio del- 
1) la scienza pura, nell' opinione d'un pubblico interamerite dedito alia cura> 
11 degl'interessi materiali ». 

Moretta di Portici (agro napolitano^ a di 9 lugiio 1854. 



13 



— 98 — 

Ottica — Sulla invemio7ie del tnicroscopio. Leltera del prof. D. LtJiGi M.vniA 
Rkzzi bibliolecnrio corsiniano e aecademico linceo uiwrario al ch. sig.'' 
D. Baldass.vuue de'i'Rinc.ipi IJoNCOMPAGNi accudemico linceo ordinario. 
Giuntovi una notizia sulk conshlerazioni al Tasso aUrihuile a Galileo 
Galilei, c sul dttbbio se Alessandro Adimari fosse o no aecademico linceo. 

A Sua Gcccllcnza 

IL SIG. D. UALDASSARIIE DE' PIUEIPI BOKCOMPAfiM 

ACCADEMICO LINCEO OUDINARIO 

LUIGI MARIA REZZI 

ACCADEMICO LINCEO ONORARK) 

JCi nori ha diibbio, o ch. aecademico nostro, sig. D. Baldassarre, csser de- 
bilo d'animo nralo conoscere ed aver sempre ia ricordazione ed onoranza il 
iiome di colore, che nuovi veri rilrovarono, o nuovi strutuenli giovevoli ad 
accrescere le coiiosceoze degli iiomini ; e che tornerebbe non meao a pro 
delle scienze, che a salisfazione della natia vagliezza nostra di sapere, iiilen- 
dere per qual via arrivaron eglino a raggiungere gli iini, e di che ingegni 
tormarono dal principio gli allri. Ma o sia perche talvoha le iimane menli 
s'incontiino ad un'ora, speculando o sperimenlando , nel generare gli effelli 
medesiaii, o perche taluni, fattine consapevoli dal caso o da amichevole cen- 
110, e forniti di accorgimenlo e solligliezza tanla da indovinare e discoprire 
un segreto non saputo , o non volulo tener cliiiiso e guaidato con pin di 
pelosia, non si recassero poscia a coscienza di fario suo e di precorrere nel 
porlo in conoscimento del pubblico, accadde bene spesso, che ignoli od in- 
certi si rimanessero i nomi benemeriti, le speciilazioni e gli speiimenti dc'pri- 
mi inventori, o su si levassero altri a contraslar loro la mcritala lode, o a 
volervj aver parte. 

Simiglianle fortuna incolse a qiiegli struinenli otlici, i quali primauienle 
occhiali od occbialini, e poscia con greco vocabolo, dal linceo Giovanni Fa- 
bro imposlo loro, luicroscopi si chiamarono (1): che meltesi tullavia in con- 
troversia e chi fu primo ad inventarii, e dove e (jiiando, e di che nunaero e 
qualila lenti furono eglino dappria congegnali. 

E nel vero le notizie e le leslimouianze, che ce ne porgono gli scrit- 
tori del secolo decimo sellimo, .sono tutte manchevoli, I'lina dallaltra discor- 
danti, e infra loro uoii accordabiii. 



— 09 — 

Pcrocchc lasciando di riclurvi alia memoria la nuova opinione mcssa fuo- 
ri ncl passato secolo da Giovanni IVianchi da Iliniini, il quale si piacqiie di 
esscr largo di tal merilo a Fcderico Ccsi, glorioso fondatoie della nostra ac- 
cademia, e ai lincei (2), come quella, che, oltre ad essere stata con efllcaci 
arffomenli smciitila da Domenico Vandelli da Modena (3), non ha veramente 
sii che si foiidi: sc noi prestiain fcde a Guglielmo Boreiio, giii ambasciadore 
del l{elgio unite alia corte d'Inghilterra, e poscia a quclla di Francia, egli 
in una sua, datala da Parigi il di 9 luglio del 1G55, e indirizzata a Pietro 
r)orcllo, consigliere e medico ordinario del re francese, iie racconta avere spes- 
se volte udito, clic un cerlo Hans (ossia in nostra lingua Giovanni; iusieme 
col suo figliuolo Zaccaria, ambidue facilori d'occhiali in Middelburgo di Ze- 
landa, terrazzani e fin dalla piu tenera eta conosccnti ed intrinseci suoi, no 
fossero stati i prinii inventori, e che alcunl di tali ottici strumenli da essi 
lavorati avevano olfcrto al principe Maurizio , governatore e duce supremo 
della belgica confedei-azione, e un altro, simile a quelli, ad Alberto, arcidu- 
ca d'Auslria, e governatore supremo del Belgio regio. Alia quale notizia d'u- 
dita aggiunge di veduta die, sendo lui nel 1019 ambasciadore in Inghilter- 
ra, Cornelio Urcbeiio d'Alckmaer d'Olanda, uomo conscio di raoiti secreti na- 
turali , matematico del re lacopo d'Inghilterra e famigliare suo, gli mostro 
quel medesimo microscopio, che Zaccaria all'arciduca Alberto regalato aveva, 
e questi a kii. Se poi cotal microscopio seraplice fosse o composto, e che nu- 
mero e qualita lenti portassse , il Boreiio o non sapeva , o non si brigo di 
Far sapere a noi. Soggiunge bonsi che non era gia uno di quelli , che a' 
snoi di s'andavano mostrando, a cannoncino corto, ma a cannone quasi un 
piede e mezzo lungo, e di diametro due dita largo, gittato in br.onzo messo 
ad oro, e adagiato sovra tre delhni pur di bronzo, con sotlovi un desco d'e- 
bano, ove, guardate al di sopra, si vedevano le pin minute cose aggrandire 
al sommo quasi per miracolo: e che i medesirai artefici furono quelli che lungo 
tempo dopo, cioc nel IGIO, trovarono appoco appoco eziandio i telescopi f/i-). 
Ci'istiano Ugenio per contrario, olandese anch'egli, e non guari lontano 
dall'eta di Giovanni e di Zaccaria , nella sua diottrica , scrilta assai prima , 
ma venuta alia luce per le stampe dopo la sua morte nel 1703, de'due mid- 
delburghesi artefici non fa motto. E tenendo dietro nel ragionare al natural 
procedimenlo deH'umano ingegno, il quale suole dalle cose piu semplici ed 
agevoli levarsi alle piu composte e difficili, opina doversi credere, che i mi- 
croscopi ad una lente sola fossero trovati non molto tempo dopo I'invenzlone 



— 100 — 

dc'lciescopi^ e quclli n pin lunti, sc non dicci nniii npprosso: i (pinii uliiml 
attcsta che chi jjli ebbero sotlo gli occlii, gli narraroiio Frcqiienli voile d'a- 
verli veduti in Londra nel 1G'21 tra le inaiii del Drcbelio, e cbe quest! n'cra 
allura teuulo primo aulore (5^. 

Francesco Fontann da Napoli pcro, innanzi al Borelio e all'Ugenio, cioe 
nel 164G, avea piibblicalo e francamenic manlenuto iui csser infra luKi il 
primo die fin dal IGIS inventato avesse e fabbricato micioscopi a due Icnli 
convesse: e a prova del suo detto I'ccava in mezzo raltcslazione del P. Gi- 
roiamo Sirsale, gesuita napolclano, e professore di sacra leologla '6^. 

AH'autorita di questi Ire scrillori voi sapelc bene, o ch. sijj. D. Raldas- 
sarre, conlrapporsi quclla d'un famoso discepoio di Galileo Galilei, Vinceiizo 
Viviani, il quale aH'amatissimu niaeslro suo vuole se ne ajjgiudiclii I'inven- 
zione: afl'ermando nel racconlo slorico della vila cbe nc scrisse , cbe quesll 
intorno al tempo die il telescopio, trovo pure i microscopi d'un couvcsso e 
d'un concavo, c insieme d'uno, o di piii convessi (7): e negli eloyi, falline 
iscrivere nella facciala della sua casa in Fircnze, cbe ncll'anno 1GI2 ne man- 
do uno in dono a Casimiro, re di Poionia, che gliene avca porta islanza (8): 
affermazione accoita, e presa a difendere come vera, da pressocbe lulli cbe 
scrissero dappoi de'falti e de'lrovati del fiorentlno filosofo (9). 

Voi vedete adunqnc Irarsi qui innanzi ben cinque contenditori, ciascun 
de'quali puo prelendere d'avere tocca il primo nel nobile arringo la meta, e 
menar seco al fiaiico un autorevole testimonio cbe ne manlenga le rajjioni. 

A chi di questi potremo noi. senza tema di errare, concedere la coutra- 
slata palma ? Chi di cotali lestimoni puo sopra gli altri merilare credenza ? 
chi esserci di sicura guida ad uscire del dubbio c raggiugnei-e la verila ? 

10 sono nell'avtiso che niuno : e voi, cortese e saggio siccome siete, giudi- 
cate s'io m'apponga. 

II Tiraboschi, leggendo i Ragguagli di Parnaso di Traiano Boccalini, 
stampali nel 1612 in Vcnezia, incontratosi in questo motto: >' mirabilissimi 
» sono quegli occhiali fabbricati con maestria tale, che alcuni fanno parere 

11 le puici elefanti, e i pigniei giganti: " venne nell'opinionc che (in da quel - 
I'anno conosciuto fosse il microscopio; e prese quindi argomento da por giu 
il dubbio da qualcbe tempo nulrito DcU'animo intorno alia verita de'fatti at- 
testati dal Viviani (10). IMa s'egli non avesse arreslato il guardo a quesle pa- 
role, e menatolo un po' piit avanti, sarebbesi accorto che quel bizzarro inge- 
gno parlava d'occhiali da porsi al naso, e non di microscopi; e per conse* 



— <01 — 

gucnza saria durata in lui hi primiera dubbicta (11). Cionondimcno , se la 
notizia che se nc avcva, noa riaaoDtava inRno al 1C12, come si die a cre- 
dere il Tiraboschi, I'Apiario per le slampe dato fuori dal Gesi ad onore di 
Urbano \'1I1, iimaiizi al fjuale veyijonsi, incise dal Greuler in tie divcrsi aispetli 
c in quclla forma e (jrandezzn, in cui il microacopio le aveva mostrale al lin- 
ceo Francexco Slelluli da Fabbriano, le api barberiniane, nc fa ccrti cbc cosi 
fatto slrumcnto oltico era gia renduto nolo a tutli nel 1G25 (12). Pertanio 
non poiru non parere a ciiicchesia savia e ragionevolc la sentenza del suti- 
nominato Tiraboscbi, seguitala da luui die scrissero del Galilei, che « prove 
» d'invcnzioni Irovate molt'anni prima trallc da libri stampati aolo nel 1C40 
» e nel 1G55, sono molio dubbiose (I3y. E in verila, perclie colali scriltori 
s'l leneri della gloria della patria e de'clienti loro , si rimasero colanii anni 
dal rivcndicaria e farla rnanifesta al pubblico? Qual impedimento non supe- 
rabile s'interpose die ne li distoUe ? e se »i, perche lo lacquero, e passaronsi 
di dichiarare c giustificare la cagionc del lunfjo loro e inopportuno indugio? 
E' pero non tni sa capire nell'animo come I'asscunalo slorico delle nostre let- 
lere, e que' che lo seguitarono, non s'avvedessero, che si fatto argomento quan- 
lo vale a logliere, o a menomar fede al Rorelio. aH'Ugenio, al Sirsale, mossisi 
troppo tardi a far te.stificanza a favore dc'due artefici zelandesi, del Drebelio 
c del Fontana, vale altrcttanto a toglicrla., o a menomaria al Yiviani: sendo- 
che il racconlo slorico die abbiam da questo della vita del Galilei, quando 
usci alia luce pubblica, se non nel 1717 MA) ? quando egli lo delto, se non 
nel 1G54 (15^ .' e gli elogi non furono essi iscritli nel prospetto del suo 
palagio solo nel 1G93 (IG; ? 

Posto cio, lo estimo che noi polremo conoscere con certezza chi di que- 
sli scriltori, infra loro si discordevoli, abbia delto il vero, allora solamente che 
ne riesca di Irovare un documenlo scritto da persona aulorevole e conlem- 
poranea al fallo, che ne chiarisca e confermi la leslimonianza. 

La fortuna e slata a me corlese di tanto: lalche io posso meltere in chia- 
ro e fuor di dubbio queste due cose. L'una e che sopra gli altri tutti si 
merila fede I'Ugenio in cio che aflerma essere .slato Cornelio Drebelio d'Al- 
ckmaer Tinventore del microscopio composlo: I'allra che tale microscopio era 
a due lenti convesse. 

Avele dunque a sapere , o ch. accademico no,stro , che fra la copiosa 
suppelleltile di rari e pregevoli manoscritti riposti nella libreria barberiniana, 
io m'avveoni, gia tempo, in piu centinaia di leltere da Niccolo Claudio Fab- 



— 102 — 

bii o Fabbrizi, sifjnor di Peirese, sciilte tiitic cli siio piigno parte al cardi- 
nal Francesco Barbcrini, il vecchio, e a Girolamo Aleandro in italiana, e par- 
te a Luca Holstenio in francese favella: ie qiiali novate qua e la disperse, o 
messe alia rinfiisa, mi diedi {jia la premura di raccogliere insieme, disporre 
per ordine dc'tempi, e parlire in tre giusli vokimi, quanle sono le persone, 
a ciii vennero indirizzate. 

lo non mi faro qui ad accennare, ne alia sfu^fjita pure, la copia delie 
(rhiotte notizie d'ogni maniera, ch'ivi si leggono, in fatlo di scienze, di lettere 
e d'arti, e spezialmente d'anticajrlie efjizie, grecUe, latine, arabe e della mez- 
zana eta: e piglio solamenle a ragionarvi di quelle che al proposto argomen- 
to s'appartengono. 

Scrive il Peirescio da Parigi, ov'egli allora dimorava, a Girolamo Alean- 
dro il di 7 giugno del 1622, che un giovane da Colonia, per nome Giaco- 
mo Kufflero, parente, com'egli dice, e, secondo la storia, genero del Drebe- 
lio (17),gli aveva fatto vedere un occbiale, o lelescopio, di nuova invenzio- 
ne, di verso da quello del Galilei, e che in una successiva lettera de'12 ago- 
sto del seguente anno apertamente chiama occbiale del Drebelio; per lo qua- 
le una pulce si vedeva altrettanto grossa quanto un grille, e i vermicciuoli 
che sogliono generarsi ne'formaggi, non visibili ad occhio nudo, prendevano 
figura e grossezza uguale a quella d'una mosca senz'ali: e che niostratolo gia 
a IMaurizio, principe d'Orange, al re d'Inghilterra, al duca d'Angio e a mol- 
ti altri personaggi di gran nome in Inghilterra, in Olanda e in Francia, de- 
siderava di fame conoscere gli stupendi effelti ancbe in Italia, e specialmen- 
te in Roma. Percio egli caldamente glielo vuole raccomandato, e piegalo a 
procacciare ch'egli sia accolto con benevolenza dagli uoraini di corte, e in 
particolare dai cardinali Girolamo Rusticucci , del titoio di santa Susanna , 
Otiavio Bandini, del quale I'Aleandro era segrelario (18), e Maffeo Barberini, 
che indi a un anno fu eletto sommo pontefice , e piglio il nome d' Urba- 
ne VIII (19). 

Ma il Kufflero, non appare dalle lettere scritte dappoi per qual sinistro 
incontro, sventuratamente mori, senz'avere mostralo in Roma ad alcuno il nuo- 
vo strumento , e senza che si sapesse in che maai quello fosse per avven- 
tura capitato. II che torno oltremedo increscevole al Peirescio s'l per I'imma- 
lura e inaspeltala perdita d'un giovane, venutogli in amore per la sua molta 
modestia e virlii, si percbe gli entro in cuore la tenia che, avendone scritto 
maraviglie a prima giunta poco credevoli, egli potesse, se il fatto non veni- 
va ad accertarle, scapilarne di credilo e cadere in sospetto di ciurmatore. 



— 103 — 

La biiona forluna peio aveva falto s'l, ch'egli, voglioso di possedere qiiaii- 
te mai gli dcssero alle inaiii anlicaglie, e rare o iiuove cose, die s'altenessero 
non meno alle scieiizc die alle arli e alle leltere, iion avesse trascurato d'a- 
cquislarc per se dal Kufflero alcuni di qiie{j;li occliiaii con riulendiineato di 
fame lavorare di sirni<jliauli: sicche pote di lejjgieri sopperire al difeito, e tor- 
re via dall'animo il mal concepito timoi-e, iiiviaudone losto due all'Aleandro, 
I'uno pill grande, e railro piii picciolo (20). 

Ma parve che la sventura accompagnasse di continuo que' nuovi stru- 
menti: dappoiche, corsi varii casi e trapassati da queste a quelle luani, noti 
giunsero essi a Iloma, che verso il principio del 1624, quasi un atiiio e mezzo 
dopo la parlenza del Kufflero per I'ltalia: e giuutivi, nou trovarono alcuno 
che intendesse il modo d'usare e sperimenlare gli ell'elti del piii grande. Del 
che il Peirescio non sapeva darsi pace, e s'argomentava per leltere d'aminae- 
strarne diligenteniente I'Aleandro. E colta I'occasione, che Glaudio Mellan, ce- 
lebre intagliaiore a buliao, era in sul partire per alia volta di Roma, si fece 
egli stesso con allri microscopi alle mani ad istruirnelo, aflioche que gli age- 
volmente potesse, pervenulo ch'ivi fosse, addestrarvi altrui (21). 

Non ci fu pero mestieri di tanto: che capitatovi nell'aprile di quell'anno 
il Galilei, liratovi dal desiderio di venerare di persona qual capo universale 
della chiesa Urbatio YIII , ch' egli gia riveriva ed amava da parecchi anni 
qual suo lodatore ed amico, se[)pe far cio che niuno fino allora sapulo aveva, 
e Irovo esser vero quanto le prime leltere del Peirescio notificavano , salvo 
che gli obbietti veduli per via del novello strumenlo non apparvero si luci- 
di e chiari agli occhi di lui, com'erano apparsi agli occhi di qnello, forse 
perche, non avulasi per anco la IX leltera peiresciana de' 10 e 17 maggio, 
jion avverli, che per averne compito effetlo bisognava mirarli illuminali dai 
raggi solari (12). 

Veramente anche il Peirescio fra tanli e s\ minuti particolari nai'ratici , 
come non omise d'accennare che I'invialo microscopic foruito era di due ve- 
tri, cosi non s'e pigliata cura di fame assapere di che qualita quesli si fos- 
sero. Ma un elFelto indicaioci nella VII sua de'3 marzo 1624 n'e di sicura 
scoria ad averne delerminala e certa conoscenza. Egli fa ivi avvisato I'Alean- 
dro che, se voglia pigliarsi il diletto di veder coH'occhialino un animaluccio 
che cammini vivo, dee andar muovendo la lastrella , su cui I'ara messo. al 
contrario del luogo, ove quelle s'avvii. Perocche » reffetto dell' occhialino 
(cosi egli soggiugne) e di mostrar Tobbietto al roveseio nel punlo della 



— 104 — 

» conveisione pioporzionata, e di fai' si che i! moto vero e ivaturalc dell'a- 
» nimaliiccio, che va, per esempio, d'oiiente in ponente, paia che vadi al 
1) coiitrario, cioe da ponenle in oriente (23) ". Ora clii abbia apparato soli 
fjli elementi dell' oltica non ha uopo d'inlender altro per conchiiidere , clie 
quel mici'Oscopio avea ad esser composto di due velri convessi : sendoche 
proprio e di questi renderc alia pupilla gli obbietti rovesciati a quella forma 
che accadc eziandio ne'lclescopi aslionoinici, appunlo pcrche fornili essi sono 
di due lenli convesse. II quale cfl'etlo della luce , allorche ella trapassa per 
due s'l falle lenti , fu , come vol couosccle bene, preveduto dal Keplero , e 
poi dai fisici che vennero dope, malematicamente dimostrato. 

Ed cccovi soUo gli occhi recato un documento di uno scrittorc con- 
temporaneo per allezza di condizionc, per nobilta e leallii d'animo, per in- 
gegno. erudizione e doltrina autoi-cvole al sommo, qual era il Peirescio , il 
quale in dieci leltere seguitamente scritte di suo pugno dal 7 jjiugno 1622 
al i luglio 1624 ne ragguagiia con diligenza grande e minule particolarita 
d'un fatto, ed accompagnalo di nolizie storiche e scientifiche non dubilabili. 
Chi polra non prestargli compita fede ? 

Noi dunque siam falti certi di queste cose: 

La prima e che infino all' aprile del 1624 era in Roma si nuovo ed 
ignolo il microscopio composto, che niuno avea saputo indovinare la mauiera 
del fame uso: in quella Roma, ove Galileo fin dal 1611 s'era intrattenuto 
ben due mesi, ed avea fatto conoscere i nuovi trovati suoi (24) : ove vive- 
vano non pochi doltissimi lincei, ed altri uomini studiosissimi delle scienze 
fisiche , le quali vcnivano ivi pigliando novella vita: ed ove facevano capo 
tulte Ic scientifiche e letleraric novita, come addimostrano le lettere e le ope- 
re di que'tempi, manoscritte e stampale, fra le quali mi basterii allegare i tre 
volurai summentovati di lettere del Peirescio al cardinal Barberini, aU'Aleaii- 
dro e airOlstenio, e quelle che s'indirizzarono a vicenda i lincei. Di fatto 
anche Fabio Colonna, linceo napoletano, chiama nuovo il microscopio , col 
quale intorno a quel tempo Francesco Slelluti , anch' egli linceo, osservo e 
notomizzo le api (25). Per la qual cosa io crederei di non meritarmi rim- 
provero, s' io togliessi quindi cagione d'affermare che nuovo ed ignolo do- 
vevn pur essere per tutto Italia. 

La seconda e che i microscopi, capitati in Roma nel 1624 alle mani del 
Galilei, vennero di Provenza , ed erano lavoro altrui e non suo. Giovanni 
Fabro adupque se disse il vero, scrivendo che quegli fu che prese in Italia 



— 10,-) — 

a lavoiarli: dacche le niemorie di quel tempo ne assicurano che nel niapgio 
di lal anno ne die iino in dono al cardinal di Zoller (26), un aitro ne spe- 
di poco dopo a Genova a Barlolomeo Imperiali (27) , un lerzo ad Acqua- 
spaita al Cesi (28) , e un quarto stava apparecchiando per mandarlo in breve 
a Rologna a Cesare RIarsigli (29) : cadde certo in crrore , aflermando che 
qucnli fu che lo reco iu qiicU'anno a Roma (30). 

La terza e che d'cssi raicroscopi aimcno il piu grande era composlo, e 
non semplice, e non ad altre che a sole due lent! eoiivesse : sendoche j;li 
obbiettt riguardali mostravali al rovescio. 

La qiiarla finalmcnle che clii lo invento, fu Corneiio Drebelio d'Alck- 
maer d'Ohuida, cliiamaadolo il Peirescio di nuova iiivenzione ed occhiale del 
Drebelio, avuto dal Kufflero disccpolo e parente di colui (3i). E se a ta- 
luno paresse non indi apprendersi con tutta certezza che questo fosse ; mi 
vcrria bastevole cii'io gli ranimenlassi che I'Ugefiio, la ciii testimonianza, av- 
vegnache tarda, accordaudosi assai bene con queila del Peirescio, riceve ora 
giuslo vaiore, ne dice chiaro ed aperto che nd ]C>2\ n'era lenuto in Londra 
primo aulore il Drebelio (32). Alia cui autorila posso aggiungere qnella d'al- 
Iro dotlissimo matematico e filosofo, il ((uaie, non solo per essere stalo ami- 
cissimo ed intrinseco del Peirescio e parlecipe degli slndi e pensamenti suoi 
per assai anni infino all' ultimo di che quesli visse; ma anco perche quanto 
dice nella vita di quello ne certifica d'aver cavato da lettere e monumenti 
di que' lcn>pi , che aitri, da lui infuori, non avria potuto aver dinanzi agli 
occhi, puo a buona ragione addursi in mezzo qual testimonio conlempora- 
Hco. Egli e questi Pietro Gassendo, il quale, narrato che il Peirescio, un anno 
prima che a Roma e all'Aleandro, inviato aveva diversi telescopi e vetri mi- 
croscopici a Padova a Paolo Gualdo, a cui tolse la morte il diletto di ve- 
derli ed usarne, attests ch'eglino erano stati non molto avanti trovati da Cor- 
neiio Drebelio d'Alckmaer, raeccanico del re d'lnghilterra (33). 

Pertanto voi di buon grado verrete meco (e verranno con voi tutti co- 
lore che non vogliano partirsi dagl'Insegnamenti della retta critica) in questa 
sentenza, che come vera s'ha ora a riputare la testimonianza dell'Ugenio, poi- 
che confermata dal fatto e dall'autorita somma d'uno scriitore contemporaneo: 
cosi niun conto ha a farsi di queila del Boreiio, del Sirsale e del Viviani 
messe fuori troppo tardi, e infra loro discordanti: e che il microscopio dre- 
beliano era veramenle composto e a due lenti convesse. lo notrei dunque 

14 



— 106 — 

siciuamente qui far piinlo^ sraetlere la penna, e credermi fiior d'obbligo di 
apfiiinfjer allro a prova del mio doppio assunlo. 

Cioiioiidiinaiico io ho ili die modere vie inejjlio in ciiiaro e far cono- 
scere che noi in tal fatto nuH'allro abbiamo fin(|ui di cerlo, che qiianto dice 
il Peirescio, e I'Ujjenio e il Gasscndo confermano in parte: dimostrando es- 
sere ne'racconli e nelle teslimonianze de'lre sunnomiiiali scrittori alcuni par- 
ticolari, che sccondo le leggi della buona crilica ne debbono per piu rispet- 
ti condurre a rifiutar loro credenza. 

E per cominciare da Guylielmo Borelio, il quale fa salire ad eta piCi Ion- 
tana I'invenzione de'microscopi, qual fede puo inai ae(!;uis(arsi uno scrittore 
che al suo racconto va anncstando cose apertamente false o strane ? 

Epli allerma che i due arlefici middelburghesi, Giovanni e Zaccaria, lun- 
fo tempo dopo avere inventato e lavoralo i micruscopi, cioe neiranno 1G10, 
trovarono eziandio a poco a poco anche i lelcsco|)i (34). 

Itnprima questa data e falsa, acceitandone il G.dilei che fin dal giugno 
del 1GO0 dalla remota Olanda erasi sparsa la fama e giunla agli orecchi suoi 
in Venezia, che uno di que' telescopi s'era gia presentato al coiite Mauri- 
zio (35). Questo falio, avuta ragioue del tempo necessario ad appareccliiare 
il lavoro in guisa che degno fosse di tal personaggio, e a far .si che si dif. 
fondesse in distantissimi paesi la novella d'uno strumento voluto tener segre- 
to fa rap'ionevolmenlc presupporre doversene riportare I'invenzione non .solo 
avanti al 1G10, ma anche a qualche anno addielro. Vieppiu falsa poi addi- 
mostrano essere lal data del 1G10 le teslimonianze di coloro, che nelle de- 
bite forme dai consoli, scabini e consiglieri di Middelburgo furono su cio 
interrogali, i quali fanno rimontarne il ritrovamenlo chi ver.so la fine del se- 
colo XVI, chi al priticipio del seguenle (3G). 

Inoltre che I'invenzione dc' microscopi andasse avanti di parecchi anni 
a quella de'telescopi e cosa, dice, maravigliando, il Monlucla, contraria alia 
coniune opinione (37); ed io aggiungo delta solo dal Borelio ed ostica mol- 
to ad ingozzare. Le prime notizie die il Peirescio e I'Ugenio ebbero del mi- 
croscopio non vanno piu la del 1G2i: ed io pin sopia ho accennalo che non 
s'iDCoraincio a fame uso pubblico a pro deile scienze, se non nel 1G'25 da- 
gli aolichi accademici nostri. Com'e da credere che uno strumento , donde 
il senso deH'umana vista riceve aiuto si utile e diletlevole d.i poler discer- 
nere con chiarezja e invesligare que' minuli obbietti e quelle minime parti, 
ond'cgli si compongono, cui la natura pareva piacersi di sotlrarre e nascon- 



— 107 — 

tfere a'noslri spiinnri: iino slnimciilo il qii.ile ne approndo ohcnon meno nel- 
rorgnnarnonlo delle piiY piccole fnUure sue die in qiiollo delle pin giandi, 
si iriosirn ammirevole la potenza e la sapienza del Creatore, giacessc si gran 
Iratto di lempo occullo e dinieiiticalo in un secolo avido ollremodo di Iro- 
■vare, conoscere, cimentare liiUo ciie torriasse accomodalo ad accrescere il le- 
soro dclle iimaiie cognizioiii ? Lo storie ci conlano, che allora, o pochissimn 
(lopo die fu invenlalo il tdescopio, sc ne allargjo e distese per ogni dove 
la nolizia e I'uso, e si viderO' ogiii faUa uornini aliVeUarsi e salire con esso 
alle mani le lorri o le colline, braniosi di spi^i'e il ciclo, o di scorgcre av- 
vicinale agli ocelli lore le cose piu loiilaiie. Solo il microscopio, mollo p!ii 
uiancsco ed agevole ad usai'e die quello , e vieppiii acconcio ad istruire e 
dilellare chiccliessia, non fu dc conosciuto, nti adoperato, ne avuto in pregio 
per buon niiniei-o d'anni, dacclie, secondo il Borelio, fu trovalo ? 

FiiinlnK'nle a cio die il Borelio lacconta, die Zaccaria diede in dono 
all'ai'cidiica Alberto , e qiiesli al Drebelio uno di que'microscopi di diversa 
forma da liii (iL'scriui, die s'appoggiavano in terra, contraddice il Peirescio, 
alFermando ch'esso era opera ed inverizione delTaulore degli altri, e che que- 
st!, anzidie esscrne rogalato da quel principe, gliene avea fabbricato uno egli 
stesso (38). 

E dunquc a conchiudere che Guglielnio, o non ne ritenesse per la lun- 
ghezza del tempo Irascorso tanlo salda, quanto egli vanta, la memoria, o in- 
dollo fiosse in inganno da chi gli narrava i fatti. 

Niuno poi puol'essere di monte si disavvedula e d'aninio si arrendevo- 
le da far buon viso al vanto, che nel sue libro messo alle stampe nel 1(J-U> 
il Fontana da a se medesimo, d'avere ventotl'anni prima, cioe nel 1GI8, in- 
■venlato e fabbricato il microscopio a due vetri convessi: ed egli stesso non 
si mostra- presontuoso al segno da non sentire che gli correva obbligo di raf- 
fermare la sua con altrui testificanze. Ma, estimando ch' essa sola valesse le 
inolle, non ci iDPtte innanzi che quella del P. Sirsale, professor di teologia, 
il quale attesla d'aver veduto colal ollico strumento nella casa di lui intor- 
no al 1G25 (39). 

Ora io chieggo all'astronomo napoletano come accadde che fra lutti qtian- 
ti erano i gesuili e i religiosi d'ogni altro ordine, abitanti allora in Napoli 
<; da lui cilati a tcstimoni, i quali concorrevano a grandissima folia a vedere 
il suo nuovo strumento^ non cerco, o non trovo niuno che gli facesse fede di 
data piu antica di quella del Sirsale , e che almen di qualche anno prece- 



— 108 — 

ilcsse il 1625? Cosn veraronnte note vole I E' pare, o cli. D Balilnssarie, die 
fosse jjradilo vezzo di cosliii jjloriarsi d'avere di pin niirii anliveimto i nuo- 
vi ritrovamenli de{jli altii, e recarne a |)rova (estificazioiii di dala piii bassa 
die la sua. Voi sapete bene, che 11 Kcplero nclla Diolliica sua, slampata nel 
KM 1 , propone e descrive iin nuovo telescopio da potersi fabbricare a dm; 
leiili convesse , cliiamato poscia ad onore dal nome sno kepleiiano , donde 
{]li obbietti riguardali riceveicbbeio iiigrandiinenlo e cbiarczza inajjgiore clie 
dal fjalileano fornilo d'un vclro convesso e d'lin concavo (40) : e il Fonta- 
na si fa innanzi ardilamente e millanlasi ch' e^jli rimaQ-ino e fabbricollo fin 
dal 1608 : e a confermazione del suo vanto riporla la testimonianza del P. 
Zupo, matemalico gesuila, il quale ceilittca d'aveilo veduto insiemc col P. Sta- 
seiio maestro suo, ma quando? nel 1014! (41) Qual clic sia il concetto, in 
cbe tal costume ne dee mellere il Fontana ; certo c ch'egli non ha recalo 
atlestazione niuna che valga, secondocbe il debilo suo portava, a mostrar vero 
il suo detto: e che quella del Sirsale, qual ch'ella sia, puo valere al piu a 
provare ch'ejjli aveva trovato e lavorato il microscopio a due hnili convesse 
intorno al IG'io. Ma priegovi a por raente, che piu mesi avanti a tal anno 
cosi fatti raicroscopi crano gia conosciuti e adoperati in Roma, in Firenze, 
in Genova e in Bologna: che fabbricavali Galileo, e regalavane i dotli amici 
suoi (42) : che i lincei se ne giovavano ad augumentare le conoscenze bota- 
niche e zoologiche, delle quali facevano partecipe eziandio il publjlico, dan- 
do alle stampe I'Apiario (43): e che il Fabro nel libro degli aniniali messi* 
cani, compiuio di scrivere nel primo di di qoelTanno, come si ricava dalla 
dedicazione fatlane al cardinal Barberino, narrava che gia da alcuni artefici 
ledeschi n'erano stati lavorati non pochi che avevano tratto a maravigliarnc 
lutta Roma (44). Non era dunque il Fontana neH'obbligo, se voleva render 
carta daddovero la sua invenzione e togliere via ognl cagionc di ragionevol 
sospelto, di far contestare con chiari ed autorevoli argomenti che il micro- 
.scopio veduto dal Sirsale trovavasi presso di lui avanti al 1624? o voile per 
Ventura darci a credere che di tuttc queste cose notizia niima giunla era in- 
fino al 1646 agli orecchi suoi? Ma leverebbesi su a smentirlo il linceo Fa- 
bio Colonna, concittadino suo e vivente a que'giorni con esso lui in Napoli. 
Francesco Stellutl ne fa sapere, che questi non solo aveva col microsco- 
pio ripetute ed avverate le osservazioni gia fatte e pubblicale da lui intor- 
no alle api; ma indotlo allresi a fare il medesimo lo stesso Fontana, il quale 
avea preso eziandio a disegnarle (45), Da questo motto dello Stelluli noi ven- 



— 109 — 

ijliianiu ad apprcndcK.' o die queU'amico doU'ape , clie nc faceva il disegiio 
c si piaceva di lavorare crintalli aslroiiomici c micruscupici, indicalo al Ce»i 
dal Coloiiri.i seiiza dime il iiotne, iioii allri si era clie il Foiilana, e che Ira 
I'uiio o rnllro inlerveriiva amiclievole eomuiianza d'alFclli e di sludi (4G). E 
di veil) Fabio in allra sua de"3 di iiovenibre 1G20 ci melle direllamente in 
8ulla via d'apprendere elic I'aniico deli'ape, il quale aveva lavorato que'cri- 
slalli e qucgli occl'iiali, di cui parla neila leltera dalata alii 10 di setlumbie 
1826, era desso, cliianiandolo col proprio nome di Francesco Fontana. Ora 
uscendo egli nella l<!slc citala lellera de'l9 di selletnbre in queslo detto, che 
iieil'anno anlecedente , cioe nel 1G25, aveva fallo due niicioscoj)i di quelli 
del Coloiiiese, il qual coloiiiese per le letlere del Peirescio allegate sopra ap- 
par cliiaro non esser allri clie Giacomo KulTlero, ne accerta che i nriicrosco- 
pi drebeliani eiaiio conosciuli in Napoli fin da queiranno: ed ollre cio in 
lie sue, I'lma dalata a' 9 di jjennaio del 1625, la seconda a 2, e la lerza ai 
13 del seyuente febhraio avvisa il Gesi d'aver ricevuto prima la stampa. ove 
si vedeva incisa in iro aspetti Tape osservata col microsco|)io dallo Slelluti, 
e poscia rApiario, e che, dalagli una scorsa, I'aveva rtcalo, acciocche lo leg- 
{jessc, al medico amicissimo suo IMario Schipani. Chi potrJi dunque dubitare 
che Fabio non niellesse nelle mani del Foiiiana si un de'niicroscopi del Co- 
loniese, ossia drebeliani tia lui lavorali, e si I'intaglio e il libro deH'api, se 
oltre ad essere infra loro legali da vicendevole aniicizia , davano opera in- 
sieme a ristudiare in quel miracoloso insello per informarne lo Stelluti '.' Per 
lo che io non so che mi dire, ne come por giii, o rallemperare i [[agliardi 
sospelti clie mi sorgono nell'animo, vcggendo che il Fontana di tutti questi 
fatti certamente a lui noli, e a cui ebbe mano, non da il menomo cenno nel. 
suo libro slampato nel 1646: laddove importava forte che, a meltere in sodo 
il vantato diritto di primo inventore, li manifestasse e li chiarisse. In quella 
vece che fa egli ? viene recaiidoci un brano dell'opera del P. Crisloforo Schei- 
ner, malemalico gesuila, ove si suppone il microscopio a due velri convessi 
trovalo gia avanli al 1626 (47). Ne vi desle a credere ch'egli, secondoche 
gli correva debilo, si melta a ricercare da chi , dove e in qual tempo ne 
fosse slata fatla I'invenzione, e donde la Scheiner avesse avula cosifatta no- 
tizia , al fine di porre in chiaro ch'egli aveva preceduto lutli gli allri nel 
glorioso ritrovamento. Non gia; ina se ne passa, congetturando che da Na- 
[)oli arrivata fosse agli orecchi di quel padre la fama del suo trovalo: men- 
tre non poleva ignorare che quesli viveva allora in Roma, dove da pin anni 
si conosceva e s'adoperava cosi fatto strumento (48). 



— 1 10 — 

Sembia infine ch'egli stesso non ben .s'assicuri di se : giacche temenilo 
forse die altri, qunndo che fosse, si facesse avanli a contiaddirgli e snien- 
lirlo, raccorcia e siriiige destiamente il suo nieiilo a qiieslo , cb' egli fu il 
priiHo ad inventare e fabbricaie i micioscopi a due coiivesse Icnli in Napoli, 
sua patria, confessando che, seiido tuHi gli uomini dotati d'inlellelliva e ope- 
lativa virlii. poleva allri aveili tiovati prima allrove (AO). Ma anco cotale 
scampo, se io non ciro, gli loiiia vano: che ne in Napoh pure iw fu e{;h 
I'invenlore. Fabio Colonna nella sua de'lT higlio 1020 indirizzata a! Cesi ;jli 
fa sperare di mandaigli da queila ciUa un acchiale che fa vedere dirilta I'i- 
niagine degli obbielti pi-esi a riguardare, invenlalo da un amico suo, il qua- 
le I'era andalo iiivestigando e trovando, a cagione che, voleiido rifare rpiello 
de'Coloniesi, non ne aveva sapulo indavinare I'artifizio (50). Quest' amico e 
raniico dell'ape, del quale e deH'occhiale da esso invenlato paria nclla lelte- 
la che segue (51) , e che v'ho mosUo piu sopra essere il medesimo che il 
Fonlana (5'2) : e questi Coloniesi sono senza dubbio il Kufllero e il parente 
di lui, che il Peirescio intese dall' Aleandro essere lornalo a Roma dopo la 
inorte di quello (53) , i cui microscopi rappresentavano gli obbietti al rove- 
scio, come quelli che portavano due veiri convcssi (54). Se dunque il Fon- 
(ana non avea sapulo indovinare nel 1620 li'arlifizio di quesli microscopi 
per forma che vollo I'ingegno a fabbricaine un diverse; come poteva averii 
inventali in Napoli nel 1618? 

Se i detti del Colonna, per verila non chiari abbaslanza e mal espressi, 
non nii hanno fatto gabbo, a che lorna, ditemi, il vauto che d;i a se slesso 
i'aslionomo e meccanico napolelano? 

Da ultimo io vorrei pure, o ch. accademico, poter essere severo menu 
ne! pigliare ad esame il racconto e la testimonianza del Viviani a favore 
del Galilei: e confessovi dolermi infino aH'anima d'entrare in una queslione, 
dond'e per venire .sceraamento alia gloria della nostra Italia e del piu gran- 
de de'suoi filosofi. Ma I'animo mio si conforta, considerando che se e bello 
ramore della patria e de'benemerili figliuoli suoi, piu bello e I'amor del vero: 
che la gloi ia dell' una e degli altri e taiita e s\ splendenle da non meno- 
mare gran fatto di chiarezza per picciolo raggio che vegiiale toko: e che 
per me si da esempio agli stranieri , dal quale npprendano,, che quanto e 
lodevole per noi aver cuore forte e generosa abbaslanza da spogliare I'lialia 
del diritto a una lode fino ad oi-a non a torto posseduto per restiluirlo a 
chi pertiene: altretlanto vituperevole cosa per essi e averlo si vigliacco ed 



— Ill — 

injjiiislo da rapirle, siccome parecclii di loro coslumalo hannu, e co.stucnar.o 
liitlavia di fare, (juc'molli clie incoiili'aslabilineiite sono |)ro|)ii suoi. E I'ani- 
ma {jraiide di Galileo , se pui cui i lassii le cose di questa misera terra , 
non vona senza dul)bio pigliarne ciuccio e sdeyno: egli si teneio del vero, 
die (|iiantiinquc polesse a biiona ragione a[ipi'opi'iarne a se liiUo il nierito, 
quaiido in iiua notte sol coll'ingefjno e co'suoi dolli e soltili raziocia i liovo 
il modo da congegnare il lelescopio, e nel scgtiente giorno, tnessosi alia pro- 
va, riusci felicemeiite a fabhricarlo con le sue mani: pure voile partirlu pu- 
blicanieiite con quc'flamniinglii ailefici, a cui nou rintelicllo, ma fu maeslio 
il caso, c del lavoro de'quali non ebbe clie per via della fama la nuda no- 
lizia (55). E vie maggiormenle a far cio rai coaforla il poter far conosccre 
che rilalia e Galileo non vi perderanno poi tanto da non riraancr loio una 
parte non picciola di lode, e forse non men degna. 

11 Viviani nac(|ue nel 'IG22, emesso assai giovanelto sotto il magislero 
del Galilei, non giunse a giovarsene, se non negli ultimi tie anni, che duio 
a queslo la vita (5G). Noa pote dunque essere lestiraonio di veduta de'lro- 
vati latli da quello in etii fresca; e pote di leggieri essere aienato in errore da 
falsa voce cbe andasse altorno. Certo egli erro, facendo nel 1612 re di Po- 
louia, in iscambio di Sigisinondo, Casimiro, il quale nou ascese su quel tio ■ 
no, se non nel 1648 (57). Ne maraviglia ch'egli cadesse in queslo e in allri 
errori per dilTalla di memoria, o sbadalaggioe: sendoche, co me ho fatlo no- 
lare di sopra, non delto il racconto storico del la vita del maestio suo che 
nel 1G54 a privata notizia del princqje Leo|j oldo di Toscana, e con I'inlen- 
diuieiitu di comporne e pubblicarne appresso altro piii accurato e disteso: e 
solo nd 1 093 fecerie iscrivere gli elogi nulla facciata della sua casa, il piu 
allreltaiainenle cbe si potesse, qiiando contava gia I'anuo setlantadueslmo di 
eta, ed era stato locco d'apoplessia (b^j. Aggiugnete, che nelia fine del so- 
praddetlo racconto: " Queslo per ora, egli dice, e sovvenuto alia steriiila del- 
» la Diia nieiiioria iuloiuo a soggetlo cos'i fecondo, tanto ho poluto racco- 
I) glier d'altrove in lempo assai scarso delT aiiliche nolizie , e privo della 
" maggior paile delli amici piu vecclii di quel grand'uomo, che mi potevano 
11 somminislrare maggior numero di virtuosi delli, e memorabili azioni, che 
11 rispleiiderono nel corso del sua vita (50) ". 

Egli e vero, che Giovanni Vodderbornio, stato in Padova discepolo del 
Galilei, nella conFulazione de'problemi dell'Horky, dedicata al >\'oilon, mini- 
siro briiaimico pic'sso la venela repubblica, con dala de'16 ollobre I6l0,narra 



— 112 — 

che pochi di avanli egli stesso aveva udilo il maestro suo dichiarare a Ce- 
sare Cremouiiio diverse cose degiiissiiiie a sapere, e infra le altre, com' eijli 
coUoccliiale vedulo aveva perfellamente dislinti gli orjjaiii, i moti, e le sen- 
limeiita de'piu piccioli animali (GO). Ma se raai fii questa la fonte , onde il 
Viviani atlinse !a nolizia, che il Galilei « irilorno al tempo die il telescopio, 
» inveiito eziandio il microscopio d'un convesso e d'liii conoavo, e insieme 
» d'tino o di i)iii convessi per discernere quelle minuzie, le quali benche si- 
» tuate in qualunqiie breve distanza dall'occhio le si rendono totalmcnte in- 
> visibili (61) » : siami lecito dire, salva la riverenza dovuta a lanlo nome, 
ch'egli prese errore; siccome prenderebbe certaiiiente eirore chi volesse trar 
indi arjomento a mantcnere la verita de'delti di lui. Perocche la voce lalina 
adoperata dal Vodderbornio e.v perspicillo, chiara cosa e che non allro stru- 
mento ottico a que'tempi significava, che o yli occhiali da naso, o il telesco- 
pio, noil mai il microscopio, del quale non trovasi motto in alcun libro fiiio 
allora pubblicato, ne in verun manoscritto fin qui conosciuto. Con tal nome 
latino il Galilei medesimo chiama sempre il telescopio (62) : con tal nome 
il Keplero (63); con tal nome gli allri tutti che ne'primi aani del secolo XVII 
lie scrissero, 

j\e vi paia strano, che il grande astronomo fiorentino voltasse il tele- 
scopio a fare osservaziani microscopiche: che io estimo non andar lungi dal 
vero, affermando che vi fu indotto da una letlera scrittagli da Bologna qual- 
che gioruo prima, cioe il 28 settembre dell'anno stesso IGiO, da Giananlonio 
Magini, ove questi gli da conlo, che « allungando il cannone alia, doppia di-. 
'1 stanza di quello che porta, e levando via il traguardo, o lenle coiicava sL 
>- vedono lutte le cose alia rovescia, e molto dislinte, se ben picciole (04) ". 
Certo Galileo stesso ricorda nel saggiatore, stampato in Roma la prima volla 
nel 1623, un telescopio accomodato per vedere gli oggetti viciuissimi assai 
pin distiiitameate che ad occhio libero (65). 

Del resto. se vero fosse quanXo il Viviani pone che Galileo, intorno al 
tempo che il telescopio (cioe nel 1609 o 1610). invento e fabbrico anche mi- 
croscopi di piii maniere, e che nel 1612 ne invio uno al re di Polonia, che 
gliene avea fatla islanza; e' ci saria giuoco forza di dar luogo a plii inveri- 
simili. 

E nel vero non e inverisimile ch'egli, arso da potente c smisuralo de- 
siderio di spiare ogni fatla obbietti naturali, celesti e terreni, grandi e pic- 
cioli, lasciato avesse anni cotanli, quanti dal 1609 al 1624 irapassarono, gia- 



— 113 — 

ceisi nella polvere oziosi ed inutili que'suoi microscopi ? e si fosse piaciuto tli 
glovarsi piii presto del lelescoplo che di qiielli alii nali a discernere con 
chiarezza, ajjgrandire ed osservare le cose minime ? Non e egli inverisimile 
che, zeloso ollremodo clie lulli si dessero ad avvaataggiare dl cogoizioai le 
scieoze nalurali da iui lichiaaiale in vila e messe sulla rella via degli spe- 
riuicnli, ed iachinalo da nnlura a far palesi e cotnuni i suoi e gli allrui li-o- 
vati, intanlo che, com' egli medcsimo scrisse ad Alcssandro Serlini, in men 
d'un anno aveva a lal uopo lavorato ben cenlo lelescopi (6G) , e lo vedem- 
mo sopra, appena fjli vennero alle mani, metlersi a cougegnare microscopi, 
e mandaili qua e la in dono per I'llalia agli amici suoi, si moslrasse per 
lungo spazio di lempo non curanle, od avaro di questi, e volesse fame grazia 
solo ad un re di Polonia, il quale cerlo non poteva servirsene che a vano sol- 
lazzo, e non ai lincei, nel cui novero era gia slato ascritto tin dal 161 I (67'; ? 
a que'lincei, che senza dubbio volti gli avrebbero, siccome feccro senza in- 
dugio nel 1024, ad esplorare e far manifesli al pubblico i segreli della na- 
lura, e ad allargare le conoscenze bolaniche e zoologiche, ove gli studi loro 
direllamenle intendevano ? Non e egli inverisimile die del Uovalo slrumenlo 
arrivasse romorio fino in Polonia, e non se ne senlisse fiato per lutlo altrove? 
che nulla ne sapesSe nel 1618 Girolamo Siituro da Milano, il quale, voglioso 
di conoscere le varie forme d'ogni guisa lenti, e le diverse maniere di la- 
vorarle e allogarle oegli strumenti inventali ad aiuto della visiva virlu, corse 
rOlanda, la Spagiia, I'ltalia e I'Aleraagna, e si trattenne buona pezza a cbie- 
derne minule e diligenli nolizie non solo in Middelburgo aU'occhialalo Gio- 
vanni Lippersein, credulo trovatore de'lelescopi, in Girona al Rogelo, in Na- 
poli al Porla; ma anche in Roma al Cesi e al Galilei nxjdesimo? che quesli, 
moslraloglisi si benevolo e corlese infino a cavar fuori del suo occhiale astro- 
nomico, che leneva fra le mani, la lente , e lasciar ch' egli la raaneggiasse, 
considerassela e misurassela a suo agio e lalento ; gli volesse poi lener na- 
scoso il microscopio , ne fargliene pur mollo (68) ? Noa e egli finalmenle 
inverisimile, che nelle leltere e scritlure cosi molte, dellate da Galileo dagli 
anni giovanili fin presso che all' ullimo di della sua vila, e scampate dalla 
voracila de'lempi e dalla non curanza degli uomini, non si trovi ne un cen- 
no pure, donde si possa argomentare che le seienze fisiche haano fra' molli 
a professargli anche quest'obbligo? Cerlo il Nelli, posseditore avvenlurato di 
moltissimi manoscrilti, autograft o autorevoli, che alia vila, alle speculazioni, 
e ai trovali di Galileo si rapportavaoo, e che appartenuti gia al Viviaai, og- 

15 



— 114 — 

gidi per la iiiunificenza veiauienle regale di Ferdinaiido III e Leopoldo II, 
(jranduchi di Toscana, iiella palatina libreria di Firenze si conservano, e si 
vanno facendo di pubblica ragione e doUamente illustrando da uomini eru- 
dili^simi, caiididamente confcssa po'.er con essi alia mano accertare ad uno 
ad uno i falti iiariati dal Viviani negli elogi che ne sciisse, fuorche queslo, 
cl»e il fioientino filosofo avesse invenlalo roechialino, o microscopic, per ve- 
dere le cose miniine, e mandalolo nel 1CI2 in dono al le di Polouia (GO). 
Abbiauio noi da credere clie la fortuna pielosa e larga nel conservarne e tra- 
smelterne alia posterila s'l gran numero, sia stata poscia \illana ed avara tanto 
da soltrarre dagli occhi nosiri e da quelli de'nostri antenati qucH'una scrit- 
lura, ove I'invenzione di lal oUico slruoieoto si desciivesse, o almen s'accen- 
nasse ? 

I\Ia non e solamenlc di tiilli questi inverisimili che s'aiiita e conforla 
la mia senlenza: che ■viene Galileo stesso a conf'eraiarla. 

Qiiando per le niani <leli'Aleandro liceve i| niicroscopio drcbeliano, in- 
viato di Provenza dal Peirescio, come stnimcnlo di nuova inveiizione, e po- 
le considcrarlo e vederne gli effetli, che disse egli ? Se fin dal 16('9, o ne- 
gli anni appresso, fosse stato il trovalore d'aliro uguale, o simile a quello. 
avria forse trascmalo di porre in salvo questa parte delia sua gloria di non 
picciolo momenio, e di far si che I'uno e I'allro sapessero, che all'ingegno e 
alle speculazioni sue se ne doveva avere il merito da pin tempo ? egli die 
per via di pubbliche scrillure, ed interponendovi eziaudio I'aulorita de'veneti 
mairistrati , fece ogni opera per rivendicare a se I'invenzione del compasso 
(li proporzione u>surpatagli dal Capra (70) ; ne si rimase dal far manifesti gli 
aigomenli. onde si licavava lui avere, innanzi che lo Scheiner, Irovato raac- 
chie nel sole (71;? Ora dalla lettera del Peirescio in risposta all'Aleandro 
non appare per niente ch'egli desse di cio il niinimo segno. Anzi che vi 
si legge ? " quanio all'occhiale, cosi quegli, ho caro che il sig. Galileo vi 
» si sia inconlrato : n e soggiugnendo che anche I'occhiale accennalo da que- 
sto, che faceva le mosclie come le galline, era op-era dello stesso aulore, il 
quale ne aveva fallo altre-si uno per I'arciduca Alberto, non mostra chiaro 
e fuor d'ogni dubbio che il (iorentino astronomo fu lontano dallo spaccinrsi 
presso I'Aleandro trovatore si del piinio che del secondo microscopio ? (72j. 
Ne dee, al parer mio, lasciarsi di considcrare, che a quel tempo sollanto, e 
non prima, ci si offiono documenti cerli, che ce lo mostrano abbandonarsi 
all'usato suo costume, e dar mano senza indugio a fabbiicare microscopi per 



— 115 — 

nioflo, che nello sp;izio ili poclii ruesi pole maiiJaine qualtro in rcyalo ai Jot- 
li niiiici stioi (7I<). 

Aero e che nella leltcra, oiide accompagno il dono Fatlone al Cesi, co- 
me ill quella indifizzala dopo al iMarsijjIi, e(;li diiiicnlica, o non si briga di 
f-'.ir loro nolo di dove il novello slrumenlo veniilo era, pei- opera di clii I'a- 
vesse conosciulo. e chi se ne predicn.sse aulore. Dalla quale relicenza io re- 
|)iito esser iiala la cajione, die i pin di qiielli che Io licevevaoo, si dessero 
a crederlo Irovalo uscito da qiieH'injrejTiio che piu allri aveva g-i;i parlorito: 
e che, noil disdetia, ne coi'iM^.sse poi allorno, accolla come vera, la fama per 
nrianiera, che e il Fabro, sccondoche sopra accnnalo ho, non duljilasse d'af- 
fermare qiiegTi essere stalo chi Io reco a Iloma (74): e che Niccoio Afrriun- 
ti, lino de'disccpoli suoi, presiipponessela francamenle, e indicassela, scnz'al- 
tro a{f{jiuii{jere, al |)ubblico qiial una delie galileane invenzioiii (75). i\Ia ve- 
lo li allres'i, che e aell'iina e neli'allra letlera Galileo si {juarda bene dal di- 
re aicunche, donde appaia che \ole,s,se chiamarsene aulore. Anzi Io scusarsi 
cl>e fa col Cesi d'avere indiiginlo, pii'i che non bramava, a inandarglielo, per- 
che <i non I'aveva prima ridollo a peifezione, ed avere aviilo diflicolla nel 
» rilrovarc il modo di lavorare i crisialli perfettamenle » non ci porge chia- 
la (irova quello essere slalo per Itii un lavoro piu pieslo niiovo che tale da 
avervi gia da paiecchi aiitit avvezza e spedila mano (70) ? 

Ma parmi che il mio ragionamenlo non abbia meslieri di piu alliingar- 
si intorno a questo: che le leltere di Fabio Colonna al Cesi chiarissimamente 
lie fanno conoscere che si a questo e si a quello era manifesto chi aveva 
cotali microscopi porlato a Roma: nominandosi in piii luoghi di quelle gli 
occhiali del Coloniese , il quale non puo esser altri che Giacomo Kufflero 
raccomandato gia all'Aleandro dal Peirescio (77). 

Finalmenle, a meltere in sodo e fuori d'ogni dubitazione la mia senten- 
za. parmi baslare la quasi perfelta rassoniiglianza del microscopic drebeliano 
venutogli in l\onia alie maiii col lavoralo dal Galilei, e dopo qualiro mesi 
spedito in dono al Cesi: veggendosi questo tolto chiaramente e irnilalo da 
quello. 

Non v'incresca di rileggere la teste citala lettera di lui al Cesi, e raf- 
fi'ontaiulola con quelle del Peirescio, voi apprenderete , che ambidue erano 
di due pezzi mobili, congegnati in guisa da polerli allungare o raccorciare 
a piacimenio: che in ambidue gli obbietti che si volevano riguardare, avean- 
.si a porre fuori nella base dello strumenlo: a questa sola differenza, che il 



— 11f. — 

Galilei aveva trasmulata la laslrclla del Di'ebelio in un cerchio mobile, all' 
uopo di poterc, jjirandolo, vedeic inlorno inloi-iio le parti che ad una oc- 
chiata non apparivano: che e il Peirescio ammaeslrato dal Kufflero, e Gali- 
leo dal Peirescio raccomandavaiio caldamcnte, che per oltenere migliore ef- 
fetto s'avesse ravvedimento di jjiiirdare robbiclto aKaccalo alia lastrclla, o 
al cei'chio mobile, all'aria screna c liicida, c nicglio al sole: da idlimo che 
in ambidue dovcvasi procacciare, che puntualissima fosse la dislanza tra I'ob- 
biello c la Iciite obbieltiva, e Ii'a qiiesta c I'oculare: e per qiiesto il cannon- 
cino era mobile nel suo picde o guidn, c parlifo in due pezzi , al fine di 
scorlarlo o allunjjarlo, secondoche s'accomodava vie piu alia vista del riguni- 
dante (78). 

Ne parmi che Giovanni Andres considerasse abbastanza i delli del Ga- 
lilei, alloi'cho usc\ in tal sentcnza: " Questo microscopio da quel poco ch'ei 
» ne descrive (nella lettera al Cesi) non fu che semplice , formato soltan- 
» to d'una picciola sfera o lentc di vetro, e prese sbaglio il per altro ac- 
» curalo Monlucia, quando disse non essersi fatti questi di picciolissime lenti, 
)> che verso la rneta del passato secolo (T9) ». Perocche se il microscopio re* 
galato al Cesi fosse stato fornilo d'una picciola sfera, ossia lente sola, e non 
di due vetri , come il drebeliano capitatogli pochi raesi prima alle mani, a 
che pro avriagli fatto mobile il piede, e parlito il cannoncino in due pezzi 
pur mobili: sicche si polesse alluugare e scorciare a beneplacito ? Oltrcdiche 
io lascero che chi si conosce meglio di me delle otliche scienze cbiegga 
all'Andres: perche, se il microscopio era semplice e non composto, cosi Ga- 
lileo, come il Peirescio richiedeva, che Tobbietto ad essere dislintamente e 
chiaramente veduto fosse illuminalo assai dal sole ? Ne mi si opponga che il 
Galilei non accenna se non una lente: sendoche I'intento suo non e giii vol- 
lo a determinare, se una o piu fossero : ma si ad ammonire il Cesi, come 
doveva procacciare che la distanza fra la lente obbieltiva e I'obbietto venis- 
se ad essere puntualissima. Pertanto non esclude egli per niente che avesse- 
ci eziandio I'oculare. E se mai I'erudito scrittore dell'origine, progresso e sta- 
to attuale d'ogni letteratura venne in tal opinione, prendendo alia lettera la 
voce lente, sicche non possa intendersi per quella altro che una picciola sfe- 
ra di cristallo di forma e grandezza simile al granello di quel legume, che 
porta si fatto nome, egli non s'appose: poiche gli sta contro I'uso comune, 
e il Galilei stesso adopera la voce lente per significare i vetri concavi e con- 
vessi del suo telescopio, i quali certo dod erano picciole sfere (80). 



— 117 — 

Mn cyli 6 tempo omai di stringere le moltc in poche. Noi abbiamo da 
una parte fatti e uotizie nariatcci in dieci lettere, scrilte tutte di suo pugno. 
da uno scrittoie contempoianeo e autorevollssiino, quale s'e il Peirescio, don- 
de viene confertnata la lestimonianza dell' Ugenio che fa primo autore del 
niicroscopio composto Cornelio Drebeiio, e dalle qiiali si ricava con cerlez- 
za, die il inicioscopio composto invenlato da coslui e venulo alle mani del 
Cnlilel in Iloma nel 1G24 era a due vetri convessi: abbiamo daH'altra parte 
che le addolte testimonianze e i racconti fattici da Guglielmo Borelio a fa- 
vore di Giovanni e Zaccaria da IVIiddeiburgo, da Francesco Fontana a favo- 
re di se stesso, e da Vir)cenzo Yiviani a favoi-e del suo maestro, e per es- 
sersi incssi fuori molto tempo dappoi che nota era al pubblico I'invenzione 
di colal ottico strumenio, e per li falsi, o strani ed incredibili particolai'i che 
contengono, patiscono si gravi eccezioni da non potere da un savio ciilico 
accallarsi fede. Dunque fino a che non si trovi e ne si manifesti altro do- 
cumento contemporaneo e fededegno, che ne conduca a mutar parere , non 
ai due middelburghesi artefici, non al napoletano Fontana, non al fiorentino 
Galilei, ma a Cornelio Drebeiio d'Alckmaer d'Olanda si dee la lode e il me- 
rito d'averc inventato il microscopio a due vetri convessi: ne inlorno a co- 
sifalto trovato non alti-o abbiara finqui di certo che questo. 

Se Galileo pero non ha la gloria d'avere inventato il microscopio, non 
ha forse quella , che infra tutti fu il solo che seppe indovinare in Roma il 
modo d'usarne ? che pose subito mano a fabbricarne parecchi ? che vollo I'in- 
gegno ad aggiungergli nuovi e piii acconci artifizi ? e che laddove era fino 
allora rimasto nelle mani del Drebeiio e de'principi e cortigiani strumento 
di vano trastullo e passalempo , lo rivolse ad uso pubblico e all' ingrandi- 
mento dell'umano sapere, inviandolo a chi poteva e voleva giovarsene a di- 
svelare i segreti della nalura, siccome senza per tempo in mezzo e innanzi a 
tutti dietro i consigli e gli eccitamenti suoi fecero in Italia il Cesi e i nostri 
vecchi lincei ? 

Dopo clo io rimetto nel giudizio vostro e in quelle degli uomini saggi 
ed imparziali , siccome siete voi,-il decidere, se non men degna lode che 
all'Olanda e al Drebeiio, debbasi in questo falto all'Italia e al Galilei. Sta- 
le sano. 



— 118 — 

XOTIZIE SILLE CONSIDERAZIOM Al. T VSSO ATTKIBIITE A GALILEO GAULEI 
E SIX DIBBIO , SE ALESSA.NDUO ADIMARl FOSSE , NO ACCADEMICO LINCEQ. 



Nolizia sulle cousidcrazioni al Tasso 
uUribuUe a Galileo Galilei. 



Pieriintonio Sernssi s"abballo nel pnssalo secolo in iin volume nianosciit- 
lo, riposlo in una puliblica iibreria di Roma, rion vnlula da liii, per {)elo- 
sia che allri polesse, qiiando cbe fosse, avvaiilajjgiarsi della sua scoperta, no 
ill voce ni" in iscrillo iiominare , riel quale fra piu altre cose Irovo alcune 
Considera/.ioni sopra la Gerusalemme liberala di Toiquato Tasso: e credeii- 
dole lavofo di Galileo Galilei, ne trasse segrelamente copia con animo di piib- 
blicailc, qualora avesse aviito ayio di contrapporrc convene\oli ritiposle alle 
aceibe censure, che in quelle si contenevano. 

Ma egli se ne ando Ira' piu innanzi di mandare ad elJTeHo il suo pen- 
siere: e venule fatto a Pietro Pasqualoni, lelleralo romano, d'averle alle ma- 
ni per opera di Baldaj^sarre Odescalchi, possessore de'mss. lasciali dal Serassi, 
U; die' alia luce insieme con un discorso di Giuseppe Iseo su lo stesso poe- 
ma, messovi avanti un erudito e diligenle proemio, e fornitele di brevi an- 
notazioni, laddove gli parve non coi'rer bene la censura (81). 

Non ebbe pero egli ne agio ne pazienza di riceicare e discoprire in 
quale delle romane biblioteche il ms. originale si ritrovasse, avvegnache que- 
s(o fosse con assai parlicolarita indicato: al fine d'avverare con che fonda- 
menlo il Serassi lo avesse attribuito al Galilei, e se fosse esso sciilto di sua 
niano o di quella d'altrui. 

Poslomi io ad esaminare, ha moiti anni, i manoscritli della Iibreria bar- 
beriniana, della quale io era allora prefetto, venni nella certezza, che il Se- 
rassi lo aveva ivi trovato: sendoche il volume, onde I'aveva Iralla , presen- 
tava liilli i parlicolari notali da lui nella fronte della sua copia, e annove- 
lati dal Pasqualoni nel suo proemio: cioe il non porlar numero, il non es- 
sere regislralo ne'calaloghi de'mss. , il leggervisi I'Aretia dello stesso Tasso, 
yarie rime d'Ottavio Rinuccini , del Bonarroli e d'altri poeli , il sonello del 
Galilei che incomincia: 

Mentre spiegava al secolo vetuslo, 
vm capitolo del Transillo, il cui piimo verso e questo: 



— H9 — 

Era Junqiie ne'fali, occhi niiei cari (82] : 

o iiiolliu ii vedeivisi quattro carle lacerate, dove Galileo preudeva a lassare 
{{li aniori imaginati dal Tasso di Tancrcdi con Clorinda , noa chc {jli allri 
piccioli vuoti e slracciamenti posti al cautu XIII St. LII (83). 

Id noti pifjiicro qui a disdire, clie lal lavoro .sia del Galilei: clie da una 
parte noii ho argoiuento certo da fondarvi sopra contraria senlenza, e dal- 
I'alti'a seDibra esso noii discordare al tutio da quanto egli scrisse da Arcetri 
il 10 Miaggio 1()40 a Francesco Rinuccini: " clreyli cioe avea annotati tul- 
11 li i riseonlri <le'concetli comuni tratlali dal Tasso e dall'Ariosto, soggiun- 
» gendo i motivi cbc gli facevano anteporre I'uno all'altro, i quali per la 
» parte deirAriosto eraao molti piii in numero e pi» gagliardi (84). « E la- 
scero pure di rnmmentare che a Giambaltista Venluri le censure ivi falte al 
Tasso parvero si niordaci e si lontane dal buon seiiso, che ci'edette di prov- 
vcder meglio alia rifuilazione di iui, ommettenilole (85^: e che non pare gran 
fatto credibile, chc lui dotlo Piorentino, e molto piu uno scrittore si elegan- 
te e conoscenlissinio della pura favella usata dagli antichi maestri nostri, qual 
era egli, riiifacciasse al nostro grand' opico I'uso di quelle voci, che il Pa- 
scpialdiii va qua e la iiioslraiido adopeiate da Daiite o dal Pelraica, o dal 
Boccacci. 

Diro bensi primieramentc. che il manoscritto barberiniano oon porta in 
froiite noiiie alcuno. nii quello del Galilei, ne d'aliro sciiltore qual sia. e die 
noil <l;"i iiidizio di sorla. doiide si possa appreiidere, se sia tolto da allro li- 
bro, o fatlura originale. Diio in secondo luogo che dalla lettera soprallegala 
di Galileo al lliiiuccini venghiamo a coiioscere, che le sue annotazioni era- 
no serine sopra carte bianche falle da lui interporre Ira le slampate: sicche 
dovevanci essere di quando in quando de'vuoli, secondoche richiedevano i 
versi o le slanze del poema, so|)ra cui non cadeva ossei-vazione niuna : e le 
harberinianc sono al coiilrario dal capo al piede scritte tulte seguitamente 
e senza lacune. Diro fnialmente, che f'allele pulilamenle legare a parte, co- 
me estimava convenire alia siippo.sta originaliia e imporlanza loro, e capila- 
tami dopo qualche tem[)0 alle inaui la letlera dal Galileo indirizzata al Car- 
dinal Carberino (BrO) , ed altra dun certo Morelli, se ben ne rilengo il co- 
gnome, ambediie autograft e conservale nella predetia biblioicca, m'accorsi 
doU'errore, e che colali con.Mdcrazioni, riputale opera del priiiio, eiano »cril- 
Ic di niaiio del .secondo. 



— I'iO — 

Pertanlo, venendo meno al Serassi ogni argomento preso daH'indicazione 
del nome dell'autore, dalla forma e origiiialila della scrittura, e dal sapersi 
donde fu tratta Topera , appare chiai'o e manifeslo iion riraaacrgliene altro 
clie la siiiiiglianza della materia. Ma anclie intorno a quesla puo nascer 
dubbio neir animo d' un saggio crilico , dicendo Galileo die i motivi, on- 
de giudicava doversi aiiliporre rAiiosto al Tasso, gli aveva egli soggiunto 
a'riscontri de'concetti comuiii Irattati dall'uno e dall 'altro, e \eggendo all'op- 
posito, cbe net ms. questi son messi avanti a qiielli ? 

E dnnqtie a f;ir voti che la ■veiitura ne metta nelle mani quel Tasso 
stampalo con le carte fattevi interporre dal Galilei, ove questi scrisse le sue 
annotazioni, e cbe chiestogli, come il Viviani credeva, da lacopo Mazzoni non 
pote piu ricuperare (87), o altro piu autoievole documento , acciocche noi 
possiamo uscir del dubbio ed accertarci , se le considerazioni, trovate nella 
barberiniana dal Sei'assi e dale fuori dal Pasqualoni, sieno veramente lavoro 
del fiorentino filosofo, o non adulterate da altra mano. 

Intanto uou giunga discaro a'miei leggitori, ch'io qui ponga alcune po- 
cbe ammeude da farsi al testo messo alle slampe, e cavate dal confronto da 
me fattone col ms. 

Stampa, a f. 12, canto II, st. VII, v. 7 e 8 : 
CoDcetti da piacere a'Principi 

Ms. Concetti da piacere ai principianti 

Stampa, a f. 17, canto II, st. 89, v. 1 e 2: 
slo pure aspettare che questo (la parola e mal copiala, co.si il Pa«|naloni, e 
non si rileva) d'Argante. 

Ms. questo pazzerone d'Argante 

Stampa, a f. 20 canto III, st. VIII: 

Questa stanza e bonissima, ma I'avrei voluta sentire il venerdi santo in 
Locca del Panicarole in pulpito. 

Ms. in bocca del Panicarola predicatore. ' 



Nolizia sul dubbio, se Alessandro Adimari fosse o no accademico Unceo. 

Alessandro Adimari nel frontespizio iutagliato in rame del volgarizza- 
menlo da lui falto in rima delle odi di Pindaro da a se stesso il titolo d'ac- 
cademico linceo; e nella osservazione a que'versi dell'ode X delle nemee, die 
suonano cosi: 



— 121 — 

Perfin da Taigeto 
Sotto uii tronco cJi querela un giorno assiso 
II sagace Liaceo gli discoperse: 
Che niun allro mortal miru si fiso, 
Ne di pill salda visla occhio s'ofFerse, 

afferma, che Fedeiico Cesi avevalo innanzi al inoriie alia nostra antica ac- 
cademia aggregate (88). 

Ma nel calalogo de' lincei, ove ciascuno di suo piigno scriveva il pro- 
prio nomc, noii si irova quello deH'Adimaii, ne si fa motto di lui in niuna 
delle scritluie che I'accademia nostra riguardano. Per la qual cosa dubbio e, 
s'egli tal fosse qual si nomina: e Baldassarre Odescalchi s'argomeata alia me- 
glio di mostrarlo immeritevole d' avere una naentila , metlendo innanzi con- 
getture e probabilita, nel vero ne deboli, ne dispregevoli: che non e credi- 
bile, egli dice, che I'Adimari fosse ardilo lanto di pigliar un titolo non con- 
cedutogli in un libro fatto di pubblica ragione, e da lui dedicate al cardi- 
nal Francesco Barberini, il quale era protetloie, e avulo allora di fatto ezian- 
dio in conic di piincipe delTaccademia deMincei (89). Ne dal Piospetto delle 
Meinoiie Anncddole di essa accademia raccolle da Francesco Cancellieri ap- 
pare, che questi avesse alle mani migliori argomenti; dappoiche pone il fatto 
in questione (90). 

Ora un documento certo da me trovato mi mette in grade di far cono- 
scere non aver noi uopo d'allro per aggiuiigere al nuraero degli antichi lin- 
cei anche il uome di questo dottissimo e valente scriltore e volgarizzator 
riputato del Pindaro: ed e un memoriale scritto di sua mano, che iusieme con 
allre leltere sue si conserva nella libreria barberiniana, il quale dice cosi: 

Alessandro Adimari, essendo stalo onorato del titolo d'accademico lin- 
ceo, supplica V. E. d'ordinare a chi spetta, che gli sia conccsso I'anello solito 
di darsi da quell'accademia ai soggetii che in quella sono annumerati. Che 
della grazia ne professera obbligazione eterna a V. E. quara Deus etc. 
(fuori) AU'emu e rmo sig. cardinal Barberini 
Per 
Alessandro Adimari (91) 

S'egli otlenesse poscia il chiesto anello, rimane tuttavia incerto: ed io di 
buon grado ni'accordo coll'Odescalchi nell'opinare che no, dicendone la sto* 
ria, che dopo la morte del Cesi quell'illustre accademia si tacque e fu pres- 

16 



— 122 — 



soche estiiita. Ma per I'aiitografa scriUura rccala di sopra e ora posto fuori 
di dubbio, che rAdimaii Ki lonlano dal millaiitare iin litolo che non gli ap- 
pailenesse, e fii veramcatc cletto accademico liiiceo. 



AWnrOTAXIOIVI 



N. B. Essendo la mafjfjior parte de" libii da me cilati di rarita grande, 
o non agevoli ad aversi alio raani, bo creduto beiifalto di mettere qui disle- 
sainenle que'biani cbe facevaiio all'uopo mio: accioccbu ojjnuno polesse las- 
sicurarsi della fedella iisala neH'allegarli. 

(1) Fabii loaniiis Animalia mexicana descriptionibus scholiisqiie expo- 
sila. Romae, apud lacobiiin Mascardum, 1028 in F. pag. 757. 

Ego proisus nibil dubito, si quis micio.scopio, hoc est a me hoc nomi- 
ne donalo perspicillo, iiti vellet, quo res niiiuuissimae triginla raille vicibus 
et amplius grandiores, quam in se sunt a|)parei'e solent etc. 

(2) FabI Coiumnae Lyncci <I>VToii.V:£.Vl\o:i: , cui accedit Vita Fabl ft 
Lynceorum Notitia, lano Planco Ariminensi auclore. Florentiae 1744 in 4.° 
pag. XII. 

(3) Considerazioni sopra la Notizia dcgli accademici bacei scritta dal si- 
gnor Giovanni Bianebi. In Modena per Dartolomeo Sogliani in A.° a f. 41. 

(4) De vero Teiescopii inventore, authore Petro Boreilo, Regis Chris lia- 
nissimi Consiliario el Medico Ordinario. Uagae-Comitum ex Typographia Adria- 
ni Vlacq, 1055 in 4.° pag. 34 et seq. 

Guillelmius Borelius 

Beigii Uniti Legatus 

Petro Boreilo Bledico Regio 
S. P. 
Petis a me, ut quae comperta habeam de Teiescopii syderei inventione, tibi 
per epislolam, id est, breviter declarem. Accipe igitur quae dicam. Middel- 
burgum Selandrorum Metropolis mihi Patria est: juxta aedes ubi natus sum 
in Foro Olitorio, Templum novum est, cujus parentibus (lege, ut in Erratis 
Corrigendis ad finem libri, parietibus) ncctuntnr aediculae quaedam satis bu- 
miles: harum unani prope Portam Monetariam occidenlalem inbabitabat An- 
no 1591 (cum natus sum) quidam conspiciliorum conFector nomine Ilans, 
Uxor ejus Maria, qui tilium babuit , praetcr (iiias duas, Zacbariae nomine, 
quero novi familiarissime, quia puero mihi vicino vicinus ab ineunte tener- 



— 123 — 

rima aelato colludons semper adCuit, egoque puer in olliciiia ipsi saepiu.scale 
adfui. llic Hans, id est, loannes, cum filio suo Zacliaria, ut saepe audivi, 
Microscopia primi invenere, quae Principi Maurilio Gubernaloii et summo 
Duci Kxercitus Belyicae foederatae obtulerunt, et honoi'ario aliqun donati sunt. 
Simile Mici'oscopium postea ab ipsis oblatum fuit Alberto Arcliiduci Austria- 
co, Belgicae Refjiae Supremo Gubernatori. Cum in Aoglia Anno 1G19. Le- 
{jatus essem , Coi-nelius Drebelius Alckmarianus Ilullandus , Vir multorum 
Secretorum Naturae conscius, ibique Rcfji lacobo in Malbematicis iiiscrviens, 
et milii Familiaris, ostcndit illud ipsuiu instrumentum niilii, quod Arcbidux 
ipsi Drebeilio dono dederat, videlicet Microscopium Zacbariae istius, nee erat 
(ut nunc talia monslrantur) curto tubo, sed fere ad sesquipedem longo, cui 
tubus ipse erat ex aei-e inaurato, lalitudinis duorum digitoruni in diamelro, 
i.-isidcns tribus delphinis e\ acre , ilidem subnixis, in basis disco ex li/jno 
Ebeno, qui discus continebat impositas quisquilias, aut minuta quaeque, quas 
desuper inspectabamus forma aropliata ad miraculum fere maxima. Ast lon- 
ge post, nempe anno IGIO inquii'endo paulatim ctiam ab illis inventa sunt 
Midderburgi Telescopia longa slderea, de quibus tibi res est, et unde Luiiaiu 
el reliquos Planetas, Stellas et sydera inspectamus, quorum specimen uniim 
Principi Maurilio etiam obtulil, qui illud inter secrela custodivit, usui futu- 
rum forte, in Expeditionibus Celgicis. 

E' qui da ammendare lo sbaglio preso da tutti colore die allegarono 
I'aulorita di questo scrittore, i quali di due artefici ne fccero un solo sotto 
nome di Zaccaria lans, o Giansen, menlre il Borelio ne nomina cluaramente 
due, cioe Giovanni padre, che in lingua olandese si cbiamava Hans, e non 
lans, e Zaccaria suo figliuolo. 

(5) Opuscula Poslbuma, quae continent Dioptricam etc. Lugduni Bata- 
\orum, apud Cornelium Bontesleyn, 1703 in 4.°, pag. 22 1. 

Lentibus vilreis etiam vel solis, vel binis, lernisve ceria ratione conjun- 
clis, Microscopia parantur, quibus corpuscula quaelibet minima , partesque 
eorum non secus auctae apparent, quam res longinquae telescopiis. Et eorum 
quidem, quae simplici lente constant , credibile est non multo post inventa 
telescopia usum fuisse animadversum. Composilorum vero arlificium minus 
erat obvium, quod deceunio circiter posterius esse invenio ilio videtur. Non- 
dum enim Anno 1618 ejusmodi Microscopia extitisse apparet, quod Ilier. Syr- 
lurus, qui de origine et fabrica Telescopiorum co anno librum edidit, non 
fuerit silcntio praeteriturus tam insigne invealum, si jam tum cognitum fuis- 



— 12/. — 

set. Finnc. qiiidem Foiilaiia ab ipso Ao. 1618 id sibi arrogat in libio Ob- 
servatioinitn etlito in liicem Ao. 1G4G. Sed lestiiuonium Hier. Syrsalis quod 
adducil noii est antiquius Anno 1625. Anno aulem 1621 apud Drebelium 
nostratem conspccta f'uisse Microscopia liiijusmodi Londini in Britannia, ipsi 
(iiii adFueranl saepe milii narraverunt , ipsumque primuni auctorem eoriim 
tunc habilum. 

(6) Novae coelesliuni , lerrestriumque reruui observationes , et fortasse 
hactenus non vulgatae a Franci.sco Fontana speciiiis a se inventis et ad sum- 
mam perfectionem perductis editae. Neapoli, apud Gaffaium, mense Febiua- 
rii 1640, in 4." pag. 145: 

Tractalus Octavus 

De Microseopio 
Caput I. 
De inventoie huius speciiii 
Inuentionem banc reperi in anno 1618. duo assero. Primo, dictum specillum 
antiquius nou esse dicto anno. Siicundo, mc fuisse invenloi'cni in hae Civi- 
tale Neapolitana, in qua haec public! iuiis fiunt, limito dictum, quia vt etiam 
supra in alia mea inueiitiom; lelescopij duarum leniium canvexaium insinua- 
ui , omnes intellectu, et operatione praediti sumus , alq. adeo microscopij 
inuetio, alibi, citato anno antiquior potest esse. 

Quo ad primum patet, quia antea nullum extabat vestigium huiusmodi 
specilli, uec ullus Author (saltern ante recensitum annum) meminerat ; dixi 
ante recensitum annum: nam in anno 1626. Pater Scheiner e Societate lesu 
in sua Rosa Vrsina lib. 1. cap. 30 asserit. Eadem arte ualum est illud ad- 
mirnbile Microscopium, quo Musca in Elephatum, et Pulex in Camelum am- 
pliticatur. Certum tamen est rae prius dicto anno 16Ii6. tale specillum adin- 
uenisse, vt fidem facit Admodum R. P. Hierouymus Sirsalis eiusdem Socie- 
tatis lesu, Sacrae Theologiae publicus lector in almo Collegio Neapolitano 
vide f. 3. Alios testes non affero. turn quia allatus, mullis aequi valet, turn 
quia non dum lis est contestata: quandoquidem supradictus Author non sibi 
adscribit, sed inuentionem refert, et fortasse talis iiiuetionis notitia hinc ipsi 
fuit delata, Secundum et constat, quia de hoc tot existunt testes, quot Patres 
sunt, tum Societatis lesu, lum aliarura religionu hie degentes, qui maximo 
concursu ad inspiciendum festinabant; quamvis postea, vt supra dictum est, 
ia prouerbium abierit, lege relationem citati Patris Sirsalis. 

(7) Fasti Consolari deU'Accademia Fiorentina di Salvino Salvini. In Fi- 



— 125 — 

reozc nella stamperia di S. A. R. per Gio. Gaclano Tai'lini e Sanli Franchi, 
1717 in /t." a f. 408. 

Ill jjradinicnto di si nobil rejjalo fil teloscopio} fu imniedialamcnte con 
ijenciosa ilimostrazione della Serenissima Ilepiibblica iie'25 il'ajoslo del 1609 
ricoddotto il sig. Galileo, a vita sua, alia medesima letlura coa piu che tri- 
plicato stipendiu del mag^jiure che fosse solito assc^^narsi a'lettori di mate- 
iiiatica. 

Considerando fra lanlo il sip. Galileo, che la facolta del suo nuovo stru- 
mento era sol d'appressare, c afjgrandire in apparenza quegli oggelti, i quali 
senz'altro arlifizio (quando possibil fosse accostarsi loro) con eguale, e mag- 
gior distinzione si scorgcrebhtTo, penso ancora al modo di perfezionar mag- 
giormente la nostra visla. con farle perfeltainente disccrnere quelle minuzie, 
le quali, benclie situate in qualunque breve distanza dall'occhio, le si ren- 
dono totaliiiente iiivisibili; e aliora invento i raicroscopi d'un convesso, e d'un 
concave, e iusicnie d'uno, o di piu convessi. 

(8) De Locis solidis seciiiida Divinalio Geometrica , 1701. Florenliae 
Typis Regiae celsiludinis, apud Petrum Brigonci, pag. 123 : 

An. Sal. 1003 Elogia baec in fronte earumdem aedium quam citissime 
fieri potuit, inscribi jussit. 

Qui vero coelestia et longinqua Dei opera aperuit , idem ut summum 
opificem in minimis ctiam operibus laudandum proponeret humanac philo- 
sopbiae secretioia penetralia reseravit, dum microscopii ope ex unica et ex 
duplici lente a se primum excogitati et confecti, ac jam anno 1(>r2 instant! 
Casimiro Polonorum Regi dono missi humano obtutui minima subiecit et 
naturae ipsius quamdaiii veluti anatomen instituit. 

(9) Bonaventuri Tommaso. Opere di Galileo Galilei. In Firenze 1718, 
vol. 4, in 4.° vol. I, Prefazione universale, a f. XVIIII e seg. = Ulanni Do- 
menico. De Florenlinis Inventis Commentarlum. Ferrariae 1731 in 4,° cap. 
XXIV, pag. 5l. = Vandelli Domenico, op. e 1. citati, Ann. (3) = Frisi Pao- 
lo. FJogio di Galileo Galilei. IMilano 1775 in 8." a f. 32, §. XIX. = Andres 
Giovanni. Saggio sulla filosofia del Galilei. In 3Iantova 178G in 8." cap. II, 
a f. 31, e Origine, Progress© e Stato attuale d'ogni letteratura. Roma, pres- 
so Carlo Mordacchini 1812, vol. IV, 4." a f 300 e 301 = Fabroni Angeli 
Vitae Italorum doclrina exccllentium. Pisis 1778 in 8.° Excudebat Carolus 
Ginesius, vol. I, pag. 3 I et seq. = Targioni Tozzelti Giovanni. Notizie de- 
gli aggrandimeuli delle scienze fisiche accaduti in Toscana uel corso di an- 



— 120 — 

ni LX del secolo XVII. In Firenze 1780 in A.", Tomo primo , a f. li'2 e 
seg. c= Tiraboschi Girolanio. Storia delta leKernlina itnliana dall' anno ]\1DC 
fino all'anno MDCC, lihro secondo, cap. II, i^. IX. ~= Nelli Gio. Eattista. Vi- 
la e commercio lelteraiio di Galileo Galilei. Lu.sanna, 179.''. in 4." vol. I, a 
f. 221 e seg. == Libri Giiillaumc. Hiiiloiic dcs Sciences Matliematiques en 
Italic depuis la renaissance des Icllres jusq' a la liii dii dix-seplieme siecle. 
A Paris cliez I ides Kenouard, I8'i1, tome qualrieine in 8.° pajj, 222 et 223. 
«= Uambelli Gianfrancesco. Inlorno Invenzioni e Scoperic ilaliane leltere. Mo- 
dena, dalla lipojjralia Vincenzi e Ko.ssi, 1844, in 8^' lelt. XXXVI, Del mi- 
croscopio, a f. 177. 

[iO) Op. e I. cilati nella preccdenle annolazione. 

(11) Ragyuagli di Parna.so. Venezia 1612, Cent. I, Ragg. I. 

Quesli (occliialij aYidamente sono comperali da alcunl .soggeiti grandi, 
i quali, ponenduli poi al na.so dei loro forluuati corligiani, tanlo alterano la 
yisia di qiie'miseri , cbe riniuneralione di cinqiiecenio sciidi di rendita sli- 
niano il vil favoruccio, cbe dal padi'onc vcnga loro |)osla la mano nella spal- 
la, 6 Tesser da lui rimirati con un ghigno, ancor cbe artificioso, e fatto per 
forza. 

(12) Odescalcbi Raldassarre. Memoric istorico critiche dell'accadeniia de' 
liDcei. Roma, 1806, nella stamperia di Luigi Perego Salvioni in 4," a f. ISO: 

Apiariuni ex frontispiciis naturalis ibeatri Principis Federici Caesii Lyn- 
cei S. Angeli et S. Poli Principis I, Marcbionis Montis Caelii II, Baronis Ro- 
mani, deprornptum, quo iniiversa melificuni familia ab suis prae-generibiis 
derivata, in suas species ac differentias dislributa, in pbysicum conspectuin ad- 
ducilur: 

Nel frontispizio intagliato dal Greater si legge: 

Urbano VIII Pontifici Maximo cum accuratior ME \I3S0rPA<plA a Lyn- 
ceorum Academia in perpetuae devotionis syrabolum ipsi oflerretur etc. Fran- 
ciscus Stellulus Lynceus Fabrianensis microscopic observabat. Romae, Supe- 
riorum pcrmissu, anno 1625. 

Di questo frontispizio intagliato dal Greuler io gia vidi un esemplare 
nella libreria barberiniana, dal quale fece trarre un Facsimile il Caneellieri. 
Vedi Prospelto delle Memorie Aneddote dell' Accademia Roroana de' lincei , 
estratto dal fascicolo LV del giornale Arcadico di luglio del 1823. Roma 
1823, presso Giuseppe Salviucci, a i. 5, num. 31. 

(13) Op. e I. cil. sopra, Ann. (9). 



— 127 — 

(14) Fa«lt consolari cilali sopra, Ann. (7). 

(15) Ivi, dove a f. 421 si le(;{je quesla data: Di casa li 20 aprile 1654. 
(Ifi) De Locis solidis, op. cilata sopra, Ann. (8). 

(17) IJiografia universale, anlica e modeina. Venezia pics.so Gio. Balti- 
sta Missaglia, 1824, vol. XVI in 8," a f. 298, alia voce Drebbel, o Drubell. 

(18) Liiuli Gianfrancesco. Notizie deile Vite eel Opere scritle da'lette- 
rati del Friuii. Venezia, 1700, tomo prime in 4^' a f. 513, col. 2." 

(10) Letlcra I del Peircscio all'AIeandro 

Molto illustre sig. rnio osservandissimo 

Riceverii V. S. la presente per mano del si{;. Giacomo Kufflero da 
Colonia giovane buon callolico , di molta virlu e di molta modestia , che 
lei stessa giudicbera degno di raecomandazione appresso le persone vir- 
tuo.se. Egli potra mostrar a V. S. un occhiale o lelescopio di nuova in- 
venzione , diverso di quello del Galilei , con il quale egli fa vedere una 
pulice altrettanlo grossa quanto una locusta di quelle che hanno ale , cbe 
chiamano grilli e quasi di medesima forma con le due braccia e I'altre gam- 
be minori , la testa e quasi tutto il restante del corpo incroslato e armato 
di croste o squaglie come le locustc e come i gamberi piccioli. Gli anima- 
lucci, che si sogliono generare attoi-no il formaggio, che noi chiainiamo mil- 
te, mittoni o arligioni, li quali son lanto minuli, che quasi paiono pohcre, 
quando son veduti con' quell 'istrumenlo, divenlano altrcltanto grossi quanto 
le mosche scnza ali, e ,si lasciano discernere lanto di.stinlamentc, che vi si ri- 
conoscono le gambe molto lutighe, la testa aguzzata e tuttc le allre parti del 
corpo evidcntissime , e nelle quali si fan sommamenle ammirare gli eftetti 
della divina provvidenza, la quale era mollo piu incompreensibile, menlre ci 
mancava quell' aiuto alii iiostri occhi. Ho credulo , che V. S. lo vederebbe 
molto volentieri, siccome lianno falto qui il sig. Duca d'Anjou , fralello di 
S. M. e lutti i piu curiosi di quesla cilia, e siccome fuori di queslo regno 
hanno fatto il re d'Inghilterra, il prencipc Maurizio e infinite allre per.sonc 
di gran nome. E ciedo che que.sta invenzione non sara di minor slima costi, 
specialmente appresso I'lllmo sig. Cardinal di Sania Susanna, al quale io sup- 
plico V. S. di voler inlrodurre queslo giovane, siccome appre.sso I'lllmo 
sig. Cardinal suo padrone e Tlllmo sig. Cardinal Barber ino ed altri ch'ella 
giudicherii doverlo veder volentieri in colesta corte. Egli ha alcune altrc in- 
venzioni, le quali con il tempo egli poti'a meltcr in luce e le quali .saran- 
no sforzi di riuscita ancor migliore, avendole imparale dal sig. Cornelio Dru- 



— 1-28 — 

belsio, suo parcnte, I'lino (le'piii valeiil'uomini del secolo in materia di mec- 
canica e il quale ba fatto barclic , cbc vatiiio sollo ncqua , spccclii che ab- 
briiciano di pareechie nii{jlia loiitaiio e allre cose slupeiide. lo ricevero a 
conto mio il favore e assistenza, ch'eyli trovera in V. S-, e le ne rcstero con 
queirobbliyo cbe vi si convieno. Con clie scnz'aitro le bacio Ic mani di lul- 
lo cuore, pregandole dal cielo ogni compito bene 

Di Parigi alii 7 di (jiiigrio 1022 
l)i V. S. Molto Illuslre 

Servitore aftezionatissimo 
di Peiresc 

^20) Letlera II del Peircscio all'AIeandro 

Di Parigi alii 8 deceuibre 1822 

Mi rincresce per la perdila del povero Kufflero e die per disgrazia egli 
non abbia prima potuto mostrare all' Illmo Cardinal di Sanla Susanna e a 
V. S. gli efletii rairacolosi del sua occhiale, vergogiiandonii era di avernele 
scrilto i particolari che le ne scrissi, poiche la veggo tanto lonlana di poter 
godere quell'istromcnto, non sendo credibili, se non si veggono subito che 
se ne parla. Mi sarebbe una gran consolazione, se quel suo parente venuto 
da Napoli avesse potuto supplire a quel difetto. In tanto non so come rin- 
graziarla degnamente di tanta carila e liberalita usala verso quel pover uo- 
mo cosi dopo morte come in vita, e la supplico di voler i icevere suo rim- 
borsamento dal sig. Eschinardo, die nou le lesleio men obbligato della som- 
ma cortesia e singolar prontezza. 

Letlera III del Peirescio aH'Aleandro 
i Da Parigi 5 gennaro 1623 

1 r. Quanto all'occhiale che fa vedere li piu minuti obbielti con tanta mot- 
eiplicazione, mi dispiace sommamente che riilmo sig. Cardinal di S. Susanna 
e V. a. non abbino veduto reflfelto. lo ne ritenni uno , sul quale bo fatto 
lavorare per imitarlo, e se posso aprivarci come n'ho qualche speranza non 
mancbero di mandarlo subito. al detto sig. Cardinale, anzi quando nou riu- 
scirebbe I'intento, mi ris(»lvBr6 \i\u tosto di mandargli il mio, accio di fargli 
provare un giovameiKo tontu miracoloso del senso dcUa vista umana : che 
allrimenti io pas«af»ei per impostore di averlene scritto cio che le ne scrissi 
da principio, s'io non glielo facessi vedere e toccare per cos'i dire, e meri- 
terei di perdere credito per Tavvenire. 



— 129 — 

(2i) Lelleia IV del Peircscio all' Alcaiidro 

Da Paiiyi 'iU Agoslo 1023 
lo scrissi a V. S. per via del P. D. Gio. di S. Paolo Vassano gia dal 
principio di liiylio per accompagnar la sua persona e jjli occliiali del Drii- 
helsio cli'io aveva avulo dal KuFflero , insieme con un allro minor occliiale 
di facilissima e buona operazione, avendoyliene mostrala la pratica, accio fos- 
se piu facile a V. S. di faria compi endere airUlmo di S. Susanna, e crede- 
vo ch'egli dovesse ora csser giiinlo o moilo vicino a Roma. E mi vien d'es- 
sere assicuralo, cli'egli e restate per slrada per causa del rilorno del P. Ge- 
neraie di quell'ordine di qua da' monli, di die mi dispiacerebbc sommamcn- 
le. Bisognera stare aspcttando PefleUo dclla forluna clie pare sia mat pro- 
spera per quel povero strumento. 

Lellcia V del Peirescio all'Aleandro 
Di Aix 17 Seltembre 1G23 
Or era vien di giungermi uno scatolino di parte del P. Vassano con 
I'occhiale dentro e le sue leltere, c in medesimo instante passando I'ordina- 
rio d'Avignonc, io non ho voluto lasciarlo andai-e senza mandarle detto Sca- 
tolino. V. S. mi fara grazia di riceverlo e portare I'occhiale all'Illmo sig. Car- 
dinal di S. Susanna, e mostrargliene I'uso, se le sara possibile di compi'en- 
derlo sopra cio che n'avevo scritto. 

Letlera VI del Peirescio all' Aleandro 

Di Aix alii 7 Dicembre 1623 

Mi giova credere che (la scatola) sara giimla a qucsl'ora cost'i, e chc 

V. S. aveia pur indovinafa la manicra di adoperare dello occhiale, e paiti- 

colarmente il picciolino che s'adopera Facilissitliamente e fa un eftello non 

molto inferiore al jfrande occhiale. 

Leitera VII del Peirescio all'Aleandro 
Di Aix alii 3 iWarzo 1G2'i 
Sto molto maravigliaio che non le abbia riuscito I'occhiale grande. Se 
non sono rotti li vetri bisogna ben trovarci la sua proporzione, ogni volta 
i-lie si fermi la dislanza confoi-mo alii gradi che c'erano segnati e scolpiti. Io 
staro aspcttando la relazione piu ampia die V. S. dice dovermi esser man- 
data dairillmo Card, di S. S. accio di tentare a rispondere alia diflicoltii e dare 
fjualche modo di faile cessare e riuscire lo stromento. In efletto la maggior 
dillicolia della riuscita piu notabile sta nella direzione della lastrella mobile, 
sopra la quale si melle I'obbietlo, accio di failo passare e restar Fermo sotio 

17 



— 130 — 

il ininto al quale si (oriiiiiia la Wnc-.i clic passn tlaH'occliio per il cenli'O dol- 
li tluoi vetii; die qii.uulo una vnlla so ii'o imparata la pialica ei conduce poi 
facilissiniamenic o con jrandissimo gusto e ililello, quando si mii'a un ani- 
maluccio vivo die caaimina e si ritiene solto della linea precisamente con 
movere delta laslrella al contrario del liioco dove lende raniuialuccio. Per- 
ciocche I'ellello dell' occliiale e di mostraic I'obbielto a rovescio nel punlo 
della conversione proporzionata, e di far chc il ntiolo vero naturale deirani- 
tualuccJo die va per esempio d'oriente in ponenle paia die vadi al contra- 
rio, cioe da poneiite in orienle. Quanto alia dislanlia dci vetri tra loro, c'e duoi 
termini fuor de'quali non fanno ellelto die vaglia, ma nondimeno in qual si 
voglia distantia die si pongliino, fanno sempre eflfetto considerabile di molti- 
plicazionc c cliiarezza maggiore o minore. E per la distantia deU'obbielto al 
primo vclro, bisogna similmente chc sia maggiore o minore secondo quella 
de' vetri Ira di loro, cioc se la distantia de' vetri tra di loro e la maggio- 
re, bisogna die la distantia deU'obbielto sia minore, e al contrario decre- 
scendo la distantia de'velri, bisogna crescere qiiella deU'obbielto. II die si fa 
mirando con I'ocdiio con un poco di jiazien^a. K se si collocano le cose 
conforme alii segni scol|)ili , le misure sono buone senz' altro e riusciranno 
communemente, fuordie in qualche occhio infermo o di costituzione slraor- 
dinaria. 

Leitera VIII del Peirescio all'Aleandro 
Di Aix alii 15 d'Aprile 1624 

P. S. Sendomi ricordato die il sig. Mela no latere della presente aveva 
altre volte vedulo in man mia I'occhiale deH'Illmo Sig. Card, di S. Susanna, 
io gli ho recapitulalo il modo di fame I'esperienza, e credo che se V. S. gli 
fa rivedere detto occhiale, egli ne fara la prova , et potra iudirizzare V. S. 
e qualunque allro che le piacera per fame vedere la prova al detto Sig. 
Illmo. 

Leitera IX del Peirescio all'Aleandro 
Di Aix alii 10 e 17 Maggio 1624 

DeU'occhiale grande e ■vero che si vedeva Toggetto pii'i chiaro che nel 
picciolo, ma per averne PelTetto compilo, bisogna che I'oggetto sia illumina- 
to dal sole, altramente la cosa riesce troppo scura. Ma nel sole V. S. vedera 
effetto stupendo, quando si sara trovata la maniera di valersi dello struraento. 

(22) Leitera X del Peirescio all'Aleandro 

Di Aix 1 Luglio 1624 

Quanto aU'ccchiale ho caro che il sig. Galileo vi si sia incontrato, ma mi 



— 131 — 

displace che clle non abbino irovalo reffello cojt'i chiaro come suol esseic al 
suo |)uiilo , piiiclie I'obbictto sia ilkiiiiiiiato clalli lagjfi sulai i. Forse che il 
siy. Melaiio non vi saia inulile, s'clle voiranno piovarlo. IiUaiilo le reudo jra- 
zie dclli favori usali al delto nig. Melano. Ma I'occiiiale accennalo dal siguor 
Galilei, che fa Ic mosche come le yalline , e della medusinia iiivenzione di 
qucsto, di ciii I'aulore ne feco aiicor Cjjli iino per I'arciduca Albeilo, biiona 
memoria, che si soleva appoggiare in lerra, dove una mosca si vcdeva della 
grandezza d'una gallina, c rislroiiicnlo non era di maggior altezza che d'una 
tavola ordinaria da niagnare. 

(23) Vedi ann. (21;. Lelt. VII del Peire.scio. 

{24) Nclli. Vila del Galilei, cilala sopia, ann. ^J] vol. 1, p. Ill, cap. HI, 
a f. 327 e seg. 

(25) Nova Planetariim, Animalium et Mineraiiiira Mexicanorura hisloria 
a Francisco Hernandez medico in Iiidiis praeslantissliuo primum compilata, dein 
a Nardo Aiitoniu Kecclio in volunien digesia a lo. 'I'errenlio, lo. Fabro, et 
Fabio Columna lyncei* notis el addilionibiis longe doctissimis illuslrata. Ro- 
mae, IG.")!, typis Viialis Mascardi in f.° 

Columnae .\nnol. el addil. pag. 8"): 
cum nostralis apis imagine a clariss. D. Francisco Slellulo lynceo .... 
.... novo quodam microscopio observata. 

(20) Odescalchi. Memorie de'lincei cilate sopra, ann. (12), a f. 157. 

(27;i\elli. Vita del Galilei citata sopra, ann. (9). vol. I, p. II. cap. VII, a f. 275. 

(28) Lc opere di Galileo Galilei. Prima edizione completa, condoUa su- 
gli aulenlici manoscrilli palatini, e dedicala a S. A. I. e R. Leopoldo II grau- 
ducadiToscana. Firenze, Societaeditrice fioreutina, 1842 eseg. lomo VI,af. 207. 

(29) Ivi, a f, 301. 

(30) Fabri. Animalia Mexicana, citate sopra, ann. (I), a f. 471. 

Ab hoc nobis alteruni Microseopium appellare visum fuit, per quod minu- 
tissima aiiimalcula, et horum ea quae visum plane subterfugiunt aculissime 
cernunlur: illo (|uidem (lelescopio) omnis generis remotissima, hoc vero ininu- 
tissima quaequc perspicimus, sed maxime propintpia, quod quidem a Gali- 
laeo in Italia confectum, et ab eoderamet etiam anno proxime elapso in vrbem 
allntum, nimiquam tamen ila diligenter elaborari ab >llis artilicum manibus 
vel ipsius vel collegarum iussu potuit, quam ab istis Germanis, (|ui sediilani 
in hoc nobis operani praestilere, nee pauca huiusmodi Microscopia, quae vr- 
bem totam in admiratione perlraxerunt, elaborata nobis exhibuerut. 



— 132 — 

E' da notare, che avvegnache la data del libro porti Panno 1G2>>, pure 
la dedicazione faltane dal Fabri al card. Francesco Barberino lia quella del 
10'2r) Calciid. lanunrii; sicchc ranno prossimo passalo, di cui qui si parla,i' 
il 1024, in cui cnpito a Homa il inicroscopio drebeliano. 

(31) Vcdi ann. (20 e 21) Lett. I c IV del Peii-escio. 

(32) Vedi sopra, ann. (5). 

(33) Vii'i illuslris Nicolai CInudii Fabricii de Peiresc Senaloris Aquisex- 
tiensis Vila per Potruni GassenJum Praeposiliim Ecclcsiae Dinicnsis. Parisiis, 
sumptibus Sebastiani Cramoisy archilypojiaplii regis, 1641 in 4°, pag. 7. 

Accedil, quod licuit a morte ipsius ea iiilerrogare, et cum ex variis epi- 
stolis, turn ex aliis monumentis intelligere, quae non fuissent cuivis pcrindc 
in promplu. 

et ibi pajj. 18G: Attexenda est potius quae vii-um eximie conslantem exa- 
minare pene potuil, nunciata Pauli Gualdi mors, quae contigit mense Octo- 
bri ( 1G21 ) . . . . Miserat ad ilium Peireskius iiiox ante, cum varia Teiescopin, 
linn vilra Microscopica, non ila pridem adinventa ;i Cornelio Drebelsio, ipso 
quoque Alcmariensi, et Regi Britanniae a Mechanicis. 

(34) Vedi sopra, ann. (4). 

(35) Opere complete di Galileo citate sopra, ann. (28) vol. 6, a f. 75, Let- 
lera a Benedetto Landucci, da Venezia 29 agosto 1G09. 

(36) Borelli, De vero telescopii inventore, citato sopra, ann. (4), pag. 20 
et seq. 

(37) Ilistoire des Matematiques. A Paris, chez Ch. Ant. lombert, 1758 
in 4°, tome second, part. IV, iiv. Ill, pag. 1G8. 

(38) Vedi sopra, ann. (22) , Letlera X del Peirescio. 

N. B. I leggiiori si saranno accorll che il Peirescio, scrivendo in lingua 
non sua, non e molto accurato nell'uso delle voci e de'modi propri del fa- 
vellare ilaliano. Ma dal contesto della dicitura a me pare chiaro, che dicendo: 
e della medesima invenzione di questo^ di cui Vnulore ne feee aiicor eijli uno 
per rAreiduca Alberto, abbia volulo significare, che il Drebelio aveva inven- 
tato del pari locchiale acceiinato dal Galilei, e cpiello, del quale aveva man- 
date a Koma un simiglianic: altrimenti i detti del Peii'escio non darebbero 
giusto senso. 

(39^ Fonlana, Novae coeieslium etc. cil. sopra, ann. (6). pag. 3. 

Ego llicroiiymus Sirsalis Societatis lesu S. T. P. in Collegio Neapoli- 
tano omnibus teslalii volo me circiter annum 1625. in domo Perillustris 



— 133 — 

viri , ac paliii soli Parthenopaei Jecoris , Francisci Fontanac vidisse micro- 
scopiu , et non miilto post tcmporis intervallo Telescopiil c iluobos ( sic ) 
convexis ab ipso mira arte composilil , ut merilo diviao cius in(;enio lam 
pracclara inventa accepta referenda sint. 

(40) Dioptrica, sen dcmonstratio eoriim quae visui ct visibilibiis propter 
conspicilla non ita pridem inventa accidunt. Augustae Vindelicorum, 101 I, 
prop. 8G, pag. 42. 

(41) Novae caelestium etc., citate sopra, ann. (G) , pag. 20 — et pa{j. 5- 
Ego lo. Baptista Zupus Societalis lesu in alnio Neapoiitano Collegio Ma- 

(licmaticariim disciplinarum professor . . . aio usiim diiariiiii Iciitiuin coue- 
xarum in tubis opticis ab illo usurpatum ab anno huiiis saeculi 14. qiiando 
turn P. lo: lacobo Staserio meo magislro, li'im mihi talibus vitris arniatuni 
tubiim specladum proposuit non sine vlriusq; adiniratione, et delectatione. 

(42) Vcdi .sopra, a f. 105. 

(43) Vedi sopra, a f. 101. 

(44) Vedi sopra, ann. (30). 

(45) Persio tradotto in uerso sciollo e dichiarato da Francesco Slelluti 
Accad. Linceo da Fabriano. In llonia 1G30, apprcsso Giacoino Ma.scardi, 4 , 
a pag. 4C e 47, nota 3. 

Come SI dottamente, e con tantn crudizioni, concetti e novitii ba di detti 
Animali (le api) scritto il noslro signer Piinci|)e Cesi nel siio A|)iario, ma- 
teria in un foglio ristrclla .si, ma pur la gran copia delle cose, e dc'concetli; 
alia a formar qualsivoglia gran volume; c cio fece allora, ch'io col Micro- 
scopio minutamente I'Ape con tulle le sue parti osservai , la cui forma per 
e.sser cosa degiia da sapei-si, e d'es.ser veduta da ciascuiio, bo stimalo bene, 
e molto a pi'oposito in qucsto luogo rappresunlaria ; e parimenli lutti quei 
suoi membretli separatamente figurarsi , nel modo che son stati da me con 
I'aiuto di detto Microscopio discopcrti, con nun minor mio gusto cbe mara- 
■\iglia; e tanto piu menlre sapeva, cbe ne da Aristotile, ne da verun'aUro Fi- 
losofo e Naturalista antico, ne moderno son stali tnai o.sscrvatl, no couosciuli: 
e per maggior chiarezza, e intelligenza di chi cio vede, e iegge, descrivero a 
parte a pai'te ciascun de'delti mtmbri; convenendo ancbe in cio col nosli'o 
signor Fabio Colonna Linceo, quale bavendo voluto 'mosso dal mio avviso^ 
far la medesima osservazione in questo animalello cosj mirabile , come poi 
ba falto con ogni diligenza , e e.squitezza col beneficio di somiglianti vetri, 
liu trouali gl'istessi membri nel medcsimo modo cbe da me furono osserua- 



— 134 — 

li, e figuiati; li<-tuei)do a signifuMzioiie di esso Sigiior Fabio il liillo ancoia 
e,s(|iiisi(aiiienle osscrualo, e disejjnato il Sijjnor Francesco Foiilana: oiule feci 
qui in Roma iiilagliare in lame tie A|)i rappresentantl lAniie di Noslio Si- 
gnore Papa Vrbano VIII. grandi, in quella forma che li veli'i di esso Micro- 
scopio ce li rappiesentano; e feci quelli in tie vaiij aspetti figurare, moslran- 
do vno la seliiena, Taltro il fianco, e rallio il pcKo, come si piio nel foglio 
gia slampato \edere: accio da ogni parte fusse il suo aspelto conosciuto: ma 
dopo haucndolo con maggior diligenza esaminato, ho scoperto meglio la for- 
ma di tutlo il suo corpo, e di ciascun suo membro, come si potra vcdere nel- 
la sua figura, e descrizzione, c'liabbiamo nel fine di questa Saliia trasporta- 
ta, per nou interrompere la leltura di essa cun si lunga digressione. 

(■4G) Giornale de'Letterati per I'anno MDCCXLIV. In Roma 1740, ap- 
presso li fratelli Pagliarini in 4." 

N. B. lo ho dcliberalo di qui mcttere distesamenle I'lino dopo I'allro i bra- 
iii delle lettere di Fabio Colonna al Cesi: perocchc dal ralFronto loio proce- 
dono le prove delle luie scntenze. 

Letteia X al Cesi, da Napoli li 9 de Genuaro 162G. Ivi, a f. 324: 

mi soiio posto a disegnar il rostro dell'Ape Napolitana, qual c diverse 
forsi dalla Romana, che n'accennai al Sig. Stelluli, che I'avesse meglio os- 
servata, e non me ne ha risposlo cosa alcuna. Ora haveado vedulo le slampe 
di Rame che hanno la diversita dalla mia, ho uoluto mandaila a V. Ecc. 

Letlera XI, da Napoli li 2 di Febraro |(J2G. Ivi, a f. 325: 

N. B. questa leltera non e iiulirizzata al Cesi, ma ad altri , di cui non 
si dice il nome: il che non e stato avvertilo da chi la pubblico. 

Ho ricevuto- I'Apiario con lo scrillo si ha da consullare, ed il disegno 
della cancellata, di die ringrazio V. S. infinitamente. Ho dato una scoisa al- 
I'Apiario per averlo avuto questa matlina, ed oggi I'ho portato al sig. Mario 
Scbipani mio amicissimo e che ama ed osserva il Signor Principe e V. S. 

Leltera XII al Cesi, da Napoli li 13 di Febraro 1626. Ivi a f. 326: 

Con grandissimo gusto ho data un' occhiala per adesso all' Apiario che 
molto m'ha dato gusto non solo la divisione delle difterenze e proprieta del- 
I'Api, noa li circonscrilti elogj ed altributi , quali poi die I'avera veduti il 
Sig. Mario Scbipani le godero piu minutamente osservandoli. 

Leltera XVIII al Cesi, di Napoli li 17 di Luglio 1626. Ivi, anno MDCCL, 
a f. 63 e 64: 

Si fara tutta I'imagiae in carta grande, che una Ape pigliera un foglio 



— 135 — 

ri'jjiilu |i('r potei'si fare ttilto f|iit;llo che si vedc per ndcsso clie ci-eclo fuiaii- 
lo pii'i s'osscrva piii »i rilrova, essendo lanto grande il inaeMro che l"ha falla. 
La (C8ta !ii e cominciala quasi di mezzo palnao, la lingua liene quelle parti 
da me trovate, ma con pii'i cose da notare, e li peli che vi pajono sono pen- 
nati come per lulla I'ajjc se ne o.sscrvano. Di pii'i se a Dio piacera si maii- 
dera a V. E. un'occhiaic che hora Ic sto facendo il picde e caima a yile, e 
lion sara piil di quallro dita , con il quale si polra vedere lulto ud giorno 
senza travagliar la visia , e fa Timapinc diritfa, invenzione d'ua amico che 
ancor I'ajuto a farle staiiipare I'invenzione, jjia clic lui volendo far quello de' 
Coloniesi non haucndo sapulo I'arlifizio, I'c aiidato invesligando e trovando 
iin'altru niijjiiore. 

Lellcra XIX al Cesi, di Napoii li 22 de Agosto IG2(J. Ivi, anno MDCCLI, 
a f. 94: 

Gia se non fusse slalo I'amico indisposto sarcbbe falto il disejno dell'A- 
pe, ma havendo havuto ancora disjjusto per haver perduta una prima figliuo- 
la nalaie, e stalo un pezzo sconsolato, hora si altendeia aiiCD a far I'occhia- 
Ic, die poi haverit V. E. che m'ha |nonies.so. 

Lelteia XX al Cesi, di Napoii li 19 de Seltembre 162G. Ivi, a f. 95: 

L'amico deli'Ape e slalu un poco indisposto, che palisce di spiilo di san- 
gue , ma servira V. E. come anco adesso fa un cristallo per V. E. che io 
ce I'ho cercato in grazia, perche io se ben Io so fare, non vedendo cos"i es- 
squisitaracnte quanto stia bene per polirse non ci attendo, se ben ne ho fatti 
due de'quelli del Coloniesc I'anno passato. Qucsto e di un solo cristallo, ed 
e di tre dita lungo, e se ben non fa tauto grande, moltiplica ben tanto che 
si vedoiio le incisure dclli pcli deli'Ape da vicino, senza che I'occhio palisca 
alcun' abbagliamento come fa quel del Coloniese. Ha ritrovato anco questo 
amico un'aitro occhiale piccolo d'uu pal mo, che fa alia rovescia, ma ingran- 
discc I'oggclto assaissimo , e quel che pii'i imporla avvicina loggello tanto 
\icino, che qiielli de un liro di moschetto le rappresenta vicino gli occhi, fin' 
adesso non ho penetrato, perche non vi posso aitendere per li travagli, che 
sia che tanto avvicini, poiche li due convessi fanno lontano e piccolo, ma chia- 
riscono, ma come ho tempo d'andarci I'osservero, e ne procurero uno per 
V. E. 

Lettera XXXXI al Cesi, di Napoii li 30 di Novembre 1C29. M. a 
f. 254. 

Inlanlo per passalempo avviso a V. E. come il Sig. Francesco Fontana 



— 136 — 

noslro, ha fatto iin vetro ili iin palmo cli dianu-tro, il qiial solo poslo iiolla 
sua ])i'opoizionata loiUaiianza fa veder dislintu {jli luiomini per qualche mi- 
jjlio Ancora ha falto un Cannone di olio paluii con il quale se bene alio 
roverscio fa vedere la Luna e Slelle e qiialuiique cosa di viciiio di grandez- 
za niolle volte piu dello solilo Cannone che fa drilto della islcssa lunghezza, 
o fa chiarissimo piu del solito. Ne ha dalo uno al Si{j. Viceie, e ne sla fa- 
cendo per se hora. 

Piaconii tl'aver qui messe davanli agli occhi del pubblico queste notizie 
dateci dal Colonna de'lavori falli dal Tonlana: gi.icche, se quindi io ho trat- 
to argomenlo da rifiularjjli la lode d' essere stale il primo ad inventare fin 
iImI ItiJS il inicroscopio a duo vetri convessi, possono i lellcrali napolelani 
cavariic allri meriti sinqui non conosciuti ne esposli neppur da chi, pochi aii- 
ni sono, no scrisse la vita inserila nella l}iojjrafia de'He e dcfjii Uouiini ilki- 
stri del regno di Napoli e Sicilia, oruata de'rispellivi loro rilralti e slauipata in 
Napoli, in vol. 15 in h.° nel 1810 e seg. , ora che per rae s'e moslralo che 
raH)ico deir ape indicato dal Colonna in queste leltcre non e altri che il 
Fontana. 

(47) Vedi sopra, annot. (G). 

(48) Rosa Ursina, sive Sol ex admirando facularum el macularum sua- 
rum Plioenomeno varius. Bracciani, apud Andreani Phaeum typographum du- 
calem. Impressio caepla Anno 1G2G, finita vero 1G3() Id. lunii, in f.° 

La dedicazione porta questa data: Romae e domo socielalis lesu professa 
1G'29 III Non. lulii. 

(49) Vedi sopra, annol. (fi). 

(50) Vedi sopra, annol. (4G) Lelt. XVIII del Colonna al Cesi. 
(51)Ivi, Lett. XX. 

(52 j Vedi a f. 108 e 109. 

(53) Vedi sopra, annol. (20) Lett. II del Peirescio all'Aleandio. 

(54) Vedi sopra, a f. 103 e 104. 

(55) Opere di Galileo citate sopra, ann. (28), lomo IV. II Saggiatore, 
a f. 206, e tonao VI, a f. 75, Letlera a Benedetto Landucci. 

(56) Fabroni, Vilae Italorum, cilale sopra, ann. (9), vol. I. Vinccntius 
Vivianus, pag. 307 e 309. 

(57) Nelli, Vila di Galileo, citala sopra, ann. (9), vol. I, p. II, cap. VII, 
a f. 272. 

(58; Ivi. 



— 137 — 

(59) Fasti consolari citati sopra, aniiot. (7^ , a f. 43t. 

(60) Venliiri Gav. Giamballista. Memoiie e Lettere iaedile fioora o di- 
sperse di Galileo Galilei, ordinate ed illustrate con annotazioni. Modena per 
G. Vincenzi e comp. 1818 in 4°, Parte Prima, a f. 128. 

Quatuor probleraatum; quae Martinus llorky contra Nunlium Sydcreum 
(le (]uatuor planetis novis proposuit, confutatio per lo. Vodderbornium Sec- 
tohrilannum (Patavii ex Typogr. Petri Marinelli 1GI0 in 4." di carte 1G). 

La dedica al Wotton Winistro Britaunico a Vcnezia e del 16 ottobre 
1810. 

Nella risposta al primo problema deU'Horky riferisce (Vodderbornio scri- 
veva ncl 1010) che il Galileo sin da quel tempo faceva uso del suo instru- 
mento per osservarc da vicino le cose niinutissime. 

Audiveram paucis ante diebus autboreai ipsuru excellontissimo D. Cre- 
monino Purpurato pbilosopho varia narrantem scitu (ii[jais$ima, et inter cae- 
tera quomodo ille mioimorum animantiitm organa inotus et sensus ex perspi- 
cillo ad unguem distiiiguat. 

(61) Fasti consolari citati sopra, anti. (7). 

(62) Opere complete di Galileo, citate sopra, aon. (28) , tomo 6 a f. 116. 
Lettera latina a Gio. Keplero de'19 Agosto 1610; e cosi in ogni altra 

scriltura da lui detlata in latino. 

(63^ Ivi, tomo VIII, a F. 96, Lettera del Keplero al Galilei, da Praga 9 
Agosto 1610, e alti'ove. 

(64) Ivi, a f. 106. 

(65) Ivi, tomo IV, II Saggiatore, a f. 248. 

Direi al Sarsi cosa Forse nuova, se nuova cosa se gli polesse dire. Preu- 
da cgli qualsivoglia materia, o sia pietra, o sia legno, o sia metallo, e teneii- 
dolo al sole altcntissimamentc la rimiri, cb'egli vi vedera lulti i colori coni- 
partiti in minulissime particelle, e se .si servira per riguardargli di i\n icle- 
scopio accomodato per vedere gli oggetti vicinissimi, assai piii dislintamente 
*edra quanto io dico. 

(66) Ivi, lomo VIII, a F. 52, Lettera di Alessaudro Sertini, de'22 Marzo, 
1610. 

(67) Odescalchi, Memorie citate sopra, annot. (12), a F. 267- 

(68) Telescopium , sive ars perficieadi novum illud Galilaei Visorium 
Ijistruraentum ad Sydera, in tres paries divisa, quai'iun prima exactissiniain 
per.spicilloruni arteni tradit, Secunda Telcscopii Galilaei absolutam coiistru- 

18 



— 138 — 

ctionem cl ;ulein apoilo docel , Terlia nllcriiis 'I'elcscopii faciliorum iisuni: 
et admiraiidi siii adinvcnli arcanum patefacil. Ad Scrcnissimura CosiaiLim II 
Magnum Etruriae Duccm. Francofurti, lypis Pauli lacobi, impensis Lucac len- 
nis 1GI8 in 4.° — Pars secunda, cap I. pag. 23 et scq. - pag. veio 27: 

Ipse Galilacus ut cuiio.silalt salisfaccrel, cduxil lontc, el cauum spicilluni, 
el palam osleudit: Ego inlcrim tubuni scrulalus, aU|uc dimensus, lenle quo- 
que delude tractavi ct consideravi, adeo ut possim ex fide, ex arte atq; expe- 
rientia referre quails sil. 

(G9) Vila del Galilei, citata sopra, ann. [0) , vol. I, p. II. cap. VII, a 
f. 274. 

(70) Opere del Galileo, cllate sopra, annol. (9), vol. I, a f. 187. 

(71) Nelli. Vila di Galileo, cilala sopra, aon. (9) vol. 1, p. Ill, cap. Ill, 
a f. 334, Lell. del Galileo all'Anloninl. 

(72) Vedi sopra, ann. (21) Lellcra X del Peiresclo all'Alcandro. 

(73) Vedi sopra, a f. 104 e 105. 

(74) Vedi sopra, annot. (30). 

(75) Oratlo de Mathcniaticae Laudibus. Romae , ex typograpbia lacobi 
Mascardi 1027 in 4.° 

Sed maioris ne ego tantum Telescopii laudes commemorabo, el eiusdeni 
Galilaei iMicrotelcscopium tacilus praeleribo ? 

(TG) Giornale de'Lellerati, cilalo all'ann. (4(1), anno 1749, a f. 100. 

Letlera inedila di Galileo Galilei al Principe Federico Cesi, cavala dal- 
loriginale. 

Invio a V. E. un'occbialino per vedere da vicino le cose ininime, del 
quale spero, ohe ella sia per prendersi gusto e trattenimenlo non piccolo, che 
cosi accade a me. Ho lardato niandarlo, percbe non Tho prima ridollo a pci- 
fezlone, bavendo avuto diflicolla in trovare 11 modo di lavorare i crislalli per- 
feltamente. L'oggello si allacca nel cercbio mobile, cbe e nella base, e si va 
movendo per vederlo lulto, alte.so cbe quello, che si vede in un'occbiata, e 
piccola parte, e percbe la di.slanza tra la lenle, e I'oggetto vuol essere pun- 
tuabssiraa; nel guardar gli oggelli cbe hsnno rilievo bisogna potere avvlci- 
nare, e discoslare 11 velro secondo cbe si guarda quesla o quella parte, e 
pero il cannoncino si e fallo mobile nel suo piede, o gulda cbe dir la vo- 
gllarao. Devesi ancora usarlo all' aria mollo serena e lucida; e meglio e al 
Sole inedesimo, rlcercandosi che l'oggello sia illuminato assai. lo ho contem- 
plati mollissimi animalucci, cod iafinila amniirazlone, tra i quali la pulce e 



— 139 — 

oriihilissima, la zanzara, e la tigniuola sono bellissimi, e con grau conteiito 
ho vecliito come faccino la mosclie, ed altri animalucci a camminare altac- 
cati a'specchi, ed anco di solto in su. JIa V. E. havera campo larjhissiuio di 
osservar mille, e mille parlicolari; de i quali la prego a darmi avviso delle 
cose piu curiose. In somma ci e da contcmplare inRnilaracDte la grandczza 
della natura , e quanto sottilmcnte ella lavoia , e con quanta indicibil di- 
ligenza. 

II Cannoncino e di due pezzi, e puo allungarlo , e scorciailo a bene- 
placilo. 

Da Bellosguaido li 23 Sctlembre 1624 

Galileo Galilei Liuceo 

(77) Vedi sopra, ann. (4G) , Lett. XVIII e XX del Colonna al Cesi. 

(78) Vedi sopra, annot. (19, 20, 21, e 7(5)- 

(79) Olivine, progresso ec. Op. e 1. cit. sopra, annot. (0). 

(80) Opere complete del Galileo, citate sopra, annot. (28) , vol. IV, a 
f. 202. 

E' vero, Sig. Sarsi, clic la Icnte, cioe il vetro convesso, imisce i raggi e 
pero raoitiplica il lurac e favorisce la vostra concbiiisione; ma dove lasciate 
voi il vetro concavo, clie nel telescopic e la coutrafaccia della leote, e la piii 
importantc .... Se la lente convessa unisce i raggi, non sapete voi che il 
vetro concavo gli dilata c forma il cono inverso ? Se voi aveste provato a 
ricevere i raggi passati per ambcdue li vetri del telescopio, come avele os- 
servato quelli che si rifraogouo in una lente sola, avresle veduto che , dove 
quest! si uniscono in un punto, quelli si vanno piu e piu dilatando in infinito. 

(81) In Roma, nclla stamperia Pagliarini, 1793 in A." 

N.D. Dalle Efl'emei-idi Letterarie, slampate in Roma da Giovanni Zempel, 
vol. 22, 1793, a f. 394, sappiamo che il Pasqualoni fu quegli che pubblico 
queste Considerazioni al Tasso sulla copia lasciatane dal Serassi. 

(82) Ivi, prefazione, a f. VI. 

(83) Ivi, Canto I. st. XLVI , a f. 7 e 8 = e Canto XIH , st. LII, a 
f. 74. 

(84) Opere complete del Galilei, citate sopra, annot. (28), tomo VII, a 
K 310. 

(85) Venturi, Memorie citate .sopra, annot. (60), parte prima, a f. 8. 

(86) E' la scconda delle due letlere inedite del Galilei, stampate con no- 



— 1/.0 — 

«c dal cli. Sig- Pielio llijjazzi, Fircnze, 1841, c listampala nella prima edi- 
zionc complcta dellc operc di quello, cilata piii volte, tomo VI, a f. 7. 

Quesla Icttcra autografa sta cntio un altro foglio. siil dorso del quale di 
mano di Girolamo Rloronc segr. del cardinal Francesco liai'berini si Icgge 
scrillo il sunto di quella, c appresso il detto siinlo \i e una poslilla di mano 
dello stcsso cardinalc: sicche e cer(o ch' essa fu indirizz»la a! card. France- 
sco, c non ad alcuno degli allri due cardinali Rarberini; cd e senza dubbio 
qiiella, di cui il INiccolini ragiona nelle due sue de"2A oUobre e 13 novem- 
bre 1G32, le quali si posson leggere presso il Venluri (parte seconda , a f. 
153 c 15/i). 

(87) Fasti consolari, citati sopra, annot. (7), a f. 427. 

(88) Pindaro, Poeta greco , tradotlo in verso toscano ct dichiarato da 
Alessandro Adimari, Accademico Linceo, alPEmin. et Rmo Sig. Card. Franc. 
Barbcrini, Nipotc di N. S. Vrbano VIII, Pisa, nella stamperia di Francesco 
Tanagii. 1631 in 4.° 

Oss. VII, n.° 31, a f. 472. 
e fiammeggio (I'accademia dc'Lincei) con molta gloria ne'giorni deireccelien- 
tissimo Sig. Federico Cesi Principe di Sant'Angelo e Principe di essa , alia 
cui mcmoria infinilamente sono obbiigato , si perclie volendo rischiarare le 
mie tehebre si dcgno di raccormi fra tanla luce, come perche ec. 

(89) Memorie citate sopra, annot. (12), a f. 297. 

(90) Citato sopra, annot. (12), a f. 8. 

(91) Si trova inserito in un volume di diverse lettere autografe di scrit- 
tori del .sec. XVII, le cui opere sono citate nel Vocabolario della Crusca , 
fra le quali e pur quella del Galilei citata all'ann. (86): lettere raccolte in- 
-sieme da me e fatte pulitamente legare a parte in un giusto volume. 



— I'll — 

EPiDEMiA — Sulla rtsorgenle mulallia iklle nve. Osservazioni del prof.' pie- 

TUO SANGUIJiETTI (*). 

L>a malatlia die iicli'aniio anteccdenlc attacco le iiosdc iivc, anche (jiiesl an- 
no si Tcde rinnovata tanto nei vicini caslclli, quanlo aella nostra cilia. Benclu- 
|)Oco danno rcco alle nostie vcndeminic, benclic oyjji scmbi-i anclic piu cir- 
coscrilta , non convieiic disprezzare mi ncmico o nascosto o poco dannoso, 
quando conoscasi die la sopravcnienza , per parte nostra inevitabile, di la- 
lune circostanze atmosfcridie polrebhe rapidamente dilFondere la nata ma- 
latlia ; quindi u nccessario non perderia di vista , ed eliminaria se fosse 
possibilc dal nostro paesc. Con quest' idea esscndo state attaccale alcune 
Titi presso I'orto botanico della romana iiniversila , nni voili dar carico di 
osservare , sc il rimedio tanto vantato dell' aspersione dell' idrato di calce, 
comecbe il pin Facile, ed cconomico per i'esccuzione, in realla fosse acconcio 
tanto a curare, quanto a preservare le uvc dalla ricorrente Criplopatia. Cio 
che feci, ci6 che osservai, bencbe di lieve naomcnto a voi presento, accade- 
mici cliiarissiini, onde coi vostri lumi possiate giudicare dell' operato, e me- 
glio {juidarini con osservazioni di mafjjjior peso. 

Non ostantc che numerosissimc osservazioni sicnsi fatte da uomini valen- 
lissimi, bencbe varie sicno le opinion! emanate sopra la originc di .sifl'atta ma- 
lallia, c sopra il suo processo; prima di csporre il risultamento del mio sco- 
pe, non mancbcro di rimarcare cio che rilcvai nel corso della malattia siessa, 
ed a quale opinione io mi adatti circa la sua originc. 

Le spore del noto fungo, Oidium Tuckeri di Barklet, sono alticttanti 
esilissimi scnii, che facilmente trasportati dai venti, possono da pertutio esseie 
disscminali, e colii sollanto germo{jliare, ove favorevoli circostanze ne prodii- 
chino lo sviluppo. Date duncjuc le favorevoli circostanze, il fatto ci prova che 
la vile c il hiogo, ove tal fungo puo germogliare. Sino a tanto che questi 
seminuli non si deposilano sopra della vile, la malattia non comparisce: ed 
in conseguenza il solo sviluppo di questo fungo la cagiona. 

II processo da me osservato sopra le viti del nostro orto botanico, ebbe 
il seguente andameuto. II fungo si sviluppo prima sopra le foglie, quindi so- 
pra i grappoli fruulficnti, in fine sopra i Iralci. II miccllio si vide regolar- 
mente sjiarso sopra le varie parti nominate, ed i filament i che lo compongo- 

(*) Prcsentalc iiell.i scssionc V iltUll ajo^lo 1852. 



— 142 — 

no, mentre tla princi|)io eiano Fia loro distniili , c quasi regolarmente spar- 
si, crebbero in seguilo di niimcro, e per modo strellamente si congiiinsero fra 
loro, da tessere come iin miiuilissitno inviluppu, visibile anche ad occhio niido^ 
sotlo I'aspetio di una sottile e minutissima pelurie. Sino clie il solo micellio fii 
presente, seinbro die la pianta niente o poco soflVisse; ma quando incomin- 
cio la frutlificazione, aiIoi-a incominciarono ad apparire dei punti giallo ne- 
raslri, che maoifcstarono essere la pianta assolutamente malata. Alio sviiuppo 
delle frullificazioni necessariamente succede la deiscenza delle spore , causa 
della ri|)i-oduzionc di iiuovc pianle; per cui dopo quello sviiuppo, scmbro che 
il micellio divenisse anche plu folto : cosi coperle intieramcntc le parti aF- 
felle. inevitabilracnte raggiunsero I' ultimo stadio del malore. Le frullificazio- 
ni con majjgior solleciludine, ed in maggiore abbondanza si svilupparono so- 
pra degli acini, che sopra le foglie; e quando (|uelli furono intieramenle co- 
perli, si fecero abbondanti sopra dei traici, inducendovi le mcdesimo macchie, 
di un colore anche piii intcnso di quelle degli acini. 

Dopo cio mi sia lecito dare una spicgazione del perche si arresta Pin- 
cremenlo degli acini, ed i semi tenlino escire, cosicclie avanzata molto la ma- 
lattia, anche i iralci vadano a perire. Quando gli acini sono intieramenle co- 
perti dairOidium, va ad arrestarsi in quelli una delle principali funzioni, per le 
quali le piante vivoiio, I'alternante inspirazione ed espirazione, cd in conse- 
gueuza I'epidermide malata, non puo ulteiiormenle crescere; raenlre pero cio 
succede alia parte esterna dell'acino, la parte interna venendo ancora alimen- 
tata dai succhi che ascendono dalle parti inferiori della pianta, seguita a prcn- 
dere un qualche incremenlo; e siccome I'epidermide per la perduta cslcnsibi- 
lita non puo secondarlo , cost crepola, i semi tentano sortire , I'intero frutto 
e perdulo. Quello che accade ai frutti, accade similmente ai traici, nei quali 
malata I'epidermide , si arresta il relativo rapporto colle parti interne , cioe 
colla midolla, e spesso vanuo anche questi a perire. Ma cio che abbiamo ve- 
duto accadere sopra gli acini, ed ai traici, non accade certamente sopra le fo- 
glie, le quali benche sollecilamente attaccale dal fungo, non ne risentono tanto 
danno L'inspirazione ed espirazione essendo in quest' organo attivissima , ed 
energicamente favorita dalla presenza abbondantissima dei Stomali, la presen- 
za di questi e forse causa, che le foglie si mantengano sane sino alia loro 
natiirale caduta. 

La malatlia mostro sempre piu aflinila per le uve precoci, e cosi delle 
da lusso, che per le altre: fra trenladue varieta di viti che possiede I'or- 



— i-'t:j — 

to, (jiiella ilcllii pizzulello, fu altaccalii la prima, e lu iiialatlia percorsc lapi- 
daincntc i suoi sladi , dimodoche una {jrau pcr^jula peidcUc quasi iiilie- 
ramcnlc i frutti. Altre viti, coine p. e. il moscalello, (i statu altaccato con mi- 
nor energia, c diro quasi parzialmcnie; {jiaccho mcniic gia csisteva sulle fo- 
jjliu il tunyo, senza clie moslrassei-o di essere alleratc, alcuiii grappuli erano 
intatti, in allri alcuni acini soltanto mostravano di csseic malati, e (aiuni di 
({ucsli pr<;scntavano soltanto dclle macchie circosciillc, cioe non estese all'in- 
tci'o aciuo: nclia medc!>inia localita piii viti erano intatte. Nun c forsc inutile 
rimarcaie, die le uvc piu basse finouo le prime ad essere atlaccate dalla 
malattia, le piu alte sono ancora assulutamenle sane. Nelia slessa vile di piz- 
zutcllo, siccome da una posizione elevata, ove e piantata. discende nel basso, 
alcuni poclii (jrappoli posli superiornienle non furono altaccali, allri vieini a 
quesli lo Furuno parzialmente. 

Da tutto cio die narrai mi sembra poler concludere, che non e un nia- 
lessere della vile per circoslanze incogn ite , o altcrazione di succhi die in- 
duce la criplopalia nelie uve, ma la presenza deH'Oidium, die come pianta 
parasita strnnyola col suo sviluppo tanlo i frutli, quanlo i traici; che la malat- 
tia non si dillonde semprc colla medesima rapidita, in fine che nd caso partico- 
lare ora narratu, la quallla delle uve, e la divcrsa elevazione del suolo la rescrn 
(jradatamenle piu o mcno violenta, dimoduche le piu elevate furono anche Ic 
piu salve. 

Venendo ora alio scopo proposlomi, di osservare cioe se il dccantalo rime- 
dio deH'aspcrsione deH'idralo di calce, in realta sia valevolc a curare la ricoi- 
rentc malatlia, o piutlosto in realta valovole a dislruggerc la criplogama pa- 
rasita che la cagiona: ailc qualtro del matiino aspersi coll'idrato di calce in 
polvcre alcune viti, facendolo giungerc supra i grappoli, sofliando in un can- 
nello pieno di delta calce. Vcdendo che I'oporazione non riusciva colla spe- 
ditezza desiderata, cambiai metodo, e misi Tidrato dentro ddl'acqua. ed allo- 
ra per mezzo di un pennellotto aspersi i grappoli delle rimanenti viti ; qual 
cosa riusc'i con speditezza tale, da non dubilare che questo sia il metodo da 
adottarsi, circa il modo di eseguire Toperazione; cioe aspergere con un gros- 
so pcnnellu le viti colTidratu di calce sospeso nell'acqua. 

II risultaraento di questa operazione fu il seguente: i giappoli di piz- 
zutello che gia erano arrivati al maximum della malattia, poiche come dissi 
incominciavano gli acini a fendersi. sono tuliora nello slato di assiderazione, 
\ivono cioe gli acini, non si sono ulteriormcnle s|)accati, nia non hanno an- 
cora ingrandito; in quei giappoli della medesima specie d'uva, nei quali la 



— U4 — 

malattia non era tanto avanzata, ed in altre live clie si trovavano nella iiie- 
tlesima coiiclizione, la nialaltia si e arreslata , e {jli acini vanno pi-ogredencio 
verso la malurazioue. In quelli acini che presentavano delle macchie circo- 
scritte, la malaitia non solo non progred'i , lua gli acini vanno prcndendo il 
loio nalurale incremenlo, c la porzione doli'e|)idennide affetta reslo maccliia- 
la in nero. come quandu viene colpita dalla jjrandine. 

Dai risultamento da me oltcnulo, iinito a quclii ollennli gia in moile 
allre localila da valenlissimi agronomi , mi sembra poleisi conchiudere , che 
I'idralo di caloc sia un medicamento baslanleniente valevoie, a curare la ma- 
latlia in qiicstione,cd essendo pure qucllo die unisce il buon eHello col mi- 
nor dispendio, e senza pericolo alcuno delle uve; cosi mi sembra eziandio quello 
che merili a preferenza essere adallato. Le aspersioni delle liscive, dell'urina mi- 
sta all'acido solforico, dello zolfo in polvere, ec. non solo sono piu dispendio- 
se dell" aspersionc dell'idrato dl calce, e piu dillicili ad eseguirsi, ma di un 
esito rischioso; mentre luUi sauno che senza iiocumenlo delle viti, prcsso noi 
sogliono i proprietari delle uve, poste lungo i stradali, da tempo immemorabile 
aspergerle d'idrato di calce , per salvarle dall' avidila dei passajjjjieri, senza 
che quesle uve vadano sopgelle ad alcun inconveniente. 

Se resta evidenlemente provato , che I'idralo di calce e eapace dl di- 
struggere TOidium cagione della malaitia delle uve, a noi si presenta sicura 
risorsa, per prevcnire i danni che possa cagionare quesla criptogama alle uve, 
quando abbondantemente e generalmenle si possa diffondere , ed e servirsi 
di quest' idrato , anchc come rimedio preservativo. lo crederei cosa op- 
porluna che le pubbliche autorita, in vantaggio di una deirata laulo ricca 
e tanto necessaria alia societa, consigliassero anzi costringessero i proprietari 
ad aspergere ciascun anno d'idrato di calce tutti i grappoli, neU'epoca nella 
quale gli acini hanno ricevuto un discrelo incremenlo, cioe nel principio di 
luglio. Quesla pratica mentre non porta, torno a dire, alcuua alterazione al 
prodotto, non reca che un piccolissimo aumento alle spese della colli^azione;. 
aumento da noa dovere certamente bilanciare, coll' utilita di assicurare pei; 
qucsto mezzo il ricolto. 



— 145 — 

PinoDiNAMicA — Sill rafjfjinmento calorifico del sole. Secoiida comunicazio- 
tie (1) del prof. Paolo \olpicelli (2). 

iiella sessione del 3 aposto (esle decorso, il chiarissimo collega P. Secclii, fecc 
coiioscere le sue interessnnti ricerchc, relalivp nlla distribuziunc del caloie 
siilla .su|jerficie solare; ed ini r|iiMlla ^imiiiiiwmwtwwwwt ebbi I'onore di comii- 
nicare alcuni risullanienii delle inic poche sperienzc sulla inteasita del ra^jgia- 
menlo calorifico del sole, da nie islituilc per dimosliare che la inlcnsita mt-de- 
sima tliminiii.scp, d.il centio apparente dclla superticie solare vei.so gli orll iMtir 
' fmncmm. In qiiella comiinicazione feci osservare, clie yli aalichi lincei, fra'quaii 
specialmente Liica Valerio napolilano, sul principle del secolo XVII ritene- 
vano essere i ia{j{;i del sole piii gaglinrdi nel cenlro, che a(jli orii del inctle- 
simo; ed anche ricordai, che il sijj. Arajjo aveva yia progeUalo sperienze, alle 
a manifestare la dislribuzionc del calorico nelle diverse parli del disco sola- 
re (3); priorilA di pensamento riconosciula dal P. Secchi, nella sua ofTiciosa 
letlera scritta al si{;. Arago (4), e da molti altri die di cio s'interessarono (5). 
Avendo il nominalo collega, colle sue sperieuze cliolermiche, non solo cori- 
feronato che la inlcnsita caloriHca nel disco solare diminuisce dal sue cenlro ai 
lembi, ma pure avendo egli concluso dalle medesime, che la iiilensila tnassima 
<lei raggi calorifici coincideva nell'equatore solare; occu|)('> tutti grandemente 
questa conclusione ingegnosissima, Iratla dalle sue nou menu ingegnose spe- 
rienze. Quindi e die il prof. Melloni, nostro illusire corrispondcnte, invio all' 
accademia le due leHere che preeedono , colle quali esso propone lo sluilio 
della specifica inOiicnza , che la solare atmosfera esercita sui raggi calorifici , 
dovendosi quesli riguardare , siuiilmenle a quelli delle allre sorgenti di ca- 
lore, composti cioc di element! fra lore eterogenei. Pertanto, e dalle precedenii 
due lettere, e da quellache lo stesso prof. Melloni ha .scritlu al sig. Ai-ago (ti), 



(1) Per la prim.i comuiiic.iziont' v. T. IV. p. 573. 

(2) Nella scssioiie VI.* ilel 15 :iqos(o 1S52. 

(31 Comptes It. 29 avril, 20 mal 1850, et 3 mai 1852. — L'Inslltut, ti >-t 21 Janvier 1852. 

(4) Compter R. 21 jiiiii 1852 p. 04!). 

{5) Cosmos par M. I\il>b^ >lnii;iiu I anii4a4toM»^M*>Aa4 351. 

(liornale lisico oliimico italiano Ji'I proC. Zaiuetleschi anno VII 

Annali <li svienze, eoc. ilcl prof. Tortolini — magglo 1852 — p. 197. 

BibliolliiVpie universelle ile Geneve, archives ties sciences, ecc. join 1852 p. 122. 

(6) Comptcs It. 2 aoi\t 1852 — p. 165. 

19 






— 1VC. — 

oil in fine dai piincipii dulla fisica razionalc, noi concludiamo clie a convaliilare 
li) concliisione del P. Sccclii,rifjiiardo al raassimo dclla disd-ibuzione calorifica sul 
di.sco solaiti, cd a rcnderia esenle da oyni obbiezioiie, sia necessario prcinellei'c 
Paualisi dclla terniocrosi del nostro priiuo asli'o. Questo campo di ricerche ter- 
modiaaniiche, oflVc una racsse tiiUa propria del ch. Melloni; ed il meglio per 
la .scienza i\ che sia da«M» UMekilo. Notldioicno- per Ponorevole invito che da 
esso ricevenniio, piu assai die pL-r la coiilidenza nclle niie forzc, ho inlra[)re.so 
a spei'iinentare su queslo ar{]oraento, avendo sempre in mira il fine proposlo 
dai Alelloni. Esscndonii pcrtanto ricordatu, che il sijj. Ara<jo, nolle ullime parole 
delle sue osservazioni sulle ricordate spericnze del P. Secchl (1), disliii c 'M i) V b ( » 
I'ello teriuico cuniplessivo del sole, daireirelto termico dei diversi punli del suo 
disco; e che dalle precedeiui due lettere del sig. Melloni si rileva pure la ine- 
desiraa dislinzione; cost mi e serabrato doveria seguire nelle sperienze elioler- 
niichc da ine intraprcse. A questo modo viene aperta la via per indajjare I'ef- 
t'etto scmplice deU'atuiosfera solare, e Pefl'ello complessivo di essa, insicmc all' 
atmosfera lerresti-e, sul raggiaraento calorifico del sole. La difticolla che aUual- 
niente s'inconlra nello sperimcntare, sia nel gabinetto fisico della universila ro- 
niana, sia uelTosservalorio asliouomico pontificio, pei grandi ed ulilissimi adalla- 
raeuti. che I'Eoio. Fornari, ottimo prefetlo degii studi, provvldamcnte fa escguirc 
neH'uDa e nell'allro, furono cagione di ritardo a queste mie ricerche; le quali 
poiche abbisognano di cielo perfettamente sereno, anche per questo non pes- 
sono coUa voluta sollecitudine condursi. Pertanto in questa coraunicazione , 
occasionata dalla letlura delle precedent! due lettere, mi limitero a far cono- 
scere, che quanto dal signor Melloni si conclude nella seconda delle mede- 
sime , fu da me anipiamenle confermato. 

Si irovo in falli dal ch. nostro corrispondente, servendosi egli pure del- 
la eliostata, come io gia feci nelle sperienze del 28 luglio 1851, che la tra- 
smissione calorifica dell'acqua, compresa fra due vetri di Germania, e quella 
del quarzo afTumato procedevano in opposto . sperimentando da mezzodi al- 
I'occaso. Ora questa medesima opposizione di risultamenti fu da me ricono- 
sciuta, non solo nelle due sostanze indicate, ma eziandio in altre che percio 
distinguercmo in due classi. Appartengono alia prima Vessenza di Irementina, 
il vetro delle nostre fornaci ,«4i^(i^i^wM»«i», la soluzione di allume ^ Vacido 
nitrico^ iimmim'mm^mii^^ Valcool., Velcre sol/'orico, ecc, soslanze le quali tutte 



(1) Comptes K. 3 oiai 1892 |>. 658. 



— U7 — 

rispetto aH'assorbimento calorifico, si comporlano similmente aH'acqiia fia due 
velri. Apparlcinfono alia secoiida il i/uarzo non aHuinalo, il vetro di Francia 
per use di specclii, l'a/(i<»»e, il solfulo di cnlce^ il velro verdc, il velro giallo, il 
vetfo bleu, 11 sal gemma nffumalo^ ecc, sostanze le quaii tulte , rispetto ai- 
rassorbimcnlo calorifico, si comportano similmente a! quarzo afTumato. Espri- 
meiido sempre con 100 la eiiergia caloiifica del rajjjjio incidente , abbiamo 
rlFerito a queslo numero rener{jia caloiifica del ia{j{}io medesinio, doi)o die 
abbia ti-aversato le indicate diatertniclic sostanze; quindi sara facile, dai rap- 
j)oiii numeric! cosi ottenuli, dedurn; il relativo numerico valore del potei'C 
assorbcnte, proprio delle sostanze mcdesime. I risultamenti clie registriamo 
nel seguente quadio , sono i mediZlaile prime noslre sperienze; quindi piio 
dai'si che in seguilo abbiano essi a subire qualcbe modificazione. Questi medi 
appai'tenfjono solo alle sperienze fatte presso il mcridiano, e presso I'orizzon- 
tc, le quali si ti'ovano eseguile, le prime circa raezz'ora dope il raeriggio, e le 
seconde circa un'ora prima del tramouto. 



Sostanze della 


RAGGIAM." CAL." 


Sostanze della 


RAOGIAM." CAL." 




Presso 


Presso 


Presso 


Presso 




prima classe 


il mcr. 


I'oriz. 


seconda classe 


il mer. 


Voriz. 




Acqua 


GO 


40 


Quarzo non alF. 


70 


80 




Kssenza di trcm." 


r)4 


45 


Vetro da specchi 


84 


93 




Sdiuz." di allume 


r)7 


43 


Allume 


5 


10 




Acido nitrico 


G5 


52 


Solfato di calcc 


fi 


8 




Aicoo! 


G2 


51 


Vetro vcrde 


5 


9 




Elerc soltorico 


58 


35 


)i yiallo 


12 


18 




Vetro ordinario 


73 


58 


» bleu 
" rosso 


13 
75 


18 

100 


















Sal gemma 


4G, 1 


48 










lAcido solforico 


55 


60 










Quarzo a(V. 


G 


1 1 










Sal gemma all'. 


5 


9 





Comecche sift'atti risultamenti numerici potrebbero essere moditicati al- 
ipianto da ulteriori sperienze. pi'otrattc maggiormente presso il tiamonto, e 
latte con migliori condizioni atmosferichc; nulladimeno fin da ora possiaino 
a buon diritio concludere, che i raggi calorifici del sole compongonsi anch'es- 



— 1/f8 — 

si di elemenii fia loro eterogenei; die ratmosfera (errestre assorbe in diverso 
niotlo quesli elemeiKi, secondo la sua divcrsa spcssezza; die questa diversita 
di assoibimento e inanifestata dalle sostanze diateiffiiche, a traveiso le quali 
passa il ragyio solaic, dopo avere fiitrato per ralniosfcia; die vi sono due 
classi di soslanze diatermidie, le quali ofTrono risuitamenli opposli, liguaido 
all'assorbimento del lagfjio incidcnte. Quiiidi e die non solo la inlensita del 
ragyio solare iiicideute dijiende dalla spessezza deH'atmosfera leirestre percorsa 
da esse, ma die pure vi dipende la qualila degli elemeiiti che lo compongono 
dopo tal viaggio. Nella tornata vegnenle avro I'onore di coraunicare quel di 
piu, die potio liconosceie nelle sperieuze, Ic (juali vado a continuare sul lag- 
jiiaDienlo calorifico del sole. 



II sig. principe D. Baldassaire Boncompagni presenio all' accademia le 
memorie istoriclie dell'Australia, pailicolarinenle della missione benedellina di 
nuova Norcia, e degli usi e costumi degli auslraliani, compilate da monsig. 
D. Ruclesindo Salvado 0. S. 11. vescovo di Porto Vittoria. II nominate sig. 
principe diede a voce un raggiiaglio delle principali materie contenule in 
quest'opera. 

COMMISSION I 



Stil fornello fusorio del sig. Eugenio De-Prez. 

BAPPORTO 

(Commissari Sigg." Prof." Carpi, Maggiorani, e Ratti relalore.) 

JL/a commissione incaricata di riPerire sul fornello propo.sto dal sig. Eugenio 
De-Prez per la fusioiie dei metalli., e sulle delucidazioni poscia esibite pel for- 
nello raedesimo, lesse il suo rapporto ad evasione dell'incarico ricevulo. 1/ 
accademia dopo alcune osservazioni sugli efFetti presunti del fornello mede- 
simo, falte dai diveisi membri compoiienti la .sessione, conduse che non cre- 
deva poler fonclaiamente giudicare sulla dimanda del sig. De-Prez, senza avere 
sott'ocdiio un saggio auleiiticato di qualche fusione di feiro, che il medesimo 
asuerisce ollenersi da'suoi forni fusori, privl di macchiua solliante; e decreto 



— 149 — 

che una copia del rapporto lelto. unilamenle a quests conclusione, s' inviassc 
nl iniiiislero del conimcrcio, belle arti ecc. 



Sopra un istromento proposlo dal sig.' Eligio Strona, per deltneare tulle ud 
uu tempo piit cvpie di una slessa fujura^ supra un piano orizzontalc. 

RArPORTO 

(Commissari Sig." Prof/' Sereni. Cavalieri San Bertolo relatore). 

J I sig. Eligio Slrona di Fabriano prefiggevasi di comporre una machina, o 
istrumenlo , per mezzo del quale polessero conleoiporaneamente essere deli- 
neate, sopra uu piano orizzontale, moke copie di una qualsivoglia figura, men- 
ti'e una sultanto di queste venisse tracciala dalla mano del disegnatoie. Pen- 
so egli, e venne a capo , di giovai'si a tal uopo di un sislema di due -ver- 
ghe o riglie reltilinec, una delle quali immobile, I'allra mobile; e queste pa- 
lallelc fra loro, e mantenute costantemcntc tali, nel movei.si della seconda a 
piacimenlo del disegnatore, in \irtu deH'inlerposizione di due coppie di com- 
passi a bracci uguali, giacenli orizzontnlmenle; delle quali una a destra e Tallra 
a sinistra, con le aperture variabili rivolte verso il mezzo della maccbina: cia- 
scuna coppia coi vurtici collegati mediante una verga, di lungbezza uguale .1 
quella, die e comune ai bracci di tutti i compassi: e finalmentc con I'cstre- 
mita dei bracci inipernalc e nell'una e nell'altra riga, in guisa cbe, potendo 
ciascun braccio orizzoiilnlmenle giiare inlorno ai suoi due eslremi, ne risulla 
nella riga mobile la lacolta di poter essere spinta ad accostarsi e a discostarsi 
dalla immobile, ed a scorrere ncllo slesso teo^po, sia dall'una sia dall'altra parte, 
con un continualo aiovimento, regolalo dalla volonta dell' operatore. II quale 
guidando a suo lalento una punia sporgente da un punto della Faccia inferiore 
della riga mobile, e \alevole secondu alcuno dei modi usati ad imprimere 
sul piano la Iraccia del suo camraino; e comunicando un identico movimen- 
to ad allre punte, oppoi'limamente disposte nella stessa guisa in altjuanti altri 
punti della slessa faccia inferiore della riga mobile; fa s"i che allrellanle fi- 
gure uguali a rpiella, cbe \ienc da esso dclineala con In punta principale , 
\engono ad essci'e disegnale sul medesimo piano, (|iiarite sono le altre punte 
predisposte nel moilo cbe si e dicbiaralo. Pago il sig. Slrona del successo dei 
suoi tcniativi, ri^olse le sue islanze al niinisiero del conmiercio , implorando 



— 150 — 

di esseie ammesso a {rodeie pel suo ritrovato di quel piivilegi , che Jalln 
le{j<je del 3 seltembre 1833 veiifjoiio promessi agli sciiopritori di niiove utili 
praliclie nellc arli, o di qualche pcrfozionamenlo di quei nietodi, o di ((iie};li 
apparecchi, che sono gia comuiientiente coiiosciiiti ed usati. Ad una succinta 
esposizione descritliva del suo meccanismo, cui egli ha creduto potersi appropria- 
re la denouiinazione di polii}rafo^ corredata di uno schema fjeotiietrico, che 
ne lappicsciita la sostaiiziale disposizione , soggiuiigeva egli roiVerla di sot- 
toporre la macchina complelamcnlc da csso Fabbricata , e disposta ad esser 
messa a prova, all'esame di quegli iiilelligenti, cui al lodato ministero fosse 
piaciuto di comniellerne il giudizio. A laie oflicio esscndo stata chiainata da 
un invito niinisleriale la nostra accademia, e da chi dcgnamcntc la presiede 
essendo stata dcputata una comnoissione composta dei soltoscritti, per pren- 
dere piena ed esatta coutezza del proposto istrumento, e del modo di adope- 
rarlo, e per informare di poi il corpo accademico , ed aprir I'adito alle sue 
decisioni; la stessa commissione onde polcr adempire esattamcnte il suo inca- 
rico ha voluto aver solt'occhio la macchina, e vederne la conformazione ed 
il maneggio pralico effeltuato dallo stesso autore, e si e posta cosi in grado 
di ilare intorno ad essa il gia prcmesso breve ragguaglio, bastevole a far co- 
uoscerc il principle geometrico, che ne ha sommiiiistrata I'idea, e nello stes- 
so tempo la matematica cerlezza del conseguimento deU'effetto. Al che altro 
noD crede uecessario di aggiungere se non che neila effettiva formazione del- 
la machina I' ingegooso autore e fabbricatore ha dimostrala moila perizia e 
finezza in tutto cio che concerne non solo il lavoro di tulte le sue parti, m;» 
ben anche i piu aggiustati ripieghi per agevolarne le azioni rispeltive, e tutte 
coordinaric nel modo piu scmplice e piu vantaggioso a rendere agevole cd 
accurate rcfteito. Siccome pero, malgrado i nolati pregi, il principio forida- 
mentalc non puo dirsi del tutto nuovo nell'arte grafica, e I'utilita della pro- 
postane applicazione puo ragionevolmente esser tenuta in dubbio, a confron- 
to di lanti espedienti meccanici e chimici, di cui le recenli invciizioni lianno 
arriccbita I "arte di moltipiicare con portentosa prestezza e fedella io copii^ 
delle scritlure e dei disegni ; cos'i la commissione non saprebbe indursi ad 
opinare che il poliyrafo del sig. Strona possegga tutti quei requisiti, che so- 
no essenziali per meritare i privilegi del sovraccitato editlo. Bensi sarebbe 
di avviso che il gudizioso crilerio , e la Hna perizia in tutto cio che appar- 
liene alia composizione delle macchine, di cui il sig. Strona ha oft'erto uno splen- 
dido saggio in questo istiiimento da esso da!o alia luce, meritar potessero di 



— 151 — 

etisere relriljuiu uoii (jualclic {jr.izioiio uiicoiiiio dcircccclso iiiiuislcro, alliiiciiu 
egli fosse cosi iueoiaggiato a iion lenere inoperose quesle felici sue doli. ed 
a volcr consacrarlc con iadcf'csso studio ad allre utili applicizioai. 

L'accadcmia adollaodo le coiiclusioni del prcsenle rapporto, ordinu cbe 
una copia del medesiino fosse inviata al miuisleio del comniercio , belle ni- 
li, ec. 



CORIUSPONDEINZE 



II segretario comunico una lelteia del bibliolecario della R. accademia 
dclle science di Baviera, colia (jiialc si accompagoavano in dono airaccademia 
nostra le opere, chc si trovano legisli'ate nel bollelliao bibliografico di ipie- 
sla sessione. 

II medesimo fece nolo clio il sig. Gujjiielmo Petre, afjenle del govcrno 
inglese in Roma, per iscrillo assicurava I'accademia, che molto volonlieri sa- 
lebbesi adoperato, per fai- giungere nei dominii di S. M. Britannica, le pub- 
blicazioni dciraccademia, inviate da cssa nei medesimi. 

II sig. ministro dei Pacsi Rassi presso la s. Sede assicura similmenlc, che 
fara giungere airaccademia delle scienze di Amsterdam, le produzioni die ivi 
saranno inviate da quella dei lincei. 

Una eguale assicurazionc vicne coraunicala per parte della legazione di 
sua altezza R. il duca di Parma, presso il governo della s. Sede. 

Monsignor Berardi, sostituto della segrcteria di' stato, annunzia che per 
mezzo della medesima, Furono inviali a Bruxelles, Modena, e Parma le stampe 
ivi dall'accademia destinale. 

II segrelario perpetuo delta R. accademia delle scienze di Napoli, sig. cav. 
Flaiili, ringrazia per avere ricevulo la continuazione dcgli alti de'nuovi lincei. 

II sig. prof. Enrico Betti di Pistoia, rmgrazia per essere stato eletto a 
corrispondente ilaliano linceo. 



- 152 — 



Si comunic6 In Icttein del rmo. padre Secchi, al seffretnrio deH'accademia 
inviata nell'S novcnibre IS.")!, colia quale i lincei furono invitati ad assistcre 
alia messa di reqiiie pel defiinio P. Francesco De-Vico loro collejja , cele- 
brata iiella chiesa delle Stimmate, I'll del novembre 1851. 



COMiTATO SEGRETO 



II sig. presidente richiamo alia niemoria deyli accademici, che il mini- 
slero del commercio, belle arli ec. col suo foglio del 15 luglio 1848, irivio 
airaccademia, allora divenula governaliva, molte carte che alia medesima si 
riferiscono, riconoscendole pero come una proprietii della erede Scarpellini; e 
che molle altre prcsso la medesima esistono ancora, le quali pure interessano i 
lincei. Quindi egli chiese, ed ottenne I'aulorizzaziune d'invitare a nome dell'ac- 
cademia il governo ponlificio ad acquislare quelle carte, e con esse quanlo ha 
stretlo rapporto col nostro goveriialivo e scienlifico stabiliuientu, e che trovasi 
presso la indicata erede. Concluse da ultiaio che tale acquisto, non solo utile, 
ma necessario deve riguardarsi a completare I'archivio dei lincei, ed a for- 
nire i documenti per la completa storia dei niedesimi. 

II sig. presidente propose fare in ogni anno, nella chiesa in Aracoeli, 
un funerale pei lincei trapassati, ad incominciare da questo anno. L'accade- 
mia lodo ed accello la proposta, lasciandone al signor presidente la cura della 
esecuzione. 

II medesinno propose, che sia incaricato il sig. principe D. Baldassarre 
Bonconipagni, nostro archivista e bibliotecario, a Iraltare per I'accademia colla 
eccellentissima famiglia Castel Barco, I'acquislo dei maiioscritti relalivi agli an- 
lichi lincei, ed esistenti nella biblioteca Albani. L'accademia unanimemente in 
cio convenne, dando al nominate sig. principe Tincarico proposto. 

Fu comunicato il rescritto di S. Sanlita, col quale il numero dei corri- 
spondenti stranieri dell'accademia nostra viene fissalo a cinquanta. (V. Sessio- 
ne VIII del 3 agosto 1851, p. 587.) 



— ir.3 — 

Per mezzo dello squiltino scyreto fu nominata una commissione, com- 
posta (lei signori professori P. Bcitini, Ponzi, e monsifjnor Ciufla (relatoie\ 
aHinche si occupasse della levisione del consuulivo del 1851, e rifcrisse in 
accademia sul niedesimo. 

Fu letta una Icltcra del rmo. padre Chclini, colla quale rinunciava c{jli 
alia carica di naeoibro del cbmitato accademico, per I'altuale sua assenza il- 
liinitata da Roma. 

L'accadcmia, ueiraccettare questa rinunzia, noinino per voti sejjreti a meni- 
bro del comitato il rmo. padre Michele Bertini. 

L'accademia riunilasi le{jalmeDte a mezz'ora pomeridiana, si sciolse dopo 
Ire ore di sedula. p. y. 



Soci ordiiiari pi'esenti a questa scssione. 

S'Cd- I> Mafffiiorani. — I. Caleadrelli. — N. Cavaiieri San Bcrtolo. — 
P. A. Sccclii. — P. Volpicelli. — P. Odescalclii. — F. Orioli. F. Ilatti. 

— M. Bertini. — G. B. Pianciani. — L. CiuUa. — S. Proja. — C. Sereni. 

— G. Ponzi. — A. Coppi. — C. De Medici Spada. — G. Alborf;lielti. — 
M. Massimo. — B. Boncompagni. — B. Tortolini. — G. Pieri. 



OPERE VEKUTE ly D0>0 ALL" ACCADE3IIA 

Sa vie . . . . Sopra la vita e su i lavori di A. P. De C.vndolle, di A. D E 

La Rive {comspondetUe slvaniero). Parifji 1851, un vol. in 8. 
Giornale ftsico-chimico iluUano, ossia raccolla di sci'itti risfjHardanli la (isica 

e la chimica defjl'ilaliaui. - Punlata 2:' 3.' 4." 5." - Dono del profvs- 

sor Zaxtedeschi di Padova {corrispondenle ilaliam.) 
Esaiiie del cenuo storico del professore Bartolomeo Rizio 

del prof. Z.V.NTEDESCII1. Padova, oltobre 18j7; un hisc. in 8. 
Pemieri sulla uonsislenza e sidla densila della crosta solida teircslrc, e su at- 

euui fenomcni chc vi hauno relazioue del prof. G. Belli ( corrispondenle 

ilaliano). .Milano 18r)1, un fasc. in 4. 

20 



— 154 — 

Aniidii (f Italia ilal 1750, al 1845, ccnipHati da A. Coppi [tnemhro orilina- 

riw. Roma 1848-51; olio vol. in 8. 
Effeincriile aslronoviiclie, calcolale pel meridiano di Ronm., nd iiso della Sjiecola 

Caetam. /)f)' yli ami I78T, 1701, 1795, 170G, 1797, 1798-90, 1800 

(doiio di S. E. il sig. dtica di Sermonela. memhro onorario). Roma , li- 

pografia dulla specola Cai-lani ; sei fasc in 8. 
Memorie deWnccadcmia dellc scieuze dell'islitnlo'di liologna. Tomo '2. Fasc. 3. 

Iiologna 1851. 
Rendiconlo delle sessioni dell'aceademiasudeHa,degli anni 1849-50, e 1850 51. 

Bologna 1850-51; due fasc. in 8 
Delle vivlaDiorfosi del calcare eompallo del bolo^^nese, del prof. Domenico San- 

TAGATA. Un fasc. in 4. Boloyna 1848. 
Del Grainbo; makUlia che qitesl'anno corruppe I'uva in inolte parti </' Italia. 

Meworin del prof. G. De'Brignoli, e G. Giorgim ; un fasc, in 8, Mo- 

dena 1851. 
Sulla natura dclln predominantc epidemia delle vili. Memoria del dolt. Giu- 
seppe Derossi. Un fasc. in 8. Roma 1851. 
Corso elementarc di aQficoltura, dello slesso. Vol. I.; Organogra/ia flsica e pa- 

tologin delle piaiite Roma 1851. 
Elemenli di storiu naliira'e popolare., estesi da Vittore B. A. Trevisan. Vol. 

I, punl. 1. 2. - Zoologia - in 12. Padova 1849. 
Le Alghe del Tenere Udinese; dello stesso. Un fasc. in 8. Padova 1844. 
Saggio di una moiwjrafia dellc alghe coccotalle; dello stesso. Uu fasc. in 8. Pa- 
dova 18.'i8. 
Nomehclntor Algarnin, o collezionc del nomi imposti alle pianto delle alghe ; 

dello stesso. Tom. I, un fasc in 8. Padova 1845. 
Sunti di ti'c memorie algologiche., dello slesso. Un fasc. in 4. Padova 1843. 
Caulerpearum seiagraphia; dello stesso. Un fasc. in 8. Ilalae, 1849. 
Enumeralio stirpium ergplogamicarum hucusque in provincia patavina ohser- 

valarum, dello stesso. Un fasc. in 8. Pal. 1840. 
Amphiroa helerarthra., eine neue alge aus der familie der Floridcen, dello stesso. 

Ralisbona 1849. 
Scrim bolanici puhbliculi dallo slesso. Nola di un foglio. 
Nuovo geitere di pianle proposto dallo .Hesso. Vn fasc. in 8. Padova 1850. 
Un nouvel . . . Un novella episodio su Vaffare del sig. Libri. Lettera al di- 

rettore del giornale V Athenaeum del sig. Achille Tibinal. Un fasc. in 8. 

Parigi 1851. 



— 155 — 

Lellie . . . Leltera del sig. Linni al sig. B. Saim-Hilaihe mnministratore del eollegio 

di Francia. Un fasc. in 8. Londra 1850. 
Lettre . . . Lelterc dcllo stesso al presidente dell' istilulo di Francia. V}n fasc. in 

8. Londra 1850. 
Inlorno al solfo pseudosolubile, alle pseudosoluzioni di esso, ed al solfo molle. 

Ccnno d'esperienze inslituile da F. Sel.mi. Un fasc. in 8. Torino 1851. 
Abhandlungen Alii della c.lasse {isico-matemalica delln R. accademia 

dclk scienze, lelterc ec. di Monaco. Vol. 4; sez. 1. 3; vol. VI. sez. 1, c 

bollcll. 1850. Monaco 1840. 
Fasti vetustissimae (jentis AUieviac ad Camerinum pertinentes. [Bono della ec- 

cellenlissima tuagistratura di Cemerino. 
CoDiptes rendus. . . . Conli I'esi dell' accademia delle scienze di Parigi. 



titnoRi 

T. IV pag. 580 liD. 12 delle 

u a V 2<J <li lisiologia 

T. V. » 87 18 pocrc 

> » <J3 27 cha 



CORREZIOM 

della 

di medicina politico-legale 

ope re 

cbe 



A T T I 

DELL' ACCADEMIA PONTIFICIA 
DE' NUOVI LINCEI 



SESSIO^E 11' DEL 22 FEBBRAJO 1(552 

PRE$»IDEi\Z\ DEL SIG. PKINCIPE D. PIETRO ODESCILCHI 



MEMORIE E COMUNICAZIONI 

OEI SIOCI ORSINARI E DEI COHRISPOIirDENTI 

AsxnoNOMiA — Osservazioni aslronoiniche deW anno 1851; del prof. Ignazio 
Calandrelu (*). 

1.° JL/e osservazioni die lio I'onore di presenlare aH'accacIetnia, per la mag;;ior 
parte o per dir meglio, lolte le prime cinque del pianeta Eanomia, sono state 
fatle neila pontificia specola della iiniversita di Bologna. I tempi pero delle 
medesiine sono riportati al ineridiano di Parigi. 



1851 
(iior)u 


A.R appareiile 


D. apparente 


yitinero 
dctle ossei'v. 


Agosto 7. 


34G8.'. 


272". 43'. 33".0 


— 25°.24'.33".0 


4. 'a) 


0. 


31550 


31. 20. 7 


15.47. 8 


3. 'a) 


10. 


3G7(;7 


25. 27. 5 


11. 7. 8 


5. (b) (c) 


1 1. 


41324 


20. G. 6 


G.31. 9 


3. ih] 'cj 


1-2. 


34038 


15. 45. 5 


2.49. 7 


4. {b) 


30. 


357C)> 


0. 22. 4 


—23.47.58.2 


5. 'dj 


31. 


3333/1 


13. 13. 


44. 15. 3 


3. (dj 


Sett. 1. 


33 '.57 


17. 25. 2 


40. 12. 4 


6. 'd) 


4. 


29191 


32. 2G. 9 


29. 13. 5 


.'i. :d, 


5. 


31111 


38. 35. 6 


25. 30. 1 


2. 'd\ 


18. 


28595 


274. 29. 37. 5 


—22. 39. 14. 3 


2. 'ei 



C) Preseiilale airaccademia mlla scssione del 28 ilicembre 1831. 



21 



— 158 — 

2." Le posizioni npparcnli delle fisse di confronlo sono le segucnti. Si 
noli peio chc le (a) (6) (c) sono ridoltc pel 10 agoslo, e le altre pel 10 set- 
tcmbre 1851. Le posizioni medic sono stale cavate dal nuovo calaiogo bri- 
(niinico del 1850, l»o slimalo pcro di riportarc anelie le posizioni tralle dal 
catalogo di Piazzi del 1800, onde dalia nolala difterenza in dcclinazione, si 
conosca a quali errori possano andar soggeltc le osservazioni de' piccoii asle- 
roidi , qiiando per mancanza di sleiie di nola posizione , si debba ricorrcre 
agii anlicbi calaloghi. 

(a)X. sagitt. 6263.C.B. . . AR==18''. 18". 48'. 76 D = — 25".29'. 51 ".3 
Piazzi, 06 . . . AR = 18. 18. 48. 83D=. — 25. 29. 46. 8 

II P. Sccclii al circolo meridiano trova 

).. sagill AR= 18. 18. 48. 66 D=. — 25. 29. 49. 2 

(b) Piazzi, 68 . . . AR = 18. 19. 52. 22 D = — 25. 8. 0. 3 

(c) 6273. C. B . . . AR = 18. 20. 12. 78 D ==i — 25. 20. 46. 1 

Piazzi,75 ...AR-=18. 20. 12. 60D=— 25. 20. 45. 4 

(d) 6343. C.B.. . AR = 18. 29. 28. 75D = — 23. 37. 26. 6 

Piazzi, 129 . . .AR = 18. 29. 28. 76 D==— 23. 37. 34. 3 

(e) 28 sagitt. 6380. C. B. ..AR = 18. 37. 23. 45D=— 22. 32. 27. 2 
Piazzi, 164. . . AR = 18. 37. 23. 31 D=*— 22. 32. 33. 5 

ELEMENTI ELLITTICl DI ECNOMIA. 

3.° Le prime approssimazioni degli elemenli di questo asteroide erano 
ben discordi fra loro. La discrepanza piu rimarchevole era la seguente. Da 
alcuni calcoli risullava che il pianela si avvicinava airafelio, da altri il pia- 
neta era vicino al perielio. L'avvicinamenlo all'afelio congiunlo alia luce con 
cui si vedeva risplendere anche dope I'opposizione, fece credere che Eunomia 
potesse essere il piu bello degli asteroidi, e delte speranza agli astronomi di 
irovarne antiche osservazioni, come avvenne di f^ranoedi Nettuno. Riporlo qui 
le osservazioni sulle quali ho basalo il calcolo degli elemenli. I tempi delle 
osservazioni sono riportati al meridiano di Parigi, e le posizioni non sono cor- 
relte dall'aberrazione. 



— 159 — 



1851 
Gioivii 


A.R. appar. 


D. appar. 


Longitudiue 


Latiludine 


Agosto 13. 33445 
24. 30490 

Sett. 3. 27783 

4. 27535 

27. 3038G 

Ott. 18. 30109 


272M1'. 33".7 

271. 55. 22. 9 

272. 27. 1. 1 
272. 32. 27. 8 
27G. 21. 31. 1 
282. 11. 8. 


— 24°.58'.13".5 
24. 12. 1.9 
23. 33. G. 2 
23.29.22. 1 
22. 8. 7. 2 
20. 52. 35. 7 


271°. 59'. 33". 

271. 45. 29. 

272. 15. 0. 8 
272. 20. 4. 1 
275. 53. 37. 3 
281. 23. 11. 1 


— r. 31'.39".G 

0. 45. 15. 4 

0. 6. 4G. C 

— 0. 3. 7. G 

-+-1. 11. 33. 8 

2. G. 3. 2 



ELEIMENTI 

Epoca. Agosto 13.33445 t. m. a Paiigi 



Equin. medio cleU'epoca 



log. « = 0. 4233G36 
log. £ = 9. 2884151 
Iog.j7." = 2. 9159528 

Cou quesli elemenli calcolai le posizioni de' giorni 13 agosto, 4 settem- 
bre, 18 ottobrc, cd olteuni 



M=283° 


.3G' 


48' 


.2 


n == 27. 


23. 


1. 


4) 


Q = 293. 


56. 


0. 


o) 


f= 11. 


41. 


50. 






Agosto 13. 33445 



Setlembre 4. 27535 



Ottobie 18. 30109 



L=^27r 


.59' 


40" 


.0 


). = — 1 . 


31. 


39. 


7 


L = 272. 


20. 


10. 





>.= — 0. 


3. 


1. 


1 


L==281. 


23. 


18. 


2 


A ==-+-2. 


G. 


2. 


2 



Risuhaoo dunquc gli errori in longitiidine presso che costanti di 7" circa , 
in lalitiidine il massimo errore si ha nella osservazione del 4 settembre, ne- 
gli altii due giorni 13 agosto e 18 ottobre gli eirori .sono trascurabili. 



— 160 — 

A. B. Nel piesentare airaccademia qiiesli elementi promisi fame coriezio- 
nc, qiianclo fossero note altre osservazioni. Aveiido pei'6 conosciuto che il si[j. 
Trdllviwro di Padova si e occupalo con somma lode della leorica di queslo 
asteroidc, sommiiiistraiido agli aslronomi una ciTcmcride per la futura oppo- 
sizione, ho credulo dispensarmi da qucsto lavoro. 

COMETA DI BROUSEN 



1851 
Giorni 


A. R upparcnle 


D. apparenle 


Numero 
clelle osserv. 


A(joslo28. 38742 
29. 39035 
31. 46273 

Sett. 6. 3(;i81 
15. 34676 
22. 39748 


14''.55"'. I0-.19 

14. 58. 15. 32 

15. 5. 4. 81 

15. 27. 14. 51 

16. 12. 54. 60 

17. 4. 27. 10 


-+-44". 19'. 10". 2 

44. 50. 17. 7 

45. 54. 8. 6 
48. 59. 5. 6 
53. 38. 2. 2 
56. 46. 23. 1 


4. (a) 

3. (a) 

4. {b) * 
4. (c) * 
3. (d) 
3. (e) 



Posizioni apparcnti delle fisse pel 31 agosto 1851. 



(a) La Lande, 27447 

(fc) 27136 

[c] 28326 

(d) Piazzi . . 56 . . . 

(e) Piazzi . . 38 . . . 



AR. 
AR = 
, AR 



: 14''. 56"'. 31. 95 D: 
-14. 46. 4. 57 D = 
.15. 24. 38. 32 D^ 



= 44°. 17'. 53". 9 
.45. 32. 51. 5 
.48. 13. 55. 1 



, AR=16. 12. 9. 05D=53. 36. 54. 2 
AR=17. 8. 27. 13D=56. 50. 56. 2 



Le osservazioni notate * sono dubhie. 



— 101 — 

OSSKRVAZIONI DI NETTUNO NELLA OPPOSIZIONE. 



1851 
Giorni 


A.R apiHireidc 


D. appamilc 


Num. 
delle osserv. 


Ayoslo21. 51815 


22''.40".24'. 44 


— 9M9'. 5".0 


4. 


22. 47648 


40. 19. 10 


19. 45. 7 


4. 


23. 43194 


40. 13. 60 


20. 25. 9 


4. 


24. 42005 


40. 8. 10 


21. 6. 8 


3. 


26. 44376 


39. 56 48 


22. 23. 9 


5. 


27. 40391 


39. 50. 10 


23. 2. 2 


4 


30. 44858 


39. 31. 50 


24. 49. 8 


6. 


31. 45621 


39. 25. 48 


25. 28. 1 


4. 


Sett. 1. 46803 


39. 19. 32 


26. 7. 2 


4. 


4. 42800 


39. 0. 60 


27. 58. 


3. 


5. 43641 


38. 54. 10 


28. 34. 


2. 


6. 4S4()9 


38. 47. 70 


29. 10. 5 


4. 



La fissa di confronto e slata scmpre la 7919 C. B. la cui posizione appa- 
rente pel 31 agosto 1851 risulta 

AR=-22''.35"'.17\ 10 
D = — 9°. 5'. 9". 3 1 

4.° Da qucslc osscrvazioni piio deduiiii il momento dclla op[>osizione. 
Calcolaiido iiifalti le lon^jitudini del pianela e dul sole pci giorai 30 e 3 I ajjo- 
8to, e 1 scKembre c riportandule all'cquinozio aicdio del 3 I agosto, si lia 



185) 


Lomj. dclpianeta 


Long, del sole 


Agosto30. 44858 

31. 45621 

Sell. 1. 46803 


337". 53'. 26 ".50 
337. 51. 49. 60 
337. 50. 10. 40 


156°. 54'. 54". 

157. 53. 26. 9 

158. 52. 15. 3 



Sara dunque il moto diuino del pianela in longitudine di 97. 31 e quel 
lo del sole di 3'i86". 70, quindi il moto relativo di 3584". 01. Si avra dunque 



— 10'2 — 

07.3 



Opposiz. Agosto 31. /f502l — 



3584. 01 
OTvero 

Agosto 30. 42900 t. m. a Parigi. 

A questo tempo corrisponde la longitudiiie clioccntiica del pianeta e della 
lena . . . 337". 51'. 52'. 2. 

OSSERV.VZIONI PER LA RETTIFICAZIONE DEL CIRCOLO MERIDL\NO. 

5." La sacra congrejjazione dcgli studi con veneralo dispaccio del 29 
luglio 1851 si degnava alVidarmi ronorevole incaiico di assistere alia collo- 
cazione del circolo meridiano del eel. Ertcl di Monaco nella specola di Bo- 
logna, e di fame quindi la dovuta rellificazione onde potesse servire agli usi 
della scienza. Alle mie premiire fatte gia alia mcdesima sacra congregazione 
neH'anno 184G deve la specola di Bologna queslo prezioso stromento , die 
solo mancava a complelare le macchine di quello scientifico stabilimento. Si 
doveva collocare nel 1848, ma le liittiiose -vicende politiche no impedirono 
il collocamenlo. 

0." Parliva io intanto da Roma nel giorno 13 agosto, e nel giorno 20 era 
in Bologna. Sul declinar del mese giuase il macchinista Ertel^e nel giorno 
8 settpmbre lo stromento era collocato. 

7.° Poco tempo in verita mi restava delle autunnali vacanze per fare le 
necessarie osservazioni die si ricliieggono per la rettificazionc di tali stro- 
menti. L'incostanza della stagione, le piogge che sogliono cadere nell'autun- 
no non mi promettevano molti giorni calmi e sereni .• niilladimeno faticando 
giorno e notte, e qualche volta dalle 3 pom. fino alle 3 del mattino, mi ven- 
ne falto di rettificarlo, come si vedra dalle osservazioni, e nel giorno 20 ot- 
lobre potei consegnarlo rettificato ai superiori di quella universita. 

8.° Sogliono gli astronomi cominciare dalla descrizione dello stromento, 
e del luogo in ciii e stato collocato. A questo oggetto piu e pin volte ho 
dimandato ai superiori di quella universita i disegiii dello stromento , e la 
pianta della camera in cui e stato situato. Non saprei dire per qual ragione 
le mie preghiere non sieno state esaudite (*) , e certo pero che non ho po- 

(*) L'illmo e rmo monsif;. Trombelti reltorc ililla universitj lia prociirato Ji sotl<lisf;ire al mio 
giusto desltlcrio, ni.i aiiclie le sue premiirc sono stale vane- 



— 163 — 

tiilo mai ollcnerc qiicslo disc^jno , Ijcnclie uno dc' mioi discopoli . preseiile- 
mciilc ii)ge(»ncie, t>i csibi.ssc giaziosaiiienlc di escyuirlo ("y. II circolo rocridia- 
no dclla specola di Rolofjna e nelle sue parti principali del tiiilo somigliante 
a qucllo che dal eel. P. Dc-Yico fu collocato nclla specola del coilegio roma- 
no. DaH'ampia descrizione clie ci gia nc delte, c daH'aUra data recenlemente 
dal P. Secchi, e cosa ben facile comprenderne il semplicc meccanismo. 

9.° Una sola modiBcazione e stata usata dairaitisla, la quale, come mi 
scriveva, rendeva piu facile e piu spedito il rovesciamento. Procurero di de- 
scriverla nel miglior modo possibile senza raiiito del disegno. Nei circolo mc- 
ridiano del coilegio lomano due soli sono i pilastri che lo sostengono: su di 
quest! sono fermati i cuscinetti, e i conlrapesi. Poitato il carro ncH'interno de' 
pilastri, e sollevato lo slromento da'cuscinetli, e d'liopo porlarc il carro fiiori 
de'pilastri inedesinii, ondc eseguire il rovesciamento. Nel cirnolo meridiano di 
Eologna i pilastri sono qiiatlro. I primi due portano i cuscinclli su i qiiali 
poggia I'asse dello stromento, gli altri situati a convenienle distanza dai primi 
portano i contrapesi. Portato il carro fra i primi due, e sollevato lo stromen- 
to col manubrio annesso all'asse verlicale del carro descrivendo una mezza 
circonferenza, gli estremi dell'asse dello stromento descrivono lo stesso nu- 
mero di gradi, e si oltiene I'inversione della maccbina. Questo modo di ro- 
vesciare lo stromento senibra a primo aspelto piu spedito dell'altro: il carro 
resta fisso fra i due pilastri, ed e tolto lincommodo di portarlo fuori de'me- 
desimi; nulladimeno sono tali e tanle le diligenze che si debbono premeltere 
onde I'inversione accada libera, sicura e senza oslacoli , che a mio parere , 
poco o nulla si guadagna nel tempo. 

10.' Per dire qualche cosa dclla camera in cui e slato collocato il cir- 
colo meridiano, richiamo la costruzione della specola di Bologna. Due gran- 
di torri quadrate formano I'osservatorio. Sorge solidissima la prima dalle fon- 
damenla fino ad una data allezza. Gli angoli piu che le faccie laterali di que- 
sta torre, sono direiti ai qualtro punli cardinali. L'altra che forma I'osserva- 
lorio propriamente detto e situata diagonalmenle sulla base superiore della 
prima, per cui nel piano della (orre inferiore rimangono quatlro grandi spa- 
zi triangolari. Specula^ cioe la torre superiore, ut quae minor est, ad eius 



(') L'iogrgnere i il iloU. Pompco Nataliiii 



— 164 — 

quod dixi plnni liilcra suos angtilns ila coitveriit, id exlrema non nllingat. Eo' 
que pi, ut qualiior maijna spatia in .sniniuo liin'is rclinqnnl in (riiintjuli mo- 
dum coiifornuila alquc ex oinni parte pnlenlin per quae lihcre perambulnri el 
specula ipsa circnmiri potest (*). Nello spazio irianjjolare che ^uarcla il suJ 
e costniita la cupola mobile, o per dir mejjiio seinicupola per la tiiacchina 
parailatlica. Come hen si vedc le o.sservazioni dalln parte del noid sono itn- 
pedite dal nuiro della lorre superiore. Nou |)o.ssonu qiiindi ossorvarsi iiiolle 
coniele le qiiali spesso sogiiono vagare nelle remote regioni boreali. Nello 
.spazio triangoiare verso owest peiisai coilocare il cii'colo nieridiaiio, e nelTin- 
verno del 1848 feci gia costriiire un grand'arco per rinforzarc la volta che 
doveva sosleiiere i pilastri. La piccola camera di forma ellitlica h\ ideala dal 
cav. Anioliiii arcliiletlo ed ingegnei-e di sommo nome, e al medesimo ne fu 
commessa la coslruzioiie. Non raanca questa camera di solidita e di eleganza, 
avrei pcro desiderato maggior seniplicita nella copcrtiira della feritoia, e un 
pin leggiero meccanismo per aprirla. Questi pero sono piccoli difetti ai qiiali 
|)ii6 ripararsi in segiiito. Nolai anclie un difetto sulla giacilura de' pilastri , 
essi sono csatlamente parailcli ad inia linca che deviava alquanlo dalla vera 
nieridiana, come si vedru dalle osservazioni. La colpa di questo dil'ello non 
deve altribiiiriii all'architetlo , ma agli addetti dell' osservatorio. Speltava ad 
essi tracciare una esatta linca meridiana, cio che io raccomandava caldamen- 
le prima della mia partenza nel 1848, e in seguilo con replicate letlerc. 

I I." Sc nella teri-azza che guarda il nord si costruisse un' altra scmicu- 
pola , se sulia lerrazza all' est sorgesse una piccola camera per lo stromento 
de"passaggi, Tosservatorio di Bologna troverebbe riunite in un solo locale tutte 
le macchine necessarie alle osservazioni. 

12.° Passo adesso ad esporre brevemente le osservazioni. Mentre il mac- 
chini.sta si occupava della meccanica coUocazione dello stromento, io mi oc- 
cnpava sei'iaiDente della rettificazione dello stromento de' passaggi, lavoro del 
rel. Rciclienhncli di Monaco. Questo e situato in una camera al primo piano 
deH'ossei'vatorio, ed e quella stessa in cui e collocato il gran quadrante niu- 
rale di Simpson e in cui e segnala la meridiana tracciata dal ZannoUi. Que- 
sla cameia e poco piu occidentale di qnella costruita pel cii'Colo meridiano: 
la di.slanza e di poclii meiri . per cui, rettlficato lo stromento de' passaggi , 
aveva un punlo sicin'o di partenza per la rettificazione del circolo: osservan- 

('J Francesco M. Zaiiiiolli, lorn. I Je'conimeiitari ilcllo istlluto. 



— IG5 — 



I8SI 
Glorni 


y Cigno 


\|/ Cuiiriconw 


a Micros 






V Citfiio 




aCii/no 


1 /'esce ausir 


JT^ t'lQUSO 


lett. 1 


20* 


16- SV 


22 


20A.37'".l8'. 34 


20''. 40'". 42' 


00 


20'' 


ol"'.3«» 


64 21' 


.11'". 36' 


.86 


21''.36'".6'. 3« 


22*. 3". 25'. 01 


11 




.■>». 


01 


18. 47 




32 




3'J. 


82 




36. 


46 


6. 30 


24. 09 


SI 




34. 


80 


18. 37 




80 




39. 


3S 




36. 


33 


6. 2(1 


2 4. 92 


)U. 1 




54. 


64 


18. 21 




65 


1 


39. 


IS 




36. 


16 


6. 2S 


24. 82 


11 




54. 


38 


18. 03 




47 




38. 


93 




35. 


96 


6. 21 


2i. 71 



do infatti conlemporanpanipnte il sole , o iin astro qiialiiiK[iic al mericliano, 
i tempi de'passagfji osscrvali dovcvano essere i medcsiini. 

13.° A.ssicnraio perlanto col gran livello dcila orizzontalita dello stro- 
mcnlo, tolto ogni errorc di collimazionc, nclla DOtte det 1 settembre o$!(crvai 
i pas.snpfji al meridiano ilcllc segiicnli .stelle: y Cigno, 6 Capricorno, a Micro- 
scopio., V Ciijno, 'J Ciyno, f I'cuve aiisli'ulc, ~^' Perjaso. Queslc formano Ic coppie 
(60) (61) (62) (63) (65) date dal prof. Conti ('). Le posizioni medic di que- 
8te fisse 8ono state cavate dal recente catalogo britannico. Ecco pertanto Ic po- 
sizioni apparenti ridotle coile caslanti bes.selliane. 



Le declinazioni apparenti delle stesse fisse sono state calcolate pel 1.') setlem- 
bra epoca media delle osservazioni 

7 Cigno . . . D = -+- 39°. 47'. 17". 60 

<}> Capric — 25. 47. 59. 72 

u Micros — 34. 19. 33. 24 

V Cigno H- 40. 36. 8. 34 

G Cigno -+- 38. 46. 41. 32 

t Pes. aits — 33. 41. 59. 76 

n" Pegaso -t- 32. 27. 16. 20 

I'l." Cliiamando P e P' i passaggi calcolati, p e p gli o.s.servali di cia- 
.Kuna coppia ed M il fatlore 

I 
cos.L (tang.D— tang.D') 

la deviazionc azimultale e data dalla formola 



t') Opiitc. .islron. 1822. 



22 



— 166 — 

Z = dr((P — P'; — (y) — ;/)) M 

il segno -+- indica la dcviazione a levantc, il segno — a ponenle. 

Ponendo la latiludinc di Bologna L •= 44*. 29'. 54". colle date decli- 
nazioni ho calcolalo il fattoie M per ciascuna coppia che saranno indicate coi 
numeii progressivi (1) (2) . . . 

Dal calcolo ottenni 

(t) 7 Cigno, tp Capric. . . 

(2) 7 Cigno, « Micros. . . 

(3) (K Micr., V Cigno M ■= 

(4) (7 Cigno, i Pes. aus. . 

(5) c Pes. aus., n' Pegaso 

Quesli fattori sono quasi identici a quclli die si avrcbbero dalle lavole del 
citato prof. Co7iti. 

15." Dalle osservazioni del 1 seltembre si ebbero i seguenti passaggi 

V CfVjrno. Pass, osserv. . . . 20''. 14'". 8'. 06 



M = -t- 1.0651 

M = -^ 0. 9250 
0.9104 
M = H- 0. 9535 
M =—1. 0760 



quindi 



ip Capric. 
c Micros 
V Cigno . 
c Cigno . 
t Pes. aus. 
Ji^ Pegaso 



(1) Z 
(2) 

• (3) 

(5) 
Fatta la inoltiplicazione pe 



20. 34. 17. 88 
20. 37. 40. 63 

20. 48. 52. 57 

21. 8. 48. 63 

21. 33. 4. 44 

22. 0. 33. 75 

13'. 50. M 
. . -H 14. 21. M 
. .— 14. 30. M 
. . -H 14. 02. M 
. . — 10. 69. M 
corrispondenti fattori M, e prcso il medio si 



— 1G7 — 

ebbe la deviazione nzimuUale a levante di 13'. 13. Nel 1848, prima della 
mia parleaza da Bolo(jna, a\eva ordinato al macchinista Lxcdovisi di fare al- 
cuni lestauii alio stiomento. La forte deviazione di 13'. 13 piova, clic col- 
locate nuovamente lo stromento al suo posto , niuDO deyli addctti euro di 
rettificarlo. 

16.* Corretto I'errore col mezzo della vile, come suole praticarsi in so- 
mi{;liaDti casi, nella nottc del 2 settembre osservai i passag{ji di 7 C(f//io, t Pes. 
uus. f Pe(juso^ gli altri furono impcditi dalle nuvole. 

u Cigno. Pass, osserv. 

« Pes. aus 

n' Pegaso 



. . 2V: 8- 


■.18- 


. 44 


. . 21. 32. 


47. 


81 


. . 22. 0. 


6. 


44 


0'. 56. M 






0. 11. M 







per cut 

(4)Z = 

(5) ... - 0. 

dalle qiiali oltenni la piccola deviazione a levante di 0'. 32. 

17.° Nella sera del 4 settembre volli ripetere le osservazioni sulle stesse 
iisse, cd cbbi 

(1) Z=-t-0'. 15. M 



(2) . 


. . -+-0. 


38. 


M 


(3).. 


,.-+-(). 


31. 


M 


(4)., 


. . -t- 0. 


51. 


M 


(5) ., 


. . -f-0. 


33. 


M 



dalle quali , preso il medio, si aveva la piccolissimn deviazione a levaule 
di 0^ 09. 

18.' Rettificato in tal maniera lo stromento de' passaggi , mi restava a 
vedere quali risiiltamenli davano le osservazioni fatte nello stesso tempo al 
delto stromento, e al circolo meridian©. Nei giorni precedenli gli 8 settembre 
colic osservazioni del sole si aveva una nolabile diflerenza. II circolo pero 
non era del tutto fissato , e la questione non poteva decidersi. Nella nolte 
degli 8 settembre, io osservava i passaggi delle solite stelle al circolo mciidia- 
no, e il dolt. Snporclti aggiunto, faceva le stesse osservazioni alio stromento 
de'passaggi. Io ottenni 



— 1G8 — 

(1) Z = + 7-. 33. M 

(2) ... -t- 8. 07. M 

(3) ... — 9. 50. M 

(4) . . . ~t- 0. 85. M 

(5) ... — 8. 94. M 
Dal Saiiovelti si ollcnne 

(1) Z-=-+-0'.'28. M 

(2) ...-+- 0. G/|.. M 

(3) . . . + 0. 05. M 

(4) ... -H- 0. 40. M 

(5) ... -t- 0. 38. M 

Se dimque nello stromento de'passnggi la deviazione a Icvantc era dl ()'. 1G, 
iiel iiuovo circolo si aveva di 8'. C'J. 

19.° Data una conezione, nella nolle del 10 scUembre colle osservazio- 
ni della polaie sopia e sotlo it polo, c nella nolle degli 1 1 co' passajjgi delle 
slesse slelle liovai una deviazione a levanle di circa 6-. Ecco ie osservazioni 

<0. Sell. /^o/flj-e. Pass, sopia il polo . . . 1''. 8". 56* 700 

sollo il polo . . . 13. 3. 31. 513 

11. 54. 34. 813 =A 
quindi 

12'' — A==-^5-„.25-. 187 
die molli[>licala pel fatlore 

1 

5— — j- _»= 0.018138 

X cos.L lang.D 

dava Z = + 5'. 9118. 

11. Sell. V Cigno. Pass, osserv. . . . 20''. IG". 56-. 350 

'i' Capric 20. 37. 14. 382 

« J»/'cr 20. 40. 36. 805 

V CUjno 20. 51. 40. 985 

ff Cigno 21. 11. 37. 484 

' Pes. atis 21. 36. 0. 987 

?r' Pegasu 22. 3. 24. 902 



Da r[ueste otleiiiii 



— 1G9 — 




(1) Z — -+- 5'. 373. 


M 


(2) . . . -+-G 412. 


M 


(3) ... — G. 500. 


M 


(4) . . . H- G. 39G. 


M 


(5) ... — 5. 288. 


M 



iliillu qiiali si tin 



Z ^ -I- 5'. 89. 



20." Volumlo corre{T(jere quesla deviazionc mi nvvidi clie il movimeiito 
della vile era del tiilto e»aui'ito. It macchinista Amndori col consenso del Su- 
poretli penso di rimuovere alquanto raltro cuscinctto. Dalo questo piccolo mo- 
vimenlo, nelle segiienti sere ri.suUavn una deviazionc azimultalc nel senso op- 
posto. Do[)o rcplicale correzioni ncl gioino 3 ollobie colie o.sservazioni delta 
polare sopra e soUo il polo oltenni 

12* — A==_ 14'. 25 

e qiiindi la dcviazione a poncnlc 

Z = 0'. 2G (•). 

21." Tolli {jli crrori di orizonlatila, di cotlimazione, e di azimiit il cir- 
colo mcridiano po(eva considciaisi come imo slromcnto de' passaggi ; i'uso 
pero cui e destinalo non c la sola dctcrminazione delle ascensioni retle degli 
astri, ma nello stesso (empo la dectinazione de' medesltni nello istante in cui 
essi sono at mcridiano. Siccomc pero le declinazioni si dcducono dalle distan- 
zc meridiane daitu zenit, e questc si hanno immcdiatamenle dalto stromeato 
corretle poscia datia I'ifrazione, ed anchc dalla parallasse, se si osservano i pia- 
neti, cosi si rende necessario determinaie to zero o principio di numerazione. 
Posli i qualtro zeri de'nomi a 0°, 00', 180°, 270* del circolo graduato , per 
costruzione dell' artefice , I'asse ollico del lelescopio deve essere esaltameute 
direlto ai due punti opposti del cielo stellato zenit e nadir. Cio diflicilmente 
si verifica: I'errore suole essere ben piccolo, ma e d'uopo determinarlo. 

(*) Queito movimento non jarrbbv sUlu necessario , se i piUstri fosscro stati situati sollo la 
vi(;iUn24 Jcgli astronouii. 



— 170 — 

22.° Lasciando qualunque metocio meccanico di livclli, di fill a piombo, 
di orizzonti artificial!, die attesa la listrellezza del tempo, non poteva adope- 
rare, usai di due metodi clie insegna la scicnza, c chc brevemeiite vado ad 
esporre. II piimo si iisa colle slelle zenittali, I'allro colle circuinpolari. Am- 
beduc suppongono ben fissata la latitiidine del luogo, il primo noii dipende 
dalla ritVazione, nell'altro e d'uopo tcneine conto. 

23.° La fissa chc culmina per Bologna e I'a del Cigno : essa dista dallo 
zenit di 0°. 15'. 31". 0: la lifrazione a quests distanza e nulla o quasi nulla: 
la posizione apparente e csallamentc dctcrminata: essa puo osservarsi anche 
uel pieno giorno. Si calcoli dunque piecedentemenle la declinazione appa- 
rente deila fissa culminante: col mezzo della latitudine si determini la distan- 
za zenittale apparente pel giorno della osservazione; si pongano i quattro no- 
ni, come si e detto (21): si accomodi il livello dell'alidada in posizione ori- 
zontale : si osservi finalmente la fissa nel suo passaggio al meridiano. Se la 
distanza zenittale osservata, corretta anche della piccola rifrazione combina esat- 
tamente colla calcolata, Terrore di nunierazione sara nullo. La piccola difte- 
renza fra la distanza zenittale osservata e calcolata dara Terrore del principio 
di nunierazione. Questo metodo die, a mio parere, e il piii sicuro dovra ri- 
petersi piu e piii volte onde assicurarsi deU'errore. 

2-'i." Usando di questo metodo si puo anche , in una serie di osserva- 
zioni, partire dallo zero. Difl'atti se col movimento della vite micrometrica del- 
l'alidada si porti il nonio alia vera distanza calcolata , cio vale lo stesso che 
portare lo zero del nonio su quello del circolo graduato, quando I'asse ottico 
e reahiiente verticale. Da questo movimento pert) siegue uno spostamento nel 
livello delTalidada: questo piccolo spostamento delle parti del livello e raolto 
utile, giacche dopo ripetute osservazioni faia apprezzare il numero de'secondi 
che compete a cia.scuna divisione delle parti del livello medesimo. Del resto 
sara sempre cosa ben falta delerminare I'errore dello zero, o principio di nu- 
merazione , e lenerne conto nellc osservazioni, combinarlo con quello del 
livello annesso all' atidada, livello sensibilissimo, livello che esige la massima 
stabilila. 

25." Le circumpolari che sogliono adoperarsi nello indagare I'errore dello 
zero sono I'z e la 5 dell' oi'sn ininore. Le posizioni appareuti di queste stelle 
sono notissime, e daU'almanacco naulico si hanno per lutti i giorni dell'anno. 
La rifrazione poi alle altezze meridiane di queste stelle specialmunte nelle iio- 
stre latitudini puo stimarsi piu che sicura nello stato presente deH'asironomia. 



_ 171 — 
2G.° Ecco pertanlo alcunc delle osservazioni faltc a queslo ofjgetto. 

3. Ottobre. Polare sopra il polo. 



Z osserv. . 


. . 44°. 0'. 


12". 50 


Barom. . 


..27''. 7''.25 


Rifiaz. . 


. . . . -t- 
44. 1. 


r,3. 44 
5. 94 


term. . 


14°. 80 


D appar. . 


. . 88°. 31'. 


. 0-.3 






L= . . . 


. . 44. 29. 


54. 







Z osserv. 
Rifraz. 



44. 1. G. 3 => Z calcolaia 
Osserv. — calcol. == — 0". 36 
4. Ollobre. Polare nollo U polo. 

40°. 58'. G". 



59. 17 



Barom 27''. 8". 15 

Term 15°. 70 



40. 59. 5. 17 

Z calcol. . . . 40. 59. 5. 70 

Osserv. — calcol. = — ". 53 

7. Ottobre. « Cigtio. 

Z osserv. cor. della rifraz. . . 0°. 15. 30". 27 
Z calcol 0. 15. 31. 70 







— 1. 43 




14. Ottobre. 


« Cigno. 


Z osserv. . 


. 0. 15. 30. 50 




Z calcol. . 


. 0. 15. 32. 30 






— 1. 80 





27.° Due Hsse culminaoti per Bologna sono la 352 e la 1172 del catalo- 
go britaonico. Le dedioazioni apparent! pel giorao 7 ottobre fiirono Ic seguenti 



(352) D = 44°. 32'. 4G". 7 
(1172) D=-44. 30. 28. 7 

Su tli quesle p.osizicni non poleva fidare, come su qiiclla dell' « Cigno, spe- 
cialmente poi siilla 1172 die risiilla da una sola osservazione. VoUl nulladi- 
meno osservarlc nella delta nolle cd oltenni. 

7. OUobre 

(352) Z osscrv. . . . 0°. 2'. 52".0 
Z calcol. ... 0. 2. 52. 7 



— 0. 7 



(1172)Zosserv. . . . 0°. 0'. 32". 
Z calcol. ... 0. 0. 34. 7 



— 2. 7 

28." L'orizonle di Rolojjna dalia parte del sud «; circondato da coiline, 
per ciii non puo osscivarsi clie alia distanza di 87". 30' circa. L' a deila Fe- 
nice nel suo passaggio al meridiano rade rorizonte visibilc. Nella nolle lini- 
pidissima del 13 ollobre osservai le altezze meridiane di molte fisse. Riporto 

le due seguenli 

13. Ouobre. « Fenice. 



Zosserv. . . 87°. 21'. 31".0 
Rifraz. ... -f- 15. 5. 3 



87. 3G. 3G. 3 



Rarom 28''. 0".4 

Term. . . . 1(5°. 3 



D appar. . . , 43°. G'. 41 ".1 
L ==. 44. 29. 54. 



87. 3G. 35. 1 

Osserv. — calcol. = -+■ 1 ". 2 

13. Oltobre. y Aquaria. 

Zosserv. . . . 50°. 41'. 58". 5 
Rifraz -i- 1. 8. 21 



50. 43. C. 71 



— 173 — 
D appar. . . 6". 13'. 1 1 '.8 A 
L = . . . . 44. 29. 54. 



50. 43. a. 8 
Osserv.— calcol. = -h 0". 9 I 

Dopo cio .si vecle clie rerroie dello zero c ben piccolo iiel circolo mcritli.i- 
no di Bologna, nella ipolesi die sia L = 44°. 29'. 54'- 0. 

29." Mi resla adcsso a pailare del micromctru situato nel foco deH'ocu- 
iare. Sette liii soltilissimi verlicali e due ori/.ontali Formatio il micrometre. Gli 
orizoiilali soiio due corde eguali vicinissime al diameiro per cui il cenlro 
deir obbicltivo corrispotide alia meta deiriiitcrvallo clie passa fra questi due 
fili. Molte osservazioni sulle fisse n' e n' Pegaso furono da me lentate per 
conoscere la distanza di (|uesU due fili. La prima (7721) C. B ha minor de- 
clinazionc dell' altra (7731) C. B; la dillerenza e di 10'. 4. Se alia ;:' si fa 
percorrere il Hlo appareiilemenle supcriore, la n- noa copre csaltamente I'al- 
Iro, ma no rcsla pochissimo sollevata: slimai duiique I'intervallo di 1 1. La po- 
lare osservala nel pieno giorno apparisce come un punto lucido ben leraii- 
ualo. Ponendo la polare .successivamente su di un filo, e portala quiiidi coll.i 
vile micrometrica dell' alidada sull' altro , dopo reiterate Oiiscrvazioni fatte in 
giorni calmi e screni, I'arco percor.so iioii Fu mai ininore di 10'. 

30.° Cbiamando I il tempo che impiega un astro a percoircre I'arco in- 
tercelto fra il filo di mezzo ed un altro qualunque de'fili vcrticali, D la de- 
clinazione dell'astro, la distanza equatoriale in secondi di tempo e data dalla 
tbrniola 

cos.D sen.'' \!St) 



0* 



15. sen. r 



Osservai pin e piA volte le fisse y, C v deira<7«fii'i'o che sono prossime all'equato- 
re, e dal medio di tutte le osservazioni ottenni 

III. . . . 52'. 5089 (-+-) I. . . . 17'. 5275 (— ) 
II. . . . 35. 0447 (-H) II. . . . 35. 02G8 (— ) 
I. ... 17. 5803 (-+-) III. ... 52. 52C7 (— ) 

Questi Humeri, rigorosamenle parlando, non rappresentano i veri iatervalli equa- 

23 



— 174 — 

toriali de'fili. Lc fissc iion sono csallamcnic suireqiialoic Se si prendc per 
Ic tie fissc D = 1°. 10' si lianno i seyucnli 

III. . . . 52'. 508 I. . . . 17.' 525 
II. . . . 35. 038 II. . . . 35. 020 
I. . . - 17. 570 III. ... 52. 518 

Non volendo tencr conlo di qiiesti iiitervalli, jjiacche i coseni de'piccoli archi 
poco o iiicDte variano, ecco gl'ialcrvalli oUciiuli da sette complele o.sscrvazioni 
d\ X e p CignOi e per consegueiiza il medio di 14 osservazioni- 



III . 


. . 52'. 652 


I. . , 


. 17*. 528 


II. 


. . 34. 980 


II. . 


. . 35. 154 


I . 


. ■ 17. 502 


III. . 


. . 52. 559 



SULLA LATITCDIN'E DI BOLOGNA.. 

31.° La latitiidine dell'osservatoiio di Bologna e .stata soggetta, come le 
allre, a piccole variazioni. Queste non dipendevano dalle osservazioni imme- 
diate., ma dalla maggiore o minore pcrfezione degli stromenti, dalla teorica 
delle rifrazioni non ancora esaltamenle svikippata, dalla posizione finalmente 
delle fisse che si osservavano, le quali posizioni doveyano cavarsi da antichi 
cataloghi. Eustachio ZaHfioWi (*) parlando del la lalitudine determinala dal Mrt<- 
ieucci cosi si esprime: Velcres ohscrvntioncs cum recentiorihus mirifice conve- 
niitnt, ac, si dubhim aliquod remanct, lolum id in quantilate refractionis non- 
dum cerlo conslilutae posiium est. Quamobrem nos earn refraciionem usurpan- 
dam esse censuiinns., quae ex diversis hypolltesibus media volligitur: unde pro- 
diit poll allitudo 44°. 29'- 50 '• 0. Quesla memoria di ZannoUi riportata nel 
torn. 7 de'eoment. dello islituto fu lelta nel giorno 9 febbraio del 1775. 

32.° Lasciando da un lato la lalitudine determinata col mezzo dello gnomo- 
ne meridiano di S- Petronio, ecco cio die si trova in altra memoria, inedita 
negli atti, dello slesso ZannoUi e letla nella sessione del 19 decembre 177G (*'). 



(') Comment, dello Islitulo, torn. 7, an. 1791. 

("') Q'leste nolizie mi sono slate comiinicate d.tl ch. prof. Domenico Plani segretario perpetiio 
(leU'accademia delle scienie dello Istltuto di Bologna. 



— 175 — 

JUissis ohservalionibus solstitialihus (collo gnoinoiic di S- Petronio) ad capias po- 
laris altitudines me converCam, alqne in primis affcram altiludinein poll quain 
Manfrcdhis anno 1728 in hoc publico ohservalovio dili(jcnlcr dimensus est. 5e- 
micirciUo muvali ittebatur quo pluries inense deceinbris maximam et inininiani 
stellae polaris allilxtdinem observavil ac tandem illi prodiit altitudo poli 
44°. 29'. 52". 0. Eamdem mensuram compcrit diiobtis quadrantibus, qtios aulea 
siimmo studio scorsiin cxpcnderat et ad rectum constilutionem rcdifierat. Anno 
17-'f3 astronomicis oryanis ex Brilania ad nos advectis, illud in primis expe- 
riri voluimtis ntim poli altitudo eadetn prodiret quam Manfredius ante annos 
15 compererat (*). Quamobrcm praemisso examine quod ad reelam instrumenti 
constilutionem aynoscendam requiritw% node insequenlc diem 18 deeembris ma- 
ximam et minimnm stellae polaris altitudinem dimcnsi sumus., subductisque cal- 
culis altitudo poli resultavit Ao\ 29'. 54", duobus lantum seciindis dilferens 
ab ea quam Manfredius invenerat. Hoc inter altitudines discrimeu adeo exi- 
guum est , ut nullum dc laliludinis inconstaidiae anjumcntum afferat. Quae 
enim tanta in observationibus solerlia excogiluri potest,^ quae duobus aut tribus 
secundis saepe numero uon dcfraudelnr J' 

33" Cosiscriveva questo cgregio astronomo in un cpoca in cui negli stro- 
inenti non si aveva molla jjcrfezione, in cui era maucaiite la leorica della ri- 
frazione, in cui finalinentc non si poesedevana cataloglii csatli sulle posizioni 
delle fissc, e su i loro annui movimenli- Ma dopo mezzo secolo circa , nel 
quale spazio di tempo, rastronomia aveva fatti lapidi progiessi e nclle teo- 
riche e nella perfezione degli stromenli cosi scrivcva il IJaron di Zach : On 
ne saurait rcpondrc de trois ou quatre secondes dans les latitudes observees 
avec soin lors memo qu'on a une longue serie d' observations bien d'accord. Nul- 
ladiraeno gli astionomi presenti soflfrono mal volenlieri renore di 2' o 3'^ 



(*) K nota la cclobre qtieslione agilata una volla Ira gli astronomi siilla v.iriabilil."i du'poli ler- 
restri: questione nala appunlo dalla variazione che si Irovava nella mUura dclle lalitiidini. II y a quel- 
<iues aslronomea (cosi in una Jotta dissertazione sulla lalitiuline cli Parigi inserlla ncl loin. 3 in<^ 
moirs d'une soclilt' ci'libre) qui con$idt>rant que depuis Ploloniuc jna(i' i nous^ I'l'li'valion du pol^ 
de Paris a toiijours aufjniontc' suivant les ol>serv.itions qii' on en a, en sorte que depuis <8". 30' 
file csl venue jusqu' .\ 48^. S3', out prt^tendu que le pole de la lerre a viNritablemcut change. II 
Manfredi sosteneva la' varialiilrti dc"poli. Xannotti, per provare il contrario, parte dalla lalitudine 
44*>. 29'. 52" determinala dallo stcsso Manl'redi nel 172S , e dopo le sue osservazioni degli anni 
1T43 e 1774 cosi concliiude contro il sentiinento di Manfredi. Ex his observaliouibus adeo cun- 
sentienlihus illud sane concludendum erit polos terrestris glolii sallem lilsce annis quadragiuta sex 
constitisse. 



— ire — 

ncllc os!tcrv.izioni ili (]iic(>li .Ksli'i clie o per la loi'O piccolezza, come sono gli 
a.slni'oidi, o per la loro furinn, come sono le comete, vanuo sogjjelti ad iiie-^ 
vilahili priori. 

;V'i.° i\Ia lorniaiiio alio scrillo tli Znnnolfi. Anno 177'i i)iensc decemln'is 
nocte inseijncnle (licin 18 iisdeni cirra. (juadranlcni caulionibus adhibilis ad in- 
vestignndam poli nUiludinem nos contulimus, eainque invenimus AW. 29'. 53"; 
(jtiar cum media sit inlet' dnas (/((((.v supva mcmoravimus iure ac nierilo pro 
Jnliliidiiiv hononiciisis nhsri'valorii shiluenda vidclur. E cosa ben sin<jolare elie 
il Znnnniti da due .sole osscrva/ioni abbia ])oluto determinai'c con lanta esal- 
lezza la lalitiidine dell' osservalorio di Bolo[;na , cosa die non c riuscila ai 
niodcrni a.stronomi con .squisitis.simi slromenli- ./e me desoluis , scriveva iUe- 
rliain, ijuand Ics rcsullats d'un jour a VaiUrc difjeruient de 1" a 2"; je pre- 
.siiinois (jH xin pelil nomhre d'ohservations au-dessus el au-dcssous da pole ne 
me Uiisscvoient pus inir incerliludc de plus 2 a 3 dixicmes do scconde. J'ai des 
ecurls dv 10''. 'J'anta eia la fiducia die poneva ne'nioderni slromenli! II eel. 
Dchimbi'e siefjue; Tout ce que Meehain rarconle u cet I'unrd est anssi mon hi- 
sloire : el noire exemple pourra consoler les aulres asCronomes , qui eprouve- 
ronl des conlrnrietes pareilles. 

35." Prescnlemente la laliliidine dell'o.sservatorio di Rologna c 44^ 29'-5-'i".0 
quale fu delcrniinala dal Zannolli nel 1743. Dicesi die il Caluregli col pic- 
colo circolo ripelilore di Rcichenbach faces.se un grandissiino numero di os- 
scrvazioni sulla polare- Sembra pero che abbia oltenulo lo slesso risullamento (*). 
Le osscrvazioni del Caluregli non si conoscono. ginccranno forse fra la polvere 
come {jia vi giacevano quelle di Urano btte dal Mnlleucci e che io resi di 
pubblico diritio in una nicmoria stampata in Bolofjna nel 1847. 

36." Riguardo alle latiludini delerminale dayli antielii astronomi si deve 
concbiudere die fossero esse ben diverse da quclla tiovala dal Manfredi nel 
1728, giacche in caso conlrario quel doUo geonieira iion avrebbe poluto so- 
stenere la ipotesi sulla variabilita de' poli leri'eslri. 

37." Aveva gia fissato di fare molle o.s.servazioni per verificare la lati- 
•tudine, deiiieiilo necessario in ogni calcolo. II circolo pero fiiio al [jioino 3 
otiobre non poleva dirsi completamenle rettificato: le niie occupazioni mi ri- 
chiamavano in Roma: una piu lunga dimora in Bologna poleva es.sere inler- 
pretatn sinislramente da qualcuno: mi do\elli limitare alle poche che il tem- 
po mi |)eimi.se di fare. . 

(') IScIIh vlTcnicrlili A» lui pulililicate t iiolata qiiesto sti'ssa latiludini' 44°. 29. 54"0. 



— 177 — 

38.* Qui e il liiogo di notnre che in luUe le osscrv azioiii da me gia ri- 
porlale, e in tjuclle della polnie che riporto, le lifrazioni sono stale calcolate 
colle recenii lavole del sig. Caillet inserite nelle conoscenze de'lempi del 185i. 
Le allezze l)aromctriclie sono slate ridotte a 0" di leniperatiii-a, c i gradi ter- 
mometrici di Reaumur sono stati riportati al centigiado- L'esatlezza e la 
precisione con cui sono slate calcolate le tavole di Caillet si prova dalla lode 
clie ne fa la commissione dell' accademia delle scienze composta dc' sic-nori 
Arago, Jliot, e Lnrgclcau relatore- Nous demandons en outre^ cos'i termiiia la 
relazione, que les tables VI et YII de M. Caillet remplacent desormais les ta- 
bles I el II qui font partic chnqnc annee de la connaissance des temps dans 
les additions. 

Polare sopra il polo. 



1851 
Giorni 



(HI. 



I'ass. 


os$crv- 


/, 1 






1 r. 


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11 


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10 


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9 


00 






12 


00 



Barom 



li 

7 . 

II. 

28 1. 

28. 2. 

28. 0. 



Term 


nifr. 


\h . 80 


n 
S3 . .if 


15. 00 


H4. 15 


15. 00 


54 51 


17. 70 


54. 20 


If.. 20 


54 20 



Dist. coir 



44 .1 . 



5.04 
5. 1.1 
4. Si 
3 20 
G. 20 



Polare sotto il polo. 



(Ml. 



13 



10 2S 


7.50 


5.00 


28.50 


13.75 



46.58 



/' " 
27 . 8 .15 

28. 1. 25 

28. 2. 65 

28. 1. 50 

27. II. 55 



o 




1 




15 


.70 


S!) 


.17 


IS. 


40 


59. 


99 


16. 


20 


60. 


20 


16. 


50 


GO. 


23 


16. 


70 


5!). 


SI 



O I It 

46 .59.5 1 

4. 9'J 
4.20 
4.23 

5. 15 



Dalla semisonnma delle distanze ossservale si hanno i complemenli della lati- 
tiidine 

45°. 30'. 5". 55 

5. 07 

4. 35 

3. 76 

o- 85 



Medio 45. 30- 4- 91 
L = 44. 29. 55. 09 

la quale dilTerisce di I". 09 da queila determinata dal Zanotti nel 1743. 



— 178 — 

30" Dai passnggl osservali sopra e sotio il polo tlechiccva seniprc la de- 
viazione aziniullale- Essa noii {jiinise luai al secoiiJo, eccelto i passagyi de'jjior- 
ni 12 e 13 in ciii si ebbe Z = — 1'. 47. 

40.° II numero delle osservazioiii falte diicttamente per verificare la la- 
titiidiiie e ben piccolo- Prima di as.scrire positivamentc clic questa latitudine 
debba variarsi di qiiaiche secondo, o d'uopo molliplicare le osservazioni- Pu6 
intanlo notarsi che se partianao da questa, Ic di.stanze zenittali meridianc os- 
seivate dell' « Cigno , dclla polare ^ dell' « Fenice^ e 7 Aqunrio coinbinano 
esatlanieiUe colle calcola(c. Cio proverebbe cbe rcrrore del principio di nu- 
merazioue c nuUo. L'arlisla Ei'lel che po.se ogni diligcnza nella collocazione 
del circolo mi assicurava che tiiillo o miiiiino avrei trovato queslo errore. 
Non prelciido con cio d'illiidcrmi circa le mie osservazioni, conosco benissi- 
nio quanto sieuo diflicili le osservazioni della polarc fatte nella nolle pel con- 
tinuo Iremolio ciii e sojjgetta. 

41° Eeco pertanlo nelle riportale osservazioni quanto nel breve spazio 
di 50 {jiorni polei fare per corrispondere in qualche modo alia fiducia 
che in me poneva la sacra congregazionc degli sludi che voile onorarmi di 
SI nobile iacarico: ecco le poche faliche ben volentieri da me sofFerte per la 
rettificazionc di queslo stromento che io stesso volli procurare alia specola di 
Bologna , cui ebbi Tonore di apparlenere per Ire anni- Mi duole pero che 
questo prezioso circolo resli finora inopei'oso: dalla mia parlenza a quesl'e- 
poca non si conosce osservazione alciuia fatla ne col circolo meridiano , ne 
con altro stromento di cui e fornito I'osservatorio. Sarebbe ben desiJerabile 
che il giovine Rcspif/hi gia niio discepolo, ora profcssore di ollica e di astro- 
nomia iu qucUa celcbre uiiiversila si desse ogui premura per dar novella 
vila ad un osservatorio reso gia cclebre da' Cassini, da Manfredi, da Malteuc- 
ci , daZuimolti e da altri nomi illuslri- Nod si lasci illudere dal dilelto che 
arreca la parte leorelica della scienza : maggior dilello provera accoppiando 
alia leorica la pratica; si persuada di questa verila: essere cioc I'aslronomia 
I'unica scienza cui anche nelle piu sublimi teoriche puo senza tema di erraie 
npplicarsi il calcolo pialico. 

4'2" Prego poi gli aslronomi a volermi perdonare i uiinuli dellagli in 
cui sono dovulo enlrare nel render coiito di quesle osservazioni- Non iscrivo 
per uomini gia da lungo tempo esercilati nella pratica astronomia , per uo- 
mini sommi e benemeriti della scienza, scrivo pei giovani allievi, e in modo 
particolare per quelli che sono addetli alle due specole dello stato ponliticio 
ai quali inlendo dedicare queslo mio debolissimo lavoro- 



— 179 — 

SL'LL'ECCLISSU SOLARE del 28 LCGLIO 1851 ['). 

1." Picdirc il juincipio c il fine di un ccclisse solarc per un dato luo- 
go, assegnarnc la raassima I'ase, dclcrniinare sul lemho del disco solare la po- 
sizione del punto, in ciii deve aver luojjo il primo conlalto, e un problema 
di astronomia chc, attesc Ic quantila che entrano nclla soluzione del mede- 
simo, si siiol risolvere, c diro ancor'a, si risolve con una cerla approssinoa- 
zione, e tale quale basli per avverlire I'osservatore dello istanle del fenomeno. 
Siena pure esallissime le tavolc solari dalle quali debbono ricavarsi alcuni 
dati del problema , si spinga il calcolo al massimo scrupolo conservando la 
piccola Inlitutine del sole, gli allri dali debbono trarsi dalle tavole lunar!, le 
quali non sono giunte aucora a quel grado di perfezioiie di cui godono !e 
solar!. 

2.° Dato pero dall'osservazione il tempo del principio e fine deU'ecclisse, 
usando di uno qualunque de'melodi dal! nella parte leoretica della scienza , 
s! possono calcolare con maggiore esattezza le circonstanze del fenomeno, s! 
puo delerminare il moniento della congiunz'ione vera, c quind! dedur s! pos- 
sono gli error! delle tavole. Quest! rendono inesatta la soluzioue del citato 
problema, e fanno si die il tempo calcolato iion combin! coll'osscrvato, come 
e avvenulo nel nostro ecclisse. Siccome pero, usando di ogn! diligcnza net 
calcolo, la difl'erenza fra il tempo calcolato e I'osservato difiicilmente giunge 
al minuto primo , e nel nostro ecclisse in alcune osservazioni lo ba supcra- 
to (**j; cosi era necessario prendece ad esamc molte osservazioni, e indagare 
quale fosse realmente lerrore delle tavole cagione di tanta discrepanza. 

3." Due eel. professor! il sig. Santini di Padova nel giornale astronomi- 
co d! Altona (N.° 810, mese di giugno 1852), e il sig. JiiiionapoU di Napoli 
in una mcmoria lelta nel reale istituto d'incoraggiamento nella tornata del 12 
febbraio 1852, liniino intrapreso questo laborioso lavoro, e calcolando le os- 
servazioni fatte nelle migliori specole di Europa hanno dedolti gli errori delle 
tavole lunari. 

4.° Nel mese di febbraio del correnle anno, ignaro afl\itto di questi due 
lavori, aveva intrapreso lo stesso calcolo limitandolo alle osservazioni fatte 
nelle specole di Roma, Padova, e Milano, ma altese le mie continue applicazioni 



{*) Prc^ent.'ita airaccailrmi.! nel rebhr.i)0 ilel correnle anno. 

(**) Nelle conoscenze ile' tempi si ha principio dell' ecclisse 2*. 19'". 48' pom; dalla o»«erT«- 
lionesi ebbe 2*'. 20"'. 34'. 0. 



— 180 — 

10 clavetti abbandoiiaie. Qiiaiulo pero nel {jiugno vonni in cognizione del calcolo 
ili Sanliui , e iiell' ajoslo ilella ineinoria del Riminopoli clie yeiUilmiiiite mi 
mando in dono, decisi ripi'didere il iiiio nelle auliiniiali vacanze. 

5.° Potia forse senibraie inulilc, dopo quello cseguito da' citali profcssori 
i quali combinano iielio assegnare I'crrore di 28 ' in lotigiiudinc, ma dalle cose 
che vado brevemeiite ad cspori'c , si vedra che non seiiza ragioiie I'lio do- 
\uto conliniiarc. II /i//(ona;)o{{ dal complesso delle osservazioni discusse nella sua 
memoria fissa il tempo della congiunzioiie vera pel metidiano di Greenwich 

2''. 'll'". 22^ 06. 

Dale pcio le coriezioiii die risuUano dagli eiTori delle tavole, ottieiie 

2''. 41'". 29«. 20. 

11 Saiilini, dopo Ic conczioni, Irova pel nieiidiano di Beilino 

3.* 34"'. 55». 41. 
La dilVeieiiza dunqiic de' meridiani di Greenwich c Berlino saia 

— 0''. 53"'. 2C^ 21 ; 
ma dall'almanacco nautico, dalle conoscenze de'tempi si ha 

- 0''. 53'". 35^ 30 

dunque o conviene ammelleie iin errore di 9'. 09 nelle longitudini , o bi- 
sogna dire che questi tempi sieno eiTonei. Cio che merita considcrazione e 
clie se prendiamo il tempo dedotto dalle osservazioni immediate, risulta 

— 0*. 53'". 33'. 36 

diflcrenza de' meridiani ili Greenwich e Beilino, la quale diffeiisce di 1". 94 
da quel la che suol darsi nelle eft'emeridi. Siccome pero le correzioni dA, d),, 
dH' del Rinonapoli riguardano la somma de' .semidiametri del sole e della lu- 
na, la latitudine e la parallasse orizontale della luna cos'i, stando alle osserva- 
zioni, deve dirsi che gli errori in questi elementi o sono nuUi o minimi. II 
Sanlini trascura I'errore della parallasse, ed ottiene 

dA = — 1". 710 , ilX = -4- 0". 134 ; 
il Rinonapoli pone 

dA = -I- 4". 76 ; d>. = — 2". 20 , 

e nella parallasse trova I'errore 

dH' = - 10". 22. 



— 181 — 

Mi sembra die ncl calcolo di tali osscivazioni debba partirsi da un pria- 
cipio sicuro fondato sulla scicnza , c questu si riducc al seyuente: « 5e dal 
calcolo di due o piu osservazioni fatle in diversi luoghi di nola posizione ijeo- 
yrofun risultauo tali tempi delta vera cowjiuuzionc clic la loro diffevenza sin 
esattamente eguale alia dilferenza cognita di loiKjitudine dew necessaviamentc 
dirsi che i tempi del feuomeno sono ben delerminati ». Applicbiaino qnesio piin- 
cipio alle osservazioni discusse dal Rinonapoli. La differenza de' meridiani di 
Paiifji e Roma lissnta da moltiplici osservazioni astrouomiche e geodeliche c 
— 0\ 40'". 33'. 77. 

Dalle osservazioni imnaediatc si lia 

cong. vera . . . 3''. 31'". 23'. 01 (. m. a Kidiia 
2. 50. 42. 9') I. in. a I'ari'M 



— 0. W. W. 00 (liHtTciiza. 

Dalle osservazioni corretle 

tong. \cia . . . 3*. 31-. 32'. 10 
2. .iO. VJ. 17 

— 0. /|0. Vi. 9'.) 

I'eiTOre diinqiie aiimcnta dopo Ic corrczioni. 

Finalmente il Rinonapoli fissa il leinpo della con(jiinizionc vera dedolto 
dalle tavole 2''. 40 ". 39'. 3G I. m. a Greenwicli. 

Dairalmanacco nautieo, come diro in scguito , ho determinata la lonjfi- 
{•iliidine del sole e della luna per un tempo rnollo vicino alia conyiunzione, 
cioe 

2''. 20'". 52'. 9 t. III. a Greeiiw. 
O = 12K 51'. .5'. 43 
©= 121 4.3. 13. 76 
e prendendo , 

1-^=0.2392488 
ai-m 

si ba 

cong. vera . . . 2''. 40". 31'. H I. m. a Grunw. • 

DaU'almanacco medesimo. 

Novil ... 28 lugiio . . . 2*. 4(J'". 4 pom. 

24 



— 182 — 

cioe 

2*. 40'-. 24'. 

C°. Qiiesle soiio le rngioni che mi slimolarono al proscfjuimento del mio 
calcolo. Prima pero di riportare i miei risuliamcnti, mi sin permcsso di fare 
alcunt! riflessioni siiIUi natiira del problema- 

I. Nelle osscrva/.ioiii di questo Fenomeno .si lia sempre una incertezza 
sul tempo del primo conlalto. Determinare esattamenle il momento in cui il 
lembo di un corpo oscuro ed invi.sibile sia lan{jen(e al lembo lumino.sissimo 
del corpo .solare, ella e cosa ben diflicile. L' osservatore si accorge del feno- 
meno quando yia il corpo lunare cuopre una minima parte del disco solare. 
Non e COS! dello istante del fine: questo si puo precisare con maggioie esat- 
lezza, giacche e visibile lo stacco del lembo oscuro dal chiaro. Nello ste.sso 
luogo c accaduto , che divcrsi osservatori abbiano notati differenli tempi del 
principio e fine dell' ecclisse. II P. Seeclii nella specoia del coUegio romano, 
ed io nella pontificia .specoia delta universita sul Campidoglio nolariimo ten)pi 
ben diversi del principio di questo ecclisse. Posso pei'6 asserire che quando 
feci nolare il tempo del principio, era a' miei occhi sensibile la soprapposl- 
zione del lembo oscuro della luna sul disco solare. 

II. Non tulti gli astronomi usano delle stesse lavole , o eflemeridi nel 
calcolo delle posizioni della luna- Gli errori in queste potrebljero derivare da 
qualche inesaltezza nelle difterenze di longitudine , ma trattandosi di luoghi 
di nota posizione geografica, come sono le primaric specole di Europa, sem- 
bra che da questo lalo I'errore debba evitarsi, e che si debba attribuire alle 
diverse tavole. Nel nostro caso, per esempio, calcolando pel medesimo tempo 
la longitudine della luna dalle eflfemeiidi di .^lilaiio, e dalle conoscenze de' tem- 
pi di Parigi, si trova quella maggiore di questa di 5" circa. Combinano poi 
esaltameute fra loro le longitudini cavate dalle conoscenze de' tempi, dall'al- 
manacco nautico, e dalle effemeridi di Berlino. E poiche da tutte le osserva- 
zioni del noslro ecclisse, la longitudine tiatta dalle tavole risulta maggiore di 
quella che si ha dalle os.servazioni, cosi usando delle effemeridi di Milano, I'er- 
rore in longitudine aumenta di 5"- II Frisiani infatti avvisava il P. Secchi che 
I'errore delle tavole di Carlini era di 33" in 3A". II liinonapoli dice di aver 
cavate le posizioni lunari dall'almanacco nautico, e non so comprendere come 
ponga le longitudini e latitudini della luna piu piccole di 5" circa. Cosi, per 
esempio 



— 183 — 

o* ..n„. r», n, I. • Sf. = l'i1". 33'. 12". 81 
•2*. 20"'. 51'. I. .... 1'ar.g.j^ ^ y ^^ ^y j^^ 

mcntrc per lo stcsso tempo si ha 

L = 121". 33'. 16". 53 
). = 0. 44. 41. 32 
come anche 

3*.24"^32^7(.m. K«ma)!'=^^J"|J'^r ?5 

(/,= U. 43. 01. 46 

c da tne si ollienc 

L = 121". 47'. 5'J". 72 
X= (J. 46. 2. 31 

III. Non luui gli astionomi piendono lo slesso scbiacciameoto delio sfe- 
roide lei-.cstic Vienc da cio una difl'e.enza neH'angolo della veilicale, e quindi 
nella lo.i{jiUidine c allezza del noDagcsimo: una difleieiiza siiila pa.allasse o.i- 
zoiilale, e quiudi nolle pa.allassi di longitudiiie e laliludiiie, le quail infli.i- 
sccio sulla dislanza apparente e ve.a dclla lii.ia dalla congiunzio.ie , e pci- 
cio auche sul tempo duila ve.a coiijjiunzione. Lascio di nola.e la picoola di- 
ininuzionc di 5". 5 clie suol I'ai'si cciiunemenle alia somma de' .semidiainetri 
lunare e solare, la qual non sembra defn.iiivaineDle stabilila- Lascio Cmaiiiiente 
di notare cbe dalla dive rsila de' metodi usati nel calcolo, possono de.ivaic i !• 
.sultainenti dive.si nellc posizio.ii osservale della luna. 

7." Da queste mie riflessioiii, cbe di buo.i g.-ado soltoponjo al savio giudizio 
dcgli ast.'onomi , siegue cvidenlenienle cbe se due o piii protessoci si poii- 
goDo a calcola.'e le stesse osservazioni di iin ecclisse, usando di divei-se ta- 
\ole lunari, di divcrso scbiacciamentu ed ancbe di diverso metodo, debboiio 
certamenlc ollcnere diversita ne'risultamcnli. La diffe.-euza negli eriorl delle 
tavole cbe si hanno dal paragone delle posizioni osservate e calcolatc sara 
beo piccola^ se prescindiamo dalla aetata incertczza su i tempi del principio 
e del fine. Questa difatti, a mio parei-e, influisce piii d'ogni allca causa sugli 
erroi'i delle tavole. 

8." Ad evitare pertanto i pr.mi e.rori sa.ebbe ben desideiabile una effe- 
meride gencrale almeno per tutte le specole d'ltalia. Kicordo qui il progetto 
cbe si degno faimi il cav. Carlim ast.ononio di Milano nell'anno 1840 in cui 
piovvisoria.nente mi trovava alia di.ezione della specola di Bologna. Pensava 
egli saviamente distribuire il lavoro di una complela eflemeride ai divers! astro- 



— 181 — 

iinnii. Ciascuno, nella paric clio iireiuleva, calcolava i fonomeni, c Ic posizio- 
ni ilej'li asti i pel piopiio inoriiliaiio , !c lidiici^va quimli al iiieiidiano degli 
allii the eiano inipc-jjiiali ucl lavoio. Allcsa la (lislribiuionc dellc |)arli, il la- 
voro di riasciino aslroiiomo era ben leiuie, e nel calcolo della pane assunia 
poleva usarsi di tiilta la diligenza fino alio scnipoio. Questa eft'emeride 
che neilo staio piesnile deli'aslionomia per le moliipiici scopeite de'nuovi asle- 
roidi sarebbe utilissiiiia^ Farebbe "r'aiide onore agli aslroDoiui italiani. Sarebbe 
aiiclie desidciabile clie si definisse lo scbiacciamenio del iioslro sferoide, e la 
diiniiuizioiie da far.si al semidiametro solaie. Tratte in lal modo le posizioni 
della lima dalle slesse tavole, iisando dello slesso scbiacciamcnto, nel calcolo 
dcllo slosso occli.sse si avrebbcro idcniici risullanionli , e se si avesse piccola 
dilVerenza, questa non potrebbe adrlbiiirsi che alia diveisila de'melodi adope- 
rali iiel calcolo. 

9". Non e niio intcndimento disculere i divcisi melodi , diio solamente 
qiialche cosa su quelle die bo credulo preferire ajli allii. Le elejjanti for- 
niole di Gibers sono le sofjueiili 

scii.L cos.X — son.l' scn.]V sen./; 
tang. L' = ■ r -^ ; ( 1 ) 

COS.Ij COS./, M'll.r LOS..\ SL'Il./l 

COS. I.' son X — sen. I' cos.// cos.T.' 

tang. 1 = = r ^j — '-) 

tos.L COS. A — scn.P cos.M scii./i 

, srn.A oos.L' cos.X' 

sen. A = ; r 7- r r \^) 

ms.L cos. A — ten.F cos.iN sen. ft 

Ua qiiesle si ricavano le posizioni appaienli della luna in Rinzionc delie 
\eie tialte dalle lavole, ed anche dellc appaienli, jjiacche nella (2) deve in- 
Irodinsi L' e nella (3) L' e X'. Intanlo nella ipotesi di diveiso scbiacciamenio 
si lianno diffeienti valori di P, N, /(. 

1 

II Rinoiiapoli, per escmpio, piende -— , e per le osservazioni del pnn- 

cipio c del fine della specola del collegio romano, oltiene 

I'rincipio Fine 

n = — -JC,'. '(()■'. 97 .... — M'. 17".-i7 
X'= 10. 17. 40 ... . 7. 4'J. 97 
A'= Hi. 41. 05 ... . 16. 35. 91 



— iRr. — 

Ho crciliilo prendcrc lo .Hchiacciamenio — -— pro«simamente e/»iiale a 
' 330 ' " 

quello stabiliio dal eel. Oriani nella sua trigonomelria sferoidica, ed ho oltenuto 

Principio Fine 

II = —2b'. M\". 52 ... — 3V. 16". 72 
>. = 10. 21. 30 . . . 7. 5i. 30 

A'= 10. M. 20 . . . IG. 36. 00 

],c dillorcnze .soiio notabili nc' valori dl /', negli allr'i .sono trascurabili. 

■10:° Calcolaiido colle formole siiperiori i valori delle pcsizioni appaieiiti 
pc' tempi del principio c fine deirecclisse dicasi M il molo appaiente della 
luiia in lonjiiludine, >i il molo appaienle in laliliidine, ed in il molo del sole 

in longiludine, durante il tempo deii'ecclis.se, e poneudo lany. a. = t^ i 

si avia il raoto apparentc n della luna nell' orbita rclativa dalla foimola 

« =— . 

cos.x 

Indicando finalmente con o , e 3' la somma de' semidiamelii apparanti 
della luna e del sole, diniinuita se si viiole di 5'. 5 e poncndo. 



SI avra 



/3 
sen. — 



/I _ I /~{y^—n){S—o) 

e determinato ,5, avi-cino 

Long. app-O osscrvata= long. O — 3cos.(a-(-,'5) 
l.al. iipp. 9 ()ss(;r\ala= 5sen.(«-t-(3) 

le quali posizioni osservate paragonate colle calcolate L' e ),', daraniio gli er- 
rori delle lavole. Le formole nieilesime, dopo piccoli cambiamenti, si appli- 
cano a detcrminaie la longitudiiie e la latitudine della luna pel tempo del 
tine deU'ecclisse. 

11.° Se siasi Osseivato un solo contallo essendo o la dislanza de' centri, 
e y la latitudine apparentc, sara 



— 186 — 

« = ^/(3^-X')(3-X') 

la distanza dclla luna dalla congiuuzione apparentc, e quindi la distanza dclla 
lima dalia coiifjiunzionc vera sara w -i- Jl. Dato I'arco u -i- JI si oltiene il lem- 
po della congiunzionc vera. Dcvc pero notarsi die in queslo caso 1' arco 
«j -+- n , e il icinpo dclla vera congiunzioiic dipetidono dal valore X'; suppo- 
nendo — d^' I'eiiorc, si avra 

e corrello in lal inanicra I'arco «-+- 11 si avra il tempo della vera congiiinzione. 

12". Poiche nel noslro ecclisse sembra che I'crrorc dulle lavole in lati- 
tudine sia nullo o roinimo ho slimato di preferire questo metodo in ciii il 
valore di «-l-n c indipendcntc dagli angoli « e (i. Se dun(|ue possiamo es- 
sere sicuri che i tempi del priucipio e line sieno esalti, i valori degli archi 
CO -I- n, e n — 5 cos.(« •+- ("S) debhono essere idenlici; che se uno, o ambeduc 
i tempi sono incerli, gli archi medesimi saranno diversi , e differiranno fra 
loro i tempi della conjjiunzione. 

13". Date le fomiole di Olbcrs passo brevemente a parlare di un me- 
todo, che esclude aifalto dal calcolo le posizioni vere della luna , e nou ri- 
chiede che la sola latiludine vera ?• pel principio deU'ecclisse. Questo metodo 
che si deve al prof. Conli gia astronomo del collegio romano non e che una 
estensione di quello proposlo dal cav. Carliid nel calcolo delle occullazioni 
delle fisse dielro la luna. Sieno A e •^' i semidiametri della luna e del sole. 
Nel principio e fine deU'ecclisse la distanza del centro della luna da quello 
del sole e ii -4- A'. Immaginiamo due lune concenlriche una di raggio A e 
r altra di raggio A -+- A' che indicheremo con L ed L'. E chiaro che nello 
istaule in cui il lembo della luna Lea contatto col lembo solare, islante del 
principio o fine deU'ecclisse, un punto del lembo della luna L' dovra neces- 
sariameiite coincidere col centro del sole. Se dunque nel centro del sole im- 
maginiamo una fissa, 1' immersione e l' emersione di questa dalla luna L' si 
osserverebbe nello stesso tempo in cui si osserva il principio e il fine deU'ec- 
clisse solare. Le formole dunque date da Carlini pel calcolo delle occullazioni 
delle fisse si applicano all' ecclisse solare, col supporre la luna L' di raggio 
A-t-'i', e coll'introduri-e nel calcolo delle parallassi la posizione de' punti del 
lembo della luna L' che nel principio e fine deU'ecclisse toscano il centro del 



— 187 — 

$ole , o in poche parole coll' introdurre in luogo della posizione apparenle 
della fissa, quelta del sole, cioe la lonyitudine ap()aiente del sole pel princ'i- 
pio e Hne dcU'ecclisse. Con queste modificazioni le formole delle parallassi 
diventano scmplici, e indipendenli dalle posizioni verc della luna, cioe 

paral. di lat. ...?:=: — P cos.A 

P sen./i son.(0— N) 



di Ions. ..11 = 



cos.;r 



14. L'uso di qucsto raetodo richiedc due piccole corrczioni. 

1.« n e TT sono le parallassi di longiliidine e lalitudine del lembo luna- 
re che nel principio e fine tocca il centre del sole. Dicasi P' la parallasse 
orizontalc della luna cavata dalle tavole (*) e ponendo 5 =s 4 -(- A' semidia- 
metro vero della luna L' sara 

cos.o 

la parallasse del lembo, che deve adoperarsi nelle Formole superior!. 

2.° Si deve noiare che o e 3' semidiametri pel principio e fine dell'ecclis- 
sc della luna L' sono veri c noa npparenti, quindi al semidiametro del sole 
del (|ualc si suppone aumentato quello della luna L deve farsi una correzione 
in scnso contrario a quella che si suol fare per rldurre il semidiametro vero 
della luna in apparenle. 

15.° Dale quesle correzioai e calcolale le parallassi pel principio c fine, 
dicasi M il molo vero della luna in longiludine, N il moto vero in lalitu- 
dine ed »» quello del sole in lonjiludine durante il tempo dell' ecclisse , e 
calcolando le quanlita 

M — m -^ n' — n 

N -h --:' — t: 

A' = X H 

si avra 

N-ht:' — ff (M — m -K n' — n) cos.A' 



tang, a = 



M — m-\- ]l' — ri) cos.A' cos. a 



(') La P' lion i la parallasse orizuntale equatoriale, ma quesla ridolta alia latiUidine del luoQO 
nella ipotosi di un Oato tcltiacciameiilo, e diminuUa della parallasse del sole. 



« H- 5 -4- o' _ ^ /5 _ I / (S— «)(S— ;5) 



— !f=|/ 



Gli .in(joli X e li soiio sempie miiiori tli 00°. Si darii aJ a •' se{ifno di 
N -t- r' — f: ^3 sarii posilivo nel caso di 7r-<; A' e nefjativo nel caso conlrario. 
La lonjjiliidine poi e la latiuidinc vera della luna pel priiicipio dell'ecclisse 
sara dala dalle formole 

^ 1 ^ n 5ro'i.(,5 — u) 
Lonsj-S osscrv. . . . = long. O — M ■ 

I,al. O ossorv. . . . = — n -+- Sscn.iji — «). 

1(i." Iminajjinaiulo un tiiangolo lettanffoio in cui o e ripotciiusa, )> — -t 
un caleto, I'allio sara un arco di parallelo aU'eccliltica «= l/'cj' — (). — n)"'. Por- 
lalo sulla ecclittica e faHo egiiale ad w sara, come ncH'altro uielodo , i) -4- II 
la dislaiiza della lima dalla congiunzione vera. Con picci)li catnbiamenti le 
tormole .superiori daranno la longitudine e la lalitudine vera della lima pel 
fine deU'ecclisse. Le riflessioni falte (11° e 12") militano anchc per questo 
melodo. 

17.° Questi due metodi sono slati adoperati nel calcolo delle osserva- 
zioni del nostro ecclisse: ho stimato_.preferire il secondo al priino, e di que- 
slo ho fallo uso qualchc volta per paragonare i risultamenti otlenuti coll'al- 
tro. Diro adesso qualche cosa suUe caulele usate nel calcolo, onde evitare pos- 
sibilnicnie gli errori. 

1." Colla inlerpolazione conservando le dilFerciize lerze nelle longitudini 
e lalitiidini, e le seconde uella parallasse e semidiainetro, dairalmanacco nau- 
lico ho olteniilo le seguenti posizioni 

I. m. a Greenw. 

2*.26"■.52^9.... L=l>24°.43'.13".7f..... X=0°.4.5'.36".17B 
3. "ifi. 52. 9.... L=125. 20. 12. ''lO... ).=0. IS. .58. 97 
A. 26. 52. 9.... L=125. 57. 12. 23.... ).=(). 52. 2L 5i 

Da qiieste ho dedoKo 

Moto orar. in long. in lat. 

— 36'. 58". 64 or. prcc... — 3'. 22". 80 or. prec. 
-t- 36. 59. 83 or. scg ■+- 3. 22. 57 or. seg. 



— 180 — 
Ijo aoclte tis.talu 3''. 20"'. 52'. 9 t. m. a Greenw. 

P ciiual. = (•)(»'. 31". 30 Variaz.orar -+- 1". 03 

A • =16.29. 50 -hO. 28 

A o =13- -ie. 50 

P O = 8. -^5 

Long. O = 12V. 53'. 28". 90 mot. orar.... 2'. 23".47. 

Siccouic poi 3''. 20". 52'. 9 t. m. di Greenw. corrisponde al tempo 
4. 20. 28. 4 di Beilino, da ciii parte il Santini, cosi per I'eyuaglianza dellc 
po.sizioni e delle variaziuiii oraiic non puu cader dubbio sull'esattezza dei 
medesimi. 

Piccola dillerenza picseiita la paiallasse equatoriale, ma staiido aU'alma- 
nacco naiitlco, e quale e data da me. 

2." Avendo prcso (9") il rapporto 330 : 329 ==i m : h ho calcolato per 
ogni liiogo la variazioiic di V , e I'angoio <p deila verticale coUe note formole 



p 

P — — sen 
m 


.'L 




m-t- n 


son 
sen 


.2L 


m' -f- n' 


.1" 



3." Partendo dal meridiano di Greenw. ho fissato 

— 0''. -^9'". 53'. 3 

diflferenza de'meridiani di Greenw. e Roma coll. rom. 

4." Nel calcolare il tempo della conyiunzione vera ho usato del moto 
orario della luiia dell' ora prcccdente per le osservazioni del principio, e del- 
I'ora scjjuente per quelle del fine (*). 

5." Fiualmente invece di diminuire o e ^ di 5", 5 ho adoperala la ili- 
minuzione di 3'. 83 pioposta dal Saiitiui in una mcmoria inserita nel volu- 
me XIX della sociela itnliana. 

I*) ^el iiostro ecclisse la vera cougiunzione accaclde pochi istauti dopo il tempo del principio, 
e soiio di avviso die adoperando il molo orario della lima dell'ora prcceJenle, non si avrehlw nnl 
oalcolo una nut.^bilu dilVerLMUa. .\el ti'mpo della congiiiniione i|iiello era rcalmenle il molo orario 
della lima. 

25 



— 190 — 

17; Cio picmesso passo ad esporre i risultamenti del mio calcolo. Co- 
minciando dairosscrvazioiic falla nella specola della universila sul Campido- 
glio dcbbo avvertire clic nel giornalc di Roma del 30 liiglio 1851 furono uo- 
tati i sejjueiili lemp'i del priiicipio c del fine 

a*. 23"'. 37'. 5 .... 5''. 2V". 43' . 

Noil polcva pcrsiiadcrmi dclla notabilc diflcrcnza che passava fra qucsti 
c quelli notati dal P. Sccchi. Obblijjato, come era, a regolare il peiidolo col 
mezzo di una mcridiana segnata sul pavimcnto della camera, dalla inesatlez- 
za di qucsta doveva risuUarc la nolata diflcrcnza (*). 

Dovendo Iracciare una csatta ineridiana per la collocazione del prczioso 
circolo mcridiano di Erlel di Monaco, dono muiiificcnlissimo dcH' immortale 
Pic IX noslro adorato sovraao , nc' inesi di febbraio , marzo ed aprile con 
molti|>lici osscrvazioiii di altezze coriispondcnli, e con .seynali dati genlilmen- 
te dal P. Secchi dalla vicina specola del collcyio romano, mi avvidi cbe la 
meridiana deviava di 23'. 5. Correggendo i tempi notati del foglio, ottenui 

Principio... 3''. 2-1"'. l^ 0.... Fine... 5''. 25'". 6^ 5 

questo ultimo combina con quello dato dal P. Sccchi, cio che mi assicura 
sempre piii della correzione della meridiana. Una differenza si ha ancora nel 
tempo del principio, e forse accadde qualche equivoco nel notare questo tern- 
|)0, ma suU'inccrtezza, ho caicolato su i tempi corretti dalla sola deviazione 
della meridiana. Nella prima osservazione i calcoli sono riportati con qualche 
estensioae, nelle altre ho conservati i soli elementi necessari. 

(*) La ineridiana fu (racciata cl.il prof. Feliciano Scarpellini. DiliQentissimo, come egli era, fino 
alio scrupolo pose ogni ciira nel segnare qiiesta linea. La deviazione clevesi ai molti restauri faltl 
aU'osscrvatorio. 



— 


191 


— 


ROMA 


Spkcola della universita' sul campidoci.io. 


Principio 


Fine 


3*.24'". 1'. i. m. 


5\25"'. 6'. 5 


11. 46. 39. 59t.sid. 


13. 48. 4. 98 


M=176''.39'. 53".85. . . 


. . 207. 1. li. 70 


1= 41.43. 11.00. 








N=157. 45. 2'». 50. 






. . 183. 58. 18. 50 


A— 53. 36. 55. 30. 






. 41. 48. 0. 30 


=124. 47. 39. 90. 






. 126. 2. 18. 87 


X= 0. /J6. 0. 50. 






. . 0. 52. 49. 52 


G=124. 51. 22. 4i 






. 124. 56. 12. 19 


A= 16. 29. 25. 






16. 29.82 


A'= 15. 46. 50. . 






15. 46.50 


— 3. 83. . 






- 3. 83 


— 11. 60. 






— 5. sa 


5= 32. 0. .32. 






32. 6. 99 


Pcqu.= CO. 30. 39. . 






60. 32. 47 


Psotlo la lat. = 60. 25. 49. . 






60. 27. 5& 


1>— 0= 60. 17. 04. 






60. 19. 11 


cor.=: -+. 0. 15. . 






-+- 0. 15 


P= 60. 17. 19. . 






60. 19. 26 


Long, da Grenw 


. — 0*. 49"'. 56\ 3. 


PARALLASS 


1 


Principio 


Fine 


l.P= 3.5583713 (— ) • • • 


. . 3. 5586198(— ) 


I. cos.h= 9. 7732033 . . 






. . 9. 8724330 



I. in. 
t. sid. 



3.3315746 3.4310528 

T= — 35'. 45". 73 tt' = — 44'. 58". 07 

?.P= 3. 5583713 3.5586198 

/. sen. A= 9. 9058214 9.8238220 

Ucn.{0—S)= 9. 7349452(^) ... 9. 9332252 (— ) 

c. «.cos.?r= 0. 0000237 0. 0000370 



3. 1991646 
n = — 26'. 21". 85 



3. 3157040 
n' = — 34'. 28". 73. 



— 192 — 
18.° IJelerminando gli arclii w-+-ri (1G) si avra 

u -H 11 = — 3'. 57". 50 
u-i-ir = 1."3. 37. 32 



avromo adunque 

Priiicipin 

0= 124". 51'. 22". ^^ 
i)-f-ll= — 3. 57. 50 



Q = 124. 47. 24. 94 os. . 
@ = 1'21. 47. 39. 90 lav. 



— 0. 14. 96 err. 
cons, vera 3''. 30". 53'. 02 



10." La nolnbile cliflfercnza fra {jl 
j|iiinzioiie deve atlribuirsi alia notala 



Fine 
124°. 36'. 12". 19 
H-l. 5. 37. 32 

126. 1. 49. 51 OS. 
126. 2. 18. 87 lav. 

— 0. 29. 36 err. 
3''. 31"'. 21'. 28. 



crrori delle tnvole. e i tempi della coii- 
ncerlezza siil tempo del principio. 



C.\LCOLO GEM'RALE 



\voiulosi M = 1". 14'. 38". 97 

m = 4. 49. 75 

N = 6. 49. 02 

sara M — «-+- 11' — n = 3702". 34 

N-+-7r' — n: = 143. 32(— ) 

A' = 0". 44'. 48". 84 
a = — 2°. 13'. 1". 3 
/S= 15. 43. 18. 8 



Principio 
G =124". 51'. 22". 44 . 

'—--=— 4. 5. 21 



Fine 
124°. 56'. 12". 19 

-f-1. 5. 43. 03 



©=124. 47. 17. 23 OS. 
©= 124. 47. 39. 90lav. 



— 0. 22. 67 cr. 

ff-f-5sen.(/S-a)=0". 45'. 37". 23 oss. 
;i=0. 46. 0. 50tav. 



— 0. 23. 25 err. 
cong. vera 3*. 31™. 6'. 39 . 



126. 1. 53. 22 OSS. 
126. 2. 18. 87 lav. 

— 0. 23. 65 err. 

0". 52'. 26". 26 OSS. 
0. 52. 49. 52 lav. 



— 0. 23. 26 err. 
3'-. 31'". 11'. 38. 



— 493 



L.i differenza fra gll archi 

w-t-n , 



en— 5cos.(/3-a) , 



(! rjuiiidi 
incerlezza 
ritu dolla 
zioni. 



nc'tcmpi della congiunzione deve ceitamenle altribuirsi alia cilala 
sul tempo del principio, e conferma cio che dissi (12°)- Ma la ve- 
mia asserzionc appariru chiaramcnte dalTcsame delle altre osserva- 

ROMA 

Spf.cola del coli.ecio romAno 



Principio 




Fine 




3*. 24". 32'. 70 t. m. 


5' 


. 25" 


. 7'. 


20 


11. 47. 11. 37 I . sid. 


13. 


48. 


5. 


69 


M=17f)°. 47'. 50".55 


. 207. 


1. 


25. 


35 


/= 41. 43. 30. 00 


, ... 


. • . 


, ^ 


_ ^ 


N=:ir)7. 51. 37. 30 


. 183. 


58. 


13. 


60 


A= 53. 33. 43. 00 


41. 


47. 


40. 


00 


® = 124. 47. 59. 72 


126. 


2. 


19. 


62 


I = 0. 46. 2. 31 


0. 


52. 


49. 


59 


O = 124. 51. 23. 92 


124. 


56. 


12. 


23 


5= 0. 32. 0. 43 




32. 


6. 


99 


— 0= 0. 60. 17. 21 




60. 


19. 


26 


Lone, da Grcenw. — 0''. 49"'. 


53'. 3 









n=— 26'. 25". 16 . 

ff=— 35. 48. 45 . 

w-l-n=— 3. 54. 61 . 

0= 124. 51. 23. 92 
w-i-II= — 3. 54. 61 



124. 47. 29. 31 oss. 
124. 47. 59. 72 tav. 



n'= — 34'. 28". 16 

n' = — 44. 58. 31 

1°. 5. 36. 79 

124. 56. 12. 23 

-Hi. 5. 36. 79 

126. 1. 49. 02 OS. 

126. 2. 19. 62 lav. 



— 0. 30. 41 err. — 0. 30. 60 

cong. vera . . . 3*. 31"'. 19'. 70 . . . 3''. 31"'. 23". 00 

CALCOLO GENERALE 
M = 1." 14'. 19". 00 
m = 4. 48. 31 

N = 6. 47. 28 
« = — 2." 12'. 49". 7 
/3 = 16. 25. 13. 6 



— II 



— 194 — 

Principio 
0=124». 51'. 23". 92 . 



fine 
124°. 56'. 12". 23 

H-1. 5. 36. 85 



©=121. 47. 29. 23 os. 
©=124. 47. 59. 72 tav. 



— 0. 30. 49 err. 

jr-(-3sen.(/3-a)= 0.46'. 2". 07 oss. 
X= 0. 46. 2. 31 lav. 



cong. vera 



- 0, 24 err. 
3\ 31-". 19'. 68 

MILANO 

Principio 

3''. l'".3K 00 1. in. 
11. 24. 8. 11 t. sid. 
M= 171°. 2'. 11". 65. 
1= 45. 17. 35. 00. 
N==151. 6. 24. 10. 
h= 52. 31. 51. 20. 
©= 124. 41. 54. 20. 
).= 0. 45. 28. 90. 
0=124. 51. 0. 28. 
0= 31. 59. 68. 

P— 0= 60. 16. 35. 

Lons;. da Grcenw 



n = — 21'. 9". 84. . 

jT = — 36. 39. 95. 
«H-n = — 9. 35. 79. 

O = 124. 51. 0. 28 . 
ran- n = — 9. 35. 79 . 



© = 121 41. 24. 49 OSS 
A = 124. 41. 54. 20 tav 



126. 1. 49. 08 OSS. 
126. 2. 19. 62 tav. 

— 0. .30. 54 err. 



0''. 36' 



0°. 


52'. 49" 


35 


OSS 


0. 


52. 49. 


59 
24 


lav 




- 0. 


err 


3\ 31". 22'. 80 






Fine 






5*. 


6'". 0'. 


30 




13. 


28. 57. 


86 




. 202. 


14. 27. 


90 




176. 


36. 11. 


40 




40. 


42. 51. 


40 




125. 


58. 38. 


68 




0. 


52. 29. 


43 




124. 


55. 57. 


95 






32. 5. 


30 






60. 18. 


46 




■. 47'. 2 








. n'=- 


-30'. 51" 


.69 




. 7:'=- 


- 45. 42. 


69 




1 


'. 2. 13. 


70 




124 


. 55. 57. 


95 




. -v-1 


. 2. 13. 


70 





— 0. 29. 71. err. 

cong. vera 3''. IS-". 9'. 89 . 



125. 58. 11. 65 OSS. 

125. 58. 38. 68 lav. 

- 0. 27. 03 i>rr. 
3''. 18'". 8^ 05 



— 195 — 
CALCOLO GENERALE 

M= 1». 16'. 44". 48 
m = 4. 57. 67 

N= 7. 0. 53 

a=— 1. 52. 45. 30 
/3 = 14. 16. 24. 00 



— n — 



Principio 

G=124''.5r. 0.28. 

5cos.(/3-s() 



COS.TT 



= — 9. 34. 15. . 

)=:124. 41. 26. 13. OS. 
»=124. 41. 54. 20. tav. 



— 0. 28. 07. er. 

;r-f-5sen. (j3-«) =0°. 45'. 33". 99. os. 
}. =0. 45. 28. 90. tav. 



fine 

124." 55'. 57". 95 
-j-1. 2. 12. 59 

124. 58. 10. 54 OSS. 
124. 58. 38. 68 tav. 



— 0. 28. 14 err. 

0°. 52'. 34". 53 OSS. 
0. 52. 29. 43 tav. 



0. 5. 09. 


er. 




0. 5. 10 


err. 


cong. vera 3*. 18'". 7'. 03. ... 


. . 3''. 18*. 9'. 99 




PADOVA 






Principio 


Fine 




3*. 14-. 23'. 45 t. m.. 


5*. 17"'. 41'. 20 


t. m 


11. 37. 0. 85t.sid 




13. 40. 38. 86 


t.sid 


M = 174°. 15'. 12". 75 . 


. . • 


205. 9. 42. 75 




I = 45. 13. 36. 10 . 






f 




N = 153. 38. 17. 50 . 






179. 17. 29. 30 




h = 51. 27. 10. 30 . 






39. 36. 25. 90 




• = 124. 43. 14. 59 . 






125. 59. 15. 00 




X = 0. 45. 36. 25 . 






0. 52. 32. 74 




O = 124. 51. 5. 48 . 






124. 56. 0. 30 




S = 31. 59. 82 . . 






32. 5. 73 




P— O = 60. 16. 26 . 






60. 18. 37 





19G — 



Long, da Green w. — 0'-. M'". 29'. 20 

. ri' = — 31'. 15". 02 

n = — 46. 27. 99 

1. 2. 46. 06 

124. 56. 0. 30 

-1- 1. 2. 46. 06 



n = — 22' 


42" 


. 03 . . . . 


;: = — 37. 


33. 


50 ... . 


u -1- n = — 8. 


16. 


22 


= 124. 


51. 


5. 48 . . . 


4) -+- 1 1 = — 


8. 


16. 22 . . . 



9 = 124. 42. 49. 26 oss. 
A = 124. 43. 14. 59 tav. 



125. 58. 46. 36 oss. 
125. 59. 15. 00 lav. 



\cra .. 



- 0. 25. 33 err. 

3*. 28'". W. 29 

CALCULO GENEllALE 

M = 1". 16'. 0". 41 

m = 4. 54. 82 

N = 6. 56. 49 

a = — r. 47'. 52". 3 

fi = 12. 1. 24. 2 

Principio 

0= 124°. 51'. 5 " 48 

_ n — 5cos.(f3 -«) 

COS.TT 



— 0. 28. 64 
3*. 28'". 52'. 85 



— 8. 22. 31. 



® = 124. 42. 43. 17. os. 
O = 124. 43. 14. 59. tav. 



— 0. 31. 42. i 



r-+- 5scn.:,S-«) =^0°. 45'. 12". 13. os. 
).= 0. 45. 36. 25. tav. 



err. 



Fine 
124". 56'. 0".30 

-+-1. 2. 50. 56 

125. 58. 50. 86 oss. 
125. .59. 15. 00 tav. 



— 0. 24. 14 err. 

0°. 52'. 8". 60 OSS. 
0. 52. 32. 74 tav. 



— 0. 24. 12. cr. — 0. 24. 14 err. 

cong. vera ... 3*. 28'. 54". 85 3*. 28"'. 45^ 05 

20." Esaminando brevemente questi lisultamenli , si vede elm nelle sole 
osseivazioni della specola del collegio romano si ha uiiiformila iiojrli enori, 
neyli arclii w -h f[ e II — 5 cos.',^-*) , e per consejjueiiza ne'teiiipi della vera 
congiunzione ; dimqiie dalle cose dette (12") deve dedursi clie i tempi del 
principio e fiae sono esalli, che gli errori in latitiidiae soiio miiiiaii, che fi- 



— 107 — 

nalmcnlc rcrroie in longiludine e fia 29" e 30". Lc osservazioni di Milano 
e Padova prcsenlano qualclie piccola incertezza nc'tempi, e quesia viene con- 
feimala dalla differcnza fia gli arclii w -f- n e li — 5 cos.[[j-i() , e per con- 
segiienza dai tempi diversi della conyiunzione, e magjjiormcnte poi dagli er- 
lori in lalitiidine in seriso opposto. Per togliere ogni dubbio lio calcolale le 
osservazioni del collegio romano colle Formole di Others: i risultamenli sono 
i medesimi, come piio vedersi dal calcolo. 



ROMA 








ScECOLA DEI, COII.EGIO ROMANO. 








Principio 


Fine 






L'=124.2r. 13".2 


125°. 28'. 


2". 


9 


X' = 0. 10. 21. 3 


0. 7. 


54. 


3 


A'= 0. IC. 11. 2 


0. 16. 


36. 





M — n. = 1". 2'. 1". 39 








N == 2. 27. 00 








« = 2°. 15'. -i3". 5 








/S = IG. 23. 30. 2 








G = 124°. 51'. 23". 92 








5cos.(« -4- jS) = — 30. 'lO. 7f> 









# = 124. 20. 43. 16 OSS. 
e = 124. 21. 13. 20 tav. 

— 0. 30. 04 err. 

5seii.(a-t-/3) =0'. 10'. 21". 74 oss. 

A' =0. 10. 21. 30 tav. 



-+■ 0. \\ err. 

21." Passo ora all'applicazione del principio fissato (5). Dalle loD)jiliulini 
di Roma, IMilaiio e Padova da Greenwich si ha 



26 



— 198 — 

Fra Milano o Koma .... 13"'. 8'. 1 

Fra Padova c Uoiiia .... 2. '26. 1 

DaH'aliiianacco nautico si ha 13. 7. 5 

2. 25. f) 

Dalle coiiosconzc dc'tcmpi. . 13. 10. 

2. 27. 

111 medio dara 13. 8. 5 

2. 26. 2 

Dalle osservazioui di Roma, preso il medio, sara 

Tempo dclla cong. vera . . . 3''. 31'". 21'. 29 

Sc qucsto si confroull col tempo dcllc osscrvazioni del fine di Milano e 
Padova, si Irova 

Fra Milano c Roma .... 13"'. 11'. 30 
Fra Padova e Roma .... 2. 26. H 

ed e qiianto pub desiderarsi nelle osscrvazioni dcgli ecclissi solari. Che sc poi 
\ogliamo slarc ai tempi dclcrminati cogli arclii w-t-II che sono indipenden- 
ti dagli angoli « e ('5 su i quali influisce I'incertezza de'tempi del priacipio 
e fine, avremo 

cong. vera . . . 3''. 31"'. 19'. 70 Roma 
3. 18. 9. 89 Milano 



13. 9. 81 



3. 31. 19. 70 Roma 
3. 28. 52. 85 Padova 



2. 26. 85 



le quali diflferenze combinano con quelle che sogliono darsi in tulte le effe- 
meridi 

22.° Dopo cio mi sembra di non andar lungi dal vero, fissando 

cong. vera . . . 3'*. 31'". 19'. 70 t. m. a Roma 

O c ©==124''. 51'. 40". 17 

©=124. 52. 10. 85 tav...X=0".46'. 25".27 



0. 30. 68 err. 



— 190 — 

cong. vera ... 3. 18. 9. 89 (. m. a Milano 

O c ©=121 51. W. 09 

©=12i 52. 9. 80 tav... X:0. 46. 25. 17 



— 0. 29. 71 err. 
cong. vera ... 3. 28. 52. 85 I. m. a Padova 

O ®=124. 51. 40. 13 

®=124 52. 10. 40 lav... A=0. 46. 25. 22 



— 0. 30. 27 orr. 
Medio dcgli crrori — 0'. 30". 33. 

II Saiitini fissa 

cong. vera ... 3. 34. 55. 41 t. ni. a Berlino 

Se prcndiamo uno qualunque de' tempi fissali, per esempio , quello di 
IVIilaiio, si lin 

Fra Milano c Berlino . . . 16'". 45'. 52 
esscndo dairulm. nnutico . . . 16. 48. 10 

'23." Ho voiuto ancbc calcolarc le osservazioni di Danzica in cui Tec- 
cli.sse hi totale. La posizione geografica sembra inccrta; ho fissata quella che 
si lia dalle conoscenzc de'lempi di Parijji, cioc 

Danzica. Faro dc Neufharwassen 

L = 5i°.2'i'. 15". N. 
Long. . . 1''. 5'". 19' all'oriontc di Parigi. 

Fissata questa posizione , e parlendo da! tempo delta vera congiunzione 
al meridiano di Roma, si avrebbe 

cong. vera . . . 3*. 56'". 4'. 90 i- m. a Danzica. 

Se fisssiamo altra longiludine, cioe quella che si ha neile effemeridi di 
Berlino — 21'". {)'. 50 o Taltra che detcrmina il Sanlini — 20'. 58". 53 si do- 
vra cambiare il calcolo, cio che porlerebbe non piccola falica. Nelle osserva- 
zioni deU'ccclissc totale, rimanendo sempre la incerlczza sul tempo del primo 
contatto, sembra che i tempi de'due contniti intcrni si debbano precisare con 
niaggiore csaltezza , ma stando alia assunta posizione geografica , ho trovato 



— 200 — 

che I'ultimo conlnlto cstcrno c quello che soddisfa al tempo della conjjiun- 
zione 3''. 56". 4". 00 fissn(o di sopra- II calcolo stalo fatlo colic formole d 
Others- Lungo sarcbbc liportaie tutli jjU dementi, c mi conleiito di tiascri- 
vere cio che in fine nc risulla. 



DAKZICA 



1." con(allo cstcrno 
3''. 30"'.14^ Ol. 

L-rial". 18'. -12". 80. 
X'- 0. 0. 31 ^10 . 
A'= 0. If). 39. 90 . 

= 124. 50. 37. 35 . 
w = — 32. 22. 26 . 

©=124. 18. 15. 09 OSS. 
©=124. 18. 42. 80 tav. 

— 0. 27. 71 err. 



4.° fonlallo cslcrno 
5''.31'".44\22 

125. 28. 10. 50 
0. 0. 12. 00 
0. 16. 36. 00 

124. 55. 28. 89 
-+- 32. 18. 63 

125. 27. 47. 52 oss. 
125. 28. 16. 50 lav. 

— 0. 28. 98 err. 



cong. vera... 3*. 55"'. 57'. 98 . . . 3''. 56"'. 4'. 60 



2." conlatlo interno 
4''. 31"'. 36*. 76. 

L=124°. 52'.47".20. 
),'= 0. 0. 16. 40. 
A= 0. 16. 38. 80 . 
0=124. 53. 5. 13 . 
w=— 0. 45. 61. 



3.° conlatlo inlcrno 
. . 4''. 34"'. 37'. .39 

. . 124. 54. 30. 80 

. . 0. 0. 15. 80 

. . 0. 16. 37. 90 

. . 124. 53. 12, 32 

. . -H 0. 44. 87 



©=124. 52. 19. 52 oss. 
©=124. 52. 47. 20 tav. 



124. 53. 57. 19 oss. 
124. 54. 30. 80 lav. 



— 0. 27. 68 err. — 0. 33. 61 err. 

cong. vera... 3''. 56"'. 1'. 33 . . , 3''. 56'". 11'. 70 



24-" Se il tempo della congiunziotie vera al meridiano di Roma e hen 
fissato, come sembra dalle cose premesse, devc dirsi, rispetto a Danzica, che 
la posizione geografica data nelle conoscenze de'terapi e anche esatta: .siccoms 
pero, a mio parcrc i tempi de'contatti inlenii debbono presenlare una mag- 



— 201 — 

{jiore prccisionc, cos'i non voglio precipilare il mio gimlizio, c forsc , [ircii- 
dcnclu allra loii(jilii(liiic, si puIrM clcfiniic la qucstione. 

25.° Siipposto I'errore delle tavole — 30''. 33 , I'enorc nel tempo cklla 
vera congiunzione sara — 52'- 00; rpiiiuli colle tavole si avrebbe 

congr. viM-a.... 3''. 28'". 0*. 25 I. m. a I'atlova 

ovvero 2*. 40'". 31'. 05 t. m. a Gieenw. cio che conferma il mio calcolo (5"). 
20."' Le tavole Iiinari di liiirchhnrdt noil' ecclisse solare del 4 maggio 
1818 picsenlavano piccoii enori di 2' o .3" in lonyitudine ; nell' ecclisse del 
19 novembre 181(J le posizioni della luna tralle dairelTumcridi di i\Iilano da- 
vano ua citoic in loiiyiludine di 1" o 2" c in latitudine di 13" in 10" cir- 
ca; nel noslro ecclisse le tavole di Biirckliardl danno iin ci-rore di circa ;{()" 
in lonoiliidine, e le clleniciidi di Milano di 33" in 3'i'. Queslo fatto deve 
animare gli astronomi a reltificare sempre piii le tavole lunari, e a rendeile 
dcfjne della scicnza. 



OSSEBVAZIOM DKLl/.VK.NO 1852 (*). 

1.° Poclie osservazioni pcsso presentare all'accademia nel cimcnte anno 
1852. Molli lavoii debbono eseyuirsi nell' osservatorio onde collocare il gian 
ciicolo mciidiano donalo dalla ycneiosila dell' immortal Pio IX. noslro ado- 
ralissimo sovraao. Quelle che (){;{ji presenlo sulla comela di Eiieke e sul pic- 
colo astcioide Psiche scoperto dol eel. /Je-CrisyjaWs uclla nolte del 17 febbraio 
precedono rincomincinniento degli indicali lavori. 

2.° La cometa di Eiuke e stala paragonata con diverse stelle. Le poii- 
zioni apparent! di queslc sono calcolale pel 29 febbraio epoca media delle 
osservazioni: i tempi poi di lutt(; le osservazioni sono riporlali al meridianu 
di Pariyi. 

(') Comunicatc airaccadomia nelia sessionc tlil i;) aprilc. 









COMET.A 


202 


E.NCKE. 






1852 
Giorni 


A.R apparente 


D. apparente 


Numero 
dellc osscrv. 


Feb. 7. 


29130 


23''. 

23. 

23. 

23. 

23. 

23. 

23. 

23. 

0. 

0. 

0. 

0. 

0. 

0. 

0. 

0. 

0. 

0. 

0. 


43'". 8'. 

43- 7. 
44. 51. 

44- 52. 
46. 39. 
59. 41. 
59. 40. 
59. 40. 

1. 39. 

1. 38. 
29. 7. 
29. 5. 
29. 4. 
29. 5. 
29. 5. 
28. 41. 
28. 41. 
27. 41. 
27. 41. 


28 
95 
78 
45 
45 
88 
02 
20 
00 
95 
89 
89 
02 
85 
05 
71 
86 
35 
91 


-hi'. 9'. 16". 4 
7. 9. 22. 5 
7. 17. -V'l. 

7. 26. 28. 5 

8. 24. 46. 

8. 32. 38. 4 
7. 39. 14. 

7. 6. 56. 
7. 6. 56, 2 
6. 28. 48. 2 


2. 
2. 
3. 
1. 
3. 
2. 
1. 
1. 

O 

1. 
2. 
1. 
1. 
1. 
1. 
3. 
1. 
3. 
1. 


«) 

(&) 
(«) 

('') 
(e) 
[d) 

(0 
(e) 
(e) 
if) 
if) 

in) 

(h) 

(0 
(0 

[h) 


Feb. 8. 

Feb. 9. 
Feb. 16. 

Feb. 17. 


28229 

28405 
28532 

27862 


Mar. 7. 

7. 


25745 
28230 


Mar. 8. 


25990 


Mar. 9. 


26667 





POSIZIONI APPARE.NTI DELLE STELLE. 



(a) 8272. C.B . . 


A = 23'' 


. 40" 


'.36- 


.53 . 


. D = 


■+• 7° 


.25' 


23' 


.3 


[b) 8315. C.B . . 


A = 23. 


48. 


2. 


20 . 


.D = 


7. 


23. 


54. 


2 


(c) 8353. C.B . . 


A = 23. 


54. 


47. 


88. 


. D = 


8. 


7. 


49. 


9 


(d) 36. C.B . . . 


A= 0. 


7. 


19. 


98.. 


. D = 


7. 


59. 


46. 





(e) 53. C.B . . . 


A=. 0. 


9. 


45. 


72 . 


.D = 


8. 


2. 


53. 


6 


(/) 1 024. La-Lanrfe 


A= 0. 


32. 


1. 


39. . 


.D = 


7. 


18. 


29. 


1 


(gf) i3-M).La-Lande 


A= 0. 


41. 


52. 


02 . 


.D = 


7. 


18. 


46. 


9 


(h) 222. C.B.. 


A= 0. 


40. 


58. 


yi . 


.D = 


6. 


46. 


35. 


5 


(i) 220. C.B . . 


A= 0. 


40. 


35. 


35 . 


.D =- 


6. 


29. 


21. 


1 


(/) 281. C.B.. 


.A= 0. 


54. 


23. 


85. 


. D = 


7. 


8. 


26. 


3 


[m) 288. C.B . . 


. A = 0. 


55. 


14. 


00 . 


.D = 


7. 


5. 


22. 


3 



— 203 — 

OSSERVAZIOM Dl PSICIIE. 



I8:)2 

(iioriii 



Mar. 
Apr. 



29. 33387 

4. 41230 

.'■). 3G002 

C. 3.'i095 

7. 34520 

10. 3."iOr)7 

•II. 334G9 

1o. 41200 

21. 39505 

Majj.20. 41009 

23. 37500 

21. 40()29 



A.happarcnte D. apparenle 



9''.52'".38^54' 



13'" 



51. 
50. 
50. 
50. 
50. 
50. 
50. 
50. 



10. 



4- 
51. 
43. 
34. 
15. 
1 I. 

9. 

42. 

2. 41. 48' 

4. 40. 82 

5. 21. 10 



32 
04 
00 j 
001 

2ll 
82, 
80 1 
49, 



12. 



. 27', 
38. 
40. 
41. 
42. 
45. 
4G. 
48. 
48. 
54. 
44. 
41. 



0".0 

40. 1 

12. 

2G. 2 

43. G 

50. 

40. 

43. G 

2G. 3 

50. 1 

53. 2 

30. 



Nnmero 
(Idle osscrv. 



■2. [a] 

1. 

•i. 

3. 

2. 

3. 

3. 

2. 

2. 

3Jb) 

3. 

3. 



(a) 19539. La-Lande ... A = 9''. 54". 8'. 95 . . D =- h- 13°. 36'. 41". 8 
(6) a Leone A = 10. 0. 29. 11 . . D= 12. 41. 17. 6 

3.° Prima di parlarc tiegli dementi elliltici di queslo astcioidc,dir6 qual- 
clie cosa sulie osservazioni. Su di cio slimo .seguire il costume dcjjii aaticlii 
astronomi. Solevano qiicsli notare diligentemenle tutle le circostanze chc ac- 
compa;jnavano Ic loro osservazioni : costume ora mai abbandonato dai mo- 
derni, e pure ulilissimo in se per calcolare il peso chc possono meritare le 
diverse osservazioni. 

Ricevuta appena la notizia dall'astronomo di Napoli della scoperta di 
questo asteroidc, dietro le osservazioni che egli m'inviava de'giorni 17. 18. 19 
marzo, dedussi prossimamente le posizlone clie doveva avere il pianeta nella 
sera del 29 di detto mcse. Diriyendo pero lo stromenlo al luogo calcolalo tro- 
vai un gruppo di piccolissime stelle. Due di queste, la vLeojie 3406. C. B e la 
19589. La-Lande erano cognite, e la loro posizione media pel principio del 
185'2 era la scguente 

V Leone . . . A = 9''. 50". 15'. 49 
U =•= 13°. 8'. 56". 3 



19589. La-Lande A 
D 



13. 36. 45. 14 



— '20; — 

l.a V Leone era preceduta da piccolissimn Stella: la 10389 ila liiio. Le 
pusizioni ili qiieste Ire stelle crano prossiinnmciitu 

A = 0''. .'lO'. 12*. 8 . . . D =. 15". 51'. 33". (*) 

A = 0''. 52'". 38'. 5 
D --== 13. 27'. I'.O 
A =. 9. 53. 27. 



Dalia posiziono calcolnta ri.sullava clie il pianela doveva trovarsl Fra la 
V Leone c la 19589 Lu-Lnnde. Fino pero alia sera del 4 aprile atleso il cat- 
livo (fiii|>o. non poici n.s.sicurarmi qual fo.sse delle due il pianeta. Le osser- 
vazioni poi clic m'invio rastroiiomo di Napoii Riio al {|ioino 30 rnai-zo mi as- 
siciiraiuno chc nelia .sera del 29 aveva lealmeiile osservato il pianela. 

5." Prevedeiido rinco.slaiiza de'lempi, e lemendo di errare nelle seguenti 
sere pensai lenlaro il calcolo degli elemenli, calcolo che cominciai iiel gior- 
iio G aprile, c lerminai iiel giorno 8, calcolo fondato sulle osservazioni del 10, 
2-'», 20 niarzo : osservazioni, clie a parere dello stesso astronomo, crano poco 
esalle; osservazioni che poco distavano dall'epoca della stazioae. 

ELEMEMTl DELL'ORBITA DI PSIC.HE. 

5.° Non e questo il primo asteroide, la cui orbita abbia presenlate agli 
astronomi slravagauti anomalie. Basta volger gli ocelli sugli elementi e siille 
effemeridi caicolate da valenti a»tronoQii per essere pienamente convinti che 
dal sistema delle prime osservazioni combinate in qualiinque modo fra loi'o, 
non polevano risnllare sulFicienli elementi. Molle sono le ragioni che possono 
nddursi di qiie.ste anomalie, e della enorme discrepanza che si osserva nelle 
oi'bite caicolate. Lascio da parte la priniaria a tutti ben nota, la quale consi- 
.ste nel piccolo intervallo di tempo che suol separare le prime osservazioni, e 
per conseguenza nel piccolissimo arco dell'orbita percorso dal pianeta in delto 
intervallo. Parlo di quelle che, a mio parere, hauno poluto rendere difettosi 
gli elementi di (|uesto asteroide. Queste riguardano le osservazioni, e I'epoca 



;■) l.a posizioiie .iijp.nrenlc ili ijiic-sta llssa t st.ila Oelerminata tlul sig. Gr.iham (vegg.isi il num. 
81 9 del giornalt' di IVlcrsen). 



— 21).-) — 

dellc meJesime. Le osservazioni sempie iiicm'te por inaiic.i.iza ili s telle co- 
"jnile ciii rifuiire la |}o,sizioi)e del |>iaiiela, incerte aiiciie |jer la facilila in ciii 
eravaiiiu di piciiderc una fissa pel piancta; I'epoca poco favorcvole cioe; la vi- 
cinanza della slazionc. Cliian)ando G, G", G'; 6, b',b Ic In; luiigitudiiii e la- 
litudini {Tcocentriche corri.spundenli ai teni|>i dclle tie o.s.sei'\aziuni, si ha 

I) = sfin.(G' — G°) taiifj.fc -i- sen/G — G')tan{ji»°-f-8cn/G° — G^lang.b' 

(|ua()tila die cnlra in una dclle cquazioni dalle quali dchbono ricavarsi i va- 
loii dl A ed r distan/e del piaiieta dalla terra e dal sole. Ma .se la D e dub- 
bia quandu le osservazioni .sono poco distanti fra loro, quanto pin sara dub- 
bia se le osservazioni sieno stale f'atte ncH'epoca della slazione in cui le dif- 
fei'onze delle lonjjitudini e latitudini sono piccolissime ? Era dunque inutile 
lenlarc il calcolo degli elemenli colle o.sservazioni del niese di aprlle. Quelle 
adoperate da nie sono distanti dalla stazione., e la D risulto piccolissima, cioe 

1)=0. 0000013578 (— ). 

Le due cquazioni per la dclcrminazioiie di A ed )' furono 



A= 2.4894^1. 00G10I 



-) 



r = 0. 99593 -H 1. 570329 A-i- A^- 
dalle quali ebbi 

A =2. 4339, r=3. 2775 

pel tempo della media osservazione. La quantita 

)'(lc == xdx -*- ijilij ■+■ zdz 

risulto posiliva, dunque il piancta aveva passato il perielio. Finalmenle trovai 

log.a== 0.6334919 

lo(j.£ = 9.8453904. 

Questa ccccntricila quasi comeiaria mi fece dubitare .sulla esallezza del cal- 
colo. Questo pero era e.sallissimo, e (utte I'equazioni di condizione e.sattamcnie 
.soddi.sfatte. iNon mi re.stava dunque die combinare il calcolo colle osservazio- 
ni. E qui rimasi sorpreso nel vedere che non solamente la media osservazio- 
ne, ma cbc anclie le cstrcme crano csatlamentc rapprcsenlate. In allre orbile da 
uie calcolale non aveva mai ottenuta tania esattezza, gli errori in longitudinc 
nelle eslrcme giunyevano a 5' o 6'. JMa cio non basla- La piccola cllemeride 
obe aveva calcolata per uiio uso soddlsfaccva alle o.s.servazioni del muse di 

27 



— 20G — 

tiprilc, cd anchc un mcse dopo I'cpoca Ic asccnsionl relle erano bcnissinio nip- 
presentate, e si manifestava un errore di circa 1 nclle declinazioni. Ecco il 
calcoio, e rosservazionc del giorno 24 aprile : 

A =. 9''. 5 r. '15'. 20 cal. D = 13°. 45'. 50" cal. 

A = 0. 51. 1G. 20 OSS. D = 13. 46. 47 oss. 



6." Comuiiicai i inici cleraciili al P. Secchi c airaslioiioino di Napoli. II 
p. Secchi si degno inviarii al sig- Petersen. Nel giornale clic si pul>blica in 
Altona non sono riportati. Nello stesso giornale pero si trovano registrati 
quelli di Vogel e di Riimkcr. Da quelli del primo si ha o =24°. 40'; il pia- 
ncla lia passato il pcrielio. Dagli allri si ha 9=" 7°. 43', e il piannta e pros- 
siino al perielio. Nellc eft'emeridi date dal Vogel si ha 

Aprile 24 . . • A = 9''. 51'". 5'. D = 13°. 47'. 3G". 
Nelle effcmeridl di Riimker si irova 

Aprile 24. . . A == O*. 51'". 31'. D = 13°. 45'. 42". 

Aella CovrispondcnzdL Scientiliea, e nel giornale di Roma sono notati i miei 
elemcnli. Precipitai forse, non \'lia dubbio, il mio giudizio neH'assegDare il po- 
slo a questo asteroide a norma della sua distanza media dal sole quale risullava 
dal mio calcoio: era cosa migliore atlendere la corrczionedegli elemenli. Ecco 
pcrlanlo la correzione che non poteva commuaicare all' accademia per mau- 
canza di altre osservazioni. 

Elemenli corretti. 
7." II pianela nel 21 aprile aveva ripreso il suo movimento diretto. Co' 
primi elemenli ne calcolai la posizione pel giorno 23 maggio ed ebbi 

Maggio 23. 5. t. m. a Parigi 

A =. lO''. 3'". 0'. 

D == 12°. 51'. 23. C) 
Era dunque vicino all' « del Leone, e poteva averc buone osservazioni. Dif- 
fatti ne'giorni 20, 23, 24 maggio fu da me osservato , rifcrendone la posi- 
zione alia bella Stella del Leone. Con osservazioni molto fra loro distanti dal- 
le quali ottenni una distanza media maggiore aache della notata (5"), aveva 
ottenuto 

(■) Dalle cirrmeridi Ui yogcl cnlcoLite con allri cliMnenli b,isaU sullc osserv.izioni del 24 mar^o, 
8 e 2f aprile si ha Maggio 23. 4 t. m. a Dcrlino 

A = 10.* S."" 42.' D = 12". 39'. 48". 



— 207 


— 


£2= 150°. 33'. 


. 20". 2 


i — 3. 2 


12. 1 



Con qucsti elementi I'ascensione retta del 23 maggio poco variava, si climi- 
nava pcro I'errore in declinazione avendosi 

D = 12°. 45'. 21". 

la (|iiale poco differiva dall'osscrvata. Usando aliora del melodo da me altre 
voile piatlicato determinai due dLstanze N, N' del pianola dal 12 c due raggi 
veltori r ed )■'. Per avere poi N' — N di circa &.' o 7°, quale si richiede per 
I'liso deila formola di Gauss-, sceisi le osservazioni del 10 apiile e 20 maggio. 
Dal calcolo ebbi 

Apiile 10.35067 t. m. a Parigi 

N = 9°. 23'. 17". 6 

/)• = 0. 5109726 

Maggio 20.41009 

N' = 15°. 45'. 3". 

Ir = 0. 5134326 
quindi 

N'— N =/' = 6°. 21'. 45". 4, ^ = 40?. 05942, 

e poncndo 

r' 

— => tang.(45° + &>) si ha u =» 0°. 9'. 44". 0. 
J' 

E questo il caso in ciii, sccondo i precetli dello stesso Gauss si piio nel cal- 
colo del semiparainelro trasciirare cos.'j e cos.2y. Ho volulo pero lenerne 
conlo per maggioie esallczza e precisioue. Riporlo per brevila gli elemenli 
principali 

l.k = 3.5500072 

l.x = 9.7545168 

;./3 = 6.7590272 

/.'/ -^ 0.3004297 

l/"p=a(1 ■+- y -(- 21jS) 

1 -+■ bfi 
e Fatlo il calcolo, si ha 

Ip = 0.4634742 

Dalo il scmiparametro trovai I'elongazione eliocentrica del perielio dal Q, ciot'- 

ir= 144°. 12'. 15". 3 



— 208 — 

qiiinili \c anoinnlie vcic 

' V = ir.3°. 35'. 32". 

V ^ irio. r)7. 18. 3 

p con cl()|i|)io caloolo. uttciini 

loy.j = 0.0032223 
Kcco diinqiic {jli elemcnli 

Epoca. Maizo 2'i.321 18 t. m. a Pniijji 
M= 143°. 53'. 20". 7 
II = G. 21. 4. 8 ) 
Q= 150. 33. 20. 2j'^'l- "'*-"''■ ^^'"'^"P^ca 
I = 3. 2. 12. 1 



log.ff. 


=> 


0..'iGl)32.'i 1 


loy.J 


== 


0.0032223 


log.,,/' 


= 


2.8400211 



Con qiie.sli elemenli le osservazioni fatle clall'epoca clella scoperta fiiio al 24 
magjjio sono rappicsentate in modo che i piccoli erroii in All e in D deb- 
l)ono atlribuirsi alle osservazioni. Questa correzione tii communicata all' acca- 
detuia iieila sessione dcgli 11 Luglio. 



Matematic.v — Delia vila e delle opere di Leonardo Pisaiio malemaUco del 
secoto decimolerzo. Nolizie raccoUe da Baldassarre Bon'Compag.m (Con- 
tiniiazione.) (*J. 

iVdi-iano Van Roomen, celebre malematico, chiamato in lingua lalina Adria- 
nus Romanus (1), nalo in Lovanio ai 29 di settembie del 1501 (2), e raoito 

{■) Vedi Atli delfAccademia Pontificia dc'Nuovi Lined, Anno V, Sessione I.-' ilel 28 dicembre 
18.S1, p. 91. 

(1) II sig. B.irone di Reiflenberg in una noti/ia biografica tla liii sci-illa di Ailriauo Romano ci 
fa conoscere il vi-ro cognoine di queslo |;i-onu-lra serivendo : « C«l habile (jeomi'-lre (Pliili|i|)e Lan 
» sberf;) n'a pas d'article dans la llioqraDhic UniverseUe, non plus qn" Ailrien Jtiimain ou plulOt 
» fan Hnomen » ( Correspnndance mathemalique et physique de I'ohseroataire de Druxetks publii'e 
par A. Quelelcl. A Gand, de Clmprimerie d'H. Fandekerckhove, Avenue de la Place d'armcs n.o n, 
182.1— 182G. llTUxeUcs 1827 — I83y, 11 lomi, in 8.°, t. Vill, p. 32S.) Quesia noliiia biojialica e in. 
lilolala ADRIEN ROMAIN ou VAN ROO.ME.N {Correnpon lance millnimxlique et iihysiqiic de I'Observa- 
toire de Ururellct. t. VIII, p. ,123.) 

(2) « ADRIA.NVS ROMANVS, Lovaniensis, n.-iscilnr an. Clj. U). I.XI. X\IX. Seplernb.. Mediciis ct 



— ■20'.1 — 

in Mnjjonza ai •'» <li m.if;{}io del IGI5 (I) posscdelle un esemplare m.ino- 
scrillo del Liber Ahbuci di Leonardo Pisano. Cio appnrisce da un' opera del 
mcdesimo Van Roonien inlilolala : In Mnhitmedis Arnbis Ahjebram Proli'iidinr- 
»(«, die Irovasi slnni|)a(.i^ seiiza iiola di liiofjo, e sen/a dala. nclla ISiblioteca 
Pubblica di Dutiai. In Falli a pagiiie 8 di qiie.st'opcra si logjje: Lconnrdiis Fi- 
tins Bonaei I'isanus scrlpxil avUhmctieam iiUcfirain , in cuius cake est ilrje- 
bra, anno 1202 tjiiant pnslcn correxil anno 1228, nt leslalur vetits ([uoddani 
rjusdem nrilltmelicc exempldr mannsvriiilHm ifuod in bibliotlwca meet ndsevun- 
lur. fuscripdo liaec est : incipit liber abbaci conipjsilus a Leonardo filiurinn 
Uegenilinn exislimo filio) Bonaccij Pisano. Ilunc GosH-ltnus '\. alyeb. cap. 'i ] svri- 
bit AUjehram priininn ex Arabia iu llaliani atlulisse (2\ 

Neircdi/.ioiic da me cilala della siiddella opera d'Adriano Van Roouiuii 
quesropera non lia nonie d'aulorc. 'i'lillavia nell 'esemplare dell' opera slessa 
pus.sedulo dalla Riblioteca |iubblica di Douai Irovansi manoscrille nel marj;i- 
ne siipcriore della prima pajjina le parole sejjiienli : Ex donn liillioris clu- 
rissimi Ducturis Adridni Huniani l.ovan'icnsis Palri Carolo de le Sort (3) : ii 



u malhcmallcoriim Mii linipor!»,t<'Me Micliavie Coignelo AiiliuTpieii!>i, facile princpps '.{Alhenae Bel- 
gicat sive NometicUUor infer Girmimac sci'ip(oi«m, r/ui disciijUmis I'h'luloij'cns.Philosifikicas, Thio- 
Ivgieas. lurid cat, Mrlirns el Masient illu^lrarunl. I'runrixrxis Streert ut Jnluerp. pro jho in patriam 
el lilernt adfeclu digtail el vulgavU. Arcesxil endcm aurl. surrincla Xl II. eiutilem Inf Cerm. 
I'rovinciiir. nee nun praeripmirum orbis UiljU Uhecarum el Acinleminrum lucntenl i de»eriplio- Antuer- 
piae Jpud Gulielmum a i'ungris Sub aigno Griiypi. ntj. Ijc. x.xi^iii. Cum gralia el Privilvgio 
In ftd.[.ag.tOO};— • Auni.ixts lloaA.ws, Lovaniciisis, nalU9.iii. r.b. Iu m. die xxix. Si-plem'j. Equcs 
•• niiraliis, .ic Meilicm Cai'sareiis n. {/'aterii .4nlreae Desicli t. C Bihliolheca lielgica- De Hettjis Uta 
scriptiiqiie Claris. I'raemisia lopogrnphirn lldijii Inliw seu Germ'inine iitfcrinris Desniplinne. Editio 
renorala, el lerlid parle auctiur. Luvanii, lypis lacubi Zigers do. ijc. .\'Liil. Cum privilegio Hegis. 
ill 4 ', p. I3J ; — n Adriamvs I'iouanvs, l.ovaiiicnsis, iiatui anno tii(>l. die i'i Sviiliinljris a [t'opptns 
[loannes Franciscus) Bibl olheca Detgira. Bruxellis I'er Pelrum Ftifpcns, Tipugraiiimm el Biblinpntam 
At DCC XXXIX., 2 lomi, in 4», t. I, p. IS, col 2) 

(1) • Duin in ni-l|;inin cogilat (Adrianiis nomanns) cnrando inorlio inslilnia profi'clione ad aquas 
» Spadana:i, Mojjnntiae vilain cum morte coinmutavit anno cl:). jjc. xv. iv. Non. Maias » (Swerlius 
Jlhenae Ihtgirne, I. c); — « Caileruin Uo>n>vs, 'Inin in l!«li;iuni couilal, ad Spadan:i> aquas cnrjiiilu 
« morbo in^ti(ulA prolcctione, Mogniiliae morilcir, an. Dom. cid. ijc. xv. iv. Nonas. Majas.n [f alerii 
Jndreae Desteli I. C. Bibliottieca lielgica, p. IC, t; 17 dulla seconda numerazione). 

(2) II Sig. Chasli's, .Mcniliro dcll'lslitulo di I'rancia. in una k-Uera genlilissima da Ini scriltami 
ultimamenle mi ha indicalu qncslo passn d .\driann Van lluunicn, e mi lia anclie avvisalo die la 
suddetta opera di qneslo maltmalico csislfva nella Bibliolcca pubblica di Donai; il clii" io prima 
ip,norava. II Sig. Dntliillurul Biblioli-cario della Kiblioteca Pubblica di Uouai si i; compiaciulo di 
traicrivrre egli sleMO il passo d'.\rlriano Van Roomen da inc riporlato, secondo qnesla cupia, nid le- 
sto qui vopra. 

^3) Nel iTiargine slesso jl di sopra di qucate parole si Irova anche manoscritia la nola seguen- 



— 210 — 

chc luostra cliiaramcnte esserc autorc cli quest' opera il maternal ico Adriano 
Van Roomen. 

Francesco Sweert cl'Anversa, nel catalojjo ila Iiii dato dellc opere di Adria- 
no Van' Roomen, pone: In Mahumedis Arnbis Algcliyam in fol. (1). 

Valerio Andre, soprannominato Dcssclio dal borgo di Deschol, nel Bra- 
bautc, ove naeque , lessendo ancli' Cfjli un catalogo delle opere dcllo stesso 
Van Roomen, scrive: " fn Mnhumcdis Arnbis Alijehram, in fol. opus imperle- 
» ctuni, lit et pleraqnc alia parlim scribi, parlim exeudi coci)ta; lejjunturque 
» Lovanii in Ribliolheca Academica » (2). 

Cio che qui dice Valerio Andre intorno all'opera di Adriano Van Ro- 
omen inlilolata : In 31ahnmedia Arahis Al gebrmn, ivoyasx copiato esaltamenle 
nella Billiolhcca BcUjica di Giovanni Francesco Foppcns (3). 

La suddetta opera di Adriano Van Roomen e indicata in un Catalogo 
de'libri stampati della Biblioteca Pubi)lica di Douai intitolalo ; Inventaire des 
Livi'cs dc la Bibliolheqne puhlique, dc la ville dc Duuai fait en 1805 par' or- 
dre de il// Deforest de Qnartdeville, Maire, continue par ordre de ses succes- 
seursjiisqti'au l.''' Avril 1820. ii Douai, de Vimprimcrie de Wagrez-Tajfrn^ tin- 
jirimeur de la Soeiete d' agriculture, sciences et arts du departement du Nord (Mai 
IS20). In qucsto calalogo, il cui sesto e in quarto, e pagine 253, si legge: 
In Slahumedis arabis algehrani prolegomena. In margine della pagina slessa 
presso a queslo passo del catalogo medesimo nella colonna degli autori si 
legge : Mahuni. Roman., e nella colonna delle osservazioni Deest. tit. 

Quiiidi c certissimo che Adriano Van Roomen possedelle un codice ma- 
noscrilto del Liber Ahbaci di Leonardo Pisano. 

Guglielmo Gosselin di Caen, materaatico del secolo decimoseslo nel ca- 
pitolo quarto del libro primo di una sua opera inlitolata : De arte magna sen 
de occulta parte numeroruvi, quae et Algebra, et Almucabala vulgo dicitur, Li- 
hri Quatuov, scrive : In liac autem arte illustranda singnlarem inter ovines hi 
nauaru7it operam, Diophantus Graecus author., et Diophantus alter cius inter- 
pres Xylander, Petrus Nonius Hispanus, Lucas Paeciolus, Nicolaus Tartaglia 

tc : CoUcQ. Sue. Jc. Duaci, il clu- dimoslra che I' esempl.ire ora esislente nella BiMioleca pubblka, 
>li Douai della soprammenlovata opera d'Adriano Van noonicii fii posscdiito dal Collegio de' Gesiiiti 
della medesima cilta di Douai. 

(I) I. c. 

(2' f'aterii .Indreae Dcssclii I. C. Bibliotheca Belgiea, p. 1 G della seconda nuniecazione. 

(3) T. I, p. ly, col. 3.. 



— 211 — 

(«wi in Arillimctkis peritus quuin hac in arte Diophantus, Leonanlus Pisanus^ 
out luinc ex Arabia in Halinrn primus uttalil^ IHeronimus Curdanus <iuunquain 
ilk particularibus apprime delevtahir, Stcplianus , Slifelius, laiicrus, Vuluvi- 
jHiMs, Achiitnus^ cl rccenliores pcrmuUi (1). Aqueslo passo di Guylielmo Gos- 
selin allude cci(ainenle Adiiano Van Roomeii scrivendo : Uunc ( Leonardum 
I'isamnn) Goaselinus (1. aUjvhr. cap. 4.) scribil Algebram primum ex Arabia 
in Ualiani atlidissc (2). 

II MoiUucia (3); ed il Sig. Weiss (4) errano attribuendo la sopraccitata 
opera De arte magna seu de occulta parte numerorum a Pietro Josselin , o 
Gosscliii di Caliors. In falli nel fionlcspizio dell' edizione falta in Parigi nel 
1577 di qiicsl'opera si legge : Guliclmi Gosselini Cadumemis Bcllocassii de arte 
magna, seu de occulta parte numerorum., quae el Algebra, el Almucabala vulgo 
dicitur, Libri qualuor (5); il che luoslra chiaramenle essere aulore dell'opera 
stessa Guglielmo Gossclin diCacn, e non {jia Pielro Gosselin di Cahors. 

(i) Guliclmi Gosselini Cadiimeusis Beltucassii de arte magna, seu de occulta parte numerorum , 
quae et .-llgebra, et Almucabala vulijo dicitur. Libri Qualuor. In quibus explicanlur aequationcs Dio- 
phanti, llvgulite Ouantitatis siviplicis, et Quaiititalis suntue. Ad Itiverendi'Simum in Ckristo I'atrem 
Itcginal'tum lie ilmieum, ManiJcnscm Episcopum, Illustrissimi Duris AUnconij Cancellarium, Comi- 
tern Geuoitanum, alque in sancliori el intcriori consiliu Consiliarium. I'arisiis Apud Aegidium Be- 
ys, via lacobaea, ad insigne Lilij albi, M. I). LXXVII, in 8", carle 3 verso e i recto, li'ijer I, C>ip. 
///. e nil. 

(3) Vedi sopra p. 209. 

(3) « Pierre Josselin de Caliors publia en 157(ij un Iraile d' aliji'lire intiUilu : dt occulta parte 
n numerorum, etc. J'ai idee d'y avoir vu anciennemenl des essais assez ingenieux d'a|>plication de I' 
w algM>re .^ la m^ointUrie, enlr'autre:* .i rinvenlion tU'S dtMix inoyenties proporlionnelli:!» continues, 
y> Oil il se Irompe nuanmoins, croyant avoir resolu par unr <1({iialion dii second degre, le probt^.me 
i> qu'Apolluniii!^ resolvoil au inoyen d'cine iiyperliole » {/lisloirc des Mathematiques, Vans laquelle 
OH rend complc de tears progris depuis leur originc jusqu'a nus Joun; ou I'on expose Ic tableau et le 
ddveloppetnent de$ principates decouvertes dans toutes les parties des Matliematiques, tes conlestationt 
qui sc sont <'levces entre les Malliimaticicns. et les principaux trails de la vie des plus cHcbres: Nnu- 
vellc edition, cvnsidcrablement augmcntec, et prolonqee jusque vers I epoque acluelle. I'ar J. F. Mon- 
lucta, de I'Institut national de France. A Paris, Chez Henri Agasse, librairc, rue des Puitcvins, n." 
18. An. I'll. — An. X. (1798 — 1802; 4 lomi, in 4", t. I, p. GI3. TroisiOme Parlie, Livre troisi&me, 
paragrafo VIII.) 

(4) t GOSSELI.N (Pierre) ii^ a Cahors Tut un de ceux qui cullivirent utilement les mallK^mali- 
>< ques dans le XV1.° si6cle, el qui conlribuirent \ en repandre le gout en France. On a de lui : 
« De arte magna seu de occult^ parte rtumerorum quie et algebra et almucabala vulgo dicitur li- 
" brill', in quibus erpticanlur avquationcs Dioptiinli, requite quantitatis iimplicis el quantila lis 
r. surdae, Paris, l.i77, in 8." » [ttioqraphie universelle anrirnne et moderne, t. XIIll, pag. 151, 
fOl. 1, arlicolo Gosssuix (Pierre), lirmalo W— s.) 

(5) Vedi la nota (II di questa pagina. 



— 21-2 — 

Veio die il Sig. Weiss dopo aver delto clie un'opera intilolata Dc arte 
magna etc. e alliibuila ilal Du Verdier a Gujjlielnio Gosselin di Caeii,so{y- 
jjiuiijje, chc altri biojjrafi piu esatli la danno a Pielro Gosselin di Cnliors (1). 
I\la (|iiali sono questi biojjraH piu esatti ? II Weiss iiol dice. 

Pietro Bayle (2) e Cristiaiio Golllieb liicber (3^, alliibuiscono la suddelta 
opera De arte maijiia elc. a Giijlielmo Gosselin di Caen. 

Antonio Du Vei-diei- si(jnore di Vuupi'ivas, scrilloie francese del .sccolo 
decinioseslo ripoila il lilolo dell' opera medesima nell' articoio GUILLAU.ME 
GOSSKLIN de Caen nella sua Jiihliullii'iiua Francaise^ subito dopo aver cita- 
lo la iradiizione francese falta dallo slesso Gosselin dell'Arilnielica di INiccolo 
'J'artajjiia [A,. 

JNeU'edizione sopraccitala del 1577 de'qiiallro libri Dc arte iiuKjna di Gii- 
fjlieltno Gosselin Irovasi prcmessa ai libri medesimi una letlera dedicaloria di- 
rella dal medesimo Gosselin RevcrcitdUsiino in Clwislo Piilri liecjinatdo Beat- 
1.UC0 Mondvsi Episcopo lllnsti'issimi Dncis Alvcovij Canccllario , Comili Getio- 
ihino. nl(jue in. sancliori vt interior i ciisilio cunsiliario. In questa Icllera dedi- 



(1} « Du Verdier lui altribuo encore iiii oiivr.nge iiiliUiie De arte magna elc. Mais Je!> bloyr,i- 
>» plies plus exacts le Jonneiil au sui\aiil. — Ckisselin (Pierre) lie a Caliors, lut tin tie ceux ((ui 
>i culliitrenl iilileo)enl les m.illiemaliiiuos ilans le XVI.'' Steele, et <|ui contriliuerent .'i en repaniire 
a le (joul en France. » {liimjraiihie unii'crH'lle imciennc el moilerne (1. c). 

(2) " GiiLLAiMK Gossiii.i.x . . . . sc till la de Matln'matiquesl Cela paroil par rOiivrnf;e qn'il ptiLlia 
» Il Paris en 1.S7T, .sous le Tilredf yirle magua, sea de occulta parte numcrorum quae el Algebra 
V et Almucibala vulgo dicitur I'tiri (lunlunr, in quibus e.Tplicantur aeqttaliones DInpltaiili, el re- 
>. giilne quanlitalix simpUcis et quantitatis surdae.a (Dictionaire hislorique el crilique,par M ' IHtr- 
re B tyle, Citiquietrie vMlion, revue, currijee, et augme.'lee. Avec la vie de Cauleur, Par Mr. Des Mai- 
ztan.T A Amsterdam MDCCXL., 4 tomi, in Co! , I. II, p. .'iiS, arlicolo Gosselin, Renianine A). Que- 
sla llem-'r .lie si ril'erisce alie parole « Giii.i,A!Me Gossfmn, iialil' de Caen, vivoil au. XVI. siicle, et 
j> se mela de Matlii?inalique » dell'arlicolo Gosselis (liaylt I.e.). 

(3) >c GossBLi>, uder iosceliii, (VViliielin), ein .Malliemalicus im 1(> Seculo, von Oaen, lial i liuclier 
» de arte magna, seu de occulta parte nnmerorum, quae et algebra dicitur, lierans gelien lassen. Or. 
u V.-. B. » {Jiicl>er [Christian Gottlieb) AUgemeines Gelchrten — Lexicon. Leipsig, in [oliann /'riedrich 
Gleditsehens Bucliliindlung 1750 — 1751, 4 parti, in 4", Parle II, col. 1082). 

(4) if- Bibliotheques frnncoisrs de la Croix du Maine et de Du f erdier Sirur dc f'niiprivas; 
nouvelle edition dediee au lioi, revue, cnrrigee et augmentee d'un Discours sur les I'rogrh des Lcltrcs 
en France, et des Itemarques Hislorique^, Critiques et Littfraires de M. De La Monnoye et de M. 
It President Vouhier, de V Academic Framboise, de M. Falconet, dc V Academic des Belles — Lcltres 
Par .M. h gnteg De Juvigny Conseillcr Honoraire au Parlemcnt de Metz. A Paris Chez .Saillant el 
Kyon, Libraires; rue .V. Jean de Beauvais. Michel Lambert, Imprimeur, rue dc la I/arpe pris S. Cii- 
me, 1772_17"3, 3 lomi, in 4", t. IV, p. 84, arlicolo GUII.l.AL'Mi; GO^Sl-XI.N. 



— 213 — 

catoria si legge : Est cnim haec ars e'msmodi ( si iuxla veleres eloquare ) quae 
praecipmim tencat dignitatis lonim^ facililalis nihil hubeat, dif}icuHalis viultum, 
at contra dixcriin (praefato Lucae el I'isani honore) hanc esse scientiam quae 
sit perfacilis si recto pertractetur ordine, quaeque uon secus adolescentitim a- 
dcoquc onumim animos ad se alliciat , atq%te calamos Eleclriim , vcl atirum 
Chrisocola (1). E chiaro che {jii aulori qui indicali coile parole Lucae el Pi- 
sani sono Fra Luca Pacioli da Bor{jo San Sepolcro e Leonardo PisaDO. 

Giacomo de Courtin signore di Cissc, poeta Francese del secolo decimo- 
seslo, raorto ai 18 di marzo del 158-'* (2), compose in lingua Francese un' ode 
dirctta a Guglielmo Gossclin di Caen (3). Iq quest'ode il Courtin dice al me- 
desimo Gosselin (4) : 

» Laissc aujourd'hui ton subtil Diophanle, 

» Ton Ptolomee, et de peine savanle 

» Ne moDle plus aux Cieux, 

>' Les nombres sourds, et les discrelz encore, 

» El I'art cache du docte Pythagore 

» Ne sont que trop faschcux. 

Cio che in quesli versi dice il Courtin ben si conviene all'autore de'quat- 
tro libri de arte ma<jna . . . in quibiis explicantur aequationes Diophanti, Re- 
ijulac Quantitalis simplieis et Quanlilalis surdae (5). 

lu un codice della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, cartaceo in 
8.', di pagine 236 , e contrassegnato Z. I. 4. trovasi un catalogo scritto di 
propria mano d'Uberto Benvoglienti, illustre letterato Sanese, de'libri stampati 
e mauoscritii ch'egli possedeva (G). A pagine 112 di questo codice si legge: 
» Lenardi (sic) de domo filiorum bonacij pisani arilhmeliea composila anno 



(1) Gulielmi Gosscliiii Cadomensis fseUocassii dc arte magna, scu de occulta parte numerorum, 
carta 2.' iion numerala, verso. 

(2) Goujel (M. rAI)l)u) IHbliotheque Franeoise, ou hisloire de la litteralure Fran(oise, A Paris, 
Rue i'. Jacques, 1748—1736, 18 lomi, in 12", I. XII, |i. 301. 

(3) Goujet, Bibtiotheque Frartcaise, t. XII, p. 305. 

(4) Goujel, Hibliotheque Frangoise, I. XII, p. 303 e 306. 
(8) Veili »opra p. 211, nola (1). 

(6) Lorenzo llari nella sua opera inlitolata La Biblioteca Pubblica di Siena (t. VI. pag. 363, 
col. 1.) inilica questo codice, sotto BENVOGLIENTI ibebio, scriyendo : « Indice o Nota de' suoi 
» libri, scriUa di sua mano; un vol. in ito. di pag. 235. — Z. I. 4. — » 

28 



— 214 — 

n 1 121 (sic) c scritta a penna ". E chiaro die quesia indicazione si riferisce 
ad nil codice possedulo da Uberto Boiivoglienli del Liber Abbaci di Leonardo 
Pisaiio, benclie il tilolo del inedesimo Libcv Abbaci sia slalo orribilmente sfor- 
inalo ill tale indicazione, come avverte il Sig. Gaetano IMilanesi in una lel- 
teia gentilissiaia cli'ej>li si e compiaciulo di sciiveimi. 

Una copia nianoscrilta del soprammentovalo calalojjo di libri posscduti 
dal Bcnvoglienli irovasi in un codice della Biblioteca Pubblica Coniiuiale di 
Siena, carlaceo in foglio, di 30(3 carte, e contrassegnalo Z. 1. 3. (1). Sul ?*e- 
eto della carta 27G di queslo codice si legge: « Leonardi de domo filiorum 
» Bouacij pisaiii composita iut.° 1202 - in f. ». Quindi c cerlo clic Uberto 
Benvojjlienti possedcva un codice manoscrilto tlel Liber Abbaci di Leonardo 
Pisano. Cio si rendcrii evidente per mezzo d'altri documenti die saranno ri- 
portati qui appresso. 

A pagine 91 di un codice della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
contrassegnato E. IX. 4., trovasi scrilta di mauo del soprammeiitovato Uberto 
Benvoglienti la seguente lettera direlta a Borgo San Sepolcro al Padre Gre- 
gorio Farulli: 

« Siena 25 Luglio 1711. 

)) Dissi a Lei in voce die il niio Libro d'Aritmelica di Leonardo di 
» Bigallo nobile Pisano era curioso se non per altro per esservi i numeri 
» die noi chiamiamo non Romani ma meicantili, la forma di quesli numeri 
)i in libri pii'i antidii si stentera a ritrovarla. E cosa certa cbe ne gli stru- 
» menti anticlii per luUo si ritrova praticato il numero Romano come facil- 
» menle si puo osservare ndla famosa Opera de Re Diplomatica del Padre 
» Mabillone, anco i Goti si servirono del numero Romano come si puo os- 
)> scrvare uella Cronica sassonica pubblicata , e tradotta nell' anno 1G92. in 
» OsFort dal dotto Edmoudo Gibson. Si die resta ii credere cbe questi ca- 
rt ratleri intorno a tempi di Federico primo cl sieao venuti dalla Grecia, 6 
» daU'xVlTrica. Nel primo tomo della Galleria di Minerva a to. 328. evvi una 
» lettera con la quale si prova cbe i caralteri di quesli numeri ci sono ve- 
il nuti dalla Grecia, io non istaro a negare cio, ma dico bene cbe ne tempi 
11 di questo Imperadore noi non avevarao un gran commercio co'Greci, ma 



(1) Lorenzo llari nella sua oiiura iutitolata La Biblioteca Pubblica di Siena (1. c.) inilica qiiesto 
codice sotto BENVOGLIENTI iberto scrivciulo : « Indice de'siioi liliri mss. e stampali, un vol- iu 
1 fog. di carte 320 — Z. I. 3. — ». 



— 215 — 

» questo si faceva inollo i)iu in Affrica , pcrcio c piii chc vcrisimilc clio 
» rAffiicani le riccvesscio da Gieci, e da loro passassoro ncllc noslic parti, 
.' neilc qiiali crcdciei che i prinui a condurii e praticarli clie fusscro slati i 
» Pisani ciic avevaiio un {jiaii commercio in quelle parti. E cosa ccria che 
» qu'i (la tioi in tal tempo si praticava il numero romano, come si puo os- 
" scrvare nc'noslri lihri di Biccherna, l)cn e vero die io credo che di tali 
" niimcri non se ne scrvisscio se non ncgli Affari mercanlili, c di qui pren- 
» dcssero il nonae di numeii Mercanlili, cio qiianto sia vero Io prova il men- 
» lovato libro d'Aritmelica, la dove e descritio il tempo nci quale e composto 
» questo libro, e I'altri numcri che servono per rafl'ari arilmetici sono tulii 
» scrilti in caralteri mercantili n. 

11 E quivi facendo fine alle mie ciancie resto col desiderio de suoi nuo- 
» vi comandi ». 

E' da cred<;re chc il codice indicate dal Benvoglienli in questa lettcra, 
dicendo il mio libro cV Arihnelica di Leonardo di Di(jallo nobilc Pisaiw, fosse 
il codice L. IV. 20 della RilHioleca Pubblica Comunale di Siena; giacche, co- 
me ho dctlo di sopra, in una carta agjiunla in principio del codice L. IV. 
20 della Bibliolcca suddclla di Siena si Icjge : Arismctica Iconardi hi<jholli 
de fusis ()}. II tempo nvl quale e composlo il Liher Abbaci trovasi in questo 
codice indicato in numeri latini (2) , mcntre i calcoli aritmetici vi si trovano 
eseguiti in numeri Mercanlili, cioe con que' numeri che comunementc si di- 
cono arabi, il che conferma I'identita teste accennata. 

A pagine 205 d'un codice della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
contrassegnato E- IX. 13., trovasi .scritta di carattere d'Uberto Benvoglienti 
una lettera dirctta a Monsignor Giuslo Fontanini, colla data de' 5 di Gennaio 
de! 1717. In (juesta lettera si legge: 

« II Sig"' Senatore Buonaroli dice benissimo che i caratleri de' nu- 
» meri Romani si usassero molto dopo e il loro uso nelle carte private, mi 
» penso che durasse intorno a lernpi di papa Pio secondo. La dificolia sta 
1) quando i caratteri Arabici s'introducessero nolle noslre parti, il niio libro 
i> chiaramente, se non vado erralo, prova che nel 1200. n"era introdolto I'u.so; 
» Che noM si riconoscerebbe la vanita del libro di Lionardo da Pisa de 
" domo flliorum Bonacij , ogni volta che non ne fosse Tuso delle cifre arabi- 



(1) Vedi 8opr.i, p. 25, liii. 17. 

(2) Vedi sopra, p. 2S, lin. 21. 



— 216 — 

» che inlroJolto? ma qucsto scnza dubbio v'eia nel libro, scrilto ne tempi di 
« Lionaj'do, intitolato De ordine Officiorum Seneiisis Ecclesiac ». 

« Neir Indicc vi si trovano qucsli niimcri arabici la qual cosa mi fa 
» pensare che i pisani che avevano 11 ma^ygiore Iraflico neH'Arabia ripor- 
» tassero di la qiiesti caratteri i quali servivano particolarmenle per I'uso 
» della mercanzia, e vaglia il vero che le regole rilrovale dall'Arabi sono 
» pill facili, c piu siciire di quelle che si praticavano ne caratlcri Uomani, 
» come dalla lettura dell'Abaco di Lioiiardo facilmente 0{jauno puo osser- 
i> vare ». 

fe da notare che nel codice L. IV. 20 della Bibliotcca Piibblica Comu- 
nale di Siena si trovano in fronte al recto della piima carta le parole de 
domo ftlionim honaeii (1); qui riporlale dal Benvoglicnti; il che cont'ornia I'opi- 
nione indicnta di sopra, die questo codice sia stato possodulo dal uicdcsimo 
Benvoglienti. Nell'indice de'capitoli veramentc non sono in questo codice ci- 
lie arabe, ma vi si trovano le cifre 0, 8, 7, G, 5, 4, 3, 2, 1 poco dopo ed in 
modo che sembrano comprese nell'indice. 

Pill ollre nella sopraccitata lettera a IMonsignor Fontanini il Benvofjlienli 
scrive." 

« Diro ancora che non e gran fatto che il celebre Mabillone nella sua 
'< Diploinatica non pensasse che le cifre arabiche fussero venute in Europa 
» che intorno al tempo del Petrarca perche queste cifre fuori che in libii 
» di conti poco si praticavano, ed il Mabillone per i suoi studj non ricerca- 
" va simili libri n. 

" In' ollre queste cifre poste da per se sole non si ponevano com' alpre- 
" sente I. 2. 3. 4. 5. G. 7.8. 9. ma ponevano cosi 9. 8. 7. 6. 5. 4. 3. 2. 1. 
» come s'osserva nel menlovalo Abaco di Lionardo- 

Nel codice L. IV. 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, sul 
redo della prima carta, queste nove cifre trovansi disposte cosi 9. 8. 7. G. 5. 
4. 3. 2. I, cioe come il Benvoglienti dice osservarsi aeWAhaco di Lionardo. 

A pagine 39 di un codice della medesima Biblioteca di Siena, contras- 
scgnato E. IX. 15., trovasi una lettera del Padre Don Placido Capparelli 
Benedctlino Napoletano (2), diretla ad Uberto Benvoglienti in data di Fi- 



(1) Vedi sopr.i, p. 52, liii. 30. 

(2) II Padre Don Giovanni Francois monaco Benedeltino della Congregazione di Saint Vannes , 
nalo ai 20 di (jennaio del 1T22 [Biographto universcUe ancienne el moUcrne, articolo I'UANCOIS 



— 217 — 

renze, Badia primo Luglio 1719. In questa lelteia si leg{je: " Ho osscrvato 
» allelic il Volume d'Arittnetica di Lionardo Pisano in eonformita di quello 
» lienc V- S. Illiiia pure del niille e diiecento, quantunqiic- o siasi per mia 
)• spraltieliezza 6 per altro, li numeri arabici sono in queslo, mi scmbrano 
» alquanto diversi da quclli del suo, anzi piii uniformi alii no^tri, che usia- 
» mo prescntemcnte. S. V. S. Ill ma tiene il d.° Diario Italic© del P. Mont- 
» faiicon potrii in esso vederc tiitti qiiesti maaoscritti, e cio comandaru ven- 
» (ja in etisi piii attentamente osservato, me lo significhi, se pero non abbia 
» il diario di esso P. Monlfaucon me lo sciiva, che io li trasmeltero una 
i> nota distinia ». Due codici manoscritti del Liber Abbaci sono qui men- 
zionati dal P. Capparelli , uno de'quali apparteneva ad Lberto Benvoglienti, 
c I'allio e quello che il P. Capparelli dice di avere osservato. II primo dev' 
esscie certamenle il codice L. IV. 20 della Biblioteca Pubblica Comunale 
di Siena; giacchc appunto del mille e duecento^ cioe del secolo decimoteizo e, 
come fu detto di sopra, questo codice della Biblioteca Pubblica di Siena (1;. 
L' altro codice , cioe quello osservato dal P. Capparelli , c da credere che 
sia il Magliabechiano contrassegnato Scaffale C. palchctto I. »i.°26i6, prove- 



Horn. JeATt, t. XV, p. i'JO col. I. Iliiigrallii universale anlica e modenm, vol. XXI, p.ig. 15G, col. 1, 
arlicolo I'llANCOlS l>oii Giovamsi), morlo ai 22 di aprile del 1791 {llinqraphie universelle ancien- 
ne et modernc, I. XV, p. (Oil, col- 2^ Viografta unicersate anlica e moiterna, vol. XXI, p. 13C, 
col. 2), nclla sua llibliotlicque generate des ecrivains de I'ordre de Saint bcnoit, paria del Padn- 
Don Placido Capparelli scrivendo : « C.\PP.\REI,LI, du Monl-Cossin. Placide Capparelli fut admis .^ 
u la profession en I'abbaye de Saint— Si5verin de .Naples, sa patrie, le 30 Juillet 1696. II passa pour 
" habile dans la philosophic et la thi'ologie, et enscigoa I'uue et rautre durant 20 annees. II a pn- 
» blii5 deux ouvrages : le 1., qui fut imprimi; .^ Naples en 1712, a pour litre: Synopsis ad sacram 
» dogmaticam thcnlogiam llacbraicam Graeco — Latinam. Le tilre du 2., mis sous la presse .i Mau- 
» toue en 1727, est; .Synopsis ad pri'mum Gregorii /X decretalium epislolarum librum. -n {Bibliothe- 
que generate des icrivains dc I'ordre de Saint Henoit, Patriarchc des Moines d' Occident- Contenanl 
une nolict exacte des Ouvraget de lout genre, composes par les Jieligieux des diverses brancltes, filia- 
tions, riformes et congregations de cet Ordre, sous quelque denomination qu'cUcs soienl connucs, avec 
tes dates du lemps oil ecs Ouvraget ont piiru, et les vclaircissements niccssaircs pour en (aire con- 
nolire tes Auteurs -. par un Religicux UeneJietin dc la Congregation de St. f'annes, mcmbre de plu- 
sieurs Mademies. A /louilton, .-tux depens de la Societe typograplitque. 1777 — 1778, 4 tomi, in -i", 
1. 1, p. 17i col. I). Bandit! I'opera suddelta del P. Franeois non porti il suo nooie, tutlavia essa ft 
a lui attribuila dal Lecuy {liiographie universelle 1. c, Biografia universale I. c), e dal Sig. Brunei 
(.l/anu<l du libraire tt de t'amateur de livres . . . par Jacques — CAorfcs Brunch. Quatrieme (dition 
originule. enlirrement revue par I'auteur. J' Paris cliez Silvestre, libraire, rue des Bons-Enfants n.» 
3(1. 1S(2— 1811. 3. lomi, in 8» granJe, t. V, p. 692, col . 2. Tabic mellioiiquc n." 3160'J;. 
(I) Vedi sopra, p. 25, lin. 6 e 7. 



— 218 — 

nicntc dalla Hadia di Fiienze da me desciitto di sopia (1). Cio appariru piii 
chiaro da un brano d'altra Icllera del P. Capparclli al Benvoglicnti che sarii 
rccato pifi oltic. 

A pagine 21 del sopraccitato codice E. IX. 15 della Bibliotcca Piibblica 
Comunalc di Siena trovasi una lettera scritta di mano d'Ubeilo Benvoglienti, 
dirctla al P. Don Placido Capparclli in dala di Stoin 3 Lugiio 1719. 

Ill qiiosta leltcra si leggc: <i II libro del P. M. Faiicoii c in mic mani, 
» e pcrcio quelli che sono ncl suo Diario non occonono, ma il libro del- 
» rArilmclica di Leonardo non v'c notalo, e gia ch'EUa crede che le cifre 
» arabc sieno diferenti dalle mic, avcrei caro di \cderne la loro figiira la 
» quale dovcrebbe essere nel principio con le figure romanc ». Cos'i il Ben- 
voglienti risponde a tulto cio che il P. Capparclli gli aveva scritto nel brano 
da me riporlato della sua lettera ucl primo di Lugiio del 1719. 

Nel codice E. IX 15 della suddelta Bibliotcca di Siena a pagine A\ tro- 
vasi una lettera del P. Don Placido Capparclli, scritta ad Uberto Benvoglienti, 
in data di Firenze Badia 11 Lugiio 1719. In qucsta lettera si legge: 

i< Percio mi soggiunge del Volume dell' Aritmctica del Pisano , di cui 
» scrissi sembrarmi le cifre arabe diverse da quelle si rimirano nel suo, ho 
» procurato qui delinearcele, come osservera cioii 



/.l-?^ 

l-^-^:^ 



pure 






» Quesle si sono quanto rozzaraente posso delineare ad V. S. Illri'ia. 

» Le cifre arabe si osservano nel consaputo volume dell' Aritmelica di 
» Leonardo Pisano, nel quale non vengono usate mai figure romane, se non 
» solamonte in due parti cioe nel foglio secondo in quesla coiiformitit •>. 






(1) Vedi sopra, pag. 32—34 



— 219 — 

» e COM in nppresso formandoscne nove parlimenti; e poi nel foglio dccimo 
» anche di nuovo si ritrovano formate tali ii{jure roiuane in questo modo: 

» E cosi proseguendo di sotto fin tanto che viene alia somma dicendo; 

» Ne altrove in lutto detto volume si ritrovano figure romane; il vo- 
» lume costa di 213. fogli inlieri (1), che e quanto posso significarli su di cio; 
» per quanto pero io mi ricordo nel suo volume ove nella facciata (2) sono 
» descritte le cifre arabi, vi sono medemamente notate le romane , ma non 
)• gia cosi in questo, alteso iiclla seconda facciata del foglio primo vi sono 
» puramente qucste cifre arabi nostre usualL cioe 



j5? ^ y ^ 9 ^ 3 



/ 



)i Scnz'altro. II Diario del P- Montfaucon non rapporta in vero I'Arit- 
» metica sopraddctta di Leonardo, come ne pure altri poclii, de quali daro 
» ad V. S. Illtna in appresso distinta contezza ». 

Anche qui il P. Cappai'elli paria di due codici del Liber Ahbnci di Leo- 
nardo Pisano , uno de' quali apparteneva al Rcnvoglienti, e I'allro e quello 
di cui riporta le cifre, ed altri passi in questo medesimo brano di questa 
sua lettera. 11 primo e certamente il codice L- IV- 20 della Biblioteca Pub- 
blica Comunale di Siena, come risulta da cio che si e detto di sopra , e da 
una lettera del Benvoglienti, della quale piu oltre si riportera un brano. II 
secondo poi e certamente il codice Magliabechiano proveniente dalla Badia , 



(1) Qui per [ufjU il I'. Capparelli iiitemle carte, come apparisce ila un l)rano irallra sua letlera 
clie sarii riporlalo piil ollre. 

(2) Forse il P. Capparulli Jovcva e voleva scrivt^re nella [acciala ove, e scritse in vece per ili- 
-Irar.ione ore nella facciata. 



— 220 — 

e da me descrillo di sopra (1). In prova di cio e da nolarc; 1." Clic il nu- 
mero delle carle di queslo codicc Majjliabech'iano e 213 (2), cioe quello stesso 
numero indicalo dal P. Cappaiclli iicl brano di lottcia teste ripoil.ito, diceii- 
do » il volume cosla di 213 fogli inlicri ». 

2.° Che nella seconda facciata del foylio prima, ossia nel rovescio della 
prima carta di questo codicc Magliabechiano, si trovano le ciFre 

3.° Clic nclla seconda carta del medesimo codicc Magiiabechiano chia- 
mata foglio secondo dal P. Capparelli si Icggc : 



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A.' Che nella carta decima di questo codicc, chiamata dal P. Capparelli 



foglio decima, si Icgge: 



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(!) Vedi sopra p. 32—34. 
(2) Vedi sopra, p. 32, lin. 29. 



— 221 — 

5." Che il P. Capparelli sciivova ad Ubcrto Renvoglienli la lellera dc- 
gli 11 di Liiglio del 1719 dalla JJadia di Fiiciize, alia quale Radia appar- 
teneva in quel tempo il Codice lMa{|liabecliiano ora coiiliasseynalo ScaffaleC. 
Palchelto 1. n.' 261G- 

A pagine 37 del Codice E. IX 15. della Biblioteca Pubblica Comunale 
di Siena Irovasi una Icltcra niancantc della firma, ma e scrilla ccrtamente da 
Uberto lienvoglienli, e diretta al P. D. Placido CapparcUi in data de' 2G di 
Luglio del 1710. In questa letttra si leggc: 

« lo la ringrazio infinitamcnte delle nolizie dell'Aritmelica di Leonardo 
» da Pisa, e per quelle che mi pare di potcrmi accorgere il mio e piu an- 
» tico e piu sincero, ma per chiarirnii di vantaggio vorrei saperc se prcsso 
I) che nel principio in codcsto codice vi fusscro le seguenti parole che sono 
« nel mio, el-Abaco e con note Romane e scrittura ro.ssa c sono. Inciptt Ab- 
» bacus Lconardi de domo fdiovum llomicij pisaTt composttiis A. M. CC. II. 
)i et correpttts ab eodem A. M CCXXVIH. c nel mio sono carte 221 ». 

» Ella dice che il loro e di fogli 213. non so se Ella per foglio una 
» carta (sic) (1), che noi dichiamo che il foglio costa di due carte; avanti le 
n parole notate vi sono ihu; allre carte di robba d' Abaco ma non mi 
» penso che sia robba appartenenle ;i Leonardo ». 

II codice qui chiamalo mio dal Benvoglienti c certamenle quello stesso 
della Riblioteca Pubblica Comunale di Siena, contras.segnato L. IV. 20. A con- 
\inccrsi di cio, basta nolare: 1." Che il detto codice L. IV- 20 e della seconda 
nicli'i tli'l socoKi decimoterzo, come si e detto di sopra (2), e pero piu antico 
del codice INIagliabechiaao proveniente dalla Badia, giacche qucsto u del prin- 
cipio del secolo decimoquarlo (3); 2." Che nel recto della prima carta del 
codice L. IV. 20 si legge eon note d'Abaco Romane c scrittura rossa il titolo 
seguente: Incipil Abbacus Lconardi de domo fdiorum bonacii pisani compositus 
A. M°. CC. ir. et corrcptus abcodem A. M°- CC. XX". YIIV (4); 3." Che in prin- 



(1) Qui i clii.iro clii' il Bfiiivoglicnti li.i omesso mi vi-i-bo come inlenda o .nltro eqirnalente die 
ri'gga le parole una carta. II Padre D. Placido CapparcUi nella sua leUera degli 11 di luglio del 
1719 scrivpva, come si i: vcdulo, al BenvoQiienti « il volume cosla di 213 fogli intieri •. Per ci6 il 
Bcnvoglienli qui gli domanda s'egli, cio scrivendo, intondeva per fngli un.i sola carta, ovvero due 
carte. 

(2) Vcdi sopra png, 2.1, lin. fi e 7. 

(3) Vedi sopra pag. 32, liu. 28 e 29. 

(4) Vedi sopra pag 2.i, liu. 20 e 21. 

29 



— 222 — 

ci|)io di qucsto codicc, composlo di carle 220, Irovansi aggiiinte due carte le 
qiiali coiileiijjono appunto j'ofcfca rf'il6(ico (1), come il RenvogHenti dice. E da 
ciedcie, die una di quesic due carle a{y(jiuiite, e probabilmcnte la seconda, 
scmbiassc al nenvogliciili forniar pailc del codice; e die per cio e<jli dicesse 
il suo coilice csser composlo di carle 221- Egli per ailro erro crcdendo noii 
essere robba apparlenculc a Leonardo cio clie quesle carle agjjiunte conlen- 
(jono, jjiacclio la seconda di tali carte, ed una lavola posta nel rovescio della 
prima, irovansi ri[)elule nel codicc sit.'sso. 

A pagine 45 del Codice E. IX. 15 della Biblioleca Pubblica Connunale 
di Siena Irovasi una lellera sciilta dal Padre Don Placido Capparciii ad Ubcr- 
10 Benvoglienli in data di Firenzc Badia 29 Luylio 1719. In qucsta lellera 
si leggc: 

« Percio die V. S. Illma mi soggiungc circa I'Aritmelica di Leonardo 
» da Pi.sa, il nostro Volume ha una carta [)rima bianca, e poi sul principio 
" della seconda caita a caralteri rossi dice 

« Iitvipit liber Abaci Compusitus a Leonardo fdio Bonacii Pisano in An- 
.. no M'. CC°. ij". 

11 Scripsislis mild Due mi mmjisler Michael SeoUe summe philosophe. 
» Ul libruin etc. Ne vi sono quelle parole ( et correptus ab eodem A. M. 
» CCXXV/II) come V. S. IlliTia mi scrive ; e come gli signiticai lutlo il Vo- 
)■ lume costa di 213. carle pergamene, intcndendo per carta una sola pagi- 
» na che abbia due facciale, quale carta nell'additare de'libri suole chiamarsi 
>> foglio, quantunque, come ottimamentc dice a rigore il foglio deve coslare 
» di due carte. 

" La prima carta dunque di questo volume e bianca, e dalln seconda 
» incomincia dalle parole che io I'ho significato , ne avanli detle parole vi 
» sono altie carte d'Abaco. 

» Termina lulto il volume cosi 



ff* Xap ^^^ %4«Xc<~^ '^,^^g>r,o.j>«/w-Jr?Hto.ya VC\ „ 



(1) Vedi sopra p. 2.t, lin. 10 — 16. 



— 223 — 

II coclicc qui chianiato nostra Volume Jal Ccipparclli, e cerlaiueiUe quel- 
lo clie ora (rovasi nella liibliotcca Majjiiabechiana, coijtrasseijnaio Scaffalc C. 
Pulchetto 1. n." 2GI0. In piova di cio giova notare: 1.° Clie qiicsto codice 
e rncinbraiiaceo e coinposto di 213 carte, cioi; di 42G pagine (1); 2." Che sul 
recto della prima carta scrilta di queslo codice si tiova io caratteri rossi il 
litolo liporlato dal P- Cappaielli cioc: Incipit liber Abaci Comjiosiliis a Leo- 
nardo jUto Jloiiacij I'isano in Anno M." CC." ij (2) senza le parole el corre- 
plns ab eodcm A. M. CC. XXV/If; 3." Che questo codice finisce divide eryo 30 

1 

per 870 ventet — dragme pro quantilate rei [3) , cioe coiue si deve ley- 

gere, sciollc le abbrcviaUiie , il passo finale indicalo dal P. Cappaielli nel 
brano liportalo di sopra della sua lellera de' 29 di Luglio del I7|9. 

Tiitte le leltere serine da Ubeito ]>onvoylienti o a liii diielte, delle qua- 
li ho fatlo menzione qui sopra, foiniano parte di un pregevolissinio carlejj- 
gio del inedesimo Benvoglienii con vari eruditi del sue tempo, che in ven- 
linove voluuii in foglio si coiiserva manoscritto nella Biblioteca Pubblica 
Coinunale di Siena. Questo cartcgjio, ranunentato dal Padre Ildefonso di San 
Luigi nelle sue Meinorie Storiette inlorno ad i'berto lienvoglienli ed alia, sua 
vita letteraria (4) , e indicate dall'Ilaii (5) in questo modo: » BEiWOGLIEN- 
» TI I'BERTO Raccolla delle sue lettere e di quelle di varj eruditi del suo 
» tempo a lui scritte Autografe e dispostc in 29 volumi in foglio con Indioi 
.. E. VIll. e IX .. 

Uberto Benvoglienti nalo in Siena ai 3 di oltobre del 1668 (6) nsori 
nella medesima citta ai 22 di febbraio del 1733 (7). Dopo la morte di que- 
sto chiarissinio lelteralo, Adelagia unica sua figliuola divenne proprictaria di 



(1) Veili sopra, [ing. 32 liiire 28 <■ 29. 

(2) Vedi bo|tr;i |>n|^. 32 liiiea piMiiilliiiKt ed ultima. 

(3) Vedi sopra p. J-t liiiee 2 e J. 

(4) Detizie dcgti Kruiili To^cani, I. II, p. ii9. 

(3) La Biblioleca Pubblica di Siena, l. I, p. IIS, col. 2, elasse I, (Belle Leltere] Sezione /.V. 
[Jrle Epistoiica e lettere) , Leltere diverse scienlifiche e (amiliari tanio laline che ilaliane. 

(0) Delizic dcgli eruJiti Toscani (opera del Padre Ildelonso di San Liiijji Carmelilaiio Scalz.i 
I'iorentiiio). In yircnze 1770 — I7S(I. Nella Slamperia di S. A. H. Per Caelano Camb'agi 2.5 lomi, 
ill 8.", t. II, p. 1-iO. — l-'ibroni, lilae Ilalorum doctrina excellentium qui saerulis Xl/l. el XI lit- 
floruertint, vol. XVIII, p. 2i!l. 

(7) Delizie degli eruditi Toscani, I. II, p. 161. — Fabroni , Fitac Uulorum ductrina cjicillen- 
tiuin qui saecutii Xf'U. e xyitl. floruerunt, vol. XVlll, p. 259. 



liilli i lilni ch'iyli a\ova posscclulo si stampati come inanoscrilli. Essa pu- 
scia moroiulo fcce doiiazionc ili tiilti qiicsli libri all' Universita di Siciia. 11 
Padie IldeFouso di San Luiyi Caimclilaiio Soalzo Fiorciiliiio cio allesla nullo 
sue Memon'c Storivlic di i'bcrlo BcnvrnjUcnli scrivciido: » Ua qiiesla cgli fUbei' ■ 
» to Beiivoglieiiti) ebbe la taiilo mcritamcute lodata fi{jliiiola Adalagia , ciii 
» coil Ititli qucjjli oiiianienli di corpo, c di spirilo cdiico, che ad una Dama 
)' Crisliana convenyonsi, c poi, come cbbi cagionc di dire altrove (Vcgyasi 
>' il uiio Proem, gen. aU'Opcre di Fr. Girolamo da Siena, Vol. /, j^ug. 17.), 
» a persuasionc del suo amicissimo, c lanlo simile a lui nejjli atti , ne' co- 
» stumi, c ncl bel yenio di leUeratuia , il fu Aicidiacono Salustio Bandini. 
» vcntuiosamciite in pari orrcvole matrimonio, col Cbiarissimo Sijjiior Fedro 
» Bandini, ben dejjno JVipote deirimmortale Arcidiacono, colloco. Questa fu 
» quella degna Figliuola, ed Ercdc di Ubcrlo, queirAlline gloriosa di Salu- 
» stio, che reslata Donna, c Sijjnoia della rara, copiosa, c scelta Llbreria si 
" di manoscrilti, che di slampali del Padre, voile, di concerto del suo libe- 
>• rali.ssimo Consorte, gencrosamcnte donarla a quella stessa celebre Univer- 
» sila della Patria, cui donala avca la sua I'Arcidiacono predetto, e a di lui 
» perfelta iuiilazione vcdcrlavi, sc viventc, trasferita, e cos'i, direi, quasi uiiiti 
" di nuovo gli animi immorlali , i consigli, i genj, e le ylorie di que' due 
» streltissimi Amici, c Parcnti , di que'Rislauratori mcmorabili della Sanesc 
» Lelteratura (1) n. 

IVel pubblico generale Archivio dui Contralti di Siena si conserva un 
testamento falto dalla suddetta figlia di Uberto Benvoglienti. In qucslo te- 
stamento, rogato ai tre di novembre del 1769 dal gia Notaro Senese Giovanni 
Battisla Giojelli, si lejge: <i Item polendo credere che sia per risullare qual- 
>> che Benefizio alia Giovenlu studiosa di questa mia Patria colla pubblica- 
» zione dei Libri, e Manoscritli del q. Sig. Uberto Benvoglietiti niio Padre, 
» lascio, e lego alia Universita, e Studio di questa mia Patria lutti i Libri 
» lanto in Stampa che Manoscritti, quali si ritroveranno al tempo della mia 
)> morte nellc Stanzc, dove presentemente sono situati, della mia Casa Pa- 
» terna, Ordinaiido per altro, e proibendo espressaniente il polere asporlare 
» da delta Casa i detti Libri vivente la mia Sig- Madre, ed altrimenti fa- 
» cendosi il detto presenle Legato si abbia per non fatto, perche cosi etc. ». 
Con questo legato Adelagia Benvoglienti lascio all'Universita non pur le ope- 



(1) Dtlizie degti erudili Toieani, t. II, p. 143. 



— 225 — 

re slaiiipulc c iiiiiuuscriUc d'Uhcrlo nenvoglicnti, ma lutti i libri posscduti dal 
incdosiriKi siio (jenitoic. II Padre Ildefonso di Sail Lui{ji cio attcsia ncl passo 
da iiiu riporlalo di sopra ilclle sue Meinoric slorichc iV i'bevto DeuvuijUmli , 
dicendo die Atlelayia Beiivoylienli doiio la libreria di siio Padie aU'Univer- 
s'Ua di Siena. Piu ollre iielle Meinoric slesse si Icjjge: « II bel desio poi del 
11 iriedesiiiio Mazziicciiclli , ch'era pur quello del Pubblico , si vide iu jjraii 
II parte adoiiipiulo net I7G',). per la descrilla {jenerosissima doiiazionc f'alla 
» a quella IJiiiversila per [)iibblico benefizio dalia sua spleiulida fi^jliuola 
I' Adalajjia. d'accordo col suo Nobilissimo Consorle, il Si{;. Fedro Bandiiii, 
II dell'iii.sijjne Libreria del Beiivojjlicnli, iiumerosa di molle migliaia di sceili 
II Volumi slaiiipati, e di |)iri di 400. mano.scritti Codici, da' qitali se i Capi 
1) d"Opere, d(;gli Aulori diversi conlenulivi si spojjiiiio, yiugneranno a qual- 
II cbc niijjiiaio: tutti, o la rnapgior parte messi iiisieme con fjrande iuduslria, 
I) con isquisite riccrclie, e con indicibili spese dal grande Uberto (1) ». 

In uno .scrilto intitolalo: Nolizic inlei'cssaiUi la BihUoleca delln Universila 
(It Siena, clie era Irovasi nella Biblioleca Pubblica Comunale di Siena in 
iin volume conli'assegnato Z. I. 16 , si leggc : » E non ando guari cbe la 
Sigiiora Adalagia Benvoglienti mnritata in casa Bandini , lasciu anch' ella 
II sollo il di .'i JN'ovembre ITG9 alia predetta Universita la Biblioleca ragguar- 
11 devole di Uberto Benvoglicuti suo padre per testamento rogato ne! delto 
II anno c giorno » (2). 

Quindi e certo cbe I'articolo da me riportato di sopra del testamento 
d'Adelagia Beovoglienli si riferisce a tutti i libri posseduti dall' illustre suo 
genitore. K da notare per altro cbe questo testamento fu rogato, come si c 
detto, il di 3. di IN'ovenibrc del 1~G0, non gia ai 4 di cjuel mese, come per 
isbaglio si legge nel manoscritto Z. I 1G. della Biblioleca Comunale di Siena. 

Altri autori parlano ancbe del lascito falto aH'Universila di Siena da Ade- 
lagia Benvoglicuti di tutti i libri posseduti dal suo genitore. 

L'Abate Luigi De Angelis nella prefazione alia Bioijmfia degli Scrillori 
Sauesi scrive: <i Adelasia unica figlia di Uberto Benvoglienli, sposa di Fedro 
i> Bandini, dono anch'ella alia pubblica Biblioleca gli scritti deU'crudilissimo 
» suo genitore, Fra i quali trovavansi moiti autografi di Autori Sanesi (3) •>. 



(1) Delizic dcgli erudili 7'oscani, I II, p. 170. 

(2) Bibliotec.i Pubbliia Comiinnle di Siena, Codice Z. I, ifi, p. 108. 

(3) Biogrifla degli Scrittori Sanesi compoita ed ordinata dall'Ab. Luigi De Angelis Pub. Profes- 



— 2'2G — 

II Sig Giuseppe Poni libiaio di Siena possieile uii manosciilto caita- 
ceo ill fojjiio ordiiiario, che contieiie una sloria inedita del sopramnientovato 
Ab. l)e Angelis, inliiolala : liibtiollipcac Pahltrae Senarum succiiitn historica 
■narrtitio. In cpiosl' opera a carte 5 veclo del suddelto codice del Sijy. Poni 
si legjje: Eodein fere tempore faio cesserat Clnrissimus Ubertus Benvixjlientius^ 
Lodovieo Muraloi'io cmtsucludine devinctus, totnin ferine lilternriam •provinciam 
luslraverat muUaqne volumina scriiiserat. FUium hahnit Adalnsiavi Foedro 
Bandinio niijilam , '/«(«' niiiversn lihrormn pain's supeUeclUi haeredata liuie 
Bibliothecae turn cnasceuli patris voliimiun addidit. Le parole universa libro- 
inim palris supellcelili indicano cei-lamente non solo i libri slainpali ma an- 
che i aianoscritti posscduti da Uberto Benvoglienti fra i quali doveva tio- 
varsi il sue cotlice d<;l Liber Ahhari. 

II Sig. Slanislao Groltanelli de' Sanfi in im siio aiticolo biografico snl- 
I'Abale Giuseppe Ciacchori scrive: « Quesli (I'Ab. Giuseppe Ciaccheri) olten- 
» ne poi in done per rUiiiversita (di Siena) dal cav. Fedro Bandini , erede 
•) di Saliuslio. il IMuseo di antiqunria, e dalla sua consoitc Adehigia (iglia di 
>i Uberto Benvoglienti i niolti volunii di manoscritti autograft e di raccolte 
n del chiarissimo suo padre (1) ». 

E da credere che pel lascito suddetto d'Adelagia Benvoglienti il codice 
del Liber Abbaci di Leonardo Pisaoo, gia posseduto da Uberto Benvoglienti, 
venisse in pi'oprieta dcH'Universita di Siena. 

Adelagia Benvoglienti mori ai 3. di novennbre del 1769. Cio si ritrae 
daU'atio di apertura e pubblicazione del suo testamento sopraccitato, giacclie 
in quest'alto si legge: 

I' Nel Nome SSmo di Dio, e di Maria Vergine, e cosi sia. 

» L'Anno del Signoro Mille.setlncentosessantanove Indizione terza , et il 
i> di (re del mese di IVovcmbie. CIcmente XiV Sommo Pontefice Sedente , 
» Giuseppe Secondo d'Austria Iniperatore de'Romani, e Pietro Leopoldo Ar- 
« el Duca d'Au.slria, Gran Duca di Toscana Signoi' Nostro Felicemente Do- 
» minante ». 

» Essendo passata da quesia all'altra Vita la Nob. ed Illma Sig.'" Ada- 



sore nell'I. e li. ViUvcrsita di Siena Cunservitiire iletta Pubblica Biblioleca e Segrclarin perpeluo (let- 
I'Accadcmia delle Belle Arli di delta Cilia Tomo I. (ed unico) Siena 1824. Nella Stamfcria Comu- 
nilaliva pressn Ginvanni Hossi, in 4", I. I, p. C. 

(1; De Tipaldo, Biografla degli llatiani illustri, vol. Ill, p. 101, col. 1. 



t 



— 22T — 

» layia tlul Nob. q. Sig. Uberto Bcnvoglicuti fino dall.i sera Jel gioino pre- 
» cedciile » (1). 

Nella stanza tlc'uianoscritli della Biblioteca Pubblica Comunalc di Siena 
soUo il rilialto d'Adelagia Benvoglienti si Icgge risciizione segucnle: 

ADELAIS . URERTI . BENVOGLIENTI . F. 

PIIOEDIII . BANDINI . UXOR. 

IlANC . LIBRIS . PATERNIS . BIDLIOTIIECAM . DITAT. 

ANNO 
JIDCCLXYIIII. 

E cUiaio che qiiesl'iscrizione allude al suddelto lascito fatto dall' Ade - 
lagia Benvogliciili aH'Uiiiversila di Siena. L'Abale Luigi De Angelis nclla so- 
|)iaccilala sua nUujrufia deyli Scrittori Saucs-i ripoita in una nota quesl'iscii- 
zione ['1). 

Nel 1810 il Governo Francese avendo soppiesso I' Universita di Siena, 
la Biblioteca, cbe (|ue.sla Universita possedeva, passo in propriela del Comune 
di Siena, e prese dal Comune medesimo il nonie che tultoia ritienc di Bi- 
blioteca I'ubbtica Coinunale. Per tal modo tutti i libri slampali e manoscrilti 
che appartcDCvano airUniver.sita di Siena, fra i (juali era il codice era con- 
irassegnato U. IV. 20., divennero della liihlioleca Pubblica Comunah di queila 
cilta. 

Giovanni Cincili Calvoli , dotto medico e letterato fiorcnlino del sccoio 
dccimcseltimo, nelia Parte seconda duna sua opera che ha per litolo : La 
Toscana lettvruln uvvcvo Sloria dc(jli Scrittori Fiurentini e Toseani .scrive f3;. 

« Lionardo Bigalli Pisano del quale si tro\a un opera d'Aritmetica in- 
» titoiata Arilmetica Leonardi Bigalli de Pisis M. S. in carta pecora giande 



(1) Qiiiiuli 4 cliiaro che crra il P. Ililoronso ili S.in Liiigi dicendo essere Adelagia Benvoglienti 
rooria nel 1770 {DcUzie degti erttdili Toseani, I. II, p. 143). 

(2) De AngeUs, Biogriifia degli Scrittori Sanest, I. \, p. 97. nota I, articolo Benvoglienti Uberto. 

(3) Delta Toscana Leilerala o vero Storia degli Scrittori Fiorentini e Toseani. Parte seconda, 
di Giovanni Cinelti Calvoli Palrizio Fiorentino Forlivese e Lucchese Accademico Gelato, Dissonante, 
Concorde, Incitato ed Intronalo, ManoicriUo della Biblioteca Corsiniaoa di Roma, conlrassegnalo 
Scanzia 31 manoscrilti. Lettera D. carta 29 verso. Qucsto passo della Toscana letlerata del Cinelli 
trovasi .inclie a pjijiiic 094 e 695 Jel Codice Classe /X, li." 68. della Biblioteca Magliabecbiaiia di 
Firenie. 



— 228 — 

» con moha cliligcnza. Qiicsto tl(olo e scrillo iiel priiicipio con allro caratlere 

» pill moderno. Nel corpo poi delTopera e scritto con queslo nome e tilolo. 

» Lionardo Bonacci Pisano Goomeira 

« Incipit Abbacus Lcnnnrdi de dumo Botincci Pisartiin compositus anno 
" VIW. et correplus ab codem onno 1228 qual M. S. i" appresso il sig." 
» Uberto Bcnvoglienii genliliss." e singolarissimo mio Padrone nobilissinio 
" Sanesc ». 

II manoscriUo, di cui qui paila il Cinelii, c ccrtamenle il codice L. IV. 
20 della Bibliolcca Pubbiica Comunale di Siena. In piova di cio giova no- 
tare: 1." die il Codice L. IV. 20. della Bibiioteca Piibblica Comunale di Sie- 
na Fii possedulo da Ubeilo Benvojjlienli , come .si e pi'ovato di sopra ('!) ; 
2.° Clic qiiesto Codice e mcaibianaceo in foglio (2); 3." Che nel recto della 
prima carta ajjgiunia in principio di questo Codice si legge : Arismelica leo- 
nardi biyholli de pisis (3). Cbc nel redo della prima carta del Codice stcs.so 
si legge: Incipit Abbacus Leonardi de dumo filiuruin boiiacii pisaiii coiiiposilns 
A. M° CC° II" et compositus ab codem A. M." CC.° XX.° VIII (4). Quindi e 
chiaro che per isbaglio si trova scritto nel passo da me riporlato di supra 
del Cinelii !2il in vecc di 1202, e BicjolU in vece di BigoUi. 

Gio\auni Cinelii Calvoli, nato in Firenze ai '26 di Febbraio dell' anno 
1625 (5), mori ai 18 d'Aprile del 170G, come attcsta Dionisio Andrea San- 
cassani medico di Scaudiano, morlo aj>li 11 di Maggio del 1738, nella vita 
del medesimo Cinelii da liii scrilta, e premessa alia Bibiioteca Yolanle di que- 
st'ultimo (f>). Quindi e ccrlo che prima del giorno 18 di Apiile del I7()(» 
Uberto Benvoglienti possedeva il Codice L. IV. 20 della Bibiioteca Pubbiica 
Comunale di Siena, giacche il Cinelii dice, come si e veduto di sopra, essere 
questo Codice appresso il medesimo Uberto Benvoglienti. 

IIo riportato il passo medesimo del Ciuelli precisamente come si li'jyge 



(1) Vedi sopr.T p.ig. 215 — 222. 

(2) Vedi sopra p.ig. 25, lin. fi. 

(3) Vedi sopra pag. 25, liii. 17. 

(4) Vedi s(>pr:i pa(;. 25, lin. 20 o21. 

(;i) Bibiioteca f olanlc di Gio: CineUi Calvoli conlinuata dal Dnitnr Dionigj Andrea Sancussani 
Edizione seconda in mirjlior forma tidolta, e di varie Jggiuntc, cd Osscrvazioni arricchita. In AVne- 
zia, 1734 — US'. Presso Ciambatlista Albrizzi Q. Girolama, -i tonii, in 4°, I. I, p. ciiieCXXXIM. 

(8) liiblioleea I'olante di Gio. Cinelii Calvoli conlinuata dal Dnt!or Dionigi .iiidrea Sancussani, 
1. I, p. cxxxv 



— 2-29 — 

nell'cscmplai'e manoscritto tiella sua Ttiscana Lelterata , orr. posscJuto dalla 
Bibliolcea Coi.siiiiana. Uii allro esemplare di quest'opeia Irovasi nella Biblio- 
l«!ca Magliabcchiaoa di Firenze, contrassejjnalo Classe A7, n.° G8. Aoche in 
qucst'cseDipIare sono gli errori di 1211 invece di 1202, e Birjalli in vece di 
Biyolli^ notali di sopi'a (]). 

II Padre Dun Pietro Cossali, uno dci piu chiari malumalici Italian! del 
secolo decinioltavo, scrive ''2) : » Anderebbe di gran liinga erralo chi cre- 
» dessc aver algebra in origine avuto quell'ampio significalo, die ora gode. 
» Essa non era presso gli anlicbi pruprianietilu che una delle opcrazioni da 
» farsi per ridurrc la ccpiazion immediala del problunia ad una delle scm- 
» plici forme esemplari delte capitoli. Ciascbeduna di esse operazioni aveva 
» in arabo il suo distinto nome; ed il Canacci nel suo Ilagionamcnto da uie 
" citato §. Ill del capo I lutli li rcca. Ma delle opcrazioni medesime cou- 
» vien dire, die due si avesswro presso i nnaestri, da'quali I^eonardo in Afi'i- 
» ca apparato avea la dotlrina, per precipue; cioe I'algebra, e I'almucabala; 
» poiclie qucste due sole egli noroina, cos'i dicendo nella eDumerazione, ed 
» esposiziou delle parli del capo xv : Tevlia cril super modum alyebrau et al- 
» mitcabalae; e cos'i enlrando a trattarne, incipit pars Icvliu de solulione qua- 
» rundam quaestiouum secundum modum algebrae, et almucabalae^ scilicet op- 
» posiliotiis cl rcslauralionis. <• 

In niuno de'codici manoscritti ora esistenli del Liber Abbuci di Leonardo 
Pisano Irovasi la parola oppositionis nel lilolo dclla terza parte del decinio- 
quinto ed ultimo capitolo di quest'opcra. Nel codice L. lY. 20 della Biblio- 
leca Pubblica Coaiunalc di Siena qucsla terza parte e intitolata a carte 20'.) 
versa cosi : Incipit pars Icrlia de solulione qxiarumdnm quesliouuin secundum 
vtodu7n algebre et almichabcle. Nel codice Palatino n.° 1343 della Biblioteca 
Vaticaua si legge a carte 131 verso, col. 2: lucipit pars lertiu de solulione 
quarumlam questionum secundum modum ahjebrc mucabale scilicet appositioiu's 
cl restaurationis. Nel codice della Biblioteca Magliabechiaua di Firenze, con- 
trassegnato Scaffale C, Pakltello 1. w." 2610. Conventi soppressi , Badia Fio- 
rentina n.° 73 si legge sul rovescio della caita 187: Incipit parstertia de so- 
lulione quarundam questionum secundum modum algebre et almuchabale scili- 
cet ad proportionem et reslauralionem. Nel Codice della Biblioteca Laurenzia- 



iD Vfili 9opra p. 22S. 

(2, Origine, trnsporlu in Ilaiiti, primi progrcssi in essa deU'atgebra, vol. I, p. 2.5, Capo ll.y I- 

30 



— 230 — 

na ili FiiTiize cuiilias^sr^nalo Oaddiani reliijiti h'.' A'.XAT/., a carle loO vcclo 
!>i lcy(»e : lucipil pars (crtia dc suhUioiw quarumdum (juestiomun secuuduin mo- 
diiin alijehrc cl ahuicabak scilicel iivoiiovlionis ct resliiurationis. 

II V. Cossali, |iarlando del lilulo di (|uesla (oi/a pnile deH'ullimo capilolo 
del I.iln-i' Alihaci, dice (1) : « Non ommelleio di iiolaie^ clie in \ece di op- 
» posiliouis, die leggesi nel codice Mafjlialjecchiano tia me visitato, ed in uiio 
>> iuipei'fello |io.ssediilo dairerudilo c cospicuo cavaliere Nelli, un allro esi- 
>' steiile iiella ftlajjliabcccliiaiia biblioteca, ha, come scrivemi il cliiar. IVCanovai, 
» proiwrtioiii.s, e quello della Hiccaidiana mi fa sapcrc il doUissimo biblioleca- 
» rio abate Fuiiiaiii averc scilicel ad projioiiionem el restouriU/oncm. La diver- 
I) sita di qiieslo idliuio modu di dire nun piiu »(imnrsi del copista errure, ma 
» e.spressa di lui licenza, se non fu canyiamento dell'autore slesso in rifare il 
» sijo libro; ma quesia diversila poco munta. Quanto alia diversita, cbc appare 
» Ira il icrmine opposilionis cd il lermine proportionis, si ponya mente die 
" gli anlicbi dielru Euclide u-savano il vocaboio pruporzione nel senso che noi 
» qiiellu di ragione. Con cio si vede come il lermine proporzionc si tocchi 
» con il (ermine comparaziune^ ed anche come avvicinar si polrebbe a quello 
» di opposizioiie. lo peio, su I'nutorila di Fra Luca , dei due lermini stimo 
» V&ppositioitis il solo legillimo ». In questo passo del Cossali sono menzio- 
nali qualtro codici de'quali per altro egli uon cila i numeri, ne dii alcuna de- 
scrizione. Per conoscere adunque quali siano i due codici Magliabcchiani da 
lui qui cilali allro non si ha che le parole da lui qui riporlale de' codici 
stessi. II primo volume dcU'opera del P. Cossali intitolata: Origine^ trasporlo in 
Italia, prinii progressi in essa dell' algebra porta la data del 1797. Tre codici ma- 
noscritli conlenenii il decimoquinto ed ultimo capitolo del Liber Abhaci di Leo- 
nardo Pisaao esistevano cortamente nel 1797 nella Biblioteca Ma{jliabechiana 
di Firenze, cioe Classe XI, n" 21, Palchello 111, n.° 2b, e Classe XI, n.° 38. 
In niuno di questi tre codici trovasi la parola opposilionis nel titolo della lerza 
parte deH'ullimo Capilolo del Liber Abbaci; lalche non puo sapersi qual sia 
il Codice Maijliabechiano visilnlu dal Padre Cossali, nel quale , secondo que- 
slo scienzialo, si leggeva opposilionis nel titolo stesso. 

Nel Codice Magliabeehiano Classe A7, n." 21, a carte 251 verso si legge; 
Incipil pars tertia de solulione qiiarundam questionum secundum modain alijehrc 



(1) Oriijinc, tra^portu in Italia, /inmi progressi in essa deiralgebra, vol. I, p. 2", Capo II, 5- I 



el (tlmuchuhile scilicet appi'opordonis el restauralionis [Vj. Sembrn per lanlo elio 
qiicsto Codicc iion sia qiiello che il P. Cossali dice d'aver visiialo , se pure 
not) vo{]lia siippoisi cli'cyli abbia malamente letto oppositionis in vece di appro- 
porlioiiis ncl cod ice stesso. 

II Padre Stanislao Canovai delle Scuole Pie , matematico ed arclieologo 
Fiorerilino di chiaia fama, nalo ai 27 di marzo del 1740 (2) , fu piofe.^sore 
•I'idraulica in Firenze da! 1780 fino alia sua morte ^3\, che avvcnne ai 17 di 
novembre del 1811 (4^. Di queslo iiiiislie scieiizialu i! P. Co.ssali dice (J;) esserpii 
Aiato sci'ilto che ntlro cudice esislenle nella Magliabechiana Biblioleca aveva 
propnvlionis nel lilolo delia (crza parte deli'ultimo caj)i(oio del Liber Ahbad. 

Oiiesto Codicc dev' esseie o la copia del Liber Abbaci^ che ora trovasi 
compresa nel Codicc contrassegnato Palehvtlo III^ n." 25, ovvero il Coilice Clas- 
se XI,n.° 38. In falti a carte 138 recto del Codiee Pnlchelto Ili^n.° 25 della 
Biblioleca Magliabechiana si legge: Pars tertia de solutione iiunrumdam quae- 
stiomim secundum modum Alfjcbrae el almtichobale scilicet proporlionis el re- 
stauralionis; e nel Codiee JMagliabechiauo contrassegnato Classe XI , n." 38 si 
lepge «ul redo della carta 1G5: De lerlia parte solutionis quarmndam (luestiomim 
secundum modum uhjehre el ulmnchabale srilicet proporlionis ct resltturalionis. 

L'Abatc Francesco Fontani, illuslie erudiio Fiorcnlino (G^, fu fatlo nel 1783, 

(Ij N«ll"//M/oirc lies fcienca miillttmnlUitiei en Itiilie ilvl Sig. Libii (T. II, p. o.ifi, .Note III) si Iq;- 
(je : Ineipit pais terlia de sitlutionc iiuiirumUum qiiaeslionum sectinUum nwdum algcbtat el a!mirl\a- 
bile ititieel api>roi>nrtionis e( reslaurtUioitis. 

{i) biograpltie umverseUe aneienne el mmlcrne, I. VII, p 2t),col, 2,arlicolo CANOVAI (Slanisja's). 

„3) f'anegiriH di Stanislao Camvni delle Scunle Pit. Firenze 1817. A'elln stamperia di S. Giu- 

teppt Culasanziu Con Imptriate e Iteal I'rivilrgio. i lomi, in *>, 1. 1, p. XV IK. — Dizionario Bio- 

grnpco universale. I'irenze, David I'assigli Tipngrnfo editore via Larga N.° 60CI, 1840 - IS4!), 

A voluini, ill J", vol. I, p. 800, col. 2, .irticolo CANOVAI jlnnisl.io. 

(4) Canr.vai, Panegiriri, I. I, p. XL. — Bwgraphie uniieneUe ancienne el modcrnc, t. VII, p. 27, 
ool. 2. — Diiionario biogvaHco universale I. c. 

(5) L. c. 

(6) Uno scrillo intilnl.il() : lulogio di Franertsi-o Foalani fallo da Liiigi Rigoli Aceademicn Resi- 
dente della Crusca, Irovasi proim-Mso alia .Mrdilazione ivpra CAIhero tlelUi Croce iiell'piliz'one I'alla 
ill rirenze nel 18!".t per ciira ilello sli'sso I.iii(;i Ri;;oli ili qucsia MeJilazione. {Medilazinne sopri 
I'JIbero della Croce. leslo inedilo del hunn seciilo diUa limjua. I'irenze presso Gaspare flieci 1810, 
ill 8°, p. V — XVII. ) t'n ('lo|>,io dell' .UiaU" ^^ance^co I'ontani recil.ilo ilal sig. Oiovanni UallisU 
Zannoni Sigrelario ilell'l. It. .\ccacleniia della Crusca In slampato nel 1829 nel secondo lomo degll 

Alii di queirAccailomia {Atli deWlmp. e fieale Accademia della Crusca. Firenze, lipogrnfia all'lnse- 
gna ui Danle , MDC.CCXXIX, 3 lomi. in *«, t. II, p. 284—287). L'lia liiogralia del mi-.lesimo Al.ale 
KontanI scrilla dal sip,. I.iiiiji Cianipnlinl In st.nmpala nel i83(i nella Diogrufia drgli Ituliani illustri 
iit/Zi- scienze kllirc id arti del sccotn .V/ ///, c di'ct,nleinporanci eompilala lia Icllernli ilalinni di 
ogni provincia , c pubhlieala pn- cura del I'rvfcssvre Emilio De /'ipiildn vol. Ill, p. 481—485;. 
Nel sopraccitalo Dizionario Itiogrnftco universale (vol. II, p. 819) si Icggc aiiclie un articolo rela- 
tivo all'Abale Francesco Foniani. 



— 23-2 — . 

liibliotecario della lliccnixliuna cli Firciize (1^., c teiine poscia qucsl'uflicio fino 
alia sua morte avvciuita ai 'i di dicembre del 1818 (2). Egli aveva prima del 
1797 dalo prove luminose del siio vaslosapere pubblicando parecchie sue dolle 
produzioni (3). Peio a biion diritlo il Padre Cossali nel tomo primo dclla 
sua opera sopiaccilala chiainoilo dotlissimo hiblinlccario (4). 

Dal medcsiiiio Ab. Francesco Fontani il Cossali dice (5) d'aver saputo che il 
Codice lliccardiaiio del Liber Ahhaci ha scilicet ad proportiotjiem. Queslo Codice 
r cerlanieiilc qucllo conlrasscjjnalo col numcro 783. In fatli a- carte 30li ver.io 
del Codice n.° 783 della liiblioteca Kiccardiana si legge: htclpit pars (criia lie 
solnlioyie quarumdatn queslionum, secundtim modum nlgcbre et ahmichahale sci- 
lirel ad pvoporlionem et reslauraiionein. 

II Cossali., dopo avere ri])or(ato il litolo della terza parte dell'ultimo ca- 
pilolo del Liber -ibbaei, sogyiunge : " Ecco gia le spiegaziotii dci sigiiificali 
i> di algebra, ed almucabala. Ma si presenla una diflicolla. A prendere ordi- 
» natamente i nomi, e. le spicfjazioni, oppositioiiis sarebbe il sijjhifiealo di al- 
» gcbrae, e redauralionis quelio di nimucabalae » (G). Poscia il Cossali di- 
moslra (7). die opposilio e la sijjnificazione della parola almucabala; e che re- 
slauralio o solidalio e quella di algebra. Ora nel tilolo da lui riportato dclla 
lerza parte deirultimo capitolo del Liber Ahbaei leggendosi secundum modum 
rilgcbrac, el almucabalac, scilicet oppositioiiis et restaurationis, e chiaro che il 
senso dellc parole algebra ed almucabala e qui dato in ordine inverso. Dopo 
il Cossali, il Colebrooke ed il Rosen hanno parlato di questa inversione. II 
Colebrooke in falti scrive: <i Nella enumeiazione ed esposizione delle parti 
!■ coinprese nel suo decimoquinlo capitolo, che e I'ultimo, egli (Leonardo Pi- 



(I'l « i^fl 1783 resUlo vacantc Timpieyo tli Biijliolocario tlella Uiccardiana per la (Itmissioiif il*-!- 
» I'Ab. Pier Lorenzo del Sigiiore, II Smldrcano Cabbrlello, cil il Blarch. Giuseppe Uiocarili ililama- 
u rono il roiitani alia presiilenza di (|iiella insignc liiblioleca {Elogio di Francesco Foiilani fnltv da 
» Luitji Iiigoli. pag. f III delledizione sopraucKala dclla Medilazione sopra f libera dcUa Crocc] 

(2) Meditazione sopra I'ytlbcro deUa Crocc, paj;. XVIII — Atti deU'Imp. c lieale Jccadcmia dclla 
Crusca, I. II, p. 284 — De Tipaldo, fSiogrnfia dcgli Italiani illuairi, vol. Ill, p. 484, col. 1. 

(3) Meditazionc sopra I'Albcro deUa Crocc, pag. XIV e XV; — De Tipaldo Biografia dcgli /la- 
Hani illuslri, vol. HI, pag. 481; — Dizionario lliograftco unii'crsalc, I. c. 

(1) L. c. 

(5) I., c. 

(6) Origine, Irasporto in Italia, primi progrcssi in essa dell'algcbra, vol. I, p. 23, cap. II, § I. 

(7) Origine, traspnrto in Italia, primi progresii in cisa dell'algcbra, vol I, p 25 e 26, cap. If, 

5.1. 



— 233 — 

" sano) dice : Tertiu crit siijici' modum Alijcbrac et Almncabalae, ed, iuco- 
» rninciniulu a (ratlarnc, fiicipit pars lerliu dc solulione quarundnm quaestio- 
» num secHiidiim modum Alyebrac ct Almucabalac , scilieel oppusitioiiis ct re- 
» slaurnlioius. II senso delle parole Arabe e qui dalo in ordiiie inverso, co- 
" me e slalo avveftilo dal CosSALi, e come chiaramcnle apparisce dal me- 
)> todo di Lkonaudo <li li.solvere una equazione, die sara tfsposto qui appres- 
» SOD (1). Federico Koseii, in una delle sue doUissime note al Iratlato d'al- 
gebra di Mohauiined ben Musa, dice: « Colia seienza deirAlgebra, il suo Ara- 
i> bo nome fu inliodotlo in Europa. Leonardo Bonacci di Pisa, incominciando 
•1 a traltarne iiella icrza parte del suo iraltato di aritmetica dice: fncipil pars 
» tci'tia dc sdtiUionc iiaarundam quaestionum secundum modum Algebrac et 
i> Ahnucnbalae, scilicet opposilionis et reslaurationis. Che il senso delle parole 
» Arabe e qui dato in ordiiie inverso eslato avvertito dal Cossali » (2). 

K da nolarc clie il Colobrookc, ed il Rosen moslrano di (cneic per cer- 
lo, clie Leonardo Pisano scrivesse opposilionis nel litolo dclla lerza parte del 
decimoquinto capilolo del suo Liber Abbaci. Cosi pare che pensasse anclie il 
Cossali, giaccbe cyli dice: (■ lo pero, sull'autorita di Fra Luca, dei due ter- 
11 mini slimo Vopposilionis il solo Icfjittimo » (3). Tutlavia si ha una difli- 
colla noil piccola contro (jucsl'opinione, cioe il non trovarsi nel titolo mede- 
simo la parula oppositiouis in alcuno dc'codici ora esistenti del Liber Abbaci, 
ducde'quaiisonodel secolo decimolerzo.Vero e che nel Codice Palatino n.° 1343 
si lejffje la parola oppositiouis, la quale puo ben esseie derivata per isbaglio 
di uncopista da oppositiouis; cuscado assai Facile di scambiare scrivendo un a ino. 

II Sig. Cbasics scrive : « On n'avait cite, je crois, que I'Algebrc de Fi- 



(1) " In (lie eiuinicniUon and exposition of the pans oonipriseil in his lilitciilli cliaplcr, wliicli 
» is hi» last. In; says, Tcrtia erit super modum Atgehrac et Almucabalae. and, beginning lo Heat 
» of il, Incxpil pars tcrtia dc solutinnc i/unruiirfnm qitaestionum secitndum modum Algchrae et Al- 
ii mucabalae, scilicet oppositionis et reslaurationis. The sense of the Arabic terms are here given 
II in the invene order, as has been remarked by Cossali, and as clearly appears from Leonardo's 
" process of resolving an equation, which \?ill be hereafter shown » {Algebra, tcilli Arithmetic and 
mensuration , from (fte Sanscrit of llrahmegupta ami lindsrara translated by Henry Thomas Cote- 
broolie, p liii, Colebrooke, note I.). 

(2) « With the knowledge of Algebra, its Arabic name was introduced into Europe . LEO>Anoo 
•. Bo?tAcci of Pisa, when beginning to treat of it in the third part of his treatise of arithmetic, says: 
» Incipit pars tertia de solulione quarundam quaestionum secundum modum Algebrac et Almucaba- 
" Joe, scilicet oppositionis et reslaurationis. Tliat the sense of the Arabic terms is here given in 
1. the inverted order, has luen remarked by Cossali „ [The Algebra of Mohammed ben .Musa eJi- 
ted and translated ty Frederic liosen p. 185). 

(:i) L. c. ■ 



— 23-'. — 

» Ijonacci qui tlonnat rixpiication tie ces mots, dans son litre ainsi conoii: In- 
» eipil pars terlia dc solutiouc quarumdam quaeslionttm secundum modum Al- 
» qebrae et Almuchnhalae^ scilicet ojrpositionis el resluurnlionis. l\ \ a ici in- 
» version des deux niols veslnuratio ct. opposilio, ainsi que I'a rcmaiciue Cossa- 
" li. C'cst l;\ sans doutc une crrcur du copisle d» i\Is. de la JMajjIiabeuliiana » [ I). 
II manoscriUo della Diblioleca MagliabcchiaDa, del quale inlese qui di par- 
larc il Sifj. Chaslos. e cerlamenle queiio contrassejnato Classe A7, n.° 21. 

Gli aniichi traduUori liaiino cliiamalo I'Alfjebra : Alcjehva ct Ahnuchnbnln. 
Cosi e ancbe chiamala quesla scienza ncl lilolo dolla lerza parle dell'ulliino 
capilolo <lel Lilir.r Ahhaci di Leonardo Pisano (2). Questo nomo e la Iraduzione 
del nome complesso, clie {jli Arabi davano airAljfcbia f'orinandolo dellc due 
parole gebr e mokabnlah. Si sa clie la parola (jebr signiFica restaurazioiie^ e 
che la parola mokabalah sijjnifica opposizioiic. 11 Si{j. Cbaslcs per allro lia di- 
iTioslralo pel piimo, c!ie le parole (jehr e mokabalah indicano ancbe due par- 
licolari operazioni aljjcl)richc. Parmi opportunodi espon-e brevi;niente, seguen- 
do le orme di questo illusire gcometra, quali siano silTatle operazioni. 

Quando in un naembro d'una equazione, una quantita positiva e seguita 
o allolta da una quanliia negaliva, si reila)iva la quanliia positiva, cioe si ri- 
stabilisce la quantita medesima nelln sua inleuridild. Per cio si aggiunge ad 
anibedue i membri dellequazione una quantita eguale, dal segno in fuori, alia 
quantita negativa. Nel linguaggio della nostra algebra presente, diremmo cbe 
si fa passare la quaniita negaliva dal niembro in cui essa si irova nell'altro 
mead^ro. Gli Arabi per aitro non potevano espriniersi in questo modo, giac- 
che essi non consideravano le quantita neynlive isolatamente. Quest'operazio- 
ne di restaurazione fu, secondo il Sig. Chasles, chiamala dagli Arabi gebr , e 
dai Iradutlori algebra (3). 

Ecco aleuni esempi in sostegno di questa spiegazione. 

Mohaiumed ben Musa avendo I'equazione quinquagiiUa due dragme et 
semis exceptis decern radicibas et semis^ que equatUur decern radicibus, excepto 
censu (4), cioe 



' I'l CompUs retulvs Iwhdnmaitairc^ dcs seances de V Academic des sciences^ pubties par MM. lei 
sterelaires perpilueU, t, XIII, p. «()«, noUn (J) dolla |>. fiOo: sranre dv liindi 20 scplcmbrc 1841. — 
CItaslet Sur Its expresiions res el census, el sttr le nom de la scieiice Algebra ct Almuchabala, p. 23, 
iioU |2]. 

(2) Veili sopra p. 229—2.10. 

(3) Comptcs reiidus hrbdnmadaircs des sSanres dc f Academic des sciences, t, XIII, p. (K)fi, scnnre 
du lundi 20 septembre I8il. 

(4) l.ibri, llitioire des sciences malhcmatiqucs en Italic, t. I, p. 284. 



— 235 — 



^-i'»-^) 



,1= lOx — a;" 



dice: liestaura enjo qtiinquaginln duo el semis per decern radices et semis, eladde 

1 1 V 

«(u decern rudicibus exceplo censu (1),cioe reslaura 52 H — ■ pei ( lO-t- — ) x , 

ed aggiungi quesli HO-t-— J.v a \0x — x\ 
Cosi I'equazione divicne 



52 



1 , / 1 V 

— <= 1 0x — X -H ( 1 -4- — I X. 



Essendovi nel secondo meinbi'O una qiinntita negativa, V niitore sogglunge : 
reslaura cas {decern I'adices) per eensum el adde censnm quiuquaginla duobns 
et semis, el habebis viginti radices et semis que equantur quiuquaginla duabns 

dragmis el semis el censui[2], cioa reslaura lOx peiA.-', aggiungi x^ a 52-(-— , 

. c(l avrai 



(20-^-).v=52-^- 



L'auloi'c del trntlato della miiiura dellu siiperftcic e du'volumi de' corpi, 
tradotto da Gherai'do cremoneiic, essendo giunto aU'equazione 

x' — a- = 00, 

soggiimge : reslaura el oppone, quod est ul restaures eensum per rem diminu- 
tarn, ed addas ipsum 90 (dragmis), el habebis eensum qui aequalur rei el 00 
dragmis (3), ciot"; reslaura x' per x, aggiungi x ad 90, ed avrai 

X' = X -+- 90. 

L'ebreo Abramo autore di un'opera intilolata; liter augmenti et diminu- 
tionis vocatus numeratio divi)uitio)iis, tiallando dell'equazione 



(1) Libri, I.e. 

(2) libri, I. c. 

i.l) Comptet rendut hebdomadaires da seances de I'Jcaleiaie des sciences, l XIII, p f.OT, stance 
d<j fundi 20 >(pl<ni6re 1841. 



— 23G — 

GO — ax = AO. 
dice: Reslaura igituv scxagiiUa per quinquc res, et adjangc eas quadraginin (1), 
ciou restaura CO per ^x, cd aggiungi Sx a 40. Si ha cosl : 

00 ==. /,0-H r)x. 

L'aiilore medesimo avendo reqiiazione 

'2x — 1 = X -f- 5 

dice . Restaura ergo duas res per decern dragmas^ et adjunge eas rei et quinque 
dragmis (2); cioe restaura 2x per 10, ed aggiuiigi 2x ad x ^- 5. 

Quesli esempi diinostrano chp la restanrazionc si fa sopra una quaiuita 
positiva affctla da una quantita negativa, die la rcnde incouipleta. La co:^a 
reslaurata C: la quanlila positiva; e queila colla quale si reslaxira e una quaii- 
lita eguale, dal segno in fuori, alia quanlila negaliva. 

II Rosen avverle, che in arabo il verbo giohar, dal quale deriva il so- 
slantivo f/cfcr, significa propriamente listaurare quaiclie cosa chc e lotia, e spe- 
cialmente curare le ossa roile (3). 

II significalo della parola gebr, come lo espone il Sig. Chasies, si accor- 
da perfellamente con questa significazione propria e primordiaie della parola 

stessa. 

Queslo senso algebrico della parola gebr si trova, come avverle il Sig. 
Cbasles, nei dizionari arabi anlichi e moderni [A). In falti Giacomo Golio (5) 
e Giorgio Gngliclmo Freylag (6), dopo aver delto che questa parola apud 
Malhem. (cioe presso i Matemalici) significa Reductio parlium ad lolum^ sen 
fractionuin ad i ntegrilalein, soQ^'iuogono : « Et hinc Algebra nomen hahet «. 



(1) Libri, Hisloire des sciences mnlhinmtiques en Italic, t. I, p. -363. 

(2) Libri, Ilistuire des sciences mathimaliqucs en Italie, t. I. p. 348. 

(3) The Algebra of Mohammed ben Musa. Edited and translated by Frederic Rosen, f. 177 e 178. 
(i) Comptcs remlus licbditmadaires des seances dc V Academic des sciences, t. XIII, p. fiUS. 

(5) Jacobi Golii Lexicon AnMcn — Latinum. conlertum ct probaliorihus Orientis LcTicograpliis. 
Accedit Index Lalinus copiosissimus, qvi Le.rici Latino-Arabici viccm e.rplrre possit. Lugduni fiata- 
vorum, Typii Bonaeenturae el Abraliami Etseviriorum. Prostanl llotcrodami npud ArmHdum Lacrs., 
ciD IDC LIII; in foR., col. 4C2. 

(6) Gtorgii inilielmi Freiitagii Lc.ricon Arabico- Latinum pracsertim ex Djeuliarii Firuzabadiique 
et atiorum Arabum operibus ndliibitis Golii quoquc et aliorum libris confectum. Accedit index vocum 
latinarum lociipletissimus. Halts Saannnm Apud C. A- Scliicetsclikc et Filiiim. MDCCCXXX, 4 tomi 
ID 4.°, I. I, p. 230, col 2. 



— 237 — 

NeH'opcra del Cavaliere Vinccnzo IMoiili intitolaia : Proposla di alcune 
correzioni ed aygiuute al Vocaholario delta Crttsca , trovasi inseiita una let- 
tera che ha per titolo : Delia erudizione orienlale del Frullone. la questa let- 
tera scritta, al dire dello stesso Cav. Monti, da celebratissimo PoUijlolto (1), 
i\ legye clic Algebra e il vocabolo arabico : Algebi\ cioe reductio parliian ad 
totuin seu fractionum ad intcgrilatcm (2). 

Leonardo Pisano, o perch'cgli non avesse bene inteso rapplicazione dclia 
pai'ola gebr nei lesli arabi, o perche non abbia voluto seguire il vero senso 
cbe gli Aiabi davano a questa parola, ha applicato la parola restaiirazione non 
QVA alia quantita positiva, come si c vediito negli esempi citati di sopra, ma 
alia quantita negativa (3). Cos! avendo egli I'equazione 40 radices minus A 
censibus quae aequantur censui (4), cioe 

40a; — 4a;' =» x^ , 
dice : Reslaura evgu 4. census ab ulraque parte erunl 5. census quae cquan- 
tur 40. radicibus (5), cioe reslaura 4x- da ambedue le parti, e si avra 

5x" =. 40a; . 

Piu ollre Leonardo Pisano avendo I'equazione 15 res diminulis censibus 

1 

— 2 quae equantur 20 (C), cioe 

j5x — (—-h 2)x' = 2i) 

1 i 

dice; liestaura ergo census — 2 erunt census —2 et 20. qui equanticr 15 
rebus (7), cioe reslaura ( — -t- 2ja;", e si avra 

(— -»-2W = 15.v-l-20 . 



(1) I'roposta di alcune correzioni ed aggiunle al f ocabolario delta Crusca. Milami ilaW Imp 
Regia Stamperia. 1817 — iS21, 3 vol. in 6 parti, in 8" vol. II, par. I, p. 208 non niinu'rata. 

(2) Monti, Proposla di atcune correzioni ed aggiunte at ^'ocabolario delta Crusca, \o\ II, par. I, 
pag. 30". 

(3) Comptes rendut hebdomadaires det seances de lAcademie des sciences, I. c. 

(4) Libri, Histoire des sciences mallietnati'iues en Italic, i. II, p. 365. 
(8) libri, I. c. 

(6) libri, Histoire des sciences mathcmatiques tn Italit, l. II. p. -ITS. 

(7) libri, I. c. 

31 



— 238 — 

111 un allro problewa tin lui risoUilo per mezzo (lell'.-ilfjeljia, aveiulo ejjH 
.S'l rebus D. diwimilis quae equanliir I'i. n-bns minus censn (1), cioc 

54 — Oa: = \2x — o"' . 

dice : hcslniira ergo in ulraque parte cciisnm el 0. res el veitiet ecnsus el ri-'i. 

(juac equanlur radicibus 21. (2), cioe resUuira da ambeilue le parti x' e '.).v,e si 

hn 

x' 4- 54 = 2 l.v . 

In alira risoliizione, dopo aver delio venienl 1040 et 0. eensiis diminniis 
I'.V'i. rebus quae equantur censui (3), cioe 

10/iO ■+■ 9x — 104a; == .v' , 

soggiungc: rcstaura ergo 7'cs diminntas el cxtrahc unnm eemuni ab ulraque 

parte remanebunt 8. census et denarii 1040. quae equantur rebus 104. (4), cioe 
restaura 104x, e sollrai x' da anibedue i niembri, rcslera 

8.v' -+- 1040= 104.V. 

Nello scioglimento d'allro problema, avendo Leonardo Pisano res — - 14 

diminutis censo et denariis 45. quae equantur rei (5), cioe 



,1 1 

(_.+ '14)a; — (.v' -+- 45) =.v , 



dice : Rcstaura ergo utriqiie parli diminnla el eiiam de ulraque tollc rem et 
veniet census et denarii A!^. qui equantur rebus -- 13. (G), cioe resiaffco ad ani- 
bedue le parli x^ -+- 45, e .si avra 

a;'-t-45=(— -<-l3)x. 

Piu ollre Leonardo dopo aver delio denarii 90. minus rebus qui pro- 



(i) Libri, llistoire des sciences malhi'matiiiiics en llalie, I. II, p. 381. 

(2) Libri, I. c. 

(3) Libri, Hisloirc ties sciences malh<!matiques en ItaUe, (. II, p. .ISIi. 
(*) Libri, I. e. 

(5) Hbri, Ifitloire des sciences malke'matiques en Italic, t. II, p. 389. 

(6) Libri, I. c. 



— 239 — 

veniuul ex 9 in lO- minus re etiunntitr ceumi (1), cioe 

90 — 9a; =z% 

soggiiinye : Jlestduvalis iyilur 9. mbus veniet quod census e.l 9. nhus rquan- 
lur (knuriis 90. ("2), cioe reslaiirando 9x, si ha 

x' H-a; = 90. 

GiniiibnltiHla Clenicnle cle'Nelli , illuslre scicoziato Fioreiitino , iiaio iicl 
1735 (3), e inoito in Fircnze ai '23 (Vi dicembre del 1793 (4), possoduva uii 
codice impcrFt.'lto ilcl Lilii:r Ahhuci di Leonardo Pisano. In qiicsto codicu si 
le{jgeva la paroia opposiliunis ntl tilolo dclla (erza paiie deiruUimo capitolo 
del inedesimo Liber Abbaci. II Cossali cio altesta dicendo (5) : « in vecc di 
i> opposilionis. cUc lejj{jcsi nel codice ]\Ia{jliabecchiano da me visiialo, cd in 
» uno impeiFello posscdiito daU'criidiio e cospicuo cavalierc Nclli ». 

II Gujjliclmini scrive (G) : « i\la il Codice Magliabecchiano ollVe egli ia 
» maigine uuH'allia cosa ? Non ne paria di piii il TargioDi,ne il Grimaldi ', 
>> che ne riferisce a lungo; ne il Cossali, che in Firenze lo visilo ^, ma che 
11 per la sua Sloria si prevalse tune di cjueila Copia , die era pussediUa dal 
.1 Cav. Nelli ». 

„ 4 (Par. III.) pag. 170, ec. n 

.■ 5 (Par. III.) Vol. I. pap. 27. » 

II Colcbrookc pailando di Leonardo Pisano dice (7) : 

« Un nannoscrilto del Iratialo di Leonardo sull' Aritmetica e I' Algebra 
11 che porta il liiolo di Liber Abbaci conipositus a Leonardo fdio Bonacci PI- 
11 sano in anno Vh)i fu trovalo circa la mela deirultimo secolo dal TvRf.iOM 
11 TozzETTi ' nella libreria Majjiiabecliiana di Firenze della quale eyii aveva 
II cura II. 

» » f'iaggi i e vi. EJii. 17.11-17.11 v. 



(l)Zi6ri, llisloire (tcs sciences malhemaliqun in Half, I. II, p. :i90. 

(2) Libri, I c 

(3) Dc Tipaldo, Ilingrafia ilejli /latiani iWistri, vol. Ill, p. 145, col. 1, arllcolo NELI-1 (GiAji- 

BATTISTA Cl.RMRNTB DEl) KmiatO li (JaJIB.I 

(*) De Tipaldo, Ilingrafia degli Ilatiiini ittusiri, I. c. 

(5) OriginCy. Iraspur'.o in Italia, primi progrtssi in essa deW Algebra, vol. I, p. 27, Cipo II. 5. I 
(8) Elogio di Lionardo I'isano, p. 106, Not. gg. parag 2. 

(7) « A maiiiiMcripl of LBONAiino 's trt'alisc on .Vriilimolic ,in<l .\l8i-lira , bearing llie llllf ol Liber 
u Mlibaci cnnipiHilus a Lvonardo filii) Utinacci I'isanu in anno 12U2, was loHnJ towariU llii' miildlf 



— 240 — 

E chiaro clic cio diccndo il Colebrookc inlcsc di parlarc del Codicc Rla- 
gliabechiano: Classe A7, ?J.* 21. 

Piu ollrc il Colcbrooke scrive (1): 

<■ II TozzETTi trovo poscia una scconda copia del Liber Abbaei nella 
<> collczionc del Rlagliabccclii; ma qiicsta copia c da lui descrilta come ine- 
)' salta ed incompieta ''. Una terza c stata di poi scoperla nella collczionc Ric- 
" cardiana anche in Fircnze, ed una (piarta ma imperfetta , Fu comunicala 
" dal Nelli al Cossali ^. 

» t>Ha<igi, ii, Ediz. 1708. » 

» '■> Origine, cic. cIcirAlgcbra, c. 2. § I. » 

Nclla Ribliolcca Magliabechiana di Fircnze trovasi un catalogo mano- 
sciilto compilato nell'anno 1489 di tutli i libri cbe in quel tempo appaite- 
nevano al convenlo di S. Maria Novella de'Domcnicani dclla medesima cilia. 
In questo calalogo ora conlrassegnalo Convenli Soppressi Scaffalc F. Palchetlo 
6. N." 294 si lejge a carle 8 verso, colonna 2: Arismctricn Lconardi Pisani. 
Sembra per lanto doversi credere che nel 1489 un cscmplare manoscrilto del 
Liber Ahbuci di Leonardo Pisano esislcsse nel Convenlo di Sanla Maria No- 
vella de'Domcnicani di Fircnze. Gonciossiachc sebbene Leonardo Pisano com- 
ponesse, come si vedra piu ollre, varie opere rclalive airarilmelica, pare lul- 
lavia che \' Arismctrica leonurdi pisani allro non possa essere che il Liber Ab- 
baei del Fibonacci. In falti nel Codice L. IV. 20 delia Biblioleca Pubblica Co- 
munale di Siena poco diversamenlc e indicato il medesimo Liber Abbaei leg- 
{jendosi, come si e gia dello (2), nella prima carla aggiunta di queslo Codice: 
Arismelica leonardi bicjolli dc pisis. 

Nel rovescio della prima carla del suddelto catalogo de' libri del con- 



1- of the List century by TxRcroM Tozzetii 2 in the Ma(jlial)ecchian library at Florence, of which 
» he had the care. )> 

» 2 fiaggi, i ami vi Edit. 1751—1754. » {Algebra, with Arilhmelic and mensuration, from the 
Sanscrit of Brahmcgupta and hhdscara translated hy Henry Thomas Colebrooke. pag. lii). 

(i: « TozzETTi subsequently met with a second copy of the Liber Abbaei in Magliabecchi's col- 
1. lection: but il is described by him as inaccurate and incomplete '4. A third has been since disco- 
II vered in the Riccardian collection, also at Florence: and a fourth, but imperfect one, was commu- 
» nicated by Nelli to Cossam 5. 

» 4 fiaggi ii. Edit. 1768. » 

» 5 Origine etc. dell'Algebra, c.2. J. 1. » {Colebrooke I. c.) 

(2) Vedi sopra, p. 23, lio. 17. 



— 241 — 

venlo di S. Maria Novella si legge : 

In nomine did Am. 1489. 

Iiicipil invcntaviam omnium lihrorum conventus aatictc m.' novclle de flo." 
ordinis pmlicdloruni. Turn de ilUs qui stinC iii hauc/tis secundum ordincm tabu- 
lurum quam de illis qui sunt in cassis ulque etiam de illis qui sunt fralrihus coJi- 
ccssi tempore R."" miiijistri ordinis maijislri loacliimi de veueliis ac R.'" palris 
l»'ioris uuKjistri marinni dc vcvnaccis quorum preceplo erjo fraler llioinas ma- 
lliei de snrdis liumilis maijistri infra scriplum inventarium Incipio ista die 4 no- 
vembris 1489. 

L' Arismetrica leonardi pisani era posia nell' ollavo banco dalla parte ti' 
oricnte delia Ribliotcca del Coiivento di S. Mai-ia Novella. In falti nel cata- 
lojjo suddelto dc'libri dl questo convenlo a carte 7 verso., col. 2 si Icgfye : 
In 8 banco (ex parte orti). Sotto questo banco trovasi menzionata nel catalogo 
stcsso VArismetrica del Fibonacci. 

Giovanni Ratlista Fanucci sloiico Toscnno, nato in Pisa nel marzo del 
1756 (1), e Dfiorlo a di 11 di febbraio del 1834 ("2^, scrive: Liber Abaci com- 
positus a Leonardo fdio Bonaeci Pisano m anno 1202. Cod. carlac. nella Bibliot. 
lUagliabec. di Firenze (3). Pare che qui la parola cartac. si trovi per errore in 
vece di mcmbranacco; giacche il Codicc IMagliabechiano contrasscgnato Convenli 
Soppressi Sculj'ule t' , Palchetio 7, n." 20 10 Badia Fiorenlina n.° 73., e I'al- 
iro Codice Magliabechiano conlrasscgnato Classe XI, 7i.' 21, sono ambedue 
membranacei (4). 

II Sig. Libri scrive (5) : » Le manuscrit de la bibliotheque Magliabe- 
» chiana, que j'ai cite, est le seul qui me soil connu oii se trouve en entier 
» VAbbacus de Fibonacci. A la bibliotheque de Saint-Laurent et a la bibliothe- 



(1) biogra/ia universale aniica e moflerna. Mipiilemento. fenezia presso Gio. Baltisla Missiaglia. 
1834—1841, tIaUa tipografla di F. Jndreola, 9 volumi In 8", vol. VII, p. 556, col. 2, articolo F.V- 
Nt'CCI (GiovANKi Batiista). Riographie universeUe ancirnne et tnodernc Supplement, I. LXIII, p. S92, 
col. 1, articolo Famcci (Jeam Bapiisie'. 

(2) Iliografia universale nnlica c vwderna. Supplemento, p. 558, col. 1. e 2. — Biographic uni- 
rersellc ancienne et mode me SuppU'menl. l. I.XIII. p 531, col. 1. 

(3) Sluria dci Ire eelebri popoli mariltimi dell' Italia f'encziani, Genovesi , e Pisani e delle toro 
navigazioni e commcrcj net bassi secoli deU'Avv." Giov. Batiista Fanucci toscano. Pisa 1817 — 1822. 
Presso Francesco Pieraccini. Con Approvazione, 4 libri (o tomi), in 8», libro II, cip. Vlll, p. 169, 
nota (2). 

(4) Veil! sopra pag. 32 e 31. 

(5) Histoirc des sciences malhemalitints en rlalie. I. II, p. 479. 



— 2A2 — 

>> que Riccardi de Florence il y a d'aiilrcs maniiscrits, qui ne conlicnnenl que 
•> (Ics fragmens, lies abri'[;i's on des tiaduclions dc celouvrage; si j'avais |)u 
» les comparer avec celui de la bibliollieqiie Wagliabechiaiia, je serais par- 
» venii prt>bai)Ieinent ;\ loiablir coDipK'lcmenl Ic tcxle ; mais dans I'inipossi- 
» bilite oil je me (rouve de foire ce travail, j'ai dii me borner .1 suivrc sciu- 
>• pulcusemenl le raanuscrit le plus complcl qu' on a bien voulu i'ahc co- 
» pier pour moi ». 

II siff. I.ibri prima della pajy. ^i TO del tomo H. della sua ///s^hVc ^fes so?>«. 
res mnlhvinaliques en Jlalic ci(a piii rolle il Codice IMafiliabechiano Clnsse A7, 
n.° '2l,dalquale egli irasse rullimo capilolo del Liber Abb(ici\ come si e dcllo 
di sopra. Questo manoscritto e adunque qutllo cb'cgli (1) dice essere il solo 
da lui conosciuto, nel quale si (rovi iutcramentc il Liber Abbaci di Leonardo 
Pisano. 

Nel 1750 fu pubblicato in Livorno un calalogo de'manoscriiii deFla Di- 
blioteca Riccardiana di Firenze, compilalo dal doltore Giovanni Lami celebre 
archeolojjo c prefello della Riblioteca stessa. In questo catalogo si lejjge (2^: 

11 LUIliirdO Pisano. Gconiolrij |ir:ilic.n. U. III. Codex chnrlac. in fol. n. XXV. ■ 

» — »*' illllLlU cl p'lriim ll.illci.', pailim L.itiiie, cum rejjnlis Algcbrap aliisijue (') R. III. Codex 
• cliarlac. in (ol. 11. XXVIII. 

» (<) llanc Leonardo Pisano UMbtii, quoil Pi.>iani huinlnis esst opus ex lis, quae ibi scribuntiir, 

tlfpreUoiidaUir. 

" ArilmCtlCa ^l moilo di Pl.sa. O IbLU-m. 

« (1) llanc einsilein Ancloris esse piitavi, generis eliicubrulio sil, licet divorsa maun cxarala. 

ji qtiod in eoJem Codice exlel. et eiusdcm 

» 1 arte di sua Arilmelica circa la Monela. (') H. 111. Coilcx ckartac. in fol. n. XXVI. 

» (') Caput quoddam huius operis ita ha- glio di qucsla prtrtc che allri, c per lui in s'l mi 

» bel: Lionardo Pisano mi pare die dica me- ulterro, chc cost dice, ec- 

11 Codice Riccardiano contrassegnato R. III. n. XXVIII, secondo il ca- 
taloj-jo de'codici Riccardiani pubblicato dal Lami, neU'allro piTi recente ca- 
talogo die di tali Codici si conserva manoscritto nella stessa Biblioteca 

(1) I., c. 

(2) Catalogus cndicvm manuscriplorum qui in liihlinthcca Ricc.irJiana f'tnrcntiae ad^ervanlur 
in quo mulld opuscain nnenintii in luccm pussim pro fir unlit r el plura ad llistiiriam tillcrariam lo- 
cuplelandam inlus'.randnmquc idonea, anlea iqnnla e.Thibenlvr In Lamio eiusdem Hiblinlhecae I'rae- 
fecto auclore. Liburni MDCCLll. Ex Typof^rapliin .Jntouii .'^anrlinii et Sociurum. Ctnsoribus I'ubli- 
cis adprobanlibus, in fo;;. p. 270 e 271. 



— 243 — 

iticcni'tliniin, t; se{jnalo col numcio 'i'2.">'2. Quoslo Coilicc e cartaceo in foflio 
del isecolo (lc'C'imo(|iiiii(o, di carlu '270. Incuiiiiiicia cos'i : 

» Al nome di Dio e dclla beala Veryine Maria et di lucli i Sancti. 

i> Qui comincia il traclalo deiraiismfiriclia. 

II INove sono Ic lijlmro deirarismclriclia cioe abb.ico le quali li savi |)lii- 
II lo.suH inventori dclla decta arte (rovarunu accio ciie li numuri piii a^cvol- 
II nienle si polessoio conlare et insieme muiliplicare el I'uno ncll' allro j)ar- 
» tire Ic quali Pigure sono qnestc (|ui : 

11 nove otto selte sei cinque quallro tie due uuo 

9 8 7 G 5 4 3 2 1 I.. 

?ic\V Invcntario e stiiiia dclla Libveria Riccurdi a pag. 47,co1. I, e soiio 
la rubrica «li Codici d'Atilovi Classici Italiani ec, qucslo Codicc ("• iudicato cosl: 
M 2252 Aiimmetica, Trattato di Cod. cart, in fol. Sec. XV. » 

II Codice lliccardiano, contrassejjnato R. III. n. XXVI nel suddelto ca- 
lalo(jo del Lami, e conlra.ssejjnalo col nuniero 2358 nel nuovo calalojjo della 
Kiccardinna teste citato. Que.sto Codice e cartacco in quarto del secolo de- 
cimoquiiilc), e consta di carte numerate 128. Nel recto della carta 10.') di 
que.sto Codice verso ii fine si Icjjjre : « Lionardo Pisano mi pare die dicha me- 
" j'lio di cjuesla parte che allri e per lui io sinimi atlerro che cosi <licie cioe 
<< la nioneta certnmente e delta ciascbuna quanlila ». Quindi e chiaro che il 
Ivitctnln dell' Arismctriea contenulo in questo Codice non e di Leonardo Pi.sano. 

Sul rcelo della prima carta del Codice n. 2404 dclla medcsima Diijiio- 
lena lliccardiana di Fireii/e si li'[j(je : 

" Quisto ene Io livero de I'abbcco secondo la oppenione de maiestro leo- 
II nardo tie la casa degl (ijjliuogle bonazie da pisa. Lo primo capilolo ene de 
II le leyole de le Ire cose. Se ce fosse dicia alcuna ragione e la quale se pro- 
n ponesse Ire cose si devemo niultiplicare quilla cosa che noie volemo sa- 
il pere con ([uilla che non e de quilla medesinia apaitire nell'altra. » 

Questo livero de iabhaco e un trattato d' aritmetica comraerciale scritto 
in lingua ilaliana , diviso in trentuno capitoli, e contenuto in 130 carte del 
inedesimo Codicc Riccardiano n. 2404, cioe dal recto della prima carta a tutlo 
il rovcscio della carta 130. Finisce a carte 136 verso del codice stesso cosi : 
II e molle allre panninc quigle de ciclona a lornesc c quigle de camo e molle 
II altre che uoii sono ditte. n Quest' opera c al tullo diversa dal Liber Abhnci, 



— 244 — 

beaclie alcune doltiine clie in qiiesto si leggono siano riporlate ir» quella, il 
clie forse voile esprimeie Tautore, o il copista di esso diccndo : <i Quisto ene 
" lo livero de 1' abbeco secoiulo la oppcnione de maiestro leonardo dc la 
» casa degl fijjliuogle booazie de pisa ». A pag. 49, col. 2 dcW Inveniario e 
stima delta libreria Riccardi sotlo la ruhrica di Codici d'Autori Classici Italia- 
ni ec. il Codice Riccardiano n. 2404 trovasi iudicato cosi: « Fibonacci, Leo- 
" nardo da Pisa, Arimmetica e Geometria. Visione avuta da un ceito dcirin- 
» feino e del Paradiso. Cod. membi . in quarto Sec. XIV. mancan. in mezzo 
» e fine «. 

Domenico Maria Manni, uno dc'piii illiistri erudili fiorentiiii del secolo 
dccimoltavo, scrive (1): u Nella Libreria Magliabcchiana vi ha un'Opera fat- 
» lami cortesemente osservare dalla fjentilezza di chi va quella distribuendo 
» con bcH'ordine, e con immcusa applicazione facendone gl'Indici, vi ha un' 
» Opera, dissi, in cartapecora a penna Autore Leonardo Fibonacci Pisano, 
» composta, dic'eyli stesso, TanDO '1202.edemendata da se I'anno 1220. sul 
» bel principio della quale dice il Pisano : Scripsistis milii, Dominc mi , ct 
» Magislcr Michael Scottc, summe Philosofe, ut Librum etc. qui dudum com- 
" posui, vobis tvanscriberem- Ma da me sul bel primo si dubita, se col nome 
II di jMichele Scotlo sia slato veramenle un solo, o piii, poiche un Michele 
» Scotto e dal Toppi. t; dal Mazza creduto Aslrologo Salernitano; d'uno si 
» ha, clie fosse Fioientino, raccontando nella Prefazione a Leone Urbevetano 
» il chiarissimo Sig. Giovanni Lami nel parlare di un testo contenente la Cro- 
)> nica del medesimo Leone, ed allre cose: In quorum fine versus quidam Ma- 
» gislri Michaelis Scoti de Florentia, ut scribitui\ Sedulii, et Ovidii legunttir., 
» cum fabularnm qnaruindam explieatione etc. Di un Michele Scoto si dice 
>■ da Giovanni Baleo [ de Script. Anglis ] e dal Pitseo Ide rebus Anylis ] 
» che egli era Inglese, anzi secondo altri, ch'egli fu veramente Scozzese. » 

II manoscritlo in cartapecora che il Manni in questo passo della sua Ilr 
lustrazionc del Dceamcrone dice d'aver veduto nella Libreria Rlagliabechiaaa, 
dovrebb'essere quello contrassegnato Classe XI. n.° 21. In questo Codice per 
altro non si legge che il Liber Abbaci sia stato entendato da Leonardo Pi- 
sano nel 1220; e pero e da credere che il Manni cio ricavasse da qualche 
altro codice. 

(1) Istoria del Decameronc di Giovanni Boccacciu scritla da Domenico Maria Manni Acca- 
dcmico Fiiirenlino. In Fircnze. M. DCC XXXXIl. Con licenza de'superiori. Si vcnde da Anlonit^ 
llislori dirimpetlo aUa Pasta, in i", P.irle II, e.ip. LXXXJ, p. 511. 



— 2A5 — 

h'lstoria del Decamerone di Giovanni Boccaccio scricia dal Manni noii 
e la sola opera nella quale si lejjge clie il Liber Abhaci di Leonardo Pisano 
hi ciiiendato dalio siesso Leoiiarilo neH'aiiDO 1220. II Dollore Giovanni Tar- 
gioni Tozzetti neH'Annolazione 140 alio sue Itiflessioni suUe cause dell'accre- 
scimento di valuta del Fiorina d'Oro della RcpubUica Fiorentina^ scrive: l.eo- 
» naido Fibonacci Pisano nel suo Libre d'Abbaco scrillo nel 1202., ricorret- 
)' (o cd anipliato nel 1220., che si conserva tra i manoscritii della Bibliol. Pub. 
» iMayliabechiana, dice : Libra Argcnli valet Pisis Libras (cioc Lite moneta) 
» 7. Pisuninorum » (1). Nell' Annotazione 155 del medesimo Tar^jioni alle 
sue liiftessioni sopraccitate si legge . <i Leonardo (Fibonacci; Pisano nel suo 
» Liber Abbaci .scrillo nel 1220. ci ba conservalo la nolizia dei pesi di Pisa, 
') parajjonali con quelll di allri paesi, co' quali i Pisaai facevano il majjjjioi" 
" Comnicrcio (2). 

Nella Ribliotcca Palalina di Firenze trovasi era manoscritta un'opera del 
medesiiTio Dotlor Giovanni Targioni Tozzelti, in diciasselle volumi in foglio, 
iniilolala : Selvn di nolizie spetlanti all' origine de^ progressi , e mi(jlioramcnti 
delle scienze fisiclie in Toscana, viesse insieme dal Dotlor Giovanni Targioni Toz- 
zelti per uso del Dollore Ollaviano sno fifjlio (3). A pagine -'i20 del volume 
lerzo di cpiest'opera si legge: » Certo che ad un IMicbeIc Scollo sommo Filoso- 
» fo dedico Leonardo Fibonacci Pisano nel 1220 il suo Traltato di Ariname- 
» tica ed Algebra, come feci vedere ne'miei Viaggi, ed. 2, Tom. 2,pag. 601 ». 



(1) ffuova raccolta deUe monetc e Zecche d' Italia di Guid'Jntonio Zanetti. In Bologna Per Letio 
dalla f'oipe Impressore dell' Instituio delle Scienze, 1775 — I78U, 6 loiui, in 4°, t. I, p 313. 

;2) /.anelti, Nuova raccnlla delle monete e Zecche d'ltalia, I. I, p 32fl. 

(3) II Sig. (•'. P.ilcrino liibiiolevariu della Pal.ilin.i di Firenze li.i dalo [Afpendicc ulV Archivii) 
Slorieollaliano. Firenze, 1842 — 1852. Gio- I'ielro liesseux Direttorc Editore Jl suo Gabinello Scien- 
tifleo Letterario, 7 tonii, in 8", I. Ill, p. 730 — 7511) una importanle nolizia di (piest'opera dotlis- 
•>iiiia del Targioni. II Sig. Ailolfo Targioni — Tozzelli parla anche di queslopera in una sua biugra- 
Ka del DoUore Giovanni Targioni — Tozzetti, inserita nel volume sesto di una trnduzione ilaliana 
con giunle dell'opera intitolala: I'orlrails el histoire des hotnmes utiles, Aominr; et fcmmes de tous pays 
et de toutrs c(mdilio»s, qui ont acquis des dr(,ils d la reconnaissance des hommes par des trails de 
divnumcnt, de charile, par des fandations philanlropiques; par des travauT, des tentatives, des pcrfe- 
ctiimnemens.des diScouierlcs, utiUs a I'huinanitc, etc. publieset propagespour et par la Sociele Monlyon 
et Franklin. A Paris 1833— iSiO (8 anni, in 8°). (/ Henefallori dell' umanila, ossia vile e ritratti 
degli uomini d'ogni paese, e di ogni condizione, i quali lianno acquistato diritto alia pubbliea rico- 
nnsctnza, opera pubblicala in /'rancid dalla Societa Montyon, e Franklin, ed ora per la prima colla 
in llaliano Iradotla, e di giunle ampliata. Firenze presso Luigi Durci e Comp. EiV.tori. 1 843 18.10, 
6 volumi, in 8", vol. VI, p. SU3 c 504). 

32 



— 2'ir, — 

In iiiuiio ili;"Coilici ora csisteiili del l.ilicr Ahhnci tli Leonardo Pisano si 
le{jge chc quosl'opora fosse da lui coi'ictla nel l'2"20. Forso per isba(ylio di 
siampa (rovasi l'i'20 in vecc di 1'2'28 ncl passo liporlalo di sopra deWlstoria 
del Dccdiiwroiw scrilta dal IManni, c nolle Annotazioni sopraccilale del Tar{}io- 
ni. Si puo supporre die qiiesl'ci'rore uiedesinio sia slalo couinicsso dal copi- 
sla chc trascrissu la Selva di Nolizic dello stesso'Tarjjioni. Polrebbe anchc es- 
sere chc ii Targioni cd il iVIainii avessero per disli'azione scritto 1220 in vecc 
di 1228, ovvero die in qiialclic manosciilio ora smarrilo avessero trovala la 
seconda edizione del Liber Ahhnci colla data del 1220. 

[Coidiiuta.) 



ASTRONOMiv — A'kodc riccrclie sulla dislrihuzione del cnlore alia superftcie 
solarc. Ai'licolo Secondo; del P. Ankelo Skcchi ("). 

JLi intcressc chc tiitti i dolli hanno mostrato per Ic riccrchc da me inlra- 
presc iicllo scorso marzo sulla dislrihuzione del calorc alia siipcrficie solare, 
lui ha imposlo im dovorc di conlinuarle con quclla assiduitii che per me si 
potcva uiaggiore; e cio era tanto piu necessario, quanto che alcune dclle ipolcsi 
emesse per ispiejjare le irregolarila trovale, dovevano esser confermate o dislrulte 
da future csperienze. Di piu , nell' intervallo scorso dalla prima publicazione 
in poi ho avulo il piacerc di vedernii proposte nuove indagini, ed allresi le 
obiczioni mosse da persone di gran nierilo contro il mctodo usato nclio spe- 
limentare, mi hanno condollo a perfeziooarlo e rcnderlo sempre piu di co- 
mune soddisfazione. Prima pero di esporre cio che si 6 fatto , credo neces- 
sario di accennare qu'i alcnne delle ragioni che mi hanno delerminato a non 
procederc in alcune cose a quel modo che ad allri parcva preferibile. 

Alolti avrebbero desiderato che si fosse fatia ima serie di osservazioni 
sui varii meridiani solari, per riconoscere se vi e nolabile disuguagliatiza nelle 
\arie pai li del sole in ascensione rctta, come parrebbe risultare dalle riccrche 
del sig. I'.uys- Ballot e del sig. Nervander. lo avrei ben volenlieri falto que- 
slo sc non mi si fosse parala innanzi una dillicolla chc linora non ho sa- 
puto convcnientcmente supeiare. Qucsla c che 1' equalorc ci si presenia or- 
dinarianiente pioiellaio sul disco solare in una ellissi il cui asse maggiori! e 



(■) VcJi |)iT le |irii (rl.nll rli I'nln' r.irli.;olo insi'rilo iipyli .Jlli, Anno IV. pay. ."i 



». 



— 2-'i7 — 

niolto obliqiio al iTiOto diurno, ondc su concopisca.si un mcridiftno sularc die- 
passi pel ccnlro del disco, e prcndansi suirL'(|iialorc sulnrc due punli ad C{jiiale 
dislaiiza da t|uuslo mcridiaiio niedesimo, si vedia clie essi sono diversainetilc 
disposli rapporto al moto diurno delia sfera celeste, e clic per Fare il con- 
fronto delle loio leiiiperature biso||ncicbbe combiuare le osseivazioni in a»c. rel- 
ta e in declinazionc ncl uiedesimo tempo. Ora quelle in A. K. mi lianno scm- 
pie ispiiato poca (iducia non essendo il noslco slrumenlo mossu da oroloyio, 
e sajpeudo per praticn quauto sia diliicile il lencr fisso un puato determinalo 
sulla pila, a meuo che esse non sia visibilmcnte distinto da maccliie ovveio 
dalla vicinanza degli orli. Questa iliilicolla pcio speriam-j che sara lolta di 
mezzo col {jrande refratlore ciie sia cosiruendosi a JMonaco del sijj. Merz per 
I'osservatorio del Collegio Romano, oppure nel mode che indichercaio piu sotlo. 
Per soddisfaie pertanto alia ragionevole inchiesla e per arrivare al me- 
desimo scopo per allra via, mi era proposto di studiare per molli {jiorni con- 
secutivi la dislribuzione del calore sui nieridiani che successivamenle passano 
pel centro del disco e percio avea gia condotto motto innaazi una serie di 
osscrvazioni nella slagione estiva in cui il buon tempo e piii costanle, ma per 
jjli ccccssivi calori del clima roniano die rendevano tali ricerche non poco in- 
comode ed anche perlcolose, fu mestieri interrompei-le. Ne dopo quell 'e|)oca 
mi e slato possibile farle seguitamente quanto si sarcbbe dovulo per un tal 
fine. Ancbe nelle piu belle giornate avviene spcsso die alle ore in cui il sole 
e piu alto , r aliuosFera s'ingombra di vapori, lalche i giorni verameuie op- 
portuni e scnza cccczione non sono molto numerosi, dovendosi esclude:e 
non solo quelli che sono visibilmcnte men puri, ma anche mia gran parte di 
que'che sono in apj)arenz3 assai belli, in cui p<!r6 si prepara qualche canibiamen- 
to; allora inf'alti le espericnzc mostiano tali irregolarita die da esse ci e slato 
piu volte possibile predire qualche ora prima la mutazione di tempo avve- 
nuta appresso; onde non rechera mei'aviglia se non si sono potute accumu- 
lare le espericnzc quanto si sarebbe volulo , e dovuto. In quanto al nielodo 
di spcrimentare tenuto in queste posteriori ricerclie , esso e stato in somnia 
lo slesso che nelle precedenli, ma con tutti i vantaggi che si sono potuii 
Irarre da uno sti'umeiito di uiolio niaggior forza. II telescopio usato nelle 
prime essendo a laluni sembralo tli poca forza . suio dal mese di agoslo vi 
fu sostiluito il telescopio di Caudioix: il che pote farsi con grande agevo- 
lezza, essendo il monlante in ferro fuso del primo strumento piii che sulli- 
cenle a poler reggere al nuovo peso. Esso e stato giii descritto nelle uiemorie 
deU'osservalorio del CoUegio Romano per I'anno 18.")!. 



— 2.'iS — 

La lun|>hczza focalc del cannoccliiale e 2'". ^3 , e la sua apcitura li- 
bera 0". 162: qucsta si c scmpic adoperala scnza diafiamma alcuno , e 
I'oculaie di cui ci siamo servitor uno di Iiaiiisdoii clic ingiandiscc diiellameii- 
te circa 64 \olie. Con <iut"slo sistema di Icnii si ollicnc una injayine solare 
distintissima del diamctro di 0". 218 alia distanza di 0"'. 40 circa dal- 
I'oculare, c alleso lale giaudezza si puo impiegarc liiUa I'npcrtina della pila 
che avendo una sezionc di 15 millini. in <[uadro, occupa sollanto '(,«!; della 
supeilicie tolale tlella delta imagine. La deviazione dell' ago nclP estate pei 
punti ceulrali arriva lino a 33" e le altrc deviazioni sono proporzionatamenle 
assai forti e percio nicno sogge itc ad errori. Pcrcio in queste espcrienze sia- 
mo sempre parliti dallo 0° della graduazione c non da iO° come nellc pre- 
cedenti, il che facevamo per evitare la piceola inerzia deH'ago nei primi gra- 
di, c non perche I'ago sicsso non potessc nietlcrsi a 0° pel magnetismo dei 
fili: questi sono anzi di assai buona qualita , ne mai ho trovato tale difctto 
nei molti anni che maneggio questo strumento (*^. 

La pila lermoeleltrica si applica all'ocidarc medianle un pezzo addizio- 
nale, colla facilita stessa degli oculari ordinarii. Un tube di oltone del dia- 
metro di 8 centim. e lungo 30 invitasi esleriormente al tubo che porta Toeu- 
lare: a queslo tubo e fissata una riga lunga mezzo metro che porta la pila, 
e due diaframmi, uno anteriore che serve anche di sostegno per collocarvi 
le diverse sostanzc Irasparenti, I'allro posteriore coperlo di drappo nero che 
serve ad evitare le riflessioni e le radiazioni degli oggetti circostanti. Al 
qual fine ancora, oltre i diaframmi usati per riparare lo strumento dal rag- 
giamento delle altre parti del cielo, si e avuto avverlenza di stendere panni 
neri sul pavimenio della stanza. Finalmente per evitare Tincomodo di leg- 
gere ogni volta I'alidada dello strumento, si e coUocata I'apertura della pila 
nei mezzo di un dialVamaia bianco, sul quale si sono tracciati varii segni ai 
quali conducendo il lembo solare, si esplorano le varie parti del disco che 
cadcr devoDO. sul centre della pila. Cosi tracciando sul diaframma la proiezione 
dell'equatore solare e del suo meridiano che passa pel centro del disco, si potran- 
Do fare le ricerche di cui abbiamo parlalo di sopra, per esaminare se il sole nella 
sua rotazione ci presenta punti ora piu ed ora meao caldi, il che finora non 
abbiamo potuto fare non cssendocisi presentato questo semplicissimo spedienle. 



t') Avverlo quebto, percliJ un celcbre fisico lia sospetlato esser questa la causa del non par- 
tire noi dallo zero. 



— 2/i9 — 

Nelli; licciclie nituali si e fallo uso, come ho clello , dell' apcrluia II- 
jjcia (icila pila oiide evitare le variazioni accidenlali di leinpeiatuia propiic 
di qiialcliu piccola estciisioiif di siipcrlicie solare, lua so si volcssc inda(;ai'L- 
la legge della dislribuzione, saiebbe nicsderi reslringerla di piu. Esploraiidu 
il diamciro verticaie , o per parlare piu esaHamenle il dinmctro seeoiido 
ii circolo di declinazione , si fecero da principio diverse seric percoireiido 
molli de' siioi puiili; ma iin tal melodo rilrovossi presto difelloso , perclie il 
tempo ricliiesto ad una seriu compiela ei-a nioilo liin{jo, e durante questa il 
sole cambiava di altezza e spcsso lo slato dell' atmost'era subiva delle alte- 
razioni nolabili. Percio a ridurre il tempo di ciascuna scrie al ininimo pos- 
sibile, si coliocava la pila coirjimeinentc in cinque piinti soli, cioi; nel ceniro, 
a 10' sojira e a 10' solto di esso. Piesso i lombi poi si coliocava in mudo 
che il ciicolo del disco fosse precisamenle tangenie ai vertici del qiiadralo 
del liibo die la racchiude. Siccome la pila occnpa circa 2' "Ij-'f del dianie- 
lio lineare del sole, si vede die essendo i piinti ra[jgiaiili dislanii dal ceniro di 
-i-1-V, -^ 1(1', 0, — 10', — 14' incirca, le porziuni del diametro non esplorale 
dii'ellameiilc non erano alquaiito grandi liiorthe presso il centro slesso, ma quivi 
ordin aiiamenle la tcniperaliira non scenia {jran fatio per un intervallo di 5 
o G'. Del resto i piinli esploiali nella slessa serie erauo sempre i medesimi, con- 
ducendosi gli urli del sole ai soliti punti marcati sul diaframma bianco nel 
ciii mezzo era la pila- Per risparniiar lenipo la posizione di eqiiilibrio dell'ago 
senza la radiazione osservavasi solo al principio e al fine di ciascuna seiie, ne si 
aspettava che esso riveuisse a zero per ogni punto particolare ; ma quando 
era ben fermo si cambiava poslo alia pila nell'imagiue, avvertendo di passare 
per una scrie di punti il cui calore sul disco fosse eguale a un dipiesso agli 
esplorati. Senza lale cautela I ago concepisce delle oscillazioni die esigono non 
poco tempo ad eslinguersi, e le esperienze si allungano inutilmente. Nelle gior- 
nate ventose la bocca della pila si ricopre con sottilissima fogliadi mica che re- 
sla almeno 30 '"" distante dalle coppie annerite, ma cio e stato necessario solo 
una volta o due. Vedremo appresso come siasi fatto per espiorare altri punti 
della superficie solare, non collocati sul diametro verticaie. 

Vengo ora ai risultati oltenuti. Le osservazioni sono stale condotle in 
modo da cimentaie success! vamente le varie ipotesi che si polevano fare per 
spiegare le dillerenze di tempei'atura osservaie nelle varie parti del disco : 
Qiieste sono 

1" Ineguaglianza dei due emisFeri australe e boreale. 



— 250 ^ 

2'^ Ecce.sso di cnlore sulla zona eqiiatorinle. 

3" Diversita di lempcratura nelle vaiie parli che ci presenla il sole, 
ossia in ascensioiio rella cliocentrica. 

4^ Azionc deU'atmosfora terreslre. 

G*^ Termocrosi dciratmosfera solare. 

Le osscrvazioni fattc nel tncse di noarzo davano il massimo di cnlore 
in un piinio del disco solare siiperiore al cciitro, e tal diHercnza poteva aver 
luo{jo laiito nel caso clie I'eqiiatore fosse pin caldo, qiiaiito clie il solo »;nii- 
sFero boreale lo fosse piii delPauslrale; ed anche la disuguajjliaiiza poteva iia- 
scere da quesle due cause insieme conyiuiite. Che in un corpo cosi slermi- 
nato quale <"■ il sole possano avere luogo tali diversita, non fara credo luara- 
viglia a nessuiio, e it siy. Arajo cita a questo proposito la spiegazione clie 
si dJk della variabilila di aleuiie stelle, credula dipendcnte dalla loro rotazioiie. 
l^aonde le ipotesi dianzi emesse non si escludono scambicvolmenle , iiia resta 
a separarle nei loro effetti. In caso dei due emisferi disugiiaii in tem[)era- 
lura. la diversita doveva sussislere anche dopo la niet;i di (jiujjno allorche la pro- 
jezione dell'equalore solare passava pel centre, uia in quello della loro cjjuaglian- 
za, la curva delle tcrnperatui'e doveva essere sininietrica. Ora le osservazioui fin 
dal finire di maggio avevano dato tal curva molto acqostantesi alia sinunctria , 
roa un eccesso di calore nella parte superiore del disco continuo ad esser 
scnsibile anche nel mese di giugno. Questo risullato fu costante fin presso l' 
agosto in cui la diCferenza coinincio a svanire e il oiaggior calore a Irovarsi 
ora sopra ora solto del centro. In quest'epoca si ebbe I'avvertenza di sperimenlra- 
rc con ambedue gli strumenti maggiore e minore per vedere se punto vi con- 
tribuisse la loro qualila , ma i risultati furono identici per ambedue. Le 
esperienze abbracciano un intervallo di tempo superiore a quello della i-ota- 
zione solare, sicche dalle osservazioni fatte in quest'epoca possiamo concludere 
che I'emisfero superiore o boreale e alquanto piiV caldo dell' inferiore o au- 
slrale. Potrebbe obiettarsi a quesla conclusione I'azione assorbente dell'almp- 
sfera lerrestre, ma I'altezza meridiana del sole noU'estate sollo la nostra lati- 
ludine e tanto grande da rendeila insensibile affatto; inoltre per eliminare que- 
sta cau<ia di errore diretlamente si sono fatte molle osservazioni estrameridiane 
aspettnndo che i punti inferior! del disco arrivassero alia stessa altezza dei 
superiori, il che vedevasi facilmente dal movimento deU'imagine solare in un 
altro cannocchiali." fisso in altezza, e mobile solo in azimut. 

Per inve.stigare in questa stagione se I' equatore fosse piii caldo , era 



— 2.') I — 

mcsticri cambiaie sistoma di osservazioni, e mi venne fortunatnmente in pcn- 
»ieri> che potevasi inettere per ci6 a profiUo robliquita die esso ha allora re- 
Inlivaiiientu al parallcio del moto diiirno, e cosi fare le osservazioni in vici- 
iiaii/a del iiici'idiano ed elimiiiarc dircttanieiite riiinuenza atmosfcrica lerreslre. 
b a 



seg. ^"^"^^-^^^^ preced. 

c d 

Siano iiifalli «'', cd due corde parallcle al moto diurno tracciate siil disco 
solare a dislanza sopra il ccntro di 4' o 5' ed altroUanlo sotto: Tequatorc 
solare nel inese di {jiugno si proictta secondo im diamefro che u prossi- 
ruamcnte nella dire/.ione hd: i puiili b c d sono adiiii((Lie piii vicini all' cqua- 
lore splare che i punti a o c, e I'esperien/a in realta ha dato sempre b piu 
caldo di a e- d piii die c. La temperaliira di 6 e stata inollre Irovata in {je- 
ncrale alciiii poco i)iri forte di qiiclla di d c quella di a piu die qiielia di c, 
la quale iillima circoslauza devc aver luo{jo qualora i due emisferi sieno ine- 
(jualnienle caldi. 

Qiiesta esperionza piu volte ripetuta e di cui darcmo i numeri nel qua- 
dro finale eslratto dal fjiornale dclle osservazioni, seinhra decideie la qucstione 
relaliva al ma[;(jior calore dcire(|ualore solare , perche essa porta la riprova 
in se medes^ma, cd e indipcndcnte dalPazione delTalmosfera terrestre. Tuttavia 
avendo riguardo alia piccolezza delle dilFerenze trovate e per confermare viap- 
piu la conclusione, ei'a dovere ripetcrc queste esperienza nel mese di settembre, 
*|uando I'eijuaiore si proiolta al di sotto del centro, e inoltre il diameiro del- 
Tullissi che nc c- la proiezione ha una inclinazione opposta a quella di giuguo 
relativamente al moto diurno (*). 

lo le ho duiique continuate fino a (picsta epoca , e il risultato e stato 
il seguente. L' cmisfero inferiorc che nel mese di agosto mostrava come e 
dctto ditferenze variabili col superiore, nel settembre si e mostrato decisamente 



(') Non vogllo oinettere di dire che avendo io erroneamente (issato la direzione dell' eqiiatore 
solare fi<latoiDi di eerie figure altrui, fiii avverlilo dell'errore dairaiidamento delle temperalnre, e 
ricoiK)l)bi (loclii |>iuriii dopi) la correjione cssere QJustissima dal corso di'lle maccliie. 



— 252 — 

pin calilo ilel siipcriorc. Talc fu il risiiltnio coslaiite dall'8 settembre in ciii 
si cominciu quesla serie fino ai -4 ollol)i-e in ciii fu finila , e le osservazioni 
duianle queslo tempo fiirono quasi d' ofjni giorno tranne una inlerruziune 
dal 20 settembre al 3 oltobre. II inassiino di dilVerenza fu di circa 2° del 
gaivaiionietro, onde e poco iliverso da quello osservato in inai'zo nell'emisfero 
opposto. Un tal massimo ebbe luogo dal 14 al 1G settembre, che e pure I'epoca 
approssimata del massimo di depressione dell'equatore solarc solto il centre. 

ftla perche quesla coincidenza fosse dimostraliva., bisofjnei'ebbe piovarc ciie 
il sole vollava a noi in settembre il medesimo cmisfero che in marzo: ora la 
duiata della rolazione solare i; tanto incerta clie non puo stabilirsi cio sicura- 
menle se non denlro i limili di parecclii giorni. Infatli raccogliendo alcune delle 
piu celebri c rocenli delerminazioni della durata di quesla rolazione, la tro- 
viamo secondo Deiambre ili 2.")^ 01., secondo Wichman 2"). 53. i\I. Laugier 
assegna estremi ancora piu distant!, cioe 24-. 28, e 2C'. 23, onde risalcntlo 
indietro, I'incertezza per sei rotazioni puo salirc a una mezza incirca. Adol- 
tando pero per termine medio della rolazione lelativa alia lerra 27?. 4 .si 
trova che il medesimo emisFero solaie era a noi rivolto nel iC) settembre e 
nei giorni 8 marzo, 4 aprile, 29 maggio, 25 giugno. Ora noi abbiamo fortu- 
natamentc una copiosa serie di osservazioni falte nelle due epochc del 29 mag- 
gio e 25 giugno, le quali si accordano a dare il massimo di caloi'c nell'emisfero 
superiore, menlre che, come abbiamo vedulo, nel seltembre era nelP inferiore. 
Ta dunque mestieri concludere, o che sia avvenuta nell'eraisfero australe una 
variazione di lemperatura di circa '|,„ del suo valore in gradi del galvano- 
melro; o che questo caaibiamento sia mcramente apparente, e derivato dalla 
variazione di posizione deU'equatore solare lapporlo alia lerra. Di.ssi un cam- 
biamento di circa '|,o perche I'emisfero superiore superava di f 5 almeiTO I'in- 
feriore nel mese di marzo, ed oradi alireltanto esso appariva men caldo, il che la 
in tullo una diversita di 3' ed abbiamo gia dello che I'ago nel centi-o, a pila 
aperla devia di circa 30°. Un simile cambiamento non e cerlamente impos- 
sibile, benchc poco verisimile avendo noi colle noslre esperienze abbraccialo 
piu di una inlera rolazione, e percio noii potrel)be dirsi cambiamenlo locale. 
Quesla sola possibilila pero deve rilrarci dairallVeltare veruna conclusione che 
polrebbe essere prematura. Consullando i numeri vedesi che al principio e al 
fine del suddello inlervallo le differcnze diminuiscono, ma queslo e un eflfetto 
della mulazione di posizione deU'equalorc medesimo, che cambia rapidamente 
rapporto al circolo di declinazione , come pu6 riconoscersi calcolando gli an- 
golt che esso fa col prefalo circolo. 



253 — 



precerf. 



d 



Per togliere quindi ogni incertezza ho crediito iiecessaiio ripetere le espe^ 

rienze alle eslremila delle cordc. Siano come sopra le due corde ba, cd. In 

quest'epoca I'equatore o piuttosto il diaoietro dell' ellisse che ne e la proie- 

zione e diretlo da c ad «, come consta visibilmente dal moto delle macchie. 

Ora le esperienze diedero questa volla a piii caldo di b,e e piu che d. Quesle 

differenze noa erano molto gi-aiidi e coraunemente tra 1° e ^° del galvonometro, 

ma la loro costanza supplisce alia piccolezza; ne puo aspeltarsi maggior diF- 

fercnza in punti collocati presso il lembo, e la cui forza e indebolita dal 

dcnsissimo strato dell'atraosfera solare che devono attraversare i raggi per arri- 

vare a noi. In queste esperienze falle negli estremi delle corde e necessario avere 

una avvertenza, cd e di evitarc i punli ove sono macchie o facole perche la 

loro presenza fa variarc notabilraciite i risultati; e tale altcnzione e tanto piii 

necessaria qui, quanto che le macchie sono a preferetiza solite coaiparire in 

due zone parallele all' equatore solare e che in queste zone cadono i capi 

delle corde. Si sono soventi voite esaminati quattro punti collocati due sul- 

r equatore e due presso i poli , e i risultati hanno combinato coi prirai. 

Queste esperienze sono state poche perche soggette alia obiezione su cui molti 

hnnno assai insistito dell' assorbinienlo dell' atmosfera terrestre. 

Un fallo che merila moha considerazione e 1' influenza tanto sensibile 
delle macchie, che sembra estcndersi assai al di \h del limite visibile anche 
della loro penombra. Ho veduto lalora una piccola macchia che insieme coII.a 
sua penombra occupava appena '!,„„ dell'apertura della pila fare abassare la 
deviazione di 5' ed anche piu, cior almeno '|,5 del calor tolale. Eppure iso- 
lando la macchia con un piccolo diaframma essa avea un calore sensibile nclla 
parte oscuia. Un gruppo di queste passando pel centro fece una voita che la tem- 
peratura ivi fosse minore di oltre un grado di quella che era a 5' di distanzada 
esso, ad onta che in questo sito I'atroosfera agisca fortemente. Il diminuirsi adun- 
que del raggiamento in proporzione maggiore dell'area oscurata, mostra che I'ef- 
fetto delle macchie si cstende pii'i lonlano assai pel calore che per la luce. Que- 

33 



— 254 — 

slo potrebbe essere iiii cfletlo tli termocrosi, ma polrebbe altresi cio derivarc 
verisimilinente da una notahile diminiizione di luce die ba luogo attoniu di 
esse, ma cbe ricsce jioco scnsibile aU'occbio jiei cbe cssa e niolto viva, sicchii il 
leimoscopio cbe non e soggetto a eolalc inipeil'ezione propria delle sciisa- 
zioiii , puo ri\elarc! una diiTiinuzione che .sl'ugge all'organo. E infalti la 
dimlnuzione tli luce (non pare pero qnella di ealore ) dal centro agli oili 
cbe pure e tanlo sensibiic , ad onla cbe fosse riconosciuta da Luca Valerio 
accademico Lineeo , \enne fortemente contraddctta dal Galileo (*) ; tanlo c 
vero cbe I' occbio e catlivo giiidice di quesle diminuzioni. Le recenli os- 
servazioni del sijy. Dawes conducono ad ammellere una nuova atmosl'era cbe 
ritleUe luce ali'orlo inleriorc delle maccbie, e nella ignoranza in cui siaaio 
della vera causa di queste degradazioni non dobbiamo esser difllcili ad am- 
metler che essa non possa andar gradatanienle crescendo dall' orlo della pe- 
nombra verso il resto della parte luininosa , il cbe anzi parmi probabi- 
lissirao (**). Qui adunqne vedianio estendersi sempre piu il campo di nostrc 
ricerebe, nelle quali e da desiderarsi cbe prendano parte gli astronomi fornitt 
di grandi strunienti cnossi da orologio che possono fare queste osservazioni 
cou molto inaggiore precisione. Non sara poco per me I'avere accennato la 
via, cbe credo la vera per arrivare a conoscere con qualche certezza cio cbe 
fiaora e stale solamenle materia di congetlure. 

Tra le cose cbe sono avvolte in gran mistero, vi sono le protuberanze 
rosse vedule in epoca di eclissi solan: alcuni banno sosiieltalo qualche rela- 
zione tra esse e le maccbie , ma la rarita delle circoslanze in cui tali feno- 
meni sono visibili, non permettono cbe si risolva la (jueslione. Ho accennato 
neir art. 3° gli inutili lenlalivi fatti per produrre eclissi artificiali , ponendo 
nel foco del telescopio diaframnii circolari opacbi della grandezza dell'ima- 



(•) Vedi Op. di Galileo. lirenw T. VIII. p. 25-'(, e T. VI. p.ig. 198. 

(") Sill momenlo di mamlare alia atampa qiiesto fog/io lio f.iUo diverse osservazioni solari col 
Dietodo del Sig. Dawes, cio^ iisando piccoli diaframmi aH'ociilarej e lasciando Taperlura del tele- 
scopio libera. Esaminando alcune macchie che osservate al modo solilo parovano assai preci.samente 
terminate, sono stato sorpreso al vedervi la moltitudine delle i'acole, e punti oscur! cbe vi si sco- 
privano attorno. La snpcrficie del sole pareva un marc in burrasca, lanle erano le inegnajlianze di 
luce che vi si vedevano; ancbe le parti di luce pid pguali apparivino tiitte punteggiate nb molto 
dissimili dairaspt'llo di un rantpo aralo di I'rescO. Anclie proiedamlo il sole sn di un aoipio cartone 
bianco si possono vcder molle di i|iiesle inegnanlianze, ma il piccolo dial'ramma ne scopre molto di 
pid. Siccht: la congettura emessa di supra puii consiilerarsi come una verity dimoslrata. 



ginc solarc oiide ricevendo solamontc i raggi degli orii csticmi pote.isero riu- 
scire visibili Ic prefatc protuberanze. llo anclie lentato di riccicarle colla pila 
tcrmo-eluUrica, facendo cadore su di cssa i raggi ciie passavanu rasciite all'orlo 
del .sole , e anclie (|uesti tuntativi sono riusciti vani; ma la dillicolla di beue 
condurrc qucsie ricerche e troppo grande e appena da !>perar:iene buon suc- 
cesso con un e(|uatoriale non niosso da orologio; onde non e improbabile cbe 
COD migliore slrumeuto possa ollenersi i'inleuto. Ad occasioiie del falio ilcUo 
di supra che le maccbic soiari indeboiiscono tanto il calore , doiuanda il 
signor Faye, se niai esse non sarebbero condensazioni di vapori formalisi ncl- 
I'almosfera soiare, siille regioni meiio calde, appuiito al modo clie vcdiamo 
le noslre nebbie formarsi a preferenza sui luoglii nci quali cambia rapida- 
inente la temperatura. Quelle che si puo assicui'are e che le facole che spes- 
so trovansi miste alle ntaccbie non compensano puuto la diminuzioiie di calore 
prodotta da queste, anche quando la loro superficie supera quella delle macchie, 
onde potrebbe sospetlarsi che le facole non sieno nioito piu calde del resto, ma 
solamente come protnineoze sul disco solarc. Le ho vediilo piu volte pre- 
sentarsi ad un orlo assai larghe e decise , e venire sempre piu restrin- 
gendosi uell' accostarsi al mezzo del disco e ricomparire allargate di nuovo 
dair allra parte , appunto conie avvenir deve di altissime montagne. La 
luce dclle facole relativamente a quella delle parti in cui compariscono , c 
molto pill inlcnsa quando trovansi presso gli orIi che presso il centro. Cio 
potrebbe spicgarsi ammettendo che esse in gran parte si innalzino sopra lo 
strato piu dcnso ed assorbeute dell' atmosfera soiare. Essendo ordinariamente 
foriere delle macchie, qucsto eombinerebbe con quelloche dicevamo, poiche 
le macchie devono essere precedute da agitazioni enormi della fotosfera soiare 
che ne innalzano come delle immense onde le cui cimc sorpassano lo strato piu 
denso della sopi'astante atmosfera. Potrebbe inollre domaudarsi se la maggior 
luce delle facole sia tutto effetlo dell'esser il lor calore realmente piu intenso, c non 
in gran parte derivi dalla riHessione, oltre la causa gia indicata dall' clevarsi 
esse sopra la parte piu assorbente dell'atmosfera soiare. Le ricerche termi- 
che potranno in parte schiarire molte di tali questioni. 

Per cio che riguarda le diversila di temperatura da esplorarsi suU'cqua- 
tore soiare secondo i diflferenti meridiani, abbiamo gia detto da principio per- 
che non ce ne siamo occupali. 

Tra le belle scoperte a cui hanno dato occasione le attuali ricerche e 
quella della termocrosi atmosferica dovuta al sig. Melloai. Egli rifletteva in- 



— 256 — 

jjcgnosamcntc , clie iiua |>arte dclla divcisila rilrovala nella temperatuia del- 
Je vaiie |iarli del disco , potcva nasccie dalla icrmociosi della atmosfeiaso- 
lare nicdcsiuia , la quale non e impiobabile che sia diversa da uo puiilo 
all'altro di quel luminarc , e fii cos'i coiidotto a ccrcaila nell' atmosfera tei- 
leslic. Questa 0{;li li ovo lealmcnte lei inocioica , e \ide che mentre 1' acqiia 
lascia pas-sarc pioporzionc maggiore di raggi al mezzodi che alia matlina , 
j)el quarzo afliiinicato accade il contrario. Avendomi cgli corlesemenlc 
invilatu a proscguiie analoglic ricerche per I'alQiosfei'a soiare ho falto diver- 
si esperiincnti sii queslo soggetto, benche a dir vero non in gran nunnero , 
essendo io stale occupalo piii specialmente in accerlare i punli esposli di sopra. 
Ilo dun(|ue collocalo avanli alia j)i!a succcssivaniente il quarzo puro e TalFu- 
micato, Tacqua, il vetro verde e Tallumc, e cercalo sc cambiava nolabilmenle 
il rapporto delle inleiisila Ira le varie parli. II sticcesso non e stale decisive, 
perche i raggi passati pei vetri del lelcscopio subiscono grandissime perdite 
ncH'altraversare (picste altre sostanze , e nelle intensita cos'i indebolite le di- 
versita Irovate divenivano dcU'ordine stesso degli crrori inevitabili nelle espe- 
ricuzc, onde mi propongo occuparmi di queste esperienze con ulteriori cau- 
lele. Osservero qui di passaggio che la spessezza dei vetri, del lelescopio e piii 
che sufl'iciente a rendere il raggiamento calor ifico Irasmesso unicamente coin- 
poslo di quei laggi che passar possono pei velri, onde se anche delicalissinnc 
esperienze condotlc col noetodo da me adoperato avessero un risultale nega- 
tive, non proverebbero essere aterraocroica I'atmosfera soiare , e forse biso- 
gnerebbe tentarle con lend di varia nalura, come per csempio quarzo , sal 
gemma ecc. o almeno con lenti di velro ma souilissime quali sono le anti- 
che a lunge foco del Divini e del Campaai. 

A prepesilo pei di simili ricerche, il nostre equatoriale parvemi pure 
opportune per esplorare la lermocresi deU'almosfera lerrestre senza farvi in- 
tervenire la riflessionc speculare. Per cio lolli i vetri e ridolta iaperlura del 
tube a piccole dimensieni con un diaframma di 8""". di diametre ho inter- 
poslo varie soslanze, la maggior parte delle quali se ha mostrato differente 
preperzione non ha manifeslato inversione: questa pero si e -veduta nell'acqua 
e nel quarzo affumicato (*). I numeri sono stall differenli da quelli del sig.Mel- 
loni, ma queslo credo debba attribuirsi aU'essere il nostro quarzo poco fesco. 



(') Delia qaaliU cioi co;>i cbiamala dai miiieraloQisili, e non coperto di nCQrorumo. 



— 257 — 

Ln iliflicollu di oltencre in quesle csperienzc >iin risiiltnio precise e mollo 
grande, specialinente piesso roiizzonte pel rapidissimo variarc che fa la foiza 
del raggiamenio, e qucllo chc e pii'i la temperaliira stcssa assoluta della pila, 
clie iiece.Hsariamente deve concorrere in tali diftcrenze. Perdu'' quaiitunr|ue sia 
diaioslrato che le deviazioni dcll'ago sono proporzionaii alia forza del rag- 
giamenlo qnando la pila sta a certa lemperatura, non nu segue die la pro- 
porzioiialila (khhn aver luo(jO colla .stessa legge di prima ad una lemperatura 
della pila diversa dalla pi'ecedente. Questo dubbio a cui non ho veduto data 
iiiiora soluzionc alcuna mi ha f'alto metier da parte numcrosissime espe- 
rienze fatte con gran talica per Irovare la legge di assorbimento dell'atmosFera 
terresire nellc varie ore del giorno , le quali csperienze saranno ripigliate e 
discusse quando abbia dissipate le dinicolla insorte su questo proposilo. 

Soggiungo un quadro dei risultati numerici su cui si apoggiano le con- 
clusioni superiori, quosti sono estratii da una roolto piu copiosa serie chetrovasi 
nei giornali di osservazione e chc sarebbe troppo lunga ed inutile il qui tra- 
scrivere: le attuali pero sono sufTicienti a dare una idea degli altri. Quando 
i risultati di inolte sci'ie non differivano piu che di 0.2 di grade ho preso 
il medio coinune, le alti'c si sono con>ervalc come erano meramente copian- 
dolc dalloriginale. Del resto io sono ben lungi dal credere questo soggetto 
esaurito; anzi non dubito di asserire che i risultati ottcnuti altera selamenta 
pelranne passarc alto state delte verita (isiche dimolrate quando dope una 
lunga costante seric di osservazioni fatte coll'assiduita stessa delle esservazioni 
meteorologichc saremo arrivati ad eliminare le variazioni accidenlali che non 
possono a mene di hen esser grandissime in ua corpe della natura che e il 
sole c che trevasi in circostanze fisiche tanto singolari a noi cempletamente 
sconosciute. 



— 208 — 
QUADRO DEI RISULTATI OTTENUTI iNELLE 



KSrtRIENZK laiOTERSllClIE. 



C.IOUM 


J>i!iliniz 


(1 (/(•( rvniro dillii pilii 


(i( centra del liitco 


OSSERVAZIONl 


-H 142 


-+- 10.5 


Ceiilro 


— 10.5 


— 14.2 


30 Maizo 

2'i Giiifj. 

8 Sett. 

delio 


24".7 

21. r, 

8.5 

4. 2 


30°.8 
23.3 
12.5 

8.7 


33'.3 

2G. 1 

17.0 

9. 5 


30.3 

22. 8 

12.8 

9.0 


23.0 

20.7 
8. 3 
4.3 


o.Rolaz. dal IGScli. 
4. ilolaz. 

dialVatnina piccolo. 
coU'acqua. 


13 Sell. 


.-). 1 


8. 1 


10.2 


8.7 


5. 5 


islrom. minore. 


W Sett. 


16. 3 


23.0 


27. 5 


24. 5 


1G. 8 


itenza diafr. 


dctIo 

detto 

Ij Sett. 


0. 3 
18. G 


13. 1 
13. 2 
23. 4 


1G. 7 
1G. 2 
27. 8 


14.7 
14. 3 
24. 2 


0.3 

18.8 


coiracqua. 
col diahanima. 


delto 


.... 


G. 5 


7.0 


6.9 


.... 


quaizo aft'utnicato. 


10 Sett. 
5 Otlob. 


17. 4 

21. 7 


23. 8 

27. G 


27. 5 
32. 


24. 9 
28.0 


17. 5 
21. G 





ESPERIENZE ALLE ESTREMITA' DELLE CORDE 
N.B. Le leltere sono rekUivc alle figure date ill sopra 



GIOHNI 


(«) 


[1^) 


(0) 


[d] 


5 Giug. 


17. 7 


18.2 


18. 1 


18.6 


6 Gill};. 


21. 


21. 8 


20. 8 


21. 5 


delto 


20. 


20. 2 


18.3 


20.2 


24 Giug. 


14. 


14. 7 


13. 


13. 5 


delto 


14. 2 


14. 8 


1.^. 8 


16. 7 


30 Giug. 


15. 9 


17. 


13. 5 


15.0 


13 Sett. 


20. 1 


19.5 


21.2 


20. 1 


17 Sett. 


20. 3 


20. 


20.9 


20. 



Quel che si c detto Pinora non e sufficieiite per fissarc la lejjge coila 
quale procede ii deoremcnlo di temperatura dal centro agli orli dovuto alPazione 
deiratmosfera solaie; ma e evidente die questa seconda questioae non poteva 



i 



— 259 — 

risolvei'si scnza aver prccedcntemcnte csaminato la prima vale a dire se la tem- 
peiatuia del corpo rafjgiante fosse eyiiale dappeitiitto, ed oia nel cercaie la 
leyge deirassorbiiiiento piodolto dalla sua almoslera doviemo tener conlo delle 
iiie{jolai"ila scope rte. Benchc le esperienze fatte fin qui noii sieno state, come 
lie detlo, direlte al fine di trovaie rassorbimento, pure ad occasionc che il 
sijT. Plana ha esposto ncl n°. S 13 deHM4<)'0)io/n(Sc7/e NachriclUen alcune formole 
niolto piu scmpiici clie quelle di Laplace per calcolare qual sarebbc la (|uan- 
lila di luce che noi riceveremmo dal sole, se quest'astro fosse spoglio di atmos- 
fera assorbcnte, ho voluto rifare questo calcolo servendomi dei numeri trovali 
nella prima serie delle mic ricerche, perclie in quelli il diaframma usalo era 
assai i-islrcllo. Prendendo pertanto un medio tra i valori dell'intensita sopra 
e solto il centre e cosi suppoucndo la curva simmetrica, si avranno i scguenti 
dati fondaraentali, abbaslanza a|)prossimati. 

Dislanza dal cenlro O'.O Inlensita /^= 1.00 

M.10 . . . . 85.0G 

14.92 ... . 55.86 

V, cosa defjna di osservazione che trovando per interpolazione sulla curva 
media dcdutta dalle noslre osservazioni rinteosita calorifica per un punto di- 
slante dal cenlro 'l^ del diametro solare si trova fji== 0.725: ora il numero 
dato da Boufjuer lelativamente alia luce nello stesso luogo e = 0.729 , la 
(juale coincidenza quasi completa , prova che per la luce e pel calore non 
deve esservi grande disuguaylianza. 

Per inlendere i risullali del calcolo, e necessario premettere alcune cose. 
Si imagini un osservalore nel punto che per noi corrisponde al centro del 
disco: esso avi'a la terra al suo zenit ; quando noi collochiamo la pila fuori 
del detlo centro, il punto esploralo ha per 1' osservalore supposlo una dislanza 
zenitnle 9, il qual angolo ha per seno la dislanza della pila al centro del di- 
sco. I due punti che noi abbiamo assunto disterebbero adunque dal vertice 
di quell'osservalore il primo 43° 55', e I'alro 68° 40'. Quest'ullimo e un limite 
moitu superiore alia dislanza in cui la legjje supposta da Laplace per le rifra- 
zioni terrestri Irovasi esalta , e sulla quale in sostanza e basata quella dell'as- 
sorbimento. Se si supponga aduuque una legge determioata di assorbimento e 
dietro questa dalla intensila di calore e di luce ossei'vata in due o piu punti a 
dislanza nota dal centro, si cavi la diiuinuzione di intensila die ha iuogo nel 
centro stesso per I'azione deH'almosfera solare; il valore di questa deve esser 
identico nei due casi. Colla stessa ipotesi si potra anche calcolare quale sia la 



— 2G0 — 

|)erdita che soffie la luce o il calore emanato da lutta la superficic sola- 
re nel passare per la sua propria alraosfera, e se la Icyge supposta e giusla, 
questi \alori altresi devono esser eguali ancorche si deducano da osservazioni 
fatle ill puiili diflercnli. Parteiido adunque dalla ipolesi di Laplace il calcolo 
da i risultnti compresi nel seguente quadro. 



Posizionc prossima 

de' punti sul 

ragfjio del disco 


Angolo C 


Intensila 

residua 

al centro 


Intcnsilu 

tolalc 

residua 


La stessa 
approssimata 


2 

3 
4 

a 


A3\bb 
48. 34 
68. A9 


0. 2833 
0. 240G 
0. 40/15 


0. 1019 
0. 0794 
0. 1711 


I 
1 


Medio 0.3095 0. '1172 



La prima colonna da il valore approssimalo della distanza del punto csploralo 
al centro del disco, in parti del raggio del disco medesituo. 

La 2'^, I'angolo di cui abbiamo parlato sopra. 

La 3", Tintcnsita lesidua della luce al centro del disco dopo avei- |)assato 
la spessezza deU'atmosfera solare, essendosi presa per unita la sua inlcnsita pri- 
iiiiliva quale c nella Fotosfera. 

La 4', da il valore della intensila tolale residua della luce quale si ha at- 
lualuienle,essendo presa per unita quella chc si avrebbe se il sole fo.sse privo 
di almosfera. 

La 5', da !« .slesso valore in numeri tondi che pel caso nostro sono 
.sulHcienti. 

II valore della 1' e 3' linea orizonlale e dedotlo direllamenle d.igli 
esperimenti nostri, ((uello della seconda c quello di Bouguer correlto secondo 
I'iudicazione tli Plana e desumendo i dati dalle interpolazione fondata sullu 
nosire osservazioni. 

Auche una seniplice occhiata alle colonne 3' e 4" che contengono i va- 
loii che dovrebbero essere coslanli, fa vedere che Tipotesi di Laplace non pu<!i. 



— 261 — 

sostencrsi in modo alciino , anchc lontano dn quei limit! chc egli crcdcTa 
noil potcrsi passaic ncl fame i'applicaziono. 

Qiianliuuiuc ulteriori esperienze siano per dare elemenli piTi accurati per 
qiiesto calcolo, la diversita peroetanta da non potcrne sperare un successo gran 
fallo mijjiiorc. Tutlavia per una approssimazione grossoiana possianio dire 
prendendo un medio, clie I'almosfcra solare al centro assorbe circa selte de- 
cimi del calor lotaic, e clie I'intensila totale del calore che arriva a noi dopo 
passata 1' atmosfera solare e poco piii di un decimo di quello clie ha luogo 
nella fotosfera stessa; cioe che senza i'inviluppo assorbenle di ciii e dotalo il 
sole, csso ci a|>parirebbe quasi 10 volte piu caldo ed allreltanto piu lucente. 
Dopo cio ogiiuiio vede quale idea noi dovremo formarci dclla elevazione di lem- 
peratura che ha luogo nella fotosfera solare, se quella chc.deducesi dalla sola 
diiiiinuzione in ragione inversa del quadrate delie distanze, prendendo a base 
rinlcDsila quale noi I'abbiamo alia supcrficie terre.stre, supera {jia ogni nostra 
imaginazionc ! Veggasi su di cio quanto dice Sir I. llerschel Outlines of Asli'on. 
n. 39G e segg. Per produrre un tanto assorbimento I'atmosfera solare dovra es- 
serc proporzionalmente molto piu densa di quella che circonda il nostro glo- 
bo. Sla questa atmosfera sara essa quella che forma la corona visibilc nelle ec- 
clissi ? e di quanto supereri essa I'altczza a cui arrivano le proluberanze ros- 
saslre che secoado alcuni osservatori sarebbe di piii diametri ten-estri ? II sig. 
Faye credc chc innanzi di estendcre i limiti di questa atmosfera debbasi aver 
riguardo a lasciar libero un sufllciente spazio pel corso delle comete. La gran 
cometa del 1843 nel suo pcrielio passu a distanza dalla superPicie del sole di 
circa '(^ del semidiametro solare, vale a dire che essa sarebbesi veduta (se 
fosse slata cospicua) alia distanza di poco piu che due minuti dal lembo. Le 
protuberanze non hanno finora superato tal elevazione apparente, ma la corona 
estendendosi a circa mezzo grado occuperebbe parte notabile dello spazio ne- 
cessario al moto libero delle comete , le quali pur circolano attorno al sole 
secondo le leggi di Keplero. Forse alcune irregolarila non ancora ben cono- 
sciute ncl moto di questi astri, e la diminuzione apparente del volume di al- 
cuni di essi, e forse anche di massa ( cosa non piu improbabile, ora che ab- 
biamo veduto perseverare la divisione della cometa di Biela in due), potranno 
avere spiegazione nella resistenza al loro moto dell' atmosfera solare come la 
suddelta divisione della cometa di Biela puo esscre avvenuta dailo scontro con 
qualche asteroide le cui orbite essa attraversa. Questo e un soggelto a dir vero 
molto oscuro, in cui solo si possono fare congelture, ma nuovi sludi potranno 

34 



— 2C2 — 

spiirgervi qiialche iume; non ^ poco sapeie n qunle scopo dcbbano Icndcre le 
riceiche e non e impossibile che il moto delle coinete possa un giorno istruir- 
ci siii liniiii dell'atmosfera solare, come ras«orbiinon(o coloriFico e lumino.so ce 
lie svela I'csistenza (*}. 



(■) I soiilliudili If cuiigt'tliiri" Ofl Sifj Fayc siii pmili csposli <li sopra, soiio stall islralli ila 
una sua cortrsissiina Iftlera scriltaci ilopo la cuauiiricazione ilei nostri lavuri tla esso Calta alTAcca- 
tlrmia di Francia. I. a prima <li qiiesle comiinica/ioiii (V. C. R. T. XXXIV, \i. (\f3) dle<le liioRo ad 
alcune ossrrvaiioni del sig. AraQO inserite nel C. R. T. XXXIV, pag. 057, iiclle qnali riUustre se- 
crolario dell'accademia richiamava alcuni de*srioi anleccdciili lavori riiloint'tricl, c iasirme altri pro- 
peui da sp ideali por csplorare il calor solare, medianle lermorncHri oollocati in^Ila inia(;iiK' solare 
<li un praniU* obiollivo aoromalico. Quesll preparativi trano in corso a mia insapula (|Maii(lo io mi 
occupava <li i|uesle riciTclie. N^ io poleva averiie contezza, non cssendo cosa alcuna di lali pro- 
getli pulililicata nri Conti Resi, ed cssi'ndosi (nllo passato a viva voce o nidia accademia o nel 
Hureau dctle lonniludini. I.a mcmoria lelta il 20 aprile 1850, vi i solamenle annnnciata e Io slcsso 
I'strallo della mcmoria del 20 Maggio dello slesso anno non conliene punto cosa alcnna reladva al 
oalort'. Cosi pure nel diseorso pronnnziato dal medesimo nella sednla pnbblica deirAccadoniia e pii- 
klicato nel (Jiornale \'ins(ilul ii e 21 Gennaio 1852, nulla trovasi di parliculare die sia r"lalivo 
ai calore. 

Tnllavia dalle parole del sig. Arago qnalclie giornale prese occasionc di riguardare quesle 
ricerche come una occupazione degli allrui scienlifici diritti, che certo sarebbe slala almeno scor- 
lesia verso il signor Arago; percid io mi diedi premura di riconoscere la priorila di pcn!>amento del 
sig. Arago in una leUera inserita nel C. R. T. XXXIV, p. 949. 

II metodo pero da esso ideato dovea rinscire in pratica piu arduo asssi del mio , giaccbe vedo 
clic I'linagine diretta oUenuta con un obiellivo di 4'", 80 e del diamelro di 10 pollici (non aero- 
malicol elie esiste in questo osservatorio, e assai piccola relativanienle alia grandezza di qnalun- 
que anche piccolissimo termometro, quali sono alcuni di Bellani e liunlen cbe non eccedono 2 rail- 
liraetri in diametro del bulbo. Molto tempo (a io avea Taito il progetlo di esaniinare il calore delle 
macchie solari eon un grande obieltlvo di campani di 38 piedi di Innghezza focale usando pero la 
pila lermoclellrica. Ma la difiicolla di fissare qiiesia relativamenle alia linle, avea reso inutile ogni 
lenlativo, taiilo pin clie io non poteva Tare tali esperienze clie pre>si) il Iramonio e a sole molto in- 
debolito. Anclie il .nig. Arago come apparisce nella citala commrinieazione del 3 maggio 18S2 avea 
a^uto la slessa idea per il calore solare nia trova/ovi varie diflicolt^. 



— 20T — 

fiirono spcsso accoiiip.ijjnalc «la piojjjie <li iiiiiu-iali ci isiallizzali , i quali a 
uiodo <li {{layriuola rico|)fiscro per inafiyioio o minor iratto il circoslaiile 
paese, od csompi contcniporanci non mancano. Nel 1830 il Vesuvio caccio 
fiiori a {jiiisa di pioggia una qiiantitu di crislalli isolali di pirosseoa , c nel 
IS/if) il |)roF Scacchi di Napoli ne osservo iin'allra pur bcliissima di leuciti. 
S(i'(>nd)uli,(piel piccolelto ma inPalicnIiilc viiicano, coslanlcmenle Iramanda cri- 
slalli 8ciolli di pirossenn , chc sono in liitic le coliczioni. Questa mcdcsimu 
originc cbbc nol 1609 qiiclla Kmisurala quanlila di cristalli isolali di piros- 
sene, die ancor oggi vcdiamo a monic Itossi suH' Etna, e ration viiole die 
simie dei'ivazione si assepni a lulle quelle miriadi di leuciti pirosseni e me- 
laniti seioile, die si osservano su tutti i monti del Lazio. Se taati esempi csi- 
stono di dispersione di minerali vulcauici cristallizzati , qual meraviglia che 
qiieslo fenonicno abbia cziandio avuto luogo nella valle di Cona ? A me 
senibra piu naturale altribuirc I'originc di qiiei pirosseni e mica, che scor- 
rono sulla superBcie dei monti di Snbiaco, ad una bocca vulcanica aperla in 
quelle vicinaiizc , nnzi che supporli liasportati dalle acque attraverso monti 
assai piu alii del loro livcllo. 

Uestringo adunque questo mio .scrilto per conchiudere, che i deposit! 
Tulcanici di Val di Cona, bnnno costiluilo realmenie un cono erullivo ; die 
Irovasi in rdazione egualmenle die gli allii colla zona vulcanica: e finalinnn- 
le che questo spiraglio dellc torze ceiilrali ddia terra, benclie piccolo, i)ure 
fu rapace di rigeltarc lava , e lanciare lania materia , da sollevarsi in una 
collina conica, e ricuopiire il suolo dei suoi pi odotti a ben notevole distanza. 



PiRODiNAMir.A - 5i(/ raijyiamenlo calorifao del sole - Tcrza comunicazioue del 
prof. P. Voi.PiCELi-1 ['). 

r 

\>ionlinuaiulo quesle sperienze , e dando rIIc sostanze diatermiche la spes- 
sezza di circa un centimctro, ho potuto raggiungere gli allri falti seguenti: 
I.° II quarzo. ed il velro ambedue limpidi, sono sostanze le piu diater- 
miche rispctto ai raggi solari, giunti alia superficie teirestre, lo che stabilisce 
una diflerenza notevole fi'a questo raggiamento, e quello delle sorgenti calo- 

i'i Nolia scssione VII.' del 26 settembre 18S2 Per la prima comunieazioiie veji T. IV. p. 573; 

e per la srconja \. T. V, p. US. 



— 2C8 — 

lifichc leireslii. Da cio deriva che i refraltori sono idonci a sperimentare la 

(lislribuzionc del calorico sul disco solare , e die le lenti a scaglioni sono 

i uiczzi piu acconci per coiieentrarc il calorico riflesso dalla luna, come {jia 

pel primo spcrimenio il sigf. INlelloni, ollencndo felici risiiilamciili (*}. La diF- 

fcrenza fra le dcviazioni deil'ago del galvanomelro, prodolte dal raggio solare 

libero, c dal medesimo dopo aver altravcrsate le due indicate sostanze, fu tro- 

vata costanlemente di ini grado, da mezzo di fiiio a (re quart! prima del tra- 

monto. Percio chiamando n il numero dei gradi delia prima deviazione, sara 

11 **— 1 

respressione del potere assorbente, si a del vclro, sia del quarzo, am- 

beduc linipidi. Per tanlo se prescindasi dalle riflessioni, che subiscono i raggi 
nelle due superficie parallele della sostaaza diatermica , si puo dire che il 
quarzo ed il vclro, ambeduc limpidi, lasciano libero il li'ansito ad ogni spe- 
cie di raggi calorifici solari,dopo avcre qnesti atlraversalo ratmosfera terrestrc. 

2.° 11 sal gemma dimiiiuiscc assai la deviazione dell' ago prodolta dal 
raggio solare libero; percio questa soslanza, rispetto ai raggi solari, mostrasi 
meno diatermica di varie allre, c specialmentc delle due precedenti ; lo che 
slabilisce un' allra difl'erenza nolevole fra questo raggiaraento, giuiito sulla 
terra, e quello delle sorgenti calorifiche terrestri per le quali il sal gemma e 
superiormente diatermico o trascalescenle. Di piu, trascurando le piccole dil- 
t'erenze nei risultamenti numeric!, le quali potrebbero pure attribuirs! a varie 
cause perlurbatrici, si trova che il sal gemma diminuisce scmpre circa della me- 
ta il raggiamento libero solare , da mezzodi sino a mezz'ora prima del tra- 
monlo. Cio vuol dire che il sal gemma, almeno quello da me adoperato, che 
provienc da Cardona, ed e sudicientemente limpido, affetta neiio stesso modo 
tutli gli elemeuti diversi calorifici del sole; per cui rispetto al calor solare giuu- 
to a noi, conserva la proprieta, gia scoperta nel sale medesimo dal ch. Melloni, 
di essere cioe atermocroico. Facendo passare il raggio del sole a Iraverso il 
sal gemma della spessezza di circa 0"',15, non si aveva deviazione alcuna nel- 
I'ago, mentre colla lampada di Locatelli si aveva la deviazione di 1.° 

Quindi se il sole, come sembra dover essere, abbiasi per sorgente di ogni 
sorta di raggiamenti calorifici, possiamo dalle precedenti sperienze confermare, 
che le atmosfere, una solare, I'altra terreslre dislruggono in gran parte quel 
raggi, che sono abbondanti nelle sorgenti luminose terrestri, e che il celebre 

(■) La Thermochrdse par Melloni. — Naples 1830, pag. 231. 



— 269 — 

fisico Mclloni ilislinj]^e col nome di radiazioni oscure; le quali, secondo Ic sco* 
perte del medesimo , lianrio propriety specificlic di trasmissionc , c diffii— 
sione diversissime, da quelle dci ra{j{ji di caloie lucido. 

3." Vi sono dellc sostanze, come il sal {jemma afFuraato, rallume, il sol- 
fato di calce, ciistallizzati, ed i vetri colorali, od in bleu, od in verde, ognu- 
iia delle (juali, slando il vsole a diverse altczze sull'orizzonte, riduce le diverse 
deviazioiii, prodotte dal raggio solare libero, ad essere costantemente le slesse, 
dal merifjgio sino a circa ire quarti prima del Iramonto. Cio porterebbe a con- 
cludere, che vi sono delle sostanze le quali, rispetto ai rajjgi solari, hanno il 
potere assorbente (=mA) inversamente proporzionale alia energia del raggia- 
mento libero (==«R) incidente suite medesime ; cosicche, iadicata con G una 
costante, abbiasi 

A.R=.C. 

Anche da cio rilevasi una differenza fra i raggi calorifici del sole, giunli a 
noi, e quclli delle sorgenti calorifiche terreslri. 

4." Pareccbie sostanze diatermiche, in ispecie le acroiche, come il quarzo 
ed il vetro arabedue limpidi, lasciano verso il tramonto il passaggio libero ai 
raggi solari, cosiccbe Ic deviazioni dell'ago, prima e dopo il passaggio stesso, 
trovansi presso clie identiclie. Cio prova che crescendo la spessezza deiralmo- 
sfcra, ed i raggi calorifici solari filtraodo per cssa, riduconsi tali, da potere at- 
traversare, scnz'alti'a passione, le indicate sostanze; fra le quali annoveriamo 
anclic il vetro rosso. 

5.° Unite insicme tre lastre, una di sal gemma, I'altra di allume limpi- 
do, la terza di solfato di calce cristallizzato, il raggio solare dopo avere at- 
Iraversato questo sistema diafano, risulta di luce bianca, scnsibilmente priva di 
calorico rispetto al termoactinometro da me adoperato. Cio prova che le ter- 
mocrosi diverse dalle due lastre, una di allume, I'altra di solfato di calce, si 
oppongono fra loro; quindi con questo mezzo possiamo aflievolire per mo- 
do I'efletto calorifico del raggiamcnto solare, che questo riducasi, pel calorico, 
al raggiamcnto lunare, conservando pero maggior luce. 

G.° Si verifica eziandio nella luce solare, che la copia di calorico passata 
per pill lastre, di natura diversa I'una dall'altra , e indipendente dall' ordine 
con cui qiieste sono insicme disposte. 

7.° II raggio solare libero, cioe non obbligato ad attraversare veruna so- 
stanza diatermica, eccetto Patmosfera, luantiene costantemente la sua energia 

35 



— 270 — 

caloiifica, tlal merijjgjo siiio verso le lie e mez/.a dopo; quindi va dimiimeiido, 
per tornare i>oi cosia nie vciso i Ire t|uarti prima del tramonto. 



Storia DELI.E M.VTBUVTiciiE — Coniii nitiuziuHc del priiicipe D. Baldassarre 

BONCOMPAONl. 

ll si{j priiH'.ipe U. 15. Doiicompa giii preseiilo una sua rncmoiia, pubhlicata nel 
tomo 73" e 7A° del giornale arcadico, la (juale ha per ai'gouienlo <( Giunte e 
correzioni alio scrillo inlitolato: Delia vila e delle opere di Guido Bonalli astro- 
logo ed asU'onoino del secolo deciniolerzo. li nostro iiiustrc colleya, nel pre- 
senlare qucsto ulleriorc suo lavoro sulie nolizie relative a Guido Oonalti, ne 
diede veibalmente un sunlo all' aceademia , facendo coaoscere le principal! 
{jiuule, c reltificazioni falte da esso alle indicate nolizie. 

COMUNICAZIONl DEL SEGRETARIO 

L'accadcmia in quesla sua lornala ricordo con dolore la perdila, falta colla 
morte del suo collega ordinario il prof. Carlo D.' Donarelli, avvenuta nel 28 
dicenibre teste decorso, egli essendo in eta di anni 54. Direttore delPorto botanico 
della romana univcrsila, e professore di fisiologia nella raedesima, il Donarelli eser- 
cilo queste incumbenze con sommo zelo, e con sonamo vantaggio della pub- 
blica istruzione. Pareccbi suoi lavori botanici esistono manoscritti, ma pero non 
tutti compiuli. Nell' aceademia fu egli sempre disposlo ad eseguire gl' in- 
carichi , che datla medesima gli venivaiio alTidati. Pcnullimo suo lavoro fu 
il rapporlo sulla malattia delle uve, non lia guaritsviluppala nelle noslre contra- 
de, ed allrove. Tanto nel preparare i uiateriali pel rapporlo sopra siffatta parassita, 
quanto nella compilazione del niedesimo, fu di un'attivita sorprendente.Se la morte, 
che improvvisa lo colse, non concesse al suo spirilo i conforti di nostra santa 
religione, poro certo di qua partiva egli accompagnalo dalle cristiane virtu, 
che gli furono scorta in tutla la vila. L'ullimo suo studio bolanico fu sopra 
I'albero volgarmente conosciuto sotlo il nome di Melia, e sara pubblicato ne- 
gli atti della sessione seguente. 

Si fece nolo in questa sessione, che a forma di quanto venne decretato 
nella precedente , la inessa di requie per Federico Cesi, fondatore dell' ac- 
eademia, e pei colleghi lincei defunti, avrebbe avuto luogo nella chiesa di s. 
Maria in ylfa-coeZ/, mercordi 24 marzo 1So2, allc ore 11 antimeridiane. Fu 



i 



— 271 — 

altres'i nvvcitito, die il collega sig. itroF. D. Salvatore Pioia, in quest.i fiin- 
zione, avrcbbe tciuito discoiso fuiicbie, per la chiara memuria dell'ab. D. Fe- 
liciano Scarpullini. 

II sig. Duca dl Uignanu in (jue.sla sessione, doiio all' accademia il bii- 
sto dell'ab. D. Fcliciaiio cav. Scai'pcllini, (jiii reslauratore, e segretaiiu perpe- 
Uio dciraccadomia nostra, qiiando era essa di privata istiluzionc. II busto me- 
desioio, scolpito in marnio, u lavoru del valente artista sig. Ilinalili. 

COMMISSION! 

La. commisiiionc incaricata di rivedere il consuntivo, che si riferisce all' 
amminislrazione accadeinica del 185 !,commissai-i essendo nionsig. Ciuir.i, il llinu. 
P. Uerlini, cd il prof. Ponzi, lesse il suo rappoito sul consuntivo modesimo. 
I nominati propoi>ei'u all' accadcraia la completa ratificazione del consun- 
tivo stesso ; e di piu che Fossero a nome dei Lincei ritigraziati gli ainnii- 
nisti-atori dcH'accademia, pei vantaggi che avevano recati agl'lnteressi della 
medcsima. Inultre i coiviuissari stessi furono altresi di parere, che fosse rin- 
graziato particolarmenle il sig. principe D. Baldassare Boncompagni, per la sua 
gcnerosita verso Taccadctnia. Le conclusion! di qiiesto rapporto passarono a vo- 
ti : quindi, essendo diecisette i rnembri ordinari presenti, ed il segretario, per- 
che inio degli annninistratori, essendosi astennlo dal votare, i votanti si ridus- 
sero a scdici, e le rilcrite conclusioni furono adollate con quindici voti favo- 
rcvoli, ed uoo contrario. 

CORRISPONDENZE 

Fu coniunicala una lettera del sig. segretario della sociela reale di Lon- 
dra, con la quale viene ringraziata I'accadeniia nostra, pel dono delle sue pub- 
blicazioai, fallu alia sociela medcsima. 

COMITATO SEGRETO 

II segretario fece noto, che dovendosi procedere alia nomina dei corri- 
.spondenti stranieri, per conipletare il novero dei medesimi,gia fissato acinquan- 
la, erano i signori accadeniici ordinnri picg.iti far giungere al segrelariato 
deir accadcmia i nonii degli scieuziali , clie volevano essi proposli a corris- 
poudcnli slranieri lincei. 



II comilato accaJcmico propose la lerna, composta per online alfabclico, 
tlei signoii 

Commondatore D. Ludovico Ciccolini, giii professore di aslronoraia nella 

iinivcrsila di Bologna. 
Ouaviano Astolfi , professore di malemalica ncl coUegio di Propaganda 

Fide. 
Francesco Massimi, ingegnere. 

a rimpiazzorc la vacanza prodoita ncl corpo accademico dei trcnta membri ordi- 
nari, per la aiorte del prof. Dolt. Giacomo Foiclii, avvenuta it 12 agoslo 1840. 
Dalla volazione segreta, essendo 17 i votanli membri ordinari, risulto 



Voli 

Bianchi 
Pel Commend. Ciccoliai - . . . 16 

•) prof. Astolfi 5 

» Ting. IMassimi 5 



Neri 

1 
12 
12 



Qiiindi rimase a pluralita di voli clelto il sig. Commend. Ludovico Ciccolini. 



II comitato slcsso presenlo una seconda lerna, composta per ordine al- 
fabclico, dei signori 

Pictro Sanguinelti, professore di Botanica nella uaiversila romana. 
Oltaviano Astolfi, prof, di malemalica nel coUegio di Propaganda Fide. 
Francesco IMassimi, ingegnere, 

a rimpiazzare la vacanza prodoita nel corpo accademico dei 30 membri or- 
dinari, per la morle del prof. Carlo Dotl. Donarelli, avvenuta come sopra e delto. 
Dalla votazione segrela, essendo 1G i membri ordinari volanti, risulto 

Voti 

Bianchi 1 Neri 

Pel prof. Pietro Sanguinelti ... 11 i 5 

» prof. Aslolfi 4 I 12 

11 I'ingegnere Massimi .... 4 ' 12 



— 273 — 
QiiinJi I'imnsc a pluralitii di voti cletto it sijjnor profcssore Pictro Sanniii- 
ncUi. 

Per tanlo hi incaricato il sig. prcsidente a volcr supplicaic S. Santitii , 
pcrcho si dejjiii approvarc le due scjjuite ciczioni, lo clic fu inandato ad ef- 
fetto con due separati rapporti del 22 febbraio 1852. 

li'accademia, esscndosi liiinita in numero legale a mczz'ora pomeridiana, 
si sciolsc dopo due ore di seduta. 

Pubblicalo il 30 gcnnaro 1853. 
P. V. 



Soci ordinnri preseiilt a qnesta scssionc. 

Sigg. L. Ciuflfa. — M. Berlini — P. Voipicelli — G. Ponzi — A. Cop- 
pi — I. Calaiidrelli — S. Pi oja — F. Oiioli — C. Seieni — G. Alborghetti 
— B. Torlolini — B. Boncompagni — G- Pieri — A. Secchi — G B. Pian- 
ciani — N. Cavalieri S. B. — Rignano. 



OPERE VEIVUTE IIV DOKO ALL'ACCADEMIA 

L'istiluto Smitsoniano di Washington D. C. U. S. ha inviato <i le Carte della Com- 
missione GeograBca delle coste » 
Bttja e Finme Delaware. 
Baja, porlo, c contorui di Neiv York. 
Porto di Neiv Ji el ford. 
Isole Fishers Sound. 
Porto di Annapolis., fiume Severn. 
Porto di New Uaven. 
Porto del Little Egg. 
Porto di Holmes' Hole., e Tarpaidin Cove. 
Porto di Oyster., e Baja Syosset. 
Porto di Neiv Loudon. 
Porto di Black Bock., e Bridgeport. 
Porto di Edgartotvn, 
Porto She/field, e Isole Cawkins. 
Porto Nantucket. 
Porto deU'hole Captain 0, e E. 



— 274 — 

Paja iVllnntitujlon. 
Shovco ilel finme Chester. 
Porto ITyannis. 
Fiume Pttsquotank. 
Porto deirisole Cut. e Ship. 
Cosln occidciitalc [Rivognizioney 

Porto oecidentale delle cosle occidontall di Long Tsland. 
Isolc Hart e Cilij, c Porto delict punta Sachems. 
Contoini : 

Di Capo Cornaveral. 
» Hat terns inlet. 
» llalteras shoals. 
i> 5.' Andreivs slionls. 
Quadri sinotlico-geografici., indicanii il globo Icrrestre nello stato fisico, politi- 
co, morale, compilnti suite opere classiche di geografia., dal sacerdole ViN- 
CENzo Rrvxcia da Mcolera. 
Prolusione agli studi delle letlere latino ed italiane del scminario di Nicotern., 
per I'anuo scolastico 1849 e 1850, dello stesso. Napoli 1851, un fasc. in S. 
Memorie dell'accademia delle scienze delVistiluto di Bologna. Tom. 2, Fasc. 4. 

Bologna, 1851 in 4. 
Zoologia popolarc. Lezioni di anatomia e fsiologia animale del sig. Vittore 

TuEviSAN. Padova, 1851, un ■vol. in 8. Parte I. 
Herbarium Cnjptogamicum Trevisanianum. - N. 1. (Rhizocarpae., Calamariae , 

Filices, Selagines.) Lo slosso. Padova, 1851, un fasc. in 8. 
Delia supposta idenlita speeifica de'Licheni., riunili dallo Schaerer sollo nl na- 
me di Lecidea mierophylla. Nota letta all.' I. R. accademia di scienze., let- 
tere, ed arli di Padova., dello stesso. Padova, 1851, un fasc. in 8. 
Seconda nota snl bianco dc'grappoli, dello .stesso. Padova, 1851, un foglio. 
Snlla composizione dell' esercito pontificio 5 Icllerc del cav. capitano Oreste 

Brizi. Firenze, 1851, un fasc. in 8. 
Comples Rendus .... Conti Rest dell'accademia delle scienze di Parigi [in 

corrente). 
Annali di scienze matemaliclie c fisichc., compilali dal prof- Barnaba Tortolim, 

fasc. di otlobre, novembre, dicembrc 1851, e gennaio 1852. 
Delia vita., e delle opere di Gherardo Cremonese., tradiitlore del secolo duodecimo, 
e di Gherardo da Sabbionetla, astrononio del secolo deeimoterzo ; notizie 
ruceolte da Baldassare Boncompagm. llon)a, 1851, un fasc. in 4. 



o-?'. 



Giutilc^ e covrczioni alio scrillo intilolato : Delia vita e ilelle opei'c di Guido 

JiuitiUti^ a.slroloyo vd astronomu del secolo dceimolerzo; noliiic raccolte dal' 

to ■■slcsso. lloma, If^ol, uu Fasc. in 8. 
Jn historiam creationis tnomicam commentatio., auctore lo. Babftista Pia.ncia- 

Ni S. J. Napoli, 1851, un fasc. in 8. 
Sulla Vila c sidle opcre di Guido Douutti: Icttera dci prof. Luiyi Marin Rezzi., 

bibliotecario corsiniano.,al signor don Baldassare dc principiYiosco^vxiWi. 

Roain, 1851, un foglio in 8. 
Sulla vera ed unica orirjine del calcino nei baehi da seta; espcriincnti cd os- 

servazioni dell'ab.G. A. Lonc.om. Monza, 1851; un fasc. in 8, con carta 

liloyrafala. 



ERRORI CORREZIOM 

Tom. IV. pag. 53i lin. 14 scopre copre 

li I. )) 581 » 7 13".0 13°. 12o. o 13". 

» n » CGI « 11 dalle delle 

Tom. V. » 1 40 71 33 il sal yemma si lolga 

» II u iri 11 34 I'acido ioU'oricu si totga 



A T T I 

DELL' ACCADEMIA PONTIFICIA 
DE' NUOVI LINCEI 

SESSIO^E III' DEI 15 APRILE (852 

pnESIDEi\ZA DEL «»IG. PHU\CIPE D. PIETRO ODESCILCDI 



MEMORIE E COMUNICAZIOJ^I 

DZI SOCI ORSINARI E DEI COHB.ISFONDENTI 

BoTAMCA - Jllustrazione dclValbero vohjarmeiUe conosciiUo sollo il nome di Me- 
lia - Monoria posluma del prof. Carlo Dorr. Doarelli. 

JLii Mclia Azcdeach, cosl dcnominata da Linnco, e un'albero della famiglia na- 
furale dclle Mcliacee di Jussicu, che dalla Siria sua prima originc si propago, 
e si naturalizzo per coltivazione in altrc parti dell'Asia, come pure nellc ''<^- .^^ 
jfioni iiu'dileiranec dell'AlVica, c dell'Euiopa, noii che in varic pioviiicie del-i 
TAmerica settentrionalc. 

Questa pianta fu posta ncl gcneie Melia , per le foglie delie sue 
specie^ piii » meiio somiglianti quella del nostio Fiassino , FraxinuH excel- 
sior L. , o Mclia de'Greci : era prima conosciuta dai botanici sotto il no- 
me di Azederach, costiluito in genere dal Tournefort, che e il nome arabo col 
([ualo forse prima dal Uhazes, c piu sicuramentc daU'Avicenna (1) al princi- 
pio dcll'uiidecimo secoio delT era nostra , si fecc conoscere come pianta ve- 
itefica, e insiemc medicinalc. Da cio poi segui, che naturalizzala in Eui'o|)a 
si conobbe dal volgo pur anco colio stesso nome, sebben corrotto in (juello 
di Azalmich, ovvero con altri, che gli vennero dati, a scconda degli usi liie 
di essa si feccro , o per tutt' altro che gli t'u attribuito. Coteste volgaii de- 
Hominazioni egualmentc vigenti tuttoia, sono Pateniostri di s. Domenico; Al- 
bero della Pazienza, ovvero Albera Sanlo, in quanto che co'suoi semi si la- 
cevano, come ancora si fanno, gli acini da Rosarii, che il cristianesimo ripeto 



(!) Avjcenoa. Canon medicinac ex casti^atiooe Alpagl Bellunensis. Vcnetiis tS93. Vol. 2. in fot. 

36 



— 278 — 

da s. Domcnico, come la cindtra di s. Paziciizn; sicomoro falsa; albcro di Zac- 
chi'o; fiico d'Egitto; o siccomoro, corrotto da sicomoro, pevvhi'. uti tcin|)o eoii- 
fuso col VOW). Fico Sicoiiiero doU'Ei^itto, e dclla Palcstiiia, all)Ci'o al quale si 
viiol I'iforir quelle, sul (|uali' nolle sai-iv carlo, loj;i;osi ossor salilo Zacclioo, per 
vodero il passag|i'io dj N. S. d. ('.. Finaimoute oblto ij uonie di /Vr/foo, csscudo 
che i suoi rami porlano racemi abbondcvoli di fiutli, iie'ijuali per la forma e 
ijrandezza loio si ercdelle trovarc un'aiuilogia colic pcrle. 

(Juaiido , come s' inlroducessc la sua colliva/.iouo in Kin'opii , non si 
puo bono dolinii'c; solo puu dirsi di positivo, dielro la lellura di (juoi primi 
botanici, olio pailarono deirAzederach di Aviccnna, quali sono Maltioli, Do- 
donco , Clusio , ed il Lobelio , che la coltivazione di tal' albcro in Italia , 
nella Spniiiia , cd in Narbona , o a ropularsi almcno dai principii do! 
secolo XVI. Posciache alia mela circa di dollo scoolo, quando i protiili au- 
tori detlavano Ic loro opere , non dicouo di rinvonirsi una qualchc rara 
pianta di Azcdcrach nei dctti luocfhi , ma racconlano dell' abbondevolczza 
di essa, e clic era non solo nei f;iardini di Sivijilia, ma pcrllno, come narra 
il Clusio, ivi gia usata come ricco oi'namenlo delle vie reali, cd aiichc del 
palazzo regio; lo che senza dubbiezza fa credere ad una coltivazione cosi 
avanzata per anni, da potersi far ben rimonlare, almeno per la Spagna Sivi- 
gliese, al principio del XVI secolo. E fin qui teniamo di avei' discorso rispetto 
all'epoca, cd alio rogioni dove prima qucsta [)ianla si conobbe coltivata. 

Ora poi venendo a ragionare sui dati di semplice, benche con plausibilc in- 
duzione , per quanlo a noi sembra, ecco quale sarebbe I'opinione nostra. In 
Ispagna, dominala nei medio cvo dai Mori, potreLbe ben credcrsi introdotla 
fin da'tempi loro per uso medicinale, se per parte de'medici; o per Icmpcrare 
r ardore del sole colla sua grata ed olezzante ombra nei luoghi frcqucnlati 
delle citta caldissime di quel clinui, prendendo in cio norma dalKAffrioa, dove 
gia ben potcva csser coltivata, come poi gia il Rauwolfio uel 175'l la liovo 
a tal fine coltivata nolle ])iazze di Tripoli. Cio poi prende ancora maggior 
fondamento, se riflettasi al perche deirantico ?ioinc, che volgarmente si ebbe 
quest'albero di allx'iv de'Pateitwstri di s. Ihiiicnico , e di pazienza , essendo 
stato il Rosario introdotto nei tristianesimo sul cominciare del XIII secolo dal 
detto Sanlo che era in Ispagna, ed ove ebbe dci molti conventi. Si puo pur cre- 
dere, che fin d'allora trovassero i suoi Fadri, se non egli stesso, in pronto 
que'graziosi, duri, o commodamente foiabili acini doirAzedarach, per far Ro- 
sarii uclla Spagna, dove solanicute era abbondcvolissima piii che altrovc, a te- 
stimonianza del Clusio nei XVI secolo, quando comincio di essa a parlarsi dai 



— 279 — 

hotanii'i, come sopra si disso, iiorclu'- alloiii unicaiiionto cdltivata a tal'iiso in 
Italia, (licondo il Mattioli, per lo piu Irovaisi iietonvenli dc'lrali, the de'suoi 
friitli i'anno la coiona dpi I'aternoslii, la (pial juatica par bene aver avuto 
principio nei convenli antichissimi de'PI*. Domenicani. Per lo (piali cose tutte 
(in (pii discorse, ritoniamo assai verisiniiiinonte , die la delta Melia siasi fin 
dal medio evo introdotta nella Sjiajiiia meridionale per ojiera Moresca, e sia 
il [irinio albero esotico, di (pielli vol^armente detti dolci, e di poca vita, che 
venisse adoperato per utile ahbelliinento delle vie reali, e dclle citta. ('on esso 
forse, dietro resempio orientale, s'incomincio questa specie di puhliiica eolti- 
vazione , propagata poi dalia Spajiiia in altri paesi , c fine ncl \ord , ove 
meno si ha bisogno riparaisi dail' ardore del sole ; e che per altri alheri 
succcssivamente aggiunti , ed euiopei , ed asiatiii , e sopratutto americani , 
siensi rese gaje, e piacevoli le inibliliclie vie, ed anieni i privati passegiri; seb- 
bcne non giuiigano essi alia macsla, ed alia tarda coniodita della seniprc fron- 
zula Elce, Qucicus ilex L., tanlo accolta dai nostri inaggiori. 

Dope cio venendo a dire delle qualila, e degli usi di cotesta pianta, ri- 
cordercino innan/.i tiitto, come dafjli Arabi, dietro Tautoiila d'Avicenna, e po- 
scia del Ulia/.es, venne dicliiarata venefica, massime nel suo fiulto, cosi da po- 
ter perfino riuscir mortifero I'uso di questo, che offcndc lo stomaco ed il pet- 
to; veleno ))rinei|)almenteanalogo a quelle del F.edndro, Nmum Oleander L., pel 
quale giovano gli slessi rimedii die valgono contro al ]irimo. 

D'altroude pero riguardaiyno [lure TAzederadi coine un medicameiilo, di- 
cendo ehe il sueeo, ed il decotto delle foglie e dc'fiori snoi erano valenti a 
deostruir* prcsi iiiternanienle, ed esteiamenle ad uecidei-e i pidocchi, ed a lar 
erescere i capolli, come credevano, che facesse la canajie; della corleccia poi 
contaveiio come godesse virtu di guarirc dalle I'ebbri umorali, o Demiiialidic 
come essi diccvano. 

Questo h quanto si disse, piii suIla fede di quei medici , che pei' altie 
osserva/.ioiii di esso alhero ne' libri degli antichi botanic! ; tranne die 
risjietto alia ibr/.a vendica de' suoi I'lutti , aggiuiise il Rauwnllio aver 
visto niorire i cani dandone loro uniti al cibo; ed il Clusio avverti , die gli 
uccelli tutli gli schifano: dalla quale avversione, dice il Mattioli, deve trarseiie 
pur segno di loro tristo/.za, ond'e ehe IVpitcfo di mortifero fu dato aH'albero. 
e I'll racconiandato a <|uei die lo coltivaiio iieloro giardini, ad esser giiaidiiiglii 
perdi6 non ne venisse danno ai loro domestic! , o ai loro congiiiiili. 
E (piesta avversione degli uccelli pei detti frutti e pur vera, ma c d"avver- 
tirsi, non esser cos'i assoliila , che mai accada rispetto ad essi il mangiaine. 



— 280 — 

Noi aliliiiiino vodulo, conic viddcro tuUi firinservicnli del Ciardino Bo- 
tanico llomano, dov'c un vialc di Mdic, ncgrinvcrni rigorosi, c inassiinc do|K» 
lo nevi , ed i gcli ripctuti , clic ncl gcnnaio gli uccclli detti Caponeic, Sjil- 
ria (ilricnpillit IaUIiv., non avcndo da chc trarre nulrimcnto, si cibavono do' 
IViiIti dclif dclto iiiflio, ivi aMiondantissimi o nialiiii, rimancndo |ioio ossi da 
lal cilio tanlo iudeboliti , da volarc a stenlo a poca alloz/.a dal suolo, cd a salti; 
talmcntocho era facil cosa Pimpadronirsi di loro. Prcsciitavano cssi sintomi 
d'isUipidiiiiciihi, ai (piali piu o iiicii |)rcsto, siicccdova ia niorlc , e morti so 
no trovavaiK) pel giardiiut, e dopo niorto davano im fetore, eiie ci parve do- 
versi paraiioiiare a qucllo delFolio di licino aileralo. Dal qual lallo resta in- 
contrastabilment* comprovata la natura vencfica, da rifcrirsi forse a ({uclla di 
narcolico-ncri senza dubl)iezza alcuna per gli uccclli, almeno di qucsla specie, 
inciitro allri noil no vcdenimo su quegli albci'i chc nc mangiassero, nc alcuno 
di quolli , chc pur si rinvciigono ncl giardino, conic i nicrli , Salvia mcrnlu 
Sav., cd i tordi, Sylvia musica, Sav., fu da noi riconosciuto avvclcnato. 

Essere puranco all'uomo di nocumento cotcste piante pci frutli, e I'orse 
ancora \\ov le foglie , si rileva da un' altro falto insignc, qual'e qucllo garan- 
lilo (la IJory do S. Vincent (I): cd c chc in una cittii dcH'Andalusia, chianiata 
santa Maria del Porlo , I'acqua di una sua I'onte contenuta in alcune grandi 
vaschc , chc si aveva cura di lener sempre picne a pubblica commodita , 
divcnno decisaniente mal sana, per essei-visi piantate intorno dellc grosse niclie 
dai soldati doirinvasionc francese del 1808 al 1813; c ritorno innocentissinia 
conic prima dopo il taglio di quelli albcri, poiche il farmacista Guttiers re- 
puto doversi ravvelenamcnto di quell'acqua, all'infusione de'senii, ( e noi ag- 
giungeremo puranco a quella delle foglie) chc abbondantcmenlc cnlro di essa 
cadevano. 

Ne diversamente accadde per quanto concerne le sue facolta medicinali; 
poiche fino al terniinare del passato secolo, poco, o nulla ne venne parlato, 
e parlandosenc non si ripete di esse, come pur fece il Leniery ncl suo dizio- 
nario dclle droghe seniplici, che si ebbe per classico in tutto il XVII, e gran 
parte del secolo XVIIl; non si ripete dico se non quanto si era detto prima da- 
gli Arabi. Fu solo per quanto sappiamo il Lourrerio quegli , che pel prinio 
ricbiamo fondatamente I'attcnzione dc'medici sulle virtu dell' Azederach, poste 
da lui in onoranza nella sua celebre Flora Coccincincsc, pubblicata in Lisbona 
ncl 1790; dove fa certa fcde riuscire quella cfficace rimedio in varle infermita, 

(1) Diet, class. (I'Hist. nat. art. Aiederach. 



— 281 — 

nm sopiatiiUo nellc vcnninazioiii. yuesla virtu antclmintica vcnnc poi succe*- 
sivamcntc comprovata non solo, ina diinostinta csistcrc in <picl vcgetabilc al pii'i 
alio triadd da Ulmne (1), dail'A. Uicliard (2), da Cliapctin (3), o dal Koliok (i); 
cosicclu; lion v'e in oj{j;i duldiiczza aleuua, ciic la corleccia aiiiaia, c iiausca- 
lioiida dclla sua radice, massiine raccolta in marzo ed aiirilc, ([tiaiido ralhoio 
V in succhio, e sopratulto allora adopcrata fresca, vale non solo ad es[)clleri' 
i lombiici, ina peifino Ic tcrribili Teiiic. No vuole allrinicnti adofierarsi 11 siio 
(lecollo, die iioi casi piu j;ra\ i, como di tenia, poneiido oncic i radice Iresca 
in 3 foglicttc di aequa, lino a ridursi ad un decotto saturo di color caffe carico, 
ainministrandonc da mozza ad un'oncia ogni due o tre ore, fino clic non si 
espellaiio i vcrini. Alio volte ca^iona dci vomili, e ncllo stcsso tempo dejrli scari- 
clii di ventre, clie non sono di (^onsegueiiza. Ciie so in ([ualclic tein|ieraiiieiiti) 
piu delicate, f'ossero Iroppo I'orti, non sarebbc da temeic se sopragfriungesse un 
qualchc deliquio, od altri sintonii dc'suindicati, rispctto alio sue propriela veiieli- 
che; perelie jircsto ccderebbero, o da se, o coH'uso di poche goceie di eteie 
in un poco d'olio d'olivo, sccondo il dettat(> del Dotl. Toiirnon. 

Oltrc a (picsta, che e pure la primaiia ed insigne virtii di sifl'atta Melia, 
ancora delle allrc, se non trovate nuovaniente, conferniato pur fuiono da os- 
servazioni : cosi dal Michaux (5), come da'succitati autori, si accerto ancora , 
che in alcuni luoghi tanto dell'Asia, quanto deirAmcrica si usa come tonica, 
preservativa da una malattia analoga al cholera, e come antisterica, al qual'uojio 
e eomuncmenlc adoprato il decotto delle sue foglie a Calcutta; ed il Dottor 
Kistoii aeccrta di avcrlc ritrovate utili nella sua pratica (6). Si ritrovo pure 
icalmentc antisterica questa stessa decozionc, c la polpa del frutto si rieonobbc 
altresi antitignosa; poiclio in America, come dice il Coxc, ed in Persia a te- 
stimonianza del .Michaii, un unguento preparato colla polpa di tali frutti, si ado- 
pra aguarirc eotesta schifosissima infcrinita;e puo forsc dirsi come antireumatiea, 
se vogliasi a lei appropriaie la virtii , che nella sua vicina specie il Dottorc 
Ainslie (7) disse essere il decotto, o la polvere delle sue foglie nel reumali- 
smo cronico. Ad onta di tutlo questo pcraltro, i rimedii fin qui discorsi, cho 



(1) Flora di Giava 1821. 

(2j A. Richard Botanique oiudlcale. Paris 1S23. 

(3) 'ropographie medicate de fisic de France. 

{■\] Coxe ..\nierican dispensaris. 

(!i) llisloire ilos arbres forestiers de I'.^nierique Septemtrionile 1810 a 13 Paris toI. 3 in J.' 

(01 Bevue .Medicale IV, 282. 

(7) Maliire. Medic. Indig. II. 454. Secondochi ne riferijce il Sl#rat, Diclion. de Mai. Med. 



— 282 — 

con vantapfrio roalo doll'mnanila, o jter ([iianfo si scorgo fin da teiiiiti anlichis- 
siiui si adoperaioiio, come liiKora si adoporaiio iiell'Aiiicrica del Nord, cd in 
gran parte dell'Asia, non tlip in alcune legioni deirAffrica, non vennero adot- 
tali linoia in Kuropa, e credianio che non lo saranno in seguito; poiche per 
ie int'erniita snccilate, la nialeria niediea jiossiede niolti alti'i I'iinedii non nieno 
ellicaei, e privi di ogni vonelica qualila, s])eeialniente per quello die liguarda il 
curare in genere dai vermi. Possiede inlalti la nialeria niediea la prcziosa, ed 
innoeiia Santonina, e jier la lerribiie tenia, eontio la ipiale si sarebbe dovuta 
anni indielm iiiipiegare, ora le si rciide inutile; poielie con egiiali ineoniniodi, 
(luali son (pielli, che essa puo arrecare, di disliiibi ncrvosi, di deli([iiii, di vo- 
niilo , e con sicurezza non minore, abbiajTio il decotto che si fa dclla cor- 
leccia (i(>lla radice del granalo silvestre , ora gcneralnientc usato da tutti i 
pratici, alia ipiale veiigono in oggi sosliluiti i fiori del Cousso [Ihaijcm an- 
ichiiiiilicn Kiilli.), siccome riconosduti ancor pin validi di delta coileccia, ad 
espdier la tenia. 

Kacendoci ora a considerare Ie altre (pialita e gli usi di questo alliero , 
direino, come il suo legno , sebbeno uon niolto pesanlc , pure per la linoz- 
za, e<l nnione del suo giano , per il suo piacevolc colorito fra il roseo pal- 
lido e carnicino, e per il bel lucido, ehe e capace di prendere nel suo pu- 
liineiito, potrebbe riuscire audio fra noi utilissimo per I'arle deU'ebanisla, co- 
me in America, dove largamente al detto uso si adopcia il troneo suo a far 
pregievole mobilio di casa; che questo nelle regioni caldc d'Europa, come ncl 
nostro paese e pur albero, che gia fra i 25 a 30 anni e ben maturo, e gran- 
de eos'i da dare amiiie tavole, avendo oidinariamente in delta epoea la cir- 
conl'erenza di ben due palmi di larghezza. 

Ne I'interessantissima arte della tinlura devc trasandarsi , poiche Thie- 
baut afTerma , il legno c le radici della Melia somministrare solida e piace- 
volc tinta rosea, uii po' velata di Nankin; ma essendovi dcllc allre sostanze 
die daiino in \nu gran copia un tal colore , ed anco piu hello , non cadde 
jninto in pensiere ad alcun tintore di far uso del legno e delle radici di que- 
sl'albero, adlnc di ulilizzarne la tinla. 

Uacconta il llidiard (1) come in alcuni paesi eslraggano dai fi'utti del- 
la Mdia, deir olio buono per ardere. Difalti Endlicher , nel suo Enchiridion 
Botaniciim dice k Oleum quod seminibus exprimelur , alendis lampadibus 
aptum )( l-a qual cosa ci sembra doversi tenere in considerazione. 

(f; dp. cit. 



— 283 — 

Qiianto alia coltivaziono, gli convicno (juella clio si pialica imt ^W al- 
liori (Joiti il" oriiamoiilo iicllc iiostre |)e|)ini('rc. Ne sajipiaiiio coiik; i coiili- 
iiiialoii del Dizioiiaiio d'AgicoItuia dell' abate Pozier, asseriscoiio iioii |iolcrsi 
lal piaiita coltivare all' aperto presso noi , moiUrccho il fatto addimoslra 
tiillo il contiaiio. K qiiosto aiizi un'albero il qualo do|)o aver pieso siitliticiile 
svilup|)(i, si puo abbaiidoiiaio a se slesso; noii Icinendo iiep])urc fieddi, nevi 
(' gelatc, e rcslstcndo aneo a venti impeluosi. Pcio dilicato alquanto si b nella sua 
jfiovinezza. E pcro e bene assoggeltarlo a i)ali, alliiiche venga diiitto, e si deve 
Itadare elic i pali noii roffoiidano, ponendo Ira I'albcro ed cssi dei cuscini di 
paglia: convien pure mondarlo dagrinselli, (-he si poliebbeio annidare nella 
sua corteccia, c puigar questa dalle piante parasite. Quando venga potato e 
niondato colic rcgole dcirai'tc, c spesso iirigato durante i calori estivi, ac([uista un 
bello sviliq)po, c fa tal niostra di se, e caricasi tabnente di foglie c fioii, c in parli- 
colaresetiovasi in buona esposizioue, da renders! bel I issinio e piacevole ornamento 
dellc pubbliclie passeggiate, siccome gia ne abbiamo di volo toccato. Avverte il 
Mirbel, chc allon|uando la pianta e giovine, e rinverno niinaccia d'esscr rigoroso, 
(' bene di copiire le sue radici, con un lelto di foglie secclie, ed in\ ilHp[)arne il 
tronco con della paglia.Neelinii frcddi non potcndo vivcre all'aria aperla (come p. 
p. a Farigi ) rinverno viene ricoverato nella stufa teniperata; ma ognun ved£ 
come in tal caso non si possano ottenere che alberi gracili e di poco, o niun 
conto. 



— 284 — 

Elogia fiinchrc del prof. D. Feliciano Sr.ARPEi.LiNt rcslaiiralore (IcIVaccadcmia dii 
Liiicci , dcllo ncllii cliicm di s. Maria in Aru-Cooli, // fjionio 2\ manu 
1852, ncllc solaini csequie del Lined dcfonti, dal sacerdole Salvatoue Proja, 
iinu dci XXX socj ordinari. 

Onorevoli Accadeiiuci 

Oaiito lodovolo consiglio fa il vostro di pregar pace ai Irapassati collcghi,, 
di cclobrare solcniii csequic a que'valorosi, da cui ercdilaslc il iioiiic glo- 
I'ioso di Lincei, c col nomc il tesoro dclla loro sapicnza , c 1' csciiipio dclle 
loro virtu. La vostra piece asccse come inccnso odoioso nel cielo, dove c a 
credem chc quanto egiino adombiarono iiclle lor carte, or riniirino scnza al— 
cuii velo nelia divina cssenza. Rcsta clic a conl'orto dclla vostra piela io dica 
Ic lodi di alcun di loro , ed a voi raniiucnti i I'alli cgregi , oiidc vciinc in 
maggior fama , c maggior titolo si acquisto ai nostri suffragi. Ma quale io 
trasciegliero a uobile suljietto della mia orazione ? Sara cgli tra gli antichi, o. 
tra i nioderni Lincei? tra i Cesi, i Galilei, i Colonna, gli Slelluti, i Porta; o Ira i 
Pessuti, i Moricliini, i Gisniondi, i Vcnturoli, i Dc Yico ? Onibra veneranda. 
del piu caro de'miei maestri, io ti ravviso dal crin canuto, dalla spaziosa fron- 
te, dagli occhi di sottil veduta, dal grave c dignitoso portamento : tu vieni 
a buon punto sidijetto c argomento nobilissimo al mio sermone... Si, o signo- 
ri, io vi narrcro la vita del piofessore D. Feliciano Scarpellini, che fu mae- 
stro a se stesso ed a Roma in ogni maniera di utili studj; che tra i redivivi 
Lincei ebbc nome c grado di principe c di rigeneratore; che alia pcrsj)icacia 
della mentc accoppio lit bonta del cuorc, e ic virtu del vero sapiente. E se 
la mia narrazione non rispondcra al merito del valentuomo, ed alia giusla vo- 
stra espettazionc, non a difetto di buon volere, bensi alia scarsezza attribuitelo 
del mio ingegno c della mia facondia, ma non mi negate per questo la vostra 
cortese attcnzionc. 

Di Filijipo Scarpellini e Catterina Piermarini, sorella del sommo arcliir 
tettorc Giuseppe, nacque Feliciano in Foligno ncl 1762. Non ando guari che 
i solcrli genitori scorgessero nel loro figliolino indizj di buona mente , e di 
cuor generoso, il pcrchc si adoperarono a tutta possa accio fosse nutricato 
del santo alimcnto delle virtu e del sapcre, ])ria tVa Ic domestichc mura, e 
j)oi nelle pubbliche scuole del seminario. Tra Ic nobili tendenze , che nclla 
giovinetta eta si manifestarono in lui e forti e veementi, e a ranimomorare 
la piota, c I'amor grandc a tutto che riguarda le auguste cerimonie, chc rcn- 



— 285 — 

dono venerata e cara la cattolica religione anche agli occlii de'ineno credent!; 
qiiirKli avveiinc die voile assai jier tempo vestire le iiinili divise di persona 
di cliiesa, cd enlrare nel novero di que't'ortuiiati , die scelj;ono il Crislo a 
lore porzione, ed ercditi (1). garzonc dalle ncre vestimenta, lu non pre- 
vedi che con esse iin giorno eoniparirai schcrno ed aniinirazionc ad uii tem- 
po nel consesso legislativo dclla imperiale Parigi (2) ! Addotrinato che lu nelle 
italiche e nelle latine Ictteic dal celebic [irol'essore D. (iiovauni Mengo/./.i, cd 
iniziato dal I'oggi nei vcri della geometiia c della dialettica, grande desiderio 
gli prese di trarre a Roma per attendere a piu alti studi ncll' Universita Gre- 
goriana, detta altrimenti (^ollegio Uomano, c per fornirsi di quella scieiiza, 
scnza la quale Iddio rigella dal saceidozio ogniino che osa di ac<'ostarvisi (3). 
Non la casa paterna di scarse e limitate fortune, benche di civil condizione, 
ma la patria ricca dellc bcncficenze di benemerili cittadini lo soccorse dei ne- 
cessarj ajiiti inviandolo alunno al collegio, che dalla provincia che lo istitui, 
ebhe nome di collegio deirUmhria. Santissima islituzione! una di (juelle che 
lungi dal perire, dovrebbero anzi pcrpetuarsi ed accresccrsi per temperare 
gli insulti della soile , o piultosto di ([ue' harhassori di falsa politica , che 
vorrchbono la dottrina ercditaria de' soli ricchi, come il ccnso ed i blasoni. 
Stoiti! che non avvertono come Iddio dono I'ingegno ad ognimo, e lo pose 
nella mcnte del ricco egualmente che nella mente del povero, e talvolla piu 
in (juesta che in cpiella. (liechi! che non veggono gli astri sfolgoranti dei I'es- 
suti, dei iMaslroliiii, dei ("alandrelli, dei Gonti, dei llichehach, sorti da umili 
e poveri abituri a ilhnninare e a far hello di tutta la sua hellezza I'orizzonte 
scientifico di questa melropoli. E tale fu pure lo Scarpellini contemporaneo a 
quest! valorosi, aslro cioe spuntato da basso luogo, ma fulgido per modo che 
Iin dall'aurora ben dava a divedere quale poi sarebbe slato il suo nicriggio. 
Or quest' aurora io ravviso nelle scuole dell' L'niversita Gregoriana, dove in tutte 
dassi cgli e non lodato solo, ma ammirato, non |iiir dai condiscepoli e dai 
coetanei, ma dai maestri, che sjiesso da suoi dubbj e da suoi dimandi trassero 



(1) Poiil. Rom. ill prima (oils. 

(2) Si alluile aU'abilo d'alialu, tlie iioii voile mai smeUere i]uaiiJo intervenne all' awemblea le- 
gislaliva a Parigi, come si diri in scijiiilo. Qiiiiiili accail'le che esseiuk) il solo a veslir.' in iiiii-l mo- 
Jo, bcncht vi I'ossero parecclii altri ecclesiastic!, tra ipiali il P. I.aiopreili, gli occhi di I'lUi rraiio 
rivolli sopra di Iiii, chi giiistamcnte lodandolo, chi con poco scnno motleggiandolo. 

(3) Osea •*. 6. 

37 



— 286 — 

bclla occasionc (li addodriiiare se stessi. Ed e bone ohe rammentiate, o signoi-i, 
quali maestri costoro fossoro: ftirono cssi 1' Arbusti, il Marconi, il Parasassi 
suU'nni dotlori in divinilfi; il Testa, il C.avalli, il (lalaiidrelli liiosofi c niate- 
niatici speondi a poeiii. Ma I'oiiciano non cbiie giiai'i bisogno della lor scuola: 
la iialuia gli avca infuse la scintilla del genio, lo studio la fe divanipare: <[uesti 
t'ui'ono i suoi veri maestri. E cbi se non la nalnra {\ lo studio lo abililarono 
a dirigore nella specola (laelani lo ossorva/.ioni astrononiiche, e jtiu partico- 
larmenle le nieleoroloiricdie? nolle quali benohe novizio, c iiella verdo etii di 
anni 23, tanta valentia egli dimostro c tanta [)evizia, quanta mai se ne sarobbc 
potula sperare da chi fosse state gik use a seguire da lunga pczza la natura 
come nolla costante armonia delle sfere, cosi uollo varialuli vicissiludini dcgii 
elonionti. Perkx'ho tosto die' vita e nutritura a quelle periodiclie clfcmaidi, 
cho con utile e gradimento deU'univcrsale quindi innanzi in quella specola si 
pubblicarono. 

FVrtanto ei fu sacerdote di Urania pria che fosse sacerdole del Uio vi- 
ventc; del Dio clie eongiunsc le fulgide Plojadi e segno il giro di Arturo; che 
fa sorger Lucifero, e adduce Espero sulla faccia della terra (I): ma nell'anno 
avveuire (1787) fu anclie rivestito di qiiesto regale, e piu sublime sacerdozio, 
e gimisc alia meta dc'suoi lunghi e ardcnti desiderj. Ora si che la sua mente si e 
illustrata di superno splendore, e la sua scionza 6 fiitta piii venerevole dal sa- 
ccrdotale carattere; resta che la rivolga a benefizio della chiesa e della societa, 
e adempia al solenne mandato del doccto dato in particolare maniera a'suoi 
ministri da Lui che scese dalla destra del Padie ad ammaestrare e vangeliz^ 
zare I'umana famiglia (2). E gia dava opei'a a coltivare le novelle piante spun- 
tate nell'eletto giardino del collegio deH'Umbria, di cui era state alunno, quando 
il cardinal Ue Zelada gli apri piii ampia palestra neH'Universita Gregoriana, 
che lo avea accolto studiante, nominandolo sostituto al Guidi nella cattedra 
di fisica. Duro da oltrc sei anni in questo laborioso escrcizio, e fu ai discenti 
egregio maestro, padre amoroso, splendido esempio di ogni bella virtu. Per 
questi titoli crebbe in grazia dell' esimio porporato, prefetto e proteggitore 
generoso di quella celebrata universita, il quale conoscendo che il suo fiicile 
ingegno si piegava a tutto, alle divine e alio umane cose, alia filosoiia dello 
spirito come a quella dei sensi, lo creo professore primaiio di logica e me- 



(1) lob. 38. 

(2) Mat. 28. 



— 287 — 

taflsica noll'amio 1797, e quasi al tempo stcsso direttoro della collezionp ini- 
neralogira del imisoo Kirkeriaiio. A clii, iiiai'avi;.'li:ito di rosi disparate iricoiii- 
beiizi', esclamassc con Ni-wton «(> lisica li guarda dalla iiietalisica!)) io ris|iondoici 
fiancamcnte che, salva la rivcrenza dovuta a si (;rand' uoino, qiicsto a|)on»'trma, 
se pure 6 suo, non d confomie a verita, dove s'intenda che ambe queste scienze 
noil licno alliftnano nello stcsso in^'cirno, o non possono dciniaincnln prtd'cssaisi 
da uii solo e niitdo.siiiio uonio: il Lciliiii/io fu soiaino iiiati-iiiatico, tisii-o, (; 
Klosofo ; tule fu pure il Cartesio ; o anche a" giorni nostri abbiaino csoinpiu 
dcir iinpugnato connubio in un fisico distinio della rcjrale Partenope (1), che 
legge con lama di sol tile pensatorc dalla cvattedia del (ial!ii|)pi e del Ccnovosi. 
Tuttavia non io iiioj^horo die lo Scarpellini bcnciie assai valessc neile razio- 
nali discipline, era, quasi direi, piu chiamato alio sludio del rnondo corporeo,' 
che non a ([uello del mondo intelleltuale, e piii apjiartenne alia scuola del 
Galilei, che non a quella di Vico. Di che dette piu ample prove alloicho la 
divina Piovvidenza, che negli arcani de' suoi consigli spesso rivcdge le ojiere 
dei tristi a benelizio dei contristati (2), fece si che scendendo egli dalla cat- 
tedra di metafisica per folse imputazioni (3) ascendesse poco di poi (1M(M) 



(1) Luigi Palmieri. 

(2) Rom. 3. 

(3j Fu impiitato di convivenza .il govcrno repuliblicaDO del 1799 : cjuanto cib fosse h\»o, e co- 
me si diportassu iielle cariclie die gli fu giuoco forza di accellare io que'sinislri tempi, si fa mani- 
feslo dai segiienti docunieiiti. 

I. ,, L'onesta cnudotta teiuita dall' Ab. Scarpellini, e la iitilita, che in tempo della sedicentc rv- 
„ pubhiica ha egli prociirata e recala alia rcligione ed ai luOf^hi pii, comprovala con lumino^i ilo- 
„ cumenti, e contestnta dalla Giunta di Stale, non lascia luogo a siiiislre opinioni contro di lui ,,. 
= Per la suprema Giunta di State = Pielro Principe Gabrielli. = Li 30 del 1800. 

II. ,, Noi solloscritti altestiamo che il sacerdole D. Folicbno Scarpellini, avcndo a case cono- 
„ sciuto il commissario I'rancese Monye, il ijuale intervenne ail un'accademia di fisica nel Collegiii 
,, Umbro-Fiiccioli, di cui il sndd. Scarpellini i rettorc, ed avendo al medesimo raccomandato l.i 
,. consiTvazione del suo collegio, fu dal dettu commissario iiiaspettatamente deslinato airimpiego ili 
„ tribtinO| e di socio dell'iatituto nazionale nella classc di Ksica, in rignardo dc'suoi sludi, e del- 
„ rinipegno e faliche sue per ristriuiooe della giovcnlU ; Ic quali cariche le accell6 in seguito del 
,, consiglio di savi e dotti ccclesiastici ( tra i quali il tcologo insigne D. Gio. Carlii Bonomi con 
,. voto scritto ) sul riflesso di conservare il collegio sudelto, per il quale I' Emo Antonelli lece aJ 
,, esso pill voile prenitira a voce e per lettere impegnandolo a non abl>andonarlo.- e piu ancora per- 
,, ch6 vi fossero tra gl'impiegati alcune probe persone, che agir polessero la buona causa, e far ar- 
,, gine ai mali, die si minacciavano alia religione. Allestiamo inoltre che il medesimo sacerdole io 
J, tutto il tempo del suo impiego conlinuf) in quolla savia cundnlla, che si conveniva al suo caral- 
,, icre di ecclesiaslico, e che ha sempre nienala in Intto il tempo della sua lunga dimora in Roma. 
,, che ha sosteuulo sino al presente il Collegio alfiJalogli dall'Emo Antonelli sollraendolu alia co- 



— 288 — 

alia niiova catlcdia di fisico-Ghimica per giusta rctiilmzionc. Ed cccoci al 
Iciiipo de^'Ii studi suoi piu fervoiosi, eccoci al principio dclla sua grandoz/.a, 
dclla iiiaiijfioro sua gloria. D'ingogno acuto c pcnetrativo intciToga di per 
St' la iialMia, c no livcla a' disccpoli lo mislcriose risposlo; laboiioso o iiislan- 
fiihilc spot'ola (•()' suoi alliovi, islituisco con cssoloro frequPnli csperinicnti, 
lipete quelle dei Volla o dci Galvani, dci Franklin e del Bcccam, dci Davy 
dei Foui'croy; nato eon naturalc disposizione per la mcccanica, eoslruiscc 
per la sua seuola apparati di chimica, niacehine elettriclie o, i)ueuniatielie, [lilc 
Volliano, slrunicnti di ottica, di eudiometria, di mcleorologia. Chi non coin- 
pronde il valore di un iisico, che riunisce alia teorica cognizione delle niac- 
ehine I'ai'te di I'abhricarlo? Or qucsto ju-egio I'orma il carattcre distinlivo dollo 
Scai'pellini, e lo t'a singolarc: cgli chbe svegliata la menle, c destra la mano, 
quella per inventare, quesla per attuarc, colla scienza giovo alia mcccanica, 
con quesla soccorsc alia scienza. IMa vuoi tu veramentc vedcrc dove ginngesse 
il valore nicccanico-scieuUlico del niio I'cliciano? Vieni nieco nel gabinelto di 
fisica deirUniversita roniana, nel quale I'u in gran parte traslocata la prege- 
vole coUezionc delle sue niacehine: clii ininiagino c diresse il lavorio di quella 

1 

grande bilancia idrostatica st'nsibile sine ad ^, parte di un grano sotto il peso 

di librc 6, che servi di base alle delicatissime operazioni per lo stabiliincnlo 
del sistema metrico negli stati romani (1)? lo Scarpellini: chi elaboro quella 
bussola magnctica di dccliiiaziouc, e Taltra che dicono d'incUiiazioue, anibe 
grandemente lodate da Alessandro Humboldt, anibe esposte, e prcmiate uni- 
tamente alia bilancia con una magnifica mcdaglia di oro nel concorso delle 
arti e manifatture del 1810 (2)? lo Scarpellini: chi perfeziono quella tromba 
da incendio, modello c campione delle altre costrutte di poi da abili ailisti 



,. mune distruzione a coslo di sue spese e faticlie, e perlino della vila: die si fece responsabile per 
„ f.ir rimanere in Uoina Jtie ecclosiastici addelti alia cura delle anime; che fece riaprire Poralorio 
,, del Pianlo, e impedi che fossero soppressc le congregazioni del collegio romano : che si oppose 
., sempre per qiianlo pole .ngli iirli conlro la religione ed il culto: ec. ec. ,, — Roma 8 novemhre 
1799. Firmati ; il parroco Onofrio del Sole; il parroco Lorenzo Cardella; il cav. Linotte; Alessandro 
Silva, ec. ec. 

(1) Vcdi il pregcvole lihro, Prospetto deih operacioni ec. fatte in Roma per lo slabiiimcnlo del 
sistema metrico stampalo nel IRtt pel lipi de Romanis, dove sono descritti tutti i parlicolari di 
quesla bilancia, e de'suoi aiinessi. 

(1) E'degno di cssere qui Irascrilla la bella leUera onde il dotlo Ab. Colizzi ispeUore gene- 
rale, sollelicb, dirb cosi, lo Scarpellini, ad arricchire delle sue macchine la esposizione. 



— 289 — 

ad uso di que' baldi militi, chc diconsi vigili ? lo Scarpollini : chi dunu alia 
scion/.a |iir(islatica (|ii(!l iirodijiioso congpfrno, clic diccsi jiiroscojiio, ondc cs|»lo- 
raie i iiiiniini i-llV'tli della dilatazione deiitro i liiniti della scala Icriiioniclrica 
ill qualsivoglia spranga mctalliea? chi compose con vcrghe siflattamcntc esploratc 
quel piegcvolc pciidolo di coinpcnsazionc (I)? lo Scaipcllini. Mi passo del inicro- 
scopio (r.Vmi(u, (K^i quadranle portalile, (leiriiifinito nunioro (i'isti'uiiicnti iiieteo- 
roiogici ed eudioiuclriciinia potro io passaniii di'llc iioiiiii niaccl)iii(',(li cni adoriio 
la splcndida spccola per le encrgichc sue cure, e sotto la sua direzione innalzala a 
[)io creatore su qucslo colie fainoso del Campidoglio? inai no: e comuiique Tarle 
oggi si pregi di averlc coiidottc a piu squisila pcrl'c/.ione, iKmdiinciio a gloria 
di'l mio protagonista diro cho sua e quella niactliiMa paraliallica I'oriiila di 
cannocchiale acromatico; suo il circolo moltiplicatore, che rivaleggia con quello 
rlcl Hcinclicbafli, die stagli a lianco; di sua iiivciizione I'dcgantissiino iiion- 
laiito del grando rillcUore di iiiarino tcnarin di 8 piedi di foco ciaboiato dal 
• latti ; lungo lavoro delle sue inani il ([uadraiitc inurale iinprontato di iiuova 
divisione (2), clie ad onla del iioliilissiino circolo nicridiano di Ertol da coi- 



,, l.'ispellore geiieralf dellu arli e inaiiUaUure m-gli blati roniaiii al siynor ab. Scarpelliiii ce- 
,, lebre fisico e malemalico. 

;, Signori" : clla sa che il ili IS del correnlc agoslo a»rii luogo in Campidoglio un genera- 
s, le concorso di prcmi ed una esposizionc dei prodoUi dell'induslria dei romani diparlimenti. Se 
„ un ilerschct ed un Fischer si sono fatli una gloria, malgrado la loro pill elevala perizia nclla 
„ fisica e nellc matemalichc, di costruire colle loro mani gl'islrumenti analoghi a quesle scicnzc 
,, sublimi, io son ccrlo che ella non prendcri a sdegno di fai- conoscere all'Ualia, che clla 6 il 
,, retliUcalore delia celebre bilancia, il pi'rfezionatore dell'idrobolo e della biissoia microscopica di 
,, Ueclinazione, e I'invenlore felice di una bussola d'inclinazione sopra i principj di Borda. A Cron- 
„ te di si illustri esempj, io la prego di onorare |j nostra esposizione , ed il concorso di quesli 
,, nnovi monumenli del di lei genio. Cosi Roma la qnale deve a lei la prima impulsione alio studio 
„ delle scienze, e la loro rettificazione, le sari riconuscente pur anco di polersi fregiart- in questa 
<,, occasione dolla gloria di nno de' siioi piil chiari e benemerili ciUadini. Ilo I'onore ec. Roma, 7 
„ agoslo 1810. — Vincenzo Colizzi. 

(1) In un niio scritlo sulla divisione del tempo in giorni ed ore puljblicalo nel 18i7 (Roma, li- 
pogratia delle belle arli) io commendai la utililadi que->lo prezioso istrumento nella costnizione de- 
gli orologi a pendolo; ma il cb. sig. prof. Volpicelli vi ha tesli discoperto un nuovo e singolarissi- 
mo prcgio, q:iollo cioj di poter servire altresi da termomelro solido e termometrografo. Qnindi 
clitunque leggerH gli atti deiraccademia de'nuovi lincei (An. IV. Sess. IX) si persuader! di legpieri 
che lo Scarpi'llini inventando il suo piroscopio, precede di moiti e molli anni I'invenzione falla 
da Brt'gnet e da altri Rsici dei termometri solidi a massimi e minimi. 

(2) Ogni grado vi si trova diviso in 20 parti e non gia in 12 come ordlnariamente si »ede ne^li 
altri quadranti, perlochi ciascuna parte da 3, o sia 180". Le frazioni poi di ogiiuna di delte parli, 



— 290 — 

lucai'si tra poco in quclla spccola, sara, lo sjiero, rispettato dai direttori av- 
veuire, come lo o dal i»reseiilc (I), c come gli astronomi del collojii,io Romano 
rispettarono in o^ni lompo e custodii'ono con gelosia il qiiadranic del ceiebrc 
Boscovich. 

Kitornando oia all' inscg:nameiUo, che fu prineii»alc occupazionc del va- 
lentuomo, e niesl.icri che pria d' inoltrarmi in (jiiest' argomcnto io ne faccia 
conoscore {"indole c la nalina, o rivoli il line supremo, a cui lo diresse. Vi 
ha, sijjnoii, una dassc di professori, che alia utilitii non atlendono delle 
pratiohc applicazioni, ma solo al sublime della pui-a teorica, e quasi sdegnando 
che la scicnza si ahhassi al corlo vederc dei piu, la sollevano a maggiori al- 
lure, e la nascondono tra i simholi del trascendente e dcirintinito: io m"in- 
chino a quest! potenti intellctti, ma benedico a quegli ingegni, benchc meno 
potenti, che la lendono piii accessibile, I'amicano alle turbe, e la fanno mi- 
nistra della provvidenza per soccorrere ai bisogni della vita. A qucsto novero 
appartennc il prot'essore Scarpellini, il ((uale dcttando dalla cattedra seppe farsi 
intendere dalle menti le piii grossohuie, e discorse le sue lezioni con ogni 
maggior chiarezza: il suo niagisterio lu luce che illumina, ma non abharbaglia 
le deboli viste; fu un flume che scorrc placido e maestoso, ma non strari|)a, 
ne allaga le sottoposte canipagne; fu teorico-pratico, e percio non niai scom- 
pagnato dalle utili applicazioni: i suoi studi furono diretti a portare alia scienza 
nuovi proseliti, ad amicaria ai piu schifiltosi, a rendcrla fruttuosa e benefica. 
Di che, richicsto dell' opera sua e del suo consiglio, ascese templi e palagi 
per sottrarli dalle folgori minacciose con mille punte frankliniane; corse le vie 
di questa metropoli per stenehrade nel bujo della notte con mille faci a ri- 
verbero; visito i mesti alberghi dell'egra umanita per disinfcttarne la corrotta 
atmosfei'a; enlro le caserme dei vigili per incoraggiarli e addestrarii all'ardiio 
cimento di debellare le fiamme. E quando si lento d' introdurre in Roma il 
sistema decimale nei pesi e misure, ei fu presto alio operazioni, che prcce- 
dettero, e a quelle che accomjiagnarono cpiesta utile, benche poi abliandoiiala 
riforina; oi dispose e eolloco in hella ordinanza i papii'i egi/.iaiii, che accroh- 



e iniimli anclie i seconili, si lianno per inczzo Ji un;) vite micrometric.i, a cui 6 npplicata una ro- 

seUa divisa in 180 parii corrisponilenti a ISO"; ogni passo della vite, e qiiinJi ogni giro inlero dni- 

I'indice della rosetla la scorrere al cannoccliiale una divisione del grado, o sia 3'; per cui un terzo 

1 . ,2 

di questo niro marca 1', due terzi marcano 2!, ec. : parimenti — di detto giro marca I"; — mar- 
lb I ' "^ 180 " 108 

»:ano 2" : ec. 

(1) Sig. professoro D. Ignazio Calanrlrclli . 



— 291 — 

Ikto prcgio e decoro alia collczione Vaticana : ei intervcnnc giudice coin|je- 
tcrilf lia 'jiU aiclic'olofii nolla (iiiiiosa (|iiisli()iic siillc fiallme dolh' trambfi dirntaiift 
(Iclla Lu|ia Capitolina, olrusco lavoro di hroii/.o, e giudicandole iii'odoUc dalla 
a/.ioiif t'()ii(l('iite e lac«'raiite del fulmiiie, concliiuse per la idciilitii della Liipa 
attuale (la|iitolina eon qiiella, di eui ]mrla (liecrone (1), colpita dai strali di 
(liove. Tutte cose, clie chiaranieiilo dimoslrano con fatti la lienefica influenza 
delle seienze nei viver soeiale. 

Vengo di piesciite a quell'imivcrsale e ])iii esteso magistero, che lo Scar- 
pelliiii esercito nel collegio Uiiibio-Fuccioli dairanno 1794, in cui vi fu fatto 
retfore, (ino al 1X2."), in cni eliiic piu iiobilc sede nel (laiiipidoirlio. Ma come 
potio io lidire i parlicolari di (pianlo ivi adopci'o col senno e coHa mano per 
proniovere c diffondere in Homa tutte le fisiclie discipline, e le arti che ne 
dipendono? faro come que' mietiloii, che inietendo in largo camjx) di hion- 
deggianti S|>ielic , non si danno a ricoglieile ad una ad una , ma a f'asci le 
adunanu e logano insieine. Vi sovvenga innan/,i tuHo in (jual tempo egli si 
accinse alia filantropica inipresa: cio fu quando appcna si vedeva tra noi in 
(pialclie pvdjiico staliilimento una maccliina elcttrica a disco di zolfo, un or- 
digno pncinniitico a mi solo stantufTo; quando i pochi, che si dilcllavano di 
(piesti stiiiii per niatia gclosia ne facevano lui protoiido mislero ; (piando gli 
sconvolgimenti politici, ed il lumulto delle guenc avcvano distollo le menti 
dai pacilici studi, e piu si sudava nei campi di battaglia, che non si attendeva 
ai laboriosi lecessi della scienza. Or in ([uesta condizione di tempi il sofo dai 
collegio d' I inbria apii ini annuo corso di fisiclie sperienze, e divulgo ogni 
trovato della neo-chimica, a capo dei quali I'analisi e la sintesi dell' acqua, 
die, primo in Italia, istitui alia juesenza di Monge e di Berthollet, lodatori 
che ])oi furono de' pieclai'i suoi meriti appo i loio connazionali : in questa 
condizione di tempi oslento cd accrebbe i primi prodigi della jiiia di Volta, 
il pill ammirabile degristrumenti scientilici, vaticinato da Napoleone impeia- 
dore qual futmo Briareo degli agenti industi-iali, non senza forse presentire, 
che, come a ricompoire rimpeio, cost a far compiuto questo suo scicnti- 
tico vaticinio, aviia dato opera con sapiente decreto un Napoleone ginniore (2): 

(1) Orat. III. contra Catilinam. 

(2j Si accenaa al decreto di Luigi Bonaparte presidente della repubblica francese (ora Napoleo- 
ne III imperadore) dci 23 febbrajo 1852, col quale viene istituito un premio di 50000 franchi in 
f;ivore dell'auture della scoperta, die render^ la pila di Vulla applicabile con economi a. 

Sia all'iuiUistria come sorQeute di calore. 

Sia all'illuminaiione. 

Sia alia cliimica, o alia meccanica. 

Sia alia medicina prali ca. 



— 292 — 

in ([ucsta condizione di tcmju riuni in esercizi accadeinici un' eletta di colt! 
giovani, seme della celcbrala accadeiiiia dei Lincci, di cui tra poco avro a 
parlaio; ehianio d'iiitorno a so i nicccanici arlisli od i nianofattori, o li pose 
sotto la direzione dclle scicn/.e, senza di die indaiiio si spcra chc giungano 
aU'eecellcnra; eresse una specola per le osservazioni astronomiclie, o piuttosto, 
come ei diccva, per fare gli astronomi, addestrandovi i giovani allievi nclla 
pratica aslronoinia. Poi'ohe poi al dato impulso succsedcsso ])iu I'apido c piu 
durevole nioviinciilo, aduiio libri, niinoiali, e macchinc d'ogni nianiera, c I'ormo 
una biblioteca, uno svariato gabinctto di fisica, di chimica, di stoiia naturale 
a disposizione di ognuno che volesse e sapesse giovarscne: c tutto a sue spcsc, 
tuttt) a via di rispannio e ca' sudor! della sua frontc, talcho a! vedorlo sposso 
ridotlo a pciiosa iiidigonza per anioie della scienza, volto ai inoderui Luculli 
lor detto avresli: o voi che adunate lussureggianti masserizie in auratc sale, 
deh soccorrolc al iilosofo filaiilropo, che aduna atlrezzi sacri a Minerva nel 
collegio delPUnilu'ia! E veranionlo io credo che lo S(^arpellini non abbia niai 
piovato niaggiore consolazionc al mondo di quella, che ebbc quando I'augusta 
Maria Luisa di Etruria, dopo aver acquistalo il famoso tornio con tutto I'ap- 
|)arato meccanico del Pierniarini, glicne fecc generoso presente (1). 

Ma (jual improvviso coniandanienlo il distoglie dalla noliile imprcsa, e il 
caccia fuori di via quando c per giungcre alia desiata nieta? La sua lama ha 
valicato Ic alpi, e il potente conquistalore, che si ]»rpgia di onoraic i sapienti 
lo chiama a Parigi a far parte di quella congrega di Icgislatori, chc doveva 
I'invcrdire nel mondo la sapienza di Giustiniano. bivano si ri('usa e va inen- 
dicando jn-ctesli per rcnderc mono odioso il suo liliulo, clii' gli e t'oi'za di 
partire, c di abbandonarc tre volte (1812, 13, 14) la palria co' diletti studi 



(1) A memoria di qiieslo heneftzio, il beneficato pose sulla por(a ilel jjaliincllo meccanico la se- 
(juenle iscrizione ; 

MAUIAE . ALOISIAE . nE^,I^AE 

IIISPANIARVM . INFANTI 

QVAE . REDEMPTO . MECIIAMCES . APPARATV 

A . lOSEPlIO . PIEUMARINO . INVEN'TO . ET . PERFECTO 

ILLVM . NEPOTl . FEMCIANO . SCARPF.LI.IMO . DONAVIT 

ET . EIVS . TIIEATRVM . PHISICES . SPI.E.NDIDE . AVXIT 

IDEM . TANTO . MV.NERI . GRATISSIMVS 

IN . MEMORIAM . REGIAE . BENEFICENTIAE 

D . N . M . Q . E 

MONVMENTVM . POSVIT 

VIII . KAI. . MAII . MDCCCXX 



— 293 — 

per trovarsi alio legislative assemble. Piu cho a qucste pero interveniva so- 
vente aile adunanze dei legislatori della seienza neil' Istituto, e anziche rav- 
volgersi sotto i portici deirambizione e dclla politica, nei licei e sotto i porlici 
si ricovcrava della fdosofia. Quindi avvcnnc che spesse fiate ebhc a scontraisi, 
e a traltaic di cose scieiUiJicbc coi (kivier, coi La I'laco, coi Biot, roi Lalan- 
dc, e coi pill splcndidi luininari, clic allora albcrgava Taiigi, i ({iiaii clii piu 
chi meno tutti strinsero con cssolui amicizia, e singolarmeiite il Monge e ii 
Bertboliet, che lo aveano conosciulo c ainmirato qui in Roma ncl cojlegio 
Unil)ro-Fuccioli, conic j)oco innanzi ho ranimcntato. E i)oi che caduto il grande 
colosso del mcmorando impcro, ralto iiivolossi ai tiunulti di Babilonia pei* 
litoinare alia tranquilliti del Vaticano, di niun' altra cosa fii sollecito che di 
liconduiTC con seco le classiche opcre di que' sovrani ingcgni, che avea con- 
sultati, cd i mateniatici strumenti fabbricati in quelle celcbri officinc che avea 
visitate. Laondc oscrei dire che I'asscnza del prof. Scarpellini da Roma, an- 
ziche nuocere alia propagazione dellc fisiche conoscenze in questa capitale, le 
fu di giovaniento. Ma vodi mo' picvidcnza di uomo sapiente! quelle che io dico 
dopo avvcnuto, il baronc Degerando lo prcnunzio priache avvenissc. Ecco in 
qual modo si fece a partecipargli la sua chiainata al corpo legislative. . . - 
» Sua Maesta (Napolcone) lia voluto in voi onorare il merito modesto, I'cru- 
» dito onor di Roma, il carattere puro e venerate, quello che ha servite le 
» scienzc coi lumi, co' lavori, co' proprj sacrificj, mi rallegro di una uosi giusta 
» ricompensa, e godo del pensiere di vedervi qui un mcse in ogni anno. Qtutnli 
» incorwjtjiamenli e soccorsi porteianno idle scienze fisiche in Roma qtiesti vostri 
» viaggi (l)!)i C.osi avvenne, e nieglio sarebbc avvenute, sc gelosia uazionale 
non avessc impedito al niiignanimo Sire d'inviare a Roma tutti i modelli, che 
erano in dop])io nel gj-ande depesite dellc arti a Parigi, come avea egli pro- 
messo al ronumo deputate con la sua imperiale parola. 

Senonchc, se il Degerando fu vatc, come era (Uosofo, lo fu solo dellc buo- 
ne, non delle triste venture : il sue occhio profetico non valse a penetrare 
attraverso la caligine deH'ippecrasia per iscorgere e prcdire le nere calunnio, 
onde si sarebbe nuovamente tentato di eifuscare in Roma // carattere puro c 
venerate del suo amice assentc, del giustamentc gJorificato Scarpellini: cd io 
sterico dovro rivelarlc? non gia, ceiiciosiache nen veglie eltraggiarc alia me- 
nieria dell' estinto, che con rara virtu le tenne senipre gelosaniente nascose: 
dii'6 solo che questi non ineritava di esser spoglio la scconda volla dclla sua 

[\) Da leUera aiiloQrafjj Parigi 28 l'cljl>raro 1811. 



— in — 

tiittodiM nel collcj^io roniano, e cliiamo a mallevadorc di (]iiosla iiiia asscrtiva 
rimmortalc poiilctiee Pio VII, il (jiialc doju) il suo trionl'ale rilonio alia Sc- 
(lia del Vaiicano, voljftMidi) in aiiiiiio il desiderio di I'oiidare iiel ginnasio nias- 
simo, die dicoiio della Sapicn/a, una novella calledra ( la flsica sagra ), noii 
esilo punto di conlidarla alio zelo cd al niajfisteiio del professore teste desti- 
luito neirUnivei'sila Cirejjoriana; c quasi cio non fosse stato bastevole a risto- 
lailo dollc ]>atite irigiurie, e del vilipeso onorc, voile neH'anno appiesso farlo 
lieto della sua aiijiiista presenza nel collegio dell'Dinbria, ovc lecossi coUa sua 
nobile eoi'te la mane dei 17 feblirajo 1817 eonsolatore ifiaspeltato, e solcrte 
ricereatore dei dotti oi'dij;iii, e di ogni scientiliea supellettile, di eui erano sti- 
vate Ic anipie sale, la specola, ed i riposti gabinetti. Esemjtio seguito in ap- 
prcsso da Franeeseo 1 di Austria, e da altii piincipi c teste eoronate, che 
visitando in Ilonia il solo dal collegio d' Uinbria feeero tra noi rivivere i tempi 
di Augusto, ehe onora in Alessandria il tilosot'o Aieo, e qucUi del gran Fom- 
peo, che visita a Rodi il lilosofo Possidonio. 

Del resto io non so, o signori, se debba piii lodarsi la piovvida menlc 
deir ottimo prini^ipe per aver fondato nell' Universitii romana degli studi la 
ealledra di jifiai sacra, o per averla affidata al sapere ed alio zelo del prol'. 
Feliciano Scarpcllini: lascio a vol il deciderlo, ed io mi faro solo a narrare 
a qual line era quclla diretta, in qual modo seppe questi raggiungerlo. Le 
scien/.e nalurali sin da quel tempo progredivano a gran passi, ed una scienza 
novella sorgcva orgogliosa impromettitrice di maravigliose scoperte intorno 
air origine, alio stato infantile del mondo, e alio sue successive vicende: da 
un canto gl'increduli ne andavan lieti, e dopo tante sconfitte, abbandonando 
i rwieri di Volney, e gli zodiaci di Denon e di Dessaix, confidavano di aver 
trovato in que' progressi, e negli insegnamenti della geologia aiini di nuova 
tempni per eombattere la religione rivelala : daH'altro la timida pieta 
ne paventava, e se ne rattristavano gli sludianti in divinita, che per un vec- 
chio pregiudizio abborrivano da ogni sapere, che provenisse diriltaincnte da 
uinane invcstigazioni, e non dal verbo rivelato, (piasielie la ragione e la ri- 
velazione non fossero liglie del niedesimo padre, e non fosse un solo Tautore 
della natiira e (piel della giazia, che pria ci parlo colla voce eloquente dei 
cieli e delle mondiali luiiraviglie (1), poi con (piella dei jirofeti c della stessa 
ineai'nata Sapienza, che e I'unigenito tlgliuol suo (2). Pertanto era mestieri 



(1) P»l. 8. 

(2) llebr. 1. 



— 295 — 

torre alia incrcdiilila le arini ril)aldc, e quasi direi tiasfonnarle in armi pie- 
tosp, rivolfrendo i progressi delle scicn/.e a bene della relij^ione; era niestieri 
liberarc i biioni credcnti da ogni esageralo tiinore, e distniggierc nel (Hero it 
f'atale pregiudizio, rncttendolo eon una ben intesa istiiizione a liveilo del se- 
colo in fatto di naturali discipline : e queslo appunto fu il fine nobilissinio 
|ter cui fu istituita la novella eattedra ; a rjuesto line sublime si livolse vn- 
stanteinente, conic aoo niaffnetieo al suo polo, il magistero del sapienio pro- 
I'essore. II quale con provvido consij<lio trasse dai prinii capi del Genesi I'ordiiui 
e la disti'ibuzione delie materie, e divise il corso delle sue lezioni in set grandi 
Irattati come in sei giorni avea diviso Mose I'opera divina della cieazione. 
^uindi e clie disputo nel jtrimo della cieazione delPuniverso inondo, ed eccoti 
la cosmologia ; della produzione della luce, del calorico, dell' elettricisnio, ed 
eccoti la (hica degli imponderabili. Tolse a tenia del secondo Taria atmo<>f'e- 
rica (nel Genesi (irmamenltim) e le aetjue superiori ed inferiori, ed eccoti la 
fisica (lei flitidi aerifonni e dei liquidi. Discoise nel lerzo della tena o arida, 
bagnata dai niari, o rivestita di erbe e di Hoii, ed eccoti la geologia e la 
botanica. Sosto piu a lungo nel quarto parlando degli asUi, in particolare del 
sole e della luna, e del futuro loro deslino a crononictri naturali, ed eccoti 
Ya.slronomia e la cronometria. Nel quinio linalinente e nel sesto tratto della 
produzione degli animali e della forniazione dell'uomo, ed eccoti la zoolotjia. 
(^ome gli antichi romani guidavano la quadriga, cosi lo Scar|)ellini dalla niiova 
eattedra meno di fronte tutte queste scienzc precorse dai grido della fede 
(I siaino figlie di I)io, nessun ci locclii.)) Perloche da suoi deltati risulto un 
ainpio corso filosofico-teologico at to non meno ad illustrare le opere divine 
della creazione, die a difendere la niosiiica cosmogonia dagli attaccbi della 
miscrcdenza; utile non meno a' chierici chc vacano alio studio delle sacre caite, 
che a taluiii piu o meno versati nellc scienze naturali, ma per avventuia di- 
giuni di cristiana teologia. Se nial non mi appongo niuno per Tinnanzi si era 
accinto a lavoro somiglievole, o se taluno lo avea tentato, lo avea fatto solo 
par/.ialniente, e con poco felice risultamento: le opere degli Ampere, dei Sillimaii, 
(lei biickland, di Vittorio Bonald, di Marcollo de Serres, non ei'ano ancora 
venule in luce, c solo dopo sette lustri la facolta teologica si e arricchita di 
un trattato speciale c convenevole alio stato attuale delle scienze sotto il titolo 
di Commcntario alia storin momicn drila creazione, egregio lavoro del Pian- 
ciani (1). Diro di piu che ancbe dopo la coinparsa di quesle opere merita- 

(1) Napoll 1851, in latino. 



— 29(i — 

mcntc cek'briilo, io oscrci liimovarc i niiei voli (1) por la i)ul)l)licazioiic doyli 
scrilli Scarpolliniaiii pur^'ati chc fossero dalla scoria del tempo: rari picgi li 
adornano da lendcrli tultavia coinmondevoli e dcsiderabili da ognuno clic aiiia 
il bono dolla roligiono. In cinia a tutte (piolla anmiiraliile faoilita o (piolla caia 
induslria di spiosiaro ^'li aicani dolia iirovvidon/.a ncl gran liliro dolla nalura, 
c gli aroaiii dolla nalura nol lihro eteino dolla provvidenza. Scienziati, che 
pur vi progiato di essov caltolioi, c di avorc in onore la nostra rcligiono san- 
tissinia, nia IVattanto inaridite il cuore, c tarpalc alio spirito Io all dclla lode 
noi voli gonorosi oltro la sl'oni del linito c del naturalc, riguardando Ic nic- 
laviglic della creazionc come otrclti i piii somplici e piii ordlnarj dellc forze 
dolla natuia, del lavoro dol tempo, dolla mano doH'iiomo: udilo ipiali furoiio 
su (piesto |)roposito i ponsamonli di un vostio anlcsignano. (Jli aslri sono 
opera dci dili di Dio, o non agglomcramonti di matcriali molccole, poco dis- 
simili agli atomi di Epicuro, lasciatc in balia di cieca attiazione; la terra fu 
fatta da Dio per essere ahila/.ione doH'iiomo, c non arse jtria nello spazio a 
modo di sole per spegncrsi j)oi cd ineroslarsi dopo migliaja di secoli; I'u sdo- 
gno di Dio, c non una comcta, che la sommerse sotto un diluvio di acque; 
fu bontii di Dio, e non sovrabbondanza di acido carbonico, che I'adorno di 
orbc, di fiori, di ])ianlo; fu sapionza di Dio, chc al sole commise di allumarla 
nol giorno, e alia placida luna di stenebraria la notte, e non poteva uniana 
geometria meglio collocare questi astri, come pretese La Place; fu volcre di 
Dio obe sollevo le primitive montagne, e non le trasse un vulcano dal seno 
dei mari: Iddio disse la luce sia, e la luce fu^ se non nuova creatura, certo 
nuovo slupondo fcnomeno anzicbe naturalc efietto del movimento e dcllat- 
trito della materia; Iddio popolo i mari di pesci, I'aere di volatiU, i boschi 
di fiere, e non di ovoli e di seminoli ; Iddio crco I'uomo sir della terra, e 
non ne pose allreltali nella luna, nei piancti, nelle scintillanti stelle ; Iddio 
distruggera la presente conformazione delle cose quando a lui piacerii, dopo 
un momento o dopo miriadi di anni, e cesscra Io stato presente del nostro 
globo per atto di divina volonta, non per casuale spostamonto del medesimo 
da cardini suoi, per violenza di fuoco centrale, per urto di erraalc comcta. 
Del rimanente, dove tu n'eccettui le false dottrine, e le troppo aidite e 
irrivcrenti ipotesi, Io Scarpellini adotto tutte le scientificbe opinioni, che senza 
opporsi al senso lotteialo e proprio dolle sante Scritture, spesso allargano il 
sontiero per condurre alia fode gli spirili indooili. Tale a causa d'esempio e 

(Ij Fatti Qia altra volla nel gioroale arcadico Tom. f4. 



— 297 — 

Topinionc die ainiuftto clu! Dio creo ilapiiiiiiia Ic sostanzc clomciitaii, c tiasse 
|)oi (la qucsta iHiiiiordialc iiuUciia ogni soita di corpi; o I'altia die supitoiic 
la terra in origiiic (luida, perdie girando intorno ddl'assc picsc poi la figuia 
di uno sfcroide schiaccialo nc' poli ; o quclla die dissemina la luce ncll'ini- 
meiisilii tldlo sjiazio a iiiodo di piccole nuhi facienti. vece di sole nei piiiiii 
gioiiii del iiiondo, o dile vol. Per qiiesta stessa ragione, cioe per coiidui re alia 
I'edc gli spiriti ritrosi, ci spesso si allontano dalle interprctazioni di certi vol- 
gari rommeiitatoi'i, c amo meglio accordaie Ic dottiine niosaiehe coi f'alli 
avveiati dalle moderne seoperte, anzidie colic miniiziose pedantcrie dei giain- 
malici: e dove i uudi dilerisuri del dogma abbandonarono agli assalti dei iia- 
tuialisti quclla parte del Genesi che conccrne a quistioni puramente scicnti- 
Hchc, ei prese a studiarle e a didiiararlc per inodo, ebe non di rado vi rinvenne 
i scnii di parecchie dotlrine della inoderna scienza, il cbc non c a dire cpianto 
giovi per conciliare a Mose la rivercnza dovuta non solo a uonio, qual era, 
entdilo in ogni matiiera di egiziana sapicnza, ma a scrittore altresi divinamente 
ispirato. 

A questi lucubrati scritti vanno aggiunte le sperimentali dimostrazioni, 
onde soleva dichiararli sid linire di ogni anno scolastico (1). In esse ti parcva 
che non egli, nia i eidi die ci soprastano , I'aere che ci circonda, lu tona 
chc ci sosticne parlassero per bocca sua, e quasi per le opere delle sue niani 
ai fortunati discepoli. Al qual novero se io mi pongo, o se rimembro gli anni 
parecchi in che ebhi titolo e grado di sostituto a si insigne maestro, e solo 
per crescer ledc allc povere mie parole. Dico ]>crtanlo che con queste fisiche 
dimostrazioni, oltrc al fortificarc la nostra intdlettiva, egli accendeva in noi 
rimmagiiiativa, la speranza, la fede; e sia che svolgesse sotto ai nostri occhi 
le incorriittihili peigamene de' cieli, o imitasse con ingegnosi apj)arati i grandi 
fenomcni della natura , o notomizassc la luce , o pesasse e decomponcssc il 
sottile demcnto, a cui dee I'uomo la vita, la natura, il suo impero; o svelasse 
la sublime meccanica della macchina animale, daU'uomo che ragiona all'insetto 
che si trasmuta ; o ricercasse un muto , ma chiaro esempio di caritii tra la 
vegetazione delle piante , e la respirazione degli animali. ... a Dio volava 
la nostra mcnte, in Dio |toggiava la nostra speranza, di divino amore si ac- 
cendeva il nostro cuore : is cnim Deum colil, qui haec inlcUigit ; is artificem 



(1) Vedl i programmi cUe si stampavano pei lipi dell'Olivieri lipografo dellarcUiginnasio romano. 



— 298 — 

omnium rerum, vertim palrcni siiiim dcliita veneratione proseqiiilur, qui rirliilcm 
majesUUis ejus dc suorum oiu-rum iuvculionc, inccplionc, pcifectioiie luclilur {\). 

Or (liteini, die il cicl vi salvi, udilori: noii el)hi io ragioiie di (lul)itai'e 
se debba piu lodaisi il sottiino Pio per aver fondalo in Roma la cattedra di 
fisica sacra, o per averla allidala al inagistero dello Scaipellini? Ma oh sven- 
tiira! Al inancare deirosiiuio prol'essore, quasi luee al ti'aiiKnito del sole, manco 
aiK'he qiiesta iiobilissiina scuola. l*ossa la saj)ienza dcii'altro Pio, ehe or volge 
le soniine chiavi, chiainaria a novella vila, c ridoiiaria al decoro dei nostri 
studi, al bisogno del clero e della rcligione! Non e oggi men vero, come Io 
era nel 18 Hi « clie Pioma esscndo ecnti'o e maestra di una religione diffusa 
)) in tutto il mondo, ha (itoli ed obbligazioni speciali per avei'e nel suo seno 
)) e coltivare sopra ogni altro questo gcnere d' istruzione, segnatamenle nel 
)> tempo presente, in cui si abusa dei progressi delle scienze naturali e delle 
» nuovc cognizioni a daniio della religione cattolica (2).» 

11". Ma c tempo omai ehe io i'avelli alquante parole, dell'opra maggiore, 
onde Io Scarpellini si rese piu celebrato , e maggior tilolo si acquisto alia 
riconoscenza nostra: dir voglio della restaurazione della famosa aecademia dei 
Lineci, a cui ci gloriamo di appartenere. Voi gia il sapete ( e (^hi nol saf ) 
die niun paese del niondo avea societa scicnliliche, quando Fodcrico Cesi dei 
dudii di Acquasparta , die pari al buon volere ebbc potentissimo ingegiio 
una ne fondo in Roma nel 1603 col nome di aecademia lincea o dei Liii- 
cei , operosa , attlva, instaneabile, die la tilosofia naturalc chiamo a nuova 
vita , e per vie piu sicurc e non aneo da allri battute, cerco e Irovo hi vc- 
rita. Ne questo bastandole , anche le umane lettere coltivo e promosse a 
tutta possa, e inipedi ehe nel sacro recesso della filosofia jienetrasse la falsa 
luce Marinesca, cuntro la (juale sorse ])oi piu animosa tutta un'Arcadia. E le 
muse ? ancora le muse I'urono dai Lincei coltivate e soccorse , richiaman- 
dole al nobile otlicio di far corteo alle scienze, e di adornare della loro ve- 
iiustii queste iiobili matrone bruttamente detuipate dai miseri cenci delle sco- 
lastiche lormc (3). \.n lama di quest' aecademia insepaiabile da (pjella del 



(1) Lact. Insl. Lib. VII. cap. 5. 

(2) Cosi il carilinal Consalvi spgn-lario di Stalo nel biglii'lto di nomina spedito al prot. Scar- 
prllini li 21 tnarzo 1816. Questo biglJello si Irova stamp.ilo nella Corrispondenza Scientiflca, an. I. 
Tol. 1. Roma 1818, e ncfjii Atti deWiieeailemia dc yuovi Lincei vol. I. pag. 34. Roma 1851. 

(3! I'hilotuphos juo« accadimicns desiderat, qui ad rerum ipsigsimarum cognitionem lendenlcs, di- 
iciplinii ni(urali6ut, praaertim mathemalicit le dedand, Usque sedulam commodenl operum. non ue- 



— 299 — 

iiol)ilissim() ducii, dio la fondo, e dell' Kckio, del De-Filiis, del Porta, dello 
Stelluti, del (Jalilei, del Coloiiiui, clie ne I'uroiio i priiiii e piii ehiaii colla- 
horatori, duiera quanto il inondo dura, iiia no fu breve la vita, tra per la 
gucrra che i tristi scmpre f'aiino alle inaftnanime imprese, e perche brevissima 
I'u pure la vita del (Icsi spento sul fiore dejjli antii e delle speranze per soinnia 
sveiitura delle italiehe scicnze, o piuttosto della sciienza tutla quanta, che nulla 
patria ha (juesta , sebbene una ne abbia chi V ajri^randisce e le proinuove. 
(iiovanni Bianchi da Kiniini tent6 di farla risorgere sul cominciainento dello 
scorso seeolo, nia indarno, poiche a grande opra, oltre I'ingegno, grande ani- 
ino t'a ineslieri e grande virtii sprezzatrice della bassa invidia, e della garrula 
ignoranza. E queste doti ebbe in grado eminente il nostro Feliciano, si che 
il tcntar suo non venne meno, ma valse mirabilniente alia bisogna. Cia da 
pareechi anni una schieia di cletti giovani, tra quali I'Ostini ( poi Cardinale 
di S. R. C. ) , il Flajani, 1' Alborghetti, il Poggioli, il Scttele, si aggiravano 
d'intorno a lui come piancti d'intorno al sole per essere irradiati dalla luce 
del suo sapere. Or csercitati che li ebbe in tutle le fisiche discipline, e ri- 
conosciutili degni di venire in pubblica seena, dette eominciamento alia va- 
gheggiala rislorazione , e sotto il modesto titolo di accademia del collegio 
deirUmbria, face rivivere I'accademia del Cesi. Cio avvenne Tanno 1795 in 
mezzo air applauso dei dotti, alle congratulazioni dei buoni : solo gli spiriti 
reti'ogradi se ne raltristavano, e ini|)i'eeavano alia novella istitu/ione le sven- 
ture della prinionata. E vcranientc cio che non i'ece la repubblicana but'era 
discesa dalle alpi, avvenne per la nialelica influenza delle arti loro nella po- 
litica transizionc del 1800, nel qual tempo essa fu costretta ad abbandonare 
il suo niilo, c a sospendere i suoi csercizi. Non per questo smarri I'eroico 
coraggio dello Scar[)ellini, ma voltosi alia protezione di generoso signoie (I). 
Francesco Caetani ) ottcnne che ei I'accogliesse nel suo palagio, e le impe- 
trasse dal superioie Governo libera facolta di poter rinnovare le sue tomato. 
Fu allora che Giovacchino Pessuti, robusto ingegno tbrtilicato alia scuola, e 
alia dimestichezza del grande Eulero, si associo alia novella accademia, e, fat- 



gleclis interim amneniorum musarum et philologiae ornamenlis , ut quae ad instar elegantittimae 
vrslis, reliquum tolum scienttarum corpus condecnrent. Vedi I'raescriplionet Linceae Jccademiat 
ruran(e loan. Faljro Lynceo Bambergensi Simpliciario Pontiflcio, Jccademiae ecncellario , praelo 
subjectae. Inleramnae in typographejo , Thomae Giierrerii, an 162*. Kistanptale da D. BalJassare 
Odesialchi ucllc Memorie sloriche dell'accaiemia de'Lincei. Roma 1806. 



L 



— 300 — 

tone preside, vollc clie senza piu ella si dcnominasse accademia de'Nuovi Lined; 
niaijico iioinc, che produsse la magica trasformazioiic di una consorteria di 
studiosi in iiuclla sociota di provetti e cclohrali ])rofcssori, die quinei innanzj 
vi si attjirepu'ono. Vn anno sopra un lustro dinioro io Se;u-pellini colia sua 
aceademia all'oinlira del iiohilo duca, a! rczzo do' suoi favori, fino a che nel 
1807 gli riusei di ])oterla licondurrc all'antico nido, non jiiu ospite tollcrata! 
per condiseendenza dei supremi regijitori del eoliegio Llnibro-Fuccioli gia fatto 
diserto di aluiuii, ma lit)era tVnili'icc di (inel vaslo cdilizio per gcnerosa prov- 
videnza del settinio l*io, pontolice non niai abhastanza lodalo per i benefizi 
elargili ai buoni studi, in parlicolare ail' accademia nostra, cd a! suo bene- 
nierito restanratore. IVrlanlo il gioino 17 agosto saWi do^ipiainente nienioialjile 
nei nostri fasti: in questo giorno nel 1(103 el)be prini-ipio I'anliea accademia 
dei Lineoi ; in questo gioino nel 1807 la nuova accademia sot to gli auspici 
di un Pontetice liapri il coiso dellc sue toinate nelle primiore sale, dove ui> 
lajipresentante del ♦■overno, monsigrior Lanle lesoriere generale pronunzio 
Torazione inaugurale, circondato dal tioi'e dei dolti c dcUa nobilla lomana 
non senza esternare la sua soddisfazione per le molte fatiche, onde i rag- 
guardevoli soei si rendevano gia bwiemeriti della scienza e della palria. Dipoi 
ad onta di altii sinistri, colpa dei tempi, o della malivoglicnza, la nuova ac- 
cademia dei Lincei prospero sempre di piu; lenno in ogni anno piii splendide 
e piu frutluose adiuianze ; soddisfecc alle commissioni del Govei'no ; giudico 
sopra matcrie analoghe al suo istituto; giovo alia propagazione e al progrcsso 
delle scienze, dell'industria, delle arti, primo bisogno e prima I'icchezza di ogn» 
civile nazionc. Ne c a tacere dei servigi, die ella rese eziandio alia religione 
combattendo a quando a quando gli errori de' falsi sapienti, o jiiuttosto insi^ 
pienti, c act>ogliendo nel suo seno come- candidati e iigli suoi gli allievi piii 
distinti della scuola di fisica sacra, quale riguardo niaisempre come una sua 
(lirainazione (1). Per la (puil cosa come la nuova aceademiu Lincea ebbo col- 



(1) Ne sono prov.i parecchie memorie relalive aJ argomenli di fisica sacra letlc in accademia 
prima e dopo la fondazione di questa scuola. Ecuo i tiloii di aloine, ed i iiomi di'gli aiiluri. 

Nel 17'J", ai 12 gennajo — Sull'uso vantaggioso della (isica contro gli errori , die prendono 
di mira la religione. — Giuseppe Alborglietti. 

Nel 1815, ai 15 nii'S"" — Come Io studio delle scienze fisiclie conl'erisca alia religione — Mon- 
signor Niccola Nicolai. 

Nel 1824, ai 9 sellembre — Si dimoslra colla teorioa Newloniana Jell' allrazione uui-solarc 1' 
impossibililSi di spiegare colle maree I'origine del diluvio Noelico — Salvalore Ab Proja. 



— 301 — 

I'antica comuiie il nome c lo spirito, e, per poco non dlssi, i fati e le vicende, 
cosi in ccrla ^'uisa iie cniulo la celcbrita c la ^'loria, taltho non vi fu iiogli 
anui andati scienziato di nierito in Italia e fuoii, die non anibisse aH'onore 
di appartenen'i; e se volessi riferire le altre accademie, colle quali fu in cor- 
rispondenza, gli uoniini chiari per dottrina, per irrado e dignitii, chc vi furono 
aggrefi;ati, inlinito sarebbo il niio parlare. Ed ob avesse ella potuto divulgare 
con una stanipa periodica i siioi atti e tutti i suoi lavori! assai nieglio avria 
dilatato la sua bcnellca influenza , ed aviia lasciato ai poster! piii splcndidi 
nionnincnti della sua grandezza. Ma viva Iddio! ciie al dii'etto dci fondi per 
la pubblieazione degli alti, sopj)eri talvolta la gcnerosila dci Mccenati, tal'al- 
tra il particolarc peculio , o le rclazioni dci socj co' direttori dei giornali 
scicntifici: per tal modo venne in luce gran parte di quei lavori, in cinia a 
tutti le nicnioric del Pessuti (!) e del Moricbini (2), e cpiel classico libro , 
chc s'intitola dal sistcma nictrico (3), bastevolc csso solo a fare illustrc una 
congrega di dotli. Quanto ai rimasi inediti, sorgera tra noi, lo spero, chi (i) 
11 trarra d'oblio, alincno a modo di storia, e nelle sole memorie dello Scar- 



^el 1839, ai 12 ajjoslo — Ragioiii per ciii laiUi sislemi geologici soiio insufEcienti a spiegare i 
I'fiioineni, die la lerra prusenta. — P. Lodovico da Sliava Minore Rilorrnalo. 

(r) Teoria detl'azione capillart del sig. De La Place ridolta allapiii semplice ed eUmentare geo- 
mctria. Parle I. Icoretica : Parle II. sperimentate- Ambejiie quesle parli furono leUe neU'accadeiiiia 
dcLincei nel 1808, c poi inserile nel Tomo XIV degli AlLi della Societi llaliana delle scienze. 

(2) Sopra it magnciismo del raggin violctto. Memorie due lelle neiraccademia dei Liiicei negli 
aiini 1812 c 1813, e poi slampate pei lipi De Uomanis, e riprodotle in molli giornali. 

NoiA POSTifRioRE. — Era nel desiderio dei dolli di vedere publicale le allrc Ire memorie, cbe 
lanno .seguilo alle due precedenli, e tutti gli altri scrilti di questo nostro insignc collega, e pre- 
sideiite. Ora ci godc I'animo di polere annunziare, che a tal desiderio 6 stalo soddisfatlo colla rac- 
cnlla dcgli scrilti eiliti ed inediti del cav. dolt. Domenico Morichini testt iiscita in luce pei lipi 
dellAiirelj (llouia, 1S52). — A clii si delilia il nobile pensiero, pu6 facilmente argomeutarlo ognuno 
clie conosce la piet.'i liliale dellKmo Cardinaie Carlo Luigi iMoricliini^ e I'amor grande che il me- 
dcsimo porta ai buoni sludi, amore clie gl'inluse colla \ita I'illustre genilore. 

(3) Questo libro I'abbiamo cilalo alia pag. 288. Desso fu slampalo a spcse del governo d'.nllora, 
clie avea ordinato d'introdurre negli stall romani il sislema decimale nei pesi e misure, alfidando ad 
una Commissione Iratla dal seno dell'accademia tulti i lavori convenevoli. 

(i) L'operoso sigretario sig. prol'. Volpicelli, secondocht Iraspare dalle sapienli parole, con cui 
cbiude il §. XVII del suo Hagionamenio storico suU'accademia dei Lincci dall'an. lT«.i al 1S47. « Le 
» memorie lelle dal 1795 al 18.iU sono molle, parle pubblicale, parte inedite. 1,'analisi di quesle me- 
» morie polri servire a rcndere piii chiara e piu complela la storia dei Mncei per I'epoca, di cui 
» parliamo. « Vedi al,ti delPaccademia de'nuovi Lincei an. I. sess. III. 

Fra le memorie slampate oggi puo uoverarsi auclie quella delch. prol. N. Cavalieri S. Rerlolo lella 
nel 1S33 Sopra irn dubbiu motso da UuUv '•<tjrno alltt gencrale vcrifica:ionc del meti>dii di I.ngran- 

39 



— 302 — 

pellini «li miiiioro beii considcrcvole, Imvcia anipia maleria per accrescprc Ic 
nostre gloric, c jht far i-onosccic tjual posto a noi spelli negli annali della 
olcttricila, dolla pii'ostalica, dolla luoccanica applicala, e delta lisiea celeste. 

Cos'i, come m iseoreio ho ramiiieutato, passavano Ic cose della rcdiviva 
Accademia dei Lincei, quando Leone XII, assvinto api>ena al pontificato, pcns6 
di ridonhie al Cainpidojilio Tantieo splendore, noii col trarvi incatcnali i re 
delle scoiitillc na/ioni, ma col condurvi Iriont'anli le scieiize, le lettei'c^, Ic arii 
helle , col darvi stanza ai^li Arcadi ed ai Lincei. Udile di i;razia un brano 
della eloquenlissima lettcra, con cui il cardinale Della Somaglia segretario di 
Stato manilestava il sovrano divisamento al conte di Funclial ambasciadore 
di Ki'ancia presso la S. Sede. « L'Accademia de'nuovi Lincei avra ]wv sua sede 
» il C.amjiidoiilio : il suo degno direttore e segretario perpoluo I). Feliciano 
)) Scai'pellini vi terra convenientc abitazionc, e la preziosa coilezione delle sue 
11 maccbinc avra ivi un tcmpio piu cbc un serbatojo. (losi il S. Padre riven- 
» dica nel miglior modo possibile I'onore di quella rupe, alia cpialc le scienze, 
» le leltere, le arti belle, clie vi lianno una reggia, danno uno si>lendoi'e meno 
» abbagliante dell'antico, ma piii paciiico c tale chc I'umanita possa gioir- 
)) ne. » Oh parole rivclatrici dei vasti concetti della mente di (jucl Papa, e 
deiramore, cbe il medesimo portava ai buoni studl, all' accademia de' nuovi 
Lincei ! parole , che mostrano la nobile intonzione che avea , di dotarla , di 
promoverla, di proteggerla, se nel meglio delle spcranze non fosse mancato! 
Dissi (li dularhi, avvegnache, trannc i j)oclii anni in cui lo Scar])ellini ebbe 
il sussidio di 2500 franchi (e fu quando in Koma soprantcndeva alia pubblica 
faccenda degli studi il francese De Gerando), negli altri anni quaranta e piu, 
in che la resse, non ebbe il benche minimo ajuto, ma la mantenne a tutte 
sue spese. Del rimanente con rpianto giubilo egli ricevcsse dal conte di Fun- 
clial la fausta notizia della sua trasloc'azione al Clampidoglio, e come poi cor- 
rispondesse alia sovrana beneficenza, voi lo lidite, o superstiti collegbi, che 
partccipaste alia sua gioja, e pendeste da labbri suoi in quel primo c soleiuie 
giorno, in cui dallp. nuova sede, non egli, nia Fedei'ico Cesi vi parlava per 
bocca sua, (juasi riniiovellando il testamenlo d' amore e di sapienza lascialo 
da quel principe virtuosissimo ai primitivi Lincei (I). Quanto a me posso 

gia neUa ricerca delle radici nnmagiiiaric delle cquazioni numeriche. L' A.'saviatnenie avviso di ri- 
proJiirla nella sessione I. an. IV della nuova era accadeniiea , e si Irova inserila iiei predetli alti 
soUo la stessa data e litolo. 

(IJ Vfdi scrilto di Federicn Cefi tetto e commentato dnll'ab. D. Feliciano Scarpellim nella lorna- 
la dei 2' agoslo 1826. Roma nella stamprria De Ituuianis 1820. 



— .'}03 — 

lestinioniarc con picna cognizioiic <lol falto, die il siio zclo por la puljblica 
islni/.ioiio non conohlip pin liniili; lo siio prcmure per raceadeniia nc assf)'.- 
liiroiKi la villi; la sua nuova diniora divenne vcramentc, anziciie un" abitazionc, 
nn teinpio innalzato alia scienza siii punto piu famoso del globo; tenipio sem- 
pre apcrto alia gioventii studiosa dcli'archiirinnasio roniano, aiili allievi dclla 
sciiola del penio e dell' artiiilieria, ai nieeeanici artisti d' oijiii rnaniera, aj;li 
aliinni dei colle^'i e dellc coniuiiila religiose, in partieolar niodo ai benenieiiti 
ligli del pati'iarca d'Assisi, che crescono alPonibra di cpiesto santiiario; tein- 
pio, di cui cgli era il custode, il sacerdote, Torarolo, eonsnitato da snoi col- 
leghi , osse([in'ato dai dolti di ogni nazione , visitato dai grandi ; temiiio ove 
niolli islitnii di Uonia attinsero cpiei principio di gusto e di amore, che or 
manifestano per le fisiehe discipline, ed ove tanti illustri preiati e cardinal! 
aniplissinii di S. R. C. si sentirono ispirati a proteggerle ed a pronioverle ; 
teinpio in line (ed e il ineglio) dove la virtu poveia trovo albergo, soccorso, 
incoraggiinento, che di tulte ([ueste cose avea bisogno il buon vecchio Alberto 
Gatti ottico pieinontcse, quando lo Scarpellini ve lo ricovero, e gli procaccio 
da dovizioso signore (1) abbondevoli ajnti per lavorare con quel suo stupendo 
ritrovato di fiuccessivo e scmpie crescente pevfezionmuenlo i rillettori di niarnio 
nero per uso di grandi telescopj , che Roma ammiro , e ros|(ite pictoso del 
valente artista illustro e descrissc in una lunga memoria stampata ncl 1835. 
S\, o signori: lo Scarpellini fu di chiaro intelletto e di cuore niagnani- 
mo; ebbe j)ari alPingegno, aninio giande, generoso, compassionevolo. Di die 
sono novella prova que' sette giovani dello stato pontificio , che seco rieon- 
dusse nel suo terzo viaggio dalla ancor tempestosa Parigi, e ridono ai dolenti 
genitori, alia patria gia fatta orba di tante vite per le stragi della giierra: e 
quando all' udir narrare gli allriii patinienti manco Targento alia niano per 
poterli soccorrere, non manco al ciglio una lagrima per poterli compiangere: 
» lagrima deH'uomo dabbene spesse fiate piu grata dell' oltraggiosa limosina 
» del dovizioso » come sapientementc sentenzio il nobilissimo nostro presi- 
de (2). Yi hanno di quelli, die la loro beneficenza usano verso gli estranei, 
ed i parent! loro traseui-ano, divenendo cosi peggiori degli infedeli (3) ; tale 
non fu Fcliciano Scarpellini, che amo e giovo il nieglio che pole i suoi con- 
giunti, e piii che tutti quella sua nipote Catterina, cui avea aifidato non solo 



(1) II principe D. Alessandro Torlonia. 

(2) II principe 1). I'ietro OJescalchi nell'eloifto </• Giuseppe Calandrelli- Uoiiia IS29. 
13) I. Tom. 3. 



- 30i - 

la cosa (loniestica , ma la custodia cziandio dci gabinetti e dei matcmatici 
strunu'iili deirOsscrvatorio, come gia Ilorsclicl soniore alia sua (iglia C-arolina 
i gi'aiidi rillcHori melallici, da cui trassc iaina immortalc. Anclic coi maligiii 
111 bi'iiolico It) Scariii'lliiii con quci uomini vili, clie dalle piu lievi appai'enzc 
trapgono motivo per insullar la virlu; c seppc talmcnte temperare se stesso 
dair odio, dalla vendetta, da ogni mal desidei'io coiitro di loro, che ehi vol 
pi'ovoeo I'll s|tesso svergognato dalla uobilla delle sue lisposte. Lo Scaipellini 
nulla biamo, nulla cerco, fuorchi; il bene pidjblico, il dccoro della sua Uoma, 
e pcii) noM mai si diparti dal rctto sentiero della virtu per corrcrc Ic tortuose 
vie, elie spesso eondueono a pingui prebende, ad alii seggi; non mai sinenti 
al eospetto dei polenti il suo caruUcre puro c leak; ma loro parlo parole di 
verila senza tema di reslarae confuso (I). Lo Scarpcllini ebbe pari alia scicn- 
za, alia bonta e lealta delPanimo, le mascliic virtii del vero sapiente; icligione 
impressa nel cuore, profondamente radicata nel convincimento, nolla pei'sua- 
sione; eoraggio imperturbato neirpndeggiamenlo della I'orluna; modestia ncmica 
deir alterigia, ncmica della vilta. Lo Scarpcllini cbbc pari alia scienza, alia 
bonta del cuore , alle maschic vii'tu del vero sapiente , il saldo volcrc del 
eittadino onorato; altaeeamento alia i)atria, rispetlo alle leggi, amore all'or- 
diiie, a ([uelTordine cosi spesso violato dai uomini, ed inaltcrabilmente osscrvato 
dalla natura, cbe in tulte cose area egli prcsa a maestra. Quindi non c me- 
raviglia sc io preseguendo dica cbe per queste doti non nieno che per il suo 
ingegno il professore Scarpcllini mei'ito la protezione dci grandi (2), il favorc 
dei riccbi, le bcnedizioni dci povcri, la stima e la popolarita dell' universale 
ancbc nei dilllcili tempi dclla repubblicana cbrezza e della lunga occupazione 
dalle armi stranierc. Esenipio non nuovo, ma pur raro di omaggio reso al- 
I'uomo saggio c virtuoso in que' tremendi cataclismi politici, cbe sembrano 
minacciarc finimondo al trono, airallare, alia intera societal E questi uomini 
privilegiati sono poi altrettali Noe, che salvano nell'arca dclla loro riputazione 
le cose c le pcrsone, che Iddio vuol preservate nel diluvio sterminatore dci 
rivolgimcnti politici. Tanto e a dire di Felieiano, che nelle rammemorate tri- 
stissime epoche impedi ncfandi attcntati ; salvo il collegio dell' Umbria dal 



(1) Sal. H8. 

(2) Tra i grandi che lo prolessero nelle varie vicisslluJini della \ita, vanno ricordati il re di 
Prussia t'ederico Guglielmo III, idiplomatici Humboldt, BIaca«, Funchal, i cardinal! Consalvi, Delia 
Somaglia, e Giusliniani, il quale negli ultimi anai si rese allresi bencmerito dell'accademia, procu- 
randole da Papa Gregorio XVI (accademico d'onore) il lilolo di ponliftcia, e adoperandosi, benchi 
intaao, di farla riaprire dopo la morte di Scarpcllini. 



- 305 - 

coiiuine Miiufiagio degli altii collegi; fccc riapriio I'oratorio del Pianto, pie- 
fosn |Kilcslia a zolanli ministii, s|)irilual(' convciino do'popolani; ai contristati 
piofessori (Id follcgio roniano ollPiinc dispensa dal voliito !j;iuiaiiR'nlo, c resc 
iiiipoitanii serviiri a pcrsoiiaggi di altissinio grado fatti segno di cieco furore. 
Or quest' uoiHO cosi sapicntf; , di aiiimo cosi grande e gcncroso , cosl 
ricco di cittadiiK! viiti'i , aggrogato a tanic aceademie (1), con al petto la 
desidcral)iie inscgna doiia legione (Tonore, era un pretc. Uditeio voi, o pro- 
lan!, che al nome di prete vi arrovellate, o trasmodate in amari sarcasm! come 
a nome di liarbaro: uditolo e imparate a rivcrire nello Scarpellini quella casta, 
come voi dite, die ei lanlo onoro; cpid!' aliito, a cui jtospose ij ricco palu- 
damento di dei)ulato iid consesso iegisialivo per singoiar privilegio ottenuto 
da un Napoleonc : ma sopi-attutto imparate a riverire e ad amare in lui la 
religione del Cristo, che ha a ministri uomini cosi saggi e ulili alia patria, 
se taluni di essi se ne discostano, non vogliate per questo imprecare alia 
celeste diva , die ne iri-adia il sublime carattere col suo fiilgore , imitando 
quegli sciagurati, che, giusta il magniilco confronto del Tilbury (2) « maledi- 
yt cono al sole perche talvolta risplende nel fango...)) Ma a chi parlo io mai? 
A que' che non mi ascoltano, c son lungi da questo tempio? A voi piuttosto 
rivolgo il mio dire, o veneiabili ecdcsiastici miei confratelli; a voi che sedete 
maestri in Israello, e vacate con tanta lena alio studio dei calcoli e dei fe- 
nomeni : sia la vostra scicnza come la scienza dello Scarpellini , il retaggio 
vero del prete; quella che da Dio scatui'endo, a Dio riconduce; quella che ci 

• 

(1) Eccone alciinc : 

Accailemia ioiperialc delle scienze <li Mosoa. 

AccaJemia lUllo scienze di Copenaglien. 

AccaJemia delle scienze dt Torino. 

Accademia reale delle scienze ] .. .. y 

Accademia Pontaniana ) " 

Aceademia delle scienze di Palermo. 

Accademia delle scienze natnrali di Catania. 

idem di Bnixelles a di Pistoja. 

Societ.'k reale astronomica di Londra. 

Societa I. delle scienze di Pietroburgo. 

Istituto nazionale ) 

SocielJi di scienze fisiche, chimiche, e arti agricole ) di Parigi. 

Society dincorafigiamento ) 

Societ.^ econoniico-agraria di Perugia. 

Accademia delle scienze di L ticca. 

Arcadia ) ,. „ 

, 1 • I .. ( di Roma. 

Accademia Latina ) 

ec. ec. ec. 

(2) V. Annali delle scienze rcligiose> vol. 1. Serie II. 



— 306 — 

la iMiiili e aiilo di cniila, noii la troiifia scienza riprovata dairapostolo Pao- 
lo (1): sia il vostro niagistero conic qucllo dello Scarpcllini, festevole, scnza 
ini|Mistura, nori hrultatd da avidila di i;iiadai;no, non acccso dal fiioco dclla 
aiuhiziouc, ma si dal dosidi'iio di giovai'O allnii di Inioiui c saiia dolliiiia: in 
mezzo alio fatiche scientilichc, che spesso distragjiaiu) It- niciiti comiinali, voi 
che avcte superiorc lo intendimcnto, non dimenticalc ^iaiiimai i'ceccisa vostra 
vocazioiic , ma si a (piosta dirigetc , come t'ece lo Scarpelliiii , lutti i vostri 
studi, c Ic piociarc opcM'o vostre. 

Par senipre tarda la mortc di clii non iU mai vivo, semprc celcre per 
coloro die vivono vita operosa , c la spcndono a piibhiico licnc. Feli(;iano 
Scarpcllini compic la sua mortale carricra ncila grave eta di aiiiii 79 , ma 
troppo brevi scmbiarono ai siipcrstiti cosi lunglii anni. E veramcnle al vcdcrlo 
tattivo e laborioso come in prima gioventii , detlo avresti die il tarlo della 
veccbiezza non annidava in (pieila vila preziosa , quando violcnza di morbo 
nel giro di pocbi soli ii rapi ai nostri dcsiderj, al nostro amore il giorno 29 
novenibre del 1840. Quasi sulle all dei venti la trista novella si propago dalla 
citta dei Cesari alia terra dei Faraoni (2), e fu duolo universale. Non e a dire 
di ipicllo dei congiiinti, degli amici, dei disccpoli, clio ne accoinpagnai'ono la 
I'redda salma all' aijro VurcDtu, abi! troppo sijuallido albeigo per oiioiatt^ ce- 
neri. Poeti (3) e prosatori (4) di bclla faina gareggiarono per tramandarne 
ai posleri le giuste lodi, le rare virtii, e, a perpetuarne tra noi le maestoso 
scmbianze, il nobilc duca, che abbiamo a collcga (5), da ultimo commise a 
tutte sue spese al valoroso scarpello del Rinaldi il niarmoreo busto, che fa 



(1) 2. Coriii. i. 

(2) Si allude ai funer.tli celebrali in Egillo dalla spedizionc romana ivi recatasi a prenOere Ic 
magniKche colonne di alabastro donate a Gregorio XVI per b rinascente basilica Ostiense da Me- 
hemel'Ali. 

(3) Oltre le belle poesic del cav. Angelo Maria Ricci, e di Rosa Taddei, sparsero poelici fiori 
sulla tomba dello Scarpellini gli alunni di s. Benedetto il di 31 agosto 1841, e gli Arcadi ai 12 mag- 
gio 1842. 

(4) Dott. cav. Trompeo, Ccnni intnrno alia Vila ec. di F. Scarpellini. Roma 1841. Pi.sa 1841. 
Ignazio Cantil, tettera ec. stampala ncgli Jnnali di slatistica ec. di Milano n. 67, e nel Tibtri- 

no di Roma an. VII. n. 9. 

Opprandino Artivabene nel Lucifero di Napoli an. IV. n. 1 0. 

Biolchini nel Giornale arcadico vol. 87. 

La sloria non mi permetle di tacere, die prima a venire in luce I'u Umcrologia per tne dctlala 
nell' j4lbum an. VII. n. 43 , e poi riprodotta tra le cenio vite e ritratti d'illustri ilaliani. 

(5) D. Mario Massimo duca di Rignano per pirt altri titoli benemerito dell'.Vccidemia. 



— :Wi — 

di se bellii mosliii ncllc iiostrc sale una coi vcnoiaiidi siiiiiilacii del Cesi, del 
Porta, e del (Jalilei. Deii iioii sia, o iilustri accadcmiti, die f|uei inainii re- 
stino inuti [ler noi! Trajijiiiiaiiioiic nohili ispirazioni, e se natura non a tutti 
eonecssc la scintilla del genio, die sfavillo nella menle dei prinii nostri pio- 
Inpamiti, iinitiaino per lo meno le virtu e I'opcrosa soleizia del nostro sc- 
eoudo padre. K tu, o geiieroso, die in mezzo ai dolori della niortc, lamentavi 
la nostra vicina orfanczza, ed il pericolo in che ci lasciavi, di soggiacerc a 
novello csterminio, ti allieta ncl sapere che prosperiaino airombia di Pio IX, 
e la tua aceadeniia non ^ piu legala alia vita eaduea di un uomo, ma al go- 
veino teniporale dei Papi, die, a dispetto dei tristi, dureia ininiortale. 



BoTAMCA. - Sulla malallia delle vili. Jslruzione popohre dellata Jai professori 
SERAnNO Belli erf Antonio Orsini per conimissione dvir (rcvllcnlis.siiiut mn- 
flistniliim d'Ascoli rapporto (*). AlVAccademia hmlijicia dei nmvi Limei 
[alio dal prof, ritino SAMiiiNKTii. 

1 diiarissimi professori Seralino Belli ed Antonio Orsini, avendo coinpiiata 
im' istiiizione popolare sulla malattia delle viti, per conimissione dell' cccel- 
lentissima magistratura di Ascoli, c cpiesta essendo stala inviala in dono al- 
rAceademia nostra dal signor minisiro del eonimeicio , belle arti ec., 
il degnissiino nostro presidente signor priiicipe Odesealdii, ha oidinato die 
mediante una rdazione fosse nota all' intero corpo accadeniico ; e molto 
godo essere stato prescelto a tale officio , per tributare publico omag- 
gio agli onorevolissimi eompilatoii signoii Serafino Belli ed Antonio Or- 
sini , col secondo dei cpiali da inolti anni sono avvinto in sincera ed alfet- 
tuosa amicizia. Egregio ed operosissimo cultore delle scienze naturali senza 
pompa 6 senza premio, logoro e logora la sua vita, ormai settuagcnaria, 
in profondi studi, e laboriose ])eregiinazioni: non v'e accademia curopea che non 
conosca il suo nome, e che non goda i fiutti delle sue instancabili latidie. 
L'istruzione popolare di cui si tratta, e stata pubblicata in Ascoli nella 
cadente stagione autunnale , pei tipi di Pasquale Galanti; ed e un opuscolo 
di venti pagini, corredato di una tavola. 



(') Ldlo ni'lla icJsione II. Jel 30 gennaio 1853 



~ 308 — 

L'csordio di qucsta prcscnta una succinta storia dcll'appaiiziono o diffu- 
siiiiio dolla inalattia, fa conoscere gV inceutivi clio dcltoro luofto all'islruzione 
iiuHlosima, e da il quadro del lavoro. 

Per la succinta sloiia i compilatovi fanno noto, ossorc circa trc 
anni da che la nuova nialattia dolle vili si niostru iici topidani dcU' Iniihil- 
terra, del Holgio, e dolia Francia; e che dalle regioni piu sollontrioiiali della 
h'rancia medesinia passo die nieridionali, c quindi nel caduto anno iid'eslo 
ritalia, niostrandosi successivamente ncUa Liguria, Lombardia,,Picmonte, To- 
scana, stato pontificio, regno di Napoli, c nolhi Sicilia, reeando ove niawiori 
ove niinori danni. Che allora fu attaccala la sola regione niedilcrranoa dello 
stato pontificio; ma che nel cadente anno giunsc anche nella regione adria- 
tica, infestando il territorio aseolano, e piu parlicolarmente i vigneli di san 
Benedetto. Per la cpial oosa il vigilnnlissinio preside di (pielia legione, eccilo 
la niagisti'atura ascolana ad adoperarsi, nel riniediaie per quanto era possi- 
bile a tale sopravenienza ; e la deputazione a tal uopo eletta , non solo si 
delte e si dara carico studiare la nialattia , uia prescelse i lodati profcs- 
sori a compilare un'istruzione popolare, la (pinle vennc hasata so]ira i seguenti 
articoli: 

r. Natura della nialattia, 
2°. Rimedi proposti per curarla, 
3°. Cautcla per preservare le vili sane. 
Neirindicare la natura della inalattia, renconiiati conipilatori non solo 
prcscntano con chiarissimi termini i modi coi quali senza perizia di bota- 
nica , possa chiunque riconoseere 1' indole dell' Oidiiim Tiileri che ca- 
giona la nota nialattia , cosi adempiendo strettaniente all' obligo assunto ; 
ma, da botanic! dottissimi, tessono la minuta storia dellc osservazioni, fatte 
sin (pii dai piu valenti autori, sopra il modo col quale nasce, si estende, frut- 
tiffca, e si rinnova il noto fungo; aggiungendo anche le osservazioni jiroprie 
sopra le varie apparenze di qucsta erittogama, sullo svihqipo delle spore, 
suUa dciscenza degli otrieali , sopra i vaii modi per mezzo dei quali iiiid 
il funghctto moiti|)licarsi , facendo rettamente osservare , die la pi'opa- 
gazione per scminaii o spore , c quella che fa nieglio conoscere co- 
me il fungo possa apparire in una nuova regione , e percorrere tutte le 
parti del globo. 

A rendei'e piu ehiaro ipianto espressero , aggiungono una tavola 
lopografica , nella (piale non solo e delineato il fungo nei suoi vari 
stadi, ma pure la ligura di una specie ili Tonihi , rinvenuta sulle uvc 



— 309 — 

dal piof. Pacini, e dcirclegaiitissima Altemaria tennis dcscritta da Nees, quali 
(hjc allii fiiii};lii iniiToscopici; ])oro, come l)cne osscivano, non concorrono a 
rcnderi' malatc le uvc, ma si sviluppano dopo clic {.'li acini sono tjia disor- 
ganiz7.ali dal micidialc Oidhim. 

Uescritto cosi il fungo che si maniiosta sopra dclle uve, non possono 
fine a mono di rhnarcare chc lulto If loro osscrvazioni haniio chiaramento 
uiostrato , che la vite e sanu sanissima sino al compai'ire dell' Oidiiim ; che 
qucsta va ad essere malata per la nianifestazione di tal fungo; ed allora pe- 
riscc quando gli acini, i peduncoli, le foglie ed i Iraki vadano ad essere in- 
vesliti totalmento dal t'un;^o : per cui concludono che la sola prcsenza dell' 
Oidiiim i'. (iiiella clic cagiona la nuilattia, cosicche vano ed inagionevole sa- 
rehhe attribiiiria a qualunque altra siasi causa. 

Per semprc piu comprovare questo loro assunto , passano a dare chia- 
rissinia s|tiegazione del modo ncl quale VOidium agisce sopra le varie parii 
giovani della vite, e principalmente ne distrugge il piodotto economico, gli 
acini. Giacche dicono, che fissandosi il maligno fungo sopra I'epidermide im- 
pedisce le funzioni naturali di questa sottile membrana, che va ad atrofizzarsi, 
mostrando manifestamente il suo stato con delle macchie atio-ferruginee. Ma 
meritre cio accadc allc pai'ti esterne del frutto, le parti interne non ancora 
malate, continuano a prendere il loro naturale incrcmento, quale incremento 
non potendo essere secondato daU'epidermido gi;\ malata, (picsta screpola c si 
I'cnde, presentando al contatto dell'aria la polpa, e gli acini che per tal falto 
vanno a disscccarsi, e fanno perdcre ogni spcranza dell'agricoltore. 

\ niente poi tralasciare di cio che si conosce circa la storia c natura 
della inalattia, fanno palesc nella loro istruzione jjopolarc, che il niicidial 
fungo talvolta si sviluppa anche sopra molte altre piante, come il Marie os- 
servo in Francia nel 1850, i dotti hotanici toscani nelle loro regioni, ed 
eglino stessi hanno ossenato sopra i fagiuoli, piselli, zucehe, mclloni, coco- 
meri, trifogli, e moltc altre piante, non esclusa la rosa rcgina dei fiori. 

E per appagare la curiositit che suole insorgere nel volgo, sc questa 
malattia, o questa specie di muffa sia nuova , e se abbia in seguito ad af- 
fiiggerci continuamente; fondati sull'aforismo linneano, Novas species dari in 
ve(fcUthiUhus naiul genemlio conliniiata , propcujalio , observationes quotidiamw 
colijicdoncs : rispondono che la mucedinc non puo essere nuova ; giacche 
nei vegctabili non si danno nuove genei-azioni ; ed a comprovar cio fanno 
nolo che (juesta muffa fu osservata prima che attaccasse le vili da vari 
botanici ; Ira i quali il celebre prof. Pietro Savi assicui-a di averia veduta 

40 



— :ji() — 

siillo vccco, trilbjili, cc. IVr ciii si dcvc ritoiuMO die VOidittm Ttikeri ha scm- 
\t\v csistito, e vissuto ora sopra una jiiaiila, ora S()|iia un' allra ; die circo- 
slanze jiarlieolari cosniotellmiclie no liaiiiio iiulolto lo sviliippo sopra le 
vili, (|iiali eircoslaiizc andaiulo a cessare, toriicrii il inalelico I'uiijio di miovo 
a svilupparsi sotio lornie ineiio daniioso. 

Quosta prima e piu cstcsa parte delia popolarc islru/.iono , leimina 
narrando i risiiltainenli ddle ossei'va/.ioiii t'allc a rieonoscei'e, (ptalc^ indiienza 
alihiaiio iiello sviluppo ddla iiialattia la varia esposi/.ione e ipialila dcUc 
viti, il vai-io inodo di Icncile, non chc sotto ipiali viceiido aliiiosl'eridie si 
sviliippi, o si arresli la malatlia, ed in i[ual epoca la vitc non UMiia piu di 
di aimnalarsi. Dediicono i coiiipilatori da tali osservazioni, eho la vile vicne 
attaccata in tulte Tesposizioni, die sono salve lo uve nere, chc fVa Ic hian- 
che sono mono cagioncvoli quelle avvintc ad allieri alti, e quelle difcse da 
un ahhondante numcio di foglic. Cos'i che il caldo umido favoiisce lo svi- 
luppo (lella niulTa; die la jiioijgia dirotta, soiiratutto segiiita dai venti di nord, 
arresta la dilVusione ddla iiialattia; die le uvc vicinc alia loro maturila non 
teniono piu il malorc. 

Trattata cosi la prima e principal parte dclla loro istruzione popolare, pas- 
sano a traltare hrcvemente la seconda, .e la teiza; cioe ad indicare quale ri- 
med io credono piii opportune, c quali precauzioni si debhano avere per pre- 
vcnire, quanto e ])ossibile un tale infortunio. 

Nella seconda parte, inerendo al principle gia espresso, che alia sola 
presenza (]*']]' Oiilium si dehha attribuiie la iiialattia , ritengono che la sola 
distriizione di questo possa allontanare i danni ddla vite, ncl modo medesiiiio 
che rimossa I'edera dall'albero cui si avviticchiava, I'alhero va certamente a 
prosperare. Per cui riprovano le incisioni al tronco, proposte in questi ultimi 
leinjii da professori piemontesi, tanto piu che avendole praticate, ottonnero 
de" lisultainenti svantaggiosi. 

Non pero il medesimo avvenne loro dei rimedi applicati alle parti in- 
fette dai fungo, ed a quelle prossime, che correvano cioe tutto il pericolo di 
annnalarsi. C-osi esperimentarono le fumigazioni dello zolfo, Taspersione ddle 
lescivie, ddle urine niiste ad acido soli'orico; e finalinente qudla ddl" idrato 
di calce. I lisiiltamcnti delie numerose osservazioni loro sono espresse in un 
paragi-afo che letteralmente riporto. 

» Trattando le piante, con siffatti rimedi, noi ahbiamo rilevato 1° che 
» la mnlattia si arresta da ulterior! progi'essi in quelle che furono di 
)t gia attaccate, perocche i pochi grappoli che vi erano ancora illesi hanno 



— 311 — 

» prospguito foliciinente nel loio svilupijo e successiva malurazione, riina- 
)) nendosi cosi [Hcservati dopo Tapplicazione del liiiit'dio : 2° (he le pianle 
» sane con cssi riinedii prescrvansi reliecmente dallinfezionc: 3° chc Tacqua 
)) di ealce si presta nieglio che ogni altro mezzo cunitivo, sia perche si at- 
)) tacca piu agevolinente al fojilianie ed ai grappoii, e vi liuiane sopia ade- 
» rente piii a luiigo, sia peirlie piu potenteinento distiuirijc' la niuffa: 4° che 
)) piu ffiova seioi:liere la cal(;e viva nell'accpja, sul nioniento stesso di fame 
I) faspcrsiono: 5" che quel jirappoli sui quali inconiiMcia a vegetare la miitra, 
» (|uando I'lirono inalliali con i detti limedi, guarirono per la piu parte, 
» massime se al)i)iasi la cautela di liagnarc assai hene colla stessa acqua di 
» calco il ])edunrolo del gi'appoio da dove abbianio vcduto inconiinciare gli 
» altacchi dclla nialattia, esscndo egli appunto il peduncolo che per prinio 
» si la vizzo, e eessa di prestarsi alle funzioni vegetative: 6° che riesce ini- 
» possihile di arrestare la nialallia quando questa sia giunta alia deisconza, 
» cioc alio s|»accarsi degli acini: T die lo stVondare le piante non solanicnle 
n gli c poco gidvevole, nia t'acilita piuttosto al seme del fungo il depositarsi 
» sui grappoii che rimangono per tal guisa piii esposti ed indifesi , salvo 
» che lo sliondameuto non sia di subilo seguito da pioggia copiosa: 8° che 
» molto hene contribuiscc al prescivamento delle piante s;uie lo affumicarle, 
» t'acendo bruciare la paglia inumidita in questo o quel punto del vigneto, 
» da dove il vcnto che spira possi spingere il fumo ad investirle.» 

K siccomc sngli osempi del Picnionte e della Toscana dobbiamo temere 
che nel I'uturo ;mno si aiVacci di nuovo questa malattia sulle viti, cosi neila 
teraa parte consigliano di aspergerc le viti d'idrato di calce nel princi|>io 
dcU'estate, prima che la malattia comparisca. E consigliano di toner lonlano 
dalle viti le a(;que stagnaiiti, giacclu', non ostantc chc rcsti provato , avcic 
VOidium gcrinogliato hi luttc le posizioni e condizioni; e cgualmcnte provato 
che alligna con pid danno nci luoghi bassi, ed uiiiidi. 

l)oi)o tulto cio terminano con assicurare il publico, che mcntre e cosa 
dannosa niaiigiare le uvc ricopcrle dalla muffa, niun danno si ha dal fare 
uso tlei villi proveuienli da uvc inlctlc dairO/(/i((»ii; giacche la fcriucntazionc 
distruggc i piinci|)ii nocivi della mucedine. Qual cosa mi seinbra averc sulTl- 
ciente appoggio, poiche sappiamo ancora che nei paesi nordici indistintaiiiciili- 
si mangia ogiii sorta di fmigo, dojn) che sia stato per qualche tciiijio a coii- 
talto dcU'acqiia; e che dolle prime acque in cui furono intiisi i funghi sc no 
servono per oltenere un liquore lermentato, di cui (anno uso sciiza risentirnc 
alcnn danno. 



t 

I 

I 
— 312 — 

Dalle osscrvazioni da mc fattc nollo scoi'so Itiglio ((siiila I'isoi'gcnle iiia- 
laltia tlfilo vili d per csscrne state altaccatc taluiic noH'oito botanico dcila 
Hoinaiia Iniveisita, preseiilato nella nostra scssionc ([uiiita dcH" 1 1 agoslo, nicii- 
tro csttMiiava il inio spiitimeiilo, die alia sola |ires('ii/.a dcH'O/i/Zum. atlrihuivasi 
la nialattia in qucstione, nientrc a/./.ardava dare una teorica del ])ereli6 gli 
acini si fcndono per I'azione del malefico funj^o, nel niodo niedesimo ehc viene 
esprossa dai siijjnoii Uelli ed Orsini, nienlre dieeva clic I'aspcrsione delTidralo 
di calee em il niedicaniento |)iu I'acile a inotlersi in pralica e nicno dispon- 
dioso , e eonsigliava le autorita costrinjiere i piopriolari ad adottailo anchc 
eonie j)reson'ativo; insisto di nuovo so|na (piesto mcdicainchto, come I'unico 
a niio credere die si deldia adolt^ire, giacche il jiiri sieuro cd il pin econo- 
niico deve reputarsi. 

il piii sicuro, giacche I'idrato di calce ha ccrtameiite il poleie di disoi- 
ganizzare VOidiitm; e valutando anche sulle parlicniari disiiosizioni della vite, 
queste non possono inipedire clie il niedieaiiienlo esercili la sua a/.ione, die 
dislrugga cioe la luicidiale iinifTa. (Josi vediaino anche per analogia negli ani- 
niali, die la scabie p. cs, attribuita da taluni alia presenza deiVOcarm scabici, 
da alti'i persino a singolai'i vegctazioni che si stabiliscono sulla pelle, viene 
egualniente sanata daira))plicazionc eslerna delle sostanze alealinc, dello zolfo, 
del mercurio, ec. ([ualunijue sia la particolar disposizione dcirindividuo, qua- 
lunque il temperamento; e sc queste cause possono rcndeie I'individuo atto 
o piu disposto a ricevere Timpressione maligna, non valgono certamente, come 
mostra I'esperienza, ad impedirc che il medieamcnio eserciti la sua azione, 
giacche i nominati medicamenli sono al caso di distruggerc la causa imme- 
diata della nialattia stessa. 

Che sia poi il suggerito rimcdio il piu economico , ed eseguibile con 
somma faeilita e speditezza nei nostri vignati, in quelli doi roniani castelli, 
ed in tutti i luoghi ove le viti sono tenute basse niuno jtotra negarlo ; ma 
dove sono arrampicate ad alti alberi cresceri certamente la diflficolta di ese- 
gnire simile pratica, ed in conseguenza le spese che gravitano sul prodotto: 
ma converra trascurarla e perdere tutto? credo certamente die no. 

In mezzo a tutto questo, protesto di non disprezzaic le vedute dei pro- 
fcssori piemontcsi, e di convenirc che il loro metodo curativo sia di piii fa- 
cile eseeuzione, soltanto desidero che sieno fatti csperimcnti tali, che chiara- 
mente dimostrino rutilitii del vantato rimedio. Sono sicuro che (juei chiaris- 
simi signori si daranno tutto il carico di tal fatto. Ne manca presso noi chi 
vedendo alquanto difhcile Tapplicazione dell' idrato di calce alle viti elevate 
sopra alti alberi, e propendcndo cosi quasi necessariamente per I'opinione dei 



— ;{|:j — 

Iiiomontcsi, assunsc tale :iii;oinciUo. <^)uesti c il chiaiissiiiio signor haiunc Nar- 
(lucci, piof'essore ili l)()t:iiiica ncl Liceo di Ma<;ciatii, clio avendo Ictto a ((iK-lla 
sociota proviiu-ialr di aj;ri(;oltura c iiidiistria, il 20 del caduto ajioslo, una 
(lolla iiiciiKiiia, siilla iiota iiialaltia, ossoivata ncl dislrello di l'al)iiaiio, propose 
<lie fosse scclta una coinmissionc i)ermanenlc, la (jualc precisamentc s'inca- 
ricassc di studiare la inalallia sotto qucslo lapporto: di verificare cioe se Ic in- 
cisioni al troiico della vile soiio in rcalta glovcvoli a curare la nialattia in 
([ueslionc. J.a sofieta sudetla convcnne sul meiito del proposto, sceglicndo 
una coinmissionc di otto adatti soggctli , ed il signor Narducci daia al |)u- 
blico i risullanienli di (|ucsto lavoi'o, die non manchcranno niai di presentaro 
gran vanlaggio aireconnniia sociale. 

iN'el terniinarc il mio rapporto mi sembra giuslo faic di nuovo onore- 
vole menzione dei signori professor! Belli ed Orsini, c di congratularmi con 
essi di avere adcnipiiito con tanta dottrina c cliiarezza, all'incarico alfidatogli 
da polere il loro lavoro non solo cssere utilissimo al volgo, nia [iiu'e a quei 
colli e distinti proprietari, che non si trovano vcrsati ncirorganografia e pa- 
tologia vcgetabiie. Mi sembra eziandio doveroso rendere i dovuti ringrazia- 
menli alle savie disposizioni della niagistratura ascolana, che la [irima, per 
(juanto a me sia nolo, si e data carico di un tal fallo, sperando che tanto esem- 
pio possa stimolare le altrc magistrature a renders! benemerite del publico, 
proeurando che questa istruzionc sia diffusa, onde ciascuno conoscendo rettamen- 
fe I'indolc di ([uesto infortunio, possa a tempo debito mettcrc in esecuzione 
le preeauzioni e rimedi, che in (juclla tanto saviamentc sono proposte. 

E tulle Ic volte che il signor ministro del commercio, belle arti ec. si 
e compiaciuto di mandarc in dono questo lavoro alia nostra Accademia, cre- 
derei convenionte, ([iialora Ic signoric loro chiarissime convenissero, d'insinua- 
re air ottinio ministro, di riconoscere con una medaglia d' incoraggimento 
questo lavoro , tanto piu che i lodati compilatori seguitano ad occu- 
parsi dello studio della malattia; stanteche per la corrente slagione non solo 
i seminuli non sono stati distrutti dal gelo , ma il fungo rigogliosamcnte si 
vedc attaccare ogni specie di pianta, minacciando grandi disastri nella futui'a 
slagione. Nell'ascolano sono stale dislrutte dalla sua malefica azione tutte le 
fave seminate pel sovescio della canape. Ne presso noi sono i timori di un 
tanto disastio minor!; giacche nt'lPorto botanico, cu! presiedo, parecchic piante 
sono presentemente attaccale, come il Rammctilus Asiaticus, la Lavatera ar- 
horea, la Viola tricolor, Momordica claterium ec. le quali presento all' Acca- 
demia, onde conosca tal fatto, e prenda, se crede, quelle iniziative che sti- 
merii piu opportune per prevcnire il fuluro disastro. 



— 314 — ' 

AsrRoMiniA — O.s.tcrvaiioiii <ld pimictu Massalia fallc ulF Ossenmlorio del Collegia 
lionumo air Eqiuitoriale ili Canclioix (*). Del I*. A. Secciii. 



1852 T. M. di Boma Stelle di parngone 



18 Nov. 

19 

•23 

25 

12 Dec. 

15 

17 

18 
19 
20 
21 
2i 
25 
26 
27 
28 

1853 
1 Gen. 
2 
6 



6'' 

6 

6 

6 

9 

7 



7 
6 
6 
7 
5 
6 
7 
7 
7 

6 
6 
7 



24™ 50' 
36 23 
52 W 
48 54 



39 
42 



27 
8 

32 



10 23 
23 14 
36 30 
47 28 
58 41 
45 47 
7 28 
16 42 
18 55 

13 4 

51 5 

11 oO 



593 Washington (*«) 
(A 



AVeisse XXI FI. 12.35 



■\Veisse 0. 9 
Weisse 0. 99 
H. C. L. 163 
B. A. C. 47 



Weisse 0. 173 



1"' 
1 
3 
3 

3 

1 


-h 1 
H- 2 
-f- 1 
-f- 

— 

— 
-f- 
H- 1 

— 
-t- 

— 1 



jpp. 

26^ 82 
42,47 
1,35 
51,23 
32/JO 
1,09 
54,35 
50,59 
18,75 
15,47 
15,01 
30,92 
14.33 
31,97 
23,56 
43,45 
51,32 



A5 



.ip|). 



6 
1 
5 
7 

5 

13 
7 

3 
7 
5 
6 

7 



Weisse 376 
Posizione dellc stelle anonime di confronlo 



Micr. Paragoni 



11' 46" 7 
12 51,2 

8,5 
15,0 

8.0 
21,3 
35,1 
31,1 

0,3 

4,6 
46,6 

6,5 
3y,3 
39,9 
29,3 
33,6 
47,5 



Angoi. 



Circol. 



26,55 — 16 46,6 

44,73 — 9 5,2 

7,59 — 9 10,6 



3 
3 

■> 
.» 

3 
2 
3 
3 
3 
2 
7 
() 
2 

5 
3 
5 
3 
3 

3 
7 
5 



43", 4 posiz. app. 22 Nov. 1852 G. Micr. del C. R. 
12, 20 posiz. media 1850. 

'-' I . , 

> prossimamenlo 

Cometa di Wcstphal 
1852 T. M. di Roma C( app. d. cometa 5 app. d. cometa Micr. Paragoni 



• 23* 41"' 9% 


23 


— 1° 34' 


Wash.23 54 25, 


08 


— 25 


a = 23 54 20, 


48 


— 28 


b = 23 59 52, 




— 8 


c = 48 




-0 14 



Dec. 

Dec. 



41'" 
55 
39 
45 



30 Dec. 
30 Dec. 
La cometa il 30 era assai dcbole. 



58' 
5 
32 
57 



a 



5" 41 '.20 
a _(- 5 40,90 
b — 45,15 
A — 45,30 



a 13* 

b 13 



52"' 
11 



(20-) 

(50) 



„ H_ 13'36".3 
a -t- 13 37,8 
b — 10 55,2 
b - 10 52,8 



Circol. 



-66' 4') 
fiQ If)' S prossimamcnte 



(*) Pre9<>n(ate nella sessione <1p1 30 Genn. 18.=)3. 
(") V. 09>crv.-i2ioiii del 18i6. 



— :ji5 — 

Tlohka di.i MMtui — Suliiziuue uUiehricu dclla 

essciidd A nil iiilcio ijimhinque. Mcmoiiii del prof. Paolo Voi.i'icki.i.i ('). 

1. 

ll iiiimei-o z , iiilcro «> Iralld, sia dccomponibili' nclla soinina. (lei due ([iia- 

(hali ii'^, l>^', cosicrhi' al)I)iasi 

: = a' -I- h- , 

I' proponiaiiiDci risolvcrc al^ebiicamente la 

Su|)i)oiiianio iiella (/•,) essere Tesponentc k intei'o e positive (**); soddisfaranno 
alia iiu'dcsima ie due seguenti generalissime I'oriiiulc 

t(t-IV..(t-5) ..,., ,, 



/ V 1.2 1.2.3.4 



I. 2.. ..6 



('•. 



ovveio 
[ ^ A((//-», 

' ~ 1.2. 3 1. 2....0 1 2....i 

-±zkuh'-\ 

ovvero 
( rt //. 
coinc qui approsso dimostreremo: intanto passiamo a dichiararle iiel modo che sio- 
eue. I termini del polinomio appartenentc alia prima delle (r^) sono tutti quelli <-he, 
sviluppando la jtotenza hinomiale {n-f-t)*, si trovano in sede impari iiello svilu|)p(> 
medesimo, e soiio presi alteriiativameiite eol segno -+- e col - . Percio il valore nu- 
merico deirultimo tenninedellaa;, sarai*, ovvero Aafr*-',secondo che sia A: pari, 
od impari. Riguardo al segno dell'ultimo termine stesso, riflettasi che i teiniini della 



I • 

(*) L'estratto di quesl.1 memoria fu presentalo all'accademia .lelle scienzedi Parigi dal sig. Lam^, 
e fu pubhiicain iii-l yoI. XXXVl dei Conti rest, pag 4i3. 

("/ Gli allri casi possibili rispetto all'csponenle medesimo, formano I'argomeolo di altra memo- 
ria. da me preseiilata iielU scssionu Ml' del 1853 (3 aprilej. 



— 316 — 

X sono posilivi o negativi , sccondo cho occupano scde imparl o pari nel po- 

liiioiiiio loro ; quaiulo aduiKjue A- sia pari , sara — -i- 1 il immero dei tcr- 

mini stcssi , pcrcio 1" ultimo i* , sara precoduto dal -t- , o dal - , secondo 

chc ^r sia pari, od imijari. Quando noi A- sia impari, snia r — ii numci'o 

2 2 

di quei termini, c pcrcio ncirullimo Ayi/>*'' di cssi, dovra valero il -+- od il -, 
secondo che sia — 



impari, o pari. | 



2 

Inoltre, poiche i termini della y, ossia dclla seconda dclle {)\], sono tutti 
quelli cho nollo sviluppo della poten/.a binoniiale (a -+- hY si iiovano in scde 
pari, e sono presi alternalivamcnte col -K c col - ; cosi cliiaro appariscc, clie Tnl- 
tinio terminc dello sviluppo medesimo, in cjuanto al suo valore numcrico, sara 
Afl^*'' , ovvero i*, secondo che sia A j)ari, od impari. 

Per quello poi riguarda il segno dell' ultimo terminc stesso , rifleltianio 
che i termini dclla y sono posilivi, o negativi, sccondo chc nel polinoniio loro 

si trovano averc sede impari, o pari; pcrcio quando A sia pari, sara — il nu- 

mcro dei termini della stessa y, e dovra nell'ultimo kab'"^ di essi, valcrc il segno - 

A" k-\- 1 

od il -t-, secondo che -^ sia pai'i, od impari. Quando sia A imparl, sara — r— 

il numero dei tennini dclla j/, e dovra valcrc ncirultimo // il segno— , od ii 

secondo che sia — ;;r — pari, od imparl. 

II. 

Dichiarata la composizionc dclle (r^), jiassiamo a dimostrare, chc Ic mc- 
desimc risolvono la proposta (r,). 
Pongasi a qucsto fine 

A=A, B.^^ 

_ A-(A-l)(A-2) _ A(A-lHA-2)iA-3) 

1.2.3. ' 1.2.3.4 ' 

A((fc-1)....(A-4) , A(A-1)....(A--5) 

^= 1.2.... 5 ' ' ^= l.2.3....() ' 

^^ A(A- l)....(A--(i) jj^A*/, -D.^A-T) 



1.2.... 7 ' " 1.2....8 

A(A-l)....(A-8) k{k-i)....{k-9) 

~ 1.2. 3. ...9 ' 1:2. 3.:..1() ' 



— 317 — 

avrcmo 

x^a*- Ba*-2 />2 -t- Da* -* 6* - Fa*-« />^ -f- Ha*-» ft» - Ka*"'" i'" -+-...=!= 6* , 

(ovvcro) d: Aa6*" S 
;/ = Aa*-' b - Ca*-' .6' -+- Ea"-'" b' - Ga*"' «;' ^ la*"^ 6«- . . . ±: Aat* "', 

(ovvero) :±: 6*. 
Iiioltre sara 

/ a^* - 2Ba2*-2 /*2 -^ (B'^ -h 2D)a2*-* /,* - 2(F ^ BD)a2*-6 /,« 

x2 J-(-(D2 -^ 211 -^ 2BF)a2*-» t« - 2(K -t- BIl -+■ DF)a2'-» //" ^ . . . -i- 6" , 
( (ovvero) -^ A■^a^/»^'-^ 

( A2 a^*-'^ />2 - 2ACa"-* t* n- (C^ ^- 2AE)a"-« b^- 2{\C, -^ r,E)a'"-'* />" 

(^(E-^i -f- 2AI ^ 2CG)a2*-i'' //'^' - -t- A* a^ &""% (ovvero) -i- Z''^'-. 

Pcrcio, soininando cd ordinando, giungci-enio alia 

, a" -+- (A- - 2B)f(^' -'' b' -^ (B-^ -(-2D - 2AC)a2*-* // 
^i ^ f = ) ^-((:^-(-2AE-2F-2BD)a"-« b^ -(-(D2-*-2H-t-2BF-2AG-2CE)n-^*-'' b^ 
[ _H(E« -t- 2A1 -+- 2CG - 2K - 2BH - 2DF)rt-^'- "' />'"-(- . . . . -^ //". 
Ma con un calcolo, se non breve, al ccrto facile, si troveranno le 
A^ - 2B = A , 
B^ -f. 2D - 2AC = 



12 , .in .Tw_''l^- ') 



2AE - 2F - 2BD = 



1.2 ' 

/.■(A-- lMli-2) 



I)« _K 211 ^ 2BF - 2AG - 2CE = -^ 



E^ -t- 2AI ^- 2C(; - 2K- 2BH - 2DF ■= 



1.2.3 

A(fc-l)(A-2)(A-3) 



1.2. 3. i 

A-(fe-l)(A-2)(A-3)(A--.i) 



1 . 2. 3. i. 5 

ee 

diinque sara 

41 



— 318 — 

1. 2. 3. 4 1.2. 3. i. o ^ 

|>ei'ci6 le (r.,) soddisraiino alia (r,). 

III. 

Supponiamo A pari; cd innanzi tialto sia -^ iinpari : la |>riina dolle ()\,) si ri- 
dmra eoinpondiosanicnto nclia 

X = a* - A, fi*-'^ //^ -4- A,, «'-* ft* - A, «*-« ft^ - . . . -H A a''' //-"^-/Z ; 

•i ^' 
ma poiche 

l-A,^-A,-...^-.\,_.l, 
pcrcio avienio evidentemeute 

x^W-' -t- (1 - A,)a'-* //^ -^- (1 - Aj -f- A>*-« ft* ^- (1 - Aj -4- A,- Agja*-' ft^ 
- . . . ^- (1 - A, ^- A, - ... - A, )a%'-' ^ (1-Aj^A,-...-(-.\, ) ft'-'^l(aM/^) . 

£ chiaro adunque die lax nella ipotcsi attuale sari esattamente divisibile per 

fl* - ft*. Pero se a* -f- ft^ sia primo, non cosi avvcrra dclla conispondente ?/; 

poiche se anch'essa fosse divisibile per o* - ft* , gia riguardando alia proposla 

dovrebbe pur esserlo la z; cio6 dovi-ebbe o*-i-ft* diviso per a*-ft* daic uii quoto 

A; 
intero, coniecche non si possa cio verificare. Secondariamentc sia — pari anch' 

esse: la seconda delle (r^) si ridurrJi compendiosamente nclla 

X, = Art*-' ft - B. «*-3 ft' -t- B., fl*-^ ft' - B, a*-' ft! H- . . .-t- B* a' ft*"^ - Aaft*-'; 

ma esscndo 



r-* 



A - B, -H B.3 - . . . H- B*^ _ = A, 
sari ^""^ 



— 319 — 

y= ha'-' I, ^ (A- _ B^)a«-' b'-+- [k - l\ -f- B,)a^' b' -+- {k - B, -^ B, - B^Vi'"^ A' 

_ . . . _H ^/, _ B, ^ B, - . . - B,_ )a^ b'--' -+- (/v-B, ^ B,-...-f-B, ) «/y-n(a2-/;^). 

Quitidi in tj s;u:i nolla iiiotcsi modcsinia csattamcntc divisihilo por o- - W^, noii 
potendolo pero osseic la (•oiTispondfiiite x, se a^-\-b'^ fosse un priino; perchi! al- 
altrainonte do\rel)l)"osserlt> aaclic la z. Uiirique concludiaino ehc poslo a'^-^b'^ 
prime, e k |)ari, sara deilo (/ .,) sollanto la x, o lu 1/ soiniire divisihilo per a^~b-, 

secondoche-^ sia impmi, o jiaii. Tiiito cio sara vcriticato ncgli esempi segueii- 

ti, ed in parte gia erasi da me riconosciuto nolla niia preccdcntc pubblicazionc 
s» talc argoniento (*). 

Qindi, supponcndo « = 6, sara d^ - b^ = o, c percio dcllc {r^) una scnjprc in 
qncsta ipotcsi divcrra nulla. Concludiamo che il numero (2a*)* , ossia che le 
poteii/.e di esponente pari della sotnnia di due quadrat! eguali fra loro , non 
potianno essere atfatto ridottc nclla somma di due ([uadiati. Facendo a = I 
avrenio die la polenza (2)* , ossia ol»e il 2 con esponente paii, non potra spez- 
zarsi nella sonnna di due quadiatij peio sara invccc 

22-. ^ 22"-i -4- 2-"-' ; 

come gii\ fu dcdotto nel citato luogo. 

Vencndo al caso di A inipari, egli e chiaro che niuna dellc (c^) annnettera 
il t'atlorc a^ - b'^ ; ed in t'atti supponcndo in esse a = b, niuna dellc medesimc 
si annulla; ma invece con facilita dalle mcdesime, per ([uesta ipotesi, numeri- 
camente si oltienc 

(.•3) x:.!, = 2^n- 

dumpie Icquazione 

x^ -+- if - (2f('Y. > 
essendo A imparl, c lisolula dalla (Cj). Percio la potenza di gi-ado imparl della 
sonnna di due quadi'ati eguali fi-a loro, si riduce nella somma di due (piadrati 
pure t'ra loro eguali. Facendo a=l, avremo 

2* = 2*-' -+- 2'-^ : 

(lunque le potonze del 2 con esponente impari, sono s])ez/.altili solainente nella 
somma di due |)otenzeuguali del 2, ma con esponente pari, e vice versa. 

(*) Alii Jcll'accnil. [JOiil. ilc'niiovi liiitei. T. IV, p. 377. 



— 320 — 

Pertanto sc facciasi 

lontcucndo P im fattoro dclhi forma 4)H- 3, san\ 2 spczzabilo uiim sol vollii 
in due (juadrati ujiuali tVa loro, e la 

avni per soluziono uniea lo 

a; = 2"P, )/ = 2"P. 
•^'cquazione poi 

.x- -+- ,f ^•J{ = 22"-"i P^)-^ , 

lion potrii risolversi; cioe la •J'- noa potra in (juesto caso spczzarsi atratto in due 
([uadrati. 

Concludiamo pcrlanto, chc sebbcnc 2 noii sia un primo della forma i«-»-l, 
od nil prodolto di primi, ognuno della mcdesima forma, luttavia z si polia 
sjiezzarc in due quadiali, purehe abbiasi 2 = 22"^iP^ 

IV. 

Ora, passando alia soluzione della (r^), distinguiamo nuovamente il (!aso 
di A pai'i, da (juello di A imparl; e nel primo caso I'appresentiamo coi nunieri 
(A, B) una qualunque soluzione della 

x" -f- f ^ zP' , essendo h > A (*) ; 

cosicche abbiasi la identita 

X^ -H B2 = 22/. . 
sai'a pure 

L * 

un'altra soluzione della proposta {rj. Ed in fatti, sostituendo questi valori nella 
medesima, si avra 

-2/. -^ ^^ .2/. O - " » 

ossia 

A2 -+-B2 = z^\ 
equazione gia per ipotesi verificata. 



(") AdoUiamo il simbolo S> per ejprimere che una quaotitu noii pub essere maggiore di uo'allra. 



— 321 — 
Inoltrc se i numeii A , B avianno in conmnc il fiUlore s''"' , i numeri 

X, y (lella soluzioiic (rj avranno in coinunc il laltoro z^ : cioi; Ic due so- 
iuzioni 

(A,B); {x,ij) 
la prima spcttaiitc alia 



la seconda projji-ia della 



x" -t- f = -J'- 



X2 ^ ,y2 ^ -J, 



saranno della nicdesinia siKcic (*), Tuna e I'altra cioe della specie qesima. Im- 
[jcrciocche, supposlo 

A = Mj''-" , B = Ni''-' , 
esscndo M cd N due numeri opportuni, dalla (r^) avrcmo 

x=M^~'', ij^'S-J"'. 

V. 

Premesso cio, abbiansi le 

(,.^) .r' H- jy2 :. s^ x2-t-v«=z*, .x^-Hj/2 = iS , x^^ri^ = z\ 

le ([uali sono -^ di numero; e sieno 

Ic soluzioni appartenenti rispettivamente alle niedesime (/j) , ed ottenute me- 
diante le {)\), in esse facendo successivamente 



A- = 2, 4, 6, 8, .... , k. 



i 



Nel caso in cui siamo dovia la prima delle (/ j), terminare con :±r a,&. la se- 
conda con i kab*~^. Per tanto, fatto successivamente 



(') Noiivelles Annates de mallium. par M. Terquem, T. IX. — Atli dcH' accademia pontificia de" 
nuovi lincei, T. IV, p. 125, e 8e(j_ — Annali di scienze matem. c fisiclie, oiarzo 1852, p. 130. — IJtm 
sellembre 18S0, p. 371 



v.y 



— 322 — 



— (•'^1 » >^2 » ^3 1 • 


•r ~ ? 


B=({/l' !/-2' h> ■ ■ 


2 2 


h^[\, 2, 3, . . 


A A 
• 2" ' T' 



^v 



iiolla (;Vj), avroino da essa le 

(n) ('J"t„ :~"'y.); (.^-'x„ .--';,,); (.--^x,, J--\,^; 
/v^^/7i^ (zx, , zi/t ) ; (.X, , y, ) , 

* clie sai'anno taiilo soliizioni dollu jiroposla, conic risulta dal sostitiiiilc una do- 

/ /•i»-^ po Taltra nella medcsima, ed avendo riguardo allc (r,). Qucste soluzioni, tiiltc 

t y . k ' 

*- C'*-' diverse fra loro, sono di nunipio —, pcrcio sono tuttc quelle che appartengono 

^ * //!/*_ alia proposta; poicho secondo le foiniule di Gauss, gia da mo diniostrate (*), il 

iiumero (a*H-A*)' , quando A sia pari, si puo spczzare in tante sonimc di duo 

A 
quadrati ognuna, quante sono le unita di -^ . 

VI. 

Rileviamo dalle (r,) quanto sieguc. 1°. Le soluzioni tutte dclla proposta 
lisultano ciaseuna di due nunieri, dei <iuali uno certamente saru divisibilo per 
tr-b'^; cosiccho rappresentando ion 

una cjualunque di sifTatto soluzioni, sara la x, ovvero la y divisibile per «- - b'\ 

secondo che la n sara inipari, o pari. 

2°. Le soluzioni niedesime si dividono in tante specie , quante sono 

.... A 
le unita di --, e die (jueste specie si distinguono fra loro dai fattori z co- 

nnini ai due numeri coniponenti le soluzioni stosse ; cosicche la soluzione 



(*) Alti (leiraccodemia ponti6cia de'niiovi lincei, T. IV, novembre 1830, p.ig. 23. — ,\iinali Ji 
Kienze mat. e flsicbe T. I, Jicembre 1850, p. 527. 



— 323 



V-i 



{2* x^ , z'^ !J^) diti'si di |niina specie, perche i due suoi miiiieii hanno 



* 



A- . --2 - 

-j~ 1 liittoii z in coniunc; la soluzionc [z^ x^, %'■ y„) dicesi di secon- 

k 
da specie , perche i due nuineii dclla uiedesima hanno -y - 2 fattori z in 

coniunc; e cosi di scguito, (ino ail' ultima soluzione (x* , j/a ) , la quale 

dicesi di ultima, ovvero di -^ esima specie, perche i numeri di essa non hanno 

esplicitamcnte in comune verun fattore z. 

3.° Ciascuna specie si compone di solo una soluzione ; cio differiscc da 
quanto si verifica nolle specie di soluzioni, che appartengono alia 

2 _i_ .i2 - ,2 



(rg) x^ -+- y 



z' 



I 
l)cr la quale ' 

111 fatti per questo caso piii gcnerale vedemmo (*) , che le varie specie di 
solu/.ioni delta (/,.) sono pure A' di numero; ma ognuna conticnc jiiu soluzioni, 
e ncl modo che ubliiaiiio ivi determiiiato. Se i fattori Ijinoiiiiali che coinpou- 
gono la s, si riducano tutti eguali al primo di essi, troveremo 

z, = {a\^b\y'^z'', 

e la (rg) si ridurra nella proposta (rj, la quale percio e un corollario dclla 

4.° Tutte Ic soluzioni (»■,) della (rj dipendono algebricamente, ed in mo- 
do conosciuto , da quelle di ultima specie, che rispettivamente appartengono 
alio (ij) : sillatta dipendenza puo a questo modo esprimersi. La soluzione di 

prima specie spettante alia {t\), si otticne moltiplicando per z'^ i due ter- 
mini x^ , I/, della soluzione spettante tdia prima dolle {i\). La soluzione dl se- 

k 

— —2 

fonda specie della stessa {i\), si ottiene moltiplicando per :* i due termini 



(*) Annali di scienze fisiche e mat. 1850 p. 371. — Idem 1832 p. 130. — Atti dell' accademia 
ponlificia de'nuovi lincei, T. IV. p. SOS. 



— 324 — 
x, , 1/j dclhi soluzionc tli ultima specie, spettante alia sccoiida dclle {>\). La 

soluzioiio (li tcM'za sjjocic dclla proposta (r,), si ottiono iiioUi|)licando per z'^ 
i due terniiiii x^, j/, dclla soluzionc di ultiiua specie, spcUantc alia tcrza dcllc 
(rj. E cosi dovri continuarsi per lulle le altre soluzioni successive dclla pro- 
posfa medesima, siiio all' ultima di esse (x< , »/< ), clio si ottiene immediata- 

meule dalle (i\). 

5.° E facile poi liconoscere, che tutte Ic soluzioni (r,) della proposla, di- 
pendono in un modo conoseiuto dalle foi'mule (r,^) , e jiercio dalle quantita 
a, l> , die sono i dali del })rol»lema: in (piesla di|)endenza, chc noi geueral- 
liicnte ahbiamo posto in chiaro, consiste la soluzionc generale della proposla. 

6." A risolvere adumpie la (r,) fara d'uopo in prima trovare le soluzioni 
tuttc di ultima sjiecie, raj)i>resentate jiia dalle (»,.), rispettivamente speltanti alle 
(j-j), e cio mediante le [r.^). Secondariamente si dovranno moltiplicare i tcr- 

mini della prima tiovata soluzionc ambedue per s'^ , i termini della seconda 

per 2* , i termini della terza per 2^ , eccctera, i termini della penultima 
per z, cd i termini dcU'ultima per 2". Eseguito cio, si avranno le soluzioni 
tutte della proposta. La regola ora compcndiata, scbbene si rifletta, c consc- 
iiuenza dcH'altra che gia pubblicammo (*), per ottcnere le soluzioni della 

x' ^,/^[ {a\ -+- b\)(a\ + h\) (a\. + b\^) f, 

di cui la (»•,) c coroUario. 

7." NcUc ricerchc da me precedentemente pubblicate (**) suH'analisi della 

('•9) a;2-(-j/ = 22, 

in cui generidmente supposi 

z = {a\^h\){a\-^b\)....{a\.-^b\,), 
e percio 

, ^ A\ -*- B\ = A-^, ^ B^, = . . . ^ A^ -H B\ , 
essendo 

v= 2*'-* 



(*) Citazioiii precpdenti. 

("j Aui tleH'accailemeaiia pnntiKcia de'nuovi liucei, T. IV, p. 124, 346.— Idem p. S08.— Aniiali 
<li scieiize mat. e fisiche, T. I, an. 1830, p. 309. — Idem, p. .i43.— Idem T. Ill an. 1852, p. 129 



-L 325 — 

dimostrai, chc tiitto le soluzioni della {r^) si distingupvano in k' specie diverse 

, e (he quelle appaitenenti all' ultima di queste specie, venivano tuttc 

rappresciUate dalle scguenli formule 

riellc quali 1' indicc a. deve rieevere, uno dopo Taltro, i valori tutti compresi 
dair 1 sino al v inclusivamente. Percio (in d' allora fu manil'eslo, che le foi-- 
mule (r,j) fornivano soltanto alcune soluzioni dclla (r^,), e che il resto di esse 
ottenevasi per altre formule. Le [r^^ sono le sole considerate, sia dagli antichi, 
sia da'inodcmi (*), chc si occuparono in risolvere la [r^, od era noi licono- 
sciarno die le stcssc (r,^) sono un caso particolare dolle nostre (r^), dimostrate 
in principio. In fatti quelle da queste discendono, col porre 

A" = 2 , a = Ac< , /' = Ba , 

pci quali valoii la (ij) si riduce alia 

8.° Le soluzioni (r,), tranne Tultima [x^ , y^) delle mcdesime, tutte si com- 

pongono di due nunieri evidcntemcnte non primi ira loio; cd ora diniostrc- 

reuio che qucsta ultima invccc lisulta di numeii piimi fra loro, quantc volte 

«*-(-/>* sia un primo. A questo fine supponiamo, che oltre quelle prime soluzioni 

k 
di numero — -1, ve nc sia un' altra, pur essa composta di due numcri mp, mq 

non primi fra loro; cosicche dalle 

('•„) x^mp, ij=mq, 

abbiasi la proposta (?•,) soddisfotta ; cioe sia 

(r,j) m«(;/ ^ q^) = (a^ -^ b^ = -J ; 

avremo 



m^- 



v' -+- </' 



Essendo »«* intero, dovra essere tale anchc il secondo membro di questa equa- 
zione; ma poiche d^ -t- />^ viene supposto primo, cosi dovri verificarsi la 

rcstando n ^k. Dovra per tanto essere 

(') Coinptcs reailiw T. 28. p. 686, e 733. 

42 



— 32(i — 



k-n k-'i 

•i 



ossia 

Ora, traiinp <jiipi casi iiei quali rcsjmncnle — ^ — o an intero , lutti gK allri 

cscludono cvidontPinente la ipotosi (\\^; giaccW per essere a^ -+- t* un primo, 
lion potra in (jiiosti casi inodosiiui ossere la m razionale; e Tioii itotra percio 
ossoilo iipppurc la supitosta solu/.ionc x ■- mp , y = mq. So poi facciasi n = A , 
sara m - I , lo che pure si oppoiip, alia stcssa ipolosi. Da ultimo se facciasi 

V - 0, sara hi = :'■ ; quindi avrcnio 
e sostitucndo nolla (/•,) sara 



x=^z^ p , X- ;'^ q , 



p-^+q'=\, 

/* per la (pialc;), q non potrel)])ero csscre intcri, contro la esprossa ipotcsi. Restano 

.,...,. /f-n . , . V-' 

dunquc a considcrare quci soli casi, nei quali — - — risulta tin intero, compreso / 

\ l^+l. ^''^ ^ c Tl Prendiaino uno qualunquc di qucsti casi, e riflettiamo nel tempo stesso 

1. the k essendo pari, non potra — ^^ — essere intero, sc non sia pari anche la u; 

quindi sostitucndo nella {t\^) il valore generico [r^^] della m, avrcmo 

nella quale sara Ji pari , cd anche ■< k. Questa equazionc si trova compresa 
nelle (r^), e tutte Ic soluzioni della medesima si otterranno dalle (r,), quando 
in queste si cangi la A nella »i ; quindi avieino 



3Cn 



\ 


\ p^Y 'a;,, 
1 




S? ^3 , . . 




(' u) ' 


) 












=-'.. 


n 


2 


e per 


la ipotesi (;■,,) sara 









\\n_ 
2 



— 327 — 



( /J_-, J_..2 *-3 --(--0 - 

lx=Tnp-\z ^ a-, , 2 * Xj, 3 ^ X3 , .... , s* ^ 'j:„ __ , z^ 



j 



( /— -t —-2 — -s --(—-') — --"- 

<y=mqAz^ [/, , 2* !/.2. -' y,,....,z' ^- ^!/« . - ' ' !/-. 

( 2' 2 

SiffatU) soluzioni tuttc si trovano evidentcmente nellc prime -^ -I delle (r,) ^ 

e sono composte ognuna di due numeri non primi fia loro; duricpie la ipo- 
tcsi (r,,) non conduce a siniili soluzioni diverse da (juelie gia ottenute ; e 
percio non esistono ])er la pro|)osta [i\) altre soluzioni, I'onnate di numeri non 
primi fia loro, fuori quelle comprese nelle (r,), esclusa Tultima di esse; que- 
st'ultima dun([ue dovra essere di numeri primi fi'a loro; cd h quanto volevasi 
dimostrare. 

A dicliiararc maggionnente la esposta dimostrazionc con un esempio, sia 
data la 

cui appartengono quatlro soluzioni, e queste mediante le (/•,) sono 

nelle quali sappiamo, chc le ooppie dei valori 

rapprcscntano Ic soluzioni, ciascuna di ultima classe, ottenute dalle [r.^, facendo 
successivamenlc in esse 

A- = (2, -l, 6, 8, 

ed appartenenti rispetli^•amente alle 

x^ -+- if - 1* , a;'^ -t- I/'' = 3' , ,x^ -4- (/* "= z^ , X* -J- ly' = 3*. 

In questo particolare caso, essendo A = 8 , sara 

8-" s-n 

»i = (a* -1- 6") * = 3 2 , 

(piindi perch»> si ahbia »« intcro, ed anclie > I, apj)arterranno ad 11 i vaioii, 
interi, positivi, e pari, 2, i, 6; jiei quali rispettivamente avremo 

m = (3', ^^ 2 . 
Pertanto dalla ipotesi (r^,) , cioe 

X = mp , If = «i^ , 



— 328 — 
si oltena iicl caso mcdesiiiio 

x = mp= (i'yj , -Jf) , zp , ij=mq= {z^q , 2*<y , zq J 

sostitucndo nclla projtosta, si avranno Ic 

/»^ -4- q'^ - :'■' , //^ -+- q^ - i* , ;/•* -t- (/'^ = j''. 
Pci' l;i prima, csscndo h - 2, si oUicnc 

per la scconda, csseiido » - i, si lianno le 

per la terza, essendo n - 6, si trovano le 

V = (2^^i . --rj . -r,, , </ - (:'?/, , :!/., , ^3 ■ 
Quindi per la fatta ipotesi, essendo hi = :' , ossia h = 2, avieino 

a; = mp = 2^a;j , xj - mq - z'l/, ; 
essendo m = i"^ , ov\ ero n = 4, sara 

X = m/j = {zh-^ , :% , ly = mq ^ {zhj^ , zhf.^ , 
essendo m = : , od h = 6, si otteir.'i 

X^mp = {z^x^ , z% , zx^ , y ^ mq = (zhj^ , zhj.^ , zij^ . 

, / -s ^ Queste soluzioni , apparlenenti alia x"^ -f- %f- = 2« , si ottenffono facilmente 

dalle [i\ij ; ma e chiai'o ciie le medesmie comcidono nspettivamente colle 

7»-»^/i' iA».' prime tre delle ()',5), le quali sono tutte quelle apparlenenti alia equazione 

\ yj^^'^^^^' *"* ognuna comi)osta di due numeri non prinii fra lore; dunquo rullima 

'j t ^*^"' delle stesse (/-jg) , cioe la soluzione di ultima specie [x^, j/J, si componc di 

) (. /'i , due numeri primi fra loroTJ''' 

,/'/ 9.° La soluzione 




data per la x'^ -f- jy^ = z"^ dal De Frenicle, sul finirc del dccimo settimo secolo, 
""" nel T. V della prima raccolta dell' accademia rcale delle scienzc di Pariei, 

A f/t^** pubblicato nel 1729 (*) , e un caso parlicolare delle mie precedcnti for- 



^ mule (/., 

-in- O' ^ 



{•} Comptes RenJus T. XXVIII, p. 758. 



— 329 — 

10." La soluziono incdosima piio diinostrarsi, o sinlolicampnte \nn- mezzo 
(lella sostilii/.ioiKS <>(! aiialitifaiueiilc^ (Ic^diicoiidola (13") da iiii calcolo sciii|)licis- 
simo, isliluito sopia espressioni iininaginaiie, iicl iiiodo scguentc. 

1 1." Poiiiaiuo 

M^a\±zab\, ^ ^ a\^± uh\, 
snra 

(rt, -*- A, jAzp rt)(«, -t- l>^\/'z^ a) --^ ft, «.^ =;: ah^ h.^ -+-(«, ft.^ -(- a.^ t,) J/"=p «, 

("i - ''i l/"^ ")("2 - ''i V^ ") ^ "i "i =f= «''i ''2 - ("1 ''2 -^ "z ''1^ V^ " ; 
c percio -'^ /3 - ^^^ 



"yi ■ r • 



()•..) ) cangiaiido in (luest' ultima equazione h, in -//. , aviemo ^ , .^f 






Polrcmo adunque dalle (/•,,) slabiliie compendiosamcnle, pel caso di a posilivo, le . 

' MN ={a\ -4- ab\){a'^ ^ ab\) = («,«, q= uh^l,^)'- -^a(a,6, =t a.frj)^ ; ,y<. ^ *-" - " ^ 
I'ls) <*' pel caso di a ncgativo, Ic .,.^ ^\J^'^'r,.- 



*>*- 



Delle (r,j) si deduce, chc il prodotto di due fattoii quadratici simili, e piivi „^ ^^-^ 
di tcrmine medio, puo ricevere simigliate forma quadratica, in due guise di va- 
lore divei'so. 

12.° Facciasi a= 1 , ed avremo dalle (r^^ le 

(a\ -^ b\){a\ -^ b\) = {a,a, =P b,b,)-' -^ {a,b^ ^ a,b^)' , 



('•i9) . 

(^•uindi e die il prodotto di due numeii diversi, ognuno riducibile una volta 
nclla somma, o ni'lla diiTerenza di due (juadrati, sara due volte spezzabile ncl- 
lo stesso modo. Percio la 

so rt'i -(- b'^^ ed n*.^ -+- b'^.^ sieno diversi fra lore, ammettena solo due solu- 



— 330 — 

zioni, cio6 

X - a^n.^ =F /',/'., , y = aj>.^ ±h (|.J>^ ', 

ed eziandio die la 

x'-,/=z[ = {n\-h\)[d\-h\)], 

se 0*, - b^^ , «*, - /'^^ sieno diversl fra loro, avra soltanto le 
X = a^ a.^ ± l>^ l>^ , ?/ = "i I'l — "i ''i 

per essere soddisfatla. 
13.° Ponianio 

„2^ H_ b^^ ^ a\ ^ h\ = z , a\ - h\ = a\ - h\ = z, ; 

dalle (i',y) avrenio le 

A = K«,-:V',)^-(«,A,±«,^f . 

Inoltre siccome, posto n, e />, in luoijo di a.^ o h,^ , non cangiano 
i priini nieinbri i', z^, di queste ui;ua!j,iiaii/.e, cd altrcltanto av- 
(''20) ' viene posto il rovescio; cosi, teneiido conto sola men to dci se- 
gni supeiiori, perche gl'inferiori con siffatte sostituzioni piodn- 
eono due identita, otterremo anche le 

,2 ^ („2^ _ ;,2^)2 ^ ^2«,&,)^ = [a\ - b\r' -4- (2a,l,.,? , 

Pertanto se nn quaiunque nuniero 2 e tale, da poteisi doppianiente ridurre 
nella somma, o nelia diffeienza di due quadrati, sara il quadrato del nunieio 
stesso (piattro volte liducibile in siniil guisa, mediante le (cj,,). 
Diseende clie se abbiasi 

*l " I " I " 2 " 2 ' 

la 

x'^-if^ z^ 
sara soddisi'atta dalle 

x = a^^^ b\ , y^2a^b^, 

X = «% -H b'^i , y = 2a^ b.^ . 

Inollre vcriBcandosi 



— J.'} I — 

ia 

sara soddisfiilta dalle 

a; = fl, «.3 :;: />, //.^ , 1/ = fij //^ =t w.^ A, , 

^ = «\ - /'', , y = 2a, A, , 

* = «'2 - ''2' ' !/ = 2rt., /,^ . 

()i.almiquc di queste ultimo due solu/ioni e quella gia indicala dal Fronicle 
come sopra osscrvammo (9°), e discende dalle (,-,,), che fuiono dedotte me- 
diaiite an calcolo istituito sopia espressioni iinmaginarie. 

14." Le fonnule solutive del De Frenicle, possono diinostiaisi analitica- 
mente anche in modo piu elemciitare, cioe senza far uso del calcolo dei-'rim- 
inagman. Pongansi le 

sarii 

donde 

'= 2a- ' ' = -2^-' 

c percio dalla seconda delle proposte avremo 

quiiidi so abhiasi z-a^-t-b^, sara la 

risoluta dalle 

x=a^-b-', y^2ab, 

come gia Tingegnoso indicate autore dei quadrati magici aveva trovato. 
Lo stesso possiamo concludere ponendo questa evidente uguaglianza 

1 H- J^J!!!. ^ (a' -^ b'? 
(iaby ~ [iabf ' 
dalla quale abbiamo 

quindi ec. 

Percio si potii in un iHimitato numero di guise trovare due numeii qua- 



— 332 -^ 

qimdrati, inter! o fratti, di ciii la sonima sia ]nuv un qiiadnUo; ])oielie ilaiido 
alio vaiiabili a, l> dollo due formulc (a'^- />*)*, {2ab)^ qualunquc vaiore, scm- 
|)io la soiiuna delle inedosimc dara un quadrato. 

15.° Le stossc foiniuio possono condunc alia sohizionc dolla 

ossondo k nunioricanieiite cojfiiito; cio f'li da nio diinosti'alo per/.:, (anlo pari 
quaiito impari, in una niia nota inserita nella Uaccolla scienlit'ioa (^). IVro 
la soluzione algehiica e generale della equazione mcdesima discende solo dalle 
nuove forinule [r.^], come diinostrianio in qnesta memoria. 

I(».° Fa eccezione alia conscjruenza dedotta ncl 12." il easo di 

pel quale alibiamo o, - A, ; jioiclie dalla prima delle (l■^^) , per qualunquc se- 
gno, si avra 

2a\^ = 2a\{a'., ^ b\) = a\ [ («, - h.,)' -^ {h, -4- «.,)- 1 ; 

eioe in questo caso il prodotto 2a^^^ sariV una sol volla spczzabile in due 
(juadrati, sebbene i suoi faltori 2«^, , cd N, sieno I'uno e I'altro spezzabili una 
volla in due quadrati. 
17.° Pongasi 

M = a-, , avrenio l>^ = ; 

e quindi la prima delle [l•^^) fornira 

Percio non esscndo M un quadrato spczzabile in altri due, sara il prodotto 
MN spczzabile solo una volta in due quadrati, purche lo sia solo una volta 
pure la N. 

18.° Sc abbiasi 

dalla prima dellc (r^^), presa col segno supcriore, avremo 

z^ = {a\ ^ h\)-^ = {a\ - h\y' -^ (2a,6,)-^ , 

e, presa coiriiiferiore, olterremo una identita. Similmente dalla seconda dellc 
stesse {r^^) olterremo 

Dunquc un quadrato, di cui la radicc sia solo una volta spczzabile nella som- 

(•) Anno V. Roma 18i9, p. 402. 



— 333 — 

ma, nella diffcronza di due (juadrati, si lidui ra pur esso una sol volta nella 
soiniiia, o nella dilVerenza di due (juadrati. 

I'J." I'or lanlo sc nella e(|uazioiic indctcrminata x^ -t- y^ = 2^ , la z sia 
spczzabile una sol volta in due quadrat! d'^, , b'^^ , come avviene pei nu- 
mcri primi della forma 4n -+- I , sari unica la soluzione dclla equazione mc- 
desinia; c consistcra nci scjj;uenti valori 

X = u^^ - l>^^ , ij = -"/'i > z = a^i -4- b'^^ , 

nci quali appunto consislci la soluz/diic del l)e Freniclc, pin volte nienzionala. 
20." Qui osscrvianio che i numcri spezzabili solo in due quadiati unici, 
sono compresi nelle trc segucnli fonnule 

■In^ I , a^'in ^ I) , 2*«-''(4h -^ 1), 

es.scndo 'm -t- 1 un priaio, x un nuniero chc non puo cssere spezzato in due 
quadiati, ed li un intei'O qualunque ( § ill, IV, 16°). L' ultima delle tic indi- 
cate Ibrmulc comprcndo le altrc due. 

MI. 

Proponiamoci per un cscmpio la risoluzione algcbrica dclla 

ollcncndo tuttc le soluzioni ^ cssa, cspicssc in funzione delle a, h. Doviemo 
in prima trovaie le soluzioni di ultima specie , appartcnenti rispcttivamcnte 
allc otto scgucnti cquazioni 



x^ + / = z^ , 


.r-^ H- f = i» , 


r^ ^ f = 2« , 


x' -H i/^ = :« , 


r' -+■ ,f = :•» , 


x' ^ f = ;'^ , 


x' ^ f = z'' , 


x'^ H- if = :'S 



le quali corrispondono allc (cj. Queste soluzioni, succcssivamente fcicendo 

A- = (2, 4, 6, 8, 12, II, IG 
nelle [i;^, si trovano cssere 



x,=a'-l>\ 




.1-., - «♦ - im^b'^ -(- // , 




.rj = a« - 15«V;2 -+- 15aV>* - b'' , 




x^ = a« - 28««//^ -)- lOa'b' - 28a-^A'^ -4- />*' , 




X5 = a'» - iM'b^ -+- 2I0a«ft* - 210a^i'^ -+- 45a^6^ - 


-/>'% 




.i3 



— m\ — 

J, ^ fl« - I20(('*i'^ -+- I820«'''<>' - HOOSd'"/;-* -H 1 2870(1 V>* - 80(>8r('^A«» 



Vj -^a'h-Uh'P -+- 6((/;^ , 

y, = SaH - ma'P -i- '^{hW - SalP , 

y, = UhV> - 12()«V/' -(- 2:)2«'V)=^ - I2()hV/' -+- IO(/i% 

i/g = l2o"/; - 22()((^/<' -+- ~^)-2aV>' - 7'J2rtV>' h- •220aV>'^ - I2<(/-" , 

»/, ^ [Xa'^b - 3(5 in"/)' -^ 20U2a'65 - 3432tt^/<' -i- 2002a''/»s - 3(y'ta'h'^ 

-4- Ua/»'5 , 
y, = 16a'-^//- .J60a"/;' ^ .i368a"/>^ - IliiOa'/y' -^ 1 U/i.0a'/.3 - 43(i8a*6ii 

-+- 560frV/'#16fl/." , 

]e quali corrispondono alle [r^]; ed essendo a'^ -+- f>^ un primo, saranno come 
(piollc, compostc o!j;nuna di numeri prinii iVa lore (§. VI. 8°). 

Quindi a vcrificarc in tjuesto eseinpio la divisibilitii delle (r.^) pel fattore 
a* - 6* ( §. III. ), prcseiiliumo il segueiite quadro 

x^ - a^ - b^ , 

y.^ = ia^b - 4«i' - iabia^ - //^) , 

.r^ = a''- Ifw'/.'- -t- 15a^// - b^ -^ (a' - 1 'tuVr ^ b')in^ - b^] , 

y, - Sa'-b - 56a^/.5 ^ 56rtV>^ - Sab' = (8aV; - i8nV>' ^ 8a/»5)(a2 _ Z,2), 

j-j = a" - 45a»/.« -f- 21 On*//* - 21 On*** -+- lon'^/-' - b^'> :. 

-. (a« - 4in«/;2 -t- 166a*/»* - UuVt^ H- ft«)(a2 - /)2) , 
;/s :^ i2o"6 - 220n»/;' -4- 792a'//'' - 792a'>/.' -^ 220o='/.9 - 12a6" := 

= (12a3/. - 208a'/.' -^ 58-iaW' - 208a'//' -h i2o//'')(a2 - //*) , 



a:, = (j'*-91a»2J2 



— :]:\r> — 

100 lu'"/;* - :}(»(>3«''A6-i-3()0:i«f't'' - 1 001 «*/;'»-+-«) I <('/>' ^ 

y, = 16a'V< - 560«'V>' -r- i3GS(/"/>^ - I liiOa'V/' -+- 1 1 1 iOu'i^ - 'i3(iS,r'A" 
H- r)(iO((V;'^ - 16«i*^ = (Kirt'V* - r)ii(("/*s _^ ;j82i«^//5 - TOKm'/.' 
-+■ 382'kcV>9 - 5iia'//' -h \(\ab'')(n^ - //^). 
Per tanto lo olti) soluzioni dclla proposta (c^,), saianno 

(z'x, , I'l/i) ; (:«.r, , :«;y.^) ; [z'x^ , z''y^) ; (:'.r, , :',/^) ; 

corrispondcnti allc (/•,) , e tutte in funzione delle a, b. 

ESEMPIO NUMERICO 



Sia data 


la 


a;-^-f-y2:,(:3-2_^2-^)'«=13 


avrenio 




n = 3 , 6 =: 2 , A = 8 , ; : 


(piindi 






tt* =9, 




/.^ = 4 , =2 = 



«' = 27 , 
a* =81 , 
a^ = 2i3 , 
«« = 729 , 
a' =2187, 
a» =6561 , 
«« = 19683 , 
fl'« = 590i9, 
</"=177li7 , 
«'* = 531iil , 
«•'= 1591323, 
«'♦= 4782969, 
rt'^= 14348907, 
«'« = 43016721 , 
a"= 129U0!63 , 



^'=8, 
M =16, 
/>' =32, 
b' =64, 
b' =128, 
b* = 256 , 
i» =512, 
61" =1024, 
ft" = 2048, 
ft'^ = 4096, 
ft" = 8192, 
ft'* =16384, 
ft'» = 32768 , 
ft'« = 65536 , 
ft" =131072, 



13; 

169, 
:' =2197, 
I* =285&l, 
i' =371293, 
i« =4826809, 
z' =62748517, 
2* =815730721, 
i' =10604499373, 
2'» = 137858491849, 
2"= 1792160394037, 
2'-^ = 23298085122481, 
s" = 302875106592253, 
2" = 3937:^76385699289, 
215 = 51185893011090757, 
2'6 = 665416609183l7!>8'ii, 
2" = 8650 11 59 1938 1 337933. 



— 33G — 

Qucsti valoii scrviraniio a risolvero taiilo la jiroposla cquazione nuinerica , 
quanlo qiiolla die iiroiwrreiuo qui apprcsso, pel caso dclT csponente /. iin- 
pai'i. Per taiilo avirnio dalle precedoiiti otto soluzioni algcbrichc, Ic altre sc- 
gueiiti otlo soluzioni imnu'richc, di ulliina specie: vale a dire composle ogmi- 
na di due nuineri primi Ira loro ; le quail , csscndo a^ - b^ - 5, potranno a 
questo modo cspiimcrsi 



x^ - 1 x5, 

a;,= 119, 

X3 = 2035 = 407x5, 

,T, = 239, 

a;, = 341525 = 68305x5, 

x^ = 3455641, 

T, = 23161315 = 4632263x5, 

X, = 815616479, 



!/. - 12 , 

?/, = 120 = 24x5, 

!h = 828 , 

)/, = 28560 = 5712x5, 

y, = 145668 , 

?/, = 3369960 = 673992x5, 

//, = 58317492, 

II, = 13651680=2730336x5, 



Quindi e clic le otto soluzioni della proposta (c^i), venanno espresso come nel 
quadro seguente, delle quali soltanto la ottava sara di ultima specie; vale a 
dire composta di due numeri primi fra loro. 



VALOItl DLLLA X 


VALOR 1 DELLA ?/ 


13'x5 = 313742585, 


13' X 12 = 752982204, 


13«xll9 = 574390271 , 


136x24x5=579217080, 


13^x407x5 = 755581255 , 


13^x828 = 307430604, 


13^x239 = 6826079, 


13*x5712x5 = 815702160, 


13^x68305x5 = 750330425, 


13^x145668 = 320032596, 


1 3^ X 34556 i 1 = 58 i003329. 


13^x673992x5 = 569523240, 


13'x4632263x5 = 301097095 , 


13' x58317492 = 75817396, 


13»x815616479^ g;S(>/<r^>^, 


1 3" X 2730336 x 5 ^ /3 (^ / ^ <?. 



— :}37 — 

VIII. 

Per (juillu lijruarda il caso di A jmpari, sieno A, B duo iiumeri da sod- 

disf'aro alia 

x'- -+- »y2 = 2* , 
ossendo // iinpari, c "^ k ; san'i 

iV -\- B2 = i'' , 
una idciilita, c nella 

avremo un'alt.a soluzione della pioposta (r,). In fatti, sostituendo in essa quo- 
sti valoii, si oUiene la 

A^ -^ B2 ^ 2'- , 
che per ipotcsi 6 verificata. 

Inoltre, se i numeri A, B avranno in comune il fattore 2~, dovrann.. 

I numeri x, y della soluzione (r^j), avere in comune il fattore z ^ ; cioe le 
due soluzioni 

(A, 15) ; (x, y), 

la prima spcttanle alia 



la scconda soddisfacente all; 



X'^ -4-1/2=2*, 



a;^ -+- J/'* = z* , 



sai'anno ambcduc della medesima specie. Supposto in fatti 

''-'/ *_» 

A = Mi 2 , B = Nz~^ , 

essendo <j impari , ed M , N due convenient! valori numerici , avremo dalla 
('•gj) la soluzione 

X - M2 * , ?y = Ns =* , 

che appunto dimostra quanto fu asserito. 
Dopo qucste premcsse poniamo le 

('•2s) x'^y''=z, x^^y'=z\ x'^^y^=z\ . . . . , x'^^y^ = z* , 

cne sono di numcro — r— . Sieno 



— 338 — 

(22 



\l: ^ X, , « * ./,) ; [z ' X, , z '^ y,) ; (. ' x, , i ' ;y,) 

('■25) { 



le solu/.ioni, che rcsppttivnmcnto appartengono alio niodosinie (/j,), dcdolle 
dalle {i\), col pojTC in esse 

A- -(I, 3, r,, 7, , /. : 

si avverla die , in (jiipslo sccondo caso di /.■ imparl (§. I) , doviii rt /r/"/*"' 
tenninarc la prima, e =t(;' lerminaro la scconda delle (r.^) mcdesinie. Oia fatto 

A = (X^ , .Tg ' -^s » .... Xj^j , 

2 

B = (!7, , ;/, 1 '.h J/'±i' 

2 

// = (I , 3 , T) , .... A -2, A , 
nella generale soluzionc [r.^.^], ottci'ivmo dalla medesinia le 
► v\ (l/Ia. ( «_, *_| '-S *-s *-5 

L.;.Vt'-A^' f ; (-x^_,, ;.»/,__,) ; (,r,-^, y,_^), 

/ ) \ 22 22 

^ che siiranno altreltantc soluzioni della proposta; poiche sostitucndolc una dopo 

Taltia nella medcsima, essa verra scmpre soddisfatta, avcndo riguardo allc (r.^,). 

'•Aw ^*^ ^ ,. A-i-I 

/ (jueste soluzioni, tutte diverse fra loro, sono di numoro — ~ — ; e percio so- 

. no lutle quelle che appaitengono alia proposta. In fatti per le formule di (lauss, 
citate nel caso precedente di k piu'i, il numero (a^ -+- b^f, quando sia k imparl, 
si puo spezzare in tante sonime di due quadrat! ognuna, quante sono le unitii 

IX. 

Rilevianio dalle (r.^^), similmente a quanto praticamnio per A pari, cio che 

siegue. 1 .° Le soluzioni della proposta, pure in questo secondo caso, vengono di- 

. . , . , ,. A-H-1 

stinte m tante specie, quante sono le inula di — -r— ; queste specie j>oi di- 

versilicano fra loio, pei fallori ; comuni ai due numeri, che conipongono le 
soluzioni niedesiine ; cosicche la soluzione (: * x, , z '^ y^) diccsi di jirima 



/ 



— 339 — 

k- 1 

specie, perche i Hue miiiicii di'lhi niwlesiiriii lianiio in coinunc — ^ — fattori : ; 

III solu/.ione (s '' x., , z''^ j/J (licesi di scconda specie, perche i due nuineri 

A- - 3 

(li I'ssa posspggano — r — fattori z in coinunc; e cosi di seguito, lino all'ulti- 

ma soluziono (,r»^, , !/*+,)> 'a quale diccsi di ullinia, ovvcro di — - — esinia 
V "T ^ 

specie, perche i due suoi numeri noii iiauno csplicitainente verun fattore 2 in co- 
niunc. 

2.° (iiascuna specie risidta di una soluzionc sen/a piu, lo chc differisce da 
quanto si verifica nelle specie di soluzioni, chc ai»partengono alia 

quando, esseiido k imparl, sia 

s, - {a\ -H b\)[a\ ^ b\) .... (a^ ^ h\), 

come dirnostrercmo in altra mcmoria su tale argomento. 

3." Tutte le soluzioni (j\^,) della proposta (r^), dijiendono algebrijamente, 
ed in modo conosciuto, da quelle di ultima specie, che si riferiscono alle (r^jj): 
e sillatta dipendenza puo a questo modo esprimersi. La solu/.ione di prima 
specie spettante alia (r,), in cui A vienc supposto impari, si ottienc inoltipli(;an- 

*-i 
do per s '^ i due termini x^ , i/, della soluzione spettante alia prima delle (/jj): 

la soluzione di seconda specie della stessa (t\), si ottiene moltiplicando per :'- 
i due termini x.^ , j/^ della soluzione di ultima specie, spettante alia seconda 
delle (r^s) : l<i soluzione di terza specie della stessa (r^) si ottiene , moltipli- 

cando per z '^ , i due termini Xj , y^ della soluzione di ultima specie, spettante 
alia terza delle (r^j) : e cosi dovra continuarsi per tutte le altre soluzioni suc- 
cessive della proposta medcsima, slno all'ultima di esse {x^^.^ , y*^,), che si 
ottienc senz'altro dalle (c^). * * 

4.° Facilmente poi si riconosce, che tutte le soluzioni (r^,) della propo- 
sta dipendono in modo conosciuto , dalle formule (i\) , e percio dalle quantita 
n, l>, chc sono i dati del |)roblcma ; dipendenza che, posta in chiaro da noi 
con ogni generalita, ed algebricamente, coslituiscc la generale soluzione della 
proposta medesima. 



— 340 — 

5." A risolvcro (lunquc la (;•,), nel caso di A impari, farii d'uopo innanzi 
tratto (ietonninare le solu/.ioiii tutlc di ultima specie, rappresentate gia dalle 
(r^j), rispoltivamoiite spettaiiti alle [r^^) ; lo che si ottiene inediante le (r^) , 
facendo nolle medesinie 

/. = (!, 3, 5, 7, . ..., A. 

Sccondaiiamente si dovraiino nioltiplicarc i termini della prima trovata solu- 

ziono, anibeduc per i '^ ; i termini della seconda, per : "^ ; i termini dclla 

tcrza, per i * ; eccetera, i termini della pentiltima, per ; ; ed i termini del- 
Tultinia, per runit:\. Cio eseiiuendo si avranno le soluzioni tutte della proposla. 
()." Le soluzioni (j-jj, dall' ultima in I'uori , lutte si eompongono di due 
nuniori evidentemcntc non primi Ira loro ; ed oia dimostrcremo che Tultima 
stessa risulta pel conti'ario di numcri primi fra loi'O, quante volte a'^ -+- l>'^ sia 
un ])riino. In fatti si abbia la 

nella (piale ti , b sono iutcri , a^ ■+- h'^ un jirinio , c U impari. Sappiamo per 

♦[uello fu dimostrato in principio, che — y— di numero sono le soluzioni tutte 

della proposta, e che vcngono rappresentate dalle (/-jj : sappiamo altresi, che 
le coppie dei valori (r.^^) sono le soluzioni di ultima specie, appartenenti ri- 
spettivamente alle (r^j) : soluzioni, che si ottengono dalle (r.J, facendo in esse 

A=i, 3, 5, 7, . . . , A. 

Mandato cio innanzi, i)oiclu'; le indicate soluzioni, Irannc rultinia {.rx^, , »/«_^,)» 

T" IT 

tutte risultano evidentemcntc di numcri non primi fra loro; cosi a dimostrarc, 
che questa e formata di due numeri piimi fia loro, suppoircmo esistere per 
la proposta un'altra soluzione diversa da tutte quelle , che sono di numero 

A - 1 . , . 

— ^ — , e pur essa composta di numeri mp , mq non primi fra loro; cosicche 

ahbiansi per ipotcsi le 

{r„Jj X = mp , y = mq , 

soddlsfacenli alia proposta (r,). Sara 

(»•,,) m^p^ -+- q^) = (rt^ -H l,-'Y = S* , 



— 341 — 

cd anclie 






p'^ -+- (f^ 



II piimo membro di qucsta equazione dovendo essere inlero , dovra esserlo 
aiichc il sccondo ; (]uindi, poicho a^ -t- h^ k primo, dovrii verificaisi 

],'' H- q^ = (a"- -4- h^j" , 

psscndo u ^ k; |)crci6 dovra essere 

m^ = (a^ -+- b^y-" ; 
dondc 



- f„i ,_._ J.i\ 2 _ . 2 



Pci'tanto, eccetto quci casi nci quali — ~ risulta intero , tiitti gli altri nc" 

quali cio non si vcrifica, contradiranno evidentemente alia ipotcsi (Cjg) ; giac- 

che per essere a^ -+- h'^ un primo, non potra la m risultare nei casi mcdesiini 

razionale; cpiindi non potranno osserlo neii|)ine i nunicii mp , 7nq. Se poi pon- 

jrasi n ~ k, sara m=\; e se vogliasi n= 0, sani m irrazionale; casi che anibeduc 

contradicono pure alia stessa ipotesi: adunque dobbianio considerare quel soli, 

,. k - n . . , . „ ,, A-i-l 

ne (juali -^r — tiovasi essere lai mtcro, compreso csclusivamente tra U, e — j- . 

Considerando uno qualunque del medesimi osserviamo , che —^ — non puo cs- 

sere intero, se non abbiasi n impari ; quindi sostituendo nclla (Cj.) il valoro 
genorico (/-j^) della jh, avremo 

f H- fy2 ^ („2 ^ i2y. = ... ^ 

nella quale sarii n imparl, > 0, c < A . Quesla equazione, da cui dobbiamo de- 
ilurre i valori delle p, q, si trova compresa nelle {r^^) , e tuttc le soluzioni 
sue si ottcrranno dalle {)\^), cpiando in esse cangisi k in n; percio avremo lo 



p — [Z .T, , Z ' X.^ , Z Xj . . . . 3X„_j , J^ii^i , 

(''29) 

" " 1 " ~ 3 " — 5 



44 



— 312 

0, per la ipotosi [i;^^], sara 



' — 1 *— S ' — ft *_ii A_ii 

2 2 



('•3,,) 



-+ 1 



SitValle soluzioni, ora oKcimtp per la [iroposta, .si ti'ovaiKi liillc compivso ncllc 

|)rime — ^ — dcllo {i\^,) ; c percho ciasciiiia di osso I'isulta cvidciUfinriitc di 

due luimori 11011 piiini Ira loro, eijii cliiaio clie la ijiotesi (c^^), aiiclic nol 
raso (li /. inipari, non conduce a soluzioni diver.sc, da (iiicllc i;ia ottenutc nolle 
(»\,n) , e formate di nunicri non priini fra loio; diiiKpie anche in (piesto caso 
rultima doile (c.^^) stesse, ossia la (.rj^, , ;/<+,)) fbrnisce due nuiiieri prinii 

Ira loro, elie ajipunto e quanto volcvasi dimostrarc. 

Pi'cndiaino a dii'hiarare la esposta diniostrazionc ])el caso di k inipari , 
coircsenipio scgucntc. Sia data la 

niediante le (r.,,) troveremo, che le quattro soluzioni apparteneiiti alia inede- 
sima, sono 

\ .^ - v^ "1 » ~^'' 
('Va) 

nolle quali 

rappresentano le soluzioni di ultima specie, ottenute dalle (r.^), faceiido in esse 

A = (l, 3, 5, 7, 
ed appartenenti rispcttivamente alle 

a:^ -4- ly* = 2 , x^ -\- 1/ - :' , x'^ -+- \j^ = z^ , x^ -f- ij'^ - z'' . 

Essendo k - 7, sara 



1 X — yz x^ i 2'x.^ , ^ ■''s ' '^-i 



7-" 1-" 
m = (a' 



,2 _i_ /,2) 2 - J -a 



ed li potia solo licevere i valori iiiteri, positivi, ed impari 1, 3, 5, pei quali 



— :m — 

lispettivamonte avremo 



»i = (:' , -J . 



(|iiin(Ii, per la ipotesi t'atta (r^g), sara 

X = mp = {'Jp , z^p , zp 



1/ = mq = [z'^q , z^q , zq ; 
(> jicirio avrcnio dalla [l■^^) le 

p- -4- q'^ = J , p" -(- q^ = z^ , p'^ -+- (/2 = :\ 
IVi- la prima di ({ucslc, moiliante Jo (z.,^) , ed esscndo h = I , si otticiic 

p = x^, <l = 'jr' 
JUT la scconda, essendo n = 3, si avraniio siinilineiilc Ic 
p = (z x^ , X, ; q^ (z ly, , i/.^ ; 
]it>r la tei'za, esscndo « = o , dedunoino in I'gual niodo Ic 

p = (z^x^ , zx.^, x^ ; q= (:'■'!/, , z ij.^ , ij^ . 

I'iiiahnontc, per la stabilita ipotesi, essendo m = ;^ , ovvero h = 1 , avronio 

X - mp = z^x^ , \i - mq = :';/, ; 

essendo m = z'' , <h1 « = 3, saia 

X = mp = (I'j, , 'z% , ij = mq = (I'ly, , :«i/.^ ; 

essendo m = z , ossia >i - 5, si troveia 

X = m/^ = (I'x, , :'^T.^ » - J-, ' ?/ = '"7 = (^'.Vi ' ^Vi . = >lr 

Tutte (pieste soluzioni deiia proposta ('■.,,), coincidono evidenlcniente colie 
prime tie soluzioni di essa, eoniprese nelle (r^.^, delle quali oinnina risulta 
di due nunieri non primi iVa loio ; dunque la soluzione di ultima speeie 
(Xj^ , l|^), spcttanle alia (»,,) , dovra essere composta di due numeri x^ , //, 
primi fra loro. 

7.° Doi)o (io |)ossianio coneludeic, che se un numero [x sia prime, ed inol- 
tre spezzahile in due (juadiati, quest! saranno primi fia loro. A siftatta con- 
seguenza, clie dalle precedenti dottrine discende, puo anche giungersi lagio- 
nando a (piesto modo. Abbiasi la 



'f = l^, 



ed insienie le 



sai'ii 



— 3ii — 

.T = ma , y = mf> , 

m' 



•i ■ 

Ma 1*1111 menibro di (luesla t- intoro, meiitrc il secondo non puo esserlo, giac- 
che (I essendo uii prinio, iioii jmo voiificarsi m- = [j., allraincntc Ic a, h non 
sarobboro intori; (binciiic i iiiniiori .r, ?/ sai'anno prinii f'ra loi'o. 

8.° II conlrario non lia biogo; cioe la soniina di due quadrali prinii I'la 
loro non scinpro da un prime. Pcro sc il numcro coriisi)ondcntc a quesla 
sonima sia imparl, sara semprc della forma \n -+- 1 . Cosi, a mode di cscm- 
pio, abbiamo la 

142-^ iry^:. 1285, 

ovo i Humeri 11, c 15 sono primi fra lore, cd il numero 1285 non e pri- 
me, mentre lo stesso 1285 ( = 4x321-1-1) 6 dclla forma indicata. 

9.° Un primo della foi'ina 4h -f- 1, puo semprc spezzarsi iiella somma 
di due quadrati primi fra loro, ma non sempre questi saranno primi: ab- 
biamo infatti le 

352^-182 = 1549, 212^342=1597. 

X. 

Per un esempio di queslo secondo caso, k imparl, abbiasi la 

a-2 ^ 1/2 = (a^ -f- ^2^7 ^ ,17 . 

e si vogliano tutte le soluzioni della medesima, esprcsse in funzionc della a, h. 
Dovremo prima trovare le soluzioni di ultima specie; le quali, se a^ -+- b^ sara 
un prinio, si comporranno ciascuna di due numeri primi fra loro, cd appar- 
terranno alie nove seguenti equazioni 

,t2 -^ yf-z , a;2 -+- !/2 = 2' , x'' ->r- y''- = v" , x^ -^ y'^ = z' , x^ -h y'^ = z^ , 
x^ -f- 1/ = z" , x2 -(- j/ = 2** , a;2 -I- 1/2 = jis ^ ^2 _^ ^i. _ jU ^ 

che corrispondono alio (r^j). Queste soluzioni, facendo 

^ = (1, 3, 5, 7, 9, 11, 13, 15, 17, 
nelle (r^), sono le seguenti 



— :ii5 — 

X, = a , 

x^ = a^ - J«i'^ , 

x^ = a^' - 2laN»^ -+- 35a'6* - lab^ , 

x, = a' - 3(m''b'^ -+■ 12()aV;' - «'|.a»i« -4- 90*" , 

Xg = a" - 55a»//^ -f- 330«'/a' - Mylu'h^ -+- 165a'ft« - Uab'" , 

X, = a" - 78«'V.2 ^ 715a«6' - 1716aV;8 ^ 1287aV>« - 286a'i'" -t- l3r</.'2 , 

Xg = n'5 - l()5a'^^2 _^ l365„n/,* _ 50(),ja'// -f- 6435«'<''* - 3()03aV;"' 

Xj = a" - 136a'V -f- 2380a'V/' - \2'.mm''b^ -(- 24310a5// - I94-i8a'A'" 

J/l = '' » A- {/J c S^ ' t «». 

V, = 3a2i - 6' , / ^ /\ '^ 

1/3 = 5n^6 - I0«^6' -4- ft\ / ^ 

J/., = 7a«6 - 35aV>' -^ 2 1 n^i'' - A' , /U ^^ t a (^ ' ^4. 

jy, - Oa^i - 8.ia«i3 -h 1 26a*ft^ - 36aV.' h- ^,9 , J ^/"'/^i~^^ ' ^ 

Vj = 1 io*"ft - I65a«ft' -(- 462a66'> - 33()rtV.' -+- 'oWb^ - /^" , ^ / ^ .^•^^ri 

ij, = 13a«-^A - 286a"V>' -f- 1287nSA^ - 1716a«6' -4- 715a*65 - ISa^^^ h- i'^ ^ 
?/, = 15a"6 - 455a'-^i' ^ 3003ai»6' - 6435a«6' -f- 5005a^^ - 1365a<6" 

1/, = 17a'6i - eSOn'^i^ -4- 61880^^/' - 19U8n"i' -4- 24310a»69 - 123760^61' 

H- 2380a*i'5 - 136a2fti5 _^ jit . 

le quali, nel caso di a = b, si riducono aiJe A- f^ ■ ^/ < «■ /• 

»/i = a=2''a, Xi = a=2''a, <^ -r; <^ .^.-/,-£ 

;/, = 2a5-2'a% x, = - 2a» = - 2'aS A « *^<--^ ^«. i- ^ 

!/, = -4a' = -2V, X3 = -4a5=-2V, y ^ - » . ^-^i' .^ 

i/^ = -8a' = -2V, x, = 8a' = 2V, ^ t«- v c ^ v,y,- 

j/s = 16a« = 2*a9 , a;, = IBa^ = 2*a' , '"' - f «- ^ £ /v4 

y, = 32a»=2V, Xg = -32a" = - 2'a«« , t '«•' A ,^ «_,,. 

I/, = -64a"=-2«a'^ x, = - 64a«5 = - 2«a" , -* .\. /Lc/v 

.Vg = - 128a" = - 2VS Xg=128a'»=2V\ /^/,- \. . 

y, = 256a" = 2»a" , x. = 256a" = 2'a" . — - - 



e'v 






:{i(i 



Qiipsto novo sohizioni, i-lie coiTisjtondono alle (r.^,) , c che saianno fulto com- 
jioste di iitinu'ri piiini IVa Im'o, so n* -I- h'^ sia nil jtrimo, ci foniiscono It- no- 
vo sejiuoiiti solu/.ioiii dclla jiroposta ; cioe tuttc quelle die apparU'ii^oiKt ad 
essa, vale a diie le 



(:*j, , 'J,J^) ; (:lr, , :.'y,) ; 



A- 



(s'ic* ' ^'j/i) ; 



/-.«.■ 



'5 » 



■\'y.) ; 






// 
>-i. 



le iiuali eoiiispondoiio alle (f.^.). ;z^ 

XSEMFIO NUMERICO 

Sia dala la 



i.r, 



9 » 



;/>j) ; 



dalla quale ahhiaiiio 

o = 3 , 



!/^ = (3- 



fi = 2, 



)iM7 



13' 



A=I7, -. = 13; 



qiiiiuli avieiiio dalle prccedenti nove soiuzioni algebriehe, le allre iiove se- 
jiueiiti nuiuerielic , tutte di ulliina specie , ovvero coiiiposte ogiiuiia di diu; 
miiiieri piiiiii tra loro, cioe 

!/.2 = ^6 , 
?/s = 122, 
J/4 = 6554, 
]h = 86158, 
xj, = 246046 , 
y, = 17021162 , 
i/s = 128629846, 
.T, = 1590277918, 

Pei'cio le nove solu/.ioni della [n'oposta numerica e((uazi()ne, sai'aniio quelle del 
ipiadi'o setruenle, Ira le <piali sollaiilo la nona sara eomposta di due nuineii 
j)rinii fi-a loro: 



.T, 


= 3, 


.Tj 


= 9, 


•"^3 


= 597 , 


X, 


= 4449 , 


••^5 


= 56403, 


•^6 


= 1315911 , 


■1-1 


= 3627003, 


•Tg 


= 186118929, 


X„ 


= 2474152797, 



— Ml — 



VALOIll DELLA X 


VALOIll DELLA 1/ 


13«x3 = 2447192 l(i:{. 


13''x2= 1631461442, 


I:rxl):.r)(i473(;(i53, 


13'x46 = 2886 i3 1782, 


1 3" X 597 = 288 1604973, 


13«xl22 = 588870698, 


13'x4449- 1651882557, 


1 3=' X 6554 = 2433454322, 


1 3* X 56403= 1610926083 , 


13*x86158 = 2460758638, 


13' X 1315911 =2891056467, 


1 3' X 246046 = 540563062, 


13^x3627003 = 612963507, 


13-^x 17021 162 = 2876576378 , 


1 3' X 186 11 8929 = 24 19546077, 


13'xl286298i6 = 1672187998, 


1 3» X 2474 1 52797 = 2474 1 52797, 


1 3" X 1 5902779 18=1 5902779 1 8, 



XI. 

Da (juanto al>l)ianio ospnsto nci due casi prccedenti, uno di k pari, I'al- 
Iro di k imparl, conciudiamo cio clic sicgue. 
I .° Le soluzioni della proposta 



f - 



hy , 



furono (la iioi tutte determinate in fun/ione delle (pianlita note a, h. Inoltic 
dalle fondamcnlali [r.^ si deduce il seguente gencrale tcorcma: svolgasi la 
poten/.a (p -^- qY, essendo A un inloro qualuntpic; dicasi P la somma dei ter- 
mini della medesiina in scde impari, presi alteinativamente j)Ositivi e ncgati- 
vi; dicasi Q la somma degli altri termini dello sviliippo medesinio in sede 
j)ari, presi anch'essi alternativamente positivi e negativi; sara soddisfatta la 

x^ H- f = (a-2 -f- h^ , 

(i-j..) a- = =tP; ,y = =*=(), 

qualun([ue sia la combinazione dei segni che si adotti. Tutte le altre solu- 
zioni di (piesta e(piazione si otterranno dalla (i\.^) nel modo che al)biamo di- 
iiiostrato. Se n'^ -t- //^ sia un priino, saranno priini fra loro i nuineri P, Q; 
|>er6 le altre soluzioni della proposta, le quali tutte da qucsti si ottengono, sa- 
ranno ciascuna composte di nunieri non primi fra loro. Questa ultima parte 
del teorema, trovasi gia da me pubblicata, scnza dimostrazione, negli Annali di 



poiiendo 



— 348 — 

scicnze niatematichc c fisichc, T. 11, ami. 1S51, ])ag. 600; c potrebbe anchc 
ncl soguente iiiodo cnunciarsi. 

2.° Sc a'^ -+- //'' rappesenti un priiiio, i due poliiioini 

2 1 . 2. .1 4 

, ,, h(u-1)(h-2) , , ,, >i(h- 1) ... (n - 4) , . ,= 

saianno piiiui iVa loro, essendo k un inteio pari, od impari. 

Ill allri termini se a^ -t- i'^ sia un piinio, sviluppaiido la potenza 

e sommando prima i tcimini della medesinia in sede pari, poi cpielli di ossa 
in sede impari, prcsi noH'una e neiraltra somma aiternativamente eol -h e 
col - , queste somme forniraiino duo muiiori priini fra loro. 

3.° Se nclla x^ -\-\f- i\ la i .sia spczzabilc v volte in due quadrat!, am- 
niettcra I'equazione stessa 

h_ M^ 1 ^ 



V, ovvero \^) "' 



soluzioni, sccondo che sia k pari, od imiiari; le quali poi si quadrupliehcran- 
no se, considerando che le medesimc possono soddisfare con qualunquc se- 
gno, si prendano per ciascuna soluzione, tutte le combinazioni dei segni H-, 
— , come nolle ricerche geometriche ha luogo. 

k° Abbiamo risoluta la proposla ncl modo il piu genorale non solo , 
ma cziandio il piu elementarc, senza ncppur valcrci del calcolo dcgrimma- 
ginari, che nelle ricerche di questo genere puo cssere utilmente impiogalo , 
come gia egregiamente fecc il ehiarissimo sig. prof. Bellavitls (*). 

5.° La potenza di un priiiio dolla forma 4-k -+- l,si doeompono in un 
sol modo nclla somma di due quadiati primi fra loro. 

6.° In un illimitato numero di guise potranno trovarsi due numeri qua- 
drat!, interi o fratti, di cui la somma dia una potenza di esponente k intero; 
poicho considerando lo a , h nolle (r^) come variabili , qualunquc valore si 
pronda per Ic mcdesiino, somprc la somma dci quadrati delle stcsse {r^ dara 
una potenza di esponente k. Questo tcorema, comprende come caso par- 
ticolare quello gia cognito, e da noi riferito nel 14.° 



n Annali di scienze mat. e Rs. T. I, an 18K0, p. 422. 



— 349 — 

1° AfTmche la proposla (r^) possa risolversi, egli k chiaro dalle prece- 
denti dottvine, che dovia il nuinero s potersi ridurre nella somma di due qua- 
diali. Ci6 vuol dire che dovra verificarsi la seguente condizione 

(»•„) J = 2^" S« /j", hi\ /i/, /r* , 

nella quale i fattori 

/(, , /(.^ , . . . , /i, , 

lappicsentano priini divers! fra loro, e della forma 4»i -4- 1 , ossia in - 3; il 
f'attore S indica un piodotto di primi della forma in -+- 3 ossia In - I ; da 
ultimo gli esponenti 

H, «, /3, ...., T 

esprimono interi, dei quali sara fJi = quando sia z impari. Sappiamo dalla 
teorica dei numeri (Gauss), che verificata le [r^^], lo spezzamento del numern 
3, in sommo ognuna di due quadrati, avviene sempre. 

8.° Essendo ^ pari (§. Ill), od anche nullo, ed inoltre 

« = /3 = 7 = .... = T=0, 

la proposla non avru soluzione di sorta ; perche il fattore S'^ non puo niai 
ridursi nella somma di due quadrati. 

9.° Se il numero s sara tale, che gli spezzamenti suoi nella somma cia- 
scuno di due quadrati, sicno tutti eomposti di numeri non primi fra loro, avra 
luogo la condizione (Cjj) in guisa, che Tuno, o I'altro, od ambedue i fattori 
2", S* dovranno trovarsi nella stessa ('"jj). 

10." Se il numero z sara tale , che gli spezzamenti suoi nelle somme di 
due quadrati ognuna , si compongano parte di due numeri primi fra loro, e 
parte di due numeri non primi fra loro, e chiaro, per Irf teorica dei numeri, 

che dovra essere 

fx = , S =; 1 , ■ cd -fth ncm) — ';'>!; 

quindi la condizione {r^^) si ridurra nella 

[^\^) z = h''^ h\ .... hu , *^^ 

" jm04 avremo 

X* -i- 1/* = /fj /i/3j /iVj hu ; 

cioe la somma x* -t- y^ non sara divisibile affatto in tal caso per un primo 
della forma in -+- 3, ovvero Xn - 1 . Dunque sc due numeri x, y non abhiano 
per fattore comunc un primo della forma ora indicala , neppure la somma 
x'^ -+- y* dei loro quadrati avra quel fattore. 

,• ff /*''y*^-a.y^l~ tC — f ^/^/Tf Ml. K-'Z- .<*<^A-'<^«^ " 





— 350 — 

Qucsto teorema fu gia dimostrato dal cclebre Eulero per mezzo doH'al- 
tro di Ferniat sulle potenze prime dei numeri inlcri (*); nia noi lo ahbianio 
dedotto a guisa di coiollario dalla condizioiic (''j,), che si rifeiisce alia possi- 
hilita di spezzare uri iiumero in somnio ogiuina di duo quadrali, parlo priini, 
p parte noii primi IVa loro. 

11." 1 divisori tutti delta 2 nella (/j,) consistono evidonfcmenlo lu-lic 

coiiihinazioni lutlc doi faltori h,,h^ , lu fra loro, c dcllc diverse potenze 

dei futtori niedesiiui; nia ognuna di qucsto eondiinazioni, per la teorica doi nume- 
ri, si riduee in una sonnna di due quadrati; dunque ogni divisore dclla sonuna 
J* -4- ;/* - z {>\^), e un'altra somma di due quadrati, quand'anche x ed 1/ sieno 
primi IVa loi'o. Dunque sebbcne due numeri x, y sieno primi iVa loro, (^iaseun 
divisore della somma x'^-\-y'^ sarii pur esso una somma di due quadrali. 

Questo teorema fu dimostrato in varie guise; una dimostrazione del mty 
desimo fu data pure dal sig. Serret (••), ed un'altra dal sig, Hermitc (***), 
noi pero abbiamo dedotto il teorema stesso dalla medesima condizione {i\^), 
come facenuno del precedente. 

12." Dice il sig. Legendre nella sua teorica dei numeri: Tom. I, j), 203, 
terza edizione (1830): k Tout diviseur de la formule t'^-^ji^, composeo de 
)) deux carres premiers entre eux, est egalement la somme de deux carres 
» premiers entre eux. » 

Osserviamo a questo proposito, che i due numeri 119 120 sono jnimi 
fra loro, essendo 

119=7.17, 120 = 2^3.5; 

dunipie saranno tali aiiclie i ([uadrati dei numeri stessi, ed avrenio 

119^-^120^=28561. 

I runneri 39, e 26 non sono primi fra loro, percbo banno il 13 per fattorc 
comune, quindi neppure i loro quadrati saranno primi fra loro; od avremo 

392 H_ 26* =2197. 
Ora poiche abbiamo 

119^^120^ 
39«-h26* ~ ■ ' 
pernio concluderemo, che la somma di due (piadrati primi fra loro, tome 

(') Noii»elli;5 annalcs de malh. par M. Terqiiem: T. 12. Paris 1853, p. 4ti. 
(") Journal Je matlii^inatiqucs pnres el nppliqiii'es T. XIII. 
(*") Serret. Cours d'algi-bre siip^rieure. Paris 18(9, p. 330. 






— 351 — 

119*^ ]20% 

pud anchc ammetterc fi'a suoi divisori la somma di due quadiali, comn 

392 -+- 2()^ 

non priini fra loro, contro I'enunciato sopra espresso. Ed infalti polerido una 
somma di due quadrati fra loio primi , esscre anchc rappresentata general- 
incntc dal sccoikIo meml)ro dcUa {i\j), ogni divisore di essa dovra esseic ccrto 
la somma di due (juadrati (11°); nia questi potranno anchc non esserc primi 
(ia loro. 

13.° Sc un numcro z sia talc, chc ognuno de" suoi .spczzaincnti nclla / / 
somma di due quadrati, si componga di/numeii primi I'la loro, dovn'i essere 

od « = /3 - . . . = , 7 = 2, od anchc « = ^=7=. . . =t = 1, 
p percio 

(rj,) z = /t^<_„ , od anchc z = /ij li^ /'j • • • Ih ■ 

In fatli !e soluzioni della 

x*-+-!y-^ = 1105=n. 13. 5 
so no 

x=[ 9(=3.3) , 31 , 23, 33 (=3.11), 

?/ = [ 32( = 2'' ) , 12 (=2^.3) , 24 ( = 2'. 3) , -i( = 2-^) . 

I.c soluzioni dclla 

x-i-4- xf= 3irj=.y 1-..37 

sono 

x= [36( = 2«. 3'), i8(=2».3), 52( = 2M3) , 56 ( = 2'. 7), 

»/ = [.« , 29 , 21(=3.7) , 3. 

I.e soluzioni della 

x-'-^f^ i()885= .5. 1.3. 17. .37 
sono 

a=[ 202 ( = 2.101), 201(=3.(i7), 198( =2.3^.1 1), 194(-2.97), 

183(=3.61), 174( -2U1), 167, 162(^2.3*), 

,,= [9(=3.3), 22(=2.1I), il, 57(=3.19), 86(=2.43), 103, 

lli(=2.3.19), 121(=ll^). 

I.e soluzioni della 



— 352 — 

x« -t-y« = 1 185665 = 5. 13. 17. 37. 29 

sono 

I = [292(=2^73) , 64(=2«), 512(=2») , 796(=2M99) , 236(=2^59) , 

568(=2'.71), 904(=2'.113), 1052(=2^263) , ()64(=2\83), 

908(2^227), 1076(=2^2r)9), 1072(=2*.67), 856(=2M07), 

992(=2^31), 1084(=2'^271), 1028(^2^.257), 

J/ = [1049, 1087, 961 (=31% 743, 1063, 929, 607, 

281, 863, 601, 167, 191, 673, 449, 103, 359. 

Ora si vede chiaro, die di tutte queste soluzioni, ognuna si componc di duo 
iiuinei-i primi fni loro; e cio perche la i nolle quattio cquazioni prccedcnti, 
e della forma prescriUa dalla seconda dellc (j-j,). Dunque se due nuiiieri x, ;/ 
sieno primi tVa loro, ed inoltre la somma dei loro quadrati sia della forma 
prescritta dalle {>\^), qualuiique divisore della x^ -4-i/^ sara pure una somma 
di due quadrati primi fra loro. 

Questo teorema, che pure deducemmo dal principio medesimo che ci 
valse a dedurre gli altri due precedenti (10** e 11"), eioe dai ciiteri per lo 
spezzamento di un numero in somme ognuna di due quadrati, divcrsifica da 
quelle sopra citato (12°) di Legendre, per la condizione (7-3^), indispensabile a 
verificare il teorema stesso. 



— :i53 — 
COMMISSION! 



SuU'ii.so deWasfallo negli stali romaui, proposto dal siij. Augusio Dahoneau. 

RAPPORTO 

Commissari Sig." Prof." F. Ratti, N. Cavalieri S. Bertolo, 
P. Carpi [relalore). 

Jr er dar esecuzione al prcgiato foglio del signer principe D. Pietro Odescal- 
chi, presidente deH'accademia, del 2 febbraio teste decorso, si sono riuniti i 
sottoscritti iiel laboratorio chimico deirarchiginnasio romano, ed hanno preso 
ad esame quauto veniva richicsto dal sig. ministro del commeicio, belle arti 
ee. , col suo dispaccio del 20 gennaio, sulla domanda del sig. Augusto Babo- 
neau di Parigi. Aperto il plico, contenuto nel suddetto dispaccio ministeriale , 
si e trovato racchiudere l.^la domanda d'un privilegio negli stati romani per 
I'applicazione dcU'asfalto: 2.'^ un piano di apparecchi per trituiare I'asfalto : 
3." la descrizione degl'istromenti per I'applicazione di questa sostanza: 4.° I'in- 
dicazione d'una caldaia per distendere I'asfalto sopra i pavimenti, strade, ec; 
il tutto accompagnato da disegni. 

Portando i sottoscritti la loro attenzione sopra questi diversi oggetti , 
hanno potuto rilevare 1 ." cbe 1' asfalto e gia usato da qualche tempo negli 
stati pontificii per intonaco di muri umidi , per cisterne , e per pavimenti, 
tinito ancora ad altre sostanzc, cbe ne aumentano in qualcbe modo la durez- 
za; e cbe qualche sperimcnto si e fatto pure per le strade. 2." Che I'apparato 
descritto per la preparazione, e fabbricazione del mastice di asfalto, e adat- 
to all'uopo , ma non presenta un meccanismo nuovo , essendo composto di 
element! gia conosciuti, e praticati per usi analoghi. Di piu nella preparazione 
e fabbricazione del mastice di asfalto, non viene data aicuna norma, per de- 
terminare le giuste proporzioni del minerale, e del bitunie puro. 3." che ri- 
gnardo al modo deH'applicazione di qijesto mastice di asfalto, non se ne da 
veruna descrizione, rimettendo il tutto alia pratica degli operai, che ne deb- 
bono essere istruiti; ed invcce sono prolissamente enumerati gli usi del detto 
bitume, i quali in ultima analisi vengono Umitati ad intonachi, ed a pavimenti 
4." Finalmente, che volendo eseguire i lavori' con la pietra di asfalto, viene 
indicata una caldaja destinata al rammollimento del bitume, alia quale e ap- 
plicato semplicemente un sistema di ruote , per trasportarla da un luogo 
aH'altro. 



— 354 — 

> 

In consoguenza di tutto cici crcdono i soltoscritli , che nella domaiulu 
d(>l siij. Babonoim noii esseiidovi ne novita di maUMia , ue novila di ai>f)a- 
rccchi, lie novila di iisi, non possa in alcuna nianicia applicarsi ad essa la 
legge che trovasi attuahnente in vigore negii slati pontifici. 

I/accademia adottando le conclusioni di questo rapporto, ordino che una 
• ojiia autcntioa nc fosse inviala al ininistero del commercio, belle arti, ec. 



Supm uiiislaiKa del si^. Achilli' Corlcse, che dimanda la dichiarazionc di pro- 
. prieta di tin piclcso suo ritrovato, e di alcime applicazioni del niedcsimo. 

njiPPORTO 

('.onmiissaii Sig/' Prof." Rmo M. Bertim, N. CAVALiEni S. Bertolo (relalore.) 

ll sig. Adiille Cortese di Savona, con una sua istanza, corrcdata di quaiito 
("• rii'hiesto dalle vigenli Icggi, che statuiscono i dirilti degli autoii di utili ri^ 
trovati, o le condizioni necessaric per essere ainmessi a fiuime, si e fatto ad 
iniplorare dal ministeio del commercio la dichiarazionc di propriela, per un 
artitizio mcccanico , c per alcune applicazioni di csso , di cui egli si arroga 
linvenzione. 

L'artifizio sarebbe diretto ad accrescere, siccome vien dichiarato dal ri- 
corrente, I'aderenza di due superficic, destinate a muovcrsi a contatto I'unu 
deiraltra; e consistcrehhe nel conformare i due organi, che dchbano muoversi 
niantenendosi in iscambievole contatto, I'uno ad incavo, Taltro a risalto, cosi 
che, mentre I'incavo del primo aA'csse una sezione rettangolare, il risalto del- 
Taltro avesse la sezione triangolare, o cuneiforme; c conscgucntemente il con- 
tatto dei due organi succedcsse continuamentc, non pel conihaciamcnto di due 
superlici, ma di due linee comuni aH'interno della cavita dell'uno , cd all' c- 
sterno del risalto dell'altro degli organi medesimi. 

Le presunte possibili applicazioni dello spiegato artifizio tenderehhero : 

1." A costituire un nuovo nieccanismo per la trasmissione o comunica- 
zione del movimento , da poter essere sostituito alle spranghc di unione , o 
manubri, alle funi o correggie perpetue, cd agii ingranaggi. 

2." A somministrare un espediente valevole a far salire le rnacchinc lo- 
comotive sopra piani di forte ihclinazionc , cd a renderle atte a trascinare 
posi maggiori sulle stradc orizzontali, o di lieve pendenza. 

3." Finalmente a fornire un nuovo mezzo mcccanico, per frenare le lo- 
comotive nelle grandi disccse. 



— 355 — 

La cominissione accademica, cui fu dalo I'iiicarico di esaniinare 1' aiti- 
fizio pi'Oposto dal sig. Cortcsc, c la decantata applicaliilita del medesimo ai 
soviaiiminciali utili efletti, avciulo a cio consiiciatc Ic atlciile sue considera- 
zioni, lion istima necessario lungamcnle dittbndersi sullo argomento, e restrin- 
ge il suo rapporto alle segucnti brcvi riflessioni. 

I'riinierameiito non puo la cominissione rieoiiosccrc la prelesa iioviu'i del 
]troposto artifizio; da poi chc (luesto , appunto iiello scopo f'ondamentale , c 
neU'effetlo generico di aumentare Taderenza di due superfici, destinalc a niuo- 
vei-si a conlatlo I'una dellaltra, e gia note da molto tempo nella meccanica, 
cd usato non di rado per venderc piu fortemente adeienti le superfici con- 
vessc delle luni alle eoneave dclle troclee, o dolle ruolc , intorno alle quaii 
le funi stesse debbono avvolgersi e svolgersi , sia nell' use delle pulcgge pel 
iiiovimento di pesanti masse , sia nelf applicazione di una ftine pei7)etua in 
(jualita di comunicatore remote, per tiaslonderc il movimento rotalorio , uia 
conuuKpie concepito da una ruota , ad un' altra ruota, giaccnte nello stesso 
])iano a qualche distanza dalla prima. Cio basta a smentire I'asscrita princi- 
pale prcrogativa della novitii dell'artifizio, della quale il sig. Cortese vorreb- 
be atlribuirsi il vanto, considcrandolo in ordinc aU'effetto generico, pel quale 
il I'atlo ha gia negli usi comprovata la sua utilita. 

Disceiidendo poi alle applicazioni, che ne vengouo proposte dal medesimo 
sig. Cortcsc, 6 priinicramcnte da avvertirsi, che mal si presume potersi col 
menlovato artifizio sostituire dcllc combinazioni di ruole ad incavo cuiieifor- 
ine, alle combinazioni di ruote e funi perpetuc; poiolie queste sono desti- 
nate alia trasmissionc del movimento a grandi disianze , chc non potrebbe 
conscguirsi per mezzo di ruote agenti a contatto Tuna dell' altra. E da un 
altra ]iarte ([uella stessa adercnza fortissinia, con la quale s'inlcnderebbe pro- 
durre la scambievole azione di due organi, I'uno dei (juali con un risalto sin- 
troducesse nell'incavo dell'altro, verrcbbe necessarijunente a generare si gran- 
<lc attrito ncl menomato contatto del risalto ncU'incavo, e cosi pure nel con- 
tatto, c nello scorrimcnto della supcrlicie del foro centrale della ruota in- 
torno all'asse di rotazionc , che invano si spcrerebbe potesse essere soppor- 
tato dalla durezza delle materie , di cui sono ordinarianiente formati quesli 
organi mcccanici : laonde ne deriverebbero immancabilniente in essi sollecite, 
e tali alterazioni, da turbare, e render nullo in breve il cercato eflfetto. 

Uesta in ultimo da considerarsi la proposta applicazione del prefato ar- 
tifizio alle strade ferrate, in ordine ai vantaggi, che si presume dovernt; de- 
rivare. 



— 35G — 

Noil (■ (la dubilarsi che il divisato incavo, praticato nelle periferie dellc 
luoto inoti'ici, ncl quale abbia ad insinuai'si il risalto ciinoifonnc , di cui si 
propone nmiiiro le ruotaie, iioii abbia ad aiiineiilare nolabihnenle I'adei'Ciiza 
delle ruote suUe ruotaie, e consejjueiitemeiUe a diininuirc la faeilita di quello 
strisciaiiicnto, che puo annullare il moviinento pro^ressivo delle locomotive , 
inassimamente quando queste vorrebbei'o farsi ascendeie sopra piani piu o 
ineno ineliuali. K pcro allresi indubitato clic dalla divisata conformazione delle 
i-uote, e delle ruotaie, verrebbc grandemenlc aumentala la lesistenza del- 
rattrilo, sotlo renorme pressione di dodici o quindici inille tonnellate, a quan- 
to suole ascendere il peso delle ordinarie locomotive. Laonde facilmente si 
concepisee, che uno sforzo immenso sarcbbc necessario per distaccare ad ogjiii 
istante Tincavo dclla ruota dal risalto cuueiformc in essa penetrato, e tciiu- 
tovi spinto da si smisurata pressione. Questa sola riflessione sembra baslevole 
a fare svanire ogni fiducia, sugriinmaginati utili cffetti del proposlo artifizio, ap- 
plicato al sistcma delle strade ferrate. La quale api)licazionc , quando anche 
lion ne fosse diiuostrata la sovracceiinata insuperabile didicolta, sarebbe pure 
grandenienle da dubilarsi, die jiotcssc addivenire non isvantaggiosa dal lato 
deU'economia. In fatti egli e facile a vedersi, che a non voler generalizzare 
quel discapito, che I'applicazione del divisato artifizio necessariamente devc 
generare, come anche si concede dal sig. Cortese, suU'effctto utile del vapore, 
rapplicazionc converrebbe che fosse limitata a quel tratti, nei quali, a rispar- 
niiaie la spesa di una galleria, si credesse preferibile una strada acclive , da 
potersi ascendeie nicrce Timmaginato sistcma. Ma il doppio ordine di ruotaie 
che per cio si richiederebbe in quel tratti, esigerebbe ovidenteincnte, e mag- 
giore occupazione di suolo, e maggiore lavoro di tagli, e di riporti; cui ag- 
giungeiidosi il costo delle ruotaie sussidiarie, c quello dei robustissimi soste- 
gni di muramento, o di ghisa, siii quali dovrebbero essere appoggiate, ne risul- 
terebbe tal cumulo di spese, che probabilmente oltrepasserebbe non di poco 
la spesa necessaria per la formazione di una galleria. 

Le premesse riflessioni sembiano bastevoli alia commissione per fonda- 
Uunente conchiudcre, che non essendo nuovo nella nieccaiiica 1" artifizio pro- 
posto dal sig. Cortese, e non essendo dimosti'ata ne rutiiila, ne retfcttuabilita 
delle immaginate applicazioni, mancano i requisiti essenziali, perche possa egli 
essere ammcsso a godcrc di qiioi priviiegi, che le vigenti leggi pontificie ac- 
cordano agli autoii di nuovi ritrovati, o di nuove utili applicazioni nei vari 
rami delle scienze lecniche, e delle arti industriali. 

L'accadcmia ad unanimita approvo le conclusioni del suddetlo lapporto, 



— 357 — 

ed ordino clie una ('0|iia autentica del inedesimo fosse inviata al ininisteio 
del commercio, belle arli, ec. 



Comunicazione del Scgrelario. 

Neila scssione prima dell'anno accademico 1851-1852, tcnufa il 28 di- 
cendtro 1852, i Lincei decretavano, clie in ogni anno si fclohrasso nella ohiesa 
di s. Mai'ia in Ara-Cocli sul Canipido|;iio, una niessa di rei{iiin , a suHVagio 
del fondatorc lore Federico Cesi , principe roniano , e dei colleghi defunti. 
Qtiesta pia ed unanime intenzione degii accadcmici, veniva dai medesimi a! 
presidentc ioro , sig. principe D. Pictro Odcsealchi , del tutto aflidata ; il 
quale ncl 21 del soguonte iiiarzo la niando in effelto. Erano dccorsi poco 
men che due secoli e mezzo dalla i'ondazionc deiraeeadeinia , e niun sui- 
fragio erasi ancora celcbrato pei lincei ; ma era quesli, rista])iliti dall'ado- 
rato nostro Sovrano , non vollero piii a lungo privare i Irapassali loio col- 
leghi dei conforti , die Ic preci arrecano alle anime "^vissute ncl greniho 
di nostra santa religionc ; la quale prescrive , che le convinzioni cattoliche 
della nicntc e del cuor nostro , debbano apparire nel niodo il piu solenne 
aircstcrno, medianle la ceremonia ed il rito, aflinche abbondiiio di frutto; c 
cbe si fatto debito maggiorc diviene in coloro , deslinali alia pubblica istru- 
zione. 

Per tanto nel mezzo della chiesa fu erctto un cenotafio, con alia som- 
niitu il buslo dcirinnnortale Federico Cesi, neirinibasanionto del (juale si leg- 
gevano le scrittc seguenti, cioe : 

Nella I'accia dirimpcllo ulhi mu<j<iior jmrta del lempio : 

FUIDERICO . CESIO . LYNCEOR . PUINCIPI 

QVI . QVE . CONCESSERE . COELEGIS 

IVSTA . FVNERAMA 

Nella faccia ad coniu cvatigelii : 

CONCVPISCEMIA SAPIENTIAE 
DEDVCIT AD REfiiWM PERPETVVM. 

Sup. e. fi. 
Nella faccia ad cornu epi.ttolae : 

DILIGITE SAPIENTIAM VT IN PERPETVVM REiJNETIS. 

Sap. c. (). 
46 



— X)H — 
Ni'lla fnccin dirinipcllo airnllme ma<jgioic : 

SAPIENTIA VERO VRl INVENITVR ? 
ECCE TIMOR DOiMlM IPSA EST SAPIENTIA. 

Job. 28. 

11 disegiio del lunmlo, du tuUi amminilo, fu dcll'cgrcgio archilello sig. 
prof. cav. Eiiigi Polelti. 

II sig. prof. 1). Ignazio (iaiandiolli, uiio dci ti'piila liiicoi ordinari, od aslro- 
iioino, celehro la iiiessa : la iiiusica a pieiia orchestra, I'u produzione del de- 
funto maestro Euigi (lalandrelli, die dirctla dal sig. maestro Filippo Bornia, 
riesci di universale soddisfozione, c contribiu somiiiamcnte a rendere pictosa 
solenuc la funobrc cereinonia. 

II sig. prof. I). Salvalore Proja, dei Irciila liiicci ordinari, tcnnc discorso 
per la chiara memoria dell' abate D. Feliciano Scarpellini , gia restauratore 
deir aocademia ; e con forhito stile ricordo la sua vita seicntiiica , spesa in 
vantaggin tantn della stndiosa giovenlu, quanto deiraccademia. 

Quasi tutii i trenta lincoi ordinari, parccclii degli onorari, e non poclii 
distinti personaggi tra roniani c foraslicri, assisterono alia funzione: il signor 
avvocato cav. Pulieri vi rappresentava la eccellentissima romana magistratura. 



CORRISPONDENZE 

II sig. ministro del commercio, belle arti ec, con due suoi dispacci lia 
partecipato; chc S. S.VNTITA' nella udicnza del 3 marzo 1852, si dcgno san- 
zionare la elezione a menibri ordinari lincei dci signori commendatorc D. Kn- 
dovico Ciecolini, gia direttore dell'osservatorio astronomico di Bologna, e prof. 
Pietro Sanguinelti, direttore dell'orto bottanico deU'universita romana. 



Si comunicarono le due Ictlere di ringraziamento , una del sig. coni- 
inendatore L. Ciecolini, I'altra del sig. prof. P. Sanguinetti, per la loro no- 
niina di meinbri ordinari della nostra aceademia. 



II sig. prof, .\nnibale De Gasparis di Napoli, col suo foglio del 21 marzo 
1852, annunrio all'accademia la scoperta di un sesto asteroide, da lui fatta, 
la notte 17 dello stesso marzo, nella costellazionc del leone. 



L'incaricato di aifari degli stati uniti di America presso la S. Sede, sig. 



— 359 — 

L. Cass, col sun dispaccio del I7 marzo 1852, gcntiiincnU' rispnndc airiii- 
vito fattogli dair accadcinia, di spcdire negli stati medesimi le sue pubblica- 
zioiii ; od assicma ciic si reputeia fortuiiato poter sorvire di nie/zo , ailc 
coiiiuiiica/.ioiii I'la due insigiii stabiliinenti scientilici , raccadoinia nostra , o 
ristituto Sniithsoniano di Washington. 



II sig. Ciuseppc Henry, segretaiio dell' Istituto sopia indicato, invia da 
parte del nicdcsinio airaccadeinia nostra, due volumi degli atti, ed alciiiic al- 
tre operp di quello scientifico stabilimento. II segretario stesso prega, onde I' 
istituto di Vashinglhon possa ricevere gli atti de'nuovi lincei. 



COMITATO SEGRETO 

Vu proposto dal comitato accademico in questa scssionc il prevenlivo , 
die si riferisee al corrente anno 1852 ; e raccademia, dopo cho Teblte di- 
scusso, lo approvo coinpletaniente. I lincei nello stesso tempo sanzionarono la 
pro]iosta gia fatta neli'indicato preventivo, pcrche in ogni anno sia celebrato 
un fuiierale nella cliiesa di s. Maria in Ara-Coeli, a suffraifio del fondalore 
loro I'ederico Cesi, e dei collcghi defunti. 

L' accadcmia riunilasi in numero legale a mezz'ora pomeridiana, si sciol- 
se dopo due ore di seduta. 

Pubblicato li 15 Maggio 1853. 
P. V. '^ 



Sod oidinari preseuli a questa Sessione. 

Sigg. Prof. -D.^ Maggiorani - F. Orioli - P. Volpicelli - (;. .Vlborghetti - 
(J. Ponzi - L. Ciuffa - Ab. Proja - F. Uatti - L. Comni. Ciceolini - A. 
r.oppi - N. Cavalieri S. B. - M. Bertini - P. Sanguinetti -G. B. Pianciani - 
A. Scechi - A. Cappello - P. Carpi - C. Pieri - C. Sereni - I. Calandrelli 
- B. Boncompagni - B. Tortolini. 



OPERC TEMJTE IK D0.\0 JILL' iiCClDElflli 

Smithsonian .... Conlrilmzioni Smitlisoniane alia scienza. Washiuglou, 1848, 

1851. Due volumi in foglio grande. 
Appendix .... Appcndke del roliimc lerzo delle contribuzioiii Smilhsoniane 



— 3G0 — 

alia scioi'M. - CoiUcnendo I' cfl'einerido del I'iancla NelUmo per /' aiiiM 
I8.")2. Wasliiiiitlon, 1S51; un foglio. 
Tourlh annual loport . . . Quarto rapporlo del comitato dei reggenii dellh- 

titulo Smitlisniiinno. Washington, IS.'JO; un fasc. in 8." 
Notices .... iS'olizic (Idle bihlioleehc pidiblichc neyli Stati Unili dWnuricu. 

\Vashin;j;ton, 18.")!; un fasc. in 8." 
Malhomalical .... Tcorica matcmatica del magnelisnw, del prof. GiujUdmn 

Thomson. Londra, 1851; un fasc. in foglio. 
Keporl of the Rapporlo deirassociazioite britannicu per /' avanzamento 

delle scienzc. Londra, 1851; un volume in 8." relativo all'aimo 1850. 
Bnllellino delle scienzc mediclie, pubhlicalo per cura della societd mcdico-chi- 

rurijica di Bolorpta. Bologna, 1852; un fasc. in 8." relativo al niese di 

gennaio. 
(^enturiae tres, prodromo florae romanac addendac, auctore Pctro Sanguinetti. 

Romac, 1837. 
('Oniptcs Rendus .... Conti resi deWaccadcmiti delle scienze di Parigi: in 

coirente. 



A T T I 

DELL' ACCADEMIA P0NT1FICL\ 
DE'NUOVI LINCEI 



SESSIONS IV" DEI 23 MACGIO (852 

rnESIDEAZA DEL tiW. PniACIPE U. PIETRO ODESCALCUI 



MEMORIE E COMUrsICAZlOM 

DEI SOCI ORDINAKX E SEICORRISPONSENTI 

I(;iE>E PuBBLic.v — Islorico fisico ra(jionamcnlo siille collur^ itmidc, c siille pre- 
Icsc boiiilkazioiii da fursi per Ivro mezzo dcUc leire paluslri tlello stuto 
jionlificio del prof. Agostino Cavalier Caitello. Parte terza risgnardiinle 
Vagro romatio (*). 

Oe ranimo si latlrisla ncl conlcmplare Tagro romano spoglio di alLeii, tli 
caseggiati e di al)itanti, inaggior duolo nc prova pei sconcerti che arrecano 
ai ciiconvicini al)itatori rcndeniiclie malaltic , che di tempo in lenipo assu- 
inono repidomico genio. No cerlo I" uomo benefico puo rincuorarsi per la 
iiiesse che si laccoglie nella coltiva/.ione del medesimo, in pensando alia dura 
necessita di lavoratori forcstieii, eiii toccano in ogni stagione svariate e spcs- 
so inorlali moibosila. Pcrlocche i sovrani pontedci attesero di ])roposito, ora 
ai dileguo, ora a teniperai-e cotcsto luttuoso apparato. Ne valenti scrittori di 
jiuliblica etononiia, ne accorti mcdici ccssarono di suggerirc in ogni tempo i 
mezzi per una salubre ristaurazione del suolo romano. Ma chi potrebbe mai 
iinmaginaie elie in tanta copia di scientifici buni, in taiito caldeggiaie di li- 
lanti(){)ia invadesse a di nostri, e sotto i nostri occbi una feirna opinione, uii 
nieditato progetto per accrescere oltrcmodo Ic suddivisate calamita colla lunida 
coltura del riso ? Che se con giavissima diflicolla riusci sospcndere un tanto 
sinistro, potrebbe in allri tempi risorgere il funesto pensiero, ondc mi e |ia- 
ruto che cocrentemente alPargomento che ho impreso a trattare, sia reso di 

{') La prima parte fu piiliblicala npgli aiti Jell' Accailemia Jclla V' se»sione del <li 6 aprile 
tSSl, pag. ISg — 203. La seeonJa parte fu piibbllcala negli a(ti dell' Accatlemia dclla VII* se$sione 
Jel 27 c'lncno '831. pag* 49i -808. 

47 



— 362 — 

[tiibblica ragione (luaiilo In oporato, iicrchc fosse ai vontuii di utile c salutarc 
licordo. 

IVinia di ragioiianio, diro di volo ([iiaiito ranlica o la iiiodcrna sapionza 
cci'co di riparo per la rcslaiirazioiie e sanilicazione deila roinana (^anipagiia. 

Chi sentcnzio che per leggi di iiatura era iin impossibile di raggiungere 
eotesto sublime iiiteuto, ignorava t'orse die conic un tempo V agro romaiio 
lidondo d'illustri citta, di numerosa popolazionc, di villc sonluosc , di ricea 
e variata coltivazioiie, potcva al ccrlo conseguii'e uii salubrc e llorido risar- 
eimento. Vcro si e, che conseguito ancora il saluberrimo scope, inccssante e 
vigilantissima sorveglianza si ricbiede per conservarlo : siccome cbiaramenlc 
risulta da qiiaiUo ne ha tramandalo la storia. Dil'alli Iin dai piii I'cmoli tempi 
notansi loealila palustri per noii lievi liniiovate rislagnazioiii. .\|»pio (llaudio , 
Cctego, e lo stesso Giulio Ccsaic con apposite bonificazioni iiiK)rtarono la 
florida coltura. Mancata poi la debita vigilanza si liprodussero pin liate Ic in- 
fcslc paludi. L'inipenitore Trajano, gfimiid'anti dclla gente Flavia (1) ; po- 
scia lo stesso Teodoiico ricondusscio lloiida ristoiazione mcrce di bene in- 
tese boniiicazioni (2). Ne poca era stata la rovina pel cambianiento del seg- 
gio iinpeiiale. Iniperocche barbarc nazioni fin allora vinte, o rafd'cnate, Tuna 
dopo I'altra, c talora assieme portaiono cstcrminio cd inccssanti disastri (3). 

Divcnuti i pontetici pacifici posscssori di Roma, volsero sovente tutto il 
pensiero a ristorave Ic insalubri romanc tenc. 11 piimo fu Bonifazio Mil che 
le ridusse coliivabili (i). 

Pel fatalc traslciimcnto della scde pontificia in Avignone duvato per 70 
anni rinnovossi la sciagura. Molto feceio dipoi i pontefici Niccolo V, Calisto HI, 
I'io II, 6 Sisto IV (5), ma non si raggiunse pienamentc Tinlento, soprattutto 
nellc paludi pontine (6). Leone X concessc le niedcsime a' suoi parcnti , i 
([uaii bonilicarono le localita piu prossime al mare (7). Dopo circa 17 bistri 
Sisto V nc rieupcro il dominio, e le visito nel 1585. Molto fu lo spazio di 
terra riportato alia florida coltivazionc, ma per la di lui morte , rimanendo 
imperfetla I'operazione, si ripiodusse il disasti'O. Urbano YIII rifiutatosi dap- 

(1) Dionc Cassio lib. LXVIII. Plinio lib. XXIV. 

(2) Canlinal Corradino Vet. lal. 

(3) Corratlino 0|>. cil. 

(4) III. lb. cap. XIV, XV, e XVII. 

(5) Doni de resliluemla salubrilalc agri rotnani. 

(6) Bologninr, Mcmorie ilciranlico c presenle stalo delle paludi pontine cap. 111. par. 2. 
("i Id. ib. par. 3. 



— 363 — 

prima al progotto di listoi-aile ad alcuni intraprensoii olandcsi, nc dava poi 
il privilcirio al batavo Witt, i! qiialo inori sen/.a aver datn prinri[ii() airo])e- 
ra. l,t' stcssc lacolta confeiitesi da limocenzo X a Paolo Marcclli e soci, ando 
pariuicnti a vuoto I'iinpresa per discordia nata fra di loro (1). Del pari sen/,' 
cITetto si tratto sotto Alessandro Vll con un speculatore olandesc. 

Iminorlale sara niai sonijuo la gloria di Pio VI pci' la lionificazionc dollo 
pahidi pontine, ove di peisona si porto tre volte, onde si altcndesse vieppiu 
al henefico intendimento , e piu alacrementc si raddoppiasse il travaglio , e 
I'indcfesso studio per conseguirnc prospero risultanicnlo. 

Se non clic ognuno com])rendc bene, che a raggingneie nno scopo ve- 
ramente salubie, c permanente, c di necessita non solo di bonitlcare I'intero 
agro roniano, ma di lipopolaiio ancora, dope averlo arricchito di albeii e di 
caseggiati. A si gloriosa impresa miio a di nostri il XII Leone merce di una 
societii d'iiitraprondenli stranicri. Non pago questo papa di aver niigliorate 
le condizioni degii studi, degli ospedali, dclle pvigioni, della j)asloiizia, della 
poiizia dolle strade ec, intese di proposito a migliorare la morale del basso 
])opolo di Roma, c a licondur questa capitale a maggior splendoie col pcr- 
fetto lisloraniPiilo della romann campagna. Una mal intesa sciittura fiscale 
fecc abortive il magnanimo intendimento. Imperocche io non mi persuadero 
mai che colle savie istitiizioni vacchiuse nel progetto , campagnuoli cattolici 
irlandesi e svizzeri suddivisi in apposite colonic , con opporluni rcgolanienti 
liirt'lli, anziche allc campestri oceiipazioni, volgessero il loro animo a politici 
seonvoigimenli : siecome prctendevasi dimostrare in quclla sciittura : si affac- 
eiavano altre dillicolta : ma desse svanivano a seconda delle convenzioni: no 
ledevansi, conic si ra])presentava, i dritti di proprieta , mentre tornavano le 
calcolate renditc delle terre ai rispettivi possessori. Inoltre pci trc lustri pre- 
♦■edcnti le immigrazioni sai-ebbonsi conseguite dal decenibre al giugno le in- 
dispcnsabili bonificazioni, le pianlagioni ed i caseggiati. Ne ci-edo percio di 
essermi illuso, se in un mio lavoio pronnnziai che le savissime mire del XII 
Leone erano state attravei'sate dagli altrui sognati fantasnii (2). 11 che io li- 
coi'dava ipiando andato a vuoto (juel sublime disegno , il papa ordinava che 
(lal scno dellWccademia de'Lincei si formasse un'eletta commissione, la quale 
tenessc in ogni settimana stiaordinarie ragunanze> affine di studiare e propone 



(1) Corr.iilino Op. cil. pag. iSl. 

(2) Opusooli scelli sciciitifici p-ij. 32i, lipografia Salvioni. Roma IS.'JO; e Schiarimenli econo- 
mic! di .\(;oslino Cippello pnjj. H 3, e Giornale .VrcaJico loin. LXI, pag. 91. Roma 1833. 



— 36i — 

i niezzi iioii solo nollo cose agricolo, iiiii o/.iiindio jicr lialzaro al dohilo gra-' 
do di migliorainonto I'induslria manifatluiiora dcllo state : c la coniiiiissiono 
jtcr pariH'rhi aniii ('O!'iis|ioso all'oiioiovolo iiicaiii'O (I). 

Mirava aiicora Loono Xll d'iniialzarc T accadoniia nostra a (jiicl liistro 
in cni avventni'osanicnto l\i poi'lata dal sonnno ivi^nante pontclicc PIO IX. II 
ipialo lino dai |)i'inii di did ]i(uilili(ato lia Ic Iravagiiatissimc cure volsc pure 
il sno jn'Msioro alia roniana camiiaijiia. lni|n'ro(eIu' nel lorro ifiovineelli qua c la 
vaganii per la citla, ordinava raccoglierli in canqieslre localila. Con (jueslo 
sapientissiino divisaniento inlese il sanlo Padre rieondnrli non solo alia buo- 
na morale, ed alia lisica robustezza, nia a forniarc cziandio un nuclco che 
polesse i;radataniente dilalarsi jier raii;;inni;pro un giorno V iin[ioi'lanlissinio 
scopo di lipopolai'o Tajiro I'oniano, riducendolo ad una perl'etta collivazione , 
soprallutto alia desiderata salnbiita : e siHaltamcntc ne fu comprcso I'aniino 
suo, ('be volcndo jirocedeie con nialurita di e;indizio, portossi sei niiglia loii- 
tane da (juesta eapitale in una vasta tenuta (denonn'nata la casella dcMdliri) 
nel d"i 30 decendire i<Si(j, pei'correndone Testeso terreno , cd assaporandonc 
le acque salubri che vi scaluriscono in abbondanza. Nello stesso tempo ono- 
rava me, cd un chiar. collega nostro {Caqn), afline di esaminare la natura 
del suolo, e del clima per indi umiliarnc alia S. S. 1' opportuna relazionc : 
siccome fu coscenziosamcntc adempiulo nel di 6 gennajo 1847 (2). 

Or dunque mentre procurossi fino dai remotissimi tempi di ristorarc la 
campagna romana : od almeno si ebbe senipre il pcnsicro di renderla il piii 
possibilinente meno insabibi-c , si fa cbiaramente manifesto , che a ncssuno 
sursc mai il mal talcnto di raggiugnerne lo scopo con le umide eoltivazioni. 
A d\ nostri soltanto si provo di proposito, e con grandc probabilita di man- 
dare ad eft'etlo cotesto sinistro con I'impianto di risaje nel vaslo latifondo di 
Cattipo saliiin appartenente ad una delle nobili i'amiglic PaUavkini di Geiiova. 
Essa sotto il pontiticalo di (jregorio XVI, dopo il piii accuiato esame idrau- 
lico, aveva ottcnuto nel 1839 il privilegio di bonificare quella tenuta con re- 
golari oolmate da eseguirsi coUe piu rigide precauzioni. 



;'l) I membri tli colcsta commis^ionp furoiio Barlocci prof, di fisica, Cappello dott. Agostino, Carpi 
prof, di mineralogia, iiiarchcse del Gallo, inarchese Marini direUore del censo, MelaxS Luigi professore 
di zoologia o di analomia comparala, Morichini professore di chimica, monsignor Nicolai presidenle 
deH'accademia de'Lincei e delta commissione, Perelli professore ili farmacia, marclieso Potenziani, 
professor Scarpellini segretario dell'accadeinia de'tincei e delta commissione, e Venturoli presidenle 
del consiglio d'arte. 

(2) Memorie isloriclie di Agostino Cappello pag. 367—73. 



— :{65 — 

Crave quitidi fu la sorprcsa del supremo sanilario magislralo, allorclir 
per oiftano del ininistero dcll'iriterno cli fu linicssa istaiiv.a dolla sij^'nora iiiai- 
chesa vedova Pallavicini , in ciii si csponeva die per ve-duto ccoiioiiiiche di 
limiiftlia noii sorreggendosi ali'ingcnte spesa di boiiificare con icgolari colina- 
le , h: si concedcssc di (;olinare il suo tonimento per mezzo delie risaje. II 
miiiistero inlanto inculcava con prcmura clie la spccialc congrcgaziono sani- 
laiia nel dar corso aii'islanza , giie ne dessc V opportuno discaiico. (iiii poi 
noil lia guari aveva nel suo iirogcUo per le culture umide del bolognesc ro- 
M'sciato ic islituitc sanitaiio leggi, cd un lustio innanzi virilmente atlalicatosi 
per I'icondurre il salubre agio t'erinano in un infestissimo padule , perorava 
ora i soniiiii vaiilaggi chc Hoina Irarrebbe dalle risaje in Ganipo salino ac- 
conciamentc piaticate. Cotesto divisamento , qiiantunque non bene accollo , 
tutlavia per le insislenze del ministero deH'inteino la sanitaria magistiatura 
opiiio, cbe io ed un altro medico consigliere, con un ingegnere della Con- 
gi'cgazione ci porlassiino ad esaminare diligentementc la localita, e darne co- 
scenziosa lelazione. Alia (|nal proposta manifestai immediatamcnte contiario 
avviso : imperocclie il mio collega a tutla possa avrebbc sostcnuto V alliva- 
zione dciriiniida cultura : I'opposlo sarebbesi da me ragioncvolmentc operalo: 
ipiiiidi proposi due distinti fisici sanitarii (professori Falcioni e Carpi), cui il 
sanitario consesso aggiunse il signer Giansanti ingegnere della congregazione: 
e jjoscia il signor ingegnere Scarabelli. 

Nella sessione del di 12 a])rile (18-48), la sanitaria congregazione mi 
dava I'onorcvole incarico di formulaic le istruzioni per la commissione sani- 
taria idraulica, ordinando che mi si passassc Tanaloga posizione, in cui rac- 
cbiudevasi ancora (pianto era stato operato da espertissimi ingegncri allVpoca 
del ricordalo privilegio di bonilicare con regolari colmate. Ciascun membro 
della congregazione alcuni mesi innanzi aveva potuto osservare solamente di 
volo la detta posizione, la quale mi fu rilardata, e nell' istessa mattina , in 
cui mi fu rimessa, il ministero deirinterno ne domando riminediato riiivio per 
mezzo del signor scgretario della congregazione spccialc con uflizio del di 18 
aprile n.° 370i, cbe chiudeva con le seguenti parole: « La prega di volerle tra- 
» smetlere col mezzo del portatore del presente, o in qualunque altro modo 
» spedito e sollecilo » ; di clie io ne menai querela nel rapporto e nelle 
)i slesse istruzioni, che mi credetti in dovere di eseguire per corrispondere 
aH'incarieo artidatoini. Le istruzioni quindi per me il meglio possibile furono 
compilate sollo il di 25 aprile , c nella sanitaria sessione del di 26 furono 
dalla congregazione discusse ed apjtrovate. II non tendcie le incdesime alTam- 



niissione delle risaje, V avversioiie inanifestala dalla maggiorilii del consiglio 
sanitario per le uiiiide coltivazioni nell' agro romano , la possibilitii olie lo 
slosso divisainenlo jiorlcrcliLo In noininala coiiiiiiissione sanitaria idraiiiica , 
cagionavaiio iiel seno di'l luiiiisU'ro dell'inlerno dispiacevolc imitrcssione. (.Hi 
agcnii dcila I'ainiglia I'allavitini raddoppiavano ogiii cura iion meno pel di- 
sbrigo cho per un favorcvole successo, di cui poi meiiavano vanto. Iniperoc- 
clii; lenevan per feniio ehe la contraiia risoluzione del sanilaiio niinistciio , 
saiebbe lenula in iion cale dal luiiiisleio dciriiiterno. DifaUo si ebbe conte///a 
(be le siiddette istmzioni sanzionatc in piena sanitaria adiinanza del di 26 
aprilc dalla eongiogazione non sarebbero stale coniunicate alia eommissione: 
invece se ne saiebbeio altrc formulate neH'islesso oflicio deirinterno, sieconin 
f'u pratieato, o i)er niinisterialc coniandaniento si rimisei'o poscia alia eom- 
missione sanitaria idranliea. 

IVr verila fui in (piesli di pentitissimo di non esserini ritirato dal sa- 
nitario dieaslero prima aneora deiia pubblieazione delle niio mcmorie : sieeo- 
me mi ero I'anno innanzi piolcslato in piena sanitaria adunairza (1). Impe- 
rocche qucsl'atto arbitrario, se non eguale a quelle del detto anno, tultavia 
risvegliava in me queiramor proprio, o per dir meglio queli'onore che I' uo- 
nio onesto ba sommamcnte a cuore, onde ne era io alquanto angustiato; in 
pensando ancoi'a cbe \m tempi ebe eorrevano, aggiugnerebbesi una non lieve 
ealamita per Roma eon I'impianto di risaje. 

In siffatti trisli pensieri una sera trovandomi al teatro Valle, e vedendo 
i) signor conte Rossi ministro deirinterno ne! palco del signor duca di Ui- 
gnano, mi volsi alia corlcsia ed amicizia di quesli, aftincbe mi presenlasse al 
signor ministro j)er tenervl un colloquio risguardante un sanitario argomento 
di somma importanza (2). 

Immedialamente ([ucsto nostro illustre eollega mi prescnlo a! ntinisti'o, 
che genlilmenle disso atlendermi la domane nolla sua residenza a Monte ("-a- 
vallo. .\ndatovi dit'atli, egli subito eon i piu uibani modi mi aeeolse, ascol- 
tando paeatamente il mio lungo diseorso, ebe jnesso a poeo era quello rae- 
ehiuso neile suceitatc istruzioni da me rifeiite alia congregazione, e da essa 
approvate, 

» Eccciienza, io dissi, la salute di questa eapitale e minaeeiala dii una 

ll) Id. pay. 402—3. 

(2) Le Icgge del 183* dava la presidcnzj di?lla congreyazione sanilaria all'cmineiilissimo segre- 
tario di stale dull'inlerno : era non essendo stala delta legge alirojjala, 1' alliialc ministro doveva 
presiederla : ma il signor conle Ross! non intrrvenne mai allr sanitarie ndunanze. 



— 367 — 

grave sciagiiia pel nianii'esto I'avore del ministero da V. E. prcsicdulu : im- 
perciocche tciidesi a stabilire Tuniida collivazionc dc'risi circa 8 iiiiglia di- 
stiiiiti d;illa nicdosiiria nel vasto latifondo di Cainjx) salino. I vcnti elic di cola 
spiraiio iiisaluhri soinpre per Uoina, diverraiiiio pestil'cri, dacche saraiino in- 
(piiiiati delle inevitabili delctcrie emanazioni di qucirumida cultura, cssendo 
libei'O ii loro soUio per non esscrvi riparo di sorta : jxiiche clla ben sa la di- 
slruzione delle forcste, clic la vctusla sapicnza per la gclosa conscrvaziono 
le aveva consecrate allc paganc divinita. 

« Che sc il suolo dell'agro roniano c Roma stcssa si vede gcnci-aimcntt! 
sottostare a vaporosa nubc, chc neUannottarc, scioglicsi per la niinorata Icm- 
pcratura, mostrandosi ruiniditii manil'cslainciilc ai scnsi : dessa diverrii mag- 
gioinicnto iiociva nelle stagioni estiva cd aiitunnalc per la saturazione de'uior- 
biferi effluvj delle risaje. Insorgcranno (jiiindi epidemiche costituzioni piu fre- 
qucnti e piu micidiali di quelle alle quaii qualche rara volla Roma soggiace. 
Arroge cbe oltrc I'incessantc nociva evaporazionc della piogetlata uinida cul- 
tura, gli stessi vescicolari vapori cbe in dette slagioni si sollcvavano dal vi- 
cino Tcverc si cavicbcranno di quelle gazosc delctcrie sostanze, cbe al soHiar 
di que'venti insalubri accresccvanno malsania alia romana incoluniita. Iin|te- 
loccbi; per testiinonianza di classic! autori illuminati da rciterata csperienza 
osservata nci campi di cotcsl' umido cerealc , rilevossi cbe Ic risaje soprab- 
boudano di piante parasite, chc fa duopo svcllere per la buona fruttilicazio- 
ne del riso : ed cssendo caricbe di sostanze azotafe, si putrefanno einanandu 
(juei morbiferi effluvj, cui nel chiniico proccsso di qucUa putrefazione svol- 
gonsj a miriadi gl'insctti, chc maggiornieute containinano I'atmosfera. 1 loda- 
toii medesimi delle risaje avvertono che a inisura che il riso si matura, fa 
duopo per la buona fruttificazione privarlo 7-8 di deH'acquosa irrigazione ( I ) 
d'ondc cbiaramentc emerge il progressivo aumento j»er gli estivi calori delle 
inofetiche emanazioni, e degl'insetti cbe muojono e rinascono per accrescerc 
la putrefazione, e rendere viejtpiu sempre insalubrc Taere atmosferico. 

« Ne io sto a ridire a V. E. tutte le altre nocevoli cagioni alia salute 
umana, che banno ificessantenicnte luogo fino al raccolto di questo ccreale: 
quindi e certamente erronco 1' avviso di coloro che sostcngono 1' emanazioni 
deH'umida cultura del riso meno nocive, o eguali a quelle de'terreni palustri. 
Senza citare cscmpi forestieri, si degni V. E. di fare esaminare la notifica- 

(') Stille quisliuni sanitarie eil economiche agitate in Italia intorno alle riaaje, studi e ricer- 
olie Ji Ltiigi Carlo Farini pag. 6 (Firenie, lipografia Galileiana 1848). 



— 3G8 — 

■/iotio Frosini dol ISIG I'alla dal govenio colla stampa di pubblica raj^iono (1): 
c la relazione della coinmissione straordinaiia saiiitaiia-idraulica del 1839 
csistente nciravchivio di s. Consulta, c vcdra docisamente I'opposto : rilevcra 
anzi insorto novellc morbosita in quello regioni (2). K son io l)on persuaso 
cho gli uoniini dottissinii e spcMiiuontali clic I'orniarono (luellc connnissioni, 
ncppure per sogno avrcbbei-o trovala conciliabile la sialuila legge Frosini per 
I'ajjro romano. A ragionc pcrorava in dotla ragunanza il eel. Savi, che il mia- 
sma palustiv nclla parte meridionale d'ltalia ae([uisla per rinfluenza de'venti 
seiroceali maggiore malignitii di (piella, clie il miasma manil'esla nulla jiarle 
sottentrionale; conchiudcndo, che in qucsla potrcbbc forsc accordarsi qualcbe 
concessione alia cultura del riso : scnza mai sceiidcre ad alcima lollcranza 
ilclla cidliirn mcdesiina nclla parlc mcridiovalc d'llalia (3). 

« In triste esempio teste avvennto per ilandestina risaja nel territorio 
di Ceri, (e solenncmente poi proseritto dalla sanitaria eongregazione) , con- 
ferma il detlato deirillustre toscano. <Jiiantunque ])oi limitata ibsse la semina 
(li (jiiesta clandestina eollivazione, tuttavia intense ed insolile mieidiali mor- 
bosita si svolsero per la medesima (i). S'informi V. E. dai villeggianli di Palo, 
che sebbcne sci miglia distant! dal suddetto territorio , soffrivano ciu nidhi 
ostante insopportabilo fetore. 

« Considerando poi la Toscana paese di soltili speculazioni commerciali, 
perche nel boniticare le maremme dclla Val di Cliiana, c recentemente quelle 
di (jrosscio, non si volsc quel governo a bonificarle, merce delle culture umi- 
de cotanto vantaggiose alia ])ul)blica economia ? 

» Vuoisi ponderarc inoltre, che i fautoi'i medesimi di risajc dicono, che 
per fisica ragione, ed csperienza le medesimc si rendono nocevoli in terreni che 
cominciano ad asciugarsi in primavera, e totalmente asciutti sono nell' esta- 
te (5) : cosiffatta condizione precisamente avvienc in Campo salino. Son essi 
medesimi che ragionevolmente ripetono, che del)be vietarsi 1' umida coltiva- 

(1) Alti della Coinmissione speoiale dcstinala ilalla Sanlita di !N. S. Papa Pio VII. per le risaje 
della provincia bolopnese I'anno iSlS. Roma 1818, presso Vinceiizo Poggioli stampalore camerale. 
1 membri delU eommisslonc furono inonsignor Frosini, cliii-rico di camera (imli cardiiiale) , ed i 
cliiariss. proressori Moricliini, Oddi, e Scaccia ingp(;nere. 

(2) Leggasi la prima parle di questo ragionamenlo negli alii dell'accademia anno IV, sessione V 
del 6 aprilc 18S1. 

(3) Filalre Sebezio, novcmbre 18i3 pag. 322. 

(4j Vedi la seconda parte di questo ragionaoieDlo inscrila negli atti deiraccademia della VII scs. 
sione del di 27 giugno pag. 494-508. 
(5) Farini opera oitata pag. 165-6. 



— 369 — 

vazione de'risi a persotic umIc in siti inoiitani o salnbri (I). Ora chi mai po- 
trebbe praticaila in (lainpo saliiio, se non roniagnoli, iiinichiani, abbruzzesi, 
che tratti dull' avidita di inaggior hicro , ineonti-arebl)ero indubbiainonte o 
luoite, o hiiigbe e peitinaci moibosita a daiino ancora dclla loio luiniglia, e 
della stcssa pubblica economia (2) ? 

(( Laonde V. E. conosce incglio di nic, che per bonificare Tagro romano, 
(! rcndorlo salubrc, non solo 6 duopo dar scolo allc acque palustri, c linver- 
dire i liioglii picsso al mare con alberi di alto fusto, ma senza trasciirare an- 
cora qua e \h la piantagione di alberi fiuttiferi , e la fabrica di borgate pei- 
sanificarlo c ripopolarlo. 

» Mi pei'doni signer contc la noja recatagli pel mio lungo dire, mentre 
mi era indispensabile come consiglicre della speciale sanitaria congregazione, 
c come preside delle malattie popolari dello stato pontiliclo : onorevole inca- 
rico cbc mi fu teste alTidato da dotto medico consesso, avendone prima del- 
raccetlazione riportato lusingbiero asscnso dalla S. di N. S. papa Pio IX, e 
de'suoi minislri. » 

Sebbenc io non fossi mai intervcnuto agli scicntifici Italian! congress! , 
ne diretto ai medesimi scritto, od alcima delie coserelle per me pubblicata: 
tultavia datomi I'onorato incarico, aU'occasiane di benigna sovrana udienza , 
siipplicai la S. S. se dovessi o no accettarlo. Ei degnossi rispondere che ne 
parlassi aH'Eino Gizzi segretario di stato, il quale approvo che accettassi, e che 
mi ponessi di concerto con monsignor Matteucci segretai'io di S. C, vice-presi- 
dentc dclla congregazione speciale sanitaria che avrebbe prcvenuto. Dii'atti il prc- 
lodato prelato si compiacque per la stampa di un mio manifesto rimettermi circa 
nn migliajo di esemplari del n^cdesimo impress! in litografia, che istimo qui 
riprodurre, spcciaimente oggidi in cui ebbe luogo un sanitario inlernazionale 
congresso aperto a Parig! nel di 23 luglio 1851: mentie da questo manifesto 
chiaramente rilevas! quanto in Italia si pcnsasse di proposito per Io studio 
de' morbi popolari , inclusive contagiosi. Che se in Fi-ancia in (juesti ultimi 
tempi si pi'ogetlo ed ebbe etretto Taccennato congresso fia Ic jiiu illuminate 
potenzc di Europa per istabilire un uniforme ed universale codice sanitario : 
nella sessione di questa dotta europea ragunanza del di 25 novembre fu da 
me ricordato, c venne registrato e stampato (3), che lino dal 1831 aveva io 

(«) M- 

(2) AUi cil. (Ivir.iccaJemia, sessione V, ilel di G aprile 1851. 

(3) Processo verliale n. 35 p.ijj. 4-6 :e Cenni islorici di A(joslino Cappello siil sanitario con 
(•resso inlernazionale aperlo a Parigi paQ. 80-1. 

48 



— ;no — 

(litViisinncnte p caldiimciilr rayionato |)or uii I'olaiilo slabiliniculo (1): c ncl 
I8i3 I'll altrettaiito suggcrilo da dislinti niedici convcnuti in Lucca (2). U 
manifesto in discorso c il soguonle : 

Nella seziono nioilica del conjircsso scicnlilico U'nulo in r.enova ncl dc- 
roi-so anno, Ira Ic vario scioiililiclic connnissi;)ni , no iurono slabiiitc alcunc 
licrniancnti neilo piincipali capitali d'ltalia. Salul)eriinio divisaincnto, il quale 
mira alio studio profondo dcllc costiluzioni nioibosc in conispondcn/.a collo 
costiln/.ioni cosnio-tellnricbo, tcnendo diclro ali'api)aii/.i()nc c did'usionc dello 
nialallie popolaii. Inipcrcioi'cbc i conlVonli ((ua v la conipaiali con accui'alo 
nicdicbe statistichc, soniniinistreranno jirolicui risullanicnti, incico dc'quali ri- 
schiarasi non solo il piii ragioncvole nielodo nella Iciapia , ma i incdesimi 
)»ossono arrocaro ancora ulili uiodificazioni alia pailc ]iiu importanlc dclla 
pubblica incolumita, siccome c la cnra prcsorvaliva, oltre la Iiisini;lii('ia spc- 
ranza di distruggere la semcntc di alcuni dci piii liincsti coulagiosi moibi. 

Onorato il sollosorilto a i)rcsiedere la commissione permancntc in Roma, 
voice Ic snc picghiore a tulli i Klantropi cd esinii cullori dell' arte salutaic 
de'pontiticii (li)minj, percbc, ncl conisiiondcie alle salutari vcdutc del gcno- 
vcsc congresso, abbiano la degnazione dirigcrc al soltoscritto le dottc loro in- 
vcstigazioni non disgiunte da fondate csjicricnzc. Imperoccbe cgli nc rendera 
I! jtiii minulo c. scrupoloso conlo. 

Roma \2 apiile 2817. = Agostino (lappcUo. 

Tomando in sentiero lo sforlunato conte Rossi ncl rendcrmi dislinte gra- 
zic, mi espressc cortesissime parole, tcnendo a calcolo il mio ragionamento. 
Dit'atti sembro sospcsa cotesta pendenza, ma si disse che la postulante, ed i 
fautoii raddoi)piasscro impegni di ogni maniera , mostrando die era un alio 
di giustizia di esaurirc in qualunque niodo la istanza. 

Perloche verso la meta di ottobre (11-3) la commissione sanitaria idi-au- 
lica si poito a Campo salino dapprcsso dispaecio del di 28 settend)rc (18i8) 
del sanitario magistralo, nnitamente ai 14- arlicoli formulati, come si c dctlo, 
neiriinizio deirinlcrno. L'ingegnere dclla congrcgazione s|)ccia]e fu il primo 
a dare la sua relazionc sotto il di 4 dcccmbre (18 i8). lisaurivasi da csso la 
dimanda dei prinii (jualtro articoli. Eran qucsti rclativi alia posizione tojto- 
iri-afica, ai luoghi circonvicini, alia lontananza da Roma inclusive ai vcnti die 



{•; Giornale arcaJico Tomo I., pag. 2S 6 (1831). 

(2; Filalre Sfl>c»i'o cit. Dici'mbre 1813 pag. 3UI: e Biillitliiio ilcllo scionze mediclie di Boloyna, 
agoslo c seltembre lSi3, pag. 224. 



— 371 — 

(li loia spiravano verso la nicdesinia : finalincntc alia niancanza di abilazioni 
airinfuori di qualche umile casolare, cd alia mancanza de'boschi, cziandio noi 
diritoiiii, ad eccczioric di bosraglio c(>diie. F.e risposte poi dell' inpcfcuere ai 
suceessivi articoli ciano le segucnti. 

Art. 5." Rigiiardava I'estcnsione del tcnimento di rubkia romane 20iK>, 
delle (jiiali riferivansi quelle suscettivc di secca eidtura , e a praterie rubhia 
.")"() : alU'p comprondcvano 300 rubbia di terrc ac([iiastriiiose pennanenti ncll' 
invoriio e neirautuuno, e rubbia 800 affatto paludosc dallautuniio a priina- 
vera, ritirandosi gradatainenle Ic acque, onde restava il terreno neU'estato all' 
asciutto : opinando il perito , che coteste 800 rubbia potrebbonsi lidurre a 
secca coltura con rogolari colinato, mcrcc doi dobordanienti del Tevere. 

Art. 6.° Uipett'vaiisi le dette terre ac({uastrinosc che occupavano uno spa- 
zio di sette miglia quadrate, asciutte rimanendo neU'estate. 

.\it. 7." Riferivasi che Taltezza dcllc acque stagnanti era di 3 palnii e 
mezzo neiriaveruo dccrcscendo vie seinprc fine a reslare asciutte; e nella dc- 
cresccnza sviUqipavansi inselti che in gian copia si osservavano neireslate, e 
neH'autunno. 

Art. 8." Stante rdevazioiie di Campo saline opinava il perito, che nou 
potcvansi in quel latifondo introdunc le acque del niai'o : perlocche ripeteva 
Ic aequo stagnanli dalle acque piovane di scolo di terreni superior!, e dalle 
escreseenze del Tevere. 

Art. 9." Riputava Targilloso teiTcno eapace di scarse erbe palustri, an- 
che per la salsedinc che vi si scorgeva : incntre pa-ima ancora che esistesse 
Roma, si conl'ezionava ivi il safe. 

Art. 10." Vei-sa sulla distanza della tcnuta dal Tevere, onde avere acque 
colmxuiti mcrcc de'canali, chiaviche ec. 

.\rt. II." Facendosi colmate colla deposizione della nidnia, le acque sta- 
gnanti ponno inlronietteisi in apposili canali di scolo sporgenti nel mare , o 
uello stagno del Hmitrofo Macearese^ 

Art. 12." Ndrinatliamcnlo della risaja in primavera, ed in estate non av- 
vengono dcposizioni di inohna e colinale : montre ponno qucste effcttuarsi .•^o- 
limicnle dalle aci{ue del Tevere nelle pienc dellautunno e deH'inverno, 

I'inalmente la risposta del perito agli articoli 13-4 conceme il parer suo 
espresso a seconda dc' suoi lujni e della sua coscienza ; ragionando che do- 
veiidiisi per la seniina del riso raccogliere acque ncU'estiva stagione, scmpreji- 
piu insalubre si rendcrcbbe Taeic con danno immenso decollivatori. Nc pro- 
ticua credo in Canipo salino la coltuj-a del riso per la difficolta di condurla 



— 372 — 

ii pcrfettrt niatuviizioiip, stsinto riiil'nitluosii qualita del tenciio. 11 clic potivb- 
he ra^'^iuijncisi dopo avorvi poi' pii'i aiiiii fade dclic cohnatc oUoiiihili colli^ 
iiiondaz ioni del Tcvcrc , nia anchc dopo esscrsi cio conseguito , opina che 
lu'H'ostate iion potrebboro iiitrodursi Ic sue ai'iiuc per csser bassissimo il suo 
liveilo ill (piesta sla^ionc. I'aria dello diverse inevilabili cagioni por le quali 
aiulrebbero iiicontro a gravi nioibi grinlelici coltivatori, conebiudendo in fine 
ilie anziohe lucrosa, passiva divcrrcbbo cotesta imprcsa. 

Dappresso pressaiUissinio dispaccio dcirattuale direttore dclla sanita del 
(b H genaajo 1849, I'ingegnere SearabcUi limcttc la sua relazione sotto il di 
23 di questo mesc. Narra cbc il ritaido era derivato non mcno dalla sua 
asvsenza cbe da mancati concerti coi signori mcmbri <iolla commissione , di 
ebe ne mena querela. Prima (piJndi di passare alle rispostc de'li arlieoli cspri- 
inc la grandc utilila cbe trarrebbe lo state dalla semina de'risi pi'ofondanicnte 
oonosciuta dairillustie Farini direttore della sanita, cui e indritta la sua re- 
lazione. De essa rilevasi cbe in luogo dei 11-3 ottobre in cui si porto la 
commissione a Campo salino, la mctfe il relatorc ncl di 26-7 ottobre. 

Lc rispostc dello Scarabclli ai primi cinque articoli sono presso a poco 
siniili a (juelle del Giansanti. 

Art. 6.° rispettivamente all'espansione e ristagno dclle acquc, risponde 
cbc per lenta cvaporazionc si prosciuga il terreno ancbe ne' luogbi piu bassi 
dopo la meta deU'estatc. 

Art. 7." Suiraltczza delle acque stagnanti ripete cbe di mtino in inano 
nellestate si ritirano sviluppandosi insetti, ed aria cattiva ec. 

Art. 8." Alia dimanda sc intcrvengono in cotesta tenuta le acque del ina- 
rc, opina cbe nei terreni bassi debbonsi le niedesime introdurrc : mentre la 
terra si rincontra imbevuta di sale, sebbene soggiunga che le persone prati- 
che del luogo negbino cotesta introduzione. 

Art. 9." I\el rispondcrsi a quest'articolo, dice csser tutto il suolo di al- 
luvione per I'espansione del Tevere, e risultante di finissinio liino, tenace, e 
fangoso quando e bagnato : nell'asciugarsi diviene compatto per essere il tei- 
reno salino e contrario alia secca agraria cultura : ondc e lodevole bonificarlo 
con colmate, in appoggio di cbe citasi il rapporto Livoni approvato dal con- 
siglio d'artc (1839). (Ma il lettore debbe avverlire, siccome superiormenle si 
disse, che quel rapporto c I'approvazione sono per colmate regolari , e non 
per colmate praticate coH'umida coltivazione dc'risi ). 

Art. 10." Verte quest'articolo sulla distanza del Tevere dal margine della 
tenuta, e se possino aprirsi influcnti per avere dal fiume acque colmanli. Si 



— 37.3 — 

rispoiulc alleiuialiviuncnlc : meiilrc per buone 5 miglia appoggia il fiume co- 
testo tenimento potendo otlimamentc costruiisi una chiavica gia riconosciula 
(lal coiisiglio d'artc , c da cspcrlissimi ingegneri ncl citato rapporto Livoni. 

Art. 11." Si domanda in cpiest'aiticolo, sc falta la deposizione delle tor- 
bide, si possa daic ailc^ acfjue cbiare uii pronto c felice scolo , o nel liunie 
stcsso, ncl niaie. Si risponde esscr cio gia provveduto nel suddetto idraulico 
rapporto del di 4 I'ebbrajo 1831), approvato ancora dal commendator Marielti, 
ini/ogncro toscano dc'pubhlici lavori dcllo marcmmc. 

Art. 12." Si riebiede, sc ollre la dcposizione per rinafliamento de' risi , 
si potcssero ottenere colmatc nelle piene d'inverno e di autunno, senza chc 
impcdisscro la coltura del riso : si risponde afl'ennativamente si per 1' una 
conic [wv Ic altre !! 

Art. 13." Si domanda (pialc influenza nc risultcrebbe per la salubrita , 
fatto il confronto dclla risaja colic state attuale di Campo salino. Si rispon- 
de clic sebbeno cio sia di niedica pcrtinenza, tuttavia per la sua esperienza 
(■ cogni/.ioni prcferiscc il gran vantaggio cbe ridondarebbe pel migliorainento 
(ieiratniosfcra coUa coltivazione del riso e simultanea colmata !! 

Art. l-i." ed ultimo. Si fa il ([uesito di tutti gli element! che concor- 
rono sia pel suolo, sia per le acipic inaffianti, sia pe'pi'odotti de' vegetabili , 
sia per gli operai. Si risponde cbe la maggior parte del quesito pertiene a' 
medici. Lo Scarabelli pcraltro trova ottinio il terreno c la sua giacitura per 
risaje, eccellcnti Ic acque inaflianti del Tevere, perche sempre correnti e fre- 
scbe : cbe i vegetabili sono scarsi e poco produttivi , ma in generale salu- 
bri (1): che il riso vi vcgetcrcbbe rigoglioso, senza cbe vi nascessero altre 
piante !!! Finalmente gli operai dirctti saviamente per le ore del lavoro con 
sani e modcrati cibi e buoni alloggi, goderebbero salute normale !!! 

So ad ogiii uonio onoslo e conoscitore profondo degll offetti delle umide 
coltivazioni dcbboiio sorprondcre non poco diversi dei 1-i formulati articoli , 
per un suolo nel quale ancbc scnz'umida coltivazione, niuno puo nell'estate, 
ed autunno dimorarvi senza incontrar morte, o giavissime morbosita, disde- 
gno non poco dee nell'animo suo suscitarsi nell'udire le risposte di cotesto 
perito (liirerenti da quelle del (iiansanti, pratico di gian lunga maggiore del 
suo collega dell'agro romano, e soprattutto differenti dalla sagace relazione 
de'medici professori. 



(1) II Icttorv consiilcri qiial s.-ilubrila acquisterebbero le palustri pianle coll' umida coltiva- 
zione <lcl riso 



— 37i — 

I quali sotto il (1\ 20 grniiajo 1849 riforiseoiio a prima giiinta alia Coii- 
gi-egazioiie sppciale sanitaria uii nolevolc intorrimcnlo dc'fossi, (ronde avvioiiP 
11 lorrono piu paliuloso ctl insalubro ; sebbciie si addiica dagli ageiiti de'Pal- 
lavicini difficile il ripurgo di questi fossi per la roccnte rottura di alcuni ar- 
gini, in ispecio del pontic (^lalera. 

I lodali lisici riconoscono la salscdine mescolata coll' allumina , c pro- 
dotla dalle aequo del mare chc un tempo vi s'introducevano , e piu proba- 
bilmcnte prodotta dairantica confczione del sale , d'onde il nome di Campo 
sulino. AttualmcMtc per altro il mare non solo disia i miglia, ma e di un li- 
vello inferiore a questa teiiuta come risulta dalla perizia del Livoni : per cui 
avvisano non accadervi al presente I'inondazione dalle acque marine. Quindi il 
paludoso tenimento e formato da una collczione di acque dolci alterale e ter- 
rose. Ne saprebbero essi determinare la precisa (devazione stante non solo la 
mancanza di scolo delle acque piovanc, ma aneora per le fre<pieuli inonda- 
zioni del Tevere, e pel non raro riflusso deiracquc del limitrofo lago di Mac- 
carese. 

Aeeennalo di volo cio chc e di idraulica attcnenza, dimoslrano con iii- 
concusse ragioni desunte da accurato esamc locale reminenle insalubrita del 
luogo, ed il nocumento, clie talora la stessa Roma risente pel soffio de'venti 
australi. 

Rigiiardo poi al loro giudizio sul progetto di seminary! il riso, ne ridon- 
darebbe certamenle una malsania piu dcleteria e dannosa, seuza nulla valere 
lo scorrer delle acque che da taluni affcrmasi pereniK-. Imperocche una vasta 
pianura che in estate e prosciugata, per convertirla in un permanente padule, 
ollrc I'incessante e noccvole umida evaporazione , f;i duopo aneora praticar 
valli artificiali, serbatoi, casse e cose simili , aigonK-nti tutti riprovati dalh; 
leggi negli stessi luoghi delle pontilieie provineie settentrionali. Nei quali sc 
dopo limpianto delle risaje, non ostanlc le piii rcgolari sanitarie prcscrizioni, 
si svolsero morbi piu intcnsi e daniiosi , ognuno puo trarro la sinistra con— 
seguenza, che avverrebbc neH'uniida eoltivazione del lenimcnto in discorso. In 
conferma di che riferiscono, che il signor priiicipe lionpiijliosi (or soiio circa otto 
lustri ) per insinuazione di alcuni speculatori slranieri mise risaje in alcuni 
appezzamcnti acquaslrinosi della limitrol'a sua teiiuta di Maccarese , ma es- 
sendone derivate morbosita assai piu intense e mortali , soppresse lantosto 
sponlaneamente con molta sua lode la malelica eoltivazione (1). 



(1) Funeslo escrapio non dissiniili: ila quello ili Ceri : ma quest) avvcnulo iu epocj in cui b 
legge vietava simile coUivaiionc. 



— 375 — 

CoiicliiiKlono iiecoitiUiKMilo i siinitarii pi'iili, clif dala, o non concessa la 
Jjonilicazioiie di llanipo salino, nierei; dcllc risaje, iiieoiilrastabili mulori, peg- 
gioii (Iclla slcssa morle, incontrarebbero gl'infclici coltivatori. 

i( Peiloche (loro parole) non e a farsi mcraviglia che i sottoscritti , in 
vista (logli csiiosti niotivi, I'igi'ltando la proposla dcllc risaje, sono d'unani- 
nic scntinicnto die si dcbba stare a! jiiano di I)onilicarc per senipliee col- 
niata, di gia meritamcntc approvata dal superior governo, e che qiiindi per 
sdle vedulo cconoinichc agraric della nobile possidente (siccome ingonuanicnte 
si conlessa iieiristiinza) non si possa, lie si debba permeltere nei piani paiu- 
dosi di CamiK) salino la coltuia uniida dcVisi, la (jualo si spcra che per ie 
addottc ragioni si voglia riguardare, c ritenere alia pubblica cd individuale sa- 
lute positivamente dannosa. » 

Dal coniplesso (|uindi di questa terza parte del iiostro ragionainento sulle 
colturc uinide risguardanlc la roinana eanipagna, risulta 

1." La malsania dclla medesinia, che la rende totalmcnte deserta. 

2." Sebbene nella remota antichita sorgcsscro in essa lloride e popolose 
cittii e caslclla, e coltivali cani[ii , era tuttavia duopo piaticarc di tempo in 
tempo acconcie bonilicazioiii , c serbarc gelosamcnte Ic foreste , in ispecie 
presso i lidi del mare. 

3." Le incessanti barbariche stranierc irruzioni nel distruggcre il roniano 
inciviliinento, le citta ed i moiuinienti, contribuirono giandementc a rcnderc 
piii deserta e inalelica la roniana campagna. 

4." Delia quale divenuti legittimi possessori i romani pontefici, volsero 
sovente il pensiero a boniliearia, o renderla il piu possibilmente incno insa- 
lubre, siccome avvenne nella bonilicazione delh- paludi jjontinc sotto il \ I 
I'io. 

5." Ma a di nostri un sommo ponteficc mirava con saluben-imo provve- 
(liinerito alia perl'etla rislorazionc c salubrita delfagi-o romano, ma per aJtrui 
sognato fantasma ando in dileguo il inagnanimo progctto. 

C." Se gli aniichi tluiKpie, c moderni romani reggitori intesero di ripa- 
rare o diminuire per (juanto fosse possibilc gli effetti della malsania dclla 
roniana campagna, in questi ultimi tempi per giudizj manifestamente erronei, 
si tenlo decisamente I'opposto coirimpiaiito di risaje oltremodo nocevoii alia 
pubblica c privata salute. 

7." Laonde se ingrata riusc'i alia specialc congregazione sanitaria I'assur- 
da proposta, che in ordinali tempi avrebbe immediatamente rigettata , do- 
vette per ininisterialc ordinamento dar corso all'istanza. 



— 376 — 

8." Ncl di cui esame cssendo state compilato Ic opportune islnizioni per 
una eomniissione sanitaria idrauiiea noniinala dalla (longro^a/.ione: ie istru/ioni 
non andarono a ttarbo nol niinistero deirinterno, ondc se ne forniuiarono di- 
versanicnte nell'oHizio deH'istesso ministero Icndenti apertaniente airanunis- 
sionc di qucll'uniida e nociva coltivazione. 

9." Fu duopo (]uindi volgersi col massinio impegno all' eceiTio ministro 
deirinterno, niostrandogli con inconcusse ragioni i danni grandissinii, chc con 
sifVatta eoltivazionc nc risentirebbc la pubblica c jirivata incolumita. 

10." II qual sinistro, senza andare in cerca d'innumcrevoli csempi fuori 
deilo slato pontificio, sc infinite volte si osscrvo offieialniente nolle sue sct- 
tentrionaii provincie, di gran lunga inaggiore si verilicarcbbc nelle provincie 
ineridionali, soprattutto neH'insalubre agro romano. Difatti si osservo, cbc i 
pochi esperimonti, benche limitissimamente ivi praticali, produsseio lagrime- 
voli risultati. 

II." Uditasi la narrazione con pacatczza d'aninio dal dotto ministro, si 
espresso che 1' awebbc certamcnte lenuta a calcolo, e nc ringraziava I'espo- 
sitorc. 

12." Per Tesauriniento (juindi della quistione , porlossi la Conimissione 
sanitaria idraulica a Campo salino. Avvenuta poscia variazione nel sanitario 
ministerio, il novello direttore della sanita sollecitava la conimissione con 
pressanti dispacci a dare esatto discarico della sua missione. 

13." L'ingegnere della congregazione sanitaria , soprattutto i suoi fisici 
con irrefragabili argomenti confermavano i disastri clie proverebbe la pub- 
blica e privata incolumita colla semina de'risi in Campo salino. 

1 4." Ma ringegnerc aggiunto alia commissionc riferiva crroneamenle I'oj)- 
posto. 

15." Se per isvariati avveninienti sospcso rimase il finale giudizio di co- 
testa pendenza; si c certi che I'attuale supremo sanitario magistrato non solo 
per Campo salino, ma per qualsivoglia altra parte ancora dell' agro romano 
rigetterebbe qualunque tentativo si praticasse per stabilire umido eoltivazioni. 

16." Da (|uanto si e narrato ne consegue chc il nostro ragionamento 
sorretto scmpre da fatti positivi conferma non meno 1' utilita delle semplici 
colmate per bonificai'e la canipagna romana, che il sahdx'rrimo sco})0 di ri- 
popolarla, se vcnnisse arriechita di piante c di boi'gate. (lomunque in fine sia 
per csser accolto dal pubblico il nostro lavoro, sara sempie pe'vcntnri d'i- 
storico monumento, ])crche sien guardinghi da alcun novello fautore di risajc 
manifestamentc nocive alia pubblica e privata salute della popolazione romana. 



— 377 — 

BoTTANicA - Sulla morle di diie Paxdani vtili nelVorlo romano. Nola posluma 
del dolt. Cahlo Donarelli. 



Un 



)na nialaltia the si prescnta con infracidamento umido-niollc , il quale 
Icntamcnlo va i)ropagaiidosi dal di dentro dei giovani rami alia corteccia, alle 
foglic, cd al tronco, c che noi rifciiamo al genere cangrena di Filippo Kc (1), 
e (juella che nel 1843 distrusse i due Pandani del botanico della univcisila 
roinana. 

Volendosi pcrtanto indagarc le cause di questo male, mi faro prima a 
riflettere, poter'csso dipenderc da svariate, cd anco opposte cagioni, analo- 
gamente a quaiito accatle per alcuni inali spettanti all'umana patologia, in cui 
per es. vcggiamo il uiereurio gelalo a bassissimo grado, indurre brugiamento 
alia mano che lo tocca, come se fosse bollente. Cosi la cangiena in discor 
so, menlrc puo derivare dalla qualita, e quantita dei concimi, o dal sovcr- 
chio uniido, come n'avvcrte il prcfato patologico botanico (2); dimostrasi in 
pratica poter'anco proccderc da quel languore di vita, e quasi direi di pre- 
matura vecchiaja, che s'induce negli alberi, dall'esser forzati a vegctar lunghi 
anni, sotto alcuno condizioiii disconvcncvoli aH'indoIe loro ; come principal- 
mcnte sarebbero I'oppressionc dellc radici , c la bassa temporatura , quando 
dell'una cosa e deli'altra si fosse dalla pianta voluto altrimcnti. E polche le prime 
delle indicate cagioni morbifiche non sono in proposilo, mentre i nostri Pandani 
vonnero per circa venti anni goveinati senqire con (jncir identiflco modo di 
adac(juampnto c concimc, che riusciva lor proiittevolc, cgli e ragionc che il 
cangirnismo da cui furono presi atlribuiscasi al languore, che venne per le 
altre sudette cause, come ci studieremo dlmostrare. 

Quand'anco per poco si voglia osservare, come fra i principali ulTicii delle 
radici, sia (juello di sonnninislrarc alia pianta gran parte del suo nutrimento, 
onde si ritengon per essa cosl nccessarie quanto le foglie; se inoltre si consideri 
come la vita dei vegetali si trovi in dipendenza strettissima con lo stato di tali 
organi, e quanto cssi Itramino la liberta di sviluppo, e con (juanta forza tou- 
dano sempre ad estendersi verso dove piu a lor convenga, superando spesse 
tiatc distanze ed ostacoli al di la d'ogni credere (3) ; apparirii manifesto il 



[i\ SaQgio sulle malattie delle pianle. Venczia 1807. 

(2) F. Re, epera cilala pofj. 2C5 e seg. 

(3) Duliamcl St. Louis, Physique des Arbrcs. Paris 1788 eiliz. 2, — Decandolli', PliysioloQie ve- 
getate. Paris i832. — A. Richard, Elem. de Bolanique, Bruxelles 1833. 



— 378 — 

pori'lie un'albero, sc luiij;;;iiiieiile coaUarialo iiel libero spandimento delle sue 
radicho, non giunga mai a svilupparc qual si dovrcbbe. E cio non solo; chc 
men male sarobbe sc cosi riniaiicssc iiano: ma il pcggio 6 prcscntar spcsso 
solto tal fii'CdSlaiiza i luorbosi fciionioiii di pallore, c eadiila doUe i'oglio; ste- 
rilita, e jMirdila di lioii; cadiila dei IVutti iininaturi; inaridimcnk) di rami, e 
tangrcna sccca, se trattasi d'alberi di poco sugo, cangrena umida se succo- 
Icnti, ec; onde ne I'isulta apcrtissiiiio conic per questa sola cagione, se a 
tempo non riparata, possa divcnir laiigiiida c morirc una pianta, assai prima 
file non sarehbe addivonuto aitrimenti. (josi avvienc cbe |)resto nuioiono la 
QvcRciA p. e., il /*/.vf), VOlmo, il Castagwo, se troppo lungamentc tenute in 
vaso : e cosi dovrii credersi che tant'altre spcttevoli piante, vcnuteci da re- 
mote regioni, quali, per accennarnc alcune, VAda.\so.\/a Baobab , la Diiacena 
Draijonc, la CARonMiA insigne, non varranno a vivej'c lunga vita o pi-opi/.ia , 
senza peter' csserc da noi governate in plena terra, di ben capevolc stufa. 
Salvo alcune eccezioni, e un'assionia ortieolo, che le pianlc arborec, sieno 
*sse nostrali o stranicre, sopratlutto se tendano a gi-andc sviluppo , rcstano 
profondaniente danncggiatc dalia lislreltczza in eui si tengano le radici loro ; 
nessun metzo restandoci a risanarle, tosto che dieno segno di mal' essere , 
se non qucllo di porlc in plena terra, e ad una convenevolo esposizione. Erano 
cost pel' perdersi ncl nosti-o giardino, il Lavro Canfora, TOiivo odoroso, i So- 
LAM orecchiula, e bctaceo, i Pittospori ondolata, c Tobiia, lo Sci/ino molle, la 
CasuamiiVA diiUa<,\sL Camerope umilc,i\ Tauarindo indiano, e tant'altre piante, 
perche ristrette in un vaso; ed ora ricche di sviluppo e salute, T ultima nella 
stufa tcmpcrata, le altre all'aperto, fanno di loro bellissima mostra, perclic le 
radici, tolte (lalla jirigione in cui erano, ebbcr nel terreno libero, quel campo di 
vogetazionc da loro bramato. 

Ora dunque dictro si faiti principii, cosi di scienza come di pratica, non 
rcchci'a piii sorpresa, se ncl giardino botanico perirono succcssivamcnte i due 
I'andani coltivali ciascuno in vaso, tosto che per la succinta isloria, che da- 
remo della loro specie , venga mostrato come esattamcnte ad essi convenga 
cio che delle allrc piante diccmmo. 

E desso il Pandano utile di Bory (1) un'albero, chc a guisa dcllc grandi 
palme, di cui ha Taspetto, tienc molte di quelle radiche , giustamente dette 
funiformi per la loro figura , e per lo stendersi che fanno a modo di lun- 

(IJ I. B. Bory St. Vincent, llin. i. p. 3. — Willdenow, Spec. 4. pag. 645. ed Enum. H. Bcrol. 
pag. 1001. 



— 379 — 

^hissime funi (1). Se tali radici di ciii gia la strutluia le appalesa vo- 
gliose di libero sleiuliincnto, c di assai spazio di terra, ove succhiare abboii- 
devole I' uiiior iiutrilivo, si rimaiigaiio bene in iin vaso durante la giovinezza 
della pianta ; 6 iiorcho allora vegcta questa Icnlarnente assai , o riinancndo 
acaule, licnc I'apparenza dcll'Ananasse (2), onde si spiega Tinscgnamento d'al- 
cuni (3) di dare ai Pandani la eoltivazione di quelio. Ma non d poi che possano 
tollerar piu inipinienicnte di rimancrsi streltc, ed intricate quale serpenlajo nel 
vaso, (jiiando gia adulto coniincia I'individuo a spiccare il suo tronco. Tempo 
allora coniincia che braman esse la piena terra nel bel mezzo di stufa calda; 
essendochc al periodo di lentezza quel sopravenne d'assai attivita nutritiva in 
un albero , che a sviluppo tcnde non ordinario. Cotesto Pandano, di cui la 
ligui-a c in Jac<piin (4), non solamcntc in tal'epoca di vita va rapidamente a 
vestirsi di numero prodigioso di lunghissime foglie, che per essere assai im- 
barazzanti lo fan poco desiderate nelle piccole stufe (5); ma tende altres'i a 
filanciarc sublime il suo cilindrico stipite, emulatore di quel dci principi del 
regno di Florxi, i chiomati pabuizii ((>) ; giungendo nei luoghi natali (ino a 
cinquanta e sessanta piodi di altezza (7). £ un' albero che nel 8Uo sx'iluppo 
verge ad ornarsi d'una immensa paiuiocchia di fiori maschi, alquanto o<loro- 
si, ovvcro ad arriccbirsi d'innumorcvoli fiori feminei aggruppati in pallc, emu- 
lanti non mono che la grandczza d'umana ccrvice (8). h desso in fine, che 
in questo socondo caso di fioritura, deve ingenerare gli abbondevoli e grossi 



(1) Aug. St. Ililaire, Lerons ile bolauiqiirf. Paris, 1842. 

(3) hissicu, Genera plant, p. 445. 

(3) Dnmonl deCoiirset, il botanico coltivatore, tradtiz. ital. torn. 12. paf;. 103- 

(4j FraijmerUa bolanica tab. 13 e 14. f. 1, solto il nome di Pandano odoralissimo. 

(5) Duniont dc Course!, op. e loc. cit. 

Farem ()ni riHettcre come questo imbaraizo dasse luogo ad una qualcbi cosa, che unitamente 
alle altrt^ caii.Hej.abbia poluto iiifluire per il languore dei nostri Pandani. Occupandosi , $on gia 
piu anni, dalle loro pungentissime foglie la stufa, in modo da non potersi in alcuni luoglii piu pra- 
licare, fQ necessit.") di succcssivamentereciderle, Kntanto die il tronco non superasse Taltezza dell' 
uonio; c questo e qurllo che deve pur csser stato loro di dauno. Poicht! il togliere le foglie sane aJ 
una pianta, prima die il naturale disscccamento della sua base non abbiane mostratA I'inutilita fi- 
^iologica, deve tenorsi per ingiuria, cbe si Ci all'opera DHtriliva deU'ioliero individuo; ond' b die 
in buona rcgola non .li dovrebbe ci6 fare , se noo per cura , o per special! vedute di eoltiva- 
zione. 

(6) Come, per essere poco spettevoli in genere e basse, si paragooarono da Linneo le gramlgDe 
ai plebei; cosi i palmizii, per la loro grande appariscenza, si dissero principi del regno vegetale. - 
Linn, /ifjnum veget. 

(7) Kunth. Cor. Sig. Enumeratio plantarum torn. 3. p. 69. Golting. 1842. 

(8) A. Poiteau et Vilmorin, Le bon jardinier pour I'ao. 1842, p. 534. 



— 380 — 

fruiii fiiiurati dal Miibcl (I) , la di rui sostanza farinifcra, rivalcgiando con 
(jiiolla ddVAHTocAiiPo, il I'ainoso albcro a pane d'Otaiti , fornisce per eollma 
airAiitille, all'isola Maurizio, ed altrovc (2), un mezzo prezioso di sussistcnza. 

Da quanlo {,'iii dimoslio, oho I'albero in discorso non c talc da poter sollVirc 
ristrettczza di radiciic, scendendo aH'csanie dclla scconda delle cause nioiboso 
di sopra assognate , ([ualc si 6 la delicienza di un caloie bastevole al iungo 
ben'essere dclla pianta, vogliani pure ricordato un secondo assionia d'orticol- 
lui'a, non nieno dellaltro inconcusso, (piollo cioe, ehe gli alberi csotici, tanlo 
ineglio si adattano allc nuove abitazioni assegnate loi'o dal coltivatore, quan- 
to pill trovino in esse analogia d' influenza negli agenti fisici sulla lor vi- 
ta ; e ehe il calore, siccome uno fra questi de' piu valcvoli , deve principal- 
niente fissar Tattcnzionc del giardiniere, massime trattandosi di piantc native 
di la, dove il sole quasi a perpcndicolo dardcggia la terra. Fia i tanti scrit- 
(ori da potcrsi consultare in proposito, si legga pur solo il Decandelle (3), c 
ben si vedra, quanto strcttamcnte lo sviluppo, la sanita, e la vita delle piante 
sieno in rapporto della temperatuia; c conic perfino nella niedcsima specie, 
alcune opere vegetali sieno relative ad un peculiar grado di forza termorne- 
trica; cosicche mentre si vcggono ben vegete in una misura di caldo, non val- 
gono poi ncl dar fioritura o fruttificazione, se non in una temperie di gran 
lunga maggiore. Per cui a noi sembra potersi attribuire alia mancanza di 
(juesta speciality di calore, se non fiorl ancora, ch'io sappia, nelle stufe d'Eu- 
ropa un Pandano ehe fosse pure dei piii robusti (4). II quale preambolo sul- 
riiifliicnza del calore nella vita vcgctale , avendoci gia condotti a dire della 
natura delle nostre piante rispetto ad esso, si vuol subito proseguire I'argo- 
inento , onde far palese come, pel ben' essere loro, se ne sarebbe ricbiesto 
assai piu, di quello ehe n'ebbero; rilevandosi cio dalla notizia del clima nativo 
cosi della specie, come deH'intiero suo generc. 

II genere Pandano di Linneo figlio (5) , ehe grecamenle vuol dir tutto 



(1) Annales cl» museum tom. 16. tab. )7, solto il nome di Pandano odoralissimo. 

(2) Petit Thouars, Monograph. de» Pand. in lournal de Bolanique I. 4i solto il nome di Pan- 
dano sativo. 

(3) Opera citata, p. 1099 e seg. 

(4) II Colla nel suo Antologista botanico p. 1139, conTessa pure di non aver conosciuto fiori- 
tura di Pandani in Europa. 

(5) Supplem. plantar, p. 6i. — Rob. Brown, Prod, plant, nov. Holland, ed. 2. p. 341. — En- 
dlicber, Gen. plantarum n. 1711. 



— ;{8i — 

dono (I), lion li:i iioppiuc una lia le sue trenta specie, descritte dal Kunth (2), 
la quale non sia di clinii caldissinii , trovandosi tutte unicainente spontance 
sotto la zona dell' cqualoic , o poco da cssa discoste , ncll' i4^Wca , nella 
niiova Olanda, e sopratluUo ucWAsia, e udV Oceania tropica (3) : cd il Pan- 
dano utile di Bory non 6 indigene che al Madagascar, alVholadi Borbone,eii 
a quella di Mascaregne (4). L'intiei'o gcnere dunque, e con esso la nostra spe- 
cie, non ainano che clinii assai caldi, nci (|uali bene spesso trovansi per alcmii 
niesi dciranno sotto Tinflucnza di cjuaianta a cinquanta gradi €. di calorc. 

I Pandani per altro nell'orto botanico, si trovarono sotto un'influenza ca- 
loridca, lungi troppo dai detti termini, cosicche non dovesse veniigliene nocu- 
inenlo. Furono essi coslantcmcntc al disotto di venti gradi nei niesi dclle 
lunglie notti, e poco al di sopra in alcune ore, ed alcuni giorni di quei dell' 
estate; ch'e quanto dire, restarono presso che sempre in un inverno continue 
relativamente al clima nativo. Se dunque oltre al male che lor ne veniva 
dall'oppressionc delle radici, qucllo pure si aggiunse dclla bassa temperafura, 
non (' poi strana cosa il vederc, che alia fine morissero per irreparabile in- 
fermitik di languore. Anzi calcolata puranco I'ingiuria, che dovettero tollerare 
nel taglio delle foglie su ricordato , ne sorprende piuttosto che giungessero 
fin al cinquantesimo anno circa di vita ; questa essendo pur quella da po- 
tersi loro assegnare con alcuna probahilita, dietro quei pochi dati, che ne porge 



(1) Sebbcae Linneo figlio di Carlo , per la regolare costruzione , che diede a cotesto genere 
;>e ne abbia n:ieritaniente per I' inventore , pure al Rumfio ne dobbiamo il nome , giacchi per il 
primo radoper6 nella Flora d'Amboina, faeendo del P.4NDANG dei Malesi il suo PahdanO rero , 
clie fti poi t'odoratissijpo del Linneo. E qtiella denominazione venne a ragion conservala anco per- 
chi la grcca etimologla di lutln dono , ben corri^ponde alia cosa ; essendo pur moiti e distinti 
i beneficii, che I'uonio rilrae da lal genere di vegelali. Cosi se si riguardi ai diletto che ne di la 
bellezza, le sue specie sono lotte piii o meno vagbissime, oobili, e di grande aspelto, prioieggiando 
Ira loro i Pahbani obelisco, elegante, odoratissimo, ed utile; sono pianle in somma che si fan ri- 
guardare e dislinguere fra le allre, come dice il nome Malese su ricordato. Le folte lor foglie, do- 
nano con Tombra una grata frescura in quei climi d'ardore, e con le stuoje che se ne fabbricano 
danno comoditi, e guadagno. 1 fiori del PAyVAKO vcro del RumRo, e del candelabro, emanino cosi 
durcvole e gralo proi'umo, da essere per la soaviti loro ricercati ad altissimo prezzo nell'Egitto, e 
neU'lndia. I frulti farinacei del Pandano utile, come si disse; i polposi sapidissimi lieWedule, non 
che quelli di altre specie, dan cibo abondevole e sano agl'isolani del mar pacifico. Ed in fine il 
Pandako unMe, coi snoi giovani getti, che si cuocono a guisa (\e\VAHECA oleracea di Linneo, il 
laudatissimo cavolo palmista, fornisce assai di cibo, la dove a tal'uopo »i coltiva. 

(2) Opera citala torn. i. p. 9.» al 100. 

(3) Endlicher, Op. e loc. cit. — C. Kuntli idem. 

(4) Bory, W'illdenow. C. Kunlh. Opcre e iuogbi cit.— C. Spreogel, Sist. vegctabil tom. 3. p. 897. 



— 382 — 

lo studio bolaiiico (1). Oiulc potesser vivcre longrovi, si voncl)l)ei'o collocali 
i Pundani in una di quelle stufe, chc vcngono unicaiiieiilc dcstinate allc piaute 
equinoziali; potcndo ivi soltanto godere Tiuilusso benetico di quel calore* die 
per non danuojijtiai'e le altre pianle, uon puo avcrsi nellc stufn dci comuni 
giardiui. Sciiza una tale specialita di lieovcio, non e prcsumibile di animiraro 
se non per caso, prosperosc lunganiente, e fioicntj ii i)iu dellc specie insigni, 
solile ad essere intluite dal ealdo dclla zona infuocata : come senza la spe- 
cialita di altip slufe, quali nell'lngliilterra sopralulto , oia si pralicano , ben 
temperate per calor caldo-umido, relativo alia natuia dclle Orchidi cpidcndree 
del nuovo mondo, non si potrebbe ch' assai perentoriamente godcie di quei 
mostri singolarissimi di bellezza vegetale. 

Indagate cosi, e palesate le cause della malattia e dolla moile dci nostii 
Fandani, ragiou vuole chc si faccia parola anclie della cuia loro ajiprcstata, 
e di cio che tentatq yenne per procurai-sene una qualche molliplicazione, ondc 
evitai- ToccoiTcnza di un nuovo acquisto : in proposito del quale acquisto pcr- 
altro, non sara inutile di qui avverlire, esscr d'esso ne ditlicile, ne di molto 
dispendio, poiche iaeilmente rinvengonsi alcuni pandani nel commcrcio bota- 
nico. Coisi la nostra specie si trova con altra vendibile presso il sig. Noisette 
a Parigi (2); e nel catalogo dello stabilimento botanico-agrario di Bourden a 
Torino (3), leggo offrirsi agli amatori di piante il Pandano odoratissimo , al 
basso prezzo di lire 25, pari a scudi 4. 60 romani. Questo Pandano dello 
stabilimento Bourdin, perche annunciato senza nome d'autore , c quello chc 
noi proponiamo con assai di probabilita, per non dir quasi certezza , come 
specie identica a quella che perdemmo: mcntre nel commercio sudetto , col 
nome specifico di odoratissimo, suol ritenersi non gia la vera specie del Lin- 
neo, ma si bene V odoratissimo di Jacquin, e di Mirbel, che gia di sopra ve- 
demmo esser sinonimo del Pandano utile di Bory, e quindi di quello dell'orto 
botanico, che pur venne sotto il nome d' odoratissimo dal giardino di Nevilly 
nel 1824, e come tale si ritenne per alcuni anni dal mio illustrc antecesso- 
re (4). Ma ritomando al nostro proposito, ecco quanto tentammo per la cura 
e per la molliplicazione degl'individui in discorso. 



(1) Si legga il Decandolle op. cil , ove paria clei calcoli, clie approssimativamente possono tarsi 
suU'eli Oi quelle piaote monocotiledoni, il di cui tronco presenta i circoli delle cicalrici tli i'oglie 
anDualmente cadute. 

(2) A. Poileau, epera e loco cit. 

(3) Catalogo generate invialo col suo siipplimento della primavera 1938. 

(4) Er. Mauri, Catatogbi scrilli dell'orto romano. 



— 383 — 

Tostoelio circa trc anni indietro, una delle duo |iiante cominciu a dare 

indizio di laiigiiorc, iiiostriiiido Ic sue foglic alquanto jiallidc in jjaragone del- 

I'altra, si goveriio eon poe' acijua Icggerincnte ietanuita , onde rieccilarne la 

nuUizionc; e si sgravo di un ramo, tanto per rendere minore il dispcndio del suo 

sueeo nulricnle, qiianto per tentarnc una barbatella, o lalea che piii piacci-a 

(lire (I). La barbatella pcrallro, scben eondotta con molto sapcre daU' abi- 

lissinio giardiniere botanico il In (iinlio Verni , non diode radici , come gia 

era ayvenuta d' un' altra, presa dall' individuo sano; c la pianta dopo qual- 

che mese , ed un secondo adacquanicnto letamato , non cambio in meglio 

il suo aspetto. Fu allora che, in vista dell'oppressione in cui nianifcslamente 

si trovavano le sue radici , e considcrando che il darle un vaso piu giande, 

I'ultimo che si potessc comportare dalla capacita della stufa, sarcbbe riuscito 

un riniedio assai perentorio , ne parvc piu laudevole consiglio quello di pro- 

varla in plena terra, sebhene nella stufo temperata, dove solo ve n' era co- 

niodita. Che so nella estate, in cui si stava, dicevam noi, puo aver con qual- 

che cautela un calorc eguale a quello della stufa da dove si toglie; e spera- 

bile che riacquistate un cotal poco le forze per la niigliorata condizionq 

delle radici, essa valga poi a tollcrarc ncl susscgucntc inverno, la piii bassa 

teniperalura della nuova stazione. Qucsto tentativo per allro procedette con- 

trario airintcndimcnto avutone nel farlo; giacche dopo aver dato qualche nii- 

gliore apparenza di sc nella buona stagione, rctrocedctte la pianta da questa 

al prime sopravvenirc del IVcddo. Da ivi a non molto si manifesto la cangiena 

in un ramo, che senza prolitto venne amputato fino al vivo, mcdicando poi 

la ferita dell'albero con I'ungucnlo, unicamente da noi adoperato, quale si e 

([uello di H. Fiacre, con I'aggiunta di un po' di stoppa di lino, minutamente 

lagliuzzata. Lo stesso accadde poi d'un secondo ramo, che pur si voile am- 

putaie; e eosi pian piano proseguendo a spandersi il male per ogni dove, ne 

venne ultimamente la mortc. 

Intanto pero ci parve che anchc la seconda delle dette piante oomin- 
ciasse a dar qualche segno di egual malattia; ond'e che annuimmo al laude- 
vole desiderio del sig. giardiniere pontificio Formilli, di menomarla d'un ramo, 
volendo pur'csso tentarne una talea. Questa peraltro si come le prime, e due 
altre provate dopo di questa da Luigi Verni, fratello ed allicvo del sopra lau- 
dato Giulio, ando a perire senza radici; c la pianta che non aveva riscosso 
vantaggio alcuno, ne dallo sgravio dei rami , ne da ben regolata misura di 

(I) Bouture de'francesi. 



— 384 — 

nutrimcnto, finalmcntc mosfro assai chiaro d' esscie infcnna. Procedettc al- 
lora lo sviluppo in lei tlella inalattia, sol)benc piii Icntainentc clie non fu nel- 
I" altra , sotto piu bassa loiiipcratuia ; c vonuta per ultimo la cangrcna , 
come la prima si ridusse verso il sue fine. Me d' altrondc credemmo repli- 
earc il taglio del primo ramo in cui si paleso la eorruzione , m ci piacque 
recidere il tronco sulle radici, i)er tentarle a dar dei polloni ; poiche non 6 
sola r csperienza gia in paite avutane , ma sihbene ancbc la ragione scien- 
tilica , cbe ne persuade delK inutilitii di tali pralicbe. E quesla ragione sta 
in cio, ehc la cangrena di cui teniamo parola, non essendo vcnula per in- 
giuria locale, nia si bene per generali influcnze, elie tutta offesero la vitalita 
della pianta, deve rilenersi ancoi'a, cssere in qnesta una generale diatesi o di- 
sposizione morbosa, per la quale tolta una parte, non gia da un reslante sa- 
no, ma da un resto infermo, si sviluppi poi in un'altra la medesima dimo- 
strazione del male. La qual cosa o pure analoga a quanto vcggiamo acca- 
derc neli'uomo; a cui sc con I'aniputa/.ione di un meinl)ro infermo tutta si 
tolga la ragione morbosa , nc vien salute , ma se ncl suo corpo rimanga il 
germe del male, ne vien la morte , ad onta della piu brillante operazione , 
che siasi potuta apprestare dalla mano chirurgica. 

Lo che detto, si porrebbe qui tcrmine ad una nota della quale gia forse 
si trascorsero i limiti; ma il non essere riuscito di moltiplicare i nostri Pan- 
dani merce delle tales, ci obbliga ancora di prolungarla alcun poco su lale 
argomento. 

Se con quest'opera, sebbcne comunissima di propagazione vegctale, non 
venne fatto d'assicurare al giardino botanico una tigliuolanza de'suoi Pandani, 
si vuol certo tenere, cssere cio proccduto unicamente da natura restia della 
pianta, o non da imperizia o negligenza dei giardinieri, a cui ne venne atli- 
data I'esecuzione. E vcro die Torticoltura col suo jirogresso, smentisce oggi- 
mai le antiche credcnze, e ha dimostrato, e va tuttavia dimostrando , come 
assai dei vegetali, anco piu ribcUi al teleamcnto, possano in questo riuscirc ; 
onde si 6 reso sperabile, che tutti gli alberi, con tempo convenicntc, e prov- 
vide cautele, valgano cosi a fornire le bramate moltiplicazioni (I); ma non e 
men vero d' altronde esservi moltissime piante tanto dilllciii , e cosi spesso 
manchevoli nel matter radici, clio si suol rinunciare per esse a tal pratica , 



(1) Decandolle, op cit. p. «"(? e »e(; — Mirbcl et Demorogiies, Coiirs compl. D' Ayricoll. oi> 
noiiv. Dictionnaire cic. torn. 3. art. Boutiire. Paris 1 S39. 



— 385 — 

c si ritengono conic non molliplicabili per baibatella (1). IvJ in questa sc- 
conda categoria appunto si vuol compreso il nostro Pandano : nk gia sola- 
mcntc per aver dimostrato la pratica , cssere piu accidcntalita , di quello 
sia nalmalc attitudine , se riusci qualche volta in tale niolliplicazione , 
(pianto 1)1110 per I'appartoncr'esso ad un gmppo di piantc quali sono Ic mo- 
nocotiledoni, chc, salvo alcuni casi eccezionali, si riconol)bero in genere essere 
])iu (iiHicili dclle altre cotiiedonatc , a radicar per talca (2). La quale difTi- 
colta di inettere cosl ladici, tanto in qucsto come in altii moltissiini albcri 
dcllo stesso grand'oidine naluiale, seinbia potersi avere come conseguenza fi- 
siologica del modo di loro sviluppo. Poicbe trovandosi in essi una continua 
vergenza d'orgaiiizzazione al centro del cauie c dei rami, onde il Decandolle 
li dissc E.SDOGESi, e non verso la pcriferia, come nei Dicotiledoni Exogexi (3); 
non e poi facile ad accadere in loro la produzione delle radici avventizie, vo- 
iiilc nel talcamcnto, esscndo un'opera di eccentricita di vita I'ingenerarsi dei 
germi sottocorticali, da citi debbono esse procedere. Ma sia (piesta o no la 
vera cagionc , egli 6 ccrlo cosi difllcilmente riuscirc il Pandano i)cr barba- 
tella , ch' eccelluato forse solo il Poiteau (4), il quale ne accenna la pro- 
babilita, nun si Irova jioi fra i migliori pratici, chi non proclami unicamente 
la nioltiplicazione sua per semenze, poste a vegetare tosto cbc giunsero dal 
pacse nativo. Tanto ne dicono, il Bailly (5), il Doumont de Courset, il Col- 
la (6), e lo stesso Poiteau nella sua famigerata opera di giardinaggio. E se 
il nostro Coila soggiimge potersi ancor propagare mcrce i polloni che getti la 
pianla dalle sue radielie, e ([uesto un metodo indipendciito dalla volonta del 
giardiniere, giacche si annetle al fatto assai raro del loro sviluppo, almcno in 
Europa, coni'esso stesso ne avverte. 

Ecco dunquc, per cio che nc sembra, mostrato, contro I'opinione di al- 
cuno, come nou solo assai naturalmcnte, e senza mancamento in I'atto di col- 
tura possibilc ncH'orlo romano, o di cure nella malattia, perissero i due Pan- 
dani; ma bensi come dovettero essi neccssariamentc perirc , senza dare suc- 
cessione di loro. 



(1) Decandolle, op. cil. p. 677. 

(2) Mirbel, Cours. compl. d'Agric. sopra cit. lom. 3. 339. — F. Re, Element! di .Agricoltura lom. 
1. pay. 103. Milano cd. 2. 

(3) Decandolle, Tlii'orie dl^mentaire p. 2-40. ed. 2. 
{i) Opera c loc. cit. 

(5) Manuel compl. llieor. et prat, dii jardinier. Quatriime ed. Paris 1829 part. 2. 

(6) Opcrc e Itiogtii citali. 

50 



— 38fi — 

BoTAMCA — IMl'clcltricila (lc'vc<iflaliili. Mctnuiid II, ilcl jiivf. l'"iiA.Nct:scn Za\- 
TKi>E.sciii, socio coriisjioiKiciilc (*). 

J 



N 



ieiraduiumza del 2(> inagyio 1H50 io avova Tonore di prcsciilarc all'I. H. 
Istiluto Voneto la iiiia prima incmoria suirch'ltricild dci vcfictdhili, della quale 
fu dato im siiiito dal scgiolaiio ncl vol. Vlll, de'suoi atti, pai;. 20. 

In cssa ho slaliililo rcsislcn/.a di una corrcnle, <lio va dalla cima alia 
ladioe dcllc pianto, c neTioii dallo sfaiiic al pistillo , con varie particolarila 
die trovansi doscritlc in (luolla niomoria. 

Nolladunanza del i novcinhrc 1850 dciraccadeniia delle scien/.c deiristi- 
lulo di Francia, Bec(|ucrcl lossc Ic sue ricerche suUe cause dello sviliippo dclln 
clcllriviu't nci ve(fcluhiU,c snJIc coriciiti rcijclo-tcrrvsiri (Memoires dc I'acade- 
mie des sciences, loni. XXlll. l*aiis 18.^1. - Annalcs dc cliiinic cl dc phy- 
sique, loni. XXXI, pag. 40, an. I8.")l.) 

E. Wai'tniann nel dieeinbic del J 850 pnbblico una nota .sulle toircnti 
olettriehc eh'csistono nci vegetahili, affcrniando die le sue investigazioiii erano 
state escguite da due anni , c die sussegucnlenicnlc avevano formate argo- 
mento di una conmnicazione alia socicta di fisica e storia naturale di Gine- 
vra. Ma quanto egli vcnne affeiinando non trovo fine ad era doeunicnto pub- 
blico ed autentico die lo avessc a stabilire (;ome ccrto cd indubitato nel 
mondo scientifico (Archives dcs sciences phijsiqucs cl natiiiclles. Tom. XV. pag. 
301 , an. 1850). Egli non ha peranco pubblicato negli Archivi testualmenlc 
la sua mcmoria, letta nella scduta gencralc della societa di fisica di Ginevra 
nel 20 dicemhrc del 1849, ovc ha fotto il prinio appello al mondo scientifico. 

Neiradunanza del 10 marzo 1851 si diede coniunicazionc airaccademia 
delle scienzo de'miei lavori sulla elettricita dei vegctabili; c nella sedula del 
5 maggio dello stesso anno il cclcbre clettridsta Bccrfnerd fece un' analisi 
della nota del fisico E. Wailmanii, e de'miei risultamenti, nggiungendo una 
nuova seric di esperienze dettriche fulte sui tubercoli, sulle ladici, e sui frutti, 
introducendo nei medesimi degli agbi di platino [Complcs rendtis, t. XXXIl, 
pag. 426-657, an. 1851). 

Innanzi pertanto alia legislazione scieiitifica abbianio Ic pubblicbe date 
del 26 inaggio, del 4 noveinbie, e del diccmbie 1850. Veggianio i risulta- 
menti del 4 novembre, e del diccmbie 1850 pubblicati a Parigi e a Ginevra; 
veggiamo le teoriche del fisico francese, e del fisico elvetico. II pubblico al co- 

(') ComunicaCa nella sessioue IV' t!el 22 l uui— 1S53. 



— 3S7 — 

spetto della storia potra portarc giiulizio di quali fatli ciascuno abbia arric- 
cliilo la scicnza, ((uali sistcinatidic abbia scgruito, c come si possa e si dcliba 
|irocod«'ro iniianzi nolle iiivcstigra/ioni pei' eoglierc nuovi veri. II ranipo «"• 
apcrlo ; nui il caiiipo non u stalo peianco iiitieianicnte pcrcoi-so e jnieliilo. 
Vcjrgianiolo. 

SUNTO DEI.I.E SPEniK.VZE DI RECOIEREL, CO.NTEXITE NELLA SLA PRIMA MEMOIlU 
DEL -i .NOVEMBfiE 1850. 

Le I'icercbe fatto da Rcc((uercl riguaidano : 

l.° gli oflcUi elettrici prodotli nella circolazione dolia linfa; 

2.° lo stalo elettrico dclla terra rclativamcnte a quello dci vegctabili; 

;{." Tesistenza di correnti eleltricbc direttc Dci vegctabili. 

§; I- 

Degli eff'etti elellrici prodoui nella circolazione della Unfa, 
ossei-vala da Becquerel. 

Cli cftetti elettrici })ro(lolti iiella circolazione della linfa furono studiali 
nelle piantc legnose dicotiledoni, introducendo spilli di jilalino nci varj tes- 
suti, i quali comunicavano col fdo reomclrico di un moltiplicatorc a 20,(KMt 
eirconvoluzioni, eostruito da Rulimkorft* eon sistema di aghi astatici che com- 
pivano nu'oscillazione nello spazio di .jO a GO second!. Esso vcnnc allestito 
ad imilijzione di quello di dii Bois-Reymond di Berliuo, che porto il iiuniero 
•lellc circonvoluzioni del tilo sino a 25,000. 

(".on quosto apparato, ch'o di una sonima sqinsitezza, Bcccpiercl raccolse: 

1. CJic la miilolia funiisce rdelliiclla pusiliva alto spillo die in cviiUUlo 
am essa, e die I'invilupiJo csleriore fornisce Vdellricild ncfjaliva aWullrv spillo; 
<■ die pcvcio v'ha una covrcnte dalVcstcrno aWinlerno. 

Questa dcduzione pero e ])p'I lisico Becquerel deU'ordiue dei ])uri possi- 
liili. <t lo inclino a credere ( cgli scrive ) che circolino nei vegctabili delle 
» correnti ; nia non esistc alcuna prova dell'esistenza certa di queste corren- 
)i ti. Se io bo fonnulato alcuni principj general!, lo feci con una data riserva.)) 

Osserva Becquerel in questo prinio esperimento, che il sistema astatico 
degli aglii, dopo avere oscillalo per alcuni istanti , prende una posizione di 
e(juil!brio che non e stabile; la deviazione diminuisce a poco a poco , scnza 
ma! ridursi alio zero; ma in altrc sperienze paria di totale estinguimento. 



— 388 — 

Qucstii diiniiiuzioiic ni'iriiiloiisila dclla corrciito c , secondo Beequcrcl > 
ora dovula alia polarila acqiiislata dagli spilli di platino , la quale produce 
una corrente diretta in scnso opposlo alia prima, e chc ne distruggc in parte 
I'azionc; cd ora a cessa/.ioiie di eliiniiche roazioni. La corrente primitiva in 
scoperla da Bcci]U(Mvi tanio |»iu inteiisa a cose eguaii , quanto piu lo spillo 
introdotlo nclla scorsa si trova infisso piu vWk possibile nell' epidermidc , e 
l>er conseguenlc uclla parte vcrde del parenchinia. 

II. Clic il cnmhio foniisce Vclcllricita najaliva alio .spillo c/j' c iii[isso in 
esso, c die il purviicliinia funiiscc rdellricild positiva alVallio spillo; c chc pci- 
cio c diicita in senso opposlo ulln incccdcule. 

» Riliraiulo lo spillo dalla niidoUa (scrive Beequcrcl), ed introducendolo 
» successivamente nella parte la jiiii vicina alia scorza, si hanno ilclle cor- 
» renti chc sccinano d'iutensila, aneorche scniprc dirette nel mcdesimo scnso, 
)> fmo a die qucsto mcdesimo ago venga infisso fra il legno c la scorza , 
» vale a dire nclla parte ch'c nello stato di formazionc, alia (pialc si e dato 
)) il nome di camhio; la corrente cangia allora di dirczione nel tempo stesso 
» die acquista piu (riulcnsita. » 

Si ha dunque, che dalla midolla fino al cambio gli strati legnosi sono 
di meuo in meno posilivi rclativamcntc alia midolla; nicntre che dal cand)io 
tino aU'epidermide gli strati corticali e parenchimentosi sono di piu in piu 
positivi, od almeno si comportano come tali nclla produzione delle corrcnti 
derivate. Questa inversione negli effetti elettrici (osserva Becquerel) s'accorda 
colla posizione del tessuto ccllulaic nella scorza e nel legno : nella scorza 
cgli e all'esterno, nel legno airintcrno; neH'uno c neiraltro caso egli e positivo. 

L'elettrotismo dclla scorza, che forma una coppia vollaica, cessa in hreve 
tempo allorche la scorza e levata dal legno; si fiacca e svanisce mollo piu 
pronlamente di quello dc'muscoli degli animali a sangue freddo, che si con- 
serva sovente per molte ore, ed ancora piii, dopo la mortc; ma egli sussiste 
per varj giorni allorche la corleccia rimane adercnte al legno. Questi feno- 
meni, secondo Becquerel, formano una prova evidente dei cambiamcnti chi- 
mici che rapidamente avvengono nella linf'a a contatto dciraria, dai quali si 
devono ripeterc come dalla loro naturale cagionc. 

» Ove hanno dunque la loro sede (dimanda Becquerel) le proprieta elet- 
11 triche della scorza ? £ nci diversi strati che compongono il sistema cor- 
)i ticale, solamcnie neU'epidermide c nel cambio ? ii — Seguiamo relellri- 
11 cista francesc nellc segucnti sue osscrvazioni, lo quali, sc non varranno a 
rispondere catcgoricamentc a queste due ricerchc, potranno almeno diffondcrc 
della luce intorno alia lore soluzione. 



— :m — 

« Si prcnda (cgli scrivc) un ramo d'onlano chc abhia la linfa in picno 
» inovimenlo; in esso si faceia una sezione trasvcrsalc; s'introduca I'uno de- 
» ^'li spill! ira la scor/.a cd il Icjfno, e si appliclii Taltro al paronchiiiia, dopo 
)> aveic levala rcpideiniide : il sisteina aslatico dc};!! aghi magnetici dcvia di 
)i ua dalo numero di gradi, per escmpio di 20". Si tolga il secondo ago chc 
» f'n applicato alia perifena, si levi la parte verde con un coltello d'avorio, e 
)) si rimetta lo spillo di platino snlla ])arfc di fresco dcniidata : I'ago calaini- 
» tato soggiace scnsibiliiieiite alia nuidesinia doviazionc. Si levi un nuovo 
» strato col coltello, e si ha ancora una deviazione nel mcdesimo senso, nia 
» un po'meno lorle; essa e di circa 15". Continuaudo a levare successiva- 
» menlc il parenchima fino al canihio, gli cfl'cUi elettrici hanno luogo nel 
)> mcdesimo senso, e non cessano chc allorquando non rimanc che il solo 
» cambio. Tiitti gli strati parenchimentosi corticali possiedono adunque le pro- 
» pricta di produrre delle correnti derivate col mezzo di due spilli o lamine 
» di [ilatino che vengono a chiudcre il circuito. « 

» Si concliiudcra (soggiugne Bcc(iuerel) che tutti questi strati riuniti for- 
» mino una pila ? — No certo ( egli conchiude ) ; le sperienze fattc sino ad 
)) ora non permettono di dedurre questa conseguenza. » 

Qualunque sia la causa chc costituisce la scorza coppia voltaica, ed an- 
ehe pila, per I'applicazlone dcgli strati conccntrici etcrogcnci, dei quali essa 
e formata, pare esscre puramenle chimica , secondo Becquerel ; il quale cosi 
jiroscgue a ragionare : « Infatti il sistcma legnoso e percorso dalla linfa asccn- 
)) dentc, licca di ossigeno, mcntre che il liquido racchiuso nel tcssuto cor- 
)) ticale, attravcrsando Ic parti verdi , perde continuamente una porzione di 
)) qucsto clemento nel suo contatto coll'aria. Queste due linfe , operando 1" 
» una suH'altra per i'intcrmezzo dci tessuti che le separano , danno origine 
» necessarianienlc ad etTetti elettrici : la linfa ascendente , ch'c la piu ossi- 
» genata, deve comportarsi come un acido rispetto all'altra linfa, e rendere 
» libera della elettricita positiva , mentre che la linfa discendente sviluppa 
-)> della elettricita negativa. Quanto aH'invcreione degli elTetti elettrici osser- 
» vati nel legno e nella scorza , la quale c in rapporto colla posizione del 
» tessuto cellulare in ciascuno di questi sistemi , essa non puo essere attri- 
)) buita che alia nalura dei liijuidi che si trovano da una parte nella midolla, 
» e gli strati adiacenti; dall'altra nel parenchima , e il cambio, od i tessuti 
» intermedj. « 

» Le elettricita sviluppate quando 1' uno degli 'spilli e introdotto nella 
» midolla, e Taltro nel parenchima, hanno (ripete Becquerel) un'origine chi- 



— :m) — 

» mica; pcrcho se si ritiraiio i duo s|)illi , e s' ininit>ri;ano ancova oopoili di 
» liiifa iieiracqua distillula, si haiino i inodosimi cffedi in quanlo ad inteii- 
» sita; effctti che non possono esscro attribuili die alia rcazionc sull' acqiia 
» dolla linfa adprrnto alia suporiicMo doj;li spilli. « 

Per agcvolaie rinlroduzioiic dctrli spilli nolle diverse parli del loiino, so- 
pialliitto in quelle che presentano la maggioie icsistenza, Rccquerel penso di 
I'are dei piceoli fori con un pontcruolo di acciajo ricoperto di un forte strato 
d'oro, a line di non lasoiare sul tessulo peifoiato alcuna Iraeeia di metallo 
ossidabilo ehe potessc dare oriirine ad effetti elcttrici secondari. 

Neile piante orbacce, e nelle pianic grasse, come sono i cactus, le cu- 
foibie, le mamillarie, ec. ec., formate pressoche csclusivamento di parenchi- 
ina, Bocquerel trovo cssorc somniamonto difficile osservare gli offelli olettrici 
preeodentcnientc descritti, e che sono cosi distinti nei ftisti e nei rami for- 
uiti di un sistema corticalc. 

Beequerel, per rendere cvidcnte I'azione deiraria sulla linfa che si trova 
nelle parti verdi, modificandonc la composizione, e ])er fare palese vie mag- 
giormente I'azionc cliimico-clotlrica che intcrvicnc ncgli esposti risultamenli, 
arreca le seguenti csperienze. 

)» La linfa asccndente (egli dice) essendo plu ossigenata che la linfa pa- 
» rencbimatosa, delta discendente, dcve sviluppare colla sua I'cazionc sopra di 
)) questa deU'elcttricitil positiva, come si osscrva positivamento. Supponiamo 
» che siansi inlrodotti trasversalmente sotto Tepidennido, nol mezzo del pa- 
» renchima, i due spilli di platino alia distanza di un centimetro I'uno dal- 
» Talfro: non si sviluppcn'i efPetto elcttrico di sorta tutte le volte che 1' iii- 
)) troduzione sara conlcmporauea, e die gli spilli non saranno polaiizzati. (lio 
» fatto, se si estrae I'uno dei due spilli, e lo s'introduca di nuovo nei posto 
)) ch'egli da prima occupava, o da vicino, si sviluppa toslo una concnle che 
» fa deviare I'ago calaniitato di iO", ed ancora piu; la direzioiie dolla quah^ 
» indica che lago nuovamente introdotto ha preso rcleltricita negativa. Spc- 
» rimentando alio stesso modo coH'altro spillo, si ha un ctfelto inveiso; vale 
» a dire, che lo spillo estiatto e riinesso nei i)arenchima prende costante- 
» mentc I'elettricita negativa. » 

Ossena Beequerel, che questa esperienza non gli e riuscita dislintamenle 
che allVpoca che la linfa era in movimento, e che il raiiio eta stato di fre- 
sco distaccato dal tronco. 

Egli avvisa die ipii accada un cfletto simile a qucllo ch'egli ebbe a de- 
scrivcrc nelle sue prime ricerche chimico-cletlriche. Uuando si lutlano due 



— 391 — 

lamine di plalino coiijiiuntc con iin inolliplicatorc in una dissoluzionc di fresco 
piopaiafa di proloiiiliato di Icito, e se no estragga una , o si lituHi alcuni 
istanti dopo, si genera una tonenlc, la diiezione della quale indica die la la- 
mina estralta e rltuffala nella dissoluzione prendc rcIcUricita positiva. Qucsto 
elVetto si dciiva unicanicnto da cio, ehc la soluzionc del protonilrato , c la 
|iarte di cpiesla solu/.ione die bagna la lamina di platino, esposla per alcuni 
istanti aH'aria, noii lianno la medesinia composizionc : la posizione ddla so- 
luzione adcrcnto alia lamina toglie deH'ossigeno all' aria i>er passare ad nno 
sialo superiorc di ossidazione, c si comporta allora come un acido lispelto 
alia soluzionc die si trova ncl vaso. Faeilissima e la spiegazionc di eio dw 
aerade in qucsta eireostanza : alloichc si fa rcagire dell' acido nitrico su del 
fei TO, si sviluppa del deutossido d'azoto, del gas nitroso, c si forma del pro- 
tonitiato e del deutonitrato di feno. La dissoluzione limancndo esposta al coii- 
tallo dell'aria, il deutossido d'azoto passa a poco a poco alio stato d' acido 
nitroso, c il iirotonitrato a quello di deutonitrato. Queslc trasformazioni, die 
si operano lentamente nella massa della dissoluzione, si comjiiono prontissi- 
mamente nella dissoluzione che adcrisce alia lamina di platino. (Juesla disso- 
luzione divencndo rapidamentc satura di ossigeno, la sua rcazioae sulla disso- 
luzione eh'e nel vaso, deve produrie degli dfetti eleltriei simili a ([uelli che 
hanno luogo nella reazione di un acido sur un alcali, od in quella di due corpi 
die si comportano come tali. Quest! cffetlj non avvengono che eolla disso- 
luzione del jirotonitrato di fresco preparato , perdie allorquando la prepaia- 
zione e fatta da lungo tempo, e die fu esposta al contatto (leH'aria, il pro- 
tonilrato si cangia in deutonitrato, e non v'lia piu motive allora, pcrche v'ab- 
hia tuiharnento neU'equilibrio dellc forze elettridie a contatto dei liquidi. 

» Se neH'esiiorienza della linfa (prosegue Becqiierel) gli effetti soiio in- 
)i vcrsi a qudli die si ottengono col protonitrato di ferro, si devono ripelere 
)i da questo, che lo strato della linfa parenchimatosa che ricopre la superli- 
» cie del platino csposto all'aria, come quella ch'e bagnata dalla dissoluzio- 
)) nc salina, pcrde dell' ossigeno in luogo di acquistarne. Venendo a rijiorre 
» lo spillo nel parendiima, si mette a contatto una linfa meno ossigenata 
)> con una linfa piu ossigenata : ne risulta evidentemente una corrente, la 
» diiezione della quale annunzia che la linfa esposta per alcuni istanti all'aria 
» preiide rdeltricita negativa, e la linfa che si trova nel parenchima I'elct- 
)> tricita positiva.)) 

Questi fatti cqmprovano ancora (secondo la dottrina di Becquerel) evi- 
dentemente che la piu leggiera differenza nella chimica composizionc di due 



- 392 — 

liiiuidi appartencnti al medesimo vcgctabilc, e sepaiati da una iiicmbraua 
pcinieabilc c in contatto con due laniine di platino in rclazione cgn un 
nioltiplicatore, producono dcgli cffelti clottrici pcri'ottanicnte definiti, e clu^ 
in'ovonjiono da inodilica/ioiii in rap])oi'to alia nalura doile altorazioni alio 
(]iiaii soggiacciono jtor I'inlluiMi/.a dci nioz/.i ainl)i('nti. 

Si devono aduiiquc prondcrc in considcra/.iono, nella dottrina chimico- 
olettrica, questi effetli ncllc ricerche relative alle cause clie lisvcgliano delle 
roiTcnti ololtricho noi corpi organizzati allorcho uno dci liquidi c posto nio- 
niciitaiicainonlo a contallo (icil'aria. A ([uosto niodo proccdetlc l$ccquerel 
per nicltrre in oviden/.a gli ciVotli elettrici prodotti colla linfa che circola 
nelle foglic, e la inedesima linl'a posla monientaneamcnte in contatto col- 
I'aiia. Egii collocava nn dato nuniero di fogiie lo unc al disopra delle altre 
nel medesimo ordine (trenta cirea), le comprimcva i'orlemente, ed introdu- 
ceva in seguito i due spilli di platino in (piosta niassa di foglie 1' una da 
un late, I'allra dall" altro: appresso ne estraeva uno , o dopo alcuni istanli 
lo inseriva di nuovo nel medesimo posto, o presso a poco; ed osservava che 
quest" ultimo prendeva IVlcttiicita negativa. 11 qual effctto , conseguentc- 
mcnte alia sua dottrina , lo ebbe ad attiibuiic alia reazione della linfa che 
fn esposta all' aria su quella che rimase nel parenchima della foglia. E sic- 
come le moditicazioni sono piii o nieno profonde , sccondo la copia e la 
natura della linfa dei diversi vegetabili, cosi ancora la deviazione dcgli aghi 
si appalcsa meno o piii prontamente, meno o jiii'i intensamente. Per questi 
particolari noi crcdiamo di rimettere gli studiosi alia Memoria originale di 
Bccquerel. 

Noi in quella vece dai fenomcni elettrici che abbiamo osservati in una 
sezione normale al tronco faremo trapasso ad esaminare quelli che avven- 
gono in una sezione longiludinale. 

L'iniportanza deirargomeuto, e I'analisi che approsso noi avremo a fare, 
ne obbligano a seguire da vicino I'Autoic in tutti i suoi esperimenti: 

Nclla sezione longiludinale pertanto cgli vide: 

III." Che lo spillo superiorc proide Velcnridtu poailira, r lo spillo infe- 
rioic rdcUriciUi ne<juUva. 



— 393 — 

Sia SS il suolo, MT un tajrlio longitudinale nol lioiiro di iiii vegctabi- 
1«', a c I) due jiunti jiipsi nolla parte vcrde del paienchiina, alia distanza di 
piu docinielri I'uno dall'allro, come si vedc nella figuia scfrucnte 




M^^ ^ , 



Introdoiti trasversnlmente iicl parpnchiina, in ciascuno di qiiesli [lunli, 
uno dogli spilli di platino, losto si risvcglia una coiTentc clettrica, la dire- 
zionc della (piale annunzia che I'ago coUocato in b al disotto delPaltro pren- 
de I'elettiicilu negativa, e Paltro rclcttricita positiva. uSi vede da cio (scrive 
)i Boc(|ueiel), die la linl'a parendiinialosa, in due punii qiialumiue a e b 
)) distanti di i)iu dcciinetri, non ha la slessa coinposizioiie; ncl punto ini'e- 
» riore b la iinl'a esscndo meno ossigenata che in a, poiche essa pcrdc di 
)) piu in pill dell'ossigcno percorrendo la parte verdc del parenchiina, dcve 
» svilupparc della eleltiieita negaliva.i) 

Ottcnne cgualnieiilo IJecfjuerel una corrente elettrica stabilendo una co- 
niunicaziono metalliea tra il cauibio e le foglie; coinunicazione che si conipie 
collocando I'uno degli spilli fra la scorza e il legno, I'altro in una niassa 
di foglie sovraposte, congiiinlc tuttavia col vegetabile, alio scope di aveie un 
lunncio niaggioie possiliile di punti in contatto col secondo spillo. Come il 
ciicuito fu chiuso , egli vide prodursi una conentc elettrica dall' interno 
aU'estcrno; come nel caso in cui lo spillo, che qui e nelle foglie, si trovassc 
nel parenchinia, e I'altro ncl cambio: risidtaniento confornic alia natura della 
linfa che circola nelle foglie e nel parenchinia. 

§. II. 

Dello sKilo elellrico dcllu terra rclallvamoKe a qitcllo 

dei vajelabili. Di Becquerel. 



La terra (scrive Becquerel) essendo in comunicazione dirclta e perma- 

51 



— 39 'i — 

iientc I'o' vcgclabili iiioiliaiili; le nulici, dcvc i)ailcci|t;uc al loro slalo elol- 
trico, risultantc tblle elabiuazioiii divoi-se clic hanno luojto nei tcssuli. Questa 
(leduzione parve a Bet-iiiierel coiircniiala dalla espcrienza dci fatti osscrvati; 
e siiu'oiue ossa si raiinoda ai roiionu'iii clolti'ici dcll'atiiiosrcra, cosi rcsiniio 
olettricista nulla oininisc di i;io clic polesse spargere luce sulla oiii;ino della 
clettiicita atniosfoiiea. 

K nolo die la lena e in luio slalo coslaule di eletli'icita negativa, mcn- 
Ireehe i'ai'ia, allorelie essa e ealnia e sen/.a nulii, possiede un eccesso di 
olctlricita positiva, rintensitii della cpiale va auineulaMdo a misura chc si 
innalza al disopra dolla superfleic dcUa terra. La lorra e I'aria sono adunquc 
ordinariamentc in due slali eleltrici coiilrari; qucsti stati eangiano nei tempi 
proecllosi , o allorehe appariseono ilei nemhi o delie nubi l(>nip()ralescli(^ , 
perelic esse ora sono positive, ed ora negative. <.^>uali sono le cause ehe in- 
teivengono nclla produzionc degli cffctli clettrici della terra, c dciratmosfera? 
Kon si [»uo aneora rispondere (osserva Bccqucrcl) in ujia nianiera del tutlo 
soddisfaconte a ipiesla rieciea, poiclie si erode elic revajiorazioiic e Ic rea- 
zioni cliimiche, le quali lianno toslauleuieutc luogo alia superficic della terra, 
(lel)baho essere cause posscnti. 

E qui I'icorda chc De Sausurre e niolli altri fisici si erano argonientati 
di nipttcrc in cvidenza la clettricita svilujijiala nella evaporazionc dellaequa; 
nia com" essi non tennero conto, a suo credere, degli elletti risultanli dalla 
alterazionc chc i vasi provavano da parte dellaequa, questi lisultarncnti lii- 
voBO evidcntcmcnte risguardati come erronci. Kgli avvisa die Tesimio Pouillet 
per il prinio abbia riconoseiuto qucsto errore, e riprcse lo esperionze, met- 
lendosi hi guardia dalle cagioni che possono renderc complieati i I'cnonieni. 
Da qiiestc sperienze sarebbe emerso che 1 'evaporazionc c la chimica reazione 
cJie hanno luogo nella vegetazionc, sarobbcro le due grandi sorgenti ddla 
clettricita atmosfcrica. 

lo soggingnero chc a Volta precipuamentc si dcvc un mevilo singola- 
rissinio in queste investigazioni, siccome quegli che per il primo ottenne 
sogni distintissimi di elettricila dalla semplice evaporazionc dell' aequa e da 
varic effcrvcsccnzc chimicho. Egli feee le sue sperienze neH'aprilc del 1782 
alia i)rcseir/,a di Lavoisier e di De la Place , e a Londra alia presenza di 
Bennel, di .Magellan, di (lavallo, di Kirwan e di Walker. lo invito i lisici a 
rileggcrc le nicmorie del sommo dettricista nella collezione delle sue opere, 
tomo I, parte \, pag. 2-2-2."), 216-270; tomo 1, parte II, pag. 224-225; delle 
((uali mi limitero di riferire qualche squarcio che comprovi essere slata sem- 



— 395 — 

(iiv scnleir/a del Voltii, clio i cangiaiiicnti ciclle form molecolari si accom- 
[liiimano collo svilupiio tlejili eftctti ehUtrici : « Kirii e cei-to ( scrive il Volta 
» alia patina 22i del toiiio I, parte II dcila collezionc dclle siio opcre) chc 
» questo f'r'noiiK'no sin}i;olare dpila clclliicitu posilivUr prodotta cnllo infondcre 
» acqua sui f'oiio o ramc roventi, licne alia nalura incdet^iina di qiiesti mc- 
» talli calcinahili (ossidahiii) dalT acqua, cioi- all'alterazione che ne Roffrono 
» cssi, cd a oio che sofTre I'acqiui nicdcsiina incorporandovisi in parte, non 
» gia alia evapora/.ionc come talc ; la quale evaporazionc in tiitti gli altri 
» casi, nei quali non accade voruna sostanziale allcrazionc al corpo che 
» tocca i'acqua, e la nianda in vapori, nei quali ([uesl' acqua appimto non 
» fa altro chc svaporare, non produce mai altra olcttricita ncl recipicnte, 
» che lu najaliva , come ho trovato costantemcntc , ed ha riconosciuto lo 
» stesso De SaiLssure.i) 

11 Volla d^mquo chhe a riconoscere chc la causa gencrale degli sbilanci 
elettrici e il moviinento niolccolarc; che la seinplice evapora/.ione si accom- 
pagna collo sviluppo della elellricitu negativa, c chc le chimiche azioni si 
Mcconipagnano collo sviluppo ddla elettricita positiva; chc questc due elet- 
Iricita ora si cquilihrano, ed il corpo apparc in istato nalurale; e che ora 
sono disciruiiii, o non se iic rivcti che Li loro diffci'enza. 

11 I'ouillct nelle sue nuovc investiga/.ioni non avrebbe I'aceolto elettricitfl 
dalla seniplice evaponizionc deH'acqua, dell'actdo acelioo, deli'acido solforico 
o deH'acido nitrico piu-issinii; \\m\ hcnsi daircvapoi'azione delfacqua che tenga 
in dissoluzione un sale od un;i sostaii/.a (jualuiKpie conduttricc deU'eletlricita. 
C.osi spcrinicnlando egli colla dissolu/.ionc di stronliana, chhe cicttricila po- 
sitiva ncl vaso, negaliva nei vaporc ac(jueo; coll'acqua racfhiudente deH'ani- 
luoniaca ebhc negativo il vaso, e positive il vapore; ed egtialmente colic dis- 
soluzioni saline. Nella gcrnioglia/.ione dci semi ottenne elettricita negativa nella 
Ici'ia (! nei vasi ; d'onde eblie ad infei'ire die (hiranle I'a/.ione- dell' ossigeno 
dell'aria sulla materia amilacea dei cotiledoni i gas che si sviluppano s'im- 
posscssajto delJa elettricita positiva. « fi prohabilissinio (soggiugne Becquercl) 
)> che ri<tTett() osservalo da PduiJiel dcbba essere atti'ibuilo ad una specie di 
» condiuslione che si conipic durante I'azione deirossigcno dell'aria sul car- 
1) bone della materia amilacea dei semi, che si cangia in zucchero, destinato 
» al nutrimento dell' eml)rione durante i primi tempi della vegetazione. Gli 
1) effetti clettrici osservati da Pouillet ncl primo periodo delta vila dei vege- 
« labili, che fu da 10 u 12 giorni, si aocordano cogli stati elettrici ordinarj 
)) della terra c deiratsmosfera. » 



( 



— 396 — 

« M;i si j)ro(lucoiu) ossi Cjiualmoiilc (dimanda Bcc(|iioicl) nolle lasi susse- 
II guonii dclla vcgetazionc ? » E dai jiioprj ospoiiincnti eonchiiido IVancanioiilo 
^ IK). Ecco gli cffclti olcttrici concomitant! dclla terra e dci vogctal)ili, clio 
■j;li chhe ad osscrvaro aliordii' la j;(>niiina7.iono In da (iiialchc lcin|U) com- 
piuta. L'uno dogli spiHi di platiiio t'u inlrodoHo nol jjarcnohinia di un tronco 
«' di un ramo d'lin vogotabile, c I'altro iicl suolo , ad una dislanza ))iu o 
mono considerabilo dalle radio i, per csenipio di \)\h nielii, il quale era leg- 
liicrmento uinido, e si eblie a nianifeslare luia correiUc die coniprovo la terra 
possedere una eletlricita positiva, e il parenchinia una cleltricila negaliva. La 
deviazione dell'ti^o, misurata dal prinio impulso con un moltipliealorc ordi- 
nario, fu di 15, 20, 30, W, cd ancora piii, a scconda dcirumiditii dclla teira 
e dello stato della lint'a dci vcgctabili. L'ago maguetico , quando e spinto a 
1;i , si lei-nia ad 8", dojio averc oseillato j)cr alcuni istanli; a poco a poco 
la deviazione diminuiscc per I'effetto della polarizzazione acquistata, giusta Bo- 
cqnerel, dagli aghi o dalle laminc di platino; e termina, a capo di un dato 
tempo, per non essere piu che di due a tre gradi. Smuovendo dal suo po- 
sto I'ago che si trova nella terra, senza pero estrarlo , a fine di distruggeic 
la polarizzazione, la deviazione aumenta di due gradi, mentre che operando 
alio stesso modo coU' altro ritorna la deviazione al medesinio nuniero dei 
gradi. Qucsta differenza nella intensitii della corrente, secondoche si sniuove 
l'uno, Taltro spillo, s'attiene a cio, che nel secondo caso la linfa in con- 
tatto collo spillo alterandosi piii o meno rapidamente , la corrente deve ri- 
prcndere una nuova energia, quando lo strato altcrato e tolto dall'attrito. 

» Non si ottiene (proseguc Bccquerel) che un effetto o debole o nullo, 
)) come si doveva attcnderc, allorche l'uno degli spilli e nel legno presso alia 
)> midolla, e I'altro nella terra. In luogo d'introdurre l'uno dcgli spilli nel pa- 
)' renchima, si puo inserire fra un 9ato numero di foglie sovrapostc attac- 
>i cale ai loro rami : in questo caso avvicne il medesimo effetto. Cio si de- 
» riva da questo, che la linfa cbe si trova nel parenchinia dcllc foglie ha 
» sensibilmente la medesima composizione di quella che si trova nella parte 
» parenchimatosa della scorza. » 

» I vegelabili, di qualunque specie essi sicno, conipresi quelli che hanno 
» un fusto puraniente erbaceo, come la balsaiiiiiia, la dalia, ec, presentano 
» i medcsimi effclti. Si puo dunque stabilirc questo principio generale, che 
» nell'atto della vegetazione, allorche la germiuazione e compiula , la linfa 
>' ascendente, die coniunica col suolo per rinteruiedio delle radici , gli co- 
» niunica continuamente I'eccesso della elcttricita positiva , della quale cssa 



— 397 — 

» s'iinpiulroiiiscc iiclla sun roazione siil licgiiiilo die si ti'ov:i iiel pai'eneliiiu;i 
)i corlicalo , meiiire (;li(' (|iicst() li(|ui(lo luniiscc all' aria , colia ovaporazioiie 
)> aquosa, un ccccsso lii eictliicita negativa. » 

La vegetazione opcia diiiuiuc, sccondo Becquercl , in dirczione opposta 
alle cause che rcndono ordinariainentc I'aria positiva, e la terra negativa. Egli 
o |)nd)ahile cho gli cfTctti oicdlrici cirossa produce in ragionc della loro con- 
liiiuita, particolarnicnto neiic parti doiJa supcrticic tenx'strc in cui cssa ha 
niaggiore potenza, come sono le regioni Iropicali e le selve, devono escrci- 
tare una influenza sullo slato elettrico dell'atinosfera, che ha una cosi grande 
influenza nella produzione dei priiicipali fenomcni nieteorici. 

II cainhio, od alnieno la soslanza indicata come tale, e il parenchima , 
ossendo negativi , in relazione al legno e alia midolla che occupa la parte 
centrale, nc segue che lo stato positive del parenchima, relativamente al cam- 
bio , non intcrviene che secondariamente sugli efTetti , jwiche la direzione 
della correnle primitiva non e alterata. 

S in. 

DelVeshtcnza dcltc cnrvcnii cicltriche direllc nei vegetabili. 
I'cmicti di Uccquerel. 

>) Possiamo noi conchiudcrc (scrive Becquerel), dai fatti csposti nel S. I, 
» (he circolino costantemcnte delle correnti elettriche non solamente nei ve- 
)) gctahili, ma ancora fra questi e la terra ? » Questa rieerca interessa non 
solamente la fisiologia, avuto riguardo che delle correnti non possono circo- 
lare nei liquidi scnza produrvi delle azioni ehimiche, ma ancora la meteoro- 
logia. Per rispondere alia proposla questione Becquerel si fece ad esaminare 
se le due condizioni necessarie per la gcnesi di queste correnti sieno adem- 
piute. 

La prima, ch'e rclativa alia presenza di due li(juidi difTerenti , rcagenti 
cliimicamente I'uno sullaltro per I'intermedio di tessuti impermeabili , esiste 
evidentemente; egli e lo stesso della seconda, che riguarda il contatto di due 
liipiidi per transizionc insensibile. Di fatto in una sezione orizzontale d' un 
tronco di vegetabile la comunicazione immediata ha luogo per 1' intermedio 
dei tessuti fra la linfa ascendente e la linfa parenchimatosa ; nella sezione 
longitudinale si sa che la linfa ascendente (scrive Telettricista), prima del suo 
ingresso nelle radici del vegetabile, si compone d'aqua racchiudente dellaiia, 
del gas acido carbonico, e di tenui quantitii di materie saline ed organiche 



— 398 — 

tolle dal suolo. lunalzaiidosi, essa discioglie a poco a poco una porziono ili 
sostanze che si trovano sul suo passaggio, acquista maggiore dcnsita, e forniu 
;iIIora cio che si cliiaina liiifa asccndcntc. Quanto alia linfa paieiichimatosa , 
dopo ossere stata olaborala iicllc loglio, essa pordo inscnsil)ilt)ionte una por- 
/.ioiu' doUc sue parli eoslituenti po'hisogni della nulri/.ionc. L' una o i' altia 
liiit'a si trovaiK) nolle condizioni volute per foimare dei contatti per transi- 
/.ioni insonsibili, e consegucnlenu^nlo jier produi're dclio oorronti elettrielio 
senza rinloruiodio di laniine uielallifhc. Quoste corronli Bec([uei'el avvisa che 
debbano ciicolare, com'e indicato dalla figuni seguenle. 




Sia .S.S la sezione longiludinale fatla in un vogetaliile; ah la scorza; cd 11 
canibio, od 11 coniposto che lo rapprcsenta; ef il legno; gh la midolla. L'e- 
lettricila positiva uscendo in h ed f per le radici, e risalendo secondo la di- 
leziono ba, produce, giusta tutte le apparenze, al dire di Becquciel, una inol- 
titudinp di correnti parziali che vanno dalla scorza alia midolla, e di lii fino 
agli ullinii rami. 

Egli non e possibile dedurre alli'c induzioni dai falti osscrvati fkio ad 
ora, ne indicarc le azioni chimiche risullanti dalla circolazionc di lutte qut^ 
ste correnti nei tessuti; bisogna ricorrere a nuove spericnze per siipcre quale 
sentenza si debba seguire in quesl'argomcnto. 

Tutlavia Beccjuerel in altro luogo delle sue memorie scrive: Si vede cIi 
10 sono hen lontauo dalVesscrc cost cspUcito suU'esistenza delle correnti eletlri- 
che nci tessuti vcfjetahili, come Zantedcschi e Wartmami. Annnctfc le condi- 
zioni dcH'organisnio vivente necessaric per la genesi delle corrcnii elcttrichc; 
c suU'esistenza delle correnti elettriche e in gi'avissimo dubbio ; inclina for- 
lemcntc a credere che sieno dovute ad crtetti chimici lisidtanti dalla rcazione 
dei mezzi anibienti sui liquid! doH'organismo. 

Becquerel, dopo di avere esposte le sue sperienze, e le sistemaliche ciie 
s«gue, riassume a queslo modo le conclusion! della sua prima memoria : 



— 399 — 

1 ." I'rodnzioiic ili conenli dciivulc nci lioiuhi dci reijcudiiU col t)iez:o ill 
spilli di pluliiio intiodotii, ruiio uclhi scoiza, Vidlvi} ucl lojno, c diretlc dul pu- 
rcncltiina iiliu inidolla. 

■2." PioduziuHc di simili correnli iiella corteccia, dirctla dul vumhio (d jm- 
icmhimu, e volte in sense inverso alle prcccdenli. 

ij. " La liiifa o il liqnido del pnrcnchitna corlicalc, Icnuto per idi-uni islan- 
li u conUUto dcU'aria, prova una mudijicazione talc , cite mellcndolu di nnuio 
a contuUo colla Unfa die si Irova nella parte vcrde del parcncliimn della scorza, 
cssa nesce negativa relativamente a cptesta. 

4." Produziouc di corvcnti dcrivalc Icrrcslri per rinlermedio dellc rndici , 
della midolla e dcllc allrc parti del tronco. 

5." La dirczionc dellc correnli terreslri dimostru die ndl'utlu della veije- 
lazione la leira prende coslantcmenle un eccesso di elcttricila positivu , il pa- 
rendtiina della scorza e dellc fo(jlic tin eccesso di clettricita ueijativu, la cpude 
c trasmessa all'aria col mezzo deWacqua csulata. 

(>." La dislribnzione della Unfa ascendcntc , e della Unfa del parendiiina 
corlicale porta a credere die circolino conlinuatncnle nei veijclahili delle cor- 
renti dirclte dalla scorza alia midollu , passando per Ic nidici e la terra , od 
uuco senzu passare per qnesti due intermedj. 

7." Le uzioni dtimiche sono le cause principali, c non sc nc pud duhitarc, 
deijli efj'ctli elettrici osservali ttci re<jetuhili. Questi effetli sono svariatissimi , e 
turn poterono fino ad ora essere osservali die in un piccolo numero di vasi. 

8.' (Hi slali elettrici opposti dei vegctaliili c della terra danno luorjo n 
pensure die in ragione delta polenza della veijelazionc siii eontineiUi e sidle iso- 
Ic, essi dcvono esercilarc una data inlhienza siii fenomcni elettrici dell' atmv- 
sfera. 

§■ IV. 
Sunio delle ossenazioni e degli esperimenli della seconda Memoria di liecijuerel, 

letla il ."> maggio 1851. 

Ill questa seconda memoria discute da prima la (lucslione di prioiilii lia 
lui, Warlinaiiii, e Zaiilodcsehi , stahiieiido per canone , ciie ncJia IcgislazioriP 
scic'iilifica o ainincst^u die la data dolia pubblicazione in un gioriialp o in 
una laccolla scientilica qualunque di note o inomorie racchiudcnti i risulta- 
menti di nuove riccrche, e la data prccisii olliciale dolla presa del possesso, 
e chc la stainpa ne costituisce Yinvariabilita, la quale esuludc ogni specie di 
reclamo e di discussione. Appresso si fa a dire della celcbrc queslione chi- 
niieo-elettrica. 



— 400 — 

Sunio delle osservazioni di K. \yarlmann, pubblicalc ncl diccmlire del 1850, 

rifciite da liecquerel. 

II loltorc potra conlVonlarc le sogucnli coiiclusioni di E. Warlinami con 
quelle che orn ho rifcrite di Bccqucrcl, clie hanno una pubblicaziono ante- 
riorc a quella del fisico ginoviino. 

1." 7/ (j(dvani)mctio discuprc Vcsislcuza di corrcnli cJcllrichc in Utile Je 
parli dci vcgctabili, ccccllitale qitciie che sono compciiclrale du sosUiitze isohiiti, 
come eerie scaglie, e diversi fnUti dclle conifcre, o che non raccliiudo)io pres- 
soche (dciina nmidild interna, come sono le vecchie scorze, i pcli secchi, ec. 

2." Quesle corrcnli csistono di nolle come di giorno, al sole, come alVom- 
hra; non sono dislrnlle da una clcrizzu:ionc prohingala per vcnliijuallr'ore , ne 
per la separazione parziale o lolale della porzione sindiula col rcslanle della 
pianta, fino a che quesla parte non d disseccata. 

3." IVelle radici, nei Ironchi, nei rami, nei picciuoli c nci peduncoli csisle 
vna corrcnle cenlrale disccndcnle, cd nna correnle pcriferica ascendcnie. Jo le 
chiamo concnti assiali. 

4-." Ritinendo col galvanomciro gli strati del Ironco, co'qnali il lihro e Val- 
hnrno sono in contallo (e nei quali molti bolanici ammellono nn passaggio dci 
sncclii disccndenii), sia colle parli le piii ccntrali [midolla e legno pcrfetlo), sia 
colic parti le piii eslcriori [giovine scorza), si trova una correnle laterale cli e 
direllu da qucsti strati agli organi vicini. La correnle ch'esiste dal camhio alia 
midolla c xma derivazione delle corrcnli assiali. In alcunc radici il corpo cenlrale 
e il corpo corlicale sono parimente positiri rapporto agli strati co'qnaU si toccano 
e si uniscono ; del reslo la giovine scorza e, come il cambio, negaliva relaliva- 
menle alia midolla. 

5." iYt7/o maggior parte dcllc foglic la correnle va dal lembo alle ncrva- 
lure, come alle parti ccntrali del picciiiolo c del Ironco. In alcunepianle grasse 
e direllu dalle porzioni midullari o corlicali del Ironco verso il mcsnfdio, e da 
qucslo verso le pagine inj'eriure c snpcri(ne. In molti cadi ella e dirella dalle 
parli prossimc verso il ccntro dcWocchio. 

6." Quesle correnli sono deboli nei fiori e nelle gemme durante Vinverno, 
mentre che sono distinlissime nei frnlli succulenti e in molti gruni. 

1." yd fruiti la direzione delle corrcnli assiali varin nella specie. Le cor- 
rcnli lalcrali vanno, nrl maggior numcro de'cusi, dalle parli superliciali agli or- 
gani piii profondi che li riveslono. 



— 40 1 — 

8." / I'lUKjhi presviUaiio in (icuerate due dchvli concnd : I'nnu diretta did 
vapcUo (dia Inisc dqili stipili; t\dtni lulcrahncntc did centra alia pcriferia. 

y." Una corrcnlc simile lulcride si Irova nci luhcrcoU. 

10." L'cnenjia di (jucstc diverse correnli e in rajiporlo con quellu dellu ve- 
ijclazione, e coWuhbondanza dei succhi die hagnano le parli dellu pianla die 
si esamina. Ella c in generale maggiore inpiviavcra, dicinogni allra slogionc. 

1 1." Allordie s'inlroditce nel circuito reomctrico la terra, cd una parte ipia- 
liinqiie di una pianta visihile o sotterraneu, si Irovu una cvrrentc diretta dalla 
pianla al suolo, die apparc posilivo rispctto a quella. 

1 2." (Hi strati superficiali del suolo sono frcquenteinenle positivi rapporto a 
tptclli die circondauo le spongiole. 

13. Si uianifcstano ancora delle correnli allorehc si meltono nel circuito 
del reonietro due pianle distinle, sia die s'infigga una spitlo inossidabile in cia- 
seuna di esse, e congiungendo con un filo di plalino la terra dei differenti vast 
in cui essi vegetano, sia die si facciano comunicare le pianle col [do, cd inse- 
rendo nclla terra gli spilli terminali deWapparalu. 

1 1." Lc dcviazioni gulvanomelridic ollenute inserendo degli spilli di plalino 
negli organi dei vegetahili, sono sovente assai considerevoli ; ma esse diminni- 
scono con rapiditii, e tcnninano ordinariamcntc per divcnire pressoche nidle. 
Esse si dcrivano daprincipio da un'azione diimico-dctlrica Ira le soslanze li~ 
qitide die il laceramento dei tessuti ha messo a eontaito. La debole corrente 
residua {di'i; la corrente normale) live la sua origine dalla inlerposizione delle 
parcti vegetabili porose tra succlii di concentrazione differcnte, e si dirige, al~ 
traverse di essa, did liquidu il piii dcnso al mcno denso. 

1')." Le correnli dei vegetabili formano probabilissimamenle dei eircuili 
cliiusi. L\'slremita radicali da una parte, e le terminazioni fogliacce daU'altra , 
stabiliscono la conlinitild della corrente asccndente perifcrica colla discendenle 
centrale. La somiglianza ddlo state elcttrico laterale del legno c delta parte 
esteriore della corleccia pud derivarsi da un'aziene dei raggi midellari elie con- 
dttcene alia supcrficie una porzione della Unfa ascendenle, die diluiscc cosi i 
succhi cslerieri discendcnti. 

16." Lo slate elcttrico del suolo, e verisimilmenle ancora resalazionc chc 
si compie dagli organi proveduli di stoniali , injluiscoiio sulla eletlricild degli 
strati atinosfcrici ambienti. 

Fra (|uosti lisultanicnli di E. ^VaI•tlnaIln, c quelli di Beiqueiel, s^i ravvisa 
una friandc simiglianza. h increscevole cosji , eppure convien dirlo franca- 
inciilo a! (isico gineviino, vedcrc rannunzio dello sue anieriori scoperle dopo 

52 



— \{)1 — 

la i>iil)iifa/.ioiie di (lucllo o iraltri. La scopevla dello inio liiiec lonjj,ilU(liiiali iiello 
spettro solaic eia divoimla una scoperta sua , chc i)i'ecctlcva la thUa dalla 
luia (ii aleuni anni, scbbotic la [luMiia/ioiic i'atta da Waitmann fosse postc- 
lioie alia mia; ma cgli scnxa lejilica la iinoi;o alloirlio nc vide cssei'o i li- 
sici avvcrsi: cd io, lormo c sicuro dc" inici ospoiimcnli, sostenni i natali li<- 
Itittinii del inio trovato, c lo feci ricrcsiinare in Parif,'i colic replicate osscr- 
vazioni del Pori-o e del Habinct, de'quali i)ailano i (li)mptc.'; rcndiis deiracca- 
demia dellc scienzc (Tom. XXXV., pag. .'|.13 i33 479, an. 1852). 

S VI. 

Siiulv (Idle riirvchc (it Zanlcdcschi, [alio da Beajncl. 

liccciMCiel, dopo vavic parole d'inlroduziunc sul mio rcclamo all'accade- 
mia delle scienzc , riassume Ic mic conelusioni , che trovansi nell' estratto 
della mia memoria Ictta all'istituto veneto neiradunanza del 2() matrgio 1 850. 
1 ." OiWKwdo col tifdvdnomctw, i fcnomcni luiiuio xcmprc luorjo in ima di- 
rczio)W cvsl(i)i(c (Udla cima jino (ilia rudicc della piaiila , producendo una de- 
riazione di 3 a 4 rjnuU solamcnle. 

2." Sc si Uifjlia il tronco della pianla, la dcviaziouc delV (ujo cahimilato 
dimiimiscc considcrahilmente, e in eapo ad nit'ora non c piii scnsibilc. 

3." Aircpoca della fioritum la deviazionc fa di 3 a \ fjradi; essa non riitsci 
chc di un grado circa dopo la cadnta della corolla. 

4." Sopra mi'azalca ed unamarilli Irovo la corrente diretla dallo starnc al 
])islillo : (alio chc ei mcUe sulla via, sceondo Zanledeschi, della scoperla dci se- 
(freti pill misleriosi della riprodiizionc. Di (pii la conscgiicnza , che V eleUrico 
possa essere conxidcrato come tin cKjenle universale, chc apre colla sua polcnlc 
cncnfiu (jli occiiUi meali, ed imprimc i movimcnli, e stimola la jaculazionc, ec. ec. 
)) Io faro notarc (dice Becqucrcl) che queslo eslrallo non la menzionc 
). di alcuno dci fatti rcgislrati nella mia memoria, le conelusioni della quale 
» non tcndono a pvovare 1' intcrvento delle correnti clettriche nei fcnomcni 
» della vita. « 

» Zantedcschi nella sua comunicazione del 26 maggio ha notata e de- 
» scritta solamcule Tcsistcnza di una corrcnte direlta dalla cima alle radici; 
» ma questa corrcnte non e la sola, ma ve ne sono due nella dirczione delle 
» fibre longitiidinali, dii'Ctte in senso opposto; ve ne sono ancora altre nella 
1) dirczione tiasvei'sale, dclio quali egli non fa menzione. II sistema corlicalc 
» c il sistema Icgnoso picsentano degli cftctti inversi. » 



— 403 — 

Bccqucvol impertanto riconosce I'osseivazione da me lalla di una cor- 
icnte clcttrica diiclla dalla ciina allc ladici delle pianto; I'ossenazione da im- 
Cafta di allia coirontc diiotta dallo slaiiic al ]>istillo aH'cpoca piooipiiairicnU' 
dclia fecondazione, chc dai (isiologi di iii-iiiio oidiiic Vfiiiie ricoiiosdiila comf 
licllissima ed inleressantissima. 

Kgli e voro ch'osistono altre corrcnti tanto nella diiezione dtdlo IHire lon- 
};itiidiiiali, ipiaiito iiclla dii'O/.ione tiasvorsalo alle niodosiiiie ; ma esse liamio 
(jiK'lia direzione die ha sla))ilita Ucnpicrel , c. ripeliita da Wailiiuinn ? Kjrli 
I' vero die in ogni specie di piante esistano due conenti longitudinaii ? I 
priucipj sistematici svihippati dall'elettricista fi'ancesc sono certi cd iiiduljitati, 
come egli erode ? Di quelli di K. Wartmann non eredo dovernc pailare, per- 
du'- I'aulore noii diede loro sviliippo (ilosolico, e polrebho seiTiprcmai ippli- 
eare ch'io non ho colte nel vero lo sue vedute. 

I V». 

DcUe coirenti eleltrichc stndiatc iiella direzione lowjiludinule dei Irondii, 

fusli c stipiti del vegclahili. Del prof. ZanledescJn. 

Heequerel Iia puiilihcato, ed K. Waitmann ha ripelulo, elie nella dire- 
zione delJe fibre longitudinal! esislono d<ie conenti eiettridie : lima corliadc 
o periferica, ascendcntc; Valtra coUrale, discendcnle. Ma (juesla Icgge, stabilita 
da ossi, e veiameiile tale ? £ coslante in tulle le specie dei vegelabili ? Le 
inic spcrienze mi haiuio dimostrato non esseie (juesia iogge universale. Nel 
mio riloino da Parigi io portai meco lo squisitissinio luoltiplicatoic di Iluni- 
ckorir, c con esse neU'ottobre e novembre del 1852 ho ripi-esc le mie iiivc- 
sligazioni, die non jiotcvano essere mandate iiuiauzi eogli apparali, de' <piali 
era foinito il gahinelto di lisica dell'l. R. univeisita di Padova. Esse iuroao 
replicatamente escguite so])ra (puittordici specie di piante, otto delle quaii mi 
prcsentarono la corientc centiale discendente, e la corticale o periferica ascen- 
denle ; e sei al contrario mi prcsentarono la cori'ente centrale ascendenle, c 
la corticale discendente. t costante la legge della direzione inversa ddle due 
corrcnti ; ma non e costante la legge presentata da Bccquercl, e ripctuta da 
Wartmann, la quale stabiliva che la correnle corticale o periferica sia sem- 
pre ascendcnte, e la centrale discendente. Nei due scguenti prospetti sono 
dassiticale le specie delle piante che mi prcsentarono in un modo il piu di- 
slinto le sopra indicate direzioni, c I'intcnsit;! delle corronti misurate dalla 
prima eseursione dell'ago magnet ico. Ad essi tengono dietro alcunc conside— 
lazioni che possono spargere dclla luce sojira questo lilevantissimo argomento. 



.S'(i//,r nllia 


l(V 


Asclepias cumssavica 


12 


Anindo donax pictn 


7 


Alnus fjhttinosa 


16 


Juglans n'Kjra 


40 


Ulmtis campcstri'i 


6 


Morus alba 


2 


Rul>i)iia 


3 



— lOi — 
TABELLA I- 

Nome delle piante chc prescnlarotio la coircnic corticale asceudenle e rinloud 
discendente, colla conispondente escursione dell'ago maguedco in (jvadi. 

Correnle corticale ascendenle, iiilema discendente. 

circa 12° 

8 circa 

8 

31 

23 

4 

a 3 31 



TABELLA II 

No7ne dclle piante chc presenlarono la corrente corticale discendente e Vinterna 
ascendente, colla escursione corrispondente dell'ago magnctico in gradi. 

Coirente corticale discendente, interna ascendente. 

IS'erium Oleander, (I. cameo 30° a 54° 29° a 59° 

Mclianthns tnajor 30 18 

Salix cinerea 12 40 

Samhucus nigra 90 e pii'i 90 o piu 

da non potersi osservare la differcnza. 

Popidus alba 44 53 

Ficu.i carica 3 a 4 11 

Confrontando i lisultaitienti ottenuti, non tiovianio legge alcuna costanle 
fra rintensitii della conente corticale e quella dogli strati legnosi. L questo 
un fenomeno complcsso, che Icgasi alia facolta conduttiicc dei liquid! , alia 
loro specialc ctcrogcneita, c quantita del nicdcsimi. Ora infatti a diniensioiii 
cguali 6 niaggiorc rinterna ascendente soi)ra la corticale discendente, conic 
nel Neriiim Oleander, nel Mclianlhus major, nel Salix cinerea, nel Populus 



— 405 — 

filki, ncl Ficiis carica; cd oia rintcrna discendente k piu intensa, e a quando 
!i (jimndo incno intensa della coiticale asccndente, come nel Morus alba, nel- 
I'Miiiis (iliitinuaa, ncl .SV(//x ullia, |)c"l prinio caso; e mlVUlmun campestris, nel 
JiKjluns nitjra, ncWAsclepias ciifussavica, ee., pe'l secondo caso. 11 nioltiplica- 
toie e rdelliicitii dinamica sono veri leagenti fisici della eleiogeneita mo- 
lecolarc dei cor|ti, elic viene livelata anehe nei casi in cui I'analisi chimica 
si dimostra inipotcnte. 11 uioitiplicalorc dimostra die da cellula a cellula di- 
veisifica la naturale composizionc del liquido. In una lunga seiie il ehiniico 
non coglie chc retcrogencita dei termini estremi; il fisico determina persino 
relerogencitii di due termini conseguenti attigui. Non si pud ancora prevc- 
(ieie lino a dove ci polranno portaie le analisi, clie sempre piu si moltipli- 
cano colla luce polarizzata, intorno airintima compagine dei corpi. 

La fisiologia vegetabilc (noi crediamo di peter ripetere coH'illustre Carlo 
(Jaudichaud) e intieramentc da rifarsi, anzi e tuttavia da crearsi: da crearsi 
("■ r organogratia ; da crearsi 1' organogenia. Se si avesse a dimandare alia 
grande maggiorita dei fitotomisli clie cosa sia la linfa , la linfa asccndente, 
la linfa discendente , la circolazionc , ec. , si risponderebbe francamente 
clie il vocabolo linfa non ba definizione scientifica, secondo lo stato attuale 
delle nostre cognizioni ; die la linfa asccndente e bruta , e la linfa discen- 
dente claborata; s'indidierebbe vagamente il cainmino asccndente dell' una , 
c i>iu vagamente ancora il cammino discendente deiraltra , e non si trove- 
rebbero caratteri positivamcnic distintivi da asscgnar loro, trannc quelli die 
furono discoperli dal cddirc Hiol: caiattcii di polarizzazione della luce, cbe 
sono ad un tempo essenzialmcnte fisici da una parte, essenzialmente lisiolo- 
gici dall'altra, poiche essi dimostrano die le piantc hanno la facolta di for- 
mare (Idlo zucdicro, uno dei principj piu importanti delle loro sccrezioni. 

Supponondo adunque die i caratteri fisici delle linfe , ammcssi nella 
scicnza, sieno costantemente gli stessi in tutte le specie dei vegetabili e ndic 
loro parti siniilari , od analoglii (cio die sfortunatamcnte non esiste , come 
ba dinioslralo Biot) , i titologisti non avrcbbero , per ddinirc le linfe , cbe 
questi due caratteri: linfa deviante a diritta, linfa dcviante a sinistra; od al- 
Iramcnte: linfa che fornisce dello zuccbero di canna, linfa che foi'nisce dello 
zucdicro del niosto di iiva. {Rcclicrchcs cxpciimciilulcs siir la sere ascemlmile, 
SUV III sive dc.sceudanic clc. Trimicre Partie. Par M. Cliarlcs r.audidiaud. — 
ComjHcs rendusj Tom. XXXVI. pag. 3, Seance du 3 Janvier, pag. Wo. — Seance 
'Ic 7 niaiz 1853. — Recherches, etc. Seconde Partie). 



— iOG — 

Ma avvonlui'atanuMito al difclto di univoisalila del caralteic ollico su|i- 
plisce runiversalita del caialliM-o clellnco dinamico. 

Abbiamo noi liiifc a doppia corrcnto assialo, dclle quali la perifpriea ('» 
sempi'C in dircziono opposla alia coriti'alo; ahbiaino noi linfo a semplicc eor- 
reiite assiale. 

Ecco una nuova classilicazione delle linfc, ecco nuovi cai-attcri fisici chc 
contradistin'p'uono i sncchi vcgelabili. 

1 ." Vcgctdl'ili- n tloppia correnlc a^sinlr; 2." vvfjctnhni a nemplicc cnvvcnic 
assiale. I pvimi siiddivisi in vccfctabili a correnlc perifcrica asccndcnlc, e cen- 
irale disccndenlc ; cd in vegclabili a corrente perifcrica disccndcnle e centraJc 
ascendcnte. 

Le piante grassp, iu cteneralc a tossulo cellularc, sono h piante a scm- 
plice coiTcntc assiale; e Ic alli'C a fusto Icguoso cd crbaceo a doppia corrciite 

assiale. 

Non ho ti'ovato fino ad ora che Valoe ciliaris, il quale mi abbia prcsen- 
tato la doppia corrente loniiiludinale, <//«t)!(/cii«c nel niidollo di 15% cd f/sfo?- 
dentc nel paiencbinia di ()", niisui'ali dalla prima escursione dell'atjo ; ma e 
a notarsi chc Valoe ciUaris presenta il doppio sistema fibrose e cellularc in 
Tin modo distinto. 

Fino ad ora nel eorso del mcsc di febbraio 1853 io ho escituito i miei 
esperimenti in un'atniosfera di 12° c, e gl' iudividui appartenevano alle se- 
guenti quattoidici specie di piante grasse : 

Opitnlia tomcntosa. 
Opunlid dcc/picns. 
Opunlia fictis indica. 
Ccreus nigrirjans. 
Cercus triiuujidaris. 
Crassvin porlidaccu. 
Agave luherosa. 
Agave foelida. 
lloga curnofia. 
Echivcria grundiflora. 
Aloe rhodacanllia. 
* Mamtnillariu pnlgedru. 

MammtUaria ungiduris. 
Mummilhiria crocea. 



— 407 — 

E in tiilli j^l'iiulividiii di <|iu'.ste specie io iion lio liscoiiliato chc iiiiu 
sola conciitc assialf, Ja iiiialc In (iscemlcHle ne^^rindividui della specie : 

Cerens nigricans 7° 

Cereus liiaH(jHlaris 17 

Crassiila portulacea 10 

Mmnmillnrid jioliji'dra II 

Miuntiiillarid (UKjulaiis I.") 

Mummillaria croceii 10 

Opunlia dvcipicnH 28 

V. lu (lixccuilmle negriiidividui dellc specie: 

OpiiiUia lomentosa 7° 

Ojnmtia ficus indica 12 

Aijuvc Inbcrosa li 

A(fave foelida 30 

Hoija carnosd 7 

Kchcvcria ijvandijhra 21 

Aloe vlwducuuthu 20 

Aiiclie le linlb delle i)ianlc jtrasse devoiio essere classificate in lintc a 
concnic nsccndenlc , e linl'c a cuirente dixccndenlc. La teoria del inoviincnlo 
della liiifa per diiVusionc non avrel)l)e ella il suo fondamento nellc corienii 
v(>j:oto-elettriclic ? Panni ccrlo di vedere una pronta e facile spiegazione del- 
rinjjTossaniento dellc parti sii]»eriori ed inferiori alia sezione assottigliata del 
troneo dei dicolili legnosi nella cclebic piania, della (jualc paria Carkt (Jau- 
dieliaud. 

§■ Vlll. 

Dellc eoncnii ctellrichc sliidinle uvlla direziouc Ira.iversalc ai tronchi , 

I'u.sli e slipili dei vegeUibili. Del invf. h'nuicesco Zaiiledcschi. 

Bccquciel annunzio, eoiiie ahbiamo riferito, che nelle piante legnose di- 
coliledoni vi sono conenti elettiiehe direttc dal parenehinia alia midolla , e 
dal canihii) al parenchinia; nelle piante eihaeee, e nellc piante grasse, « onie 
nelle eulorbic, e nelle niainniillarie, Becqiici-el trovo essere somnianiente dil- 
licile osservare gli cffetti elcttrici che sono distinti nei fusli e nei rami I'or- 
niii di un sistcma corticale. 



— i08 — 

E. WMilmaim, parlaiido ilclk' |tiante a t'usto logiioso con istrali corlica- 
li, noil amnicltc clic uu' unica coiicntc dirctfa dalla periferia al centro ; c 
toccaiido (Idle i)ianlc {jrasse, atVoiina die in alcune c dirotta dalle jiorzioiii 
midollari o cortieali del troiieo verso il mesolillo, e da (juesto verso le pa- 
gine iiil'criore e siiperiore; e ehe in molli cacti e diretla dalle ])arti prossiine 
verso 11 centro dell' ocdiio. Non annovera cg;li Ic specie , suUe quali i'ece i 
suoi espcrinienti ; lascia niolto deirincerto e dell'lndetei'minato ; nc inai ha 
corcato di siipplire al voto die ha laseiato nelle sne annunziate ricerche all- 
elic dopo rcccilaniento ch'dthe dal Becqiieicl. 

iVci varj individui di 28 specie di piante io non ho trovato die niia sola 
coiTcnte trasversale, la ipiale in tiitti i vcgetabili Icgnosi dicotiledoni In dalla 
periieiia al centro, c cosi jiurc nelle erliacee; c nelle piante grasse non mi 
I'll dato di rilevare costantemente una talc direzionc. Ncl Ccrcns li-imujularis 
e nelle Mammillaric io la trovai diretta dal centre alia periferia. 

Espongo in due prospetti 1' intensita di qucste correnti misuralc dalla 
prima escursione dell'ago, come ho fatto prcecdentementc esponendo i lisul- 
laiiieiiti ddle concnti assiali. Aiicor ipiesto c un argomenlo che presenla 
estcsa materia agli studj do' botanici, e precipuamente dell' insignc organo- 
grafo Gaudichaud. Io non dubito non abbia egli a rispondere in un mode 
degiio di se all' appello ch" io gli fo in nomc della scicnza, che in un inodo 
splendido ha coltivato c coltiva. 

PROSPETTO I. 

Piante a concitle trasversale diretla dalla periferia al ceiUro. 

1. Salix alba 12° 

2. Asclcpias ciirassavica 8 

3. Ariindo donax picla 5 

i. Almis (jluiinosa IT 

5. Jitglaiis nigra 72 

6. Ulmiis campcslris I.'J 

T. Morns alba i2 

8. liubinia 18 

9. Nerinin Oleander fl. cameo. . . 90 c pin 

10. Meliantlins major Hi 

1 1 . Salix cinerea G 



— 409 — 

12. Samburtt.s nigra 12 

13. Populiis alba 90 e piu 

1 4. Fiats carica 70 

15. Aloe ciliaris 5 

16. Opnntia tomentosa 19 

17. Ojmntia decipiem 15 

18. Opunlia fUuH indica 18 

19. Ccrcus nigricans 37 

20. Crassula porlulacea 35 

21. Agave tuberosa 25 

22. Hoija carnosa 15 

23. Echcveria grandijhra 20 

24. Aloe rhodacantha 31 

25. Agave foetida 55 

Non clel)bo ommettcrc di osservare die ncl Nerium Oleander la correnic 
inisurata colla prima escursione dell'ago dairalburno alia inidolla In di 55°, 
e dal paicnchima airaiburno di 54° circa, c dal parcnchima al midoilo di 90° 
<' piu, da non poUM- csseic inisurata dalia escursione doll'ago. Ho vcduto pure 
accrescerc I'ainpiez/.a dell" escursione all' aumentarsi degli strati interposfi ai 
due spilli, scnza pero poter determinarc una relazione precisa fi-a la grossezza 
crescentc dcffli strati e Ic corrispondenti deviazioni. Cost ncl Popuhts alba, in- 
fissi gli sjjilli di platino I'uno al centro e I'altro ncl parcnchima alia perife- 
ria, la (leviazione tii di 90" eresecnti; dal parcnchima all' alburno i'u da 80° 
a 90°, e dairalburno al midoilo di 80° crescenti. 

PROSPETTO II 

Piante a conente trasversale diretla dal centro alia perifcria. 

Cercus triangularis 28" 

Mammillaria pohjedra 33 

Mummillaria angularis 59 

Mammillaria crocca 5 



53 



— 410 — 

§ IX. 

IMlc oppodzioni die si riscontraiw ira h vedtite chimico-eleUriche di Becqucrcl 

ed i listdlnmenli sperimentaU di Zantedeschi. 

Ill ijoncralc ii) iidu trovo il inirabile accordo che a pviuii avici inferito 
intorno alia direzionc dclla corrcntc corticalc o pei'ifei'ica colla direzionc della 
forrentc trasvcrsalc. lo avrei crcduto chc I'asccndentc corticalc si acconipa- 
iinassc costantcniciitc colla trasvcrsalc dirclta dall' intcmo all' cstcrno , e la 
pcriterica discendcntc si accompagnassc colla trasvcrsalc dirclta dalia pcri- 
feria al centre; e cosi pure che accadcsse delle due corvcnti riscontrate nelle 
piante grassc. Ma respcrienza ha in quclla vece dimostrato , come emerge 
dalle rif'critc tabclle c prospctti, che ncllc piante Iciinosc con tessuto corti- 
calc la corrcnte trasvcrsalc c scnipre dirclla dalla pcrifcria al cciilro, nicntrc 
I'assiale degli strati corticalc in molte e discendcntc, ma in moltc ancora c 
asccndente; e cosi pure fu ancora riscontrato ncllc piante grassc. 

Pertanto Ic vedutc teorichc del Becqucrcl non trovano scmi)re riscontro 
nci risullamcnti spcrimcntali dcllc niie riccrche. Nclla doppia corrcntc tras- 
vcrsalc avvisa aver rinvenuta una relazionc tra la posizionc del tessuto cellu- 
lare, e la loro direzione; il tessuto ccllulare nella scorza e airestcrno, nel le- 
gno airintcrno; e nciruno e nell' altro caso egli I' avrebbe trovato positive. 
Troppo scai'sc appajono le spcrienze del Becqucrcl, non bastantenicutc ripe- 
tute per scparare il costante dal variabile. Non ci da il numcro delle specie 
delle i)iantc, sullc quaii fece le sue investigazioni, ne semprc la quanlita de- 
gli offctti ottcnuti. La legge adunquc che stabilisce la relazionc costante deila 
diiezionc dclla corrcnte collo strato, o tessuto ccllulare non e sostenuta dai 
fatti. Non esistono le due correnti trasversali , non ne esiste chc una sola 
iiH'cpocn almeno in cui ho sperimentato; e questa pure non ebbc semprc una 
direzione costante : ora fu diretta dairestcrno ali'interno, ed ora dairintcrno 
aii'cslcrno, come abbiamo veduto. 

Neppurc io trove riscontro nei fatti spcrimcntali deli'altia legge chimi- 
co-elcttrica che riguarda la corrcntc corticalc. Essa parla dclla supposizione 
chc la corrcnte corticalc sia semprc asccndente ; c quindi ne diede ragione 
col principle chimico-clettrico della linfa meno ossigenata e piii ossigenata. 
1.0 spille superiore, come abbiamo riferi'.o alia legge 3" di Becqucrcl, ch' e 
a contatto colla linfa pin ossigenata prcnde I'elcttricita positiva ; c lo spillo 
inferiorc, ch"e a contatto colla linfa meno ossigenata, V elettricita negativa. 
Questo principle chimice-clcttiice e improntato all'ipotesi che la linfa paren- 



— 411 — 

chiniatosii sia sempre discendente : ipotcsi clie non liovasi in annoina collt- 
sporien/c, od osservazioni del celcbrc botanico (jauditliaud; e dato anccra ehe 
la lintii parenchiinatosa fosse sempre disccndeiUe, il piiiicipio chiiiiico-clcttrico 
di I{ec(iucrcl iiel caso concreto piu non refc'geiebbe, perche la corrente elet- 
trica oia niovercbbc dalla linfa piii ossigenata alia meno ossigenata, cd ora 
dalla meno ossigenata alia piu ossigenata; perche osservai correnli elettriche 
assiaii perifcriche discendenti, c correnli elettriche ascendenti; e cjuindi Ic dot- 
tiinc vegelo-chimico-clcttriche in opposizione alle chimico-elettriche comuni, 
allc quali si rifcriscc resimio elcttiicista francesc. 

§. X. 

Dei fenomeni vetjelo-eletlrici delta yitis vimfera, che rivelerebbero 

la sede delta malallia dominanle, c il mclodo prohabilc di prevenirla. 

Ricerche del prof. Zantedeschi. 

V'ha qucstione fra i dotli se nella malatlia dominanle dcllc uve sia, ol- 
trc al frutto, inleressala tullavia la pianta; v'ebbe ancora chi annunzio che 
sia un eirctlo anoimale della elcltricilii, scnza che una talc sentenza venisse 
avvalorata da cspcrienze di soiUi. <Juesli dubbj, queste incertezze destarouo 
in me il desideiio di csplorarc con tutta la diligenza possibile il numcro e 
la direzione delle correnli elettriche nella vitis vimfera. 

Ksplorala da prinvi la condizionc normale in venti tronchi e traJci gio- 
vani che non avcvano presentato sintonio di sorta d'infezione ne' loro rigo- 
gliosi grappoli e nella fisionomia delle vigorose verdeggianti loro foglie , ri- 
conobbi che nel midollo la coiTente era ascendenle di 70", e nel parenchima 
eia discendente di (>" crescent!; e che la Uasversale era dirotia dalla periferia 
al centro con una dcviazione di 40° crescenti. 

Ma in due tronchi e giovani traici, ch'erano infetti nei loro frutti e nelle 
loro foglie, ho trovate altramente disposte le correnti elettriche. 
In uno rinvenni : 

nel midollo la cori'cnte discendente di 86°; 
nel legno discendente di soli 6°; * 

nel parenchima ascendente di 3°. 
Nel secondo tronco : 

la con-ente nel midollo fu ascendente di 56°; 

nel legno discendente di 11°; 

nel parenchima ascendente <li 3° all'incirca. 



— .ih2 — 

Ncl inorho adunquc dclle vili tiovai ullcialo il regolare andamcnlo dcllo 
tonenti elcttrichc; sccrezioni pcrcio ed umoii aiiorinali; anomiale ancoia lor- 
iianismo delle viti : non altrimcnti clic accadc ncll' oiganisnio degli aniinali 
vivciili. Ora i signori Michca ed Alvaro l{ovnoso trovarono la prcscnza delly 
ziicchcio nellc oriiio ilogli opilcltici, che una volta si crcdcva cscliisivo allc 
oriiic dci diabetic! {Cotnptes rendus, Tom. XXXVI, pag. 230. Seance du 31 
Janvier 1853). In generalc adunque 1' organisnio vivcntc , t'unzionando in un 
niodo anorniale, presenta prodotti ed edolli anorniali die sono rivclali dal 
i-eonietro niagnelo-elcllrico. Esso diviene un vero niicroscopio, ed un reagenle 
fisico il piu squisito che abbia tuttavia la scienza, il (piale apie il camniino 
al cbimico ed al patologo a nuovc invesligazioni. lo trovo ora che il signor 
Caniillo .Vguillon donianda se la inalatlia delle viti provcnga da un eccesso 
di vigore; e dinianda pure sc si possano prevenirne gli ctt'ctti onnnellendo il 
taglio della vile per un anno, provocando cosi una specie di nialatlia di lan- 
guore, prodotta da un'alimentazione di tutii i suoi tralci. Qucsfa idea fu sug- 
gerita ad Aguillon da una osservazionc che tece a Malgue, terra siluata presso 
Tolone, ove le viti che fuiono nialtrattate dalla nialattia neH'anno preceden- 
tc, non potato nell'anno susscgucnte, hanno piodotto frutti supeibi e in ah- 
hondanza. La vite incolta delle siepi e dei boschi non ha presentato aneoia 
un tal morbo. II sig. Guerin-Meneville pensa che questa nialattia sia dovuta 
ad un movimento vitale troppo piecipitato, ad uno stato di pletoia cagionata 
l)robabilnnente dagli inverni troppo miti , che da alcuni anni si sono succe- 
duti, e che misero le forze della vite in azione ad cpoche in cui dovevano 
riposare; che lo sviluppo del fungo e una conseguenza dello stato anorniale 
della vite; che la malattia sembra non poter essere comunicata ad individui 
sani dalle sporule del fungo. Tra i diversi mezzi di preservazione proposti 
fino ad ora non ne vede alcuno che si possa dire procedc cultural, applica- 
bile cioe in grande alia cultura delle viti. Invita gli agronomi e i dotti a 
continuare i saggi chiniici o meccanici, a fare sperienze pratiche e scienti- 
tiche per mettersi sulla via di un qualche processo razionale che tuttavia man- 
ca alia scienza ed all'agronomia. Frattanto io faiei un appello ai nostri cul- 
tori di eseguire sopia una scala piu o meno grande il nietodo proposto da 
Aguillon, di non potare, cioe , parte di quelle viti che fnrono a preferenza in 
quest'anno mnltrattntc dalla malattia, che pi-csentarono I'uva a preferenza (jua- 
sta e deperiia; e che parte di quesle viti potale-aW epoca in citi la Unfa e in 
pieno movimento e le gemme imjrossate ( le quali pcrcio verrehbero a perdere 
tjran copia dcWnmore mttritivo) portino i giovani loro tralci fruttiferi ripiajali 



— 113 — 

verso del stiolo, raccoinandandvli al iroiico delta pianlu , chc serve di soMegno 
alia vile. Questo metodo sciviplicc , c di nessun dispcndio , come ho scritto 
iiol Raccofjlilorr dolla socicta d' incorairijiiimcnto nclla itrovincia di Padova , 
aiiiio l[, mi venue siig!j;eiito dali' ('sperioii/.a , la (jiiale lia diinostialo chc i 
hassi vigncti delle logioni sctlontrionali furono, se non presei-vati, certo meno 
daiiiiejfjiiali dei uostri (Complcs rendus, Tom. XXXV, pag. 322. Seance du G 
scplembre 1852. - Tome XXXVI, pag. 151-152. Seance du 17 Janvier !8.')3). 
^^•uesta disposizione delle viti c questo mclodo di cura debilitanle , levando 
parte delia chioma delle radici, sospendendo i concimi, la potatuia , o pio- 
tiaendola all'epoca del pieno moviniento dclla linfa, potranno per avventura 
j)revcnii'e o diniostrare Taecordo coiie idee di una inliammazione, d'un ecces- 
so di vilalila, e i'istal)ilire I'etjuilibi'io delio I'unzioni vitali delle viti. Non la- 
sciamo nulla d'intentato, piecipuamcnte ovc non occonono sacrifizj e dispendj 
chc aggravino il colono ed il propiielario, e non pcggiorino le condizioni delle 
conccpite speranze per le future raceolte. 

I'er allri scrittori il morho della vite sarebbe di dcbolezza o di languo- 
rs e quindi il trattamenlo lerapeutico dovrebbe essere opposto a qucllo che 
abbiamo indicato. I nuovi risultamenti che sara per rivelare nclla i)rossima 
stagione la natura potranno solo decidere della verita delle pronunciate sen- 
tenze. II rcometro frattanto ci ha discoperto ch'csiste uno stato anormale nei 
succbi delle viti che porlano grappoli ammalati od infetti. 

S XI. 

Dello sta(o elcUrico della terra rclalivamcnte a quello dei vegetabili. 
Nuovi studj del prof. Zanledeschi. 

Becqucrcl scrisse, come abbiamo riferito al § II , che la terra essendo 
in comunicazione diretta e permanente co' vegetabili mediante le radici, deve 
partecipare al loro stato elettrico , risultante dalle elaborazioni diverse che 
avvengono nei tessuti. Ed avcndo da' suoi esperimenti raccolto che il paren- 
chima dclle piante aveva un'elcttricita negativa, c la terra un'elettricita po- 
sitiva, conchiuse al principio generale che abbiamo riferito, che nell'atto della 
vegetazione, allorche la germinazione e compiuta, la linfa ascendente che co- 
munica col suolo con rintermedio delle radici, gli comunica conlinuaincnte 
I'ecccsso della elettricita positiva, della (pialc essa impossessasi nella sua rea- 
zione sul liquido ch' c ncl parenchima corlicale , mentre che questo liquido 
somministra all'aria coH'cvaporazione acquosa un eccesso di elettricita nega- 



— 414 — 

tiva. Anclie E. Warlmann annunzio avcre Irovata la coirciitc eletlriia dircUa 
dalla pianla al suolo, chc rinvenne positiva rispctto a qucUa; e siabill ohc lo 
stato elcttrico del suolo, e verosimilmentc ancora I'esalazionc che si compic 
da};li organ! proveduti di stoinati, influiscano sulla clcttricita dogli strati atmo- 
si'erioi ainliienti. 

Secoiulo Becqueicl pertanto la vegctazione opereicbbc in direzione op- 
posta alle cause che rcndono ordinarianicnle I'aria positiva e la terra nega- 
tiva; e, sccondo E. Wartinaiin, rosalazione vcrosiniilincntc, chc si compic da- 
gli organi provctluti di stomal!, influirehhe suH'clctlricila dell'aria circoiifusa 
alle piantc. Ma come influircbbe ? In direzione opposla , o in direzione co- 
spiranle alle cause chc rcndono nel corso ordinario I'aria positiva, ncgativa 
la terra ? Wartmann non lo dice. 

Per me in quella wcc quesli fcnomeni vogliono essere distinti dalle cor- 
renti assiali e trasversali , delle quali abbiamo dctto. Spcrimenlando sopra 
molti pelargonj, tulipani, mammillaric, ho trovato che la corrente era diretta 
dalla pianta alia terra del vaso di iO a 70 gradi; ma nella Mammillaria po- 
hjfjona, per csempio, ncW angular is ho trovato la corrente ascendente inUggendo 
i lancettoni di platino Tuno nella parte inferiore, e I'altro nella parte supe- 
liorc della pianta. Lo stesso ho trovato pure nei pelargonj. Le piante adun- 
que, oltre alle correnti elettriche longitudinal! e ti-asversali, presentano ancora 
la clcttricita propria dei poli disossidanti ed ossidanti, che sono le cime e le 
radici; per cui i vegetabili sono esseri bipolari come gli animali, formanti i 
prim! apparati disossidanti, cd apparati ossidanti i second!. 

Lo stato opposto dell'atmosfera e della terra, come ho scritto nella mia 
Mcmoria suUa necessitd dcgli studj chimico-meteorologico-agraij, lo derivo da 
piu general! cagioni. La terra coll'atmosfera viene a formare, secondoche io 
penso, un immenso elettromotore a circuito chluso, costituito di solid! , li- 
quid! e gas, del quale ora quello immaginato dal sig. Edmond Recquercl , 
emulo delle glorie palerne, sarebbe una ingegnosissima imitazione stra])pata 
dai segreti della natura (Adunanza del 28 e 29 novembre 1852 deirimperiale 
regio istituto Veneto). 

§. XU. 

Dell'esistenza delle correnti eletlriche direlte nei vegetabili. 

Conclmioni di Zanledescbi. 

Becquerel dalle condizioni necessarie alia genes! delle correnti elettriche. 



— 415 — 

da lui ijsconti-atc nei vejcctabili, conchiusc alia ]iossil)ilita di coirenti vegeto- 
elcttriche sciiza rintcrmcdio di lamiuc inctallithe. L' clettiicita jiosiliva pas- 
saiulo i)cr Ic radici c la terra, od aiiche sen/.a passaic per qucsti due iiiter- 
iiicdj, caininincichhe dulla scorza alia midolla, e di lu iino agli ultiini lairii; 
c, secondo E. Wartinann, Ic conenli dci vcgetabili formano prohabilissiina- 
niente dci circuili cliiusi. Le estreinita radicali da una parte c le termina- 
zioui fogliacee dairaltra stabiliscoiio la continuita della coirentc asrcndente 
[leiifcrica colla disccndeiite ccntralc. La simigliatiiia dcllo stato eletliico la- 
terale del legno e dclla parte cstcriorc della corteccia , secondo Waitmaiin , 
puo derivarsi da un'azionc dei raggi inidollari ehe conducono alia supcrdiie 
una porzioue della linla ascendenlc, ehe cosi diluiscc i suoi sucelii esteriori 
discendenti. 

Secondo Becqucrel vi sarebbe una nioltitudine di correnti parziali direttc 
dalla scorza al niidollo, dall'esterno aU'interno per tutta la lungliezza del ve- 
gctabile, prodotta dall'azione dellc due linfe asccndente e parcncliiinatosa per 
rintermcdio dei tessuti trasversali; e, secondo E. Wartmann, non esistercb- 
bero clie le correnti asccndente pcrifcrica e discendente ccntralc con le de- 
rivate per la via dei raggi niidollari. Queste dotliine da una parte sono ini- 
prontate alle sisteinalicho de'lisiologi, e dall'altra ad csperienze troppo linii- 
tatc. Noi vedcmmo ehe Ic correnti elcttriche assiali e trasvei-sali non hanno 
<juella costante direzionc ehe prcsupposero questi due fisici. Ancor qui la na- 
tura lu prcvcnuta dalle ipotcsi. 

lo riconobbi scmpre, lino dall' cpoca in cui mi occupava dclle correnti 
elcttriche degli aniniali, prcvenendo co'mici studj quelli dello stesso du Bois- 
Rcyniond, chc I'orfiniiismo vivcntc e una sjiccic di pila a diaframma, cumposid 
(li liiiiiidi diffirenti. Che dcbbano adunquc ciicolare ancora nei vcgetabili delli' 
corienti elcttriche b una conseguenza imnicdiata e necessaria de'mici princi- 
pj, c dclla pila organica da me presupposta negli esscri vivcnti ; chc poi que- 
ste correnti elcttriche circolino a (|uclla manicra ehe immagino Becqucrel, 
e ehe ha ripetuto Wartmann, non si puo piii ammctterc dopo le mie cspe- 
rienze sulle correnti assiali e sulle correnti trasversali. Vi sono sempre cor- 
renti rientranti; ma sono rientranti con direzioni diverse, secondo le diverse 
diiczioni dclle correnti longitudinali c dclle correnti pcriferico-ccntrali. 

La dirczione costante ch'io riscontrai nella cclebrazione dclle nozze dei 
vcgetabili fe dallo stame al pistillo. NeU'ottobre del 1852 ho ripetuto le mie 
sperienze sopra varj individui di specie differenti, e la legge non mi e mai 



— ilfi — 

I'ullita. Nel scgucnle prospetto sono indicate Ic specie c la grandczza della 
deviazioiie reometrica misurata dalla prima cscursione. 

I\'iconliana chincnus 20° a 25" 

Phlumin fciriiijinea G" a 8" 

Cobaea scandens 20" 

Passiflora caendca raccmosa. . . 8" a 10" 

Dttliira arhorca //. pkno. . . . 14" 

Ipomtwa iiisignis 6" 

Fuchsic diverse 3" a 5°. 

§ Xlll. 

Degli cffelti cleltrici ossen'ali nei tubcrcoU, ncUc radici e nci friuii. 

Riccrche di E. Warlmanii, di liccqticrcl c di Zanledcschi. 

E. ^Va^•llnalm liien chc nci frutti la diiczionc dcHc correnti assiali va- 
ria nciia specie , e chc Ic concnli laterali vanno nci maggior numero dci 
casi dalle parti superficial! agli organi piu profondi che li riveslono. Egli pero 
non riferi espcrinicnto alcuno che diniostri in qiiali specie di frutti abhia de- 
terniinata la dirczione delle correnti assiali e dellc correnti trasversali. Egli 
si colloca ancor qui sopra un campo indefinito. Becqucrel in quella vece de- 
termina le specie e il metodo che ha seguito nellc sue sperienze. Noi lo se- 
guiremo da vicino, per poterlo ancora seguir da vicino co' nostri csperimenti. 
Becqucrel fccc i suoi csperimenti sui Pomi di terra, mWHeUmthus luherosm, 
sul Tallnpm tuberosns, sul Tropacolum tuberosum, snlVUUucus litberoaus, sulla 
Carota, e sulle Barbabielole rosse e bianche. 

Preso nn poino di terra allungato , pratico in csso un laglio irasver.mlc 
cd un tiujlio hmijiludiiude. Nclla sczione trasvcrsale introdotto uno degli aghi 
galvanoinetrici, precedcntcmcntc riscaldati al rosso per dcpolarizzarli sotto I'epi- 
dermide, e 1' altro ncH' interno , egli vide manifestarsi i(/!(i correiitc cletlrica 
dirctta in modo, che Vmjo inscrito sotto dell'epidermidc picndeva un cccesso di 
elcttricild positiva, c Vultro un cccesso di elettricita conlraria. 

Secondo la sezione longitudinale introdotto da prima uno degli spilli sotto 
deU'epidermidc all'uno de' capi, e Taltro nel mezzo del t.ubercolo , poi suc- 
eessivamcnte inserito in parli di piii in piii lavvicinate, trovo essere V ago 
esterno scmprc positivo rispetto all'altro, e di tanto di meno, quanto i due 
aghi sono piu vicini al centro. Questi cffelti , che sono gli slessi di quelH 



— 417 — 

indicati por la scziono trasvcrsalc, provano la differcii/.a cho v' ha nelle di- 
verse parti d'uii poiiio di terra , die danno liiogo a eliimiclie leazioni. Se- 
condo lieccpicrel, il poino di terra si coiiiporta come il sistcina corticale di 
nil tronco legnoso. Katte le incdesimc sperieiize suH7/t7/a»u/iws tuberosiis, sul 
Tulhtjrus liiherusus , sulla Carola , ebhc i mcdcisimi eft'etti elettrici. Kssi t'u- 
rono iiivcrsi iiel Tropacolum lithcrosiim e ncWVIlucus tuhcrosus; e percio, se- 
fondo Bec(juerel, si coinportaiio come il sistema Icgnoso di uii tronco dico- 
lilcdono. 

Per ultimo institiiiti gli esperimenti sulle barbabietole rosse e biancbe, 
Becipicicl liiiveniio che si coin|)oi'tano come i tiibercoli e le radici ; ed av- 
visa essere piobabile che tutti i biitti abbiano la stessa proprieta. Questi 
stessi esperimenti i'urono ancora ripetuti da me sopra varj tubercoli , radici 
(■ fVtitti. E per evitarc ogni equivoco, io ho detei-minato da prima con tutta 
precisione ia sezione assiaie del |)cdicciuoio, o del cor done ombelicaii' alia 
base del frutto, o del tubcrcolo, e la sezione trasvcrsalc normale alia itrima. 

La corrcnte assialc interna fu diretta dal cordone ombelicale alia base 
nel porno di terra, e la prima escursionc deH'ago reometrico fu di 30°. E co' 
lanccttoni infissi neU'epidermide la corrcnte fu asccndcnto, diretta cioc dalla 
base al cordone ondtelicale con una dcviazion(^ di 20 gradi allincirca. E nella 
dirczione della sezione Irasvei-sale la correntc si manifesto diretta dal centro 
alia perifcria. II massimo della deviazione si ebbe con uno dci lancettoni in- 
fisso ncl cenlio, e I'altro alia perifcria nella cpidcrmide. Essa devio Tago di 
90° e pill, da non polersi misurarc; menlic con uii intervallo minorc fu di 
65". Fermo il lanccttone nel centre, (luello ch'era infisso nell' cpidcrmide fu 
Irasportato in uno strato piu centrale. 

iNella rapa e nel ravano la corrcnte assiaie fu diretta daU'estrcmita dellc 
radici alio foglie, ossia ascendenlc; c la corentc trasvcrside camminava dall'c- 
sterno all'interno con una deviazione di 15° a 20° alia prima cscui-sione, e di 
dieci gradi ad indice llsso. Egualmentc ancora nella radice del cren, della ci- 
polla, ec. 

Nelle frulla del pcro, ponio, cotogno, limone, zucca, la corrente assialc 
fu diretta dal picciuolo alia base, e la trasvcrsalc dalla corteccia al centro. 



— V18 — 

S. XIV. 

Analisi delle chimichc anm' die iiiicnioKioiio nclla pvodnzionc 
dajli cjfetli cleltrki de'vajelaliili. 

Becqucrcl imi>icga tin iiiliiMO piuaitraro por comprovaro clie gli ctt'etli 
clclUici ossorvali co'lanceltoiii di platiiio inlissi iiei divcisi Icssuti dei vo^Tla- 
l>ili sono doviili a rcazioni chiiniche dci succhi elerogeiiei sovra u,Vi spilli di 
lilalino. lo noii nogo rinllnonza di lnli roazioni, pfccipuanicnti' sperimcntando 
alia nianiora clie Icmic, il lisico iVaiicosc. Dei vcli csilissiini si possono tbniiarc 
aila supcrlicie dei lanceltoni; delle allcrazioni ancora nella elciogencita dei li- 
quid! a contalto deli'aiia atinosl'eri(!a : e qucsti caiij!,iaineiili chimiei sono sor- 
ironti dolle variazioni dell' elellrotismo dei corpi , e di susseiruciiti correnti 
olctlriche. Ma io non posso amnieltere eon Recupierel, ehe le eorreali vegeto- 
oletlriche sieno inlieramente doviile ad azioni ehiniiehe eoimiiii. NeH'organi- 
smo vivcntc vi sono tulte le eoiidizioni nccessarie alia roniiazione di una pi- 
la, eome lio esposto al §. XII. E nci contalti dci lanceltoni co' liquidi puo 
originarsi un eletlrotisnio eonlrario aireleltrolismo priniitivo dell' organisnio 
vivenle : del ehe mi sono avveduto costanlcmentc ne' mei esperimenti , nei 
qnali pero non ho risconlrata ne quella rapidita di decreseinicnto, no la to- 
tale cessazione di corrente, ne il ritorno delPago presso a i)oeo alia sua po- 
sizionc ordinaria di equilibrio dopo dieei niinuti. In uno de'iniei esperimenti, 
nel quale la eorrenle assiale d'un porno di terra spinse 1' ago a /|5" , dopo 
dieci minuti primi era tuttavla deviato di 10" nella medesinia diiezione: era 
pgli retrocesso di 35". In un altro ponio di terra la eorrente assiale, niisu- 
rata daila prima escursione dell'ago , fu di 28°, c dopo 30 niinuti primi la 
trovai di 3". Eslratti i lancettoni, ed immersi iiell' acqua distillata, rinvenni 
una corrente in dirczione contraria di 25°. In (picsto easo trovai ehe la ra- 
gione sufticicnle dell' infievolimento della corrente originaria era la polarita 
contraria acquistata dagli scandagli di platino. In altro caso la corrente elet- 
trica misurata dalla prima escursione fu di 35°; dopo 10 minuti la deviazione 
si ridussc a 1"; e dopo 50 secondi si ridusse a 2°. Espjorata la polarita dei 
lancettoni, la trovai in direzione opposta di 30° alia prima escursione. Debbo 
pero confcssare ehe talora gli spilli di platino eslratti dai tessuti organici, e 
tuffati simullaneamente nell'aequa distillata, non diedero quasi indizio veruno 
di polarita e talvolta diedero origine ad una forte corrente diretta nel me- 
desimo senso della piimitiva. Questi fatti ehe eosa eomprovano ? Che la su- 
perficie degli scandagli di platino viene coperta di veli liquidi , ehe ora li 



— 419 — 

polarizzaiio, era li clispuiigono ad uno stato iiculralc, cd ora in uiia coiidi- 
zionc analoga a quelle che hanno nella prima introduziune nci tessuti vego- 
tabili. 

Tultavia (jucsti fatli dinioslraiio non csscic vero in un mode assoluto 
(jnanto ha scritlo il Bccxjuciel : 

n La ccssazionc dcila corrente e dovuta ad una polarizzazionc dogli spilii, 
11 che da oiigine ad una cniicnto diictla in senso invpiso alia prima, c chc 
» distruggc per conseguentc la sua azioiie; o ad una causa chc dispare, qual- 
» che tempo dopo Tintroduzionc degli aghi. Volete voi conoscerc se gli stilH 
» sono polarizzati ? Bisogna cstiaiii alloiquando la polarizzazione 6 presso- 
» ch6 nulla , cd immcrgcrli ncir acqua distillata , pci- conoscere sc v' abbia 
1) conrnli' diictla in senso inverso alia |irinia. Ora nicnte di simile ha luogo, 
» c solo si osservano dclle tracce della corrente primitiva. La concnte si « 
» adunque estinla da se stessa , indipendentemcntc dalla polarizzazione. In 
» virtu di qual causa ? Noi ci studiamo di trovarla, sc e possibile. » 

« I due spilli esscndo introdotti ncl tuhercolo, come fu delto preccden- 
» tcmente , si cstraggono tutti e due nol medesimo tempo , ed immediata- 
» mente si tuffano ncilacqua distillata , e si genera cosi una corrente clct- 
» trica che fa deviare I'ago caiamitato di 30 a iO gradi nella medcsima di- 
» reziono della corrente priniiliva. Qucsta esperienza comprova che 1' eflfetto 
w elettrico e dovuto ai liquidi che bagnano i due lancettoni; liquid! che non 
» devono essere della medesima nalura, senza di che Teffetto non potrebhe 
» aver luogo. Ma la questione non e ancoi-a risolta: bisogna sapcre sc que- 
» sti li(iuidi operino gli uni sugli ahri sul melallo, e perche la corrente non 
» abbia che una durata assai corta. Questa non pcrsistenza della corrente 
)) non puo provenire che da un rapido miscuglio di liciuidi, in mezzo dei quali 
» gli spilli si trovano ; o dalla cess;izione dellc azioni thimiclie chc hanno 
n luogo al contatto del platino e di (juesti liquidi, la natura dei quali c dif- 
» ferente da quella della reazione chc si opera durante il miscuglio di quesli 
» ultimi. Proseguiamo I'analisi. » 

» 1 lancettoni essendo introdotti nel tuhercolo, come negli espcrinienti 
» precedent! , si lascia il circuito apcrto per cinque miiiuti ; appresso lo si 
» chiudc : I'ago c cacciato ad 80 ed anche 90°, e si arresta momentaneamente 
1) vei-so i 60°; a poco a poco la deviazionc diminuisce , e dopo 10 minuli 
)) essa e ridotta a i°. Allora si sniuovono leggiermenle in pari tempo i due 
» lanciettoni, senza estrarli dal tuhercolo, e sopratutto senza produrre nuove pei"- 
» forazioni di cellule, a fine di non fere atlluire sugli aghi dei nuovi liquidi. 



— 'i20 — 

» Si produce adiin([iic uii seinplit-e cangiaiucnto (li cout alto, l/at^o ciilaiiiilulo 

» e slancialo losto dai G.') ai 70 giadi nclla stcssa dirczione di |irinia. Si li- 

» prcnde respcriinento lasciando il circuito ehiuso per varie ore, ed anche per 

)) 2i : si risvejilia ancora una correnle, spostando le^gierincnle ijli atjlii di 

» jilatino. Ora, iion esseiidovi polarizzazione, come iio diinoslrato prcccdcii- 

1) lenienle, parcbbe dumpie chc al contatlo del piatino c dei licpiidi si ope- 

» riuo dellc reazioni chimiche, cagioni dclle correnti eletlriche, Ic quali cessano 

» a capo di im brcvissiiiio tcnn)o, e ricominciano toslociic lo sfret?amento Ic- 

» va lo sUato soiuiuaiiieiitc soltilc dossido, o d'un pi'odoUo (pjaliin((ue chc 

» siasi formato. » 

» I lancettoni essendo al loro posto, c I'ago calamitato ricondolto pres- 

» socbe a zero, si osli'ae successivainenle ciascuno dei laiicelloiii: da prima 

)i quello chc si trova inllsso solto dell' epidermide ; appresso I'alti'o. INel ]iri- 

» 1110 case I'ago estralto diviene negalivo, da positivo che era al i)rincipio 

» deU'espericnzaj nel secondo case Tago che fu iieirinlerno ritorna fortcmcnle 

)i negalivo, com'era da principio. Qucsli risidtamoiUi si spiegaiio facilmcntc 

» coil due ipotesi: 

I. » Ammettendo che il piatino sia inegualmente intaccato dai liquidi che 

)) lo cii'condano. Infatti, smuovendo di posto il priino ago, si opera un leggieio 

)i sfregainento, che toglic i prodolti deposli suUa sua superUcie; allora il melal- 

» lo di nuovo intaccato, e diviene negativo, come accadc in ogni nietallo 

» allorche si ossida. Se si sposti il secondo lancettonc, si producono degli ef- 

» fctti siiiiili ; ed egli deve riuscire negativo, come I'esperienza lo compiova. 

» In Chimica, ed e ben noto, non si ammettc Tossidazione del piatino in quc- 

» ste circostanze ; ma in elettro-cbimica noi abbiamo molti esem))j, i <piali 

» dimostrano che questo metallo da origine ad effetti elettrici, i quali non 

» possono spiegarsi che coUa sua ossidazione. Allorche non risulta alcun com- 

» posto apprezzabile alia vista col mezzo dei reattivi, niente si oppone a cio, 

» che i succhi delle diverse parti dei vegetabili rcagiscano jiiu o meno sul 

» piatino. Allorquando si pensa alia quantita di elettrico associato agli clemen- 

)) ti dei corpi nelle combinazioni, e chc divenendo libero nelle decomposizioni, 

» e cosi enorme da oppriniere I'imaginazione, e non si deve piovare ripiignanza 

)) neir ammettere che uno sviluppo di elettricita eccessivamente debole pro- 

)) venga dalle reazioni che i mezzi ordinarj della Chimica non possono veri- 

» ficare. » 

II- « La seconda spiegazione e ugualmente ammissibile nella mia Memoria 

)) del novembre 1850. lo ho dimostrato (prosegue Bccquerel) che allorquando 



— 121 — 

)i uno s|)ill() (li [iliiliiio, iiiliudotlo nul parencliiina corlieale di iin Iroiico lo- 
» gnoso, lu esd-nlto cd esposto idl'aria per alcutii islanti ancora ricoperto di 
)i linfa itarciuliiinatosii, (|uesta prova una tale nindificazionc da parte dell'os- 
)i sifTOiio aiidiiciilc, clie inlroducendo di imovo lo spillo nclla posizionc cli'cs- 
)i so occiipa da prima, lie cmorgono elVelti eleltrici tali, clic (picsto spillo li- 
» coperlo (li linfa altcrata piendc Telettricita ncgativa. Cio che accade in 
)i (|ucsla eircoslMir/.a piio essere applicato al caso attuale aminettcndo die 
» lo strato d'aria aderente al |ilatin(i v'iiitervcnjja, c ehe gli ell'etti elettrici 
)) sieno assolulanientc gli stessi. » 

Passa quindi il celebrc Elcltricisla francesc ad esporre alcunc spcrienze 
chc , al dire di lui , spargono della luee sopra le due spiegazioni che diede 
degli osservati fenomeni. 

« Si prenda (egli serive) un porno di tciia allungato d'un dianietro di 
» tre o quatlro centiinetri , al quale si taglia tulta la periferia all' uno dei 
» capi, sopia una hmgliez/.a di due centiinetri, in iiiodo da noii lasciare che 
» la [larte centralo d'lnio spessoie di un centinietro. Oia si tuffa restreinita 
>i cosi pieparata verticalinenle neH'acqua distillata in niodo che non tocclii 
» che la parte centrale. Si fa in scguito un taglio trasvcrsale all'altro capo. 
« Le cose esseiido cosi disposte, si tuffa uno degli spilli galvaiioinelrici nel- 
» I'acpia distillata, lungi dalla parte centrale dcnudata, e I'altio all'altro capo, 
» sia nella parte centrale, sia sollo repiderniide: in tutti e due quest! casi 
» I'ago in eontallo coll'aqua distillata prende relettricita positiva. Non v'ha 
» piu allora iiicertezza inlorno alia spiegazione deU'effetto prodolto. Questo 
» ell'ctio (conchiude Becquercl) risulta ben evidenteinente dalla reazionc del 
)i succo centrale sull'acqua distillata: reazione, durante la quale rende libera 
» della elettricita positiva. « 

« In luogo di togliere la periferia fino al centre, si liinita a distaccare 
>) la cpiderniide, c si espciinicnta alia maniera che si e esposto; vale a dire, 
» che si tuffa restreniita spoglia della sua cpiderniide neH'acqua : il risulta- 
)> niento e simile. Cosi la linfa che si trova presso deH'epidermide, e quella 
» ch'e nel tcssuto interiore, si coniportano egualniente rispetto all'acqua di- 
» stillata, poichi- I'una e Tallra non hanno idenlicamente la medesinia chi- 
)i mica conqtosizione. » 

Si possono ancora mettere in evidenza, giusta Becquerel, questi due ef- 
fetti nel modo seguente: 

« bopo avere distaccata repidermidc, si toglie della polpa con una la- 
» mina di vetro dello spessore di alcuni inillimetri, la si lava nell' acqua, e 



— i22 — 

)i la si tillra. La soliiziono, iiiessa in conlatlo coiracciua, rciidc questa posi- 
» liva. Preparaiulo unallra soluzione colla polpa intcriorc, si olticnc un si- 
» mile risullamento. » 

« In line, sc si ricnipiono due oapsulo, I'lma dclla soluzionc provenienlc 
» dalla poipa estcrioic, I'allra daila soiuziono prcparata colla polpa interioie, 
» e die si faociano comunicare con una listciella di carta per fare agire 
» I'una suil'altra, o s'ininicrgc in ciascuna di loro uno dei lanceltoni galva- 
» nometrici, tosto si inanifcsta una corrente elcttiica, la direzione della (juale 
» annunzia die nella leazione dei due liijuidi Tuno sull'allro, il primo rende 
» libera della elettricila posiliva. n 

Questo risultaniento, secondo Becquerel, nielte in cvidenza rdTello dct- 
Irico prodotto dalla leazione, le une sullc altre, ddle linfe, di cui sono picni 
zeppi J tessuti. 

Nelle piccedenti espericnze erode Becquerel die il platlno die fu a coii- 
talto colla linfa non sia stato attaccalo, od alnicno die lo strato d'aria che 
aderisce alia sua superflric non intervenga nella ])roduzionc dei fenomeni. 

(( Ma egli e facile (prosegue Becquerel) mellersi in guardia conlro quc- 
)i sti due gcneri di azione ; bisogna per questo fine procedere come segue: 
» si prenda un poino di terra lungo, avente la forma di un arco, a tine di 
» poter prolungare Ic due estremita in due capsule ; si toglie 1' epiderniide 
« aU'uno de'capi, e si leva tulta la parte perifcrica dell' altro in modo che 
» non vi si lascla che la parte centrale d'una grossezza di un cenlimetro. 
» Ciascun capo c appresso inimerso in una capsula ripiena d'acqua distillata, 
» e si cbiude il circuito co'lanccltoni di platino ininiersi neH'acqua. Tosto si 
» palesa una corrente eleltrica, la diiezione della quale indica che I'acqua in 
» contatto colla estremita alia quale fu detratta I'epidermide, prende I'elettri- 
» cita positiva. Ora, come accade ancora lo stesso relativamente all'acqua, al- 
» lorche questa e in contatto con uno dei succhi del porno di terra, si c in 
» diritlo d'inferirc che gli effetti osservati nei tubercoio provengono da rea- 
» zioni chimiche complesse, che devono essere analizzate prima di pronun- 
» ciarsi suUe cause della loro produzione: e pure un argomento per non di- 
rt chiararsi troppo freltolosaniente intoino airuffitio die rdeltricita puo disim- 
» pegnarc nelle i'unzioni orgaiiidie. » 

« Si compiono ddle modificazioni inccssanti daU'esterno airintcrno, in- 
» cominciando dalla gemma che si nutre a spcse dei succhi interni; d'onde 
» emerge un movinicnto continue di questi succhi, accompagnato da un caii- 
» giamento nella loro composizione. Durante ijuesto movimento il pomo di 



— i23 — 

» terra si vuota , o termina col disparire. I fenomcni eleltrici pieccclcnlc'- 
» iiicnte dcscritti lUPttoiio in cliiaro qupslo stato di cose, jtoiche essi dirno- 
» slraiio iiel iiiodo iiii'i cvidciilt' la eterogciieita dpi siipcchi iiicomiiiciarido 
» dali'epiderniide, e andaiido tino al cciilro del tubercolo. » 

« Egli e iiiciescevoie (coiitinua Bccciuerel) die tutti quest! fenomcni non 
>i [lossano esserc misiirati; nia v'ita una lealc inipossibiiita di peivenirvi. Ks- 
» senzialnicnte varialiili nclla loi'o natura, perehe essi sono jUddilicali a cia- 
» scun istante dagli agcnli eslorni, e da altre cause che noi non |iossiyiiio 
)i apprezzaie, sollanto la loro esistcn/.a puo esscre coinprovata; ed e tutla- 
)i via molto, [lenhe la I'isiologia giugn(i ben di rado a misurare gli eirctti 
)> cli'dla osserva, lanto essi sono fugaci. « 

Che che ne sia di cio, Becqucicl avvisa che i fatti registrati nella sua 
Meinoria conducano a slahilire le seguenli conseguenze: 

l.° (( (ili clleiti elettrici osscrvati nei tubeicoli e nelle radiri col inoz/.o 
» degli spilli di platino inettono in cvidcnza reterogeneita dei succlii che si 
)> trovano nei tessuti deU'epiderniide (ino al centre; eterogeneita dif senilna 
» essere in rapporto colla coslituzionc organica. Questi effetti diinoslrano ari- 
)p cora che il poino di terra e la niaggior parte degli altri tubcrcoli , ncl 
» modo adottato di speriinenlarc , si coiiipoitano come il sistcnia corticate 
» di un tronco legnoso: vale a dire, che la parte sotto 1' epidernn'de e po- 
» sitiva relativamente a tutte le allre, e le parti conligue rapporto aile parti 
)> centrali; e cosi di scguito ilno al centro, ch'e cminentemcnlc negativo. » 

2." « Alcuni tubercoli si comportano al contrario come il sistcina leirnoso 
)i d'un tronco dicotiledone: vale a dire, che la parte centrale e positiva rap- 
« porto alle parti circondanti fino aircpidcrniidc. » 

3.° « (,>uesti efl'etti hanno una durata assai corta , non a cagione della 
» polarizzazione, ma in ragione delle reazioni chiniiche, le quali cessano poco 
11 appresso I'inserzione degli aghi. >> 

4.° M Gli ettetli elettrici contrarj, ottcnuti snniovendo leggermente dal 
)) loro posto gli s[>illi, senza estrarli dal tubercolo, ne produire dcilc nugve 
)i perl'orazioni, non possono ricevere spiegazione senonchc coiramniettcre die 
)' il platino sia intaccato durante il suo contatto co'succhi, od anco ch'essi 
» provino ddie modificazioni da parte ddl'aria trasportata dai lancettoni. » 

5.° « I differenti succhi nei loro contatto coll acqua rendcndola positiva, 
)> e il succo epidermico mcno degli altri, ne segue che, iniinergendo i due 
)) capi d'un porno di terra, di cui I'uno e spoglio della sua epidcrmide, e di 
)> cui I'altro non conseiva piii che la parte centrale del tubercolo, la parte 



— \i\ — 

» |ii'i'ift'i'ica osseiuli) sl;il;i lai;liiit;i via, si rornia rosi mia vera co|)|)ia \ol- 
» laiia, la iiiialc ii'iiil(> posiliva 1' a('i|iia in contatto Cdl cajio sjioglialo dclla 
)i sua I'pidi'rinidt'. >> 

(»." u l/plli'tto pi'odotlo ill c'oiitatlo (loirac(|iia c doi siu'clii ronde ragione 
)) dt'irooeosso (leU'elottricila iiegativa die itossicdoiio i vogetaliiii d'oi^ni gc- 
I) iioro, ill ooiilVoiito (hdla Icira clic ha iiii ('ccosso di clottricila positiva, » 

7." « L' ailiM'azioiio iiicgiiaic dci dilloronli succlii o rcsa sensihilo noii 
» solauKMitc col niez/.o dcgli ollctli i'Iotlri(;i, ma ancora os])onoiido aH'aria h. 
» polpo ripioiio di questi succhi. » 

8.° II Inline gli eftetti clettrici osservati sono talnicnte coniplcssi , che 
)) l)iso|;na bone guardarsi dal dedurre dtdle eoiisegiicnze suH'ollicio clie jiiio 
» averc reletlricita nolle I'nn/.ioiii organiclio, c per consoguenza no! fcnonieni 
» della vita. » 

(I Si vode adun([uo (coiiehiudc Beequei'cl) clic nellc niie riecrche io eon- 
)i sidero rcIoUricita i)iuttosto come iin cffolto ad illustrare la I'isiologia, che 
» come una prima causa dei fenomeni organic!. « 

Qiiosto coiebre Elettricisla anclic in (jucsta sua scconda Memoria e con- 
dollo ad ammetlere la tooria chiinico-eletlrica; ma ncllo svilupparla non tro- 
vasi soinpre conscguenlc a se stesso. E la variola dci fenomeni ch'egli rife- 
lisce, che lo ha sl'orzato a stabilire era nella etcrogencita dei zucchi rcazioni 
di coi'ta durata; cd era modilicazioni nei niedesimi da parte deU'aria traspor- 
tata dai lancettoni; cd ora ineguale altcrazione nel platino, senza che sorga 
jiolarizzazione nel iiiedcsimo; ed ora con polarizzazione, come ho riferito al 
§ I. Soiiibra die a queste diverse sentcnze sia stato guidato dalla imperfe- 
zione de'suoi esperinienti e dalle sue vedule tcoriche, nolle quali ha slabi- 
lito che non esista alcuna prova della certa esistcnza delle correnti vegeto- 
elottridic. Io in quella vece nella serie do' miei esperinienti bo somiire I'i- 
scontrato un accoi'do porCetto fra i principj e le conseguenze, ed ho poluto 
vcdere la ragione delle varie deduzioni di Becquerel. 

<di esporimcnli di Becquerel, riguardanti rdettricita jiositiva dclKacqua 
a contatto co'varj succhi del pomo di terra, in (pianlo a direzione sono esat- 
tissimi; ma in (pianto ad intensita divcisilicano di molto, sccondochc; si motte 
a contatto I'uno o Taltro ca|Mi del pomo di terra. I. "ago die in alcuni espe- 
rinienti fu spinto a 19°, cangiaiido direzione f'u cacciato lino a 40°. Di que- 
sta differenza non paria il Bt^ccpiorol , la (jualo dimostra quanto nella scala 
doirdettrotismo vari il succo deH'un capo in coiil'ronto doiraltro del jioino di 
terra; ma qucsto fenomcno di chiniica rcazione, di clettrotisnio comuno, nou 



— ii.") — 

o a confonilersi colla coircntc assiale e colla coiTcntc cqualnrialo del poino 
di terra. L' acqua c scmprc positiva, scbbenc in {rrado dillcronte, come ho 
(lotto, coinuixjiic sia a conlalto o colla parte coniunicuntc col cordone oin- 
belicalc, o colla base del tubcrcolo, od aiico colia sua |)artc cquatorialc; ma 
inllssi i laiiccttoni di platino nclla direzionc assiale cd cquatoriale del tubcr- 
colo, come Iio lifcrilo al § XIII. di ([ucsta Memoria, bo trovato corrcnti ri- 
eutranti dircltc daU'oinbclico alia base iioirasso, dalla base airombolico alia 
periferia, c dal cciitro alia peiiferia nella dircziono ccpiatoriale o tiasvcisalc. 
Da' miei esperiinenti peitanto io credo potcr infcrire le seguenti illa- 
/ioni: 

I. I'ionamonle convcnjjo con nccquercl, chc irli cITotti clcttrici osscrvati 
nci lubcrcoli e nclh- radici col mezzo dcgli agbi di platino mcttono in cvi- 
dcnza 1' eterogcnciti dei succhi cbe si trovano nei varj tcssuti formanli la 
compaginc organica; ma non convengo coU'Elcltricista francese nel parallclo 
ch'cgli stabilisco IVa gli plTctti dettiici doi tubcrcoli c (|uclli del sistema cor- 
ticale c Icgnoso di un tronco dicoliiedonc. lo trovai nei tubercoli e nelle ra- 
dici qucllo stesso fondamento di dislinzionc (§ XIU.) che riscontrai nei tron- 
chi, ne'l'usti e negli stipiti de'vegetabili, come ho esposto al § VIII. Vi sono 
vegctali a corrcntc trasversale vcnlvipcta ed a conento ccntrifwja tanto nei 
tronchi, ne'fusti e negli slipiti, die nei liuibi e nelle ladici. 

II. Qucsti cffetti clettrici non sono di una durata cosi coita, come li ba 
rapiucsenlali Hccipiercl ; decrescono bensi con una rapidita sensibilissima , 
scnza clie pero intieramente si cstinguano anche in capo a moltc ore, come 
p. c. a 12 ore. I'er convincersi di questo ciretlo basia da prima incttcre a 
zero gradi I' ago, ed appresso toner chiuso il circolo per quell' intervallo di 
tempo nel quale si vuole assicurarsi del residuo della deviazionc galvanome- 
trica. Per mo il docroscimento non o dovuto ad estinguimonlo di cliimiclie 
reazioni, come j)ensa Becquerel, od a modilicazioni dei succhi piodotta dal 
contatto dcH'aria introdotta dai lancettoni; ma da polarita doi nicdcsimi, che 
ora persistono neU'estrazione, cd ova se ne spogliano. Si tratia di veli esi- 
lissinii di materia eterogcnea, cho ora possono rimanere adorenti, cd ora ce- 
derc per 1' attrito prodotto ncll" estrazione dcgli spilli di jilatino dai tessuli 
organici. 

III. Io sono della sontenza di Becquerel, che i diffcrenii succhi col loro 
contatto con I'accjua t'ormino una vera coppia voltaica; con ijuesta diiVerenza 
pero, che I'acqua sia |)ositiva non solo a contatto col capo spoglio di epider- 
midc, come scrive I'Elcttricista francese, ma anche a contatto con qualsivo- 

55 



— 126 — 

f'lia parte del pomo fli torra copcitn dclla sua ciiidcniiidc. La sola diffeicii/.a 
rhc riscontrai o d'inlensita. 

IV. Trovo intcrcssantissiino di irgistrarc, come ha avvertito Becquerel, 
chc racqiia e senipre posiliva a coiitalto dei diffoienti succhi vcgclabili. E 
qiiosto, a parcr iiiio, un nuovo carattcre chimico-cleUrico chc conlradistinguc 
I'ossido d'idrogcno dagii uinori dei vcgclabili, c che stabiliscc una leggc uni- 
vei-sale nella ecoiioinia dcHa vita dcile piaute, recando Ic sostanze ossigenate 
al polo |)ositivo dcilc spongiolc, per csserc disossigonatc neH'oiganisnio vi- 
vente del vcgetabilc. 

V. La costanza della direzionc dcllc coirciiti assiali e trasversali nello 
stato lisiologico delle pianle dimostra la costanza di quelle leggi che presie- 
dono alia vita oiganico-vegctabile ; leggi che vengono invcrtite o sospese 
nclla condizionc patologica dolle piantc, o loltc chc sicno al dominio dclla 
vita. 

VI. Neir originaiia eterogeneila cmbrionalc risiedc la base o il fonda- 
niento deH'elettrotisnio vitale; e neireffctto dell' clcttrolisnio , avvaloralo da 
impulsi csteriori , lo sviluppo lisiologico : cosi V elettrico e un effetto della 
ctcrogeneita dell' organismo, e 1' oiganismo embrionale germina e germoglia 
stiniolalo dalla forza clettrica; cosi Teffctto deH'organismo diviene alia sua 
volta causa del suo sviluppo-ultcriore. 

VII. Second© Becquerel, gli osservati effetli elcttrici sono talmcnte com- 
plessi, che bisogna stare bene in guardia dal dedurrc conseguenze intorno al- 
r ufficio che compie I' elettrico nelle funzioni organiche, e per conseguenza 
nei fenomeni della vita. Questa incertezza dcU'Elcttricista franccse derivo da 
questo , che nclle sue considerazioni fdosofiche non s' inalzo al fondaniento 
della vita, al primo ludimento della cellula embrionale, che riceve Timpulso 
eleltro-vitale automatico dall'atto della fecondazione, come ho csposto nella 
mia prima Memoria. Di qui I'eterogencita e lo sviluppo della vita organico- 
vegelativa; I'atlo deirOnnipotente, che fu comniesso nel tempo all'organismo 
dei viventi, la perpetuita delle successive plasmazioni, o dellc generazioni de- 
gli esseri che si succedono. 

VIII. Becquerel conchiude la sua Memoria dicendo: « Si vede adunque 
)i (lie nelle mic ricerche considcro I'eleltricita piuttosto come un effetto ten- 
» dente a chiarire la fisiologia, che come una causa prima dei fenomeni or- 
» ganici; e sopratutto a far conoscere la diffcrenza di composizionc dei li- 
)) quidi racchiusi nei tessuti dellc radici, dei tubercoli, dei tronchi, delle fo- 
)) glie, dei frutti, ec; come ancora i cangiamenti chc provano in contatto 



— 427 — 

)> deiraria. » Bccquoiel nelle sue licerche non c uscilo dai limili delle dot- 
trine coinuni chiinico-elettrichc , delle reazioni dei liquid! diileicnli in con- 
latto co' lancottoni di ])Iatino ; c a queste rcazioni Donne ha ril'crito i suoi 
cspci'inicnti t'atti da alcuni anni suiruoino e sui fiutti. Ne Donne, ni! Becque- 
rel hanno mai argomentato di sciogiiere la qucstione delle correnli derivate 
come prova dcU'esistenza negli organismi di altre coirenti die intervengano 
nolle funzioni vitali; anzi cgli affcrma csprcssamcntc: Or, jusquici, ricn nuii- 
torise a lirer uiie semblahlc induction; sebbene in <|ualche luogo abbia ado- 
perato Tcspressione di correnle derivata. 

In tutte Ic mie riccrchc sugli animali e sui vcgetabili non ho mai pro- 
ceduto dall' idea (Idle coiTenti derivate per argomentare Tcsistcnza di cor- 
renli originaric negli orgiuiisnii, come suolsi sperimentare sulle cori'cnti clet- 
triche del Hlo congiuntivo deirapparato voltaico; ma dalle sole azioni dci li- 
quid! organic! sui lancetton! di platino ho dedotto la loro clerogcneita in 
punt! pertino quasi contigui; c dalla eterogeneita dei litjuid! da cdlula a ccl- 
lula ho conchiuso al fondanie-iito dell' esistenza di correnti dettriciic rien- 
tianti che intervehgono nelle funzioni vitali; e percio ie ho diiamate coirenti 
clcttro-vitali. Non e adunquc ch'io abbia rivendieato a me stesso la priorita 
della produzionc di cfl'etti elcllrici nelle condizioni gencrali , come scmbra 
volernii altribuire Bccqucrd, deirimpicgo di lancettoni di platino introdotti 
in diversi organi: qucsto e un fatto, del quale altri Fisici vantano la priorita 
sullo stesso Donne. E il modo speeiale di sperimentare ch'io ho rivendieato 
a me stesso; e la rdazione ch'io dcdussi tra gli oU'ctti osservati e la cosli- 
luzione organica de'corpi, e le modiilcazioni che questi cffetti provano allor- 
ehe si altera 1' organismo , o viene tolto al dominio della vita. L sopra di 
queste vcdute, di (jucsti esperimcnti dettro-vitali , ch'io ho sempre insistito 
prima di ogni altro fisico , e dei ([uali ho reclamata la priorita innaiizi al- 
ristituto di Francia. II sunto della mia prima Mcmoria fu publicato ncl Vo- 
lume XXIII. delle Memorie dell'Accademia delle Scienzc, quale fu stampato 
negli .\tti dell' I. K. Istituto Veneto. Quest'atto di giustizia e qucst'onorc a 
me basta. L da questo sunto, e molto piu chiaramente dalla mia prima Mc- 
moria originalc , che si vede ch' io volli entrare nei penetrali della natura , 
senza lacerazione dcll'organismo, per la via della rottura delle antere, del- 
I'infondibolo, del pistillo, per coglierla neH'alto che dava opera alia feconda- 
zionc, che veniva jaculato il poUine fecondatore. Ho voluto verificare I' esi- 
stenza delle correnti elettriche sotto I'inlluenza la piu energica dell'esercizio 
della vita. Sia pure reazione delle materie pollinee sugli scandagli di platino: 



— i28 — 

siira soinprc una roaziono clic avvieno sol to I'cscrcizio doUa vila; o I'esalta- 
iiicnlo (lolla I'oa/iono I'lvclcra seiiipre I'osallanuMito deireseiri/.io vitalc o per 
iiitt'iisila (li forze, o jhm' copia di inatoi'ia, od ctcrogencita dclla mcdcsima. 
raloscrii scmprc clie roscroizio dclla vita si accompagna con movimenti nio- 
locolari, rd i inovimonti niolpcolai'i cnlla manif'estazione di cio cho diciamo 
clcllrico. K in (piosto consistp iin Ipi^amo cirosislc iVa rcleltricila o la fisio- 
logia, fra relettricila o roconomia dplla vita; rdcttiicita die accomjiagna la 
plasniazionp, lo sviliippo doH'organisnio, il dispondio aiitomatico c volontario 
di fbi'zc con dispondio di ololtricita, conic lio diniostrato lino dal 18i0 {Dul- 
Icliii (Ic r Acmlrmic liojiulc dc linixcllcs, Tom. VII. n.° <S) sperinieiUando so- 
pra gli animali a sangue caldo; ed insistcndo susscgucntcmente fine al 1852. 
Per cui nclla scduta del i Ottobi'C p.° p.° innanzi airAccadoniia dellc Seicnzc 
io poneva tine alle niie yiiovc cspciiciize snU'vlcttricila iiuimalc dicendo: « Lais- 
» sanl a la Chiniie oiganitpie le soin de s' occuper des piieiionienes , de 
» syntliese ou d'analysc qui peuvent sc produire dans 1' actc de la contra- 
)i ction niusculaire, nous nous borncrons a enoncer comme bien etablie au- 
)) jourd'liui, par nos noinbrcuses experiences, la proposition suivanle: 

« L' exhaustion de la force nervoso-musculaire correspond toujours ii unc 
» exhaustion de relectricitc , et reciproquement le retour des forces s' ac- 
» compagne d'line reproduction d' electricitc « [Complcs remhm , pag. 481 , 
Tom. XXXV. n." 14). 

Ma intorno a questo argomento della elettricita animale io verro a dire 
in altro niio scritto, allorche saro posscditore di mezzi migliori.. 



AsTRO.NOMiA. — Nuove ricerche sttl catore del sole e sulla stntllura della pe- 
iwmbm ncllc macchic solari. Nula Del P. Angelo Secciii. 7><^ 



M, 



Li permettera raccadcniia che le comunichi gli ultimi risultati ottenuti 
da me sul calorc solare ncl giorno 29 del pp. niarzo, il solo che siasi 
niosti'ato bello nolle vicinanze deH'Etjuinozio. Trascrivo qui appresso i numeri 
(juali li ho ottenuti nolle mic esperienze. l)a cssi risulta a colpo d' occhio 
che la curva delle intensila delle temperature e litornata qual' era 1' anno 
scorso in questa stagione , cioe col massirno sopra il centro , mentre come 
gia conosce 1' Accademia , in scttembre era sotto al centro , c nel mese di 



Sulle corde 


Estremila 






(a) 


(i) 


{c) 


id) 


\' Serie -4- 5. 8 


6.3 


6.2 


6.0 


■2' 5.6 


6.2 


5.8 


5.6 


3' 5.8 


6.5 


5.3 


5.2 




P.INF. 

L'n esaine continuato di lutto I'orlo solare non puo intraprendersi 



U 



— i29 — 

lu;j;lio ed agoslo era simmctrica sensibilnicntc o almono era inccrto da qual 

parte peiidessc. Sicclic pare che I'ipotesi di una piii elevata tempcratura al- /I ^ ^ 

l'o(jiiatoi'e solaro sia aliltastanza confi'niiat!i/)on saroi tornato su (jiicsto punto - ' 

se noil avcssi vodiito nel iascicolo dc'conti rcsi deir.Vccadi'niia di Francia 27 

Dicembre 1852 desiderate che si confermasse cio che io avea gia trovato 

csser vero nel scttembrc del mcdcsiiiio anno. Osservo poi che quanto ivi si 

dice che i due punti o])posli del disco che si csploi-ano sono siinmetrica- 

nienlc collocati nippoilo aH'cfjuatore solare cio ha bisogiio di ([ualche spic- 

jjazionc, non essendo vero altro die quando si csplorano i punti veramente 

estremi e g/onicliici del disco solaie. Ora i punti che si possono usare sono 

inolto intcrior^c la distanza angolare cliograiica dal ccnlro del disco non r~ 

puo superaie i 70, oiidc i due punti non dislcranno niai piu di liO tra di ^ 

loio e (juindi non saranno niai siminetricamcnte collocati rapporto all'Equa- 

tore solare altro che quando il circolo massimo di qucsto astro passa pel 

centro del disco appareiUe. Del resto Ic osscrvazioni del scttenibre , quelle 

del iiiarzo p. p. e inolle anchc di quelle del maizo dcU' anno scorso mo- 

strano che la parte dell' orlo che e piii vicina al polo nord e un poco piu 

calda deir altra. 

Qnadro delle ossenazioni del giorno 29 Marzo 1853. 

Punto zero dcH' islruinenlo a — 1°. 7 

Centro I ' Serie -+- 8. 5 . . . 2" -(- 8. 4 

^l^ del Diamelro sopra il centro. ..7.8 7. 9 

Orlo presso il polo superiore 5. 5 5. 8 

Vi Sotto il centro 7. 3 7. 4 

Orlo presso il polo inf. 4. 8 5. 1 



P.SUP. 



•..^v 



— 430 — 

l>orcho csige tioppo leinpo c bisogna contcntarsi di esplorarne poclii piiiili 
iicl minor tempo possibile. 

Le I'icerche sul calor solare , mi hanno condotto naturalmente a laic 
ipialchc atlonzione allc macdiio clic si prosentavaiio durante le tnie espe- 
rien/.e, non solo per esplorarne la teniperatura, cui ho trovato decisainente 
inleriore al resto , ma anche per esaminarne otticaniontc la loro struttura. 
Se non che dopo taiiti cclcbri astronomi che se ne sono oceupati, con assai 
poderosi sirumenti , c con successo molto mediocre in proporzionc della 
faticii e dollo studio fatto, vi era poco da spcrare che io con mezzi molto 
inferior! potcssi avere miglior fortuna. Ma nel decorso di queste osscrvazioni 
I'atte piu per curiosit;\ che per altro, venne annunziata la bella scoperta latta 
dal Sig. Dawes distinto astronomo inglese, iutorno ad un nuovo motodo da 
lui trovato per osservare il sole, usando il quale egii avea gia veduto diverse 
cose nuove, ed important!. Entrai quindi in isperanza di potere ancor io ot- 
tenere buoni risultati dal nostro strumcnto , 11 quale benche di forza infc- 
riore al suo, ha pero il vantaggio di cssere in un clima piu pure; e credo 
pi non essere slato deluso nclle mie speranze. Ecco in che consiste la mo- 
dilicazione introdotta dal Sig. Dawes nelle osservazioni solari. 

£ noto che per osservare il sole coi tclescopi, si usa porre avanti alia 
lente oculare un vetro colorito assai fosco per eslinguere la luce troppo viva 
deH'astro (*): ora usando tali vctii, detti ofTuscanti o clioscopii , coi grandi 
cannocchiali, appena c mai che cssi non scoppino pel gran calorc che con- 
ccpiscono, onde per cvitare cio 6 mestieri rcstringere I'apertura, e cosi pri- 
varsi di uno de'vantaggi pi'incipali dello strumcnto. II Sig. Dawes ha pensato 
di porre il diafrannna non avanli aH'obiettivo, ma avanti all'oeulare, e pre- 
cisamente nel foco comune delle lenti, ove dagli astronomi si sogliono met- 
tere i lili dc'micrometri. Questo diaframma consiste in una piasti'ina foiata 
con un piccolissimo i'oro da 0, 05 a 0, 001 di jjollice; la piastra egli 1' ha 
fodcrala d'avorio dalla parte rivolta al sole, onde pel suo candore riflettendo 
i raggi mono si riscaldi. 

A})plicando cosi il diaframma all'oeulare, oltre il vantaggio di poter go- 
ilere deirimmagine formata da tutto I'obiettivo, ve no c un'altro, cioe di rc- 
stringere assai il campo di vista del cannocchiale c togliere con cio dall'oc- 

(') 1 molli lavori del P. Scheiner siille macciiie solari si devono in gran parte ad un pozio di vetro 
lurchlno ciie egli possedeva, c die collocava davanli .ill'obiettivo. Seiiza ci6 le osservazioni non s» 
polevano fare cbe prcsso la sera, o a sole mezzo coperto da nubi, e aucUe col perioolo deila pof-- 
dila della vista, come in latli successe al Galileo. 



— 131 — 

diio dcll' ossenatore una gran inassa di luce che lo impcdisce dal ben di- 
stinguero irli oggptli dillicili. Qiiosto nictodo e usato anclic in altre osscrva- 
zioni; p. v. il I'. Devico a lino tli vcderc i dcbollssinii salcliiti di Saturno , 
tisava eoprire il pianeta con una laininctta nietallica. II piccolo appaiatino 
del Sig. Dawes ha dunquc un prcgio spccialc, c doveva sperarsene gran suc- 
cesso nelle osscrvazioni di (picsta specie {*). 

La nianieia die io ho Irovato piu scnii)iice per la costruziono di cpicsto 
(iiai'ianinia, e statu quella di fare una seric di piccoii fori di vario diametro 
in un cartoncino bianco, quale serve pei biglietti da visita, che essendo inolto 
liscio e copprto di biacca puo stare osposto per inolte ore ai r.iggi solar! 
concentrati nel foco deirobictlivo di Cauchoix di 6 poilici di apertura, scnza 
bruciarc , e nc anche riscaldarsi gran falto. A questo espedicnte del Sig. 
Dawes ho congiunto Tuso di un otfuscante spcciale composto di due prismi 
di crislallo uno azzurro e V altro bianco congiunti insienie , e fornianti un 
sol pczzo a facce parallele, che spingondosi piii o nieno avanti nclla sua in- 
cassatura, I'occhio animetle quella intensita di luce, che nieglio convienc alia 
distinzionc degli oggetti diflicili. (Juesto prisma e molto comodo ma non in- 
(lispensabile. Per coinpiere cpicsto ccnno sni niodo di osservare, diro che per 
la piccolezza del canipo a ciii cosi liducesi I'oculare, si richiede piu fatica 
nell'osservare cogli strumenti ordinari, ma che ccmodissime riescono tali ri- 
cerche coi montanti equatoriali. Prima di venire ora ai risultati ottenuti dalle 
niic osscrvazioni, ricordcro alcinii falli notissimi agli astronomi inlorno alia 
struttura delle inacchie solari. 

Quando si guarda una macchia solarc di qualche estensionc essa trovasi 
ordinariumenlc coniposta di due parti, I'una piii oscura, e sensibilmente nera, 
che diccsi nucleo , e I' altra di una intensita di luce intermedia Ira il nero 
del nucleo e il fondo risplcndentc del sole, che dicesi penombra. 

II nucleo e sempre separate dalla penombra per una linea decisa di con- 
fine, e la penombra pure e separata dal fondo luminoso (o come dicono fo- 
tosfera) da un limite deciso e assoluto , senza percettibile sfumatura. Rare 
volte apparisce la macchia senza la penombra. In generale poi il contorno 
della penombra segue quelle del nucleo. Questa circostanza del limite ta- 
gliente che separa le varie parti della macchia, e state sempre uno dei punti 
piii dillicili a spiegarsi, e contro cui siccome a scoglio sono venute a infran- 
gcrsi (piasi tutte le teorie proposte. 

(') V. Monthly noliccs of llie R. .\. S. .ipril. 7. 1832 Vol XII. pag. 167. 



— i32 — 

Fino dill scttombrc ddlo scorso anno io mi rivolsi a rioercarc so col 
imovo inctodo di ossorvarc il sole io avessi potato riconoscerc incglio la stiiit- 
tura dpllo macehic, c favorite in cio da una gran copia che si prcsentarono 
ill (|Uol tempo, riconoMti clio la disposi/.ione dolla materia solarc atlorno alle 
macehie, allora esistenli, era ben lontana daU'essere uiiil'ornie. La mollitu- 
dinc delle facolc fuori del limite dclla penondna , nia ad esso vicinissime , 
era grandissima, e molto piu copiosa che nellc altrc parti del disco; sicch^ 
polcva eoiieliidersi die la perdirba/ione neiratmosfera solarc che produceva 
le macehie propagavasi a grande distanza da esse. Qucste i'acole non crano 
visiliili allro che col piccolo diaframma. Le macehie pcro allora ossei'vate 
crano di (pielle in cui predoniinava una gran quantita di nuclei , caratterc 
quasi eonume di quelle che stantio per isvanire. 

Io stava intaiilo in aspelta/.ione di altre maeehie per vedere qualche al- 
tra novita, specialmente in quelle che erano formate di fresco, e che d'or- 
dinario sono piii o meno circolari. 

Sul finire dell'anno scorso, e al cominciar deH'attuale, fiirono allresi eo- 
piose le maeehie, e di varic specie, e alcunc di queste furono polute seguire 
per (juasi tutlo il tempo che rcstarono sull'emisfero a noi rivolto. Senza star 
qui a produrre i registri che conservansi all'osservatorio, ne a descrivere per 
minuto le singole osservazioni, il che non potrebbc farsi senza molti discgni, 
ridurro a pochi artlcoli i punti prineipali degni di considerazione. 

1.° La penombra delle macehie che veduta eon deboli ingrandimenti e 
al modo ordinario apparc di tinta uniforme, veduta col piccolo diafranuna, 
e con ingi'andimenti di 300 a 400 volte, appariscc scmpre di una struttura 
pifi o meno radiata. I raggi che la compongono sono curvilincl ed irregola- 
rissimi, ma tiilti eonvergenti al centro del nucleo. Essi lasciano tra di loro 
intervalli ueri lui'i o meno lai'ghi, e giustamenle possono paragouarsi ad una 
moititudine di minutissimc corrcnti , che scpai'ate una dall' altra sembrano 
eonlluire in un fondo comune (*). 

2.° Ciascun raggio, o coirente isolata considcrata da se, ha una intcnsita 
luminosa eguale a quclla della folosfera da cui si stacca. II eontorno del nu- 
eleo non e mai una linca eontinua: ma oltre il eontorno generale poligonale, 
(juale scorgesi coi deboli ingrandimenti, veggonsi i singoli lati del suo eontorno 



(■) Benclie qiipslc coricnli le diciamo niimuissimc hisogiia ptrij ricorJarci die lu'l sole I'arco 
ill tin ininiilo occiipa una estcnsione lineare di 27S00 nilglia romann, il che di quasi 40 uiiglia 
|icr secoiido: ora un tenuissimo filo di ragno soUende da 2 a 3" di arco, c le correuli lalora sono 
pill larglie di quesla ultima ujlensione. 



— 133 — 

tutti addentollati minutissimamentc; quesli quasi dontelli sono formati dalle 
testate dcile correiiti, e segiiendo il loio corso su i)cr la pcnoinbra fino al 
limitc supciiore, trovasi clic a ciascun di essi nel nuclco, d'ordiiiario ne coi- 
rispondc un altro, beiiche men deciso nel confine, tra la j)enoiid)ia c la fo- 
losfera. Alcuni di questi raggi piii larghi degli allri si stendono talora at- 
traverso il nucleo, e scmbrano divideilo in due o i)in paili. Queslo e il caso 
in cui i nuclei appariscono scnza penondna di sorte alcuna nei mediocri 
sti'unienti. 

3.° Ove piu concnli o raggi si incrociano ncUa penombra stcssa , ivi 
cresce la luce, c divienc cguale in intensita al rcsto del sole. 

4-.° Nello pcnonibrc niolto estese quali sono quelle die scguono come 
code i nuclei delle macchie che stanno per svanire, i raggi sono moltissinio 
irregolari, c si intrecciano in mille guise indescrivibili. Non saprei come me- 
glio darne una idea cbc paiagonandolc alio ondc marine come si dipingono 
dai pittori, che usano discgnarlc con una scric di linee serpcggianti clie cor- 
rono parallele per qualchc spazio, e poi tutte ad un tralto eonfondendosi in- 
siemo vengono a formare Tarricciatura del flutto. 

Qucsta struttuia radiata della ])cnoml)ra non e del tulto nuova, ne parla 
il celebre Signer lobn Uersciiel iieile sue osservazioni del Capo (°), soggiun- 
gcndo che tale apparenza e fiequentc nelle figure di Pastoroff, che molto si 
e occupato di tali ricerche. Pare pcro che gli astronomi e i fisici vi abbiano 
fatto j)oca attonzionc, e la considoiassero come un caso eccezionale, ne siano 
mai cntrali nei dettagii indicati qui sopra. Ne fa nieraviglia; perche essi sono 
didlcili a vedersi col modo di osscrvare tinora usato, tranne nel caso de'raggi 
piu marcati e giossi. Esigono anche uno stato di atmosfcra terrestre assai 
tranquilia, e certa pratica di osscrvare, che consiste specialmente in guardare 
Toggetto senza tensionc deH'occhio. Questa struttura della pcnond)ra e pero 
di sommo rilievo per arrivare un giorno a conoscere qualche cosa sulla na- 
tura della fotosfera solare. II fatto che i raggi formanti la penombra veg- 
gonsi spiccare dalla parte luminosa del sole, e scorrere verso il nucleo cun- 
setrando la stessa inlcnsiia huninosa della massa da cui si staccano , prova 
che la penombra non c formata di sostanza differente dal resto della fotosfera; 
ma che il minorc splendore che cssa ha, deriva principalmente dal trovarsi 
in essa misti spazi chiari od oscuri, e daH'csser ivi la materia incandesccnte 
divisa in varie correnli. Se con minori tclescopii , o anche coi grandi , ma 

(') Results of the observations of the Cape of GooJ Hope p. 432. 

56 



l,i I 



fruardando coirusato metodo in ciii roccliio rcsla abbacinato dalla luce del 
rosto (Id i'ain|)o, iioi vediaino la pcnombra di una linla uniforme; iN questo 
un I'enoinono simile a qucllo cbc accade guardando a distanza una incisione 
a bulino, nella quale i tratli neii e bianclii inisti insicnic formano una tinta 
o sfuniatura inteimedia. Ira il biaiieo della earta e il nero deiriiieliiostro. 

L nolo elic le grand i niaeebie al juincipio della loro apparizione sono 
d'oidinario picssoche circolaii. Spesso allora veggonsi come punti ncri o pori 
in cui la penondtra e appena dislinguibile. Questo poro si allarga di mano 
in mano, e api)arisee deeisaniente la jjenombra, c in questa fase e \n\i per- 
fctto ehe in ogni altra cpoca il parallelismo tra il eontorno del nucleo e 
(|uello della penoml)ra. (lol i)ieeolo diafVaninia possono vedersi le varie cor- 
renli staecatesi dalle parti elic sono le piu prominenti nel eontorno d(dla po- 
nonibra, avanzaisi bene avanli nel nucleo , o talora due di qucste da parti 
opposte congiungersi insieme, e separarlo in due. Ma quando la maccbia ba 
duiato cosi per qualcbe tempo, essa si guasta e cessa in gran parte il pa- 
rallelismo tra i due contorni: la penonibra e in generate piu rislretta verso 
(|uella parte , cbo dicesi prcccdcnte nel moto diurno , e piu allungata suUa 
seguenle. Nclla regione scgucnle soprattutto si manifestano que'gruppi di crc- 
spe, cbe tanto rassomigliano ai flutti di un mare burrascoso (*). Questi fatti 
provano cbe non si deve attiibuire la penombra ad una scconda atmosfera 
inferiore alia fotosfera, cbe divenga a noi visibile quando questa si squarcia, 
come proponeva W. Herscbel (**). 

Nella maccbia osservata agli ultimi di deccmbrc dell' anno scorso e ai 
primi di gennaio del correntc, fui mollo sorpreso da una apparenza per me 
allora nuova, ma cbe poseia bo veduto piii volte riprodotta nelle belle figure 
date da Herscbel ncU'opera precitata. Veduta in confuso quella gran maccbia 
pareva avere tre o quattro nuclei, ma meglio analizzata col piccolo diafram- 
ma essa appariva avere in realta un solo nucleo principale , ma questo at- 
traversato come da una gran corrente cbe lo divideva in due : oltre questa 
vi era un'altro come gran nastro di fuoco cbe a guisa di cercbio quasi com- 
pleto si stendcva sopra una parte del nucleo e attraverso la corrente pre- 
cedente: pareva appunto di vedere uno de'grandi crateri lunari in cui fosse 
iUuminata poco piu cbe la meta della corona di montagne cbe ne formano 

(") V. le figure dcll'opera di Ilerscbell sopra citala; esse contengono varii casi tli queste mac- 
chie. Di I^ pub concluJersi che in mezzo a tante irregolarit^, pure vi sono molte leggi cbe non 
tarderanno gran fatto ad essere riconosciule. 
(") V. Outlines of Astronomy n. 389. 



— i.].-) — 

il ciglio. Tale apparonza duro poco pii'i <li 2 ore. Do[io di <he {jruastossi la 
regolarita della forma, e nc'giorni scguenti la inacchia perdelte ogiii caiat- 
tere di regolarita. 

Confcsso ehe al prime vodorc quesla oorrentc di fuoco attravcrsata dal- 
Taltra come da uii aico, fui forlemcnto indotto a diibilaie se esse erano re- 
almente ncl medesimo piano: pcro rapparcnza del lilievo che si ha sugli og- 
getli vediiti coi cannocchiali, 6 troppo spesso illusoria per potere sommini- 
strarc fondamcnto di realla alcuiia (*) ; cio non ostantc io credo cosa im- 
portante clic si ccrclii di comprovarc con I'aiuto dc'principii di prospeltiva, 
se mai le apparenzc di archi siano tali da far credere che Ic varie coneuti 
non siano nel medesimo piano. Se la materia della fotosfera 6 gassosa come 
crede provato il Signor Arago colic sue ingcgnose sperienzo, nulla e piii fa- 
cile ad intcndersi; ma se non lo c, allora riuscircbbe piu dillicile. 

Quanlunque 1' astronomo debba occuparsi a preferenza di descriverc i 
fatti, anzicbc di cercare le teoric, puie in questo caso e assai dilTicile disgiun- 
gere gli uni dall'altra, c dopo aver richiamato alia attcnzione dc'fisici i fatti 
che se non sono al ditto niiovi, non erano pero stati mai contemplati sotto 
il loro vero punto di vista, mi sia permcsso di richiamare altresi alia vita 
una opinione proposta molti anni sono dallaslronomo Wilson, per ispicgare 
la pcnombra delle macchie solari , ma crcduta da alcuni impossibile a so- 
stenersi. 

Questo astronomo in una memoria inserita nel tonio LXIV parte I delle 
Transaz. filosoliche per I'anno 1774, prova ad cvidenza che le macchie so- 
lari sono cavild nclla supcrjicic aolare. A questo fat to, che e imi)ossibile con- 
traddire ogli soggiungc; che niolto pi'obabilmcnte la peuonibra non consiste 
in altro , che nelle parcti inclinato di queste cavita , e che cssa e formata 
dalla materia stessa dcll'lnviluppo luminoso che scorre a riempirc il voto foi'- 
matosi in esso dalla causa che vi produsse la macchia. Egli porta a (piesto 
proposito il fatto osservato, che il contorno della pcnombra segue bcnsi (juello 
del nucleo, ma in modo che i suoi angoli sono molto piu rotondati che non 



(') Come esempi Ji quesle illusioni citeretno II fatto delle leltere che scolpitc cJ liicavale In 
un irarmo vcdulo col cannoccliiale astroiiomico spesso apparlscono rilcvale; e I'altro fenomeno piii 
comunt: aiicora, e clie non pu6 corregersi colla riflessione della meote in modo alcuno, cioi die 
le prospeltive degli ojjgctti terrcstri Tediitl nel cannoccliiale, che pure raddrizza, appaiono rove- 
sciate; cioi che la parte piii vicina all'osservalore di due linee parallcle pare plil strelta, c la pii 
lontana piii largn, mentre ad occhio nudo e secondo le leggi di prospeltiva dovrcbbe essere il con- 
trario. Questo fenomeno 4 poco conosciuto dai fisici, e non so che ne sia slata data spiegazione 
ale una. 



— 436 — 

quelli del nucloo stesso: chc anzi una volta avondo osscrvalo un nucico spc/- 
zarsi in due, il conforno dclla pononibra non si chiuso facendo un angolo il 
cui vei'ticc fosse rivollo a! nucleo, ma invcee si confornio in niodo, die csso 
rivolgeva a questo la sua ai)ei'tiua, ({uasi indicar volesse, chc la materia lu- 
ininusa per correrc a rienipirc il nucico si era avvallata laleraltncntc, ed al- 
largata la pcnonibra in quclla dirc/.ionc. Altrc. prove dclla sua ipotcsi possono 
vedcrsi nclla sua nicinoria chc nicritcrcbbc csser tutla qui riprodotta. Ma con- 
tro questa ingegnosa ipotesi militava scnii)rc una forte obiezione: come niai 
la sola inclina/.ionc dc'fiinichi dclla cavitii potcssc pi'odurrc una diniinuzionc 
cosi grandc di luce , clic sccondo i risultamcnti fotomctrici di llcrscbcll c 
circa della mcta ? Non appariva possibile chc una scmplicc diffcrcnzH di li- 
vcllo nelle parti della fotosfcra potcsscro produrre tale cffetto. L'obiczione e 
forte, ed cgli stesso sc la propone, ma non ne da valcvole soluzioiic. La for/.a 
de'suoi strumcnti era incapacc di mostrargli la vera strutlura della pcnom- 
bra. Egli la supponcva di una strutlura uniforme, c noi abbiamo vcduto chc 
essa non c tale: ove e pcnonibra ivi c discontinuita , e il nucleo nero visi- 
hilc scnza inlcrruzioni ncl ccnlro della macchia , c pure visibile tra gli in- 
terstizi lasciati dalle corrcnti di materia luniinosa che scorrono a riempirne 
la cavita , e la mescolanza di questi tratti chiari ed oscuri produce la pe- 
nondjra. Questo c puro fatto , cosi pare a me chc resti tolta di mezzo la 
grande obiezione fiilta alia tcoria di Wilson. Oltrc di cio possiamo aggiun- 
giungere che se pure alcuni di tali raggi scmbrasscro talora mcno luminosi 
della fotosfera cio polrebbe nascere da piii cause l.°perche essi potrebbero 
esserc composti di altri fdamenti minutissimi a noi indiscernibili. 2.° Pcrcho 
trovandosi in essi ]m\ assottigliata la materia luminosa, se essa ha qualchc 
grado di trasparen/.a puo lasciarc vedere attraverso di se il nucleo oscuro. 
3.° Perche cssendo le macchie cavita, esse trovansi sottopostc ad uno strato 
di atmosfcra solare piu profondo, che per la sua densila puo molto indcbo- 
lirc la loro luce, c infatti sappiamo quanto questa sia assorbcntc. 

L'aspctto di correnti che abbiamo vcduto assumersi dalla materia della 
fotosfera potrcbbe fare sospeltare ad alcuno, che essa debba cssere liquida, 
anzichc gassosa ed elastica , come sembi'ano indicarla Ic precitatc spcrienze 
del signor Arago. Quantunquc nulla possiamo dccidcrc sulla natura della fo- 
tosfera , pure farcmo osscrvare chc il fluiie dclla materia luminosa a modo 
di torrenti verso il centro de'nuclei non induce neccssaria conscguenza, che 
la materia sia liquida, e chc il suo scorrcrc si faccia alia guisa dclle lave 
de'nostri vulcani strisciando sul suolo, nc c neccssario ammetterc, che le ir- 



— 437 — 

regolarilii (lc'iiu(;lci al cliiuclcisi dcllc maccliie , nascano solamentc dalle ir- 
rcgolaiila dclla superficic solare, l)eneh6 queslc vi possano contribuire. In- 
falli nella nostra alinosfrra modcsima noi vediaiiio spesso h nnh\ correre da 
varic parti dell' orizzontc , c chiudeic il cielo ; anche dalle ciine dellc alte 
inontagne vcggonsi le ncbbic avanzarsi tra i fianchi dellc sottopostc vallate, 
e co[irire i bassi fondi lasciando libere Ic cime, sicche ammettendo anchc un 
avallamenlo iiclla materia solare, e qucsta soorreiite a niodo di rivi, non c 
incstieri supporla li(|uida, e al contalto del imeleo solido, ma basta chc essa 
sia come una dcnsa ncbbia, appunto come la supponeva Wilson. La prepon- 
deiantc azione della gravita ehe ivi e ben 27.9 volte piu forte ehe alia su- 
perficic della terra piio dctcrniiiiaie la discesa di qucsta materia benclie 
gassosa con grande rapidita, come la gravita produce anchc qui in terra Tab- 
bassamento dellc nubi. Chc la materia luminosa nuoti come in un'altra atmo- 
sfera trasparentc, non pare potersi mcttere in dubbio in modo alcuno, c noi 
parlando del ealor solare in altri aiticoli ne abbiamo portate non mediocri 
l>rove, onde la teoria di Wilson non devc credersi in opposizione colla opi- 
nione piu riccvula, chc la folosfcra solare sia gassosa. Ma se le macchie sono 
cavita, e la fotosfera tendc a livellarsi sopra di esse , quanta sara la spes- 
sezza di questo strato medesimo a cui dobbiamo la luce? Qucsta cpiestione 
c stata toccata dal Wilson, il ijuale ncllc sue osservazioni trovo la profon- 
ditii dolla macchia di circa un semidiametro terrestre. Questa non sarebbe 
gi-an cosa relativamcntc al diametro del sole; ma troppo scarse sono su di 
eio le nostrc cognizioni: ad ogni modo pero bcnchc non niolto elevata, essa 
deve csscrc dcnsissima, perclie ubbidisce assai prontamente alia gravita so- 
lare, e perche assai dcnsa c quell' atmosfera trasparente in cui nuota, della 
(pialc abbiamo gia dctto, ehe probabilmente lo strato infimo spandcndosi nel- 
rinterno dclla cavita , puo colla sua spessezza assorbire scniprc piii luce, e 
far comparire anchc piu oscure le parti depiesse dclla fotosfera , e al con- 
trario k probabilc ehe le facole , cui e fuori di dubbio cssere prominenze , 
non per altro appariscono piu chiare del resto , se non perche si estollono 
alcun poco al di sopra degli strati piii densi deiratmosfcra medesima. 

Qui tcrmina (juanto possiamo dire eon qualche prohabilila di non cr- 
rare in materia cosi dllficile : le osservazioni ehe abbiamo recato in mezzo 
sulla strullura della pcnonibia ci pare ehe rimuovano la principale diflieolta 
opposta alia teoria di Wilson, se questo sia in cffetto noi lo lasciamo al giu- 
dizio de' lettori, e paghi di avere acccnnalo il fatto e rilcvatanc la inipor- 
tanza, ci contenteremo di avere apcrto un nuovo campo di ricerche. 



— 438 — 

Rrstcrcbbc un sol punto a dilucidarsi, ed i; per qual cagionc la materia 
(lellu Ibtosfera assmua I'aspotto eosi illainenloso e a modo di correnle, c per- 
vhv al prinio apparire Ic maechie sieiio oidinariainente senza pononibra , o 
anzi preceduto da faeolc. Ma una soddisfaccnle spiegazione di cio non puo 
darsi evidentemente senza conoscere la natura dclla Ibtosfera, dal elie sianio 
ben lontani. Forse lipotesi di Wilson stesso e la piu ragioncvole, die eioe 
gli squarciamenti nclla fotosfera siano prodotti da emzioni gassose uscenti 
con inipeto dall'interno del globo solaie, col chc bene si spiegherebbero le 
proniincnze o I'acolc cbe prccedono le maccbie , come })ui'o la cii'costanza , 
die il foi'o da principio c senza slabramento o pcnombra, pcrcbe la veemen- 
za de'gas lanciati impedisce Tafflusso della materia, cessato il quale la ma- 
teria fluida della fotosfera prende il suo corso a riempire il vuoto prodotto. 
Forse eosi potrebbe spiegarsi la rclazione da taluni supposta tra le piotube- 
ranze rossastre visibili in tempo di ecclissi e Ic maccbie. Ma basti fm qui 
di queste congetture che poco far possono di giovamento alia vera scienza. 



AsTRONo.Mi.v. — Siiir ancUo di Salurno. Nola 

Del p. a. Secciii D. C. di G. C^J 



A, 



Lbbiamo altrove in questi atti dato notizia della singolare scoperta fatta 
recentemente di un terzo anello di Saturno concentrico agli altri due, ma da essi 
divci'so, perche e notabiliiientc piu oscuro, e i-illette pocbissima luce. II sig. 
Lasscl ba dimostrato coi suoi forti telcscopi cio cbe noi avevamo sospettato, 
cioe che esse e trasparentc (*) : cgli infatti ha potuto vedere attravcrso a 
questo anello gli orli del disco del piancta. Inoltie noi avevamo avvcrtito un 
fenomeno singolare (**), cioe cbe dalle due parti I'anello non pareva avere 
la medesima tinta, ma che da una appariva rossastro, e dall'altra turcbinic- 
cio: tutte le cautele si crano prese per riconoscere se questo derivare po- 
teva da difetto di acromatismo ncl nostro strumento, ma restammo convinti 
che era realmcnte proprio del pianeta , e non illusione. Ora il sig. Lasscl 
ba trovato la stessa cosa senza sapere nulla della nostra scoperta (***): egli 

(*) V. Memorie dell' Osservalorio del C. R. anno 1850 p. 33. 

("') V. Memorie ec. anno 1851. p. 36. 

(•") Monthly. Notices of the R. A. S. Vol. Xlll. p. 147. 



— 439 — 

spera clic qiicsto fcnoiiicno possa scrvire alia dcterminazione dclla rotazione 
(Icirancllo ([iiando sia iuej;Iio sliidialo. 

Ma una cosa anclie pii'i impoilantc e stala trovata dal sig. Oltoiic Struve 
llglio del celcbio diicttore dcirOsscrvatorio di Pulkowa, clic moslrcrcbbo tro- 
vaisi quel sisteina in uno stato di crisi tultavia pcmiancnlc (*). Parajjo- 
iiaiido cgli Ic niisiuc di Salurno prose da Ugenio, c le figure dcgli altii an- 
liciii, t'on i risullanicnli dellc modcrnc osservazionc, vi ha trovato una con- 
siderabile dilfeien/a in cio, che la laigliezza deiranelio, Li quale da essi di- 
ccsi cgualc, alquanto minore dello spazio oscuro che sepam il pianeta dal- 
i'aneiio nicdosinio, ora trovasi in tulle altrc proporzioni , cioe la larghezza 
deiranelio 6 niolto maggioic che lo spazio oscuro Ira il pianola e I'anello. 
Consegucnza imniediala di qucsta cuiiosa diffcronza si e che Taneilo dove es- 
sci'si dilatalo considerabihnenlc, sia verso il pianeta, sia aU'esterno daiia parte 
opi)Osla. Diverse ragioni pern indieano che il diamolro osteriore dell'anello e 
rimasto costanlc, e che lulta la variazione e una diiatazione del medesiino 
dalla parte interna. Inlatli il rapporto del diametro del pianola a quello dei- 
ranelio esterno rimane ora lo stesso quale e date dagli anlichi, mentre dif- 
ferisce assai il diametro deirancllo interiore, che ora e considerabilmente piu 
piccolo. 

Siccome in qucste materic e sempre bene nioltiplicare le autorita, ho 
voluto vedere se Ira gli antichi astronomi italiani e colebri costruttori di lenti 
(juali furono il Canipani e il Divini, che furono anclie bravi osservatori, po- 
tessi Irovare una conCcrina di (piollo ciic dice il sig. Struve , c sono stato 
assat fortunato di rinvenire una figura di Saturno data dal Campani nel 1664 
in una operetta intilolata: RatjijuarfUo di due nuove osservazioni, una celeste in 
ordinc aUa slcUa di Snlunw, c Icrrcslrc I'allra in ordine aijli strumenli mcde- 
simi co'quali si c fulla runa c rallra osscrvazione, dalo al scrcnissinw principe 
Mania di Toscana da Giuseppe Campani da s. Felice delVVmbria di Spolelo. 
In Roma per Fabio del Falco 1664. La figura pare disegnata sul principiare 
del 1664 : cssa non e fatta con misurc micrometriche , ma attestando esso 
che un suo aniico di profcssione pitlore gliene discgno una simile, possiamo 
stare sicuri che le proporzioni sono esatte. Di cio se ne ha una pruova an- 
che in cio che il rapporto tra il diametro del pianeta e dell' anello trovasi 
eguale a quello dalo dalle misurc di Ugenio o di Struve: cosi assumendo pel 



(*) Sur Irs iliiiien»ioDes Ues Anncaux de Saturnu par Olio Struve. .Mem. Acad. S. PetersbourQ. 
IV. Scrie. T. V. 1852. 



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(liainelro del piaiiela 17". 8 si trova pel diainctro doiraiicllo eslerno 31)".G7 
die appona differiscc da 40".0 clic e la niisura dedotta da Sliuve. Assicii- 
rato cosi chc la figura era fatta nclle del)ite proporzioni, sono restate anch'io 
coiivinto esservi una nolabile diversita tra cssa c ra[)paren/,a attuale di Sa- 
turno: rancllo neila lig. di l".aiiij)ani e largo un tanlino ineno chc lo spazio 
oseuro clie separa il pianeta. 

Uiferiro qui la lavola delle dimensioni antiehc o nioderno di questc due 
parti, estiaeiidola dalla inemoria del signor Struve, c insercndovi qucUa di 
Cainpani: 

^ , • ,' lurnh." deUo lavqhezza 

' sjKizio oseuro (tell (iiicllo 



6".5 


4".6 


6. 6 


5,4 


6. 


5. 1 


5. 4 


5. 7 


5. 12 


5. 98 


4. 36 


6. 74 


4. 04 


7. 06 


3. 67 


7. 43 



Huyghens 1657 

Canipaiii 1664 

Huyghens e Cassini. . 1695 

Bradley 1719 

Herschcl 1799 

W. Struve .... 1826 

Encke e Galle . . . 1838 

0. Struve 1851 

Da questa tavola conclude il sig. Struve 1.° che le variazioni sono niaggiori 
di quanto possa attribuirsi agli errori di osservazioni o alia influenza degli 
strunienti, che ora sono ccrtamcnte niigliori; 2.° chc questa variazione pro- 
grediscc col tempo, e ne deduce la formula seguenle 

larghezza dell'anello = 5". 134 

— 0.0130 (/. — 1760). 

Parrebbc pero chc in questi ultimi anni la dilatazione dciranello sia ita pro- 
gredendo piu rapidamentc che dianzi, onde foi-se da qui a non molti secoli 
Taiiello potrebbo giiingcre a toccare il pianeta , onde sono bene lontani dal 
vcro (pielli ehe considcrano questo sistema come sc fosse in e<]uilibrio. 

I'n'altra prova della dilatazione dciranello si ha dalle osservazioni di Cas- 
sini e di Maraldi. Essi infaiti dicono che la divisione oscura che separa I'a- 
nello in due, e ncl mezzo dell'anello: ma adesso la linea di divisione e bene 
al di lii del mezzo, e I'anello interno ha una lunghezza in circa doppia del- 
Testcrno, onde anche questo prova un allargamento dell'anello interiore. Di 



piu Ic ti{^uie antielie ci danno raiicllo che nella massinia apcrtuia appena 
tocca il piancta col Iciiiljo intcrno, inentre ora no topic una parte consicle- 
labilc: tutte qucstc ragioni c folti, danno a vcdere chc rcahncnlo va