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Full text of "Atti della R. Accademia delle scienze di Torino"

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ATTI 



REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE 

DI TORINO 



PUBBLICATI 



mU ACCADEHICI SEGHETARI DELLE DUE CLASSI 



VOLUME OINQUANTACINQUEISIMO 
1910-1030 



TOKINO 
Libreria FRATELLI BOCCA 

via Carlo jUberto. 3. 



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Torino — Stubilimonto Tipografico Viaomo Boia 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



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PRESIDENTI 



REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE DI TORINO 

dalla sua fondazione 



1783, 25 tiglio 



1788, 30 nofeBlm 
1801, 24 flunis 
(4pioroflem. IX) 

1801, 15 tebbnio 



1804, 25 refabnie 
(5 ventoso a. XII) 

1815. 25 Mveabre 

1837. 26 . 
1838, 18 , 
185t, 16 
1864, 1" 



PRESIDENTI PERPETUI (•) 

Saloz»» di Moneaiglio (conte Giuseppe Anf^elo). 
Ofiii le ditnÌ8BÌ0QÌ dalla carica e fareno accet- 
tate (7 settembre 1788) cooferendogli il titolo di 
Praiidentf emerito. 

Ls Grange Tonmier (Giuseppe Luigi), Onorario. 
Morozzo di Bianzé (cont« Carlo Lodovico). 
Salozzo (cìttad. Angelo Giuseppe) ex-conte di 
Monesiglio. 

Col Begolamento del 26 piovoso anno IX (15 febbr. 1801) 
essendoti stabilito cbe l'AcciDsuTt NtziosALii rìnno- 
vatn col Deereto della CoinmùetoHe esecutiva del 
PtemomU del 22 nevosa anno IX (IT i^eiinaio I80I) 
non areue piii cbe due presideuti di clasne, cesea- 
roDO queste funEÌoni del Sali;iio. 

Bonaparte (Napoleone) primo console della Re- 
pubblica Francese, Onorario. 
Ballm di Tinadio (conte Prospero). 
LaMaris di Tentlmlglla (marchese Agostino). 
Salozzo di Monesiglio (conte Alessandro). 
Plana (barone Giovanni). 
Selopig di Salenuio (conte Federigo). 



(*) Dal rotarne // primo secolo dtUa B. Accademia delle Seienxe di Torin*.^ 
Notiate itoriehe e bibliograficlte {1783-1883). Torino, 1888, pag. 141. v- 



DrB,t,zed.yGOOg[e 



ELEZIONE 


1879, 9 marzo 


1882, 12 rcbbnlt 


1883, imm» 


1885, 12 apriki 


1888, 8 . 


1889,28 . 


1891, 2i maggio 


189Ì, 2Ì (lagno 


1895, 13 gonmiio 


1898, 9 . 


1901, 13 , 


1902, U «ctmbR 


190i, 21 ftbbnio 


1907, 17 mano 


1910, 2i aprilo 


1913, 18 maggio 


1916, 28 . 


1918, 3 felAraio 


1919, 7 aprile 



PRESIDENTI TRIENNALI *•' 

Ricotti (Ercole). 
Ricotti (Ercole) rieletto. 

Fal)retti (Àriodante). 

Genocclii (Angelo). 
Genocclii (Angelo) rieletto. 

Lessona (Michele) termina il 2" triennio iniziato 

dal Genocchi. 
Lesiona (Michele). 
Lessona (Michele) rieletto, f 20 luglio 1891. 

Carle (Giuseppe). 

Carle (Giuseppe) rieletto. 

Cossa (Alfonso) f 23 ottobre 1902. 

D'Oridio (Enrico) termina il triennio iniziato 

dal CossA. 
D'Ovidio (Enrico). 
D'Ovidio (Enrico) rieletto. 

Boselli (Paolo). 
Boselli (Paolo) rieletto. 

Canterano (Lorenzo) t 22 novembre 1917. 

Naccari (Andrea) continua il triennio iniziato 

dal Cambrano. 
Naccari (Andrea). 



(*) A. norma dell'art. 3 dello Statuto della Beale Accademia delle Sciente 
di Torino, approvato con R. Decreto 2 febbraio 1882, il Presidente dora 
in carica un triennio e pub essere rieletto per un altro triennio. 



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ELENCO 

ACCADEMICI RESIDENTI, NAZIONALI NON RESIDENTI 
STRANIERI E CORRISPONDENTI 

AL 31 Dicembre 1919 



- Negli elenchi degli Aecademiei la prima data è quella dell'elezione, 
la seconda quella del B. Deerrlo che approva l'elezione. 



Presidente 

HftMsrl (Andrea), Dottore in Matematica. Professore emerito ài Finca ape- 
rimentate nella B. Univeriità di Torino, uno dei XL della Società Ita- 
liana delle ScìanES, Socio Nazionale della R. Accademia dei Lincei, Socio 
corrispondente del R. latitato Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, del- 
l'Accademia Qtoenia di Scienze naturali di Catania e dell'Accademia 
Pontaniana, Comm. # e ^. — Torino, Via Sant'Aneelmo, 6. ■ 

Eletto alla carica il 27 aprile 1919 per il trìeonio dal 20 aprile 1919 
al 19 aprile 1922. 



VlCB-pRESIDENTE 

RafflaI (Fr&iicesco\ Senatore del R^no, Dottore in Oi uri apro denia. Membro 
corrispondente del Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, Fro- 
fsHOre ordinario di diritto ecctegiaetico nella R. Univ. di Torino, 
Grand' Off- • e ^. — Torino, Via Principe Amedeo, 22, 

Eletto alla carica il 27 aprile 1919 per il triennio dal 20 aprile 1919 
al 19 aonlo 1922. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



Tesoriere 

Frftto (QiuBeppe), Dottore in Giuriipradenza, Professore ordinario di Eco- 
nomìa politica e Scienza delle finanze nel R. Istituto superiore di Studi 
commerciali diTorino.Profasaore incaricato di Diritto industriale e Libero 
docente dì economia politica nella R. Università di Torino, Membro 
effettivo della R. Deputazione sovra ^'i stadi di Storia patria per le 
Antiche Provincie e la Lombardia. Socio ordinario della R. Accademia 
di Agricoltura di Torino, Socio corrispondente della R. Accademia 
Economico- Agrari a dei GeorgoRli in Firenze e della Socidté d'economie 
politique di Parigi, *"■ . — Via Bertola, 37. 

Eletto alla carica il 7 dicembre 1919 par il triennio dal 1* luglio 1919 
al 80 giugno 1922. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSI! Ili mm FISICHfi. lllTeilATIW E NATIJRALI 



Direttore 



D'OtUÌ» (Enrico), Senatore del ReRno, Dottore in HAtematica, Professore 
emerito di Algebra e Geometria analitica nella R, Università di Torino, 
Direttore del R. Politecnico dì Torino, Uno dei XL della Società Italiana 
delle Science, Socio naiionale della R. Accademia dei Lincei, Socio ordi- 
nario non residente della R. Aècademia delle Scienze di Napoli, Cor- 
rispondente del Reale Istituto Lombardo di Sciense e Lettere e del- 
l'Ateneo di Brescia, onorario della R. Accademia di Scienze, Lettere ed 
Arti di Modena e della Società matematica di Praga, Socio dell'Acca- 
demia Pontaniana di Napoli e della Società matematica di Parigi, 
Comm. #, e Or. Uff. 0m. — Torino, Via Sebastiano Valfri, li. 

Rieletto alla carica l'il manto 1917 per il triennio dal 9 febbraio 1917 
Hll'8 febbraio 1920. 

Segretario 

Far««a (Nob. Carlo Fabrizio), Dottore in Scienze nnturoli, Professore di 
Geoloftia e Direttore del Museo di Qeologia e di Paleontologìa della 
R. Università di Torino e Preside della Facoltà di Scienze, Socio na- 
nODOle della R. Accademia dei Lincei, Socio reeidente della R. Acca- 
demia di Agricoltura dì Torino, Socio corrispondente del Reale latituto 
Lombardo di Scienze e Lettere, del R. Istituto Veneto dì Scienze, 
Lettere ed Arti, della R. Accademia delle Scienze dì Napoli, della 
B. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena, dell'Ateneo di 
Brescia, dell'Accademia degli Agiati in Rovereto e dell'Accademia di 
Verona, Membro del R. Comitato Geologico, ecc.. Comm. t, ^B, — 
Totìmo, PalaMto Carignano. 

Rieletto alla corica il 14 dicembre 1919 per il triennio dal 16 no- 
vembre 1919 al 15 novembre 1922. 



zed.yG00g[e 



ACCADEMICI RESIDENTI 



SalradArl (Conte Tommaso), Dottore in Medicina e Chirurgia, Vi cb- Di rettore- 
dei Museo Zoologico della R. UniverBÌtà di Torino, Socio della E. Acca- 
demia di Agrìcoltara di Torino, della Società Italiana di Scienie naturali, 
• dell'Accademia Oioenia di Catania, Membro della Società Zoologica di 
Londra, dell'Accademia delle Scienze di Nuova York, della Società dei 
Naturalisti in Modena, della Società Reale delle Scienze di Liegi, delta 
Reale Società delle Scienze naturali delle Indie Neerlandesi e del 
R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Membro effettivo della 
Società Imperiale dei Naturalisti di Mosca, Socio straniero della 
Britùh Orniihologieal Union, Socio «traniero onorario del Nvttall Omi- 
thotogieai Club, Socio straniero d%\V American Omithologi»W Union, e 
Membro onorario della Società Ornitologica di Vienna, Membro ordi- 
nario della Società Ornitologica tedesca, Comm. Wt, Cav. dell'O. di S. Gia- 
como del merito scientiBco, letterario ed artistico (Portogftllo). — Torino^ 
Via iV>«cipe Tommaso, 17, 

29 gennaio 1871 - 9 febbraio 1871. — Pensionato 21 mano 1878. 
D'OtMIo (Enrico), predetto. 

29 dicembre 1878 - 16 gennaio 1879. — Pensionato 28 novembre 1889. 
HAceari (Andrea), predetto. 

5 dicembre 1880 - 23 dicembre 1880. — Pensionato 8 giugno 1893. 
Segre (Corrado), Dottore in Matematica, Professore di Geometria superiore 
nella R. Università di Torino, Socio nazionale della R. Accademia dei 
Lincei e della Società Italiana delle Scienze (detta dei XL), Membro 
onorario della Società FilosoSca di Cambridge e delle Società Mate- 
matiche di Londra e di Calcutta, Socio straniero dell'Accademia delle 
Scienze del Belgio e di quella di Danimarca , Socio corrispondente 
della Società Fisico-Medica di Grlangen, dell'Accademia delle Science 
dì Bologna, del Reale Istituto Lombardo dì Science e Lettere e del R. Isti- 
tuto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Socio onorario dell'Accademia 
di Scienze, Lettere ed Arti di Modena, * e Comm. «i. — TorinOy 
, Corso Vittorio EmaHuele, 85. 

10 febbraio 1889 - 21 febbraio 1889, — Pensionato 8 ottobre 1898. 
Peano (Giuseppe), Dottore in Matematica. Professore di Calcolo infinitesi- 
male nella R. Università di Torino, Socio della Sodedad Cientifiea del 
Messico, della Società matematica di Easan, della Società filosofica di 
Ginevra, corrispondente della R. Accademia dei Lincei, • e a». — 
Torino, Via Barharoux, i. 

25 gennaio 1891 - 5 febbraio 1891. — Pensionato 22 giugno 1899. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



IX 

JftdsBia (Nicodemo), Dottore in Matematica, PiofeEsore ordinario di Geodesia 
teoretica nella R. Università di Torino e di Geometria pratica nel R. Po- 
litaoDÌco, Socio dell'Accademia Pontaniana di Napoli, deirAcoademia 
DafnicA di Acireale e della Società degl'Ingegneri Civili di Lìibona, 
Membro effettivo della R. Commisaione Geodetica italiana, Comm. ^. 
^ Torino. Via Madama Cristina, 11. 
3 febbraio 1895 - 17 febbraio 1895. — Pensionato 17 ottobre 1902. 

F»i|Pio\ Senatore del Regno, Dottore in Medicina e Cbirargia, ProJessore 
ordinario di Anatomia Patologica nella R. Cni^rsità di Torino, Socio na- 
zionale della R. Accademia dei Lincei, uno dei XL della Società Italiana 
delle Scienze, Socio corrispondente del Reale Istituto Lombardo di Scienze 
e Lettere e del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Presidente 
della Giunta di Vigilanza dell'Istitotu di Magistero per l'educaiione 
fisica, Membro dell'Opera Nazionale per gl'invalidi della guerra in 
Roma, ecc., ecc., Comm. # ^. — Torino, Corso Valentino, 40. 
3 febbraio 1895 - 17 febbraio 1895. — Pensionato 9 novembre 1902 

tinldl (Camillo), Ingegnere, Professore ordinario di Statica grafica e Scienza 
delle coatruzioni e Direttore dell'annesso Laboratorio sperimentale dei 
materiali da costruzione nel R. Politecnico in Torino, Corrispondente 
della Reale Accademia dei Lincei, Off. #, Comm. ^. — Torino, Corso 
ValenliHO. 7. 
31 maggio 1B96 - 11 giugno 1896. — Pensionato 11 giugno 1903. 

ParoDa (Nob. Carlo Fabriiio), predetto. 

15 gennaio 1899 - 22 gennaio 1899. — Pensionato 21 gennaio 1909. 

Mattlr»lo (Oreste), Dottore in Medicina, Chirurgia e Scienze naturali, 
Professore ordinario di Botanica e Direttore dell'Istituto botanico della 
R. Università di Torino, Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei, 
Uno dei XL della Società italiana delle Scienze, Socio della B. Acca- 
demia di 'Medicina, Presidente della R. Accademia di Agricoltura di 
Torino e della Società botanica italiana. Socio corrispondente del 
Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, dell'Accademia delle Scienze 
del R. Istituto di Bologna, della R. Accademia di Scienze, Lettere ed 
Arti di Modena, della Società di Scienze naturali di Mosca, della fioynl 
Bolanical Society di Edinburgh, della Società Veneto-Trentina, della 
Società Antonio Alzate di Mexico, ecc., Comm. et, Offioier du inMt 
agricole. — Torino, Orto Botanico della B, Uniaersilà (al Valentino). 
10 marzo 1901 - 16 marzo 1901. — Pensionato 15 dicembre 1910. 

OrMSf (Guido), Professore ordinario di Elettrotecnica e Direttore della 
tcaola Galileo Ferraris nel R. Politecnico di Torino, Socio ordinario 
della R. Accademia di Scienze fisiche e matematiche dì Napoli, del- 
l'Accademia Pootaniana e del R. Istituto d'incoraggiamento di Napoli, 
Corrispondente della R. Accademia dei Lincei, Membro della Commis- 
sione superiore metrica al Ministero di Agricoltura. Industr. e Comm., 
Membro del Consiglio Superiore dei servizi elettrici al Ministero delle 
Poste e Telegrafi, Uff. ♦, Comm, ^ . — TorÌHO, Viit Cemaia, 40. 
9 febbraio 1902 • 23 febbraio 1902. — Pensionato 30 novembre 191). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



Stm^lUoa (nob. Carlo), Dottore in Matematiche, Profeatore ordinario di 
Fisica matematica e incaricato di Meccanica rorionale nella R. Uni- 
veraità di Torino, rappreseiitaiite dell'Accademia nel Coiuifrlio ammi- 
nistratiro del R. Politecnico di Torino, Socio nazionale della B. Acca- 
demia dei Lincei, Socio nazionale della Società italiana delle Sciense 
(detta dei XL) e corrispondente del Reale Istituto Lombardo di Scienze 
e Lettere, *, Comm. ^. — Corto Vinzagtio, 75. 
5 marzo 1905 ■ 27 aprile 1905. — Pensionato 20 laglio 1913. 

Panetti (Modesto), Dottore in Matematica. Inifegnere, Professore di mec- 

oanica applicata alle macchine e di Costruzioni Aeronautiche nel 

R. PoIiteoDÌco di Torino, Comm. flk, cav. %. — Via S Frnneeteo da 

Paola, S6. 

24 (gennaio 4915 ~ 14 febbraio 1915. — Pensionato 27 aprile 1919. 

Ponzio (Oiacomo), Dottore in Chimica. Professore ordinario di chimica f;e- 
nerale, Direttore dell'Istitiito di chimica generale della B. Università 
di Torino. — Torino. Corso Massimo d'Aeeglio, 48. 
10 marzo 1918 - 21 marzo 1918. 

Smco (Federico) Dottore in Scienze, Professore ordinario di Oeologia ap- 
plicata e Direttore del Museo geo-mineralogico nel R. Politecnico di 
Torino. Professore incaricato di Pul eontologia nella K- Dniversità; Scoio 
della R. Accademia d'Agricoltura di Torino; Socio corrispondente della 
R. Accademia dei Lincei. dell'Ateneo di Brescia e della Oeological 
Society di Londra: Membro onorario della Société belge de Geologie, de 
Paleontologie et d' Unifrologie ; Membro del R. Comitato geologico ita- 
liano. Comm. ^. — Torino, Corso Vittorio Emanuele II. n* IS. 
10 marzo 1918 - 21 marzo 1918. 

Majorana (Quirino). Dottore in fisica, Ingegnere, Socio corrispondente della 
R. Accademia dei Lincei, Professore ordinario di Fisica sperimentate 
nel R. Politecnico di Torino, Comm. • e ^. — Torino. Corso Duca 
di Omora, 1. 

10 marzo 191S - 21 mnno 191S. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ACCADEMICI NAZIONALI NON RESIDENTI 

Tolterra (Tito), Senatore del Regno. Dottore in Fìaica, Dottore e 

in Matematiche della Università Fridericiana di Chriatiania, Dottore 
onorario in Scienze della Università dì Cambridge, Dottore onorario in 
Filoso6a delta Università di Stookbolm, Dottore onorario in Fisica della 
Clark Utiivtrgily di Worcester (Hess.). Dottore honoris eauga della Sor- 
bona (Università di Parigi), Professore di Fisica matematica, incaricato 
di Meccanica superiore, Diretlore del Seminario Hateoiatico della 
Facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali nella R. Università 
di Roma, Professore d'analisi all'Unìvernìtà di Stockholni (1906), Pro- 
ffSìfur agrii à la Sorbonne (1912), Louir dark Vanuxem lerturer 11912) 
airUniversità di Princeton N. J., Hilchkok tfcturr (1919) all'Università 
di California, Berkeley, Cai., Presidente della Società Italiana delle 
Scienze (detta dei XL), Socio nazionale della R. Accademia dei Lince), 
Accatlemico corrispondente della R. Accademia delle Scienze dell'Isti- 
tuto di Bolo)iQa, Socio corrispondente del Reale Istituto Lombardo di 
Scienze e Lett«re, Socio corriapondente della K. Accademia di Scienze, 
Lettere ed Arti di Modena, Socio onorario del l'Accademia tlioeniadi 
Scienze natarali di Catania, Membro nazionale della Società degli Spet- 
tro'<eDpÌsti italiani, Memliro straniero della Società Reale di Londra, 
Membro della Rojal Institntion of ftreat Britain (Londra!, Associato 
straniero dell'latituto di Francia (già Socio corrispondente nella Sezione 
di Geometria dell'Accademia delle Scienze di PariKi), Membro straniero 
nella Classe di Matematica pura della Reale Accademia Svedese delle 
scienze. Membro onorario straniero della Società Reale di Edimburgo, 
Membro straniero dell'Accademia nazionale delle Scienze (Mati Uniti 
d'America, Washington). Membro straniero della Ainenean Phileeophìeal 
Society far Promoting i'ffful Knoicltdge di PhilaJelphia IPft). Membro 
ordinario della Società Reale delle Scienze di Upsala, Associato della 
Selione di Scienze matematiche e fisiche dell'Accademia Reale delle 
Scienze, I.ettere e Belle Arti del Belgio. Membro corrispondente della 
Accademia delle Scienze di Pietrofcrado. Membro onorario dell'Acca- 
demia Rumena di Bucarest, Membro du Bureau della Società matema- 
tica di Francia. Membro onorario della Società Matematica di Londra, 
Membro onorario della Società matematica di KhHrkow. Membro onO' 
rario della Società matematica di Calcutta. Mrmbrr du Bureau della 
Società fisica di Francia, Membro onorario della Società di Scienze fisiche 
e naturali di Bordeaux, Membra corrispondente della Società Scientifica 
di Buenos Aires, Membro onorario AeW Hairard Mathrmatleid Club in 
Cambridge (Mass.). Vi ce -Presidente del R. Comitato Talassografico ita- 
liano. Presidente della R. Commissione tecnica per gl'Istituti di Previ- 
denza. Presidente dell' Asso ciati one Italiana per l'Intesa intellettaale 
fra i paeii alleati ed amici, ecc., ^, #, ^. — Roma, Via in Lucina, 17. 
3 febbraio 1895 - Il febbraio 18dò. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



XII 

BiKBelil (Luìkì). ProfeBsora di Geometria anultticn nella R. Cniversità di 
Pisa, Socio ordinario della R. Accademia dei Lincei e della Società Ita- 
liana delle Scienze, detta dei XL; Socio corri a pendente dell'Accademia 
delle Scienze Gslclie e matematiche di Napoli, dell'Accademia delle 
Scienze dell'Istituto di Bologna e del Reale Istituto Lombardo di Scienze 
e Lettere in Milano, ♦, AB, A. ~ Pisa, Via Manzoni, 3. 
13 febbraio 1898 - 24 febbraio 1898. 

Qolgi (Oamillol, Senatore del Regno, Presidente del Consiglio Superiore di 
Sanità, Socio nazionale della R. Accademia dei Lìncei di Roma, Dottore 
in Scienze ad konortm dell'Università di Cambridge, Membro onorario 
dell'Università Imperiale di Charkoif, nno dei XL della Società Italiana 
delle Scienze, Membro della Società per la Medicina interna di Berlino, 
Membro onorario della Imp. Accademia Medica di Pietrogrado, della 
Società di Psichiatria e Neurologia di Vienna, Socio corrispondente 
onorario della Nenrotogieal Soeieti/ di Londra, Membro corrispondente 
della Sociéti de Biologìe di Parigi, Membro AM' Aeademia Caesarea Leo- 
poldino- Carolina, Socio della R. Società dalle Scienze di Gottinga e 
delle Società Fisico- me diche di Wùrzburg, di Erlangen, di Gand, Membro 
della Società Anatomica, Socio nazionale della R. Accademia delle 
Scienze di Bologna, Socio corrispondente dell'Accademia di Medicina di 
Torino, Socio onorario della K. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di 
Padova, Socio corrispondente dell'Accademia Medico-fisica Fiorentina, 
della R. Accademia delle Scienze mediche di Palermo, della Società 
Medico-chirurgica di Bologna, Socio onorario della R. Accademia Me- 
dica di Roma, Socio onorario della R, Accademia Medico -chirurgica di 
Genova, Socio corrispondente dell'Accademia Fisiocrìtica di Siena, del- 
l'Accademia Medi co -chirurgica di Perugia, della SoHHaa medicorum 
Sceeana di Stoccolma, Membro onorario delV American Neurological AasO' 
eiatioH di New- York, Socio onorario delia Royal Mieraacopicat Societi/ di 
Londra, Membro corrispondente della R. Accademia di Medicina del 
Belgio, Membro onorario della Società Freniatrica italiana e dell'Aaso- 
ciaiione Medico- Lombarda, Socio onorario del Comizio Agrario di Pavia, 
Professore ordinario di Patologia generale e di Istologia nella R. Oni- 
versità di Pavia, Membro effettivo del Reale Istituto Lombardo di Scienze 
e Lettere, Membro onorario dell'Università di Dublino, Socio corrispon- 
dente della Società Medica di Batavia, Membro straniero dell'Accademia 
di Medicina di Parigi, Membro onorario dell'Imperiale Società degK 
alienisti e neurologi di Kazan, Socio emerito della R. Accademia Me- 
dico-Chirurgica di Napoli, Socio corrispondente dell'Imp. Accademift 
delle Scienze di Vienna, Socio onorario della R. Società dei Medici in 
Vienna, Gomm. ♦, Gr. Cr., Gr. Cord., •», Cav. *. — Paria, Cono 
Vitt. Eman. 77. 
13 febbraio 1898 - 24 febbraio 1698. 

Klgkl (AugD8to\ Senatore del Regno, Dottore, Professore ordinario di Fisica, 
Incaricato dell'insegnamento della Fisica per i Medici, Farmacisti e 
Veterinari nella B. Università di Bologna, Membro (Benedettino) della 



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XIll 

Aocademia delle Scienze del R. Istituto di Bologna, Socio nnsioiikle 
della R. Accademiu dei Lincei, Socio coni sponde n te del R, Istituto 
Teoetodi Scienze, Lettere ed Arti, del Reale Istituto Lombardo di Scienze 
e Lettere, dell'Accademia di Padova, della R. Accademia di Scienze, 
Lettere ed Arti dì Modena, dell'Accademia di Scienze natuialì ed eco- 
nomiche di Palermo, dell'Accademia Gioenja di Scienze naturali di 
Catania, Membro della Società det;li Spettroscopi a ti Italiani, Uno dei "Sii 
della Souetà Italiana delle Scienze, Dottore in Filosofia hmons causa 
detrUniveraità dì Gottingu, di Erlangen, Uembi'o corrispondente del- 
l'Accademia di Parigi, dell'Accademia delle Scieoze di Pietrof^rado, di 
Lund, dell'Accademia Olandese di Haarlem e della tìocietìi Reale 
delle Scienze di Upsala, Membro onorario deWa, Philoaophical Socieli/ ài 
Cambridge, della Società Reale di Edìnburgo, della Roynl Inslilulion 
della Gran Bretagna, delia Società Antonio Alzate del Messico, delia 
Società di Scienze naturali di Mosca, della Società di Fisica di Ginevra, 
Uno dei 12 Soci onorari della Società Fìsica di Londra, Membro stra- 
niero della R. Società delle Scienze di Gottinga, Membro onorario 
deW IstituUon Electrical Engiaer* di Londra, Comm, *, Gr. Uff. gt,fr 

— Bologna, Via Irnerio, 46. 

24 gennaio 1915 - 14 febbraio 1915. 
TErimelII (Torquato), Dottore, Professore ordinario di Geologia e Incari- 
cato di Paleontologia nella R. Univeraità di Pavia, Membro del R. Co- 
mitato Geologico e del R. Consiglio di Meteorologìa e Geodinamica, 
Socio ordinario del Comizio Agrario di Pavia, Membro effettivo del 
Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere. Socio degli Atenei di Brescia 
e Bergamo, delle Accademie di Udine, di Verona e di Spoleto, della 
Società Agraria Istriana, della Società dei Naturalisti di Modena, della 
R. Accademia dei GeorgoRli di Firenze. Uno dei XL della Società Italiana 
delle Scienze, Socio Nazionale della R. Accademia dei Lincei, dell'Ac- 
cademia delle Scienze della Società Reale di Napoli, dell'Accademia 
delle Scienze del R. Istituto di Bologna, dell'I. R. Accademia delle 
Scienze di Rovereto, Socie onorario delle Società Alpine di Udine e 
di Trento, dell'I. R. Istituto geolos^ìco di Vienna, della Società Reale 
delle Scienze del Belgio, della Società Elvetica di Scienze naturali, 
della Società di Scienze naturali di Filadelfia, Gr. Uff. ^, 4>, Cav. 4"' 

— Pavia, Via Volta, 24. 

24 gennaio 1915 - 14 febbraio 1915. 

Bertlnt (Eugenio), Dottore. Professore ordinario di Geometria superiore 
nella R. Università di Pisa, Professore onorario dell' Univeraità di 
Pavia, Socio nazionale della R, Accndemin, dei Lincei, Membro effet- 
tivo del Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, uno dei XL della 
Società Italiana delle Scienze, Socio corrispondente della R. Accademia 
delle Scienze di Lucca, #, OB. — Pisa, Lungarno Meiiicro. Palazzo Sckiff. 
24 gennaio 1915 - 14 febbraio 1915. 

Plrotta (Romnaldo), Dottore, Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei, 
UDO dei XL della Società italiana delle Scienze, Socio corrispondente 



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XIV 

del Reale Istituto Lombardo di scienze e lettere e dell'Iatitnto Veneto 
di scienze, lettere ed urti, ProfesHore ordinario di Botanica e Direttore 
del fi. Istituto e Orto Botanico dell'Università di Roma, Comm. ^. — 
Roma. Vili Milano, 41. IsUliUo Botanico. 

24 gennaio 1915 - 14 febbraio 1915. 
Rftltl (Antonio), Dottore, Professore emerito del R. Istituto di Studi supe- 
riori in Firenze, Vice Presidente della R. Accademia dei Lincei. — 
Roma, Lungotevere FarHlginii, 2. 

24 gennaio 1915 - 14 febbraio 1915. 



ACCADEMICI STRANIERI 

KleÌB (Felice), Professore nell'Università di QOttingen. — 10 gennaio 189T • 

24 gennaio 1897. 
KMther (Haasimiliano), Prof. nell'Università di Erlangen. — 15 maggio 1910 

- 12 RiuRno 1910. 
ThOBHVn (John Joseph), Professore nell'Università di Cambridge. — Id.ìd. 




D,!„t,zed.yGOOg[e 



CORRISPONDENTI 



Sezione di Uatematiolie pure. 

CanUr (Hauriiiol, Professore Dell 'Uni Tersità di Heidelberg. ~ 25 giuf^io 18^6. 

Schwars (Ermanno A.). Professore nellft Università di Berlino. — 19 di- 
cembre 1880. 

Jtrdftì (Camillo), Professore ne) Collegio dì Francia, Membro dell'htitato 
di Francia (Parigi). — 12 gennaio 1896. 

■Ittag-Leffler (Gostavol. Professore all'Università di Stoccolma. — Id. id. 

Picard (Emilio), Professore alla Sorbonne, Membro dell'Istituto di Francia 
(Parigi). — 10 gennaio 1897. 

VastcliiB«To (Guido). Prof, nella R. Università di Roma. — 17 aprile 1898. 

Zeitbeii (Gerolamo Giorgio), Professore nella Università di Copenhagen. — 
U giugno 1903. 

Hilbert (Davide), Prof, ne 11' Uni Tersità di GOttingen. — Id. id. 

Eaiiqnes (Federico). Prof. nell'Università di Bologna. — 15 maggio I9I0. 

Beraolarl (Laigi), Professore Aella R. Università di Pavia. ~ 24 febbr. 1918. 

Kareolougo (Roberto), Professore nella R. Università di Napoli — Id. id. 

Pincherle (Salvatore), Professore nella R. Università di Bologna. — Id. id. 

Blect-Carbaitra (Gregorio), Professore nella R. Università di Padovn. — 
Id. id. 

Severi (Francesco), Professore nella R. Università di Padova. — Id. id. 

Segone di Hatematiohe applicate, 
Astrooomla e Soieoza dell'ingegnere olrile e militare. 

Bwlag (Giovanni Alfredo), Professore nell'Università di Edinburg. — 
27 mst«io 18»4. 

Celorla (Giovanni), Senatore del Regno. Direttore deirOMervatorio dì Mi- 
lano. — 12 gennaio 1896. 

Ceralli (Vincentol, Direttore dell' Osse rvnto rio Collarania, Teramo. — 
15 maggio 1910. 

Boaasiaesq (Valentino), Membro dell' I '«ti tu te di Francia, Professore nella 
Università di Parigi. — Id. id. 

LevNClvIta (Tallio), Professore nella R. Università di Padova. - Id. id. 

Albeaga (Giuseppe', Professore nella R. Università di Bologna. — 24 feb- 
braio 1918. 

CvlanaetU (Gustavo), Professore nella R. Università di Pisa. — Id. id. 

■aggi (Gian Antonio), Professore nella B. Università di Pisa. — Id. id. 

■esoager (Agostino). Professore e Direttore dei Laboratori della Scuola 
Naiìonale dei Ponti e Strade. Parigi. — 29 dicembre 1918. 



D,B,t,zed.yGOOg[e 



Sezione di FIbIck generale e sperimentale. 

LippBMB (Galiriele), dell'Istituto di Francia (Parigi). — 15 maggio 1892. 

RSntg» (Guglielmo Corrado), Professore nelì'Univeriità di Manchen. — 
14 gingno 1903. 

Lorentl {Knricol, Professore dell'Università e Curatore del Laboratorio 
Tejler di Haarlem. — 14 giugno 1903. 

6*rb&HS0 (Antonio), Professore nel R. Istituto dì Studi superiori di Firenze- 
— 15 mafrffio 1910. 

Neamann (Carlo), Professore nell'Uni versiti di Lipnia. — Id. id. 

Zeemkn (P.), Professare nell'Università di Amsterdam. — Id. id. 

ClBtoae (Michele). Professore nell'Università dì Napoli. — Id. id. 

«orbino (Orso Mario). Professore nella R. Università di Roma' — 24 feb- 
braio 1918. 

Lombardi (Luigi), Professore nel Politecnico di Napoli. — Id. id. 

■Brconl (Guglielmo', Dottore la scienze. Londra. — Id. id. 

PaUizo (Luigi). Direttore del B, Ufficio Ceutrale di Meteorologia e Geo- 
dinamica. — Id, id. 



Sezione di Chimica generale ed applicata. 

Paterno (Emanuele), Senatore del Regno, Professore nella R. Università 
di Roma. — 2 gennaio 1881. 

KSmer (Guglielmo), Professore nella R. Scuola superiore d'Agricoltura in 
Milano. — Id. id. 

Devrar (Giacomo), Professore DetrUoiveraitàdi Cambridge. —14 giugno 190S. 

€ÌanilcÌan(Giacoiao), Senatore del Regno, Professore nell'Università di Bo- 
logna. — Id. id. 

Ostwald (Dr. Guglielmo). Gross Bothen (SacLsen). — 5 marzo 1905. 

Arrhenins (Svante Au(fusto). Professore e Direttore dell' latiiutu Fisico del- 
l'Università di Stoccolma. — Id. id. 

Narnat (Walter), Professore nell" Università di Berlino. — Id. id. 

Haller (Albin), Membro dell'Istituto dì Francia, Professore nell'Università 
di Parigi. — 15 maggio 1910. 

Wlllstltter (Richard), Professore, Inititut, Berlin. — Id. id. 

Engler (Carlo), Professore nella Scuola superiore tecnica di Karlsruhe, 

- Id. id. 

Angeli (Aftgelo), Professore nel E. Istituto di Studi superiori e di Perfe- 
zionamento di Firenze. . — 24 febbraio 1918. 
Le Chateller (Enrico Luigi), dell'Istituto di Francia. Parigi. ~~ Id. id. 
Nasini (Raff,Lele). Profes'iore nella R. Università di Pisa, — Id. id. 
Flutti (Arnaldo). Professore nella R. Università di Napoli. — Id. id. 
Brini (Giuseppe), R. Politecnico di Milano. — 15 giugno 1919. 



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Sezione di Hlneralogia, Geologia e Paleontologia. 

Capelllnl(Qiai-)iDiii|, Senatore del Kegoo. Professore cella R. Uoìveraità di 

BobgD&. — 12 mano 1882. 
Taeberniak (Guatavo), Professore nell'Unìveraitàdi Vìeuna. — 8 febbraio 1885. 
6etkie (Sìr Arcibaldo), Direttore del Mu-ieo di Geologia priiticB, — Londra, 

3 dicembre 1895. 
Liebisch (Teodoro). Professore nell'UDÌTerailà di Gottin;^. — 28 ^ennuio lCì9S. 
6rotli(PaoloEnrico),ProFe99orenen'UniveraitàdiMonaeo.- 13 febbraio 1898. 
Issel (Arturo). ProfesBore nella R. [jDiveisità di (ìenovn. — 14 ^iugoo 1903. 
tioldschmidt (Viktor), Profeuore ncH'Univ. di Heidelberg. — 5 marzo 1905. 
Sness (Frane. Edoardo). Professore nella * Deiitsolie Techniache Hocbachule, 

di Prftga. — Id. id, 
Haag (Emilio), Professore nell'Università di Parigi. — Id. id. 
Laerolx (Alfredo), Membro dell'Istituto di Francia, Professore al Museo di 

Storia naturale di Parigi. — 15 maggio 1910. 
Killan i Carlo), Professore nell' Univeraità di Grenoble. — Id. id. 
Artlni (Ettore), Profeesore e Direttore del Museo Civico di Storia Naturale 

di Hila.Do. — 24 febbraio 1918. 
Brngnatelll (Luigi), Professore nella R. Università di Pavin. — Id. id. 
Ital Piai (Giorgio), Professore nella R. Università di Padova. — Id. id. 
De SlAfanl (Carlo), Professore nel R. Istituto di Studi superiori e di Per- 

feEionamento in Firenze. — Id. id. 



Sezione di Botanica e Fisiologia vegetale. 

Sae^ardo (Andrea), Professore nella R. Università di Padova. — 8 feb- 
braio 1885. 

Goebel (Corto), Professore nell'Università di Monaca. — 13 febbraio 1898. 

Pensig (Ottone). Professore nell' Uni Tersità di Genova. — Id. id. 

WleBoer (Giulio), Professore nell'Univ. di Vienna. — 14 ffiugno 1903. 

Klebs (Giorgio), Professore nell'Università di Halle. — Id. id. 

Maagln (Luigi). Membro dell' Istituto di Francia, Professore al Museo di 
Storia naturale di Parigi. — 15 maggio 1910. 

De Trles (Ugo). Professore nella Università di Amsterdam. — 13 genn. 1918. 
Bower (Federico Orpen), Professore nella Univeraità dì Glasgow. — 24 feb- 
braio 1918. 

De Toni (Giovanni Battista), Professore nella B. Università di Modena. — 
Id. id. 

Sezione di Zoologia, Anatomia e Fisiologia comparata. 

ffalderer (Guglielmo). Professore nell'Univerailà di Berlino- — 1' di- 
cembre 1889. 
Beax (Guglielmo), Professore nell'Università di Halle. — 13 febbraio 1898. 

Atti tifila B. Aeeodtmia — Voi. LV. n 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



XVfll 

Bonlenger {Giorgio Alberto), AeaÌBtente al Museo di Storia naturale di 

Londra. — 28 gennaio 1900, 
Marchand (Felice), Professoro nell'Università di Leipzig. — 14 giugno 1908. 
WeUmuin (Auguato), Professore nell'Università di Freiburg i. Br. < Bades). — 

5 marzo 1905. 
Laokeater (Edwin Bay). Direttore del British Museum of Xalural HiaÌory_ 

— Id. id. 

Bandn J Cajal (:JaDtÌago), Professore n eli' Unir eri ita dì Madrid. — 

15 maggio 1!)10. 
KOBsel (Albrecht), Professore nell'Università di Heidelberg. — Id. id. 
Albertoni (Pietro), Professore nella Università di Bologna. — 24 febbr. 1S18. 
Bovero (Alfonso), Professore alla Facoltà di Medicina, S. Paolo del Brasile. 

— Id. id. 

Chiarofl (Oiuliol, Profesaore nel R. Istituto di Studi superiori e di Perfe 

zionamento. — Id. id. 
OrAXRl (Qiovanm Battista), Professore nella R Università di Roma. — Id. id. 
Tialletoi (L.), Professore di Anatomia Microscopica, Montpellier. — Id. id. 
Basa (Daniele), Professore nella R. Università di Modena. — Id. id. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASS» DI sciem iorau. mnm % tmmm 



Boselli {S. E. PaoIo\ Primo Segretario di S, M. per l'Ordine Maumiano e 
Cancelliere dell'Ordine della Corona d'Italia, Dottore aggregato alla Fa- 
coltà di Oinrieprudenza della R. Università di Genova, già Professore 
nella R. Università di Roma, Profeeeore onorario della R. Università di 
Bologna, Presidente dell'Istituto Storico Italiano, Presidente del Consiglio 
degli ÀTchÌTÌ, Socio corrispondente del R. Istituto Veneto di Scienze, 
Lettere ed Arti, della Classe di scienze morali della R. Accademia delle 
Scienze dell'Istituto di Bologna, della R. Accademia delle Scienze di Mo- 
dena, Socio onorario della Società Minerva di Trieste, Membro ono- 
rario nazionale dell'Istituto di Storia del Diritto Romano della 
R. Uaiversità dì Catania, Socio corrispondente dell'Ateneo di Brescia, 
Socio corrispondente dell' Accademia dei Oeorgofili, Presidente della 
R. Depataiione di Storia Patria per le Antiche Provincie e la Lom- 
bardi», Presidente della Società di Storia Patria dì Savona, Socio 
onorario delta Società Lignre dì Storia Patria, Socio onorario dell'Ac- 
cademia di Massa, Socio della R. Accademia di Agricoltura, Corrispon- 
dente dell'Accademia Datnìca dì Acireale, Presidente onorario della 
Societi di Storia Patria degli AbnuEÌ in Aquila, Presidente del Con- 
siglio Centrale della Società Dante Alighieri, Presidente del Consiglio 
di Amministrazione del R. Politecnico di Torino, Presidente del Co- 
nsiglio Superiore della Marina Mercantile, Deputato al Parlamento na- 
zionale. Presidente del Consiglio Provinciale di Torino, Presidente del 
Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento, Cav. 0. 8. SS. A., 
Qr. Cord. * e «W, Gr. Cr. della L. d'O. dì Francia, Gr. Cord. dell'Or- 
dine di Danilo del Montenegro, dell'Ordine del Sole Levante del Giap- 
pone, Qr. UfSz. 0. di Leopoldo del Belgio, Uffiz. della Cor. di Pr., 
e C. 0. della Concezione del Portogallo. — Torino, Piatta Maria 
Tertaa, 3. 

Rieletto alla carica il 4 maggio 1919 per il triennio dal 20 aprile 1919 
ftl 19 aprile 1922. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



Segretario. 

Stampini (Ettore). Dottore in Lettere ed in Filosofia, Professore ordinario 
di Letteratura latina, Direttore della Biblioteca e già Preside della 
Facoltà di Filosofia e Lettere nella R. Università di Torino, Socio cor- 
rispondente del Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, della 
R. Accademia Pelorìtana di Messina, dell'Ateneo di Brescia, della 
R. Accademia Virgiliana di Scienze, Lettere ed 'Arti di Mantova, della 
R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova, Socio onorario 
dell'Accademia di Agricoltura, Scienze, Lettere di Verona, Direttore 
della Rivista di Filologia e d'Istruzione classica, già Membro del Con- 
siglio e della Giunta Superiore dell'lstruz. Pubblica, Decorato della 
Medaglia del Merito Civile di 1* Classe della Repubblica di S. Marino, 
Uff. ♦, Comm. ^. — Piazza Vittorio Veneto, W. 

Rieletto alla carica Ìl 4 maggio 1919 per il triennio dal 20 aprite 1919 
al 19 aprile 1922. 



ACCADEMICI RESIDENTI 



B«iielll (Paolo), predetto. 

15 gennaio 1888 - 2 febbraio 1888. — Pensionato 18 ottobre 1897. 
PIeiI (Nobile Italo), Dottore in Lettere, Professore ordinario di Persiano e 
Sanscrito nella R. Università di Torino, Socio corrispondente della Società 
Colombaria di Firenze, Dottore onorario dell'Università di Lovanio, Socio 
corrispondente dell'Ateneo Veneto, dell'Accademia Petrarchesca d'Arezzo, 
dell'Accademia Dafnica di Acireale, dell' Accademia dell'Arcadia di 
Roma, dell'Accademia Reale di Napoli, dell'Accademia delle Scienze 
dell'Istituto di Bologna, della B. Accademia Peloritana di Messina. %.^n. 
— Torino, Corso Vittorio Emanuel*, 16. 
8 gennaio 1899 - 22 gennaio 1899. — Pensionato 16 giugno 1907. 
De SftDclls (Gaetano), Dottore in Lettere, Professore ordinario di Storia 
antica nella R. Università di Torino, Socio ordinario della Pontificia 
Accademia romana di Archeologia, * e ^. — Torino, Corto Vittorio 
Einanutle, i4. 
21 giugno 1903 - 8 luglio 1908. ■ Pensionato 15 febbraio 1912. 
BufBni (Francesco), predetto. 

21 giugno 1903 - 8 luglio 1903. — Pensionato 19 giugno 1913. 
StRUplnl (Ettore), predttto. 

20 maggio 1906 - 9 giugno 1903. — Pensionato 24 gennaio 1915. 



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XXI 

Brondi (Vittorio), Dottol't^ in QiuriipnideDMt, Professore ordinario dì Diritto 
amminiatrativo e Scienza dell'Amministrazione nella R. Università di 
Torino. Membro del Couaiglio superiore della Pubblica Istrnzione e 
della Sezione della Giunta per l'Istruzione primaria e popolare, Socio 
corrispondente onoraria del Circolo di Studi euciali di Firenze, Membro 
della Società intemazionale per lo studio delle questioni di assistenza 
(Parigi), Membro della Commistione per il dopo guerra, Comro. 4t e ^. 
— Torino, Via Montehello, 26. 

17 febbraio 1907 - 1» aprile 1907. — Pennionato 4 febbraio 1917. 

Sforss (Conte QiOTanni), Accademico della Crusca, Vie e- Presidente della 
R. Deputazione di Storia patria di Modena per la Sotto-Sezione di 
Massa e Carrara, Socio effettivo di quelle delle antiche Provincie e 
della Lombardia, di Parma e Piacenza, e della Toscana. Socio ono- 
rario della R, Deputazione Veneta di Storia patria. Corrispondente 
della R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena, del- 
l'Ateneo di Brescia, della Società Ligure di Storia patria, dalla R. Ac- 
cademia Lucchese, Socio onorario della R. Accademia di Belle Arti 
di Carrara e della Società I.unigianese Giovanni Capellini per la storia 
naturale della regione. Membro d'onore AeW Acadimif Chablaitienne di 
Thonon-les-Bains, Membro aggregato AeìV Acadétnit lìts Sciences, Bellea 
LetlreB et Art» de Savoie, Socio della E, Commissione per i testi di lingua. 
Membro della Commissione Araldica Piemontete. della Società di Storia 
patria di Vignola. della Commissione municipale di Storia patria e 
belle arti della Mirandola, detta Commissione Senese di Storia patria 
e della Società storica di Carpi, Corrispondente della R. Accademia 
Valdarnese del Pogfpo in Montevarchi, della Società Georgica di Treia, 
della Colombaria di Firenze, e del Comitato nazionale per la Storia 
del Risorgimento italiano, Socio elTettivo della Società Piemontese di 
Archeologia e Belle Arti, Presidente onorario della R. Accademia dei 
Rinnovati di Massa, Membro del Consiglio degli Archivi di Stato del 
Regno. Gr. Uff. «B, Comm. ♦. Gr, Uff, del Me^jidiè. - Via S. Dal- 
mazzo, 24. 
17 febbraio 1907 • 19 aprile 1907. — Pensionato 13 dicembre I9I7. 

BlB»mdl (Luigi), Senatore del Regno, Dottore in Giurisprudenza. Profes- 
sore di Scienza delle finanze e Diritto finanziario nella R, Università 
di Torino ed Incaricato di Economia e Legislazione industriale nel 
R. Politecnico di Torino, Membro delta Regìa Deputazione sovra gli 
Studi di Storia patria per la Antiche Provincie e la Lombardia, Socio 
corrispondente della R. Accademia dei Lincei e di quella dei Oeorgofilì, 
Socio onorario del CiAden Club di Londra, Membro del Comitato centrale 
e della Commissione esecutiva del Consorzio nazionale. — Torino, 
Piatta Statuto, IS. 
10 aprile 1910 - 1* maggio 1910. — Pensionalo 18 dicembre 1917. 

Baldi di Vosme (Alessandro dei conti). Dottore in Giurisprudenza, Soprin- 
tendente alte Gallerie ed ai Musei medioevali. ecc. del Piemonte e della 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



XXII 

Li^ria, Direttore della R. Pinacoteca di Torino, Segretario della R. De- 
patazione sovra gli Studi di Storia patria per 1e Antiche Provincie e la 
Lombardia. — Via dei Mille. 5i. 

10 aprile 1910 - 1° maggio 1910. — PeuBionato 4 luglio 191K 
ScIilapar^III (Emeato), Dottore in Lettere, Professore incarìcRto di Egitto- 
logia nella R. Daiversità di Torino, Socio nazionale della R. Àcca- 
demia dei Lincei, Corrispondente del R. Istituto Veneto di Scienze. Let- 
tere ed Arti, dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto dì Bologna, 
Menibro onorario dell'Istituto Khediviale egiziano e della Società Asia- 
tica di Franci», delia Società di Archeologia biblica di Londra, Direttore 
del R, Museo di Antiobità di Torino, Soprintendente dei Musei e Scavi 
di antichità per il Piemonte e la Lifpirìa, Uff. *. Comm. 1B. 

10 aprile 1910 - 1° maK^o 1910. - Pensionato 11 luglio 1918. 
Patella (Federico), Dottore in Giurisprudenza, Profesaore di Storia del 
Diritto italiano nella R. Università di Torino, Socio effettivo della 
R. Accadeniia di Scienze, Lettere ed Arti di Modena, Membro delia 
R. Deputaiione sovra gli Studi dì Storia patria per le Antiche Provincie 
e la Lombardia, Socio corrispondente della R. Deputazione di Storia 
patria ppr l'Umbria e della R. Dcputasione dì Storia patria per le 
Provincie Modenesi, Socio fondatore della Commissione Senese di Storia 
patria, Socio effettivo della Società Piemontese di Archeologia e Belle 
Arti, Comm. *^. — Via S. Massimo, 44. 

3 ma^ìo 1914 - 11 giugno 1914. — Pensionato 27 ottobre 1918. 
Tidui (Giovanni), Dottore in Letfere e in Filosofia, Professore ordinario di 
Pedagogia e già Preside della Facoltà di Filosofia e Lettere, Rettore della 
B. nniversità di Torino, Membro del Reale Istituto Lombardo di Scienze 
e Lettere, Socio corrispondente della R. Accademia dei Lincei e del- 
l'Ateneo di Brescia. Uff. 4». Gr. Uff. ti», Comm. dell'Ordine di Danilo 
dei Montenegro. — Via Vnlei/'jiv, 15. 

31 gennaio 191-5 - 14 febbraio 191.5. 
Prato (Giuseppe), predetto. 

31 gennaio 1915 - 14 febbraio 1915. 
CUb (Vittorio), Dottore in Lettere. Professore ordinario di Letteratura 
italiana nella R. Università di Torino, Socio corrispondente del R. Isti- 
tuto Veneto e del Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, Membro 
effettivo della R. Deputazione sovrn gli studi di Storia patria per le 
Antiche Provincie e la Lombardia e di quella di Venezia, Cav. Utf. ^. 
— Fio G. Berehet, 2. 

20 maggio 1917 - 10 giugno 1917. 
Paeohloul (Giovanni), Dottore in Giurisprudenza, Professore ordinario di 
diritto romano nella R. Università dì Torino, già Pro fesio re ordinario 
dì diritto romano nella Università dì Innebruck, Socio corrispondente 
della B. Accademia di Scienze. Lettere ed Arti di Modena e dell'Acca- 
demia defrli Agiati di Rovereto, «•. — Via Cihyario, ■'•4. 

20 maggio 1917 - 10 giugno 1917. 



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XXIII 
TAlnani (Luigi), Dottore in Lettere, Profesaoce ordinario di 6rammB.tÌoa 
greca e latina e Preside della Facoltà di FtloeofiEi e Lettere nella 
R. Dniveriiità di Torino, Socio corrispondente dell'Accademia Proper- 
ziana del Subasio in AbbÌsì, della R. Accademia Virgiliana di Mantova, 
della R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Padova, Comm. ^. 
— Via S. Secondo. 31. 
20 m^Tfpo ^917 ' 10 giugno 1917. 



ACCADEMICI NAZIONALI NON RESIDENTI 



Coaparetti (Domenico), Senatore del Regno, Professore emerito dell' Uni- 
versità di Pisa e del R. Istituto di Studi superiori, pratici e di perle- 
Kionamento in Firenze, Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei, 
della R. Accademia delle Scienze di Napoli. Socio corrispondente del- 
l'Accademia della Cmsca, del Reale Istituto Lombardo e del B. latitato 
Veneto, Membro della Società Reale pei testi dì lingua, Socio straniero 
deiriatdtuto di Francia (Accademia delle Iscrìtioni e Belle Lettere) e 
corrispondente della R. Accademia delle Scienze di Monaco, di Vienna, di 
Copenhagen e di Pietrogrado, Dottore ad honoretn delle iTniversità di 
Oxford, di Uracovia e di Atene, ^, Uff.' *, Comm, *». — Fireme, 
Via Lautarmora, 30. 
20 marzo 1892 - 26 marzo 1892. 

SciaUJa (Vittorio), Senatore del Regno. Dottore in Oiurìsprudenza, Profes- 
sore ordinario di Diritto romano nella R. Univenità di Roma, Professore 
onorario della Università di Camerino, Socio nazionale della R. Acca- 
demia dei Lincei e corrispondente delle RB. Accademie di Napoli, di 
Bologna, di Modena e di Messina, Socio onorario della R. Accademia di 
Palermo, ecc., Gr. Cr. • e *•. — Boma, Fiazm Oraaioli, 5. 
29 marzo 4903 - 9 aprile 1903.' 

RaJnB (Fio), Dottore in Lettere, Dottore honorit eaum dell'Università di 
Qiessen, Professore ordinario di Lìngne e Letterature neo-latine nel 
B. Istituto di Studi superiori di Firenze, Socio nazionale della R. Acca- 
demia dei Lincei, Accademico residente della Crusca, Socio ordinario non 
residente della Società Reale di Napoli, Socio ordinaria e Vicepresidente 
della B. Deputazione sovra gli studi di Storia patria per la Toscana, 
Socio Urbano della Società Colombaria, Socio onorario della R. Acca- 
demia di Padova, della Società Dantesca americana, della New I^anguagt 
ABtociation of Atneriea, della Soeiétt néopkilohgiqut dell'Università di 
Pietrogrado, Socio corrispondente del Reale Istituto Lombardo di Scienze 
e Iiottere, del R. Istituto Veneto, dell'Ateneo Veneto, della R. Acca- 
demia di Palermo, della R. Accademia delle Scienze di Berlino, della 



zed.yG00g[e 



R. Società delle Scienze di Qfittingen, dell'Istituto di Francia (Académìe 
dee Inscrìptiona et BelUs-Lettree), della Società Reale di Scienze e Let- 
tere di Goteborg, deirAccademia R. Lucchese, ^. Uff. ♦, Gr. Uff. «0. 
— Firenze, Piazza d'Azeglio, 13. 
29 marzo 1903 - 8 aprile 1903. 

€)lldl (lKDazto\ Senatore del Regno, Professore emerito di Ebraico e di 
Lingue semitiche comparate nella R. Università Hi Roma, Socio e 
Segretario della Classe di scienze morali, storìcbe e filologiche della 
R. Accademia dei Lincei, ^, Uff. *, ^, C. 0. St. P. di Svezia. — 
Roma, BoUtgke Oecare. 'Ji. 
12 aprile 1908 - U maggio 1908. 

Pigorlnl (Luigi), Senatore del Regno, Direttore dei Musei Preistorico e 
Etnografico, Professore emerito di Paleoetnologia nella R. Università 
di Roma, Socio nazionale della R, Accademia dei Lincei 4, Coiiim. 4», 
Gr. Uff. «•. — Roma, Via del Collegio Romano, 26. 
12 aprile 1908 ■ 14 maggio 1908. 

D'Ovidio (Francesco), Senatore del Regno, Professore ordinario di Storia 
comparata delle letterature neo-latine nella R. Università di Napoli. 
Socio ordinario della Società Reale di Napoli, Socio nazionale e Pre- 
sidente delia R. Accademia dei Lincei, Accademico della Crusca, Socio 
corrispondente del Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, del 
R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, dell'Ateneo di Brescia, 
Socio straniero della Dante Society d'America, ^, Comm. * e mt. — 
Napoli, Largo Lalilla, fi. 
31 gennaio 1915 - 14 febbraio 1915. 

Sabbadlal (Remigio), Professore ordinario di Iietteratura latinanella R. Acca- 
demia scientifico-letteraria di Milano, Professore onorario della R. Uni- 
versità di Catania, Membro della Commissione per l'edizione nazionale 
delle opere dei Petrarca, Membro effettivo del Reale Istituto Lombardo 
di scienze e lettere. Socio corrispondente della R. Accademia dei 
Lincei, ^. — Milano, Foro Bonaparté, 53. 
23 giugno ISIS - 11 luglio 1918. 

SftlTlonl (Carlo), Professore ordinario di Storia coinparata delle lingue clas- 
siche e neo-latine nella R. Accademia scientifico-letteraria di Milano, 
Socio nazionale della R. Accademia dei Lincei, Socio effettivo e Vice- 
presidente del Reale Istituto Lombardo di scienze e lettere, Socio' corri- 
spondente della R. Accademia della Crusca, della R. Accademia di 
scienze, lettere ed arti dì Padova, della Società storica Friulana. — 
Milano Via Arioalo, 4. 
23 giugno 1918 - 11 luglio 1918. 

Pareto (Marchese Vilfredo), Professore di Sociologia neirUnivereìtà di 
Lausanne (Svizzera). 
23 giugno I9I8 - li luglio 1916. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ZZT 

Salandra (Antonio), Deputato al Parlamento, Dottore in Giurieprudensa, 
Profeaaore ordinario di Diritto amministrativo nella R. Università di 
Roma, Socio naxionale della R. Accademia dei Lincei, Cavaliere del- 
l'Ordine supremo della SS. Annoosiata, i>, Gr. Cord. 4t e ^, ecc. — 
Soma, Tia Girolamo Fracatloro, 7. 
22 dicembre 1918 - 12 gennaio 1919. 



ACCADEMICI STRANIERI 



Biurvani (Carlo), Professore nell'Università, di Lipsia. — 31 gennaio 1897 

- 14 febbraio 1897. 

Wandt (Qoglielmo), Professore nell'Università di Lipsia. — 29 mano 190S 

- 9 aprile 1903, 

DRekegne (Lnigi), Membro dell' Istituto di Francia, Direttore della Scnola 

Francese in Roma.— 12 aprile 1S08 - 14 maggio 1908. 
Mcrcler (Sna Eminenxa Desiderato), Arcivescovo di Matinee. 

23 giugno 1918 - li luglio 1918. 
Wilson (Woodrow Tommaso), già Professore e Rettore dell'Università di 
Princeton, Presidente della Repubblica degli Stati Uniti d'America. 
23 giugno 1918 - II luglio 1918. 
NoUwe (Pietro de). Professore nell'École pratique des haotes étuden di 

23 giagQO 1918 - 11 loglio 1918. 
■ank «Il (Alfredo), già Professore neirUniveraitàdi Cambridge (Inghilterra). 
23 giugno 1918 - 11 loglio 1918. 



zed.yGOOg[e 



CORRISPONDENTI 



Sezione di Solenze FitOBOflche. 

P[Dloehe(AuFnuto), Prof, nella Scuola Politecnica di Parigi. - \h mano 1896. 

Cbiappelll < Alessandro), Senatore del Regno, PtofeMore emerito della 
R. Università di Napoli. — Id. id. 

Maeci (Filippo), Senatore del Regno, Professore emerito della R. UniTersìtì 
di Napoli. — U giugno 1903. 

Zacc&nte (Giuseppe), Professore nella R. Accademia scientifico-letteraria 
dì Milano. — 31 maggio 1908. 

Uentile (Giovanni). Prof, nella R. Università di Roma. — IT maggio 1914. 

Hartlneitt (Pietro). Prof, nella R. Accademia scienti Geo-letterari a di Mi- 
lano. — Id. id. 

Bergson (Enrico Luigi), Membro dell'lstitato dì Francia. — Id. id. 

Tarlseo (Bernardino), Prof, nella R. Università di Roma. — 33 gingno 1918. 



Sezione di Scienze Giuridiche e Sociali. 

Nchnpfer (Francesco), Senatore del Regno, Professore nella R. Università di 
Roma. — U mano 1886. 

t^Hbba (Carlo Francesco), Senatore del Regno, Prof, emerito della R. Uni- 
versità di Pisa. — 3 marzo 1889. 

Baonamicl (Francesco), Senatore del Regno, Prof, emerito della R. Uni- 
versità di Pisa. — 16 marzo 1890. 

Bonfante (Pietro), Prof, nella R. Università di Roma. — 21 giugno 1908. 

Brandlleone (Francesco). Professore nella R. Università di Bologna. — 
10 giugno 1906. 

Brfnt (Giuseppe), Prof, nella R. Università di Bologna. — Id. id. 

Padda (Carlo), Senatore del Regno, Prof, nella R. Università di Napoli. — 
Id. id. 

FlIoraul-GnelB (Francesco), Senatore del Regno, Prof, emerito della R. Uni- 
versità dì Roma. — Id. id. 

Polacco (Vittorio), Senatore del Regno, Prof, nella R. Università di Roma. 
- Id. id. 

Stoppato (Alessandro), Prof, nella R. Università di Boli^tna. — Id. id. 

iannaceone (Pasquale), Prof, nella R. Univ. di Torino. — Il maggio 1914. 

Hontalclni (Camillo), Prof, Segretario generale degli uffizi amministrativi 
della Camera dei Deputati. — Id. id. 

RanellettI (Oreste), Professore nella R. Unive. di Napoli. - 23 giugno 1918. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



Sezione di Scienze Storiche. 

BIreh (Walter de Orar), del Museo Britannico di Londra. — 14 marao 1886. 

Ch«ra1ler (Canonico UlÌBse), Bomiuis. - 26 febbraio 1893. 

Brree (Giacomo), Londra. — 15 mano 1896. 

TentDrl {AdolTo), Professore nella K. Università di Roma. — 31 maggio 1908. 

LdiIo (Alessandro), Direttore del R. Archivio di SUto in Torino. — 

31 maggio 1908. 
Xejer (Edoardo), Prof. Dell'Università di Berlino. — 17 maggio 1914. 
Lfppl (Silvio). Direttore dell'Archivio di Stato di Cagliari. ~ Id. id. 



Sezione di Archeologia ed Etnografia. 

Lattes (Elia), Membro del Reale Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, 

Milano. — 14 marco 1886. 
BirBabel (Felice), Roma. — 28 aprile 1895. 

Orai (Paolo), Dirett. del Museo Archeologico di Siracusa. — 31 maggio 1908. 
PatroDl (Giovanni), Professore nella R. Università di Pavia. — Id. id. 
Halbherr (Federico). Prof, nella R. UniversiU dì Roma. — 23 giugno 1918. 
Maraccfat (Orazio), Professore nella R. Università di Roma. — Id. id. 
Paribenl (Roberto), Direttore del Museo Nazionale Romano (delle Terme). 

- Id, id. 

Sezione di Geografia. 
Bertacchi (Cosimo), Professore nella R. Univ. di Torino. — 31 maggio 1908. 

Sezione di Ltngulatloa e Filologia orientale. 

Paredi (Ernesto Giacomo), Professore nel R. Istituto di Studi superiori, 
pratici e di perfeEionamento in Firenze. — 81 maggio 1908. 

balline (Carlo Alfonso), Professore nella R. Università di Roma. — 23 gin* 
guo 1918. 

Sezione di Filologia, Storia letteraria e Bibliografia 

Del Lnngo (Isidoro), Senatore del Regno, Socio residente della R. Acca- 
demia delta Cmsca (Firenne). — 16 marzo 1890. 
Beui (Vittorio), Professore nella R. Università di Roma. — 21 giugno 1908. 
Benito (Giuseppe), Professore nel Colico delle Querce in Fìrense. — Id. id. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



XXVIII 

Biadefo (Giuseppe), Biblioteoario della Biblioteca Cìriea di Verona. — 

21 giugno 1908. 
Vitelli (Qerolamo), Profeaaore emerito nel R. Istituto di Studi superiori, 

pratici e di perfesionamento in Firetue. — 31 maggio 1908, 
FUminl (Francesco), Professore nella R. Università di Pisa. — Id. id. 
ZBrettl (Carlo Oreste), Professore nella R. Accademia scientifico-letteraria 

di Milano — 26 febbraio 1911. 
Bostagno (Enrico), Professore nel R. Istituto di Stadi «uperiori, pratici e 

di perfezionamento in Firenie. — 23 giugno 1918. 
Barbi (Michele), Professore nella R. Università di MeMina. — IJ. id. 
flallelll (Alfredo), Prof, nella R. Università di Bologna. - Id. id. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



MUTAZIONI 

avventate nel Corpo Accadennico 

dal T Gennaio al 31 Dicembre 1919 



ELEZIOISTI 



SOCI 

Mattlrolo (Oreste), uel l'adunanza, del 9 febbraio 1919 della ClaBse di scieiiEe 
fisiche, matematiche e naturali, riconfermato per un nuovo triennio 
quale rappreaentaate della Claste nella Commiasione di vìgólansa per 
la Biblioteca. 
Da Sftoctts (Gaetano) \ eletti nell'adanauza del 2 marzo 191S della Claaae 
Patetta (Federico) . . f di scienze morali, storiche e filologiche per com- 
CUn (Vittorio) . . . . i porre, col Presidente, la CommisBione per le ono- 
Stamplni (Ettore) . . ' rame che ai preparano in occaiione del Yl cen- 
tenario della morte di Dante Alighieri. 
Gaidi (CamiUo) . . . . l eletti nell'adunanza del 9 mano 1919 della Classe 

GraiBl (Quido) I di scienze Gaiche, matematiche e naturali per 

, P«Bilo (Giacomo). . . 1 comporre la Commiggione per la Conferenza in- 
■^jorana (Quirino). . ' teralleata della orfranizzasione scientifica. 
Jatfania (Nicodemo) . j rieletti nell'adunanza della Classe di scienze fisiche, 
SalTadarl (Tommaso) S matematiche e naturali del 27 aprile 1919 qnali 
rappresentanti della Classe nel Consiglio di Amministrazione dell'Ào* 
cademia. 
Naeeari (Andrea), eletto Presidente dell'Accademia nell'adunanza delle 
Classi unite del 27 aprile 1919. Ne fn approvata l'elezione con D. L. 
del 12 giugno 1919. 
Ballai (Francesco), eletto Vice Presidente dell'Accademia nell'adunanza a 
Claaai unite del 27 aprile 1919. Ne fa approvata l'elezione con D. L. 
del 12 giugno 1919. 

Baselll (S E Paolo) / *'*'*^ nell'adunanza del 13 aprile 1919 della Classe 

De Sanetis (Gaetano) > ^^ '*''*""* ""*^*"' '*''"'^''« « filologiche per com- 

Bandi di TeimefAlea \ P*""*- '^' Presidente, la Commissione per il 

Sandro) ) P"*"*'" Gaotieri di Storia (triennio 1916-1918). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



xxz 

stampini (Ettore) . . j nominati nell'adunanza del 18 aprile 1S19 per 

De Sanctia (Gaetano) \ rapprexentare l'Accudemia alla rianione acca- 
demica preparatoria interalleata per le ticercbe d' arcbeolofiìa, di 
Sloloffia e dì storia che »i terrà a Parigi nel prossima mese di maggio. 
In sostituzione del Socio Stampini, che rinunciò all'ufficio, fu nominato 
il Socio Bbondi (Vittorio), il quale a sua Tolta fa sostituito dal Socio 
PiTKTTi (Federico). 

BOMllt 13, E. Paolo), rieletto Direttore della Classe di scienze morali, eto- 
riche e filologiche nell'adunanza della stessa del 4 maggio 1919. Ne 
fu approvata l'elezione con D. L. de! 12 giugno 1919. 

StuDpini (Ettore), rieletto Segretario della Classe di scienze morali, sto- 
riche e filologiche nell'adunanza della stessa Classe del 4 maggio 1919. 
Ne fu approvata l'elezione con D. L. del 12 giugno 1919. 

BOBelll (S. E. Paolo) . t nell'adunanza del 18 maggio 1919 della Classe di 

Kafflnl (Francesco). . < scienze morali, storiche e filologiche nominati a 
far parte della Commiasione per la celebrazione del sesto centenario 
della morte di Dante Alighieri. 

Bruni (Giuseppe), eletto nell'adunanza del 15 giugno 1919 Socio corrispon- 
dente della Classe di scienze fisiche, matematiche e naturali vSeùone 
di Chimica generale ed applicata). 

BoBtIgliana (Carlo). . ) della Classe di scienze fisiche, matematiche e 

MKJarftna (Quirino) . i naturali 

L\Tap«dliTSÌto) I '^^"* ^^'^'' ^ '''"'"^ morali, storiche e filologiche 
eletti nell'adunanza delle Classi unite del 22 giugno 1919 per inte- 
grare la Commissione del Premio Bressa pel quadriennio 1915-1918. 
Jadanza (Nicodemo) . t eletti della Classe di scienze fisiche, matematiche 
Sacco (Federico) . . . ( e naturali nella adunanza a Classi unite del 
22 giugno 1919 per integrare la Commissione del Premio Vallauri del 
qnadriennio 1915-1918 per le scienze fisiche. 



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MORTI 



FiMrl (Romeo), socio nazionale residente della Glaase di acienie fiùche, 
matematiche e natarali. 



Rui (Pietro), socio corrispondente della Classe di scienze morali, etorìche 
e filologiche (Sezione di Filologia, Storia letteraria e Bibliografia). 



Belli (Saverio), socio corrispoadente della Claise di soienie fisiche, mate- 
matiche e naturali (SeEJone di Botanica e Fisiologia vegetale). 



Bsjlelgk (Lord Giovanni Qnglielmo), socio corrispondente della Classe di 
•cienie fisiche, matematiche e natarali (Secione di Fisica generale e 
sperimentale). 



FIseher (Emilio) socio corrispondente della Classe dì scienze fisiche, ma- 
tematiche e naturali (Sezione di Chimica generale applicata). 



SehweBiener (Simone), socio corrispondente della Classe di acienie fisiche, 
matematiche e naturali (Sezione di Botanica e Fisiologii vegetale). 



10 agosto. 

Hfteekel (Ernesto), socio straniero della Classe di scienze fisiche, matema- 
tiche e natarali. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



22 settembre 1919. 

Dalla TedoTa (Qiuaeppe), aocìo corrispondente della Classe i 
morali, itoriclie e filologiche (Seiione di Geografia). 



Bacearlil (Posqaalo), bocìo corria pò udente della Classe di scienze fisich€, 
matematiche e naturali (Sezione di Botanica e Fisiologia vegetale). 



Solilaparelll (Celestino), socio oorrispon dente della Classe di Scienze mo- 
rali, storiche e filologiche (Sezione di Linguistica e Filologia orientale). 



Reina (Vincenzo), socio corrispondente della Classe di scienze fisiche, ma- 
tematiche e natnrali (Sezione di Matematiche applicate. Astronomia e 
scienze dell'ingegnere civile e militare). 



Onarnlero (Pier Enea), socio corrispondente della Ciane di scienze morali, 
storiche e filologiche (Sezione di Linguistica e Filologia orientale). 



zed.yGOOg[e 



PDBBLIGAZIONI PEllIODIGHE BIGBTDTB DALL'ÀCCiDEHIA 

Dal 1* eranaio al SI Dioemb» IMS 



I» ulirim il rUama I* <•». 



* Acireale. R. AcoMlemia di scienie, lettere ed arti degli Zelanti. Jtemoria 

della Clasae di lettere, aei. 3*, voi. X, 1917-1916. 

* Alz*MarMÌIl«. UniTeraité. AnnaleB de la Faculté de dtoit d'Aix, t TI, 8-4 

(1912) : VII, 1, 2 (1913). Nonvelle sér., N. 1-2. — Annalea de la FamlU 
'dea lettrea d'Aiz, t. VI, 3, 4 (1912); VII, 1-4 (191S); Vili, 1-4 (1914)) 
IX, 1-4 (1915); X, 1-2 (1916). 

* Aarers. Socidté d'étades acieQtìfiqaeB. Bulletin, Noavelle aéi,, 1914-917. 
AaanoIoB. Sociedad Nacional de Farmacia. Satatutos, 1916. 

* Bairmloaa. Real Academia de Cienoiaa j Artea. Nòmina del Personal Aca- 

dómico. 1918-1919. — Memoriaa, 8» època, voi. XIV, 8-12; XV,1-10.— 
Boletin, 8* epoca, voi. IV, 3. — ObaerTatorio Fabra. BoleUn, I aeccion 
aatronomioa, 1-2. 

— Jtmta de Ciencias Natnmles. Hneei fiarcinoDenais Scientiarnm Hata- 

raliam Opera. Acnari, li, 1917, pari 1, 11. ~ Ser. teologica, 1918, IV. — 
Traballa del Hnaeu de Cienciea Naturai, voi. II, Sei. zool., N. 8. 

* Baael. NatnrforacheDdeii Oeselhchaft Verhandlungen, Bd. XXVIII. 

— Bibliothéque de rUniversité. Catalogne dea écrita acadéffliqnei «uiaae, 

1916-1917. 

* Baalleae et deaSTae. Helvetica Chimioa. Acta, voi. II, l-C. 

* Bataria. Rojal Hagnetioal and Ueteorological ObaerTator; : Obaerra- 

tiona, Tol. XXXVII, 1914. — Obaerrationa made at aecondarj StatioM 
in Netherland Eaat-India, vo). V (1915); VI (1916). 

* — Bataviaaach genootschap van kuntten en wetensohappeu. Notulea, 

Deel. LUI, Afl.4; LIV, LV, LVI,LVU, 1. — Tydachrift, D1.LVII,5,«; 
LVUI ; LIX, 1. — VerbandelingMi, DI. LXI, 5, 6. — Statnten en Begla- 
ment van orde opgericht den 24*'"' Aprii 1778. — Hiitoriicha testoOn- 
■tellnng 191S. Catalognea. — Qids voor den bezoeker van de aohatkapier, 
1917. — Popalair-Wetenaohappelìjke Serie, N, I. — Oudheìdkandig 
Veialag, 1912-1919. — B^porten van den ODdheidkDD{tig^n dienativ 
Nedeflandacb-IndiE (1915). 

— Obaerratory Java. Siamolivioal Bulletin, 1918, 1919, jannarj-June. 

Atìi Mia R. Aeeadtmia. — Voi. LV. e 



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XXXIT PUBBLICAZIONI RICBTOTB DALL ICGADBWU 

* B«rgei. Bergens Haaenms Aarbok. Eiatorìsk-AutikT&riak raekke, 8 Heft., 

1917-1918. — Hatarridenskabeliir raekke, 1916.1917, 2 H«ft; 1917-lS, 
1 Heft. — Account of the Cnietocea of Nocwa;, voi. VH, Copepod» 
Sappi., Parts I & li. 

* BolOKBa. B. Accademia delle Soìense dell'Istitnto di Bologna. Claaie di 

Sciente morali. Rendiconto, ser. II, toI. II, 1917-18. — Memorie. Se- 
aione di «cìbd» giaridiche, sei. II, t. II, faac. nnico. — Memorie. Setione 
di scienze etorìco- filologiche, aer. Il, t. II, faao. unico. — Claaee di aciense 
fisiche. Memorie, aer. T, t. lY {191619171. Rendiconto, nuova aerie, 
voi. XXI (1916-17). 

* — Società Hedico-Chirnrgica. Bollettino, 1918, faac. 11-12; 1919, aer. 9>, 

voi. VII. faac. MI. 

* — Matlieaia. Società italiana di Matematica. Bollettino, IX, t, 2; X, I ; 

XI, 1-8. 

* — Biblioteca Comunale. L'Archiginnasio. Ballettino, anno XIII, n. S-6; 

XTV, 1-3. 

* Bordeaux. Facnlté dea Lettrea de Bordeaux et dea Univeraitéa da HidL 

Annalea, XL année. — Bnlletin hiapaniqae, t. XXI, 1-3. BuUetin ita- 
lien, t. XVIII, 8-4. — Ravue dea étndea anciennea, t. XXI, 1, 2, 3. 
■ BriXdllea. Società Bojale de Botanìqne de Belgiqne. Balletin, t. LUI. 

* BxMreit. Académic Ronoiaine. BuUetin de la Seotion acientifiqaa. 

5°" année, N. 2-5. 
BBen«i-Alres. Hiniaterio de Agricultura de la Nacidn. Oficina Meteoroltfgioa 
Nacìonal. Boletfn mensual. ano 11, 7-12; III, 1. 

* — Sooiedad Qnimica Argentina. Anales, t. VI, 26-28 ; VH, 29-32. 

— Obraa Sanitaria! de la Nación. Metodoa de analiaia de agnaa adoptadoa 

en e1 Laboratorio, I faac. 8°. — Fabrioa de Alnmino ferrico, I fase. 8*. ' 

* CalcattB. Qeological Snrvej of India. Recotda, voi. XLIX, P. 2-4; L, 

P. 1-3. — A Bibliograpby of Indian Geology and Phjaical Geographj 
with an annotated index of Hinerala of economie vaine ; 2 voi. S*. 

— Agricultural Advìaer to the Oovernment of India. Report on the progreaa 

of Agriculture in India for 1917-18. 

— Board of acientific Advice for India. Annua) Report, 1917-16. 

* Cambridge. Cambridge Phìloaophical Societj. Proceedinga, voi. XIX, 4-5. 

* CBKbridge, Mass. Muaeam of comparative Zoologj at Harvard College. 

Bnlletin, voi. LXII, 14; LXIII, 2, 8, 5, 6. 
" Ca^-Town. Royal Society of South- Africa, Tranaaotìona, voi. VI, 2-4 ; 
VII, 1-3; VUI, I. 

* Cntuila. Accademia Gioenia di aoienie naturali. Bollettino delle Mdnt«, 

faao. 45. — Atti, aer. 5*, voi. XI. 

* — Società degli SpettrOBoopiati italiani. Memorie, ser. 3*, voi. VII, 10-12; 

VUI, 1-e, 9. 

* Cbanbérj. Acaddmie dea Soiencea, Bellea-Lettret et Arte de Savoie. Mé- 

moire, 5« aér., t. IV, 1917. 
Chicago. Faychopathic Laboratorj of the Hnnicipal Court. Report far the 
yeara May I, 1914, to Aprii 80, 1917; 1 voi. 8*. 

— John Crerat Library. 24" Annaal Report for the yoar 1918. 



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PUBBLICAZIONI RICBVTTB DAL). ACCADEMIA IXXF 

* ColumbBg. Ohio State Dnìversitj Scientific Society. The Ohio Journal 

of Science. 1918, voi. XIX, N. 1-8. ' 

* — The Ohio State University. Bulletin. voi, XXIII, 28. 

* Copenha^ne. Ac»démie Royale dea Sciencea et dea Lettrei de Danemark. 

Hémoìres. Section dee Sciencee, 8°" Sér., t. Ili, 2, 3 ; V, 1. .- Mathe- 
mutiak-firsiakfl MeddeleUer, I, 8-12. — Historisk-fllologiske Meddelelser, 
II, 3-6. — Biolopske Meddelelser, 1, 5-7. 9-12, 14. - Ofvecaigt (Bul- 
letin), join 19ie-mai 1919. 

* Dablln. Royal Dublin Society. ScientiGc Procaedinga. N. Ser., voi. XIV, 

24-41; voi. XV, 1-34. — Economie Proceedinge, voi. II. 10-13, 

* — Royal Iriih Academy : Proceedinga. Section B, voi. XXXV, 1-2. 

Section C, voi. XXXV, 1-8. 

* EdlnbarKh. Royal Society. Proceedingg. voi. XXXVIll. P. Ili (1917-18) ; 

SXXIX, P. MI (1918-19). — TransactionB. voi. Lll, P. 2' (1918-19). 

* — Royal Physicftl Society. Proceedinge, voi. XX, P. l'4. 

* Firenze. R. Accademia eco nomi co-agrari a dei Qeorgofili. Atti, aer. 5*, 

voi. XV, 1-4; XVI, 1-4. 

* Flome. Deputazione Fiumana di Storia patria. Bullettino, voi. IV. 
Fornasft. Qovecnment of Formosa. Icodch Plant«rum Formoaanarnm, 

voi. VII. 

* Frelbni^ I. BR. NaturforBchenden Gesellachaft. Berìcht iiber die Sitzung 

am 15 Juli 1914; 1 Man-ApriI 1915. — Berichte, XXI. 1, 2; XXII, 1. 

* titf. Société d'ÉtuJes dea Hautea-Alpe«. Bulletin, 4'°* .Sène, 19-23 

(1917-1918). 

* OenèTe. Société de Physii^ue et d'Uiatoire naturelle. Comple-rendu dea 

Séances. voi. 35, 3; 36, 1-2. - Mémoiree. voi. 39. fase. 2. 
Grai. Sénat académique de l'Université. La frontiere meridionale de la 

Styrie allemande ; 8°. 
' Habaaa. Secretarla de Sanìdad y Beneficenza. TrahajoB aelectoa del 

Dr. Carica J. Finlay. 
Halifax. Nova Scotìan Inttitute of Science. Proceedings and Tranaactiona, 

voi. XIV, P. 3' (1916-1917J. 

* Helsinsfars. Société dea Sciences de Finlande. Acta, voi. XLIII, XLIV, 

1, 3, 5, 7 ; XLV, 1-3 ; XLVl. 1-8 ; XLVIl. - Ofversigt : A. Matematik, 
LVi-LX; B. Humanistik. LXV-LIX ; C. BedegOrelaer och fltrhandiingar, 
LVIl, LIX. — Bidray, voi. 74, 1; 75, 2; 77, 1-7; 78. 1-3. 

* n«bart. Royal Society of Tasmania. Papera & Proceedings for the 

year 1918. 

* Jona Citf. Univeraity of Jowa. Honographa. Univeiaity bibliography fot 

the year 1917. 

* Kyoto. Scholae Medìciualia Uni versi tatia Imperialia. Acta, voi. Il, faac.4; 

voi. Ili, 1. - Mémoirea, voi. Ili, 5-10. 

* La Piata. Univer^ìdad Nacional. Facullad de Oienciaa ffiicae, matem&ticaa 

y aitrontìmicas. Anuario, 1918, N. 9 ; 1919, 10. — Contribución de laa 
cienciaa ffaicaa y matemàtica. Ser. tècnica, voi. I, enlrg. 6; II, 1-2. — 
Contrìbncitìu al eatudio de laa cienciaa ffaìcaa y matemàticaa, Ser. ma- 
te màti co- fiaica, voi. 11, 3-4. — Hemoria correa pò udiente a 1917, N, 7. 
AUi della R. Accademia — Voi. LV. e' 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



XXXTI PUBBLICAZIONI RICEVDTE DALL ACCADEMIA 

Lejde. Bureau centrai de l'Associntion géodésìque intarnatioDale. Rapport 
auT lea travaui... en 1918 et Profn^mme dea travaui pour l'eiercìoa 
de 1919. 

' LIège. Société Rodale dee Sciences. Uémoirea. 3™* aér., t. X. 

■ Llm». Cnerpo de Ingenieros de HinaB del Perii. Boletin, N. 93, 94, 95. 

* Lisboa. ComÌBa&o do Servilo geoMfcico de Portufiat. Comnnicacdea, t. XII, 

1917. 

* — Inatituto de Anatomia da Univeriiità. Archivo de Anatomia e Anthro- 

pologia, voi. IV. 
Llrorno. E. Accademia Navale. Pabblicazioni dell'Utituto E1ettrot«cnico e 
Radiotelegrafico delta R. Marina. N. 5. 6. — Bollettino radioteleffrA- 
fico, 1919. VI, 1-6. 

* London. Rojal Society, Year Book 1919. Proceedings : MatUematical and 

Physical sciencei. Ser. A, voi. 95, N.-670-678 ; 9€, 674-678. - Biolopcal 
ficience». Ser. B. voi. 90, N. 631 ; voi. 91. N. 635. — Tranaactions. Ser. A, 
voi. 217. Title. Contenta, Indei ; voi. 218, N. 561-569 ; voi. 219. 270 ; 
voi. 220, 271-272. - Ser. B, voi. 209, N. 360-365. — Catalogne of Scien- 
tific Papera. Fourth Ser., 1884-1900; voi. XVI, I-Marbnt. 

* — Royal Inatìtution of Great Brìtain. Proceedinga, voi. XXU, P. Iv 

* — BrìtiBh AsBooiation for the advaocement of Science. Report, 1918. 

* — British Mnaenm (Naturai Hist-oryl. ' Terra Nova , Report. Zoologj, 

voi. Il, N. 8, Brachiopoda; voi. Ili, N. 6, Arachnida, Pt. I, Aranceae ; 
voi. IV, K. 2, Cephftlodiaousi ; voi. V, N. I, Coelenterata. Pt. 1, Actìniaria. 

— Honograph of British Lichens, P. 1, Second editìon. — Economìe 
Serica, N. 8. - Rata & Hicc. 

* — RojaI Aatronomical Societjr. Monthlj Notices, voi. LXXIX, 2-6, 7-8, 9. 

* — Geolo^cal Society. Qnarterl; Joamal. voi. LXXIII, P. 4; voi. LXXIV, 

P. 1-4. 

* — Linnean Society. Lìat, 1919-1920. — Proceedings, 131 at Seaaion, No- 

vember 1918 to Juue 1919. — Tranaactiona. BoUny, 2"^ Ser., voi. XVII, 
P. 8 ; Zoology, 2"" Ser., voi. IX, P. 1. — Journal. BoUny, N. 295 ; Zoo- 
Io;^, voi. XXXIII, 224: XXXIV, 225-226. 

* — London Mathematica! Society. — Liat of Memliers, I9I9. Proceedings, 

Ser. 2-, voi. XVII, P. 4, 5; XVIII, 1-4. 

* — Royal Microacopioal Society. Journal, 1918, P. 4; 1919, 1-3. 

' Lnxouiboarg. Inatitut Grand-Docal. Section des sciencea naturellea, 
pbyaiquea et mathéroatiqoes : Archives trimeatriellea, N. sér., an. 1909, 
t. IV; t. V, 1910. 

■ Lyon. Bibtiothèque de l'UniverBité. Annalea, Nodv. Sér. 1. Sciencea, Hé- 

decine, faac. 41. 

■ Madrid. Real Academia de la Hiatoria. Boletio, t. LXXIV (1919), cuad. 1-6 ; 

LXXV, 1-6. — Memoria hiatiJrica de la Real Academia de la Hiatoria 
por D. Juan Pérex de Gnzman y Gallo. 

* — Junta para ampliacion de estudioa y inveatigaciones cientificaB. Labo- 

ratorio j Seminario matemàtico, 1. 11. Memoria 1-3. 

* — Real Academia de Ciencias exactAa, fiaicaa j naturalea. Anuario. 1919. 

— RevisU, L XV,6-12: XVI, XVII, 1-12. — Mcmoriaa, t, XXVII-XXIX. 



zed.yGOOgle 



POBBLiCAZIOM BICBTDTE DA I.L ACCADEMIA XX3tVU 

* Madrid. Sociedad Hai einiitica Espanda. Reviala matemàtica hispano- 

americanB, t. I, 1-3, 6, 7. 

* MaatOTS. R. Accademia Virgiliann. N. Ser., voi. ITIIT, P. 2> (1915). 

* HeMina. R. Accademia Pelorìtanfl. Atti, toI. XXVIII. 

Mexico. Biblioteca Nuciona) Estadoa-Unidoa Meiicanos. Boleti'n, t. SII, 5-6. 

— El Cantar de Ics Cantares del glorioso Salomon. Version espaàola, 
" — Sociedad CientiBca ' Antonio Alzate ,. MemoriiB y Revista, t. XXXVll, 

N. 2; XXSVlir, 8-8. 

— Duiveraidad Nacional. Boletin organo del Departamento Univenìtario 

; de BelluB Artes, t. 1, 1. 1918, N. 2. 

— Atcbivo general de la Nación. Autografai de Morelos : Los publica corno 

komeniùe al Heroe en el CHI aniveraario de ta Muerte. Melico, 1918. 

* — Osservatorio astronòmico Nacional de Tacubaja. Anuario 1920. 

* Milano. Reale Istituto Lombardo di scienze e lettere. Rendiconti, Ser. 2* 

Tol. LI. face. U-20; LIl, 1-12. 

* — Società Italiiuia di Scienze naturali e Museo Uivico di Storia natn- 

rale. Atti, voi. LVII, fase. 3, 4; LVUl, 1-2. 

— R. OsBervatorio Astronomico di Brera. Anno bisestile 1920. Articoli ge- 

nerali del Calendario ed Effemeridi del sole e della luna per l'oriz. 
zonte di Milano. Con Appendice. 

* — (Citià di). Bollettino manicipale di cronaca amministrativa e di stati- 

stica, an. XXXIV, N. 12; XXXV, MI. 

* — Touring-Club italiano. Rivisto mensile, voi. XXV (1919). 1-4. - Le 

vie d'Italia, an, IH (1919), 1-12. - La Sorgente. Rivista mensile per 
l'edncaiione della gioventù, an. IH (1919), 1-12. 

— R. Commissione Geodetica italiana. Differ^ni^ di longitudine fra Roma 

(M. Mario) e Napoli (Osserv. di Capodimonte) determinata nei mesi di 
gingno e loglio del 1909, Parte 2*. 

■ Madeua. Società dei Naturalisti e Matematici. Atti, ser. 5', voi. IV (1917- 

1918). 

* Manaco. Institat Océanographiqne. Bntletin, N. 848-360. 

* Mantpellier. Académie dea Sciences et I/ettres. Bnlletin, juillet 1918- 

avril 1919. 

■ KancT. Académie de Stanislaa. Mémoires, sér. 6-°*, t. XIV, XV (1916-18). 

* Napoli. Società Reale. Annuario 1919. — Accademia delle acienie fisiche 

e matematiche. Eandioonlo, ser. 8», voi. XXIV. fase. 812; XXV, 1-6. 

— Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti. Relazione... Pro 
Ara . Pacis . Augnstae. Presentata dal socio G. E. Riszo. ~- Accademia 
di aciense morali e politiche. Rendiconto, an. LVl (1917), LVII(1918). 
Atti. voi. XLV. 

* — R. latitato d'Incoraggiamento. Atti, ser. 6*, voi. LXX, fase. 1-4. 

* — Accademia Pontaniana. Atti, ser. II, voi. 47, 48. 

* Nenchitel. Société Nench&teloìie des gciences naturelles. Bulletin, 41,42. 

* Hew-Tork. New Tork Public Library. Bulletin, voi. XXII, 1918, N. 11-12; 

XXin, I-IO. 

* — American Mathematica! Society. Bnlletin, voi. XXV, n. 8-10; XXVI, 

n.1-2. - Transactious, voi. XIX, 4; XX, 1-3. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ZXXTIU PUB HLIG AZIONI RICEVUTE DAI.l/ ACCADEMIA 

New-Tork. loter-AmericB a Monthlj Magaiiue. Plngliih, 1918, 2; 1919, 

voi. II, 3, 5. 6; III. I. - Eapaiiol, toI. Il, N. 5. 6 ; III. 1-4. 

* NHmberr. Naturbiatoiische Oeaellsuhait Abbandlongen. XIX, Bd. 4, 5; 

XXI, Bd. 1, 2. — Mitteilnngen, 19U. 1, 2; 1912-13, 1. 2. — Jahresbe- 

richte aber die Zeik., vom Apri) 1912 big 1918. 
ObeHlm (Ohio). Wilson Ornithological Clob. Wilsan Bulletin, voi. XXX, 4; 

XXXI, 1-3. 
Ottawa. Miniatère dee Mines. CominiBsioD Géologiqae, MéinoireB 92, 98, 103. 

— Minéraui indastriele dn Canada. Rapport BOmmaire, 1917, Parte A. 
" — Royal Society of Canada, Tran a action», voi. XII. 

— Hinistère dea Hines, Diviaion dea Hinea. Rapport aommaire ponTTannée 

civile terminée le 31 décenibre 1917. ~ Hiaéraui induatrìels du Ca- 
nada. — Annna) Report on the minerai production of Canada durìng' 
the Calendar jear 1917. — Id, in lingua francese. 

— Department of Mines. Minea Branch. Preliminare Report of the minerai 

production of Canada, februar? 27, 1919. — Bulletin, N. 28, 29. 
lermo. Circolo Matematico. Rendiconti, t. XUI, 1917, fase. 2-8. 
' Parli. Miniatère dea Travaui pubtica. Annales dea Miuei. Partie admi- 
niatrativp. 11"* aér., t. VI!, Documentg du 2'-4"" trimestre 1918; Vili, 
2* triraeatre 1919, 

— Inatitut de Franco, Aoadémie dea Sciences, Annuaire pour 1919. 

— Bureau ilea Longitiidea. Annuaire pour l'au 1919, 

— Bureau internai, dea Poida et Mesures, Travaui et Mémoirea, t. XVI. 

— Società Nationale dea Antiquairea de Prance. Bulletin, 1917. 2*-4*' tri- 
mestre; 1918, 1". 2" trim, — Mettenaia, VII, — Mémoires. 8— sèrie, 
t. L, 1916-1918, 

— Muséum National dHistoire naturelle. Bulletin. 1917, N. 2-7; 1918, X-6. 

— Sociélé de Gwgraphie. U «éographìe. Bulletin, 1916-17. N. US; I9I8. 
N. 1-8. 

— Société Géologique de France. Compte-rendu sommaire des Séancea, 
an. I9I5. - Bulletin, 4' sér , t. XII, 9; XllI, 6-9; XIV, 1-9; XV, 1-9. 

— Société Mathéinatiqae de France. Bulletin, t. XLVl, 3, 4. — Compten- 
rendua dea Séances de l'année 1918, 

— Société Zoologique de France, Bulletin, t. XLI, N, I-IO; XLIl. — Mé- 
moires, t. XXVII. 

— Inatìtut interaatìonal d'Anthropologie. École d'Antbropologie. Rapporta 
préalables. 

— Union intetlectuelle francn-italienne. Étudea italiennes, l^'année. N. 1, 
1919 ; 8". 

* PftTla. * Matheaia ,. Società italiana di Matematica. Bollettino, an. X 

(1918), N. 2. 
' Perngta. Regia Deputazione di Storia Patria per l'Ombrìa, Bollettino, 

voi. XXIII, fase. 1-3. 
■ Pblladelphla. Academy of Naturai Sciences, Proceedings. voi. LXX, P, 2. 

- American Philoaophical Society. Proceedinga, voi. LVII, N. 6. 

* Pisa. Società Toaeana di Scienze naturali. Atti. Procesai verbali, XXVI, 

4-5; XXVIl, 1-2. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



PDBBUCAZIONI RICEVUTE D A LL ACCI DEMI A XXXIX 

* Portlel. R. Scuola Snperiore di Agricoltura (Laboratorio ài Zoologia g«- 

cerale e agraria). Ballettino, vo). XII. 

Porta. Academia Polyte^hnica. Annaes Bcientilicoa, voi. S-XII. 1915-918. 

'Pam. AgrìcultUTal Research Inatitute. Scientìfic Reporta {Inclnding tbe 
Report of the Imperiai Cotton Specialisti 1917-18. Calcutta. 1918. — 
Memoirit: Botanical Ber., voi. iX, 5; X, 1-3, — Chemical ser., voi. V, 5. 

* ReiniB. Aoadéiuie de Reima. Travaui, annéea 1917-1919. 

Rio d« Janeiro. Observatorìo Nacional. Anuarìo para el ano 1919. 

* — Bibliotheca Nacional. Annaee 1915, voi. XX5V1I. — Relatorio qne ao 

Sr. Dr. C. M. Pereira don SontOB ministro da Justifa e Negocios inte- 
lioree npresentou em 7 abrii 1916; 31 inar9o 1917. 

* — Museo Nacional. Archivo, voi. XX, XXI. 

— Eccola SaperioT de Agricultura e Uedioina Veterinaria. Àrchivos, voi. II, 

DB. 1-2. 

* Roma. Ministero delle Finanze. Direzione Generale delle dogane e im- 

poste indirette. Statistica del commercio speciale di importazione e di 
eaportazione dal 1' Rennaio' dicembre 1918j 1° gennaio-luglio 1919. — 
Bollettino di legislazione e atatistica doganale e commerciale, a. XXXV, 
1918, maggio-dicembre. 

— Miniatero dell'Interno. Statistica delle Carceri, an- 1916. — Statistica 

dei Riformatori, an. 1916. 

* — Ministero di Grazia, Giuatizia e dei Colti. Statistica notarile per gli 

anni 1911-1913. — Statistica giudiziaria penale per l'anno 1914. — 
Statistica giudiziaria civile e commerciale per l'anno 1913. — Stati- 
stica della Criminalità per l'anno 1912. 

* — Ministero dei Lavori Pubblici. Consiglio Superiore delle Acque pub* 

bliche. Annali, an. 1919, fase. 1. 

* — — Ispettorato del servizio idrografico. Osservazioni pluviometriche 

raccolte a tuUo il 1915 dal R. Ufficia centrale di Meteorologia e Geo- 
diilamica. Calabria e Basilicata; Campania; Puglie, Abruzzo e Molise ; 
Sardegna e Sicilia; 5 fascicoli in fol. 

* — Ministero per l'Industria, il Commercio e il Lavoro. Statistica della 

emigrazione italiana per l'estero negli anni 1914 e 1915. — Statistica 
delle cause di morte nell'anno 1915. — Movimento della popolazione 
secondo gli Atti dello Stato civile nell'anno 1915 e notizie sommarie 
per l'anno 1916. 

— R. Ufficio Centrate di Statistica. Annali di Statistica, ser. V, voi. 9. 

* — R. Accademia dei Lincei. Annuario 1919. Rendiconto dell'adunanza 

solenne del 15 giugno 1919 onorata dalla presenza di S. H. il Re. 
Rendiconto dell'adunansa delle due Classi del 18 gennaio 1919, voi. IIL 

— Classe di scienze fisiche, matematiche e naturali : Rendiconti, 
voi. XXVII, XXVKI. Memorie, aer. 5», voi. XII, fase. 14-16; XIII, 1-2. 

— Classe di scienze morali, storiche e filologiche. Rendiconti, voi. XXVII. 
Memorie, ser. S', voi. XV, 9-10. — Notizie degli scavi, aer, 5», voL XV, 
fsBC. 4-12. « 

— Società italiana per il progresso delle scienze. Bollettino del Comitato 

glaciologico italiano. N. 2, S. 



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XL PUBBLICAZIONI RICEVUTE DA LL ACCADEMIA 

* BoHia. K. Comitato Geologico d'Italia. Bollettino, voi. XLVI (ter. 5'), 

* — Istituto di Diritto Romano. Bollettino, an. }:XXIX, fase. 6. 

* — R. Ufficio Centrale di Meteorologia e (ìeodinamioa. Bullettino meteo- 

rico, I916-19I9. - OaservaE. ploTiometricke raccolte a tutto l'anno 1915: 
Calabria e Baailicata ; Campania; Puglie, Abruszo e Holiae ; Sardegna, 
Sicilia; Lazio e Umbria. ~ Memorie ed osiervazioni, ser. Ili, voi. VII, 
P. 1. 

— Società degli Agricoltori italiani. Bollettino mensile, voi. XXIlt, 12. 

* — Biblioteca Nazionale Centrale * Vittorio Kmanuele,. Bollettino delle 

opnre moderne e straniere acquietate dalle Biblioteche pubbliche g'o- 
vernative del Regno d'Ilalia, an. 1918, ser. 4*, N. 165T6-1T78T. 

* — Pontificia Accademia Romana dei Nuovi Lincei. Atti, an. 1918, Ses- 

sione IV-VII, 17 marzo-16 giugno 1918; Sessione I, dicembre 1917 - 
V del 13 aprile 1919, — Memorie, ser. 2», voi. 4'. — Catalogo delle 
collezioni di Diatomee e dì Fnn);hi appartenute ai soci Ab. Conte Fran- 
□Cflco Caotracane degli Antelminelli e Dott. Matteo Lanzi. Roma, 1918 ; 
1 voi. 4". 

* — Biblioteca Vaticana. Studi e Testi. N. 82. 

' Saiht>LoDÌ8. Missonri Botanica! Garden. Annals, voi. V, 8. 

Saint-Paul. University of Minnesota (University Farm. AgricuHaral eipe- 

riment Station). Bulletin, 169, 170. 171. 
■ Sarona. — Società Savonese di Storia patria. Atti. voi. I. 11. 

* Sendal (Japan). Tohoku Imperiai University. Mathematica, Physics, Che- 

mistrj. Science ReporU. 1" ser.. voi. VII, 8; Vili, 1-2; 2"^ ser. (Geo- 
logy). voi. V, 2. 

— Anatomiscben Institat der Kaiaerlich-Japaoischen Dniversitftt. Arbeiten, 

Heft I-I II (1918-19). 

* i^ieua. Circolo Giuridico della R. Università. Studi Senesi, voi. XXXIV, 

* — R. Accademia dei Fisiocritici. Atti, ser. 8*, voi. X, 1-10. 

* Stnekholm. Sveriges offentliga Bibliotek Stockholm, Uppsala, Lund, Go- 

teborg. Accesaions Katalog, 92, 1917. 
" — Académìe Royale Suédoise des Sciences. Handlingar (Mémoires), Bd. W, 
1-17; 56, 1-6; 57, 1-9. — Arkiv Wr matematik, astronomi oob fysic, 
Bd. 11, 4; 12. 1-4; 13, 1-4; 14, 1-2. - Arkiv fi5r kemi, mineralogi 
oob geologi. Bd. 6, 4-6; 7, 1-3. - Arkiv fìir botanik, Bd. U. 4; 15, 
1, 2. — Arkiv fOi zoologi, Bd. 10, 4; 11, 1-4. — Meddelanden fr&n 
k. Vetenskapsakad. Nobelinstitut, S, i; 5. — Bereelius, Bref 5, 1- — 
Samuel Klingenatiernas, I. — Register Ofver Kgl. Svenska Vetenskaps- 
akademiens SkriOer, 1826-1917. 

— Institnt Central de Mét«orologie. Observations mèteo rologiquea suédoises. 

voi. 57, 1915; Appcndìi I. Fréquence des jours d'orage en Suède 
17.%-1915: II. Lancées de ballons-pilotes à Abisko en 1918-1915; 
■ voi. 58, 1916. 
St«Dfhnr>t College Observatory. Resulta of Meteorologica) Magnetical 
and Sciamological Observations, 1918. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



POBULICAZIONI RICEVUTE DALL ACCADEMIA Xl.I 

fiandcrlftil. West Hendon House Obaervfttory. Publioatious, N. IT. Me- 
teorologicftl obBervationa. Ckiefly ai Sanderlaud by T. W. Backouse, 1915. 

■ 8Tl«erft. CominiBaioii géologique suisse. Hatérì&ux poar Ir Carte géolo- 

gique de la Suisae, II Ber., livr. XX, 4 ; XLVI, 3. 

* Sjdne;. Royal Society New South Wales. Journal and Proceedingt, 1914, 

Part Ul. IV ; 1915, P. HV. 
TeddiugtoD. National Phjaical Laboratocy. Report, 1916-17, 1917-18. 

* ThoBon. Académie Cbablaisienae. Hémoirea et Documeots, t. XXX, 1917. 

* TtkjS. College of Science, Imperiai University. Journal, voi. XXXIX, 

art. 9; XL. 7; XLII, 1. 

* — Imperiai University. Calendar, 2577-2578 (191T-1918). — Proceedìngs, 

voi. I. H. 5. 

* — Kuaecliohen Universitàt. UediEÌniechen Faknlt&t. Mitteìlungen, XVIII, 

Bd. 8 e 4; XIX. 1-4; XX, 1-2, 

— Imperiai Karthquake lavestigation Committee. Bnlletia, voi. VII, 3. 

* Torino. R. Deputazione sovra gli Studi dì Storia patria. Biblioteca di 

Storia italiana recente (1800-1B70), voi. VII. 

* — Consiglio Provinciale. Atti, 1918. 

* — B. Accademia di Agricoltura. Annali, voi. LXI, 1918. 

* — R. Accademia di Hedicìna. Giornale, an. LXXXIJ, N. 1-4. 

* — Società degli Ingegneri e degli Architetti. Atti, 1917. Suppl. fase. 1. 

— R. Istituto Superiore dì Studi commerciali. Annuario, 1918-1919. 

— Club Alpino italiano. Rivista mensile, voi. XXXVII. N. 10-12, 1918 

voi. XXXVIII, 1 11. 

* — Società Meteorologica italiana. Bollettino bimensuale, serie 3*, vo> 

lume XXXVI, N. 6-X2; XXXVII, 1-6. 

— Musei di Zoologìa ed Anatomia comparata della R. Università. Bollet- 

tino, voi. XXXU, 1917; XXXIII, J918. 

* — Municipio. Annuario, 1917-18. 

— Casaa di Risparmio. Resoconto dell'anno 19I7,,1918. 

■ Toroato. Royal Canadian Instìtnte. Transactioua' voi. XII, P. I. 

* — Univeriity Studies. Historj and Economie», voi. III, N, 2. — Review 

of hiskorical publications relating to Canada, voi. XXII, 1917-1918. 

* Tortosa. Obaervatorìo del Ebro. Boletin mensual. 1918, voi. IX, M2. 

— Besumen del ano 1917, voi. Vili. — Obiervaciones del eclisse anular 
del 3 diciembre de 1918. 

* Tonlon. Académie da Var. Bulletin, ao. 1915-1917. 

* Toalonse. Faculté dea Sciences de l'Université. Annales, .t"* sér., t.VI 

1I9W). 

* — naiversité. Annales dn Midi. Revue de la France meridionale, an. 28 

e 29 U917-1918), N. 111-114. 
Trlette. R. Osservatorio marittimo. Effemeridi astronomiche nautiche per 
l'anno 1919, anno XXXIII. 

* Opsala. Upsala Universitet. Àrssktift, 1914-1917. Bref ocb «krifrelser 

af och till Cari von Linné, med underattìd af Svenska Stataten ntgifna. 
FJtrsta Afdelningen, Del VII. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



XLJI POBBLICAZIONI RICBVDTB DAL L ACCADEMIA 

* DpMla. Bibliothèqne de l'Univeraité Rojnle GraDOB, Acta philotogica 

Suecftna, voi. XV, 1-4; XVI, 1-4. — Arbeten utjjifnii m^d understod 
af Vilhelm Ekmnns Univenitetafoud. N. 15, 18, 19, 21, 22 i, «, 23. 

* — Obeervatoìre météorologique de rUniversité. Bnlletìn mensuet. voi. L 

(1918). 

* Urbana. State of Illinois. Department of Regiatratio» and Education. 

DÌTÌBÌon of tbe Naturai Hiatory Survey. Balletin, vo!. XIII, art. 7,8. 
Valle di Pomiiei. Caleiiclario del Santuario di Pompei, I9I9. 

* Teneiia. R. Magistrato delle Acque. Ufficio idrografico. Bollettiun men- 

sile, 1918; 1^9, 1-4. — Stazioni idrografiche. Opere idrauliche e ma- 
gazzini idraulici. Pnbblicazione, N. 2. Ber. 2*. 

* — Reale Istituto Veneto di fjcienze, Lettere ed Arti. Atti, t. 76, IO; 

77; 78. 1-3. — Concorsi a premi pubblicati il 18 maggio 1918, 

* Vercelli. Societii Vercellese di storia e d'arte (Archivio). Memorie e stadi, 

an.X, 1918, 2, 3,4; XI, 1. 

* Verona. Madonna Verona. Bollettino del Museo Civico, 1918. (Ano. 42-46. 
" VlceniA. Accademia Olimpica. Atti, N. ser., foI. 6*. 

* Washlng'lau. Sraìtbaonian Institntiou. U. 3. NatìoDat Huseum. Bulletiu, 

102, voi. I, II, P. 4», 7»; 103. pp. M16, 123-188, 525 612; 100, voi. I. 
P. 4», 5»; 99, 100, voi. Il, P. 1', 2*; 105; 107. — Report on the Pro- 
greas and Condition... for the ;ear ending jnne 30, I9I6. — Contrìbu- 
tions from the U. S. National Herbarinm, voi. 20, Part 6. 7. 

— U. S. Department of Labor. Bureau of Labor statistici. Monthly Labor 

Review, voi. VII, N. 4. 

* — Department of Commerce. Bureau of Sfcpndarde. Bulletio, vo). XIII, 4; 

XIV, 1-3. 

* — Smithfonian Institntion. Smithsoniao Miscellnncous Collection, vo). 68, 

N. 9, 11. 12; voi. 69, N. 2-8. 

* — U. S. Naval Observatory. Publications. Ber. 2"\ voi. IX, P. lU-lV and 

Appeudii. — Annual Report for the fiscal jear 1918. 
•— National Academ^WSciences-Proceedingii, voi. IV, N. 11-12; V. 1-9. 

— U. S. Coast and Geodenc Survey. Annnal Eeport of the Superintendeat... 

to the Secretar; of Commerce for the fiscal year ended june 30. 1918. 

— Carnegie Endowment for International Peace. Division of internatioDal 

Laws. Tractatna De Bello, De Represaliis et De Duello by Giovanni 
da Legnano 1. U. D. etc. ; 1 voi. in-4°. — Lei conventions et dèclara- 
tions de la Haye do 1899 et 1907; I voi. 4'. 

— Camegìe Endowment for Interoationat Peace. Division of Intercourse 

and Kducabion. Publication N. 16. 

— Carnegie Endowment for Internationa) Peace. Division of Economie* and 

flistory. Publication N. 5, — The colonial tariff policy of France by 
Arthur Girault. Edited by C, Gide. — Economie protectionism by 
Josef Gruniel. Edited by E. von Philoppovich. — The industriai de- 
velopment and commercial policies of the three Scandinavian countries 
by Paul Drachmann. Edited by H. Weatergaard. — Epidemics reaulting 
from Wars, by Dr. Friedrich Prinzing. Edited by H. Westergoard. 



>yG0pg[C 



(■OBBLICAZIOIft RICSTUT8 DAJ.L ACCADEMIA. XUI| 

Welllnrtcn- Heotor Obaervfttory. BuUetìa N, 16-34. 
— R«port of tli« OoTerameat Aatronomer; Jnlj 1919. 
* ZBrldL NktarTorachendea GeielUchAft. Vierteljnhnechrift, €2, Jaìiig. 1S17, 
1-4 ; 63, 1918, 1-2. 



PBBIOlilCI 1913 

> Àln&Mieeo italiano. Picoola enaiclopediii popolare della vita pratica. 
Fireaie; 16°. 

* Ann&Iei de Chimie et de Phjsique. Par»; 8°. 

* Ainales seientìftqDeB de l'École Normale mipérienre. Parìa; 4*. 
4bb«1I dì matematioa para ed applicata. Milano; 4° (dono del Socio 

Prof. D'Ovidio). 
AsnaU and Hogazine ot Naturai History. London; 8°, 

* Annals of H^thematics. Charlotteiville ; i". 

* Antologia (Nuova). Rivista di acieoze, lettere ed arti. Roma; 8°. 

* ArefaiTes den Scìencea phyuques et naturellea, etc. Genève ; 8*. 

* Areklvlo storìoo italiano. Firenze; 8°. 
Arnhlrlo atorìoo lombardo. Milano ; 8°. 
AreklTum Franciscannm historicum. Clatas Aquas. 

* Atkeaaeom (The). Journal of Bngliah and Foreign Litorature, Science, 

the Fine Arta, Haaic and the Drama. Iiondon ; 4°. 

* A,theB&eiBi; Studi periodici di letteratura e atoria. Direttore Carlo 

Pascal. Pavia; 8°. 
' Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Bollettino dello pobblicOBioui 

italiane ricevute per diritto di atampa. Firenze; 8°. 
'* Blbllotkfcqne univeraelle et Bevuo auiaee. Lauaanne; 8'. 
'* Bollettino Ufficiale del Ministero dell'htruzione Pubblica. Roma; 8°. 

* Brixii Saera. Bollettino bimestrale di Studi e documenti per la Storia 

Eocleeiaatioa bresciana. Breacia; 8°. 

* Cimento (Il nuovo). Pisa ; 8*. 

Comptet-rendus hobdomadairea dea Séancea de l'Académio dee aciences. 
Pari»; 4°. 

* Contereue e Proluaionì. Periodico qnindiciuale. Roma; 4*. 

* Elettricista IL'). Biviata mensile di elettrotecnica. Roma; 4°. 

Felix Ravenna. Bollettino Storico Romagnolo edito da un gruppo dì 
studiosi. Ravenna; 8°. 

* Galletta chimica italiana. Roma; 8°. 

* Gauetta DMciale dei Regno. Roma; 4°. 

* Giornale del Genio civile. Roma; 8*. 

" Giornale della libreria , della tipografla e delle arti e industrie affini 
Milano; 8'. 
Gloraalo di matematiche. Napoli; 4° (dono del Socio Prof. D'Ovidio). 
** Glvrnals itorìco della Letteratura italiana. Torino; 8°. 



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XttT POBBLICAZIONI RIOBTDTB DALL'ACCADEMIA 

Oiornale storico della LunigmnB. 8pena; 8*. 
** fluida commerciale ed amminiitniiTa di Toruo. 8*. 

* Jtnraal (The American) of Science. Edit. Edward S. Dau. Naw-Bavea; 8*. 
•• Jonmal a«iatiqae. Paris; 8°. 

•• Joarnal des Sarant*. Pari»; $•. 

* Joarnal of Physical Chemietry. Ithaoa; 8*. 

* Xa^l(rhla. Sageegna menaile di botanica' Catania, 8°. 

** Vatire, a weekly illuatrated Journal of Science. London; 8*. 

* niaaw ArehleffvoorWirsknnde.UitgegeTendoorhel WisknndigGeaoot- 

Bcbap te Amsterdam; 8'. 

* Phflleal ReTlew (The); a journal of eiperimental and theoretioal phjsics. 

Published for Cornell University Ithaca, New-Tork; 8*. 
** Baceolt» Ufficiale delle tegf^i e dei déeteti del Regno d'Italia. Bomai 8*. 
** Berne des Denx Hondea. Paris; 9'. 
** Berne du mois. Paris. 

** Berne generale des sciencei paree et appliqnées. Parii; 8*. 
** Bene politìque et littéraire, revae bìene. Paris; 4*. 
** Berne ecientifiqne. Paris; i*. 

* Berne semestrielle des pnblicatìons mathématiqnes. Amsterdam ; 8*. 
Blfarna (La) Sociale. Rauegna dì questioni economiche, finansiarìe e 

sociali (Dodo del Socio Prof. Einaudi). 
■* Blaorffiniento (11) italiano. Torino. 

* Blrista di Artiglierìa e Qenio. Roma; 8*. 

** BlrlBta di Filologia e d'Istruzione classica. Torino; 8*. 

•* RlrlBta d'Italia. Roma; 8°. 

** Blvlsta di filosofia. Continoazione dalla Siviala Filosofica, Pavia; 8*. 

** BtrUta di filosofia neo- scolastica. Milano. 

** BlrUta italiana di Sociologia. Roma. 

* Blrista storica italiana. Torino; 8*. 

Bosarlo (U) e la Nuova Pompei. Valle di Pompei ; 8*. 
•• Sclenee. New-Tork; 8'. 

* Science Abetraets. Pbysica and Etectrical Engineering. London; 8*. 

** Selentla. Rivista di scienza. Organo intemasionale di sìntesi icientiBoa. 

Bologna, 8°. 
■ Sperimentale (Lo). Archivio di Biologìa. Firenze; 8*. 
" Stampa (La). Grazzetta Piemontese. Torino; P. 

TfthokD (The) Mathematica! Journal. Edited by T. Hayashì. Sendai; 8*. 
Tale Review, New Serìes. Edited by Wilbur L. Crose. New Haven; 8* 
(dono del Socio Prof. Einaudi). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



GLASSE 

SOIENZR MOaAU, STORICHE E FILOLOGICHE 



Adunanza del 33 Novembre 1919 



PRESIDENZA DEL SOCIO S. E. OH. PAOLO BOSELLI 
DIRETTORE DELLA CLASSE 



Sono presenti i Soci Db Samotìs, Brondi, Einaudi, Baudi 
DI Yeshk, Schiaparelli, Patetta, Prato, Ciak, Pacchioni, e 
Stampini, Segretario della Classe. 

È scusata l'aàsenza del Socio Vicepresidente Bufpini. 

Si legge e si approva l'atto verbale dell'adunanza del 
22 giugno u. e. 

S. E. Paolo BosELLi, prendendo a parlare, dice che l'onore 
di presiedere oggi alla prima adunanza dell'anno accademico 
gli è contristato dal pensiero del dolore, del lutto che ha recen- 
temente colpito il nostro stimato fi venerato Presidente Andrea 
Naccari, orbato della diletta compagna di sua vita. Ricorda di 
aver conosciuto l'egregia donna, eletta d'animo, di pensiero, di 
modi, sì che pienamente comprende l'ineffabile tristezza dell'il- 
lustre Collega, al quale invia le più sentite condoglianze, pro- 
ponendo che a lui sia mandata speciale comunicazione dei sen- 
timenti della Classe. E questa unanime approva che dal 
Segretario della Classe sìa significata con lettera la sentita 
sua partecipazione al lutto del Presidente. 

Dopo aver inviato un saluto al Vicepresidente assente, 
S. E. BosELLi prosegue il suo dire notando come, aprendosi un,. 
Alti liflli II. ÀMaiifHiifi — Voi. LV. 1 



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2 

nuovo anno accademico dopo il lungo periodo di guerra immane, 
che ogni altra superò per la sua vastità, un nuovo periodo di 
civiltà si apre, di quella civiltà progrediente che ben si può 
chiamare cristiana. Ricordando e sviluppando il concetto Gio' 
bertiano di civiltà, egli ha fiducia che le scienze fisiche, conti- 
nuando nel loro meraviglioso incremento, come durante la 
guerra diedero opera, coi loro trovati, a suppeditare mezzi ter- 
ribili di demolizione e di sterminio, cos'i d'ora in poi si volge- 
ranno con novelli e sempre più efficaci mezzi al lavoro di rico- 
struzione e alla prosperità delle umane genti. Ha pur fede che 
nel campo delle scienze morali il nuovo periodo, che ora ai 
inizia, instaurerà il principio del diritto e della equità al d 
sopra di quello della forza che ha finora informato il pensiero 
storico, filosofico ed economico dell'età moderna, e che vincitori 
e vinti si riuniranno finalmente in un pensiero e ìn un senti- 
mento, il pensiero e il sentimento della fede e della idealità. 
Ma ciò non ostante, noi dobbiamo essere vigilanti per impedire 
che nelle scuole d'ogni ordine abbia a soffrire detrimento il 
pensiero italiano, il quale nella sua vera storica espressione 
significa tutto quel complesso dì coltura da cui esso è stato 
generato, coltura che mette capo alla civiltà latina, feconda- 
trice, informatrice, animatrice di quella civiltà che fece grande 
l'Italia anche nei secoli del suo politico servaggio. Vigiliamo 
nel presente contro tutti i pericoli che minacciano questa col- 
tura, la quale non solo deve essere salva, ma deve avere an- 
cora pili alto incremento. La Classe applaude vivamente. 

L'Accademico Segretario Staupini dà comunicazione d'una 
lettera del Segretario della Reale Società Geografica Italiana, 
il quale in nome di essa annunzia la morte del Prof. Senatore 
Giuseppe Dalla Vedova, che fu nostro Socio corrispondente. 
La Classe esprime le sue condoglianze. Sono lette, inoltre, una 
lettera del Presidente della R. Accademia di Scienze, Lettere 
ed Arti di Modena, la quale, pur plaudendo allo scopo che 
l'Unione delle Accademie si prefigge, deve rinunziare a farne 



zed.yGOOg[e 



parte per deficienza dì mezzi finanziari; e un'altra del Vice- 
presidente della R. Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti 
di Palermo, che notifica come quell'Accademia, adwendo in 
maasima alla nuova organizzazione dell'Unione Accademica, 
siasi unita al voto della nostra Accademia a proposito della 
modificazione da apportarsi all'articolo IV del disegno di Statuto 
approvato dalla Union Académique de recherches et de publicatìoné 
nella sua conferenza preliminare che ebbe luogo a Parigi il 15 
e il 17 ma^^io u. s. 

A proposito di questo Statuto, i Soci De Samctis e Patbtta, 
i quali, conforme alla deliberazione presa dalla nostra Acca- 
demia nella sua adunanza straordinaria del 6 luglio u. s., rap- 
presentarono di nuovo l'Accademia nel secondo convegno di 
Parigi che ebbe luogo nella seconda metà dell'ottobre u. s,, 
fanno alcune comunicazioni sul convegno stesso, sulle accoglienze 
cordialissime fatte ai delegati delle due Accademie italiane, 
quella dei Lincei e la nostra, e sulla modificazione apportata 
all'art. IV dello Statuto, appunto nel senso da noi desiderato. 
Si riservano di riferire più ampiamente sull'opera loro, quando 
perverrà lo Statuto definitivo della Union Académique. Ma in- 
tanto, per proposta del Presidente, la Glasse vota un caloroso 
plauso all'opera dei suoi due delegati De Sanctis e Patetta. 

Dal Segretario Accademico è data comunicazione altresì 
del Decreto Luogotenenziale concernente la elezione del Presi- 
dente dell'Accademia Andrea Naccabi e quella del Vicepresi- 
dente Francesco Ruffini, e la rielezione di S. E. Paolo Boselli 
e del Socio Ettore Stampini, rispettivamente a Direttore e a 
Segretario della nostra Classe. 

Il Socio Brondi presenta, con parole di calorosa lode per l'au- 
tore, dne pubblicazioni del Prof. Michele Roar, edite dalla Untone 
tipografica editrice di Torino, cioè la ristampa della Storia 
contemporanea d'Italia dalle origini del risorgimento alla confla- 
grazione Europea, e il primo volume dell'opera L'Italia odierna. 
Due secoli di lotta di studi e di lavoro ecc. La Glasse ringrazia. 



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In fine l'Accademico Segretario presenta le seguenti pab- 
blicazioni pervenute all'Accademia da parte degli editori : 
P. Vergili Maronit Aenetdos libri VII, Vili, IX per cura di 
itemigio Sabbadini, e L. Annoti Seneeae De ira ad Novatum 
libri tre» per cura di A. Barriera, entrambi i volami apparte- 
nenti al Corpus Scriplorum Latinorum Fiiravianum ; e La critica 
dei poeti Romani in Orazio dì Carlo Pascal, volume che fa 
parte della Biblioteca di Filologia classica diretta dal Pascal 
e pubblicata dall'edito^ Catanese Francesco Battiate. La Classe 
ringrazia i donatori. 

L'Accademico Segretario 
Ettore Staiifini 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE FISICHE, MATEMATICHE E NATURALI 



Adunanza del 80 Novembre 1919 



PREBIDENEA DEh SOCIO PROF. COIH. ANDBEA MACCARI 
PRESIDEITTE DELL'aCCADEUA 



Sono presenti i Soci Salvadobi, Segbe, Peano, Ooidi, 
Mattiholo, Grassi, Sohiouana, Panetti, Sacco, Majorana 
e Parova -Segretario. 

È scusata l'assenza del Direttore della Glasse Senatore 
D'Ovidio e dei Soci Senatore PoÀ e Ponzio. 

Ad invito del Presidente, il Socio Mattirolo legge la 
commemorazione del Socio corrispondente prof. Saverio Belli, 
che sarà pubblicata negli Atti. Il Presidente ringrazia il Socio 
Mattirolo dell'applaudito discorso, col quale ba, cMin efficacia 
e dottrina, ricordato le virtù ed i meriti del compianto collega 
e valente scienziato. 

Il Socio Segretario, interpretando i sentimenti dei colleghi, 
rinnova all'amato Preaidente le condoglianze per l'irreparabile 
perdita da lui fotta colla morte della sua degna Consorte, ed 
esprìme la speranza che la viva parte presa dagli accademici 
al suo lutto possa essergli di qualche conforto. Il Presidente 
rìsponde commosso e grato, e dice che le dimostrazioni dei 
colleghi sempre piii lo persuadono cbe la nostra è una Società 
di studiosi e insieme di amici affezionati. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



Sì legge e si approva l'atto verbale della precedente 
adunanza. 

Il Presidente annnncia che durante le ferie l'Accademia 
ha fatto perdite gravi e dolorose nelle persone * del Socio 
straniero Ernesto Haeckel e dei Soci corrispondenti Guglielmo 
Batlsioh, Pasquale Bacoabini, Simone Schwendenbb, Bmilio 
Fischer, Vincenzo Reina ,, ed alla memoria loro ed alle loro 
opere rende omaggio. Comunica poi i ringraziamenti del pro- 
fessore Q. BatJNi per la nomina a Socio corrispondente dell'Ac- 
cademia. 

n Segretario dà notizia di alcune comunicazioni scientifiche 
manoscritte mandate da non Soci alla Segreteria accademica 
durante le ferie: esse sono affidate per esame a Soci compe- 
tenti. Presenta la Nota Oaset-vazioni sul fiore dell'Olivo inviata 
in omaggio dalI'A. prof. B. Pirotta Socio nazionale. Ricorda 
poi che il 6 luglio n. a., per gradito incarico del Presidente, 
ebbe l'onore di rappresentare l'Accademia alle solenni onoranze, 
rese nell'Università di Pavia, all'illustre Geologo e nostro Socio 
nazionale Torquato Tabahelli, in occasione del suo 44" anno 
d'insegnamento universitario ; e presenta in omaggio, a nome 
del Comitato per le onoranze, una copia de] volumetto pubbli- 
cato a ricordo della festa, e come omaggio proprio offre per il 
medagliere dell'Accademia una copia in bronzo della medaglia 
d'oro offerta al Tabahelli nell'occasione stessa. Il Presidente 
ringrazia, compiacendosi delle degne onoranze al nostro Collega. 

Si presentano e sono accolte per la stampa negli Atti le 
Note seguenti: 

Dott. Mauro Picche, Sul cambiamento della variabile di 
integrazione nelFintegrale di Lebeague, presentata dal Socio Segre. 
Dott. Luigi Zofpetti, L'abito fogliare nelle siepi di Li- 
gustro, presentata dal Socio Mattirolo (1). 

(*) QaesU Nota sarà pabblicnta nel pioMÌmo fMoioolo. 

D,!„t,zed.yGOOg[e 



Dott. Q. CoLoai, Ricerche anatomo-istologicke sugli Eufau- 
tiacei- Il cuore di " Nematoscelis megalops „ G. 0. Sart, presen- 
tata dal Socio Saltadobi. 

Prof. Laigi Brusottti, Sulla scomposizione di una forma 
binaria biquadratica ndla somma di due quadrati, presentata dal 
Socio Peano a nome del Socio corriapondente Bebzolabi, 

Dott. Filippo SiBtKANi, Espressioni analitiche che defini- 
scono più funzioni analitiche ad area lacunare, pree^itata da) 
Socio Peano. 

Il Socio Majobaka presenta una sua Nota Sulla gravi- 
tazione e Dfl dà notizia riassumendola. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ORESTE HATTIROLO 

LETTURE 

COMMEMORAZIONE 
SAVERIO BELLI 

del Socio naz. reeid. ORESTE MATTIROLO 



Nel Luglio dell'anno 1881, discendendo dalla svelta pira- 
mide della Rognosa di Sestrières, conobbi Saverio Belu. 

Il luogo del nostro incontro, le discussioni che intavolammo, 
sono presenti oggi come allora alla mia mente, sorpresa dalla 
coltura, dalla rettitudine dei giudizii, dàlia gentilezza e signo- 
rilità dei modi del novello amico. Avevo trovato un'anima che 
vibrava sintonicamente, che rispondeva colla mia, agli stessi 
ideali. 

La passione comune, l'entusiasmo giovanile, la suggestività 
del luogo, valsero di colpo a suscitare fra noi quei vincoli di 
simpatia che dovevano legarci poi per tutta la vita. 

Erborizzammo insieme, lasciandoci come vecchi amici e tali 
siamo rimasti quando, sbolliti gli entusiasmi giovanili, altre 
cure ci presero e dovemmo volgerci a ricerche e a studi ben 
più gravi di quelli che formavano allora la delizia di noi bota- 
nici peripatetici principianti. 

L'amicizia nostra non mutò mai natura; ebbe origini, dirò 
cosi, botaniche, e tale carattere mantenne sempre, legando fra 
loro le nostre anime coi vìncoli di una comunanza perfetta di 
aspirazioni e di ideali scientifici. 

Egli è perciò che il ricordo suo mi è rimasto associato ad 
un profumo di idealità, quale forse non avrebbe avuto, ove 
altri vincoli ci avessero uniti. Di lui non ho conosciuto che la 
parte più bella, il suo amore ardente per quanto è vero, giusto, 
bello; per quanto eleva Io spirito al disopra della materialità 
della vita. 



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COMMEMORAZIONE DI SAVERIO BELLI 9 

Dire quindi di Saverio Belli, delle sue doti morali, dfille 
Bue opere, oon è per me un dovere, ma un bisogno, al quale 
soddisfo con animo grato verso la nostra Accademia, che me 
ne ha affidato l'incarico, perocché questo e purtroppo l'unico 
omaggio che io mi onoro di poter ofi^ire alta memoria del- 
l'amico, troppo precocemente rapito, quando ancora molto egli 
avrebbe potuto e saputo operai'e in prò della scienza. 

Neil' anno 1883 il Professore Giuseppe Gibelli, l'indimenti- 
cabile Maestro, allora chiamato alla Direzione dell'Orto botanico 
di Torino, faceva ricerca di un assistente alla Cattedra sua, ed 
io ebbi la ventura di proporgli l' amico, allora studente del 
V" anno di Medicina nella R. Università di Kapoli. 

Fu così che Saverio Belli venne chiamato a far parte 
dell'Istituto nostro, dal quale più non ai staccò. Egli ben presto 
divenne uno degli organi vitali del vecchio convento botanico 
del Valentino, che rallegrava colla sua inesauribile arguzia e 
colla facilità della vena poetica, e dove tutti ricorrevano a lui, 
carne ad un consigliere prudente e sagace, famigliare ai piìi 
ardui problemi della scienza. 

Tale divenne e tale si mantenne sempre, riverito ed amato 
da quanti ebbero la ventura di avvicinarlo e di conoscerlo in- 
timamente. 

La vita di Saverio Belli non fu segnata da momenti av- 
venturosi, degni di particolare menzione; ai svolse quieta, serena 
e laboriosa nell'ambiente del laboratorio e della famiglia. 

Assistente prima, quindi aiuto, docente, incaricato della 
Direzione e dell'insegnamento alla morte del Professor Gibelli,' 
passò poi come Professore di Botanica all'Ateneo di Cagliari (1), 
dove rimase pochi anni straordinario e ordinario poi. Per mo- 



(I) Ecco il currieulutH vitae di S. Billi: 

Laureato in ScienEe naturali, Il ^ngoo 1887, con pieni voti e lode. 
AsBÌBtente presso il R. Orto botanico di Torino, 1' nov. 1884-1888. 
Ainto i(t.. id., 1889-1900. 
Libero docente, 30 maggia 1894. 

Incaricato inugnamento della Botanica e della Direzione dot R. Orto 
botanico di Torino, 1* Rennaio 1900. 

Straordinario di Botanica alla R. Università di Cagliari, 1* die. 1901. 
Ordinario, 1905. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



IO 0RS3TB UATTIBOLO 

tÌTÌ di salute, giovane ancora, volle ritrarsi dallo insegnamento 
ufficiale per ritornare alle abitudini antiche nella sua Torino, 
dove riprese a vivere come prima nel Laboratorio nostro, intento 
a quegli studi che formavano la sua passione. 

Eccessivamente modesto, non volte coprire cariche di nessun 
genere, alle quali pure la sua cultura, la sua scienza, il suo 
retto giudizio, il naturale buon senso avrebbero potuto giovare 
e dare ottimi frutti. 

Tanta fu in lui la ritrosia, il disdegno di ogni distinzione che 
morì senza nemmeno essere cara/i«re ! quantunque facesse parte, 
come membro corrispondente, della nostra Accademia, fosse 
socio anziano della Reale Accademia di Agricoltura, della So- 
cietà Alzate del Messico e di altre Società scientifiche. 

Se il nome dì Savebio Belli non sarà legato a vani titoli 
onorifici, la sua memoria invece rimarrà affidata a ben più ràldì 
titoli di benemerenza scientifica e figurerà onorevolmente nella 
Storia della Botanica, perchè ad essa appartengono opere sue, 
le quali hanno indubbiamente segnato un reale progresso del 
pensiero filosofico. 

Saverio Belli, figlio di Carlo e di Giuditta Silvetti, ebbe 
cinque fratelli ed una sorella, sposa in prime nozze al Chiaris- 
simo, compianto Professore Qiovanhi Delorenzi(I), ordinario di 
Anatomia normale nella nostra Università, e quindi in seconde 
nozze al Comandante Paolo Evilio Spezia, della nostra marina 
da ^erra. 

Dal padre, uomo di alto sentire, di vasta e profonda cul- 
tura filosofica (Capo divisione al Ministero delle Finanze in 
Torino), e dalla Madre, donna di preclare virtù, ebbe educazione 
fine e completa. 

Kato (2) da famiglia che per universale considerazione e 
per censo avito contava fra le più oospicae della regione osso- 
lana, studiò nel Collegio Rosmini di Domodossola, sotto la guida 
del filosofo Giuseppe Calza e del valente naturalista Giuseppe 



(1) Per quattro umi Sivuio Baixi fu aaiuiente volontuio di ano co- 
gnato aeiriatituto lUHtomico di Torino. 

(2) Nacque ti 25 mft^^o 1852 a DomodoagoU e morì dopo lunghe loSie- 
reiuse, cristianamente e virilmeate sopportate, il 7 aprile di quest'anno. 



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COKHBMOKAZIUNB DI SATB&IO BELLI 11 

Oaoliabdi (1). Dal Collegio Rosmini paasb all'Univeraità di Torino 
dapprima e quindi a quella di Napoli, per ritornare a compiere 
gli studi a Torino, dove consegui brillantemente la Laurea in 
Scienze naturali nell'anno 1887 (11 Giugno). 

Forte, agile, cacciatore e tiratore valentissimo, godette di 
una gioventii quale non è concessa a molti di fruire. 

Ho detto di lui e della sua vita solo quel tanto cbe egli 
mi avrebbe concesso di dire, perocché io nspetto la modestia 
dell'amico. 

So che egli era buono, leale e generoso ; dì una bontà non 
solo di parole ma di fatti. 

Lo seppi sempre onesto e retto nelle sue azioni. 



(1) Giuseppe Gagliardi (n. a Olef^o 20 luglio IS12, morto a Rovereto 
1° novembre 1881), ordinato Sacerdote (13 giugno ISSI), fii discepolo e 
amico ili Antodio Rosmini e Vice Rettore del Collegio di Domodossola. 
Filosofo, educatore, fu sopratutto naturalista di tleiione e appasBionatìs- 
simo ntccoRlitore. Egli possedeva, come ricorda un suo biografo, in grado 
eminente, l'arte di losinaare nella gioventù lo spirito di osservazione, co- 
municando e trasfondendo in ea«a l'amore cbe egli aveva per le scienie 
naturali. Le qualità di osservatore diligente, minazioiio e cotciencioso che 
abbiamo ricordato in Sìvrrio Bbuj furono in lui svegliate da questo dotto 
insegnante, benemerito della Flora ossolana. Di Notiris e Cesiti, tn, i 
sommi botanici contemporanei suoi, erano legati da affettuosa amicisia con 
Padre Oislubdi, quale ebbe a comanicare loro enorme quantità di ma- 
teriali ossolani. Chi consulta le Opere di questi Autori trova ad ogni mo- 
mento ricordato il nome del GAOLiuni, ohe sì occupb di Fanerogame, ma 
sopratutto di Epatiche, di Muschi, di Alghe Detmidiarre e Diatomacee, delle 
quali ultime si intereasb sotto la guida dell'Abate Fs&kcesco CjLSTaicAiik, 
quando per importanti affari dell'Ordine Rosmìniano risiedette per alcuni 
anni a Boma (1857). Padre Giauiaoi pobblioò le Epatiche raeeeUe nei din- 
torni dtl dUrario di Domodottola durante l'inverno 187&-76 negli ' Atti 
dell'Accad. dei Nuovi Lincei ,, tomo XXXVI, gennaio 1883. Una nuova 
Pediaatrea da lui scoperta, il Coela»trum Attroideum, ebbe l'onore di essere 
inserita negli Eltment* per io irUidio delle Detmidiaett italiane di Oiria?PB 
Da NoTABis, Genova, 1867. Estesi cenni biograScì di questo naturalista 
sono riferiti da E. Chiotbmdì nella sua Flwa delle Alpi Lepontine (Parte 11, 
Bibliografia, Boma, 10OS, pag. 74 e seg. Cibati nei suoi Appunti per una 
fbtnra Crìttogamglogia Insubrìca (* Commentari della Società Crittogame- 
logica italiana ,, fascicolo li, Genova, 1861} ricorda un Orthotrieum nuovo 
e il rarissimo Hyloeomium Oackttii, il l^emalodon ambigutta, la DierantUa 
etrvittàaia ed altre rare Crittogame scoperte dal Padre Oiauiani. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ORESTE MATTIROLO 



Ho perduto in lui un amico vero, un consigliere prezioso, 
che piango e piangerò sempre amarissimamente. 



I lavori di Saverio Belli rappresentano un complesso di 
contribuzioni scientifiche in special modo dirette allo studio 
della sistematica, dell'anatomia e della fisiologia dei vegetali. 

Ad alcuni di essi accennerò solamente, mentre tenterò di 
riassumere in concettosa sintesi i principali gruppi di ricerche 
omogeneamente plasmati, perchè sono quelli che meglio conce- 
dono di poter lumeggiare il pensiero dal quale trassero origine 
e furono guidati ; e dimostrano l'indole dell'ingegno del valoroso 
e modesto loro Autore, scomparso nel momento del più intenso 
e fattivo rinnovamento di quelle discipline alle quali aveva de- 
dicato la sua attività di lavoro. 

Mentre è in tutti il sentimento di un'epoca in cui Inscienza 
va affermandosi sopra basì e criterii nuovi; mentre si vanno 
negando oggi quelle idee che, ancora pochi anni or sono, rap- 
presentavano i dogmi della sistematica; e una scienza nuova, 
quella dei fattori genetici, tuttora imprecisa e confusa, si impone 
alla considerazione dei tassonomisti, e ne confonde le antiche 
valutazioni, la scomparsa di una mente critica, qual era quella 
di Saverio Belli, rotta per lungo lavoro a questo genere di 
studi, equilibrata, giusta, serena nei giudizi, ponderata nelle 
astrazioni, rappresenta una perdita dolorosa per la scienza. 

I lavori sistematici del Belli vanno divisi in due serie: 
la prima dedicata allo studio del genere TrÌfolium;l& seconda 
a quello del genere Hieracium. 

Al genere TrifoUum (V. Bibliogr., N. 1 a 11) attese col 
compianto suo Maestro Giuseppe Gibelli per un certo periodo 
di anni, proseguendo poi da solo nelle ricerche. Del genere 
Hieraeium (V. Bibliogr., N. 12 a 20) invece si occupò da solo, 
dedicandogli le cure piìi assidue e le simpatie piìi ardenti e 
costanti. 

In queste due serie di lavori, piti che la competenza del 
monografo, ammiriamo la genialità colla quale ha saputo, par- 
tendo da osservazioni singole, assurgere a concetti filosofici di 
ordine generale. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COUMEUORAZIONE DI SAVERIO BSLI.I 13 

La sistematica del Belli procede, nei suoi lavori, sicura, 
sciolta da quelle ricette scolastiche che avevano a poco a poco 
ridotto questo ramo, pur gobi importante della botanica, a niente 
altro che ad una specie di colossale collezione di lapidi di un 
immenso cimitero di mummie vegetali. 

£ssa ci appare quale dovrà essere, cioè la risultante delle 
coDoscenze delle singole forme, desunta non solo da un unico 
stadio, per quanto elevato, come è quello della riproduzione; ma 
da tutto il ciclo di sviluppo di ogni specie, dall'esame compa- 
rativo dei vari organi loro, dal modo di funzionare, dalla loro 
vita dì relazione coll'ambiente esterno. 

Lo scopo della sistematica, quale risulta dai lavori del 
Belli, è quello di riuscire a stabilire un organismo di insieme, 
nel qusle le specie di un genere o di una famiglia appariscono 
quali discendenti di un comune albero genealogico, come rami- 
ficazioni filogenetiche nel tempo e nello spazio. 

I Fìtogralì del vecchio stampo, assillati dalla impellente 
necessità di sistemare le varie specie di un Qenere, si sforza- 
vano di creare gruppi o Sezioni subordinandoli ad un solo ca- 
rattere, ingenerando così raggruppamenti artificiali: serie empi- 
riche che le distanze morfologiche tra l'una specie e l'altra 
rendono disuguali nella loro dignità. 

Fondare unità tassonomiche naturali, omogenee, di uguale 
valore, di uguale dignità gerarchica, aventi per conseguenza una 
facies comune, le quali, in ultima analisi, inducano a ritenere le 
specie singole, che le compongono, quali discendenti da un solo 
capostipite, è lo scopo che il monografo deve proporsi per riu- 
scire alla vagheggiata seriazione naturale delle forme. 

Per questi gruppi, che il Gibelli e il Belli nella magistrale 
Prefazione all'Opera dei Trifogli hanno profondamente discussi 
e con finissimo intuito esattamente limitati nei loro confini, essi 
hanno adottato il nome di Stirpes (o Schiatte), usando con inten- 
dimenti ben definiti questo termine profondamente significativo. 

Le Stirpe» esprimerebbero un fatto atavico; mentre le Species, 
delle quali risultano le Stirpes, rappresenterebbero invece lo 
attuali discendenze di esse. 

Le Stirpes sono, secondo i nostri Autori, un complesso di 
entità reali, che hanno uno slampo comune; che probabilmente 
hanno avuto una origine comune, dimostrabile nella attualità: 



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14 OKESTE HATTIIIOLO 

che SÌ rassomigliano fra loro, cosi da costituite un nucleo beo 
distinto e separato dalle altre Stirpes della Sezione, alle quali 
esse appartengono, ed i cui caratteri sono inegualmente distri- 
buiti nei vari membri che le compongono, originando cosi idi- 
versi gradi di dignità, intesi coi nomi di specie», mtbspecies, va- 
rietates, ecc. 

Seguendo questi concetti fondamentali anche nel riguardo 
dei gruppi di ordine secondario, nella definizione cioè delle specie, 
delle sottospecie e delle varietà; operando con cura paziente e 
meticolosa, durante sei anni di assiduo lavoro; studiando una 
enorme quantità di materiali provenienti dai principali ninsei 
di Europa, i due scienziati crearono quel complesso di claasiche 
memorie sul genere Trifolium che rimarrà come un modello di 
questo genere di studi. 

Senza tema di esagerare, affermiamo che la Monogrnfia dei 
Trifogli italiani distribuita in dieci grandi lavori raccolti nelle 
Memorie e negli Atti della nostra Accademia, dei quali sette 
condotti dal 1887 al 1901 in collaborazione fra il Gibblli e il 
Belli e quattro spettanti al solo Belli e da lui dedicati al 
Maestro), costituisce il più importante lavoro di insieme che la 
Scienza oggi possieda sopra questo intricato e difficile gruppo 
di vegetali. 

Lo studio critico dei Trifogli non rivela soltanto la perizia e 
la competenza degli Autori, ma è prova della loro onestà scien- 
tifica, perocché non contiene una sola osservazione, la quale non 
sia stata condotta sul vero, e vagliata anche net minimi particolari. 

Il plauso col quale fu accolta questa serie poderosa di ri- 
cerche ne dimostra l'eccezionale valore scientifico. Potranno 
variare col tempo i criterii di ordinamento dell'insieme, quando- 
con esattezza, direi matematica, si potrà giungere alla seria- 
zione dei vegetali, ma non muterà certo la importanza delle 
osservazioni che gli Autori hanno accumulate, così che nessuno 
ardirà toccare questo difficile argomento senza la guida della 
monografìa fondamentale che onora la sistematica italiana. 

Per completare gli studi sui Trifogli volle il Belli rivol- 
gere la sua attenzione ad una quantità di questioni interessanti 
il significato anatomico de! loro tessuti, studiandole dal punto 
di vista delle interpretazioni sulle quali si vorrebbe imperniare 
la classificazione anatomica dei vegetali superiori. 



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COHUEHORAZIONB DI SATBKIO BRI.I.I 15 

Egli si ingolfò COSÌ, per on periodo di alcuni anni, nelle 
questioni più intricate e discusse della moderna anatomia, e 
quindi in un labirinto di lavori, di teorie, di nomi variamente 
interpretati, che la luce della verità scientifica è ben lungi 
ancora dall'illuminare. 

Nella dÌBcu8aione critica Saverio Belu trovava un gradito 
elemento di lavoro. 

Pili te cose appativano dubbie, oscure, complicate, e più 
egli si beava a dipanare tranquillamente le arruffate matasse 
altrui. 

Cosi egli si era lasciato indurre a interrogare la sfinge del 
genere Trifolium; così si era impelagato nel genere IReraewm, 
e così, studiatamente, si immerse nello studio critico dell'ana- 
tomia caulinare e nella interpretazione teorica di tali tessuti 
(V. Bibl., N. 11). 

Riassumere anche per sommi capi l'imponente lavoro dì 
critica bibliografica da lui esposta con la cura più meticolosa e 
cosa impossibile; opperò al lavoro originale rinvierò il lettore, 
tenendomi pago di esporre le conclusioni alle quali giunse il 
Belli dopo un faticoso e complesso lavoro di ricerche biblio- 
grafiche ed anatomiche. 

L'attenzione dell'Autore fu sopratutto rivolta al cosidetto 
Penciclo, nume col quale gli Autori francesi, specialmente della 
Scuola di Van Tieghbu, intendono di designare un tessuto che, 
come posizione, limiti e funzione, dovrebbe essere, secondo le 
loro idee, non solo omologo, ma continuo con quello indicato nella 
radice col nome di Pericambio. 

Il carattere precìpuo del Pericambio radicale (come è uni- 
versalmente noto), è quello di essere verso l'esterno avvolto da 
una zona che internamente limita la corteccia, indicata col nome 
di Endoderma, caratterizzata da anelli di inspessimento, pie- 
ghettati no, da suberificazioni, ecc. 

Orbene, si volle da questi Autori, che anche il periciclo 
caulinare, analogamente a quello della radice, fosse pur esso 
accompagnato da un Endoderma caulinare, al quale poi lo Stras- 
BUROER diede il nome di Fleoterma. 

Questo concetto, che può in molti casi avere un fondamento 
reale, dimostrabile in natura, fu a torto generalizzato, e dal 
campo puramente anatomico, lasciandosi essi trasportare in 



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16 0KB3TB MA1TIR0L0 

quello teorico, proclamarono la normalità del fatto, ammettendo 
la costante presenza nel fusto di un Endoderma come topografi- 
camente esistente. 

Fu merito del Belli di avere, con difficili ricerche iatoge- 
neticbe, sullo sviluppo iniziale del Cambio, dimostrato che tale 
concezione era erronea e che l'esistenza deW Endodertna {FUo- 
terma) e del Pericieio non è dimostrabile sia nei Trifola, sia in 
molte altre piante, e che per conseguenza i fatti singoli non 
si potevano generalizzare come aveva inteso di fare la Scuola 
di Van Tieghbu, la quale sulla esistenza supposta eostante delle 
due sovraccennate regioni anatomiche aveva imperniato la 
Teoria atelica, teoria che, come è noto, sta nella piìi sfretta di- 
pendenza dalla supposta esistenza costante deìV Endoderma cau- 
linare in prima linea e in seconda del Pericieio. 

Sulla presenza dell'Endoderma fu infatti basata la divisione 
regionale del fusto primario in : cilindro centrate e corteccia, per 
cui, ovt! questa regione, cosidetta endodermica, non esistesse, non 
vi sarebbe ragione di mantenere la divisione di cilindro centrale 
e corteccia nel senso voluto dagli Autori. 

Il paziente lavoro del Belli è in conclusione una critica 
sottile, stringente, acuta della Teoria stelica e dei lavori che 
cercano di illustrare una concezione che ha oggimai perduto 
gran parte della importanza che avrebbe avuto, ove i fatti 
avessero corrisposto alla immaginosa interpretazione teorica del 
Van Tieoreh e della sua Scuola. 



Il secondo gruppo di lavori è dedicato al genere Hieraeium, 
per unanime consenso dei sistematici il piìi indiatolato (1), il piti 
terribile dei generi dei vegetali vascolari, tanto esso è variabile, 
ricco a dismisura di forme, dì varietà, dì ibridi derivanti da 
un numero relativamente ristretto dì specie. 

(1] Sui cartellini degli esemplari che si aoambiavana Bblu e Astet- 
TouTiT, ad ogni momento «i incontrano espressioni che rivelano le difficoltà 
che incontravano i due bieraciologi per gietemare le specie critiche. Così a 
proposito di una forma di H. coltianum Arv, (var. ttrigulosum Arv.}: Ce 
diabU de Oenre voue ditartonne à tout eoupl ti c'iti quand on se eroii le 
più» ferri, qu'il voui dé»ar{onne U mieiix.'.' 



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COMUEMOKAZIONE Ul SAVBRtO BELLI 17 

Tanto è che Elia Fries, il padre della moderna hieraciologia 
(autorità in di scussa), dopo averlo per tanti anni assiduamente 
studiato, lo definiva scultoriamente così: 

Hieracioruin Genus in opprobrium ScienUae, Bùtanicis adhuc 
praebet nodtim quemdam Gordianum! 

Il nostro Belli sino dalla giovinezza, quando a Napoli, 
sotto la guida di Pasquale, andava eibori zzando, si innamorava 
di questa sfinge botanica, così, die di poi non lasciò passare, si 
pub dire, giorno senza occuparsene. 

Le difficoltà di questo studio lo elettrizzavano, perchè la 
complessità dei pioblemi che si riferiscono alla sua sistema- 
zione, lo portava in un campo di ragionamenti particolarmente 
adatti all'indole della sua mente, dalla natura portata alle 
concezioni astratte e alla meditazione. 

A poco a poco perdurando egli in questa sua passione dì 
studio, diventando tetragono alle difficoltà e ai dubbi che lo 
assalivano, e die a volte gli facevano rimpiangere il tempo e le 
fatiche durate, riuscì a mettere insieme una delle piii ricche colle- 
zioni di Hieracium, la quale volle poi donare al Museo di Torino, 
accompagnata da nna biblioteca hieraciologica importantissima. 

Studiò quindi la maggior parte delle collezioni italiane; 
compulsò le raccolte europee più interessanti; intavolò corri- 
spondenza attivissima coi migliori specialisti, giungendo infine 
a redigere quella Chiave dicotomica delle specie del genere Hie- 
racium crescenti in Italia (V. N. 18) che fa parte del compendio 
deiÌA Flora italiana di Adriano Fiori; opera classica, testimonio 
della sua rara competenza in questi studi. 

Fra ì Hieraciologi più distinti : Artet-Touvet , Burkat. 
BiccNELL, Armando Gaotier, Nagei.!, Sudbe, Coste... furono in 
intima relazione con lui, ed una fratellanza, mutatasi presto in 
tenera, fraterna amicizia legò per tutta la vita Arvet-Touvet, 
il competente fra i competenti hieraciologi francesi, al Belli. 

Chi legge la biografia di questo botanico dettata dalla 
penna brillante di Marcello Mirahoe (1), può farsi un concetto 



(1) MiBCBL HiBiNDE, Arvtl'Touvrl botanittt dauphinoi» ri »on eeuvre. 
Grenoble, 1915, ' Annalea de l' UntverBÌté de Grenoble,, voi. XXTK, 
N. 1. 1915. — Id., Oitimir Arcel-Toutìet botanisti hieradolùgut (18Ì1-19W, 
' BulletiD de U Socìété de StotUtique „ tom. XXXIX. 1918. 

Atti della R. Accademia — Tol. LV. 2 



zed.yG00g[e 



18 OBESFB UATTIROLO 

delle relazioni riboccanti di passione scientifica che legavano i 
due amici, i quali, pure non essendosi mai conosciuti di persona, 
vibravano per lo stesso ideale. 

Dalia loro corrispondenza emana il profumo del piii schietto 
idealismo scientifico, talché non si direbbero lettere di due scien- 
ziati che trattano di un Genere di piante, ma di due amanti 
che vagheggiano, palpitano per un ideale comune; sono sospiri 
di anime nate per intendersi! 

Il MiEANDE, a! quale Belli affidava le lettere dell'amico, 
che potè quindi seguire passo passo le fasi di questa nobile co- 
munione di anime e analizzarla nella commovente biografia di 
ÀRVET-TotivGT, ne fu cosi scosso che, scrivendomi teste parole 
di acerbo rimpianto per la morte del Belli, cos'i si espresse: 

" Si la famille n'avait pas trop de chagrin de se séparer 

* de ces lettres, je serais bien heureux qu'elle veuille bien en 
' faire hommage k l'Universìté de Grenoble. 

° Je les plsrcerais dans la Salle Arvet-Touvet. Là la me- 
" moire des deux savants, des deux amis intimes, qui de leur 
' vivant ne se sont jamais vus, serait pìeusement conservée. 

" Dans cette salle qui contient les Hieraeiums d'AKVEX- 

* TouvET, et les lettres à lui écrites par Belli, leur ombres er- 
' reront et seront heureuses de se rencoutrer! 

■ Voudriez-vous préaenter ce v(eu à la famille du cher 

* défant? ,. 

Il desiderio del botanico francese, che la vedova di Saverio 
Belli pietosamente e generosamente accolse, rivela con quale 
ardore, con quale nobile slancio i due amici amarono la scienza ; 
come essi intesero e servirono l'ideale che legava le loro anime 
assetate del vero! 

Ma volle fatalità, che la corrispondenza dei due amici ini- 
ziatasi fra i pili ardenti entusiasmi dovesse chiudersi fra i dubbi 
e gli scoraggiamenti, per effetto del movimento di idee nuove 
che grava oggi sui criteri che dovranno regolare la intricatis- 
sima questione della valutazione del concetto delle specie. 

Nella sistemazione dei Generi critici (Rosa, Bubus, Mentha, 
Enpkrasia, ecc.), e pili specialmente in quella del genere Hie- 
raciam, siamo oggi piombati in un periodo di dubbi. 

Nessuno infatti ha potuto definire quali sieno i limiti nei 
quali si debbano circoscrivere le speric e in quali gradi sieno 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COMMEMORAZIONE DI SAVERIO BELLI 19 

esse mutevoli, e quali caratteri valgano a segnare la dignità 
delle mutazioni. 

Se le specie sieno o oo espaci di dare ibridi fecondi o ete- 
rili ; a quali serie di generazioni convengano queste attitudini, 
SODO ancora questioni insolute. 

Aggiungasi ancora che i problemi risultanti dalla consta- 
tazione dei fenomeni cos'i detti di apognmia, si affacciano ad in- 
tralciare queste già intricatissime questioni, a complicarle ancora ! 

Pochissimo è noto intorno al valore, al modo di compor- 
tarsi del polline e degli ovuli delle varie forme, esse stesse 
refrattarie per la omogeneità dei loro caratteri agli sforzi di 
sistemazione. 

Nel campo della Hieraciologia, dove le forme si presentano 
variabilissime; dove {come nel Hieracium b&reale, nel H. mu- 
rorum, ad es.) si può dire che ad ogni stazione corrispondano 
forme particolari, il botanico rimane perplesso, confuso, non sa- 
pendo come trarsi d'impaccio per valutare forme davvero tn<;o«r- 
cibili. 

Sopra tali argomenti si scrissero iiiDumerevoli volumi. Le 
teorie si sovrapposero alle teorie, e le parole reboanti, piìi che 
i fatti, servirono ad arruffare siffattamente la questione, tanto 
che i due amici, dopo tanta somma di lavoro, condotto con im- 
peccabile maestria di osservazioni diligenti e sagaci, di fronte 
alle nuove gratuite valutazioni delle unità sistematiche e delle 
loro relative dignità, sentirono l'offesa che veniva fatta alle idee 
per le quali avevano strenuamente combattuto, e si ritrassero 
sfiduciati dall'agone, lasciando al tempo il compito di sceverare 
il vero dal falso e ricondurre la scienza sulla retta via. 

" Nous laisserons certainement ,, scriveva Arvet-Touvet al 
nostro Belli, * plus à faire après nous que nous n'aurons faiti 
* Mais si les Z.... et 0* s'en mèlent et parviennent à s'y ac- 
' créditer auprès dea botanistes, dont la très grande majorité 
' n'y entendent absolument rien, tout est perdu peut-étre a 
' jamais, et e' est le retour certain au chaoa! ,. 

Queste parole rispecchiano le condizioni d'animo del vecchio, 
appassionato naturalista, che poco tempo prima di morire vede 
scossi, minati gli ideali che rappresentavano la sua fede, la sin- 
tesi dell'attività scientifica di tutta la sua vita! Di fronte al 
nefasto, travolgente sconvolgimento, egli altro non vede, di altro 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



20 UKESTE MATTIR0I.O 

non si preoccupa che del perìcolo che esso abbia a nuocere al 
progresso reale della scienza. 

li Belli invece non ai ritran^^e subito dalla lotta; aì nuovi 
indirizzi di idee sul concetto dì valutazione delle specie si op- 
pose energicamente; esponendo con ragionamento serrato, con 
sagacia di critica, in un'opera serenamente pensata e limpida- 
ineute scritta, i concetti ai quali egli aveva informata tutta 
l'opera sua di sistematico. 

Egli intese che tale lavoro rimanesse come testimonio tan- 
gibile delle concezioni alle quali era stato condotto, sia dal ra- 
gionamento, sia sopratutto dalla osservazione delle forme spe- 
cialmente di Sieracium e di Trifolium, quali egli studiò in natura. 

Le vedute sul concetto filosofico della specie furono affidate 
alla nota opei-a Sur la réalité des Espèees en nature (V, N. 41), 
che egli, perchè avesse maggiore difi'nsione, scrisse in lingua 
francese, essendo destinata al Congresso internazionale dì Vienna, 
nel quale si dovevano discutere le leggi della Nomenclatura 
botanica. 

Il lavoro del Belli, che io cercherò di prospettare nei suoi 
concetti fondamentali, esamina e discute essenzialmente le ten- 
denze delle opposte Scuole che oggi si agitano e si combattono, 
e ohe si combatteranno ancora a lungo, sino a quando cioè agli 
argomenti di indole prettamente filosofica si giungerà a sosti- 
tuire basi veramente scientifiche e quindi indiscutibili, su cui 
poggiare l'edificio. 

Ma tali basi, tanto desiderate, sono ancora al dì là da ve- 
nire e ci vorrà tempo, studi e ricerche di indole varia, prima 
che la verità illumini finalmente la questione intricatissima e 
conceda ai sistematici la luce tanto sospirata. 

il valore della specie ò inteso oggi secondo due concetti 
diametralmente opposti. 

Una Scuola considera la specie come una realtà realmente 
esistente in natura; l'altra nega questa concezione in modo 
assoluto. 

La prima Scuola, alla quale appartiene il Belli (I) (quella 
che BaiquET definisce col nome dì neojordaniata), ammette che 



(1) Iq fondo risalta che al nostro Bklli, come all'amico suo Astbp-Touvkt, 
sorridevano gli ideati della tradizione monogenista linneana, quelli che 



zed.yGOOg[e 



COHMEUORAZIONB DI SAVERIO BELLI • 21 

esìstano in natura, nel momento attuale, dei gruppi di vegetali 
aventi limiti differenti (grandi o piccoli), rappreaen tanti di unità 
attuali e reali; gruppi cioè di vegetali che presentano ai nostri 
occhi un certo numero di caratteri in equilibrio etabile, la cui 
variabilità oscilla entro limiti definiti e ai quali si dà il nome 
di specie. 

La seconda Scuola invece (alla quale conviene il nome di 
neo-darwinista), nega l'esistenza in natura di questi gruppi ; non 
ammette di realmente esìstente in natura altro che l'individuo, 
tutte le altre c-ategorie o gruppi considera come astrazioni. 

Le specie non sarebbero che una imagine, una concezione 
spirituale dì molte esistenze reali, cioè di individui; esse quindi 
non potrebbero considerarsi come aventi una esistenza reale. 

La prima Scuola, tende in conclusione a dare una base 
pratica alla sistematica; a salvare la specie linneana per non 
distruggere il vasto complesso sul quale si inquadra tutto l'odierno 
ordinamento tassonomico; la seconda invece induce ad un lavoro 
di astrazione, sostituendo alla nozione di specie assoluta, real- 
mente esistente, il concetto di specie relativa. 

Con profondità di critica, con dovizia di argomentazioni, 
con vastità di cultura, entra il Belli nel contrastato arringo 
per dimostrare che la specie non è ne una illusione, ne una 
astrazione, ma una realtà collettiva di individui nati l'uno dal- 
l'altro nel tempo e nello spazio, la sintesi di una aerìe reale di 
individui aventi caratteri comuni. 

Se la specie fosse una illusione la sistematica non avrebbe 
piii ragione di esistere! 

La Storia ammonisce che più profondamente si studia un 
genere di piante più aumentano le difficoltà di sistemarlo. Se 
finora vaghiamo nel dubbio, ciò dipende dal fatto che è impos- 



Jdssibv, Da Cavdollb, Cutibb avevano appo^giftto coli» loro autorità e che 
il BoiBiin ha concettosamente esposti nella Prefazione della Flora orien- 
taUà (p. mi). BoiMiBB infatti riteneva le specie, ' non conime des con- 
' ceptioiu arbitraires de l'esprìt humain, mais corame dee créationi soHies 

* a des époqaea diverses de la pnisBante main de Dieu, ne ponvant se 
' traoBmner l'one en l'antre, mais sonvent Tariableii dant des limites phis 
' on iboìdi étendnes, quetquefoie difBciles àtracer, mais qui toujoars eiistent 

* «t qn'ellei ne dépassent jamais ,- Questa frase, come riferisce il Hiiìmi>b 
(loc. cit-, pag. 15), era sovente ripetuta da Abtri'Todvbt. 



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22 ORESI'B HJlTTIR0t.O 

Bibile avere aotto gli occhi, in una data unità di tempo, tutti 
gli individui esistenti nel globo, provenienti da altri ÌBdividui 
della stessa specie. 

Che se ciò fosse possibile noi avremmo sotto gli occhi, non 
già una astrazione, ma l'insieme reale degli individui, costituenti 
la materialità reale, dovuta alla successione ininterrotta di tutte 
le forme derivanti dai loro parenti in un dato momento della 
attualità. 

La impotenza nella quale ci troviamo di comprendere la 
specie assoluta nel suo insieme, non è però, secondo Belli, una 
ragione per negare l'esistenza reùle della specie. 

Quanto piil sarà possibile disporre di materiati abbondanti e 
di mezzi piil perfezionati di investigazione, tanto pib ai potranno 
riconoscere i limiti reali delle specie ed i valori intermediari 
potranno essere piii esattamente compresi. 

Il reale potrà cosi essere separato dal transitorio, e la luce 
e la semplicità ritorneranno a rifulgere là dove erano confn- 
sione e dubbi. 

L'incertezza inevitabile oggi nei lavori di sistematica, dice 
il Belli, non deve essere attrìtmita alla non esistenza della 
specie, ma alla impossibilità di abbracciarne tutta la corporea 
materialità. 

Chi avrebbe detto trenta aolti or sono, quando imperavano 
le dottrine evoluzioniste darwiniane, che esse sarebbero state 
co8\ presto discusse P 

Il Belli si preoccupava dei danni che le teorie a base di 
eccessiva astrazione filosofica avrebbero prodotto alla sistematica, 
demolendo il vasto, complesso edificio nel quale si inquadra 
tutto il materiale floristico, senza ricostruirne un altro ; negando 
senza produrre fotti, portando il caos ove già regnava un ordine 
relativo basato sulle osservazioni oggettive, rendendo quasi im- 
possibile l'opera dei monografì. 

Però, secondo noi, sino a quando non saranno esattamente 
noti i caratteri e le potenzialità degli ibridi, la cni importanza 
genetica è venuta sempre più affermandosi colle teorie mende- 
liane e con le moderne ricerche sul comportamento delle linee 
pure; sino a quando non saranno note le importanze dei fattori 
genetici, delle attività polliniche ed ovulari, ecc., non sarà con- 
cesso ragionare con esattezza e stabilire i limiti di possibili 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COmiBUOKAZIONB DI SATBRIO BBLLI 28 

Tariazìoni ; né avere un concetto sicuro di ciò che dovrà inten- 
dersi coi Domi di specie, sottospecie, varietà, ecc. 

La sistematica non giungerà a dignità di scienza se non 
quando saranno noti questi elementi di giudizio; ma siamo pur 
troppo da ciò ancora ben distanti e finora la verità assoluta 
continua a rimanere oltre i limiti delle nostre conoscenze. 

L'unità sistematica linneana, la specie cosìdetta elementare, 
deve essere l'insieme di tutti gli individui i quali mantengono 
i loro caratteri anche nelle generazioni successive, a meno che 
non intervengano fatti di vera e propria mutazione. 

La sistamatica linneana giudica in base al principio di 
creazione. La genetica in base a quella di isogenesi. 

Il concetto di specie linneana potrà rimanere fisso per il 
sistematico che giudica gli individui quali sì presentano^ ma non 
potrà essere tale per chi si occupa di genetica e giudica l'individuo' 
analizzandone le discendenze, e sulle basi di tali considerazioni 
cerca di fissarne il valore, il significato, la posizione, la natura. 
I lavori hieraciologici ai quali già abbiamo accennato, non 
costituiscono tutto il corredo che il Belli ci lasciò come testi- 
monio della sua singolare perizia nella conoscenza di questo Ge- 
nere; perocché, oltre alla Chiave, ci rimangono di lui otto Memorie 
nelle quali egli studiò alcune specie di Hieracivm considerandole 
dai ponti di vista storici, critici e sinonimici, e fra le quali 
sono notevolissime quelle che si riferiscono ad alcune specie di 
Alliobi, di MoRis, di Boissier, Pìncic, ecc. (V. N. 12. 15, 17. 19). 
Ài Hieracium rimase Belli fedelissimo sino alla morte di 
Abvkt-Topvbt, avvenuta il 4 marzo 1913; la scomparsa di lui 
fu dal Belli così dolorosamente sentita, influì così profonda- 
mente sullo spirito suo, che segnò una orientazione nuova nelle 
sue speculazioni scientifiche. I Hieracium, ai quali per tanti anni 
e con tanto ardore di passione aveva dedicato le sue cure, 
a poco a poco furono da luì abbandonati; essi gli ricordavano 
troppo la scomparsa dell'amico del cuore e le acerbe lotte so- 
stenute contro i nemici dei suoi ideali scientifici! 

Così egli, a partire .dal 1913, volse con piìi ardore la mente 
a ricerche di indole filosofica sulla origine delle specie, ammas- 
sando note e considerazioni, nell'intento di riordinarle in una 
opera di polso, di cui lasciò scritti solo frammenti, avvegnaché 
la morte lo cogliesse rapidamente. 



zed.yGOOgle 



24 OKBSTB MATTIKOLO 

Del reeto non soltanto ai Trifogli e ai Hieradum aveva 
rivolto il Belli la sua attenzione durante la sua carriera scien- 
tifica. 

Egli che nella conoscenza dei vegetali superiori era Maestro, 
sistemò secondo i concetti ài Hackel {N. 24. 27) l'ingente ma- 
teriale delle Festuche conservate nelle collezioni del Museo di 
Torino, scrivendo due magistrali lavori comparsi nel giornale 
botanico " Malpighia ,, dove pure pubblicava alcune sue interes- 
santi Note Bopra specie rare della Flora italiana (V. N. 22-23). 
Alla conoscenza della vegetazione sarda contribuì egli pure, 
quando facemmo assieme conoscere ai botanici italiani i mano- 
scritti ignorati di Michele Plazza da Villafranca Piemoute, di 
quasi cento anni anteriori alla Fhra Sardoa del MoHis (V. N. 30). 

Di parecchie rare specie italiane, di elenchi di piante si 
occupò egli in epoche differenti (N, 21. 25. 26. 28), mentre nel* 
l'anno 1904 descriveva e dedicava al compianto e rimpianto 
comune amico, il Dottor Filippo Vallino, la curiosa e interes- 
sante Euphorbia VaUiniana, apprezzato endemismo della Flora 
pedemontana (N. 29). 

L'ultimo suu lavoro, venuto alla luce dopo la sua morte, 
è ancora uno studio sistematico e critico sulla controversa AUhaea 
Taurinensis di De Candolle (K. 31). 

Xè il Belli si interessò soltanto alle piante vascolari, che 
in alcune notevoli contribuzioni trattò pure delle piante Tallofite 
e particolarmente si interessò alle forme fungine superiori, che 
gli arano profondamente note. 

Due suoi contributi alla Flora micologica della Sardegna 
illustrano forme nuove interessantissime, quali sono il Boletus 
Sardoua Belli et Saccardo e il Montagnites radioaus Ilolloa 
var. isosporui Belli (N. 33. 34. 35). 

Gli studi sui frumenti carbonati rappresentano un prezioso 
documento sulla Tilletia laevis Eilhn, anche per ciò che essi si 
riferiscono alla sua importanza sanitaria (N. 32). 

Delle benemerenze di Saverio Belli e della fervente opera 
sua come Socio della Reale Accademia di Agricoltura, già disse 
con affettuoso fervore e con elevatezza rara di sentimento il suo 
allievo diletto Giovanni NBoai. Egli parlò di lui così bene e 
cosi giustamente nella solenne Commemorazione testé svoltasi 
in seno a quella Società, che io non trovo parole da aggiungere 



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COMMBUORiZIOKB DI SAVERIO UELLI 25 

alle aue, die non siano di schietto e doloroso rimpianto per chi 
ha saputo, come il Belli, portare, anche nella pratica applica- 
zione dei concetti scientifici, la più larga, apprezzata, illuminata 
contribuzione di niente e di azione in elevate discussioni, in 
geniali e provvide inìitiative. 



In questi aitimi anni, specialmente dopo la morte di Arvbt- 
TouvET e l'inizio della guerra europea, Saverio Belli cominciò 
a mostrarsi fisicamente e moralmente assai mutato. 

Le ali balde della Musa del nostro buon poeta maccheronico 
si andavano ripiegando sotto il peso di una continuata malinconia -, 
le odi latine e le satire del nostro caro " Orazio ftucddo , non 
comparvero più spigliate, audaci e svelte a rallegrare le solen- 
nità maggiori del convento de] Valentino, intese a ricordare 
.l'amato maestro nostro Giuseppe Gibelli. 

L'ultimo carme scherzoso, pieno di humour, egli lo compose 
(e fu pubblicato da un giornale cittadino) due anni or sono, 
quando aveva potuto lasciare il ietto, ove per due mesi lo aveva 
piombato un disgraziato investimento automobilistico, che forse 
fu la causa remota della sua morte immatura. 

Poi il disgusto profondo provato per l'increscioso procedere 
di certi elementi locali, nemici anche del nome della patria; le 
TÌcÌB8Ìtudini delta guerra immane, le dubbiosità del momento 
politico attuale piombarono a poco a poco l'animo onesto e pro- 
fondamente patriottico del BetLi in uno stato di inquietudine. 
Tristi presentimenti lo assalivano, così che perdette la fede nel- 
l'avvenire e l'entusiasmo al lavoro, che era stato ragione della 
sua vita. 

Egli tristamente .si accasciò e persino giunse a staccarsi 
definitivamente dai suoi Hieracittm, che volle con gentile pensiero 
lasciare come ricordo al Museo di Torino unitamente alla pre- 
ziosa biblioteca hieraciologìca, dalla quale non si era staccato 
quando generosamente donava all'Istituto di Cagliari tutti i suoi 
libri e il suo microscopio. 

La salda sua fibra per alcun tempo lottò con tenacia incre- 
dibile contro al male inesorabile; e senza che egli negli ultimi 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



26 ORESTE UATTIROLO 

giorni potesse avere coscienza del suo stato, abbandonò incoB- 
sotabile ]a consorte diletta e gli amici. 

Saverio Belli, tempra salda di uomo, meravigliosameDte 
adatta alla complessa vita del pensatore, del crìtico, del filosofo, 
dello scienziato, del poeta, del musico e dell'uomo di lettere, 
non fu ugualmente uomo di azione nel senso m6demo della 
parola. 

Egli fu piuttosto un sognatore; coraggioso di fronte al 
pericolo, ma dubbioso e timido nelle avversità della vita, che 
visse solitaria coi pochi e fidati amici botanici, ai quali consacrò 
l'ultimo suo lavoro (1). 

Io intimo quotidiano commercio con Saveeio Belli ho tra- 
scorso la pili gran parte della mia vita di Laboratorio. Con lui 
ho sognato nella giovinezza, con lui più tardi ho conosciuto le 
battaglie e la realtà delle cose. Ora che l'età grava e che gli 
entusiasmi sono svaniti, sento tutto il valore e il dolore della 
perdita di quegli che Fu per me amico sincero e leale. La sua 
memoria rimane impressa nel mìo cuore e legata a ricordanze 
che né il tempo, ne gli eventi cancelleranno. 



(1) 11 lavoro (N. SI) della Bibliografia fa infatti dal Bblu dedicato ai 
' Gola, Negri, Santi e VigDOlo-Lutati e all'instancabile e diletto suo 
aioo il Conservatore del R. Orto botanico di Torino Cht. Enrico Ferrari. 



Devo all'abilità e alla cortesia dell'amico D'* Felice Masino 
il ritratto dt Saverio Belli, tratto da una istantanea eseguita 
circa il 1900 dal compianto Avv. V. Ferrerò. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COHUBVOR AZIONE DI SAVERIO BELLI 



BIBLIOGRAFIA 



Studi e ricerche sul gen. " TrlfoUum , Llnn. (l). 

1. Bmlli 8. e OiBiLLi 0., IfUomo àUa morfologia differenziale esUma 
ed aUa nomenclatura delle specie di ' Trifolium , della sezione 

* Amaria , Presi, crescenti spontanee in Italia. Nota crìtÌGS. "Atti 
della R. Acc. delle Scienze di Tonno ., voi. XXII, Torino. 1887. 

2. * Trifolium Barbeyi , novam speeiem, ecc., ' Atti della E. Acc. 

delle Scienze di Torino ,, voU XXII, Torino, 1887 (con 1 tavola). 

8. Binala critica e descrittiva delle specie di ' Trifolium , ita- 
liane e affini, comprese neUa sez. * Lagoptis , Koch. Saggio di 
una Monografia dei Trifolìi italiani. ' Memorie della R. Acosd. 
delle Scienze di Torino ., serie II, tom. XXXIX, Torino, 1888 
(con nove tavole). 

4. Rivista critica <2eUe specie di ' Trifolium , italiane, sezione 

' Chronosemium , Ser. in DC. Prod. TI, p. 204. — CanOUri 
gener<di dei ' Chronosemium , e della Stirps * Agraria , N<^., 
' Malpighìa „ voi. Ili, Genova, 1889. 

5. — — Rivista critica dette specie di ' Trifolium , italiane comparate 

con quelte del resto d'Europa e delle regioni circummediierranee 
dàle sezioni: ' Galearia „ Presi., " Paramesus , Presi., ° Mi- 
eraniheum „ Presi., ' Memorie della K Acc. deUe Scienze di To- 
rino a, serie II, tom. XLI, Torino, 1690 (con tre tavole). 

6. — — Rivista critica delle specie di * Trifolium „ italiane comparate 

con quelle dd resto d^ Europa e delle regioni circummediierranee 
dMa sezione ' Trigantkeum , Nobis (" iiirtyUus , Fred, pp.), 

* Mem. R. Acc. Scienze di Torino ,, serie II, tom. XLII, Torino, 
1691 (con tre tavole). 

7. Bklli S., Sui rapporti aistematieo-biologiei del ' Trifolium subter- 

raneum , L. cogli affini del gruppo ' Calycomorphum , Presi., 

* Malpighia „ enno VI, voi. VI, Genova, 1892. 

8. BiLLi S. e QiBiLLi G., Rivista critica delle specie di ' Trifolium , 

italiane comparate con quelle dd resto d'Europa e ddte regioni 



(1) I lavori sono elencati in ordine e 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



28 ORESTE MATTIBOLO 

circummediletratiee delie sezioni: ' Calycomorphum , Preri., 
' CryptoBciadiìtm , Celak, ' Mem. E. Ace, Scienze di Torino ,, 
serifl II, tom. XLUI, Torino, 1892 (con tre tavole). 
9. Bblli S., Rivista critica delle specie di ' Trifolium , italiane com- 
parate con qtteUe straniere della sezione ' Lupinaster , fBttxbaum), 
' Mem. R. Acc. Sciente di Torino „ serie II, tom. XLIV To- 
rino, 1893 (con due tavole). 

10. — Endoderma e Peridclo nel gai. ' Trifolium , t« rapporto colia 

teoria della Stella di V. Tieghem e Douiiot. Osservasioni anato- 
mico criticli e. ' Memorie R. Acc. Scienze di Torino,,, serie II, 
tom. XLVI. Torino, 1896. 

11. — Neue Beitràge zur Flora der Balkaninael insbesondere Serbietu, 

Bosniens und Herzegooina von K. Fritsch. Gen. ' Trifolium , 
bearbeitel von Dr. S. Belli, ' Naturwiss. Verein fiir Steiermark ,, 
1910, voi. 47. 

Studi e ricerche sul genere ' Hieraclum , Llnn. 

12. Belli S. Che cosa sieiio " Hieracium sabaudum , L. e ' Hieracium 

sabaiidum , Ali. Studi critici. ' Malpighia ,, anno III, 18S9, 
p. 433 (con tre tavole). 
18. — Notizie sopra alcuni 'Hieracium „ 'Malpighia ,, anno II, voi, II, 
1888-89, p. 342. 

14. — Osservazioni su alcune specie del genere ' Hieracium , nuove per 

la Flora Pedemontana, ' Malpighia „ III, 1889, p. 134. 

15. — 1 ' Hieracium „ di Sardegna. Itivista critica delie specie note 

dalla fiora Sardoa di Sforis e del Catalogo di W. Barbey. — 
Specie nuove perla Sardegna e notizie sul 'H.crinitum„ Sibtk. Sm., 
• Mem. R. Acc. Scienie di Torino ,, serie II, tom. XLVII, To- 



16. 



— Un cospicuo dotto scientifico al B. Istilnto botanico deltVniper- 
sita di Torino, Firenze, "Giornale botanico ital. ,, 1898. 

— Il genere * Hieracium „ neUe Opere e nell'Erbario di AUioni, 
" Malpigbia,, voi. XVIII (Volarne pubblicato per le Onoranze 
centenarie di C. AUioni), Genova, 1904. 

— Chiaee dicotomica per la determinazione d^le principali specie 
crescenti in Italia del gen. ' Hieracium „ Padova, 1904 (Dalla 
* Flora analitica d'Italia , di A. Fiori e 0. Paolettì, ecc.). 

— Sul ' Hieracium undulatum , Boiss. ('H. Naegeliùnum , I^ncic), 
' Ball, della Soc. bot. ital, ,, p. 71, Firenze, 1907. 

— Intorno ad alcuni ' Hieracium , d^ Abruzzo, raccolti dal pro- 
fessore Lino Vaccari, ' Ball. Soc. bot. ital. „ 1907, p. 98. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COHUGUOBAZIONB VI 3ATEK10 BELLI 



Sistematica delle Fanerogame. 

21. Bklli S., Elenco di (àcune piante che si incontrano nei dintorni 

di Cesano Torinese (in Piolti, Nei dintorni di Cesano), * Bol- 
lettino C. A. I. „ voi. XX, n. 51. p. 259, 1887. 

22. — ' Viola Lancifolia , Thor. Località nuoi>e delia ' Saxifraga fio- 

ruJenta , Moretti, ' Malpìgbia ,, anno 11, voi. Il, p. 342 (1838-89). 

23. — ' Carduus nutans ,, var. " latisqiiamus , Belli, ' Molpighia ,, 

anno II, voi. II, pag. 265 (1888-89). 

24. — Le Festuche italiane del R. Museo botanico torinese, enumerate 

secondo la Monografia di Hackel, * Malpi)^bia ,, 111, 1889, p. 139. 

25. — SuW ' Helianthemum VìDÌani , Poli., ' Atti del Congresso Bota- 

nico Intemazionalp ,, 1892. Genova, 1893. 

26. — " Rosa Jundiilli , Besser (nuoea jier la Flora italiana), ' Ball. 

Soc. bot. italiana ,, Firenze, 1896. 

27. — Le Festuche italiane negli Erbarìi del B. Istituto botanico di 

Torino, " Malpighia „ voi. XIV, p. 275, 1900. 

28. BiLLi S. e Mattirold 0., Note botaniche sul materiale raccolto dalla 

spedizione polare di S. A. B. Luigi Amedeo di Savoia (1899-900J. 
Milano, 1903 (Dall'opera : ' Osservazioni scientìfiche eseguite do- 
rante la Spedizione polare di 8. A. K. Luigi Amedeo di Savoia 
Duca degli Abruzzi, 1899-1900 ,). 

29. BiLLi S., ^ Euphorbia Valliniana , nov. sp., 'Annali di Botanica ,, 

voi. I, p^. 9, Roma, 1904. 

30. Belli 3., Mattirolo 0., Taramblli A., Michele Antonio Piazza da 

ViUafranca (Piemonte) e la sua opera in Sardegna, 1748-1791, 
" Memorie della R. Accad. delle Scienze di Torino ,, serie II, 
tom. LVI, Torino, 1906. 

51. Belli S., H'Althuea Taurinensi s , DC. ed i .suoi rapporti colU 

specie affini crescenti in Italia, "Atti della R. Accademia delle 
Scienze dì Torino,, voi. 54, 1918-19. 

Sistematica delle Crittogame. 

52. Belli S., La questione dei grani carbonati. Studi e relazioni. To- 

rino, Pratelli Pozzo, 1896. 
— — Trad. : La question des bUs mouchetés. Eiamen mkroscopiqae 

et rapport. Tarin, 1906. 
33. — Addenda ad Floram Sardoam. Cryptogamae (Fititgi). ' Boll. 

Soc. bot. ital. ,, p. 225, Firenze, 1903. 



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30 ORESTE HiTTIKOLO — COHHBHO RAZIONE Dt SAVERIO BELLI 

34. Bblli S., ' BoleiUB sardous , Belli et Saceardo (n. sp.), * Atti della 
a. Acc. delle Scienze di Torino „ voi. XLII, Torino, 1907. 

86. — Addenda ad Floram Sardoam (CryjAogamae), ' Annali di Bo- 
tanica „ Tol. VI, Roma, 1908. 

36. — Ancora una parola suU' *AgarÌcus (PsaUiota) eampestris , L. 

e guUa gua eoUioazùme in Italia, ' Annali della B. Accademia di 
Agricoltura di Torino „ voi. LXI, 1918. 

Opere varie. 

37. BxLLi S., Giuseppe QibeUi. Commemorazione. "Ànnnario R. Uni- 

Tersità di Torino „ Torino, 1898. 

38. — Botanica sistematica, ' Nuova Enciclopedia Agraria ,, Torino, 

Unione Tipografico-Editrlce, 1898. 

39. — Oiuaeppe GihrMi. Commemorazione. " Annali della R. Accademia 

d'Agricoltura di Torino „ voi. XLII, Torino. 1899. 

40. Bklli S., Lezioni di Botanica (Gdìz. litogra&ta ad uso degli stu- 

denti), 1899-900. 

41. — Observations critiquea sur la rialiti dea espèces en nature att 

paini de vue de la agstématique dea vigitaux, Turin, 1901, 
G. Clauaen. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



MAURO PICOHB — SOL CAMBIAMENTO DELLA TARIABILK, ECC. 



Sol eanblamflDto della variabile di lotegraziODO 
neirintegrile di Lebespe 

Nota di UAURO PICONE (a Catania) 



Nella bella memoria Sur l'intégrale de Lebesgue ('} il de 
la Vallee Poussin tratta ancbe del cambiamento della variabile 
di integrazione nell'integrale di Lebesgae, enuDciando in pro- 
posito teoremi di grande utilità nelle applicazioni e pia gene- 
rali dì quelli a cui era già pervenuto l'Hobson (*). 

L'argomento è importante, ed io mi permetto, in conside- 
razione di ciò, di far conoscere con questa Nota, insieme a 
qualche risultato nuovo, semplici e nuove dimostrazioni dei 
Teoremi enunciati dal de la Vall^ Poussin,, le quali mi sem- 
brano immuni da ogni obiezione. Alla dimostrazione fondamen- 
tale del de la Vallèe Poussin, condotta col metodo, talvolta 
assai proficuo, delle funzioni maggioranti e minoranti (>), parmi 
si deva obiettare che, non essendo stabilito che le funzioni Fi (x) 
e F,(x), rispettivamente maggioranti e minoranti, che Egli in- 
troduce, abbiano numeri derivati limitati, non è lecito conclu- 
dere, dalla sola ipotest dell'assoluta continuità di ^i (x), ■Fi(x), 
<p(f) l'assoluta continuità delle funzioni /^i[cp(0], i^t[9(0]- 



{') Db l* VitxAi Poussin, Sur l'inUgraU de Lrbetgut (' Transaction ot 
the american mathenatioat Society ,. 1915). 

O HoBsos, Oh ehange of fht eariaUe in a Ltòague ìnttgral (' Proceediugs 
of the London mathematica! Society ,, 1909). 

Cfr. anche il n" 70 del recente libro del dk li VàllA* Podssik, Inti- 
graie» de Lrbe»gite, fonction* d'ennemblt, elas»eg de Baire, Collerione Borei 
iParii, Gaathier-Villara, 1916). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



32 MAURO PICONK 

1. Posizione della questione. — Xell'intervallo finito {to, 7^ 
dell'asse t, sia definita la funzione x = 'p{t) che supporremo 
sempre limitata da due numeri dell'intervallo finito (Xf,, X) 
dell'asse x. 

Si sa clie: Se f(x) è una funzione defittila nell'intervallo 
(Zoi^) e <t^ continua, e <p(t) possiede in (t^, T) una derivata 
unica q)'(t), continua, sussiste l'eguaglianza: 

ove t i un qualunque valore in (to. T). 

La formola (1) traduce la regola del cambiamento della 
variabile di integrazione. Ponendoci nel campo delle funzioni 
finite e misurabili, ci domandiamo, sotto quali condizioni per le 
funzioni f{x) e <p(i) risulta ancora valida la formola? 

Ponendo, nella (1), f{x)^ 1, essa dà: 

(2) <p{()-q>((o) = |^9(T)dT. 

Si ha dunque, in virtù del teorema Lebesgue-Vitali (>): 
Condizione necessaria affinchè, qualunque sia la funzione finita 
e misurabile t(x), valga la formola (1). del cambiamento della va- 
riabile di integrazione, è che la funzione 9(t} sia in (to, T) aiso- 
lutamente continua. 

Supposta pertanto q>(f) assolutamente continua in (^, T), 
essa possiede quasi ovunque in {1^, T) una derivata unica a 
finita q>'(0- Sia H quell'insieme di misura nulla contenuto in 
(^oi "Hi nei punti dei quale la <p(t) non possiede una derivata 
unica e finita. Le funzioni 

nvmv'it), v'it) 

che compaiono nelle formolo (1) e (2) sono definite per essere 
/'[<p(f)] finita nell'insieme CH, complementare di H rispetto al- 
l'intervallo {to, T). Sottintenderemo sempre di escludere, dall'in- 
tervallo (to, T), i jtunti che appartengono ad H. Indicando con 



(') Cfr., per eaempio. ui 1.1 Vallék Pol'ssik, libro citato a pag. 1, n* 74. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SUL CAMBIAMENTO DELLA VAItlABlLK DI ISTEGBAZIOSB, ECC. OS 

A(f) uno determinato dei quattro numeri derivati della fun- 
zione q>{t). le forinole (I) e (2) si scrìvono anche: 

(3) j^™/(»)<(j = ||_f[q>(T)]A(T)ÌT, 

(4) 9((ì-?.«.)=f|^A(,)rfT, 

e la nostra questione può cosi essere formulata: 

Supponta la funzione cp (f) assolutamente continua in (to , T), 
siaòUire delle condizioni per la funzione misurabile e finita f{x), 
sotto le quali sia assicurata la validità della formala (3), ove A (t) 
designa uno determinato dei quattro numeri derivati di "p(t). 

2. Fonzioai dì fìmzìoDÌ. — Premettiamo un breve studio 
della questione seguente: 

Se f(x) i misurabile in (Xq, X) e cp(t) in (t^.T), che cosa si 
può dire sulla misurabilità della funzione f[<p(t)] in (to,T)? 

Per questo studio rìcotreremo dappnina alla identità, sta- 
bilita dal Lebesgue (*), delle funzioni misurabili (B) (misurabili 
al modo di Borei) con le funzioni di Baire. 

Si sa intanto che se f{x) in {x^.X) e ip(i) in ((o, T) sono 
continue, la funzione f[<(>{t)] è continua in (1^, T). Se, cioè, f{x) 
in {xo, Xi e tp{i) in (fo.'H ^do misurabili (B) e di classe zero, 
f[v{t)] è misurabile (B) e di classe zero in (Iq, T). 

Dico che se f{x) è continua e <p(() misurabile (B) e di 
classe uno, f[<p(t)] è misurabile {B) e al piìi di classe uno. Es- 
sendo infatti <p{t) di classe uno, essa è la funzione limite di 
una certa successione <Pi{()' <Pi(Ot- - - <^i funzioni continue (di 
classe zero), limitate ai limiti inferiore e superìore di ip(f) (*), 
/'[<p(f)] è dunque la funzione limite della successione di funzioni 
contìnue flViit)]. f[<Vì{t) ).■■., e pertanto essa è al pib di classe 



(') LsBisoL-K, Sur Ita fonetions i-rpr^rnlaUen analytiqueintnt (' Journal 
de Hatfaématiqne ,, I90S). 

t*) Seguendo una locuzione introdotta dal de la Vallèe Pouaiin, diremo 
che una funzione t(i) è ottenuta dalla funzione u{i) limitandola ai nu- 
meri a e fr {a < b). «e si pone e (1) = ■• ('), qnando u ha un valore com- 
preso nell'intervallo (a, 6), e ((1 ^ a, quando è h < a, e (ti => 6, quando 
fe M > 6. 

Alti della R. Accademia — Voi. LV. 3 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



34 MAUKO PICONE 

Col metodo di dimostrazione por induzione completa (') si 
stabilirà dunque che: 

Se f{x) è continua e q)(0 misurabile {B) di classe {finita o 
trantfinita) a, f[v(t)] è misurabile (fi) e al pili dì classe a. 

Con ragionamento del tutto analogo a quello precedente, 
si vede cbe se f{x) è misurabile {B) e di classe uno e (p(f) mi- 
surabile (B) di classe a, /'['p('l] è misurabile (B) e al più di 
classe a -{- 1, e si riesce infine, per induzione, al teorema: 

Se f(x) m (xo, X) e q>{t) in (to, T) sono mÌBurabili (B), 
f[<P(t)] i misurabile (B) in (to. T), Se f(x) è di classe p e (p(t) 
di classe a, la funzione f[(p(t)] è al più di classe a + P (*). 

Sia, di nuovo, f{x] continua in {xg, X). Dividiamo l'inter- 
vallo (Xf,, X) in M parti eguali mediante ì punti di divisione 
Xo, Si, Xt. . . . , a;„_i, x^ = X. Definiamo la funzione f^{x) po- 
nendo: f„{x)=f{xo) per Xo^x<Cxi, f^{x) = f(xx) per x^^ 
^x-C^t' ■ ■! A(2^) — A^»-i) PS'" a',_i^ a:^3-„. Si ha: 

limr.W = /'(«). 

Sia ora (p{i) una funzione misurabile in (tg, T). Dico che 
/"» [v W] è pur essa misurabile in {to, T). Ed invero l'insieme 
dei punti di ito,T) per cui /", [tp (/}]>■ A , supposto che 
f(xj), f{x,), . . . siano quelli fra gli » numeri fix^), f{xi). . . ., 
f{x„.i) che superano A, è formato dalla somma dei seguenti 
insiemi misurabili, in numero finito: l'insieme dei punti di 
((o, T) per cui a^, ^<p(0<T.-+it l'insieme dei punti di (t^, T) 

per cui a;, ^9(<)'<^i+i. La funzione /"[(p(i)] è il limite 

per ft ^ 00 della successione dì funzioni misurabili /'i[cp(/)], 
/sLvC)] °^ segue che /'[vO] ^ misurabile. 

Se dunque f(x) è continua e q>(f) è misurabile, /'[cp(t)] è 
misurabile. Se ne deduce, per induzione, il teorema: 

Se f(x) è in (X(,,X) miaurabile (B) e qi(t) è ih (t^, T) mi- 
surabile, fl(p(t)] è misurabile in ((o,T). 

Alle conclusioni a cui siamo ora pervenuti, conferisce un certo 
interesse anche il seguente esempio, che esse permettono di 

(') CIt. il n" 33, datits dt Bairt, del libro del de la Vallèe Pousiin, 
citato a pafif. 1. • 

(*) È facile vedere come va qui inti'su la somma a -!- ^ dei due numeri 



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SDL CAMBIAMENTO DELLA TARlAfiILB DI INTEOKAZIONE, ECC. 35 

costruire, dì un'infinità non nunteraìnle di insiemi misuratiti, a 
due a due sema punti comuni, costituenti un insieme misurabile. 
La variabile x percorra un insieme E^ contenuto in {xo, X). 
Sia x = tf>{t) la solita funzione, supposta mieurabile in (t^, T). 
Si designi con £,''' quell'insieme misurabile formato dai punti 
del tratto (to, T) per cui: 

9(0 = ^. 

X essendo un punto determinato di E^, AI variare di x nell'in- 
sieme Ei,, l'insieme AV' descrive un insieme E, che è costituito 
da un'infinità (numerabile o no aecondocbè lo è o non lo è l'In- 
sieme Ef) di insiemi misurabili AV', a due a due senza punti 
comuni. 

Sia e{x) la funzione caratteristica dell'insieme E^ ('), defi- 
nita nel tratto {xo. X) in cui è contenuto E^. La teoria prece- 
dente, applicata alla funzione e[p(01t definita in {to, T). che ri- 
sulta la funzione caratteristica per l'insieme E,, ci permette di 
asserire che: 

Se l'insieme E^ e la funzione (f>{t) sono misurabili (B), tale 
è anche l'insieme E,. Se a è la classe di q)(f) e ^ la classe 
di Eg, l'insieme E, risulta al più della classe a -|- p. Se l'in- 
sieme E:, è misurabile {B) e la funzione q)(0 è misurabile, l'in- 
sieme E, risulta misurabile. Sussiste dunque il teorema: 

Si abbia una famiglia F di insiemi misurabili, a due a due 
senza punti comuni, tutti contenuti nell'intervallo (fg, T) dell'asse ^ 
Esista un insieme E^ di punti dell'asse x, nell'intervallo (x^, X), 
i cui punti siano in corrispondenza biunivoca con i sìngoli in- 
siemi E,'-''> componenti la famiglia F, allora, se si può definire 
in (^0, T) una funzione misurabile <p(0, soddisfacente alla limi- 
tazione Xo^t>{t)^X, che per ogni punto dell'insieme E,''"'* 
abbia il valore costante x, ascissa del punto (xq, X] corrispon- 
dente a questo insieme, e se E^ è misurabile (B), si può con- 
cludere che i punti della famiglia F formano un insieme misu- 
rabile, che riesce inoltre misurabile (B) se la funzione qi{l) è 
in (((,, T) por essa misurabile (B). 



(') Db li VillAb Poussin, libro citato a pag. 1, ii° i 



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'ìfi MADKO PICONB 

Si offre spontaneamente l'esame della questione inversa di 
quella teste trattata, e cioè l'esame della misurabilità dell'in- 
sieme Ex di (xq, X) descritta dalla x, legata alla t dalla rela- 
zione x^(p(f), quando t descrive un insieme misurabile E, di 
(^0, T). Tale esame e stato già fatto dall'Hobson, nella nota 
citata. Noi lo riprendiamo qui, ottenendo qualche risultato 
nuovo. 

La funzione limitata x^9(f) sia monotona, e, per Rasare 
le idee, supponiamola non deorencente. I punti di discontinuità 
della (p (0 formano un inaieme numerabile di punti. Siano / e Z. 
i limiti inferiore e auperiore di q>(<} in {lo, T), si ba fo^f^ 

^ L ^ X. Siano ti, t^, , t.., . . . i punti dì discontinuità di 

tp{t), e ai ponga: 

Xj = <P ((, - 0) . Xn" = tP {(. + 0) . 

Al variare di t nell'intervallo {t,,, T) il punto x descrive 
l'insieme di punti che sì ottiene dall'intervallo (a^o, X) togliendo 
da esso la seguente infinità numerabile dì intervalli (gli estremi 
inclusi) 

{xa, l), {L, X). {»,', Xi"), (x,\ Xi"), ..., 

ed aggiungendo, eventualmente, un numero finito o un'infinità 
(numerabile) di stremi degli intervalli indicati. L'insieme de- 
scrìtto da :r è perciò misurabile (B). 

Pertanto: Se la funzione x = q>{t) è monotona, mentre t 
descrìve un intervallo di (((,, T), x descrive un insieme misura- 
bile (B) di (xo, X). Ne segue il teorema: 

Se la funzione x ^ (p (t) è monotona, mentre t descrive in 
(to, T) II» insietne E, misurabile (B), x descrive in (xo, X) mi in- 
sieme Egi esso pure misurabile (B). 

Supponiamo ora che la funzione a ^=v ((), oltre ad essere 
monotona, sia assolutamente continua. Sìa E, dì misura nulla, 
esso aai'à allora contenuto in un insieme costituito da un'infi- 
nità numerabile di intervalli (Of, p,), la cui misura £(6, — a,) 
può rendersi piccola a piacere. L'insieme corrispondente E^ ri- 
sulta contenuto nell'insieme costituito dall'infinità numerabile 
di intervalli [vi^dy f> {?•)]. la cui misura £[q)(p,) — (p(ai)], in 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SDL CAMBIAMENTO DELLA VARIABILE DI JNTEQKAZIONE, ECC. 37 

virtii dell'assoluta continuità dì (ft{l), e infinitesimo con Z(p,- — a^). 
L'iusieme Ex è pertanto esso pure di misura nulla. 

Sempre nell'ipotesi che la funzione x^=<ft{t) sia monotona 
e assolutamente continua, supponiamo, semplicemente, £', misu- 
rabile. Esistono ('} due insiemi E,' e E," misurabili (B) tali che 

E,' < £, < E," , 

mentre £,' e E," differiscono per un insieme di misura nulla. 
Detti Ex', EJ' gli insiemi corrispondenti, rispettivamente, a 
Ei, E", si avrà: 

EJ <^E^<,EJ' , 

mentre EJ. E," risultano misurabili [B] e differenti, in forza 
di quanto precede, per un insieme di misura nulla. E^ risulterà 
pertanto misurabile. Onde il teorema: 

Se la funzione x ^ (p(() ^ assolutamente continua o monotona, 
mentre t descrive, in (to, T), mm insieme E, misurabile, x descrive 
in (xo, X) un insieme E^ esso pure misurabile. Se E, è di misura 
nulla. Ex è di misura nulla. 

Nello studio, fatto precedentemente, della funzione di fun- 
zione f[ip (()] abbiamo dovuto sempre supporre f{x] misurabile (B) 
in (xo, -X). Se si suppone f(xj semplicemente misurabile, il teo- 
rema ultimamente ottenuto ci permette -ài enunciare il seguente: 

Se f (x) è in (xo, X) misurabile e la funzione inversa della 
funzione monotona e continua x = (p(t), è, in (Xq, X), assoluta- 
mente continua; la funzione f[<p(t)] è misurabile in (to, T). 

3. Dimostrazioae della formola (3) nell'ipotesi che f{x) 
sia misurabile (B) e limitata. — Venendo ora allo scopo 
principale della presente nota, alla dimostrazione cioè della for- 
inola (3) sotto determinate condizioni, cominciamo dal supporre 
f{x) misurabile (B) e limitata. In tale ipotesi, essendo p(() as- 
solutamente continua in {tf,, T), risulterà (cfr. n" precedente) 
/^[9(0] misurabile (B) e limitata e A(f), uno dei numeri deri- 



(') Db la Tàllés Poussin, libro citnto a pag. 1, : 



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38 MADRO PICONB 

vati ài if{t), sommabile (>} in (^ot T). Si ha dunque intanto che 
f[f(>it}]f^(t) riuscirà pur essa sommabile in (to, T). In ciò che 
segue sarà di nuovo dimostrata la sommabilità di f[<p(t)]fi{t) 
e si stabilirà, di più, il 

Teorema I. — La formala (3) del cambiatnetito della varia- 
bile di integrazione sussiste se f(z) è in (xq, X) limitata e misu- 
rabile (B). 

Cominciamo dal dimostrare il teorema nelle ipotesi che 
f{x) sia continua in (Xf,, X) e la funzione assolutamente con- 
tinua tp{t) abbia il suo numero derivato A(f) limitato in (^oi ^• 

Se A{t} è, in tutto ((o. T), funzione continua dì t, la q>(t) 
ha ovunque in (fo, T) una derivata unica tp' (t) continua, e per- 
tanto il teorema sussiste. In generale, il numero derivato A(() 
è (*) una funzione misurabile (B) (di Baire), sarà dunque dimo- 
strato quanto vogliamo se faremo vedere che (*) detta a Ift 
classe (finita o transfinita) di A{i), il teorema sussiste ove si 
supponga che esso sta stato dimostrato per le funzioni q>(^) di 
un nuovo derivato A(() di classe <Ca. 

Sia A, {t). Al (0. . ■ . , A, ((), . . . una successione, avente per 
limite A(t), di funzioni di classe <« e limitate ai limiti infe- 
riore e superiore di A(<), i quali sono supposti finiti. Si ponga: 



<pJ/) = <P((o)i-J|^A.(T)rfT 



In virtù del teorema di Lebesgue per il passaggio al li- 
mite sotto il segno integrale, qui applicabile, si ha: 

lim <p„ (t) = <p (to) + I^A (t) rfT = <p (0 , 

ne segue, ovunque in ((,>, 7") , 

lim/'[q>.(l)lA.(l) = f['PWlAW(')- 



(<) Di la VAi-Lta Poituiii, libro citato a pag. 1, n° 68. 
Ibidem, n' 73. 
{') Ibidem, n* 33. 

(') Per essere sicuri che ^L<P->(<)Ì si" aempre deSnit» ì 
porre fM^fixo) per i <*,. f(t:) = f(X) per x > X.^ 



zed.yGOOg[e 



SUL CAHBIAMEVTO DELLA VARIABILE ni INTEOBAZIONB, ECC. 39 

Ma, per ipotesi, è 

mentre 

e, di naovo p«r il teorema di Lebesgue ora citato, 
Im //[». W] A. (T) d,=j'j[v (T)l A (,) d, . 

Sussiste dunque l'eguaglianza (3) nelle ipotesi f{x) continua 
e (t) limitata. 

Sìa sempre f(x) continua e A(f) (sommabile) sìa comunque. 
Denotiamo con Ajy(j) la funzione A{t) limitata ai numeri — N 
e N (N positivo). Poniamo; 

Si ha 

lim fy (t) = tp (io) + J"^ A (t) rfT = (p (t) , 

e quindi, nei punti in cui A (f) è finita, e cioè quasi ovunque, 
nmf[T,(l)]A,W=r[q,»lA((). 
Se indichiamo con L il limite superiore di |^(3<)|, si ha 

ir[i>,(')lA,(()ls:L|A(i)|. 

e pertanto, in vìrtìi del teorema di Lebesgue generalizzato per 
il passaggio al limite sotto il segno integrale, segue ch& f[<f(t)] A(0 
è sommabile e che: 

l™ \'J [9,(1)1 A,(t) dr^li'jiv (t)] a (t) dt , 



,Google 



V) MACKO PICOSE 

d'altra parte bì ha 

ne segue l'eguaglianza (3) nella sola ipotesi della coatinuitk 

di /■(»). 

Per dimostrare il Teorema I, ora dimostrato per le fun- 
zioni f{x) misurabili {B) di classe zero, detta et la classe di f{x), 
basterà far vedere che esso sussiste ove si supponga che sia 
stato già dimostrato per le funzioni f{x) di classe <a. 

Sia fi(x), .... f.{x), . . . una successione, avente per lìmite 
/■(x); di funzioni di classe <Ca e limitate ai limiti inferiore e 
superiore di f(x), che sono supposti finiti. Si ha: 

ir.[ipwiAwi£iiA(oi, 

ove L è il limite superiore di [A-'^)]' ^ passando al limite per n 
divergente sì ottiene, in forza del teorema di Lebesgue per il 
passaggio al limite sotto il segno integrale (del primitivo e del 
generalizzato), l'eguaglianza (3). 

4. Una dimostrazione della formola (3) nelle ipotesi 
che f{x) sia mìsiirabile e limitata, (p(0 monotona. — Dal 
teorema testé dimostrato si deduce subito una prima dimostra- 
zione del seguente: 

Teorema. II. — La forinola (3) del cangiamento della varia- 
bile di integrazione sussiste se f(x) è in (x©, X) limitata e misu- 
rabile, e (p(t) è in {to, T) monotona. 

Si sa che (') ogni funzione f(x) misurabile e limitata è in- 
termediaria fra due funzioni misurabili (B) e limitate fi (x), 
ft(x) che non differiscono da f{x) che sopra un insieme dt mi- 
sura nulla. Poiché q>(f) è monotona, supponendola, per esempio, 
non decrescente, sarà A(f)^0. Si ha: 

(') Ds LA Vallèe Poussin, libro citato n pag. 1, n° 32. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SUL CAMBIAMBNTU DBLLA VARIABILE DI INTeQRAZIONE, ECC. 
e, Dei punti in cui A (t) è finita, 

(5) f, [qi (01 A (0 S f [q> (01 A (0 S f, [f (01 A (0 . 

Si ha anche 

e siccome, per il teorema I del n° precedente, è 

|^;^/,(i)i»=j|^/-,[T(')]A(T)rf,, (i=i,2), 

segue 

j'^ A [9 (T)] A (T) dT ^ j^ A [<P (t) I A (T) dt . 



je, in virtù della (5), che ^ [(p(()] A(0 e /^[cpO)] A(() 
differiscono al più aopra un insieme, in (tg, T), di misura nulla. 
Ne seguono infine la misurabilità (') e la sommabilità di 
/■[*P(0|A(0 e l'eguaglianza (3). 

5. Dimostrazione della formola (3) nelle ipotesi di 
De la Vallèe Poussin. — Passiamo ora a dimostrare la for- 
mola (3) nelle ipotesi più generali considerate dal de la Vallee 
Poussin nella memoria citata. Premettiamo il 

Lehha. — Se X dtscritt un insieme E^ di misura nulla 
quando t descrive un insieme Ei di misura estema non nulla, la 
funzione q>(t) ha, quasi ovunque in E,, una derivata unica di va- 
lore zero. 

Supponiamo, anzitutto, che l'insieme E, di misura nulla sia 
misurabile (B). La funzione caratteristica e{x) di £j, sarà (limi- 
tata) e misurabile {B) in (xq, X). Siamo in grado di applicare 
il Teorema I e di scrivere, per ogni numero derivato A(0 di 
<P(0, 

j'^J\{x)dx = ^^e[v{T)]A{T)d-c. 



(') Se la fbnEione aa8olatameiit« continua e monotooft <p(l) foue di 
funuone inversa aaa datamente contÌQua, la misurabilità e la BOmmabilità 
di ^[■P(')]A(0 eegaìrebbero già dall'ultimo teorema del n* 2. 



zed.yGOOg[e 



42 MADKO FICONB 

Ma il primo membro, esprimente la misura dell'insieme 
comune all'intervallo [tp(to), <p(')) ^ all'insieme Ej^, è per ipotesi 
sempre nullo qualunque aia ^ ne segue, in {t^, T), identica- 
mente, 

j%[<p(T)]A(T)rfT = 0. 

L'integrale ora scritto ha dunque sempre la derivata nulla 
in (ta, T). D'altra parte questa derivata coincide quasi ovunque 
con e[<pW]A(0. e quindi ai ha, quasi ovunque in £,, A{() = **• 

Supponiamo che l'insieme E^, di misura nulla, sia qua- 
lunque. Esiste un insieme EJ dì misura nulla e misurabile (B) 
contenente E^. Sia K', l'insieme corrispondente a Ex , sarà 
E, <C E,' , (Me (E,) ^ nie (E,') (•), e quindi, avendo supposto 
»'«(£i)>0, sarà anche mt(Ei')^0. La funzione q>(/} ha, per 
quanto precede, quasi ovunque in E,', e quindi quasi ovunque 
in Ei, una derivata unica di valore zero. 11 lemma è perciò di- 
mostrato. 

Dopo questo lemma si ha subito una semplice, rigorosa ed 
elementare dimostrazione del seguente teorema enunciato (nella 
Memoria citata) dal de la Vallèe Poussin: 

Teorema III. — La formala (3) del cambiamento della va- 
riabile di integrazione sussiste se f{x) è misurabile e limitata. 

Poniamo 



^■w=i; 



la funzione F{x) è assolutamente continua e a numeri derivati 
limitati. Posto 



t>W = -f[q>W] = |^ 



secondo un risultato contenuto nella Memoria citata del de la 
Vallee Fouasin, la funzione <t>(f). funzione assolutamente con- 
tinua a numeri derivati limitati di funzione assolutamente con- 
tinua, è pur essa, in (t^, T), assolutamente contìnua. Sarà per- 
tanto dimostrata l'eguaglianza (3) ae faremo vedere che, quasi 



(') Con m.{£) ÌDdicberemo la, misura estenift dell'insieme E. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SQL CAHBtAHBNTO DBLLA TAKIABILB DI INTB0KA210KB, BCC. 43 

ovunque in ((q, T), la funzione 0(t} possiede una derivata unica 
data da f[v(f)]vit). 

Sia ( un punto di (ta, T) appartenente all'ineiente CH, sul 
quale <p{t) possiede una derivata unica e finita (p'(0 ^ snppo* 
niarao che nel punto x = (p{(), corrispondente in (aro, X), a 
questo punto t, la F{x) possieda la derivata unica f{x). Dato 
un incremento ^t a t, si ha: 

è^<t> = F {<9 -\- Ò.V) — f ((p}=/((p)ùip-|-<r((,Ai) A«p, 

ove <5{t, A() è una funzione di f e di ^t che tende a zero 
con ht. Per cui: 

Al tendere di Af a zero, il rapporto Aq>:At tende al li- 
mito finito (p'O e pertanto: 

(6) lim ^?=/-Wt'(1)('). 

Sia ora K^ l'insieme dei punti di {x^,. X), di misura nulla, 
sopra il quale F{x) non ha una derivata unica. Se l'insieme Ki 
di ((o, T), corrispondente a K^, è pur esso dì misura nulla, ri- 
sulta già stabilita la (6) quasi ovunque in (/o, T). Se l'insieme 
K, è di misura esterna non nulla, risulterà, in virtù del lemma 
premesso, quasi ovunque in K,, cp' (f) ^ e la validità della (6) 
sarà di nuovo assicurata quasi ovunque in (^, 7^ se foremo ve- 
dere che ove è <p'(0 = 0, la <I>0) possiede una derivata unica 
di valore zero. Si ha invero: 






(') Cfr. Piacacau, Lesioni di caleolo infinilegimaie (Bologna, Zanichelli), 
Cap. 111. n* 151. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



44 MAURO PICONB 

L designando il limite superiore di \f{x) \ in {xa, X). II Teorema 
risulta pertanto dimostrato. 

6. Estensioni del teorema III. — Nella Memoria citata 
il de la Vallee Poussin afferma che, supposta la f(x) non 
più limitata, ma solamente finita e sommabile in {x^, X). con- 
dizione sufficiente per la validità della formola (3) del cambia- 
mento della variabile di integrazione è die la funzione 



['''^'^ f(x)dx. 



risulti assolutamente continua. Ora talo asserto non trova una 
facile giustificazione. Mentre è evidente la necessità di detta 
condizione non così parmi si possa dire della aua sufficienza. 
La dimostrazione data qui del Teorema III permette solo d'af- 
fermare che; 

La formola (3) del cambiamento della variabile di integra- 
zione sussiste se, essendo f(x) finita e sommabile, la funzione 0(/) 
risulta assolutamente continua, ed inoltre si verifica una delle 
due seguenti circostanze: a) all'insieme K^ di (xa, X) in cui F(t) 
non ha la derivata unica f{x), corrisponde in (f(,, T) un insieme 
di misura nulla; b) ^(t) ha quasi ovunque, nell'insieme di {t^, T) 
su cui <p'(0 =: 0, nulla la derivata. Il che avviene, per esempio, 
se <p'(f) si annulla soltanto sopra un insieme di misura nulla. 

Poiché (cfr. de la Vallee Poussin, Memoria citata) una 
funzione assolutamente continua di una funzione assolutamente 
continua e monotona è assolutamente continua, si ha, in parti- 
colare, che: 

La formola (3) sussiste se, essendo /'(a;) finita e sommaMle, 
<p(0 monotona, sì verifica una delle due seguenti circostanze: 
a) la funzione (p(0 è di funzione inversa assolutamente con- 
tinua (cfr. n° 2); b} ^(t) ha, quasi ovunque, nell'insieme di 
(io. T) su cui <p'(()^0, nulla la derivata. II che avviene, per 
esempio, se q>'(0 si annulla soltanto sopra un insieme di mi- 
sura nulla. 

Condizione necessaria per la validità delta formola (3) è 
che la funzione f{v{f)]t^(t) risulti sommabile in {ìq, T); ora è 
facile dimostrare, cfr. la Memoria citata del de la Vallee 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SOL CAMBIAHBNTO DBI.LA TARIABIl.B DI IN1EQRAZI0ICE, ECC. 45 

P oussin, basandosi sul Teorema III, che, supposta sempre f{x) 
finita e misurabile, la condizione indicata è anche sufficiente. 

Si ha dunque infine il bel teorema: 

Supposta f (x) definita in {x^, X), ivi finita e misuralnle, con- 
dizione necessaria e aufficiente affinchè valga in (to , T) la formala 

del cambiamento della variabile di integrazione, è che q>(t) aia 
assolutamente continua in (to , T), soddisfi alla limitazione Xo ^ 
^<p(t)^X, ed inoltre la funzione ft^Plt)] <p'(t) risulti somma- 
bile in (to, T). 

In particolare dunque (cfr. n° 2) se f{x) è misurabile (B) 
e il prodotto /'[<p(0]9'(0 risulta limitato, la formola sussiste. 

CrUdìb. laglio 1919. 



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FU.WPO 3IBIRAHI 



EspressfoBi analitiche che defiDiscoDO più fanzioni aBslitìche 
ad area lacnaare 

Nota di FILIPPO SIBIRANl (a Pavia) 



1. — Poincaré (') e Goursat (*) hanno dimostrato cha: ae 
(1) Co, Ci, e,, ... c„, ... 

è una successione di punti nel piano complesso, ed 

&Q, &,, a,, ... a», ... 
una successione di numeri per cui è concergente £l|a,|, la serie 



<2) 1^-.-. 



è atiluppabile in serie di potenze di x — So, supposto Xo non ap- 
partenere né ad (1) né al suo insieme derivato, il cui cerchio di 
convergenza ha centro in s^ e raggio uguale al limite inferiore ' 
delle distame di x^ dai punti (1). 

Date nel piano una o più curve C, se presi comunque due 
punti non appartenenti a C è possibile congìungerli con una 
curva continua di lunghezza finita la quale non abbia alcun 



{') PouicAKÈ, Sur It» foactions à tapacea lacunaim. ' Acta Societatia 
Scieutiamm Fennìcae „ 1881. 

I*) OouBSÀT, Sur U* fonctioni uniformes prittntant dt lacune». * C. R. 
de l'Acad. dea Sciences „ 1882; Sur le» fonction» à tspacea tactmairta. 

* Bultetìn des Sciences Hathématiqnea „ 1887. 



D,!„t,zed.yGOOgle 



ESPKB!ÌS10\I ANAI.ITICHB CHI! UBPINISCOKO, KCC. 47 

panto in comune con C, diremo che il piano non è divìso dalle C 
io regioni distinte. 

Se due punti, non appartenenti a C, non ai possono còn- 
giungere con una linea continua priva di punti comiyii a C, 
diremo che i due punti appartengono b duo regioni distinte 
limitate dalle C: mentre diremo che due punti appartengono 
alla atessa regione se è possibile congiungerli con una linea 
continua priva di punti comuni a <7. Se è possìbile segnare nel 
piano m punti non appartenenti a 0, tati che nessuna coppia 
appartenga alla stessa regione, ma non è possibile prendere 
m -\- \ punti che abbiano la stessa proprietà, diremo che le C 
dividono il piano in m regioni distinte. 

Diremo che la successione (1) è condensata su C se l'in- 
sieme derivato della (1) è costituito da tutti i punti di C. 

Supponiamo dunque l'insieme (1) condensato su una o più 
lìnee Ole quali divìdano il piano in m regioni distìnte &',, S,, ... S„. 
Se Xi è un punto non appartenente a C, ma appartenente ad Si, 
la (2) è sviluppabile in una serie di potenze di x — Xi continua- 
bile analiticamente entro tutta la Si e uno oltre; dì guisa che 
la (2) è un'espressione poligena atta a definire m funzioni ana- 
litiche valide ciascuna in una sola delle m regioni S. 

Assegnate le linee nel piano, si tratta di costruire la 
Bucceasione di punti condensata sulle C. La costruzione d'un 
insieme numerabile dì siffatti punti ho ottenuta parecchi anni 
fa (') facendola dipendere dalla possibilità dì dare una legge di 
ripartizione dell'insieme dei numeri razionali di un dato inter- 
vallo (i"Ò in m insiemi ciascuno dei quali condensato in a''b. 
Enunciai una legge dì ordinamento dell'insieme dei numeri ra- 
zionali di a"6 in guisa che tutti quelli il cui posto è dato da 
un numero congruo ad un dato numero rispetto al modulo m 
appartengono ad un insieme condensato in a''b. Ma non è dato 
di sapere quale numero razionale si trovi ad un dato posto q 
se non quando, con l'indicato processo, non si siano costruiti tutti 
gli elementi dell'insieme che precedono quello di posto q. 



('] F. SiBiBini, Iniiemi numerabili di punti unìformtmtnle denti sopfa 
litue od in urei atugnate. * Giornale di Battaglini „ vo). XLIII (1905). In 
qoeito lavoro dbui della locuzione ' uniformemente denso , nel eenao qui 
dato a * coudensato , (ted. Ubrralldicht). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



4^ FILIPPO SIBIK&NI 

Scopo della presente comunicazione è di determinare effet- 
tivamente una successione di punti (1) condensata su assegnate 
linee, nel senso che, dato un numero q, si può cun determinate 
operazioni aritmetiche calcolare l' elemento di posto q, senza 
aver bisogno di aver determinati i precedenti. 

2. — Indichiamo con 

Po = l, Pi=^, Pi = 3. P» = ^, -Pk, - 

la Bucceesione dei numeri primi, e consideriamo l'insieme dei 
numeri 

2m — 1 
m = 1, 2, 3, ... 2"»'"! ; t = 1, 2 ... oc 

il quale è manifestamente condensato in 0"1. 

Ognuna delle frazioni è irriducibile, epperò nessuna di esse 
può essere potenza di un razionale di esponente inferiore a p^+, , 
Di ogni numero a„, consideriamo le radici aritmetiche degli 
indici primi 2, 3, 6, 7, ... p^; l'insieme di irrazionali che così si 
forma è numerabile e condensato in 0"1, come lo sono gli m 
insiemi parziali contenenti le radici di uno stesso indice. 

Ordiniamo quest'insieme in una successione net senso dianzi 
indicato. Fatto t=t, »> = ], ordiniamo i k radicali per indice 
crescente, avremo cosi i primi k numeri della successione 

dato poi ad m il valor 2 ordiniamo nello stesso modo i k ra- 
dicali, i quali forniranno i successivi k termini della successione, 
e lo stesso facciamo poi per m = 3, ... 2^*+!"'. Seguitando con 
questo procedimento per t = 2, 3, ..., si crea la successione desi- 
derata, della quale vogliamo esprimere l'elemento b,. 
Posto 

Po = 0, P.= l'2P'-' {r = l,2,...) 



zed.yGOOgle 



ESPRESSIONI ANALITICBB CHE DEFINISCONO, ECC. 49 

si determini il numero r per cui 

rappresentando E{qlk) Ìl maasimo intero contenuto in q'k. 
ÀUora è 

i = f alg(g/*-)-y-l + iì'/i.,.,->,.-., 

" [ 21-*-.., J 

Ciò si giustifica se si tien conto che degli elementi dell'in- 
sieme die hanno al denominatore 2"* ce ne sono k2fM~ì e che 
fra questi quello che ha per numeratore 2n-|-l e per indice 
del radicale pi ha il posto (kn -{- t)-esimo (secondo l'ordina- 
mento che abbiamo sopra definito). 

3. — Sia <p (0 la funzione che ptende il valore per 
t irrazionale ed il valore 1 per t razionale (*), allora è chiaro che 
se facciamo percorrere a f la successione bo, 6tt b^, ... testò 
determinata, la funzione 

F{l) = ÌA.v(l'-) 

prende ì valori Ai per ( = 6,, q^i — l(modi), t^l,2, ...i. 
Sul piano complesso, posto x z=: E -|- it\, siano date le k curve 
Ci, Ci, ... Cx di equazioni 

E = V.((). .n=X.(') (s = l,2,...fc) 

con t variabile nell'intervallo O""!. La successione dei punti 

C, = E, + in. 



(') La funzione 1 — qi((l è nota sotto il nome di funuone di Duicbist. 
Il pBuio ne diede p«r primo la eapteaiione analìtica nelle lae Annota- 
eìodÌ al Ctdeolo ditftrtnxiaie ecc. di A. Gkhoccbi (Torino, 1884). Si regga 
l'intereiiante Nota di A. Tàhtdku, Stdta funzione di DirUhtet t »uUa fun- 
xiont lignum s di Ebonickib (' Atti della R. Acoad, delle Scienze di To- 
rino .. »ol. LIV, 1918-19). 

AUi àMa B. Aecadtmiv — Voi. LV. 4 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



50 FILIl-PO SIBIBANI — ESPRESSIONI ANAl.lMCHE, ECC. 

r« è 

£, = Ìv.{*,)<p(V') 

■;' (? = 1,2, ... QO) 

>i,=i;x.(*,)<p(V) 

condensata sulle k curve Ci, €%, ... C„. 

4. — Mediante la succesaione dei numeri &o, ii , b^, ... del § 2, 
issiamo anche costruire una espressione analitica monogena 
ifiniente una funzione analitica ad area lacunare. 

Sia A un'area del piano complesso, semplicemente connessa 
contenente il punto x = 0; il suo contorno abbia l'equazione 
= p(5)e'*, con 5 variabile in 0'"2n. L'insieme dei punti 

e,.., = bsp (2iti,) e"*N (A, g = 1, 2, ... oc) 

condensato nell'area A; l'insieme dei punti 

T.., = 1/i» . P (2ni,) e'»"». 

condensato in tatto il piano complesso da cui sia tolta A. Ne 
igue che se ££ '^.J ^ convergente, le espressioni 



%%-' 



?S-s 



no espressioni monogene definiente ciascuna una funzione ana- 
lica ad area lacunare. 



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GinSKPPK GOLOSI — RICBRCBK ANATOMO-ISTO LOGICHE, ECC. 



RicerGhe anatomo-ìstologìGhe sugli Eofsusiacei. 

Il caore di " Nflnatoscelis megalops „ Q. 0. Sars. 

Nota di GIUSEPPE GOLOSI 



Il cuore di Nematoscelis rnegalops è stato studiato sopra 
abbondante materia te prò veniente dalle aeque di Val parai so 
(Staz. XllI stabilita dalla R. Nave Liguria nel viaggio di cir- 
cumnavigazione del 1903-05). 

Il materiale era stato fissato in formalina e conservato in 
alcool a 75°; non ostante la lunga dimora in liquido conservativo 
si è prestato ancora bene non solo all'esame in toto del cuore 
mediante dissezione degli animali, ma anche alle osservazioni 
istologiche. Per colorare Is sezioni mi sono servito del gliche- 
mallume di Mayer, del bleu di toluidina, della zafiFranina dì Babès. 

Cuore. — Il cuore di Nematoscelis rnegalops è di aspetto 
sacciforme, poco piìi lungo che largo, alquanto appiattito, spe- 




Fig. 1. — Cuore visto di fianco: o', oatii superiori; o*, oatii inferiori; 
a. e., aorta cefalica; a. l. a., arterie laterali anteriori; a. e., arterie 
epatiche; a.d., arteria dÌBoendente; a, l.p., arterie laterali poste- 
riori; a. P; aorte poiteriori. 

cialmente in prossimità dell'apice anteriore. À un terzo circa 
dall'apice anteriore l'altezza diventa massima, e si mantiene quasi 



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52 ainsEPPB golosi 

invariata fino all'estremità posteriore. Le tre maggiori dimeD' 
Bioni sono all'ìncirca: mm. 1-1,5 per la lunghezza, mm. 0,90-0,95 
per la larghezza, mm. 0,30-0,38 per l'altezza. 

Il cuore è provvisto di quattro aperture, o ostii, disposte 
in due paia laterali, che servono a far comunicara la cavità car- 
diaca col seno pericardico. Ciascun ostìo è provvisto di due labbra 
che possono chiudere tale comunicazione. 

Dal cuore partono dieci tronchi arteriosi, cioè: un'aorta ce- 
falica, due arterie laierali anteriori, due arterie, epatiche, un'arteria 
sternale, due arterie laterali posteriori, due aorte posteriori. Cia- 
scuna arteria è munita di un paio di valvole, che possono chiu- 
dere la comunicazione fra il loro lume e la cavità cardiaca. 

Le mie osservazioni sull'istologia del cuore concordano in ge- 
nerale con quelle di Haeckel, Ebebth, Beboh, iu altri crostacei, 
ed in parte con quelle di Gadzikibwicz. 

Le pareti cardiache risultano costituite da due strati, uno 
estemo, connettivale (adventitia), ed uno intemo, muscolare. Lo 
strato esterno connettivale è formato da grosse cellule di Leydig, 
vacuolose, con membrana sottilissima e nucleo sferico; da questo 
strato si distaccano delle briglie e delle membrane che. legan- 
dosi agli organi vicini, servono a tenere il cuore nella sua po- 
sizione normale, sospeso nella cavità pericardica. 

Ostil. — Cbcn attribuisce a Nematosceli» mantis Chun 
(= N. micropa G. 0. Sars) e a Stiflockeiron ckelifer Chun {= Si. 
abbreviatum Q. 0. Sars), tre paia di ostia; tre paia pure ne as- 
segna Claus & Euphausia pellucida Dana; però sotto questa de- 
nominazione, ormai cancellata da Hansen, come irriconoscibile, 
venivano comprese varie specie. 

ZiKHEE (14) in Euphausia superba e Raab (13) in Euphausia 
Kronhii e in Meganyctiphanes norregica, trovano due sole paia 
di ostii cardiaci. 

Anch'io trovo in Nematoscelis megalops due paia di ostia, un 
paio superiore e anteriore, l'altro inferiore e posteriore. Tale 
numero del resto, secondo Lanq, è comune alla maggior parte 
degli Euphausiacea e allo stadio zoea dei Decapodi. La forma 
degli oatti è in Nematoscelis megalops, come in tutte le altre 
specie, quella dì un'ellisse con l'asse maggiore lungo piti del 
doppio che l'asse minore. Oli ostii superiori sono posti un poco 
piìi innanzi rispetto agli inferiori. Essi però hanno dimensioni 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



KICBKCHE A K ATOMO-ISTOLOGICHE SUOLI EOFADglACEI 



53 



pressoché uguali e misurano circa mm. 0,120-0,160 di lunghezza 
per mm. 0,050-0,060 di larghezza. È notevole il fatto che essi 
non aono disposti trasversalmente rispetto al cuore come vari 
autori hanno precedentemente osservato per gli altri Euphau- 
siacea, ma longitudinalmente: il loro asse maggiore fa soltanto 
una piccola inclinazione rispetto all'asse cardiaco, ciò che con- 
duce l'angolo anteriore dell'ostie a portarsi a un livello inferiore 
a quello in cui si trova l'angolo posteriore. 
Ciò risulta benissimo dalla 6g. 1. 

Gli ostii, come tutti sanno, mettono in 
comunicazione il seno venoso peiicardico 
con la cavita cardiaca. Onde facilitare l'in- 
grosso del sangue, i due margini che vanno 
da un angolo all'altro dell'ostio, o labbra 
ostiali, sono rivolti verso l'interno del cuore, 
e funzionano come due valvole che, sia per 
la pressione sanguigna aumentata al mo- 
mento delia sistole, sia per azioni di quegli 
speciali muscoli che son legati agli angoli 
ostiali, impediscono il rifluire del sangue 
dal cuore al seno pericardiaco. 

La struttura delle labbra ostiali non 
difl'erisce da quella delle pareti cardiache 
per quanto riguarda la parte muscolare; 
esse sono sprovviste dello strato esterno 
connettivale. I^e fibre sono disposte secondo 
la lunghezza dell'ostio. 

Dagli angoli ostiali si staccano i mu- 
scoli ostiali, che si dirigono verso il lato 
opposto del cuore per andarsi a legare ad altri muscoli ostiali 
o alle pareti cardiache; molte fibre si saldano ad altri fasci 
che incontrano lungo il loro decorso. 

Dall'angolo anteriore degli ostii superiori partono dei fasci 
muscolari, parte dei quali vanno al corrispondente angolo ante- 
riore dell'ostio de) lato opposto, costituendo il muscolo oatio- 
ostiate, parte alla parete dorsale cardiaca del lato opposto. 

Dall'angolo anteriore degli ostii inferiori partono vari fasci 
muscolari, la massima parte dei quali s'inserisce nella parete 
dorsale cardiaca del lato opposto, insieme con quelli degli OBtì> 




Fig. 2. — Cuore visto 

dall'alto (spiegai, delle 

lettere t. fig. 1). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



54 aiDSEPPK coii)si 

superiori; una minima parte si uniace al muscolo ostio-ostiale 
o va verso la parete dorsale dello steBso lato. 

I fasci muscolari che partono dall'angolo posteriore degli 
oatìi superiori, si sparpagliano a ventaglio, alcuni dirigendosi 
alla parete superiore, altri alla parete inferiore del cuore, ed 
altri saldandosi ad altri muscoli. 

I fasci muscolari che partono dall'angolo poBteriore degli 
OBtii inferiori invece seguono una via ben determinata, dirìgen- 
dosi più meno divisi verso la parete cardiaca dorsale e sal- 
dandosi alla porzione centrale di essa, senza però incrociarsi. 



Fig. 3. — Sazione del onore al livello dell'in se nione dei masooli dell'an- 
golo posteriore degli ointii inreriori (figura ee mie edematica}. 

Le fibre della tonaca muscolare sono prevalentemente lon- 
gitudinali, ma ve ne sono dei fasci diretti in tutti ì sensi. Il 
decorso dei fasci è simmetrico rispetto al piano di simmetria 
dell'animale. Benché vi siano anche molte fibre anulari, pure 
non si trovano delle vere fibre semianulari che si incrociano 
lungo le linee dorsale e ventrale. 

À questo proposito aggiungerò che, mentre la disposizione 
a fibre semianutari, per quanto finora è noto, può ritenersi ca- 
ratteristica dei Peracaridi, negli Eucaridi (Eufausiacei e Deca- 
podi) si ha una più complicata impalcatura muscolare del cuore, 
la quale è certamente in rapporto con l'accorciamento e l'ac- 
centramento dell'apparato propulsore del sangue, ed è costituita 
non solo da una tonaca muscolare ma ancora da numerosi fa- 
Bcetti muscolari che attraversano la cavità cardiaca. Tale strut- 
tura è stata già segnalata da Zihheb (1) per Eupkausia superba. 

Oltre alla tonaca muscolare, infatti, net crostaceo di cui mi 
occupo, le fibre muscolari costituiscono nell'interno del cuore 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



KICBBCHE ANATOMO-ISTOLOOICHE SUOLI EDPADSIACBI 55 

dei fasci, dei nastri, che ataccaodosì da determinati punti della 
parete vanao ad attaccarsi ad altri punti della parete stessa a 
maggiore o minore distanza, oppnre ad anastomizzarsi con altri 
fasci muscolari. 

La disposizione di queste fibre muscolari interne al cuore 
è simmetrica, ma complicatissima, specialmente a cagiono delte 
numerose anastomosi parziali o totali. {Numerosi sono i fasci di 
fibre che, tenendosi sempre dalla stessa banda o incrociandosi, 
vanno dalla parete cardiaca dorsale alla ventrale. Essi sono 
particolarmente robusti, mentre piuttosto esìgua è la tonaca 
muscolare, ed a loro sono in special modo dovuti i movimenti 
propulsori del cuore. Dalla imboccatura delle arterie partono 
sempre due fasci muscolari che si dirigono alla parete dorsale: 
all'imboccatura dell'arteria cefalica vi è un fascio destro ed uno 
sinistro, all'imboccatura delle altre arterie uno anteriore e uno 
posteriore. 

Notevolissimi sono i fasci ostiali: gli ostio-parielali si stac- 
cano da un angolo dell'ostio per attaccarsi alla parete cardiaca ; 
gli ostio-ostiali connettono fra di loro gli angoli dì due ostii. 
I muscoli ostiali che si staccano dagli angoli anteriori degli 
ostii sono incrociati, quelli che sì staccano dagli angoli poste: 
rieri sono diritti. 

Per quanto riguarda la fine struttura della parte muscolare 
del cuore, esatte sono le osservazioni di Gadzieiewicz. Si tratta 
di una parte protoplasmatica che racchiude numerose fibrilla 
contrattili striate trasversalmente. Nel caso di Nematoaeelis, come 
in Nebatia, Squilla, Idothea, Gammarus, il protoplasma è diviso 
in bende, ciascuna delle quali racchiude un gruppo di fibrille. 
Tali bende sono in parte separate l'una dall'altra, costituendo 
delle fibre, in parte saldate, similmente a quanto avviene in 
Idothea e Gammarus. I nuclei sono immersi nella porzione proto^ 
plasmatica e sono relativamente grossi, schiacciati. Esiste un 
sottilissimo sarcolemna. Quando una fibra si anastomizza con 
un'altra, le fibrille, già strettamente unite durante il decorso 
della fibra, si staccano contemporaneamente l'una dall'altra di- 
vergendo bruscamente a largo ventaglio e proseguono rettilinea- 
mente per breve tratto entro il dominio di un'altra fibra, com- 
miste al fascio dì fibrille proprie di quest'ultima. 

Come già era stato rilevato dai precedenti osservatori 



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5d QIDSEPPE GOLOSI 

(Haeckel, Ebebth, BEBas, Qadzikiewicz, ecc.) per altri crostacei, 
manca un endotelio cardiaco atto a separare il tessuto musco- 
lare dal liquido sanguigno: tale funzione è adempiuta dal sar- 
colemma. 

Entro la cavità cardiaca si notano abbondanti corpuscoli 
sanguigni. Essi però in Nematoacelis non costituiscono nessuna 
di quelle importanti formazioni che furono constatate in altri 
crostacei; e si trovano liberi ed isolati. 

Qual sia l'ufficio dei muscoli ostiali appare evidente. Ogni 
volta che il cuore entra in sistole, i muscoli ostiali si contrag- 
gono anch'essi, portando verso l'interno del cuore gli angoli 
degli ostìi, onde ne consegue un avvicinamento delle labbra, che 
vengono a contatto. Contemporaneamente l'accrescitita pressione 
sanguigna serve a tenerli meglio l'uno contro l'altro, e così la 
chiusura dell'ostìo è assicurata finché dura il periodti della si- 
stole. Quando il cuore entra in diastole i muscoli ostiali si rilas- 
seranno, la pressione sanguigna cesserà di agire dall'interno 
verso l'esterno e gli ostii sì apriranno. 

Oltre ai muscoli che attraversano la cavità cardiaca, dagli 
angoli degli ostii si vedono irradiare tutto intorno numerose 
fibrille muscolari, che fanno parte della parete dei cuore. Esse 
hanno una funzione molto importante, giacché contraendosi fanno 
aumentare la lunghezza e diminuire la larghezza dell'ostie, favo- 
rendo l'avvicinamento delle labbra. Claus ha ben rappresentata 
tale struttura. 

Valvole. — Le valv<Ae cardio-arteriali degli Schizopodi 
furono per la prima volta e con esattezza segnalate da Delaoe, 
che le descrive come * deus lames qui se détachent de la paroi 
laterale interne du coeur et qui s'avan^ant à la rencontre l'une 
de l'autre, s'adossent sur la ligne mediane et remontenji ensemble 
dans la cavité du vaisseau oh leur bord libre est flottant. EUes 
s'écartent sans l'effort de la poussée sanguine, et se rapprochent 
automatiquement dès que la pression dans te coeur est devenue 
moindre que dans le vaisseau , . Le osservazioni di Delaoe si 
estendono solo ai Misidacei. Però, nonostante la notevole di- 
stanza fra i due gruppi, esse valgono pure per gli Eufausiacei. 

Nella specie da me studiata si trovano due valvole per 
ciascun orifizio arteriale. Ciascuna valvola ha una forma a semi- 
disco a semiovale, che con la porzione curva aderisce a metà 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



RICERCHE ANATOMO-ISTOLOQICBB SDOLt EUFADSIACEI 



57 



del margine dell'orifizio arteriale, mentre col margine rettilineo 
diametrale rispetto e tale apertura nuota liberamente nel lume 
dell'arteria. Riguardo all'inserzione è però da notare che essa 
non avviene normalmente, ma obliquamente, in modo che il mar- 
gine libero vien portato entro l'arteria. 

Riguardo all'orientazione, soltanto le valvole dell'arteria 
cefalica sono disposte simmetricamente l'una a destra e l'altra 
a sinistra rispetto al piano di simmetria; quelle delle altre ar- 
terie sono disposte una superiormente e l'altra ventralmente, 
oppure nna anteriormente e l'altra posteriormente. 



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V\g. A. — Selione dorso- centrai e dell'apice posteriote del e» 
posteriore;; a. d., arteria discendente; e., valvole; « 
cardi co. 



■e; a.p., aorta 
le., seno peri- 



Le mie osservazioni intomo alla struttura istologica con- 
trastano con quelle di Oadzikiewicz. Questo dice: * Die Arte- 
rìenktappen bestehen aus 2 Schichton, eine zur Herzward, die 
andere zu Arterienwand gehdrìg, sie bilden also eine Falte .. 
Io trovo che le valvole sono costituite da un solo strato e pre- 
cisamente dalla continuazione dello strato muscolare della parete 
cardiaca. Le fibrille muscolari delle valvole sono disposte in 
UD solo senso, e vanno da una estremità all'altra del semicerchio 
di inserzione, incurvandosi più o meno a seconda della maggiore 
minore distanza dal margine libero rettilìneo. In corrispon- 
denza di tale margine lo spessore delle valvole è maggiore. 
È iuutile dire che sia nella faccia volta verso il cuore, sia nella 



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58 



GIUSEPPE GOLOSI 



Opposta, non vi è alcun endotelio: le valvole sono quindi limi- 
tate dal aarcoiemma. 

La struttura istologica da me riscontrata in Neinatoacelis 
serve a convalidare l'opinione di Pope vici- Baznosanu, il quale 
considera le valvole come ostii che sboccano entro i vasi aortici, 
riguardando da un unico punto di vista generale tutte le aper- 
ture cardiache. 

Sìa le valvole che le labbia ostiali, infatti, sono organi 
che separano la porzione contrattile dell'apparato circolatorio 
da quella non contrattile; entrambe 
sono costituite da un boIo strato 
muscolare, che è la continuazione 
della tunica interna muscolare de! 
cuore, ed entrambe fanno comuni- 
care la cavità cardiaca con altre 
cavità (tronchi aortici e seni ve- 
nosi), la cui parete è costituita 
dalla continuazione della tunica esterna connettivale del cuore. 
Questo concetto dei rapporti reciproci fra cuore, valvole, 
labbra ostiali, arterie e seni venosi, il quale comprende in sé 
il concetto sopra esposto di Popovici-Baznosanu, ho rappresen- 
tato nei due schemi della figura 6. 




Fig. 5. — Ponione vicinale 
deH'Borta posteriore destra. 





Fig. 6. — Schema delU struttura istologica delle valvole e degli ostii: 
a., orificio di un'arteria e sue valvole; b., ostìo e sue labbra. 

II modo con cui le valvole lasciano passare il sangue dal 
cuore alle arterie e ne impediscono successivamente il riflusso 
è evidente; i vari autori lo hanno del resto indicato per i vari 
crostacei. 

Dalla linea d'inserzione delle valvole nella imboccatura delie 
arterie si partono dei muscoli, che vanno ad attaccarsi alle pa- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



RICERCHE ANATOHO-ISTOLOQICHE flUaLl EUPADSIACEI 59 

reti cardiache e specialmente alla parete dorsale, aia diretta- 
mente, sia mediatamente legandosi ad altri fasci muscolari. 
Credo però che ad essi non sia connessa alcuna speciale fun- 
zione oltre a quella di provocare le sistoli. Non corrispondereb- 
bero però ai muscoli ostiali; del resto anche la loro posizione 
è diversa. 

Arterie. — Dal cuore di Nemaloscelis megalops partono, 
come ho già detto, dieci tronchi arteriosi, cioè, un'aorta cefa- 
lica, due arterie laterali anteriori, due arterie epatiche, un'arteria 
aorta discendente, due arterie laterali posteriori, due aorte 
posteriori. 

h'aorta cefalica parte dall'apice anteriore del cuore, in con- 
tinuazione della linea mediana della sua parete dorsale ; subito 
al disotto di essa, con cui anzi hanno comune l'origine, sì tro- 
vano ie due arterie laterali anteriori. Le arterie epatiche si stac- 
cano al disotto e all'indìetro delle tre prime, a poca distanza 
da esse. L'aorta dÌBcendente è impari e ai trova in prossimità 
dell'apice posteriore del cuore, ventralmente ; è notevole la sua 
asimmetria, giacche si stacca un po' a sinistra della linea me- 
diana del cuore, mantenendosi dalla stessa banda lungo il suo 
decorso. Le due arterie laterali posteriori sono di piccolo calibro 
e sorgono poco in avanti delle due aorte posteriori. Queste sono 
molto ingrossate nella loro porzione iniziale e presentano poi, 
per gran parte del loro decorso, delle ripiegature longitudinali 
piii meno irregolari, 

ZiHHEB (14) in Euphausia superba descrive due arterie dì- 
scendenti, di cui solo una, Vaorla discendente, è di grosso calibro e 
raggiungerà l'arteria sternale, mentre l'altra è poco sviluppata, di 
varia larghezza e di decorso incostante. Raab (13) in Meganycli- 
phanes noroegica trova una sola arteria discendente. laNematoscelis 
megalops vi è, è vero, una sola aorta discendente, ma questa 
alla sua origine è grandemente svasata e sembra in qualche 
caso, nella regione della svasatura, che presenti una sorta di 
moncone tendente verso destra. 

E da pensare che lo schema morfologico tipico porti due 
arterie pari, simmetriche, e che, nel gruppo degli Eufausiacei, 
mentre solo une di esse si è affermata come aorta discendente, 
l'altra eia priva d'importanza e manifesti grande variabilità e 
giunga persino a mancare. 



zed.yGOOg[e 



60 OIDSEFPB GOLOSI 

Le arterie sono costituite da una tunica di cellule connet- 
tivali, che sono la continuazione della tunica connettivale eeterna 
del cuore. Esse sono molto larghe ed estremamente schiRcciate; 
i margini di commissura fra cellule e cellule sono alquanto si- 
nuosi. I nuclei sono mediocri, lenticolari, e producono nelle cel- 
lule una sporgenza abbastanza notevole verso l'esterno. Questo 
strato connettivale è generatore di una cuticola chitinosa anista, 
che riveste internamente te arterie. Tale cuticola è pili o meno 
spessa a seconda delle varie arterie, raggiungendo il massimo 
dì spessore nella porzione vicinale delle grosse arterie posteriori. 

Le pareti delle arterie dunque sodo oostituìte da due strati, 
uno interno anisto (cutìcola o intima), ed uno esterno connet- 
tivale {adventitia). E però da notare che l'intima sì assottiglia 
col diminuire del calibro delle arterie; tanto che le piccole ar- 
terie se ne trovano sprovvedute. 

Dalla struttura istologica risulta che le arterie sono prive 
di contrattilità. 

Seni venosi. — Non è mio divisamente descrivere i vari 
seni venosi di Nematoscelis, essendo il mio lavoro limitato al 
cuore e agli organi vicini. Accenno perciò soltanto al setto pe- 
ricardico, in cui affluisce il sangue venoso degli altri seni, che 
per mezzo degli ostii passerà nel cuore. II cuore, come già avevo 
detto, è sospeso nel seno pericardico per mezzo dì numerose 
bende e membrane simmetriche dì tessuto connettivo, le quali 
si distaccano dalla tunica esterna connettivale del cuore. 

Ora nel suo lavoro sull'organizzazione dei Phronimidae, Claus 
fin dal 1879 scrìveva: " Die bindegewebigen Faserzftge und 
Membranen, welche ala mesenterien die Befestigung von Herz, 
Darmcanal und Nerveusysteni an der Leibeswand vermittein, 
haben neben dem Werthe von Suspensorien noch eine zweite, 
nìcht minder wichtige Function, der man bislang unsoweniger 
eine nUhere WUrdingung zu Theil werden lassen kounte, als die 
ausserordentlìeh reicbe Entfaltung und regelm&ssige Àusbreìtung 
dieserim Leibearaumeaussespannten Bindegewebigen Haute wird 
aber der Leìbesraum in weite miteinander communicìrende Pe- 
rivisceralcaiiiile zerlegt, in denen das an zelligen Elementen 
reiche Blut nach seìnem Àustrìttaus den Gefòssofhungen welter 
strSmt. Niclit in waadungsiosen Lacunen der Loibeshòble, son- 
dern in woblbegrenzteu Canalen, in welche die Leibeshòhle durch 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



RICBRCHB ANATOUO-ISTOLOaiCHE EUGU BDFAUSUCBl 61 

BÌDdegewebshllnte geschìeden wird, volizìeht sich der regel- 
màssige Kreialauf dea Blutes, welches durch LOcher der binde- 
gewebigen Scheìdewftnde «us dem einen Canalbezirk in den 
anderen an bestimniten Stelldn Ubergefuhrt wird ,. 

Le pareti dei seni venosi sono in generale costituite da 
uno strato di cellule connettivalì assai schiacciate, le quali pro- 
ducono verso l'interno del seno ana cuticola chitinoaa {intima) 
piìi o meno spessa Non ho potuto però ben accertare un'intima 
ne nel connettivo che costituisce lo strato eeterno della parete 
cardiaca e contemporaneamente la parete superiore del seno 
pericardico, oè sui grossi muscoli del corpo che limitano i seni. 
In quest'ultimo caso il perimisio sostituirebbe l'intima. Assai 
spesso è l'intima che separa il seno pericardico dagli organi 
sottostanti; cosi anche l'intima dei seni branchto- cardiaci. 



CONCLUSIONI 

1. Le pareti cardiache sono costituite da due strati, uno 
estemo, connettivale, continuo, ed uno intemo, muscolare, dis- 
continuo. Manca un endotelio. 

2. Organi attivi dei movimenti cardiaci sono i muscoli pa- 
rietali, e specialmente le trabecole muscolari che attraversano 
nei vari sensi la cavità cardiaca. Le contrazioni hanno preva- 
lentemente direzione dorao-ventrale. 

3. Le labbra oetiali hanno struttura esclusivamente muscolare. 

4. Gli ostii si aprono e sì chiudono per azione di muecoli 
speciali che attraversano la cavità cardiaca. 

5. Le valvole cardio-arteriali hanno struttura esclusiva- 
mente muscolare. 

6. Le valvole cardio-arteriali si aprono e si chiudono per 
azione esclusiva, o quasi esclusiva, della pressione sanguigna. 

7. Le pareti delle arterie sono costituite da un'intima omo- 
genea interna e da un'avventizia connettivale esterna. Mancano 
di fibre muscolari. Col diminuire del calibro delle arterie l'in- 
tima si assottiglia fino a renderai invisibile. 

8. Le arterie sono prive dì contrattilità. 

9. Le pareti dei seni venosi sono costituite da un'intima 
omogenea interna e de un'avventìzia connettivale eatema, Man- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



G2 flinSSPPE COLOSI — RICERCHE ANATOMO-ISTOLOaiCBB, ECC. 

cano di fibre muscolari. L'intima può aseottigliarsi fino a spa- 
rire. Può essera sostituita dal perìmisio. 

10. I seni venosi sono privi di contrattilità. 

11. Le valvole arteriali e le labbra ostiali rappresentano 
la continuazione della tunica muscolare interna del cuore. En- 
trambe hanno lo stesso significato morfologico. 

12. Le pareti delle arterie e delle vene sono la continaa- 
zione della tunica connettivale estema del cuore. Le arterie e 
le vene hanno il medesimo valore morFologico. 



OPERE CITATE 

1. BiBoa R. S., BeilHIgt tur vtrgUìehendtn Hitlohjfie. III. Ueber die Gefd*s- 

Kandung bei Artkropodea, Jn * AnatomUchen Heften ,, Bd. XIX, 
Eefl 62, 1902. 

2. ChdnC, Uebfr pelagische Tiefàee-Schixopodett, in 'Bibliothecaxoologioa,, 

Bd. VII, Heft 4. 1896. 

3. Clacs C. Der Organismus dtr PkroMimidnt, in 'Arbeìt. Zool. Inatit. 

DniTerB. Wien ., Tom. Il, Haftl, 1879. 

4. Id. Die Krrialauforgant und Blulbeicegung der Stomatopodtn, in * Arbeit. 

Zool. InBtit. UriverB. Wien „ Tom. V. Heft 1, 1884. 

5. Id., Zur Kennlnim der Kreiilauforgane dtr Sekizopodm u*d Decapoden, 

in "Arbeit. Zool. Instit. UniTers. Wien „ Tom. V, Heft 3, 1884, 

6. DsLAOE y,, ContnbutiOH à l'elude de t'appareil cireidntoirt de» Cruttaef$ 

édriophfhalmeK marÌHg. in * Archivee de Zoologie eipér. et gén. ,, 
Toro. IX. 18ftl. 

7. Ib., Circulalion et retpiration chez les Cru»lacis Sehixopodes (Mj/àit Latr.). 

in 'Arch. de Zool, eipériro, et gin. ,. Il™ Sèrie. Tom. 1, 1883. 

8. Oadzieiewicz W., Ueber den feìtereit Bau dea HerzeH» bei Malakostraken, 

'in * Jenaische Zeit«chr. f. NaturwJM. ., Bd. XXXIX. N. F. Bd. XXXIII. 
Heft 2, 1904. 

9. Gerstasckeb a. e Orthann A. E., Die Klasten und OrdnuMgeti dtr Ar- 

thropoden. Bd. V, Abth. II, Cruniatea, U&lfte II, Malaeoelraea, in 

* Bronn's Klassen dea Thier-ReichB „ 1901. 

10. Lino A., Lehrbaeh der vergleiehenden Anatomìe, Jena, 1888. 

11. PoFomTcrBiinoaAKD A., Sur la morphtAogie du eaur de* arihropodet, in 

* Bui, 3oc Se. Bncuresci „ XIV, 1906. 

12. ScHHBiDiB C. C, HietologUehee Praktieunt der 'fiere, Jena, 1908. 

13. Ràib F., Zur Anatomie und Hìstoloyie der Euphauaiiden, in * Zool. 

km. ,. XLI, 1913. 

14. ZiHHBi C, Unltriuehungen ùber den ianeren Bau voh ' Eupbauma su- 

perba Dana „ in * Zooloipca „ XXVI, 63, 1918. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LUIGI BKDSOTTI — SULLA SCOM POSIZIONE, EOC. 



SiUs scomposizione dì odi formi bisarii biquadratici 
nella somaa dì dae qiidratì 

Nota del Prof. LUIGI BRUSOTTI 



In uno de' suoi interessanti lavori sulle frazioni continue 
di Halfbeit, i) Prof. F. Gerbaldi tratta incidentalmente della 
scomposizione di una biquadratica binaria nella somma di due 
quadrati (*) e trova quanto segue: 

' Una biquadratica X (x) ai può in infiniti modi decomporre 
nella somma dei quadrati di due polinomi di 2" grado in z, dei 
quali uno ha per radici due punti (£, y), che appartengono l'uno 
alla terza polare dell'altro rispetto al covariante aeatico di X. 

* Fissato. ad arbitrio E, restano possibili per y tre valori; 
questi si calcolano razionalmente, qualunque sia £, appena sia ri- 
soluta l'equazione invariante 

che è indipendente da i ^. Con t e j sono indicati i noti inva- 
rianti della biquadratica. 

Ora, partendo da un'osservazione del tutto elementare, il 

rJBultato si può ritrovare, ed anche, in un certo senso completare: 

a) notando come ia proprietà affermata per uno dei due 

quadrati in relazione al covariante sestico della biquadratica 

valga anche per l'altro quadrato e in relazione ad uno stesso 



(') F. Gibbàldi, Simmtlria e periodieità ntllt frazioni eotUinut di HalphtM 
['Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino., io). LUI (1918): 
Nota I, pp. 767-784; Nota ti, pp. 869-837]. Vedasi Nota I, n. 4 (pag. 77«). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



64 r.nioi brdsotti 

f&ttore quadratico del covariante sestico, ossia ad una stessa 
radice della citata risolvente cubica; 

b) dimostrando che ogni decomposizione della biquadra- 
tica nella somma di due quadrati è del tipo indicato. 

Per comodità di linguaggio parlerò di cambinazione lineare 
anziché di somma di quadrati; ma il divario è puramente for- 
male, essendo sempre possibile includere nei quadrati Ì coeffi- 
cienti (costanti) della combinazione lineare. 

1. — Si ha facilmente che: 

Condizione necessaria e sufficiente perchè una forma binaria 
biqttadratica f sia esprimibile come combinazione lineare dei qua- 
drati di due forme binarie quadratiche p e q (^) è che { possa 
spezzarsi nel prodotto di due fattori quadratici r, s, in tal maniera 
che i gruppi r = 0, s^O, p = 0, q^= Osiano in una stessa in- 
voluzione ed in questa formino nell'ordine scritto quaterna armonica. 

Ed invero dall'identità 

segue l'altra 

f=(kp-\-kq)(kp-kq) 
e reciprocamente, 

2. — Poiché lo spezzamento di una f generica {*) nel 
prodotto di due fottorì quadratici si può effettuare in tre modi 
essenzialmente distinti, così per la decomposizione di f nella 
combinazione lineare di due quadrati si hanno tre distinte serie <x ' 
di soluzioni essenziali. 

Basti osservare che, fissato uno spezzamento di f ìa fattori 
quadratici r, s, e preso genericamente uno dei fattori lineari 
ad esempio di p, è determinata;) (a meno di un fattor costante) 
dall'appartenenza dì p = all'involuzione individuata dai gruppi 
r=:0, 8 = 0, ed è determinata q (sempre a meno di uo fattore 



(') Si intende esduBo il cmo in cui p coincida con g, a meno di no 
fattor costante; e ciò anche nel Bcgnito, salvo contraria menuoue. 

(') Cioè a discriminante non nullo. La restrizione va tenuta presente 
se si vof^liono accogliere senza riserve tatti gli enunciati. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SDI.LA SC01IPU3IZIONB DI DNA FORMA BINARIA, ECC. 65 

costante) dalla condizione che r = 0, s = 0, p = 0, 9 = 0, far. 
mino quaterna armonica. Per confronto di coefficienti, scelti 
comunque i fattori coatanti si determinano i parametri della 
combinazione lineare (oppure scelti comunque i parametri si 
determinano i fattori stessi) (')- 



f- 



- Introducasi ora il covariante sestico T dì f e siano 
<p, Hi,X ì noti fattori quadratici di questo. 

Gli elementi doppi dell'involuzione individuata dar^O, 8=0 
aoQO forniti, com'è ben noto, dall'annutlarsi di uno dei fattori 
quadratici dì T; sìa questo «p. Posto; 

q = qj={«x)(vx), 
si avrà allora 

(<Pp)* = 'Pv<P. = 0, , , , ,, 

(<P?) =<P«<Pi. = 0, 

Ossia: Condizione necesaaria perchè una forma binaria bi- 
quadratica sia esprimibile come combinazione lineare dei quadrati 
di due date forme quadratichef è che queste siano coniugate ad 
uno stesso dei tre noti fattori quadratici in cui si spezza il cova- 
riante sestico della biquadratica. 

4. — Dalla (») 

r=2<PVX 
si deduce 

V T,' = -g- VvV. VbV. XvXi + j <P»<P. } V/X** + V'*Xv* i 4- 

+ Y '*'>''''' ' ""* "P*' + ""* "P"* ' "*" 



(') È eccesionale il caso in cui il fattore lineare aasonto per p, lia 
fottore linekre di f. Se Io ò, ad ea.. di r, coincidono, a meno di fattori 
coitanti, p, q, r. La richiesta dee odi posizione di f noa b poBsibile, w ancfae a 
non coincide, a meno di un fattor costante con r. 

(*) Ci.aascB, TTtwrie dtr binàren algebraitehtrt Formen (Leipzif;, 1672), 
§ M, form. (5). 

Atti della S. Areadtmia — Voi. LV. 5 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



66 LUIQI BRDSOTTI 

Ma dalla 

VuX* — vbXv — fy«) (vx) 

e dalle analoghe, quadrando, ai ricavano la 

Vy*X.' + V=*Xlf* — ^VyVt XirXf 
e le analoghe, quando sì tengan presenti le 

(vx)* = (X<P)* = (<PV)* = 0; 
onde infine è 

V7;« = 2<p„v='C»V.X,Xs; 
e similmente 

J'„'T,» = 2(p_cp>v„VrXHX>- 

Dall'enunciato de) num. 3 si ricava dunque: 
Condizione necessaria perchè una forma binaria biquadrati^'a f 
sia esprimibile conte combinazione lineare dei quadrati di due date 
forme quadratiche, è che per ciascuna di queste i due punti-ra- 
dice appartengano uno al terzo gruppo polare dell'altro rispetto al 
gruppo T = 0, essendo T il covariante sestico di f. 

6. Se si fa riferimento ad una sola delle due forme qua- 
dratiche, dai num.' 1. e 2. risulta che le condizioni esposte nei 
num.' 3. e 4. si presentano anche come sufficienti. Ossia: Con- 
dizione necessaria e sufficiente perchè f ^ a*„ sia decomponibile nella 
combinazione lineare dei quadrati di due forme quadratiche di cut 
una sia p = (yx){zx) è: 2 VT,' = (p„(p, . Vv V. . X^X, = ('). 

Così dato il punto (y), ad (y) a» può associare come punto (z) 
uno qualunque dei tre punti (z) forniti dalla T^' Tj* ="0 (risp. 
dalle ipjipB = 0, VyVi = 0, XjXj^o). 

Dico che essi sono razionalmente determinati quando si co- 
noscano le radici m, m', m", della risolvente cubica 



1 



:/_ 'y=0. 



(') Qui, e più lotto, sì tenga preaente come ecceEÌouale il e 
«econUo la nota posta già al n. 2. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SOLL;^ SCOUPOSIZIONB DI UNA FORMA BINABli, ECC. 67 

Ed invero dalle 0) 

— 29' = B -\- mf , 

-2x'^H+m"f, 
nelle quali H^Hj,* e l'HeBsìano di f^a^*, si ricavano le 

2<Py^.<Py' CPt = By'Hi + Ma/ A,, 

— 2iVy^ . Vv Vt = Hy^ Ht -{- m' Oy'a, , 

— 2Xy*. Xp X.' = -ffii'-ff. + m"ay*at , 

ove ip', hi', x' sono simboli equivalenti a <f>, u», X- 

Segue che, noto (y), ì tre punti {z) sono razionatmente 
forniti rispettivamente dalle 

Hy^ Ht -\- may* Oi ^0, 

Hy»H^-\-m"ay»a, = 0. 

6. — Chiudo con un cenno relativo ad una rappresen- 
tazione iperspaziale già da me usata altrove (^). 

Si interpretino i coefBcienti di f come coordinate omogenee 
projettive di un punto [^1 corrente in un Si (punto imtnagine). 
Fra ìq biquadratiche sì considerino quelle che son quadrati di 
forme quadratiche; il luogo dei loro punti-immagine è una su- 
perfìcie Z (del 4** ordine) proiezione della nota superficie di 
Vebonese. 



(*) CiMtBoa, op. cit„ % 44, form. (4). 

(^1 E ciob in dne mie pubblicaziooi : Sulla curva razionale normale 
dttlo spazio a quattro dimeitaioai [* Annali di HateroOitica ,, serie 8', tomo IX, 
(1904), pp. 311-352]; Interpretazione ipergpaziale di un teorema di Oorpak 
[■ Rend. del R. Ut. Lomb. ., serie 2», voi. XLIl (1909Ì, pp. 144-148); e in 
an'aggianta alU Nota del Prof. Bbeeoubi, Sul «ignifieato geometrico di 
alcune identità liiteari tra guadrafi di forme algebriche [' Ibid. ,, »ol. Lt 
(1918), pp. 481-454] gentilmente dft lui pubblicata io fine del euo latoro 
(pp. 452-454). 



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68 LUiei BRDSOITI — HDLLA SCOMPOSIZIONE, ECC. 

Il problema algebrico della rappreeentazione di una biqua- 
dratica f generica come combinazione lineare dei quadrati di 
due forme quadratiche ai traduce cob\ in quello dì trovare le 
corde di Z passanti per un punto {f\ genericamente assegnato in S^. 

Ora tali corde si diatribuiacoD» in tre S, passanti per l'unica 
trisecante di Z che esca da [/"], come subito si trova ponendo 
mente alle tre rette doppie ed al punto triplo della euperficie 
di Stbiker che si può ottenere proiettando Z da [f] eopra un 
generico St di S^. 

Cosi V esistema di tre serie a>^ di soluzioni del posto problema 
alffeòrico si collega a quella delle tre rette doppie della superficie 
di Steiner. 

Castel felice di Uontebello. Agosto 1919. 



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QinRlNO MAJORANA. — SULLA GRAVITAZIONE 



SrIU grsvitszione 

NoU del Socio nazionale reaidente QUIBINO MAJORANA 



Origim della ricerca. — In uà precedente lavoro (^) sulla 
teoria delle relatività, e auU'inflaenza del moTÌmento della sor- 
gente di uno specchio Bulla propagazione della luce, esprìmevo 
il dabbio che, fi-a le cause incognite che possono influire sul 
fenomeno, petesse esservi il campo gravitazionale terrestre. Senza 
aver la pretesa di connettere ora due ordini di fenomeni tanto 
diversi, riferirò in questo lavoro di alcune ricerche sulla gravi- 
tazione, che fiironc cosi originate dalle altre già deBcritte. 

In nna Nota preliminare pubblicata in questi Atti {'), diedi 
già notizia delle nuove ipotesi da me formulate, in connessione 
con la presente ricerca, e che ora svolgerò più completamente. 
Faccio notare peraltro, che il controllo sperimentale al quale in 
detta Nota accennavo, mi aveva fornito in principio un risul- 
tato contrario alle mie previsioni; ed in tal senso ne davo, 
allora, notizia. In eeguito, avendo eliminata una causa di errore 
non prevista, le mìe esperienze mi hanno condotto ad osser- 
vare un fenomeno, in perfetto accordo con le mie previsioni, 
come ora farò vedere. 

Caratteri della legge dì Newton. — Questa legge appa- 
riioe la pib perfetta fra le leggi fisiche, nella sua semplicità. 
Xessnna influenza della natura del mezzo si è sinora constatata 
nella propagazione della forza attrattiva, tra due masse mate- 



(') 'Atti B. Acoad. delle Sciente di Torino , 
(*) idem., 6 aprile 1919. 



zed.yGOOg[e 



70 (tUEKINO MAJORANA 

riali. Le ricerche dì Auatin e Tbwing ('), Kleiner {'), Laager (■), 
Cremieu (*), Grisman (^) ei) altri, tendenti a scoprire un'azione 
del genere, nulla hanno svelato. Per opera di Laager che stu- 
diava il peso dì una sfera di argento circondata da piombo, ai 
pub ritenere che la mancanza di effetto sia stata sinora con- 
Btatata sino ad una precisione di circa 5.10~'. Queste esperienze 
hanno confermato al fisico e all'astronomo la esattezza delta 
legge di Newton. 

Dubbi sulla esattezza della legge di Newton. — Non 
mi sembra però lecito inferire, da una esperienza simile, p. e., 
a quella di Laager, che ciò che si constata in laboratorio, possa 
ripetersi, con le stesse apparenze, anche nei casi astronomici. 
Cosi, non è lecito concludere che la massa della sfera di argento 
apparirebbe ancora la stessa, se collocata al centro della terra, 
o al centro del sole (333000 volte la massa terrestre). Ammet- 
tiamo dunque, per ipotesi, che la massa possa apparire piìi 
piccola, se circondata da altre masse, che cioè vi sia diminuzione 
della forza gravitazionale, per il propagarsi di questa a traverso 
un mezzo materiale. Quella diminuzione potrebbe esser dovuta 
ad un carattere dì tale mezzo, paragonabile alla permeabilità 
elettrica o magnetica , oppure ad assorbimento progressivo 
della forza. Nel primo caso, se l'analogia con i fenomeni elet- 
trici e magnetici potesse stabilirsi, basterebbero piccoli spessori 
del mezzo, per lasciare constatare la presunta permeabilità gra- 
vitazionale; e questo non avviene nelle esperienze note. Nel 
secondo caso, l'assorbimento potrebbe verificarsi solo per spes- 
sori di mezzo molto forti, e quindi sfuggire alle indagini di 
laboratorio, pur manifestandosi nei corpi celesti. Questo secondo 
modello dell'assorbimento si presenta dunque come piii proba- 
bile, e sarebbe più facilmente concepibile, se la forza gravita- 



(') * PhyB. Rev. „ V. 5, 1897, 
(*) "Arch. Se. phre. „ 1905, p. 420. 
(») Dissert., Zaricb, 1904. 

(*) ■ C. B, ., V, 140, p. 80. 1905; V. 141, pp. 65S. 718, 1905; V. 148, 
p. 887, 1906, 

(•) • Vierteljahrschr. „ V. f<d. p. 167, 1908. 



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SULLA OR^VITAZIONS 71 

zionale potesse venir causata da udh specie di flusso di energia, 
sprìgionantesi continuamente dalla materia. Questo flusso, come 
avviene, p. e., per la luce che traversa un mezzo torbido, 
rimarrebbe progressivamente assorbito: la legge di Newton non 
varrebbe che in prima approssimazione. 

Consegaenze della ipotesi dell'assorbimento. — Come 
conseguenza, si avrebbe anzitutto la cognizione di massa vera e 
di massa apparente. La prima sarebbe il carattere della materia 
da cui dipende la forza attrattiva, quando essa è estremamente 
suddivisa. La seconda è, per contro, il valore apparente che as- 
sume la massa, vera in conseguenza del progressivo assorbimento. 

Per rispettare il principio della conservazione dell'energia, 
occorrerebbe, inoltre, ammettere che la materia dì qualunque 
natura, si vada progressivamente trasformando. Ciò sarebbe, in 
certo modo, analogo a quanto avviene per il radio, colla diffe- 
renza che per questo corpo la trasformazione dura qualche 
migliaio di anni, mentre, per tutte le altre sostanze conosciute, 
si avrebbe da fare con un tempo enormemente pili lungo. 

Un'altra conseguenza potrebbe trarsi : poiché la forza gra* 
vitazionale risulta da un flusso di energia assorbito, non potendo 
l'energia distruggersi, questa si dovrebbe trasformare, p. e., 
in calore. Per cui materia soggetta a gravitazione si riscalda; in 
ciò si avrebbe una nuova spiegazione di almeno una parte del 
calore solare- L'ipotesi potrebbe inoltre essere messa a raffronto 
col fatto, quasi sicuro, che il cielo è mancante di stelle oscure 
di grandi dimensioni: infatti la materia agglomerata in piccolo 
spazio dovrebbe riscaldarsi notevolmente. 

L'ipotesi del carattere energetico della forza gravitazionale 
è però da me avanzata con ogni riserva, e la ritirerei ove 
considerazioni che ora mi sfuggono, dovessero farla ritenere 
inammissibile. 

Piuttosto, ritengo come probabile, ed anzi, in seguito a 
talune esperienze che descriverò, come esatta, la ipotesi del- 
ì^assorbimento gravitazionale. 

Ricerche analitiche- — Per poter stabilire un piano di 
esperienze tendenti a verificare l'ipotesi dell'assorbimento, oc- 
corre concretare questa ipotesi, analiticamente. Una grandezza 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



72 



QUIRINO UIJOHANA 



fisica sui generié può ora eseere definita, e chiamata fiutso di 
atùme gravitazionale; non è però neceesario legare la nozione di 
questa grandezza al coDcetto di energia. 

Sia una particella materiale d m, tanto piccola da poter 
ritenere il suo assorbimento gravitazionale interno nullo. Pos- 
siamo supporre, secondo le fatte ipotesi, che essa emetta contì- 
nuamente un certo flusso proporzionale a dm, cioè kdm, unifor- 
memente irradiato in tutte le direzioni. Se la particella materiale 
trovasi nel vuoto, a traverso un angolo solido che sottenda la 
superficie da) alla distanza 1, ai avrebbe solo il flusso: 

Se la particella, invece di trovarsi nel vuoto, si trova in 
un mezzo di densità vera #«, il flusso che sarà arrivato alla 
distanza x dalla particella sarà espresso da : 

(I) q> = k e'"'. 



Ciò equivale ad ammettere un assorbimento progressivo 
del flusso, proporzionale al valore di esso in ciascun punto, allo 
spessore del mezzo tra- 
versato e alla densità 
del mezzo S',. Sì suppone 
infatti che: 

essendo H il fattore dì 
smorzamento per la den- 
sità &v, ed k il fattore 
dì smorzamento per la 
densità 1. 

Vogliamo ora consi- 
derare una sfera piena, 
di densità uniforme, e 
determinare il flusso e- 
mergente da essa. Sìa B 
il suo raggio, il suo centro (fig. 1). Considero il punto interno 
dì essa P, nel quale sìa concentrata la massa dm. Conduco il 




D,!„t,zed.yGOOg[e 



SULU GKATITAZIONB 73 

nggio PO della sfera, passante per P, e descrivo un angolo infini- 
tfomo QPBy col vertice in P; conduco QA perpendicolare a PQ. 
Dieo OP^=^r-, PQ^x; QD=^y. Faccio ruotare il triangolo 
QPB, intorno all'asse PO; il segmento AQ descriverà l'area 
2« . TQ . QA . Si può sostituire nella (1), al poeto di dw, questa 
area, riportata ali 'unità di distanza da P, cioè divisa per x*. 
S ha: 

Conducasi QD parallela ad OP; proietto B normalmente au QD, 
' il C. Sarà QC=^dy. Dicasi: PQO = a; POQ=%; si vede 
iQa figura che dy =: QBaen%; QA = QBco8a; per cui 



QA 



— Al. 



TQ = Raeu6; x^l/B*-\-r* — 2rv. 
DiffeT«iziando : 

Dal triangolo OPQ si ha: 

r» = i» + fi» — 2a; fi cos a ; 

im cai: 

x' + lP-r' 

8i ha quindi: 

Chiamiamo d^il flusso di azione che emette la particella tfm, 
in totale e che può uscir fuori dalla sfera ; esso sarà dato 
dall'int^rale di <p esteso fra i limiti ll-\-r ed E — r: 

«4 eseguendo l'integrazione: 



,Google 



74 QUIRINO UÀJORiKA 

Estendo ai lìmiti dove è possìbile: 

L'integrale rimasto in questa espressione è trascendente e 
non se ne può avere il valore, che sviluppando questa, in serie. 
Con opportuno artificio dì calcolo, suggeritomi gentilmente dal 
collega Fubinì, ai può evitare ciò. Si pub intanto chiamare dm 
non la sola massa contenuta nel punto P, ma tutta quella di 
uno strato sferico di raggio r e spessore dr: 

dm^-inr* *„rfr, 
per cui: 

dF^ ÌTt*„rdr [e ""-"(-^ + ;? -I- r) — «-""'+"(- +fi-r) 

Per ottenere il valore del flusso totale emergente da tutti 
ì punti della sfera, occorre integrare questa espressione da Oad A; 
e si ha: 

F=k,»,l\dr[e-'-"{^+R + r)-,-"-*'>(l+S-r) 

- 1/(5 + «-)'-"•"■ "■■ 
_l„, [ZB" 2S , 1 1 



Si può ora eseguire l'integrazione doppia dell' ultimo ter- 
mine, iarertendo l'ordine di integrazione; occorre avvertire di 



>y Google 



3QLLA eR&TITAZIONG 75 

cambiare anche opportunamente i limiti di integrazione. Cos'i 
operando, e ponendo p = RH, ai ha finalmente : 

(2) F=M.R>[l--^-. + r-'(^ + ^)]. 

A questo flusso sarebbe dunque dovuta l'azione gravita- 
zionale, all'esterno della sfera. Poiché A: è il coefficiente di pro- 
porzionalità che dà, in funzione della massa apparente, la forza 
newtoniana, dicendo tale massa apparente Afa, si ha: 



(3) F=kSJ„; .¥„ = 
Se diciamo: 

si ha: 

(5) JI/„= I n9„fì'H' = M.V, 

dove M„ rappresenta la massa vera della sfera. 8i ha inoltre: 

(6) Jtfa = f «»««»: »<, = -^: ffa = *.H'; v = ^. 
È facile vedere che: 



(7) 

e quindi: 



Cioè, le masse apparente e vera coincidono, ae p = o; vale 
a dire se si tratta di una sfera di raggio piccolissimo o se H=0. 

Nella figura 2 si sono riportati sulle ascisse i valori di p 
e sulle ordinate quelli di f: sì ha così la curva corrispondente 
all'equazione (4). Essa tocca l'asse delle ordinate con un valore 1 
(vedi [7j); ed à asaintotìca all'asse delle p. 

La curva <t>, segnata sulla stessa figura, non è oggetto di 
questa Nota. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



76 



QUIRINO MAJORANA 



Applicazione della funzione M' al sole. — Q sole non ha 
certamente densità uniforme. Ma per un'indagine groBsolana- 
mente approssimata suppongo costante la sua densità ed 
uguale a &v 

La sua densità apparente è quella astronomica e sì ha: 
»,= 1,4L 

Si possono fare varie ipotesi, sul vero valore di J^e, per il 
sole; per ciascuna di esse si può calcolare il valore di Vf; me- 
diante le (6), poi, dalla curva V, della fig. 2, si ricava il coni- 



Kg. 2. 

spondente valore di p; e finalmente, essendop^ BH^ B 9vh, 
si può ricavare il vsJore di h, giacché si conosce il raggio 
solare R, =^ 6, 95 . 10»« cm. 

Si può così costruire la seguente tabella: 



#. = 1,41 2 


5 


IO 


15 


20 


■^ = 1 0.705 


0,281 


0,141 


0,994 


0,070 


^ = 0,58 


2,48 


5,20 


7.95 


10,40 


^- 8,81.10-'» 


7,08.10-' 


7,49.10-1 


7,68.10- 


7,64.10- 



,Google 



SULLA aSAVITAZlONB 77 

Da coi 8Ì vede come, al crescere della densità vera, il va- 
lore di k cresce rapidameote, sino alla densità di circa 2, e poi 
assai più lentamente, tendendo verso un valore limite che, come 
si paò vedere, rimane fissato a 7,65 . 10"". 

Si vede ancora che, anche solo ammettendo una densità 
vera solare di poco superiore alla apparente (p. e., 2), l'ordine 
di grandezza del fattore di smorzamento A rimane fissato fra 
10-" e 10-". 

Ricerca del fattore h. — Secondo le ipotesi fatte, il fat- 
tore A rappresenta una costante universale, da cui dipenderebbe 
la misura dell'assorbimento gravitazionale. 

La sua misura probabile pu6 rimanere fissata nel valore 
anzidetto, ma la sua vera determinazione non può farsi colla 
sola considerazione del fenomeno solare. 

' Non si hanno elementi infatti per dire quale possa essere 
la densità vera del sole; forse ai può sospettare che essa sìa 
certamente superiore a 1,41 (densità apparente od astronomica), 
quando si pensi alla grande densità di talnni corpi più pesanti. 

La elevata temperatura del sole, che avrebbe per effetto di 
tenere in uno stato di estrema espansione tali corpi, potrebbe, 
nell'interno della massa solare, venir compensata dalla enorme 
pressione. In ogni modo non è possibile stabilire a priori il 
valore della detta densità vera solare. 

Si pub dunque pensare ad un metodo sperimentale per la 
ricerca della costante k. Esso pub realizzarsi cercando la even- 
tuale variazione di peso di una massa m, relativamente piccola, 
circondata da altra massa M, assai più grande. Infatti, come 
è a ritenersi secondo le ipotesi fatte, che il flusso di m debba 
essere in parte assorbito da M, cosi anche il flusso gravitazio- 
nale, proveniente dalla nostra terra, deve affievolirsi prima di 
raggiungere m a traverso M. 

Suppongo questa massa M conformata a sfera di raggio r 
e la massa m, piccola e situata al centro di Af. Se ^ è la 
densità della sostanza che costituisce M, si avrà per la(l): 

che rappresenta il flusso di m che riesce ad uscir fuori da M. 



>y Google 



'O QDIRrNO MAJORANA 

Corriapondentemeote, diceodo f?ia ed m. le masse vera ed 
apparente di m, si ha: 

'"*- ;= e-*""" . ossia m- := tn. é"**' . 



Essendo r assai piccolo (al più qualche decimetro), si ha: 

tMa ^ IMp (1 — k&r). 
Cioè la massa m subirebbe una variazione in meno dJ: 
(8) (-mA»r. 

Da questa si dedurrebbe il valore di 

Si può stabilire quale sia l'ordine di grandezza di e, in una 
possibile esperienza di questo genere. Supponiamo m =: m* = 1 kg.; 
9:= 13,60; r = 10 cm. Ciò corrisponde, all'incirca, alle condi- 
zioni da me realizzate in una esperienza che presto descriverò: 
in essa m è una palla di piombo; la massa M è costituita da 
mercurio distribuito simmetricamente intorno ad m. Poiché h 
deve probabilmente risultare dell'ordine di 10~", sarà: 

e --= 1000 . 10-'M3,60 . 10 = 1,4 . 10"' gr. 

Cioè, occorrerebbe poter valutare circa 1,10000 di mg. su 
1 kg. L'apparecchio necessario per l'esecuzione della progettata 
esperienza dovrebbe soddisfare a tale condizione. 

DeBcrizioiie della disposizione sperimentale. — Una bi- 
lancia Rueprecht della portata di circa 1 kg. è stata rimossa 
dalla sua custodia originale, e rinchiusa in una scatola metal- 
lica a forma di T (6g. 3), capace di resistere alla pressione 
atmosferica, quando si pratichi in essa il vuoto. Speciali artifici 
sono stati escogitati per comandare dall'esterno il giogo, ed il 
movimento del cavalierino di 1 cg., su questo. I piattelli origi- 
nali della bilancia sono pure soppressi. Sotto il coltello di destra, 



D,!„t,zed.yGOOg[e 




,Google 



80 QDIKi:«0 MAJORANA 

è fissato alla scatola un tubo D di vetro, che coitgiunge questa 
con l'ambiente nel quale si trova la massa m, come sarà detto. 
Sotto il coltello di sinistra, si trova una protezione di metallo, 
che racchiude una palla di piombo m', che serve di contrappeso 
alla massa m. Sul giogo, nel suo punto mediano, si trova uno 
specchio concavo S, per l'osservazione delle oscillazioni, con 
raggio luminoso e scala verticale. La bilancia trovasi con la 
sua scatola, sa di una mensola L, fissata al muro. 

Al disotto di L e sul pavimento della stanza, si trova il 
recipiente V, destinato a ricevere il mercurio, che circonderà la 
massa t». Esso è costituito con assai robusti pezzi di legno 
fissati insieme; è cilindrico, di circa 22 cm. di diametro e di 
altezza interna. Nell'asse del cilindro U sono collocati due tubi 
di ottone R, T, in prolungamento l'uno dell'altro e raccordati 
mediante una sfera cava V, di ottone di 79 mm. di diametro. 
Questa sfera è smontabile, mediante una giuntura a viti, nel 
Buo piano diametrale, orizzontale. 

Nell'interno di F e concentricamente, trovasi una seconda 
sfera V cava, di ottone, di 70 mm. di diametro. Essa è connessa 
mediante una canna di ottone N, al tubo D di vetro, che scende 
dalla bilancia. La sfera V e la canna N non toccano in t^cun 
punto la sfera V ed il tubo T. 

La sfera F* è scomponibile come Y, in due calotte semi- 
sferiche, in modo che è possibile racchiudere nel suo interno la 
sfera m di piombo. Questa, mediante un filo sottile di ottone, è 
sospesa al coltello di destra della bilancia, a traverso i tubi D ed N. 

L'ingrossamento Z di quel filo permette, col catetometro, 
di controllare la posizione della sfera m, rispetto al recipiente U. 

In questo può affluire il mercurio dal basso; a volontà 
questo liquido può essere rimosso, mediante aspirazione pneu- 
matica. I livelli che il mercurio raggiunge, quando U ò stato 
riempito, o quasi del tutto vuotato, sono controllati rigorosa- 
mente da contatti elettrici P e F, opportunamente regolabili. 
Oltre a ciò, un delicato sistema costituito da un galleggiante K 
e dal suo contrappeso K' indica, mediante uno specchio S*, la 
posizione che in ogni istante ha il mercurio nel vaso U. 

Tutti gli aggiustaggi sono fatti con precisione superiore a 
2/10 di mm.; dentro questo lìmite, si può ritenere che il mercurio 
abbia il suo centro di gravità coincidente con quello della sfera 



>y Google 



SULLA ORATITAZIONE 81 

di piombo m. Questa ha una massa dì 1274 gr. ; il mercurio 
di 104 kg. [.a bilancia con i suoi accessori mantiene il vuoto 
in maniera praticamente perfetta. Anche dopo 24 ore, la pres- 
sione interna non risale al di eopra di 7/10 dì mm. di mercurio, 
il quale valore rappresenta forse la tensione di vapore dei ma- 
stici impiegati per chiudere la bilancia. 

Durante le esperienze, occorre sempre tenere in funzione 
la pompa rotativa a mercurio, per ridurre a meno di 1/10 di mm. 
di mercurio la pressione. 

In tali condizioni, sono completamente evitate perturba- 
zioni dì temperatura dovute al mercurio che circonda i due invo- 
lucri V e V. 

he osservazioni vengono fatte da una stanza diversa da 
quella della bilancia, mediante raggio luminoso riflesso da S mi 
scala a 12 tn. di distanza; è cos) possibile apprezzare 1/10 di mm. 
su questa scala. La sensibilità della bilancia pai), in conseguenza, 
essere portata a circa 170 mm. di deviazione del raggio lumi- 
noso per mg. Si pub quindi apprezzare circa 1/1700 di mg. a 
lettura diretta e raggiungere precisione Hiaggiore, con molte 
osservazioni. 

Vi ha però il dubbio che una precisione simile eia illusoria, 
e che minime cause perturbatrici possano mascherare comple- 
taraente la deviazione di qaalehe millimetro. Sono però n'uscito 
a rimuovere tutte le piii notevoli cause di errore. La piìi grave 
fra queste era costituita dalle scosse meccaniche esteriori pro- 
venienti dalla vita cittadina. Le ho evitate, sia facendo osser- 
vazioni nelle ore notturne, eia profittando dei giorni di sciopero 
generale, sotto tal riguardo utili. 

Osaerrazione della variazione di peso. — L'effetto della 
presenza del mercurio intorno alla sfera m, è stato cosi con- 
statabile. 

Lasciando permanentemente abbassato Ìl giogo della bi- 
lancia, venivano fatte alternativamente e rapidamente determi- 
nazioni della porzione di riposo della bilancia, con oppure sema 
il mercurio, nel recipiente V. La figura 4 indica i diagrammi 
di quattro serie di osservazioni eseguite ìl 20 ed il 21 luglio 1919 
(giornate di sciopero generale). Come ascisse sono riportati i 
Buccessivi intervalli di tempo, (7,8,, SjCs,CsS4,S4Cs, ... tutti 

Atti della R. AceadtMia. — Voi. LV. 6 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



82 QUISl.VO UAJOItANA 

eguali, intercedenti fra le singole osservazioni senza mercurio 
e con mercurio. Come ordinate sono riportate le posizioni di 
riposo della bilancia, determinate ciascuna con tre letture di 
oscillazioni. Sono poi stati congiunti con due linee i punti così 
risultanti. Le due spezzate, per ciascuna serie, hanno andamento 
ascendente, discendente o comunque variabile a cagione di pro- 
gressivo spostamento dello zero della bilancia, causato da lievi, 



*". *. *", s, e, s, e, Sg e, S.O c^ s„ ^ s^ q, ^ 

Fig. 4. 

accidentali e non brusche variazioni di temperatura. Ma sempre, 
quella sema mercurio, trovasi, con i suoi punti, al disotto di 
quella con mercurio. 

Ciò vuol dire che sempre la presenza del mercurio fa sem- 
brare piti leggera la sfera di piombo m. 

Nella stessa lìg. 4 i tratti verticali rappresentano le varie 
medie successive ricavabili da ciascuna serie di osservazioni 
rappresentata; essi sono 51. Per semplicità di figura, non riporto 
qualche altro breve diagramma, corrispondente ad altre serie di 
osservazioni fatte, insieme con quelle della fig. 4, nei giorni 20 
e 21 Luglio. 

Dirò solo, che prendendo la media generale di 57 medie 



>y Google 



3DLLA OBATITAZIONE 88 

parziali, trovo, come valore dello spostamento della posizione dì 
riposo della bilancia, per la presenza del mercurio: 

mm. 0,358 + 0,012; 

l'errore probabile 0,012 è stato calcolato con i minimi quadrati. 

Il senso dello spostamento indica diminuzione di peso, cioè 
assorbimstito della forza gravitazionale terrestre sulla sfera di 
piombo a traverso il mercurio. 

La sensibilità della bilancia, nel corso delle citate esperienze, 
ai è mantenuta di 171 nim. per mg. Per cui quello spostamento 
corrisponde ad una variazione di: 



mg. ■ 



171 



Correzione dell'effetto oaserrato. — Nella esperienza 
così eseguita intervengono però parecchie cause, che, sovrap- 
ponendosi con i loro effetti a quelli del fenomeno ricercato, ne 
modificano notevolmente il risultato. Kon posso in questa rapida 
esposizione discutere minutamente tali cause ; ma di esse, quelle 
che danno effetto sensibile, sono riportate nella seguente tabella, 
ciascuna col proprio segno : 

Effetto constatato + mg. 0,00209 + 0,00007 

, newtoniano dell'Hg. sulla tara — , 0,00085 

dei serbatoi di Hg -j- , 0,00007 

del galleggiante K e E' . . — . 0,00034 

dell'Hg. sul giogo .... , 0,00000 

Correzione per Io spostamento dello 

zero + . 0,00001 

Errore massimo ammissibile per dis- 
simmetrie , 4; 0,00009 

Effetto netto £ = mg. 0,00098+0,00016 

Le tre correzioni qui sopra riportate per gli effetti newto- 
niani del mercurio e del galleggiante con il suo contrappeso, 
sono state calcolate rigorosamente. Il loro errore probabile è di . 
molto inferiore all'errore probabile delle mie osservazioni. 



>y Google 



84 QUIRINO MAJORANA 

L'errore massimo ammissibile per dissimmetrie nella posi- 
zione del mercurio, rispetto alla sfera di piombo, computato a 
mg. 0,00009, b certamente superiore al vero; ho volato esage- 
rare nell'ammetterlo, per far vedere che esso non può coprire 
il fenomeno trovato. 

Si ha dunque una netta diminuzione di peso della sfera di 
piombo la cui massa è gr. 1274, di mg. 0,00098, cioè del T.T-IO"*" 
del suo valore, per il fatto di essere stata la sfera circondata 
da mercurio. 

PoBsibilìtà di altre canee di errore. — Nella descrizione 
dettagliata di queste esperienze, che sarà pubblicata da me in 
altra sede, discuto minutamente la possibilità di altre cause di 
errore; qui mi limito ad accennarle: 

I. Perturbazioni di carattere meccanico, come: effetto 
del peso del mercurio sulla posizione della bilancia, delle lam- 
pade di proiezione, delle scale, ecc. ; oppure, deformazione del 
vaso contenente il mercurio, aumento per compressione della 
densità di questo verso il basso, ecc. 

II. Perturbazioni di carattere calorifico. 

III. Azioni radiometriche. 

IV. Azioni elettrostatiche. 

V. Azioni magnetiche. 

VI. Azioni elettromagnetiche. 

£ dirò solo, che tali cause di errore, se intervengono, non 
possono modificare il risultato avuto, sensibilmente. 

Determinazioae della costante k. — La constatata va- 
riazione di peso permette di calcolare il valore della costante 
universale di smorzamento h, almeno dentro certi lìmiti di 
approssimazione. 

Mi servo delle relazioni (8), (9). Occorre però introdurre una 
ipotetica semplificazione, nella eseguita esperienza, se non si 
vuole incorrere in grandissime difficoltà di calcolo. D'altronde, 
per una prima indagine del genere, ciò può essere permesso. 
Suppongo la massa m di piombo pesante gr. 1274. concentrata 
in un punto; suppongo inoltre la massa di kg. 104 di mercurio, 
trasformata da cilindrica a sferica, pur contenendo sempre nel 
suo interno l'involucro sferico V (fig. 3). Il raggio della sfera di 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SULLA OttATlTAZIONE 85 

mercurio così risaltante, sarà di cm. 12,35. Infine lo spessore di 
mercurio traversato dalle singole azioni gravitazionali emananti 
dal piombo (od arrivanti ad esso) si può supporre, sempre con 
grossolana approssimazione, uguale alla differenza dei raggi delta 
sfera di mercurio e dell'involucro V. Ciò corrisponde a: 

cm. 12,35 — 3,95 = cm. 8,40. 
Nella formala (9) è dunque: 
e = gr.9,8.10-^ m^-^gr. 1274; *= 13,60; r = 8,40. 
Si ha quindi: 

^= m4.wo.».4 ='^.""'-. 

e l'ordine dì grandezza di questa determinazione coincide con 
quello previsto precedentemente. 

Applicazione del risaltato sperimentale al caso del sole. 
— Il risultato ottenuto proviene principalmente dalla ipotesi 
che la densità astronomica del sole, qui chiamata apparente, 
possa essere inferiore ad una certa altra densità, che abbiamo 
chiamata vera. Sempre facendo la semplificazione derivante 
dall'ipotesi della costanza della densità vera solare, si pub pen- 
sare che questa resti determinata per l'esperienza eseguita. Di- 
ciamo infatti Bt il raggio solare, &„$, ^at -le due densità (ap- 
parente e vera). Poiché si è detto p = RB^ Bk9, si ha per 
il sole : 

Al valore pi corrisponde un determinato valore V,, della 
funzione M',, desumibile dalla fig. 2, se fosse conosciuta &«i. 
Ora dalle (6) si ha: 



e qnindi : 

p.'V. = h}t,»^. 

Essendo fl, — 6,95.I0"'cm., *«=1,41, ed A = 6,73.10-", si 
ha ancora: 

|.,V. = 6,73.I0-".6,95.10«.1,41 = 0,660. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



86 QUIRINO MAJORANA 

Questa condizione deve risultare soddisfatta. Esaminando 
la curva y della fig. 2, si rileva che per il punto p = 2,0, sì ha 
V = 0,33, ed avviene quindi tale verifica. Dirò dunque p, = 2,0, 
Vi = 0,33 ; e se ne deduce : 



cioè; la densità vera del sole risulta il triplo di quella cono- 
sciuta dagli astronomi (1,41). 

Ma quantunque ritenga attendibile il risultato generico dì 
una densità vera superiore all'apparente, non db soverchio peso 
al preciso valore della fatta deterin inazione, il problema della 
ricerca della densità vera , così posto, si presenta alquanto in- 
certo. Infatti, basta ammettere anche un errore relativamente 
lieve, nella determinazione di e, perchè il valore di #„ venga 
notevolmente mutato. Ciò risulta dalla seguente tabella : 



0,0007 


4,80 . IO-" 


2,42 


0,0009 


6,18.10-" 


3,27 


0,00098 


6,73 . IO-" 


4,27 (d«tertninaz. 


0,0011 


7,55 . 10-" 


10,04 


0,0012 


8,23 . 10-" 


— 



' aperim,'*) 



Se, p. es., si ammette e = 0,0011, la densità vera sale 
da 4,27 a 10,04; per e = 0,0012, essa sarebbe immaginaria. 

Ma l'esame della funzione V, porta ad una interessante 
conseguenza: non è possibile che la costante k sia superiore 
a 7,65.10~i*; infatti, se ciò fosse, dovrebbe essere nel caso del sole: 

-|^>7.65.I0-"», cioè p,V.>0,75, 

e tale condizione non può mai essere verificata dalla (4), che al 
pili, per grandi valori di A, dà p^^^-v ■ 

Io altre parole, si può anche dire: poiché il sole ha una 
densità apparente dì 1,41, il coefficiente di smorzamento A non 
può essere superiore a 7,65.10-". 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SDLLA OKATITAZIONE 87 

L'esperienza dà 6,73.10"", per cui vi è, ainora, accordo tra 
i fatti e la teoria da me proposta. 

Termino queste coDsiderazioni facendo rilevare che, am- 
messe le ipotesi dell' asBorbimento gravitazionale, la trattazione 
fatta per il sole con la semplificazione della costanza di densità 
non può condarre a risultati troppo erronei. Infatti, se si sosti- 
tuisce all'ipotesi della densità costante un'altra legge di varia- 
zione della densità, questa ultima sarà necessariamente più 
grande al centro che sulla superfìcie. 

Per cui, da un canto, l'accumularsi della materia verso il 
centro farebbe si che lo smorzamento di più gran parte di 
questa si verifichi a traverso spessori maggiori, dovendo l'azione 
gravitazionale passare principalmente dagli strati profondi alla 
superficie e dopo all'esterno; ma dall'altro canto, la massa este- 
riore è di densità ridotta e quindi lo smorzamento stesso dimi- 
nuisce. Sono dunqne due cause opposte, che certamente non 
potranno in generale compensarsi esattamente, ma che si sot- 
traggono nei loro effetti, lasciando la densità media vera, non 
troppo differente da quella da me trovata. . 

Sommano e conclusione. — Partendo dall'esame della 
legge di Newton, sono venuto nell'idea che la forza gravitazio* 
naie possa affievolirai, per assorbimento da parte della materia. 

Questa potrebbe quindi appalesarsi con una massa vera e 
con una massa apparente. Con altri ragionamenti, sono arrivato 
a sospettare che la materia che scherma la forza gravitazionale 
possa riscaldarsi. Benché tale concezione risolverebbe in modo 
nuovo la vecchia controversia dell'origine del calore solare, io 
la formulo con tutte le riserve. 

fio poi intrapreso la trattazione teorica del caso di una 
massa aferìca a densità costante, soggetta all'assorbimento della 
propria forza gravitazionale, e da essa ho tratto elementi per 
l'esecuzione di un controllo sperimentale della mia ipotesi. 

Qnesta esperienza è stata da me realizzata, pesando nel 
vuoto una sfera di piombo di 1274 gr., simmetricamente cir- 
condata da 104 kg. di mercurio. Avendo evitato tutte le possi- 
bili cause di errore, sono venuto nella conclusione che la sfera 
di piombo perde il 7,7.10i'' del suo peso, per Ut presenza del mer' 
curio- Tale risultato porta alla determinazione della costante di 



>y Google 



So QUIRINO HAJOKANl — SDLU OfUTITAZIONE 

smorzamento della forza gravitazionale per unità di densità ed 
unità di lunghezza, nella misura di 6,73. 10~>*. 

Applicando infine questo risultato al caso del Bole, calcolo 
la densità vera di questo astro nella misura di 4,27. 

L'importanza di questa ricerca è evidente, e non credo si 
possano trovare facili ragioni di critica. Ad ogni modo, siccome 
io per il primo desidero controllare con ogni mezzo possibOe 
gli annanziati risultati, dichiaro che è mia intenzione rinnovare 
le mie esperienze con congegni più grandiosi. All'uopo, nel 
laboratorio di Fisica del Politecnico di Torino da me diretto, è 
in corso di allestimento una disposizione che permetterà di spe- 
rimentare con 10000 kg. di piombo, al posto dei 104 kg. di 
mercurio, già adoperati. Sui risultati che con essa otterrò, 
riferirò a suo tempo. 



L'Accademico Segretario 
Carlo Fabrizio Parona 



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CLASSI UNITE 



Adonanzft del 7 Dicembre 1919 



PRESIDENZA DEL SOCIO PROF. COUH. AHDREA NACCAHI 
PRESIDENTE DELL'ACCADEMIA 



Sono prflBenti, 
della Classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali, 
i Soci Salvadori, SEfiRE, Jadanza, Parona. Mattibolo, Orassi, 
Sacco e Majorana; 

della Classe di Scienze morali, storiche e filologiche, 
i Soci De Sanctis, Einaudi, Baudi di Vbshe, Schiaparelli, 
Patbtta, ViDARi, Prato, Cian, Pacchioni e Stampini, Segre- 
tario della Classe, che funge da Segretario delle Classi unite. 

È scusata l'assenza dei Soci Buondì e VALMAaei. 

Si legge e si approva l'atto verbale dell'adunanza stra- 
ordinaria del 6 luglio u. s. 

11 Presidente dà facoltà di parlare al Socio Patetta, il 
quale, anche a nome del Socio De Sanctis, informa l'Accademia 
dell'esito dell'adunanza, tenutasi nella seconda metà dell'ot- 
tobre u. s., della Union Aeadémique in Parigi, confermando 
quanto già era stato esposto dal Socio Db SANCita nell'adunanza 
precedente della Classe di Scienze morali, cioè che l'art. IV 
dello Statuto ta modificato nel senso desiderato dalla nostra 
Accademia. Si riserva di dare altri ragguagli, quando sarà giunto 
il testo definitivo dello Statuto predetto. Intanto l'Accademia 
vota un plauso unanime all'opera dei Soci Db Sanctis e Patstta 



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che tanto degnamente la rappresentarono, come suoi delegati, 
al convegno della Union AcadSmique. 

L'Accademico Tesoriere Einaudi dà alcune informazioni 
circa le nuove restrizioni deliberate dal Conaiglio d'Amministra- 
zione relativamente alla stampa degli Alti, così per riguardo 
alle Note dei Soci come per quelle delle persone estranee alla 
Accademia, a causa dell' enorme nuovo rincaro delta carta e 
della mano d'opera tipografica. E poiché non si vede ancora la 
fine di tale disastroso rincaro, e i mezzi finanziari dell'Accademia 
si vanno sempre più assottigliando, restringendosi così sempre 
più la sua funzione di promuovere gli studi scientifici per mezzo 
delle sue pubblicazioni, il Socio Stahpini propone che sìa rin- 
nevato al Governo — il quale pur troppo non ha finora dato 
alcun segno di averlo ascoltato — il voto espresso dalle Classi 
Unite nella loro adunanza del 4 maggio u, s., inviando di nuovo 
al Ministero il testo dell'ordine del giorno del Tesoriere Einaudi, 
allora votato all'unanimità, insieme con quelle aggiunte che sono 
rese necessarie dal nuovo gravissimo rincaro della stampa degli 
Atti accademici. La proposta del Socio Stampini è approvata 
all'unanimità; e il testo del nuovo ordine del giorno con le 
aggiunte accennate risulta il seguente: 

' La Reale Accademia delle Scienze di Torino, nella sua 
adunanza a Classi unite del 7 dicembre 1919, udita la esposizione 
dell'Accademico Tesoriere in aggiunta a quelle già fatte nella 
adunanza del 4 maggio u. s. ; 

* — considerata la somma e crescent« importanza della pub- 
blicazione dei volumi delle Memorie e degli Atti, divenuti, in 
tanto moltiplicarsi di pubblicazioni d'occasione od aventi relazione 
con problemi applicati, mezzo per talune discipline quasi esclusivo 
e desideratissi tuo di portare a conoscenza del mondo scientifico 
i risultati degli studi di carattere più severamente teorico com- 
piuti non soltanto nella regione piemontese; 

' — considerato che, nonostante siasi tenuta ferma, con sa- 
crifici su tutti gli altri capitoli di apese, la somma destinata 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



01 

alla stampa, l'incremento Btraordtnario del costo della carta e 
delle tariffe di lavorazione, che non è destinato a cessare, ha 
già da non pochi mesi costretto il Consiglio di Amministrazione 
a decretare la sospensione della stampa delle Memorie e ad 
imporre vincoli sempre più rigidi all'accettazione di Note per 
gli Aiti; 

' — considerata l'urgenza di riprendere, sia pure in misura 
ridotta, l'attività scientifica sua, rìaffermantesi essenzialmente 
nella possibilità fornita agli studiosi, soci ed estranei, di por- 
tare a notizia degli scienziati singoli e delle altre Accademie 
ed Istituti, con cui essa tiene commercio intellettuale, i risultati 
delle proprie indagini e scoperte; 

" — considerata la necessità di non rimanere, il che sarebbe 
persino contrario al decoro della Patria, estranea ai convegni 
intemazionali destinati a riorganizzare il lavoro scientifico nel 
dopo guerra; 

' — constatato, in fine, che recentemente si verificò un 
nuovo e grave aumento delle spese di stampa degli Alti, cosi 
che da lire 67,70 per ogni foglio di pagine 16 in 8** sono giunte 
oggi a lire 276, senza calcolare la non lieve spesa ulteriore oc- 
corrente per gli estratti da darsi, pur in misura limitata, agli 
autori delle Ni^e, e sen2a tener conto di altro probabile inaspri- 
mento di tariffe da parte della tipografia a partire dall'immi- 
nente anno; si che, se non si viene in soccorso all'Accademia 
da parte del Governo, essa dovrà, in breve volger di tempo, 
ridurre a pochissimi fogli il volume degli Atti, con incalcolabile 
detrimento della scienza; 

' — presa nota che l'attuale assegno netto residuoei a afra 
monetaria inferiore a quella stessa che la munificenza del Sovrano 
fondatore aveale assegnato nel 1783 ed e in sostanza incapace di 
fronteggiare anche solo un qwirto di quelle spese di stampa a cui 
largamente si provvedeva con la dotazione originaria; 

' fa caldissimi voti affinchè il Governo voglia non sol- 
tanto ripristinare la cifra della dotazione in quella normale di 



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92 

bilancio di lire 18.700, ma aumentarla in guisa da renderla 
meno disuguale, in valore intrinseco, da quella originaria e più 
consona agli scopi scientifici, sempre vivi ed importantissimi, 
a cui è ufficio dell'Accademia di attendere costantemente „. 

Si procede alla votazione per la elezione dell'Accademico 
Tesoriere per il triennio dal 1° luglio 1919 al 30 giugno 1922. 
I votanti sono 19. Risulta ad unanimità proposto per la elezione 
il Socio Prato. Il Presidente pertanto proclama eletto, salva 
l'approvazione sovrana, a Tesoriere dell'Accademia il Socio 
Prato, il quale ringrazia. L'Accademia unanime vota in fine 
un caloroso ringraziamento al Socio Einaudi, che per due 
trienni, quanti lo Statuto accademico comportava, tenne quel 
difficile e delicato ufficio. 



Oli Accademici Segretari 
Cablo Fabrizio Parona 
Ettore Staupini 



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CLASSE 

SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOfllCHE 



Adunanza del 7 Dicembre 1919 



PBB8IDBHZA DEL SOCIO PROF. COHII. ANDREA MACCARI 
PBBSIDEKTE DELL'ACCADEMIA 



Sono presenti i Soci De Sanctis, Einaudi, Baudi di Yeshe, 

SCHIAPABELLI , PATETTA , VlDARI , PrATO , ClAN , PACCHIONI , 6 

Stampini Segretario della Glasse. 

Si Bcusa l'assenzs dei Soci Bbondi e Valhagoi. 

Sì legge e si approva l'atto verbale dell'adunanza del 
23 novembre u. a. 

L'Accademico Segretario dà notizia dell'improvvisa morte, 
avvenuta la sera del 1" corr., del Socio corrispondente Pier Enea 
Guabnerio, professore ordinario di Storia comparata delle lingue 
classiche e neo-latine nella R. Università di Pavia. La Classe 
invia le sue condoglianze alla famiglia dell'illustre defunto. 

L'Accademico Segretario presenta, a nome dell'autore Socio 
corrispondente Giuseppe Zuccante, le seguenti pubblicazioni: 
Vigilio Inama. Chmmemorazione (dai ' Rendiconti del Reale Istit. 
Lomb. ,, ano. 1919); Coirenti di letteratura pessimi^ica di Arturo 
Schopenhauer (Estr. dalia "Rivista di Filosofia,, 1919); L'ultimo 
canto del Paradiso (dalla 'Rivista d'Italia,, 1919). La Classe 
ringrazia. 



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94 

Saranno pubblicate negli Atti accademici la Nota esegetica 
del Prof. Emilio Betti La ' condictio „ dei " fructvs „ contro il 
po83e$9ore di mala fede, presentata dal Socio Pacchioni, e la 
Nota del Socio corrispondente Giuseppe Boffito Due passi del 
Cardano concernenti Leonardo da Vinci e l'aviazione, presentata 
dall'Accademico Segretario. 



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BUILtO BETTI — LA «CONDICTIO» DEI < FltnCTDS », ECC. 



LETTURE 



La "eondietio,, dei "fractns,, Gontpo il possessore di mala fede 

Nota esegetica del Prof. EMILIO BETTI 
deU'UniTenltb di Camerino. 



Si suol ripetere che in diritto romano, mentre il possessore 
di buona fede fa suoi t frutti della cosa posseduta scaduti o 
separati prima che sia esperita in suo confronto l'azione di re- 
vindica, il possessore di mala fede non li fa suoi mai. Posta in 
questi termini, l'antitesi è, a mio avviso, inesatta. Se fosse esatta, 
essa porterebbe, invero, ad escludere a priori che contro il pos- 
sessore di mala fede potesse mai spettare al proprietario, per 
la restituzione dei frutti, un'azione personale di ripetizione (con- 
dictio) de' frutti stessi, eccetto che nel caso particolare in cui 
la proprietà di lui si fosse estinta per un fatto dello stesso pos- 
sessore, susseguente alla percezione, e quindi indipendentemente 
da questa: p. es. per specificazione o per consunzione. Infatti 
la ' condictio ,, essendo diretta al ' dare oportere ,, presuppone 
(cfr. p. es. D. 12, 1, 14; D. 12, 6,^53; D. U, 6, 9. 1; D. 23, 
3, 67 ; D. 46, 1, 19) che chi vi è passivamente legittimato abbia 
acquisito la proprietà di ciò che ne forma oggetto: Gai. I. 4, 4 
(dalla figura affatto anormale della ' condictio ex causa furtiva , 
qui si deve prescindere, poiché il fatto costitutivo della " malae 
f. possessio , non è mai riassumibile nel concetto del furto). Ora 
invece si trova ammesso per esplicito o per implicito (p. es. 
D. 6, 1, 78; D. 12, 6, 56; D. 13, 7, 22, 2) che in determinate 
circostanze il posaessore di mala fede acquisti la proprietà dei 
frutti e precisamente una proprietà risolubile mediante * con- 
dictio ., e in particolare poi in due passi (D. 6, 1, 78 ; D. 22, 1, 15) 
si trova ammessa la ' condictio . contro di lui proprio sulla 
base della percezione. E pertanto opportuno esaminare in quali 
casi — all'infuorì di quello di una specificazione o consunzione 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



96 EMILIO BBITt 

da parte dello stesao possesBore di mala fede (Gai. I. 2, 79 
' estioctae res coodici furibus et quibusdam aliia posscBsoribas 
possunt ,) — sia ammessa la ' condictio p dei frutti contro 
costui. 

§ 1. — FoDdamentale in questa materia è il fr. seguente : 
L<ibeo (211] 1. 4 pithanon a Paulo epitomai. D. 6, 1, 78: ' Si 
iu3 fundi, quem alienum possideres, fructum non coegisti,mhìl 
US fundi fructuum nomine te dare oportet. Pautus. Immo quae- 
tur: liuiuB fructUB idcirco factus est, quod is eum suo nomine 
perceperitP ' perceptionem fructus ' accipere debemue non si per- 
fecti collecti, sed etiam coepti ita percipi, ut tetra continere se 
fmctuB desierint: voluti sì olivae uvae lectae, nondum autem 
vinum oleum ab allquo factum sit : statim enim tpse accepisse 
fructum existimandus est ,. 

Si tratta di un posseasore di mala fede, poiché l'obbligo 
alla restituzione dei frutti, senza che preceda una ' litis con- 
testatio , di cui nel passo non si fa cenno, non può ìn ogni 
caso venire in considerazione che nei riguardi di un possessore 
siffatto. E d'altra parte, se si sottintende una precedente * Ittis 
contestatio ,, la posizione giuridica del possessore di buonafede 
non differisce più, agli effetti della responsabilità pei frutti, da 
quella del possessore di mala fede neppure quanto alla misura 
(cfr. D. 6, 1. 33 con D. 6, 1, 62, 1, concernenti, quello, il pos- 
sessore di buona, questo, di mala fede). La credenza de' Bizan- 
tini (Basii. XI, 1, 77), del Cuiacio (Ubserv. XI, 39) e del Fabro 
(Conj. lY, 17), che nel n. fr. si tratti di un possessore di bnona 
fede obbligato a restituire i frutti percetti e non consumati, si 
fonda sul falso presupposto che il possessore di buona f. fosse 
in dir. romano (classico) tenuto a restituire quelli, dei frutti 
percetti, che fossero tuttora esistenti presso dì sé al momento 
della domanda giudiziale. Oggi però è da tutti riconosciuto che 
la statuizione dì codesto obbligo è stata introdotta ne' testi clas- 
sici mediante interpolazioni (1. 2, 1, 35; I. 4, 17, 2; D. 41, 1, 
40: D. 41, 3, 4, 19; D. 25, 5, 1. 3; C. 3, 32, 22: D. 10, 1, 
4, 2; D. 20, 1, 1, 2; D. 20, 1, 16, 4; cfr. D. 41, 1, 48 pr.; 
quanto a D. 42, 1, 41, 1, concernente un caso particolare di 
revindica contro un donante, ritengo si riferisca ai frutti scaduti 
dopo la domanda giudiziale). Cfr. Paul. sent. 5, 9, 2; vat. fr. 17. 



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LA « CONDICTIO » DII « rKCCTDS », BCC. {l7 

Si tratta poi della responsabilità pei frutti di fronte a una 

* condictio , per sé stante di essi frutti, non — come si è cre- 
duto einora da quasi tutti gl'interpreti — della responsabilità 
pei frutti nella revindìca della cosa principale (fondo). Di questa 
secouda responsabilità qui non sì fa né poteva farsi neppure 
questione, poiché nella fattispecie considerata si suppone che il 
possessore non abbia piti il possesso del fondo: si dice infatti 

• possideres ,, che, messo nella costruzione diretta, vale ' poa- 
sidebas . — fatto passato rispetto al momento di cui si discute. 
Ora, com'è noto, in diritto classico, venuto meno il possesso 
della cosa da rivendicare, veniva meno per ciò stesso anche la 
legittimazione passiva alla ' rei vindicatio . — salva sempre 
r * actio ad exhibendum . quando vi fosse stato dolo (o colpa lata) 
nell'aver cessato di possedere. La circostanza che nel n. fr. sì 
suppone cessato il possesso del fondo è stata finora lasciata fuori 
di considerazione anche da coloro che (come lo Heìmbach, Lehre 
von der Fruckt 94. 95 e il Savigny, Sifstem VI p. 119 A) retta- 
mente intesero che tra it n. fr. e quelli che affermano la re- 
sponsabilità pei ' frnctns percipiendi , nella ' rei vindicatio , 
non vi fosse contradìzione alcuna. A prescindere da db, poi, le 
stesse parole ' dare oportere ,, che Labeone adopera nel risol- 
vere la questione propostasi, sono per l'appunto tecniche per 
esprimere il contenuto di quella obbligazione astratta con og- 
getto determinato che si t& valere con la ' condictio ., cosi 
come viene enunciato nella * intentio , della formola di questa 
(Gai. I. 4,4). Particolare, questo, di cui già si avvide il Savigny 
{System VI, 119), senza però trarne per la interpretazione del 
n. fr. quelle conseguenze ch^ avrebbe dovuto trame. 

È d'uopo avvertire, poi, che nel n. fr., nel processo di ap- 
propriazione e di trasformazione economica dei frutti, si distin- 
guono nettamente due fasi: a) quella della raccolta iniziata 
(perceptio coepta) e b) quella della elaborazione o trasforma- 
zione dei frutti (coactio), con cui la raccolta viene condotta a 
termine (collectio perfecta). Nella raccolta ai ri comprendono, in- 
somma, due diversi momenti: non solo quello finale, della ela- 
borazione, ma anche quello iniziale, della volontaria separazione 
dal suolo. E nel determinare cosi il concetto di ' perceptio 
fructus , Paolo si trovava perfettamente d'accordo — si noti — 
con Labeone, come risulta dal seguente raffronto tra un altro 

AtU dtUa R. Accademia — Voi. LV, 7 



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■picam quae terra itneatur domini 
fondi eaae ^nMCuniqae pereipi gpica 
aut faeoo caeso aut uva adempia 
ant eicuBsa olea, ^uamvia nondutn 
tritum frumeotura aut oUum faetum 
rei vindeniia coacta »it. 



98 . EDILIO BETTI 

passo di Labeone [251: D. 7, 4, 13], ove ai tratta dell'acquisto 
dei frutti da parte dell'usufruttuario e che è riferito da Paolo 
stesso [I. 3 ad Sabinum: 1650], e la parte corrispondente del 
n. fr. : 

* pererptiotum friictut , accip«re 
debemna noo si (golum?) perfecti 
collecti, Bed etiam coepti ita per* 
cipi, ut terra contÌHtre se fnictus de- 
sierint, velutì ei olivae uvae lectae, 
nondum autrm vinum oltwna,h aliquo 
factum ait. 

Premesso tutto ciò, procediamo ora alla ricostruzione della 
fattispecie contemplata nel n. fr. e delle opposte soluzioni di 
Labeone e di Paolo, tenendo presente quanto si è avvertito. Il 
possessore di mala fede di un fondo ha percetto ì frutti di esso 
(come si desume dalla successiva osservazione di Paolo), ma, 
prima dt averli elaborati (non coegistì), ha cessato senza suo 
dolo colpa di possedere il fondo stesso (possideres). Si deve 
supporre che di essi frutti il proprietario del fondo abbia poi 
perduto la proprietà, probabilmente perchè essi sono stati in 
prosieguo elaborati da un terzo acquirente di buona fede (arg. 
da: "ab aliquo,), il quale così 1Ì ha fatti suoi in modo ìrrevo- 
cabile (cfr. D. Al, 2, 62 [61], 8 " cum emptor eos suo nomine 
cogat , ; Gai. 1. 2, -43. 50 in f.), in combinazione col principio 
che regola l'acquisto della proprietà per specificazione (Gai. 1. 
2, 79; D. 41, 1, 7, 7) nell'opinione della scuola proculiana, a 
cui Labeone appartiene. Poiché non ha più il possesso del foudQ, 
il già possessore non è più tenuto con la ' rei vìndicatio , per 
la restituzione della cosa principale e quindi neppure per il rì- 
aarcimento del valore dei frutti che avrebbero dovuto essere, e 
Doo furono, elaborati : risarcimento che può essere soltanto og- 
getto di pretesa accessoria nell'ambito della revindica della cosa 
principale (Savìgny, System VI, 120. 119). Poiché non si dice 
che vi sia stato dolo (o colpa lata) nel venir meno del possesso, è 
ovvio che il già possessore non è neppure tenuto, per lo scopo 
detto or ora, con un' * actio ad exhibendum ,. Poiché d'altra 
parte non si dice che il già possessore del fondo abbia attual- 
mente il possesso dei frutti stessi, pur avendone preso possesso 
una volta, resta escluso che egli possa essere tenuto con una 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



U «CONDICTIO» DBl « FRUCTDS », ECC. 99 

* TÌndicatio , per si atante di essi frutti, che più non esistono 
presso di lui. Che egli possa esser tenuto eoo un' * actio ad exhl- 
bendum , autonoma dei frutti è parimenti escluso dalla mancanza 
di dolo (o colpa lata) Dell'avur cessato di possederli. Escluse ta 

* viadicatio , e 1' * actio ad exbibendum , tanto pel fondo quante 
pei frutti, sorge questione ae sìa almeno ammissibile contro i! 
già possessore una " eondictio , per sé stante dei frutti da lui 
non elaborati (fructuum nomine dare oportere). 

Da Labeone la questione cosi posta viene risolta in senso 
negativo: e ciò forse perla ragione implicita che, alla stregua 
del principio che regola l'acquisto della proprietà per apecifìca- 
zione secondo la scuola proculiana, i frutti elaborati da un terzo 
□on possono considerarsi passati in proprietà del già possessore 
dì mala fede, pur avendoli questi, quand'era al possesso del 
fondo, separati dal suolo con l'intenzione di appropriarseli. Che 
tale fosse la ragione decisiva per Labeone può argomentarsi a 
contrario dalle successive osservazioni di Paolo e dal suo ricon- 
nettersi col rigoroso criterio che i Proculiani seguono (D. 12, 
6, 53; D. 23, 3, 67) nel delimitare il campo di applicazione della 
' eondictio , da quello della ' rei vindicatio ,, richiedendo sempre, 
per la legittimazione passiva all'azione di ripetizione, l'acquisto 
della proprietà di ciò che ne forma l'oggetto. 

Da Paolo, per contro, la questione se sia ammissibile contro 
il già possessore una * eondictio , autonoma dei frutti non ela- 
borati da lui, viene risolta in senso affermativo. Il n. fr. è a 
questo punto oscurìssimo: determinare esattamente quale va- 
loro abbia la domanda che P. si rivolge, è quanto mai difficile. 
Si potrebbe pensare a primo aspetto che P., prima dì risolvere 
la questione posta da Labeone, cominciasse col porsi una que- 
stione diversa, nella cui risoluzione — dì carattere pregiudi- 
ziale e di portata più generale — restasse in certo modo as- 
sorbitala risoluzione della questione labeoniana. Paolo ai sarebbe 
anzitutto prospettato l'ipotesi di fatto (opposta a quella consi- 
derata da Labeone) che i frutti fossero stati elaborati dallo 
stesso poBSessore: ipotosi, nella quale anche Labeone doveva 
ammettere contro il possessore la ' eondictio , doi frutti, che 
si consideravano passati formalmente in proprietà di lui. E avrebbe 
assegnato come fondamento giurìdico della ' eondictio , in tale 
ipotesi, non il fatto della elaborazione, bensì il fatto della ' per- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



100 EMILIO BETTI 

ceptio SUO nomine , : fondamento giuridico che, però, per se 
stesso, trascenderebbe l'ipotesi specifica in vista della quale 
viene enunciato e troverebbe riscontro anche nell'altra ipotesi 
prevista da Labeone. Se non che, ponderata a Fondo, tate spie- 
gazione si rivela troppo sforzata (bisognerebbe soggiungere * ai 
coegerit , dopo " huius ,, e un " autem , dopo " perceptionem ,) 
e anche poco verosimile, poiché in genere i giuristi romani, 
nelle loro critiche di opinioni altrui, non sogliono mutare dì 
punto in bianco il " propositum ,. Conviene pertanto cercare 
una spiegazione migliore. E questa mi sembra possa essere la 
seguente. 

Mantenendo sempre la stessa ipotesi di fatto contemplata 
da Labeone, Paolo comincia senz'altro col proporre, ex abru^, 
la soluzione affermativa opposta a quella di Labeone, nella 
forma dì domanda, assegnando quale fondamento giuridico della 
* condictro , da lui ammessa la " pereeptio suo nomine , dei frutti 
non elaborati, in quanto in forza di questa essi frutti diventano del 
possessore. * Fructum suo nomine percipere . significa raccogliere 
i frutti per ragione propria, sulla base di una posizione autonoma 
e di un rapporto diretto, ossia reale, con la cosa stessa, non 
per il tramite di un rapporto contrattuale col proprietario della 
cosa, e indipendentemente dalla volontà di questo {ctt. D. 12, 1, 
4, 1 ' non ex voluntate domini , ; si ricordi il contrapposto in 
D. 47, 2, 62 [61], 8: 'ideo colonum, ({aia voluntate domini eoa 
percipere videatnr, suob fructus facere — cum emptor eos suo 
nomine cogat ,; cfr. D. 39, 5, 6; D. 5, 4, 10). Ora la percezione 
dei frutti è, secondo Paolo, idonea (idcirco quod) a far acquistare 
i frutti stessi (huius fructus factue est). L'affermazione di Paolo 
sarebbe, in ogni caso, da intendere naturalmente nel senso che 
il possessore, essendo di mala fede, acquistava non una proprietà 
irrevocabile, cum effectu, bensì soltanto una propria risolubile 
mediante ' condicHo , . Tuttavia, anche intesa con questa restrizione 
l'affermazione, in termini cosi generici, non sarebbe esatta. 
Perchè, agli effetti della " condictio „, possa dirsi che il già posses- 
sore del fondo abbia acquistato la proprietà dei frutti percetti, 
è indispensabile che, par un fatto successivo alla percezione 
dei frutti, sia stata estinta la proprietà che, ad onta dell'avve- 
nuta percezione, aveva pur sempre au di essi il proprietario 
del fondo. Escluso, secondo il * propositum ,, che tale fatto suc- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LA «CONblCTJO» DSl « PROCTHS », ECC. 101 

ceasivo alla percezione sia la specificazione o la coosunzione 
dei frutti da parte detto stesso possessore che li ha percetti, 
l'ipotesi che appare piìi plausibile è la seguente. . 

I frutti percetti sono stati dal possessore alienati a un terzo 
di buona fede, il quale, sempre in buona fede, li ha in prosieguo 
elaborati o consumati ; per tal modo, egli ha estinto definitiva- 
mente, per quanto si riferisce ad essi frutti, la * vindicatìo , del 
proprietario (di fronte alla quale la sua * exceptio rei venditae et 
traditae , sarebbe stata per l'innanzì paralizzata dalla * repHcatio 
iusti domiaii ,} e ne ha acquisito la proprietà irrevocabile. Gfr. 
per una situazione analoga Afr. 110 D, 47, 2, 62 [61], 8: " si tu 
(colonus) alii fructus pendentes vendideris et emptor eos de- 
portaverit — qua rstione coloni fieri possint, cura emptor eos 
suo nomine cogat ? . Dove Africano nega che i frutti siano 
mai diventati propri del conduttore e, accentuando in modo 
esclusivo il momento della elaborazione (eoa suo nomine cogat), 
afferma ch'essi sono trapassati in proprietà del compratore im- 
mediatamente, senza passare prima in proprietà del conduttore. 
Per converso, nel n. fr. Paolo, contradicendo a Labeone, sposta 
tutto il peso delta " ratio decidendi , dal momento della elabora- 
zione — nel quale Labeone aveva concentrato tutta la saa 
attenzione — al precedente momento della iniziata " perceptio .. 
E afferma che, quantunque la elaborazione dei fratti sia stata 
fatta io prosieguo da un terzo (vinum oleum ab aliquo foctum sit), 
resta per6 sempre il fatto che la percezione di essi è avvenuta 
non da parte del terzo che li ha poi elaborati, bensì da parte 
d«Uo stesso possessore del fondo [is suo nomine perceperit: dove 
è da accentuare non tanto il ' suo nomine , quanto lo ' is , ; 
e piii oltre; statim ipse). È vero che Paolo non dice per esplicito 
che i frutti già percetti dal possessore siano stati poi effet- 
tivamente elaborati da un terzo, ne dice che il possessore li 
abbia alienati a un terzo di buona fede. Uà tale supposizione 
è, a mio avviso, indispensabile per spiegare come il proprietario 
del fondo non abbia più la * vindicatìo , dei frutti né verso il 
già possessore nò verso altri, e come in conseguenza sorga que- 
stione se egli abbia almeno una * condictio . verso il primo. 

L'opinione di Paolo, in antitesi con quella di Labeone, può 
formularsi in breve, così: agli effetti della legittimazione passiva 
alla * condictio , dei frutti, il momento giuridicamente rilevante 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



102 EUI1.10 BBTTl 

non è quello della elitborazione — che secondo il * propositum , 
□OD è etata fatta dallo stesBO poseeeaore, — bensì quello della 
percezione. L'espressione che Paolo dà a questa sua opinione 
. può essere resa ne' termini seguenti : ' Ma non è il caso dì 
domandarsi piuttosto se codesto possessore di mala fedo che 
Labeone considera (ossia il * possessor qui fructum nott coegit ,) 
non abbia Fatto suoi i frutti del fondo (poi elaborati da altri), 
per ciò atesso che h stato proprio lui cbe li ha percelti in base 
alla posizione autonoma in cui si trovava rispetto al fondo? ,. 
Veramente, per esprimere in modo meglio adeguato tale pen- 
siero, Paolo avrebbe dovuto scrivere non precisamente com'è 
scritto ora nel testo delle Pandette, bens) nel modo seguente: 
* Immo quaeritur: huius (sciiicet possessoris) (nonne) ìdcirco 
fructus factus est, quod is eum suo nomine perceperit? ,. L'in- 
tegràzione della domanda con un * nonne , mi sembra indispen- 
sabile in ogni caso, poiché è evidente che essa attende una 
nsposta affermativa. 

Non si deve poi dimenticare che Paolo, quando parla di 
acquisto dei frutti da parte del possessore di mala fede {huius 
fructus factus est ; ipse aecepisse fructum), ha costantemente da- 
vanti agli occhi la questione se esso possessore sta passivamente le- 
gittimato alla * eondictio , dei &uttì stessi: poiché la ' condictio . 
presuppone avvenuto, in capo a colui che vi è passivamente 
legittimato, l'acquisto della proprietà di ciò che ne forma oggetto. 
E chiaro però che la percezione di per aè sola, sema riguardo 
a un fatto ulteriore — quale per l'appunto l'elaborazione dei 
frutti da parte di un terzo dì buona fede — , non può consi- 
derarsi sufficiente a produrre il trapasso della proprietà dei 
frutti in capo al possessore di mala fede, poiché non può 
estinguere ti diritto di proprietà che ha su di essi il proprietario 
del fondo. Se pertanto Paolo costruisce un acquisto fondato sulta 
percezione, ciò è soltanto per un anticipato riguardo alla soprav- 
veniente circostanza che i frutti percetti siano elaborati da uo 
terzo di buona fede. Con riguardo per l'appunto alla susse- 
guente elaborazione, la proprietà dei frutti, venendo a estin- 
gaersi in capo al proprietario del fondo, può considerarsi, ex 
postfacto, come trapassata immediatammte in capo al possessore 
già con la percezione, prima ancora di trapassare in capo al 
terzo. La elaborazione dei frutti da parte di questo non fa che 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LA «CONDICTIO» DEI «FROCTUS», ECC. 103 

integrare il t&tU> della percezione da parte del possessore, quanto 
agli effetti di sottrarre al proprietario del fondo la proprietà 
dei frutti (quod ad subtrahendum domino fructum). In tento la 
percezione può, ex postfaeto, essere considerata dal giurista 
come eausa d'acquisto dei fratti (sia pure di acquisto revoca- 
bile), in quanto questi vengano poi elaborati da un terzo: 
questo fatto è condizione di efficacia di quella causa. 

Che tale fosse la costruzione sostenuta da Paolo pub desu- 
mersi dal modo com'egli sì esprime alla fine del n. fr. Se prima 
egli aveva detto addirittura * huius fructus factus est. (per: 

* factus esse intellegitur ,), alla fine dice, pìii correttamente, 

* statim ipBB aeeepisee fructum exiatimandus est ,. Ora lo ' exi- 
atimandus est , e il passato * accepisse , stanno a indicare chia- 
ramente che si tratta di una costruzione operata dal giurista, ex 
postfaeto. In particolare, poi, l'espresaione " fructum accipere , 
designa un concetto d'intonazione alquanto diversa dalla espres- 
sione ' h'uctus euoa facere , (cum efiTectu). È da notare infatti 
che il termine ' accipere , ha, nel linguaggio de' giuristi romani, 
il significato tecnico dì acquisto revocabile — quale è per l'ap- 
punto quello di cui si tratta qui, in tema di " condìctio ,. Basterà 
richiamare la nota spiegazione di Ulp. 1713 D. 50, 16, 71 pr.: 
aliad est * capere ,, aliud * accipere,; ' capere , cum effeetu ac- 
cipitnr: * accipere ,, et si quia non sic aecepit ut habeat, ìdeoque non 
videtur qnis capere qt40d erit reatìtutifrua. Il che confermaquanto 
ho avvertito in precedenza (Cfr. Pebnice, Laheo, II*, 1, 365 sg.). 

§ 2. — Altro passo dì fondamentale importanza pel nostro 
tema è il seguente: 

Papinianus I. 6 quaestìonum [124: de rei vindìcatione] 
D. 12, 6, 55 : ' Si urbana praedia locaverit praedo, quod meroedis 
nomine ceperìt, ab eo qui solvit non repetetur, sed domino erit 
oblìgatns. idemque iuris erit in vecturis navium, quss ipae lo- 
caverit ant exercuerit, itera mercedibus eervorum quorum operae 
per ipsum ftierint locatae. — nam si servus non locatus mer- 
cedem, ut domino, praedoni rettulit, non fiet accipientis pecunia. 
— quod si vecturas navinm, quas dominus locaverat, ìtem pen- 
siones inanlamm acceperit, ob ìndebitum ei tenebitur, qui non 
est liberatuB solvendo, quod ergo dici eolet, ' praedoni fructne 
posse condici ', tane locum habet, cum domini fructus fueront ,. 



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104 BMILIO BETTI 

Il giurista tratta della questione se, ed in quali ipotesi, 
spetti ai terzi debitori contro il possessore di mala fede la 
* condictio indebiti , per la ripetizione di frutti civili della cosa 
altrui, che essi gli abbiano pagati. La decisione è inspirata al 
criterio generale di ammissibilità della " condictio indebiti so- 
luti . nella ipotesi di una effettiva obbligazione preesistente e 
che pub formularsi cosi (cfr. D. 12, 6, 23, 3). La possibilità di 
ripetere, come indebito, ciò che si è pagato in adempimento 
d'una effettiva obbligazione in tanto è ammessa, in quanto l'eae- 
guito pagamento non abbia sortito l'effetto di liberare chi l'ha 
eseguito dalla sua obbligazione: onde, allorché invece il paga- 
mento ha effetto liberatorio, poiché così il suo scopo è rag- 
giunto, la " condictio indebiti , resta esclusa. Nel n. fr. sono 
contemplate tre situazioni diverse nelle quali pub trovarsi il 
possessore di mala fede che riceve in pagamento frutti civili 
della cosa altrui (il fr. si ricollega a Pap. 123 D. 6, 1, 62) : 
situazioni distinte sopra con linee di separazione. Esaminiamole 
ciascuna alla stregua del criterio ora enunciato. 

Nella prima situazione, il possessore di mala fede riscuote 
come creditore dai terzi conduttori i frutti civili di cose che 
sono state loro locate da lui atesso {' ipso ,, * per ipsum „). 
Si prospettano vari casi pei quali vale l'identica soluzione: loca- 
zione di fondi urbani, di navi, di servi, esercizio di aziende ma- 
rittime (nel qual caso il terzo che paga è il ° magister navis ,, 
tenuto con 1' " actio mandati , verso il * praedo exercitor ,). 
La soluzione è che i fitti delle case o delle navi o ì salari dei 
servi pagati dai conduttori al possessore locatore, sono ben pa- 
gati — pagati, cioè, con effetto liberatorio — , e non possono 
quindi essere dal conduttori medesimi ripetuti con la * condictio 
indebiti , (ab eo qui solvtt non repetetur). I fitti o i salari ri- 
scossi passano in proprietà de) possessore di mala fede legitti- 
mato a riscuoterli, né possono essere rivendicati dal proprietario 
delle cose locate : qui, in antìtesi con la soluzione che si dà per 
la situazione esaminata in secondo luogo, è proprio il caso di 
dire " fit accipientis pecunia ,. Naturalmente, si tratta non di un 
acquisto irrevocabile, quantunque si usi qui l'espressione 'capere,, 
bensì di un acquisto revocabile (propriamente ' accipere , : X). 50, 
16, 71 pr. ; 'capere., qui, significa semplicemente riscuotere 
quanto ci e dovuto) : revocabile mediante ' condictio , da parte 



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LA «CONDICTIO» DEI « FBDCTDS », ECC. 1C5 

del proprietario delle cose locate. Il che vuol dire Papiniano 
quando afferma ' sed domino erit obligatua „, rìferendoBi non al 
conduttore che ha pagato, bensì allo stesso possessore di mala 
fede ohe ha riscosso il fitto, e intendendo per ' obligatio , non 
quella derivante per il primo dal rapporto di locazione, bens'i 
il ' dare oportere . creato per il secondo dalla percezione dei 
frutti delle cose altrui — precisamente quel " dare oportere , 
di cui tratta Labeone 211 D. 6, 1, 78. 

Per renderci esatto conto della soluzione sostenuta da Pa- 
piniano, occorre distinguere nettamente i due diversi rapporti, 
ne* quali il possessore di mala i. viene a trovarsi: a) il rap- 
porto contrattuale di locazione o di mandato (praepositio) col 
terzo di buona fede (conduttore, capitano della nave); e b) it 
rapporto di carattere illecito, dato dal possesso di mala fede, 
col proprietario delle cose di cui sì è concesso al terzo l'uso. 

Nell'ambito del rapporto contrattuale di locazione o di 
mandato {a) è chiaro che il terzo di buona fede non può essere 
obbligato a pagare il fitto convenuto se non allo stesso posses- 
sore di mala fede, che concluse con lui il contratto in nome 
proprio e non in nome del proprietario della cosa. Niun dubbio, 
quindi, che il terzo, pagando al possessore che gli ha locato la 
cosa, si liberi dall'obbligazione contratta verso di lui. Niun 
dubbio, parimenti, che il possessore, riscuotendo dal terzo il 
fitto convenuto, consegua ciò che gli spetta a tenore del rap- 
porto contrattuale. È egli infatti, e non il proprietario della cosa, 
colui che in questo rapporto ha la posizione giuridica di credi- 
tore (loeator, exercitor). Non di rado nelle fonti si trova pro- 
spettata l'ipotesi che un possessore di mala fede, o addirittura 
un ladro, abbia stretto con un terzo di buona fede un negozio 
giurìdico avente per oggetto la cosa' (o rispettivamente il da- 
naro) altrui. Così p, 68. un deposito (D. 16, 3, 1, 89; D. 5, 1, 
64 pr.), un comodato (D. 13, 6, 15. 16), un pegno o una fiducia 
(D. 13, 7, 22, 2), una 'donatio mortis causa, (D. 39, 6, 13 pr.), 
un mutuo (D. 12, I, 12 in f. 13 pr.), o un pagamento di debito 
(D. 12, 1, 19, 1; D. 46, 3, 17) con successiva "consnmptio, del 
danaro da parte del ricevente. In tutti questi casi l'effetto giu- 
ridico del negozio (acquisto di un credito, estinzione del debito) 
si produce non già in capo al proprietario della cosa che formò 
oggetto del negozio, bensì in capo al possessore di mala fede, 



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106 EDILIO BETTI 

o al ladro, che coacluse il negozio medesimo. Al possessore di 
mala fede, e non al proprietario, spetta l'azione a cui nei sin- 
goli casi il negozio dà vita. 

Particolare attenzione merita, tra i citati fr. , Ulp. 902 D. 
13, 7, 22, 2 : * sì praedo rem pignori (fidnciaeP) dederit, competit 
ei (scilicet: non domino) et de Fructibua pigneraticia (fiduciaeP) 
actio, qusmvis ipse fractas saoa non faciet (...): proderit 
igitur ei, quod creditor bona fide possessor fuit ,. L'avvertenza 
cbe 3Ì trova inserita tra parentesi nel testo delle Pandette è da 
ritenere o tutta quanta insitizia già per ciò stesso eh' è priva 
di ogni nesso logico col pensiero seguito dal giurista, o almeno 
interpolata in parte; più oltre ai indicherà la tendenza della 
itpz. della inserzione. Dal contrapposto espresso con 'quamvis, 
si desume che nel caso specifico qui considerato il possessore 
di mala f. * fructus suos facit,. Il valore dell'osservazione 
'quamvis etc. , è, a mio avviso, questo: che, se a raccogliere 
i frutti delta cosa altrui fosse egli .iteaao (ipse), il possessore di 
mala f. non ne acquisterebbe la proprietà neppure in modo re- 
vocabile. È vero che, per esprìmere tale pensiero, si sarebbe 
piii esattamente dovuto dire 'qnamvis (alìoquìn) ipse fructus 
suos non faeeret , ; laddove, espressa nella forma in cui si legge 
nelle Pandette, l'osservazione pare voglia dire: 'quantunque 
egli stesso non acquisterà la proprietà irrevocabile (cum effectu) 
de' frutti che gli saranno per avventura restituiti in seguito 
all'esperimento dell'azione di pegno,. Ma (anche a prescindere 
dalla questione se in questo punto il passo non sia stato alte- 
rato) che il significato dell'osservazione di Ulpiano sia quello 
detto prima si desume, a mio avviso, dalla soggiunta esplica* 
zione, che nel passo genuino le teneva forse dietro immediata- 
mente: 'proderit igitur ei quod creditor bona fide possessor 
fuit.. È evidente che 'creditor, si contrappone ad 'ipse, 
(praedo): la buona fede dell'uno giova indirettamente all'altro, 
sebbene questi sia di mala fede. Poiché il terzo creditore pigno> 
ratizio era possessore di buona fede delia cosa pignorata, in 
quanto ignorava ch'essa era di proprietà altrui, egli aveva dì- 
ritto di acquistare in proprietà i frutti della cosa maturati e 
percetti per tutta la durata del suo possesso. Pertanto, ora cbe, 
in seguito al pagamento del debito, egli è tenuto con l'azione 
di pegno a restituire al debitore, insieme con la cosa ricevutane 



D,B,t,zed.yGOOg[e 



Li «CONttlCnO» DRI «FKnCTCS», MC. 107 

ÌD pegno, anche i frutti percèttine, è logico che con la restitu- 
zione la . propriHà dei frutti ch'egli aveva ormai già acquisita 
trapassi a colui al quale la restituzione deve farsi. Costui, ossia 
il possessore di mala fede, — non già il proprietario della 
cosa — può ora, ex postfacto, considerarsi come divenutone 
proprietario per suo mezzo, quantunque egli stesso, ove percepisse 
direttamente ì frutti, non potrebbe rendersene proprietatio. T 
terzo di buona fede funge in certo modo, in quanto sorga per 
lai il dovere di restituire la cosa, da intermediario del posses- 
sore di mala fede nell'acquisto dei frutti. La situazione è ana- 
loga a quella considerata da Papiniano nel n. fr. : anche qui il 
possessore di mala fede, che, in massima, non acquista la pro- 
prietà dei frutti con la percezione ch'egli per sé stesso ne &ccia, 
acquista invece la proprietà dei frutti civili per mezzo del con- 
duttore al quale egli ha locato la cosa altrui. Anche qui — come 
parimenti, in D. 6, 1, 78 ove si accetti la supposizione da me 
affacciata — il^ possessore di mala fede si avvantaggia, occasio- 
nalmente, della òuona fede del terzo avente causa da lui. Che le 
cose stessero in questi termini fu già intraveduto da) Cuiacio 
nel suo cemento al fr. papinianeo (Opera, ed. Neap. , IV, 128 B) 
con la seguente osservazione : ' praedo . . per aeipsum non facit 
fnictus suos etiamsi ipse eos percipiat, sed per alium potest fa- 
cere fructUB suos, ut per conductorem qui bonae fidei possesaor 
(sic) fuit, vel etiam per creditorem suum qui bona fide pignus ' 
accepit,. Al quale proposito il G. licbiama T). 20,3, 3 in f. 
(saepe enim quod quis ex sua persona non habet, hoc per extra- 
neum babere potest). 

Se poi dal rapporto contrattuale col terzo di buona fede 
(designato sopra come rapporto a) si passa a considerale il 
rapporto, fondato sul possesso illecito, col proprietario della cosa 
posseduta (designato sopra come rapporto b), si avverte subito 
che la posizione giuridica del possessore di mala fede muta ra- 
dicalmente. Nell'ambito di questo rapporto, èchiaro che la pro- 
prietà dei frutti civili, acquisita dal possessore di mala f. col valido 
pagamento fittogliene dal terzo di buona fede, se è irrevoca- 
bile di fronte a quest'ultimo, non può essere irrevocabile di 
^ate al proprietario della cosa. La buona fede del terzo, legato 
al possessore di m. f. da nn rapporto contrattuale, in tanto giova, 
occasionalmente, al possessore di mala f. in quanto, conferendo 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



108 EìilLIO BETTI 

efficacia liberatoria al pagamento da lui eseguito, esime il t«rzo 
dal ripetere quanto ha pagato. Ma, oltre questo limite, la buona 
fede de! terzo non gli giova più: egli non pub derivarne, in 
confronto col proprietario della cosa, il diritto di conservare 
durevolmente quanto ha ricevuto. Quando ci si metta dal punto 
di vista del proprietaiio delta cosa, l'acquisto della proprietà 
dei frutti da parte del possessore di mala fede, appare semplice 
conseguenza occasionale — o, per usare la nota espressione dello 
Ihering, effetto riflesso — del rapporto contrattuale col terzo di 
buona fede. All' infuori di questo rapporto, ha pieno vigore il 
diritto, inerente alla posizione di proprietario della cosa, di ac- 
quistare i frutti della cosa medesima. E polche nell'ipotesi consi- 
derata essi frutti sono già passati in proprietà del possessore di 
mala fede, quel diritto non può ormai più manifestarsi sotto 
altra forma che quella di un'azione diretta a revocare l'acqui- 
stata proprietà. Tale è per l'appunto la ' condictio ,, a cui Papi- 
niano allude qualificando il possessore di mala f. come "domino 
obligatus , . 

Passiamo ora ad esaminare la seconda situazione conside- 
rata da Papinìano nel n. fr. In essa, il possessore di mala f. 
riceve da uno schiavo altrui, nella pretesa qualità di padrone 
(ut domino), il salario che io schiavo medesimo ha guadagnato 
per le " operae , prestate ad un terzo, senza che a questo terzo 
le dette ' operae . fossero state locate né dal possessore di mala f. 
né dal vero padrone, il caso è da raffigurare nel modo seguente: 
uno schiavo stringe di sua iniziativa con iin terzo un contratto 
di * locati» operarum „ e acquista così al proprio padrone il diritto 
di credito al corrispondente salario (Gai. I. 2, 87); prestate le 
"operae,, egli riceve dal terzo la somma di danaro convenuta a 
titolo di salario e la rimette al possessore di mala f. scambian- 
dolo pel proprio padrone. La soluzione, sicura e concisa, è che 
il danaro non diventa di proprietà del ricevente. Non si può 
dire, infotti, che noi qui siamo dinanzi a un pagamento valido 
né sotto l'aspetto sostanziale, ne sotto l'aspetto formale. Non 
sotto l'aspetto sostanziale, perchè, non essendo stato fatto a 
colui che ha veste di creditore nel rapporto contrattuale di " lo- 
catio operarum. — ossia al padrone dello schiavo — , non può 
avere l'effetto di liberare il debitore dalla sua obbligazione 
verso di quello. Presuppone, invero, il giurista che il' padrone 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LA «CONDICTIO» DEI « FRCCTCS », ECO. 109 

non abbia dato alcun asBenso al ricevimento del danaro per 
mezzo del proprio schiavo; polche, se tale assenso fosse stato 
dato, lo schiavo avrebbe operato quale voluto strumento del 
proprio padrone, nò si potrebbe negare che tra il padrone con- 
sapevole e il terzo aia stato concluso un vero negozio di paga- 
mento (cfr. D. 46, 3, 35). Nel qual caso la proprietà del danaro 
spetterebbe al padrone dello schiavo: il padrone, non già il 
terzo, sarebbe quindi legittimato alla revindica dei ' nummi ,. Nel 
caso che Papiniano prospetta, invece, il padrone dello schiavo 
è rimasto interamente estraneo all'operazione del pagamento. 
D' altra parte non v'è stato da parte sua, prima della " locatio 
operarum , conclusa dallo schiavo, un atto di derelizìone in con- 
aegnenza del quale diverrebbe soggetto del credito il possessore 
che dello schiavo s'è impadronito (D. 45, 3, 36). Niun dubbio 
dunque che il pagamento eseguito non abbia effetto liberatorio. 

Ma v'è di pih: manca un pagamento valido anche sotto 
l'aspetto formale, come negozio giuridico concluso tra chi dette 
il danaro e il possessore dì mala f. che Io ricevè dallo schiavo. 
Manca, in breve, non solo l'effetto liberatorio, ma ]& fattispecie 
stessa del pagamento. E facile dimostrarlo. Il pagamento è un 
negozio giuridico consistente in una dazione di danaro, che, es- 
sendo fatta nello scopo dì adempiere un debito, è diretta precisa- 
mente a colui che il dante ritiene (non importa se a torto o a 
ragione) suo creditore. Esso ha una duplice funzione — trasla- 
tiva e liberatoria — : di cui quella è mezzo a questa. Perchè il 
pagamento sia valido almeno come negozio traslativo idoneo a 
produrre il trasferimento della proprietà del danaro, è indispen- 
sabile che vi sia corrispondenza, cioè identità, tra la persona 
alla quale la dazione fu diretta e la persona che effettivamente 
ricevè ciò che era stato dato (cfr. D. 12, 1, 32 nullum negotium 
mecum contraxisti — hoc enim nisi inter consentientes fieri non 
potest). Ora è evidente che nel caso contemplato nel n. tr. tale 
corrispondenza mancò interamente. Il conduttore delle " operae , 
consegnò allo schiavo la somma di danaro pattuita come sa- 
lario nello scopo (non importa se espresso o tacito) di trasferire 
la proprietà di tale somma al vero padrone — suo creditore. 
Lo schiavo poi rimise la somma che gli era stata consegnata 
nelle mani di persona diversa dal suo vero padrone, da lui scam- 
biata per tale: nelle mani cioè del possessore di mala fede. 



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Ilo BMIUO BBTTI 

Costui Don aveva nessuna veste che lo legittimasse a ricevere 
il danaro, non aveva nessun titolo per far suo il danaro rice- 
vuto: non il titolo di proprietario; non il titolo di creditore. 
Egli non pub accampare neppure la qualità di creditore appa- 
rente, scambiato cioè per padrone e creditore dal conduttore 
delle " operae ,, poiché non si dice punto, anzi si esclude, che questo 
ultimo destinasse la dazione precisamente all'indirizzo di lui, 
come Tizio individualmente considerato (cfr. per siffatta ipotesi 
D. 16,3,1, 32: Titio quem dominum eius putasti). Si desume 
anzi dal passo che il conduttore delle * operae , aveva destinato 
(aia pare per implicito) la dazione all'indirizzo del padrone in 
generale (arg. da: "ut domino,). Lo scambio è avvenuto da 
parte dello schiavo, non da parte del conduttore. Non si deve 
dunque credere che, per riavere il danaro dato via, il condut- 
tore delle ' operae . abbia a sua disposizione una semplice azione 
personale di ripetizione, e cioè una " condictio indebiti soluti , 
(così, erroneamente, Ouiacio, Opera [Neap.] IV, 129 B: ' condicet 
et repetet tamquam solutum per errorem,). Perchè potesse 
parlarsi di * condictio indebiti soluti ,, bisognerebbe che vi fosse 
stata una aolutio valida, idonea cioè a far conseguire al rice- 
vente la proprietà del danaro dato. Xel nostro caso invece — 
a prescindere naturalmente dalla ipotesi che la proprietà in capo 
al dante si estingua per un fatto ;wsfenW« alla dazione p. es. per 
' consumptio , (nel qual caso però la " condictio, spettante [D. 12, 
1, 11, 2] avrebbe il carattere non tanto di ' cond. indebiti , quanto 
piuttosto di 'cond. ex causa furtiva,, data la mala fede dall'acci- 
piente) — per effetto della sola dazione la proprietà del danaro 
non trapassa all'accipiente. Ciò per l'appunto afferma Papiniano, 
nel modo più reciso: "non fiet accipientis pecunia, (cfr. D. 12, 
1, 11, 2: servus centra voluntatem domini credendo non facit 
accipientis). E nulla autorizza l'interprete ad attenuare la por- 
tata dell'affermazione intendendola nel senso di un ' fieri cum ef- 
fectu,,di un "capere,. Niun dubbio, dunque, che la dazione non 
abbia avuto effetto traslativo, cioè nessun effetto, e che il dante 
abbia a sua disposizione, per riavere il danaro, la " rei vindicatio , 
(cfr. D. 12, 1, 1 1, 2). (Cfr. in generale Ferrini, Pandette*, n' 306-309). 
Passiamo ora ad esaminare la terza aituazione considerata 
da Papiniano nel □. fr. In essa, il possessore di mala fede riceve 
in pagamento dai terzi conduttori i frutti civili (fitti) di cose 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LA «CONDICTIO» DEI « FRDCTDS », BCC. Ut 

(navi case) che sono state loro locate dal proprietario. L'ipotesi 
è esattameDte l'oppoata di quella considerata in primo luogo. 
In coerenza con ciò, la soluzione è parimenti antitetica a quella 
colà adottata. Colà la * condictio indebiti , era esclusa per avere 
il pagamento avuto effetto liberatorio : qui la * condictio inde- 
biti , è detta spettare al conduttore per la ragione contraria, 
che cioè il pagamento da lui fatto al posseesore di mala fede 
Hon ha avuto l'effetto di liberarlo dalla obbligazione contratta 
verso il proprietario (ob iodebitnm ei tenebitur [scil. praedo], 
qui non eat liberatus solvendo). Comentando la soluzione qui 
adottata, il giurista soggiunge che la regola comunemente ri- 
detta * potersi ripetere (con la " condictio indebiti ,) i frutti 
dal possessore di mata fede {come indebitamente pagati) trova 
applicazione soltanto nel caso in cui i frutti in questione spet- 
tasserò al proprietario, (domini fuerunt: cfr. D. 50, 16, 213, 1 
aes sunoi est quod alii nobis debent; Gai. I. 2, 55 suum): non 
invece nel caso in cui detti frutti fosaero dovuti proprio allo 
stesso posaessore di mala fede. Il giurista presuppone anche, 
naturalmente, che i frutti di cui si tratta siano stati valida- 
mente pagati, cioè, trasferiti in proprietà al possessore di m. f. ; 
ma non bada a rilevare questa ulteriore circostanza (che è sot- 
tintesa), perchè la sua attenzione, a questo punto, è richiamata 
dal contrapposto con la situazione esaminata in primo luogo, 
non dal contrapposto con quella esaminata in secondo luogo. 

Per apprezzare con esattezza la soluzione qui accolta da 
Papiniano, occorre distinguere nettamente ì due diversi rapporti 
che fanno capo alla persona del conduttore: aj il rapporto con- 
trattuale di locazione, in cui questi si trovava già col proprie- 
tario della cosa, e b) il nuovo rapporto d'obbligazione creato 
dal negozio di pagamento (d'indebito) tra luì e il possessore di 
mala fede della cosa medesima. Qui ei può prescindere intera- 
mente dal rapporto diretto tra il possessore di mala f. e il pro- 
prietario della cosa, poiché costoro non vengono in considera- 
zione in tale loro qualità, bensì, rispettivamente, nella qualità di 
ricevente e in quella di locatore. Nella ipotesi qui contemplata 
il rapporto diretto tra di loro non ha modo di spiegare e^cienza 
e neppure indiretta influenza. 

A tenore del rapporto contrattuale di locazione, colui che 
ha veste giuridica di creditore è il proprietario della cosa, non 



D,!„t,zed.yGOOgÌe 



112 EM1J.I0 BETTI 

già il possessorfl di mala fede: questi è del tutto estraneo al 
rapporto medesimo, non altrimenti che un qualsiasi terzo. Verso 
il proprietArio, non verso il possessore, il conduttore è obbligato; 
al proprietario, non al possessore, deve egli quindi fare il pa- 
gamento per liberarsi dalla contratta obbligazione. Fatto per 
errore al possessore di mala f., il pagamento ha bensì effetto 
traslativo rispetto alla proprietà del danaro che ne forma og- 
getto, ma non ha effetto liberatorio rispetto alla obbligazione 
ch'esso è diretto ad adempiere (lo ha in D. 16, 3, 1, 32 perchè 
nel rapporto di deposito it debitore risponde soltanto per dolo). 
L'un effetto non è da confondere con l'altro; e non ai deve, nel 
nostro caso, negare anche l'effetto traslativo per ciò stesso che 
manca l'effetto liberatorio (così, erroneamente, Cuiacio, Opera 
[Neap.j IV, 129 D). L'effetto traslativo mancherebbe soltanto 
quando fosse nullo il negozio stesso di pagamento, come nella 
ipotesi contemplata in secondo luogo, o quando il dante non 
avesse la proprietà di ciò che ne forma oggetto (cfr. p. es. D. 
46, 3, 38, 3). Ma qui non si parla di ciò: il giurista non dice, 
come nell'altro caso, ' non fiet accìpientis pecunia ,, non dice 
che l'accipiente è soggetto alla ' vindicatio , dei ' nummi , , bensì 
dice ch'egli "oh indebitum tenebitur ,. Segno evidente che la 
proprietà del danaro è passata all'accipiente, perchè altrimenti 
non potrebbe spettare contro di lui la " condictio indebiti , — 
azione di revoca della proprietà acquistata mediante pagamento 
d'indebito. Il negozio di pagamento con effetto traslativo ma 
senza effetto liberatorio crea tra le due parti un rapporto d'ob- 
bligazione. £ poiché nell'ambito di questo nuovo rapporto la 
posizione giuridica di creditore spetta non già al proprietario 
della cosa locata, bensì al conduttore, è a questo e non a quello 
che il possessore di mala fede — debitore in questo rapporto — 
e obbligato a restituire il danaro ricevuto a titolo di fitto della 
cosa locata. II proprietario non può pretendere tale danaro dal 
possessore di mala f., ma deve rivolgersi al conduttore perchè 
adempia l'obbligazione, tuttora inadempiuta, contratta verso 
di lui. 

Non bisogna, tuttavia, cadere in un eccesso dì formalismo. 
Se il possessore di m. f., pur non essendovi obbligato, restituisse 
il danaro ricevuto al proprietario delta cosa locata, deve dirsi 
che il conduttore resterebbe liberato dalla sua obbligazione verso 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



I,A. «CONDICTIO» DEI « FRDCTUS », ECC. 113 

qudst'aUimo. Qui entra in vigore il principio che regola l'adem- 
pimento deli'obbligazìoQfl da parte dì un terzo: quando il terzo 
Agisce in luogo e vece del debitore, gerendo un negozio di lui 
(cff. D. 5, 3, 31 pr.), il debitore resta liberato. Trattandosi del 
possessore di mala f. di un'eredità, il quale restituisca all'erede 
agente in giudizio quanto ha riscosso dai debitori dell'eredità, 
ì giuristi romani — in particolare Giuliano sulle traccie di 
Cassio (Ini. 717 D. 46, 3, 34, 9; lui. 84 D. 5, 3, 31, 5: cfr. D. 
5, 3, 25, 17) — ammettono che ì debitori vengano non solo 
liberati, ma anche ' ipso iure ,. Anzi, essi ranno piii oltre e am- 
mettono addirittura che il possessore sia in dovere di restituire 
all'erede, che domanda in giudizio l'eredità, ciò che gli è stato 
pagato dai creditori (Ulp. 533 D. 5, 3, 31, 5: placet). Bisogna 
però avvertire subito che quest'ultima soluzione non può essere 
estesa al nostro caso, in cui l'azione spettante al proprietario 
contro il possessore di mala f. non è la * hereditatis petitìo , 
bensì la * rei vindicatio ., come risulta dalla connessione del 
□. fr. con Pap. 123 D, 6, 1, 62, La soluzione anzidetta è pos- 
sibile soltanto nella ' hereditatis petitio ,, perchè questa * etsi 
in rem actio sit, habet tamen praestationes quasdam personales, 
ut puta eonim quae a debìtorìbns sunt exacta ,. Il che contri- 
buisce a spiegare anche la costruzione ' fructus augent heredi- 
tatem, (D. 5, 3, 40, 1; 51, 1; 20, 3; D. 50, 16, 178, 1). 
Appena occorre soggiungere, infine, che se la restituzione dei 
frutti fatta dal possessore di mala f. al proprietario della cosa 
locata si riconosce idonea ad adempiere l'obbligazione del con- 
duttore verso quest'ultimo, deve riconoscersi che, per effetto 
riflesso di essa, venga meno anche la * condictio indebiti , del 
conduttore verso il possessore di mala fede. In tutto ciò ne il 
proprietario ne il possessore sono da considerare in questa loro 
veste, bensì nella veste di creditore e rispettivamente di terzo 
adempiente in luogo e vece del debitore. 

§ 3. — Terminata cosi l'esegesi de' due passi fondamentali in 
materia e dimostrato in quali situazioni l'azione possa aver luogo, 
resta a indagare da quali presupposti dipenda in generale e che 
natura abbia la ' condictio „ dei frutti spettante contro il pos- 
sessore di mala fede al proprietario della cosa da lui posseduta. 
Quanto alla * condictio , dei frutti pagati, spettante al terzo 

JM déUa R. Accademia — Tol. LV. 8 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



114 BMtUO BETTI 

debitore del proprietario, essa non presenta nessuna particola- 
rità che la distingua da uaa " condtctio indebiti , qualsiasi. 
Dalla precedente esegesi risolta intanto questo: che — rispetto 
ai frutti percetti dal possessore di mala fede — il proprietario 
della cosa posseduta pu6 non avere a propria disposizione, contro 
il possessore medesimo, che un'azione personale di ripetizione 
(condìctio); e ciò indipendentemente dalla sopraveenuta circostanza 
che esso possessore abbia consumato i frutti percetti. Ora però noi 
ci troviamo davanti a due gruppi dì passi discrepanti tra loro: 
laddove negli uni si parla sempl inenrente e in generale di con- 
dìctio dei frutti percepiti in mala fede, negli altri si pone una 
alternativa tra ' vindicatio , e ' condìctio , distinguendo, per 
l'applicabilità dell'una o dell'altra, soltanto tra il caso in cui ì 
frutti in questione stano tuttora esistenti in natura (cfr. Gai. I. 
2, 82, 79 in f.) e il caso in cui siano stati, invece, consumati. 
Appartengono al primo gruppo i passi seguenti. Anzitutto i due 
fondamentali dianzi esaminati, ne' quali, parlandosi di * con- 
dìctio . dei frutti (D. 6, 1, 78: dare oportet; D. 12, 6, 55: 
domino obligatus), non si pensa affatto all'ipotesi dì una ' con- 
sumptio ,. Inoltre : Paul. 377 D. IO, 1, 4, 2; " aut bona fide per- 
cepit, et lucrari eum oportet, [. . -l, aut mala fide {sdì. percepH), 
et condici oportet ,\ Paul. 1582 D. 22, 1,15: ' nequeeorum fì'uctuum, 
qui post litem contestatam officio iudicis restituendi sunt (nella 
' hereditatis petìtio , : cfr. D. 34, 9, 18 pr.), neque eorum qui 
priuB (scil. ante Htem contestatam) percepii quasi malae fidei 
possessori condicuntur ,; Ulp. 2794 D. 12, 1, 4, 1: 'rea pignori 
data pecunia soluta condici potest.et fructus ex tniusta causa 
percepti condicendi sunt „; cfr. Afr. 118 D. 44, 1, 18: " si eiua fundi, 
quem tu possìdeaa et ego proprium meum esse dicam, fructus 
condicere tibi velìm, etc. ,. 

I passi appartenenti al secondo gruppo sono, a mio avviso, 
interpolati per lo meno in quanto limitano il campo d'applica- 
zione della " condìctio , alla sola ipotesi che abbia avuto luogo 
" consumplio ,: limitazione, codesta, del tutto arbitraria e falsa, 
inspirata dalla preoccupazione delta ' condemnatio in tpsam rem . 
vigente per le azioni reali nel diritto giustinianeo (D. 6, 1, 68). 
I passi accennati sono i tre seguenti: D. 13, 7, 22, 2: ipse 
fructus suos non faciet (a praedone enim fructus [et vindìcari 
exstantes) possunt [et coneumpti] condici) — posto che non 



zed.yGOOg[e 



LA •CONDICTIO» DBI « FKDCXDS >, ECC. Ilo 

8Ì preferisca ritenere insitìzia l'intera osBerrazione inclusa tra 
parentesi; C. 9, 32, 4, 2 (Gord. a. 242): fruotus autem rerum 
quas mala fide tenuit, ticet expilatae hereditatis non teneatur 
crimine, suos non facit, sed [exstantes quidem vindicari, ab- 
sumptoB vero] condici posse procul dubio est; C. 4, 9, 3 (Diocl. 
et Hax. 294): mala fide possidens de proprieteUe victus (cfr. D. 
44, 1, 18 intervenire praetorem debere nec permittere petitori, 
priusquam de proprietate consiet, huiusmodi iudiciis experìri) 
lezstanttbus} (de) fructibus [vindicatione , consumptis vero] 
condictione conventus horum restitutioni parere compellitur. 
Interpolazione, quest'alti ma, che ricorda assai da vicino l'altra, 
da tutti oggi riconosciuta, di I. 2, 1, 35 (itaque cum fundo etiam 
fructus [, licet conaumpti sint,] cogitur restituere), con la quale 
essa ha comune la preoccupazione della condanna in natura e il 
tacito presupposto che al giudizio di revindica sia, in sé, inerente 
una condanna siffatta : così che in tanto possa farsi luogo al- 
l'azione di revindica in quanto (e tutte le volte che) esista in 
natura ci6 che ne forma oggetto. 

Una conferma della tesi che i passi citati siano st-ati itp. 
nella tendenza anzidetta, si trova nel fatto che le medesime 
interpolazioni tornano anche in altra materia. CotH in materia 
di " condictio , fondata su un pagamento ab initio invalido, 
perchè fatto da persona incapace: D. 12, 6, 29 (Hip. 44): in 
his personis generaliter repetitioni locnm esse non ambigitur. 
(et si quidem exstant nummi, vindicabuntur, consumptis vero 
condictio locum habebit] (Pernice). Così parimenti in materia di 
azione d'arricchimento contro il coniuge, diretta a revocare una 
donazione fattagli: D. 24, 1, 5, 18 (Hip. 2766) : in donationibus 
inre civili impeditis hactenus revocatur donum ab eo ab eave 
cui donatum est, [ut, si quidem exatet rea vindicetur, si con- 
aumpta sit condicatur hactenus,] quatenus locupletior quis eomm 
factus est. È vero che nell'un caso e nell'altro l'alternativa tra 
' vindicatio » e " condictio . ha un addentellato classico. Ha 
presupposto giuridico della ' condictio , in diritto classico non 
era la * consumptio , pura e semplice, come fatto naturale che 
fa scomparire la cosa nella sua specifica individualità (tale è Ìl 
800 significato per gli autori delle interpolazioni segnalate). Nel 
primo caso, presupposto delta ' condictio , come ' condictio inde- 
biti soluti ,, in tanto era la * consumptio , in quanto — secondo 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



116 BMIMO BETTI 

la costruzione di Oialiano — essa integrava la fattispecie del 
pagamento ab ìnitio invalido, all'effetto di produrre, ex poet- 
facto, il trapasso della proprietà del danaro pagato (D. 12, 1, 
II, 2: da confrontare con D. 12, 1, 12 in f.; 13 pr.; 19, 1 : 
su cii> ' Bull. dir. rom. , 28, 6i Bgg.). Xel secondo caso, poi, la 
' condìctio , (D. 24, 1, 33, 1. 39), come forma di azione d'ar- 
ricchimento revocatoria della donazione fatta al coniugo, ai fon> 
dava non sulla consumptio sic et aìmpliciter , bensì su una 
consumptio tale che costituisse pd consumatore un arricchimento. 
Avverte infatti UIp. 2776 O. 24, 1 , 32, 9 : * consvmpsisse , sic 
accipere debemus (all'effetto di escludere l'azione d'arricchi- 
mento) ne is qui donationem accepit loeupletior faetus sU: ce- 
terum si factns est, orationis .beneficium locum habebit; e 
lui. 871 D. 24, 1, 39: aed si pecunia non exstat et mulier loeu- 
pletior facto est, marituB eam <re)petet (cfì*. D. 24, 1, 25: ex 
quibus et loeupletior mulier et pauperior niarìtus in suis rebus fit). 
Tutte le interpolazioni ora segnalate mi oS^no l'ocoasione 
per additare quale sia, a mio avviso, la vera portata di un'altra 
serie d'interpolazioni che a queste ai riconnettono. Voglio dire 
quelle dei paaai, già citati al g I, ne' quali i compilatori distin- 
guono parimenti tra " fructus exatantes e fnictua consumpti , e 
affermano che il possessore di buona fede, convenuto con l'azione 
dì revindioa, è tenuto a restituire al proprietario quei frutta 
peroetti che si trovino tuttora esistenti presso di lui al momento 
della domanda giudiziale. Si è creduto in paasato dagli inter- 
preti (p. es,, tra i Bizantini, dallo Stefano, Supplementmn ad Bas. 
IZachariae], p. 105 ; tra i moderni dal Faber, Conjecturae, IV, 17 
verso la Sne), e si è affermato di recente a titolo di valuta- 
zione delle interpolazioni accennate (Àlbertario, La responsabi- 
lità del * b. f. possessor , fino al limite del suo arricchimento, 
18-21, 34-37), che con la disposizione anzidetta ai volesse statuire 
una responaabilità ne' limiti dell'arricchimento che il possessore 
di b. f. avesse ritratto dai frutti percetti. Sembra strano però 
(e ciò oaaervo in particolare contro il Faber e lo Stefano) che 
ì compilatori giustinianei, i quali sapevano perfettamente espri- 
mere il loro pensiero in latino, dicessero ' fructus consumpti , 
per designare i * fructus quorum perceptione possessor loeupletior 
factuB non est ,. E d'altra parte non è lecito all'interprete delle 
fonti romane (ciò osservo in particolare contro l'Albertarìo) 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LA «CONDICTIO» DBl « PRCCTDS », ECC. 117 

attrìbaire senz'altro un vero e proprio errore giuridico di for-, 
malazione al legislatore giustÌDÌaneo, sulla base di una interpre- 
tazione ^ che non ha corto il valore di autentica — fatta delle 
sue parole da uno scoliasta bizantino.- 11 ' consumere , non 
coincide affatto — e i compilatori giustinianei lo sapevano be- 
nìssimo — con la mancanza di un arricchimento (v. p. es., oltre 
D. 24, 1, 32, 9. 39 in f.: D. 4, 4, 34 pr. ; D. 4, 2, 18): tanto piìi 
che l'arricchimento pub consistere anche nell'aver risparmiato 
una spesa necessaria (e. d. arricchimento negativo) e che d'al- 
tronde anche una trasformazione economica è ° consumptio , 
(D. 25, 2, 3, 3 vendidorit donaverit qualibet ratione consump- 
eerit; pel " donare , cfr. D. 5, 3, 25, 11). Nelle istituzioni 
(4, 17, 2) poi, i compilatori giustinianei dicono bensì che pel 
" bona fide possessor , ' non habetur ratio consumptorum neque 
non perceptorum ,, ma non dicono punto che a lui si faccia 
l'identico trattamento tanto nella * rei vindicatio , quanto nella 
■ beredìtatis petitio , (cosi invece Albortario, op.cit.,36): sembra 
invece ch'essi pensino alla * rei vindicatio , e abbian dimenti- 
cato r " hereditatis petitio ,. ' In utraque actione , è detto sol- 
tanto n^ periodo precedente, dove del resto (secondo la giusta 
interpretazione dello Schrader, accettata dal Vangerow, Pand. I, 
§ 333, p. 656) l'identità di trattamento in discorso (eadem ratio) 
si riferisce — come si desume dalla contrapposizione che segue, 
del possessore di buona a quello di mala fede — a un confronto 
tra ' frnctos non percepti ante litis contestationem , e " post litis 
contestationem ,, non già a un confronto tra ' rei vindicatio , 
ed ' hereditatis petitio , (così invece Àlbertario, op. cit., 26-27). 
D'altra parte, di fronte a D. 5, 3. 40, 1, e C. 3, 31, 1, 1 (genuini) 
e a D. 5, 3, 51 pr. (che l'Albertarìo non considera), io non posso 
credere che nella * hereditatis petitio , la responsabilità del 
poaseasore di buona fedo ne' limiti dell'arricchimento venisse 
soltanto da Oiuatiniano ' estesa ai frutti dell'eredità , (cOsi 
Àlbertario, op. cit., 23-35). Una volta statuita dal e. d. Sen. 
Gons. Oiuvenziano (D. 5, 3, 20, §§ 6 a, 6 i, 6 e) qnella respon- 
sabilità, panni naturale ch'essa comprendesse tanto l'arriechi- 
meato ritratto dalle stesse cose ereditarie, quanto l'arricchimento 
ritratto dai frutti delle medesime. Ciò non è punto smentito ma 
anzi confermato dal fatto che con ana esplicita disposizione 
del Sen. Gons. (D. 5, 3, 20, 6 a) si esimesse il possessore di b. f. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



118 BMILIO BETTI 

dall'obbligo di pagare gl'interesei del prezzo ricavato dalla ven- 
dita delle cose ereditarie, scaduti prima della * litia conteetatìo ,. 
Ma su questo punto debbo limitaroii a ttae nn semplice ceni» 
incidentale della mia opinione, riserrandomi di dame altrove 
un'esposizione adeguata. Qui importa notare soltanto questo: 
che la mira dei compilatori giustinianei — nello statuire pel pos- 
sessore di buona fede di cosa singola l'obbligo di restitatre al pro- 
prietario rivendicante i frutti percetti esistenti presso di lui al 
momento della domanda giudiziale — non pub essere stata quella 
di colpire nel poaseasore l'arriccbimento da lui ricavato dalla 
percezione dei frutti della cosa altrui, bensì quella dì far 
subentrare il proprietario della cosa nel medenmo rapporto di fatto 
(vacua possassio, nel senso dilucidato dal Goiacio, Opera [M'eap.], 
IV, 669 G) in cui, al momento della domanda giudiziale, il pos- 
sessore di b. f. si trova con la cosa stessa e coi frutti considé- 
r<UÌ come accessioni (omnìs causa rei) della cosa fruttifera (c&., 
p. es., C. civ. it., 444, 1). Ora è chiaro che tale tendenza ha po- 
tuto sorgere soltanto in regime di esecuzione forzata in forma 
specifica e che è stata resa ovvia dal procedimento per consegna 
o rilascio vigente in diritto giustinianeo per l'esecuziope di di- 
ritti reali. 

E a circostanze siffatte sono parimenti da ricollegare le 
interpolazioni relative alla * condictio , dei frutti spettante al 
proprietario della cosa contro il possessore di mala fede. In 
diritto classico, data l'applicazione generale delia condanna pé- 
cunìai'ia, tra l'azione reale di revindica e l'azione personale 
di ripetizione dei frutti non sussisteva una differenza pratica 
rilevante come in diritto giustinianeo. La differenza tra loro 
era soprattutto nei rispettivi presupposti giuridici, in quanto 
razione di ripetizione, in antitesi con quella di revindica, pre- 
suppone — a rigore — perduta da parte del proprietario e acqui- 
sita da parte del possessore di m, f. la proprietà dei frutti. Se 
non che non sì deve credere che questo rigoroso criterio di 
legittimazione alla * condictio ,, sostenuto dai corifei della scuola 
proculiana, fosse riconosciuto e applicato con eguale rigore da 
tutti gli altri giuristi romani. Il modo generale con cui parlano 
di ' condioere. Africano (D. 44, 1, 18); Paolo (0. 10, 1, 4, 2; D.22, 
1, 15); Ulpiano (D. 12, 1, 4, 1) induce a supporre che essi ri- 
tenessero sufficiente la ' perceptìo , per ammettere la * cob- 



aB,t,zed.yGOOg[e 



LA «CONDICTIO» DU « PKUCTOd », BCC. 119 

liictio , d«i fratti contro il posgeasore di mala fede. La quale 
opinione potrebbe eesere anche stata provocata da un motivo 
pratioo: dal deaiderio cioè di risparmiare al proprietario — 
astrazioae Catta dall'ipotesi di revindica della cosa fruttifera 
(con la quale egli poteva ricevere anche i frutti) — le lungag- 
gini di ima previa * aotio ad exhibendum . indispensabile per 
stabilire l'individualità specifica dei frutti perenti che avrebbero 
dovuto formare ometto di un'azione di revindica autonoma. 

È chiaro che per tal modo la " condietio , dei frutti veniva 
ad assumere praticamente la funzione di azione Bostiiutiva ddla 
revindica (azione in funzione di revindica) e a rassomigliare, sotto 
questo rispetto, alla ' condietio ex causa furtiva ,. A. questa, 
dol resto — se sì ha riguardo al suo fondamento giuridico — essa 
era assai piii vicina che alle altre forme di " condietio , (azione 
astratta diretta al * dare oportere .di * res certa .) fondate su un 
negozio giuridico (datio, solutio, stipulatio, legatura). Come la 
" condietio ex e. furtiva , è fondata sul * furtnm ., cosi essa 
è fondata sulla ' perceptio mala fide , : atti entrambi inidonei, 
come tali, a produrre un trapasso della proprtetì^ in chi è pas- 
sivamente legittimato alla * condietio ,. 

Una particolarità, infine, della ' condietio , dei frutti, dipen- 
dMite dalla saa struttura processuale di azione di stretto gia- 
dizìo con oggetto determinato (res certa), è che — come attesta 
Paul. 1582 D. 22, 1, 15, dianzi riferito — con essa i! posses- 
sore di mala fede non può essere tenuto a pagare gl'interessi 
dei frutti che egli abbia venduto e trasformato in capitale frut- 
tifero (cfr. D. 23, 4, 4 usurae qnae ex fructibus coUectis et in 
sortem redactìs percìpi possunt). Che nella ' heredìtatis petìtìo . 
il possessore dì mala f. risponda per gl'interessi dei frutti del- 
l'eredità da lui venduti, con decorrenza dal giorno della vendita 
(D. 5, 3,51,l;acontr. C. 3,31, 1, 1; cfr.D. 34, 9, 17. 18pr.; C. 6, 
35, 1, 1), discende come corollario dalla costruzione, che i giuristi 
romani &nno dei frutti percetti, quale accrescimento dell'eredità 
domandata in giudizio (D. 5, 3, 20, 3. 40, 1. 51 , 1 ; D. 36, 1, 46 [44], 
1 inf.; G. 3, 31, 2, 1). Costruzione, codesta, che è resa possibile 
principalmente dall'essere la ' hereditatis petitio , un'azione con 
oggetto indeterminato, poiché 1' ' bereditas , oggetto della * petitio , 
è un ' nomea ìuris ., un tutto suscettibile dì aumento (cfr. 
Cuiacio, Opera [Neap.], IT, 889 A-B ; Savigny, St/stem, Yl, 149 sg.). 



zed.yGOOg[e 



120 BMIUO BETTI — LA. « CONDICTIO > DEI «FROCTOS», ECC. 

La * coodictio , dei frutti, per contro, ha un oggetto ch'è ab 
ìnitio determinato: cioè precisameiite quei frutti che sono stati 
prodotti da una determinata cosa e percetti dal posseseore dì 
mala fede durante quel periodo di tempo per cai egli ne ha 
avuto il possesso. Questi stessi frutti in ncUura ed easi soltanto 
— non i pretta in cui essi possono essere stati trasformati dal 
possessore mediante vendita e non, quindi (dato anche che nella 

* condictio certae pecuniae , fosse possibile tenerne conto), gl'inte- 
ressi che potrebbero ritrarsi dai ' pretia , capitalizzati — sono 
in obligatione e sì indicano quale ' petitum , nella * intentio , 
della formola. Che è proprio il contrario di quanto avviene nella 

* hereditatis petitio ,, in cui ì frutti sono compresi nella ' pe- 
titio , non come tali e a se stanti, bensì quali aumenti della 
coea giudizialmente demandata — aumenti che possono venire 
in considerazione anche sotto forma di ° pretia , produttivi d'in- 
teressi. Anche sotto questo aspetto la ' condictio , dei frutti 
spettante al proprietario della cosa contro il poBsessore di m. f. 
appare, in generale, come un'azione sostitutiva della revìndica 
de' frutti stessi. 

Peraltro, nelle fattispecie esaminate dianzi (§g 1 e 2) la 
" condictio , assume una fìsonomia particolare, che non ha nelle 
altre. In quelle fattispecie, invero, essa nasce da un vero e 
proprio acquisto della proprietà dei frutti da parte del posses- 
sore- di mala fede sulla base della percezione da lui fatta dei 
frutti medesimi. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



' DDl PASSI DEL CABDÀNO, ECC. 



Ooe passi del CirdaBO 
eoneerneBtt Leonardo da Tlnei e l'aviazione 

Nota del Socio eotriipoDdente G. BOFFITO 



Nel moderno fiorire di studi vinciani e aviatorii non riu- 
scirà inutile, crediamo, richiamare l'attenzione degli studiosi su 
dae passi del celebre modico e matematico milanese Girolamo 
Cardano, rìferentiBi a Leonardo da Vinci e all'aviazione. L'uno 
e l'altro mi sembrano per diverso rispetto agualmenta rìle- 
vaotì, quello sovratutto intorno a Leonardo da Vinci, quale al- 
meno si legge, genuino, nel testo cardaniano, non quale passò, 
alterato, da una penna all'altra, dall'uno all'altro scrittore. 

Dell'arte del volare il Cardano tratta in due luoghi diversi ; 
né poteva, aggiungiamo, tralasciale interamente di parlarne, tanti 
sono e pressoché innumerevoli gli argomenti di cui più o meno 
ampiamente si occupa in alcune delle sue opere che sono vere 
e proprie enciclopedie. \el De rerum varietale, opera prina- 
mente uscita a Basilea nel 1557 (per Henricum Petrì, in foglio), 
discute egli un problema aviatorio, che, per quanto sinora tras- 
curato, occupa, come mi lusingo di poter prossimamente dimo- 
strare (1), un posto eminente nella storia dell'aeronautica 
italiana: il problema della colomba volante dì Archita. 

Si pu6 costruire, si domanda il Cardano, una lignea colomba 
sul genere di quella che, come narra Aulo Gellio, fobbrìcò Ar- 
chita, la quale voli di per se? Degli automi che, mossi da interno 
meccanismo, ai muovevano e passeggiavano sopra la tavola, ne 



(1) Nella ristampa della mia AeroHauliea in Italia, gludio ttorico-Ublio- 
grafico, che fe presentemente in prepanuione. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



122 a. BOFFITO 

aveva egli veduti bensì, e anche degli uccelli meccanici che 
volavano, legati peri) ad una fune (specie forse di aquiloni) ; ma 
uccelli che volassero da sé, per virth propria, non era mai riu- 
scito a vederne. Giudica egli tuttavia che, sebbene con difficoltà, 
causata sovratatto dal peso dell'apparato motore, si possa riu- 
scire allo scopo mediante una spinta iniziale e col favore del 
vento (che giunge a far volare perfino le oche), quuido si co- 
struisca la colomba di materia leggiera, la si fornisca di grandi 
ali e s'inserisca nel suo interno un meccanismo d'orologerìa che 
ne faccia sbattere le ali. * Quaeri solet (trascrìvo dalla edizione 
Henrìcpetrana di Basilea, 1581, in-8 picc, caratt. cors., con ta- 
vole, lib. Xll, p. 752) an columbam ligneam qualem Àrchitam Ta- 
rentinum ex Oellio alibi narravimus fabricaese, tacere liceatP Sci- 
licet quae sponte volet, ubi tamen quieverit, immota maneat? 
Nani imagines statuasque ambulantes super mensam rotarum 
abditanim vi alìquoties vìdìmus; volantem etiam avem, sed 
funi inBÌtam, per se nondum. Ergo quae se sponte elevet, vìx 
fieri potest, quoniam firma oportet esse vincula quae moveant 
atque ideo graviora quam ut agi propriis possint virìbua. Mota 
vero ab inìtio et impulsa et maxime vento flante secundo, oh 
alarum magnitudinem et vim rotarum quae illas agat nihil pro- 
hibet. Conveniat igitur levìtas corporìs, alarum magnitudo et 
robur rotarum atque venti auxilium, quod et anserea et gra- 
viores aves non negligunt, ut columba evolet certo ordine ,. Il 
Cardano sembra anche aver intuito la forza elevante del fooco, 
ma non gli pare che sarebbe questa la miglior via da tenersi 
in pratica, perchè poco duraturo è ii fuoco, ne si pub aggiun- 
gere troppo combustibile per via del peso che verrebbe natural- 
mente a crescere. Segue egli infatti a dire: * Incerto (ordine) 
autem ignis vi, quemadmodum et Ismpades (evolabit). Sic 
enim et sponte se elevabit et alas movebit, aed statim desinet, 
quoniam ignis non manet; et materiam cìtra pondus snppeditare 
non licet ,. 

Ma qui, come pure altrove nel De rerum varietate, non è 
parola, per quanto a me consta, di Leonardo da Vinci ; il cui nome 
ricorre invece almeno due volte, e una in argomento aviatorìo, 
nell'altra più famosa opera cardaniana che s'intitola De subii- 
litote, uscita per le stampe una diecina d'anni prima, nel 1550, 
a Norimberga (apud Io. Fetreium, pur essa in foglio). 



D,B,t,zed.yGOOg[e 



DUB PASSI DEL CA.BDANO CONCBKNBNTI LEONARDO DA VINCI, ECC. 123 

Gli stadi di Leonardo sugli apparecchi di volo, a cui iniaero 
capo le sue diuturne esatte e acute oaservazioni sul volo degli 
uccelli, sono generalmente noti oggi, dopo le perspicue e dotte 
pubblicazioni del senatore Luca Beltratni. Ma già prima d'ora 
non eraii mancati degli scienziati che vi accennassero e varia- 
mente li illustrassero. Tra questi a me piace qui rammentare 
Gilberto Oovi, onore e lume della nostra Accademia, il quale per 
primo s'accorse, net 1881, che nel manoscritto vinciano B, conser- 
vato nella Biblioteca dell'Istituto parigino, e che Carlo Ravaisson 
8Ì accingeva proprio allora a pubblicare, si conteneva uno schema 
di elicottero accompagnato dalle seguenti presiose note dichia- 
rative di mano di Leonardo: (accanto) " L'estremità di fuori 
della vite sia di ferro grosso una corda e dal centro al cerchio 
sia braccia 8 ,. (sotto) ° Trovo se questo strumento fatto a vite 
sarà ben fatto, cioè fatto di tela lina, stoppata i suoi pori con 
amido, e voltato con prestezza, che detta vite si fa la femmina 
dell'aria e monterà in alto. Piglia lo esempio da una riga larga 
e sottile e menala cqn furia in fra l'aria: vedrai esser guidato 
il tuo braccio per la linea del taglio della detta asse. Sia l'ar- 
madura della sopradetta tela di canne lunghe e grosse. Puossene 
fare uno piccolo modello di carta che lo stile suo sia di sottile 
piastra di ferro e torta per forza e nel tornare in libertà farà 
volgere la vite (e. 83) „ . II Govi diede subito notizia della sua 
scoperta nei * Comptes rendus , dell'Accademia delle Scienze 
di Parìgi (t. LXXXIII, juillet-décembre 1881, p. 400-402, con 
2 Sg,, Sur une tri» ancienne appUeation de l'hélice camme organe 
de propulaion: note de M. Govi), riproducendo il disegno leonar- 
diano e aggiungendovi quello del paracadute (che il professore, 
ed oggi senatore, Giuseppe Colombo aveva illustrato nella di- 
chiarazione della tavola XVT, fo. 372, del Saggio delle opere di 
L. da V. Milano, Tip. di Giovanni Ricordi, 1872, in foglio) 
desunto dal Codice Atlantico dell'Ambrosiana, dove si trova 
accompagoato dalla dichiarazione: ' Se un uomo ha un padi- 
glione di panno lino intasato che sia 12 braccia per faccia e 
alto 12 pota-à gettarsi da ogni grande altezza senza danno 
di sé ,. Spettava peraltro al Beltrami, dopo il Colombo, il 
trarre alla luce definitivamente e l'illustrare i veri e propri ap- 
parecchi di v<^o escogitati da Leonardo, quali risultano dai 
disegni e dalle note del codice Atlantico, cioè: due tipi dì appa- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



124 Q. BOFFITO 

recchio, cbe potremmo denominare icariano, consistente nell'ag- 
giunta all'organiBino umano del sussidio di due grandi ali diret- 
tamente manovrate dalla forza muscolare dell'uomo, e un terzo 
apparecchio che più si avvicina agli aeroplani o velivoli moderni 
ma a differenza di questi aveva le ali mobili, ed è chiamato 
dai francesi avion. 

Ma volò davvero Leonardo? Lasciamo stare le tradizioni, 
che nel caso presente, trattandosi di appurare un fatto concreto, 
poco giovano e possono esser nate dalla notizia propalatasi dei 
diuturni molteplici studi vinciani sul volo. E diciamo cob^, perchè 
una tradizione accennata dal Solmi {Leonardo, p. 157, Firenze, 
Barbèra, 1907) lo farebbe Incominciare i suoi esperimenti a 
Milano nel giardino del duca Galeazzo, e un'altra tradizione 
glieli farebbe riprendere a Firenze, sulla collina di Fiesole e 
precisamente sul brullo monte Ceceri, donde ' doveva partire 
narrerebbe anche oggi la tradizione popolare, un grande cigno 
che poi scomparve e niuno potè mai rivedere , {ib., p, 158). 
Vediamo piuttosto i dati che ci forniscono i manoscritti di Leo- 
nardo, che non mancano, com'è noto, di preziose indicazioni bio- 
grafiche, e le attestazioni, se ve n'ha, dei suoi contemporanei. 

Certo il grande pittore fu nel 1506 a Fiesole: eì fosse an- 
dato, come il Solmi suppone, a rinfrancarsi lo spirito turbato 
dall'immane disastro toccato alla sua Battaglia di AngkiaH che 
appena finita di dipingere nella gran sala del Consiglio in Pa- 
lazzo Vecchio con un nuovo processo di mestica imparato da 
Plinio, s'era cominciata a staccare e a cadere dalla parete, o 
vi si fosse recato per altra ragione, a noi ignota (per trovare, 
ad esempio, Alessandro Amadori canonico di Fiesole, fratello 
della sua buona prima matrigna), è ben certo che nel 1506 fu a 
Fiesole, leggendosi in un luogo dei suoi manoscritti riferito dal- 
l'Amoretti {Memorie storiche su la vita, gli studi e le opere di 
L. daV., p. 91; Milano, Gaetano Motta, 1804, in-8, con tavole) 
sotto la data de) '5 (1505, cioè 1506 in istile comune) ad£ 14 di 
marzo, questa osservazione: " Quando l'uccello ha gran lun- 
ghezza d'alie e poca coda e che esso si voglia inalzare, allora 
esso alzerà forte le alie, il qual vento facendosegli intorno lo 
spingerà molto con prestezza, come il cortone uccello di rapina 
ch'io vidi andando a Fiesole dopo il locho di Barbiga ,.E pure 
probabile che dì quel medesimo tempo siano le note che si leg- 



zed.yGOOgle 



DUI PASSI DBL CARDANO CONCERNENTI LEONARDO DA VINCI, ECC. 125 

gono nella seconda cartA del codice vÌDciano del volo, già ap- 
part«Deat« a Giacomo Manzoni di Lugo, ampiainente descritto 
da Gustavo TTzielli nella seconda serie delle ane Bieerche intomo 
a L.da F. a pag. 401 sgg. (Roma, Salviucci, 1884): " Dal monte 
[Cecero] che tiene il nome del grande uccello [cecero = cigno] 
piglierà il volo il famoso uccello che empirà il mondo di sua 
gran fama ,. * Piglierà il primo volo il grande uccello sopra 
del dosso del suo magno Cecero, empiendo l'universo dì stupore, 
empiendo di sua fama tutte le scritture e gloria eterna al nido 
dove nacque ,. Sono note che danno a divedere una ferma in- 
crollabile fiducia in Leonardo, che la sua macchina aviatoria, 
così amorosamente studiata in tutti i piii minuti particolari, 
come ne fanno fede i disegni del codice Atlantico di ce. 302 v, 
308 p, 314 r più volte riprodotti dal Beltrami (1), avrebbe ri- 
sposto a tutte le esigenze pratiche e ai sarebbe davvero librata 
in aria, come un grande mirabile uccello umano, dall'alto della 
collina di Fiesole. 

Ma ogni tentativo riuscì vano e Leonardo dovette a malin- 
cuore rinunciare al sogno lungamente accarezzato. Giacché ten- 
tativi certo ce ne furono, e più probabilmente a Firenze ohe 
altrove : si può asaerìrlo con piena sicurezza. Uno sperimentatore 
come il Vinci, tanto innamorato della scienza da trascurare per 
esaa alno l'arte sua, non era uomo da lasciar le cose a mezzo 
o da indietreggiare davanti a qualsiasi ostacolo; e d'altronde 
abbiamo l'attestazione di Girolamo Cardano, che, scrivendo alla 
distanza di meno di mezzo secolo, merita piena fede. Il passo 
del Cardano, sperso com'è nel mare magnum del suo De svbtv- 
litote, è stato sinora malamente citato, più che altro a orecchio, 
e quindi alterato, mentre sia per Leonardo, sia in genere per 
la storia dell'aviazione ha aingoiar valore. Ecco pertanto quanto 
si legge nel libro XVII del De aubtilitate, che tratta de artibus 
artificioaisque rebus (della bussola, della polvere da aparo, del- 
l'arte tipografica, delle tre arti figurative, ecc.) : ' Et quamquam 
haec per se magnae subtilitatìa esempla sint, pleraeque tamen 
nobiliorum artium ferme latent, tum oh rerum proprietatea ignotaa 



(1) Si veda di lui, ad eiempio, L'a«roplano di Leonardo in Leonardo 
pa Vinci: eoi^erenxe fiorentine, HiUao, Treves, 1910, pp. 318-328. 



zed.yG00g[e 



126 0. BOFFITO 

adhuc, tum quia aubtiliori inveotione indigent. Suot autem quae 
latent, ut: vitri tenacia facieadi ratio; thesanrorum inventio: 
stridorem dandi agri; ab albo p)uinbuin aufer«idi ; effodiendi un- 
deqnaque utilea res; tranemutandi colores; perfecta ratio per- 
inutandi cormptnm viaum in acetum, quae inventa mea aetate 
mea etiam aetate periit, tametai multa non inutilìa supra tra- 
diderimus; diguoscendi rerum proprìas vires; ars proferendae 
in longum vitae, de qua supra dìximua; materiam focere quae 
machinarum ignearum vi resistàt; volandi ineentum, quad nuptr 
tentatum a duobus, illis pessime eessU : Vincius, de guo supra di- 
ximus, tentavU^ et frustra, hic pictor fuU egregius; super omnia 
Tirydatis magia ob quam a Nerone ingenti pecunia et Armeniae 
regno donatus est, dum ea docet facere quae fieri nequeunt , 
(De subtilitate, Lugduni, apud Bartholomaeum Honoratnm, 1580, 
pag. 579). Com'è cbiaro anche alla prima lettura, il Cardano 
parla anzitutto dì due sfortunati aviatori del suo tempo (* nuper ,) 
dei quali soli dice che male loro intervenne (* illis pessime 
cessit .), poi di Leonardo, del quale dice soltanto che invano 
(" frustra ,) tentò di volare. D'altronde l'inciso ' illis pessime 
. cesait , che è stato dal Solmi (1) e da altri applicato a Leo- 
nardo, non ai può, oltreché per il contesto, applicare al Vinci 
anche per la ragione del tempo diverso a cui si riferisce; poiché 
mentre il Cardano accenna qui a uno sfortunato recente (" nuper,) 
tentativo aviatorio, parlando poco prima, nel medesimo libro, del 
Vinci, scrive: ' praeclara illa totius humani oorporis imìtatio 
iam pluribm ante annis inchoata a Leonardo Vincio fiorentino 
et pene absoluta . (pp. 57S-74). Il pasao è anche importante 
perchè da esso si raccoglie qual era l'opinione del Cardano in- 
torno all'aviazione: arte non tmpoaaibile, non inutile (che allora 
l'avrebbe collocata nel libro 15° che tratta * de incerti generis 
aut inutilibus subtilitatibus ,), ma immatura per quel tempo: 
ed era il miglior giudizio che se ne potesse dare, chi tenga 
presente come allora fosse nella sua prima in&nzia la mec- 
canica. 



(1) * Solo Girolamo Cardano nel suo Dt gubtiìUtUt scrìve con oscura 
fhue; ' anche L. da V. tentò di volare, ma mal gU intervenne: era gronde 
pittare ',. Op. cit., p. 157. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



DDE PASSI DSL CAEDANO CONCBftHBNTl LEONARDO DA VINCI, ECC. 127 

Resterebbe a vedere chi fossero ì due sfortanati aviatori 
che all'epoca della composizione dell'opera cardaniana (1) fecero 
coA cattiva prova; ma su di questi, invece di poter fornire io 
notizie e schiarimenti agli altri, lo aspetto dagli altri di rice- 
verne (2). 



(1) A scrivere il Dt siAtUitaU il Cardano avrebbe impiegato eoli otto 
meei, ma impiegò poi vari anni a corre^ere e migliorare la gtta opera. 
NiciBOH, Mimoirta, XIV, 267. 

(2) Nessun lume si può ricavare dall'edizione delle Optra omnia del 
Cardano, Lione, 1668, la quale non è accompagnata da note di sorta 



L'Accademico Segretario 
Ettobb Stampihi 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



DiBumd, Google 



SAVERIO BELLI 

to II 15 amia lUt, aorta U 1 tptUa 1(11. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



DiBumd, Google 



ATTI 



REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE 

DI TOKINO 



mBBUOATI 



DAGLI ACCADEMICI SEGRETARI DELLE DDE CLASSI 



Toi,. LV, Disp. 8-, I9I9-IM0 



TOaiNO 
Librerìa FRATELLI BOOOA 

VU Culo AUNTto, B. 

1920 



DiBumd, Google 



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CLASSE 

SCIENZE PISECHE, MATEMATICHE E NATURALI 



Adunanza del 14 Dicembre 1919 



PRESIDENZA DEL SOCIO PROF. COHH. ANDREA NACCARI 
PRESIDENTE DELL'ACCADEMIA 



Sono presenti i Soci D'Ovidio, Direttore della Classe, 
Salv ADORI, Seore, Peaho , Jadanza, Foà, Guidi, Mattirolo, 
Grassi j Sohioltana , Ponzio , Sacco , Majorana e Paboha 



Si legge e si approva l'atto verbale della precedente 
adunanza. 

Il Presidente comunica una lettera del Commissario pre- 
fettizio aig. Conte Olgiati che annunzia di avere assunte le 
funzioni di AmmÌDÌstratore del Comune di Torino. 

Il Socio Grassi presenta in omaggio la quarta edizione 
(voi. I) del suo Corso di Elettrotecnica; ed il Socio Peano pre- 
senta pure come omaggio, per incarico dell' A. prof. L. Berzolari, 
nostro Socio corrispondente, il Manuale di Geometria analitica 
(I. Il Metodo delle Coordinate) e ne fa gli elogi. Il Presidente 
ringrazia. 

Presentazione di Note, che sono accolte per la stampa 
negli Atti: 

dal Socio Sacco, Le OBciUazioni glaciali; 
Atti dtaa R. Aeeademia — Tol. LT. 9 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



130 

dal Soci') Jadanza, / concetti ntoderni 3uUa figura mate- 
matica della Terra. Appunti }>er la storia della geodesia. Nota nona, 
n divario fra l'ellissoide e la terra fluida, dell' Ing, Ottavio 
Zanotti-Bianco : 

dal Socio Pabona, Osservazioni eristallografìehe suWaz- 
zurrite di Gonnesa (Cagliari), della dott. Fausta Balzac. 

Raccoltasi poscia la Classe in seduta privata procede alia 
votazione per l'elezione del Segretario della Glasse ed è rìcoD' 
fermato per un nuovo triennio il Socio Carlo Fabrizio Pabona, 
salvo l'appruvazione ^5ovrana. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LUIGI ZOPPKTTI — L ABITO FOGLIARE, ECC. 

LETTURE 

L'abito fogliare neile siepi df Ligostni 

Nota del Dott. LDIQl ZOPPETTI 



Argomento di questo studio, suggeritomi dall'ilLmo prof«B- 
sore 0. Mattirolo, che amorosamente mi guidò nel lavoro, è la 
profonda variazione di abito fogliare che presentano i LiguUri 
delle numerose siepi ornamentali dei giardini torinesi in con- 
fronto di quelli che crescono all'Orto Botani«o o dovunque il 
loro libero sviluppo non è soverchiamente contenuto da name- 
rose potature (1). Le numerose osservazioni che riferisco bre- 
vemente, rivelarono diversi ordini di fenomeni indipendenti, che 
però convergono nel loro complesso a dar la ragione del fatto 
che mi son proposto di spiegare. 

1. — La caduta delle foglie. 

La differenza fra le siepi potate e i Ligustri cresciuti libe- 
ramente prende speciale rilievo all'inoltrarsi dell'inverno, perchè 
mentre il processo della caduta fogliare sembra iniziarsi ugual- 
mente, piti tardi si fa evidente il contrasto fra gli arboscelli 
dai lunghi rami scheletriti e le siepi densamente fogliose. Se- 
guiamo le modalità della caduta fogliare: cadono prima, sempre, 
quelle alla base del ramo, poi man mano le altre. È la regola 
generale: le foglie piìi vecchie, le prime sbocciate dalla gemma. 



(1) La sistematica dei Li^atri non è ancora ben stabilita daf^U Au- 
tori : ciò spiega come le deoominazioni dei Giardinieri siano tra loro in 
allegra discordanza. La npecie ornamentale più diffusa da noi e a cui spe- 
cialmente si riferisce questa Nota è il L. otalifolium Basikarl (* Catal. hort. 
Bogor, „ 1844). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



!32 LOTai zoppam 

precedono nella caduta le superiori, piii giovani; e anche nei 
Ligustri più spogli è rara la scomparsa totale di questi ultimi 
rappresentanti degli organi assimi latori. Qrande influenza su 
questo fenomeno esercitano l'esposizione e la località in cui sì 
trova la pianta. Ligustri cresciuti liberamente, ma ben protetti 
da alti muri di cinta, si conservano densamente fogliosi tutto 
l'inverno. Anche gli Autori sono abbastanza concordi nel rico- 
noscere alle foglie del Ligustro la capacita di svernare (1). 

Facciamo ora un primo rilievo: i soggetti non potati hanno 
rami lunghetti e foglie piuttosto discoste: poche che ne cadano, 
la pianta appare sfrondata. Invece nelle siepi potate, ricche di 
rami brevi dalle foglie accostate, la caduta delle inferiori, quasi 
nascoste dalle superiori, non è resa manifesta da un cambiamento 
nell'aspetto delia chioma. Kon saremmo però nel vero se con- 
eludessimo affermando che il simpatico carattere ornamentale 
delle siepi potate non dipenda mioimamente dalla minor cadu- 
cita delle foglie, perchè le osservazioni continuate attraverso 
l'irrigidirsi dell'inverno dimostrano che nei soggetti molto potati 
la caduta fogliare si svolge con intensità molto minore. Prima 
però di dare a questa maggior persistenza il valore d'un pro- 
blema anatomico o fisiologico, cerchiamo di trovar una spiega- 
zione in fatti d'ordine generale e ben noti. Essendo la caduta 
delle foglie in relazione con l'età loro, bisogna anzitutto stabi- 
lire se le foglioline delle siepi in esame non siano da ascrivere 
a periodi diversi di fasi vegetative in confronto delie foglie dei 
Ligustri liberi. I giardinieri m'assicurarono che le siepi più belle 
vengono potate ripetutamente, anche in agosto e settembre; e 
la pianta reagisce sempre, sviluppando anche tardi le sue gemme 
nelle foglioline tipiche, il cui ulteriore sviluppo viene poi l'in- 
verno ad arrestare. 

Il Ligustro non è, rigorosamente, una pianta sempreverde 
{itnmer-ffrune); solo, le sue foglie sono più o meno svernanti 
{tointer-ffrUne}. Quando, infatti, col risveglio delta vegetazione si 
aprono le prime gemme, le foglie che mantennero verde la siepe 



(1) Per i Frauoesi e gli Ingleai questa proprietà sarebbe caratteri etica 
di lina varietà del L. vulgare (L. tempervirens), ia&aeuiati forse da Miller 
(' The Gardner's Diotion. , Loodon, 1768) ohe vide una specie distinta 
(£>. Ilulieum) nel comportamento che ha da noi questa pianta. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



l'abito FOOUARS NBLLE siepi di l-iaOSTBO 133 

durante l'inverno ecoropaìono rapidamente, e non per il svilito 
meccaDÌstno, ma per un processo di marceBcenza che le investe 
dai margini, tanto più là dove il gelo le aveva maggiormente 
colpite conferendo loro una tinta bruno-cupa. 



2. — Grandezza e forma delle foglie. 

Le dimensioni fogliari del Ligustro variano grandemente; 
anche Schneider C. (" 111. H. d. Laubholzkunde ., Il, pag. 794) 
osserva che con foglie di mm, 90 X 25 se ne trovano di 
mm. 15 X 10; io ne misurai anche dì piìi granii e di più piccole. 

Quello però che desta pHiticotare interesse non è la varia- 
bilità di dimensioni, ma piuttosto un fatto di vera eterofillia, ài 
cui nessun accenno ho trovato nella letteratura (eccetto forse 
ScHLEGHBNTAL. Floro Berolifi., 1823, (, pag. 3), e che consiste in 
un passaggio dalla forma tipica ovato-acuta ad una forma ovato- 
ottusa fino a quella obcordata (I). Il rapporto numerico della 
lunghezza alla larghezza del lembo fogliare esprime nel modo 
più semplice questa discordanza di forme. Le numerose misu- 
razioni fatte mi diedero tutti ì valori intermedi tra quelli mas- 
simi e quelli minimi, e di nessuno di questi valori notai una 
frequenza rimarchevole. Conclusi pertanto che il passaggio alle 
due forme estreme è graduale, ed esclude l'esistenza di due 
tipi distinti pur legati da forme di passaggio, perchè l'esistenza 
di più forme fondamentali sarebbe certo rilevata dalla maggior 
fiequenza di determinati rapporti. Il valore massimo è raggiunto 
dalle foglie più acute e più grandi (2,6), e si scende, con le foglie 
smussate, fino ad l,i. 

Il vero fatto notevole che fu messo in evidenza dalle os- 
servazioni predette è che la variazione di grandezza e di forma 
è legata alla posizione della foglia sul ramo, indipendentemente 
dal maggiore o minor sviluppo del ramo stesso. Alla base stanno 
sempre le foglie più smussate e anche, rispetto alle superiori, 



(1) fatti spiccati dì dimorSsmo fot^liare ai riscontrano in parecchie 
altre Olettcee, con profonda alUraiiont nel contorno del lembo; di esii non 
mi lODO occupato, perchè penso appartengano a tutt'altro ordine di fé- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



134 LUIGI ZOPPBTTI 

più piccole; salendo lungo il ramo le foglie diventano gradual- 
mente più acute e anche piìi grandi. Questa constatazione ìndi- 
Bcutìbile che si può fare in qualsiasi nostro Ligustro, potato o 
no, ci porta a istituire un problema a parte indipendente dai 
fenomeni peculiari alle siepi assai potate. Molte circostanze in- 
ducono a porre in relazione le foglie piccoline smussate con le 
perule della gemma, e fanno nascere il dubbio che, esaurito il 
loro ufiìcio protettivo, alcune perule nel caso nostro, invece di 
cadere, persistano più o meno assumendo le funzioni d'una foglia 
{perule- foglie). Le perule piii interne {3° i' paio) hanno lo stesso 
contorno lanceolato delle foglie superiori; ma nella parte ante- 
riore, in punta, gli elementi verdi sono alterati per un certo 
tratto, che delimita, internamente, il contorno caratteristico delle 
foglie ob cordate. 

Una netta distinzione fra perule e foglie manca nel Ligustro ; 
dopo le prime due o tre paia, che sono scaglie brunastre ca- 
duche, appare una coppia che nella porzione basale, rimasta 
protetta dalle squame esterne, rinverdisce e cresce alquanto, 
mentre la porzione esterna apicale, esplicante la funzione pro- 
tettiva e pigmentata, muore e ai distrugge; ecco così comparse, 
alta base del ramo, due foglioline obcordate. Le perule (o foglie) 
più interne acquistano sempre meglio l'attitudine a svilupparsi 
in nomofillì; la parte anteriore di esse, che nella gemma restava 
scoperta e pigmentata, va sempre più riducendosi, e di conse- 
guenza il processo di mortificazione che prima intaccava la foglia 
fino a renderla obcordata, s'approfondisce poi sempre meno, fino 
a lasciare intatto il contorno primitivo della foglia ovale-lan- 
ceolato. 

In appoggio a questo modo di vedere sta. pure la consta- 
tazione che, come tetrastiche sono le perule, tali sono pure le 
foglie d'un ramo appena sbocciato, e, quasi sempre, quelle dei 
brevissimi rami dei soggetti molto potati; piìi tardi Ìl ramo, 
sviluppandosi notevolmente in lunghezza, porta le foglie in po- 
sizione distica, ma un paio alla base ricorda quasi sempre la 
disposizione primitiva. 



zed.yGOOg[e 



r. ABITO FOOLURB NBLLB SIEPI DI LlaOSTKO 



3. — Anatomia delle foglie. 

Se le ripetute potature hanno per effetto non soltanto di 
metter in maggior evidenza o di modificare dei fenomeni che 
avvengono normalmente nel Ligustro, ma producono un fatìo 
nuovo, questo non deve certo sfuggire alla ricerca anatomica. 
Lo studio dei tessuti fogliari non mi presentò alcunché di par- 
ticolarmente interessante; si tratta sempre del comune tessuto 
a palizzata, generalmente a due strati e che occupa circa due 
terzi della sezione. Un po' più interessanti sono i dati riguar- 
danti lo spessore dells foglia: & un fatto costante ohe, sullo 
stesso ramo, lo spessore fogliare cresce iindando dal basso al- 
l'alto a quel modo che crescono pure le dimensioni del lembo. 
Le osservazioni fatte su individui o rami diversi e foglie di vario 
tipo danno risultati cosi vari che non permettono di risalire a 
nessuna legge costante. 



4. — La formazione della siepe. 

Solo dopo molti anni le siepi di Ligustro acquistano quel 
carattere ornamentale che diede fondamento a questo studio; le 
forbici del giardiniere s'esercitano su di esse parecchit: diecine 
di volte prima che i virgulti diritti e largamente fogliosi si la- 
scino sostituire dal cespuglio che ricorda il mirto. E qui è il 
caso di mettere in rilievo la vigoria di questo arbusto che a 
quattro o cinque potature annuali risponde con produzione esu- 
berante di rami e foglie, e trova facilmente condizioni favore- 
voli a germogliare: pochi giorni dì serra bastano a rinverdirne 
un ramo anche in gennaio. Questa facile succtssione di quie- 
scenze e di risvegli delle gemme, sì normali che avventizie, è 
resa manifesta dal ripetersi, su di uno stesso ramo, della seria- 
zione fogliare tipica che abbiamo studiato più sopra; cosicché 
alcuni rami dell'annata, lunghi anche 40 cin,, possono presen- 
tare ogni tre o quattro coppie di foglie normali acuminate un 
ritorno brusco alla perù la- foglia, piìi piccola e smussata. La 
figura annessa mostra assai bene quanto siam venuti ora espo- 
nendo e illustra nello stesso tempo il esso di eterofillia di cui 



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136 LDIOI ZOPPBTTI 

e'è parlato a lungo. Il piccolo ramo in basso mostra assai bene 
la seriazione dalle perule-foglie a quelle normali. Nell'altro ramo 
piti lungo è facile osservare la successione di tre fasi vegeta- 
tive della gemma terminale: nella prima, corrispondente al ri- 
sveglio dopo il riposo invernale, è anclie molto evidente la dispo- 
sizione tetrastica; questa appare 
meno nelle altre due fasi, dove 
però la presenza di nodi sotto 
le foglioline del tipo cordato 
significa che te prime perule- 
foglie sono presto cadute. 

La storia d'una siepe sugge- 
risce alcuni naturali rilievi. Gli 
apici vegetativi dei virgulti pri- 
mitivi furono asportati dalla po- 
tatura; le gemme sottostanti al 
taglio avrebbero dovuto teorica- 
mente sviluppare rami vigorosi 
a foglie grandi, ed è questo in 
realtà l'effetto cbe la potatura 
produce nelle siepi giovani, " in 
formazione ., che appaiono perciò 
sempre coronate da lunghi getti 
dalle foglie grandi, e anche Del- 
l' interno della siepe parecchi 
rami indisturbati ai slanciano 
discretamente e portan foglie di 
notevoli dimensioni. Ma le po- 
tature ripetute nell'annata stessa 
e nelle successive obbligano a svilupparsi le gemme sotto- 
stanti; queste, essendo in istato di sviluppo meno avanzato, 
non possono formare che rami meno vigorosi e foglie più 
ridotte. Si direbbe anzi che la potatura insistente, invece di far 
convergere i msterinli nutritizi nelle prime gemme sotto il taglio, 
provochi, dirò così, un'esplosione di tutte le gemme del caule 
per modo che la capacità vegetativa della pianta si fraziona in 
numerosi rami : il loro sviluppo non può essere quale lo rag- 
giungerebbero se fossero molto più pochi. Ne credo sia da tras- 
curare la tendenza di questa pianta a produrre abbondanti in- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



l'abito FOOLIARB KELLE siepi di LIOUSTRO 137 

fìorescenze: qualcuna ne presenta anche a dispetto delle forbici. 
Ne conseguirebbe quanto lo stesso prof. Mattirolo (1) (studiando 
un argomento di ben più alto interesse per l'agricoltura) ebbe 
occasione di constatare, clie cioè ' l'asportazione continuata dei 
fiori provoca uno sviluppo straordinario del sistema vegetativo ,. 

Tutto ci porta a pensare ad un fenomeno di correlazione, 
analogo a quello per cui un giovane faggio devastato dalle capre 
assume la nota forma cespugliosa caratteristica. È principio 
ammesso in fisiologia che una riduzione numerica di rami e di 
foglie porta per riflesso allo sviluppo di rami e foglie piti grandi ; 
a me pare che ne consegua anche il principio inverso, che cioè 
un aumento nutnerico debba apportare una riduzione nelle di- 
mensioni, 

Hiasaumendo, la siepe acquista lentamente il suo valore 
ornamentale in quanto che i rami, contenuti sempre nei loro 
tentativi d'espansione, si lasciano raggiungere dai germogli delle 
gemme più arretrate; la moltitudine di questi nuovi ramoscelli, 
arrestata a sua volta, s'infoltisce con lo sviluppo di-altri ancor 
più brevi, e ne risulta un groviglio di getti cortissimi, vera 
rete vivente su cui si stende la zolla sempreverde delle foglie 
piccoline. 

CONCLUSIONE 

1° Comune a tutti i Ligustri e non peculinrità di quelli 
coltivati a siepe è un caso di etero/illin, che, dopo quanto s'è 
osservato, trova una spiegazione molto semplice nel passaggio 
graduale dalla perula alla perula-foglia e alla foglia normale. 

2" L'abito fogliare dei Ligustri nelle siepi ben formate non 
importa ne profonde alterazioni fisiologiche, né comparsa di 
ii,uove forme anatomiche. Neppure si deve diro che le foglie 
della siepe siano pììi atte a svernare. Là dove la siepe sente 
piii forte il rigore dell'inverno spesso si sfronda completamente, 
mentre non di rado una buona esposizione mantiene fogliosi i 



(1) 0, Mattirolo, Sulla influenza ckt Vtstirpaz. dei fiori taereUa itti U 
bereoli tUtle leguminote. Genova, 1900. 



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138 LDIGI MPPETTI — L'ABITO FOOUABE, ECC. 

Ligustri espansi liberamente. Pure circostanze ««terne favori- 
Bcono nella siepe la persistenza delle foglie, e ia protezione che 
altrove danno i muri o le piante vicine, qui sta nel groviglio 
stesso dei rami : specie di auto-protezione, che la densità della 
siepe, maggiore perifericamente, esercita su tutta la pianta, re- 
sistendo efficacemente ad una rapida penetrazione del gelo. Altro 
motivo, anche più importante, è che gran parte delle foglie 
della siepe son sbocciate piìi tardi, sono piti giovani e in con- 
seguenza più persistenti. 

3° La riduzione delle dimensioni dei rami e sopratuUo delle 
foglie è l'unico fatto che caratterizza ì Ligustri coltivati a siepe. 
L'associazione costante di questi due dati dimostra che le stesse 
cause che frenano lo eviluppo del ramo arrestano pure l'espan- 
sione delle foglie. Questi brevi rami (1-2 cm.), con poche paia 
di foglie, han tutta l'aria di gemme appena sbocciate ; e infatti 
le foglioline che tengon verde la siepe nell'inverno provengono 
da gemme risvegliatesi tardi, in agosto o settembre, ne e raro 
trovare rami minuscoli all'ascella di foglie più grandi e certa- 
mente più vecchie, che a loro volta son nelle stesse condizioni 
rispetto ad altre sottostanti. Ecco cosi una 

prima spiegazione: Sami e foglie dalle proporzioni ridotte 
perchè sviluppatisi tardi, e arrestati dal freddo nel loro svi- 
luppo. Una 

seconda spiegazione (che trova essa pure fondamento nelle 
osservazioni fatte) l'abbiamo richiamandoci a quelle formazioni 
non infrequenti che sono il prodotto dì gemme dette dagli Autori 
' avventizie ,, non originate da merìstemi primari e quindi 
assai meno vigorose. Le ripetute potature, sopportate dai ZA- 
gustrum fino al limite estremo, provocano tutta una ramificazioni 
che direi pure avventizia, è che deve necessariamente presen- 
tarsi in proporzioni ridotte. 

Questo è ii segreto delie siepi deliziose, che se non arreca 
un contributo dì novità alla scienza, è però una riprova della 
Arrendevolezza con cui le piante si trasformano per l'uomo in 
pure sorgenti di gioia. 

Torino, lugUu 1919. Laboratorio del R. Orto butRuic-o. 



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FBDB8IC0 SACCO — LE OSCILLAZIONI GLACIALI 



Le Oseillazìoni glaeiali 

Nota, del Socio nazionale reiidente Prof. FEDERICO SACCO 
(con Dna tavola) 



Non è lontano il tempo in cui ai credeva che i ghiacciai 
delle nostre montagne fossero masse fisse, costituenti ammanti 
immobili, più o meno ampi; come pure si credeva c)ie nella 
Storia della Terra si fosse verificata ima sola Epoca glaciale, 
quella famosa che precedette il grande sviluppo dell' Umanità 
sulla Terra. 

In questi ultimi anni le minute osservazioni degli studiosi 
dei fenomeni alpini, nonché le pazienti ricerche dei geologi in 
tatto le regioni del mondo, hanno poco a poco svelato una tale 
quantità di importanti fatti glaciologici, recenti ed antichi, che 
il concetto sul glacialismo terrestre si è profondamente modi- 
ficato, anzi quasi totalmente mutato. 

Qiacchè oggi possiamo con sicurezza considerare il glacia- 
lismo come partecipante anch'esso, e nel modo pib chiaro, a 
quella legge generale delle oscillazioni ritmiche, più o meno 
regolari, la quale dirige ì fenomeni dell'Universo. 

Inoltre devesi ricordare che, mentre gii studiosi di fenomeni 
geologici constatavano i movimenti dei ghiacciai terrestri, gli 
Astrofisici scoprivano pnre oscillazioni di sviluppo nelle calotte 
glaciali polari di alcuni globi celesti, specialmente di Marte, 
meglio COSI confermando l'universalità del fenomeno. 

Sembra quindi ora opportuno di considerare con occhio sin- 
tetico questo complesso di fenomeni glaciologie], da quelli spe- 
ciali, minuti, di ordine inferiore e di breve durata, au su attra- 
verso a quelli sempre più importanti, piii estesi e di più lungo 
sviluppo, sino a quello veramente generale che, riferendosi a 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



140 FEDERICO SACCO 

tutta la superficie terrestre ed a milioni d'snui, abbraccia tutta 
la serie cronologica della fase eedioientaria della Terra. 

Ssaminiamo in breve, successivamente, ciascuno dei vari 
casi, cominciando da quelli minori recenti, più facilcieute stu- 
diabili ed interpretabili, risalendo poi nel tempo a quelli sempre 
pili antichi ed importanti, sino a giungere a quello più esteso, 
grandioso e generale. 

Anzitutto possiamo ricordare i movimenti di oscillazioni 
annue corrispondenti semplicemente alle diCFerenze stagionali e 
quindi in stretto rapporto con un noto fenomeno astronomico. 

Naturalmente tali oscillazioni presentano una certa regola- 
rità generale, salvo il caso di fatti straordinari, come stacco 
di masse del gliìacciaio, vatanglie, nevicate invernali o abla* 
zioni estive straordinarie, ecc. 

Come esempio presento (fig. I) il diagramma riferentesi alle 
oscillazioni della fronte del ghiacciaio del Rodano, come fu 
ricavato da misure precise fatte dal 1887 al 1910 mediante 
rilevamenti mensili 11) mentre detto ghiacciaio era in fase di 
complessivo regresso. In tale grafico osservasi nettamente che la 
fronte glaciale presenta nella stagione estiva un regresso forte 
e rapido a cui succede un progresso lento e limitato nella 
stagione invernale, con una transizione brusca tra i due re- 
gimi, donde il curioso aspetto di denti di sega che viene ad 
assumere ÌI grafico in questione. 

Mentre riesce difficile ed incerto il riconoscere i mutamenti 
glaciologici nei lontani secoli trascorsi, giacché allora l'uomo 
generalmente non solo non sì occupava dei ghiacciai ma persino 
se ne teneva possibilmente discosto pel timore ch'essi gli incu- 
tevano, invece da circa un secolo la penetrazione degli studiosi 
nella regione alpina permise di conoscere alcune delle principali 
oscillazioni glaciali, specialmente là dove le lunghe lingue di 
ghiaccio scendono in fondo valle sin presso a centri d'abitazione, 
come sarebbero per es. Chamonix e Courmayeur pel gruppo del 
Monte Bianco, Gressoney e Macugnaga pel gruppo del Monte 
Rosa, ecc. 



(1) Verme»9ungeii am RhongUlaeher, 18T4-I91S (* Neu( 
d. Scbw. Natarforsch. GeeelUch. „ Band l.ri, 1916). 



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LE OSCILLAZIONI QLACIAU 141 

Naturalmente, aiccome gli studii glaciologie) precisi si ini- 
ziarono Bolo in qcesti ultiini anni, cos'i, volendo coetruire grafici 
relativi a tali oscillazioni anche solo attraverso agli ultimi cento 
anni, essi non possono riescire dettagliati ma solo un po' com- 
prensivi, non comparendovi te oscillazioni minute che certamente 
fii verificarono. Ne presento due esempi, riguardanti, uno il 
gruppo del M. Bianco (secondo le ricerche del Mougin), l'altro 
quello del M. Rosa, secondo le osservazioni di Forbes, Stoppani, 
Dainelli, ecc. (fig. 11). 

Senza discendere qui a dettagli, che sarebbero fuori luogo, 
ricordo soltanto cbe, comparando fra loro le oscillazioni dei 
ghiacciai alpini anche di uno stesso gruppo montuoso, si osserva 
che esse, mentre mostrano generalmente una specie di isocro- 
nismo complessivo (come indicano appunto ì due diagrammi 
presentati), differenziano perb spesso nei dettagli; ciò che è na- 
turalmente in rapporto colle svariate differenze di esposizione, 
altimetria, ampiezzadi bacino, forma della valle, importanza della 
massa glaciale, coi venti e quindi colla quantità e qualità delle 
precipitazioni atmosferiche, ecc., ecc. 

Ad ogni modo riesce evidente il fatto cbe da un secolo i 
ghiacciai alpini, pur oscillando nel loro sviluppo (con un massimo 
verso il 1818-20, forti oscillazioni positive verso i) 1850-65, 
una minore verso il 1890-94, e viceversa con forti oscillazioni 
negative verso il 1840-45, il 1880-85 e verso il 1905-12), mostra- 
rono di essere in una fase di complessivo regresso; tale feno- 
meno glaciologico sembra ìq rapporto abbastanza notevole con 
un lieve miglioramento climatologico e con diminuzione nelle 
precipitazioni atmosferiche (essenzialmente in quelle nevose) 
verificatisi in complesso durante il secolo XIX, almeno nelle 
Alpi Occidentali. 

Volendo compilare grafici abbraccianti periodi di parecchi 
secoli addietro, naturalmente le incertezze riescono sempre mag- 
giori, diventando sempre piìl scarsi e spesso dubbiosi i dati 
storici di appoggio. Tuttavia per diversi ghiacciai alpini, come 
per es. quelli di Grindeiwald (Aar), del Rodano, dì parecchi 
del Monte Bianco, ecc., si possono ricavare grafici approssi- 
mativi risalenti sino alla metà del secolo XVI, come risulta dagli 
studi di Forel, Rabot, Mougin, ecc. 



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142 FBDBKIGO SACCO 

Per esempio riasBumendo i dati riferestisi alle oscillazioni 
dei principali ghiacciai del gruppo del Monte Bianco, spectal- 
mento di quelli del lato francese studiati dal Mougto, potei rica- 
vare il grafico sintetico (fig. ITI] che già pubblicai nella mono- 
grafia sopra / Ghiacciai italiani del gruppo del Monte Bianco, 1918. 

Tale grafico ci mostra abbastanza chiaramente una specie 
di periodicità nella curva delle ondulazioni o pulsazioni positiva, 
sìanaaggiori, quasi secolari (come quelle del 1605-10, del 1716-20 
e del 1818-20), sia in quelle minori, verifìcanttsi ogni 30-40 
anni all'incirca. Tali fatti glaciologie!, che, essendo conoessi con 
quelli meteorologici, potrebbero collegarsi coi così detti cicli 
oscillatori (di circa 35 anni) di piovosità e nevosità secondo 
Bruckner, sono tuttora di interpretazione alquanto incerta. Ad 
ogni modo constatiamo intanto il fatto di queste lunghe ed alte 
onde glaciali, suddivisibili ciascuna in onde minori e che aembran 
seguire "una specie di legge di periodicità relativa. 

Se vogliamo spingere le ricerche glaciologiche oltre 4 o 5 
secoli addietro, i dati storici un po' eicari vengono sempre piìi 
a mancare. Sappiamo bena) che durante gran parte del Medioevo 
il glacialismo alpino non fu molto espanso (generalmente meno 
che negli ultimi tre secoli), tanto che parecchi valichi transal- 
pini (divenuti poi assai diftìcili) riescivano allora relativamente 
comodi, permettendo cos'i frequenti passaggi ancBe di varii 
gruppi etnici, colonizzatori, come quelli tedeschi che dal Vallese 
discesero in parecchie valli italiane del M. Ross; quelli, che da 
Val Soana passarono in Val di Cogne, ecc.; ciò che spiegaci 
quindi i frequenti commerci transalpiat, le relative relazioni 
politiche, religiose, tradizionali, ecc., nonché la coltura agricola 
e l'abitabilità allora assai più estese nelle valli alpine di quanto 
siasi verificato generajmente in seguito. 

Sappiamo inoltre che anche nel periodo storico precedente, 
romano, largamente inteso, le condizioni citmatologiche delle 
regioni alpine erano in complesso migliori (e quindi il glacia- 
lismo probabilmente meno espanso) che non in questi ultimi se- 
coli; come sarebbe dimostrato dalla penetrazione (e dal notevole 
sviluppo) di varie popolazioni nell'interno delle Alpi, dove ven- 
nero fondate persino notevoli città (come per es. Aosta sino 
dal 1° millennio av. Cr.), nonché dall'incremento dei lavori mine- 



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I.B OSCILLAZIONI GLACIALI 143 

rari perBÌno Ìd alte regioni delle Alpi, del reato Anche dalle 
antiche, estese, ripetute e quindi relativa mente facili invasioni 
celtiche e simili attraverso la catena alpina. 

È inoltre interessante osservare a questo riguardo che già 
dal periodo del Bronzo, risalente a circa quattromila anni fa, 
nelle Alpi marittime i ghiacciai si erano già tanto ritirati (od 
anche scomparsi) che sulle euperfici rocciose di alta montagna 
da essi mirabilmente levigate e poi lasciate Ubere, l'uomo pre- 
istorico o protostorico potè incidere quelle migliaia di svariati di- 
segni che troviamo attorno al M. Bego, tra i 2000 ed i 2500 
metri circa di altitudine; fatto assai notevole e che ci indica 
fin d'allora condizioni clìmatologicbe assai buone, analoghe 
probabilmente a quelle odierne e già ben diverse da quelle 
precedenti del Plistocene. 

Né tale diminuzione pluvìo-glaciale negli ultimi Milleniiii 
deve essersi verificata solo in Europa, giacché residui di antiche 
grandiose Givilt-à (come per es. alcune asiatiche) in regioni 
ora piuttosto aride, assai poco favorevoli alto sviluppo umano, 
nonché segni oroidrografìci e biologici varii indicanti condizioni 
ci imato logiche antiche già ben diverse dalle attuali, ci dime- 
strano che le precipitazioni atmosferiche andarono in complesso 
più o meno diminuendo, da alcuni Millennii fa ad oggi, su vaste 
regioni della superfìcie terrestre. 

Ma se tuttocib ci permette di ammettere pei glacialismo 
generale negli ultimi 4 o 5 Millennii una grande fase. di depres- 
sione di regresso, certamente straordinario rispetto ai periodi 
glaciali precedenti (che ricorderemo fra breve), tuttavia non ab- 
biamo piti elementi per delinearne le ondulasioni che debbono 
esservisi verificate un po' analogamente a quelle positivamente 
constatate nel glacialismo degli ultimi 3 o 4 secoli. 

Fero, se ci mancano dati precisi e diretti sul glacialismo 
antico, storico, possiamo per ben altra via giungere a conoscere 
le oscillazioni clìmatologicbe, e quindi indirettamente anche già- 
ciologiche (quantunque di sviluppo più o meno attenuato e ri- 
stretto), attraverso gli ultimi tre Millennii. 

Ciò si può ottenere, ad es., per l'Asia centro-occidentale 
basandosi sulle variazioni dei livelli critici del Mar Caspio, ri- 
cavandosene, con tale correttivo caspiano. la curva, per quanto 
sintetica e solo approssimativa ed alquanto incerta, segnata 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



H4 FEDEKICO SACCO 

punteggiata nella fìg. IV. Del reato è anche da considerarsi die le 
grandi ondate di emigrazioni, di invasioni, ecc., verificatesi spe- 
cialmente durante il Neolitico e nel periodo dei metalli, dal- 
l'Asia subcentrale verso le regioni circostanti d'Europa, debbono 
in parta attribuirsi a cause climatologi che. prevalentemente allo 
accentuarsi dell'aridità con tutte le sue naturali conseguenze 
fisiche e biologiche. 

Ma ben più sicuramente e minutamente possiamo conoscere 
tali antiche ondulazioni clìmatologiche seguendo il metodo ini- 
ziato nel 1901 dal Dott. A. E. Douglaes {A method of estimating 
Bainfall by the growth of Treea) per certi Pini e sviluppato spe- 
cialmente nel 1914 dal Prof. E. Hungtington {The climatic Factor 
<ts illustrated in Arid America, 1914) per le Sequoie della Cali- 
fornia, ove esse raggiungono anche età plurimillenaria (s'è con- 
statato un esemplare dì 3210 anni): cioè tenendo conto del 
modo e dell'entità di sviluppo degli anelli del fusto di tali piante, 
sviluppo che fu naturalmente vario ogni anno secondo le con- 
temporanee condizioni climatiche (temperatura, precipitazioni 
atmosferiche, ecc). 

Con tale ingegnosa guida fitologica, le ricerche paleometeo- 
rologiche si possono spingere sino ad un po' più dì tre Millennii 
addietro, e ricavarne la curva clìmstologica abbastanza detta- 
gliata indicata nella fig. IV. 

Orbene esaminando e confrontando tali due curve anzitutto 
possiamo constatare alcuni fatti interessanti, cioè : 

1° una certa corrispondenza fra di esse, ciò che ci indica 
una analogia e quindi una contemporaneità nelle variazioni clì- 
matologiche fra l'Asia centro-occidentale e l'America nord-oc- 
cidentale, almeno per regioni di analoghe condizioni geografiche, 
di altitudine, latitudine, ecc. Analoghi sincronismi climatotogici 
ai osservano pure talora fra l'Europa ed il Nord America, dei 
resto anche recentemente, come per es. nell'arida estate del 191 1. 
2° un progressivo decrescimento climatotogìco (essenzial- 
mente dì pluviosìtà) dal 1° Milk'nnio av. Cr. ai due Uillennìi 
seguenti. 

3" una serie dì ondulazioni climatiche minori, direi de- 
cennali pluridecennali, e di ondulazioni maggiori (pluriseco- 
lari) cioè verificantìsi con intervalli di uno o più secoli, come 
p. es. quelle positive del 1300-1200, del 950, del 700 circa e 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LE OSCILLAZIONI OLACIAU 145 

del 400 ftv.Cr., del principio dell'Era volgare, del 200, del 600, 
del 900, del 1000, del 1350, ecc., oltre ad ondulaziooi di tipo 
intermedio. 

Le ondulazioni climatiche non presentano cicli regolari fissi, 
ma assai vari, cioè (come indicano i suaccennati autori) di anni 
2, 5, 11, 19, 21. sino a 150 : sappiamo cbe il cìclc di BrQckner 
è di 35 anni, altri però lo riduce a 33; il Dott. W. I. S. Lokyer 
nella sua DUcusaion of Australian Meteorologa - 1909, trovò 
nelle variazioni delle pressioni barometriche un ciclo di circa 
19 anni. È poi importante notare che il ciclo di anni 11 o 11,4 
delle macchie solari (però con oscillazioni anche da 7 a 16 
anni) corrisponde abbastanza bene con quello di una serie di 
fenomeni terrestri, eia magnetici, sia termici, sia ciclonici, sia 
in generale meteorologici (come p. es. le precipitazioni atmosfe- 
riche), che alla loro volta naturalmente influiscono piìi o meno 
nettamente su quelli biologici, p. es. sull'accrescimento degli 
alberi, come indicano gli interessanti grafici presentati da) 
Douglass e dall'Hungtington. 

Anche le recenti ricerche delI'Àrctowsky, dell'Humphrey, 
dell' Hungtington, ecc. (I), mostrano le analogie esistenti fra 
le variazioni della costante solare e la temperatura terrestre, 
nonché le corrispondenze meteorologiche esistenti fra regioni 
(specialmente a clima equatoriale) anche molto lontane fra 
loro, ciò che pure indicherebbe una vera influenza solare. 
Anche il Newcomb nel suo accuratissimo lavoro A Search for 
fiuct. in the Sun's termal Radiation thr. their inftuence on ter' 
restr. Temper. - 1908, pur considerando come piccola l'influenza 
delle macchie solari, indica che esiste una corrispondenza fra 
le fluttuazioni della temperatura media e quelle di dette macchie. 

Ora è a considerarsi come l'atmosfera sia un elemento cosi 
mobile e sensibile ed in tale instabilità di equilibrio, che ba- 
stano variazioni, anche piccole, di temperatura, di prtissione o 
simili, per produrre fenomeni anche relativamente estesi ed 
importanti. 

Quindi volendo investigare la causa delle oscillazioni me- 



(I) Per tali questioni è bene ricordare k'ì antichi studi di Riccioli e 
Eircher e quelli posteriori di Herachel, Uuhn. St9ne, Kòppen, Nordmann, 
Clough, ecc. 

AIU della S. Aceadtmia. — Voi. LV. IO 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



140 FEDEHICU SACCO 

teorologiche e conseguentemente anche glacìologiche sovraccen- 
iiftte, sembra abbastanza logico attribuirle, parzialmente almeno, 
alle variazioni delle macchie solari (I), che presentano appunta) 
cicli di periodicità, bensì alquanto irregolari, ma un po' ana- 
loghi ai cicli climatici. 

Quanto alla diminuzione nella piovosità (e quindi certa- 
meute anche nella glaciazione), che si verilicò largamente da) 
primo Millennio av. Or. in poi. essa è piuttosto interpretabile 
come in rapporto colla Tase decrescente di quelle grandiose pul- 
sazioni di origine te)lurica che esamineremo nelle pagine se- 
guenti. De) resto è anche ammisaibìle che alcune delle oscillazioni 
meteoro]ogiche soviaccennate, speciaìmente )e maggiori e meno 
regolari, pos!<ano attribuirsi a pulsazioni telluriche, orogenetiche. 

Se ora, lasciando i periodi storici e protostorici, gettiamo 
uno sguardo più addietro nella storia geologica riguardo ai gla- 
cialismo, subito ci appare grandiosa, imponente, la famosa Epoca 
o fase glaciale o diluviu-glaciale che giganteggia nell'Era qua- 
ternaria carntterizzaiidula, plasmandola quasi, colla imponenza 
dei suoi svariati fenomeni, e costituendo sulla superficie ter- 
restre quasi una grandiosa espansione delle zone climatiche po- 
lari verso le reginni equatoriali. 

Ma se questa Epoca glaciale quaternaria (essenzialmente 
del Plistocene) ci appare a primo tratto, come è realmente nei 
suo complesso, quale fase grandiosamente unica, studiata in 
dettaglio risulta invece come scindibile in numerose fasi più o 
meno importanti, le quali evidentemente corrispondono ad oscil- 
lazioni piìi o mono acct^ntuate del glacialismo quaternario. 

Cosi, per es., se noi dibcendiamo le nostre più grandi Valli 



(I) Se le maecbie aoiari mppreiantHno violente perturbaiìoni di carat- 
tere ciclonieo. per cui il matfrìnle solare jiiìi o meno profondo pub giun- 
gere nella fotosfera, Hcereucendune la densità e diminuendo localmente 
la ridia^ioiie lumino-'iv, termica, ere, del Rlobo solare, si comprende che 
tali macchie possuno influire, peggiorandole, sulle condizioni climatiche 
della siiperliiie terrestre. Data l'enorme, capitale influenza del Soie sulla 
Terra, si comprende perfettamente come variazioni, anche piccole, nella 
superficie solare possano influire molto su quella terrestre, la quale risente 
quindi l'effetto ddle crisi o puhnzioni verificantiei piiì o meno periodica- 
nient" nell'iitlivitn solare. 



zed.yGOOg[e 



LE OSCILLAZIONI GLACIALI 147 

alpine, dall'alto delle loro vallette secondarie a quella assiale 
seguendo poi questa sino al suo termine, vediamo che alle mo- 
rene storiche (del secolo XIX o degli ultimi secoli), ora pib o 
meno vicine alle attuali fronti glaciali, succedono verso il basso 
in diversi punti successivi piti o meno distanti fra di loro, e quinilì 
sempre pììi a valle, speciali formazioni moreniche foggiate ad 
irregoiarì archi semplici o complessi, Anche allo sbocco della 
Valle alpina sulla prospiciente pianura vediamo spesso impor- 
tanti, grandiosi Anfiteatri morenici costituiti da numerosi (anche 
oltre una veutina) cordoni morenici piìi o meno alti e potenti, 
gli interni (di aspetto ancora piuttosto fresco) più bassi, gli 
intermedi (ancora ben conservati) assai potenti ed elevati, gli 
esterni (che sono i più vecchi, come dimostra la loro profonda 
alterazione e la loro posizione) notevolmente espansi, ma rela- 
tivamente depressi. 

Tutto cib ci prova nel modo piìi evidente che l'epoca gla- 
ciale presentò una serie di periodi glaciali più o meno impor- 
tanti, divisi da periodi più o meno lunghi di relativo regresso 
glaciale, detti perciò interglaciali (1). Ma se nelle regioni alpine 
tali successive formazioni moreniche restarono più o meno dis- 
turbate dallo stretto ambiente vallivo e da varie altre cause 
locali, invece nelle libere, amplissime aree dell'Europa e del- 
l'America Settentrionale dove il glacialismo si è sviluppato nel 
modo più vasto e grandioso, i geologi riescirono a meglio di- 
stinguere i diversi periodi glaciali ed interglaciali. 

Senza voler scendere a particolari qui inopportuni e tenen- 
doci ad una linea sintetica ed approssimativamente riassuntiva 
di svariate ricerche ed opinioni tuttora dibattute, ricordiamo 
che, arretrando dal periodo protostorico a quelli sempre più 
lontani da noi, incontriamo, riguardo ai glacialisjiio che ci 
interessa : 

1°) il periodo Dauniano, cbe risale a circa 5-7 Millenni 
fa, quando, in un ambiente biologico e fisico già un po' analogo 

li In realtà i periodi interglaciali credo rappresentino le condizioni 
normali (qnindi di relativamente tango periodo cronologico) della clima- 
tologia terrestre, mentre i perìodi glaciali coatitaÌBCOUO quaai solo momenti 
apeciali, critici, anormali (relativamente piìl o meno brevi) in corrispon- 
lienza a rapidi, spesso subitanei, più o meno intensi, movimenti pulsatori! 
orogenetici. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



148 FEDBRICO SA.CCO 

all'attuale, sviluppavaei in Europa l'uomo neolitieo, in«ntre svol- 
gevanei altrove le prime Civiltà, come per es. quelle egiziaae 
e mesopotamicbe, che precedettero di 2-3 Millenni quella europea 



2°) i Buccflsaivi perìodi glaciali, detti rispettivamente 
Gschnitziano e Buhliano, risalenti ad oltre una diecina e forse 
anche una quindicina di Millenni fa, quando l'uomo ancora pa- 
leolitico (specialmente maddaleatto) si estendeva su gran parte 
dell'Europa, frammezzo ad una Flora piuttosto forestale e ad 
una Fauna di tipo eurasiatico, ancora con Renne, Mammoutb, 
Rinoceronti villosi, ecc., ma già con tendenza verso i tipi 
moderni di Cervidi, Equidi, piccoli Roditori, ecc., mentre intanto 
il clima andava gradatamente migliorando. 

Detti tre perìodi glaciolagici corrispondono a fasi di qualche 
avanzamento e di arresto durante la lunga fase di complessiva re- 
gressione glaciale detta postwurmiana o postglaciale, in riguardo 
alla grande fase glaciale precedente, che accenneremo fra breve. 

Naturalmente tali periodi glaciali (Dauniano, Oschnitziano, 
Buhliano) furono tra loro separati da periodi di regresso od 
interglaciali di varia importanza. Ma tra il perìodo Buhliano e 
la precedente grande Epoca glaciale ei verificò una lunga &se 
interglaciale (detta aacheniana), che, per la relativa dolcezza del 
clima e pei connessi fenomeni fisici e biologici, permise ad una 
razza umana superiore (aurifftiaciana, ecc.), cioè a quella del- 
l'Homo sapiens (I. s., fossile o prìsco), dì giungere e gradatamente 
estendersi in Europa, assieme a nuove forme biologiche, special- 
mente di Mammiferi a tipo prevalentemente asiatico. 

Giungiamo coù, arretrando di oltre una ventina di Mil- 
lenne, alla grande fase che caratterizzò veramente la cosidetta 
Epoca glaciale plistocenica, la quale nelle regioni subalpine è 
rappresentata in gran parte dai giganteschi Anfiteatri morenici (1). 
ma che in realtà è assai complessa, risultando da varie ed 



(I) Gli atudi che ho fatto in questi ultimi anni sui grandi Anfiteatri 
morenici italiani mi portano ad ammettere che emi risultano generalmente 
dalU somma dei depositi wurmiani, riasiani e mindeliani; qneiiti ultimi 
(e non giù i rissianì, come per lo più ora si crede) aarebbera rappresentati 
dalle morene esteme più o meno ferrettizcate passatili al Z>t7iii>tu»i. Le 
morene rissiane costita irebbero la parte generalmente più elevata, mentre 
le morene wurmiftne formerebbero solo la parte più interna e depreain 
degli Anfiteatri. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LE OSCILLAZIONI OLAGIALl ,140 

importanti fani glucialì ed interglaciali, cioè: dapprima l'impor- 
tantissimo periodo W^urmiano {Mecklemburgiano o Visconsiano 
secondo gli autori e le regioni) a grande sviluppo glaciale, per 
cui nell'Europa, ridotta in gran parte allo stato di tundre, steppe 
e foreste, io un clima umido e freddo, viveva miseramente una 
razza umana inferiore, l'Homo primigenius (neanderthalensis o 
mousteriensia) paleolitico, assieme ad una Fauna di tipo artico- 
alpino (Renne, Camosci, Marmotte, ecc.) e con mimeroai animati 
cavernicoli (Orsi, Jene, Leoni, ecc.). nonché Uri, Bisonti, grandi 
Cervidi, Mammouth, Rinoceronti villosi, ecc., comprovanti la 
grandissima umidità e la temperatura un po' bassa del clima 
d'allora. 

L'intenso glacialismo wurmiano fu preceduto da una lunga 
fase interglaciale, Riss-wumtiana {Chelleana, Neudeckiann', San- 
gamoniana, ecc.), a clima relativamente dolce, che favori lo svi- 
luppo, in Europa, dell'uomo primigenio (Acheuleano ■ ChelUavo), 
in un ambiente biologico di tipo un po' milito., temperato-dolce. 

Il precedente periodo Btsuiano {Folandiano, Jowiano, IIU- 
noiano, ecc.) costituì un altro importante periodo di grandissima 
estensione glaciale, che corrispose naturalmente, in Europa, ad 
una notevole depressione nella fiora e nella fauna ìn parte a 
tipo di tundra e di steppa, coll'apparsa del Mammouth, di nu- 
merosi e grandi Cervidi. del Bisonte, dell'Uro, ecc. 

Invece, prima del Rissiano, sì verificò generalmente una 
lunghissima fase interglaciale hfindei- Rissiana {Eheziana, Jar- 
mouthiana, ecc.), il cui clima abbastanza dolce o temperato con- 
tribuì probabilmente alla comparsa, in Europa, di una primitiva 
r&zz» amplia prechelleana, quella ieH\' Homo keidelbergensis, mentre 
si sviluppava intanto una Flora di tipo temperato- cai do assieme 
ad una Fauna asiatico-africana ad Elefanti {H. anttquus), Rino- 
ceronti (Rh. Merckii). Ippopotami {H. major). Felini diversi, ecc. 

Un precedente periodo glaciale, il Mindeliano {Saxoniano, 
Kansaniano, ecc.), durante il quale forse l'uomo, causa il clima 
poco favorevole, ancora non erasi avanzato in Europa (oppure 
vi era apparso solo col basso tipo eolitico), inizierebbe, secondo 
me, l'Era quaternaria, pur non essendo il primo periodo glaciale 
della serie in esame. 

Infatti nella fase interglaciale che precedette il Mindeliano 
e che fu denominata Ounz-Mìndeliana {Norfolkiana, Cromeriana, 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



150 FGDEHICO SACCO 

Aftoniana, ecc.) viveva in Europa una fauna ad Elephas meri- 
dionalis, Rhinoceros etrusciiSy Equus Simonis, ecc., di tipo caldo, 
afro- asiatico, schiettamente pliocenico, quantunque vi sia ora 
tendenza s considerarla come quaternaria. 

Quindi, secondo il mio modo di vedere, il perìodo glaciale 
veriScatoai prima della fase interglaciale Gunz- Min del lana e clie 
fa detto Ounziano (Scarnano, Nebraskano, Subaftoniano, ecc.), pur 
rappresentando- una prima fase di glacialismo, sarebbe da col- 
locarsi nel Pliocene superiore alla tino dell'Era terziaria, costi- 
tuendo esso quasi il preludio o primo forte impulso di quel 
fenomeno glaciologìco che si ripetè poi tanto intenso e fre- 
quente nell'Era quaternaria da caratterizzarla e da farla quindi 
denominare Epoca glaciali! per antonomasia. 

Considerato in complesso, il glacialismo quaternario, per la 
sua intensità e la sua estensione, determinò nella Flora e nella 
Fauna una specie dì depressione o Crisi plistocenica o dilurio- 
glaciaU, che produsse la distruzione di niolt« forme organiche 
continentali, però promovendo l'evoluzione superiore, umanoide. 

Secondo i sovraccennatì cenni sintetici, si potrebbero deli- 
neare graficamente le ondulazioni della complessa fase glaciale in 
questione come segnai schematicamente nella fig. V, dove, oltre 
alle quattro oscillazioni principali, segnai anche, teoricamente, 
in generale le oscillazioni minori che dovettero certamente 
pure verificarsi, come indicano i tanti cordoni morenici degli 
Anfiteatri, nonché gli archi morenici postglaciali. 



Come si è sopraccennato, la grande fase glaciale o diluvio- 
glaciale o plistocenica dell'Era quaternaria ebbe già il suo inizio 
alla fine del Terziario, nel Pliocene; ma se esaminiamo la serie 
terziaria o cenozoica vediamo che essa presenta sovente pure 
cenni pili meno notevoli di fenomeni diluviali e quindi pro- 
babilmente glaciali nelle regioni elevate, come indicano i depo- 
siti grossolani più o meno ciottolosi dell'Oligocene e del Miocene 
in molte regioni specialmente circum-alpine, le formazioni an- 
titUane o mescmi oceniche d'America, ecc., e come meglio preci- 
sarono per ea. le ricerche dell'Atwood nell'Eocene del Colorado 
con tipici ciottoli striati, ecc. Tale diluvio-glacialismo ceno- 
zoico, che dovette avere una notevole influenza sull'evoluzione 
organica, specialmente superiore, sia vegetale sia animale, ebbe 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LE OSCILLAZIONI OUCULI 151 

maggiore iutensiUi in certi speciali momenti, derivandone parte 
di quei caratteri (litologici e biologici) che servirono alla clas- 
sica distinzione della serie cenozoìca nei grandi periodi detti : 
Eocene, Oligocene, Miocene e Pliocene (1). 

Se l'Era mesozoica, per la sua fisionomia essenzialmente 
marina e quindi a continenti prevalentemente ristretti e poco 
«levati, a clima piuttosto oceanico, ecc., non sì prestò, in gene- 
rale, allo sviluppo glaciale, ne presentò tuttavia qualche cenno 
al Huo principio (nel Trias), ma specialmente al suo termine 
{nel Cretaceo passante all'Eocene), iniziando qua e là l'im- 
portante Crisi oroidrografica detta alpina (o laramiea od orego- 
niana od anclie postcomancheana pel Nord America) che, mentre 
accelerò la decadenza dei Rettili, favorì invece intensamente 
la rapida, mirabile evoluzione, quasi si potcebbe dire esplosione, 
della Flora superiore a fiorì o angiospermica, e della Fauna 
continentale, specialmente avioìdea e mammaloidea. 

Invece la lunga Era primaria o paleozoica presentò tre 
grandi fasi di glacialismo, cioè: 

1°) Una terminale, grandiosa, che, iniziandosi nel Carbo- 
nifero, culminò nel Permiano fino a chiudersi nel Trias inferiore 
« che si sviluppò in quasi tutte le regioni della Terra, segna- 
landosi coi tipici caratteri dì massi erratici, ciottoli striati, ter- 
reno morenico ((Jn/'(), ecc., accompagnati da una speciale Flora a 
Glossopteiis; fase glaciale che partecipò alla grande, lunghissima 
Crisi perino-carbonifera, nntracolUica erciniana o armoricaHO-vari- 
sciuna od anche arkansiano-armoricana, la quale (pei suoi feno- 
meni climatologici, oro-idrografici, eoe.) tanta importanza ebbe, 
sia negativa, depressiva, distruggìtrice nei riguardi della Fauna 
marina littoranea, sia positiva, direi quasi creatrice, nella im- 
mensa meravigliosa Flora tenestre (che originò gran parte del- 
l'odierno Carbon fossile), nonché nella Fauna continentale che 
vidu sorgere i Rettili ed iniziarsi l'evoluzione prò mammaloidea. 
2°) Una fase glaciale di mezzo, meno importante, che 
lasciò traccie nei depositi, sia dall' Ordoviciano al Silurìano 
(donde il nome di fase ordaviciana o laconica), sia specialmente 
dal Siluriano al Devoniano nel Canada, nell'Europa aettentrio- 

(I) Special mento ni principio di tali periodi, nonché due o tre volte 



D,B,t,zed.yGOOg[e 



152 F&DBRICO SACCO 

naie e nell'Africa meridionale; fase corrispondente alla Crisi che 
si può denominare eoderoniea o predevoniea o caledoniana o ir«»s- 
mehiana, la quale favorì l'evoluzione anfihioidea dei Vertebrati. 
^°) Una prima fase glaciale sviluppatasi (bensì degra- 
dando) nel Cambriano, ma iniziatasi e svoltasi in modo ampio 
ed intenso specialmente verso la fine dell'Era proterozoica; fase 
che lasciò notevoli residui In varie regioni, piìi o meno circum- 
arctiche d'Europa, d'Asia e d'America, nonché nell'India e nella 
parte meridionale dell'Africa e dell'Australia. Questo antichis- 
simo glacialismo fece parte della Crisi detta eocambrica o j>te- 
cambrica (o huroniana od anclie penokeana o postkeeweniana o 
algonkiana pel Nord America), che dovette influenzare notevol- 
mente l'evoluzione organica, sia delle Crittogame, sia degli In- 
vertebrati, allora essenzialmente marini. 

Passando infine alla potentissima serie arcaica della Stra- 
tosfera terrestre, dobbiamo purtroppo constatare che. per l'im- 
mensa antichità della sua deposizione, che rimonta a tante de- 
cine di milioni d'anni fa, e quindi pel profondo metamorfismo 
che vi ha quasi completamente obliterato od alterato i depositi 
originari, riesce molto difficile ed incerto riconoscervi ancora 
le eventuali traccie del glacialismo; tanto piìi che le condizioni - 
d'allora (clima ocennico, mari ampi, ecc.) non dovevano essere 
molto propizie al suo sviluppo più caratteristico; alle quali dif- 
ficoltà si aggiunge spesso quella della incerta interpretazione 
cronologica di questa grandiosa serie cristallina, dove mancano i 
fossili per orientarsi nella complicata e sconvolta sua stratigrafia. 

Tuttavia cenni di glacialismo furono già riscontrati nello 
Huruniano medio (Fase mesokuronica o tnesabianica) e apecial- 
mente nell'Huroniano inferiore e nella zona di passaggio dal- 
l'Archeozoico al Proterozoico, in alcune regioni dell'Europa, 
nell'America settentrionale e nell'Africa meridionale ; ciò in 
corrispondenza con una specie di Orisi eohuronica o prehuroniea 
o lauremiana o archeana che sembra siasi allora verificata con 
varia e ripetuta intensità, forse provocando l'evoluzione delle 
Tallofiti e degli Invertebrati marini inferiori dallo stato proti- 
stìco in cui doveva ancora trovarsi prima la materia organica 
primordiale. 

La fìg. VI schematizza le grandiose oscillazioni glaciali 
concomitanti alle sovraccennate maggiori crisi fisico-biologiche 
della Terra. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LE OSCILLAZIONI GLACIALI 159 

Bai dati riassuntivi somniarìaineDte esposti nelle pagine 
precedenti e che cercai di sintetizzare coi grafici annessi, pos- 
siamo ben comprendere l'importanza del glacialismo geologico 
e la parte che esso ebbe nelle numerose, successive crisi, grandi 
piccole, lunghe o corte, che tanto fortemente interessarono- 
l'evoluzione terrestre; ma rimane ancora da indicarne la causa. 
Riguardo alle ondulazioni minori, decennali o pluri decennali ,^ 
secolari o plurisecolari, già si accennò alla probabile influenza 
delle macchie solari, ma per spiegare il fenomeno dei grandi 
sviluppi glaciali sulla superficie terrestre detta causa appare- 
insuffìciente; perciò si volle da molti ricorrere a grandiosi fe- 
nomeni astronomici vanì, mentre credo che la causa sia insita 
nella Terra stessa, come già esposi in una speciale Memoria 
sopra 'Le condizioni meteoro-idrologìche dell'Era quaternaria e- 
la causa dei periodi glaciali. (R. Accad. dei Lincei • 1919), 
alla quale quindi rimando per ogni dettaglio. 

La spiegazione da me sostenuta come la più semplice e 
naturale e che può denominarsi teoria ipsometrica o dell'elevazione 
od orografica o della deformazione crostale o semplicemente cro- 
stale o, meglio ancora, orogenica, è in brevi parole la seguente. 
Le energie termo-dins miche insite ne) globo terrestre pos- 
sono rimanere più o meno a lungo sopite od apparentemente^ 
inattive, per cui, corrispondentemente, sulla superficie della 
Terra si verificano fasi di calma, di tranquillità orogenetica e 
quindi anche sismico -vulcanica. Anzi generalmente verificasi 
allora (per naturale tendenza gravitazionale) una più o meno- 
ampia e profonda depressione (quasi un accasciamento o abbas- 
samento) crostale, che fa estendere lo aree oceaniche colle re- 
lative conseguenze: nella sedimentazione, prevalentemente ma- 
rina, fine, piuttosto argilloso- calcarea, spesso trasgressiva suite 
formazioni piìi antiche; nel clima piuttosto dolce e subuniforme; 
nelle precipitazioni atmosferiche a tipo prevalentemente ocea- 
nico. Perciò anche l'Evoluzione biologica in tali /'a«aMoro5'«m'cAe^ 
[^litOtrmiche del Ramsay), relativamente lunghe, con notevole 
assorbimento dell'anidride carbonica, può svolgersi in modo più 
meno lento, graduale, regolare ed uniforme, a tipo, direi, 
darioiniano; l'attività organica presentasi allora specialmente 
notevole nelle aree marine tanto ampie, donde il grande svi- 
luppo delle formazioni calcaree, ecc. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



154 FEDERICO SACCO 

Ma intanto, durante detta fase di relativa tranquillità, a 
tipo che si potrebbe denominare attuaiistico, si vanno natural- 
fliente accumulando in profondità le energie potenziali endogene, 
finché la somma delle loro varie tensioni riesce a vincere la 
resistenza crostale della Litosfera. 

Allora sì verifica una nuova e ben diversa fase, deforma- 
tiva, diastrofica, orogenica ì. a. [miotermici sec. Ramsay), con 
prevalente sollevamento crostale; ciò per fenomeni, sia oroge- 
nici (corrugamenti e quindi sollevamenti di catene montuose, ecc.), 
sia epeirogenici (elevazioni e quindi emersioni continentali); 
fenomeni naturalmente accompagnati da fnttturazioni e nuovi 
assettamenti crostali, quindi dall'intensificazione del seismo, del 
plutoniamo e del vulcanismo, colle conneiiHe grandi emissioni 
di vapori acquei, di anidride carbonica e di polveri vulcaniche 
che si spargono nell'atmosfera diminuendo notevolmente (1) 
l'effetto della radiazione solare sulla Terra, cioè la media in- 
tensità di insolazione, ed aumentando la quantità e la conden- 
sazione dei vapori acquei e quindi U precipitazioni atmosferiche. 
Cosicché detta fase può anche talora apparire nel suo assieme 
come cataclistica. 

Inoltre detto complesso fenomeno di sollevamento (dal quale 
naturalmente derivano pure importanti cangiamenti nelle cor- 
renti marine ed atmosferiche, grandiosi mutamenti oro-idrogra- 
fici, climatici, ecc.) deve produrre anche, per diretta conse- 
guenza, il fatto che su certe regioni continentali, ben piii vaste 
e più elevate di prima, si accentuano notevolissimamente te con- 
densazioni e quindi le precipitazioni atmosferiche a regime piut- 
tosto continentale che non oceanico, sia pluviose (donde gran- 
diosità delie correnti acquee continentali, spesso diluviali, 
potenza delle erosioni, spessore e grossolanità nelle sedimenta- 
zioni, accumuli carboniosì, ecc.), sia. a qualche altitudine, nevose 
(con grande abbassamento della lìnea delle nevi persistenti e 

(1) Vedi le recenti ricerche di Abbot e Fowlo {VoleaHOts a. Climate, 
1918) e di Humphrejs {fuicnni'c Duel a. alher Factor» in the production of 
Cimatìe Changes a. their po$aìbh relation lo ice Agei, 1913) sopra g\i effetti 
«limatici di alcune exploeioni vulcaniche dal 1750 ad oj^i, )>er le qnali 
-(pur esBcndo tnioori di quelle ben piii niiineroee e graudioge, del posahto) 
In diminuito persino del 10 ni 20 perci^nto l'elfetto della radiazione solare 
-sulla superficie terrestre. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



T£ OSCtLLAZIOKl SLACIiLI 155 

quindi con un enorme ampliamento dell'area di sviluppo di 
questi manti od accumuli nevosi permanenti), derivandone natu- 
ralmente la costituzione e lo sviluppo dei ghiacciai. 

Da tutto questo complesso di grandiosi fenomeni oro - idrogra- 
fici, endogeni, sedimentari, meteorologici, cHmatologici, ecc. (di cui 
si hanno le prove sicure litologiche, tettoniche, ipsometriche [spe- 
cialmente pel Naogene], ecc.) naturalmente anche l'Evoluzione 
. biologica rimane fortemente influenzata (oltre che notevolmente 
accelerata), sia in senso negativo, per es. colla distrazione di 
forme non adattantisi ai nuovi ambienti, sia in senso positivo, 
provocando per es. la trasformazione piìi o meno rapida (direi 
deprieBÌana) delle forme più plastiche e quindi l'apparsa di 
nuove specie ed anche di nuovi gruppi organici; dal che deri- 
vano in massima parte quei maggiori cangiamenti paleontologici 
(talora persino coll'aspetto di crisi o rivoluzioni biologiche, già 
credute nuove creazioni) su cui si basano essenzialmente e giusta- 
mente i geologi nella suddivisione della serie sedimentaria della 
Crosta terrestre. 

Dopo una tale fase piìi o meno intensa ed estesa, ologe- 
nica, di diastrofismo (generalmente suddivìsa in varii perìodi) con 
tutte le sue sovraccennate conseguenze fisico-biologiche, dato 
sfogo, direi, temporaneamente alle energie termo-dinamiche 
subcrostali, si ritorna ad una nuova, più o meno lunga fase 
anorogenica, dì relativa calma e quindi di graduale e regolare 
evoluzione fisico -biologica; finché l'accumulo lento ma continuo 
di dette energie (tensioni, ecc.) endogeiche permette un nuovo 
sforzo orogenico, occasionando una nuova fase diastrofica e così 
di seguito. 

Tali fasi verificansi (riguardo all'intensità, alia durata, ecc.) 
tanto in grandu quanto in piccola scala, derivandone quindi le 
distinzioni maggiori (Ere) e minori (Epoche o Periodi) della 
cronologia terrestre. 

Da quanto si è sommariamente esposto nelle pagine prece- 
denti sul Qlacialismo terrestre parmi si possa concludere che 
1« minori oscillazioni climatiche, e quindi glaciali, uni o pluri- 
decennali, e forse parecchie di quelle unì o plurisecolari, sono 
probabilmente dipendenti, almeno in parte, dalle variazioni delle 
macchie solari che sappiamo influire più o meno nettamente 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



156 FEDERICO SACCO — LB OSCILLAZIONI GLACIALI 

sopra diversi fenomoDi terrestri, come il magnetismo, la tem- 
peratura, i cicloni, nonché in generale sulla meteorologia terrestre. 
Invece le ben più grandiose, intense ed estese oscillaziom 
climati co-glaciali positive verificatesi sulla superficie della Terra 
in periodi diversi, tra loro più o meno lontani (mìUenaii ed anche 
centomillennii), oscillazioni generalmente concomitanti coi feno- 
meni orogenetici, costituendo un episodio od una fisionomia parziale, 
ma importante, delle grandi e complesse crisi geiche, sono piuttosto 
da ritenersi di orìgine tellurica, cioè attribuibili essenzialmente 
all'intensificarsi del diastrofìsmo crostale. Quindi i periodi gla- 
ciali, cioè le maggiori intensifìcazioni dol Glacialismo geologico, 
corrisponderebbero alle fasi, direi, positive o di sollevamento, 
delle ondulazioni o pulsazioni piìi o meno ritmiche che tante 
volte si verificarono successivamente nell'esplicazione delle forze 
termodinamiche della Terra e che ancora si verificheranno in 
avvenire, finche non si affievoliranno sino al loro spegnimento 
tali gigantesche Energie inteme del Olobo terrestre. 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA GRAFICA 

- OacillOiEione stagionale della fronte del ghiacciaio del RodAiiQ 

nel Buo complessivo regresso dal 1887 al 1899. 

- Oscillazione dei ghiacciai dell'Argentière (M. Bianco] ( — ) e di 

Macugnaga (M. Rosa) ( ) specialmente durante il sec. SIX< 

- OEcillaiione media dei (rhìacciai del H. Bianco durante gli ul- 

timi secoli. 

- il ci I Iasioni climatiche, durante gli ultimi tre Hillennii, nel 

Nord-America occidentale (— ) e nell'Asia centrocoìdentole (— -)■ 

- Oacillaiioni glaciologiche in generale sulla Terra dalla Sne 

dell'Era Terziaria ad opgi. 

- Oscillaiioni giaci ol ottiche in generale sulla Terra »ttraTer» 

tutta la serie delle Ere geologiche. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



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H !£. 'e J Je ia it lo f,, MI» Ha ~«,, ' 







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^ifteri?2i>ia> cUtlfi'unnj ^^Ji*z. ^ft.u- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



OTTAVIO ZANOITl BIANCO 



I concetti nioilerai snlla figura matenatica della Terra. 
Appasti per la storia della geodesia. 

NOTA IX 
11 divario fra l'ellissoide e la terra fluida 

delHng. OTTAVIO ZANOTTI BIANCO (') 



Ipotesi fondamentale del problema del quale atianio per 
occuparci è che la Terra fos9e originarìamente fluida; è noto 
d'altronde, specialmente per la teoria della precessione e no- 
tazione dell'asce terrestre, che la densità della materia coati- 
tuente il globo terrestre, va crescendo dalla saperGcie al centro: 
è intieramente ignota per contro la legge secondo la quale quella 
densità cresce colla profondità. Di queste leggi ne furono pro- 
poste non poche, naturalmente non basate sull'osservazione; ma 
bensì sopra considerazioni teoriche essenzialmente matematiche. 
In tale stato di cose si sa che la Terra fluida non può avere 
rigorosamente la forma di una ellissoide schiacciata alle estre- 
mità dell'asse di rotazione, ma si ammette che essa prenda la 
forma di uno sferoide di poco difl'erente dall'ellissoide, e simme- 
trico, ove non si avverta il contrario rispetto all'equatore. 

Il problema enunciato ha per iscopo di determinare di quanto, 
lungo il raggio vettore di un dato punto, lo sferoide sovrasti 
o sia depresso rispetto all'ellissoide concentrico e di eguali assi. 

Per quanto io mi so, il primo che abbia trattato il nostfo 
problema è Giorgio Biddel Airy, nel suo lavoro intitolato On 



. , , . a Nota di poter completHre U storia deir« 

gomento che forma oggetto della presente. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



Il, DIVARIO FBA L ELLISSOIDE E I.A TERliA FLDIDA 159 

the Figure of the Earlh, stampato nella parte III del volume 
pel 1826 delle PkUosophical Tranmctiona di Londra (voi. CXVI, 
p. 548). E fu il primo, perchè fu anche il primo, se non errOr 
a considerare nei calcoli la figura della terra spingendo t'ap- 
proasi inazione tino alla seconda potenza dello schiacciamento, 
necessaria alla natura del problema. 

Darwin (G. H.), figlio al celebre naturalista, scrive le linee 
seguenti circa i risultati ottenuti da Airy pel problema che ci 
occupa. 

* Àiry poi conchiuse che la superficie della terra (^i; Earth's 
" surface) deve essere depressa sotto il livello del vero ellis- 

* soide nelle latitudini medie. Egli non diede alcun apprezza- 
" mento numerico di questa depressione, ma espresse l'opinione 
' che deve essere molto piccola , ('). 

Thomson nel voi. II della Naturai Pktlosophy sua e di Tait, 
p. 371, scrive quanto segue': * Nel caso poi di piccola devia- 
' zìone dalla figura sferica, che solo interessa in riguardo alla 
" teoria della tigura della terra e della sua costituzione interna, 
" la superficie limite, e la superficie di egual densità e pres- 
' siooe, Bono molto prossimamente ellissoidi di rivoluzione schiac- 

* ciato. Airy ha stimato 24 piedi la massima deviazione della 
' superficie esterna da un vero ellissoide ..Questa afTerniazione 
di Thomson e Tait è ricordata da Helineit a pag. 141 del vo- 
lume secondo della sua grande opera Theorieen der Hóheven 
Geodàsie. E difficile conciliare le due asserzioni di Darwin e di 
Thomson e Tait ('). 

Darwin scrive genericamente l'equazione di un'ellissoide di 
semiassi n, a (l — e) e di schiacciamento e cosi 

•■•In-, + -<"■' •>) = -'■ 



(') UoiUMy nolieea of the Uoyal AgtroHomicai Society, L'i., 1900, pp. 82-124 
e Scimmie Paper», voi. UT, p. 78. 

(*) Tedi al riguardo una lettera dell'autore del presente scritto al 
giornale inglese Nature, e la risposta do! U' C. G, Knott in Nature. 
voi. 103, pag. 334. 16, I, 1919. Avverto ancora obe fe strano che Todhunter 
nella sna magistmle opera Hìntory of the theori/ of altraclion and the figure 
of the Earth, non menziona l'i tn portantissima memoria di Airy della quali^ 
ai dÌBCorre nel testo. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



IbO OTTAVIO ZAMOTTI BIANCO 

■ove r è il laggio vettore e 6 la colatitudine contata dall'asse 
di rotazione; svolgendo in serie e trascurando le potenze di e1>2, 
si ha 

f = a[l — e eoa* e — -5- e*oos*e sen*9J , 
Poi considera uno sferoide rappresentato dall'equazione generica 

r = « (1 — « cos« e 4- (f — Y e») aen» 9 eoa» e) . 

-Questa superficie avrà pure uno scliiacciamento e, e l'eccesso 
■dei suo raggio vettore su quello dell'ellissoide è a/'aen'S cos*6. 
Il massimo eccesso si verifica alla latitudine geocentrica di 45*' 
«d è -raf. Darwin osserva che quella grandezza che egli ha 
designato con — fé designato da Airy con A. Darwin designa 
■con a, e, F stampatella i valori di a, e, f, corrispondenti alla 
superficie limite esterna della terra. 

Airy pure trova per deviazione massima tra ellissoide sfe- 
roide alla latitudine geometrica di 45° -^aA; e siccome .<1 ed .F 
sono dello stesso ordine di grandezza, così tradotti in numeri 
dovrebbero mantenersi tnli; invece Airy dà ^ = 0,000064 che 
darebbe, come osserva Knott (Nature, p. 384), per deviazione 
massima 334 piedi. Darwin ha i^^ 0,00000205 che lo conduce 
ad una deviazione massima di — 3,26 metri, cioè circa 11 piedi. 
Evidentemente VA di Airy e l'i'' di Darwin non sona dello 
stesso ordine di grandezza. Non ho rifatto i calcoli di Airy, 
ma quelli di Darwin sono esatti. 

Dopo Airy si occuparono del nostro problema Hargraeve, 
in uno scritto intitolato On the calculation of aHractiona and the 
figure of the earth, e pubblicato nel volume CXXXI, 1841, delle 
Philosophical Transactions, pp. 75-98, senza però giungere a 
risultati numerici. Questo lavoro è menzionato da Helmert 
■{Theorieen, II, p. 141), ma non da Darwin. Helmert menziona 
anche alcuni sviluppi di Schmidt nei quali di tien pur conto 
della seconda potenza dello schiacciamento: ma neppure in essi 
si giunge a numeri (Lehrhuch der niathematiarhen und physischen 
Geographie, GiJttìngen, 1829, voi. I, p. 339). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



IL DIVARIO FKA l'eLLISSOIDE B IJt TERRA FLUIDA 161 

Bruna nella aua classica Figur der Erde (pp. 16-18) ha ri- 
solto il problema di trovare quale è il massimo distacco fra il 
geoide ed un'ellissoide di eguale schiacciamento. Il geoide, come 
si sa, non è che uno sferoide di livello passante per un punto 
della superficie fisica terrestre, e costituisce la superficie mate- 
matica della terra. Bruns pone s rappresentare il geoide l'equa- 
zione 

(1) 



dove r e 9 sono la distanza dal centro e la latitudine geocen- 
trica del punto generico, J\f è la maaaa terrestre e K e tale 
che se MA, MB, MC sono i tre momenti principali d'inerzia 
della terra si ha K= C — -^(A~\- B). Si può dimostrare, come 
segue, l'asserzione di Bruns, che la superficie rappresentata 
dalla (1) è del 11° ordine. Uo è una costante e si ha 

r = »/*'-|-y»4-2», 

JT = r cos «p cos \ , y = r os ip sen \ , z = r sen q» . 

L'equazione (1) sì può scrìvere cosi 



(fT. - f W +»■)) r» = Mr* + ii («■ + »•- 2j") , 

che elevata al quadrato diviene razionale ed e del 14° ordine; 
ui è la velocità angolare della terra. La superficie del 14" or- 
dine qui considerata diversifica di pochissimo da un'ellissoide; 
e la si può riguardare, lo dicemmo, per quanto concerne la 
figura della terra, come il rappresentante tipico del geoide. 
Siano ri, $r| il raggio e la gravità equatoriali; r,, g, quelli 
polari, sia ri — rg = ria, a rappresentando lo schiacciamento. 
Brune ntiene senza esitazione sufficiente al suo scopo il porre 

„_ u^n _ 1 _ 1 . 



Alti dtUa fi. ActndtMÌa — Voi. LV. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



OTTAVIO ZAKOTTI BUNCO 



Colle 
ad il 


notazioni 

polo 


pi( 


Ecedenti a 


i ha rispettivamente 


peri 


'eqiialore 




£•0 = 


M 


+ 


MK , 1 


lu'r,»; t7o = 


•■i 


Jlf^ 




yi = 


— 


si; 

ftr. 


-'!■ + 


i- -?^^ — tu» r 









este, con semplici operazioni e trascurando termini di or- 
iti elevato, egli ottiene il teorema di Clairaut sotto la 

"?('-f)=°» + '"' + '^- 

li Bruns scrive queata osservazione importante, pei'chè' 
Imente seguita tranne in alcuni lavori speciali. 
Quando si utilizza il teorema di Clairaut per la deter- 
zione dello achiaccia mento a mezzo delle osservazioni 
olari, si possono sopprimere i termini di secondo ordine, 
lè la loro influenza è motto piìi debole di quella delle 
irbazioni della gravità ,. 

à dicemmo che Aiiy e Darwin tennero conto anche dei 
i di secondo ordine: vedremo che ciò fu fatto anche dal 
atico tedesco Wiechert. Colle precedenti condizioni si 
ano le relazioni. 

»iir=r/i,,|(l+o), Jir = r,'|-(l+|), 

tr avere la distanza massima tra lo sferoide 17=: l/^^ 
Bsoide concentrico di semiassi ri ed r^, riprendo l'equa- 
1) sotto la forma 

"•= " (i + 2' "- 3'™* f) +"'«""»■»). 



„d, Google 



IL DIVARIO FRA l'eLLISSOIDK E LA TERRA FLUIDA 163 

che è come prima approssimazione, l'equazione polare della curva 
che colla sua rotazione attorno all'asse polare genera il geoide. 

Supponiamo ora che r aia svolto in una serie ordinata 
secondo le potenze di sen* ip , coaì r = ri (1 — a, aen» tp -|- 
-|- a4 8en*(p-.-) (3). All'equatore q) = ed r=:»-,, al polo ^ = 90" 
ed r = ri{l — o» + o* —) = ''» t oai che lo achiacciamento 
o = Ì^ = a,-«. + ... 

Soatituiaco ad r la sua espressione data dal secondo membro 
della (3), avrd, svolgendo nel secondo membro trascurando le 
pvtenze di r auperiori alla seconda, nonché quelle di sen'<p su- 
periori alla seconda 

fi (1 — Otsen'q) + a4 8en*<p.,.) = 

= ^ j 1 + 2^v (1 - 3 sen« (p) (1 + aa. Ben» <p) + 

ed eguagliando i coefficienti che nei due membri afiFettano ri- 
spettivamente Ben*<p e aen*<p, e sostituendo nell'espressione 
*■ := t-i (1 -Ì-<»een*<p + UiSen*<p...), avendo sostituito a ad a,, 
il che è consentito dall'approssimazione adottata, avr6 

r =^, 1 1 — a (l + -2-) sen»9 + y san* 9 + ... j . 

Per un'ellisse di semiassi rj ed ri si ha 

r* = r, [ 1 — (l -}- ^J sen» (p + -|- aen* (p + ... j , 
per cui 

r — r' = ria»8en*(p — ria*sen*(p + ... 
= r,a»sen'9co8*(p ~\- ... 

che è massima per p = 45", e si ha -'— = 19"',1; quindi 
luogo il parallelo di 45° il geoide abbraccia l'ellissoide di egual 
schiacciamento e ne dista di Id",!. 

Helmert nelle pp. 79-80 del volume 2° ha riprodotto quello 
svolgimento di Bruna alquanto modificato e a p. 90 ne riferisce 
il risultato numerico. 



zed.yGOOg[e 



OriAVIO ZANOTTI BIANCO 



L'espressione cui giunge Helmert per U soprselevazioDe 
dello sferoide aorntale o geoide Bull'ellissoide di eguale schiac- 
ciamento è -^ o|a(o4-2p) i, pp. 80 e 83, ove è 

a = "~ - schiacciamento, 

p ^ f'""' differenza fra la gravità g^ al polo e quella g, 
all'equatore divisa per quest'ultima, e si pne 

3 := — — rapporto fra la forza centrifuga all'equatore e la 
gravita equatoriale. * 

Egli adotta come espressione della gravità alia latitudine 
geografica B l'espressione j = 9,7806 (1 + 0.0052 sen«B), per 
cui al livello del mare si ha: 9, = 9,7806 e = 0,0052, e pren- 
dendo con Bessel a = 6377397 m. ha y = . Indi applicando, 
reiteratamente il teorema di Clairaut trova = 0,0034512. 

Si rammenti che il teorema di Clairaut fornisce la forma 
non la grandezza dell'ellissoide normale del geoide, e che questo 
è appunto tale da soddisfare alla legge di gravità trovata dalla 
quale è dedotto. Coi soprascrìtti dati numerici Helmert trova 
per la massima elevazione del geoide sali 'ellissoide 12,7 m. 

A risultati numerìci ancora giunse Helmert nelle pa- 
gine 136-140 del detto volume. Egli propone il problema nel 
titolo del paragrafo: Estimo del dicario della tuperfieie di tma 
terra fluida dalla forma di utt'elliasoidt di rir-cìugione. Nella so- 
luzione egli si giova del teorema noto seguente: una massa 
fluida, pressoché sferica, rotante, dece avere la forma di una su- 
perficie di rivoluzione... che gli permette di limitare la sua solu- 
zione alla ricerca del divario fra le due curve meridiane gene- 
ratrici della superficie di una terra fluida e dell'elliseoide di 
rivoluzione, s'intende, di eguale schiacciamento. Dopo l'enun- 
ciato del problema Helmert scrive quanto segue: 

' Poiché la densità della terra è variabile, e precisamente 
' cresce verso l'interno, coù una terra fluida, non può, come si 
' pub mostrare, assumere, avere una superficie foggiata ad el- 
" lisBoide di rivoluzione ,. 

* Noi non vogliamo qui procedere ad un computo accurato 
" del divario fra le due superficie ; ma staremo contenti ad esporre 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



IL nrVABlO TltK l'sLLISSOIDE e LA TERRA FLDIDA 165 

* alcune conBÌderazioni, che ci permettono di ricavare una groato- 

* lana misura di quel divario, con tenue applicazione di sviluppi. 

Egli espiline il raggio r vettore di un punto generico del 
corpo di latitudine geocentrica q> colla formota 

ove B è una costante, e cioè il raggio equatoriale dello sferoide 
e AT,, £^ funzioni sferiche di v, tralaaciando Ky e K^, perchè 
si limita a considerare superficie di rotazione simmetriche ri- 
spetto all'equatore, e tali che è 

Kt = Ben» V — -5 ; ^* = sen* tp — y een» V + g^ . 
e 

Applicando poi noti teoremi delle funzioni sferiche all'espressione 

(ove /*], P,... sono funzioni sferiche di 9) del potenziale del- 
l'attrazione di uno sferoide di densità 6, egli procede a trovare 
l'equazione della saperficie della terra fluida. Egli la suppone 
costituita, come appare dal seguente suo periodo: " Ammettiamo 

* ora che la terra sia formata da uno sferoide omogeneo inte- 
' riormente compenetrato da strati omogenei sferici concentrici 
' allo sferoide, col centro comune nel centro di gravità ,. Questi 
fitrati siano di densità maggiore di quella generale dello sfe- 
roide. Chiama M la massa totale della terra, M^ quella dello 
sferoide omogeneo, applica allo sferoide l'espreaeione del poten- 
ziale che egli ha trovato, e pel complesso degli strati sferici 
quella semplice dì Massa: distanza dal punto attratto, e trova 
per equazione di quella superficie di livello 

-=i^(>+é-.')-é°.'^+^"«'(i-é..)i- 

- f j fjf (a, - a,-) - t<Af, ( j a, - I a.^) + u."B»oi, \ , 
k* essendo la contante dell'attrazione. 



zed.yGOOg[e 



lOtì OTTATIO ZANOTTI BIANCO 

Scrive la condizione che anoulla i coefficienti di K^eKt, 
e da esae eliminando ui, trascurando i termini in o,^ trova la 
espressione approssimata 

3 — 2 -^' 



e poiché a ed a, coincidono fino a quantità dell'ordine di o*, cosi 
Helmert scrive a* al posto di a,' nella (a), col che, tralasciando 
i termini in a', trova l'espressione 



E quindi per uno sferoide di schiacciamento o e di raggio equa- 
toriale a: r = a{l — [o + Oj] sen^ip + Oj sen*<p -|- ...)■ 

Per un'ellisse di eguale schiacctamento a si ha per la di- 
stanza dal centro r di un punto di latitudine geocentrica q>t 
come già si vide piìl indietro, 

r = a\l — a + -y-l s^n* (p + -^ aen* <p -|- ...1 . 

Per cut la distanza fra Io sferoide e l'ellissoide lungo il paral- 
lelo di latitudine geocentrica q>, misurata lungo il raggio, e 

r, — r« = 4 <*! o" •* Ot)8en'' J<p , 

e tenendo conto della {ò) si avrà ebe il massimo di questa dif- 
ferenza, che si verifica per 3en»(p= , è 



La densità media della terra è 5.6, quella alla superficie 
è 2,8. Quindi il minimo valore che pub avere la massa dello 
sferoide omogeneo è ^i ^ ò' ^ ^ prendendo per a ed a i valori di 
Bessel « = 6377397 ed a* = 0,00001117 si ha (r.— »-,)„^= -16. 



zed.yGOOg[e 



IL DIVARIO FRA l'BLUSSOIDB E LA TERRA FLUIDA 167 

Dopo ciò Helmert scrive: " Ma questo valore potrebbe essere 

* troppo grande. Noi vedremo che la densìtÀ da principio creBce 
' rapidamente e che già alla profondità di circa a : 4 è uguale 

* a 5,6. Poniamo quindi per base uno aferoide omogeneo di den- 
' aita -i- (2,8 + 5.6). allora sarà Jf, = -| Jtf ed (r,— r,)™.. = - 9. 

* Noi vedremo che lo schiacciamento degli strati di egual densità 
' diminuisce probabilmente andando verso l'interno. Quindi la 
' massima distanza primamente trovata potrebbe essere troppo 
" grande, giacché essa in certo qual modo implica la supposizione 
' di una rapidissima variazione dello schiacciamento fino a zero. 
' Il secondo valore mostra che un moderato ingrandimento 
' della densità superficiale diminuisce notevolmente la differenza 
' (r, — n)««.. fu ogni caso le distanze fra l'ellissoide e Io sfe- 
' roide sono minime ,, 

Helmert poi osserva che se si confrontano gli ultimi risul- 
tati con quello di Bruna, ai avverte che, per uguali grandezze 
degli assi, lo sferoide normale e lo sferoide dianzi considerato 
si distaccano dall'ellissoide di quantità del medesimo ordine, ma 
in senso opposto. E cioè, lo sferoide normale o geoide abbraccia 
o avvolge alte latitudini medie l'ellissoide: lo sferoide consi- 
derato da Helmert, cioè la Terra fiuida, è a quelle medesime 
latitudini depresso sotto l'ellissoide. " Ciò non deve meravi- 

* gliare ,, scrive Helmert, ' poiché deviazioni anche molto tenui 
' della distribuzione della massa nell'interno della terra da 
' quella dello strato fluido sono sufficienti a produrre una tale 
' differenza. Ma indubbiamente la terra è solida fino ad una 
" certa profondità, e se poi anche qui. a cagione di deviazioni 

* della distribuzione della massa, dalla condizione fluida si ge- 

* aerano tensioni, le quali da ultimo producano una distribuzione 

* prossima a quella, ciò non si può tuttavia estendere a frazioni 
' del raggio, della grandezza dell'ordine di a* ,. 

In appoggio di questa sua affermazione Helmert adduce due 
esempi irrefutabili. Egli si valse delle Formole per la variazione 
della gravità al livello del mare date da Borenius e da Paucker ('), 



l'I * BuDetin de la Glaaae physico-matbéniatiqne de l'Académie dei 
Sciences de St-Péterabarg „ tome I, 1843: ibidem, tome 12, pp. 120-128; 
tome 13, pp. 49-S9 e 225 237, particolarmente la p. 227. 



zed.yG00g[e 



168 OTTATIO ZANOTTl BIANCO 

e applicando il teorema di Clairaut per avere lu schiacciameut» 
e gli altri coefficienti della sua forinola, ottenne per la massima 
distanza fra lo sfei-oide normale del geoide e l'ellisaoide di egual» 
schiacciamento, e facendo a = 63775597, le espressioni seguenti^ 
dedotte da due differenti espressioni trovate da Bofenius, con 
osservazioni della gravità al suo tempo, rispettivamente 
Sferoide sopra l'ellissoide al massimo + 9",3 
— 76; 
dalla formula dì Faucker ebbe 

Sferoide sopra l'ellissoide al massimo — 114'". 
Nel 1900 Giorgio Darwin pubblicò nelle * Monthly Notices 
of the Royal Astronomica! Society ,, In Memoria già menzionata 
intitolata: T%e Theory of the figure of the Earth cnrried lo the tecond 
arder of small quantities: questa fu stampata poi anche nel volume 
dei Seientific Papera del medesimo autore (Cambridge, University 
Press, 1910), pp. 78-118. Nell'introduzione a questa Memoria il 
sig. Darwin scrìve quanto segue: * Nel secondo volume della sua 

* Hahere Oeodasie, il dott. Uelmert ha anche investigato la formola 

* per la gravità fino al secondo ordine di piccole quantità. L'espres- 

* sìone della gravità che egli paragonò coi risultati degli espe- 
' rìmenti del pendolo, fu presa come non avente alcun termine 
' dipendente dalla quarta potenza del sono della latitudine. I rì- 

* sultati degli esperimenti sono alquanto irregolari, e non vi 
" era alcun vantaggio nell'inclusione di un tal termine; conse- 
" guentemente il dott. Hetmert ammise, che un tal termine è 
" di fatto evanescente, e accennò che ciò implica che la super- 

* fiele della Terra è elevata sul vero ellissoide, invece di essere 
' depressa sotto di esso, nelle latitudini medie. Non vi può, io 
' penso, esservi alcun dubbio che debba esservi una depressione, 
" e perciò sembra che sarebbe piii sicuro di adottare una for- 
' mola tale quale io l'ho data al § 6 (41) per le future rida- 
" zioni delle osservazioni pendolari ,. 

La formola per la gravità alla quale allude Darwin, che si 
riferisce al livello del mare, è la seguente: 

y = j, (1 -|- i cos» A — 0,0000295 sen* \ cos> X) 
ove g e fft sono la gravità alla colatìtudlne X e all'equatore 
1,=: l'nlL^ g^ essendo la gravità al polo. 



zed.yGOOg[e 



IL DIVARIO FRA l'KLLISSOIDB E LA TEBKA FLUIDA 16ft 

Per le forinole della gravità proposte dopo quella di Darwin 
(1900), vedasi il noatro lavoro: / concetti moderni tulio figura 
matematica della Terra, note otto, negli ' Atti dell'Accademia 
delle Scienze di Tonno ,, pei- gli anni 1904-6-7-8. 

L'affermazione che Darwin attribuisce ad Hetmert, nel passo 
che qui trascrivo a scanso di equivoci: * and pointed out that 
' tfais implies that the Earth's surface ìb elevated about the 

* triie ellipsoid, instead of being depressed betow it in middle 

* latitudes ,, e che chiude il cenno sull'opera di Helmert su 
questo argomento, è senza dubbio contenuta nelle paroje che 
qui traduciamo (Theorieen, II, p. 90), e che seguono l'esposizione 
del risultato di Bruna, da noi pur riferito più sopra: ' Eviden- 

* temente a tutto rigore g al livello del mare non è più fornito 
"solo dall'espressione j = jf,(l + psen* fi), ma si presentano 

* ancora termini in sen* B e seguenti, i quali però possono pren- 
' dere solo valori molto piccoti, come d'altronde già segue dalla 
" tenue differenza tra le massime elevazioni 13 e 19 metri ,. 
In nessun altro passo dì Helmert trovo espressioni che giustifi- 
chino l'affermazione che Darwin gli attribuisce. 

A risultati perfettamente concordanti con quello di Helmert 
da noi riferito a p. 167, giunse Callandreau in un suo notevole 
studio. Intorno ad esso, ecco quanto scrive Darwin a p. 79 del 
suo volume: 

" Nei volume XIX (1889, pp. E, 1-84) degli ' Annales de 

* l'Observatoire de Paris ', il sig. Callandrt-au ha svolto un'ela- 

* bo rata investigazione dei problemi considerati in questo scritto. 
' La pubblicazione del mio lavoro avrebbe potuto, per fermo. 
' non essere necessaria, se non fosse che il mio procedimento 
' è a mìo avviso piii semplice del suo, e che le mie formolo 

* sono presentate in una forma più trattabile. Tuttavia, per 

* qualche rispetto, ad esempio nella soluzione numerica delle 
' equazioni differenziali, ho portato il lavoro alquanto piìi lontano 
" di quanto egli abbia fatto; ma d'altra parte egli consideri» 
' alcuni punti interessanti, che io non tocco. I nostri due me- 
' tedi differiscono nei particolari dal principio al fine, e sarebbe 

* piuttosto fastidioso il confrontarli punto per punto. Io fui con- 
' t^to nel riconoscere che noi navighiamo lungo rotte paral- 

* lele. Il sig. Callandreau scrisse anche una breve ma impoi- 
" tante Nota sullo stesso argomento nel ' Bulletin Astronomique ' 
■ pel 1897 ,. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



170 OTTAHO ZANOTTI BIAKCO 

A p. 102 Darwin scrive: 

' Il sìg. Callandreau non risolae la sua equazione differen- 

* eiale che corrisponde colla mia, ma egli conchiude che la de- 
" pressione alla latitudine 45" deve essere minore di 5 metri ,. 

A p. 117 poi scrive ancora: 

' Si è asserito nell'introduzione che Ìl sig. Callandreau ha 

* trattato questi problemi con metodi alquanto diversi dal mio. 

* Egli concluse, ma senza risolvere definitivamente l'equazione 

* differenziale, che la depressione alla latitudine di 45° deve 

* essere minore di 5 metri .. 

Quest'asserzione di Darwin si riferisce ad una nota a p. E. 51 
dello scritto di Callandreau, che cosi è: * La dépression ne dé- 
" passerait guère 5° vers la latitude de 45" ,. Ma nel testo alla 
pagina medesima si legge: " Une conséquence dans te cas de 

* la Terre est que la dépressìon de l'ellipsolde, maximum à 
' 45 degrés de latitude ne saurait atteindre 7" ,, Ma di ciò 
Darwin non ha tenuto conto. 

n sig. Hamy, una delle più sicure e riconosciute autorità 
su questo argomento, da me interpellato al riguardo, ebbe la 
cortesia di scrivermi quanto segue, e motto ne lo ringrazio, a 
proposito del rafferma zio ne contenuta nella nota di Callandreau: 
' Maia ce résultat fonde sur un calcul très critiquabie ne saurait 
' infirmer en rien la premiere conclusion. La limite de 7" obtenue 

* suppose admise une formule proposée par Radeau ,. 

Darwin ha ignorato l'esistenza di una nota di Callandreau 
pubblicata nei * Comptes-Rendus de l'Académie dea Sciences ,, 
tomo ex, 1890, intitolata: Écart enlre la surface de la Terre 
supposée fluide et celle d'un ellipsoìde de revolution ayant mémes 
nxes. Il " Bulletin astronomique ,, tomo VII, 1890, p, 239, così 
scrive di quella Nota di Callandreau: ' L'écart en question est 

* de l'ordre du carré de l'aplatissement; la théorie de Clairaut, 

* étendue aux termos de l'ordre du carré de l'aplatissement, 
" mentre que la surface fluide est déprimée reiativement à l'el- 
' lìpsoTde; et M. Callandreau trouve que le maximum de cette 
" dépression pour la latitude de 45°, atteint au plus 9",1 : ce 
" chiffre est précisément conforme aux évaluations de M. Helmert, 
■ dans sa Geodesie Supérteure, tom, II, chap. II, § 36, p, 13£ ,. 
Il numero — 9", già da noi riferito, sta a p. 140, 

Il sig. Hamy, al riguardo mi scrisse: " C'est en laissant 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



IL DIVARIO FKA l'bLUSSOIDE E LA TERSA FLUIDA 171 

* toute supposition de eUté que Callandreau a obtenu la limite 
' inférieare de 9'", pour la dépression de l'ellipBotde .. 

Nel volume XXU pel 1890 (1893) del ' Jahrbuch Uber die 
Fortschritte der Mathematik ,, p. 1196, leggasi quanto segue: ' Ib 
" seguito a lavori pubblicati da Tìsserand e Eadau nei ' Comptes- 

* Rendus ' pel 1884- e 18S5, l'autore (Callandreau) vieneacom- 
" pletare la saa Memoria contenuta nel volume XIX degli ' An- 

* nali deirOaservatorio di Parigi '. La roasaìma depressione della 

* terra fluida rispetto all'ellisaoide di rivoluzione sotto la lati- 
' tudine di 45 gradi raggiunge al massimo 9'°,i, coincidente col 

* risultato che Helmert ottenne nel volume II della sua Geo- 
" desia Superiore ,. 

Helmert si valse varie volte sempre con citazioni dei ri- 
sultati di Darwin, ma, per quanto mi consta, non ebbe mai nep- 
pure una parola circa l'asserzione di luì a suo riguardo, che 
dimostrammo infondata. Darwin, a sua volta, scrive di Helmert 
con molta deferenza o riguardo, e si dichiara a lui debitore dì 
informazioni notevoli mentre egli stava scrivendo il suo lavoro. 

Rimane quindi provato che Helmert ha ampiamente rico- 
nosciuto ed esattamente calcolato la depressione della Terra fluida 
rispetto all'ellìasoide di eguali assi alle latitudini medie. 

Helmert, il più grande geodeta, dopo Bessel, fu rapito alla 
scienza durante la guerra: ma sia detto a sua maggior gloria, 
egli non firmò il manifesto dei dotti tedeschi a giustificazione 
della guerra scatenata, flagello immane, sull'umanità dalla Ger- 
mania. Nessuna nube offusca la gloria di quel grande, ed il nome 
dì F. Roberto Helmert (') suonerà alto e puro finche la vera 
ed onesta scienza avrà culto fra gli uomini. 



(') F. Roberto Helmert nucque a Freiberg in Saisonia il 81 luglio 1848, 
mori a Potadam il 15 giugno 1917. 



>y Google- 



FAUSTA BAI2AC 



Osservazioni erisUilografiBiie 
snii'azEurrite di fionnesa (Cagliari) ('> 

Nota di FAUSTA BALZAC 



Pochissimi giacimenti italiani di azzurrite sono stati finora 
descrìtti crìstallograGcamente. 

Infatti, dopo il prof. Riva che nei J899 trattò dell'azzurrite 
di Rosas nel Sulcis (2), descrìvendo crìstalli piccolissimi, costan- 
temente allungati secondo l'asse y, ed il prof. Zambonini che 
nel 1907 De descrìsse alcuni provenienti dal Timpone Rosso, 
presso Lagonegro (3), non si ebbero che le notizie del Millo- 
sevich relative al giacimento del Castello di Bonvei, presso 
Mara (4), in cui l'azzurrite si presenta in struttura concentrico- 
lamellare, e net 1913, infine, lo studio del prof. Manasse sul- 
l'azzurrite di Calabona. presso Alghero (5), i cui cristalli però, 
par essendo, almeno in parte, abbastanza rìcchì di faccio, pre- 
sentano sempre l'abito più comune per la specie e tutte forme 
già note. 

Ora, avendo il prof. Zambonini avuto dal dott. Grida un 
campioncino proveniente dal giacimento di Gonoesa, in provincia 
di Cagliari, con cristalli di habitus non comune, credette non 
privo d'interesse il farne fare la determinazione cristallografica. 



(1) Lavoro esegaito uell'Ietituto di mineralogia della R. Univeraità di 
Torino, diretto dal prof. Ferruccio Zambonini. 

(2) C. Rita, Sopra la formazione diabasiea « topra alcuni minerali di 
Rota* ntl Sulei». ' Rendiconti R. Istituto Lombardo ,, 1899, XXXTI, 344. 

(8) F. ZiMBORini, Notizia eritlàUografica null'aixurrite del Timpone Ro»so 
pretto Lagontgro. ' Rend. Acc. Lincei „ 1907, XVI, 2" aem., 737. 

(4) F. HiLLoasTiCH, Appunti di mineralogia Sarda. Il giaeirnento di azzur- 
rite del Gattello di Bonvei. ' Eend. Aoo. Lincei ., XV (1B06). II, 732. 

(5) E. HiMAsas, Azzurriti di Calabona presto Alghero. ' Memorie Società 
Toscana di Scienze Naturali ,. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



OSSKRT AZIONI CKISTALLOORAFIGHE, BCC. 173 

e, cortesemente, me ne affidò l'incarJco, del che mi è grato 
ringraziarlo. 

I cristalli ch'ebbi io esame si prestano assai bene a misure 
gonìometriche, avendo faccio lucentissime. Essi tappezzano le 
pareti delle fenditure di una roccia argilloso-quarzifera, molto 
ricca in venale e cristallini di quarzo. 

Alcnni, tabulari secondo j 001 { , sono abbastanza ricchi di 
forme, in altri, tabulari secondo )100|, è notevole l'allunga- 
mento secondo l'asse z. I primi, secóndo l'asse y, raggiungono 
al massimo la lunghezza di mm. 3, i secondi dì mm. 5, lungo z. 

Le forme complessivamente osservate sono le seguenti: 



o 5100( e i001( A lOlOf o )101( 
M }302t m IllOj p )021j X)032j 



6 ilOlj 
A } 221 { 



I 201 { 
/ 1225Ì 



fra le quali, la ) 010 [ ò rara, e la |032( è nuova per l'azzur- 
rite, almeno secondo la bibliografia che ho potato consultare. 
Quanto a ] 225 ( , essa è nuova per ì giacimenti di Sardegna. 




Fig. 1. 



Nella fig. 1 ho rappresentato, ridotto a modello, il piii ca- 
ratteristico fra i cristalli allungati nella direzione dell'asse y, 
il quale raggiunge le dimensioni di mm. 3x2x2. 

In esso tutte le faccio, abbastanza lucenti, hanno permesso 
misure discretamente buone. Estese quelle dei pinacoidi }001j 
e )100j e dei prismi )110( e )221t, sono meno sviluppate 
quelle delle forme )021{ )101{ ] 20r( |302| }225[, e picco- 
lissimo, poi, è il pinacoìde )010{. 

La forma ) 225 { presenta un interesse tutt'affatto partico- 
lare, perchè è una delle più rare nella azzurrite. Fu osservata 
da Zippe e descritta nel 1831 nella sua memoria fondamentale 



zed.yGOOg[e 



174 



FAUSTA BALZAC 



por la morfologia dell'azzurrite (I). Miller le assegnò erronea- 
mente il sìmbolo 1 125 |, ma Schrauf, nella sua ben nota mono- 
grafia (2), notò che, in base al disegno ed ai legami di zona 
indicati nettamente dallo Zippe, alla forma osservata dal mi- 
neralista boemo spetta effettivamente il aimbolo ) 225 ( (JHSJ 
nella orientazione di Schrauf). 

Il prisma ] 2^5 { deve essere, certamente, assai raro, e non 
sembra sia stato più trovato. E una, infatti, delle pochissime 
forme non osservate personalmente dallo Schrauf; non è ricor- 
data da Lacroix per i cristalli di 
Chessy (3), e non si trova riportata 
nemmeno nei lavori piìi importasti 
dell'ultimo trentennio, quali quelli 
di FarringtoQ, di Zimanyi, di Hobba, 
di Anderson, dì Steiner, di To- 
borffy, ecc.. sui cristalli dell'Ari- 
zona, del Laurion, del Wisconsin, 
dell'Australia e dell'Africa meri- 
dionale. 

Nel mìo cristallo io l'ho os- 
servata con una nitida faccetta, 
che ha permesso una misura abba- 
stanza buona. 

Neira tìg. 2 ho cercato, invece, 
di riprodurre al naturale uno dei 
cristalli allungati secondo l'asse 
verticale. Tale habitus raramente si 
osserva in cristalli di azzurrite prò- 
Fig. 2. venienti da altri giacimenti. Infatti 

il Lévy (4) figura dei cristalli pro- 
venienti da Chessy, presso Lione, che hanno questo aspetto, ma 
presentano però combinate le sole forme }0U1{, JllOt e |111(. 



(1) 'PogR. Ann.,, 1831, SXIl, 393. 

(2) 'SitznDgabericfateWieDerAkad.derWÌiMiuch.., ISTI. LXIT(l), 128. 

(3) Mineralogie de la Frante et de tee Coiom'e», II), 751. 

(4) Deseription d'une collection de minéraux, «te., Fig. 2, PI. LXIIl -iel- 
l'atlonte. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



OSSBKViZIONl CRISTALLOGRAFICHE, ECC. 175 

I cristalli ' prisniatici , di Ghessy, figurati da Schrauf e da La- 
croix, sono generalmente più o meno schiacciati secondo la base; 
quelli, pure detti ' prismatici ,, dell'Arizona, descritti dal Far- 
rìngton(l), presentano molto estese le forme |1I0{, )221{, ]l01t. 

Il cristallo da me osservato, invece, è molto allungato se- 
condo z e, pur essendo tabulare secondo la }100(, ha ab- 
bastanza sviluppate le faccie del prisma )110(, un po' pib 
ridotte ancora quelle di )101{, )001{, }T01( e )302;, edesili, 
ma nitide, quelle del prisma )032(, nuovo per il minerale. 

Sebbene queste ultime io le abbia misurate ad una sola 
estremità, essendo il cristallo impiantato per l'opposta di z, le 
misure sono assai buone, ed il nuovo simbolo rimane stabilito 
con certezza, come lo prova l'accordo discreto tra i valori ot- 
tenuti e quelli calcolati in base alle costanti proposte dal 
Manasse per l'azzurrite di Oalabona, e che sono certamente 
migliori di quelle calcolate dallo Schrauf e generalmente adot- 
tate, l'inesattezza delle quali risultava già chiara dagli studi 
dì Farrington e specialmente di Toborffy (2). 

Angoli Vttlori mianrati Valori calcolali 

(032) : (110) 57" 28' 57° 24''/» 

(032) : (100) 88" 36' 88" 36''/,. 

Nella tabella che segue ho raccolte le misure che hanno 
servito all'identificazione delle forme precedentemente menzionate. 



' (1) CtyttaiUttd AiuriU from Arizona. 'Amer. Joaro. Se. ., 1891 (3), 
XU, 800. 

(2) Ueber K'tpftrhttur und fi^tùbleUre «on Ttumtb, ' Zeit. fOr Krfet. „ 
1913, LII, 225. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



17Q PAU3TA 8ALZAC — 0S8BRTAZI0NI CRISTALIXiaitAFICBB, BCC. 



Angoli 



Vulori calcolati 



(001) : (101) 

(001) : (lOl) 

(ODI) ; (201) 

(001) ; (302) 

(001) : (HO) 

(001) ; (021) 

(001) : (221) 

(001) : (225) 



47' 8' 



60» 27' 
68» 10' 
29' 0' 



44» 48' 
47" 12' 

66« r 

58" 62' 
88" 14' 
60" 36' 
68" 19' 

29" ■;.' 



(001) 


(100) 


87" 40' 


87" 41' 


(100) 


(101) 


42" 58' 


42" 53' 


(100) 


(101) 


45" ir 


45" 7' 


(100) 


(201) 


26" 12' 


26" 12' 


(100) 


(302) 


33" 15' 


33" 26' '1, 


(100) 


(110) 


40" 26' 


40" 35' >;, 


(100) 


(032) 


88" 36' 


88" 36' ■/■ 


(110) 


(032) 


67" 28' 


67" 24' Vi 



L'Accademico Segretario 
Carlo Fabrizio Paroma 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE 



Adunanza del Zi Dicembre 1919 

PBESIDRNZA DEL SOCIO SEtTATORE PBAHCE6C0 RUFFINI 
VICEPRESIDENTE DELL'ACCADEMIA 



Sono preaenti i Soci Pizzi, De Sancti8, Brondi, Baudi 
DI Vesme, Schiaparelli, Patetta, Vidabi, Prato, Ciao, 
Pacchioni, e Stampini Segretario della Ctasse. 

Scasa l'assenza il Socio Valmaooi. 

Si legge e si approva l'atto verbale dell'adunanza del 
giorno 7 coir. 

Dal Socio Bbondi sono presentati in omaggio all'Accademia, 
da parte dell'autore Avv, Prof. Emilio Bonaudi, le seguenti 
pubblicazioni, delle quali espone brevemente i pregi : Della so- 
spensione degli atti amministrativi (1908); La tutela degli inte- 
ressi eoUettivi (1911); Del provvedimenti d'urgenza del sindaco 
(2* ed. rìvfliìuta ed ampliata, 1920). La Classe ringrazia. 

Il Socio Cian presenta la sua pubblicazione H primo cen- 
tenario del romanzo storico italiano (1815-1824) (Extr. dalla 
' Naova Antologia ,, 1° ott. 1919). La Claase ringrazia. 

Saranno pubblicate negli Atti: 

Minucio (Octaoius) - Cicerone (De natura deorum) • Cle- 
mente Alessandrino (Opere), Nota del Prof. Arnaldo Belteami, 
presentata dal Socio Pizzi; 

L' anatema di Giovanni d'Alessandria contro Giovanni 
Filopono. Nota del Prof. Giuseppe Pcrlani, presentata pure 
dal Socio Pizzi; 

Alli dtlln H. Aeeadtmia — Voi. LV. 12 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



178 

Settecento canoro. Nota li del Socio Ciak; 
Jvles Ctimua filologo. Nota del Prof. Ferdinando Neri, 
presentata dal Socio Giah. 

Il Socio Db Sanctis, anche a nome del Socio Patbtta, 
comunica una lettera inviata dai Professori H. Pibehhe e 
J. BiDEZ, delegati dell'Accademia Reale del Belgio, in nome 
del Segretariato amministrativo dell' f/rtioK Aeadémique interna- 
tionale. I mittenti, richiamandosi all'art. 13 degli statuti del- 
l'Union, fanno invito perchè siano trasmessi al detto Segreta- 
riato amministrativo a Bruxelles gU eventuali progetti di 
ricerche e pubblicazioni da presentarsi al Comitato dell' t7mo« 
nella sua prossima adunanza che avrà luogo ne] mese di 
maggio del 1920. 

Dopo matura discussione, la Classe delibera di prendere 
atto dell'invito e dì ringraziare il Segretariato amministrativo 
deiri7nton, assicurandolo che la nostra Accademia prenderà in 
attenta considerazione tutti i progetti che le saranno trasmessi 
per il tramite del Segretariato stesso. Frattanto la Classe invita 
tutti quei nostri Soci, ì quali abbiano proposte di lavori da ese- 
guirsi sotto gli auspici dellfi Union Aeadémique, a volerle pre- 
sentare alla Classe stessa, affinchè possano essere conveniente- 
mente esaminate e discusse. Che se, dovendo le proposte essere 
trasmesse al Segretariato amministrativo almeno quattro mesi 
prima della riunione del Comitato, non sarà possibile, nel breve 
lasso di tempo che questa volta ci resta, assicurarci le colla- 
borazioni acientitìclie ed economiche che sono richieste dagli 
statuti deW Union perchè una proposta possa essere presa in 
considerazione, si potranno tuttavia le eventuali proposte dei 
nostri Soci sottoporre ad esame e discussione certamente in 
tempo per la seconda riunione ordinaria del Comitato, che sarà 
nel 1921. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ARNALDO BELTRAHl — 3IINDCI0 (OCTAVIUS), ECC. 



LETTURE 

MINUGIO (Oetavins) - CICEHONE (De natnni deopnm) 
CLEMENTE ALESSANDailSO (Opere) «'> 

Nota di ARNALDO BELTRAMI 



Minucìo XIX, 1 Audio poetas quoque — Cicerone, I 18 sgg. 
non fa nessuna menzione dei poeti. — Clemente Alessandrino, 
Protreptico, 73, 1 "iiw óè fifùv ... xal aitrij (^) noiijvtx^. Minucio 
premette i) cenno dei poeti. Clemente lo pospone. 

Id., 2. Si ricorda il solo Virgilio. — Clem., Prolr.. 73,2- 
76,6, nomina Arato, Esiodo, Euripide, Sofocle, Orfeo, Menandro, 
Orriero e, una seconda volta, Euripide. 

Id., 3. Recenseamus, si placet, disciplinam phìlosophorum: 
deprehendes eoa, etsi sermonibus varila, ipsis tamen rebus in 
hanc unain coire et conspirare sententiam (cioè che Dio è 
mente, ragione, spirito). — Oic, ifi., I 13 Sed iam... ponam in 
medio sententias phìlosophorum de natura Deorum. — Clem., 
ib., 64, 1 ' Entd^àfiù}ft£v de, el ^oi)ÌEi, xal x&v tpiXoaóipiav tàg 
dó^ag, 6aa^ aixovoi negl t&v 9eùv, et niog xal ^iXoao^lav 
ait^v ... xaià TtaQaÓQOftijv nagam^ai óvv^^ù/tev òvEiQtbz- 
xovaav tijv àÀi^&eiap. 

Id., 4-6... Sit Thales Milesius omnium primus, qui primua 
omnium do caelestibua diaputavit. Is autem Milesius Thales 
rerum initium aquam dizit, deutn autem eam mentem quae ex 
aqua cuncta formaverit... Anaximenea deinceps et post Apol- 



(1) Le edizioni da me adoperate sono quella del Va]maf;KÌ '■» * Corpus 
Scrjptonim Latinorum Paravianam „ moderante Carolo Pascal) per Minucio, 
quella del Mueller per Cicerone, quella dello Stàhlin per Clemente Ales- 
sandrino. 



DiBiimd, Google 



180 ARNALDO BBLTRAHI 

lionates Diogenes aera deum statuunt ìnfÌDitum et immenaum:... 
Anaxagorae vero discriptio et motuB infinitae mentm deus di- 
cìtur, et Pytbagorae deus est animus per universam rerum na- 
turam commeans et intentus ex quo etiam sniraalìum omnium 
vita carpatur. — Cic, ib., 25-27... Thales enìm Mileaius, qui 
primns de talibus rebus quaesivit, aquam dixìt esse initium 
rerum, deum autom eam meotera, quae ex aqua cuncta fingerei... 
Post Ànaximenes agra deum statuit, eumque gigni esseque ira- 
mensum et infinitum... Inde Anaxagoras... primus omnium rerum 
discriptionem et modum mentis infinitae vi ac ratione dissì- 
gnarì et confici voluit... Nam Pythagoras, qui censuit animoio 
esse per naturam rerum omnem inteotum et commeantem, ex 
quo nostri animi carperentur... Ib., 29 QuidP aèr, quo Diogenee 
Apolloniates utitur deo... — Clem., Protr., 64, 2 atoixeta (tkv 
oiv dQX^9 ànéXtnov i^v/tv^aineg Saiijg ò MtX^mog tò dótaQ 
xaì 'Ava^i/iév^s 6 aizàg MiX^atog zòv diga, Hoteqov ò 'AnoX- 
Xcùviàt^i xaTijxoÀoii9i]aEv ; Ib., 66, 1 làv óè dXXiav iptioaóqiiav 
8aoi tà arotxsta éneg^dvtes ijsoivTiQay/tóvijadv n t>y)r]Xótegov 
xaì ne^ntótE^op, ot fiiv aiitùiv %ó àjteiQov xa&iifiv^aap, dtg 
'Ava^lfiavdgog (1) (Mii'^mog ìjv) xal 'Ava^ayógas 6 Kia^o/ii- 
vios, xal ò 'AQ^vatog 'AQX^^og, toóta /liv ye d/i(p<a tòv vovv 
Ì7i£OZ7iadTriv tjJ ànstgl^ (Cf. Stromate, I 52, 4) ; 72, 4 oùx àno- 
xQvméov oidè Tobg dfitpl zòv IIv&ayÓQav, ot ^aatv ' b ftèv 
9eòs etg, otzog óè oi>x, &g ztpc^ i>novoovaiv, éxzòg zàg óia- 
Koafi^iog, dii' iv ain^, SXog iv 5X^ ztp xixJL^ èittaxonog 
Tiàoag yevifjtog. 

Id., 7-8. Xenophanem notum est omne infinitum cum mente 
deum tradere et Antisthitnem poputares deos multos, sed natu- 
ralem unum praecjpuum, Speusippum vim [naturatemi animalem, 
qua omnia regantur, deum nosae. QuidP Democritus, quamvìs 
atomorum primus inventor, nonne plerumque naturam, quae 
imagines fundat et intellegentiam deum loquitur? — Cic, io., 28 
Tum Xenopbanes, qui, mente adiuncta, omne praeterea quod 
esset infinitum, deum voluit esse... Ib. 29 Quid? Democritus, 
qui tum imagines earumque circumitus in deorum numero 
refert, tum illam naturam quae imagines fundat ac mittat, tum 



(1) Anche Cic. (ib. 25) cita Anassimandro, ma per altra regione. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



31INUCI0 (OCTATIDS) - CICERONE (DE NATURA DEORUH), ECC. 1 SI 

.scientiam intellegentìamque nostrani... P... Ib., 32 Àtque etiam 
Antisthd&es, in eo libro qui physicua ìnBcribitur, popularis deoa 
mu1to6, naturalem unum esse dicens tollit rim et naturam 
deorum. Nec multo secus Speuaippua Platonem avunculum sub- 
sequeiis et vim quamdam dicens, qua omnia regantur eamque 
animalem — Strom., VII 5, 5 (6 9£Ós, a'intende) Tidvtj) dà &v 
nàvtote xal fii]óa/ifj Jiegiexi/isvo^ dXog rovg (Xenophanes, fr. 21 
Diela). I^otr., 71, 2 'Aviia^évi]^ itkv yàq oi Kvvixòv ó^ toOto 
(cioè l'unicità di Dio) évevót^aev (Antiathenes, fr. 24 Mullach). 
Ib., II 19, 3 SneiaiitJios ... jà Sftoia t0 IHdjtavi ioixs ... yffd- 
^etv... Ib., 133, 4 2jieóai7i:3tóg te, 6 HZàvoivog ddeX^ióov£. 
Ib., I 52. 4 xaì oÌ làg dTÓfiovg dgxàg iinni&éftsvoi, pUoaqiptas 
duo/ta éjiodvó/tEvot, d&eoi Tivcg dv&gionlaxoi xaì ipii^óovot 
(significativa illustrazione dell'inciso di Minucio " qiiamvisato- 
morum primus inventor ,. Gf. Cic, De nat. d., I 66 lata enim 
flagitia Democriti sive etiam ante Leucippi esse corpuscula 
quaedam). Protr., 6tì, 1 d de MiX^aiog Ae^xinTios xaì à Xìo^ 
Mr]T(fóóa>(}0$ diTidg, dtg Soixev, xaì aizù dqxàg dnEXtnétrjV 
TcQoai^xe di Xa^òv loùtoiv toXv óveìv tà elótaXa ò 'A^ótj^ttjs 
Aijftóxifizog. 

H., 8. Strato quoque et ipse naturam (sottint.: deum lo- 
quitur). Etiam Epicurus itle qui deoa ant otiosos fingìt aut 
nullos. — Cic, ib., 35 Strato... qui oinnem vim divinam in na- 
tura esse cenaet. Ib. 45... exposita illa sententia est ab Epicuro, 
quod beatum aeternumque alt, id nec habere ipsum negotii nec 
exhibere alteri (Cfr. ib., 102 Haec oratìo non modo deoa epoliat 
motu et actione divina, aed etiam homines inertes efficit, si 
quidem agena atiquid ne deus esse beatus poteat). Ib. II 76 aut 
nugandum est es^ie deos, quod et Democritus simulacra et Epi- 
curus imagines inducena quodam pacto negat, aut qui deoa eaae 
concedant, iis fatendum est eos alìquid agere, idque praeclarum. 
— Clemente non riporta nulla di Stratone sull'argomento e, 
quanto ad Epicuro, dice in Protr., W, 5 : 'Enixoiqov fikv ydp 
fióvov xal éxùv éxÀ^aofuti, 9g oióèv /iéÀ.eiv oìerat %0 &e^... 

Id., 9. Aristoteles variai et adsignat tamen unam potè- 
tttatem; oam interim mentem, mundum interim deum dicit, 
interim mando deum praeficìt. Theoplirastus etiam variat, alias 
mundo alias menti divinae tribuens principatum. Hernelides Pon- 
tìcu9 quoque mundo divinam mentem quamvia varie adacribit. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



182 AKNAI.DO B8ITKAU1 

— Cic, ib., 33 Aristotelesque in tertio de philosophia libro multa 
turbai a magÌBtro buo Platone non disaentiena; modo enim 
menti tribuit omnem divinitatem, modo mundum ipaiim deum 
dicit esBA, modo alium quendam praeHcit mando. Ib. 34 eeg. 
Ex eadem Platonis Bchola Ponticus Heraclides... modo mundum, 
tum mentem divìnam esse putat, errantibus etiam atellts divi- 
nitatem tribnit... eodemque in libro rursns terram et caelum 
refert in deos. Nec vero Theophrasti inconstantia ferenda est: 
modo enim menti divinum tribuit princìpatum, modo caelo, tum 
autem sigili^ Bideribusque caelestibus. — Clem., Prolr., 66, 4 
Kal 8 ye i^s algiasoìg (cioè di quella %<òv ix tov JlegiTidrov) 
nati]^ ... tòv xaZo^ifiepov ' €naTor , tftvx^v elvai ioti navxò$ 
olExat ■... Inetta xbv xóofiov d'SÒv iifoifievog (Cf. [Aristotele! . 
de mundo, p. 397'. 25). Ib. 66, 5 ò di 'Egéatog ixstvos ò 'Afi- 
arméiovs yvtbQi/tog nfi fiìv oiQavóv, nij óè nvtvfia lòv 9eòv 
inovoet... TI yàq 'HgaxZeló^g ò Ilovuxóg; 

là., 10-12. Zeno et Chryaìppus et Cleanthes sunt et ipsi 
multiformes, sed ad unitatem Ptovidentiae omnes revolvuntur. 
Cleanthes enim mentem (modo), modo anìmum, modo aetbera. 
plerumque rationem deum disserit. Zeno eiuadem niagistei-, na- 
turalem legem atque divinam et aetbera interim ìnterdumque 
rationem vult omnium esse principium: idem interpretando 
Junonem aera, Jovem caelum, Neptunum mare, ìgnem esso 
Vulcanum et ceteros aìmiliter vulgi deos elementa esat^ mon- 
strando, publicum arguit graviter et revincit errorem. Eadem 
fere ChryaippuB: vim divinam rationalem, naturam et mundui 
interim fatalem necessìtatcm deum credit Zeaonemque inter- 
pretatione pbysiologiiie in Hesiodi, Homert Orpheique carmi 
nibus iniitatur. Babylonio etiam Diogeni disciplina est expo' 
nendi et disserendi Jovis partum et ortum Mìnervae et lioc 
genus cetera rerum vocabula esse non deomm. — Cic. io., l 36 
Zeno... naturatem legem divinam esse censet... atque hic idem 
alio loco aethera deum dicit, ...aliis autem libris rationem 
quandam per omnem naturam rerum pertìncntem vi divina esse 
adfectam putet. Gum vero Heaiodi theogoniam [id est originem 
deoruml interpretatur, tollit omnino usitataa perceptionea deorum; 
neque enim Jovem neque Junonem neque Vesta m neque queni- 
quam, qui ita appelletur, tu deorum habet numero, sed rebus 
inanimis atque mutis per quandam sìgnificatiuiiem haec docet 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



UiyOCIO (OCTAVJUS) - CICEKOXB (dB NATDKi DKORDM), BCC. 



tributa nomina. Ib. 37 Gleanthes autem, qui Zenonem audivit 
una cum eo, quem proxime nominavi (Aristone lo Btoico), tum 
ipsum mundum deuin dicìt esse, tum tottus naturae menti atque 
animo tribuìt hoc nomen, tum ultimum et altissimum atque 
nndique circumfiisum et extremum omnia cingèntem atque com- 
plexum ardorem, qui aether nominetur, certissìmum deum 
iudicat... tum nihii ratione uenset esse divinius. ib. 39>41 Chry- 
sippua... ait... vim divinani in ratione esse posìtam et in ani- 
versae naturae animo atque mente, ipsumque mundum deum • 
dicit esse et eiua animi fusionem univeraam, tum eìus ìpsius 
principatum qui in mente et ratione versetur communemque 
rerum naturam universi tatemque omnia continentem, tum fa- 
talem vim et necessìtatem rerum fnturarum... Idemque disputai 
aetheraesae eum quem homines Jovem appellarent... volt Orphci. 
Musaei, Hesiodi, Homerique fabellas accommodare ad ea quae 
ipse... de deia immortatibus dixerat... Quem Diogenes Baby- 
lonius consequens in libro, qui inscribitur de Minerva, partum 
Jovis ortumque virginis ad phyaiologiam traducens diiungit a 
fabula. Id. II 58 (Zenone): Talis igitur mena mundi eum sit ob - 
«amque causam ve! prudenti» recti appellari possit (Graece 
enim n<fóvoia dicitur) baec potissimum providet. Cf. ìd. II 13; 
1 6 : 40 ; 63 ; 65 ; 66. — Clem.. Protr., 66, 3 oiàè ftijv Towg duo 
ir}£ Sziaàq naQEÌEiùaoftat, dia ndu^g ^<Ìi;s, xal óià Tijg dzifio- 
■làTtjz, TÒ &€Ìov ói^xeiv Àéyovvag, oì xataiox'^vovoiv dtsxvùts 
rijv iptXoaotplav (parole che spiegano, come Clemente, il quale 
tanto attinge agli Stoici nella parte morale., a Crisippo special- 
mente, tocchi solo di sfuggita la loro dottrina teologica ; cf. Slrom., 
I 51, 1 ; V 89, 5). Strami, V 92, 4 yevijTÒv de xal ol SjmixoI 
li^EPtai zòv xóa/iov. Ib., 134, 1 noli> ói nléav ol naq' "EX- 
ÀTjot 7ioXvn^y(iOv£^ [ol ^iXóaofpot] (e fra questi sono, senza 
dubbio, nel pensiero di Clemente, gli Stoici) ... (t^) doQàzt^ xaì 
fióvù} xal 6vvaT<j>TdT<^ xal TEx^'XùyrdTCfi xai t(Òv HaÀÀtaroiv 
aintatdz^ tijv n^iivoiav lòoaav. 

Id., 13. Nam Socraticus Xenophon formam dei veri negat 
videri posse et ideo quaeri non uportere. Ariste Stoicus com- 
prehendi omnino non posse: uterque maiestatem dei intellegendi 
desperatione senserunt. — Cic, ib.. I, 31 Xenophon... facit... So* 
crntem dìsputantem formam dei quaeri non oportere. Ib. 36 
Arìstonis non minus magno in errore sententia est, qui neque 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



194 ARNALDO BBLTKAMI 

formain dei intellegi posse censeat, neque in deis i^ensum esse 
dicat dubitetque omnino deus animans necne sit. — Clem,, 
Protr., 71, 3 SEvo(pù>v dì 6 'A9t}vaìos ... ' ó „ ..." za ndvxa ,. 
fprjal, ' oeiov xal àrgifii^tav &g /ùv /liyas Tfg xai óvvaTÓg, 
9>ai'£^<Ig ' Ò7ioÌog*ÓÌ xijv fiOQfi^v, d(pavi^g , {Memor., IV 3, 13). 
Di Aristone, su questo argomento, nesBun cenno, 

Id., 14. Fiatoni apeiHor de deo et rebus ipsis et nomi- 
nibua oratio est et quae tota esset caelestis, nìsi persuasionis 
civilis nonnumquam admixtione sordesceret. Fiatoni itaqui. in 
Timaeo deus est ipso suo nomine mundi parena, artifex animae, 
caelestium terrenorumque fabricator, quem et invenire diffìcile 
prae nimia et incredibili potestate, ot cum inveneris, in pubticum 
dicere inpossibile praefatur. — Cic, ti., 30 Jam de Platonis 
inconstantia longum est dicere, qui in Ttmaeo patrem huius 
mundi nominari neget posse, in legum autem libris, quid 
sit omnino deus, anquiri oportere non censeat. Ib. II. 32 Au- 
diamiis enim Platonem quasi quendam deum phiiosophorum. ■— 
Clem., Protr., 68, l t/vc di} Àà^oi na^à aov {cioè dallo Sx^og dei 
filosofi) avvsqyòv t^g ^iji^aetiìg; oii yàQ Tiavjdnaaiv àjicyvibxa- 
/t4v ae. eI ^oóZtt, tòv Uldifava. n^ di] oÒv i^txvevréov tòv 9eóv, 
& nXà-nav ; " xòv yà^ naviga xaì noifjxi^v %ovòe toù navtòg 
eiigeìv te iffyov xal BÒQÓvza flg dnavtag i^eiiteìv dóiivazov , ... 
" ^lòc yÙQ oiìSafiiàg ètniv , (Fiatone, Timeo, p. 28 C) ; in Strom, 
V 78, 1 si riporta il medesimo testo Platonico, più le parole 
" (ì)s tàÀÀa fia&^fiata ,. Ó g)i/iaÀ^9^g Àéyet IJXdjoiv (l'elogio 
di Platone è insistente nelle opere dell'Alessandrino e concorda 
con l'espressione enfatica di Minucio). Ib., V 65. 2 ò yàq tC>v 
5Xùiv &£Òg ò tnhQ ndaav (pfovijv xal nàv vòrifta xaì nàaav 
Ivvotav otx dv noTE y(ag)ìj nagaSo^Eli] d^^ijTog &r óvvd/tet 
ifj aitov (Cf. Minucio, e. 18, 8-9 Nobis vero ad intellectuni 
pectus angustum est, et ideo sic eum digne aestimamns, dum 
inaestimabilem dicinius. Eloquar quemadmodum sentio : magni- 
tudinem dei qui se putat nosse, minuit ; qui non vult minuere 
non novit). Ib., V 81, 4 vai ftijv ò òvaittzaxei(ito%ó%cnog tieqì 
&EOV Ààyog oiióg ioriv. 

Id., 15. Eadem fere et ìsta, quae nostra sunt: nam et 
Deum novimus et parentem omnium dicimus (Cf. le 
prime parole del Simbolo Romano, già formulato al tempo di 
Clemente, mentre non esisteva ancora un formulario alessan- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



MINOCIO (OCTATIDS) - CICERONE (l)E NATOKl DBORDu), ECC. ISS' 

drino della Chiflaa apostolica; v. Tertulliano, De praescr. hae- 
retic., 13), et nunquam publice nisi interrogati praedìcamus. — 
Clem., Strom., 1 55, 2-4 xal o6óè tìjv yZf^vtav ftóvov, cUià 
xaì tàg (fxoàg àyvl^ea&at ngoa^xei ij/ùv, el ye tijg (Ui/^e^ag 
fte9éxtai elvat TieiQÒfiE&a, taSta ^v èfiitodùv tov yQdipeiv 
i/iot, xai vvv Iti eiZa^aig ?j;w, J giTjatv, " ì/itiqoo&ev zàv 
Xol(fù}v Toig /lagyaQhag ^cUXeip, fif} naie xatanati^aaai loìg 
Jioal xal OTQaipévteg ^^^toaiv i/iàg (Matteo, 7, 6, Souter: ntjSk 
^àX^Te Toòg (laQyaQtTag é/itàv Ìfi7i^oa&£v zdv xolqtùv, /ignote 
xataTtax'^abXftv aitovg iv TOÌg noaiv aèiàtv , xal az^utpév- 
teg xjX.) „. x^X^^iv Y^Q Tods negl dÀi}9tvov iptoiòg xa&agoiig 
drziog xal óiavyeìg iTtiÓEi^ai lóyovg ^xqoaxtìiv xolg iùSeat te 
xai djiatdEixotg ■ ax^Sòv yàg oix iati Tovttov Jtffòg toiig noX- 
Xovg xatayeiaoTÓJEQa dxoiiafuna, oió' aC ngòg joi/g eiipveìg 
9avftaaid>reQà le xal èv&ovaiaatixùteQa. Cf. ib., V 19, 2 ; 
VI 129, 4. 

Il ragguaglio, specie dei g§ 3 (uguaglianza di transizione), 

5 (dopo Anasdimene si ricorda, e con espresaione analoga, Diogene 
d'Apollonia: fhTE^ov ò 'Ati. xattjxoXoid'fiaev = et post Apol- 
toniates D.), 9 (menzione di Eraclidtì Pontico subito dopo l'ac- 
cenno a Teofrasto), 13 e 14 (corrispondenza testuale più stretta 
che fra Minucio e Cicerone), fa apparire temerario il diniego di 
qualsiasi rapporto fra Miimcio e Clemente Alessandrino. Che 
Cicerone avesse, forse direttamente, fornito materiale teologico' 
a Minucio, è ormai comunemente ammesso, mentre pochi sono 
propensi a riconoscere che da Clemente e dagli apologisti greci, 
QiustJDO, Taziano, Àteoagtra, Teofilo, provenga qualche contri- 
buto alla composizione àeWOctapiaa. Avendo poi fatto oggetto 
del mio esame non solo il testo di Minucio, ma anche le opere 
di Clemente, e ben sapendo come talvolta la relazione fra due 
scrittori si scopra meglio da lievissime analogie di composizione^ 
che da solenni e palesi affinità di materia, le quali possono de- 
rivare da un fondo d'idee comune, ho creduto opportuno, pur 
dopo gli studi pregevoli del Behr, del Kotek e del fiotterò, ri- 
controllare il cap. XIX àeWOctavius col testo del De nal. d. 

6 ne è risultato che nel catalogo dei filosofi la congruenza, 
quanto alla serie dei nomi, è talvolta più perfetta fra Minucio 
e Clemente che fra Minucio e Cicerone; il che non appare 
privo d'importanza, essendo, in siffatta materia, difficile pensare 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



186 ARNALDO BBLTKAHt 

al puro caso. La supposizione, fondata senza dubbio, cbe fonte 
comune ai due scrittori sia il De nat. d., non infirma il sospetto 
-che Minucio abbia avuto sotto gli occhi, oltre Cicerone, le 
•opeie del dotto alessandrino volte, come \'0ctaviu3, alla conver- 
sione dei pagani colti; e il sospetto a me sembra sia per acqui- 
stare qualche grado di probabilitii, se, fuori del e. XIX, il cui 
studio offro alla Miscellanea giubilare in onore del mio insigne 
Maestro, Ettore Stampini, l'equivalenza dei concetti, portata in 
qualche luogo sino all'uguaglianza verbale, si riscontri evidente. 
Ma di questo in un prossimo mio scritto. Valgano ora, come 
saggio, i passi seguenti : 

Minucio 12, 5... praecerptos cib.)s et delibatos altarihus 
potus abhorretia. Sic reformidatis deos quos negatis. Ih. 38, 1 
Quod vero sacrìficiorum reliquias et pocula delibata conte- 
mnimus, non confessio timoris est, sed verae libertatis adsertio. 
Nam, etsi omne quod nascttur, ut inviolabile Dei munus, nullo 
opere conrumpìtnr, abstinemiis tamen, ne quis (nos) existimet 
aut daemoniis, quibus libatum est cedere aut nostrae religionìs 
pudore — Clemente, Pedagogo, Il 8, ;ì àtpexiéov tolvvv roiitiav 
{cioè dagli eidù)Zó9vTa), oi dedtóxec, {où ydQ imi xig èv oùtoì^ 
óiva/iig cf. Min., 27, 5-7), Óià ók ti}v avveióijaip rf/v ^[uxéQav 
àylav odaav xal xùv óat/toplwv Sta tì]v fiòikvQlav ofg ènixa- 
tùìPÓ/tct(TTat, /ivaaTTù}/tévov$. Slrom., VI 40, 2 xaì xà iòta ^Qdi- 
jMTa jSpOTOÌg ^ftaxa &^ovai xai vex^ vEx^oìg jtQoatpiQOvxeg 
&$ i^EOt£ àxctQtaxovai x0 &£0, óià toìxìop ddvoófitpot attòv 
slvat (parole che Clemente e poi Origene riferiscono a Pietro). 

Minucio 32,1-2. Et cum homo latius maneam, intra unam 
aediculam vim tantae maiestatis ìncliidam? Nonne melius, in 
nostra dedicandus est mente? In nostro immo consecrandus ei^t 
pectore? — Clem., Proti:. 117, 4 (Xóyog dXtj&elag) ò èv dv9gtit- 
jiotg olxoóofiijaag veùv, iva èv àv^QÙnoig lÒQvofi tòv &eóv. 
dyvtaov TÒV veùv, xaì xàg ^Sopàg xai xàg ^p&vfilag &a7teQ 
dv&og ifpiinEQov xaxailfiJiavE dvéfto^ xai nvql, aù}ipQoaivr]g 3è 
loi/g xagnovs yeÙQytjaov èfi^QÓviog, x«i oeavzòv àxQO&lvtov 
àvdaxtiaov x^ &e0, Smog oix i^yov ftóvov, d^Zà xai x^Q'S Ì5s 
■tov &£ov. Stroin., VII 28. 1 'H yàQ oò xaXùtg xaì àXrj9ù}g oùx 
xóntp Tivì jiBQiyQdiponev ròv dneQUtjnxop, oùd' èv legoìg 
Mgyvv/iEV " x^'Qo^ot^Totg „ xò ndvxiav ntQtextixóv ; 

Minucio 37. II ...merito malis voluptatibus et pompis 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



MlBnClO (OCTAVIUS) - CICRRONB (DE NATURA DEORDM), ECC. 187 

vestria et spectAculis abstinemus quorum... noxia blandimenta 
damnamus, Nam in ludis currulibus quìa non horreat populì in 
se rixantis ioBaniam ? in gladìatoriis homieidii disciplinam? In 
scenicis etiam non minor faror et turpitudo proHxior: nunc 
eaim mimua vel exponit adulterìa ve) monstrat, nano enervis 
faistrio amorem dum fingit, inflìgit: idem deca vctstros induendo 
stupra, suspiria, odia dedecorat, idem simulatis doloribua lacrt- 
mas vestras vanis gestibna et nutibua provocat : sic homicidiam 
in vero llagitatis, in mendacio fletis. — Clemente, Pedag., Ili 76, 4 
Tiejii^&aat yovv noiiijg dja^tag xal naQavo/tia£ al avvayiayal 
aitai, xal al nQo^àaEt^ T^g avv^Xiaeoyg dxoofUas iarlv ahla 
dvafU^ dfd^ùtv xal •/vvaix&v avvtóvx<ùv èul r^p dXkijXtàv &éav. 
Ib., 77, 2 x/ (lèv yàd oix èntdetxwTat aiaxQÒv igyov iv &Ed- 
VQOig ; ti ó' oi JtQog>éfovi:at ^^/la dvala^vzov ol yeltazonoiol ; 
Ib., 77, 4 otxéii yàg naiòial al tptXoóo^tai dv^Àeslg elg tooov- 
Tov 9ava%<òaat, dXX' (xùdh al xEvooTiooòlai xal al dXóyiazoi g>i- 
Àorifiiai ... oùdt fiijv al ini rovrotg axdaeig Itt naiSial. 

Minucio 21,11. Nisi fortìteriam Juppiter senuit. C\em., Protr., 
37, 3 jr«J de ai%ò$ \ ò Zevg; ytyijQaxe fiexà tov meQov- 
Questo rafiFronto è dato, in nota, dallo Stftlilin, insieme con 
Oct., 31, 4 = Pedag., IH 21, 5 ; Ort., 35, 3 = Pedag., IH 44, 2 ; 
Ocl., 12. 2 = Slrom., IV 78, 1. 

In fine, anche a giustificazione della mia modestissima 
fatica, mi piace riportare le parole molto sensate del Wel- 
trìnger (Ifusée Belge, X p, 279): " D'autres ont essayé de proover 
que Miaucius Felix a réellement puisé dans les ceuvres dea 
apologiates greca, mais ce travail de comparaison n'est 
encore qu'^baueké et il est à soukaiter qu'il aoit con- 
tinue ^. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



QiaSEPPR POKLANI 



L'initema di Riovanoì d'Alessandria eontpo Giovanni FilopODO 

Noto del Prof. GIUSEPPE PURLANI 



Ai codici più preEÌ09Ì per la storia dell'eresia trìteìstica 
nel sesto secolo appartile certamente anche il codice siriaco 
Àdd. 14,602 del British Maseum ('), avendoci esso conservato 
alcune opere importanti di Teodosio d'Alessandria (*) sulla eon- 



0) W. Wbioht, Calalogue of »i/riae mantucripls in the British Museutn 
acquirtd tinrt the ytar 1838, p, II, [London], 1871, pp. 701-715: * vellum, 
about 9 '/i in. b; 6, consiating of 1 27 leavet, a few of vhich are touch itained 
and tom, eapedaJ); the first ani) laet. The qaiieB. aigned with lettera, 
are, 18 in numlier. Each page i> dìvided inlo two colnmng, of from 32 to 
49 linea. Thia volume ìb written in a amali, elegant band of the VJth or Vn"> 
centnrj (I. e, p. 701). Queato codice è uno dei 250 manoacrittì i quali 
Dell'enno 932 (1243 A.. Gr.) furono portati dall'abbate Mosè di Nialbln nel 
convento di Santa Maria Deipara in Rgitto. Nel colofone aul f. 127 b È atato 
cancellato il nome del convento, in cui fu scritto il codice ; è rimoito tol- 
tanto il nome dell'abbate, 'Ell;0 GUIojO, Elia il Galileo (I. e, p. 715). Il 
Wrìght enutnera 44 scritti, di cui la maggior parte sono lettere, contenuti 
nel codice. 

I*) Su Teodosio I d'AleaBandria (patriarca dall'8 febbraio 585 [cosi se- 
condo il Kriiger nell'articolo che cito più giù] ai 10 od 11 del medeeiino 
mese, e poi per la seconda volta, dopo Galano, dal loglio 535 fino al S87/38 
[secondo il Gutschmid invece fino al 540]) vedi Sbtsbo di «L'AtMJiiiATN, 
History of the Ritriai-chii of the Coptie ehureh of Alexatidria (ed. B, Evetts), 
Patrologia Orientali», t. I, Paris. 1907, pp. 455-469; E. Gibbom. Hùtoiy of 
the dedine and fall of the Roman Empire led. J, B. Bar;), t. V. London, 1898, 
pp. 159-160; A. von Gutschuid, Kleine Schriflen (ed. F. RQhl), 2. Buid, 
I.eipzig. 1830, pp. 459-467; G. Kafiora, nell'art. MonophgaiUn, nel voi. XIII 
della Htnog-Hauck Rtatencyklopàdie filr proteftanliiche Theologie unti 
Kirchi^ (Leipzig, 1903), pp. 394-395; A. FonTESCUt, The U»ur eattern cAut— 
ches, London, I9I3, pp. 219-220. Le lettere dì Teodosio ed a Teodosio coa- 
tenate nel codice suddetto potranno gettare nuova Ince su questo periodo 
oscuro e compliciitiasimo della storia ecclesiastica dell'Oriente. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



l'aNATBUA Dt giOVANNI d'albssandkia, bcc. 189 

troversìa del triteismo, e specialmente una versione letterale in 
sirìaco di un suo lungo discorso antitrìteistico, tenuto a Costan- 
tinopoli ('), ed alcune lettere del medesimo autore sullo stesso 
argomento. 

II medesimo manoscritto contiene pure una copia dell'ana- 
tema lanciato da Qiovanni, patriarca d'Alessandria, contro Gio- 
vanni il Grammatico Filopono, il piti celebre dei triteisti del 
sesto secolo (*). Siccome mi sono proposto di pubblicare tutti 
gli scritti triteistici ed antitriteiatici che possano gettare maggior 
luce sulla storia e sulle dottrine del triteismo del sesto secolo {'), 
voglio render qui di pubblica ragione questo anatema, il quale 
quantunque sia stato stampato per poco più della lìietà circa 
dal Wrìght nel suo Cataloffue alla p. 703, nella versione siriaca, 
non è riuscito ad attrarre finora l'attenzione di nessuno studioso. 
Eppure esso ci fornisce nuovo materiale per meglio ricostruire 
di quanto ai sia fatto finora la storia dei patriarchi d'Alessandria 
e la biografia di Giovanni Filopono. 



(*) F. 19a-f. 35 a. Eaao porta il tìtolo seguente: 'Trattato teologico 
detto in Costantinopoli dal santo e beato arcivescovo d'AleBiandria Teo- 
dosio, sa oib che non dobbiamo confessare nella Santa Trinità nn nnmero 
di sostance o nature e che mentre ai è incarnata una (persona) della Tri- 
nità, il Verbo Dio, né il Padre nk Io Spirito Santo si sono incarnati , (vedi 
il testo sirìaco presso il Whiobt, 1. e., p. 702). È itato forse tenuto queato 
discorso da Teodosio dorante il suo esilio a Coatantioopoli? Per le altre 
opere di Teodosio I, contenate in versione siriaca in manoscritti del BritJsh 
Musenm, confronta il Wrìght, {.f.,pp. 1329-1S30 a. V. ThtùdoÈiug of Alacandria. 
Tatto questo materiale siriaco b ancora inedito. Quanto ([rande aia stata 
l'anione esercitata da Teodosio ed il preatif{io che godette tra i monoGsiti, 
specialmente nella lotta contro il triteismo, tti vede dalla frequenza con 
cui h citato e dal rispetto che gli si porta nei SH strilli aniitriteìsiià da 
me editi nella Patrologia Ori»ntaU», t. XIV, f. 4 (Paria, 1919) ; vedi Vindice 
itgli terittori monofi$Ui a p. 93, s. v, Teodosio 1 d'Alessandria. 

O Sa Giovanni Filopono vedi llatrodugioiu ai miei Sei acrilti anlitri- 
ttistici in lingua siriaca, PO XIV 4, (Paris, 1919) pp. S-4 e specialmente la 
nota 4 alle pp. S e 4. La bibliograSa ivi citata non b naturalmente com- 
pleta, ma pn6 dare ana prima orientaiione. Si vedano pure la prarfatio 
del Reichardt alla sna ediidone del de opificio mundi, Lipsiae, ltJ97, pp. vii-xi ; 
1. P. N. Land, Ioantti Bitehof von Epkesoe, der trsle at/rische KìrdtenhiMo- 
riker, Leyden, 1856, specialmente pp. 107 e 108, e 1. H. SchOrpeldeb, Die 
Kirchengetckiehie dee lohannt» ron Epheeue, Uanchen, 1862, pp. 267-811. 

Ci G. FD«Lfcwi, Sti terilti anlilriteietici, PO XIV 4, p. 4. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



190 aiUSKPPB njRLANI 

Riproduco anzitutto i) titolo dell'anatema in sirìaco tra- 
scritto con lettere latine e lo faccio poi seguire da una tradu- 
zione latina letterale di tutto lo scritto. 

L'anatema ai trova sui ff. 64a e 64ò del manoscritto suddetto. 

[64 a] PehmS da.kthobh0 d.herind d.'eth'ebbedh b.bartbo 
b.hoy d.'aleksandroyé 'al 'ambSn : men bothar 'aapha- 
liyas (') qadhmoyotho d.'eth'ebliedh menhon: men Yó- 
liannan l;iasyÓ 'episqopo: d leh 'oph slem kuleh qllrós 
roliein l.'allohò dìloh kadh dilob da.mdi(n)td rabth& 
'Aleksandriyó.;. 

Esemplar libri interdictionis, in fine in (ecclesia maxima) 
Àlexandrinorum super ambone factae, post datpaZelag anteriores 
ab eis factas, a Yóhannan sancto episcopo, cui etiam accessit 
totus clerus, Deum amans, eiusdem urbis magnae Àlexandriae. 

Cum pater noster ille cuin Sanctis et caput episcoporum (*), 
TheodosHis (*), recto et secundum doctrinam Patrum Sanctorum 
docuisset et nuntìavisset. qualiter de Sancta et Consubatantìali 
Trìnitate cogitare et credere debeamus, repperimus illa quae a 
Yóhannan Grammatico {*) qui dicitiir Philoponus (*), sed (est) 
baereticua (") verus, script» sunt, omni atbeismo piena esae et 
contraria esse tractatui, qui de Sancta Trinitate a Sancto Patre 
nostro (supra) dicto compositua est, et doctrìnae Patrum, qui 
verbum veritatis rectum fecerunt. Interdicimus autem illa quae 
de hoc (argumento) ipso a grammatico (*) Yóhannan (64£J, qui 
ut dictuin est, Pbiloponus (^) vocatur, vero autem atheus, scripta 
sunt et iltoa qui ea accipiunt Etiam illum autem, Ysljannan Qram- 
maticum (*) interdicimus et omnem clerioum (') quemcumque, 
qui ei eucharisttam praebeat ante poenitentiam propter hoc, et 
Sabellium et illos qui accipiunt bas (doctrinas) eius, et decer- 



('l àaipaXtias. 

(•) T'eOdòsyOB, 

C) phllopODOa. 

C) hereiiqo. 
C) qlfriqo. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



i/anatkha di oiovanki d'albssandria, ecc. 191 

nimus, Yóhannan illum aUenum esse a Sancta et Coosubstan- 
tiali Trinitate et a communione nobiscum. 
Absolutnm est. 

Nel titolo leggiamo che l'anatema è stato fatto b.harthS, 
finalmente, perchè sembra che la chiesa d'Alessandria abbia di- 
retto a GiovaRni Filopono parecdiie do(paXelaq, prima di aco- 
municarlo. Quale è qui il significato di àuipàXeta^ Cosa sono 
queste d<jg>dÀeiai fatta dagli Alessandrini? Nel Thesaurus dì 
Payne-Smttli leggiamo a. v. 'asphaliya (e. 515), sigillum firmum, 
seeuritas, ed una glossa di Bar Bahlùl ivi citata dice appunto 
bothmo sanrS. Ma è chiaro che qui non si tratta di sigilli. 
E pure poco probabile che dafpàXeia rivesta qui il significato di 
seeuritas nel senso di sai va- condotto, quantunque questa acce- 
zione sia anche di uso cla^isico ('). Mi pare che nessuno dei si- 
gnificati menzionati dallo Stephanus nel Thesaurus sia adatto 
al nostro passo. Vorrei quindi proporre una nuova accezione della 
parola da(pdXsia. 

Tra i significati del verbo datpaXl^eiv {^) vi è anche quello 
di cavere {ne faeiat). Lo Stephanus cita il seguente passo di Gre- 
gorio Nazianzeno : daipàXiaai /lij nàXiv xccxàtg i^av^at^g cave 
ne yursus male pullules ('). E E. A. Sophocles precisa ancor meglio 
questo senso, vertendo i! verbo in questione con to beware e to 
wam, p. es., Duroteo 1676 A daepaXl^ETai fj/tSi tva fifi gtoixòì- 
fiev warns us (*) ecc. Non credo quindi di andar molto errato 
se assumo che anche àa(pàXeia possa rivestire l'accezione di 
warning, ammonimento. Questo senso quadra perfettamente col 
nostro passo; gli Alessandrini hanno diretto parecchi ammoni- 
menti, datpaXelag, a Otovanni, poi infine, quando videro che non 
intendeva di recedere dalle sue eresie, Io scomunicarono. 

Hoy d.'Aleksandroye è la {chiesa maggiore) degli Alessan- 
drini, la chiesa patriarcale. Il patriarca Giovanni che ha sco- 



{') Stkpbìsus, Tfwaurut. t. 1, p. 2, e. 2308. 

O BBKKia, Amcdota Graica, p. 456 ir : 'AoipdXtta (tìv xdl dufuXès 'BÀ- 
Àtjviità, id óè àoipaAl^ia9at ^dg^agov. 

{■) Stifhinui, t. e., a. 2313. 

(') B. A. SopHOCLi», Oreek Lexicon of the Ronuin and Byxantine periodi, 
New York-Leipzig, 1898, p, 270, a. v. àagiaXl^ia. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



102 QIDSBPPB FORLANI 

municato Giovanni il Fiiopono era certamente, còme vedremo, 
un monnfisita; non può quindi trattarsi della Cattedrale, o fie- 
ydXf] ixxX^ala o xvQtaxóv — che era l'antico Kaioà^iov o 
Se^àaxetov — di Alesaandria, essendo che questa chiesa rimase 
in mano degli ortodossi (melchìti) fino all'anno 1641, in cui passò 
ai giacchiti (monofisiti, copti). Si tratterà prohahilmente della 
Chiesa di S. Michele, èxxÀijala 'AÀe^àvd^ov ('). 

'Ambdn è l'àfi^tDv, il pulpito, dal quale ni leggevano ai fe- 
deli nelle chiese cristiane dei primi secoli i Vangeli e le Epi- 
stole e si facevano loro comunicazioni di vario genere (*). Questo 
«ra quindi il luogo piti adatto per pubblicare l'anatema. 

Ma il problema più importante, che il testo siriaco da noi 
tradotto ci dà a risolvere, è quello dell'identità del " santo ve- 
scovo Giovanni ,, Chi è costui? Nel titolo è detto vescovo, cioè 
vescovo d'Alessandria: egli era quindi un patriarca. Siccome egli 
«hiama Teodosio I " il nostro Padre ed il capo dei vescovi ,, 
Giovanni deve essere stato un monofinita teodosiano, dunque né 
melchita ne monofisita gaianila, ina uno dei successori di Teo- 
dosio I sul trono patriarcale d'Alessandria. Siccome Teodosio I 
è morto ai 22 di giugno 567 secondo il Gutschmid {'), l'anno 567 
« il terminus a quo della data dell'anatema lanciato contro il 
Fiiopono. Ora il primo patriarca monofisita dopo Teodosio dal 
nome di Giovanni è Giovanni III di Semenut, 680-689 {*). È af- 
fatto impossibile però che Giovanni Fiiopono aia stato scomuni- 
cato soltanto verso la fine del VII secolo. Siccome l'anatema 
vieta ai chierici d'impartire al Fiiopono il sacramento della co- 
munione ed accenna ad un possibile atto di penitenza da parte 
dell'eresiarca, egli deve esser stato ancora vivo, quando fu col- 
pito dalla scomunica. La conclusione è ovvia: il vescovo Gio- 
vanni dell'anatema non pub essere ÌI patriarca monofisita Gio- 
vanni 111. 

I. P. N. Land credette dì poter dedurre dal passo a p. 227 m 
'{voi, I) del Chronicon Ecclesiasticum di Bar 'Ebroyd (edd. Ab- 



(') Vedi H. Lkclibcq. io Dtctionnaire d' Arehiologit ehr/tìtHH* t 
4,irgU (Paris. 1904). I. 1107-1109. 

Ci H. LkCLiiBca, (. ^., 1. 1880-13*7. 

(•) L. e., p. 460. 

{') Gutschmid, /. e, pp, 500-601. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LAKlTBlli. DI GIOVANNI d'aI.ESSANDKIA, ECC. 103 

bcIoos-Lamy), che dice re cognita, Alexandrini nuctorem [cioè 
Gioviinni FìlopoMo| eiusque librum anathematizaiunt ('), che 
la scomunica sia avvenuta durante la sedisvacanza dopo la morte 
di Teodosio I (*). Così ai apiegherebbe il fatto che Bar 'Ebroyd 
dice AUssandrini e nun fa il nome del patriarca. Ma il nostro 
anatema, ohe è una versione siriaca, apparentemente esatta, della 
scomunica in lingua greca, conservata in un manoscritto del VI 
o YIl secolo (') — la acomunica è stata lanciata nel VI se- 
colo — è una fonte storica di primo ordine, mentre il Ckfonieon 
Ecclesiaatìcum è una compitazione, fatta da altre storie e cronache, 
dei XIII secolo. Io preferisco quindi a quest'ultima il documento 
originale, l'anatema. 

Per ora non vedo una soluzione soddisfacente di questo 
problema. Sarà bene attendere, flncliè avrò pubblicato altri testi 
e documenti, che possano gettar luce sulla storia del triteismo. 

Vorrei accennare ancora ad una possibile soluzione del pro- 
blema. Giovanni potrebbe forse essere uno dei due Giovanni, che 
al-Maqrlzl (ed, WUstenfeld, p. 18 del testo arabo e pp. 45 e 46 
della traduzione tedesca) chiama Manichei (wa.kàna manàniyyan, 
p, 18) e dei quali il secondo portava il sopianome al-qà'im 
bi.'l.haqq, òtf&óóo^og secondo il Gutschmid (*). Secondo quest'ul- 
timo autore il primo fu patriarca dal 573-576, il secondo dal 
583-584. £ possibile che uno di questi due o tatti e due siano 
stati paoliti o patriarchi di conciliazione tra i gaianiti ed i pao- 
liti, e quindi teodosiani. Di un Giovanni, patriarca di concilia- 
zione tra gaianiti e teodosiani, parla Teofane (^). 



(') Il testo amaco dice 'Alehaatid^oyè 'ahrri)B.w(h)i w.la.kthobheh : gli 
Ales9tuidrìni anatemalizzarono lui ed il suo libro. 11 nottro anatema ana- 
tematizza invece prima ì libri scritti dal Filopono circa la Trinità e poi 
il PiiopoDO steaao. È strano che OioTanni d'Efeso non parli nella «uà Storta 
eccUtiattiea della scomunica del Kilopono. quantunque quasi tutta la seconda 
metà del V libro tratti del triteismo (v. J. M. 3cHfiNFBi.DiiB, Die Kirehen- 
gtsekichte dt» lohanttes vott Epht»ua, MQucben, 1862, p. 269). 

('] Vedi anche il OtrttcBHiD, l. e., p. 495: *...er von den Aleiandrinern 
w&hrend der Tacanz nach Tlieodosioa' Tode aua der Kirclie gestossen ward 
(Und S. 108).. 

C) Wbioht. i, «., p.701. 

(') L. e., p. 494. Tra il Manicheo e 1' d^i^do^o; non c'è cootraddizione 
alcuna. Sai significato di Manicheo vedi il Gdtscbhiq, l. e, p. 495. 

l") Ed. Classen, C3HB, p. 372 l8-!e. 

Atti Mia R. Aeeademia — Voi. LV. 13 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



1&4 0ID3KPPB FDBLINI — L'IHATBMA, BCC. 

Per quaoto riguardai) secondo Giovanni presso al-Haqrìzì, 
che secondo me potrebbe foi-se essere identico col nostro Gio- 
vanni che ha lanciato l'anatema contro il Filopono, è interes- 
sante constatare, che il Gntschmid lo ritiene identico con Gio- 
vanni Filopono ('). 

La morale della favola è questa: la storia dei patriarchi 
d'Àlessandna è ancora da scrivere. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



VITTORIO CIAK — 3BTTKCBHT0 CANOKU 



Setteeento canoro 

Nota li del Socio dee. reud. VITTORIO C[AN 



Un esame analitico dellti raccolta di melica settecentesca, 
di cui ho dato la tavola, con brevi premesse, in una Nota pre- 
cedente (1), e insieme una larga illuatrasione storico-letteraria 
di essa, confermerebbero agevolmente quanto già ebbi ad osser- 
vare in generale circa l'importanza ed il carattere di quella sil- 
loge, venutami, come dissi, quasi come un invito augurale, da 
Vittorio Veneto, tre Anni sono. 

Dico " confermerebbero ,, perchè ragioni di spazio ed altre 
mi tolgono di fare ora questa disamina e questo lavoro illu- 
strativo con la larghezza e con la minuzia che sarebbero neces- 
sarie. Dall'una e dell'altro debbo limitarmi quindi ad offrire ora 
un breve saggio, un contributo modesto, anche perchè l'opera 
mìa d'illustratore fu condotta nelle condizioni meno favorevoli, 
e cioè con una scarsezza pericolosa del materiale bibliografico 
più indispensabile, non solo, lontano da Venezia, ma nell'impos- 
sibilità di fare o di far eseguire da altri le opportune ricerche 
nella Biblioteca del Museo Correr e nella Marciana, i cui opu- 
scoli e le cui miscellanee a stampa sono ancora imprigionati 
nelle casse nelle quali erano stati racchiusi per metterli al si- 



li) Negli AUi. Tol. LUI, pp. 1320 agg. Alla P. 1 dell'/niltce dei eapoiern 
ai afCKÌungano: sotto il «"221'"': * Prendi; Augnato compiaogi e non l'umico,, 
che è a e. 5 a. fra il n° 5 e il 183, aria di nielodrnmmH, fra doe consorelle 
(Cfr. sotto il 11° 61, P. Il del nostro Indie*: ' Recami quell'acciaro . e la 
nota relativa); sotto il u° 280'"': 'Vieni, o real donzella,, chebac.l6&, 
e aotto il a° 280'": Vitlotlf, che sono insetite sparsamente e i coi capo- 
versi sono dati qui, sotto qneeto nome, nelle Note illustrative alla parola 
Viltotie. Alla P. II, il capoTerso del n" 50 si completi r ' patria, o Roma, 
o aorte! . e si aggiunga, sotto il n" 69*^': ' Superbo di me stesso ,. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



196 VITTORIO CIAS 

curo dalle minacce del Demico, prodigo allora di bombe incen- 
diane. 

Per fortuna, nulla m'impedirà di riprendere in acuito e di 
compiere questo lavoro d'illustrazione, appena il materiale rac> 
colto sia tale da giustificare una nuova Nota aggiuntiva. 

Il saggio ristretto di ìllustrazioaì e di riscontri che mi ac- 
cingo ad o&ire, m'è stato possibile soltanto in grazia dei sua- 
sidi fornitimi dal ricco Catalogne of Manuscript Mu»ic in the 
Britiak Museum by Aug. Hughes-Eughes, in tre volumi, pubbli- 
cati a Londra, ne) 1906-9, che si citeranno con Huohes. A pro- 
posito del quale giova avvertire che fra ì molti mss. spogliati 
dal benemerito studioso inglese non ve n'ha alcuno che s'avvi- 
cini al tipo del nostro, ti quale ha tutti i caratteri d'una compi- 
lazione ex novo, originale, dovuta ad uno, anzi, a due Veneti (1). 

Fra quei manoscritti predominano le raccolte sul tipo del- 
l' Additioiial 317I>9, compilato nei primissimi anni del sec. XIX, 
col titolo Collezione di 126 canzonette veneziane ed italiane dette 
Barcarole, presso Giuseppe Beozon, Venezia, col basso per accom- 
pagnamento con chitarra, e la musica, quasi tutta del Widmann. 

Per la parte operettistica, uhe è prevalente nella seconda 
Sezione del nostro ms., m'è stato d'indiscutibile utilità il Cata- 
logue of Opera Librettos printed before 1800 prepared by Oscar 
George Theodor Sonneck, due bei volumi questi, stampati a 
Washington nel 1914. Essi fanno parte della Library of Congress 
e saranno citati con Sonneck. 



(1) Che non ci tTOTiamo dinanii ftd una copia di altra, raccolta appare 
evidente dall'aaaetto della medesima, da un certo disordine che vi regna, 
dalle carte lasciate in bianco per eventaali agpnnte, da certe ripetizioni, 
dai richiami, a dtstansa, dì poesie già trascrìtte che andavano raggnippate 
insieme, ecc. Che i compilatori aleno veneti, se non propriamente vene- 
ziani, ai comprende sabito, a una prima occhiata, dalla grafia, dove si 
tratti di testi non dialettali, grafia caratteristica che tende a raddoppiare 
le consonanti dove l'italiano ha la scempia e viceversa Ispetse fiatlr, gcel- 
larte, invitto, aciarro, ecc.]. Inoltre erano persone esperte probabilmente 
più di manica che non di poesia, tanti sono i versi storpiati, spesso, netla 
Parte IÌ spezialmente, scritti di seguito come prosa, talvolta anche per 
economia di spailo. 

Nel riprodurre i testi in Appendice mi attengo il piìi che sia possibile 
al ms., senza tentare quell'opera, facile ma pericolosa, di racconciatura, 
che, data l'indole di questa raccolta, non mi sembra consigliabile. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SETTECENTO CINORU 197 

Sussidi preziosi, cotesti, ma ben lontani dal costituire per 
la melica, e letteraria e popolare, del Settecento cadente, quello 
ohe per la poesia musicale del Rinascimento è l'opera fonda- 
mentale di K. Vogel, la nota Bibliothek der gedruckten tceltlichen 
Vokatmusik ItalienB aus dm Jahrm 1500-1700 (Berlino, 1892, 
voli. 2), che pure in questa occasione e! è stata di non poco 
aiuto, e che citeremo con Voqkl. 

Infatti non bisogna dimenticare che coteste ricerche fra 
noi sono, pel Settecento sovrattutto, appena ai loro inizi; ed è 
gran danno, anche per questo, che sia scomparso tanto precoce- 
mente uno studioso come Francesco Novali, che era in grado di 
dar loro un impulso addirittura decisivo (1). 

L'importante per me è ora di dare un saggio quanto più 
accurato mi sia possibile di questa silloge nella parte sua piti 
notevole e curiosa, e di identificare e illustrare alcuni almeno 
dei componimenti che la formano. 

Nel coro di voci varie e, a primo tratto, confuse, che sembra 
levarsi da questa doppia raccolta di rime venete, d'indole essen- 
zialmente musicale, non è difficile distinguerne vari gruppi, che 
rappresentano le correnti poetiche più caratteristiche di quel- 
l'età, le più squisitamente settecentesche. 

Fra queste, anzitutto, più numerose e più garrule, le can- 
zonette raffinate, graziose, mollemente e, quasi direi, venezia- 
namente sensuali, idilliche e galanti, peculiari prodotti di quella 
Arcadia veneranda che, lasciati il Frugoni e i frugoniani, pa- 
reva ringiovanire preferendo effondersi con le strofette del Meta- 
stasio e dei metastasiani, del Bertela, di Antonio Lamberti e 
del Vittorelli, attingendo non di rado spiriti e forme alla Uosa 
popolaresca. 



(1) A provare la verità dì quanto qui agaerisco, ben nota, del resto, 
agli studiosi, basti citare due pubblicazioni, veramente fondamentali, ohe 
il compianto amico ci ha. lasciato e proprio neffli ultimi anni; il predoso 
CoHlritmto alla ttoria dtlla lirica aiìaicah HaliaHa popolare e popolareggiante 
dei ateali XV, SVI t XVII, inserito ne^li Scritti mrii di erudizione e di 
critica m onore di E. Renier, Torino, Bocca, 1912, pp. 899-StìO, e l'iuteres- 
Haattssìmo volumetto La raccolta di «lampe popolari italiane della bìhlioteea 
di Fr. Reina. Roma, Loeacher (ReKcnberfc), [1913], estr. da Lare», pub- 
blicai, della Società di etnografia italiana. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



198 VITTORIO CIAD 

Ke erano piene, come le carte di questo fiorilegio, cosi le 
eale dei palazzi e delle ville patrizie sut Canal Grande e- luogo 
la Brenta e sui colli ameni dell'alto Trevigiano, dai quali ap- 
punto ci viene, come ho detto, il nostro manoscritto. Il quale è 
assai probabile servisse come repertorio, messo insieme da uno 
u due dilettanti di musica più che di poesia, ad uso dei tratte- 
nimenti musicali di alcuna delle ville sparse in quella rìdente 
plaga collinosa che da Gonegliano irraggia le sue vallette e i 
suoi poggi SII verso Serravalle e Ceneda, t due antichi borghi 
che dal 1866 formano appunto l'odierno Vittorio Veneto di glo- 
riosa memoria. 

Che in molte di queste canzonette — oltre quelle diretta- 
mente provenienti dai melodrammi del Metastaaio — trionfi 
ancora, fra il sec. XVIII e il XIX, lo spirito dell'arte metasta- 
siana, non deve stupire, chi sappia come sia durato tenace il 
fascino di quella che fu la voce piii canora del Settecento arca- 
dico, ina che fu anche del poeta prediletto, per esempio, al 
Rousseau, nel quale tutti riconoscono pure il padre spirituale 
della Rivoluzione francese (1). 

Da queste canzonette — che sono prodotti d'arte e non di 
raro artificiose nei loro frequenti tenocinl, e sono talvolta di 
paternità facilmente riconoscibile (Metastaaio, Rolli, Lamberti. 
Bertela, Vittorelli), anche se il manoscrìtto sopprima sempre il 
nome dell'autore e dell'opera e questa mutili arbitrariamente — 
passiamo, via via, per una serie di gradazioni interessanti, at- 
traverso a forme di poesia sempre più popolaresca e dialettale, 
sino a certe canzonette e a certe mllotie, che sono quanto di più 
schiettamente e audacemente realistico, e petulante, anzi tal- 
volta grossolanamente shoccato abbia nel suo repertorio la Musa 
popolana sulle Lagune e sulla terraferma di Venezia. 

Un esemplare caratteristico di canzonetta dal tono inter- 
medio fra le più raffinate e quelle più popolari, è la canzonetta 
Nella slagion dei bòcoli, che qui, a! aolito, appare adespota, ma 
che è di Antonio Lamberti, sia pure assoggettata ad una teme- 



(1) Rimando all'acuta oegervazione del GiLLSTn. La pottia e l'mit di 
O.Pa%eoii, Bologna, 1918. pp. 147-8. 



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SBTTRCEKTO CANORO 199 

raria riduzione del teato originale, come sarà detto oeila nota 
illustrativa a quel capoverso (1). 

Più intenBamente veneziane eono le altre due canzonette 
gemelle Da brava, Gatina, e Basta così, ma basta {Append., n' 2 
« 3), nelle quali Zanetto fa di tutto per indurre la sua Catina 
a " mostrarsi bonìna ,, e la ragazza, innamorata, dopo aver cre- 
duto di accontentarlo con un ' basetto ,, nei suoi sforzi per li- 
berarsene, vedendoselo in ginocchio, ricorre, fra altro, suppli- 
chevole e ammonitrice, ad un'espressione ancor viva nella par- 
lata veneziana e che è un saporito tratto dì psicologia e di 
lingua popolare: " Credimi, do par bon ,, cioè non fa bel vedere. 

Altri componimenti hanno un'andatura popolaresca, vivace- 
mente maliziosa, come la canzonetta Pipo, Pipo, vien di qua 
(Append., n. IS). 

Altrove la vivacità popolareggiante giunge sino alla sgua- 
iataggine, come nel ca»o delle strofe in ' Allegretto , : Tu già 
sai che ta mattina, dove la crudezza della sostanza è troppo 
scarsamente velata dalla morbidezza, della forma. Vere monel- 
lerie verseggiate, di sapor popolano, sono quel Frich Frach, tieni 
in qua, che si pubblica in Appendice, a. 14, l'altra Padre santo 
Cappuccino (Append., n. 24) e quella che potrebbe intitolarsi 
' Il frate confessore e tentatore , ; Fra Formica, fra Formica 
{Append., n. 9), piena di vita e di originalità nelle movenze e 
negli spunti e che può fare il paio con un'altra canzonetta, il 
cui titolo darebbe ' La confessione amorosa , : Una pwera cìtella 
{Appena., Ti. 27). 

11 contrasto fra la madre e la lìglia. al n. 30 AeW Appendice, 
è particolarmente notevole per ciò, che ci offre un documento 
vivo di quel costume, eminentemente settecentesco e italiano, 
del cavalier servente, immortalato dal Parini e che qui 
appare penetrato anche nella borghesia veneziana e in un tono fra 
di cinismo allegro e d'incoscienza che colpisce, con quel patto 
stretto fra la madre di manits piìi che larga e la figlia, fremente 



(1) Per In cinoncenia della riccn produzione poetica dialettale, fiorita 
in Venezia nel perìodo cai appartiene la, presente raccolta, RÌora, oltre 
l'opera del Malamani che narà citata più oltre, il recente volumetto della 
si^n. LccM Paoìno, i\)rt« dialtttati veneti del Settrrmlo, Venezia, VagA, 1915. 
11 cap. Vili è coniiacritto ad Antonio Lamberti (1757-1832). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



200 VITTORIO GIAN 

di desideri nuziali, in questo piccolo drammii sociale che si 
abbozza agli occhi nostri, fra le due donne e i due uomini, l'Ec- 
cellenza, ..predestinata e Tonta, futuro cavalìer servente. 

In questa serie di carattere popolaresco non è a stupire, 
se ci si affacciano, linguacciute, anzi sboccate e impertinenti o 
sornione e furbescamente maliziose, le ragazze, * impazienti di 
marito ,, secondo la felice espressione d'Alessandro -d'Ancona, 
o audacemente indisciplinate. ìleritano perciò d'essere segna- 
late le canzonette: " Non dansar ,, la marna dixe (Appmd., n. 20), 
tutta malizia e doppi sensi, cara siora mare {Appena., d. 30), 
Marna mia, non mi gridate, alla quale s'accompagna quella, più 
vivacemente originale, che com. Marna mia, qual'è quell'aiia 
{Append., n. 32, cfr. nota illustrativa al n. 60), Mi ha promesso 
la marna e il papà, promessa che è fatta, veramente, al figlio 
innamorato, come al figlio sono rivolti i consigli in tèma di donne 
e di matrimonio tn La mia tnadre, poverella; e, in forma narra- 
tiva spigliata: La Nanetla villanella (Append., a. 23) e Senti, 
mie care donne {Append., n. 19). 

Com'è evidente, in questo gruppo si riprendono, con certa 
nuova freschezza di atteggiamenti, vecchi motivi tradizionali, 
come è tradizionale il tèma delle bellezze che si richiedono ad 
una donna per essere veramente bella (1), quale occorre in una 
villolta {Append., n. 31, III): " Sette bellezze ha d'aver una donna , 
e nella cairzone " Trenta cose a dirai bella . (Append., n. 34), 
che forse era cantata da un servo in un melodramma giocoso. 



-(1) Su questo mitico motivo tradizionale rimando a quanto un scrisse 
R. RuHiKH, Il tipo «sietica della donna nel Mrdw Ero, Ancona, Morelli, 1885, 
pp. 119 ajf. e n. 8, il quale a pp. 17*2-4 riprodusse dal Dottrinale di Jaeopn 
Alighieri il passo dove sono enumerate le Nove (dieci) bellezze umane. 
ToMH. Cibimi, parlando Di un repertorio giullareaeo in un xa^io riprodotto 
poi nel voi. Sludi di poesia antica. Città di Castella, Lapì, 1914, pp. ^40 »g., 
pubblicò una ballata (la LXXVI) Pei- amor de belle brune, nella quale eon 
passate in raiae^a le qualità fiaicbe e tuor&li delle donne, clauiGcate se- 
condo il colore delle chiome e della pelle e secondo la statura e la com- 
plessi one.'Qnesti motivi tradizionali passarono numerosi dall'nn capo all'altro 
della Penisola, al ohe s'ebbe (cfr. il n* XXIT) anche una simile rassegna 
per città. Nei Canti popol. vrnez. raccolti dal Bn>OMi, Veneria, 1872, pun- 
tata 1*, n* 1, ne abbiamo uno ohe s'inizia così: * Sete beletze Rhe rorla a 
una dona .. C. Sohbouk, Da» venezian. Volketi/d _ Die Villolta, Heidelberga, 
1901, p. 126, lo cita e traduce senza citar la Fonte. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SETTECENTO CAKOUO 201 

Parimenti, un'eco di antiche voci, peraistente attrarerao i se- 
coli, sorprendiamo nella curiosa e graziosa canzonetta Bella e 
gentil fornara [Append., n. 26) e nel gruppo di villotte contro 
le veccliie (Append,, n. 29, I, XXI). 

Canzonette tratte direttamente da melodrammi seri e gio- 
cosi incontriamo, aovrattutto da giocosi, nella seconda sezione 
del Dostro ma. (1), mtintre un saggio interessante di galanteria 
baldanzosamente romoroaa ci offre la canzonetta Donne care, nel 
itostro giardino {Append., n, 10). Non mancano note che potreb- 
boi'O dirsi, in una raccolta come questa, di eccezione, quale il 
canto di guerra Ecco che lutti all'armi (2), e certe venature di 
preromanticismu younghiano e werthei'iano, come i n' 227 e 242 
della P. I, noncliè il n. 286, e. aovrattutto, il n. 194 della stessa 
Parte I, che s'intitola Carhta alla lombo di Verter (3). Fra questi 
canti, che lio detto di eccezione, nella silloge nostra, ve n'ha uno 
conviviale, brindisi addirittura: Amici, amici, in lavala, ìmqW esso 
anonimo, ma che sappiamo essere nientemeno che di Scipione 
MalTei (4). 

Infine, non dobbiamo meravigliarci di trovare in una sil- 
loge veneta, che spesso, specie nelle villotte, ci richiama per le 
forme idiomatiche a zone estreme della Regione veneta, i'occt- 
deotale- veronese e l'orientale, anche un saggio di quelle canzo- 
nette napoletane che anche nella Venezia settecentesca erano 
accolte con tanta festa, come ci documenta, fra gli altri, l'in- 
comparabile Goldoni (5). Alludo alla briosa canzonetta Stanno 
abòascio alla marina [Ajìpend.. n. 35), che anche ad un esperto 



(1) N« additertt due eoltaoto pcir agevolare le ricerche delle fonti re* 
lative. Da uo melodramma giocoso Jev'eaBore tratto il Tmeto cbe n trova 
nella P. I, e 10 a, qoello che com. * La Kelosia è bestiola | che salta qna 
e là |*Pìmca, punge e becca... [ Va vìa, va via di qua .. Similmente il 
Rteitativo del Sordo, che fe nella P. Il, e. ITu, e com. ' Vo star in atten- 
zione [ te cantano gli nocelli ,. 

(2) Rimando alla nota illustrativa sotto il n. 30; vedi Append., n, 6. 

(3) Cfr. BuTAHA. Ih Arcadia. Napoli. 1909, pp. 420 sgg. 

(4) Cfr. la nota qni inDansi, al n' 2. 

(5) Nel dramma giocoso La Mateherata (nel t. Vili dei Drammi gioco» 
del G., ed. Venezia, Zatta, 1795, voi. XLII delle Open tealrali), a. Il, se. VI, 
Beltrame cauta sulla chitarra ' la canionetta in lingua napolitana , die 
com. * Voria che fosse uciello e che volasse ,. 



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2U2 VITTORIO CIAN' 

«onoacitore di quella produzioDe, qual'è il Croce, è riuscita 
nuova (1). Dobbiamo invece trovare assai naturale l'imbatterci, 
come s'è detto, in un buon numero di villolte, che si pubblicano 
quasi tutte — intendo quelle pubblicabili — pei loro carattere pììi 
o meno popolaresco, alcune, cioè, schiettamente di popolo, onde 
hanno riscontro in canti tuttora viventi nelle Venezie, altre dì 
evidente imitazione letteraria [Appena., n. 12, I-XIX, 16, 29, 
I-XXV). Di buona parte di questi freschi prodotti dovuti alla 
Musa popolaresca non solo offro il testo compiuto, ma aggiungo 
anche l'indice alfabetico compiuto dei capoversi, che avevo omesso 
nella Nota precedente per ragioni di spazio. 

Per chiudere — dulcia in fundo — con un rilievo che ci 
trasporta più vivamente in pieno Settecento canoro, noto la can- 
zonetta 

11 moodo non è bello 
che ìd forza dell'amore, 

dove è esaltata con irruente sincerità la virtù dell'amore, come 
la forza giocondatrice per eccellenza della vita. A confermare 
poi il fascino irresistibile che questa poesia esercitava ancora 
nel terzo decennio del secolo scorso, ricordo qui le due canzo- 
nette che Santorre di Santarosa trascrisse in un suo Quaderno 
* incominciato in Londra ai 10 di gennaio 182::( ,. recitategli o 
udite cantare da qualche esule veneziano o in qualche convegno 
poco prima ch'egli partisse alla volta di Grecia. L'una è for- 
mata di due strofette voluttuose, la prima delle quali ha tutto 
l'incanto d'una serenata sul Canal Grande inondato di luce 
lunare: 

Sta notte, de Nìna 

Tra i brazzi de neve 

Do volte la freve 

Scordado ho d'amor : 



(I) Queata canzonetta, maltrtittata sjieMO dal trascrittore veneto, ripro- 
duco dapprima in forma diplomatica, poscia secondo una rìcostrnzinne nella 
qu.tle ebbi cortese ed esperto col labe nitore l'amico dott. Fausto Nicolìnì. 
E^gft ha un carattere narrntivo, che ci racconta un'avreaturn che In pen- 
«are a quella boccaccesca di Andreoccio da Perugia, co»t bene illustrata 
da B. Croci, La Mortila di A. da P., Bari, Laterza, IkII; cfr. L. Di FniKcti 
nel Giornali star. d. Itti, ital., 59, 393-7. 



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SETTECENTO CANORO 208 

l'altra, intitolata dall'Esule aavigDanese Canzonetta veneziana, 
consta di cinque strofette, l'ultima frammentaria. EBsa com.: 

Tbin Ivieino) de Nina 

Xè tuto incanto 

E par che l'arte 

Sia nata lit. 
Hr quel che biiega. (1), 

Che m'urta tanto 

Xè qael tempieto, 

Xè qael «ofà. 



Ed è, con varianti notevoli, la canzone n. 280 della P. I nella 
nostra raccolta (Vicino a Nina), opera del Lamberti. 

C'è tanta parte, qui, di quel Settecento musicale e lirico 
che faceva udire i suoi echi sempre vivaci anche nell'Ottocento 
inoltrato, anche sulle rive del Tamigi, anche nel cuore d'uno dei 
più eroici precursori del nostro Risorgimento! 

Da questa rapida scorsa attraverso la raccolta nostra, anche 
un lettore non propriamente * specialista , di questa materia, 
potrà apprezzarne meglio, io spero, e il carattere e ii valore: 
e questo apprezzamento uscirà pure corroborato dalle poche 
illustrazioni che qui aggiungo seguendo l'ordine ieWIndice dei 
capoterei. 

1. Ah non san io che parto {Ind., I, 5). E del Metastasio (Opere, 

ed. Londra [Livorno, P.Maai], 1785, t. II. 307), nell'usto, 
a. m, se. 12. 

2. Amici, amici, è in tavola (fnd., i, 17), è un brindisi di Scip. 

Maffei, compreso nelle sue Poesie colg. e lat., Verona, 1752, 
I, 138. citalo dal Carducci, // Furiti» minore, in Opere, 
Xm, 190-2. 

3. Amorosi miei sospiri (Ind., I, 20). Forse da identificare con 

la " villanella , che è fra le Villanelle alla napolitana a 
tre foct di Sioisuoxoo d'Ikdia nobile Palermitano, Libro 
primo nuovamente stampato in Venetia, appresso Gardano 
e fratelli, MDCX (Vogel, I, 23). 



(I) Bùcega, eccita. Nella Cottei. d. migliori opere in dialtUo i 

Venezia, 1817, voi. Ili, un altro bisegar lambertiano è spiegato * andar a 
caore o al iangne ,. 



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204 VITTOKIO CUN 

4. Ascolta, infida, un sogno {Itid., I, 24). È nel ms. AdditioQ. 

31769 del Museo Brìtann., registrato datl'HDOHEB, li, 613, 
adesp. ; ma è fra le Anacreontiche del Vittorelli, 4* edtz., 
Venezia, 1797, la 5» nell'ediz. Sijiiomi. ScrUt. d'It., p. 87. 

5. Auffelletti, ch'ai mio pianto (Ind., I, 25). Nel niB. Addttion. 

14228 del Museo Brìtann., in Hdoues, II, 490, del 1698, 
un ms. bislungo in (ol., col titolo: Cantate italiane, v'è 
al fol. 60: Augeletti al vostro canto, di Laigt Manza; nel- 
l'Addition. 14229, scritto e. 1723-32, l'altra: Augeletti, 
che cantate (Htjghes, II, 514). 

6. Aurette, che placide {Ind., I, 26). Nell'Addition. 31769, regi- 

strato dalt'HuoHES, II, 613: * Aurette che placide | d'in- 
torno movete , come nel nostro ms. 

7. Basta, cosi, ma basta (Ind., I, 28). In Hughes, II, 610, è ad- 

ditato nell'Addition. 31756, e. 45: Basta, cussi, come se- 
conda parte di Da brava, carina, a e. 40. Il Sonkeck, 
lì, p. 1644, registra Basta cosi, f intendo, come tratta da 
Li tre Cicisbei ridicoli del Resta. Si direbbe una mossa 
iniziale metastasiana (cfr. Opere del Metastasio, ed. cit., 
VI, 218; V, 117: IX, 137, ecc.). Cfr. qui sotto al n. 24. 

8. Bel piaser andar a letto (Ind., I, 80). Anche questa è una mossa 

iniziale metastasiana. Infatti in una acena del Partenope, 
P. I, se. 3', si legge: Bel piacer d'un core amante. Forse 
da questi prese lo spunto il Goldoni nel La ritornata da 
Ijondra, rappresentata nel 1756, a. I, se. 1*: Bel piacer 
quando t'arriva (Drammi giocosi per musica, t. X, ediz. 
Zatta). Anche nel dramma dello stesso Goldoni /^ rfoHna 
di governo, a. I, 8C. 7*: ' Bel piacer, che l'allegria! | Bel 
piacer in compagnia | Star a bere ed a mangiar! „. 

9. Bella e gentil fornara (Ltd., I, 32). È fra le Canzonette ve- 

neziane ecc. con accompagnamento dì chitarra delI'Ad- 
dition. 31759, registrate dalI'HuoHES, II, 612. 
10. Bella rosa purpurina (Ind., I, 34). Sono due strofette sol- 
tanto che hanno solo il primo verso quasi in comune con 
la canzonetta del Chiabrera {Le opere, divise in 5 tomi, Ve- 
nezia, 1782, II, 65). Severino Ferrari riprodusse quest'ul- 
tima nella sua Biblioteca di Letteratura popol. iiat., a. I, 
voi. I, Fir.. 1882, p. 157 seg., dal cod. Riccard. 2868 del 
sec. XVII, avvertendo essere del Chiabrera e trovarsi 
musicata dal Caccini fra le Camoneite musicali. 



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SETTECENTO CAKOItO 305 

li. Belle donne, che vantate (Ind., I, 35). InVooEL, I, 120, truvo 
il principio d'uoa ' corrente , Belle donne, come esistente 
in Scherzi, arie, canzonette e madrigali di Antonio Brv~ 
NELLI Maestro di Cappella del Serenisa. Granduca di To- 
scana ecc., in Venetia, Vincenti, 1616. 

12. Buona notte, mia carina. In Hdohes, II, 613, dail'Addition. 

31759, fot. 135, è registrata Buona notte, nella cit. Collez. 
di 126 canzonette venez. dette Barcarole, 

13. Cara Elisa, amato bene (Tnd., I, 38, 39, dov'è in due stro- 

fette e diverse). Dall'Àddition. 31759, fot. 95, il Hughes, 
II, 612, registra Cara Elisa. 

14. Cara Nino, ti xe in lato (Ind., I, 41). Dall'Àddition. 34052, 

del sec. XIX in., fol. 326, il HixiHEa, II, 12, registra 
Cara Nina, sto affannata ('['). 

15. Caro il mio ben (Ind.,l, 46). Delle molte arie registrate con 

questo capoverso in Hughes, una sola, quella in II, 613, 
esistente nell'Addition, 31759, piìi volte citato, corrisponde 
alla nostra. 

16. Cento basati {Ind., I, 47). In Hughes, II, 569, dall'Addition, 

31758, circa del 1763, contenente Ariate veneziane col 
basso per arpicordo, probabilmente di Mattia Vento; seb* 
bene non comprese fra le canzonette pubblicate da lui 
in Londra in quell'anno 1763. 

17. Cke grazioso puteletto (Ind., I, 51). Dal solito Addition. 31769, 

Io registra il Huqhes, II, 613, con grafia piìi schietta- 
mente veneziana; C%« grazioso puteleto. 

18. Che mai risponderti (Ind., I, 52). In Hughes, II, 301, dal- 

l'Addition. 31667, posteriore al 1766, fra le Arie da opere 
italiane, al fol. 78, come tratto dal Demofoonte di Pietro 
Guglielmi, Treviso, 1766. È anche nel Ihmcfoonte del 
Uetastasio, musicato dal Jannelli, a. Ili, se. 7' (Opere, 
ed. cit-, IV, 239). 

19. Che non mi disse un di (Ind., \, 53). In Huohbs, II, 296, 

dalI'Addition. 31633. posteriore al 1761 (?), raccolta di 
componimenti operettistici con accompagnamento stru- 
mentale. È data come tratta àsXY Olimpiade del Metastasio 
(a. II, se. 4*, in Opere, bA. cit., H, 48), musicata dal Jan- 
nelli. Nell'&ddìtion. 31619 del 1744 e, è data dalt'HuGHEs, 
II, 270, fra le arie Ae\\' Olimpiade musicata da Lorando 
Leo; e nell'Addition. 31654 fra le arie AeW Olimpiade ma- 



zed.yGOOg[e 



206 vmOBIO CIAK 

eicata da David Perez (Huobes, II, 290) ; infine nell'Ad- 
dition. 5057, anter. al 1760, fra le arie àeW Olimpiade 
musicata dal Pergolese (1735), come nota lo stesso Hl'ghes, 
II. 294 e 344. 

20. Chi nasce pazzo {Ind., I, 58). Questa strofetta * Chi nasce 

pazzo I non guarisce mai ] Tu che sei pazzo | noD gua* 
rirai | Mai, mai, mai, mai , è registrata in Huohes, II, 12, 
dall'Àddition. 34052, raccolta di Cantici e canoni di varii 
autori del principio del sec. XIX, con la variante Chi nasci 
matto. 

21. Conservati fedeU {Ind., I. 61). NoU'Hughes, II, 614, dall'Àd- 

dition. 33310 (del principio del sec. XIX, canti con accom- 
pagnamento di piano), son registrate due trascrizioni di 
questo recitativo ed aria, tratto A&W Artaserse del Meta- 
stasio, a. I, se. 1*, in Opere, ed. cit., I, 9. 

22. Corpo di Bacco (Ind., II, 14). Nella Favola de' tre gobbi. In- 

termezzo del Goldoni (Venezia, Zatta, voi. 35, 1789-95), 
registrato dal Sonheck, II, 483, ma è diverso il principio : 
* Corpo di Bacco | San Parpagnacco .. Cfr. in Sonneck, 
li, 1090, / tre gobbi rivali, Intermezzo a 4 voci da can- 
tarsi dalla Compagnia dei Comici Lombardi nel teatro dei 
Fiorentini nel Carnevale del 1783, Napoli, 1783. £ una 
riduzione in due atti dei Tre gobbi goldoniani, musica 
del Fabrizi romano. Nel 2° Intermezzo c'è l'aria Corpo 
di Bacco. 

23. Crude stelle (Ind., I, 65). Strofetta di quattro quadrisillabi, 

registrata daU'HuoHES, II, 611, dì sull'Additioo. 31759 e 
più addietro (II, 235) di sull'Àddition. 1269, quello del 
prine. del sec. XIX, questo della fine del XVIU. 

24. Da brano, Cattina (Ind., 1, 66). In Hughes, II, 610, dall'Àd- 

dition. 31756, del princ. del XIX aec, con la var. Da 
braca Carina, insieme con la seconda parte Basta cussi. 
Con questa medesima variante riappare nell' Addition. 
31757 (HuoHES, II, 611). 

25. Dal di ch'io ti mirai (Ind., I, 67). In Hughks, II, 586, dal- 

l' Addition. 31226 del sec. XVllI, cantata italiana dì 
Bened. Marcello con la var. Dal dì ch'io rimirai, mio caro. 
Lo stesso Hughes, II, 527, registra dall'Àddition. 31504, 
poster, al 1740, fra le Cantate ed arie di Niccola Porpora: 
Dal di che ti mirai. Ma la nostra, formata di due stro- 



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SRTTECKNTO CANORO 207 

fette, suona così: * Dal di ch'io vi mirai, j Pupille lusin- 
ghiere, I Non sa che sìa piacere | Il povero mio cor .. 

26. Ddce mio bm, perdona (Ind., I, 86). Il Sohneck, I, 958, 

registra un Dolce mìo ben ne La Rosilla, Tragicommedia 
di Filostrato Lucano Cinneo, Napoli, 1733, musica del 
sig. Antonio Orefici. Dolce mio ben è anche l'inizio d'un 
madrigale Canto di Baldetsar Donato in // secondo libro 
de Madrigali a quattro voci, in Venetia, appresso Antonio 
Gardano, 1568, in Vooel, I, 207. Dolce ben mio è il prin- 
cipio d'una delle Villanelle a tre et a quattro vari et arie 
di Franco Lombardi, Libro primo, in Napoli, Bonino, 1607 
(VoflEL, I, 340). Infine, con Dolce mìo bene comincia un'aria 
degli Affetti canori, cantate ed ariette di 6. Batt. Bassani, 
maestro di cappella dell 'illustrissima Accademia della 
Morte di Ferrara, ecc., Venetia, Sala, 1692, p. 73 (VoeEi,, 
I, 71). 

27. Dolci aurate, ombre notturne (Ind., I, 87). Affatto diversa 

dev'essere la Dolce auretla, compresa nei Musicali concenti 
a una e due voci di Nicolò Borboni, Libro primo, in Roma, 
l'anno 1618, registrata dal Vooel, I, 109. 

28. Dovea svenarti allora {Ind., I. 90). In Huohes, II, 357, dal- 

l' Addition. 14207, che contiene arie d'opera con accompa- 
gnamento, questa, tratta dal Catone in Utica del Motastasio, 
a. II, ac. 13' (Opere, IV, 82), musica del Duni, e. 1738. 
Lo stesso HuaHBS, II, 340, dall'Addition. 31593, conte- 
nente arie di opere con accompagnamento, registra que- 
st'aria dal Catone, 1727, di Leonardo Vinci. 

29. Ecco alle mie catene (Ind., I, 92). È del Metastasio (Opere, 

ed. cit., II. 275), nell'.Ezto, a. II, se. 13». 

30. Ecco, che tuUi all'armi (Ind., I, 94). È, come s'è detto, uno 

dei pochi canti di guerra del Settecento italiano. Non è 
la canzone violenta d'una Amazzone del Weisse, quella 
che il nostro Bertola, in Appendice aW'Idea della bella 
Letteratura alemanna, t. I, 1784, pp. 207 sgg., fece co- 
noscere agl'Italiani, tradotta in una prosa abbastanza 
vigorosa, ma attenuandone le asprezze che parevano so- 
verchie a' suoi orecchi delicati di arcade. Si veda anche 
ciò che il riminese dice, a pp. 214-15 n, delle ' Canzoni 
di guerra di un granatiere prussiano , del Gleim, poste 
in musica e pubblicate a Berlino nel 1758. Su questo 



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208 VITTORIO CIAK 

argomento può giovare il saggio di G. Natali in Idee, 
costumi, uomini del Settecento, Torino (1916), pp. 99 egg., 
intitolato La guerra e la pace nel pensiero italiano del 
sec. XVIII. 

31. Ecco di Gnido al tempio (Intl., I, 95). È la 16» delle Ana- 

creontiche del Vittorelli, nella ediz. Venezia, 1797; nel- 
l'ediz, Simioni, p. 88. Neli'Addition. 31759,fol. 15, e daU 
anonima (Husbes, II, 611), e parimente nell' Addition. 
31769, fol. 37*, con la var. Questo è di Onido il tempio. 

32. Erma valle, amico mo (Ind.,l, 96). In Hughes, II, 613, dal- 

l'Àddition. 31769, fol. 846, musicaU dal Widmann. 

33. Fìlle, se mai pretendi {Ind., I, 97-98). Conquesto some pa- 

storale di Fille e di Fillide incominciano molti madri- 
gali e canzonette dei secoli XVI e XVII (cfr. Yooel, I, 
22, 27, 62, 63, ecc.). Di Filli invocate in rima sono pieni 
particolarmente i Madrigali di Bartolomeo Barbeiino (Ve- 
netia, 1617), e le Canzonette dello stesso (Venetia, 1613), 
come si può vedere dai capoversi clie ne riferisce il Vogel, 
I, 63. Numerosi i capoversi che cominciano con Fille e 
Filli anche nell'Indice dell'HuoHES. 

34. Fra cento affanni e cento {Ind.. I, 101). È del Metaetasio 

(Opere, ed. cit., I, 12), nell '.^r/o serse, a. II, se. 2*. 

35. Fra Formica, fra Formica {Ind., !. 102). Deformato in Fan- 

formica, Fanformica. si trova trascritto dal Besnoni nei 
cit. Canti popol, veneziani, punt. XI, n. 8. Le trasforma- 
zioni e varianti sono qui non poche, nà lievi; questa, so- 
vrattutto, che invece d'una " citella . come nel nostro me., 
la compiacente devota è una " vedovella ,. 

36. Forza h ch'io ceda {Ind., I, 22). In Hoohes, IJ, 365, dal- 

l'Addition. 31817, della fine del sec. 18°, come aria dì 
Angelo Tarchi. 

37. Già la notte s'acncina (Ind., I, 112). Hughes, II, 592 e 84, 

dall' Addition. 31742, del sec, 18°, registra fra le ' Can- 
zoncine , con accompagnamento di piano, di Domenico 
Cimarosa, Già la notte s'avvicina, e dall'Addition. 31732, 
della seconda metà del sec, 18°, fra i DiteUini notturni 
di Gottlieb Naumann, autogr., al fot. 6, Già la notte s'av- 
vicina, le cui due prime strofe sono prese dalla Cantata 
La Pesca del Metastasi», musicata dal Porpora (confr. 



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3BTTKKKT0 CANOKO 209 

S. Mattei, Prefaz. al t. XIII delle O^wrt del Metastasio, 
Napoli. 1784). Opere, ed. cit., Vili, 375. 

38. Giunse il fatai momento {Ind., I, 114). In Huohbs, II, 309, 

dali'Addition. 14396, o. del 1786, registra Giunse al fin 
il momento, che è il rondeau de Le Nozze di Figaro, eoo 
aocorapagnamento di pianoforte del Mozart. 

39. Grazie agl'inganni tuoi (Jnd., 7, 115). Io Hughbb, li, 585, 

dali'Addition. 24307, canto con accompagnamento; e a 
p. 7 dali'Addition. 31462; in entrambi i casi anonima. 
Ma è la famosa canzonetta metastasiana La libertà, dalla 
quale qui sono riprodotte con una storpiatura {lagni in- 
vece di lacci) due strofette soltanto. 

40. Guarda che bianca luna {Ind., 1, 117). È la 7* nella Rac- 

colta delle Anacreontiche del VittorelH, ed. cit. di Venezia ; 
nell'ediz. cit. del Simioni, a p. 84. 

41. Il cagnolin vezzoso {Ind., I, 121). È del Vittorelli, fra le 

Anacreontiche, ed. Simioni, p. 82. 

42. H mio ben quando verrà {Ind,, li, 28). H mio ben è i) prin- 

cipio d'uno dei Madrigaletti a due ei a tre voci, compresi 
nel Canto primo di Stefano Bernardi, Venetia, Vincenti, 
1627 (VooBi,, I, 90). Ma questa e l'aria famosa della 
Nina pazza per amore, del Lorenzi, come, del resto, av- 
verte la didascalia del nostro ms. Sì trova registrata 
anche in Huqhes, II, 315, dal ma. Addition. 31724, fol. 16 b, 
come musicata dal Paìsiello, nel 1787. 

43. La gelosia i bestiola {lnd.,1, 133). Hughes, II, 642, nell'Ad- 

dition. 32314, segnala 3 Cantate italiane del Oraun, una 
delle quali La Gelosia com. ' Ahi, qual cruccio ,, 

44. La Nanata villanella {Ind., l, 136). Huohes, II, 610, dal- 

i'Addition. 31755, del princìpio del sec. XIX, contenente 
Canti specialmente twieziani, canzonette, ecc., con accompa- 
gnamento: * La Nanetta ,, probabilmente la stessa della 
nostra raccolta. 

45. La neve alla montagna {Ind., I, 157). Huohes, II, 370, nel- 

l'Additìon. 17830, del aec. XVIIl-XIX, contenente fram- 
menti di Opere di mano di Domenico Dragonetti, fol. 47, 
addita La neee in la montagna. Ma è del Rolli, L'Inverno ; 
solo le prime due strofette. 

46. La sorte mia tiranna {Ind., I, 142). % del Metaatasio, nel 

Siroe, a. I, se. 13» {Opere, ed. cit.. Ili, 245). Neil' Addition. 

JUi ittUa k. Acendim-t — Voi. LV. 14 



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210 VITTOHIO CUN 

'H1654 (e. 1751-7), contenente ^ne con sinfonie e accom- 
pagnamento di musica, in questa parte di Baldass. 6a- 
luppi; al fol. 177 il HuoHES, IT, 290, segnala <|aflst'arìa. 

47. Lilla, se non m'intendi {Ind., I, 144). Nel Voqel, 1. 70. 156. 

229, 246, troviamo non poche canzonette mosicali che 
nel capoverso recano il nome di Lilla, ma nesmna che 
possa identificarsi con la nostra. 

48. Luci adorate del mio trsoro (Ind., I, 146-7), Hughes. Il, 275, 

segnala nell'Addition. 31655 (e. 1747-48), al fol. 22: Luci 
amate, di Matteo Capranica. 

49. Mamma mia, non mi gridate (Ind.. 1,149). È anche nell'Ad- 

dition. 31724, poster, al 1794 (Hdoheb, TI, 576), e nel- 
l'Addition. 25075. della fine del sec. 18° (Huobes, li. 596). 
Racconto d'una licenziosa avventura con un frate; non 
ne ho trovato riseontri nella letteratura antifratesca. 

50. Mama mia, qttal'è quell'aria {Ind.,1, 150). Interessante e gu- 

stosa varietà del vecchio motivo tradizionale della ra- 
gazza desiderosa di nozze; sovrattutto perchè ci troviamo 
dinanzi ad una di quelle " incatenature ., che furono co^ 
btiiie illustrate dal D'Ancona, da Severino Ferrari e, recen- 
temente, dal Nevati. Il quale ultimo nel bel Contributo cit., 
pp. 904 3gg., illustrò come nessun altro avrebbe potuto, 
r " incatenatura . u ' fricassea , di Lodovico Fogliani, 
compresa nel IX libro delle Frottole, edite dal Petrucci 
fra il 1504 e il 1508. Riservandomi dì illustrare altrove 
la nostra canzonetta-incatenatura, mi limito qui ad ad- 
ditare due altri esemplari settecenteschi veneziani di 
contrasto fra madre e figlia; quello Le concuhion ' Siora 
mare, consolème „, e l'altro. Contrasto fra la mare e la 
fia che voi maridarse (che com. * L'è curiosa che no possa ■), 
■ entrambe fatte conoscere dal Malamani, Il Settecento a 
Venezia. II. La Mu.ta popolare, Torino, 1892, pp, 93-5, 
259 sg. Il Malamani pubblicò anche (pp. 241 eg.) un Con- 
trasto tra mare e fia per un gobo, del 1740 (che com, 
" Cessa fustu, di, Zaneta ,), interessante, perchè la madre 
confessa che Tonino, alla cui mano aspira la figlia, è og- 
getto del suo amore, onde essa vorrebbe darle invece un 
caro ' gobeto ,. 

51. Maritati, o poverelli [Ind., l, 153). In Hughes, TI, 306 e 381, 

è registrato dallAddition. 31747 (sec. XVKI-XIX), il re- 



zed.yGOOgle 



SBTTECBKTO CANORO 211 

citativo ' Misero Bernardone , con aria " Maritati pove- 
relli ,, eoQ aìnfonie e accompagnamento di vari strumenti, 
di Domenico Cimarosa (P). 

52. iTha ditto la mia marna {Ind., I, 157). In Hdobes, II, 593, 

è registrato dall'Addition. 31742 (sec. XVIII): ■ Mi ha 
detto la mìa mamma ,. 

53. Mio ben, ricordati (Ind., I, 162). È del Metaatasio (Opert, 

ed. cit., IV, 331), aelV Alessandro, a. IH, se. 7*, e occorre 
anche nell'Addition. 31759, fol. 106 b). 

54. Mio por, tu prendi a scherno {Ind., I, 163). S anche questa 

del Metastaaio {Opere, ed. cit., II, 403), nel Ciclope. 

55. Nella stagion dei bòcoli {Ind., I, '169). Come s'è avvertito, è 

una riduzione dal Lamberti. Gfr. MALAHAta, op. citata, 
pp. 58-60, che la dice ridotta dal francese. II Mal. avverte 
in nota 2, p. 60. che la musica di questa canzonetta si 
può trovare al Museo Civico, Raccolta Cicogna, a. 157, 
biwtalS. È anche nell'Addition. 31759, registrata dall'Ho- 
OBE6, II, 611. Si trova nella iV^uomi Collezione di poesie scritte 
in dialetto veneziano da Antonio Lahbebti, voi. 1, Treviso, tip. 
Andreola, 1835, pp. 180-3, col titolo Et tropo e'I tropo paco. 

56. Niee dorme, io bagno iiUanto {Ind., I, 170). È nel solito Ad- 

dition. 31759, fol. 121 b, registrata dall'HuoHES, II, 612. 

57. iVina, non dir di no (Ind.. I. 172-173). È trascritta in tre Ad- 

dition. 31760, 31755, 31757, in Hdoheb, II, 607, 610 e 611. 

58. Non è vero, ingrata Nice {Ind.. I, 176). Hughes, II, 609, la 

segnala nell'Addition. 34202, fol. 73 (sec. 18''-I9'>). 

59. Non far la smorfiosa {Ind., I, 177). Dall'Addition. 31759, 

fol. 4, la registra Hdohes, li, 611, 

60. Non so frenare il pianto {Ind., I, 180). È del Metaatasio, 

Demetrio, a. II, se. 12', ed è trascrìtta nei quattro Ad- 
dition. 31632, 31634, 14230 e 31593 (Hughes, II, 287, 
298, 329, 340). Nel primo di questi mss. l'aria figura 
come del Farnace di Gius. Adami su parole del Meta- 
stasio, nel quarto, come musicata da Leonardo Vinci. 

61. Non ti appressare all'urna {Ind., I, 181). È la 21* delle cit. 

Anacreontiche del Vittorelli, ma col capoverso Non t'ac- 
costare all'urna appare anche negli Addition. 31759 e 
31769 (HuoHBB, II, 611, 613), nonché nella stampa in 
foglio volante, creduta del Malahahi, op. cit., p. 236, 
nota, dove è adespota. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



212 VITTORIO CIAN 

62. Non v'i più barbaro (Ind., I, 182). È del Metastasio (De- 

metrio, a. II, scena 11*) ed è traacritta anche negli Àd- 
dition. 14230 (sec. 18»), 31598 e 31651, nel secondo dei 
quali figura come muaicata da Ad. Haase, nel terzo da 
Q. Pr. de Maio (HtroHES, II, 329, 289. 298). 

63. Numi, se giuati siete (Ind., 1, 183). È dol Metastaaio, nel- 

V Adriano, a. 1, se. 11* (Opere, ed. cit., I, 137); appare 
anche trascrìtta nell'Additios. 31724 (Hughes, II, 315). 

64. cara immagine del mio tesoro (Ind., I, 185). È anche nel- 

l'Addition. 14208 (sec. 18", seconda metà), quale cavatina 
con accompagnamento dì piano, di Camillo Aureli (Hughes, 
II, 328). 

65. Oh che caso, che strano ai»ù2en^e (7tu2., Il, 46). Nell'Additton. 

31756 il Hughes, II, 611, registra on Oh che caso. 

66. Oh che felici pianti (Ind., I, 189). È del Metastaaio (Opere, 

ed. cit., VI, 47), nella Zenobìa, a. II, se. 5*. 

67. Oh Dio! mancar mi sento (Ind., I, 190). È anche questa del 

Metastaaio, nsìV Adriano, a. IH, se. 2* (Opere, ed. cit., I, 
192). Cfr. l'Addition. 31649, in Hdohbs, II, 260. 

68. Ornai tutto oscura notte (Ind., 1, 194). La didascalia del 

nostro ma. ' Carlotta alla tomba di Verter ,, dovrebbe 
agevolare l'identificazione. 

69. Ombra cara ed amorosa (Ind., I, 195), Hughks, II, 348, la 

segnala esistente nell'Addition. 14175, della 2' metà del 
sec. 18", come musicata da Tommaso Traetta. 

70. Ombre amene, amiche piante (Ind., I, 196). È del Metastasio 

neiV Angelica, P. I (Opere, ed. cit., X, 196). Trovasi pure 
neir Addition. 31742 (sec. 18°}, registrata dall'HcoHEs, 
H, 593. 

71. Ombre dilette, insane (Ind., I, 198). Nonostante la grande 

somiglianza del capoverso, non è identificabile con ì'Ombra 
dilata del Metastasio (Opere, ed. cit., H, 146). (Hr. l'Ad- 
dition. 30973, in Hughbs, li, 293. 

72. Or che la notte placida (Ind., I, 199). Il Vogel, I, 144, se- 

gnala nel iVtmo mazzetto di fiori musicalmente eoJtt dal 
Giardino Bellerefonteo, ecc., di B. Castaldi (Venetia, Vin- 
centi, 1623), una canzonetta Or che la niOte. Mell'Ad- 
dition. 31759, abbiamo Or chela notte ombrosa (Huohes. 
II, 611; cfr. anche II, 613, dall'Addition. 31769). 

73. Orgoglioso fiumicello [Ind., I, 200). È recata anche nelI'Ad- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SETTBCBKTO CANORO 213 

ditìon. 31591, in un gruppo di Canzoncine probabilmente 
di Domen. Cimarosa (Htiohes, II, 606); nell' Additìoo. 
14229 (e. 1723-32), come muaicatA da Giov. Ad. Hfisse 
(HtTQHBS, U, 514),. e oelI'Addition. 81604, musicata dallo 
Hasse (Hu&hes, U, 527). 

74. Parma, compatirne (Jnd., I, 206). È anche nell'Addition. 31724 

e nel 31755 (Hc&hes, U, 315, 610), ma forse tanto vb- 
rìata dal nostro quanto è il testo offerto dal MALAiuin, 
op, cit., pp. 120-2, col titolo Cassa che panaria e anonima. 

75. Parapatun ck'è morta la vecia (Ind., I, 205). Fa pensare alla 

canz. Pata pota patapon dell'Egerton 1519-1521, in Hughes, 
n. 518. 

76. Partirò dal caro bene (Ind., I, 207). È anche nell'Addition. 

31812 (Hu&HES, n, 320). 

77. Passò quel tempo, Enea {Ind., II, 54). È del Metastasìo, nella 

nota se. 4* dell'a. Il della Bidone abbandonata {Opere, 
ed. cit., m, 49). 

78. Per carUà, Belina {Ind., I, 213). L'Hdghes, II, 610, la re- 

gistra nell'Addition. 31755. 

79. Per te,Nina,pien (^affetto (/mf., I, 219). Anche nell'Addition. 

31755 e nel 31756 troviamo una Per ti, Nina (Hughes, 
n, 610-11). 

80. Per vivere contenti {Ind., I, 221). Pare la contenga anche 

l'Addition. 31724, posteriore al 1794; dico ' pare ,, perchè 
in HuoHES, II, 576, il capoverso è dato con nna variante 
nella parola finale in rima: " Per vivere contento ,. 

81. Prendi, Augusto compiangi e non l'amico. Cfr. piìi nanzi, il 

n. 86. 

82. PupilletU, die destate {Ind., \, 228). In HijOHEa,II, 169 e 524, 

sono registrate da due mss., l'Addition. 24312 (sec. 18°), 
un madrigale dì Alessandro Strudella che com. PupilOte 
amorose, e l'Addition. 14211, del 1736 e, una canzonetta 
Pupillette idolatrate, di Frane. Mancini. 

83. Pitti, mi gho qua un fior {Ind., 1, 229). È anche nell'Ad- 

dition. 31757, come rilevo dall'HuGHES, II, 611. 

84. Quanto mai felici siete (/n(2., 1,235). È del Uetastasio (Opere, 

ed. cit., Il, 226). È pure nell'Addition. 31655 e nell'Ad- 
dition. 31676 (Hdohes, II, 276, 344). 

85. Quella fiamma che m'accende {Ind., I, 238). Nel Sokneck, 

II, 337, è segnalata un'aria Quella fiamma che v'accende. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



214 VITTORtO CIAN 

come tratta dal Curioso accidente, dramma giocoso per mu- 
sica di Giov. Bertati, da rappresentarsi nel nobile Teatro 
Giustiniani in 8. Moisè per la prima opera dell'autnoco 
1789, Venezia, Zenzo, 1789. 

86. Recami quell'acciaro {Jnd., II, 61). È, ridotta, del Metaatasio. 

nell'ozio, a. II, so. 7* {Opere, ed. cit., Il, 254). È anche 
nell'Àddìtion. 14208, dei sec. 18°, come musicata da Ant. 
Sacchini, e. 1770. Col verso che precede * Prendi, Au- 
gusto compiangi e non T amico ., essa compare nella 
P. I, e. 5 a, a. 227 bis del nostro Ind. 

87. Ricordati, mio bene (Ind., I, 241). Nell'Addition. 14223, della 

metà del sec. 18°, v'è un Ricordati, ben mio, musicato da 
Niccolò Piccinni {Hughes, II, 285). 

88. Sacre piante, amicorio{Ind.,l,2i2).È del Metastaaio (Op«r<!, 

ed. cit., Vili, 346), nella Festa teatrale - Cantata il Par- 
naso confuso. 

89. Sacri orrori, amiche selce [Ind., I, 243). È anche del Meta- 

atasio (Opere, ed. cit., XIII, 109). Cfr. t. VII, 102, Primo 
■ stato (redazione) Ae\V Azione sacra intitolata S. Elena al 
Calvario, dove le due strofe cominciano, alquanto variate: 
" Sacri orrori, ombre felici ,. È anche, con evidente va- 
rietà, un ' Coro , nell'Addition. 31717 (Hcohbs, II, 346), 
che com. : Sacro orrore. 

90. Saper bramate (Ind., I, 244). È del Metestasio (Opere, ed. 

cit., VII, 56), nella Semiramide, a. II, se. 4*. 

91. Se cerca, se dice, ecc. (Ind., I, 245). Anche questa è del Meta- 

staaìo (Opere, ed. cit., II, 6b),neìl' Olimpiade, a. II, se. 10*). 
Lo reca anche l'Addition. 32674, con musica del Jom- 
melli (1769), come nota rUuoHea, II, 385. 

92. Se mi ce fosse arente (Ind., 1, 249). E tratta, adespota, come 

sempre, dalla commedia di 0. Goldoni, / due gemelli ve- 
neziani, a. Ili, se. 2*. La riprodusse il Malamani, op. 
cit., pp. 67-8. 

98. Si, chi son io lo sai (Ind., Il, 65). L'Addition. 31440 (anter. 
al 1685 P), contenente Madrigali a 5 voci di F. Reggio, 
al fol. 1856, reca Si ch'io... (Huohes, 11, 155). Sarà lo 
stesso canto? 

94. Si, tacerò, se così vuoi (Ind.,l, 254). È del ì/letABtaaio (Opere, 
ed. cit., IX, 10), nel dramma // trionfo di Clelia, dove il 
capoverso è nella forma corretta: ' Si, tacerò se vuoi ,. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SETFBCBNTO CASOSO 215 

95. Si, veramente io deggio {Ind., II, €7). È nella Didone abban- 
donata del Metaetasio, a. II, se. 4* (Opere, ed. cit., a. Ili, 
8C. 4'). 

36. Solitario bosco ombroso {Ind., 1, 255). Si trova anche nel- 
l'Addition. 31724 (poster, al 1794), nell'Addition. 31817, 
della fìne del sec. 18°, e nell'Addition. 17830 (xec ISo-lO"), 
come appare dall'HuanES, n, 576, 365, .S70. Ma è del Rolli 
De' Poetici componimenti del sig. P. Bolli, lib, li, Nizza, 
1782, pp. 165 Bg.). 

97. Son ferito in mezzo al core {Ind., 1, 258). Nell'Addition. 14218 

(del 1688?), l'HuQHES, II, 485, registra una cantata, al 
fol. 71, che com. Son ferita. 

98. Sorge la bella Aurora {Ind., I, 259). Nella raccolta di Con- 

zoneUe a una e due voci, ecc., di Bartolou. Barbarino 
da Fabriano detto il Pesarino, Venetia, 1616 (Vogbl, I, 63), 
è una canzonetta Sorge l'Aurora dì Frane, Corniani. 

99. Spine, voi che germogliate {Ind., I, 262). È anche nell'Ad- 

dition. 31759, del principio del sec. 18° (Hughes, II, 611). 

100. Sul mattin quando l'Aurora {Ind,, I, 266). Nella raccolta 

di Canzonette, ecc., cit., aotto il n. 98, è indicata dal Yooel, 
I, 63, la canzonetta del Rinuccini Sul mattin quando. 

101. Superbo dime stesso {lnd.,U, 69 ftis)- Negli Addition. 31648 

(1730-1813), 31602 (Hughes, II. 259, 266), contenente 
Arie, ecc., da Opere, e 29274, nel primo con musica del 
Gimarosa, negli altri due, del Pergolese, è registrata 
quest'aria àeìV Olimpiade, a, I, se. 2" (Opere, ed. cit., Il, 13). 

102. 7^ fflt sprezzi e tu non m'ami (Ind., t, 270). Ricorda il 

Tu mi disprezzi, ingrato del Metastasio (Opere, ed. cit., 
Vn, 50). 

103. Tutto, mie care donne {Ind., I, 272). Nell'Addition. 31712, 

della fine del sec. 18°, è registrata quest'Aria, probabil- 
mente dall'opera La forza delle donne (1780) di Pasquale 
Anfossi (HuoHES, II, 362). 

104. Vago pensando, o nonola {Ind., 1, 276), Premesso che ' vago „ 

anche oggi, nella parlata veneziana, equivale a ' vado ,, 
e che * nonola , è un vezzeggiativo amoroso corrispon- 
dente, press'a poco, a * cuor mio „, noto che questa canzon. 
è del Lamberti (Nuova collezione cit., voi. I, pp, 137-9, 
dove s'intitola El pensier), e fu riprodotta dal Malahani, 
op. cit., pp. 137-9. Ma nel nostro ms. questa deliziosa 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



TITTOKIO CIAK 



Btrofette. È anche negli 
musica di G. S. Mayer 



canzonetta è ridotta da 14 a 
Addition. 31756 e 31757, oo 
(Hughes, II, 610). 

105. Vedrete che allegria {Ind., I, 278). Nell'Addition. 31705, 

contenente numeri d'opera, con sinfonie e accompagaà- 
menti, ecc., questa canzoo. è data come tratta da un'opera 
di Vino. Martini, nella quale appaiono Ciprigna, Finta e 
Bonarco (Hughes, II, 362). 

106. Vicino a Nina {Ind., I, 280). Nell'Addition. 31756, questa 

canzon., al fol. 21, è data con musica di 6, B. Peruchini 
(Hdohes, ir, 610). È del Lamberti e ai legge, col tìtolo 
El sofà, nella cit. Nuova Confezione delle sue Poesie, voi. I, 
pp. 177-9. 
1G7. Vieni, o real donzella {Ind., I, 280 bis). È anche nell'Ad- 
dition. 31650, contenente Arie di Opere, del 1730, al 
fol. 16, come tratta dall'opera I giochi d'Agrigenti (1792) 
di Giovanni Paisiello (Hughes, lì, 260). 

108. VlLLOTTB. 

Se ne danno qui i capoversi in ordine alfabetico, indicandone 
la collocazione net ma., e avvertendo che si trovano 
tutte nella 1* Parte e sono pubbl. in parte neWAppend. 

1. Alta da terra senza la pianella e. 17 fr 

Segue, concatenata, alla n. 37 Sette bellezze. 

2. Andando a Medro colla me messora 

3. A notte, a mezza notte sona i vespri 

4. Arsera, l'altra sera ho visto l'Orco . 

5. Gara, per ben mostrar le tue fattezze ... e. 5 6 

6. Diavolo lo porta via lo paroloto e. 17 fr 

7. Dicono i vati che sia il Dio Cupido 

8. È andado a messa prima el me Curato 

9. Era nell'orto che basava el gatto . . . , e. 17 fr 

10. E venze fora el paron de quelle zucche 

11. Ohe vogio tanto ben all'anzoleta e. 5 fr 

Si trova anche nel Bernoni, op. cit., Punt. 11, n. 54. 

12. Idolo mio, deh vieni il suono umile .... e. 5 ^ 

13. Il rossignuolo dal natio boschetto 

14. Il mio garzone il pifero suonava . 

È la 1" di un ciclo di 6 villotte, che si pub- 
blicano in Appendice, n. 16. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



19). 



SETTKCBNTO CANORO 

15. La chitarrìna no la voi più sonare 

16. La me morosa è cara cara . . . 

17. La me morosa l'è dura de corpo. 

18. La me morosa la s'è ca... adosso 

19. La me morosa l'è una bella putta 

20. La me morosa la se da Pelanda. 

21. La me morosa l'è una bella putta 
(Continua diversamente dall'antecedente 

22. La me morosa quando che glie scappa 

23. La me morosa stava alla finestra . . 
(Continna con un'altra cosf sconcia, che il ca- 
poverso non ne è riferibile). 

24. La prima volta ch'ho dormìo con donne . . 
25-8. Me son inamorado in quattro vede . . . 

(Seguono altre tre villotte incatenate con 
questa, tutte contro le vecchie). 

29. Me son inamorà in una marzetta 

30. Me Bonti innamora o m'innamoro 

31. Morosa bella, vota che te diga . . 

32. Non mi far languire, o vita mia . . 
83. Omini della vai fé tuti festa . . 

34. Oh tote via de qua, mostasso intento 

35. Parapatun, ch'è morta la vecchia 

36. Put... busBFona, ho visto l'orco . . 

37. Quando frisin frison frìsea lo pesse . 

(La stessa, con lievi varianti, a e. 5 

38. Quando sarà quel di e quella notte . 

39. Quant'esser pagheria in un zinbattino 

Era stata già registrata nelì'Tndice, sotto 
n. 234, P. l. 

40. Quanti ghe n'è che brama la fortuna . 

41. Questo piii bel seren fu nuvolao . . . 
È anche nel Bebnoni, op. cit., Punt. II, n 

42. Se mai ti apiran l'aure al viso intorno 

43. Sette bellezze ha d'aver la donna . . 
(Sì continua con Alta da terra, ecc., al i 

44. Su tn vedessi il e... de la me Togna 

45. So andà su chìgb dalla Cattarina . . 

46. Son nato appena al mondo ch'ho sentito 

47. Son stato per il mondo a me palese 



54 

, 17 4 

5ft 

17 4 



18 4 
54 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



218 rrrroRio ciav 

18. Sospira pur sovente, idolo mio e. 6 a 

49. Sta notte ho visto la Togna sn l'ara . . . e. Il b 

50. Sta notto m'ho insogna la Ltsabetta 

51. Sta notte son sogna c'fao ca.. in letto 

52. Talor m'augbro diventar un cane 

53. Tanti ghe n'è che sona al conaggioiie 

54. Tiritofoto vegnl fora col brenton e cola lora e. bb 

Di villotte abbiamo raccolte antiche e moderne, spesso 
interessanti. Fra le più antiche a stampa, con questo 
nome, sono quelle comprese nel Libro primo della For- 
tuna, silloge musicale, stampata a Venezia, forse da Ottav. 
Scoto, nel 1535 (Vooel, II, 379), seguito dalle rare rac- 
colto, segnalate e descritte dal Vooel, t, 46-7, di Filippo 
Azzaiolo, Il primo libro di ViUote alla padoana con alcune 
napoliiane a quattro voci intitolate ViUote del fiore, Ve- 
netia, per Antonio Qardano, 1557, e 11 secondo libro di 
ViUote del fiore alla padoana con alcune napolìtane, ecc., 
Venetia, Gardano, 1559. Fra le più caratteristiche sono 
le friulane, delle quali abbiamo le note raccolte del I^eicht 
(1867), dell'Arboit (1876), ecc. Del Caliari abbiamo ^a- 
tiche villotte e aUri canti del folk-lore veronese, Verona- 
Padova, Drucker, 1900. Mediocre lavoro e, nella parte 
consacrata al dialetto, pretensionoso e superficiale, è il vo- 
lumetto cit. di C. SouBOBN, Das retiezianische Volktlied: 
Die Villotta. Delle villotte parla piìi volte il Rdbibbi, 
Storia d. poesia popol. ital., Firenze, Barbèra, 1877, e sul 
significato di questa parola, equivalente all'altro di * vil- 
lanella ,, vedasi F. Novati, Contributo, cit-, p. 960. 

109. Za s'abbazava el zorno [Ind., I, 284). È anonima, come tutte 
le poesie della nostra raccolta, ma è certamente del Lam- 
berti, ed è la seconda parte della famosa canz. La bion- 
dina in gondoleta (La Gondoleta). SÌ trova staccata anche 
nell'Addition. 34295 (Hughes, II, 609-1 1) ; mentre nell'Ad- 
dition. 31756 sono comprese tutt'e due le parti (Hughes, 
II, 610). È riferita anche dal Malaham, op. cit., pp. 188-9. 
Questa seconda canzonetta s'intitola nelle stampe La Ma- 
rina {Nuova Collezione cit., voi. I, pp. 91-3), 



zed.yGOOg[e 



3ETTECBNTD CANORO 



APPENDICE 



Pei ti, mia cara Nina, 
Non BO trovar mai paae, 
Qnel tanto ohe me pìaaa 
If'a&nnB notte e d{. 



E par ch'ella mi dina: 

' Caro, ze qua el momento 
Cbe ti tatb contento, 
Cbe te dirb de «i ,. 



[Zonetto a Gattina]. 



Da brava, Cattina, 
Hottreve booina, 
Mostre y e pietosa, 
Cortese con mi. 

Uu baso domando. 

No ze un con trabando, 
No xe una gran coea, 
Diaeme de si. 

Fin l'uso el consente, 
L'È n> baso innocente. 
Né soHre alcun danno 
La vostra virtii. 

Cbe ecropolo è qqetto? 
Che genio molesto? 
Che sorte d'inganno? 
Ho vìa, disé sii. 



Base pur lior pare. 

Base pur sìora mare, 

E al vostro Zanetto 

Va baso neghé? 
Sa ve che v'adoro, 

Che ih el mio tesoro, 

E in premio al mio affetto 

Cnsi me tratte? 
8b amabile e cara, 

No sìé tanto avara. 

No sié, cara xoia, 

Scortese con mi. 
Da brava. Gattina, 

Uostreve bonina. 

Cave me sta voia. 

Diaeme de ai. 



[Cattloa a Zanetto]. 



Baata cosi, ma basta. 
D'amarti te prometto. 
Nessun te Io contrasta. 
Tutto el mio cor ti gha. 

8on certa, caro fio, 
Son certa, ti xé mio. 
Ha va via, va via Zanetto, 
Ho va via, per carità. 

V. IO. rabbi, hai avnto (t'a'bu). 



T'ho contenta de oor. 
T'abbil da mi un baaetto. 
Ti m'ha domanda amor, 
E l'amor mio t'bo dà. 

Credimi, no par bon 
Quel star in teuochion. 
Ta via, va via, Zanetto, 
Ho va via, per carità. 



zed.yGOOg[e 



VITTORIO CIAN 



Qnel c'ite ti voi da mi, 
Disponi e del mio affetto: 
Ila, oh Dio, basta onsH 
Domao te tornerà. 

Quei occhi e qoel parlar 
Quel forte sospirar. 
Va ?ia, va via, eco. 



3ì si, li t'ho caplo, 
No dnbitar, sta qoieto, 
Anima mia, ma, oh Dio! 
Abbi de mi pietà. 

Dhe smania, che calor, 
Come mi trema il cor. 



Va 






Hama mia, non mi ((ridate. 
Vi dirò Ib verità. 
Sotto al letto v'era un frate 
Che chiedea la carità. 

Col la la la la la col lalarà 
La laralà. 

Questo frate zitto zitto 
È vennto poco fa 
E si pose a. capo ritto 
Che mi ha tutta spaventa. 
Col la la, ecc. 

Lui mi prese per la mano 
E la volle auoo baciar 
E mi disse piano piano ; 
* Io ti voglio consolar ,. 



Io ti 






, rossa 

E mi posi anche a tremar, 
E mi prese a tutta possa 
Che mi fece spiritar. 
Coaa disse e cosa fece 
Non lo so ben ricordar. 
Ha di sdegno amor invece 
Ei nel sen mi fé' provar. 
Col la la. ecc. 
Se provaste, madre amata. 
Del mio frat« la bontà, 
Questo misero mio fallo 
Vi iarebbe. oh Dio, pietà. 
Gol la la, eco. 



In gabbia nn nsoignuolo 
Avea per mio diletto 
E un giorno per dispetto 
Da quella mi scampò. 

Adesso il fnrbettino 
Vorrebbe ritornare. 
Hi prega col cantare, 
Ha io gli dico : no. 
Frìn frin frìn frin 
Chio chioro chio chiò. 



Se canta quell'augello, 
Non canta per amore, 
Ha spiega l'aspro cuore 
Dì chi lo ingabbib. 

Rimira la gabbietta, 
S voi ozia intorno a quella, 
Poi dice in sua hvella: 
* Za pid non tornerò ,. 

frin frin, ecc. 
Chio chioro, ecc. 



Ecco che tutti all'armi 
Già sono i reggimenti, 
Al Buono di strumenti 
Cominciano a marciar. 



Sen van tutti alla guerra 
Le truppe valorose, 
Benché le sue morose 
Conviene allor la«ciar. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SBTTBCBNTO CANORO 



Non pid piangete, o care, 
Se alfin dobbi&m partire. 
vincete o morire, 
Cotesto h it ga6TTegf(ia.T. 

Ahi che ^à ben io sento 
Della gran banda il «uonc 
Con armonioao tuono 
In ritaci a i 



ISHOmma % tntto pronto. 
Spiegate le bandiere, 
Schierate le trinciere. 
Sì sente a bombeggiar. 

Parenti miei, addio, 
Amici, già *ì lascio. 
Vi prego d'un abbraccio 
Volermi alfin donar. 



Cara udienza benedetta, 
Ve dimando perdonanza, 
Se per mi ve dol la pania, 
Perché adesso abbia canta. 

Se ho canta, bo canta mi solo, 
E mi solo ho sfadigà. 
Se qualcun voi dar de naso. 
No rt el sito questo qua. 



V. 9. Dove sia qualche difatto, supplite (rattoppate) voi. — v. 12. Che 
non sono un cantante di professione. Non occorre spiegare l'espressione 
in attinensa a un mostruoso costume caratteristico del Settecento, né ri- 
chiamare nna famosa ode pariniana, né dimostrare che Venezia e la 
Regione veneta erano allora, non meno di Milano e delta Lombardia, 
* d'erirati cantori allettatrioi ,. — v. 13. Shraiado, sbraitato. 



Dove manca, tacoonèghe; 
Se mai fiasco avesse fatto. 

No m'importa gnente affatto, 
Che mi mai son sta castra. 
La rason perché ho nbraiado 
L'È nna sola, eccola qua ; 
L'allegrìa sta sempre bene 
in città. 



Desolata e tenia speme 



Vo p 



indo i gioì 



Già perdei it mio caro bene, 
Né v'è pili per me pietà. 

Giorno e notte i' vo passando (ni 
11 mio barbaro destino 
E fìra me già non comprendo 
Come possi respirar. 

Olà ritrovo in me sbandita 
Quella pace cosi cara, 
Né alcnn'alma mi dà aita 
Nel mio barbaro dolor. 

Morte sol io vo invocaudo. 
Ma fin questa non mi ascolta, 
U Ciel solo ne sa quando 
Finirò di tormentar. 



Se potessi le mìe pene 

Terminar aenz'altri affanni, 

Direi solo che un sol bene 

Già mi resta, un Al a provar. 

Piagnerb (n, monti e selve 

Del mio bene il caro nome 

E negl'antri fin le belve 

Chiamerb per me a pietà. 

Dirò ancor fin cb'avrb vita 
Che fu qnesta un'alma cara 
E che un'opra ri compita 
Non mandò mai il Ciel quaggiii. 

Parò ch'Eco mi risponda 
Di Lindoro il caro nome 
Fin dall'una all'altra sponda 
Col mio lungo lagrìmar. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



TITZOIUO CUN 



A RlUcciarmi questo caore 
Morte sol farà che torni, 
Ha che acorda un tant'amt 
Cadrà il mondo, e dico il v 



ìì, la tomba solo aspetto 
Che mi dia riposo e pace 
E alli amanti nel oiio affetto 
Sia d'eaempio il mio morir. 



1 Fra Formica, fra Formica! 

— Chi domanda fra Formica? 
Che Tuoi tu da fra FormicaV 

— Padre, io Bono ana citella 
5 Che mi voglio confessar, 

Ma pili presto che ai possa 
Io mi vorrei anche abrigar. 

— Se vuoi, fÌK''i^T confessarti. 
In ginocchio ti pon qui. 

10 — Padre si. Padre si. 

— Quanto tempo tu sei atata 
Che non sei tu confessata? 

— Otto soli, dieci àil 

— Otto soli, o dieci di? 
15 — Padre ai. Padre s(. 

— Da quel tempo fino adesso 
Dimmi i falli ch'hai commesso. 

— Padre, pria ho battuto il gatto 
Per la ciccia che mi ha presa, 

20 ludi pili di rabhla accesa 
Io poi rap;n l'orinale. 

— Figlia, questo h poco male. 
Che con l'acqua benedetta 
Tu diventi un'angio letta. 

25 Se hai altro a me da dire, 
Di par su che sto a sentire. 

— Padre, poi nel giorno appresso 
Io sgridai con la gallina. 
Perché entrandomi in cucina 

30 Tutto il riso mi becca. 

— Se hai altro a me da dire. 
Di pur su, che sto a sentire. 



— Padre, poi ae ho a dire il vero. 
M'invaghii d'un cavalliero. 

— Figlia, poi segui l'effetto? 35 

— Padre, no, sol col pensiero. 

— Del pensier l'effetto e l'opra 
Fa che a me tutto si scopra. 

— Ei mi die solo de' baci ; 

Io gli resi la parìglia. 40 

Vi fu guerra, vi fu paci, 

Ma or non son più qnella Sglìa, 

Da poiché son risoluta 

Dì voler cambiar mia vita. 

— Mai poiché sei risoluta 45 
Di voler cangiar tua vita. 
Bacia intanto il mio cordone. 

— Il cordone ho già baciato. 

— In isconto del pecoafo. 

Figlia, le vorrai oonfessarti, 60 
Verrò io stesso a ritrovarti: 
Piaccia a te di far cosi? 

— Padre si. Padre af. 

— Per venir da te pili spesso 
Fingerò le vesti e 'I aesso. 55 
Piaccia a te di far oosf? 

— Padre il, padre sf. 

— Dimmi il nome e il tuo paese. 

— Teresina modenese, 

— Dimmi il nome e la contrada. 60 

— Sulla via sto della Spada. 

— Va, che il Ciel ti benedica. 
Abbi in mente fra Formica. 



V. 61. Basterebbe questo accenno topografico ad una nota cale ven» 
liaiia, per indicarci l'origine di questa colorita e mnlisiosa ' Confessione ,. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SBTTBCENTO CANORO 



Donne care, nel vostro guidino 
Una rosa bel(ÌBBÌnia v'era, 
Ma l'odore lan tan la ran lera 
Hi faceva lan tan la ran la 

Se v'anùte un bel ft^Uomino, 
Quanto vaga sarfa primavera, 



E in allora tan tan la tan lera. 
Si potrebbe tan tan la ran 1^ 
So che «lete cortesi e galanti 
E ch'avete nna buona maniere. 
Ma perché danqae tan eoe. 
Noi non pouiiimo tan ecc.? 



Te', come ballo é il mar. 
Bellissima Nerina: 
L'anreUa mattutina 
Apjiena in aoll'arena 
Fa t'onda gorgogliar. 



II. 

Sgombro di nubi è il cielo. 
L'onda tranquilla e chiara; 
Sciogliam dal lido, o cara, 
Scìogliam a trastullar. 



12. 
VlUotte. 

1. 
Gfae voggjo tanto ben alt'anzoletfa 
E so sior pare no me la voi dar; 
Mi prego el Ciel che venga una saetta, 
Brusi la casa fuor che l'anzoletta. 

II. 
La vedovella quan la fa an el letto, 
La tra' iDspiri ch'el par che la mora 
E con nna mun la se toccava el petto 
Dieendo; ' anima mia, voatu che mora? , 

IH. 

Questo pili bel aeren fn nuvoloso 

El par che voja piover e pò el pasta: 
Cosef fa l'omo quan l'è innamorao. 
L'ama la bella donna e poi la lima, 

IV. 

Quanti ghe a'h che brama la fortuna! 
O mi meschino, no la bramo mai; bramo 
Una giovenina de ventun anno: 
Questa l'è la fortuna che mi bramo. 



Digitized^yGOOgle 



TlTTORrO CIAN 



He Ronti ÌDi 
Piuttoito nel boàr che nel T«rBoro, 
Perché el vergerò l'è fuUo de «teli e. 
El boarol de carne bianche a belle. 

TV, 2-4, Vtnoro è l'aratro; hoàr e boaròl, il bovaro o bifolco, il giovine 
villano (il diminutivo boarol fa pensare appunto ad ona giovinena fiorente, 
a * oame bianabe e belle ,). Il canto d'amore b posto in bocca a una donna. 

VI. 

Quando FrìBÌn Friion frizeva el pesce (s>e). 
Colle chiappe del e. lìi lo voltava 
E l'oglio ghe saltava in le braghesee: 
Qnando Friain Frison friieva el pesce. 

La redazione cbe dì questa pillotta si legge a e. 17 b, reca queste va- 
rianti: frveea lo pt»se; lo riroliavo, E rogito It colta io per U. 



Tiritofòlo, vegni fora col brenton e colta lora 
E luì li li li liu li li riu lin li rìn liu li ria Ini 
Tutto me tiro, e la cotola mai. 



3. eblola, sottana. 



Vili. 



Non mi far pili languire, o vita mia, 
Lasciami vagheggiar quel viso bello; 
E se tu brami di saper ch'io sia. 
Guardati in mezso al cor, ch'io vivo in quello. 

IX. 

8on stato per il mondo a me palese 
Una fedele amante rintracciando; 
Adesso che son giunto in sto paese. 
Quella trovai che andava ricercando. 



Dicono i Vati che sia il Dio Cupido 
La causa all'uom d'ogni fatai tormento, 
Ha poiché nel tuo volto ha egli suo nido. 
Non già m'arreca duolo, anzi contento. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SETTECENTO CANORO 



XI. 



Idolo mio, deb vieni i) «nono nmile 
Ad ascoltar del tno diletto amante: 
Vieni a mostranni il volto ai untile. 
Le poma alabastrine e d'adamante. 

XIl. 
Il roeiignoolo del natio boacbetto 
Pianffe la prole che il villui rapfo: 
Coi'io oe piando te, vezcoio oggetto. 
Come colei ohe mi rapi il cor mio. 

XIII. 

Son nato appena al mondo, ch'ho sentito 

Hancanni, oh Dio, la costa delicata, 

Perb di la oeroar presi partito, 

Finché in te, vita mia, l'ho ritrovata. 

XIV. 

Cara, per ben mostrar le tne fattele 

BisognarÉa che al sol tu fossi appresso; 

Cosi sobiaiaodo il sol le tue belleue, 

Veder potrei se schiari anco me stesso. 

XV. 
Se mai ti spiran l'anre al viso intorno, 
Dalle ricetto in seno, o anima mia, 
Perché son baci qnei ch'entro qnel giorno 
11 tno diletto amante a te ne invia. 

XVI. 
Sospira par sovente, idolo mio; 

Perché qnei tuoi soapir mi vanno al core 
E aocresoon nuove fiamme all'amor mio 
E al tno bel ciglio ancor nuovo splendore. 

xvn. 

Qaant'esser psgheria in un ziabattino 
Per poder brte, o bella, le scarpette, 
E per toccarte quel tuo bel penino 
Onde veder ae le t'b larghe o Etrette! 

ino, vivo ancora nel Veneto, per piedino. 

Voi. LV. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



VITTORIO CliN 



XVIII. 
Talor m'ftngiiro diTantar un oana 
Sol per poder nnaarte il peTerone; 
per poder iapere alU lontana 
Se te ine le pub dar òatlive o buone. 

XIX. 

Tanti ghe xi% cbe sona el caaaggione 

E tanti 'I toandolia tonar impara; 

Solo mi gramo lono el chitarrone 

Per accordarmi con U tua chitarra. 



— Pipo, Pipo, vieni io qua, 

— Ferma, 'acoUa una parola, 
Io ti vo' eolla mandola 
Or cantarti una cedeod. 

— Pipo mio, se la ti piace, 

Dimmi pur, non ti fermare, 
Ha finisci di cantare, 
Che mi dai canioloiion. 

— V'era un tempo un gìovinoUo 

Che in amar pageava l'ore, 
Ma infelice era in amore 
Per fatale ano destin. 

Per sfortuna dunque avea 

Bello il core e brutto il viso. 
Ch'eccitava i labri al riso 
A chiunque eragli vicin. 

Or con tal prerogativa 

Di bellezza in cor nascosta. 
Di brottema in volto esposta 
Pretendeva esser amato. 



A cib fai- egli adoprava 
Tutti i termiu di galante 
E faceva il spaflimant» 
Al 8U0 ben idolatrato. 
Per esprimer il suo affetto 
Spesso ' t'amo ., egli dicea, 
'T'amo anch'io,, rUpondea; 
signor ef. 
a l'affetto 
il suo sembiante, 
va il suo contante, 
signor ai. 
o Pipo caro, 

_. _a arsenale, 

Non averti ora a male. 
Se ti voglio oonaigliar. 
Fuggi, fuggi dalle donne. 
Da' suoi vezEÌ, dal lor brio. 
Che son tatti, amico mio. 
Tesi lacci ad ingaonar. 



Ecco, quale 
Uno ama 

L'altro ai 



Tu ohe tieni 
Di difetti 



Fri eh Frach, vieni in qua, 
'Scolta 'scolta una parola, 
lo ti vo' colla mandola 
Raccontarti nn lattare I. 

La gallina fece l'uovo, 
La gattina fece il gnao, 
Ah ch'io temo il barabao 
Non mi lasci terminar '. 



E cosi, com'io dicea, 

Andb il gol dalla gallina 
E irovb la poverina 
Ch'era d'esso in atteniion. 

Pria di gingnerli dappresso 
La furbetta lo vede 
E gli disse ' codcodé „ 
Saltellandogli vicìn. 



D,!„t,zed.yGOOgle 



SBTTECKNTO CANORO 



Fatti ì loro complimenti 
S'acoingeKQO a qaalche affare 
Hentr'io fili a diitorbare 
Orìdeati idoì piacer. 

Oiansi là per puro caso 
Molto allegro in volto e lieto, 
Cbe Tsnfa a tor l'ovetto 
Che credea di ritrovar. 

Ha trovai dell'evo invece 
La gallina e poi il gallo 
Tnttì e dne, per non far Mio, 
Che voleannii aMaaainar. 

Con eroico coraggio 

Foggo allora d'ogni lato, 
Per disgrazia trovo il gato 
K gli pesto a'un sampin. 



Egli sgrida, io non riipondo. 
Fiero gbufo, io qnieto taccio, 
Sopraginnge il gallinaccio 
E Io attizza sempre più. 

Que«to fece il compimento 
Dell'aSare in trinati vo : 
L'uno fnggo, l'altro schivo. 
Ha li fìiggo sempre invan. 

Il timor b{ mi sorprese, 
Che credea divenir mato, 
Pnr, per caio disperato, 
Hi riaolii far cosf. 

Lesto kprii il mio verone. 
Hi lanciai gid dal balcone. 
Dove alfine ho ritrovato 
Un minchion che m'ascoltb. 





IO. 


Su la sua spina 


Simile a quella 




La verginella 


La vaga rosa 


Che tutta spira 


D'aprii onor. 


Soave ardor, 


Ha tal mattino 


Se mano amica 


Se non si coglie 


Non rabbellisce. 


Chiude le foglie. 


Uanoa. languisce. 


Perde il color. 


Non desta amor. 



Baohellns, Notaro. Vilhu. 

Il mio garzone il pifero suonava 

E acconto il mio molino fìltìcava. 
Notar Pistacchio mi dettava ed io 

Per me facea acrìtture a modo mio. 
Cantava un Calaudrin la Romanella 

Ed io stavo a sentir ridente e bella. 
Centrati eum leetione capitava (sic), 

Negotia non plus ultra ed io imbrogliava. 
Intorno al mio molìn sempre girava 

Un ganimede che m'amoreggiava. 
Alla mia oncia mai non ci mancava 

Qualche donnetta cbe m'aocareizava. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



TITTOKIO CIAN 



H'ha dito la mìa mamifw 
Che uaore è un bel bambino. 
Se viene, poverino, 
Lo voglio &c carenar. 

Ma Re mi farà male. 
Se mi vorrà toccar, 
Dirb, dirò, dirb: 
* Va via, briccone, 
Che non ti voglio amar ,. 



Ha già mi >e l'ho detto, 
Fnggiam da questo loco. 
In Beno a me quel foco 
Cominaa a. serpeggiar. 

Già cresce quella fiamma 
E tentomi abbmeiar. 

Non IO, cara i 

Chi mi potrà sanar. 



Ogn'nomo, ogni donzella, 
Hi a dolce Mirami, 
Mi dice che sei bella 
E penso anch'io cosi. 
Hi dice che sei bella, 
E penso anch'io cosf. 
Non dico bella bella 
Ha l(... ma H... ma li 
La batte li. 

La &ccia rubiconda. 
Mia dolce Miromf, 
La treccia bionda bionda, 
Che l'alma mi rapi. 
La treccia ecc. 
Non dico bionda bionda 
Ha li-, ma li... la batte li. 

Al labAro tao dorato, 
Mia dolce Mirami, 
Al naso profilato 
Penso la notte e il di 
Al naso ecc. 
Non dico profilato 
Ma U... ma li... eoe. 



Se sposa mi sarai. 
Mia dolce Uirami, 
Le ftemme e l'oro avrai 
Del Gange e del Chili. 
Le gemme, ecc. 
Non dico che le avrai 
Ma li... ma li... eoo. 

Vestirti io non presumo. 
Mia dolce Mirami, 
Con gran bottoni attorno 
Lncenti come il di. 
Con gran eoo. 
Non dico come il giorno 
Ha li... ecc. 

Contempla le mie pene. 
Mia dolce Mirami, 
Ti voglio tanto bene, 
Ma tu non sei cosi. 
Ti voglio tanto eoo. 
Non dico bene bene. 
Ma 11... ma li... la batte 1 



Senti, mie care donne, 
Sta bella novelletta: 
Un vecchio che Ninetta 
Ha fatto i 



Per ella inutilmente 
El spàaema, el delira. 
Co el vento no tira 
No se le bnta in mar. 



'. S. Co, nel ritornello, ripetuto ad ogni due strote, quando. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SETTECENTO CANORO 



Minet& per moroso 
10 Ha tu bravo (^ovinotto 

Fn ì aedeei e i diadotto 

Che ella poi bea trattar. 
B quel cojon de vecebio 

Per geloaia el aoapira: 
15 Co el Tento eec 

El pitnae, el ee dea pera, 

El bata fin le bave, 

L'è' al buHO de U chiave 

El corre a tpionar. 
20 Ninetta ride e cbiaaaa 

Pili che amanioBO el s'irà: 

Co el vento ecc. 
E co la gba biaogno 

D'on qualche regaietto 
25 Un rtndtz segceto 

La ghe promette dar. 
Allora il vecchio spende 

E subito el respira; 

Co et vento ecc. 
30 Del renda sull'ora 

Corre impaiiente él vecchio. 

Se el se vardosse in speoofaio 

Noi se faria burlar. 



V. 19. Spumar, spiare insistentemente. — v. 21. El g'ira, si adira. — 
T. 25. Nel ms. reitdtr, e coti pure al v. 80. Evidentemente si tratta di on 
remhg-voiu. — v. 87. Supia, soffia, sbuffa. — v. 42. Un corno che v'infllci.' 
— V. 52. Chiude il po^oolo, cioè la finestra del pogginolo o Verone. 



Nineta col moroso 

Intanto se ritira: 

Co e1 vento ecc. 
El matto supia e bulle, 

La porta sta serada, 

Ninetta el lassa in strada 

Un'ora a bestemmiar. 
E po' la ghe risponde: 

Un conto che v'impira: 

Co el vento eeo. 
No me voH far lame, 

Son qua col mio moroso. 

Un duetin grazioso 

Mi ve &rb guardar. 
De rabbia la perucea 

El vecchio se destira: 

Co el vento ecc. 
Nineta no ghe bada, 

El pargolo la sera, 

El veoehto se deapera, 

Ha gnente noi poi far. 
Vecchi, pensé a sta massima 

Che la novella ispira: 

Co el vento ecc. 



* Non dansar ,, la marna dis[s]e 
Figlia mia ; né tu non sai 
Che dansando perderai 
D'innocenza il bel candor. 

ITenne un biondo cacciatore 
Che alla danza l'invitò; 
Per non perdere il candore 
Qnella bella rìciuti. 

Disse il biondo: * Se paventi 
L'innocenza che ti scappi, 
Per cucirtela tra' drappi 
Do bel ago adoprerb ,. 



Indi, trattala in disparte. 
La cucf tra gonna e busto 
E la bella aentf gusto 
Del ricamo ohe formò. 

Ritornarono alla dansa, 
Qnando Nina disse in fretta: 
' Per cucirla nn po' pid stretta 
Altro punto dar si pub ,. 

* Nina mia, non ho più refe , 
Disse il biondo a denti stretti. 
* Ma due bei gomitoletti — 
Disse Nina — ho visto qua,. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



TITTOBIO CUN 



Anietta, ohe placide 
D'intorno movete, 
Tftcete, Ucete, 
Vuol dori dormir. 

Sali 'erbe pid tenere 
Del pmto ripota. 
Fili belln di rou 
Sai fresco niattin. 

Un velo purpureo 
Le copre le membra. 
Che tutta nusembra 
La madre d'Amor. 



Le acende aagl'omeri 
Aurata la chioma. 
Le ondegr^T'en le poma 
Ai moti del cor. 

A grette, toglietevi 
D'intorno a qnel cifjlio, 
Bel labaro vermiglio. 
Bel nome d'amor. 

8e Glori rìsveglÌMÌ. 
Voi Glori itendete. 
Tacete, tacete, 
Vuol Glori dormir. 



- Padre santo Cappuccino, 

Tu che dici il mattutino, 
Alca gli occhi e guarda qna. 
Qoarda me ohe, eventurata, 
No' tnoi lacci abbandonata 
Ti dimando carità. 

- Io, ragaEza, non ho niente. 

Sono un povero pezzente 
Che dimanda carità. 
Se tu vuoi insatntella, 
Dae olivAcoie e ravanella, 
Te ne dono in quantità. 

- Io sol bramo i) tao bel core, 

Per cui l'alma langue e more 
Ed il core in pene sta. 
Questo ai, questo sol voglio, 
Non olive, aceto ed oglìo, 
Ma qoaloh'altra carità. 



-Va via pure, sfacciatella. 

Che per me sei troppo bella. 20 
E per me questo non fa. 
Son ristretto in penitenia 
E)d a Dio, somma dementa. 
Dedicato ho castità. 

- Deh non esser bÌ crudele 25 

Con un cor che ti b fedele. 
Con un cor che in pene sta! 
Fa che almen sia consolata, 
Ì/Ln non già da disperata 
Io men vada via di qoa! SO 

- Marcia, marcia, sfocciatella. 

Che al mio cor tu sei mbella, 
Marcia, marcia via di qua! 
Se pid resti, o figlia mia. 

Tu mi porti a mala via, 95 

E allor Dio ci perderà: 
Marcia, marcia via di qua! 



. 81. Marcia, vattene, ancor vive in parlate venete. 



La Nanetta villanella. 
Decantata in un villaggio. 
La più scaltra, la piìi bella, 
Va da un padre Capuccino 



Che non lungi da quel loco, 
Ritirato in una cella, 
Tutto pien di santo foco. 
Recitava il mattutin. 



zed.yGOOgle 



SBTTRCBNTO CAKOEO 



231 



Ave» seco I» NanetU 

Del batìro e no po' di pane, 
Delle fratta colte in fretta. 
Tatto deatro un caneatria. 
Picchia all'ascio e fra Fantino 
Pone il libro ael capuccio, 
Lei s'accosta al SaestriDo; 

— Son Nauetta, fra Fantin. 

— Che mi porti tn, di belo? 

— Del bntiro e nn po' di pane. 

— Benedetta sii del Cielo, 
Entra figlia, e ^oggÌA qni. 

— Del fornaio son lorella, 
Della Henica «on figlia. 

— Dio ti «al'ì. Villanella, 

El baon Dio ti mandn qui. 



Dimmi il ?era 
Cangeresti volentieri 
La tua casa in questa cellk 
Per goder l'eternità? 

— Ha la starna è troppo stretta. 
Che per me non resta loco. 

— figliuola benedetta. 
Siamo stati fino a tre. 

— Permettete, o caro padre, 
Ch'io ritorni alla famiglia, 

Che dift un bacio alla mia madre, 
E un saluto al mio fratal. 
Addio, padre fra FantinD. 

— Figlia mia, ti lascio, addio, 
Prendi il *noto canestrino 
E riportilo con te. 



Bel piaser che xe la sera 
Andar «otto alla sua cara 
E sonando la chitara 
Dirli: 'gioia, te voi ben,. 

yassìoDro che in mia vita 
Non ho proTà maggior diletto 
G che questo pid perfetto 
No di qnesto non si dà. 

Se volé che una raf^aiza 

Vi sìa un poco compiacente, 
Ho ghe le meglio espedierte 
Che cantarghe una causon. 

Ha cantar sema iatromento 
L'b una .cosa poco cara, 
Tiolé dnnque nna chitara 
E cantegfae ona canzon. 



Procurar però bisogna 

La canzon che sia amorosa 
E la musica graziosa 
Per poterla intenerir. 

Vedaré che con tal arte 
Riuscirà il vostro disegno 
E per primo contrassegno 
Verrà subita al balcon. 

Co vede che la ragazza 
Sorte fnor dalla fenestra 
Con maniera pronta e destra 
Dovè dirghe po' cosi : 

* Caro ben, anima mia, 
Sol per vn son qna, mia cara. 
Per va sono la chitara 
Per vn canto, amato ben ,. 



Cento baaeti 
Sq quei ochieti 
Nineta cara, 
Mi te voi dar- 
Ma perché mai 
Tante smorflete 

. 12. Taeà, accanto (attaccato). 



Con (chi) ti ama 
De vero cor? 
Non ghe' pid bella 
Vita di quella 
Che fa un moroso 
Taci al so ben. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



TITTOHIO CUN 



Ogni veneto 

El xé un teioreto, 

Non ghé pili bella 

Felicità. 

Ma pur vualtre, 

Ragazze scaltre, 



Ande negando 
Sto bel piaser, 
E prolungando 
E indrio tirando 
Come se un danno 
Fosse il 7oler. 



Bella e gentil foniara, 
La di cui bianca man 
Ci cuoce e ci prepara 
Tenero e fteico il pan, 

Perclib ci TÌen rapita 
Con tanta crudeltà 
Con gli occhi suoi la vita 
Che la sna man ci dà? 
Bella e gentil ecc. 

Della tua pelle fina 
È chiaro si il color. 
Che il fior dalla farina 
Non ha ai bel candor. 

Tu fai Bf bello e buono 
E saporito il pan. 
Che sol natura un dono 
Ci fece alla tua man. 
Bella e gentil ecc. 



De' tuoi bei pan d'amore 
Sempre vorrei guatar. 
Dammeli di buon cuore 
lasciali rubar. 

Ma già tu non m'intendi 

Quanto ti parlo più, 

Tenero b il pan che vendi 

Fili che non -lo sei ta; 

Bella e gentil ecc. 

Se di al buona pasta 

Compagno h il tuo bel cor. 
Perché ae ne contrasta 
L'acquisto a un fido amor? 

Deh, per pietade, un giorno 
Lasciati intenerir. 
A cuocer nel tuo forno. 
Deb lasciami venir! 
Bella e gentil ecc. 



27. 



- Una povera citella 

Torri a, Padre, confessarli 

Onde l'anima salvarsi 

E peccar mai piti, mai più. 

— Cominciamo, dite su. 

— M'invaghii d'un giovinotto 

Oiardinero assai granato. 
Che or facea lo spasimato 
E mi stava tu per tu. 

— Tia, capisco, dite su. 

- Mi veniva sempre dietro, 

Quando andava a lavorare 
E voleva ognor toccare 
La mia mano e niente piìi. 

— Non v'è male, dite su. 

— E nll'ora del meriggio 

Rinfiniti, stanchi e lassi 
E' voleft che m'adattassi 



A giocare al polachìd. 

— Cara 6glia, dite su. 

— Ui faceva allor ballare 

Ad un ballo sf giocondo, 
Ora in quadro ed ora in ton< 
Ora in so ed ora in giù. 

— Si, capisco, dite au. 

— Dopo aver ben faticato 

Quattro, cinque e ancor sei o: 
H'assiugava dal sudore 
Viso, collo ed il Bacid. 

— Si, capisco, dite sa. 

— Hi ricordo ogni momento 

Di quel baio del sudore, 
Caro Padre confessore, 
Pace, ahimé, non trovo piiL 

— Tia, citella, andate in paee^ 
Cosa tal non &te pili. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SBTTECKNTO CANORO 



1 Che gnaioao pnteletto 

Xe qael biizaro d'Amor, 
Qnondo el voi portar diletto 
El delida i nostri cor. 

5 Hi medeaìmo el cognOReo 

Se el xe un bravo biaeghia 
E Io lodo quando posso, 
Lo rìngrasio senza fin. 
Cento ooae, cento inxegni 
Quel piiaotto el m'à ÌDaegnà, 
Lagrìmete, amorfie, adegni. 
Tatto qnanto m'ba giova. 
Seguitando la so scola 

M'ho prova l'altra mattina 
A beccar da aolo a sola 
La ritToaa Uenegfaina. 



10 



Con quell'aria iunocentina, 
Le gaoasse pallidette, 
Qael pariar da fantoiina, 
Qaelle luci amoroaette 

Che a Cupido aon prodotte 
E prodotte in sagrifiiio 

— E mi gera el sacerdote 
Deatinà per tale nffliio — 

La ho chìappada stretta stretta. 
L'ho botada sul so^ 
La m'à fatto nna amorfietta. 
La m'à ditto; * disgraiià! , 

E d'amor tatta ìnfiammada 
Tutti do l'avemo orba,. 
Come dopo la aia etoda, 
Mi noi diffo; Amor lo sa. 



V, 2. bùzaro, forma poco pulita, equivalente qui B ' diavolo , 
pili comune butaron. — v. 6. bitighi» (altrove bìxtghiHÌ, frugolino. 



29. 
Villotte. 
1. 
Perapatan ch'b morta la vecchia. 
No la farà più fogo alla pignata, 
E rotto la pignata e spanto il brodo, 
Onanca la vecchia no farà più fogo. 

n. 

tote via de qua, mostaiEo intento. 
Muso da pi guada brustolada. 
Che te me pari el diavolo depento: 
tote via de qua, mostoszo intento. 



. 1. tolt, tbgliti; mottaxio, : 



: inlenlo, audicio, tinto 



III. 



Sotte bellezze ha d'aver una donna 
Avanti [che] la se haaa chiamar bella. 
Primieramente nna bella andatura. 
Larga de spalle, stretta de centura. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



4 VITTORIO CIAH 

Atta da terra «enia la piatiella, 
BÌMca e roiiina Benza farai bella, 
El viso biondo e quelle belle trezze, 
E qneate u diiaman le sette bellenc. 
V. e. Nel ma. qtitUe. 

IV. 

Era nell'orto cbe basava el gatto, 
L'ortolanclla me tegiieva a mente, 
La Balte fora, la diie: ' che fasta, matto? 
Bàaeme mi, ma non basar el gatto ,. 

T. 2. L'ort. mi teneva d'occhio, pensando a me. 



La chitarrina no vuol pili suonare, 
Perché ghe manca solo una cordiella; 
Gnanca il molin no vuol più maaenare. 
Perché ghe manca la molinarella. 

VI. 

Arsera l'altra sera ho visto l'Orco, 
Ho visto Andola bella andar per broco. 
Ho visto Pero bello andatghe drìo 
Con dir; * Mincota bella, me volfo? ,. 

T. 2. ptr broeo, per acqua con la brocca? — v. 3. andarghe drio, se- 
guitarla. 

- VII. 

1a me morosa l'è nna bella puta. 
Con sette pani la se fa la zuppa. 
Con un bocal de vin la se moja. 
La me morosa l'b nna porca boja. 

V. 8. la u ittoja, se li bagna, cioè li inzuppa. 

Vili. 

A notte, a mezzanotte, sona i vespri, 
Ho visto no peraegar pieno de nespole, 
Ho magna tanti di qni dolci fighi 
Che m'ho imperni la ponza de marasche. 

Questa e la «egueate appartengono alta categoria dei canti voluta- 
mente spropositati, o ' spropositi ,. 



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SBTTECIMTO CIHOBO 



IX. 



S veme fora el patron de quelle ciicche, 
Bl m'à dito: * lassème star le me spinale! , 
El m'h tira un bosso in t-on calcagno 
Ch'ho porta mal a on reohio piti d'nn anno. 

Tenne. — t. 2. Ne! ms. ìatceme. 



Sta notte m'ho insogna la Lisabetta 
Che U bsea ballar i burattini 
E la fasea ballar Pnlioinella 
Testio da festa coi so cantarini. 
T. 3. Nel ma. pulieintUa. 

XI. 
Andando a medro colla messora 
Mi lou incontra in la Hincola sterlera, 
Gho rasonà da tendro più d'un'ora, 
E con un baso gho dà la bona sera. 
V. 1. medro, nel mi. Medro; ma sionramente tnedro per nmfn ^ mie- 
tere, come perdro per perdere, forme vive ancora, p. es., nella Valpolicella. 
lAreh, glatt., Tol. I, 424). — t. 1. meMora, falcetto per mietere. 

XII. 
Omini della Tal, fé' tutti festa. 
Che a'à ■narid& il figiol de Rngoloio, 
Esattor della Tal, qoella gran testa 
Che lasab anch'Endreo sulla «anta eroso. 
T. 4. tmdt'tHdrto, cost nel ras.; ma sarà forse da leggere Andrea, Andreu. 

xm. 

Ve' là la Cattarina «e l'b lesU! 
P[ dei altri ghe par sto di glorioso 
E la no ved l'ora quella peata 
De narse a collegar rento a lo sposo. 
T. 1. Nel ms. V'è la la eaitarina, — v. S. pttta per peste, nel ms. patta. 
— t. i. nane a eolUgar rento, andarsene a coricare acoaoto. 

XIV. 
Sta notte ho visto la Togna sull'ara 
Che la se sfazendava a scartoBare, 
Qbe so anà rento colla me chitarra 
E una ffran mattina gho toIbiS fare. 
», 1. un», qa. — ». eeartotare, scartocciare i torsi del granturco. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



VITTORIO CIAN 



XV. 



Diavolo, porta *m lo Paroloto, 
Perché el m'à ftatto un buso in la pignatto, 
El me ghk fatto un buio eoo an occo: 
Diavolo, porta via lo Paroloto. 

. S. acca, il maschio dell'oca? Vive ancora net contado venei. 



XVI. 

Se te vedeiH el e. della sua To^a, 
Ti te direaai che l'È un contrabaado, 
El ghà 600 btafoli de rogna.- 
I par ipoloni fatti a buio grando. 
. 8. hr&foU, titoraoli. 

XVII. 

La me morosa l'è ana bella putta, 
L'b bianca e rosia come el mfil de zQCCi 
I denti carola, la bocca atorta. 
I occi da Bimia e la liera da morta. 



xvni. 

La me morosa la zi da Pelanda, 
La >'à pelada tutta da una bando, 
Dell'altra parte no la f[a oavei. 
La va cantando * miserere meil ,. 

XIX. 

Vate a far busarar, vate a &r i riui, 
Che te ae' una gran rosia buiarona, 
E «e te to' cavarte i to caprizzi. 
To' la chitarra in man e vaia lona. 

V. 4. vaia tona, va a suonarla, del tipo ' vattelapeaca ,. Cfr. Arck. g 
XIV, 453 Bgg.; MRrBE-LBBC», EEW, 54. 

XX. 

Qoando aarà quel Ai o quella notte 
Cbe la lettiera farà trich ta^ch, 
Ti te aaré dai pie' e mi >^al cao, 
Ti te farà brugneo e mi bragnao. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



8BTTBCBNT0 CANORO 



1 Me aon iDnamorado in quattro vecie 

B tutte quattro le voi contentare ; 
Della prima 'de voi far un patto,. 
DormirKbe insieme e mai hdd la tocoare- 
i Della seconda de voi far baratto, 

Tor tanto porco per sto carnevale ; 
Della tena 'de voi far un gioco, 
Impegolargbe el e. e darghe foco. 
Della quarta darghe tante bostonae 
10 E ohe le mora tutte ete vecie rapae, 

Tutte le vecie le voi scortegare. 
Diavolo, che &r6 de tante pelle? 
Faremo delle corde da ohitara, 
Per far ballar ate giovinette belle. 

T. 5, 7. 'de Boi, ne voglio- — v. 6. Comprare tanta oame «oina, ecc. 
— T. IO. rapae, pelate. È del ciclo, ricco anche nella poeaia venenana, di 
canti contro le vecchie. 

XXU. 
Vate far buiarar che te gbe mando, 
A Castel Vecchio gh'b la beccarla, 
Dove che i vende dei comi de manco: 
Vate far buiarar che te ghe mando, 

Y. 1, CaftelvÉtehio, di Verona? — v. 8. È ancor viva nel Veneto l'eicla- 
matione, fra negativa e augurale, ' un corno! .. 

sxm. 

Me ton innamora in una marzetta 
E ia so mama no me la vot dare. 
Che prego el Ciel che vegna una saetta 
Che porta via la marna e la marzetta. 
V. I. marzHta, fa pensar a »p%xettta, una pretensiosetta. 

XXIV. 
La prima volta ch'ho dorm/o con donna 
Credeva de morir dalla paura 
E dormendo mentre me voltava. 
Credeva de morir, me consolava. 



sxv. 

Vate a far buEarar. malinconia. 
Che la to gatta ha rovina la mia, 
E l'ha rovina in t'uua maniera 
Che DO \'k più la gatta che la giera. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



VITTORIO CliH 



1—0 cara siora inare. 

Hi gbb nna certa apùmt, 
Torìn tante novizia 
Col caro mio Tonin. 

5 — Disf, Bora frucona, 

Coti ata impertinenut? 
PrometBa a Sua Eccellenza 
Mancar non ghe dovè. 

— L'è vecchio, noi me piaae. 
10 La se lo sposa ElU, 

Che mi non aon già quella 
Che l'abbia da sposar. 

— VoU, siora frurona, 

Stancar la me pazienza? 
IS Fromessa a Sua Eccoti enia, 

Mancar non ghe dovè. 
~-No se me poi aTonar, 

La se una tirannia, 

Mi ghe Bcaparb via 
SO Col caro mio Tonin. 

— Ancora de bIo tanto, 

De andar ti gha coragffìo! 
Ancora sto Itngnaggio 
T'adoperi con mi! 
25 — La scusi, la perdoni, 
Ma parla la natura; 
No la aia tanto dura 
Col fruto del tao cor! 

— Gnancora no ti i stuffa, 
30 No ti la metti via, 

Deboto si, de dia, 
Te pesto come va! 

— E ben, la se sodisfa, 

La copa pur so Sa, - 

S5 Ma fin che viva sia 

Mai laaciarò Tonin. 



— A vu, aiora fraacona, 

Tiolé sta bona al epa. 
Che vostra mare crepa 
Da poi che va veld! 

— Per coaa mo me dalla? 

Mi no gho fotto gnente. 
Mi ghe aarb ubbidiente. 
Ma voi spoxar Tonin. 

— Vi, tocco de fraacona, 

So' stoffa e l'è vergogna, 
Tib, tocco de carogna. 
Sto pie nel to martìn. 

— Dio! la me aconqnaaaa, 

Dio! el me tafanario; 
Fenimo sto divario, 
EI vecchio aposarò. 

— biava, brava, adesso 

Te tegno per mia fia, 
Tiea qoa, coccola mia. 
Che un baso te voi dar. 

— Son qaa. via, la me barn, 

Son qua, la me perdona, 
Son qua, via, sarò bona, 
Ha con ana condiiion. 

— Df, la mia baronzella, 

Che condì zion se questa 
Che ti gha nella testa? 
Qual condì zio n sarà? 

— Per contentarla ella 

Hi aposo Soa Eccellenca, 
Quando el me dà licenia 
De praticar Tonin. 

Stornirghe a In la testa. 
Uh una licenza questa 

Che tìbrtìla ti poi. 



V. 2. gpizM, prurito. — v. 8. novigto, sposa. — v. 6. Cori nel ms.; da 
correfrttere cos'i = eosV. — v. 10. Il ms. La xi. — v. 21. Anche questa! — 
V. 80. Non la ametti. — v. 81. Quaai quasi, s£, per dio; dt dia, forma eufe- 
mistica, che vive anche nella forma corpo dt dia, e dt diana. — v. 38. Pren- 
detevi questa buona guanciata, schiaffo. — v. 40. Il ms. da poi le; volt, 
volete. — V. 41. Perché dunque la mi batte? — vv. 48, 50. Marti» e Utfa- 
Hario, due ainonìiDÌ facilmente spiegabili, ambedue viviasimi tuttora in 
parlate venete. — v. 51. Defluiamo queata contesa. — v. 61. baronxttla, bric- 
concella. — vv.69-70. Sciocca! che occorre confondergli (veramente ' fargli 
girare ,) la testa. — v. 72. Te la puoi prendere. 



zed.yG00gle 



SBTTKCBNTO CINORO 



— He bdrlela davero? 

Tonili me starà tubate? 
75 11 cavalier leivente 

Il mio Tonin sarà? 

— Ha si, care raiie, 

Ha 00 'n po' di giudiiieto, 
Il marfo sarà il vecchieto, 
80 11 morosa il tuo Toni». 

— Co l'È coti, stasera 

Spoaarb bo BcoellenBa, 

T. 77. eart raixr, radici del %a.o cuo 
lieto. Vedi Cuaeb Mtia\TTi, Amor maler 
2> edic, 1887. — v. 87. caro, coni il ma., 



Co quella intelliffenta 
D'avetgbe el m« Tonio. 

Duttto. 

Cosi siamo contente, 85 

Contente si de cuor, 
Tonin sarà il ^9 caro, 
El vecchio in fan canton. 

ire, espreasione ancor viva nel V«- 
I nei dit^Uo venRzi'ano, VenMia, 
rvia, tattBvia,la correzioDe amor. 



Lo fan perché non sentono 

Pili il dolce tippettà 

Pili il dolce tippettà. 
Amate pur di core, 

Anch'io Te lo oonaifflìo. 

Sperate caro figlio, 

Che bene vi farà. 
Un giorno mi direte 

Che dolce tippettà 

Tippett« tippette tippett«tà 

Un (giorno ecc. 



31. 

n mondo non b bello 

Che in fona dell'amore, 

Viviamo sol per qaello, 

Per qnello abbiamo il core. 
OgnnDO ha da provare 

D'amore il tippettà. 

Ognuno ecc. 
Tipette tippette tipette 

Tipetto tipette tipette tipettetà 

Ogntino eco. 
Non son di qne' filosofi 

Che amor voglion bandire, 

Che dicon che patire 

Fa amor l'umanità. 

È riprodotta nella Parte II, a e. 24 A, senza varianti notevoli. 

32. 

F, Hama mia, qaal'b quell'aria 

Ch'insegnarmi vuoi la prima. 

Onde meglio mi s'imprima 

Entro il tenero cenreli' 
M. Sarà l'aria di Licoridt 

Che si eanta in primavera 

Qaando l'alba lusinghiera 

Fa fiorir il praticel. 
F. Cara marna, b troppo insipida 

Troppo fredda cansonetta: 

Solo fiori, solo erbetta, 

Sol ghirlande al biondo crin. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



240 TITTORIO CliN 

M. Canterem quella di Ctonico, 

Quando il gregge ai puacU 

Qanndo ifida il buoh d'aTeni 

Or Damone ed or Elpin, 
F. Che aia por bella ed b 

Tutta quanta la e 

Ma quel brotto di DamoDe 

Hi fa troppo ìmolentir. 
Jf. Vuoi veder eoi brando t l'egida 

Setitder bella in fleto lampa, 

Yaoi voder di Marte il campo 

Che ti facia impalidir? 
F. No, che sento in petto i palpiti 

A DomaT Bol ballo e Marte, 

Maledetta sia quell'arte 

Che fa gl'aomini ammaczar. 
M. foacinllft incontentabile. 

Trova tu quell'aria vuoi. 

Io mi pretto a' voler tuoi 

Che le so tutte cantar. 
F. E' mi par ch'una ve n'abbia 

Che incomincia Dolet tpota: 

Oh che questa b graziosa 

E Gniace inim« e Amor! 
M. Furfantella, questa musica 

È per te difficil troppo: 

Troverai più d'un intoppo 

Fra i bembli od ora ad or. 
F. Su proviam che tatto io modulo 

I bembli in ogni tuono 

E vedrai ohe brava io Bono 

E che supero l'età. 
Jf. Ma i begued [eie) ancor ti mancano 

A formar il pili bel canto 

E gl'altri uniamo intanto 

E oantiam do re mi fa. 

Do re mi fa, e cantiam 

E cantiam do re mi fa 

Do re mi fa do re mi fk. 

33. 

1 Cari i me Sgnuoii, L'è tante blena, l'È tante cara 

Ch'im Rt&gan aacultar Cantaren sovra la mulinara. 

tTn caa cnrioDi Oh cara, oh bella la tra 

Chi far& maraviat. La bella murara chi la godni. 10 

5 L'ineegna all'uoman ch's fami spua Tira la barca in aentinella. 

Con la mtger di o'eiser gelus. L'era pur bella l'era in quel di'. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SBTTBCKNTO CANORO 



241 



in tei mulen, 
L'ha per mari un gatantamen. 
Degli amizezi «emper l'in tIstd 
E del giudei! poc l'an avevo. 
Tira la barca in sentinella, 
L'à poc gindezi la mulinar» 
Oh cara, oh bella ecc. 
La mnlinam l'à tri mnis, 
Lo mari l'è qd d'sti gelns. 
Che aempar li ten dri, 
El dì po' mai cavar i pi, 
L'è tanta blena e tanta cara 
Tich e titooh la molinara. 

La mnnarena t' trovò in t'I occasion 
J era Lnvig e Piren e UioROn, 
J andon tntt' qnatter une 
All'nBteri di tre Re. 
Tira la barca in aintinella 
Com la a'ha ^nam& la moUnara. 
Oh cara eoe. 

Al mnnaren j tgniva drf, 
L'arrìvb denter in ti uatorf. 
Là ri ioga una matozia, 
Ailonra ai dea: 'bratta Invasza ,. 
L'b tante blena e tante cara, 
Com la s'insngava la mnlinara. 
Oh cara ecc. 



Li tutta peina d'impertinenzi 
La ja rapond cnn degl'inanlenzi. 
Al munaren ciapò un baston 
Come un matarel gli era grosson. 
Tira la barca in santinella, 
Ticb e titoch la mnlinara. 

Oh cara ecc. 
La munarena la s'Ia ciappb, 
Tutta )a no l'ai pinab 
& a bnpn'ora la n'andb vi 
Con i su mrn« ch'i tgnìven dri. 
Le tante blena, e tante cara, 
Amboln e tombola la mnlinara. 

Oh cara ecc. 
Al munaren i'iivà la matteina 
An trovò pìii la mnnarona 
Av' par, av' degfa d'bon. 
Al dÌTÌntò matt de la pa«BÌoa. 
Tira la barca in santinella, 
Com la H*la hnSa, la mulinara. 

Oh cara ecc. 
I mi Omen an voi far imparar 
Ch'on feiBi com ha fat il monar, 
Brisa geins, e semper ainzer, 
Se no argtarf senta mi^er. 
Vh tante blena, l'è tante cara, 
Talf eeempi dalla mulinara. 

Oh cara ecc. 



11 testo di qnesta canione bolot^neae, scorrettiBsima, è qui dato diplo- 
V, 7. bietta, bellina. 



Trenta coae a dirai bella 

Una donna deve avere. 

Trenta cose deve avere, 

Tre bianche, tre rosse e tre nere. 

Tre grosse, tre lunghe e tre corte. 

Tre magre e tre grasse. 

Tre sono le lunghe 

Tre sono le corte 

Deve insomma d'ogni sorte 

Una bella averne tre. 
Bono tre le cose nere : 

Occhio, ciglio 9 nera chioma. 

State attenti ad ascoltar. 

Atti dtUa R. Accademia — Tol 



Sono tre le cose corte: 

Mano, piedi e corta lingua; 
Ha la lingua è difficile a trovar. 

Sono tre le cose strette ; 
Vita, bocca, bada bene. 
L'altra., poi non mi sovviene. 
Ma tra poco la dire. 

Ha che serve dirne tante? 
Tu le vedi quante quante 
Te ne mancano di già. 

Te ne manoan dell« gialle. 
Te ne moncan delle verde, 
Delle bianche, delle score, 

LV. IS 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



242 TtTTORIO CIAH 

Delle lecche, delle scarne, E tre e tre tre e trenta. 

Delle mafire, delle {traaae, Te ne mancan delle nere. 

Delle groBie, delle tonde, Te ne mancan delle rotae. 

Delle larghe, delle strette, Delle Inoghe, delle corte. 

Delle alte, delle basae. Hacorrìam,cheilpatTonii'aipetterà. 

La chiusa fa lospettare che questo sia il monologo barleseo d'un per- 
sonaggio -maichera di commedia dell'arte, o servo in nn melodramma 
giocoso. 

35. 
Trascrizione diplomatica del testo scorretto del ma.: 

Staono a bascio alla marina me trovai n'anamorata, che de jomo e de 
matina ronnejava pe de cha; Una contr'ora esse me diede, e né mi, né rizi, 
salimmo m. Mo' che dorme tata e mamma, oi bolimmo nn po' spaaik. Nel 
bedermi a muso, a moto -ti con qnel morso oannamto, jo ehe a&tto 
non ce apoto, ra'acoomenso ad accosta. Nel sentire apri la porta lo Papà, 
ch'era chid dritto, se inssete nto rito, e la spia se pose a tk. Sta iBgjeimo 
lo processo iasa piaica, e io Io stesso; e ohid m'aliamo, e chiri m'anfooo, 
e i calori a poco a poco m'acomenzauo a salf ; Mentre stavamo alla meglio, 
ci bidjmmo Pap^ innanti, co' una mazaa fatiganti per pctiooe adicrea; La 
figiola mesza morta disse fiio pe' la cncina. Pe' scappe sta voltcdina me 
jettai da nn nastricetto, Dove jeti poveretto, me ve boglio fa' seuU! Cado 
n' coppa a odo montone di terreno e pnzzolana, e nna cosa molla molta 
s'accomenaa ad eccoatfc. G li panni, come oolla, e'aasicaono in collo a me. 
Irbo da coppa menava torsi, io da baacio menava scene; E io stonnato 
infanfìiruto non sapeva chili ad aj. Che bidissii ano Ruscello di Qn^oni, 
de Gas -, e GE^oncelli, Chi con mazze, chi con frate, chi dioeano chisio é 
paazo. Ed io stoanato infanfaruto non sapeva chid ad oj. 

Eicoatruzione in forma lievemente rammodérnata. 

1 Stanno a bbascio a Ila marina, Nel vedermi a musso a mosso 8 

me tmvaie 'na 'nnnmmurata, con quel maorzo cannaruto, 

che de iuomo e de matina io, che a^lto no' 'nce spato, 

runziava (?) pe de ccà. Illa?] m'accumenzo ad accustà'. 

2 'Na cuntrora essa me dice ; Nel sentire apri' In porta, 4 
— Né', ziif, sagli mò' su! In papà, ch'era cchiii dritto, 

Kb' che ddorme tata e mamma, se susette zitto litto, 

'noe Tulimmo un po' spaaaà'. — e la spia se pose a ffa'. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



fjETTBCKNTO CANORO 



Sta' leggenoo la pruceMo: 
•aa»» pftieca, e i' la steMo; 
cctud m'allummo e cchid me 
['nfoco, 
e i calori a ppoco a ppoco 
m'accummenzano a saRlf*. 

Mentre etévemo a la mmeglio, 
'□ce vedimmo papà 'nnante 
cu 'na maiza fatigante 
pe' puterce (?) addicreà'. 

La figliola, meta morta, 
disse: — Foie pe' ila cacina! — 
Pe' scappa' ita voltolina (?), 
me iettale da n' aatrìchetto. 
Dove ietti, poveretto, 
ramb' v' 'u voglio fa' aeuti'. 



Cado 'Dcopp' a nn mantone 8 

de terreno 'e pozzolana, 
e 'na cosa molla molla 
a'accummenca ad accuBtà'; 
e li panne comm' a colla 
s'auiooaieae 'ncaollo a mme. 

Ibbo a coppa mena torse, 9 

i' a vatoio meogo Bcoize: 
e i', stanato, 'infanfaruto, 
non sapeva cchiiì addb' i'. 

Che bbedivi I 'nn rascello 10 

de gaaglinne e gnagliuncelle, 
chi co' mazze, chi cu' prète, 
che dioeano: -~ Chiet'è pazzo! — 
E i', stanato, 'nfaa&ruto 
non sapeva ccbìd addb' i'. 



6 T, 4. Forse arrieriàì — 10 », 1. rugeelh. per un'ondata, i 



Traduzione, e interpretazione. 

1. Stando giii alla marina, trovai un'innamorata, che giorno e notte ron> 

lava (?) per qui (o per lf?J. 

2. [On giorno] nelle ore canicolari ella mi dice: — Ohe, zio. sali ora su! 

Ora che dorme hahho e mamma, ci vogliamo un po' divertire. — 

3. Nel vedermi a faccia a foccia con qael boccone prelibato, io che |a co- 

deste cose] non ci sputo punto [sopra] (non le disprezzo), incomincio 
ad accostarmi. 

4. Nel sentire aprir la porta, il babbo che era piti furbo [di lei? di quel 

che pensassimci], si levò pian pianino e si pose a origliare. 

5. Leggi ora qnel che avvenne: ella dà pizzicotti, io egualmente; più mi 

accendo e pid prendo fuoco, e Ì calori a poco a poco 
salirmi [alla testa]. 

6. Mentre eravamo nel meglio, ci vediamo davanti Ìl padr 

sante (?) bastone per poterci [o volerci?] coDsotare, 

7. Lb ragazza, mezzo morta, disse: — Fuggi per la cucina. 

gire a <]iiesta gragnuoia di coipi (?) mi gettai giiì da 
Dove, povero me, cascai, ora ve lo voglio far sentire. 

8. Cado sopra un mucchio dì terreno di pozzolana [ma la fr 

senso : un terreno di roba puzzotenle], e una cosa molle molle inco' 
minoia ad accostarci, ei vestiti mi si attaccarono addosso come colla. 

9. Lui da su getta torsoli, io da gid icaglio bucce; e io, fuor di me, in- 

tontito, non sapevo piii dove andare. 
10. AvesHi visto! Un branco di ragazzi e ragazzine, chi con bastoni, chi 
con pietre, che dicevano: — Quest'uomo h matto! — E io fuor di me, 
intontito, non sapevo più dove andare. 



Per isfiig- 
terrazzino. 



a doppio 



Atti della R. Accademia — Voi. LV. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



FBBDINANDO NKRI 



JULSS GAinS, flUlogO'*' 

NoU di FERDINANDO NERI 



Era Tenuto in Italia a ventiaei anni, e visse a Padova fra 
il 187S e rsi; indi a Modena, fino a] 1889, insegnante dì fran- 
cese nella B. Scuola Militare; da altimo, passato alla Scnola 
di guerra, a Torino. Nel 1893 consegui preaao questa Univer- 
sità la libera docenza di Lingua e letteratura francese, e coprì 
per incarico la cattedra di Letteratura francese dal 1913 al 1915. 
Nato a Magny-en-Yexin il 1° giugno 1847, è morto a Torino 
.prima dell'alba del 26 gennaio 1917. Era uno spirito chinso, 
rassegnato alla sorte; ed il suo volto buono ed arguto, fatto 
piti rigido negli ultimi tempi dalla paralisi che l'avvingìiìava, 
pareva emergere sereno da una lunga solitudine, nella quale 
aveva serbato, insieme col suo puro francese di Milly e di Pa- 
rigi, i primi caratteri della patria. 

La sua attività di filologo ai delineò per gradi attraverso 
gli studi botanici, che gli furono sempre cari, e possiamo regi- 
strare così un primo gruppo delle sue pubblicazioni: 

Studio di lessicografia botanica sopra alcune note manoscritte 
del secolo XVI in vernacolo veneto (estr. dagli * Atti del R. Isti- 
tuto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, t. II, S. VI, 1884): po- 
stille marginali ad un anonimo libro d'erbe tedesco del 1543, 
dovute a qualche speziale o * herborista , della Venezia occi- 
dentale;. 



(*) DeìVOpera botanica del Camna trattò il prof. Hattirolo nel voi. LII 
defili 'Atti .; queste pagine avrebbero dovuto uscir poco dopo nell'An- 
naario dell' Cini ve raità, di cui fu a lungo aospesa la pubblio 



zed.yGOOg[e 



JITLES CKUVS, rilJ)LO00 246 

Elude de Uxkologie botanique {additions au Di^ionnaire de 
Littréj, eetr. dalla ' Revue de Botanique ,, t. m, 1884: è uno 
spoglio, per la Domenclatura francese, dei Commentarii a Dio- 
Bcoride del Mattioli {aull'edizione dì Basilea, 1598, raffrontata 
con l'ediz. prìncipe, 1558), dell'^eriam nuovo di Castore Durante, 
Roma, 1585, della Fìorutn et ...kerbarum historia di Budoens, 
Anversa, 1568, e della Pkarmawpoea Helvetica diretta da Haller, 
Basilea, 1771; 

Botanique et phUologie (estr. dalla * Feuille dea Jeunes Ma- 
turalietes ,, XV. 18S4-85): addita il valore, e la necessità, di 
tali glossari per il perìodo del Rinascimento — che vuol dire 
qui il secolo XVI, che rimane come trascurato (e non per la 
botanica soltanto) fra i due lessici del Oodefroy, che vi giunge 
appena, e del Littré che muove dalla fine di esso; rammenta 
le opere di Du Pinet, Beton, Thevet, ecc., e aggiunge alcuni 
esempi del Du Pinet (Historia planfarum, Lione, 1561). 

Un * Indice .dei nomi volgari , di piante, della fine del 
sec. XVI. chiude V Illustrazione del ducale erbario estense conser- 
rato nel R. Archivio di Stato in Modena, in collaborazione col 
Penzig (estr. dagli * Atti della Società dei Naturalisti , di Mo- 
dena, S. Ili, voi. IV, 1885). 

In seguito, il Camus si accinse all'esplorazione dei mano- 
scritti francesi delta Biblioteca Estense: 

L'opera salernitana ' Circa Instans , ed il testo primUivo del 
' Qrant Herbier tn frangoys „ secondo due codici del secolo XV 
conservati nella Regia Biblioteca Estense (estr. dalle ' Memorie 
della R. Accademia dt Scienze, Lettere ed Arti dì Modena ., 
voi. VI, S. II, 1886); 

Precetti di rettorica scritti per Enrico III re di Francia, pub- 
blicati secondo un manoscritto inedito conservato nella R. Bildio' 
teca Estense (nelle stesse ' Memorie ,, voi. V, S. II, 1887); 

Alcuni frammenti in attico dialetto ptccardo dell'Etica di 
Aristotele compendiata da Brunetto Latini (nelle stesse * Memorie ,, 
voi. VII, S. II, 1889); 

e coronò le sue indagini con le due successive redazioni del 
catalogo : 

/ codici francesi della fi. Biblioteca Estense, Modena, 1S90; 

Noticea et extraits des Manuscrits fran^is de Modène ante- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



246 FERDINANDO NERI 

rìeurs au XVI' siècle (nella * Revue des languea romaDes ., 
t. XXXV, 1891) (1). 

Lo studio * Circa Instans , comprende un ricco glossano 
botanico del secolo XV e si collega alle ricerche disposte nel 
gruppo precedente ; i Precetti di rettorica per Enrico ITI, che il 
Camus riaccosta con ragione si Projet de l'éloquence rodale di 
Amyot, sebbene ciò non basti ad attribuirglieli (come avvertiva 
lo Sturel, Jacques Amyot traducteur de lìutarque, p. 425), co- 
stituiscono un utile documento, dì cui avrebbero dovuto tener 
conto i molti studiosi di Robert Garnier: i testi, infatti, che vi 
ai adducono — tralasciando una citazione piuttosto vaga dal 
Desportes — , derivano tutti dalle prime sei tragedie del Oarnier, 
ed io non lo crederei estraneo alta compilazione (2); i Fram- 
menti dell'Etica, oltre alla determinazione linguistica del testo 
pabblicato, concorrono alla storia della composizione del Trésor. 
Quanto al catelogo dei mss. francesi, il secondo è piii compiuto 
aggiunge il ms. IV, D, 5, fondo lat. 568, pel canzoniere dì cnì 
die notizia il Cappelli, e di altri reca estratti più larghi, p.es. 
Pronostics fondis sur la coìncidence de Noel, di cui ìl Meyer aveva 
indicato un testo diverso, e la Correspondance poitique entre 
i%cjrnfnoncf et 3fe'tadu8, integrando la pubblicazione detHey8e(S). 

Prima di lasciare questo periodo " estense ,, dobbiamo 
ancora ricordare i Morceaux ehoisis des prosateurs frangais du 
XIJC" siècle (In Modena, 1890), pubblicati in servìgio del suo 
insegnamento (4): la serie dei passi, a cominciare da alcune 
pagine dì Désìré Nisard su Fm langue fran^aise. che ne rap- 



ii) Agli estratti ìl C. appose un altro frontiapizio. cou la data di Mo- 
dena, 1891, e al verao Ih dedica 'A mon maitre Frédéric Uodefroj 

(2) La nota a pp. 39-40 di qaeati Precetti fu poi grolta dal G. in una 
comnnìoazioDe al ' Oiomale storico d. Leti, italìuna,, XLUI, pp. 166-68, 
L'rxpreimoH de Dante "ri ni batte l'anca „: e direi che nello studio di un 
gesto umano egli è ancora il 'naturalista,. 

(3) Cfr, BiBTOHi, Le lettere franeo-Ualiane dì Faramon * ìttUadus, in 
' Giornale storico d. Lett. ital. ,, LSIIJ, p. 79 segg. — Un'edizione del m*. 
eatense del Perceval, continuaziotie di Gauofaer de Dourdau. era statn an- 
nunziata dal Camus, con la promessa coli ab o rasi one di Gaston Paris 
<v. R*jNi, Le fonti dell'Orlando fuHoso, 2> ed., p. 822, n. '2). 

(4) E due brevi poesie: La Pàqtterctle, favola, per il numero unico 
Chàritas, 15 febbr. 18S7, e la verdione Chant dt Mai, dal Mailied di Goethe. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



JULES CAMUS, FILOLOOO 247 

presentano come il proposito letterario, si svolge su di una scelta 
di prevalenza militare, che direi intonata allo spirito di Alfred 
de VigDy, scrittore a lui carissimo, onde tolse * Le prisonnier 
de la mer ., cioè il severo episodio dell'ammiraglio Collingwood. 

Nel 1894 pubblicò nel voi. Vili del " Journal de Bota- 
nique , la monografia su Les noms dea plantes du * Livre d'heures , 
d'Anne de Bretagne, conservato nella Bibliothèque Nationale di 
Parigi (ms. lat. 9474); il botanico e il filologo si piegano in- 
sieme sui margini miniati della pergamena, a cogliere fra quella 
decorazione sontuosa la prova di uno studio sincero delle fragili 
forme arboree; e fin d'allora s'era proposto di seguire questo 
metodo per altri due manoscritti, già posseduti da Claude Seyssel 
e aerbati nella Biblioteca Nazionale dì Torino, in cut aveva ri- 
conosciuto la stessa mano d'artista; peccato che ad attuare il 
suo disegno abbia aspettato quasi dieci anni: gli accadde cosi 
di riprendere quei due codici preziosi poco prima dell'incendio, 
e non potè darne che un cenno * postumo , nel voi. Vili (1905) 
dell' ' Arte ,: Mini^we di Jean BaurdicHon distrutte nell'incendio 
dfUa Biblioteca Nazionale di Torino: e un cenno ch'egli dovette 
consegnare in francese alla redazione, e che fu mal tradotto. 
Dal modo come sono disposti gli steli dello zafferano deduce 
che vi fossero già erbari alla fine del secolo XV, una quarantina 
d'anni prima del più antico pervenuto fino a noi, ch'è quello di 
Gherardo Cibo, incominciato nel 1532 (1). 

Dei mss. della Nazionale di Torino illustrò la miscellanea 
medica M. IV. 11, riconoscendovi, sulla scorta degli studi lin- 
guistici del Wilmotte, l'impronta dell'antico vallone, sotto le 
due azioni laterali del piccardo e del borgognone: Un manuaerit 
namurois du XV' siede, estr. dalla ' Revue des langnes romanes ,, 
t. XXXVIII, 1895 (con un esteso ed importante glossario), b Les 
songes au moyen àge d'après un manuaerit namuroia du XV aiècle 
(eatr. dal voi. Il del " Bulletin de Folklore ., di Liège, 1895), su 
di una sezióne dello stesso ms., ce 182-96, " Le livre de l'ex- 
pocicion des soinges ,, pubblicato integralmente; dal ms. L. 



(1) Quest'argomento, che toma dì frequente ne* suoi lavori, trattò di 
propotito oelV Hitlorique de» premier» herbìer», estr. da * Ualpigbìa ,, IX, 
1895; cfr. a pp. 4-5 gli accenni a) RabeUia. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



248 PERDIKANDO NERI 

V. 17, ce. 43-48, trasBe il Riceptaire franfais àu XIV' sikU 
d'après un manuserit de Twrin, Dijon, 1892 (eatr. d&l VII " Bul- 
letin de la Société Syndicale des Pharmaciens de la Còte d'or ,). 
Inoltre, Notice d'une traduction frangaiae de " Végèce , fatte en 1380 
(sul ma. 188 della Biblioteca del Duca di Genova), nella Ha- 
tnania. XXV, 1896, pp. 393-400 (cui Paul Meyer fece seguire 
il fluo studio su Les anciennes traductions de Végèce et en parti- 
ctilier Jean de Vignai: v. pp. 402-05, sulla traduzióne anonima 
del 1380), e La seconde traduction de la Chirurgie de MotidevUle 
(Turin, Bibl. Nat., L. IV. 17), in ' BuUetJn de la Société dea 
Anciens Textea Frant^is „, XXVIII, 1902, pp. 100-119, a comple- 
mento dell'edis. Bo3 : egli assegna questo nuovo ms. al sec. XIV, 
poiché sul testo di esso è condotta la traduzioue provenzale 
dolla Laurenziana. 

Ma lo studio del ms. L. III. 17 h senza dubbio il lavoro 
più importante del Camus nel campo letterario: La première 
version fran^aise de l'Enfer de Dante. Notes et observations, nel 
" Giornale storico della Letteratura italiana,, XXXVII, 1901, 
pp. 70-93; con l'esame dei più riposti elementi, egli collocò 
questo notevole documento della cultura italiana in Francia entro 
termini più sicuri di quelli fra cui vagavano gli studiosi prece- 
denti: non si può risalire oltre il nov. 1491, data dell'edizione 
di Venezia del commento di Cristoforo Landino, ond'è copiato 
il testo italiano: su questo punto non vi pnò essere dubbio; 
quanto ai ritocchi e varianti della traduzione, essi possono di- 
scendere fin dopo il 1528. Il traduttore primitivo, a giudicare 
dagl'indizi linguistici, appartiene al Berry, e la metrica — per 
l'uso della terzina di alessandrini e per l'osservanza quasi co- 
stante della norma sulla coupé fiminine, ch'elide l'è muta alla 
cesura, escludendo la finale femminile quando non possa eli- 
dersi, — ce lo rappresenta come un discepolo di Jean Lemaire, 
il quale pubblicò le prime terzine francesi nel 1503 e applicò 
detinitivamente la legge della cesura nel 1510, mentre con Jean 
Marot riappariva intorno a quegli anni, prima di trionfare col 
Ronsard, l'alessandrino, di cui diede saggio anche il Lemaire. 
Queste conclusioni, in sé coerenti e persuasive, sono ancora te- 
nute in iscacco per una nota indicata dal Vossler nell'inventario 
20 nov. 1496 dei beni mobili del Conte d'Angouléme: " le libvre 
de Dante, escript en parchemin et à la main, et en italien et 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



JULBS CAMUS, FILOLOGO 249 

en franijoys , (v. Farinelli, Dante e la Francia, I, pp. 237-38) ; 
ci si chiede per quale vincolo debba collegarsi a quel perduto 
libro la versione rimasta nel manoscritto ài Torino; tanto pììi 
che il Camus, osservata l'impronta * berrichonne , della tradu- 
zione primitiva, aveva già pensato ad attribuirla alia corte stu- 
diosa di Margherita d'Angoulétne, la futura regina dì Navarra, 
ch'ebbe dal fratello nel 1517 il titolo di Duchessa di Berry. 
Perciò egli assegnava la traduzione ai primi anni del regno di 
Francesco I, mentre, a rigore, la sua argomentazione pub con- 
tenersi nei limiti del regno di Luigi XIl ( — 1515); ma ad avan- 
zarli fino al 1496 non 'si riesce: le indagini più recenti sulla 
metrica francese confermano pienamente la posizione di Jean 
Lemaire (v. Martinon, Études sur le vera frangais, in ' Revue 
d'Histoire littéraire de la Franco ,, XYI, pp. 62 sgg.). Piii ch'es- 
sere la ■ première version frant^se ,, il manoscritto di Torino 
appartiene alla storia della * première version . ; un buon tratto 
ne rappresenta pur esso, poiché nelle numerose correzioni ai 
scorge l'intervento di scribi del Mezzogiorno. 

TI Camus, ormai, aveva ampliato e nello stesso tempo acuito 
la sua visione degli studi; in questo periodo figura una serie 
di ricerche storiche, iniziata con la Memoria su La venue en 
Franee de Valentine Visconti Duchesse d'Orléans et l'inventaire de 
sea joyaux apportés de Lombardie (estr. dalla * Miscellanea di 
Storia Italiana,,S. m, t. V, 1898): questo 'Inventoire dejoyaulx 
et vaisselle de Madame de Touraine ,, serbato nelle Àrchives 
nationales di Parigi, è il germe del lavoro (l), per il quale rac- 
colse nuovi documenti dagli archivi di Milano, di Dijon, dai 
Conti dei tesorieri di Savoia e dsgli Ordinati dei comuni piemon- 
tesi, SI da ricostituire fedelmente il viaggio nuziale (1389) di 
Valentina, la figlia del conte di Virtii e d'Isabelle de Franco, e 
che sarà poi la madre di Charles d'Orléans. — Alcune sue as- 
serzioni difese l'armo seguente, in polemica col Romano, nello 



(1) Il C. \i alludeva già Del '94, nella Nota Le» " Vofagt» , de Man- 
dtvitle copify pour yalentìne dt Milan (* Berne dei bibiiothèqoes ,. IV, 
pp. 12-19), dove riprende le conclusioni del Carta per dimoetrare efae il 
019. estense è quello eteeio * li ber unoa Domini Johannis de Mandavilla,, 
registrato nell'in Tentario. V. ancora Burroni, in * Giornale, storico ,, XLIX, 
p. 358 eegg- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



251) FERDINANDO NERI 

scritto SU La maison de Savoie et le mariage de Vatentine Vi- 
scotUi (estr. dal * Bollettino storico- bibliografico sabalpino ., 
IV. 1899). 

Con lo stesso proposito, anche più evidente, di storico della 
vita privata, descrisse La cour du Due Amédée Vili à RutnUli/ 
en Albanais {1418-1419), estr. dalla * Revue Savoisienne ,, 1901 : 
le fogge, gli appartamenti, i giochi, il costume nel senso piti 
esteso ed ìntimo. E come per un esercizio elegante d'erudizione, 
che riesce al commento preciso di un passo del Journal de 
voyage del Montaigne, aveva trattato, nella * Revue Savoisienne . 
del 1898, de f^ea épées de Bordeaux en Guyenne ti en Savoie: 
spade che non si conoscono nelle armeiie {* Tout porte à peoser 
que c'étaient de courtes épées ou dagues de luxe ,), ed i cui 
forgeura, di Bordeaux, passando a Bourdeaux presso il lago di 
Bourget, furono causa di uno scompiglio fra i cavalieri e cu- 
riosi. — Nella " Miscellanea di Storia Italiana ,, S. III. t. XI, 
1906, studiò Le» Premiers autographes de la Maison de Savoie, 
che risalgono al secolo XIV: sono, infatti, di Amedeo VII, il 
Conte Rosso, di sua moglie Bonne de Berry, di sua madre, Bonne 
de Bourbon, vedova del Conte Verde. 

L' ultimo suo lavoro, pubblicato nel voi. LUI. 1909, del 
" Giornale storico della Letteratura italiana ,, è la bella Me- 
moria su La * lonza , de Dante et tea ' léoparda , de Pélrarque, 
de l'Arioate, eie. ; si può dividei-e, a p. 28. in due parti distinte : 
la prima sulla lonza, la seconda sui leopardi, di cui egli s'era 
già occupato, movendo da due lettere di Louis XI ad Ercole I 
d'Este. in una breve indagine su Lea guéparda chaaseura en Franca 
au XV et au XVP aièrie (voi. XVIII, 1888, delia ■ Peuille dea 
Jeunes Naturalistes ,). Ve tutta una fauna letteraria che di- 
pende dalla fantasia dei poeti; ma qui gli * attori .sono vera- 
mente la pantera ed il leopardo: essi, e non le fiere poetiche, 
veduti nella loro agile progenie e poi cercati con un diletto 
pieno di benevolenza nei piil rari documenti; e taluno, già noto, 
acquista un valor», od un riliev», diverso: cos'i la scena gaia 
e colorita che apparve a fra Salimbene mentre questuava da 
giovine a Pisa, scena evocata già dal Oebhart e dal Cian (* Ibi 
erant leopardi et alie bestie ultramarine quam pinres, quas li- 
henter aspeximus tengo intuitu, quia libenter inusitata et pulcra 
videntur... , ; e le donne sotto il pergolato cantavano una strana 



zed.yGOOg[e 



JDLBS CAMUS, FILOLOGO 251 

e bella canzone * et quantum ad verba et quantum ad vocum 
varietatem .), il Camaa la riporta con la maggiore Terisiiniglianza 
alla corte di Federico II, che fu in Pìaa mentre vi abitava il 
frate minore (luglio-agosto 1244 e maggio 1245: v. la Cronica, 
ed. Holder-Egger, p. 44 e 349 n. 2). Tale sopravvive ne' suoi 
studi quel pregio di esattezza, e di grazia, ch'egli ricereb sopra 
ogni altro. 



L'Accademico Segretario 
EVrroBE Stahpiki 



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ATTI 



REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE 

i 

DI TOKINO ; 

■ ! 

FOBBLtOATI 

DAGLI AffiABEMICI SEGRETARI DELIE DUE CLASSI 



Tou LV, Di». 4-, I9I9.I920 



TOSINO 
Libreria FKATELLl BOOOA 

VI» Ohio Albnte, S. 
1920 



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CLASSE 

SCIENZE FISICHE, MATEMATICHE E NATURALI 



Adunanza del 28 Dicembre 1919 

PRESIDENZA DEL SOOIO PBOF. OOHH. ANDREA NAOOABI 
PBE8IDENTS DELL'aOCADEHIA 



Sono presenti i Soci Salvadori, Segbb, Peano, Jadahza, 
Guidi, Mattibolo. Gsassi, Panetti, Ponzio, Sacco e Pabona 
Segretario. 

Scusa l'assenza il Senatore D'Ovidio, Direttore della Gasse. 

Si legge e si approva l'atto verbale della precedente 
adananza. 

Il Socio Jadahza commemora il Socio corrispondente Vin- 
cenzo Reina, ed il Presidente lo ringrazia, rinnovando l'espres- 
sione dì cordoglio per la morte immatura del compianto collega, 
e dice che la commemorazione sarà stampata negli Atti. 

Il Socio Sacco presenta io omaggio tre sue pubblicazioni: 
Bitomiamo alla Sorgente ... alla Natura; La formazione geologica 
dell'Italia; I serbatoi montani. E tre pubblicazioni pure in omaggio 
offre il Socio Peano: Sulla forma dei segni di algebra; Le defini- 
zioni per astrazione; Tavole numeriche. Il Presidente ringrazia. 

Il Segretario, a nome del Senatore D'Ovidio, presenta nna 
Nota del Prof. F. Gesbaldi, Sulla scomposizione di una forma 
binaria biquadratica nella somma di due quadrati. 

II Socio Panetti presenta nna Nota, Ricerche sperimentali 
sai valori del titolo in benzina della miscela di alimentazione dei 
mt^ori a scoppio, dell'Ing, Gnido Guidi. 

Le due Note sono accolte per la stampa negli AM. 



Ani della R. Accademia — Voi. LV. 



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NICODBHO JADANZA 



LETTURE 



GOMHEHOBAZIONE 

dd Stelt eorrlBfoidente 

Prof. VINCENZO REINA 

fatta dal Socio nai. reaid. N. JADANZA 



Il giorno 9 novembre 1919 moriva nella città di Como il 
nostro socio corriapondente Conte Vincenzo Reina, profesaore 
di Geodesia e Geometria pratica nella R. Scuola degli Inge- 
gneri di Roma, a soli 57 anni! 

La sua morte ha addolorato quanti sono i cultori della 
Geodesia in Italia ed è stata appresa con rammarico da quanti 
ebbero la ventura di conoscerlo. 

11 prof. Reina era nato a Como il 22 novembre 1862 da 
Francesco ed Antonietta de Orchi. Allievo del Collegio Qbislieri di 
Pavia, ebbe in quella Università la Laurea di Dottore in Mate- 
matiche il 14 novembre 1885 con pieni votì e lode. Nel 1° ot- 
tobre 1887 fu nominato Assistente di Geodesia del prof. 1*000! 
nella Scuola degl'Ingegneri di Roma, e negli anni scolastici 
1890 e 1891 fu incaricato dell' insegnamento di esercitazioni 
matematiche in quella Scuola. In seguito alla morte del pro- 
fessore Pucci, avvenuta nel marzo 1891, ebbe l'incarico della 
Geodesia e della Geometrìa differenziale. Libero docente di Geo> 
desia nel maggio 1892. Nell'aprile 1894, dopo la morte del pro- 
fessore Pitocchi, ebbe anche l'inearico della Geometrìa pratica. 
Nominato straordinario di Geodesia e Geometria pratica nel 1895, 
fu promosso ordinario il 6 novembre 1900 (*). Eletto socio corrì- 



(') E: degno di nota il aeguente fatto. Il Rbihi fu nominato Straordi- 
rio tenga eoncorao dui Hinistro Guido Baocku-i. Un anno dopo fece aprire 
), che Egli Tinse. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COHHBMOKAZIONB DI VINCENZO REINA 255 

Spendente dell'Accademia dei Lincei il 12 luglio 1905, divenne 
socio nazionale il 17 febbraio 1916, e Segretario aggiunto il 
2 febbraio 1919. Fu Segretario della Società Italiana per il 
Progresso delle Scienze dal 23 ottobre 1918 in poi, e membro 
della R. Commissione Geodetica Italiana, di cui attualmente era 
UDO dei Segretari. 

L'attività scientifica del Reina si manifestò ben presto dap* 
prima con note di matematica pura, quali sono quelle indicate 
coi numeri 1, 2, 3, i dell'annesso elenco, e poi con lavori atti- 
nenti specialmente alla Geodesia ed all'Astronomia geodetica. 
Sono relative alla Geodesia elementare o Geometria pratica le 
pubblicazioni notate coi numeri 5, 7, 8. È di somma importanza la 
Memoria sulla Lunghezza del pendolo semplice a secondi in Roma. 
In essa rende conto delle esperienze fatte io Roma dai pro- 
fessori Pisati e Pucci, che, per la loro morte immatura, non po- 
terono pubblicarle. Tali esperienze, fatte con molta cura ed 
abnegazione dai due benemeriti Professori, ebbero una piena 
conferma da quelle fatte a t^itsdam parecchi anni dopo, come 
rilevasi dalla nota che ha per titolo : Confronto fra il valore aaso- 
luto dell» (/ravità deUrminato a Roma e quello determinato a Potsdam. 
Nel 1902 ebbe il premio Reale dell'Àccudemia dei Lincei per 
le determinazioni Aatronomico-Geodetìche eseguite lungo Ì1 me- 
ridiano di Roma e conseguente determinazione del profilo del 
Geoide. Con l'apparato pendolare Steruek a mensola, da Lai 
modificato per rendere minima e misurabile la oscillazione del 
supporto, Egli ha fatto due campagne gravimetriche negli anni 
1912 e 1913, i cui risultati si trovano esposti nelle due impor- 
tanti Memorie pubblicate a cura della Commissione Geodetica 
Italiana, aventi per titoto : 

Determinazioni di gravità relativa, compiute nel 1912 a Roma, 
Arcetri, lAvomo, Genova, Vienna e Potsdam in collaborazione 
dell'ing. G. Cassinis. 

Determinazioni di Latitudine astronomica e di gravità rela- 
tiva eseguite in Umbria ed in Toscana nel 1913 da V. Reina e 
G. Cassinis. 

Prese ancke parte ai lavori geodetici per la Società Già- 
ciologica Italiana. 

Cultore di Matematica applicata, ebbe sempre in mente dì 
rimuovere l'abuso che molti matematici puri facevano e fanno 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



256 NICODBUO JADANZA 

a danoo delle scienze applicate, e qnesta idea, che ora è invalsa 
nella maggior parte delle Scuole d'Ingegneri, secondo la qoale 
le discipline matematìclie che ivi s'insegnano, debbono limitarsi 
a quanto può essere ntile nelle applicaziooi, non tarderà ad 
estendere la sua influenza anche nelle scuole secondarie. Potrà 
così avverarsi ciò che il prof. Reina dice in un suo scrìtto (Ma- 
tematica di precisione e Matematica di approasimazione): 

' Ora io vorrei formulare il voto che anche nelle scuole 

* medie la Matematica non si irrigidisca in forme puramente 

* scolastiche, non dimentichi le sue prime origini che sono spe- 

* rimentali, e, dal contatto colla natura e col regno dei fatti, 

* tragga vita e vigore ed alimento ad ulteriori progressi ,. 

Alla sua memoria mando un reverente saluto a nome di 
quanti hanno deplorato la sna immatura perdita e specialmente 
a nome della Commissione Geodetica Italiana, di cui era il mag- 
giore decoro. 

Dicembre 1919. 



ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI 

de) Prof. VinoiMEO EnNl. 

1. Sugli oricicli dMe superficie pseudo-sfericke {'Heaà. Acc. lincei ,, 

voi. V, 1889). 
3. Di alcune proprietà ddle linee earatteriatiche (*B«Qd. Acc. lÀncei ,, 

voi. T, 1889). 

3. Sulle linee coniugate di una superficie. Note I e II (* Send. Accad. 

Lincei ,, voi. VI, 1" Bamestra 1890). 

4. Di alcune formule relative alla teoria (2eU« superficie (* Band. Ace. 

Lincei ,, voi. VI, 2° semestre 1890). 

5. Della Compensazione nd ProUema di Hansen (* Atti della R. Acc 

Scienze di Torino ,, 1891). 

6. Bulla determinazione dei raggi dì curvatura di una superficie per 

mezzo di misure locali sopra di essa (* Band. Acc. Lincei ,, voi. II, 
2' gemestre 1893). 

7. CoUegamento ddla Specola geodetica ài S. Pietro in Vincoli cogli 

Osservatori astronomici del Collegio Romano e dd Campidoglio 
(* Rend. Acc. Lineai ., voi. II, 1° semeatre 1893). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COMKBMORAZIONB DI TIKCBNZO KBIHA 2ò7 

8. R ealeolo di compensazione nel Problema genere^ di Hanaen (• Ri- 

vista di Topografia e Catasto ,, 1894). 

9. Azimut assoluto di M.te Cavo sull'orizzonte della Specola geodetica 

di S. Pietro in Vincali in Soma (a cura della Gommisaioiia Geo- 
detica Italiana, Padova, Tipografia del Seminario, 1894). 

10. SuUa lunghezza dd pendolo semplice a secondi in Roma (Esperienze 

eseguite dai professori 0. Pisati ed E. Pnooi pubblicate per cara 
di y. Riina) (* Memorie Acc. Lincei ,, seria 5', voi. I, 1894). 

11. Sulla determinazione dtiìa diurna tra due punti per mezzo di mi- 

sure angolari nei punti stessi (*Biv. di Topogr. e Catasto,, 1894). 

12. L'attrazione locale nétta Specola geodetica di S. Pietro in Vincoli 

{' Rend. Acc. Lincei ,, voi. TV", 1" semestre 1895). 
18. Ricerche sul coefficiente di rifrazione terrestre eseguite in Soma 
nel 1895 in collaborazione col prof. 0. Cioconitti (' Memorie 
della S<;>c. delle Scienze, detta dei XL ., Serie S\ Tomo X, 1896). 

14. Una nuoi>a forma di Tacheometro riduttore (* Biv. di Topografia 

e Catasto ,, 1896). 

15. Determinazione astronomica della tati^tdine di M.te Soratte nel 1900 

(* Rend. Acc. Lincei ,, voi. X, 1' semestre 1901). 

16. Determinazioni astronomiche di latitudine e di azimut eseguite Umgo 

U meridiano di Soma (Pabblic. della R. Commissione Geod. Ital-, 
Firenze, 1903). 

17. Determinazioni astronomiche di latitudine eseguile a Venezia, Do- 

nada e Comacchio nel 1903 {' Rend. Accad. Lincei ,, voi. XIII, 
l" semestre 1904). 

18. Determinazioni astronomiche di l(Uitudine e di azimut eseguile a 

Oderzo, Col Brombolo e Calolzo nel 1904 (* Rend. Acc. Lincei ., 
voi. XVI, 1* semestre 190^. 

19. D^erminazioni astronomiche di latitudine e di azimut eseguite al- 

Pisola di Ponza ed a Monte Circeo nd 1905 (* Rend. Accad. 
Lincei ,, 1907). 

20. RUievo planimMrico e altimetrieo di Villa Adriana, eseguito dagli 

Allievi déRa Scuola degl'Ingegneri di Roma nel 1905 {' Notizie 
degli Scavi ,, anno 1906, &bcÌco1o 8*). 

21. Confronto fra il valore assoluto della gravità determinato a Roma 

e quello determinato a Potsdam (' Rend. Acc. Lincei ., voi. XV, 
2' semestre). 

22. SuUa teoria delle proiezioni quantitative (' Rend. Accad. Lìncei ,, 

voi. VI, 2* semestre 1897). 
28. Differenza di longitudine fra Milano (Osservatorio di Brera) e Soma 
(Monte Mario), in eoUaborazione con E. Bianchi, L. Gabba e 
Q. A. Favabo (Pubblicazioni della R. Commissione Qeod. ItaL, 
Bologna, 1912). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



258 NICODBHO JAD&NZA — COHMSHORAZIONB, BCC 

24. MatemeUieo di precisione g Matematica di approssimazione (* Atti 

del III Congresso della Mathesis „ 1913). 

25. Determinazioni di gravita relativa compiute nel 1913 a Roma, Ar' 

eetri, Livorno, Genova, Vienna e Potsdam, in collaborazione dd- 
l'ingegnere Q. Gassihis (Pabblicazioni della R. Comm, Oeodetin 
Italiana, Roma, 1913). 

26. Commemorazione dei Corrispondente prof. Adolfo Tintubi (* ELend. 

Acc. Lincei ,, voi. XXtV, 1* semeatro 1915). 

27. Determinazioni di latitudine astronomica e di gravità rdativa ese- 

guite in Umbria ed in Toscana da Y. EmA e Q. Cabbinis (Fob- 
blicazioDÌ della B. Commissione Geodetica Ital., Roma, 1915). 

28. Strumenti Diottrici (Manuale Hoepli, volume di pagine KIT -202 e 

103 figure nel testo, 1908). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



r. QBRBALDI — SDLLA 3C0HPUSIZ10NE, ECC. 



ShUi seomposlzioDO di ona fìima binaria iiiqnadratica 
neila somma di doe qnadrati 

Nota del Prof. F. GERBALDI 



La Nota del Prof. L. Bbcsotti, dallo stesso titolo di questa 
[' Atti della R. Àcc. delle Scienze di Torino ,, voi. LV (1919-20), 
p. 63], partili interessante non solo per il modo semplice, eoi 
quale egli dimostra un teorema sulla scomposizione di una 
forma binaria biquadratica nella somma di due quadratii obe io 
ho trovato incidentalmente oelle mie ricerche sulle frazioni con- 
tinue dì Halfhsn (*}, ma piii ancora per il complemento, cbe 
egli vi apporta, mercè il quale il teorema ora 8l pu6 enunciare 
nella forma seguente: 

* Una forma binaria biquadratica si pub in infiniti modi 
' decomporre nella somma dei quadrati di due forme quadro- 

* tiche; in una qualunque di queste decomposizioni ciascuna 
' delle quadratiche ha per radici due punti, che appartengono 

* l'uno alla terza polare dell'altro rispetto al covariante sestico 
' della biquadratica .. 

Quella Nota mi offre l'occasione di ritornare suH'argomento, 
per studiare altre proprietà delle forme quadratiche considerate 
nel teorema. 

1. — Queste forme quadratiche sì trovano già costniiié 
nella citata mia Nota, ed in virtb dell'estensione data dal 
Bbusotti al teorema, si possono tutte comprendere nell'espres- 
sione da me designata con A (1. c.> pag. 777). Si ha: 



(*) Stnunelria e péricdieità ntUe frazioni eontinut di Hupsh ['Atti 
della R. Acc delle Soienie di Torino ;, voi. UII (1918)]. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



e, aiccoma: 

SÌ pub scrìvere: 

ìpt 

Qui l denota ana qualunque delle radici li, l,, l, della risol- 
vente cubica: 

(2) „^^i,-\j=0; 
inoltre : 

s = x-t, ^, = X(E), Pt = ^X-{l), p,= ^X"(£). 

Sostitnendo, si trova per A reepreesione esplicita: 

(3) ^ = J=^IM' 4: 2».s + »■)»■ + 2 («i£' + 2«.E + «,)>: 

+ (a,P + 2a,l + »J _ ( (i, _ E)i] , 

ossìa in notazione simbolica: 

(3»*) A = ..- ^ [afaj — l (E»)*! , 

essendo: 

X{xi, x,)^ aa* = rtoXi* + iaiXi'xt + ... -{-a^x^*. 

Z. — I polinomi A formano tre serie, caratterizzate dai 
tre valori sopradetti di I, quando si attribuiscono al parametro 
£ 1= -=-) tutti gli infiniti valori, esclusi quelli che sono radici 
della biquadratica data. Denoterò con Ai^" il polinomio che ap- 
partiene alla serie caratterizzata da Ij (t = 1, 2, 3) ed ha il pa- 
rametro E. 

Intanto, per una qualunque decomposizione di X nella 
somma di due quadrati, si ha: 

(4) X=A'-\-A\ 



D,B,t,zed.yGOOg[e 



3DLLA SCOMPOSIZIONE DI ONA FORMI BINARIA, SCC. 261 

I due polinomi A, A', che eotrano io una stessa decompo- 
aizioae e che dirò complementari, appartengono ad una atessa 
sene. Infatti, se sussiste la (4) e se £, £' sono ì parametri 
di A, A', per quanto ho stabilito al N. 4 della mia Nota sopra 
citata (pag. 776), A' ha per radice £ e similmente A ha per 
radice E'; quindi, se si pone: 

A = Ai^% A' = ^e"', 
segue : 

V«c* — li (£ E')' = . «t'fll'* — ^ (E E')» = ; 

tengasi presente che (££')#>0; perchè, se fosse (E£') = 0, ne 
verrebbe X(£|, E,) =:0, ciò che è escluso; e si conclude U^lx- 
Da quanto precede sì deduce inoltre: Se due polinomi A{^, 
J|J'> sono complementari, i loro parametri E, E' ^ M= E') soddi- 
sfano Inequazione: 

(5) ax*av* — li [liy = a, 

ossia: 

(S"») OoE'E'» + 2<i.EE' {E + E') + (a, — l,) (E« + E'») 

+ (4o, ->r 2h) £E' + 2«, (E + E') + a, ^ 0. 

Quest'equazione rappresenta, per t^l,2, 3, tre notevoli corri- 
spondenze [2,2] involutorie, che denoterò con corrisponderne )i[. 
Il polinomio A^*' ha per radici i due valori di £', che corrispon- 
dono al parametro E nella corrispondenza jt|. 

3. — Considero il fascio di corrispondenze [2, 2] tutte in- 
volutorie: 

at'dj^ — /(££')» = 0, 

determinata dal secondo sistema polare rispetto alla biquadratica 
data e dal quadrato della corrispondenza identica. In questo 
foacio vi sono tre corrispondenze cicliche, con cicli di 4° ordine; 
esse sono precisamente le corrispondenze )«'[. Infatti, si formi 
l'invariante t, d'una corrispondenza generica del fascio ; esso è (*) : 



(*) y. la mia Nota: Lt frtmoni eontititu di Rilphu ìh relaxiont eoUt 
earrUpoitdtnMt [2,2] intoiiitorie, ecc. (* Bendio. Circ. Hatem. dì Palermo ,, 

t xml). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



(6) i)(/) = 



F. OUtBALDI 

Oo 2oi Oj — l 

2ai ia,-\-2l 2a, 
o, — i 2«8 a* 



eguagliandolo a zero, si ha un'equazione di 3° grado in /, che, 
come BÌ vede sviluppando il determinante, coincide colla risol- 
vente cubica (2); d'altra parte si sa che quando si annulla l'in- 
variante t) la corrispondenza è ciclica, con cicli dì i" ordine. 

È notevole che ogni polinomio A si ottiene, a meno di un 
fattor costante, dal primo membro dell'equazione (5) delle dette 
corrispondenze cìcliche, fissando in esso il valore d'una delle due 

variabili, ad es. Ei : £., e allora il fattore è , , ed assu- 

mendo l'altra E^' : Ef' come variabile x. 

4. — In una corrispondenza ]H siano E, n i punti corri- 
spondenti ad un dato pnnto £'; al punto r\ corrispondono il 
punto E' ed un altro punto n'; al punto n' corrispondono il 
punto T| ed un altro punto, che coincide con E; perchè, essendo 
la corrispondenza cìclica, con cicli di 4° ordine, si ha la suc- 
cessione periodica: 

...E, E', n. ti', e. E', ... 

dove i due termini contigui ad an termine qualunque sono i 
corrispondenti di questo. Segue che ì due polinomi A^^, Atf^ 
di 2" grado in x, hanno entrambi le radici E', t|'; quindi essi 
sono tra loro eguali a meno d'un fattore k: 

Ponendo qui una volta z=:E e l'altra volta x^=r\, si deduce: 

VS' — ^ (Si)» = *(/X(E,,E,).Z(ì|i,ni) 
= 4-^'X(E„E,).3r(iii.n,), 

donde i ^ + Ij e però si ha l'identità: 

<" yfè«[°'"-'-''<''"=«è^f<"'°-'-''(-'"- 



DiBumd, Google 



SULLA SCOMPOSIZIONI DI UNA FORHA BINABIA, ECC. 263 

Sì conchìnde che per ciascun polinomio A fli hanno due 
valori del parametro; a ciascuna delle radici E', ri' d'un poli- 
nomio ^^ corrispondono nella corrispondenza ) t { gli stessi due 
valori E, r|, che sono i valori del parametro di quel polinomio. 
Se due polinomi A, A' sono complementari, le due radici del- 
l'ano sono eguali ai due valori del parametro dell'altro. 

5. — Siano ancora f, n i due punti che corrispondono ad 
un dato £' in una corrispondenza ]i(; le coppie E, i) al variare 
di E' costituiscono un'involuzione; si ottengono così tre involu- 
zioni (t ^=- 1, 2, 3) ed ì primi membri delle loro equazioni si espri- 
mono razionalmente nei coefficienti della biquadratica e nelle 
radici li della risolvente cubica. Infatti, si denotino con Da$ i 
minori di 2° ordine del determinante D{1) e con D^^ Ìl valore 
di Dog quando si sostituisce per l il valore li. Allora si ha: 

(8) P,,*' : P,,'" : D,,") = i),."> i)„^ : i)„'« =ìì i?,/" : D, «: /)„«; 

e posto: 

P= OoE'» -f 2oiE' -f o, — ^, 

Q = 2a,r» + (4a, + 21,) E' + 2a„ 

fi = (ai-WE'» + 2a,E' + a4, 

qualunque sia E', si hanno le tre identità: 

(9) Da^'>P-\- DJ"Q -i DJ^B = 0, (i = 1, 2, 3) 

dove è indifferente che per indice a si prenda uno qualunque 
dei numeri 1, 2, 3. 

D'altra parte E, n sono le radici dell'equazione: 

P^ + Qx-\-B = <Ì, 

che si deduce dalla (5^), donde: 

P(E+ii) = -0, F%r\ = B; 

e ora da queste e dalle (9) si ricavano le equazioni: 

(10) ■ i>ai"'-i)a»«'(£ + T|) + i)«»"'Et) = 0; 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



264 r. GKRBALDI 

queste sono precisamente le equazioni delle tre involnzioiu so- 
pradette. 

6. — Tenendo presente che, per quanto si è visto sopra 
(n" 4), i due punti S, t), che in una corrispondenza ]ti corri- 
apondono ad un dato punto E', sono le radici del polinomio A^/'", 
e che per il teorema fondamentale le radici di un polinomio A 
appartengono l'una alla terza polare dell'altra rispetto al cova- 
riante sestico T della biquadratica data, si coachiude che i tre 
punti, che formano il terzo sistema polare d'un dato punto E 
rispetto a T, sono i coniugati di E nelle tre involuzioni (10) e 
perciò essi si calcolano razionalmente per mezzo delle (10), 
quando si conoscono le radici U della risolvente cubica {*). 

Osservando ancora che i punti doppi delle tre involuzioni 
in discorso sono radici di T, sì conchiude che 

(11) Dal'" — 2i)«9*''« + />a8"'V (» = 1,2,3) 

sono, a meno di fattori costanti, ì tre noti fattori quadratici 9, 
V, X di T. 

Ciò si conferma anche col seguente calcolo. Sìa 

fl = 2(ooag — (ii*)a:* + 4(00*8 — aiO»)a)* 
+ 2 (aoflt + 2a,a, — 3o,») x» + ... 

l'Hessiana della data biquadratica, si ha: 

2(ff+(X)=i>„a^-4i>„a^ + 2(/)„-f2Z>„)*»— 4A.*+Ai; 

donde, tenendo presenti le (8), si dedut»: 

2 D«„ (fl+ i,-X) = (Dal™ — 2Z>tì'*'a! + D^")^)*; 



(*) Le equasioni (10) «ono da ritenersi pii) semplici delle altre 

propoite dal Prof. Bbdsotti, perche qaeste ultime contengono un fattore 
eatraDBo, ohe è q>{*, o vf^, o Xg*. 



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SULLA SCOMPOSIZIONE DI UNA FORMA BINARU, ECC. 265 

ed ancora, avendo presenti le forinole: 

fl+Ì,X= — 2<p*, ecc. 
ai ricava: 

(12) Dmi — 2 D„ax +D^x*=:2t/— Z)^^" tp, ecc.; 

7. — Chiamo associati due parametri l, £', che si corri- 
spondono in una qualunque delle tre corrispondenze ]J(; per 
guisa che ogni parametro E ne ha 6 associati. L'equazione, che 
dà tutti e 6 gli associati di E, ei ottiene eliminando l dalle due 
equazioni : 

ai'av' - l (EE')« = , P - -l ,7 - i-^-= . 
ed è: 

(13) (W)' - \ i (££')* W - ii (EE')' = 0. 

Giova mettere questo risultato sotto altra forma. Si faccia la 
soatituzione: 

[a) xi = Eiy, + E,'y, , a, = E,y, + E,'y, ; 

e si ponga per brevità: 

"i* = «0 1 <H* "v ^ Oi , «(* Of* = «i ) «1 o^ =' Oj , oj"* = 04 . 
Si ha: 

X= a,* = Ooyi* + 4aiyi»y, + ... + o^y/. 

Siccome poi (SE') è il modulo della sostituzione (a) e t, j sono 
invarianti di pesi 4, 6, si ha inoltre: 

y i (££')• = do 04 — 4a,0( + 30|', 
y;(EE')»=aoa,o« + 2a,a,a, — a,» — ooV — VoiJ 
sostituendo nella (13) si deduce: 

(14) SooOiOj — 2aoa,* — 2a,*(u = 0. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



266 r. OEKBALDi 

Questa è ona notevole relazione tra i valori Oq, ai,... del^ 
BucceBBive forme polari della biquadratica data, calcolate per 
due parametri associati E, £'. 

8. — Col mezzo di questa relazione possiamo ftuslmente 
dimostrare con calcolo diretto la formola (4), che dà la scom- 
posizione della biquadratica nella somma di due quadrati. 

Supposto che £ e £' stano associati ^>^E'), supposto cioè: 

(15) Vo?* — A{EE')» = 0; ossia: a, = i.(jr)", 

si tratta di verificare che si ha: 

Facciasi ancora la sostituzione (a) ; tenendo presente la (5), 
si ha: 

^l"* = ^ Kyi* + 2a,y,y,) , 

^'' = -^(2«.y.yi + o.y.')- 

Quadrando e sommando e tenendo conto che in virtù della (14) 
si ha: 

si deduce: 

[^«P + LVil«= 1 (Ooy,' + 2a,y,y,)' + ^{2o,y,y, + o,y,»)' 

= «oyi*+*aiyi'y»+6aiyi'y»'+*0iyiyi'+»*s'i* 
= X{xi, *j. 

9. — In ciascuna corrispondenza )»( i punti doppi sono le 
radici della data biquadratica, e queste (come sopra sì è detto) 
non si possono assumere come valori di parametri per i poli- 
nomi A. 

Ad un punto di diramazione della corrispondenza ) 1 ( cor- 
rispondono due punti coincidenti in uno, che à radice di qi. Se 
x', x" sono le radici di <p, nella corrispondenza 1 1 { al punto x' 
corrispondono due punti di diramazione i', r\ ed al punto x" 



Disitized^y Google 



SXSIH SCOHPOSIBONB DI UNA FORMA BINARIA, BCC. 267 

gli altri due puati di diramazione. Il polinoipio A^f^' ha te 
radici E', ti' ; ed il polinomio complementare è un quadrato colla 
radice doppia x', ecc. Segue che una biquadratica bì può in 
6 pfodi scomporre nella somma di un quadrato e di una quarta 
potenza; quest'ultima sì annulla per una radice del covariante 
sestico (*). 

Siano ora y' e y" le radici di v; «'e z" le radici dì Xi 
le coppie y', y" e z, z" sono (come è noto) coppie di punti coniu- 
gati nell'involuzione, che ha per punti doppi le radici *', x" di <p. 
Da quest'oaservazione, per quanto si è stabilito sopra (n< 5, 6), 
segue che w e x sono (a menq di fattori costanti) due polinomi A 
nella serie caratterizzata da h; dico di più che in questa ^rie 
tali due polinomi A sono complementari. Infatti, osservo anzi- 
tutto le relazioni: 

(a cp)* V = /, ipt*. {a vY a\* = h Vt», («x)' H* = hTA*\ 

la prima delle quali discende dal fatto che, dato comunque E, 
le radici delle due equazioni di 2** grado in x: 

«('«-* — h (E*)' = , «P;.* = , 

si separano armonicamente, ecc. Ciò posto, considero la forma 
quadratica : 

« = ii,t = a,*a,* — It {zx}*, 

per la quale si ha: 

{«(p)' = (o(p)*a«* — hVt' = 0, qualunque sia z; 

si ha inoltre: 

(ttx)* = («x)'a.'-'iX.' = (/.-A)X.'; 
donde : 

{«X)' = 0, se « è radice di x- 

Dunque, se 2 è una radice di Xt u è la jacobiana di ijp e Xi ^ 
però coincide con v (a meno di un fattore); cioè nella serie 



(*) Cfr. la mia Nota citata, a pag. 777, del toI. LUI degìì 'Atti della 
R. Acoad. delle Scienie di Torino .. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



268 F. QBRBALDI — SULLA SCOMPOSIZIONE, BCC. 

caratterizzata da ^i e per i parametri^', 2" si ha un polinoinio A, 
che (a meno di un fattore) coincide con if>; aimilmente ai vede 
che nella stessa serie e per i parametri y, y" si ha un poli- 
nomio A, che (a meno di nn fattore) coincide con Xì ini^tre 
tali due potinomi sono complementari, perchè (n° 4) le radici 
dell'ano sono parametri dell'altro. Ciò è d'accordo colle note 
formolo : 

^=^*'+ 7;^ «■=■■■ 

sulle quali è basato un classico metodo per ]a risoluzione del- 
l'eqaazione biquadratica; queste, come si vede, rientrano come 
caso particolare nelle formole di scomposizione della biqua- 
dratica nella somma di due quadrati ; è chiaro che le formole 
piti generali, di cui ci siamo qui occupati, sì possono ter aei^ 
Tire allo stesso scopo. 

Alagli»- Seda, settembre 1919. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



' RICBRCBB SPKBIHBNTALI, ECC. 



Rieerehe spepìmentali sai valori del titolo in benzina 
della miscela di alimeotazione del motori a scoppio 



Nota delllDg. GUIDO GUIDI 
(Con 5 Tavole). 



Oggetto della presente relazione è uno studio sperimentale 
avente per scopo la determinazione del titolo della miscela espio- 
aiva fornita da un carburatore ai diversi regimi di marcia del 
motore. 

È noto che per ottenere il massimo rendimento da un mo- 
tore ad esplosione, a parità di altre condizioni, occorre alimen- 
tarlo con una miscela di combustibile e di comburente nella 
quale il rapporto fra i due elementi sia quanto più possibile co- 
stante, e prossimo a quello teoricamente richiesto per la com- 
binazione chimica che si forma nella combustione: l'eccesso di 
uno qualunque di questi due elementi costituisce una massa 
inerte, che, oltre a non partecipare al fenomeno chimico, dimi- 
nnisce la rapidità della combustione, perchè allontana fra dr loro 
le molecole che debbono combinarsi. Conseguenza immediata, il 
rendimento del motore diminuisce, il suo consumo per cavallo 
ora aumenta. 

Per altro lato si comprende che, pur avendo ottenuto il 
titolo esatto per certi regimi di marcia, sia assai difficile il man- 
tenerlo invariato per tutta la gamma estesissima di velocità e 
di volumi di aria, che il motore, durante il suo funzionamento, 
richiama attraverso te tubazioni di introduzione. 

La soluzione di questo problema, essenziale per l'economia 
di marcia del motore, ha dato luogo ad una grande varietà di 
tipi di carburatori, nei quali, con mezzi adatti, si tende a 

AUi (Mia R. Accademia — Voi. LV. 18 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



270 flDIDO QDIDI 

compensare l'iDcostanza del tìtolo della miscela, variando la 
portata di ano dei due elementi componenti. 

PresciDdiamo dai carburatori nei quali questa compensa- 
zione è affidata alla perizia del motorista, che può manovrare 
delle prese d'aria addizionali o dei riduttori di benzina: una 
soluzione non può ritenersi scientifica quando è affidata all'abi- 
lità individuale. Ci occupiamo invece dei carburatori a compen- 
sazione automatica; in essi la correzione del titolo avviene, 
come è noto, o per l'azione di dispositivi meccanici comandati 
dalla stessa depressione, o per la diversa portata di differenti 
getti ad azione simultanea od indipendente, oppure ancora per 
l'aspirazione assai variabile che l'aria esercita sai getto, pas- 
sando ÌD circuiti speciali, che entrano particolarmente in azione 
ai regimi minimi. 

Nella presente relazione intendiamo particolarmente illo- 
strare come furono condotte le esperienze per determinare il 
titolo della miscela, fornita da questi carburatori a compensa- 
zione automatica, nelle varie condizioni di marcia. Tale deter- 
minazione sarebbe difficilissima ad eseguirsi su dì un motore in 
marcia, per le forti variazioni di temperatura, ma specialmente 
per il fatto che, variando anche di poco il titolo della miscela, 
il motore funziona irregolarmente, od anche si arresta. Per ciò 
si ritenne che non si sarebbe mai potuto, su di un motore in 
marcia, determinare, con sufficiente esattezza, il titolo delia 
miscela, dotata di una velocità assai prossima ai 100 metri 
a secondo. Si pensò quindi di porre il carburatore nelle stesse 
condizioni di funzionamento, indipendentemente dal motore. A 
questo scopo si cominciò col determinare con la massima esat- 
tezza, in funzione delle velocità angolari del motore, la legge 
di variazione delie depressioni {Tavola I) create dal motore 
stesiso,' a monte, a valle, ed in prossimità dell'organo di chiu- 
sura del carburatore, costituito per lo più da una valvola a 
farfalla, o da un rubinetto cilindrico: ì valori trovati sono, per 
i motori di automobile, sensibilmente uguali per i vari tipi; si 
intendono rilevati per motore marciante sotto carico normale, 



con regime variabile tra un 
il tìiòtore si arresta, ed un massi 
Queste stesse depressioni 



imo di 200 giri, oltre il quale 

imo di 1500 giri. 

iscontrate durante il funziona- 



mento del motore, si sono riprodotte con una pompa centrifuga 



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L GUIDI - Ricerche sperimentaìi sui valori d.u\ iAL ^taU Siceai. UU Scit.. 

dei titoli in benzina ecc. é,^^ "X^ino. ■ Voi. LV. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



G. GUIDI - Ricerche sperimenlali sui valori £liu UL §ltJ, ficcati- iAU Scìr» 

dei liloli in benzina ecc. à\ ^=»nc. - SÌA. Vi. 



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I 

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DiBumd, Google 



RICERCUB SPBBIHEHrALI SUI VALORI DEI. TITOLO, ECC. 271 

multipla, nei carburatori sottopoati alle prove, operando nelle 
condizioni più favorevoli per eseguire misure esattissime, sia 
eliminandole cause di errore derivanti dalla marcia del motore, 
aia mantenendo assolatamente costante la velocità della colonna 
d'aria, anche ad efflusso di benzina interrotto, o parzializzato, 
come nel caao di un carburatore a doppio gicleur, uno dei quali 
fosse stato otturato, per misurare la portata dell'altro. In cor- 
rispondenza della sezione a valle della valvola a farfalla, se- 
zione indicata nella Tavola I col simbolo EF, si sono misurate 
le velocità dell'aria (e di conseguenza le portata, conoscendo le 
pressioni): partendo da questi valori, e rìducendoli alla pres- 
sione atmosferica, si sono costruite le prime due colonne delle 
tabelle che seguono. 

Si sono pure misurate le portate dì benzina colla lettura 
del tempo occorrente per fame effluire delle quantità determi- 
nate: si determinarono assai comodamente le portate dei sin- 
goli passaggi di benzina nei carburatori muniti di dispositivi 
per la marcia al minimo, o di compensatori o di gieleurs mul- 
tipli; i valori trovati sono riprodotti nelle tabelle, l'ultima co- 
lonna delle quali ci dà senz'altro il rapporto fra i volumi di 
benzina e di aria, rapporto che deve rimanere, per quanto è 
possìbile, costante. 

Nella Tavola II riportiamo, in forma assolutamente dimo- 
strativa, l'andamento degli efflussi dell'aria e della benzina in 
un carburatore semplice non compensato. La curva OA rappre- 
senta la portata dell'aria in funzione della depressione, la O'B 
la portata della benzina, scegliendo le scale delle ordinate in 
modo che il loro rapporto a quelle dell'aria sia uguale al rap- 
porto che i due elementi debbono avere nella miscela. Con questo 
sistema di rappresentazione da noi usato, le linee di efflusso 
della benzina, che in esatte proporzioni risulterebbero quasi coin- 
cidenti con l'asse delle ascisse, vengono ad essere assai facil- 
mente paragonabili alle linee di cMusso dell'aria: a colpo 
d'occhio si può apprezzare se la carburazione è buona in ogni 
ponto del diagramma, poiché è assai più facile stimare la so- 
vrapponìbitiUi di due curve, che non la proporzionalità delle 
loro ordinate, specialmente quando i loro valori sono molto dif- 
ferenti. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



272 



ODIDO auiDi 



Co8\, ad esempio, la tavola II, benché sobemafcica, ìndica in 
maniera evidente che la miscela è troppo ricca di carburante 
in corrispondenza dei valori massimi delle depressioni, e delle 
portate, ed è troppo povera in corrispondenza dei minimi. Qaeeto 
fatto, ben noto in pratica, ci dice che qualsiasi sistema di com- 




penaazioDe deve permettere di impoverire il titolo al massimo, 
e di arricchirlo al minimo. 

Applicando i metodi sopra esposti, si sono rilevati i dia- 
grammi di funzionamento di parecchi tipi di carburatori: ci 
limitiamo, per ragioni di spazio e di opportunità, a riportarne tre, 
scelti fra i più interessanti, ed uniamo le tabelle mediante le 
quali essi furono costruiti. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



BICBBCBB SFKRDIBNTALI SUI TALORl DEL TITOLO, ECC. 



Spa tipo 6000 verticale, Anno 1912, Tavola III. 



TelociU 


Portata 
di aria 


Portata di benaina 


Bappcrti 


dell'Aria 


del getto 
piccolo 


del getto 
grande 


totale 


di benaioa 
e di aria 


mtt 


V« 


wn"/» 


omVi 


«a-* 




5 


9,0 


1,11 


- 


1,11 




8110 


10 


18,4 


1,42 


— 


1,42 




9430 


15 


16,1 


1,45 


- 


1,46 




11100 


20 


18,8 


1,30 


0,30 


1,60 




11700 


30 


23,0 


0,75 


1,60 


2,25 




10200 


40 


25,3 


0,25 


2,30 


2,65 




9920 


50 


28,0 


— 


2,80 


2,80 




lOOOO 


60 


30,5 


— 


3,15 


3,16 




9680 


70 


33,0 


— 


3,50 


3,50 




9430 


80 


36,0 


— 


3,75 


3,75 




9380 


90 


36,5 


— 


4,00 


4,00 




9130 



La precedente tabella raccoglie alcuni dei dati sperimentali 
mediante i quali si è costruito il diagramma della Tavola m. 
Esso è il diagramma-tipo dei carburatori a doppio fficleur e per 
tutti si ripete quasi invariato, specialmente nella zona corrispon- 
dente ai medi regimi, ove appunto si verifica la maggior inco- 
stanza del titolo : la curva OA rappresenta la portata dell'aria, 
* la OB la portata del getto piccolo, la (/B' quella del getto 
grande; la linea OPOB' la portata totale della benzina. II dia- 
gramma dimostra obiaramente che in tutta la zona dei regimi 
medi, quando all'azione di un getto si va sostituendo quella 
dell'altro, il titolo varia fortemente da punto a punto, ciò che 
nella marcia del motore provoca degli sbalzi dì potenza e delle 
vibrazioni. Risulta anche in modo evidente che la miscela è 
inevitabilmente ricca, tanto al maaaimo che al minimo ; e pare 



>y Google 



274 



QUI DO oniDi 



questo fatto è largamente confermato dalla pratica. Le condizioni 
sono leggermeote migliorate applicando una presa d'aria supple- 
mentare automatica : allora la portata dell'aria è rappresentata 
da OA', mentre O'B" dà la portata del getto grande, tenuta 
leggermente eccedente coll'aumentare le dimensioni del foro del 
gicleur. Anche in questo caso però siamo lontani da una buona 
compensazione e dalla costanza del titolo. 

Zenith tipo verticale 1916, Tavola IV. 



Velocità 


Portai» 




Portata di beozina 




Bapporti 
fra i volami 


dell'ari» 


diaria 


dal 
nienti 


dal 
compen- 
satore 


dal 

getto 


totale 


di beoaina 
e di aria 


m/s 


l/« 


om'/B 


om'rt 


«•■;• 







5 


6,5 


0,85 


— 


— 


0,85 




7650 


10 


9.5 


1,05 


— 


— 


1,05 




9040 


15 


12,0 


1,10 


— 


— 


1,10 




10900 


20 


14,0 


0,90 


0,30 


0,15 


1,35 




10400 


25 


16,0 


0,70 


0,40 


0,60 


1,70 




9410 


35 


18,8 


0,40 


0,50 


1,05 


1,95 




9630 


50 


22,6 


0,20 


0,60 


1,60 


2,40 




9370 


90 


30,0 


0,06 


0,65 


2,65 


3,36 




8930 



La tabella riassume i risultati sperimentali sui quali è co- 
struita la Tavola IV: in essa la portata dell'aria è rappreeen* 
^ta in OA; la curva OT ci dà la portata totale della bensin^, 
somma delle tre curve OR, O'B ed O'ff, che rappresentano le 
portate di benzina rispettivamente dal dispositivo del raienti, 
dal getto principale e dal compeqsatore. Quest'ultjoia, secondo 
i) sistema ^averey, sol quale si fonda ì} carburatore Zenith. 
«dovrebbe essere cqstante, e quindi fappreaent-a^ dalla 0"B" 
parallela all'asse delle ascisse. Per un complesso dì cause che 
non ci dilunghiamo ad esporle, 1^ portata del coipp^naatore è 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



G. GUIDI - Ricerche sperimentali 
dei lìloli in benzina ecc. 


ui valori 






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DiBumd, Google 



G. GUIDI - Ricerche sperìmeniali sui valori ^ii; itUa Si^aU accedi. AttU Se., 

dei titoli in benzina eco. di ^oiino. - Voi. LV. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



RICBKCHB SPBRIHKNTAlil SUI TALOKI DKL TITOLO, ECC. 



275 



invece assai simile a quella di un getto ordinario, aensibilmeote 
strozzato, e con una riserva per la rjpresa: per conseguenza 
esso perde la funzione di compensare le variazioni di portata del 
getto principale, e non serve che a facilitare la ripresa, mentre 
la compensazione è affidata al solo dispositivo del ralenti. 



Féroldi tipo 3, Anno 1919, Tavola V. 

È il carburatore che, fra quelli sperimentati, ha dimostratp 
di meglio rispondere ai requisiti di costanza del titolo. 

Nella seguente tabella sodo raccolti i risultati delle espe- 
rienze. 



VelooiU 


Port&U 
di aria 


Portata di bea 


ia. 


Eapporti 


drfr.™ 


circuito 
miDÌmo 


cironito 


effettiva 


di bcDCÌDa 
e di aria 


m/i 


iv« 


om</. 


BMi^ 


<,m>/. 




i 


13,5 


1,5 


0,3 


1,60 


1 : 9000 


10 


18,0 


2,0 


1,5 


2,00 


1 : 9000 


20 


27,0 


2,95 


2,9 


2,95 


1 : 9150 


30 


32,8 


3,5 


3,7 


3,60 


1 : 9150 


*0 


39,0 


3,9 


4,4 


4,30 


1 : 9070 


60 


46,9 


4,2 


5,4 


5,15 


1 : 9100 


80 


54,0 


4,3 


6,3 


5,95 


1 : 9080 


100 


59,5 


4,8 


7,1 


6,55 


1 : 9090 



In questo carburatore il getto di benzina è unico, però 
la sua portata è aaeai differente secondo che l'aria circola per 
le condutture del minimo, o per la conduttura principale. Imma- 
ginando di scindere queste due portate teoriche si avrebbero le 
due linee di efflusso indicate nel diagramma. Effettivamente in- 
vece la portata è unica, e si avvicinerà all'una od all'altra 
delle due curve a aeconda di come si £anno variare le Beziooi 
dei due circuiti seguiti dall'aria. È evidente che si possono sce- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



'276 aiTiDO eniDi — ricerche spekimentau, ecc. 

gliere le sezioni di passaggio in modo da ottenere che la legge 
deU'effluBSo della benzina; rìsultante dal concorso dei due circniti, 
sia praticamente identica a quella dell'aria, per modo che risulti 
costante il titolo, e quindi la stessa linea rappresenti l'efflusso 
dell'aria e della benzina. Questa esatta coincidenza di linee non 
sì potrìt ottenere che per una determinata condizione aia della 
densità della benzina, sia di quella dell'aria; però le perturba- 
zioni sono di un ordine di grandezza tale da non compromettere 
la bontà dei risultati. 

Torino, 27 dicembre 1919. 



L'Accademico Segretario 
Carlo Fabrizio Pabona 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE, 



Adtmsnza del 4 Oennaio 19S0 



PBBSIDENZA DEL SOCIO PROF. COHH. ANDREA NACCABI 
PRESIDENTE DELL' ACCADBHIA 



Sono presenti ì Soci Pizzi, De Sanctis, Brondi, Einaudi, 
Baudi di Veski, Schiaparelli, Patetta, Vidabi, Prato, Clan, 
Pacchioni, Valmaogi, e Stampini Segretario della Classe. 

Si legge e si approva l'atto verbale dell'adunanza prece- 
dente del giorno 21 dicembre u. b. 

L'Accademico Segretario presenta, a nome del Socio cor- 
rispondente C. MoHTALCiHi, il recente volume Legge elettorale 
polUiea. Testo unico 2 Settembre 1919. Commento teorico e pratico 
(Bologna, Zanichelli), composto da esso C. Montalcini in colla- 
borazione con A. Alberti, Capo della Segreterìa della Camera 
dei Deputati. La Glasse vivamente ringrazia il Socio Montalcini 
per il pregevole dono. 

Lo stesso Socio Stampimi presenta per la pubblicazione 
negli Atti una breve silloge dì sue iscrizioni latine inedite e di 
suoi distici elegiaci latini col titolo Nonnallae inscriptiones et 
distieha. 

Si ammette alla stampa negli Atti stessi la Nota del 
Prof. Dott. Oiovanoi Marro intitolata Sulla psicologia dell'an- 
tico Egitto, che il Socio Vidari presenta alla Classe e giudica 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



degna di considerazione in virtù dei rapporti che corrono fra 
gli atudl filosofici e le indagini antropologiche da cui il Mabbo 
ha preso le mosse nel suo interessante studio. 

U Socio ScHtAPABELLi, as80ciandosi al collega Vidabi nella 
presentazione della Nota del Prof. Giovanni Uabbo, aggiunge 

* che la Nota stessa è il risultato di un lungo e diligente studio 

* fatto dal IìIabbo sulla raccolta antropologica del Museo di 
' Torino, comprendeute varie centinaia di antichi cranii e di 

* scheletri egiziani completi , raccolti dalla nostra Missione 

* archeologica in Egitto nelle necropoli di Assiut e di Ghebelein 
' fra gli anni 1910 e 1914. 

* La scelta del detto materiale è stata fatta informandosi 

* ai criterii scientifici più rigorosi, preoccupandosi unicamente 
' della qualità del medesimo e non della quantità; e attenen- 
' dosi ai criterii medesimi la nostra -Missione costituì, sia per 
' la necropoli di Assiut, come per quella di Obebelein, una 
' doppia serie di scheletrì completi e di cranii. Per Assiut, 
' oltre 250 scheletrì completi, di adulti dei due sessi e di fan- 
' oiulli, e numerosi cranii sono sicuramente da attrìbuirsi al 

* periodo fra la sesta e la dodicesima Dinastia, ed un centinaio 
' circa fra scheletri completi e cranii si rìferìscono non meno 
' sicuramente al periodo greco-romano; per Ghebeleìn, circa 
" 100 scheletri completi e numerosi cranii debbono rìferìrsi al 

* perìodo fra le prime e la decima Dinastia, ed un numero 

* quasi corrispondente appartiene al perìodo greco-romano. 
' Altra serie, che già comprende alcune decine di scheletrì 
' completi della sesta Dinastia, fu inoltre iniziata nell'anno 1914 
' nella necropoli di Elefantina. 

* Il detto matonaie, che ò in stato di conservazione vera- 

* mente perfetta, parrebbe dover costituire il principale e più 

* sicuro contrìbuto che finora sia stato portato agli studi della 
' antropologia dell'antico Egitto, sia per le indagini che to' 
' gliano intraprendersi sulla affinità etnografica degli antichi 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



279 

' Egiziani con altri popoli, sia sullo modificazioni etnografiche 
' ofae, nel corso della stessa storia egiziana, si sieno per av- 
' ventura prodotte nelle regioni alle quali le serie accennate 
' ai riferiscono, sìa per determinare ì peculiari caratteri della 
' razza egiziana, in relazione anche collo svolgimento della 

* sua civiltà. 

* Le indagini del Prof. Marbo, che prese parte personal- 

* mente a due campagne di scavi della nostra Missione, sì sono 
' per ora rivolte principalmente a quest'ultima parte, e nella 
' Nota presentata egli ne riassume alcuni risultati, che sem- 

* brano meritevoli della maggiore attenzione .. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



KTTOSK STAMPISI 



LETTURE 
NONNVLLAE INSORIPTIONES 

ET 

DISTIOHA 

HECTORIS STAMPINI 

Soda//s ordinarti ab actis 



Loculua tminM, in regia Supergae basilica nomini BumberU 

Sabaudi, Comiiia urbis Salemi, congecratua, eiua beUietam 

erueem duoque argentea nomisnuàa militari virtuii deco- 

randae in fronte marmoreo exhibet huie auperposita inaerip- 

turni meae, 

(Seripsi menai dicembri an. HCHXIX) 

HVMBERTVS • SABAVDVS ■ DOMO ■ AVGVSTA ■ PRAET- 
COMES • VRBIS • SALEMI | natvs*avcvstab*tavrin-d*xxii-iiss> 

IVN'AM*BIDCCCLXXXIX'OBnT'D-XIX'MBS-OCT'AN-MC«XVm | CRBSPAMl* 
IN -GRAPPA -MONTE • VBI ■ MATRIS ■ VOLVNTATE • ET • RBGIS ' ADSBN3V • BIVS* 
OSSA-QVIBSCVNT 

PRO -PATRIA-PVGNANS- IVVBNILI&-LVMINA -CLAVSIT 
BT * CORPVS • GRAFPAE • S AXA ■ CRVENT A- TEC VNT 

HONSTRAT* AT* HIC-LOCVLVS-MAGHI- IVXTA- OSSA- PASENT1S 
BBLUCA- QVAE- MERITI- PRABMIA-TBRNA'TVLIT 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



INSCEUPTIONES ET DUTICHA 



n. 



Jnacriplio tabutae marmoreae insculpenda atque ad partetem figenda 
in aedOnta iudicum Taurinensium iudiciis tribunaliUm reco- 
gnoaeendis, in honorem iudicum atque advocatorum qui prò 
patria ceciderunt. 

IVDICIBVS-ATQVE-ADVOCATIS 

FOKI-TAVRINENSIS 

QVI-AB*AN'MCMXV- VSQ V E-AD-BXITVU-BBLLI 

IN'ACIE'PROCVBVERVNT 

COLLGGAB 

COLLEGIS •IN'GLORIAE'PERPETVITATE- VI VENTIB VS 

p.p 

AVSOS-PRO*PATRIA-PRO-IVRE'OCCVMBERE*MORTEM 
EXIMIT'E'LETO-NON-PERITVRVS*HONOR 



m. 

jid ÀLOtsiCH Martini, Sacerdotem ac Praesidem Lycei Oymna- 
eiique Desentianensia, atque Aloisiuh Valhaooi, Praesidem 
ordinis profesaorum philosophiae et liUeris tradendis in 
Begia studiorum Umveraitatt Taurinensi. 

ANNVS 

QVI-CVRRVREDEVNTE*DIEM*FESTVM-ADVEX1T 

NOMINI- SANCTI • ALOISll -SVMMA • CA ERI MONIA- COLENDO 

ME'MONET 

VT'ALOISlO-MARTINfET-ALOlSIO-VALMAGGI 

AMICIS* MEIS- LONGE -S VA VISSIMIS 

ETSI-IAH-PRIDEM-MEAM-ERGA-SE-V OLVNT ATBM 

PENITVS'PERSPECT AM ■ HABEAKT 

NVNC-SOLLEMNTOVASI-RITVPERFVNCTVS 

QVAB'IIS- SEMPER • EX- ANIMO -OPTA VE RIM 

BONA'FAVSTA-FELICIA'FORTVNATA 

VERBIS- CONPIRMATA- AC- TRADITA'LITTERIS- MITTAM 



>y Google 



ETTOBB STAMPINI 

ATQVB'HAGC-IISDEU- PRAETER -OHinA • ADPRSCBR 

SINT ■LAETI'SOJT'SANI 

ET* TBNVIA • C APUNT • PRAZSEHTIS ■ HORAB • DONA 

HOX- VERO'ET- VIDBRB -BT'HVLTA'IM-LVSTRA-PSOSOGASB 

P0S3INT • MEL10RE3 • P A TRI AE • DIES 

A ■ D-XI-KAL ■ IVL- AH-HCMXIX 



IV. 

Ad GuEBmoH Benedictuh Fbaocaxtiebi 
GVERINO • BENEDICTO ■ FRACCAL VIERI 

PHILOSOPHI AE • ET - LITTERAR VH • DOCTORI 

AC'PRABPOSITO -SODALI VM -BABNABITARVM-PROVIMCIAIJ 

EPHEBEI- DENIQVE- MONTISCALERII 

CAROLI-ALBERTI-REGIS-NOMINE-EXORNATI 



NVNC'QVINTVM- ET- VICESIMVM ■ ANN VM -EXPLBNTI 

BX'QVO-CATBOLICAE- RELIG1 ONIS • S A CERDOTl VM • INI VIT 

SIMVLQVE'DOCENDl- ARTEM-IN- SCHOLIS* PROnTERI- COBPIT 

Q VOD • IN • EIV S • HONOREM 

SODALI VH-BARNABITARVM'COETVS-COLLECAE-PAUILIARES-AHia 

VETERES'NOVIQVE'ALVMNI 

Vn-DIEM'ANTE'IDVS'DEC'AN'MCMXIX 

FESTO • ADPAR AT V • ET • SOLLEMNI -RITV-CELEBRARE' DECRE VERV74T 

QVQ. TEMPORE 

VICTORl VS ■ EMMAN VEL ■ III ■ REX 

SACÉRDOTEM- BXnnVM -ET -MAGISTRVM-DOCTISSIMVM 

DE'ADVLBSCENTVLORVM'INSTITVTIONB'OPTIMB* MERITVM 

COLLARI- FASCIA 

BQVBSTRIS'ORDINISTTALICA'COBONA'DISTINCTl 

S VA ■ SPONTE ■ ET • VOLVNTATE • DECORAVIT 

HECTOR 'STAMPINI 

CVM'VEHEMEMTER- GRATVLATVR'TVM- FA VSTA -OMNIA' ADPRECATVR 

EXIGVOSQVE- ELEGOS- SVOS 

VIRO 'AMPLISSIMO 'SIBIQVE* BENE VOLBNTISSIMO 

INSCRIBIT ■ ATQVE- COMHENDAT 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



1N80RIPTIONE3 BT DISTICH* 



Elegl 



Lux hodierna pari memorat tibi tempora rito 

quae voluisti homini quaeqae sacrare Deo. 
Nam schola doctorem, te tempia habuere mìnistnim 

qnot nnmerant annos saecula secta quater. 
Tot iam annoB paeri docileB iuveneaque magistnun 

te audire et laeta discere fronte aolent; 
totque Bacerdotem Christì te turba veretur 

in templieque tao peodet ab ore pia. 
Te extollunt omnes, quaerunt matresque patresque 

quae tibi lana hodie, quia tribuatur honor. 
Gaudia quanta moves, quod nunc tibi fascia collum 

ornet et in media soulpta corona cruce, 
ultro quam misit, cui dat Victoria nomen 

Princeps, qui sapiens Itala fata regit! 
Credere qui natos tibi consuevere parentes, 

te praeceptorem te celebraotque ducem. 
Spargis enìm tenera» in mentes lumina docte, 

et monatras vjtae qua via recta patet. 
Ergo nil mirum, si te reverentur alumni, 

teque colunt toto corde vocantque patrem; 
si, qui te novit, te exoptat dicere amicum, 

expetit et semper tempora fausta tibi. 
Illa igitur cuncti ferlmuB felicia vota, 

ut tibi praeclarum pergere detur iter, 
altera et ut posaÌB vicesima quinta videre 

tempora sollemni concelebraoda die! 
Quod si non poterit lux haec fulgore poetae, 

colìegas luBtret diBcipulosque tuos. 

• A-D-vn-lD-DEC-AN'MCHXIX 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ETTORI STAMPINI 



«xemplari rriticae meae Horati Operum editionis, quod losepho 
Deabate dono misi, haec manu mea acripta mnt: 

lOSEPHO- DEABATE 

I VRIS ■ DOCTORI • POETAE ■ DOCTR INA • BXCVLTISSIHO 

DIVRNORVM- COMMEtlTARIORVlI 

QVI' ITAUS'VOCABVLIS- GAZZETTA «DEL* POPOLO-NOIONAMTVR 

SCRIPTORI-OKNATISSIMO 

HBCTOR-STABfPlNI 

MAXIMAS-CRATIAS- ACIT'SALVTBM- PLVRIMAM'DICIT 

OMNIA'DBNIQVB-BONA* ADPRECATVR 

AMICVM'SVAVISSIMVM-ROGAMS'ATQVB-ORANS 

VT'HOC-SVAB- HORATr OPERVM-EDmONIS'EXBMPLAR 

ORE • BEKIGNO • BXClPI AT ■ RSTINEA T ■ SERVET 

IN-MEMORIAM- AMICITIAE- NOSTBAB-SBMPITERMAU 

KAL- FEB- AN - KCHX Viti 
VI. 

Inscriptio in aenea parmula honoris causa inwulpta. 
IOANNI- GARZINO 

MEDICINA E'ET'CHIRVRGIAE- DOCTORI 

QVI'CVM'MEDICORVM'CLAVASn-ET-FINITIMORVM'HVNiaPlORVM 

COLI.ECIVM'AVSPICIIS'SVIS'INSTITVTVM 

SAPIEMTISSTMIS-CONSILIIS'MODERETVR-ET-RECAT 

DE'SANITATE-PVBLICA 

FACTIS'SCRIPTISQVE'OPTIME'MBRITVS-HABETVR 

QVOD 

PRO'SVIS- M AXIMIS- CL A RISQVE- VIRTVTIBVS 

ER-EQVITES-ITALICAE-CORONAE-INSIGNIBVS-EXORNATOS-A 

COLLEGAE-ET'AMICI 

CONSPIRANTIS-OMNIVM'CONSENSVS-I NTERPRETES 

DOCTISSIMO'ET'SPECTATISSIMO'VIRO 

OMNIA'LAETA-AC'PROSPERA- OMIN A NT VR 

A-D-Vl-ID-IAN-AN-HCMXt 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



1N3CIUP7I0NB3 BT DISTICHA 



vn. 



£Hstichon in basi inscriptum operis a Petto Canonico scuìpti, 
quo Njftnpka campis oryza consitis tuendis effiiAa est. 

(an. MCMVIl) 

Urna capaz Myniphae, virea ut germina sumant, 
undas ìq campoa fundit, oryza, tuos. 



Vili. 
Ad Rehioiuk Sabbadini 
(prid. kai. Hart. ao. HCMXl) 

Parva, sed ex animo sunt haec tibi reddìta digno; 
et niaiora quidem noB tribuisse velitn. 

IX. 

Ad eundkh 

(id. Mart. an. MCMXI) 

Quod mibi inserenti miserando funere matris 

raisiati nuper maestus eptatolium, 
'QUO curas acres lenires trìstia amici 

et mulcenB dìctis erigereB animum, 
accipe qnas grates commoto corde rependo, 

eitqne tibi semper vita referta bonis. 



IHstickon tnea manu scriptum in nonnullis fastorum 
anni MCMXIV libellis aorte vendendis. 



Sit, quamcumqne leges, gracili hoc descrìpta libello 
. omnis fausta tibi sitque serena dies. 

Afa iella R. Aeettdemia — Voi. LT. 19 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ETTORE STlHPIKt 
XI. 

Ad IoaBFHUu MAGsnn 
(an. HCHXllI) 

Sic te poat longum tempos iam vìseie possem, 
eumque iocis tecum fundere viaa aimiil, 

atque epulas tecum lectas consumere, tecntn 
lentos ÌD riau dissìmutare diesi 

Invidet at semper dirum tnihi gaudta fatam : 
tn modo sis felix et memor usque mei ! 



XII. 

Ad Petruh Ra»! 

(an. UClfXIII) 

Si rapidutn tempus vertentis defluii anni, 

at, fugiens tacite, sit levis hora tibi. 
Me vero trietis coepit turbare senecta, 

et iam membra labant, qaae modo firma tuli. 
Hoc tamen est animus numquam perferre moleste, 

munera si reatent suavis amicitiae, 
si valesnt comites dulces dulcesque propinqui, 

et mentis robur polleat usque meae. 
Volvitur interea celeraos, quem riximus, annua, 

quem bene si vixi, gratia babenda Deo est, 
ac novus ecce venit, qui tote corde precamur 

ut bonua et faustus sit tibi eitque tuis. 



XUI. 

Ad eundev 

(an. HCH£I11] 

Accipe, quae reddo, prò te, mi dulcia amice, 
natisqne et cara coniuge vota bona. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



INSCBIPTIONBS ST DISTICHA 

XIV. 

Ad eundem 
(an. MCMirV} 

Nuper quae nobis misisti vota benigne 
reddimaB haec eadoin multiplicata tibì. 

XV. 

"Hiticha mea manu scripa in fiabellis sorte venalUnta. 

(ao. MCHXIV] 



Àccipe flabeltum, quo det tibi frigus in aeatu 
iacandum flabria aura agitata citis. 



Hoc move flabellum, ai quando perfurìt aeatRs: 
mitior aura tibi frìgora grata dabit. 



Hoc cape flabellum, dulce ut, cum Sihaa ardet, 
mota levamentum ventilet aura tibi. 



Parvum flabellum bì quando agitare iuvabit, 
ver tibi praebebit, ferveat aura licet. 



Flabellum parvum parìam tibì commoda magna, 
aera si mecum putset amica manuB. 

f- 

Salve, flabellum! quamvis sit torrida, frigus . 
aura dabit motu sollicitata tuo. 



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ETTORB STAMPINI 



Motìbna ìndalgens flabelli frigus habebis, 
etfli bacchetur stellft molesta caoìs. 



Utere flabello, medìoqne frueris in aestu 
aurìs quaa tepidas tempotra verna ferunt. 



XVI. 

In ruBUiAV iuventute flobeitteh 
(ui. MCHXT) 

Pulchra iuventa tibi ridet, dnm labitur annua; 

at mihì iam senium quae volat bora tnlit. 
Te manet annonim seriea longinqaa puellam; 

at mihi nunc restant tempora carta aenì. 

XVII. 

Distichon in honorem diaoipulorum Regiae studiorum Univerrilatit 

Taurinetisis, qui prò patria morlui aunt (1). 

(an. HCUXIX) 

Morte sua ìuvenea patrìae peperere trìumphum: 
agmina quae duxit docta Minerva fuit. 



(1) In eonim honorem iam ab anno HCMXVII in pariete anditoiii 
maximi Regii AUienftei haeo disticha mea inscripta aunt: 
Morte obita raortem vitarunl te m pus in omne, 

dnm itabuut Alpea et mare Tbjbrìs alet. 

MentìbuB in nostrii vivent aariqae nepotes 

marmore in aetemo nomina sancta legeut. 

Haec antem ex tabella honorifica a me composita aant exscrìpta, oqÌd' 

eiemplarìa familìis alnmnoram Atbenaei, qai in aoie prò patria cecideraali 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



INSCSIPTI0KE8 BT DISTICHE 

xvm. 

In HtHUTAS BOBDHDBII DIBOIPULOBUK IMAeiNES PIOTAB 

(an. MCUXIX) 

Ora videa iuvenum, atudiJs qui sponte relìctis 
pectora prò patria firma dedere neci. 

XIX. 

Db vita xea 

(an. HCHXIX prid. kftl. Un.) 

Forte meos prìmos vagitus reddidit echo 

pagi cui nomen parva fenestra dedit (1); 
eed docnit dulcìs me prima elemeota roagistra, 

Brìzia, Benaci ridet ut unda tui (2). 
lam pridem mieerum me deseruere parentes 

cumque meo Aemilio nata gemella sìmul, 
defleviqne duaa, quae heu! mihi fota sorores 

iuDxere et dira mox rapuere manu ; 
et timor usque meam mentem pectusque coercet, 

ne mibi contingat funera ferre nova. 
Si vero quaeris quot aol mihi volverit annos, 

quattuor impievi biaque quaterque decem. 



ammna TÌcorum ac mnlierum celebrìtate a. d. TI11 kal. Apr. eiuBdem u 
dÌRtribnta Bunt; qno quidam die mota eorum ìmmortalis mea quoque o 
tiene in mtaimo Athenaei auditorio primnm com me morata est. 

(1) Intellege Finestrelle in provincia Taurinensi. 

(8) In pago qnem vocant RivolMIa prope Desentianum lito. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ETTORE STAMPINI — INSCBIPTIONKS ET DISTICHA 



Dittìeha ad doetiasimam puettam missa kalendia lanuariis 

diem natalem suum agentem. 

(kal. Iftn. an. HCMXX) 

Àccipe quae tenui complector cannine vota 

hoc tibi quo coepit sol radiare die: 
8Ìt tibi natalis felix faustusque bonusqu^, 

prospere et eveniant quae tibi cumque cupia; 
quique novus nobis hodie simul ìncipit annus 

fata ferat patrtae prosperìora datis. 



XXI. 

AD LBCTOBEH 

(III Qon. Ud. an. HCMXX) 

Confregi calamum, cum spes iam nulla maneret 
posse quidem vita me meliore frui. 

Multa tamen scripai; nunc vero, candide lector, 
pagina in estrema dextra recumbit iners. 



Digitized^yGOOgle 



QIOYANNl HARBO — aOhhk PSICOLOGIA, ECC. 



SolU psìeologia doirantieo Egitto 

Nota preliiuiiuue del Prof. Dott. GIOVANNI HARRO 



Unica fra tutte le Missioni che esplorano le necropoli egi- 
ziane quella Italiana — diretta dal Prof. Ernesto Schiaparelli, 
e della quale da alcuni anni io ho l'onore di fare parte — oltre 
lo scopo archeologico e storico ha anche quello antropologico ; 
essendosi essa proposto un programma di ampie ricerche sulle 
costituzione fisica e sulla psicologia dell'antica razza egiziana. 

Tali ricerche sono state particolarmente a me affidate da] 
Prof. Schiaparelli; ed il mio lavoro complessivo, raccolto in 
monografia ampiamente corredata di tavole, costituisce uno dei 
volumi della Relazione Ufficiale della Missione Archeologica 
Italiana in Egitto, di imminente stampa sotto gli auspici e col 
concorso del Ministero della Pubblica Istruzione. 

Alcuni saggi dello studio analitico finora compiuto sul ma- 
teriale osteologico, ricavato dallo scava della Missione e depo- 
sitato, in ricca e preziosa collezione, presso il R. Museo di An- 
tichità di Torino, sono stati già da me comunicati in memorie 
antecedenti (1). 

Nella nota che segue io esporrò — per l'appunto sulla 
scorta dei dati di antropologia fisica già da me ottenuti — un 
contributo preliminare allo studio della psicologia dell'antico 
Egitto. 



(1) QioTuHi Uauo: 1) Osservaiioni Morfotogieht e OtUontetrieht guUo 
aeheletro degli Egiziani antichi. 'Rivista di Àatropologia di Roma ,, voi. £VilI. 
2) Siàta eoA detta Perfùrazione Oleeraniea e lul ngnificatù anatomico e antro- 
pologico cUlla medetima. ' Idem „ toI. XyiII. 3) Sid tignifieato delle varie 
forme dell' apertura " piriformi» „. 'Idem,, voi. XIX. 4) U profilo della 
faccia negli Egiziani antichi, ' AtiDali di Freniatria e Scienze affini ., To- 
rino, Tol. XXIII. 5) Nuovo metodo per lo studio del profilo della faccia t »»a 
applicazione ad una centuria di crani egiziani antichi. ' Arohivio di Antro- 
pologia Criminale, ecc.,, Torino, voi. XXXVII. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



QIOVINKI HAKRO 



Fra le questioni da me indagate aulla collezione acheletricB 
egiziana del Museo di Torino vi è quella della detenninazioDe 
del sesso. E a questo riguardo io ho preso in esame : il cranio, 
il femore, il bacino, lo sterno. 

Fermo dapprima l'attenzione sul fatto che nel cranio e nel 
femore le caratteristiche sessuali maschili mi sono risultate poco 
evidenti. 

Se ora si riflette che i caratteri cosi detti maschili, e de) 
cranio b del femore, sono, per la maggior parte almeno, con- 
seguenza della maggiore robustezza e rozzezza dello scheletro 
maschile, si viene, col sopra esposto, a portare elemento favo- 
revole alla conclusione — eh© nettamente scaturirà in seguito, 
sulla base di numerosi altri dati — secondo la quale la costi- 
tuzione scheletrica degli Egiziani antichi, fatte poche eccezioni, 
non è robusta e rozza, bensì fine, armonica, anzi piuttosto delicata. 

Ha, l'abbinamento del cranio e del femore, nei confronU 
della minore accentuazione dell'impronta sessuale maschile, 
acquista maggiore importanza e significato specialissimo per un 
altro portato delle mie ricerche, il quale, come contrapposto, 
stabilisce che nel bacino e nello sterno sono meno spiccate le 
caratteristiche femminili. 

Ora, le due risultanze suddette autorizzano veramente la 
conclusione dì sintesi : Nello scheletro degli Egiziani antichi si 
ha l'attenuazione di tutti i caratteri sessuali * positivi , (1) ; e, 
in ultima analisi, la convergenza della struttura scheletrica ma- 
schile con quella femminile. 

A conferma di tiile enunciato ricordo ancora che nel par- 
ticolare studio compiuto sul profilo della faccia — studio fondato 
sul prelievo di otto angoli nel profilo sagittale mediano della 

(1) Dopo aver considerato che i oantterì •«•inalt del eranio e de) fè- 
more lono, per la maffnior parto, io rapporto colla fOntìon» aobeletriM dì 
«oete^no e dì ìnmrEione mnecolars, quelli dello stenio e •opratatto quelli 
d«I bacino lotto la dipendenaa invece defili organi TÌaeemli e più preci»- 
mente — nella donna — della fannione leianale, io ha proposto di ritenere 
* po*itÌTÌ ,: per il cranio e per il femore i caratteri offerti dall'uomo, per 
lo sterno e per il bacino qaelli offerti dalla donna. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SULLA PSICOLOGIA DBLL' ANTICO EGITTO 2PS 

faccia, a mezzo di uno speciftle atrumento fatto appositamente 
costrtirre - io ho riscontrato che il dimorfismo sessuale è poco 
apiccato e che, per di piii, la oondizioDe di tale dimorfismo à 
talora invertita nei confronti colle altre razze. 

L'effettiva deficienza dell'impronta sessuale sullo scheletro 
femminile egiziano, la quale resterebbe così stabilita, merita di 
essere segnalata anche perchè può fornire un buon elemento per 
spiegare la particolare stilizzazione della figura muliebre, tanto 
caratteristica nella scultura e anche nella pittura egizia. In- 
fatti deriverebbe da tali mie osBervaziuni che le sottili silhoueitea 
fomminilì dell'arte egiziana — colla deficiente curva dei fianchi, 
coll'appena accennato rilievo dell'addome, colla leggera con- 
vessità del petto; fatti che tonto donano di castità e dì pudi- 
cizia — aorebbero improntate anche a reali fatti anatomici. 

G mi piace subito notare in merito come il primitivo abito 
femminile — che sostenuto sulle spalle da brettelle si stendeva 
dall'origine dei seni fin quasi alla caviglia, strettamente ac- 
collato al corpo come guaina; e di cui l'uso, quasi esclusivo 
nell'antico e nel medio Impero, non andò totalmente perduto 
neppure dopo la XVII dinastia — dovesse contribuìie ad im- 
porre all'artista il rispetto della linea anatomica, siccome quello 
che tale linea poneva mirabilmente in rilievo. 

Appare poi tanto più verosimile che gli artisti si siano 
ispirati alla speciale anatomìa muliebre, accentuandone le pe- 
culiarità colla ingenua, leggiadra stilizzazione, qualora si rifletta 
quanto l'egiziano andasse fiero degli elementi somatici che lo 
differenziavano dalle altre razze, e quanta gelosa cura egli po- 
nesse per metterli bene in risalto nelle sue figurazioni. 

Per esempio: Nelle pitture e nelle statue o baseoiilievi dì- 
pinti il colore della pelle dell'Egiziano, tendente al rameico, si 
trova qnasi costantemente esagerato in una tinta rosso intensa, 
uniformemente estesa a tutto il corpo; e sovente un colore 
giallino è riservato alla donna, forse perchè essa aveva la pelle 
meno abbrunata per la minore esposizione ai raggi solari. In 
quella specie di atlante etnografico-geografico, come lo chiama 
il Tonnini (1), costituito da uno &a i meravigliosi bassorilievi 



(1) S. ToHMixt, Ideologia della deUtà Egizia. Torino, 1906. 



zed.yGOOg[e 



294 SIOVANMI HARKO 

dipinti dell'ipogeo di Seti I della XVIII dinastia, sono figurati 
i rappresentanti dei quattro popoli allora conosciuti: l'egizÌBno, 
l 'asiatico, l'europeo, il negro; rispettivamente colorati in roBso, 
in giallo, in bianco, in nero. 

Ma, anuhe nei prodotti della plastica pib arcaica noi po8> 
siamo dimostrare la preoccupazione dell'Egiziano nel mettere 
in particolare rilievo i tratti della persona che egli riteneva 
come peculiari della bus razza. 

Caratteristico di questa razza era, come ò noto, il naso di- 
ritto, lungo, piuttosto affilato. Ora, nella faccia delle primitive 
figurine umane di Egitto (figurine per Io pib in terra cotta, 
come i begli esemplari conservati ne! R. Museo di Antichità di 
Torino) domina generalmente un naso sraìsuratamente lungo, 
proluttgantesi anzi talora come in un becco di uccello; ed a me 
sembra che tale spropositato sviluppo dell'appendice nasale 
possa giustamente interpretarsi come intenzionale esagerazione 
del carattere etnico fisionomico che maggiormente differenziava 
l'Egiziano, soprattutto dal negro. Ed il fatto potrebbe citarsi 
anche a conferma del domìnio, nell'arte primitiva, del concetto 
del motivo essenziale nel senso del Taine (l), come io stesso ho 
già accennato io altro lavoro. Ancora ricordo che nell'involucro 
de) capo delle mummie più antiche avviene, sebbene raramente, 
di trovare impiantata, in corrispondenza del naso, nna lunga e 
sottile appendice, che ha pure somiglianza col becco di un uccello. 

Cresciuto in un paese così nettamente isolato da ogni altra 
contrada abitata, e reso poco avventuroso perchè la grande 
ubertosità del suolo e la dolce mollezza del clima non lo spin- 
gevano a fare precoce ricerca di altri paesi, l'Egiziano rimase 
per secoli e secoli nella convinzione che tutto il mondo fosse 
limitato all'Egitto, all'infuori del quale nuU'attro v'era che 
sabbia e mare. L'idea poi nella quale sempre convennero le 
varie concezioni cosmografiche del mondo poneva l'Egitto come 
centro del mondo stesso (2). 

E permase l'Egiziano cosi infatuato del proprio suolo da 
considerare con pietà e disprezzo le genti di altrove, ritenendole 



(1) Ti:nE, PhitotophU de l'Art. Parie, 1918. 

(2) E. 8caiAPtBCLt.r, La geografia dell'Africa Orientate ueondo le indica- 
li dei monumenti tgiziani. Eloma, 1S16. 



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SULLA PSICOLOGIA DELL'ANTICO EaiTTO 29f> 

disceadenti, forse, da esaeri sporadici b infelici. E ciò proba- 
bilmeate anche in base alta credcaza dell'antico sterminio del- 
l'umanità; sterminio compiuto dalia sanguinaria dea Sekhet, 
dal capo leonino, la quale avrebbe risparmiato gran parte del 
popolo di Egitto per intervento di Ra. Certo le altre razze erano 
inferiori; e naturalmente il primo uomo era stato creato nel- 
l'Egitto. 

Feticista del proprio paese, del proprio clima, della propria 
fauna, l'Egiziano era così anche feticista di sé stesso. E come 
nella beata valle del Nilo egli vedeva ' l'immagine del cielo... 
il tempio di tutto l'universo ,, e come a molti animali che seco lui 
là vivevano egli dava attributi divini, cosi egli si riteneva can- 
didamente l'essere prediletto dell'umanità; e nei suoi tratti 
etnici difiFerenzìali doveva scorgere altrettante impronte, bene- 
volmente in luì segnate dal suo creatore, che l'aveva formato 
col lìmo della terra (1). 

E cade qui in acconcio fermare l'attenzione che sulla civiltà 
egiziana pìh che in ogni altra emerge la potente influenza del- 
l'ambiente: l'antro pò geo grafi a trova qui, senza dubbio, la sua 
più solenne applicazione. 

Già nel determinare il precocissimo sorgere della civiltà 
nell'Egitto principali fattori sono stati: la grande e spontanea 
ubertosità del suolo e la costante dolcezza del clima. 

E questa civiltà ha poi potuto svilupparsi, mantenersi indi- 
pendente e perdurare cosi a lungo perchè gli effetti debilitanti 
e fiaccanti, sia sul fisico sìa sullo spirito dell'uomo ^inelutta- 
bilmente apportati dalla grande facilità dì vita e che non avreb- 
bero tardato a far degenerare l'Egiziano — hanno là trovato un 
possente correttivo in un'avversa forza naturale. Questa avversa 
forza naturale è costituita dai venti del deserto, i quali nel- 
l'Egitto riversano perennemente sabbia e tendono ad apportare 
il deserto; e che perciò hanno ognora stimolato l'operosità del- 
l'Egiziano, fortificandone il carattere ed elevandone il morale. 
Tale è la tesi acutamente svolta dallo Schiaparelli (2), il quale 
sostiene anzi che l'indirizzo generale della mitologia e dì tutta 



(1) Q. JtaniEK, Hisloirt di la civilisation Éguptienne. Faris. 

(2) E. ScHiAPiRKLLi, La configurazione geografica dell'Alto Egitto <f> rela~ 
•ne eolio svolgimento della sua antica civiltà. * Cuemos ,, Roma, 1894-96. 



zed.yGOOg^[e 



296 eiOVANNI HAKRO 

la civiltà egiziana sia informato al contrasto fra l'azione fecoD- 
datrice del Nilo e quella steri liitzatrioe dei venti del deserbi. 

Ma, anche nella diretta intimità psicologica dell'Egiziano, 
nelle varie epoche faraoniche, doì possiamo scorgere l'orma pro- 
fonda del mirabile e tenace potere assorbente ed escluaivieta 
del Paese. 

Appunto perchè addestrato a ricavare dalla sua meravi- 
gliosa contrada quanto a lai occorreva mercè una quieta, eguale 
ma sempre solerte opera di preparazione e di previdenza, l'Egi- 
ziano ebbe affinato in modo singolare il talento di osservazione 
e di registrazione dei fatti naturali. Acuto osservatore e fedele 
registratore dei &tti naturali egli fu per eccellenza. 

Ben si paò poi affermare che il popolo Egiziano si sviluppò 
e sempre evolse in intimo contatto col proprio ristretto paese. 

Ed in ciò è forse riposto l'elemento che fondamentalmente 
lo difiFerenzia da ogni altro. 

La fusione coU'ambiente naturale, dalla quale riescono a 
liberarsi, ad emanciparsi gli altri popoli quando giungono ad 
un certo punto di maturità, fu invece veramente perenne per 
il popolo egiziano. 

Conseguentemente tale popolo ebbe, in tutti i suoi vari pe- 
riodi storici, unilaterale e ingenuo orientamento psichico e aa 
di lui esercitò ognora grande impero la tradizione; sì che il 
millenario ciclo della sua esistenza trova semplice rìscontro 
nella vita dell'individuo che ai sviluppa ed evolve mantenendosi 
sempre in intimo contatto colla natura, e con natura uniforme 
e non aspra. 

Ogni epoca della sua lunga vita apportò all'antica schiatta 
egiziana nuove idee, la arricchì di nuove esperienze, allargò la 
cerchia del suo sapere. Però, come è ben noto, le primitive 
i^dee, tendenze e credenze sempre si tramandarono come patri- 
monio sacro, sempre permasero quale substrato fondamentale 
della personalità morale e intellettuale ; alcune sembrarono 
bensì, volte a volte, attenuarsi si da preludiare al definitiva 
tramonto, ma in seguito nuovamente sbocciavano con vivace 
rigoglio. E la conservata ingenuità del psichismo portò l'Egi- 
ziano a non preoccuparsi, a mai sentirsi a disagio per il con- 
trasto e per l'assurdo che molte volte derivava — e che ne- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SOLLA PSICOLOAIi DBLL ANTICO BGITTO 297 

eessariamente pur doveva balzare al suo spirito — fra lo etato 
delle sue conoscenze fondate su elementi bene stabiliti e con- 
trollati, e ì prodotti delta sna originale invenzione, cosi tena- 
cemente in lui radicati e sempre strettamente legati colle pe- 
caliarità dall'ambiente. 

Il meravigiioBo paese " dono del '^ilo , che aveva provocato 
il magnifico sboccio di una elevata civiltà autoctona, quando 
tutto intorno e nella vicina Europa non erano par anco spuntati 
i prìmi albori del vivere civile, anche in seguito sempre con- 
tinuò ad invigilare i passi del suo popolo, troppo esclusivamente 
dominandone il sentimento ed il pensiero. 

L'Egitto rimase anche per il popolo egiziano adulto vera 
culla e mantenne tale popolo in stato, per cotà dire, di perenne 
puerilità. 

In una recente pubblicazione io coaì scrivevo, tenendo pure 
presente la decadenza delia civiltà egiziana: 

Devesi osservare che ogni periodo della civiltà porta ten- 
denze, ha rosnifestazioni adeguate ed armoniche col grado del 
progresso raggiunto. Ora, le tendenze, le manifestazioni proprie 
di un periodo, se perdurano in altri consecutivi, o se troppo 
precocemente compaiono, ai presentano come anomalie e ì loro 
prodotti sono sempre difettosi, poco utili e molto volte anzi 
nocivi per la successiva evoluzione civile. E quel che si verifica 
nella storia dei popoli si ha pure nella vita dell'individuo; donde, 
come legge generale: sia la precoce comparsa, sia la tenace 
persistenza o la reintegrazione di idee, di sentimenti, di ten- 
denze possono condurre all'infralimento della razza o dell'indi- 
viduo; aggravando la tara degenerativa preesistente, se pur già 
non sono semplici conseguenze della medesima (1). 

Nello studio della decadenza della civiltà egiziana questo, 
a mio avviso, non deve essere perduto di vista. 

L'Erman cos'i sintetizza la psicologia de] popolo egiziano: 
* Sul popolo egiziano gravava una particolare maledizione: non 
poteva scordare , (2). Ed in questa impossibilità di scordare, la 
quale, in ultima analisi, finisce di risolversi in deficiente o meglio 

di 0. Mabro, Art* /VimtttM) « Àrie Ftiranoiea. 'Annali di Froniatria 

e Sciame affini ,, Torino, 1918. 

(2) A. Ebmu, La Riligione Egizia. Tradaiione di A. Pellegrini, Ber- 
|t»mo, 1908. 



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2dS aiOTANHl MAURO 

deviata evoluzione, io credo doversi ripetere la causa che nella 
razza egiziana non siasi sviluppata quella duttilità di spirito 
che porta nn popolo ad orientarsi differentemente a seconda del 
grado del progresso ra^unto, e che solamente gli può fornire 
i mezzi per sostenere vittoriosamente l'urto, il cimento con altre 
civiltà. La tenacia conservatrice di questo paese, che, come 
nota il Meyer, * ne ha protetto la ooltora come un'armatura 
magica impedendo più volte il ritorno della barbarie , (1), ha 
costituito infine principale elemento di sfacelo e di crollo (2). 

Scrìve il Renan: * Nella sua lunga vita di nàsione l'Egitto 
ricevè poco, ma dette molto. Questa è la sorte di tutti gli Stati 
profondamente convinti della propria superiorità. Queste sorta 
di civiltà non sopportano di esaere menomate; resistono lungo 
tempo e crollano quando si vuole riformarle , (3). 

Il filosofo francese coglie un lato giusto della questione. 
Non vi ha dubbio che l'isolamento sentimentale in cui continuò 
a vivere l'Egiziano in mezzo al mondo civile — e per l'appunto 
in gran parte quale conseguenza del persistente troppo elevato 
concetto di se stesso e del proprio paese — contribuì potente- 
mente al tramonto, sia pur tardi, della sua civiltà. 

E invero lo speciale isolamento, anziché condarre questo 
popolo all'asdimiiazione dei prodotti delle altre civiltà, giovani, 
robuste, fiorenti — e all'abbandono delle scorie, accumulate nel 
suo vecchio organismo — lo portò invece alla inadattabilità colle 
medesime; mantenendolo tenacemente fisso nel voler dare soffio 
di vitalità a quel che era passato. Inoltre, con giro vizioso, tale 
isolamento favorì la persistenza nell'Egiziano delle manifesta- 
zioni egocentriche proprie del fanciullo e del bambino, il quale 
giunge a fare convergere alla propria personalità tutto il mondo 
che conosce. — Un bambino di sette anni mi palesava un giorno 

(1) E. ìixTwa, Hitloire ds l'AntiguiU. TradnctioD de A. Horat, tome II, 
Farif>, 19U. 

(2) La tendenza alla immutabilità, per così dire, è stata là anche pe- 
culiarità fondamentale dell'ordinamento Bociale e famigliare. L'impianta 
di tale tendenza ai aeoriife, per es., a parer mio, nella ereditarietà non solo 
delle oariche ma ancho delle profeiiioni, nonché nella grande freqaeiiia 
del matrimonio fra congiunti, anche tra fratelli e sorelle; per conserrare 
la pnrezia del sangue il faraone giungeva talora a sposare la figlia. 

(3) E. Rmu, Le» aniiquilés ti ita fouille» d'ÉgupIt. * Revue des Denx 
Hondes „ Paria, 1866. 



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SDLLA PSICOI^SII DELL ANTICO EOITTO 299 

la convinzione che durante il ano sonno della notte tutto il 
mondo cessasse di esistere. E l'Egiziano, che per secoli e secoli 
era rimasto nella credenza che tutto il mcndo fossfi limitato 
all'Egitto, sempre poi pose l'Egitto quale centro del mondo 
stesso e sempre si ritenne l'essere prediletto dalle divinità, 
come sopra si è osservato. 

E non siamo qui lontani dai confini del campo della pato- 
logia mentale. Gito in proposito quanto io stesso scrivevo in 
una recentissima pubblicazione: Una delle conseguenze piil di- 
rette e più gravi della degenerazione paranoica io credo essere 
quella di portare la personalità mentale alla inadattabilità e 
all'antagonismo col mondo ambiente nonché all'iaolamento dal 
medesimo; condizioni psicologiche speciali cui spetta poi una 
parte importantissima nella organizzazione e nella evoluzione 
delle idee deliranti, come già nell'affermazione dell' egocen- 
triamo (1). 

Ma, non solo l'Egitto non assimilava ma repelleva, e con 
grande facilità eliminava quanto dall'esterno vi veniva importato, 
sìa pure a tutta prima bene accolto ed accetto. 

Porto alcuni esempi :'^ 

— Fra la XVII e la XX dinastia erano giunte dall'Asia alcune 
bellissime varietà di vasi che incontrarono molto presso gli 
Egiziani, anche perchè il prodotto locale era, e ad essi appariva, 
di gran lunga inferiore; e tati vasi furono riprodotti in grande 
abbondanza e molto diffusi. Dopo poco tempo però le antiche 
forme abbandonate e meno belle tornarono in onore e quelle 
asiatiche non tardarono a scomparire. 

— Solo alcuni animali domestici riuscirono là ad essere sta- 
bilmente piìi apprezzati delle specie originarie del paese: al 
giungere del cavallo dall'Asia, al principio della XVIII dinastia, 
l'asino decadde molto nella considerazione dell'Egiziano, il quale 
però pur continuò a valersi ampiamente della sua opera. 

— La civiltà romana in tutti i paesi di conquista riuscì ad 
imporsi ed a sovrapporsi, ad eccezione che nella Grecia e nel- 
l'Egitto. Ma, più ancora che nella Grecia, dove alcuni prodotti 
dell'architettura romana poterono affermarsi, l'arte dì Roma si 



(1) G. Hasbo, Stato éognante vero da tèaurimenlo acuto, con ÌHdagine 
pgìco-analitiea. 'Archivio di Antropologia Criroinale, ecc. „ Torino, ldl9. 



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300 aiOTANNI MAKKO 

piegò e si adattò alle tradizioni locali nell'Egitto. Ed invero, 
esclusione fatta di Alesauidria, città pib greca che egiziana, 
veri monumenti romani non si incontrano in Egitto, sebbene 
grande abbondanza di templi e anche di etatue i Romani vi 
abbiano coatrotto ed eretto. Por esempio: il tempio di Edfu, 
gran parte di quello di Dendera e di qaetli di File sono romani, 
ma di stile prettamente egizio. 

— Anche Cambise, dopo avere conqDÌstato l'Egitto, ne vmerb 
le divinità ed eresse in loro onore templi sullo etile locale; e 
racchiuse il suo nome nel caratteristico * cartello faraonico ,. 

— Quante ei-esie della religione cristiana non provennero 
poi dall'Egitto, direttamente sorte con salde radici dalle favole, 
locali? — 

Stran» potere di questo maraviglioso paese: tutto ciò che 
vi giungeva dall'esterno, o rapidamente sì mimetizzava, per cofà 
dire, coll'ambiente, o vi aveva breve ciclo di vita! 



Recentemente il RatzeI toma ai-ibadire l'antico concetto 
che sulla conservazione e sulla stabilità della civiltà egiziana 
ha potentemente influito la durevolezza delle costruzioni di 
pietra : " Il granito di Siene, ì marmi di Persepoli sono fra le 
roccie più durature ohe si conoscano, e conservano ancora 
oggidì le loro scolture più (ini e la loro lucidissima politura... 
Queste roccie costituirono per la tradizione come un'ossatnra 
che le impedì di invecchiare... Certo Ìl cristallizzarsi dello 
spirito egizio è in parte spiegato dalla presenza di qoesta ossa- 
tura rigida, da questo che potrebbe dirai un continuo radìcarai 
dello spirito dentro la pietra , (1). 

In questa sfida all'opera edace del tempo la durevolezza 
della pietra è stata coadiuvata dalla mole sovente ciclopica dei 
monumenti e insieme dalla loro semplicità architettonica, come 
giustamente dice il Maspero (2). 

Ma, ancora nei confronti della forte imposizione del passato 
allo spirito dell'antico Egiziano da parte delle costruzioni mono- 



(1) F. Ratikl, Otografin drlVUoma. Tradnii. di IT. CnTallero, Torino, 1914. 

(2) O. M&BPtno. L'Arie in Egitto. Ti&Am. di G. Farina, Beiamo. 1913. 



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SULLA PSICOLOQIA DB LL ANTICO SaiTTU 301 

mentarie, un altro elemento deve, a parer mio, essere parti- 
colarmente lumeggiato : ed è la mirabile intonazione, anzi fasìone 
dei monumenti etessi collo speciale ambiente. Intonazione, fusione 
tale da darci qualche volta quasi l'illusione che i monumenti 
par essi siano semplice, spontaneo prodotto dell'ambiente stesso. 
£ vari sono gli elementi che cooperano a stabilire la fusione 
dei monumenti egiziani collo speciale ambiente. 

Noi li troviamo essenzialmente riposti nella intima conso- 
nanza cbe intercede : da una parte fra la semplicità, la purezza, 
la rigidità anche della linea architettonica e la monotona uni- 
formità del paese e la semplicità dei suoi elementi costitutivi; 
dall'altra fra la mole colossale di questi monumenti, meraviglio- 
samente armonici nelle proporzioni, e la immensità del deserto, 
Bul quale o in tutta prossimità del quale essi sorgono. 

In questa perfetta armonia deve forse essere ricercata la 
precipua ragione del grande potere suggestivo che tali monu- 
menti dovevano esercitare su ogni antico Egiziano : classe dirì- 
gente e popolo. 

Sulle dinastie faraoniche il fascino degli antichi monumenti 
doveva specialmente risolversi col tenerle stabilmente avvinte 
nel pensiero degli epici fasti leggendari dei primi dominatori, e 
co ir alimentare potentemente in esse l'alto e geloso egocentrismo 
— in grazia del quale il faraone era portato a far convergere 
tutto alla grandezza d^lla propria personalità, approfittando 
della virtù di simbolo che in lui unanimemente sl riconosceva. 
£ sul popolo tale fascino doveva agire; imponendogli con- 
tinuamente il culto, anzi il pavido rispetta per il passato; para- 
lizzandone, per COSI dire, il genio inventivo ; polarizzandone 
stabilmente il sentimento ed il pensiero, anche nella convinzione 
della propria pochezza (1); contribuendo a renderlo passivamente 
prono a chi dei costruttori di questi antichi monumenti poteva 
considerarsi diretto discendente. 

In conclusione : lo spettacolo degli antichi monumenti esal- 
tava nei faraoni la convinzione della propria grandezza, depri- 
meva invece nel popolo il concetto di se stesso; singolarmente 



(1) Nulla Tale a dettare più in noi il sentimento di essere una quantità 
trMDurabile quanto il trovarsi al cospetto di un fatto grandioso, del qnale 
bene non possiamo spiegarci la formasione e le ragioni della saa formazione. 



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302 fllOVANNl UARBO 

doveva cooperare a maotenere lo spirito di tutti in condizioni 
di credula ingenuità. 

£ qai calza bene il rilevare che l'inveterata ingenuità del- 
l'Egiziano ha poi sempre mantenuto rigogliosamente sveglio 
l'amore per il colossale. Invero, dalla visione compleaeiva dei 
monumenti delle vane epoche faraoniche scaturisce ovvia l'osser- 
vazione che la razza nilotica — calcando le orme degli antidii 
padri — ha, in ogni periodo della sua civiltà, tradotto estesa- 
mente in atto, nelle opere edilizie e nelle statue dei faraoni, 
la profonda sua tendenza per il gigantesco, per il formidabile; 
valendosi di blocchi di granito o di calcare sovente già immani, 
evitando però di cadere nel grottesco e nel mosti'uoso. 

Anche nei prodotti della estesa manifestazione artistica 
egiziana noi troviamo particolare documentazione; e del man- 
tenuto intimo contatto coli'ambiente naturale, e della conservata 
primitività del psichismo; attraverso i vari periodi storici. 

Come è noto, l'arte animalista è sempre stata ampia- 
mente coltivata presso l'antico Egiziano; e grande dovizia noi 
troviamo profusa in tutto l'Egitto di sculture e di pitture ripro- 
ducenti scene di caccia, di vita agricola, di vita pastorale. 

E mentre nella figurazione umana generalmente spicca, 
insieme alla schietta ingenuità della trattazione, una certa rigi- 
dità (ti linea e l'impronta del convenzionalismo ; nella rappre- 
sentazione degli animali ci colpisce e ci seduce, sempre si può 
dire, lo schietto verismo, la grande naturalezza e soprattutto 
l'impeccabile fedeltà delle pose e dei movimenti — analoga- 
mente cioè a quanto sì suole riscontrare nei prodotti d'arte di 
tutti i popoli primitivi. Il Grosse riferendo sulle sculture degli 
Iperborei nota: ' La figura umana è eseguita assai meno bene 
che la figura degli animali, i quali sono visti con tanta esat- 
tezza da poter servire di soggetto di studio agli zoologi , (I); 
e nel mio studio sull'arte primitiva io cosi concludeva : ' Schietta 
emanazione dell'incosciente sentimento della natura, l'arte pri- 
mitiva si risolve in un potente inno alla vita animale, colla 
quale l'uomo primitivo fa veramente corpo , (2). 



(1) OioBBR, ht» Dibttis de l'Art. Traductiou fruifaÌBQ, Parìa, 1 

(2) 0. Habro, vedi citai, a pag. 9. 



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SULLA PSICOLOOU DELL' ANTICO BOITTO 303 

— Io sono debitore di una delle più profonde impressioDÌ 
estetiche ai prìmo entrare in una tomba dell'Alto Egitto, risa- 
lente alle prime dinastie (scoperta nello scavo della necropoli 
di Qebelein dalla H. A. I.)- 

— Una grande auccedsione di scene agresti, di caccia, di 
pesca mi apparve colà figurata, a colorì per lo piti molto vivaci, 
ricoprente la volta e le pareti di un lungo corridoio rettilineo : 
buoi mansueti dal lento incedere, condotti al sacrifizio u al 
lavoro dei campì; torì dall'occhio feroce e sanguigno ira loro 
cozzanti, colla possente muscolatura del collo tesa nel grande 
aforzo; asinelli, che, iiberì da ogni freno e da ogni peso, trottano 
palivi o che, troppo carichi, si impuntano recalcitranti, sebbene 
chi li conduce li batta a sangue che sprizza tutto intorno ; branchi 
di agili antilopi colte su balze di rupi; ippopotami fuggenti fra 
canneti e palmeti; gruppi di ibis aparsi in terreno paludoso; 
vane specie di pesci ancora guizzanti fra le maglie della rete... 
Sulle pecche grossolane del disegno, sulla chiazzatura del corpo 
degli animali, per Io pit inverosimile, anzi fantastica, l'occhio 
sorvolava; estasiato dalla visione della vita che era là palpi- 
tante, impressa nelle varie forme con vigore e maestria — . 

E mi si porge qui l'occasione di notare che nell'Egitto, dove 
probabilmente non si è avuto un brusco passaggio fra il periodo 
della caccia e quello dell'agricoltura — poiché, per le già notate 
Bpecialissime condizioni di ambiente, la coltivazione della terra 
è sorta molto precocemente e dirò anche spontaneamente — non 
deve essersi verificata l'attenuazione del naturale talento arti- 
stico nel passaggio dall'uno all'altro periodo. 

Nella vallata del Nilo, l'arte, sorta per impulso, procedente 
dall'istinto — come in ogni altro paese — e gradualmente 
mtrata nel dominio del ragionamento e dell'osservazione cosciente, 
non ai è mai distaccata, aopratutto nella figurazione degli ani- 
mali, dal contatto colla natura: & sempre stata schiettamente 
realistica. 



Bìtomo ora all'indagine scheletrica. 

E vi ritorno per presentare alcuni dati del mio studio, i 
quali — anche io unione con quelli dapprìma esposti — mi 
eoQsentiraano di formulare infine una conclusione sulla costitn- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



304 OIOVANM UARRO 

zìone fisica dell'&ntico Egiziano nel suo complesao: concloBÌone 
alta qaale, come vedremo, a me è parso di trovare un certo 
rÌBContro nel particolare abito psicologico di questo popolo. 

Anzitutto alcune osservazioni sulle ossa delle eetremitb. 

Nello studio dei rapporti intercedenti fra la lunghezza degli 
arti, io ho notato che le medie dei valori degli indici: omero- 
radiale, femore-tibiale, intermembrale, sono molto elevate, distan- 
ziandosi notevolmente in più dalle medie ritenute normali nelle 
popolazioni europee attuali. In altre parole: negli Egiziani antichi, 
secondo le mie ricerche, sono molto lunghi l'avambraccio ri- 
spetto al braccio, la gamba rispetto alla coscia, l'arto supe- 
riore rispetto a quello inferiore. 

Ora, sulla base di parecchi elementi dì fatto io ho avan- 
zata l'ipotesi che la coesistenza di queste tre peculiarità ana- 
tomiche, nonché la frequente concomitanza, pure da me notata, 
della tibia * a lama di sciabola , — fatti tutti che armonizzano 
perfettamente l'uno coU'altro e che appaiono quaie caratteri- 
stico complesso di inferiorità — sia in rapporto di dipendenza 
' colle particolari condizioni di vita e soprattutto collo speciale 
lavoro degli arti imposto là continuatamente al popolo. 

Nel passaggio di un * Inno al sole , si sorprende il grido 
desolato di quella moltitudine, che soffriva nella schiaviti] e 
penava nella costruzione delle piramidi (1). Ed Erodoto ci narra 
che, per la gravezza delle fatiche imposte e per il deficiente 
cibo somministrato, piìi volte ebbero luogo sommosse e rivolte 
fra i lavoratori della piramide di Cheope, le quali portarono a 
repressioni sanguinose (2). Per6, noi sappiamo anche che il 
popolo egiziano fu sempre profondamente avvinto ed asservito 
al concetto: e di apprestare al faraone una indistruttibile di- 
mora funeraria e di eternarne la memoria con templi dedicati 
al suo culto, dalle proporzioni sovente gigantesche; nell'erezione 
di questi templi — difettando gli ordigni e i mezzi meccanici 
per il trasporto e l'elevazione del materiale da costruzione — 
doveva per l'appunto essere largamente richiesta ed impiegata 
la prestazione del lavoro manuale. 

E come conseguenza della continuata imposizione dello spe- 

(1) E. M. Dk Vuotlft, ' Revue dea Denx Hondes „ PmÌb, 1877. 
(■2i ErciwTo, Storia, Libro li. 



zed.yGOOg[e 



SDLL& PSICOLOQU dbll'antico boitto 305 

ciale lavoro manuale a questo popolo io ho creduto di poter 
pi-ospettare anche un'altra particolarità morfologica: il foro 
olecrano-coronoideo (1), assai frequente, come è noto, negli Egi- 
ziani dell'antichità. 

Questa particolarità morfologica fu da me esaminata negli 
Bcheletri di bambini, di ragazzi, di giovani, di adulti, di vecchi ; 
ho così potuto indagarne la modalità di comparsa, seguirne la 
formazione e l'evoluzione. E merita di essere qui incordata 
un'altra conclasione del lavoro compiuto in merito: * Il foro 
olecrano-coronoideo — carattere di razza nell'evoluzione fisio- 
logica dell'omero degli Egiziani antichi — sì risolve ad essere 
una semplice usura, in probabile connessione con una locale 
deficienza di resistenza delle trabecolatnre ossee ,. 

Ora, qnesta risultanza armonizza perfettamente con molti 
altri dati i quali depongono in realtà per un processo oasifica- 
tìvo deficiente, ritardato, non regolarmente completo, nello sche- 
letro egiziano. 

Accenno per esempio dì avere notato: molto tardivamente 
la compieta indipendenza della porzione basilare dell'occìpite da 
quella condìloidea ; molto frequente il hiatus sterni, talora amplis- 
simo ; qualche volta l'incompletezza degli archi vertebrali o la 
mancata unione ossea dell'arco col corpo della vertebra. 

E non mi appare di poco momento ai fini della nostra di- 
mostrazione il fatto che nello studio e nella classificazione delle 
forme craniche è stata da me ottenuta una percentuale assai 
elevata (30,8) delle forme pentagonoides e rhomboides: cioè delle 
forme meno evolute, meno differenziate, meglio conservanti le 
caratteristiche fetali e infantili. 

Ricordo ancora che nella indagine sull'apertura pyriformis 
a me è risultata una percentuale relativamente molto esigua 
della forma antropina (34,04): dato che acquista qui particolare 
importanza tenendo presente che tutte le disposizioni le quali 
differiscono da quella vera antropina sono da interpretarsi come 
semplici atipie collegate all'arresto, alla deficienza e alta irre- 
golarità Del locale compimento del processo ossificativo. 



(1) Queita deDomÌDaiione è stata da me proposta in aostitozioDe di 
quella comonemeiite osata di perforazions olecranica. perché, in base allo 
itndìo da nm compinto, està risulta atiatomioameiite piii appropriata. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



306 QIOVANNl HARBO 

È vero che pur dì frequente io ho rilevato esostosi mul- 
tiple sopra la colonna vertebrale; come anche sulle ossa lunghe, 
specialmente sul femore. Ma, a tale proposito, osservo che l'ah- 
Dormita, sia pure in eccesso, e la deficienza dell'attività for- 
mativa non sono fra loro in contrasto; soventi volte sì accom- 
pagnano, completando insieme il quadro della deviazione dì 
sviluppo: deviazione di sviluppo che si risolve sempre ad essere 
espressione dì manchevolezza. 

In conclusione, tutto questo vario complesso dì dati auto- 
rizza e giustifica pienamente, secondo il parer mio, la dedazione 
di sintesi: Una delle caratteristiche fondamentali dello sviluppo 
fisico dell'antica raiiza egi/Jana è la poca accentuazione delle 
note differenziali fra to scheletro infantile e giovanile e quello 
dell'adulto. E con questa deduzione non contrasta, anzi collima, 
la convergenza della struttura scheletrica maschile con quella 
femminile, ossia l'attenuazione di tutti i caratteri sessuali posi- 
tivi dello scheletro; come hanno portato a stabilire i dati prima 
esposti. 

Mi piace ora osservare che tale nota, dirò cosi, di infan- 
tilità somatica, trova singolare riscontro in quel carattere di 
ingenuità e dì puerilità psìchica, sul quale ho particolarmente 
insistito: l'ulteriore studio potrà forse stabilire se e quali rap- 
posti intercedono fra i due fatti. 

Ma, le mìe indagini sulla costituzione fisica degli antichi 
Egiziani non sono semplicemente limitate al diretto elemento 
antropologico: le ossa: esse si estendono anche ai prodotti della 
statuaria, prodotti che ogni epoca faraonica ci ha tramandato 
in grande dovizia. E speciale osservazione è da me volta ai 
costdetti 'doppi, — generalmente di pietra o di marmo, tal- 
volta di legno o dì terra cotta. 

Ora, mentre i ' doppi , sono utili elementi per lo studio 
dell'antropologia tìsica, il concetto del ■ doppio . — la credenza 
che lo spirito del defunto dovesse allogarsi in un sembiante, in 
un'immagine materiale per avere assicurata l'eterna vita futura 
— è vera faccetta del poliedro della psicologia egiziana. 

Tale concetto, che noi vediamo fedelmente tramandarsi 
attraverso a tutte le varie epoche faraoniche, rappresenta uno 
dei caratteristici fondamenti della religione egiziana, ed ha avuto 



zed.yGOOg[e 



SDLLA PSICOLOGIA DELL'aNTICO BQITTO 807 

una grande influenza su tutto lo aTolgimeato di quella antica 
civiltà. 

Soprattutto esso ha potentemente là contribuito a dare lo 
speciale indirizzo all'arte e a ferie toccare un sì alto fastigio. 

Invero, tate concetto ha costituito il più poderoso elemento 
ispiratore della statuaria egiziana, e attraverso le parecchie 
migliaia di anni di sua durata: ' quasi tutte le più belle statue 
dell'antico e del medio Impero e alcune dei bassi tempi, che 
noi possediamo, provengono dalle tombe e generalmente rap- 
presentano il doppio del defunto . (1). 

N^ello scavo delle necropoli succede ben sovente di rinve- 
nire nella camera del sarcofego una, due, tre, quattro, talvolta 
fino a. otto e anche a dodici statue del defunto; in ciascuna 
delle quali cioè, ed eventualmente anche in un semplice loro 
frammento, si sarebbe potuto allogare, come nella mummia, 
l'essenza della persona, alla quale sarebbe stata cosi assicurata 
la reviviscenza perpetua: fatto di straordinaria previdenza, che 
può esaere paragonato a quello che compie la natura, la quale, 
a fine di ovviare al pericolo della estinzione della specie, per 
la grande distruzione cui vanno soggetti (per esempio) molti 
pesci, fa deporre ad una sola femmina migliaia e migliaia 
di uova. 

E noi possiamo spiegarci come la convinzione di poter dare 
la vita alla materia plasmandola, o di poter in qualche modo 
far risiedere lo spirito, l'anima nella materia plasmata — la 
quale convinzione sta, come è noto, alla base dell'origine della 
plastica (2) — continuò a presiedere all'evoluzione artistica 
dell'Egiziano appunto perchè egli, pur nel maturo raggiungi- 
mento di elevata civiltà, conservava freschezza e ingenuità di 
impressioni, di sentimento, di pensiero. 

Noto però che deve aver valso a disciplinare sempre, a 
tarpare talora, l'ala del genio creatore il fatto che lo scopo 
della fine statuaria egiziana è sempre stato precipuamente quello 
dì foggiare il ritratto del defunto: sovente con ispirazione rea- 
listica, ognora con ossequio alla speciale tradizione. 

(1) E. SoBiipiBBLLi, Il Libro dei Funerali degU antichi Egiziani. * Acca» 
demia dei Lincei .- Roma, 1882-90. 

(2) HoiBKKS, L'Uomo. Storia Naturale e Prtiitoria. Tradns. del ZanolH, 
Milano, 1912. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



308 OIOVINNI MiBRO — SULLA PSICOLOGIA, SCC. 

Una poi fra le principali ragioni per le quali l'artiBU si 
adattava ad essere servilmente prono al dogma, alla tradizione, 
potrebbe, io credo, essere pare ricercata nei fatto che l'opera 
del pittore e dello scultore era generalmente destinata ad occul- 
tarsi per sempre sotterra, senza lasciare alcuna traccia o ri- 
cordo fra i vivi. 

Nell'antico Egitto veniva a mancare all'artista: sia la epinta 
di quella potente molla che assai sovente presso di noi presiede 
all'opera del genio, costituita dalla speranza di fare ammirata 
la propria opera nella posterità, di rendere duratura, dì eter- 
nare la propria gloria ; sia l'ammaestramento e lo stimolo pro- 
cedenti dalla visione e dallo studio dei capolavori del pasaato, 
destinati come suppellettile del sacrario delle grandi tombe, e 
dei quali perciò doveva essersi perduto financo il ricordo. Talora 
l'artista effigiava anche se stesso nel decoro dei sontuosi am- 
bienti funerari, ponendosi fra i servi o ì dipendenti del grande 
possessore di tomba (come per esempio si rileva in alcune ma- 
staba della necropoli di Menfi) ; e così di alcuni fra essi a noi 
è pervenuta notizia. 

L'arte in Egitto non è mai stata Sne a se stessa; come 
sempre è stata un portato dell'ambiente, un'emanazione della 
collettività. 

Con ritorno ora al concetto del * doppio . devesì notare che, 
siccome gli Egiziani credevano che nella vita dell'ai di là l'uomo 
permani!s8« eternamente giovane, il * doppio „ sempre lo rap- 
presenta nel fiore dell'età. La vecchiaia ben poco impressionò 
l'arte t^^iziiina e raramente fu là presa a modello. 

A parte |)erb queste deviazioni dalla scrupolosa rappre- 
sentazione dall'indivìduo all'epoca della morte, i * doppi , do- 
vevano essere fedeli, realistici ritratti del defunto che rappre- 
sentavano. E come tali essi costituiscono documenti particolar- 
mente preziosi nel confronto degli studi antropologici. 



L'Accademico Segretaria 
Ettore Staupini 



zed.yGOOgle 



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CLASSE 

SCIENZE FISICHE, MATEMATICHE E NATURALI 
Adnanza deU'U Geimaio 1920 

PBBSIDENZA DSL SOCIO PBOF. COHH. ANDBEA NACCABt 
PRESIDENTE DELL'AOCADEHIA 



Sono preaenti i Soci Sai.vadori, Seghe, Peaho, Jadakza, 
FoX, Hattibolo, Osassi, Sokiguaka, Panetti, Ponzio, Sacco, 
Majorana e Paboka Segretario. 

È scasata l'aasenza del Senatore D'Ovidio, Direttore della 
Claaee, e del Socio Guidi. 

Si legge e si approva l'atto verbale della precedente 
adananza. 

Il Segretario, a nome del Socio Senatore D'Ovidio, presenta 
la Kota (n*) del Prof. Gustavo Sannia, Serie di funzioni som- 
mabili uniformemente col metodo di Borei generalizzato, che à 
accolta per la stampa negli Atti. 



Aiti della B. Accademia - 



zed.yGOOg[e 



QDSTAVO SANNU 



LETTURE 



Serie di fanzioni somoialiiii nnifonoeinente 
coi metodo di Borei generalizzato 

Nota II di GUSTAVO 8ANNIA (a CBgliiiri) 



In una precedente Nota, recante lo atesso titolo (>}, ho 
studiato le serie di funzioni dal punto di vista della uniforme 
sommabilità allorché vengono interpretate col metodo di Bomma- 
zione {B, r), ossìa con uno di quegli infiniti metodi da me in- 
trodotti (»} 

(1) ..., (B, - 2), (B, - 1). (B, 0), {B, 1), B, 2), ... 

che sono analoghi al metodo esponenziale del Borel, cbe corri- 
sponde a (B, 0). Ed alle serid uniformemente aommabili col 
metodo (B, r) ho esteao i più notevoli fra i teoremi sulle serie 
uniformemente convergenti. Ma un tale studio, faUo con un va- 
lore fisso dell'intero r (per quanto arbitrario), non basta. Infatti 
con l'introduzione dei metodi (1) non ho inteso di sostituire 
quello (B, 0) del Borel con uno dei rimanenti, ben^ di consi- 
derarli tutti nel contempo e, con la loro somma logica, costi* 
tuire ciò che ho chiamato metodo di Borei generalizzata (o Bg), 
intendendo cioè che una serie sia sommabile con tal metodo 
quando Io è con qualcuno dei metodi (1). 

È dunque alle serie uniformemente sommabili col metodo Bg 
(opportunamente definite) che bìaogna pervenire. Ciò richiedo 



(') Questi AUi, voi. LIV, 1918-19, p. 171. 

(') Kella Memoria: Nuovo metodo di tommaziont delle strie: eatnuiom 
del metodo di Borei (' Reod. del Ciro. Mat. di Falerno „ t. XLIl, 191T, 
p. 30S). La indicherb nel seguito con la lettera M. 



zed.yGOOg[e 



SEBIB DI FUNZIONI SOMMABILI UNIFORUEHENTE, ECC. 311 

un previo esame comparatiTO fra i metodi (1) rispetto alla uni- 
forme sommabilità. À tale scopo è dedicato il § 3. Per rendere 
più spedita la lettura di questa parte eBsenziale della Nota, ho 
raccolto nel § 1 un certo numero di lemmi, alcuni dei quali pos- 
sono avere qualche interesse anche autonomamente considerati. 



§ 1. — Lemmi. 

1. — Lehha I, Sia { (a, z) una funzione definita per i valori 
di a ^> (^) e diz in un intervallo Z, che ammetta derivata fa' (a, z) 
rispetto ad a e che per ogni o ^ fissato sia funzione limitata 
di z in Z; tia inoltre g (a) una funzione positiva crescente di a ^ 0, 
tendente o -|- oo con a e che ammetta derivata g' (a). Allora, se 
per a ^ + 00 il secondo dei rapporti 

(2) 

tende uniformemente in 7, ad una funzione limite 1 (z) limitata, 

anche il primo tende uniformemente in Z alla stessa funzione (*). 

Infatti, giusta l'ipotesi, dato e;>0, esiste un numero aa;>0 

(indipendente da z) tale che per a^Uo ^ P^** ogni z di .? risulti 

(3) ,(„_^<i^,t£l<,(,, + i.. 

Ora, fissato un a]>-ao e un ^ in Z, ai ha, per il teorema 
del valor medio, 

f{c.z)-f('k.') _ f''{?,') 

ove ao<p<;a, quindi la (3) (ove si ponga P in luogo di a) 
puè scriversi 



{') di un qualunque altro numero fisiO. 

(*) Il lemma rale anche ae f dipende da più variabili, oltre che da □. 
Supponendo invece f funzione della sola a, ai cade su di un teorema di 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



312 OnSTATO SINNU 

moltiplicandola per la quantità positiva (giusta l'ipotesi) 
0(0) — ?(ao)]:?(o} 



si ha l'altra 

(4) [,w_|l|l-^|+l^< 






per ogni a ]> Oq e ogni z di Z, 

Ora, per ipotesi, lim jr(a) =: ^ co, quindi i membri estremi 

di (1) tendono rispettivamente a / (z) — ?- e a Z (2) -f- -^ per 
a = -|- 00 ; ad uniformemente rispetto a « in Z, poiché, per ipo- 
tesi, /'(oo.z) e I(z) sono funzioni limitat« in Z (*). 

Segue da ciò che esiste un numero ai '~> a^ (0 indipendente 
da 2) tale che per ogni a >• a] e ogni 2 di Z il primo membro 
di (4) risulti maggiore di ^(2) — ^ — -|- = 1(2) — t; ed osiate 
del pari un numero a, ^ Oo (e indipendente da 2) tale che per 
ogni a ;> Ot e ogni 2 di 2 il terzo membro di (4) risulti mi- 
nore di K (■») + y + y = ^ (*) 4- '■ Dunque, per ogni a >■ a» 
e di Of e per ogni 2 di Z, risulterà 

iM-t<-^<lW + t c.d.d. 

OssEBT. U lemma susaiaié anche se si suppone che f (a, z) 
sia funzione (reale complessa) della variabile reale a^O e 
della variabile complessa z in un'area Z, e che sia di modulo 
limitato in Z per ogni fissato a^O, 

Poiché, posto z=:x + itf, si può scrivere 

f{a, 2) — u (a, X, y)-tiv{ a, x, y) 

(°) Infatti oioicun termine del 1* membro per ea. b del tipo fl*)g(K) 
con f(z) limitata in Z, sia \fizì\Kh, e Um ;(a) = ^ (indipendente da •). 
{le segne che, dato e > 0, eiiite unA ooitante a« tale ohe per a >> O) rianlti 
1^(0)- J|<y, quindi |/Wir(a)-^WJ|<e, eperoib^lÌm__[r(«)y(<i)]- 
/M^ uniformemente in Z. 



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SSBIK DI yOHZIONI SOUHiBILI DNIFOBHB MENTE, ECC. 313 

con u e f funzioni reali delle variabili reali a, x,y e eoddisfìt- 
ceoti alle condizioni a cui soddÌBfa f{a,t) nel lemma; ammet- 
tono cioè derivata rispetto ad a e, per ogni fissato a ^ 0, sono 
funzioni limitate di (x, y) nell'area Z. Ora poiché, per la nota {*), 
il lemma pub applicarsi a ciascuna di esse, potrà applicarsi 
anche a f(a,z). 

2. — Dirò che una serie di funzioni (di una o ^ìi varia- 
bili reali o complesse) 

(5) „„ + „, + „,_!_.„ 

è convergente assoluto-uniformemtnte in un campo C qoando è 
ivi convergente uniformemente la serie formata dai modnli dei 
suoi termini. 

Evidentemente la convergenza assolato- uniforme non h la 
sovrapposizione della convergenza assoluta e di quella uniforme, 
ma implica condizioni più restrittive : da essa seguono le altre 
due, ma non viceversa. £ però meno restrittiva della conver- 
genza normale ('), dalla quale infatti segue quella assoluto- 
uniforme {''). 

3. — LsiDiA II. / eoefficimUi di una serie di potenze di una 
variabile a 

(6) a, (») + <!.(»)» + ".(»)»■ + ■•■ 

siano funzioni di una (per es.J variabile z in un campo Z. Se per 
ogni fissato a ^ ia serie è convergente uniformemente in Z, sarà 
convergente normalmente (quindi anche ass<duto-uniformemente) 
quando la si consideri come serie di funzioni delle due varia- 
bili Zea, per z in Z ed a nell'intervallo (0, m), qualunque aia 
m'^0. E viceversa (evidentemepte). 



(*l La (5) è convergente HormatmtnU io un campo quando i modali 
dei «noi tennini lono minori dei termini oorHipondenti di nna «erie eon- 
TerKente a tennini povitiri costanti. 

C) Iniomma dueuna delle convergenze, nonnaie, asBolnto-anifonne, 
iiiolnta e naifbrme, uniforme, trae leco la sedente. 



zed.yG00g[e 



314 GUSTATO SANNIA 

Inoltre di ambedue le proprietà godranno pure le serie che 
si deducono dalla data (6) derivandola o integrandola in (0,a) 
rispetto ad a, termine a termine, 

Inhtti, dato m ]> e scelto ud h>m, la (6) è per ip. 
convergente uoifornieniente in Z quando vi si pone a =: A, 
quindi è lim a» (z) A' := uniformemente io Z, ossia, dato e>0, 

esiste un intero Hq (indipeadente da z) tale ohe risulti 

la.W*-|<( (•), 
quindi 

io.w«-i=i«.w»-i|-s-i'<i».w**i|xr<«!". 

ove q^~<^l, per n > «o e a in (O.m). Ora, poiché Sj' è 
convergente, cib prova la prima parte dell'enunciato. 
Inoltre si vede del pari facilmente che 

I « a« (2) o"-' I < 7 " S'"' - I «- (2) -^^ j < * e -f^ , 

6 poiché le serie /,"?"~'t 7. ^j - sono convergenti, ciò prova 
che le serie che si ottengono da (6) derivandola o integrandola 
in (0, a) rispetto ad a sono convergenti normalmente per tin Z 
e a in (0, m). 

4. — Lehhà III. Se una serie di funzioni (di una più 
variabili reali o complesse) di modulo limitato in un campo C 

(7) Uo +«! + «! + - 

è ìpì convergente uniformemente, anche la somma u della strie ha 
modulo limitato in G ed i moduli delle somme parziali 

(8) «0, «o + M|, Wo + Ui + «»' — 

sotto limitati nel loro insieme in G. 



(') Di qui segue che \<'^M\<-rz per i«>»io. e perciò ohe i mtf/i- 
eienti a„ (e1 della (6) tono funeiom di modulo limitato in Z a partirt da n" 



zed.yGOOg[e 



SERIB DI FUNZIONI SOMMABILI DNIFOBHBUBNTE, BCC. 315 

Infatti, per ipotesi si pa6 scrìvere 

(9) u = Mo -f K, + ... i- «„ + r„ 

«, dato £!>0, ai può rendere [r.|<|c in C per ogni n mag- 
giore di un intero costante m; (|uindi 

:»l<l"«l + l«,l + ...+|».!+e, 

il che prova che |u| è limitato in C7, tali essendo |uo|. ■•> l"»!- 
Sia |iil<Ci. Allora da (9) segue che per n^m 

|tio + «. + -+«'"l<l«l+k,l</ + e, 

e perciò che sono limitati nel loro insieme in C i moduli delle 
somme (8) astrazione fatta dalle prime tn-\-l, e quindi anche 
queste incluse. 

6. — Lemma IV. Se due serie di fumioni di modulo limi' 
tato in un campo C 

(10) «0 + «1 + «1 + .... fo + Pi + Pj + - 

sono convergenti uniformemente in C, tale è pure la serie-prodotto 

(11) Wo + «-1 + Wl + - (W- = «O^n + WlO»-l + - + W-Po) 

se una delle due date è convergente assoluto-uniformemenie in C; 
che se poi tali sono ambedue le date, tale sarà pure la serie-prodotto. 
Supponiamo che Ja prìma delle (10) sia convergente asso- 
luto>uniformemente in C e perciò che, oltre alle (10), anche 
la serie 

l«ol + !«,l + l«,l+... 

sia conyergente uniformemente in C; sicché le somme 

"o + «1 + - + W». «0 + Ci -f ... + »«, 

i«oi+i«.;+.-.+i"-! 

per n = 00 tendano a lìmiti finiti uniformemente in C. Dobhiamo 
dimostrare che lo stesso accade di t^o + Wi -f ... 4* tP» • 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



S16 aOSTATO SANKIA 

Poiché («0 + M, + ... + ««) ("o + l'i 4- — + P») tende ad 
un limite 6nito uniformemente in C, basterà dimostrare che le 
differenze 

d, = K + ... + «>J _(^, + ... + «,) („, + ... + r.), 

dn'~ (U>0 + - + Wh+l) ~ («0 + ... + «.H-l) (»0 + - H- «'-+l) 

tendono a limiti finiti (precisamente a zero) oniformemente in C 

Dimostriamolo per es. per la prima. 

Sostituendo alle w^ le loro espressioni (11), ordinando ri- 
spetto alle Uq, u,, ... e poi prendendo i modali, si ha 

|dJ<l«0ll«',4.+ ... + «'..| + l«.l|f.*. + ... + f^.!+... 

+ |«^. Il f^.| + |«.^, Il «0 + ... +l»,-,H-|ll^ Il fo + ... 
+ «'^.|+...+|«,-||t.o|. 

Per la convergenza uniforme delle serie (10) e (12) e per 
il lemma HI , le somme | fo + -.- + e» I < I **o I + ■-. H~ I **<> I 
{n = 0, 1, 2, ...) sono limitate nel loro insieme in C, ossia esisto 
ana costante 1^0, tale che per ogni n e in tutto C risulti 

|co + ... + r,|<i, |«,|+...+|«,|</. 

Inoltre, dato e>0, esiste un intero m^O, tale che per 
ogni intero » ^ m e per ogni intero p !> risulti in C 

l».*! + ■■• + f.+,l< ^ , K+, + ... + tui.,\<-^ . 

Ne segue che, per ogni n ^ m e in tutto C 

l*.l<l«.l-2r+-+!"-'lTr+l""'l'+-+l"~l' 
= [|.„|+... + »._,|]-i.+[|..t,| + ...+KI]i 

e quindi che lim d^ = uniformemente in C. e. d. d. 



:>:,CoOglc 



SERIE DI FUNZIONI 30HHAB1U UNIFORMEHBNTE, ECC. 317 

Se poi tinche 

(13) Kl + I»il + I».l+... 

è convergente uniformemente in C, applicando la prima parte 
del lemma (ora dimostrata) alle (12) e (13), bì ha che 

K!!<'oH-(K||r.i+|«j[fol) 

+ (KII«'.l + i«.l|Pil + l«,|lro!) + ... 
è convergente uniformemente in C; quindi lo è a foriiori 

ossia 

l«'ol + l«'il + l«'»l+-; 

e ciò che prova la seconda parte del lemma. 

§ 2. — SommabiUtÀ Bg uniforme. 

7. — Consideriamo una serie di funzioni di una (per es.) 
variabile z in un campo Z 

(U) «.w + «,w + »,(») + ... 

Poniamo 

(15) t7.W = „,M + .,(j) + ;.. + «.(«) (, = 0,1,2,...) 
e, per convenzione, 

«, («) = tr» (2) = (« = — 1, — 2, ...). 

Per un 2 fissato di Z la (14) h una serie numerica, quindi 
(M, n' 8 e 9) è eommaòìle (B,r): 
l") quando la serie 

(16) t^'"»(a,^) = 2P.+^.(2)|; 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



318 ODSTAVO SANKIA 

è convergente per ogni a (*) ed esiste 

(17) lim e-' t7"-"(o, «) = «(*), 

che allora è la somma della serie; 
2°) oppure quando la serie 

(18) "'■'(a,«)=|]«-^(^)f 
è convergente per ogni o, ed è convergente 

(19) ^^e-u">{a,z)da, 

che allora, aumentato di U,-, (z), è la somma tt {z) della serie. 
Le due definizioni sono del tutto equivalenti. Qui però con- 
viene di considerarle (almeno per poco) come se fossero distinte; 
perciò quando vorrò riferirmi alla prima dirò che la (14) è som- 
mabile (B', r— 1), pur ricordando che 

(20) sommabilità {B', r — 1) = sommabilità (B, r). 

8. — La (14) può essere sommabile {B', r — 1) ^ (B, r) 
in tutti ì punti di Z: dirò che è un^ormemente aommabiU (B', r — 1) 
quando per ogni fissato a^O la (16) è convergente uniforme- 
mente in Z ed il limite (17) è uniforme in Z ('<>); e dirò che 
i uniformemente sommabile (B,r) in Z quando la serie (18) per 
ogni fissato a^O e l'integrale (19) sono convergenti uniforme- 
mente in Z (>i). 



(*) Perb ad a saranno attribuiti sempre wltsnlo valori reali non oe- 
(fativi. 

('") Questa defiaisioDe concorda con quella data dal Boan. per il caso 
r = da lui considerato (' Comptes Rendas,, t. CXXT, 1895, p. 1125). 

[") Detti questa deBnisìone per la prima volta in una Nota dei ' Bend. 
della R. Accad. dei Lincei , (voi. XXVI, Eerie 5*, 1° seni., fase. 8*, p. 162). 
Kella Nota citata in (') mostrai la opportonità di modificarla imponendo 
alla (18) nna condisìone piìi restrittiva (a prima vista): che, considerata 
come serie di funiioni dello due variabili z e a, dovesse essere conver- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SBKIB DJ FDKZIOXl SOMMABILI DNIFOBHEUI-NTB, ECC. 319" 

Passando allo studio delle proprietà delle serie di funzioni 
dal punto di vista della aniforme sommabilità in un campo Z, 
supporrò che queste funzioni siano di modulo limitato nel campo Z. 
E COSI resta inteso d'ora innanzi {"). 

9. — I concetti di serie uniformemente sommabili (B*, r — 1} 
o (B, r) sono estensioni dell'ordinario concetto di serie unifor- 
memente convergente, perchè: 

Se la serie (14) è uniformemente convergente in Z con somma 
u (z), è pure uniformemente sommabile (B', r — 1) e (B, r) in Z 
e con ugual somma C^). 

10. — Se la serie (li) è uniformemente sommabile (B' , r — 1) 
in Z con somma u (z), è pure tintfOrmemente sommabile (B', r — 2) 
in Z e con ugual somma. 

Poiché, giusta l'ipotesi, la serie (16) è convergente unifor- 
memente in Z per ogni fissato o^O, lo stesso avverrà (perii 
lemma li) della serie 

(21) C"-'(<.,2) = 2f'-t'-W-S 

che se ne deduce integrandola rispetto ad a, e sarà 

-^(/<"''(a,2) = C^~"(o>«)- 



gente ani forme mente per « in 2 e a in (0, >n) qualunque eia ni>0. Ma 
ora il lemma II del n" 2 assicura che questa maggior reatriiione b solo 
apparente; aicchb le due definizioni sono del tutto equivalenti. 

(") Qnesta limitazione, che per le applicaiioni non h di gran peso, "b 
d'altronde già in parte implicitamente contenuta nella deEnizione stessa 
di serie uniformemente sommabile (B, r). Segue infatti dalla condiiione 
i?i imposta alla (18) e dalla nota I?) che i coe^cienti della (18), e quindi 
le Wa-t-r(z),' sono di modnlo limitato a partire da uno di essi. 

(") Per la sommabilità {B,r) cìb \ stato dimostrato nella Nota citata 
in ("). Pei la sommabilità (£', r — 1) vale la stessa dimostraiione, ma ar- 
restata alta formola (12) di p. 79. (E tale dimostrazione, data nel campo 
reale, vale anche ne] campo complesso, come subito si riconosce). 



zed.yGOOg[e 



320 QDSTATO SANHIA 

Inoltre, essendo le u^ (z) funzioni di modolo limitato in Z, 
tali aaranno le 17,, (z) (15) , e quindi anche i termini della 
serie (16), e quindi anche (per il lemma III) la somma ^"'"{a, a) 
per ogni fissato a ^ 0. 

Infine, esiste per ip. il limite (17) ed è uniforme in Z, 
Si può dunque applicare il lemma I, assumendovi 

/^(a,2)=l7<'-'(a,,), »(.) = .-, 

e che dà 

lira e-' t7"-" (a, z) = lim e— (7"-" (a, z)=u (2) 

uniformemente in Z. 

11. — Se la serie (14) Ì uniformemenU sommabile (B', r — I) 
in Z con somma u (z), è pure uniformemetUe sommabile (B, r) tn Z 
con ugual somma; e viceversa. 

Giusta le definizioni del n" 8, ai tratta di dimostrare in 
primo luogo che, fissato a^O, se la (16) è uniformemente 
convergente in Z, tale è anche la (18), e viceversa. 

Perciò immaginiamo fissato un z in Z, sicché la (14) di- 
venti una serie numerica e le (16) e (18) serie di potenze di a 
a coefficienti numerici. Allora sappiamo (M, n" 6) che le (16) 
e (18) son tali che quando l'una è convergente per ogni a 
(e necessariamente per ogni r) tale è anche l'altra, e che tn 
le loro somme passano le relazioni 

(22) U"> (., ») - U<~» (0,1) = «<■< (a, ») , 
^ [.-[;'--" (ci,»)l =,-»'-> (a, z), 

da cui 

(23) «- f/"-" (a, «) = t7,_, (z) + 1%- «"> (a, *) da , 
ossia 

(24) U"-'* (a, z) = e' t7_, (z) + e' f%- 1/" (a, z) da. 

Ciò vale per ogni 2 fissato di Z, quindi le (22), (23) e (24) 
valgono per ogni a ^ e ogni z di Z. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SBKIB DI FUNZIONI SOUHiBIU DKIFORHEHEKTE, ECC. 321 

Ora si supponga che, per ogni fissato a^O, la (16) sìa 
convergente uniformemente in Z', allora lo stesso avverrà (n" 3) 
delta 

(25) t^'»(a.«)=2f^-+'Tf 



e quindi della (18), loro differenza, per la (22). 

Viceversa, si supponga che, per ogni a^O, la (18) eia 
convergente uniformemente in Z. Allora essa, anche considerata 
come serie di funzioni delle due variabili zen, sarà (n" 3) con- 
vergente asaoluto-uniformemente per z in ^ e a in (0, m) qua- 
lunque sia m^O; e tale essendo anche )o sviluppo di Mac- 
Ladbim di e~' (che non dipende da z), tale sarà anche (n" 5) 
la serie che si ottiene moltiplicandole con la regola dì Caucht 
e che avrà per somma e" u'"* (a, «) ; e tale sarà pure quella 
che se ne deduce integrandola rispetto ad a (n° 3); e tale in- 
fine, per la (24), sarà la serie (16). Perciò quest'ultima serie 
sarà convergente uniformemente in Z per ogni fissato a ^ 0. 

Bisogna dimostrare in secondo luogo che, se esiste il li- 
mite (17) ed è uniforme in Z, l'integrale (19) è convergente 
uniformemente in Z; e viceversa. E cib segue subito dalla (23), 
perchè (19) non è che il limite dell'integrale che vi figura 
per o i= -f 00. 

Infine la stessa (23), al limite per o = -f oo, esprime (n" 7) 
che la somma della (14) è la medesima u{z) quando si adope- 
rano i metodi {B', r — 1) e [B, r). 

12. — Il teorema precedente assicura che la (20) Bussile 
anche per rispetto alla uniforme aommabUità; quindi d'ora in- 
nanzi possiamo ritornare a parlare del solo metodo di somma- 
zione (B, r). 

In particolare, il teorema del n° 10 diventa: se la serie (14) 
è uniformemente sommabile (B, r) in Z con somma u (z), è pure 
uniformemente sommabile (B, r — 1) in Z e con ugual somma. 

Dunque anche per rispetto alla sommabilità uniforme ('*) 



('*} Come accoderà riipetto alU semplice (H, n* 18). 



zed.yGOOg[e 



322 0D3TAYO SANNIA — SBRIB DI FDNZIONI, ECC. 

i metodi (1) non sono discordi tra loro e la loro potenza va 
crescendo da destra a sinistra. Ciò legittima la seguente defi- 
nizione : 

La serie (14) è uniformemetUe sommabile Bg (ossia col me- 
todo di Borei generalizzato) quando è uniformemente sommabile 
con qualche metodo (1). 

Che se poi la (14) è uniformemente sommabile con tutti i 
metodi (1) ('^), dirò che è uniformemente sommabile (senz'altro o) 
Bt (cioè totalmente. Cfr. M, § 4). 

13. — Sussistono quei teoremi !„, ..., IV^ e quei coroUarii 
I„, ..., IVk t cui enunciati si ottengono da quelli dei teoremi 1, ..., IV 
e dei corollari I, ..., IV dei n' 19, 20 e 21 di M, premettendovi 
la parola " uniformemente „ alla parola " sommabile ,, Ometto 
per brevità di trascrìverli. 

Ometto anche .le dimostrazioni. Poiché i corollarii si dedu- 
cono dai teoremi come in M, e i teoremi si dimostrano come i 
corrispondenti di M, tenendo conto in più che la convergenza 
delle serie e degli integrali associati delle serie che vi si con- 
siderano è uniforme (come è detto nella seconda definizione 
del n° 7). 

I teoremi 1„, ..., IV„ e i corollarii /„, ..., /F„ provano che, 
operando su serie uniformemente sommabili Bg con tutte quelle 
operazioni che sono lecite sulle serie convergenti ("), si hanno 
sempre nuove serie pure uniformemente sommabili Bg. 
Cagliari, 1" dicembre 1919. 



(") Come accade delle eerie uniformemente conTeifrenti (n° 9). 

('*) Combinazione lineare di due aerìe, aoppreRsione o inseraiODe di au 
finito di termini, scambii tr« un nomerò finito di termini, omo- 
di un nomerò finito di termini ed operazione contraria. 



L'Accademico Segretario 
Cablo Fabrizio Parona 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE 



Adunanza del 18 Gennaio 19S0 



PBBSIDENZA OBL SOCIO PROF. COMH. ANDREA KACCABl 
PRESIDENTE DELL'ACCADEMIA 



Sono presenti i Soci Pizzi, Db Sanctis, Brondi, Einaudi, 
Baddi di Vesme, Schiaparelli, Patetta, ViOARi, CiAN, Pacchioni, 
Valhaogi, e Stampini Segretario della Classe. 

Scusa l'assenza il Socio Prato. 

È letto od approvato l'atto verbale dell'adunanza del 
4 corrente. 

Il Socio Gian presenta, con parole di vivo elogio per l'au- 
tore, la monografia di Eugenio Passauonti H mini^ero Capponi 
ed il tramonto dtl liberalismo Toscano nel 1848 (Estr. dalla 
" Rassegna Storica del Risorgimento ., 1919). La Classe rin- 
grazia. 

Il Socio De Sanctis, anche a nome del Socio Patetta, 
comunica alla Glasse essere giunti gli Statuts de V Union acadi- 
mique internationale, ed avere col collega preparato una rela- 
zione sull'opera svolta da lui e dal collega. Si riserva di darne 
lettura in una prossima adunanza delle Glassi unite. Intanto 
egli presenta alla Classe due proposte a stampa, provenienti 
dalla ' Académie Royale des Sciences d'Amsterdam ,, sulle 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



quali crede essere bene che si esprìma il parere della Classe. 
I Soci Patbtta e Pacchioni sono designati dalla Classe ad 
esaminare le dae proposte, che sono: 1* una edizione completa 
delle Opere di Ugo Grotius; 2* la pubblicazione dei materiali 
aventi relazione col diritto consuetudinario deirindonesìa. I Soci 
Patetta e Pacchioni riferiranno su quBste proposte in una 
prossima adunanza. 

Raccoltasi poscia la Classe in adunanza privata, procedette 
alla votazione per l'elezione di tre Soci nazionali residenti. 
Biaultiu-ono eletti, salvo l'approvazione sovrana, il Comm. Adolfo 
Faqsi, il Comm. Alessandro Luzio, e il Comm. Senatore Oaetaao 
Mosca. 



L'Aceademieo Segretario 
Ettobx SrAMPon 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE FISICHE, MATEMATICHE E NATURALI 



Adunanza del 35 Gennaio 1920. 



PRESIDENZA DEL SOCIO PROF. COUM. ANDBEA MACCARI 
FBEBIDEKTE DELL'ACCADEMIA 



Sono presenti il Direttore della Classe D'OtIdio ed i Soci 
SeoBE, Peano, Fol, Mattikolo, Grassi, Somioliana, Panetti, 
Ponzio, Sacco e Paroha Segretario. 

E scusata l'assenza dei Soci Jadanza, Salvadobi, Guidi, 
Uajobama. 

Sì legge e si approva l' atto verbale della precedents 
adunanza. 

Il Socio SiOBB annuncia con rararaarico la perdita &tta 
dalla Classe nella persona del Socio corrispondente H. G. Zedtheh 
e ne ricorda i lavori ed i meriti scientifici. 

n Presidente ringrazia il Socio Seobe per l'elogio fatto del 
compianto co^ega, e ringrazia anche il Socio Gbassi del dono 
dei suoi Principii scientifici della Elettrotecnica. Introduzione al 
Corso di Elettrotecnica. 

Il Presidente dii poi lettura dì un invito del Direttore ge- 
nerale del Touring Club Italiano a partecipare ad una escursione 
nell'interno della Cirenaica, promossa dal Governatore Senatore 
De Martino, ed avverte che le eventuali proposte per parte dei 
Soci dovranno essere trasmesso dalla Presidenza non più tardi 
del 15 febbraio p. v. 

AUi data B, Aeeadtmia — Tol. LV. 22 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



326 

Sono accolte per la stampa negli Aiti le seguenti Note: 

Ing. Giovanni Gribodo, / " Rittcoti „ ed i " LepidoUrri „ 
delle Oasi xerotropiohe di Val di Suso, presentata dal Socio 
Mattirolo, 

Dott. Luigi CooMETTi DE Martiis, Osservazìotti tul nudeo 
delle cellule basali dell' " Helix pomatia „, presentata dal Socio 
Paeona. 

Prof. Gustavo Colonnetti, Socio corrispondente, Rifolu- 
xione grafica di alcuni problemi relativi all'equilibrio delle funi 
pesanti. 

Il Presidente presenta infine un bellissimo ritratto foto- 
grafico dell'illustre geologo piemontese. Socio e Tesoriere del- 
l'Accademia, Prof. Angelo Sishomda, Senatore del Regno (n. 1807, 
m. 1878), grazioso dono della N. D. Emilia Forneris-Kebaudengo, 
nipote del compianto collega. Egli esprime alla donatrice i piìi 
vivi ringraziamenti a nome dell'Accademia. 

Raccoltasi poscia la Glasse in adunanza privata, procedette 
alla votazione per l'elezione di Soci nazionali residenti. Risul- 
tarono eletti, salva l'approvazione Sovrana, i professori della 
R. Università di Torino Daniele Rosa, Amedeo Herlitzka e 
Alfredo Pochettino. 



zed.yGOOgle 

J 



LETTURE 



H. G. ZEUXHEIN 

Cenno oommemdrativo del Socio naz. resid. CORRADO SEGRE 



Nel 6° giorno dì questo mese a Copenhagen s'è spento dol- 
cemente, senza malattia, piìi che ottantenne, uno dei nostri più 
illustii Soci : il matematico danese Zedthen. Per l'affetto che 
da molti anni mi legava a lui, per la gratitudine che gli por- 
tavo in causa di tutto ciò che da lui -ho imparato, sento il 
dovere di richiamare la vostra attenzione, sia pur brevemente, 
sulla grande perdita che abbiamo fatto. 

È stato lo Zeuthen uno dei piii valorosi geometri della 
2* metà del secolo scorso. Intorno al 1865, attratto dalle ce- 
lebri ricerche di M. Cuasles (di cui fu discepolo) sulle questioni 
□umerative relative alle coniche, era penetrato in questo argo- 
mento, e poi anche in quello delle caratteristiche delle qua- 
driche, e delle curve piane di 3° e 4° ordine, ottenendo una 
lunga serie di nuovi risultati. 

Forse accadde a lui come ad Halphen, di sentire la neces- 
sità, per una trattazione rigorosa e profonda dei problemi nu- 
merativi, di studiare con cura i punti singolari delle varietà 
algebriche ed i loro iotomi analitici. Il fatto è che egli passò 
presto ad occuparsi anche di questo campo; compiendo varie 
ricerche, generali e speciali, sulle singolarità delie curve e su- 
perficie algebriche; in particolare sulla natura dei punti e delle 
linee singolari delle superficie. Sono lavori fondamentali per 
chiunque si occupi di geometria algebrica. In essi si dà, fra 
altro, un assetto definitivo al sistema delle formole che legano 
ì diversi caratteri di una superficie. 

Anche fra i caratteri di due curve, o di due superficie, in 
corrispondenza algebrica tra loro, lo Zeuthen ottenne delle re- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



lazioni, che accade sempre di adoperare. £ qui, per quanto ri- 
guarda le corrispondenze biunivoche fra superficie, e i caratteri 
invarìantivi di queste, il buo nome viene a legarai strettamente 
a quello di un altro grande scienziato, che mi piace ricordare, 
e che è pure un nostro venerato Socio: M. Noetheb. 

Concetti e metodi nuovi e fecondi egli diede altresì nello 
studio della forma reale delle curve e superficie; od esempio nei 
bei lavori sulle quarticbe piane, non che sulle superficie cubiche 
e sulle superficie del 4" ordine a conica doppia. La fecondità di 
quei metodi apparve dai lavori che seguirono presto di altri, e 
in tempi recenti di qualche suo valoroso discepolo. 

Net lf)14 pubblicb un trattato di Geometria numerativa, 
di grande interesse per l'accuratezza e l'eleganza con cui la 
materia è trattata, e per la ricchezza dì metodi e di risnttati, 
relativi ai campi pib svariati: ottenuti coi procedimenti nume- 
rativi, ma costituenti nel loro insieme, quasi si direbbe, on'opera 
enciclopedica di Geometria algebrica. 

Come Chaslbs, cosi Zedthen s'interessò molto alla storia 
della Matematica; e intorno ad essa pubbtiob, fino, si pub dire, 
alla sua morte, una serie di memorie e di libri originali. Cono- 
scitore diretto dei vari autori, anche dei piii antichi, potè pre- 
sentare in quelle sue pubblicazioni delie vedute proprie, che fu- 
rono molto apprezzate. Citerò, fra gli altri, il libro, che fece epoca, 
flvlle coniche presso i geometri greci; nel quale fu per la prima 
volta messa in luce, in tutti ì suoi particolari, l'opera, fino allora 
presso che incompresa, compiuta da Apollonio (e prima da altri, 
fra cui Euclide e àbchikede) nella teorìa delle coniche. 

Era lo Zeothen un uomo di squisita gentilezza, benevolo, 
equanime nei giudìzi. Molto legato ai geometri italiani, soleva 
esprimere verdo la nostra geometrìa, anche pubblicamente, dei 
giudìzi molto lusingbìerì. Ed amava l'Italia: in cui (in partico- 
lare a Torino) era venuto rìpetotamente. Non è un mese che 
egli mi scrìveva con tali sensi; e sì univa a me net deplorare 
la recente perdita di altrì due illustri geometri suoi coetanei: 
Th. Rers e R. Stobm. Ahimè, quanto presto egli è andato a 
raggiungerli ! 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



aiOTANNI QRIBOBO ~- I « KIHCOTI > 



I " RiocDti „ ed i " Lepidotteri „ delie Oasi xerotroplelie 
di Tal di Sasa 

Nata delllng. OIOVANNI GRIBODO (1) 



Nel presentarle questa seconda parte dei miei Btudi eugli 
insetti zerofìli dei dintorni di Suaa devo premettere alcune os- 
servazioni. Ed anzitutto siccome soltanto per gli Imenotteri io 
mi SODO preoccupato di formare una colleziono quanto piìi pos- 
sibile completa di ogni parte del globo terrestre col sistema 
COSI detto a serie, riunendo cioè il maggior numero possibile di 
esemplari d'ogni possibile paese o località, mentre per gli altri 
Ordini d'insetti mi limitavo a raccogliere e conservare solo 
quanto mi capitava direttamente tra le mani nelle mie caccie 
senza cercare di aggiungere altri materiali o con compere o 
con scambi; così per questi Ordini non posso piì) dare quelle 
speciali e sicure indicazioni di patria dedotte da materiali miei 
proprìi (2) di provenienza ben accertata che avevo segnato per 
gli Imenotteri; devo per questi Ordini limitarmi a segnare le 
provenienze cbe trovo indicate nei diversi autori. I principali 
di qaeati autori, quelli cioè dei quali mi sono più largamente 



(1) Lettera al Chiar"* ProreHore 0. Hattìrolo. — V. la latterà prece- 
dante negli 'Atti d. R. Aocad. delle Scieiue ., toI. LIV, pag. 846. 

(2) Devo aggìongere che, per rìdarre il lavoro di conservasi One, da 
varii anni tio cedato le mio collezioni eatomologiohe al R. HoBeo delta 
UniTernità dì Torino (ove sono pur sempre a mìa dispoaiiìone), eccettuate 
poche cose taioìate a qualche collega; ritenendo prexBO dì me i soli Ime- 
notteri e Coleotteri. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



830 - OIOVANNI ORIBODU 

servito, sono pet i Rincoti il Garbiglietti (I) e l'OsbaDln (2). e 
per i Lepidotteri Ohiliatii (3), Curò (4), Staudinger u. Wocke (5) 
e Gianelli (6). 

A questo punto devo dichiarare che per la classificazione 
e la nomenclatura generica dei Lepidotteri ho creduto bene at- 
tenermi al pregevolissimo lavoro del Curò anziché a quelli più 
recenti, perchè a mio parere studi quali il presente interessano 
più i naturalisti in genere che gli specialisti sistematici; ora, 
qualunque zoologo conosce, ad esempio, il genere Bot^s, mentre 
molti ignorano cosa sia il suo surrogato Pyrausta; gli specialisti 
d'altronde conoscono perfettamente tanto i nomi antichi quanto 
quelli più recenti. Vorrei anche aggiungere che qualche volta 
alcune variazioni dì nomenclatura sono del tutto arbitrarie ed 
ingiustificate; come ad esempio negli Imenotteri la sostituzione 
del nome generico Podalirius a quello di Anthophora, oppure 
Antkrena ad Andrena, e simili. 

Riguardo ai Rincoti credo opportuno richiamare l'attenzione 
sulla singolare dispersione che presentano tante specie di questo 
ordine d'Insetti; sono numerosissimi ì casi nei quali Vh^bitai dì 
una specie si estende a due, tre ed anche quattro regioni zoo- 
logiche, e per alcune si arriva a tutte le sei regioni; già nelle 
poche specie xerofile di Susa noi troviamo diversi esempi dì 
tale fenomeno (Brachypelta aterrima Forst., Lyorissus hyalinus F., 
Lygus apicalis Fieb., e sopra tutte Nezara viridula L.), ed infì- 



(1) OARBioLiRTri, Catal. method. et ggnon. Btmipt. Heteropt. Italiae indig, 
• Bull. Soc. Ent. Ita). „ voi. I, 1869. 

(2) OsBiKiM, Verzeieh. d. PaUarkt. Hemipl. ' Eaiserl. Akad. d. Wìssennch... 
S.-Petersb., 1906-10. 

(3) Qhiu&hi, Elenco delle specie di Ltpid. rieonoseìute esittmii negli Stali 
Sardi. ' Hem. d. R. Aocad. delle Scienie di Torino ., Sor. JI, voi. XIV. 1852. 

(4) Curò, Saggio di uk Catal. dei Lepid. d'Italia. ' Bull. Soc. Entom. 
Ital. ,, Tol. VI, 1874 e aegg. (con la collaborKiione di G. Tubiti per le 
Tingine, Micropterigint, PUroforine, Àlueitine, al voi. XV, 1888). 

(9) STiDDinasH u. Woci*. Kalal. d. Lepid. d. ettrop. Faunengeb. Dread., 
1871 (Contr. occorrendo con l'edii. 1901). 

(6) QiiHBLLt, 0»»erp. ed aggiunte al Catal. d. Ltpid. d. Piein. di Okiliatti, 
"Ann. d. R. AccaU. d'.tgr. di Torino ,, voi. XXXIII, 1890. — / Mierolepid. 
d. ftVut., ' Ibidem „ lol. LTII, 1910 — Agg. al Catal. d. Microlepid. d. Pien*.. 
' Ibidem „ voi. LIX, 1917. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



I « KINCOTI » SD 1 « LBPIDOTTEBI », ECC. 331 

niti altri si potrebbero trovare nelle altre specie di quest'Ordine. 
Questo fatto non sì verifica piìi in nessuno degli altri Ordini. 
In questi se alcune poche specie risultano più o meno cosmo- 
polite cib deve attribuirsi sempre all'azione diretta dell'uomo 
ohe o volontariamente {Apis melica) od inconsapevolmente (iV 
riptaneta orietUalis, Pulex, Pèdiculus, ecc.) {1} ne favorì la diffu- 
aione; ma questa ragione non pub certamente valere per le 
troppo numerose specie di Kincoti a targa diffusione. Siamo 
dunque in presenza di un fenomeno ben singolare, e che sarebbe 
degno di uno speciale esame. 
Tori DO, gennaio 1920. 



RHYNCHOTA 

1. Macroscytus brunneus F. Susa, Gribodo. 

L'Italia risulta la regione più settentrionale in cui 
questa specie venne trovata, e vi è sparsa quasi ovunque, 
ma assai più al sud che al nord; altrove fu segnalata 
nella Francia mer.. Spagna, Grecia, Tvniaia, Algeria, 
Marocco, Canarie, Siria, Russia mer., Caucaso, Turkestan, 
Cina, Ceglon, India, Burma, Caffreria. 

2. Oeotomus punctulatua Costa. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia mer., Francia, Germania, Ungheria, 
Grecia, Spagna, Marocco, Algeria, Tunisia, Asia min,, 
Caucaso, Turkestan, Giappone. 

3. Srachypelta aterrima Foret. Susa, Gribodo. 

Specie diffusissima, ma più specialmente nelle regioni 
meridionali. Essa trovasi bensì (però nelle parti più me- 
ridionali) in Germania, Ungheria, Serbia, Bulgaria, Russia, 
Caucaso, Turkestan, e perfino in qualche parte della Si- 
beria, ma trovasi pure ed assai più abbondante in Francia, 
Spagna, Grecia, Asia min., Tunisia, Algeria, Marocco, 
Canarie, Madera, spìngendosi fino al Capo di B. Sper,, 
Indie, e perfino in Australia (Queemland). 



(1) Anche fra i Rinooti abbiamo apeoie rete cosmopolite, involontaria- 
meate, dall'uomo {Cimex UetiUariu», Ph-lloxera, Diatpia). 



zed.yGOOg[e 



3S2 aiovANMi ofirBODO 

4. SeMrus nifteulipes HuIb. Sum, Oribodo. 

Autori vani, Sicilia, Francia mcr-, Spagna, Grecia. 

5. Ochetogtethua nanna H. S. Svsa, Gribodo. 

Anche questa specie si estende ad alcune zone tempe- 
rate (come la Germania, Bulgaria, Serbia, Ungheria), ma 
h assai più diffusa al sod, cioè in Italia, Grecia, Spagna, 
Marocco, Algeria, Ttmisia, Canarie; trovasi pure nella 
Buttia, Caucaso, Turkestan. 

6. Odontotargus grammieus L. 8u»a (molto abbondante). 

Oribodo. 
Autori varii, come per la specie precedente. 

7. Paaeasta cotispei'sa Germ. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia, Francia, Spagna, Tunisia, Russia 
mer., Caucaso. 

8. Eurygaster hottentotus F. Suea, Ghiliani, Gribodo. 

Questa è specie schiettamente meridionale; in Piemonte 
non la trovai altrove che a Susa (1), ove non h rara. 
Fuori d'Italia essa trovoss; nella Francia mer.. Spagna, 
Grecia, Asia min.; Russia mer., Tunisia, Algeria, Marocco, 

A questa specie si dovrebbe riunire l'affine E. maurus L., 
che è pur comunissimo a Susa, e quasi introvabile in altre 
parti del Piemonte; esso ai estende bensì da una parte 
all'Europa ed Asia temperate, ma dall'altra va fino alle 
Indie or. (Songkong). 

9. Trigonoaonut Vìiaticum F. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia, Francia mer., Spagna, Grecia, 
Algeria, Tunisia. 

10. Selenodera falcatum Cyr. Suaa, Gribodo. 

Autori varii, Italia mer., Francia mer.. Spagna, Grecia, 
Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Caucaso, Turkestan. 

11. Stei-nodoutua obtuau» Mula, et Rey. Susa, Ghiliani. 

Specie rara trovata finora nella Francia mer., Illiria, 
Ungheria, Egitto. 

12. Ancyrofoma alboUneatunt F. Susa, Ghiliani, Gribodo. 

Autori varii, Ungheria mer., Dalmazia, Bulgaria, Ro- 
mania, Serbia, Grecia, Francia mer., Italia mer. ed isole, 

(1) Conin del rerto per tutte le precedenti (eocettaata la Braekypelta 
rrima) e molte delle snMitgaenti. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



I « RINGOTI > BD I < LEPIDOTTKRI >, ECC. 333 

Asia min., Russia mer., Caucaso, Turkestan, Siberia occ.mer., 
Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Qmarie. 

13. Oraphosoma semiputictatuin F. Suso, Gribodo. 

Stosso habitat della specie precedente; in Piemonte non 
la trovai che a Susa, ove è abbastanza comune, come 
anche la susseguente. 

14. Oraphosoma lineatum L, Susa, Gribodo. 

Autori vani, Corsica, Algeria, Tunisia, Egitto. La var. 
italieum MQU. (che oon trovai a Susa) è asaai più diffusa; 
abita anche cioè diverse regioni dell'Europa ed Asia tem- 
perate. 

15. Sciocoris homalonottia Fieb. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia, Francia mer.. Spagna, Ungheria 
(Dalmazia?), Tunisia. 

16. Dyroderea uinhraoulatu» F, Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia, Francia mer., Spagna, Grecia, 
Serìna, Asia min., Siria, Russia mer., Caucaso, Marocco, 
Algeria. 

17. Aelia cognata, Fieb. Susa, Gribodo. 

Oltre che in Italia venne pur trovata nella Spagna e 
nella Francia mer, 

18. Ifeottigloaaa bifida Costa. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia (Fiume, Napoletano), Francia mer., 
Spagna, Marocco, Algeria, Siria, Asia min. 

19. Eusarcorl» inconsptCHua H. S. Susa, Gribodo. 

Specie diffusissima nelle regioni paleartiche meridionali, 
etiopiche «d orientali. Trovoasi, procedendo dal nord, in 
Ungheria, Serbia, Romania, Bulgaria, Italia, Francia mer., 
Spagna, Grecia, Siria, Persia, Russia mer., Caucaso, Tur- 
kestan, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Caruirie, Senegal^ 
Nubia, Caffreria, Capo di B. Sp., Indie, Filippine, 

20. Moleoatethua analis Costa. Susa, Gribodo. 

Anton varii, IttUia (Sicilia^ Corsica), Francia mer., 
Spagna, Marocco, Algeria. 

21. Carpocoria fuaclapinua Bob. Susa, Gribodo. 

Diffusa in gran parte dell'europa media « mer., si 
estonde a tutta V Africa bar. (comprese le Canarie e Ma- 
dera), alVAsia m*r. paleartica, e si spinge fino alle Isole 
Sandwich. Lo stesso pu& dirsi dell'affine C. purpurei' 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



334 OinVANNl OBIBODO 

pennis De Geer, il quale però non trovasi alle I. Sandtoieh, 
ma invece abita il Catckemir; questa specie è a Saaa 
assai comune. 

22. Codophila varia F. Suso, Qribodo, Ghiliani {Carpoeorii 

lunula F.). 

Autori vnrii, Italia, Francia mer.. Spagna, Ungheria, 
Romania, Grecia, Asia min., Siria, Persia, Russia mer., 
Caucaxo, Turkestan, Tunisia, Algeria, Maroc", Canarie. 

23. Holcogaster flbulatus Germ. Suso, Gribotlo. 

Autori vani, Italia (rara), Svizzera mer., Francia mer., 
Spagna, Teneriffa, Algeria, Tunisia, Siria, Grecia, Rus9Ìa 
merid. 

24. Earydema festiva L. e sua var. decorata H. S. Susa 

(molto comune), Ghiliani, Gribodo. 

Questa specie trovasi, ma poco abbondante, nelle re- 
gioni più basse dell'Europa ed Asia temperate [Germania, 
Svizzera, Francia, Ungheria, Russia mer., Caucaso, Tur- 
kestan); ed invece è molto comune in quelle meridionali 
di Europa {Italia, Spagna, Grecia), settentrionali d'Afrièa 
{Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Canarie), e meridionali 
d'Asia {Asia min., Siria, Persia, Cina mer., India). Lo 
stesso può dirsi della sua congenere K. ornata L., non 
rara a Susa. 

25. Ne»ara virUltUa L., var. torquatu F. Susa (comunis- 

sima), Gribodo. 

Specie comunissima a Susa, nella forma torquata spe- 
cialmente; non la trovai che rarissimamente altrove in 
Piemonte {Oimhiano); essa à d'altronde diffusissima in 
quasi tutti i paosi caldi del globo. Le regioni più elevate 
in cui venne trovata sono la Francia mer., Italia, Un- 
gheria mer. (o meglio Dalmazia), Russia mer., Caucaso, 
Persia, Cina, Giappone. Al disotto abita la Spagna, Mo' 
dera, Canarie, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Siria; 
tutta la Regione Etiopica (in sostanza tutta VAfriea), 
tutta la Regione Orientale e sue Isole, spingendosi fino 
a Lombok ed alla Nuora Zelanda; ad occidente poi tro- 
vossi alle Antille ed al Texas. 

Questa bellissima specie è fra quelle che più spicca- 
tamente presentano facies ed habitat tropicali. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



I «RINCOTI> B» I «LBPIDOTTEEI>, ECC. 335 

26. Verlunta quadrata F., vsr. rhomhea L. Susa, Gribodo. 

La forma tipica di questa specie si spande per quasi 
tutta la regione paleartica (eccettuate le regioni boreali): 
ma invece la var, rhombea che trovasi a Saaa è pretta- 
mente meridionale; finora venne trovata in varit paesi 
dell'Europa meridionale [Italia, Spagna, Grecia); in tutta 
l'Africa settentrionale dalle Cartaria aìVE^Uto; in Siria, 
Caucaso e Turcomannia. 

27. Haploprocta sulctcomin P. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia, Francia mer.. Spagna, Grecia, tiitt« 
y Africa seti, dalle Canarie fino a.\\'EgÌllo, Siria, Asia min., 
Russia mer. 

28. C«ntrocorÌH apiniifer P. Suaa, Gribodo. 

Autori varii, Italia, Serbia, Romania, Orecia, Asia min., 
Siria, Russia mer., Caucaso, Turcomannia, Francia mer., 
Spagna, Marocco, Algeria. 

29. Spatfìocera lobata H. S. Susa, Gribodo. 

Autoii varii, Italia (Napolitano, Corsica, Dalmazia), 
Francia mer., Spagna, Grecia, Serbia, Romania, Asia mi»,, 
Russia mer., Caucaso, Turkestan, Algeria. 

30. Ceraleptes obtuatm Brulle. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia, Francia mer., Spagna, Turchia, 
Siria, Caucaso, Turcomannia, Teneriffa, Egitto. 

31. Cainptopus lateralia Germ. Susa, Gribodo. 

Specie non rara a Susa; si estende bensì a qualche 
parte più meridionale delle regioni centrali d'Europa e 
d'Asia (Germania mer., Ungheria (Dalmazia), Serbia, 
Romania, Turchia, Russia mer., Caucaso, Turkestan), ma 
è assai piii abbondante in Spagna, Grecia, Madera, Ca- 
narie, Marocco, Algeria, Tunisia, India (Sindh). 

32. Lyoì'iBSUH hyalinas F. Susa, Gribodo. 

Specie stranamente diffusa in svariatisaime regioni 
temperate o tropicali. In Europa trovaci, poco comune, 
anzi rara, in Inghilterra, Francia, Svizzera, Moldavia, 
Serbia, Ungheria; pili comune in Italia, Spagna, Grecia. 
In Africa al nord nel Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, 
Nubia, Canarie; al sud al Capo di B. Sp. In Asta tro- 
V098Ì in Striti, Russia mer., Caucaso, Turkestan, Giappone. 
In Australia. E finalmente nel Sud-America al Cile ed 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



3Se GIOTANNI QSIBODO 

AntUle; e nel Nord-America al Messico, Texas, Oalifomiaf 
Nebraska, Dacota. 

33. Maccevethus lineala F. Susa, Grìbodo. 

In Italia trovasi anche in Liguria, Toscana, Napoletano, 
Sicilia, Sardegna, (hrsica; io la raccolsi a ToHdo, e fu 
trovata anche una volta al Moncenisio. Altrove in Un- 
gheria (Dalmazia), Bulgaria, Serbia, Russia mer., Caucaso, 
Turkestan, Spagna, Marocco, Algeria, Tunisia. 

34. Oxycarenus lavaterae F. Susa, Grìbodo. 

Segno questa specio essenzialmente meridionale (Italia, 
Francia mer.. Spagna, Ungheria mer., l\tnisia, Algeria, 
Marocco, Teneriffa) per rilevare un fatto atraniseimo; di 
essa oltre che a Susa (dove trovai un solo esemplare) 
non mi fu possibile incontrarla che un'altra volta a To- 
rino in inverno sui tigli del viale Massimo d'Azeglio; erano 
decine forse dì migliaia di esemplari alquanto ìntirìzziti 
ma perfettamente vivi; il fenomeno, a mia conoscenza, 
non si è pia ripetuto. 

35. Aphanua pineti H. S. Susa, Grìbodo. 

Secondo il Garbiglìetti questa specie sarebbe sparsa in 
quasi tutta l'Italia; io dubito invece che essa ora soltanto 
yi sia stata trovata, a Susa; finora non mi rìsulterebbe 
raccolta altrove che in Spagna e neW Algeria. 

36. Beoaua guad/ripunctatus MQll. Susa, Oribodo. 

Autori varii, Italia, Francia mer.. Spagna, Corfit, Grecia, 
Ungheria, Serbia, Romania, Siria, Asia min,, Russia mer., 
Caucaso, Turkestan, Siberia or.! 

37. Oncocepfialua squaliduB Rossi. Susa, Grìbodo. 

In Italia venne trovato in Liguria, Sardegna, Sicilia; 
altrove nella Francia mer., Spagna, Marocco, Tunisia, 
Algeria, Nubia, Asia min., Russia mer., Caucaso; sarebbeei 
pur raccolto in Bulgaria e nel Giappone. 

38. Piratea hybridua Scop. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia (Liguria, Toscana, Sardegna, Sicilia), 
Germania mer.. Svizzera, Francia, Ungheria, Serbia, Bo- 
mania, Russia mer., Taurtde, Caucaso, Turkestan, Ama min., 
Siria, Turchia, Grecia, Tunisia, Algeria, Marocco. 

39. Aeanthta aìnplicoUia Reut. Susa, Qribodo. 

Specie abbastanza rara, non ancora finora trovata in 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



I <IUNCOTI> SD t «LEPIDOITERI», BCC. 337 

Italia; mi risulterebbe soltanto dolla Spagna, Croazia, 
Grecia, Asia min., Siria, Turkestan. 

40. Lygué aptealia Fieb. Susa, Qrìbodo. 

Autori varii, Italia, Francia mer., Spagna, Marocco, 
Algeria, Tunisia, Egitto, Creta, Grecia, Erzegovina, Un- 
gheria mer., Persia, China mer., Abissinia, Kilimandjaro, 
Sierra Leona, S, Elena, Messico, Maine, Cuba, Giamaica. 

41. Oteadetta argentata Oliv. Susa, Orìbodo. 

Aatori varii, Italia, Francia mer., Spagna, Portogallo. 

Nella famiglia delle Cieadidae sì potrebbero anche 
citare come trovate a Susa la Tettigia orni L., la Cicada 
plebeja Scop., e financo lo stesso Tibicen kaematodes Scop., 
specie essenzialmente meridionali. La maggior parte delle 
specie di questa famiglia abitano le regioni tropicali o 
subtropicali. 
42. Trieephora nanguinolenta L. Susa, Gribodo. 

Autori varii, ItaUa (Liguria, Napoletano), Francia mer.. 
Spagna, Turchia, Siria, Caucaso. 
48. Aglena ornata H. Scbeff. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia (Sicilia), Turchia, Asia min., Marocco. 

44. Meberiella Mori St&I. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia, Austria, Ungheria, Romania, Grecia, 
Persia, Caucaso, Francia mer. 

45. Selenocephalus griseua F. Susa, Gribodo. 

Come la precedente, però si è inoltre trovata in Spagna 
ed in Tunisia. 

46. Sélenocephalua pallidus Krbm. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Carimia, Dalmazia, Grecia, Anatolia, 
Tunisia? 

47. JPhlepsius intrtcatus H. Seheff. Susa, Gribodo. 

Autori vani, Italia, Francia mer.. Spagna, Ungheria, 
Romania, Algeria, Tunisia, Siria, Caucaso, Turkestan. 

48. Thantnotettix FiebeiH Peir. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Liguria, Sieitia, Francia mer., Romania. 

49. Chiarita teaaéUata Leth. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Ungheria, Romania, Russia mer.; ed in 
America California, Utah. Finora non venne trovata in 
Italia che a Susa.' 

50. COHéeeltg BoneUM Latr, Susa, Gribodo. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



338 QIOVANNI QBIBODO 

Autori varii, Italia (Napoletano, Sicilia, Dalmazia), 
Austria mer., Francia mer., Erzegovina. 

51. Hysteroptemm grylloide» Fab. Su»a, Ghilianì, Gribodo. 

Autori varii, Italia (Liguria, Dalmazia), Svizzera, 
Austria mer., Romania, Turchia, Grecia, Asia min., Siria, 
Russia mer., Tunisia, Algeria, Canarie. 

52. Hyeteropterum reticulatum H. Scbeff. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Sicilia, Dalmazia, Svizzera mer., Francia 
merid. 

53. Sotnotoma ficua L. Susa, Gribodo. 

Aatorì varii, Dalmazia, Francia mer.. Spagna, Caucaso. 



LEPIDOPTERy\ 

1. Papilio PodaUrius L., ab. Zancleus Z. Susa, Gianelli. 

Autori varii, Europa mer., Toscana, Sicilia. Secondo il 
Curò sarebbe in Sicilia assai abbondante, ed anzi ivi so- 
stituirebbe il tipo. 

2. Anthoearis Euphenoides Stgr. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Francia mer., Italia, Spagna, Portogallo, 
lì Curò la dice rara in Toscana e frequente in Liguria; 
secondo il Gianelli sarebbe stata catturata a Plan-Pin^ 
{Mongineoro), forse immigrata perchè è questa una specie 
decisamente meridionale. 

3. Polyotnmatus Alctphron Rott., var. intermedia Stef. 

Susa, Gianelli, Gribodo. 

Autori varii, Toscana, Abruzzi, Sicilia, Grecia. La forma 
tipica è pur essa essenzialmente meridionale. 

4. Lì/eaetia Admetua Esp., var. Itippertii Frr. Susa, 

Ghiliani, Gianelli, Gribodo. 

Autori vani, Tirolo, Liguria, Bulgaria, Grecia, Asia 
min.; anche per questa specie la forma tipica appartiene 
all'Europa mer. ed Asia min. Secondo il Ghiliani (Note 
inedite) la Eippertii sarebbe comune a Susa; io invece, 
ed il Gianelli, la trovammo raramente. 

5. Lycfiena lolas 0. Susa, Gianelli, Gribodo. 

Autori varii, Liguria, Nizza, Toscana, Bolzano, Un- 



zed.yGOOg[e 



I « BISCOTi » ED I « LEPIDOTTEKI », ECC. 339 

gheria (forse Dalmazia, che falsamentie si riteneva come 
parte dell'Ungheria), Balcani, Francia mer., Catalogna, 
Asia min. 

6. Vanessa L-album Esp. Suaa, Ghiliani, Gribodo. 

Autori varii, Bolzano, Padova, Liguria, Italia mer., 
Germania mer., Ungheria? Russia?. Ghitiani ne avrebbe 
trovato un esemplare ad Exilles. 

7. Vatiessa Egea Qr. Susa, GianeJli, Oribodo. 

Autori varii, Italia e sue Isole, Europa mer. (eccettuato 
Spagna, Ungheria, Russia mer.), Asia occ, ■ Persia. 

8. Melitea Aurelta Nick. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Germania mer.. Svizzera, Armenia, Russia 
mer. Segno questa specie, che forse non può definirsi 
precisamente meridionale, solo perchè sarebbe la prima 
volta che fu trovata in Italia; il Curò però dice essergli 
atato riferito che venne trovata alto Stelvio. 

9. Melaìiargta Galathea L., ab. Leuoomelas Esp. Susa, 

.Ghiliani, Gianetli, Gribodo. 

Autori varii, Liguria, Italia mer. (dove è assai comune), 
Asia min. 

10. JErebia Manto Esp., var. Alberganus D. Pr, Susa, Ghi- 

liani, Gianelli. 

La specie Manto trovasi nei Pirenei, Carpazi, Alpi?, 
ma la var. Alberganus pare propria del Piemonte, ove 
con le due seguenti fu dapprima trovata dal De Prunner. 
Essa è assai vicina alla var. Cecilia Hb. dei Pirenei e 
del Piemonte. 

11. ErebUt Stigne 0., var. 2Waru« D. Pr. Susa, Ghiliani, 

Gribodo. 

Per la forma tipica Germania, Francia mer., Pirenei, 
Siberia?; per la var. Triarus FHemonte?; Gianelli l'avrebbe 
trovata anche ad Exilles. 

12. JSrebia Pronae Esp. var. Medon D. Pr. Susa, Ghiliani. 

Autori varii; la forma tipica Europa centr. e mer., 
Pirenei, Asta min., Armenia; la var. Medon Alpi marit- 
ti'ue e Cozie. 

13. Satyrua Aretuaa Esp. Susa, Ghiliani, Gribodo. 

Autori varii, Carso, Germania mer., Europa mer., Ar- 
menia. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



840 QIOVANNI QRIBODO 

14. Syrictua Orbifei- Hb. Sma, Grìbodo. 

Autori varii, Sicilia, Europa mer. or., Asia occ, Amur. 

15. Dèil^hiln Celfrio L. Siisa, Grìbodo. 

Ho trovato a Susa questa bellissima specie, che 6hi- 
iiani e Gurb dicono rarissima in Piemonte, ed io genere 
nell'Europa temperata, mentre sarebbe comune in alconi 
paesi meridionali (specialmente del bacino mediterraneo), 
e che si eutende alle Indie or., e perfino in Auttralia. 
Il Ghiliani dice averne raccolto cinque esemplari in Ta- 
rantaaia — provincia della Savoia particolare per le «w 
produzioni in insetti dell'Europa meridionale (1) — . Secondo 
lo Stefanelli questa specie sarebbe frequente in certe 
annate nei dintorni di Lutea; il Ghiliani la trovò abbon- 
dante a Malaga. 

16. Oellephila Livomica Esp. Suaa, Ghiliani {lineata F.). 

Autori varii, Europa nter, e parte della cenlr. (advena?), 
Africa sett. e mer., Asia occ., Siberia mer.?. Ghiliani, che 
la trovò in Sardegna ed in Liguria abbondante, dice di 
averla pur trovata in Tarantasia (rara). 

17. Heterogynia Pennella Hb. Susa, Gribodo, Curò (comune 

a Suaa). 

Autori varii, Liguria, Toscana, Alpi orient. ed oecid.?, 
Francia mer., Spagna, Qjmida (2). 

18. Zygaena Sarpedon Hb. Suaa, Ghiliani (abbondante (3)), 

Grìbodo. 

Autori varii, Francia mer., Spagna seti, or., Ligwia, 
Savoia (Taranto sia?). 

19. Zygaena Erythrua Hb. Suaa, Gribodo. 

Autori varii, Piemonte, Liguria, Toscana (copionssinis), 
Francia mer. 

(1) OaiLiia:, Bltneo d. tpeeit di Lepid. riconoteiult uiÉtmti ntgli Stali 
Sardi. ' Mem. d. R. Àcoad. d. Scienze di Torino ., toI. XIV, po^. 97. 

(2) I dintorni di Suaa sono eccezionalmente ricchi bìb di specie che di 
esemplari di Sesie; mentre attrOTe è raro il caao di trovare più di qdo o 
due enmplari H Seaie in un* gteno ^orao, «olla Brunetta invece mi ^ 
non raramente Bucceaao (in «Uri tempi) di catturarne anche 8 o 10. Nes- 
■ana tpecie vi bo trovato ohe potean oonaidenmi come zeioGla; dinote- 
TOlì ri bo incontrato (nna sol volta) la rariasima S. Tiphiatformi» Bork, 

(S) Ghilimi, Nolitie di eseura. e eaceie entom. ' Bull. Soc. Ent. Ital. „ 
1674, pag. 98. 



D,B,t,zed.yGOOg[e 



1 «KINCOTI» ED I «LEPIDOTTERI», ECC. 341 

20. Zyg<iena HUaris 0. Suso, Ghiliani, Grìbodo. 

Autori vani, Piemonte, Liguria (contane), Francia mer., 
Andalusia. 

21. Zygaena Stoeehadta Bork. Suaa, Ohiliani {MedieaginiB), 

Qribodo. 

Autori varii, Piemonte, Liguria (comune), Toaeana, Na- 
poletano, Francia mer,, Catalogna, Armenia? (I). 

22. NacHa Punetata ¥. Susa,' Gribodo. 

Autori varii, Piemonte, Italia e sue isole. Europa mer. 
in genere, Asia min, 

23. Ddopeia -PulchéUa L. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia sett. (rara), mer, ed isole (comune), 
Europa centr. (advenaP) e mer., Africa seti., Asia min., 
Imalaia , America srit. , Australia. Specie largamente 
Bparaa, però nelle regioni calde; Qhilianì afferma che 
trovasi anche nei dintorni di Torino in praterie arìde; 
comune in Liguria (ove io pure la incontrai non rara- 
mente) ; la trovò anche in Tarantasia, regione analoga a 
Suaa. Io non la incontrai tn Piemonte altrimenti che a 
Susa, ove però non sembra troppo abbondante, benché 
in ogni anno se ne possa sempre raccogliere qualche 
esemplare. È questa una heUissima specie avente un 
facies veramente esotico. 

24. Dianthoeoia Irregularis Hn&i. Susa, Ghiliani {Eehii 

Bork.). 

Autori vani, Italia, Dalmazia, Francia mer.. Europa 
centr., Russia mer., Asia min. 

25. S^sema Scariaeea Eap. Susa, Ghiliani ((Seocerin Sco^ 

riacea), Gribodo. 

Autori varii, Gamia, Germania mer. or., Francia mer., 
Ungheria (Dalmazia?), Asia min. 

26. Polla Rufocineta H. G. Susa, Ghiliani, Gribodo. 

Autori vani, Italia (Tirolo mer., Piemonte, Lombardia, 



(I) Si potrebbero ancora citare come abitanti i dintorni di Sasa (ove 
in generale le ZigatHtu sono asoai abbondanti) dÌTene altre specie (Fautìa, 
Tripholii, Angtlieae, ecc.) ohe sono par meridionali, se dette specie non si 

estendessero piil o meno anche nell'Europa centrale. 

Atti ddla li. Aeeadtmia — Voi. LV. 28 



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342 oiOTANNi ausODO 

Nizzardo, Sicilia), Francia, Ungheria or., Grecia, Aita 
minore. 

27. Hadena Solieri B. Sxisa, Gribodo. 

Specie, a quanto pare, aasai rara, ma schiettamente me- 
ridionale. Qhìiìani afferma di averla trovata solo sui 
monti tardi e liguri. I cataloghi la segnano della Francia 
mer., Spagna, Dalmazia, Grecia, Alia min. 

28. Ihriopus Latreillei Dup. Suso, Ghiliani, Curò. 

Trovata pure sui monti nizzardi dal Giuliani. Secondo 
gli autori essa abita Vltalia centr. mer. e te me isole; 
in genere l'Europa mer., come pure la Mattritania, ì'Aaia 
min. e la Siria? 

29. Caradrina Bxigua Hb. Suaa, Gribodo. 

Autori vani, Italia (rara al nord, assai pib comune al 
centro e nelle isole), Europa mer., Asia min., Armenia, 
Siria. 

30. Colpe Capueina Esp. Suso, Gribodo. 

Un solo esemplare dì Suga; rarissima in Italia; fuori 
trovosei nel Vallese, Dalmazia, Pirenei, Turchia, Russia 
mer,, Armenia, Amur, Giappone. 

31. Plusia Chalcytee Esp. Susa, Gribodo. 

Autori varii, IttUia, Europa mer., Asia min., Imalaia, 
Africa seti.. Canarie. 

32. Ctram/mode» Bifasdata Pet. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Italia (rarissima al nord, piii comune al 
sud). Ghiiiani, che non la trovò in Piemonte, la raccolse 
abbondante tn Liguria, e sopratutto in Sardegna (Ophiusa 
Geometrica F,); Francia mer., Spagna, Asia min., Siria, 
Africa aett. 

33. Addalia Camparla H. 8. Suaa, Gribodo 

Autori varii, Sicilia, Corsica, Dalmaxia, Grecia, Francia 
mer., Asia min., Siria. 

34. Addalia Incarnaria H. S. Susa, Gribodo. 

Autori varii, tutta l'Italia e le sue isole (rara), Francia 
mer., Grecia, Asia min. 

35. Cfnophos Reaperaaria Hb. Suaa, Gbiliani. 

Il Ghilinui avrebbe trovata questa specie ancbe nelle 
Alpi marittime, il Costa a S. Severino. Il Curò ritiene che 
la specie del Ghiiiani aia la Sariata Fr. Se essa è vera- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



I «aiNCOTI» ED I «LRPIDOTTBBI», ECC. 343 

mente la Besperaaria, sarebbeai allora già trovata nella 
DalTiiazia, Spagna, Russia mer. oec. ; se invece è la Sar- 
tata, questa fu raccolta in Sicilia, Corsica, Carnia, Dal- 
mazia, Grecia, Russia mer. occ, Asia min., Siria; tanto 
l'una quanto l'altra delle due specie Bono specie meri- 
dionali. 

36. Stherra Sacraria L., ab. Sanguinaria Esp. Susa, 

Gribodo. 

Autori varìì, tutta Vltalia (rara al nord, è assai comune 
invece al sud, sopratutto nelle isole), Europa ctntr. e mer., 
Asia min., Mauritania, Canarie. 

37. Sotys Purpuralis L., var. Moeatalis Dup. Susa, Ohi- 

liani. 

La forma tipica trovasi in tutta l'Italia, Europa, Ar- 
menia; la var. Moestalis invece è meridionale, e forse 
in Italia non venne trovata che a Susa. 

38. Botys Sepandalis S. Y. Susa, Gianelli. 

Autori vani, Alpi marittime, Istria, Romagna, Europa 
centr. e mer. 

39. Eurjforeon Clathralia Hb. (P). Susa, Gianelli. 

Il Curò nel suo pregiato Saggio di un Catal. di I/^id. 
d'ital. parla (in una Aggiunta) di un Botys dathralis Hb. 
come b-ovato (ed anzi assai comune) a Susa dal Qianelli. 
Ora io non conoscerei alcun Botys dathraUs, ma solo un 
Eur^eon dathralis (segnalato come abitante la Russia 
mer., Armenia, Asia min., e per una sua varietà (Tesse- 
lalis) anche la Corsica, Francia mer., Andalusia, e quindi 
meridionale; senonchò il Curò stesso segna questo Eu- 
ryereon come alpino, anzi — delie praterie elevatissime — ? ! 
È questa una specie a me del tutto ignota. 

40. Myeloia TranaveraeUa Dup. Susa, Grìbodo. 

Autori varii, Sicilia, Corsica, Francia mer., Spagna, 
Dalmazia, Grecia, Asta min., Armenia. Ghiliani {FKyets) 
la trovò in Sardegna e Liguria; Gianelli a Torino; Curò 
l'annunzia come dì tutta l'Italia, esclusa la settentrionale. 

41. Ephestia Onidiella Mill. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Sicilia, Francia mer,. Spagna. 

42. Teriis Variegana Schiff., ab. ^speranaF. Susa, Gribodo. 

La specie tipica trovasi beneà in tutta l'Europa, ma 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



344 QIOTANNI GBIBODO — 1 «BINCOn», ECC. 

t'ab. Aaperana è invece dssenzialmente meridionale; oltre 
che a Susa trovoesi nelle Alpi mariit., Nizzardo, Toscana, 
Corsica, Sardegna. 

43. Atyehia Putnila 0. Susa, Gbiliani. Sianelli. 

Specie assai rara, trovata in Toscana, Ungheria, Buasia 
merid. 

44. Acrolepia VeapereUa Z. Susa, Gribodo. 

Autori varii, Livorno, Liguria?, Sicilia, Francia tner., 
Dalmazia. 

45. Depretsaria Imparata Stgr. Susa, Gribodo, 

Ho trovato a Susa an esemplare di questa rara specie, 
che finora, a quanto mi risulta, non sarebbe stata trovata 
che in Grecia. 



Dall'amico Gianelli, appassionato lepidotterologo e zelan- 
tissimo ricercatore della regione piemontese, mi viene comani- 
eato il seguente elenco di specie da Ini raccolte a Susa, e che 
egli ritiene come essenzialmente meridionali. 

I^ntotnig Mariana Querct Verity. — Polia Ve- 
nusta B. — Brotolomia Meticulosa L. — Carttdrina 
AmMgua P. — Pluaia Outta Gn. — AcotUia JAicida Hnfii. 
. — Catocala Puerpera Qioma. — Aeidalia [mitaria Hb. 

— PeUonia CalabrarUi Z. — StmaetMa Ifetnorana Eh 

— Depreaaaria Alstroemeriana CI. — Pleurotn Pun- 
gitieUa H. S. — CHyphipterix ArgyrogutteUa Rag. ~ 
Lithocoltetia MiUierella Stgr. 



D,B,t,ied.yGOOgle 



GUSTATO COLONNBTTl — RISOLUZIONE GRAFICA, ECC. 



RisolflKione gpaSea 
di ileDDi problemi relativi all'equilibrio delle fbni pesanti 

Nota del Socio comapondente GUSTAVO COLONNETTl 



In occaaione dì uno studio — recentemente affidatomi dal 
R. Ministero delta - Marina — sulle condizioni di posa degli 
stralli di ancoraggio di un altisainio palo destinato a sostenere 
l'aereo di una stazione radiotelegrafica ultrapotente, ho dovuto 
ripetutamente risolvere i più svariati problemi di equilibrio di 
funi pesanti ; ed ho constatato con quanto vantaggio i proce- 
dimenti analitici, anche più semplici, possono in pratica venir 
sostituiti da procedimenti grafici, i quali presentano sui primi 
una incontestabile superiorità in quanto rispecchiano con im- 
mediata evidenza il modo con cui i singoli elementi variabili 
influiscono sull'andamento generale del fenomeno che si studia. 

Uno di questi procedimenti mi sembra particolarmente me- 
ritevole di essere conosciuto per la sua singolare semplicità e 
per la grande varietà e generalità delle applicazioni a cui si 
presta. 

Ecco, in breve, dì che si tratta. 



Sia MOy (fig. 1) l'arco di catenaria secondo cui si dispone, 
in equilibrio, una fune pesante — omogenea e perfettamente 
flesBÌbile — sospesa pei suoi estremi a due punti dati M, N. 

Sia i la distanza MN ed » la lunghezza dell'arco MON; 
riterrò sempre, in ciò che segue, che la catenaria sia sufficien- 
temente tesa perchè si possa trascurare la differenza s — la. 
fronte di l. 



D,!„t,zed.yGOOgle 



GUSTATO COLONNETTI 



Con queste conTenziooì, e colle notazioni della figura, si 
ha notoriamente: 



D'altra parte, detto Q il peso compleseivo della fané, da 
conaiderarai come uniformemente ripartito sulla aaa lunghezza 




— 0, piti Bemplicemente, sulla corda MN — si deve avere, per 
l'equilibrio : 

(2) J'/'=T*'- 

Sostituendo si trova la relazione: 



(3) 



ITI ■ — • 



(?, 



la quale mette bene in evidenza il modo con cui, pel tramite 
del parametro — — che si potrebbe chiamare la earaUeristiM 
dell'arco di catenaria considerato, vengono ad influire bdIIo 
stato di tensione che à generalmente l'incognita fondamentale 
del problema, le condizioni di montaggio (in quanto implicano, 
a parità di distanza dei punti di attacco, una piti o meno 
grande lunghezza di fune), le variazioni di temperatura (che 
fanno ulteriormente aumentare o diminuire questa lunghezza) 
e finalmente gli eventuali cedimenti dei ponti di attacco (in 
quanto inducono una variazione nella loro distanza). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



RISOLUZIONE QBiFICl DI ALCUNI PROBLEUI, ECC. S47 

Tuttavia l'utilizzazione della (3) pel calcolo della tensione 
non riesce cosi immediato come a tutta prima potrebbe ore- 
derei, perchè la lunghezza della fune non è costante, ma varia, 
sia pur di poco, col variare del suo stato di tensione; in una 
parola, perchè s è funzione di H. 

Nelle ipotesi fatte si usa ritenere, con approssimazione più 
che sufficiente per tutte le esigenze della pratica, 

_ 1 Ri 

S — So -t- j-f . 

So essendo la lunghezza iniziale della fune scarica, 
E il suo modulo apparente di elasticità a trazione (*), 
F la sua sezione resistente (somma delle sezioni dei fili 
che la compongono). 

Sottraendo l da entrambi i membri e dividendo poi tutto 
per l, si può scrivere; 



w 



dove ^^ — è il valore che la caratteristica ' ■ - avrebbe se 
la fune fosse inestensibile (£c=ao), valore a cui darò il nome 
di caraUeriaiea di montaggio. 



Ciò posto, si può evitare la risoluzione diretta dell'equa- 
zione (3) la quale, a sostituzioni fatte, riesce evidentemente del 
terzo grado in H, procedendo nel modo seguente. 

Assunte le — r— e le fl rìepettivamente come ascisse e 
come ordinate in un ordinario sistema di coordinate cartesiane 
ortogonali, si tracci la curva rappresentata dalla (3) pel do- 



(*) C&. H. PAMtmt, Sui modulo di elattieìtà a Irationt dtUe fumi nuial' 
licite, ' Atti della R. Accwl. delle Scienie di Torino „ rol. ZLI7 (1908-09). 



zed.yG00g[e 



348 



SOSTàTO COLOSSETTI 



Tato valore di Q; in flg. 2 cib À stato fatto nell'ipoteet che 
sia Q = l. 

Sì supponga — tanto per ftire il caso più ovvio — che n 
conoscano le coudìzioni di montaggio di una fune di tale peso: 
che cioè sia dato il valore della caratteristica di montaggio: 



«.-f _ 



OA. 



, 




Z 


3 


\ 




s 


/.»/ 


\ 










/ 


^~~~~~~~~ 


-— — ^tl. 




1 

i 









At« 


B 





Per A ei conduca una retta inclinata sull'asse delle ascisse 
dell'angolo a tale che 

tga = £Ji'n 
fino ad incontrare la curva in discorso in un ponto C. 



(*) Cft. la costrniioiie grafica eteguita in figura a eÌDÌstra oon riferi- 
mento ad DD valore a&tto arbitrario di H. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



aisoLCZiONs oRÀrici. di alcuni problemi, ecc. 349 

£ focile constatare che questo punto caratterizza la confi- 
gurazione di equilibrio della fune: invero ponendo: 

BC=H 
si trova: 

e quindi: 

OB=OA + AB=!>=l + -^ = t=l, 

Si ha co^ da una parte il valore della tensione H e dal- 
l'altra quello della caratteristica T" , ovvero, se lo si prefe- 
risce, quello della freccia: dalla (1) si ricava infatti con tutta 
facilità la relazione: 



coll'aiuto della quale si pub graduare l'asse delle ascisse io 
valori del rapporto y; tale graduazione è stata nella figura 
riportata in alto : su di essa si proietterà direttamente il punto C 
ogniqualvolta si voglia calcolare f. 

Reciprocamente nota la freccia f, oppure la tensione H, 
si potrà, conoscendo la posizione del punto O, o rispettivamente 
del punto D, dedurre quella di C, tracciare l'obliqua CA e leg- 
gere il valore OA della caratteristica di montaggio. 



Ma anche più evidenti divengono i vantaggi di questo pro- 
cedimento quando si tratta di risolvere problemi più complessi. 

Si supponga, per esempio, di dover montare una fune colla 
condizione che essa presenti una variazione &H data di ten- 
sione per una data variazione del peso (quale si verifica ogni- 
qualvolta la fune viene sovraccaricata, naturalmente in modo 
uniforme, per presenza di vento o di neve) ; e si snpponga pure 
-^ per fare senz'altro il caso più generale — che l'applicazione 



>y Google 



358 



0U3T1.TQ COLONHBTTI 



del sovraccarico eia accompagnata da una data variazione di 
temperatura e, se si vuole, aache da on dato cedimento da 
punti di attacco: in una parola, da una data variazione della 
caratteristica di montaggio. 

Basterà allora tener presente che i due punti C e C, che 
sul disegno debbono rispettivamente caratterizzare le condizioni 
iniziale e finale del sistema, dovranno presentare ana diSereoza 
di ordinata eguale a AH*, e che d'altra parte la proiezione del 
















\ 


\ ' '*' 


e 


1 




\ 


\f 








\ 


/ \ 


v^ 






1 

/ 

/ 
1 

1 ' 


/ 

/ 


e 


^^ 


/ 
/ 




/ 

/ 






■/ 





A,' 


B 





segmento GC BuH'asae delle ascisse, eseguita sotto l'angolo a, 
dovrà misurare la data variazione della caratteristica di mon- 
taggio. 

Tracciato pertanto (flg. 3) nn segmento RS il quale misiin 
(in grandezza e segno) quest'ultima variazione, pel termine S 
di esso si conduca una retta ST inclinata del solito angolo a;' 
quindi su RS come base, e con ST come secondo lato, si co- 
struisca il triangolo che ha per altezza &£; il lato di chiusa i^iT 
rappresenterà (in grandezza ed orientazione) la distanza cer- 
cata CC". 



D,B,t,zed.yGOOg[e 



RISOLUZIOKB QRAPIGA DI AI^UKI FfiOBLEKl, ECC. 351 

Se si tiene conto che C e C debbono appartenere a due 
carré ben determinate, rispettivamente corrispondenti al valore 
iniziate Q ed al valore finale Q' del peso, non sarà difficile 
identificarne sul disegno le posizioni e dedurne le relative carat- 
teristiche e freccie, nonché il valore della tensione iniziale colla 
quale si soddisfo alle condizioni imposte. 

Il traociamento delle varie curve che a questo fine possono 
occorrere, relative a diversi valori di Q, non presenta difficoltà 
aostanziali. Tuttavia, per renderlo immediatamente agevole a 
chiunque intendesse applicare a qualche caso pratico il proce- 
dimento che ho descritto, ho creduto non inutile riportare, nella 
breve tabella numerica allegata, i valori di H quali risultano 
dalla (3) per Q = l e per — — variabile di decimillesimo in 
decimillesimo da zero fino ad un centesimo; le corrispondenti 
ordinate delle singole curve si otterranno cosi nel modo pib 
semplice moltiplicando tali valori pel rispettivo valore di Q. 



Quando si prevede di dover ripetere i calcoli per molte 
funi di pesi differenti o differentemente sovraccaricate, conviene 
costruire una volta per tutte un fascio di curve corrispondenti 
a valori gradatamente variabili di Q, sulle quali si opererà poi 
direttamente o per interpolazione. 

Si ottiene cosi un abaco che io segnalo particolarmente 
all'attenzione degli elettrotecnici perchè mi sembra che — tanto 
dal punto di vista della semplicità, come da quello della gene- 
ralità — esso potrebbe sostituire con qualche vantaggio i vari 
abacbi che sono stati da diversi autori proposti per la posa 
razionale delle condutture elettriche {*). 



(*) Cfr. G. SmiNzi, Tavole grafiehi per la pi/sa ragionale delle eOHdutlHre 
amriehe. 'Atti dell'ABiocituione Blettroteonica Italiana ., voi. XVII (1913). 

I. BanHBLLi, Abaehi per deUrmmart la teniione di posa dei fili aerei in 
rtlaxiottt alla temperatura e im previtione di nere o tento, * L'Elettrotecnica „ 
voi. IV (1917). 

A. OkOMDi, SmUo Ktudio tneecanico delle linee elettriche di grande Ira»- 
porto, ' L'Elettroteonica „ toI. IV (1917). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



QOSTITO COLONNBTTI — HISOLDKIONB ORAPICA, BCC. 



a; 


2.3415 
2.3262 
2.3112 
2.2965 
2.2822 
2.2681 
2.2542 
2.2406 
2.2272 
2.2140 
2.2011 
2.1884 
2.1760 
2.1637 
2.1516 
2.1398 
2.1281 
2.1166 
2.1053 
2.0942 
2.0833 
2.0725 
2.0620 
2.0515 
2.0412 


7 ~ 


0.0076 
0.0077 
0.0078 
0.0079 
0.0080 
0.0081 
0.0082 
0.0083 
0.0084 
0.0085 
0.0086 
0.0087 
0.0088 
0.0089 
0.0090 
0.0091 
0.0092 
0.0093 
0.0094 
0.0095 
0.0096 
0.0097 
0.0098 
0.0099 
0.0100 




l! 


2.8583 
2.8307 
2.8038 
2.7778 
2.7524 
2.7277 
2.7037 
2.6803 
2.6575 
2.6352 
2.6135 
2.5924 
2.5717 
2.5515 
2.5319 
2.5126 
2.4937 
2.4754 
2.4574 
2.4397 
2.4225 
2.4056 
2.8891 
2.3729 
2.3570 


7 ~ 


0.0051 
0.0052 
0.0053 
0.0054 
0.0055 
0.0056 
0.0057 
0.0058 
0.0059 
0.0060 
0.0061 
0.0062 
0.0063 
0.0064 
0.0065 
0.0066 
0.0067 
0.0068 
0.0069 
0.0070 
0.0071 
0.0072 
0.007S 
0.0074 
0.0075 






:5 


4.0032 
3.9283 
3.8576 
3.7904 
3.7268 
3.6661 
3.6084 
3.5533 
3.5006 
3.4504 
3.4021 
3.3557 
3.3120 
3.2686 
3.2275 
3.1879 
3.1497 
8.1128 
3.0773 
3.0429 
3.0096 
2.9774 
2.9463 
2.9161 
2.8867 


7 - 


0.0026 
0.0027 
0.0028 
0.0029 
0.0030 
0.0031 
0.0032 
0.0033 
0.0034 
0.0035 
0.0036 
0.0037 
0.0038 
0.0039 
0.0040 
0.0041 
0.0042 
0.0043 
0.0044 
0.0046 
0.0046 
0.0047 
0.0048 
0.0049 
0.0050 




4: 


20.4123 
14.4338 
11.7847 
10.2062 
9.1286 
8.3507 
7.7150 
7.2169 
6.8041 
6.4697 
6.1546 
5.8926 
5.6613 
5.4680 
5.2704 
5.1031 
4.9507 
4.8113 
4.6829 
4.5644 
4.4543 
4.3519 
4.2563 
4.1666 
4.0825 


7 - 


5gS32se22=> = ""-"="°'-«"»ssss!as 


0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 

0.00 

0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 
0.00 



„d, Google 



LDIQI COgHKTTl DB HÀKTIIS — 083EBTAZION1, ECC. 



Ossenizioni sai Doeleo delle eellalB basali 
della " Helix pomitU „ 

Nota del Dott. LUIOI COQNETTI di HABTIIS 



Le cellule basali (Basalzelien, granular cells, Ammen, cel- 
lalea de Platner, cellules nourricièrea) della ghiandola ermafì'o- 
ditica di H. poma^ vennero da vari autori prese in esame per 
conoacerne la struttura e la funzione. I lavori dì Lee (1897) e 
di Anoel (1902) ne trattano diffusamente. Il secondo autore cur^ 
pure lo studio delta loro istogenesi (loc. cit., pag. 545-548, €12), 
derivandone fra altro la distinzione fra cellule nutritizie (= e. ba- 
sali sulle quali s'impiantano elementi sessuali maschili) e ' cel- 
lulea' folticuleuses , incaricate di dare direttamente materiale di 
nutrizione agli ovociti con i quali sono in immediato coutatto 
(pag. 547 e 570) presso lo strato delle cellule indifferenti della 
parete gonadtale. Piil tardi Buresch (1911), pure basandosi su 
ricerche istogenetiohe, affermò l'esistenza di un follicolo attorno 
agli ovociti di H. arbustortim, ma dalla sua desorizione, come 
dalle figure che l'accompagnano, non risulta la netta distinzione 
stabilita da Anoel. 

Secondo quest'ultimo autore, l'ovocito può essere separato 
dal lume dell'acino della ghiandola erma&odìtica da un doppio 
strato: a) follicolo formato da * une assise cellolaire unique 
provenant de l'assise externe qui tapisse la paroi du tube herma* 
phrodìte, (pag. 547); b) strato formato da cellule basali (tav. 16, 
fig. 59 e 60). Quest'ultimo strato pub venire a mancare, ma ad 
ÀNCEL non è sfuggita la condizione che precede la formazione 
del follicolo, quando * le jeune ovocyte quelque temps après sa 
naissance , (pag. 545) non è separato dal lume della ghiandola 
che per mezzo delle cellule basali (v. anche pag. 570). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



354 LOiai COONETTI DB MARTIIS 

Dal canto mio, essendomi dedicato a studiare le cellule ba- 
Bali della 3. pomatia (1910' 1910'), ho avuto cura di non confon- 
derle con le cellule folliculose, e per le prime potei dimostrare 
una importante funzione fagocitarla verso gli elementi sessuali 
mascliili che succede o ai accompagna alla funzione nutritiva. 

Le cellule basali sono facilmente riconoscibili, oltre che per 
altri caratteri, anche per le dimensioni, la forma e la struttura 
del nucleo : si consulti al riguardo la minuziosa descrizione di 
Les (1897, pag. 202-204), nella quale sono precisati pel nucleo 
la forma sferica o piìi spesso ovale, e il diametro di 25 fi ' et 
méme plus dans lee cellules développées .. 

Poco o punto conosciuta è la funzione di moltiplicazione 
nelle cellule basali: ancora recentemente Bubesch (1911, pag. 327) 
ha affermato che esse sono incapaci a dividersi. Leb (1897, p. 204) 
dichiara che esse non presentftBO mai alcun indizio di divisione 
per cariocinesi, ed è propenso a negare anche l'esistenza di una 
divisione diretta (1), pur avendo famigliarità con le depressioni 
ed i solchi, simili a fessure, che possono interessare quasi tutto 
lo spessore del nucleo, il quale appare in conseguenza profon- 
damente bilobo. 

Lee richiama l'attenzione sull'aspetto che assume la cro- 
matina dei nuclei delle cellule basali, presentandosi essa * sous 
la forme d'une quantité innombrable de petits chromoaomes de 

forme définie de petits b&tonneta piata ou ronde, droits ou 

incurvés, mesurant environ de 1 ft sur 0,5 ^, jnsqu'à 2 fi sor 
1 ]X. Souvent, ìls ont un certain aspect dimidié ou gémine, qui 
fait peuser à une division longitudinale; méme ila donnent 
souvent & l'observateur l'impression de figures en V dont les 
deux branches seraient extrémement rapprochées, ecc. eco. ,. 
* Outre lea chromoaomes, ces noyaux contiennent un ou plusienrs 
nucléoles plasmatiquea .' 

La lunga famigliarità coU'oaservazione di detti nuclei mi 
permette di associarmi alla descrizione dell'eminente citologo 



(1) Precedente mente umneasa da Fi^thib (18SS) « da vom Batb (1891): 
quest'ultimo autore eaclnse la dÌTisione per oariocineai. TTn breve riainmto 
dei dati relativi alle cellule bagali b dato da EcacaiuwiTicB (ISIS, 
pp. 278, 279), che coniidera pure la capacità di dette cellule a difideni 
(t. aTanti). 



>y Google 



OSSBBTIZIOKI SOL NOCLBO DBLLB CBLLULR BASALI, ECC. 355 

belga 6 anche all'ipotesi di questo stesso autore (1897, pag. 205, 
206, 271), ohe la loro struttura sia in rapporto con la funzione 
nutritiva (I), e — posso aggiungere — con quella fagocitaria delle 
cellule basali. Non posso perà accordarmi con Lsb, per ragioni 
esposte piti avanti, nel dare il valore di cromosomi ai * petite 
b&tonnets , sopra indicati. 

Anche a me è occorso molte volte di vedere un aspetto 
* dimidié ou gémine , nei grani dì cromatina lunghi 1-2 fi, ma 
la mia attenzione è stata particolarmente colpita dalla presenza 
di filamenti cromatinici, veri cromosomi, molto piti lunghi di 
2 e disposti in coppie. Tale circostanza mi si è presentata 
eetremamente rara, anzi, a dir vero, due soli nuclei, tra ì mol- 
tiseimì esaminati in vari esemplari, mostrano in modo convin- 
cente i filamenti cromatinici riuniti in coppie: i due nuclei 
appartengono ad un medesimo individuo. Le cellule basali cfae 
li contengono mostrano il citoplasma dotato della consueta 
struttura a maglie irregolari piil o meno ampie; esso è privo di 
materiali fagocitati (2). Esse stanno attaccate alla parete di un 
piccolo acino della ghiandola ermafroditica privo nel suo lume 
di elementi liberi, sia maschili che femminili. Il lume è reso 
angusto dai grossi lobi delle varie cellule basali, nettamente 
delimitate l'una dall'altra, tranne nella porzione che si continua 
col sincizio della parete gonadiale. 

Al medesimo follicolo appartengono due giovani ovociti 
con nucleo tondeggiante, spesso 20-80 ^ (8): nno di essi è ri- 



(1) Bicordo la legge formulata da Ptraa (1899): * Je intenaiver die 
ìndÌTidnelIe Th&tigkeit der Zelle iat, desto feiner vertheilt sioh die cbrs 
matiscbe Snbstanz ìm Eern ,. 

(2) 11 grosto esemplare dal quale ricavai le aeuoni era sveglio, e fa 
raccolto il 6 giugno 1910 nel R. Orto botanico di Totìdo. La ghiandola 
ermafrodita venne Astata in alcool nitrico cromico di Perény per 15 ore. 
Le sezioni che comprendono i due nuclei in parola sono spesse 5 ^, tinte 
con ematossilina ferrica Heidenhain e scarlatto Biebrich. La fissaiione 
Tinta non permette di riconoscere nel plasma delle cellule basali le carat- 
teristiche sferette annerite dalla flsiacione osmica. 

(S) Il nucleo di entrambi gli ovociti corrisponde a quello riprodotto, 
nella Bgura 29 di àrcil (1902, tav. 14). Il nncleolo non ha trattenuto la 
lacca ferrica se non in una parte centrale organizzata in tenui maglie o 
granuli e allogata in qu ampio vacuolo centrale. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



356 LDiai GOQNSTTI DB UiRTtIS 

portato nella figura 1 (ov.). 1 duB ovociti, poco discosti fra loro, 
sono separati dal lume dell'acino per opera d'uno spesso invoglio 
citoplasmatico formato da alcune celiala basali : mancano ancora 
le cellule follicolari, circostanza già notata da àhcel (vedi sopra). 

Sono appunto due cellule basali avvolgenti in parte i due 
ovociti suddetti quelle che presentano il nucleo con cromosomi 
uniti a due a due : le altre cellule basali hanno nucleo normale 
corrispondente alla descrizione di Lee. 

Il nucleo distinto nella figura 1 (1) con la lettera A è distri- 
buito in cinque sezioni spesse 5 ^, dalle quali sono tratti rispet- 




Fiff.1 



tivamente i cinque disegni : quello a contomo piii ampio, ripro- 
dotto in A^, misura 23 fi X 14 ^- I cromosomi, esaminati ìh 
una sola sezione (v. avanti), appaiono assai vari in lunghezza e 
più o meno incurvati, mentre lo spessore si mantiene fra 1 e 
2 fi ; non tutti sono figurati, onde lasciare maggior chiarezza ai 
disegni, ognuno dei quali contiene cromosomi distribuiti in piii 
piani ottici. La coppia di cromosomi disegnata a piit forte in- 
grandimento in fig. C è scelta frs quelle che si presentano più 
lunghe, e misura circa 14 m> Le coppie addossate alla mem- 
brana nucleare (2) ai presentano di regola corte , ma ciò 



(1) iQfpand. 800 diam. obb. koristka '/it semi&pocr. 

(2) Questa è alquanto più cottile di quanto appaia dalle figure. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



OSSBBVIZIONI SOL KOGLBO DELLE CELLOLK BASALI, BCC. 357 

va Bpe&BO ascritto alia loro posizione rispetto al piano della 
sezione. 

Il nucleo figurato in B (I) è distribuito in quattro sezioni 
delio epessore suddetto: la sua cromatina e organizzata come 
Dell'altro nucleo. 

In entrambi i nuclei la riunione in coppie non è riconosci- 
bile per tutti i cromosomi. La distanza fra due cromosomi 
appaiati varia da fi 0,2 a poco pia di 1 ^t a parte il caao di 
lunghi cromosomi fra loro molto divergenti (fig. A'). Non sono 
riconoscibili nucleoli plasmatici (2). 

Malgrado l'attento esame delle sezioni non ho potuto con- 
vincermi che l'organizzazione dei due nuclei in parola cor- 
risponda ad uno stadio di doppio apìreroa in buona parte 
accollato alla membrana nucleare : non escludo che qualche 
pezzo di cromatina sia stato asportato o spostato dal rasoio o 
dai vari liquidi adoperati. 

Se i due nuclei mostrano realmente dei cromosomi uniti 
in coppie, si dovrebbero contare in ciascun nucleo almeno 
24 coppie (3). Le coppie, se sono soltanto 24, avrebbero vero- 
similmente una lunghezza alquanto superiore a quella di 14 ^ 
aopra ricordata, per cui ogni coppia sarebbe stata tagliata dal 
rasoio in tratti distribuiti in due o più sezioni successive: ciò 
a cagione anche della varia curvatura delle coppie stesse e della 
loro disposizione disordinata nei nuclei. Il controllo del numero 
delle coppie mi è tuttavia riuscito impossibile: a tal fine con- 
verrebbe disporre di nuclei non sezionati. 

Credo inopportuno addentrarmi in discussioni circa il signi- 
ficato delie coppie di cromosomi sopra considerate e sul loro 
accordo con le teorie suggerite da Strasburger e dalla sua 
scuola : ciò a cagione dell' estrema scarsità dei casi da me os- 
servati. Basti rammentare che ogni coppia potrebbe equivalere 



(1) Anche qui parte dei oromosomi ò trolaiciata. 

(2) Cfr. L», 1897, p. 208 e tav. 1, Sg. 2. 

(3) Il numero diploide per H. pomtUia b 48 nelle oellule prog^rmina- 
tìve masohili eeoondo Avcn. (1902, p. 618) e, Becondo Lib (1910, p. 57), 
anche negli apermatofioni, eccettaati quelli deU'nltiina generatone. Beata 
ancora a dimoitnvre che nelle cellule aomatiche il numero diploide ei eon- 
■erva immutato. 

AUi deUa R. Acoadtmia — Voi. LV. 24 



Digitized^yGOOgle 



358 Lurai coqnbiti db hartiis 

ad un zigomito (Strasburger e Miyake) fonnato dall'uDÌone dt 
due procromosoinì (Overton). L'unione di procromoBomì a paia 
è aiata dimostrata anche in nuclei somatici quiescenti (1); i 
dae casi da me osservati non garantÌBCono quindi la capacità 
da parte delie cellule basali di dividerei per carìocineBÌ, a meno 
che .i casi atesBÌ, come ho aopra dubitativamente espresso, cor- 
rispondano ad nno stadio di spirema sdoppiato. 

Sulla capacità a dividersi delle cellule basali Kdscha- 
KEWiTscH (1913, pag. 279) è giunto alla conclusione che detti 
elementi, se giovani e ancora relativamente piccoli, possiedano 
la facoltà di dividersi per mitosi, mentre se giunti a completo 
sviluppo * machen zwar den Versuch zu einer solchen Teilung, 
ftthren den mitotisclien Prozess aber niemals bis zu seinem Ende ,. 

I casi da me osservati potrebbero venire in appoggio a 
questa conclusione. 



Un altro fatto degno di nota mi fu dato d'osservare, e 
questo con maggiore fì-equenza, ma io due eoli esemplari dì 
H. pam. Nel nucleo di molte .cellule basali, oltre ai numerosi 
grani di cromatina con aspetto del tutto normale, trovai uno o 
raramente due bastoncelli fusiformi con estremità acuminate. 
Le due ghiandole ermafroditicbe vennero fissate t'una in eublì- 
mato picro-acetico di vom Rath (2) e l'altra in alcool cromo- 
nitrico di Perény. La prima venne tolta il 6 novembre 1909 da 
un esemplare già chiuso con epifragma, la seconda il 6 giugno 1910 
da un grosso esemplare sbocciato (3). Le sezioni, di 5 fi, sono 
state tinte: con ematossilina ferrica Heidenhain seguita da nn 
colorante di contrasto (eosina, orange g, scarlatto Biebrich, Con- 
gocorinto, rosso Bordeaux), oppure con emallume acido, o con 
bleu di metilene policromo di TJnna. 



(1) Ck. per i Tegetali BoBim, 1912, p. 281 tAi liUr. 

t2) Trattata in *eguito con tintura di jodo jodurata. 

(3) Nella ghiandola ennafrodìtic» Swata il 6 ginRno 1910 trovai i dm 
BDclei ricordati nel paragnifo preoedente. Nb l'ano nb l'altro contengono 
i bastoncelli in parala. 



3,t,zed.yGOOg[e 



OSSERVAZIONI SQL NDCLEO DELLE CELLULE BASALI, ECC. 359 

I bastoncelli fusiformi trattengono rematossilìna ferrica e 
l'emallume : la figura 2 qui a fianco (I) è ricavata da un preparato 
tinto col primo colorante. Nei bastoncelli non sono distinguibili 
particolari strutture: di rado la 
parte assile sì mostra meno co- 
lorata. La disposizione loro nei 
nuclei è varia, ora vicini alla 
membrana ora lontani da questa, 
ora curvi ora dritti. Misurano 
da 6 a 10 M in lunghezza e da 
fi 0,5 a 1 H in spessore. In un 
caso mi è occorso di notare una 1 
strozzatura accompagnata ad una 
Sessione in un lungo bastoncello. 

Ogni bastoncello è circoscritto da un'area priva di grani cro- 
matinici, che verosimilmente rappresenta un vacuolo. 

Quanto all'interpretazione dei bastoncelli in parola, ho po- 
tuto anzitutto escludete ch'essi fossero dei pezzi di spermi por- 
tati dal coltello del microtomo nell'area dei nuclei delle cellule 
basali, e ciò, fra altro, in base alla forma dei bastoncelli e alla 
loro disposizione nello spessore delle sezioni dei nuclei in cui 
sono contenuti (2). 

Ipotesi logica sarebbe quella della natura parassitaria dei 
detti bastoncelli, ma mi mancano dati per confermarla, mentre 
sono noti d'altra parte organuli o inclusi nucleari che si prestano 
per un confronto con i bastoncelli stessi. Sono questi ì filametUi 
centrosomigetìi e i cristalloidi. 

I primi sono stati scoperti da Sohookaert (1900) nel nucleo 
dei giovani ovociti di Thysanozoon (3), e appaiono in forma dì 
* un filament lisse, acuminé à ses deux bouts ,, colorabili col- 
l'ematossilina ferrica Heidenbain, ma mostrano, durante la loro 
evoluzione nel produrre i centrosomi, speciali rapporti di posi- 



ci) Ingrand. 1600 diam. obb. korìstkft '/n semiapocr. 

(2) PoBso escludere ch'essi siano de^li artefatti, considerando fra altro 
la differente natura dei due Gasativi adoperati, e posso pure escludere che 
essi corrispondaDO e, pieghe della membrana nucleare (cfr. Rohcoboki, 18^ 
e LuaAHo, 1898). 

(3) E da GteiaD in altra planaria: cfr. Schoceiebt, Ioc. cit-, p. 88> 



DiQitizedoyGOOgle 



360 LOiai COQNSTTt DK HABTII3 

zione col nucleolo, quali non si OBservano pei bastoncelli del 
nucleo delle cellule basali dell' H. pom. 11 nucleo di queste al- 
titne è, come sopra ho ricordato, privo (o quasi) della facoltà di 
dividerei per mitosi, e la divisione amitotica è lungi dall'essere 
dimostrata; né d'altra parte mi pare verosimile che un organile 
in diretto rapporto genetico col centrosoma rivesta il carattere 
di trovarsi saltuariamente, com'è il caso dei bastoncelli in parola. 

Più sostenibile mi pare il confronto fra questi ultimi e i 
cristalloidi, meglio detti da Leqshdre (1912) * b&tonnets intra- 
nucléaires ,, Begnalati nel nucleo di cellule nervose e varia 
altre (1). Rimando alla nota di LeeEtmitE e ad un precedente 
lavoro di Gesa-Buhchi (1907) per la bibliografia relativa a 
questi curiosi corpiccioli. Degno di particolare menzione è il 
fatto, notato da Cesa.-Bianchi, che cristalloidi * si trovano con 
notevole frequenza negli animali ibernanti, particolarmente du- 
rante i primi periodi dello stato letargico , (loc. cit., pag. 93). 
Gobi, dei due esemplari di H. pom., nei quali trovai i bastoncelli 
intranuclearì delle cellule basali, uno era appunto in stato letar- 
gico (novembre), mentre l'altro (6 giugno) era sbocciato, ma 
probabilmente soltanto da poche settimane: nel primo i baston- 
celli sono molto piti frequenti che nel secondo. 

Secondo Gesa-Bianchi pare che i cristalloidi rappresentino 
* un materiale di riserva, che verrà in seguito utilizzato dalla 
cellula stesBa in cui si sono originati .: riguardo ai bastoncelli 
nucleari qui descritti non ho elementi per appoggiare o escla- 
dere detta ipoteBi. Nelle cellule basali si compie senza dubbio 
un intenso lavorio chimico, fra altro preparazione di na pabulum 
per gli elementi della Berie maschile e modificazione di mate- 
riale citologico fagocitato : forse i bastoncelli ìntranncleari hanno 
qualche rapporto con quel lavorìo, ma la loro saltuiurietà toglie 
verosimiglianza a una simile ipotesi, sicché il loro significato 
rimane dubbio. 

Dall'Iet. di Anat. e Fiaiol. cotnpar. della R. TJniT. di Torino, 
Palazzo Carignano, nOTembre 1919. 



(1) Makk (1694), che li Itotò nel nucleo delle traodi cellule pinunidali 
della corteccia cerebrale del coniglio, li paragonb a dei centroBomi. 



zed.yGOOg[e 



OSSERTAZIONI SUL NDCLSO DELLE CELLULE BA3AU, ECC. 361 



LAVORI CITATt 



Abcml P., 1902, Hiatogaiitt et lUrueture de la glande kernwpkrodit» d"Belix 

pomalia . (Linn.), in ' Arcbires de biologie „ 19. 
Boanr J., 1912, Sur le groupenient par paire» dei ehromMOmes dona Ita noj/aux 

diplotdes. in 'Archiv f. Zellfonch. „ 7. 
Bdwuch Iw„ 1911, Onlfrfuehuni/en Uba- die ZwitttrdtHie dtr Biìmonaten, I, 

in •Arohiv f. ZellfoMch. „ 7 (1912). 
CcsA-fiuHcBi D-, 1907, Le inelugioni del protoplasma della eeUula nervosa 

gangliare, in ' Àrch. ital. di Anat. e di Smbriol. „ 6. 
Coentn ds Mabtiu L., 1910*, Sulla funxione fagoeitan'a delle ' Baeaìzellen , 

nella ghiandola ermafroditiea di Helix pomatia, nota preliminare, in 

'Boll. Musei Zool. Anat. Comp. ., Torino, 25, n° 617. 
Id., 1910'', Bieeréke euUa dielrumone fitiolagiea dei prodotti teieuali maeehiU, 

in ' Meni. R. Accsd. delle Scienze dì Torino ., (2) 61. 
KVBCHAKBwiTscH L., 1913, SluditH BbeT den Divtorpkiamue der mUnnUehen 

Oeeeìdeehiaelemente bei den Proeobranehia, 1, in ' Arcb. f. Zellfonoh. „ 10. 
Ln A. Bot-Lsa, 1697. Lea einìsei spermaiogénéliquea ehez V Helix pomatia, in 

'La Celiale., 18, 1. 
Ii>., 1910, La réduction numiriq»e et la eonjugaiaon dea ehromoaome» eheg 

Veaeargot, in ' La Cellule ,, 27, I. 
LiasmiBs R., 1912, Bótonnete intranueléairei dea eellutee nerneueee, in 

* BibliogT. Anatomique ,, 22. 
LuoiBO E., 1698, 8« di un preeunlo nuovo reperto nel nucleo delle eetliUe 

nervose, in ' Riv. di Fato!, nerv. e ment. ,. 3. 
Havv 0., 1894, Histologieal ehangea indueed in sympathetie, motor and tea- 

tory nerve celle bgfunelional activitg, in "Joum. of Anat.andPb7BÌol. „29. 
Pam £., 1899, Die Bedeutung der Hahrtelle in Hoden, in 'Aich. f. nikr. 

Anat „ 58. 
Pi.4TSBa 0., 1685, Ueber die Spertnatogenesa bei den Pulmonaten, in * Arcb. 

f. mitr. AnaL ., 25. 
BoacoBOKi L., 1894, Su un nuovo reperto nel nucleo delle crilule nervoae, in 

'Arcb. di Psiobiatrìa,, 16. 

R., 1900, Soueellee recherckea sur la maturation de Tovoeyte de 
r ordre du Thysanoxoon Brocchi, in 'Anatom. Ans. „ 18. 
t Rats Otto, 1891, Veber die Bedeutung der amitotiaehen fCemtheilungen 

im Boden, in * Zool. Anz. „ 14, pp. 855-363. 



L'Accademico Segretario 
Carlo Fabrizio Paroka 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE 



Adunanza del 1° Febbraio 1920 

PRESIDENZA DEL SOCIO PBOP. COHU. ANDREA NACCABI 
PBESIDENTE DBLL'aCCADEHIA 



Sono preBeoti i Soci Pizzi, De Sakotis, Bbondi, Baddi di 
Veshe, Patbtta, Vidari, Prato, Ciak, Pacchiokt, e Stampini 
Segretario della Glasse. 

È scusata l'assenza dei Socio Yalhao^i. 

Si legge e si approva l'atto verbale dell'aduDanza pre- 
cedente del 18 gennaio. 

L'Accademico Segretario presenta, per incarico del Socio 
assente Sforza, l'opuscolo da Ini inviato in omaggio all'Acca- 
demia Conaiderazioni Geologiche e Topografiche di Gerolamo 
Guidoni sul Territorio Moatignosino (Estr. dalle " Memorie della 
Soc LunigianesQ G. Capellini ., 1919). La Classe ringrazia. 

Il Socio De Sancttis, anche a nome del Socio Patetta, 
presenta alla Classe la proposta del Prof. Casimiro De MbsAwsKi 
dell'Università dì Cracovia, trasmessa dal Segretariato ammi- 
nistrativo della Union académique intemationale per la pubbli- 
cazione 1° di una edizione di Gregorio Xazianzeno; 2° di una 
edizione delle Celtarum imagines. La Glasse incarica i predetti 
Soci De Sanctis e Patetta di riferire su tali proposte in una 
prossima riunione. 

L'Accademico Segretario 
Ettore Stampini 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



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PDBBLICIZIONI nnS Sfltro oli IDSPICI DELIi'iCCADEUIA 



n XMmle miniato del card, Slwìò Rsselll detto il cardinale d'Aragona. 
Codice della Biblioteca nazionale di Torino riprodotto in fao-aimìle 
per cura di C. Frati, A. Baudl di Vesme e C. Cipolla. 

Torino. Fratelli Bocca editori, 1906, 1 voi. in-f dì 82 pp. e 134 ta- 
vole in fotocoUograSa. 

U Cadice eTaiiKellco k della Biblioteca (JniTersitaria nazionale di Torino, 
riprodotto in fiLC-simile per cnra di C. Cipolla, O. De Sanctli 
e F. Fedele. 

Torino, Casa editrice 0. Holfeae, 1913. 1 voi. in-4* di 70 pagg. 
e 96 .tav. 



zed.yGOOg[e 



SOMMARIO 



Glaasfl dì ScienEe Fisiche, Matematiche e Natiirali. 

Santo dell'Atto Verbale dell' Ad unansa dell'I! Gennaio 1930 . Ptig. S09 
Sihiiiji (QuBtavo). — Serie di funzioni sommabili uniformemente col 

metodo di liorel generalizzato (Nota li) . ■ - - . 310 

GlaBse di Scienze Morali, Storiche e TUfflof^die. 

Santo dell'Atto Verbale dell'Adunanza del 18 'Gennaio 192D . Pag. 328 
Glasse di Scienze Fisiche, UatemsLtiche e Katnrali. 

Sunto dell'Atto Verbale dell'Adunanza del 25 Gennaio 19-.Ì0 . FUg- S^S 
Sbori (Corrado). — Commemorazione di H. G. Zeuthen , , , 827 
QaiBODo (Giovanni), — I ' Rincotì , ed i * Lepidotteri , delle Oasi 

lerotropiche di Val dì Susa 829 

CoLONNETTi (Gustavo). — Rìsoluzlone f^raSoa di alcnni problemi rela- 
tivi all'equilìbrio delle funi pesanti . . V~^. . . , 84S 
CooMETti DE Mabtiis (Luìgì). — Osservazìonl sul nucleo delle celiale 

baeali della * Helii pomatia , , 353 

Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche. 

Sunto dell'Atto Verbale dell'Adunanza del 1° Febbraio J920 . Pag, S62 



zed.yGOOgle 



ATTI 



REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE 

DI TORINO 



PDBBUCATI 



DAGLI ACCADEMICI SEGRETARI DELIE DOE CLASSI 



ToL. LT, Disp. 7-, I9l9'l92a 



TORINO 
Libreria FRATELLI BOOOA 

VUi Oulo Uberto. S. 
1920 



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CLASSE 

SCIENZE FISICHE, MATEMATICHE E NATURALI 



Adunanza dell'S Febbraio 1980 



PBBSIDKNZA DEL SOCIO PROF. OOVH. ANDREA NACCASI 
PBEBIDENTE DELL'aOCADEXIA 



Sono presenti il Direttore della Classe D'Ovidio ed i Soci 
Sbosb, Peano, Jadanza, Guidi, Mathrclo, Grassi, Sohiouaka, 
Panetti, Saooo, Majorana e Parona Segretario. 

Si legge e si approva l'atto verbale della precedente 
adonanza. 

n Socio SoKiQLiAHA, riferendosi all'invito del Touring Club 
Italiano a partedpare all'eflcursione progettata nell'interno della 
Cirenaica, dice di aver raccomandato alla Direzione del Club di 
far coincidere l'escursione colle ferie pasquali al fine di rendere 
più probabile la partecipazione dei professori universitari! e dei 
nostri accademici. 

Il Presidente ringrazia per l'opportuna raccomandazione del 
Socio SoiuoLiAKA ; SÌ rallegra poi per la guarigione dei colleghi 
Guidi e Majorana, che ringraziano. 

Il Socio Mattirolo oStb in omaggio la sua Nota La Dal- 
dinia cmcentrica DNtrs. et Gas., trovata ndle torbiere di MùtUor- 
fano (Como) e la riassume brevemente. 

H Presidente presentando e distribuendo ai colleghi le copie 
della commemorazione di Icilio Guareschi, inviate in dono dal- 

ÀUi dMa B. Aeeademia — Voi. LV. 25 



zed.yG00g[e 



S64 

l'autore prof. Felice Oarklli, ne rileva l'importanza ed esprime 
a nome di tutti i ringraziamenti al donatore, che ha reso coal 
degno omaggio alla memoria del rimpianto nostro collega. 

Ed a proposito dì onoranze ad Icilio OnABESom, il Socio 
Hattibolo informa l'Accademia della costituzione, allo stesso 
nobile scopo, di no Comitato d'onore e di un Gomitato eseca- 
tivo e della sottoscrizione iniziata per raccogliere i fondi desti- 
nati alla collocazione di un ricordo nella Scuola creata dal 
GluABBSGHi ed all'istituzione di un premio per gli studenti delia 
Scuola di Farmacia di Torino. Il Presidente ai compiace della 
ben ideata iniziativa, alla quale augura il meritato successo. 
Sono accettate per la stampa negli Jai: 

Ing. Ottorino Sesini, Le oscillazioni torsionali degli alberi 
di trasmiaeione con massa propria e con masse conctntraU in punti 
intermedi; Nota presentata dal Socio Panetti. 

Dott. Gino Poli, Sulla teoria dei fenomeni ottici nàl'ipo- 
tesi che il moto della sorgente modifichi la velocità dMa luce emessa; 
Kota presentata dal Socio Sohigliaha. 



zed.yGOOg[e 



0TT08IN0 SBSINl — LE 08CILL&ZI0HI T0B3I0HAL1, BCC. 



LETTURE 

Le oseilluloii torstoBili degli alberi di trisBlssioie, 
eoe ussa proprie e eoo masse eoneeHtrate li penti letemedi 

Nota dell'Ing. OTTOBINO 8E8INI 



Le oscillazioni toraionali degli ftlberi di traamissioiie farono 
oggetto dì parecchi Btudi, dopo che se ne noti) la presenza e 
l'importanza nei lunghi alberi d'elica delle navi. 

Sono note le solazionì date al problema, sia considerando 
l'albero come semplice organo elastico, sìa, in lavori più recenti, 
come quelli del Lorrain e dell'Ing. Bninelli (*), risolvendo pare 
la questione dell'influenza della massa propria dell'albero, sup- 
posto omogeneo e di sezione costante. 

Scopo del presente stadio è quello di esporre un metodo 
dì calcolo relativamente semplice, che permette di tener conto, 
aia della massa propria dell'albero, sia dì masse concentrate 
Inngo dì asso, o dì variazioni di sezione. 

A tale esposizione è utile far precedere le seguenti pre- 
messe, che sono it presupposto comune a tutti gli studi suU'ar- 
gomeoto: 

Tutte le masse moventìsi coll'albero si suppongono rìdn- 
(àbili a eemplici volanti, calettati in determinate sezioni. 

Il sistema viene considerato solo a regime e se ne stadia 
il moto relativo al moto medio; così puro dei momenti agenti 
si studiano solo le variazioni rispetto al valore medio. 



(*) LoBBiiH, Éltide sur Uà varatiima de Utrtion. ' Bulletin de l'Aii. 
Tech. Mar. ,, 1909. — Ing. L. M. BimBLLi, Teoria ieUe oecUlavUrni torti»- 
Mali degli alberi di tratmiatioMe. * Atti del R. Istituto dì iDcoraggìamento „ 
Napoli, 1S15. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



3^ OTTORINO SESINI 

Basta qaindi coasiderare un eistema composto di im albero, 
cv>a relocìtà angolare inedia nulla, solidale a masse rotanti, e 
sollecitato dall'esterno, all'estremo ove si trova il motore (che 
dìr«mo estremo-motore) da un momento funzione periodica del 
tempo (variazione del momento motore rispetto al valore medio), 
e all'altro estremo (estremo-elica) da un momento (variazione 
del momento resistente rispetto al valore medio) che si ammette 
contrario alla velocità di tale estremo, relativa al suo moto 
medio, e proporzionale ad essa secondo un coefficiente «^. Per 
gli alberi d'elica delle navi, seguendo il Frahm, si pub porre: 

(1) • «^=(3,6 -=-4)-^, 

dove Mn, Ò il momento motore medio, e. la veloci^ angolare 
media dell'elica. 

Studiato in tal modo il solo moto oscillatorio, bisognerà 
aggiungervi il moto medio del sistema per averne il moto ef- 
fettivo. 

Noi supporremo inoltre perfetta l'elasticità dell'albero. 



Caso di un albero oUlndrico omogeneo 
con sola masae rotanti estreme. 

Se d' è l'angolo di cui, al tempo t, è ruotata una sezione 
normale all'asse, posta a distanza x da un punto deirasse stesso 
preso come origine; se con et? indichiamo il momento polare di 
inerzia della sezione, che si suppone costante; con K la costante 
elastica torsionale dell'albero (momento torcente per angolo di 
torsione =: 1, fra sezioni a distanza 1); con t la densità del 
metallo, l'equazione del moto è notoriamente: 

E a'a _ a»» 
la quale ammette come soluzione generale; 

»=A(<-.yf)+A.(< + «(/f), 



„d, Google 



LB OSCILLAZIONI TORSIONALI OBOLI ALBERI DI TRASH., ECC. 367 

ossia vtuB. funziooe rappresentabile con due onde torsionali, de- 
finite delle funzioni f^ ed f, arbitrarie, propagantisi in sensi 

opposti lungo l'albero con velocità ^^^l/f^- Tale velocità di 
propagazione, nel caso di sezioni circolari od annlarì, per le 
quali si ha sempre K^=Gq7 dove è il modulo di elasticità 

tangenziale, è uguale a V^ , e perciò costante per un dato 
materiale; per l'acciaio Martin-Siemens è F=3230'"/g. 

Le funzioni fi ed ft si determinano conoscendo le coppie 
agenti e ponendo le equazioni dell'equilibrio dinamico per le 
sezioni estreme. Inoltre, osservato che, a regime, l'oscillazione 
ò periodica, e perciò sempre scomponibile in un numero prati- 
camente limitato di oscillazioni armoniche, si può svolgere la 
trattazione, attribuendo alle funzioni f la forma di funzioni si- 
nusoidali, per mezzo delle quali, essendo, colte ipotesi ammesse, 
applicabile il principio della sovrapposizione degli effetti, si può 
studiare una oscillazione comunque complessa. 

Il metodo che si propone per la determinazione di tali so- 
luzioni sinusoidali, si basa sulle seguenti considerazioni: 

Una soluzione sinusoidale qualunque di pulsazione tu avrà 
la forma: 



* = a sen ui i - 



-y)-hVi] + bsen[^[t-\-f)-^V,]; 



questa espressione, indicando con a un angolo qualunque, 
purché diverso da o da un multiplo di n, sì può sempre 
trasformare nell'altra: 

(2) J = ^, sen {ui( + (p.) sen (.^ + a) + 

(Si sen (vit -^ <Pi) sen ~ , 

dove (?i, f^i, (pi e cpg sono determinati dai valori di a, b, tpi, iti| 
e a. I due termini dalla cui somma risulta ^, rappresentano moti 
oscillatori nei quali le varie sezioni sì muovono colla stessa 
fase q>i ip, e con ampiezze ^i sen (^- -\-a\ o <^f sen -— , le 
quali, essendo ^i e &, due costanti, variano sinusoidalnxonte 
con l'ascisaa x\ esse costituiscono perciò due onde stazionarie 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



368 omauno sbsini 

armoniche, di ampiezze massime (^i ed (S,, aventi un nodo l'iuia 
nel punto di aaciaaa x = — ^—, l'altra nel punto a;=0. Dato 
che l'origine x = Q ò arbitraria, e che tate è pure a, porche 
diverso da o da un multiplo di n, se ne deduce che qualsiasi 
soluzione armonica di pulsazione ui, si può considerare come 
somma di due oscillazioni stazionarie, aveuti la stessa pnlsa- 
zione. nodi in punti arbitrari, purché non coincidenti, ampiezze 
e fasi da determinarsi. 

Di ciascuna oscillazione atazionarìa si può dare una facile 
rappresentazione grafica (fig. 1) portando come ordinata aa 
ciascun punto dell'albero BA, ed in scala arbitraria, l'am- 
piezza 6 dell'oscillazione delia corrispondente sezione, e trac- 
ciando la curva BA' (arco di sinusoide) che ne risulta. H 
momento torcente da essa provocato in una sezione di ascissa v 
ò dato da ^-t— ; nell'onda stazionaria è ^ =: 6 sen (u>f -{- ip), 
dove è funzione della sola x; si avrà perciò: 

di» dx \ I -rrr 

ciò significa che il momento torcente è funzione sinusoidale de^ 
tempo, in &se con 3-, ed ba ampiezza K -j— . 

Osservato poi che -j- non è altro che la tangente trigo- 
nometrica dell'angolo formato dalla tangente CBo alla curva 
rappresentante l'onda, con l'asse della x, possiamo scrivere: 



L'albero cioè si comporta, per ciò che rignarda la sezione con- 
BÌderata, come se fosse privo di massa e la sezione immobile 
fosse in Bq anziché in B. h& lunghezza CB^ (sottotangente) è 
evidentemente funzione dell'ascissa x, e non dipende da 0. 

Siamo così in grado di conoscere i momenti torcenti che 
un'onda stazionaria dà alle estremità, e di porre quindi le con- 
dizioni di equilibrio dinamico per le estremità stesse, ove ai 
hanno due masse rotanti di momenti d'inerzia rispettiva- 
mente Ji (motore) J, (elìca) e le coppie esterne applicate. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LB OSCnUZlOMI TORSIOHJkU DBOU ILBBBI DI TBASM., 8CC. 369 

Si possono con ci6 determinare ampiezze e fosi delle due 
onde stazionarie ia coi si immagina dì scindere l'oscillazione 
complessiva, e trovare co^ la soluzione sinoidale cercata. 

La scelta dei nodi delle dna onde componenti i affatto ar- 
bitraria; perciò possiamo porre per una il nodo in A (esb-emo- 
motore), per l'altra in B (estremo-elica). Siano BA' ed AB' (flg. 1) 
gli archi di sinusoide (uguali) che rappreeentajio, in scale diverse 
e da determinarsi, le due onde. Le incognite sono appunto queste 
acale (cioè le ampiezze delle oacillazionì estreme) e le tasi delle 
oscillazioni stesse (cioà le Pi e <Pi della (2)). 

Se 6i è l'ampiezza della oscillazione ^i di A, noi avremo 
per effetto dell'onda A'B i seguenti mementi armonici (variabili 
ainasoidalmente col tempo) in fase con 3-]: 

All'estremo A: il momento torcente, di ampiezza — y^- Qi 
essendo A'B^ tangente in A' alla BA'; la coppia d'inerzia do- 
vuta alla massa rotante, di ampiezza ut* J^ e, ; in totale, ampiezza 
della coppia agente in A: {jiw* — Jd")*'»* 

All'estremo B: il momento torcente di ampiezza 
^^' TZ~:é^' ^^'^* parallela alla tangente A"B). 

Analogamente, se e, è l'ampiezza dell'oscillazione &, del- 
l'elica, l'onda AB" dà ai due estremi momenti armonici, in &ee 
con ^t, dì ampiezze: 

per reelremo B: (/,»* — jg 18,; 

■ ■ ^■■^^- 

Per brevità indicheremo con m la quantità (•Ai"'— ^^j; 

con n la (j,\u* — T»)' ^"^ P '* ab,' ^ longhezze ABi ed 
AB^, necessarie per calcolare m, n ep, si possono determinare 
colle relazioni, facili a dimostrarsi: 

■^Bi = -tg-y-, ABt- ~B6n-^, 

dove L è la longhezza dell'albero. 



>y Google 



370 orroBiNO sbsini 

Ciò posto, vediamo come si pa& stabilire l'equilibrio fra le 
coppie ora trovate e quelle esterne. Ricorriamo perciò alla rap- 
presentazione vettoriale delle grandezze armoniche. 

Sia (fig. 2) OAf=ei il vettore rappresentante l'oscillazioDe 
. dell'elica. Avremo all'elica la coppia ON^^n , Q^, ed inoltre la 
coppia dovuta alla resistenza dell'acqua. Quest'ultima, essendo 
proporzionale ed opposta alla velocita angolare, sarà data 
da W, in ritardo di 90° rispetto a d, , ed uguale in grandezza 
a e^mO,, dove a^è il coefficiente di resistenza. La coppia totale 
agente sull'elica, per effetto dell'onda che ha il nodo al motore, 
sarà 0H.=:OW-\- ON. A tale coppia dovrà &r equilibrio la p9t 
che si ha all' estremo-elica per effetto dell'oBciltazione 6] del 

motore; sarà perciò e, = 0F= . Otteniamo ootì la 8i 

corrispondente alla 6| presupposta. SuU'estremo-motore agi- 
scono le coppie: OS:=mQi dovuta all'oscillazione di; 0V=p9, 
dovuta all'oscillazione 6,; sia OT=:OS -\- OU. La coppia 
esterna, applicata all'estremo-motore, deve essere — OT. Sic- 
come tale coppia è generalmente un dato del problema, noi 
dobbiamo supporre noto OT, e da esso ricaveremo, con una 
semplice proporzione, le grandezze e le direzioni effettive di 
tutti gli altri vettori. In particolare conosceremo e^ e Oj ed 
avremo quindi pienamente determinate le due onde stazionarie. 
Si può cosi, per ciascuno dei momenti armonici in cui si può 
scindere il momento periodico dovuto al motore, dedurre il 
moto oscillatorio che ne risulta. 

Per fare una applicazione di questo procedimento, suppo- 
niamo di avere i seguenti dati, espressi in mm., sec. e kg. 
(unità di forza): 

Jt = 2,61 X 10», Jt = 4,19 X ltl^ S: = 1,46 X 10'», 
£=5,21 X 10*, F=3,23 X 10^ 

Dalla (1), dato che sia Jf.= 19,1X10' ed 6. = 14, si 
può ricavare: 

5 = 4~ = 5,45X10'. 



zed.yGOOg[e 



LE OSCILLAZIONI TORSIOMALI OBOLI ALBERI DI TRASU., ECC. 371 

Eseguendo con questi dati i calcoli BOpra datti, per valori 
dì uj crescenti da 20 a 240, si sodo ottenati, per ciascuno dei 
valori considerati di u), tutti i vettori della fig. 2, e si è cosi 
potato tracciare il diagramma aj, che dà S^ in funzione di tu, 
sapposto che il momento armonico, applicato al motore, abbia 
an'ampiezza di 10^ kg. mm. = 1 tonn.x metro. In tale diagramma 
si vedono nettamente due pulsazioni dì risonanza, ui = 40,2 
ed uLi ^ 203,3, per le quali è massima l'ampiezza dell'oscilla- 
zione 6,, ed altre se ne troverebbero proseguendo nella ricerca 
per valori di u) che differiscono da quelli sopra detti di poco 
meno di un multiplo di ~- . 

Questi risultati, come pure l'andamento del fenomeno, si 
potrebbero senza difficoltà discutere in modo esauriente, ginn* 
gendo a tutte le conclusioni a cui portano gli altri procedimenti. 
Senza addentrarci in tale discussione, ci limiteremo alle osser- 
vazioni seguenti: 

Per ui ^ —=- le due onde stazionarie hanno entrambe 
due nodi sulle due estremità A e B (fig, 1), e perciò il metodo 
cade in difetto. Considerando invece due onde stazionarie coi 
nodi rispettivamente in j4 e nel punto di mezzo dell'albero, si 
evita l'eccezione, e si vede facilmente che in questo caso nelle 
sezioni estreme si hanno rotazioni e momenti uguali e di segno 
contrario. 

Per lu^— le reazioni dell'albero sugli estremi, che 
dipendono dalle lunghezze AB^ ed AB, della fig. 1, non cam- 
biano (eccezione fatta pei segui) se si sopprìme il tronco d'al- 
bero compreso fra i due nodi che ciascuna onda ha sull'albero 
stesso; tutto avviene cioè, per quanto riguarda le sezioni estreme, 

come se l'albero avesse una lunghezza L lo L — k — ae 

sull'albero cadono k -{- 1 nodi]- Questa osservazione, mentre 
spiega il ripeterei della risonanza pei valori di uj sempre piti 
aiti, dà pure ragione del fatto che per queste pulsazioni più 
elevate di risonanza, ad oscillazioni estreme assai minori, per 
effetto dell'aumentato smorzamento dell'elica), corrispondono 
invece torsioni massime assai maggiori che non per la prima 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



872 OTTORINO SBSINI 

risOD&nza, come se l'albero si ridacease ad una lunghezza L — — 
(„L_i^. 

Invero, se noi determimamo il momento torcente masaimo 
corrispondente a ciascuna delle oscillazioni calcolate, cib che si 
pub fare con costruzioni vettoriali deducibili da quelle già viste, 
troviamo che tale momento (che si verifica in una determinata 
sezione, la cui posizione varia con ui) assume per \u = 40,2 un 
valore uguale a circa 5,5 volte l'ampiezza del momento im- 
presso, per Vi = 203,8 un valore circa 27 volte l'ampiezza sud- 
detta. Il risultato relativo alla pulsazione maggiore sarebbe 
evidentemente molto modificato quando si tenesse conto anche 
dell'isteresi elastica dell'albero. 

Oltre che a sistemi semplici come quello ora esaminato, il 
metodo suesposto può prestarsi a risolvere problemi pìii com- 
plessi, come sarebbe il : 

Caso di sezioni variabili con dlsoontlntiltà, 
e di concentrazioni intermedie di masse. 

Anche in queste condizioni infatti è facile dimostrare che 
si possono avere onde stazionarie armoniche di periodo arbi- 
b'ario, vale a dire moti torsionalì nei quali le varie sezioni 
dell'albero compiono oscillazioni armoniche, di pulsazioni e fasi 
ugnali, e di ampiezza 6 variabile da sezione a sezione. Per un 
movimento di tal genere noi sappiamo che lungo ciascun tronco 
cilindrico omogeneo si ha equilibrio dinamico quando le am- 
piezze e variano colla legge 9 = ^sen (~ -)- a\ dove (S* ed a 
sono costanti indeterminate. 

In una sezione in cui K passa repentinamente dal valore Ki 
al valore Kf, ed in cui è calettata una massa rotante di mo- 
mento d'inerzia J^, si avrà equilibrio dinamico, quando 

^.(f).-'^.(a=^.""». 

ove si distinguono coU'indice 1 i valori che si riferiscono al 
tronco che sta dalla parte delle x crescenti, coU'indice 2 quelli 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LE OSCILLjLZIOHI TORSIOKALI degù alberi di TRISH., ECC. 373 

die bì riferiscono all'altro tronco. Questa equazione, conoscendo 
la curva dell'onda fino ^la sezione di discontinuità, permette 
di trovare -j- (o la tangente) all'origine del tratto di curva 
seguente e perciò dà modo di determinare la (^ e la a per 
questo nuovo tratto. Cominciando da un nodo sì possono quindi 
determinare i successivi archi di sinusoide che rappresentano 
un'onda stazionaria. Il moto cosi definito mantiene l'equilibrio 
dinamico su tutta la lunghezza dell'albero; basterà, nel modo 
già visto, per mezzo di due di queste onde stabilire le condi- 
ztoni di equilìbrio anche per gli estremi, per poter ottenere una 
soluzione sinusoidale del problema. 

Prendiamo in esame il caso in cui l'albero dell'elica sia 
formato di due tronchi omogenei cilindrici di lunghezze Li ed Lt 
e di costanti elastiche Ki e Kt rispettivamente, e supponiamo 
che nel plinto di congiunzione dei due tronchi sia calettata una 
massa rotante di momento d'inerzia J^. 

Partendo dal punto B (fig. 3) preso come nodo e come 
origine delle coordinate, il primo tratto di onda JSC sarà 
una sinusoide di equazione O^tS", sen~ (<^i è arbitrario; 
influisce solo sull'ampiezza dell'onda che sì considera); per 
a; ^ Lt sì avrà una ordinata CC =: e,, = {S^, aen ^^ ed una 
tangente CB, alla curva; sappiamo che è CBg =-;j-tg^^. 
La tangente in C alla curva CA' sarà invece la C'Bi, che si 
determina colla relazione: 

die ci dà la sottotangente CBi. Il tratto seguente di curva è 
pure un arco di BÌnnsoide dì equazione S = (S'jBen (-^ -|-a). 
(Fi può essere diverso da V,). iS^ ed a sono definiti dalle 

6o = ^.sen(^ + a) e CB, = -^tg (^ + a) ; 

ricavato a dalla seconda equazione, si ottiene (fi dalla prima. 
Determinato cosi anche il secondo arco d'onda, si ha la tan- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



S74 OTTOBIHO SESINI 

gente A'Bi in A' e la sottotangente ABi; la parallela A'Ba 
condotta per A' alla tangente in dà il segmento AB^ . Queste 
operazioni, espresse per comodità in forma geometrica, ai pos- 
sono, colle formule già viste, eseguire analiticamente. Le lun- 
ghezze ABi ed ABt trovate corrispondono alle omonime della 
fig. 1, caratterizzano nello stesso modo le azioni dell'albero sugli 
estremi, e servono ugualmente (dati Ji^J,, momenti d'inerzia 
dello masse estreme) a calcolare m = fJ,uj» — "70)^ P^^~ab.' 
In questo caso però bisogna ripetere il calcolo per l'onda con 
nodo in A, diversa in generale dalla precedente, per ricavarne n ; 
per la p è facile dimostrare che sì ottiene lo stesso valore 
coll'nna o coll'altra delle due onde. Dopo ciò vale senza modi- 
ficazione alcuna quanto già si è detto satla composizione dei 
vettori rappresentanti le grandezze armoniche in ginoco. 

Applichiamo tale calcolo ai seguenti dati ipotetici, espressi 
in mm., sec. e kg. (unità di forza): 

Ji = 1,2 X 10'; ^i == 1.0 X 10*; Jo = 2,0 X 10»; 

Ki = Kt = 1,42 X 10" ; yi = Vt = 3,23 X 10*; 

il = 7,5 X 10"; Lt = 2,5 X 10*. 

Dato che sia e = 26 , Jtf» = 2,54 X 10', si pub porre : 

a,ff=4^ = 8,9X10>. 

Eseguiti i calcoli per pulsazioni crescenti da tu ^ 20 ad 
up = 60, si è trovato il diagramma b), analogo al a), che dà per 
un momento impresso di ampiezza 10' kg. mm. ^ 1 tonn.Xmetro, 
le ampiezze delle oscillazioni 61 del motore, in funzione dì m. 

Risulta da tale diagramma che si ha un massimo nell'oscil* 
lazione, sia per ut ^26,4, sia per ui:^51,6, valori assai pros- 
simi a quelli che si ottengono calcolando, con formule note, le 
pulsazioni delle oscillazioni proprie del sistema, supposto t'albero 
privo di massa. 

Il fatto piti significativo che emerge da questo diagramma, 
è che l'ampiezza dell'oscillazione, che per la prima risonanza è 
abbastanza piccola, acquista nella seconda risonanza un valore 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



LI OSCILLiZlOHI TORSIOHAU DROLl ALBBBl DI TUASH., ECC. 375 

rilevantissimo (circa 20 volte maggiore del maasimo che ei ot- 
terrebbe sopprìmendo la massa intermedia), malgrado il consi- 
derevole smorzamento dell'elica. Tutto avviene cioè come se 
per ui = 51,6 l'azione smorzante dell'elica fosse molto attenuata, 
o, per lo meno, fosae poco sentita all'estremo motore. 

Si potrebbe dimostrare che tale comportamento non è ecce- 
zionale, ma si verìfica generalmente quando il valore di -jr-p 
6 molto superiore a quello di ■ * - (supposto che J^ sia dell'or- 
dine di grandezza di Ji e /|). 

Se poi calcoliamo ì momenti torcenti dovuti alle oscillazioni 
suddette, troviamo che la prìma risonanza affatica di piti il 
secondo tronco d'albero che non il primo, mentre la seconda 
affatica enormemente il primo tronco potendo dare un momento 
torcente uguale a circa 440 volte il momento impresso. 

Naturalmente in pratica non si raggiungerà una risonanza 
cosà rilevante, perchè, di &onte al diminuito smorzamento del- 
l'elica, acquisteranno importanza tutte le altre cause, trascurate 
nel calcolo, di disperdimento di energìa; tuttavia, da quanto si 
è detto, ei comprende come la presenza di una massa rotante 
intermedia, possa in determinate condizioni agevolare la proda- 
zione di oscillazioni torsionali, e dar luogo, in una parte del- 
l'albero, a torsioni assai rilevanti; e si possono cos) epiegare 
le forti sollecitazioni riscontrate in pratica in alberi che sì tro- 
vano in condizioni paragonabili a quelle ora supposte (alberi 
d'elica di sommergibili nei quali si ebbero a lamentare riscal- 
damenti e rotture nei giunti vicini alla massa intermedia) (*). 



(') T. Hemoria dell'log. P. FasKBrn, Vn eato notevole di 
torttoHoU. ' Atti della B. Aooademia dei Lincei „ 1919. 



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- SOLLA TSORIA DEI FEN'OMEHI OTTICI, ECC. 



Sella teoria dei renomeni ottici 

lell'ipotesi eke il isoto della sorgente modlllelil la velocità 

della liee emessa 



Nota di CINO POLI 



Le ipotesi fatte da Freanel {>) sulla velocità della luce oei 
BÌstemi in moto, spogliate dalle interpretazioni meccaniche sug- 
gerite dall'analogia delle onde luminose con le onde trasversali 
nei mezzi elastici, sono essenzialmente le seguenti: 

1° Esiste un sistema di riferimento rispetto al quale la 
velocità della luce nel vuoto è una costante assoluta e, indipen- 
dente dalle condizioni di moto della sorgente e dei mezzi tra- 
Tersati o delle superficie su cui ha subito rifiessionì. 

2" La velocità della luce monocromatica di data frequenza 
in un mezzo rifrangente in quiete (rispetto al aistema fondamene 
tale ora definito) ha un rapporto costante l/n con la velocità 
nel vuoto; se poi il mezzo è in moto traslatorio uniforme, la 
velocità assoluta della luce diviene c/n -|- (1 -> 1/ti') vcosa; 
dove f> è la velocità del mezzo e a l'angolo che la direzione 
del moto fit con la direzione di propagazione della luce. 

Da queste ipotesi si deduce, come è noto, che in un aietema 
rigido in traslazione uniforme i fenomeni ottici sono diversi da 
quelli che hanno luogo nel medesimo sistema in quiete; però 
le esperienze dirette a riconoscere l'influenza del moto annuale 
della terra sui sistemi terrestri, non possono dare risultati po- 



(*) A. FBXSHaL, Sur VinfitUHet du MOHt>M(«n( ttrrtHre dana qutlgue» pht- 
noa^M** d'optigue {Ltttn à Aragò). 'Ann. de ohim. et de phji. ,, 9 (1818f, 
p. 57; (Euvret, t. 2, p. 627. 



zed.yG00gle 



aitivi finché l'ordine degli errori di oeservazione permette dì 
trascurare i termini contenenti il fattore -j , poiché i metodi 
finora usati non consentono misure dirate di velocità della luce 
di lunghezze d'onda, ma si riducono sempre al con&onto dei 
tempi impiegati dalla luce a percorrere vari cammini congino- 
gentt i medesimi estremi (*). L'esperienza di Michelson è l'unica 
che raggiunga la precisione richiesta, ma dà anch'essa risultato 
negativo (*). 

Se dunque si ritiene che questa sia rettamente interpre- 
tata {*), e cioè che veramente sia in contradizione con le ipotesi 
di FroBuel, pare ovvio dedurne che queste non sono accettabili 
e vanno pertanto modificate ('). In sostanza l'esistenza di quel 
sietema privilegiato di riferimento postnlato da Fresnel è negati 
dall'esperienza di Michelson, e pertanto sembra naturale ammet- 
tere invece che la costante e rappresenta la velocità della loce 
relativa alla sorgente che l'ha emessa (<). Ma alcuni fisici auto- 



(*) G. Stoeim, Mathematieal and Piiyiieal Paperi, t. 1, p. 141. — Hiscast, 
Traile d'optique. — Lobbntc, Theory of Electron^. 

(*) A. A. MicHBLBOif, The relative motion ofthe earlh and the luMiniftnm 
«ther. 'Amerìoan Jourual of Scienoe , (8), 23 (18811, p. 20. — A. A. HicamMi 
and E. W. Hobut, * ibidem , (3), 34 (1867), p. 338. — E. W. Uobui ud 
D. C. MiLUB, ' PhjloBophical Mngaune . (6), 9 (1905), p. 680. 

(*) Cfr. A. RiQBi, L'esperienza di MicheUon e la ma interpreUuioiit. 
'Memorie dell'Accademia d. Sciente di Bologna., 12 genn. 1919. 

(*) Non h taor di luogo notare a qneato punto 1a illogicità dello >'>• 
lappo storico ohe lia condotto alla teoria di Einstein; in quanto che dalli 
prinw teorìa di LorentE, la quale inquadrando l'ottica nella elettrodinamica 
generale otteneva ii secondo postulato di Fresnel come conseguenza del 
primo, sì passa alla seconda teoria di Lorentz che per mantenere il primo 
postulato di Fresnel nega resistenia fìsica dei corpi rigidi, ed inSne alle 
teorie di Einstein che pur costretto ad abbandonare l'ipotesi di {Vesoel 
tuo! mantenere le eqnacioni di Lorentx che erano esienEÌalmeute bsMle 
■n di està, e per far ciò non esita ad abbandonare anche il postulato di 
Euclide. La via scelta b pericolosa, perchb, se oggi per interpretare ^e■p^ 
riensa di Hichelson si ricorre alla critica gnoseologica del concetto di 
tempo e di spailo, domani per un'altra esperienu ai giungerà addirittoi* 
alla critica delle forme del ragionamento e delle regole logiche! 

(*} W. Rira, Btcherche* criti^ut» tur l'éUetrodfnamique généraU. * An- 
oales de chimie et do physique . (8), 18 (1908), p. 145; (Euvret, p, SIT. — 
J. J. Tbokboh, ' FhiloBophical Hagazine „ 19 (1910), p. 301. 



D,B,t,zed.yGOOg[e 



SULLA TEORIA DEI FENOMENI OTTICI, ECC. 379 

revoli hanno asserito receatemeote ohe questa ipotesi, che chia- 
meremo emissiva, conduce a risultati contrari all' esperienza, 
quando intervengano moti relativi delle parti costituenti il 
sistema (^). 

Queste asserzioni sodo dovute ad errore di interpretazione 
delle esperienze {'). 

Infatti Tolman e Majorana osservano che nell'ipotesi di 
un moto della sorgente rispetto all'osservatore supposto in 
quiete, la teoria di Fresnel prevede un cambifiinento della 
lunghezza d'onda, mentre nell'ipotesi emissiva questa resta in- 
variata; e poiché nella ordinaria teoria della diffrazione le am- 
piezze delle frangie prodotte da un interferometro o la posi- 
zione delle righe nello spettro normale (cioè prodotto da un 
reticolo) è espressa in funzione della sola lunghezza d'onda, 
gli Autori citati ne deducono che nell'ipotesi di Fresnel si pre- 
vederà uno spostamento delle frangie o delle righe, mentre 
nell'ipotesi emissiva non si avrà nessuna modificazione. Tale 
spostamento è effettivamente osservato (esso non è che il fe- 
nomeno Doppler-Fizeau), e quindi si crede condannata l'ipotesi 



L'orrore di questo ragionamento sta nell'ammettere a priori 
che le ampiezze delle frangie si esprìmano in funzione della 
sola lunghezza d'onda non solo nei sistemi in quiete che è il 
caso supposto dell'ordinaria teoria, ma anche quando vi sia 
moto relativo delle parti del sistema. Di ciò ci si persuade 
facilmente tentando di ripetere, per es., la trattazione elemen- 
tare dei fenomeni di diffrazione di Fraunhofer; e del resto basta 
ricordare che, se si suppone la sorgente in quiete e l'osserva- 



TotMi», ' Physical Review „ 81 (1910), p. 26. — W. di Sittsb. 
' FroceediugB Akad. Ameterdam ., 15 (1918), p. 1297; 16 (1913), p. 395; 

* PhjBikaliacfae Zeitschrift „ 14 (1918), pp. 429, 1267. — E. Fbiidkdlich, 

* Phjgikaliache Zeitechrift „ 14 (1913), p. 885. — P. Gcthhice, ' Astron. 
Haehrichten „ 195 (1913), Nr. 4670. — Q. Muoraka, ' Bendìconti Àcoad. 
dei LiDCeì,, 26 (1918), pp. 118, 155; 27 (1918), p. 402; 'Atti R. Accad. 
di Torino ., 53 (1918), p. 793. 

C) 'Si confronti, p. ea., le critiche di Stewart alle esperienze di Tolman, 
per quanto le apiegaxioDi date da Stewart non mi sembrino Bodditracenti 
ai complete (' Phyaical Review ., 31 (1911), p. 26). 

Atti della B. Acradeutia — Tol. LV. 26 



Digitized^yGOOgle 



tore in moto, anche nella ipotesi dì Fresnel la langhecza 
d'onda in nn sistema d'assi connessi all'oeserratore non è af- 
fetto alterata, e quindi col ragionamento di Tolman e di Ma* 
jorana dovremmo attenderci che i fenomeni di difFrazione non 
siano modificati, mentre è noto che l'effetto Doppler sì mani- 
festa nello spettro normale anche in qaesto caso. 

Le obiezioni fatte alla ipotesi emissiva crollano dunque 
senz'altro, poiché evidentemente errate, tanto che sarebbero in 
contrasto colle stesse ipotesi di Fresnel. 

Occorre notare ancora che l'ipotesi emissiva come Ò stata 
enunciata finora non è sufficientemente completa per costruire 
una teoria ottica. Infatti non dice cosa avvenga della velocità 
della luce nella riflessione sa uno specchio in moto (*) e 
tanto meno indica le modificazioni prodotte dai mezzi ri- 
frangenti. 

In altri termini, occorre sostituire prima le ipotesi di Fresnel 
con delle nnove ipotesi altrettanto complete e farne poi il con- 
trollo sperimentale. Enunciare queste ipotesi e dimostrarle con- 
formi alle esperienze fatte è lo scopo dì questa Nota. 

Il sistema delle sorgenti luminose, delle superficie riflet- 
tenti e dei mezzi rifrangenti sia costituito da parti rigide, cia- 
scuna delle quali abbia un qualunque moto di traslazione uni- 
forme ('"); gli assi di riferimento siano quelli della meccanica 
classica. Ciò posto supporremo quanto segue: 

1° La velocità della luce emessa da una sorgente, la cui 
velocità è a, è, nel vuoto, e -|~ u ^oa a, dove a è l'angolo della di- 
rezione del moto della sorgente con quella di propagazione della 
luce, qualunque stano le riflessioni o rifrazioni precedentemente 
subite. 



(*) Di questo ai h ben aocorto il Michaad (che si riferisce probabil- 
mente alle belHasime esperienze di Q. Hi^orana), il quale fa, per la rifles- 
sione, precisamente l'ipotesi contenuta nei postulati che enuncio più avanti 
e Comptes-Rendus Acad. des Se. „ 158 (1919), p. 507). 

('") Per le esperienze di cui si tratta queste coudicioni non sono restrit- 
tive, perchè tutte aoddiafatte entro i limiti degli errori di oBseivazione. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SULLA TSOBU DEI FENONENI OTTICI, ECC. 381 

2" La velocità della luce monocromatica emeesa da detta 
sorgente, in un mezzo rifrangente di indice a che si muove con 
la telocità v, è 

— + « eoe a + (l 1 ) (" C08 p — u eoa a) , 

dove P è l'angolo della direzione di propagazione della luce con la 
direzione del moto del mezzo. ^ 

È chiaro che pei sistemi in quiete bÌ ritrova l'ottica cIab- 
sica. Inoltro è indifferente sostituire al primitivo sistema di ri- 
ferimento un altro che sia in traslazione uniforme rispetto al 
primo, poiché, con le formule date, seguita a valere la regola 
di composizione delle velocità della cinematica. Quindi nell'as- 
aenza di moto relativo delle parti i fenomeni sono indipendenti 
dalla traslazione d'insieme dell'intero sistema. 

Quando vi sta una sola sorgente luminosa, ci si potrà rife- 
rire ad assi connessi con la sorgente: in tal modo le espressioni 
date dalle nostre ipotesi vengono a coincidere con quelle dì 
Fresnel nel caso di una sorgente fissa. Si osservi allora che 
tutte le esperienze fatte finora suH'infiuenza del moto relativo 
di sorgente ed osservatore vertono solo sui termini del primo 
ordine, e sono tutte soggette a quelle restrizioni surricordate 
che fanno sì che una traslazione d'insieme non modificherebbe 
i risultati osservati neanche ammettendo le ipotesi di Fresnel. 
Se dunque si tratta di esperienze in cui (noli 'applicare le teorie 
di Fresnel) si ritenga fissa la sorgente, avremo gli stessi risul- 
tati anche colle nuove ipotesi, poiché si ha perfetta coincidenza 
delle formolo ; se invece si ritiene che la sorgente sia in moto, 
ì risultati della teoria di Fresnel non restano modificati (nel 
1° ordine) dando una traslazione a tutto il sistema che riduca 
in quiete la sorgente, e quindi vengono ancora a coincidere con 
quelli forniti dalle nuove ipotesi. 

Tutte le esperienze eseguite finora (tranne quella di Mi- 
chelson, che è contraria alla teorìa di Fresnel) si possono 
dunque indifferentemente interpretare colle ipotesi di Fresnel 
con quelle proposte nella presente Nota: per decidere in 
bvore dell'una o delt'allra, tenendo conto dei soli termini del 
1* ordine, occorrono misure dirtlte della velocità della luce o, 
ciò che è sostanzialmente lo stesso, delle lunghezze di onda. 



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382 CIHO POLI ~ SULLA TBOBlt. DEI FENOHBHI OTTICI, ECa 

Le ipoteai proposte son lungi dal costituire Dna teoria 
completa dell'ottica dei Biatemi m moto: sì limitano ai moti 
imìformi e trattano l'ottica indipeadentemente dai suoi legami 
con l'elettrodinamica ; ma ho solo voluto mostrai-e che l'ipotesi 
di Ritz sulla velocità della luce non è contraddetta da alcuna 
esperienza, A che merita per la sua semplicità di venir adot- 
tata almeno come working hypothesis piiì frequentemente che 
non si sia fatto BBiora. 

Torino, 13 gennaio 1919. 



L'Aoeademico Segretario 
Cablo Fabbizio Pabona 



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CLASSI UNITE 



Adunanza del 16 Febbraio 19S0 



PRESIDENZA DEL 30CI0 PROF. COUH. ANDBEA. NACCABI 
PRESIDENTE DELL'ACCADEVI A 



Sono presentì, della Classe di Scienze fisiche, matematiche 
e natarali, i Soci Seqre, Parona, Mattirolo, Grassi, Sohigliana, 
Sacco, 

e della Glasse di Scienze morali, storiche e filologiche, 
i Soci RuFFiNi, Vicepresidente dell'Accademia, Pizzi, Db Sanctis, 
Brondi, Einaudi, Baudi di Vbskb, Vidabi, Prato, Ciak, Valhaqqi, 
e Stampini Segretario della Classe, che funge da Segretario delle 
Classi unite. 

È scusata l'assenza del Socio D'Ovidio, Direttore della 
Classe di Scienze fisiche. 

Si legge e si approva l'atto verbale dell'adunanza delle 
Classi unite del giorno 7 dicembre u. s. 

Il Presidente dà comunicazione della lettera del Ministro 
della Pubblica Istruzione, il quale, rispondendo con data del 
10 gennaio u. s. all'ordine del giorno votato dall'Accademia 
nella sua adunanza testé ricordata del 7 dicembre 1919, ripete 
di non potere elevare l'annua dotazione, pur riconoscendola in> 
sufficiente, per la recisa opposizione del Ministro del Tesoro. 

Il Socio Orassi legge la relazione della Commissione per 
il 21" Premio Bressa relativo al quadriennio 1915-1918. Ter- 
minata la lettura, attesoché la Commissione deliberò di chiedere 
all'Accademia ' se non sarebbe conveniente sospendere pel mo- 
mento il giudizio definitivo sul conferimento del premio ,, pre- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



384 

Bentando nell'ultimo capoverso della relazione due proposte alla 
scelta dell'Accademia, il Socio Sbobb propone che ' la conchio- 
sione nltima della CommiseioDe sia modificata nel aenso che nn 
premio sta conferito ad opere del quadrienno 1915-1918 solo se 
in questo quadriennio si troverà un'opera degna del premio ; in 
caso contrario i due premi si assegnino ad opere pubblicate 
negli anni dal 1915 al 1922 ,. La proposta del Socio Seoke è 
combattuta dal Vicepresidente Rcffini, e al dibattito prendono 
parte t Soci De Sanctis, SowaLiAMA, Bbondi e Stahfini. Dopo 
aoimata discusBione l'Accademia approva unanime la relazione 
e delibera di rimandare alla prossima adunanza delle Clas» 
unite la votazioue sull'ultima proposta, che è quella di affidare 
il compito di nuove ricerche e di una nuova relazione a quella 
Commissione che dovrà giudicare dell'assegnazione del premio 
Bressa intemazionale per il quadriennio che scadrà nel 1922. 
Il Socio SoUGUANA legge la relazione della Commissione 
per il Premio Vatlauri riservato alle Scienze fisiche per il qua- 
driennio 1915-1918. La relazione è approvata senza dÌBCossione, 
e si rimanda alla prossima adunanza la votazione sulla proposta 
della Commissioue, che, non essendovi persona a cui possa essere 
conferito il premio, " il premio stesso vada ad aumento del 
capitale e serva così ad accrescere coi propri interessi i premi 



Infine il Socio De SANcrts legge, anche a nome del Socio 
Patetta, la Relazione intorno alla seconda conferenza accade- 
mica internazionale. La relazione è approvata con plauso dalla 
Accademia che di buon grado conviene di esprimere la sua gra- 
titudine ed il suo plauso ai Colleghi francesi e segnatamente ai 
signori Senart presidente e Hohollk segretario della confe- 
renza, e riconosce l'opportunità d'un convegno in Roma di rap- 
presentanti delle Classi morali delle singole Accademie Reali 
italiane nelle prossime ferie pasquali. 



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RELAZIONE 



XXI PREM.IO BRESS-A- 

(quadriennio iei5-18) 



Nessuna proposta di opere meritevoli di concorrere al 
premio fu fatta da soci dell'Accademia. Furono invece presen- 
tate dai loro autori le opere seguenti: 

1. BfinDENKK VioTOB. — La préveniion de la luberculose. 

2. Gbirnhill 0. — N° 5 Memorie relative Et questioni di meccanica, 

tre delle quali sono anteriori al 1915, cioè: 

Report <m the Theory of a Stream Line post a piane harrier, 
and of the discontinuity arising at the edge, mth an appli- 
eation of the Theory to o» Aerarne. London, 1910. 

The Attraction of a Homogeneoua Spherieal Segment. Baltimore, 1913. 

Beport on Gyroscopic Theory. London, 1914. 
Quelli compresi nel quadriennio 1915-18 sono: 

Theory of a Stream Line post a Curved Wing. London, 1916. 

The PoUnlial of a Lem, and Allied Pkysical ProUems. Balti- 
more, 1917. 

3. Hknby Chablis. — Bayonnement, gravitation, vie. ' Bulletin de 

rinstitat general psfchologiqne ,, Paris, 1918. 

4. HicKs W. M. — On the enhanced serie» of linea in spertra ofatka- 

line earlhs. London, 1915. 
A criticai study of spectral series. Parte In. IV, Le prime tre 
parU sono anteriori al 1916. La parte IV è del 1916. Londra. 

5. Honda (Kotabo) e collaboratori Musakaki, Ókcbo e Ishiwaba. — 

N. 13 lavori sulle proprietà magnetiche dei corpi. Tutti com- 
presi nel quadriennio : 
HoDDA (E.). — On magnetic awdysis as a means of studying the 

atructure of iron ailoys, s. 1., 1918. 
— 0» the temperature of the reversibìe A, transformation in carbon 
ateelt. Sendaì, Japan, 1916. 



zed.yGOOg[e 



Honda (K.). — A criterion for aUotropie Iraneformationt ùf iron 
ai high temperaturea. Sendaì, Japan, 1917. 

— On the magnetic investigatian of the atatea of cementite in oh- 

nealed and quenched earhon aleels. Sendai, Japan, 1917. 

— and MuBAKAHi (T.). — On the thermomagnetic properiiea of the 

carbidea found in ateela. Sendai, Japan, 1918. 
0» the atructure of the magnet ateela and ita change with 

the heat treatments. S«Ddai, Jupan, 1917. 
On the atrwAure of tungsten ateela. Sendai, Jspan, 1918. 

— and Okubo (J.). — Ferramagnelic auhalaiKeB and crgatala in the 

Ughi of Ewing's Theorg of Moleeular Magnetism. Sendaì, Japan, 
1916. 

On the effect of temperature on magnetiaalion conaidered 

front the etandpoint of Ewing'a Theory of Magnetiam. Sendai, 
Japan, 1916. 

— — On a theory of hyatereaia-loaa bg magnetiaalion. Sendai, 

Japan, 1917. 

— — On a kinetie theory of magnetiam in general. Sendai, Japan, 

1918. 
Ibhiwaba (T.). — On the magnetic inveatigation of A^ and A, tram- 

formationa in pure iron and steel. 
MuBAEAUi (T.). — On the atructure of tron-carbon-chromium aUoys. 

Sendai, Japan, 1918. 
6. JiFrRBY3 H. — N. 15 lavori di fisica e meccanica terrestre ed 
astronomica; tntti compresi nel quadriennio; cioè: 
Certain Hypotheaes aa to the Internai Structure of the Earth and 

Moon. London, 1915. 
The Effect of a Reaìsting Medium on Lagrang^a Three Partidea. 

London, 1915. 
Two applications of Jacobfa integrai. London, 1917. 
The Viscoaity of the Earth. London, 1915. 
The Viscoaity of the Earth (Third Paper). London, 1917. 
The Compreaaion of the Earth'a Cruat in Cooling. London, 1916. 
0» Certain Poaaible Distribuiiona of Meteoric Bodiea in the Solar 

System. London, 1916. 
The Secular Perturbationa of the Four Inner Pianeta. London, 1916. 
The Secular Perturbationa of the Inner Pianeta. London, 1918, 
On the Early Hiatory of the Solar System. London, 1918. 
lite Reaonance Theory of the Origin of the Moon. London, 1917. 
Cauaes contributory to the Annual Variation of Latitttde. London, 

1916. 
On Periodic Connection Currenta in the Atmosphere. I-IL London, 

1917. 



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387 

&»ne ProUems of Eoaporation. London, 1918. 
Problema of Bimudation. London, 1918. 

7. MiBK Albxandbk, — The migration of fish. London, 1916. 

8. HiOHAtD FìLix. — N. 5 lavori di fisico-cblmica e t«rmodÌnamicft ; 

tutti compreai nel quadriennio; cioà : 
Les Solutions des gaz dans lea liqaides. Sxtrait dea "Annales de 

Physique „ 9» Serie. 
Cotiiribuiion à l'étude des mtìanges. ' Idem ,. 
Le principe de Camot et le principe de la dégradatìon et de Pé- 

nergie. Nei n' 16-17 della * Berne scientiSque , dell'll, 18, 

25 agosto 1917. 
Parois aemi-perméàbles et Potentina tkermodi/namiques. Nel n. 21 

della " Revne generale des Sciences , del 15 settembre 1917. 
Aasoeiation molieulaire et Comìnnaiaon ehimigue. Nel n. 23 ' Id. , 

del 15 dicembre 1917. 

9. BiDGBWAT WiLLiAU. — The Dramaa and dramatic Dances of non- 

European raeea in special reference to the origin of Oreek 
tragedy. Cambridge, 1915. 
10. Shaplkt H. and Pbasb, ^ N. 7 lavori di astronomia, tutti com- 
presi nel quadriennio, cioè : 
Shaplkt (H.). — Oultine and summarg of a Study of magnitudea 
in the globvlar dusler Messier 13, 1916 (Publications of the 
Astronomica! Society of the Pacific, 1916-1918). 

— lite dimensiona of a globvlar ctuster, 1917. 

— Qlobxdar cluaterg and the structure of the Galactie at/atem, 1918. 

— Studies of magnitudea in alar dustera (Proceedings National 

Academy of Sciences. Washington, 1916-1917): 

I. On the absorption of light in space. - II. On the se- 
quence of spectral types in Stellar revolution. - IIL The 
colors of the brìghter stare in four globular systems. ■ 
lY. On the color of stars in the Galactie clouds surroundìng 
Messier II. ■ V. Purther evidence of the absence of scat- 
tering of light in space. - VI. The relation of bine stars 
and yariables to Galactie planes. - VII, A method for the 
determination of the relative distances of globular clusters. 
Washington, 1917; 6 fase. 

— Studiea baaed on the eolors and magnitudea in ateUar clusters 

(Oontrìbutìon from the Monnt Wilson Solar Obssrratory; 
Nos 115-117, 126, 133, 151-157): 

I, The general problem of clusters. - II. IJiirteen hundred 
stars in the Hercules ^ ci uater (Messier 13). - III. A cata- 
logne of 311 stara in Messier 67. - IV. The Galactie cluster 
- V. Color-indtces of stars in the Galactie clouds. - 



zed.yGOOg[e 



VI. Od the detorminstion of the dìstances of globulu* cliu- 
ters. • VII. The distances, distribatioD in Epace, and di- 
mension of 69 globular clnsters. - Vili. The luminosìties 
and distances of 139 Cepheid varìables. - IX. Three notes 
OD Cepheid varìation. - X. A criticai magnitade in the se- 
quence of stellar luminositiea. - XI. A compariaon of the 
diatance of varìous celestial objects. - XII. Remarka oq the 
arrangement of the sideral universe. 
Pkase (Fb. G.) and Shaplit (H.). — Axea ofsymmetry in (flobular 

dusters. Washington, 1917 (Proceedìngs National Academy of 

Washington, 1917). 

— On the dielribiUion of stari in ttodve globular dusters. Washing- 

ton, 1917 (Contributiona from tbe Mount Wilson Solar Obser- 
vatory, 129; " Aatrophysical Journal „ voi. XLV, 1917). 

11. SopfB H. E. — Improvements in the metkod of and means far 

compiline tabular and statistical data. Brevetto N. 117834. 
London, 1918. 

12. WooDWARD Arthur Smith. — Lavori diversi di Paleontol<^(ÌB, tatti 

compresi nel quadriennio, cioè: 
WooDWARD (A. 8.). — The use of fossil Fiskes in ^raligrajAieal 
Oeology. London, 1915. 

— The use of the Higher Vertebrates in stratigraphieal Oeotog^. 

London, 1917. 

— T^ fossil Fishes of the English Wealden and Purbeek forma- 

lions. Part I-IL London, 1916-1918. 

— A neto specimen of Haurostomus esocinus. London, 1916. 

— On a Mammalian ntandiUe (" Cimolestes Cutleri ^ from an 

Upper Cretaceous formation in Alberta, Canada. London, 1916. 

— Early Man. London, 1917. 

— On a new species of Edestus from the Upper Carboniferous of 

Workshire. London, 1917. 
-- Notes on the Pgenodont Fishes. London, 1917. 

— On the Skult of an exttnct Mammal related to Aeluropus from 

a Cave in the Ruby Mines at Mogok, Burma. London, 1917. 

— The to-calted Coprolites of Ichtht/osaurians and LabyritdhodotUs. 

London, 1917. 
~ A Ouide to theFosail Bemaitis ofMan. 2'"'edition. London, 1918. 

— and Smith (G. Elliot). — Cht a Second Skuil from the Pili- 

down Oravel. London, 1917. 

— and Dawsos (Ch.). — Oh a Bone implement from Piltdoicn 

(SuSaex). London, 1916. 

— and Pbtboniitics (B.). — On the Peetoral and Peline Arehes of 

the BritishMuseum Specimen of * Arehaeopteryx ,. London,1917. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



Oltre a questi coacorrenti si era presentato ancbe il signor 
Thoral J. M. (pseudonimo Tony Lathor), eoo due opuscoli dal 
titolo; La faiUite du monde savatit. Ma lo stesso autore dichiara 
nella sua lettera del 30 aprile 1917 che qu^li opuscoli furono 
pubblicati prima del 1914; cosicché non è il caso di prenderli 
in considerazione. 

Anche il concorreute sig. Brudeone non può esaere preso 
in considerazione, perchè, dopo aver annunciato di voler con- 
correre al premio colla sua opera sulla prevenzione della tu- 
bercolosi, si limitò a iax conoscere un indice del contenuto del- 
l'opera, che, pare, non sia stata ancora pubblicata. 

Conviene poi avvertire che due degli altri undici concor- 
renti, cioè il sig. Honda e il sig. Shapley, presentarono i loro 
lavori colla dichiarazione di voler coucorrere ai premi che ven- 
gono conferiti dalla nostra Accademia, senza indicare precisa- 
mente se aspirassero al premio Bressa o al premio Vallaurì; 
perciò si è creduto di considerarli come concorrenti ad entrambi 
codesti premi. 

Ed ecco ora un giudizio riassuntivo sui lavori dei singoli 
concorrenti. 

QBEENHILL G. 

Nei lavoro sulle correnti fluide che incontrano un ostacolo, 
l'autore, ben noto già per altri pregevoli lavori, nel campo della 
meccanica, intende preparare elementi per la teoria dell'aero- 
plano e la tecnica della sua direzione, Sono però ricerche sol- 
tanto teoriche, dove vengono riassunte in gran parte teorie note, 
dovute, per quanto riguarda le correnti fluide, a geometri ita- 
liani, e se ne fanno applicazioni che non implicano novità di 
concetti; sebbene siano condotte con scrupoloso metodo scien- 
tifico. 

Mei lavoro relativo alla teoria del potenziale il Qreenhìll 
studia con molta abilità analitica il campo di attrazione dì una 
lente piatta. La riducibilità del problema agli integrali ellìttià 
era stata dimostrata da Hill; perciò e per quanto interessanti 
siano i risultati a cui l'autore arriva, convieo riconoscere che 
il contenuto concettuale, essenziale della ricerca non gli ap» 
partiene. 



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La Gommisgione quindi ritiene che questi lavori del Greenbill, 
nonostante i loro pregi indiacutibili, non presentano tale ca- 
rattere di originalità, o tale importanza di risultati da essere 
giudicati meritevoli del premio. 



HENRT CHABLES. 

La Monografia Ra^onnement, Oravitation, Vie, presentata 
da questo concorrente, comincia colla esposizione di molte no- 
zioni di Fisica moderna, quali il flusso luminoso, la legge di 
Lambert, quella di Eirchlioff, quella di Stephan, quella di Dulong 
e Petit, la formota di Planck, la teorìa dei Quanta. Cerca poi 
di connettere tali nozioni o teorie con delle questioni dì fisica 
fisiologica, ritornando spesso a questioni di fisica pura, come 
quella della relatività, dì Einstein e Minkowski. Ma pur troppo 
non si riesce a comprendere il nesso logico, se veramente esso 
esiste, che ha guidato l'autore nel riunire nozioni tanto di- 
sparate. 

Pare quindi che tale lavoro non possa in alcuna guisa 
esser preso in considerazione per il conferimento del premio. 



HICKS W. M. 

II lavoro presentato costituisce un paziente e minuto studio 
crìtico sopra gli spettri in eerie. 

Le prime tre parti però sono di pubblicazione anterìore 
al 1915, e perciò dovrebbe essere presa in considerazione sol- 
tanto la parte Quarta, dove l'autore esamina la struttura degli 
spettri emessi sotto l'azione della scintilla elettrìca, e la Nota 
ultima sugli spettri delle terre alcaline. 

L'argomento studiato dall'autore è assai complesso e su di 
esso si hanno già tanti lavori sperimentati e dati d'osservazione 
da giustificare forse l'assenza di uno studio sperimentale ori- 
ginale nel lavoro del sig. Hicks. Uà d'altra parte, se le con- 
fusioni a cui conducono le vane formole o teorìe precedente- 
mente' note, a cominciare da quella di Balmer, sono lungi 
dall'essere d'accordo, anche il sig. Hicks, quantunque ai sia afor- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



zato a perfezionare con molta cura e pazienza le idee degli 
autori precedenti, non pare aia riuscito a formulare teorie che 
rappresentino un progresso notevole nello studio in parola, e 
tale da poter essere preso in considerazione per il conferimento 
del premio. 

HONDA KOTARO. 

Le 13 Kote presentate dal Prof. Honda e suoi collaboratori 
Murakami, Ishiwara e Okubo, vanno distinta in dne gruppi. 

Un primo gruppo di nove Note è dedicato allo studio delle 
trasformazioni allotropiche che subiscono il ferro e le sue leghe 
ferromagnetiche a diverse temperature, studio eseguito col me- 
todo dell'analisi magnetica. 

Questo metodo si basa sulla proprietà seguente delle so- 
stanze ferromagnetiche, che cioè tali sostanze, poste in un campo 
magnetizzante non troppo debole, assumono una intensità dì 
magnetizzazione che col crescere della temperatura va dimi- 
nuendo, da prima lentamente e poi più rapidamente per annullarsi 
infine ad una temperatura critica, che è una costaote caratteristica 
della sostanza; inoltre, se questa subisce una trasformazione 
allotropica, a una determinata temperatura, la suscettività ma- 
gnetica varia bruscamente. 

L'autore con numerose esperienze ha voluto dimostrare che 
questo metodo d'analisi magnetica permette dì determinare 
facilmente e con molta esattezza le temperature a cui avven- 
gono le trasformazioni ed anche la natura di esse. 

Le ricerche furono estese poi a molte sostanze ferroma- 
gnetiche, ferro, acciaio al carbonio, acciaio al tungsteno, leghe 
di ferro e cromo, carburi di ferro. Ne risulta veramente ben 
dimostrata l'utilità del metodo per riconoscere la struttura delle 
diverse leghe nelle varie fasi del riscaldamento e del raffred- 
damento. Il gran numero di misure accurate eseguite su mate- 
riali di varia composizione, l'accordo dei risultati cosi ottenuti 
con quelli forniti dall'analisi termica e microscopica non lasciano 
alcun dubbio sulla esattezza delle conclusioni a cuigiungel'autore; 
però, salvo in qualche particolare, coteste conclusioni corrispon- 
dono in generale a quanto già si conosceva intorno alla strut- 
tura degli acciai ed alle trasformazioni che vi si producono per 



zed.yGOOg[e 



302 

effetto del riscaldamento. Non si può dire adunque che si tratti 
della scoperta di nuovi fenomeni importanti, ma certamente i 
numerosi risultati ottenuti potranno rendere preziosi servìgi 
agli studiosi. 

L'altro gruppo di quattro Note Sulla teoria molecolare ddìa 
magnetizzazione tratta del modo di spiegare ì fenomeni magne- 
tici nelle sostanze ferromagnetiche, secondo l'ipotesi dei magne- 
tismo molecolare dì Ewing. 

L'autore ammette perciò, secondo tale ipotesi, che i corpi 
ferromagnetici siano costituiti da complessi elementari formati 
di magneti, che si orientano poi sotto l'azione di un campo 
esterno, e che la forza direttrice, antagonista, sì riduca a quella 
che nasce dalla stessa polarità magnetica permanente degli 
elementi. 

In seguito, per spiegare certe particolarità del fenomeno, 
specialmente della isteresi, fa intervenire anche l'influenza del 
moto termico e della viscosità. Ma di tate intervento è fatto 
cenno soltanto in termini generici. 

Il calcolo conduce a formolo complicate, che l'autore poi 
semplifica con qualche ipotesi accessoria. Rtesoe cosi a trovare 
una rappresentazione del fenomeno che si approssima abbastanza 
ai risultati sperimentali. 

Anche il ciclo d'isteresi teorico risulta molto simile a quello 
reale nel suo andamento generale, ma ha il difetta che dà un valore 
eccessivo del magnetismo residuo, cioè 0,89 del massimo corri- 
spondente alla saturazione, cioè almeno una volta e mezza del 
vero, e anche piii in molti casi; come del resto aveva già tro- 
vato lo Ewing; inoltre questo valore sarebbe costante, mentre 
si aa che varia notevolmente da una sostanza all'altra. 

Qualche altro punto della dimostrazione teorica del feno- 
meno d'isteresi lascia alquanto a desiderare. 

In conclusione è questo uno stadio paziente e laborioso, 
dove l'autore ha mostrato molta ingegnosità per superare le 
difficoltà che gli si presentavano strada facendo ; ma, pur su- 
perandone parecchie, non ha fatto che perfezionare alquanto lo 
studio del modello di Ewing, senza raggiungere lo scopo, che 
a quanto pare egli si proponeva, di mostrare che la semplice 
ipotesi di Ewing può spiegare completamente ' ì fenomeni ma- 
gnetici. 



zed.yGOOg[e 



S93 

La teoria dell'autore resta sempre un modello, di cui non 
ai deve esagerare l'importanza, sia in riguardo al suo grado di 
veroBimiglianza, eia in considerazione della sua utilità come 
gnida a nuove ricerche. 

Tanto pili se si pensa che il far astrazione da qualunque 
specie di forze interne molecolari, all'infuorì di quelle che nasce- 
rebbero dalla polarità magnetica degli ultimi elementi, sembra 
una ipotesi, se non azzardata, almeno tale che avrebbe bisogno 
di essere discussa e giustificata, anche per metterla d'accordo 
colle odierne vedute dei fisici intorno alla struttura molecolare 
dei corpi ; e che effettivamente occorra tener conto dì altre forze, 
oltre alla polarità magnetica, Io riconosce lo stesso autore laddove 
trova necessario di far intervenire la così detta viscosità e i 
moti termici. 

I lavori dello Honda sono adunque assai pregevoli, senza 
dubbio, ma i risultati ottenuti non hanno qael carattere dì 
novità quel grado d'importanza scientifica o tecnica che si 
deve richiedere affinchè l'opera possa essere segnalata come 
meritevole del premio. 



JEFFBEYS HABOLD. 

Il gruppo dei lavori presentati dal Sig. Harold Jeffreys 
si impone alla nostra attenzione per la varietà grande delle 
questioni trattate, che sono tra le più vitali del momento pre- 
sente nel campo della geoflsica e della geomeccanica, della 
cosmogonia del sistema solare e della meccanica celeste. S'impone 
anche per la mole veramente notevole, prodotto di un lavoro 
straordinario compiuto nel perìodo esattamente quadriennale 
prescritto dal concoreo. È finalmente ammirabile l'ardire col 
qnale l'autore attacca problemi nuovi, che sembrano ì meno 
accessibili ai metodi matematici e i piìi impenetrabili al potere 
dell'analisi . 

Dare un'analisi completa della produzione scientifica in 
esame non è cosa facile senza uscire dai limiti di una Relazione 
accademica, ed entrare in troppi particolari di indole essen- 
zialmente matematica. Tuttavia un esame sintetico degli argo* 
gementi che sono oggetto delle investigazioni dell'autore ed un 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



riosstinto dei risultati raggiunti può essere sufficiente per dare 
un'idea del valore dell'opera. 

Nel gruppo delle Memorie riguardanti la geofisiea (N" 1, 
4, 5, 6, 12, 13, 14, 15) troviamo dapprima nn lavoro di crìtica 
intomo alle ipotesi sulla struttura interna delta terra. L'autore 
parte dalle equazioni stabilite da Herglotz per l'eqiiilibrìo ela- 
stico di un solido costituito in modo conforme all'ipotesi di 
Wiechert, cioè da un nucleo centrale e da una crosta super* 
Sciale di densità diversa, ed arriva ad una conferma dei numeri 
dati dallo stesso Wiechert per le densità ed il rapporto dei 
raggi. 

Discute anche alcune ipotesi sulla struttura della luna e 
tenta una spiegazione del fatto che essa mota mostrando sempre 
alla terra la stessa faccia. 

Altri lavori sono dedicati alle relazioni tra le costanti di 
elasticità e di viscosità della terra ed i fenomeni della marea 
e della nutazione euleriana, e ad una valutazione delle pressioni 
superficiali, che devono svilupparsi per effetto della contrazione 
dovuta si raffreddamento. 

Di assai notevole importanza è la ricerca dedicata alle 
cause che possono produrre i movimenti del polo terrestre, ossìa 
le variazioni di latitudine. In linea generale è noto che esse, in 
quanto si sovrappongono alla nutazione euleriana, dipendono da 
variazioni di densità o di distribuzione dì massa nel globo ter- 
restre. L'autore con acuta analisi ricerca gli effetti che sugli 
spostamenti del polo possono produrre i movimenti periodid 
dell'atmosfera e le conseguenti variazioni di pressione e di li- 
vello oceanico, le correnti prodotte da differenze di temperatura 
nei mari e le precipitazioni atmosferiche. Un'altra causa, pure 
di carattere periodico, e che l'autore con ipotesi speciali sotto- 
pone al calcolo, è la variazione di massa superficiale dovuta 
allo sviluppo della vegetazione nella stagione estiva. Natural- 
mente, estremamente incerti devono essere i dati di partenza 
ipotetici in una questione di tal genere, ma è notevole il fatto 
che l'autore abbia potuto attaccarla. Si occupa infine degli ef- 
fetti dovuti alte glaciazioni polari. 

A problemi speciali, che si connettono colla ricerca prece- 
dente, sono dedicati varii altri lavori sulle correnti di conve- 
zione nell'atmosfera, ed a quelli che l'autore chiama Problemi 



.D,!„t,zed.yGOOg[e 



af evaporation e I^oblems of denudaiion, e cioè alla diffusione 
del vapor acqueo nell'aria ed agli effetti che la precipitazione 
esercita sul suolo come agente di abrasione e di sedimentazione. 

Con metodi analoghi l'autore prende a trattare quistioni 
fondamentali di meccanica del siatema solare (N' 2, 3, 7, 8, 9, 
10, 11). Le modificazioni che l'ipotesi di un mezzo resistente 
porta al movimento nel problema dei tre corpi sono discusse 
in due Note. Un'ampia Memoria è dedicata alla legge di distri» 
buzione dei corpi meteorici nel sistema solare, considerati come 
sciami di meteore moventisi intorno ad un grosso nucleo. Am- 
messo il moto stazionario e simmetrico rispetto ad an asse, 
l'autore trova che gli urti reciproci devono portare le orbite 
meteoriche ad avvicinarsi a cerchi giacenti in uno stesso piano. 
È questo un risultato applicabile all'anello di Saturno. 

Un'altra Memoria è dedicata alla discussione della possi- 
bilità di formazione del sistema solare per condensazione da 
una massa gassosa, e l'autoie esclude la possibilità che i pia- 
neti esistenti abbiano avuto una origine di questa specie, tolta 
la luna. 

Non è facile seguire l'autore nella molteplicità delle con- 
clusioni a cui arriva in questioni così complesse. Tuttavia la 
facilità con cui egli enumera una folla di risultati e la recisione 
delle affermazioni, confrontata ooll'abbon danza dell'elemento 
ipotetico, non possono a meno di lasciare il lettore perplesso 
intorno al valore definitivo di queste ricerche scientifiche. 

In conclusione, volendo riassumere in un giudizio sintetico 
l'impressione nostra sull'opera dello Jeffreys, dobbiamo dire che, 
pur accettando senza troppo discutere le conclusioni a cui egli 
arriva, queste non assurgono alla importanza di risultati nuovi, 
che segnino progressi sostanziali nella scienza della terra e del 
cosmo. Mancando quindi, sia l'originalità vera del metodo ma- 
tematico, sia l'importanza decisiva dei risultati raggiunti dal 
punto di vista fenomenologico, la Commissione, pur riconoscendo 
nell'autore attitudini brillanti di ricercatore, che potranno in 
seguito condurlo' ad una elevata posizione nella scienza, non 
crede, nelle condizioni attuali, di poterlo proporre per il premio 
Bressa. 



Atti dilla S. Accademia - 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



HEEK ALEXANDER. 

L'autore ha raccolto in un volarne ì dati re1atÌTÌ alle mi- 
grazioni dei pesci, che formano oggetto dell'iuduBtria della pesca, 
e nel volume è seguito l'ordine sistematico, come piti raziousle, 
anche per agevolare la consultazione. 

Ogni capitolo tratta di una sottoclasse, o di on ordine, di 
un BOtt'ordine o di un gruppo sistematico piii ristretto, a se- 
conda della sua importanza o della ricchezza in specie pesche- 
recce. 

tTna breve introduzione pone il pro&no al corrente delle 
cause biologiche e geologiche di migrazione, e della letterato» 
generale sa questo soggetto. Nei capitoli relativi ai vani gruppi 
sistematici sono pnre indicati ì lavori dai quali l'autore ha ri- 
cavato le nozioni diligentemente coordinate nei capitoli stessi e 
corredate da buon numero dì figure, dì diagrammi, di cartiDe 
in parte originali. Ogni capitolo ha quindi valore di un'acco- 
rata compilazione nella quale il lettore può trovare quanto si 
riferisce alla biologìa dei varii pesci, sia marini che d'acqua 
dolce. Particolarmente sviluppati sono i capìtoli che riguardano 
le aringhe, i salmoni, i merluzzi. 

È fatto un largo posto alla embriologia, al comportamento 
delle larve e degli avanotti, tenendo per6 presente la pratica 
utilità di questi soggetti. Chiude il volume on breve riassunto 
con considerazioni generali sulle migrazioni e la distribuzione 
geografica in senso orizzontale e verticale. 

L'opera del Meek può essere vantaggiosamente consultata 
nei riguardi delle norme da seguire e da impartire per disci- 
plinare la pesca, e aopratatto le grandi pesche, senza turbare 
le condizioni biologiche delle varie specie che sono oggetto di 
commercio e senza ostacolare la loro riproduzione. 

Non è tuttavia, per originalilÀ dì trattazione e per iInpo^ 
tanza scientifica dei risultati, oos) notevole da poter essere se- 
gnalato come degno del premio Bressa. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



MICHAUD FÉUX. 

Il lavoro principale del Michaud è uoa estesa Memoria dal 
titolo Contribution à l'étude dea mélanges, pubblicata negli * Àn* 
nales de Physique , del 1916. In questo lavoro l'autore intro- 
duce alcuni nuovi concetti relativi alle pareti semipermeabili, 
di cui si fa tanto ubo nello studio delle trasformazioni dei mi- 
scugli, applicando i princìpi della termodinamica; e in parti- 
colare l'autore vuol dimostrare la opportunità di considerare 
delle pareti permeabili soltanto all'entropia e impermeabili alla 
materia. Stabilisce quindi alcuni teoremi fondamentali e ne fa 
l'applicazione a diversi casi di miscugli. 

Le questioni trattate nelle altre pubblicazioni, cioè una 
Memoria dal titolo Les solutions dee gaz dona les liquides negli 
* Ànnsles de Physique ., un articolo nella ' Revue Scìenti- 
fique , sul principio della degradazione dell'energia, e due brevi 
Note nella * Revue Generale dea Sciences purea et appliquées , 
si riferiscono al medesimo argomento e si svolgono intorno ai 
medesimi concetti stabiliti in quella prima Uemoria. Degna di 
nota è specialmente la trattazione di alcune questioni relative 
alla soluzione dei gas nei liquidi, dove giunge a spiegare in 
modo plausibile alcune particolarità interessanti intomo al com- 
portamento di tali soluzioni. 

In complesso però i procedimenti ideati dall'autore non 
conducono alla scoperta di fatti o leggi nuove dì notevole im- 
portanza; una gran parte dei risultati si limita ad una con- 
ferma dì leggi e proprietà note. Rimane infine l'impressione 
che i metodi suggeriti dall'autore per studiare o dimostrare le 
proprietà dei miscugli non oGFrano neppure in generale il van- 
taggio di una maggiore semplicità e chiarezza nel procedimento 
dimostrativo. 

L'opera del Michaud è certamente pregevole e meritevole 
di molta considerazione dal punto di vista del metodo dì ricerca 
scientifica; ma non raggiunge tal grado d'importanza da indurre 
la Commissione a proporla come degna del premio. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



RIDGEWAY WILLIAM. 

Noto pel suo libro Tke origin of metallic currency and 
weight standards, l'Autore presenta per il premio Biessa ti vo- 
lume: The Dratnas and dratnatie Danees of non- European racea 
in special referenee to the origin of Greek tragedy, Cambridge 1915, 
che sì collega con un auo precedente lavoro dal titolo The 
origin of tragedy with special referenee to the Greek 'tragedians. 

In quest'opera egli sosteneva che la tragedia greca ha ori- 
gine esclusiva dalle primitive celebrazioni degli eroi, cioè dei 
defunti eroizzati. Che in tale teoria siano parecchi elementi di 
verità non pare discutibile. Ma essa sembra per un lato con- 
nettersi troppo strettamente con la dottrina della origine esclu- 
siva della religione dal culto dei morti, che ora è generalmente 
sostituita da dottrine più larghe e comprensive, e per l'altro 
non tener conto sufficiente della parte fondamentale, ben rile- 
vata ad esempio dal Dietertch, che ebbero nella formazione del 
dramma i sacri dromena dei misteri. 

Alla difesa della propria teoria contro le obiezioni altrui, 
difesa sempre acuta, se non sempre convincente, dedica il 
Ridgeway l'ampia introduzione del nuovo libro. Nel quale poi, a 
rincalzo della teoria sulla tragedia Greca, egli studia antiche e 
moderne notizie sui sacri drammi e le sacre danze dell'Asia 
Occidentale, dell'Egitto, dell'India, di Oiava, dell'Indocina, della 
Cina, del Giappone e d'altre regioni e giunge alla conclusione 
che Drammi e Danze son collegati col culto dei morti e che in 
generale totemismo e venerazione di spiriti delle piante sono 
formazioni secondarie, germogliate dalla fede nella esistenza 
dell'anima dopo la morte. 

Questa trattazione, per quanto ricca di materiali preziosi, 
lascia perplessi non meno della precedente sulla tragedia Greca. 

Che ci siano danze e rappresentazioni sacre connesse col 
culto dei morti, su cib non cade dubbio; ma che tutte le danze 
e rappresentazioni sacre siano, almeno in origine, connesse con 
quel culto, questo non appare appieno dimostrato. E, convìen 
dire, la dimostrazione riesce tanto meno efficace e persuasiva, 
in quanto nel campo della letteratura Indiana, della Egittologìa, 



zed.yGOOg[e 



deirislam, della lettern.tiira dell'estremo oriente, 6 in quello 
stesso della storia comparata delle religioni^ il Ridgeway si 
muove con assai minore sicurezza d'informazioni (se non di giu- 
dizio) che non in qaello a lui più famigliare della letteratura 
Greca. 

Ciò non toglie che il libro costituisca nel tatto insieme un 
importante contributo alla storia della Drammatica; ma i suoi 
pregi non sembrano tali da renderlo meritevole dì esser preso 
in considerazione per il conferimento del premio. 



H. E. 

n Sig. Soper H. E. presenta un suo brevetto dal titolo: 
* Improvements in the method of and meana for compiling ta- 
bular and statistical data (1918) ,. 

Sono già in uso presso parecchi uffici statìstici apparecchi 
o meccanismi intesi a rendere più rapida, meno faticosa e più 
sicura tanto l'operazione di classìGcare i singoli casi osservati, 
a seconda di certi caratteri o combinazioni di caratteri, quanto 
quella di contare il numero di individui aventi un dato carattere 
o combinazione di caratteri. 

Il dispositivo ideato dal Soper vorrebbe essere una modifica- 
zione e un perfezionamento di quelli in uso: ma ei tratta di 
una invenzione che manca di carattere scientifico, e per quanto 
possa presentare una certa utilità pratica nella compilazione di 
tavole statistiche, non è certamente di tale importanza da poter 
essere presa in considerazione per il concorso al premio Bresea. 



SHAFLEY H. 

L'opera che lo Shapley espone nelle sue 12 Memorie con- 
siste di due parti. La prima, di carattere osservativo, consiste 
nell'indagare nei diversi ammassi stellari {cluster) globulari il 
comportamento delle grandezze stellari apparenti in rapporto 
coli' index cohris; vedere cioè per ogni index coloris, ossia per 
ogni tipo spettrale, il numero delle stelle rispondenti a ciascuna 
grandezza apparente. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



400 

L'autore, pur limitando le oBservazioni a quattro o cinque 
grandezze, in alcuni ammassi, giunge ad un risultato degno della 
masaima attenzione; cioè che, crescendo l'ordine di grandezza, 
ossia diminuendo lo splendore apparente da nna stella a un'altra, 
diminuisce, nelle stelle dei detti ammassi, anche l'index colorii; 
le stelle più lucide hanno sempre piìi gradi dì rosso che le piò 
deboli. 

Una prima conclusione che l'autore trae da queste oeser- 
vazioni è che si possa ritenere nuUa, o trasonrabile, l'estinàone 
della luce negli spazi interstellari. Ma a questo risultato n 
possono muovere serie obiezioni, cosicché esso va considerato 
come assai dubbio, essendo forse probabile che l'afisorbimento, 
tanto generale, quanto selettivo, non sìa trascurabile fuori del 
piano Galattico, allo stesso modo come non lo è (ed anche Io 
Shapley lo sa) nel detto piano. 

La seconda parte del lavoro concerne la determinazione delle 
parallassi degli ammassi globulari. 

Tre sono i metodi impiegati dall'autore per la stima delle 
distanze. Il primo, che fu già ideato dallo Hertzsprung, si basa 
sulla ipotesi che la grandezza assoluta delle stelle variabili del 
tipo di d Cephei, dette appunto Cefèidi, sia funzione del solo 
periodo. Il secondo è un metodo che si fonda in massima su di 
un principio, pure già ammesso da altri, che cioè un ammasso 
il quale mostri stelle più lucide di un altro è probabilmente 
più vicino. 

Pih spedito è il terzo metodo, che consiste nel desumere la 
distanza degli ammassi dai loro diametri angolari, ammettendo 
che su per gih abbiano tutti la stessa estensione assolata nello 
spazio. 

Una trentina di ammassi, trattati coi due primi metodi, gli 
danno un diagramma che mette a riscontro la distanza col 
diametro apparente, e da questo diagramma egli attìnge per gli 
altri ammassi, di cui è solo noto il diametro, la distanza. 

In base ai precedenti metodi è possibile allo Shapley pro- 
cedere ad una grande ricostruzione dell'universo siderale, dove 
ad ogni oggetto celeste è assegnato il suo posto, sia rispetto 
all'osservatore terrestre, sia rispetto al piano centrale della 
Galassia. Ma tutto questo edifizìo, attese le enormi incertezze 
onde sono affette le parallassi determinate dall'autore, è dubbio 



zed.yGOOgle 



401 

ohe possa reggere alla prova dei fatti cbe verranno in Ince nel- 
l'avvenire. Basta ad avvalorare questo dubbio osservare le enormi 
differenze fra le parallassi determinate dallo Shapley e quelle 
calcolate dallo Schouten per gli stessi ammassi, in base alle curve 
di luminosità di Kapteyn. 

La lettura delle 12 Ifemorie presentate dallo Shapley rivela 
nell'autore una rara abilità net trarre partito dalle osservazioni 
in modo da ricavarne quanti più risultati è possibile; ma rivela 
anche una certa fretta. E conseguenza di ciò è anche qualche 
contradizione; così, ad esempio, mentre nella seconda Memoria 
la distribuzione pecnliare dei cluster globulari e la loro grande 
distanza mostrano che essi non fanno parte del sistema galat- 
tico, e cbe questo sia distintamente fuori del centro di gravità 
di quell'ordine di sistemi, nella dodicesima Memoria l'universo 
galattico comprende anche ì cluster globulari, e non c'è più 
luogo a pluralità di sistemi. Questo cambiamento di concezione 
fra il principio e il termine del lavoro fa capire quanto ancora 
siano scarsi e incerti i dati d'osservazione, perchè se ne possa 
trarre quella solida costruzione dell'universo che lo Shapley 
vagheggia. 

L'opera delio Shapley è indubbiamente meritevole di grande 
encomio, e fornisce allo studioso una quantità di dati e di con- 
siderazioni preziosissime, ma non raggiunge tale grado di per- 
fezione da indurre la Commissione a proporre che il premio gli 
sia conferito. 

ARTHUR SMITH WOODWARD. 

Conservatore di Geologia nel Brìtish Museam, presenta 
numerose pubblicazioni, delle quali una in collaborazione con 
Ch. Dawson e un'altra con B. Petronievìcs. Di vario argomento 
paleontologico, sono in generale descrizioni di fossili di notevole 
importanza, ed una sola è di carattere monografico. Due sono 
discorsi presidenziali tenuti alla Società Geografica di Londra 
nel 1915 e 1916, nei quali l'A. delinea e illustra l'importanza 
ohe hanno i resti fossili dei vertebrati nella Geologia storica. 

Quattro Note sono di argomento antropologico, ed in par- 
ticolare degna di menzione l'istruttiva guida alla collezione degli 
avanzi fossili dell'uomo nel Museo Britannico, e l'interessante 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



402 

studio sopra una distinta fonna di ud uomo primitivo (* On a 
eecond skull, etc. ,). 

Altre due riguardano pure doi resti di mammiferi; in una 
considera un genere che ritiene nuovo (Àelureidopus), e nell'altra 
degli avanzi di Gimolestes del Cretacico del Canada. Sono inoltre 
da ricordare la breve Nota nella quale discute sull'attribuzione 
di certe Coproliti ai Selacìdì piuttosto che ai Rettili, e l'inte- 
ressante breve scritto: * On the pectoral and pelvic arches of 
Àrchaeopteryx ,, in cui l'autore ravvisa caratteri essenzialmente 
SBuroidi con qualche analogia con archi dei viventi fiatiti. 

Ma i lavori più importanti del Woodward sono quelli che 
prendono in esame i resti fossili dei Pesci, come lo scritto sopra 
' A new species of Saurostomus esocinus , (1916), le ' Notes 
on the Pycnodont fishes , (1917), la descrizione dell'Edestus Kew- 
toni (1917), e sopratutto la Monografia sopra ' The fossil Fishes 
of the englìsh Wealden and Forbeck formatione (part 1, II) ., 
della quale furono pubblicati finora due fascicoli nelle Me* 
morie della Paleontographical Society di Londra (1916-1918). 
Si tratta di una accurata descrizione sistematica, corredata d& 
numerose figure nel testo e da molte tavole, nella quale è esa- 
minata la ricca fauna fossile dei pesci del Wealdiano e del 
Porbeckiano inglese, a cominciare dagli Elasmobranchi, coi generi 
HyboduB, Àcrodus, Asterocanthus, ed il nuovo genere Mylaeo* 
bates. In seguito si passa allo studio particolareggiato dei Te- 
leostomi, numerosissimi,' appartenenti a parecchi generi, dne 
nuovi (Eomesodon, Enchelyolepis). Ma la estesa monografia è 
per ora incompleta e non può essere considerata nei suoi risultati 
e nelle conclusioni geostoriche e biologiche; sicché la Commis- 
sione, che ha fissato particolarmente la sua attenzione sopra 
questo lavoro dell'insigne paleoittiologo, non è in grado di ap- 
prezzarne tutta l'importanza e non crede di poterlo proporre per 
il conferimento del premio, 

In conclusione nessuno dei concorrenti vien giudicato me- 
ritevole del premio. 

Considerato l'esito negativo del concorso, la Commissione 
crede opportuno avvertire che tale risultato può attribuirsi a 
diverse cause, dipendenti dalle condizioni eccezionali in cui si 
è svolto il quadriennio 1915-18, coincidente si può dire eeatta- 



zed.yGOOg[e 



403 

mente col periodo della guerre mondiale, condizioni che, se da 
un lato hanno potuto distrarre le menti e l'attività degli stu- 
diosi e impedir loro di compiere un lavoro regolare e proficuo 
nel campo acientifico, d'altre parte hanno reso anche difficile il 
compito della Commissione e dei soci tutti dell'Accademia nella 
ricerca e nell'esame di lavori scientifici compiuti e di opere 
pabblicate nel detto quadriennio, tali da meritare di essere prese 
in considerazione nel concorso al premio. 

La GommÌB3Ìone perciò sente il dovere di t&t presente al- 
l'Accademia questo stato di cose e di chiedere nello stesso 
tempo ee non sarebbe conveniente sospendere pel momento il 
giudizio definitivo sul conferimento del premio, per provvedere 
ad integrare il lavoro di ricerca e di eeame di quelle opere che, 
pur essendo state pubblicate nel quadriennio scaduto, potessero 
per avventura essere efuggite all'attenzione della Commissione 
o dei Soci, ed essere così rimaste sconosciute. 

La proposta della Commissione sarebbe dunque di rinnovare 
la procedura regolare per il concorso intemazionale al premio 
Breeea, relativo sempre ai soli lavori pubblicati nel quadriennio 
scaduto 1915-18; nominando perciò di nuovo una prima Commis- 
sione, che dovrà poi essere integrata a norma del Regolamento, 
e assegnando un termine alla detta Commissione per presentare 
la sua Relazione; o meglio affidando il compito medesimo alla 
Commissione che dovrà giudicare dell'assegnazione del premio 
Breasa internazionale per il quadriennio che scadrà nel 1922; la 
quale Commissione avrebbe quindi da conferire due premi, uno 
per le opere compiute e pubblicate nel quadriennio 1915-18 e 
l'altro per quelle del quadriennio seguente 1919-22. 

La Cotmnisaione 
Presidente 

ÀMDBBA NaCCAHI 

CabIìO Fabrizio Paroha Gaetaho De Sanctis 

CoBRADO Seghe Fbdebico Patetta 

Guido Orassi Scgretirìo Relatore Ettore Stampini 

Carlo Sohioliana Francesco Rdftini 

Quirino Majorana Ernesto Scuiaparelu 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



RELAZIONE DELLA COMMISSIONE 



J^REMIO VALLAXJRI 

(quadrleruilo 1815-18) 



I concorrenti al premio Vollauri dei qaflli la Commissione 
ha esamÌDate le opere sono i sigg. D' Pisani Michele, Musciacco 
Augnato, Leonardi- Cattolica amm. Pasquale col Maggiore Luria 
Aristide, Vecellio Alessandro, Vebson prof. Enrico, Babkes 
Qeorge Edward, Shaplet H., Eotaro>Honda, e Cibinu Egieto. 

Nessuna proposta pel premio fu fatta dai Soci dell'Acca- 
demia. Le memorie presentate dai concorrenti sono le seguenti : 

1. Prof. CiBiNsi. — Quattro esemplari del N. 5 dell'anno VII del 

periodico ' Fides e Labor , del Collegio Santa Maria, Organo 
dell' Asaociszione degli antichi allievi. 

2. PlBANI UlOHBLI fu AlTOMBO : 

a) Cura del Tracotrta e della Cheratite vascidosa superficiale 

(panno grasto ddla cornea) con fanto-aiero-terapia. Go- 
eenza, Tip. Municipale B. De Bose, 1914. 

b) La Cataforesi nella terapia deUe lesioni sifilitiche déU'occhio. 

Cosenza, Tip. Municipale B. De Bose, 1915. 

3. Musciacco Augusto da Lecce. — Per im piccolo misero nd vor- 

tice dei liquidi. Lecce, Tip. Editrice Leccese, 1917. 

— // Restometro. Lecce, Tip. Editrice Leccese, 1917. 

— Il Restometro. Riassunto. 

— Postilla sulla differenza di tdtezza tra due battenti, ecc. 

— Delle illusioni oUiche spaziali in reazione con la rHina umana. 

Lecce, 1918. 

— Un tratto d'unione tra spirito e materia (CoDsideraxiom di 

fisica organica). Lecce, 1918. 

4. LioxABDi Cattolioa S. e. Pasquali e Luhia Maggiore Aristidb. — 

Fari e segnali marittimi. Torino, Stab. Doyen di L. Simondetii. 

— Documenti a schiarimento A a I (N. 9). 



zed.yGOOg[e 



406 

6. TioxLLio Alubahvbo. — Equilibrio cotmieo. P. X*, S esemplari. 
Peltro, Stabil. Tip. P. Castaldi di 0. BoBChiero. 1916. 

6. VuBOH Ekbioo. — Il FilugMo e l'arie di governarlo. Eoma-Napolì, 

Società Editrice Libraria, 1917. 

7. Baku» Obomb Ewabo. — The Etiologi/ of dieturbancea of the heart 

beat. Boston, 1917. 

— 7^ rationaìe of Neurasthenia and of ditturbanees of arUrial 

tension. Boston, 1917. 

8. Shaplkt (H.). — Outline and summary of a Stud^ of magmludes 

in the globuìar clutter Meaeier 13, 1916 (PnbUcatiODs of the 
Astronomical Society of the Pacific, 1916-1918). 

— The dimensiona of a globuìar duater, 1917. 

— Gtìobular duaters and the strueture of the Oalatìie system, 1918. 

— Studies of magnitudes in star duaters (Proceftdiags NatioBlJ 

Academj of Sciences. Washington, 1916-1917): 

I. On tbe BbsoTption of light in space. - II. On the se- 
qiience of spectral tTpes in Stellar revolution. - III. The 
colors of the brighter stArs in fonr globuìar systems. - 
lY. On the color of stara in the Gnlactie clonds sorroonding 
Messier 11. - V. Furtfaer eridence of the absence of scat- 
tering of ligbt in space. - VI. The relation of blue stars 
and rariablea to Oalactìc planes. - VII. A metbod for the 
determinatioa of the relative distoncee of globolar clastetB. 
Washington, 1917 ; 6 fase. 

— Studies based on the colors and magnihtdea in stellar duaters 

(Gontribution firom the Moiint Wilson Solar Obserratory ; 

Noa 115-117, 126, 133, 151-157) ; 

I. The general problem of clastera. - II. Tbirteen hundred 
stara in the Hercates closter (Messier 13). - III. A cata- 
logne of SII stare in Messier 67. - IV. The Qalactic cluster 
MesBÌer 11.- V. Color- indi ce a of atars in theGalactic cloads.- 
VI. On the determisation of the diatances of globuìar clns- 
ters. - VII. The diatances, distributioa in space, and di- 
menaioa of 69 globuìar clnsters. - VIII. The luminosities 
and distonces of 139 Cepheid variables. - IX, Tbree notes 
on Cepbeid variatian. - X. A criticai magnitude in the se- 
quence of stellar luminosities. - XI, A comparison of the 
dietance of rariona celestial objects. - XII. Bemarka on the 
arrangement of tfae sideral universe. 

9. PsAra (Fb. 6.) and SH&PLax (H.). — Axes of aymmetry in globuìar 

duaters. Washington, 1917 (Proceedings National Academy of 
Washington, 1917). 

— On the diatribution of atars in twdve globuìar dusters. Washing- 



D,!„t,zed.yGOOgle 



406 

ton, 1917 (ContrìbutìoDB from the Moniit Wilson Solar ObsAi^ 
Tatory, 129; ' Astrophjaical Journal,, yol. XLV, 1917). 

10. Honda (K.). — On magnetic analysi» aa a meana of aUidging tke 

stntcture of iron ailoys, b. I., 1918. 

— On the temperature of the reveraiile A, Iransformaiion in carbtm 

ateels. Sendai, Japan, 1916. 

— A criterion for alìolropic transformations of iron ai high tem- 

peralurea. Sendai, Japao, 1917. 

— On the magnetie investigation of the states of cementite in An- 

nealed and Quenched carhon steels. Sendai, Japan, 1917. 

— and MoBAKAHi (T.). — On the thermomagnetic pr<^erties of the 

carbidea found in steels. Sendai, Japan, 1918. 

On the atrueture of the magnet steda and ita ehange wUh 

the heat treatmenta. Sendai, Japan, 1917. 

— — On the atrueture of tungaten sleda. Sendai, Japan, 1918. 

— and Òkuso (J.), — Ffrromagnetic aubstances and ergstals in Ihe 

tight of Emng'a Theory of MóUcular Magnetiam. Sendai, Japan, 
1916. 

— — On the effect of temperature on magnetiaation considerei 

from the atandpoint of Eunng's Theory of Magnetiam. Sendai, 
Japan, 1916. 

— — On a theory of hystereaia-hsa by magnetiaation. Sendai, 

Japan, 1917, 

— — On a kinetic theory of magnetiam in general. Sendai, Japan, 

1918. 

11. MnBAKAMi (T.). — On the atrueture of iron-carbon-chromium ailoya. 

Sendai, Japan, 1918. 

La Commissione dopo un primo esame ha concluBO che non 
potessero essere prese in considerazione agli eSetti del concorso 
le due memorie del D'' Pisani coi titoli: Cura del Tracoma < 
delUt Cheratite vaaculosa; La Cataforesi nella Terapia, in quanto 
non contengono che osservazioai d'indole clinica, senza alcuna 
ricerca originale. Le osservazioni sono anche in numero limi- 
tato e troppo compendiosamente descritte per poter portare ad 
alcun convincimento sulla bontà dei metodi curativi proposti 
dall'autore. 

Parimenti fu esclusa l'opera presentata dal sig. Alessandro 
Vecellio col titolo: Equilibrio coamico. Parte I: L'equilibrio nd 
mondo fisico, perchè mancante di serietà scientifica. Altrettanto 
dicasi di UD breve scritto riguardante una pretesa scoperta del 



zed.yGOOg[e 



407 

9Ìg. CiRiNEi, inserito nel periodico " Fides et Labor , col titolo: 
Una sorpresa dell'indagine sperimentale. 

Ispirate ad un puro dilettantismo scientifico, e non basate 
che sulla più ingenua intuizione sono le memorie presentate dal 
sig, cav. Augusto MosciACOo coi titoli : Per un piccolo misero 
nel vortice dei liquidi; Delle illusioni ottiche spaziali in relazione 
con la retina umana; Un tratto d'untone tra spirito e materia. 

A questi lavori d'indole quasi filosofica il sig. Musciacco 
aggiunge la descrizione di un suo apparecchio costruito allo 
scopo di ottenere la costanza nell'afflusso dei liquidi, e che non 
presenta che modificazioni di poco significato rispetto ad appa- 
recchi notissimi. 

Ragioni intrinseche consigliarono perciò di non prendere in 
considerazione i lavori del sig. Musciacco. 

Passando ad opere di ben maggiore importanza e serietà, 
la Commissione ha preso in attento esame l'opera in due vo- 
lumi : Fari e segnali marittimi presentata dai sigg. Ammiraglio 
Pasquale Leonabdi-Cattolica e Gap. del genio Aristide Lubia. 
la essa è esposto tutto quanto riguarda il segnalamento ma- 
rittimo, servizio di primaria importanza e 'di grande interesse 
internazionale. Quest'opera è di importanza fondamentale per la 
Marina italiana, la quale prosegue l'opera patriottica iniziata 
dall'ammiraglio Magnaghi per emancipare i nostri servizi ma- 
rittimi dagli stranieri. 

Non si può che compiacersi coi due egregi autori che hanno 
saputo esporre con chiarezza tutti i principali progressi della 
scienza moderna relativi all'illuminazione delle coste per la si- 
curezza della navigazione. Tuttavia la Commissione deve con- 
cludere per la non presa in considerazione dell'opera stessa, in 
quanto non si possono in essa riconoscersi quei caratteri di ri- 
cerca originale scientifica, che costituiscono la condizione fonda- 
mentale pel conferimento del premio. 

Il prof. Kotaro Honda, insieme ai suoi collaboratori Mu- 
rakami ed Okubo ha inviato due gruppi di memorie che la Com- 
missione ha ritenuto come presentati, oltre che por il premio 
Bressa, anche pel premio Yallauri. 

Le 13 N'ote presentate dal Prof. Honda e suoi collaboratori 
vanno distinte in due gruppi. 

Un primo gruppo di nove Note è dedicato alto studio delle 



zed.yGOOg[e 



408 

trasformazioni allotropicbe che sabiscono il ferro e le soe leghe 
ferromagnetiche a diverse temperature, stadio eaegaiio col me- 
todo dell'analisi magnetica. 

Questo metodo si basa sulla proprietà segaento delle so- 
stanze ferromagneticbe, che cioè tali sostanze, poste in on campo 
magnetizzante non troppo debole, assumono una intensità di 
magnetizzazione che col crescere della temperatura va dimi- 
nnendo, da prima lentamente e poi più rapidamente per annallata 
infine ad una temperatura critica, che è una costante caratteristica 
della sostanza; inoltre, se questa subisce una trasformazione 
allotropica, a una determinata temperatura, la suacettÌTità ma- 
gnetica varia bruscamente. 

L'autore con numerose esperienze ha voluto dimostrare che 
questo metodo d'analisi magnetica permette di determinare 
fiacilmeDte e con molta esattezza le temperature a cnt avven- 
gono le trasformazioni ed andie la natura dì esse. 

Le ricerche furono estese poi a molte sostanze ferroma- 
gnetiche, ferro, acciaio al carbonio, acciaio al tungsteno, l^be 
di ferro e cromo, carburi di ferro. Ne risulta veramente ben 
dimostrata l'utilità del metodo per riconoscere la struttura delle 
diverse leghe nelle varie fasi del riscaldamento e del raft«d- 
damento. Il gran numero di misure accurate eseguite su mate- 
riali di varia composizione, l'accordo dei risultati così ottenuti 
con quelli forniti dall'analisi termica e microscopica non lasdaoo 
alcun dubbio sulla esattezza delle conclusioni a cui giunge l'antorei 
però, salvo in qualche particolare, cotesto conclusioni corrispon- 
dono in generale a quanto già si conosceva intomo alla stmt- 
tura degli acciai ed alle trasformazioni che vi si producono per 
eletto del riscaldamento. Non si può dire adunque che si tratti 
della scoperta di nuovi fenomeni importanti, ma certamente i 
numerosi risultati ottenuti potranno rendere preàoù servigi 
agli studiosi. 

L'altro gruppo di quattro Note Sulla teoria molecolare della 
maffnetizzazioné tratta del modo di spiegare i fenomeni magne- 
tici nelle sostanze ferromagnetiche, secondo l'ipotesi del magne- 
tismo molecolare di £wìng. 

L'autore ammette perciò, secondo tale ipotesi, che i corpi 
ferromagnetici siano costituiti da complessi elementari formati 
di magneti, che si orientano poi sotto l'azione di un campo 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



409 

eeterno, e che la forza direttrice, antagonista, si riduca a quella 
che naace dalla stessa polarità magnetica permanente degli 
elementi. 

In seguito, per spiegare certe particolarità del fenomeno, 
specialmente della isteresi, fa intervenire anche l'influenza del 
moto termico e della viscosità. Ma di tale intervento è fatto 
cenno soltanto in termini generici. 

II calcolo conduce a formolo complicate, che l'autore poi 
semplifica con qualche ipotesi accessoria. Riesce così a trovare 
Dna rappresentazione del fenomeno che si approssima abbastanza 
ai risultati sperimentali. 

Anche il ciclo d'isteresi teorico risulta molto simile a quello 
reale nel suo andamento generale, ma ha il difetto che dà un valore 
eccessivo del magnetismo residuo, cioè 0,89 del massimo corri- 
spondente alla saturazione, cioè almeno una volta e mezza del 
vero, e anche più in molti casi; come del resto aveva già tro- 
vato lo Ewing; inoltre questo valore sarebbe costante, mentre 
si sa che varia notevolmente da una sostanza all'altra. 

Qualche altro punto della dimostrazione teorica del feno- 
meno d'isteresi lascia alquanto a desiderare. 

In conclusione è questo uno studio paziente e laborioso, 
dove l'autore ha mostrato molta ingegnosità per superare le 
difficoltà che gli si presentavano strada facendo; ma, pur su- 
perandone parecchie, non ha fatto che perfezionare alquanto lo 
studio del modello di Ewing, senza raggiungere lo scopo, cbo 
a quanto pare egli si proponeva, di mostrare che la semplice 
ipotesi di Ewing può spiegare completamente i fenomeni ma- 
gnetici. 

La teoria dell'autore resta sempre un modello, di cui non 
si deve esagerare l'importanza, sìa in riguardo al suo grado di 
verosimiglianza, sia in considerazione della sua utilità come 
guida a nuove ricerche. 

Tanto più se si pensa che il far astrazione da qualunque 
specie di forze interne molecolari, all'infnori di quelle che nasce- 
rebbero dalla polarità magnetica degli ultimi elementi, sembra 
una ipotesi, se non azzardata, almeno tale che avrebbe bisogno 
di essere discussa e giustificata, anche per metterla d'accordo 
colle odierne vedute dei fisici intorno alla struttura molecolare 
dei corpi; e che effettivamente occorra tener conto di altre forze, 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



410 

oltre alla polarità magnetica, lo riconosce lo stesso autore laddove 
trova necessario di far intervenire la cosi detta viscosità e i 
moti termici. 

I lavori dello Honda sono adunque assai pregevoli, senza 
dubbio, ma i risultati ottenuti non hanno quel carattere di 
novità quel grado d'importanza scientifica o tecnica che si 
deve richiedere affinchè l'opera possa essere segnalata come 
meritevole del premio. 

L'astronomo H. Shapley del Mount Wilson solar Observatory 
ci presenta un gruppo grandioso di lavori, in cui le più accurate 
indagini di osservazioni sono poste a base di alcune nuove ed 
originali vedute sulla costituzione di sistemi astrali {globulars 
sjfatems, come l'autore li chiama), nei quali sì vorrebbero ri- 
scontrare caratteri generali d'analogia col nostro sistema solare. 

Due lavori sono fatti in collaborazione col sig. F. Q. Pease. 

L'opera che lo Shapley espone nelle sue 12 Memorie con- 
siste di due parti. La prima, di carattere osservativo, consiste 
nell'indagare nei diversi ammassi stellari (cluater) globulari il 
comportamento delle grandezze stellari apparenti in rapporto 
coìVindex coloris; vedere cioè per ogni index coloris, ossia per 
ogni tipo spettrale, il numero delle stelle rispondenti a ciascuna 
grandezza apparente. 

L'autore, pur limitando le osservazioni a quattro o cinqae 
grandezze, in alcuni ammassi, giunge ad un multato degno della 
massima attenzione; cioè che, crescendo l'ordine di grandezza, 
ossia diminuendo lo splendore apparente da una stella a un'altra, 
diminuisce, nelle stelle dei detti ammassi, anche Vtndex coloris; 
le stelle più lucide hanno sempre più gradi di rosso che le più 
deboli. 

Una prima conclusione che l'autore trae da queste osser- 
vazioni è che si possa ritenere nulla, o trascurabile, l'estinzione 
della luce negli spazi interstellari. Ma a questo risultato si 
possono muovere serie obiezioni, cosicché esso va considerato 
come assai dubbio, essendo forse probabile che l'assorbimento, 
tanto generale, quanto selettivo, non sìa trascurabile fuori del 
piano Galattico, allo stesso modo come non lo è (ed anche lo 
Shapley lo ss) nel detto piano. 

La seconda parte del lavoro concerne la determinazione delle 
parallassi degli ammassi globulari. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



411 

Tre sono i metodi impiegati dall'autore per la stima delle 
distanze. Il primo, che fu già ideato dallo Hertzeprung, si basa 
sulla ipotesi che la grandezza assoluta delle stelle variabili del 
tipo di ó Cepkei, dette appunto Cefeidi, sia funzione del solo 
periodo. Il secondo è un metodo che si fonda in massima su di 
un principio, pure già ammesso da altri, che cioè un ammasso 
il quale mostri stelle pib lucide di un altro è probabilmente 
più vicino. 

Più spedito è il terzo metodo, che consiste nel desumere la 
distanza degli ammassi dai loro diametri angolari, ammettendo 
che su per giù abbiano tutti la stessa estensione assoluta nello 
spazio. 

Una trentina di ammassi, trattati coi due primi metodi, gli 
danno un diagramma che mette a riscontro la distanza col 
diametro apparente, e da questo diagramma egli attinge per gli 
altri ammassi, di cui è solo noto il diametro, la distanza. 

In base ai precedenti metodi è possibile allo Shapley pro- 
cedere ad una grande ricostruzione dell'universo siderale, dove 
ad ogni oggetto celeste è assegnato il suo posto, sia rispetto 
all'osservatore terrestre, sia rispetto al piano centrale della 
Galassia. Ma tutto questo edifizio, attese le enormi incertezze 
onde sono affette le parallassi determinate dall'autore, è dubbio 
che possa reggere alla prova dei fatti che' verranno in luce nel- 
l'avvenire. Basta ad avvalorare questo dubbio osservare le enormi 
differenze fra le parallassi determinate dallo Shapley e quelle 
calcolate dallo Scbouten per gli stessi ammassi, in base alle curve 
di luminosità di Kapteyn. 

La lettura delle 12 Memorie presentate dallo Shapley rivela 
nell'autore una rara abilità nel trarre partito dalle osservazioni 
in modo da ricavarne quanti più risultati è possibile ; ma rivela 
anche una certa fretta. £ conseguenza di ciò è anche qualche 
contradizione; così, ad esempio, mentre nella seconda Memoria 
la distribuzione peculiare dei cluster globulari e la loro grande 
distanza mostrano che essi non fanno parte del sistema galat- 
tico, e che questo sia distintamente fuori del centro di gravità 
di quell'ordine di sistemi, nella dodicesima Memoria l'universo 
galattico comprende anche i cluster globulari, e non c'è più 
luogo a pluralità di sistemi. Questo cambiamento di concezione 
fra il principio e il termine del lavoro fa capire quanto ancora 

Atti dttla fi, Aeeadtntia — Voi. LV. 28 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



412 

siano scarsi e incerti i dati d'oBservazione, perchè se ne possa 
trarre quella solida costrazione dell'unÌTerso che lo Sfaapley 
vagheggia. 

L'opera dello Shapley è indubbiamente meritevole di grande 
encomio, e fornisce allo studioso una quantità di dati e dì con* 
siderazioni preziosissime, ma non raggiunge tale grado di per- 
fezione da indurre la Commissione a proporre che il premio gli 
eia conferito. 

Il prof. Enrico Vbbson, direttore della R. Stazione baco- 
logica sperimentale di Padova presenta un volume dal titolo: 
Il filugello e l'arte di governarlo. La Commissione pur rìoono- 
scendo in esso meriti eminenti, tali da renderlo praticamente 
utilissimo ai bachicnltorì, non crede possa rappresentare l'opraa 
più ragguardevole, ne quella più celebre del quadriennio, come 
vuole lo Statuto. Conclude quindi proponendo che non sìa presa 
in considerazione agli effetti del premio Yallauri. 

D Big. D' Barnes George Edward ha presentato al concorso 
due memorie: l'una concernente l'Eziologia dei disturbi del cuore, 
l'altra sulla neurastenia e sulle alterazioni della tensione ar- 
teriosa. 

Circa la prima quistione l'autore adotta la teorìa neurogena, 
piuttosto che quella miogenìca, due eterni campì dì dìspute tra 
gli studiosi con argomentazioni anatomo-fiaìopatologìche impor- 
tanti da ambo le partì. Le considerazioni dell'autore sono di 
vario ordine, tratte dalla fisiologìa e dalla clinica, ma senza ne- 
gare l'importanza della tesi e delle argomentazioni sostenute 
dall'autore, sì pub affermare che vi manca la nota originale e 
decisiva e sopratutto che l'autore non presenta risultati spen- 
mentali suoi propriì, onde anche accettando le oonclusìonì spe- 
cntative del medesimo il suo lavoro non sarebbe dì tale natura 
da poter essere preso in considerazione per il premio Tallaurì. 

E altrettanto è necessarìo concludere per il lavoro sulla 
Neurastenia che è fatto di una serie di considerazioni interes- 
santi tratte dalla fisiologìa e dalla clinica, ma senza aggiunta 
di ricerche sperìmentali proprie dell'autore. L'argomento è dei 
più largamente discusai nella medicina moderna e si possono 
trovare già vagliati tutti gli argomenti e tutte le ipotesi. 

h& Commissione non si meraviglia dei risultati negativi dei 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



41S 

suoi lavori sai materiale presentato pel concorso al premio' 
Vallaarì. Il quadriennio che corre dal 1915 al 1918 è nn perìodo 
cosi eccezionale nella storia del mondo, che non poteva non 
avere ripercussione anche sulla produzione scientifica. Essa è 
aiata generalmente scarsa, frammentaria, quali le preoccupazioni 
generali imponevano. Inoltre i piìi giovani e validi cultori della 
ricerca scientifica furono assorbiti in opere attinenti alla guerra, 
sia per aumentarne i mezzi di offesa, o rinforzare quelli di di- 
fesa, per attenuarne gli effetti disastrosi. 

Anche in tale opera si potrebbero forse riscontrare caratteri 
dì genialità che uniti alla sua alta importanza sociale, avreb* 
bere potuto offrire all'Accademia campo pel conferimento del 
premio Vallaurì. Ma essa è ancora mal nota e di non facile ac- 
cesso. Un tentativo fatto in seno alla Commissione per presen- 
tare all'Accademia proposte estranee al gruppo dei concorrenti, 
non ha avuto successo. 

Alla Commissione non resta qnìndi altro compito che pro- 
porre all'Accademia che per quanto concerne il III premio 
Vallauri per le Scienze fisiche sia applicato l'art. 6 dello Statuto 
e cioè che il premio stesso vada ad aumento del capitale e serva 
cosi ad aecreacere eoi propri interessi i premi successivi. 

La Commissione: 

Il Presidente dell'Accademia 
A. Naocari, 
Commissari 
C. SouoLiANA, Segr^ario relatore 
G. Grassi 

E. D'Ovinio 
C. F. Parona 
N. Jahanza 

F. Sacco. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



^Bela»ione intorno alla seconda conferenza accademica ititer- 
nazionale. 



Egregi Gou.E6HI, 

Con i poteri da voi conferitici, dopo approvata la nostra 
. relazione, nella adunanza a classi uaite del 6 luglio scorso, noi 
partecipammo come vostri delegati alla seconda conferenza ac- 
cademica internazionale per le scienze filologiche, archeologiche, 
storiche, morali, politiche e sociali, che si tenne in Parigi dal 
15 al 18 ottobre 1919. 

Mentre al precedente convegno di maggio non erano rap- 
presentate che le accademie di sette Stati (Stati Uniti d'America, 
Belgio, Francia, Grecia, Italia, Giappone, Romania), al secondo 
erano rappresentate quelle di ben undici (Stati Uniti, Inghilterra, 
Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Olanda, Italia, Giappone, 
Polonia, Russia); tre altri Stati avevano aderito (Spagna, Ro- 
mania, Norvegia); le accademie di tre altri, pur non potendo 
prendere pel momento deliberazioni definitive a causa delle ferie, 
facevano però prevedere la loro adesione (Finlandia, Portogallo, 
Ceco-Slovacchia). Come si vede, la iniziativa assunta dalla Ac- 
cademia delle Iscrizioni e Belle Lettere di Parigi per la unione 
accademica internazionale è stata dunque coronata dal meritato 
successo, e lo schema di statuto da noi elaborato nel maggio 1919 
faa ottenuto, in massima, larga approvazione dalle altre acca- 
demie scientifiche. Delle accademie invitate mancavano soltanto, 
oltre quelle di Serbia, Brasile e Cina di cui non eran giunte in 
tempo le risposte, che possono prevedersi favorevoli, quelle di 
Svezia e Svizzera. Per la Svezia l'Accademia di Stoccolma ha 
dichiarato * che sarà lieta di partecipare alla Unione quando 
sarà possibile invitarvi tutte le nazioni ,. Quanto alla Svizzera, 
pur non avendo essa aderito ancora, assisteva però alle nostre 
adunanze un rappresentante ufficioso per render conto dell'opera 
nostra alle società scientifiche svizzere e prepararne la eventuale 
adesione. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



415 

Giusta la relazione che vi facemmo e le vostre delibera- 
zioni, noi ci proponevamo: 1° di chiarire l'art. XI intorno al 
contributo da darsi al bilancio ordinario dell'Unione da ciascuno 
de' suoi membri; 2° di dare maggiore elasticità all'art. XII 
circa le proposte di ricerche e pubblicazioni ; 3° e soprattutto, 
d'insistere perchè l'art. IV, conforme ad un emendamento già 
da noi presentato ed approvato nella sessione di maggio, noa 
contenesse nessuna esclusione ; ma lasciasse aperte le porte, con 
le debite, cautele, a -tutti quelli da cui pub attendersi una onesta 
e cordiale collaborazione. 

Il testo dell'art. XI nello statuto definitivo, che è allegato 
alla presente relazione, precisa nel modo più chiaro che la con- 
tribuzione annua deve pesare sulle nazioni e non sulle singole 
accademie. £sso infatti dice che il bilancio ordinario è alimen- 
tato da contribuzioni eguali per tutti ì membri- della U. A. L; 
dove il senso in cui è adoperato il termine membro è chiarito 
dall'art. IV: ' chacune des délégations nationales est dite en 
son ensemble membre de l'Union ,. Noteremo qui inoltre che 
il nostro Ministro degli Esteri ha preso, per bocca del sen. Lan- 
ciani rappresentante dell'Accademia dei Lincei, impegno formale 
di mettere a disposizione della delegazione italiana una somma 
ben superiore ai 2000 franchi, che sono stabiliti come contributo 
provvisorio per ciascuno Stato, e che tale dichiarazione rendeva 
inutile per parte nostra ogni riserva di carattere finanziario. 

L'art. Xn poi circa le proposte di ricerche e pubblicazioni, 
pur rimanendo inalterato per ciò che riguarda le condizioni 
finanziarie e tecniche per l'accoglimento delle proposte, venne 
però, a richiesta nostra e di un delegato belga, precisato nel 
senso che la iniziativa di tali proposte può partire: 1° dai membri 
della Unione, cioè dalle delegazioni nazionali ; 2" dalle singole 
accademie partecipanti, le quali potranno anche delegare com- 
missari speciali per discuterne nelle adunanze dei delegati ; 
3° dal consiglio direttivo della Unione. Crediamo d'avere cosi 
nel modo migliore assicurato l'autonomia e la libertà d'iniziativa 
alle accademie singole, mentre al tempo stesso è resa possibile 
la federazione di due o pìii accademie d'uno stesso Stato o di 
piii Stati per un comune lavoro scientifico. 

Venendo all'art. tV, che per una trasposizione d'articoli è 
divenuto il V, esso ora stabilendo che sull'ammissione di nuovi 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



416 

membri si vota a scrutìnio segreto e si richiede la maggioranza 
dei tre quarti sulla totalità delle voci, risponde in tutto, ci 
sembra, ai desiderati da voi espressi. Cioè esso afferma virtual- 
mente la aaiversalità della Unione accademica, mentre, come ap- 
punto suggerivamo nella relazione da voi approvata, circonda il 
voto delle cautele necessarie ' a piena guarentigia contro am- 
missioni che potessero riuscire inopportune ovvero odiose, o che 
fossero tali da turbare anziché promuovere la serenità della 
collaborazione scientifica ,. ' 

Per tutto il reato, senza che noi entriamo in una minuta e 
particolare disamina, il confronto tra lo schema di statuto ap- 
provato nel maggio e lo statuto definitivo mostra come non c'è 
articolo che non sia stato sottoposto a rigorosa revisione e ad 
attenta elaborazione per precisarlo e migliorarlo: alla quale eia- 
borazione abbiamo cooperato noi stessi come meglio abbiamo 
saputo. 

Né solo abbiamo rivolto la nostra attenzione allo statuto. 
Ma anche rispetto al voto presentato da un delegato americano 
al nostro convegno per porre la conservazione dei monumenti 
e la direzione delle ricerche archeologiche nei territori dell'im- 
pero ottomano, quale era nel 1914, sotto la sorveglianza di una 
commissione internazionale, che sarebbe nominata alla sua volta 
da una delle commissioni la cui nomina è preveduta dal patto 
della Società delle Nazioni, noi intervenimmo sostenendo due 
riserve. Queste riserve, che ci parvero assai opportune a sal- 
vaguardare, tanto gli interessi della scienza quanto quelli del- 
l'Italia e che vedemmo con piacere approvate da tutti i colleghi, 
sono: 1** che i commissari archeologici vengano nominati dai 
corpi competenti delle nazioni interessate; 2° che la sorveglianza 
della commissione internazionale non si estenda ai territori del- 
l'impero ottomano assegnati ad una Potenza in piena sovranità, 
ai quali si applicheranno anclie per le antichità e gli scavi le 
leggi e i regolamenti nazionali. 

Voi vedete del resto anche dalle numerose proposte di ri- 
cerche e pubblicazioni registrate nell'atto verbale della Confe- 
renza, come sia vivo e fattivo in tutti i partecipanti all'Unione 
il desiderio dì lavoro intenso e fecondo. Essendo peraltro tas- 
sativamente prescritto dall'art. XII dellcr statuto che proposte 
di tal fatta per essere prese in considerazione debbano presen- 



zed.yGOOg[e 



417 

tarsi con modalità determioate al comitato dei delegati del- 
l'Unione eletto con le norme stabilite all'art. IV, esse non po- 
tevano essere presentate alla nostra conferenza se non a titolo 
provvisorio ed ufficioso, e fa perciò stabilito esplicitamente 
che non dovessero creare rispetto ai loro argomenti alcun di- 
ritto di priorità in favore dì chi le presentava. Ciò a salva- 
guardia delle accademie, che per allora non potevano fare alcuna 
proposta. Tra le quali è la nostra. Perchè, non avendo alcun 
mandato specifico da voi in tal materia, e non avendo nessun 
affidamento intomo al contributo finanziario che l'Accademia o 
chi per essa avrebbe potuto dare per l'attuazione dì studi o 
ricerche, noi ci astenemmo dal fare proposte in vostro nome, 
non volendo oltrepassare il mandato da voi conferitoci e non 
potendo dì nostro capo prendere per conto vostro quegli impegni 
che sono richiesti al comma 3" dell'art. XII. 

È sempre del resto pienamente libera la nostra Classe di 
preparare e presentare quelle proposte che creda, quando ritenga 
di avere i mezzi per finanziarle. Al presente, poiché le proposte 
provvisorie pervenute all'Unione, nei termini generici in cui sono 
registrate nell'atto verbale, non possono fornire argomento di 
utile discussione, noi dobbiamo attendere che il segretariato 
provvisorio, già impiantato a Bruxelles, ce le trasmetta man mano 
nella redazione definitiva e nelle condizioni prescritte dall'ar- 
ticolo XII, come già ba cominciato a fare. E toccherà alla Classe 
di presentare in merito le sue osservazioni, che dovranno essere 
discusse con quelle delle altre accademie nella prima tornata 
ordinaria dei delegati dell'Unione. E bene poi osservare fin da 
ora che non mancano proposte le quali hanno grande interesse 
per l'Italia e non possono effettuarsi senza valida collaborazione 
italiana, quelle p. e. presentate dall'Accademia dei Lincei pel 
Corpus inscriptionum e per la Forma orbis Romani; e che dovrà 
essere intento della nostra Classe assicurare a questa fi. Ac- 
cademia nella attuazione dì imprese di tanta importanza quella 
parte che per la sua autorità e le sue tradizioni le compete. 

Urge frattanto che la presidenza della nostra Accademia 
si ponga in relazione con l'Accademia dei Lincei e con le altre 
Accademie Reali italiane, quelle specialmente che hanno risposto 
al nostro invito facendoci prevedere condizionata o incondizio- 
nata la loro adesione, per costituire in Italia quell'aggruppa- 



zed.yGOOg[e 



418 

mento dei corpi scientifici nazionali, preveduto dall'art. lY, che 
dovrà provvedere alle modalità della nomina dei due delegati 
italiani ed eventualmente all'esame di proposte collettive di 
lavori e ricerche da presentarsi all'Unione. A tal uopo sarà da 
esaminare, d'accordo con le altre Accademie Reali, la opportunità 
d'nn convegno di rappresentanti delle Classi morali delle sìngole 
Accademie, che potrebbe per esempio tenersi in Roma nelle 
prossime ferie pasquali. 

Ed ora a noi non resta che deporre nelle vostre mani il 
mandato affidatoci, che crediamo di avere debitamente adem- 
piuto, e chiedervi la ratìfica della firma da noi apposta in vostro 
nome e in virtti dei poteri da voi conferitici, allo statuto defi- 
nitivo della U. A. I. 

Ma prima di chiudere è nostro gradito dovere ricordare il 
tòno amichevole e veramente fraterno, che regnò in tutte le 
discussioni del congresso, la cordialità che fu sempre e da tutti 
dimostrata a noi delegati italiani, l'assenza di qualsiasi velleità 
d'imperialismo scientifico per parte di qualsiasi nazione, il tatto 
e la volontà sincera di accordo, con cui le discussioni furono 
dirette dai colleghi francesi che avevano preso l'iniziativa della 
Unione. Ai quali, e segnatamente ai Sig'' Senart presidente e 
HomoUe segretario della conferenza, noi crederemmo perciò do- 
veroso che sì esprìmesse la gratitudine e il plauso della nostra 
Accademia. 

Signori: è certamente prematuro il dire quali potranno 
essere i risultati positivi che si otterranno nel campo delle 
scienze morali per mezzo della nuova Unione. Noi li augunamo 
amplissimi, e auguriamo che la nostra Accademia vi contribuisca 
efficacemente così come ha efficacemente contribuito al costi- 
tuirsi della Unione stessa. Ma questo possiamo dire, che già lo 
stesso raccogliersi tra tanti popoli un fascio così ragguardevole 
di forze miranti al progresso delle scienze da noi professate è 
un fatto d'alto valore umano e civile. Dall'attuazione di esso 
non doveva rimanere assente, e non è rimasta assente, l'Italia. 
E noi ci sentiamo onorati di avervi attivamente partecipato 
come rappresentanti di questa insigne Accademia Reale. 

Fedebico Patetta. 

Gaetano Db Sahctis Relaicre. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



STATUTS 
l'Union Académique Internationale. 



I. 

Lescorps savants ou gronpes de corps sav&nts appartenant 
aux nations dont les nonia suìvent et représentés par des <Ìé- 
léguéa munis de pleìns pouToìra ou dfiment qualifiéa: 

Amérique (Am. philosophical Society, Atn. Academy of 
Arta and Sciences, Àm. philosophical Association, Am. philolo- 
gical Association, Am. orientai Society, Modera Language Aa- 
Bociation of America, Archaeological Inatitute of America, Am. 
historical Association, Am. Antiquarian Society, Am. Economie 
Association), 

Belgique (Académie royale des Sciences, des Lettres et 
des Beaux-Arta de Belgique), 

Danemark (Académie royale des Sciences et Lettres de 
Danemark), 

France (Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, Aca- 
démie des Sciences morales et politiques), 

Grande Bretagne (Brìtish Academy), 

Orèce (Délégation du Gouvemement hellénìque, suppléant 
t'Académie d'Athenes dont la création est prochaine), 

Hollande (Académie royale des Sciences), 

Italie (Académie nationale des Lincei de Rome, Académie 
royale des Sciences de Turin), 

Japon (Académie Imperiale), 

Pologne (Académie polonaise des Sciences de Gracovie), 

Russie (Académie des Sciences de Russie), 

estiment qu'il y a lieu de régler par un accord nouveau les 
relations corporstives dea académies et corps savants, en tuo 
de la collaboratioD scientìfique interastìonale. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



II. 

Le but de cet accord est la coopération aa progrès dea 
études par des recherchaa et des publicationa collectìvea, dans 
l'ordre des sciences cultivées par les académiea et inetitutions 
scieatifiques particìpantes: scieocea philologiques, arcbéotogìques 
et hìatoriqaes, soiences morales, politiques et sociales. 

m. 

A cette fin, les corps savanta et groupea de corps savants 
énumérés & l'article I"' décident de ae grouper en une fédé- 
ration scientifique qui port le nom à'Union Académique intema- 
tionale (VAI). 

Par le mot Union ils affirment les sentiments de confra- 
teiiiité amicale, confiante, égale et libre dont ila sont animés 
et dont s'inspiro la fédération. 

Le mot Académique a'entend d'abord et avant tout des corps 
savants proprement appelés académies et ayant un caractère 
national; il embrasae ausai, soit à défaut d'académiea, soit à 
coté de celles-ci et d'enteate avec elles, les institutions 8<»en- 
tifiquea, assimilables en raìaon de leur caractère national, de 
leur consécration scientifique, de la nature et de la métbode de 
leura travaus, qui, dans cbacun des pays affiliés à l'Union, ont 
décide ou décideront de se grouper et de se donner une repr^ 
sentation collective. 

IV. 

Cbacune des nations, quel que aoit le nombre dea académiea 
ou institutiona scientifiquea participant, pour leur compte, à 
rUÀI, est repréaentée par deus délégués. Cea délégués sont 
déaignés dans cbaque pays par les corps savants ou le groope 
dee corps savants affiliés à l'Union. La composìtion de ces 
groupea eat réglée librement par chacune des nations appartenant 
à rUAI, soua la réserve qu'elle sera notifiéeà celle-ci. Cbacune 
des délégations nationalea est dite, en aon ensemble, membre 
de l'Union. 

V. 

Les corps savants ou groupes de corps savants dea nations 
qui ne sont pas comprises dans la liste de l'art. I", s'ila dé- 



D,B,t,zed.yGOOgle 



421 

sirent faire partie de VUdìoq Àcadémique Internationale, font 
connaltre leur intention, soit directement, eoìt par l'entremise 
de troia dea membres de l'UAI. II eat statue sur l'admÌBsioD au 
BcrutÌD secret, à la majorité des troia quarte de la totalité des 
Toìx de rUAI, exprimées directement ou par correapondance. 

VI. 

Les déI4gaés réunis composent le Comité de l'Union; ils 
élisent le Bureau directeur de l'UAI, ils délibèrent et statuent 
sur toutee les questiona d'intérét general, en particulier sur lea 
admissiona de membres nouveaux, sur les projets de recherches 
ou de publicatioDS collectives, sur la geation dea finances de 
l'UAI. 

Les décisioDs du Comité sont priaea à la majorìté absolue 
dea voix, sauf en ce qui concerne les admìssions dea membres 
nouveaux et lea modiflcations aux atatuts, pour lesquelles la 
majorìté des trois quarts est requiso (art. Y et XIII). 

Gbaque membro dispoae de deus voix: en cas d'absence 
motivée d'un des délégués, le déìégaé présent jouit du doublé vote. 

Le Comité ne peut délibérer valablement que ai plus de 
la moitié dea membrea participe à la délibération. 

VII. 

Le Bureau da Comité se compose de un président, deuz vice- 
présidents, un secrétaire et deus secrétaires-adjointa. 

11 est élu pour une durée de troia ans, il se reaouvelle par 
roulement, au tlrage au aort, à raison de un président et un 
secrétaire par année. 

Les membres du Bureau aont rééligiblea, mais paa immé- 
diatement après la fin de leur mandat. 

Une mème nation ne peut étre repréaentée & la foia dsna 
le Bureau par plua d'un de aes déléguéa. 

Le Bureau préaide aux délibérations du Comité, contrdle 
l'admìnistration generale de l'UAI et l'avancement de ses travauz. 
II a qualité pour prendre, dans l'intervallo des seasions, les 
mesures urgentes et convoquer au beaoin le Comité. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



vili. 

L'Union Académique internationale élit pour son siège per- 
manent la ville de Bruxelles. Il y est établi un secrétarìat ad- 
mÌDÌstratif, par lea soins de la délégation belge, chargée, sous 
le contrOle du Bureau, de l'expédition des affaires courantes, 
de la correspondance, de la garde des archives, de la gestion 
du budget ordinaire adminiatratif (art. XI), et éventuellement 
des fonds qui pourraient advenir au secrétarìat de Bruxelles 
par dona, legs ou fondations destinéa aux oeuvres de l'UAI. La 
laugue fraD9aise est adoptée comme langue officielle de l'UAI 
pour la correspondance et toutes les pi^ces administratives. 

IX. 

Lea délégués se réunissent au moina une foìs l'an à Bruxelles 
en seaaioD ordinaire. Ila fixent à chaque réunion la date de la 
auivante. Us peuvent étre convoqués hors session par le Bureau 
si celui-ci le juge uécesaaire. 



Des réunions extraordinaìres, ayant le caractère de solen- 
□ités acientifiques ou de fétes confraternelles, et auxquellea se- 
raient conviées en corpalea académiea ou inatìtutiona assimilées 
faisaut pat'tie de l'UAI, peuvent avoir lìeu, sans périodicité ré- 
gulière, sur l'initiatìve spontanee et par invìtation speciale d'un 
dea membres de l'Union, dans l'un ou l'autre des pays qui y 
ont adhéré. 

XI. 

L'Union académique internationale est pourvue d'un bndget 
qui comporte deux ch&^ìtres: Budget ordinaire ou administratif, 
destine aux dépenses du secrétari&t de Bruxelles ;£u(Ì<^«r<ni- 
ordinaire ou scientiSque, destine aux recbercbes et publications. 

Le premier est alimenté par une contribution égale ponr 
tous les membres de l'UAI. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



423 

Le secoud est conetitué, au fur et à mesure des besoina, 
par leB soìns des membres de l'Uniot] qui auront pris l'inìtia- 
tive et assume la charge de recherches ou de publicationa ap- 
prouvées par ITnioo, soit auz frais des gouvemements ou des 
bareaux directeurs dont its relevent, soit au moyen des res- 
sources dont l'UAI disposerà ou des fondatìons dont elle pourra 
bénéficier. La divereité des législations en matière de dooations 
pourant s'opposer & ce que l'UAI en re^oive directement, il 
paraltrait expédient qu'en chaque pays les donations fuseent 
faites aux corps savants intéressés, avec affectation speciale & 
rtTAI, ou qu'elles fussent attrìbuées pour la méme fin au secré- 
tariat permaneut de Bruxelles. 

xn. 

Les metnbres de l'UAI devront étre saisis, au moins quatre 
moie avant la réunion du Cotnité, des projets de recherches ou 
de publicatioDs que l'on se proposerait de soumettre à celui-ci, 
afin queles déléguéa puisseot recevoir du corps savant ou du 
groupe de corps savants qu'ila représentent des ìnstructions et 
un mandat définis. 

L'initiatìve des recherches ou publicatìons peut étre prise 
Boit par chacun des membres de l'Union ou des corps savants 
représentés, soit par le Bureau de l'Union. 

Dans tous les cas, les auteurs de la proposition doivent, 
nutre la mention très précise du sujet, l'exposé des motifs, le 
pian du travaii, l'estimation des dépenses, indiquer la mesure 
dans laquelle ils comptent eux-mémes contribuer scientifìquement 
et financièrement à l'exécution, les collaborations ou concours 
qu'ils demandent ou dont ils se sont assurés. Its peuvent de- 
signer des co mm issai res spéciaux pour la discusaion en comité. 

Le corps savant ou les corps savants qui auront assume 
la charge d'une recherche ou publication avec l'assentiment du 
Comité, en auront la direction sousson contrOle; ils organiseront 
le travaìl, en désigneront le siège, en choisìront les collabo- 
rateurs, et les réuniront quand ils le jugeront nécessaire. 

Si la proposition étnsne du Bureau, le Comité, aprèsl'avoir 
examinée et approuvée, delibero sur les moyeos d'exécution; il 
coastitue les commissions spéciaJes qui sont cbargées, sous son 
contròie, de diriger les recherches ou publications. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



XIII. 



Lea propoBÌtìons de modifications anx statuts doivent étre 
présentéea par troìs membres de l'Union, quatre moia au moina 
avact la réunion du Comité. 

Le vote sur ces propositiona a lieii dans les mémes con- 
ditioDB que le vote sur lea admissiona de membrea nouveauz 
(art. V, VI), à la majority dea troia quarta. 

Ont aigné: 

W. H. BucEUB ÉtatfUnU (TAmériqtie 

Louis H. Oa&y , 

H. Punn™ Btìgique 

3. L. HiiBVBa Dattemark 

Otto Jesfusbh , 

Éhils SmuT Frante 

TatOFHILE HOKOU-B ... , 

Ém. Bodtboux , 

AsTHUB Crcquxt , 

Frìdébio G. Kttrrom , . . Orande-Bretagne 
D. ÉouriTu Orèee 

H. Kebbdsv , 

e. YAK ToLLEHHOvur . . . HoUandt 

J. 3. Saltbriu di Gkavi . , 

Linciami Itidit 

G. DB SlMOTta , 

F. PiTBrlA 

K. Ohoedu Japon 

3. Takakdbd > 

Cahihib Mokawbki .... Fologne 

JlAH RoZWADOWBKI ... , 

H. RoaTo«TEiFr Suatft 



Gli Accademici Segretari 
Cablo Fabrizio Pabona 
Ettobe Stampisi 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE 



Adunanza del 15 Febbraio 19&0 



PRESIDENZA DEL SOCIO SEHATOBE FBAKCBSCO RCTFHfl 
TICEPREaiDEKTE DELL'aCCADEIDA 



Sono presenti ì Soci Pizzi, De Sanotis, BBoin)i, Eihacdi, 
Bahdi di Vesme, Vidari, Prato, Gian, Valhagqi, e STAiiPiiri 
Segretario della Classe. 

Si legge e ai approva l'atto verbale dell'adunanza del 
1° febbraio corr. 

Il Vicepresidente Ruffini dichiara che non potè essere pre- 
sente a parecchie delle precedenti adunanze per ragioni di pub- 
blico ufficio in Roma e fu anche impedito di darne avviso alla 
Classe per lo sciopero postale, prima, e poi per Io aciopero 
ferroviario. 

L'Accademico Segretario presenta alta Classe l'opuscolo del 
Socio corrispondente Cosimo Bebtaoohi, inviato da questo in 
omaggio, Giuseppe Dalla Vedova e il moderno indirizzo degli 
studi geografici in Italia (estratto dalla * Nuova Antologia .). 
La Classe ringrazia. 

II Socio Prato presenta per la pubblicazione negli Alti 
una sua Nota dal titolo JJn tentativo di banco pubblico a Mantova 
nel 1626. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



aiDSEPPB PRATO 



LETTURE 



Ub tBBtatiTO di biBGO pubblico a Mantova oel 1626 

Nota del Socio nazionale residente GIUSEPPE PRATO 



Ebbi, tempo addietro, occasione di segnalare un caratteri- 
stico tentativo dì istituto bancario avvenuto in Mantova, nel 1756, 
con intenti e funzioni assai complessi di assicurazione, di depo- 
sito, di sussidio al commercio (I), ricordandone l'insuccesBO, a 
cui segui una breve risurrezione nel 17^5 (2). Ma per altri e 
maggiori titoli le vicende fortunose della insigne città lombarda 
sì connettono a quella evoluzione delle forme bancarie che è 
vera gloria della storia economica italiana. 

I documenti contabili dei regolari rapporti fra l'avveduta 
ed ordinata gestione della casa Gonzaga ed i banchieri veneti 
(autentici libretti di conto corrente, di cui parecchi ai conser- 
vano nell'Archivio mantovano) porgerebbero un interessante ma> 
teriale di studio a chi si facesse ad indagare i peculiari aspetti 



(1) Cfr. Problemi titonelari e baiteari nei lecoli XVII t XVIIl, in " Do- 
cumenti 6nanEÌari degli atati della monarchia piemontese ,, serie 1*, toI. Ili, 
Torino, 1916, p. 120 e ag. n. 

(2) Cfr. C. D'Aaoo, Studi intorno al municipio di Mantova, dall'origine ài 
questo all'anno 1863. voi. V, Mantova, 1872, p. 18. Questo secondo tentativo 
era stato preceduto da provvedimenti diversi intesi ad affidare ad altri 
istituti qualcuno dei compiti che si eran voluti concentrare nella Cava di 
eommtrcio del 1756. Coal il 25 maggio 1781 ai ordinava venisse fondato in 
Mantova un monte aggregato a quello di S." Teresa di Milano, presso il 
quale ciascuno potesse depositare in pegno qualunque quantità di sete na- 
zionali, ricavandone 2/3 del valore, con facoltà di riscattarlo entro l'anno 
col pagamento del 4°/o' Fin dal 1770 poi il monte nuovo di pietà veniva 
incaricato di prestar fondi al 2 "In ai possessori di terre incolte che si ob- 
bligassero a migliorarle. Ibid., p. 21, e voi. VI, p. 142. 



zed.yG00g[e 



UN TBNTATIYO DI BANCO PCBBLICO A MAKTOVA KEI. 1626 427 

della vita commerciale nei secoli XIV e XY (1). Ma fra le carte 
di quella prezioBB raccolta pure esiate la prova che Is ^miglia 
principesca, la cui amministrazione privata e pubblica offri tanti 
esempì di acuto senso economico e di accorto spìrito mercantile, 
vagheggiò altresì il disegno di dotare lo stato d'un organo di 
credito proprio, e tentò di tradurlo in atto, alla vigìlia della 
estinzione del suo ramo principale, in forma caratteristica. 

Il Banco di S> Barbara, creato con l'ordinanza che trascrivo 
de una rara (probabUmente unica) stampa di quell'archivio (2), 
non potè certo segnalarsi per attività molto proficua, perchè, 
quattro anni soltanto dopo la sua fondazione, nel sacco della 
città andò travolto e distrutto. Xeglì anni stessi d'altronde delta 
breve sua vita non sembra crescesse a importanza considerevole, 
se gli storici di quel memorando periodo non ne parlano mini- 
mamente. Non vi accenna il Maffei, scrivendo pochi anni dopo (3). 
Ne alcuna traccia se ne incontra nelle cronache di Scipione 
Capilupi e di Giovanni Mambrino (1628-1631) pubblicate da 
C. D'Arco, neppure là dove essi ricordano le depredazioni del 
monte dì pietà e del ghetto e banchi degli ebrei compiute dai 
nemici nel 1630 (4). Anche gli annalisti che con maggior pro- 
lissità analitica riferirono gli avvenimenti della citta in quel 
secolo non avvertirono come episodio degno di memoria, la 
fondazione di cui ci occupiamo. Cosi Francesco Tonelli, che, per 
l'anno 1626, racconta perfino quanti furono in città a raggiun- 



(1] Un libretto del 1370-76, che elenca i depositi del teno capitano 
Ludovico a Venezia, ò cosi intestato: *ln Chriati Domine Amen H"' D. D. Lu- 
doTicns de Gonzaga habet infra«criptoa denarios ad oameram impreatitorum 
in civitate Teneciamm ut inferiue continetur «criptoB in centrata S. Boldi 
de Veneciis ,. Ogni cifra porta diatiata l'intestaiione : ' Hoe est capitale 
— hec eat ntilitaa ,. I conti ai liquidavano ogni aemeatre; p. e., nel 1376, 
cosi: * Facta ratiotte SX marcii MCCCLXXVl videtnr quod omnia impre- 
stila aunt in aumma dnc. LXXX m XVI auri, a. VII p. Tangit omni medio 
auDO due. MH auri, a. XXV p. ,. Il banco corrispondeva nn ta^ao del 5%, 
che fb ridotto pochi anni dopo. Cfr. À. Luzio, La galleria dei Gonzaga ven- 
duta aa'IngkiUerra nel 1627-28, Milano, 1913, p. 3. 

(2) Devo l'indicazione dell 'intc resa ante documento alla corteaia di Alea- 
anndro Luzio. 

(3) C&. Gli annali di Mantova, Tortona, 1675. 

(4) C&. Baeeolta di eromtti t doeitmenti glorici lombardi inediti, Milano, 
18S7, V. II, p. 465 e agg. 

Atti deUa B. Aeeademia — Voi. LV. 29 



>y Google 



428 8IU3KPPK PRATO 

gere l'età Doaagenaria, e ci ragiona attorno con rìmpianto (1). 
Spiegasi quindi come il D'Arco non menzioni ancb'egli j] banco, 
mentre ricorda le vicende fortunose del monte di pietà eretto 
nel 1484 da Francesco Gonzaga coi consigli e l'opera del padre 
Bernardino da Feltre, e depauperato dal duca pei bisogni delta 
guerra prima che la soldatesca vittoriosa Io ponesse a sacco (2). 
Onde sembra, in complesso, plausibile l'ipotesi che, nei quattro 
anni di sua esistenza, il nuovo istituto, forse per l'oBcnrarsi 
dell'orizzonte politico, neppure abbia potuto affermare efficace- 
mente la propria personalità. Non dunque nella sua entità in- 
trinseca e nella utilità pratica della funzione svolta deve rav- 
visarsi l'importanza del banco; la quale appare invece non 
spregevole nella sua struttura formale, fatta ragione dei tempi 
in cui avvenne lo sfortunato esperimento. 

Cronologicamente il Banco di S.** Barbara non può preten- 
dere titoli di priorità. È anzi piuttosto una delle ultime mani* 
festazioni della tendenza di reazione contro i pericoli della 
libertà bancaria, che si espresse nella fondazione dei banchi di 
deposito, sorti o riformati nei principali centri commerciali di 
Europa fra la fine del secolo XV e gli inizi del XVH (Beo. XV: 
Barcellona, Valenza, Saragozza; XVI: Palermo, Messina, Tra- 
pali, Oenova, Napoli, Venezia, Milano; XVII: Amsterdam, 
Rotterdam, Amburgo, Norimberga). E giunge quando il bisogno 
economico dì cui tali istituti eran stati frutto ed espressione 
già accenna a declinare sotto la spinta delle esigenze nuove e 
degli orientamenti politico-sociali diversi, onde scaturiranno fra 
breve le prime bancbe di emissione in senso proprio; non senza 
che il prossimo avvento di queste creazioni dell'economia mo- 
derna fin d'allora si preannunci nel graduale alterarsi della 
rigidità di ordinamenti inizialmente prescritti a quegli organi 
di difesa dei mercati contro le intemperanze della specolazìone 
libera (3). A Venezia, fra l'altro, che è la piazza con cui Man- 



ti) Cfr. Bieerehe Hortehe di MmUova, ManloTO, 1800, t IV. p. 100. 

(2) Cfr. Studi ialonto al muttieipto di Mantova, dalVorigine Ai qtusto 
aU'anno 1865, v. VII, p. 189 e sgg- 

(3) Ho analiticamente esposti gli aspetti caratterietici di quellluteres- 
aante momento etorìco in Problemi Monetari € bancari nei steM XVII é XVIII. 
Torino, 1915, p. 3 e agg. e pa»»im. 



zed.yGOOg[e 



VS TENTATIVO DI BASCU PUBBLICO A HANTOTA NEL 1626 429 

tova tiene più frequenti negozi, il decadimento del baDCo-gÌro 
BÌ accentua, proprio in quegli anni (1630-1650), attraverso una 
serie di abusive o tollerate deroghe alle norme statutarie, che 
ne modificano singolarmente la primitiva fisionomia (1), ren- 
dendo fra breve necessaria quella riforma di regolamenti (1663) 
in cui si ravvisa la miglior prova delle gravi malversazioni 
aofferte (2). 

Forse alla suggestione di tale esempio devono specialmente 
riferirei le misure dì estremo rigore che negli ordini qui ripro- 
dotti troviamo emanate ad assicurare la regolarità di gestione 
e le garanzie di sicurezza del banco. 11 concetto d'una giuris- 
dizione privilegiata, commessa ai suoi dirigenti, per ogni causa, 
controversia, trasgressione dal medesimo dipendente, non è 
nuovo. D'un foro speciale beneficiarono quasi sempre i banchieri 
medioevali, sebbene talvolta in comune con altre classi di mer- 
canti (3). Oenova, fin dal 1417, confort a S. Giorgio la piena 
giurisdizione civile e criminale, col diritto di far pubbliche 
leggi, civili e penali, col jua gladii fino alla pena di morte per 
tutte le materie ad esso relative (4), subordinando in seguito 
perfino la sovranità dello stato a quelle decisioni (5). Ha il 
legislatore mantovano, pure riconoscendo l'opportunità di sot- 
trarre questa singolare materia alle lungaggini formalistiche 
della procedura ordinaria e di assicurare l'ordine e la disciplina 
dell'istituto, attribuendo al sopraintendente facoltà larghissime 
di pronta ed esemplare repressione e giustizia, non trascura di 
considerare i non minori pericoli che dalla negligenza, tolleranza 
e connivenza degli amministratori possono altresì derivare ai 
clienti ed al credito del banco; riservandosi il compito di pu- 
nirne con la massima severità i funzionari ove, per loro omis- 



(1) Ctr. A. Erani, Storia dta'teoHomia poliUea nei ateoli Xrile XVIII 
negli itati delta RtptMliea ventta, YeneiiB, 1877, p. SS e Bg^. 

(2) Cfr. C. V. DinraiB, Beonomie tnay», New Tork, 1904, p. Ifi9 e ig. 
IS) Cfr. A. Làttks, B diritto eommereialt nella legitlarione elatutaria 

dtUe eittà italiane, Hilaiio, 1884, pp. 201 e tgg., 218. 

(4) Cfr. H. Suthims, Studio lulle fhtanxe genovesi del medio evo e in par- 
ticolare sulla Caia di S. Giorgio (tr. ìt.), in * Atti della Società ligure di 
■torìft patria ,, y. XXXV, p.* 2*, p. 99 e igg. 

(5) Cfr. H. Eabibbb, Crietoforo Colombo e il Baneo di S. Giorgio, Oenova, 
1B90, p. 104 e Bgg. 

Atti delia B. Aceademia — Voi. LV. 29* 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



430 Q10SBPPB PRATO 

sione o colpa, errori o &odi risultino nelle controllate conta- 
tabilità. 

La prudenza che si riflette in simili precauzioni, come la 
enumerazione delie forme e dei modi con cui la buona fede 
dell'istituto può essere sorpresa, costituiscono un interessante 
attestato dell'apprezzamento che circa la condotta ed i risultati 
dei banchi-giro italiani incominci avK a prevalere agli inizi del 
secolo XVII, 

Gli Ordini e regole del 1663 del Banco del giro di Venezia 
(emanati dopo la ecoperta di un grosso * intacco , di uo com- 
messo registratore), pieni di cautele contro la negligenza e l'in- 
fedeltà e. di continue allusioni ad abusi criminosi confermeranno 
definitivamente il giudizio, lasciando l'impressione di una lotta 
costante con impiegati disonesti o malfidi (1). 

All'esempio veneto, consacrato dai regolamenti del 1593 
e 1594 per il Banco di Rialto (2), si ispirano altresì manifesta- 
mente le disposizioni che riguardano l'obbligo di saldare escla- 
sivamente io banco le cambiali negoziate sulla piazza. Privilegio 
comune alle vecchie banche di deposito, per le quali, nota il 
Pareto, ciò equivaleva all'attribuzione di corso forzoso alla loro 
valuta (3); ma di rado accolto con altrettanta ampiezza, dacché 
ad Amsterdam (4) e ad Amburgo (5) soltanto gli effetti di va- 
lore considerevole (600 e poi 300 fiorini, e 400 marchi rispet- 
tivamente) eran soggetti a tale limitazione (6), e 3. Giorgio 
non lo adotterà integralmente se non a partire dal 1675 (7). 
A Venezia stessa il rigore del precetto era temperato dalla 
esistenza della ' cassa del contante ,, aperta a chi volesse con- 
vertire i titoli in moneta effettiva per minute transazioni o pa- 



ti) Cfr. DoRBiB, EcoHontie tsaayt, p. 159 e igg. 

(2) Cfr. E. LiTTiia, La UUrià iéUt bancht a Vittena dot ucolo SUI 
al XVII, Milano, ÌH&i. p. 170. 

(3j Cfr. Court d'icotiomie politique, LcmuuM, 1896, L 1, p. 3S0. 

{4) Cfr. C. F. DuMBia, Cliaplert on the tìieory and Imtory of hanking, 
2' ed., New York, 1900, p. 9». 

(5) Cfr. P. Roti., Storia delU baneìit, Miluio, 1874, p. 1S8. 

(6) Proponendo di imitare a Napoli l'eaempio Teneto, limitava ali» 
cambiali superiori ai 200 ducati il ealdo obbligatorio in banca V. Lcairrt, 
iWiKea ntercamtUe, Napoli, 1680, p. Z&. 

(T) Cfr. V. PABno, Court d'iconomit potiUgiu, t. I, p. 860 n. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ON TBNTATIYO DI BANCO PUBBLICO A XANIOTA NEL 1626 431 

gamenti all'estero (1). E perfino Oiovanni Law non eaiterà, quasi 
un seoulo piìi tariìì, a segnalare a Vittorio Amedeo II di Savoia 
i perìcoli di un metodo, che egli medeainio però dovrà, spìngere 
poco dopo, in Francia, al colmo dei piìi catastrofici ecceBsi (2). 
Il Dunbar narra da quali pratiche abusive, dannosamente in- 
valse sul mercato veneziano, fosse sorto un provvedimento inteso 
a restaurare la correttezza degli effettivi pagamenti (3). Uguali 
motivi non è probabile sussistessero a Mantova, dove troviamo 
rìprodotta la norma, senza limiti o temperamenti. Il che forse 
trova spiegazione nel desiderio di quel governo di accreditare 
prontamente, con generosi privilegi, un istituto che intendeva 
veder sorgere senza indugio, mentre certo non era in grado di 
affrettare con sovvenzioni dirette (siccome altrove quasi dovunque 
ft'era praticato (4)) la sua costituzione. 

Che agli intenti dei fondatori fosse del tutto estraneo il se- 
greto pensiero di apprestare nel banco un comodo serbatoio di 
capitale, a coi poter tacitamente attingere in urgenze improvvise 
dello stato o della dinastia, non oserei certo affermare. Il torbido 
momento politico, il bisogno di danaro che proprio in quegli 
anni indnceva i Gonzaga a trattar la vendita delle loro magni- 
fiche collezioni artistiche (5), il ricordo del trattamento subito 
dal monte di pietà (6) rendono tutt'altro che fantastica simile 
ipotesi. Fu probabilmente soltanto la mancata esecuzione inte- 
grale del decretato suo disegno che impedì al Banco di S.** Bar- 
bara di compiere, durante le traversie fortunose degli anni cbe 
precedettero il tragico assedio, la funzione di clandestino sov- 



(1) Cfr. DieHonnaire du eitoyen,ou abrégé hiitortque, théorique et pratigut 
dtt commerce, Pari^, 1761, t. I, p. 109, e J. Sav&bt, LeparfaiC eoinmerfaut, 
ou inatructioit giniral* poitr e* ^t rtgardt It commerce de» marehanditea de 
Frmnee tt de» Pa^ ilrangtr», uoav. ed., Gineira. 1752, t. I, p. 108. 

(3) Cfc. G. PaiTO, V* tapitolo drlla mia di Giovanni Lav, in * Uemocia 
deltfi R. Accademia delle Scienze di Torino „ 1914, p. 31 dell'eatr. 

(3) Ofr. Economie etaay», p. 156. 

(4) Cfr. Pbìio, ProbUmi tnonelari e bancari nei eccoli XVH e XriIJ, 
p. 146 e B(?)f. 

(5) Cfr. Ldzio, La galleria dei Gontaga venduta all'Inghilterra nel 16S7-28, 
p. 10 e i^. 

(6) Cfr. D'Akco, Sludi intorno al municìpio di Mantova, dall'origine di 
queeto all'anno 1863, r. TU, p. 189 e sgg. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



432 aiDSKPFE PRATO 

ventore dell'erario ducale, anticipando la sorte ben presto toc- 
cata al suo maggior confratello veneto, manomesso senza sera- 
poli dal governo della Serenissima negli impellenti bisogni della 
guerra di Gandia. 



ORDINI 

per la nuova erettione del Banco di Santa Barbara in Mantova 



ÀppreBio Aurelio e Ludovico Oianiia fratelli, Stampatori Ducali 
M . DC . XXVI. 



FEEDINANDO 

PBB LÀ aSÀtlA DI DIO DUCA DI HÀNTOTA BI DI K0irTKBU.T0. 

Haveudo Noi dopo maturo consiglio determinato d'aprire un Banco 
in UantoTa, ad ìmitatione d'altre ben regolate Città, per m^gior faci- 
lità dei comercii, commodiU dei negotianti, e sicurezza dei contratti; 
Con il presente Editto notifichiamo a qaalsi voglia persona, come il 
sodetto Banco s'aprirà allì 12. del corrente mese di Genoro 1626, di- 
chiarando Sopraintendente, e Superiore di esso il Marchese Alessandro 
Gonzaga, con la sicurtà del Mag." Giulio Cesare ZaToretli, si come ogni 
altro Ufficiale la darà competente secondo il carico, ch'eserciterà, per 
la rekta amministratione, affine che ogn'nno, che s'interesserà in detto 
Banco, possa restar sicuro non haveme a sentire alcun danno o pre- 
giuditio. Et le regole, con cui s'haverà da governare, si pubblicheraimo 
prima, che s'apra il Banco, e si stamperanno ad nnlTersale notitia, a' 
quali ci riportiamo. 

Sarà dnnqae lecito à chi si sia metter in Banco quella quantità 
di danari, ohe vorrà, con facoltà di riscuoterli da esso Banco senza 
alcuna dimìnutione, e spesa, e senza veruna perdita di tempo a veglia 
sua, o di disponeme in altra maniera, secondo che più gli piacerà; 
ordinando, che mentre i danari staranno in Banco, non possano essere 
per qua] si voglia causa sequestrati, né confiscati per delitti, non com- 
prendendo però i delitti di lesa Maestà, divina, e humana, di assassinii, 
d'incendij, e di false monete; poiché tal privilegio concediamo di moto 
proprio, certa scienza, e con la pienezza della nostra autorità, non 
ostando qual si voglia ordine, legge, o statuto in contrario; volendo 



D,B,t,zed.yGOOg[e 



OH TBNTATITO DI BANCO PDBBUCO A HANTOTA NEL 1626 4S8 

ohe di tal concessione godano tanto qaellì dello Stato, come qneUi 
della Oittft, e i forastieri. 

Potrà di più ciaacon debitore, etiandio aenza consenso, o partici- 
patione del creditore, quando vorrà pagar il debito, sia dì qual aorte, 
dì qoal cagion si voglia, acrìverglì in Banco -il denaro, dal qaale poi 
il creditore bavera facoltà a ano piacere di recuperarlo in contanti, o 
disponerlo come meglio gli parerà. 

Ordiniamo però, che per Banco necessariamente debbano passare 
tutti i pagamenti, cbe si faranno per l'avrenire in qneata Oìttà, cosi 
tra sudditi, come tra forastieri, comandandolo espressamente a tutti i 
contrahenti per i negotij seguenti, cioè lett«re di cambio, e cambi per 
ogni luogo ; sotto pena a contrafocienti di perdere quanto valerà la let- 
tera, ò il cambio ìstesso, da applicarsi la tersa parte all'accusatore, la 
terza al Banco, e il rimanente al Fisco nostro. 

Comandiamo pertanto a tutti i Tribunali, e Giusdicenti, cosi CÌtìIì, 
come Criminali, che osservino, e facciano inviolabilmente osservare 
questa nostra ben determinata volontà. 

Di Mantova il dì 8 di Oenaro 1626. 



FERDINANDO. 
V.' Stbiaaius 



Luogo del suggello 
TiKcxNTiDs FoBTus Canccll. man. Seren 



Duo. rei. D. HiaonLia Makliari 
«OS Cels. a Secretis Status, subscrìpsit 



Ordini e Regole del Banco 



Il Banco dunque che erìgiamo in questa nostra Città sotto il titolo 
di Santa Barbara havrà per Superiore, e Sopraìntendente il Uarchese 
Alessandro Gonzaga, come di sopra habbiamo detto. 

Vi saranno tre Soprabancbi, un Dottore, e due Mercanti. Per quello 
deputiamo i) Commissario Bruschi, e per gli altri nominiamo il Fran* 
cescfaìno, e 11 Zanatti. 

Staranno i sopradetti nelle predette cariche a nostro beneplacito. 

Sarà cura de' Soprabanchi il sopraintendere, e giudicare tutti gli 
errori, che possano occorrere nel Banco per intacco,, e per qualsivoglia 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



434 QinSEPPK PRATO 

alt» maaiera, e tatto le differenze, che uasceasaro le doveraano d»- 
terminare sommitriameiite in una sola udienza, b aasolTeodo, ò coo- 
dannando. 

n Superiore del Baoco vi ù dovrà trovare ogni mattina per sot- 
toscriverà i Oioruali, né si potrà aggiungere di più alcuita partita qael 
^omo ilopo la «na gottoscrìttione. 

I Soprabanchi dovranno trovarsi &1 Banco Ogni volta, che dal Su- 
petiore paraimo dimandati. 

U Superiore del Banco avrà aattorità di poter far carcerare, e pu- 
«in dì corda chi portasse poca riverenza al luogo, senza che n'abbia & 
render conto neanche a Noi; Volendo Noi, che quel luogo sia rispettato 
come qnal si voglia altro nostro Tribunale. 

Et perchè è di necessiti che nel Banco vi sia un Cassiere, depu- 
tiamo Diego Crestini à tal Ufficio. Egli dovrà dare idonea sicurtà par 
tutto il danaro, che gli capitasse nelle mani, e venisse in sua Gassa, 
né potrà sopra quel danaro profittarsi dell'agio, sotto pena di pagar 
venti per cento, della privatione dell'Ufficio, e d'ogn'altra pena cosi 
reale, come personale a Noi urbitraria. 

Né potendosi fare questo negotio, senza un Giornalista, deputiamo 
al detto Uftlcio Gio: Battista Alari, che dovrà dare valida sicurtà di 
bene amministrarlo, e per gl'iotacchì etiandio, che bì lasciasae fare da 
persone, che non havessero credito in Banco, né il modo di pagare. 

Gl'intacchi s'intendono in due mamere. Primo, intacca chi non ha 
credito nel Banco, e se ne serve, e questo incorrerà nella pena di dieci 
per cento, da essere ìrreraisibilmente centra di luì subito eseguita; e 
essendo persona cognita, non sarà sottoposto il Oiomolista. La seconda 
maniera d'iutacco si fa ò per via dì procura falsa, ò per persona inco- 
gnita, che non abbia credito in Banco, e per questo é tenuto il Gior- 
nalista, e soggiacerà alla pena. Egli però per cantarsi bene, non cono- 
scendo chi dispone in Banco, dovrà dimandare due testìmonij, che fac- 
ciano fede di quella persona. 

Le pene pecuniarie che si esseguissero saranno divise in tre parti, 
una ai Soprabanchi, una a chi trova l'intacco, e la terza a Scritturali. 

II Giornalista nello scrivere tutte le partite, che venissero in Banco, 
tanto del dare quanto dell'havere, dovrà notarle di dentro con numeri 
all'antica, che si chiamano all'Imperiale, e di fnori per numero di abaco; 
e nello scrivere dette partite, dovrà pronuntiare forte la partita, che 
scriverà, e ne dirà la causa. 

Et affinché più regolatamente, e con maggiore sicurezza camini la 
serìttura del Banco, deputiamo per Cogitore, o sia Regolatore [i7 nome 
resta in bianco] il qnale dovrà dar sicurtà di buona ammini strati one, 
e questi avrà cura di notare tutto quello, che scrìverà il Giornalista 
puntualmente come lo sentirà a dire, e pronuntiare. 



zed.yGOOg[e 



UN TENTATIVO DI BANCO POBBLICO A MANTOVA NEL 1626 435 

Il medesimo Begolstore dovrii riponare la scrittura in libro maestro 
e questo starà sotto chiave dei SoprabancHi. 

L'istesso Regolatore dovrà rivelare al Superiore del Banco, e ai 
Soprabanchi tutti gl'intaccbi, e ogn'altro mancamento, che trovasse 
nella sciittuni, sotto pena a Noi arbitraria, etiandio di vita. 

Quando a' libri del Banco venisse scritto per resto, o per imprestito 
dal debitore, come anche in ciascuna lettera dì cambio sopra pretesto, 
non vogliamo che vaglia senza la presenza del creditore, e però do- 
vranno gli scritturali guardarsi molto bene da simili errori, sotto pena 
a Noi arbitraria. 

Ciaschnno che bavesse gusto, per sua maggior cantìone, pagar debiti 
di qualsivoglia piccola o grossa somma, e assicurarsi che senza altra 
publica, o privata scrittura non gli venissero di nuovo, come suole alle 
volte, dimandati; potrà etiandio in absenza dbl suo creditore scrìverglieli 
incontro, passando la partita per Banco, e il creditore potrà disporae 
à chi gli piacerà, ò levarli contanti a suo piacere. 

Et perchè molte volte occorre, che chi passa per Banco non com- 
pare personalmente, ma si vale di procuratore, perciò deputiamo 
l'Agnelli Notsro del detto Banco, e egli dovrà aver cura di^ registrare 
tutte le procure, tanto de' terrieri quanto de' forastìeri. Né alle procure 
d'altri Notarì si darà fede in Banco, quando le medesime procure non 
saranno fermate dal Notaro del suddetto Banco, e queste dovranno 
essere registrate dal Giornalista per potersene trovar conto à tutte l'hore. 

L'bora che si negotierà in Banco sarà per la mattina, dove si do- 
vranno i negotjanti, e altri ridurre per i loro interessi. 

Chi vorrà negolàare per Banco, dovrà tenere il suo scontro, e ogni 
tre mesi ai rìvederanno i conti di cassa. 

Dovendo pertanto essere il Banco un depositario, e tesoriere del 
publico, nel quale non havrà più autorità il ricco del povero, ma Ìl 
benefitìo sarà dei soli interessati; perciò habbiamo volnto privilegiarlo 
delle Bodette gratie, e regolarlo con gli ordini sodetti a comune utilità. 

FERDINANDO. 



U Accademico Segretario 
Ettore Stampini 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



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ATTI 



REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE 

DI TORINO 



PUBBLICATI 



DACLI ACCADEMICI SECSm»! DELIE DUE CLASSI 



ToL. LT, Dm. 8-, 9- I IO*, IMS-I9S0 



TOKENO 
Lilbrerla FRATELLI HOOOA 

Vi> Oailo Alberto, S, 
1920 



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CLASSI UNITE 



Adunanza del S^ Febbraio 19S0 

PBESIDENZA DBL SOCIO PROF. COHK. ANDREA XAOCARI 
PRESIDENTE DELL' ACCADEMIA 



Sono presenti, della Classe di Scienze fisiche, matematiche 
e naturali, i Soci D'Ovidio, Direttore della Classe, Seobe, Fok, 
Parona, GRAsai, Majorana, 

e della Classe di Scienze morali, storiche e filologiche, 
ì Soci RcFFiNi, Vicepresidente dell 'Accademia, Einaudi, Baodi 
DI Veshe, Patetta, Prato, e Stampini Segretario della Classe, 
che funge da Segretario delle Classi unite. 

È scusata l'assenza del Soci Guidi, Mattirolo, Sacco e Ciak. 

Si legge e si approva fatto verbale della precedente adu- 
nanza dello Classi unite del giorno 15 corr. 

L'Accademico Segretario dà lettura della lettera ministe- 
riale con la quale si annunzia che con R. Decreto del 15 gen- 
naio u. 8. il Socio Prato fu eletto Tesoriere dell'Accademia 
per un triennio a decorrere dal 1° luglio 1919, e il Presidente, 
salutando il nuovo Tesoriere, porge, a nome dell'Accademia, 
nuovi e vivi ringraziamenti al Socio Einaudi per l'opera da lui 
prestata nel suo ufficio sessennale di Tesoriere. 

Si procede alla votazione concernente il 21" Premio Bressa 
(quadriennio 1915-1918) secondo la proposta della Commissione, 
che è quella di affidare il compito di nuove ricerche e di una 
nuova relazione alla Commissione che dovrà giudicare dell'as- 

Atti della R. Areadtmin — Voi LV. 30 



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segnazione del Premio BresBa intemazionale per il quadriennio 
che scadrà nel 1922. La proposta è approvata alla unanimità. 

Si passa poi alla votazione riguardante il Premio Vallanri 
riservato alle Scienze fìsiche per il quadriennio 1915-1918, se- 
condo la proposta della Commissione, che è di non conferire il 
premio, s^ che il premio vada ad aumento del capitale e serva 
ad accrescere in tal guisa coi propri interessi i premi succee- 
sivi. La proposta è approvata alla unanimità. 

Finalmente si effettua separatamente da parte delle due 
Classi la votazione per la nomina della Commissione per il 
Premio Bressa (nazionale, quadriennio 1917-1920). La Commis- 
sione risulta composta dei Soci Majobaha, Seore e Orassi per 
la Classe di Scienze fisiche, e dei Soci De SANcris, Ruffini e 
Patetta per la Classe di Scienze morali. 



Gli Accademici Segretari 
Carlo Fabrizio Paroma 
Ettore Stahpiki 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE FISICHE, MATEMATICHE E NATURALI 



Adunanza del SS Febbraio 1920 



PRESIDENZA DEL SOCIO PROF. OOm. ANDREA MAOCABI 
PBBSIDEirEE dell'accademia 



Sono presentì i Soci Senatore D'Ovidio, Direttore della 
Classe, SsoBE, Foì, Grassi, pAmrm, Majorana, e Parona Se- 
gretario. 

È scusata l'assenza dei Soci Salvadori, Jadanza, Guidi, 
Mattieulo, Sacco. 

Si legge e si approva l'atto verbale della precedente 
adunanza. 

Il Presidente con parole di vivo rimpianto dà notizia della 
morte dell'illustre botanico Pierandrea Saccardo, nostro Socio 
corrispondente dal 1885; ne ricorda le virtìi e le benemerenze 
scientifiche, in attesa che Egli sia degnamente commemorato, 
e soggiunge che, a suo invito, l'Accademia fu rappresentata ai 
funerali dal Rettore dell'Università di Padova, 

Il Presidente pi-esenta per la stampa n^li Atti una Kota 
del Prof, E, Peeocca col tìtolo Elettrizzazione del Mercurio p«r 
strofinio. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ELIGIO PEKUCVA 



LETTURE 



Sulla eletlrizzazIoDB del mercurio per strofinio 

Nota 1 di FXIOIO PERDCGA 



§ 1. Introdnzione. — Scopo di questo lavoro è di ren- 
dere noto un fenomeno presentato dal mercurio nelle condì- 
zioni ordinarie di esperienze del genere, cioè nell'aria, a pres- 
sione normale e a temperature ordinarie (lO^-W). Questo 
fenomeno, afuggito alla osservazione dei precedenti sperimen- 
tatori, è il seguente : una superficie di mercurio appena formata 
si elettrizza ettergicamente di segno positivo se posta a contatto 
con quarzo, vetro, paraffina, ceralacca, ebanite, cera tergine, colo- 
fonia, lana, ecc. ('), ma, in un tempo variabile da pochissimi se- 
condi fino a qualche ora, la superfìcie di mercurio va perdendo la 
sua eccitabilità positiva, passa per un istante di eccitabilità nulla, 
per poi acquistare eccitabilità negativa, la quale cresce asintoti- 
camente fino a un valore limite. 

Vien subito in mente di connettere questo fenomeno con 
le variazioni col tempo della costante capillare del mercurio, 
osservate già da molti anni (*), e con le variazioni col tempo 
del comportamento ottico nella riflessione su superfici di mer- 
curio (*), 



(*) Coordinando i miei risultati con quelli di P. E. Shaw |' Proc. Roj. 
Soo. „ A. 94, p. 16, 1917; dal titolo ai prevede la pubblicazione di ulteriori 
risulttkti aul l'argo mento, ma non mi rÌBulta che ciù aia stato fatto fino ad 
ora], il fenomeno presumibilmente avviene al contatto de) niercurio con 
tutti i corpi elencati da tale autore, eacluiii celluloide e caucciù da un lato 
e amianto dall'altro. V. però la nota (') a p. 4. 

(*) P. ea. A. KahlXbs. ' An. d. Phyi, ,. 7, p. 471. 1902. 

1") J. J. Haah e K. SiasiNOB, ' K. Ak. Amat. Pr. ., 21, p. 678. 191fl. Sa- 
rebbe stato per me inte rea santi aaimo porre in relazione i risultati di questo 



zed.yGOOg[e 



SDLLA ELETTRIZZAZIONE DEI. MBRCCHIO PER STHOFINIO 441 

Il fenomeno in questione permette di interpretare i risul- 
tati numerosi ottenuti dai vari sperimentatori sulla elettrizza- 
zione del mercurio per strofinio. 

Hi limiterò in questa nota a: 

1° descrivere le condizioni nelle quali ho eseguito le espe- 
rienze ed esporne i risultati, 

2° coordinare i risultati ottenuti dagli altri sperimentatori. 

Rinvio ad un'altra comunicazione la discussione sulla causa 
del fenomeno. 

La superficie di mercurio dì fresco pi'eparata evidentemente 
si va modificando. In base alle esperienze già eseguite, risulta 
necessario il contatto della superficie di mercurio con l'aria; è 
quindi probabile che l'ossigeno e l'umidità dell'ambiente parte- 
cipino al fenomeno in modo notevole. 

§ 2. Condizioni Bperìmentali. — Veniva preparata in un 
piattello di circa 8 cm. di lato una superficie fresca di mercurio, 
filtrando questo metallo attraverso carta bibula forellata, oppure 
facendolo effluire da un imbuto a colto affilato. Il mercurio era 
stato preventivamente purificato con acido cloridrico e acido 
nitrico, lavato in acqua distillata, poi asciugato, 

Ho usato piattelli di ferro, di alluminio, di vetro. 11 piat- 
tello di ferro è preferibile, perchè non viene attaccato dal mer- 
cario, come succede per l'alluminio, e non dà segno di elettriz- 
zazione per strofinio col mercurio, come succede pel vetro. M& 
l'esperienza riesce ugualmente in tutti e tre i casi. Ho anche 
usato due recipienti di ferro cilindrici, l'uno di circa S cm. di 
diametro, l'altro, invece, molto pili ampio. 

In molte esperienze {*) il mercurio era in comunicazione per- 



reunte lavoro con le mie OH«ervaiioiii; ma ciò non mi È stato possibile, 
perchb finora non ho potuto procurarmi il lavoro orìi^iaale, del qoate tni 
sono note solo le receDaioni dei Se. Abttrada e dei Briblàtttr. 

Ad esempio, anche L. P. Whe«ler (' Phil. Mag. .. 32. p. 229, 1911) 
osserva che ana nuperBcie tersa di mercurio perde rapidamente la sua 
freschezza. 

{*) Le esperienze eseguite sono state parecchie centinaia, distribuite 
in circa 70 giorni. Quasi sempre una esperienza consìsteva i 
prove successivamente eseguite. Ogni risultato fe stato verìScato i 
merose esperì enee. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



443 BLIOIO PBKOCCi. 

manente, mediante un filo di rame, con un elettrometro a foglia 
d'anuminio. Trattandosi per ora di esperienze puramente qua- 
litative, dirò solo che ogai divisione della scala corrispondeva, 
in media, a circa IO volta. Poggiavo delicatamente sul mercurio 
il disco isolante per circa due secondi, poi lo allontanavo. 

Ma la maggior parte d^Ile esperienze sono state fatte tenendo 
il mercurio a terra, poggiandovi su delicatamente il disco del- 
l'isolante per circa due secondi, e introducendo qoest'ulUmo in un 
pozzo di Faraday connesso all'elettrometro a foglia d'allumìaìo. 
Determinavo il segno del potenziale e quindi della carica 
indicata dall'elettrometro avvicinando al mercorio — nella prioia 
disposizione — o al pozzo di Faraday — nella seconda — nna 
bacdietta di ebanite strofinata con lana. Numerose prove ese- 
guite con una pila Zamboni mi hanno assicurato che in ogni 
caso la mia ebanite si caricava negativamente. 

Per il mio scopo, risultò indifferente, come del resto è natu- 
rale, l'usare l'una o l'altra disposizione. 

Oli isolanti con i quali toccavo il mercurio sono stati : 
Quarzo (lamina perpendicolare all'asse con facce piane e 
levigate). Mi sono più volte assicurato che non si producessero 
fenomeni piezo- o piroelettrìci, ma che l'elettrizzazione ai mani- 
festasse nel quarzo per solo effetto del contatto con il mercurio. 
Vetro (due dischi a facce piane e levigate di cristallo di 
qualità diversa; e parecchi tubi di vetro di circa 2 cm. di dia- 
metro di qualità diverse, tubi destinati, in particolare, a essere 
introdotti nel mercurio nei recipienti di ferro cilindrici di cui 
ho parlato precedentemente. 

Alcune prove mi hanno assicurato che il fenomeno si svolge 
in modo analogo anche quando l'isolante sia: 

paraffina \ 
ceralacca J 
ebanite [ 
cera verone i 
colofonia ] 
lana ' 

Preferisco però limitarmi a considerare le sole esperienze 
col vetro e con il quarzo, e specialmente quelle col quarzo^ il 



1 dischi fotti con materiale preso dal commercio. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SDLLA BLKTTRIZZAZION'B DEL HEKCDRIO PKR STROFINIO 4J3 

solo, tea gli isolanti solidi che avevo a disposiziooo, cbimioa- 
meote definito (*). ' 

I dischi di isolante erano incollati a un disco di paraffina 
o ebanite, sul quale era innestato un manico metallico, con 
cui sostenevo il disco. Così ìl disco era isolato, ma era evitata 
la produzione di elettricità che eì manifesta s&egando con le 
dita un isolante. 

Una prova ordinaria consisteva ne) sovraporre delicatamente 
al mercurio il disco di materiale isolante, lascìarvelo a contatto 
circa due secondi, poi asportarlo e misurare la carica del mer- 
curio (1* disposizione) o dell'isolante (2* disposizione). 

L'elettrizzazione che così acquistano mercurio e isotante è 
fortissima ; l'elettrometro indica sia nell'una che nell'altra delle 
disposizioni su indicate, aventi infatti capacità elettrostatiche 
dello stesso ordine, un potenziale che raggiunge anche parecchie 
centinaia di volte. 

Dopo ogni prova, scaricavo il mercurio ponendo al suolo il 
piattello mediante la mano ; scaricavo in pochi secondi l'isolante, 
ponendolo lateralmente ad alcuni cm. da una fiammella a gas 
tenuta in una stanza attigua a quella delle esperienze. 

Le esperienze sono etate eseguite con superfici terse di 
mercurio e di isolante. 

Ho già detto che finora ho eseguito le esperienze nell'aria 
ia pressione e temperatura ordinarie. Noterò soltanto che anche 
n queste esperienze preliminari potevo far variare entro limiti 
abbastanza estesi e conosciuti l'umidità relativa, ms anche la 
temperatura dell'aria sovrastante al mercurio: facevo quasi con- 
temporaneamente le esperienze nelle parti piti fredde del labo- 
ratorio (10° circa) e sul termosifone (10" circa). 

§ 3. Esperienze ordinarie e loro risultati. — Mercurio in 
un piattello, toccato con la superficie del disco di quarzo. Clas- 



(*) Lo solfo, ai* poggiato ohe immerao bnito*meate nel mercorio, li b 
umpre elettrimto poaitiTamente; pih fortemente, perb, quando aia poggiato. 
£ probabile che, con una sufficiente velocità di immeraìone, anche lo solfo 
si elettrici negativamente. 

Non credo sia opportuno l'uio dello solfo, chb, anche a temperatura 
ordinaria, reagisce col mercurio. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



444 



ELIGIO PBKDCCA 



aìfico i risultati secondo il modo col quale sodo stati ottenati, 
ma, come si vedrà dal seguito del lavoro, non credo si debba 
attribuire all'umidità l'importanza che da questa classificazione 
scaturisce : 

a) in ambiente freddo e umido (nelle parti fredde del labo- 
ratorio, con tempo nebbioso o pioggia). Soltanto dopo parecchie 
filtrazioni attraverso carta bibula ben secca riescivo ad otte- 
nere il fenomeno da me indicato. E, quando l'ottenevo, la varia- 
zione di sogno della eccitabilità del mercurio avveniva in pochis- 
simi secondi. Viene quindi il dubbio che le numerose esperienze 
con risultato negativo che si hanno in queste condizioni siano 
dovute alla rapidità con la quale il fenomeno avviene, o addi- 
rittura al non formarsi, durante la filtrazione, della superfìcie 
fresca di mercurio, sulla quale il fenomeno si presenta. 

b) in ambiente piuttosto aecco (con bel tempo anche nelle 
parti fredde del laboratorio, ma ordinariamente ad un paio di 
metri dal termosifone, a una temperatura dì circa 18"). Il feno- 
meno si produce quasi sempre dopo una sola filtrazione, pur di 
usare carta da filtro ben pulita e Asciutta; esso richiede qualche 
minuto per svolgersi. 

Esempio : Eccitabilità del quarzo posto a contatto con su- 
perficie di mercurio vecchia di due giorni e misurata dalla devia- 
zione all'eletti-ometro connesso col pozzo di Faraday (seconda 
delle disposizioni su accennate): -|-18. 

Eccitabilità del quarzo a contatto con lo stesso mercurio, 
la cui superficie è stata appena formata mediante filtrazione: 



Tempi 





20" 


40" 


1' 


1'»" 


l'40" 


2' 


Eccitabilità 


— 35 


— 30 


- 21 


— 14 


-9 


-4 





! 
2' 20" y^O" 


3' 


4' 


•' 


10' 


20" 




+ 3 


+ 5 


+ 6 


+ 7 


+ 8 


+ 1* 


+ 17 




•1 mTti 


lira 
•1 W 



Avverto che a questi numeri non ai deve attribuire alcun 
valore quantitativo; basti notare, infatti, che l'eccitabilità del 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SQLLA BLBTTKIZZAZIONB DBL HERCORtO PEK STROFINIO 445 

quarzo coa\ miaurata mediante il potenziale indicato dall'elet- 
trometro cresce col tempo durante il quale quarzo e mercurio 
sono a contatto. Ciò è probabilmente dovuto a una lieve con- 
ducibilità del quarzo. 

I pochi cosi nei quali il fenomeno non si è prodotto bì 
possono attribuire con grande verosimiglianza a qualche varia- 
zione accidentale e non facilmente verificabile nelle condizioni 
dell'ambiente o della filtrazione del mercurio. 

e) ambiente caldo e secco. I) fenomeno si produce senza 
bisogno di speciali precauzioni nel filtrare il mercurio, ma questa 
volta esso richiede molti minuti per svolgersi. Con il mercurio 
già caldo, filtrato e tenuto sul termosifone, a circa 40°, l'ecci- 
tabìlità iniziale positiva del mercurio cambiava segno sol dopo 
una, due, tre ore. 

g 4. Interpretazione del fenomeno. — L'esistenza di 
questi fatti, verificati iu varie centinaia di superfici di mercurio 
al loro contatto con una etessa superficie di quarzo, induce a 
pensare che la superficie fresca di mercurio abbia proprietà 
fisiche nettamente distinte da quelle di una superficie vecchia. 

Ho già detto che, per altre vie, vari sperimentatori erano 
già stati condotti a questo risultato. 

II mercurio entra dunque nel numeroso gruppo dei metalli 
che si elettrizzano di segno diverso secondo lo stato della loro 
superficie o il modo con cui vengono strofinati. Si tratta, vera- 
mente, di risultati tra loro slegati e non sempre concordi: così 
De La Rive {') attribuisce all'umidità una grande importanza; 
J. A. Me Clelland e C. J, Power (^) non confermano il fatto. 

Il caso del mercurio è più semplice, perchè si pub preparare 
in pochi secondi una superficie nuova di mercurio in condizioni 
sensibilmente eguali. Inoltre l'elettrizzazione del mercurio si 
ottiene col semplice contatto col dielettrico; quindi sono evitate 
tutte le complicazioni dello strofinìo, in particolare l'asporta- 
zione reciproca di particelle e il riscaldamento. 



(*) ■ Pogg. Ann. „ 37, p. 506, 1886. 

* R07. Irigli Ac. Proc. ., A.. 3à, p. 40, 1918; mi sono note solo le 
recemioni della ' Rer. Scieotìfiqae . e dell' ' Elettriciita .. Altro lavoro 
recente b dorato a. W. H. Jones (* Phil. Mag. „ 29, p. 261. 1915). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



446 BLlalO PBROCCA 

È certo che la saperflcie fresca di mercurio va alterandosi 
«ol tempo, quando 3Ìa in presenza dell'aria (v. g 5). Vien subito 
il dubbio clie ossigeno e umidità possano essere i priocipaH ar- 
tefici. Pur rinviando ad altra Nota la discussione sulla causa del 
fatto, noterò fin d'ora che il fenomeno avviene molto lentamente 
nell'ambiente a temperatura elevata sovrastante al termosifone; 
quindi è probabile che non si tratti di una reazione chimica 
alla superficie del mercurio {^). Per questo io credo che la causa 
della variazione superficiale del mercurio connessa col aegno 
della sua eccitabilità elettrica al contatto col quarzo e col vetro 
vada cercata piuttosto in un fenomeno fisico alla superficie di 
contatto mercurio-aria. Un adsorbimento di ossigeno da parte 
del mercurio h già stato segnalato in esperienze di capilla- 
rità {*). Dai risultati esposti nel paragrafo precedente sembre- 
rebbe naturale attribuire il fenomeno ad adsorbimento di vapor 
d'acqua da parte della superfìcie di mercurio; ma non forma- 
zione di un semplice strato superficiale aeriforme ricco dì vapor 
d'acqua, perchè, nelle condizioni b) e e), il cambiamento di 
segno nella eccitabilità del mercurio non viene accelerato dal- 
l'alitare sul mercurio fino a formarvi sii una pellicola di rugiada 
«he rapidamente sparisce. Né il cambiamento di segno viene 
ottenuto rapidamente preparando la superfìcie fresca di mercurio 
in ambiente artificialmente saturato di vapor d'acqua e tenes- 
dovela alcuni minuti. 

Noterò, inoltre, che nelle esperienze e) non era esclusa la 
possibilità di correnti convettive del mercurio, quindi di un con- 
tinuo rimescolamento ('"). 

Esperienze ulteriori, fatte in un ambiente ove siaBO note 
« variabili a piacere la natura e le condizioni fisiche del gas 
sovrastante al mercurio, mi permetteranno, io spero, di trovare 
la causa del fenomeno. 



(■) V. perì. S 5, d. 

O W. e. Me C. Lbw», • Z3. fflr Phya. Chem. „ 73, p. 188, 1910. Chri- 
itianseo (* Wied. Ann. ,, 53, 401. 1894) ftttribaisce nll'oui^no un'impOT' 
tanzA capitale. 

(") Ma col «oio ria caldamente del mercurio si riesce ORaalmento ad 
ottenere il rinnovameli to della superficie del mercurio i 
farne tornare politica i' eccitabilità (v. % 5, d). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SDLLA KLBTTRIZZAZIONB DSL MBBCDRIO FBR STROFINIO 447 

g 6. Esperienze speciali e i loro risaltati. — Ho ese- 
guito varie esperienze per assicurarmi che il fenomeDo descrìtto 
sia dovuto all'esistenza sa) mercurìo di dae specie di superfici, 
l'nna fresca, che si contatto con vetro, quarzo, ecc., si carica 
poeitivamente ; l'altra vecchia, ottenuta per Qn'alterazione non 
ancor ben definita della precedente, la quale si canea negati- 
vamente al contatto con questi isolanti. 

Esporrò solo le seguenti esperienze, per l'applicazione che 
ne brb nel paragrafo seguente: 

a) Ho fatto numerose volte esperienze contemporanee 
con la stessa superficie di mercnrio e diverse enperfici di iso- 
lante, nel mio caso il disco dì quarzo e un disco di vetro da 
specchi. 

Il fenomeno del cambiamento di segno avviene sensibil- 
mente allo stesso istante sia pel cfuarzo che pel vetro, forse un 
po' prima pel quarzo ("). 

Ho fatto esperienze contemporaneamente con una superficie 
vecchia di mercurio e una superficie fresca di mercurio, toccate 
eoo la stessa lamina di quarzo. Cosi mi sono assicurato che, 
mentre il fenomeno avviene nella superficie fresca di mercurio, 
la lamina di quarzo dimostra ai suoi contatti con la superficie 
vecchia di conservare sempre le stesse proprietà. 

In tutte le prove occorrenti per queste esperienze non ho 
mai toccato la superficie del dielettrico altro che col mercurio. 

Nelle ultime esperienze ho sempre verificato, mediante una 
superficie di mercurio vecchia di molti giorni, quale fosse la 
condizione di eccitabilità dell'isolante. 

Pur dovendosi ammettere l'influenza dallo stato superficiale 
del quarzo o del vetro (^*}, è logico concludere che il fenomeno 
avviene alla superficie del mercurio e non alla superficie del 
dielettrico. 

Ho fatto anche prove per cercare un'influenza dello stato 
o della storia precedente della euperficìe del dielettrico, ma i 



(") Pomo Aooennare che esperience analoghe con la paraffina, l'ebaaite 
e la ceralacca hanno mostrato che il cambiamento di tegao dell'ecoitabilità 
del mercarìo n ha prima nel quarto e vetro, poi nella ceralacca e nella 
paraflna qnaai contemporaneamente; infine nell'ebanite. 

('*) V. in particolare i lavori di ChriBtianBeo e di Shaw già citati. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



448 ELiaiO PBKOCCA 

fatti oagervati sono irregolari e non mi è riuscito di riprodurli 
a mia volontt.. Essi si notano nei vetro, nel quarzo e si ridu- 
cono ordinariamente a una variazione del valore dell'eccitabi- 
lità, non del segno di questa. 

Vetro e quarzo, lasciati all'aria libera qualche tempo, di- 
ventano poco eccitabili al contatto col mercurio, ma ritornano 
alle condizioni ordinarie mediante una semplice pulitura con un 
qualunque corpo asciutto. 

Rarissime volte mi è riuscito come di ritardare il momento 
in cui una superficie fresca di mercurio cambia il segno della 
sua eccitabilità, pulendo rapidamente il dielettrico con cotone 
ben secco, oppure scaldando la superficie del dielettrico a tem- 
peratura molto elevata (200°- 300°), ma aspettandone il raffred- 
damento prima dì fare la prova. 

b) Un recipiente dì ferro cilindrico, profondo circa 12 cm., 
diametro 3 cm. circa, viene riempito di mercurio per circa 4 cm. 
In questo mercurio posso immergere un tubo di vetro chioso a 
un'estremità (p. es. un tubo da saggio). Le cose sono disposte in 
modo che, introducendo il tubo, il mercurio aale fino ai bordo del 
recipiente di ferro. Si ha cosi modo di porre a contatto del tubo 
di vetro una superficie di mercurio costretta a distendersi gran- 
demente e, quindi, paragonabile, con ogni probabilità, a una 
superficie di mercurio preparata di fresco. 

Versato nel recipiente di ferro un po' di mercurio a super- 
ficie vecchia, lo tocco con l'estremità del tubo di vetro, senza 
produrre grande estensione della superficie di mercurio. Verifico 
che l'estremità del tubo è carica positivamente. 

Immergo, sia pur dolcemente (cioè in 3-4 secondi), il tubo di 
vetro fino in fondo al cilindro, in modo ohe la superficie di 
mercurio si distenda e venga a lambire per quasi Ì2 cm. il 
tubo di vetro. Ora il tubo di vetro risulta fortemente carico dì 
elettricità negativa. 

Parecchie volte, con un tubo di vetro bene asciutto e, 
quindi, pochissimo conduttore, ho potuto addirittura constatare 
che l'estremità del tubo era carica positivamente, le zone suc- 
cessive erano cariche negativamente. 

e) Ritento le esperienze nelle stesee condizioni di b), 
solo sostituendo allo stretto cilindro di ferro un recipiente di 
ferro di parecchi cm. di diametro — nel mio caso nna vaschetta 
di 20 cm. di diametro e 6-7 cm. di profondità. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SULLA ELBTTRIZZAZIONB DEI. HBRCnRIO PBK STROFINIO 449 

Le esperienze precedenti riescono soltanto se il tubo di 
vetro viene introdotto nei merccrìo molto vivacemente, quaai 
vi venga battuto; anche cosi alcune volte non si riesce a otte* 
nere il vetro carico negativamente, ma soltanto una elettriz- 
zazione positiva del vetro piti debole di quella che si ottiene 
con ona immersione delicata. Non è escluso che con velocità di 
immersione snfficentemente alte il fenomeno si produca anche 
in questo caso. 

Queste esperienze si accordano immediatamente con l'inter- 
pretazione esposta al g 4. 

d) Una 8nper6cie vecchia di mercurio acquista la carat- 
teristica di superficie fresca, cioè si elettrizza positivamente, se 
il mercurio a cui essa appartiene viene sbattuto o rimescolato 
vivacemente. Probabilmente la filtrazione agisce in questo senso. 

Si può attribuire a rimescolamento l'effetto del riscalda- 
mento notato a pag. 446, 3° periodo, e cioè la lentezza con cui 
avviene il fenomeno nel caso del § 3, e). 

e) Una superficie fresca di mercurio veniva coperta er- 
meticamente con una lastra di vetro, così da toglierla dal con- 
tatto dell'aria. Una tal superficie rimaneva fresca per moltis- 
sime ore (fino a 24, nelle mie prove), mentre una superficie 
preparata io modo eguale, dello stesso mercurio, ma all'aria, 
dava luogo al fenomeno in circa mezz'ora. 

Questa prova, ripetuta numerosissime volte, obbliga a con- 
siderare l'aria come causa essenziale del fenomeno. 

/) Infine, facendo gocciolare il mercurio (") sulle super- 
fici isolanti di quarzo, vetro, colofonia, cera vergine, lana, eba- 
nite, ceralacca, paraffina, queste risultarono sempre cariche 
negativamente; il mercurio risultò carico positivamente. 

Tutti questi isolanti, posti a contatto con la superficie vecchia 
dello stesso mercurio, si elettrizzavano positivamente. Anche questo 
fotto si accorda facilmente con l'ipotesi del § 4, ma noterò che 
questo non è un modo semplice dì eseguire le esperienze, perchè 



("t Eaperienze preliminari mi aaiicuravano che le goccioline dì mer- 
cario non erano elettrizzate prima di battete BuH'iBolante. Non mi consta 
che il Christiansen abbia esteso al mercurio le sue esperienze di ballo- 
eiettrìciU. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



450 ELISIO P8HQCCA 

si sostituisce al semplice contatto l'urto mal definito e accom- 
pagnato dallo sminuzzamonto delle goccie di mercurio. 

g 6. I rUnltati dei precedenti Bperìmentatori. — Sodo 

numerosi, ma disparati. Disgraziatamente, gli autori raramente 
indicano con sufficiente dettaglio le condizioni delle esperienze. 
Invero, non risulta, p. es., che alcuno abbia pensato finora che 
occorresse indicare la larghezza del recipiente contenente il mer- 
curio rispetto alla grossezza della bacchetta isolante che vi si 
immerge. Per questo, è difficile verificare e trovare una spie- 
gazione per i risaltati ottenuti. Ma, limitandomi all'elenco dei 
fatti più importanti, sarà facile accorgersi che tutti — tranne 
uno — si possono far dipendere dal fenomeno da me descritto. 

Canton e Le Roy trovano risultati discordanti per l'elet- 
trizzazione del mercurio a contatto col vetro e con qualche altro 
isolante; l'uno trova il mercurio negativo, l'altro positivo. 

Ingenhousz (1764) tenta accordare questi risultati, attri- 
buendoli a diversa velocità di tocco dell'isolante col mercurio. 
Le sue ricerche lo conducono al risultato che il mercurio si 
elettrizza positivamente per un tocco lento con vetro, canfora, 
lacca, caocciii, negativamente per un tocco rapido. 

È ipte^o il solo dei risultati finora <atenuti suW elettrizzazione 
del mercurio, che i in disaccordo netto con le esperienze da me 
eseguite. 

Ma tutti gli sperimentatori che dopo Ingenhouaz hanno ri- 
fatto le esperienze sull'argomento (Dessaignes, Riegg, Shaw) 
hanno trovato risultati opposti a quelli dati da Ingenhousz. 

Dessaignes ('*) è autore del lavoro più dettagliato snll'elet- 
trizzazione del mercurio per contatto con isolanti. Per quanto 
si tratti di un lavoro condotto in un modo strano, i suoi risul- 
tati fondamentali sono benissimo interpretabili dal mio punto 
di vista. 

Eccoli : col barometro alto (quindi, probabilmente, con 
tempo secco) il mercurio tende ad elettrizzarsi positivamente; 
col barometro basso (quindi, probabilmente, con tempo umido) 
il mercurio tende ad elettrizzarsi negativamente; sembra quindi 



('*) ' An. de Cbim. et de Phj*. ,. S, p. 69, 1816. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SULLA BLETTRIZZIZIONK DEL HERCDRIO PEK STROFINIO 451 

che il Dassaignes bì sia trovato in condizioni analoghe a quelle 
del g 3, a> e e); che sia proprio l'umidità relativa a produrre 
tale diversità di risultati, è cosa dobbia, specialmente dopo le 
prove di pag. 446, 1° capov. ; 

il mercurio che è toccato da ceralacca, vetro, zolfo ('^) si 
elettrizza negativamente, si elettrizza positivamente quando eia da 
essi battuto; con una certa velocità di tocco, il mercurio sembra 
ineccitabile. 

Ma uno dei risultati del Dessaìgnes è inesatto certamente: 
vetro freddo in mercnrio caldo non si elettrizza; vetro caldo io 
mercurio freddo si elettrizza fortemente. Di un altro risultato, 
quello riguardante l'influenza di una stretta fasciatura nella 
parte del corpo isolante non introdotta nel mercurio, non sono 
riuscito ad avere conferma. 

Kiess ('*) asserisce che mercurio pulito a contatto con vetro 
pulito si elettrizza negativamente. Questo risultato può benis- 
simo coesistere con i miei. Dice anche che la velocità del tocco 
tra isolante e mercurio non ha influenza: io credo dì poterne 
desumere che egli si sia trovato nel caso del § 5, e) (secondo 
capoverso). 

Infine, in un recente lavoro sull'elettrizzazione per strofinio, 
P. E. Shaw p') ha preso in considerazione il comportamento 
del mercurio; disgraziatamente sorvola su varie delle condizioni 
sperimentali. Forse per questo non mi è stato possibile ripro- 
durre tutti i fenomeni descritti da questo autore. Pur prescin- 
dendo dalla connessione tra l'interpretazione da me proposta e 
i fenomeni di capillarità e ottici già accennati, io noterò che il 
fenomeno permette di apiegare nel modo ptt) semplice i risul- 
tati del Shaw da me verificati, senza introdurre il concetto di 
una ' anormalità , alla superficie del dielettrico, prodotta dal- 
'^ l'urto di questo col mercurio. Non sono, naturalmente, in grado 
dì discutere i risultati indicati dal Shaw e da me non saputi 
ritrovare. 

Nelle esperienze a temperatura ordinaria, il Shaw trova: 



("1 V. nota ('] R, p. i. 

(") lUibkHgttUklrizitat, voi. Il, p 

(") U». cit-, p. -25. 



zed.yGOOg[e 



452 SUQIO PEBUCC& 

1° Bacchette di tutti i dielettrici — eccetto celluloide 
« caucciù da un tato, amianto dall'altro lato — introdotte gen- 
tilmente net mercurio, lo elettrizzano negativamente; introdotte 
vivacemente, lo elettrizzano positivamente. È il fenomeno già 
scoperto dal Dessaignea,. corrispondente a quello del % b ò) e e). 
Potrei notare nuovamente che con lo zolfo ne l'esperienza ^ b b) 
ne l'esperienza %hf) mi sono mai riuscite; lo zolfo si è elet- 
trizzato Fiompre positivamente, sia pur più debolmente quando 
veniva immerso bruscamente nel mercurio. 

2" Vetro, mica e altri dielettrici ' anormali , (perchè 
riscaldati alla ' temperatura critica ,) elettrizzano positivamente 
il mercurio per contatto sia gentile che violento. 

Se il mercurio si elettrizza positivamente al contatto delicato, è 
evidente dal mio punto di vista che al tocco brusco il mercurio resta 
positivo. Limitandomi dunque al caso del contatto delicato, le 
«sperienze ('*) che hanno condotto il Shaw all'enunciato 2° sonostate 
forse eseguite con una superficie fresca di mercurio. Se cosi non 
fosse, io dovrei pensare che questo risultato del Shaw è dovuto a 
circostanze fortuite ; e infatti ne la lamina di quarzo né alcuno dei 
vetri da me utilizzati hanno dimostrato di diventare ' anormali ., 
cioè di elettrizzare positivamente il mercurio a superficie vecchia, 
a temperature anche notevolmente superiori a quelle indicate 
dal Shaw. Per i vetri, potrà dipendere dalla qualità, perchè non 
è ben chiaro su quali specie di vetri il Sfaaw abbia sperimentato; 
pel quarzo, la cosa si spiega meno facilmente ('*). 

Mi è riuscito di riprodurre il fenomeno della "anormalità, 
di Shaw le alcune volte che mi è riuscito di pormi in queste 
condizioni: la superficie di mercurio ba appena oltrepassato 
l'istanti) di eccitabilità nulla al tocco col vetro o col quarzo, 
già usati da molto tempo e in molte prove senza alcuna puli- 
tura; riscaldo rapidissimamente la superficie dell'isolante r'^cco 
•che il mercurio torna positivo per riprendere la sua marcia verso 
la condizione limite di eccitabilità negativa. Ma lo stesso effetto 



l'*) Non è detto quante prove iihbia f.ilto l'Autore e in quali codc 
per ipuDgere a questo rÌBnlhito. 

('^) Il Shnw non dice come nin tiif;'>^to il qunno rÌB|iett« all'ai 
tico; non È questo un elemento trnscu rullile. 9 peci ni mente se si tien 
,<ielln pieio- e tenno-clfttricità del qnnizo. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



SULLA ELETTBIZZAZION'E DEL USRCDRIO PER STROFIKIO 453 

ho avuto se, invece dì scaldare a 300" circa, pulisco vetro o 
quarzo con cotoue ben secco. Questa prova, da me ripetuta varie 
volte io gioiiii e condizioni diverse, dimostra che 1'* anormalità, 
dovuta al riscaldamento potrebbe consistere anche in una sem- 
plice modificazione dell'atmosfera superficiale del dielettrico, mo- 
dificazione che avviene in grado sufficiente solo a una certa tem- 
peratura (temperatura critica). L'azione del cotone secco sarebbe 
di asportare l'atmosfera a contatto con il vetro o con il quarzo 
per sostituirla con un'atmosfera nuova. 

3° Una bacchetta di vetro, immersa nel mercurio, si 
carica fortemente con carica ~|-; ripetendo la prova molte volte, 
la carica -f- fioÌBCs col diventare molto piccola; ma la eccita- 
bilità iniziale è ristabilita se si frega il vetro con la mano o 
con un batuffolo di cotone. 

Non mi è stato facile verificare neanche questo risultato 
del Shaw. Parecchie volte ho provato ad immergere gentilmente 
fino a più di 100 volte di seguito il quarzo e il vetro nel mer- 
curio; non ho trovato notevole differenza di eccitabilità. Se le 
successive immersioni si fanno un po' rapidamente, si ha l'effetto 
indicato dal Shaw, ma si ricade nel fatto 1° o del § 5 d^; ciò 
si accorda col fatto che il quarzo e il vetro, i quali dopo qualche 
decina di rapide immersioni si mostravano debolmente carichi, 
riassumevano immediatamente o, al massimo, dopo pochi secondi, 
l'eccitabilità ordinaria se posti a dolce contatto col mercurio 
per il solito tempo di due secondi. 

Àncora in vari altri casi ho trovato l'effetto indicato dal 
Shaw, e precisamente quando, per la poca pulizia del mercurio, 
dopo alcune immersioni, sia pur delicate, quarzo e vetro si mo- 
strano come lievemente appannati e qualche gocciolina di mer- 
curio cominciava ad aderirvi. E allora questa * anormalità , 
del quarzo o del vetro sparisce per strofinio con la mano, col 
-cotone, con la lana, insomma pulendo la superficie del dielettrico. 

Ho già avuto occasione di accennare che le superfìci di 
mercurio e di quarzo dalle quali ho dedotto le mie conclusioni, 
erano sempre terse. 

Christiansen, nel lavoro citato, ha fatto numerose espe- 
rienze sulla elettrizzazione a contatto tra mercurio e isolanti, 
in particolare tra mercurio e vetro. £gli ha attribuito all'ossi- 
geno i fenomeni osservati; ha considerato in particolare l'in- 

Alti della n. Aceadfinia ~ Voi. LV. 81 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



451 ELISIO FRBnCCA. — SCLLA ELETTRIZZAZIONE, ECC. 

fluenza detl'oaaigeno adsorbito dagli isolanti ; nel caso parUcolaro 
del votxo trova delle variazioni di eooitabilità col tempo, che 
ricordano il fenomeno da me descritto; ma, come anche il Shaw, 
ha dato forse troppa importanza alle variazioni che avvengono 
nell'isolante, mentre che le esperienze da me descrìtte pongono 
fuori dubbio l'esistenza di una modiflcazione superficiale del mei^ 
cario, di importanza eccezionale per l'elettrizzazione a contatto. 

§ 7. — Il fenomeno che ho preso in esame è certamente 
particolare; ma io credo che possa contriboire dal suo canto & 
far luce nella questione ancor cosi complessa della elettrizzazione 
per strofinio. 

Tutti SODO d'accordo nel ritenere che la causa di questa 
elettrizzazione sia nelle differenze fisiche tra le due saperflci & 
contatto e sia della stessa natura della causa [Hxtduoente l'elet- 
trizzazione per contatto; ma finora si conoscono solo alcune re- 
lazioni particolari e non prive di eccezioni tra le proprietà fisiche 
e l'elettrizzazione per strofinio (legge di Cohen, leggi di Hésébous). 
Ciò è dovuto alla inesatta conoscenza delle condisionì superficiali 
dei dielettrici utilizzati, molti dei quali — e i piti comuni — 
sono corpi chimicamente non definiti e difficilmente riproducibili 
in condizioni fisiche sensibilmente uguali. Per questa difficoltà, 
avevo iniziato le mie esperienze, dirette ad uno scopo molto gene- 
rale (verifica della identità del fenomeno Volta e del fenomeno 
di elettrizzazione per strofinio in modo pib completo di quanto 
facciano le esperienze di Thompson, di Hoorweg, di Gbristiansen), 
sulla coppia mercurio-quarzo. 

Come si à visto, anche in questo caso le esperienze avevano 
condotto a risultati disparati ; le mie ricerche hanao indicato 
un tatto nuovo, mediante il quale diventa possibile il coordi- 
namento di tati risultati. 

Torino, 20 febbraio 1920. 
Gabinetto di Fiaica del R. Liceo Alfieri. 



L' Accademieo Segrttario 
Carlo Fabrizio Parqha 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

S(MEN7,E MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE 



Adunanza del S9 Febbraio 1920 



PRESIDENZA DEL SOCIO SENATORE PRABCBSCO BCITCNI 
VICEPRESIDENTE DELL'ACCADEMIA 



Sono presenti i Soci Vidabi, Ciah, VALHAoai, e Stampimi, 
Segretario della Classe. 

È Bcusata l'assenza del Socio Patetta, 

Si legge e si approva l'atto verbale dell'adunanza pre- 
cedente del giorno 15 con*. 

Il Socio Vidabi fa dono all'Accademia, come già fece dei 
dae precedenti, del terzo Tolume de' suoi Elementi di Pedagoga 
che ha per titolo La Didattica (Milano, Hoeplì, 1920). II Vice- 
presidente lo ringrazia a nome della Glasse rallegrandosi per 
la novella manifestazione della grande e alta attività scientifica 
del Socio ViDARi. 

L'Accademico Segretario presenta alla Classe, quale omaggio 
del Socio Sforza assente, il recentÌBsimo libro La regione di 
Adalia. OiUà, foreste, risorse agricole e minerarie, commercio 
(Edito a cara della * Società commerciale d'Oriente „ Milano), 
Aggiunge che questa pubblicazione, la quale à di grandissimo 
interesse per gl'Italiani nell'ora presente ed è adoma di belle 
illustrazioni, è stata diretta e in bnona parte scritta dall'illustre 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



456 

Conte Ing. Michele SroBZA, figlio dei nostro Socio, il quale fa 
prigioniero in Àfrica ed è profondo conoacitore del mondo tna- 
Bulmano. La Glasae porge vivi ringraziamenti per il graditÌB- 
Bimo dono. 

Io fine il Socio Valhaoqi presenta per la pubblicazione 
negli Atti, che è accordata, una Nota del Prof. Nicola Tebzaobi 
Per la storia del Ditirambo (Pap. Oxyrh. 1604 col. 11). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



NICOLI TBRZASHl — PBR LA STORIA DKL DltlRAMBO 

LETTURE 

Per la storia del diiirambo 

(Pop. Oxyrh. 1604 col. II) 
Nota del Prof. NICOLA TEBZAGHI 



La recentissima scoperta e pubblicazione del Pap. Oxyrh. 1604 
giunge in buon punto per buttar giù, almeno in parte, le idee 
dominanti a proposito della evoluzione letteraria del ditirambo. 
II piti importante fra i frammenti ditirambici di Pindaro con- 
tenuti nel papiro è il secondo, nella seconda colonna, iniziato 
da tre versi già conosciuti e costituenti il fr. 79", accomodato 
dall'Hermann di sulle varie lezioni dei cinque luoghi antichi da 
cai ci è tramandato (1). Ora sappiamo che quel fr. costituiva 
l'inizio di un ditirambo dedicato ai Tebant ed ornato, quasi 
certamente dagli Alessandrini (2), di un doppio titolo, a guisa 
di alcuni degli analoghi componimenti bacchilidei: ^(fotrìis 
'Hi}axZils ^ Kéii^eQos. Il principio suona così, nella ricostru- 
zione accolta dai benemeriti editori inglesi: 

II[^iv fitv SqnE axoivotéveid x ào^à \ 

di9[vQdfipoiv [Fr. 79* 

ttaì iò <jà\v xl^òaXov dv&^tbitounv ànò enofidnav. ) 
dta7tin[i]a[vTai óè vvv I^oìg] 3liÀa[^ xi- 
5 xXouti véat * [.':":'7e]W((Tcs (3) 
tiiav Bffo/ttov [leicjtàv 
xaì naifà {Txà[7tt]ov àtò^ OÒQavióat 
àv fteydQoi^ t[a{t)d]vn . xté. 



(1) Strab. X 469. Atheu. X 465^ U8', XI 4iT, Dion js. de cotnp. 
vtrh. U; cfr. l'apparato in Pap. Ox. XIII 41. 

(2) Cfr. rinel che ne ho detto in Fabula 1 121. 

(3) L'ioterpniicione dopo yiat non è nel pap., nel qaale ansi ai vede 
appena la parte inferiore dell'* finale. Naturalmente essa potrà enerci o 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



458 NICOLA TERZAQHI 

La lezione dei vv. 1-2 è controllata dai vv. 19-20; disgra- 
ziatamente il V. 3 non si può controllare che fino ad dv&Qdta- 
percbè il v. 21 è mntilo delle ultime BÌllabe. CoBÌcchè gli editori 
inglesi ricostruiscono metricamente il v. 21 in base alla con- 
gettura hermanniana pel t. 3, con una petìtio principii, la quale 
non pnò non lasciarci perplessi. Ma il male è meno grave di 
quel che sembra: il senso è sicuro, e sicure sono anche press'a 
poco le parole, giacché tanto dv9(/ònots quanto djtò axofidxav 
si trovano la prima in Àtb. X ^hV" ed in Dionys. de comp. 
verb. 14, le seconde in Àtb. XI 467". • 

Il papiro, dunque, sotto il punto di vista della esatta let- 
tura de! fr. 79°, non serve che poco; serve invece, e molto, ad 
uno scopo importante, per quanto negativo: a farcì vedere errata 
l'interpretazione corrente che se ne dava. Infatti, eoprattntto 
pel ricordo dì Hor, carm. IV 2. 10 sa., 

seu per audaces nova dithyramhoa 
verbo detolifit, numeritque fertur 
tege solutis, 

si intendevano le parole axoivoTiveid z'doidd come un'allusione 
ai predecessori di Pindaro (e non c'è dubbio che quelli appunto 
egli prendesse dì mira scrivendo n^lv (lév), i quali componevano 
i ditirambi in gruppi regolari di strofe, antiatrofe ed epodo, 
mentre egli si serviva dei versi sciolti. Tale interpretazione ai 
fondava sul luogo oraziano sopra citato, e su alcune parole 
dello Pseudo-Censorino (1): (Pindaro) libero» Hiam nutntria modos 
edidit. Ossìa, poiché axotvotiveta significa ' lungo e teso come 
fune ', la lunghezza e la tensione avrebbero avuto come tertium 
comparationia la disposizione sistematica or ora accennata. 

Ma la realtà attuale, come ci è offerta dal papiro, ci co- 
stringe ad intendere in tutt'altro modo, poiché il secondo diti- 
rambo, quello di cui parliamo, aveva certamente divisione stro- 
fica, corrispondendo i vv. 1-18 ai vv. 19 ss. Se mai, si può 



non euerci, a Becondn della ricoatmiione che ai ìmmagin» per U parole 
aegnenti. Qli editori «odo in dubbio per la ricoitniiìone del v. 4, troppo 
langa, aambra, per la rottura del papiro. 
(1) 9 = 0L VI 608 K. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



PBE LA STORIA DEL DITIRAMBO Ah9 

«ssere in dubbio ee il carme constasse di aole strofe — e sì 
«vrebbe qualcosa di analogo a Baccbyl. XVII (XVIII) — , o 
<U gruppi di strofe, antistrofe ed epodo, come gli epinici pin- 
'daricì e gli altri ditirambi bacchilidei. Non è facile deciderei; 
ma la risposta sarebbe invece certa, ove si potesse provare che 
« questo carme apparteneva il &. 81, il quale può, metrica- 
mente, dividersi in due parti, di cui la seconda corrisponde ai 
TV. 1-3 del fr. 79° fino a Mip-, e la prima potrebbe &r parte 
411 nn epodo (1). 

Disgraziatamente, quantanque il fr. 81 derivi dai ditirambi 
« celebrasse Eracle, come appunto il II carme del papiro, è 
molto possibile che facesse parte dì un componimento diverso, 
poiché tratta dei buoi di Gerione, mentre il ditirambo che o'in- 
teressa parlava dell'impresa di Cerbero. È vero che la parte con- 
servata ai svolge tutta in una specie di introduzione, e che non 
sappiamo oè quanto fosse lungo il ditirambo, né se in esso non 
ci potesse capitare anche la menzione di altre imprese dell'eroe. 
Ala argomenti sicuri non uè abbiamo, e quindi non dobbiamo 
toccare un tasto che, domani, un'altra scoperta potrebbe dimo- 
strare pericoloso. Invece, siccome il ditirambo che precede nel 
papiro era certamente diviso in strofe, antistrofe ed epodo, sì 
potrebbe far valere il principio dell'analogia. 

Ad ogni modo, non ci troviamo davanti a versi sciolti, e 
uxofvotiveid t' doiÓd non può quindi alludere ad essi. Se mai, 
dovrebbe essere proprio il contrario, giacché, dato e non con- 
cesso che quelle parole si riferisBero alla forma dei ditirambi 
più antichi contrapposta a quella usata da Pindaro, se questi 
ai servi di sistemi strofici, dovrebbe prender di mira gli dno- 
JUiv/téva dei suoi predecessori, data la punta ironica dei primi 
tre versi ed il contrasto con quelli che seguono. Infatti, è sicuro 
che nei vv. 4 s. si parla di niÀat vétu ohe òtanémamai xéxXots 
— giacche mi sembra certa la integrazione óianimavtat, sug- 
gerita dal Sandys ed accolta dagli editori (2). Kixiot sono 



(1) Cfr. l'apparato in Pap. Ox, XIU 40. 

(2) Cfr. l'apparato in Fl^. Ox. XIII 42, a specialmente il ìnogo paral- 
lelo di Pind. O VI 27 {fftS.Ìitf B/tftt» àpaaltvaftn) ivi citato inii« me con 
altri meno BÌmili a qneato del ditirambo. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



460 NICOLA TBRZ&QEl 

Benza dubbio i cori ciclici dei ditirambi (1), e le 'porte nuove 
che bì aprono ' ad eaai noo possono non intendersi come una 
innovazione pindarica. Tale concluBÌone sarebbe inoppugnabile, 
se non ci fosse di mezzo Orazio, il quale conosceva i ditirambi 
di Pindaro meglio di noi, lo Pseudo-Censorìno, a cui non c'& 
ragione dì negar fede (2), ed il fatto che nella tragedia, che 
deve molto della sua forma al ditirambo (3), non sono rari gli 
dnoieiv/téva, e non solo presso i suoi poeti più recenti, ma 
anche presso quelli più antichi, come prova, ad es., la monodia 
di Prometeo, da cui è dimostrato che, diciamo, Euripide non 
subisce soltanto l'influsso delle teorie e forme musicali alla 
moda. Bisogna quindi cercare per altra via una soluzione del 
problema e della difficoltà ad esso inerente. 

La ricostruzione hermanniana dei primi tre versi è, corno 
abbiamo già detto, esatta almeno per la sostanza, e certo & 
esatta anche per la stretta unione dei due soggetti che reggono 
il verbo Iqtis, giacché il re ed il xal sono dati da Strabene e 
da Ateneo, ed il testo di Dionigi d'Àlicarnasso, pure essendo 
corrotto (4), è tale o da ammettere quelle due particelle o da 
mostrare, per lo meno, che axotvotiveia doiód e rò aàv %i§ÒaXov 
sono termini coordinati fra loro. Ateneo riferisce il aàv xipóaÀov 
alle (ìióaì àatyfioi di Laso di Ermione, i KivTav(fOi e l'inno a 
Demetra, di cui anzi riporta un verso, sulla fede di Eraclide Pon- 
tico. Ora, per i Kévtavgoi, Ateneo stesso fa pensare che le parole 
di Pindaro sieno dirette contro i falsificatori del ditirambo dmyftog 
di Laso: xorfìTa aij/iei&acut' dv tig n^òg Toèg voSeioviag Ad- 
am) lot! 'Efifitoviag tijv daiyfiov ipd'^v, fjzts éjttytjdipetai Kiv- 
xavQm (X 455'). Quindi, secondo lui, il aàv xl^Òalov sarebbe 



(1) È forse impoagibile pensare che qualche roce della parola xo^C 
O Hitvoi a qualcosa di aimile bì nasconda nella lacuna del v. bì Se cosi 
fosse, si capisce che non potrebbe aversi l'inteypnnzìone dopo *iiu. 

(2) Cfr. Cansina, PW V t. v, Dithi/rarnho» 1214. 

(S) Cfr. quanto ho scrìtto sull' argomento in * Atti della R. Acc. delle 
Se. di Torino „ LII SOI. 

(4) Cfr. l'apparato dell'edii. del Robbbtb, da cui si rileva che F (= cod. 
Lanr. LIX \h) ha axoMiottvt^aia^ olia, in ras. È una male intesa oopii, 
forse non immediata, di un ma. senta la divisione delle parole, da cai 
sarebbe stato possibile di trarre anche la lei. f^iusta. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



PEK LA STORIA DSL DITIRAMBO 461 

il * falao aigma', ossia il sigma e le parole con sigma UBatJ 
da chi falsificò i Kévtavgot (1), composti, invece, da Laso, 
senza quella lettera dell'alfabeto. Tutto ciò pab costituire una 
nuova difficoltà, come se non bastasse già quella data dal oàv 
xtffdaiov, che, dì per se stesso, non è facile ad intendere. Ma 
vediamo un po'- Laso compose sicuramente delle (^dal àaiy/ioi: 
era uno scherzo, un gioco ài abilità in cui l'arte non entrava 
per nulla, ma soltanto l'artifizio. Però è innegabile ch'egli aveva 
dei meriti, e non piccoli, rispetto al perfezionamento del diti- 
rambo, e che, come maestro di cori ciclici, ossia ditirambici, 
fu veramente e meritamente apprezzato (2). 

E ovvio supporre che, scrìvendo * il falso sigma * (perchè 
xl^dt]Àos, in sostanza, non significa altro, ma può anche equi- 
valere a vi&o^, 'spurio, falsificato*), Pindaro non potesse allu- 
dere se non à qualche componimento in cui il a non doveva 
esserci, ma invece c'era, perchè introdotto da un falsario. Sarà 
difficile, forse, di pensare che già al tempo di Pindaro girassero 
delle falsificazioni dei ditirambi di Laso, per quanto la cosa non 
apparisca assurda a priori: forse egli aveva usato parole e forme 
troppo sviate dalla comune, e non era riuscito a piacere al pub- 
blico, invitando 00^ in certo modo qaalche rimaneggiatore in 
buona od in mala fede a modificare i suoi testi per renderli piii 
accetti agli uditori cui dovevano essere destinati. In tutti i casi, 
il valore di xifidijXov, combinato con il luogo di Ateneo, non dà 
luogo ad altra interpretazione che non aia sforzata. Sicché i 
primi versi del II ditirambo pindarico, in parafrasi, vengono a 
dire: 'prima di me v'era il canto dei ditirambi disteso qual 
fune e la falsificazione del a; ora, invece, nuovi orizzonti sì 
aprono ai cori ciclici'. Del resto, anche accettando la verosi- 
mile traduzione ed interpretazione del Sandya (3), il senso fon- 
damentale del passo non si allontana gran fatto da questo. 



(1) Per qaeeto senso non h neceigarìo peuaare che Ateneo avrebbe 
dOTDto scrivere toùs vo&nSaavTas- Ol va&tóovtes in quel luogo hft valore 
di QD vero e proprio soatantivo, anche facendo astrazione dal valore, che 
par pnb avere, di nn part. impf., ed equivale al più tardo voéetnal. 

(2) Cfr. CaoeKB. 1. c, 1212 a. 

(8) Cfr. l'apparato in Pup. Oxyrh. XIII 41. Ma bisogna ragionar così; 
il o xlfiiaXov, spurio, falso o falsificato, corrisponde ad on vó/ttofta titfiótjÀov 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



462 NICOLA TERZAQHI 

Per giudicar bene in che cob& consiateasero questi nuovi 
orizzonti bisognerebbe aver molto piti di quel che non possediamo 
dei ditirambi pindarici. Però qualche coea possiamo dire anche 
con quel poco di cui disponiamo, traendone qualche sicuro ele- 
mento di giudizio. 11 fr. 75, riferito da Dionys. de camp, 
verb- 22, e che iniziava un ditirambo per gli Ateniesi, parla di 
Semele. Non sappiamo come continuasse ne qual mito trattasse, 
come non potremmo dire se tutto il componimento fosse o no 
in dnoXsXv(Uva (1). Però Semele è la madre di Dioniso. E di 
Dioniso si parla con una certa ampiezza io tutti e tre i nuovi 
frammenti di Oxyrhynchos, i quali tuttavia si occupano fonda- 
mentalmente e principalmente di altri soggetti. Ora, noi possiamo 
affermar con sicurezza che in origine i ditirambi erano soltanto 
dionisiaci, mentre non sono tali quelli di Bacchilide, i meglio 
cotiosciuti da noi. Quelli di Pindaro, come ora vediamo, sono 
dionisiaci solo in parte. Qui c'è la possibilità di vedere una 
specie di passaggio e di gradazione, e di notare uno sforzo per 
arrivare, dal primitivo ditirambo esclusivamente dionisiaco, a 
quello semplicemente eroico, senza alcun nesso col dio, in cui 
il poeta entra ex abrupto a parlare del soggetto da lui prescelto, 
con molta somiglianza sostanziale e formale con la tragedia (2). 
Tuttavia non si giunge subito a questo : ci si arriva per mezzo 
di un passaggio, in cui Dioniso ha ancora qualche parte, pur 
non costituendo l'argomento vero e proprio del carme. Questo 
stadio intermedio è qoello rappresentato da Pindaro, e nessuno 
può dire che egli non abbia fatto anche -il passo definitivo per 
liberarsi totalmente dagli schemi tradizionali, passo che costi- 
tuisce un terzo stadio, per cui dobbiamo oggi richiamarci a 



ad una moneta faUa, e quindi measa fuor di cono, reapinta dall'uao e per 
oonaeguenw non usata. Pindaro aveva adoperato il verbo #?»' di senBO 
poiitivo, « non poteva piò dire: 'prima UBoiva daUa bocca degli uomini 
il ditirambo ed il a mancante', giacché questa sarebbe stata una con- 
traddizione in termini». Per evitarla e per mantener Io Eeogma con Ifit, 
acme 'il a%i?iaÀov. mesBO fnor d'uso', che col suo valore aoitaniialmente 
negativo, ma formalmente positivo, ai pub adattare a quel verbo, qoaai 
aveste detto: ' uaciva il ditirambo ed il non-ir ', cioè non usciva il a. 

Il) Che fosaero versi sciolti era l'opinione corrente, oggi revocata giu- 
•tamente in dubbio dagli editori inglesi dei Pttp. Ox. XIII 28. 

(2) Cfr. CoHrianri, Mèi. Weil 27 s. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



PKR Lk STOSEA DSL DITIRAMBO 463 

Bacchilide. In ciò, dunque, mi par certo debba coosiatere la 
grande novità dì cui si gloria a buon diritto con le parole 
dtajtimamat niXtu xÓKloiat viat, e che oon eaee, mettendo a 
confronto le novità da lui introdotte con ciò che facevano i 
Buoi predecessori, penai alla sostanza e non alla forma esterna 
dei ditirambi, a cui, perciò, deve alludere anche nei primi tre 
versi. Ma allora, che cosa significherà la axotvoiiveia dotód? 
Anche senza voler vedere in queste parole (e pur sarebbe per- 
messo, data la chiara ironìa che contengono) un'allusione quasi 
dispregiativa ed un richiamo agli oxoivo^diai, ' canto teso a 
guisa di fune', può voler dire, mi sembra, due cose: o canto 
lungo, senza capo né coda, fosse pure in ìstrofe od in iscìolti, 
quasi improvvisato, in cai si parlava dì Dioniso e delle sue 
avventure, senza ordine nh unità né conclusione, come veniva 
veniva, quasi improvvisato, secondo il tipo pììi antico e la sua 
orìgine autoschediaetica (1); oppure pub voler dire canto che 
tende o fa tender l'attenzione e la pazienza degli ascoltatori, 
ì quali non hanno da sentire e da gustare nulla di artistico: 
ciò a cui allude in ogni modo anche il aàv xl^òalov nominato 
subito dì poi. L'opinione altissima che Pindaro aveva dell'arte 
sua, a cui indulge spesso e pure, con parole solenni e non certo 
modeste, in questo secondo ditirambo oxyrhynchìta (' me, eletto 
araldo di poesia (2), la Musa fece sorgere a pregar fortuna per 
la Grecia e per Tebe dai potenti carri ', v. 23 ss.), può confor- 
tarci all'una od all'altra di queste due interpretazioni; la prima mi 
sembra preferibile, corrispondendo meglio alla storia del ditirambo 
ed agli axotvtnevfj ^ftaia di cui paria Phìlostr. Her. 1 14. 



(1) ArÌBt. Poet. 1449* 9. È chiaro che, dOTendOBÌ mettere in istretta 
relazione le dae parti del periodo aristotelico (ytvo/tévti aèv àa' àfx^S 
aéioox^Siaaii»^S »<ii airi] [cioè 4 ^^^'f^^o] ool ^ tuitft^Sia, koI { ^iv 
itti r^v è^a^x^"^^ '^ ói&àfaftffov il Sé àjiò nSv rà ^XÀi%il, ttrt.), 
l'atioaxMÓiaafta non poua riferirai loltaato alla tragedia, ma ancbe al 
ditirambo, pieoiiamente come aitoaxtóidofiaia erano, per forza di cose, 
là <paÀÀi»d, e tutti i oanti destinati al popolo, anche se, come certo il 
ditirambo, avevano cultori appositi i qoali davan loro forma letteraria. 
Per au'analogia, si pensi ai moderni eoupletg. 

(2) Tale è certo il senso di ooqitìv irttav del teste, cfr. Bacchjl. 
IX {X) 39, Sol. elg tavi. 52. 'Araldo di savie parole' sarebbe nn inatile 
fronzolo. 



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464 NICOLA TBRZAQHI — PER LA STORIA DSL DITIRAMBO 

Se ricordiamo ciò che si è detto innanzi per intendere il 
aàv xl^ÓaXov, e lo uniamo con ciò che abbiam detto or ora, 
non ci sarà difficile di capire anche tutto il luogo pindarico in 
discussione, il tono quasi dispregiativo con cui Pindaro parla, 
e gli orizzonti nuovi che per lui si aprono ai cori ciclici. Egli 
dice: 'prima di me c'erano dei ditirambi senza capo ne coda; 
c'erano anche delle scioccliezze, prive di qualsiasi valore arti* 
stico, ma ora, con me, comincia il nuovo ed il buono'. Non 
dobbiamo troppo preoccuparci, se ciò non sia del tutto vero, 
e se Pindaro stesso si giovò, e come, anche dell'opera dei suoi 
spregiati predecessori. I poeti ìn genere, e Pindaro in ispecie, 
amavffno ed amano metter nell'ombra chi li precedette, ed Orazio 
poteva scriver di sé prineepa aeoUum carmen ad italoa deduxissé 
modos, quasi Catullo non fosse mai esistito. Sarebbe piuttosto 
interessante conoscere come continuava, esattamente, il suo 
pensiero, e come si legasse questo proemio con la descrizione 
della sacra festa di Bromio sull'Olimpo. Il papiro è, dopo la 
parola véai, disgraziatamente e disperatamente lacunoso, dò io 
voglia provarmi al gioco di restituirlo, gioco che, se pure può 
esser dilettevole, è però altrettanto, e forse più, pericoloso. Mi 
par certo che il soggetto di eldóies debba essere ancora il 
x^Xoi che precede, o qualche concetto analogo (1). Ed il senso 
sarebbe ottimo: ' Prima dalla bocca degli uomini usciva il lungo 
noioso canto dei ditirambi e la soSstiflcazione del sigma; ora ai 
cori ciclici si aprono nuove porte di carmi: [cantano essi] cono- 
scendo qual sacra festa di Bromìo, proprio presso lo scettro di 
Zeus, gli Uranidi celebrano nelle celesti magioni '. 



(1) Cfr. Boprft p. 460'. 



L'Accademico Segretario 
Ettore SxAJiPiNr 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE FISICHE, MATEMATICHE E NATURALI 



Adonanza del 7 Marzo 1980 



PBEBIDENZA DEL 30CI0 FBOF. OOUH. ANDREA NACCABI 
PRESIDENTE DBLL'aCCADEIGA 



Sono presenti i Soci D'Ovidio Direttore della Classe, Seobe, 
FoÀ, Guidi, Mattirolo, Osassi, Sovigltana, Panetti, Ponzio, 
Sacco, Majorana e Pabona Segretario. 

Si legge e ei approva l' atto verbale della precedente 
adunanza. 

Il Presidente annunzia che il 22 dello scorso febbraio, 
nell'ora stessa della nostra precedente adunanza, mentre si 
esprimevano fervidi voti per la aaa guarigione, si spegneva il 
Socio Prof. Nicodemo Jadanza, il caro collega ed amico, che 
fu Tesoriere dell'Accademia. Soggiunge che altri dirà degna- 
mente dei suoi meriti scientifici: si limita a ricordare che il 
compianto Jadanza, nato nel 1SÌ7 in Campo Lattare (Molise) 
da poveri contadini, animato da ferrea volontà e da innato 
amore del sapere, potè cogli scarsi aiuti di nn congiunto salire 
alla dignità di professore universitario, dopo di aver conseguita, 
attraverso grandi privazioni, la laurea di ingegnere in Napoli. 
A Torino, dove venne nel 1881 e insegnò Geodesia all'Univer- ' 
sita e al Politecnico, svolse la sua attività scientifica, della 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



466 

quale i rieultati sono quasi tutti consegnati nelle nostre pub- 
blicazioni accademiche. Noi lo ricorderemo come scienziato e 
docente, ma anche per la sua assiduità esemplare e diligenza 
nel compimento del dovere, per la schietta modestia, per la 
franchezza del carattere, e per la grande bontà dell'animo suo. 

Il Socio D'Ovidio manda pare nn affettuoso saluto alla 
memoria del suo conterraneo, confermando gli eroici sforzi da 
Lui compiuti per la conquista della elevata posizione sociale e 
additandolo come esempio mirabile ài giovani, segnatamente ai 
giovani meridionali. 

Il Presidente dice che comunicherà alla famiglia del rim- 
pianto Socio l'espressione del nostro cordoglio, e prega il Socio 
Pametti di accettare l'iocarìco della commemorazione, per la 
quale potrà profittare dei cenni autobiografici dallo stesso 
Jadanza destinati all'Accademia. Il Socio Panetti accoglie di 
buon grado l'invito di scrivere l'elogio dell'amato suo professore. 

Il Socio Sacco fa omaggio della sua Memoria La condizioni 
meteoro-idrologicke dell'Era quaternaria e la causa dei periodi 
glaciali. Il Presidente ringrazia e invita il Socio Mattirolo a 
commemorare il compianto nostro Socio corrispondente P. A. Sac- 
CARDO. Il collega Mattibolo accetta volentieri l'incarico. 

Quindi la Glasse si raduna in seduta privata e procede 
alla nomina di un rappresentante della Classe nel Consiglio di 
Amministrazione. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



GLASSE 

3CIENZE FISICHE, MATEMATICHE E NATURALI 



Adunanza del 21 Marzo 1920 



PRESIDENZA DEL 30CI0 3EHAT0RE ENRICO D OVIDIO 
DIRETTOBE DELLA CLASSE 



- Sono presenti i Soci Seghe, Gcidi, Mattibolo, Gbasst, 
Ponzio, Sacco, Majoraha e Paroma Segretario. 
È scusata l'assenza del Presidente Naccari. 
Si legge e si approva l'atto verbale della precedente 



Ad invito del Presidente, ìì Socio Mattibolo legge la com- 
memorazione del Socio corrispondente P. A. Saccardo. Il Pre- 
sidente ringrazia il collega per l'eloquente e degno elogio del 
compianto ed eminente botanico. Comunica poi le circolari re- 
lative al ' Congrès international dea Mathématiciens , che si 
terrà a Strasburgo durante l'estate prossimo, ed al ' Congresso 
internazionale di Meteorologia „ promosso dalla Società Meteo- 
rologica, Italiana, che si raccoglierà a Venezia nel prossimo 
ottobre. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ORESTE MATTIEOLO 



LETTURE 



FIETBO iNDBEi SiCCABDO 

Xreviao, 23 Aprile 1846 — Padova, 12 Febbraio 1020 



Commemoraiione letta dal Socio nat. resid. ORESTE HATTIROLO 



Per l'amicìzia afiFettuosa e cordiale che, da una lunga serie 
di anni, mi legava con perfetta comunanza di ideali a Pietbo 
Andrea Saccardo, ho accettato con entusiasmo l'onore di rie- 
vocare davanti a voi la figura e l'opera del sommo micologo 
tedtè Bcomparso, perchè, purtroppo! sarà qneato l'unico conforto 
al dolore che mi affligge: l'anice omaggio che io potrò offrire 
alla memoria dell'amico troppo duramente rapito alla scienza. 

Dire degnamente di P. À. Saccabdo e della gigantesca 
opera sua, non è certo impresa da potersi aaeolvere nei lìmiti 
coDcesei dai Regolamenti delta nostra Accademia, onde le mìe 
povere parole, più che una commemorazione, saranno l'espres- 
sione dei sentimenti e del desiderio intensissimo che ha lasciato 
nei nostri cuori la scomparsa di cosi eletto ingegno, di così 
nobile carattere. 

Kell'ora dolorosa del distacco, quando l'animo piange l'a- 
mico, il collega, il consigliere, non sorregge la calma neces- 
saria per analizzarne l'opera: ciò sarà fatto più tardi; oggi io 
cercherò solo di prospettare la grandezza della perdita che ha 
fatto la scienza, e lumeggiare, in una rapida sintesi, l'idea 
animatrice dell'opera di P. A. Saccabdo, che ha stupito il mondo 
per la mole e l'importanza. 

Quando sì pensi che Saccabdo (nato a Treviso il 23 aprile 
1845) iniziò la serie delle sue pubblicazioni appena sedicenne; 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COUHBUORAZIONB ni FIBTRO iNDRGA SACCARDO 469 

cb« da allora non rubò, si può dire, un'ora al lavoro; quando 
si consideri la mole della sua opera maggiore, la Sylloge fun- 
gorum omnium hucusqtie cognitorum, durata già lo spazio dì 
trent'nn anno, comprendente 22 volumi di complessive 23451 pa- 
gine (e due volumi ancora inediti); quando, infine, si faccia 
anche un censimento, sia pure sommario, delle sue pubblica- 
EÌoni, che raggiungono, in numero, parecchie centinaia, dì cai 
una sola è ricca di 1500 figure colorate, disegnate dallo stesso 
Autore, si rimane sbalorditi di fronte a tanta somma di la- 
voro, e la mente ricorre alla favolosa produttività aldrovandiana ; 
alla leggendaria energìa enciclopedica dell'EaiiETE Tbishe&isto! 
e nello stesso tempo alla ininterrotta produttività degli allu- 
minatorì medioevali, coi lavori dei quali anche il lavoro sac- 
cardiano ha molti punti di contatto. 

Egli non ebbe altro scopo nella vita che la famiglia ed il 
lavoro; altra soddisfazione, si può dire, che la scoperta di 
nuove forme. 

La natura lo aveva dotato di un intuito morfologico mera- 
viglioso e, potrei dire meglio, miracoloso; di una memoria delle 
pili tenaci ; e l'ordine col quale egli attendeva alle sue ricerche, 
segaiva norme fisse. La sua vita, appena dopo il periodo della 
gioventh, fu sempre uguale; e, come quella dei certosini, obbe- 
diente ad una * Regola , dalla quale mai, tranne in casi ecce- 
zionalissimi, si dipartiva, tanto che io mi ero indotto a chia- 
marlo il Padre generale dei Mieeti Osservanti, appellativo che 
era rimasto gradito al mio diletto amico, cosicché lo usò poi 
sempre nella corrispondenza oostra. 

Sensibilissimo alle vicissitudini atmosferiche, quando i primi 
freddi autunnali preludiavano ai rigori dell'iovemo, egli pìU non 
abbandonava l'ambiente del Laboratorio e in esso, dirò cosi, si 
inciatidava per tutta quanta la durata dell'inverno; e però egli 
stesso soleva paragonarsi ad una Orchidea di serra calda. 

In questo genere di vita laboriosissima e metodicamente 
ordinata, stava il segreto della stupefacente produttività del 
Saccabdo. 

Ordine e metodo erano parte integrante del suo essere, 
erano le direttive dei suoi lavori, che rispecchiano questa par- 
ticolari attitudini. 

La StfUoge stessa, riassunto di una enorme congerie di 
Alti della R. Aeeademia — Voi. LV. 32 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



470 ORESTE MATTIKOLO 

forme, non sarebbe ciò che è, se il niKteriale di cui si compone 
non fosfte stato disciplinato da Sii conduttori, che il Saccardo 
ha saputo opportunamente e mirabilmonte ordire. 

Per ciò che si riferiece alla conoscenza delle forme fungine 
non ebbe egli chi lo superasse, ne credo che alcuno mai potrà 
superarlo. 

Questo che io iiuq dubito di affermare, è d'altronde lumi- 
nosamente dimostrato dai suoi lavori, sussidiati da classiche 
raccolto di Exaiccata; i quali pongono l'Italia all'avanguardia 
delle Nazioni per ciò che si riferisce a tali generi di lavori, 
così che il nome di lui rifulgerà nel campo della sistematica, 
illuminato dall'aureola che corona le opere dei Grandi. 

Cosi innata era in lui la conoscenza delle forme dei funghi, 
tale l'intuito delle affinità e delle analogie che regolano la loro 
correlazione nel tempo e nello spazio, che egli, non solo giunse 
a descrivere un numero colossale di miceti, ma riuscì a ' di- 
vinare ,' molti di quelli che ancora non si erano rivelati agii 
osservatori ! 

Quante volte non ebbe poi il conforto di vedere avverate 
le predizioni raccolte nel suo curioso lavoro sui PrevedAili 
funghi futuri secondo la legge di analogia*. (1896). 

L'opera del Saccabdo, in certo qual modo, io penso para- 
gonarla a quella dei compositori di musica, dei poeti, dei pit- 
tori, che compongono, scrìvono, dipingono, animati da un senti- 
mento che essi stessi non possono definire, ma che li sospinge a 
creare melodie nuove, a raggiungere effetti di luce e di colore 
non prima sognati, ad evocare, col ritmo delle parole, sensazioni 
che agitano il cuore. L'analogia, l'armonia delle forme è d'al- 
tronde legge che regola tutti i regni della natura; e Saccardo 
sentì la potenza di questa legge che immortalò l'opera suo, 
sgorgata da un concetto originale intuitivo, unilaterale, non 
suffragato però da uno spirito critico tale da assicurarle basi 
solidamente scientifiche. 

La Sylloge conserverà, così, immutato nel tempo il carattere 
di indiscutibile utilità pratica, ma non potrà essere in avvenire 
ugualmente fattrice di progresso reale, se la consideriamo dal 
punto di vista al quale tendono le specalazionì della scienza 
moderna, fondate, piìi che sulla forma dì un solo stadio per 
quanto elevato, come è quello della riproduzione, sulla Ìntima 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COUHBHOKAZiOKE DI PIETRO ANDKBA SACCAliUO 471 

conoscenza dell'intero rido di sviluppo di ogni singola specie, 
e sulle relazioni che ogni specie contrae colle sue vicine durante 
i periodi di sviluppo e di accrescimento. 

L'opera maggiore di Saccardo è quindi 'essenzialmente 
opera di statistica o, dirò meglio, di " statica , delle forme, 
censimento cbe è base indispensabile a qualunque ulteriore 
studio di micologia, ed è in questo senso ammirabile e prodi- 
giosa, COSI che nessuno raggiungerà l'altezza alla quale egli è 
assurto. 

Ma Don a questo solo campo di studi applicò il Saccabdo 
le doti speciali del suo ingegno organizzatore, la straordinaria 
sua cultura bibliografica, sussidiate dalle innate facoltà di 
ordine; che egli ci lasciò pure un numero grande di lavori che 
si riferiscouo alla storia della Botanica in Italia, riuscendo a 
riassumere, ordinare, elencare, in mirabile modo, la immensa 
varietà dei lavori dei botanici che lo precedettero. Cosi la sua 
Botanica in Italia e la sua Cronologia della Slora italiana e 
tanti altri lavori suoi sono repertorii, miniere di nozioni, di 
dati, di date che formano e formeranno, chi sa per quanti anni 
ancora, il substratum degli stadi che si riferiscono alla Storia 
della nostra scienza. 

Con ugnale competenza trattò egli pure la sistematica delle 
piante superiori; degna della sua fama è, fra le altre, l'opera 
che si riferisce allo studio della fiora della provincia di Treviso, 
compilata negli anni della prima giovinezza, alloraquando, inde- 
fessamente erborizzando, andava raccogliendo ogni sorta di ma- 
teriali vegetali, essendo egli un botanico completo. 

Datano da quegli anni le celebri sue raccolte di Exsiccata, 
fra le quali la notissima Mycotheca veneta, che testimoniano 
della sua splendida attività di botanico peripatetico, durata 
purtroppo breve periodo di tempo, prima cioè di chiudersi nel 
laboratorio, per dedicarsi allo studio dei materiali da lui rac- 
colti e dì qnelli che d'ogni parte del mondo affluivano a lui 
perchè da lui fossero classificati e studiati. 

In questa occasione io non tento neppure di ricordare le 
innumere contribuzioni micologiche che illustrano raccolte Ì&tte 
da specialisti di ogni parte del mondo e da lui studiate! 

La enumerazione delle opere di Saccardo potrà essere com- 
piuta soltanto dal suo diletto figlio Domenico, micologo cresciuto 



zed.yGOOg[e 



472 ORESTE UATTIKOLO 

alla scQola paterna. Sarà questo il più glorioso monumento che 
la pietìi figliale potrà dedicare alla sua memoria! 

Ma, prima di porre termine alla affrettata rievocazione del- 
l'opera del compianta amico, io mi voglio ancora compiacere di 
segnalare la sua Flora Tarviaina Benovata pubblicata sul finire 
della guerra, ossia Enumerazione critica delle piante vascolari 
finora note nella provincia di Treviso, * come quella che gli ri* 
cordava tante miserie ma anche tanti eroismi! ,, illustrando essa 
le glorioso regioni del Grappa, del Montetlo, di Vittorio Veneto. 

In questo suo lavoro l'illustre Autore si compiace di rie- 
vocare i tempi della sua feconda attività giovanile, quando, in- 
coraggiato da tre insigni naturalisti veneti, Nabdo, Zakardini, 
De Visiani (che fu suo maestro), indefessamente andava erbo- 
rizzando nelle località che oggi sintetizzano le più fulgide glorie 
d'Italia. 

L'antica prima edizione, ossia il Prospetto della Flora tre- 
vigiana, fu la causa decisiva, perchè, sono sue parole, " la Bo- 
tanica divenisse il suo studio prediletto e professionale ,. 

Tredicenne appena iniziava il Prospetto, e lo conduceva a 
termine nell'anno 1863, ottenendo di pubblicarlo negli * Atti 
dell'Istituto Veneto ,, quando egli era entrato nel diciottesimo 
anno dell'età sua! 

I risultati delle successive conquiste botaniche in quella 
regione che gli fu culla e che egli con orgoglio di italiano 
segui palpitante nelle tristi e nelle liete vicende, culminate poi 
nella vittoria di Vittorio Veneto, si possono qui riassumere con 
duo soli numeri: mentre 1387 erano le piante elencate nel pro- 
spetto dui 1863; 1717 sono invece quelle raccolte nella Flora 
Tarvisina Renovata del 1917. 

D'altra parte e per dare un'idea dell'attività eaccardiana 
anche nel campo della Micologia, notiamo che: se erano 245 i 
funghi noti per la regione veneta, secondo il censimento del 
barone De Hohknbdehl Heuflbub, elencati nella Enumeratio 
Ciypt. Italiae Venetae, edita nel 1871 (prima cioè dei lavori di 
Saccardo), 4600 divennero quelli da luì enumerati e studiati 
nella stessa regione; mentre di essi 3000 furono raccolti nella 
sola provincia di Treviso. Cifre eloquenti che lumeggiano l'im- 
portanza dell'opera sistematica da luì compiuta, che pone il Ve- 
neto fra le regioni meglio note della Penisola dal punto di vista 
botanico. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



COMMBHORAZIONB DI PIETRO ANDREA SAGCAEDO 473 

Pier Ahdbea Saccabdo, ardente patriota, che dopo Capo- 
retto vide la saa diletta Vittorio calpestata, rovinata dalle orde 
barbariche; che pianse amaramente, non di sgomento per la 
perdita di ogni avere, ma per la rovina temuta dei suoi ideali, 
ebbe pure il supremo, ineffabile conforto di assistere al trionfo e 
alla liberazione dei fratelli da tanto tempo achiavi dello Btraniero. 

Nel suo ritiro di Avellino presso il genero Prof. Trotter, 
gli giunse la notizia degli eventi gloriosi; esultante d'entusiasmo 
potè quindi far ritorno con animo sereno alla sua Padova (così 
duramente provata durante la guerra), dove lo aveva colpito una 
irreparabile sciagura, la perdita della sua adorata e fedele com- 
pagna. Egli allora si raccolse in sé stesso e, con rinnovato ardore, 
tutto si consacrò al lavoro, nel quale cercò conforto e oblio. 
Intensificò ancora la sua già eccezionale attività scientifica, sere- 
namente spegnendosi il 12 febbraio ora scorso, fra le collezioni, 
&a i libri, che erano stati lo scopo della sua esistenza, il sospiro 
della sua anima innamorata di ogni cosa bella e buona. 

Scienziato di Laboratorio non fu egli solamente, ma come 
insegnante valoroso ed efficace fu lustro e decoro dell'antichis- 
sima Cattedra di Botanica dell'Ateneo Padovano. Dalla sua 
Scuola USCI tutta una schiera di valorosissimi sistematici, che 
oggi degnamente onorano il Maestro e la scienza e ne seguono 
l'esempio e le tradizioni. 

Per tutta la vita il Sacoasdo seguì l'ideale che si era pre- 
fisso da giovinetto; gli allori che egli raccolse per consenso 
universale, i suffragi, i premi che le più insigni Accademie di 
tutto il mondo gli decretarono, additano la sua nobile figura 
alla riconoscenza nostra, perchè la sua fama è gloria d'Italia. 

La nostra Accademia, che annoverò il Saccardo fra i suoi 
Soci corrispondenti fino dall'8 febbraio del 1885, invia oggi alla 
famiglia desolata e per essa al suo diletto figlio Domenico, coi 
sentimenti di condoglianza profondamente e dolorosamente sen- 
titi, l'espressione della sua ammirazione per l'opera da Lui com- 
piuta a vantaggio della scienza e per l'onore della Patria. 
Torino, 12 mano 1920. 



L'Accademico Segretario 
Carlo Pabsizio Paroma 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



CLASSE 

SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE 
Àdnnaiiza del 38 Marzo 1930 

PRESIDENZA DEL SOCIO PROF. COUC. ANDREA MACCARI 
PaESlDGKTE dell'accademia 



Sono presenti t Soci Pizzi, De Sanctis, Baodi di VsaifE, 
Patetta, Prato, Ciak, Fagoi, Lezio, e Stahpcki Segretario 
della Classe. 

Si legge 6 ai approva l'atto verbale dell'adunanza del 
29 febbraio u. s. 

Il Presidente presenta alla Classe con un caloroso saluto 
ì nuovi Soci nazionali residenti Adolfo Faggi e Alessandro 
Luzio, che ringraziano così per la loro nomina la Glasse come 
per il cortese saluto Ìl Presidente, 

L'Accademico Segretario dà lettura della deliberazione 
presa dal Consiglio di amministrazione dell'Accademia, che, 
essendo oramai superato il numero di 30 fogli di stampa del 
volume in corso degli Atti e crescendo quasi ogni giorno in 
modo sconfortante le spese di stampa, mentre invano s'è invo- 
cato un aumento della dotazione dell'Accademia, sìa chiusa 
l'accettazione di nuove Note, ed al Socio nazionale sta consentita 
solo piii la presentazione di una propria Nota, ove egli non 
abbia già esaurito il numero totale (di tre) assegnatogli con la 
deliberazione del 29 novembre dello scorso anno. 



zed.yGOOg[e 



475 

L'Accademico Segretario notifica poscia che la Reale Ac- 
cademia dalla Crusca ha aderito alla proposta fatta dalla nostra 
Classe in nome delia Accademia, e si farà rappresentare ad un 
eventuale convegno in Roma dei rappresentanti delle singole 
Accademie Reali italiane nelle prossime ferie pasquali per 
mezzo del suo Socio corrispondente Vittorio Rossi. Invece il 
presidente dell'Accademia di archeologia, lettere e belle arti 
di Napoli ha dichiarato che, non avendo quell'Accademia ancora 
aderito all'invito direttamente avuto dall'Académie des Inscrip- 
tions et Belles Lettres, non può dare alcuna risposta relativa 
a tal convegno. Altre Accademie non hanno finora dato risposta 
alla lettera loro inviata per quello scopo. 

Dopo breve discussione la Classe a voti unanimi delibera 
di conferire pieni poteri al Socio De Sanctis per trattare in 
Roma, nelle prossime ferie pasquali, coi rappresentanti della 
Accademie dei Lincei e della Crusca, ed eventualmente con 
quelli di altre Accademie Reali italiane, intorno alla costi- 
tuzione dell'aggruppamento delle Accademie nazionali pre- 
scritto dall'art. 4 dello Statuto della Unione accademica Inter- . 
nazionale, e intorno alle modalità da seguire per riguardo allo 
invio dei due Delegati italiani alla prima riunione interacca- 
demica che avrà luogo in Bruxelles nel maggio prosiìimo. De- 
libera inoltre che sia anche rivolta calda preghiera a S. E. il 
Ministro degli Affari Esteri, affinchè voglia concedere il suo 
alto appoggio alla costituzione di queir aggruppamento dei 
Corpi accademici italiani, riconoscendo ufficialmente i due De- 
legati dell'Italia quali effettivi rappresentanti di tutte le Acca- 
demie italiane aventi carattere nazionale, cioè delle Accademie 
Reali contemplate nell'art. 21 dello Statuto del Regno e selle 
Leggi che lo integrano, o almeno di quelle Accademie che 
hanno partecipato alle conferenze preliminari di Parigi, cioè 
l'Accademia dei Lincei e quella delle Scienze di Torino. 

il Socio Pizzi presenta alla Classe, che ringrazia, due pub- 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



476 

blìcazioni del prof. MichelaQgelo B[u.ia: l^ Se le leggi econo- 
miche patiscano eccezione (Firenze, 1919); 2* Sulla Causa (Fi- 
renze, 1918). 

L'Accademico Segretario presenta, a nome del Socio Sfohza. 
assente, la sua monografia Nuovi documenti aulteecidio dei Fra' 
telli Bandiera e dei loro compagni (Estratto dalla * Rassegna 
storica del Risorgimento ,, 1919). La Classe ringrazia il Socio 
Sfobza. 



L'Accademico Segrtìario 
Ettobb Stampimi 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ATTI 



REALE ACCADEMIA DELLE SCIENZE 

DI TORINO 



PUBBUOATJ 



DtGlI ACCADEMICI SEGRETARI DEUE DUE aASSI 



Tou Lv, Disp. Il-, is-, 13- 1 14-, i9ia-iaaa 



TOWNO 
Ubrerla FRATEIjIjI BOOOA 

Tl« Varia llbnto, B. 
1920 



DiBiimd, Google 



DiBumd, Google 



CLASSE 

scienze: fisiche, matematiche e naturali 



Adananza dell' 11 Aprile 1920 



PRESIDENZA DEL SOCIO 3ENAT0BE ENRICO D OVIDIO 
DIRETTORE DELLA CLA33E 



Sono presenti i Soci Salvadori, Seghe, Peano, Foà, Guidi, 
Mattirolo, Panetti, Sacco, Majorana, Roba, Herlitska e 
Parona Segretario. 

Si legge e si approva l'atto verbale della precedente 
adunanza. 

Il "Presidente presenta i nuovi Soci Rosa e Herlitska, dà 
loro il benvenuto a nome della Classe, rallegrandosi della loro 
nomina, per la quale nuove forze si aggiungono a rinvigorire 
l'attività dell'Accademia. I Soci Rosa ed Herlitska rispondono, 
rinnovando i ringraziamenti per la loro nomina già espressi per 
lettera. 

n Socio Foà presenta in omaggio la prima dispensa del 
Trattato di Anatomia patologica, da lui pubblicato in collabora- 
zione di parecchi colleghi, e ne parla, richiamando l'attenzione 
dei colleghi sulla edizione e sulle figure che fanno onore alle 
Arti grafiche torinesi. Il Socio OuiDi fa omaggio della sua Nota 
Sul calcolo statico delle dighe a gravità, ed il Socio Panetti 
del suo scritto su 7^ Laboratorio di aerodinamica del B. Poli- 
tecnico di Torino. Come omaggio lìell'autore prof. M. Chini, il 

AUi dilla fi. Aeeadtmia ~- Voi. LV. 33 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



478 

Sodo PsAiro oSh-e con parole di lode i dne volumi Corto spe- 
dale di Matematiche ad uso dei ehinUci e dei naturalisti (4* ediz.). 
Esercizi di Calcolo infinitesimale (3* ediz.). Il ProBiderte ringrazia 
a nome della Classe. 

Ricorda poi le deliberazioni restrittive del Consiglio dì 
Amministrazione, riguardanti le pubblicazioni accademiche, im- 
poste dalle difficili condizioni finanziarie del momento (23 no- 
Tembre 1919, 26 febbraio 1920), e fa osservare che, pur troppo, 
si deve ora applicare il provvedimento pel quale, allorché il 
numero dei fogli stampati (Atti) giunga a 30 ed il Tesoriere 
ne avverta i Segretari, si deve chindere l'accettazione di nuove 
Note, consentendosi al Socio, a partire da quel momento, solo 
più la presentazione di una Nota propria, ove egli non abbia 
già esaurito il numero totale (tre) assegnatogli. Il Segretario 
aggiunge che il Consiglio di Amministrazione dovrà provvedere 
al nuovo aggravio nelle spese di stampa per l'aumento del 20 ".'o 
annunciato in questi giorni dalla tipografia. 

Su queste comunicazioni si ha uno scambio dì idee fra i 
Soci Sacco, Majorana, Foà, Peano ed il Presidente nell'intento 
di studiare i modi onde evitare i danni di ulteriori riduzioni 
nelle pubblicazioni, scopo principale dell'azione accademica. Il 
Presidente, a nome del Consiglio di Amministrazione, prende 
atto delle idee e proposte dei colleghi, ed assicura che la 
Presidenza agisce attivamente nel senso di rimediare per 
quanto è possibile alle attuali strettezze finanziarie che para- 
lizzano le nostre attività. 

Il Socio Seobb presenta per la stampa negli Atti, ma con 
riserva subordinatamente alle disposizioni ora entrate in vigore, 
una Nota (III) del Dott. A. Terracini intomo ad Alcune que- 
stioni sugli spazi tangenti e osculatori a una variHà, 

Il Socio corrispondente Prof. G. Colomnetti ha mandato 
alla Presidenza, pure per la stampa, una sua Nota sui Rapporti 
per azioni statiche e dinamiche nei pali di una conduttura elettrica. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



479 

La Clasee si raccoglie in seguito in seduta privata e in con- 
formità all'art. 14 dello Statuto accademico procede, mediante vo- 
tazione a schede segrete, alla elezione del Direttore della Classe. 
Riesce eletto il Socio Prof. Corrado Seobe, salvo l'approvazione 
Sovrana. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ALBSSANDKO TEKItAClM 



LETTURE 



Alcnne questioni sogli spazi tangeatì 
e oscDlatori ad ona varietà 

Nota 111 di ALESSANDRO TERRACINI {') 



Determinazione delle l\ {k ^ 4) le cui sezioni iper- 
plane hanno spazi osculatori di dimensione 
minore deir ordinario. 

1. — Nella Introduzione alla Nota I, e poi anche al □" 8 
della medesima Nota, già ho accennato a un problema connesso 
cogli altri di cui mi sono occupato in questo lavoro, cioè al 
problema della determinazione delle Fi, le cui sezioni tperpiane 
hanno spazi osculatori di dimensione minore dell'ordinario. Pre- 
cisamente, se P è un punto geneiico di una V^, S^ lo spazio 
in esso osculatore, F»., la sezione della V^ con un ìperpiano 
generico a passante per P, Sa- lo spazio osculatore in Pa F'k-i, 
Appartenente perciò alla intersezione a Sa, risulta da quel n« 8 
che, in generale, S^y esaurirà l'intersezione oSa, ossia sarà 

tu' = i« — 1, non appena sia tu ^ -= 1- 1, mentre per 

(k - 1) ik 



u)> '*-"'* ■ " +1 sarà, in generate, i 



(') Per le Note I e ti ofr. questi Alti, voi. XLIX, pp. 2U-24T, adunanza 
del U dicembre 1913, e voi. LI, pp. 695-716, adunanza del 5 mano 191S. 

O Colgo quest'occasione per avvertire che neirultima linea del n° 8 
della Nota 1 invece di d ai deve leggere k (come h scritto, esattamente, 
nell'enunciato di quel n*); e che nella eettima linea dell'enunciato ohe 
chiude la Nota II, anziché * retta direttrice , si deve leggere ' onrTa di- 
rettrice , (come b scritto, esattamente, al n° ^). 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ALCUNE QUESTIONI Smil SPAZI TAKGBNTt, ECC. 

Vi Bono tuttavia delle F» eccezionali, tali che, per le loi 
iperpiane generiche, uj' ha un valore piiì piccolo di quelli ora 
indicati: ci vogliamo appunto occupare della ricerca di tali V^ 
eccezionali, per A: ^4. Il modo di avviare la ricerca è indicato 
dal risultato già acquisito (v. ancora il d° 8 della Nota I), che 
quelle F^ sono, tutte e sole, quelle che soddisfanno a un sistema 
di (/ = 2 UJ eq. di Laplace lin. ind., tale che la ma- 
trice jacobiana delle toro forme associate {') sia identicamente 
nulla, di caratteristica le — (u» — uj' — 1). 

Per k = 2, si riconosce immediatamente che non esiste nes- 
suna superficie di tal fatta ; per k = 3, il sistema delle coniche 
associate sarà costituito dalle coppie di rette (del loro piano) 
per un punto fisso, cosicché il teorema del n" 10 dalla Nota I 
ci assicura che le sole Vg del tipo richiesto sono i luoghi gene- 
rici (*) di piani di Sr con r p=- fi. 

Per k^ i, il sistema delle quadricbe associate dovràressere 
ano di quelli elencati sotto aj, »«), a^), b) e e] nel n" 1 della 
Nota li, oppure il sistema oo* delle coppie di piani per una 
retta. In quest'ultimo caso si trovano, fondandosi ancora sul 
n" 10 della Nota I, le V* luoghi generici (cfr. la nota (*)) 
di piani di S, con r ^ 1 1 ; e, nello stesso modo, il caso a{) 
conduce alle V^ luoghi generici di Sj immerse in S^ con r S 8. 
D caso b) rientra fra quelli studiati al n** 12 della Nota I. 
Restano quindi a trattare ì casi a,), ag) e e). 

2. — Gioverà sgombrare anzitutto il terreno dal caso e), 
in cui te quadi'iche, associate al sistema di equazioni di Laplace 
nppresentato dalle F^, costituiscono un sistema oo> contenente 
nn sistema oo* formato dalle coppie di piani per una retta r. 
Ora però, a differenza di quanto si è fatto nella Nota II, ci 
converrà non escludere quei particolari sistemi di quadricbe 
che soddisfanno contemporaneamente anche alla definizione del 
caso a) (sistemi lineari di coni col medesimo vertice). Le no- 



(») V. Nota I, n* 2. 

(*} Generici nel aenso che quelle K] dou debbono rappresentate altre 
equaciom dì Laplace, se non le w* che esprimoDO che quelle V, sono luoghi 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



4S2 ALESSANDRO TSRIUCINI 

tazjoni SODO le medesime che abbiamo definito nel 0° 5 della 
Nota II. 

Si tratta di determinare le Vi che rappresentano tutte e 
sole le equazioni di un sistema: 

AiAix +2 j-,!, i"' 4- jf„ X = 
A,A,x + Sj?,^:^"' + (/„' = 

SM^,^Xa: + £p,aì*" -\-px =0 

(dove i quattro operatori differenziali Ai, A», A3, Ai siano 
linearmente indipendenti), nell'ultima delle quali posfiìamo sup- 
porre 1*11 = «11 = «M =^ 0. Col procedimento del n* 10 della 
Nota I le tre prime equazioni conducono a dne nuove equa- 
zioni di Laplace le cui quadriche associate hanno per equazioni: 

I ai(<P»i + T„) -OiTn = 0, 

Ora, se non è identicamente «»» = «g^ = U4t = (cioè nei sot- 
tocasi e^ e Ct) in cui non tutte le quadriche associate alle (1) 
passano per la retta r), queste quadriche, in quanto passano 
per la retta r (a, = o, = 0)^ dovranno appartenere al sistema 
lineare delle quadrìcbe associate alle tre prime equazioni (1); 
e perciò segue che Tik Tm T», Pn si annullano nei punti di 
quella retta. II sistema differenziale ^,f = .^jF=0 è dunque 
completo, e si può effettuare un opportuno cambiamento di va- 
riabili in modo da dare al sistema (1) la forma ('): 

xf*^ +'S9''r=^" + 9«x=^(f 

S«r,3^"'+i:pr:c<" -\-px =0 



(1') 



(*) Indichiamo, per aemplicità, i coefficienti delle (l'i cogli atoasi aim- 
boli uasti nelle (1); non occorre avvertire che si tratterà geQeralment« dì 
funzioni diverse. 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



ALCmiS QUESTIONI SnOU SPAZI TANGENTI, ECC. 483 

E non potrà neppur om essere identicamente u,, = ugi^«4i=0, 
poiché, variando ia scelta dei parametri, il sistems lineare delle 
quadri eh e associate alle equazioni di Laplace rappresentate 
dalla Ff resta proiettivo a sé stesso (Nota I, n" 2); cosicché 
lo stesso ragionamento di sopra prova che ffita^=gu*=^9tts^ 
= 9iM^i'»M ^^Mi^O: le superfìcie t, ^cost-, T4 = co9t. rap- 
presentano tre eq. di Lap. lin. ind. e sono perciò piani. 

Nei sùUocasi cj c^) si ottengono dunque le V4 luoghi di piani, 
rappresentanti quattro e^tazioni di Lap. lin. ind. 

3. — Nel sottocaso et), in cui tutte le quadriche associate 
alle (1) del n° precedente passano per la retta r (cioè Us3 = 
=:Wm = Wu^O), la conclusione precedente non è più valida. 
Tuttavia si può dimostrare che il sistema AiF=AfF^O é 
ancora completo, e dedurre che, se la F4 non è ancora un luogo 
di piani, rappresentante quattro eq. di Lap. lin. ind., essa è co- 
stituita da oo' F,, rappresentanti quattro eq. di Lap. lin. ind. 
Infatti, operiamo per semplicità, nello S, delle quadriche asso- 
ciate, un cambiamento di coordinate, ponendo i nuovi piani 
fondamentali in a, = 0, a, ^ 0, Oj = 0, a* = 0, e precisamente 
poniamo le nuove coordinate 6' di un punto [6] proporzionali 
a Sfluflr, Sf'trfl,, Soar^r, SatrBf- Allora se, colle formole di 
trasformazione, t» = £ 9if % diviene identicamente t'u = 
= Sff'ifc^.-i *M- (cosicché la relazione <Pi, ^ — <Pìi = Jjì — g» 
diviene ip'„ = — <p',i = g'„ — g\i), dal fatto che le quadriche (2) 
debbono stare con 0|*, a, a,, Ot' in un sistema co", segue: 

, [| <p'iis + j'us v'iit-\-g'i3t —g'iii —g'iu jj_ 
Il — ?'i« — g'tu v'iu + 9'na <p'iM + g'tu 11 

D'altra parte, operiamo sulle tre prime (1) con Ag, A^ 
in modo da ricavarne le A,,AiA,^x (f,m=l,2; n=:3,4), e 
quindi anche \% AiA^A.^X'^ AnAtA„x-\-^ o„r (p„„ «"", espresse 
linearmente per x e le sue derivate nrìme a seconde: e nosti- 
tuiamo poi queste espressici 
operando con A^, A, sull'ull 



D,!„t,zed.yGOOg[e 



484 ALESSANDRO TERRACINI 

due nuove equazioni di Laplace, che hanno per quadriche as- 
sociate : 

(4) wis (— «8 Ti, + a, <p„) + 11,4 (— a* Tu + «i 94,) + 

+ «M {— a» Ti, + Cij V»t) + w»4 (— "4 Tu + a, (p„) + 
+ ^ («1») OiOs + -^1 {miJ oio* + A, («„) a,aj + 
+ ^ («.4) a, a^ + a, it = {1=1,2), 

dove, come al solito, n = £p,e,. E poiché attualmente tutte