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Full text of "Atti del Reale Istituto d'Incoraggiamento alle Scienze Naturali di Napoli"

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ATTI 

Del Real Istituto d' Incoraggiamento 
alle scienze naturali 

DI NAPOLI. 



ATTI 

DEL REAL ISTITUTO 

D' INCORAGGIAMENTO 

ALLE SCIENZE NATURALI 

DI NAPOLI. 

TOMO VI. 



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NAPOLI 

DA TOKCHI DEL TRAMA TER 



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lonseguente sempre questo Reale Istituto 
all' adempimento de' suoi doveri, e premuroso 
di attestare in tutte le occasioni alla M. V. 
la sua devozione e profondo rispetto , depone 
a piedi del Real Trono il volume VI de' suoi 
Atti, ed osa augurarsi la grazia altre fiate pure 



concessagli di poterlo fregiare del Vostro augu- 
sto Nome. Se V. M. si degnerà di accordar- 
gliela, sarà l'Istituto Reale lieto oltre ogni cre- 
dere , ritenendo una tanta bontà come la più 
convincente ed onorifica pruova del paterno 
amore con cui la M. V. accoglie i lavori scien- 
tifici, diretti sempre al pubblico bene, de' fe- 
delissimi sudditi componenti l'Istituto Reale. 

Di V. S. R. M. 



l&apcii li ó iFe'b'Biaio /o/io 



Pel Reale Istituto cZ' Incoraggiamento 

Fulco Ruffo di Calabria PresiJente. 

Cav. Vincenzio Stellati Segretario Generale. 






*a «»l» H 9 ii« 



Crode certamente l'animo de' Soci componenti 
questo Reale Istituto nel considerare, che a malgrado 
le tante svariate, e tutte importanti sue occupazio- 
ni, di cui si faceva menzione nel precedente volu- 
me , si rendano già di pubblica ragione i suoi nuo- 
vi lavori scientifici. E molto più sollecitamente sa- 
rebbero questi comparsi alla luce , se il flagello 
asiatico avesse risparmiato la nostra bella Parte- 
nope. In mezzo alla lugubre scena, ed allo sbalor- 
dimento generale degli spiriti ninno si occupava 
del progresso delle scienze, ogni nuova ricerca 
veniva sospesa, tutto fu messo in non cale. Eppure, 
è forza dirlo , in una circostanza sì afflittiva V 1- 
stituto non mancava di tenere le sue ordinarie adu- 
nanze , onde dar corso agli affari che gli erano 
commessi dal Real Governo : convincente pruova del- 
la massima premura de' suoi Soci pel pubblico bene. 
^ Ma perchè ciascuno sia persuaso di siffatta 
verità , e possa conoscere lo stato attuale delle 
nostre industrie manifatturiere ed agricole a mal- 
grado la e ennata interruzione, senza ripeter quello 
che narravasi nel quinto volume , percorra le con- 
trade tutte de dintorni della Capitale e del nostro 



¥1 

Regno, perchè vi vedrà sempre qualche nuova in- 
trapresa. Operoso movimento iscorgerà nella estesa 
Classe de" manifatturieri , e degli agricoltori. Ve- 
drà colossali Stabilimenti per lavori di ogni specie 
di lana e di cotone. Ammirerà una grandiosa fab- 
brica di zucchero di barbietola, ed Tina magnifica 
fonderia di ferro, oltre quelle della Mongiana. 
Rinverrà ovunque diffuse le utili macchine idrauli- 
che, tra le quali si distinguono sempre quelle ani- 
mate dal vapore, ed a pressione. Osserverà i nuo- 
vi strumenti agrari, e la macchina per la trebbia 
de grani, che tanto desideravasi fra noi. Conoscerà 
le nuove coltivazioni di piante utilissime introdot- 
te, o m,igliorate. Ravviserà i migUoram,enti ricevuti 
in questo ultimo quinquennio dalla pastorizia , con 
ispecialità nelle razze delle pecore mercè la intro- 
duzione de'merini,ed in quelle degli animali vaccini 
per mezzo de^Tori della Svizzera. Faccia infine un 
calcolo del numero delle braccia che sono al pre- 
sente occupate né'moltissimi e svariatissimi obbietti 
di industrie, di arti, di manifatture, di agricoltura 
e di pastorizia ; perchè sarà pienamente persuaso , 
che V Istituto premuroso sempre della gloria del 
suo Re e Signore, e delV onore delVEccell.""' Mini- 
stro Segretario di Stato degli affari interni , vi ab- 
bia impiegato tutta V opera sua, abbia raddoppiato 
i suoi sforzi, per la prosperità della sua patria, e 
perchè sia segnato a caratteri d) oro nella storia 
la illimitata munificenza di Ferdinando II. 



VII 
// breve sunto delle memorie che seguono , 
somministra convincerde argomento della operosità 
de" Soci di questo Corpo Accademico^ i quali , nel 
mentre promuovono il progresso delle industrie^ 
spiegano tutto il loro vigore per quello delle scien- 
ze utili. Si esamini di fatto la prima memoria che 
appar-tiene al benemerito Socio ordinario sig. Barone 
Durìni. Vi si rinverranno sode conoscenze di Eco- 
nomia commerciale. Dopo molti anni di osserva- 
zioni e di ricerche , si è desso assicurato di un co- 
stantissimo fatto , che cioè il calcolo matematico sia 
diverso dall' aritmetico commerciale : disparità che 
mena al precipizio i ricchi capitalisti^ ed alla di- 
struzione le grandi intraprese. E' desiderabile che 
tut€ i commercianti leggessero il cennato lavoro 
del sig. Durini corredato di non ordinaria erudi- 
zione , e fossero penetrati dai fatti non poche volte 
osservati, onde, coli' evitarsi i freqicenti fallimenti, si 
stabilisca solidamente la pubblica e privata opulenza. 
La seconda memoria appartiene al Socio cor- 
rispondente sig. D. Ferdinando Giordano. Sagace 
investigatore delle opere della natura , e diligen- 
tissimo cultore di Flora non omette alcun fatto che 
possa aumentare il patrimonio della Botanica, come 
fu un mucchio di funghi vegetanti nel suo fattoio j 
anzi portandovi le sue riflessioni , ne esaminava 
gV individui con massima accuratezza. Or tutte 
quelle piantoline formavano una sola specie del 
genere Scizopliyllutn di Fries , che non erasi ancora 



vili 

descritta , e quindi le diede il nome specifico di 
gossypinum a causa di un hel tomento^ di citi quel 
fungo è adorno. I caratteri di tale pianta sona 
espressi con molta precisione , ed il lavoro è cor- 
redato di corrispondente tavola. 

Di attinenza benanche della storia naturale 
e con ispecialità della entomologia è la lunga me- 
moria del Socio Ordinario Sig. D. Oronzo Ga- 
briele Costa. Essa ha per scopo di chiarire con 
nuove osservazioni la famiglia delle Cocciniglie ed 
i loro pretesi maschi : argomento trattato altra 
volta dal Socio medesimo in altro suo lavoro che 
V Istituto pubblicava nel quarto volume de suoi 
Atti : argomento che avendo suscitato dubbi appo 
alcuni entomologi oltramontani , ha obbligato il 
sig. Costa a riprodurlo munito e convalidato da 
non poche nuove osservazioni., e da una tavola che 
tutto dilucida. Par che dopo tante fatiche del So- 
cio, si possa da tutti convenire delle verità addi- 
tate nella prima memoria e dimostrate con nuovi 
fatti nella presente. 

Anche novella specie di fungo è quella che 
descrive V altro nostro socio Ordinario sis. D: 
Francesco Briganti nella quarta memoria. La fa- 
miglia di tali piante crittogame somministra sem- 
pre vasto campo di ricerche ai diligenti naturali- 
sti. Il sig. Briganti, che ha ereditato tutte le doti 
paterne , di cui fanno piena testimonianza questi 
nostri Atti, trovasi al pari di lui nella felice circo- 



ut 

stanza di far tesoro delle piante del nostro suolo. 
■Egli infatti si occupa nella cennata memoria, che 
coì'reda di ottima tavola , della descrizione di un 
nuovo fungo , che spettando pure al genere Schi- 
zonia dì Persoon , o di Schizophyllum di Fries , lo 
denomina Schizonia marina per caratteri particola- 
ri eh' esso presenta. Piace moltissimo la precisio- 
ne , con cui ha trattato la inateria , facendo chia- 
ramente distinguere il suo fungo da quello de- 
scritto dal sig. Giordano. Ecco due produzioni ve- 
getabili ignote per lo innanzi rese ora dì pubblica 
conoscenza l 

Chi è in dentro delle nuove scoverte anato- 
miche, sa quanto lume abbiano queste recato alla 
fisiologia ed alla patologia. Quanti fatti sonosiin- 
terpetrati e dilucidati dopo le accurate dissezioni 
anatomiche ? Adducasi ad esempio la uTnana sxi- 
perfetazione , che , sino a quando non fu dimo- 
strato presentarsi tal fata la matrice della donna 
m,ercè tramezzo divisa in due cavità , dava luogo 
a continue discussioni e contese fisiologiche e me- 
dico-legali. Or il Socio sig. delle Chiaje ha rife- 
rito in una sua memoria molti di questi fatti ed 
altri impoj'tanti ancora relativi a diverse anoma- 
lie che può oJJ'rire V uterx) e la vagina nelle donne. 
Riducendo il Socio tali abberrazioni a dati genera- 
li, ne formava V oggetto di una classificazione che 
niente offre di comune con quello eh' erasi detto 
precedentemente. Che anzi la classificazione ch& 



leggasene nella Fisiologia del cel. BuT'dach pub~ 
hlicata a Parigi nel i838, ossia quattro anni dopo 
la stampa della indicata memoria , non offre la 
chiarezza e la metodica precisione esposta dal no- 
stro Socio che distinse gli uteri in iinilocolari, bilo- 
colari, didelfici e bigemini. La di lui memoria tro- 
vasi corredata di erudizione e di interessanti tavole. 
Segue un secondo lavoro del Socio D. Ferdi- 
nando Giordano pur di Botanico argomento. Il So- 
cio merce accurate ricerche dà il vero posto ad un 
g/'azioso arboscello della nuova Olanda che qui 
venuto dair estero col nome di Hakea rubricaulis, (£a 
molti anni lo conservava. Essendo esso fiorito per la 
prima volta nel R. Orto botanico, il sig. Giordano 
conobbe i veri caratteri del genere cui dovevasi 
riferire., e quindi lo riportò al genere Embothrium , 
conservandogli il nome specifico di rubricaule a 
causa del colore rosso del di lui fusto. Il lavoro è 
pr^eciso ed utC ottima figura sempre più lo illustra. 
Il Cav. Tenore , cui la scienza delle piante 
deve moltissimo , procura sempre di . rendere utile 
la Botanica all'arte salutare col determinarne quel- 
le destinate all'uso medico, sforzandosi a chiarire 
gli equivoci che possono nascere dalla sostituzione 
di alcune piante ad altre. Ognuno conosce ben vo- 
lentieri quanto sia lodevole V impegno del nostro 
Socio, e quanta utilità rechi all' egra umanità. Or 
è desso V argomento di elaborata memoria, dappoi- 
ché previe penose ricerche avvedutosi che la radice 



di bracala delle farmacie^ col di cui acre sago pre- 
parasi antiscabbioso unguento , non raccoglievasi 
daW iEgopodium Podagraria , come opinato avevano 
tutti gli altri Botanici napolitani , ma da insigne 
varietà t^eZZ' Angelica sylvestris già da lui accennata 
nella Sylloge 5 che rivestita di forme palustri nel 
discendere da' contigui luoghi boscosi , conobbe 
essere nuova specie da esso denominata Angelica 
nemorosa , ed ora ampiamente descrive. In tal mo- 
do si è resa certa la conoscenza di una sì utile 
pianta^ sicché non patrassi dar più luogo agli equi- 
voci^ e maggiormente questi saranno dileguati dal- 
la ispezione della bella figura annessa alla me- 
moria suddetta. 

Eccoci a trattare un argomento diverso , ma 
pur utile. Il socio Corrispondente Sig. D. Dome- 
nico Presutti rivolgendo la sua attenzione sulle di- 
verse misure del tempo adoperate dagli antichi e le 
altre inventate in ragione dell' incivilimento delle 
nazioni , ne percorre la storia , ne fa notare la ine- 
sattezza. Quindi propone un meccanismo che sem- 
bra il più atto ad allontanare siffatti inconvenienti, 
facendo indicare agli orologi il tempo vero o sola- 
re , ed il medio nel medesimo atto. Speriamo che 
il fatto cOT'oni le fatiche del Socio , onde abbiasi 
il tanto desiato perfezionamento degli orologi. Per 
mezzo di apposita tavola vien da lui dimostrato 
V ordigno in discorso. 

Ritornando a parlare delle bellezze del Regno 



ili 

di Flora è d* uopo dire alcune cose della nona me" 
moria che appartiensi al Socio Ordinario teste men- 
tovato Sig. D. Francesco Briganti. E ciò servirà 
per dimostrarne la premura nel coltivar la bota- 
nica. NelV autunno del i83'7 egli avendo mosso 
per le Calabrie , raccolse svariati e moltiplici ve- 
getabili e due funghi affatto ignoti , spettanti alla 
famiglia de' Porodermi j chiamando il primo Poly- 
porus calaber, ed il secondo Polypoms nanus corre- 
dandoli di corrispondenti figure. Facciamo ingenui 
voti perchè il nostro Socio abbia sempre lo stesso 
impegno nelV estendere il patrimonio della scienza. 

Non sono mai superflui ed inutili i mezzi che 
si propongono per debellare le malattie, o per coa- 
diuvarne la guarigione y che anzi debbonsi sempre 
reputare lodevoli gli sforzi di coloro che concor^ 
rono a si importante scopo. A combattere infatti 
molte ostinate chiusure ventrali , alcune malattie 
del capo, ed anco l'asfissia, da tempo proponevansi 
vari o/digni , onde introdurre il fumo di tabacco 
nelV intestino retto di siffatti infermi. Curando si- 
mile abbietto il Vice - Segretario Cav. Vulpes ha 
modificato que' tali strumenti con una macchinuc- 
cia molto più semplice ed utile : di che occupasi 
nel lavoro inserito in questo volume , il quale es- 
sendo corredato di apposita figura, Vendesi a tutti 
facile di profittarne. 

Il Socio Sig. Sonni professando le matemati- 
che presta utili servigi a questo Reale Istituto, che 



• f 



XIII 

avvalesi delle diluì conoscenze sempre che trattasi 
di deìiherare sul merito delle svariate macchine che 
si propongono al Real Governo , e pelle quali si 
commette V esame all' Istituto. Or il Socio non poche 
fiate era rimasto sorpreso della ignoranza degli au- 
tori di esse, i quali digiuni delle più importanti no- 
zioni di jneccanica, proponevano macchine ^ e spe- 
cialmente molini di diversa foggia. Il Socio quindi 
stimava utile dare ai Progettisti di nuove macchine 
necessarie istruzioni , che leggonsi nella memoria^ 
da questo Reale Istituto accolta con soddisfazione , 
perchè proficua ad estesa classe di persone. 

Un lavoro di pubblica e generale utilità è 
quello del Socio Ordinario Cav. Tenore. Questi 
conoscendo che la degradazione del cotone progre- 
diva sempre al peggio non per mancanza di richie- 
stey ma per la confusione prodotta nelle piante che 
se ne coltivano^ e molto più perchè se ne confon- 
deva il prodotto raccolto nelle diverse epoche della 
loro vegetazione j pose mente a correggere tanti 
errori valevoli a distruggere una fertile industria, 
che in altri tempi aveva portata la opulenza nel 
regno. E via maggiormente vi si determinò quan- 
do il nostro Real Governo imponeva a questo Isti- 
tuto di proporre i mezzi da promuovercj estendere, 
migliorare la coltivazione e qualità del cotone , 
non che compilarne apposite istruzioni. Il Socio si 
dava allora a tutta possa a mandare ad effetto 
quanto gli era stato suggerito dalle osservazioni di 



AlV 

mólti anni e dalle sue lunghe meditazioni su di 
un abbietto di tanta importanza. Quindi produsse 
un compiuto lavoro sulle diverse specie e varietà di 
cotoni che si coltivano nel Begno facendo particolare 
menzione di quella che somministra il migliore pro- 
dotto, dando oppoHune istruzioni pel coltivamento 
di essa, ed additando gli errori che generalmente 
si commettono nella ricolta anche del migliore coto- 
ne, pei quali s invilisce sempre il di lui prezzo. E fi- 
nalmente somministrava delle notizie per la intro- 
duzione di aitile specie. In somma pub francamente 
asserirsi , che niente il Cav. Tenore abbia lasciato 
a desiderarle. E qui vuoisi aggiungere che avendo 
T Istituto diffuso la cennata memoria nelle Provin- 
cie pel mezzo delle Società Economiche , sonasi di 
già ricevuti soddisfacenti riscontri, dai quali si è 
rilevata che nella stagione ultima estiva essendo stato 
coltivato il cotone in diversi luoghi del Regno giusta 
le norme suggerite dal nostro Socia , il vantaggio 
de" coltivatori è stato doppio in alcuni di essi e triplo 
in altri. Quanto non diverrà gigantesca di bel nuo- 
vo tale industria dopo pachi anni ? Quanta utilità 
non recherà ad un numero esteso di proprietari .* 
Bla per gustarle il lavoro in discorso e ravvisarne 
il merito è d^ uopo leggerlo da capo a fondo , ed 
esaminare le due tavole , che lo accompagnano. 

Alle accurate ricerche del Socio ordin/ rio sig. 
delle Chìaje spettano le due memorie che sieguo- 
no la summentovata, occupandosi in una della esi- 



XV 

sterna delle glandule renali in alcuni animali, co- 
me sono i Batracì ed i Pesci, e nelV altra delVa- 
natomia del canale di Petit nelV occhio umano. 
Ed in vero essendo state negate le mentovate 
glandide a due estese famiglie di esseri viventi , 
credevasi che la di loro organizsazione differisse 
assai da quella degli animali delle classi superiori. 
Il nostro Socio da valente zootomista essendo riu- 
scito a dimostrarle , scorgesi la insujficienza di sif- 
fatto modo di pensare^ e deduconsi brillanti corol- 
lari fisiologici. Ne offrono minore importanza le di 
lui osservazioni sxdVocchio umano che gli hanno dato 
vasto campo da formare diversi lavori illustrati sem- 
pre dalV anatomia comparata. In questo di cui par- 
lasi , il Socio dimostra un organismo diverso da 
quello ammessovi dallo stesso Petit. Fa notare nel 
canale in discorso una serie circolare di forami, di 
cui stabilisce il preciso sito, la figura, la scambievole 
loro comunicazione , una nuova camera che for- 
mano , ed infine ne disvela le funzioni. Da qui a 
poco noi torneremo a parlare di altri lavori di un 
si benemerito promotare delV anatojnia umana e 
comparata. la questo momento non facciamo altro 
che raccomandare la lettura delle due cennate me- 
morie , che si troveranno corredate di vasta eru- 
dizione, di una esimia precisione e chiarezza, e di 
tavole illustranti ambidue gli argomenti. 

Un obbietto assai differente , Tna pur impor- 
tante è quello che si propone di discutere il Socio 



XVI 

ordinario e Segretario della Corrispondenza Sig. 
Cav. Cantarelli. La legge provvisoriamente in vi- 
gore che regola le varie privative che si chieggono 
al Real Governo, diveniva ben volentieri la sor- 
gente di discussioni. Questo Corpo Accademico tro- 
vasi già di aver proposto sulV oggetto alcune modi- 
fiche ond' aversi norme stabili nel dover pronunzia- 
re intorno tali dimando di privative. Or il Socio 
portando delle dilucidazioni sui brevetti esclusivi 
che si accordano, e particolarmente occupandosi di 
quelli d'invenzione , ha dileguato non pochi dubbi, 
rendendo molto più facili le opplicazioni della 
mentovata Legge. 

La storia de* mostri sì della razza umana che 
de' bruti è stata mai sempre dilettevole, e nel men- 
tre che V anatomico ammirava con sorpresa e de- 
scriveva le infinite innormali forme dell'organismo, 
il fisiologo ne traeva utili corollari, onde intende- 
re i fenomeni vitali di siffatti essei-i imperfetti. Ma 
il mostro umano acefalo descritto dal Socio Ono- 
rario Sig. D. Luigi Gargano ( non ha guari tra- 
passato a miglior vita con dispiacere di tutti gli 
amici ), offre tante importanti particolarità da ren- 
derlo se non unico, almeno assai raro. Non solo la 
mancanza totale del capo, ma pure del cuore del fe- 
gato ec : , una singolare disposizione di vasi , uno 
sbozzo di colonna vertebrale che comincia dalVosr. 
so sacro ec. ec. sono certamente delle anomalie or- 
ganiche che danno appoggio a vedute fisiologie he di 



xvir 
non poco rilievo. Dunque pub esservi vita senza lesta 
e più senza cuore ? Dunque può essei'vi circola- 
zione senza quest' organo che ne forma il centro? 
Leggasi tutta intera la succennata memoria , che 
troverassi corredata di figura esprimente il mostro 
e la di lui dissezione anatomica. 

Ecco un altro lavoro del Socio Ordinario Sig. 
D. Francesco Briganti. Percorrendo egli diversi luo- 
ghi montuosi della Basilicata onde far tesoro di 
piante ed anche d" insetti pose mente ad una sostan- 
za che vedeva costantemente attaccata ai pedali 
annosi , ed agli annosi crepacci delle querce. Oc- 
cupandosene da vicino , ne stabiliva la natura , 
le differenze che passono tra essa e gli altri pro- 
dotti vegetabili , e quello che importa maggior' 
mente, ne determinava gli usi per le dipinture 
ad acquarello. I saggi che il Socio sottopose a 
questo Istituto , dimostrarono un grande acquisto 
perchè atto a potere sostituire alV inchiostro della 
Cina ed al bistro eon risparmio di tempo e di spe- 
sa. Debbesi quindi lodare il Sig. Briganti che ha 
reso un sì importante servigio ad estesa classe di 
artisti. 

Trovasi adoma di un merito anche singolare 
un^ altra memorìa del benemerito Socio Sig. delle 
Chiaje , in cui si occupa della struttura delle tor- 
pedini. Passando egli a rassegna V uno dopo Val- 
tro gli organi tutti di siffatto animale , ne dimo- 
stra la precisa, organizzazione » il di loro nesso , e 



XNIII 

rapporti , occupandosi prima di tutti gli altri del- 
l' organo elettrico. E dopo aver esaurito pienamente 
la parte anatomica^ si fa strada a trattare delle fun- 
zioni tutte, e con ispecialità del modo come le tor- 
pedini danno la scossa elettrica, e delle circostan- 
ze che la favoriscano. Allorché si leggerà tutta 
intera V additata memoria e si consulteranno le 

figure che vi sono annesse, rimarrà ciascuno per- 
suaso del di lei inerito , e con quanta pazienz a 
vada il Socio discovrendo la sorgente de'' principali 

fenomeni della vita degli animali , che abitano 
nelle acque marine. 

L'ultima memoria si appartiene al Socio Or- 
dinario Sig. Semmola. Essa si versa sulle analisi 
di cento concrezioni orinarle, depositate nel Gabi- 
netto patologico dell' Ospedale di S. Maria di Lo- 
reto , dimostrandone i principi componenti , che 
ravvicinati tra loro gli hanno somministrato le basi 
di una classificazione di sì innormali produzioni , 
che tormentano volentieri la vita degl'infermi e la 
pongono spesso nel rischio di rimanerne distrutta. 
Ma ciò non basta. Da Medico saggio egli slancia 
de' lumi onde potersi un giorno sentire meglio in- 
torno alla natura delle lesioni che favoriscono la. 
genesi de' calcoli , osservandoli ed analizzandoli. 
Bisogna fare fervidi voti, pervhè il Socio prosegua 
le sue ricerche onde sia molto più dilucidato un ab- 
bietto cotanto importante. 

Finalmente rincresce assai il doversi dar ter- 



XIX 
mine al volume col farsi menzione de" Soci ordinaj'i 
trapassati j jua è pur necessario di rammentarsi delle 
virtù di SI abili collaboratori , che non ha guari 
sedevano tra noi, sicché possano esser di esempio a 
noi per faticare incessantemente pel progresso delle 
scienze e pel bene della nostra comune patria, e di 
stimolo agli altri perchè conoscano quanto bisogna 
fare per esseme tramandato il nome alla posterità. 



XXI 

DE' SOCII DEL REALE ISTITUTO. 



I. ORDINARI 



Ruffo S. E.D. Fulco di Calabria, Principe di Scilla 
Duca di S. Cristina, Grande di Spagna di Prima Classe 
ereditario , Consigliere di Stato di S. M. e Presidente 
della Real Conunessione de' Titoli di Nobiltà, Presidente. 

Ronchi Commendatore D. Salvatore primo Medico 
di Camera di S. M. e Protomedico Generale del Regno, 
vice-Presidente. 

Stellati Cav. D. Vincenzio Prof, di Medicina , e P. 
P. aggiunto alla Cattedra di Botanica nella Regia Uni- 
versità degli Studi , Segretario Generale perpetuo. 

Cantarelli Cav. D. Francesco , Segretario della 
corrispondenza. 

Vulpes Cav. D. Benedetto P. P. di Medicina pra- 
tica nella Regia Università degli Studi , vice-Segreta- 
rio perpetuo. 

Briganti D. Francesco P. di scienze mediche. 

Cagnazzi Cav. D. Luca Socio Ordinario della Reale 
Accademia delle Scienze. 

Carfora Cav. D. Aniello Giudice nella G. C. Ci- 
vile di Napoli. 



XXII 

Costa D. Oronzio-Gabriele P. P. di Zoologia nella 
Regia Università degli Studi. 

Cuciaiello cav. D. Domenico Colonnello Direttore 
del Genio idraulico. 

Delle Chiaie D.Stefano Medico del Real Casa di Ca- 
podimonte e P. P. aggiunto al Gabinetto di Anatomia 
patologica nella Regia Università degli Studi. 

De Nanzio D. Ferdinando Direttore del Real Colle- 
gio Veterinario. 

De Ruggiero Cav. D. Luigi P. P. di Jleccanica nella 
Regia Università degli Studi e Socio ordinario della 
Reale Accademia delle scienze. 

De Turris Marchese Direttore generale de' Dazi in- 
diretti. 

Durini Barone D. Giuseppe-Nicola. 
Flauti Cav. D. Vincenzio Membro della Giunta di 
P. Istruzione, e P. P. di Analisi sublime nella Regia Uni- 
versità degli Studi. 

Giannattasio D. Felice P.P. di Sezioni coniche nella 
Regia Università degli Studi. 

Grillo D. Antonio P. P. di Anatomia-patologica 
nella Regia Università degli Studi e P. di Anatomia de- 
scrittiva nel Real Collegio Medico. 

Gussone Cav. D. Giovanni Botanico di S. M. 
Ignone D. Giuseppe P. di Chimica. 
Lancellotti cav. D. Francesco Membro della Giunta 
di pubblica Istruzione , e P. P. di Chimica applicata 
alle arti nella Regia Università degli Studi. 

Macrl D. Saverio P. P. di Materia Medica teoreti- 



XXIII 

ca nella Regia Università degli Studi , e P. di Medi- 
cina pratica nel Rcal Collegio Medico-chirurgico. 

Marruncelli D. Giustino P. di Medicina ed Ispettore 
del Real Collegio Medico-Chirurgico. 

Melorio Cav. D. Nicola Chirurgo di Camera di S. 
M. e Chirurgo consulente de'RR. Eserciti. 

Minichini D. Domenico P. di Fisiologia nel Real 
Collegio Medico-Chirurgico. 

Monticelli Cav. D. Teodoro Segretario Generale 
della Reale Società Borbonica , e P. P. di Etica nella 
Regia Università degli Studi. 

Nanula Cav. D. Antonio P. e Direttore del Gabi- 
netto di Anatomia patologica della Regia Università de- 
gli Studi, 

Paci D. Giacomo P. di scienze fisico-chimiche. 

Pietracatella S. E. Marchese Consigliere di Stato, 
e Presidente del Consiglio de' Ministri. 

Puoti Marchese D. Giammaria Giudice della G. C. 
Civile di Napoli. 

Ronchi Cav. D. Francesco Medico dell' Ospedale 
della Trinità e Direttore aggiunto al Gabinetto fisico della 
Regia Università degli Studi. 

Sancio Commendatore D. Aotopio Intendente del- 
a Provincia di Napoli. 

Sangiovanni D. Giosuè P. e Direttore del Gabi- 
netto zoologico della Regia Università degli Studi. 

Santangclo S. E. cav. Gran Croce D. Nicolò Mi- 
nistro Segretario di Slato degli affari interni. 

Santangclo D. Felice Sopraiulendente Generale del 



XXIV 

Reale Albergo de' Poveri , degli Ospizi e Stabilimenti 
riuniti. 

Sementini Cav. D. Luigi P. P. di Chimica filoso- 
fica e Direttore del Gabinetto chimico della Regia Uni- 
versità degli studi. 

Semmola D. Giovanni Socio ordinario della Reale 
Accademia delle Scienze. 

Sonni D. Domenico P. di Matematiche e Socio or- 
dinario della Reale Accademia delle scienze. 

Tenore Cav. D. Michele P. P. di Botanica nella 
Regia Università degli Sludi e Direttore del R. Orto 
botanico. 

Visconti D. Ferdinando Colonnello e Direttore del 
Reale Officio Topografico. 

II. soci ONORARI NAZIONALI. 

Andria D. Gennaro P. di medicina ' 

Afan de Rivera Cav. D. Carlo 

Avanzo abbate D. Mattia 

Avena D. Giovanni Battista Consultore di Stato. 

Bisignano Principe Maggiordomo Blaggiore di S. BI. 

Caprioli Commendatore D. Giuseppe Segretario del 
Consiglio di Stato e Direttore della R. Segreteria partico- 
lare di S. M. 

Carfora D. Carlo 

Colecchi D. Ottavio P. di matematica 

Cotugno D. Pietro 

Curzio D. Vincenzo P. di Matematiche 



XXV 

D'Andrea S. E. Ministro segi^elario di slato delle fi- 
nanze e degli affari Ecclesiastici. 

D'Andrea Cav. D. Francesco 

Del Carretto S. E. Marchese D. Francesco Save- 
rio Ministro Segretario di Stalo della Polizia Generale. 

Della Valle D. Giuseppe 

Dentice Principe D. Luigi 

De Tommaso D. Giuseppe 

De Vitis D. Giovanni primo Medico degli Ospedali 
Militari dell'armala di terra 

Egg D. Gio : Giacomo 

Ferri Cav. D. Ferdinando 

Filangieri D. Carlo Principe di Satriano Tenente 
Generale de' RR. Eserciti 

Filioli Cav. D. Giacomo 

Franchi Cav. D. Luigi Consigliere della suprema 
Corte di Giustizia 

Franchino D. Gaetano P. di matematiche 

Frimont S. E. Barone e Principe di Antrodoco 

Garzillo D. Paolo 

Gentile Conte 

Giannattasio D. Orazio P. di medicina 

Giardini D. Mario P. P. di Fisica nella Regia Uni- 
versità degli studi. 

Lamparelli D. Michele P. di medicina 

Lanza D. Vincenzio P. P. di medicina pratica nella 
Regia Università degli studi 

Laruccia D. Luigi PP. aggiunto alla Cattedra di zoo- 
logia nella Regia Università degli studi 



XXVI 

Laurenzana Duca Consigliere di stalo 

Liberatore D. Raffaele. 

Liguori Cav. D. Raimondo 

Lucchesi Conte D. Ferdinando 

Marcarelli D. Giuseppe 

Maresca D. Nicola Duca di Serracapriola 

Masdea D. Giorgio 

Mazzetti Mons. D. Giuseppe Maria Presidente della 
Giunta di pubblica istruzione e Consultore di Stato. 

Milano Conte D. Michele 

Oliva D. Domenico 

Pedrinelli Commendatore D. Gabriele 

Pepe D. Vincenzio 

Poerio D. Giuseppe 

Ricciardi Conte D. Francesco Presidente della R. 
Società Borbonica 

Rocco D. Carlo P. nel Real Collegio Militare 

Rosa D. Alessandro 

Rosa Cav. D. Prospero Consultore di Stato 

Romano D. Francesco 

Rucco D. Giulio P. di medicina 

Ruffo D. Vincenzo Principe di Santan timo e di 
Ruoti 

Ruggiero D. Francesco Professore di legge 

Spinelli D. Domenico Principe di S. Giorgio della 
Montagna 

Stellati D. Luigi P. di Legge 

Sterlich Cav. D. Ignazio 

Suppa D. Pasquale P. di medicina 



xxvn 
"Vaccari D. Andrea 
Vanotti D. Nicola 
Vculigiiano Duca 
Vcrgari D. Achille. 

Villafranca Principe D, Giuseppe Alliata 
Villarosa Marchese D. Carlanlonio. 
Urso D. Pietro 

HI. soci ONORARI ESTERI. 

Andrièl Cav. D. Pietro. 
Assahni P. di chirurgia 

Bahi D. Giovanni Professore di botanica in Barcellona 
Balbo Conte D. Prospero di Torino 
Bertoloni D. Antonio P. di botanica in Bologna 
Bonafous D, Matteo Professore di agricoltura in 
Torino 

Brera L. - V. Consigliere di S. M. I. R. A. in 
Venezia 

Bufalini Maurizio P. di Clinica medica in Firenze 

Campana D. Andrea , Venezia 

Cantù D. Lorenzo P. di medicina nella R. Univer- 
sità di Torino, 

Carena D. Giacinto, Torino 

Carus C.-G. Archiatro di S. M. Sassona, Dresda 

Dandolo TuUio in Milano 

De Angelis D. Pietro. 

Del Bianco Barone di Fiumefreddo 



\.\viir 

Do Blaiiiville Ducrotoy Professore di anatomia com- 
parata nel Giardino delle piante di Parigi. 

De Lucretiis D. Gaetano , Sanse vero 

Del Giudice D. Gennaro, Fraine 

De Sanctis P. di matematica nell'Archig. di Roma. 

DumeriI Costanzo P. della facoltà medica di Parigi 

Eicsthel Barone , Monaco 

Frank D. Giuseppe P. di Medicina e Consigliere di 
Stato di S. 31. r Imperatore di Russia. 

Fischer Gottlielf Consigliere di stato e Direttore del 
Collegio medico di Mosca. 

Fox-Sirangwais Consigliere della legazione inglese. 

Geoffroy Saint-Hilaire Membro dell'Accademia delle 
scienze di Parigi 

Giulj D. Giuseppe in Asinalunga 

Gonzales D. Francesco Antonio , Madrid 

Gossi D. Luigi P. di chirurgia in Milano 

Holland P. di medicina in Londra 

Holford D. Errico P. di medicina in Londra 

Jacobson D. Ludovico P. di Clinica chirurgica in 
Copenaghen 

Levi P. di Medicina in Venezia 

Martens D. Giorgio , Stuttgard 

Mattey D. Giuseppe P. di Clinica medica in Torino 

Matteucci abaie in Firenze 

Meli D. Domenico , Ravenna 

Merrem D. Daniele in Brema 

MoUn D. Girolamo P. di Veterinaria in Padova 

Monglave in Parigi 



XXIX 

Montagna P. di Botanica in Parigi 

Morelli D. Mario ^ Torino 

Naccari D. Fortunato Luigi Vice-Console di S. M, 
Siciliana in Cliioggia 

Rafinesque Sehmaltz C. S. P. di storia naturafe 
nella nuova Jorck 

Ragazzoni D. Prospero , Torino 

Ranzani Monsignor Camillo P. di zoologia in Bologna 

Rasis D. Nicola P. di medicina in Corfù 

Releraback Cav. in Monaco 

Sandalio Arias D. Antonio , Madrid 

Schmitth Cav. in Londra 

Speranza D. Carlo P. di Medicina legale in Parma 

Silva Lisboa D. Baldassarre P. di Botanica e Dp» 
rettore dell' Orto botanico di Rio Janeiro 

TiedemannD. Federico P. di fisiologia in Heidelberga 

Tommasini D. Giacomo P. P. di Clinica medica 
in Parma 

Tonnelli D. Pietro P. di Fisica in Reggio di Modena 

Visconte S. E. di Cayra in Rio Janeiro 

Walttcr D. Giovanni , Ginevra 

Zacch Barone Direltore dell'Osservatorio astronomico 
in Gollxa 

IV. SOd CORRISPONBENTI NAZIONAi.1 

Albano D. Benedetto 

Aloisi D. Francesco di Avezzano 

Ambruosi D. Francesco di Bilonto 



XXX 

Aracri D. Gregorio, Catanzaro 

Araneo D. Gio : Battista , Solmona 

Argeuziano D. Paolo P. di Bledicina 

Armellini D. Giacinto 

Barnaba la Via Cassincse in Catania 

Barone D. Vincenzo di Foggia 

Bianchini Cav. D. Ludovico 

Bombini Can. D. Michele Segretario dell' Istituto 
Cos^tino. 

Bonchi D. Onofrio in Lucerà 

Biscardi D. Lucantonio, Caserta 

Bisceglia D. Vitangelo , Terlizzi 

Bonparola D. Tommaso P. di Chirurgia in Napoli 

Cacciatore D. Nicola P. di Astronomia in Palermo 

Carelli D. Saverio , Picerno 

Campagna D. Giuseppe in Cosenza. 
( D- Andrea P. di medicina ) 
Candelori ^ ^ Salvatore P. di chirurgia) ^^^^^"^^ 

Capialbi D. Vito in Cosenza 

Candido D. Francesco, Lecce 

Candiota D. Onorato , Altamura 

Capocci D. Ernesto Direttore del R. Osservatorio a- 
stronomico 

Cassola D. Filippo P. di Chimica 

Casazza D. Antonio , Montefuscolo 

Cassitti D. Federico, Segretario della Società Eco- 
nomica di Avellino 

Castellacci D. Giovanni 

Cerasoli D. Carlo , Gallipoli 



xxxi 

Cbiaino D. Vincenzo , Colrone 

Colelli D. Michele, Atri. 

Comi D. Vincenzo , Teramo 

Como D. Massimo , Taranto 

Corti D, Diodalo ) _. . ... 

Corbi D. Giulio ) ° 

Cortese D. Paolo , Potenza 

Corvaja D. Luigi Catania 

Cuva D. Giuseppe P. P. di Agricoltura nella Regia 
Università degli Studi 

DaTino D. Vincenzio di Blarano 

De Jorio D. Filippo di Avellino 

De Renzi cav. D. Salvatore 

De Simone D, Nicola 

Delfico D. Orazio , Teramo 

Egidio D. Antonio Barletta 

Favaro D. Antonio Pasquale 

Ferrara abate D. Francesco in Ca(ania 

Ferrarese D. Luigi. 

Filippi -Pepe D. Francesco , Civitella 

Finamore D. Silvestro di Abruzzo ultra i." 

Fiore D. Felice , Molfetta 

Fiorentino D. Luciano , Catania 

Focatiis D. Vincenzo, Serra 

Forilano D. Antonio in Palermo 

Gervasio D. Agostino Socio Ordinario della Reale 
Accademia Ercolanese 

Giannetti D. Antonio ; S. Severo 

Giordano D. Ferdinando 



xxxir 

Granala D. Luigi 
Lagioja D. Giuseppe, Taranto- 
Levante D. Giuseppe di Larino 
Liberatore D. Pasquale 
Lioncavallo D. Giuseppe, Barletta 
Longo D. Agatino P. di Fisica sperimentale in Gitania 
Longobardi D. Andrea in Potenza 
Macri D. Anselmo Segretario della Società Econo- 
mica di Salerno 

Maggiopalma D. Pasquale di Lavino 

Blalyazzi-Malviui D. Antonio , Malora 

Mammone D. Francesco , Monterosso- 

Mancarelli D. Benedetto , Lecce 

Manfredi D. Gio : Battista , Altamura 

Manni D. Pasquale, Lecce 

Maravigna di Carmelo P. di Cbimica in Catania 

Marinosci D. Martino di Blartina 

Marone D. Gio : Battista di Laurenzana 

Blartillari di Palermo 

Marugi D. Giovanni , Manduria 

DI azza D. Vincenzo 

Messeri D. Gioacchino , Caiazzo 

Melluso D. Antonio , Montesarchio 

Merletta D. Vito P. di medicina in Palermo 

Micheli D. Mario in Lecce 

Michiletti D. Eugenio, Teramo 

Miele D, Giuseppe di Audretta 

Milone D. Mariangelo , Avellino 

Mola D. Emmanuele , Bari 



XXXIII 

Montenegro D. Giuseppe , Lecce 

Monlicclli D. Pietro , Briadi^L 

Morelli D. Vincenzo , Taranto 

Mosca D. Antonio , Aquila 

Bloschettiui D. Cosmo, Marluno 

Nardi D. Luigi di Arpino 

Nobile D. Antonio 

Ossa D. Giuseppe Antonio P. di Botanica e diret- 
tore dell' orto botanico di Avana nell' isola di Cuba 

Ottaviani D. Vincenzo P. di medicina in Arceria 

Pacelli D. Giuseppe, Manduria 

Palma Canonico D. Nicola di Teramo 

Palma D. Achille , Calatone 

Pasca D, Gio : Battista P. di Medicina in Vibonati 

Pasquale D. Samuele 

Pepe D. Raffaele di Civita Campomarano, Segreta- 
rio della Società Economica di Molise 

Petrolino D, Giovanni, Cervaro 

Portai D. Placido P. di medicina in Palermo 

Presutto D. Domenico P. P. aggiunto alla Cattedra 
di Chimica filosofica nella Regia Università degli Studi . 

Rega D. Gio : Battista in Potenza, 

Ricciardi D. Francesco, Caserta 

Rispoli D. Crescenzo 

Rispoli D. Giovanni , S. Severo. 

Rizzi D. Filippo di Arcea 

Romano Alessio, Poto 

Romeo D. Sauto P. di medicina in Messina 

Rosica D. Giuseppe P. di Medicina in Rocca S. Felice 



xxxrv 

Rosato D. Giuseppe, Foggia 
Rossi Canonico , Maddaloni 
Rozzi D. Ignazio, Teramo 
Salvia D. Carlo , Tito 
Sannicola D. Giovanni di Venafro. 
Santoli D. Giuseppe P. di Medicina in RoccaS. Felice 
Sarlo D. Giuseppe Giudice in Salerno 
Scappaticelo D. Ottavio in Piedimonte 
Scapano D. Giosuè, Trivento 
Scigliano D. Alessio P. del R. Liceo di Trapani 
Scuderi D, Salvatore P. Di medicina in Catania 
Serra di Falco Duca 
Siracusa D. Yito in Bisceglie 
Spanpinato abate D. Baldassarre in Catania 
Tabassi Alanna D. Michele, Teramo 
Tanghi Colonnello D. Francesco 
Tarantino D. Carlo 
Tarsia D. Ottavio P. di matematica 
Taulerio D. Giovanni , Teramo 
■ Todaro D. Diego, Taranto 

Tornasi de' Conti D. Giovan Battista Giudice nel Tri- 
bunale civile di Trani. 

Torti D. Carlo, Teramo 
VirgiKo D. Gaetano, di Barletta 
Vulturale D. Nicola , Canosa 
IJvacri D. Giuseppe, Catanzaro 



■jv> 



XXXV 
V. soci CORRISPONDENTI ESTERI 

Alfredo d' Orsay Conte in Parigi 

Bergonsi di Reggio di Lombardia 

Cautù di Torino 

Cardone D. Carlo P. di fisica nel Liceo di Benevento 

Cardozo de Menezes D. Giosè di Coimbra 

Chevallj de Rivaz di Parigi 

Dietrichstein Conte. 

Forster - Quin D. Federico P. di medicina in Edim- 
burgo 

GaruUi D. Alessandro di Macerata 

Gozzi D. Fulvio P. di medicina in Bologna 

Graeff D. Carlo Ferdinando di Berlino 

Harrison in Londra. 

James Dottor Giovanni in Londra 

Kirckhof di Anversa 

Lupacchini 

Matthaeis D. Giuseppe Direttore di Clinica medica 
in Roma 

Matlhey D. Giuseppe di Viterbo 

Medici D. Micbele P. di fisiologia in Bologna 

Melloni D. Macedonio 

Olfers Cav. D. Ignazio , Berlino 

Orioli D. Francesco in Bologna 

Ottaviani D. Vincenzo in Arceria 

Pappadopulo D. Andrea in Corfù 

Pelli - Fabbroni , Firenze 



XXXVI 

Schemiot D. Stanislao P. di chimica in Pietroburgo 

Schomberg Cav. P. di medicina in Copenaghen 

Serristori Cav. D. Luigi di Firenze 

Soldani 

Spallanzani Gio : Battista di Reggio di Lombardia 

Stanhope di Londra 

Trompeo Cav. D. Benedetto di Torino 

Villeneuve di Parigi 

Wolkof , Pietroburgo 

Zamboni Abate D. Giuseppe P. di Fisica in Verona. 



( I ) 



Memoria del socio ordinario baropte Giuseppe nicola durini 

SUL calcolo economico ; LETTA NELLA TORNATA DE 6 FEB- 
BRAJO 1834. 



Dccipimur specie recti. 

HoRAT. 



Oe trista esperienza non ci mostrasse ogni giorno 
li miseri avanzi delle più belle imprese industriali, e la 
ruina di alcimi, e Io scoraggiamento di taluni altri: se 
non credessi di qualche pregio , e di grande importanza 
ricercare , onde ciò avvenga , non occuperei sicuramente 
il vostro tempo , e mi rimarrei in un quieto silenzio. Ma 
poiché que' fatti accadono ogni giorno , e spesso ci av- 
viene di vedere che le piìi belle speculazioni commerciali, 
ed industriose , condotte ancora, ed ordinate con tutta la 
sagacità , economia , e destrezza finiscono con distruggere, 
ed annientare que' capitali , e quelle fortune che pur vo- 
levausi migliorare , ed ingrandire ; non fia maraviglia se 
il nome d'imprudente, azzardoso, e progettista diasi vol- 
garmente ad ognuno , che voglia fare qualche intrapresa, 
e che , per iscansare questa taccia , altri stiansi inoperosi^ 



( 2 ) 

consumando lietamente il loro ereditato patrimonio , ed 
altri celi e nasconda quell'oro, che circolando avrebbe 
dato moto e possanza al viA^ere civile , ed al bene della 
Nazione. 

Che un faccendiere, un guasta- mestieri per smania 
d'arricchire vada ad incontrare le miserie e la povertà, 
vadasi pure , che gli sta bene ; ma che altri pieno d'in- 
gegno e di attività , dopo tutte le considerazioni ed i 
calcoli urti nello scoglio della miseria , e faccia naufragio 
de' suoi capitali^ e delle sue speranze, merita lo sguardo 
di ognuno , ed interessa l' attenzione di chi ama il bene 
generale. Un uomo che abbia tutte quelle belle qualità non 
può dirsi ignorante sconsigliato imprudente ; ad altro dun- 
que dovrassi darsene la colpa. Or a ciò ponendo mente, e 
nella disamina delle possibili cagioni mi sorse il pensiere , 
che in cosa che tutta quanta aggirasi su' calcoli , e bi- 
lanci potesse esservi un qualche errore di cui quelle fos- 
sero le triste conseguenze. Se vi incontrate con un di co- 
storo , vi mostrerà i suoi calcoli , esattissime basi delle 
sue speculazioni, converrete seco lui della verità di quelli; 
ma vedendone li risultamenti in contradizione, vi avverrà 
di dubitare della scienza o almeno rimarrete incerto nel 
prendere un consiglio, e darne un giudizio. 

Ma pure le scienze non possono ingannare , e molto 
meno quella del calcolo. Le umane conoscenze, allorché 
sono innalzate ai semplici principii delle nostre idee , 
non soggiacciono né al dubbio, né all'errore, perchè esse 
dipendono dal fatto, principio d'ogni certezza. Non é dun- 



(3) 
que la scienza che c'inganna, ma è l'abusare di essa, ed 
il portarne le regole oltre a'suoi limiti ; ed è un volere 
con rigorosa esalta norma eguagliare tutte le cose sva- 
riale, e differenti che esse si siano. 

Sarà mio scopo dunque dimostrare quanto sia di- 
verso il calcolo matematico dall'aritmetica commerciale 
sia ne' numeri, sia nelle quantità astratte, e vedrassi di 
quanti errori sia quello fecondo allorché vogliasi maestro, 
e duce ncir industria , nel commercio , nello acquisto delle 
ricchezze. 

Non è già che io neghi la scienza o li suoi prin- 
cipii ; ma veggo l' inopportuna e sconvenevole applicazione 
di quella, ed il sopruso che di essa fassi. La scienza c'il- 
lumina nel hujo dell'ignoranza, ci guida nell'incertezza, 
e ci spinge colla dolce voce della persuasione a' nostri 
doveri sociali. Lungi dunque dal battagliare contro l'umano 
sapere, l'amunro, lo rispetto, e vorrei averne tanto che 
bastasse a togliermi dall'errore, e menarmi per lo dritto. 
Voglio soltanto dichiarare quanto vadasi errato allorché 
voglionsi oggetti della scienza quelli che noi sono , né 
possono esserlo per propria loro indole. 

E ragionando al nostro proposito converrassi facil- 
mente da ogn'uomo che ogni scienza di calcolo si versi 
sempre mai sopra quantità uniformi, e simili; e se av- 
viene che siano differenti, allora non entrano che per le 
loro ragioni , e proporzioni , né avverrà mai che nel cal- 
colo de' ducati, vengano direttamente e palmi, e tomoli, 
e staj. Quando hanno a calcolarsi cose diverse si mei- 



( 4) 

Iona a calcolo le loro ragix)ni, e rapporti , e non già 
tali come si stanno , che non essendo uniformi non pos- 
sono calcolarsi sotto la stessa denominazione. L'unifor- 
mità è il perno su cui aggirasi ogni esattezza di calcolo. 
Or come potremo noi applicare le teoriche affatto astratte 
di numeri, e delle quantità determinate, e certe alle cose 
morali, e fisiche che fra di loro han tanta poca somi- 
glianza, e uniformità che un filosofo grandissimo dello 
scorso secolo diceva impossibili due simili? In tanta va- 
rietà, e dissomiglianza voler misurare tutto con una spanna 
sempre eguale, e neppur flessibile come quella de'Lidii, 
è un gittarsi volontariamente nell'errore, e nell' inganno , 
Non è certo la scienza che ci svia, ma si è l'usare di 
essa là dove non ha luogo né opportunità. Che direbbesi 
di colui che sapendo accostarsi , e meglio vedersi gli og- 
getti per gl'istromenti ottici volesse adoperarli come mac- 
chine acustiche per meglio ascoltare i suoni lontani? An~ 
derebbe costui sicuramente ingannato perchè quello che 
agisce su' raggi visuali non ha alcuna efficacia sopra i 
raggi fonici. 

Avviene Io stesso allorché delle teoriche aritmetiche, 
ed algebriche vorremo usare negli affari d'industria, di 
manifatture , e di commercio. Delle quali cose essendo 
gli elementi , li rapporti , li tempi diversi , e varii non 
troveremo al certo in essi quella uniformità su cui pog- 
gia tutta la scienza delle quantità. 

Ma lasciando queste generalità trattiamo esempii , e 
falli che per più corta , ed aperta strada ci condurranna 



( 5 ) 

alla verità. E cominciando dall'addizione, cui ao'oiuiio'eT 
potremo la moltiplicazione , non essendo essa che o il 
)iimire , od il raddoppiare le quantità simili diremo essere 
volgar dettato, che in commercio spesso due, e due non 
lacciano quattro come in aritmetica insegnasi. Ma non è 
già , che r unione di due , e due non facciano quattro , 
ma perchè nel risultamento non vediamo da quella som- 
ma accrescersi il sociale, od individuale vantaggio, che 
è pur lo scopo, e l'oggetto d'ogni nostro agire, e d'ogni 
industria nostra. Mida al cui toccare avevano li Dei con- 
ceduto che tutto si facesse oro , fu costretto pregarli di 
Imprendersi il loro dono per non perire dalla fame in un 
pelago di vane ricchezze. Ecco un'esempio di falso cal- 
colo. Quest'uomo che la favola fece orecchiuto credeva 
che l'oro facea ogni ricchezza , e che questo cresciuto lo 
facesse ricchissimo; ma disingaimato preferi un tozzo di 
pane che lo nudrisse allo splendore di quelle ricchezze 
che lo menavano a morte misera e stentata. Quando li 
mezzi sono oltre il hisogno opprimono ed aggravano , ed 
inutili per la loro copia fannosi ostacoli al hene , ed ai 
vantaggio. Accrescere li suoi capitali è sicuramente un 
arricchire, ma se divengono tanti , e si copiosi che non 
potendo con lucro , e sicurezza impiegarli , rimangonsi 
oziosi , e ci tormentano colle cure di custodirli e con- 
servarli : e se pur s'impieghino in qualche speculazione 
vedrassi che se un capitale di mille da un 20 per 100, 
uno di dieci mila darà a slenti mi io per loo, perchè 
le limitale e scarse nostre facoltà non possono applicarsi 



( 6 ) 
con eguale efficacia nel grande come nel picciolo , ed 
anco perchè pochi mezzi bastano a far andare picciolo 
commercio, mentre nel grande vi bisognino altri sussidii 
ed altre braccia richiedonsi. Nella Svizzera una vacca 
alimenta una famiglia, il butiro, che Vendesi, fornisce 
la moneta giornaliera , il piccolo latte ne condisce le vi- 
vande , ed il formaggio n' è companatico della frugale 
mensa , e la stalla ne feconda le coltivazioni. Presso noi 
una Troja , che in due parti alleva ogni anno dieci por- 
celli fa la ricchezza della nostra villana. Or con calcolo 
aritmetico quali ricchezze non dovremmo attendere da una 
mandria di 200 vacche , e da un porcile di 100 troje? 
E pure assicura vami un possessore di i5o vacclie che 
all' infuori della abbondanza di latticinii per uso dome- 
stico picciolo, e meschino lucro traeva da quel suo ca- 
pitale. Conosco un'illustre famiglia del nostro Regno che 
aveva un porcile di 200 troje dalle quali aveva al più 
600 porci a vendere ogni anno ; ma tante erano le spese 
di allevare , de' pastori , delle ghiande , e granone che 
con saggio consiglio ha dismessa quell'industria che dopo 
tante spese e cure davagli nessuno o meschino lucro. 

Cosi ingannasi colui che avendo bisogno di 5o brac- 
ciali per zappare la sua vigna in due giorni , voglia 
uscirne d' impaccio in un solo prendendone 1 00 , es- 
sendo i buoni travagliatori sempre pochi • e perciò più 
difficile trovarne 100 anzi che 5o. Si aggiunge che fat- 
tasi folla sorge la distrazione il cicaleccio , e qualche rissa 
ancora, che distruggono T applicazione j quando pure il 



(7) 
padrone con attentissimi occhi sorvegli , ed assista. E da 
queste volgari cose passando alle più alte e grandi tro- 
veremo doversi giustamente condannare quella turba d'im- 
piegati in ogni ramo amministrativo che a tante triste 
conseguenze ne conduce. Li buoni essendo sempre in mi- 
nor numero , nella folla avremo immancabilmente de' tri- 
sti , e scioperali , li quali oltre al male che per se l'anno 
presentansi come ostacoli all'andare de' buoni. Ne avviene 
ancora che li giovani allettati dalla facilità d'avere un 
impiego odieranno di seriamente applicarsi ad altro me- 
stiere di effettiva produzione , e come piante parassite ame- 
ranno vivere sul tronco della società succhiandone quei 
succhi che dovevano nudrirla con felice vegetazione. Bla 
torniamo agli esempli industriali. 

Un consimile falso calcolo sulla grandezza de' capi- 
tali portò la caduta del famoso sistema di Law , e la ruina 
di mezza Francia. Sino a che li capitali furono discreti, 
e pari all'industria delle colonie della Luisiana la cosa 
andò felicemente , e grandi ricchezze se ne ritrassero ; ma 
tostochè questo allettamento attrasse a ribocco il denaro 
de' capitalisti restossi esso inoperoso, e senza impiego, 
o pure impiegossi in rischiose , e mal calcolate intrapreseci 
ed in fine dissipossi , ed andò perduto in vane spese, ed 
in lussi smodati che menarono a quel deplorabile fal- 
limento che fu ; l'infamia de' progettisti. 

Sono . sì persuaso di questa verità che non mi tacerò, 
né lascerò di dire qualche cosa de' giorni nostri. Nell'av- 
viUmento di nostra industria, e del nostro commercio^ 



(8 ) 
che da tutt' altro prende origine, è sorta opinione che 
mancanza di ricchi capitali ne sia cagione, e quindi un 
brulicare di società anonime , in comraandite , e che so 
io, con quali altri nomi, ci assorda ad oggetto di riu- 
nire in azioni copiosi capitali di milioni per consegrarlì 
all'industria nazionale, e darle cosi vita, e moto. Ma 
temo che , si belle speranze vadino ad essere deluse. Non 
dirò che il concorso di tante diverse società animate dal 
proprio interesse non può che far nascere una gelosa con- 
correnza dell'una coli' altra, il che distruggerà ogui pos- 
sibile lucro : non dirò che una di esse già di 3 o 4- anni 
stabilita, e le cui azioni dal !5o sono oggi al yS, e per- 
ciò effettivaniente lucrosa per gli azionarli, nulla abbia 
intrapreso per la nazionale industria, ma contentasi solo 
raggirare li suoi capitali ne' fondi pubblici, in isconti, 
in perniciose anticipazioni di soldi ed altrfi sì fatte cose 
di giro, e non di prodiKÌoni, e di miglioramenti. Non 
dirò che le cose tutte debbano cominciare da piccioli 
principii onde andare innanzi felicemente, prestandosi fa- 
cili a quelle correzioni ed emende che saranno da ac- 
corta prudenza , o dalla pratica consigliate. Non dirò 
che una massa di capitali non impiegati utilmente siano 
un ingombro ed ostacolo al progresso , ed un' allettamento 
agli azzardi, ed alle frodi; non dirò infine tante altre 
cose da farne grosso volume ; ma vorrei solo domandare 
ai promotori di si belle cose in che essi impiegheranno 
quegli accumulati tesori? Forse nelle coltivazioni, nelle 
pastorizie, ne' dissodamenti di terre incul te, ©pantanose, 



(9) 
nelle irrigazioni, nelle costruzioni di ponti, o porti, nello 
spaccio delle nostre derrate, nello acquisto dell'estere? 
A qualsiasi di questi oggetti che voglia attendersi mi farò 
a domandare come abbiano tante braccia fedeli , ed im- 
pegnate al comune vantaggio per confidare ciecamente 
alle loro operazioni , e a' loro conti senza alcun esame , o 
pure se questo non sia, come andrassi innanzi passando 
tutto per la stretta trafila di minuzioso conteggio, e di 
quella diffidenza che può solo far contente le menti di 
tanti interessali ? L'andamento delle umane cose vuole che 
ciascuno pensi innanzi al proprio interesse , e quindi al- 
l' altrui, ancorché abbiasi imo stipendio, o im compenso-, 
quindi un'incaricato di affari ne'negozii delle dette so- 
cietà sceglierà per se slesso li più lucrosi , e certi ; e 
quelli che non crede convenirgli rimarranno per la so- 
cietà. Ma andiamo oltre. Ognun conosce quanto sia dif- 
fidi cosa fccn amministrare quando deve starsi al consi- 
glio , ed al giudizio di uu wi^fj u di una assemblea ; 
nelle compre, e vendite la società manifestando la sua 
intenzione farà inalzare , o abbassare li prezzi ; e quindi 
con molto minor vantaggio farà li suoi affari al para- 
gone di quel particolare che solo, e segretamente fa li 
suoi negozii. Dove trovare quella rapidità e segretezza 
di operazioni . quando le cose giransi per tante mani, e 
consultansi da tante menti, e tanti voleri? Ben altro po- 
trebbe ancora aggiungersi ma al tempo riserbiamo mo- 
strarne tutti gì" inconvenienti. Intanto in tutte queste so- 
cietà si parte da un certo e sicuro lucro , si assegna 

2 



( IO ) 

il 6 per 100 agli azionisti, si assicurano soldi mensili 
a' numerosi impiegati , e si lusinga con un semestrale di- 
videndo;, come se fosse strano ed impossibile non arric- 
chire in ogni qualunque negoziato , e come se non av- 
venisse spesso di tenere inoperosi li capitali. Nò vale 
l'esempio delle compagnie presso altre Nazioni, poiché 
esse tutte si fondono, e sostengonsi sulle privative loro 
concedute; ma presso noi la saggezza del Governo ha 
negato ad esse ogni privativa, il che per verità non sa- 
rebbe slato che un monopolio distruggitore. 

Lasciamo queste cose a coloro che ne hanno intra- 
preso Tesarne e torniamo al nostro paragone del calcolo 
aritmetico, ed economico. Se il produrre è un arricchire, 
quanto piìi grossa sarà la produzione tanto maggiori avre- 
mo le ricchezze. Che se le produzioni si giacciono am- 
monticchiate ne' magazzeni senza ricerca , e senza vendita 
esse non saranno che mere superfluità, e ci aggrave- 
ranno delle spese di uouservaz.lone. Che se pur verrà un 
giorno in cui vendansi, non potremo negare che nel frat- 
tempo il capitale sia stato inoperoso, ed infruttifero. Or 
questo ristagno nuoce alla vera ricchezza che nasce dalla 
circolazione di capitali , e dallo variar delle industrie. Di 
ciò che va oltre al consiuno se ne avvilisce il prezzo, 
e tanto può abbassarsi che si rifonda del capitale. Gli 
Olandesi bruciavano la cannella , ed il garofano per 
sostenerne il prezzo. Il Borace che solo veniva dall' In- 
die , e dall' Egitto ebbe un prezzo , ma allorché nel 
,1770 Mascagni ne scopri ne' lagoni del Senese e volle 



( I^ ) 

colà ergersene grandiosa manifaKura, se n'ebbe in lanta 
copia che senza prezzo si rimase , e quella manifattura 
decadde. 

Vedesi dunque che l'aggiungere , e moltiplicare li 
capitah, e le produzioni, il che in aritmetica vale aver 
somma più grossa, o sia arricchire non vada lo stes- 
so ordinariamente in economia anzi per spesso il con- 
trario. 

Dopo questi csempii , e questi fatti non potrebbe 
aversi dubbio alcuno che il calcolo industriale, ed eco- 
nomico d'assai differisca da quello de' matematici , dac- 
ché questo raggirasi sopra quantità somiglianti fra loro 
e quello sopra differenti e svariate, questo sull'ideale 
ed ipotetico, e quello sull'effettivo formato di varie com- 
bmazioni di cose sempre incerte, ed incostanti. Passia- 
mo ora alla divisione sotto cui comprendiamo ben anche 
la sottrazione. 

Queste due operazioni applicate al calcolo industriale 
valgono a facilitare la produzione , e renderla più eco- 
nomica. Se ogni ricchezza viene dalla produzione quanto 
pm facile la renderemo , e quanti minori capitali ci bi- 
sogneranno tanto maggior ricchezza saremo per trarne • 
giacché la facilità di produrre, ed il farlo con minor 
dispendio è certo un andar direttamente alle ricchezze. 
Per calcolo aritmetico dunque sottrarre, e levar via quanti 
più mezzi potremo è un facilitare colla riduzione del la- 
Toro la produzione. Ma queste sì belle cose non valgo- 
no sempre ne' calcoli economici, anzi nella mag-ior parte 



( 12 ) 

di essi nuoce nel fatto , ed una perdeuza inevitabile ne 
succede. 

Che la divisione del lavoro sia maniera di accele- 
rarlo , e renderlo spedito e franco dopo la giornaliera 
esperienza, e quel molto ne ha insegnato Smith non può 
certamente mettersi in dubbio , e deve tenersi quale as- 
sioma nelle scieuze economiche , ma pure se alcuno si 
lasci menar tant' oltre e voglia spingere questo principio 
sino air eccesso , ne avverrà che danno e perdita ne sa- 
raimo le conseguenze. Se è vero che dividendo il lavoro, 
o sia moltiplicando le braccia operatrici si fa più solle- 
cita e beli' opera , è vero ancora che se portisi tanto in- 
nanzi sino ad oltrepassare li confini degli umani poteri 
ne consegue o che troppo siano le spese , o tanta la cura> 
e vigilanza che vi bisogna che diviene impossibile tulfo 
guardare, tutto invigilare, tutto sostenere, e tale impos- 
sibiUtà toglie ogni luogo a quella necessaria attenzione; 
e quindi la negligenza consumerà li capitali dopo avere 
annientati li lucri ; e tale sarà il fine misero di quel 
calcolo che lusingava di ricchezze e di dovizie. Veniamo 
agli esempii. 

Un negoziante di brillanti dopo aver fatto bottega 
dove da varie braccia si assortiscano le pietre rozze, da 
altre se ne separano le schegge, e queste in quelle di 
vario fondo onde farne faccette , diamanti _, o brillanti, 
da altre si passano per la ruota onde splendide e belle 
rifrangano , e trasmettano l' iride della luce ; da altre si 
dividano per peso, limpidezza, e colore ^ e così ne fac- 



( i3 ) 
ciano de' piccioli invogli da trafficarsi ; se un tale , 
diceva , volesse aggiungere per suo conto e rischio le 
'^^^' ^Ure braccia di miseri , e schiavi che scorrono 
1 letto de' fiunù del Brasile , e dell' Indostan va- 

gì ae le ghiaie , e spezzandone li ciottoli per rin- 
tra e la desiderata gemma ; e se pur vinta questa im- 
pn .olesse de' diamanti già lavorati farne giojelli , 

tabacchiere ed anelli , potrassi senza alcun dubbio scom- 
mettere che colui in tante opere vedrà dileguarsi il ca- 
pitale , e ridursi povero in mezzo alle calcolate ricchezze. 
Uomo solo non potendo bastare a tanta sorveglianza , ed 
a tanti oggetti non mancherà di trascurare le necessarie 
avvertenze , e quindi tutto andrà al peggio , ed alla dis- 
sipazione. E pure quest'uomo non altro ha fatto che ap- 
plicare la teorica della divisione del travaglio. Accadreb- 
be la b lessa mispria al fornajo che volesse seminare il 
grano , al tessitore che coltivaese il lino p. tosasse le sue 
pecore e somiglianti altre cose. Le limitate facoltà del- 
l'uomo sono un argine insormontabile alla cupidigia del- 
l' industria, ed all'avarizia dell'economo. 

Altro tristo effetto della divisione aritmetica appli- 
cata a cose economiche si fu quello di che sieuno stati 
testimoni negli anni dello scorso secolo. In mezzo alle 
disordinale rivoluzioni di Francia a far fronte ad urgen- 
tissimi bisogni , povero , e dilapidato il pubblico era- 
rio fu forza far delle carte monete sotto il nome di as- 
segnati dando a ciascun d'essi un determinato valore 
ipotecalo , e pagabile sul prezzo delle conquistale prò- 



( a) 

prielà demaniali. Ma poiché allora non mancavano som- 
mi ingegni e quelle triste cagioni altri più grandi ne 
avevano fatto nascere , cosi con alto avveduto consiglio 
quelli assegnati ebbero sul principio un valore rappre- 
sentativo non minore dì molte migUaja di franchi , e 
cosi se ne limitò il corso alle sole grosse contrattazioni; 
e poiché li grossi affari sono sempre pochi , e fra li 
ricchi, cosi il danno di queste monete di confidenza fu 
di poco rilievo ; ma picciolo si fu ancora il vantaggio 
del Tesoro. Il crescere de' bisogni costrinse a nuove e- 
missioni di assegnati , e a questi diessi picciolo valore, 
e si giimse a farne sin da 5o franchi collo specioso pre- 
testo del maggior commodo. Non si volle nuove confi- 
denze ma ritiraronsi que' grossi assegnali , e si spezzaro- 
no permutandoli con questi piccioli. Tale operazione non 
fu sicuramente contrarre mi nuovo debito ; ma soltanto 
variarne il titolo. Non si %'ollc dunque maggior confiden- 
za ma solo maggior numero di creditori. In calcolo arit- 
metico rimasta la stessa somma del debito, doveva rima- 
nere la medesima confidenza. Ma non fu cosi. Viddesi 
nascere l'agio, accrescersi il cambio, ed osservossi una 
differenza grandissima nella vendita a contante da quella 
in assegnati. In fine vennesi a maggior divisione , e 
delle più grosse cedole si fecero altre sino a 5 franchi, 
ed allora accadde che la moneta metalfica intieramente 
disparve. Li generi di prima necessità ammontarono a 
prezzi da far ribrezzo e stupore , li ricchi si viddero po- 
veri j e li poveri a stento menarono tristi gioroi se pure 



( 15 ) 

non vollero salvarsi fra le rapine , li saccheggi le con- 
cussioni. Tanto male non venne che del solo dividere li 
grossi assegnati in altrettanti di minor valore. Il debito 
fu sempre quello di mille e dugento mila milioni ; ma 
li grossi assegnati non cagionarono quelle miserie che 
vennero dall' averli divisi in altri minori. Dallo stesso 
delnto per sola divisione aritmetica ne vennero tanti di- 
sastri , e tanta mina. 

Diciamo ora qualche parola della sottrazione. Egli 
è fuori dubbio che quanto più pochi saranno li mezzi , 
e capitali impiegati ad ottenere una produzione tanto più 
ricca essa addivenga. Vuoisi dunque a giusto calcolo im- 
piegare li meno spesosi mezzi , e li più piccioli capitali. 
Quindi viene che sempre fu a cielo lodato e commendato 
l'usare le macchine a supplire la forza delle braccia, e 
ad ottenere facile, sollecito, ed esatto lavoro. Ma infine 
se lutto vorremo faic colle macchine perderemo sicura- 
mente quella utilità grandissima che viene dalla divisio- 
ne del lavoro ; e quella perfezione che acquistasi nel fare 
sempre la stessa cosa. Giacche le macchine col più sot- 
tile , ed ingegnoso meccanismo fanno sempre Io stesso , 
ma non vamio alla perfezione. Nò questo solo; vedremo 
arricchir pochi nella miseria di molti che non trovando 
lavoro alle loro braccia non potranno neppur vivere delle 
loro fatiche. Quindi spesso in Inghilterra avviene che gli 
arteggiani levatisi a furia spezzono o danno alle fiamme 
le più ingegnose macchine , cagione del loro ozio e della 
loro miseria. Nella China , ove la grossa popolazione 



( i6 ) 
obbliga il governo a studiare ogni mezzo di impiegarne 
le braccia, non veggonsi le più necessarie macchine , e 
tutto fassi a mano , ed a forza delle spalle , o schiene di 
que' miseri, e viaggiasi anche in lettiga per risparmiare 
Tuso delle vetture e de' cavalli. Si lodino dunque le no- 
stre macchine^ ma un riguardo alla popolazione ne con- 
siglia la moderazione per non togliere il sostentamento 
al miserabile, se non vorremmo vederlo spinto dalla fame 
far arme d'ogni cosa e mettere tutto a ruba e saccheg- 
gio. Bisogna che tutti vivano ed è questa la maggior 
legge della società. 

Che se alcuno persuaso di quell'aritmetico calcolo 
di arricchire con risparmiare li mezzi; e voglia perciò 
con stretta parsimonia economizzare li capitali , e le spese 
di produzione, ne avverrà che non si abbiano le deside- 
rate produzioni; e che imperfette e monche riescano; e 
perciò mancanza di spaccio , di lucro , e perdila di ca- 
pitali male impiegati. E da ciò quel volgare detto che 
più spende chi meno spende. Recentissimo esempio ne 
vorremmo rapportare. E qualche tempo che si è introdotta 
nuova maniera di raffinare il zucchero; e veggiamo di 
quanto siasi abbassato il prezzo di quello bianco, e fi- 
nissimo ; pure ognun sente che è necessità adoperarne 
un terzo almeno più di prima per ottenere la medesima 
dolcezza e lo stesso sapore di una volta ; e questo terzo 
di maggior consumo non solo assorbisce quel risparmio 
di prezzo ; ma a buon conto spendesi anche dippiù di 
ciò che prima spendevasi. 



( '7 ) 

Più , e più altri argomeuli di mal calcolata econo- 
mia sarebbe facile qui aggiungere, se amassi mal usare 
del tempo ; ma lasciatili pur da banda , potrassì a ragione 
concbiudere cbe le principali operazioni aritmetiche non 
sempre si convengono all' andamento economico per l' in- 
dole diversa delle cose e delle loro combinazioni unifor- 
mi nella aritmetica , svariate nell'economia. 

L' aver dunque dimostrate queste ragioni, ci faranno 
astenere di più lungo ragionamento e potremo tralasciare 
quello che potrebbe dirsi delle regole di proporzione, di so- 
cietà , di allegazione , di serie e altre somiglianti, delle 
quali usa quella scienza. Dacché avendo fermato che base 
di ogni calcolo scientifico sia quella uniformità che non 
trovasi nelle umane cose che sono l'oggetto della econo- 
mia , e dell' industria ; sarebbe certo un mal usare del 
tempo se ci trattenessimo nell' esame delle altre opera- 
zioni aritmetiche. Anziché dunque continuare simile di- 
scorso sembraci più acconcio dire di quelli errori che 
si fanno nel calcolare le cosi dette probabilità , o siano 
casi eventuali, non certo per errore di calcolo numerico, 
ma si bene perché errasi nella natura delle cose , e quin- 
di falsi giudizii si portano , e triste conseguenze ne suc- 
cedono. 

Per quanto bella , e splendida luce intorno a se dif- 
fonda il vero, per quanti siano li sforzi e gli sludii che 
uomo adoperi per rintracciarlo , e farsene padrone , pure 
al miglior uopo esso ci manca e sia nostra ignoranza , 
sieno le passioni che ci allucinano , sia il corto nostro 



( i8) 
discernimento non sappiamo rinvenirlo, anzi ci si oscu- 
ra, ed occulta. Ma pure dovendo esso in ogni cosa es- 
sere nostra guida , pure ci sforziamo pel nostro me- 
glio di seguirne almeno la direzione , ed accostarci ad 
esso il più che ci sia possibile. Ne avviene che là dove 
il vero non possiamo conseguire apertamente , prendiamo 
a maestro ciò che più ad esso si avvicina. Or questo 
accostarsi potendo essere a varie distanze , ne siegue che 
varii sieno gli avvicinamenti alla verità e da calcolarsi 
per il più per Io meno. Questi varii gradi sono ciò 
che diciamo possibile, probabile, verosimile, plausibile. 
Sono dessi di supplemento al vero , e ciascuno secondo 
la propria natura più, o meno a quello ci accostano; e 
perciò secondo questa ragione devono guidarci , e con- 
durci. 

Fra le tante definizioni date da' logici di questi gradi 
di veracità parci che più precise , e chiare possano cre- 
dersi le seguenti. Possibile diremo tutto quello che seco 
non porta contradizione. Probabile ciò che l'esperienza, 
e r analogia e' inducono a credere. Verisimile ciò che 
tutte le circostanze persuadono che sia cosi. Plausibile 
finalmente quando la cosa non solo sia possibile , vero- 
simile , probabile ma dippiù vi stanno ragioni tali , e 
tante, ed intrinseche alla cosa stessa che apertamente ci 
spingono a prestarvi tutta la nostra credenza. Nel pro- 
babile , e nel verosimile le ragioni di credere vengono 
da relazioni esterne , nel plausibile poi nascono esse , e 
e sono dirette conseguenze della natura della cosa istessa. 



( 19 ) 

Or giusta conseguenza dell' anzidetto si è il dedur- 
ne essere il plausibile quello che più al vero si accosta, 
e poi in seguito il verosimile , più lungi stassi il pro- 
bile, e da ultimo il possibile che appena dà ombra dal 
vero tanto è lontano e distante. Se accade che nel 
portare qualche nostro giudizio nasca contrasto fra que- 
sti caratteristici segni, dovremo far nostra norma quello 
che men dal vero si discosta , e perciò preferire il plau- 
sibile al verosimile , questo al probabile , ed esso al pos- 
sibile che poco discostasi dalla ignoranza , e dall'incer- 
tezza. 

Facili , e chiare sono queste regole ; ma non è si 
facile felicemente applicarle all'uso con discernimento e 
giudizio. L'ignoranza, le passioni, li pregiudizii gittano 
tal densa ombra sulle cose che ne occultano le vere sem- 
bianze , e le fanno apparire lutt' altre , e specialmente 
quando la differenza sta in pochi, e leggieri tratti ; ma 
che pur sono quelli del carattere, e della natura delle 
còse. 

A far più chiaro, ed aperto il nostro dire addur- 
remo qualche esempio. Un negoziante di granaglie nel 
veder fatta felicemente la semina , regolare la stagio- 
ne , belli li campi , a mezzo verno vede già il futuro 
buon raccolto ; ma questo allora è solamente possibile. 
Se poi la bella stagione continua ed un vigoroso vege- 
tare rallegra li campi , allora il futuro raccolto che era 
possibile diviene verosimile. La primavera s'inoltra, le 
belle apparenze crescono , felice fioritura regna nelle cam- 



( 20) 

pagne , li prezzi de' mercati si abbassano , nessuna ricer- 
ca da fuori ; a questi fatti chi non vede probabile uu 
futuro buon raccolto , ed un avvilimento ne' prezzi? Ma 
già li campi biondeggiano , l' agricoltore contento , e pien 
di speranza, l'avaro che apre li suoi magazzini chiusi 
sino allora , lo speculatore che offre vendite future , il 
buon mercato da per tutto , nessuna ricerca mostrano 
apertamente che quello che cominciò col possibile, di- 
venne verosimile , crebbe probabile^ e fecesi in fine plau- 
sibile ed accostandosi sempre più al vero ne assicura 
buon raccolto , ed avvilimento ne' prezzi. Potranno se 
vogliasi, austri fmiosi, guerre^ pesti, impedimento di 
commercio far variare le cose ; ma essendo questi di- 
sordini , non devono dar norma e legge all' ordinario 
andamento. 

Dopo questo esempio vorrebbesi ancora osservare la 
diversità grandissima che sta fra il probabile , ed il plau- 
sibile. Quello accostasi al vero per strado esteriori , e 
questo vi va direttamente per ragioni essenziali alla na- 
tura delle cose e quindi con più sicura certezza. Di fatti 
le stagioni , li prezzi , li rari compratori sono estrinse- 
che circostanze , e perciò diremo probabile l' argomento 
che se ne trae. Ma le grosse e piene spighe , la folla 
de' venditori sono cose che nascono dal fatto slesso che 
perciò rendesi plausibile , e quasi certa la nostra fi- 
danza. 

Abbenchè per quanto chiaramente si è potuto siansi 
dichiarate queste varie gradazioni del vero e della nostra 



( 2. ) 

credenza, pure conviensi non essere facile farne , senza 
tema di errare, l'applicazione alli varii affari della vita; 
or che avverrà quando senza discernimento ed alla sba- 
data si confondano , e si scambiano il possibile , il . ve- 
rosimile, il probabile, il plausibile? Errore sì fatto non 
manca di portar suo danno e mine. Fino discernimento 
dunque , ed accorto giudizio vuoisi usare perchè queste 
gradazioni del vero si valutino quanto ciascuna veramente 
vale. Ciò che è solo possibile ha appena leggiera tinta 
di verità che facilmente perdesi , e si scolora ; il vero- 
simile ispira maggior fiducia , ma non esclude che acca- 
da diversamente ; di maggior forza crederassi il pro- 
babile , e di grandissima il plausibile , quello perchè 
grandi ragioni ci muovono , e questo perchè la natura 
della cosa slessa ci dà argomenti di persuasione e fidu- 
cia. Un giusto calcolo di queste cose ci menerà sicura- 
mente a lucro , ed utilità. Può ben staro che nella in- 
certezza delle umane cose avvenga tutt'altro della nostra 
opinione, sarà essa allora una fatalità , una disgrazia ben 
rara; e che nella prudenza nostra troverà un riparo , 
ed uno scampo onde non arrivi a del tutto rovinarci , 
e perderci. 

Fra gli errori del calcolo aritmetico , e quello dello 
casualità havvi grandissima differenza. Errasi in quello 
neir applicare teorica certissima dell' uniforme e costante 
a cose varie , incerte, mutabili. In questo poi Terrore 
non è nel principio , nò nel criterio , ma nel prendere 
una cosa per lult' altra di quello sia essa nel fatto. Veder 



** 



( 22 ) 

plausìLlle ciò che a pena stassi fra li probabili , li vero- 
simili, li possibili. Ecco l'errore. 

Conchiuderemo : se rorremo nelle nostre intraprese 
essere fortunati , e ricchi poco staremo sui calcoli^ ma 
useremo esame, ponderazione, conoscenze di cose, e di 
materie , moderazione , senno , riserba nella nostra con- 
dotta , e saremo provvidi a segno di non mai cimentare 
tutto il nostro capitale, e saremo persuasi che il lucro 
più certo e sicuro è quello che fassi coli' economia , e 
col risparmio. 



( 23 ) 
Memoria su di u.\a nuova specie di fungo , letta nella 

TORNATA accademica De'5 LUGLIO l834. DAL SOCIO COR- 
RISPONDENTE FERDINANDO GIORDANO. 

A malgrado dell'immenso numero d'individui, che 
la vasta famiglia delle fanerogame rinserra, il botanico 
alle cui investigazioni Flora dischiude i segreti tutti della 
vegetabile economia , lungi dal rimanere smarrito ed 
oppresso , vieppiù s' invoglia a sottoporre al suo occhio 
analitico degli esseri, che non occupando l'infimo posto 
nella scala degli organizzati, ed i quali al modo stesso 
degli animaU riproducendosi per mezzo delle proprie uova, 
che con vocabolo tecnico diconsi semi ; questi esseri 
forniti di una moltitudine di apparati organici alla loro 
esistenza necessarii. Io allettano in vece a percorrere il 
vasto campo riovp , bpnrhè altri abbian di già raccolta 
abbondevol messe, molto vi resta aucora iier riportarne 
ricca collezione di nuove scoperte. 

La costanza de' caratteri manifesti e marcati dei 
vegetabili vascolari, la lunga durata della maggior parte 
de' medesimi, le località costanti che si sono appropriate, 
se eccettuar vogliansene alcuni che amano vagar liberi 
pe' monti e pe' piani, il comodo di poter da vicino pro- 
seguirne l'andamento per la facilità di coltivarli; tutto in 
fine concorre a formare dello studio delle fanerogame 
la pili amabile e dilettevole occupazione. 

Di gran lunga diversa va la faccenda nella famiglia 
delle acotilcdonafe. Gli sforzi dei botanici nel voler pe- 

3 



( 24) 

netrare gli ascosi processi della genesi di questi miste- 
riosi figli della natura sono ancora nella lor cuna , e le 
osservazioni microscopiche da sommi ingegni istituite sulle 
crittogame , nel mentre manifestano lo spirito indagatore 
clie investe lo scienziato , non cessano di appalesare , che 
quanto se n è creduto conoscere , non ha quel grado 
di certezza che presentano le fanerogame, E di fatto la 
fruttificazione , o meglio , il modo di procedere della na- 
tura nel render fecondi i germi che destina alla ripro- 
duzione degl'individui acotiledonati è ignoto tuttora. 

I funghi ; questa famiglia di vegetahili della più 
semplice ed omogenea organizzazione che mai idear si 
possa, nella stessa semplicità presentano al hotauico os- 
servatore difficoltà incal colabili . La durata brevissima de- 
gli slessi, e l'aspetto vario con cui si mostrano secondo 
i diversi periodi del loro sviluppo ; le località dove l'az- 
zardo li aìTà collocali , e nelle quali difficilmente riu- 
scirà di rinvenirli la seconda volta , il nascere spesse fiate 
in siti impenetrabili ne' boschi, dove orma umana non 
giunge, sono ostacoli tali, che uniti al ristretto numero 
di caratteri fuggevoli e poco marcati, che offrono al Mi- 
cologo, fan sì, che molti generi e specie ne restano ignote, 
E sotto un genere , o le specie già conosciute, o molli ge- 
neri vi si ascondano tuttavia. Tanto per lo appunto ve- 
rificasi nel caso che ho creduto dover esporre a questa 
nobile e dotta assemblea , nella certezza di riportarne 
generoso compatimento. 

Nella state del 1821 sul Monte della Stella nel Prin- 



( 25 ) 

cipato citeriore , imperversando orribile procella , (orrenli 
di pioggia scesero ad inondare i campi ed i sottoposti 
villaggi. L'acqua introducendosi per una finestra a pian 
terreno riempì un Irappeto da macinare olivi , seco tra- 
scinando una quantità di sabbia, che costituisce uno 
de' componenti delle rocce o delle terre di quel monte. 
Disseccatasi l'acqua, e volendosi nettare il trappelo da 
quel deposilo dell' alluvione, la sabbia si trovò ricoperta 
di una quantità di piccoli funghi, di cui, l'umidità e 
la poca luco che in quel locale penetrava forse poterono 
favorirne lo sviluppo. 

A tal notizia là mi recai per farne] raccolta ; alcuni 
erano sviluppati ed in iscarso numero, gli altri tutti non 
offrivano che abbozzi prossimi a svilupparsi. In quel mo- 
mento per un superficiale esame che potei isUluirvi fu 
da me creduto un Acjarico assai affine alla Lingua cV On- 
tano ( Agaricus alneus Lin. ) , e di ritorno alla capitale 
per mezzo del socio cav. Gussone sotto il nome di Aga- 
ricus gossypinus fu comunicato ad un gentiluomo ita- 
liano qui venuto in cerca di crittogame, e che in ispe- 
zic de' tartufi si occupava, onde sentirne il di lui parere; 
ma non avendone ottenuto riscontro alcuno , mi rivolsi 
ad imprenderne da per me l' esame , e siccome il fimgo 
in quisfione pe' suoi caratteri al solo Scizophyllum de' 
moderni avesse dovuto riferirsi , e d' altronde non con- 
venendo afi'atlo coUo Scizophyllum commune Fries {Jga- 
ricus alneus Lin. ) , che è parasilico de' legni risecchi, 
privo di stipite , e che non si è veduto mai nascere 



( 26 ) 
in sul terreno, mi son fatto un dovere di sottoporne la 
descrizione accompagnata dalla corrispondente tavola allo 
illuminato giudizio de' dotti clie coronano quest'adunanza, 
e di richiamare su questo fungo , che propongo qual 
nuova specie, 1' attenzione de' botanici ancora, che su ta! 
famiglia principalmente han rivolte le loro investigazioni. 
Il gran Linneo cui tanto devono le scienze naturali , 
ridusse tutt' i funghi che portavano la parte inferiore del 
cappello provvista di lamine sotto il solo genere Agavi- 
cus , qualunque ne fosse stata la disposizione e la forma 
delle stesse. Dopo Linneo , per più accurate ricerche si 
è conosciuta la necessità di dividere quel numeroso ge- 
nere a seconda de' particolari caratteri, pe' quali alcune 
specie dello stesso dovevansi elevare in generi anch'esse. 
Tra le specie distaccate dal genere Agaricus vi è \Aga- 
rictis alnem di cui il chiarissimo Fries botanico sve- 
dese formò il tipo di un nuovo genere che chiamò 
Scizophylhm ( dal greco r^'^w io divido e q.vXkov fo- 
glia ) per le lamine dell' imenio geminate col margine 
ripiegato in dentro , ciò che ne costituisce il carattere 
del genere : Hymenium e lamellis duplicatis involutis. 
Così il fungo di cui mi sono intrattenuto , per tal ca- 
rattere a niuu altro genere potendo riferirsi meno che a 
questo , uè soggiungo la seguente frase. 



( 27) 

SCIZOPHYLLUM GOSSYPINUM- 

S. caespiiomm , gregarhim , conaceo-suberoswn 
slipilalum ; stipite laterali , pileoque diìduUato integro 
densissime albo-tomentosis ; lamellis ùifidis^plicalis^ pal- 
lide alutaceis , puberulis. 

Terrestre. Autumno. 

Descriptio. Fwigus caespitosus., gregarius^ slipita- 
lus ; stipes lateralis^ sublignosus (24 lui- alt- ) •> denso 
tomento candidissimo iadutus , ut et Pileus dimidiatus 
margine integro ( 3 Un. ad poli, et ultra lalus ) \ La- 
mellae duplicatae , interne brevi jmbescentia vestitae , 
ita ut illarum margo albus appareat., externe alutacei 
coloris. Fungi quandoque tam arcte adhaerent^ ut imum 
corpus efforment in centro , et Pilei periphaeriae tan- 
tum manent. 

Habitat in terra sabulosa. 

Osservazione. Questo fungo potrebbe essere una 
insigne varietà dello Scizojillo comune ; ma ne differisce 
per essere provveduto di stipilo laterale e non già ses- 
sile , coverto da un bianco e denso feltro bambagino, co- 
me lo è ancora la parte superiore del cappello , e non 
pubescente cinerizio come in quello ; pel cappello col 
margine intero ; per le lamine non fosche polveroso-pu- 
besccnli; in fine per averlo raccolto su di un ammasso 
di sabbia una sol volta , senz' averlo trovato mai più né 
in terra , né sopra i vegetabili. 

Se la specie in discorso verrà riconosciuta , la frase 
specifica dello Scizophyllum commum sarà la seguente. 



( 28 ) 
SCIZOPHYLLUM COMMUNE. 

S. gregarium , coriaceum , sessile vel substipila- 
tum; pileo dimidiato^ lobato aut obsolete lobato^ sub-re- 
voluto, tomentoso-albido; lamellis bifidis^ plicatis^ cine- 
reis , pulveroso-puberuh's . 

Agaricus alneus Lin. Nees. 

'A. bicolor Bastcli, multijìdus Bastcli. radiatus 
Swartz pr. sessilis squamosus lobatus et villosus lamel- 
lis dissectis Gled. n. XXXI et var. a. 

Amanita sessilis, lamÌ7iis pulvemlentis bijìdis Hall. 
lielv. n. 2 333. 

Merulius alneus Lam. 

Scaphophorus agaricoides Elirnbg. 

Pileus intcrdum i 1/2 une. et ultra latus. In pri- 
mo statu exacte ( demptis lamellis tenerrimis ) Pezizam 
lefert. 

In truncis semiputridis Tiliae europeae ( nec alibi ) 
liinc inde copiose sero autumno. Ex observatione ad 
Scizoplijllum commune in Syll. plant. novar. Ratisb. 
a. pag. zoo. 

Osserv. Press^o di noi si rinviene suU' Ontano , sullo 
Ailanto, e sopra altri legni secchi, la corteccia de' quali 
incomincia a marcire. 



( 29 ) 

TABULAE EXPLICATIO. 

A. ScizopiiYLLUM GossYPiNUM naturalis magnitudinis. 
b. EJiisdem jìars inferior laminas oslendens. 
e. Lamina aucta seorsim exhibetur. 
ti. ScizopiiYLLUM coMMUNE cum corttcìs parie cui 
adhaeret. 



(3i ) 






Nuove osservazioni intorno alle Cocciniglie ed ai loro 

PRETESI MASCHI. MEMORIA DEL SoCIO ORDINARIO OrONZIO 

€jAbriele Costa ; letta nell' adunanza de 9 novembre 
1834. 



A far si che un' altra volta imprenda a parlare delle 
Cocciniglie, che il subietto furono d'un mio accademico 
arringo , benevolmente accolto da questo medesimo dotto 
consesso , due cagioni mi spìngono , ed entrambe di com- 
mune interesse : ì ischiarar l' argomento con osservazioni 
e sperimenti novellamente raccolte, ed appositamente isti- 
tuiti , a fin di togliere le dubbiezze gicì sorte ; ed esten- 
dere le particolari conclusioni , onde statuire un princi- 
pio solo e generale per gl'insetti su quali si versa. 

Sommisi , or son quasi due lustri , a saggia ed im- 
parziale censura , alcune poche note intorno alla Cocci- 
niglia dell'ulivo ( Calypticus hesperidum m. ), e Voi 
medesimi , fatti giudici di quel mio ragionare , gli daste 
accoglienza^ destinandolo a far parte de' volumi che tutte 
raccolgono le dottissime vostre lucubrazioni. Inserita la 
mia memoria fra quelle dotte pagine traversò le Alpi^ 
e colà pervenne ove le Scienze voglion oggi sedere im- 



(32 ) 

perantì. Nuda, auzicliè disadorna com' era ^ incontrar non 
potea diversa sorte di quella che riportò di fatto ; per- 
ciocché sembrava avesse attentata 1' infallibilità di Rea- 
mnr. Laonde a ragione il signor Audinet-Serville si fece 
animoso a dire , che le mie osservazioni avean bisogno 
di essere confermate (( Ces sont enlièrement contraires 
)) à ce qu'ont vu sur d'autres espéces de cochenilles Rea- 
» mur et De Geer , dont 1' opinion est celle de touts les 
)) auteurs subsequens. Les faits avancés par M"" Costa 
T) sont très-remarquables , et ont par cela mcme besoin 
» de conflrmalions » Bullet. de Ferus. Settemb. fS3o, 
pag. 468. 

Ecco tutto quello che la censura pronunziò : ne si 
poteva in vero tener linguaggio più moderato in una 
quislione agitata tra un umile italiano, il cui nome nuovo 
giungeva nell' Ateneo di Parigi , ed un uomo celebre noto 
fra i dotti di ogni nazione, e che sarà mai sempre in 
yenerazione tenuto. Reputo perciò come dettata da cor- 
tesia e da prudenza l'osservazione del suUodato Signor 
Audinet-Serville, la quale certamente servita è a me di 
sprone a nuove , accurate , e più estese sperienze , a fin 
di assodare l'una o l'altra delle due opposte opinioni. 

Ed affinchè non cada in sospetto a coloro, nel cui 
seno 

il fior si fa veleno , 
esser questo mio scritto una polemica contro i miei 
preopinanti, protesto che né ad ingiuria tenni giammai 
le osservazioni riportate, né mi sarei siffattamente impe- 



( 33 ) 
gnalo in penose ricerche, ove non si agitasse causa giu- 
stissima , il discuoprire il rero. Ond' è , che scrivendo 
per la verità , non so farmi scudo che di poche e sem- 
plici verità, scevro d'ira e di orgoglio , standomi fitta 
nel cuore la grave sentenza dell' Orator del Lazio « ha 
)) procul absit ^ cum qua nihil recte fieri ^ nihil comi- 
)) derate polest [t) ». 

I. Il principale obhietto della mia sopracitata me- 
moria è quello di dimostrare come il maschio del Calillico 
dell' ulivo ( Cocciis oleae Latr. ) non sia dalla femmina 
gran cosa diverso, per quanto spetta all'esterne fattezze. 
Reaumur al contrario , dopo aver , concordemente alle 
mie osservazioni , tutto al modo stesso veduto ed esposto, 
con quel candore che distingue l'uomo della verità, mo- 
strasi propenso a credere , che il sesso maschile di que- 
sto genere d' insetti risegga in quei minutissimi mosche- 
rini\ che dal corpo di taluni individui si veggono schiudere. 
II. Veramente non saria necessario scendere a 
minute discussioni , trattandosi di opinioni che han- 
no per sostegno un sol fatto , e che lo stesso autore 
tiene in gi-ado di probabilità; ammettendo egli esser pos- 
sibile , che quei presunti maschi siano insetti cpigeni 
della famiglia degl' Icneumonidi (2). Basterebbe dimo- 

(/) Cicer. de OJfic. lib. I. Caj). 38. 

(2) Io risffuardai questa mosca , sul principio ( e 
parla di quella che vide schiudere dal corpo d' una 
cocciniglia , e che indi cercava foracchiarla ) , come 



( 34 ) 
strare l'assurdo della ipolesi , o congliiettura , come egli 
medesimo la definisce (i), per abbattere l'intiero edifizio: 
e tanto credo aver fatto nella Fauna del Regno di Na- 
poli, parlando della famiglia deCocciniffl/feri. Ma siccome 
or si tratta di por termine a siffatta controversia, con- 
viene andarla discutendo ne' suoi particolari, senza op- 
porre pensieri a pensieri , ipotesi ad opinioni , ed argo- 
menti di analogia a ragionamenti basati sopra fatti male 
interpe Irati , e sopra analogie incompatibili ; ma fatti co- 
stanti e di tal guisa, che mentre la ragione non ripu- 
gna di ammetterli, sia facile a ciascuno, quando che gli 
verrà in grado , ripetere. 

III. Era stato da gran tempo osservato sul Dactylo- 
jììus coccus, che vive sopra l'Opunzia, un minutissimo 
insetto di color rosso-scarlatto , munito di due lunghe an- 

una di quelle che perdano il corpo del gallinsetto , e 
che lo fanno perire dopo averne divorato l'interno. L'acu- 
leo del quale é armata favoriva questo mio opinare , 
e mi fece giudicare la mosca d'un genere analogo a 
quello degl'Icneumoni. Ream. IF. p. 3o. 

(/) Subito però ebbi in sospètto ( continua lo stessa 
Autore nel citato luogo ) , eh' essa fosse il maschio de- 
stinato a fecondare la femmina. Né le ali, né le al- 
tre parti che le danno una forma cotanto diversa da 
quella de" gallinsetti , né la considerevole sproporzione 
che regna fra la grandezza di questa mosca e quella 
del gallinsetto, mi fecero abbandonare tal con^hiellinal 



(35) 
tenne filiformi e pelacciule , terminalo posteriormente da 
due appendici Godali lunghe e setacee , e con due ali bian- 
chissime sorpassanti di gran lunga il corpo. Il suo do- 
micilio ed il suo colore lo fecero credere il maschio della 
Cocciniglia: e per tale l'ebbero gli entomologi tutti, sic- 
come tuttavia or lo riguardano. Quantunque cominto a 
priori tale non poter essere , a causa della disparità del- 
l' organizzazione , tra questa ed il Daltilopio , mi era non- 
dimeno necessario osservarne d'appresso e le sue parli 
ed i suoi costumi, onde decidere sulla realità delle cose, 
e non sopra le altrui descrizioni. Tanto mi cadde in ac- 
concio realizzare in Vienna nel i83i , ove trovai edu- 
carsi la Cocciniglia nelle Stufe dell'Imperiale e Reale Giar- 
dino di Schiienbrun (i) ed in quelle dell' Orto Bota- 
nico della Università. Né debbo tacere di aver richiamata 
la mia attenzione sopra questo subbietto il Dottissimo En- 
tomologo sig. Rollar, il quale avea già messo a stampa una 
esalta nolizia intorno alla introduzione della cocciniglia 
in quella metropoli , descrivendone il maschio e la fem- 
mina, ed i loro rispettivi costumi : sempre però tenendo 
per fermo essere il maschio quel microscopico dittero , se- 
condo l'opinione comunemente adottata; e senza alcuna 
osservazione positiva che le apparlenghi. Quantunque di 
verno , gì' inselli di cui si ragiona erano vigorosi , rari 

(/) Quivi il signor Scliott , Giardiniere in Capo^ 
si degnò lasciarmi lutto l arbitrio per fare quelle os- 
servazioni ed esperienze che mi erano necessarie. 



(36) 
però essendo i voluti maschi. Osservai ripetute volte gli 
uni e gli altri , gli sottoposi a più e svariate sperienze : 
e senza riandar quello che mi convenne praticare , per 
giungere al termine della sicurezza, i risultamenti delle 
mie osservazioni furono. 

« I . Che quegli insettolini alati schiudono dal corpo 
» delle cocciniglie punzecchiate nella loro tenera età dal 
S dittero nemico ». E questa osservazione è simile allo 
intutto a quello osservato da Reamur sul suo gallinsetto 
del pesco (i), e che io già vidi sul Calimmato de ir ulivo. 

(!. 2. Che il tenero animaletto, o picciola coccini- 
» glia, punzecchiato si aggrinza, si allunga, e perisce 
)) avvolto entro la materia cotoneosa che dal suo corpo 
» stesso trasuda )). È questa quella pretesa metamorfosi 
che ifeiihiscono i maschi , al che si oppone la osservazione 
seguente. 

(( 3. Sviluppatele uova depositate nel corpo di quello 
s dall'insetto alato, cresciute le larve, e subita avendo 
)) la loro necessaria metamorfosi , ne vcngon fuori i dit' 
-)) teri , quali sono stali già da molti descritti )) . Or sa- 
ria veramente nuovo in natura, che da un solo individuo 

(/) Si osservano talvoltade forami tondi sulla parte 
convessa della Cocciniglia o gallinsetto madre , ma non 
son essi scavati dai piccioli^ sibbene sono l'opera di 
mosche, che nello stato di Larva hanno penetrato e 
vissuto nel corpo di cpiello , siccome avviene in insetti 
di tutte le specie. Ream. IV p- iS. 



( 37 ) 
larva ne vengliino fuora più nello stalo X insetto per- 
fetto ! Reamur trovò è rero le vie di rispondere a que- 
sta difficoltà , senza essergli stata presentata; dicendo o 
supponendo , che quei gusci fossero il sacco entro di cui 
il pacco de' maschi erasi trasformato. L. cit. p.3i e 32. 
Ma questa asserzione porta seco ima seconda ipotesi , clie 
quel sacco cioè sia slato costruito dai maschi riimiti 
mentre tutti convengono , ed io me ne sono assicurato , 
esser l'opera d'un solo individuo. 

« 4" Esaminalo diligentemente l'insettolino alato ho 
)) riconosciuto eh' esso appartiene evidentemente al genere 
)) Cecidomia , tanto per la forma ed insersione delle an- 
)) tenne, quanto per la nervatura delle ali ». 

Le quali cose tutte potendosi verificare da coloro 
che ne hanno 1' opportunità , non lasciano a me veruna 
dubbiezza , che la voluta metamorfosi del maschio si ri- 
solva in una mera illusione ; imperciocché quei cilindretti 
non sono che corpi di Dattilopì intristiti , e forse per 
lo più maschi, ì quali , dopo aver servito all'atto della 
generazione , restando lassi , e feriti essendo dal mosche- 
rino, vanno a perire entro l'invoglio cotoneoso, che pren- 
de la forma quasi cilindrica per lo aggrinzimcnto del dat- 
lilopio. Noi vedremo ripetuta questa metamorfosi sul Ca- 
limmato de giardini , de' quali debbo parlare. 

IV. Riunmmenterò, che ne'cadaveri del Calittico del- 
l' ulivo trovai due) specie d' inselli della famiglia de- 
^ icneumoni ti i (r), ed una terza posteriormente ne ot- 

(/) Nel/'i ìnia precitata memoria riferì una delle 



( 38) 
tenni , delle quali tutte vi terrò parola in luogo distinto. 
Il Reaumur vide ben anche siffatta genia d'insetti sopra 
il Calimmato , o gali insetto del pesco : ne studiò i loro 
costumi: e Lello è il leggere in quello la storia di tali 
epigeni , nella quale , identicamente a quanto è stato da 
me osservato , trovasi ogni cosa descritta. Né mancò l'a- 
cuto osservatore di riconoscere cotesti insettolini per gli 
autori di quei forellini osservabili sul corpo de Calim- 
mati^ da' quali sorgono dopo averne divorato l' interno, 
ed ivi subita la loro metamorfosi (i). 

V. Lo stesso chiarissimo autore osservò in pari tem- 
po , e sopra la medesima specie vivente sul pesco, un 
altro insettolino , che ha due antenne filiformi, lunghe 
quanto il corpo , e pelacciule : due ali membranose , 
con tre sole nervature longitudinali : due bilancieri : ed 



siidette due specie al genere Icneumon , /' alti'a al g. 
Cinips. Il signor Judinet-Serville crede riconoscere nella 
jìvima un Figites, ed un Misocampus nella seconda. Egli 
però non osa ciò dire positivamente , ma per rapporto 
e//' icneumone dice crederlo vicino al genere Figites, e 
per lo cinipso dice probabilissimamente essere un Miso- 
campa. Del resto , siccome aliar parlava il linguagio 
Fabriciano , dirò con quello de' più moderni quanto io 
ne penso , allorché mi occuperò con ispecialità di tale 



argomento, 



Vedi Btdlet. di Feriis. , Settem. iSSo., p. 4-4- ' ■ 
( I ) Fedi la nota precedente del paragr. 3. 



( 39 ) 
un lungo aculeo addominale. Microscopico com'è, passe- 
giar Io vide sul corpo del gallinsetto , cercando' qua e 
là sito opportuno per introdurre il suo aculeo nello interno 
di questo. Ciò avvenne in fine , facendosi strada per quella 
rima cedale, che lascia l'espansione del corpo de' c«///- 
tici, e della quale ampiamente Lo parlato nella mia pre- 
cedente memoria. Da ciò solo concLiusc il dotto uomo, 
che quello inseltolino non cercava già introdurre l'acu- 
leo per ferire il gallinsetto, ma sivvero per fecondarlo, 
perciocché cercava il luogo de' genitali. Ecco la sola os- 
servazione sulla quale poggia l'edifizio dell'accademico 
Parigino, in appoggio della quale chiamò egli l'analo- 
gia di questo dittero con quello del ^/«////oyj/o dell'opun- 
zia, che per altro non aveva mai visto. Quindi ne in- 
feri essere il maschio. 

VI. Non isfugirono intanto al medesimo osservatore 
tutte le difficoltà, alle fanali andava incontro colla sua 
ipotesi : nò mancò dichiarare , che laddove ammetter non 
si volessero cotesti insetti per i maschi di quella spe- 
scie, sarebbero al contrario i suoi più crudeli nemici; 
son sue parole. Non gli sfugi del pari che la scelta del 
sito per la introduzione dell' aculeo veniva indicata a 
quello insettolino dalla tenerezza della parte (i). Ed in 
fatti è quello il luogo , per lo quale si fanno strada i 
piccioli quando dal corpo della madre vengono a luce : 
imperocché ogni altra parte è più ferma, ed i margini 

(i) Fedi l. e. pufj. 3o. 

3 



perfetlamenfe aderiscono al sottoposto piano. Credè Re- 
auinur di rafforzare 1' opinion sua con questa osservazio- 
ne , poiché , dice egli , là medesimo ore il maschio 
( secondo lui ) introduce 1' auculeo per fecondar la fem- 
mina , trovasi la scorta per 1' uscita de' piccioli : e sa- 
rebbe questa 1' ovidutto. lu tal caso dovrebbe ammettersi 
che i piccioli escon per 1' ovidutto : cosa assurda , e che 
mal si comporta colla saggezza di un tanto scenziato. E 
qui mi giova torre eziandio dalla bocca del medesimo 
naturalista un fatto importante nella quistione che ci sta 
per le mani. Descrivendo egli la rima cedale de' suoi 
gallinsetti ^ dice esservene di quelli che l'hanno più lar- 
ga ed altri più angusta (i) : il tpal carattere è quello 
per lo appunto che distingue i due sessi , siccome 
ho io dimostrato nel calittico dell' ulivo (2). Che se 
fosser femmine tutte , non saprei a qual altra cagione 
attribuir si dovesse cotesta differenza. Mal regge 1' idea 
di Reaumur, che ciò facci la femmina per dar luogo al 
maschio d'introdurre il suo aculeo ( cioè l'organo geni- 
tale maschile ) ; perciocché picciol sarebbe se tutto in- 
tero entrar volesse in quell' adito l'inscttolino alato : e 
se quello allargamento è permanente, dovrebbe ugualmente 
osservarsi sopra tutti gV individui , Balrocchè non si vo- 

(i) L. cit. pay. 36. 

(2) Fedi] Casta ^ Mem. sopra la Cocciniglia del- 
T Ulivo. Atti del R. Istituto d' Jncoraggiam. voi. 4 
pog. e Fauna del Regno di Napoli .^ genere Calittico. 



(4r ) 
Jessc suppone cLc laluni avessero deciso dì professar oa- 
sUlà. 

VII. Tralascio di parlare della gocciolina di umore che 
scappar vide Reauraur dal medesimo sito , ove l' iusetto- 
hno iulrodusse il suo aculeo per punzeccliiarc il calilli- 
co j o per fecondarlo , secondo opina il sullodalo scrittore ; 
rom.cliò di cosa poco importante , e che al fatto mio 
piuttosto conviene (i). Gioverà solo rileggere ora le cour 
clusioni del medesimo autore , che ho riportate nella nota 
al paragr. II di questo lavoro , per convincersi in quanta 
slima egli tenea le sue proprie osservazioni: nel grado 
cioè di conghiettura. Una conghietlura dunque fu quella 
del Reaumur , contrastata da tanti e si valevoli assurdi , 
ai quali aggiungerò ora fatti positivi e novelli , che raf- 
forzeranno i già detti. Qui non si fa più parola di De 
Gccr , perciocché questi si rimette alle asserzioni di Reau-^ 
mur , siccome ho dimostrato neli' artic. Coccinigliferi 
della Fauna del Regno. 

Vili. Fra il cadere della slate ed il cominciar dell'au- 
tunno de'due ultimi anni decorsi , mi proposi fare delle ac- 
curate osservazioni sul Calillico ( Caìyplicus hesperidurii ) 
de giardini ( Coccus esperidum ^ Lin. ), onde studiarne 
con ogni possibile esattezza i costumi , e le loro differenze 
sessuali. Ebbi all'uopo un arboscello di limone atlaccalo 
doviziosamente da tali pidocchi , siccome il volgo nostro 

{\) È questa V ejfetlo della ferita che riceve il 
Calittico dall'aculeo del Dittero. 



( 42 ) 

eli appella. Lo misi a ciclo aperlo in uno de' balconi 
della mia casa , ed esplorandolo quotidianamente mi av- 
vidi dapprima, che molti de'calittici , di cui rami e fronde 
eran coperti , andavano lentamente intristendo. Da ovali 
passavano ad una figura ellittica molto allungata , si ren- 
devano immobili sul sito, cambiavano di colore, e divenivan 
tumidi. In pari tempo coprironsi le pagine inferiori di 
molte fronde qua di nera f uligine , là di fili sericei come 
quelli de' ragni , ma di una finezza indicibile. Fu mio 
primo pensiero accertarmi se il prodotto ciò fosse de'ca- 
littici; se lavorio di altra schiatta d'insetti. Ricercate- 
le quindi ad occhio armato discuoprì essere il fabro di 
quella orditura un aracnide microscopico del genere trom- 
bidio , tra la quale raccolto ed in serbo tenevasi per dar 
la caccia a quanti mai insetti cadessero fra le sue insi- 
die. Tenni dietro al viver di questo piìi giorni , tanto per 
ispiarne i costumi , quanto per vedere se alcun rapporto 
passasse tra questi ed i calittici, obbietto primiero di 
quelle ricerche. In tali diuturne esplorazioni l'occhio si 
avvide d'un minutissimo insetto invischiato nel tessuto 
dello aracnide anzidetto , il quale riconobbi ben tosto 
esser quello descritto dal sig. De Reaumur. Esaminatolo 
indi col microscopio di Plesl lo trovai pienamente simile 
ed identico a quello; colle ali però tutte ugualmente 
bianche , e senza costola rossa , come le vuole il sullo- 
dalo autore: differenza che probabilmente risulla da ot- 
tica illusione. Allorché , in fatti, stassene questo colle 
ali addossale sul corpo, siccome quasi sempre si tiene, 



( 4'^ ) 
1 colore del sotloposlo addomine rifrangendosi a traverso 
■ di quelle fa comparire la parie che le sovrasta tinta quasi 
dello stesso color rosso. Quando poi le ali si spiegano 
V illusione finisce, e mostransi ugualmente ed in ogni 
parte Manchissime. » 

IX. Riconosciuta l'identità di questo entomato col- 
r insetto Rcaumuriano, creduto il maschio del calillico 
del pesco , mi era d' uopo assicurarmi se realmoiito , 
Cora' io pensava, fosse un epigono a quelli nemico. A tale 
oggetto scelsi alcuni de' calitlici , e propriamente di quelli 
che, per le precedenti osservazioni , giudicaA'o morbosi ; 
e chiusi fra due hen tersi cristalli , piano l' uno , con - 
cavo l'altro, con somma cura conservai. In ciò fare 
usai ogni diligenza possibile di non portare fra quei ve - 
t!Ì alcujia sostanza o corpo straniero a quello messo a 
cimento. Bello fu il vedere , la mane del di seguente , 
due, e poi tre di quegli insettolini andarsene lentamen- 
te sopra i vetri , strisciando le lunghe loro ali , che pa- 
reva aderissero alla superficie di quelli , e come se fos- 
sero molli. Passcgiavano sul corpo de' calittici, ch'erano 
già fatti cadaveri, cercando ovunque d'introdurre l'acu- 
leo od Cvidiitto entro di quelli , siccome ben diceva Rcau- 
mur (i). Per la qual cosa davansi sovente in dietro con 

(/) Esse {mosche) non cercano far uso delle ali 
loro , Vìa camminano volentieri e si portano sul corpo 
de' gallinselli ; vanno e vengono sopra quello , di' è per 
loro uno spaziosissimo terreno ; lieaum. l. e. pag. 34' 



(44 ) 
due tre passi , spingendo 1' ano in dietro , e cercando 
di cacciarvi dentro i' aculeo ; v' incontravano resistcuza , 
e volgevan cammino. 

X. Variai Io sperimenlo in piìi guise : misi cioè 
isolatamente taluni calittici, ed altri lasciai aggruppati 
come erano fra cristalli , nel modo stesso detto di sopra: 
taluni aderenti alla foglia stessa del limone , altri distac- 
cati. Grande fu in vero la sorpresa in vedere schiusi non 
solo ditteri della medesima specie de' già indicati , ma 
altri ancora di specie diversa , e di un genere ancor 
molto da quello de' cecidomì lontano : appartenenti cioè 
alla famiglia de lìiuscidi , e di una picciolezza indici- 
bile (i). Essi sono rappresentati nella figura 2 A, A. 

Doppia soddisfazione provai nello esaminar questi 
entomati parassiti, rivedendo una -forma di ali strana e 
jiuova, della quale pei la prima volta ebbi nozione in 
Vienna. Ivi, ed in casa dell'illustre Barone Giacquin, il 
signor Amersmidt espose alla vista di niolU un dittero 
da lui trovato , ad oggetto di fare ammirare la forma 
bizzarra delle Sue ali : e quantunque fosse queir unico 
esemplare tiial adattato ne' vetri ^ cbiaró apparita che 
all'ala primaria altra ne slava sovrapposta, il cui piano 
perpendicolarmente giaceva a quello della prima. Tacque 
egli la pianta sulla quale trovato aveva quel dittero, on- 

(/) La comjjlefa descrizione di questi ditteri pi- 
gmei sarà data in altro lavoro -^ riunendo quella degli 
altri parassiti de caliKici. 



( A'S ) 
de schivare che alili procacciar se lo possa, por meglio 
studiarlo. Ella è cosa imporlantissima in entomologia , 
ed io ve ne terrò parola in luogo distinto , onde non 
divergere dall'attuale argomento. 

XI. Assodato senza equivoco e convinto, che quei 
minuti dittcri schiudono dal corpo òsi e aiutici ^ e che da 
un solo individuo di questi più ne venivan fuori di quelli; 
mi convenne cercare se in una stessa specie vivessero 
ancora gli altri ottenuti nel secondo sperimento , o so in 
specie diverse di calitlici , od in distinti loro individui 
separatamente si trasformassero. Siccome sulla fronda di 
limone esistevano insieme il Caìittico dell' esperidi , e 
r altro in forma di mitilo, separai questi ultimi dagli al- 
tri , e distintamente li chiusi. Ottenni da questi i mu- 
scidi è vero , ma di essi ne schiusero parimenti dal ca- 
ìittico de' giardini ; con ciò di differenza , che quelli in 
cui vivcano gli uni non davano asilo agli altri : i mu- 
scidi e le cecidomie attaccano indistintamente tutte le 
specie di calittici sottoposte a questo sperimento, ma quelle 
che sono attaccate da' primi non vengono in pari tempo 
attaccati dalle seconde. Tanto almeno può dedursi dalle 
spcrienze finora praticate. Dalle quali cose emerge evi- 
dentemente , I . che questi ditteri vivono nel corpo de'ca- 
littici a spese de' loro visceri; 2. che più individui di 
quelli schiudono da un sol corpo di questi; 3. che una 
specie stessa di caìittico può dare asilo a specie diverse 
di dittcri; 4- che specie congeneri sono attaccale da 
ditteri di genere diverso. 



(46 ) 

XII. Dopo questi falli passerò a considerare i rap- 
porti che hauno fra loro 1' epigeno del Dallilopìo del- 
l' Opunzia e quello del Calitlico ò.é giardini. Il primo 
solamcnle differisce per le setole codali che mancano nel 
secondo ; mentre in questo v'hanno i bilancieri e l'acu- 
leo che non si osservano in quello. Cosiffatte differenze 
Bono quasi generiche, siccome genericamente si distin- 
guono il Dattilopio dal Calittico. La qual cosa è per- 
fettamente d' accordo col piano della natura , la quale 
ha statuita tal legge, che ogni razza di vivente debba 
dare asilo ad altro vivente minore , e distinto nel genere. 

XIII. In fine, il dotto naturalista DeRcaumur, te- 
nendo presenti le gravi difficoltà cui andava incontro 
1' ipotesi sua , credè pure trarre ausilio dall'analogia del 
colore e della carne che credè esistesse tra le volute fem- 
mine ed i supposti maschi ce Io credo , egli dice , trovare 
)) ancora diversi tratti di somiglianza fra le mosche in qui- 
» stione ( e mosche sempre ei le chiama ! ) , ed i gallinsei^ 
)) ti; il colore, l'odore, la natura della carne degli uni e 
)) degli altri mi sembrano essere presso a poco i mede- 
y> simi (i) ))• Veramente, se persuaso non fossi, come 
lo è ognun di voi, miei dotti colleghi, del gran senno 
che distinse Réaumur, sarei per dire che sognasse allor- 
ché tali cose scriveva. Del colore quasi identico è facile 
giudicarne, e trovarne ragione; perciocché l'epigeno ani- 
maletto si carica de' medesimi umori di quel gallinsello 



(/) B.éaum. L. e. pag. 3o. 



( 47 ) 
a spese del quale vive ; quiiuli tramanda Io stesso colo- 
re. Ma come esaminò poi la carne e l'odore di (|uel!o 
infinitesimo della razza degli enloniali , cento de'quaii 
non c([uivalgono ad ima sola pulce? Con qiial coltello 
spaiò il corpo di quelli per esaminarne la carne? Quale 
l'odore che gli stessi tramandano? È perdonabile però a 
quell'uomo insigne se tanto dal vero scostossi, trattan- 
dosi di dover sostenere una ipotesi assurda. 

XIV. Onde por termine alla controversia riuniamo le 
sparte cose già dimostrate , e vediamo da qual parie la 
verità risiede. Ammettendo per vera l'ipotesi di llcau- 
mur , che gli alati insettolini fossero i maschi de' Calit- 
iici e Aq Dattilopi, ammetter si dovrebbe ugualmente — 
I. L'esistenza di più individui entro un sol corpo, prima 
e dopo la metamorfosi — 2 . Specie , o per lo meno va- 
rietà diverse , e sessi distinti , vivere in un sol corpo , 
od anche in due della medesima specie — 3. Metamor- 
fosi diverse in un solo e medesimo genere d'insetti — 
4. Metamorfosi nell'uno de' due sessi, e non già nell'altro, 
se tali fossero gl'insetti in parola. Se di tante stranezze 
la Natura è feconda , lo studio di essa è del tutto al- 
l' uomo precluso^ e sogni dir si potranno gli imiani ra- 
gionamenti intorno a coteste cose. 

XV. Piacciavi ora prestare pochi altri istanti la vo- 
stra pazienza , miei dotti colleglli > per mostrarvi il ro- 
vescio della medaglia. Vi esposi altrove , che il maschio 
del Caliltico o Coccinìglia dell' ulivo non è dalla fem- 
mina per altro distinto, salvo che per la figura più al- 

** 



?«•• 



(48 ) 
1 ungala , pel corpo mcn grande e più magro, e per la 
rima cedale più angusta. Tali cose verificate avera so- 
pra più specie, e lo asserì senza tema veruna. Sentiamo 
ora come le osservazioni del Rearaur concorrono a raf- 
forzare le mie. 

Nella pagina 87 del IV volume , ei dice « Gli al- 
beri che nella Primavera si sono mostrati più carichi di 
gallinsetti^ sovente non hanno nella State che scarso nu- 
mero di adulti. 

Nella pagina 36 fa notare, che in certi individui 
del gallinselto del pesco la rima codale è più stretta ed 
in altri è più larga. 

Or se tutti sono del medesimo sesso , perchè si po- 
che ne avanzano a propagare la specie, e perchè non 
sono uguali e simili tutti ? Perchè le une tengono la rima 
codale più larga, ed alla guisa di un tubo? A tali in- 
chieste certamente non può darsi soddisfacente risposta 
dai partigiani dell'ipotesi Reaumuriana. Altronde , tali 
fatti si accordano tutti a contestare le mie osservazioni ; 
imperciocché sono i maschi quelli che, dopo aver servito 
al loro destino, restano morti ; e son le femmine già fe- 
condate le sole che restan superstiti, per la riproduzione 
della specie. Sono esse quelle che hanno la rima co- 
dale più ampia , per raccogliere le parti omologhe del 
maschio , e per dar passagio alle uova , le quali deb- 
bono uscire dall'ovidutto , e rientrare per quella mede- 
sima rima sotto il corpo materno, onde esser covate, 
protette. La figura 3 rappresenta un di quei calittici sot- 



(49 ) 
loposti a sperimenlo, il quale, sgravandosi delle uova, 
mostra com'esso le spinga sotto il suo ventre. Le uova 
sono tra loro riunite per lo mezzo di un glutine, e 1' uno 
spingendo l'altro, alla guisa di rosajo si ripiegano con- 
tro loro stesse per ritornare sotto il mantello materno. 
E qua mi corre obbligo dire, che, contro quello osser- 
vato nel calittico dell'ulivo, in questa specie realmente 
le uova si depongono fra la membrana del ventre ma- 
terno , e la superficie del corpo su cui quella aderisce, 
giusta quanto Lalreille ha insegnato. 

XVI. Concorrono finalmente al medesimo opinar mio, 
se tale può dirsi una conclusione poggiata sopra fatti che 
non sono colla ragione discordi , il giudizio di La Hire^ 
e di Sedileau , i quali asseriscono che i due sessi si tro- 
vano fra gr individui simili , il che non senza fonda- 
mento ebbero adire. Reaumur riporta l'opinion loro (i), 
ma gli fé ostacolo ad ammetterla lo aver supposto, che 
la fecondazione si eseguisse pochi giorni dopo la schiusa, 
quando cioè sono ancora individualmente incompleti. Met- 
tendo dunque in confronto le somme assurdità delle ipo- 
tesi colla naturalezza de' fatti, parmi restar fermo, che 
i maschi in generale non siano dalle femmine diversi 
in organismo e costumi, siccome altra volta credo aver 
dimostrato pel calittico dell'ulivo in particolare. 



(/) N. B. // sig. Cestoni credè che le Cocciniglie 
siano ermafrodite , e che perciò non abbisognano di 
reciproco accoppiamento^ fecondandosi per se tnedesime. 



( b-0 ) 
XVII. Mi resta a dir di proposito quanto compete alle 
diverse specie di cpigeni de' coccinigliferi , sopra de'quali 
vi sono molte importanti cose a notare. Ma siccome ab- 
biisar dovrei della vostra indulgenza , per entrare nelle 
discussioni tutte che far si deggiono intorno a quelli, 
formeranno l'oggetto di altro accademico lavoro. 

SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE. 

Tav. I. fig. I. Calymmatus hesperidum ingrandito. 
Fig. 3. Lo stesso, colle uova che scaccia dall'ovi- 
dutto e respinge sotto al mantello (i). 



(/) Avendo racchiuso un Caliramato ad oggetto di 
esaminare se dal suo corpo schiudesse qualche paras- 
sito , siccome si è detto nel §. io , dopo poche ore 
trovai che lo stesso scacciava dall' ovidutto le uova , 
come rappresentate si vedono. La mane seguente a 
quella nella quale disposi lo sperimento , avendo sot- 
toposto r apparecchio intiero al microscopio , vidi che 
dalla regione cefalica erasi sollevata una bollicina in 
guisa di projettile , la quale si congiungeva al punto 
della sua emanazione per lo mezzo di un tubolino de- 
dicai issimo , il quale si ramificava nell' interno della 
bolla. Ciò prova che in quel sito debba esservi uno 
spiraglio o stigma. 

Questo fatto richiamò ancora alla mente la genesi 
del Fucus Tondo , Lin. il cui gambo di 6 in 7 piedi 



( b'i ) 

Fig. 15. Uno de' suoi uovi ingrandito. 

Fig. 2. Specie di Dactylopiiis vivenle sid limone, 
di cui sarà dello a suo luogo. 

Fig. 6. Specie A' imenotterol schiuso dal corpo d'un 
calimmalo morbosamente incroslato. 

Fig. b' grandezza naturale del medesimo. 

Fig. 7. Una delle sue gambe ingrandita. 

Fig. 8. Le sue ali parimenti ingrandite. 

Fig. 9. A. Cecidomia del Calimmato del limone ^ 
di color naturale. 

a grandezza naturale. 

b una delle sue gambe ingrandita. 

e l'antenna. 

d bilanciere. 

B. rappresenta la stessa Cecidomia colle ali spie- 
gate , ad oggetto di vedere la nervatura delle ali , 1' a- 
culeo dell' addomine , ed i bilancieri , nel proprio sito. 

Fig. IO. A, Dittero "ì parassito della medesima spe- 

è cosi tenue che adeguasi ad un pelo di porco, liscio^ 
diafano , tenace , attenuato come un capello verso la 
base , ed ingrossato neW apice , ove si termina in un 
corpuscolo più grosso , e simile ad un seme, di figura 
ovale , e di sostanza mucilaginosa. V.Lin.Amen.Ac- 
cad. F^ IF append. pag. zSg , tav. 3,f. 2. 

Questo fuco generato nel fondo del mare offre in 
grande l'analogo della presente produzione , stando tra 
loro in ragione dell' oceano a quella del Calimmato. 



( b'2 ) 
eie scliiuso dal Calimmato in forma dt Mitilo , ed an- 
che da quello de' giardini ,' ingrandito. 

a grandezza naturale. 

b una delle sue gambe. 

e r antenna. 

d le ali. 

A' lo stesso insetto colle ali addossate, siccome na- 
turalmente si vede. 

Fig. 4- rappresenta una produzione del Calimmato 
in continuazione di quella che sta figurata sul n. 3 , e 
di cui si dice nella sottoposta nota. 



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( 53 ) 
Descrizione di una nuova specie di sciuzonia ( Pen. ) , 

CON ALCUNE niFLESSIONI SULLA RIFORMA Ue' CARATTERI ES- 
SENZIALI DI QUESTO genere; LETTA NELLA TORNATA DEL 

dì 12 aprile l833 dal socio corrispondente francesco 
Briganti. 

Ornatissimi Colleghi 

JMel mentre che io mi affrettava presentarvi la se- 
conda Memoria sopra i testacei terrestri e di acqua dolce 
del nostro Regno , altr' oggetto che si riferisce ad un 
ramo differente della Storia naturale , importantissimo a 
dover essere ugualmente per la sua novità illustrato , 
mi allontana per poco da quella primiera occupazione , 
e mi determina a rendervene inlesi, e mostrarvelo an- 
che in figura; unendo così questo mio lavoro all'altro, 
di cui non guari sullo stesso proposito il benemerito 
nostro socio signor Giordano fé dono a sì rispettabile 
adunanza. 

Piaccia al cielo , ed abbia il bene questa mia scien- 
tifica fatica esser da voi , o illustri Accademici , al pari 
della prima compatita, non già per portare di quel che 
VX espongo lode alcuna, che pur conosco quanto sia 
basso e temue il mio talento a potervi giungere , ma 
solo per lasciare tra i fasti di questo Real Istituto un 
pubblico e perpetuo attestato di mia riconoscenza verso 
di voi , in avendomi già accolto si benignamente in 
questo ragguardevole luogo: e che se ciò fatto avessi 

6 



con parole, o con privalo foglio, non cosi durevole, né 
a tutti così manifesto sarebbe al certo riuscito , e nep- 
pure degno del vostro generoso atto. Qui mi fermo , per 
non più intertenervi in ringraziamenti , e divenir con 
lodi ristuccbevole e nojoso , di cui ben mi avveggo, cbe 
per quanto dicessi, 

quodcumque relinquam , 

Majus erti. 



• ot- . avu-. 



(55) 

Brevi osseiivazioni sul genere scbizonia. 

Il genere schizonia del Persoon , stabilito da pri- 
ma con tutta ragione dal Fries sotto il nome di schi- 
zophyllum (i), viene ora da me arricchito di un'altra 
specie , i cui caratteri mi determinano non meno a co- 
stituirla come nuova , ma eziandio a portare sullo stesso 
genere una qualche modificazione ; dappoiché quelli che 
si leggono nelle opere de' menzionati due micologi (2), 
siccome sono stati desunti soltanto dall' o^orzcus alneus 
di Linneo, fungo che servi di tipo al detto genere, pre^ 
sentemente con la giunta della nuova specie , che pur 
ne ha de' notabilissimi e particolari , non gli slimo molto 
opportuni ad indicarci il giusto e vero valore di tutti i 
suoi segni di distinzione. Il che verrà in chiaro , quan- 
do, dopo aver premesse alcune brevi considerazioni in- 
torno alle varie sentenze de' più accreditati botanici che 
su di ciò si versano , passerò a dare un preciso rag- 
guaglio della schizonia in esame. 

(i) Sembra che queste due voci abbiano origine 
dal verbo greco rx^X''^ ( $chizo ) findo , scindo ; im- 
perciocché tutte le specie^ che l' enuncialo genere ubi- 
braccia, hanno per principal carattere le sfoglie del- 
l' imenio bilameUate , ovvero divise per lungo. 

(2) Fkiks. System, mycol. /, pag. 33o. — Per- 
SOON. Mycol europ. Sectio iii ., pars /, pag. /4- Er- 
langae /82Ò\ ^ 



(56) 

Lo svedese sig. Fries , che innanzi ad ogni altro 
distaccando dalla vasta famiglia degli agarici la specie 
descritta da Linneo col nome di agaricus alneus , fondò , 
siccome poco fa abbiam detto^ il suo schìzophyllum^ aven- 
done così presentati i caratteri comuni : « Laminetle 
» che guerniscono l'imenio longitudinalmente bifide coi 
)) margini piegati indentro : sporangi di color bianco , 
t) e cappello coriaceo , ma di un tessuto fioccoso » . Or 
sebbene il Linneo non conobbe del tutto coleste gene- 
riche differenze, pure nel descrivere l'indicato agarico, 
notò distintamente la singolare struttura delle sue deli- 
cale lamine con le seguenti parole . . . lamellae bijidae 
pulverulentae (i). E se sulle medesime si porteranno 
pili oltre le nostre indagini , leggeremo nell'opera del 
Gleditsch , da lui chiamarsi lamellae clissectae (2) , ed 
in quella dell' Haller: lamellae crassae , omnes projun- 
dae Jissae ^ bilabiatae (3). 

Dopo venne il Persoon , il quale per altro cambiando 
il nome di schizophyllum in schizonia , adottò ancora 
egli un tal genere nella sua Mycologia europaea ; in cui 
collocandolo fra la daeclalea e l' agaricus^ da questi così 



(i) Spec. plant. tom. 2, pag. i64^. Edit. tertia. 
Vindob. i-j64- 

(2) Metliod. fung. n. xxxi. Berol. //ó'J. 

(3) Enum. meth. stirp. indig. Helvet. /jo:y. S8 , 
n. 4" Gottingae i'j42. 



( 5? ) 

Io disliuse: Pileus coriaceus dimidiatus . Lamellae demum 
loiujiludinaliier bifidae^ revolutae (i). '•■'. 

Il migliore però , che a creder mio abbia esaminato 
l'aiulamenlo di vegetazione, e la particolar forma di sif- 
fatte laminette, è stato ilBulliard, che sovra ogn altro e 
degli antichi e de' moderni n'espose minutamente i ca- 
ratteri sotto la stessa specie Linneana. Eccone le precise 
parole riferite dal Persoon stesso nel citato luogo della 
sua opera : De lamellis Bulliardns dicit pag. 38i , 
quod prìmum margine canalicuìatae sint ( tav. 34.6 , 
i". e. ), demum aperlae et revolutae ( tav. 58 1 , f. h. ), 
ceterum sunt simplices et vix ramosae . . . (2). 

Né in fine vi dovrà esser discaro , se io per compiere 
il novero di coloro, che con particolar cura una tal materia 
han trattala, aggiungo: che l'Ehrenberg sol bramoso 
d' infrodiure nella scienza nuovi vocaboli , che pur di 
stram e mal fondati ne abbonda, chiama scaphophorum 
agaricoìdes lo stesso agaricus aliieus di Linneo (3), a 
causa della forma, che a simiglianza di barchetta tazza 
non di rado prende il cappello di questo fungo. Deno- 
minazione non ammessa dalla generalità dei crittogamisti. 



(i) Op. cit. gen. Lxxvjii. De-Camdolle nel suo 
Boianicon Gallicum ( edit. 2. Paris. i83o. Pars 11 , 
pag. 'jqS ) lo ha situalo in mezzo a' generi daedalea 
e merulius. 

(2) Hist, des champ. de la Franca. 

(3) Horae phys. Berol. , pag. g4. 



(38) 

perchè fondata sopra un distintivo molto comune ed in- 
costante. 

Solamente qui evvi a riflettere , che mettendo in 
confronto tra loro i suesposti caratteri generici, ognuno 
Len volentieri ne rileva la discordanza , che passa tra la 
frase impiegata dal Fries , per indicare l'interna curva- 
tura dei lembi delle laminette ( lamellae involutae ) , 
e quella usata dal Persoon e dal BuUiard ( lamellae re- 
volutae ), che ci somministra una opposta idea. Le os- 
servazioni però da me fatte su non pochi individui delle 
specie già conosciute , mi decidono a seguire il senti- 
mento di questi ultimi scrittori; stante che quelle due 
sottilissime membranuzze , che prima di separarsi forma- 
no una sola sfoglia dell' imenio , aperte che sono , cia- 
scuna si accartoccia verso la parte esterna, e non mai 
interna , siccome più chiaramente apparirà dalla seguente 
descrizione della nostra schizonia , e dalle corrispondenti 
sue figure, che ho avuto premura eseguire di propria mano, 



(»9) 

S e H I Z N I A M U R I N A. 

Suoi carotieri naturali. 

Porta questo fungo il cappello quasi rotondo col 
margine intiero , un poco flessuoso e piegato in giù , 
ordinariamente di linee io di diametro , in principio 
alquanto convesso , di poi spianato con piccolo ombelico 
nel centro : la superficie vedesi ricoperta di morbido 
pelame bigio più o meno carico , molto simile alla pelle 
dei nostri sorci domestici , donde mi è piaciuto trarre 
il suo nome specifico di schiz. murina. Le laminette non 
sono molto numerose , né d' una medesima lunghezza : 
le più lunghe sono alternatamente frapposte tra le altre 
minori ; tutto però nell' avvicinarsi allo stipite , sul cui 
apice per poco ne scorrono , diventano più attenuate. 
La struttura delle medesime presenta distintamente i ca- 
ratteri del genere davanti notato : hanno cioè i lembi 
scanalati mentre il fungo è giovine , poscia si fendono 
per lungo , e delle due membrane , che ne risultano , 
cadauna si distacca dall'altra, e si accartoccia in fuori; 
il di lor colore poco differisce da quello del cappello , 
essendo di tinta più dilavata. Lo stipite è centrale , nu- 
do , lungo al più linee 7 , largo una e mezza , fistoloso, 
schiacciato, leggiermente concavo in ambidue i lati, ed 
alquanto rigonfio alla base. 

Nasce solitario sul terreno verso la fine di autunno 
nelle piccole praterie , e nei luoghi incolti che circon- 



(6o) 
dano la nostra città , ed ha una breve durata. La sua 
sostanza è carnosa , né ci offre odore o sapore sensibile. 

Or da quanto finora abbiam detto , noi ricaviamo 
argomenti abbastanza fondati non solo per decidere, che il 
descritto fungo vada sotto la schizonia^ a causa dell' indi- 
cata struttura delle sue lamine, ma bensì ne costituisca 
una specie diversa dalla vulgaris del Persoon, e dalla 
gossypina del Giordano: perciocché in essa vedesi il cap- 
pello intiero , e non già dimezzato ; carnoso , e non già 
coriaceo ; stipitato , e non già sessile , ec. ec. D' aU 
tronde possiamo ancora conchiudere , che ove si voglia 
assegnare con precisione i caratteri essenziali a questo 
genere, sono sufficienti soltanto quelli ricavati dalle la- 
mine , come molto sicuri e piìi manifesti ; e che gli 
altri spettanti alla varia figura del cappello e sua so- 
stanza , impiegar si possono a dividerlo in due sezioni; 
attribuendo alla prima il cappello dimezzato e coria- 
ceo , ed alla seconda 1' intiero e carnoso. E ciò per dare 
una opportuna distribuzione alle specie già note , ed a 
tutte quelle che forse si scopriranno in seguito. 

Non sarà poi qui affatto fuor di luogo , se per sem- 
pre meglio assodare il risultato delle precedenti mie os- 
servazioni , passo ad esporre , giusta il rito della scienza, 
in termini latini la diagnosi della nuova specie di ^c/u- 
zon4a, cui premetterò i caratteri essenziali del genere 
da me emendati. 



( 6i ) 
SCHIZONIA , Pers. — SCHIZOPHYLLUM, Fries. 

GEDEniS CHARACTEllES ESSENTIALES EMENDATI. 

Hijmenium e lamellis pìimum margine canaliculatae , 
demum longitudinaliter fissae et revolutae. 

SPECIEnUM HUCCSQUE DETECTARtIM DESCHIPTIONES. 

* Dimidiatae , pileo coriaceo. 

I . ScHiz. vulgaris, gregaria parva tomentosa albida , mar' 
gine saepius inciso ; lamellis griseo-purpuraseentibus. Pebs. 
Mycol. europ. Sect. iii. par. i. p. i4- 

SvNONTMA. Fungus parvus lamellatus pectuncuU forma alno adna- 
scens. Vaill. Bolan. Paris, p. 70. n. 63. t. X. f.7? — ylgaricus parvus la- 
mellatus pectuncuU forma elegans. Dili.. Cat. Giss. p. 192. Synops. p. 21. 
n. 23 ? Battab. Fung. Agri A.rim. Hist. p. yS. t. 38. f. d. — ^gar. imhricalus 
JUrsutus , lamellis violaceis. Buxbatoi. Cent.V. t. 7. f. 1. —Agar, alneus. 
Link. Syst. plant. ed. Reich. 4. p. 607. Scuaetf. Hist. fung. t. 246. f.i. Boj,l. 
Hist. des cbamp. p. 38i. t. 346, et 58i f. 1. Soweeb. i.i83. Hoffm. Nomencl. 
fung. t. 1. Pbes. Synop. fung. p. 485.— ^^r. multijidus. Batsch. E1. fung. 
f. 126. Nees. Syst. f. 181. — -^gar. radialus Swaetz. — Agarico -fungus 
lamini» bifidis , pulverukntis. Hall. Enum. meth. stirp. indig. Helv. p. 
58. n. 4. — Merulius alneus. Lam. — Schizophyllum comune. Feies. Syst. 
mycol. 1. p. 33o. — Scaphophorum agaricoides. Eheenb. Horae phys. Be- 
rci, p. 94. 

Auiu7nno ci hyeme ad varios arboriim eaudiees, praeser- 
iim ad Iruncos tiliae, populi treniulae , quercus , fagi, aut alni 
crescif. 

Obs. Laudalus Ehrenbcrg duas varietaics adnotat, a M. A. 
de Chamisso in siiis ilineribus inventas super Iruncos putridos 
pandani ; nempe griscam , et niveo-candidam. An haec ad se- 
quentem speciem ref erenda? 



(62 ) 

a. Schiz. gossypina, caespitosa gregaria coriaceo-suberosa 
stipitata ; stipite laterali ; pileoque dimidiato integro densissime 
albo-tomentoso ; lameUis bijidis plicatis pallide alutaccis pu- 
berulis. 

Synokyma, Schizophyllum grossypinum. GiOrd. Conf. ejusd. auct. dia- 
triba , cui tiiulus : Mem. su di una nuova specie di fungo, in/ioc voi. pag. 
a3_ inserta. 

Babitat in terra sabulosa. 'Autumno. 
''^' * * Integrae , pileo carnoso. 

3. Schiz. murina f nob. J , solitaria parva cinereo-fusea; 
pileo orbicidari fere plano leviter umbilicafo subtomentoso, lim- 
bo regulari parum recurvo Jlexuoso ; lamellis laxis simplici- 
bus, et parum decurrentibus, tntegris alternatis a minoribus , 
in junioribus margine canalieulatis , demumjissis et revolutis; 
stipite nudo breviusculo Jistuloso compresso , ntrinque versics 
medium obsolete excavalo , basi subtuberculato , pileo con- 
colore. 

Sparsim autumnali tempore ad terram invenitar. 

Tali ia breve sono le riflessioni , che ho saptifo 
esporre intorno al nostr' oggetto ; e mi lusingo averne 
parlato con quella misura che si conveniva ad un la- 
voro accademico , cui se vi benignerete aggiungere le 
vostre cure , al certo che riceverà maggior lume ed 
ornamento. 



(63 ) 
SPIEGAZIONE DELLE FIGURE. 



Fig . 1 . ScHizoNiA muvina dipinta nel pieno sviluppo, e di 
grandezza ordinaria. 

— 2. La stessa tagliata verticalmente^ ad oggetto di far- 

ne vedere la struttura dell' imenio , e l' interno del 
gambo. 

— 3. Una porzione del cappello ingrandita d'assai, e dise- 

gnata dalla parte dell' imenio , onde marcarvi i 
lembi scanalati delle laminette, a, a, a. 

— 4- Laminetta distaccata dalle altre vie maggior- 

mente ingrandita, e rappresentata tostochè il fungo 
è giunto all'ultimo stato di vegetazione.— ó, ò mo- 
strano le due sottili membrane componentino la 
suddetta laminetta , coi lembi rivolti in fuori. 
■— ^. e ^ e. Le stesse membranuzze disegnate in tem- 
po che r una incomincia dall'altra a separarsi. 



/5^ 





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3- 




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.^•-^k. 




r_^o^^<Z'V^^l^U'(%i'/T7zy aj^r^jyAf/n^^n, urnu-ziy- 



( 6b' ) 
MONOGRAFIA 

SULLA duplicità' DELL^ UTERO UMANO TRATTATA SECONDO UNA 
NUOVA CLASSIFICAZIONE ED ARRICCHITA CON DUE OSSERVA- 
ZIONI DI MATRICI DIDELFE , LETTA NELLA TORNATA DE' 5 
SETTEMBRE l8315 DAL SOCIO ORDINARIO STEFANO DELLE 
GHIAIE. 

§. I. Riflessioni generali- 

\^uando il celebre Geoffroy Saint-Hilaire (i) me- 
ditava sulla organogenesia e proclamava la legge di na- 
tura sulla unità di organica composizione , cui facevano 
eco il eh. Bleckcl (2) e "1 dotto Serres (3) con quella 
della simmetria e della coniugazione , vasto campo apri- 
vasi alle ricerche de' medici filosofi intorno la duplicità 
uterina , di cui il nostro Catti (4) ingiustamente scono- 

(/) Philosoph. Anatom. Paris 1818. 

(2) Trait. génér. d' anatom. comp. trad. par Ries- 
ter et Sanson. Paris iSag , I. 

{3) Recherch. d' anatom. trascend. et patholog. Pa- 
ris i832. 

(4) Siccome ho avuto sempre sistema di far co- 
noscere i lavori de' miei compatrioti , che colle teore- 
tiche e pratiche loro osservazioni hanno realmente con- 
tribuito a' progressi de' vari rami della scienza medica 
si nobile e sì utile alla società ; così non debbo jìas- 

7 



( 66 ) 
scinto fu il primo ad avere esatta contezza. In simil 
guisa questo congenito vizio di alterata organizzazione , 
anziché esser risguardato quale risultamento di eccesso di 
parti come erasi per lo innanzi reputato , bassi al con- 
trario da tenere per mero traviamento dell' organismo a 
cagione del mancato sviluppo nella primordial sua for- 
mazione (i) ; il quale ha impedito la unio ne delle due 
sare sotto silenzio Francese' Antonio Catti nativo di 
Lucca ch'esercitò la medicina e chirurgia in questa 
Metropoli e compose V Anatomes enchiridion partes cor- 
poris Immani brevi ordine mire explicans medicinae can- 
didatis admodura necessarium. Neap. 1SS2 in 4 {Por- 
tal Hist. de l'Anatom. et de la chirurg. Paris ijjo , 
FSqo): libro a migliori bibliografi ignoto egualmente 
che le sue Isagogae anatomicae. Neap. 1SS6 ( Haller 
Bibl. anatom. Tigurì iTl4 -, I 210 ) eo? Isagogae ana- 
tom. Neap. 16^1 {Haller Oper cit. Tiguri /^jy, II 78^: 
liber perrarus., Mosca ). Ed a questo proposito l'im- 
mortale Morgagni ( De sedib. et caus. morb. etc. cu- 
rante Chaussier et Adelon. Lutei. tSzo., I fjg ) scrisse: 
« Ex quo enim Franciscus Antonius Cattus anatomicus 
neapolitanus non ita contemnendus ., ut ignotus esset , 
zis qui de medicis aut anato77iicis scriptoribus egerunt, 
sicut primum in muliere quadam revera bipartiti uteri 
dissectionem tradidit ( Isagog. anatom. cap. 20). Poi- 
ché Areteo e Berengario da Carpi nel 1S18 in termini 
troppo vaghi avevano pure notato siffatta particolarità. 
(/) Talora la matrice umana è stata rimpiazzata 



( 67 ) 
metà uterine (i) con meccanismo identico alla scpa- 

da molliccio corpo ( Huf eland ) ; si è rinvenuta affatto 
mancante sì ne' cadaveri ( Colombo^ Morgagni^ Stein, 
Schleigel 1 Richerand), essendovi le sole trombe e le 
ovaie , che sul vivente ( Duges ) ; ed altre fiate ne ha 
esistito una metà coli' analoga tromba ed ovaia ^ aven- 
do la donna avuto dieci regolarissimi sgravi [Chaussier). 
Ma nella massima parte de' casi dessa esiste 
quasi sempre nello stato semplice e non di rado in 
quello di duplicità : losche dimostra il ravvicinamento 
suo a diverse famiglie di animali mammiferi. Ed il 
cel. Geoffroy Saint-Hilaire l' ha destinta in porzione 
superiore corrispondente alle corna uterine de'jwppanti 
e da lui chiamata ad-uterura , e nella inferiore o collo 
che riferiscesi al corpo della matrice di detti qua- 
drupedi. 

( I ) In riguardo alla genesi dell'utero umano, che 
secondo Saint-Isidoro è così denominato quod duplex sit 
ab iilraque parte unus, è da sapersi che verso la sesta 
settimana nella lombale regione dell' embrione appari- 
sce una coppia di strette ed oblique doccie , che in 
seguito approssimate e congiunte nella linea mediana 
costituiscono due laterali simmetriche parli ossia V u- 
tero e la vagina. meglio esso è bicorne sino alter- 
mine del terzo mese , e le sue due laterali porzioni 
unisconsi ad angolo tanto acuto per quanto l'embrione 
si approssima alla sua formazione : indi a jìoco a poco 



( 68) 
razione delle parti spettanti al labbro leporino (i). 

tali proluìif/amenti scompariscono e verso la fine del 
quarto mese la cavità iiierina è uniloculare . Idee che 
convengono colla osservazione di Morgagni ( AJvers. 
analom. IF 2Q ), il quale in una giovinetla di quin- 
dici anni si accorse di profondo solco scolpito lun- 
ghessa la posterior faccia del collo e corpo uterino. 
Dippià Tiedemann crede che il sesso femineo sia il 
maschile arrestato nell' inferior grado di organizzazio- 
ne , e Geoffroy Saint-Ililaire ripete la diversità de' 
sessi dalla svariata distribuzione de due rami dall'ar- 
teria spermatica. 

(i) Per quanto sia ingegnosa la odierna 'teorica , 
che abbastanza rispetto , debbo però dire ch'essa non 
somministra soddisfacente spiegazione del fenomeno in 
esame. Mi si permetteranno quindi alcune riflessioni , 
che derivano da' fatti veduti da me senza la menoma 
prevenzione in contrario. Durante le prime settimane 
della vita dell' embrione convengo suW andamento del 
primitivo e regolare sviluppo della matrice , la quale 
risulta da due separate metà , che in seguito s' inne- 
stano ; m' acconsentir poi non posso che la deficiente 
loro unione rappresenti le diverse forme della uterina 
duplicità. Di fatto ho ravvisato nelle matrici biloculari 
regolarità somma nella loro esterna ed interna confor- 
mazione tiranne la esistenza di mediano tramezzo , e 
nelle didelfiche l'abbozzo compiuto di due interi uteri 



( 69 ) 

La duplicità de' visceri unici , fra' quali riportasi 
con ragiono quella della matrice , è un' anomalia , di 
cui la scienza nostra non iscarseggia siccome in contrario 
opinava Portai (i) , ma ridonda di gran numero di esem- 
pli osservali tanto nelle trapassate che nelle presenti epo- 
che. Rimarcasi essa nelle donne non solo ben confor- 
mate^ ma eziandio appo quelle invase da mostruosità o 
da altre organiche trasformazioni , cadauna delle quali 
rappresenta lo stato permanente delle specie di animali 
inferiori (2). 

La matrice può inoltre mostrarsi sotto infinite e va- 
rio forme seconda che la sia semplice o doppia , risul- 
tante cioè da due e rarissime volte da tre (3) di que- 
sta visccra innestate, disunite per qualche tratto od in- 
teramente separate : nulla importando se vi coincida o 
no la semplicità , oppure la interna divisione delle va- 



talvolta con preponderante accrescimento di uno di essi 
sull'altro, che nelle bigemine tendono vieppiù alla per- 
fezione : e per conseguenza in tutte chiaramente ri- 
marcasi eccesso , anziché difetto di ^Jarti. 

(/) Cours d'Jnatom. inedie. Paris i83o, V. 

(2) Egli è vero che poj'ecchi mammiferi hanno 
/' utero semplice poco dissimile da quello delle nostre 
femmine come le scimie , gli sdentati , i tardigradi ; 
ma il più gran numero di loro lo presenta duplice. 

(3) Un solo esempio finora contasi di tripla ma- 
trice ( 7l/<?c/;e/ Handb, der pathol. anatom. //, P.Iidz). 



(70) 
ginaK pareli, anomalia che dirado si è rista isolata (i). 

§. II. Disamina delle diverse classijìcazioni. 

Una metodica distribuzione de' così detti uteri bi^ 
solcati, bifidi, bilobi, bicorni, bipartiti^ doppi ^ dii^ 

(/) La vaginale duplicità colla matrice semplice 
è assai più rara dell' utero duplice con vagina unica. 
Ecco gli esempli che ne ho potuto raccogliere: Pietro 
Barelli ( Hist. med. et observat. physico-raedic. Castris 
i653^ Cent. // obs. 83 ) vide due vulve , una collo- 
cata sopra l' altra. La sola vagina divisa in doppia 
cavità osservarono Callisen (CoUect. societ. medie. Ha- 
fniens. I i6f) e Morgagni (De sedib. et caos, raorb., 
edit. cit., Epist. Z e^ Z/). j4 Uri due casi affatto sco- 
nosciuti agli scrittori oltramontani n'esistono nel nostro 
Tabarrani ( Lett. raed. Lucca ij64i tav. I fìg. 5, non 
che fig. f e 2 in eia egli dimostra il doppio foro della 
imene). Majocchi presentò a'proff. dello spedale di Pavia 
una giovinetta con due strette vagine parallele , che 
2)artivano da unica vulva (Mem. della Societ. ital. i8oi). 
Secondo l' asserzione di Cassati fu vista da Bartolino 
(Anatom. renov. lib. I, cap. 3o, p. 281) una donna con 
duplicata vagina e due esterni forami , pel maggiore 
de' quali erasi ella sgravata di una bambina: nulla di- 
cendosi intorno la matrice^ se era semplice o doppia. 
Cotugno consigliò una donna marsigliese , la quale 



■ ( 71 ) 
plici , duplicali non è stata mai tentata dagli antichi 
cultori delle scienze mediche , appresso i quali trovan- 
sene registrali moltissimi casi; ma sino aprimi dieci lu- 
stri dello scorso secolo leggonsi essi raccolti pel solo or- 
dine cronologico. Da Eisenraann (i) però furon detti bisol- 
cati gli uteri prolungati in due corna , e bifidi o biparliti 
que' eh' eran divisi da interiore membrana. È Taglia la 
verità il prof. Folinea nel descrivere una matrice , che me- 
diano tramezzo presentava nell' interna aia del suo fondo, 
non ommise la conclusione che gli uteri umani potevansi 
ridurre ai : i ) bilocidari^ 2 ) bilobati e 3 ) bipartiti (2)» 
Con grata soddisfazione leggo che Liepmann (3) , discor- 
rendo della matrice e vagina doppia conservata nel Museo 
anatomico di Berlino e noli' enumerare le altrui osserva- 
zioni di simil natura, segue il metodo proposto da Ma- 
jor (4.) ; il quale cita l' utero bicorne dissecato da Wal- 
ler (5), assegnandoli il dovuto posto nella sua classifica- 



aveva due vagine ( Op. posth. II 24)- Ho ferma opi- 
nione che simil forma vaginale sia sempre conseguenza 
di utero doppio. 

(/) Tab. quat. uteri dupl. Argentorati l'j^a. 

(2) Vedi voi. Ili: Descrizione di un utero umano 
bilocnlare del socio ordinario F. Folinea con fg. Nap. 
1822.^ la quale sarà dal dott. Levi ristampata nel Di- 
zion. class, di Med. interna ed esterna. 

{3) Dissert. de uter. et vag. Berci. \%%o fig. 

(4) Veber verdop. des uterus etc. 

{^) The Lancet jSsS, n. 26 j. 



( 70 
zione (i) , in cui trovo adottala la espressione di utero 
biloculare già stampata nel III volume de' nostri Atti 
accademici , quasiché due lustri avanti di lui. 

Il dotto prussiano , di cui è parola , propose quat- 
tro classi concernenti il succeunato viscere : la prima 
degli uteri bipartiti (2) ossia risultanti da due distaci 
cale parti laterali^ la seconda Ae' bicorni (3) che hanno 
due distinte cavitcì continuate in giù separate in due 
porzioni fino al collo , la terza Ad' biloculari (4) forniti 
d' interno mediano sopimento , e la quarta per le mar 
W'ici con imperfetto tramezzo interiore (rafe) oppure con 
solco nella inferiore o supcriore loro faccia (5) esterna. 
Andrai (6) riconohhe quattro varietà di uteri biloculari, 
cioè que' della prima all'esterno offrono due corna come 
nella matrice della maggior parte degli esseri mammiferi 
e nell'interno sono divisi in due cavità , quei della se^ 
conda tengono il collo semplice e '1 corpo bicorno, que' 
della terza varietà perdono esternamente il testò connato 
aspetto ma stanno dentro separati in due loggetlC; e gli al- 
tri della quarta quantunque profondo avvallamento pre- 
sentassero nella esterior loro faccia, pure hanno l'interna 
aia semplice. Ed egli avverte che il sopimento degli 

(/) Mayer loc. cit.^28. 

(2) L. e. p. S4.4- 

{3) L. e. p. ^27. 

{4) L. e. p.^26. 

{ò') L. e. p. ^3i. 

{6) Prec. d' Anatom.patholog .Paris }8ig.^ II 6qS. 



( 73 ) 
iileri delle prime tre varietà si può continuare nella 
vagina fino all'orifizio vulvarie, ma non trovo però esalto 
ch'esso derivi dal raddoppiamento della tunica mocciosa- 
II cel. Cruveilhier (i) dopo di aver classificalo 
gli uteri in bifidi e concamerati , ammette poscia le 
seguenti forme di matrici : i . ) bifide nel corpo e nel 
eolio con (2) o senza (3) tramezzo , 2. ) concamerate 
mediante separazione finita al collo (4.) continuata per 
la loro intera lunghezza (5) e 3. ) biloculari (6) , nelle 

(/) Anatom. pathol. du corps hum. Paris i83o^ 
Livr. IF^ p.t (iiterus bifide et cloisonné). 

(2) Op. et livr. cit. p. f { Uterus bifide dans 
son corps , cloissonné dans son col ). 

(3) Op. et livr. cit. p. 3 { uterus bifide dans son 
corps ^ col dans l'état noi^mal). 

(4.) Op. et livr. cit. p. 2 { uterus cloissonné dans 
san corps ^ col dans l'état normale). 

(3) 0,ì. et livr. cit. p. 2 ( uterus cloissonné ). 

(6) Op. et livr. cit. , /;/. F fig. 6, p. 3 ( uterus 
biloculaire ). Egli è d'avvertirsi che tanto questa spe- 
cie di matrice , quanto quella accennata da Simson 
(Saggi di medie, di Ediraburg. Nap. ij]3, IF 122), 
non che l'altra notata da iVayer e da Ollivier ( Dici. 
de médec. XX jo) , che offre la chiusura del supe- 
riore orifizio uterino, e quindi presenta un cavo soprau- 
terino ed un altro infrauterino ; non esprimono la es- 
senza della voce biloculare.^ epperciò debbonsi esse ai- 
solutafnente rigettare. 

8 



( 7^) 
quali la cavità ampliata comunica mercè stretta aper- 
tura coir aia del corpo e nell' orificio vaginale abba- 
stanza angustato appena entra uno stiletto che conduce 
nel cavo del collo uterino. 

Per dimostrare quanto le succennate cinque classi- 
ficazioni sieuo consentanee al fatto, far dovrei la enu.- 
merazione completa de' meriti e de' difetti di ognuna , 
ove per me non fosse temerità di metter mano a' lavori 
de' sommi uomini, cui esse appartengono. Coloro che sono 
alquanto versati nella considerazione di siffatto patologico 
argomento rileveranno subito i pregi o le erroneità loro 
e della seguente, che mi è propria stabilita su dati total- 
mente diversi , OA^e scorgeranno la compilazione di tut- 
t'i casi di simigliante natura , che ho potuto riscontra- 
re ( I ) , cosicché il mio lavoro ne è la monografia al- 
meno la più possibile completa. 

(/) Basta solamente dire che alio spesso veggonsi 
osservazioni di matrici o che non trovano posto nelle 
sopraddette classificazioni , oppure è molto facile di 
ravvisarvi quelle che sono realmente bifide confuse 
colle bicorni^ bilobate e bipartite ; queste colle bige- 
mine ec. Dippiù le loro descrizioni mal corrispondono 
alle figure che talora vi sono annesse^ quindi è siirta 
marcata disparità per la medesima osservazione ri- 
portata da più autori. Ed io mi protesto che non sono 
rimasto sempre contento nel collocarle nella mìa clas- 
sificazione , quando esse mancavano di opportune fi- 
gure , ed air opposto la esistenza di queste ha subito 
dileguato dal mio animo ogni menoma dubbiezza. 



( 7!^ ) 
Distinguo le malrici in semplici e composte^ delle 
quali ammollo he classi , una spetlanle alla prima se- 
zione e due alla seconda di esse ; vai dire gli uteri : 
I . ) biloculari corredali nella interna loro aia di fibroso 
tramezzo esteso dal fondo all' interno od esterno orifizio 
cervico-uterino , 2. ) didelfici quando due malrici sono 
insieme innestate, e 3) bigemini qualora ratlrovasi una 
coppia di queste oppure di analoghi corpi che ne fanno 
le veci. Ogni classe è suddivisa in due ordini , secondo 
che l'utero ha il margine del fondo intero od appena in- 
ciso. Inoltre la suddetta classificazione, i nomi delle di cui 
classi e degli ordini sono stali desunti dalla filosofìa bo- 
tanica (i), è in perfetta corrispondenza colle varie e re- 
golari forme di matrici , che si rinvengono negli ani- 
mali poppanti (2). 

(/) Fin dal i 82 f feci conoscere a nostri soci Sa- 
varesi , Macry e Vulpes insieme con me destinati per 
l'esame della citata memoria del cav. Folinea^ che la 
noia voce bilocularc ricavata dal botanico linguaggio , 
la cui precisione grande utilità ha sempre arrecato a' 
diversi rami dell' arte salutare e particolarmente alla 
nosografia , avrebbe potuto ben esprimere la forma di 
matrice descritta in tal memoria sottoposta al twstro 
parere e di che non dissentì questo Corpo accademico. 

(2) L' utero si ravvisa bilocularo ne' ma/cis , car- 
nivori , rosicchiatori ^ imminanti; didelfo nella lepre , 
nel coniglio ; e bigcmiuo nel kanguroo ,- ne' falangisti 
e nell' ornitorinco. n. 



( 76 ) 
Sezione I. — Matrici semplici. 

§. III. Classe I. — Uteri biloculari (i). 
Ordine t. — Vieri con margine intero. 

1. Catti (2) si accorse che una donna presentava 
r utero diviso in due cavi. 

2. Ridano dice che nella Scuola medica di Milano 
si (3) sezionò una femmina , la quale aveva la uterina 
cavità fornita di mediano tramezzo. 

3. Egli stesso (4.) in una giovinetta creduta ermafro- 
dita trovò r utero che presentava la interiore sua aia 
scompartita in due cavità. 

4. Haller (5) in una fanciulla neonata si avvide 
dell'utero fornito di tramezzo risultante da tre eminenze. 

5. Forlan (6) ha registrata la sezione di una donna 

(/) Mayer ( 1. e. ^.ffòj ) fa parola di tre casi di 
matrice spartita in due aie mercè imperfetto sepimento 
da me chiamata sub-biloculare , la quale forma l'anel- 
lo di ravvicinamento fra gli uteri con semplice cavo 
interiore e que' che V hanno duplice mercè perfetta se- 
parazione. 

(2) Isagogae anatom. , cap. 20. 

(3) Nell'anno i^gg. ; 
{4) Anthropogr. Lio. II., cap. 34- 

(ò) Icon. anatom. fase. II. 

(6) Osservai, rares d' anatom. proci. 



( 77) 
trapassala poclii giorni dopo di essersi abortita nel terzo 
mese , la cui matrice offriva un scpimento nel mezzo 
prolungalo dal fondo al suo collo. Nel sinistro di lei 
cavo che era più ampio ed infiammalo del destro slava 
una mola della grandezza dell' embrione già espulso 
quanto r uovo di oca. 

6. Boeseflcisb (i) ha osservato una matrice nel fondo 
spartita in duplice cavità. 

7. Walther (2) descrive 1' utero di una donna , la 
quale aveva partorito sette anni prima di morire , dal 
cui fondo sino al collo estendevasi un tramezzo, essen- 
done la vagina semplice. 

8. Leveling (3) vide che dal fondo dell'utero par- 
tiva una parete divisoria , corrispondendo quivi nella es- 
terna sua faccia longitudinale depressione , ed era as- 
sottigliato presso le trombe falloppiane. 

9. Thamm (4.) in un feto con labbro leporino e 
fessura del palato rinvenne la matrice colla separazione 
istcssa notata nella osservazione precedente. 

10. Egli (5) più oltre soggiugne che in una ragaz- 

(/) Cassali Recherch. anatom. sur les iiter. doubl. 
Paris tSsG^ p. 26. 

(a) Liepraann De dupi. uter.^et vag. Berol. i83o 
Jig., p. U- 

(3) De genit. sex. sequior. var. observ. II 26. 

{4) Dissertai, de gen. sex. sequior. var. Halae 
1798, Oùs. I. 

{S) Loc. cit. 



(78 ) 
zina rivide quanto è stato da lui poc'anzi esposto, tranne 
clie il sepimeuto non oltrepassava cinque linee dal fondo 
uterino, essendo sino al termine della vagina continuato 
semplice e rugoso solco. 

11. Eisenmann (i) ha data la descrizione e la fi- 
gura di una matrice , in cui dal fondo della interna sua 
aia nasceva una carnosa separazione , la quale arrivava 
sin presso il di lei collo. Lautli figlio (2) soggiugne che 
detto utero lunghessa la mediana esterna faccia anteriore 
e posteriore teneva due rilevature non avvertite dal suo 
primo descrittore. 

12. Leriche (3) riferi ad Eisenmann che M. Bi- 
gaud , cui avvenne il famigerato caso di superfetazione 
a' 3o aprile ed ai 17 settembre 17^8 ed ebbe in se- 
guito due altri parti semplici , sette anni dopo essendo 
morta ossia nel 1755 colla necroscopia presentò imica 
la cavità del di lei ufdi-o. 

i3. Ollivier d'Angers (4) in una donna morta in 
seguito del suo quinto parto ha trovato il tramezzo del- 
l'utero dritto lacerato per causa dello sgravo. 

14.. West (5) presentò all'Accademia di medicina 
di Parigi 1' utero di una donna morta nel quinto dì del 

(/) Tab. quat. anat. nter. dupl. Argentorati 17Ì52 
in Jol. ^ tab. I.,fig. 1. 

(a) Cruveilhier Op. ciL, Li'vr. IV p. 3 , pi. F., 
fig. S. 

{3) Eisenmann Op. cit. 

{4) {ò) Cassan Op. cit. p. 36. 



(79 ) 
puerperio , il quale era diviso in due laterali cavità da 
un tramezzo in parte distrutto colla uscita del feto. Le 
bocche uterine furono esplorate da due levatrici , una 
delle quali disse che il parto era prossimo, e V altra pro- 
nunziò che r orifizio della matrice presentava due linee 
di dilatazione. 

i5. Folinea (i) ha 'pubblicato la descrizione della 
matrice di una donna e ne fece rilevare l'analogo mo- 
dello in cera (2) che col pezzo originale conservasi nel 

(/) y^lti dei Re al Istituto d' Incoraggiamento tom. 
e mem. cit. 

(2) Farò conoscere in altro lavoro il pregio del- 
ie anatomiche preparazioni di cera specialmente pe 
casi patologici , che di rado e per fortuna possonsi 
vedere una seconda volta , non che capaci di sol- 
lecita trasformazione soprattutto de' colori , ove Sie- 
na quelli conservati nello spirito di vino, in una ac- 
quosa soluzione arsenicale , di sublimato corrosivo ce. 
L' opposto e sciocco opinare di qualcheduno , che 
avesse zucca in testa , sarà in esso pienamente con- 
futato con argomenti di fatto appoggiati all' autorità 
di Frank ( Poliz. med. XV 9!) ) , di Lallemend , di 
Bayer ( Hist. de l' anatom. palhol. p. 128), di Mon- 
dini ( Medici Vita di Carlo Mondini p. 9 ) di Cruveil- 
hier , di vari celebri anatomici , ed a quanto praticasi 
ne' rinomati e ricchi Musei anatomico-patologici di Fi- 
renze , Pavia , Fienna , Parigi ed in altri della più 
eulta Europa. 



• ( 80 ) 

Gabinetto anatomico della R. Università degli Studi, la 
quale tiene il panno fibroso divisorio nato dal fondo ute- 
rino e vedesi in parte lacerato (i) presso il fine del 
suo collo. 

(/) Le osservazioni segnate dal num.. 12 al iS 
sono di grande importanza per abbattere la falsa opi- 
nione di coloro che sostengono di poter accadere la 
superfetazione neW utero uniloculare : adducendo in 
contrario V ineguale sviluppo e la uscita di due ge- 
melli ed il fatto di Leriche erroneamente attribuito ad 
Eisenììiann {n. 12 ). E vaglia il vero Adelon aveva 
scritto che neW utero di M. Bigaud erasi certamente 
stracciato il tramezzo divisorio (Trait. de Pbjs.//^/5J). 
j4 questo suo fondato pensamento aggiungo ; / ) che 
bisogna distinguere gli uteri con sepimento imperfetto 
ò perfetto (matrici sub-biloculari e biloculari ) ; 2 ch'esso 
nel Kanguroo che ingrossa il germe fuori tal organo è 
di Jacile lacerazione ( Fedi le nostre Nuove ricerche 
sul sessuale femineo apparato del Kanguroo gigentesco 
Tav. VII n ); 3 che V ispezione della matrice biloculare 
descritta dal cav. Fo linea e conservata nel Gabinetto no- 
tomico della R. Università ne dà bastante convincimento ; 
e 4 che i casi riferiti da Olivier e IFest dichiarano 
indispensabile la distruzione dell' indicata separazione 
col travaglio del parto. Or molto più detta lacerazio-. 
ne accader doveva alla matrice di M. Bigaud, la quale 
oltre il secondo parto appartenente alla nota superfetazior 
ne, n'ebbe altri due semplici. Epperciò comhiudo che tal 



( 8i ) 

16. Ticdcmann (i) in una giovine adulta colla sem- 
plicità della vagina e del collo dell'utero avvidesi che 
il fondo di questa viscera finiva ne' lati in due corna. 

17. Maygricr (2) parla di un tramezzo completo , 
da cui era divisa la cavità del corpo invece del solo collo 
uterino, come apparisce dalla edizione napoiiiana. 

18. Bleuland (3) nel cadavere di una vecchia ot- 
tagenaria trovò longitudinale tramezzo dentro la uterina 
cavità e 1' esterna apertura della corrispondente vagina 
quasi conglutinata. 

OnDiNE II. — Uteri bifidi , bilobati, bipartiti. 

19. Bavhino (4.) ravvisò l'utero di una giovinetta 
diviso come quello delle cagne ^ ed a 

20. Silvio (5) occorse la stessa osservazione. 

21. Acrell (6) sezionò una donna, che aveva par- 

atto non è di ostacolo ma favorisce il fenomeno della 
vera superfetazione eh' esclusivamente accade per opra 
degli uteri doppi. 

(/) Journ. compi, du Dici, des selene, mèdie, 
caht XXIV 373. 

(2) Dimostr. di ostetrie. Nap. i832 p. ì)2 , tav. 
XVI fig- / pessima. 

(J) Descript. Mus. anatom. Trajecii ad Rhen. 
f8i6, p. 2/7. 

(4) e {ò) Riolano Anthropogr. Lib. II, cap. 34-. 

(6) Chirurg. Vorfàlle etc. uòers. v. Murray. Got- 
ting. /777, a Bd. S. g6. 

9 



(82) 

torito due volte, il di cui corpo uterino era bipartito 
e finiva in semplice collo e vagina. 

22. Leveling (i) avvidesi di un utero anche sepa- 
rato in due cavi senza apparente orifizio e terminante 
nella vagina. 

23. Mayer (2) in una bambinella con il palato 
e '1 labbro superiore distaccati ratlrovò T utero diviso in 
due porzioni , ma con collo ed orifizio comunicante nella 
vagina non perfettamente bipartita. 

2A- Meckel (P. — F.) (3) in seguito di superfeta- 
zione trovò due cavità uterine. 

2 5. Jeaume (4) in una donna adulta vide la dupli- 
cità del cavo uterino e'I collo semplice. 

26. Spedalieri (5) nello spedale della Maddalena di 
Bologna sezionò una donna, la quale teneva solamente 
il corpo uterino biforcuto. 

27. Cruveilbier (6) ha descritto e corredato di fi- 
gura il caso di una donna, la quale dopo che da sei 
settimane erasi sgravata di un feto vitale entrò nell'Hó- 
tel-Dieu per la cangrena spontanea di uno de' suoi arti 

(/) Observat. anaiom. fase. 1 . 

(2) Loc. cit. , p. 532. 

(3) Liepmann Dissert. cit. , j». 20. 

(4) Journ. hebdomad. févr i82g, n. 2. 
(4') Ralio De superfoet. Ticini 1820, p. 5. 

(6) Op. cit. Livr. IV, pi. 1 fig- 2. In questa classe 
ìwn debbonsi affatto riportare gli uteri separati in due 
eguali parti specialmente per la intera lunghezza del 



(83 ) 
inferiori, ed olire varie anomalie delle arterie, fu notato 
che il corpo del di lei utero era hifurcato in due di- 
stinte ed ineguali metà , avendo il collo e '1 muso di 
tinca comune ed unica vagina. 

28. DeJean (i) in una femmina, alla quale era ac- 
caduta la superfetazione , colla esplorazione si accorse 
che la vagina , V orifizio uretro-vaginale e 1 collo ute- 
rino erano semplici , ma ch'esistevano due disuguali fo- 
rami cervice-uterini , corrispondendo ognuno ad isolato 
corpo di matrice. 

29. Boccanera (2) diseccò il cadavere di una fe- 
mina adulta , la cui matrice teneva la separazione in- 
terna estesa dal collo sino al di lei fondo. 



/oro corpo. Tale è P utero che vide Base (Uteri per mor- 
bum bifidi exemplum , Lips iq-jg ) e quello che conser- 
vava Meckel nel suo anatomico gabinetto , il quale 
aveva un tumore fibroso sviluppalo nella spessezza del 
di lui fondo. La stessa osservazione è occorsa a me 
e che non ho mancato di esporre nella Memoria su' 
calcoli, sulle pietrose concrezioni e su iulerstiziale osteo- 
ma dell'utero umano tav.IF 1 , in cui un corpo fibroso 
passalo allo slato osleomaloso aveva talmente divari- 
cato il fondo dell' utero da renderlo bicorne o bipar- 
tito . quindi incapace allo sviluppo del feto e molto 
inaygiormente alla superfetazione. 

(/) Duges Malad. de l'uterus. Paris i83o., 14'- 
(2) Atti del R. Istituto d'Incorag. lYap. 1822 , 

voi. IH 26 Q. ^ 



( 84) 

3o. Boivin (i) asserisce che una donna già madre 
a'i5 marzo i8io mise al mondo una ragazzina e scorsi 
due mesi nella destra parte del suo addomine vide ele- 
varsi un tumore analogo a quello clie a sinistra aveva 
tenuto pria di sgravarsi ^ ed il di cui utero erasi allatto 
rimesso. Ella colla esplorazione si assicurò della sempli- 
cità della vagina, appartenente ad una matrice biloculata 
dichiarandole un secondo parto che avvenne con una 
bambina a' 12 maggio dello stesso anno. Allora la su- 
perfelanle confessò che , non coabitando più col di lei 
marito , aveva avuto commercio coU'autore della sua in- 
famia a'i5 e 20 luglio non che a' 16 settembre 1809. 

3i. Bavaresi (2) conobbe una mora-creola che par- 
lori un bambino nero e dopo i5 giorni un altro mu- 
latto; e'I chirurgo francese Sardiu-Lanz dopo sette anni 
colla di lei cadaverica autossia rinvenne il corpo dell'u- 
tero separato da tramezzo. 

Sezione II. — Matrici composte ^ doppie^ duplici. 

§. IV. Classe II. — Uteri didelfi. 

OfloiNE I. — Vieri con margiìie integro. 

I . Haller (3) e' informa che una giovine di anni 
16 aveva un solo rene , e due perfetti uteri corrispon- 
denti a duplici parallele vagine. 

(/) Cassali Op. cit. p. Si. 
(a) Atti della R. Accad. delle scienze IVap. /8/g, 
voi. 1 26S. 

{3) Opusc. pathol. Lausan. ijjS p- 1^3. 



(8b') 

2. Liuceo (i) narra la osservazione di due matrici 
affatto innestate e dal loro collo incominciava una stretta 
vagina. 

3. Morand (2) a relazione di Cruger scrive che una 
donna morta in parto teneva due uteri ed una sola va- 
gina. 

4- Vallisneri (3) racconta che una femmina già 
madre morta di stranguria , a cagione che il suo drudo 
per eccitarla alla libidine le propinò più della consueta 
dose di cantaridi , presentava due matrici divise da 
fitta membrana , una delle quali si apriva nella vagina 
e r altra col collo ripiegato ed esteso oltremodo sboc- 
cava nell'intestino retto un pollice più sopra dello sfin- 
tere dell'ano » con raro stupor di ognuno ( quegli scri- 
ve ) e con orrore delia stessa natura, che nei medesimi 
suoi errori sempre qualche ordinaria legge conserva. 2 

5. Bagard(4) in seguito di cadaverica autossia rin- 
venne l'utero doppio ad una donna che aveva avuto vari 
parti gemelli , a' quali dopo tre mesi seguiva altro 
bambino. 

6. Tressan (5) in una donna che aveva partorito 
molti figli ritrovò la matrice cofdiforrae _, la quale ri- 

(/) Ephemer. nat. cur. dee. /, n. If. 

(2) Meni, de l'Àcadem. des scienc.., ami. tj^S ^ 
pag. <?/. 

{3) Opere fisico-medidic. Venezia tjSS ., I 3^-/. 

[4) Mém. cit. de l'Academ. an. 17^2 (5) />.///, 
p. 75. 



(86 ) 
saltava da due uteri bea distinti senza potersi conoscere 
quale dei medesimi fosse slato più occupato dalla gra- 
vidanza. 

7. Boehmer (i) fece la sezione di una donna , la 
quale durante il tempo ben lungo del suo matrimonio 
per l'angustia della vagina non potè aver mai coito : 
era questa duplicata, prestando ognuna attacco alla pro- 
pria matrice verso la sola tromba un pò estenuata. 

8. Egli (2) altro analogo esempio ebbe di matrice 
e vagina duplice. 

9. De la Marche (3) ha delineato due uteri uniti 
e con distinti musi di tinca. 

10. Tilinge (4) osservò pure una coppia di congiunte 
matrici. 

11. Eisenmann (3) in una giovine, dissecò due 
uteri ed altrettante vagine con esterna depressione , che 
ne indicava la interiore unione. 

12. Fole (6) ha dato la descrizione di due uteri 
innestati. 

i3. Dupuytren (7) sezionò il cadavere di una don- 
(/j Observat. anutoin. rarior. an. i^ì)2 , Obs.f'\ 
lab o et 6. 

(2) Op. cit. ^ ann. iqS6. 

(5) Instruct. famil. mix sag.femm. I fig. 1 et 2. 
(4) io) Cassan Op. cit. p. 22. 

(6) Jet. Academ. Elector. Mogunt. lib. II 4^i . 

et 49^- 

(7) Gardien Trattato compi, de' parti. Firenze 

181 g , I g6. 



(8? ) 
na che nella posterior commessura delle grandi labbra 
aveva una sostanza rossa allungata ed estesa lunghessa 
la vagina, ed il di lei muso di tinca teneva quattro 
tubercoli e due cavità divergenti che dai rispettivi colli 
terminavano nella matrice. 

i4" Tiedemann (i), facendo l'autossia di una bam- 
bina perfetta ma uscita morta dall'utero materno, avvidesi 
di due matrici , ognuna delle quali con stretta e bis- 
lunga cavilcà terminava nella rispettiva tromba falloppiana. 

i5. Lallemend (2) mostrò ai profT. della Facoltà 
di Medicina di Parigi il modello in cera (3) sì dell' u- 
tero, che della vagina di una bambina da longitudinale 
sepimento scompartite in due cavità. 

16. Dubois (4) ha depositato nel Gabinetto anato- 
mico dell'ospodalG della Maternità di Parigi l'utero e la 
vagina di una bambina di fresco nata che erano per- 
fettamente innestati. 

17. Recamier (5) ha ravvisato due matrici unite 
ed aperte in semplice vagina. 

18. Liepmann (6) ha descritto e delineato due 
matrici periforrai ed altrettante vagine strettamente fra 
loro unite , quella però della parte sinistra videsi assai 
più sviluppata della compagna collocata a destra. 



(i) Jottrn. cit. XXI F 3-j3. 

(2) (3) (4.) Cassan Op. cit. p. 28. 

(5) Cassan Op. pag. 3^- 

{6) Disserlat. cit. p. zzjìg. t e 2. 



(88) 

ig-ai Diiges e Boivin (i) ebbero tre osservazioni 
di fanciulle, avendo ognuna due matrici innestate. 

22. Cruveilhier (2) ba pubblicato la storia di una 
donna trapassata per tifo puerperale , la quale gli offri 
la matrice che aveva contenuto il feto ed in tutta la sua 
lunghezza innestata alla compagna ; le di cui pareti ri- 
marcaronsi allo stesso modo cresciute di densità e colla 
sola differenza di maggiore ampiezza nell'aia interna del- 
l'utero destro ossia del fecondato. 

23. Amantea (3) trovò due musi di tinca in una donna 
fornita di utero doppio, la cui vagina in sopra fino alla 
caruncole mirliformi era divisa da fitto tramezzo. 

24.. Delle Chiaje (4.) osservò una meretrice napo- 
litana nello spedale di S. Maria della Fede affidato alla 
direzione del eli. prof. Petrunti, la quale pubblicamente 

(1) Op. cit. I 4a- 

(2) Op. cit. livT. XIII t6., pi. Vfig. I et a. 

(3) Cotunnii Oper.posthum. Neap. i83/ , II 24- 
Cotugno conobbe una femmina la quale felicemente 

partorì un feto mahiro cui dopo cinque mesi successe 
altro di egual maturità: His mihi tota videtiir super - 
foetationis hisloria , quae his stantibus non videtur in- 
verisirailis. Per serbare il rigore propostomi non Iio 
fatto rientrare questa osservazione nella lista delle al- 
tre ; quantunque fossi persuaso che la esistenza delle 
precedenti vagine tragga sempre seco la duplicità ute- 
rina , e che i due feti erano di compiuto sviluppo. 
(4.) Tav. IV fig. s- 



(89) 
raccontava , clic dopo di essere stata deflorata nella ime-' 
uc della destra vagina e di avere con questa esercitata 
la mcrelricia carriera per circa due lustri passò allo stalo 
coniugale , profittando della imene e della vagina sini- 
stra ne' primi tempi del maritale consorzio ; poiché in 
seguito promiscuamente usò di amendue i canali e non 
fu molto prolungato il ritorno alle sue pristino dissolu- 
tezze , per cui non ebbe mai figli. Esplorate le due aper- 
ture vaginali non gli presentarono disuguaglianza alcuna 
nel perimetro abbastanza ampio , ed i musi di tinca che 
distintamente potevansi toccare erano della ordinaria gran- 
dezza. Meritevole di successiva osservazione sarebbe stato 
quanto ella asseriva che sua madre con sette gravidanze 
aveva partorito quattordici bambini ; ma la di lei ina- 
speltala uscita dal sopraddetto spedale non gliene per- 
mise ulteriori indagini , onde indagare se tal duplicità 
uterina si fosse colla generazione trasfusa dalla genitrice 
alla figlia. 

25. Egli (i) nell'anatomico teatro del prof. Folinea 
dissecò il cadavere di una giovine morta con idrometra 
saccata nello spedale dogi' Incurabili , la quale ofl"rì 
le idatidi sulla tromba destra , la cui sfrangiatura non 
era perfeKa e la matrice offriva il margine appena bi- 

(/) Tue . I e II. Questo pezzo anatomico che da 
me confservavasi nello spirilo di vino e che era stalo 
modellato in cera dal doti. Sorrentino si è consegnato 
al j^roj. Nanula per depositarlo nel Gabinetto di ana- 
tomia patologica della R. Università degli studi. 

10 



( 90 ) 
lobato. Diligeuziate le parti naturali si accorse dell'ori- 
fizio della vagina sinistra fornito d'imene, la quale in 
sopra aveva 1' apertura dell' uretra ed a fianco quella 
della vagina con imene destra. I due condotti vaginali 
scoperti dalla cellulare esterna furono trovati affatto di- 
stinti , il minore addossato sul maggiore , ed avevano di- 
suguali matrici corrispondenti, le quali da' propri musi di 
tinca sin presso il fondo erano innestate. 

26. Lee (i) ha pure descritto un utero doppio e 
nella cavità di quello che non era esercitato dalla gra- 
vidanza vide la membrana decidua. 

Ordine II. — Uteri bifidi , bicorni , bilobati , bipartiti- 
ci. Littrè (2) fa menzione dell' utero di una neo- 
nata, il quale teneva i suoi corpi separati ed i colli poi 
n'erano uniti , essendo le due bocche uterine abbrac- 
ciate dalla vagina divisa soltanto in su. 

28. Gravel (3) descrisse una matrice nel fondo e 
corpo talmente bifurcata da emulare la lettera romana V, 
avendo i due colli iunestati , ed a' musi di tinca aderiva 
la vagina sopra e sotto per due dita- traverse senza tra- 
mezzo , che nel resto la separava in anteriore e poste- 
riore cavità. 

(/) Doublé lUeriis. Méd. C/iir. Trans. 1 882 vol.xrii. 
(2) Mèm. de l'Acadèm. des selene, an. tjoff. 
{3) De superf. Jig, in lialler Dissertai, analom. 
F 363. 



( 91 ) 
ag. Maycr (i) trovò due malrici pcriformi allac- 
cale pel solo collo. 

30. Nella letteraria corrispondenza (2) di Norim- 
berga descrivesi un pajo di corpi uterini olivcrormi at- 
taccali verso il rispettivo muso di tinca, dove mediante 
semilunarc spazio comunicavano pure i duplici cavi va- 
ginali. 

3 1 . Marquet (3) rapporta che una donna , avendo 
partorito quattordici figli non a termine, ed indi essen- 
dosi sgravala di due gemelli di quattro mesi e mezzo 
corredali di unica placenta, un mese dopo mise al mon- 
do un feto di sei settimane. La necroscopia vi dimostrò 
doppia matrice simile a due pere rovesciate ed unite pel 
solo collo ma col forame uterino interno comune. 

32. Purcell (4) nel cadavere di una donna gravida 
osservò due uleri_, contenendosi in uno il feto sviluppa- 
to : entrambi avevano il volume naturale a tenore della 
circostanza , ed erano nella inferior parte del loro collo 
conglutinati. La vagina apparve puranche divisa , la de- 
stra più ampia abbracciava tutti e due i colli uterini e 
la sinistra era cbiusa , ma nella loro parete divisoria 
esisteva una fenditura. 

33. Tiedemann C6) rapporta che May e Fischer in 

(/) Op. cit. pag. ò'44- 

(2) ylnn. fj33. 

(3) Trail. pvact. de la Injdrop. etc. 

{4) Plnlosoph. rmnsact. voi. LIF 4-i2> 
(Ò) /'. fiir Plììjsiol. B. V. IL I : e Jown. compi, 
cit. XXIV 3j3. * 



una partoriente toccarono due diversi orifizi uterini , uno 
chiuso e l'altro aperto, ciocche suscitò fra loro viva con- 
tesa (i) ; e , nel nono dì del puerperio, essendo quella 
defunta, se le trovarono e due uteri distaccati eccettua- 
tone il solo collo , nel sinistro del quale aveva dimo- 
rato e n'era poscia uscito il feto ^ e dippiù due vagine 
fornite di esterni forami. 

34- Dubois (2) dissecò una bambina morta nel ve- 
nire alla luce , cui mancava Tano ed offriva la vagina 
chiusa. L' intestino retto terminava nel mezzo del suo 
tragitto a causa di un restringimento imperforato, nella 
cui totale e mediana lunghezza evvi completo tramezzo 
posto d' avanti in dietro. Nella superior parte di cadauna 
di siffatte vagine mercè stretto orifizio finisce il lobo 
della matrice separata in due porzioni. 

35. Walter (3) coH'autossia di una donna trapassata 
nel terzo dì del puerperio si avvide di un utero bicorno^ 
nel di cui sinistro cavo era stato il feto , nel mentre 
che il destro offriva le pareti piii crasse del consueto 
e con membrana decidua nella interna sua faccia. 

(/) La osservazione di Fest^ Boivin, Dejean, Tie- 
demann ec. somministrano chiaro are] omento che in que- 
sti rincontri che la esplorazione fatta col dito introdotto 
nella vagina delle donne viventi per determinarsi la 
uterina duplicità sia più esatta della stessa necroscopia 
che è stata jwscia eseguita e l' ha confertnata. 

(2) Cassan Op. cit. p. 2g. 

{3) The Lancet 782.8 , n. sO-/. 



( 93 ) 

36. Mayer (i)lia sezionato il cadavere di una donna, 
la di cui vagina terminava in sacco chiuso , e facevano 
l'offizio di utero due corpi della forma e grandezza di 
un testicolo , ma costrutti di vero parenchima uterino ; 
i quali poi nella inferior parte mercè fibroso e teniefor- 
me processo ( rudimento di collo uterino ) univansi tanto 
insieme che al superiore margine della vagina. 

37. Stein (2) dissecò una matrice bicorne , la cui 
destra cavità racchiudeva il feto e la sinistra aveva la 
tunica decidua. 

38. Carus (3) riferisce che ad una femmina morta 
nel puerperio appartenevano due corpi (corna) uterini, 
le di cui cavità terminavano in un collo comune scom- 
partito da intermedia parete : l'uno e l'altro si aprivano 
col rispettivo orifizio nella vagina anche separata per la 
sua intera lunghezza. L'utero destro divenne gravido e'I 
sinistro offriva anche la membrana decidua. 

39. Cassan (4) ha pubblicato la storia di una donna 
maritata , che presentava due distinte aperture della cop- 
pia di vagine , alle quali aderiva il rispettivo utero ; 
amendue le matrici pel lato interno del collo erano at- 
taccate ed indi nel corpo divaricate, tenendo nel mezzo 
dell'allontanamento una piega del peritoneo e l'uraco. 

(/) Op. ciL p. ì)44- 
(a) Sallzfmrg. med. chir. zeil. iS'jS. 
{3) Zur Lehre von Schwangersch ìi. Geo. t8i2-, 
a Ablh. S. 28. 

(4) Op. cit. p. 32 , fig. j e 2. 



(9^) 

4.0. Berard (i) giovine in una donna trovò duo 
eguali matrici unite pel solo collo e cadauna di queste 
fornita di vagina. 

4i. Husson (2) fesse l'istoria di una matrice bi- 
corne terminata in semplice cervice , ma con doppia 
Tagina , essendo ogni corpo uterino poco men grande 
di quello dell' utero normale. 

4.2. Geiss (3) in un caso di duplicità uterina assi- 
curata mercè cadaverica autossia notò di esservi pre- 
ceduta doppia gravidanza , ma nel medesimo termine ; 
i due fanciulli vissero e la loro madre poco di seguilo 
partorì un solo bambino. 

§. V. Classe III. — Uteri bigemini, binati^ bijughi. 

Ordink I. — Vieri distinti. 

I. Fabri (4) nello spedale di s. Spirito di Roma, 
sezionando una ragazzina proietta creduta ermafrodita , 
rinvenne due matrici , delle quali una stava molto pro- 
fondata neir addomine e sfornita di esteriore apertura , 
che neir altra appena ammetteva la testa di spilla. 

(i) Criiveilhier Op. cit. Livr. IF p. 1 , pi. F 

.fio- '■ 

(2) {3} Journ. hebdomad. de médèc. Paris ìSzg.^ 
fev>r. n. 2/ e II 3/o. 

(4) Comment. sur Ihisl. natur. du Mcrique de 
F. Hernades j). ò47' 



( gS) 

2. Saviard e Diiverney (i) osservarono in una neo- 
nata due matrici provvedute ognuna di vagina aperta 
dentro 1' intestino retto : che anzi nella sinistra delle 
quali più corta sboccava l'unico uretere de' due rognoni. 

3. Palfyn (2) rapporta che nacquero a Gand due 
gemeìie , una delle quali aveva la imperforazione del- 
l'ano dell'uretra e della vagina , aprendosi in questa ul- 
tima due uteri posti 1' uno a Iato dall' altro , non che 
r intestino retto. 

4.. Sue (3) , dissecando una neonata , che era vi- 
vuta sei ore , oltre infinite mostruosità e trasposizioni 
de' visceri addominali , vide che non aveva apertura 
alcuna nel basso ventre , e l' intestino retto quanto il 
cannello della piuma da scrivere aprivasi nella vagina 
comune a due matrici e che sboccava dentro la vescica 
orinaria collocata dietro picciola appendice cutanea nel- 
r ordinario sito delle parti genitali. 

5. Jung (4.) nel fondo della pelvi di una bambina 
morta nel terzo dì dopo la nascita , bene conformata dal 
capo all'ombilico e da questo in sotto con molte defor- 
mità estranee al nostro scopo , vide che esistevano due 

(/) Nouvell. recueil. dobservat. de chirurg. 

(2) Descript, analom. des pari, de la femm. qui 
serv. à la general. 

(3) Meni, de l'Academ. des scienc. jìnn. t'/46', 
p. 43. 

(4) Symbol, ad doctr. de vii. arca abdoin. con- 
gen. Bon. 182S. 



( 96 ) 
corpi ed uno di essi più grande dell'altro , a' quali frap- 
ponevasi uua parte separata dell' intestino colon , che 
sezionati presentarono vestigi di collo e foro uterino , 
non che di vagine. Nella superior porzione dì tali cor- 
pi giaceva l'apertura della tromba falloppiana, essendo 
inferiormente chiusi. Il collo dell'utero era più lungo e 
crasso del suo corpo e fondo. Uno sbozzo di clitoride e 
di ninfe costituiva le parti genitali esteriori senza comu- 
nicazione colle interne. 

6. Fraenkel (i) descrive un mostro conservato nel 
Bluseo anatomico di Berlino con spina bifida ed ernia 
ombilicale , 11 quale tiene tracce di parli pudende esterne 
fra loro assai distanti. In amendue i lati inferiori dell' 
addomine ha due corpi conici , ed il destro maggiore 
del sinistro , in mezzo ai quali sta T intestino retto. Ogni 
utero fornito di porzione di vagina ha particolare fora- 
me esterno. 

y. Thamm (2) pubblicò la storia di un feto singo- 
lare dall' ombilico in sotto e specialmente per gli organi 
non racchiusi nella peritoneale duplicatura. Di fatto in 
luogo di utero osservaronsi due elevati tumori , lunghi 
giù ed acuminati su , il destro più crasso del sinistro : 
i quali sezionati offrirono due uteri ed altrettante vagi- 
ne aperte nel tumore risultante dal prolasso della vescica 
orinarla , e gli organi genitali esterni stavano vicino 
ed in giù alle succennate aperture va ginali. 

(/) Dissert. de organ. general, deform. rari's. 
Berol. 1820. 

(2) Dissert. cil. 



(97) 

8. Meckel (i) in una bambina ha fatto conoscere 
due uteri terminali in una sola vagina. 

9. Coivin (2) apri l'addominc di una bambina neo^ 
nata senza ano e mancante d' intestino retto , e '1 colon 
assai dilatato terminava con appendice vermiforme. L'ute- 
ro posto al di sopra del pube dividevasi iu due coni 
laterali aperti mercè papilloso orifìzio dentro comune va- 
gina, e la vulva aveva una coppia di distinti forami. 

10. Nanula (3) nello spedale di s. Francesco con- 
serva una ottimestre ed idroracbitica bambina che mo- 
stra due vagine corredate di separate aperture esterne , 
alle quali appartengono due uteri, in mezzo ad essi gia- 
cendo la vescica orinaria e l' intestino retto (4) , i quali 
uniti all' uretra aprousi sopra del pube. 

(/) Dcscript.monslr.nonm1llor.Leip.18264ab.FI2. 

(2) Cassan Op. cit. p. 3o. 

(3) Elenco degli ocjget. di anat. umana e camp. 
Nap. /S34, n. 280. 

(4) Se alla specie umana per le sublimi intellet- 
tuali facoltà fu da Dio assegnalo eminetitissimo jìosto 

fra gli animali della stessa di lei classe , ragion vo- 
leva che altre singolari organiche conformazioni ne 
avessero pur giustijicata la preminenza; talché la du- 
plicità del cavo uterino talora ne dimostra non il tur- 
bato sviluppo l' organico deviamento la sottrazione 
alla legge di coniugazione oppure la jìermanenza del^ 
l'embrionico tipo; ma il ravvicinamento della razza no- 
stra a qualche mammifero di più basso ordine , da 

II 



(98) 
. Ohdine II. — Uteri epigeni , soprannumerari , eterodelfi. 

ii.Dionis (i) riferisce che una donna, provando tutt'i 
sLnlomi della gravidanza nel sesto mese, mestruante fino al 
quinto di essa, non che soffrendo atroci ma passaggeri 
dolori nel basso ventre, non avverti più i moli del feto, 
ed elassi dodici giorni quelli rinnovaronsi con vomiti, con- 
vulsioni , ventre gonfio , e dopo poche ore mori. Se le 
trovò r addominale cavità piena di sangue , il feto gia- 
cente su gì' intestini ed un corpo rotondo stracciato stava 
nella superiore sua parte ed aderente per la posteriore 
sinistra faccia al fondo della matrice ordinaria, che n'era 
distante due dita traverse ; avendo questa e quello unica 
tromba falloppiana ed ovaja. Dentro la cavità dell'utero 
regolare fu rinvenuto un falso germe quanto picciolo uovo 
e nella matrice soprannumeraria non fu veduta alcuna 
uscita neir altro utero o nella vagina (2). 

cui per le anzidette proprietà e per V utero unilocu- 
lato erasi oltremodo allontanata. Ma quali rijlessioni 
non emergono dalla reciproca apertura del femineo 
sessuale apparato dentro V intestino retto , la vescica 
orinarla e sull' ipogastrio'? 

(/) Mst. anat. d'une mat. extr.., Paris /6g3, 
(a) Da taluni scrittori giustamente rijlettesi die' 
sister doveva qualche via sconosciuta a Dionis oppure 
scomparsa colla gravidanza^ tra le due matrici o eoa 
quella aggiunta e la vagina ; altrimenti la fecondazione 
avrebbe dovuto accadere per V assorbimento dello sper- 
ma operato da' vasi linfatici o venosi ^ mediante due 



(99) 

12. Canestrini (i) dentro 1' adtlominc di una fem- 
mina moria nel quarto mese di preguezza , e elio prima 
aveva ben due fiate felicemente partorito , osservò liite- 
ro con due corni ineguali ; in uno dei medesimi alber- 
gava il feto , e rottosi nella base questo co' propri in- 
viluppi nuotava nel sangue dell' addomine. Mercè breve 
pedicello crasso quanto il dito mignolo stava quel vi- 
scere attaccato un pollice sopra 1' orifizio dell'utero com- 
pagno , e la di lui apertura appena permetteva la intro- 
duzione della setola di cinghiale. Altro canale sboccava 
nel sito , in cui la vagina affatto semplice si attaccava 
alla matrice , era imbutiforme e del diametro della se- 
menta di canape. 

In fine uscirei dallo scopo propostomi se entrassi a 
trattare della superfetazione, che risulla dal concepimento 

seminali condotti che dalle ovaie si è preteso dirigersi 
fino al collo uterino ( Deirees Ess. on var. subject., Baii' 
delocque nipote Acad. R. de mòd. fèvr. 1826 , Du' 
ges Malad. de l'uter. / 44 ) -, oppure ad opera del 
commercio che Malpighi (Epist. ad Sponium ) e Gaer- 
tner ingiustamente ammisero fra V ovaia e la vagina. 
Ma se le accennate comunicazioni mancano nella no- 
stra specie , esistono pjoi nelle vacche e nelle troie due 
seni che pe lati della vagina e dell' utero finiscono 
nelle ovaie ( Blainville Note sur les doubles canaux de 
la matrice des mammiferes parongulés inserita //e/Nouv. 
Bullet. des selene, de la Societ. pbilom. Jul. fS'uG; Ca- 
riis Lezioni di zootom. Dresda f834i II T^T-, tO'^- ^^ '3. 
(/) Hist. de ti ter. dupl. '^ 



^^l- 



( 100 ) 

di un secondo embrione durante la impregnazione del pri- 
mo: la quale per consenso unanime di tutt'i fisiologi po- 
trebbe soltanto avvenire quando evvi la esistenza di matrice 
appartenente ad una delle nostre tre anzidette classi ( i ) ; 

(/) Non so comprendere come abbiasi potuto scri- 
vere che « finora P autopsia cadaverica non ha di- 
mostrato che realmente avevano un utero doppio le 
donne che han presentato l'esempio di vera superfeta^ 
zione )) . Poiché , oltre Areteo che dice (( videlur aii- 
tem nonnumquam duplicilatis uteri interius siiceingens 
tunica , quando a contiguo divellitur » ( De caus. et 
sign. morborura cur. Boerhaave Lugd. Batav. ijSS^ 
Lib. // 64^; Rio lana Oper. omn. Lib. // 199 ), dal- 
l' epoca del nostro Catti ossia dal iSSi fino al i83S^ 
ho raccolto 81) esempli di uterina duplicità rinvenuti 
in seguito di opportune dissezioni , senza compren- 
dervi tre osservazioni di matrici sub-biloculari ^ e ri- 
partiti come segue in uteri 

!., 1 ■ S normali 
uniloculari \ , , ., , . 
' sub-biloculan 
, ., 7 • l marame intero io 
oiloculan ) , j i .■ - q 
) bilobati 13 

d'/ lf> \ margine intero 26 

. . ( "^ ' bilobati 16 

composti f /■,■,■ 

^ \ , . • • r distinti IO 

1 biqemim i , / ,jj 

( "^ \ eterodelfi 02 

totale 8 a 

Di fatto se ne contano : — a ) 8 con superje- 

tazionc convalidata da esplorazione e da necroscopia 



( loi ) 
talché a ragione scrisse Haller : solae foeminae su- 

uterina falla da Leriche , Bagard , Geiss , Savaresi 

meglio da Sardin-Lanz , Boivin , Dejean , Marquet 
e Mec/cel ; — b) tS in f emine divenute madri ora nel- 
la destra ( Carus , Stein ) ed ora nella sinistra 
I^Waller^ Tiedemann) cavità della loro doppia matrice 
senza aversi potuto determinai'e quale di queste fosse 
stata più esercitata dalla gravidanza ; essendo cosa 
veramente singolare , che quando uno de' sopraddetti 
uteri diveniva pregno nell' altro soppriinevasi la me- 
struazione ( Cassan ) , ingrossavansi le pareti ( Carus ) 
oppure no ( Cruveilhier ) , si rinveniva la tunica de- 
cidua ( JFaller , Cruveilhier ) e la parentela sua an- 
dava tanto innanzi che collo sgravo del compagno 
aprivasi ancora il di lui uterino orifizio ( Cruveilhier). 

1 sopraddetti casi sono riferiti da Dionis , Purcell^ Ca- 
nestrini, Tressan^ ÌFaller^ Morando Forlan^ IPullisneri^ 
Walter^ Acrei, Lee ^ Stein, Tiedemann^ JFest ^ 01- 
livier, Carus ^ Cruveilhier 3; — e) 34 in donne adul- 
te le quali per deficienza di opportune notizie e per 
estranee circostanze non divennero gravide^ avendone 
tutta la possibilità ed osservale da Catti , Biolano , 
Linceo , LIaller , Tilinge , Eiscnmann 2 , Tiedemann , 
Folinea , Bleuland , Gravel , Bocsefeish^ Leveling 2 , 
Cassan, Recamier, De la Marche , Mayer 2, Società dì 
Norimberga , Pole , Spedalicri , Amantea , Boccanera , 
Dupnytren, Liepmunn, Ilusson, Berardo Jaume ^ May- 
grier^ Boehmer 3 e Delle Chiaje 3; e — d) so in giovi- 



( 102 ) 

perfootabnnt , quibus uterus duplex sit (i). 

Dippiù slimo mera fisiologica specolazione l'asserzione 
di valenti scriltori che tal renomcno possa derivare da 
preesistente gravidanza cstrauterina , non che dalla di- 
sparala discesa di due o più nova fecondate colla me- 
desima copula , oppure conlemporaneameate calate den- 
tro l'utero ma fornite d'ineguale sviluppo ; allo slesso 
modo che succede negli uccelli, appo i quali un solo 
accoppiamento basta per fecondare considerevole numero 
di germi. Del resto intorno a questo argomento invito a 
leggere (2) le più classiche opere di Fisiologia e di Medi- 

nette o bambine con mostruosità di certe parti del loro 
corpo e dissecate da Bavhino, Silvio^ Fabri^ Riolano^ 
Mailer , Palfyn , Littre , Saviard , Lallemend , Jung , 
Fraenkel , Sue , Mayer , Nanula , Dugés e Boivin 4 , 
Meckel ^ Dubois 2, Tiedemann 2 e Thamm 3. Né in 
detta lista son coìnprese r esplorazioni fatte in occa- 
sione di parti su le donne viventi^ le quali han dimo- 
strato la uterina duplicità^ ma senza aversene potuto de- 
terminare l'ordine. Tali sono le osservazioni riportate da 
Buffon e quelle di Stein {Froriep Notizen p'I^à. S. Ssg), 
di Osiander (Handeb. der Entbiadg. Th. I p. 3aj), di 
Joly {ionrn. hebdotn. de med. Ili io8)e di Stegkmher 
presso Duges Op. cit. 1 2g). Ma quanti altri casi n'e- 
sisteranno che per la mia posizione fuori il consorzio 
letterario europeo mi sono ìimasti ignoti ! 

(/) Elem. phys. X 21 g. 

(2) Z' applicazione del presente nostro quale che 



( io3 ) 
cina forense , onde io sia qui dispensato di ripetere quanto 
in esse di utile e necessario trovasi raccolto. 

SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE DELINEATE DAL VERO E QUASI 
DI NATURALE GRANDEZZA : 

Tav. I. rappresenta l'apparato genitale non sezio- 
nato con utero didclfo-bilobalo ricoperto da porzione del 
peritoneo i e corredato della tromba falloppiana sinistra 
6 , cui è sottoposta la rispettiva ovaia k; poiché la trom- 
ba destra offre due ingrossamenti in con imperfetto pa- 
diglione Il h indica le doppie vagine, g l'intestino retto, 
f la vescica orinarla , a le grandi labbra dilatate , b le 
ninfe , e il foro dell' uretra , d l' apertura della vagina 
sinistra ed e quella della destra. 

Tav. II. — Fig. i ) dimostra lo stesso apparecchio 
inciso in parte e nel resto chiuso, vai dire gli orifizi: 
a della uretra b recisa, e della vagina sinistra con ime- 
ne da cui si passa nel cavo di quella per osservarne le 
rughe /ci collo della matrice h , e d della vagina 
destra anche disseccata provveduta dì rughe g e col 
collo uterino i. Amcndue le vagine hanno le pareti tal- 

siesi lavoro alla fisiologia ed alla medicina legale per 
la d'slinzione di superfetazione umana vera esclusiva 
degli ulcri doppi e di falsa conseguenza delie mairici 
uniloculari , è registrata nelle nostre Riflessioni snlla 
vera superfetazione umana. ISfap. i836. 



( 10^ ) 

mente distinte , ebe in e se ne vede lo spazio interme- 
dio pieno di tessuto cellulare. Il peritoneo k , che co- 
pre il suddetto viscere , è stato reciso per indicare quel- 
lo che ne veste la porzione sottoposta. Ne contrassegna- 
no poi / la tromba ed n il legamento della ovaia sini- 
stra, 7n7n Y ingrossamento della tromba^ o V ovario e p 
il plesso parnpiniforme di destra. 

Fig. 2 ) dinota : in e parte della vagina sinistra , 
da cui si va nell'utero di detta banda col superior lab- 
bro t del muso di tinca fornito delle rughe filiciformi 
inferiori y , dotato della tromba a aperta e mozzata ; 
in b r altra porzione della vagina destra , ed un rialto 
esistente nell' utero che le appartiene ; in uu la doppiez- 
za de' due margini liberi e quella del lato innestato x; 
ed in z la divaricazione destra e sinistra di siffatte matrici. 

Tav. IV — Fig. 1 ) fa conoscere 1' aia occupata 
dalla concrezione lapidea , la quale era chiusa dalla pa- 
rete inferiore e e dalla superiore recisa y dell' utero , il 
di cui corpo ne è rimasto biloculare , essendone intero 
il corno sinistro h e dissecato il destro per dimostrarne 
la doppiezza a«, la gran quantità di vescichette, le mo- 
le idatiche ^^ì'^j^ e la crassezza delle pareti e l del suo collo. 

Fig. 2 ) espone le parti pudende esterne della me- 
retrice con duplicità dell'utero e della vagina , le cui 
aperture sono ij , non che il tramezzo mediano /. 



I. 




M» 





y^ -2P .'»>\ "^ 



/ 



'UL 




ITo 







~:/''/^'. 



( io5 ) 



OSSERVAZIONI 

SOPaA UNA NUOVA SPECIE DI EMBOTBRIO LETTE AL REALE 
ISTITUTO d'iNCORAGGIAME^JTO DAL SUO SOCIO CORRISPONDENTE 
FERDINANDO GIORDANO NELLA TORNATA ACCADEMICA De'24 
APRILE l836. 



Confusis generìbus , confundi omnia 
necesse est. Caxsaip, 



Il compatimento con cui, ornatissimi Accademici , 
Ti siete degnati accogliere qualche mio debole lavoro , 
che ho avuto l'onore di sottoporre al vostro illuminato 
discernimento , mi ha animato a presentarvi queste mie 
quali esse siansi osservazioni , alle quali ha dato luogo 
una nuova specie di pianta descritta nell' Orto di Rivoli^ 
affinchè il giudizio che ne riporteranno i botanici possa 
essermi di nuovo stimolo a sempreppiù rimeritare della 
vostra indulgenza. 

Le moltiplici specie di piante che per le svariate 
forme sono la delizia e 1' ammirazione di chi si fa a va- 
gheggiarle ne' giardini botanici, spesso nel classificarle 
e descriverle riescono di grave ostacolo ai cultori di 
Flora. La diversità del clima e del suolo affatto estra< 

12 



... ( io6 ) 
nei alle piante che vi son costrette a regetare , oppo- 
nendosi al perfetto sviluppo della fruttificazione di esse^ 
è causa che un huon numero delle stesse rimanga sco- 
nosciuto ed incerto. Tale imbarazzo si accresce ancora 
dalla malizia de' loro mercadanli , scambiandone i no- 
mi , per ritrarne maggior guadagno , o per imperizia 
appiccandovene uno di analogia , il quale per anni ri- 
marrà consacrato nella scienza , se una circostanza pro- 
pizia non concorra ad emendarne 1' errore. In tali cir- 
costanze dovè trovarsi il Signor Avvocato Luigi Colla 
distinto botanico di Torino , il quale per le dotte pro- 
duzioni messe a stampa con somma critica ha saputo ben 
meritare delle scienze naturali. Egli nel Catalogo del suo 
ricchissimo Orio di Rivoli 1824. con un seguito di dotti 
supplementi; descrisse, tra le numerose piante esotiche 
che in quello fa coltivare, la sua Hakea rubricaulis ^ vago 
alberetto indigeno della nuova Olanda , che sotto lo stesso 
nome lo acquistò dal Signor Cels giardinìere-scmenzista in 
Parigi, e colla medesima denominazione fu comunicato a 
qnesto nostro Rea! Orto non meno., che ad altri giardini 
botanici di Europa. La pianta che si coltiva nel nostro 
Rcal Orto essendo fiorita nella scorsa state, ed avendo 
perfezionata la sua fruttificazione , mi si è ofi"erta propizia 
per meglio studiarne i caratteri. Io ho avuto cosi occasione 
di osservare che per la gianduia semilunata che si esten- 
de alla base interna di tre de' quattro petali , e non di- 
. ' mezzata posta alla base di un petalo solo ; pel concet- 
tacelo coriaceo con molti semi embriciati a doppia ala, 
terminale una, ed esterne le altre, e non legnoso uni- 



\. ( 107 ) 

loculare con due semi alati con ala semplice terminale, 
posti in sito eccentrico , opposti e combaciantisi dalla 
faccia piana interna, il vegetabile in discorso dovea rife- 
rirsi all' Embothrium , e non all' Ilakea ; cosicché la 
pianta del chiarissimo Signor Colla dorrà cancellarsi 
dalle specie di quest' ultimo , e passare ad accrescere 
quelle dell' altro genere ; ciocché rileverassi di leggieri 
dal confronto de' caratteri de' due generi che esporrò in 
prosieguo. 

Il dotto Botanico di Torino descrisse la pianta per 
Ilakea, perché con questo nome fu mandata da Parigi,, 
siccome egli stesso dice (c Ilakea rubricaulis {\)? 

(i) 0: Hoc titulo ab H. Cels anno 1822 accepta: flo- 
5) rentem liuc usque haud vidi et ejusdem descriptionera 
3) frustra quaesivi » . ^/oyszV Colla Cat.IIort. Ripul. p.63^ 
)) nella I. Appendice pag. ii4 soggiunge ce Hakea ru- 
I bricaiilis quam enumeravi in Horto Ripulensi (pag. 63), 
» ac in nota 2 descripsi absque fructificatione , floruit 
i julio proxime elapso , fructusque perfecit novembri ; 
^ hiac novas observationes circa fructificationis organa^ nec 
» non iconem Botanicis oflero fi.Aloys. Colla illustrata et 
icon. rarior. stirp. quae in ejus Horto Ripulis Jlorebani 
anno 1824., addita ad Ilort. Ripul. {loc. cit.). Quindi nel 
descriverne la fruttificazione, dopo di aver parlato di tutti 
gli organi della stessa, prosieguo a dire t Capsula lignosa, 
a oblonga, i -locularis, 2-valvis. Semina alata ti pag. ìbid. 
Queste finali espressioni del dotto autore fan chiaramente 
scorgere , che la fruttificazione della pianta che descriveva 



( io8 ) . 

GSHÌI S ffj K EJ. 

Classis et ORDO=Teirandna^=^Monoff^ma Lìn.=s 
Familia Proteaceae Juss. 

Character generis === Calyx irrcgularìs ( corolla 
quibusdam aucloribus ). Gianduia hypogyna dimidiata. 
Folliculus ( capsula ) ligneus i- locularis^ loculo eX" 
centrico. Seminis ala elongata. Schrad. in Spreng. Sy- 
st. Veg. I. pag. 372. = Proteaceae — Fructus dehi- 
scens — unilocularis — Ovarium dispermum. 



dovè rimanere imperfetta a causa di qualche accidente 
di clima , altro qual siasi stato , altrimenti ne avrebbe 
rimarcato il concetfacolo coriaceo con molti semi embri- 
ciati , quale in effetti è quello della pianta di cui è pa- 
rola , e non lo avrebbe detto legnoso con due semi qua- 
r è proprio delle Achee , né avrebbe mancato di descri- 
vere la doppia ala di cui van forniti i semi della me- 
desima^ e non già semplicemente alati nell'apice , come 
nella figura li dimostra , benché la capsola vi sia espres- 
sa qual' è in fatti quella dell' Embothrìwn , ma molto 
piccola. Quindi ad avvalorare la correzione generica che 
ho creduto doversi portare alla specie del Colla^ non sarà 
fuori proposito trascrivere il rispettivo carattere de' due 
generi accoppiandovi una tavola rappresentante le diverse 
loro fruttificazioni, e la pianta in disamina , onde farne 
un giudizio adeguato. 



( log ) 
Genus Eubotbrium. 

Classts et Ordo praecedenfìs. Ltn. fil. suppt. — 
Familia eadem Juss. 

Character generis — Calyx nuUus. Corolla ( Ca- 
lix aiictorum ) tetrapetala. Stamina limbo petalorum 
inserta. Folliculus ( Conceptaculum ) polyspermiis . Se- 
mina alata , im,bricata. Persoon Synops. piantar, i . 
pag. 117. 

Sprengel nel luogo citato pag. SyS riporta questo 
genere nella stessa sezione delle Proteacee , ma nella di- 
visione di quelle con ovaja a molti semi ( Ovarium pò- 
lyspermum ). 

Cade qui in acconcio l'osservare che all' infuori di 
Gaertner figlio Supplementum, Carpologiae , gli autori 
tutti nel descrivere i sémi di questo genere, non hanno 
menzionato la doppia ala che vi soprasta e copre , l' in- 
terna cioè che sormonta la semenza , bianca traspa- 
rente e lateralmente percorsa dal podospermo, che dalla 
base del seme si prolunga all' apice dell' ala terminata 
a sghimbescio, ed il quale lattacca alla sutura d' onde 
il concetlacolo si fende , e le due esterne di color lio- 
nato , lineari allungale , troncale nelle due estremità e 
che a guisa di clamide si abbassano sopra i due lati 
del seme , attaccandosi colla parte superiore alquanto al 
di sotto dell' apice dell' ala interna. Ecco le parole del 
citato autore « Folliculus coriaceus , ad venlrem lon- 
i giludinalilcr dcbisccns , polyspermus. Receplaculum 
j nullum. Semina ad utrumque latus folliculi sursum 



(no) 
j imbricata^ alata s loc. cit. pag. 2i4; ed indi alla 
pag. 2i5 nella lunga descrizione del genere Erabothiium 
dice « Integumentum duplex , utrumque in alam se- 
» minis ampliatwn : exterius tenue , membranaceum : 
» inlerius cumfuniculo umbilicali ( podospermium ) con- 
» natum^ membranaceo-chartaceum , album ». 

Stabilito cosi che la pianta di cui ho avuto l'onore 
d'intrattenervi , appartener debba al ^enQxe Embothiìium^ 
non resta che a soggiugnerne la diagnosi specifica della 
stessa , portando le necessarie correzioni a quella che 
ne propone il lodato sig. Colla ^ onde non appropriarmi 
l'onore della novità della specie che tutto allo stesso dotto 
botanico va dovuto, essendosi soltanto da me creduto ne- 
cessario l'emendarne il genere cui devesi riportare. 

EMBOTHRIUM iiubricjulb. 

Character specificus essentialis. E. Frutex sempev' 
virens ; ramis rubescentibiis ; Foliis breviter petiolati§ 
lineari-lanceolatis ( i 1/2-4 poli, long., ^-S lin. lat. ) 
in petiolum attenuatis integerrimis subtns pallidioribus 
glaberrimis trinerviis ; Floribus corymbosis axillaribus 
ierminalibiisqiie ; Conccplaculo stipitato oblongo coriaceo 
uniloculari polyspermo stylo persistenti ; semiuibus im- 
bricatis. 

Hakea rubricaulis Co//a Cat.Hort.Ripul. etHortulanorum. 
, '•! Character specificus naturalis. 

Caulis fruticosus ^-g-pedalis solidus tercs raraosus 
griseus. 



( III ) 

Rami alterni diffusi laxi rubesccntes. 
Folta perennaatia alterna palentia lineari-lanceolala ^ 
( I 1/2-4- poli, long., 4--8 lin. lat. ) apice et basi acuta, 1 
breviter petiolata , coriacea integerrima , superne nitida 
viridia vel viridi-purpurasccntia , subtus pallida, glaber-r 
rima Irinervia, nervo intermedip prominulo lateralibusque 
ut plurimum rubescenlibus.'n: ■ic 

Petioli breves ( 1-2 lin. long. ) rubescentes. 
Corymbi axillares vel terminales in apicibus ra-, 
mulorum, 8-i5-flori basi squamulis deciduis instructi , 
post anthesim in raccmum abeuntes. 

Pedunculus communis linearis striatus laevis rube- 
scens pollicaris vel sesquipollicaris longitudinis. 

Pedicelli filiformes striati apice incrassati ibique 
glandulara semilunatam germen cingentem suslinentes , 
lacves virides, peduuculo subduplo breviores. 
Calyx nullus. ■jI.iì/. udiri i.ii.iuijn. 

Corolla ( Calyx taliornm ,) ;letrapetala. Pelala apice 
pedicelli inserta glandulamque germinis basi cingentia, 
albida linearla, basi dilatala, extuslaevia;, intus linea 
prominula a basi ad anlberas instructa , apice concava 
ibique antberifera , pedicelli? duplo breviora , primum 
creda apice conniventia et germen arcte cingentia, post 
anthesim spiralitcr contorta demum decidua. 

Antherae quatuor foveis petalorum adnatae didymae. 
Oyanwm slipitatura. ,Podogyaiwn filiforme teres lae- 
ve inflexum pelalis pauUo brevius , apice articulatum 
glandulis binis inslructura. , r.^ ojìsjÌìjH l■^lw^t;^ ^ 

i Gianduia seniiluuata ad internam petalorum basim 
cingens germen , concava pellucido-flavesccns. 



(112) 

Germen oblongum arcuatum. Slylus filiformis lon- 
gitudine germinis persistens. Stygma deciduum orbicu- 
latum subturbinatum margiae subundulato. 

Conceptaculum coriaceum oblongum incurvura lo-»; 
rulosum ulrinque acuminatum, biloculare, polyspermum. 

Semina biserialia duplici ala iiistructa , ala termi- 
nalis alba , laterales membranaceo-fuscae. 

Podospermium e basi seminis prodiens ad apicem 
alae terminalis. productum adnectens semen ad valvae su- 
turam. 

Floret a junio ad julium fructusque perficit men- 
sibus septembri octobri. 

Habitat in Australia. Co/i/wr in Horto Regio neapoli' 
tano sub diu. 

TABULAE EXPLICATIO. 

A. Erabothrium rubricaule. 

b. Petaluna auclum cum antheris didymls in ipsiiis 
limbo cochleariformi. 

e. Ovarium stipitatum auctum cum Podogynio basi 
glandulis duabus cincto. 

d. Conceptaculum cura seminibus duplici serie po- 
sitis , imbricatis. — i--in.;,i ;, j 

e. Semen duplifcì àlà^ Ltfstructura. 

f . Semen auctum alis lateralibus , sive integumentis 
destitutum, et ala terminali tantum praeditum. 

•uu! g- Podospermium.' 

g. Capsula Hakeae cum loculamentis excentricis. 
■ '"ji. Semen Hakeae unica ala terminali donalum. 



fi<t^ //s. 




r^^^/;^. /A^^^-^;^::^^^, 



( r«3) 



]yi E M R I A 

•U DI UNA NUOVA SPECIE DI ANfiELICA, LETTA AL REALE ISTI- 
TUTO d' INCORAGGIAMEiNTO DAL SOCIO ORDINARIO CAY. MI- 
CHELE Tenore nella tornata de' 19 Gennaro 1837. 



lieplicale volte, ornatissimi soci, ho avuto l'onore 
d' ìnlratlenervi sugli equivoci che sogliono insorgere nel- 
rammi Distrazione de' farmachi che l' impero di Plora a 
larga mano ne dispensa , e che attribuir si debbono alla 
inesattezza delle botaniche determinazioni delle piante che 
ne formano il soggetto. Di un altro di questi equivoci 
tolgo a favellarvi stamane, che di tanta maggior sor- 
presa vi colmerà , perchè versa su di una pianta comu- 
nissima che tutt'i nostri botanici hanno avuto sott'occhio, 
e che io medesimo abbacinato dalla forza di un invete- 
rato errore , non mi sono avvisato di dichiarare che sei 
lustri più tardi di ciò che conveniva. Fin da quella ri- 
mota epoca, neirinsigne Trattato delle facoltà delle piante 
dato in luce dal mio illustre antecessore e maestro cav. 
Vincenzo Petagna, sotto l'/Egopodium Podagraria tro- 
vava io registrata la radice di bracala^ riconosciuta come 
pregna di umori acri , cosicché ne veniva proscritto l'uso 
interno , e soltanto si raccomandava per farsene frizioni 

i3 



( la) 

e lavande nella scabbia, ed in altre malattie cutanee spe-. 
cialmente degli animali. Ne richiedeva io allora i nostri 
semplicisti , e confermandomi essi ciò che ne diceva il 
sullodato professore mi parlavano della pianta comunis- 
sima ne'dintorni del lago diAgnano donde la raccoglie- 
vano. Fusiforme carnosa, e della grossezza di un piccolo 
braccio quella radice mi si mostrava , e cosi acre e nau- 
seante come ne veniva descritta. Riposandomi allora sull'idea 
che n' era generalmente ricevuta , io la riteneva per la 
radice àQÌV ^gopodiiim Podagraria. Frattanto nelle pe- 
regrinazioni che ne istituiva ne' dintorni di Napoli , poco 
frequente e nelle sole selve di S. Rocco e de'Caraaldoli 
io rinveniva questo Egopodio , e tutt' altra cosa mi si 
mostrava che quello de' luoghi paludosi , essendo pianta 
piccola e gracile con foglie biternate e radice della spes- 
sezza del dito mignolo , e piuttosto aromatica. Facilis- 
sima cosa sarebbe stato allora giudicare della diversità 
delle due piante e farsi a rintracciare la vera classifica- 
zione di quella de^ dintorni di Agnano . Ma tale è il pre- 
stigio degli errori ricevuti nella prima nostra istituzione 
che anche quando ci troviamo a due dita dal vero^ ri- 
fuggiamo dal pensiero di discoprirlo. Per potervi ritornare 
d'uopo era prenderne le mosse datutt'altra ricerca, ed ecco 
come siami avvenuto di ricalcarne il sentiero. Nellapplicar- 
mi allo studio delle numerose piante ombrellifere della no- 
stra Flora , non tardai a riconoscere che quella specie 
di Angelica che alligna nelle valli de' dintorni di Na- 
poli , e che veniva generalmente ritenuta per \ Angelica 
silvestre per molti caratteri convenir non poteva con 



(II5) 

quella de' paesi seltentrionali. Opportunameate dalle il- 
lustrazioni che ne produsse lo Schultes , io conobbi che 
quella diversità non era sfuggita alle indagini di valorosi 
botanici , i quali aveano sospettato potersi trattare di due 
diverse specie; che perciò applicandomi a meglio chiarirne 
i caratteri tutte studiar ne volli le forme diverse e gli anda" 
menti, fu allora che rivedendo sopra luogo in avanzata sta_ 
gione in fiore ed in frutti la pianta del Bracala riconobbi 
esser dessa la forma palustre della stessa angelica che vi 
discende dai contigui luoghi boscosi. Mi pareva allora 
impossibile che avesse potuto quella confondersi coU'/^- 
gopodium podagraria^ dappoiché trattandosi di due generi 
diversi la più sfuggevole osservazione de' loro caratteri 
sarebbe bastata a farli distinguere. Dovetti però mio mal- 
grado confessare che per essere stranissima non era per- 
ciò la cosa meno vera , e ne accennai la scoperta nella 
mia Sylloge , ritenendo prima la noslr' Angelica per in- 
signe varietà à^W Angelica silvestre e poi descrivendola 
come specie diversa col nome di Angelica nemorosa. Ad 
onor del vero non dovrò omettere che dall' avere con i 
nostri botanici ritenuta dapprima la nostra Angelica per 
identica a quella de' paesi settentrionali, non poteva ca- 
derci in mente di ricercarvi la radice di Bracala., essefl- 
do questa , come il dissi testò , acre caustica nauseante, 
e quella aromatica e grata fino a scambiarsi mercè la 
coltura colla radice àcW Arcangelica. Ma su tal proposito 
gioverà riconoscere che gli errori hanno le loro associazioni 
come le verità, cosicché dal ritenerne il primo ò indispensa- 
bile cader negli altri, ed a restarne vieppiii convinti basterà 



( m6 ) 
IrftScriTcrnc il soi^iciilo brano dell'opera sopraccitata, coNiua- 
le si fa luaiiifc^to clic quanta ut] uè uà lampo delta prefata 
Tcrilà si fosse affaccialo alla niente del cbiarissimo pro- 
fessore IVtagua , egli tuttavia ad altra specie di Egopo- 
dio sospctLiva potersi riferire la {nauta del Uracalà^ ma 
di uti .liifjcLcti uou iv)ti'va partirgli il [KMisiero — Ka- 
f^ioiiando adunt|ue dell' tÀjopoJio poJagrm-ia si cspriiue 
egli no' seguenti lenniui t Nas^x* cjueslo nelle nostro 

> valli ed iu quei luoghi ci si presenta cou i caratteri 

> stabiliti dagli autori. S' iuooutra poi ne' luoghi palii- 

> dosi e sembra una pianta totalmeute da «piella delle 
j valli diversa , e tal diversità si rileva dalla statura 
t alta assai , e dalla radice grande e caruosa. Se que- 
9 sta sia una varietà , o una specie diversa lo decida- 
t no altri , è eerto |H>rò che da quella delle paludi si 
I raccoglie la radice di bracala }). (i) 

llipeteremo adunque che la pianta delle paludi lungi 
dall'essere una varietà o altra specie di K</opoiiìo , ap- 
|)arlioiio al genere .ingelica, e non è diversa ili specie 
da quella che ne nasce nelle valli de' dintorni di i>Ui- 
poli \ della quale im[)ortaudo conoscer meglio le qualità 
ed i caratteri , ho credulo dovere dare una più ampia 
Uescri/ione che ho proccurato di far corredare di una 
esalta ed accurata figura. 



(/) Ikiit.' JacolliX ticiii! pmtUc toni, t pag. :2jg. 



( "7 ) 

Descrizione dell'angelica ncnlorosa. 

Radice carnosa filtonala ramosa con corteccia bianco- 
brunaslra appcn' aucUala acre mordace disgustosa con mi- 
dollo loguoselto giallastro. 

Foglie radicali ampie acri composto 3 volto penna- 
to , con fogliolinc ovate oblique deltoidcc talvolta inta- 
gliate presso la base con uno o due lobi , orlate di denti 
profondi , essi stessi nuovamente dentellati con dontuzzi 
cuspidati cigliosctli ; glabre meno cbe nelle nervature e 
di color verde bruno disopra , biancastre e villoseltc di 
sotto cogli apici aguzzi e protratti. 

Picciuoli fistolosi con una profonda scanalatura, di 
sopra striati da per tutto e pubescenti ; il primario munito 
di larga guaina che si attacca al collo della radice nelle 
radicali , ed abbraccia il fusto nelle cauline. 

Nella fioritura dal centro della pianta si eleva il fusto 
per 2 a 4 piedi, fistoloso anch'esso, striato e sparso come di 
lanugine o farina biancastra e con poche foglie che s'im- 
piccioliscono nella parte supcriore di esso mentre le guaine 
s'ingrandiscono restano quasi nude o con qualche rudero 
di foglia presso le poche diramazioni. Lo guaine hanno lo 
alette di colore porporino, e della stessa tinta suole star 
macchiato il fusto, ed i picciuoli nelle diramazioni. Le 
ombrelle de fiori vengono sopra pochi rami alterni corti 
gracili e quasi corimbosi. Ogni ombrella ha i5-2o raggi 
disuguali , quelle del centro piiì corte onde le ombrelle 
istcsse riescono quasi piane ; ninno involucro universale, 
molti iuvolucrclti setacei ; corolle di 5 pelali bianchi 



( ii8) 
smarginati quasi eguali , mericarpii ellittici muniti di 
larghe ale e di 3 costole longitudinali prolungale in cre- 
sta , di sapor disgustoso acre nauseante. 

Luogo natale f epoche della vegetazione , qualità ed usi. 

Nasce copiosamente nelle valli e nelle selve boscose; 
presso NapoH alla valle di S. Rocco , ai Camaldoli, donde 
colle piovane che trasportano anche altre pianto ne' luo- 
ghi bassi , come la valeriana ojficinalis e simili , i semi 
se ne spargono ne' luoghi paludosi, come al lago SAgna- 
no\ fiorisce e fruttifica in agosto e settembre, Perenne. 
La radice abbonda di principio acre, cosicché riesce cau- 
stica e viene adoperata per uso esterno nella scabbia , fa- 
cendosene unguento col sugo fresco ; i semi sono di sa- 
per acre nauseoso, e potrebbero destinarsi allo stesso uso. 

^ Osservazione. 

Differisce Òl^ Angelica silvestre per le foglioline 
delle grandi foglie radicali più larghe deltoidee ovvero 
OA'ate non ovali-bislunghe, più profondamente due volte 
seghettate ; per la maggiore peluria dell'intera pianta, per 
la mancanza totale dell'involucro universale, per le co- 
rolle non carnicine , e per la qualità della radice , che 
nell'À. silvestre è aromatica non acre caustica, non che per 
la forza e la qualità de' semi che sono aromatici legger- 
mente acri neW Angelica silvestre^ e non acri e nauseosi. 



(119) 

Angelicae nemorosae diagnosis , et synonyma. 

Angelica ; Caule superne pedunculisque farinoso-pu- 
Lescentibus; foliis tripinnato-sectis, segmentis ovato-deltoi- 
(leis ovalibusque biscrratis , basi decurrentibus , involu- 
cro nullo , mericarpiis elliplicis alis latitudine costas dor- 
sales apice cristatas acquantibus. Ten. Syll. add. et 
emend. altera in folio in Flora napolitana lom. 4 pag. 
162, in 8. pag. 56 1. A. sylvestris B. villosa^ caule 
cano pubescente , petiolis pedunculisque villoso-scabris. 
Ten. F. nap. Sjll. in Flora nap. tom. 4 pag. 4-2 in 8. 
pag. 14.2. Fior. nap. lom. 3 pag. Soy. A. sylvestris 
Ten. Flora medica universale^ e Fior, partic. di Nap. 
tom. I p. 223. Petagna Instit. bot. tom. 2 pag. 5ii ex 
loco;nec non botanicorum neapolitanorum facile omnium. 
/Egopodium Podagraria var. an. sp. propria? Petagna 
Delle facoltà delle piante tom. i pag. 279. 

Qualitas et usus. 

Radix acris caustica , quae vulgo audit Bracala , 
ad unguentum antipsoricum parandum adhibetur. Semi- 
na acria nauscabunda. 

Tabulae explicatio. 
A. Pars folli radicalis. 
b. Plantae floriferae pars superior. 
C. Flos magnitudine auclus. 

d. Mcricarpia diq)licia naluralis magnitudine. 

e. Mericarpium unicum magnitudine auctum. 






■■-•V. ■ .'^ 




na&T/ca //^mf^rt'aa 



( 121 ) 



Memoria intorno ad un nuovo e più semplice artifizio 

PER far mostrare AGLI OROLOGI IL TEMPO VERO O S0< 
LARE , ED IL MEDIO NEL MEDESIMO ATTO. LETTA NELLA 
TORNATA DEL I. DI SETTEMBRE l836 DAL SOCIO CORRI" 
SPONDENTE DOMENICO ANTONIO PRESUTTI. 

Chiarissimi /iccuUamivi. 



Se 1' uomo nello stato di semplicità primitiva tro- 
vava nella natura con che misurare il tempo che passa^ 
ei non è da maravigliare , che ad annunciargli 1' ora 
della fatica e del riposo , 1' avvicendarsi delle stagioni , 
ed il trascorrere delle età , dovevano piucchè bastargli 
il girar del sole, l' apparir della luna, e gli aspetti delle 
più lucenti stelle. Non così quando in società si ram- 
morbidiva dal viver civile ; allora quelle misure torna- 
rono troppo lunghe , e mal poterono ricordargli ad ogni 
lìiè sospinto l'adempimento degli sv£iriati e moltiplici uffici 
suoi , non che cogliere gì' istanti fuggenti delle rapide 
sensazioni e degl' istabili affetti. Ecco la necessità di 
cercare artifizi diversi per isminuzzare più tritamente la 
durata delle cose , o con maggior verità , quella del pro- 
prio essere. E quali che fossero detti artifizi , che delle 
antichissime nazioni appena qualche memoria o nulla ci è 



( 122 ) 

pervenuto , non potevano far altro, che partire particelle 
più meno grandi di qualche misura naturale , meglio 
sensiljile , più frequente , e direi quasi , più usativa. 
Il perchè il battello degl' indiani forato nel fondo im- 
mergentesi nell' acqua a mano a mano che venivasene 
riempiendo , le diverse specie di clessidre , o orologi 
ad acqua, ed i gnomoni, soli avanzi dell'antichità tra- 
mandatici dagli egiziani , furon tutti divisori accomodati 
al diurno girar del sole. 

Ora dal cammino di questo astro , preso come nor- 
ma e regola , non sapendosi da prima prender termini 
da cominciare e finire , se non variabili ed incostanti , 
come il suo levare e '1 tramonto , ineguali e variabili 
dovevan riuscire le artifiziali misure , secondo le sta- 
gioni ed i luoghi diversi della terra , senza l' imperfe- 
zione propria degli stessi artifizi usati. La maniera in 
che le nazioni antiche, da' ricordi che ne abbiamo ^ di- 
videvano il giorno , chiaramente cel mostra : maniera 
ancor viva tra le moderne , e quel eh' è più strano , 
ràvili, come la nostra Italia. Ma da una parte la civiltà 
e con essa le arti , le scienze , e l' industria venivan 
crescendo , e dall' altra le osservazioni de' fenomeni ce- 
lesti erano più frequenti ed accurate , tanto più in quanto 
venivano aiutale da mezzi efficaci ed esatti metodi. Per 
la qual cosa quel giornaliero aggirarsi del sole , che 
per assai secoli dovettesi veder mutabile senza ragione, 
chi cominciava a contare dal sorgere o tramontar suo, 
non parve più tale, allorché preso un punto invariabile, 
qual' è il più alto di suo corso , nel meridiano, si potè 



( \i% ) 

meglio ragguagliare con se stesso. Quindi le sue rivo- 
luzioni dal partirsi dal meridiauo al ritorno, fu creduto si 
compiessero tutte in uno spazio eguale di tempo. Tuttavia 
non è cosi. L' astronomia bambina toglieva al principal 
divisore del tempo il variabile ed ineguale , e davagU 
un' esattezza non vera ; V astronomia adulta venne a ren- 
dergli quella ineguaglianza che proprio gli spettava. 

E per verità 1' intero rivolgimento solare intorno 
alla terra , preso per principio e fine un meridiano qua- 
lunque , non fassi , come i maestri in astronomia inse-. 
guano e voi sapete , ogni di con egual durata, ma ora 
è pili lungo , ora più corto , benché di pochissimo. E 
ciò esser l'effetto del procedere obbliquo che fa il sole 
intorno alla terra , o a dirla pivi propriamente , del corso 
ineguale della terra per Torbe suo, e dell'aver essa V asse 
obbliquo al piano di detta orbita. Del quale effetto la 
ragione ed i particolari lascio di ricordare, perchè cosa 
a voi notissima , straniera al mio oggetto , e diffusa- 
mente spiegata ne' trattati di astronomia. Un oriuolo 
quindi di moto egualissimo ed uniforme , che segnasse 
mezzodì insieme col sole in un giorno qualunque , in 
tutti gli altri se ne scompagnerebbe , ora entrandogli 
innanzi , ed ora restandogli addietro. 

Cosiffatta ineguaglianza conosciuta ed avvertita da Ip- 
parco (a), tuttoché di grandissima importanza in astrono- 
mia, rimase nulladimeno trascurata per diciotlo secoli. 



(a) Bailly. Histoire de l'Astronomie modèrne. Pa- 
ris 1285 voi. f. f. go, e V. 2. j. 42j e 263. 



( 124 ) 

Dopo gli astrònomi mettendola ad accurato esame riu- 
scirono ^ aiutati dai pendolo dato loro dall' acuto inge- 
gno del Galilei , a sgomberare ogni oscurità e conoscerla 
addentro. Mercè delle osservazioni celesti più fedeli e 
meglio calcolate poterono determinare il cammino del- 
l' astro maggiore in tutti i suoi punti ; il pendolo applir 
cato all'oriuolo, trovato sminuzza tore squisito del tempo 
e di maravigliosa esattezza, servi qual pruova di fatto 
a chiarir la cosa , e. suggello a difTmirla. Investigalo 
dunque com'è il variar del moto apparente del sole, o 
effettivo della terra, nello spazio di uu'anoo tropico me- 
dio , ed immaginandolo d'altra parte , come se si facesse 
equabilmente uniforme, la differenza che giornalmente 
è dall' uno all' altro fu detta equazione del tempo ; e per 
distinguerli insieme , il primo fu chiamato tempo vero, 
apparente , o solare ; il secondo medio , o eguale (e) . 
Intanto gli orologi per loro naturale abitudine uon pos- 
sono muoversi altrimenti che con moto eguale , che pero 
sono bene adatti a dividere il tempo medio. Ma siccome 
tutte le bisogne della nostra vita sono ordinate secondo 
il movimento apparente del sole, i cui passi essi deb- 
bon seguire e mostrare; così ne viene, che non posso- 
no farlo senza essere quasi sempre bugiardi, ed in ta- 
luni giorni dalla verità assai distanti: che la differenza 
del mezzodì solare alle dodici ore medie , ossia l'equa- 



{a) Gli astronomi servonsi anche di un' altra mi-' 
sura di tempo presa dal giro diurno apparente delle 
stelle., equabile deipari., che chiamano tempo sidereo. 



( i2!5 ) 
zionc del tempo, giugno talvolta fino a diciassette minuti 
circa. Al 3 di novembre , per esempio , son dodici ore 
all' orinolo , ed il sole è già passato oltre il meridiano 
di poco men che diciassette minuti ; ed al contrario agli 
1 1 di febbraio il sole vuole ancora un quattordici mi- 
nuli per arrivare al meridiano, e l'oriuolo mostra dodici 
ore (a). Laonde coloro che hanno oriuoli ottimi e ben re- 
golati , ed ignorano la cosa , se ne dolgono come di cat- 
tivi, e stanno di continuo colle dita sulle lancette ad ag- 
giustarle. 

Nel secolo passalo che le scienze e le arti acqui- 
starono tanto di perfezione , ed in particolare quella di 
fare gli oriuoli, gli artefici abili , conosciuta la diver- 
sità de' due tempi , e pur volendo che le loro macchi- 
ne , lasciato a" soli astronomi il tempo medio , si uni- 
formassero all'andar del sole , si studiarono a tutto po- 
tere, affinchè ne seguissero le stesse stessissime variazionij 
di tal che ne notassero appuntino tulli gì' istanti , o al- 
meno la quantità del variare giorno per giorno. E co- 
siffatti oriuoli furono detti ad equazione. Egli è agevole 
a figurarsi che gli artifizi a ciò dovettero essere ed in- 
tricati e vari , si che i soli artefici valorosi poleronli 
eseguire, e non sempre col migliore effetto. 

Gli oriuoli ad equazione si cominciarono a co- 
struire in Inghilterra nell' uscire del secolo decimosetti- 

(o) Non ho detto V appunto dell equazione , per- 
chè nello stesso giorno varia ogni anno di alcuni se- 
condi. 



e 126 ) 

mo , ed il primo che la storia ci ricordi è quello ve- 
duto dal P. Kresa nel gabinetto di Carlo II. Re di Spa- 
gna (a). Appresso ne furon fatti molti in Francia e 
nell'Inghilterra stessa in diverse guise, ed anche da ta- 
sca. Ma comunque fosse la loro interna orditura , tutta 
la sostanza riducevasi a questo. In alcuni scomparten- 
dosi unicamente il tempo medio o eguale, e le lancette 
mostrandolo nel quadrante, un' altra, senza girare attor- 
no , notava ogni giorno la sola equazione o ditferenza 
de' due tempi. In altri, due lancette di minuti girandosi 
nella medesima forma , una seguiva il tempo medio , 
l'altra il solare. In altri, solo il solare vedovasi. In altri 
finalmente, T artifizio ordinato per l'equazione non ope- 
rava sulle lancette, come in tutti i precedenti, ma sul 
pendolo drittamente, accorciandolo , o allungandolo in 
quella proporzione determinata ad ottenere le ventiquattr' 
ore pili lunghe , più corte , secondo il sole procede. 
Di queste quattro maniere di costruzione l' ultima 
accennata dal Sully , e descritta dal P. Alexandre (ò), forse 
non fu mai adottata , essendosi trovato difficilissimo , se 
non impossibile dare al pendolo lunghezza di continuo 
variante , ed averne . un' andare , se non perfettamente 
conforme a quello del sole, almeno poco discostantesi. 
Le ragioni di ciò sono esposte e dichiarate con molta 

(o) Sully. Regie artificielle du iemps ., ou Traile 
eie. Paris /jtj infine. 

ibi) Traile general des horloges. Paris 11 34- 



( 127 ) 

buona critica dal Berthoud (a). Oltre che un tale orinolo 
non mostrerebbe che il tempo solare senza più , come 
fanno quelli compresi nella terza. Nella prima, veggendosi 
la sola differenza o equazione giornaliera , altri , ogni 
volta che guarda la mostra , è obbligalo di fare un 
computo di addizione o sottrazione ai minuti accennati 
dalla lancetta del tempo medio , sola a rivolgersi. Se 
questa costruzione è stata talvolta eseguita è per ragion di 
semplicittà maggiore ; e la semplicità è requisito di gran 
momento, soprattutto negli orinoli da tasca. Quanto alla 
secouda, nella quale veggonsi nell'atto stesso i due tempii 
ciascuno da se, chi vuol conoscer subito l'ora non pa- 
tisce nella mente fatica per computo , né abbisogna 
d'istruzione; basta il guardare. E però riesce più comoda 
e servibile a tutti , onde ad essa volsero l'attenzione in 
particolare gli artisti. 

Egli è da sapere intanto , che qualunque sia la 
specie d'ingegno , è sempremai indispensabile avere una 
ruota che faccia il suo intero giro in un' anno tropico , 
cioè in 365 giorni 5 ore 48' e 4-8 ', secondo alcuni astro- 
nomi , o 5o" secondo altri ; o approssimativamente il 
più che si può. Tal ruota mossa dalle altre porta a se 
unita una piastra chiamata ellissi , perchè la sua circon- 
ferenza rassomiglia in qualche guisa , alla curva conica 
così nominata; e da questo pezzo dipende tutto T effetto 
dell'ordigno, quale che sia il modo ond'è fatto. 

Ora esaminando attentameute i vari artifizi imma- 

{a) Essai suri' horlogerie. Paris tj63 voi. t. f. QQ. 



( 128 ) 
ginati e praticali all'oggetto ia quistione , de' quali ci è 
rimasta notizia , di leggieri rilevasi esservi tanta com- 
plicazione di pezzi , elio , tra per gì' intoppi molti allo 
spedito loro movimento , e pel soverchio sfregamento 
che di necessità conseguita , è impossibile ad avere dal- 
l' orologio esattezza e costanza. Usinsi pure tutte le di- 
ligenze dell'arte, eseguiscasi scrupulosamente quanto la 
teorica e la pratica prescrivono , non mai si potrà fare , 
che dalla semplicità di composizione negli orinoli non 
derivi in proporzione l'esatta divisione del tempo. E que- 
sta esattezza ne' pendoli oggidì è somma , che si tollera 
di vederli seguire solo il tempo medio , e portar fastidio 
d'andare a consultare le tavole di equazione ogni volta 
che vuoisi sapere l'ora vera^ anziché correre il pericolo 
di danneggiarla e menomar di pregio la macchina coU 
l'intrigarne l'ufficio. 

Ciò posto, dovrei ora , o Accademici , affin di ve- 
nire al mio intendimento esaminar in tutti i particolari 
ciascuna delle costruzioni note , quali sono quelle di le 
Bon^ Enderlin , Giuliano le Roy ^ VAdmiraud ^ PaS' 
semant , Rivas , Berthoud, Thiout , Mudge , Janvier^ 
Robin^ ecc. , ed andarne rilevando i difetti per singulo; 
ma è tanta la mole delle descrizioni , tante le figure , 
senza le quali non si può fare per la intelligenza della 
cosa , che invece di breve memoria , sarei costretto a 
compilare un ben grosso volume. E poi il parlare a voi, 
o dotti , debb' essermi ragione a lasciare di ridir quel- 
lo che ampiamente sapete. Per la qual cosa rimando 
all' Enciclopedia , a' trattati suU' arte degli oriuoli di 



( 129 ) 
Thiout ^ di Alexandre^ di le Paute^ di Berthoud , di 
Reid, ed alla storia della misura del tempo ò\Berthoud{a). 
La somma è : coloro che han voluto conservare la 
facile lettura delle ore ed una certa eleganza di aspetto 
nel quadrante , attenendosi a due lancette rivolgentisi una 
pel tempo medio , e l'altra per lo solare , non han po- 
tuto evitare nove ruote di più , supponendo la carica 
dell'orologio per otto di , senza gli altri imbarazzi ac- 
cessori non pochi {b). D' altra parte chi ha creduto 
miglior avviso non disturbare al possibile le vibrazioni 
del pendolo , adoperando ingegni men composti , si è 
contentato di far conoscere la sola equazione giornaliera 

(a) Enciclopédie méthodique^ Ai'ts et métiers^ art. 
JJor log erte. ,^,. . 

Thiout. Traile de l'fforlogerie mécanique et pra- 
tique. Paris t'j4f- 

Berthoud. op. cit. 

Le Paute. Traile d' Hor log erte Paris tjSj. 

Reid. Treatise on clock and walch making . Edim- 
burg 1S26. i^;j,^„ , , . 

Berthoud. Histoire de la mésure du temps. Paris iSat . 

(b) Io qui voglio accennare alla costruzione di 
Enderlin. Nel secolo passato il celebre oriuolajo in- 
glese Mudge in un beli' orologio a pendolo fatto pel 
general Clerk , escogitò un altra maniera di artifizio 
per avere il tempo solare ; la quale tuttoché inge- 
gnosa , non è più semplice , né meno intricata delfe 
altre. V. Reid op. cit. f. 3oi. 

i5 



( i3o ) 

con una lancetta non circolante^ o pure far volgere in- 
torno al quadrante de' minuti medi immobile un altro 
concentrico simile, ed una sola lancetta venire additando 
entrambi i due tempi insieme. In questo caso la strana 
posizione e cangiante de' numeri nel quadrante mobile 
partorisce stento a leggere, e toglie eleganza alla vista. 

Intanto considerando^ che nel viver civile la misura 
del tempo secondo il sole è la naturale e comune , e 
che util cosa sarebbe se un'orologio la potesse con chia- 
rezza e proprietà mostrare, senza scapitare nell'esattezza; 
e considerando pure, che l'artifizio a ciò, quanto è me- 
glio ordinato e men composto, è via tanto più agevole 
a conseguir l' intento , e gli orologi possono esserne for- 
niti da maggior numero di artefici ed a minor prezzo 
venduti ; dopo avervi ben meditato sopra, mi par d' es- 
sermi imbattuto in uno che ben risponda a tutte le con- 
dizioni richieste. 

Tutto quanto l'ordigno consiste in quattro semplici 
ruote colla piastra ellittica; una stanghetta, due rastrelli, 
ed un cannoncino col suo rocchello. Il luogo n' è tra la 
piastra anteriore del castello, e la mostra o quadrante. 
Può benissimo adattarsi , con qualche leggiera modifica- 
zione che il caso particolare richiede, ad ogni sorta di 
oriuolo , sia che le lancette abbiano tutte centro comu- 
ne , o pur separato (questa seconda disposizione è più 
acconcia e favorevole per sola ragion di semplicità ). 
Inoltre, siccome esso sta da se , e non si mescola negli 
uffizi delle altre parti dell' oriuolo ; cosi può togliersi 
o lasciare , secondochè piace , senza dissestare il prin- 



( *3i ) 
cipale della macchina. Non è inutile il dire essersi prov- 
veduto diligentemente ad ogni occorrenza, e tutti i par- 
ticolari sono dichiarali nella descrizione seguente. 

Le figure i, 2, e 3 dimostrano le sole parti dell'e- 
quazione , lasciando il resto dell' orinolo come non ne- 
cessario alla intelligenza della cosa. La figura i le mo- 
stra in prospetto , la 2 in profilo , la 3 alcune parti 
separate. Le stesse lettere nelle diverse figure significa- 
no le stesse parti. 

A ^ B , C, D , ( fig. 1, 2, 3. ) sono quattro ruo- 
te , delle quali A , B sono su quella parte dell' asse 
de' minuti mn ( fig. 2. ) ch'esce dinanzi alla piastrina 
anteriore L M del castelletto (a). C, Z) ( fig. i , 2. ) 
sono lateralmente mantenutevi dal ponticello G , secon- 
do che permettono le altre parti dell' orinolo , ma unite 
e fisse sopra il medesimo asse, e sì fattamente, che co' 
loro denti incastrano A con C ^ e D con B., onde A gi- 
randosi meni C, e per conseguenza D meni^. La ruo- 
ta ^ è unita al cannoncino //' ( fig. 2, 3. ), il (quale 
porta al capo / ' che esce fuori del quadrante NO ( fig. 
2. ) la sua lancetta p de' minuti medi. Appresso alla 
detta ruota e ^ul suo cannoncino è fermata stabilmente la 
stanghetta _^ " ( fig. 1, 2. ), sopra i cui opposti capi/, 
f sono impernate due altre più corte ffff\ hh' girevoli 

(a) Per facilità di descrizione abbiam supposto 
il caso, che la lancetta de' minuti abòia centro sepa- 
rato da quella delle ore , come praticasi per lo più 
negli oroloffi astronomici a pendolo. 



( i32 ) 

sopra ^ , ed h , le quali sono come raggi de' due ra- 
strelli circolari uy ^ ed h'b ( fig. i. ) a loro uniti. Più 
innanzi sul medesimo canaouciao viene il rocchello rr 
( fig. I, 2, 3. ) con altro suo cannoncino tt' ( fig. 1 , 
3. ) ; e questo è libero e girevole sopra quello di sotto 
ed i denti incastrano con quelli de' rastrelli. Il capo t 
esce fuor del quadrante , raggiugne quasi il sottoposto, 
ed ivi , portando egualmente una sua lancetta o ^ gli ri- 
man dietro solo quanto basta cbe le due lancette />, ed o 
non s'impaccino scambievolmente nel girare. E questa se- 
conda servirà ad indicare i minuti veri. Ad una con vene voi 
distanza sopra questo cannoncino è un terzo ss' ( fig. 
2,3.) colla piastra ellittica EF ( fig. i, 2 , 3. ) cbe ab- 
breviativamente ellissi si è convenuto di chiamare. Può 
girar sopra l' altro spedito e libero ; esce similmente fuor 
del quadrante , ed ha in s la sua lancetta q , come gli 
altri , il cui ufficio vedrassi tra poco. Da ultimo su que- 
sto dimora la ruota B ( fig. i , 2 , 3. ) con un poco di 
cannoncino e che lo calza stretto, o come dicono nell'ar- 
te, a sfregamento duro, affinchè da se, coli' andar delle 
altre parti non possa muoversi sul sottoposto, ma solo 
a volontà quando bisogna. Per lo cbe nel cammino or- 
dinario dell' ordigno l' ellissi EF e la ruota B fanno come 
se fossero un pezzo solo (o). La stanghetta gg ' ( fig. 1,2.) 

(a) Per non sopraccaricare l'asse mn de' minuti^ 
ed a facilitare il movimento^ forse è meglio far girare 
la ruota B colla ellissi dentro un foro , fatto in un 
ponticello accomodato all' uopo. In questo caso., rima- 



baiti'Vi"im cAvigliublo a dhe sporge dinanzi fino a po- 
ter appoggiare suila còsta dell' ellissi EF\ è di' acciaio 
temperalo ben tondo e levigato, e dove si potesse avere 
di qualche pietra dura sarebbe meglio. Nel capo / della 
slanglietla (fig. i.) è impiantato il piede della molla hb 
che va coll'estremo a far forza Sui cavigliuolo ó del ra- 
strello hb urtandolo verso er '■'■'^■^ v '''ò'! "''• ♦ ■ 

Ciò ben compreso',' ecco come' compiesi 1' ufRcio 
dell' ordigno descritto. Stando la ruota yi suU' asse dei 
minuti fa Col medesimo 1' intero giro in. -un'ora, e eoa 
esso ihsieme la lancetta p (fig. 2.')/' la quale segnerà 
perciò i minuti medi. Ma la ruota J girandosi deve 
far girare la corrispondente C , la quale mediante la 
compagna D deve produrre lo stesso sulla B. Ora i loro 
denti son proporzionati in modo in tutte quattro, che fa- 
cendo À tanti giri qifanti sono compresi in un''anno tro- 
picio, B ne fa altrettanto con uno di più. E' 'perciò la 
Tuota B coir ellissi unitale, rivolgendosi intc/rno all'asse 
mn , come fa la ruota ^ , e facendo in un'anno un giro 
di più di questa, fa in un'anno un solo giro rispetto 
alla medesima , e per conseguenza rispetto alla stanghetta 
Jf'. Intanto per lirtù della molla hb ( fig. i . ) che spinge 
il rastrello hb verso e, e per la disposizione del rocchello 

Amido tutto nello stesso modo , il cannoncino della 
ruota B girerebbe nel foro, abbraccerebbe stretto quello 
dell' ellissi , come si è detto di sopra , e pel centro 
di questo passerebbero gli altri liberi senza toccarlo , 
invece di portarlo addosso. 



( i34 ) 
intermedio , il rastrello compagno uy è portato verso z. 
Onde nasce che il suo cavigliuolo a è sempre tenuto ad- 
dosso alia costa dell' ellissi EF , ( al quale effetto 1' e- 
iaterio della molla suddetta non debb' essere né più , né 
meno. Meno non basterebbe all'intento, più, risarebbe 
sfregamento soverchio e resistenza a vincere dannosa al- 
l' ufficio delle parti ) alla cui curvatura girante dovendosi 
adattare risulta , che se essa presenta il minor diametro 
e fa luogo, la segue per opera della molla; e quindi 
il rastrello uy va verso s, e da quella banda il roc- 
chello rr e con esso la sua lancetta. Se presenta il mag- 
giore, cede, ed il rastrello torna indietro verso a?, non 
che il rocchello. E però nel girar dell'ellissi il roc- 
chello volgesi ora da una banda, ora dall'altra, talché 
mentre la sua lancetta , fa continuamente la rivoluzione 
oraria come quella de' minuti medi , ora ritardando i 
passi le resta dietro , ora affrettandoli 1' entra innanzi. 
E cosi viensi a conoscere , sempre che si guarda , il 
tempo medio , il vero , e la differenza tra essi , ossia 
l'equazione. 

In somma di tutto l'ordigno portato dall' asse dei 
minuti , la ruota posteriore e le stanghette co' rastrelli 
fanno immutabilmente la rivoluzione oraria media ; la 
ruota anteriore coir ellissi la stessa rivoluzione, con tanto 
di più quanto bisogna a vantaggiare la precedente d'un 
giro intero in un'anno ; ed il rocchello, anche lo stesso 
giro , ma ora più presto , ora più tardo. 

. Egli è da avvertire inoltre , che quantunque l'essen- 
zialissima condizione di non iscompagnarsi mai il rastrello 



f i35 ) 

uy col suo cavìgliuolo a dalla costa dell'ellissi, e di 
tenere i denti in contatto con quelli del roccliello sem- 
pre da un lato , tuttoché il moto sia alterno , possa ot- 
tenersi con ingegno più semplice , che non è un' altro 
rastrello opposto, nondimeno questo, nel nostro caso, oltre 
al detto servigio , ne rende un'altro importantissimo che 
in nessun' altro modo potrebbe conseguirsi. Ed è di dare 
a tutto il pezzo perfetto equilibrio, in qualunque posizione 
si trovino le stanghette mobili co' rastrelli : equilibrio in- 
dispensabile, come sanno i maestri dell'arte, a tutti que' 
pezzi che rivolgonsi con qualche velocità. 

Vuoisi ora dichiarare l'ufficio della lancetta q portata 
dal cannoncino dell'ellissi. Allorché l' orinolo stato fermo 
per circostanza qualunque, debbesi rimettere in cammino, 
non tutti saprebbero aggiustare l'equazione secondo il giorno 
corrente, perché non tutti hanno le tavole; e l'avessero 
anche, non si saprebbe adattare all' orinolo quella appunto 
del giorno in quistione. Imperciocché , eccettuati i due 
punti estremi, nel più e nel meno, la stessa equazione 
ritorna più volte nel corso dell' anno , con piccolissima 
differenza. All'uopo dunque è nel quadrante intorno alla 
zona oraria un'altra divisa in 365 parti eguali quanti 
sono i giorni dell'anno comune. E siccome abbiam ve- 
duto, che l'ellissi fa in un'anno l' intero giro rispetto 
all' asse de' minuti , cosi la lancetta q portata dal suo 
cannoncino farà tutto il giro della mostra in un'anno 
rispetto all'altra /> de'minuti medi. Sicché ogni ventiquattro 
ore le sarà distante di un grado di più di quelli indicati 
nella mostra , e quando la lancetta de' minuti medi è a 



( iS6 ) 
60 , r tiltra sarà sul preciso^ giorno che; corre. Per la 
qual cosa , dove fa bisogno , mettasi prima 1' orinolo a 
dodici ore medie, e mentre colla mano sinistra tiensi ferma 
appunto sulla linea del 60 la lancetta de' minuti medi, 
coir altra sforzando quella dell'ellissi si rechi alla linea 
del giorno corrente segnalo nel quadrante ; appresso si 
mettano tutte air ora attuale. Cosi operando , ogni ruota 
è ferma, 1' ellissi sola volgesi, e secondo essa i rastrelli, 
il rocchello e la lancetta de' minuti solari; ' ■■••i'nij 'v 

Resta io ultimo luogo a sapere il fondamento d'ogni 
cosa, cioè qual dcbb' essere il rispettivo numero de' denti 
delle ruote allo scopo desiderato. Secondo la maggiore 
approssimazione cui si può giugnere la ruota A de^re 
averne 79, B, 64., C, l'Ò'j ^ e D^ iii. 

Dà questa disposizione riesce che la ruota A , fa- 
cendo S768 giri in un'anno, B ne fa 8769. Ma I' an^ 
no tropico è composto di 87G5 ore 48 Q 5o'', quale 
tempo è minore delle 8768 di ore 2, 11', e io', onde 
seguita che la ruota B non farà il suo giro compiuto 
rispetto ad ^ in un'anno tropico appunto, ma le biso- 
gneranno ancora 2 ore II', e io" a correre per tro- 
varsi con essa esattamente al punto primiero di corri- 
iipondenza ove comincia la' rivoluzione annuale. Questa 
differenza è tale da non doversene tener conto per nulla. 
Perciocché da una parte ( supponendo anche un'oriuolo 
di perfezione matematica , senza gli ostacoli recati dalla 
materia e dall'arte , e che si movesse di continuo inal- 
terabilmente ) l'errore prodotto nell'equazione è si mi- 
nialo , eh' è insensibile , non montando ad altro nel se- 



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L/ 



( '9 ) 
condo anno, se iiou ad un minuto secondo circa nelia 
sua quantità media ; quantità che non si può scompar- 
tire air occhio dalle lancette de' minuti , ed anni assai 
di errore continuamente accumulato ci vorrehbero , ai- 
finchè si potesse vedere. Dall'altra, la libertà necessa- 
ria al muoversi delle parti dell'ordigno, gli slieiiameati 
scambievoli , e soprattutto la qualità della curva ellisi-i 
sulla cui perfezione e lavoro dimora tutta la bontà del- 
l' effetto ;, e nel nostro artifizio ed in lutti gli altri al 
medesimo fine , sono cagioni pur troppo valevoli a fai 
trascurare 1' errore in quistione , ed altri anche un pù 
maggiori. Oltreché è inevitabile , sia per tramutazionc 
di sito , sia per nettar T orinolo e dargli olio fresco , sia 
perchè arrestato da qualche accidente , è inevitabile , 
ip diceva , rimetterlo ia cammino e regolarlo. 



I 



( i3() )- 

fa i < ; I « » ' ■ — ■ — ^ . . . ^ ^1 ~ T tw - .,, — a _ 

D£SCaiZIO.NE DI DUE NL'OTE E RARE SPECIE DI FUNCni DELLA 
FAMICLI.V DE PORODEHMEl ; LETTA AL REALE ISTITUTO d' IN- 
CORAGGIAMI'NTO NELLA SEDUTA DEL DI 26 APRILE lS38 
DAL SOCIO ORDliNARIO FRANCESCO I1IUG.V.NT1 (*). 



Efjrcrji Accademici 

J iù mesi ornai er.in frn<;rorsi , rli' in PsKnnfln sul va- 
lore di laluiic micologiche scopcrlc non haslavami l' ani- 
mò svelade all' erudito pubblico , e moUo meno a voi 
che la più scella parie ne componelc, quando nelle ul- 
time tornale dell' andata invernale stagione opporUina- 
menle giunsero in dono a questo Reale Istilulo per le 
mani del nostro prof, di Botanica cav. Tenore due pre- 
giati opuscoli del dottor Montagne , ne' quali Icggonsi 
distinte notizie intorno a quelle piante crittogame , che 
o affatto nuove , o di recente scoperte , rendono tratto 
tratto più ricca e venusta la Flora Francese. 

Ed a farne desiderata applicazione a profitto delle 
uon poche ,- che sotto questo cielo tanto benigno e ri- 
dente vivono, ed anco j)ercliè prestar mi potevano ma- 
teria a confermare ed estendere siffatti mici prediletti stu- 



(*) Trovasi imerila nel FI. voi. dorjli Alti di que- 

sV Accademia,. 

iG 



( i4o ) 

dì , cortesemente mi vennero esibiti dal benemerito no- 
stro Segretario cav. Stellati. 

Attese r animo mio a riandare particolarmente le 
poche specie degli hymenomici , descritte in bel mo- 
do in uno de' prefati opuscoli , come quelle che volen- 
tieri a qualche disquisizione portar mi potevano , com- 
parando sovente le figurate autorità originali ivi citale , 
e guardando con sollecita cura i caratteri distintivi de- 
gli oggetti che determinato m' era d' illustrare. Frutto 
di questo confronto fu d' allontanare la mia dubbiezza 
che dapprima trattenuto m'aveva, e di decidere franca-, 
mente sulla novità di due piccoli poli/pori , che a voi 
ora presento ; anzi 1' aver riconosciuta certa simiglianza 
tra r imenio della prima specie con quello del Maria- 
smius faveolaris , singolarissimo tipo di un bel genere 
tra gli agaricini , introdotto non è gran tempo dal ce- 
lebre Fries , quasi spingevami a collocarla soli' esso (i). 
Ma le differenze specifiche , tanto necessarie alla presta 
e netta intelligenza delle due pianticelle in esame , si 
renderanno più palpabili , e vie meglio faranno sentire 
la verità si ne' brevi schiarimenti , che intorno al di loro 
genere mi farò qui appresso ad esporre, si ancora nelle 
loro descrizioni tecnologiche e nelle immagini a vivi co- 
lori appositamente dipinte. 

(i) Vedi JSotice sur les plantes cryplogames rè- 
eemment décoiwertes en France , etc. par C. Monta- 
gne , niim. S4- ; negli Annal. des Scienc. nalurell. 
(Mai iS30). 



I 



( ai ) 

Da ullimo m' è gralo annunziarvi, clie poirei di- 
scendere ad un maggior novero di scoperte , perocché 
largo campo mi si offrirebbe. — Questi ed altri vege- 
tabili poco curati da noi hanno porto , e stanno tuttavia 
porgendo a valenti studiosi di altre nazioni preziosi ele- 
menti di opere non prive di diletto e di istruzione. E 
se , ornatissirai Soci , di quando in quando mi seduce 
il desiderio di dirvene cosa , non son mica acciccato dal 
fumo di ambizione , onde mostrarmi autore , ma son 
preso pili volentieri dal lodevole amore per la gloria della 
patria nostra , con togliere in parte alla straniera cupi- 
digia quella palma , che sovente ha raccolta nelle 
scienze naturali dagli oggetti che adornano il nostro fe- 
racissimo suolo. Quindi ho certa lusinga , che compa- 
tendosi da voi questo mio lavoro , verrà portato ad un 
maggior grado di perfezione con discuterlo, anziché ri- 
gettarlo. 



( l42 ) 

CENNO STORICO 

SUL GENERE POLIPORO. 



Prima del botanico fiorentino Micheli nessuna di- 
stinzione facevasi tra le specie che ora si noverano sotto 
questo genere ed i così detti agaricmi degli antichi. 
Egli , r accorto trovatore , fu che traendo partito dalla 
diversa loro struttura, ne distaccò buona porzione , ed im- 
pose loro i nomi di polyporus e suillus : il primo di 
origine greca , e che nei nostro tinguaggio suona 77ioi- 
tiludine di Jorellini (i); e 1 secondo tolto dal latino 5Ms, 
o perchè questo immondo animale ne va ghiotto, oppure 
dove portasi al pascolo , volentieri sogliono ivi funghi 
di tal natura nascere. Basta qui indicare colle stesse sue 
espressioni le sole caratteristiche , che giudiziosamente 
notò nel poliporo , onde discernerc tra amendue 1' affi- 
nità, e la differenza che nella loro organizzazione passa. 

Polyponis , cosi il dotto naturalista , est planlae 
genus , ut Sidllus , sed copitulo in binas paites , ut 
ille non dirimiliir , scilicet jìars inferior ìnijiisce ca- 
fìilidi a superiore non separabilis , et non ex jistuUs 
sohitis composila , sed instar cribri , aul apiian favi 
dumtaxat perforata , in ciijus foraminulorum ore re- 
permntur flores , et in eorumdem cavitate semina^ que- 



{v) Da jraÀùj mollo , e t:ópos meato. 



( 43 ) 
madmodum in antecedenti genere (Sinllo) moninmus (i). 

Quanto importante sia siffatta classazionc , ogn' in- 
Iciligcnlc potrà rilevarne i pregi e dalle particolari ricer- 
che , e dalle autorità de' più recenti ed accreditali mi- 
cografi che 1' hanno garantita. Vale per tulli citare il 
solo Persoon ; e non mi si ascriva a troppa loquacità , 
se ricordo ora quel che ancor egli coi lumi Micheliani 
seppe egregiamente scrivere nella Mycologia europaea 
riguardo alla estesa famiglia à.€ porodermei. 

Son sue parole : Pileus forma et sitòslanlia varius. 
Ilymenium poroswn et tubulosum. Tubuli quidem den- 
se approximati , smguli vero segregali possiint pariete 
proprio seu tunica eos conslituente gaiidentes , nec uti 
iti favis apium cellulas seciim unitas ejformant. Hoc 
perspiciium est in Suillis Midi, (mine genere Boleto), 
ubi tubi laxiiis seciim cohaerent., qui in II g pò dri (Fi- 
stili in a Bull.) inter se distant. In speciebus vero co- 
riaceis et suberosis (generis P olg por i).^ substantia pi- 
lei plus minusve alte inter unumquemque tubum pene- 
trai .^ et cum vis connata est , quare stratum porosum^ 
non uti in Boletis.^ a pileo scjiingipotest. Ilinc tales tubi 
ex hgmenio ., seu parte propria formati., idiogenei , 
nec cum pileo homogenei sunt. In speciebus sim- 
plicissimis inter ea multa hac in re obvenit aberratio , 
quae accuratius observari merelur (2). 

Il Linneo d' altronde , e con esso lui il Glcdilscli, 

(1) Nova plant. gen. Fior ent.i'j2g.,pag.i3 f., 182. 

(2) Secl. II ., pug. 34.. Erlangae 182^. 



( IM ) 

lo Batsch , il BuUiard , lo SchaefTer , lo stesso Persoon 
nella Si/nopsis^ il Nees e tant' altri, mal avvisandosi in- 
torno a questo particolare, confusero sotto il boleto i due 
enunciati generi Micheliaui. Ma dopo una si strana di- 
screpanza e modo diverso di classificare , sursero final- 
mente i due animosi riformatori della scienza micologica, 
lo svedese Fries, e 1 prelodato affricano Persoon , i quali 
colle loro classiclie opere novella luce sparsero su questa 
materia. Quivi infatti, indipendentemente dal boleto^ ve- 
desi ripristinato il poliporo , ed anche con savio accorgi- 
mento in vari sottogeueri distribuito ; prendendo questi 
i caratteri distmtivi dalla cUtterente figura , grandezza e 
giacitura de' forellini che costituiscono la membrana frut- 
tificante , e dal loro numero e luogo che occupano. 

Se per poco ci facciamo a consultare il Sistema mi- 
cologico (i) , o il Comentario su di esso del Fries (2), 
neir uno e nell' altro troveremo registrato le stessissime 
principali sezioni : come il favolus , per dinotare quelle 
specie che hanno F imenio tutto grossolanamente pertu- 
giato , con fori più o meno angolafi , mollo simiglianli 
ai favi delle pecchie. Il microporus al contrario , che 
obbracciandone più esteso numero , e' indica con la me- 
desima sua significazione un imenio coperto di minutis- 
simi bucherini , ritoudetti, e tra loro uguali. Ed il poli/- 



(i) Syst. mycol.^ sistens Jung. ord. gen. et spec. 
huc usque cognilas. Gryphiswaldiae 1821. 

(2) Elench. fung.^i sistens Comment. in Syst. my- 
col, Gryphiswal. 1828. 



( '4.5 ) 
ilicta in fine che ne comprende altre prive afiallo di cap- 
pello ; la cui delicata membrana fruttifera , rivolta in su 
e sparsa , appena segnata vedesi nella superficie di punti 
poco immersi , ed alquanto distanti. 

Se poi svolgiamo la Micologia europea del Per- 
soon(i), osserveremo che l'autore non seppe far di me- 
glio ; e contentandosi soltanto d' usare maggior diligenza 
nella scelta de' vocaboli , cambiò il favohis in jìlalypo- 
rus , ed il polysticta in poria. 

A questi principj , se mal non mi avviso , riducesi 
la teoria del genere in esame, A me però basta il pre- 
sente saggio che ne ho dato , per non annojare altri- 
menti e voi e me medesimo. — Ma a quali degl' indicati 
sotto-generi le nostre specie appartengono? Egli è ormai 
tempo che lo reggiamo dalle loro diagnostiche descrizioni. 



(i) Luogo d'i. 



( U6 ) 

CARATTERI NATURALI DELLE DUE NUOVE SPECIE. 
POLIPORO CALABRESE, 

Poliporus ( Fav. Fries. -Platyp. Pers. ) calaber , nob. 
(Fig. i-h.) 

Questa bellissima specie ha il suo piccolo cappello 
carnosetto , rotondo ; piano-convesso , di color giallo 
sudicio tendente al verdiccio , col margine rivolto verso l'i- 
menio , e talora screpolato nel cuuiru. I pori sono adesi, 
grandi , quadrangolari , citrini , i quali sembrano tante 
regolari cellette bellamente disposte a rete ; quelli presso 
lo stipite sono meno profondi , né sono perpendicolari. 
Lo stipite è sottile , centrale , rigido , alquanto appiattito, 
curvo alla base , ed anch'esso tinto di giallo sudicio. Sog- 
gettato ad una lente di mezzano ingrandimento , tutta 
presentasi la sua superficie incrostata di delicatissime squa- 
melte bionde , che Io rendono ruvido al tatto, e Io fan 
comparire ad occhio nudo come se fosse di denso e cor- 
to tomento vestito. 

Dimens. Capp. largo onc. i. — Pori (cellette) pro- 
fondi '/, lin. — Stip. onc. i lungo , e Un. % largo. 

AI finir di autunno l' ho , ma di rado , rinvenuta 
ne' dintorni di Olivadi in Calabria Ultra II.', isolata, pa- 
rassita in su vecchi sterpi , e nascosta al suolo sotto fo- 
gliame secco ; il perchè la distinsi col nome di Polyp. 
calaber. 



( u? ) 

OSSERVAZIONI 

luvesligando allculamenle i caratteri del nostro fun- 
go, più tempo mi trattenni nel determinare se era meglio 
allogarlo nel nuovo genere Man'asmnis , clic fa parte 
della numerosa famiglia degli agaricini , siccome nel- 
la introduzione brevemente si è discorso , oppure ia 
([uclla tribù Aq' porodermei^ ove già l'bo situalo. Nò ciò 
a troppa sofisteria attribuir dcbbcsi , dappoicbò la stu- 
penda e particolar fattezza di quell'imenio , che attesa 
la simmetrica disposizione de' suoi reticolati alveoli , ed 
attesa eziandio la struttura di questi , le cui esilissime 
pareti, per quanto potei scorgere , di duplice membra- 
na eran formate, in tale dubbioso stato mi pose. D' al- 
tronde la scarsezza degl' individui sì della nostra che di 
altre specie afliui, e di più esatte informazioni su di es- 
se , mi ban trattenuto a far comparire un progetto di 
riforma, ove forse con maggior fondamento sarebbero sfa- 
te acconciamente distribuite quelle specie Cnoggi cono- 
sciute. 

Non osando adunque pronunziare, mi son conten- 
tato di emettere soltanto il mio voto , e unirmi cosi al 
diligente Fries , il quale da assai tempo prima , ancor 
€gli esitando, disse rveW Elench.fung. — Fafol. Fungi 
tropici ., rarissifne in tempera tis , nwnqitam , quantum 
novimus , in J'rigidis rcgionibus oòvii , truncicoli persi- 
stentes. Quamquam ob characteres olim , eliam a me 
nulla specie viso , ad Polyporos relati sunl , genuses- 



( as ) 

se j4garicinum^ lame II a tum^ primo intuilu fungi 
vivi mox apparet (i). 

E altrove: Favoli veri sunt absohite Agarici- 
ni; Pohjpori autemfavoloidei ab hoc genere (Polgp.) 
neiitiqiiam separavi debent. Species , praecipuae tropi- 
cae^ habitu gaudent proprio; tamen omnes acuti lirni- 
tes desunt, ut neglecto hymenio fovsan melius inter se- 
quentes tribus (Mesop., Pleurop.^ Merism. , etc.) 
ejus species disjìescantur (2). 

POLIPORO NANO. 

Polyporus {Microp. Fries, et Pers. ) nams ^ nob. 
(Fig. 5-7.) 

L' ampio cappello di questo fungo vien sorretto dar 
brevissimo stipite , che gli dà una figura molto tozza , 
donde ho tratta la indicazipne specifica di 7iano. 

È desso di mediocre grandezza , di un sol colore 
fulvo nereggiante , o rugginoso , ed è di carne arida , 
che invecchiandosi diventa più compatta e friabile. La su- 
perficie del cappello è ineguale , appena tomentosa , ed 
ornata di piccole zoae di color più carico , e disposte a 
cerchi concentrici, I suoi lembi , lunghi , pendenti , sot- 
tili, incisi in molte parti, nascondono il sottoposto stipite. 
L' imenio apparisce coperto di minutissimi ed affollati po- 
ri quasi rotondi , 1 quali , divenuti più sensibili , disu- 

(i) FoL J,pag, 44- -^ (2) luogo cit. pag. ;<?. 



( 1^9 ) 
giiali e laceri, dlfibndonsi sull'apice dello stipile. Lo sti- 
pile è liscio , fibroso , superiormente un poco dilatato , e 
bulboso alla base. 

Dimens. Capp. largo onc. i % — Pori profondi 7* 
di Un. — - Slip. lin. 8 lungo , e 2 largo , misurato ver- 
so la sua metà. 

Cresce solitario ne' luoghi cretosi ed umidi all' om- 
bra delle piante , in agosto e in ottobre. Lo incontrai la 
prima volta nella stessa Provincia ove raccolsi il prece- 
dente. ■_ 

OSSERVAZ IONI 

Un pezzettino della membrana fruttifera di questo 
fungo al microscopio , fa vedere che sia composto di un 
aggregato di tubi poco profondi, e differenti nella for- 
ma e grandezza. Quelli del margine discoprousi piccio- 
lissimi e tercti : gli altri che occupano il disco , più aperti 
ed ovali ; ed in fine molti , parte dappresso allo stipite , 
e parte scorrenti sul suo apice , sono grandi , ottusamen- 
te angolati, e dentati nelle boccucce. — Lo stipite si at- 
tacca nel mezzo del cappello , ove ha origine uno stretto 
canaletto che ne percorre il centro. 

Questo fungo è persistente , ed asperso con acqua 
tiepida facilmente riacquista la sua naturai figura, e'I pro- 
prio colore. 

IVon è mestieri da ultimo , ornafissimi Socii , eh* io 
mi estenda con lungo discorso a provare che siffatte due 
specie sian nuove infra le tante descritte da diversi , nella 



( i^'o ) 
fiducia che i già esposti caratleri valgano a dimoslrarlu 
tali. Sollanlo mi rimane , per non allontanarmi dall' otti- 
ma costumanza de' fìtologi , di trattare le loro diagnosi 
ftel tecnico latino linguaggio ; il che eseguendo , darò 
tonnine al mio lavoro. 



J 



( '^^I ) 

POLYPORUS. 

GENERIS CHARÀCTEBCS ESSENTIAtES. 

Pilcus coriaceus , aut suberosus ( membranaceus 
et byssinm in simplicissiìms). Slratum porosum cum 
pileo connalum. Pori integri plerisque. Pers. Mjcol. eu- 
rop. gen. lxxi. 

•f Platyporcs. (Favolus Beauv., ^ries.) Pileus plerumque dimidla- 
tus. Pori ampli, subangulati, iavogioei. P^as. op. cil.Sect. II , 

pag. 35. 

I . PoLYP. calaber , parvns solilanus ; ptleo inlegro orbiculari 
plano-convexo snòcoriaceo ex luteseetite viridi , margine parum invo- 
luU) ; poris ( cellulis ) sai magnis aequalibus rhomboideis cilrinis 
( an lamellis anastomosantibus ? ) ; stipile centrali tenui stiblignoso pi- 
leo concolore , squamulis cruslaceis Jlavis vix perspicuis exasperalo. 

Novembris mense ad ramos dejectos valde raro provenil. Unum 
specimen prope Olivadi in sglvalicis Calai. Uller. II. inventum. 

Exsiccalus nigro-rufescens evadil. Squamulae interdum in strias 
sunt dispositae. 

■j-f Micnoponvs. ( Beauv. , Fries. ) Pori subrotundi , parvi , seu ma- 
gnitudine communi. Pebs. op. cit. Sect. II, pag. 3g. 

1. PoLTP. nanns, solilarius parvulus suberosus obscure cinnama- 
mais ; pileo late campanulato inacquali , margine tenui dependenle 
inciso repamlo , superficie zonis concenlricis obscurioribus distincla ; 
pori* minulis homogeneis subrotundis autangulalis juxla stipilis inser- 
tionem viagis distinclis laceris ci dijformibus ; stipite brevissimo soli- 
diuscolo tcreti basi incrassato , apice parum expanso , ac poris de- 
«urrentibtis circum circiter ornalo. 

Crescil aeslate, aut autumni in il io in solo cretaceo sub plantarum 
iim'iris , et cum anteeedcnle iisdem locis lectus. Pilei tuperjìcies suo 
lente clariut denso tomento obducta apparel. 



( 1^2 ) 

SPIEGAZIOJiE DELLE FIGURE. 



Fig, 1. Poliporo calabrese dì naturai grandeffia , ve- 
dulo dalla parte del cappello. 

— 2. Lo stesso disegnato sottonsù , onde appare buo- 

na porzione del suo imenio. 

— 3. Pori grandi ( cellette romboidali ) dell' imenio os- 

servati al microscopio. 

— 4- Un pezzettino dello stipite mostrante le squamet- 

te crostose , anclie notabilmente ingrandito. 

— 5". Poliporo nano rappresentato nel pieno suo svi- 

luppo. 

— 6. Lo stesso diviso verticalmente , affin di rendere 

visibili r imenio, c'I canaletto clic traversa il gambo. 

— 7. Porzione dell' imenio delincata coll'ajuto del mi- 

croscopio , per cliiaraniente scorgere la diversa 
figura , la lunghezza e la disposizione de' piccoli 
suoi tubi. 



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( i'^'3 ) 

Descrizione ed uso di vjì nuovo apparecchio per intro- 
durre NELl' intestino retto il fumo di tabacco DI 
ALTRE SOSTANZE, PRESENTATO AL REALE ISTITUTO ì) INCO- 
RAGGIAMENTO nell'adunanza de' 9 GIUGNO l838 DAL VI- 
CE-SEGRETARIO PERPETUO CAV : BENEDETTO VULPES. 



Oono troppo noli i vantaggi del fumo di tabacco in- 
trodotlo nel!' intestino retto per la cura di non poche 
malattie. Tommaso Bartolino pare che fosse stalo il pri- 
mo ad impiegarlo pei la cura di ttlcuni morbi degria- 
lestini, e nel caso di morti apparenti. In queste, acca- 
dendo per sommersione , era stato già un tal mezzo ia- 
Irodolto in Europa da' signori Montes e Champlain , i 
quali nel i6o4. l'appresero nelle colonie di America dai 
popoli selvaggi dell' Acadia. In seguito questo metodo è 
stato adoperato da Reaumur , daHeistero, da De Haen, 
da Stoll , da Murray , da Le Cat , da Gardonne : ed è 
slato pienamente seguito dalle Società filantropiche del- 
l' Inghilterra , (a) della Francia , dell' Olanda e della 

(a) Da moia anni gV Inglesi lo hanno interamente 
proscritto , come soccorso da darsi agli annegati. Se 
credesi sospetta la forza narcotica della nicoziana . a 
risvegliare la latente vitalità degV intestini si potrebbe 
( a mio avviso ) adoperare qualche altro fumo , come 
quello del rosmarino , o di altre piante aromatiche. 



( IH) 

S\ii?zjra. Sydcnliam consigliava quel fumo nella passio- 
ne iliaca: Schaeffer e de Haen nell' ernia strozzata : e 
si è trovato benanche vantaggioso nelle ostinate costipa- 
zioni di ventre , e nelle paraplegie. Il signor Pia, far- 
macista a Parigi , lo mise in voga per 1' asfissia degli 
annegali ; e quantunque sulle prime si fosse opposta lau- 
lorilà del signor Portai, nondimeno questo dotto medico 
persuaso de' vantaggiosi effetti del fumo di tabacco , fini 
col proporlo come uno degli aiuti a praticarsi nel trat- 
tamento degli annegati. Finalmente il cbiarissimo Cav: 
Manni ha registrato il fumo di tabacco come uno dei 
mezzi più efficaci per richiamare gli asfissiaci da morte 
a vita: e fra gli apparecclil all' oggetto mventati ha fis- 
sato la sua speciale attenzione sul mio come quello ( so- 
no le sue parole) « che alla eleganza e semplicità dell' or- 
)) ganismo riunisce il pregio tanfo valutabile di essere 
)) facilmente portatile , e di corrispondere a tutte le oc- 
)) correnze secondo le Avarie indicazioni curative (a). )) 

Conosciuti i tanfi vantaggi del fumo della nicozia- 
na, si è quindi pensato a rendere più facili e più si- 
curi i mezzi per introdurlo nell' ano. 

I selvaggi di Acadia in America riempivano di 
fumo di tabacco una vescica : vi adattavano una can- 
jicUa : quindi comprimendo con le mani la vescica 
spingevano il fumo nell'ano. 

II signor Rìchler scrisse , che il mezzo più co- 

(a) Manni , Manuale pratico per la cura degli 
apparenlemetUe morti, pag. 280. Napoli i836. 



( ib'b' ) 
modo , meno dispenilioso , e che ijitruduco una suffici- 
c'Ule quantità di fumo nel retto iatosliiio sia lo strumen- 
to seguente , il quale contiene tre parti : i . una vesci- 
ca con cannella fornita di rubinetto ; essa è destinala a 
riempirsi di fumo di tabacco , il quale , aperto il ru- 
binetto , è iniettato nell'intestino retto: 2. un cilindro 
diviso da un pezzo di latta pertugiata , destinato a 
contenere il tabacco che deve somministrare il fumo : 
3. un manticetto per fare animare la combustione del- 
le foglie di nicoziana. Ma lo stesso autore considerando 
che questo meccanismo ò un poco complicato soggiun- 
se che in caso di nrgontissima noposoità si può servi- 
re di due corte pipe di terra cotta. Se ne riempie 
( egli dice ) una di tabacco , si accende , e s' intro- 
duce l'estremità del cannello unto di oglio nell'ano; si 
applica quindi il camminctto dell "altra pipa sul camnii- 
netlo della prima; si avvolgono tutti e due i camminet- 
ti con carta inumidita , e si soffia per lo cannello del- 
la seconda pipa (a). Quest'altro mezzo, beuchè mol- 
to semplice , non ispinge il fumo con forza sufficien- 
te : né la combustione del tabacco è molto attiva per 
somministrare una gran quantità di fumo. 

Nel nostro grande Ospedale degl' lucnrabili , nel 
caso di strozzamento di ernie addominali, adoperasi una 
siringa ordinaria , il cui stantuffo è perforato in tut- 

(a) Elemenli di Chirurgia di Angelo Fotti Richter 
trad. da P'o/pi sulla 2.* edizione Tedesca , Napoli 

1808. Voi. F. §. CCCAT//. 

18 



( 'b'5 ) 
ta la sua lungliezza , ed aperto nella estremità infe- 
riore. Neil" altra estremiti cvvi lateralmente poggiata 
ad angolo retto una piccola coppa di ottone comunican- 
le col canale dello stantuffo. In questa coppa mcttesi a 
bruciare il tabacco , il cui fumo percorrendo il canale 
dello stantuffo ne riempie la siringa adattata all' ano , e 
già vuotata di aria allorché è stato ritirato lo stantuffo. 
Questo si abbassa ; e 1 fumo s' introdurrà nell' intestino 
retto. Innalzando ed abbassando successivamente lo stan- 
tuffo , s' introduce nel retto quella quantità di fumo che 
si può. Ora è da riflettersi che con questo meccanismo 
poco fumo si potrà introflurre • e ritiraiirtn Io stantuffo, 
sarà ritirato anche il fumo che era stato iniettato nel 
retto. Oltre a ciò la combustione sarà anche stentata , 
non essendovi corrente di aria. L' inconveniente di riti- 
rarsi il fumo iniettato potrà evitarsi togliendo la siringa 
dall'ano tutte le volte che s'innalzerà di nuovo lo stan- 
tuffo : ritirarla e rimetterla , come si fa cogli ordinarli 
cUstei di materie fluide. Ma questo espediente renderà 
lunga l'operazione, e non si otterranno le condizioni del 
celeriter et jucunde secondo il precetto di Asclepiade 
ricordato da Celso ne' suoi libri di Medicina. 

Avendo conosciuta la poca esaltezza de' mezzi fino- 
ra praticati , e desiderando introdurre in breve tempo , 
col minore incomodo possibile , e con molta forza una 
quantità di fumo irritante^ sia di tabacco sia di altre 
sostanze, capace di togliere sollecitamente la introsuscezione 
delle budella, o lo strozzamento delle ernie addominali, 
come pure di risvegliare la latente vitalità ne' casi di 



« 



( '^7 ) 
iiìoiie apparente per sommersione : dopo varii tentativi 
sono riuscito a trovare un apparecchio , di cui vengo a 
fare la descrizione. 

Ilo procuralo imitare con l'arte il mezzo semplicis- 
simo , di cui r uomo usa per fumare il tabacco. Per 
lo che alla eslreniilà inferiore di una siringa ordinaria 
di ottone ho fatto adattare a vite un cannello dello stes- 
so metallo , al cui estremo inferiore si mette , anche a 
vite , la pipa consistente in una coppa di ottone buche- 
rellata nel suo fondo e con un coverchio tutto pertugiato. 
Dal mezzo del cannello sorge un tubo, che vi comunica 
intersecandosi ad angolo retto, e curvandosi lateralmente 
può sostoiiere un catetere flessibile per essere introdotto 
neir ano. Alla stessa metà del cannello trovasi una chia- 
ve , la quale fa le veci di valvola : poiché quando il 
piccolo bottone di argento attaccato ad una delle estre- 
mità del capo della chiave trovasi in corrispondenza 
del tubo ricurvo e del catetere , in questo caso la co- 
municazione è aperta tra la pipa e '1 corpo della trom- 
ba. Allorché il suddetto bottone corrisponde verso la 
pipa , in questo secondo caso sarà chiusa la comunica- 
zione con la pipa medesima , ed im' altra se ne aprirà 
Ira il corpo della tromba ed il tubo laterale. 

Volendo far uso di questo apparechio, si metta nella 
pipa la sostanza che deve somministrare il fimio: vi si appicca 
il fuoco , e si chiude col coverchio a cerniera tutto per- 
tugiato. Messo il piccolo bottone del rubinetto nella stes- 
sa linea del tubo e del catetere , si solleva lo sfanluffo, 
e con ciò si riempie di fumo il corpo della tromba. 



( 'b'8 ) 
Quindi voltalo il rubinetto in modo che il piccolo bottone 
corrisponda alla pipa , si abbassa lo stantuflb : ed in 
lai modo il fumo dalla siringa è obbligato ad entrare 
nell'intestino retto dell'infermo. 

È facile comprendere che dovendosi innalzare ed 
abbassare lo stantuffo , la siringa non si muove di sito. 
Il trovarsi chiusa dal rubinetto l' apertura di comunica- 
zione della tromba col catetere impedisce , che il fumo 
già iniettato possa ritornare dentro la siringa quando 
s' innalza lo stantuffo per riempirne la siringa medesi- 
ma. Per la qual cosa in breve tempo , con sicurezza , 
e col minore incomodo possibile s'introdurrà nelf inte- 
stino retto uua gittudissiiua t|iianlilà di fumo. 

Se mai non si volesse far penetrare troppo caldo 
il fumo nell'intestino , si può adattare tra la cannella 
e la pipa un tubo di cuoio con la lamina a spira , 
lungo circa nove pollici. 



TmìM VI- 



Pa^-fJj). 







"léS 



( '>^'9 ) 

SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IX. 

AB. Corpo della tromba. 

CD. Suo mauico , che può togliersi a volontà , e fer- 
inarlo per mezzo di una piccola vite E. 

FG. Cannella di ottone. 

II. Cliiavc di ottone, che fa le veci di valvola, aven- 
do un piccolo bottone I : il quale voltato nella stessa 
dii-ezione del tubo curvo e della cannella clastica di- 
nota che la comunicazione è aperta trai corpo della 
tromba e la pipa: trovandosi poi nella stessa direzione 
del corpo della tromba e della pipa indica che la co- 
municazione è aperta tra il corpo della tromba , il tubo 
curvo, e la cannella elastica che conduce nell' ano. 

KL. Tubo curvo di ottone , cui si adatta la cannella 
LM. di gomma elastica per introdurre il fumo nel- 
r ano. 

NO. Pipa di ottone pertugiata nel fondo col suo coper- 
chio anche pertugiato , e che si muove a cerniera. 



( i6. ) 



MEMORIA 

Da servire d'istruzione a'Progettisti di nuove Macchi.ne, di 

MOLIM SPECIALMENTE : LETTA AL ReAL ISTITUTO NELLA TOR- 
NATA DEGLI 8 Novembre dal socio Ordlnario Domenico 

SON.NI. 



u, 



SfOTiri DJ QUESTO LAVORO. 

n Disegno in profilo , ed alcune spiegazioni , che Io 
riguardano sono state presentate dall'Autore del progetto 
di un sistema di Molini a quattro macine ; od il Rcal Isti- 
tuto d'incoraggiamento nel commetterne l'esame alla Com- 
messione composta da'Socii ordinarli Colonnello Cuciniello, 
Barone Dorini, e Sonni, da loro l' incarico di bene esami- 
narle. Or io ch'ebbi l'onore di funzionare da Relatore del 
primo esame, mi son creduto nel dovere di formare di que- 
sto secondo esame , un oggetto di memoria , col dise- 
gnO; che meritando essa la vostra approvazione, pofesse ser- 
vir di freno alle tante dimande che assordano S. E. il Mi- 
nistro dell'Interno , annojano questo Reale Islitulo , ed e- 
sercitano ad una pazienza di Anacoreta le vostre Coraraes- 
sioni , le quali sono frequentemente chiamate ad esaminare 
lavori abortivi , e falsi conccplmcuti. 



( i62 ) 

DESCRIZIONE DELLA MACCHINA. 

Il Disegno in profilo nuovamente presentato offre la 
slessa combinazione del primo. E desso composto di una 
gran Ruota a corona , che incalza una seconda Ruota den- 
tala. Questa trovasi infilzata da un Asse^ intorno a cui sono 
disposte in convenevoli distanze quattro Ruote a corona , 
ciascuna delle quali ingrana un Rocchetto , che ha 1' Asse 
comune con la Ruota molare. La riforma poi consiste nel- 
la seconda Ruota dentata , la quale in questo Disegno tro- 
vasi ridotta a più piccola dimensione. 



TESI E DOTTRINE IN APPOGGIO. 



ì 



Quattro sono le proposizioni asserite dall' Autore del 
progetto , ed intorno a queste vertono le dilucidazioni j 
onde dimostrarne la veracità e la certezza : esse sono. 

I ." I Muli Cavalli attaccati alla Ruota graiide com- 
piscono due giri e mezzo in ogni minuto primo di tempo. 
2." Le Ruote molari fanno 75 giri per ogni minuto. 
3.' Le Ruote molari essendo di 4.- palmi di diametro , 
ciascuna darà uno sfarinamento di 5o rotola in ogni ora. 

4--' Per mettere in azione i quattro Molinelli , bi- 
sogna la forza di due Muli. 

Prima di divenire alla dimostrazione di queste quat- 
tro tesi , premette alcune dottrine imputate da lui ai 
Signori Dubois professore di Meccanica , Lenormand , 
Fr aicctvr, ed altri celebri Matematici, e Meccanici. 



I 



( iC3 ) 
Dalle di costoro dottrine si ha: « i.° Che uu Cavallo, 
« o un Blulo ordinario può trascinare un poso di 5oo. 
« Chilogrammi , equivalenti a rotoli oio italiani , per- 
« correndo per ogni minuto lo spazio di i4-o piedi e- 
K quivalcnli a palmi lyS italiani. 

« 2." Che un Mulo contiene la forza di dieci uo- 
« mini e mezzo. 

« 3.° Che un uomo può mettere in azione un Mo- 
« lino di 4- piedi equivalenti a cinque palmi italiani , 
« e guernito di grano ». 

Le osservazioni ben dovute a siffatte dottrine sa- 
ranno da me esposte in un luogo più opportuno. 

DIMENSIONI nELLE PARTI DELLA MACCHINA 
ED OSSESVAZIONI SU DI ESSE. 

Nel darci le dimensioni delle differenti parti della 
Macchina l'Autore ci assicura , che il Diametro della 
gran Ruota a corona è di circa 20 palmi , e contiene 
200 denti; la 2.' Ruota incalzata dalla prima ha il suo 
diametro di palmi 3 i/3 , e contiene 34 denti; la 3.' 
Ruota anche a corona ha circa 7 palmi di diametro , 
e vi si contano 86 denti ; e la Lanterna o Rocchetto 
che anima la Mola , ha circa palmi i i/3 di diame- 
tro , e contiene 17 denti. Il Diametro della Mola è di 
4. palmi ; e di 12 palmi è la lunghezza dell' uno, e 
dell'altro braccio della Leva. 

Io avrei desiderato , e qualunque Professore in Mec- 
canica, esercitato in simili esami, avrebbe anch'esso de- 

J9 



( lU ) 
siderato , che i diametri fossero siali meglio precisati ; 
giacché quel circa per ben tre volte replicato ne' primi 
elementi del Calcolo , non può dare che incerti risul- 
tameuti. Ad ogni modo noi dobiamo prenderli in nu- 
meri precisi, poiché se essi non trovansi disposti in e- 
satfa proporzione con i denti , l' ingranaggio non potrà 
succedere ; imperciocché non polendovi essere coinciden- 
za negli angoli salienti e rientranti , che formano i denti 
delle ruote , la macchina dovrà necessariamente divenire 
refrattaria , e disubbidiente al molo. 

Mettendo dunque a calcolo il rapporto de' Diametri, 
e la celerità del Cavallo nel cammino ordinario, risulta 
vera la proposizione, che riguarda il numero di due giri 
e mezzo che farà il Cavallo nel tempo di un minuto 
primo , percorrendo lo spazio di i b'o palmi ; è vera e- 
ziandio la seconda proposizione , che porta a 75 il nu- 
mero delle rivoluzioni della Mola per ogni minuto pri- 
mo ; atteso che il numero delle rivoluzioni della gran 
Ruota stando a quello della Mola nella ragione composta 
dalle due ragioni inverse de' loro diametri , di 6: i ; e 
di 5: 1 , vale a dire di i:3o, consiegue , che quando 
la ruota compierà due giri e mezzo, la Mola ne compie- 
rà ^5. 



( i6o ) , 

OSSERVAZIONI CIRCA LA RESISTENZA. 

Quando l'Autore della Macchina viene con i suoi 
scliiarimenti a dimostrare la 3/ tesi, prende, prima di o- 
gni altra cosa, a considerare la Resistenza, e dice « Se 
)) la Macchina non avesse il grano da macinare pochis- 
)) sima resistenza presenterebbe , perchè poco attrito vi 
)) sarebbe a. 

Su questo particolare non si niega, che la molitura del 
grano porta seco un grande attrito , ma oltre di questo 
attrito proprio del molino, è da tenersi conto dell'attrito, 
a cui è sogetta qualunque Macchina che vogliasi mettere in 
azione ; e questo attrito insito a tutte le Macchine, e pro- 
prio alla natura de' Corpi , per convenzione di tutti i Mec- 
canici , dietro li piìi accurati , e replicati sperimenti è 
valutato pe '1 terzo di tutta la Resistenza; che anzi nel Mec- 
canismo de quattro Molini àowk essere accresciuta in gra- 
zia dell' ingranaggio di denti contro a denti nelle due 
prime Ruote. Sotto tutti questi rapporti V attrito non sarà 
mai poco. 

La Resistenza propriamente così detta è l'inerzia, il 
peso eioè di tutto ciò che dovrà essere posto in movi- 
mento. Quindi parli integranti della Resistenza sono 1" As- 
se , eh' è una grossa e lunga trave ; le Ruote e princi- 
palmente la gran Ruota a corona di 20 palmi di diame- 
tro , la quale uopo è che sia molto robusta , perchè i 
suoi denti possano reggere allo sforzo di una Potenza as- 
sai poderosa. Parli iutcgranli della Resistenza sono le 



( i66 ) 
quattro Ruote molari, ciascuna delle quali pesa circa 
I i6o libre, pari a quattro cantaja, e 22 Rotola. Il calcolo 
registrato iu nota (i) è poggiato sul diametro stabilito 
dall'Autore ; sull'altezza che io suppongo di mezzo pal- 
mo ; sulla gravità specifica della pietra molare , e sul 
peso specifico di un palmo cubico di acqua pura corri- 
spondente ad 80 libbre della nostra misura, che trae ori- 
gine vetusta dal Congio di Vespasiano. Or se per i pezzi 
in legno , cioè Ruota grande , mezzane , e picciole , e 
grosso e lungo Asse, non diamo che 6. cantaja di peso, 
di cid il solo Asse ne contiene 5. giusta il calcolo regis- 
trato in nota, (2) ed avremo per la sola e semplice Re- 
sistenza da dover mettere in movimento per mezzo della 
macchina, un peso equivalente a 10. cantaja e 22 ro- 
tola per un solo Molino, e 23. cantaja, per Io meno, 

(i) Diametro 2J0,lìni 4- Periferia palmi 12. y4ja 
circolare 12 palmi qua: Altezza ìJ2 pah Volume iz 
X 1/2 = 6 palmi cub\ Palmo cub: di acqua pura Lio. 
80] di pietra molare 7^ X ^0 — Lib. ig3. 28. Il se- 
stuplo = Z. 1]^ 9. 68 = L. 1160 = R. 4-22. 

(2) Supposto l'Asse essere di pioppo , la di cui 
gravità specifica è o.383o. Dal disegno si ha la lun- 
ghezza — 80 palmi. La sezione trasversale perjjen- 
dicolare al lato — 5/4 di palmo quadrato cioè-^. Il 
volume sarà -^ X 5*0 = ^ = 4^ palmi cubici ., che 
darebbero di acqua pura libre 4-6 X 80 = 36oo; ed 
in legno di pioppo 36oo X 0. 383o = L. j3-j8— do/ 
Ho loia. 



{ 



( iG7 ) 
per iiilf i quallro. Questa Rcsislcuza adunque nou me- 
rita essere considerata per poco. 

L' Autore iiitanto in continuazione de' suoi chiari- 
menti , soggiunge (( Questa pochissima Resistenza , per 
» r allrino che soffre la macchina nel macinare il gra- 
)) no , potrà essere superata dalla forza di due Muli » . 

II ragionamento parte dal principio, che un' Uomo 
possa mettere in azione un Molino guarnito di grano , 
e ciò con 1' autorità di sopracitati Autori. Io rendendo 
un omaggio di rispetto alla cclehrità di questi illustri 
Scienziati, non sarò così insensato per imputare ad essi 
uu simile errore ; sono inclinato più tosto a credere , 
clie sia uno sbaglio commesso dallo stampatore delle o- 
perc di costoro , o una qualche svista nella lettura che 
se n' è fatta. S' interroghi T esperienza col mettere un uo- 
mo, purché non sia il favoloso Polifeino, ad attivare un 
Molino di simile costruzione , ed in Napoli ve ne sono , 
e si osservi se questo uomo gigante possa cominciare , 
e continuare per sei o sette ore un siffatto travaglio , e 
con la velocità richiesta. Ed è perciò, che in questa oc- 
casione io altamente proclamo le dottrine apprese da 
questo dotto ed illustre Consesso nella scuola Italiana 
sotto gli auspicj degli immortali Archimede e Galilei Pa- 
dri e promotori prodigiosi della Meccanica, e della Fisica. 

Le Dottrine clic IN'oi professiamo, dettate dalia ragio- 
ne, e sanzionate dalla esperienza in ordine alla meccani- 
ca , e che stanno in luogo di assiomi , sono : 

1 .° Che la forza di nn Uomo in un travaglio con- 
tinualo per sei , o sette ore , e con la velocità di 44 



( i68 ) 

pollici, in un secondo di tempo, può stimarsi libre 33, 
pari ad un di presso a i3. rotola nel nostro sistema 
metrico. 

2.° Che la forza di un Cavallo in un travaglio di 
egual durata, e con la stessa velocità , equivale a quella 
di sette uomini, cioè a libre 2Z1 o sia 90 rotola in nu- 
mero tondo. 

3.° Che la forza bastante aff equilibrio non passa 
ordinariamente al moto , se non si aumenta del terzo di 
se stessa; cosicché se per l'equilibrio basta una forza 
f, vi vori-à pel moto -| f. 

Innanzi di farne l'applicazione alla macchina presa 
ia esame, è d'uopo continuare l'esposizione degli schia- 
rimenti proposti. 

(( La cosa però è diversa ( dice 1' j\ utore sul pro- 
posito della resistenza ) , » e perciò vi è bisogno di una 
y> sufficiente forza motrice , che dev' essere quella qui 
)) appresso espressa, ed equivalente alla forza di due 
» Muli. 

(( Si è stabilito di sopra, cosi egli continua , che 
)) la forza di un uomo mette in azione un Molino , e 
)) guernito di grano: questo sarebbe però quando la terza 
)) Ruota fosse eguale alla quarta Ruota Lanterna ; per- 
)) che avendo essa poco attrito , e non facendo agire la 
)) detta lanterna che lentamente , ossia non comunicandole 
)) che la stessa sua velocità, si avrebbero allora sei giri 
)) di meno (non sono 6, ma 24.- giri di meno, giusta 
» la nota (i), e per conseguenza la sesta parte del pfodollo. 

(i) La seconda ruota siando alla prima come /" 



( -69 ) 

« Ma siccome si vuole il prodotto indicato , così vi 
)) è d' uopo aggiungere la forza motrice, e tale da snpera- 
)) re la resistenza. Ora la resistenza è in ragione di uno 
)) a cinque , quindi ci vogliono cinque uomini in luogo 
)) di uno. Ma come però questo calcolo de'sopradctti au- 
)) tori è per le mole di cinque palmi di diametro, e nel 
)) progetto si adopera quello di quattro: così vi è bi- 
)) sogno per questi Molini di minor forza, perchè vi è 
)) minore attrito; e perciò in vece di cinque uomini vi 
)) saranno sufTicienti quattro ». 

Queste dottrine comunque espresse derivano dall'e- 
quilibrio assunto dall' Autore tra il momento della forza 
animata di nn' uomo , ed il momento della Resistenza. 
L'equilibrio resterà disturbato tostochè il momento della 
Resistenza diviene cinque volte maggiore mediante la 
combinazione della terza Ruota , e Rocchelto che si vo- 
gliono nel rapporto di cinque ad uno. Quindi per resti- 
tituirsi l'equilibrio è necessario che il momento della 
Potenza sia anche quintuplicato. Grandezze uguali mol- 
tiplicate , o divise per grandezze uguali danno prodotti 
o quozienti ugnali : è questo uno de' più noti assiomi 

a 6, essa farà 6 rivoluzioni per ogni giro della prima. 
Altrettanti ne farà la terza , che ha l asse comune 
con la seconda ; e qitindi il Rocchetto ingranato da que- 
sta ne dovrà fare 3o , essendo i di loro raggi nel rap- 
porto di S ad i\ senza di questa terza Ruota .^ i giri so- 
no 6 ., e con questa sono 3o ; la differenza non è dun- 
que di 6, ma siòóene di 24- 



( lyo ) 

nella scienza del calcolo , che può essere applicato alla 
reduzioue de cinque uomini a quattro^ falla dall' Autore 
pel servizio del suo Molino, 

CALCOLO SCrENTIFICO-PRATICO DELLA MACCHINA. 

Trattandosi di Macelline i di loro effetti non dob- 
biamo dedurli che dalla loro struttura , e dalle leggi e- 
terne de' movimenti ; ed io nel far ciò interrogherò la 
scienza per misurare le cose soggette a misura , e con- 
sulterò la esperienza per le arti manuarie , rassegnando- 
mi al precello Wolflano : Isihil assumendum est tam- 
(juam arte parabìle , quod arte paruri posse non jam 
ante experentia cognoveris , aut ex iis quae esperien- 
iia Constant , legittima conseguentia deduxeris. 

Dalle dimensioni de' Diametri delle Ruote , e Roc- 
chetti sopra enunciate , si ha che la Potenza alla Resi- 
slenza trovasi nella ragion composta di 6 : i , e di 5 : 
1, vale a dire, componendo delle ragioni, come 3o ad 
I ; e che per aversi l' equilibrio , la Potenza dovrà stare 
alla Resistenza come i a 3o; cioè nella ragione inversa 
delle velocità. L'equilibrio adunque è rappresentato dal- 
la equazione 3o P.=R ; dalla quale si ha P.=R: 3o 
Laonde per avere il valore di P. è necessario definire il 
valore della Resistenza, di cui ella è funzione. 

La Resistenza è l' aggregato del peso delle diverse 
parti della Blacchina, delle Ruote molari, cioè; delle al- 
tre Ruote , Rocchetti , ed Asse , che debbono porsi in 
movimento; le quali parti tutte uell' acquistare la vele- 



( I70 
cilù comunicata ad esse dalla combinazione delle love , 
vengono nello stesso tempo a concepire un momento di 
I)eso, momenlum penderosum, proprio a ciascuna di es- 
se. Dalla somma di lutti questi momenti accresciuti del 
terzo di se stessi in compensazione dell' attrito , si ha 
1 intera Resistenza del meccanismo. Ma T attrito prove- 
niente dal macinamento del grano esige una particolare 
considerazione dipendente intieramente dalla Esperienza , 
che interrogandola vi farà sentire la sua risposta dall'Ar- 
chivio di questo Reale Istituto. 

Il momento ponderoso di una Ruota Molare si ha 
moltiplicando il suo peso che trovasi già calcolato , per 
la distanza del centro di oscillazione che risulta 4/3 di 
palmo, essendo tutti questi corpi movibili di figura cilin- 
drica. Si ha dunque Lih. ii6o X 4./3=L. i54.6 2/3= 
563 rotola. 

Pel momento ponderoso di tutti gli altri pezzi mo- 
vibili si può supporre , e non senza molta indulgenza , 
che il peso sia di 5 Cantaja , riduccndo a metà il gran- 
de Asse, per adattarlo ad un solo molino. E per rispetto 
alla distanza del centro di oscillazione , io ho preso 3 
palmi numero tondo per ragio medio tra io raggio del- 
la I." Ruota, ~ della 2.% 'i della 3.% 4-/6 della 4^,3/ 6 
dell'asse. Sono io + ^; = ^'; f : 5 = 7! medio aritme- 
tico = 3 palmi in numero tondo. 

Il momento ponderoso adunque sarà 2/3 di 3 palmi 
multiplicalo per 5 cantaja = 10 Canlaja , ossia 1000 ro- 
tola, che unito all'altro momento della Mola j63 si a- 
vrà rotola ij63; ed il terzo per l'attrito 52 1 ; l'intc- 

20 



( '72 ) 
ra resistenza sarà rotola 2 084-. La potenza adunque della 
formola P.= R: 3o risulta. = 2084.: So = 69 rotola, pa- 
ri alla forza di 5 Uomini. 

Per l'attrito che nasce dal macinamento del grano 
interpellata l'Esperienza, ella ci risponde, che il moli- 
no di Giovanni Pasquarella, pel quale il Reale Istituto 
provocò a di lui favore un Brevetto d'invenzione, pre- 
senta la combinazione di due Ruote , e due Rocchetti , 
col rapporto de' loro diametri di 5 : i , e di 5: i pre- 
cisamente conforme alla combinazione di uno de' quattro 
Wolini del nostro Autore , ma la costruzione assai me- 
glio intesa ; poicchè le Ruote sono tutte dentate, per cui 
li denti non dovendosi piantare sul piano delle Ruote , 
come nelle Ruote a Corona , essi possono presentare una 
forte , e valida Resistenza alla poderosa Potenza , ed il 
di loro attrito coi Cilindrelli de' Rocchetti , è ridotto al 
minimo. Ed in questo Molino la forza di un robusto 
Cavallo giovane , facilitato nel suo sforzo da un così 
detto Volante^ rende la Macchina produttrice di effetto, 
dando un prodotto in farina di rotola 63 in una ora , 
giusta la perizia, e riconoscenza fattane dalla Commes- 
sione composta da' 3 Socii ordinarli Colonnello Cuciniel- 
lo , Gabriele Longo , e Domenico Sonni relatore , come 
rilevar si può dal rapporto presentato a io Luglio i83!5. 

La conclusione che porta l' Esperienza nel suo dia- 
letto, che è il più convincente, è appunto questa : che 
la forza animata di un Cavallo robusto valutata per 90 
rotola è necessaria al buon successo di un molino del- 
la sopradescritta costruttura, in cui il Cavallo non deve 



( '73 ) 
Irascinare per un minuto, o per un'ora un peso, e sia 
anche di 5oo Cliilogrammi ; ma deve passegiare , non 
senza pericolo di cadere in vertigine, per una periferia 
circolare del raggio di io palmi, per un tempo conti- 
nuato di sei o sette ore, e colla velocità di ^A pollici 
per ogni secondo. Di questa forza 69 rotola n'esige il 
meccanismo, secondo il rapportato calcolo; l'attrito dun- 
que della molitura del grano sarà 90 — 69 = 21. rotola 
pari, ad im bel circa, alla forza di due uomini. 

Signori, l'Analisi da me portata in termini adattati 
alla intelligenza di chiunque , potrà servire di proficua 
istruzione a tutti i progettisti di nuove macchine ; poiché 
in essa vi scorgeranno gli elementi che debbono mettere 
a calcolo , onde valutare con la possibile precisione il 
tempo , la velocità, la potenza, e la resistenza nella co- 
struzione delle loro nuove macchine, specialmente di Mo- 
lini ; potranno essi da ora innanzi meglio provvedere alle 
spese ed al tempo con utilmente impiegarlo ; libereran- 
no il Governo non meno che il Real Istituto principalmen- 
te , dalle assidue e quasi sempre inutili occupazioni ; e 
la Classe matematica tolta ad un insoffribile peso avrà 
motivo ben fondalo di ripetere ; Deus noòis haec olia 
fecit. 



( 17» ) 



Sulle diverse specie e varietà' di cotoni coltivate nel 
REGNO DI Napoli , colle istruzioni pel coltivamento 

DEL cotone siamese , E LE W0T1ZIE SULLE ALTRE SPECIK 
DI CUI PUOSSI PROVARE l' INTRODUZIGìNE, 

MEMORIA 
DEL CAV. M,ICIIELE TENORE. 

Letta al Real Istituto d' Incoraggiamento 
nella tornata de' i^ novembre i838. 



F 

JL 1 



ìq dall' anno 1 8 1 Ì5 , nel pubblicare il catalogo della 
collezione agraria che a quel tempo coltivavasi nel Real 
Orto Botanico (i) dissi aver per le mani un lavoro nel 
quale mi proponeva specialmente illustrare e descrivere 
quella specie di cotone , la cui coltura crasi allora ma- 
ravigliosamente estesa presso noi , e che confusa sotto 
vari nomi , riferita ora al Gossypium hirsiitum ed ora 
al G. religiosum^ meritarasi di esser ritenuta come spe- 
cie distinta , cui conservava il nome di Gossypium sia- 

• ■ ^, ' - . - - ' ■ ■ ■ ■ .^ ,, 1 -—.. — ,^ ■ ■ , ■ ■ 

(i) J\apoli i8ì^; in 8. presso Traili; pag. 62. 



( 176 ) 

mense dì già in quel catalogo ed in altri miei scritti 
avvertita. In quel semplice annunzio non dissi neppure 
potersi quel cotone trovarsi confuso col Gossypium lier' 
bacewn , ovvero riferirsi ad alcuna delle sue varietà , 
come alla sfuggita detto aveva il sig. Vito Bisceglia che 
fu il primo a tenerne proposito (i), perchè tal confusio- 
ne sorger non poteva in mente di chi con posatezza ap- 
plicato si fosse a studiare quelle due diverse piante. Or 
siccome col ritorno della pace i mercati di Europa es- 
sendo stati inondati de' cotoni di America e delle Indie, 
ne cessavano in pari tempo le richieste del nostro , de- 
cadde immanlinenti quella coltura dal suo primo pregio, 
e le terrò che dalle campagne della Torre dell' Annun- 
ciata fino a Nocera , a Poggio Marino , a Castellamma- 
re , anche recidendone le viti e gli alberi di maggior 
pregio , quasi tutte ricoperte vedevansi di cotone , furo- 
no nuovamente in gran parte alberate , e le coltivazioni 
di questa preziosa pianta furono o dismesse affatto o ri- 
dotte a ben poca cosa. Cessata la voga del cotone di 
Castellammare come fin allora erasi chiamato quello che 
in tutte le cennate contrade raccoglievasi, dimisi anch'io 
il pensiero di piìi applicarmi a cementarne la specie, ed 
in tale obblio le cose che ne aveva scritte ne giacquero 

(i) Lettera del Cantore Vito Bisceglia a S. E. 
il Sig. Buca di Ganzano , Intendente della provincia 
di Bari.^ sulla pianta del Cotone , sue diverse specie 
e sua coltura ( Giornale Enciclopedico di Napoli] ter- 
zo anno {t8o8) tom. i. pag. a&, ) 



I 



l 



( 5^77 ) 
sepolte , che dopo questo lungo intervallo senza la noti- 
ciua apposta a quella pagina del connato catalogo, nep- 
pure serbata ne avrei memoria. Frattanto a vieppiù di- 
sgradarne l'industria surse il grido generalmente sparso 
che quel cotone era affatto degenerato ed imbastardito, 
cosicché anche quel poco che se ne raccoglieva veniva 
rifiutato dai compratori. E tal doveva essere la natura- 
lissima conseguenza dell' invilimento del prezzo di questa 
derrata, dappoiché in vece de' ducati i8o , e 200 al 
cantajo se ne offrivano appena 20 a 3o ; la qual cosa 
ne faceva abbandonar le cure nella scelta delle semenze 
e nell'assortimento delle diverse qualità di cotoni che 
dalla stessa pianta si vanno raccogliendo ne' diversi pe- 
riodi della sua vegetazione : alla quale scelta ogni mag- 
gior premura erasi rivolta allorquando ne fioriva l' indu- 
stria. Coloro che ne potranno rammentare le vicende fa- 
ranno fede che i prezzi diversi cui anche allora paga- 
vasi il cotone di Castellammare variavano secondo le suc- 
cennate qualità, e che graduate si trovavano nella scala 
de' ducati 200 agli 80. 

Fortunatamente per questa preziosa branca della no- 
stra industria, mentre degli stranieri cessavano le richie- 
ste del nostro cotone , sorgeva tra noi una grande ma- 
nifattura di tessuti di tal natura, il cui primo pensiero 
si rivolse com'era di ragione alla ricerca del genere in- 
digeno. BcnverO; siccome per le ragioni additate poco co- 
pioso e non di perfetta qualità fu sulle prime rinvenuto, 
generosi incoraggiamenti furono dal Rcal Governo con- 
cessi all' entrata del genere grezzo occorrente a quella 



( 178 ) 
manifallura, e quindi stazionaria e negletta ne rimase la 
nostra coltivazione. Ma siccome altre cospicue fabbriche se 
ne sono in questi ultimi anni stabilite, e che insieme con 
i tessuti si sono estese e moltiplicale le meccaniche per 
la filatura del cotone , richieste maggiori ne hanno ri- 
cevuto i nostri coltivatori , e sperimentando il benefl- 
vCio del concorso han dato opera al miglioramento del 
genere tornando ai mezzi dianzi cennati , e molto effi- 
cacemente progrediscono a richiamarne in fiore la colti- 
vazione. Migliorate ed assortite le qualità del genere ab- 
biam veduto in pari tempo distrutto il pregiudizio ele- 
vatosi in danno del cotone di Castellammare , di non 
potersi cioè filare che a numeri molto bassi ; giacche 
neir ultima solenne mostra delle nostre manifatture sono 
stati esibiti i cotoni di Castellammare filati fino al nume- 
ro 1)0 , eh' è quasi 1' ultimo cui ora giungono le nostre 
filande. Ed io non dubito che se non siasi portato a nu- 
meri più alti , ciò sia avvenuto perchè non convenga 
agli attuali interessi de' fabbricanti , ma che col tempo 
vi perverranno : tale essendo l'andamento naturale di tutte 
le industrie di cui giova meglio rispettarne il lento natu- 
rale progresso che accelerarlo con troppo rapidi e violenti 
impulsi. Né mi spaventa l' intendere che in un solo anno 
.siano stati da noi pagati all' estero due milioni di ducati 
in compra di cotone filato , poiché considero piuttosto 
come aumento della nostra ricchezza nazionale i sei 
milioni di valori che vi sono stati aggiunti dalla mano 
d' opera nel nostro paese. Nulla dimeno trattandosi di un 
oggetto di primaria importanza bisogna saper grado alla 



I 



( 179 ) 

sollecitudine clie ne mostra il Rcal Governo , il quale 
per r organo di S. E. il Jliuistro Segretario di Slato 
degli all'ari ijilerui ha perciò incaricato questo Istituto 
di proporre i mezzi onde promuovere ed estendere la col- 
tivazione del cotone , nonché migliorarne la qualità , 
ed ha ordinato che ne fossero compilate apposite istruzio- 
ni. Il disimpegno di questo incarico potendosi ripartire 
in economico e scientifico, mentre la commissione crea- 
la all' uopo di cui mi onoro far parte adempirà al pri- 
mo , mi è sembrato esser tempio di riprenderne. 1' anti- 
co lavoro per soddisfare all' esigenze dell' altro. Ed insi- 
sterò innanzi tratto perchè siano con precisione ferma- 
le le individualità botaniche de' nostri cotoni. Ossia in al- 
tri termini che se ne definiscano le vere diverse specie 
e le varietà cui riferir debbansi le diverse qualità che 
se ne coltivano presso noi , onde non alihia a confon- 
tlersi ciò che deriva dalla diversa natura delle piante con 
ciò eh' è l'opera della coltura e dell'arte. Giammai, per 
dirlo più chiaramente , se vi ostinerete a confondere il 
cotone erbaceo col siamese o turchesco , voi riescirele 
a farvi intendere dai coUivatori e dai consumatori. Giam- 
mai potrete determinare al giusto fin dove se ne potran- 
no estendere le nostre industrie , e quali speranze po- 
tremo concepire per far fronte all' immensa quantità ed 
alla sopraffina qualità che il progressivo incremento delle 
nostre manifatture ne va ricercando. Giammai errori meno 
grossolani, e meno assurde ojierazioni derivar poli'amio 
dall' incerto e dal vago lascialo correre in un oegctto di 
tanta iinportanza. Ed afilnchò non abbia ad esser tacciato 

21 



( i8o ) 
di esagerazione ;, senza parlare dell'erronea definizione data 
al cotone di Castellammare da un illustre viaggiatore (i) 
rammenterò come di tutti i nostri scrittori che si sono 
esercitati su questa pianta non ve ne sia stato un solo che 
lo abhia giustamente definito: così il chiariss. Abate Gio- 
yine che ne ragionò il primo lo riferiva al Gossy- 
])m?n religiosum (2) , 1' erudito signor Bisceglia lo 
disse varietà del G. herbaceiim (3) ed il padre Ono- 
rati senza punto fermar visi diceva potersi ritenere pel G. 
religiosum , o pel G. hirsulum (4-). Né meno confu- 
samente ne ragionano gli autori stranieri che hanno 
piìi estesamente trattato del cotone e sue diverse specie , 
come il sig. Rohr danese (5) ed il francese Lasterye (6) ; 
giacché il primo non fa alcun cenno de' nostri cotoni , 
e r altro nel riconoscerne due diverse qualità, che chiama 
fruticoso r una, siamese l'altra, non dice a quale delle 

( I ) Vedete /' articolo sul viaggio in Napoli del 
cav. Bertoloni] inserito nel Progresso^ toni. ìq pag.gS. 

(2) Istruzione sulla coltura del cotone a color ca- 
moscio, mandata alla Società Patriottica di Milano — 
Opuscoli scelti] tom. i3 an. ijgs. 

(3) Lettera citata a pag. 1. 

(4-) Memoria sid coltivamento e suW industria del- 
la bambagia — Giornale Enciclopedico di Napoli anno 
4. tom. 4- pog- ^6f e "òsg. 

(0) Nouveau diclionnaire d' histoirenaturelle.^ tom. 

6 art. cotonnier. 

(6) Du cotonnier et de sa culture etc. Paris 1808. 



( i8i ) 
diverse A'aiiclà o specie di quelle regislrale sotto il co- 
tone della sua seconda specie napoletana il cotone di Siam 
debba riferirsi. Eccone le precise parole. (C On ciiltivc 
)) eu Malte , en Sicilie et en Calabre , dans le provin- 
)) CCS de Bari de Lecce ci de la Basilicata le coton aa- 
)) nuel ( Gossypiwn herbaceiim ) qu' il vandrait raieux 
)) distinguer par colui de G. fruticosum )).... On c\il- 
)) live aussi quelque espece distinctc de la precedènte tclle 
glie celle de Siam (i). )) Quindi facendosi a parlare delle 
diverse specie del cotone di Siam, laddove ognuno si atten- 
derebbe a vedervi registrala quella di Napoli, egli senza far- 
ne il menomo cenno descrive bensì tre specie di coloni di 
Siam; ma di questi il primo che chiama bruno liscio è al- 
to 12 piedi ed ha semenze glabre brune, che perciò molto 
difierisce dal nostro ; 1' altro che dice Siam bianco per- 
chè ha semi globosi con pochi filamenti in punta e fruiti 
che cadono spontanei non può riferirsi alla pianta napole- 
tana ; il terzo che è il Siam bruno aderente con semi 
involti in lanugine bruna anche dal nostro affatto trovasi 
diverso. Tullavia non tacerò che siccome dal libro del 
Lasterye hanno atlinlo tulli i cennali nostri scrittori che 
al cotone turchesco di Castellammare lasciano il nome 
di siamese , per non foggiarne altre nomenclature e 
per non dar peso alle parole di queir ignoranti che fan- 
no consistere la Botanica nel dar nuovi nomi alle piante, ho 
giudicalo doverlo ritenere aneli" io ; e ciò con maggior 
drillo dappoiché la qualità della bambagia che questa 

{\) pag. SS. 



( l82 ) 

pianta ci somministra per la finezza ed il bianco lucido 
di neve di cui va fregiata, conviene con quella che il lo- 
dato autore ne descrive come propria del Siam bianco. 
Riassumendo dunque le cose discorse ne raccoglie- 
remo doverci applicare a studiare ed illustrare le seguenti 
specie e varietà di cotoni che si coltivano nel nostro regno. 

1. Il cotone erbaceo , intorno alla cui classificazio- 
ne non cade dubbio veruno ; essendo perfettamente effi- 
giato nelle tavole del Blackwell ( tav. 3^7 ) e del CaAa- 
nilles ( diss. 6. tav. i64-. f- 2. ) Esso è stato anche suf- 
ficientemente ben descritto dal Linneo dal VVilldenow e 
dall' Enciclopedia. 

2. Il cotone siamese^ in diversi luoghi del regno 
detto comunemente turchesco , conosciuto nel commercio 
sotto il nome di cotone di Castellammare. Di questo se 
ne distinguono due varietà ; cioè. 

A. Il cotone siamese bianco ; ossia la precisa pianta 
cui si riferisce il cotone di Castellammare ce. 

B. Il cotone siamese color camoscio isabella : che 
colivasi in Puglia ed in Calabria. 

§. i.° 

DEL COTONE ERBACEO. 

Questa pianta si eleva ordinariamente uno o due 
piedi , ha radice fitlonata lunga circa mezzo piede, fusto 
dritto cilindrico liscio duro legnosetto rossastro villoso 
ispido punteggiato di nero. Esso dividesi in rami alterni 
patenti piramidali. Le sue foglie sono tagliate in 5 cor- 



( >83 ) 
ti lobi incavali alla base ovali roloiulati con una piccula 
punla^ osse sono molli e di color verde pallido ed hanno 
al di sotto una glandola sul solo nervo medio. I picciuoli 
sono lunghi 2 in 3 pollici e punteggiali di nero ; ogni 
picciuolo porla alla base due stipole lanciolatc opposte 
alquanto falcate. Dalle ascelle delle foglie nascono i fio- 
ri sostenuti da peduncoli più corti de' picciuoli ; essi han- 
no un doppio calice , V esterno più grande dell' interno 
composto di tre fogliuzze piane quasi cordate tagliate in 
molti profondi denti lineari , e perciò quasi sfrangiate, 
11 calice intorno è monofiUo ciatiforme col contorno ot- 
tuso cinquefido. La corolla ha 5 petali riuniti alla ba- 
se e disposti a forma di campana di color giallo colle 
unghie macchiate di rosso porporino. Essa nel disseccarsL 
diventa rossa dappertutto. Gli stami sono in gran nume- 
ro riuniti in un fascio traversato dal pistillo che dividesi 
in cima in 3; o 4- stimmi. Il frullo è una capsola ova- 
ta della grossezza di una piccola noce che si apre in 4- 
valve con altrettante cellette. I semi sono quasi rotondi 
grossi quanto un picciol cece ed involti nella bambagia 
bianca-sudicia malfa , spogliati delia quale resta ad essi 
aderente una lanugine grigiastra. 

Questa specie di cotone credesi originaria dell'A- 
frica , donde colla coltura sarebbesi propagata in Gre- 
cia , in Malta, in Sicilia ed in molti luoghi del Le- 
vante. Presso noi ò questa la specie di cotone più ge- 
neralmente coltivata in Puglia col solo nome di colo- 
ne bianco per distinguerlo dal camoscio che dicono 
rosso j e dal siamese bianco che chiamano iuvclie- 



( i84 ) 
SCO o bianco gentile. La bambagia die raccogliesi da 
questo cotone erbaceo è di qualità grossolana , piutto- 
sto grigia cbe bianca, matta e non lucida, e non può 
adoperarsi clic nelle nostre anticbc manifatture special- 
mente di coltri , calze e tessuti grossolari cbe si sono 
sempre spacciati nel nostro r^gno, e "''3 aiiclie di pre- 
sente vi si fabbricano e si riconoscono dal loro co- 
lore grigiastro o bianco sudicio. 

L'individualità botanica di questa specie di Gossy- 
piiim è la meno soggetta ad equivoci. Come il dissi 
disopra la pianta di Linneo è di certo quella del Blak- 
well e del Cavanilles ; ma non potrebbe asserirsi con 
egual francbezza esser dcssa sempre identica al G. her- 
bacewn di diversi altri autori. Noi in effetti troviamo 
che il Dcsfontaines dice averla osservata perennare in 
Algori (i) e Lasterye dice averla veduta elevarsi in 
alcuni luoghi della Spagna fino a io piedi ed acqui- 
stare la grossezza di un braccio ! Per quanto ne pare 
la pianta di Spagna appartiene a tiitt' altra specie che 
lo stosso Lasterye confusa avrebbe col Gossypium in- 
dicum anche descritta come specie coltivata in Ispa- 
gna , e di cui dà un esatta figura. Del resto dopo dì 
aver consultato il suo libro, si dovrà convenire aver egli 
trattato de' cotoni più da economista e da commerciante 
che da botanico. Egli per esempio sul conto de' cotoni 
spagnuoli dice apertamente potersene nello stesso campo 
raccoglierne diverse distinte specie , senza punto fer- 

(i) Dictionnaire Encycl. partie totani que lom. 2. 
pag. 36q. 



( 'Sa ) 
marsi a descriverle pe'Ioro bolanici caraltcri (i). lucerlo 
più di ogni altro Ira quelli che ne hanno accolli gli au- 
tori diremo poi il caratlerc delle glauJole sotto le fo- 
glie clic, per reiteralo osservazioni, troviamo variabili nel 
numero e nel sito come in questa cosi nelle altre specie 
di lai genere. Altrettanto non diremo del taglio delle 
foglie , e specialmente della forma de' loro lobi che 
conservasi inalterata. Converremo benanco coi signori Ro- 
hr e Lasterye che alla benintesa classificazione delle 
numerose specie di questo genere uopo sia farvi con- 
correre i caratteri desunti dalla figura, dal colore , dalla 
lunugine de' semi, e dall' esservi essi aderenti o pur tro- 
varsi liberi e nudi. Così potremo facilmente giudicare 
il Gossypmm herbaceum diverso dal Gossr/pmm indi- 
cum testò mentovato per le semenze in questo nerissi- 
rae e affatto lisce e nude, e neir altro costantemente e 
permanentemente rivestite di lanugine grigiastra. A que- 
sto carattere assoderemo i lobi delle foglie ovali e non 
triangolari , le dimensioni generalmente minori in tutte 
le parti , e la diversa qualità della sua bambagia , ed 
avremo di che distinguere largamente il Gossypiwn her- 
baceum dal G. indicum^ dal G. siamense, e da ogni al- 
tra specie affine. Importando d' altronde , che in un la- 
voro espressamente consecrato alle nostre specie, ne sia 
intorno ad esse dileguato ogni resto d' incertezza , ho 
credulo necessario riprodurre la figura del Aero Gos- 
sypiwn herbaceum di Linneo cui si riferisce csallamon- 



(I) Pag. S4. 



( i86 ) 
ie il nostro cotone di Puglia , onde messo a riscontro 
di quella del Gossypmm siamense se uè possa a colpo 
d'occhio riconoscere la diversità. 

§• 2. 

DEL COTONE SIAMESE. 

Allorcliè per le angustie del commercio marittimo 
con maggior premura si attese a promuovere ed esten- 
dere la coltivazione del cotone nelle provincie meridio- 
nali di Europa , un impulso straordinario ne ricevette 
presso noi , e siccome in quel tempo medesimo sorgea 
il nostro Giardino delle piante , cui era commessa la 
cura delle coso agrarie, coU'efficace cooperazione dc'col- 
laboratori della Flora Napolitana clie ritenevano la 
qualità di corrispondenti pensionati di quel Reale Stabi- 
limento , fu provveduto alla raccolta di quanto potesse 
arricchirne le collezioni (i). Quella delle diverse specie 
di, cotoni vi fu presa in particolar considerazione, e da 
lutto le Provincie si ricevettero le diverse qualità di bam- 
bagia che vi si producevano con i semi e gli esemplari 
delle piante che vi si coltivavano. Tutte furono cosi ia- 
trodolte e coltivate nel suddetto Real Orto, ed allora per 
la prima volta conobbi che oltre al cotone di Puglia, se 

(i) Fedele il discorso jyreliminare al Catalogo 
della Collezione agraria del R. Giardino delle piante. JXa- 
poli j8to. 



1 



le collivano altre specie e varietà di maggioro pregio , 
e siccome quasi contemporaneamente non pochi avveduti 
speculatori nelle campagne del distretto di Castellammare 
grandi coltivazioni avevano intraprese di quella specie 
che giudicarono la migliore, così naturalmente ne avven- 
ne che su di quella rivolgessi la mia particolare atten- 
zione. Ho detto di sopra come per seguire il Lasterye 
ne avessi ritenuto il nome di cotone bianco di Siam, ora 
aggiungerò die la stessa pianta mi fu inviata dalle Ca- 
labrie col nome di cotone paesano (i) o turchesco^ da 
Puglia col nome di cotone bianco gentile o anche tur- 
chesco : dippiii ne ricevei in pari tempo da ambedue 
i paesi la varietà a bambagia color camoscio coi no- 
mi di cotone maltese , cotone l'osso , cotone color di 
legno. Queste varietà convengono nel principal caratte- 
re delle semense involte in lanugine verde cui aderi- 
scono tenacemente , e cosi anche la varietà a color ca- 
moscio trovasi differire dal Cossypium religiosum cui 
pel color della bambagia riferito l' aveva 1' abate Gio- 
vine , dalla quale specie si dilunga benanco per altri 
positivi caratteri non essendo né arborescente nò a fo- 
glie palmate come il suddetto. Per queste medesime ca- 
ratteristiche anche il cotone siamese bianco trovasi dif- 
ferire dal cotone bianco comune , ossia dal Gossypiwn 



(i) Questo epiteto fa presumere con fondamento 
che il cotone siamese sia stato la prima volta intro- 
dotto in Calabria , donde come specie più rara e pre- 
gevole sia di poi jJassato in Puglia. 

22 



( i88 ) 
herbaceum , alle quali si possono aggiungere i lobi 
triangolari a seni acuti , il color verde bruno delle fo- 
glie istesse , e la mancanza delle macchie porporine alle 
unghie della corolla ; da ultimo le dimensioni tre volte 
maggiori di tutte le parti della pianta e principalmente 
de' frutti. 

Descrizione. 

Il cotone siamese ha la radice fittonata lunga un 
piede in circa , di color brunastro. Il fusto eretto cilin- 
drico alto due in tre piedi, terete coperto di peli parte 
disposti a stella ed adesi , altri drizzati e piìi lunghi, 
cosicché può dirsi irsuto ed ispido al tempo stesso , es- 
so è tinto di rosso bruno è punteggiato dapertutto , 
e si divide in molti rami alterni patenti piramidali. Le 
foglie sono di colore verde bruno tagliate in 3, o 5 pro- 
fondi lobi triangolari che si stringono in pfunta ed han- 
no i seni acutissimi ; i due lobi esterni si prolungano 
a cuore presso la base delle foglie che sono dapertutto 
ondeggianti , quasi glabre di sopra e pelosette di sotto 
e punteggiate di nero specialmente sopra le nervature, 
delle quali la media porta una glandola ad un terzo 
della sua lunghezza ; i picciuoli sono rossastri ed irsuti. 
I fiori nascono nelle ascelle delle foglie perloppiù so- 
litari accoppiati sopra peduncoli prima piìi corti e 
dipoi più lunghi dei picciuoli , rossastri ed irsuti an- 
ch' essi. Le corolle sono grandi bellissime del doppio e 
del triplo più lunghe de' calici esterni , e questi son com- 



( iSg ) 
posti di tre larghe foglie cordate frastagliate persistenti; 
il calice interno è ciatiforme cinquelobato ottuso ; i pe- 
lali stanno perloppiù accartocciati e per poco sì di- 
stendono a forma di bacino , il loro colore varia nel- 
lo stesso flore dal giallo paglino al rosso , dal primo 
spuntar di esso fino all' avrizzirsi. Il fascio degli sta- 
mi varia in lunghezza da poche linee ad un pollice e 
ne sbuca il pistillo cogli stimmi perloppiù coaliti. Le 
capsole hanno fino a 2 pollici di lunghezza sopra un 
pollice di larghezza ed hanno la forma ovata con un 
becco sporgente ; nella maturità si dividono in quattro 
valve e si mostrano composte di 4- cellette che stanno 
strettamente piene di una bambagia finissima lucida splen- 
dente bianca di neve. I semi sono ovati rivestiti di la- 
nugine verdastra che vi rimane costantemente adesa ; ve 
n' ha 6 ad 8 per ogni loculamento disposti in due se- 
rie lungo l'asse centrale del frutto. 

Durata — Discordi come pel cotone erbaceo sono i pa- 
reri degli agronomi intorno alla diu-ata del cotono siamese. 
Dal vederlo crescere rigoglioso fino all' avanzato autunno, 
mettendo in copia nuovi germogli e nuovi fiori vi è 
da presumere che senza il sopravvenire de' freddi e de'ge- 
li invernali , questo cotone al pari dell' erbaceo pro- 
seguirebbe la sua vegetazione per due e forse anche 
per più anni, come il IMelograni asserisce aver veduto 
in Calabria (i). La qual cosa potrebb' essere avvalorata 



(r) Onorati; memoria sul cotone {Gior. Encicl. 
an. 4- tom. 4-, poff- f<}4)- 



( igo ) 

dall' analogia con altre piante che trovansi nelle stesse 
circostanze , e segnatamente col ricino che ne' climi cal- 
di diventa pianta arborea e perenne , laddove ne' paesi 
freddi resta pianta erbacea annuale. Tuttavia non do- 
vrò tacere che per quante cure siensi praticate onde pre- 
servar le piante del cotone siamese dai rigori invernali, 
esse sono mai sempre tornate inutili; né ha giovato re- 
ciderne i fusti , e ricoprirne le radici di letame e di 
ricoveri momentanei , come da alcuni dicesi essersi pra- 
ticato con buon successo , giacché per quanti sperimenti 
ne abbia potuto ripetere^ questo cotone mi è riescito 
pianta costantemente annuale. Dirò dippiù che essendo- 
mi provato a ripararlo nelle stufe non vi ha sopravvis- 
suto altrimenti ; laddove le specie veramente legnose ed 
arborescenti come il Gossypium vitifolhim , il G, bar- 
badense , il G. religiosum , il G. molle che coltivia- 
mo da molti anni nel R. Orto , possono ivi vedersi 
divenuti alberetti col solo ricovero della stufa tempe- 
rata. Per queste considerazioni son portato a credere 
che il cotone siamese sia pianta annuale , o tutto al 
più biennale , ma sempre erbacea e non legnosa nel sen- 
so che i botanici attaccano a simile qualità. 

Patria — Tutte le ricerche che potranno farsi per 
definire la vera terra nativa del cotone siamese non ne 
porgono dati certi. Ove si voglia ritenere col Rohr che 
le specie americane sieno tutte arborescenti e legaose 
converrebbe ricercar nelle Indie la primitiva patria del 
nostro cotone. Sembra in effetti che per la qualità della 
bambagia che se ne raccoglie , piìi alle specie indiane 



( igi ) 

che alle americane dovrebbe egli riferirsi. A convalidar- 
ne la congettura potrei soggiungere ciò che ho inteso 
da non jx)chi distinti viaggiatori inglesi clic han dimo- 
l'alo molli anni nelle Indie , i quali essendo solili di 
passar qualche tempo della stagione estiva in Caslcllani- 
marc , si compiacevano di paragonarne quelle coltiva- 
zioni di cotone alle indiane, cui le trovavano somigliantis- 
sime. In quanto alla più vicina provenienza di quello 
che se ne li-ova introdotto presso noi da tempo imme- 
morabile , non esiterei a crcdervelo recato dagli Ara- 
bi , i quali coltivando nelle regioni affricane un immen- 
so numero di piante delle Indie, insieme con diverse 
altre di queste , fatte anche comuni presso noi , avran po- 
tuto portarne il cotone di Siam. 

Sinonimie. — Solfo questo articolo registrar debbonsi 
le false deuommazioni date a questa specie. Quindi conver- 
rà riferirvi il Gussypium hirsiitum ed il Gossyjnum re- 
ligiomm de' nostri agronomi che hanno trattato del co- 
tone turchesco. Ripeterò che grande analogia puossi ri- 
conoscere tra le cennate due specie ed il cotone sia- 
ìnese ; e specialmente tra la Aarietà a color camoscio 
di quest' ultimo ed il succennato G. religiosum ; ma que- 
st' è pianta veramente legnosa ed arborescente con foglie 
palmate di cui ha dato una esatta figura il Cavanilles 
(dis. 6. t. i64- f- I-) cosicché non si potrebbero senza 
grave errore riunire. Maggiore affinità potrebbe scorgersi 
tra il cotone siamese e l' irsuto, e non dovrò tacere che 
nelle mie prime pubblicazioni de' cataloghi delf Orlo bo- 
tanico di Bisignano e del regale ve lo riferii io medesi- 



v' 



( ^92 ) 

mo ; ma dopo di essermi provveduto de' libri indispen- 
sabili alla benintesa classificazione delle piantC;, e special- 
mente del CavanilleS; ho trovato nella sua tavola 67 effi- 
giato il vero G. hirsutum , il quale pel calice esterno 
quasi intallo e per la picciolezza de' fiori e de' frutti dif- 
ferisce affatto dal siamese. La stessa precisione non tro- 
vasi nel collocamento de'sinonimi riferiti al G. hirsutum^ 
giacche quello dell'Orto romano ( tom. i . tav. ^7 ) che 
il VVilldenow vi riunisce , è tutt' altra cosa della pian- 
ta effigiata nelle dissertazioni monadelfiche. Consentirei 
perciò a riferirla piuttosto al cotone siamese, se la qua- 
lità legnosa che le viene attribuita ed il dirla specie ame- 
ricana non ne infermasse la congettura. 

Gossypii herbacei et Gossypii siamensis dmynoses 
et dijferentiae . 

I. Gossypium herbaceum. Caule herbaceo piloso 
( subpedali ) , Joliis pubescentibus ( pallide virentibus 
siibtiis uniglandulosis ) 3 vel S lobatis^ lobis ovalibus 
rotundatis cum acumine , sinu excavatis , calycis ex- 
terioris foliolis multijidis , corollis panilo brevioribus, 
jìetalis basi maculatis.^ capsulis subrotundis {8 — to Un. 
in mnjori diametro ) , lana sordide alba , seminibus 
subrotundis lanugine griseo—fusca arcte adherentibus. 

A Gossypio indico differt seminibus minime nu- 
dis ìiigerrimis, ac foliorum lobis ovalibus nec triangu- 
laribus; A Gossypio siamense differt seminibus miriiine 
viridibus , lana griseo — alba , petalis maculatis , fo- 
liorum lobis non triangularibus , necnon capsxdarum 
et totius planlae parvitate. 



( 193 ) 

2 . Gossypium siamense ; caule herbaceo hirsuto 
('2*— 3. pedali) foliis pubescentibus obscure virenlibus 
sublus uniglandulosis , 3 vel S lobatis , lobis trianyu- 
taribus acwninatis , sìnu acutissimo , calycis exterw- 
ris foliolis muUijidis^ corollis immaculatis , duplo bre- 
vioribus, capsidis ovalibus cuspidatis (20 — 24- lìn. m 
majori diametro ) lana sericea , seminibus ovatis la- 
nugine virescente arde adhaerentibus. 

Var, A. Lana albo — nivea. 

Var. B. Lana ruja. 

A Gossypio hirsuto dijfert inprimis calyce exte- 
riore minime subintegro. A G. religioso , caule non 
arborescente , foliis non palmatis , seminibus viridi- 
bus lana adhaerentibus discriminatur . 

Istruzioni pel coltivamento del cotone siamese. 

Nel riassumere le giudiziose pratiche suggerite da- 
gli agronomi che hanno scritto su di questo soggetto 
mi limiterò ad applicarle alla sola specie nohile dianzi 
descritta , come quella di cui più importa estendere la 
coltivazione. Anche ciò facendo protesterò che nulla di 
nuovo potrei aggiungere a quanto n' è stato già propo- 
sto e ripetuto, trattandosi di una pianta cosi generalmente 
nota , dirò perciò hreremente delle sole seguenti cose. 

Clima., esposizione., suolo. Il cotone essendo pian- 
ta nativa de' climi caldi tropicali è chiaro non potersi 
coltivare con felice successo nelle regioni di latitudine 
troppo boreale; e dove regni una temperatura media in- 



(19^ 
feriore ai gradi io della scala del Reaumur. Quindi è 
che in questo regno non potrà coltivarsi che nelle re- 
gioni fisico — agrarie meridionale e media (i), cioè nelle 
Calabrie nelle Puglie , ne' due Principati , in Terra di 
Lavoro , e nell' estrema parte del Sannio bagnata dal- 
l' Adriatico ; e che non oltrepassa il grado 4-2° di la- 
titudine boreale. Anche da questi luoghi converrà esclu- 
dere le regioni montuose , le vallate profonde e le set- 
ientrionali esposizioni. Che perciò i terreni piani o in 
dolce pendio esposti al mezzodì o al levante, che non si 
elevano oltre i 5oo piedi sul livello del mare , che sie- 
uo i meno lontani dalle coste marittime dove non re- 
gnano nebbie e fredde brinate saranno sempre i più 
idonei alla coltivazione di questa pianta. Il suolo non 
debb" essere né paludoso né argilloso , né affatto creta- 
ce sabbionoso , ma di mezzana geoponica composi- 
zione , cioè composto di elementi alluminosi selciosi e 
calcarei in quasi eguali proporzioni ; potendosi ben vero 
inchinare più per un terreno che pecchi del sabbioso e 
del troppo sciolto che per quello che abbondi nel vi- 
zio opposto. I terreni profondi leggieri elastici abbondanti 
di terriccio e di particele ferruginose sono sempre i 
più propizi alla riuscita di questa coltivazione. È stato 
osservato che il cotone erbaceo accomodasi più volentie- 
ri de' terreni marnosi, ossieno calcarei e cretosi, come so- 
no in generale quei di Puglia, laddove il siamese pre- 

(i) Vedete il mio saggio di geografia fisica e bo- 
tanica. Napoli 1821 in 8.° con s carte geografiche. 



l 



( 19^' ) 

ferisce i terreri sabbionosi e vulcanici come son quelli 
de'dintorni del Vesuvio, e del distretto di Castellamma- 
re. Il cotone teme la soverchia umidità , specialmente 
ne' primi periodi del suo sviluppo , percliè né fa marci- 
re le piccole piante o le fa restare oppresse sotto le 
miriadi di afidi che vi si sviluppano. Egli rifugge del 
pari dai terreni troppo, aridi e che non possano prova- 
re il benefizio delle irrigazioni. In questo ultimo caso 
le piante ne restano misere e malsane, e nel mezzo della 
state periscono affatto , o danno appena qualche frut- 
to verso l'autunno. Tuttavia non dovrò tacere che in 
molti luoghi delle vicinanze del Vesuvio, ed anche in 
mezzo alle vigne presso le falde del monte , allorquan- 
do di quel cotone si faceva gran caso è stala coltivata 
questa pianta, e quei pochi frutti che se ne potevano 
raccogliere e clie incontrandosi una slate piovosa cre- 
scevano considerevolmente, troravansi dare un prodotto 
sempre più ricco di ogni altra derrata cui quelle terre 
medesime avrebbero potuto destinarsi. 

Preparazione del terreno-^ Seminagione. 

Volendosi destinare a questa coltivazione de' terreni 
saldi e tenuti a pascolo come sono in gran parte quelli 
della Capitanata, converrà dissodarli e prepararli con re- 
plicate arature come suol farsi nell' addirli ad ogni al- 
tra coltivazione. Ma ne' campi coltivati con regolari av- 
vicendamenti, ottenuti col sistema delle maggesi, basterà 
zapparli in agosto e semineirvi rape , lupini , prato , 

2S 



( '96 ) 
e quindi rizzapparli in mcorzo per farvi sovescio di quel- 
l'erbe e disporlo alla semina, potendone trar profitto du- 
'ante l'invenio per pascolo delle bestie. Desiderandosi 
un prodotto maggior e trattandosi di campi già spossati 
da reiterate coltivazioni converrà letamarlo con stabio 
consumato di animali equini, ovvero facendovi nell' inver- 
no circolare le mandrie di minuti armenti. 11 letame del- 
la razza bovina non conviene alla coltivazione del cotone. 

La semenza si sparge come il granone , cioè fa- 
cendone cadere fra l'indice ed il pollice il seme nelle 
porche , ciò che dicesi pollicare ; ovvero a pizzico 
mettendone 5 , o 6 semi in ogni fossetta fatta col pian- 
iatojo a distanza di mi palmo e mezzo l' mia dall'altra. 
Quest' ultimo metodo è preferibile ne' terreni che peccano 
del marnoso o dell' argilloso. La semina si fa in aprile 
in giornate serene e non piovose. Il campo si dispone in 
solchi a due palmi di distanza da settentrione a mezzo 
giorno nelle perfette pianure , e secondo l' inclinazione 
del campo per dare il necessario scolo alle piovane. Git- 
tata la semenza si ricopre di terra , facendo seguire co- 
lui che la sparge da un ragazzo con un corbello di ter- 
reno leggero per riempirne le fossette , ovvero , colla 
zappa facendovi cadere della terra dal ciglio de' solchi. 

La scelta del cotone è della maggiore importanza 
per la buona riuscita di questa industria. Fa d'uopo per- 
ciò adoperar quella che siasi prelevala dal cotone di prima 
qualità , il quale come diremo appresso è quello che 
si raccoglie dalle capsole che si maturano perfettamente 
e si aprono sulla pianta , non fatte aprire al sole o 



( 197 ) 
col calore delle stufe. Bisogna dippiù badare che la se- 
menza sia fresca , cioè dell' anno istesso in cui si è rac- 
colta , potendola riconoscere dal rompersi netta scric- 
chiando fra i denti. Quando si trascurano queste avver- 
tenze , e quando non si ha cura di rinnovare la se- 
menza istessa , non adoperando quella che siasi raccolta 
da campo spossato da reiterate coltivazioni , le piante 
ne riesciranno malsane ed il cotone di cattiva qualità. 
Insisteremo perciò nel raccomandare la maggior vigi- 
lanza sopra questa scelta, e non dissentiremo che gio- 
var possa al rinnovamento della semenza il provvederla 
da Puglia , da Calabria , da Sicilia o da Malta ; badan- 
do però che sia sempre quella del cotone gentile, tur- 
chesco mal Lese , ossia del vero cotone siamese , e 
non già l'altra del cotone comune o erbaceo che an- 
che negli stessi luoglù coltivasi. 

È stato da alcuni agronomi proposto di lasciarne 
in infusione le semenze per 24. ore in un Icscivio al- 
calino prima di seminarle, ma da altri più generalmente 
praticasi di bagnarle soltanto coli' acqua semplice anche 
lasciandovele per delle ore e poi soffregarle con terre- 
no asciutto prima di spargerle sul campo. 

Collìvazione — Quando il germogliamento delle se- 
menze alla terra affidate non vien contrariato da straor- 
dinarie intemperie, tra io a i5 giorni ne spuntano le 
piccole piante, e Ira altri i5 trovansi cresciute a circa 
mezzo palmo , e con 4- a 6 foglie. Allora bisogna di- 
radarle lasciandone le piìi robuste alla distanza di un 

palmo e mezzo se si è seminato pollicando, e svellendo 

* 



( igs ) 

le meno valide da quelle seminate a fossetta. In pari 
tempo si strapperanno le erbacce e si ricalzeranno col 
zappetto tutte le piante. Due altre sarchiature converrà 
fare nel maggio e nel giugno , e quando le piante se 
ne troveranno belle e ramificate per circa due palmi se 
ne mozzeranno le cime per accrescerne la forza e mol- 
tiplicarne i rami , che non mancheranno di caricarsi di 
fiori , e preparar copioso ricolto di frutti. Sul cader del 
giugno o dentro il luglio converrà fare una irrigazione 
copiosa e generale secondo l' esigenza della stagione. 
Quindi se ne regolerà l'andamento della coltivazione a 
seconda delle condizioni della stagione medesima , che 
quando fosse piovosa basterà rimanersene a quella sola, 
avvertendo che la soverchia umidità nuoce alla bontà 
della bambagia , come 1' eccessivo seccore ne man- 
da a male le piante. La raccolta de' frutti debbe farsi 
quando le capsole per esser divenute affatto aride e le- 
gnose si fendono spontaneamente in 4- parti , mostran- 
do libera la bambagia allogata nelle sue cellette. Nel 
darvi opera si avverta che il sole ne abbia dissipata la 
brina e che le piante ne sieno rimase affatto asciutte. 
A misura che se ne vanno raccogliendo le capsole pri- 
ma di gettarle nel grembiale di cui van provviste le 
donne che vi si applicano, bisogna spogliarle delle fo- 
gliuzze risecche de' calici; che rimase una volta invischia- 
te nella bambagia non se ne potrebbero distrigare mai 
più. Il cotone che si ritiene da simili capsole perfetta- 
mente risecche è il migliore e ne costituisci la prima 
q^ualità , e da esso è d' uopo prelevar la semenza che 



( 199 ) 

vuol destinarsi alla semina. Anche di buona qualità ri- 
tener debbesi il cotone che si raccoglie dalle capsole già 
fatte legnose e fendute nelle quattro suture, tullocchè non 
ancora perfettamente aperte, giacché lasciandole qualche 
giorno al sole si assimilano in tutto a quelle aperte sulla 
pianta. E dispiacevole frattanto il dover soggiungere che 
il cotone di tal perfetta qualità non forma che la metà, 
o tutto al più i due terzi dell' intero ricolto , in ragio- 
ne della stagione calda ed asciutta che possa prolungarsi 
dall' agosto all' ottobre ed al novembre ; giacché a mi- 
sura che il calore decresce , e che sopraggiungono le 
frequenti piogge e le grosse guazze autunnali; mentre da 
una parte le capsole maturano difficilmente, dall'altra 
la soverchia umidità che s' infiltra nelle fenditure di esse 
ne altera la qualità della bambagia. Nel quale caso vai 
meglio raccoglierne presto le capsole e quasi non aperte 
che lascifu-le più a lungo sulle piante : poiché tenendole 
distese nelle sporte , e cacciandole al sole , se ne ot- 
terrà sempre un cotone migliore di quello che ne a- 
vrebbero dato lasciandole più lungamente sulle piante. 
Il cotone così raccolto ne costituisce la seconda qualità; 
mentre la terza si compone di quello raccolto dalle ca- 
psole immature o deteriorate dalle intemperie e fatte ma- 
tmare ed aprire al sole o col calore delle stufe. Allor- 
quando si poneva la maggior cura nell' assortire le qua- 
lità anzidette, se il cotone di prima sorte pagavasi fino 
a 200 ducati il cantajo, quello di seconda vendevasi circa 
120, e quello di terza sorte appena soli 8o. Ribassati 
i prezzi di questo prodotto , la frode e la uegligenza ne 



( 200 ) 

fecero confondere le qualità , tanto tra loro diverse , 
quindi la maggior decadenza ed il sempre crescente in- 
vilimento del prezzo del cotone che doveva per necessa- 
ria conseguenza farne abbandonare la colti vazit)ne. Evvi 
perciò tutta la ragione da sperare che ritornando alle 
medesime pratiche , alle stesse cure , ed alle suindicate 
avvertenze noi potremo veder rifiorire questa ubertosa 
hranca d'industria agricola. 

Sgranamento ; ossia separazione della semenza 
dalla lana. = Questa semplicissima operazione si fa 
dai nostri villici con una macchinetta, ossia molinello as- 
sai noto e volgare che tornerebbe alfallo superfluo de- 
scrivere minutamente. Altre diverse ne sono state idea- 
te , ma r esito non ha corrisposto ai vantaggi che se 
u' erano promessi ; e ciò perchè essendo tutte più o me- 
no complicate , ogni piccol guasto menava a perdila di 
tempo , a spese ed inquietudini che si evitavano mai sem- 
pre con quel semplice molinello , che ogni donna può 
fare e disfare a modo suo , e col quale si possano sgra- 
nare 5 e 6 rotoli di cotone al giorno. Questa opera- 
zione debbe praticarsi sul cotone perfettamente asciutto 
e può differirsi fino ad un mese dopo la raccolta. Ri- 
tenendolo per un tempo piìi lungo si rischia deteriorare 
la qualità della bambagia per gii aliti oleosi che ne tra- 
mandano le semenze; è superfluo avvertire che le diverse 
qualità di cotone debbano essere separatamente sgranate e 
conservate in distinte botti , onde non s' immischi il buo- 
no con qualunque minima porzione del cattivo. 

Malattie. Siccome lo ha saggiamente avvertilo il 



i 



( 201 ) 

Sig. Bisccglia , il cotone siamese ha sull' erbaceo il van- 
taggio di esser pianta più robusta , e meno soggella a 
malattie , specialmente a quella detta del cascolo^ pro- 
dotta da un insetto eh' egli non definisce , ma che sem- 
bra dover essere il grillotalpa , che ne attacca le radici 
per deporvi le uova. Quelle comuni ad ambedue le spe- 
cie possono dividersi in generali o epidemiche , e par- 
ticolari o endemiche , secondo che provvengono da ca- 
gioni atmosferiche , o da vizi locali. Gli eccessi dell' u- 
mido e del secco , del caldo e del freddo nuocciono e- 
gualraente al cotone. La soverchia lunidità vi richiama 

10 sviluppo degli afidi delti comunemente pidocchi; che 
ne fanno intristire le piante. Contro di essi è stato pro- 
posto asperger queste con acqua in cui siasi bollilo il la- 
bacco. Il soverchio secco facendo mancare il necessario 
alimento alle piante ne fa cadere i fiori , ritarda la ma- 
turazione de' frutti, e può farne affatto mancare il ricolto. 

11 rimedio contro questo difetto sta nelle irrigazioni. I 
venti freddi , le brine gelale possono recar grave danno 
alla coltivazione del cotone : se in primavera, soffocan- 
done le tenere piante , se in autunjio distruggendo i fiori 
ed i frutti immaturi. Ad ovviare il primo male gioverà 
seminare il cotone il piìi tardi possibile , e quando non 
siavi più da temere delle brine gelate e de' micidialissi- 
mi venti di maestro e di borea. Le quali cose dovran- 
no essere regolale , dietro V esalta conoscenza delle con- 
dizioni mclereologiche de' luoghi che si destinano a simili 
coltivazioni. Ai precoci freddi autunnali non potrà ov- 
viarsi che raccogliendo alla meglio i frulli vicini alla 



( 202 ) 

maturità, e facendone compire il disseccamento al sole 
o col calore delle stufe. Anche le nebbie sogliono nel 
maggio danneggiare il cotone, e dove micidiali si pro- 
vano per le altre coltivazioni, danno maggiore ne arre- 
cano a questa pianta ; ma questo è un danno procurato 
dalla cattiva scelta del terreno , che come il dicemmo 
non dovrà essere né in vallata né in luoghi bassi ed umi- 
di dove per esperienza conoscasi che regnar sogliono si- 
mili perniciose meteore. 

Le malattie locali sono prodotte dagli animali , e 
più generalmente dagl' insetti ; cioè dalle larve di varie 
farfalle che ne attaccano l'erbe i fiori ed i frutti ; quin- 
di dai lombrici, dalle lumache che ne divorano le foglie. 

Contro tali guasti adoprar conviene gli stessi mez- 
zi che praticansi per liberare le altre piante da simili 
perniciosi ospiti e che potranno leggersi nel Dizionario 
degli animali nocivi air agricoltura ed all'economia do- 
mestica del sig. Adone palmieri. 

Avvicendamenti. — Non diversamente di quanto 
osservasi avvenire per ogni altro genere di coltura, cosi 
per quella del cotone , vane riescirebbero tutte le sug- 
gerite cure , ove si volesse seminare sempre , ed anche 
replicate volte di seguito sullo stesso terreno. É questa 
una delle principali cagioni della progressiva minorazio- 
ne nella bontà del cotone che se ne raccoglie , e che 
può dar mano alla totale degenerazione della specie. I 
campi che destinar si vogliano al coltivamento di questa 
pianta dovranno perciò assoggettarsi alle ruote campestri 
consigliale da ogni buona agricoltura. Il Padre Onorati 



( 203 ) 

ne suggerisce la seguente. Nel primo anno orzo o gra- 
no^ nel secondo rape e lupini , il frumentone nel terzo, 
il cotone nel quarto , che si può riseminare anche nel 
quinto anno. Noi aggiungeremo che essendosi in questi 
ultimi anni molto estesa la coltivazione della robbia nelle 
stesse campagne che destinar soglionsi a cotone, potreb- 
besi far entrar dessa benanco nella cennata ruota , so- 
stituendola alla prima coltivazione de'cereali, la cui ab- 
bondanza fa desiderare altri succedanei, 

Natìzia sulle altre specie di cotoni di cui potrebbe 
provarsi il coltivamento presso noi. 

Le più pregevoli qualità di cotone tra le quali 
j1 Pernambuco du luuiju nata, , rdccuglieudosi dalle 
specie arboree di questo genere, le mire degli agrono- 
mi e de' promotori delle industrie si sono già da gran 
tempo rivolte verso quelle preziose piante , di cui haa 
cercato introdurre la coltivazione ne' paesi caldi di Eu- 
ropa. Presso noi non si è mancato di farne analoghi ten- 
tativi , i quali si son però mai sempre limitati ad una 
sola specie ritenuta generalmente per la migliore , ed 
appellata col solo equivoco nome di cotone arboreo. Di- 
co nome equivoco questo perchè le specie di cotoni arborei 
sono moltissime, e quella cui Linneo ha conservato il 
preciso nome di Gosst/pium arboreimi è pianta indigena 
delle Indie orientali e poco sparsa nelle altre regioni. 
Quella al contrario che comunque nativa delle Indie è 
jtata da secoli trapiantala nell' America Meridionale e 

24. 



( 204 ) 

specialmente nel Brasile, cui più generalmente si tri- 
buisce il nome di cotone arboreo , e che somministra- 
la preziosa bambagia di Fernambuco, è specie affatto di 
versa dal Gossypium arboreum^ ed appartiene al Gossy- 
pium vitijolmm del Lamarck e del Cavanilles. A questa 
pianta si riferiscono benanco il Gossypium arboreum di 
Merian (plant. Surinam. t. io) ed il Gossypium latifo- 
lium di Rumilo ( Herb. amboinense t. 4-, p. 87, t. i3). 
Bellissime sono le figure che ne danno i cennati autori, e 
più di tutte magnifica è quella del Cavanilles (diss. t. 106) 
cui fa riscontro 1' altra del vero cotone arboreo di Lin- 
neo ( tav. 193): alle quali figure basta dare una sem- 
plice occhiata per riconoscerne la grande diversità. So- 
pra questo Gossypium vitijolium , come il dissi dianzi 
sono stati praticali gli cpciiuieuti di coltivazione, de' quali 
citerò quelli fatti da me medesimo nel Real Orto bota- 
nico negli anni 18 io e 181 1. Ottenute dai semi rice- 
vutine dai nostri corrispondenti bellissime piante di que- 
sto cotone, le coltivai dentro vasi nel primo anno e le 
riparai nelle stufe in quell'invernata. Quindi in ap- 
posito meriggio luogo dell' Orto suddetto in avanzata 
primavera ne furono trapiantate a cielo aperto ed 
in piena terra quelle piante. Crebbero desse durante 
la state e s' ingrandirono in modo maraviglioso. Al- 
l' ottobre erano alberelli di io a 12 palmi , ricchi di 
rami , di fiori e di frutti innumerevoli , de' quali però 
nessuno toccava ancora la maturità. Al sopravvenir del- 
l' inverno tutte le maggiori cure furono adoperate per 
difender quelle piante della immediata azione del freddo, 



( 20b' ) 

e delle meteore invernali ; che perciò lasciatone sgom- 
bro il lato meridionale, tutto all' intorno negli altri lati 
con palizzate e grosse tele , e con tettoja al di sopra si 
cercò chiuderle dentro ben riparato ricinto. E bene, tutta 
quell' opera fu gittata al vento, tutte quelle cure furono 
perdute. Dentro l'inverno tutte le piante ne furono gelale 
e distrutte fin dentro le radici, e nella seguente prima- 
vera di tutta quella bellissima coltivazione non restava 
che l'immagine della desolazione e della morte. Frattanto 
le poche piante ritenute nella stufa vi vegetarono perfet- 
tamente e vi si trovano ancora, da esse durante la state 
raccogliamo qualche capsola matura che ne dà il sag- 
gio di quella preziosissima bambagia. Quanti altri spe- 
rimenti che ne siano pervenuti a mia notizia tentati so- 
pra questa <!ppf*ip in al'" lunghi del rpgno, <utti hanno 
avuto lo stesso infausto esito, e da ultimo il nostro be- 
nemerito Lorenzo Zino che in un campo presso la sua 
fonderia di ferro al Ponte della maddalena, nell'ottobre 
del i836 me ne mostrava una coltivazione magnifica , 
dovette dopo pochi mesi piegarsi a convenir meco della 
distruzione che gliene aveva annunziata. Non tacerò che 
di simili sperimenti converrebbe far pruova nelle marine 
di Calabria e del Ionio , e nella prossima Sicilia, dove 
avendo allignato ben la canna da zucchero è presumi- 
bile che il cotone arboreo possa coltivarsi con buon 
successo. 

Di non minor considerazione sembrami degna un 
altra specie di cotone che il Lasterye assicura aver ve- 
duto coltivarsi nella Spagna in molti luoghi de' regni 



( 206 ) 

di Valenza e di Granata , e di cui dà una bellissima 
figura nel suo Trattato sul cotone (tav. i). Giusta quel 
che ne dice il lodato scrittore ( pag. 38 ) questa pianta 
perennasi per io e 12 anni; al cader di ogni anno, fat- 
tane la raccolta de' frutti , si recide a fior di terra , e 
dalla ceppaja rimette nella ventura primavera , siccome 
nella stessa figura ha rappresentato, facendovi disegnare il 
vecchio cotron reciso del primo anno^ e l'altro verdeg- 
giante del secondo anno. La qualità del cotone pareggia 
quello ottenuto dalla stessa pianta coltivata nelle Indie e 
che egli riferisce al Gossypium indicum^ benché intorno 
a questa sua classificazione possano muoversi de' dubbi. 
Il clima di quei luoghi della Spagna essendo molto ana- 
logo a quello delle nostre provincie meridionali , ci è da 
sperare cbo quella specie di mfnne peranno possa prospe- 
rare presso noi ; che perciò gioverà dare opera a prov- 
vederne la semenza e farne seguire ben diretti sperimenti . 

Spiegazione delle tavole. 

Tav. I A. Ramo di Gossypium herbaceum 

b. capsola matura risecca aperta colla sua bam- 
bagia 
e. semenza grigio-brunastra. 
Tav. 2 A. Ramo di Gossypium siamense 

b. calice interno, e colonna degli stami col pi- 
stillo 
e. capsola prossima alla maturità 
d. Semenza verdiccia. 



( 207 ) 



Esistenza delle glandule renali ne'batracI e ne' Pesci. 
Memoria del Socio ordinario Stefano delle Ghiaie, 

LETTA NELLA TORNATA DE'sS AGOSTO l838. 



le scoperte anatomiche falle migli animaìi Imi tona 
state la sola guida de' medici desiderosi eC intenderà 
la atruUura del corpo umatiOi Sebjo, 



ra gli organi dell' animale economia Enora rimasti 
di oscura fabbrica e quindi di poco noto officio, sono da 
citarsi le glandule renali in generale. E mentre sono state 
rintracciate ne' Mammiferi, fra quali l'uomo primeggia, 
ne' Volatili e ne' tre primi ordini de' Rettili ; non ctvì poi 
anatomico che non le contrasti appo i Batraci ed i Pesci. 
E dunque mia idea di assodarne la esistenza in amendue 
questi gruppi di esseri , e desumerne qualche fisiologico 
corollario ; talché essi da ora innanzi non dovransi più 
considerare come privi di dette glandule , credute esclu- 
sive de' Vertebrati delle classi superiori , e più men 
prossimi alla specie umana. 



( 208 ) 

§. I. Disamine storiche. 

Gli scrittori delle sacre carte , gV interpetri degl' ip- 
pocratici libri non sono troppo di accordo intorno la co- 
noscenza di dette glandule ne' Mammiferi tanto a' tempi 
di Mosè che disse : offerent de pacijìcorum hostia sa- 
crificiiim Domino , adipem et caudam totam ciim re- 
nibus et pinguediìiem quae operit ventrem . . . renes pri- 
miim exigat Deus , deinde renuncidos , qui parvorum 
renum ut phirimum exactam jìguram referant ; quanto 
air epoca del Vecchio di Coo , che seriore : habent 
etiam renes glandulas. 

Per verità all' anatomico sanseverinate Eustachio (i), 
nativo sia delle Marche di Ancona e sia della nostra Lu- 
cania , apparterrà sempre all' italico suolo la gloria di 
simigliante scoperta illustrata da esatte figure. An2i è 
per noi ancora lusiughiero, qualmente poco tempo dopo 
M.-A. Severino le rinvenne nel corvo^ asserendo: renibus 
substent corpoì^a ilio, rubra renum vices in aliis haben- 
tia (2). Furono poscia rintracciate da Redi (3) nel del- 
fino ; da Vallisneri (4.) nel camaleonte; da Caldesi (5) 

(i) De renib. libel. Venet. i54-3. 

(2) Zootom. Democrit. Norib. 164.S, 4-° fig- 

(3) Opere ^ ediz. de' class. Hai. Milano 1825. 

(4) Opere Jis.-med.y QnQtìdi i733, tom.I — Illfog. 

(5) Osservaz. anatom. intorno le tartarughe. Firenze 
1687 4.°p. 85, tav. VII*. 



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( 2og ) 
nelle testuggini ; da Valsalva ( i ) nel cane , nel porco 
e nel bue ; da Morgagni (2) nel sorcio indico , nella 
pecora e lepre , nell' alocco , nella rondine , nel ca- 
primiilgo^ wdV anitra e ne' ^erp/; finalmente da Fan- 
toni (3) nello scoiattolo e nel ghiro. 

Farmi essere queste sufficientissime pruove, onde di- 
mostrare le ricerche de' dotti italiani per siffatti corpi , 
le quali mi dispensano di esporre quelle degli anato- 
mici stranieri, che in seguito sulle orme loro n' estesero 
la lista in altri Vertebrezoi. Laonde il principe (4-) de' fi- 
siologhi dol passato secolo^ che fu adorno di vasto sapere 
e di profonda conoscenza storica de' trovati dei suoi 
predecessori , afTermò : capsulae renale^ reperiuntur in 
omnibus quadrupedibus , carnivoris^ herbivoris et fri- 
gidis , inque avibiis ; in piscium genere deficiunt. 

Né dal 1766 epoca della divulgazione del più clas- 
sico codice di anatomico-fisiologiche dottrine scritto dal 
prelodato Haller sino al tramontare dell'anno iSSy , 
tempo della pubblicazione del Compendio di anatomia 
comparala di Hollard, (5) so ne è avuta veruna contezza. 



(i) Dissertai. Ili ad ren. succentur. escret. duct. 
"Venet. 1704-, fig- 

(2) Epist. anatom. Ven, 1740. 

(3) De renib. et prirnum de succent. 

(4) Haller Elem. phys. corp. hum. Neap. 1766, 
YIII 60. 

(5) Précis d anatom, comp. Bruxel. i836, p. i33. 



( 210 ) 

Imperocché il cel. Cuvier (i) , il dolio Home (2) j 
l'instancabile Meckel (3), l'Haller del secolo XIX Tie- 
deman (4.), il benemerito Cloquet (5) , il profondo Ar- 
chiatro sassone Carus (6) serbano perfetto silenzio circa 
dette glandule. Oppure con loro meraviglia ne' succen- 
nati esseri ne annunziano negativa asserzione ; vai dire: 
?7 ìiesiste encore aucune trace chez les poissons de 
capsules siirrenales (7). Ed è rilevante di vederle ora de- 
scritte nelle stesse specie di Pesci, eli' eglino nello stato di 
freschezza dissecarono sia a lido de' mari stranieri e sia 
nel nostro littorale , quando molti di costoro qui con- 
ferironsi. 

La mancanza inoltre di tali glandule fu anche so- 
stenuta ne' Batraci. Talché si scrisse dal Cuvier che i 
corpi glandulosi soprarenali esistano in modo incontrasla- 

(i) Lecons d' anatom. comp. Paris i8o5, V 2A2; 
Hist. nat. des pois. Paris 1829, I. 

(2) Lect. on campar . anatomy . Lond. 1810-28, 4"'' 

(3) Anat. comj>- Paris 189.8, l aSg. 

(4.) Trait. de phi/s. Varìs i83o , 114-71. 

(5) Encycl. méth. Paris i83o, IV 263. Anzi nei 
suo Trait. d' anat. de&er. Brux. i^^h. augm. par Wqìs- 
ser p. 4-88 n. 4- si riferisce che Jacobson nel i83i abbia 
trovato le glandule renali in scarso numero di specie de' 
soli Rettili ofìdi, e che on ria pas trouvé une partie ana- 
logue chez les poissons. 

(6) Trait. d'Anatom. comp. Paris i835; II 279. 

(7) Carus Op. cit. II 281. 



( 211 ) 

bile negli Uccelli e ne' Mammiferi, dubilando che quei 
descritti dagli autori per tali appo i Rettili realmente 
lo sieno (i). Anzi tra lo spazio de' susseguenti sei lustri 
ne' soli ordini de' Chcloni^ Sauri ed Ofidi furono ricono- 
sciute dal Cloquet (2), essendosi dimenticato l' immortai 
suo Precettore Cuvier , che un secolo innanzi erano 
state già rinvenute da' testi citati anatomici italiani. 

Ninno de' quali peraltro le vide ne' Batracì, non esclusi 
Ruscone (3) e Configliacchi (4-). Più soggiunge Carus (5) 
che V existence de véritables capsules mrrenales , ne 
peut point ètre demontrée p)<^^tout dans la classe des 
Reptites. Les organes qiie quelques anatomistes ont 
décrits camme tels , dans les Grenouilles et les Sala- 
mandres. paraissent appartenir davantage à /' appareil 
gèni tal. E lo stesso principe dell'anatomia comparata (6) 
tosto ne dimise la idea , aggiugnendo : Beaucoiip de 
sauriens ojjfrent aiissi deux prò long ements duperitoine 
chargés d'une graisse ab ondante .^ qui s' avancent du 
bord anterieur du bassin sous les viscéres de V abdo- 
tnen ; et peut ètre les lobes graisseux atlachés aiix te- 
sticules et aux ovaires des grenouilles sont-ils aussi des 
espèces d' epiploons. E shnile pensamento quadra tanto 

(i) Op. e tom. cit. 24-2' 

(2) Op. e voi. cit. 1^6. 

(3) Amours des salam. aquat.WXa.'n 1822, 4-°fig. 
(4-) Monogr. del proteo anguino. Pa^ia 1 8 1 9 , 4-° fìg- 

(5) Op. cit. II 286. 

(6) Leg. cit. IV 92. 



( 212 ) 

co' fatti che le pretese capsule soprarenalì , descritte 
da Roesel e Swammerdamm nelle salamandre e ne' ra- 
nocchi , osservansi in tutte 1' epoche dell' anno ed in 
ogni loro vitale periodo. Vi scambiarono costoro i corpi 
adiposi depositari del grascio necessario al sostentamento 
dell' individuo durante il suo invernale letargo , correla- 
zione serbando piuttosto col genitale che coii T urico ap- 
parato. Ma sono di finale decisione intorno a quanto si 
è da me asserito le seguenti parole dell' Archiatro sas- 
sone : il ri y a point de capmles surrénales chez les 
Poissons et les Reptiles branchiales{i). 

§. II. Disamine notomiche. 

Xi' ammocete branchiale e la lampreda fiumale^ 
che rannodano gli animali svertebrati a' vertebrati, ten- 
gono le glandule renali nell' esterno margine delle re- 
ni , assai prossimo agli ureteri ed alle masse adi- 
pose. Detti corpi di melanica tinta tappezzano la esterna 
superficie renale della lampreda marina: particolari- 
tà che più chiara rimarcasi nell' acipensero storione , 
essendo misti al di lui urico parenchima sotto forma di 
globosi corpicciuoli gialli. Identica osservazione mi è oc- 
corsa nei reni della murena elena. A foggia di se- 
milunare granosa massa giallastra , grande quanto la 
sementa di fagiuolo, situata presso la base della sola 
sinistra parte renale, scorgesi siffatto apparato nelle 

(i) Op. e voi. cit. 289. 



( 2l3 ) 

torpedini elettrica e Galvani , non elio uegli squadri 
contrina ed acanzia. 

Attesa la ineguale urica sostanza delle ì'aie rovo 
e batide le capsule iu esame eniolano la lettera ma- 
iuscola Y, giacendo lungliessa la renale liuea mediana, 
di maggiore grossezza in giù che nelle ineguali due 
aste della sua biforcatura , le quali innestansi nell' in- 
l' intcriore lembo de' reni. Acquistano poi massimo svi- 
luppamento presso lo squadro acanzia e mustella^ ove 
allogansi nella inferiore faccia del corpo delle vej tebre 
lombali e tra la fdicra de' renali lobetti. 

Esse somigliano ad una clava inversa con bifido 
apice , ossia che ingrossate abbastanza verso dietro via 
facendo anteriormente si estenuano , lambendo ad opra 
di separali pezzetti l' interno lato degli urici lobi. Nep- 
pure è cosa rara a vedersi, siccome succede nelle raie, 
che qualche porzione della renale sostanza, naturalmente 
remota dal resto di questa, possegga il corrispondente 
frammento di glandule renali. 

La salamandra codapinfla lungo il destro margine 
di ogni rene offre una serie di orbicolari giallicci sepa- 
rati corpicciuoli , risultante ognuno da glandulosi aci- 
netti. La rana mangereccia in mezzo della inferiore su- 
perficie renale mostra le succennate glandule gialliccie 
eraolanti un ramificato tronchicello. Diramazione d'iden- 
tica sostanza e colore ravvisasi ne' rospi verde e volga- 
re. Le glandule^ di cui è parola, ricevono dall'aorta cin- 
que arterie emulgenti, dalla cava posteriore quattro gros- 
se vene oltre la sua estremità bifurcata, il sangue delia 



( 214- ) 

quale è in gran parte reduce da detti corpi e da' reni ; 
dove nella faccia superiore rimarcasi la ramifiazione della 
vena spettante al sistema di Jacobson , in cui affluisce 
il sangue degli arti posteriori. 

Simili corpi compongonsi da immenso numero di 
acinetti giallastri rinchiusi da speciale inviluppo , sen- 
za la menoma apparenza dì escretorio dutto parziale o 
comune. Né detta organizzazione offre alcima differenza 
appo gli Uccelli ed i Mammiferi, siccome è noto; tran- 
ne alcuni di questi ultimi che la presentano di un du- 
plice colorito e talora con qualche vóto centrale. Nel fe- 
lo umano risultano da coni glaudulosi, che dalla loro su- 
perficie dirigonsi verso il centro , ove sono più (oscuri. 

Le glandule in parola specialmente quelle dell' uomo 
ricevettero moltiplici denominazioni degli anatomici anti- 
chi , vai dire furono chiamate : glandulae renibus in- 
cwnbentes da Eustachio, renes mccenturiati da Casserio, 
glandulae atrabilares da Bartolino, ganglia nervorum 
renalium da Duverney, capsulae siiprarenales da Win-, 
slow e capmilae renales da Haller. 

Ma è da riflettersi che le medesime possonsi distin- 
guere in esterne ( bue , galloindico , testuggini^ vipe- 
re , rane ) ed interstiziali ( storione , murene ) ; in pros- 
sime ( Mammiferi) e remote ( Sauri ^ Ofidi ). Inoltre a- 
Tuto riguardo alla posizione loro nella specie umana, 
che offre il corpo a verticale direzione rimpetto alla o- 
rizzontale delle quattro classi di animali vertebrati, e con- 
sideratane la origine sopra (uo7no, ) o sotto (ì'ane, te- 
tiuggini)^ avanti (Uccelli) o diettoi lojo pescaiorio), 



I 



( 21^ 

oppure ne' due margini ( lampreda jìumale , razza ba- 
tide ) de' reni ; la voce soprarcnale rimarrebbe esclusiva 
per la specie nostra , giacché nel resto degli esseri ver- 
tebrati debbonsi chiamare sotto-renali, avanti-renali, die- 
tro-renali, intorno-renali: corrispondendo alle frasi de' la- 
tini epyrenales^ hyporenales^ anterenales ^postrenales^ 
pararenales. 

§. III. Disamine fisiologiche. 

È cosi ardua cosa di pronunziare giudizio toccante 
la funzione in generale de' corpi soprarenali, che Eusta- 
chio scrisse : iis relinquimus^ qui anatomen acciiratius 
exercent ^ inquirendum (i) ; cavandosi dall' abbisso delle 
ipotesi a tempi suoi meno numerose degli attuali, in cui 
il patrimonio de' fatti costituisce il retaggio di pochi. 
Quattro opinioni sono le più plausibili , di che i flsiolo- 
ghi si resero partigiani. Colla prima si fecero esse co- 
spirare al perfezionamento della ematosi , mercè la se- 
conda si misero in relazione strettissima con gli organi 
genitali , dalla terza se ne desunse il meccanico e dina- 
mico commercio co' reni , in grazia della quarta reputa- 
ronsi scaturigini adipose. 

Intorno a quest' ultimo pensamento non indugio , 
attesa la universale sua riprovazione. Indifferente mi di- 
chiaro per la relazione loro colle reni, dappoiché se ad- 
ducesi cTie nell' uomo talvolta lo spostamento di uno 

(i) Op. cU. cap. 3g. 



( 2i6 ) 
de' due rognoni dal sito naturale seco non trascini quello 
della corrispondente capsula, siccome fu avvertito dall'Eu- 
stachio, da Marlin Saint-Ange, e dimostrasi da altro ana- 
logo pezzo che feci modellare in cera pel Gabinetto noto- 
niico della R. Università degli Studi ; cotale anomalia nella 
zoica serie può trovare esempli prò e coutra. E vaglia la 
verità nella classe de'Rettili giacciono esse impiantate sotto 
la inferiore faccia renale de' Balraci e de' Chcloni, nell' atto 
clie ne' Sauri e negli Gfidi ne sono molto lontane. Ma 
r argumentum crucis circa la indipendenza delle mentovate 
cassule da' reni è somministrato dalla deficienza loro né 
mostri peracefalo di Monro e molacefalo del dottor Gar- 
gano. Quindi il renale commercio non è ad esse affatto 
necessario. 

Lo immediato rapporto delle gianduia renali mercè 
speciale canaletto con gli organi genitali fu attribuito a 
Rodio e Valsalva; ma prima di costoro erasi annunziato 
da un immortale nostro concittadino , nelle di cui ana- 
tomico-chirurgiche opere, che studio sempre con immen- 
sa ammirazione , multa reperiuntur nova et inexpecta- 
ta, (i) scrisse Haller, che soggiunse ww/tó semina inven- 
torum reperiuntur , quae alibi laudari (2). La succen- 
nata relazione o meglio il preteso valsalviano dutto nel 
trascorso secolo fu contrastato da Ranbj e dal cel. Mor- 
gagni. Inoltre in questi ultimi tempi le idee del Severino, 
del Rodio e del Valsalva ebbero per difensori due rino- 

— (1) Biblioth. anatom. Tiguri 1774-, I 667. 
(2) Meth. stud. med. Veaet. 1753, I3io. ', 



( 217 ) 

malissimi fìsiologisli Trevirano (i) e Mcckel (2). Ed ia 
vero soii dal primo reputale rudimento iacompleto degli 
organi generatori ; talché se di veridicità fosse capace 
r ardilo suo opinare col semplice aumento della vitalità 
in detti organi a guisa di feconda cepola produrrebbesi 
un essere novello. 

Il secondo poi appoggiasi alla coincidenza di qualche 
anomalia di siffatte glandule con quella del generativo 
apparalo. Come la ossificazione di queste in un giovine 
gallo castrato, la triplicala mole di una delle medesime 
per cretacea massa in un individuo affetto da invecchiala 
sifilide , r aumentatasene dimensione ne' soggetti troppo 
dediti a' sessuali godimenti, la raddoppiata loro grandez- 
za in un uomo fornito di massimo sviluppo nelle parti 
genitali. Ed alle ragioni del fisiologo di Halla aggiungo 
che le cassule in esame negli Uccelli e ne' Sauri sieno 
attaccate a' testicoli, oppure all' epididimo; e che il con- 
senso di questi sili con gli organi generatori non fu cer- 
tamente sconosciuto ne'sacri Codici, ove sta scritto : ^//«s 
tuus , qui egredielur de rcnilms tuis. 

Or tra le addotte opinioni preferisco quella della 
loro cospirazione all' ematosico processo durante la vita 
fetale; tantoppiù che trova la sanzione di consimili esem- 
pli nella vita eslraulcrina e nel normale stato di vari es- 

(i) Unlersuc. uber. wicht. Gegen. der Aat. und. 
med. Gott. i8o3 , p. i84. 

(2) Manuale di anatom. trad. da Giusto. Nap. 1827, 



(2l8) 

seri occupanti infimo posto nella scala degli animali ver- 
iebrati. Rifletteva il celebre chirurgo Molinetti (i), suc- 
cessore di Weslingio nel padovano Ginnasio, clie nel feto 
«mano sia gran copia di sangue sviata da' reni per af- 
fluire verso le cassule soprarenali , le quali impiccioli- 
sconsi assoluta la sua intrauterina dimora , sebbene Por- 
tai le avesse ravvisate di grosso volume negli uomini a- 
dulti e ne' vecchi. Frattanto il Molinetti , 1' Anatomico 
parigino (2) e qualche altro suo partigiano ne trassero 
erronea conseguenza, figlia delle scarse nozioni, ch'eglino 
avevano delle zootomiche discipline ; vai dire che dette 
glandule fossero temporaneamente addette alla urica se- 
grezione (3). 

Chiarite così le cose, ecco in qual modo ragiono la 

(i) Dissert. anatom-pathol. Yen. iGyS , p. 3o3. 

(2) Anatom. mèdie. Paris i8o3, VSgS. 

(3) Feruntamen ^ scrive Molinetti, si inter tot vi- 
rorum praeclarissimorum sententias nostrani fas sit inter- 
ponere , ausim dicere , succenturiatos hosce naturarti 
ad hoc condidisse , ut sanguinis sarcinam , per emul- 
tjentes arterias dejluentis a legitimis renibus ante or- 
tum animalis magna parte subtraheret ; scilicet quia 
lune minus expediret^ renes tanta sanguinis copia gravarti 
siculi post ortum expedit^ immo necesse est. . . Tot 
igitur incommodis sapiens Natura occurrit , isthaec ad 
motum sanguinis intercipiendum et declinandum a re- 
nibus , corpuscula opportuna constituens . . . Dissert. 
cit. p. 3o3. 



( 219 J 

mia ipotesi e la metto sotto la guarentigia di fatti in- 
concussi. Il punto intorno al quale gli anatomici del tra- 
scorso secolo si diressero pel ravvicinamento di parecchi 
organi di oscura fabbrica e funzione fu di ridurre la orga- 
nizzazione animale ad un solo a medesimo tipo. L'uomo 
abituale soggetto delle loro ricerche, e naturale meta di 
ogni ravvicinamento, costituì il centro di origine e di com- 
parazione. Questa straifla però imperfettamente menolli al 
conseguimento del desiato scopo. Uno de' più distinti 
scienziati, di cui onorasi la moderna Atene, Geofiroy Saint- 
Hilaire , partendo dal dato che siavi unità di composizio- 
ne negli animali vertebrati mercè la costanza de' mutui 
rapporti , è pervenuto a fissare le basi del sentiero da 
percorrersi in anatomia trascendente, 

Eppcrciò si è deciso che nelle diverse specie della 
serie animale sieno simili tutte le parti con identici rapporti. 
Legge che pei moltiplici traviamenti avvenuti nell'embrione 
di nostra specie ha ricevuto pienissima approvazione. E ve- 
nendo al caso attuale, neBatracl le cassule in discorso, col- 
locate nella inferiore faccia renale, sono irrorate da gran 
torrente di sangue, che reduce dagli arti posteriori e riu- 
nito nella vene crurale e sciatica, sbocca nella vena e- 
mulgcnte od alferente diramata nella renale sostanza. Ne 
viene poi ripreso da molti ramicelli spettanti alle quattro 
vene emulgcnti od efferenti e versato nella cava poste- 
riore. Laonde in questo ordine di Rettili disimpegnasi 
un' ematosi secondaria oltre la primaria o pohnonica , a 
dati quasi eguali tanto ncU' epatico che nel renale paren- 
chima, anzi in questo con abbondiJ-nza raagi^iore di quello. 

" 26 



( 220 ) 

Di fatto nel molacefalo umano descritto dai Gargano , 
mancante di polmoni e di fegato, le sole reni ne adempi- 
vano r incarico. 

Più gli organi in discussione aderendo ne Sauri 
air epididimo, e quindi stando assai lungi da' rem , io 
ematoico secondario processo separatamente succede eoa 
gradi minimo nelle capsule renali , medio ne' reni , 
massimo nell' epate. Sia la proporzione di tutti e tre 
eoi polmonare è come dieci a sei. Gli Ofìdi eziandio 
posseggono siffatte glandule con particolare sistema ve- 
noso ; vai dire 1' aflGerente copioso nato dalla vena 
adiposa e 1' efferente sinistro che in giù riunisce 
il sangue delle vene renale di questo lato , della ova- 
ria , della renale destra , della uterina sinistra che fi- 
niscono nella cava posteriore ; dove poco sopra è rice- 
vuto il liquido sanguigno delle vene ovaria e capsulare 
destra. Quindi apparisce che il prodotto della loro se- 
grezione direttamente trasudi entro 1 contigui canali 
efferenti diretti alla orecchietta del cuore, 

Dippiù siccome la organizzazione dell' embrione dì 
nostra specie e de' Mammiferi segue un corso ascendente, 
durante il quale percorre i diversi gradi di sviluppo 
de' moltiplici ordini degli animali vertebrati ; cosi è 
consentaneo al fatto che quello abbia le capsule sopra- 
renali tanto meno ampliate , per quanto si allontani 
dalla di lui primordiale epoca vitale : ossia grandissime 
durante la vita fetale , più picciole nell' adulto e ri- 
dotte a minimi termini nell' età avanzata. All' opposto 
esse ne' Pesci , ne' Batraci e negli Ofldi aumentansi in. 



l 



( 221 ) 

corrispondenza della macchinale loro evoluzione. Dimodo- 
ché le anzidette capsule crescono ne' succennati esseri in 
ragione diretta del corpo e nella inversa di questo presso 
il feto umano. Rimane per altro identica a quella dei 
Mammali la relazione della loro mole colla massa rena- 
le, vai dire che esse in picciolisconsi a tenore che cre- 
sce r ampiezza de' reni. 

Ecco dato fine alla parie slorica delle presenti mie 
ricerche, donde è derivata la esistenza delle glandule renali 
presso la classe de' Pesci e l'ordine de' Batraciin quella 
de' Rettili ,- all' anatomica loro adombrazione non esclu- 
sovi r embrionico sviluppo , ed a' pochi cenni generali 
toccanti r uso delle medesime , i quali per un punto si 
astruso non torneranno vane alle fisiologiche discipline. 



( 222 ) 

§. IV. Spiegazione della tavola. 

Fig. i) Rene destro del feto della torpedine elet- 
trica colla gianduia reale a paragonata a quella delia- 
madre 2) ò. 

3 ) Rene destro e sinistro della, raja batide per di- 
mostrarvi la massa e delle glandolo renali ed un suo di- 
slaccato pezzetto e con porzione di rognone. 

4 ) Forma e disposizione della sostanza delle gianduia 
renali nello squadro mustella. 

5 ) Pezzo di rene del mugile cefalo per indicarne 
due glandulosi gruppi di detti organi ii. 

6 ) Perimetro del destro rene della rana mangereccia 
ingrandito, onde farvi conoscere le glandule renali j e la 
vena efferente b. 

I ) Rene sinistro colle indicate glandule / e la vena 
cava n. 

8 ) Forma delle glandule renali sinistre del colubro 
natrice colle vene efferenti di esse o e. del sottoposto rene 
p , colle efferenti di quelle §- e di questo r, tutte sboccanti 
nella vena adiposa s. 

9 ) Pezzo molto ingrandito delle glandule renali della 
ranocchia. 

10 ) Rene a e sua cassula b del feto umano bimestre. 

I I ) Idem quadrimestre. 

12 ) Uno de' coni componenti la sostanza soprarenale. 



Tonio il 







S^9 




•i^iaMclaale jpemaM 



k^~ 







l'.ly. 



( 225 ) 



Ricerche anatomiche sul canale di Petit dell'occhio umano 
LETTE dal Socio ordinario Stefano delle Ghiaie nella 

TORNATA de' 5 SETTEMBRE l838. 



Naturam nunquam slne fractu consiiUmus , 
nec post mille saecula praecludetur inquiren- 
iibus occasio nova detegendi, 

CoTc&No De aquaed. aur, kum. g. 



o. 



'Itre le qualtro Memorie sulla struttura delle inte-* 
grali parti componenti l' occhio umano rischiarata da 
comparative dissezioni , da me lette nella nostra R. Ac- 
cademia delle scienze , chieggo ora brevissimo compa- 
timento per talune riflessioni sulla lacuna Petitiana , 
non trascurandone la conferma anche nefla scala ani- 
male. M' ingegnerò dunque a dimostrare : i ) la fabbrica 
del canale di Petit secondo la di costui mente, illustrata 
da convenienti discussioni ; 2 ) la esistenza della corona 
di forami, aperture o calcrattole, da cui è tale lacuna sbu- 
cata; 3 ) il sito e la- natura della curvilinea serie din- 
completi antri, ricettacoli cisterne, che vi hanno stretto 



( 224 ) 

rapporto, risultando; per quanto parmi, dal complesso di 
tutte e tre l'enumerate parti una terza camera acquosa; 4) 
ìe necessarie anatomiche preparazioni ed avvertenze re- 
lative air uopo; 5 ) la icnografica rassegna apparte- 
nente al Petitiano circolo collo specchio delle figure ri- 
chieste soltanto a chiarire il mio assunto ; 6 ) la ra- 
gionata spiegazione di queste ultime, 

§. I. Fabbrica e critiche disamine del canale 
di Petit. 

Il trigono ineguale anello attorniante la cristalloide 
è conosciuto col nome di curvilineo canale ( godronné^ 
gauderonné , goudronnè che significa increspato o se- 
condo Mantovani incatramato ) del Petit (i) ; sebbe- 
ne neir occhio della balena fosse stato antecedente- 
mente riempiuto di liquida cera dal Ravio (a) , da 
Haller (3) indicato circulus cavus dictus Ravio (4.) e 
poscia confermato da Camper (5). In duplice maniera 
se ne è interpetrata la genesi ; vale a dire ammesso ^ 

(i) lA-ém.sur plusimrs deconv.fait.dans les yeux 
de l'hom. et des anim. Paris 1726 , /). 80. 

(2) Index ^ppeUect. anatom. Leid 1721 ; Episi. 
ined. de acuì. fabr. (Boerhaave Inst. rei med. n. 54.5 ). 

(3) Praelect. academicae. Taur. i745, III lea. 

(4) Thes. pag. 38. 

(5) Dissert. de nonnull. oculi pari. Leid. 1746, 
p. i3, n. 8, 



( 225 ) 

come è mio avviso , che la ialoidea membrana dividasi 
in due foglietti, rivolti uno innanzi e 1' altro dietro, la 
lente cristallina da nascerne triangolare spazio , avendo 
i lati anteriore e posteriore falli dalla nominata lamina 
e 1 interno o base dal contoma della cristalloide ; oppu- 
re assodato che la ialoide costi da unico pezzo compo- 
nente la sola posteriore faccia del Pelitiano canale ;, ne 
iiesta poi circoscritta l'anteriore dalla zona di Zinn e V in- 
terna dalla capsula della lente cristallina. 

Articolo di massima importanza è la determinazione 
della struttura, della vera figura, del diametro ed officio 
della prefata lacuna. Cosi la descrisse il suo scopritore (i): 
f ai decouverl un petit canal autow du cristallin , j& 
Cappelle canal circulaire godronné. On ne peut le votr 
quen le soujjlant et lorsqiìil est Templi d' air ^ il s" y jaxt 
des plis semblables aiix ornp.mpnfs qnp. Von fait sur des 
piècès d argenterie ; que lon nomme pow cela vaissei 
godronné: il est forme par là duplicature de la mem- 
brane hyalo'ide, qui est bridée d' espace en espace à 
peuprès égaux par de petits canaux qui le traversent^ 
qui ne souffrent pas la mème extension que la mem- 
brane qui est très-jlexible ^ ce qui la fait godronner. 
Si Von oste le cristallin de son chaton sans endomma- 
ger la membrane , qui fait le canal \ on aura beau 
le soitJJIer , il ne sy formerà plus des plis godrounés^ 
ou très-peu ; mais il en devient plus largg , il a pour 
L'ordinarie dans Vhomme i i/i ou 1/2 et deux lignei-, 

(0 Mém, mr ks decouv. Qc.pag. cit. 



( 22^ ) 

il rìy a pas davaniage dans le bceuf. Je ne fai jamat'g 
irouvé naturellement gonjlé ni d air ni de liqueur et 
Vusage ne trien est point encore connu. E nella lettera 
rispensiva al suo oppositore Winslow soggiugne (i) : 
vous verrez, que mon canal esl gauderonné ; qiiil est 
enfermé dans la duplicature de la membrane vitree^ 
qui forme un vrai canal circulaire hors des limites de 
l<i capsule du cristallin. L'air que Von pavese dans 
ce canal ec. 

Zinn (2) lo vide spartito da plurimis septulis ed 
Mailer (3) per intervalla septulis interruptus. Panizza (4.) 
dichiara che il suddetto canale empito di aria somigli 
all' intestino colon già gonfio, presentando gozzi e strin- 
gimenti; Farnese (5) accenna allorché net circolo pe- 
tiziano per mezzo di un tubo vi s' introduca deWaria^ 
si solleva e forma, fanti sacchetti; e Lenhossék (6) 
riferisce: lamina vero posterior hyaloideae cum corona 



(i) Rèflex, sur les deeouv. fait. dans les yeux 
{ Haller Disput. chirurg. tom. V 6o3 ). 

(2) Descript, anatom. ocuL hum. cur. Wrisberg. 
<lotting. 1780. p. III. 

(3) Herm. Boejhav. Praelect. academ. Taur. I74-5, 
ITI 102; Ehm. phys. corp.kum. Neap. 1767, V 274.. 

(4) Annot. chirurg. sulla cat. Pav. 1821, p. 5o. 

(5) Append. al prodr. della grande Notom. di Ma' 
scagni. Mil. 182 1 , I 320. 

(6) Instit. phys. organ. hum. Vien. 1.83 ?, U 108. 



( 297 ) 
ciliari canaletn circularem et pUcdtum cjformat , qui 
^ub nomine canalis Petiti venit. 

Intanto non era ancor compiuto xin secolo deilla 
sua scoperta , quando Soemmering (i), seguito da Ja- 
copi (2)^ ne manifesta assoluta dimenticanza. Anzi gli 
stessi compatrioti di Petit incominciarono a trasandar- 
lo (3), confonderlo colla zoniila Zinnii (4) od a metterne 
in dubbio la esistenza. Di fatto: ce canal jmrait àpeu 
près imaginaire à quelques anatomistes modernes rap- 
porta Moulfalcon (5). Ribes (6) , descrivendo la in- 
terna faccia della zona zinniana, neppure lo accenna: 
elle est èniièrement membraneuse mince transparent et 



(i) Icon. ocul. hum. trad. par Demours. Paris 
1818, IV 8. 

(£3) Elevi, (ti Anatom. e fisiol. comapr. Nap.iSio, 
II 177. 

(3) Richerand et Berard Eouv. elem. de phys. 
Brux. 1837, II 188; Demours Trait. des malad. des 
yeux. Paris 1818, I 4o; Velpeau ^/m/o/«. topogvaf. 
Fir. i838, p. io3 ; Uccelli Cornpend. di Anatom. 
e Fisiol. comp. Fir. i826,V36; Jaubert ^//. anatom. 
d'après I. Cloqitet. Bruxel. i834, pi. IV. 

(4) Prodrom. della grande Anatom. illustr. da Far- 
nese. Milano 1821 , I 61. 

(!}) Dict.des scietic.tnéd.Pavis 1819, XXXVII 157. 
(6) Mém. sìtr. les proc. ciliair. p. 653 {Mém. de 
la Soc. méd. d'Emid.. an. VITI. Paris 18 17). 

27 



( 2 28 ) 

très'extensible , de sorte qiielle est facilement soulevée 
par l'air , lorsqu'on en introduit au-dessous entre le 
corps vitré et le cristallin ; elle devient alors bosselée^ 
parce qu'elle est bridèe par Ics cananee , doni nous 
avons parie , ce qui donne à tonte létendue de cette 
portion membraneuse ^ ainsi soidevée ^ Vapparencego- 
dronnée. 

Più Meisser (i) nota: l'air insoufflée passe d'un de 
ces replis àTauire et produit ainsiPapparence décrite 
sous le nom de canal de Petit. Il quale da Cruveil- 
hier (2) ora ammettesi secondo la mente del suo iuda- 

(i) Anatom. descript, de Cloquet ., edit. augm. 
des not. Brux. i83b', /;. 34.5. 

(2) Anatom descript. Brux. i838, II 207. 
gatore: ce canal circulaire , costui scrive, se demonire 
ailleurs très-bien par V insufflation , on volt alors quii 
est comme étranglé par de petites brides ou replis , 
qu'il présente , en un mot., Vapparence godronnée ; ed 
altre fiate è da esso reputato nel seguente modo mo- 
dificato secondo Dugès : la couronne de ZÌ7m forme un 
pian très-sinueux , camme Vinsvfflation le preuve en 
la detachant du Jeuillet, dont le corps vitré est plus 
immediatement revetù et qui partecipe lui-mème à ces 
sinuosités; que tespace compris entre les deuxfeiàllets 
est ainsi intercepté, quand les procès ciliaires sonten 
place par des nombreux renjlements , comme Petit le 
considérait; c'est un assemblage de canaux que Ribes 
a cru voir dans ces languettes. 



( 929 ) 
Laonde concliludo che l' indicalo circolo siasi cre- 
duto da Petit affatto vóto e pivo di qualunque esteriore 
comunicazione. Ilaller (i) annunziò : flatus potest im- 
mitii , qui circularem canalem , frenulis subinde ad- 
strictum , ejjlcit ; nullo , quem conspiciium reddas , 
hnmore fluido repletus , nam electrico elemento con' 
jectura est. Anzi Zinn (2) aggiunse: in oculo recenti 
vacuus semper et collapsus reperilur.^ quem mechanica 
necessitate factum , naturaliter vapor replet. E Len- 
hossék (3) Tuole che : vaporem subtilem continentem , 
aere diducendum. Boyer (4) , Meckel (5), Adelon (6), 
Jacob (7), Lawrence (8) sostengono che : il est facile 
de demontrer lexistence du canal de Petit en y pra- 
tiquant un petit pertuis et l'insufflant d'air ; e Lauth (9) 
specifica : si on fait à la zone de Zinn une petite OU' 
verltire et que on y sufflè de lair^ on verrà le cercle 

(i) E lem. phys. tom. cit. 274. 

(2) Descript, anatom. ocul. hum. cit. p. in. 

(3) List. phys. organ. hum. tom. cit. jì. 109. 
(<4) Traìt. compi, d'anatom. descr. con noie. Fir. 

i836, II 335. 

(0) Man. d'anatom. descr. tom. ep. cit. 

(6) Physiol. de Vhomme. Brux. 1837, I 172. 

(7) Inquir. respect. the anat. of the eye. Lond. 
1823 , p. 12. 

(8) Malad. desyeux trad. par Billard. Paris i83o. 

(9) TVoMy. man. de l'analom. cit. p. zìi; Dici, 
abrèg. des se. méd. ìiVv\. 1823, IX 1 14-. 



( 23o ) 

plissé de Petit. Né tacer debbo qualmente ancor io (i) 
abbia favoreggiato questo erroneo pensamento e dal 
solo azzardo , siccome sempre succede , ne ripeto la do^ 
vuta correzione. 

§.II. Conferma deforami Jacobisiani sul Petiliano spazio. 

Per quanto abbia potuto permettere l'attuai nostra 
posizione libraria , bo fatto immense ed inutili ricerche, 
onde conoscere in quali delle opere del Jacobsou sieno 
accennati i forami del Pctitiano circolo. Imperocché 
nulla ne ho rinvenuto presso Io Sprengel (2)^ che sino 
al 1 8 izi fornisce suifìcienti notizie di ogni lavoro scien- 
tifico attinente alla medicina; ed in Reuss (3) che fino 
al 18 17 dà ragguaglio delle memorie inserite negli 
atti di tutte le Accademie. Circa 1' anno iSi5 Magen- 
die (4) così me ne ha somministrato qualche iniziati- 
vo. Fin qui erasi pensato che il canale di Petit non 

(i) Ànatom. comjmr. , 2. ediz. Nap. i836, I io4.. 

(2) Star, prammat. della med. trad. da Uelisio. 
Nap. 1827, lo7n. VII. 

(3) Reperì, comment academ. Gotting. 18 13. Pe- 
rò questa data non combina con quella segnata all'ar- 
ticolo occhio pag. 1S2. , ove dà conto della citata 
Memoria di Ribes e, siccome egli stesso, riporta, stam- 
pata in Parigi nel ì^ij. 

(4.) Compend. eleni, di Fisiol. trad. da Dimi- 
dri. Nap. 18 19, 154. 



( 23i ) 
avesse comunicazione di sorta con te camere dell oc- 
chio ; ma Jacobson assicura cìi esso presenta un gran 
7mmero di piccole aperture , per m^zzo delle quali 
jmò ^ secondo lui ^ l'umore aqueo entrarvi e sortirne. 
Inutilmente noi abìììamo cercalo di ì;ederle. 

Con identica diffitlciiza ne trattano altri fisiologhi 
francesi, nel mentre che Ribes (i) duo anni dopo ne 
serba profondo silenzio , riferendosi da Blainville (2): 
les òosselures rjii on forme artificiellement dans le ca- 
nal de Petit soni dues à ce gue la couronne de Zinn 
adhére a la liy aloide davanlage aux endroits ou lespro- 
cès ciliaires soni appliquès dessus qu' ailleurs. Alors 
il en resulle des éspèces d' orifices dans tonte la cir- 
conference de la lacune , comme Jacobson ^les a vus 
Quoiqti il en soit ^ car je ne pretends pas^ que je ?w 
me sois pas trompé ; da LepcH'^f'i'^r (^) - le canal de 
Petit communique y suivant Jacobson , par ime serie 
de petits trous, avec l'/iianeur aqueuse; àAVAde\on(^): 
selon Jacobson ^ lo canal de Petit est gami de irous, 
qui le font coìmnuniquer avec la cavile de l hwneur 
aqneuse . . . Enfin Jacobson a prétemlu dans ces der- 
niers tcmps . que l humeur aqueuse *' engageait dans le 
canal de Petit jìar des trous , qui soni à la circonfé- 

(i) Mém. sur les jìroc. cil. cit. 

(2) Anatom. co?npar. 'Paris 1822 I 366; Cloquet 
Àhatom. descr. cit. p. ^A^. 

(3) Trait. de physiol. ;72C(/. Paris 1 832, III 160. 

(4) Physiol. de l hom. toni. cit. p. 172-184- 



( 232 ) 

rence de ce canal... Mais combìen cela est loin d'èife 
demontré... ne soni que des vues de l'esprit^ E Ma- 
gendie (i) dopo cinque lustri torna a ripetere: iVows 
avons inutilement cherché à voir cés ouvertures. 

Inoltre Adelon (2) Dugès (3) e Cruveilhier (4.) at- 
tribuiscono a Ribes ciò che questi non ha mai all'uopo 
scritto , vai dire ; Le canal godronné de Petit., afferma 
il patologo della Senna , réprésente plutòt un ensemble 
de canaiix courts antero-posterieurs , qu^ un canal cir- 
culaire ; ces canaux courts communiqueraient en avant 
pjxr des éraillures ou perforations que présente la cou- 
ronne de Zinn et qui permettraient a T humeur aqueuse 
sécretée par les corps vitré , de suinter au-devanf du 
crisfallin. Ma chiaramente apparisce che ninna attenzio- 
ne siesi posta alle idee di Ribes (5) nel seguente modo 
concepite : En examinané la m.p.mbrane cristalline du 
coté de la face interne avec une benne loiipe , on y 
voit., au point où le portions anterieures et posterieu- 
res de la capsule se reunissent, une serie de fentes 
transversales , qui en forment tonte la circonférence. 
Il ni a eté impossible de ni assurer si ces fentes ré- 
pondent aux procès ciliaires du corps vitré , ou aux 

(i) Préc. élément. de phi/siol.BTnx. i838,jo. 181. 

(2) P/iys. de r hom. cit. I 188. 

(3) Remar q.anatom. et physiol. sur la vue ( L'In- 
slituf. Paris od. i854.. ) 

(4-) Anaiom. descript, tom. cit. p. 2og. 

(a) JMéfn. sur les proc. cil. p. 637, 6^7, 671. 



e 233 ) 
franges vilkuses des procès ciliaires de la choro'ide 
Il Ili a été impossible de rri assiirer quel pouvait en 
ètre l'usage... Mais la circonference du cria tali in est 
unie à un prolongement de la membrane hyalloide^ on 
volt dans V epaisseur de cefeuillet une rangé de con" 
duits , qui soni placés de distance en distance en 
laissant des intervalles réguliers; ils ont environ deux 
lignes de longueur ; ils soni assez gres et se fixent à 
la circonference du cristallin. 

Quindi ognuno rileva che 1' anatomico di Montpel- 
lier abbia fedelmente seguita la teorica di Ribes ( i ) che 
distinse i processi cigliari in coroidei e ialoidei , repu- 
tando i primi vascolosi sanguigni detti pure ductiis ci- 
lieres da fisiologbi antichi (2), ed i secondi particolare 
ordine di canali, prima di Petit e di costui figurati da F. 
Acquapendente (3), per quanto comportava la calcografica 
precisione di quei tempi. Furono poi traveduti da Mor- 
gagni (4-), Heistero (5) ed in questi ultimi anni da Masca- 
gni (6) esistènti sull'anteriore superficie della zona di Zinn, 
spesso confusi da Ribes colle pieghe della posteriore od 

(i) Mem. cit.p. 636, 

(g) Haller Praelect. acad. tom. cit. p. 117. 
(3) Oper. anatom. et phys. cur. Albino, Lugd. 
Balav. 1738,/). 190, /c3. IV 36. 

(4.) Epist. anatom. Patav. 17^0, II, epist. 17. 

(5) Sigismundus Dissert. anat. de choroid. Yen. 
1752, p. 27. 

(6) Prodrom. della gr. anatom. tom. cit. ^i. 



( 234- ) 
nterna sua faccia, reputati muscolosi da Camper (i) e de' 
quali ho gicà dimostrata la struttura e funzione alla nostra 
R. Accademia delle scienze (2). Quegli li suppone inca- 
ricati della segrezione dell' umore aqueo e del trasporto 
di quello del vitreo, onde versarlo mediante particolari 
forami nel perimetro della cristalloide ; ove giustamente 
smentisce le accennate fessure e on riy voit rien de sem- 
blable à des trous que Ribes a cru exister. In riguardo 
poi all' anterior lamina del Petitiano circolo dice : ce feuil- 
let dii coté interne C'St légèrement celluleux ; je ri y ai 
d ailleiirs rien marqiié qui meritàt d' ètre noie (3). 

Frattanto la maggior parte degli anatomici , non fa 
alcun motto di siffatti forami : come Rolando (4); Paniz- 
za (5) , Mantovani (6), Uccelli (7) , Martini (8), Mondi- 
ni figlio (9), Caldani giovine (io) in Italia; Boycr (i r), 

(i) Osservaz. mila struttura deli occhiu umano. 

(2) Dissert. de nonnul. ocul. part. cap. II 6. 

(3) Mém. sur les proc. cil. cit. p. 4.62. 

(4) Anatom. physiolog. Taur. 1819. /). 86. 

(5) Annoi, sulla cater. cit. 

(6) Snpplem. alla Notom. di Soemmering . Crema 
1823 , I 33i. 

(7) Compendio di Anat. e Fisiol. tom. e pag. cit. 

(8) Lezioni di Fisiol. Torino i83o. 

(9) Sul pigmento dell'occhio {Opus, scelti di Bo- 
logna 1817 ) 

(io) Nuov. elem. di Anatom. Boi. 1827, II i65. 
(11) Tratt. compi, di Anatom. descr. tom. epag.oil. 



( ^Sa ) 
Hicheraad (i) , Bayle (2) , Biliare! (3) , Laulh (i) , 
Hollard (!5) in Frauda; Meisser (6) nel Belgio ; Doel- 
linger (7) , Socmmeriug figlio (8_) , Rudolphi (9) , Me- 
ckel (io), Carus (11) , Treviraniis (12) , Lcnhossék (i3) , 
Weber (i4.) nella Germania ; Trawers (i5), Home (16), 
Jacob (17), Lawrence (18), Rnox (19) in Inghilterra. 



■Nàp. 



1818 



Pisa 



i) E lem. de Phìjsiol. tom. e pag. cit. , 

2) Tratt. eleni, di Anatom. annoi, da Perronc. 
1834 I 276. 

3) Lawrence Malad. des yeux cit. 
4-) Nouv. man. d'anat. cit. p. 264.- 

5) Jnalom. campar. Brux i836, jo. 288. 

6) Anatom. descript, de Cloquet. tom. cit. 

I) Ad. phys. -medie. Acad. nat. cur. Erlang. 
IX 284. 

8) De vcut. fiom. anim. sect. horiz. Gotting, 1818. 

9) Grundr. der Phrjsiol. Beri. i83o, II. 

io) Trait. d'anat. campar, tom. cit.p. Si 3. 

I I) Man. d' anatom. tom. cit. p. g4. 

12) Biol. oder. philos. Gotting. 1822, VI 4-6o. 
l'ò) Instit. organ. hitm. tom. cit. 
i4-) Greafezf. Walther. /oKm/iir.C/^/rwry. Berlin 1818. 
i5) Sinoss. delle malat. degli occhi vers. di G.A. 
823,/?. 22. 

16) Archiv. géner. de médec.^anis^ 1822, II. 

17) Inquir. rep. Anatom. cit.p, i3. 

18) Malad. des yeux p. cit. 

1 9) Obs, anal. of the eye cit. 

28 



( 236 ) 
Egli è da maravigliarsi qualmente niuno di si celebri 
anatomici siesi mai occupato di verificare il fatto annun- 
ziato dal Jacobson e le asserzioni appartenenti all'uopo pro- 
mulgate da Dugès, onde profferirne affermativo o nega- 
tivo parere. 

Confesso che quel!' innocente diletto , unico gui- 
derdone alle durate fatiche , provato da ogni ingenuo 
osservatore nel ravvisarle coronate da qualche scoperta ; 
fummi oltremodo amareggiato quando lessi che idea 
consimile avevasene dal clinico danese. Però la deficien- 
za di aver confermato detti pertugi nel!' occhio umano 
con decisiva dimostrazione , convalidati dalle opportune 
ricerche istituite nella catena degli animali, della determi- 
nazione toccante 1' uso ed i mutui loro rapporti colle 
parti vicine , dell' accurata descrizione e delineazione dei 
medesimi e tutto cospirante alla determinazione di una 
terza camera acquosa ; somministra 1 aspetto di novità ad 
un trovato già seppellito dall' autorità de' primi anato- 
mici e fisiologhi del secolo in cui viviamo. Colui che 
semplicemente annunzia una verità ha minor gloria di 
chi la dimostra , la rende incontrastabile , la mette sotto 
la guarentigia di fatti inconcussi , s' ingegna di farla u- 
scire dal lista delle sterili dicerìe notomiche , e di assi- 
curarle nella storia dell' antropotomia non peritura esi- 
stenza. 

E se r argomentare per analogia riesce di gran peso 
nelle scienze di osservazione , quel tributo di onore pa- 
galo a Demours per avere descritto meglio di Zinn Wri- 
sberg Duddel Descemet la preacquosa tunica oculare , a 



( 237 ) 
Soemmering, che men per la novità , quanto in grazia di 
eccellenti figure, indicò la paglierina macchia retinica pri- 
ma di lui descritta dal milanese Buzzi , a Jacob per la 
membrana che ne ha poscia ritenuto il nome già nota a 
Zinn Doellinger Mondini, a questo pel Yclamento pigmenti- 
co eslracoroideo accennato daF. d'Acquapendente Yalsal va 
Morgagni Mailer , a Petit che dopo Ravio fece menzio- 
ne accurata dell' increspato suo canale ; non si potrà ai- 
certo a me negare per 1' argomento, di cui fassi ora scru- 
polosa disamina. 

§. III. Descrizione degli antri occupanti il contorno 
maggiore del Petitiano spazio. 

Circonda la cassula della lente cristallina e 1' inter- 
no perimetro della 7nnula Zinnii una circolare serie di 
ben distinte nicchie, verso l'angolo nasale men larghe del 
temporale. Esse corrispondono a' gozzi o sacchetti ammes- 
sivi da Panizza e Farnese, alle cellette derivanti da' sepi- 
Dienti notativi da Petit Zinn Haller ec. Cadauna delle 
stesse rassomiglia al cono troncalo ed ha lineare aper- 
tura presso la punta dell'anteriore sua faccia. Talmen-- 
techè inserita ne apparisce la parte stretta od apice in 
avanti all' orlo della cristalloidea, la larga o fondo ad ap- 
posita incavatura della raggiante fogliolinazinniana, amen- 
due i lati destro cioè e sinistro si toccano anzi urtano 
edle adiacenti nicchie , la faccia posteriore poggia sul 
castone del vitreo e V anteriore con arcuato quasiché ter- 
minale forame impatinata dal preteso pimmento trovasi 



( 238 ) 
in perfetto commercio con I' umore aqueo stanziante nella 
posteriore ed anteriore camera dell'occhio. Quali antri, 
collocati nell'orlo maggiore, e '1 residuale curvilineo spa- 
zio minore della Petitiana lacuna , costituirebbero una 
terza camera raoltiloculare o posteriore distinta dalle due 
prime uniloculari testò citate, oppure media ed anteriore. 
Anzi questa camera è poco più ampia della posteriore, 
avente capacità tripla della media. Intendo però che ta- 
le mia fondata idea sia messa al severo giudizio degli 
anatomici imparziali. 

Ma per la esalta conoscenza delle sopraddette conca- 
merazioni e del vo-to verace del Petitiaiio canale è d'uopo 
introdurvi l'aria od il mercurio. La prima soffiata da una 
delle cateratte, che per essa diventa serailunare, contem- 
poraneamente fassi strada entro moltissime cellette ; e 'l 
mercurio poi ne indica la ostensione oltre il contorno della 
sovrapposta cristalloide. Sarebbe questo il vestibolo sì di 
tutte le cellette, che delle rispettive loro caterattole. Di- 
modoché qualora gonfiasi il Petitiano circolo, a cagione 
della equabile reciproca pressione esercitata dalla serie di 
antri , la vera figura delle stesse apparisce ristretta , qua- 
siché confusa co' segmenti degli esterni suoi avvallamenti . 
Quantevolte in cadauna di loro isolatamente dalle vicine 
introducasi V aria, pratica che spesso manca di successo, 
agevole ne riesce di osservare l'accennata conformazione. 
E mentre le fibre sono longitudinali nella zona di Zinn, 
ed arcuate rilevansi quelle della tunica separante cadauno 
antro cosi preparato , non perviensi volentieri a creparlo, 
Ecorgendosi quasi il doppio della sua ordinaria ampiezza. 



l 



( 239 ) 

Il numero di siffatte cisterne parmi seguire quello 
de' processi cigliari sovraslauti alla divisoria loro parete, 
le sottoposte pieghe della foglioliaa di Zinn, non che gì' in- 
termedi suoi lobi , tutto ammirandosi distrilnùto colla più 
sublime geometria. Negli occhi d' individui trapassati con 
mali acuti, e quindi non consunti, ho in esse rinvenuto suf- 
ficiente quantità di umore aqueo, la cui lenta piova vi goc- 
ciola dal corpo vitreo , che esclusivamente credo incari- 
cato di sì interessante lavorìo , come il Bertrandi aveva 
avvertito che da questo traspirasse nel Pelitiano vólo; e mi 
è pure riuscito di farnelo dolcemente sgorgare per le prefate 
aperture, che nello stato di mediocre gonfiamento del trigo- 
no spazio di Petit poco niente appariscono. 

Appo il feto quadrimestre ho benanche trovato i forami 
del Jacobson. Nel cavallo e bue, nell'almo, nella capra e 

pecora gì' interni spartimentl dot canale di Petit sono più 

manifesti ed i forami Jacobsiani appariscono per forma e 
sito come nell'uomo : ne' Volatili e ne' Rettili mancano del 
tutto. I Pesci spinosi ( Unno ^ xifio) presentano il canale 
Petit aperto a guisa di fovea, che circonda la cassula della 
lente cristallina, e pieno di umore aqueo tegnente quasi 
albuminoso. Tra'MoUuschi cefalopedi le lolligini e le sep- 
pie hanno circolare doccia Petitiana. 

Non senza ragione affermò Jacobson che i processi ci- 
gliari dilatino le caterattole della lacuna Petitiana. Riem- 
piutasi questa di umore aqueo la lente cristallina s' infossa, 
anzichèallontaiiarsi. siccome vuole Jacobson, dal vitreo. Da 
cui, fattasi la segrezione dell'umore aqueo, questo forsi per 
trasudamento passa nella cisterna Petitiana camera molti- 



( 2^0 ) 

fere posteriore , nel cui fondo la ialoidea è più esile , indi 
nelle allre successive uniloculari camere ossia media ed 
anteriore. 

§. IV. Preparazione anatomica. 

Praticatosi al bulbo oculare il solito traverso-vertica- 
le taglio^ specialmente alle tuniche sclerotica e coroidea , 
indi tuffisi entro opportuna vaschettina di cristallo con fon- 
do coperto da nero crasso strato di piena in cera e modo di 
limpida acqua che superi appena il livello dell'indicato oc- 
chio. Con cesoie taglisi la retina poc' oltre la sua origine o 
presso il perimetro della zonula Zinnii. Si fìssi- poscia da 
spilli r anteriore segmento del mentovato bulbo^ avente la 
cornea in giìi ; ma , dopo che sia stato contemplato , me- 
diante la punta di affilato coltellino pian piano distacchisi 
il corpo vitreo con l'aderentevi hjha di Zlnn « la cassula 
del cristallino posta nel centro del Petitiano circolo. 

Rinnovata l'acqua e mercè stecchetto dolcemente di- 
menatovisi il corpo vitreo unito al cristallino, e con questo in 
sopra ricevuto dentro un cristallo di orinolo da tasca inca- 
strato su pezzo di cera nera , acciocché meglio risalti ,. 
facciasene scrupolosa ispezione, soprattutto quando con fie- 
vole corrente di aria soffiata per entro piccolo tubo di vetro 
ad esilissimo becco lambisca l' orlo della cristalloide; affin 
di ravvisare con due o tre riprese la intera successiva serie 
di cellette colle sovrastanti rispettive cateratte. E qualora 
gonfiasene una sola , meglio del mercurio con tubo ed 
artefizio identico introdottovi , scorgerassene la cangiata 
figura più diffusa ne' lati che nel fondo colla totale scom- 



I 



( 24.1 ) 

parsa di qualunque vestigio del proprio forame, cte pel- 
l'aria resta lateralmente occultato dietro la espansione com- 
pleta dell' anteriore parete di simile celletta. Forsi il latte 
fattovi gocciolare , cagliato da qualche goccia di aceto, 
potrebbe avere ottima riuscita. 

Finalmente nel disimpegnare quanto si è esposto, pon- 
gasi mente a' rapporti tra l' enumerate parti , i processi ci- 
gliar! coroidei e'I Fabriciano pimmentico apparato ; onde 
ben valutare le idee in contrario manifestate dagli anato- 
mici oltramontani. Ossia che gl'increspamenti del Petitiano 
canale più visibili ad opra del contemporaneo aereo gonfia- 
mento della fdiera di cellette, attribuir debbansi a' processi 
cigliari coroidei, che sempre distacco prima di praticare al- 
trettanto pe" pretesi canali di Ribes ; epperciò simiglianti 
crespe derivano dalla intrinseca struttura del cennato cir- 
■colo trasformato nella anzidetta serip di aniri. 

§. V. Rassegna icnografica. 

Lo scarso numero di figure divulgate sulla Petitiana 
lacuna ha mollo contribuito a spargervi dubbiezza. Cam- 
per (i) con ninna esattezza ha pubblicato il disegno dello 
spazio trigono di Petit , da lui detto corona ciliaris appar- 
tenente air occhio di bue. Quae ( icon ) cum fabricam 
non satis exprimere videatur riflette Zinn. Costui (2) ac- 
curatamente lo depinge tra la sua zona cigliare e la lente 

(i) Disserl. de nonnul. acuì, part.p. cii.^i iaò.YÌI i . 
{2) Descript.analom. ocul. cit.p. Ili 2^6, tab.yil \ . 



( 2Ì2 ) 

cristallina, mancandovi uà pe^zo reciso, onde potervi soffia- 
re l'aria. Canalis pslilianus : dà bullulae^ in quas mem- 
branula coronae ciliaris, Jlatu immisso^ elevatur; e vul- 
nuscuhim per quod flatus imfnfssus fuit. 

E da meravigliarsi che sia desso sfuggito alla sagacia 
del Soemmering (i), il quale, trovandosi secondo asse- 
risce nel teatro della guerra, ha potuto dissecare gli oc- 
chi di colossali individui e pochi minuti dopo che per 
Tiolentissime lesioni morivansi nella più florida salute. Ma- 
scagni (2) delineo assai ingrandita la corona cigliare in- 
crespata, che confuse col canale di Petit; il quale poi con 
molla naturalezza è stato eziandio rappresentato in figura 
da Jacob (3) tra la lente cristallina e la zona di Zinn. La 
di cui cavità da Lauth (4-) si è effigiata piuttosto suiroccbio 
bovino che dallo umano. Lepellettier (5) ha dato la figura 
del canale di Petit altorniante la cristalloide umana. 

Finalmente è stato mio scopo di esporre inconvenienti 
disegni di naturale od ampliato diametro: i) la lacuna Peti- 
liana guardata per l'anteriore e posteriore faccia , la forma 
della sua cavità ed i rapporti che serba con la cassula della 

(i) Descript, anatom. ocut. hum. ir ad. par De- 
mours p. 6, tav. IX 6. 

(2) Prodromo della gr. Anatom. cit.tom. I61, tav. 
X IO ecc. 

(3) Inquir. resp. the anat. of the eye cit. jo. 35 , 
plat. IX I. 

(4.) Manuel de r anatom. cit. planch. IV i 5. 
(5) Op, e tom, cit. p. i65 , tav, VI t. 



( 24-3 ) 
lente cristallina, la zona di Zina ed il corpo vitreo; 2)1 foFamìi 
o eaterallole Jacobsiaue, che vi appartengono; e 3) gì' in- 
leriori sepimenti del canale Petitiano(i), i quali danno luo- 

[i) In febbraio di questo corrente anno i83g rag- 
guagliai il eh. M. Edwards delle mie ricerche suW oc- 
chio umano , pregandolo di spedirmi la Pliysiol. comp. 
del'liomme et dcs anim^ar Dujes. Montpellier fS38, 
s-2fig.\ di cui il giornale intitolato L'Institut. oct. iS38 
annunzia di essersene presentata copia all' Accademia 
delle scienze di Parigi in una delle tornate di detto me- 
se , ossia un mese e più dopo l' annunzio di questa Me- 
moria we/ Gran Sasso d'Italia. E siccome ho precedente-^ 
mente dato conto della 3Iemoria di si attento osserva- 
tore suir occhio approvata dall' Istituto di Francia ; 
così credo mio duvurv rapportare quanto egli ne ha po- 
steriormente scritto^ onde si ìilevi sin dove sieno giunte 
le ricerche di ciascuno di noi. Le pretenda canal de Petit, 
Quegli scrive pag. zSù^ ne représente plus qu'un assem- 
blage de petits conduits parallèles Irès-courts et dirigés d'a- 
vant cn arrière , comme les procès ciliaires qui les sepa- 
rent. C est par là quo coule, sclon nous, l'iiumeux aqueu- 
se. Jacobson avait déjà jeconnu quc le prctendu canal de 
Petit est pereé an avant d' une multitude de petits trous ; 
nous sonimes assuré qu' en efTet , cliez le boeuf, au point 
d'adhérence de la couronne de Zinn avec la capsule cristalli- 
ne, la première semble s'cffiler en une mulliludc de petites 
lauières fori courtcs, et dont les intervalles ne laissenl passer 

qu'avec quelque diCficulté Ics buUes d'air, dansl'insufllalion, 

29 



( 2M ) 

go ad altrettante divisioni , che si osservano verso V in- 
terno del suo maggiore perimetro; epperciò conveniva dare 
conto con opportune figure della forma, ampiezza e situa- 
zione delle tre camere , che ho creduto ammettere neli' oc- 
chio umano. 



I 



( 245 ) 

§. VI. Spiegazione ragionata della tavola. 

Fig. i) a posterior parie del corpo vitreo per dimO' 
strame le varie divisioni interne, b zona diZinn, e an- 
tri del canale di Petit corrispondenti a' coni fibrosi della 
lente cristallina prossima a divenire caleraltosa ; 

2 ) la quale è stata ingrandita per dinotargli e più 
distinti , farvi conoscere la intermedia sostanza granosa 
raggiante ?, e mettere in rilievo la cristalloide/nella banda 
interna recisa e dalla esterna la sua continuazione colla 
zona di Zinn mercè le linguette frapposte alle aperture 
Jacobsiane g. 

3 ) Uno de' coni fibrosi componenti la lente cristallina 
accresciuto di diametro. 

4 ) Corpo vitreo supino a traverso del quale traspari- 
sce la somma dimensione, che talora acquista la serie di 
antri, ognuno de' quali ha ne' lati le pieghe divisorie h , 
avendo in giìi il resto della Zinniana zona. 

5 ) Antro e sua apertura colle linguette o pieghe ce 
della zona di Zinn , il di cui resto offre la rete dell' ap- 
parato pigmentico Fabriciano d ed uno e de' suoi princi- 
pali criptosi canali aperto intorno la cristalloide recisa. 

6 ) Espansione retinica derivante dal nervo ottico co' 
rami dell'arteria centralo, col foro Buzziano a e finita nel 
margine della zona di Zinn 6, che offre le sottoposte pie- 
ghe ed in questa posizione non si scorgono i fori Jacobsiani. 

7 ) Espone chiaramente siffatte aperture e , la zona 
di Zinn coperta dalla rete pigmentica del Fabricio, non 
che la faccia interna delle tuniche Ruy schiana/, Mondi- 



( ae ) 

niana g , sclerotica i sbucata da' nervi cigliari j , e ciò per 
la ingrandita loro dimensione. 

8 ) Si dimostra la diramazione de' vasi sanguigni , 
che dal corpo vitreo di un feto nonimestre si diriggono 
alla Petitiana lacuna , all'apparato di Fabricio, alla lente 
cristallina. 

9 ) Sezione orizzontale del diottrico appareccbio,'onde 
dimostrarne la cornea a , la sclerotica b , l' iride col foro 
pupillare e, la coroidea </, due processi cigliari ee ade- 
renti ad essa non che all' antro f chiuso, dissecato affin di 
mostrarne il divisorio sopimento g, ed amendue intornianti 
la cristalloide h. Quindi è facile cosa di notare lo spac- 
cato delle camere oculari emteriore o terza r, media o se- 
conda s , e posteriore oppure prima tt. 

1 ) Fa conoscere la forma esterna; interna e le divi- 
sioni della camera pnstprinrp. Val diro n pP77n residuale 
della cristalloide, b il sottopostovi spazio ad immediato con- 
tatto col corpo vitreo privo di ialoide, la quale finisce 
in e ossia qualche linea oltre il contorno della cristalloidea, 
dopo che indietro abbia circoscritta la lacuna Petitiana a- 
perta d per indicarne le interiori divisioni derivanti dalle 
sue duplicazioni/, chiusa^ con porzione de'Jacobsiani fori 
spettanti a quella h e la intera serie /appartenente a questa. 

1 1 ) Fedelmente si è dessa copiata colle stesse parole 
di Dugés Op. tom. cit.p. 52 1 ,/)/. V 77, onde ognuno 
possa paragonarla colle mie : (C a fibre concentriche pro- 
duttrici la piega che va alla macchia gialla , b suo punto 
centrale , e corona di linguette retiniche dirette alla lente 
cristallina e da' loro intervalli cola l'umore aqueo ». 





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( 247 ) 



Riflessioni sb^i brevetti d'invenzione lette nella tor- 
nata DEL Reale Istituto d'Incoraggiamento de' 23 
Agosto i838 dal suo Segretario della Corrispon- 
denza Cav. Francesco Cantarelli. 



iSL legge de' 2 Ma/zo i8io clie provvissoriamen- 
le trovasi in vigore pei brevetti d'invenzione , di perfe- 
zionamento , e d' introduzione spesso dà motivo a vive 
discussioni per le sue lacune , che gravi inconvenienti 
apportar possono alla nostra industria. F!gli è ài già mol- 
to tempo, che questa dotta corporazione ha rassegnato 
al Real Governo le modifiche di cui è suscettiva, ed i 
cangiamenti da operarsi sono altamente ricercati dal 
maggior bene del Commercio , e della industria me- 
desima. 

Il conoscersi se cotesti brevetti sieno o pur no utili 
a' progressi delle arti , meriterebbe una discussione trop- 
po estesa, e dovrei intrattenervi su cose trattate da som- 
mi scrittori , e con molta dottrina , ma che restano 
tuttavia indecise. Mi limiterò dunque solamente ad esporre 
alcune poche riflessioni necessarie a chiarire le quistio- 
ni die di frequente surgono , e metterle nel vero loro 
iaspelto. 



( 248 ) 

Chiamasi brevetto d'invenzione il privilegio esclusi- 
vo assicurato ad una invenzione per un tempo limita- 
to ^ ond'eseguire il proprio trovato. 

Il brevetto di perfezionamento varia dal brevetto 
d'invenzione, perchè esso presentar deve un migliora- 
mento notabile all' oggetto conosciuto ,* per far sì che 
r autore dì questo miglioramento possa godere del pri- 
vilegio che gli accorda la legge. 

Il brevetto d' introduzione viene concesso a colui 
che proccura alla industria del paese una macchina , o 
ima invenzione qualunque introdotta nello straniero. 

Queste sono ie tre diverse specie di brevetti che 
la legge permette; ma poiché le due ultime richieggono 
poco svfluppo nella loro esecuzione , e son dirette da 
regole semplici , cosi v' intratterrò solamente sulla pri- 
ma , che Tir.liiama ogni possibile attenzione per non 
trarsi in errore, per quanto sia possibile. 

Chiunque vorrà ottenere uno de' tre indicati brevet- 
ti dovrà farne dimanda nel Ministero degli affari inter- 
ni e depositare sotto suggello in doppia spedizione la 
esatta descrizione de' mezzi impiegati co' disegni, o mo- 
delli per ia scoverta, per lo perfezionamento , o pure 
per la importazione che intende fare. 

I brevetti d'invenzione possono accordarsi ancora 
senza preliminare esame, come vuole la legge , pur- 
ché trattasi di cosa che non interessa né la pubblica 
salute , né i regolamenti di polizia ; per la ragione che 
il Beai Governo non ìie garantisce in alcun modo, 
né la priorità , né il merito , né il successo. 



( 2^9 ) 

Tali brevetti possono decadere secondo le circo- 
stanze , e '1 loro decadimento può essere pronunziato 
cosi dal potere amministrativo, che è il Ministero suddet- 
to, come dal giudiziario. 

Decadono essi naturalmente appena spirato il tem- 
po della concessione del brevetto. Lo scadimento de' 
irevetti è pronunziato dal potere amministrativo quan-. 
do r inventore scorso un anno dalla concessione del 
brevetto non abbia eseguito il suo trovato ; e quando 
egli abbia mancato alle condizioni della legge, o a quel- 
le del brevetto medesimo. È disposto dal potere giudi- 
ziario quando vien provato che il preteso inventore nul- 
la abbia inventato, cioè che il suo trovato non sia nuo- 
vo, e che con esso possa impedirsi un'industria libera, 
che altri esercitano , ed è perciò dell'interesse de' dan- 
neggiati lo spingere l'azione presso i tribunali giudiziari. 

A dirla in breve cotesti brevetti altra cosa non sono, 
che un semplice attestato dell'Autorità governatrice, e non 
già come volgarmente credesi , una garantia della realtà 
e della utilità di una scoverta. Quindi possono i brevetti 
medesimi essere annullati ogni qualvolta non sono essi 
il prodotto di nuovo trovato , ovvero quando questa no- 
vità nuoccia alla sicurezza, ed alla pubblica salute. Pos- 
sono annullarsi benanco quando i concessionari , in di- 
mandando un brevetto , abbian celato i veri mezzi di' ese- 
cuzione che essi operano ; o se siensi eglino serviti di 
mezzi segreti non dellagliati nella descrizione che ne 
han presentata sotto suggello come sta detto qui su; pos- 
sono finalmente annullarsi i brevetti d' invenzione quando 



( 2^0 ) 

irattisì di scoverfa già depositata ed e scritta in opere 
stampate , e pubblicate. 

Un brevetto perekè sia valevole deve essere pog- 
gialo sulla novità del trovato- , o sull' applicazione di 
qualche processo già conosciuto , modificato di manie- 
ra, che presentar possa effettiva perentoria differenza da 
quello descritto e praticato. 

Pei brevetti che risguardano trovati chimici fa d'uo- 
po necessariamente che una novità siavi in essi , o nel- 
la maniera di eseguirne le operazioni. Per quelli poi 
che han rapporto a qualunque sistema di meccanica , 
la riunione , o una modificazione a' metodi conosciuti, 
possono apportare differenze tali ne' risultamenti , che 
alcun dubbio non cade sul diritto del brevetto. 

Molte operazioni secondarie possono ne' diversi casi 
divenire quasi accessorie necessarie di una operazione 
principale , e concorrere al suo perfezionamento ; e 
quando esse sieno fondate suir obbietto che forma real- 
mente la base del trovato , il brevetto è sempre hen. 
concesso. 

Sin qui si è considerato il brevetto come stabilito su 
di una o più operazioni nuove, ma una riflessione molto 
più interessante richiama la vostra attenzione , ed eccola. 

Un brevetto può esser valevole se poggia su pre- 
cessi dt già conosciuti, e adoperati separatamente , ma 
che riuniti insieme formano un modo, o una maniera per- 
fettamente nuova? 

Tale riunione di note , e praticate maniere , po- 
trebbe realmente creare una invenzione nel solo caso , 



( 2yr )■ 
che con essa venisse a proccararsi un risiiUaineuto 
al quale non potrebbesi pev venire con altri mezzi ; 
ogni parziale operazione in cjuosla occasione con- 
correrebbe allo scopo generale clic fa la base del bre- 
Telto ; ma in questo caso l' operazione principale che 
avrebbe sempre luogo , dovrebbe esser descritta con 
particolari modi , per fare rilevare la differenza che 
presenta da ogni altra analoga maniera. 

Tutte coleste cose portano alla conseguenza natura- 
le che il vocabolo invenzione sotto il rapporto industrio- 
so abbia un significato assai diverso da quello che gli 
vien dato nell'ordinario linguaggio , e sembra che possa 
ben definirsi ; un nuovo trovato, sia per la natura del- 
le materie sulle quali viene adoperato., sia per la no- 
vità de mezzi usati per la eseatzione^ sia per un'ap- 
plicazione noti inai fatta delle maniere o de modi già 
praticati in altre operazioni., ma che forma allora la 
parte la più esseìiziale del trovato : è dessa sempre 
una invenzione., imperciocché s'essa non fosse che ac- 
cessoi'ia, e che i mezzi principali non aprissero alcun 
carattere di novità , non potrebbe esservi invenzione 
nell averli insieme riuniti. 

Se un opera pubblicata contenga la sola idea teo- 
rica di un fatto su del quale non se n'è dimostrato con 
la pratica il successo, sarebbe ingiusto che uu industrio- 
so non potesse prevalersene per crearne un trovato ma- 
nofatturiero, e come sua invenzione poterne ottener bre- 
vetto di privativa. Se poi trattasi di un metodo qualun- 
que iadioato in seguito di analisi chimiche senza che ni- 

3o 



( 2b'2 ) 

uri applicazione di esso abbia avuto luogo , allora la 
(juistione diviene di più difficile soluzione. Quindi fa 
d' uopo tener conto della difficoltà che avrà presenta- 
ta la realizzazione in manifattura del processo , e se 
esso è fondato su principi perfettamente conoscuti , e 
che niun ostacolo si presenta per eseguirsi nell' ap- 
plicazione , e particolarmente se le operazioni di cui 
vien formato sono della stessa identità delle altre di 
già praticate in grande , non può esservi luogo a bre- 
vetto d' invenzione. 

Ma se le operazioni descritte nell' opera stampata 
non possono con facdità mettersi in pratica ; se esse 
richieggono da colui , che vuole utilizzarle , la crea- 
zione , o r impiego di mezzi, che mai vi sono stati 
adoperati, o che non lo sono stati a condizioni ana- 
loghe, la spiega antecedente diviene nulla , ed il bre- 
yetto è dovuto. 

Finalmente se tutte le parli di un trovato sono 
state descritte, e poggiano d' altronde su principi co- 
nosciuti : ma che la sua maniera di esecuzione con- 
tenga una novità particolarmente marcabile nella speci- 
ficazione, come la parte che forma la base del brevet- 
to ; la descrizione devesi considerare sufficiente a poter 
conseguire lo scopo della legge. 

Se dunque la legge non vuole esame preliminare, 
e questo fassi tutto giorno in obbietti, che non inte- 
ressano ne' la pubblica salute né i regolamenti di poli- 
zia ; se accordandosi un brevetto d' invenzione il R. 
Governo non ne garantisce in alcun modo aè la prio- 



( 2a3 ) 
lità, né il merito, né il successo ; se tali brevetti sono 
di diritto annullati quando essi non sieno positivamente 
poggiali su nuovo trovato , o suU' applicazione di cono- 
sciuto processo , ma modificato di maniera , che presenti 
differenza positiva da quello descritto e praticato ; e se 
finalmente tal brevetto non sia pel concessionario la ga- 
rantia della utilità, e della realtà della sua invenzione, 
ma sibbene un attestato semplice e nudo dell' autorità 
Governatrice , sembra che debbasi a buon diritto con- 
chiudere potersi liberamente, quando trattasi di novità 
a probabile esecuzione non nota tra noi, esservi luogo- 
a concessione di privativa. 



( 255 ) 



Istoria di un singolare mostro Umano acefalo letta 
AL Reale Istituto d'Incoraggiamento dal suo Socio 
Onorario Luigi Gargano nella tornata de' 7 mar- 
zo jSSg. 



No 



on è certamente mio pensiere , Signor Presidente 
stimabilissimo , Soci ornatissimi , di trattenervi nella 
lettura di una Istoria di un parto trigemino avvenuto 
Bella nostra Reale Clinica Ostpfrlra, giaccliè dopo quel- 
lo quinquigemino in persona di Giuseppa Califano e 
dopo queir altro quadrigemino accaduto alla Signora 
D. Anna d'Arnaud, che io comunicai al fu nostro cele- 
bre Professore D. Antonio Miglietta , di poco interesse 
alcerto sarebbe d'intrattenervi su di un parto trigemi- 
no ; ma siccome uno fra i tre neonati fu enormen- 
te mostruoso , cosi mi son dato tutta la premura di 
analizzarlo alla raen trista che abbia potuto, augurandomi 
che questa mia Istoria , comunque riuscir potesse; non 
f^rà meritarmi la taccia di oscilantc col non tramanda- 
re alla posterità la descrizione di un mostro singolare 
tra tanti che compongono questa sterminata catena di 
esseri imperfetti. 



( 256 ) 
Nella mattina dei 23 Dicembre p. s. anno fu rice- 
Yuta nella Clinica Ostetrica Metilde Mascanio di anni 22 
di Napoli di coudizione sarta , gravida all'oliavo mese. 
Essa Io era per la seconda volta (i) e benché nella 
sua dimora in Clinica 'non avesse sofferto alcun positi- 
vo incomodo , pur tutta volta mi confessò che la sua 
gravidanza fin dal momento che rimase incinta fu agi- 
tata da patemi di spirito , da persecuzioni , da percos- 
se , e da tante ben diverse sevizie ricevute. 

Nel giorno sette Gennajo corrente anno cominciò 
a soffrire veri dolori di parto , e nel di otto si 
sgravò prima di due maschi viventi ben sviluppati e 
nutriti , e poi unitamente alle due placente e membra- 
ne , usci im altro feto anche di sesso maschile ma 
mostruoso , come si vede nella Figura I. Ciaschediina 
placenta aveva il suo funir^Ho ombellicale , ma queste 
erano cosi intùnamente unite , che non si potette scor- 
gere il luogo dove primitivamente si erano innestate. Il 
corion era comune al due feti , ma ogu' uno aveva 
il suo amnios particolare. Il feto mostruoso benché 
aveva il suo funicello ombelicale ben condizionato, pu- 
re non aveva placenta particolare , ma qual feto para- 
sito , viveva a spese del sangue che ricevevano gli al- 
tri due feti dalle loro rispettive placente , attaccandosi il 

(1) Questa Donna ini ha assicurato che nell'an- 
no i834' si sgravò per la prima volta di quattro 
feti mostruosi. Di questo avvenimento però non voglia 
essere garante. 



( 2^'7 ) 
funicello del feto moslruoso in un lembo della perife- 
ria delle altro due placente. 

Osservalo questo mostro da me in presenza del 
nostro rispettabile Professore e Direttore Sig. D. Pasqua- 
le Cattolica si credè ben degno di farne fare un dise- 
gno similissimo e di conservarlo , onde poterlo analiz- 
zare anatomicamente e farne la storia , non già per far 
conoscere uno dei stravaganti avvenimenti cbe nella 
produzione degli Esseri di nostra specie sorprender 
possono per la curiosità cbe destano ; ma bensì per a- 
prire un campo non abbastanza coltivato , potendosi 
anche per questo lato dedurre con qualche fondata con- 
gettura il cammino , come la natura comincia dai pri- 
mi rudimenti dell' embrione a svolgere quei differenti 
tessuti che uniti poi danno forma e struttura a quella 
tela organica pilmitiva dalla quale risulta composta la 
machina del novello essere. 

L'argomento però che io imprendo a discorrere 
già mi avveggo eh' è bastantemente scabroso , trattan- 
dosi di dover penetrare in certe date operazioni , nelle 
quali la natura ama di non farsi scovrire ; ma qua- 
lunque sarà per riuscire questa mia impresa, son sicu- 
ro , ch'essa servir potrà a muovere la curiosità di 
quei felici ingegni de' nostri celebri anatomici , e fi- 
siologi all' oggetto di rintracciare quelle verità che non 
ostante le molle e ben diverse improbe fatiche , tutt'ora 
avvolte si veggono in tenebre oscurissime. 

Il terzo feto del quale si sgravò M. M. siccome, 
voi illustri Socii, potete osservare qui conservato , non 



( 258 ) 
è che un felo mostruoso che giusta la crassificaziono 
fatta dai NaluraUsti inodcrni vieu denominato acefalo , 
mancante non solo deHa testa del collo , ra' anche de- 
gli arti superiori , e del petto terminando questa parte 
come un moncone carnoso di figura circolare , avendo 
il basso ventre naturalo coH'ombelHco , e funicello bea 
condizionato , un asta virile molto lunga, gambe e pie- 
di presso a poco naturali , coperto in luHo di pelle 
umana , avendo però avanti la coscia destra particolar- 
mente un abbondante pelle , quasi rilasciata, come tan- 
te duplicature rugose al pari di grembiale. L'estremità 
inferiori erano torte in modo che la destra faceva arco 
in fuori , e la sinistra in dentro , restando in alto i 
due talloni, e le articolazioni delle dita in basso. L'ano 
pervio e manifesto cacciando del muco giallognolo. 
IVel piede dritto erano due dita , nel sinistro quat- 
tro. Misurato col piede parigino la lunghezza era di 
pollici cinque e mezzo ; la grossezza di mezzo pollice, 
k larghezza di pollici due e mezzo. 

Questo mostro acefalo , che secondo il celebre 
Buffon , vien posto nella Classe di quelli così detti per 
difetto , deve reputarsi molto singolare , difalli avendo 
consultato le opere antiche del Sorbinus Arnoldus (i) 
dell' Aldo vrando (2), del Fortunio Liceti (3) non ho po- 

(i) Tractatns de Momtris iS'jo. 
(2) Momtrorum Historia Bononiae /642. 
("3) De Monstrorum causm natura ex recensione 
Bhsii Patavini i6§8. 



i 



( 209 ) 

luto riscontrare alcuna Tavola o descrizione , che mi 
avesse presentato un mostro cosi difettoso come questo; 
d'altronde pochi casi si riscontrano di mostri per difet- 
to , al contrario di quelli per eccesso ve ne sono mol- 
li e questi in tanti, e ben diversi modi bizzarramente 
combinali. I fatti però rapportati da questi Autori non 
possono meritare la minima credenza nei tempi illumi- 
nati , ove tutto e sottoposto alla severa critica , perciò 
le loro storie , sì celebri in quei tempi di popolare 
credenza , ove la Filosofia al dire di un celebre Uo- 
mo , consisteva nel vedere nella natura prodigi e cose 
meravigliose , nei giorni nostri sono reputate , come 
tante favole, non dissimili da quelle immaginate dalla 
fervida fantasia del Tasso e dell'Ariosto , 

Per completare l'istoria di questo mostro ne vol- 
li fare la seaiono anatomica in presenza del chiarissimo 
Signor D. Pasquale Cattolica per osservarne la disposi- 
zione interna delle parti tutte componenti il S'UO' orga^ 
nismo. -Tagliai perciò i comuni integumenti del basso 
venire, facendo un taglio a croce , ma restai somma- 
mente sorpreso , allorché uell' interno addominale non 
trovai , ne stomaco né fegato né milza , né pancreas , 
ne capsule soprarenali che sogliono essere grossissims 
nei feti (i) né testicoli , i rognoni erano di una 



(i) D Illustre MoUnetli P. P. in Padova parlan- 
do dell'uso di queste capsule nei feti durante la vi- 
ta intrauterina, credeva e fi esse servivano a disiar- 
nare dai reni una gran parte del sangue , e die 

3i 



( 26o ) 
notabile grandezza (i) ed il dcslro maggiore del sinistro 
forniti entrambi degli ureteri che andavano nella ve- 
scica urinaria , e questa regolarmente aveva luretra che 
terminava nella punta del ghiande coperto di grosso 
prepuzio. Le intestina tenui mancavano deir intutto , e 
non ci era che una piccola porzione semplicemente aboz- 

dopo la nascita portandosene m questi una maggior 
quantità , si veniva ad accrescere la segrezione del- 
l' itrina , e le capsule gradatamente divenivano più 
piccole al punto di scomparire : ma siccome le au- 
topsie cadaveriche ci anno ammaestrato che negli 
uomini ^ negli animali e nei mostri queste capsule o 
mancano o si trovano poste lontane dai reni , cosi 
pare che V opinione del Fisiologo di Padova non sia 
ben stabilita. Il fu benemerito P. P. D. Francesco 
Folinea sezionando un cadavere con il nostro chia- 
rissimo D. Stefano delle Chiaje trovò che le capsule 
erano site molto lungi dai rognoni quale pezzo ana- 
tomico rattr&vasi nella nostra Regia Università^ sic- 
come un caso simile fu rinvenuto dal nostro stimabile 
Cav. D. Antonio Nanula , che conserva nel suo Gabi- 
netto d'Anatomia , e recentemente osservò lo stesso il 
Signor Martin Saint-Ange in Pah'gi. 

(i) Il Signor Ellen (in ma sua memoria sopra 
gli acefali J dice che quando in questi mostri àwi 
mancanza del cuore , e del fegato i reni acquistano 
uno sviluppo notabilissimo. Quale cosa osservarono an- 
cAe molti altri Fisiologisti ed Anatomici. 



( 2&I ) 

zata , e questa impervia , e separata dalle altre intesti- 
na , poggiando tutte a parte destra , quasi al disopra 
del rene destro. L'intestino retto che conteneva nell'in- 
terno una grande quantità di moccio era regolare , e 
si prolungava fino al cieco , terminando come al soli- 
to con appendice vermiforme , ed attaccato al suo meso- 
eolon. Dopo aver analizzato l'addomine passai ad inci- 
dere il petto , e non trovai alcuna cavità , manca- 
va totalmente dell'apparato respiratorio, del cuore, del 
diaframma , delle membrane tutte , in una parola es- 
so non formava che un moncone carnoso di figura cir- 
colare. 

Ad oggetto di rendere completa la sezione di que- 
sto mostro volli esaminare il sistema nervoso , e per- 
ciò tagliando pel di mezzo la spina vertebrale enume- 
rai sette corpi di verfcLic , cinque lombali e due dor- 
sali , oltre quelle che componevano l'osso sacro . Coste 
non ve n "erano affatto ,^ solamente a parte destra trovai 
una porzione di eosta , come ogn' uno potrà osservare . 
Questa colonna vertebrale era affetto chiusa superior- 
mente da una specie di sostanza cartilaginea. Tagliate le 
apufìsi spinose si scopri la dura Madre , che nell'inter- 
no conteneva il midollo spinale ben grande , e vari- 
gangli vi eranOy tre nella, fine ^ ed altri a destra e si- 
nistra da dove si vedevano alcuni tralci nervosi , che per 
i fori jntervertebrali erauo mandati ( o come altri piìi 
sensatamente opinano ) ricevuti. A misura che lo spi- 
nai midollo si allunga"\'a verso sopra diminuiva di volu- 
me, cresceva nel di mezzo nolaijilmenle , e tenninavai 
infine nella sua sfioccatura equina. 



( 262 ) 

Esaminato il funicello ombellicale si rinvenne dì 
essere formato da una rena e da due arterie; iniettata 
la rena a mercurio si osservò che questa direttamente si 
continuava colla vena cava (i) , dando ai reni due 
grossi vasi e poi si biforcava nelle due iliache primiti- 
ve. Le due arterie ombellicali iniettate anche a mer- 
curio andavano a sboccare nelle due arterie iliache in 
terne. La vescica aveva il suo uraco. Un'arteria grossa 
( aorta addominale e parte della toracica ) si osservava 
sulla colonna vertebrale che terminando ad arco chiuso 
a parte dritta delle ultime vertebre al di sotto del pic- 
colo pezzo di costa si continuava in basso dando in cor- 
rispondenza dei reni le due arterie emulgenti , prima 
|jerò di dare questi due rami un altro ne somministra- 
va che a guisa di rete camminava tra le lamine del 
mesoeolon , ( arteria miseraica ) , e contiauando questa 
grossa arteria il suo cammino in basso , si divideva a 
destra e sinistra in iliaca interna ed esterna. 

Fu questa la sezione anatomica del mostro da me 
descritto e che io reputo sommamente difettoso e sin- 
golarissimo. E quantunque fra tutti i feti mostruosi , di 
cui il patrimonio della scienza si è arricchita in questi ul- 
timi tempi, citasi dai celebri Teratologisti Geoffroy Saint- 
Hilairc padre e figlio come caso singolarissimo quello 
che r illustre V. L. Brera descrisse ed inseri negli Atti 

(*) Una simile disposizione è stata rinvenuta in un 
mostro descritto dal Signor Beclard accaduto ad una 
donna di Anger s nell anno /8/3. 



( 263 ) 
dell' Accademia Italiana residente in Modena avvenuto 
ad una donna di Crema nell'anno i8i5; pure dalla de- 
scrizione anatomica rilevasi che il feto mostruoso del 
prelodato V. L. Brera era assai più sviluppato di quello 
che attualmente descrivo. La sua lunghezza di fatto era 
di dodici pollici, grossezza di tre pollici, e larghezza di 
cinque pollici; aveva una cavità toracica mancante però 
di un terzo, fornita di cartilagine ensiforme , di dodici 
coste, di una colonna vertehrale più lunga. Lo scroto era 
visibile , i testicoli si rinvennero negli inguini rispetti- 
vi , la stessa disposizione del sistema nervoso e vascola- 
re era ben differente dal mostro da me fatto delineare. 
Avendo esaminato tutto quello che riguardar po- 
teva questi due acefali son di parere che il presente 
mostro costituir debba un distinto anello di degradazio- 
ne di sviluppo , di cui e suscettivo di avere l'embrio- 
ne umano, non solo diverso da quello del signor V. L. 
Brera, ma presenta un caso unico e singolarissimo ne- 
gli jmnali della scienza, da rappresentare il più infimo 
grado di perturbata gradazione fetale, nella lista de' co- 
si detti mostri acefali ; denoìninazione che non deb- 
basi confondere con quella abusivamente indrodotta nel- 
la scienza, sotto la quale gli Anatomici hanno ripor- 
tato i feti mostruosi che non sono affatto da parago- 
narsi al caso di V. L. Brera e molto meno al mio (i). 

( I ) Altri feti mostruosi vengono rapportati ne- 
gli alti dell' Accademia Reale di Parigi anno ilJlo..^ 
dal ÌVimlow , dal Giacinto Fogli Italiano rapporta- 



( 2U ) 

Sono dispiaciuto di non potervi parlare del mo^ 
stro acefalo che apporta il celebre 1. Geoffroy Saint- 
Hilaire, avendone solamente veduto la figura nel suo 
Atlante; ma siccome attualmente manca in Napoli il 
secondo volume, ove l'autore ne promette la descrizione 
anatomica, così non posso far conoscere le differenze 
ctie ci potrebbero essere tra questi due mostri (i). 

Un altro mostro acefalo trovo registrato nel Ca^- 
talogo dèi Bluseo anatomico di Prancfort , ma siccome' 
la descrizione anatomica non viene rapportata , cosi non 
posso farne rilevare le differenze (2). 

io dal VaMisnieri nel 1^26. , dal Foigtel nell'opera sua 
Fragmenta Semiologiae Ostetriciae Halae fjg2. e dal 
nostro celebre Malacarne neW opera = Oggetti inte- 
ressanti di Ostetricia stampata in Padova. T. VI. 1807. 
= Ma questi Mostri benché acefali , hanno mente 
di comune con quello del V. L. Brera e molto meno 
con questo da me descritto , perchè non presentano 
quel difetto massimo , e quella mancanza di organi , 
perciò differiscono , e per la figura , e per la inter- 
na disposizione delle parti. 

(/.) Traile di Teratologie Paris ì.83a<. 

(2) Bleuland^ Descriptio Musaei Anatomici. Tra- 
jecti ad Bhenum rSsG. pag. saf-^^numer. r/49- Mon^ 
strum rarissimum sine capite et artubus snperioribus 
natum. In singulo pede duo tantum digita conspicmn- 
iur egregie nutritum a latere funiculi umbilicali duae 
foveolae conspiciunt'ur . 



( 26b' ) 

La sezione fatta alla miglior maniera possibile fa 
chiaramente vedere quale sia la conformazione interna di 
tal mostro , che io fo vedere a questo dotto consesso 
per poi depositarlo nel Gabinetto Anatomico della no- 
stra Regia Università : molte e non poche interessanti 
potrebbero essere le quislioni, e le ricerche che dai Fi- 
siologi ed Anatomici su tal proposito si potrebbero fare: 
essendo però mio divisamento di non oltrepassare i li- 
miti di una semplice relazione, e d'altronde conoscen- 
do quali passi ardimentosi darei in un vasto ed inestri- 
cabile laberinto , dal quale sarebbe impossibile di poter 
uscire senza smarrirmi, è perciò che non allontanando- 
mi da quello che precisamente l'autopsia mi ha pre- 
sentalo , cercherò alla miglior maniera di spiegare le 
vane quistioni che potrebbero emergere da una tale 
analisi sen/a aver l,i folle pretensione di crederle tali 
e vere seguendo l'avviso dell'Arpinate Oratore, (i): Ut 
poterò explicabo nec tamen ut Pythius Apollo certa 
sint et Jìxa guae dicero , sed ut Homunculus proba- 
biliora coniectura sequens. 

Non vi è a creder mio persona che volendo cono- 
scere le molliplici opinioni sostenute ne' vari tempi da 
uomini celebri su questi portentosi fenomeni della na- 
tura riguardanti l'origine de' mostri, non vedrà facilmente 
che tutte sono barcollanti ed incerte, e come tali soggette 
a non poche difficoltà. 

Difatti chi si troverà contento dell'opinione di al- 

(i) Tuscul, quaest.^ L. I, e. g. 



( 266 ) 
cuni Fisiologi che reputavano l'origine de' mostri dal- 
la qualità e quantità del seme prolificante e dall' influen- 
za dell'immaginazione della madre? Chi potrà nell'epoca 
nostra rimaner soddisfatto dell'idee Aristoteliche , e di 
quelle del Liceti, dell'Arnoldo, e dell'Aldorrando che se- 
guendo i precetti della Filosofia di quei tempi ammette- 
vano per la produzione de' mostri la causa finale forma- 
le e materiale ? La nostra ragione non resterà certamen- 
te persuasa delle due ipotesi sostenute per moltissimi 
anni, e che diedero motivo alle più forti discussioni fra 
l'illustre chimico Lemery e Duverney, e dopo la di co- 
stui morte col grande anatomico Winslow ? Il primo so- 
steneva che i mostri provenivano dagli accidenti che pos- 
sono accadere durante la vita intrauterina, ed i due ulti- 
mi al contrario che i feti mostruosi avevano origine 
dal germe preesistente mostruoso 

La ragione, grazie ai progressi della Filosofìa dei 
nostri tempi, à diroccato fin dalle sue fondamenta quel 
fantastico e superstizioso delirio de' tempi trasandati , 
quando per causa de' mostri si ammetteva la influenza 
diabolica, e per questo motivo presso i Romani si ac- 
cendevano dei roghi per incenerire questi infelici Es- 
peri che la superstizione riputava come infausta Come- 
ta apportatrice di guerre , di carestie , o di qualunque 
altra universale calamità. 

Nemmeno strana e crudele era la legge del Legls- 
"lafor di Sparta , al dire di Plutarco , che ordina- 
va di ' gittare questi Esseri nella voragine Apotete : 
ma gittiamo un velo su queste abominevoli pratiche , 



I 



( 267 ) 
perchè il cuore non resiste al racconlo di si inaudite 
barbarie , e confessiamo che se la ragione per questo 
lato fece dei grandi progressi , eguali non ne vedem- 
mo riguardo alla spiegazione fisica delle mostruosità. 

Se tutto dunque ci è nascosto , non sarà meglio 
confessare la nostra ignoranza , che il pretendere di vo- 
ler spiegare tnlln piò che la natura ama di tener cela- 
lo ? ricordiamoci piuttosto di ciocché su questo propo- 
silo scrisse il celebre Hallero che , primordia novi 
hominis ipsa natura velai. 

Non allontanandomi dunque da lutto quello che la 
sezione anatomica mi fece conoscere ; son di parere , 
che la mancanza del cervello del cervelletto del midollo 
allungato, e di porzione del midollo spmale non arrestò 
ne punto ne poco che questo mostro non avesse rice- 
vuto uii certo sviluppo nelle parti dalle quali era for- 
mato durante la sua vita intrauterina. 

Tutti i Fisiologi , dopo le belle ed ingegnóse espe- 
rienze del celebre Haller, giuravano che il cuore (punto 
saliente) fosse il primo ad osservarsi nei primordiali svol- 
gimenti dell'uovo incumbato, e che dallo stesso si pror 
lungavano , a guisa di raggi vascolari tanti fdi , che ' 
venivano a formare quella tela, o ramificazione vascolare 
che precedeva nello sviluppo qualunque altro organo. 

Questa opinione che dalla maggior parte di molti 
venerandi scrittori unanimamente fu ammessa e soste- 
nuta decadde, tostochè si prendevano in esame i mostri 
umani , che si sono sviluppati nell' utero materno affatto 
privi del cuore , e del cervello : che anzi nel feto pre- 

Ì2- 



( 268 ) 
sente , mancante , come sentiste , di moltissimi organi, 
la stessa disposizione vascolare sanguigna, non ha niente 
dello sialo naturale, e si vede che la natura è stata ob- 
J)ligata (dirò cosi) ad adattare alla singolare disposizio- 
Jie delle parti , quel preciso sistema di vasi sanguigni^ 

Ma mancando in questo acefalo cosi difettoso la 
testa, il cuore ec. si potrebbe domandare da chi il si- 
stema vascolare sanguigno in questa machinetta nella 
prima evoluzione passivo riceveva il principio del mo- 
vimento ? da chi ne aveva la innervazione, e per av- 
valermi della bella espressione del Blumenbach a qual 
iiiso, si doveva il moto, la vita, e lo sviluppo delle 
parli tutte componenti quest' Essere imperfetto ? 

Se il cuore non c'era , come il sangue circolava nel 
suoi vasi sanguigni ? 

Cercherò di spiegare come meglio potrà riuscirmi ^ 
d' onde il sistema saguigno di questo mostro riceveva 
il principio del movimento, e come esegui vasi le sua 
circolazione. 

Dalla Figura II. , e III. si potrà scorgere da 
ogn'uno, come non ostante che il cervello il cervelletto 
e il midollo allungato mancasse pure rattrovandosi in que- 
sto mostro , la midolla spinale ben sviluppata e gran- 
de dalla quale si veggono uscire o entrare da destra e 
da sinistra dei tralci nervosi alle parli tutte componen- 
ti tal organismo , questa midolla spinale questi nervi 
x:on giusta ragione potevano dal principio dare moto, e 
vita agli organi , che si sono trovati ben formali e 
nello stato naturale. 



( 269 ) 

I Fisiologi di grandissima fama soq di parere che 
tra tulli i sistemi cbe vanno svolgendosi nella forma- 
zione deir Embrione , il sistema dei nervi ò il primo a 
farsi vedere ; è questo dunque la primordiale potenza , 
che regola e distribuisce il suo fluido a tulli gli altri 
tessuti non escluso il cuore ; agendo egli quale scin- 
tilla elettrica dà moto e vita, e da quel momento non, 
avvi parte alcuna componente l'organismo , che non ri- 
ceva la benefica influenza di questo fluido animatore , 
dal quale dipende l'armonia e l'ordine della vita. 

Senza preventivo sviluppo nervoso ( dice il celebre 
V. L. Brera) sembra che effettuare non si possa in ve- 
run conto la minima organizzazione degli altri tessuti : 
e se vero sia ( come non è da dubitarsi ) ciocche il no- 
stro illustre Malpighi osservò dietro le sue belle ed in- 
gegnose esperienze, che npHuovo iucumbato del pul- 
cmo , la colonna spinale si fa vedere la prima, e che 
il sistema nervoso di questa trovasi molto più grande 
del cerebrale nel feto e nel bambino ; poteva questo 
mostro durante la sua vita intrauterina ricevere dalla 
midolla spinale e dai suoi nervi quel fluido capace , a 
sviluppare e dar moto al sistema sanguigno ed alle 
parti tutte che gradatamente si andavano formando. La 
midolla spinale dunque devesi reputare come la più 
nobile importante e primordiale parte che precede nel- 
l' Embrione qualunque altro tessuto. 

Riguardo al come eseguivasi in questo mostro la 
circolazione, penso che la piccola quantità di sangue che 
dalle placeute degli altri feti polevasi assorbire dalla 



( 270 ) 

vena ombellicale si portava per mezzo della stessa nel!' 
interno dell'Embrione^ qui giunto per mancanza del 
fegato ( dove si dovea naturalmente scaricare ) per una 
particolare disposizione continuava con la ^ena cava , 
ma prima di congiungersi due rami mandava ai Re- 
ni che in cfuesti mostri sogliono fare le veci del Fega- 
to , questo Sangue dopo di aver circolato per tutte le 
ramificazioni , ritornava per le due arterie ombellicali 
alle due placente formando colla vena il funicelle om- 
bellicale. 

La circolazione però ( a creder mio ) per la man- 
canza del cuore che dà l'impulso al circolo sanguigno 
doveva farsi lentamente, onde si potrebbe spiegare la 
tardanza , e l'arrestato sviluppo delle parti : Ma questo 
però non toglie , che i feti mostruosi non vivessero , 
come i ben conformati ; essi «jualf^he volta nascono col 
dare segni di vita, come avvenne al mostro di V. L. 
Brera , ma non possono protrarre la loro esistenza , 
perchè mancanti del dovuto sviluppo di tutte quelle 
parti capaci di farli godere delle due vite intrauterina 
ed cstrauterina. La natura dunque li destina per un 
)sol fine , e per una sola vita, la quale non è che pu- 
ramente vegetativa organica ; m' appena che questi Es- 
seri escono nel Mondo aereo subito se ne muojono, 
non altrimenti avviene al pesce , allorché dal pescato- 
re si è tirato dalle acque marine. 

L'illustre Geoffroy Saint-JIilaire padre (i) dice che 

(i) Memoire sur des nouveaux anancephales lui- 
mains. 



( 271 ) 

Tin mostro non è che un feto sotto le comuni condi- 
zioni , ma nel quale uno o più organi non hanno pun- 
io partecipato alle trasformazioni successive che fanno 
il carattere dell' organizzazioue. Se avviene dunque per 
qualsisia causa che sia arrestato nel suo cammino lera- 
Jjrione non dovrà riprodurre che uno dei tipi posti al 
disotto di lui , ed è quello il punto che comincia a 
divenire mostruoso. Pare dunque di esser vero ciocché 
mi nostro pur troppo stimabile e laborioso concittadi- 
no (i) dice su questo proposito cioè (( che l' organis- 
mo nel suo sviluppo segua un corso ascendente, il cui 
termine è lo stato normale , e che poi distruggendosi 
colle malattie faccia un corso discendente , il cui effetto 
è di ricondiu-lo ad uno dei punti d' onde era partito. » 



ì 



(i) Delle Chiaje Opusc. Fisico-medici. Nap.i832. 



( 272 ) 

SPIEGA DELLE FIGURE. 

Figura I. 

A Fuuicello Ombellicale 

B Parte superiore del Mostro 

C Porzione della pariete addominale 

T) Asta virile 

E Plica della Cute 

F Articolazione del Ginocchio 

G Parte laterale inferiore del piede 

Figura II. 

A Porzione del fuuicello Ombellicale 

B Parieti addominali 

C Asta virile 

D Parieti addominali 

E Colonna vertebrale 

F Costa 

G Vena Ombellicale 

H Rene sinistro K. Rene destro 

I Ramo della vena ombellicale che si porla al Reno 

destro 

L Divisione dell' Iliaca esterna ed interna 

M Vescica Urinaria 

N Porzione dell'Intestino tenue 

liitestino Colon 



%m»/y^n^ -172 






( 273 ) 

R Uretere Destro 

S Uretere Sinistro 

T Divisione dell' Aorla in Iliaca esterna, ed interna 

U Uraco 

V Arteria Ombellicalc 

Z Arco dell'Aorta e suo fine 

Y Ramo della stessa Aorta 
X Arteria Meseraica 

Figura IH. 

A Parte superiore del naidoUo Spinale 

B Ganglio sinistro 

C Nervo intervertebrale, 

D Ganglio 

E Ganglio 

F Altro ramo nervoso intervertebrale 

G Media parte del Midollo Spinale 

H Estremità del midollo Spinale con la coda Eqaina. 



( 27^ ) 



Della sostanza gommosa che geme da' vecchi troxchi del- 
le QUERCE , E DEL MODO DI TRARNE PROFITTO PER LA PIT- 
TURA. Dissertazione letta nella torivata de' 21 mab- 
zo i83g dal socio ordinario Francesco brig-Uti. 



Riveritissimi accademici 



\ 



J_Js 



la. sosU'mza rlie Lo l'oauie presenfarri in quesla se- 
duta , e che formerà 1' obbietto delle mie brevi sperien- 
ze , nella fiducia che siano per riuscirvi non del tutto 
discare, fu dame raccolta al cader di autunno del i834 
sopra vecchi pedali di maestose querce {qiiercus Robur) 
nel vasto e montuoso territorio della Basilicata. 

Non è mestieri eli' io mi estenda con lungo discorso 
in rapportare qual giudizio no feci da prima, poiché ba- 
stò saggiarla e con l' acqua , e collo sputo , onde accor- 
germi ch'essa sciogl levasi compiutamente in questi me- 
&tr3ji : tanto che avendola strofinata su di un foglio 
del mio taccuino , lo tinse tosto di bellissimo color lio- 
nato scuro , senza rimanervi graua , o altri corpi estra- 
nei da bruttarne la delicatezza. 

33 



( 276 ) 
In vista di questo semplicissimo sperimento, non por- 
gendomi la località ove mi trovava mezzi più opportu- 
ni a conoscerne le rimanenti proprietà , mi si parò su- 
bito alla mente che la medesima fosse di natura gommo- 
sa , oppure gommo-resinosa, imperò fra quei » miscugli 
» di sostanze vegetali, che, al dire del eh. Berzelius , 
j nella pianta vivente son tenute sospese nell' acqua , 
j con cui formano un latte » (i). Ma come il mio a- 
nimo da allora in poi non divenne appagato, né libero 
da ogni difficoltà o prevenzione in contrario , cosi in 
varie gite fatte nell'ultima autunnale stagione per al- 
tri ameni luoghi del nostro Regno , occupò di bel nuo- 
vo la mia attenzione la stessa sostanza , che in pochis- 
sima quantità tolsi da bitorzoli e crepacci de' tronchi di 
antichi e malsani cerri ( qiiercus Cerris ). Dopo che mi 
posi attentamente ad esaminarla coli' aiuto di pregevolis- 
sime opere de' recenti chimici, e di altri che ne avesse- 
ro potuto tenere parlicolar parola : tuttavolta vane rie- 
scirono le mie indagini, ed a fortuna ascrissi d' essermi 
soltanto imbattuto nel tomo terzo degli Atti dell' Acca- 
demia Gioenia di scienze naturali di Catania con le Ri- 
cerche ed osservazioni chimiche su di una trasudazio- 
ne morbosa vegetabile , descritta dal socio attivo sig. 
Gaetano Mii'one (2) , le quali nel caso nostro cadono a 

(i) Tratt. di Chim. Fenez. i833 , tom. Ili ^ p. 
Il ^ pag. 121. 

(2) Catania. Sem. I." , pag. i33. — Un breve 
sunto di queste Ricerche già leggesi riportato nella 



( 277 ) 
proposito , e torneranno d' utile direzione a quanto Oggi 
tolgo ad csporvi. 

C A P. I. 

/analogia che passa tra la sostanza in esame e gli 
altri sughi immediati de' vegetabili. 

s È noto che gli alberi vecchi ( dice il sig. Miro- 
ne ) sono talvolta affetti da una specie d' ulcera , al- 
» Iramente detta tarlo , la cui sede principale è sotto la 
}> scorza , ove i succhi subiscono un' alterazione o caa- 
» giamento morboso , per cui acquistano una specie d' a- 
» grezza o causticità, che li rende suscettibili di corrodere 
B e distruggere anche le parti solide del vegetabile » (i). 

Bibliot. ilal. di Milano ; anno f4-'' ( ì82q), tom. LFI^ 
pag. 2i2-2t3. 

(i) y^ torto si avvisa il nostro autore di confon- 
dere /' ulcera col tarlo. Dalla Patologia vegetale ab- 
biamo , i che l' ulcera è quella soluzione di continuo 
il prodotta da una corrosione , dalla quale scola una 
» materia acre e rodente » : per altro pare » che il 
» tarlo sia una consunzione putrida , la quale distrug- 
» gè particolarmente il libro e l'alburno. Questo male 
» a preferenza attacca le foresto de' pini , e comincia 
> da rami estremi , ed a poco a poco serpeggiando al 
i basso manifesta i suoi segni j . Né qui discendo a 
divisare altre particolarità., perchè non è questo lo scO' 



( 278 ) 
GÌ' illustri chimici Foiircroy , Vauqiielin e Klaproth 
furono i primi a portare le loro ricerche su quel li- 
quido bruno , che geme dalle fenditure , o dalle parti 
lese ed esulcerate dell' olmo de' campi ( ulmus campe- 
stris ), donde estrassero novella sostanza sotto Io speci- 
fico nome d' uhnina. In progresso di tempo poi v' eb- 
bero di quelli , come il Braconnot , il Berzelius , lo 
Smitson^ e tra essi il celebre Boucher (i), i quali di pror 
posito occupandosi di quest' umore , meglio ne conob- 
bero le proprietà , gli elementi , I' origine e la natura. 
Nullameno comparvero diversi pareri riguardo ai morbosi 
trasudamenti del mentovato albero, e di altri ancora in 
rinomate opere di Chimica e Fitologia , su cui alcune 
questioni agitar potrebbonsi; » giacché (ripiglia lo stes- 
so sig. Mirone ) sembra che taluni attribuiscono alle 
» trasudazioni ed all' ulmina le medesime proprietà. Altri 
» parlando o di quelle o di questa, non hanno con suf- 
» fidente nettezza esposto le loro idee ; e non manca- 
li no finalmente di quelli, che erroneamente simil trasu- 
s dazione riguardano o come una sostanza particolare , 

j)0 delle mie investigazioni; rimetto adunque il curio- 
so lettore alle dotte opere del Plenck e del Conte Fi- 
lippo Re , dove di proposito troverà descritti siffatti 
morbi. — Fisiologia e Patologia vegetabile. Venezia 
i']84- — Saggio teorico-pratico sulle malattie delle piaa- 
te. Milano tSfj. 

(i) Memoria sull'ulcere dell' olmo, yra quelle del- 
la Società Imperiale di Agricoltura in Parigi. 



( 279 ) 
9 o come una varietà d' ulmina, che contenga qualche 
B dose di concino ». 

Ma siccome non è del propostomi argomento d'en- 
trare in disceltamenti di tal fatta, poiché temo di porre 
la falce nella messe altrni ; e contento soltanto di que- 
sto poche preliminari notizie, vengo a descrivere la pre- 
fata sostanza , per poscia dire qualche cosa intorno al 
suo uso a vantaggio della dipintura ad acquerello, aven- 
do cosi annunziato da principio. 

C A P. II. 

Caratteri Jisìco-chimici della menzionata sostanza. 

Presentasi essa per Io piìi sotto l'aspetto di escre- 
zione morbosa , anzi cLu d' un vero prodotto normale ; 
secca , frial)ile , opaca , di color bruno-nerastro. iVU' e- 
slenio è ineguale, molto rugosa e scabra, come se fosse 
composta di tanti grumi uniti insieme : la superficie in- 
terna è splendente a frattura libera. Affatto inodorosa , 
non ha un sapore sensibile ; ma tenuta in bocca pron- 
tamente sciogliesi, e tinge la scialiva di color lionato 
Bcuro : si attacca alla lingua ed a' denti, e con la pres- 
sione sviluppa Io stcss' odore cmpireumatico dell' acido 
piro-legnoso. Alla fiammella d' una lampada si comporta 
come le altre sostanze gommose in genere ; alquanto si 
rigonfia, quindi brucia con debol luce, tramandando un 
più sensibile odore, dinanzi indicato. Posta nell'acqua 
perfettamente si scioglie , e tutta di suo principio la 



( 28o ) 

colora. E insolubile poi negli olii crassi ed eterei , non 
che nella nafta, nell' alcool a 36, e nell' etere a 66. L'al- 
cool però , quantunque non porta veruna particolare a- 
zione sulla medesima, pure ne offusca l' esterna lucidità. 
Conviene intanto notare qui, a maggior chiarezza 
delle riferite proprietà fisiche, alcune differenze osservate 
dal soprallodato chimico Catanese. Egli ci fa credere , 
che la prefata trasudazione simiglia alla gomma Kino del 
commercio, perchè » in frammenti ineguali , fragili , 
» bruno-nerastri ( avendola cosi ricevuta in dono ). Essa 
)) cambiasi in giallo con la triturazione , ed ha un sa- 
» pore leggiermente alcalinulo, amaro ed astringente ». 
Soggiunge altresì » che allorquando di recente stilla 
)) dal tronco , è molle , s' attacca alte dita , ed ha un 
)) sapore più forte ». Caratteri clie non essendosi ap- 
pien preseutati alle mie investigazioni, sebbene continuate 
e diligenti , m' inducono ad opinare eh' essi diversificano 
secondo che questa trasudazione sia più o meno antica, 
oppure venga raccolta da individui giovani o vecchi , 
ove suol prendere differente consistenza e colore : qual 
cosa non di rado accade in molle specie di gomme, ed 
in altri materiali immediati de' vegetabili , ne' quali , al 
riferire del benemerito sig. Paoli , » le proporzioni de- 
5» gli elementi sono non solo variabilissime , ma capaci 
)) di produrre delle modificazioni assai profonde nella 
■» qualità e nella natura delle sostanze medesime » (i). 

l^i) Saggio di una Monografia delle sostanze gom- 
mose. Firenze 1828 ^pag. 6j. 



( 28l ) 

Ora però è raeslicri riguardarla sotto l'aspelto chi- 
mico , acciò un più retto giudizio se ne possa dare. E 
come non è mio uso , nò mi sento tanl' abilità di vesti- 
re con nuove fogge le altrui scoperte, quando queste e- 
sallamenlo rispondessero alle mie ; anzi ingenuamente ac- 
cusandoac il merito, mi compiaccio riportarle tal quali 
uscirono dalla penna de' loro autori. Slimo perciò un do- 
vere di trascrivere qui appresso per intera V analisi del 
sig. Mirone, imperocché 1' ho trovata in certo modo preci- 
sa , e per tale mi è stala eziandio assicurata da taluni va- 
lenti nostri chimici, i quali con obbligante cortesia al mio 
invilo sonosi esibiti a moltiplicarne gli sperimenti (i). 

» La soluzione acquosa ( sono le precise sue pa- 
role ) è di color bruno carico , spumeggia coli' agita- 
» zione , inverdisce la tinta blu de' petali di malva; per 
¥ l'azione della soda, della potassa e dell' aniinoniaca 



(i) Spinto dall' ut ililà del trovato^ l' ecce II. no^ 
Siro Presidente Principe di Scilla si diede tutta la 
premura d' aver copia della pretesa gomma per di- 
volgarne V uso ; e di fatto belli e grossi saggi subito 
gli pervennero da' querceti di Castiglione in Principato 
citeriore. Egli il gentile signore., per sua natura., gene- 
rosamente ne fé dono e a me ed al degno collega sig. 
Semmola , il quale tra le moltiplici sue occupazioni 
come non manca di prender diletto delle chimiche dot- 
trine., cosi ci fa sperare una nuova e più compiuta e» 
nalisì della già divisata sostanza. 



( 282 ) 

j non dà rerun precipitato, anzi scmBra cTie se ne au- 

j menti la solubilità. 

» La soluzione del iodo nell' alcool non vi pro- 

]i duce niun cambiamento. Il proto-solfato, deuto-solfa- 

i to, per-solfato di ferro , il solfato di zinco, il per-ni- 

i Irato di rame e quello di merciu*io , il cloruro di 

J stagno , r acetato di piombo ed il sopra-solfato di 

j allumina agendo sopra la soluzione acquosa della tra- 

> sudazione, somministrano un precipitato brunastro più 

> meno carico , ed il liquore soprannotante di questi 

> due ultimi è di color paglino , mentre quello otte- 
» nulo per 1' azione degli altri sali è d* un bruno 
j> cliiaro. 

j) Adoperando nello stesso modo la colla animale, 

» si ottiene un precipitato in flocclii brunastri ; ed im- 

» piegando il cloro, gli acidi nitrico, solforico, ossalico, 

yt citrico , tartarico ed idro-clorieo , si eccita ima leg- 

» giera effervescenza , acquista la soluzione un odor di 

D concia , e s' ottiene un precipitato di color marrone 

» più o meno scuro. Quello ottenuto coli' idro-clorico, 

» lavato con acqua fredda , ed esiccato corrisponde a 

5) ìtt della sostanza impiegata. 

)) Sottomessa alla distillazione la mentovata trasu- 

i) dazione somministra un liquido giallastro non acido, 

» con alcune gocce di un olio bruno galleggiante alla 

j) superllcie , ossidolo nero di carbonio , gas acido car- 

j) bonico , idrogeno carburato , ed un residuo non mollo 

j) voluminoso; die con la calcinazione dà una cenere 

j corrispondente a z-o della materia impiegata , la 



( 2.83 ) 
ì qual cenere è di sapore mollo causltco , la maggior 
)) parlo solubile ncll' acqua; e questa soluzione cangia for- 
» lemenlc in rerde le tinte blu a reattivo , fa efferve- 
» sccnza cogli acidi, e somministra un precipitalo giallo 
)) coir idro-clorato di platino )). 

llivolgendo poscia 1' autore di sifFatt' analisi le sue 
mire sul precipitalo, ottenuto coli' acido idro-clorico ag- 
giunto nella soluzione acquosa della trasudazione , vi 
rinviene tutte le proprietà cbe caratterizzano la Tcra ul- 
mina (i). Dotte considerazioni fa intorno alla natura di 
questa sostanza, le quali risguardano la precisa sua de- 
terminazione, ed i rapporti cbe serba con altri generi ad 
essa prossimi : concbiudendo » die la trasudazione in c- 
» same ■esser dell' ulmina imita a qualcbe altra sostan- 
)) za , come gomma , concino , ed un poco di principio 
» colorante, resa solubile dal soltocarbonato di potassa ». 

(i) ^ questo proposito ei rende ragione )) come 
)) /' ulmina pura ottenuta coi melodi proposti da abili 
)) chimici^ e descritta nelle opere del Thomson e Gme- 
)) lin^ non debbasi confondere con la materia che vie- 
)) ne trasudata dd tarli de vecchi alberi^ giacché que- 
)) sf xdtima riguardar si deve coinè un composto di più 
)) sostanze , le quali vengono somìninistrate dall' altera- 
)) zione più meno profonda delle parti solide della 
» pianta^ e de varii fluidi de' vegetabili , che cambiano 
j a seconda la natura di ciaschedun individuo^ per le 
)) circostanze che infuir possano nella vegetazione ». 
RìSGontr. la cil. mem. a ])ag. }3j. 

34. 



( 28i ) 

A mio credere però , se accuratamente si ponderi 
la cosa , fa d' uopo dire, che in essa predomini una spe- 
cie di mucilagine solubilissima nell' acqua , in cui ovvi 
molta e non già scarsa materia colorante , buona per 
queir uso clie andrò ad esporre. Oud' egli sembra che 
in relazione ad altri corpi della serie suddetta non discon- 
verrebbe nomarla gomma della quercia, seguendo il pre- 
lodalo sig. Paoli , il quale non esitò di chiamare goìn- 
ma deir olmo quel succo rosso-bruno, che geme dal trou- 
co di quest'albero , per le già riferite analogie (i). 

GAP. III. 

Uso ed utilità della descritta sostanza per la dipintura 
ad acquerello. 

Gli antichi nel meccanismo della pittura adopravauo 
un solo colore , e le figure eran segnate con semplici li- 
nee , dette perciò monocromatiche ; ma n' ebbero bensì 
un' altro risultante da' lumi e dalle ombre , pittura che 
chiamar potrebbesi a chiaro-scuro. Questo genere però, 
siccome avverte il celebre Winkelmann nella sua Storia 
delle arti del disegno (2) , esclusivamente lo rileviamo 
da Filostrato (3) , il quale to avau xC'^i^^'^^ lo nomina , 
pittura senza colore ; » poiché gli oggetti in essa non 

(i) Op. cit.pag. igy-tgS. 

(2) Milano fjjg- Lib. VII ., cap. IF. 

(3) Yit. A poli. Thyan. Lib. II, cap. X. 



( 28!5 ) 
xi distinguovansi eoa diverse linfe e colori , ma soltaiilo 
» con liiieamcuti nel fondo impressi ». E se qui misi 
conceda fare qualche paragone , convicn dire che il me- 
todo di adombrare le figure con acquerello monocroraato 
può in parte ril'erirsi al testé citato , tranne la semplice 
difToreiiza dell' esecuzione ( i ) . Metodo il più usitato, e 'l 

(i) » Nella maggior parte delle antiche pitliir e sul 
muro ^ rammenta V eruditissimo Winkelmann (l.cit.), 
e giova ora ripeterlo , per intendere alla meglio la di- 
stinzione che passa tra l'antico meccanismo e 7 moder- 
no , » i lumi e le ombre san dati per mezzo di tratteg- 
)) giamenti^ in linee ora parallele , ora incrocicchiate , 
)) dette da Plinio incism-e ( lib, xxxiii , cap. lvii. ) : 
» questa maniera si usa anche oggidì nelle pitture afre- 
y> SCO , e chiamasi tratteggiare. In altre pitture però la 
)) ììiasse intere delle tinte vengono or sollevale , or ab- 
)i bassate dalla diversità de colori or più chiari^ or più 
)> cupi » . 

^ proposito poi delle poco avanti citate incisure , 

bisogna supporre che le medesime eran linee scolpi' 

fé suir intonaco delle pareti , ed indi colorate , e non 

già crederle col ÌVinJielmann semplici tralteggiamenli 

di pennello. — Ne' primi tempi s incideva collo sti letto 

sopra tavolette bianche, convenientemente preparate per 

dipingervi a tempera: né un tal metodo venne affatto ab- 

blialo da' più famosi maestri .1 dappoiché pat ;*tchie o- 

pere eseguite forse così per tradizione d insegnamento^ 

sebbene non di tanta rimota data., quanta si richiedereh' 

* 



( 286 ) 
più facile tra tanti che a giorni nostri si conoscono , 
dappoiché non richiede molti amniiuicoìi e svariate tinte 
per esercitarvisi ; basta un color solo , il cpiale sciolto 
coli' acqua si mantenga sospeso al più possibile in essa, 
non lasciandovi alcun grossolano sedimento , o granelli 
poco stemperati. 

A dir vero , presso le più colte nazioni in sommo 
pregio vien tenuto il genuino inchiostro della China, co- 
me il solo finora conosciuto da soddisfare pienamente le 
Iffame dell'artista, onde condmre le sue opere, o gran- 
di o piccole che siano , ad un grado di mirabil gusto 
e di ricercatezza sorprendente. Ma altresì non bisogna 
lacere , che delle volle a rendere i contorni più dilicati 
e sfuggevoli , le ombre men cariche, e '1 di loro impa- 
sto più ameno, conciliando e leggiadria e grande effetto 
alle immagini, impiegasi parimente per l'acquerello certo 
color lionato pieno , ovvero tanè chiaro , divisato con 

be a giustificarne V autenticità , pure riescono bastevcli 
a darcene un' esatta idea. — iVe' nostri rinomali mona- 
steri , e particolarmente dentro e' corridoi del chiostro 
mezzo diruto , che fiancheggia la chiesa degli expadri 
Domenicani della Sanità , veggonsi ancora molti brani 
di rozze figure del celebre Gio. Battista di Tiro., incise 
da prÌ7na con ferro aguzzo ^ e poi ombreggiate di nero; 
degne al certo di maraviglia., perchè nionocromati coìne 
sono , non mancano di distinzione e rilievo. — Risc, 
il Celano., Notizie della città di Napoli. G/omc^a '^.''.,pag. 
iSo ., 4-'' ediz. JSap. 



1 



r 



( 287 ) 

tecnica voce di òidro (i) , il quale mollo si rassomiglia 
a (jucllo della sostanza gommosa in parola, ed anco alla 
terra di Siena abbruciala. * 

Vien desso composto di forte decozione della filiggi- 
nc de' vecchi fmnajuoli , di un infuso più e men carico 
de' grani di cocciniglia neir aceto , e di nero di seppia. 
Il liquido ottenuto si depura ben bene per mezzo delle 
continuale decantazioni distillazioni, poscia si tira a sec- 
chezza , esponendolo all' azione di leggiero fuoco o del 
sole , e conservasi per V uso in conchiglie ed in piccole 
patere di porcellana (2). 

(1) Questo vocabolo non è della nostra lingua , 
ma pare ch'abbia il suo derivato da hìsixe de France- 
si ^ i quali né loro libri d' arte parlano continuamente 
di stampe^ dì dcseyai e di altri oggetti di buon gusto 
eseguili au bistro. Molti preziosi originali delle antiche 
scuole veggonsi lavorati con questo stesso colore^ che 
di preferenza a qualunque altro fu in voga appo quei 
valentissimi architetti e pittori. Gì' Inglesi avendo tro- 
vato il modo d' imitarlo perfettamente col mezzo de- 
gl' inchiostri ad olio , ben voletieri se ne son serviti 
]}er rilevare le di loro bellissime incisioni a granitura. 
J\è in tempi andati mancarono tra noi de' calcografi , 
cui piacque d' impiegare il bistro particolarmente ne' ra- 
mi d' Istoria naturale. — f'^cgg- le opere del Cirillo^ 
del Petagna , del Cavolini e di altri. 

(a) jSel Dizionario delle origini., invenzioni e sco- 
perte (1." ediz. Nap. i83i .)., sotto l'articolo bistro leg- 



( 288 ) 
Tali sono gì' Ingredienti , e tal è il processo die 
dagli esperti coloristi praticasi , per ottenere un medio- 
cre bistro ; ma (juanta diligenza metter si possa nel pro- 
pararlo , ritien sempre certa crassizie , ed una quantità 
eli particelle malamente frammiste e stemperate insieme, 
le quali sotto al pennello volentieri guastano le tinte, e 
non pochi nei fan comparire sulle figure. Non cosi ri- 
spetto alla nostra gomma quercina ; subito eh' essa viene 
sciolta o con acqua o colla scialiva, siccome accennai, 
scorre delicatamente , e si presta non solo alle ombre 
più forti e piene , ma alle piìi chiare e leggiere ; poco 
meno di quanto osserviamo nella gonuna-gotta, nel ver- 
de di vescica , neir aloe succotrino , neir estrallo di re- 
golizia , d' acacia , d' ipocistide , ed in tant' altri sughi 
vegetali egualmente abbondanti di principio coloran- 
te. Che anzi , se per avvalerci di questi nella pittura 
v' abbisogna del molto apparecchio , onde purgarli da 
ciò eh' evvi d' imporo e di grossolano ; la descritta so- 

gesi : )) Col tabacco ancora si fa un colore comimile^ 
)) che si pretende avere qualche vantaggio sopra quello 
)ì che fabbricasi con la fuliggine. » — Io per ora non 
oso né lodare , né abbiettare le qualità di questo bistro ^ 
2)oiché non mi diedi mai cura di prepararlo. Confesso 
però la ripugnanza che sentirei se dovessi valermene 
per l'acquerello , atteso le venefiche facoltà della Ni- 
coziana ., e l^ indispensabile bisogno .^ che in questa gui- 
sa di pittura sovente r artista ha di lambire il pennello^ 
onde' togliervi il soverchio della tinta. 



( 289 ) 
sianza poi , convicn confessarlo , cora' essa si ha in na- 
tura , e come per la prima volta la sperimentai , riesce 
(li tanta eccellenza , ed è si opportuna all' indicato uso, 
che non rimane a desiderar nulla riguardo alle sue qua- 
lità (i). 

Ad assicurarlo , dottissimi Accademici , basta con- 
cedermi qualche minuto di tempo , affinchè possa io 
presentarne pruova al sano vostro giudizio, che eseguirò 
sotto gli stessi vostri occhi ; tenendo per certo che cosi 
avvalorato questo piccolo lavoro , e posto alla comune 
conoscenza , tornerà d' utile incitamento ai collori delle 
arti del disegno giovarsi della già esaminata gomma ne' 
loro lavori d'imitazione. 



i 



( I ) ydvvene però delle masse così imbrattate dijì- 
bre corticali ^ di fiiscelletti e di altri corpi estranei^ 
che volendo metterle a profitto , il bisogno richiede or- 
dinaria e semplicissima operazione per depurarle. — 
Delle medesime si formi U solutura con acqua di fon- 
te : questo si passi per filtro , ed indi svaporandolo a 
b. ìu. si tiri a giusta consistenza. 



Anatomiche disaminb sulle torpedini lette dal socio 
ORDINARIO Stefano delle Ghiaie nella tornata de' i o 

APRILE 1839. 



Patriaa ifuammitt opes, Coiiono- 



Ri 



.ivolgendo lo sguardo a' rapidi avanzamenti che la 
nolomia comparala ha fallo in questi ultimi tempi per 
gì' immarcescibili lavori de' dotti di tutte le nazioni; age- 
volmente rilevasi che la biologia siesi arricchita di molte u- 
lili ed interessanti novità. Ma gran torto avrebbe colui, che 
opinasse che tutto fosse esaurito e che nulla piìi rimanesse 
a farsi. Le lacune da essere ripianate sono assai più am- 
pie di quello che supponesi e sensibilissime divengono 
nella spiegazione di non pochi vitali fenomeni , attesa 
la inesatta conoscenza di taluni organici sistemi. Or tra 
gli articoli da spigolare è da registrarsi un' anatomica 
rassegna sulle torpedini , per la quale imploro pochi 
istanti di cortese compatimento. 

§. I. Intima struttura dell apparato elettrico. 

Fin da remoti secoli era nota la sorprendente facol- 
tà elettrica delle torpedini. Platone contemporaneo d'Ip- 
pocratc fa dire a Socrate « tu mi hai stordito colle tue 

35 



( '92 ) 
obbiezioni, come la iorjìedine pesce piatto di mare stor- 
disce coloro che la toccauo ». Quel fuoco elettrico che 
r antica poesia ingegnosa e feconda in verità ha posto 
tra gli artigli dell' aquila e che accumolato nelle alte 
regioni dell' atmosfera scintilla tra le nubi ; è da parti- 
colari organi segregalo in essa , egualmente che nel 
gimnoto , nel siluro , nel trichiuro^ e nel tetrodo ap- 
partenenti ad esolici mari. Nò il regno animale è privo 
di nlteriori consimili esempli; siccome fu la elettrica scos- 
sa avvertila dal celebre nostro Presidente Cotugno, pre- 
cursore del Galvani, nel dissecare un sorcio , da Ravies 
toccando il reduvio serrato , da Molina lenendo in ma- 
no un ragno americano , contestata da Bellingeri nel 
sangue nella orina nella bile dell'uomo e degli animali 
Mammiferi. 

La zoo-elettricità dunque, partecipante dell' elettrico 
e del galvanico fluido, da Davy elevata al rango di una 
terza specie; fu scoperta dair antica scuola italiana, ossia da 
Cicerone P>.edi Lorenzini Borelli Galvani Aldini Spallanzani 
ed illustrata dalla moderna, quali sono Volta Configliacchi 
Gerardi Nobili Matteucci Sanlilinari . E questi ultimi 
ne hanno ottenuto la scintilla ; vi han contestalo la 
scomposizione dell' acqua fattane da Davy ; han deter- 
minalo la elettricità negativa nella ventrale e la positiva 
nella dorsale superficie della torpedine , dove Galvani 
vide convulsionarsi i femorali muscoli delle rane ec. 
Scossa che a guisa d' intormentimento ho sentito dif- 
fondersi dalla mia mano al gomito, da Williamson pa- 
ragonala all' incantevole potere de" Serpi nel far preda 



( ^93 ) 
du piccioli animali , e cosi esprcsm da uao dei no.lii 
più folici poeti Gianncttasio : 

Prima vcnenatis torpedo armata sagittis 
i\g£;rcdilur pisces audax , quoscuraque per aequor 
Aspicit ire vagos , radiisque emittit ah ipsis 
Turpe veneficium, turbalasquc inficit undas : 
Inficit et pisces torpore , fugamque retardat. 
Prolinus amiltunt solilum stupefacfa vigorem 
Membra, rigentque otunes concreto sanguine nervi : 
Ignari verum ut subeunt vicinia pisces , 
Infandum toto diflundit pectore virus 
Torpcntcsqne necat morsu , ventrcmque saginat. 
Practerea , mirum , per retia rara , levesque 
Insinuai cito per nassas , ferrumque venenum : 
Inque manus piscantis agit , vincitque rigore. 

Intanto la omcina di si ammircTOli fenomeni è du- 
plice e formata da un aggregato di esagone pile, poste 
Terticalmente tra la polle supcriore ed inferiore dello 
spazio semilunare, la testa, le branchie e le spalle. L' 
apparato elettrico è coperto da una membrana fibrosa e 
cadauna pila è isolata dalle compagne ad opra di ten- 
dineo reticolato. Tutto le pile rappresentano una massa 
pm elevata nel centro che ne' margini. La struttura di 
ciascuna di esse da' moderni zootomisti credesi risul- 
tare da molti spazi interrotti da successivi ed orizzonta- 
li diaframmi, contenendosi in ogni vóto gelatinoso umore. 
Un esame con diligenza intrapreso mi ha dimostrato, 
ch€ ciascuna delle menzionate pile, sia costituita da parec- 
chie globose vesciche a valide pareti, le une incastrate sulle 



( 294 ) 

altre e da su in giù reciprocamente compresse, non che 
provvedute di arteriose e nervee ramificazioni. Cosicché 
il rigonfiamento degli organi elettrici, a dimensione eguale 
anziché disparata come disse Risso, osservato da taluni 
fisici neir atto che la torpedine elettrica e Galvani 
dardino la scossa, deriva dallo espansivo potere di cia- 
scuna vescichetta^ facile ad essere isolata dalle compa- 
gne e mercè sottile tubo di vetro riempiuta di aria o me- 
glio di mercurio. Inoltre debbesi considerare la loro riunio- 
ne piuttosto come una batteria di bottiglie di Leyden ; che 
quale Voltaica pila, giusta la opinione de'fisiologhi odierni. 
Hunter vide che i nervi diretti agli organi elettrici 
derivavano dall'ottavo paio e Carus vi ha accompagnato 
benanche que'del terzo paio. Qualche rettifica ho io appor- 
tato nella distribuzione di amendue, sparpagliandosene i 
filetti sulle anzidette vesciche; come pure la origine de'due 
accennati nervi mercè grossissimi cordoni risultanti da 
moltiplici plessi non proviene dalla terza massa cerebrale 
o lobo del quarto ventricolo, che peraltro vi ha immedia- 
to rapporto , ma dalla sottopostavi porzione della midolla 
allungata. Anzi Matteucci, irritando tale lobo, che chiamo 
elettrico, nelle torpedini non dantino più scosse, riusciva 
a repristinarvele. Ed ho con sorpresa rilevato nelle piccio- 
lissinie e nelle grandi torpedini che la citata massa sia 
perfettamente paglierina : particolarità sfuggita a Steno- 
iie Redi Lorenzini Hunter Gerardi Scarpa Humboldt 
Coufigliacchi Jacopi Rolando Desmoulins Carus Cuvier ^ 
che ebbero la opportunità di sezionare le torpedini fre- 
sche e forse sorgente di utili applicazioni alla teorica 



( 29'^' ) 

(leir clcllricismo animale. Sooniracrring , domo onore 
della Università di Monaco egualmente che i celebri suoi 
discepoli Wenzel Spix Tiedemann , distinsero nel cer- 
vello dell' uomo e de' Mammiferi quattro sostanze , la 
bianca cioè , la bigia , la nera e la gialla. Ma questa 
ultima inlorniante il Socmmcrringiano retinico forame , 
che per dritto denominar dovrebbesi Buzziano e le mi- 
dollari ramificazioni del cervelletto umano, ammettesi nel- 
la sola linea dentata de' peduncoli del cervelletto : sog- 
giugnendo Rolando di essersi in vari Quadrupedi inu- 
tilmente cercata la sostanza nera e la giallognola , a- 
vendo egli tutto il motivo di credere , che niente di 
simile esista nel cervello degli animali. 

Carus ed altri notomici opinano che dette pile se- 
guano lo sviluppo delle rimanenti parti del corpo delle 
torpedini. Giacché Hunter ne contò 470 in una torpedi- 
netta e 1182 in un'altra grande. Risulta dalle mie os- 
servazioni eh' esse crescano per entrosuscezione, svilup- 
pandosene quello sfesso numero che in miniatura esiste 
neir embrione , tranne il solo consecutivo aumento di 
mole e forma. Né parrai ammisibile 1' analogia promul- 
gata dall' Archiatro sassone tra detti organi e la carne 
muscolare : idea tuttoché ingegnosa, emessa peraltro da 
Redi e dal suo discepolo Lorenzini , denominando tali 
parti muscoli falcali. Afferma di fatto il fisiologo sas- 
sone qualmente molti tendinei strati.separino tanto i mu- 
scolosi lacerti, quanto i vóti delle elettriche colonne con- 
tenenti gelati jiOjO umore e daMatteucci creduto affine alla 
encefalica sostanza. Ivi sta la forza nervosa concentrata co- 



( 296 ) 
me ne' condensatori, onde spicciarne solto la influenza della 
volontà ed al modo islesso che possa questo accuraolarla 
ne' muscoli, affin di produrvi la contrazione delle fibre. 
E fu pure elevato dubbio dal corifeo della chirur- 
gia danica Jacobson, se mai detti organi avessero affinità 
con altri, se non iscoperti da esso (gloria dovuta al suo 
compatriota Stcnone chiamalo in Firenze pel favore della 
Corte de'Medici, non che al Redi ed al Lorenziui) ; almeno 
da lui meglio descritti negli squadri , nelle rate , nelle 
torpedini e da me eziandio rinvenuti nelle chimere : 
reputandoli apparato di squisitissimo tatto e capace di 
dare a detti Pesci esalta avvertenza de' corpi che Irovansi 
nella superiore ed inferiore superficie cutanea; dal Blain- 
ville paragonati a' mustacci de' gatti e da Davy reputati 
glandule e tubi mocciosi. 

Quale apparecchio collocato nell' anterior silo del 
capo componesi da cilindrici tubi con fibrose pareli 
oppure da orbicolari follicoli grappolosi forniti di datti 
aperti nella dermica superficie , sotto la cui compres- 
sione filtra la gelatinosa cerulea sostanza contenutavi 
e dal Volta sperimentala eccellente conduttrice della e- 
leltricità; nel mentre che Davy sostenga opposto avviso 
pel liquido deir elettriche colonne. HicWa. zigena ho visto 
siffatto sistema ricco di grossi nervi e corredato di cste- 
Tiori aperture. Il colorilo , la legnenza , la disposizione 
è stata sempre analoga a quella dell' elettrico appara- 
to. Anzi coir umore di amendue, almeno durante il sol- 
lione , avendomene per azzardo toccalo il viso , avver- 
tii orticaria molestia. Ed ho già disposto nelle diverse 



( 297 ) 
stagioni di farne isliluire chimica e comparativa anali- 
si, di cui la scienza manca e che le sarà di sommo ri- 
schiarimenlo. 

§. II. Tappeto ed oilalmolili. 

Il visivo organo de' Pesci non è molto perfetto, sia 
per r inferiore loro posto nella scala de' Vertcbrezoi e sia 
pel domicilio acquoso. Ammirevole peraltro ne è la fo- 
vea allogala nell' anterior faccia del corpo vitreo , atta 
a contenere V umore aqueo albuminoso che vi geme dal 
prefato corpo : particolarità che dà F ultinio crollo alla 
pretesa tunica preacquosa o Descemetiana ammessa nella 
interna faccia della cornea umana e creduta esclusiva- 
mente addetta alla segrezionc di tale umore. Parecchi 
Mammali hanno porzione della tunica ruy schiana sprov- 
vista di pigmento nero , ordinariamente situato in fon- 
do dell' occhio e conosciuto col nome di tappeto. Esso 
a guisa di argenteo strato impatina quasi la maggior 
parte dell' interno della coroidea delle torpedini , delle 
vaie , degli squadri , delle chimere : ha poco richia- 
mata l'attenzione degli zootomisli, che a torlo Io hanno 
dichiarato dipendenza del coroideo pimmcnto. 

In realtà è desso costituito da speciale membrana at- 
taccata alla ruyschiana, proA^edula da immenso numero di 
trigoni puntuti corpicciuoli simmetricamente dispostivi, i 
quali con una goccia di acqua facilmente se ne distaccano e 
nuotauvi sfolgorando ceruleo argentino colore. Niuno au- 
tore ne ha Cuora fatto menzione e son da me denominati 



( 298 ) 
oltalmoliti , pel sito e forma diversi da' cristalli acico- 
lari scoperti da Erlienberg nella esteriore lamina dell'i- 
ride. Il tappeto quindi rappresenta uno specchio con- 
cavo leggermente appannato dalla retina , capace di ri- 
flettere la luce , ove l' torpedine ne riceva troppa ; ri- 
sultandone uno splendore tanto più vivo , per quanto 
nel resto trovisi cinto da perfetta oscurità. 

§. III. Gianduia tiroidea. 

Tra le glandule sprovvedute di escretorio dutto ri- 
pongonsi la tiroide , il timo e le casside soprarenali , 
delle quali mi sono occupato in altra Memoria ; essen- 
dosi reputate organi di linfosi da Chaussier e da Brus- 
sais credute diverticoli la prima della laringe, il secon- 
do de' polmoni e le ultime delle reni. Non erasi anco- 
ra rintracciata ne' Pesci la gianduia tiroide. // a été 
dono impossible iusqii a ce jour., scrive Carus, de de- 
couvrir aucune trace de thyroide dans Ics poissons. 
Essa in decisivo modo manifestasi nelle torpedini ed in 
molte specie di squadri. Alla anteriore media parte de- 
gli organi respiratori , in sopra del cuore tra' muscoli 
depressori della mascella inferiore analoghi a' milo e 
genio-ioidei , apparisce di forma ovale composta da in- 
finiti follicoli. I quali ricevono parecchi ramicelli vasco- 
losi derivanti dall' arteria branchiale , nel sangue del- 
la quale versano forsi il segretorio loro prodotto : ma è 
prudenza di contentarsi del fatto , riserbando ad inge- 



( 299 ) 

giù più felici di melterae in chiara luce la iulriiisc- 
ca slrullura , onde desumerne il vcraca uffizio. 

§. IV. Glandule salivari. 

Se ne è finora giustificata V assenza attesa la bre- 
vità ed ampiezza dell' esofago de' Pesci diuuita alla sol- 
lecita discesa de' cibi non masticati deatro Io sluraaco. 
Però due grandi ovali glandule salivari ho trovato pres- 
so l'arcata dentaria superiore dello squadro Zigena. E- 
sistono esse nello spazio tra il muscolo perforato del Fal- 
loppio e r esofago delle torpedini o delle vaie. Se ne tro- 
va una a dritta e l'altra a sinistra, essendo ovali ^ depres' 
se, biancastre, fatte da distinti lobi e lobeiti. 

§. V. Matrice ed embrioni. 

La generazione è un atto esclusivo degli esseri vi- 
venti , i quali col dare esistenza ad individui simili ad 
essi assicurano la perpetuazione delle specie. Il Supremo 
Fattore , avendoli condannati a morire, ha concesso loro 
questa preziosa facoltà , senza la quale le cose dell' uni- 
verso non avrebbero che corta durata; epperciò giustamente 
scrisse lo Stagirita: prò victii et coitu ammalia pugnant. 
Sarei tratto fuori i limiti del mio proponimento, ove e- 
numerare volessi i principali tipi degli organi riprodut- 
tori , e tal funzione appo le torpedini rimane ulteriori 
ricerche a fare. Conoscesi appieno che queste^ le raie e 
gli squadri tengano due ovaie collocate presso il fegato; le 

36 



( 3oo ) 

di cui uova sviluppansi l'uno dopo l'altro, anziché si- 
mili laaearaente, come succede ne' Pesci spinosi. Due ovi- 
dotti da" lati dell'ano fiancheggiano la colonna vertebra- 
le , onde rimontare presso le ovaie , ove ne sta la 
rispettiva apertura. 

In amendue le matrici delle torpedini formate dall' 
inferiore dilatazione delle trombe Falloppiane, e niente 
diverse dalle tubarle concezioni umane , racchiudonsi 
dodici embrioni. La tunica mocciosa delle quali è ricca di 
lunghi depressi spatolati mammelloni sanguigni, che insie- 
me a' feti trasporiscono nuotanti entro l'acqua deìi'amiiiOr 
La sottoposta tiyiica cellulosa e l'esterna derivante dal pe- 
ritoneo offrono molti fili, mercè de' quali sono fra loro ed 
alla mocciosa lascamente unite , affin di potersi dila- 
tare secondo il- bisogno. Anzi non solo fra queste mem- 
brane , ma tra ogni uovo rimasto sterile , i vasi san- 
guigni distendonsi in vari novelli rami e con tale am- 
pliazione da eraolare i seni uterini de' Mammiferi, rien- 
trando dopo il parto nel normale loro stato. Literessan- 
te mi sembra a sapersi che ,' durante la pregnezza per 
lo sviamento del sangue da' reni e per la pressione dalle 
matrici prodottavi , restino essi flosci e quasi tempora- 
neamente atrofiati. L' esteriore orifizio di ogni tromba 
Falloppiana o matrice, collocato a fianco di elevato rafe, 
da orbicolare diventa bislungo ed innestato mediante rial- 
ti e scambievoli incavi , scollasi all' approssimarsi del- 
la uscita de' feti, a' quali precede quella dell'acqua am- 
niotica. 

Quanto si è da me finora esposto tende ad illu- 



( 3oi ) 

sliarc mia osservazione di Olio riportala da Carus , il 
<|ua!c ba consideralo per inviluppo felalc la matrice del- 
lo squadro ce.ntrijia pregna di un solo figliuolino: ret- 
'ific.! valevole a dimostrare che ninno siesi trovato in 
grado di conoscerne il vero. Aperlum , scrive 1' Ar- 
chiatro Sassone , aliquanto aucta inagniludine depictwn 
ovwn sqnali cenlrinac, quod amico coniunctissimo Olio 
consiliario medico , debeo. Chorion diaphanum esl , 
eius superjlcies interna maxime memorabili modo jlos- 
ciilis^ i/ù's-, quae in ovulo Immano aetate duorum men- 
sium externam superjìciem obducunt^ aeqiialibns admo- 
dum dense obsila est : cui rei simile quoddam non inve- 
nio. Parrai che sia loro sfuggito quello che all' uopo puh- 
blicarono Fabricio d'Acquapendente, Lorenzinie Cavolini. 
Le torpedinette prossime ad uscire dall' utero materno 
avevano le branchie temporanee, travedute da Rudolphi 
negli squadri e poste in dubbio dal Meckel; la poltacca 
sostanza del sacco vitellario di cadauna di esse penetrava 
neir addomine per aprirsi nel budello crasso poco più 
sotto del pancrea, e rifluiva eziandio entro lo stomaco ed i 
vasi vitellari anastomizzavansi colla vena mesenterica. 

§. VI. Biblio-iconografia zootomica. 

Platone Dialog. Man. , Aristotile Ilistor. animai.^ Plu- 
tarco De industr. anim. , Plinio Ilist. naturale, Elian© 
De anim . natur . ^ Oppiano Haliexd. **' 

M. — A.SovcriniZwo/oOT.A'/Tzoc/vV.Norlb. 1 64-5, 4"''fig-(i)- 

(ij Rimonta alla sua epoca la seguente conoscenza 



( 302 ) 

Redi Esper. intorno a div. cose natiir. Opere-, ediz. de 

class. Hai. Mil. iSaS. 
Giaauettasii Halieutica. ^^ea.^^. 1689, 8. "^ p. 78. 
Rèaumur Mém. del'Academ. des sciences. Paris 171ÌJ, 

p. 3M. 
Huntcr Anatom. observ. on the torped. ( Pliil. trans. 

LXIII 4-8 1 ). 
Blonro The struct. and phyùol. of Fishef. 
Walsh Philos. transact. lyy^, LXIII 4-6 1. 
Priugle A disc, on the torpedo. Lond. 1783, 
Ingenhous Philos. transact. , an. ^'li^, LXV i. 
Spallanzani 6>/JM*c. *ce///. Rlilano l'jS^ ; Mem. della Soc. 

ital. t. II ^0%; Journ.de phys. t. XXIII 2 18, XXVIII 26. 
Girardi Osserv. anat. intorno agli organi elett. delle 

torpedini (Mem. della Soc. ital. II 533 ). 
Galvani e Aldini Essai theor. et expèrim. sur le Galvan. 

Paris i8o4 II 61. 
Humboldt e Gay-Lussac Annui, de chim. LXV i5. 
Cuvier Le pons d' anatom. camp. Paris i8o5V 26&;I/isf. 

natur. des pois. Paris 1829., voi. I, fig. 
Geoffroy s, — Hilaire Annal. du Mus. d'hist. natur. de 

Paris II 392. 
Volta e Configliacclii Annali di chim. di BrugnatelU 

XXII 223; La ident. del fluido elettn. col galv. Pa- 
via 18 14- ^ 4. 

delle glandule scialivari delle torpedini , affatto ignorate 
da moderni zootomisti : stib musculo ad stomachi os vero 
snbstrata lata gianduia ipsimuscidopar., coloris cinerei. 



( 3o3 ) 

Jacopi Elem. di notom. e fisioi. compav. Nap. iSio 
II 217 (i). 

(i) Fu e^li in unione del prof. Conjigluicchi spedilo 
al lido del mare mediterraneo., e piacerai rpii testual- 
mente riferire le essenziali cose all'uopo notate da que- 
sti distinti scienziati italiani : )) 1) Dietro il cervelletto là 
dove in tutti gli altri Pesci si continua il midollo al- 
lungato , nella Torpedine in vece vi ha un ingrossa- 
mento di sostanza cinerea , il volume del quale supe- 
ra pressoché quello del cervelletto e degli altri emisfe- 
ri insieme riuniti. Egli è da questo sì considerabile in- 
grossamento che traggono origine in ciascuno lato tre gros- 
sissimi tronchi nervosi destinati a distribuirsi in massi- 
ma parte agli organi elGttrici. 

•/) iSpogliato r organo elettrico del comune integu- 
mento e della tela aponeurotica scorgesi fatto da una 
serie di colonne per lo pili esagone verticalmente diret- 
te, rinchiuse ciascuna in una rispettiva cavità formata da 
celluioso compatto tessuto che divide una colonna dal- 
l' altra. La sostanza che compone le dette colonne ras- 
sembra ad un muco omogeneo piuttosto denso bianco 
semitrasparente , nia se una colonna veggasi al micro- 
scopio non si larda a determinare essere un aggregato 
di sottilissime e trasparenti membranelle, le une alle al- 
tre sovrapposte ed aventi negli angusti interstizi che le 
separono un umore bianco apparentemente mucoso, e se 
sia slato prima per qualche tempo immerso nello spiri- 
to di vino neir acido nitrico mollo allungalo. 



( 204 ) 

Todd P/iihs. Transact. an. 1816, I 20. 
Blainville/^rmc/jO. d' ydnatom . campar .^axìs 1822, p, 229. 
Serres Analotn. campar, du cerv. Paris 1824.. 
Magendie e Desmoulins Anatam. du sy^f- nerv. des 

ant'm. à veri. Paris 1825, voi. i e 2, A il. ini.pl. V 2. 
H. Davy Philos. Transact. .^ an. 1829, p. io. 
I. Davy Exp. et abserv. sur la Tarp. (Ann. des se. 

nat. Paris i833, XXX 192. J 
Cìoquet Encycl. mé/hod. ■) ou Sì/st.anat.Va.ns i83o,IV 266. 
Tiedemanu Trait. dephysiol. Paris i83i, II 366. 
Cariis T'ab. anatam. campar, illustr. Pars I 1 1 , Lips. 

1828, tab. Il 8 g; Anatam. camp. trad. par Jourdan. 
Paris i835, IH 391. 



3) Ciò che merita grandemente 1' attenzione dell'a- 
natomico e del fisico si è la sorprendente copia di ner- 
vi che direttamente vanno dal cervello a distribuirsi a' 
descritti organi elettrici , e ad eccezione di pochi rami 
veggonsi con capellari filamenti passare tra le numero- 
sissime membranelle, dalla unione delle quali risultano 
quelle tante pile. Essa certamente debbe influire sul fe- 
nomeno prodigioso che detti organi sanno efiettuare , 
quello cioè di scaricare 1' elettricità, non essendo in ve- 
run modo supponibile che tanti nervi non siano negli 
organi elettrici ad altro uso destinati fuorché a conci- 
liare loro la vita , siccome nelle altro parli del corpo. 
Un muscolo è pure una parte vivissima e non v' è ai- 
certo luogo a confronto fra' pochi filamenti nervosi che 
s' insinuano nel di lui tessuto ed i tronchi che divisi e 
suddivisi air infinito penetrano negli organi elettrici ». 



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y "'■"i^R:!»;*»-*!,.., 






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ToiTTO ® <dlÌiD.e tslst'trn.'SSi. 



( 205 ) 

Wagner Lehrb. der vergi, anatom. Lcipz. i834" 
Dugès Trait. de physiol. comp. de l hom. et des ó^nìin. 

Paris i838, II ^, platic. I no. 
Guérin - Méneville Bev. zoolog. Paris i838, num. 6 ^ 

PC9- 99 i^)- 

§. VII. Ragionata spiegazione delle Tavole. 

Tav. I. 

Fig. I . Torpedo electrica supina di mediocre grandez- 
za, e priva dp' comuni integumenti rimasti intatti in ab e, 
trasparendo in d V organo elettrico ed in e vedesi la se- 
rie di forami de' canali mucosi ^ scoverli. Aperture del- 
l' addome g , degli ovidotti h , dell' ano /; vena onabili- 
cale / co' rami serpeggianti sopra i muscoli addomina- 
li, k gianduia anale, / lobo epatico , m strati carnosi 

(i) Matteucci informa Dulong della ineguale potenza 
delle diverse parti del cervello della torpedine nel su- 
scitare le commozioni ; talché gli emisferi cerebrali pos- 
sono essere toccati feriti e recisi senza prodursi scarica 
elettrica. E questa ottiensi soltanto , essendo la torpe- 
dine vivacissima , col pratricarsi l' esposto a' talami ot- 
tici collocati tra gli emisferi] cerebrali e'I cervelletto. 
Non puossene poi toccare il quarto lobo encefalico senza 
conseguirne la scarica elettrica : effetto che prodncesi an- 
che por dato tempo dopo la m.orte ; anzi tale lobo portato 
via, finisce ogni scarica. 



( 3o6 ) 

concentrici dell' esofago reciso , z ovidotto sinistro pre- 
gno di Torpedinette ^ trasparendone i mammelloni san- 
guigni pendenti nella interna sua faccia e le sei Tor- 
pedinette con gli occhi , n ovaia , o sterno , p aper- 
ture branchiali, q organo elettrico posto allo scoperto, 
r tendinucci che Io fissano alle parti adiacenti, uscita 
de' nervi del quinto ss e dell' ottavo tt paio e da questo 
ultimo proviene quello v internato nel cavo addominale. 

2) Pezzo di organo elettrico per conoscere 1' andamento 
e la dispersione de' filetti nervosi in cadauna vescichetta 
elettrica. 

3)Serieesuccessiva conformazione di dette vescichette. 

4-) Aponeurotico inviluppo fibro-laminoso spettante 
a -tre colonne o pile elettriche guardate per la loro fac- 
cia laterale interna. 

' Tav. II. 

Fig. i) Grandezza della uova della Torpedine du- 
rante la sua pregnezza ricamata da vasi sanguigni. 

2) Si è rimasta porzione di cloaca per dimostrar- 
vi lo sfintere o e '1 rialto e de' fori esterni degli ovi- 
dotti b d , che è stato aperto , affin di notarvi le suc- 
cessive tre tuniche , i mammelloni vascolosi e ; essen- 
dosi ampliato uno di essi 12 , le rughe oblique /e le 
longitudinali g. 

3) Pezzo superiore il dell' ovidotto dello squalus 
centrina cinto dal corpo glanduloso k dissecato per la sua 
lunghezza, osservandosi nella interna di lui faccia una in- 
finità di fori e di rughe. 




Ilfflii'pfalimd? ip.liptllhi'iitea 



( 3o7 ) 
4.) 'Ciascuna ruga n risula dalla duplicatura della 
tui)ix;a mocciosa inlcrna dell' ovidotto che veste la fac- 
cia intcriore di siffatta gianduia e la scric di forami m 
appartiene ad altrettanti follicoli segrctori allungati o. 

5) Quali parti sono state ampliate di diametro. 

6) Torpedinerà prossima ad uscire dal seno ma- 
terno , guardata per la inferiore faccia del corpo , di 
cui sono : a il sacco vitellario colla ramificazione della 
vena , e gli orifizii dell' ano e dell' addominale ca- 
vità , d la vena ombilieale , e le branchie temporanee 
uscite da' forami branchiali, f V organo elettrico. 

7) a residuo del sacco vitellario finito in e che è 
il pancrea aderente al principio del budello crasso, tal- 
ché compresso quello la sostanza gialla contenutavi usci- 
va sì dall' ano e, che pel duodeno passava dentro lo sto- 
maco J ; milza t , vena delle porte / diramata nel fe- 
gato colla cistifellea n. 

8) La succennata Torpedinetta guardata dalla su- 
jierficie dorsale e vi si notano ; i vasi mucosi a b e ^ 
\ organo elettrico ricco di vasellini sanguigni, le nari- 
ci e , gli occhi d , altra coppia di forametti che si obli- 
terano nelle Torpedini appena uscite dal materno seno. 

9) Cervello e nervi della Torpedine^ ossia lobi ol- 
fattorio a ed ottico e , cervelletto e , lobo elettrico di 
paglierino colore d , valvula del quarto ventricolo cere- 
brale/ , uscita de" nervi del quinto ff e dell' ottavo / paio; 
i quali, tranne alcuni filetti per le branchie ed altro di- 
retto a' visceri j iiitcrameufe sparpagliansi nel nominato 
organo. 

37 



( 3o8 ) 

I o) Sezione verticale praticata al lobo elettrico a ed 
alla sottoposta midolla allungata <5, da cui escono le ra- 
dici del quinto e dell' ottavo paio di nervi e. 

I I ) Canale esofageo della Torpedine , da cui si è 
tolto il muscoloso strato esterno per mostrarvi lo intersti- 
ziale masso glanduloso sinistro a , stando in b il destro, 
ed i follicoli mocciosi gastrici e. 

12) Orecclnelta a , ventricolo b del cuore, bulbo 
dell' arteria polmonare e , gianduia tiroidea d della 
Torpedine^ 



( 3o9 ) 



de' generali risultamenti ottenuti dall'analisi di cento 

CALCOLI URO-VESCICALI : MEMORIA LETTA NELL' ADUNANZA 
de' 9 GENNAIO 1 84.0 DAL SOCIO ORDINARIO GIOVANNI SEM- 
MOLA. 



É principio di razionai filosofia che per l'accurato 
studio de' fenomeni singolari si va più francamente allo 
scoprimento della natura delle cose. Il che se è da os- 
servare in tutte le naturali discipline , con più ragione 
vuoisi seguire nella scienza della vita ; la quale come 
fenomeno che assai più oscuro e difficile è , non si lascia 
penetrare che per reiterate sperimentali investigazioni. E 
lutti vorranno meco convenire che a quel retto canone de- 
ve oggidì la fisiologia il suo vero incremento ; peril- 
chè lasciato di correr dietro alle occulte e pur vagheg- 
giate cagioni della vita , e d' idearne secondo fantasia le 
leggi, si è innoltrala invece per opposto sentiero nel cam- 
po della sperienza ad indagare attesamente tutt' i feno- 
meni di quella , a distinguerne le qualità , a notarne i 
procedimenti in tutta la loro durata. 

Conciosiachè tali indagini sieno metodicamente or- 
dinate per comporne T intero sistema delle nostre co- 
gnizioni intorno alla vita , egli è mestieri che vadano 



( Sia > 
distinte secondo robbietto di esse, o sia secondo la na- 
tura de' fenomeni sopra de' quali sono dirette. Ora nella 
Tita di ogni vivente sono a distinguere: I. / lanari chi- 
mici e dinamici, essenzialmente coslilutivi della vita: II. 
/ moti meccaììici che a' processi diimici talvolta si ag- 
giungono , quali preparatori , o come a dire , ausiliarii 
delle funzioni vitali. De' quali i primi essenda effetti di 
azioni molecolari ed invisibili , trascendono ogni ricer- 
ca sperimentale : epporò vuoisene abbandonar lo stu^ 
dio , al pari che si è praticato per gli slessi moti mo^ 
lecolari de' corpi bruti • e solamente fo uopo attendere 
a ben discernerli per i fenomeni che manifestana , per 
le svariate condizioni sotto le quali si producono , e per 
le trasformazioni che nella materia organica ingenerano: 
Gli altri, i quali certamente non sono di essenz^al requi- 
sito della vita , né mai abili essi soli a eostituirla , son 
da riguardarsi come cagioni suscettibili di valutazione 
in modo consimile ad ogni moto meccanico. Laonde in- 
tralasciando quegl' instabili ed oscuri movimenti del pro- 
cesso vitale , r indagatore di tali fenomeni più nelle 
sue esercitazioni si avvantaggerà se le ricerche vorrà ri- 
volgere in ispezialtà a' risultamenti de' chimici magisteri, 
o- sia a' prodotti di questi. La quale disamina allorché an- 
drà compiuta sopra tutte le materie che entrano nel con- 
flitto vitale , quello sarà il tempo in che potremo sperare 
che i fenomeni della vita sieno di assai meglio diiarili : 
siccome il sono già quelli delle chimiche azioni tra le 
sostanze inorganiche. 

Ravvisato il magistero chimico della vita ne' suoi 



(Sii) 
malerlalì mauifestaraenli , egli sarà necessario conoscer 
tutte le svariate nictamorfosi che iii ossa palesa il poter vi- 
tale. Il perchè fa mestieri esaminare primamente la natura 
tlelle sostanze assoggettate all'azione degli organi, le quali 
tornano a grado a grado assimilate : secoadamente stu- 
diarne le successive trasfonnazioni in liquidi ed umori or- 
ganici ; e dopo ciò indagarle già mutate iu organismo. Nò 
qui si convicn ristare ; perocché da ultimo debbonsi pro- 
seguire le indagini intorno alla natura delle materie che 
vàunosi separando da' diversi organi , voglio dire delle 
secrezioni. Per tal guisa essendo certa in poter nostro la 
storia anatomica e chimica delle trasformazioni della ma- 
teria mente, non tornerà difficile e fastidioso l'attendere 
al principio ed alla fine de' vitali lavori : sicché potre- 
mo veramente cogliere in che consista il magistero della 
vita in atto , o' almeno la specie de' fenomeni che quello 
costituiscono ; e ciò che si opera nella vita interiore 
degli organi. 

Che aspoitr da tal metodo , e per siffatte severe 
investigazioni il suo ristoramento progressivo la bio- 
logia , apertfunentc se ne può trovar ragione, appena si 
volga uno sguardo alle più notabili funzioni vitali. A ca- 
gion di esempio , nota rcuduta la natura del sangue ve- 
noso che giunge a' capillari de'polraoni; nota quella del 
sangue arterioso che ne di-parte ; e note le varie qualità 
dell'aria che quelli penetra e n'esce;, allora il fenomeno 
della respiraziojie depone le misteriose sembianze, e suf- 
ficiente ti ti rende l' idea di ciò in che consiste quel- 
li atto vitale , o sia quel chiinico lavoro che si eseguir 



( Sl2 ) 

sce dentro del petto. In simil modo è intervenuto che 
il fenomeno della digestione per opera dello Gmelin e del 
Tiedemann, quello della termogenesi per i lavori del De- 
spretz, dell'assorbimento e della esalazione per gli spe- 
rimenti del Magendie del Fodera del Dutrochet , delle 
coudizioni chimiche ed elettriche degli umori e degli 
organi per le ricerche del Bellingeri del Becquerel del 
Donne del Puccinotti , e della stessa contrattilità mu- 
scolare per le scoperte del Galvani e del Volta, e per 
le sottili investigazioni del Prevost e del Dumas , e 
per gli ultimi chiarimenti del Blatteucci ; processi vitali 
tutti misteriosi un tempo ed onninamente oscuri , sono 
oggidì nella via che li porta gloriosamente nelle teori- 
che della fìsica e della chimica. 

Ma se la storia della vita vegetativa in sane con- 
dizioni procede al suo perfezionamento la msrcè di tali 
virtuosissimi studi, in pari modo è a dire della storia della 
vita nelle condizioni di morbo. Allorché meglio e chi- 
micamente esaminata sarà la natura delle diverse mate- 
rie lavorate dagli organi e che separansi dal corpo in- 
fermo ; come altresì la qualità degli organismi alterati 
dal lavor morboso ; in una parola alloraquando i pro- 
dotti generati dal conflitto vitale torneranno conosciuti 
ordinatamente , la natura davvero che solleverà fl velo 
de' suoi misteri , con più ragione i morbi saranno e sa- 
puti e distinti e curati, ed il sistema certo scientifico e 
non più mutabile di essi allora solamente starà. 

Però io rivolgeva l'animo a queste investigazioni, 
e dava cominciamento all'opera sopra una maniera di 



. ( 3i3 ) 
prodotti morbosi , qual è quella de' calcoli orinarii , la 
cui conoscenza per quanto par comune , d' altrettanto 
richiede assai maggiore accuratezza di quella clic finora 
ad essi si è conceduta. Ancora io considerava che il 
porsi a chiarire primamente questa specie di materie era 
f<»uire un opportuno servigio alla patria patologia , la 
quale rimaneva tuttavia nel desiderio di un apposito la- 
voro intorno alla qualità delle concrezioni orinarle in 
questa meriggia parte d'Italia , e mancava di proprio 
notizie di fatto ^ acconcc a mettere comparazioni con 
quelle che in altre contrade si generano. 

Con ciò mentre io mi determinava a tali lavori , 
non me ne occultava le gravi difficoltà; soprattutto per 
tener dietro alle moltiplici scoi>erte e lavori che colidia- 
namente nella chimica organica si vanno annunziando : 
il perchè quasi avrei lasciato mi' opera che stimava su- 
periore alle mie forze ; e che una volta intrapresa , po- 
sto ini avrebbe in obbligo di continuarla per lungo tem- 
po e menarla a fine. Sicché faccvami d'uopo di una occa- 
sione che minorasse nell'animo mio tali ostacoli; e que- 
sta mi si porse opportuna per accrescer lena al mio pro- 
ponimento , allorché il Museo di anatomia patologica 
di Giuseppe Sorrentino venne con ottimo consiglio a 
formare un nuovo ed utilissimo ornamento dello speda- 
le di s. Maria di Loreto. Conci ossiachè appena alloga- 
ta in quelle sale la crescente raccolta de' prodotti mor- 
bosi , Colui che soprintende al governo della pia Casa 
a fine di render più utile quel Museo e che allo stalo 
odierno delle scienze rispondesse , onorava me dell' of- 



( sa ) 

ficio di cliiarirc con chimiche analisi la natura di quel- 
le soslanzc. Primo ed imitabile esempio dato presso di 
noi, onde l'investigazione molecolare consociata alle a- 
natoraiche indagini, fornisse una compiuta istoria scien- 
tifica de' prodotti morbosi, (a) 

(a) Egli è necessario che mentre il coltello del 
no tomista taglia e divide il tessuto degli organi chia- 
ra facendone la meccanica analisi , t/ reagente del 
chimico ne sveli i recondili principii , e scopra /' d- 
nalisi elementare di essi. Di tal guisa un museo di 
notomia patologica riceve forma veramente scientifica. 

Medesimamente egli è di obbligo che mercè i 
lumi della patologia e della chimica vadano deter- 
minale In scolta^ r ordlnam/>iiio, la preparazione ^ la 
somministrazione de' farmachi ; in somma che si pon- 
ga insieme una farmacopea flosofca , la qual rechi 
l uso delle medicine a quella utilità ocra e sicura 
che se ne òr ama. 

I quali argomenti coglionsi tenere certamente co- 
me precipui e permanenti sostegni per assicurare in 
uno spedale cure prosperose agi' infermi ed incremento 
alla scienza ; e senza di essi P opera della carità diven- 
ta in gran parte illusoria. Il soprintendente Felice 
Sant angelo provvide ad entrambi nel l' ospedale di s. st. 
di Loreto, si piacque commettermi il nuovo e duplice in- 
carico d" illustrare per clumica analisi il museo di ana- 
tomia patologica colà stabilito, e di comporre una far- 
macopea con ie òasi indicate. In un mio lunffo rap- 



I 



(3i5) 

Di tal guisa cLbi a mellcrmi nella via delle racnlo- 
valc ricerche; e da più tempo proseguendole, fui già nella 
vciilura dopo un anno di rassegnare corapiulc a cjue'Di- 
rellori inollissiujc analisi sopra diverse materie morbose 
come si Teggono nel nominalo Museo , alle quali ag- 
giunte le altre fatte Dell'anno or decorso , mi reco a 
grandissimo pregio di sottoporre al vostro giudizio, Soci 
ornatissimi , una parte di esse , c<l in ispecic i risul- 
iamcati più generali de' miei sludii sopra i calcoli o- 
rinarii. 

I. Le analisi finora compite sono al numero di cen- 
lo. Le concrezioni calcolose erano già nel Museo 
raccolte allorché questo fu collocato nelle sale dell'ospe- 
dale. Sarehlxì stalo nlilft il hapcre le condizioni degl'in- 
fermi che le chinerò patito, e se vennero cavale dal vivo 
o trovate nel cadavere ; ma tali notizie mancavano. Per 
l'avvenire non saranno obbliate, affinchè non si perda 
Ogni argomento a trovar le attenenze tra la natura de' 
calcoli , e tutte le circostanze che possono per avventu- 
ra avervi dalo occasione. Senza di ciò la nozione chimi- 
ca non potrebbe recare tutte quelle utili applicazioni che 
voglionsi sperare. 

IL Le analisi si son praticate in modo da conser- 
vare nella sua forma il calcolo messo ad esame ; e «juesto 
per due ragioni. Primamente perchè si potesse moslra- 

porto al cav. Stellati medico direttore di quella pia 
Ca»a , e die fervorosamente coopera alla proaperilà di 
està , ho fornito un ragguaglio di tali lavori. 

38 



(3i6) 
re una raccolta di tal falla in un Museo ordinala come 
ogni collezione oritlognoslica, onde possansi apprendere in 
un atlo le specie diverse e le varietà. Secondamente per dar 
principio a meglio studiare le correlazioni ed i rispetti tra 
le qualità fisiche di que' corpi e la chimica loro natura: 
in una certa guisa seguire per queste collezioni ciò 
che si è fatto per l' oriftognosia -, scienza in cui la chi- 
mica e la fisica si son poste in un vicendevole accor- 
do per la distinzione de' fossili. Però ho dovuto portare 
le analisi sopra piccolissime quantità : e tolto il destro 
in tali ricerche , mi sono abituato a sperimenti molti- 
plici ed esattissimi : la qual destrezza in verità io non ho 
potuto raggiungere che dopo molte analisi , nelle quali 
a dileguare le incertezze dell'animo mio ho dovuto ri- 
tornare più volte , adoperar moltissimo tempo , e con- 
sumar anche tutta la materia del calcolo. Da ultimo io 
sono arrivato a manipolazioni semplici spedile minute e 
tali da poter talvolta sottoporre un piccolo granelli- 
no di calcolo a trenta e più reazioni chimiche per ve- 
nire alla certezza della composizione di esso. Per tal 
maniera ho potuto conservare al Museo i pezzi che ho a- 
nalizzato, restandoli quasi intatti, acconci per lo studio 
pratico di essi, e per verificarne l' analisi sempre che n'è 
mestieri. 

III. Siccome diceva, non è mio proponimento di ve- 
nirvi narrando ad una ad una le mie analitiche investi- 
gazioni, e farvi ragione di esse ; perocché scopo ne sarà 
un minuto ed apposito lavoro : ma non debbo mancar 
di avvertire qualche idea in generale intorno a' metodi 



(3i7) 
ed alla nalura delle sostanze trovate. Le prime opera- 
zioni sopra questi prodotti sono state le pirognostiche ; 
ma quasi sempre ho dovuto rivolgermi eziandio alle in- 
dagini per via umida ; senza di che non avrei potuto 
schivare molte incertezze e talvolta errori. Già si compren- 
de che le ricerche in questa spezie di lavori sono quasi 
tutte relative alla nalura, non già alla proporzione de' 
componentij epperò è stata sufficiente allo scopo 1' analisi 
qualitativa. I reagenti ed i mezzi che ho dovuto mettere 
più frequentemente in pratica sono stati la lampa- 
da ad aleoole , la foglia ed il cucchiarino di plati- 
no , gli acidi nitrico ed idroelorico , l' ammoniaca , la 
potassa, l'acqua di calce, una carta sottile di tintu- 
ra di violette , e di tornasole , 1' acido borico, il ferro, 
il fosfato sodico , il nitrato argentico , 1' ossalato ammo- 
nico , il sai di fosforo , il concino ec. Di guisa che ren- 
dala spedita la maniera di tali lavori, non è lontano dal 
mio pensiero di fornire una guida la quale sia agevole 
per eseguirsi le analisi da' medici e da coloro che non 
sono del tutto privi di chimiche nozioni. 

IV. Le sostanze finora trovate sono gli acidi 
urico , fosforico , ossalico e carbonico , 1' ammoniaca , 
la calce , la soda , poche volte tracce di silice e di 
cloro ; e tra le materie animali il muco e l' eraatosina. 
Non mai ho rinvenuto tra le cento concrezioni eistina , 
né ossido sanlico, né fibrina; ma una materia nera diver- 
sa da quella descritta dal Marcel noli' urina , ed esami- 
nata dal Prout col nome di acido melanico. Il volu- 
me de' calcoli è stato variabilissimo. Ve ne son picco- 



(3i8) 
lissimi e del peso di poeti granelli : contro de' quali pa- 
re troppo adoperare la litotomia ; e piuttosto ei sarebbe- 
ro de' casi da preferire felicemente la litotrisia , senza 
porre a quel grave risico gì' infermi. Tra le più grosse 
pietre una ve ne ha di dieci once. La più parte sono 
del peso di mezza a due once : una sola della circonferenza 
nel diametro maggiore di pollici nove ^ cavata parimente 
col metodo laterale. Ancora è da riguardare la diversa 
durezza e coesione de' calcoli. Ye ne sono di friabilis- 
simi, e questi per lo più composti di urato ammonico ; 
mentre ve ne sono di cosi compatti e duri che a pena ce- 
dono allo scalpello , e capaci di tal levigatezza da parere 
un bel marmo: sono fra questi quelli di ossalato di calce. 
Sarebbe utilissima la ricerca per conoscere e sterilire le 
attenenze ira la chimica composizione e la durezza de' 
calcoli ; onde senza chirurgiche esplorazioni distingnere 
i casi da preferire la litotomia o la litotrisia. Relati- 
vamente alla scabrezza della superficie , ve ne sono di 
levigatissimi e di quelli gremiti di tanti e tali aculei da 
pigliare r apparenza di un echino. Finora hanno presen- 
tato tal curiosa forma i composti dall' ossalato di calce. 
V. Le proporzioni delle sostanze relative al grado 
e al modo di composizione le ho trovate nelle seguenti 
maniere per ogni cento. 

Di una sola sostanza nnm i6 

Composti binarli, o sali 35 

Sostanze messe in istrali o separate. . . 24 
Sostanze messe ia inischianza ...... zi 



100.. 



(3i9 ) 
Onde le proporzioni relative alla natura organioft o 
inorganica delle sostanze uriche sarebbe per ogni cento: 
Fosfati separati ed in mischianza ... 4-5 

Ossalali 20 

Carbonato calcico o3 

Acido urico ed urati in mischianza . . 76 
Quest' ultima sostanza trovasi in cento concrezioni : 

Pura ... : 16 volte 

Combinata e mischiata . . . . 60 volte 
Il sale più comune fatto coli' acido urico è stato 
l'aralo ammonico, trovalo ventitré volte per cento analisi. 
L'urato calcico si è presentato in pari numero di 
analisi tredici volte. 

Così il carbonato calcico tre voltej e questo in cal- 
coli piuttosto piccioli. 

Il muco è stata la sola materia organica comune 
e determinabile ; di rado vi Lo trovato materia colo- 
rante del sangue che per accidente imbrattava qualche 
calcolo. 

Non ho mai finora trovato, come diceva, calcoli dì 
silice, di fibrina, di albumina, di cistina, di ossido san- 
tico, il qual forse non è che varietà di acido urico e 
di altre materie organiche. 

VI. Dalle riportate notizie ciascuno potrà rilevare in 
che vadano simili difformi i risultameuti da me olle- 
nuli sinora su le sostanze calcolose , e quelli avuti dal 
Brugaatelli nella Italia superiore , dal Wollaston e dal 
Marcel nella Gran Bretagna , dal Fourcroy e dal Wau- 
quelia in Francia , dal Lindbergsoa in Alcmagoa. Le 



( 320 ) 

quali simiglianze e differenze ora non dirò per minuto , 
ma soggiungo solo che Berzelius da quelle analisi de- 
duce che sopra looo pietre ve ne sono 272 di acido 
urico solo , combinato in mischianza : 253 di fosfati 
terrosi: 233 a strati di acido urico, ossalato e fosfati ter- 
rosi: e 14.2 di fosfato calcico. Onde si ha che la pro- 
porzione dell'acido urico è assai maggiore in Napoli; come 
anche quella dell' acido ossalico. Vuoisi notar per ulti- 
mo che r urato sodico e calcico, e molto più il carbonato 
calcico sinora scoperto dal Proust dallo Smith dal Frora- 
mhertz e da lalun altro , non è appo noi una rarità, a- 
vendone io trovato tre volte nelle mentovate ricerche ana- 
litiche, e in un caso il carbonato calcico senz' altra mi- 
schianza. 

A tali determinazioni sono stato condotto dalle cen- 
to analisi sinora eseguite , per le quali la raccolta di sif- 
fatte concrezioni nel Museo di s. m. di Loreto mi ha 
dato materia. Il lavoro vuol essere ancora proseguito e 
perfezionato sopra un numero molto maggiore di calcoli, 
affinchè si possa ampiamente conoscere la natura di es- 
si nelle nostre contrade, farne comparazione con quelli 
altrove già esaminati , e chiarire tutte le difficoltà per 
istabilire nn nesso tra la costituzione chimica e fisica 
di essi; come altresì cavarne tutte le utili applicazioni 
che ne chiede la terapia chirurgica e medica. 

Come che assai circospetto nel dar principio a tali 
astrusi studii , nondimeno ora rendutamisi più agevole 
la strada , certo non ischiverò le occasioni per lo pro- 
seguimento di un' opera utilissima alle scienze naturali^ 



(321 ) 

i(idispc:isabile oramai ne' musei di notomia patologica , e 
richiesta per inseparabile compagna alle ricerche anato- 
miche : opera il cui primo esempio è sorto nello spedale 
di più recente fondazione. 

Però, illustri Colleghi, se possono meritare il vo- 
stro compatimento queste mie prime fatiche intorno alle 
sostanze che i morbi lavorano nel corpo dell' uomo, vi 
prego a fornirmi maggiori lumi perchè io possa prose- 
guirle utilmente ; ed a farle prosperare per quanto po- 
tete negli altri musei come segno sicuro della civiltà na- 
zionale e dell' incremento della scienza. 



( 323 ) 
NECROLOGIA 

DE' SOCI ORDINARI. 



Oi dà termine al presente volume collo spargimento di 
pochi fiori sulle tombe di quattro nostri colleglli , che 
colle loro virtù accrebbero lo splendore del Reale Istitu- 
to. Se ne additano le principali doti per non eccedere i 
limiti di semplici articoli biografici, però sufficienti a far- 
ne conoscere il merito , ed a tramandarne ai posteri cara 
memoria. 

MATTEO TONDI (i) 

A' 21 Settembre 1762 egli nacque in Sansevero nel- 
la Capitanata da Severino Tondi ed Eufrasia Cannavina, 
quali scorsero ben presto nel loro figliuolo precoce in- 
tendimento, e trasporto pel sapere. Di fatto, stando an<- 



(i) Cav. dell'ordine dì Francesco I. , P. P. di 
Geognosìa nella Regia Università degli Studi , e Diret- 
tore del Museo Mineralogico , Ispettore Generale delle 
acque foreste e cacce , Socio ordinario della Reale ac- 
cademia delle scienze, della Ponianiana^ e Corrispon- 
dente di molte AccaiemiQ estere. 

39 



( 324 ) 

Cora in Patria sotto la direzione di abili maestri per le 
conoscenze elementari delle lingue latina e greca , ne- 
cessarie a qualunque carriera , ed avendo oltrepassato 
appena il terzo lustro , si vide andare in cerca di piante 
nelle adiacenti campagne, specialmente delle officinali, ser- 
vendosi deli' opera di Mattioli per acquistarne chiara cono- 
scenza. Ciò fu di maggiore sprone pe' Genitori a rendere 
compiuta la istruzione del giovine , inviandolo in questa 
Capitale, per ove mosse flel suo diciassettesimo anno. Fre- 
quentando Egli con impareggiabile assiduità le scuole di 
Domenico Cirillo , di Vincenzo Petagaa , di Antonio Se- 
mentini , di Nicola Andria ec. ai quali era allora affidata 
la pubblica e privata istruzione , divenne di buon' ora su- 
periore ai suoi condiscepoli , pubblicando neirtuino 1787 
e nel seguente una memoria medica, ed una istituzione di 
chimica stabilita sulla riforma che in questa scienza appor- 
tava il Lavoisier. E qui si vuol notare che quel genio mo- 
strato dal giovane Matteo in patria per la botanica , si ve- 
deva predominare ancora in Napoli , sicché mostrava sem- 
pre maggior trasporto per la storia Naturale che per la Ble- 
dicina , e con ispecialità per la Mineralogia, che coltivò in 
preferenza per le felici circostanze di quei tempi , che fa- 
voreggiavano la di lui naturale inclinazione. 

Ed in vero non potevasi migliore occasione presen- 
tare al nostro Tondi onde secondare il suo genio , che la 
determinazione presa dal nostro R. Governo di mandare a 
sue spese de' giovani in Ungheria per studiare la Metallur- 
' già , incaricando della scelta il Generale Parisi , uomo 
fornito di esteso cognizioni scientifiche. Costui in unio- 



( 32l) ) 

ne de' Signori Bavaresi Melograni Ramondini, LippieFaic- 
chio lo scelse a si nobile incarico, che procurò a lutti gran- 
dissima fama. Or essi corrisposero tanto bene alle mire 
del Governo , che ottennero altri mezzi onde visitare la 
Boemia e la maggior parte della Germania ; che anzi es- 
sendosi distinti non poco in que' studi Lippi e Tondi , fu- 
rono spediti in Inghillcra a perfezionarsi nelle già ap- 
preso discipline. E qui non sarà discaro di aggiungere che 
il Tondi durò immense fatiche in quel soggiorno e pose 
pure a cimento la sua vita fingendo il mestiere di minato- 
re , onde conoscere i forni di fusione che colà si adopera- 
vano. Dopo aver visitato i principali stabilimenti inglesi , 
percorse la Baviera e la Svizzera, estendendo sempre le sue 
conoscenze , e fornendosi d' assai ricca collezione di mi- 
nerali. 

Ma quello che infmitamenteaccrebbelariputazionedel 
nostro Socio e la stima in che lo tennero in Vienna tutt' i 
dotti di quei tempi e con ispecialità il Werner, il Jaquin , 
il Plenk ed il Cav. de Born ; fu non solo la pubblica- 
zione di un trattato di Docimazia^ in cui consagrava novel- 
le conoscenze in ordine al manganese, al molibdeno , allo 
scelio calcare e ferrugineo ; ma pure la grande scoverta da 
lui fatta in Schemuitz in unione del Signor Ruprecht del 
Borbonio , dell' Austro e del Partono , cioè de' regoli me- 
tallici nella barite , nella calce e nella magnesia. Quindi 
il Cav. de Born scrivendo nel catalogo metodico e ragiona- 
lo della collezione de' fossili ec. le novità avvenute nella 
scienza si esprime nel seguente modo. 

» Da poco in qua il numero de' metalli si è di molto 



( 326 ) 
)) aumentato per le scoverte che i Sig. Tondi e Ruprecht 
)) han fatto ultimamente a Schemuitz nella bassa Ungheria. 
)) Essi non solo hanno verificata la metallicità del manga- 
)) nese , del qjolibdeuo e del tungsteno , producendo dei 
)) regoli perfetti , convessi ed abbastanza grandi per esa- 
)) minarne le proprietà ; ma han sottoposto altresì alle loro 
)) ricerche la calce , la magnesia e la barite , e dopo aver 
)) depurato queste terre di tutte le parti eterogenee , haa 
)) ritirato da ciascuna di esse de' regoli differenti. Noi a- 
)) spetteremo di presto conoscere che la Silice e l' allumi- 
)) na non sieno altro che ossidi metallici anch' essi , ed 
» allora tutta la classe delle terre e delle pietre sparirà 
> dal regno minerale. Questa scoverta è una delle più 
;: importanti che siansi fatte in metallurgia , ed essa ap- 
:), punto deve cangiare e rettificare i nostri processi metal- 
)) iurgici ed estendersi alla chimica intera » . 

Ma chi vorrà seguire il nostro Socio in tutta la sua 
scientifica carriera ? I ristretti limiti di un semplice arti- 
colo biografico non permettono di far menzione di tutte 
ie sue scoverte , de' concorsi fatti in Parigi , pei quali , 
quantunque straniero , otteneva il posto di aggiunto al Sig. 
Dolomieu nel Museo di Storia naturale , cui dava i pezzi 
duplici della sua collezione di minerali e di rocce ; ed infi- 
ne de disagi ed amarezze sofferte essendo stato portato pri- 
gioniero in Cagliari (i). 

(i) P^olendosi conoscere tutte le notizie relative 
alla vita letteraria del Tondi , debbesi leggere quanto 
si è scritto dal Sig. Cernili sul proposito. 



( 327 ) 

Vuoisi solamente aggiungere che nel 1812 abbando- 
nò Parigi , perchè chiamalo in Napoli ad occupare la 
Cattedra di Geognosla nella Regia Università degli Studi, 
e la Direzione del Real 3Iuseo Mineralogico. Fu contempo- 
raneamente nominato Ispettore generale delle acque fore- 
ste e cacce. 

Tutte le Accademie Nazionali e moltissime estere Io 
arruolavano tra loro componenti. E questo Reale Istituto vol- 
le esser il primo ad onorare un tanto uomo. Venne final- 
mente decorato della Croce di Cavaliere del Real Ordine 
del Merito Civile di Francesco I. 

Ma una vita cotanto laboriosa non poteva esser lon- 
geva. Impiegando gli anni dell' età giovanile in viaggi 
trapazzosi lunghi e pieni di disagi , respirando spesso l' aere 
infesto delle miniere, e dal quarantunesimo auiio ( epoca 
del suo ritorno in Napoli ) impiegando tutto il tempo allo 
insegnamento , ai progressi della scienza , al miglioramen- 
to del Musco mineralogico , ed al disimpegno della sua ca- 
rica d'Ispettore di acque e foreste , dovevasi per necessità 
alterare la di lui salute. E finalmente a' iGNovembre i835 
fu il giorno di generale tristezza, perchè deponeva il no- 
stro Socio la spoglia mortale tra le lagrime del suo affezio- 
nato nipote e degli amici. 

Il Cav. Blatteo Tondi aveva un aspetto gajo; rispettava 
r amicizia di tutti e n' era assai tenace ; imparziale e giu- 
sto ne' suoi pareri ; amava moltissimo i giovani per la i- 
slruzione de'quali varie ore del giorno impiegava; era ame- 
no nel conversare , ed indefesso nella fatica ; soccorreva a 
larga mano le persone indigenti. 



( 328 ) 

OPERE PUBBLICATE 

Relazione dì due casi dì lepra scahìosa 'guarite 
collo specifico delle lucertole. Napoli j'j88. 

Istituzioni di Chimica. Napoli j 18 f. 

Elementi di Orittognosìa voi. 3. Napoli 1811 ,2. 
éiiz. 3826. 

— — di Oreognosìa in nn volume Napoli.... 

La scienza selvana ad uso de' forestali Nap. 1821 . 

La caccia considerata come prodotto selvano. Na- 
poli ì8f6. 

Memorie varie di argomenti mineralogici inserite 
negli Atti della Reale Accademia delle scienze. 



( 329 ) 
VINCENZIO BRIGANTI (*) 



La storia ha consacrato molte pagine alla memoria di 
Filippo Briganti di Gallipoli , che acquistò assai rinoman- 
za pel suo Esame analitico del sistema legale. Anche un 
nostro Foglio periodico ne faceva non ha guari l'elogio, e 
considerava tale opera come la base di quanto nella scien- 
za della legislazione si è detto posteriormente. Da si illu- 
stre antecessore traeva sua origine la famiglia del nostro 
Vincenzio , che per le non rare vicende de' tempi si stabili 
in Salvitene, piccolo villaggio della provincia di Principato 
Citeriore, ove a' 7 di giugno 1766 da Gennaro Briganti di 
professione notajo, e da Laura Grassi nacque il nostro So- 
cio, di cui amaramente deploriamo la perdita. E siche dob- 
biamo deplorarla j poiché la sua vita è stata mai sempre 
lo specchio delle virtù. Infatti dopo aver apparato nel 
proprio paese i primi elementi del sapere per mezzo del sa- 
cerdote D. Celestino Mucci , passava nel comune limitrofo 

(*) Professore di medicina e di Botanica , P. P. di 
Materia Medica dimostrativa nella R." Università degli 
Studj , Membro della Giunta di pubblica istruzione , 
Ispettore dello scibile nel R.' Collegio Medico-chirurgi- 
co., Socio ordinario della R." accademia dello Scienze, 
del R.' Istituto d Incoraggiamento , dell Accademia 
Medico-chirurgica , Corrispondente di quasi tutte le Ac- 
cademie estere. 



( 33o ) 
di Caggiauo ad istruirsi negl' idiomi latino e greco presso 
D. Valentino Grippo , siccliè al decimo terzo anno di sua 
età se n' era reso da tanto padrone , che ben si avvisavano 
ì genitori di farlo passare nella capitale della provincia , 
in Salerno, onde avesse colà il giovanetto maggiore oppor- 
tunità ad apprendere le scienze filosofiche e le matemati- 
che , nelle quali non poco distinguevasi al paragone degli 
altri condiscepoli. Ecco quella solida base di cognizioni 
che mena a grandi risultamenti. 

Ed in vero cosi preparato lo spirito, si portava in Na- 
poli il nostro Vincenzio avendo di poco oltrapassato il- 
terzo lustro. Fu allora che manifestava il suo trasporto per 
le scienze mediche e per la Storia naturale. Avendo a mae- 
stri i primi geni di quei tempi , come Cotugno , Cirillo , 
Sementini Antonio, Petagna, Andria ed altri illustri, si vi- 
de di buon' ora insegnare agli altri ciocché pochi anni pri- 
ma gli era stato insegnato. Il suo studio privato era fiori- 
tissimo, e fecondo di letterati non pochi , che oggi forma- 
no il beli' ornamento del Partenopeo suolo .\ e nel mentre 
che già aveva presa la Laurea dottorale medica nel 1789 e 
la onorifica divisa di maestro , si cimentava al concorso 
pel Rettorato della Regia Università degli Studj , che con- 
ferivasi allora al più valente candidato di una delle sue 
Facoltà. 

Questo passo lo rese sempre più caro ai sommi di 
quei tempi , e lo incuorò a fare de' viaggi nelle provincie 
del Regno, ond' estendere il patrimonio della Botanica e 
della Entomologia. Fece infatti tesoro di non poche piante 
ed insetti rari e nuovi , che poscia descriveva ed illustrava 



(33i ) 
con eleganli disegni eseguiti di propria mano , facendone 
spesso dono alle Accademie , come si rileverà dall'Elenco 
delle sue opere. 

Nel 1809 riformarasi la Regia Uni versi là degli Sludi, 
ed il Briganti vi fu nominato Professore aggiunto per la 
cattedra di Botanica cogli onori di Professore proprietario. 
Gli surse allora il lodevole pensiero di formare un Gabi- 
netto di moltissimi e svariati oggetti medicinali , ed essen- 
dovi sollecitamente e ben riuscito, fu dicliiarato Professore 
di Materia medica dimostrativa. Di quale utilità sia rie- 
scilo tale Gabinetto ai giovani medici e farmacisti , è fa- 
cile imaginarlo. Le sue lezioni erano seguite da una folla 
di studiosi , nella cui mente rimanevano esse ben impres- 
se , percbè convalidale dalle osservazioni. 

E quQnt' altro egli non faceva essendo membro ord i- 
nario della Giunta di pubblica istruzione ? A lui si com- 
rnellevano gli affari più difficili , cbe disbrigava con solle- 
citudine, dilicalezza e probità. A lui si affidava l'assisten- 
za ai concorsi per la provvista delle cattedre della slessa 
Regia Università , de' Licei e de' Collegi lutti del Regno. 
A lui si dava l'incarico di compilare de' regolamenti, sem- 
pre che crede vasi di doversi distruggere gli abusi ed im- 
megliare la istruzione de' giovani. In grazia infatti di tali 
regolamenti vedovasi più cospicuo il Gabinetto chirurgico 
e la Sala clinica chirurgica. E quante macchine fisiche e 
chimiche non acquistavano continuamente per mezzo suo 
i Licei del Regno ? Quali altri vantaggi non recava il no- 
stro Socio al Collegio medico-chirurgico allorché vi veni- 
va chiamalo come Ispettore dello scibile ? Assisteva conli- 



( 332 ) 
nuamcnle alle lezioni di quegli alunni , presedeva alle di 
loro accademie , immancabilmente sorvegliava i di loro 
esami , e gì' incoraggiava spesso allo studio con eloquenti 
discorsi. 

In mezzo a tante faticlie ed a non interrotte gravi oc- 
cupazioni la macchina del nostro Socio conservavasi sana, 
sicché gli faceva da tutti augurare gli anni di Nestore. Ma 
era giunta l'ora fatale : quando meno il credevasi una fero- 
ce pleuritide restia a tutti imezzi dell "arte a'5 Aprile i836 
il distrusse. 

Vincenzio Briganti aveva scolpito nel volto il carat- 
tere della probità. Era ingenuo ed assai religioso, incapace 
di fare oppure a permettere l' altrui male, trasportato pel 
bene de' giovani , e sollecito per la sua famiglia ; e tra- 
sfondendo le sue virtù ne' figli dava alla nostra Metropoli 
altrettanti modelli di saggezza. Il primo tra essi che oc- 
cupa degnamente il posto paterno in questo Reale Istituto 
m'impone silenzio. 

OPERE PUBBLICATE. 

1 . Clavis systemaiis sexualis Linnaei^ sistensplan- 
iarum classes , ordines, eommque anomalias a Fincen- 
tio Briganti Med: Doct : in tres tabulas synopticas di- 
stributa , atque iconibus aere incìsis illustrata, in -Jol. 
ISeap. i8o4- 

a. Caroli a Linnè Termini botanici adnotationi- 
bus adaucti , etc. Curante Fincentio Briganti, in - 8, 
Neap. i8o^. 



( 333 ) 

3. CAROLI LiNNdEi Nonnullae dissertationes pro- 
prius ad Medicinam et Bolanicam accedentes ex ejus- 
dem operibus depromptae^ imaginibus in aes incisis^ ìio- 
tisque illustralae^ studio Fincentii Briganti.- Dissertatio 
/.* Fires plantarum. in-8. Neap. i8i4- 

4.. De nova Pimpinellae specie , cui nomen Anisoi- 
des , Dissertatio. infoi. Neap. i8o3.,fig. (*) 

5. Tavole elementari di Botanica , in cui si espon- 
gono i fondamenti della scienza^ e si rappresentano in 
figure tutte le parti delle piante con le loro differenze-. 

ì'n-fol. picc. I\ap. f8o8. {**) 

6. Stirpes rariores , sive novae aitt minus cogni- 
tae species., quae in Regno Neapolitano aiit sponte veni- 
unt , aut hospilanliir , descriptionibus et iconibus illu- 
stratae. Pemptas I." in-foL max. Neap. i8i6. 

7. Descrizione delle Ligule che abitano nelladdo- 
mine de Ciprini del lago di Palo in Principato cite- 
riore. {Inserita negli J iti della R.' Accad. delle scien- 
ze di Napoli, voi. 1° pag. 20 g , fig. ) 

8. De novo vermium intestinalium genere , cui no- 
men Balanophorus , Descriptio. (Ibid. voi. 11.° pag. 7^, 

fi9') _ '» 

g. Descrizione di due nuove specie <// Elìci. {Ibid. 

voi. II." pag. a6ò ^fg. ) 

(*) Questa dissertazione per la sua importanza fu anche ristampata 
nel 1.° voi. , pag. i , degli Atti della R. Accademia delle scicaze. 

(") Questo Atlante vien composto di 34 tavole incise a bulino, delle 
quali già 2-] trovansi pubblicate ; le rimanenti poi colle analoghe spiegazio- 
ni , e con un Dizionario di orgauograGa e glossologia botanica fra poco 
vedranuo la luce, [ler cura del di lui figlio Fraucesco. 



( 334 ) 

ìo. Istoria di una nuova specie di fungo della fa- 
miglia degli A^mnd^ Colt aggiunta infne delle descri- 
zioni di due altre specie anche finora ignote. {Ibid. voi. 
III." pag. t2f,fg.) 

1 1 , Memoria su due piante vernile da vari luoghi 
della Spagna sotto il nome di Carquexe (*). 

i2. Descrizione della struttura , mutazioni , vitto e 
costumi della mosca che fora i frutti dell' olivo , e di al- 
tri insetti alla stessa pianta nocivi. {Inserita nel tom. 
III." degli Atti di questo R.' Istituto , pag. gj ,fig. ) 

i3. Memoria sulla preparazione della pania dalle 
bacche del Loranto europeo , e sul modo di adoperarla 
per uccellare. {Ibid. tom. IF.° pag. 24^^ fg. ) 

i4- Illustrazione del frutto di una pianta Ameri- 
cana , chiamata dcù Brasiliani Zabucajo O Jacapuuaya. 
(Jbid. tom. F." pag. ^7,/^-) 

iS Descrizione di una nuova varietà del Cocos chi- 
leasis. {Ibid. tom. F." pag. zSù^fg. ) 

/ 6. Breve ragguaglio sulla natura di quelle pian- 
te e di quei fiori., che compongono l'antica corona d'oro 
trovata in un sepolcro scavato in Armento , paese del- 
la Basilicata. ( Inserito nelle Memorie della R.' Accada 
er celanese di Archeologia, voi. I.° pag. 2og. ) 

//. Praefatio ad vo lumen operis^ cui titidiis domI' 
Nici coTUNNii Opulenta medica., etc. — DeclaratioTab. 
Anatom. ejusdem clarissimi cotunnh circa nervos in- 

(*) E stata pubblicata dal medesimo di lui figlio Francesco nel IV. 
voi. degli stessi Atti della R' Accademia. 



( 335 ) 
cisivos , plcxum lympanicum , et eas juxta auctorh 
mentem partes ad sternutamenli plijsiologiae explicado- 
nempertinenles. in-8. j\'eap. 1826 ^fg. 

18. Or alio prò solemni sludiorum instauratione , 
habita in Regio Archigymnasio Neapoliéano FI. KaU. 
Februarii. in-4' JSeap, i833. 

]Q. Discorso pronunziato ai giovani del Real Col- 
legio Medico-chirurgico nella ricorrenza de' loro pub' 
olici esami, in-4' Nap. i833. 

OPERE INEDITE. 

/. Stirpes rariores, etc. Pemptas secunda. 

2. Fungorum rariorum Regni JSeapolitani Hìstoria^ 
picturis ad naturam ductìs iUuatrata. Prima et secunda 
Distributio (*). 

3. Oratio de plantis apud veteres Fisci nomen ha- 
bentibus , in qua Lorantlii europaei ac Visci albi Hisio- 
riam exponitur. 

4. 2i^xx«/3os historicus scripiorum rei herbariae Re- 
gni JSeapolitani, 

5. Cbloris Salvitellensis , seu Conspectus plan- 
iarum agri Salvitellensis in Principatu Citeriori. 

€. Osservazioni sulla germinazione e vita di pa- 
recchie piante indiane nel nostro clima. 

C) Quest' opera è stala proseguila dal prelodato di lui figlio. 
Le noiizie relative alla vita ed a' lavori del fu Briganti sooo state pre- 
se dall'Elogio funebre recitato dal Socio ordioario Sig. GiacoiuoFaci nella 
tornata de' ta dicembre iSSg. 



( 336 ) 
GABRIELE LONGO 



Se per la vostra benignità , o Signori , e non per 
merito che fosse in me, io fui annoverato tra componenti 
questa illustre Accademia , grande è stato il mio desi- 
derio di mostrarmene riconoscente. E la prima occasione 
mi si porge in questo giorno, nel quale debbo ragionare 
della vita e delle opere del Socio ordinario di questo 
illustre Istituto Signor Gabriele Longo di Vincbiaturo. 
Perchè in ciò fare noteranno se non dottrina, solleci- 
tudine almeno e diligenza, in compiacervi e nell' ubbi- 
dire a' vostri comandamenti, 

Gabriele Loiigo adunque nasceva da SigQOri D. Ot- 
tavio Longo de' Blarchesi di Vincbiaturo , e da D. An- 
gela Valignari de' Baroni di Miglionico nel di 3d. giu- 
gno 1771. Fu egli nelle lettere e ne' buoni costumi con 
diligenza ammaestrato nell' abolito Collegio de' Nobili , 
ove acquistò utili discipline. Uscito di poi di quel luo- 
gO; e naturalmente alle scienze fisiche inclinato, di niu- 
na altra cosa si mostrava più vago che della meccanica, 
cui attese assiduamente. Sopra che non lavorava il suo 
ingegQO in quella parte che addimandano speculativa o 
razionale ; ma si bene nella pratica od istrumentale . 
Ed in questa ei riesci cosi valente , che in merito n' eb- 
be, oltre alla fama, pubblici contrassegni di riconoscen- 
za. Egli inventava nuovi strumenti, altri già in uso per- 
fezionava ; alcune sostanze utili alle arti ed alle mani- 



ì 



( 337 ) 

faUurcil primo inlrocluceva appresso noi o migliorava. 
Delle quali cose è debito mio ragionare brevemente. 

Imperocché nel 1800 allora quando noi eravamo 
forniti dall'estero di candelette e di cateteri di gomma e- 
lastica, furono per opera sua, non pure stabilite nel no- 
stro Regno le manifatture di simili oggetti , ma ancora 
migliorate; avendo egli trovato il mezzo di sciogliere ed 
ammassare la gomma elastica , senza altra droga ; e ren- 
dendo siffatti istrumenti di assai lunga durata, meno 
incomodi a' malati e non soggetti a marcirsi. 

Non v'ha dubbio che prima di lui M. Bernard, e 
di poi il Signor Troja fabbricavano di tali istrumenti ; 
ma essi univano alla gomma elastica fusa l' olio di noce, 
il mastice, ed oltre a questo gV instrumenti dovevano a- 
datlarsi alla forma della gomma , anziché a quella che 
loro si conveniva. Il sig. Longo adunque escogitò la ma- 
niera di ridurre la gomma elastica a similitudine di pa- 
sta col darle quella forma che si voleva , e di poi far- 
le riprendere 1' elasticità naturale. Tanto vero che di que- 
sta gomma oltre a cateteri e ad altri oggetti di simil na- 
tura, costrui parimenti un utero con un fantoccio, al 
quale aveva dato tutte le possibili mosse nelle arti- 
colazioni degli arti superiori ed inferiori, nelle clavico- 
le , nelle scapole , nella mascella inferiore ec. per far 
osservare le diverse positure del feto. L'utero poi fat- 
to anch'esso di gomma non aveva elasticità che verso 
la bocca ed il collo ; il fondo era trasparente , ed in cui 
si vedevano tull'i movimenti della mano dell' ostetricante. 
Di questo ritrovato del signor Longo si valeva il chiaris- 



( 338 ) 
Simo professore fu Nicola Mancini , per dimostrare a' gio- 
vani certi particolari di ostetricia. Modificando e rettifican- 
do dunque i suoi lavori di gomma elastica, egli giunse a 
migliorarli in maniera , che ne ottenne nell' anno i834. , 
a relazione de' commessari di questo Istituto , il premio 
della grande medaglia d' oro. 

Quando nell' anno iSig i Signori Prisco e Schisano 
facevano venire di Londra i bottoni così detti di pastiglia^ 
il nostro Longo insegnò loro la maniera di fabbricarli , e 
risparmiò ai nostri mercatanti di simili oggetti il dispen- 
dio di grosse somme di danaro che si mandava a Londra. 

Progettò nel 1802, senza menomo interesse del regio 
erario , la maniera di fabbricare il sale ammoniaco ; e tal 
progetto esaminato dal nostro chiarissimo Vice-Presidente 
collega commeudaturc Ronolii , fu estimato degno dell' ap- 
provazione di questo Istituto ; onde ne ottenne privativa 
di fabbricarlo per anni sei. Le quali cose considerate da 
questo stesso Istituto , fu il Signor Longo , il 12. luglio 
del 1806. ammessovi come socio ordinario. Or egli seppe 
si bene corrispondere che ninna cosa operò che per lui non 
fosse onorifica e pel pubblico di grandissimo vantaggio. 

Tra gli altri obbietti di cui si occupò con zelo^ me- 
rita particolar attenzione quella sua relazione , mess' a 
stampa su lo stato attuale di talune arti e manifat- 
iure del regno di JSapoli , letta in questa Accademia il 
di 18 dicembre 1828. Nella quale egli analizzò con sa- 
no criterio le manifatture di seta , di lana, di cotone., di 
lino , de' cuoi , e delle pelli , e particolarmente di tutte 
discorrendo riraoalò all'origine dei difetti ch'erano in 



(339 ) 
esse, e segnò con molta sensatezza i rimcdii per allon- 
tanarli. Chiese in fine a questo Istituto , per impedire 
ed allontanare il monopolio de' manifatturieri , sprov- 
veduti di sufficienti mezzi per esercitare 1' arte loro , clie 
il Governo avesse stabilito a prò di essi una cassa ga- 
rentita da Leni fondi , a siniiglianza della cassa di scon- 
to ^ con la stessa ragione del sei per cento : e tutto que- 
sto egli diceva per impedire i fallimenti. 

Per rendere migliore la condizione de'cuoi in Castel- 
lammare , ne fu nominato, mercè ministeriale del 22 
luglio 181 1 direttore. Neil' anno posteriore, per ottenersi 
la costruzione de' campioni de' nuovi pesi e misure , ven- 
ne air uopo destinato come amministratore , si per l' esat- 
tezza de' delti pesi che per l'economia. Tale incarico fu 
eseguito nel 18 16, quando il Real Governo lo nominò, 
come persona espertissima nel calcolo e nella meccanica, 
a direttore della formazione dei medesimi campioni del 
Regno , che dovea desumere con particolare sistema da' 
campioni metrici francesi. Ed a questo incarico corrispose 
con zelo, e con cspcrtezza , per lo che meritò approvazio- 
ne ed elogi. 

Nel 1818 ottenne privativa per anni cinque della 
maniera di espurgare i panni-lana imbevuti di olio , col 
semplice uso dell' argilla , invece della potassa e del sa- 
pone. Ognuno scorge di leggieri il vantaggio che si ha 
da questo metodo, perciocché 1' uso de' caustici apporta 
danno si al colorito come alla durata di essi. 

Presentò in pubblica esposizione delle nostre ma- 
nifallure, alcuni saggi d'incerata in seta ed in canape 
vestila di polvere di lana colorata , sotto nome di iela 

Al 



( Ho ) 

attesa la simiglianza clic detti saggi si ave- 
vano col velluto iu lana. Ed essendo questa tela impe- 
netrabile all' acqua potea riuscir giovevole di molto per 
cappelli militari, per yalige^ per coverture e per simi- 
glianti arnesi. Espose pure un saggio di- tubo flessibile 
ad uso delle pompe portatili, il quale esaminato da questo 
Istituto, fu estimato degno di approvazione; perciocché 
arrecava grandissimo vantaggio alle pompo e ad ogni ma- 
niera di macchine idrauliche. 

Nel 1827 ^'^eva egli dimandato privativa per la fa- 
bricazione dell' acido solforico , senza far uso del nitrato 
di potassa; ed aveva immaginato di far un'apertura nel 
recipiente , dove si fa la combustione del zolfo, per farvi 
entrar l' aria , la quale mantenendola sempre attiva , ed 
i vapori dello zolfo attraversando l' acqua la rendevano 
acidolata , da cui si otteneva un acido allungalo , che 
mercè i mezzi conosciuti, poteva concentrarsi^, e vendersi 
a prezzo più discreto. 

Ma il sur valore in meccanica si rese più cospicuo 
allorché nel lybS manifestò le idee intorno ad un si- 
stema a molla della forza di cento cavalli , come mo- 
tore delle barche da guerra , nelle quali il fuoco è di 
assai pericolo, e provò essere siffatto sistema meno costoso 
delle barche a vapore ; tanto più che presso noi man- 
cano miniere di buon carbon fossile. L' Istituto, esaminata 
tale invenzione, trovò vero quanto erasi esposto dal signor 
Longo ; perciocché messa ad esperienza una barca siffatta- 
mente costruita, vide con maraviglia che procurata a bella 
posta la rottura della molla, questa si poteva facilmente e 
subito saldare, e senza che la barca soffrisse ritardo nel moto- 



I 



( 3-i. ) 
Da tulle queste cose da me brevemente esposte , si 
scorge che il Longo possedeva sode congaizioiii di chi- 
mica e di meccanica applicale alle arli , alle manifatture , 
dalle quali somma utilità si rilrae ; e di leggieri si scor- 
ge ancora eh' egli si aveva retta e santa intenzione , che 
debb' essere in ogni buon cittadino, di cooperarsi cioè 
al Ixine della patria sua , ed a non vederla tributaria al- 
V estero per oggetti che noi possiamo quanto altri fare e 
provvedere; e tale intenzione è sommamente da commenda- 
re ; imperocché gli uomini possono giovare in mille modi 
alla patria ed alla cinltà, e eoa le scienze , e con le arti, e 
molto ancora col buon volere e col buono e retto operare : 
Valga finalmente il conoscere eh' era tanto l' amore che il 
Signor Longo teneva a simili discipline, che molta parte del 
suo patrimonio consumava in comperar materiali , mac- 
chine ed in esperimentai'e. E se la salute che venivagli 
da qualche tempo mancando ed infievolendosi , gli fosse 
stata più propizia , certamente molte altre cose ch'egli 
meditava , avrebbe fatto conoscere , ed alcune altre a 
miglior perfezione rendute. Ma le forze lo abbandonava- 
no , e cronico morbo di vessica chiamavalo a riposare 
nel Signore. E nel di 3^ del mese di giugno dell'anno 
i836 cristianamente si mori, fra le lagrime de' suoi fi- 
gliuoli , rimpianto dagli amici e da ([neslo Istituto , dove 
ha lasciato vivo desiderio di sé , e dove , per mezzo mio , 
questo debile discorso , e queste poche parole alla me- 
moria di lui affettuosamente si consagrano (i). 

(i) Il (ireseute discorso Icggevasi dal Socio Ordinario Sig. D. Ferdi- 
Daudo de Nauzlo nella tornata accademica de' 6. Fd^brajo i84o. 



( 342 ) 
PIETRO RUGGIERO (i). 



A 26 di aprile 1760 respirò le prime aure vitali 
il nostro Socio ia Palo nella ProTincia di Bari. I suoi 
genitori Francesco Paolo e Domenica Boccomino si die- 
dero tutte la cura e premura non solo per iufondere nel 
di lui animo i semi di religione e di morale , ma pure 
per farlo istruire nelle discipline elementari , sicché nel 
diciottesimo anno ravvisatolo ben fornito di siffatte co- 
noscenze lo inviarono in Napoli, onde apparare le scien- 
ze mediche nelle quali sollecitamente si distinse , di- 
venendo con ispecialità 1' amico di Cirillo e di Cotugno. 

In quei tempi comiuciarano a diffondersi le nuove 
teoriche chimiche del Lavoisier , ed i medici ne pro- 
fittavano per meglio intendere alcuni fenomeni della 
vita. Il nostro Socio se ne occupò di proposito, ond'è 
che si vide nel caso di poter manifestare la sua opinio- 
ne in riguardo alla infiammazione, considerandola come 
affatto simile alla comune combustione, ed alla ossida- 
zione de' metalli. 

(i) P. P. di Patologia generale nella Regia Uni- 
versità degli Studi., Ispettore dello scibile nel Beai 
Collegio Medico- Chirurgico , Direttore della Sala dei 
mali venerei nelP Ospedale degl' Incurabili, Socio Ono- 
rario della R. Accademia delle scienze, Ordinario della 
Medico-Chirurgica ■> e corrispondente di molte straniere.. 



( 343 ) 

Ma quello clie accrebbe il merito del Ruggiero, 
e ne diffuse la fama, si fu di aver abbatlulo quel mu- 
ro clic divideva allora la Medicina dalla Chirurgia. 
Dimostrò di esser desse sorelle , di esserne comuni i 
principi , e che V una deve servire di lume all' altra. 
Quindi pubblicò le istituzioni di Chirurgia medica^ che 
furono molto applaudite, perchè sommamente utili eoa 
ispecialità ai giovani col tori di ambedue le branche del- 
l' aite salutare. Tale opera fu riprodotta dall'autore nel 
i8o3 corredata di molte osservazioni pratiche e di bea 
intese spiegazioni di fenomeni morbosi. 

Volendo rendere compiuta la istituzione medica, e 
ravvisando una lacuna nelle opere che s'insegnavano in 
ordine alle malattie delle donne gravide, delle puerpe- 
re e de' neonati , le prese a descrivere in altro suo la- 
voro intitolato trattato di Ostetricia medica , e vi con- 
segnava ottimi precetti per curare siffatte malattie , ed 
anche osservazioni di molto rilievo. E facile imaginare 
qual fussc stato il merito dt siffatto lavoro. 

Furono altresi degne di molta lode alcune lettere 
che il nostro Socio rendeva di pubblica ragione , nelle 
quali prese a far intendere molti fenomeni della vista 
mercè le dottrine della Fisica e dell' anotomia fisiologi- 
ca. In un tempo in cui l'ottica non era giunta ove la 
reggiamo a di nostri, potrassi comprendere quante lodf 
abbia ricevuto una produzione che conciliava nel tempo 
stesso dottrina e diletto pel modo com' erari trattata la 
njateria , e pei sali attici ed arguti motti che conteneva. 

Né vuoisi qui Irasandare che avendo scorto il Rug- 



( UX ) 

giero vari inconvenienti nel modo ordinario di appro- 
slarsi le frizioni mercuriali : iucovcnienli che menavano 
molto alla lunga sifialte cure, o distruggevano affatto gli 
utili risultamenti del rimedio; e volendo altresì preser- 
vare coloro che per mestiere si addicono a fare le fri- 
zioni mercuriali , i quali dopo non molli anni divengo- 
no emottoici o paralitici ; escogitò un meccanismo pel 
di cui mezzo meglio sarebbe stato fregato l'unguento 
mercuriale sotto le piante de' piedi , ed il malato da se 
stesso ( eccetto pochi casi ) avrebbe potuto maneggiarlo. 
Diede egli a tale meccanismo il nome di Torno frottore^ 
che fu approvato anche da questo Istituto , dopo diversi 
sperimenti, determinando che ne fusse inserito il disegno 
coir analoga memoria nel volume primo de' nòstri atti. 
Si aggiunse die inforniatu il Real Governo della utilità 
di delta macchina , ordinava non solo che lutti gli 0- 
spedali ne facessero uso , e che se ne spedisse il di- 
segno agli Intendenti delle Provincie ed alle Accade- 
mie straniere , ma pure che al sig. Ruggiero fusse data 
una medaglia di oro. Essendo stato obbligalo poscia a 
riprodurre la memoria , che si è cennata , vi aggiunse 
un manuale pratico per eseguire con profitto le cure mer- 
curiali, 

...Tali fatiche proccurarono al Socio vasta riputazio- 
ne , sicché occupava distinto posto tra' medici rinomati. 
Gli fu concessa quindi la Cattedra di Patologia gene- 
rale nella Regia Università degli Studi , e nominato Di- 
rettore della sala delle malattie sifilitiche nell' Ospedale 
degV Incurabili. 



( 34S ) 

A malgrado tante occupazioni non mancava egli 
di pubblicare a quando a quando le sue cliniche os- 
servazioni in memorie distinte , nelle quali descrive- 
va malattie rare , di somma importanza e di difficile 
diagnostica, additando il metodo curativo che gli era 
riuscito più conducente alla guarigione , o almeno a 
frenare l' impeto e V audacia di esse , come si vedrà nel- 
l'elenco delle opere pubblicale. Arricchì parimenti di note 
la Fisiologia del Ricberand allorché nell' anno 1 808 ven- 
ne riprodotta in Napoli e tra esse si distingue quella 
sulla funzione dell' udito , che fu da tutti lodata. E fi- 
nalmente essendo trapassato il Cavaliere Cofugno , suo 
amalissimo Maestro , concepì la lodevole idea di non 
defraudare il pubblico di tante belle osservazioni anato- 
miche fisiologiche o patolugii;hc che un tanto uomo avea 
ammassate nella sua lunghissima clinica , onde formar- 
ne diverse opere. Il Ruggiero quindi prese a dispor- 
re il materiale , ne formò quattro volumi che pubblica- 
va col titolo di Opere postume del Cav. Domenico Co- 
tugno , aggiungendovi pure sensatissime note nelle oc- 
correnze di dilucidare sempre piìi 1' argomento. 

Tra tanti titoli pe' quali è meritevole il nostro Socio 
della pubblica e generale gratitudine è da annoverarsi la 
fondazione del Collegio Medico-Chirurgico. Egli ne concepì 
la idea , ne scrisse il progetto , che fu dal Governo ap- 
provato nel 181 1 , venendone nominato Direttore in u- 
nione de' Professori Boccanera ed AngiuUi. Quanto sia 
utile tale stabilimento in cui con metodo si apparano 
tutto le svariate branche del sapere medico, e nel quale 



( 316 ) 
si attende principalmente alla morale degli alunni , po- 
Irassi rilevare sì dal numero di essi clic racchiude , i 
quali non sono mai meno di centocinquanta; che dall' os- 
servarsi quasiché tutte le cattedre de' Licei, de' Collegi, 
e non poche della stessa Regia Università esser occupate 
mercè concorso da soggetti un tempo alunni del Collegio 
Medico. E quemti medici ben istituiti non ha il Regno 
in ogni anno ì Se il Ruggiero non avesse fatto altro 
che procurare la creazione di uno Stabilimento di tan- 
ia importanza , sarebbe meritevole d' infinite lodi e di 
eterna memoria. 

Giungeva intanto in Napoli il morbo asiatico , e 
si avvicinava parimenti il termine della vita del nostro 
Socio. Egli malgrado la età avanzata non mancava di 

preslcirsl alle licliieslt; dcgl' informi , e ne fu libero nella 

prima invasione ; ma nella seconda ne rimase affetto , 
ed agli 1 1 di giugno di quel memorando anno iSSy ne 
fu la vìttima con esemplare rassegnazione ai Divini 
voleri. 

Pietro Ruggiero fu uomo assai probo e di dilicata 
morale , fermo sempre ai doveri delle sue cariche ; in- 
genuo amico e protettore de' giovani , caritativo assai. 
E benché padre di numerosa famiglia, non trascurò d' i- 
stradarla nella gloriosa via della sapienza, couducendola in 
modo avanti da dare ottimi soggetti allo stato , ed il 
primo fra suoi figli che tanto sì è distìnto nella carriera 
legale , trovasi già da diversi anni Socio corrispondejite 
di questo Reale Istituto. 



( 347 ) 

OPB&E PUBBLICATE. 

Caratteri intrinseci degl' infiammamenti animali e loro 
risultati. Nap. 4796. 

Istituzioni di Chiì'urgia medica. 3. edizione Nap. 4803. 

Trattato di Ostetricia Medica Nap. 4802. 

Lettere ottiche. Nap. 4807. 

Memoria sul forno frollore. Nap. 48J0. 

Memorie diverse. ^." contro gli effetti della digitale nella 
cura de' dolori arteriosi. 5." Casi singolari di polipi dell'u- 
tero. J." Violenta epilessia curata colle frizioni mercunali. 
4." Tumori fugaci dell utero. Nap. -J 838. 

Opere postume del Cav. JJomenico Cotugno con note. 
Nap. mO. 

FiTfE VEL VI. VoiuaiE. 



1^2)31^1^ (ai3]^I£lliILl 



Pagina 

Dedica '. in 

Introduzione v 

Elenco de' Socj del Reale Istituto xxi 

UEMoniE 

Sul calcolo economico del Socio ordinario Bar. Giuseppe Nicola Durini I 
Su di una nuova specie di fungo del Socio corrispondente Ferdinando 

Giordano 23 

Nuove ossurvazioni intorno alle cocciniglie ed ai loro pretesi maschi 

del Socio ordinario Oronzo Gabriele Costa 31 

l>C!JTizione di una nuova specie di Schiionia del Socio ordinario 

Francesco Briganti 53 



( 348 ) 

Monografia sulla duplicità dell' utero umano del Socio ordinario Ste- 
fano delle Chiajc 65 

Osservaiioai sopra una nuora specie di Embothrio del Socio corrispon- 
dente Ferdinando Giordano 105 

Sa di una nuova specie di Angelica del Socio ordinario Cav. Michele 
Tenore , 118 

Su di un nuovo e più semplice artlGzio per far mostrare agli Orologi 
il tempo vero o solare ed il medio nel medesimo atto del Socio 
corrispondente Domenico Antonio Presatti 121 

Descrizione di due nuove e rare specie di funghi del Socio ordina- 
rio Francesco Briganti . 1 39 

Descrizione ed uso di un nuovo apparecchio per introdurre noli' inte- 
stino retto il fumo di tabacco o di altre sostanze del Vice-Segreta- 
rio perpetuo Cav. Benedetto Vulpes. . . . . . _ . . . .153 

Jicmoria da servire a' Progettisti di nuove macchine e di molini spe- 
cialmente del Socio ordinario Domenico Sonni 161 

Sulle diverse specie e varietà di cotoni coltivate nel Regno di Napoli 
colle istruzioni pel coUh amento del cotone Siamese, e le notizie 
sulle altre specie di cui puossi provare la introduzione del Socio or- 
dinario Cav. Michele Tenore 175 

Sulla esistenza delle glandule renali ne'Batraci e ne' Pesci del Socio 
ordinario Stefano delle Chiaje 207 

Eicerche anatomiche sul canale di Petit dell' occhio umano del Socio 
ordinario Stefano delle Chiaje 223 

KiQessioni sui brevetti d'invenzione del Segretario della corrispon- 
denza Cav. Francesco Cantarelli. 247 

Istoria di un singolare mostro umano acefalo del Socio onorario 
Luigi Gargano 255 

Sulla sostanza gommosa che geme dai vecchi tronchi delle querce del 
Socio ordinario Francesco Briganti 275 

Anatomiche disamine sulle Torpedini del Socio ordinario Stefano 
Delle Chiaje. . .^ • - . • •• ; • .-291 

Analisi di cento concrezioni orinarie del Socio ordinario Giovanni 
Semmola "09 

Necrologia dei Soci ordinari. 

Matteo Tondi 303 

Vincenzio Briganti. . , 3-9 

Gabriele Longo •'36 

Pietro Ruggiero ^^^ 

FIISB dell' JXDJCE. 






A T T I 



Del Reale Istituto d' Incoraiififiamento 

Do 

alle scienze naturali 
DI NAPOLI. 



^.IIIi9, 



ATTI 



DEL REALE ISTITUTO 
D' INCORAGGIAMENTO 

ALLE SCIENZE NATURALI 

DI NAPOLI. 



TOMO VII. 




^Hlh.^ 



NAPOLI. 

UAI.L.V TIPUGUAFIA UEL WlMSTEllO DI STATO DEGLI AFFARI INTERM 
.>KL nEALE ALREnCO DE' POVritl. 

1847. 



L^ UL A 3 ii. 
O A 

AVI I - 






K E. 



Ìlj Istituto Reale d' Incoraggiamento di qua del 
Faro in mezzo a tanti e sì svariati lavori, che 
delle arti e manifatture , dell' agricoltura , della 
pastorizia e del commercio trattano , spinto da 
quella interna tendenza che mena gli animi dei 
suoi Socii verso le occupazioni loro predilette e 
di prima scelta , non mai ha dimenticato lo stu- 
dio delle naturali cose , il quale invero non po- 
ca luce spande sulle arti stesse e sulle industrie, 
come pure spiana la via per conseguirne vantag- 



gio maggiore. 



Una pruova dell' operosità e dell' amore in- 
torno a ciò la M. V. potrà degnarsi di veder- 
la in cpiesto settimo volume degli Atti accade- 
mici, prossimo a darsi alla pubblica luce; dove 



un novero bastevole di nuovi trovati ^ di speri- 
menti e di accurate ricerche non solo nelle na- 
turali , ma pure nelle scienze affini vi si leggono. 

L' Istituto medesimo osa deporlo a piò del- 
l' Augusto Real Trono , e Le chiede grazia 
di fregiarne il titolo del Sacro Nome di V. M., 
ond' egli abbia nuovo e più possente motivo a 
faticare con alacrità. E se tale grazia F Istituto 
ha ricevuta in altre simili occasioni , giustamen- 
te spera che la M. V. non voglia negargliela 
presentemente. La bontà mostrata da V. M. nel- 
1' accogliere sempre con soavi maniere i di lui 
lavori , fa augurare a tutti i suoi componenti che 
Ella non sarà aliena dal soddisfare le loro brame. 

Nella certezza di siffatta grazia , crede l' Isti- 
tuto Reale suo primario dovere dirigere fervidi 
voti al Cielo per la felicità di V. M. e dell' Au- 
gusta Sua Real Famiglia. 

Di V. S. R. M. 



Pel Reale Istituto d' Incoraggiamento 
Il Vice-PresidEiNte 

Il Segretario generale degli Atti 



VII 

DE' SOCII DEL REALE ISTITUTO. 



I.° ORDINARI. 



Presidente. 

Saiilangcio Cav. D. Felice , Vico-Presidente. 

Stellali Cav. D. Vincenzio, Segretario generale jìerpettio. 

Cantarelli Cav. D. Francesco , Segretario della Corrispoiidenza. 

Vulpes Cav. D. Benedetto , Vice-Segretario. 

Agostino ( d' ) Cav. D. Francesco. 

Ciiganti D. Francesco. 

Cagnazzi Cav. D. Luca. 

Carfora Cav. D. Aniello. 

Costa D. Oronzio Gabriele. 

Cliiajc ( delle ) D. Stefano. 

Capocci D. Ernesto. 

Cua D. Giuseppe. 

Ccva Grimaldi Pisanelli I). Giuseppe S. E. Signor Marchese di l'io- 
Iracatclla , Consigliere Ministro di Stalo Presidente interino del Consiglio 
de' Blinistri. 

Flauti Cav. D. Vincenzio. 

Filioli Cav. D. Giacomo. 

Giannattasio D. Felice. 

Grillo 1). Antonio. 

Guarini D. Giovanni. 

Gussonc Cav. 1). Giovanni. 

Giardino D. 3Iario. 



vili 
Ignone D. Giuseppe. 
Luca ( de ) Cav. D. Ferdinando. 
Mac ri D. Saverio. 
Manuncclli D. Giustino. 
Melorio Cav. D. Nicola. 
Minichini D. Domenico. 
Nanzio (de) D. Ferdinando. 
Paci D. Giacomo. 
■ Puoti Marchese D. Giammaria. 
Presutti D. Domenico. 
Ruggiero ( de ) Cav. D. Luigi. 
Ronchi Cav. D. Francesco. 

Ruffo di Calabria D. Fulco', S. E. Signor Principe di Scilla Duca di' 
S.a Cristina , Ministro Segretario di Stato degli Affari esteri. 
Sangiovanni D. Giosuè. 

Santangelo S. E. Cav. Gran Croce D. Niccolò, Ministro Segretario di 
Stato degli Affari interni. 
Semmola D. Giovanni. 
Tenore Cav. D. Michele. 

II. ° ONORARI E CORRISPONDENTI 

ESTERI E RAZIONALI , ELETTI DOPO LA PIBBLICAZIOKE DEL VI. V0Lr:\IE. 

Abate D. Felice. 
Attadini D. Luigi di Arezzo. 
A puzzo ( d' ) D. Nicola. 
Brugnatelli D. Gaspare. 
Bruno D. Francesco. 
Bourbon D. Ugolino. 
Bonanni Barone D. Cesidio. 
Bollo Cav. D. Giuseppe. 
Bozzoli D. Giuseppe di Ferrara, 
Brizi D. Oreste di Arezzo. 



IX 
Ciccarelli Barone D. Francesco. 
Chiaromonte Conte ( di ) D. Luigi Sanseverino. 
Comilino S. E. Principe Consigliere di Stato. 
Cesare ( de ) Cav. D. Giuseppe. 
Cappa D. Raffaele. 
Cestone D. Giuseppe. 
Girelli D. Filippo. 
Costa D. Achille. 
Carruba D. Michele di Bari. 
Corho D. Giulio di Avigliano. 
Devincenzi D. Giuseppe di Teramo. 
Escolar D. Serapio di Madrid. 
Frairc Allcmao D. Francesco del Brasile. 
Grimaldi D. Luigi. 
Giampietro D. Emidio. 
Gasparrini D. Guglielmo. 
Grosso ( del ) D. Luigi. 
Ghiotti D. Nicola. 
Giudice ( del ) D. Francesco. 
Gherardi D. Silvestro di Bologna. 
Hardy di Londra. 
Laghczza D. Leonardo. 

Lanza 1). Giuseppe S. E. Principe di Trahia . .Ministro Segretario di 
Stalo dogli Affari ecclesiastici. 
Maccdo ( de ) 
Mazzarosa Marchese. 
Jlaresca Cav. D. Andrea, 
Manfrè D. Pasquale. 
Mclaxà D. Telemaco. 
.Mancini D. Pasquale Stanislao. 
Moreno D. Vincenzio. 
-Mamone D. Domenico. 
Marini D. Gennaro. 



X 

Kiccolini Cav. D. Antonio. 
Kugncs D. Massimo. 
Nardo D. Gio: Domenico di Venezia. 
Navi D. Giuseppe. 
Paolillo D. Bartolommoo. 
Palmici'i D. Luigi. 
Quaranta Cav. D. Bernardo. 
Ragona Scinà. 

Ribas ( de ) Marchese D. Carlo. 
Ricci D. Giuseppe Antonio. 
Ranuzzi Conte D. Annibale di Bologna. 
Scbipani D. Alessandro. 
Sarlo Cav. D. Scipione. 
Seebode Cav. D. Goffredo. 
Seebode Cav. D. Carlo. 

Savercda S. E. D. Angelo Duca di Ribas, Incaricato e Plenipotenziario 
di S. M. Cattolica. 

Sanfelice D. Nazario Duca di Bagnoli. 

Spinelli Commendatore D. Antonio. 

Sanlorelli D. Nicola. 

Stella Commendatore D. Francesco. 

Sanguinetti Paris Bonajuto di Livorno. 

Stankoviz Canonico D. Pietro. 

Sabini D. Vincenzo di Altamura. 

Silvestri D. Giacomo. 

Santi P. Linari di Firenze. 

Turchi D. Marino. 

Tornabene D. Francesco. 

Valcntini D. Giuseppe. 

Via ( da ) D. Luigi. 

Winspcare D. Gio: Battista. 

Zuccagni Orlandini D. Attilio di Firenze, 



MEMORIE 

DE' SOCI DEL REALE ISTITUTO 
D' INCORAGGIAMENTO. 



I 



( I ) 



Sull' arancio mandarino ; memoria letta al reale istituto 

d' L\C0RAGGIAMENT0 , NELLA TORNATA DE' 2 APRILE 1 84.0 , DAL SO- 
CIO ORDINARIO CAV, MICHELE TENORE. 



% 



ra le famiglie di piante d'onde le cure dell'uomo la natu- 
rale fecondità secondando , prodotti piìi svariati e moltiplici ab- 
biano saputo procacciarsi , alcuna di certo non avvene che con- 
tender possa il primato a quella degli agrumi. Conseguenza el- 
la è questa innegabile del più lungo periodo- di sua coltivazio- 
ne , non clic del trovarsene disseminate le specie diverse in 
tante vastissime terre per tutta la zona tropicale e per gran par- 
te della zona temperata. La certezza della prima condizione non 
potrebbe rivocarsi in dubbio senza ignorare come risalir con- 
venga fino ai tempi della favola per rinvenirne la prima origi- 
ne ne' famosi pomi degli orti Esperidi , saliti digià in tal fama 
da farne a fiero indomabile drago confidar la custodia, ed al- 
l' immenso Alcide il conquisto. A far fede dell" altra ne abbon- 
dano le relazioni ed i contesti di quanti sono viaggiatori ed i- 
sforici di tult' i tempi e di tutte le nazioni. Quindi è che pres- 
so i Greci ed i Latini , da Omero a Virgilio , da Teofrasto a 
Plinio , cosi generalmente troviamo celebrati 1' arancio , il ce- 
dro, il limone , non che gli altri più speciosi frutti a tale u- 
hertosa famiglia spettanti , che non poche pagine riempir do- 
vremmo se tutte accumular qui ne volessimo le citazioni. Di 
queste e di altre simili isloriche notizie ci asterremo volentieri 



( 2 ) 

di far parola trattandosi di cose all' universale notissime , e di- 
remo soltanto come in tempo meno rimoto la Provenza e l'Ita- 
lia ne dessero precipuamente opera alla coltivazione degli agru- 
mi; e come tra gì' Italiani sia surto il primo ingegno che di 
proposito descritte ne abbia le più ricche e speciose serie, non 
che i metodi di coltivazione, che tutti veneriamo nel celebre 
Ferrari. Gli Esperidi di questo eruditissimo scrittore , che han 
servito di testo a quante sono le opere pubblicate sullo stesso 
soggetto , non potea lasciarsi sotto silenzio , siccome egual tri- 
buto di gratitudine e di stima riferir dovremo al Gallesio ed al 
Hisso , esimia coppia d' Italiani naturalisti a' quali dobbiamo i 
due più insigni trattati sulla storia naturale del genere Citrus 
che ne abbiano dato fuori i moderni. 

Noi che in questa meriggia parte d' Italia le più favorevoli 
condizioni riuniamo per la prospera coltivazione de' pomi espe- 
ridi , maravigliar non dovremo se anche da tempi assai rimo- 
li tali culture abbiamo tenute in onore grandissimo ; che perciò 
ne' sullodati libri troviamo farsi tesoro delle più pregevoli e sin- 
golari specie di agrumi somministrate da Amalfi , Reggio , Gae- 
ia, e Napoli. Sono tuttora queste famiglie di utilissime piante 
oggetto presso noi di svariate e lucrose industrie orticole , non 
meno di favorito studio di numerose classi di persone che dal- 
la cura degli orti intendono raccogliere più innocenti ed inef- 
fabili godimenti. Che se , per effetto delle cangiate condizioni 
de' tempi , e della stessa umana volubilità ;, di non poche fami- 
glie di piante abbiam veduto abbandonarsi affatto o intiepidirsi 
appo noi la coltura , dei soli esperidi doni non potremo dire 
altrettanto. La qual cosa potrei di leggieri confermarsi dando u- 
na rapida scorsa alle ville ed ai giardini che fin dentro la stes- 
sa città nostra se ne veggon piantali , ne' quali ampia messe 
potrà farsi delle più vistose e svariate specie di agrumi. E vai- 



(3) 

ga per tulli r esemplo nobilissimo clie ne piace recare del no- 
stro emerito presidente Signor Fulco Ruffo di Calabria che nel 
giardino della stessa sua cittadina dimora tale una ricca colle- 
zione di agrumi ha riunito , da potersi ritenere qual leggiadra 
e preziosa miniatura degli orti Esperidi. Ed egli stesso , 1' Ec- 
cellentissimo principe, con tanto zelo ed amore si adopera a 
procacciarsene acquisti novelli ; con tanta generosità e grandez- 
za di animo si compiace donarne agli orticoltori i virgulti ; con 
tanto gusto ed intelligenza studiasi richiamarvi la di loro atten- 
zione , che grave di certo riescir non debba se per queste di- 
sadorne parole rispettoso tributo di riconoscenza gliene venga 
per noi riferito. Il nostro Orto Botanico , perchè piantato in luo- 
go poco favorevole alla coltura degli agrumi , molto a rilento 
progrediva nel riunirne una discreta collezione. Non ristava e- 
gli frattanto dall' adoperarsi con tulli i possibili mezzi onde ac- 
crescerla ed ampliarla , cosi nelle specie o nelle varietà che ne' 
moltiplici ; di tal che poteva ultimamente pubblicarne un' appen- 
dice al catalogo delle altre industrie orticole , cui si dà opera 
in quel Reale Stabilimento. Nasceva da ciò il bisogno di annun- 
ziar quelle piante con i nomi cosi botanici che volgari , laonde 
conveniva studiarle più attesamente. Egli avveniva appunto nel- 
r istituirne tale scientifico esame , che una delle 'specie già ri- 
tenuta per determinata e ben definita , si trovava non potersi ri- 
ferire alla classificazione che V era generalmente attribuita. L' 
arancio mandarinu , in somma , che tulli riducono al cilrus 
nobilis del Loureiro , e che noi medesimi così definito ritene- 
vamo nel Real Orto, doveva dar luogo a più accurate indagini. 
Io dunque dopo di essermi applicato a meglio chiarirne le ca- 
ralterisliche e metterlo in confronto con quelle del cilrus iiobi- 
lis, ho creduto poterlo illustrare, giudicandolo specie diversa, 
e così distinguerlo con allra propria appellazione che facondo 



derivare dalla squisitezza del frutto ho detto Cilrus deliciosa. 
Di questo pregevole alberetto adunque brevemente discorreremo 
la storia, le caratteristiche, le qualità, la coltura. 

Notizie storiche. 

Quante volte il mandarino riferir si potesse alla specie di 
agrume , cui ne' cataloghi degli orticoltori , e ne' libri botanici 
troviamo apposto il nome di cilriis nobilis , sarebbe facile risa- 
lire alla origine della sua scoverta , e quindi conoscerne i vari 
periodi della sua propagazione. E risaputo che questa pianta fu 
la prima volta raccolta dal Loureiro nella Gochinchina, e quin- 
di descritta nella sua Flora di quella regione. Dipoi colla scor- 
ta dell' Orto Britannico dello Sweet si conoscerebbe esserne sta- 
ti portati i primi individui in Inghilterra da Canton nel i8o5. 
Gioverà frattanto avvertire che lo stesso Loureiro scriveva non 
aver veduto a Canton il suo Citrus nobilis^ che cresceva copio- 
samente nella Cochinchina. La qual cosa dà luogo al fondato 
sospetto di creder diversa la pianta recata in Inghilterra la pri- 
ma volta da Canton. Comunque volessero ritenersi confuse en- 
trambe le piante , ovvero applicato il nome dell' una a quella 
che in realtà ne fu recata dalla China , sembra innegabile che 
le vicende della guerra che a quell' ora ne agitava 1' Europa ne 
avessero trattenuta la propagazione. Pare ben vero che in quel- 
lo intervallo gì' Inglesi avessero avuto cura di trapiantare il 
Mandarino in Blatta, donde di certo venne recato in Sicilia. Di 
questo nostro Mandarino come della pianta del Loureiro non eb- 
bero certezza gli scrittori de' trattati del genere Citrus , peroc- 
ché così il Gallesio ed il Risso che il nuovo Duhàmel ne tra- 
scrivono seccamente le parole del Lourerio , soggiungendo non 
conoscerue la pianta , che fino a quel tempo , cioè verso 1' an- 



(5 ) 

no 1818, non erca nota altrimenti nò in Francia, nò nell'Ita- 
lia supcriore. Non taceremo frattanto come lo stesso Risso ab- 
bia apposto una nota sotto quel Cilrus nobilis concepita ne' se- 
guenti termini: « Da alcuni anni parlasi molto a Parigi . di un 
» arancio mandarino, il cui frutto è estremamente scbiaccialo. 
» Le piante giovani clic me ne sono state mostrate presso di- 
» versi fioristi non offrono ancora alcun particolare carattere per 
» poterle riconoscere. Questo Mandarino sarebbe egli diverso 
)) dall' arancio di cui abbiamo data la descrizione , dappresso 
)) Loureiro ? » 

Ecco tutto ciò che puossi raccogliere inforno alla storia del 
Mandarino. Per non tacerne le particolarità che più precisamen- 
te riguardano la pianta che noi ne coltiviamo , converrà ram- 
mentare r esserne stati recati i primi individui da Palermo in- 
torno all'armo 181 6. Moltiplicandosi facilmente per margotte e 
per nesli e riproducendosi inalterato per 1' ordinaria via delle 
semenze , non è da maravigliare se il Mandarino, pianta ovvia 
in Malta ed in Sicilia , vada anche divenendolo presso noi. Sic- 
come questi frutti , per la loro bontà^ e perchè possono racco- 
gliersi maturi nello stesso inverno assai prima degli altri aran- 
ci , vcngon con gran premura ricercati massimamente dalle per- 
sone facoltose , cosi non dubitiamo che coli' estendersene sem- 
preppiìi le coltivazioni , eSsi figureranno quanto prima se non 
nella stessa abbondanza degli aranci ordinari , almeno in tal co- 
pia da non farne riserbarc il godimento a poche classi privile- 
giate. 

Descrizione: 

Per meglio valutarne i caratteri gioverà premettere la se- 
guente descrizione che dell' arancio mandarino ò stala fatta sul* 



(6) 
le piante venute dai semi, ed allevate nel Rcal Orto fin dal 
primo loro germogliamento. Coltivate in vasi progressivamente 
più capaci , e fatte adulte venivano desse trapiantate a dimora 
su di un balzo rivolto a Levante e messo tutto ad agrumi. In 
questo luogo le nostre piante hanno prosperato talmente che fra 
dicci anni son cresciute del triplo di ciò che erano ne' vasi do- 
ve erano rimaste pel primo decennio. La piìi bella di queste 
piante che ne ha servito di tipo ne presenta le seguenti carata 
teristiche. 

Albero fuori terra alto dodici piedi parigini, col tronco di 
quattro pollici di diametro ad un piede dal suolo. Rami nume- 
rosissimi sottili , e lunghi da quattro a sei piedi , divergenti 

divaricati , divisi e suddivisi in ramoscelli angolosi nella 
parte inferiore e media ed affatto tereti in tutto il resto. Que- 
sti rami dechinano dall' angolo retto all' ottuso verso la parte 
inferiore del fusto, e progressivamente si fanno acuti nella parte su- 
periore; cosicché 1' albero acquista la forma globosa come quel- 
la degli altri aranci. Tutti sono armati di spine robuste lunghe 
da sei linee a due pollici. Foglie lanciolate ristrette ne' due 
estremi , lunghe pollici due e mezzo a tre e mezzo, e larghe 
da dodici a diciotto lince, di sostanza coriacea di un bel ver- 
de lucido di sopra e matto di sotto , poco sensibilmente intac- 
cate nel contorno , e gremite nel parenchima di otricciuoli olio- 
si aromatici , cosicché stropicciate danno odor proprio gratissi- 
mo. Picciuoli lineari, non alati, lunghi quattro a sei linee. 

1 fiori nascono in grappoli ascellari e terminali , tra le foghe 
e fuori di esse come nell'arancio ordinario, sono affatto bian- 
chi e di dimensione quattro e più volte minori di quelli del- 
l' arancio , hanno cinque petali sparsi di punti pellucidi , molti 
stami ipogini riuniU presso la base in più fascetti , un sol pi- 
stillo collo stilo cilindrico crasso e lo stigma capitato. Frutti 



(7) 
sferoidali estremamente schiacciali di due a tre pollici nel mag- 
gior diametro , e di un pollice e mezzo nel minore ; con cor- 
teccia color giallo d'oro, giammai rosso sanguigno, liscia sot- 
tile csucca sparsa di glandolo oleifere che contengono un olio 
essenziale di gratissimo odore. Polpa interna con otto a dodici 
spicchi ossiano loculamenti gremiti di vescichette piene di su- 
go dolce profumato dello stesso aroma della corteccia; cosi la 
pelle de' detti spicchi che la loro polpa è sempre di color gial- 
lo arancio pallido. I semi abbondano nelle piante provenienti da 
semenze e ve n ha due a tre per ogni spicco ; ma i frutti del- 
ie piante innestale ne portano in minor numero. 

Osservaziom crilicke. 

Per meglio istituire il confronto Ira la nostra pianta e quel- 
la del Loureiro giudichiamo necessario trascrivere la descrizione 
compendiala del Citrus nobilis , che se ne può leggere nelle o- 
pere sopra citate. Essa è la seguente. 

)) Albero di mezzana grandezza, rami ascendenti senza spi- 
)) ne, foglie lanciolate intatte lucide di color verde bruno di 
)) forte odore , sostenute da picciuoli lineari. Fiori bianchi in 
3) grappoli terminali con cinque petali e di piacevole odore. 
» Frutti rossi , grossi rotondi alquanto depressi coperti di tuber- 
)) coli ineguali. La loro scorza è molto crassa sugosa dolce e 
i) mangiabile ; V interno è diviso in nove loculamenti pieni di 
j) vescichette che contengono un sugo rosso gratissimo. 

Ravvicinando questa descrizione alla precedente troveremo 
che il Citnts nobilis è pianta inerme , e la nostra è spinosissi- 
ma ; che quella ha foglie intatte di color verde bruno , e que- 
sta le ha alquanto dentate e di color verde bello , che i fruiti 
nella prima sono rotondi ed appena depressi con la scorza rossa 



.», 



(8) 

tubercolata e polpa sanguigna dentro e fuori , laddove nell'al- 
tra i frutti sono estremamente schiacciali colla corteccia sottile 
di color giallo-rancio , e cosi tutta la polpa fuori e dentro. 

Queste diversità , potendo facilmente avvertirsi anche dai 
meno versati nelle cose botaniche , nel renderne evidenti le dif- 
ferenze scientifiche potrebbero invece a giusta maraviglia dar 
luogo perchè le due piante ne sieno rimaste si lungamente con- 
fuse ; tuttavia ad attenuarne il rimprovero gioverà riflettere che 
il nostro Mandarino ne' paesi dove è stato introdotto e coltivato 
la prima volta ben difficilmente porla frutti perfetti. D'altronde 
cosa risaputa ella è che le erronee classificazioni una volta a- 
dottale e rivestite di notevoli autorità sogliono talmente radicar- 
si tra gli orticoltori che appena dopo lunghi anni e reiterate in- 
sistenze può venirsi a capo di vederle corrette. Ne valga per 
tutti il recentissimo esempio della oxalis crassicaulis dello Zuc- 
carini , la quale ricevuta in Inghilterra col falso nome di oxa- 
lis crenata , quantunque pianta diversissima , e che per farne 
avvertire 1' erronea classificazione Inglese se ne fossero per noi 
scritti diversi articoli pubblicati ne' giornali , vedcsi tuttora fi- 
gurare generalmente coli' erroneo nome di oxalis crenata! Ri- 
tornando al nostro Mandarino non vorremo tacere come le dif- 
ficoltà maggiori in questa meriggia Italia di provvedersi delle 
grandi opere botaniche del Gallesio , del Risso , del Duhamel 
abbiano potuto contribuire a ritardarne gli analoghi schiarimenti. 

In quanto agli autori che sembrano aver dato maggior luo- 
go air equivoco, ci limiteremo a designare 1' Orto Brittanico del- 
lo Sweet , che sotto il suo Citrns nobilis riferisce il volgare no- 
me di Mandarino ; aggiungendo esserne stata portata la pianta 
dalla China , che perciò ne sembra non potersi riferire a quel- 
la del Loureiro il quale dichiarava non aver veduto il suo Cilrus 
nobilis a Canton, che come ognun sa è i! solo emporio delle 



i 



(0 ) 
comunicazioni coli' Impero Celeste. Noi siamo da ciò portati a 

credere che la pianta dello Swcet debba piuttosto riferirsi al no- 
stro Ci Ir US del/ e iosa. 

Non taceremo da ultimo che presso il suo CUius nobilis 
lo Swect ne abbia registrato una varietà coli' indicazione di mi- 
nor , che dicesi portata in Inghilterra insieme col suo Mandari- 
no nello stesso anno e dallo stesso luogo. La qual cosa potreb- 
be far credere che in realtà entrambe le piante quali credute 
varietà della specie stessa ne sieno state insieme portate dalla 
China ; il vero Citrus nobilis del Lourelro cioè, ed il nostro Ci- 
trus deliciosa ; ma prima di poterlo affermare converrà istitui- 
re altro più accurato esame sulle precise due piante dell' Hortus 
Britannicus che non tralasceremo perciò di raccomandare ai bo- 
tanici ed agli orticoltori Inglesi ; non che a coloro che potran- 
no negli stessi giardini della Gran Brettagna osservare e verifi- 
care a quali precise specie di agrumi debbano difìiiiitivamente 
riferirsi le due piante che lo Sweet classifica per Citrus nobilis , 
major, e mmor. 

Collii' azione .^ qualità^ ed usi. 

lì mandarino è pianta rustica assai più di ogni altra spe- 
cie di agrume generalmente noto. Allevato in pien' aria , come 
il dicemmo di sopra in compagnia di altri agrumi gentili , ne' 
più rigidi inverni, mentre (juesti ne hanno avuto gelati i gio- 
vani rami e sono rimasti spogliati delle foglie e de' frutti , il 
nostro arancio ha resistito perfettamente , non ha perduta alcuna 
cima comunque tenera , ed ha conservato illese le foglie ed i 
frutti. Questa qualità riunita all' altra di potersi riprodurre inal- 
terato per semenze lo rende caro agli orticoltori, che, colle stes- 
se cure che adoperar sogliono nelle coltivazioni degli agnmii or- 



( IO ) 

dinari , potranno allevare e propagare questo prezioso arbusto. 

Il terreno sostanzioso e leggiero convenientemente conci- 
mato con fresco stabio equino cbe vi si rinnova in ogni autun- 
no , la regolare potatura nel Giugno , gì' innalfiamenti estivi e 
le altre solite pratiche che tutti conoscono sono quelle che con- 
vengono benanco al Mandarino. 

Per moltiplicarlo piìi prontamente e propagarne gV individui 
che avran dato frutti migliori potranno farvisi le margotte come I 
negli altri agrumi, e queste si applicano dopo la potatura e si 
recidono nel Marzo dell' anno seguente. Avvertenze piìi speciali 
convien ritenere , moltiplicar volendolo per la via degl' innesti. 
Per reiterale esperienze ne rimane confermato che simili inne- 
sti non hanno felice riuscita allorché il Mandarino s' innesta su 
quelle specie di agrumi che ne divengono grandi alberi , come 
r arancio forte , 1' arancio dolce , il limone. Riescono al contra- 
rio felicemente quando si praticano sopra agrumi di mezzana 
grandezza come la limetta ed il cedro. La stessa esperienza ha 
dimostrato doversi dare la preferenza a quest' ultimo ; dapoichè 
i frutti che si ottengono da' Mandarini innestati sulla limetta so- 
gliono partecipare del sapore dei frutti di quel soggetto. In 
quando ai tempi piìi opportuni alla pratica degli innesti me- 
desimi soggiungeremo averne veduto adottato 1' innesto a co- 
rona , dai nostri ortolani detto volgarmente innesto a penna , 
quante volte potrà praticarsi ne' mesi di Aprile e Maggio. L' in- 
nesto ad occhio dovrà poi preferirsi ne' seguenti mesi di Giugno 
e Luglio. Poco ci rimane a dire intorno agli usi del Blandari- 
no ; avvegnacchè ricercato ormai ne sia con gran premura il suo 
ottimo frutto. Aggiungeremo soltanto come per non essersi an- 
cora moltiplicato abbastanza, non se ne abbia potuto estrarne 
in copia il pregevole olio essenziale che ne contiene la sua cor- 
teccia , ma noi non dubitiamo vederlo concorrere quandocchò sia 



7'oir?(? ^'// 



/^ay.//. 




C Cr l'Anito d'i 



Cìlvus delieìosa 



( M ) 

ad accrescere la serie delle sostanze aromatizzanti che con tan- 
to profitto si estraggono da altre specie di agrumi, e non tra- 
lasceremo di riferire come col piìi felice successo sia stato di 
già adoperalo per prepararne rosoli di gusto tutto particolare 
deliziosissimo. 

Cilrì deliciosae diagnosis. 

Cilrus deliciosa. Ramis spinosis, foliis lanceolatis , utrinque 
altenuatis laete viridibus, vage obiterque dentatis, petiolis linea- 
ribus ; floribus racemosis pentapetalis ; fructibus sphaeroidalibus 
valde corapressis 8 — io locularibus , cortice tenui, pulpaque 
ex.tus intusque flavo-aurantiaca , per utriculos succulentos , sapi- 
dissima. Ten. 

Floret Majo , fructus perficit Decembri. Arbor mediocris. 

Habitat in China? 



Il 

\ 



Tabulae explicatio. 

A. Ramulus Citri deliciosae foliis fructuque Onustus. 

B. Fructus medio dissectus, 

C. Ramulus floriferus. 



( i3 ) 



Saggio della plora lucana, e descrizione di una nuova ombrelli- 
fera. Memoria letta al reale istituto d' incoraogtamento nel- 
la TORNATA De'i5 NOVEMBRE iS^O, DAL SOCIO CORRISPONDENTE D. 

Francesco Barbazita. 



ix vendo per vari anni dimorato nel Comune di Balvano in Pro- 
vincia di Basilicata , dopo il Clinico esercizio , la mia principa- 
le occupazione era diretta alla ricerca delle piante di quelle vi- 
cinanze. Scorso qualche tempo^ cercai di estenderle maggiormente 
con perlustrare alcuni paesi limitrofi appartenenti alla Provincia 
di Salerno, come sono quelli di Ricigliano, e S. Gregorio, non 
che alcuni altri dell' istessa Provincia di Basilicata. L'oggetto 
principale per cui comparisce alla luce , questa , che potrà chia- 
marsi piccola Flora provinciale Lucana^ non^ solo è di far note 
le piante rare , che si rinvengono in quelle regioni , di molte del- 
le quali trovansi gicà fatto cenno nella Syll. FI. Neap. del Sig. 
Cav). Tenore ; ma henanche per estendere la cognizione delle lo- 
calità di molte altre, che non sono riportate nella prelodata ó'y//. ; 
con aggiungervi ancora la descrizione dì una nuova specie di 
Seseli , che ho designato col nome di Lucanicum , da me rin- 
venuta sulle inaccessibili rupi dette Ze Jrmì , che appartengo- 



(a) 

no al Comune di Balvano su mentovato. Questa operetta seryirà, 
come un Fade mecum per chi, essendo vago delle cose botani- 
che, volesse visitare gli stessi luoghi da me percorsi. Su di tali 
vedute ho creduto necessario , suH' indicazione di ciascuna pian- 
ta segnarvi non solo il luogo ove suol ritrovarsi, ma benanche 
il tempo della sua fioritura. Credo di aver fatto cosa grata ai 
cultori di Flora, se, essendomi di bel nuovo ritirato in Napoli 
mia patria , ho divisato presentargli il risultato delle mie osser- 
vazioni , e sarò pago se avrò contribuito , per quanto si esten- 
dono le mie deboli forze , al loro utile. 



CI. Monandri j-MoNOGTNiA. 

lentranthus ruber. DC. Valeriana rubra Lin. var. 'A. 
Tenore SylL FI, Neap. Comune su' 
tetti, e sulle mura. Fiorisce in Aprile. 

DiGTNIA. 

Callitriche verna var. A. Syll. Pantano di S. Gregorio in Pro- 
vincia di Salerno, Distretto di Campagna. 

CI. DlANDRIA-MoNOGYNU. 

Ligustrum vulgare. Comune nelle siepi. Fiorisce in Maggio. 
Philljrea media var. C. liguatrifolia SylL Ne' luoghi sassosi 
montuosi. Rupi di S. Angiolo. Fio. in Aprile. 
^— laevis. Ibidem. Fio. in Aprile. 



Fraxinus excelsior. Difesa di Balvano. 

■ ornus yar. E. Angustifolia Syll. Comune nelle siepi mon- 

tuose. Fio. in Maggio. 
Veronica serpyllifolia var. A. Syll. Ne' luoghi umidi del Bosco 

di Picerno, detto comunemente il Marmo. 
Fio. in Giugno. 
— — Beccabunga. Comune ne' laoglii acquosi. Fio. in Maggio. 
^— chamaedrys. Comune nelle selve montuose. Fio. in Aprile. 
— - prostrata b. genuina. Reich. Jl. germ. excurs. Praterie sul 

Monte di Viggiano. Fio. in Luglio. 
— — arvensis var. J. et B. Syll. Comunissima ne' luoghi col- 
tivati. Fio. in Aprile. 
— — didyma Ten. Syll. Comune sulle mura di campagna, e ne' 

luoghi coltivati. Fio. in Marzo. 
— — hederacfolia. Ibidem. Fio. In Marzo. 
— — cymbalaria. Ibidem. Fio. in Marzo. 

Buxbaumii Ten. Syll. Ibidem. Ma di raro s' incon- 

tra. Fio. in Aprile. 

ofTicinalis. Ne' pascoli montuosi, La Rotonda. Fio. in Giu- 

gno. 
Lycopus europaeus. Comune ne' rivoli della Fiumara dalla parie 
che gu?rda la Fratta di Ricigliano. Fio. 
in Agosto. 
Salvia Sclarea var. B. Syll. S. pyramidaUs Pefag. Frequentissima 
ne' luoghi incolli , ed aridi. Al Morice^ al Gui- 
do. Fio. in Giugno. 
— — verbenaca. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. Detta 
volgarmente Centra di Gallo i 
^— clandestina. Frequentissima ne' pascoli montuosi. Al Calva' 
rio^ al Terrone curdo. Fio. in Aprile. 



( i6 ) 
Lemna gibba. Comune nelle acque stagnanti. 
■ minor. Ibidem. 

^Wk ' DiGYNJA. 

Anthoxanthum odoratum. Comune ne' pascoli summontuosi. 

CI. Triandria-Monogtnja. 

Valeriana ofilcinalis. Comune nelle selve montuose. Gli Arpi. 

Fio. in Maggio. 
— — tuberosa. Ne' luoghi montuosi frequente. La Rotonda. Fio. 

in Maggio. 
Valerianella eriocarpa. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 

olitoria. Ibidem. Fio. iu Blaggio. 

dentata. Ibidem. Fio. in Maggio. 

— — coronata. Ibidem. Fio. in Maggio. 

— — pumila. Ne' pascoli aridi summontuosi comune. Al Morice, 

Fio. in Maggio. 
Romulea Bulbocodium Sebast. et Maur. Ixia Bulbocodium [var. 

A. Syll. Comune ne' pascoli montuosi. 

Fio. in Marzo. 

— — Columnae. Sebast. et Maur. Ixia minima Ten. Syll. Ne' 

pascoli aridi, e summontuosi comune. Torrone 

di S. Giovanni., Torrone curdo di Salvano. 

Fior, in Febbraio. 

Gladiolus segetum A. Syll. Comunissimo ne' luoghi coltivati. 

Fio. in Maggio. 
Iris tuberosa. Ne' luoghi incolti summontuosi frequentissima. Fio. 
m Marzo. 



( '7) 

Iris fiorentina. Nelle fissure delle rupi comune. Ripa del Ca- 
stello Ducale^ Rupi di S. Angiolo. Fio. in 
Aprile. 

— — grarainca. Ne' luoghi incolti frequente. Fio. in Giugno. 

Crocus pusillus Ten. var. B. Syll. Comune nelle selve montuose, 
come ancora ne' luoghi bassi. Fio. in Febbraio. 

Scirpus palustris. Ne' luoghi fangosi comune. 

— — holoscocnus var. A. Syll. Ibidem. 

marilimus var. B. Syll. Comune nel Pantano di S. Gre- 

gorio. 
Cyperus longus. Comune ne' rivoli. 

DiGYNIJ. i 

Alopccurus agrcstis. Comune ne' luoghi coltivati. 
■ utriculatus. Ibidem. 

Phleum pratense var. B. nodosiim Syll. Comune nelle praterie 
basse , e montuose. 

ambiguum Ten. Comune nelle siepi montuose. 

Bellardi. Pbalaris saliva Pers. Comunissimo ne' luoghi ste- 

rili. 
Phalaris minor. P. aquatica JFilld. Frequentissima ne' luoghi u- 

inidi di Balvano. Piano della Pezza., Fisciano. 
— — nitida Presi. Coraunissiraa ne' luoghi coltivati. 

coerulesccns. Comune ne' luoghi argillosi. Fisciano.^ Pia- 

no della Pezza. 
■ paradoxa. Comune ne' seminati. 

Chrypsis sohoenoidcs. Comunissima nel Pantano di S. Gregorio. 
Sosleria nitida. Ten. Ne' luoghi erbosi montuosi. Costa delia 

Madonna del Carmine., Coste della Rossa. 

3 



( i8) 
Gaslridium australe P. B. Milium lentigerum Lin. Ne' luoghi 

sterili frequente, 
Cynosurus echinatus var. A. SylL Comnue ne' luoglii incolti. 

■ giganteus. A. SylL Comune ne' monti di Balvano. Fio. in 

Maggio. 
— — cristatus var. A. SylL Comune ne' luoghi incolti. 
Melica ciliata var. A. montana SylL Comune ne' luoghi sterili 

bassi , e montuosi. 
— — Uniflora. Comune nelle selve. 
Dactylis hispanica. Comunissima nelle siepi, e ne' luoghi sterili, 

■ ■ glomerata. Ne' luoghi sterili montuosi rara. 
Briza maxima. Comunissima ne' luoghi incolti. 
— — minor. Ibidem, 

— — elatior Sihth. Ne' luoghi incolti , ed umidi frequente. Pia- 
no della Pezza ^ Orsale^ ec. 
E-oeleria crislata Pers. Aira cristata. Lin. var. B. gracilis SylL 
Comune ne' pascoli montuosi. Rotonda , Monte 
del Platano , ec. 
—— phleoides var. A. Major. SylL Comune ne' luoghi sterili. 
Milium multiflorura Cav. Agrostis miliacea JFilld. Comune ne' 

luoghi incolti , e per le siepi, 
Panicum crus-galli , var. A. et B. SylL Comune ne' luoghi 

acquosi , e ne' rivoli. 
Setaria viridis. R. S. Pauicum viride Lin. Comune ne' luoghi 

coltivati. 
Digitarla ciliaris TVilld. Ibidem. 
Cynodon Dactylon. Comune per le campagne, 
Aira aquatica var. A. pumila SylL Ne' luoghi fangosi. Ai Monaci. 
■ " ■ caryophyllea var. A. SylL Ne' luoghi erbosi montuosi. 
Monte del Platano , Rotonda^ ec. 



( '9) 
Aira var. B. SylL A. intermedia Guss. Ne'luoghi erbosi mon- 
tuosi. Monte del Pialano , Rotonda^ ec. 

capillaris Host. Ibidem , ed altrove. 

Agrostis vulgaris var. J. SylL Comune nelle siepi , e ne' luo- 
ghi coltivati. Var. B. violacea Syll. Ne' pasco- 
li montuosi rara. 

— — vcrtillata. J. stolonifera var. B. verticillata SylL Comune 
ne' luoghi umidi, e ne' rivoli. 

- interrupta. Ne' luoghi incolti montuosi. Ripa del Monte del 

Piotano^ Fetrice^ Falde del Monte di Figgiano. 
Poa trivialis. Comune ne' luoghi coltivati , e silvestri. 

Pratcntis. Ne' pascoli montuosi o bassi come nel Piano di 

Salerno , o ne' luoghi selvosi come a Delceta. 
—— bulbosa var. A. SylL Comune ne' luoghi incolti , e nel 

margine de' campi. 
— — var. B. Fivipara SylL Comunissiraa sulle vecchie mura, 

e sui tetti. 
— — compressa. Frequentissima nelle selve montuose. 
— — Eragroslis Lin. Comune ne' luogbi sterili di Balvano , al 

Calvario^ ed altrove. 
— — mcgastacliya Koel. Briza cragrostis Lin. Comune ne' luo- 
ghi umidi. 

rigida. Nel margine de' campi , e sulle mura comune. 

Festuca ovina var. A. SylL Comune ne' luoghi incolli, e bassi. 

Drymcja Merlens et Koch. Comune nelle selve montuose. 

heterophylla. Marmo di Picerno. 

— — latifolia Reich. Comune nelle selve montuose. 

— — fluitans. Comune ne' rivoli. 

■ elatior. Comune ne' luoghi coltivati , e nelle praterie. 

myurus var. J. SylL Comune ne' luoghi coltivali. 



( 20 ) 

Fesluca brombides. Comune ne' luoghi incolti montuosi. 

— — ciliata. Ne' campi coltivati frequentissima. 

— — ligustica Bert. var. B. Syll. NeMuoghi incolti frequente. 

— — serotina. Ne' luoghi aridi di Bai vano fra la fenditura de' 

macigni al Galdo. Fio. in Settembre. 
Bromus secalinus. Comune nelle praterie. 
— — — arvensis. Ne' luoghi incolti frequente. 
— — madritensis var, A. et B. pubescens Syll. Comune ne' se- 
minati , nelle siepi , e ne' luoghi incolti. 
— — sterilis. Comune su i tetti , sulle mura , e ne' luoghi in- 
colti. 
■ squarrosus var. B. nanus Syll. Ne' luoghi aridi montuosi, 

al Fetrice. 
' ■ maximus Desf. Comune ne' luoghi incolti, e su i tetti. 

« intermedius Gitss. Comune nelle siepi, e ne' luoghi coltivati. 
'I lanceolatus Roth. et Guss. var. B. Syll. Ne' luoghi col- 

tivati comune. 
' mollis var. A. Syll. Comune nelle praterie. 

"- — erectus var. B. glaber Syll. Nelle selve montuose comune. 
Avena teauis. Falde del monte di Viggiano. 
" hirsuta Roth. Comune ne' seminati, ne' luoghi incolti, ec, 

ed è detta volgarmente Alatro. 
' fragilis. Ne' seminati frequente. 

Arundo phragmites. Ne' luoghi acquosi comune. 
"— ampelodesmos Cyr. Nella selva del Convento de' Cappuc- 
cini di Vietri di Potenza. 
Stipa pennata. Ne' luoghi sassosi montuosi frequente. La Ro- 

tonda^ Yallo della scollata. 
■■"■ tortilis. Ne' luoghi aridi montuosi comune. Strada che dal 
Galda porta al Castel di S. Angiolo» 



(21 ) 

Stipa aristella. Ne' luoghi aridi comune. Falde delle rupi , che 
costeggiano la fiumara, strada della Fratta di 
Ricigliano. 

Hordeum bulbosum Lin. Comune ne' luoghi argillosi. Piano del- 
la Pezza^ Fisciano^ ec. 

> murinum. Comunissimo per ogni dove. 

Secale villosum. Ne' luoghi sterili comune. 

Triticum repens var. j4. Si/IL Nel margine de' campi coltivati 
comune. 

— — var. B. muticum et glaiicescens Syll. Ibidem. 

— — caninum. Nelle siepi frequente. 

—— Ciliatum DC. Bromus distachyos Willd, \ 

var. A. Monostachyum (Ne' luoghi aprici 

var. B. Distachymn i comune. 

var. C. Polystachyum. Syll. > 

— — pinnalum var. A. Syll. Comune nelle siepi. 

Barrelieri Ten. var. J. Syll. Comune ne' luoghi incolli , 

e nelle siepi. 
P Lolium perenne var. À. Syll. Ovvio sulle mura, su' tetti, ne' luo- 
ghi aridi , e ne' seminati. 

arvense. Comune ne' seminati. 

— — temulentum var. J. Syll. et B. muticum. Ibidem. 
Andropogon hirtus var. J. Syll. Comune ne' luogi aridi. 
Holcus avenaceus. Ne' luoghi montuosi frequente, ed alla Laura 

di Marsicovetere, Falde della Rotonda., ec. 
■ '■ ■ lanatus. Comune ne' luoghi selvosi. 
Aegjlops ovata. Comune ne' luoghi sterili. 

' Trigynia, 

Polycarpon Ictrapbyllum. Comune per le campagne. Fio. in A. 

prile. 



( 22 ) 

CI. Tetrandria-Monogtnia. 

Dipsacus sylvestfis. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Giu- 
gno. 

Scabiosa arvensis var. À. Syll. Ne' luoghi erbosi montuosi. Gli 
Arpi , la Rotonda^ Faggi di S. Polito. Fio. 
in Luglio. 

■■ var. B. Syll. Nelle siepi, ne' luoghi incolti, ec. Fio. in 
Giugno. 

— i integrifolia var. A. et var. B. Syll, Nelle siepi, ne' luo- 
ghi incolti. Fio. in Giugno. 

. . columbaria var. C. Immilis. S. longepedunculata Bonn. 
Syll. Comune nelle siepi. Fio. in Giugno. 

. ambigua Ten. var. J. *9^//. Comune ne' luoghi sterili. Fio. 
in Giugno. 

— — holosericea Bert. S. pyrenaica. JVilld. Ne' luoghi montuosi 
rara. Felrice, e praterie nel monte di Viggia- 
no. Fio. in Giugno , ed in Agosto. 

■ transylvanica. Comune nelle siepi , ne' luoghi incolti, ec. 

Fio. in Luglio. 
Sherardia arvensis. Comune per le campagne. Fio. in Aprile. 
Asperula laevigala. Nelle siepi montuose comune. Fio. in Maggio. 

■ taurina. Ibidem. Fio. in Maggio. 

longiflora Kit. var. B. Syll. Comune ne' luoghi aridi mon- 

tuosi. Fio. in Luglio. 

arvensis. Comune ne' campi coltivati, ne' seminati, ec. Fio. 

in Maggio. . 

odorata. Nelle selve montuose frequente. Gli Jrpi^ Bosco 

di Picerno detto il Marmo. Fio. in Maggio. 
Galiura mollugo var. J. Comune nelle siepi. Fio. in alaggio. 



( 23 ) 
Galium lucldum var. A. SylL Comune ne' luoghi silvestri , e 
nelle siepi montuose. Fio. in Maggio. 

■ var. C. SylL Comune ne' luoghi aridi montuosi. Rotonda^ 

Fallo della Scollata^ ec. Fio. in Giugno. 

■ verum var. À. SylL Comune ne' luoghi incolti. Fio. in 

Giugno. 
— — purpureum. Ne' luoghi aridi montuosi comune. Fio. in Luglio. 

■ elongatum Presi. Comune ne' luoghi acquosi. Fio. in Giugno. 
M . ■ anglicum. Ne'luoghi aridi comune, Al Galdo. Fio. in Giugno. 
■Il aparlne. Ovvio per le campagne. Fio. in Maggio. 

...1 . murale Jllioni. Sherardia muralis Lin, Ne' luoghi aridi 
montuosi frequente. Jl Calvario. Fio. in Giugno. 
— — tricorne. Ne' luoghi coltivali comune. Fio. in Maggio. 

■ -■ cruciatum Smith. Valantia cruciata Lin. Ovvio ne' luoghi 

incolti. Fio. in Aprile. 
Ruhia peregrina. Ne' luoghi coltivati frequente. Pio. in Luglio. 
Crucianella angustifolia var. B. SylL Ne' luoghi aridi montuosi 

frequente. Ripa del Monte del Fiatano , 
Armi rosse. Fio. in Luglio. 
Plantago major var. A. SylL Goouine ne' luoghi coltivati. Fio, 

in Maggio. 
— — lanceolata var. yl. SylL Ihidem. Fio. in Maggio. 

■ I var. B. SylL Comune ne' luoghi argillosi. Fio. in Maggio. 
«— — erioslachya Ten. var. A. SylL Comune ne' luoghi aridi. 

Fio. in Maggio. 
— — — var. C. crinita SylL Ihidem. Fio. in Maggio. 
— — suhulata. Ne' luoghi aridi montuosi comune. La Rotonda. 

Fio. In Giugno. 
—— serrarla var. A. SylL Comune ne'luoghi argillosi. Piano 
della Pezza., Bradia, Fio. in Giugno. 



( 24 J 

Planlago Bellardi vai*. B. hirta Syll. Ne' luoghi afidi montuosi 

comune. Al Morie e. Fio. in Maggio. 
— — Psyllium. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 
Cornus sanguinea. Comune nelle siepi. Fio. in Maggio. 
. mascula. Ibidem. Fio. in Marzo. 

Alchemilla aphancs Tar. A. Syll. Comime ne' luoghi incolti , e 
sulle mura di campagna, 

Tetragynu. 

Ilex aquifolium var. 'A. Syll. Nelle siepi frequente. 

Pofamogeton natans. Pantano] di S. Gregorio comune : è detto 

volgarmente Calandrìello. 

densus. Comune ne' fossi acquosi. Grippiolo., i Monaci. 

Fio. in Aprile. 

Sagina procumbens. Ne' pascoli aridi montuosi di Bai vano. Tor- 
rone di S. Giovanni^ Calvario. Fio. in A- 
prile. 

Ci. PENT/trWRIJ-MONOGYNIA. 

Heliotropium europaeum. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in A- 

gosto. 
Myosotis sylvatica var. A. Syll. Nelle selve montuose frequen- 
te. Gli Arpi., La Rotonda. Fio. in Maggio. 
— — arvensis var. A.^ et B. ramosissima Syll. Comune ne' luo- 
ghi umidi. Fio. in Aprile. 
— — intermedia LinA. in Reich. fl. germ. exciirs. Comune ne' 
rivoli e nelle siepi umide di Balvano. Fio. in 
Blaggio. 



( 25) 

Myosolis collina Reich. l. e. M. liispida Schulz. NeMuoglii 

nionkiosi di Balvano. Fio. in Maggio. 
Litliospcrmum arvense var. J. Syll. Comune ne' luoghi incolti, 

e ne' seminali. Fio. in Aprile. 

purpurco-coerulenm. Comune nelle siepi. Fio. in Aprile. 

Ancliusa italica var. À. Syll. Comune ne' luoghi incolti, e nel 

margine de' campi. Fio. in Maggio. 
Cynoglossiira officinale var. C. minor Syll. Ne' luoghi montuosi 

frequente. La Rotonda, Via francessa .^ 
ed altrove. Fio, in Giugno. 

pictum. Ovvio per le strade di campagna. Fio, in Maggio. 

appcnninum. Frequente ne' luoghi montuosi, Z'^e/r/c?" di Po- 

tenza, Pio. in Maggio. 

cheirifolium. Comune ne' luoghi aridi montuosi, Morice,^ S. 

Angiolo. Fio, in Aprile, 
Pulmonaria ofTicinalis. Nelle selve montuose frequente. Coste del- 
la Pallina.^ Costa della Madonna del Car- 
mine. Fio. in Marzo. 

angustifolia. Ihidera. Fio. in Marzo. 

Syinphylum ofilcinalc var. B- Jl- rubris Syll. Ne' rivoli di Ca- 

signano , e dell' Orsale. Fio. in Giugno. 
. hulbosum. Comune nelle siepi umide. Fio. in Marzo. 

luberosum. Nelle selyc, e siepi montuose comune. Fio. in 

Marzo. 
Cerinthe aspcra var. J. , et B. nnicolor Syll. Comune ne' luo- 
ghi coltivati. Fio, in Marzo, 
■ ' maculata Ten. Nelle valli elevate. La Laura del comune 
di Marsicoveterc, Vallone di Sessa, Fio. in Luglio. 
Onosma montanura. Ne'hioghi aridi montuosi /requenlc, Morice^ 

Vallo della scollala. Fio, in Giugno, 



( 26 ) 

Lycopsìs variegata. Liìi. L. buUala Cyr. Comune ne' luoghi in- 
colti, e per le strade di campagna. Fio. in 
Aprile. 
Echium Tulgare var. A. SylL Comune ne' luoghi aridi. Fio. in 

Maggio. 
. iM Tiolaceum. var. B. SylL Ne' luoghi umidi frequente. Bra- 

dia , ec. Fio. in Giugno. 
— — plantagineum var. A. SylL Ne' luoghi incolti, e nel mar- 
gine de' campi comune. Platano^ Malassano. 
Fio. in Maggio. 
» pyramidale Zcjo. Comune ne' luoghi incolti. Calvario^ Bra- 

dia^ ed altrove. Fio. in Giugno. 
Primula acaulis. Comune ne' luoghi silvestri imiidi, ed ombrosi. 

Fio. in Marzo. 
Cjclamen neapolitanum. Ten. var. A, SylL Nelle siepi umide 

comune. Fio. in Agosto. 
Lysunachia linum stellatum. Comune ne' luoghi aridi montuosi. 
Morice^ Costa della Madonna del Carmine^ 
ec. Fio. in Aprile. 
— — vulgaris. Pantano di S. Gregorio comune. Fio. in Agosto. 
Anagallis coerulea. Comune ne' luoghi aridi. Fio. in Aprile. 
— — phoenicea. Comune per le strade di campagna. Fio. in 

Aprile. 
Plumbago europaea. Comune nelle siepi. Fio. in Agosto. 
Convulvulus sepium. Comune nelle siepi umide , che soprasta- 
no la fiumara, e ne' siti acquosi di Marsico 
nuovo. Fio. in Agosto. 
' lucanus Ten. Comune nelle siepi. Fio. in Maggio. 

' " ■ * ■ arveusis var. A. B. et C. SylL Comune per le campagne. 
Fio. ia Maggio. È detto volgarmente Tennola. 



(27) 

Convulvulus Cantabrica var. B. lerreslns Syll. Comune ne' luo- 
ghi aridi summontuosi. Fio. in Maggio. 

Campanula fragilis Cijr. var. J. glabra SylL Nelle fessure delle 
rupi frequentissima. Ripa del Castello Ba- 
ronale , e nelle rupi che costeggiano la fiu- 
mara. Fio. in Giugno. 

var. cymbalariaejolia Syll. Ibidem. Fio. in Giugno. 

persicifolia var. A. Syll, Nelle selve montuose frequente. 

Faggi di S. Potilo,, Rotonda^ Velrice. Fio. 
in Giugno. 
— — var. B. pumila Syll. Ibidem. 

rapunculus var. B. Urta Syll. Comune nelle siepi mon- 

tuose. Fio. in Maggio. 

Tracheliura var. J. Syll. Comune nelle siepi montuose. 

Fio. in Giugno. 

graminifolia var, B. elata Syll. Ne' luoghi aridi montuosi 

frequente. La Rotonda, Fetrice. Fio. in Giugno. 

glomerata var. C. JJermanni Syll. Ne' pascoli montuosi 

frequente, ed alla Laura di Marsicovetere , non 
che alla Rotonda. Fio. in Giugno. 

Erinus. Comune sulle vecchie mura , e ne' luoghi sterili. 

Fio. in Maggio. 
Prisraalocarpus hirtus Ten. Comune ne' seminati , e ne' luoghi 

incolli. Fio. in Maggio. 

hybridus. Ne' luoghi aridi montuosi di Balvano frequente- 

Morice , ed altrove. J'io. in Maggio. 

falcatus Ten. Nel margine de'campi frequente. Fio. in Maggio. 

Thcsiura raonlanum var. J. Syll. Ne' luoghi erbosi montuosi fre- 
quente. Coste della Pedicara , e della Ma- 
donna del Carmine, Fio. in Maggio. 



( 28) 
Lonlcera etnisca. Comune nelle siepi montuose. Fio. in Maggio- 
Hedera helis var. A. Syll. Comune nelle siepi. Fio. in Luglio. 
.VerLascum tliapsus var. A. SylL Comune per le siepi. Fio. in 

Giugno. 
«— — var. D. Syll. Ne' luoghi montuosi frequente. Coste della 
Vallina^ della Pedicara.^ della Rotonda. Fio. in Giugao. 
— — macrurum Ten. Ne' luoghi aridi montuosi. Falde del Fe- 
trice , e della Rotonda , Calvario , Castel S- 
Angiolo. Fio. in Giugno. 
' ' comrautalum Ten. var. A. Syll. Ne' luoghi aridi montuosi 
frequente. Calvario., Castel S. Angiolo.^ Fa- 
sciano. Fio, in Giugno. 
■ var. B. foliis radicalibus sinuato-pinnatifidis, repandis. An 

species propria ? Calvario. Fio. in Giugno. 
' sinuatura var. A. Syll. Comune ne' luoghi incolti. Fio. 

in Giugno. 
— — undulatum Lam.l. Ne' luoghi aridi montuosi raro. Fio. in 

Giugno. 
— — Lychnitis. Ne' luoghi montuosi raro. Falde del Feirice 

dalla parte di Fasciano. Fio. in Giugno. 
— — austriacum. Comune ne' luoghi erbosi montuosi. Coste di 

Fallar 0., F lisciano. Fio, in Giugno, 
»i floccosum var. A. Syll. Comune ne' luoghi incolti, e per 
le strade di campagna. Fio. in Giugno. 

repandum. fFilld. Ibidem. Fio. in Giugno. 

Mattarla Un. (verum). Ripa del Castello Baronale. Fio. 

in Giugno. 
Datura Stramonium. Ne' campi pingui comune. Fio. in Luglio. 
Hyosciamus niger. Comune ne' luoghi montuosi. Fio. in Maggio. 
— < albus. Comune sulle mura di campagna. Fio. in Maggio- 



( 29 ) 

Solanum Dulcamara. Comune no' luoglii umidi intorno la fiu- 
mara. Fio. in Giugno. 
>— — Tillosum. Comune ne luoglii coltivati , e per le strade di 

campagna. Fio. in Giugno. 
— — nigrum. Ibidem. Fio. in Giugno. 
Lycium europacum. Comune nelle siepi. Strada del Galdo ^ del 

Calvario^ ec. Fio. in Giugno. 
Rhamnus alaternus var. J. et B. Syll. Comune ne' luoglii in- 
colti bassi e summontuosi. Fio. in Aprilej 
è detto volgarmente Latierno. 
'■ calharticus. Nelle Siepi di Balvauo. S. Giovanni. Fio. in 

Giugno, perfeziona i fruiti in Settembre. 
Evonymus curopaeus. Comune nelle siepi. Fio. in Maggio. 
Vilis vinifera var. j4. SylL Ne'boscbi, e per le selve frequen- 
te. Fio. in Maggio ; volgarmente detta Vergiuso. 
Viola odorata. Comune nelle selve , e nelle siepi ombrose. Fio. 

in Febbraio. 
■ hìrla. Ibidem. Fio. in Marzo. 

— sylvcstris, Ibidem. Fio. in Marzo. 

— — tricolor var. lì. bicolor Syll. Comune ne' luoglii erbosi 
montuosi. Costa della Madonna del Carmine., del- 
la lìo/onda., ec. Fio. in Maggio. 
grandinerà var. J. et B. Syll. Ne' luoghi aridi montuosi. 
Bìipi del Felrice , delle Falli. Fio. in Maggio. 
^inca major. Comune nelle selve, e nelle siepi. Fio. in Marzo. 
Erythraea centaurium var. yJ. Syll. Comune ne' prati, e ne" luo- 
ghi incolti. Fio. in Giugno. 
— — var. B. Jl. albo Syll. Frequente nelle selve. Fio. in 
Giugno. 



(3o ) 

DlGYNIA. 

Cjnanchum Vince loxicum. Nelle selve montuose frequente. Coste 

che fiancheggiano la fiumara. Fio. in 
Maggio. 

Chenopodium melanospermum. Comune ne' luoghi coltivati, e nel- 
le siepi. Fio. in Luglio. 

— — viride. Comune ne' luoghi coltivati. Fio. in Giugno. 

— — album. Ibidem. Fio. in Giugno. 

opulifolium var. A. Syll. Ibidem. Fio. in Giugno. 

murale. Comune per le strade di campagna, e ne' ruderi. 

Fio. in Giugno. 
— — arabrosioides. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 
— — bybridum. Ne' luoghi montuosi ruderati frequente. Fio. in 
Maggio. 

foetidura. Comune per le strade. Fio. in Maggio. 

-^— polyspermum. Ne' luoghi coltivati, e per le strade di cam- 
pagna comune. Fio. in Luglio. 
Bela vulgaris. Comune ne' luoghi coltivati. Fio. in Maggio. 
Atriplex patulum var. B. SylL Ne' luoghi umidi ed ombrosi 
frequente. Fio. in Luglio. 
■ erecta Smith. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Luglio. 
Amaranthus adscendens Lois. , et Reich. Ne' luoghi coltivali, e 

nel margine de' campi frequente. Fio. in 
Luglio. 
— — sylvostris. Comune ne' luoghi coltivati. Fio. in Agosto. 

retroflexus JVilld. Ne' luoghi coltivali frequente. Fio. in 

Luglio. 
Cuscuta epithyrnum. Comune nelle siepi e nelle selve montuose 

di Balvano, e di GroUavoJo. Fio. in Giugno. 



(3i ) 

Cuscuta europaea. Comune nelle siepi dìBalvano. Airosa. Fio. 
in Giugno. 

Ulmus campcstris. Comune nelle selve. 

, suberosa. Comune nelle siepi. 

Celtis australis. Comune ne' luoghi montuosi , e Lassi. Fio. in 
Marzo. 

Eryngiiun campestre. Comune ne' luoghi argillosi , e ne' luoghi 

aridi. Fio. in Luglio. 

. dilatatura. Comune ne' luoghi incolti, ed aridi sommontuo- 

si. Pio. in Luglio. 

Sanicula europaea. Comune nelle selve. Fio. in Maggio. 

Bupleurum protractum. Comune ne' seminati. Fio. in Maggio. 

. aristatum var. A, rigidum Syll. Ne' luoghi sterili montuo- 

si comune. Coste della Pedicara^ Monte del Pia- 
tana^ Grottavojo, Fio. in Giugno. 

■ trifidum Ten. Comune nelle siepi montuose. Fio. in Luglio. 

■ ■■- tenuissimum var. ò. Columnae Giiss. Comune ne' luoghi 
argillosi. Piano della Pezza.^ Bradia. Fio. in 
Agosto. 

ICaucalis grandiflora. Ne' luoghi incolti, e nel margine de' campi 

frequente. Fio. in Giugno. 

— lalifolia. Ne' seminati frequente. Fio. in Giugno. 

— daucoides. Nelle siepi montuose , e ne' seminati frequente. 
Fio. in Maggio. 

— platycarpos. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Giugno. 

— anthriscus. Comune nelle siepi, e ne' luoghi incolti. Fio. la 
Giugno. 

— helvetica. Ibidem. Fio. in Giugno. 
■— nodosa JVilld, var. A, Syll. Comune per le campagne. 

Fio. in Maggio. 



( 32 ) 

Caucalis nodosa var. B. pediincularis Syll. Comune nelle siepi. 



Fio. in Maggio. 



purpurea. Ten. var. yl. et B. Syll. Comune nelle siepi , 

e ne' luoghi incolti. Fio. in Giugno. 
Daucus polygamus. Comune ne' luoghi incolti , e nel margine 
de' campi. Fio. in Giugno. 

setulosus Giiss. var. A. Syll. Comune ne' luoghi aridi. Fio^ 

in Giugno. 
Ammi majus. Comune ne' luoghi coltivati. Fio. in Giugno. 

glaucifolium. Ihidem. Fio. in Giugno. 

Selinum Oreoselium. Comune ne' luoghi aridi montuosi. Coste 

della Madonna del Carmine , della Pe- 
dìcara.^ ec. Fio. in Agosto. 
Alhamanlha sicula. Comune nelle Rupi. Rupi dì S. Angiolo.^ Ru- 
pi che costeggiano la fiumara , sulle mu- 
ra umide di Ricigliano. Fio. in Maggio. 

libanotis. var. A. Ten. Syll. Ne' luoghi incolti della 

Laura di Marsicovetere Fio. in Luglio, 
Foeniculum officinale. Comune ne' luoghi coltivati, e nelle vigne. 

Fio. in Giugno. 
Cachrys triquetra Spr. Nelle selve montuose frequente. Costone 
di Fusciano. Fio. in Giugno. 

alata M. B. var. fructibus elongatis. Ten. Syll. Ne' luoghi 

incolti della Laura di Marsicovetere. Pio. in Giugno. 
Ferula glauca var. B. minor Syll. Ne' luoghi rupestri frequen- 
tissima. Ripa del Castello Baronale., Rupi di S. 
Angiolo , della Pielraricca, ce. Fio. in Luglio. 

«- nodiflora var. B. conferta Syll. Comune ne' luoghi incolti 

montuosi. Fio. in Luglio. 
— — Barrelieri var. A. Syll. Nelle selve montuose frequente. 



(33 ) 
Costone di Fusciano. Fio. in Luglio. 
Ferula Opopanax Spr. Pastinacca Opopanax Lin. var. B. Syll. La- 
serpitiuin chirouiuni Lin. et JVilld. Ne' luoghi 
incolti montuosi frccfuenlc. Rotonda., Falde del 
Costone di Fusciano., Monte del Fiatano., Lau- 
ra (li Marsicovetere. Fio. in Luglio. 
Laserpitium lalifoliuni. Comune ne' luoghi montuosi. Rotonda., 

Vetrice. Fio. in Giugno. 

siculum Spr. Ne' luoghi montuosi frequente. La Rotonda. 

Fio. in Giugno. 
Tordyliura apulum. Comunissimo ne' luoghi incolti, e per le stra- 
do di campagna. Fio. in Aprile. 
• officinale var. B. canescens Syll. Ne' luoghi aridi montuo- 

si frequente. Monte del Piatane , Croce di Vie- 
tri di Potenza. Comunissimo anche in Ricigliano 
ed in MarsicoTCtere insieme col T. apulum ne' 
luoglii incolli. Fio. in Giugno. 

maximum. Comune nelle siepi. Fio. in Giugno. 



lleraclcum SphonJylium. Praterie della Laura di Marsicovetere. 

Fiorisce in Giugno. E conosciuto col 
nome di Cocozza selvaggia. 
Angelica nemorosa Ten. Ne' luoghi acquosi frequente, e ne' ca- 
nali de' mulini alla fiumara. Fio. in Agosto. 
Ligusticum apioides. Ne' luoghi erhosi montuosi frequente. Gli 

Arpi., Costone di Fusciano. Fio. in Luglio. 
Siura nodillorum var. A. Comune ne' rivoli. Fio. in Luglio. 

■ var. B. ochreatum Dee. Prod. 4- p- fo4- Ihidem. Fio. in 

Luglio. 
• ■ - BulhocasfaHum. Spr. Bunium Bulhocastanura Lin. var. A. 

Syll. Ne' luoghi aridi montuosi frequente, 



e nel monte di Viggiano. Rotonda^ Mon- 
te del Platano. Fio. in Giugno. 
Sison amoraum. Comune nelle siepi. Fio. in Agosto. 
Oenanthe chaerophylloides. Comune nelle siepi basse e montuose, 

e ne' luoghi umidi. Fio. in Maggio. 
Biforis flosculosa i)/. J'. Coriandrum testiculalum Lin. Comune ne' 

luoghi aridi, e ne' seminati. Fio. in Maggio. 
Scandix Pecten. Comune ne' seminati , e ne' luogi incolti. Fio. 

in Giugno, 
Myrrhis temula Spr. Chaerophyllnm temulum Lin. Comune per le 

siepi. Fio. in Giugno. 
Chaerophyllnm sativom. Comunissimo sulle mura umide, e per 

le siepi di Ricigliano. Fio. in Luglio. 
— — siculum Guss. var. B. scabriim Syll. Comune nelle selve, e 
siepi montuose. Vetrice.^ Costa della Rossa. Fio . 
in Maggio. 
' magellense Ten. Monti di Viggiano , ricino alla Cappella. 

Fio. in Luglio. 
— — — nodosum Lam. Comune ne' luoghi sassosi. Galdo., Falde 

del Castello di S. Angiolo. Fio. in Maggio. 
— — anthriscus Lam. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Giu- 
gno. 
Seseli montanum. Comune ne' luoghi aridi montuosi. Fio. in 

Agosto, 
■ verticillatum Desf. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in 

Giugno. 
— — lucanum. Nobis. 

S. ramosissimum, caule erecto striato, foliis radicalibus petio- 
lalis 3-4.- ternatis , foliolis anguste linearibus elongatis canali- 
culalis mucrouulatis , caulinis subsessilihus 1-2- ternatis, uni 



( 3U ) 
hcllis umbcllulisquc Iiaemisphacricis multi-radiatis, involucro ulro- 
quc polyphyllo persislente foliolis fìliformibus dislinctis , fructi- 
biis cylindraceiS stcllalo-hirsulis. 

Habitat in nipibus elatioribus Balvani loco cWcio Lo Jrmi\ 
et vcrnaculo nomine appellatur Finocchiastro. Floret Julio, Pe- 
renne. 

Radix simplex , caulescens. 

Caiilis bipcdalis et ultra, teres , scaber, superne ramosus; 
ramis oppositis aut vcrticillatis, raro alternis, erecto-patcntibus , 
cauli similibiis , lateralibus altioribus, foliis paucis instructis. 

Folla radicalla perennantia , glaberriraa , lacte virenlia , 
niiraorosa , circuinscriptione ampia , longe petiolata ; petiolis 
striatis , canaliculatie, basi vaginantibus : caldina panca ad ra- 
morum insertionem : follala in radicalibus subfìliformia , ri- 
gidiuscuk , carnosiuscula, subcurvala, fere sesquipoUicaria , ia 
caulinis duplo breviora , et minus canaliculata. 

Umbellae in apice caulis , et ramorum pedunculatae, sub 
4^0-radiatac ; radiis polliccm ad sesquipollicem longis , tereli- 
bus, striatis, hirsutiusculis : iimbellulae densae , radiolis fructi- 
bus involuccllisquc aequalibus , 1-2- lin longis. 

Involucri foliola birsutiuscula , S-y lin-longa, basi ad mar- 
gines scariosa , ibiquc parum dilatala , apice attenuata , paten- 
tia : involucclla involucro conformia , basi non coalita. 

Calyx 5-denlatus , dcntibus brcvibus. 

Flores omncs fcrtiles, albi; petalls aequalibus, ovalis, acu- 
minalis, inflcxo-cordatis, birsiitis, parvis, ad carinara virentibus. 

Fntctiis striatus, i-i 1/2 lin-longus, diametro fere lineari, 
ulrinque 5-costatus , coslis fìliformibus , valleculis auguslis uni- 
villatis ; stylis pcrsislcntibus brevissimis reflexis coronatus. 

Obs. Radices , et semina grate , et acute aromatica sunl. 



( 36 ) 
Ab affinibus S. globi/ero , et iS". tomentoso yisiani differt 
inprimis involucris polyphyllis. 
Tbapsia Asclepium. Comune ne' luoghi aridi montuosi Fio. in 

Giugno. 
Pastinaca saliva var. B. syhestris Syll. Ne' luoghi incolti fre- 
quente. Fio. in Agosto. 
Smyrnium olusatrum. Ne luoghi silvestri frequente. Fio. in A- 

prile. 
— — Dioscoridis Spr. Nelle selve montuose comune. Gli Arpi, 
Coste della Vallina, al Bosco di Picerno detto 
il marmo. Fio. in Maggio. 
Physospermum acteaefolium Presi, var. J. Syll. Comune nelle 

selve montuose degli Arpi.^ Coste della 
Fallina.^ ec. Fio. in Giugno. 
Pimpinella glauca Lin. var. A. Elata Syll. Ne' luoghi montuosi 

frequente. Rotonda. Fio. in Giugno. 
' anisoides Briganti. Comune nelle selve montuose. Coste 

della Vallina.^ Costone di Fusciano. Fio in Lu- 
glio; ed ò detta volgarmente Ciminiello. 
Tragium Columnae var. A. Syll. Comune ne' luoghi montuosi. 

La Rotonda. Fio. in Giugno. 
■ ' ■ peregrinum. Ne' luoghi incolti montuosi comunissimo. Fio. 
in Giugno. 

Tri GY NI A. 

Viburmim tinus. var. A. Syll. Ne' luoghi silvestri frequente. 

Fio. in Aprile. 
Staphylea pinnata. Ibidem. Fio. in Aprile. 
Sambucus nigra. Comune nelle siepi. Fio. in Maggio. 



( 37 ) 
Sarabucus Ebulus. Comuue uelnoghi umidi. Fio. in Maggio. 
Tamarix gallica. Difesa di Salvano nel luogo detto le Vernele. 

Fio. in Maggio. 
Crassula rubens. Nelle siepi umide frequente. Fio. in Luglio. 
Linum auguslifolium var. A. Syll. Comune ne" luoghi incolli 

summonfosi. Fio in Maggio. 
— — tenuifolium. Comune ne' luoghi incolti montuosi. Fio. in 



•'D" 



Maggio. 



— — auslriacum DC Ne' luoghi montuosi frequente. La Roton- 
da^ Faggi di S. Potito, Fia Francessa. Fio. 
in Maggio. • 

.. gallicum. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Giugno. 
■■ striclum var. B. et C. Syll. Ibidem. Fio. in Maggio. 
' catharticum. Ne' luoghi erbosi montuosi. Cosla della Ma- 

donna del Carmine, Fio. in Giugno. 
Armeria gracilis var. J. Syll. Comune ne'pascoli montuosi. Mon- 
te di Platano , la Rotonda , Vetrice. Fio. in 
Giugno. 
— — alpina. Praterie del monte di Viggiano. Fio. in Giugno. 

CI. Hexjndria-Monogynja. 

Galanthus plicatus. Nelle selve montuose frequente. Coste della 

Pedicara., Gli Arpi, cr. Fio. in Marzo. 
Narcissus italicus var. A. Syll. Comune ne'luoghi incolti montuosi. 

Frontone Galdo, ed altrove. Fio. in Aprile. 
— — poeticus. Faggi di S. Potito. Fio. in Maggio. 
■ ■ major. Selva del Monastero de' Cappuccini di Viefri di 

Potenza. Fio. in Marzo. 
Sterubergia lutea. Amaryllis lutea Lin. Comune nc'luoglii incoi- 



( 38 ) 
ti montuosi. Caprarez^a , S. Angiolo , FaZ' 
zalino^ ec. Pio. in Settembre, 
Alliura ampeloprasum. Nelle fessure delle rupi frequente. Ripa del 

Castello Baronale ^ Galdo. Fio. in Maggio; 
è detto volgarmente Aglio di Spagna. 

ciliatum Cyr. var. A. Syll. Ne' luoghi rupestri. Rupi , 

che costeggiano la fiumara, La Matrice^ ec. Fio. 
in Maggio, 

chamaemoly. Ne' pascoli summontuosi comune. Torrone di 

S. Giovanni, Torrone curdo a Bai vano. Fio. 
» in Febbraio con la Romulea Cohimnae. 
• roseum var. A. Syll. et B. bulbifenim Syll. Ne' luoghi 

coltivati , come ancora ne' silvestri frequente. Fio. 
in Maggio. 

pendulinuni Ten. Comunissimo nelle siepi , e nelle selve. 

Fio. in Aprile. 
' descendens. Comune ne' luoghi aridi. Fio. in Giugno. 

flavum var. A. Syll. Ne' luoghi montuosi frequente. La 

Rotonda. Fio. in Luglio. 

tenuiflorum Ten. var. B. major. Syll. Comune ne' luO' 

ghi aridi. Fio. in Giugno. 
Lilium bulbifcrum. Comune nelle selve. Fio. in Giugno. 
Ornithogalum narbonense. Nel margine de' campi frequente. Fi- 

sciano , ed altrove. Fio. in Giugno. 
■ ■' ' pyrenaicum. Comune per le siepi , e nelle selve. Lucilo .^ 
Fallina., ec. Fio. in Giugno. 

exscapum Ten. var. A. Syll. Comunissimo ne' luoghi in- 

colti. Fio. in Marzo. 
— — arvense Pers. var. B. Syll. Comune ne' campi argillosi. 
Grippijuolo. Fio. in Aprile. 



( 39 ) 
Ornitliogalum cLrysantlium Ten. Syll. Ne' pascoli montuosi raro. 

La Rotonda. Fio. in Marzo. 
Scilla bifolia. Ne' luoghi silvestri montuosi comune. Gli Arpx^ 
ed altrove. Fio. in Marzo. 

aulumnalis. Ne' pascoli montuosi comune. Fio. in Settembre. 

Hyacinlhus romanus. Comune ne' luoghi umidi. Fio. in Marzo. 
Museali comosum. Hyacinthus. Lin. Comune ne luoghi coltivati. 

Fio. in Aprile. 
— ' — botryoides. Hyacinlluis Lia. Nelle selve montuose comune. 
Fio. in Aprile. 
■ negleclum Guss. Comunissimo in tutti i luoghi aridi sura- 
montuosi, ed anche nelle vigne. Fio. in Aprile. 
Asphodelus luleus. Ne' luoghi incolti montuosi comune. Gli Ar- 
/)?', Monteruso di Fietri di Potenza. Fio. in 
Maggio. 
— — crelicus Lam, Ibidem. Pietra degli Jrpi. Nelle siepi, che 
per la strada s' incontrano tra Balvano , e Vielri, 
Selva de" Cappuccini di Vietri, ed altrove. Fio. in 
Luglio. 
■ ■ ' ramosus. Comunissimo ne' pascoli montuosi. Fio. in Apri- 
le , ec; è detto volgarmente Laguzzo. 
Anthericum Liliago. Ne' luoghi montuosi silvestri frequente. Co- 
ste di Fallerò., Iìotonda.,ec. Fio. in Giugno. 
Asparagus acutifolius var. B. Syll. Comune ne' luoghi incolti. 

Fio. in Luglio. 
Convallaria mullifiora var. J. SylL Nelle selve montuose fre- 

•(]ucnlc. Coste della Fai lina , ed altrove. 
Fio. in Maggio. 
Juncus glaucus. Comune ne' luoghi acquosi. Fio. in Giugno. 
— — acutiflorus. Ibidem., Fio., in Giugno. 



(4o ) 

Juncus compressus Jacq. Ibitlera. Fio. in Giugno. 

' ' bufonius var. J. Syll. Ibidem. Fio. in Luglio. 
Luzula Forsleri. Comune nelle selve summontuose. Fio. in Aprile. 
Loranthus europaeus. Parasite delle Querce. Bosco di Picerno 

detto il Marmo. Fio. in Luglio. 

Tbigynia. 

Rumex hydrolapatlium. Comune ne' luoghi acquosi. Fio. in alag- 
gio. 

glomeratus Sclireb. Comune per le siepi umide , ed om- 

brose. Fio. in Maggio. 

crispus. Nelle strade di campagna. Fio. in Giugno. 

pulcher. Comune ne' luoghi coltivati , e per le strade di 

campagna. Fio. in Maggio. 

divaricatus Lin. var. J. Syll. Comune ne' luoghi incolti 

di Balvano. Fio. in Maggio. 

acetosella. Praterie del monte di Viggiano. Fio. in Luglio. 

acetosa. Comune ne' pascoli montuosi. Fio. in Giugno. 

amplexicaulis Dee. Comune nelle selve montuose. Fio. in 

Giugno. 
— — multifidus. Ne' luoghi umidi bassi , e montuosi frequente. 

Fio. in Giugno. 
Colchicum neapolitanum Ten. Comune ne' luoghi silvestri mon- 
tuosi. Fio. in Settembre, 

PoLIGTNIA, 

Alisma planlago var. B. angusfifolia Syll. Comune nel Panta- 
no di S. Gregorio. Fio. in Agosto. 



I 



(4i ) 

CI. OCTJNDRIA-MONOGTNU. 

Epilobiura liirsutum var. B. Si/ll. Comunissimo nelle siepi umi- 
de. Fio. in Luglio. 
— — molle Laìn. E. pubescens IFilld. var, A Syll. Comune 

ne' luoghi acquosi. Fio. in Luglio, 
— — montanum. Nelle selve frequente. Coste della \Vallina.^ 
Gli Arpi^ Felrice^ Rotonda. Fio. in Giugao. 

telragonum. Comunissimo ne' luoghi acquosi. Fio. in Giugno. 

Chlora intermedia Ten. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Giugno. 
Erica arborea. Selve di Vietri di Potenza. Fio. in Aprile. 
Daphne laureola. Comune per le selve . e siepi montuose. Fio. 

in Febbraio. 
Passerina annua Spr. Stellerà passerina Lin. var. A. Syll. Co- 
mune ne' luoghi argillosi. Piano della Pezza ^ 
ed altrove. Fio, in Luglio. 
Acer monspessulanum. Comune per le siepi basse, e montuose^ 

Fio. in Maggio. 

neapolitanum Ten. var. A. B. et D. Syll. Comune per 

le selve, e per i boschi. 

Lobelii Ten. Nelle selve montuose frequente. Gli Arpi , 

S. Polito. 

campestre. Conume per le siepi basse , e montuose. Fio, 

in Maggio. 
—— aastriacum var. B. Syll. Nelle siepi frequente. 



DiGYPJIJ. 

Spallanzauia agrimonoides Spr. Agrimonia agrimonoides Lin. 

Comune nelle selve , e ne' luoghi er- 
bosi montuosi. Fio. in Aprile. 

6 



( 4-2 ) 

Trigtnij. 

Polygonum aviculare var. 'J. Syll. Ovvio ne' luoghi incolti , e 

per le strade di campagna. Fio. in Giugno. 
— — monspeliense Pers. Ne' luoghi incolti , ed umidi frequen- 
te. Fio. in Giugno. 
■ persicaria Tar. y4. Syll. Comune ne' luoghi acquosi. Fio. 

in Giugno. 
— — serotinum yar. B. Syll. Ne' luoghi umidi frequente. Fio. 

in Luglio. 
— — amphibium. Comune nel Pantano di S. Gregorio. Fio. in 

Agosto. 
' ■'■■■ convolvulus. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Giugno. 

CI. Enneandru-Hexagynij, 

Butomus umbellatus. Comune nel Pantano di S. Gregorio. Fio, 

in Agosto. 

CI. Decandria-Monogtnia. 

Arbutus unedo. Nelle rupi frequente. Le Armi., La Rotonda. 
Tribulus terrestris. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Agosto. 

DlGTNlA, 

Saxifraga rotundifolia. Nelle selve montuose frequente. V'etrice^ 

le Falli, ec. Fio. in Giugno. 
■ bulbifera. Comune nelle selve montuose. Fio. in Maggio. 

— — stabiana Ten. Ne' luoghi rupestri , e ne' luoghi ombrosi 
del monte di Viggiaao ^ ^«^^nee. Fio, iu Giugno, 



(43) 
Saxifraga tridactylites. Comune sulle mura umide , © ne' luoghi 

ombrosi. Fio. in Marzo, 
Sclcranthus verlicillatus Tausch. Nelle praterie montuose comune. 

Falle della Scollala, Falle dell' Ai- 
vano. Fio. in Maggio, 
Gjpsophyla saxifraga Z/n.? Gypsophyla permixta Guss. Comune- 

ne' luoghi aridi. Fio. in Maggio. 
Saponaria officinalis var. B. grandìjlora Syll. Comune per le 

siepi. Fio. in Giugno. 
Dianthus armeria. Ne' luoghi erbosi montuosi frequente. Gli At' 
pi.f Coste della Vallina. Fio, in Giugno. 

barbatus. Ne' luoghi montuosi frequente, Felrice^ Roton 

da., ed altrove. Fio. in Giugno, 
■ ■■■■ carthusianorura Lin. Ibidem, e nel Monte del Platano^ 

Rotonda., ec. Fio. in Giugno. 
■■ ■ ' ■ ■ prolifer var. J. et B. minor Syll. Comune ne luoghi in- 
colli bassi , e montuosi. Fio, in Maggio. 
. « sylvestris var. J. et B. Syll. Comune ne' luoghi aridi 
montuosi. Costa della Madonna del Carmine., 
Le Armi. Fio. in Luglio, 

Tmctnia, 

Silene infiala Smith, et DC. var. A. vulgaris Ten. Syll. Cucu- 
balus Behcn Lin. Comune ne' luoghi incolti nel 
margine de' campi. Fio in Maggio, 
otites. Ne' luoghi aridi montuosi comune. Morice ^ ed al- 
trove. Fio. in Giugno, 
conica. Ibidem, Fio. in Maggio. 
lusitanJca. Comune ne' pascoli montuosi. Fio. in Maggio, 



( M ) 
Silene nocturna var. "A. Syll. Comune ne' luoghi aridi summon- 
tuosi, Morice, S. Nicola^ ec. Fio. in Maggio. 

,- hispida Desf. et DC. Comune nelle praterie argillose. Bra- 

dia. Fio. in Giugno. 
■ echinata DC. Comune ne' luoghi erbosi montuosi. Gli Ar- 
pi^ ed altrove. Fio. in Giugno. 

pendula. Comune per le siepi ^ per i seminati ^ e ne' luo- 

ghi incolti. Fio. in Maggio. 
— — eretica. Comune ne' campi coltivati a lino, ove trovasi in- 
sieme con esso. Fio. in Maggio. 
— — tenuiflora Guss. Ne' luoghi montuosi frequentissima. Fa- 
rangiola, Cerila^ Monti di Ricigliano. Fio. in 
Maggio. 
. . ■ ■ viridiflora. Nelle selve montuose frequente. Fallina., Sel- 
ve di Vietri di Potenza. Fio. in Giugno. 

catholica. Comune per le siepi. Fio. in Agosto. 

italica. Comune ne' luoghi ombrosi. Fio. in Maggio. 

saxifraga. Ne' luoghi sassosi del monte di Viggiano. Fio. 

in Luglio. 
Cucuhalus bacciferus. Comune per le siepi. Fio. in Maggio. 
Stellarla media Smith. Alsine media Lin. var. J. et B. Syll. 

Comune per le campagne. Fio. in Marzo. Vulgo 

Mij ordina. 

holostea. Ne' luoghi erbosi montuosi frequente. Gli Arpi. 

Fio. in Giugno. 
Arenaria verna var. B. caespitosa Syll. Comune ne'luoghi montuo- 
si. Rotonda., Fetrice., ed altrove. Fio. in Giugno. 

tenuifolia var. B. Barrelieri DC. et Syll. Nelle selve mon- 

tuose frequente. Coste della Fai lina., Gli Arpi., 
ec. Fio. in Maggio. 



(4-5 ) 
Arenaria tenuifolia var. C. viscidula Syll. Comune sulle vec- 
chie mura. Fio. in Maggio. 

serpyllifolia var. J. Syll. Ibidem. Fio. in Maggio. 

-^— trinervia. Nelle siepi umide , ed ombrose montuose fre- 
quente. Salila degli Arpi. Fio. in Maggio. 

Ceraslium vulgatum Lin. Comunissimo ne luoghi umidi, ne' col- 
tivali, ce. Fio. in Aprile. 

semidecandrura Lin. var. A. Syll. Comune ne' luoghi a- 

ridi. Fio. in Marzo. 

triviale Reich. Comune nelle siepi umide. Pio. in Maggio. 

viscidum Link. Ne' pascoli montuosi comune. Monti di Ri- 

cigliano. Fio. in Giugno. 

pumilum Ciirlis. Comune ne' luoghi incolti montuosi. Fio. 

in Aprile. 

brachypetalum Pers. Comune ne' luoghi umidi, ed ombro- 

si montuosi. Fio. in Aprile. 
— — — tomcnlosum B. Ten. Syll. Praterie del monte di Vig- 
giano, la Rotonda di Balvano, Felrice di Vie- 
tri di Potenza. Fio. in Giugno. 
Lychnis dioica. Comune per le siepi, e per le strade di campa- 
gna. Fio. in Maggio, 
flos-cuculi. Comune ne' luoghi umidi, ed ombrosi. Fio. in 

Giugno, 
coronaria ( Agroslemma Lin. ) Nelle selve montuose ra- 
ra. Fio. in Luglio, 
gitagho ( Agroslemma Lin. ) Ovvia ne' seminati. Fio. in 
Maggio. 
]olyledon umbilicus. Comune sulle vecchie mura. Fio. in Mag- 
gio, 
horizoutalis Guss. Ibidem. Fio. in Maggio. 



(46 ) 
Sedum stellafum rar. B. Syll. S. deltoideum Ten. Comune ne' 
luoghi umidi, ed ombrosi. Fio. in Maggio. 

cepaea var. B. galioides Sylì. Comune nelle siepi om- 

brose. Fio. in Giugno. 

. magellense Ten. Nelle fessure erbose del monte di Yig- 
giano. 

■ eriocarpum Siht. Comune sulle veccbie mura , e ne' luo- 
ghi aridi bassi , e montuosi. Fio. in Maggio. 

dasypbyllum. Comunissimo sulle reccbie mura. Fio. in 

Giugno. 

album var. J. Syll. Ibidem. Fio. in Luglio. 

neglectum Ten. Ne' luoghi aridi montuosi frequente. Mo- 

rice, Rotonda.^ ed altrove. Fio. in Giugno. 
— — rostratUTn Ten. Comune ne' luoghi incolti montuosi , e nel 
monte di Viggiano, Costa della Madonna di 
Costantinopoli, Frontone, gli Arpi.^ ec. Fio. in 
Giugno. 

reflexum. Ovvio su' tetti , sulle mura di campagna , e ne' 

luoghi montuosi. Fio. In Giugno. 

CI . DoDECANDniA-MoNOG YNIÀ . 

Ljthrum salicaria. Comune ne' luoghi accpiosi di Vietri di Po- 
tenza. Fio. in Agosto. 

hyssopifolia. Ne' luoghi umidi di Balvano frequente. Fio. 

in Giugno. 

tribracteatum var. B. Syll, Comune nel Pantano diS, Gre- 

gorio. Fio. in Agosto. 
— — Graefferi Ten. Ne' luoghi acquosi di Salvano , e nelle sie, 
pi di Vietri di Potenza comune. Fio. in Giugno. 



(^7) 
Ljllirum Presili Guss. Ibidem Fio. in Giugno. 

DlGVNIJ. 

Agrimonia cupatoria. Comune ne' luoghi incolti. Pio. in Maggio. 

Trictnij. 

Reseda luleola. Comune per le strade di campagna. Pio. in 

Maggio. 
'■■ lutea var. J, et B. longìfolia Syll. Comune ne" luoghi 

aridi montuosi. Pio. in Giugno. 
— — fruticulosa Lin. var. À^ Guss. fi. Sic. Prod. Comune ne* 

luoghi incolti sabbiosi. Pio. in Maggio. 
Euphorbia spinosa. Ne' luoghi sassosi montuosi frequente. Gui- 
do,. Pio. in Giugno. 
■ chamacslce var. A. Si/IL Comune ne' luoghi arenosi , ne' 

luoghi aridi , ce. Fio. in Luglio, 
pcplus. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Aprile, 
falcata var. B. minor SylL Ne' seminati, e ne' luoghi in- 
colli comune. Fio. in Giugno. 
c\igua var. B. retiisa Syll. Ne' luoghi incolti , e ne' pra- 
ti comune. Fio. in Giugno, 
coralloides var. J. Syll. Nelle siepi , ne' luoghi incolti , 
e nel margine de' campi frequentissima. Fio. 
in Giugno» 
hclioscopia. Comune ne' luoghi coltivati. Pio. in Aprile, 
platyphylla. Comunissima ne' luoghi coltivati. Pio. in Giugno, 
amygdaloidcs Lin. Comunissima ne' luoghi incolti , e nel- 
le selve, Fio. in Aprile.. 



(48) 
Eupliorbia characias var. A. et B. Syll. Comunlssima ne' luo- 

glii incolti. Fio. in Marzo. 

Myrsinites. Ne' luoghi sassosi montuosi frequente, l'etn- 

ee, Rotoda^ Marsicovetere. Fio. in Giugno. 

gerardiana. Comunissima ne' luoghi aridi montuosi. Mori- 

ce, Frontone. Fio. in Luglio. 

CI. ICOSANDRIA Dl-PENTAGTNIA. 

Mespilus pyracantha. Comunissimo nella difesa di Balvano nel 

luogo detto le Fernete , ed in tutta la 
strada , che da sotto Buragiano conduce 
ad A vigliano^ ed a Ruoti. Fio. in Maggio. 

monogyna. Comune nelle siepi. Fio. in Maggio. 

Pjrus florentina Targ. Pjrus torminalis. yar. B. minor Syll. 
Comune per i boschi. Faggi di S. Potilo , ed 
altrove. 

communis. Ibidem. Fio. in Aprile. Vulgo Per alno . 

raalus. ibidem. Fio.' itt Aprile. Vulgo Melaino. 

cuneifolia Giiss. Ne'.luoghi montuosi frequente. Croce di 

Pietri di Potenza. Fio. in Maggio. 
Prunus spinosa. Comune nelle siepi. Fio. in Marzo. Detto vol- 
garmente Trigno. 
Spiraea filipendula. Ne' pascoli montuosi comune. Monte del Pia^ 
tano^ ed altrove. Fio. in Giugno. 

Deca-poltgtnia. 

Rosa arvensis var. A. vulgaris Syll. Comune nelle siepi , e 
nelle selve montuose. Fio. in Maggio. 



( 49 ) 
Rosa scmpervirens var. C. hispida Syll. Comune tiellc siepi. 

Fio. in Giugno. 

gallica var. A. ojjìcinalis Syll. Comune nella difesa di 

Balvano nel luogo detto le Vernele. Fio. in Mag- 
gio. 

canina var. A. vnlgaris Syll. Comune nelle siepi. Fio. 

in Maggio. 

rubiginosa var. eretica DC. ? Nelle selve , e siepi mon- 

tuose comune. Fio. in Maggio. 

var. C. sepiiim DC. Syll. Ibidem. Fio. in Blaggio. 

Serapliini Fiv. Ne' luoghi incolti della Laura di Marsl- 



covctcre. Fio. in Giugno. 



tomentosa var. foetida Dee. Ibidem. Fio. in Giugno. 

Rulìus tomentosus var. lale-serralus Syll. Comune ne' luoglii 

incolti bassi , e montuosi. Fio. in Maggio 
vulgo Terragnicola. 

fruticosus var. B. dalmalicus DC, et Syll. Comune nelle 

siepi. Fio. in Maggio. 

liirlus. Nelle selve montuose frequente. Fio. in Giugno. 

Coste della Fai lina. 

Fragaria vcsca. Comune nelle selve. Fio. in Maggio. 

Potentina fragariastrum. DC. Fragaria sterilis Lin. Ne' pascoli 

montuosi comune; Rotonda., Costa del- 
la JÌIadonna del Carmine, ec. Fio. in 
Aprile. 

rcplans. Comune ne' luoghi incolti , e nel margine de' 

campi. Fio. in Maggio. 

Detommasii. Ne' luoghi montuosi frequente; Rotonda., Mon- 

te del Fiatano., Marsicovetere , ed altrove. 
Fio. in Giugno. 



( 00 ) 

Polentina Calabra Ten. Comune ne' monti di Ricigliano , e S. 

Gregorio; e nelle praterie del Monte di rig- 

giano. Fio. in Giugno. 
— — obscura. Comune ne' luoghi incolti montuosi. Fio. in Giu- 
gno. 
Geum urbanum. Comune nelle selve. Fio. in Maggio. 

CI . POLTJNDRIJ-MONOG YNIJ . 

Chelidonium majus. Comune nelle siepi , e nelle selve. Fio. in 
Aprile. 

Papaver rhoeas var. J. et B. minor Syll. Comune ne" semina- 
ti , e ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 

— — dubium. Per le siepi , e ne' luoghi incolti, ed aridi mon- 
tuosi frequente. Fio. in Maggio. 

■ ■ ■ hybridum. Comune ne' luoghi incolti montuosi. Fio. in 

Maggio. 
Tilia rubra BC. Nelle selve montuose frequente. Lucilo. 

Gstus salvifolius. Comune nelle selve di Vietri di Potenza. Fio. 
in Giugno. 

villosus. Nelle selve montuose frequente. Le Falli , e 

presso Marsicovetere. Fio. in Giugno. 

■ creticus. Nelle selve montuose di Ricigliano frequente. 

Fio. in Maggio. 
Helianlhemum guttatum var. J. et B. Syll. Ne' monti di Ri- 
cigliano frequente , ed in quello del 
Fiatano. Fio. in Maggio. 
— — salicifolium var. C intermeditim Syll. Comune ne' luoghi 

aridi montuosi. Fio. in Maggio. 
— — • it^licum Yar. B. gandidissimum. Comune ne' luoghi aridi 



(Si ) 
montuosi; Rotonda^ Valle della Scollata^ ed al- 
trove. Fio. in Giugno. 
HolianUieimun vulgare var. A. Syll. Nello selve montuose co- 
munissimo. Fio. in Maggio. 

apenniaum. Comune ne' luoghi aridi montuosi, e nel monte 

di Figgiano. Fio. in Giugno. 

DiGYlSIA. 

Potcrium sanguisoiba. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Mag- 
gio. 

Tetrjgynij. 

Delphinium haltcralum Sibth. Comune ne' luoghi aridi. Fio. in 

Luglio. 
• • Ajacis. Ne' seminati , e ne' luoghi incolti comune. Fio. in 
Giugno. 

velulinum Beri. Ne' luoghi incolti della Laura di Mar- 

sicovetere. Fio. in Luglio. 
Aquilegia viscosa. Nelle selve montuose frequente; Faggi di S. 
Potilo. Fio. in Maggio. 

I Nigella damascena. Comune nel margine de' campi , ne' luoghi 
^. incolti, nelle siepi, ce. Fio. in Giugno. 

Anemone apennina. Comune nelle selve. Fio. in Marzo. 



- hortensis. Comune ne' luoghi incolti montuosi. Fio. in 
Marzo. 

[Clematis flammula var. B. Syll. C. fragrans Ten. Comune nel- 
le siepi. Fio. in Luglio. 

- vitalba var. J. et B. Syll. Ibidem. Fio. in Luglio. 



( 52 ) 

Thaliclrum elatuni. Nelle selve montuose frequente; Fio. in 

Giugno. 
I. aquilegifolium. Nelle siepi montuose frequente. Falde del- 
la Rotonda^ Ariola, ec. Fio. in Giugno. 
Adonis aestivalis. Nel margine de' campi coltivati frequente. Fio. 

in Maggio. 
Ranunculus omiophyllus Ten. Comune ne' fossi; Bradia , Grip- 

2nuolo^ i Monaci. Fio. in Marzo. 
I illyricus var. B. Syll. Ne' luoghi montuosi frequente; La 

Rotonda.^ Pietra dello Zincavo. Fio. in Maggio. 
— ^ garganicus var. A. et B. Syll. Ten. Comune ne' luoghi 
incolti montuosi; Coste della Madonna del 
Carmine., della Vallina., ec. Fio. in Maggio. 
— — lanuginosus var. A. Syll. Comune nelle siepi, e ne' luo- 
ghi incolti. Fio. in Aprile. 

■ Telutinus Ten. Comune nelle siepi, e ne' luoghi acquosi. 

Fio. in Maggio. 
«-^— bulbosus. Comune ne luoghi incolti , ne' prati , ec. Fio. 

in Aprile. 
I - phjlonotis var. A. Syll. Comune ne' luoghi acquosi , e 
nelle praterie. Fio. in Aprile. 
— — var. C. parvulus Syll. Ne' luoghi incolti frequente. 
Fio. in Aprile. 
>■ arrensis. Ne' seminati, e ne' luoghi argillosi comune. Fio. 

in Giugno. 
— — muricatns. Comune ne' luoghi umidi. Fio. in Marzo. 

■ ficaria. Nel margine de' campi, e per le strade di campa- 

gne comunissimo. Fio. in Marzo. 
Helleborus foetidus. Comune per le siepi, e ne' luoghi incolli. 

Fio. in Febbraio. 



( S3 ) 
Helleborus hyemalis. Ne" luoglii erbosi montuosi frcquenle; Gli 

Arpi. Fio. in Febbraio, 
— — Bocconi Ten. Comune nelle selve montuose; Rotonda , 
Frontone^ Coste e Faggi di S. Patito. Fio. in 
Marzo. 

CI . DlDTNJMIJ- GlMNOSPERM lA . . 

Ajuga reptans. Comune nelle selve , e ne' luoghi incolti. Fio. 

in Maggio. 
— — — cbia Lin. Comune ne' luoghi aridi summontuosi. Fio. in 

Maggio. 
Teucrium scorodonia. Comune ne' luoghi incolti montuosi. Fio. 

in Giugno. 

scordium. Pantano di S. Gregorio. Fio. in Agosto. 

■■ scordioides var. A. Syll. No' luoghi umidi di Fietri di 

Potenza. Fio. in Agosto. 
— — chamaedrys. Comunissimo ne' luoghi incolti. Fio. in Giu- 
gno. 
^— flavum. Ne' luoghi montuosi frequente. Fio. in Luglio. 
— — montanum var. B. supinum Syll. Comune ne' luoghi ari- 
di montuosi; Rotonda per la parte di Candaro- 
ne, ed altrove. Fio. in Giugno. 
— — pseudo-hyssopus. Comune ne' luoghi incolti, ed aridi. Fio. 

in Giugno. 
Satureja montana yar. A. Syll. Comune ne' luoghi sassosi mon- 
tuosi; Morice, Rupi che costeggiano la Jiii- 
mara. Fio. in Agosto. 
Satureja tenuifolia Ten. Comune sulle mura, e su i macigni. 
Fio. in Giugno. 



( U) 
Satr.reja graeca var. !^. Si/U, Comune sulle mura. Fio. in Giu- 
gno. 
rSopota cataria var. ^. Syll. Nelle siepi montuose frequente. 

Fio. in Agosto. 
Sideritis romana. Comune ne' luoghi aridi. Fio. in Maggio. 

■ brutia Ten. Ne' luoghi montuosi elevali comune; Monte 

di Poggiano. Fio. in Agosto. 
Menlha sylvestris var. J. Dodonaei Syll. Comune ne' luoghi in- 
colti, ed umidi. Fio. in Agosto. 

macrosfacliya Ten. var. A. major, et var. B. minor SylL 

Comune ne' luoghi acquosi. Fio. in Agosto. 

rotundifolia var. A. et B. Syll. Ibidem. Fio. in Agosto. 

scrolina Ten. var. A. et B. Syll. Comune ne' luoghi in- 

colti; ed umidi. Fio. in Agosto. 

mollissima. Ibidem. Fio. in Agosto. 

candicans. Coraime ne' luoglii incolti , ed umidi , e per 

le strade di campagna. Fio. in Agosto. 
■ urticaefolia Ten. var. A. Syll. Comune ne' luoghi acquo- 
si del comune di ''Bella ; ed è detto volgar-' 
mente Sisimolo Fio. in Agosto. 

var. B. Syll. Fiumara di Bahano rara. Fio. in A- 

gosto. 

aquatica var. A. et B. Syll. Comune ne' rivoli. Fio. in 

Agosto. 

pyramidalis Ten. var. A. et D. purpurea Syll. Ibidem, 

alla Fiumara. Pio. in Agosto. 

stiavis Guss. Nel margine del fiume , battendo la strada 

che conduce al mulino nuovo. Fio. in Agosto. 
T— — Pulogium var. A. Syll. Comune ne' luoghi umidi, e per 
le strade di campagna. Fio. in Agosto. 



( 55 ) 

Mentila viridis var, A. Comune ne' rivoli del vallone, che scor- 
re sotto al paese. Fio. in Scltembie. 

var. B. anguslijolia. Bentham Lab. p. /■j4' Ibidem. 

Fio. in Settembre. 
Lamiiim i^raudiflorum. Ne' luoghi silvestri montuosi frequente; 

ed in Marsicovetere , Grottavoio^ ed al- 
trove. Fio. in Maggio. 

purpureum. Comune ne' luoghi coltivati. Fio. in Marzo. 

■ bifidum Cyr. Ibidem. Fio. in Marzo. 

— — flexuosum Ten. Comune nelle siepi , e nelle selve. Fio. 

in Marzo. 
— *■ — amplexicaule var. J. SylL Comune ne' luoghi coltivati. 

Fio. in Marzo. 
Galcopsis ladanum. Ne' luoghi incolti montuosi frequente; ed al- 
la Laura di Blarsicovelere^ Falde della Ro- 
tonda.^ Orto di Pizillico. Fio. in Luglio. 
Betonica officinalis. Comune nelle siepi , e ne' luoghi silvestri 

montuosi. Fio. in Agosto. 
Stachys hirta var. cai. hirtis. Ne' luoghi aridi montuosi frequen- 
te; Rupi di S. Angiolo. Fio. in Giugno. 
— — — sylvatica. Comune ne' luoghi incolti , e nelle selve. Fio. 
in Maggio. 

salviacfolia Ten. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 

polystachja Ten. Praterie del Monte di Plggiano^ Piani 

di Laguro fra Pietrafesa e Fietri di Polen- 
ZGf Bosco di S. Polito e di Bai vano. Fio. in 
Luglio. 
— — beraclea var. B. Syll. Ne' prati argillosi frequente; Pia- 
no della Pezza , Bradia , Prati di Fasciano. 
Fio. in Giugno. 



(56) 
Slacliys recta var, C. angiistifolia Syll. Comune ne' luoghi in- 
colti montuosi; Strada del Morice , ed altrove. 
Fio. in Giugno. 
jMarrubium vulgare. Comune ne' luoghi ruderati , e per le stra- 
de di campagna. Fio. in Maggio. 
Ballota vulgaris Sjir. var. À. SylL Comune ne" luoghi ruderali. 

Fio. in Maggio. 
Leonurus marrubiastrum. Pantano di S. Gregorio. Fio. in A- 

gosto. 
Phlomis herba-venti. Comune ne' luoghi incolti montuosi. Fio. 

in Giugno. 
Clinopodium vulgare. Comune nelle siepi, e ne' luoghi incolti. 

Fio. in Giugno. 
Origanum virens. Comime ne' luoghi incolti summontuosi. Fio. 

in Luglio. 
Thymus striatus Falli. Ne' luoghi aridi montuosi comune, ed in 
quello di Figgiano^ Morice^ Rotonda. Fio. in 
Giugno. 
collinus Ehrh. Ne' pascoli montuosi comune. Fio. in Giu- 
gno. 
— — spinulosus Ten. Ne' pascoli aridi montuosi frequente. Fio. 

in Giugno. 

■■ Acinos var. A. Syll. Ne' luoghi incolti montuosi comune. 

Fio. in Maggio. 
■— — calamintha. Comune nelle,siepi^ e ne'luoghi silvestri. Fio. 
in Giugno. 



ncpeta var. ^., et B. micrantlms Syll. Comune ne' luo- 
ghi incolti, e nelle siepi. Fio. in Giugno, 
grandiflorus. Nelle selve montuose frequente; Gli Arpi , 



ed altrove. Fio. in Luglio. 



Tljymus offìcinalis. Comune nelle siepi umide, ed ombrose. Fio. 

in Giugno. Volgarmente Cetrangolina . 
——■ altissimus Sibili. Comune ne' luoghi silvestri, e per le aie- 
pi. Fio. in Giugno. 
Mclitlis grandiflora var. B. Mcliltis albida Giiss. Comune nelle 

selve montuose. Fio. in Maggio. 
Scutellaria Columnac. Comune ne' luoghi silvestri montuosi. Fio. 

in Giugno. 
Prunella vulgaris var. ^. Nelle siepi, e ne' luoghi incolti comu- 
ne. Fio. in Giugno. 

var. B. laciniata Reich. Prunella piunatifida Pers. Ne' 

luoghi incolti montuosi. Fio. in Giugno. 

alba var. A. , et B. SylL Comune ne' pascoli montuosi. 

Fio. in Giugno. 



Angiospermij. 

Verbena supina. Comune nel Pantano di S. Gregorio. Fio. in 

Agosto. 



ofTicinalis, Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Giugno. 



Euphrasia serotina Lam. Comune nelle siepi , e ne' luoghi ari- 
di. Fio. in Agosto. 

lutea. Comune ne' luoghi aridi montuosi. Fio. in Settem- 

bre. 

pectinata Ten. Ne' pascoli montuosi comune; Rotonda , 

Falle della Scollata, Monte del Piotano. Fio. 
in Giugno. 
Barlsia trixago var. J. SylL Comune ne' luoghi aridi montuo- 
si; Morice , Rotonda , ed altrove. Fio. in Giu- 
gno. 



( S8 ) 
Barlsia trixago var. B. Syll. Ne' prati argillosi frequente; Prali 
di Fusciano^ ec. Fio. in Giugno. 

viscosa. Ne' luoghi incolti, ed umidi. Fio. in Giugno. 

—— latifolia. Comune ne' luoghi aridi , e nelle praterie. Fio. 

in Maggio. 
Rhinanthus Elefas Lin. Ne' luoghi umidi, ed omhrosi raro; Fiu- 
mara dalla parie di sopra de canali , che 
vanno al Mulino baronale. Fio. in Maggio. 
Alectorophus crista-galli var. A. Syll. Comune ne' luoghi aridi 

montuosi; Frontone^ Barangiello. Fio. 
in Giugno. 

var. B. villosus Syll. Comune ne' pascoli montuosi; Fe- 

trice ., Rotonda. Fio. in Giugno. 
Pedicularis foliosa. Ne' luoghi sassosi montuosi frequente; Ro- 
tonda.^ Fallo della Scollata. Fio. in Mag- 
gio. 
Linaria acutangula Ten. Comune nelle fessure de' macigni. Fio. 
in Maggio. 

pilosa DC. Comune nelle fessure delle rupi; Rupi che co- 

steggiano la Fiumara] La Matrice. Fio. in Maggio. 

■ elatine var. A. , et B. Syll. Comune ne' luoghi incolti , 

e per le strade di campagna. Fio. in Giugno. 
— — spuria. Ibidem. Fio. in Giugno. 
' minor. Comune ne' luoghi umidi. Fio, in Luglio. 

> purpurea var. A. Syll. Comune ne' luoghi incolti. Fio. 

in Giugno. 
' ' pelisseriana. Ne' luoghi aridi montuosi frequente; Monte 
del Fiatano. Fio. in Giugno. fi 

■ speciosa Ten. var, B. Syll. Comune ne' luoghi incolli. 

rio. in Settembre. 



Aiitinbinura oronllum. Comune uè' luo2:bi coltivati. Fio. ia Giu- 



'o"- 



gno. 



Scropluilaria peregrina. Comune nel margine de' campi. Fio. in 



Maggio. 



— — nodosa. Comune nelle selve. Fio. in Giugno. 

grandidenlala Tiii. var. À. Syll. Frequente nelle siepi 

di Ruoli ^ dì Ricigliano ^ e di f^iggiano. 
Fio. in Giugno. 
— — vcrnalis. Comune nelle siepi montuose. Fio. in Aprile. 

aquatica. Comune ne' luoghi acquosi. Fio. in Luglio. 

bicolor. Sibili. Comune ne' luoglii incolti , ed aridi. Fio. 

in Giugno. 
Digitalis ferruginea. Ne" luoghi erbosi montuosi frequente. Fio. 

in Luglio. 

micrantha Rolli. ^ var. B. Syll. D. australis Ten. Comune 



\ 



ne' luoghi incolti. Fio. in Luglio. 
Lathraca squamarla. Ne' luoghi umidi , ed ombrosi frequente. 

Fio. in Marzo. 
Orobanche Spartii. Comune nelle selve. Fio. in Giugno. 

Galli. Comune ne' luoghi aridi. Fio. in Maggio. 

lavandulacca. Ne' luoghi incolti frequente. Fio. in Maggio. 

iiudillora. Comune nelle selve. Fio. in Giugno. 

canescus Presi. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Giu- 

gno. 

alba. Ne' pascoli montuosi di Balvano. Fio. in Giugno. 

minor. Ne' luoghi selvosi di Balvano. Fio. in Giugno. 

pruinosa. Comune ne' luoghi colliTati a fave. Fio. in Giu- 

gno. 

caryophyllacca Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Giu- 

gno. 



( 6o ) 
Orobanche ramosa. Nelle siepi umide , ed ombrose , e ne' prati 

sterili frequente. Fio. in Maggio. 
■ gracilis Smith? Nelle siepi ombrose rara. Fio. in Luglio. 

CI. Tetrjdtnjmia-Synclistae. 

SIyagrum perfoliatum. Ne' luoghi coltivati frequente. Fio. in 

Maggio. 
Neslia paniculata ( Myagrwn Lia. ) Comune ne' seminati. Fio. 

in Maggio. 
Rapistrum rugosum DC. ( Myagrum Lin. ) Ibidem. Fio. in 

Maggio. 
■ orientale ( Myagrum Lin. ) Comune ne' luoghi incolti , e 

per le strade di campagna. Fio. in Maggio , ed 
è detto volgarmente Lassano. 
Calepinia Corvini DC. Bunias coeblearioides JFilld. var, B. 
Syll. Iberioides. Comune ne' luoghi incolti , 
ed umidi. Fio. in Aprile. 
Senebiera coronopus. Ne' prati argillosi comune. Fio. in Mag- 
gio. 
Raphanus raphanistrum var. !^. Syll. Comune ne' luoghi colti- 
vati. Fio. in Aprile. 
Clypeola Jonthlaspi. Ne' luoghi aridi montuosi frequente; Costa 
della Madonna del Carmine , ed altrove. 
Fio. in Aprile. 
Biscutella levigata var. J. Syll. Ne' pascoli montuosi frequente. 

Rotonda. Fio. in Maggio. 
— < Columnae Ten. var. J. Syll. Ne' luoghi aridi montuosi 

frequente. Fio. in Maggio. 
Isalis tincloria. Comune ne' luoghi incolti montuosi; Coste che 



( 6i ) 
jìancheg giano la strada^ che va al mulino nuo- 



vo. Fio. in Maggio. 



SlLICULOSJE. 



Iberis amara. Comune ne' luoglii aridi montuosi di Vielri di 

Potenza. Fio. in Giugno. 
Hutchinsia pclraea DC. Lepidium petraeura Lin. Ne' luoghi u- 
midi, ed ombrosi montuosi comune; Costa del- 
la Madonna del Carmine , ed altrove. Fio. 
in Aprile. 
Lepidium Draba DC. Cochlearia Draba Lin. Ne seminati fre- 
quente. Fio. in Maggio. 
— — graminifolium. Comune ne' luoghi incolti, e per le strade 

di campagna. Fio. in Luglio. 
Acthionema saxatile R. Br. Thlaspi saxatile Lin. Comune ne' 

luoghi sassosi montuosi. Fio. in Aprile. 
Thlaspi monlanum var. B. Torreanum Ten. Syll. Comune ne' 
luoghi erbosi montuosi; Rotonda.^ Coste del- 
la Pedicara. Fio. in Maggio. 

pcrfoliatum. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Aprile. 

— — bursa-pastoris. Comune per le campagne. Fio. in Feb- 
braio. 

— — alliaceum. Comune ne' luoghi coltivati, e ne' luoghi acquo- 
si. Fio. in Marzo. 
Draba praecox. Comune ne' luoghi sterili^ sulle mura di campa- 
gna. Fio. in Febbraio. 

verna var. J. Syll. Comune ne' luoghi silvestri. Fio. in 

Marzo. 
— — muralis. Comune ne' siti umidi, ed ombrosi. Fio. in Marzo. 



( 62 ) 

Alyssum orientale. Ne' liioglii aridi , e su i tetti comune. Fio. 
in Aprile. 

(lifTusum Ten. Praterie del monte di Figgiano. Fio. in 

Luglio. 

campestre. Comune ne' luoglii aridi. Fio. in Aprile. 

calycinum. Ne' luoghi montuosi frequente. Fio. in Aprile. 

Aubriefia dcltoidea Dee. var. À. Ten. SylL Sulle mura del ca- 
samento adiacente alla cappella del monte 

di Figgiano., e nelle fessure delle rupi del 
detto monte. Fio. in Giugno. 
Bcrlcroa obliqua. Ne luoghi incolti , ed aridi comune. Fio. in 
Giugno. 

Sjliquosae. 

Dentaria bulbifera var. 'J. SylL Nelle selve montuose; Faggi 

di S. Potito. Fio. in Maggio. 
Cardamine hirsuta. Comune nelle siepi lunide. Fio. in Febbraio. 
Syhatica. Ne' luoghi acquosi frequente. Fio. in Aprile. 

irapaticns. Comune nel Bosco di Picerno detto il Mar- 

ino. Fio. in Maggio. 

— graeca var. ^., et S. Eriocarpa SylL Comune ne' luoghi 

incolti umidi, ed ombrosi. Fio. in Aprile. 

chelidonia. Comune nel Blarmo di Picerno. Fio. in Mag- 

gio. 

Sisymbrium officinale Scop. Erysimum officinale Lin. Comune 

ne' luoghi incolti^ e per le strade di cam- 
pagna. Fio. in Aprile. 

Erysimum alliaria. Comune nelle siepi ombrose. Fio. in Aprile. 

palleus. Praterie del 7nonie di Figgiano. Fio. in Luglip. 



(63 ) 
Barbarea vulgaris. DC. Erysimum barbarea Lin. var. J. Syll. 
Ne' luoghi acquosi frequente. Fio. ia Maggio. 

> ■ bracteosa Giiss. Ne' rivoli, che s' incontrano nói Piano di 

S. Rosa tra Pìcerno , e Potenza. 
Naslurlium officinale DC. Sisymbrium nasturtium Lin. Comune 

ne' fossi, e ne' rivoli. Fio. in Marzo. Vul- 
go Arvalo. 

palustre DC. var. A. Syll. Comune al Pantano di S. 

Gregorio. Fio. in Agosto. 
Hesperis villosa DC. Ne luoghi selvosi frequentissima; Grotlavo- 
jo., Vallina., Coste die fiancheggiano il muli- 
no nuovo. Fio. in Aprile. 
» Arabis collina. Ten. var. A. Syll. Comune ne' luoghi incolti 
bassi, e montuosi. Fio. in Aprile. 
— — var. B. virescens Syll. Comune ne' luoghi umidi, ed ora- 
' brosi. Fio. in Aprile. 

i.^— alpina var. A. Syll. Sulle mura umide del seminario di 
r Muro., Vetrice di Vietri di Potenza. Fio. in A- 

t prile. 

I sagittata DC. Comune ne' luoghi incolti montuosi. Fio. in 

' Aprile. 

Ihaliaaa. Comune per le strade di campagna. Fio. in 

Marzo. 
— — verna DC. Hesperis verna Lin. Comune ne' sili umidi, ed. 

ombrosi. Fio. in Aprile. 
-^— turrita Lin. var. A. Syll. Comune nelle siepi, e ne' luo- 
ghi incolti summontuosi. Fio. in Marzo. 
Turrilis glabra. Ne' luoghi montuosi ne' margini de' seminali. 

Fio. in Aprile. 
Diplotaxis tenuifolia DC Sisjmbrium lenuifolium Lin, Comune 



(U) 

ne' luoghi arenosi summonliiosi , e per le 
strade di campagna. Fio. in Maggio. 

Diplc'laxis viminea BC. Sisymbrium Lui. Ne" luoghi incolti sum- 
montuosi frequente. Fio. in Agosto. 

Brassica campestris. Ne' seminati, e ne' luoghi incolti frequente. 
Fio. in Aprile. 

incana Ten. Nelle rupi comune. Le Armi, Fetrice. Fio, 

in Maggio. 
Sinapis nigra. Nel margine de' campi comune. Fio. in Aprile. 

pubescens. Comune ne' luoghi incolti. Pio. in Aprile. 

— — arvensis. Ne'luoghi argillosi frequente; Piano della Pez- 
za, Vallina. Fio. in Maggio. 

alba. Comune ne' luoghi aridi; Ripa del Castello baro- 

nale. Fio. in Aprile. 

dissecta DC. Ne' luoghi coltivati rara. Fio. in Maggio. 

GÌ. Monadelpuia-Triandrij. 

Ruscus aculeatus. Comune nelle selve. Fio. in Marzo. 

Pentandria 

Erodiuni cicularium var. B. praecox Syll. Comune nelle pra- 
terie. Fio. in Marzo. 

var. C. pilosum Syll. Ne' campi argillosi frequente. Fio. 

in Maggio. 

malacoides. Comune ne' luoghi incolti , e sulle mura di 

campagna. Fio. in Marzo. 
Geranium sanguineum var. À. Syll. Comune ne' luoghi incolti 

montuosi. Fio. in Maggio. 



(6o) 
Gcraniiim sfrialura var. A. Comimc nelle selve monluose, e nelle 

siepi ombrose. Fio. in Maggio. 
— — pyrcnaicum. Praterie del monte di Viggìano. Fio. in Luglio.. 
■ b. iirabrosuni. Ne' siti ombrosi del Monte di Figgiamo , 
ed in quelli del vallone del Sasso. Fio. ia 
Luglio. 

nemorosum Ten. Comune nelle siepi umide. Fio. in Maggio. 

molle var. J. Ne' luogbi incolti, e per le strade di cam- 

gna comune. Fio. in Aprile. 

var. B. parvulum SylL Ibidem; ma è meno frequen- 

te. Fio. in Aprile. 
■ viscidulum Fries. Comune ne' luoghi incolti, [Fio. in Aprile. 

columbinum. Nelle siepi ombrose frequente. Fio, inMaggio^ 

disseclum. Comune ne" luoghi coltivati. Fio. in Maggio. 

' — — lucidum. Comune sulle mura umide, ed ombrose. Fio. in 

Aprile. 
— — robertianum var. j4. Syll. Ne' luoghi incolti frequente v 
Fio. in Aprile, 

var. B. alpiniim Syll. Comune ne' siti umidi , ed 

ombrosi, e sulle vecchia mura. Fio. in Aprile. 

PoLTJiyDRlJ. 

Malopc malacoidcs var. y/. Syll. Comune ne" prati, e nelle siepi 
montuose; difesa di Balvano. Fio. in Giugno. 
Malva Alcca var. B. alceoides Syll. M. alceoides Ten. Comu- 
ne nelle selve monluose. Fio. in Giugno. 

altheoides var. B. hirsuta Syll. M. hirsula Ten. M. eretica 

Ten. et Guss. Ne' luoghi incolti frequente. Fio. 
in Giugno. 



(66) 
Malva vulgaris Ten. Comune ne' luoghi coltivati , e per le stra- 
de di campagna. Fio. in Aprile. 
— — nicaensis. Ne' luoghi coltivati comune. Fio. in Maggio. 
— — sylvestris. Comune nelle siepi summontuose. Fio. in Maggio. 
' moschata var. B. Ten. Syll. Nelle sponde de' campi colti- 

vati di Marsicovetere, Fio. in Luglio. 
Althaea officinalis. Comune nel Pantano di S. Gregorio e nel- 
le T^ìamxxQ ài Marsicovetere. Fio. in Luglio. 
— — cannabina. Nelle siepi , e ne' luoghi incolti comune. Fio. 

in Giugno. 
" hirsula. Nelle selve montuose frequente; Gdllani.^ Costone 

di Fiisciano. Fio. in Giugno. 
— — sylvestris Brig. Comune nelle selve , e siepi montuose. 

Fio. in Giugno. 
Lavatera ambigua DC. Comune nelle siepi , e ne' luoghi incol- 
ti. Fio. in Giugno. 
' thuringiaca. Ibidem. Fio. in Giugno. 

• ■ punctata. Ibidem. Fio. in Giugno. 

Djadelpbij-Hexandr ia . 

Corydalis bulbosa Pers. Comune nelle selve montuose. Fio! in 

Aprile. 
Fumaria officinalis. Comune ne' luoghi coltivati , e nelle siepi. 

Fio. in Marzo. 
»— — capreolata. Ibidem. Fio. in Marzo. 

Tetkanoria. 

Polygala calcarea Biss. Ne' luoghi montuosi comune ; Coste di 
Fallarielh, Serra di Risconti. Fio. in Giugno- 



(67) 
Polygala monspeliaca. Ne' pascoli aridi monliiosi; Monte del Pla- 
tano, Piano della Pezza. Fio. in Giugno. 

Decandria. 

Sparli lira junccum. Comune ne' luoghi incolli. Fio. in Maggio. 
Cylisus laburnum. Comune nelle siepi monluosc. Fio. in Maggio. 
scssilifolius. Comune ne' luoghi incolti montuosi. Fio. in 



Maggio. 

ramosissimus Tcn. Comune ne' luoghi aridi montuosi; Stra- 

da che conduce alla via Francesca. Fio. 
in Maggio. 

Lamarkii Ten. Nelle selve montuose frequente. Rotonda , 

Coste di Fasciano. Fio. in Maggio. 
Genista ovata. Comune nelle selve montuose. Fio. in Maggio. 

sagittalis var. yJ. Syll. Ne" luoghi montuosi frequente; 

Rotonda. Fio. in Maggio. 

. procumhcns JP^aldst. Ne' luoghi aridi montuosi frequente; 

Rotonda , Casa della Corte. Fio. in Maggio. 
Ononis viscosa var. B. Syll. Ne' luoghi argillosi frequente. Fio. 

in Giugno. 

Cherlcri Lin. Comune ne" luoghi sassosi montuosi; Rupi 

del Calvario.^ Morice. Fio. in Giugno. 

Columnae var. B. Syll. Ibidem. Fio. in Giugno. 

oligophylla Ten. Ne' luoghi argillosi comune. Fio. in Giu- 

gno. 

spinosa var. J. Syll. Ibidem. Fio. in Luglio. Volgarmen- 

te Cessabovi. 
■Vnlhjilis vulneraria var. À. et B, Syll. Ibidem ma meno fre- 
quente. Fio. in Alaggio. 



(68) 
Anthyllis vulneraria var. C. Rubrijlora Syll. Comune ne' luo- 
ghi aridi montuosi. Fio. in Maggio. 
Lupinus varius. Ne' pascoli montuosi frequente; Ripa del Monte 

del Fiatano. Fio. in Giugno. 
Orobus variegatus Ten. Comunissimo nelle selve. Fio. in Aprile. 
■ tuberosus var. J. Syll. Nelle selve montuose frequentissi- 
mo; Difesa di Salvano., Selve di Vietri di Poten- 
za., Marmo di Picerno. Fio. in Maggio. 
—— sessilifolius Sibt. Marmo di Picerno raro. Fio. in Maggio. 
Latbyrus sylveslris var. B. Syll. Comune nelle siepi. Fio. in 

Giugno. 
' pratensis. Comune nelle selve montuose; Coste della Val- 

lina , Monte del Piotano. Fio. in Giugno. 
■ " Aphaca. Comunissimo ne' seminati , e ne luoghi incolti. 
Fio. in Maggio. 

■ Nissolia. Ne' luoghi incolti montuosi frequente; Rotonda. 

Fio. in Giugno. 

■ sphaericus var. B. neapolitanus Syll. Comune ne' luoghi 

incolti, ed aridi summontuosi; Coste della Val- 
lina., ed altrove. Fio. in Maggio. 
' ■ ■ Cicera. Comunissimo ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 

' selifolius. Comune ne' luoghi sassosi summontuosi. Fio. in 

Maggio. 
' grandiflorus DC. Comune nelle siepi. Fio. in Maggio. 

Vulgo Avezzone. 
— — bithynicus DC. Vicia bithynica Lin. var. A. et B. Syll. 

Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 
—— — alalus Ten. Comunissimo ne' seminati. Fio. in Maggio. 
— — Ochrus DC. Pisum Ochrus Lin. Ne' luoghi incolti frequen- 
te., FìQì in' Maggio. 



(69 ) 
Pisum arveiise. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 
Vicia cassubica. Nelle selve montuose comune; Frontone , Ro- 
tonda^ e nelle selve di Ruoli. Fio. in Giugno. 

dasy carpa Ten. Comune ne' luoghi incolti , e per le sie- 

pi. Fio. in Maggio. 
«— — sativa var. À. et B. Syll. Comune uè' seminati , e ne' 

luoghi incolti. Fio. in Maggio. 
— — lathjfroidcs. Ne' luoghi incolti sumraonluosi comune. Fio. 

in Maggio. 
■ hirta Pers. Ne' luoghi argillosi frequente. Fio. in Maggio. 

hybrida. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 

.. tricolor Sedasi, et Maitr. Comune nelle siepi , e ne' luo- 

ghi incolli. Fio. in Maggio. 
■ grandiflora Scop. Ibidem. Fio. in Aprile. 
— — sepium. Nelle selve montuose frequente; gli Arpì^ Roton- 
da, ed altrove. Fio. in Maggio. 

' Fontanesii Ten. ibidem; Rotonda, Frontone.^ ec. Fio. in 

Giugno. 

scrratifolia Jacq. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Mag- 

gio. 

. Barhazitac Ten. et Suss. Nelle selve montuose frequente ; 

ai Gallani. Fio. in Maggio. 

Frvum nigricans Bieb. Ervum lentoides Ten. Ne' luoghi incolli 
montuosi frequente; Monte del Fiatano., ed al- 
trove. Fio. in Maggio. 

uniflorum Ten. Ibidem. Fio. in Maggio. 

-^— hirsutum var. À. Comune nelle selve. Fio. in Maggio. 

var. B. lejocarpmn Moris. FI. sard. voi. I. pag. 

òj^. Ibidem. Fio. in alaggio. 
— — Bicbcrstcuii Guss. Comime nelle siepi. Fio. in Maggio. 



( 70 ) 
Ervum lenuissimum MB. longifolium Ten. Ne' luoghi incolti mon- 
tuosi di Salvano. Fio. in Maggio. 
Coliitea arborescens. Comune ne' luoghi selvosi. Fio. in Maggio. 
Coronilla Valentina. Comune nelle rupi ; rupi di S. Angiolo 

delle Àì'7m\ ec. Fio. in Marzo. 
Emerus. Comune nelle selve. Fio. in Aprile. 

varia. Castagneti di RTarsiconnovo vicino al paese ; la 

Laura di Marsicovetere . Fio. in Luglio. 
Ornithopus scorpioides. Ne' seminati , e ne' luoghi incolti comu- 
ne. Fio. in Maggio. 

compressus. Comune ne' prati. Fio. in Maggio. 

Hippocrepis glauca Ten. Ne' luoghi aridi montuosi comune; Mo- 

rice^ Rotonda., ec. Fio. in Maggio. 

unisiliquosa. Comune ne' luoghi sterili montuosi. Fio. iu 

Maggio. 
Scorpiurus suhvillosa. Comune ne' luoghi incolti, e nelle prate- 
rie. Fio. in Maggio. 
Onobrychis alba var. J. Syll. Ne' pascoli aridi montuosi fre- 
quente; yli'ìni rosse. Fio. in Giugno. 

foveolata DC. Ne luoghi argillosi frequente; Fratta di 

Ricigliano. Fio. in Giugno. 
Astragalus sesameus. Cemune ne' luoghi aridi montuosi; 3Iori- 

ce, Gallani. Fio. iji Maggio. 

sesameus. Ne' luoghi argillosi comune; Calvario^ Fasciano. 

Fio. in Maggio. 

depressus. Ne' siti sassosi del Monte di Viggiano vicino 

alla Cappella. Fio. in Luglio. 

glycyphyllus. Comune ne' luoghi silvestri. Fio. in Giugno, 

monspcssulanus. Ne' prati sterili di Ruoti frequente. Fio. 

in Giugno. 



( 70 • 
Melilolus altissima DC. var. albijlora Stjll. Comune ne' luoghi 
acquosi. Fio. in Luglio. 



leucanlha. Ibidem. Fio. in Luglio. 

parviflora. Ne' luoghi aridi , e sulle mura di campagna 

frequente. Fio. in Giugno. 

palustris. Comune ne' luoglii acquosi. Fiumara. Fio. in 

Luglio. 

neapolitana Ten. Comune ne'luoghi selvosi montuosi. Fio. 

in Giugno. 
■ roiundifolia. Ten. Ne luoghi rupestri raro ; a S. Maria 
del Fiatano. Fio. in Maggio. 

mauritanica var. concinna. Ten. Nel margine de' campi 

coltivali , e nelle praterie frequente. Fio. in 

Maggio. 
Psoralca bituminosa var. yl. Syll. Comune ne'luoghi incolti. Fio. 

in Giugno. 
Trifolium angustifolium. Comune ne' prati sterili. Fio. in Maggio. 
' incarnatum var. B. Syll. Comune ne' luoghi silvestri. Fio. 

in Maggio. 

arvensc. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 

striatum. Ne'luoghi umidi frequente. Fio. in Maggio. 

■ scabrum. Comune ne' luoghi aridi. Fio. in Maggio. 

dalmalicum. Frequente sopra i muri di campagna di Ri- 

cigliano. Fio. in Maggio. 

squarrosum. Comune nelle selve, e ne' luoghi incolti mon- 

tuosi; Frontone , Costa della Madonna del 
Carmine. Fio. in Luglio. 
— — medium var. y/. Syll. Nelle selve montuose frequente. 
Rotonda , e pianura di Marsiconuovo. Fio. in 
Luglio. 



• ( 72 ) 

Trifotium pratense var. A. Syll. Comune ne' pascoli. Fio. in 
Maggio. 

var. B. alpinum Ten. Syll. Praterie del Monte di 

Viggiano. Fio. in Luglio. 

' pallidura. Ne' prati argillosi, e ne' luoghi incolti suramon- 

tuosi comune. Fio. in Giugno. 

lappaceum. Comunissimo ne' prati. Fio. in Giugno. 

oehroleucum. Nelle selve montuose comune; Frontone, Co- 

sta della Madonna del Carmine , Picerno 
di Marsicovetere. Fio. in Luglio. 

slrialum. Ne' luoghi aridi , e sulle mura di campagna. 

comune. Fio. in Maggio. 
. ■ leucanthura B. Bieb. et DC. T, ohscurum Savi. Frequente 
nelle praterie. Fio. in Maggio. 
'■ glomeralum. Ne' luoghi incolti, ed aridi comune. Fio. in 
Maggio. 

laevigatum Desf. et Guss. Ne' pascoli montuosi comune ; 

Ripa del Monte del Piotano. Fio. in Giugno. 

repens var. A. Syll. Comune ne' prati umidi. Fio. in A- 

prile. 
■ nigrescens. Fiviani. Comune nelle praterie. Fio. in Aprile: 

subterraneum. Comune ne' pascoli aridi montuosi di Bat- 

vano , Gallimi.^ Torrone di S. Giovanni, 
Aria dì S. Juorio di Pietri di Potenza. 
Fio. in Marzo ed Aprile. 

suffocatum. Frequente ne' pascoli aridi montuosi; Calvario, 

Torrone di S. Giovanni. Fio. in Maggio. 
• vesiculosum Savi. Comune no' luoghi erbosi montuosi: gli 

Arpi, le Armi. Fio. in Giugno. 
' resupinatum. Comune ne' prati. Fio. in Maggio. 



(73) 
Trifoliura suavcolcns JVilld. Comune ne' pascoli , e ne' semina- 
ti. Fio. in Maggio. 

fragifcrum. Comune ne' prali argillosi. Fio. in Giugno. 

lomenlosum. Comune ne' luoghi aridi. Fio in Maggio. 

campestre Schreb. Comune ne' luoghi incolli, e nelle pra- 

terie. Fio. in Maggio. 

filiforme. Nelle praterie argillose montuose comune; Piu' 

no della Pezza. Fio. in Giugno. 
Dorychnium Lerbaceum. Comune ne' luoghi incolti summontuosi. 

Fio. in Giugno. 

hirsutum DC. Lotus hirsutus Lin. Comune nelle selve di 

Fielri di Potenza^ e per la strada venendo da 
Salvano vicino al Ponticello. Fio. in Maggio. 
Lotus ornithopodioides. Comune ne' luoghi incolti. Fio. in Mag- 
gio. 

anguslissimus Comune nelle praterie sterili montuose; Mon- 

' te del Fiatano^ ec. Fio. in Giugno. 

corniculalus var. A. arvensis Syll. Comune nelle praterie 

P umide. Fio. in Maggio. 



var. C. villosus Syll. Ne' luoghi acquosi frequente. 

Fio. in Luglio. 

totragonolobus. Frequente ne' luoghi silvestri. Fio. in Mag- 

gio. 
Trigonella prostrata DC. Comune ne' luoghi aridi montuosi; Mo- 
rice^ S. Antuono. Fio. in Maggio. 

monspeliaca. Ibidem. Calvario. Fio. in Maggio. 

Medicago lupulina var. J. Syll. Comune ne' prati , e per le 

strade di campagna. Fio. in Maggio. 

falcata. Nel margine de' campi coltivati , e ne' luoghi sil- 

vestri; Fiisciano^ Liicito. Fio. in Giugno. 



(7i) 
Medicago tuberculata JVilld, var. piibescens. Ne'siti umidi fre- 
quente. Fio. in Maggio. 
■ denticulata. Ne' campi coltivati , e nelle praterie comune. 



Fio. in Maggio. 
flexuosa Ten. Comune ne' prati. Fio. in Maggio, 
lappacea Ten. Ne' luoghi coltivati di Balvano. Fio. id. 
graeca. Comune ne' luoghi aridi montuosi; iMorice. Fio. 

in Maggio, 
muricoleptis Tin. et IfC. Comune ne' prati argillosi. Fio. 

in Maggio, 
maculata. Comune nelle praterie. Fio. in Maggio. 
Gerardi. Comune ne' luoghi incolti, ed aridi. Fio. in Mag- 
gio, 
litoralis ./f. breviseta. Ne' luoghi arenosi frequente ; Mo- 

rice .^ Fratta di Rlcigliano. Fio, in Maggio, 
longiseta. Ne' pascoli umidi frequente; Bradia. Fio. in 

Maggio . 
orbicularis. Comune ne' seminati, e nelle praterie. Fio, in 
Maggio. 

CI. POLTJDELPBJJ. 
POLYJNDRIJ. 



Hypericum hircinum. Comune ne'siti umidi, ed ombrosi. Fio. 

in Maggio. 
■ quadrangulare var. B. Neapolitanum SylL Comune ne' 

luoghi acquosi. Fio. in Maggio. 
— — perforatum var. A. SylL Comunissimo ne' luoghi incolti < 
Fio., in Maggio, 



HyperJciim ciliatum Lam. var. y/. Syll. Ne' luoghi incolti mon- 
tuosi frequentissimo ; Coste della Madoii 
na del Carmine^ della Pallina , della Ro' 
tonda, ed altrove. Fio. in Giugno. 

lursutum. Ibidem; gli Jrpi , Vallina^ ce. Fio. in Giu- 

gno. 

CI. SìNGENESJA. 

Syngenesia aequalis inild. 

ClCnORACEjE. 

Tragopogon porrifolius var. À. Syll. Comune ne' luoghi incolti 

montuosi; ai Galloni^ Galdo^ S. yintiiO' 
no, Mùrice. Fio. in Maggio. 

eriospermum Ten. Ne' prati, e nelle siepi umide montuo- 

se frequente; Piano di Salerno , Fasciano. 
Fio. in Giugno. 
Lrospcrmum Dalechampii. Comune ne' luoghi sterili montuosi. 

Fio. in Giugno. 

picrioides y/. asperum Syll. Comune ne" luoghi incolti. 

Fio. in Maggio. 
Scorzonera graminifolia var. ^. Syll. Ne' prati argillosi montuosi 

frequente ; Sera di Visconti. Fio. in 
Giugno. 
— — laciniata var. A. humilis Syll. Ibidem; Fasciano., ed al- 
trove. Fio. in Giugno. 
— - var. B. elata Syll. Ne' luoghi incolli montuosi frc- 
(juente. Fio. in Maggio. 



(76) 
Scorzonera hirsuta. Ne' pascoli aridi montuosi comune; Morice ^ 

Casa della Corte, ec. Fio. in Maggio. 
Sonchus oleraceus. Comune ne' luoghi coltivati , e per le strade 

di campagna. Fio. in Apri4e. 
— — asper Spr. Ibidem. Pio. in Aprile. Detto volgarmente 
Sevone. 

arvensis. Comunisssimo ne' campi argillosi. Fio. in Aprile. 

' picrioides Z«m. Scorzonera picrioides Lin. Comune ne' 

luoghi aridi , e sulle mura di campagna. Fio. 
in Aprile, Vulgo Caccialepri. 
Lactuca saligna var. B. Syll. Comune ne' campi coltivati. Fio. 

in Agosto. 
— — scariota. Comune nelle siepi, e ne' luoghi coltivati. Fio. 

in Agosto. 
Chondrilla juncea. Comune ne' luoghi sterili. Fio. in Agosto. 

Vulgo Colera. 
Praenanthes muralis. Comune ne' siti ombrosi delle selve. Fio. 

in Giugno. 



viminea var. '^A. et B. Syll. Comune ne' luoghi incolti , 

ed aridi summontuosi; Calvario., Castel S. Angio- 
lo., S. Animilo. Fio. in Agosto. 
Leoutodon taraxacum var. A. Syll. Comune ne' prati , e per 

le strade di campagna. Fio. in Marzo. 
«— — obovatum. Nelle selve montuose di Balvano agli Arpi. 
— ~ var. B. corniculatum Syll. Ne' pascoli montuosi co- 
mune. Fio. in Aprile. 

— ' apenninum Ten. Comune ne' prati montuosi; Calvario., Co- 

sta della Madonna di Costantinopoli., Torrone 
della Madonna del Carmine , Rotonda , ed al- 
trove., Fio. in Settembre.. 



_ ( 77 ) 

Lcontodon bulbosiim Lin. Hieraciiun l)ulbosiiin JFilld. Comune ne' 

luoghi incolli , ed aridi monliiosi : iMorice , 
Anni rosse. Fio. in Ma"'2;io. 
Apargia saxatilis Ten. var. y/. et B. Syll. Comune nelle fissa- 
re delle rupi. Fio. in Maggio. 

cichoracea Ten. Comune ne' luoghi incolli montuosi. Fio. 

in Maggio. 

Rosani Ten. Comune ne' prati argillosi; Piano della Pez- 

za., ed altrove. Fio. in Luglio. 
Thrincia tuberosa Dee and. Apargia tuberosa JFilld. Ne' pascoli 

montuosi frequente. Fio. in Ottobre. 
Hyoseris scabra. Comune ne' prati summontuosi; Calvario, Tor- 
rone Curdo , Guido , ed altrove. Fio. in A- 
prile. 
Hcdjpnois rhagadioloides. Comune ne' luoghi incolti ed aridi 

summontuosi, e su 1 muri ,di campa- 
gna; Morice. Fio. in Blaggio. 

var. A. Per le strade del comune del Sasso a Mar- 

sicomiovo. 
Picris bicracioides. Comune ne' luoghi incolli. Fio. in Agosto. 
— — scaberrima Guss. Comune ne' luoghi incolti, ed aridi mon- 
tuosi. S. Angiolo , Torrone della Madonna 
del Carmine. Fio. in Agosto. 
Helmiuthia cchioides. Nel margine de' campi. Fio. in Giugno. 
— — spinulosa Trev. Comune ne' campi argillosi. Fio. in Giu- 
gno. 
Hieraciimi pilosella var. B. obovatitm Syll. Ne' prati montuosi 
frequente; Rotonda^ Frontone. Fio. in Lu- 
glio. 
— — pseudo-pHosclIa. Praterie del Monte di Fig giano. 



( 78 ) 
Hicracium murorum yar. B. Barrelieri Syll. Ne' luoghi silvestri 

montuosi frequente; Faggi di S. Potilo^ Ros~ 

sale, Manie di Fig giano. Fio. in Giugno. 

cyraosura Lin. var. A. Syll. Comune nelle selve montuo- 

se; Grotlavojo., Rotonda., ed altrove, ed alla Lau- 
ra di Marsicovetere. Fio. in Giugno. 

crinilum. Comune ne' siti ombrosi delle selve. Fio. in Set- 

tembre. 
Crepis pulcbra Lin. Prenantlies hieracifolia TVilld. Comune ne 
luoghi incolti , e nelle siepi. Fio. in Giugno. 

cernua Ten. var. B. hirta Comune nelle sponde de' cam- 

pi , e ne' luoghi incolti. Fio. in Maggio. 

lacera Ten. Nelle selve montuose frequentissima , ed a 

Marsicovetere alla Laura.^ Rotonda. Fio. in Giugno. 
Vulgo Monaca. 
Borkausia vesicaria Spr. Comune ne' prati. Fio. in Maggio. 

corymbosa. Crepis coryrabosa Ten. var. J. Syll. Ne' luo- 

ghi incolti , ed umidi frequente. Fio. in Giu- 
gno. 

taraxacifoUa Spr. var. B. tenerrima Syll. Comune nelle 

siepi ombrose. Fio. in Maggio, 

rubra var. A. caulescens Syll. Comune ne' luoghi incol- 

ti , nelle praterie, e sulle vecchie mura. Fio. in 
Maggio. 

foetida var. C. Syll. Ne' luoghi aridi frequente. Fio. in 

Luglio. 



liispida var. A- et B. Syll. Comune ne' luoghi incolti, ed 

umidi. Fio. in Giugno. 
Seriola aetnensis. Comune ne' luoghi aridi, su i tetti, e sulle 
mura. Fio. in Aprile. 



( 79 ) 
Seriola cretensis var. B. glabrala Syll. Ne' prati aridi raontiio- 

si frequento; Calvario , Falde della Rotonda , 

ne' luoirlii incolti di Marsicovelere. Fio. in 



Giugno, 
llypochacris neapolitana DC. Prod. J pag. ^/. Ibidem comune. 

FiOi in Giugno. 
Tolpis grandiflora Ten. Comune ne' pascoli montuosi ; Torrone 
di S. Giovanni^ Frontone , Falde della Ro- 
tonda. Fio. in Giugno. 
' altissima Pers. Ne' luoghi incolti, e nel margine de' cam- 

pi frequente. Fio. in Giugno. 
■ ■■■'■ barbata. Nelle selve di Fietri di Potenza frequente. Fio. 

in Maggio. 
Lapsana comunis \ar. À, Syll. et B. Iurta. Nelle siepi, e ne' 
luoghi incolti comune: la var. B. ai Faggi di 
S. Potilo. Fio. in Maggio. 
Rhagadiolus edulis Gaerl. R. intermediiis Ten. Ne' luoghi col- 
tivati, e nelle siepi comune. Fio. in Aprile. 

stellatus JVilld. Ibidem. Fio. in Aprile. 

Cichorimn divaricatum Schoiis. Ne' luoghi incolti; e per le stra- 
de di campagna. Fio. in Giugno. 
Scolymus hispanicus. Comune ne' prati argillosi di Fietri di Po- 
tenza'^ Fio. in Giugno. 
— — maculatus. Id., ed in quelli di Salvano. Fio. in Giugno. 

ClNdROCEPBALAE, 

Carlina lanata. Ibidem. Bradia, Piano della Pezza. Fio. in A- 

gosto. 
— — YuIgariiS. CQmujie ne' luoghi isilveslri. Fio. in Luglio. 



(So ) 
Carlina corymbosa. Comune ne'lnoghi incolti, ed aridi summon- 

tuosi. Fio. in Agosto. 
Onopordon illyricum. Ibidem, e per le strade di campagna. Fio. 



in Giugno. 



arabicum. Ne' luogbi sassosi montuosi frequente; Rotonda'., 

la Petrosa. Fio. in Ottobre. 
Afractylis gummifera. Ne' prati argillosi freqnente; Fiatano. Fio. 

in Settembre. 
Cynara spinosissima Presi. Comune ne luogbi argillosi ; Piano 

della Pezza., ed altrove. Fio. in Luglio. 
Onobroma corymbosum Spr. Cartbamus corymbosus Lin. Ne' 

luoghi argillosi frequente ; Ponticello 

dì Pietri di Potenza. Fio. in Luglio. 

Lappa tomentosa DC. Arctium Bardana JFilld. var. B. minor 

Syll. Comune per le strade di campagna. Fio. 

in Agosto. 

Carduus leucograpbus var. A. et B. Syll. Comune ne' luogbi 

incolti , ed aridi sommontuosi. Fio. in 
Giugno. 

unciuatus M. B. Ibidem , e per le strade di campagna 

comune. Fio. in Giugno. 

corymbosus Ten. Ne' pascoli montuosi comune. Fio, in 



Giugno. 
' nutans. Ne' luogbi incolti montuosi frequente. Falde del' 
la Rotonda dalla parte della neviera. Fio. in 
Giugno. 
■ peregrinus. Ovvio per le strade di campagna, e nelle sie- 
pi. Fio. in Giugno. 
Sylibuni marianum Gaertn. Carduus marianus Lin. Comune ne' 
luogbi incolti montuosi. Fio. in Giugno. 



(Si ) 
Cirsium Innccolatum Spr. Carduus Lin. Cnicus TVilld. var. A. 

Syll. Comune per le strade di campagna , 
e tra i ruderi. Fio. in Giugno. 

strictum Ten. Comune ne'luoglii incolti summontuosi. Fio. 

in Agosto. 

ciclioracDum Spr. Comune nelle selve montuose ; Costone 

di Fasciano. Fio. in Luglio. 

italicum DC. Comune ne' prati argillosi ; Bradia , Piano 

della Pezza^ ec. Fio. in Luglio. 
■ pungcns Spr. var. J. Syll. Comune ne' luoghi acquosi. 

Fio. in Luglio. 

Acarna DC. Ne' prati argillosi frequente. Fio. in Agosto. 

criopliorum Spr. Comune ne' prati argillosi ; Piano della 

pezza., ed altrove. Fio. in Luglio. 

arvensc Lam. Scrratula Lin. Comune ne' luoghi coltivati. 

Fio. in Luglio. Volgarmente Stiglione. 
Serratula simplex DC. Carduus nioUis Lin. var. B. moschata 
Syll. Comune ne' pascoli montuosi; Rotonda. 
Fio. in Giugno. 
Bidons tripartita. Comune nel Pantano di S. Gregorio. Fio. in 

Agosto. 
Eupatorium cannahinum. Comune ne" luoghi acquosi. Fio. in A- 

goslo. 
Clirysocoma Linosyris. Ncluoglii incolti rara. Fio. in Settembre. 
Artemisia vulgaris var. B. Syll. Comune per le siepi , e ne' 
luoghi aridi. Fio. in Agosto. 

camphorata. ì'illars var. à. Syll. Comune ne' luoghi aridi 

montuosi; Morice. Fio in Settembre. 
Xeranllicmum cylindraccum Sniilli. Comune ne' luoghi incolti. 

Fio. in Luglio. 



( 82 ) 
Gnaplialium Stoeclias. Ne' luoghi arenosi sterili frequente , o 

presso Marsicovetere , Fiumara. Fio. in 
Agosto. 
— — uliginosura. Comune nel Pantano di S. Gregorio. Fio. } 
in Agosto. l 

— — sylvaticum. Nelle siepi ombrose del comune del Fosso, 
e nel monte di Viggiano. Fio, in Luglio. 

■ pyramidatum JFilld. Filago Lin. var. A. Syll. Comune * 

ne' luoghi incolti, ed aridi. Fio. in Giugno. ^ 

— — germanicum Smith. Filago Lin. var. J. Syll. Ibidem. \ 

Fio. in Giugno. v 

Conyza squarrosa. Comune nelle siepi, ne' luoghi sterili', ec. * 

Fio. in Agosto. V 

— — ambigua DC. Erigeron linifolium TFilld. Comune ne'luo- | 

giù umidi. Fio. in Agosto. 
Erigeron canadense. Ibidem. Fio. in Agosto. 
' graveolens. Comune per le strade di campagna , ne' luo- 

ghi umidi, ec. Fio. in Settembre. 
Senecio erraticus Bert. var. A. Syll. Nelle sponde de' fiumi 

frequente. Fio. in Agosto. 
' lenuifolius var. B. Syll. Comune ne' luoghi umidi , e nel 

margine de' campi. Fio. in Agosto. 

■ vul^aris. Ovvio ne' luoghi incolti, ec. Pio. in Febbraio. 
— — rupestris. Monte di Figgiano. Fio. in Luglio. 
Solidago Yirgaurea var. B. Syll. Comune nelle selve montuose, 

e ne' luoghi bassi umidi, ed ombrosi. Fio. 
in Settembre. 
Inula odora var. A. et B. Syll. Comune nelle selve di Fietri 

di Potenza. Fio. in Giugno. 
' * ' saliciaa. Comune nelfe selve montuose. Fio, in Luglio. 



(83 ) 
Inula dcMiliila Siblh. Comnne nel Pantano di S. Gregorio. Fio. 



in Luglio. 



dyscnterica. Comune ne' luoghi umidi , e nel margine de' 



rivoli. Fio. in Giugno. 

ilolcnium. Nelle siepi basse, e montuose frequente; F'al- 

/ina; e ne' luoghi acquosi di Marsicovetere^ S. 
Giovanni^ ed altrove. Fio. in Luglio. 

viscosa AH. Erigeron viscosum Zm, Comune ne' luoghi ste- 

rili. Fio. in Luglio. 
Doronicum Columnae 7^en. Comune nelle selve montuose ; gii 

Arpi^ Coste di Fusciano, della Rotonda , 
ec. Fio. in Maggio. 

caucasicum Marsch. Ibidem; Vetrice ., le Falli , Coste 

di Fusciano. Fio. in Maggio. 
Tussilago Retasi tcs. Comune nelle sponde de' rivoli; Piano della 
pezza., Fiumara., ec. Fio. in Marzo. 

sebetia Ten. Ibidem. Fio. in Marzo. 

Farfara. Ne' luoghi umidi argillosi ovvia. Fio. in Feb- 



braio. 
Bellis perennis. Comune ne' prati. Fio. in Marzo. 

sylvcslris Cgr. Ne' luoghi incolli summontuosi comune; Co- 

ste della Madonna di Costantinopoli., la Foresta^ 
Costa della Madonna del Carmine, ed altrove. 
Fio. in Maggio. 
Clirysanlhemum leucanlhcmura. Ne luoghi incolti montuosi fre- 
quente, nel margine de' cara- 
pi incolti; gli Arpi., Falde del- 
la Rotonda^ Marsiconuovo. Fio. 
in Luglio. 

segetum. Comune ne" seminati. Fio, in Maggio, 



(Si) 
Pjrellirum tenuifolium Ten. Ne' luoghi erbosi montuosi comune; 

gli Arpi^ la Rotonda^ ed altrove. Fio. in 
Luglio. 
Matricaria Cliamomilla. Comune per le campagne. Fio. in Maggio. 
Antliemis altissima Lin. Comune ne' seminati. Fio. in Giugno. 
— — Cota Liti. Ibidem. Fio. in Giugno. 

I Triumfetti var. A. Syll. Comune nelle selve montuose; 

la Russale., ec. Fio. in Luglio. 

i Cotula. Comune per le strade di campagna , e ne' prati. 

Fio. in Maggio - 
. incrass^ta Loisel. Comune ne' luoghi aridi incolti, e sum- 

montuosi. Fio. in Maggio. 
— — psorosperma Ten. Comune nelle praterie. Fio. in Maggio. 
— — tinctoria var. A. Syll. Ne' luoghi incolti , ed aridi fre- 
quente. Fio. in Luglio. 
Achillea Millefolium var. A. Syll. Comune nelle siepi , e ne' 

luoghi incolti montuosi. Fio. in Giugno. 
— — sylvatica Ten. Comune nelle selve , e ne' luoghi incolti 

montuosi. Fio. in Giugno. 
■ ' " moschata Lin. Comune sulle rupi del Vetrice. Fio. in 

Giugno. 
Buphthalmum spinosum var. B. Syll. Comune ne' luoghi incoi- 

ti, ed aridi. Fio. in Giugno. 

Stngenesij-frustranea. 

Cynarocephalae. 

Cenlaurea Crupina. Comune ne' luoghi aridi montuosi ; Morice^ 
Fio. in Maggio. 



( 8ò' ) 
Cen laurea deus la Ten. var. J. Syll. Ibidem comune. Fio. in 

Giugno. 
— — decipiens Thuil. Comune per le siepi , e ne' prati. Fio. 
in Agosto. 

— Cyanus. Ne' seminati frequente. Fio. in Maggio. 

■ axillaris JFilld. var. B. et C. Syll. Ne' luoglii iucolli 

montuosi frequente ; Coste della Pedicara , ed 
altrove. Fio. in Giugno. 
» ■■ solstkialis. Comune ne' luoghi sterili , e per le strade di 

campagna. Fio. in Luglio. 
— — Calcitrapa. Ibidem. Fio. in Giugno. 
—— lanata DC. et Spr. Cartbamus lanatus Lin. Comune ne' 

luoghi sterili. Fio. in Luglio. 
Galaclites tomentosa Bloench. Centaurea galactites Lin. Comune 
ne' luoghi acquosi. Fio. in Maggio. 

SrNGENES'ÌA NEGESSJRIJ. 

Corymbijerae. 

Calendula arvcnsis. Comune ne' luoghi incolli , ed aridi. Fio. in 
Maggio. 

Stngenesia segregata. 

Cynarocephalae . 

ilcklnops sphaeroccphalus var, glabratus DC. Ne' luoghi silvestri 

montuosi frequente; la Rossa , ed al- 
trove , Monte di Ricif/liano. Fio. in 
Agosto., 



(86) 

CI. Gì'NJNDRIA-MoNJNDRU. 

Oichis bi folta Lin. Comune nelle selve. Fio. in Maggio, 

. pyramidalis var. A. Syll. Comune ne' luoghi incolli mon« 

tuosi; gli Arpì^ ed altrove. Fio. in Giugno. 

var. B. Jlore albo Si/Il. Comune ne' luoghi selvosi ; 

Difesa di Salvano , Malazzano , ec, Fio. in 
Giugno. 

coriophora. Comune ne' pascoli aridi monluosl ; Ripa del 

7nonte del Fiatano. Fio. in Maggio, 
— — sccundiflora. Ne' luoghi incolti, ed aridi montuosi frequen- 
te ; gli Arpi^ al Barangiello., Pietra dello 
Zingaro. Fio. in Maggio. 
— — quadripunctata Cyr. Ne' luoghi selvosi montuosi frequen- 
te; ai Gallani., Fallina^ gli Arpi. Fio. in 
Maggio. 

mascula. Ibidem comune ; gli Arpi , ed altrove. Fio. in 

Maggio. 
— — Nicodemi Cyr. Ibidem comune ; ai Galloni.^ Pietra dello 

Zingaro. Fio. in Maggio, 
—e lephrosanlhos JFilld. Comune ne' luogli montuosi ; gli 
Arpi.^ al Barangiello , piallo della Scolla- 
ta ^ ed altrove. Fio. in Maggio. 

undulatifolia Biv. Ne' luoghi selvosi montuosi frequente; Za 

Rotonda., Fallino, ed altrove. Fio. in Maggio. 

variegata Jacq. Ibidem comune ; gli Arpi , ed altrove. 

Fio. in Maggio. 

fusca Jacq. var. B. moravica Syll. Ne' luoghi incolti 

montuosi frequente; ai G ali ani , ed altrove. Fio. in 
Maggio. 



l 



( 87 ) 

Orchis papHionacca. Ibidem; ai Gallani^ Vallo dell' Ahano^ ed 

altrove. Fio. in Maggio. 
. provJncialis Baiò. 0. Cyrilli Ten. Ibidem ; (jli Arpi , 

Pietra dello Zingaro , ed altrove. Fio. in 

Maggio. 

■ pauciflora Ten. Ne' luoghi aridi montuosi comune ; Fallo 

della Scollata , Rotonda , ed altrove. Fio. in 
Maggio. 

longibracteata Biv. Nelle rupi di Fielri di Potenza. Fio. 

in Aprile. 
I liircina IVilld. Satyrium Lin. Ne' luoghi incolti montuosi 

frequente; Falde della Rotonda , Costone di Fa- 
sciano., ed altrove. Fio. in Giugno. 
— — ustulata. Ne' pascoli aridi montuosi frequente ; Ripa del 

Monte del Platano. Fio. in Giugno. 
— — autropophora. Ophrys. Lin. Ne' luoghi aridi montuosi fre- 
quente; Fallo della Scollata^ Rotonda^ ec. 
Pio. in Maggio. 
' maculata. Comune nelle selve. Fio. in Maggio. 

— — sarabucina. Ten. var. A. Syll. Ne' luoghi aridi montuosi 
rara; gli Arpi., al Barangiello. Fio. in Maggio. 

■ conopsea Nelle selve montuose frequente ; Le Falli , 

Monte del Platano. Fio. in Giugno. 

viridis ÌFilld. Satyrium viride Lin. var. A. Syll. Ibidem; 

Rotonda., Fallo dell' Alvano. Fio. in Giugno. 

var. B. Faillanlii Syll. Monte del Platano. Fio. in 

Giugno. 
Ophrys rostrata Ten. Comune nelle selve, e ne' boschi ; Falli- 
na , Marmo di Picerno , ed altrove. Fio. in 
Maggio. 



(88) 
Oplirys aranifera. Nelle patene aride montuose frequento; ai Gal- 
lani, alla Morie. Fio. in Maggio. 

arachniles. Ne' luoghi incolti montuosi comune; Grattava' 

jo^ ed altrove. Fio. in Maggio. 

lenthrcdinifera JFilld. Ne' prati argillosi montuosi comu- 

ne ; Monte del Platano , ed altrove. Fio. 
in Giugno. 

lutea Cavan. Comunissima ne' luoghi incolti umidi , ed 

orahrosi. Fio. in Aprile. 

apifera Iliids. Nelle selve montuose rara ; Rotonda. Fio. 



in Giugno. 
Epipactis latifolia Per. Serapias Lin. var. B. sylvatica Syll. Nelle 
selve , e ne' luoghi incolti frequente ; Fallina^ 
Galdo , Rotonda^ ed altrove. Fio. in Giugno. 

rubra JVilld. Serapias Lin. Comune nelle selve ; Valli- 

na.1 Rotonda., ed altrove. Fio. in Giugno. 

ensifolia Willd. Ibidem; Costa della Madonna del Car- 

mine., Vallina , Pietra dello Zingaro , ed altro- 



ve. Fio. in Maggio. 



pallens JFilld. Serapias grandiflora Lin. Frequente ne' luo- 

ghi silvestri; gli Arpi., ed altrove. Fio. in Maggio. 
Neollia nidus-avis Ridi. Ophrys Lin. Comune nelle selve mon- 
tuose; Faggi di S. Potilo, ec. Fio. in Maggio- 

lalifolia Rich. Ophrys ovata Lin. Ibidem rara ; Rotonda. 

Fio. in Giugno. 



aulumnalis JFilld. var. A. Syll. Comune ne' prati argil- 
losi; J^architelli ., ed altrove. Fio. in Ottobre. 
I^imodorum abortivura JP'illd. Orchis abortiva Lin. Nelle selve 

montuose frequente; Fallina. ed altrove. 

Fio. in Giugno. 



(89) 
Hexandru. 

Aristolochia pallida IVilld. Comune nelle selve montuose; Val- 
lina^ ed altrove. Fio. in Maggio. 
■ rotuuda. Comunissima ne' luoghi incolti, nelle siepi, nelle 

selve , e per le strade di campagna. Fio. in 

Maggio, 

CI . MoNOECIA-MoNANDRIA . 

Zannichellia palustris. Comune net Pantano di S. Gregorio. 

Fio. in Agosto. 

Tri A NORIA, 

Typha angustifolia. Ne' fossi acquosi frequente. Fio. in Giugno, 
Sparganium ramosum Sw. S. erectum Lin. Comune nel Panta- 

no di S. Gregorio. Fio. in Luglio. 
Carex Schrcberi. Comune ne' prati argillosi. Fio. in Maggio. 
' vulpina. Comune ne' luoghi acquosi. Pio. in Maggio. 

divulsa. Comune ne' luoghi umidi , ed ombrosi. Fio. in 

Maggio. 
-^^ remota. Ne' luoghi acquosi frequente. Fio. in Giugno. 

extensa. Comune ne' prati argillosi; Fusciano^ Marmo di 

Picerno. Fio. in Giugno. 

-< gynobasis. Nelle fissurc dello rupi frequente; Gallina., le 

Armi. Fio. in Maggio. 

maxima Scop. Comune ne' fossi acquosi. Fio. in Maggio. 

•^— — Dryraeja Lin. jil. C selvatica Ihids. Comune nel Marmo 

di Picerno. Fio. in Giugno. 



( 90 ) 
Carex serrulata Biv. Comune ne' pascoli montuosi ; Rotonda , 

Frontone^ ed altrove. Fio. in Aprile. 

■ hirta. Nelle siepi umide , ed ombrose frequente. Fio. in 

Maggio. 

Tetrandria. 

Alnus glutinosa TFilld. Ibibem; Fiumara. 
Urtica urens. Comune ne' luoghi coltivati , e per le campagne. 
Fio. in Alaggio. 
■ '■ dioica. Comune nel margine de' campi , e nelle macerie. 
Fio. in Maggio. 
— — pilulifera. Ibidem. Fio. in Giugno. 
membranacea Poir. Ibidem. Fio. in Maggio. 

Pentjndrij. 

Xanlhiura strumarium. Comune ne' luoghi umidi. Fio. in Luglio. 
— — spinosum. Comune per le strade di campagna. Fio. in 
Luglio. 

POLTANDRIA. 

Theligonum cynocrambe. Comune sulle mura umide, ed ombro- 
se. Fio. in Maggio. 
Quercus faginea Lain. Q. pubescens TFilld. var. 'J> et B. mi- 
nor Syll. Comune nel Marmo di Picerno , e 
ìlei tenimento di Balvano. 
— — Cerris. Comune nella Difesa di Balvano , ed altrove. 
' Ilex. Ne' luoghi umidi, ed ombrosi frequentej Fallane di 

GroUavajo^ della Foresta^ del Galdo, 



( 9' ) 
Corylus Avellana. Comune nelle selve montuose ; gli Arpi , 

Rotonda^ Vetricc. 
Fai^us syl valica. Comune nel Bosco di S. Potilo dello i Faggio 

Rotonda^ Felrice. 
Oslrya vulgaris. Nelle selve montuose frequente ; Rotonda^ Ve- 

trice. Fio. in Maggio. 
Arum italicum Lam. Comune ne' luoghi Incolti, e nelle siepi. 
Fio. in Aprile. 

tcnuifolium. Ne' luoghi incolti montuosi sassosi frequente ; 

S. Angiolo^ Costa della Madonna di Costan- 
tinopoli. Fio. in Settembre. 
Arisarum proboscideum. Nelle siepi umide, ed ombrose frequen- 
te; Costa della Madonna del Carmine .^ 
Marmo di Picerno. Fio. in Maggio. 
Croton tinctorium Lin. Comune ne' luoghi argillosi; Fiumara ec. 

Fio. in Luglio. 
Bryonia dioica var. y/. Sgll. Comune nelle siepi. Fio. in Mag- 
gio. 
Momordica elaterium. Ne' luoghi umidi frequente; Fiumara. Fio. 

in Luglio. 

CI. DlOECI.t-DlANDRU. 

Sali\ fragilis. Nelle sponde de' fiumi frequente ; le Fernete. 

monandra Ard. S. purpurea Smith, et JFilld. Comunissi- 

mo nelle fiumare. 

acuminata. Ne' luoghi montuosi; Piano della Pezza. 

viminalis. Comunissimo nelle sponde de' fiumi. 

alba, ibidem. 



(92 ) 
Triandrij. 

Osyris alba. Comune ne' luoghi incolti , ed aridi summontuosi ; 
Mori'ce, ed altrove. Fio. in Giugno. 

Tetrja/drij. 

Viscum album. Nasce sul Blelo, sul Pero ec. Fio. in Marzo. 

Pentjìndiiij. 

Pistacia Terebintlius. Comune nelle selve , e ne' luoghi incolti 

montuosi, e nelle fissare delle rupi. Fio. 
in Maggio. Vulgo Dramso. 

Humulus lupulus. Comune nelle siepi umide, ed ombrose. Fio. 
in Maggio. 

Nexandria. 

Tamus communis. Comune nelle selve. Fio. in alaggio. 
Smilax aspera. Comune nelle siepi umide, ed ombrose-, Fiuma^ 
ra. Fio. in Settembre. 

OCTANBRIA. 

Populus nigra. Nelle sponde de' fiumi, e ne' luoghi acquosi fre- 
quente. 
> ■ ■■ auslralis Ten. Ne' luoghi silvestri frequente. Fio. in Aprile. 
' alba. Nel margine delle vigne di Marsicovelere comu- 

nissimo. 



(93) 
Enneandiuj. 

Mcrcurialis annua. Comune ne' luoghi coUivali , e per le slrade 

di campagna. Fio. in Gennaio. 
-— — percnnis. Comune nelle selve. Fio. in Marzo, 

CI. CnYPTOGAMlA. 

Chara vulgaris. Comune nelle acque stagnanti. 

Equisctum fluviatile Lin. Ne' luoghi umidi , e nelle sponde de' 

fiumi comunissimo. Fio. in Marzo. 
' ' ■ " hyemale. Comune ne' luoghi umidi. 
Ceterach ofllcinarum ÌV. Asplcnium ceterach Lin. Comune nelle 

fissure delle rupi. 
Polypodium vulgare. Ovvio sulle vecchie mura, su i tctli, e su 

i tronchi degli alberi. 
Aspidium rigidum JFilld. var. A. Syll. Comune ne' luoghi u- 
midi, ed ombrosi. 
' hastulalum Ten. Nelle siepi ombrose frequente, e comune 
nel Marmo di Picerno. 
'• •• fragile. Nelle fissure delle rupi del JÌfonle di Vìggiano. 
Grammitis leptopbylla. Nelle fissure delle rupi di Balvano ^ Ca-. 

prarezze. 
Asplcnium Adiantum nigrum. Comune ne' luoghi umidi , ed 

ombrosi. 

Trichomancs. Comune tra le fenditure de' sassi , e delle 

muraglie, e ne' luoghi umidi, ed ombrosi. 
Scolopcndrium ofilcinalc Smith. Asplcnium scolopcndrium Lin. 

Comune ne' luoghi umidi, ed ombrosi. 
Ptcris aquilina. Comune ne' luoghi selvosi sterili. 



(9^) 

Adiantlium Capillus veneris. Nelle gole de' pozzi , e ne' luoghi 

ombrosi ove gocciola l'acqua comu- 
nissimo. 

Lycopodium denticulatum. Comuae ne' luoghi ombrosi. 

Aggiunte , e correzioni. 

Cyperus fuscus. Ne' luoghi acquosi. Fio. in Agosto. 
Agrostis alba. Comune ne' rivoli , ne luoghi acquosi , nelle sie- 
pi umide, nel margine de' campi. 
Crypsis schoenoides. dele et lege C. alopecuroides. Ne' luoghi 

acquosi di Salvano. 
Cyno_surus elegans Desf. Ne' luoghi aridi montuosi di Salvano 

frequentissimo. 
Festuca ligustica. ^. et B. major Syll. Nelle praterie umide, 

e ne' luoghi incolti frequentissima. 
Bromus squarrosus var. A. Syll. Ne' luoghi incolti argillosi fre- 
quente ; Piano della Pezza. 
Plantago eriostachya. B. Syll. Ne' pascoli montuosi di Salvano 

copiosissima; Caprarezze . Fio. in Maggio. 
Samolus Valerandi. Ne' fossi acquosi. Fio. in Giugno. 
Rhamnus alpinus. Nella Laura di Marsicovetere. 
Bupleurum junceum var. A. humile Syll. Ne' colli selvosi di 
Salvano fre([uente ; nella Costa della Ma- 
donna del Carmine. 
Scandix australis. Ne' seminati di Salvano. Fio. in Agosto. 
Rosa dumetorum. Comune nelle siepi. Fio. in Maggio. 
Fumaria media. Nelle siepi di Salvano frequente. Fio. in Mag- 
gio. 
Hypericum ciliatura var. A. lege var. S, Bocconi Syll. 



(95) 



SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA. 
-'^. Pianta. 

^- Foglia radicale. 
C. Fiore. 
^- Fru((o. 



(97) 
Descrizione di un nuovo fu.\go dei. cenere delle dedalee , e 

DEL suo uso MEUICO-ECO.NOMICO ; LETTA NELLA TORNATA DEL DI l8 
AGOSTO 184.2 DAL SOCIO ORDINARIO FRANCESCO BRIGANTI. 



Ornalissimì Sodi 



IMi trovava nelle vacanze autunnali del passato anno a far ri- 
cerca tli funghi ne' dintorni di questa capitale , essendo mio 
scopo d' arricchire non solo con accurati e nuovi modelli in ce- 
ra il proprio gabinetto, ma di proseguire ancora, giusta mia pos- 
sa , "la storia di tali pianto , che su la nostra fecondissima ter- 
ra per ogni dove vcggonsi sorgere (i); quando colpito da una 
bella specie non mai da me raccolta, che vegetava poco disco- 
sto dalla deliziosa villa del Conte di Camaldoli , ove il suolo 
era ingombro di alberi diversi , ed umido per la deus' ombra 
delle sempreverdi loro foglie , mi compiacqui prenderne più 
individui fra i quali questo maggiore in grossezza e perfetto 

(i) Dopo compianta amaramente la perdita del genitore , di cui sem- 
prcppiù viva, e piena di stima e rispetto in me la memoria si fa maggio- 
re e si sente, mi accinsi rendergli un tributo di filiale affetto, con aggiun- 
gere la mia opera alla sua intorno all' Ilisloria fungoruin fariorum Be- 
ffni N capali lani ; e già due memorie di continuazione , scritte nello stesso 
idioma , sono state benignamente accolte e coronate dalla nostra Reale Ac- 
cademia delle Scienze , per quindi darsi al pubblico nel VI." volume de' 
suoi Alti. 

La prima del 5 settembre iSSy contiene le diagnosi e le immagini ese- 
guite a colori naturali di selle nuovi funghi, tulli della famiglia àcphyllo- 

dermei, sotto i seguenti nomi : Agarxcus corylinus, luberculattis, crocco- 
li 



(98) 
nello sviluppo , che Lo 1' onore di presentare a voi , vencrafi e 
virtuosissimi Accademici , quasi nello stato di freschezza , poi- 
ché mica corrotto od avvizzito , anzi di sostanza tale che 1' am- 
mirahile struttura de' singoli suoi organi si può comodairente 
ora , e senza cadere in isbaglio esaminare , come andrò mano 
mano dimostrandovi con quella brevità ed accorgimento che suo- 
le desiderarsi in simili lavori , dove mal si tollerano rumores 
vacuos , verbaqiie inania. 

Osservato con lente di mediocre ingrandimento 1' imenio , 
ossia il luogo fruttificante del fungo in parola , a confessarla 
sinceramente , perchè vedevasi tutto bucato , cioè pieno di mi- 
nutissimi irregolari forellini , lo reputai a prima fronte della 
stessa indole de' polypori ; ma praticando quindi tutta quel- 
la diligenza che si ricerca nelle naturali investigazioni , dovei 
convenire di un fatto , come a dire , eh' esso manifestava 
piuttosto cellule bislunghe e flessuose a foggia di laberinto^ for- 
mate di sottili lamine contorte ed ovunque anastomizzate , per 
cui con più retto giudizio lo riportai sotto le daedaleae , aga- 
rici-labyrinthi del Paulct. 



auraiits , melanoderma , anguinus -, pitijrodes , adìanlhipes. La seconda 
poi del 3 settembre iSSg , oltre la illustrazione di quattro specie del me- 
desimo genere , come il dulcamarus , il bolaris , il fumosus ed il cor- 
charias attribuite al Persoon, ne offre altre due, il gemmalus ed il pseu- 
do-amanita non conosciute finora. 

Porto ferma fiducia ( f avente Numine ) di menare innanzi sì difficile 
ed interessante impresa, e ciò direttamente per discoprire tanti tesori di 
Flora, avvicinanflo cosi la nascente conoscenza delle nostre crittogamiche 
piante alla già provetta delle fanerogame , poiché son persuaso che in tale 
scienza , come nelle sue compagne , al dire di un moderno naturalista , 
j nullo è il lucro, certo lo spendio, solo premio l'onore j. 



( 99 ) 

Né , signori , mollo lungi m' era discoslato dal vero nel- 
le mie iiicipicuti indagini , avvegnaché il sagacissimo Fries con 
altri illustri micografi fa riflettore ciie in questo genere dijjìci- 
liiis limites a Polijporis slricli dclerminanliir , poscia soggiu- 
gnc che lo slesso hassi a tenere procul dubio Polyporis proxi- 
mum , ad Jgaricos abiens ; Cantharello in hac serie analo- 
(jum. Quando hic ab Jgaricos dislinguwilitr , eliam Daedalea 
a Polyporis (i). Difatto l'esperienza c'istruisce, che o la ve- 
getazione con assai rigoglio , o 1' età avanzata , oppure alcune 
aberrazioni, cui spesso van soggette simili crittogame, rendono 
dubbioso il più esperto botanico non solo a conoscerne le spe- 
cie , ma talvolta d' assegnar loro il proprio luogo nelle diffe- 
renti famiglie. Sentiamo appunto sotto questo aspello quel che 
il non mai abbastanza lodato signor Fries osserva in altra ela- 
bora tissima sua opera ; egli cosi scrive : Certissime genus 
Polgporenm. Suiti enim species , qiiae mine oplime Pohjpori , 
mine verae Duedaleae^ v. e. Daedalea sepiaria etc. Extat quo- 
que affmilas maxima inler Polyporum perennem et Daedaleam 
biennem , Polyporum odoratum et Daedaleam sepiariam , Poly- 
porum vcrsicolorem et Daedaleam variegatam etc. (2). 

D' altronde potrebbesi anco sospettare che ad altri generi 
affini , come a\ìa ftsttilma , al boletus , al sistotrema la pian- 
ta in esame abbia a riferirsi, ma per quanto studio mi diedi a 
ricercare in questi delle specie che l' avvicinassero , tanto con 
evidente chiarezza le notabili particolarità de' suoi caratteri sem- 
pre me r attestavano come singolare e nuova. Egli è adunque 
convenevol cosa che andiamo ora rilevando tutto ciò che v' è 

(i) Sijst. mi/col. Grypliiswaldiae 1821. Voi. I, pag. 33i, gen. V. Dae- 

D.VLEA. 

(?) Commcnl. in Sgsi. mycol. Gryphis. i83o. Voi. 1, pag. 64, id. gen. 



( 100 ) 

d" interessante nella seguente descrizione. Pertanto come prima 
di passarvi giova altresì sapere la sezione ove più acconciamen- 
te può collocarsi , cosi tra Io scarso numero di specie che rac- 
chiude r indicato genere in confronto degli altri pileomyci, po- 
nendo soltanto mente al suo gamho situato quasi nel centro del 
cappello , non che agli sporangi color di ruggine , assai facile 
ed indispensabile è il decidere eh' essa vada nelle dedalee stipi- 
late , cioè nella prima tribù , designata dal Frics con greca vo- 
ce di mesopus (i) ; mentre le rimanenti finoggi conosciute e 
descritte sotto la seconda e terza tribù ; apiis et resiipinatus, si 
discostano da quelle, ed in conseguenza dalla nostra specie, pel 
cappello dimezzato o voltato sossopra , diffuso, sessile e costrut- 
to a zone concentriche ; le quali zone e' indicano il progressivo 
incremento e le varie epoche della loro vegetazione. 

CARATTERI NATURALI 

DELLA 

Dedalea, a gambo fruttifero. — Daedalea hymenopus ^ nob- 

La figura di questo fungo è grossolana anziché svelta. — La 
sua carne bianchiccia, sovente velata di finissimo color rossigno, 
è tenace, cedevole, asciutta ed omogenea in tutte le parti, come 
generalmente si avvera nelle altre specie. Fresca, rende un odore 
di terriccio bagnato o di roba muffata, dovechè inaridita è attac- 
caticcia sulla lingua, e sente di acre con un poco d' astringenza, 
forse per 1' acido fungico che in buona dose vi si contiene. 

Porta il cappello ovato, ineguale, scabro, ricoperto di sot- 
til membrana alquanto bruna , che col tempo si screpola e ne 
cade , lasciando al di sotto morbidissimo ed impercettibile to- 

(i) Risc, il Comment. in Syst. imjcol. Voi. J, pag. 65, 71. 



( 101 ) 

mento color fulvo sbiadalo. Il suo lembo è ben doppio, ondato 
ed appena reflesso. — L' imenio tulio bianco di latte, ebe s'e^ 
stende a strali infino alla base dello stipite ; ad occbio nudo 
sembra inciso di pori sinuosi , profondi e svariali di forma , ed 
è a luogo a luogo interrotto da lacerazioni , o direm meglio da 
lacune più o meno largbe , in ragione clic V individuo si fa a- 
dulto e prende la consistenza carnoso-suglicrosa. — Le piccolis- 
sime sinuosità ( cellulae ) son ristrette, serpeggianti, disuguali, 
e costruite di lamellette intrigate , bastevolmentc lungbe e di 
rado coi margini dentellati, le quali lasciano sfuggire nella per- 
fetta maturità una polvere bionda , trasparente , clie veduta al 
microscopio discopronsi degli sporidi cilindriforrai, im pò curvi, 
iondeggianti in ambidue gli estremi e di superficie aspra. — 
Il gambo è ugualmente bianco, grosso, eccentrico , dilatalo ver- 
go il suo apice in modo che rende gibbosa la inferior parte 
del cappello ; e siccome abbiamo dinanzi avvertilo , vcdesi per 
ogni dove adorno di pori , di seni e di lamine obliquamente 
decorrenti a foggia di csilissimi canaletti. 

Dìmens. Capp. ( misurato nel suo raggio maggiore ) onc. 
3-1) '^ — Cellule profonde 2-6 lin. — Slip. onc. 2-3 lungo, e 
vicino all' imenio onc. i-i % largo. 

Cresce al cader d' ottobre nelle folte selve sulla nuda ter- 
ra , su' legnami andati male. 

USI DIFFERENTI. 

Ho più volte sperimentalo che questa specie potrebbe rie- 
scire di qualche profitto non solo alle arti , ma anche alla te- 
rapeutica , molto avvicinandosi pei suoi caratteri al jìoìi/porus 
igniarius , foinenlariiis , ungulatus e ad altri. Cosicbè se ap- 



( 102 ) 

pena la morbida sostanza vicn colpita da una favilla provocata 
coli' acciarino sopra la pietra focaja , subito si accende, e conti- 
nua a bruciare finattautocliè si distrugge tutta , o s' impedisca 
il contatto dell' aria : ed in vero ciò si operava senza eli' io mi 
fossi data pena di prepararla colla soluzione di nitrato di potassa, 
oppure colla polvere da schioppo, come ordinariamente praticasi 
per avere l'esca del commercio. Ben andarono altresì i risultamen- 
ti del mio pensiero, d' averla cioè impiegata ad arrossire e cau- 
sticare la cute in alcuni mali , che tal topico rimedio per la 
guarigione richiedono , e vidi eh' essa non cedeva in bontà al- 
la vera moxa de' Giapponesi , la quale si compone di candida 
e gentil lanugine dell' artemisia viilgaris. 

Ora m' è grato aggiungere , che con buon successo ne feci 
ancor uso nelle leggiere emorragie, e segnatamente ove da' chi- 
rurghi si applicano le filaccia asciutte o 1' esca addimandata dal 
volgo senza concia , onde proccurare il coagulo ed arrestare 
il sangue ; giovandomi a questo proposito di quel tanto che ne' 
tempi andati erasi scritto intorno alle virtù della dedalea quer- 
cina , qual mezzo A^alevole in simili circostanze. Ad sangui- 
nem stillanlem co'ércendum nsiis fiiit ; etiam prò fomite (i). 
Egli è per questi effetti e per la relazione che le sue qualità 
hanno coi menzionati funghi , eh' io prendendo in prestito da' 
medesimi il vocabolo fomentarius , quasi inclinava d' asse- 
gnarlo alla nostra dedalea , se quel carattere assai marcato e 
costante che si ravvisa nel proprio gambo, non mi avesse av- 
vertito d' una distinzione speciale , per cui mi determinai indi- 
carla con voce ellenica d' hymenopus , che in volgare suona 
piede ad iraenio. 



(i) Cosi il Frics nelle citale due opere. 



( '03 ) 
Da ultimo bisogna qui considerare , che se ad onta della 
più accurata industria e diligenza tutta da me usata nel deter- 
minare questa specie di fungo , per quindi esporla a voi, egre- 
gi Socii, come affatto nuova nel presente progresso della scien- 
za , fossi caduto in qualche errore , rispettosamente chiedendovi 
prima cortese amichevole compatimento , in' iscuserò colla se- 
guente sentenza del sommo Arpinatc: est in ipsis rebus oòsctt- 
ritas , et in judiciis nostris infirmitas. 

DAEDALEA. 

GENERIS CHARACTERES ESSENTIALES. 

Hymenium sinuosum. Simili cum pilei suberosa substantia 
homogenei et concreti ^ firmi ^ subprof undi ^ varii] mine lamel- 
las anastomosantes l. contorlas , nunc poros elongatos fisxuo- 
sos referentes. Asci tenues. — Pileus suberosus l. coriaceus , 
tenax , margine patente , raro stipitatus l. ejfusus. Subslantia 
fioccosa. Felum nullum. Fries. Syst. mycol. gen. V. 

Trib. L Mesopuì ( Stipilalae ). 

CnAR. Sinuli labyrìnthìfurmes , nunc integri , saepius lacerati. Pileus subinle- 
ger suberosus, atti suberoso-coriaceus, substantia et sporidiis Jerru^ineis. Stipcs 
subcentralis. FaiES , Cornment. in Sjst. mjcol. voi. I, pag. 65. 

Daedal. hymenopus, mcdiocris ; pileo suòovato convcxiusculo inequali 
pallide fusccsecnle, margine crasso; lujmenio et stipile albo-lacteo, 
sinulis parvis conferlis poriforrnibics vestilo ; stipile excentrico ad 
apicem obeso , basi vero paullnluni attenuato. 

Solitaria habitat in sylcalicis ad lerram, ramosque emorluos aulumnali 
tempore . 



( io4 ) 
SPIEGAZIONE DELLE FIGURE. 



Fig. /. Dedalea a gambo fruttifero, disegnata nel pieno svilup- 
po , e di naturai grandezza. 

— 2. La stessa divisa per lo lungo, acciocché si vegga meglio 

l'interna sostanza, e particolarmente la struttura dell' imenio. 

— 3. Un pezzettino' di quest' imenio alquanto ingrandito , per 

dimostrare la profondità delle cellule , e le laminelte che 
ne compongono le pareti. 

— 4- Fori esterni delle suddette cellule anche osservati colla 

lente , affinchè piij chiari comparissero i loro tortuosi an- 
fratti ed i seni. 
■ — o. Buon numero di sporidi in diverso modo situati , e di- 
pinti al microscopio , ne' quali si ravvisano tutti quei carat- 
teri già avvertiti nella descrizione datane a pag. loi. 







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OSSERVAZIONI CLINICHE 

Memoria uel socio onorauio sic. giovanm dk vitis, letta al reale 

ISTITUTO d' I.NCOnAGGIAMENTO nella tornata De' 9 DICEMBRE l84-2. 



AVVERTIMENTO 



U 



'na raccolla di pratiche osservazioni, che ho avuto occasiO' 
ne (li fare nel mio esercizio clinico in differenti epoche nell' 0- 
spedale Militare del Sacramento allorquando colà io era incari- 
cato del servizio medico , è quella che vengo ad esporre in 
questo breve lavoro , il quale non a dinotare rare malattie è 
destinato, bensì i metodi curativi che han fruttato felici risul- 
lamenti , 1' uso specialmente del tartaro stibiato ad alte dosi con- 
tro le infiammazioni del cervello e dell' organo del respiro ; e 
r uso de' bagni freddi per immersione contro le febbri infiam- 
matorie con complicazione del processo flogistico inerente agli 
organi contenuti nelle tre cavità della macchina umana , non 
che contro il vajuolo confluente. 

I casi che riportati sono in questa memoria fan parte di 
moltissimi altri , che per essere analoghi fra loro sono stati o- 
messi. I medesimi sono da me stati estratti da' quaderni di vi- 
sita , che mensilmente si spediscono al Consiglio Centrale Sa- 
nitario Militare presso la Direzione Generale degli Spedali Mi- 
litari deir Armala di Terra , documenti autentici , ne' quali tro- 

vansi scrupolosamente notale tulle le prescrizioni alimentarie e 

4 



( ro6 ) 
medicamentose , che agli infermi di qualunque natura -vengono 
ordinati per ciascun giorno di loro permanenza all' Ospedale. 

Pubblicando queste osservazioni , è stalo mio intendimento 
soccorrere all' umanità , sovvenire alla pratica, in tali casi d' or- 
dinario timida ne' precetti , difettosa nelle pratiche , e nello 
amministrarle incerta. Sicché per tali riguardi spero , che al- 
cun frutto possano produrre , onde far avvertiti i medici , di 
quanto attivo procedere e spesso ardimento è mestieri nel cu- 
rare mali acutissimi, che volgono repentinamente ad esito ra- 
pido e funesto. 



( 107 ) 



Giampietro Germanier , soldato del 3.° Reggimento Svizzero, 
giovane di temperamento sanguigno-eccitabile , di costituzione 
robusta, entrò nello Spedale militare del Sacramento il di 17 A- 
prile i833 offrendo i seguenti sintomi. Tosse inane spasmodi- 
ca , dolore ottuso nell' imo petto , arrossimento roseo delle go- 
le , prosciugamento della lingua , flogosi della -retrobocca diffu- 
sa lungo il tubo gastro-enterico con sintomi di gastro-duodenite 
accompagnata da esiti diarroici frequenti , smanie, giacitura im- 
pedita sui lati , polsi duri , tesi e frequenti , cute assiderata , 
respiro intercettalo , intolleranza a qualunque slimolo fisiologico. 
L' infermo erasi predisposto alla contrazione di tal malattia col- 
r abuso di cibi e liquori spiritosi , che avevano stabilito nel 
tubo intestinale una sorda irritazione facile a mettere in campo 
nna flogosi coli' apposizione di qualche cagione nociva. Una tal 
disposizione favorita dall' influenza di una calda stagione, da re- 
plicali errori dietetici , e da rapidi passaggi di temperatura, de- 
terminò la formazione di una intensa flogosi nel polmone diffu- 
sa alle vie gastriche , e corteggiata da' succennali fenomeni. 

Era il giorno di aggressione del morbo quando 1' infermo 
fu per la prima volta visitato. A prima vista si sarebbe credu- 
to non trattarsi che di un semplice imbarazzo gastrico provve- 
nienle da errori di villi lazione e da Irasparibile soppresso , ed 
a tale imbarazzo si sarebbe attribuito per uua consensuali dif- 



( loS ) 
fusione r impegno , in apparenza lieve dell' organo del respiro. 
La febbre si sarebbe su tal fondamento credula puramente sin- 
tomatica , e dipendente in totalità dall' irritazione della mucosa 
gastro-enterica. La malattia infatti non presentava solo l' impo- 
nente apparato sintomatico della polmonia , onde avesse potuto 
facilmente stabilirsi la sua diagnosi , ma era contemporaneamen- 
te accompagnata da sintomi di dolore e tensione alla regione e- 
pigastrica , da frequenti secessi e da altri fenomeni morbosi in- 
dicanti un potente stato di flogosi ne' visceri addominali. Però 
lenendo conto della forma assunta allora dalle malattie febbrili, 
che in seguito alle alternative frequenti di una incostante sta- 
gione associavano ordinariamente ad uno stato irritativo topico 
la complicazione gastrica delle vie digestive , si ebbe un altro 
elemento diagnostico in appoggio della diagnosi stabilita , onde 
ammettere contemporaneo stato di flogosi della mucosa gastro- 
enterica e nel polmone. Il genio diffusivo delle infiammazioni , 
specialmente di quelle che impegnano i visceri addominali , il 
facile passaggio delle medesime al torace , tutto indicava , che 
la malattia ordita originariamente sulla membrana mocciosa ga- 
stro-intestinale ^ erasi quindi propagata al polmone, producendo- 
tì una violenta infiammazione parenchimatosa per una predispo- 
sizione morbosa maggiore rinv^enuta in tal viscere. 

Ma questi non erano i soli sintomi che accompagaavano la 
malattia del Germanier, e come è facile prevederlo, le relazio- 
ni che mettono il capo e l' addome in dipendenza 1' uno dell'al- 
tro , essendosi in pari tempo suscitate dall' impegno infiammato- 
rio delle prime vie , un' acuta cefalea si annunziò fin dal prin- 
cipio della malattia , e i sintomi d' irritazione alle meningi ac- 
coppiati alla violenta infiammazione del polmone avevano fatto 
prendere all' infermo V aspetto di un cadavere. Infatti al quar- 
to giorno di trattamento, ai sintomi di tosse inane e soffocati- 



( '"9 ) 
va , slerlorc , giacitura supina , si accoppiarono i sudori freddi , 

gli occhi chiusi infossati nelle oihilc , il naso profilato , il co- 
ma vigile. Il crescente meteorismo indicava in pari tempo la in- 
tensità dell' affezione addominale , e tutti tali sintomi insieme ri- 
uniti minacciavano un funesto esito del morbo. 

Riflettendo alla gravezza della malattia , si stimò doversi a- 
dempiere all' indicazione di adoprar senz' altra dilazione un me- 
todo antiflogistico energico, onde vincere la violenta infiamma- 
zione che minacciava i giorni dell' infermo. Si praticarono per- 
ciò profuse deplezioni sanguigne generali e locali dal petto e 
dall' addome , si prescrissero cinque grani di tartaro stibiato in 
soluzione da prendersi epicraticamente nella giornata , e si mi- 
se r infermo ad una perfetta dieta. Sotto le deplezioni sangui- 
gne videsi im aumento de' sintomi infiammatori , ma lungi dal 
creder perciò che fosse tutt' altra 1' indole della malattia da quel- 
la che si era diagnosticata, si attribuì un tal risultato all' azio- 
ne conlros limolante del salasso , che aveva resa più libera la 
circolazione ed avea dato luogo all' appalesamento de' fenomeni 
flogistici. Laonde lungi dall' interpetrare un tale evento per si- 
nistro , si ebbe come un favorevole risultato della benefica a- 
zione del salasso , e si credè doversi coraggiosamente continua- 
re r intrapreso trattamento. 

La soluzione di tartaro stibiato , dopo aver provocato nel 
primo giorno abbondevoli scarichi ventrali di materie gialle e 
liquide , recò nel secondo giorno e nei successivi una certa cal- 
ma all' infermo , apparve finalmente il sudore generale alla cu- 
te , il quale decise favorevolmente 1' esito della malattia. 

Ad onta però di si felici risultamenli, la flogosi intestinale 
persisteva tuttavia, e ad oggetto di ovviare alle abbondevoli eva- 
cuazioni ventrali , si credè opportuno aggiungere alla soluzione 
di tartaro stibiato 1' emulsione di gomma arabica e le baguatu- 



( no ) 
re di posca sul basso-ventre. Con tal trattamento si superò in 
breve tempo 1' affezione addominale , e la malattia fu completa' 
mente fugata. 

La convalescenza fu assai lunga : in fine l' infermo il di g 
Giugno i833 usci dallo spedale perfettamente guarito. 

Dall' esposizione di tale malattia si rileva , che 1' infiamma- 
zione originariamente fissata sul tubo gastro-enterico , diffusa in 
seguito al polmone , die luogo alla manifestazione de' violenti 
sintomi di sopra esposti. Pare dunque che 1' impegno flogistico 
stabilito sulla membrana mucosa abbia progressivamente attacca- 
to anche quella de' visceri del petto , sviluppandovi un' intenso 
processo patologico, forsi per una disposizione morbosa ivi e- 
sis lente. 

Storia di una rara malattia del capo caratterizzata 
per meningite. 

Giuseppe Schmit cacciatore del 3.° Reggimento Svizzero fu 
accolto nel mese di Luglio i833 nell'Ospedale militare del Sa- 
cramento con una grave affezione cerebrale che dimostrava es- 
sersi stabilita una forte condizione infiammatoria nell' interno del 
capo. La malattia da molto tempo crasi annunziata con la ma- 
nifestazione di cefalalgia violenta accompagnata da coma. Eravi 
nelr infermo una predisposizione inveterata per abuso di liquori 
spiritosi, ed erasi egli inoltre esposto ad insolazioni nelle ore 
meridiane de' piii caldi giorni estivi. 

La malattia , che in principio erasi annunziata con sintomi 
lievi e vaganti , acquistò una intensità imponente pe' terribili 
sintomi che 1' accompagnavano , giacché oltre a' sintomi indica-r 
ti , si manifestò lo strabismo dell' occhio sinistro che manfene- 
VAsi in abduzione permanente ; i moti della lingua vergevano 



( ni ) 
forzatamente a dritta; il volto era pallido e caduto, i polsi e- 
rano profondi , capitali e intcrmillcnli , il ventre mantenevasi in 
ostinalo silenzio con coliche ricorrenti , 1' infermo balbettava e 
mostrava un' alterazione nelle facoltà mentali. Questo apparalo 
di sintomi durava per lo spazio di circa sei ore , dava quindi 
luogo ad mia tregua mentita^ e ricompariva nell' islessa forma 
dopo tre a quattro giorni d' intervallo , sebbene , durante V api- 
ressia si osservavano taluni de' sintomi , ma con minore ener- 
gia. L' infermo era continuamente smanioso , e in perfetta ve- 
glia: pareva a lui che un gran peso gli gravasse ad ogni istan- 
te sul capo , impedendolo a potersi muovere a volontà , ed ese- 
guire alcuna funzione. 

In tale stato, si caratterizzò la malattia per meningite, seb^ 
bene la diagnosi fosse molto oscura. Essendo però urgente l'in- 
dicazione di vincere il processo di flogosi nel capo esistente, si 
credè opportuno prescrivere larghe deplezioni sanguigne gene- 
rali e locali , e ripetuti purgativi di cremore di tartaro colla 
magnesia , d' olio di ricini , amministrando abbondevoli dosi di 
tartaro stibiato in soluzione per epicrasi , non che la digitale 
purpurea col nitro per frenare i risalti arteriosi. Contemporanea- 
mente fu ordinata 1' applicazione di neve sul capo a permanen- 
za , e per ottenere una potente rivulsione vennero applicati de' 
vescicanti alle braccia ed alla nuca , e siccome il notevole van- 
taggio da' medesimi prodotto esigeva la permanente applicazione 
di un csutorio nelle vicinanze del capo , si applicò un selone al- 
la nuca , promovendo un' abbondante suppurazione coli' asperger- 
lo spesso spesso di polvere irritante. S' insistè nel trattamento 
antiflogistico per dicci giorni senza ottenere alcun vantaggio» 
Applicaronsi perciò le sanguisughe sul basso ventre . luogo ove 
r infermo accusava dolori , e se ne ripetè contemporaneamente 
1' applicazione al capo. Si prescrissero quindi i bagni prima sut- 



( '12 ) 

lepidi, ed indi freddi per immersione, mantenendo sempre la 
vescica di neve sul capo dell' infermo , al quale per lutto ali- 
mento era accordata la sola idrogala. 

Ad onta di un tal metodo di cura , i sintomi andavano pe- 
rò acquistando una intensità spaventevole in modo da rendersi 
inutili tutti i soccorsi dell' arte , ed essendosi appalesala una 
continua smania accompagnata da pervigilio , l' infermo mori fra 
continue convulsioni. 

Pel raro procedimento tenuto dalla malattia , si credè utile 
r autopsia cadaverica. L' attenzione si portò maggiormente nella 
cavità encefalica, che aveva costituito il centro patologico de' più 
gravi sintomi. Smantellata la volta del cranio , si osservarono 
turgidi di sangue nero i vasi percorrenti le meningi , come pu- 
re tutto il seno medio. La sostanza corticale del cerebro era in- 
durata , la midollare, e il corpo calloso erano infiammati: i 
ventricoli laterali contenevano una immodica quantità di siero. I 
vasi superficiali del cervelletto erano ugualmente ripieni di san- 
gue nerognolo , indizio sicuro di antecedente flogosi : penetrando 
poi attraverso questo viscere in corrispondenza del ponte di Var 
rolio si rinvenne con sorpresa un corpo duro , della grandezza 
di una grossa noce , di figura sferica un poco bislunga , forma- 
to di una sostanza bianca molto più compatta della sostanza mi- 
dollare , e rivestito di una cisti pellucida tutta propria. Questa 
morbosa produzione, allungandosi in dietro , premeva la parte 
posteriore del cervelletto , la quale era dura , alterata ed aderi- 
va fortemente alle meningi , come quest' ultime molto infiam- 
mate erano aderenti alle vicinanze del foro occipitale. Le mem- 
brane della midolla spinale erano ugualmente iniettate dei sangue. 

Nella cavità toracia osservossi il cuore traslato dalla ordi- 
naria posizione e spinto a dritta dello sterno con raccolta acquo- 
sa nel sacco del pericardio. Il polmone destro divenuto picco^ 



I 



( n3) 
lissimo l'i volume, erq, epatizzalo ia modo che la sua sostanza 
resisteva al taglio del coltello , cil era estesamente aderente al- 
le coste. Nella cavità addominale nulla si rimarcò di particola- 
re, ad eccezione del fegato divenuto molto voluminoso per o- 
struzione. 

Il processo patologico osservato nel cervello col mezzo del- 
la dissezione del cadavere è tale di sua natura , che rende facil- 
mente ragione del progressivo sviluppo de' sintomi morbosi, del 
carattere dubbio della malattia. La irritazione cerebrale era so- 
stenuta non già da morbosa influenza delle proprietà vitali , ma 
dalla presenza di un corpo estraneo, il (piale agiva incessante- 
mente a mantenere la imponenza della malattia. Circa la origi- 
ne di cpiesto corpo duro soprapposto al ponte di Varolio , è a 
presumersi, cbe una lenta infiammazione stabilita da gran tem- 
po in quel sito , avesse dato luogo ad una produzione morbosa 
siffallrt. Questa idea è avvalorata dalla natura del malore serba- 
tosi lento per mollo tempo , e quindi apparso , quando crasi di 
già architettata nel cerebro la morbosa vegetazione. Infatti l' in- 
fermo avea lungamente accusato malore nel capo, poiché avca 
sempre avvertito , secondo la sua asserzione , nn peso gravativo 
che incessantemente lo aflligeva , specialmente ne' giorni piovosi 
fid umidi. Su questi dati non è difficile lo stabilire che una di 
quelle lente per quanto micidiali fiogosi croniche, che manife- 
stano spesse volte la di loro presenza sol quando hanno profon- 
damente impegnato la struttura di un organo , abbia nel caso 
succennato dato luogo alla formazione di quel corpo duro che 
doveva naturalmeulo in ragione delle parti , colle quali Iro- 
'.avasi a contatto, produrre una meningite incurabile dagli ordi- 
jjarl mezzi dell' arte. 



»5 



( lU ) 

Storia di Tifo grave guarito co bagni freddi per 



immersione . 



Luigi Burmann, soldato del 3.° Reggimento Svizzero, gio- 
vane di robusta costituzione , di temperamento sanguigno , entrò 
in Luglio i833 nell' Ospedale militare del Sacramento, offrendo 
i seguenti sintomi : Cefalalgia , rutti nidorosi , lingua con patina 
bianco-giallognola, cute secca, occhi infossati nelle orbite con 
fotofobia , volto caduto , polsi celeri e ristretti. La malattia fu 
caratterizzata per sinoco-gastrico-bilioso, e conseguentemente s' in- 
traprese rapidamente il trattamento curativo che conviene in 
siffatti casi. Previa una dcplezione sanguigna , ed un purgante 
salino , si prescrisse la soluzione di tartaro stibiato da prendersi 
per epicrasi. Si osservava intanto che la febbre esacerbandosi 
manifestamente nelle ore serotine , dava in pari tempo luogo ad 
un sensibile incremento de' sintomi cefalici, in modo da minac- 
ciare la formazione della flogosi nelle meningi. Si osservava be- 
nanche un visibile stato d' irritazione ne' visceri addominali , in 
preferenza nello stomaco , nel corainciamento degl' intestini te- 
nui e neir epate. La cute si mantenne secca e la sua tempera- 
lura era scottante. L' addome era in perfetto silenzio , giacché 
ne il primo purgante , né due altri consecutivamente propinati 
d' olio di ricini aveano in alcun modo prodotto alcuna evacua- 
zione. Le urine erano scottanti , né vi era alcun indizio che a- 
yesse potuto aprirsi la strada critica de' sudori. 

In tale stato si pensò di tuffare 1' infermo nel bagno ge- 
nerale, e facendo attenzione al manifesto stato irritativo del tu- 
bo intestinale e della cute , si praticò il bagno freddo per im- 
mersione nel massimo aumento di calore febbrile. L' infermo 
dallo stato di prostrazione, e stordimento in, cui si trovava pri- 



( HJJ) 

ma doir immersione , passò ad uno stato di tranquillità e quic- 
lo in modo che rapidamente si minorarono gì' intensi sintomi 
il irritazione cerebrale, si rialzarono i polsi, e l' infermo aprì gli 
occhi. Dopo il bagno successe una sensibile reazione alla cute, 

nella notte apparvero i sudori. Ad onta di ciò , nel giorno 
appresso 1' infermo ricadde nello stato comatoso , che dichiara- 
va apertamente trattarsi di un tifo grave: si insistè pertanto nel- 

1 uso del tartaro slibiato in soluzione, e si accordarono per die- 
ta limonale fredde. Fu creduta opportuna una deplezione di san- 
gue dal capo col mezzo delle mignatte , e si applicarono con- 
temporaneamente vescicanti alle braccia e i senapismi ai piedi. 
Essendosi osservato il vantaggio conseguito dalla pratica del pri- 
mo bagno freddo, e correndo di già il terzo giorno di malattia 
con segni poco favorevoli, si ordinò di ripeter la pratica del 
bagno freddo tre o quattro volte nel corso del giorno, facendo- 
vi rimanere ciascuna volta l' infermo per cinque , sei o sette 
miiuiti, e propriamente sino a quando la febbre era estinta. I 
bagni agirono in modo si favorevole , che quasi immediatamen- 
te si dissiparono i sintomi funesti , che minacciavano la vita del- 
l' infermo. Si dileguò il delirio comatoso, e la febbre divenne 
anche più mite. Poco dopo si apri favorevolmente il ventre , 
rendendo l' infermo materie liquide puzzolenti , e si manifesta- 
rono abbondcvoli sudori. Fu in tal modo, che migliorando sen- 
sibilmente per gradi , al nono giorno di malattia 1' infermo lu 
♦èichiaraìo fuori di pericolo. 

L' immersione sul bagno freddo non poteva agire nel de- 
scritto caso con maggior celerità , per troncare i passi al gigan- 
tesco morbo , che minacciava da vicino i giorni dell' infermo. 
Ilo replicate volte osservato in pratica , che i più attivi rimedi 
in tali malattie febbrili non agiscono con tanta prontezza ed e".- 
ficacia , quanto il bagno freddo. Findal i8i3 incominciai a mot- 



(ii6) 
terlo in pratica con molto successo nell' Ospedale militare di Pe- 
scara , all' occasione di una febbre nervosa colà esistente fomen- 
tata da imbarazzo gastrico , che fin dal suo incominciameulo at- 
laccava sensibilmente il capo, promovendo il delirio, e dando 
luogo allo sviluppo di un estuante calorico morboso alla cute. 
Ninno degV inferrai trattati col bagno freddo ebbe a soccomliere, 
laddove i rimedi interni non fui'ono di alcun giovamento presso 
glinfermi non curati all'istesso modo, che in pochi giorni morivano. 
Da queir epoca frequentemente ho messo in pratica i bagni 
freddi per immersione in molte gravi malattie acute , e ne ho 
sempre avuto effetti cosi vantaggiosi da non abbandonare mai 
una tal pratica. Potrei offrire in esempio moltissime guarigioni 
di malattie febbrili e infiammatorie gravi operate negli spedali 
militari , durante il mio esercizio pratico di anni 35. Non tra- 
lascio di far conoscere , che nel 1 8 1 8 la febbre petecchiale epi- 
demica grassante in Puglia, avendo sparso l' allarme generalmen- 
ie per la violenza del suo cammino , restandone vittima quasi 
lutti gì' infermi per la sua malignità e per lo improprio tratta- 
mento terapeutico che era dai medici adoperato , avendo fissato 
la mia attenzione , osservai che il sintomo più manifesto era il 
calore urente all' addome ed al capo per la maggiore irritazio- 
ne che invadeva tali parti. Perciò incominciai a praticare i ba- 
gni freddi per immersione ai soldati affetti da tal malattia che 
esistevano nell' ospedale militare di Foggia. Ordinariamante fa- 
ceva tuffarli nel bagno tre o quattro volte a brevi intervalli per 
pochi minuti in ogni volta, quando il parosisrao febbrile era nel 
più grande aumento, ed erano manifesti i sintomi di delirio, co- 
ma eie. La febbre spariva rapidamente quasi per incantesimo 
col mezzo di tal trattamento , la temperatura si riequilibrava , 
r infermo acquistava la serenità delle facoltà mentali, e la malat- 
tia terminava in pochi giorni^ 



( >'7 ) 

Caso di grave vaiolo conjlaenle guarito col bagno 
freddo per immersione . 

Bcrardino Melone , soklalo del 3.^ Reggimento Caccialori 
della Guardia Reale, giovane di temperamento sanguigno , robu- 
sto nella costituzione, andò soggetto in Novembre i834. al con^ 
fluente vaiolo che invase allora tutti coloro che non erano stali 
vaccinati. Dopo aver preceduto gli ordinari sintomi di ccfalgia, 
e irritazione alle fauci ne' primi tre giorni d' invasione, incomin- 
ciarono a comparire le pustole vaiolose con forte afflusso di san- 
gue al capo , polsi turgidi , meteorismo e costipazione ventrale. 
All' ottavo giorno le pustole vaiolose si resero confluenti , ed ab- 
bencliè si fosse replicalamente purgato 1' infermo , e gli si fos- 
se prescritta 1' applicazione di numerose sanguisughe alle tempia, 
i sintomi di affezione cerebrale andarono nondimeno crescendo , 
e si credè opportuno favorire 1' eruzione delle pustole , propi- 
nando bevande emulsive col nitro. Le pustole intanto si resero 
confluenti , il volto divenne mostruoso. L' infermo era smanioso 
per r irresistibile calorico morboso che avvertiva alla cute , re- 
spirava a stento e con rantolo, la giacitura era penosa in qua- 
lunque posizione. L' infermo in questo stato perde le facoltà in- 
tellettuali e si manifestarono sintomi di attacco al petto cosi im- 
ponenti , da far temere la prossima morte dell' individuo per sof- 
focazione. A tale deplorabile stato aggiungevasi la impossibile 
deglutizione in modo che appena poteva farglisi prendere qual- 
che cucchiaiata di idrogala fredda. Siccome erasi acquistata qua- 
si la certezza della vicina morte e si disperava di poter salvare 
r individuo cogli ordinari mezzi , mi determinai alla pratica del 
bagno freddo , suU' appoggio di altri casi consimili , in cui a- 
Ycva praticato coi massimo successo un tal mezzo. L' infermo 



( ii8 ) 
[loioiò fu tufTalo nell' acqua fredda come un cadavere , giaccliò 
nulla avvertiva, e T esteriore del suo corpo era difformato in 
modo spaventevole. Durante la di lui stazione nel bagno , alla 
superficie dell' acqua avvertivasi una manifesta evaporazione, e la 
temperatura del bagno si elevò fino a far divenire 1' acqua qua- 
si tepida. Dopo mezz' ora fu la seconda volta praticato il bagno, 
e nel giorno settimo della malattia fu replicato a brevi interval- 
li di dilazione, facendovi ogni volta rimanere V infermo cinque 
sei minuti. 

L' effetto del bagno freddo fu talmente rapido che Y infer- 
mo rimase tranquillo a letto quella notte senza avvertire le sma- 
nie che aveva sofferto ne' giorni antecedenti. La mattina appres» 
so fu trovato cogli occhi alquanto aperti , almeno per quanto per- 
metteva r enorme gonfiezza del viso , V affanno del respiro era 
notabilmente minorato , lo stato di coma carotico era quasi scom- 
j)ars0; e l'infermo avvertiva qualche domanda che gli si faceva. 
In tale stato si propinò una bevanda emulsiva con nitro e si 
prescrisse la ripetizione del bagno freddo , che venne replicato 
per tre volte nel corso del giorno successivo con sensibile mi- 
glioramento dell' infermo. Lo slesso metodo fu praticato conse- 
cutivamente , e se ne ottenne un miglioramento cosi vantaggio- 
so , che arrestossi il corso della malattia ; disparvero i sintomi 
cerebrali , e la orribile eruzione percorse il lungo stadio proprio 
di tale malattia , facendo soggiacere 1' infermo ai molestissimi 
incomodi di molte suppurazioni cutanee. 

Fu rimarcato nel corso della prescritta malattia che i sin- 
tomi di violento attacco al cervello, al polmone^ erano consen- 
suali e dipendenti dalla violenta infiammazione cutanea, giacché 
ogni qual volta 1' infermo veniva tuffato nell' acqua fredda , la 
japida sottrazione del calorico morboso produceva un' istantanee 
alleviamento nel capo e nel petto , e 1' infermo sembrava per 



I 



( "9 ) 
un islanle risorto, ricadendo nello slesso stato di prima, un die- 
ci minuti dopo uscito fuori del bagno. Si osservò parimenti che 
i tanti purganti amministrali tornarono infruttuosi , poiché il tu- 
lio digestivo irritato e affetto da spasimi non permetteva la usci- 
ta delle materie fecali , le quali colla loro presenza accresceva- 
no r irritazione , e mantenevano il meteorismo. Sotto 1' azione 
del bagno all' opposto si vinceva lo stato convulsivo del tubo in- 
testinale, e le fecce uscivano dall'ano involontariamente con gran 
sollievo dell' infermo. All' islesso modo si superava la specie di 
stranguria che impediva il libero scolo dell'urina, la quale era 
assai calda ed irritante. 

Forse questo rimedio, che non si propina con frequenza nel- 
la pratica medica in preferenza nelle malattie cutanee acute, 
come il vaiolo , è il mezzo più atto a superare facilmente e in 
breve tempo un violento processo d' infiammazione che abbando- 
nata a se stessa , o curata co' rimedi ordinari apporta la sicura 
morte dell'infermo. Il vaiuolo è stato il flagello del genere u- 
niano , e si è riputato sempre funesto per le conseguenze. Infat- 
ti il rapido suo cammino e 1' indole minaccevole che assume, in 
èoloro specialmente che non sono stati sottoposti all' inoculazione 
fimno temere della vita fin dal primo suo corainciamento. I tan- 
ti medicamenti che si progettano contro tal malore , ordinaria- 
mente non producono vantaggiosi risultati , ed io ho avuto occa- 
sione di osservare in pratica che trattando il vaiolo connuente 
con gli ordinari minorativi, rare volte gl'infermi si sono salva- 
li. Il contrario è avvenuto quando ho praticato il bagno freddo, 
e posso assicurare che tutti i vaiolosi curati in tal modo sonosi 
guariti , a riserva di qualche caso , in cui per malattie preesi- 
stenti ed incurabili , la malattia è divenuta mortale. E dietro 1 
Huraerosi falli da me raccolti in favore del bagno freddo per 
immersione nella cura del vaiolo confluente , io mi credo auto- 



( 120 ) 

rizzalo a dichiararlo sovrano ed unico rimedio contro lale malata 
tia od olire alle osservazioni da me falle , Irovo che il bagno 
freddo debba riuscire giovevolissimo a ragione della rapida , ed 
energica sua azione anliflogislica , e perchè agisce direttamenlc 
sulla cale clie è la parlo , in cui la malallia slabilisce la sede. 
Inoltre , siccome il vaiolo costituisce una violenta ed acuta in- 
fiammazione nel tessuto dcrmoidco, i mezzi interni debbono spìe- 
gare un' azione lenta e lontana dalla cute da non arrestare il 
cammino della malattia. 

Il timore della retropulsione dell' esantema esagerato dalla 
imperizia e dalla negligenza non ha alcun fondamento. Il bagno 
freddo oltre all' esercitare la più benefica influenza sull' infiam- 
mazione cutanea ; minora benanche la irritazione intestinale , e 
n' è prova la uscita delle fecce e dell' urina dopo la sua azione, 
Dippiù , dopo il bagno freddo ho costantemente osservato ele- 
varsi maggiormente le pustiile con gran sollievo degl' infermi , 
ciocché indica che il morbo si allontanava quasi dall' interno , 
per concentrarsi alla cute , e gì' infermi in tal caso , nel men-^ 
tre provavano un miglioramento notabile nelle funzioni del ca- 
po , del petto, e dell' addome , avvertivano un rimarchevole ac- 
crescimento di calorico morboso nelle pertinenze della cute , e 
domandavano di essere nuovamente tuffati nel bagno. 

Bisogna però riflettere che i bagni freddi sono stati da me 
praticati nello stadio infiammatorio del vaiolo , e propriamente 
quando si osservava manifesto il processo d' infiammazione, spie- 
gando talta la sua vigoria , e distendendosi a' visceri delle ca- 
vità , specialmente a quelli del capo con coma o delirio. Giam- 
mai li ho messo in pratica nello stadio suppurativo di molto in- 
noltrato , per timore di suscitare una metastasi pericolosa , e ne 
ho sospeso r uso allonjuando ho osservato che la febbre socia 
del morbo in parola era dell' intuito estinta. Inoltre uiua perico- 



( 121 ) 

lo ho osservalo accompagnare lo stadio della suppurazione, quan- 
do la malattia sia sfata cIBcaccmcnte combattuta col bagno fred- 
do , dm-ante il periodo della infiammazione. Un' altro vantaggio 
che si ottiene da' bagni freddi nella cura del vaiolo, è di evi- 
tare in tal modo la formazione di difformi cicatrici, come avvie- 
ne per r ordinario dopo la caduta delle croste in si terribile ma- 
lattia. Le numerose osservazioni da me fatte a tal proposito , so- 
no di tal natura che posso caldamente raccomandare all' atten- 
zione de' pratici un tal rimedio nella cura del vaiolo. 

Giova in questo luogo far riflettere , che gì' infermi afflit- 
ti da semplice febbre acuta o in complicazione di processo di flo- 
gosi inerente tanto al sistema dermoideo , quanto a qualunque 
altr' organo delle interne cavità della macchina, li fo immerge- 
re nel bagno freddo , e con acqua della stessa temperatura, co- 
me viene attinta dal pozzo o dalla sorgente , bagnando spesso il 
capo , li fo permanere piìi o meno nel fluido a misura dell' in- 
tensità della malattia e de' morbosi fenomeni che 1' accompagna- 
no. Fo uscire dal bagno il paziente, allorquando la febbre si os- 
serva quasi estìnta , locchè verifico col polso dell' infermo alla 
mano. Nella praUca del bagno in parola fo asciugare tutta la 
macchina , tranne il capo del paziente a fin di evitare il solle- 
cito ritorno della cefalgia , socia quasi sempre della febbre in- 
fianmiatoria. 

Ordinariamente dopo tre ore circa che 1' infermo trovasi a- 
ver praticato il bagno freddo , la febbre incomincia ad appari- 
re novellamente , ma nella sua ricsacerbazione non perviene mai 
a quel grado d' intensità che offriva prima di praticarsi il ba- 
gno medesimo. 

Il bagno freddo , oltre del benefico effetto che produce e- 
stingucndo la febbre momentaneamente , ha la proprietà benan- 
che di allontanare i morbosi fenomeniche l'accompagnano, co- 

iG 



( 122 ) 

ine , calore iircnle , ccfalgia , coma , delirio , costipazione ven- 
trale , privazione de' sensi ec. 

Mi sono assicurato che nelle succennate febbri , se pronta- 
mente si usa la pratica de' bagni freddi , mirabilmente si osser- 
va che le medesime si arrestano in breve tempo , in luogo dì 
percorrere l' ordinario periodo di i4- , 21 , più giorni , ed ho 
osservato benanche arrestarsi il processo flogistico che in com- 
plicazione della febbre medesima interessava gli organi interni. 

D' altronde è cosa veramente sorprendente l'osservare il fe- 
nomeno che si verifica nell' infermo vaioloso , dappoiché poste- 
riormente alla pratica de' bagni freddi , la febbre e gli altri mor- 
bosi fenomeni spariscono nel mentre che tutta la periferia della 
sua macchina resta coverta dalle confluenti pustole, le quali bel- 
le ed elevate , continuano a percorrere il loro regolare andamen- 
to , dapprima della suppurazione, di poi della esiccazione , che 
gradatamente perviene all' estinzione. 

Alla descritta osservazione potrei aggiungerne molte altre , 
ma sarebbe un lavoro superfluo assomigliandosi tutte per la di 
loro natura , e pel trattamento curativo impiegato. Accenno so- 
lo le seguenti che sono state forse le piìi straordinarie di tal 
malattia accadute nella mia pratica. 

Elisario Persanese , soldato de' Cacciatori di linea entrò nel- 
lo Spedale militare del Sacramento nel mese di Novembre del- 
l' anno i834. coi sintomi preliminari del vaiolo, che si affacciò 
confluentissimo dopo due giorni. L' infermo divenne mostruoso, 
ed oltre alla perdita completa de' sensi , soffriva un violento af- 
fanno nella respirazione. Trattato in principio con lievi minora- 
tivi e quindi assoggettato alla pratica del bagno freddo per im- 
mersione , usci perfettamente guarito dall' ospedale dopo 89 gior- 
ni di cura. 

Francesco Merenda, soldato del 12.° Reggimento di Linea, 



( 123 ) 

essendo andato soggetlo al vaiolo confluenie con evidente attac- 
co al petto e al capo, è stato da me trattato nell'Ospedale mi- 
litare del Sacramento colla pratica de bagni freddi al numero di 
1 2 , e dopo lunga convalescenza usci risanato dallo Stabilimen- 
to nel mese di Dicembre i834-. 

Federico Farace , soldato del 12." Reggimento di Linea è 
stato accollo nello Spedale militare del Sacramento il dì 22. No- 
vembre 1834. con eruzione vaiolosa divenuta confluentissima ra- 
pidamente con manifesto impegno del ccrebro , e de" visceri to- 
racici e addominali. Ad un lieve trattamento diaforetico diretto 
a facilitare 1' eruzione dell' esantema , essendosi accoppiata la 
pratica de' bagni freddi per immersione ripetuta sedici volte , 
l'infermo è uscito perfettamente risanato dopo 22. giorni di sta- 
zione nello spedale. 

Nicola Montefusco , Gendarme Reale, di robusta costituzio- 
ne , temperamento sanguigno , fu ricevuto allo Spedale milita- 
re del Sacramento li i3. Novembre i838 con febbre infiamma- 
toria , nel giorno appresso gli si manifestò 1' eruzione vaiolosa, 
che ne" giorni susseguenti si rendè confluente. Si praticarono i 
bagni freddi per immersione mattina e sera al numero di i4-/ 
il di 20 restò guarito dalla febbre e si sospese 1' uso de' bagni. 
Il giorno 3o spogliato dalle disseccate pustule passò in conva- 
lescenza , la quale fu protratta sino al di i." Gennaio iSSg, ed 
il dì 2 del medesimo mese uscì dallo Stabilimento perfettamen- 
te guarito. 

Luigi Rauffmann soldato al 1 .° Reggimepto Svizzero , di 
gracile costituzione , giovine di temperamento sanguigno, fu am- 
messo allo Spedale militare del Sacramento li 8 Dicembre i838 
all'etto da reumatalgia; convalescente di questa malattia, e per 
conseguenza prossimo ad uscire dallo Stabilimento , il di 2D del- 
lo slesso mese fu aggredito da febbre acuta. Al terzo giorno 



( IM ) 

della medesima si manifestò iu lui 1' eruzione vaiolosa , elic ne' 
giorni appresso si rendette confluente. Praticò numero 16 bagni 
freddi , e fu salvo dalla malattia in parola. Il dì 18 Gennaio 
1889 , passò in altra sala per curarsi di varie suppurazioni su- 
perficiali apparse in diversi punti della macchina. 

Giovanni Giuseppe Elirlcr soldato al 3." Reggimento Sviz- 
zero , di anni 2 3 , valida costituzione , temperamento sangui- 
gno , fu ricevuto all' Ospedale militare del Sacramento il giorno 
6 Gennaio 1889 con eruzione vaiolosa confluente ; praticò nu- 
mero i4 bagni freddi , passò nella sala de' convalescenti li 2 
Febbraio , ed uscì perfettamente guarito dallo Spedale il di 1 3 
Febbraio dell' anno suddetto. 

Baldassarre Spany soldato al 3.° Reggimento Svizzero , di 
anni 22 , robusta costituzione , temperamento sanguigno , entrò 
nello Spedale militare del Sacramento il di 6 Dicembre i838 , 
eoa eruzione vaiolosa , che si pronunziò confluente ne' giorni suc- 
cessivi. Praticò numero dieci bagni freddi , il di 14- fu guarito 
dal vaiolo , ed il dì 26 Gennaio iSSg passò nella sala de' con- 
valescenti. 

Federico Brun soldato al 2.° Reggimento Svizzero di anni 
27 , costituzione robusta , temperamento sanguigno , fu ammes- 
so all'Ospedale militare del Sacramento il dì 21 Gennaio 1889 
con vaiolo confluente. Praticaronsi n." i3 bagni freddi , ed il 
di 12 Febbraio 1889 passò nella sala de' convalescenti perchè 
guarito dal vaiolo medesimo. 

Agostino Heymen soldato al 3." Reggimento Svizzero, di an- 
ni 1 8 , costituzione valida , temperamento sanguigno , fu ammes- 
so nello Spedale militare del Sacramento il di 8 Gennaio 1839 
con vaiolo confluente. Praticò n." io bagni freddi, ed il gior- 
no 16 Gennaio medesimo passò nella sala de' convalescenti. 

Antonio Zurflue , soldato al i,° Reggimento Svizzero , di 



I 



(125) 

anni i8 , valida coslituzionc , temperamento sanguigno , fu ri- 
cevuto allo Spedale militare del Sacramento il di 17 Gennaio 
iSSg con eruzione vaiolosa , che quindi si manifestò conlluenle. 
Fece uso di n." 18 bagni freddi praticati la mattina , al mez- 
zodì , e la sera. Il di 10 Febbraio dell' anno suddetto passò al- 
la sala de' convalescenti perchè guarito dal vaiolo. 

Biirtolomeo Schelt soldato al 3." Reggimento Svizzero , di 
anni 24. , valida costituzione , temperamento sanguigno , entrò 
allo Spedale militare del Sacramento il di 7 Febbraio iSSg con 
vaiolo confluente. Praticò numero 9 bagni freddi , ed il di 20 
del medesimo mese fu dichiarato convalescente. 

Pietro Rucch , soldato al 4--° Reggimento Svizzero , di ro- 
busta costituzione , sanguigno temperamento , fu ricevuto allo 
Spedale militare del Sacramento il di 3o Gennaio iSSg con va- 
iolo , che ne' giorni susseguenti si rendette confluente. Praticò 
num. 17 bagni freddi , e il di 20 Febbraio dello stesso anno 
passò nella sala de' convalescenti. 

Francesco Giammarino , soldato al i ." Reggimento Caccia- 
tori della Guardia , di anni 2 1 , nervosa costituzione , tempera- 
mento sanguigno , entrò allo Spedale militare del Sacramento il 
di l'ó Dicembre i838 , con panno all'occhio sinistro , se gli 
sviluppò il vaiolo il di i." Febbraio 1839. Fece uso di nume- 
ro 18 bagni freddi , e il di 12 dello stesso mese passò in con- 
valescenza. 

De' suddetti individui il solo Farace era stato inoculato col 
vaiolo vaccino , ma non si osservava sulle braccia alcuna im- 
pronta cicatrice. Perciò avvi luogo a credere che la inocula- 
zione fosse riuscita spuria. 



(126) 

Caso di vaiolo conjluenle : morte dell' infermo : autopsia. 

Carlo Luigi Manncr , soldato del i ." Reggimento Svizzero, 
giovane di robusta costituzione , di forme atletiche , di terope^ 
ramcnto sanguigno , entrò nello Spedale militare del Sacramen- 
to il di 12 Dicembre i834., con vaiolo confluente al terzo gior- 
no di eruzione , accompagnato da delirio , calore urente alla cu- 
te , fenomeni gastrici , occhi scintillanti , catarro , dolor di go- 
la , polsi profondi e celeri , respirazione afiannosa. Nel corso 
dello stesso giorno maggiormente si accrebbero i punti pustulo- 
si in diversi siti della cute , in preferenza al petto ed all' addo- 
me , r eruzione divenne confluentissima , ed il volto dell' infer- 
mo era totalmente sfigurato , e mostruoso. Le pustole però non 
progredirono come all' ordinario , non si allungarono nella pun- 
ta , ma appena si elevarono di qualche linea sulla cute , la vio- 
lenza maggiore della malattia manifostavasi al capo e nel cavo 
addominale , giacché oltre a' fenomeni di coma e delirio , al se- 
condo giorno di decubito nell' ospedale apparve in iscena la tim- 
panite , il singhiozzo e la disenteria con penoso tenesmo. Ap- 
pena potè r infermo prender qualche cucchiaiata di mistura c- 
mulsiva , o altro medicamento sotto qualunque forma , non per- 
mettendolo il deplorabile stato della bocca , e delle fauci ; non 
si omise pertanto d" intraprendere coraggiosamente la pratica de' 
l>agni freddi , i quali apportarono qualche lieve miglioramento 
di breve durata , aggravandosi poco dopo tutti i fenomeni mor- 
bosi. La disenteria scomparve quasi del tutto al quarto giorno 
di decubilo dopo l'azione de' bagni freddi, e pareva che la ma- 
lattia volesse volgere a miglioramento , ma verso sera tutt' i sin- 
tomi si aggravarono ; ricomparve il tenesmo , la timpanite , il 
singhiozzo, e l'esantema divenne tuttodì un aspetto pallido-gial-^ 
logtiolo. 



( 127 ) 

Al quinto giorno si pralicarono i bagni freddi con poco sol- 
lievo susseguito da ulteriore aggravamento de' sintomi. Nelle o- 
re pomeridiane manifestossi il rantolo ; le pustule si abbassaro- 
no in ragione dell' aumento d' intensità dell' irritazione addoniJ- 
nalc che diveniva semprepiù sensibile. 

Al sesto giorno , il meteorismo era enorme , il singbiozzo, 
il freddo a' piedi , il colorito plumbeo delle labbra , 1' affanno 
sibiioso della respirazione annunziavano la prossima morte. 

Al settimo giorno, mantenendosi stazionario il descritto ap- 
parato sinlomatologico , manifestossi qualche movimento convul- 
sivo che pose termine a' giorni dell' infermo verso due ore po- 
meridiane. 

Per r imponenza de' sintomi morbosi sviluppatisi durante la 
malattia , fu creduta indispensabile l'autopsia cadaverica. Essen- 
dosi perciò proceduto alla dissezione delle cavità , si riconobbe 
nel cervello un' abbondante afflusso di sangue con manifesta in- 
fiammazione delle meningi , i di cui vasi erano manifestamente 
iniettati. Nel torace si osservò atrofiato ed arrossito il lobo de- 
stro del polmone: la membrana mucosa che veste il canale tra- 
cheale era infiammato ed in molti punti apparivano macchie ne- 
ragnole di cangrena , il cuore e il pericardio erano in istato nor- 
male. 

Il peritoneo fu trovato di color neragnolo , 1' epiploon era 
tinto di bile , il mesentere avea sviluppatissirai i vasi delle sue 
duplicature , ed iniettati di sangue nero. L' epate era infiamma- 
to ed ingrossato il doppio del suo ordinario volume. La mucosa 
gastro-intestinale trovaAasi spalmata di umore giallastro. I vasi 
superficiali degl' intestini tenui , e crassi , erano parimente in- 
fiammati. La vescica orinarla conteneva dell' urina puzzolente e 
densa, e la membrana che interamente la riveste era evidente- 
mente infiammata ed in qualche punto cangrenata. 



( 128 ) 

Un acuta infiammazione crasi dunque stabilita nel peritoneo, 
nel mesenterio , e neir epate , e dallo stato in cui erano i visce- 
ri delle cavità è facile il conchiudere che si fosse di già mol. 
lo innoltrata quando 1' infermo era stato sottoposto ad opportuno 
trattamento. 

L'apparizione de' violenti sintomi morbosi all'encefalo, ed 
all'- addome si spiega benissimo per 1' attacco flogistico , che era 
degenerato per la violenza anche in cangrena. Pare da ciò che 
la morte dell'individuo sia attribuibile alle gravi complicazioni che 
avevano accompagnato la malattia , e specialmente all' infiamma- 
zione acuta dell' epate, del peritoneo , e del mcsentero. 

Qualche cenno sull'uso del tartaro stibiato nella cura 
della tisi polmonare. 

Moltissime osservazioni mi è accaduto di fare nel mio pra- 
tico esercizio intorno la tisi polmonare. Durante il mio soggior- 
no in Capua , ho avuto specialmente occasione di trattare gran 
numero d' infermi afflitti da tal malattia. Siccome per la varietà 
de' casi mi che si sono offerti , e per la diversa imponenza de' 
sintomi morbosi , ho dovuto mettere in opera differenti metodi 
curativi , ho avuto per tal motivo occasione di osservare i risul- 
tamenti ottenuti dalle diverse cure , e mi sono assicurato , che 
il tartaro stibiato praticato assoluto , senza il soccorso di altro 
farmaco , è un rimedio che in simili casi riesce utilissimo. 

Dalle statistiche descrittive e nuraerative che trovansi depo- 
sitate presso la Direzione Generale degli Ospedali militari rile- 
vasi , che dal i." Maggip 1828 , fino al 18 Gennaio i832 so- 
no stati curali nell' Ospedale Militare di Capua n. ^o infermi af- 
fetti da catarro cronico , l\i da tisi polmonare al primo grado , 
102 da tisi al secondo grado, e 27 da tisi di terzo grado. I 



( 129 ) 
falli sono patenti , e in tutti i casi di lai malattia, ho osser- 
vato che mercè 1' adoperamento del tartaro stibiato la flogosi di- 
struttrice clie invade il polmone, si arresta e in breve spazio 
di tempo si scioglie. Vero è però che ne' casi, in cui gV infer- 
mi sono stati affidati alle mie cure con sintomi di diarrea col- 
liquativa , macie estrema , sudori viscliiosi, ortopnea , sputi mar- 
ciosi, abbondanti e puzzolenti, essendo inoltre inveterata la ma- 
lattia , l'ordinario trattamento è stato di niim successo, e gl'in- 
fermi hanno dovuto soccombere ad un destino inevitabile. 

Bla tulle le volte che ho intrapreso la medela a malattia in- 
cipiente od anche innollrata a quel grado in cui è manifesta la 
secrezione del materiale purulento , cioccliè costituisce il terzo 
stadio della tisi , 1' amministrazione del tartaro stibiato è stata 
coronata da felicissimo successo , e gli ammalati si sono com- 
pletamente guariti. ]\è è in alcun modo a dubitarsi della realtà 
delle statistiche da me presentate , giacché gì' infermi di cui 
nelle medesime è parola , sono quelli dichiarati già tisici da' pro- 
fessori di diversi stabilimenti militari , ed inviati all' ospedale 
militare di Capua, per le superiori disposizioni, essendosi pre- 
scelto tale stabilimento per la cura de' tisici , a causa della po- 
sizione topografica del paese. 

Il metodo da me seguito per la ministrazione , è il seguen- 
te — In once cinque di acqua distillata fo disciogliere tre gra- 
ni di tartaro stibiato coli' aggiunta di un' oncia di sciroppo sem- 
plice. AI cominciamcnto della medela, dopo qualche lieve pur- 
gante, prescrivo la bibita di uno o due cucchiaia la mattina ed 
im' altro la sera della soluzione emetica , limitando la dietetica 
a poche once di riso cotto a consistenza di crema. 

Le prime prese del rimedio provocano ordinariamente un 
lieve aumento di tosse susseguito da facile espettorazione di den- 
si materiali purulenti ; quando poi l' abitudine alla dose del ri- 

'7 



( i3o ) 
motlio , dopo ii5, 20 giorni di traltamento ricliiegga una mo- 
dificazione se ne aumenta la dose a seconda dell' esigenza della 
malallia. Per l'ordinario non bisogna oltrepassare i tre cucchiai 
al giorno , e bastano quattro , a cinque mesi di trattamento per 
vedere il favorevole termine del malore. 

^ L' eiTicacia del tartaro stibiato nella tisi polmonare, oltre 
all' esser convalidata dalla felice esperienza di molti distinti pra- 
tici , die hanno in simili casi messo vantaggiosamente a pro- 
fitto tale preparazione antimoniale , trova una spiegazione razio- 
nale nella condizione morbosa della tisi consistente in un pro- 
cesso d'infiammazione cronica, e nell'azione atiflogislica, e ri- 
solvente del tartrito antimoniato di potassa, che costituisce il più 
potente rimedio , fra tutti i preparati dell' antimonio. 

De" ragguagli più estesi intorno a tale argomento possono 
riscontrarsi nella mia memoria sulla tisi polmonare , ove sono 
esposte diverse discussioni intorno la origine e natura di tal ma- 
lattia , e vi è in fine inserito un quadro statistico , in cui sono 
registrati per numero i catarri cronici , e tisi polmonari da me 
curati felicemente colla soluzione del tartaro stibiato. 

Né solo i catarri cronici e la tisi sono slate da me tratta- 
te colla soluzione di tartaro stibiato , ma moltissimi casi ezian- 
dio di polmoniti gravissime , come può rilevarsi da fatti di tal 
naalatlia da me riportati. A questi potrei aggiungere la descri- 
zione di altri casi di tal malattia rimarchevoli per la 'violenza 
del processo morboso che le accompagnava , e per molte varie- 
tà di diagnosi, cui han dato luogo , ma oltre che tali impor- 
tanti osservazioni trovansi registrate sulle statistiche descrittive 
mensili , il risultamento della cura è stato ugualmente felice che 
negli altri casi per mezzo di forti dosi di tartaro stibiato in so- 
luzione. Mi è occorso di osservare a proposito di tale malattia, 
che i soldati svizzeri ne sono più frequentemente e gagliarde- 



( i3i ) 
mcalc attaccati , messi in paragone coi soldati del Regno , e la 
ragione di tal varietà si ravvisa nell' influenza del clima , nella 
variabilità dello slato dell' atmosfera , e nell' abuso de' liquori 
spiritosi in un paese , ove la stagione invernale riesce pe' Sviz- 
zeri una gradita primavera. I soldati del 3.° Reggimento Gaspa- 
ro Rotck , Giovanni Giorgio , Giuseppe Sclip , Samuele Quat , 
e Carlo Morct soldato del 2.° Reggimento ed altri sono stati 
tutti da me curati per gravi inflannnazioni acuto del polmone^ 
ed è riuscito utilissimo il trattamento terapeutico colle profuse 
dcplezioni sanguigne e colle abbondevoli ministrazioni di lartfu 
ro stibiato in soluzione, 

Storia dì un caso di mania fnrenle causata e sostenuta 
da Jlogo^i addominale. 

Giovanni-Battista Bocchat di Miccurt , Cantone di Berna , di 
anni Sy , temperamento sanguigno-bilioso, granatiere del I^.° Reg-; 
gimcnto Svizzero , nacque da genitori sani senza alcun vizio e- 
reditario , a meno che non si volesse tener conto di varie ma- 
lattie nervose , come convulsioni e sincopi dalle quali era ves- 
sata frequentemente la madre. 

Egli godè sempre florida e gaia salute finché visse sobrio 
e parco nel vino e nella venere , percui contò giorni felici fi- 
no agli anni venti di sua età. Fattosi soldato nel 1817, diven- 
ne intemperante nel bere liquori e nell' uso della venere , e in 
seguito d'impuro commercio, contrasse nel 1820 un bubone che 
suppurò; ed altro nel i834. il quale pervenne anche a suppura- 
zione. 

In tale slato essendosi occultato nella sua macchina il ve-i 
leno sifilitico , ed abusando più che mai del vino e de' liquor 
ri spiritosi , cominciò a soffrire caduche vertigini , che lo assa- 



( i32 ) 
livauo ad intervalli, e cadendo a terra rimaneva immobile e 
privo di sensi : riavutosi dopo un quarto d'ora circa, ripiglia- 
va le sue funzioni ordinarie. Continuò cosi per due anni , pra- 
ticando di tempo in tempo delle detrazioni sanguigne le quali 
gli portarono tale giovamento da farlo rimanere per più mesi 
libero dalle ordinarie convulsioni : ma non curando di allontana- 
re le cause occasionali di viver parco e moderato , né di com- 
battere la diatesi venerea , ritornò con pervicacia alle antiche 
abitudini. Nel giorno 12 Gennaio i838 per disposizione de' suoi 
superiori avendo sofferto una punizione , fu assalito dal solito 
peso alla lesta , da offuscamento e delirio furioso , in modo che 
presentando tutti i segni di una vera mania, fu inviato con op- 
portune precauzioni nell' Ospedale militare del Sacramento. Qui- 
vi assicurato nel letto di forza, gli fu praticato abbondevole 
deplezione sanguigna. Nel giorno appresso i3 Gennaio fu da 
me visitato , e vistolo furibondo , ed esattamente esaminate tul- 
le le circostanze che avevano preceduto ed originato lo svilup- 
po della malattia , stabilii la indicazione di abbattere per quan- 
to fosse stato possibile la irritazione cerebrale, indicata dagli 
occhi rosso-foschi , dalle pupille dilatate , e dal volto rubicon- 
do, e per ciò fare, oltre lo allontanamento di tulle le cause 
favorenti lo stalo morboso , e di togliere le complicazioni de' 
visceri addominali ; prescrissi perciò applicazione di sanguisu- 
ghe alle tempie , ed ai processi mastoidei , 1' olio di ricini , e 
regime dietetico di sole limonee fredde. Al tempo stesso feci 
propinargli per epicrasi sei grani di tartaro stibiato disciolto in 
una libbra d' infuso di fiori di sambuco. Nel giorno i^ non osser- 
vandosi alcuna varietà sul corso della malattia , fu ripetuta l' ap- 
plicazione delle sanguisughe e il tartaro stibiato alla stessa do- 
se del giorno precedente. Nel giorno iIj , permanendo i sin- 
tomi morbosi , si ministrargao all'infermo otto grani del prepa- 



( i33 ) 
rato anlimoniale. Ne' due giorni i6 e 17 . fu preseli Ila novel- 
la applicazione di sanguisughe , ed alla stessa dose fu conlinua- 
(0 il tartaro slibialo. Nel di 18 l' infermo prese dodici grani di 
tartaro slibiato , la qual dose fu replicata ne' cinque giorni suc- 
cessivi. A quest'epoca, si vide sensibile miglioramento nel cor- 
so della malattia; le deiezioni ventrali si fecero abbondevoli , sen- 
za che alcun segno di vomito si fosse mai pronunziato , e ai 23 
la dose del rimedio si diminuì di quattro grani. Progredendo il 
miglioramento , nel giorno appresso l' infermo pallido ed esina- 
nito presentava le apparenze di un demente senz' alcun segno di 
furore, chiedeva da mangiare, e rispondeva con imbarazzo alle 
domande che gli si facevano : gli vennero prescritti sei grani di 
emetico , la zuppa ed un pezzo di pollo. Nel giorno 2 5 osser- 
vandosi permanente lo stato normale delle funzioni intellettuali , 
r infermo venne liberalo dal letto di forza , e gli si diedero quat- 
tro grani di emetico. Per altri quattro giorni , semprepiù pro- 
gredendo la miglioria , si continuò lo stesso trattamento. Nel dì 
3o prese tre grani del rimedio, nel 3i due grani, e cosi con- 
tinuò fino al 3 Febbrajo , nella qual' epoca osservandosi in ista- 
to di progressiva convalescenza , gli fu accordato nutrimento 
senz' altro trattamento medicamentoso , e così in islato di rimes- 
sa salute uscì dallo Spedale il dì 7 Febbrajo perfettamente gua- 
rito. 

Questo caso è meritevole di attenzione per la grande effi- 
cacia spiegata dal tartaro stibiato a vincere la profonda irrita- 
zione del capo. Io mi astengo dall'entrare in molti dettagli in- 
torno al potere di tale medicina in simili malattie. Mi occorre 
solo di dire , che la pratica mi ha fatto vedere frequentemente 
che questo rimedio nelle acute infiammazioni , tanto del capo , 
quanto del petto , somministrato ad alte dosi , riesce mirabile 
per vincere lo stalo morboso , ed ho osservato che quanto più 



(^34.) 
intensa è l' infiammazione , tanto maggiore è la tolleranza del' 
l' infermo all' azione del rimedio. Giammai si è manifestato alcu' 
no accidente sinistro ad onta che talune volte fossi pervenuto a 
prescriverlo in taluni casi di frenitidg o di apoplessia alla dose 
di una dramma al giorno. Ho visto d' altronde che in tali casi 
i più vantati rimedi giammai hanno agito con tanto vantaggio 
come il tartaro stibiato. Sia che la sua azione sia tutta dinami-. 
ca , sia che richiami afflusso nel tubo digestivo , allontanando il 
processo infiammatorio dall' organo impegnato , certo è che in 
breve tempo ho veduto che ne' casi indicati agisce promovendo 
lo scioglimento della malattia. 



( i35 ) 

Sul nuovo metodo d' illuminare per mezzo di un liquido spirito- 
so : — Memoria del Socio Ordinario Cav. Francesco Lancei,- 

LOTTI , letta al ReALE ISTITUTO D INCORAGGIAMENTO NELLA TOR- 
NATA DE i6 Marzo i84.3. 



ira già conosciuto in Chimica , che non tutt' i combustihili bru- 
ciano con la stessa luce , e quindi che la cera, la stearina , il 
pctrolco , la canfora , la trementina e gli olii volatili , con la 
loro combustione sviluppano una luce maggiore di quella , che 
si olliene dagli olii fissi ^ dal grasso, dall' alcoole e dall' etere, 
quando r avventurata scoperta del gas illuminante , primamen- 
te ottenuto dall' architetto Lebon , e la bella memoria sulla fiam- 
ma del celebre Davy di novelle conoscenze arricchirono la scien- 
za , ed altri mezzi d' illuminazione presentarono. 

Da cotal memoria particolarmente rilevasi, che la fiamma è 
un gas riscaldato sino al punto di diventar luminoso, e che tanto 
pii!i rilucente diventa, quanto più densi sono i corpi che nel suo 
seno rinchiude. Se 1' etere , lo spirito di vino , come si è det- 
to , bruciano con fiamma meno risplendente degli olii volatili , 
della canfora e della trementina , avviene dunque perchè questi 
ultimi , conlenendo più carbonio , nel bruciare producono più 
carbone, e questo essendo più denso si eleva con l' idrogeno e vi 
brucia. È anche questa la ragione per cui, mentre la combu- 
stione del gas idrogeno semplice somministra pochissima luce , 
il gas idrogeno pcrcarbonato ed il fosforalo tanto splendore pro- 
ducono ncir infiammarsi. 



( i36 ) 

È ugualmente noto d' altronde che tra' svariati corpi 1' idro- 
geno ed il carbone sviluppano una gran quantità di calorico col 
bruciare , e siccome i corpi capaci di reggere all'azione del ca- 
lorico quanto più si riscaldano , tanto più diventano luminosi , 
ed abbiam già detto esser la fiamma un gas riscaldato sino al 
punto di diventar luminoso , ne viene in conseguenza , che i 
combustibili più atti ad illuminare sono quelli che somministra- 
no più materie gassose e più calorico sviluppano , perchè que- 
ste siano interamente combuste ; i corpi quindi che più idroge- 
no e carbonio contengono, più vantaggiosi riescono per tale uso. 
Sopra tal principio è stato formato il gas detto Selly ; ed è per- 
ciò , che un gas illuminante più risplendente si ottiene con la 
scomposizione del petroleo. 

L' alcoole brucia con fiamma scolorila ed azzurra , ma se 
porta in soluzione sostanze resinose , o olii volatili la sua fiam- 
ma cambia colore e diventa più luminosa. Tra tutte le sostanze 
capaci però di volatilizzarsi insieme con esso e bruciare , l'olio 
etereo di trementina è quello che maggior luce le comunica : 
fatto già noto a' Chimici di Germania , e da molti anni da Ber- 
zelius annunziato. 

Conosciuto intanto il gas illuminante, la splendida luce che 
si ottiene dalla sua combustione e la difficoltà di poterlo in o- 
gni parte trasportare , si cominciò a pensare ad un' altro meto- 
do d' illuminazione da sostituire al gas illuminante , alla com- 
bustione delle materie grasse ed oleose e capaci di potersi da 
per lutto trasportare. 

Ne' Stati Uniti di America primamente si cercò surrogar© 
a' combustibili illuminanti , già conosciuti , un liquido spiritoso; 
s' introdusse dopo in Europa , facendo prove di tal genere in 
Inghilterra , in Francia ed in Germania. 

Nel 1834. era già di pubblica ragione a Stoccarda un uuo- 



('37) 
vo metoilo d' illuminazione, col quale in opportune lucerne, da 
uno stoppino di cotone , chiuso in un cannello metallico veniva 
assorbito ed abbrucialo, per mezzo del calorico, un liquido spi- 
ritoso , sviluppando fiammelle lunghe ed azzurrognole di luce vi- 
vissima , che guizzavano verticalmente fuori per mezzo di buchi 
capillari. Due liquidi spiritosi alimentavano tal genere d'illumi- 
nazione , uno de' quali veniva fornito da sette parti di spirito 
di vino ed una di essenza di trementina purificala, e l'altro da 
otto parti di spirilo di vino, una parte e mezza di essenza di 
trementina e mezza parte di etere solforico. 

In Berlino parimenti colai genere d' illuminazione conosce- 
vasi , ed Enghclmann nel i833 presentò alla Società di Muh- 
Ihauscn la lucerna de' fratelli Muller costruita col medesimo mec- 
canismo, ed alimentala ugualmente da un liquido spiritoso. 

Nel i838 il Dottor Guyot disse di aver perfezionato il si- 
stema d" illuminazione già detto , e presentò in im liquido spi- 
ritoso una potenza rischiarante di primo ordine , che brucia sen- 
za cattivo odore , senza fumo e senza lasciar residuo in lucerne 
adattate a far lume nelle svariate circostanze in cui si adope- 
rano e formale con lo slesso indicato meccanismo. 

Si voleva far segreto del liquido e trar partito 'dalle lucer- 
ne suddette ; ma non appena volle qui introdursi , e se ne fe- 
ce dimanda a questo dotto consesso sotto 1' empirico nome di 
antigas , d' idrogeno liquido e di lampada senza stoppino^ che 
facendo parte della commessione in Febbraio e Maggio passalo 
anno 184.2 , senza aver visto ancora nò lucerna , nò liquido, 
dissi , che la coslruzione della lucerna doveva esser fondala 
nulla capillarilà , e che il liquido doveva esser formalo dall' 
alcoole e dall' olio etereo di trementina acqua di raggia. 

Intanto mentre nel giornale di Savoia il Signor Calloud , 

farmacista di Annccy , pubblicava , ed il gran Sasso d' Italia 

i8 



( i38 ) 
ripeteva nel Novembre 1842. la preparazione dell' idrogeno car- 
bonato liquido , dicendo , che otto litri di spirito di vino , 
portato a 4-1 gr: dell' areom; di B. , per mezzo della potas- 
sa , e due litri di essenza di trementina formavano il liqui- 
do di Guyot; il Professore Maioccbi negli annali di Fisica , 
Chimica e Matematiche di Milano in Giugno i84-2 si affatica- 
va a dimostrare che tal sistema d' illuminazione non poteva reg- 
gere al confronto delle cosi chiamate Carcel^ si pel potere il- 
luminante , che per la economia. Non mi occuperò per ora a 
questo paragone , poiché il potere illuminante delle svariate 
composizioni spiritose vi ha moltissima parte , e d' altronde la 
complicazione , che si trova nel meccanismo delle Carsel de- 
v' essere anche calcolato. 

Avendo osservato però che tal sistema d' illuminazione co- 
mincia presso noi ad essere da molti adottato , mi sono accor- 
to che il problema da sciogliere pel pubblico vantaggio non 
è la conoscenza della natura del liquido , ma la perfezio- 
ne dello stesso , e la economia del prezzo , onde farlo reg- 
gere al paragone della combustione dell' olio. Alla risoluzione 
di cotal problema sono slato anche spinto dal vedere in Napoli 
e fuori liquidi spiritosi, che essendo di diverso potere illumi- 
nante forniti , e composti in isvarialo modo , inducono facil- 
mente in errore sulla convenienza del novello sistema d' illu- 
minare. Dopo aver formate tutte le composizioni rapportate da' 
citati giornali , con poco vantaggio , ho eseguito una serie di 
sperimenti , formando e modificando il liquido suddetto in tan- 
te maniere. La soluzione della trementina, non che dell'olio 
da questa ottenuto per distillazione ; della canfora ; dell' olio 
•di spicouardo ; della colofonia ; della raggia di pino ; della 
stearina nello spirito di vino si a freddo, che distillando] in- 
sieme il tutto , è stato da me fatto ed unito a tanti altri 



( 13^ ) 
spcrimcnli , che por brevità tralascio , ma con pocliissiina riu- 
scita. Tutte le volte che ini sono allontanato quindi dall'acqua 
di raggia e dall' alcoolc , il potere illuminante del liquido è 
diventalo meno energico , fatto che maggiormente conferma i 
dati primamente stabiliti, poiché Ira gli olii volatili quello di 
Iromenlina contiene più carbonio, secondo Sausurre e Labbillar- 
diere. Bisogna dunque sciogliere tant' acqua di raggia nello spi- 
rito di vino , quanto basti ad unire a quest'ultimo la quanti- 
ià di carbonio , ^necessario a produrre la più risplendente com- 
bustione. Una minore quantità di acqua di raggia, darebbe ef- 
fetti poco soddisfacenti , ed una soverchia proporzione sviluppe- 
rebbe un' intenso fumo con dispiacevole odore , e con somma di- 
minuzione di luce. Berzelius dice che loo parti di spirito di vi- 
no a 0,84. ed alla temperatura di 22.°-|- disciolgono i3,Ijo di 
olio di trementina. Or secondo la sua medesima tavola di ridu- 
zione , questa densità assegnala da Nicholson allo spirito di vi- 
no , corrisponderebbe a quella di 315 gr. dell' areometro di Bau- 
mé , e quindi lo spirito di vino a ^o gr. dello stesso areome- 
tro ne dovrebbe sciogliere il5 , ed a 4-6: 17, 74- 

Ho sciolta la corrispondente quantità di aequa di raggia 
nello spirito di vino a 35 gr. dell' areometro di B. , ma la lu- 
ce che da tal soluzione spiritosa , bruciata nelle rispettive lu- 
cerne , manifestavasi era troppo debole. Ilo proseguito ad ag- 
giungere gradatamente più acqua di raggia all' alcoole di 0,817, 
corrispondente a 4^0 di B. , ed ho visto che quantunque la me- 
desima rimanesse mescolata senza sciogliersi nello spirito sud- 
detto , pure la combustione di tal liquore è diventata immensa- 
mente luminosa. Cosi facendo sono giunto sino a mescolare no- 
vo parti di acqua di raggia con dodici di spirito di vino , ed a 
I questa proporzione si è resa luminosissima la combustione del 
•liquido spiritoso, ma poco dopo cominciato a bruciare una neh- 



( iko ) 
Lia di fumo si è sollevata , e piuttosto che illuminare , mi ha 
fatto conoscere un mezzo facile di ottenere ottimo nero-fumo. 
Ho separato il deposito oleoso, precipitato in fondo della solu- 
zione alcoolica , ed allora è finito il fumo, ma ha diminuito di 
molto la luce. 

Ho rivolto le mie ricerche sulla densità dell' alcoole , e mi 
sono accorto che siccome questa diminuiva ;, si accresceva il po- 
tere dissolvente dello spirito , in modo che rettificato il mede- 
simo sino al grado 4-6 dell' areometro di B., a -|- 12 ha disciol- 
to la metà del suo peso di acqua di raggia, della densità di] 
gr: 35 di B. alla stessa temperatura; quantità che l' alcoole di- 
scioglie non da altri indicata , e che non corrisponde per nulla] 
con quella di Berzelius. Cotal soluzione però anche moltissimo 
fumo ha prodotto ; per cui novelle prove ho fatto su tal pro- 
posito , e quindi portato lo spirilo a quesf ultima densità , la 1 
proporzione , che meglio mi è riuscita , è stata quella di uni- 
re tre parti del medesimo ed una di acqua di raggia, 

H liquido cosi ottenuto è trasparente , brucia con fiamma 
luminosissima , senza fumo e senza cattivo odore , e dieci once 
del medesimo alimentano per circa off ore la combustione in li- 
na lucerna a sei buchi. 

Su tal proposito devo far conoscere, che siccome la confor- 
mazione de' forni molto influisce sulla quantità di calorico , che 
la combustione in essi sviluppa e la diversità delle lucerne 
apparecchi , ne' quali bruciano le materie grasse ed oleose ha 
molto rapporto con la quantità di luce che si ottiene, cosi pari- 
menti la costruzione della lucerna nel novello sistema d' illnmi- 
nazione contribuisce moltissimo non solo al consumo del combu- 
stibile , ma anche all' aumento o diminuzione di luce ed alla 
produzione del fumo , e quindi del cattivo odore. 

La spessezza maggiore minore dello stoppino non che la 



(40 

sua carbonizzazione ; la lontananza del medesimo da' buchi ; la 
f^randezza e la situazione di questi ultimi ; 1' altezza e la con- 
formazione del cannello di vetro da soprapporre alla fiamma , e 
la larghezza delle aperture sottoposte , per le quali la corrente 
di aria deve entrare , sono tutte cagioni o circostanze capaci di 
far variare gli effetti luminosi della combustione. 

A norma ed in proporzione della grandezza della lucerna 
e della luce che si vuol produrre , bisogna che il cannello me- 
tallico , che contiene lo stoppino , sia più o meno grande ed il 
cotone ne riempia giustamente lo spazio interno , senza andare 
né troppo stretto , nò troppo largo. Or siccome 1' estremità su- 
periore del cannello , nel suo interno finisce concava , ed i bu- 
colini trovansi in giro sul principio della curvatura , cosi i fili 
del lucignolo , tutti uguali , devono esser situati circa quattro li- 
nee al disotto de' soprascritti buchi dalla parte superiore , e dal- 
la parte inferiore devono combaciare col fondo del vaso , dove 
trovasi riposto il liquido. E necessario che i buchi siano capil- 
lari, ma pili stretti nella parte interna, che nell' esterna, e fatti 
quasi orizzontalmente ; poiché se sono verticali e più larghi , il 
consumo del liquido è molto maggiore , e la fiamma s' innalza 
tanto , che non potendo interamente brugiarsi il carbone che si 
volatilizza , diventa più oscura e produce fumo. Se il lucignolo 
fosse situato troppo al disotto la fiamma s' innalzerebbe mono e 
la luce sarebbe più debole , e per contrario se lo stoppino fos- 
se carbonizzato nella parte più vicina alla combustione produr- 
rebbe fumo. Il cannello di vetro che si soprapponc alla fiam- 
ma è di bene che sia lungo e più largo nel basso e più stretto 
nella parte superiore : lungo , perchè il carbone che si vola- 
tilizza con la fiamma venga tutto bruciato nel cannello medesi- 
mo , e più stretto nella parte superiore , perché restringendosi 
la fiamma nel salire , venga esposta alla maggiore temperatura 



( 1^2 ) 

possibile. Se le aperture inferiori destinate a somministrare la 
corrente d' aria , sono troppo larghe , la fiamma si estende po- 
co, perchè siccome si sviluppa il carbone viene subito bruciato, 
se sono più strette , la fiamma si prolunga e somministra più 
luce; ma se poi si chiudessero o fossero strettissime, la fiam-* 
ma si prolungherebbe di troppo , farebbe molto fumo e di^ 
venterebbe rosso-scura e poco luminosa. 

Conchiuderò finalmente il mio lavoro col trar partito dal ca- 
lorico che si sviluppa dalla combustione del liquido spiritoso, il 
quale è molto maggiore di quello che si manifesta nel bruciare 
gli altri combustibili. Quindi le lucerne in tempo d' inverno pos- 
sono servire benanche da stufe nelle stanze ove bruciano, par- 
ticolarmente se vi si appone il globo ; e col competente appa- 
recchio possono anche cuocere alimenti , o riscaldare qualunque 
cosa neir atto stesso che fanno lume. 

Con la mia lucerna a sei buchi, in dieci minuti ho fatto 
tre tazze di caffè, impiegando acqua a -|- io.", ed accostando 
il termometro alla parte più bassa del cannello di vetro , nel 
momento in cui ho acceso il lume in dieci minuti è salito il detr 
lo termometro alla temperatura dell' acqua bollente. 

Ciò posto il novello liquido combustibile non è solo utile 
per la energica luce che presenta , ma vantaggioso oltremodo 
diventa per la gran quantità di calorico , che conteraporanearaen->. 
te può esser messo a profitto con la sua combustione. 



€ IIE I € W li 
REGNI NEAPOLITANI 

CEKTMIA 



AUCTORE 
ACHILLE COSTA. 



Exhibita et approbata lanuario MLCCCXXXVIII. 



Jjit mihi Imjus Specimlnis subieclum prò nibilo haberi, ut ani- 
malia ipsamet de quibus tractaturus sum in vulgus tenenlur , su- 
spicandum erit? Si hoc in communi bominum coetu pertimcscen- 
dum, in hoc certe sapientiorum virorum consessu, quorum uli- 
que judicium est superbissimum, baud cventurum puto : eo mi- 
nus, quo magis vestri Inslituti scienliarum naturalium progressus 
finis est , quae bujus mei opusculi subiectum constiluunt. 

Hoc mihi suasit banc primam Ccnturiam ofierre, quae indi- 
genas Hemiplcrorum Heferopterorum species ampleclilur. 

Hic insectorum ordo, cura a paucis usque adhuc perscrutatus 
fuerit, vel ignota, vel incerta, rei obscurc transmissa quampluri- 
ma supcrcsse me in suspicionem adduccbat ; inter nostratia prae- 
sertim de quibus pcrpauci disserucrc. Et rcvcra, Vincenlius Pc- 
lagna in suis Insfilutionibus Euloraologicis ccntumduo rcfert 
species , quarum tres fìguris etiam ilUisfravit ; quae vero nostra- 
tes sint quaeque exoticae non explicavit, ncque aliquid novi ad- 
jecil. Ex Calabriis ipso Pclagna octodecim jam cognitas species 



( IM ) 

cnumcravit (i), et tredecim Costa in Fauna Aspromontis (2). Do- 
minicus Cyrillus Neapolilanani Entomologiam illustrare aggres- 
sus (3), undecim descripsit species, iconibus ornatas, quarum tres 
vel ad summum qualuor novae ( quamvis ita non esset ) appa- 
rcnt. Denique ipse Costa ceto ex Neapolis perimetro species nota- 
vi! (4,), quaruin tres quasi novas signavit, de quibus in suo lo- 
co dictum erit. 

Quare , scientia et nostri regni Fauna, insccta ista sicut et 
alia reliquorum ordinum illustrari jure requirunt, Id enim videtur 
turpe quod, dum in oninì regione ad patriae en tornata illustranda 
unus vel plures incubuerunt vel incumbuat , Entomologia Nea- 
politana adbuc quasi omnino ignota extct ; ita ut nuUus auctor 
de ea mentionem faciat , atquo in solis geografiae tabulis liaec 
extrema et uberior Ilaliae pars vix in forma concludalur. 

Cum ideo ad species Hem. Heleropterorum regni neapolita- 
ni indigcnas coUigendas , eisquc omni cura studere incubuis- 
sem, primam liane Ccnturiam liujus doctorum consessus sapien- 
ti integroque judicio submitto , non lionoris et gloriae causa , 
scd ut emendationibus auditis melius meos gradus dirigere va- 
leam , atque temporis progressu utilem fieri patriae et socie- 
lati. 

Quoad systema, Burraeisterii (5) et Spinolae (6) rccentiori- 
bus utar ; jiec ullum audeo in eorum doctrinam judicium affer- 
re , nec hic locus ef tempus est. Tantum , si qua in alicujus 



(i) Specimen Inseclorum Ulterioris Calahriae. 

(2) Fauna if Aspromonte: in Regiac Ncapolitanae Sciei)fiaruni Aoaflc* 
miao actìs , voi. IV. 

(3) Specimen Enlomologiae Neapolilanac. 
(^) Annuario Zoologico per V anno i834- 

( ) llandbuch der Entomologie. Voi. II. i83o. 

(6) Essai sur Ics Jlcmiplèrcs Ilclcroplères , Genes 1837 • 



( a^ ) 

generis vel farailiac cliaracteribiis, ex obscrvatione, adjicicnda exi- 
s limavi adjeci , si niulanda mutavi. 

Ncque de studio quod luijus ordinis insccta Entomologis non 
niinus, quam iis qui in agrorum reiquc domcsticae curam incum- 
hunt excitarc debent, mihi est in animo disputare: cum cnim ad 
tanlos viros sermoncm dirigam , quidquid , ut cadem ulterius 
patefiant , dicere possera supcrvacaneum fore arbitror. 

Gratum mibi est sperare unanimi indulgentia hoc opus ac- 
cepturos, quod milii salis erit ut melius id ipsum perficerc va- 
leam. 



3 tao'L ii-.2f3 i -i 



INSECTA 

ORDO V.°' HEMIPTERA , LIN. 
SECTIO I.' HETEROPTERA, DVF. 

Familia 1/ NOTONECTINI. 

Corpus convexum. Ocelli inconspiciii. Antennae breves^ sub 
oculos absconditae. Pedes antici simplices , breves : medii cn- 
iicis longiores : postici compressi , fimbriati. 

Genus corixa, Geof. 

Corpus elongalura, parum convexum. Antennae 4.-articu- 
lalae: arliculo i.° secundi longitudine^ 3.° longiori, 4-° te- 
nui acuto. Rostrum (i) breve, latum. Pedes antici brevissimi, 
tarso i-articulato longe fimbriato: medii posticis subaequales , 
tarso 2-articulato unguiculis duobus tenuissirais armato : posti- 
ci tarso 2-articulato haud unguiculato. Scutellum haud conspi- 
cuum. 

Observatio. Mirum quod dominus Laporte (2) tarsos omncs i-articiila- 
tos et unguiculis deslitutos dlcat; medii et postici enim, sicut et descripsi- 
mus , biarticulati sunt atque medii unguiculis non careni: quem in erro- 
rem et Geoffroyus incurrit dicens, iarsorum ariiculus tinicus (3). 

I. (i) Corixa striata. ( Geof. Jlist. Tab. IX fig. FU. ) 
C. teslaceo-flavescens ; prolhoraee lineis transversis fiigris , diiisit 
vet subanastomisantibus ; elylrìs lineolis numerosis nijris iranseersia , 



(i) Brevitatis causa rostri nouine , ejus vaginam significamus. 

(2) Essai d'una classification sysiematique de 1' Ordre des Hémiptèrcs. 

(3) Hisloire abrégée des Insectes, i. pag. 4-77' 



( a? ) 

intcrriiplis, JlcTUOsi's ; sterno nifjro ; abdomine supra nigro tnarginibut 
late icxlaceo-riijcscenlibus. <?'. ?. — Long. lin. 4: la'- l'i- i '/«■ 

Corixa slriala, Geof. Latr. Burnì, 

Noionecla striata, Lin. 

Sisara striata , Fab. 

. La Coi-iòc , Geof. 

Ual)itat in acquis slagnantibus. 

Nola. Fcinina ventre lasi plus minusve nigro. 

2. (2) Corixa basiilis, nob. Fig. 1. 

C, pallide-JIava ; prothoracc liiieis sex iranscersis nigris , tnle- 
</ris; eltjtris lineo! is transversis brevibiis parum sinuosis Jlavescenli- 
bus, basi interna pallide Jlavà lincis nifjris majoribus transversis rectis; 
abdomine supra testaceo òasi nigro. (/. $.> — Long. lin. 3; lat. lin. i. 

Ilaijilat in a(juis slagnantibus vel pigre ilucntibus ; prope Neapolim. 

Obscrvalio. A Corixa hierogli/j)hica slalurà niajori, corpore subtus in 
utroque soxu pallide Uavo iininaculato cljlroruintjue colore ac lineolaruin 
«Jisposii.ionc salis differì. 

3. (3) Corixa hieroglyphica. ( Diifour, Recher. sur les 
Jlém. Tab. VH.Jkj. So.) 

C. Icstaceo-JIacescens ; prolhorace lineis sex tei septcm nigris tran- 
sversis , intcgvis ; cfijtris cincrco-pallidis , lineolis punclisrjiie transver- 
s\8 , irregularibus , interruptis^ subconcatenalis nigris; sterno griseo ; 
abdomine supra nigro marginibus lestaceo-rufescentibus , subtus pallide 
flavo j,", nigro-cinerco %; tarsis posticis apice obscuris. — Long. lin. 
■;: lai. %. lin. 

Corixa hieroglyphica , Duf. Burm. Spin. 

Corixa fossarum. Fall. 

Corixa strigata, Lat. ( Ilis. gen. des. Ins. XII, p. 289, n. 4- ) 

Frcqucns in aqiiis slagnantibus. 

O'scn-atio. Clai-. Spinola liane spcciem maxiuiam inler Corixas euro- 
Jptieas osse asserii (1). 

larictas minor , coloribus pallidioribus elytrorumque lineolis 

[Sul)liliurii)iis. 

Habiiat cuin jìraccodenle. 



(i) tksai sur Ica genres d' llémipt. Héléropt. p. 36. 



( as ) 

Genus notonecta , Lin. 

Corpus elongatum , valde convexum. Antennae 4'-articula- 
lae: articulo i.° brevi, 2.° longiori subinflato , 3.° cylindrico , 
4..° brevissimo. Rostrwn conico-elongatum. Tarsi 2-articulati : 
antici et medii unguiculis duobus armati , postici baud ungui- 
culati. Scutellum conspicuum. 

1. (4.) Notonecta glauca. ( Schell. Cim. Ilelv. Tab. X ). 
N. nigra; capite, prothorace , pedibus abdominisqtie margimlms 

luteo-virescenfiòus ; scutello atro, opaco ; elytris testaceo-fcmtgineis , 
maculis irregularibus punctisve nigris. d"? • — Long. lin. 7: lat. lin. 2 %. 

Notonecta glauca, Lin. Fab. Burm. Spin. 

La grande piinaise à avirons, Geoff. 

Frcquens in aquis stagnantibus et parum fluonlibiis, 

2. (5) Notonecta furcata. (figura deest? ) 

N. nigra; capite, prothorace, pedibus abdominisqtie marginibus lu- 
teo-vireseentibus ; scutello atro, opaco; eli/tris obscuris, basi vittis dua- 
bus obliquis abbreviatis fiavo-luteis , punctisque ferrugineia in margine 
extemo. </ %. — Long. lin. 7: lat. lin. 2 % 

Notonecta furcata , Fab. 

Habitat cuni praccedcnte , a qua elyfrorum colore tantum dlstinguitur. 

3. (6) Notonecta nivea. f figura deest. ) 

N. albo-Jlavescens , margaritacea, abdomine subtus obscure cinereo. 
■^ ? . — Long, lin 3-4.: lat. lin. %-i. 

Notonecta nivea, Fab. Bunn. Costa (i). 

Anisops niveus , Spin. 

Frequens prope Neapolim in lacu Aniano , vulgo Jgnano. 

Observatio. Mas fronte magis producto , acuminato , subtus subcanali- 
culato a femina differt: et hac de causa dar. Spinola gcnus novum ex 
hac specie constituit. 



(i) Fauna di Aspromonte , Rcg. Neap. Scicnt. Acad. IV, Zoolo- 
gia, p. 167. 



( Ug ) 
Genus ploa , Sleph. 

Corpus Valdo convexum , breve, y^rt/enn^e brevcs , -4-arlicu- 
latae: articulo 3.° longiori. Rostrum elongatum , acuminalum. 
Pedes brcvcs , tarsis 2-articulatis. SciUellum conspicuum. 
I (7) Ploa minutissima. ( figura deesl. ) 

P. pallide griseo-Jlavescens; sterno abdomineque nigris ^ % — Long, 
lin. I : lat. lin. %. 

Ploa minutissima , Stopli. Burnì. 

Pica minutissima , Lcacli. Lapor. Spin, 

Notonoela minutissima , Lin. Fab. 

Frcquens propo Ncapolira in lacu Aniano. 

Familia II.» NEPINI. 

Corpus convexum. Ocelli inconspicui. Antennae brevìssimae^ 
suo oculos absconditae. Pedes untici cheliformes.^femoribus ma- 
gnis : medii et postici plus minusve elongati. 

Genus ranatra , Fab, 

Corpus lineare, setis duabus postica terminatum. 'Antennae 
3-articulatac. Rostrum subbreve , antico productura. Pedes lon- 
gissimi , tarsis i-articulatis : anticis unguiculo unico, mcdiis et 
posticis unguiculis duobus arraatis. 

1. (8) Ranatra lincaris. ( Scell. Cim. Jlelv. Tab. XIII ). 

R. òrunnco-Jlaveseens; abdomine supra testaceo-rufescenle. — Long. 
( sclis caiidae cxccptis ) lin. 17: laf. lin. i Vt. 

Ranatra lincaris, Fab. Latr. Burm. Spin. 

Ncpa lincaris, Lin. 

Le scorpion aqtialique d corps allongé ^ GcofT. 

In aquis slagnantibus, paium frcquens. 



( 1^0 ) 

Gonus NEPA , Lui. 

Corpus ellipticum, setis duabus postice lerminalum. ^lu 
iennae 3-articulalae. Roslrum brevissiraum, inflexura. /'(?</<?5 me- 
diocres, tarsis i-articulatis : anticis ungiiiculo nullo, inediis et 
posticis unguiculis duobus arraatis. 

I (9) Ncpa cmorea. ( Scell. /. e. Tab. XIV. ) 

N. obscure cinerea ; abdominc supra testaceo-riifescente; setis cai(' 
rlaliòus dimidià corporis longitudine. -^ Long, (setis exceptis ) lio. loj 
!at. lin. 4- 

Nepa cinerea, Lin. Fab. La(r. Burm. Spin, 

Le scorpion arjualique à corps ovale , GeofT. 

Habitat in aquarum stagnanliuin et pigre fluentium fundo. 

Gcnus NAucoRis , Geojf. 

Corpus ovoideum , setis niiUis. Anlennae 4-cirticulatae. Ro-. 
sirum breve, coniciim. Pedes mediocrcs: antici femoribiis valde 
Incrassatis , tibiis arcuatis , tarso i-articiilato haud nngiiiculato ; 
medii et postici simpliccs , tarsis 2-articulatis unguiculis duo- 
bus armati s. 

I. (io) Naucoris cimicoides. ( Scbel. /. e. Tab. XII ). 

N. alata, livido-virescens ; capite medio fitsco-punctato; piolhora- 
ce macutis duabus magnis transverso-quadvatis e punctis minimis Ji(- 
scìs; alis albo-lacleis. — Long, lin 5-6: lat. lin. 3 J4-4- 

Naucoris cimicoides, Fab. Latr. Burnì. Spin. 

,\epa cimicoides Lin. 

La naucore , GeofT. 

Habitat in Sgbcti aquis. 

. Familia III,'' SALGULINL 

Vnicam hnjus famìliae europae speciem hucusque bene co- 
tjnitam { Pelegonus marginalus ) in regno neapoliiano nondiim 

iiU'enimu.s 



( 15I ) 

Familia IV. " LEPTOPODINI. 

Plures ex genere Salda Fabricii ( Acanlhia, Lalr. ) spe- 
cies in regno invenimus , quarum nonnulla illustranda : de iis 
in altera centuria mentio erit. 

Familia V.» HYDROMETRINI. 

Corpus elongatum , depressum. Ocelli inconspicui. Anten- 
nae patulae , longae^ filiformes. Roslrum 3-arliculatiim, Pedes 
simplices, saepius gracillimi^ tarsis wiguiculis duobus in sci^' 
sura ante apicem insertis armatis, 

Genus nyOROMETRA, Fab. 

Corpus lineare , capite anlice valde producto. 'yfntennae A- 
arliculatae : articulo i.° crassiori , 3.° et 4-° fìliformibus tenuis- 
simis, 3." longiori. Rostrum breve , arcuatum. Pedes longi, 
gracillimi, tarsis 2-articulatis. 

I. (il) Hydrometra stagnorura. (Schei, /. e. Tab. IX, adhuc 
aplera ). 

II. oòsenre brunnea ; aniennis , rostro, etylris, abdominis margini' 
bus pcdibusqiie fusco- testaceis. — Long. lin. 5-6: lai. /i lin. 

Jlydrotnetra stagnorum , Fab. Latr. Spin. 

Cimex slagnorum, Lin. 

Limnobales stagnorum, Burm. 

La punaise aiguille , Gcoff. 

Ilabilal in aquis stagnantibus ve! pigre flucntibus. In Pilliecusaruoi 
iasula in aquis tcimalibus supra palmellam spalialur. 

Genus gerris, Fab. 

Corpus elongatum 3 capile brevi. AìUennae 4-arliculatae : 



( 1^2 ) 

articulis acque filiformibus , i .° longiori. Pedes longi, gracilcs, 
larsis 2-articulaUs, Roslnun breve, arcuatum. 

Obscrvalio. Clar. Laj)ortc ( 1. e. ) pcdes qualuor anticos haud ungui- 
ciilatos referl : unguiculi tamcn duo distlncte observantur. 

I. (12) Gerris aptera. ( Duf. /. e. Tab. V, ^^, Sg ). 

G. omnino apiera'. supra fusco-olivacea , oculo armato aeneo-pube- 
scens , abdoniinis segmenlorum angulis poslicis riij'cscenlibits ; subtim 
serieeo-argentea ; ahdomine apice in dcnlein validurn acutissimum u- 
trinque produclo. — Long. lin. 6-7 %: lat. li'n. i %. 

Gerris apiera , Schuiu. ( Jllonographie dcs Plotèrcs ). 

Gerris canalium, Duf. 

Frequcns in aquis stagnanlibus, et tarde fluenlibus. 

Aliae eliam hiijits generis species in regno invcninius, de quibus in 
oliera Centuria iraciabijuus. 

Genus velia , Latr. 

Corpus subbreve , capite anlice haud producto. Antennae 
4.-articulatae : articulo i.° longiori arcuato , reliquis aequalibus. 
nostrum breve , rectura. Tarsi elongati , 3-articulati : articulo 
I.*' brevi. Sculellum sub prolhorace reconditum. 

1. (i3) Velia rivuloruni. ( Wolff, Icori. Cim. Tab. XX, 

/• '9^- ) 

V. nigra , protJiorace fiisco-cinnamomeo, maeulis duabus aniicis se- 

■rieeo-arg cnleis ; ehjlris lineala hiimerali ptmctisqiie tribiis albis; abdo- 

mine fulvo, immaculalo; femoribus in mare inerassalis, bidenlalis ser- 

rulatisqiie. — Long. lin. 4^ 'at. Un. i. 

Fella rivitlorum, Latr. Burnì. Spia. 

Ilydromelra rivuhrum, Fab. Wolff. 

Cimex rivulorum, Lin. 

Super aquas stagnantes ambulai, et nonnuniquam advolaf . Parum frequens. 

2. {ili) Velia currens. ( Coqueb. Ilhis. dee. 2, T. XIX, 

\. omnino aptera, nigro-subaenca; prolhorace maeulis duabus an- 



i 



ticis scricco-argcnlcis ; abdominis marginibiis fulvis , nigro-punelatis ; 
venire fulvo ; Jemoribus poslicis in mare parum incrassalìs, bidenlalia 
serrili alisf/iie. — Long. lin. 3-4: liit. lin. i. 

Fetta ciirrcns , Lalr. Diirm. Spin. 

Ihjdromelra ciirrcns, Fab. ( Sysl. liyng. ). 

Gerris citrrens, Fai). ( Ent. Sysf. ). 

Fi'cqucns in aqiiis slagnanlibus , in rivulis de. 

A'ola. In mare lincola sciicco-argcnlca in abtlominis dorso in quovis 
segmento ulrinquc obscrvalur. 

Gcnus HEBHUS , Citrlìs. 

Corpus breve , capite antice Iiaud prodiicto. Antennae 5- 
arliculatae. Roslrum h^Qyc ^ rectum. S e ute 1 1 um con^^ìcwwm. Tar- 
si 3-ailiculati. 

1. (i5) Ilcbrus pusillus. ( WestwootI, Aanal. dg la Soc. 
Eiilom. de France^ III , Tab. VI. f. 6. ) 

H. suprafuscocinnamomeus, sublus niger; eUjlris macula humera- 
li obloììffà obliqua, punclisfjue tribiis in membrana albo-lacteis. — Long. 
% lin.: lai. i/3 b'n. 

Ilebrus pusillus, Curlis , Westw. Biirm. 

Prope Ncapolini in lacu Aniano inveniliir , ubi ad lacus niargincs su- 
per lemnam quao inler Arundines ( Arando pliragmilis ) vcgctat, Icnlo pro- 
gredilur. la Aenaria insula autcm super aquarum termomineraliuni con- 
fervas quae rupes conlcgunt , loco diclo biibù, una cuni Ihjdromelra sla- 
gìiorum vivit. 

Familia VI." REDUYINI. 

Corpus ovato-elongalum , rariiis filiforme , capite postice 
in collam prodiicto. Antennae longae , graciles. Ocelli conspi- 
CHÌ. Rosirum libcrum., arciiatiim., 3-articidatum , articulis di- 
sfinctis. Pcdes mediocrcs ve/ /oni/i , tarsis 3-articulalis 2-un- 
gniculatis. 

20 



( IH) 

Genus plojaria, Scop. 

Corpus lineare. Jntennae corpore longiores , gracillimae , 
4-articulatae , post primum articulum fractae : articulis i .° et 
2." longissimis, 3." et ^-^ brevibus. Rosirum breve, sat arcu- 
atum. Pedes antici mediocres , coxis niagnis, femoribus incras- 
satis : mediì et postici longissimi, gracillimi: tarsi brevissimi. 
I. (i6) Plojaria vagabunda. (VVolff, Icon. Tab. XX^f. ig^.) 

P. brunnea , aniennis pedibusgue albidis fusco-annulatis ; elytris 
albo-hyalinis, areolis punctisque fuscis ; seutello spina brevi, tenui. — 
Long. liii. I %-2: lat. i;3 - % lin. 

Plojaria vagabunda , Latr. Lap. Spin. 

Plojaria alala, Scop. 

Gerris vagabunda , Fab. Schell. ( Tab. Vili ) , Wolff. 

Cimex vagabundus, Lin. 

Prope Ncapolim passim occurrit, niensibns Februarii et Martii. 

Observatio. Cimex vagabundus, de Willers (Icon. Ent. Lin. fab. Ili, 
fig. 26 ) ad Plojariam domesticam spectat. 

Genus harpactor, Lap. 

Corpus oblongum, protliorace ante medium transversim sul- 
cato. Antennae 5-articulatae^ longae, post primuni articulum fra- 
ctae: articulo i.° brevissimo , 2." caeteris longiori , 3." 4-° et 
5.° subaequalibus. Rosirum pedum anteriorum originem attin- 
gons. Pedes elongati: tarsorura unguiculi basi dente instructi. 

Observalio. Claris. Spinola antennarum articulum primum quasi auxi- 
Harem ac dein eas 4--arliculalas considcrat. Dm. Laporte ctiam 4-'Tlicula(as 
refert; ex eu-ticulorum proportionum descriptione tamen dare patet basilarem 
quasi veruni articulum considerasse, quo in casu articuli quinque cnumerari 
debent. 

I. (17) Harpaclor cruenlus. (Wolff, Icon. Tao. IF^f. 38.) 

II. riijus ; capile, gulà exceptù, aniennis, rostri apice, prothora- 

cis cruce media et laicribus poslicis, abdominis dorso, maculis margina- 



( i55 ) 

lihus vitlisf/uc lìi/jiis venir aUbuS; femorum annido lalo medio, (jenìculis, 
liòiarum apice tarsisque nigris. — Long. Jin. 7-9: lat. lin. 2-2 %. 
Jfarpuelor criicnliis, Barin. 
lìcduvìus crucnius , Fab. Lat. Wolff. 
Froqucns in lolo regno. 
Variai: a, ycnlrc nigro immaculato. 
ù, sculclli apice pallide flavo. 

e, prolliornce riifo, crucc antica tantum nigrA ( rarior ). 
2. (18) Harpactor liaemorrlioidalis. (figura deesl? ). 
IL rìifus vel ritfo-ferrugineits; anlemiis, rostro, pcclore, eapilis ma- 
culis poslicis , prolhoracis jmnctis anlicis concalcnalis , abdominis ma- 
eiilis marginalibiis, femoribiis iìilerne, tibiantm basi apiccquc larsisque 
niyris ; prolhoracis marginibus poslico-lalcralibus Jlams\ sculello ni(jro 
linea media rnjà. — Long. lin. 6 %: lat. lin. 2. 
Beduvius haentorrhoidalis , Fai). 

Cimex Icssellatus, Lin. ( Faun. Suec. edit. aucta ), Pet. 
In regni rcgionilnis mcridionaliinis ncc non in Aprutiis: parum l'rcquens. 
Variai: a, capile nigro, gulà et punctis superioribus rubris. 
b, rostri basi rufà. 

e, protboracis niarginibus latero-posterioribus concoloribus. 
r/, sculclli linea alba vel flavesccnte. 

e, abdominc nigro , maculis marginalibus subquadratis rufis 
vel carneis. 
Obscrvalio. Ab Ilariiactorc cruento prolboraco rufo punclis antlcis tan- 
tum nigris, sculclli linea media colorala et l'cmoruni l'acie interna nigrà con- 
slaulius differì. 

3. (19) Harpactor annulatiis. (Wolff, /co«. Tab. VIIIJ. ^8.) 

il. nigcr ; abdominc sublus medio maculisque subquadralis margi- 
nalibns , fcmovwn anmdis tribus , tibiarumqiir annulo unico basali ni- 
Jis; sciilcllo apice cxliino pallido. — Long. lin. i> ^: lai. lin. i '/^. 

Ilarpaclor annidaliis , Biirm. Spin. 

Beduviiis amiìdalus , Fai). Lalr. WolfT. 

Ci/ne.r anniilattis , Lin. 

La pitnaise-mouc/ie à paltes roitcjcs , Gcoff. 

Passim prope Neapolim occurrit, mcnsibus Maji ci Junii, nec non in 
aliis regni rcgionii)iis. 



( iS6 ) 

Variai: ano vufo vel nigro. 
4,. (20) Harpactor peJestris. ( Wolff, Icon. Tab. XX^fig. 

igg-, incompletus). 

H. gi'iseo-cmereus; rostro, pectore , ubdominis maeulis marginali- 
bus femorumque annulis fiiscis ; tibiis annido basali pallido; femori- 
bus anticis paululum incrassalis. — Long. lin. 5: lat. % liu. 

Jìediwtus pedestris. Wolff. 

Oncocephalus pedestris , Spin. 

Coranus subapterus , Curt. 

Propc Neapolim , alatus clytrisque completis nequc abbrcviatis oc- 
currit. In Samniticis autem monlibus alis fere destitutus est , elylrisque 
abbreviafis , sicut et Wolffius ( fig. cit. a 6. ) cffinxit atque deseripsit. 

Observatio. Claris. Spinola speciem liane ad genus Oncocephalus Klu- 
gii pertiricndam pulavit. INos autem nullo pacto a genere Harpactor scpa- 
randam existimamus , cum iisdem omnino illius cbaracteribus gaudcat. Quod 
si etiam Spinolae systemati insistamus, atque R. pedestrem cum One. notato., 
RI. aut griseo, Sp. comparemus, nulHmode ad genus hoc illam referendam 
esse patet. Et revera, femora antica in R. pedestri vix caeteris crassiora , 
dum in 0. griseo sat incrassata sunt: capitis pars antica posticae in ilio 
subaequalis est, dum in O. griseo antica posticam valde superat. Ncque in 
Burmeisterii methodo ad genus Oncocephalus referri potest, cum in R. joe- 
t/es/re' larsorum unguiculi dente basi instructi sint, sicut et in gcn. Har- 
pactor , dum in generis Oncocephalus siieciebus nullum dentium rudiraen- 
tum observatur. 

Habitu deniquo ac antennarum structura et proportione maxime ad Har- 
pactores ncque ad Oncocephalos accedit. 

Genus reduvius, Fab. 

Corpus oblongum. Antetinae 4-articulatae; haud fractae: ar- 
liculo i.° crassiori, longitudine mediocri, 2.° caeteris longiori 
gracili, 3." et 4-° setiformibus. Rostrum pedum anteriorum 0- 
riginem haud attingens, Pedes mediocres: tibiis 4- anticis api- 
ce intus oblonge spongioso-foveolatis : tarsorum unguiculis haud 
deatatis, 



( 1^7 ) 
I. (2i) Reduvius personalus. f'WoIff, Icon. Tab. FUI ^ 

f. 76-; 

^. fusco-nigrìcans , villosus, scutelli apice acute produeto; elytris 
iotim cortaceo-memòranaceis . — Long. lin. 8: laf. lin. 2 %. 

Jìcduvius personalus, Fub. Scliell. ( Tao. VII,y. i ). Latr. Burm. Spin. 

Cimcx jiersoiiatus , Lin. 

La jnmaise monche, GeolT. 

Propc Neapoliin semel in colle CamaldulcnsI mense Julii domi legimus: 
frequentior in Abruliis. 

Genus peirates, Servii. 

Corpus oblongum , prollioracc post medium transversim sul- 
calo. jintennae 4--arliculatae , haud fractac : articulo i ." crassic- 
ri subbrevì, 2." subvalido, 3." et 4-*' setiformibus. Rostrum pe- 
diun anteriorum originem vix aitingens. Pedes mediocres : fé- 
moribus anticis valde incrassalis: tibiis 4 anlicis apice intus ob- 
loDge spongioso-foveolatis : tarsorum unguiculis haud dentatis. 
I. (22) Peirates stridulus , Fig. 2. 

P. aler nitidus, submllosus ; prothoraeis lobo antico lineolà dorsali 
impressa; ehjlrorwn corio rubro, margine interno maculis duabus atris, 
membrana nigro-fumosà, macula magna atcrrimà; abdomine rubro , ano 
nigro. — Long. lin. 6: lai. lin. i %. 

Peirates stridulus. Servii, (i) Lap. Burnì. Spin. 

Bcduiius stridulus, Fab. Bos. Wolff. {le. T. XII. /. 119. inala). 

Jìeduvius studulus, Schei. ( Cim. Helv. Tab. VII, f. 2 ). 

Prope Ncapolim aliisqiie In regni regionibus. 

Nota. Fcmina elytris rufo-ferrugincis vel flavo-fcrrugineis, maculis con- 
suelis nigris. 

Genus Prostemma , Lap. 

Corpus oblongum , protborace post medium transversim 
sulcato. Jntennae 5-articulalae : articulo i.*" subcrassiori , 2." 

(1) Ami. des Scica. Nalur. juin i83i. 



( 1^8) 
brevissimo Iciilc conspicuo , 3." longiori apice subiadato , J\..° 
et 5." setifomiibus. Roslrum pedum anteriorum origincm vix al- 
tingens. Pedes brevcs: antici femoribus sat incrassatis, liblisquc 
apice dilatatis : tibiis 4 anticis oblonge spongioso-foveolatis : 
tarsorum ungiiiculis band dentatis. 

I . (23) Prostemma lucidulnm ( figura deesl ? ) 

P. ìii^er ; rostro , prolhoracis lobo poslico , sterno , elijlrorum co- 
rio abbreviato , scutello femoribusque anticis riifis ■• ehjtrorum ?ncni- 
brand parva nigrà , ?}iaculd basali alteràque majori apicali albis ; pe- 
dibus 4 poslicis nigris femorum tibiarwmjue basi, ciim tibiis anticis 
subtestaceis ; antcnnis testaceo-riifis , articulo 3." apice nigro, — Long. 
Jin. 3 %: lat. lin. i. 

Prostemma lucidulwn , Illig. ( ex Spinola ). 

Proptì INeapolim occurrit sub lapidibus , in campis , etc. parum frc- 
quens. 

Observalio. A Prostemma guttula slaUirà minori et coloram disposi lio- 
ne satis distinguitur. Specimina nostra antennis non totim nigris a descri^ 
ptione a ci. Spinola exhibità tantum differunt. 

Gemis NabiS; Latr. 

Corpus oblongura vel elongatiim , protborace post medium 
Irausversim impresso. Antennae ^-articulatae, graciles, clonga- 
tae, post primura articulum fractae. Rostrum tenue, pedum me- 
diorum originem cxcedens. Pedes mediocres , graciles : tibiis 
4- anticis apice oblonge spongioso-foveolatis: tarsorum unguiculis 
haud dentatis. 

1 . (24.) Nabis subaptera. ( Habn , Die IFanzen. Ins. i , 
Tal). VI, fig. ih ). 

N. alis minimis clylrisr/ue abhreviatis : gnsco-f erniy incus ; protho- 
racis margmibus , scutelli linea dorsali pectorer/ue nigris; abdomine 
ìvgri) , macuìis marginai ibus riijis ; pcdibus griscis, J'useo-maciilatis. 
Long. lin. 3 '/„.■ lat. lin. i %. 

lYafiis subaptera , Latr. Biirm. 



( ^59) 

Aptus siihaplerus , Ilahn. 

Reduvius apierus, Fab. Woltf ( Tab. XX /. 200 ). 

Naòis myrmicoides , Cosla (1) ( pupa ). 

Frequcns in tolo regno. 

Variai: e, abdominc grisco-fcrruginco, maculis margfnalibus nigris. 
b, prolhorace medio macula nebulosa nigrà. 
e, scutcllo immaculato. 

Observatìo. Prope Ncapolini specimina invenimus alis clylrisque com- 
plelis , abdomcn longitudine superantibus ; quibus male epithetuoi subapte- 
ra aptatum. 

Nabis myrmicoides Costae ad hujus speciei pupam a WolfBo in fig. 
200 e rf cfBctam refercnda. 

Familia VII/ PHYMATINI. 

Corpus omhre , depressimi. Ocelli conspìcui. Antennae 
breves ^ clavatae. Rostrum 3-articulatum ^ sidco pectoralì vi' 
cumbens. Pedes breves: antici cheliformes ^ femoribus incras- 
satis : tarsia 3-articulalis : unguiculis membrana nulla basi in- 
structis. 

Genus Phymata Latr. 

Antennae ante oculos inserlae , in quiete prolhoracis sulco 
laterali reflexae, 4-articulalac : articulo i.° brevissimo, 2." et 
3.° subaequalibus, 3." graciliori, 4-." caeleris una longiori , va- 
lido, cjlindrico vcl subovato. Rostrum validum brevissimum, ar- 
cuatimi. Scutellum parvum , clytra haud tegens. 

I. (25) Pbymala crassipes. ( Wolff, Tab. IX, /y. 82 ). 
l'h. fusco-riij'csccns, suòtus cum antennis pedibitsqiie pa/lidioribvs; 
f api te supra obscuro , plano , scabriusculo , apice bifido ; prolhoracis 
dorso bicarinalo , illius abdomiiiisque laleribus diialalis, rejlexis, dert' 

(1) Annuario Zoologico per l'anno i834 p. 71. 



( i6o ) 

talis ; ahdominc uirinque ad basim albido ; Hbiìs ielragonìs aspcrulis. 
Long. lin. 3 %-^: Jat. max. lin. i %-z. 

Phymaia crassipes, Latr. Encycl. Lap. Spin. 

Sijrtis crassipes , Fab. ( Si/sl. Ryng. ), Burm. 

Acanlhia crassipes, Fab. ( Eìit. Sijst. ), Panz. Wolff. 

La jntnaise à pattes de crabre , Geoff. 

Propc Ncapolim semel in Collis Camaldulensis cacumlne , mense Apri- 
lis ccpimus : frequcnlior in Abrutiis. 

Variat: a, capilis et prothoracis dorso obscurc fusco. 
b, abdominc utrinque medio fusco. 

Fara. IX / (i) TINGINI. 

Corpus depressum. Ocelli inconspiciii. Antennae breves , 
ariiciilo ultimo crassiori ; rariiis cylindraceae, Rostruni 4--o.r- 
ticidatum, rectum ^ sulco mcumbens. Pedes breves ^ simplices: 
tarsi 3-articidati , iinguicidis in illorum apicis medio inserits^ 
òasi membrana nidlà instructis. 

Genus Dyctinota, Curlis. 

Antennae brcves, cylindraceae, validae , setis hirtae : arti- 
culo i." rotundato, 2.° cordiformi brevissimo, 3.*' longo cylin- 
drico, 4-° brevi subovato. Rostrum pedum posticorum basim at- 
tingens. CaJialis rostralis marginibus in capite magis elevatis. 
Prothorax anlice ampullà parva , lateribus dilatalis. Scutellum 
sub prothorace absconditum. Elytra beterogena. 

QbservatÌQ Antennarum forma fid Arados magis quam ad Tinges ye- 
ras accedunt. 



(i) De Cimìcinis et Aradinis quae scptimam et octavam familiam con- 
sliluunl , in altera Centuria, 



( i6. ) 
I. (26) Dyclionotia (i) marginala. (VVolfT. Icon. Tab. XIII, 
fig- 126 )• _ 

D. eapilc spina ulrinquc un le oculos , alidque oblusà media an- 
tea producili; prollioracc carinis Iriòits lamcUosis longiludinalibus: ni' 
gra ; prolhorucis mavfjinilius ci carinis cììjlrisqite albo-cinereis niffro 
reliculalis ; rostro pedibiisque fusco-Jcrru(jineis. — Long. lin. i %-i 'A: 
lai. lin. %— %. 

Acunihia 7narjina(a , WolfT. 

Piesma marginalum, Biirm. 

Tinyis crassicornis , Fall. 

Di/eliotìota crassicornis , Ciir. Lap. Spin. 

Propc Neapolim et in aliis regni rcgionibus invenitur: pariim frequcns. 

Genus TixgiS; Fab.. 

Àiilennae gracilcs, clavalac: articulo i." brevi subiuflalo , 
2." brevissimo subvalido , 3." gracili longissimo , 4'.° ad api- 
cem infialo clavam minulam fingente. Rostrum pedura postico- 
rum basim altingeus. Canalis l'ostralis medio angustior, margi- 
nibus parum elevatis. Prolhorax antice ampuUà magna , laleri- 
bus valde dilalatis. Sculellum sub protborace absconditura. Ely^ 
Ira lielerogcna. 

I. (27) Tingis pyri. (De Vii. Ent. Lin. Tab. HI,/. 19). 
T. albida , fitsco-rciiculala ; chjlris basi interna gibbis , 7naculis 
dnalms ncbulosis paUide-fuscis; abdominc peetoreque nigris. — Long, 
lin. I 2/5: lat. lin. r. 

Tingis pyri, Fab. ( Syst. lìyng. ) , Latr. Lap. Burnì. Spin, 
Acanihia pyri , Fab, ( Ent. Syst. ). 
I Cimex pyri, Lin. 

' La punaisc à fraise antiquo , Gcof. 

Frequcns in regno, in pyro communi, cui dctrimcnlum sacpc afTert , 
' aliisque planlis. 

(1) Errore in pagina pracccdentc Dyciinota prò Dyctionota iniprcs- 
sum osi. 

21 



( i62 ) 
Genus Monanthia , Lep, et Serv. 

Antennae minus graciles, clavatae: articulo i.° brevi infla- 
fo, 2.° brevissimo subvalido, 3.° longissimo graciliori , 4-° ad 
apicem infialo clavam minutam fingente. Rostrum pedum po- 
sticorum basim attingens. Canalis rostralis medio angustior , 
marginibus elevatis. Prothorax ampullà nulla , lateribus nihil 
vel parum dilatatis. Scutellum sub protborace absconditum. 
Elytra beterogena. 

1. (28) Monantbia bumuli. ( Wolff. Icon. Tab. XIII, /y. 

124 ). 

JVI. prothorace lineìs iribus elevatis, marginibus haud dilatatis sub- 

ampullaceo-relieulatis : nigra; prothoracis margine antico et lateribus 

apiceque grìseis; elyfris griseis disco Jusco-nebulosis , marginibus ni- 

gro-punctatis; antennarum articulo tertio, ferrwrwn apice., tibiis tarsisque 

Juseo-ferrugineis. — Long. lia. i %: lat. %. liii. 

Tingis humuli, Fab. 

Acanihia ecìdi, Wolff. 

Rara in regno occurrit. 

Variai: Prothoracis apice nìgro ( ex Wolff ). 

2. (29) Monanthia quadrimaculata, Fig. 3. (Wolff. Icon. 
Tab. Xm.Jìg. 127 ). 

M. prothorace lineìs iribus elevatis, marginibus svL-ampullaceo-re- 
iiculatis : fusco-cinnamomea ; antennarum articulo ultimo, basi exceptà, 
nìgro ; elytris maculis duabus marginalibus pallìdis fusco-pvnclatis. — 
Long. lin. I 2/5: lat. % lin. 

Acanthìa quadrimaculata, Wolff. 

Frequens prope Neapolinì aliisque in regni regionibus.- saepius in Me- 
spilo moìiogyna. 

Variat: prothoracis marginibus pallidioribus , et lincis elevatis fusco 
et pallido aWernatira pictis. 

Observatio. Descriptio WolDBi sat brevis , atque icon corporis forma 
aliisque characteribus inexacta ; quare et aliam accuraliorem exhibere cu- 
ravi mus. 



(i63) 
Gcnus Catoplatus, Spin. 

Ànlennae niinus gracilcs, clavalac: artlculis i." ef 2." bre- 
vibiis validis, 3." longo tcnuiori^ ^-^ subovato clavam fìngen- 
te. Rostrum pciliim meJionim basini attingcns. Canalis rostra- 
lis rostri longitudine , medio angustior , marginibus elevatis. 
Melasternmn arca qiiadrangulari , intcr quatuor pedum postico- 
rum basini, lateribus elevatis, medio prò rostri receptione haud 
sulcatà. Pì'olhorax scutellum et elytra ut in Monantbiis. 

I. (3o) Catoplatus cardui. ( Wolff. Icon. Tab. "W^fg. 
hi ). 

e prolhoracc lincis Iribus elevatis, marginibus parum dilalalis: oh- 
.scure fuscU't; anlennarum artieulo ultimo nigro, tribus primis pedibusque 
.subtestaccis; capile antico cinereo; prothorace ehjtrisque pallide cinereis 
nigro-punctalis . cli/trontm ìnarginibus maculis duabus majorìbus, aiterà 
media aiterà sub-apicali, nigris. — Long. lin. i %-i %: lat. %-% lia. 

Tingis cardui , Fai). ( Stjst. Jiijng. )» Latr. 

Acanthia cardui , l-'al). ( En(. Sysl. ) , WollT. 

Monaiìlhia cardui , Spin. 

Cimex cardui , \À\\. 

t'r()|)o Ncapolim ot in allis rogai regiouibijs ; noQ solum in cardili ca- 
piluiis sod ot in aiiis eliani piantis. 

Variai; a, protiiorapis clytrorumquo colore minus cinereo , subflave- 
scenle. 

//, foniorihus medio Cuscis. 

Obseriatio Analogia forsan ductus claris. Spinolas pecicm hanc ad 
gcnus .Monandiia retulit ; nielasterni lamcn structura prorsus eadeni ac in 
gciiLTo Caloplalus ab ipso condito est , et Wolffius charactorcm Lune jam 
ii» verl)is nolavi'rat: annulus in pectore elovatus , pallescens , antice li- 
neas duas cmiltens rostrum cingentes (i). Si igilur gcnus Catoplatus re- 
liDoniluin, in co Tingis earr/uj cnumcranda. 



(i) Wollf. t. e p. 45'. 



( i64 ) 
Genus Sere.\thia^ Spin. 

Antennae minus gracilcs: articolo i." valido crasso, 2.° 
Lreviori crasso, 3." longo fenuiori apicem versus attenuato, 
4..° ovato-elongalo clavam minutaui fingente. Roslrum pedum 
anteriorum basini attingens vel paruin siiperans. Canalis roslra- 
lis caput ultra liaud productus. Mesosternum et rnelastermim 
marginibus elevatis, canalem rostraleni simulantibus. Prothorax 
ampuUà nulla, marginibus band dilatalis. Sculellnm sub pro- 
thorace absconditum. Elytra bomogena. 

1. (3i) Serentbia atricapilla. {figura deest. ). 

S. nigra; antennis pedibusque iestaceis; canalis roslralis ìnarginihus 
elevatis albidis; elytris pallidis; prothorace pallido antice macula lUrin- 
que transversà ìiiyrà. — Long. lin. i i/3: lai 2/i) lin. 

Serenthia atricapilla, S])in. 

Prope lacuna Patria : rarissima. 

Observatio. Spccimina sardoa, ex domini Spinola descripllone , lincam 
longitudine aequant , ac inde terlio nostris minora sunt. 

2. (32) Serentbia laeta. 

S. nigra; antennaTum ariicidi tertii apice et r/uarti bas-i pedibusque 
fusco-ferrugineis; proihoracis margine antico et apice, ehjtris et canalis 
rostralis marginibus elevatis albido-Jlavescentibus. — Long. lin. i: lai. 
1/3 lin. 

Serenthia laeta , Spin. Halir. 

Tingis laeta. Fall. 

Piesma laetum , Burm. 

Ptesma tricolor , Lap. 

In insula Aenaria , in juncis prope lacum vulgo dictum del Bagno: 
parum frcquens. 

Variai: anfennarum articulis fribus primis obscure fusco-ferrugineis. 

Observatio. Clar. Laporte apicem prothoracis flavum prò scutello sum- 
psit, atque ex hoc speciem liane enumeravit in genere Piesma. 



( 1615 ) 
Genus Piesm.v , Lep. et Sew. 

Anlennae brevissiraac, clavalac: arliculls i." et 2." brevibus 
validis , 3." longo tcnuiori filiformi , !\.'^ Icrlio panim breviori 
OA'alo clavam fingente. Caput lobis lateralibus antico in denleni 
valde productis. lìoslrum cum canali caput ultra parum produ- 
ctuin. Prolhorax ampullà nulla, antico marginibus parum dila- 
latis. Sculellum minutum, externe conspicuum. Ehjlra betcro- 
gena. 

I. (33) Piesma capilatum. ( Wolff, Icon. Tab. XIII, ^^. 
125 ). 

P. spina utrìnqtie acida anle oculos ; prothorace coslulis duabus 
anlicis: griseo-cinercum; prothorace poslice ci capile fuscis; scidcllo mi- 
nulo nifjro; elijlris basi albidis; anlennis, rostro jìcdibusque teslaceis. — 
Long. lin. I %: lat. % lin. 

Tingis capitata , Lalr. Fai). Panz. 

Acanthia capitata , WollT. 

Aspidotoma capitata, Cur. 

Zosìnerus capitatus , Burm. 

Prope laciini Patria: rara. 

p'arial: prollioracc vel tolim fusco vcl toliin griseo-cincrco, 

Familia X.» COREINI. 

Corpus oblongum ^ rarius lineare. Antcnnac in capitis 
rnarginibits lalero-superioribus insertae , 4'Cirtici^^<^l'0^ : arti- 
culo ullimo ovali , injlalo. Rostrum 4-ariicidatum. Ocelli con- 
spicui. Elytrorum membrana nervis pluribus saepius bijurca- 
tis notata. Tarsi 3-articulali , vngiiicidis membrana laterali 
basi instructis. Sculellum parviim. 

Genus Berytus, Fab. 

Corpus lineare. Anlennae graciles, fere longissimac, post 



( i66 ) 
primum arliculum fractac : articiilo i." valde elongato caeleris 
longiori apice clavato, ultimo brevi ovato. Rostrum breve. Pe- 
des gracillimi , elongati , femoribus apice clavatis. 

Obsenaiio. Proporliones secundi et torlii antcnnarum articulorum sc- 
cundum spccies variant, quaro de illis nullam in generis characteribus men- 
lionem fecimus. Mirum tamen vidclur quomodo dom. Burmeistcr articuluni 
secundum ierlio duplo longiorem asserat cum nulla in specie hoc observetur. 
Quod si cliani prò articulo secundo primum verum , sicut et alii scriptores, 
cepisset, basilare quasi primum considerando ( quod sane absurdum, cum 
in familiae characteribus antennas 4--3rticulatas diiit , atque hoc in casu 
5-arliculafae essent ) , ne omnibus qiiidem in speciebus sequenli ille duplo 
longior est. 

Ex capite , scutello et metathorace cliaractcrcs desumi possunt , quilnis 
hujus generis species facile in duas divisiones distribuanlur. 

Divisìo Prima. 

Frons antico in laminam verticalem producla, 
Scutelhim mulicum. 
Meialìioracis latera inermia. 

1. (34.) Berytus tipiilarius, (Wolff, Icon. Tab. XK^^ff. igH). 
B. linearis; antennis pedibusr/ue longissùnis ; lamina frontali supra 

pomplanaià ; aniennarum articulis secundo el ierlio Jìliformibus , secun- 
do aerjuenti dimidio breviari ; elylrorum cario exierne apiccm attingente- 
grisea j aniennarum articulo ultimo tarsisque fuscis. — Long. lin. 4- %'■ 
lat. %. liu. 

Berytus tipularius , Fab. ( Sgst. Ryng. ), Wolff. Burnì. 

Neides (ipularta , Lalr. Lap. Spio. 

Cerris tipularim , Fab. ( £Jnt. Sys(. ), Fall. 

Cimex tipularius , Lin. 

Prope Neapolim: rara. 

2, (35) Berytus clavipes, ( Scell. Cim, Helv. Tab. IV, 

/y- I- ) 

B. elongato-lanceolatus ; anlennis pedibusque minus longis ; anien- 
narum articulo secundo minuto sequenli crassiore et quarto breviorc .■ 



( i67 ) 
elytrorum cario apicem haud allìn(jenle ■ prisca ; antennarum articulo 
fjuarto et primi et lerlii apice, feinorunujue poslicorum clava fuscis; ely- 
trorum corii apice piincto nigro ; ìnembranà fuseo-maculalà . — Long. 
lin. 3: lat. '/. lin. 

Berylus clavipes , Fab. 

Neidcs clavipes, Lalr. Spin. 

In loto regno : haud rara. 

Variai: a, fcmoruiu omnium clava fuscà. 

b, femorum omnium et antennarum articuli primi clavis corpo- 
ri concoloribus. 

Observatio. Antennarum articuli ultimi figura a Schellcmbcrgio ( 1. e. 
b. ) exhibila , pessima ac nullimode naturalis. 

Divigio Secunda. 

Frons in laminam liaud producta. 

Sculellum apice spina terminalura. 

Metathoracis latera processa erecto spiniformi armata. 

Observatio . De hoc metathoracis processu, qui supraet ante pedum po- 
sticorum originem oriens perpendiculariter elevatur, raentionem nuUam ab 
aucloribus factam invcnimus: afquc ut melius innotescat illum delincare cu- 
raviraus. ( Vide llg. 4'» B ). Characteros omnes qui ad hanc generis di- 
visionem dislinguendam concurrunt , quibus et diversus habitus associatur , 
ad novum genus ( Mctacanthus ) condendum suDflcerc poterint. Versatiores 
tamcn Entomologos judicium in hoc aflbrre relinquimus. 

3. (36) Berytus mcridionalis , nob. Fig. A- 
B. linearis ; antennis pcdibusque lonjissimis, gracillimis ; antenna- 
rum articulis seeundo et tertio subacqualibus; elytrorum cario apicem haud 
attingente: jlavescens; prothorace aureo-mie ante; antennarum articulo ulti- 
mo nigro , apice albo ; capitis lineis duaòu-s utroque latere et tarsorum 
apice nigris; antennis pedibusque fusco annulatis. — Long. lin. 3: lai. 
2/5 lin. 

Àntennae corporis longitudine vel parum longiores , gra- 
cillimae ; articulo primo longo apice tenuiter clavato , seeundo 
et tertio filiformibus , subacqualibus , una primo parum longio- 



( ,68 ) 
ribus, quarto crasso fusiformi: flavescentcS; articulo primo fuseo 
annulato, clava minus pallida, arìiculo ultimo nigro, apice albo. 

Caput breve , sublcve : flavescens , lineis duabus longitu- 
dinalibus utrinque , aiterà laterali aiterà inferiori, nigris. Qciilì 
nigri. Ocelli rubentes. 

Roslriim gracile , pedum posticorum originem 'attingens : 
flavescens , linea longitudinali inferiori nigrà. 

Prothorax supra crebre punctatus , subgranulatus •, antico 
depressus, tubcrculis duobus miuutis leviusculis ; postico eleva- 
tiis , latior , subconvexus , linea dorsali tenui elevata ; lateri- 
bus supra marginatis, lineam elevatam utrinque fingentibus ; ad 
angulos posticos subtuberculato-elevatus: flavescens, supra aureo- 
micans , linea dorsali marginibusque latcralibus . pallidioribus ; 
antico utroque latore linea capitis nigrà continuala. Slernum 
concolor. 

Scutellum parvum , triangularc , postico spina brevi acuta 
parum elevata terminatum. 

Ehjlra corio interne brevi , externe angustissime producto, 
apicem tamen liaud attingente, pallide flavo: membrana magna, 
liyalinà, nebulis marginalibus intcr nervos fuscescentibus. 

Alae byalinae , iridizantes. 

Meiatìioracis proccssus perpendiculariter elevatus, scutelli li- 
bellam altitudine paulo superans , apice angulatim retro incur- 
vatus. 

Abdomen supra pianura, marginibus elevatis; subtus conve- 
xum: flavescens, dorso pallide rufescente. 

Pedes longissimi praesertim postici , gracillirai , femoribus 
apice clavatis : antennis concolores , fusco annullati , femorura 
clava itidem minus pallida; tibiarum posticarum tarsorunique 
apicibus nigris. 

Semel \\\ regno unicum specimen ( feminam ) invcnimus. 



l 



(•69) 

Obscrvalio. Ncidi ScheUcmberr/ii ^ De Crist. a Spinola descriptae 
( op. cit. ) allinis, a fjua statura multo minori (i) et antennarum articuli 
primi fcmorum(|uo clavis non nigris differt: ex eo saliera quod ex citata de- 
scriptione desumi poiest, cum species in natura nobis non innotescat. 

GcDus CoRizus , Fall. 

Aalcnnae longitudine racdiocrcs : articulo i." capite multo 
breviori infialo, 2.° et 3." filiformibus tenuibus subaequalibus , 
4..° praecedenlis longitudine vel vix longiore , parum inflato. 
Roslriim gracile , pedes posticos altingens. Pedes raediocres , 
simplices , fcmoribus posticis muticis. 

1. (37) Corizus errans. 

C . fusco-ferriigineìis , profhoraeis ahdominisque margintbus , seulel- 
li linea dorsali ^ corporc stibtus pedibusqiie Jlavis; aniennis nigris, articu- 
lis secimdo et ter Ho J'erriirjineis; abdominis dorso nigro, apice lineis dna- 
bus Jlavis; eorpore sublus pxtnctis nigris. — Long. lin. 4 'Z*'^'- lat, lin, 2, 
Corizus errans , Fall. Spin. 
likopalus errans, Ilalin. 
Coreus errans , Fab . Latr . 

Prope Neapoliin et in aliis regni regionibus : parum frequens. 
Variai: a, aniennis ferrugineis , articulo ultimo medio nigro. 

b, — nigris , arliculis primo et seeundo et quarti apice fer- 
rugineis. 

e, — articulo terlio tantum ferrugineo, 

d, fomoribus posticis apice intus nigris. 

2. (38) Corizus hyosciarai. ( Habn , JVanz. Ins. \, Tab. 

\\\,fig. IO ). 

C. rubcr ; aniennis, capile posticc , prothorace anlice macuhsquc 
duabus poslicis , sculelli basi, elylrorum punclis suturalibus maculàquc 
mediò magna , ano saprà, tnaculis venlralibus pedibusquc nigris; ehjtro- 
rimi membrana fuscà immaculalà. — Long, lin, 4-'4 X- ^'i'- l''^' ^ '/*'^ %• 

(i) Neides Schellcmbcrgii , ex Spinolae descriptione , lineas quinque 
l('ngiludine aequal. 



( lyo ) 
Corìzus hyosciamì , Hahn. Burm. 
Rhopaliis hy sciami , Spin. 
Lijgaeus hijosciami , Fab. Latr. 
Cimex hij sciami , Lin. 

La punaise roiige à croix de chevalier , Geoff. 
Frequens in foto regno. 
3. (89) Corizus crassicornis. ( Wolff, Icon. Tao. XIV, ^_^. 

Uo ). 

C. griseo-jlavus ; capite proihorac e et seidello Jlavo-rufescentibus^ 
foriiter nigro-impresso-punctalis , liiieis dorsalibus impunctalis pallidis ; 
abdominis dorso nigro, punctis Iribiis qiiadralis in iriangulum disposiiis 
anoque Jlavis , marginibus pedibusque Jìavis fusco maculalis ; seulello 
ante apicem coarctaio , apice obttiso subcocldeato. — Long. lin. 3 %: 
lai. lin. I %. 

Coryzus crassicornis , Burm . 

Bhopalus crassicornis , Spin. 

Lijgaeus crassicornis , Wolff. 

Coreus crassicornis , Fab. Latr. 

Cimex crassicornis, Lin. 

Frequens in toto regno. 

Variai: a, capite prothoracc et scutello pallidioribus. 
b, elytrorum corìi nervis apice luscis. 
e, femoribus posticis iipice intus nigris. 

d, colore toto rufo-ferruginco iaimaculato , abdominis dorso 
tantum nigro. 

Observaiio. Coreus Panzeri, Duf. (i) ad hanc forte speciem spectat. 

4.. (^o) Corizus capitatus. (Wolff, Icon. Tab. Vili, fig. 72). 

C. rnfo-ferrugineus ; elijtroriim cor io albo apice ferrtigineo, ìiervis 
nigro punctatis ; abdominis dorso nigro, ano macidis tribiis quadralis 
in iriangiduin dispositis maculisque marginalibns Jlavis; pedibns fusco 
maculatisi scutello apice acuto pallido. — Long. lin. 3 ]{: lat. lin, 

Coryzus capitatus , Burm. 
Mhopalus capitatus, Spin. 

(i) Recher. sur les Hèmipt. p. 38. 



( '70 

Li/rfacìis capìlalus , Wolff. 
Corctis capilalits , Fab. Latr. 
Cimex siiòriiftis , Lin. 
Cimcx ncrvosus , Scop. ( Eni. Cam. ) 
Frccjiicns cum ])iaccodeiile in (olo rcyno. 
Variai: a, colore corporis pallidiore , quandoque flavicanlc. 
ò, elytroruin corio albo hyalino , nervis inimaculalis. 
e, prolhoracc lincis duabus anlicis Iransversis punctisque ma- 

giiis dorsalibus nigrJs ( rarior ). 
ci, abdoniiiiis marginibus siipra immacuLilis. 
Obscnalio. Hujiis spccici varictalos et pracccdenlis facile quoad colorcs 
confundunlur, nullus enim inler eas coafmis est: scutello tamen in Illa ante 
npicoin panini coarclalo apice obtuso rotundalo , in liac acuto , facile haec 
duo species distingui possunt. 

Genus Pseudopulaeus , Burm. 

^nlennae brevcs : articulo i ." valdc infialo basi abrupte 
allenuato, capilo breviori , 2.° brevissimo minuto, 3." longo 
fenili apice crassiore , 4." inflato crasso. Rostrum pedes mcdios 
allingcns. Pedes racdiocrcs simplices , femoribus poslicis apice 
minule denliculatis. 

I. (4.1) Psnudophiacus Fallcnii. ( Habn, TFanz, Ins. Tao. 
|tXIV,/y. 192 ). 

P. fitseobruTiìieus ; abdominis 7narginibits Jlavo-maculatis ; tdnis 
]annulìs daobus fcmorumrji;e basi Jlavis ; venire pallido-variegato; anten- 
\nartnn articulo icrtio apice nigro, ultimo glandij'ormi cinereo basi nigro: 
teapite comu utrinque ante oculos ; prothorace supra tubercttlalo , mar- 
ginibus lalcralibus antice dentatis postica elecatis subdilatalis ; femoribus 
Itiberculis J?iinutis asperis, posticis dente majori apice armatis. — Lon. 
lin. 3-3 %: lai. lin. i %-i /,. 

P.ioudophlacus Fallcnii, Burm. 
Arenocoris F allenii , Hahn. 
Atractus Fallcnii , Spin. 
Corpus Fallcnii ■ Scliil. 



( 172 ) 

Prope Neapolim ( Granatello ) : parum frequens. 

Nota. Antennarura articuli forma et longiludine in utroque sexu 
prorsus similes , vel arliculi secundus et tertius vis in mare breviores. 

Ad hoc quoque genus Atractus ( seu Arenocon's ) Genei, Spin. (i) 
spectat, in Sardinia primum a Prof. Gene , dein a nobis prope Nea- 
polim lectus. In aiterà tamen Centuria enumerabiiur. 

Genus Merocoris, Hahn. 

'^Antennae crassae , validae : articulo i .^ capitis longitudine 
subcompresso, 2.° et 3.° subaequalibus subcompressis, 4'.° ovato 
apice subacuto. Rostrum pedes medios attingens. Pedes medio- 
cres , simplices , femoribus posticis apice spinis denticulisque 
armatis. 

I. (4.2) Merocoris denticulatus. ( Wolff, Icori. Tab. VII, 

h- 68 ). 

M. supra fuseo-rufescens , subtus Jlavescens , villosus hispidusque; 
aniennarum articulo ultimo nigro: prothorace postica parum elevato , 
scabro, marginibus laieralibus et posticis usque ad scutellum crebre den- 
iiculaiis, spina minuta supra illius angulos ; elyiris scabris, marginibus 
òasi denticulato-serratis . — Long. lin. 3 %-4: lat- l'n. i %. 

Merocoris denticulatus , Hahn. Spin. 

Cimex denticulatus, Scop. 

Coreus denticulatus, Wolff. 

Coreus hirticornis. Vaia. Latr. Lap. {excl. syn. ), Duf. ( excl. syn. ) 

Coreus pilicornis , Burnì, 

In tote regno : haud rarus. 

Variat: colore griseo-cinereo . 

Observatio. Coreum hirticornem Fabricii inter synonima band recense- 
re putavimus cum dar. Burmeister aliam esse speciem ab hac divcrsam pu- 
tet; sicut et Hahn suspicaverat , ex eo quod figura Coquebertii a Fabricio 
citata cum hac minime convenit. Quaestio adhuc sub judice pendet , nec 

(i) Essai j p. 212. 



(173) 

nos aliquid prò vel contra adjiccre audcmus. Nulla tamcn ratio qua nomen 
(/en/2Cw/a/M5 a Scopolio specici imposituin et ab auctoribus rcceplum, in aliud 
novum , sicut a Burmeislerio , pennutari d(!beat. 

2. (4-3) Merocoris Spinolae, nob. Fig. 5, 

M. supra fusco-rufeseens , subtus Jlavescens, villosus hispidusque: 
corpore magis angustalo ; orù orijicii lateri/ms in processum spinifor- 
mem recium anlice ultra capilis morginem anlicum productis; prolhorace 
poslice parum elevato, scabro, marginibus laleralibus el posticìs usque 
ad scutellum crebre denticulatis , spina minuta supra illius angulos ; 
elylris scabris. <? % . — Long. lin. 3 2/3: lat. lin. i ^. 

Praecedenti maxime affmis, a quo corpore magis angustato 
et capitis structurà praesertim differì. In hoc scilicet oris orifi- 
cii parietes laterales elevalae , rostri basim cingentes , antico 
in processum spiniformem ultra capitis marginem anticum recto 
producuntur , quemadmodum in figura 5 o a observantur. 

Prope Neapolim: praecedcnte minus frequens. 

Observalio. Domino Spinola speciem liane dieamus, ufqiil primus clia- 
racterem capilis nolavit Ille unicam feminam ex Sicilia habuit, nos utrum- 
que sexum prope Neapolim invenimus> 

Genus Syromastes , Lap, 

Anlennae elongatae : articulo i .° capite longiori , valido , 
subtriquedro , saepius subarcuato , 2.° et 3." tenuioribus fili- 
formibus subaequalibus , ultimo brevi ovato. Caput ante ocu- 
los mutico. Rostrum pedes medios attingens. Pedes subvalidi , 
simplices, femoribus muticis. 

I. (4.4-) Syromastes marginatus. ( WolfT, Icon. Tab. Ili, 
fig. 20 ). 

S. rufo-fuscus ; anlennarum arlìculis sccundo et ierlìo rufo-Jerrw 
gineis ; abdominis dorso medio nijo basi nigro -. punctato'scabriuscu- 
lus; capite inter aniennas bicuspidato ; prolhoracis lateribus dilatalo' 
^ubrejlexis , angulis posiicis obtuse spinosis ; femoribus denticulato- 
scabrosis. — Long. lin. 6: lat. lin. 3 '/». 



( 174 ) 

Syì'omasles marginalus -, Lap. Spin. 

Coreus marginatus, Fab. Wolff. Fall. Burnì. 

Cùnex mar(jinaius , Lin. 

La punaise à bec , Geof. 

Frcquens in loto regno ^ sacpius in Rul)o fruticoso. 

Genus Coreus , Faò. 

Àntennae clongatae: arliculo i.° capite longiori , valido , 
triquetro, subarciiato, 2.° et 3.° tenuioribus fìliformibus subacqua- 
libus , 4'-° ovato brevi. Caput ante oculos spiuà utrinque arma- 
tum. Rostrwn pedes medios attingens. Pedes mediocrcs, simpli- 
ces , femoribus muticis. 

I. (4-5) Coreus spìuigcr. ( Cj'ril. Ent. Neap. Sp. Toh. 
■\m,fg. 5 ). 

C. griseo-Jlavescens , supi'ci fusco-variegalus; antennaritm arliculis 
secundo et tertio rufo-ferruginets , quarto fiisco : capite supra scabro , 
utrimjue bispinoso ; prothorace scabro, anttce valde declivi, margi- 
mbus denticulaio-serratis , angulis postieis profunde emarginatis , jìo- 
stìce in denlem magnum oòtusum utriìujtie producto. — Long, lin, 4-54" 
5 'A: lai. lin. 2-2 1/3. 

Coreus spiniger , Fai). La Ir. Spin- 

Syromastes spiniger , Lap. 

Ciniex spiniger, Cyril. 

In loto regno; hauti rarus. Prope Neapolim staturam minorem , in^. 
Calahriis , Abrutiis aliisque regni regionibus majoreni acquirit. 

Genus Verlusia , Spin, * 

Corpus depressum. Antennae clongatae: articulo i.° capite 
longiori triquetro subarcuato , 2." et 3," tenuioribus lllifor- 
mibus subaequalibus ; quarto brevi ovato. Caput raulicum , lo- 
bo-medio in larainam verticalera antice infra antennas produ- 



( ^f^ ) 

cto. Roslrum pedes medios vel cliam poslicos altingens. Pe- 
des mediocrcs , subgraciles , sinipliccs , mutici. 

1. (4.6) Vcriusia quadrata. ( Wolff, /co«. Tab.VW^ftg. 67). 
V. supra griseo-testacea, subtiis cum pedibus pallide Jlevescens ; 

anicìinarum articidis secundo et icrtìo rujo-jerrurjineis , quarto fusco; 
prolhoraeis margine tenui pallide Jlavo , siibserrulato , angulis postieis 
subaeiitis; abdomine rhomboidco, ano obtuso à', sexdentato ^. — Long, 
lin. 5: lat. lin. 2 %-3. 

Verlusia quadrata , Spin. 

Syromastes quadralus , Lap. Burm. 

Corcus quadralus , Fab. (cf), Wolfl", Fall. Duf. 

Coreus rhombeus , Fab. ($). 

Cimex quadralus , Lin. 

Frequciis in loto regno. 

2. (4.7) Verlusia sulcicornis. Fig. 6. 

V. supra riifeseens , subtus cum pedibus Jlavescens ; abdominis 
dorso rufo, basi nigro ; anlennarum articulo secundo subeompresso , 
longitudinali ter sulcalo; prothoracis angulis postieis subacutis ; abdo- 
mine ovato. — Long. lin. 4 %-5 %: lat. lin. 2-2 %. 

Coreus sulcicornis , Fab. Coqueb. 

Verlusia rotundiventris , Spin. 

Prope Neapolim , aliisquc in regni regionibus : haud rara. 

Variai: abdominis dorso maculis Davis duplici serie ( duo in quovis 
segmento ). 

Genus Ch.^erosom.v , Curt. 

Corpus sublineare. Anlennae mediocres vel longae: articu- 
lo i." crassiori capitis longitudine voi longiori , 2.° et 3." fili- 
forraibus vel subconicis, 4-° subovato. Caput muticum. Roslrum 
pedes medios attingeus. Elylra abdomine breviora. Pedes me- 
diocres vel elongali , simplices, mutici. 

I. (4.8) Cbaerosoma arundinis. (Curi. Brìi. Eni. VII./. 297). 
C. pallide-JIava ; antennis subrufescenliòus; abdomine supra vittis 
duabus nigris. — Long. lin. 6 'A--j: lat. liu. %-i. 



( 176 ) 

Chaerosoiììa arundints , Curt. Spin. 

Rara in aliquibus regni regionibus, in Arundine phragmitis. 
2. (4.9) Cliaerosoma miriformis. ( Hahn, PFanz. Ins. Tab. 

XIII, /. 46 et hi ). 

C. subvillosus, Jlavo-virescens ; antennis subtestaceis , artìculo ul- 
timo fttsco; capite pi'othoraee scutello elytrisque roseo lineai atis ; ab' 
dominis dorso medio obscuro; elyiris saepius abbreviatis et membrana 
careniibus. — Long. lin. 3 %: lat. % lin. 

Chaerosoma miriformis , Spin. 

Myrmus mirijormis , Hahn. 

Rhopalus miriformis. Sellili. 

Miris abbrevialus, Wolff. {Tab. Xl,Jìj. no, mala et f or san pupa). 

Barissimus in regno. 

Familia XI." ANISOSCELINI. 

Corpus oblongiim vei etiam lineare. Antennae in capilis 
marginibus latero-superioribus insertae , Jj-'O'i'tìculatae., articulo 
ultimo e long alo filiformi tertio longiori. Ocelli conspicui. Ro- 
slnini Jl-d'i'liculatum. Scutellum parviim. Elylrorum membra- 
na nervìs pluribiis saepe bifurcatis notata. Tarsi 3-articulati ; 
mgìiiciilìs ìueìnbranà laterali basi instructis, 

Genus Alydus, Fab. 

Corpus elongatum , abdomine elylrorum latitudine. Capvt 
Iriangulare , postice oculis prominulis prothorace latius. Anten- 
nae sat longae articulo ultimo longiori plus minusve arcuato. 
Pedes subvalidi ; femoribus posticis elongajis incrassatis intus 
dentatis vai spinosis, 

I. (b'o) Alydus lateralis, ( Duf, Hemipt. Tab. II, /. 16). 

A. subvillosus, supra fuseo-aeneua; proihoraeis elytrorumque mar- 

gine tenni , pimelo minulo calloso in prolhgracis margine postica , 



( 177 ) 

sculeUi apice cxlimo , abdominisque maculis taleralibus albidis ; an- 
tennarum arltcìdìs intermediis nigris medio rufis ; abdominis dorso 
sanguineo ; libiis posticis arcuatis. — Long. lin. 5-6: lat. lin. i %. 

Alydus laleralis , Gemi. Spin. 

yllijdus geranii , Duf. Burnì. 

In loto regno: Iiaud rarus. 

Furiai: anlcnnaiuin arliculis inlermediis ruGs apice tantum nlgris. 
2. (5i) Alydus calcaralus. 

A. villosus , niijro-aeneus; prolhorace postice elytrisque ftiscis; an - 
tennarum articidis tribus primis tibiisque pallide-rufis apicibus nigris ; 
abdominis dorso medio rufo ; libiis posticis rectis. — Long. lin. 5: 
lat. lin. I. 

Alìjdus calcaralus, Fab. Hahn, Burm. De Vii. {Ent. Lin. Tab. IH, 
Jìg. 25 ). 

Uarus in Aprutiis. 

Genus Micrelytra, Lap. 

Corpus lineare , abdomine elytris latiore. Jntennae sat 
iongae. Caput ovulare, prolhoracis latitudine, oculis pamm pro- 
iniuuiis. Elìjlra abbreviata , membrana deslituta. Alae nullae. 
Pedes gracilcs , longiusculi , inermes. 

I. (52) Micrelytra fossularum. (Duf. Ilem. Tab.ll^f. i8). 

M. glabra, nigro-aenea; prolhoracis elytorum abdominisqiie la- 
teribus albidis ; libiis anlennantmquc annulis duobus pallidis ; anten- 
narum articulo tdlimo fitsco. — Long. lin. 4-5 /»: lat. %-% lin. 

Hydromelra fossularum , Fab. Ros. 

Aclorus fossularum , Burm. 

Alydus uplerus , Duf. 

Micrelytra opterà, Lap. Spin. 

Prope Neapoliin et in aliis regni rcgionibus: sacpius in planiticbus 
in Iiumenlibus , rarius in collibus. 



s3 



( 178 ) 
Genus Stenocephalis , Latr. 

Corpus oblongum, abdomine cljtris latiore. Antennae me- 
Jiocres: articulo i.*' crasso inflato. Caput ovatum^ acuminatum, 
oculis haud prominulis. Elytra et alae completa. Pedes longiu- 
sculi , simplices , inermes. 

I. (53) Stenoceplialus nugax. ( VVolff, Icon. Tab. Ili, 
jig. 3o ). 

S. obseure-aeneus ; scutelli apice extimo , ahdominis maculis late- 
raltbus , antennarum pedumque annulis Jlavis. — Long. lin. 5-6 /a: 
lat I %.2. 

Sienocephalus nugax , Lalr. Lap. Burm. Spin. 

Coreus nugax-, Fab. ( Syst. Rijng . ), Duf. 

Lygaeus nugax, Fab. ( Ent. Syst. ), Wolff. 

Cimex nugax ^ Lin. 

Cimex agilis , Sehrank , Scop. 

Cimex Geoffroy , Pet. ( Sp. Ins. Cai. n. 223 ). 

Cimex S-punctatus , Goelze. 

La punaise brune à antennes et paties panachés , Gcof. 

Haud rarus in regno. 

Familia XII." LYGAEINI. 

Corpus oblongum. Antennae in capitis marginibus Intero- 
inferioribus insertae , 4rarticulatae , jilijormes vel articulo xil- 
iimo crassiori. Rostrum 4-articiilatum. ScniQWnva. parvum. Ely- 
Irorura membrana nervis paucis., saepius quinque., notata. Tarsi 
3-articulati ; imguìculis basi membrana instructis. 

Observatio. Ex ocelJorum praesentiil vel absentid in duas sectiones 
iiujus familiae Heteroptera dividunlur , quarum prima cuni Coreinis et A- 
nisoscelinis qui ocellos habent , altera cuni Capsinis qui illis careni se li- 
gaf. Claris. Spinola hanc secundain seclionem quae ocellis carentes spe- 
cies complectitur, Laportii esemplo, in Capsinoruni familia collocavit: habi- 



( 179 ) 

(i:s lanieri ac nnlcnnanini forma cum Lygaciiiis naluralius , sicut et Bur- 
iiu'isleriiis fecit , eos conjuiigero cousilianl. Hoc igitur sistema sequamur. 

A. Ocelli conspicui. 

Gcniis Opiitiialmicus , Ilahn. 

Corpus breve , latum , rcclangularc. Caput Iransversum , 
poslicc oculis prominulis prollioracc latius. Anlennae breves , 
basi valdc approximatac , flliformes : articulo i." brevi, 2.° e- 
longalo, 3." et 4-° subacqualibus, ^-^ fusiformi. Rostrum pedes 
posticos attingcns. FJytrorum membrana nervis quinque longitu- 
diiialibiis nolala , nonnumquam abbreviala vcl nulla. Pedes mc- 
diucres , siinpliccs. 

a ) alac ci clylroruin membrana nullae vcl brevissimac. 

I . (j4.) Oplithalmiciis grylloidcs. (Wolff, Icon. Tab. V,/. ^i)- 

(•. citjiris post ice rolundaiis membrana nulla ; prothoraee seutello 
i-li/liis(/ue pìinclis mnfjnis sparsi's : nif/er; prolhorace , angulis anlicix 
crccplìs, elylrisf/ue ìindic/iic albiilo marginalis ; ore, rostro, sculelli a- 
pìce extimo, alxlominis margine tenuissimo pedifmsf/ue pallido -testaeeis; 
atitennis oeiilisfue fiiscis. — Long. lin. i %: lat. lin. r. 

Avanthio f/rijlloidcs , Fab. ( Fnt. Sijst. ) , WolfT. 

Salda gìijlloidcs , Fab. ( Sijsl. Jìi/ng. }. 

Ceucoris gì ijlloidcs , Fall. 

Cimcx grylloides , Lin. 

Ili A[)niliis , in monlium cacuminc: sat rariis. 

OOnunuliu. Figura ab llabnio Ophtìi. grylloidcs nomine cxiiibila 
( Wanz. Ins. I, Tab. i\, fig. 48 ) si cxacta est atqiic nalurac rcspondet, 
ail aii.un .s|)('ci('m vcl ad biijus variefalcm dislinclani perlinct : quare inler 
«ynonima band ccnscrc pulavimus. 

Sjipcimina nostra cum AVolffii figura et dcscriptioae optimc conveniunl; 
nisi quod fcniura medio non nigra, et abdominis margo lenuissimus albidus. 



( i8o ) 
b ) alae et elylrorum membrana coinplelae. 

2, (55) Oplitbalmicus erythroceplialus. 

0. prothorace, scuìello elyirisque puncfis crebris minutis impressis'- 
nìffer nìtidus ; capite , rostro pedibusque rufesceniibus ; antcnnis lesta- 
cets , articuh's secando et tertio basi et quarti apice fiiseis ; elytrorum 
membrana albo-hyalinà. — Long. lin. i %: lat. lin. i. 

Ophlhalmicus erythroeephaius , Halm. 

Salda erythrocephala , Lep. et Scrv. ( Encycl. ) , Lap. 

Rarissimus in Aprutiis. 

Genus Heterogaster , SchiL- 

Corpus oblongum, subrectangulare. Caput saepius transver- 
sum oculis prominuìis. Antennae breves , filiformes: articulo 
1.° breviori , reliquis subaequalibus. Rostrum pedes medios vel 
posticos attingens. Elytrorum membrana nervis longitudinalibus 
a transversis conjunctis notata. Pedes mediocres , simplices : 
medii basi posticis valde approximati. 

I. (56) Heterogaster urticae. ( Hahn, fFanz. Ins. I, Tab. 

ii,/y. 43 ). 

A. aeneus, subvillosus; antennarum artieulis fribus ultimis pallide- 

Juscis ; prothorace postice brunneo-Jlavo-maculato ; elytrorum corio 

griseo , maculis pwnctisque acneis ; membrana albo-hyalinà puncto et 

nebulis duabus infuscatis ; pedibus pallide-Jlatis aeneo maculatis annu- 

latisque. — Long. lin. 2 %-3: lat. 2/3-3/4 lin- 

Heterogaster urticae, Hahn, Burm. 

Lyyaeus urticae, Fab. Fall. Schil. 

Frequens prope Neapolim , non solum in Urtica dioica quam tamen 
praediligit , sed et in aliis etiam plantis. 

Nota. Femina statura majori et macula magna oblongà ventrali flavo- 
pallidà a mare differt. 

Genus Lygaeus , Fab. 

Corpus oblongum , subovalum. Caput Iriangulare , oculis 
baud prominuìis. y^/jtow«e fiUformes: articulo i." brevi crassio- 



( i8r ) 
ri, 2.° et 3.° Icnuioribus suhaequalibuS; 4-" subovato. Rostrum 
pedcs poslicos sacpius nllingeiis. Ehjlrornm membrana nervis , 
saepius qninquc, longitiulinalil)us quorum duobus vel Iribus extcrms 
a transvcrsis non conjuncis notata. Pedes longiusculi, simplices. 

1. (57) Lygacus militaris. ( Wolff, Icon. Tab. Ili, jig. 
2 3, mala ). ' 

L. rujus ; anlennis , rostro , capile subtus ci supra pone oculos , 
proihoracis viUts daabus mlits dcnialìs , scutello, elylrorum puncto ad 
scutelli apicem et macula Iransversd medici, corporis seymentoìmm mar- 
gìnibus pedibusque nigris; ehjtrorum membrana exalbidà, fascia òo- 
seos nigrà , punctoque posteriori et limbo laeleis ; proihoracis dorso 
m-aculà gemina jKisticà lideo-Jlavd. Long. lin. 6-7 'A'- lat. lin. 2 'a- 

Lygaeus militaris , Fab. Ros. Lap. Spin. 

Cimex militaris , Lin. 

Lygaeus pandurus , Do Vili. Scop. 

Lygaeus civilis, WolfT. 

Lygaeus lagenifcr , Duf. ( Jìech. p. 4-5 ). 

Frcqucns in tolo regno. 

Variai: elylrorum membrana fuscd macuHs et fascia descriplis. 

2. (58) Lygaeus equestris. (WolfT, Icon. Tab. Ill^Jiff. 24-). 
L. rufus ; antcnnis^ rostro, capite subtus et supra pone oculos, pro- 

ihorace antice et liinulis duabus transvcrsis posticis j clytrorum puncto 
ad sculclli apicem maculàque transversà media , pectore , maculis ven- 
•Iralibus pedibusque m'gris; elytrorum membrana nigrà, macula basilari, 
puncto medio limboquc albis. — Long. lin. 4-6 lat. lin. i %-2 %. 

Lygaeus equestris, Fab. Wolff, Fall, llalin, Lap. Spin. 

Cimex equestris , Lin. 

Cimex speeiosus, Scop. 

La punaise rougc à bandes noires et taches hlanclics , Gcof. 

Frcqucns in Apruliis et alibi in Asclcpiadc vincetoxico ; prope Neapo- 
fim sai rarus. 

3. (Sg) Lygaeus saxatilis. (WolfT, /co«. Tab. III,/_^, 26). 
L. niger; capitis linea dorsali , proihoracis marginibus laleralibus 

et linea media dorsali clylrorumque 7naculis tribus rujis; pectore ubdo- 
minequc riifis, segmcntorum marginibus ?ìigris, '—Long. lin. 5: lai. lin. 2, 



( i82 ) 
Lyrjaciis saxalìlis , Fab. Wolff, Burm. Spili. 
Cimcx saxadtis , Lin. 
La pimaise rouge à damier , Gcof. 

Haud rarus in regni montibus , noe non in Apuliae planitiebus. 
Variai: elylroruni maculis flavo-croceis fusco punctatis et maculatis. 
4-. (60) Lygaeus familiaris. ( Jìgura deest? J. 
L. nìger; prothoracis marginibus antico ci laieratibus lineàr/ue dor- 
sali media rufis ; elytrorum cario riijo sidurà scutellari et macula ma- 
gna media nigris , ?nemòrand nigrà pimelo baseos liniboque tenui albo ,- 
abdoniine rufo dorsi medio rnaeuiisgue vcntralibus nigris. — Long. lin. 
4 %-5: lat. I %-2. 

Lygaeus familiaris , Fab. Latr. Lap, 

In Apruliis , rarus ; rarissimus el apud Neapolim in colle Camaldii- 
Imsi , ubi et staluram majorem acquirit. 

'6. (61) Lygaeus punctato-gatlalus. (Jìgura deest? ). 
L. niger; prolhorace rufo jnaculis duabus poslicis r/uadratis nigris: 
elytrorum cario mfo punclo medio nigro , manbrand nigrà punclo u- 
picc'/ue albis ; abdomine nigro, fascia pone anum rufà ; pedibus nigris, 
tibiis taraisrjue fuscis. — Long. lin. 2 %: laf. % lin. 
Lygaeus punclatoguttatus , Fab. Burm. 
Cimex puuctato-gutlalus , Kos. 
Rarus prope NcapoHm , in Salente et alibi. 
J ariat: a, obdomino rufo, ano nigro. 
b, libiis tarsisque nigris. 

Genus Aphanus , Lap. 

Corpus ovato-oblongum. Caput triangiilare vel siibovatum, 
oculis minime vel parum prominulis, Anleimae mediocres vel 
longae, filiformes : arliculo i,° brevi, 2.° elongato , 3.° et 4..° 
subacqiialibus. Roslrum pedes poslicos attingens vel etiam cxcc- 
dens. Elytrorum membrana nervis , saepius quinque , longilii- 
dinalibus et nullo Iransversali notata. Pedes mediocres , fcmo- 
ribus anticis saepius crassioribus nonnuraquam intus dentai is, 



( i83 ) 

a ) caput subtus canali rostrali nullo. 

1. (62) Aphanus echii. ( VVolff, Icon. Tab. XIX, / 192). 
A. ni(jer , opacus , immaculalus ; fcmoribus unlicis incrassaiis intus 

dcnticulalo-serralis , dente an/e apicem tnajori ; iibiis qualuor posticis 
spinosis. — Loni^. Un. 4= 'a'- 1'"- i %• 

Lijgacus ecidi, Fab. Panz. 

Paehymerus echii , Hahn. 

Microloma echii , Lap. ( Essai p. 33 ). 

PolijacaìiUtus echii , cjus. ( /. e. p. 84 ). 

Lijgaeus alcrrimus , Fab. Wolff. ^ 

Ciinex carbonarius , Ros. 

Prope Neapolim ^ parum frcqueos: saepius in areno'sis ( Granatello ). 

2. (63) Aphanus Rolandri. ( Wolff, Icon. Tab. XIX, fg. 
193 ). 

A. ni(/er , subnitidus , ehjtrorum membrana macula rhombeà òaseos 
crocea ; fcmoribus anticis parwn incrassaiis, dente minalo ante apicem; 
iibiis quaiuos posticis spinidosis. — Long. lin. 3-3 %: lat. lin. i-i %. 

Aphanus Rolandi , Lap. ( esci, synon. ). 

Lygaeus Rolandii , Fab. 

Lygaeus Rolandri , Wolff. 

Cimex Rolandri , Lin. 

La punaise couleur de saie à ailes jaunes , Geof. 

Haud rarus prope Neapolim at alibi : frequentior hyeme sub arborum 
corlicibus. 

3. (H) Aphanus pini. (Wolff, Icon. Tab. WU.Jiff. 71). 
P. niger; prottwracc postico griseo, nigro-impresso-jninclalo; elytro- 

rum cario griseo punctis et macula rhombeà ad suturae apicem iiigris, 
membrana fuscà immuculatà ; fcmoribus anticis parum incrassaiis, den- 
ticulo ante apicem; Iibiis qualuor poslìcis spinutosis. — Long. lin. 3 %: 
Int. lin. I )i. 

Lygaeus pini , Fab. Wolff. 

Paehymerus pini , Hahn. 

Cimex pini, Lin. 

La pimaise grise porte croix , Gcoff. 

Frcquens in regno: non raius lijcmc sub arborum corlicibus.. 



( i84 ) 

Variai, a. prothoracis parie postica elytrorumque corio obscurioribus, 
vel pallidioribus. 

b, C'ly(rorum membrana apice macula minuta alba. 
e, antcnnaruni arliculi secundl vel eliam tertii basi , et tibiis 
duobus vel quatuor anticis lestaceis aut rufescentibus. 
d, abdomine aeneo. 

Quae variationes modo simul omnes in iisdem individuis , modo una 
vel altera tantum observantur. 

Varietatem a WolfBo descriptam femoribus posticis denticulo praeditis 
observare nobis nonnuraquam datura fuit. 

4.. (65) Apliani!s luscus. ( Wolff, Icori. Tab. XIV, fig. 
139 ). 

A. niger ; anlennarum ariiculis seeundo tertio et quarti basi testa- 
ceo-ritfescentibus ; proihorace poslice grìseo punctis angulisque nigris \ 
scutello punctis tribus albidis ; ehjlrorum corio griseo punctis in seriem 
imprcssis nigris , postice nigro macula magna alba; membrana fuscd 
maculis duabus albis ; abdomine aeneo ; pedibus testaeeis , femoribus a- 
piee nigris, anticis dente minuto ante apicem.— 'Long. lin. 3: laf. lin. r. 

Lygaeus luscus, Fab. Wolff. 

Pachymerus luscus, Ilalm. 

Lygaeus quadratus , Panz. 

Cimex umbratilis? Goelz. 

Cimex lacteolusl Lin. 

Frequens in regno. 

Variai: antennarum ariiculis tribus primis totim testaeeis vel rufescen- 
tibus. 

5. (66) Aphanus margine-punctatus. ( Habn, Wanz. Ins. 
II, Tab. S,Jìg. 32 ). 

A. ovatus, pallide griseo-Jlavescens , minute fusco punctatus; pi-o- 
ihoracis elytrorumque marginibus lateralibus pallidioribus , punctis ma- 
joribus nigris; pectore aeneo ; abdomine ferrugineo , nigro maculato ; 
femoribus anticis tncrassatis inermibus. — Long. lin. 3: lat. i i/3. 

Lygaeus marginepunctatus, Wolff. ( le. Tab. XV, fig. iH, medio- 
cris. ) 

Pachymerus marginepunclalus , Scbil Hahn. 



( i85' ) 

Propc Neapolim pi in aliis regni rcgionibus. 
ì'arial: a sciitello fusco-macitlalo. 

Innumcrac udliuc liujits dwisioms species extanl, de quibut in al- 
tera Centuria dictum crii. 

b ) Caput subliis canali rostrali marginibus 
j)lus niinusve clevatis. 

+ Rosirum pedes poslicos eicedens. 

6. (67) Aplianus lardus. 
A. nif/er; capile et prothoraee fortiler punclato-granulalis ; elytro- 
rum eorio san<juineo margine sculellari apiceque nigris , membrana 
albo-hijaìinà ; abdominc sanguineo marginibus anoque nigris; tibiis pò- 
sticis ammlo lato pallide rufescente ; femoribus anticis incrassatis apice 
denticulaio-serrutis. — Long. lin. 2-2 %: lai. '/♦ lin. 
Stenogaster tardus , llahn. 
Aphanus tardus , Spin» 

Frcqucns prope Neapolim ; saepius in Tilia europaea. 
ì urial: a, anlennarum articuli secundi basi tibiisque anticis rufo-fer- 
rugincis. 
b, abdominc subtus nigro , medio obsolete rufescente. 
— — varietas hyalinipennis , nob. 

Differt cljtrorum corio albido puncto apicali nigro , tlbiarum annulo 
Impaludo. «' ?. 

Quoad antcnnarum abdominisquc colores iisdem ac typus variationi- 
[bus subjecta est- 

-}-+ Rostrum pedcs poslicos non eicedeiu. 

7. (68) Aphanus insignis , nob. Fig. 7. 
A. niger; capite et prothoraee punctatorgrantilalis; prothoraee posti- 
(te fnsco-cinnamo?neo; clytrorum corio albido macula media fuscà, mem- 
brana pallide fuscà maculis duabus albidis; antennarum articulo secan- 
do pedibuique rufo-testaeeiS; femoribus medio nigris, (ibiia 4 posticis an- 

a4 



( i86 ) 
nulo lato pallido; femoribus anticis dentibus tribus deerescentìb us apice 
annaiis ; $ ano rufescente. — Long. lin. i %: lat. % lin. 

Antennae corporis dimidia longitudine, articolo primo cras- 
siori basi attenualo , secimdo longiori et tcnuiori , tertio sub- 
conico , quarto subovato: nigrae, articulo seciindo rufo-testa- 
ceo. 

Caput ovatum , subtiliter punctato-granulatiirn , anlice acu- 
minatura, post oculos coarctatam, lobo medio lateralibus longio- 
ri , apice subtruncato ; subtus canali margiaibus elevatis per 
totam longitudinem prò rostri articuli primi receptione excava- 
tum: nigrura, pube brevi rara albidà tectura. Oculì subprominuli, 
prothoracis marginem anticum baud tangentes: fusci. Ocelli sat 
prominuli, ab oculis et protboracis margine antico aeque distan- 
tes : nigri. 

fìostrum pedum posticorum basim att ingens neque excedens: 
nigrum. 

Protorax antico angustior , marginibus rotundatis , medio, 
et obsoletius pone marginem anticum, transversim impressus , 
crebre impresso-punctatus , subtiliter granulatus : niger , post 
medium fusco cinnamomcum , pube capitis simili vestitus. 

Scutellum parvum , triangulare , itidem impresso-punctato- 
granulatum : nigrum. 

Elytra corio albido , ad marginem scutellarem obscuriori , 
macula media lata fuscà ex nervis maculisque iuterjectis consli- 
tutà ; membrana fuscà, angulo basilari maculisque duabus pone 
apicem, una margine internum aiterà marginem cxternum tan- 
gente, albidis. 

Alae albae iridizantes. 

Sternum punctatum , prò rostri receptione baud canalicu- 
latum : prosternum fusco cinnamomeum , nigro variegatum: me- 
sosternura nigrum: metasternum jiigrum utrinque appendice mem- 



( i87 ) 
branaccà transversà siipra abdominis scgmcntiim primum produ- 
ctà alba. 

Abdomen sublililcr punctatum , nigrura subnitidum , in ma- 
re immacnlatum , in femina ano et orificii genitalis raarginibus 
rufo-lestaceis. 

Pedes brevcs , femoribus crassiusculis , anticis crassioribus 
dentibus tribus decrescentibus armatis , tibiis levibus : rufo le- 
slacei , femoribus medio nigris, tibiis posticis vel etiam mediis 
annulo lato pallido. 

Prope Ncapoliin ncc non in Apruliis, Calabriis aliisque regni regioni- 
bus : liaud rarus. 

ì'ariat: a, protlioracis nigredine plus minusve extensà : modo enini 
margo antlcus eliain l'usco cinnamomeus est , modo tolus prothoracis dor- 
sus nigcr margine tenui postico fusco-cinnamomeo. 

ò, venire in $ omnino testaceo-pallido. 

Oljservatio. Habitus liuius specie! et capitis l'orma ac slruclura ab A- 
phanis gcnuinis vaide reccdunt; in nullo tanien cognitorum generum mclius 
quam in hoc collocari potesf. Si femora antica haud crassiora vel reliquis 
saltelli aequalia cssent in genere Niesthrea Spinolae referri poterit , caeteri 
mini eharactercs sat conveniunt; facie tanien nullo modo ad Coreum sydae, 
quein auetor prò illius generis tyj)o suinpsit, accedit. 

Kn novum genus prò ea condendum ? 

B. Ocelli nulli. 

Gcnus AsTEMMA , Latr. 

Corpus subovatum. Antennae fdiforraes: articulo i ° valde 
clongalo , 2.° longiori, 3.** reliquis breviori, l^° elongato apice 
siibacum inalo. Roslrum pedes posticos attingens et nonnura- 
quam multo excedcns. Pedes mediocres vel longi. 



( i88 ) 

1. (69) Astemma apterum. (Wolff, /con. Tab. XI, /. 102). 
A. apleinim, elyirorum membrana abbreviala vel nulla: niger; prò- 

ihoracis limbo , abdominis marginibus lateralibus et ultimi segmenti 
margine postico rubris; elylris rubris margine scutellari, puncto et ma- 
cula postica rotundà nigris ; pectore rubro maculis tribus utrinque ni- 
gris; femoribus aìiiieis minute denticulatis. — Long. lin. 4: lai. \\n. i %. 

Astemma apterum , Lep. et Ser. Spia. 

Lygaeus apterus , Fiib. Wolff. 

Cimex apterus , Lia. Ros. 

Plaiijnotus apterus , SchiL Hahn ( I, Tab. Ili, ^g. II. ). 

Pyrrhocoris opterà, FaL 

Pyrrhocoris apterus, Burm. 

Meganotus apterus , Lap. ( Essai, p. 38 ). 

Phyiocorisa opterà, ejus. { p. 83. ) 

La punaise rouge des jardins , Geof. 

Fi'equens ubique atque omni tempore, maxime tamcn primo vere, so- 
ciatim ad plantarum praesorlim malvacearum radices vivens. 

Raro alatum atque elytrorura membrana compietà nigrà immaculalà 
individua invenimus. 

2. (70) Astemma aegyptium. Fiff. 8. 

A. ruber ; antennis, capile, rostro, prothoracis disco, scutello , 
puncto in elyirorum eorio , horum membrana, maculis pecloralibus et 
ventralibus pedibusque nigris; femoribus omnibus </, anticis tantum $ , 
minute biserialiin dentatis , mediis et posticis in mare apice dente bino 
majori. — Long. lin. 3 y^: lat. lin. i %. 

Astemma aegyptium , Spin. 

Lygaeus aegyptius, Fab. 

Platynolus aegyptius, Hahn. 

Cimex ilalicus , Rossi. 

Frequens in regno : vivit sociatim in numerosas sed raras cohorles. 

Familia XIII.'' CAPSINI. 

Corpus elongatum vei suòovalum^ mintts coriaceum. An- 
lennae 4--articulatae ^ selaceae._ Ocelli mUi. Roslrum 4-arltcu- 



( iSg ) 

lalum. Scutellura parvum. Elytrorura coriiim tenue\ membrana, 
sislens ^ basi cellula unica voi duabus inaequalibus ex nervis 
notala. Tarsi 3-articulali ; unguiculis membrana laterali basi 
instructis. 

A. Elytra corio ad apicem transversim impresso-articulalo (i), 
membrana compietà. 

Genus Phytocoris, Fall. 

Corpus oblongum ; capile subovulari, tuberculo antennifero 
nullo; protborace postico multo latiori , margine antico recto. 
Jntennae ante oculos inserlae: articulo i." subcrassiori , 2." fi- 
liformi longissimo , 3." et ^-^ tenuioribus setaceis. Pedes me- 
diocres , simplices. 

I. (71) Phytocoris gotbicus. ( Habn, JFanz. Ins. I, Tab. 
II, jig.^y 

Pli. niger , vìllosus; capilis maeulis duabus pone oculos, prothora- 
cis lateribus, scutelli apice, elyirorum squama, apice exeepto, et vittìa 
duabus ventralibus rubris vel coccineis; elytrorum margine externo pai' 
lido. — Long. lin. 3 ^: lai. Un. i. 

Phytocoris gothicus. Spio. 

Lygacus gothicus, Fab. ( Eni. Syst. ), Wolff. 

Capsus gothicus, Fab. ( Syst. Ryng. ). 

Lopus gothicus, Hahn. 

Cimex gothicus, Lin. 

La punaise à brocard jaune ? Geoff. 

Frequenlior in Aprutis. 

Variat: prothoracis linea media Jorsali rubra : nos autcni nonduni 
vai'ielatcm hanc in regno legimus. 

Observatio. Synonimon Geoflroyi ab Hahnio allalum Jubium ; illiiis 
enim speciei descriplio (2) haud Granino cum Ph. gothico convenif. 

(1) Spatium friangulare quod inler articulationem et membranani reslaf 
iquamae nomine , sicul et Spinola proposiiit , indicabimus. 

(2) Geoff. Mist_, Abr. des Im. I p. 445 > D. 19. 



( 190 ) 

2. (72) Phylocorisflavomaculatus. (Wolff, T'a^. XI,/. 108). 
PI), niner > nitidus ; elytrorwn macula magna oblongà exlernà ha- 

seos , et squama, apice excepto, Jlavis; antennarum articulo jjvimo pe- 
dibusque nifesccntibus. — Long. Un. 2 %: lat. % Un. 

Phylocoris Jlavomaculatus , Burm. Spin. 

Lygacus jlavomaculatus, Fab. ( Eni. Si/si. ). 

Capsus favomaculatus, Fab. ( Syst. Ryng. ). 

Cimex irìcolor , Lin. 

Cimex quadrijlavomaculalus , Deg. 

Haud infrequcns in regno: prope Neapolim rarior. 

Variai: a, elyfronim maculis pallidis. 
b, femoribus apice fuscis. 

3. (73) Phylocoris agilis. (VVolff, /con. Taò.XY,/. 14,7). 
Ph. niger , ìiilidus; anlcnnarum articulo primo rufescente ; macula 

occipitali pallida ; prothoracis margiue antico tenui , et postico latiori 
medio antice acute produclo scutelloque Jlavis ; elytris cario laete fer- 
vuqineo macula cxternà baseos pallida , squama crocea apice extinto 
niqro , membrana nigricante macula ad squamae apicem albidà ; rostro 
pedibiisque pallide favis. — Long. lin. 3: lat. % lin. 
Capsus agilis, Fab. ( Sysl. Ryng. ). 
Lygaeus agilis , Fab. ( Eni. Syst. ) , WolfT. 
Cimex agilis , Lin. cur. Gmcl. 
Pliyfororis histrionicus , Burm. ( excl. syn. ). 
La punaise porte-coeur à taches jaunes au bout des etuis , Geof. 
Prope Neapolim in apricis , mense maji : parum frequens. 
Nota. Fcmina ventre flavo et ano croceo a mare differt. 
Variai: macula occipitali nulla. 

Obscrvatio. Cimex histrionicus Linnei ( niger , scutello Jlavo , ely- 
iris pedibusque tcslaceis ) , cujus Burmeister Cim. agilem Fabricii syno- 
nimon consideravit , alia et prorsus distiacta species. 

4. ii^) Phytocoris pallipes. ( Hahn, Wanz. In&. I, Tab. 
IV. fig. x6. 

P. niger, nitidissimus , supra subacneus , minidissime pubescens; 
mdennis , rostro pedibusque pallide Jlavis ; elytrorum membrana macu- 
la ad squamae apicem albidà. — Long. lin. 2 'A: lat. % lin, 



( >9' ) 

Phylus pallipes , Ilahn. 

Prope Ncapolim, ncc non in aliis regni rcgionibus : parura freqaens. 

5. (75) Pliylocoris G-punclaliis. {Encycl. melh. Tab. X). 
Pli. ìiìger; prolhorace riihvo, maculìs diiahis oblongis nigris ; scit- 

ieìlo rubro basi nigro; clylris riibris maculìs duabus oblongis membra- 
nàquc nigris ; abdominis marginibus rujìs. — Long. lin. 4---Ì 1/2 : lai. 
ìin. I i/|. 

Lygaeus 6-punc(atus, Fab. Latr. 

Miris Carcelìii, Encycl. Dui'. 

Frcqucns in regno , praesertim primo vere , in floribus. 

Varictatcs plurimac in bac specie observanlur. Dislinctiores quas in 
regno inveninuis sunt: 

a, ruber vcl rubro-lestaceus : capite, anlennarumarliculis (ertio quarto 
et secundi apice, elytrorum membrana , coxis pectoreque medio nigris. 

b, niger; prolhorace, scutelli apice et elytrorura corio coccineis; abdo- 
minis latcribus anoque ruGs. 

Lygaeus nemoralis , Fab. 
Miris eoccinea, Duf. 

e, niger ; protliorace , scutelli apice et elytrorum corio testaceo-nanki- 
neis ; femorum basi abdominisque lateribus rufis vel rubris. 
Miris nankinca , Duf. 

d, niger , immaculalus ; tibiis sacpius pallidis. 
Cimex piceus, Cyr. ( Eni. Neap. Tab. XII, ^. 7 ). 

6. (76) Pbytocoris nigroviltalus, nob. Fig. 9. 

PI), niger ; prothoracia marginibus laieralibus lineàque dorsali me- 
dia , scutelli apice , elytroTum corii margine extcrno et viltà interna 
obliqua , squama , abdominis segmenlorum marginibus iibiisque livi- 
<lis subvirescentibus. e? $• Long. lin. 3: lat. lin. i %. 

Statura et certa alTinitas cum Phyt. 6-punctato. 

Jntennae articulis primo et sccundo nigris , tertio et quar- 
to obscurc fuscis, tertio basi pallido. 

Caput nigrum, nitidura, iramaculalum. 

Prolhorax dorso livido-vivesccns, margine tenui antico vit- 
lisquc duabus plus minusve Intis nigris : seu niger, marginibus 
laieralibus et linea media dorsali livido-yircscentibus. 



( '92 ) 
Scutelhtm basi nigrura , apice livido-virescens. 
Elytra itidera livido-virescentia, margine scutellari Iato et 
vitlà a basi usque ad squamara productà nigris: seu nigra, mar- 
gine exlerno et vitlà interna obliqua livido virescenlibus ; squa- 
ma livido-virescens vel pallide crocea; membrana nigro-fumosa. 
Alae clytrorum membranae concolores. 
Pectiis nigrum , maculis pallidis. 

Abdomen nigruiu , segmentorum raarginibus postieis livi- 
dis ; rarius subtestaceis. 

Pedes nigris: tibiis spinulosis pallidis. 
Characteres in utroque sexu constantes. 
Frcqueus propc Neapolim , in hortis. 

Observaiìo. An Miris marginellus ( niger , thorace lineis tribus^ 
elytris margine omni albis punctoque apicis coccineo ) Fabricii? Elylr^ 
tamen punclo coccineo numquani terminanlur. 

7. (77) Phytocoris seticornis. ( Wolff, Icon. Tab. XVI, 
fy- i52 ). 

Ph. nì'ger , supra subolìcaceus , subpubescens; prothoraeis margine 
lemii postico lineàque dorsali media, elytroruni corii margine lato ex- 
teì-no, tibiis tarsisque pallidis; elytrorum squama coccineà, basi interna 
apiceque nigris; membrana fusco-Jumosà ; antennarum ariiculo secando, 
et teriio rufescentibus . — Lojig. lin. 3 y^: la(. Un. i %, 
Phytocoris seticornis, Biirm. 
Capsus seticornis , Fab, ( Syst. Byng. ), Lap. 
Lygaeus seticornis, Fab, ( Ent. Syst. ), Wolfif, 
Cimex seticornis , Lin. 

In Aprutiis , in herbaceis ad rivulorum margines. 
Variai: prothoraeis linea dorsali et nonnumquam eliam margine postico 
concoloribus. 

Genus Globiceps, Lep. ef Serv. 

Corpus elongatum , cylindricum ; capite magno, subconico, 
rofundato , prothorace latiori , post oculos angiistato ; protborace 



( '93 ) 
antice paulo angustlofi, prò capitis receptioae emarginalo, ^rt- 
tennae articiilo i .° brevi subniiforrui , 2." valde longiori apice 
subahruptc iucrassalo , reliquis teauioribus subaeqtialibus. Pede* 
gracilcs, siinpiiccs. 

I. (78) Globiceps varicgalus , nob. Pig. 10. 

G. niycr nilidiis ; antennarum arliculo primo et seeundo , fiitjus a- 
pice exceplo , pcdibusquc rii-fescentibus ; elytrorum cono laete Jerriigi- 
neo maryine ssuleliari atro , maciilis diiabus extemis brunneis , fascia 
baseos o'ilir/ud al/crd/ue apicali breviari albis; squama brunneà; mem- 
brana nif/ricanle. ^. % . — Long. lin. 2 %: lat. % Ifn. 

Anlcnnae corporis dimidià parte longiores ; arliculo primo 
brevi , lenui , subdliibrmi , secando primo triplo longiori , te- 
nuiori, apice incrassato, crassitie clavara fingenle , tertio primo 
yix longiori , filiformi , quarto primo subacquali , in mortuis 
compresso: arliculo primo et secando, hujus clava exceptà, rufe- 
sccnlidus, arliculo tcrlio et quarto et secundi clava obscure fuscis. 

Caput magniim conicum oblusum marginibus rotundalis ; 
swpra coavexiuscnlum , linea impressa ulrinquc ab antennarum 
basi ad rostri basim produclà , aliisque duabus brevioribus lo- 
bos separanlibus; sublus lateribus compressis, carinatum, carina 
laliusculà, complanalà, per totam longifudinem leviler excavatà: 
nigruui subnilidum , subleve , supra setis longiusculis rarissimis 
albis sparsum. 

Rostrnm gracile , pedes posticos allingens : rufescens , arti- 
culo ultimo uigro. 

Prothorax anlice capile angustior , lateribus rotundalis'; 
dorso -convcsiusculo , medio utrinque obsolete coarctalo , lente 
IransTersim subtilitcr rogoso : capiti concolor ilidemque selia 
longiusculis albis rarissimis sparsus. 

Scutelluvì Iriangulare , sub! ève , protboraci concolor et 
iisdem setis sparsum. 



( '9^ ) 
Elytra corio laete ferrugineo basi et margine scutellari a- 

tro , fascia obliqua subarcuatà alba a margine externo post an- 
gulum humeralem ad marginera internum pone scutelli apicem 
ductà, maculis duabus post cara in margine externo nigricanti- 
Lus, prima oblonga secundà subquadrata postice albo-marginata; 
squama obscure bruneà; membrana nigricante. 

Alae elytrorum longitudine , subviolascenles , iridizantes. 
Pectus ed abdomen nigra, nitida, imraaculata. 
Pedes rufescentes, coxis posticis externe pallidis. 
Prope Neapolim in collibus apricis ( Camaldoli ) , in Quercu pubescen- 
te , mensibus Julii et Augusti : rara. 

Variai: a, antennarum articulo tertio subrufosceate. 
b, occipite laete rubente puncto medio nigro. 
e, eljtris obscurius ferrugineis. 

d, — maculis duabus nigricantibus marginis externi angu- 
stioribus. 
Observalio. Descripta species a veris generis Globiceps speciebus capi- 
tis forma differì : in illis cnim subrotundum caput est , subtus lateribus 
haud compressis , ncque per totam longitudincm excavalum , quo ultimo 
cbaraclere et ag. Phyloeoris distat. 
An novum genus eo condendum ? 

Genus Heterotoma , Lat. 

Corpus elongatum. Jntennae hirtae: articulo- i .° lato trian- 
gulari , 2.° valde elongato dilatato compresso ovato, 3.° et X.° 
gracilibus fdiformibus aequalibus. Pedes graciles , simplices. 

I. (79) Heterotoma spissicornis. Fig. 11. 
H. niger , nilidus , supra subaeneus , pubeseens ; antennarum arti- 
culis secundo et tertio fusco-rubris pilosis, tertio et quarto fuscis basi 
pallidis ; pedibus pallide Jlavis vel citrinis , tarsorum apicibus Juscis ; 
elytris Jusco-rubentibus , membrana fusco-hxjalind externe obscuriori 
puncto] ad squamae apicem albido ; alis rubro-vtolaceis. — Long. ho. 
2 % lai. 7. lin. 



( i9i>' ) 

Ifclerotoma spissicornis , Latr. Lap. 

Caj)sus spissivoniis , Vah. ( Sysf. R]ing. ). 

Lygueus spissicornis , Fab. ( Eni. Sysl. ). 

Ciinex lììcrioplrrus , Scop. 

J/jV-w **** Sccll. ( /. e. Tab. IH/y. 4 ). 

Hauti infrcquens in regno , in herbaceis et frlilicibus. Habitat et in 
Olea europaca , cui tamcn nulli est detrimento. 

Variai: abdomine pallide castaneo. 

Oòscrvatio. Cimcx planicornis Pallas] ( Spie. Zool. Tao I , Jiy. 3 ) 
alis iactcscentibus tantum ab Jleteroloma spissicorni diflcrt. Forte mera 
varie tas. 

B. Elylra corio raro apice transversim impresso-arliculato ; 

membrana nulla. 

yid /tane divisioncm gcnus Euricephala, Lap. Spia, seii Halticus, Ilahn, 
Burnì, perlinel, de quo in aiterà Centuria loquamur. 

Farailia XIV. '^ SCUTELLERINI. 

Corpus ovoideum , saepius compressum , capile margina- 
to. Autennae fdiformes vel apice crassiores., 4-vel ^-articula- 
tae. Rostrum 4'-orliculatum. Scutellum inagnum .^ abdominis di- 
midiian longitudine super ans. 

A. Sculelliun eljtra haud legcns , ncque abdominis 

apicem unquam alliugens. 

( Pentatomidae ) 

Gonus Raphigaster , Lap. 

Anlennae 5-arliculalac. Roslrum arliculo i,° in sulco gul- 
lurali receplum. Slernum muticum. Abdominis segmeulura pri. 



( '95 ) 
tfttim antice in spinam porroctiira. Pedes mediocres, simplices : 
tarsi unguiculis membrana basi instniclis, 

I. (80) Raphigasler griseus. (Wolff, Icon. Tab . Nl,f. 56). 

R. supra obsctire griseus; prothoracis angulis aìilicìs derdioulo mi- 
nuto praeditis ; abdominis dorso nigro , marginibus albido-maculalis ; 
sublus palli dior , punctis nigris adspersum ; antennis nigris Jlavo-annu 
laiis ; spina ventrali acuta , ad pedes anticos produclà. — Long. !ia. 
7-8: lat. lin. 4. 

Raphigaster griseus, Lap. Spin. 

Pentatoma grisea , Latr. Duf. 

Cimex griseus, Lin. Fai). Panz. Wolff. 

Cimex punctipennis , Burm. 

Frequcns In regno. Hybemat sub arboruin corlicibus. 

Genus Pentatoma , La Ir. 

Corpus subelongalum vel subovatum. Antennae !)-articulalae. 
Caput rotundalum , marginibus band reflexis. Rosirum arliculo 
i.° in sulco gutturali receptum. Slernum et abdomen mutica. 
Pedes mediocres , tibiis muticis , tarsorum unguiculis membra- 
na basi instructis. 

I. (81) Pentatoma smaragdula. ( VVolff, Icon, Tab. VI, 

P. laete viridis ; antennarum articulis quarto quinto et tertii apice 
rufo-jerrugineis; scutello basi punctis tribus Jlavis , alioque immerso atro 
uirinque ; abdominc viridi , marginibus dente nigro minuto in quovit 
segmento;- elytrorum membrana albo-hyalitid; ventre earinato; tibiis an- 
ticis medio spina minutissima aeutch — Long, lin. 5-7 '/»: lat. lin. 1 . 

Pentatoma smaragdula , Lalr. Duf. 

Cimex smaragdulus , Fab. Lin. Wolff. 

Frequens in regno, praescrtira autumno, quo tempore eì sofcìalitn uoà 
cum sequente varietale vivere invenimus. 

Variai, a, colore obscurius viridi et in aulurnno sacpius griseo-rufe- 
scenle. 



( '97 ) 

b, scutelli punclis (ribus flnvis obsoletis. 
e, libiaruin et larsoriiin articulorum apicibus ferrugineis. 
— — Varielas : prolhuracis capilisque Icrliil parie antica albo-flare- 
Bcentc. 

Penfaloma torquata , Lalr. Spia. 
Cimcx torqualus , Fab. 

Praeccdcnic rarior , ac iisdem coloris varictalibus subjccla. In speoi- 
minibus grisco-nifosccntibus et color flavus capilis et prolhoracis rufescit. 
Nonnumquatn elytra basi et abdomen albido-flavo marginata. 
Observalio. Constans videlur quod baec spccics in aulumno colorem 
grisoo-rurcsccnlem acquiraf, cum et dar. Diifour id bene notavil (i) et no« 
ipsi plun'cs boc ncque alio tempore observavimus. 

— Varictas altera , minor. Specimen prope Neapolim legìmus trcs 
et dimidiain lineas longum, duo et dimidiam latum, pallide viride, protho- 
rac's elylrorumque basoos marginibus et ventre medio rufo-ferrugineis , aa- 
fennis viridibus articulo quarto tantum vix rufesccnte , scutelli puncto iin- 
mcrso utrinque concolore. 

2. (82) Pcnlaloma dissimilis. (Wolff, Icon. Tab. VI,/ 5o) 
P. siipra viridis ; suòltis , antennis , prolhoracis margine laterali 
Uneisque duabus transversis anlieis pedibusque riifoferrugineis ; abdo 
mine supra atro-violaceo , marginibus viridibus ferrugineo maeidati» 
elylrorum membrana fusco-aeneà ; tibiis anlieis medio spina minutitsi 
ma aculà. — Long. lin. 5-6: Jat. lin. 4- 
Pantaloma dissi?nilis j, Latr. Duf. Lap. 
Cimex dissimilis , Fab. Lin. Panz. WollT, Burm. 
Var. Cimex prasiniis , Fab. Wolff, { L e. f. 49 )• 
Pentaioma prnsina , Latr. Spin. 
Haud infrequcns in regno. 
y^ariat: a, colore obscurius viridi. 

b, antennarum articulis primo et sccundo viridibus. 
e, protboracis lineis duabus anlieis obsoletis , concoloribiis. 
d, abdomine supra marginibus nifo-fcrrugineis , immaculalis. 
«fj ventre viridi , pcdibus viridibus vel flavcsccniibus , libia- 
rnm apicibus tarsisquc ferrugineis. 

Ji) Recher. tur les //empii, p. 29 et 3o. 



( '98 ) 

Obsertalìo. A praecedente , practer colorcs , corpore minus elongato , 
et prothorace antice depresso , postice minus elevato , profundius impresso - 
punclato, marginibus ialcralibus parum supra reflexis angulisque posticis ma- 
gis extus produclis sai differì. 

Genus Eurydema, Lap. 

Corpus subrotundum. Antennae 5-articulatae. Caput rotun- 
datum, marginibus supra reflexis. Rostrum articulo i.° in sulco 
gutturali receptum. Sternum et abdomen mutica. Pedes medio- 
cres , tibiis rauticis^ tarsoriun unguiculis membrana basi inslru- 

ctis. 

Observaiìo. A praecedente capitis marginibus supra reflexis tantum cs' 
senlialiter hoc genus differì : habitus tamen diversus et corpus minus elea- 
gatum . 

I . (83) Eurydema ornatum. ( Wolfl", Icon. Cim. Tab. II, 
Jìc/. i5 ). 

E, nigrum ; prothorace scutello clylrìsque rubì'is ; prolhoracis ma' 
culì's duabus aìiticis transversis el quaiuor posticis oblongìs , seutelli 
basi late punctisque duohus ante apicem, eltjtrorumque margine scuiel' 
lari et maculis tribiis nigro-aeneis; elytroriim membrana obscure viridi, 
limbo albo ; abdominis marginibus rubris nigro-maculatis. — > Long, lin, 
i %: lat lin. 2 %. 

Eurydema ornatum , Lap. Spin. 
Pentatoma ornata , Latr. Duf. 
Cimex OTJiatus , Lin. Fab. Wolff. 
La punaise rouge de choux , Geoff. 
Yar. Cimex ornatus . Lin. Fab. Wolff ( T. IV, /. 58 ), 
Cimex dominulus , Scop, ' i 

Frequens in regno : praeserlim primo vere. 

Variai: a, prothoracis seutelli elytrorumque maculis nigris vel nigro» 
cyaneis. 
ó, prothoracis macula quàque antica cum duabus posticis con- 

junctà , maculam magnam postice divisam constitucndo. 
Cj colore croceo vel pallide flavo , capite ante medium con- 



( '99 ) 
colore , ventre itidcm concolore linea media macularum 
nigraruin , pcdibus concoloribus, femorum apice libiis tar- 
si sque nigris. 

d, ventre immaculato , pcdibus croceis vel rubris geniculis 
tantum nigris. 

e, magnitudine. Spcciniina tres lineas longa in nostra colle- 
ctione servantur. 

2. (84.) Eurydema oleraceum. (Wolff, Icori. Tab. W^jìg. 

16). 

E. coeruleo-aeneum ; jìrothoracis marginibus lateralibus lineàque 
dorsali media , scutellì apice et punetis duobus ante illum , elytrorum- 
gue margine externo et macula postica rubris croceis vel albis. — 
Long. lin. 3 %: lat. lin. 2. 

Eurydema oleraceum , Lap. Spin. 

Pentatoma oleracea , Latr. 

Cimex oleraeeus, Lin. Fab. Wolff. 

Za punaise verte à rajes et taches rouges ou bianche» ^ Geof. 

Frequens in regno : maculis tamen rubris nondum invenimus , saepius 
albis rarius croceis. 

Variai: a, prothoracis linea dorsali media nulla. 

b, scutello punetis ante apicem nuUis, apice tantum colorato. 

d, corpore sublus flavcscente , lineis tribus punctorum nigro- 
rum. 

e, tibiis annulo medio pallido. 

y, pedibus flavcscentibus geniculis tantum nigris. 

Genus Sciocoris , Fall. 

Corpus subrotundum, valde depressura. Caput latum, mar- 
ginibus dilalatis , clypeura rolundatum inlegrura formantibus. 
yffUennae sub clypco inserlae , 5-arliculalae. Roslrum arliculo 
1.° in sulco gutturali receptura. Slernum et abdomen rautica. 
Pedes mediocres subgraciles , tibiis muticis , unguiculis mem- 
brana basi instructis. 



( 200 ) 

T. (85) Sciocoris marginafus. (Wolff, Icon. Tab. X,/. 96). 

S. nriseo-Jerrugineus; prothoraeis laterihus dilatalo-roliindaiis subre- 
Jlexis , maculò antica albidà ; sciitelli apice, abdominis maculis latera- 
li bus , aniennariunque annidis albidis ; pectore et ventre aeneo macula- 
tisi pcdiòtts nigro-piinctaiis. — Long, lin^ 3 %: laf. lin. 2 %. 

Sciocoris marginatus , Burm. 

Pentaloma marginata , Latr. 

Edessa marginata , Fab. ( Syst. Ryng ). 

Cimex umbraculatus , Lin. 

Acanthia umbraculala , Fab. ( Ent. Syst. ) , Panz. 

Sciocoris umbractdaius , Spin. 

Pentaloma aparines , Duf. { p. 3i ). 

Frequens in regno. 
2. (86) Sciocoris umbrinus. ( Habn, Wanz. I, Tab. 3i, 

jig. 100 ). 

S. gviseo-Jlavesccns , supra minutissime fusco impresso-punctatus ; 
aniennis apice nigris ; abdomine lateribus Jusco-maeulatis ; ventre li- 
n-eis duabus longitudinalibus maculàque ante anum fnseoaeneis ; tibii» 
denticulis minulis&imis raris armalis (i). — Long. lin. 1 %-3: lat, lia. 
1 '/-a. 

Sciocoris umbrinus. Hahn, Burm. Spia. 

Cijdnus umbrinus. Fall. 

Pentaloma umbrina , Latr. 

Cimex umbrinus, Panz. Wolff ( Tab. WS.Jìg. i36 \. 

Haud in frequens in regno. 

f^ariat : a, colore grisco-fusco. 

b, sculelli maculis duabus baseos pallide flavis- 

e, — punclo in quovis angulo baseos immerso nigro. 

d, ventre immaculato. 

Observatio. Allerum habcmus specimen , prope Nespoli m lectum , car 
pife antice niagis producto , sculello medio costulis duabus longitudinalibus 
sat distinclis, elytrorumqup ra^mbranae nenris valde elevatis. Forte accidea- 
talis varietas! 

(i) Hoc characfere descripta species a gen, Scioecria ftd gen, Cydnwt 
ipii sequitur gradum facit, 



( 201 ) 

Gcnus CvDNUs , Fab. 

Corpus siibrolundum. y4ntennae l)-arliculatac. Caput rotuu- 
tlatiini. lìoslnim breve, pcdes anticos vcl rariiis mcdios aul po- 
slicos attingcDS , articulo i." in sulco gulturali receptura. Ster- 
1IU1ÌÌ et abdomen nuilica. Pedes mediocrcs , tibiis undique spi- 
iiosissimis. 

1. (87) Cydnus bicolor. (Wolff, Fcon. Tab. VII, /^. 60). 
IV (ilrr , mlidissimus ; prolhoracis inacidà antica marginali utrin- 

f/iic , clìjlrovum 7ìiaculis duabus marginalibus denlalis , abdominis ma- 
oidis lalcralibus tibiarumque annido lato albis. — Long. lin. 3-4: lat. 

lill. I %-2 %. 

(!i/r/nìis bicolor , Full. Burnì. Spin. 

Pcnlaloma bicolor , Lalr. 

Cimar bicolor , Lin. Fab. WolfF. 

La pimaise noire à qualre iachcs blanchcs , Geo!'. 

Fie(niens in rogno , cliani hycmc. 

l'aria/: a, coloro atro-cacruleo vel vioiasccntc. 

ò, niaciilis flavescenlibus. 

e, prolhoracis macula laterali angusliori ci longiori , olylro- 
riimquc inaculis niinus donlatis. 

2. (88) Cydnus albomarginellus. ( WolfT, Icon. Tab. SII, 
>> 6. ). 

C. alrocaerideiis ni/idissinui^ ; protlioracis elijtrorum^ue margine 
tenui abdominiaque maculis lateralibus albis. — Long. lin. 3 /,: lat, lin. 9.. 

Ciinex albomarginellus , Fab . 

Pcnlaloma albomarginclla , Lalr. 

Cimex dubius, Scop. AVolf. 

Cimex albomarginalus , Schr. 

Lcclus in extremis Apruliorum rcgiobus, et prope Ascoli in Sfatu Pon- 
tificio. Invcnitur et in Apulia , rarius. 

Obscrvatio. Clar. Latrcille (i) sculelli apiccni album describil: id tdmen 
nunquam observavimus , ncque ullus auctor hoc modo specicm indicavit. 

(i) Ilisl. Natur. des Crust. et Ins. XII, p. 196, n. 4i. 

a6 



( 202 ) 

3. (Sg) Cydnus albomarginatus. ( Wolff, Icon. Tab. VII, 

fig- 62 ). 

e. afer , nitidus; elytrontm margine exterìorì albo , membrana Jla- 
vescente; antennis pedìbusrjue piceis. — Long. lin. i V3-2 %: lai. lin. i-i i/3. 

Cydnus albomarginatus , Hahn. 

Penta/orna albomarginata , Latr. 

Cimex albomarginatus, Fab. Wolff. 

Cimex leucomelas , Lia. 

La punaise moire à bordure bianche, Geof. 

Prope Neapolim nec non in aliis regni regionibus : parum frequens. 
k. (90) Cydnus trislis. (Cyr. Eni. Neap. Tab. I, /. U). 

C. aterrimus , subniiidus; prothorace medio transversim impresso et 
antice orbiculariter excavato; elytrorum membrana alba. — Long, lin 4-6: 
lat. lin. 2 %-2 %. 

Cydnus tristis , Fab. ( Sysl. Ryng. ), Lap. Spin. 

Pentatoma tristis , Latr. 

Cimex tristis, Fab. ( Mit. Syst. ). 

Cimex spinipes, Schr. 

La punaise noire , Geof. 

Frequens in regno , omni tempore. 

Observatio. Descriptio Geoffroyi ( sp. cif, ) buie speciei et €. morio 
aeque applicari potest. 

Genus Asopus , Burm. 

Corpus subovatum. j4ntennae o-articulatae . Caput subqua- 
dralum. Rostrum validum , articulo 1.° libero; gula haud sili- 
cata prò illius receptione. Sternum et abdomen mutica, Pedes 
subralìdi , rarius graciles , libiis muticis , tarsonim unguiculis 
membrana basi iastructis. 

Observatio. Hujus generis species rostro valido^ cujus vaginae articulus 
primus in sulco gutturali non recipitur, a caeteris Pentatomidis sat distingui- 
tur. Reliquis famen habitus characleribus valde iat^r se discrepant ; atque 
io Spioùlae systemate in plurìa genera distrìbutae ioTeniuntur. 



( 2o3 ) 

r. (91) Asopus (Iiimosus. (Halin, WaiìZ. \, Tab. x^^jìg. 

64 et 65 ). 

A . obscurc aeneus; eapilis prothoraeis seutellique linea media dor- 
mali, prolhoracis rnarrpnibus laleralibus , sculelli pnnctis duobus òaseoi 
rna(/HÌ8 limboque apicali, abdominis maculis lateraiibus tibiarumque an- 
nulo lato croccis vel rubris; femoribus aniici-i dente valido^ tibiis anticis 
ipinà brevi acuta armatis. — Long. lin. 6: lai, lin. 3 V,. 

Asopus ditmositft , Biirm. 

Jalla dumosa , Halin. Spin. 

Pcnialoma dumosa , Lalr. 

Cimex dumosus , Lin. Fab. 

hi Sainnilicis montibus , sub lapidibus : rarus. 

Observalio . In hiijiis speciei nostri regni spcciminibus idem ac in Eur. 
oleraeco advenit : maculis scilicct , punctis, lincis tibiarumque annulo cro- 
«cis. m-c unquam rufìs, invenimns. 

Jf. Sculelluui elylra maxima parte tegens, abdominis apicem 
atlingens et nonnunquam excedens. 

( SCUTELLERIDAE p. d. ) 

Genus Tetyra , Fab. 

Corpus latum, subtus parum convexum. Prothorax subtus 
margine antico dilatato , antea producto. ylnlennae sub protho- 
raeis margine producto insertae , 5-articulatae : articulo 2.° ter- 
tio duplo longiori. Scutellum abdominis margines laferales band 
tegens. Elylra membrana nervis numerosis ( 10-16 ) notata. 
Pedes mediocres , simplices , mutici. 

:. (92) Tetyra pedemontana. ( Habn, ìFanz. II; Tab. 4.3, 
Jig. i34 ). 

T. Irrunnea^ supra convexa j minute nigro-impresso-punctata , pun- 
ctis tiumerosis inaequalibus et seutelli punctis duobus baseos subcallo- 
sia albojlavescentibus ; scutcUo basi triangulariter elevato, — Long. lin. 
4 7,: lat. lin. 3. 



( 204 ) 
Tetyra pedemontana, Fab. ( Syst. Ryng. ), Ros. Burm. Spai. 
Ventoeoris pedemontana , Hahn. 
Scutellera pedemontana , Latr. 
Ct'mex pedemontanus , Fab. ( Ent. Syst. ), Cyr. ( Ent. Neap. Tab. 

\\\,Jig. 9); 

In provincia Salentina : réirissima. 

Variai : colore obscuro nigricante , supra punctis raris sparsis albidls 
vel rufescentibus. 

Genus Trigonosoma, Lap. 

Corpus subtrigonum , subtus valde gibbum, abdoraine sub- 
triangulari. Prothorax subtus margine antico dilatato , oblique 
producto. Antennae 5-articulatae : articulo 2.° tertio longiori. 
Scutellum abdominis margines laterales haud tegens. Elytra 
membrana nervis 5 notata, i^et/e? mediocres , simplices, mutici, 
larsis subvalidis. 

I. (gS) Trigonosoma nigellae. ( AVolff, Icmi. Tab. IX, 
fig. 86 ). 

T. fusco-c astane a; antennis , capite , prothorace antice ., abdominis 
marginibus, ventre pedibusque fiavis ; elylris cario sanguineo, inargine 
externo nigricante. — Long. lin. 4 'A'- lat. lin. 3-3 i/3. 
Trigonosoma nigellae, Lap. Spin. 
Tetyra nigellae, Fab. { Syst. Ryng. ). ■ 

Cimex nigellae, Fab. ( Ent. Syst. ), Lin. VVoliìr. 
Scutellera nigellae , Latr. 

Cimex aeruginosus , Cyr. ( Ent. Neap. T. VI, f. 3 ). 
In regno : panim frequens. 
Variai: a, colore nigricante. 

b, prothorace fusco-castaneo , fascia lata ante niarginoni anti- 
cum flava. 

Genus Graphosoma , Lap. 

Corpus saepius depressum , latuin. Caput antice medio 



( 205 ) 

scissura , lobis lateralibus clongalis acutis lobo medio longio- 
ribus. Prothorax siiblus mari^iae antico baud dilatato. Antennae 
5-articulatae : articulo 2." tertio longiori. Scutellum abdominis 
margines laterales Land tegens. Elytra membrana nervis 5 no- 
tala. Pedes mediocres , simplices , mutici , tarsis validis. 

I. (94.) Grapbosoma nigrolineata. ( Wolff, Icori. Tab. I, 

39- O- 

G. rubra ; ari tennis, capilis li'ncis duabus apice conjluenfibus , prò- 
thwacis vittis sex seutelli qìialuor nigris; abdominis dorso nigro, macu- 
lis quinque subquadraiìs marginalibus rubris; ventre pectoreque rubris, 
punclis per lineas disposilis pedibusque nigris. — Long. Un. 4 /»"5 ''»: 
lat. lin. 3-3 '/.. 

Graphosoma nigrolineata , Lap. Spin. 

Tetyra nigrolineata , Fab. ( Sgst. Ryng. ). 

Cimex nigrolinealus, Lin. Fab. ( Eni. Syst. ), Wolfi". 

Sculcllera nigrolineata , Lafr, 

Cimex lineatus , Scop. Scbr. 

La punaise siamoise , Gcof. 

Frcquens in regno , a mense Maji ad Scptembrem : r,appius in «m- 
bellifciis. 

Variai: a, colore flavesccnlo. 

b, libiis posticis annulo lato rubro. 
e, — omnibus annulo lato rubro. 

d, pcdibus rubris , fcmorum annulo post medium , geniculis, 
libiarum apice tarsisque nigris. 

e, lincis nigris in prolhoracc 5-8, in scutello 3-4. ( ex aucto- 
ribus ). 

Obscrvafio. Nostri regni spccimina , quotquot observavimus , constan- 
ler lincis sex in prothorace et quatuor in scutello notala sunt, quod et Vinc. 
Petagna jam animadverterat (1). 

2. (gS) Grapbosoma semipunclata. (VVolfF, Icon. Tao. l,f. 2). 

G. rubra; antenuis, capilis lineis duabus, prolhoracis punctis deceni 
( 4-4-2 ) lunulisque duabus lateralibus, seutelli vittis quatuor, elytrorum 



(i) Inst. Entoni. II, p. 629, n. i — Spec, Ins. UH. Cai. p. 4i> "• -'S- 



( 20G ) 

rv argine cxlerno, punclìs venir alibits et peetoralibus per liiìeas disposi' 
ù's larsisqne nigris. — Long. lin. 6: lat. lin. 3 %. 

Craphosoma semipunciaia , Lap. Spin. 

Trigouosoma semipunctala , Burnì . 

Tetyra semipunctala , Fab. ( Syst. Ryng. ). L 

Cimex semipittìctatus , Lin. Fab. ( £nt. Sysl. ), Wolff. 

Scutellera semipunctala, Latr. 

In regni parlibus nieridionalibus : parum frequens, 

traviai: colore flavescente. 

3. (96) Graphosoma albolineala. ( WolfT, Icon. Tab. IX, 

h- 89 )• 

G. subtriyona; proihorace antice valde declivi , poslice elevato, u. 
irinque porrecto obtuse spinoso: grisea , siipra lineis guintjiie longiludt- 
nalibus subelcvatis a Ibis ; abdamine sublus viltà ulrinque fiiscà; femo- 
ribus subscrratis ; libiis anticis medio spina mintila, — Long. lin. a^ 
•4-3 %: lat. lin. 2 %-2 %. 

Graphosoma albo-lineata , Spin. 

Trigonosoma albolineala , Bnrm. 

Tetyra albolineala j Fab. ( Sysl. Ryng. ). 

Cimex albolinealus , Fab. ( Uni. Syst, ), Wolff. 

Scutellera albolineata , Lalr. 

CÌ7nex leucogr animus , Lin. 

Cimex nervosiis, Cyr. ( Ent. Neap, T. VI, Jl io ). 

in regno : parum frequens. 

Variai : colore flavescenle , abdomine subtus immaculalo. 

4. (97) Graphosoma flavolineata. ( Coqueb. ///. dee. \ , 
Tab. <ì,Jig.^)- 

G, siibovala; prothoracis laleribua obtusis subrotundalis, scutello an- 
gustalo: grisea, supra lineis quinque longitudinalibuS subelevalis palli" 
dioTÌbus; ventre et pectore punctis per qualuor lineas dispositis nigris; 
Jemoribus ante apicem punctis confertis nigfis; tibiis anticis medio spi- 
nò minutissima lente conspieuà, — Long, lin. 3: lai. lin. i %. 

Graphosoma flavolineata , Spin . 

Tetyra Jlavolineata , Fab. ( Syst. Ryng. ). 

Sciitellera Jlavolineafa 1 Lalr. 



( 207 ) 
Freqiiens in Calabriis. 
yariat: a, colore flavescente. 

b, femoribus iramaculalis. 

Genus Podops , Lap. 

Corpus subovalum, depressum. Caput lobis laleralibus me- 
dio subaeqiialibus vcl longioribus. Oculi prominuli, subpeduncu- 
lali. Prothorax sublus margine antico Iiaud dilatato. Antennae 
5-articulafae. Scutellum angustum , abdominis eljtrorumque 
margines laterales haud tegens. Elylra membrana nervis tribus 
vel quatuor notata. Pedes mediocres , siraplices , mutici , tarsis 
validis. 

Observalto. Claris. Spinola capìlls lobos laterales medio haud longiores 
hoc in genere esse statuii. Atlamen si prò P. inuncto hoc cerio modo ve- 
runi est, non in caeleris generis speciebus observatur. In altera quam de- 
scribemus specie lobi laterales ultra medium producti sunt , primùm sejun- 
cti , dein inlus incurvali se tangunl , vacuum inter medii apicem et eorum 
unionem relinquendo. Quod vacuum cum angustum sit atque a materiis 
lieterogeneìs saepius occupetur, observarì non potesl , nisi ab iis materiis 
caput liberare cura maxima habeatur. 

1. (98) Podops inunctus. ( Wolff, Icon. Tab. l^fig. 5 ). 

P. supra fusco-griseus fusco-impresso-jmncfafus , sublus fuscus ; pe- 
dibua pallide Jlavis , punciis et tarsorum ariiculo iertio fuseis ; protho- 
race antice utrinque dente subquadrato apice truncato anjulis acutiuacU' 
h't; capilis lobis laleralibus ultra medium haud conjunetis. — ■ Long, 
lin. 2 '/.: lai. lin. i %. 

Podops inunctus , Lap. 

Telyra inuncta , Fab. ( Syst. Ryng. ). 

Cimex inunctus i Fab. ( EnL Syst. ), Lin. Wolff. 

Sculellera inuncta, Lalr. 

Prope Neapolim saepius ad Sebeti rivulos , uec non in aliis regni re- 
^ooibua : parum fre^ueos. 



( io8 ) 

2. (99) Podops ciinidens, nob. Fig. 12. 

1'. si/pra grisciis fuseo piiiwlalus, capite et prollioracìs parie antica 
ol/scurioribiis , subins obsciire Jitseus ; antennis fuscis ariiculorum inler- 
vodiis pallide testaceis ; peclibus pallide iestaceis punclis tarsorumrjue 
(lìiiculo tertio fuscis; prothoraee antiee utrinque dente valido depresso 
apice obluso: capitis lobis latcralibiis ultra medium eonjimctis. 0" ^ ■ — 
l.ojii?. liu 3; lai. lin. i %. 

Slalitra praecedentis , at paulo major, 

j4ntennae breves ; articulo primo crassiori , secuudo terlio 
ti quarto subaequaii'ius fìliformibus, quinto longiori subovaio : 
obscure fuscae , ariiculorum internodiis pallide testaceis , articu- 
lo ultimo pubescente. 

Caput supra rude impresso-punctatum , subscabrum ; lobus 
medius elevato-carinalus ; lobi laterales medio longiores , antiee 
subdilalati , compressi , marginibus subreflexis , externe rotun- 
dali , interne subarcuali cónvergentes et ultra medii apicem se 
fangentes punctura vacuum infra illius apicem et eorum margi- 
uem inlernura relinquentcs ( confer ^^9'. \2 B. ); dens subacutus 
ante oculos ad anlennarum basim: fusco-griseum. 

Rostrum pedura mediorum tantum originera attingens ; ar- 
liciilo primo in sulco gutturali profundo recepto: pallide testa- 
ceum , apice obscuro. 

Prothorax antiee subscaber , utrinque dente valido depres- 
so, antea oblique producto, externe rotundato , apice obluso in- 
tus incurvato , postico vix elevatus , sublevis punctis crebris 
impressis ; lateribus profunde emarginatis , postico dente Irunca- 
to terminatis : fusco-griseus , antica parte punctisque impressis 
obscurioribus. 

Sciitelhtm lateribus subparallelis, postica rotundatus, abdo- 
miuis longitudine in maribus, ilio paulo brevius in feminis, sub- 
leve , punctis crebris impressis : fusco-griseum , punctis impres»' 
sis obscurioribus. 



( 209 ) 

Elylrorvm coriiirn sculello concolor , aUjue itidem fusco- 
rmpresso-punclalum ; membrana albo-hyalina. 

Abdomen segmentorum angulis posticis oblusis; subtiis cre- 
bre imprcsso-piinctaUim, tuberculo minuto ulrinque in quovis seg- 
mento : obsciirc fuscum. 

Pedes inediocrcs, libiis tarsisque pilosis : pallide testacei 
punctis maculisquc minulis in femoribus, tibiis, tarsonim articii- 
lo tertio et uiiguiculorum apice fuscis. 

Prope Neapoliin in humonlibus ad laciun Maremorto , sub lapidibus: 
pànim frc(|ucns. 

Variai: a, scutollo bascos punctis tribus flavis. 

0'>servafio A Pod. inuncto capitis lobis laloralibus ultra medii api- 
ccm conjunctis et prolboracis dentis forma sai distincfus. 

An P tangirus ( Tehjra tangira, Fab. )? Diagnosis Fabricii sat bre- 
tìs et aequivoca, pracsertim in bujus generis speciebus, dubia solvere non 
potest. 

Genns Coptosoma , Lap. 

Corpus Valdo convcxura , subglobosura , poslice truncatum. 
Caput breve , latum, antice rotundatum , lobis lateralibus medio 
paulo longioribus. Ocidi sessiles. Antennae breves: articulo 2.° 
tertio multo breviori, vix conspicuo. jProMoraj: margine antico 
liaud dilatato. Scutellum maguura , abdomen fere totim legens. 
Elytra membrana nervis saepius decem notata. Pedes simplices, 
mutici , femoribus longiusculis. 

Observatìo. Tarsi aarticulati sunt , teste eliam Dno. Barmeisfor , non 
3-arliculati sicut Laporte descripsit. Microscopio lamen visi in peilibns anti- 
tis et posticis tcrtii arliculi rudimentum inler primi et secundi articulatio- 
ncm observavimus. 

t. (100^ Coptosoma globus. (WolfT, Icon. Tab. \^fig. 3). 

C. atcr nitidus ; anlennis brunneis , articulis iri'òus primis Jlave- 
tcentibi/s : abdominit dorso punciisque tnarginaUbus erocets vel nife- 



(210 ) 
ictnitbus ; genìculis , iibiarum apice (arsisque rufopieeit. —Long. lin. 
I 7.-2: lat. lin, i i/3-i '/,. 

Coplosoma globus, Lap. Spin. 

Thyreocoris globus , Burnì. 

Globocoris globus , Hahn. 

Telyra globus , Fab. ( Sysf. Ryng. ). 

Cimex globus , Fab. ( Fnt. Syst. ). 

Ct'mex scarabaeoides , Panz. ( Faun. Germ. 36, 23 ). 

In regno : haud rara. 

Variai- colore aeneo ?, obscure virescenle d". 

Frequens prope Neapolim in Collis Camaldulensis cacuruine , mensibus 
lulii lunii el Augusti j in Psbralea bituminosa. 

Noia. Mas scutello postica profundius emarginate. 



Altera Centuria ilterius. 



( 2.. ) 



INDKX SPECIERUM. 



I . 


Corixa striata. 


24 


,. Nabis subaplera. 


2. 


basalis * 


25 


. Phymata crassipes. 


3. 


hieroglyphica. 


26 


Dyctionola marginata 


^. 


Rotolicela glauca. 


27 


Tingis pyri. 


3. 


fiircata. 


28. 


Monanthia humuli. 


6. 


nivea. 


29 


quadrimaculate 


7- 


Ploa mi ri ut issi ma. 


3o. 


Catoplalus cardui. 


8. 


Rauatra liiiearis. 


3i. 


Serenthia atricapilla. 


9 


fVcpa cinerea. 


32. 


laeta. 


IO 


IVaircoris cimicoitles. 


33. 


Piesma capitatura. 


1 1 


Ilydrometra stagnorum. 


34. 


Berylus tipularius. 


l 'i. 


Gcrris aptera. 


3!). 


clavipes. 


i3. 


Velia currcn.s. 


36. 


meridionalis. * 


i4. 


riviilonim. 


37- 


Corizus errans. 


i5. 


Hcbrus pusillus. 


38. 


hyosciarai. 


i6. 


Plojaria vagabunda. 


39. 


crassicornis. 


'7- 


Harpactor cruentus. 


^0. 


capitalus. 


i8. 


. . haemorrhoidalis. 


4i. 


Pseudophlaeus Fallenii 


'9 


auaulatus. 


42. 


Merocoris denticulatus. 


ao. 


pedestris. 


KZ. 


Spinolae. * 


ai . 


Reduvius personatus. 


44. 


Syromasles marginatus 


22. 


Peirates stridiilus. 


4.5. 


Coreus spiniger. 


23. 


Prostemma lucidulum. 


46. 


Verlusia quadrata. 



Speciai * sigaatae uti aorae ia bac Centuria descriptae suDt. 



( 212 ) 



4.7- sulcicornis. 

4.8. Chaerosoma arundinis. 

4.9. •^— miriforrais. 
5o. Alydus lateralis. 
5i. calcaratus. 

52. Micreijtra fossularum. 

53. Stenocephalus nugax. 
54- Ophthalmicus grylloides. 

55. erythroceplialus. 

56. Heterogasler urticae. 

57. Lygaeus militaris. 



58. 
59. 
60. 
61. 
62. 
63. 

64. 
65. 
66. 
67. 
68. 



equeslris. 
saxalilis. 
familiaris. 
punclatoguUalus. 



Aphanus echii. 
^ Rolandri. 



pini. 

luscus. 

marginepunclatus. 

tardus. 



— insignis. * 

69. As lemma apterum. 

70. — — aegyptium. 

71. Phytocoris gothicus. 

72. flavomaculalus. 

73. I !■■' : agiljs. 



74. 
75. 
76. 

77- 
78. 

79- 

80. 

81. 
82. 
83. 
84. 
85. 
86. 
87. 
88. 
89. 
90. 

91- 
92. 

93. 

94" 
95. 

96. 

97- 
98. 

99- 

JOO. 



palli pes. 
6-punctatus. 
nigroviltatus. * 
seticornis. 



Globiceps variegatus. * 
Heterotoraa spissicornis. 
Raphigasler griseus, 
Pentatoma smaragdula. 
— — dissimilis. 
Eurydema ornatiim. 

oleraceum. 

Sciocoris marginatus. 

umbrinus. 

Cydnus bicolor. 

albomarginelliis. 

albomargìnatiis. 



tristis. 

Asopiis diimosiis. 
Tctyra pedemontana. 
Trigonosoma nigellac. 
Graphosoma nigrolineala. 

semipunclata. 

albolineata. 

- flavolineata. 
Podops inimctus. 

curvidens. * 

Coptosoraa globus. 



.\^f::-i:-L.ii--£.i--iLi':i 



(-213) 

ENUMERATIO 

AUCTORUM EORUMQUE OPERUM 

De quibus in hac Memoria menlio fit. 

BuRMEiSTER — Handbuch der Entomologie, Voi. II, i83o^ 
in 8." 

CoQUEBERT ( Ant. Ioan. ) — Illustralio Iconographicalnse- 
cloriira quac etc. Decades ires: Parisiis an. VII, X^ XII. in 4° 

Costa ( 0. G. ) — Aimuario Zoologico per l'anno i834.: 
Aapoli 1834-., in fo." 

Fauna di Aspromonte. ( Jtli della Reale /Iccudemia 

delle Scienze di Napoli , /'b/. IV ). 

CuRTis ( Ioan. ) — British Entomology : London i834- vi 
i83o, in 8." 

Cyrillus ( Dom. ) — Specimen I."" Entomologiae Neapoli-* 
tanac; Neapoli i^S^ .^ in folio. 

De Villers ( Car. ) — Nomenclator iconum Entomologiae 
Linncanae. 

DuFOUR ( Leo ) — Rechcrches anatomiques et Physi olo- 
giqucs sur les Ilcmiptères : Paris i833 .^ in 4-° 

Fabricius ( Ioan. Cbr. ) — Entomologia Systematica emen- 
data et aucta : IJaJ'niae /jg2-g6 , S voi. in 8.° cnm indice 
alphabetico. 

Systema Ryngotorum: Brunsvigae i8o3, / voi. in 8.° 

Faxlen — Monograpbia Ciraicum Sueciae : Hafniae i8oi^ 

/ voi. in 8.° 

Geoffroy — Histoirc abrégée des Insectes; Paris An. VII, 
^ voi. in -/.° 



( 2U. ) 

IL\nN ( Car. Gul. ) — Die Wanzenartlgea Insccte.n : 3'«- 
remberg ìS3i-t83'j^ in 8° 

Laporte ( F. L. ) — Essai d' une classification syslémati- 
que de r ordre des Hémiptères. ( Magasin de Zoologie publiè 
par GueriTv-Meneville , Paris i833 ). 

Latreille — Histoire Naturelle generale et parliculiere des 
Crustacés et des Insectes: Paris An. X-XIII, /^ voi. in 8." 
Regne Animai du Baron Curier, iwl IV.""" et V.' 



lun 



Lepellettier et Serville — Encyclopedie méthodique , Hé- 
miptères. 

Li.NSEUS ( Car. ) — Systema naturae , edii. XIII, curante 
Gmelin, Leipsig 1^88^ 7 voi. in 8.° 

Entomologia Faunae Suecicae , descriptionibiis anela 

DD. Scopoli , Geoffroy, De Geer, Fabricii, Schrank eie.: Lvg- 
ditni i^Sg., 4- viol. in 8." 

Panzer — Fauna Insectorum germaniae: Nuremberg i-jg6 
et seqq.. in /2.° 

Petagna ( Vino. ) — Instilutiones Entomologicae: Neapoli 
1 79:?, 2 voi. in 8." 

-^ — ^ Specimen Insectorum Ulterioris Calabriae : Neapoli 
ij86, in ^.» 

Rossi — Fauna Etrusca: Libami /7^o, 2 voi. in 4° 

ScHELLEMBERG — Cimicum in Helvetiae aquis et terris degen- 
tmm Genus in familias redaclum: Turici 1800., in 8.° 

Schrank. ( Fr. Paul, ) — Enumeratio Insectorum Austriae 
iadigenorum : Augustae Vindelicorum }'j8f, 1 voi. in 4*." 

ScHUMMEL — Monographie des Plotères, Breslaw. 

Scopoli ( Jean. Ant. ) --^ Entomologia Carniolica : Findobo^ 
nae 17 63., 1 voi. in 4-° 

< • ■■ .j ■ ■ Deliciae Florae et Faujjae Insubricae; Ticini /j 86- fj 88, 
4 voi. infoilo. 



(2l5) 

Serville ( Audinel ) — Description du gerire Peirates. {Àti' 
nales des Sciences Naturelles de Paris , juin i83t ). 

SpilVola ( Maxim. ) — Essai sur Ics genres d' Insectcs ap- 
parlenents à 1' ordrc des Hémiplères et à la sectioa de Hétéro- 
plères : Genes /(S?/, / voi. in 8° 

Weslwood — Mémoire sur les genres Xylocoris, Hylophila, 
Microphysa , Leptopus , Velia et Hebrus. ( j4nnales da la So- 
ciété Entomologique de France , Fol. Ili, t834 )• 

WoLFF ( Ioan. Frid. ) — Icones Cimicum descriplionibus 
illustratae, /c^cìcm/i quinque : Erlangae 1800-1811.^ in 4° 

CORRIGENDA. 



^*S- '47 l'n- 7- acquit 

1 49 — lo. Nolonecta minutissima, Lin. 

Fab. 

1 50 — 21. maculis 

i5j — 39. et alibi nonnumquan 

iS; — 9. et alibi Abrutiii 

160 — i5. inserì ts 

— — 17. Dy dinota 

— — 16. {ilota) septimam et oclayam. 
168 — 23. atliludine 

i"3 — 7. morginem 

181 — 31. Salerno 

— — 23. obdomine 
i83 — 17. qualuos 

— — 23. at 

184 — IO. nonnumijuam 

186 — 17. Prolorox 

i83 — 31. prothoracit disco 



.89 

l()3 
.93 

•94 
196 

'99 



36. prothoracii 
10. nigris 

g. breviari 

8. ed 
16. tal. Un. 1 
IO. cotrulro 



legendum. aquis 

Nolonecta minutissima, Fab. (ooo 
Lin. ) 
maculis 
nonnunquam 
jipruliis 
insertis 
Dyctionola 
ectavam 
altitudine 
morginem 
Salentino 
abdominc 
quaiuor 
et 

nunquam 
Prothorax 

prothoracis disco marginibm om- 
nibus exceptis 
prolhorace 
nigri 

angusliori 
et 

lai. lin. 4 
<-aeruUo 



RrlK^ua bfoevolus lector corrigai. 



( 2l6 ) 

TABULAE EXPLICATIO 

Figura I .* Corixa basalis , nob. 

a lungiludo naturalis: A inseclum auctum. 
2.» Peirates slridulus , magnitudine naturali. 
: 3." Monanthia qnadrimaculaia. 

a longitudo naturalis: A insectutn auctum. 
4--'' Neides meridionalis , nob, 

a longitudo naturalis: A insectum auctum: B Tliorax a late- 
re visus, in quo a inserlio pedum mcdiorum, b inscrtio pe- 
dum posticorum , p proccssus melathoracis. 
15.* Caput auctum Merocoris ^pinolae , nob. 

a a processus denlifornies. 
6.* Ferlusia sulcicornis ^ magnitudine naturali. 
7.* Aphanus insignis^ nob. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 
8." Aslemma aegyptiiim ^ magnitudine naturali. 
9.* Phytocoris nigroviltatus ^ nob. magnitudine naturali. 
10.^ Globiceps variegatus ^ nob. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 
1 1 .• Heterotoma spissicornis. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 
12.' Podops curvidens , nob. 

a longitudo naturalis: A insectum auctum: B capilis lobi ma» 
gis aucti , a lobus medius , b b lobi laterales. 



rjomo Vf{. 




fj^. 



a a 



^# 



r^S/iT. 








■' • C-euifil iltit. 



MEMORIA DEL CAV. FRANCESCO CANTARELLI SEGRETARIO DI CORRISPONDENZA DEL 
RE.\L£ ISTITUTO D'LNCORAGGIAMENTO, LETTA NELLA TORNATA DEGLI ii APRILE 1S44. 



La mia scritlura è piana, 
E lo scopo a cui mira non falla , 
Se lien si guania con la mente sana. 
Dante Purg. FI. 



Signori 

scopo della moderna scienza della economia politica è quel- 
lo di formare il ben essere delle popolazioni , e con ciò di pre- 
venire le inavvertenze de' governi, e gli errori de' particolari in 
materia d' industria , di commercio, e di finanza. Con la guida 
di questa scienza si e oggidì sommamente giovato alla prospe- 
rità delle nazioni. Tra gli anticW scrittori il solo Platone svi- 
luppava con somma cliiarezza e precisione i principi della so- 
cietà umana , riconoscendo egli che gli uomini avevano degl'in- 
teressi comuni tra loro , e che 1' accomunamento del lavoro era 
il più sicuro mezzo di pubblica fortuna ; e dimostrando la di- 
vcrsitcà eh' cravi tra le grandi speculazioni di commercio, e l'e- 
sercizio del fondachiere , rilevar faceva 1' abuso , vecchio quan- 
to il mondo, che una parte della società viveva nell' ozio a spe- 
se della massa de' lavoratori. 

N^el medio evo, in cui l'ozio era l'attributo di nobiltà, 
la economia politica recedeva anzi clic migliorava. Le imposi- 
zioni andavan messe a modo di rapina , ed il monopolio che 



( 2lS ) 

Teniva esercitalo in ogni, genere d' industria, attirava dagl'infe- 
lici artigiani lutto il lucro del loro lavoro. 

Non prima del decinioquinto secolo apparivano e nell' Ita- 
lia, ed in altre città di Europa i primi elementi di certezza di piìi 
quistioni economiche di alta importanza ; e fu in Italia che pub- 
hlicavansi i primi saggi di pubblica economia relativi alle qui- 
stioni daziarie , ed a' mezzi come provvedere di risorse le cas- 
se de' governi ; ed ecco 1' economia politica occupata della di- 
scussione di materie di finanza , che per molto tempo 1' han 
dato un carattere fiscale. Era riserbato a Sully;, ed a Colbert di 
dare un avviamento decisivo a questa scienza e formarne un si- 
stema, di cui il ramo amministrativo giovossi sommamente, sta- 
bilendo esso quelle leggi protettrici contro le quali sommi scrit- 
tori reclamano, perchè offrono al presente, a loro modo di vede- 
re le pili gravi difficoltà , e sono i più seri ostacoli , che op- 
pongonsi al suo maggiore sviluppamento. E lo slesso signor de 
Sismondi, la cui opera di economia politica in gran conto ten- 
ghiamo, chiamava quelle leggi, lo spogliamento de' consumatori, 
soggiugnendo eh' esse altri difensori non hanno che quel picco- 
lo numero di persone che ne profittano.) Ma per noi che non 
siamo in questo numero , e che esponghiamo il nostro divisa- 
mento nel solo interesse di veder prosperare maggiormente il 
proprio paese , ci auguriamo che ci saran cortesi coloro , che 
con teorica piili profonda diversamente veggono le poche rifles- 
sioni, che ci facciamo a, presentare in sostegno del cosi detto si- 
stema protettore. 

La libertà commerciale illimitata de' prodotti grezzi , e 
maniralturati dell' a^rricoltura e delle arti , che reclamano co- 
loro i quali non temono punto il disordinamento , non polreb- 
besi realizzare che quando vi concorressero simultaneamen- 
te , e senza riserva alcuna tuli' i popoli che hanno tra loro 



( 219 ) 

relazioni commerciali, ilappoichò mancando cotesto nnaniinc ac- 
cordo sarci)be un inganno funesto per quel popolo che prende- 
rebbe la iniziativa di sopprimere le dogane, e i diritti protetto- 
ri. Or tutti i popoli avendo messo delle condizioni più o meno 
rigorose nella immissione de' prodotti esotici , e nella estrazio- 
ne de' prodotti indigeni, ne è seguito che sotto la guarentigia di 
questo stato di cose un gran numero di fabbriche e di stabi- 
limenti industriali sonosi eretti , e da' quali sorami vantaggi 
oltengonsi. D' altronde V è un fatto innegabile , che sono e- 
sistite ed esisteranno sempre tra le diverse nazioni del mondo 
delle ineguaglianze inevitabili nelle loro produzioni di ogni spe- 
cie ; e cotesto ineguaglianze non possono che produrre indubi- 
tatamente la miseria alle nazioni piìi piccole a fronte delle più 
grandi , di tal che non mai si ottiene un compiuto livella- 
mento una compensazione sufficiente senza l' appoggio delle 
tariffe doganali , che supplir dcggiono alla inferiorità del clima, 
delle cognizioni , dell' attività , e dello incivilimento di quelle 
per non farle interamente soccombere. D' altra parte, ancorché 
vogliasi supporre che il cambio delle migliori produzioni tra i 
diversi stati debba proccurare quell' equilibrio di prosperità, che 
alcuni economisti sostengono doversi ottenere dalla libertà com- 
merciale ; pure le loro speranze non potrebbero realizzarsi che 
quando questa fosse universale , e potesse a perpetuità esservi 
una pace tra tutti i popoli del mondo. 

La esperienza di molti anni ha dimostralo che colesti prin^ 
cipì liberali han prodotto conseguenze triste, anziché corrispour- 
derc con falli reali alla pretosa utilità. 

È innegabile che l' Inghilterra, la quale oggi si è si alta- 
mente avvanzata nel perfezionamento de' suoi prodotti e nel bas- 
.50 prezzo delle sue manifatture, abbiasi accpiistata cotcsla pvoe- 
minenza industrialo col sistema proibitivo il più energico cha^i 



( 220 ) 

fosse adoperato in Europa, e che in certo modo, e per alcuni 
articoli mantiene ancora , non ostante che non siavi chi possa 
contendergliene la concorrenza. 

Cotesti fatti noti a chiunque ahhia cognizione per le co- 
se di puhhlica economia , e vero interesse per questo paese, 
esigono , a nostro modo di vedere , che dchhasi preferire alle 
discussioni ed alla incertezza una protezione sufficiente e be- 
ne assicurata, sino a che le risorse principali del travaglio e del- 
la pubblica fortuna, che si ottengono per 1' agricoltura da' gra- 
ni , da' vini , dal bestiame, e dagli olii, e per l'industria ma- 
nofattrice da' cotoni , dalle lane , e dal ferro, non ci dimo- 
streranno pienamente la superiorità nostra sullo straniero. E 
cotesto materie dirette con accorgimento otterrassi il comodo 
delle famiglie , la tranquillità del paese , l' incoraggiamento per 
la emulazione, il perfezionamento delle produzioni, e la con- 
servazione del sentimento di confidenza, e di speranza in tutte 
le classi degli operai. 

Noi non intendiamo ragionare della libera , ed universale 
concorrenza dell' esercizio di tutt' i poteri produttivi , come il 
dotto economista G. Gioia sostiene; ma ci facciamo a dire, che 
libertà illimitata commerciale de' prodotti grezzi e manifattura- 
ti dell' agricoltura , e delle arti non possa esservene tra le di- 
verse nazioni del mondo. 

La concorrenza straniera, che presentasi ne' porti di com- 
mercio co' grandi suoi capitali, e con le imponenti ed insupe- 
rabili sue forze deve scoraggiare gli sforzi , e paralizzare lo 
zelo degl' industriosi ; e noi seguendo le norme di coloro che 
pel sistema protettore sonosi pronunziali , diremo di esser piìi 
utile per un popolo, eh' è nella nostra posizione, di conservare le 
mercedi ed i risparmi di un lavoro nostrale , che offrono i 
•"te'Zzi da proccurarsi, anche a prezzo caro, tutti gli oggetti ne- 



/ 



( 221 ) 

cessarl al suo consumo, clic di privarsi della facoltà di pagare 
a tcnuissimo prezzo le raanifalture slraniere. Anzi dovrebbesi 
abbracciare un caro prezzo temporaneo, per ottenersi un durevo- 
le buon mercato. Ma non mancano uomini d'ingegno e sapien- 
ti per combattere colesti principi della scienza con vagbe disser- 
iazioni e con sofismi , sostenendo cbe la li])crtà commerciale 
produrrà il buon mercato cosi detto a' consumatori sulla ge- 
neralità de' prodotti, sia dell' agricoltura , sia dell' industria di 
qualunque origine. Essi poggiandosi su i loro raziocini , ri- 
cusano di ammettere cbe buon mercato assoluto non può 
esservene affallo , quando rifletterassi cbe i bassi prezzi posso- 
no divenire onerosi per la classe maggiore de' consumatori , 
ed equivalgono quasi alla cosi appellata carestia , quando man- 
cano i mezzi da poter acquistare gli oggetti di cui bassi bi- 
sogno : mezzi cbe con la soppressione delle risorse del lavoro 
cbe produrrebbe il cambiamento illimitato della produzione, sa- 
rebbero affatto distrutti. 

Ammettiamo per un memento la ipotesi che vogliasi pro- 
clamare il commercio illimitato , e libero delle produzioni eso- 
ticbe ed indigene , ed esaminiamo quali ne sarebbero le con- 



seguenze. 



I porti , le frontiere ed i mercati di quel popolo cbe da- 
rebbe siffatta iniziativa sarebbero subitamente inondati di derra- 
te , e di oggetti manifatturali di ogui specie , ed a prezzi infe- 
riori della spesa fatta per coltivare e raccogliere quelle derrate, 
per fabbricare quelle manifatture clic vi sarebbero importale 
da tutte quelle nazioni del mondo , presso le quali il prezzo sa- 
rà minore di molto, o per ragione della loro situazione locale , 
o pel suolo ubertoso , o pel maggiore incivilimento , o pel 
mite costo della mano d' opera ce. ce, di lalcbè gli ricsci- 
rù impossibile a poterne sostenere la concorrenza. E le conse- 



( 222 ) 

gaenze di cotesto stato quali sarebbero? Lo scoraggiamento e- 
norme tanto de' proprietari , i quali non troverebbero a smalti- 
re le loro derrate , quanto degV industriosi , i cui prodotti delle 
fabbriclie , rimanendo invenduti , i lavori sarebbero o diminuiti 
o sospesi al postutto , e più migliaia di braccia rese inattive , 
disoccupate , e senza mezzi di sussistenza non potrebbero clie pro« 
durre un malcontento generale , e col tempo 1' ordine pubblico 
ne rimarrebbe indubitatamente alterato. 

r 

Quando tutti i popoli del mondo formeranno una sola fami-^ 
glia , allora si cbe vi potrà essere una libertà illimitata nel cam- 
bio delle produzioni agricole e manifatturiere tra uno stato e l' 
altro , senza cbe gT interessi dell' uno pregiudicar possano quel' 
li dell' altro ; ma sempre cbe le diverse nazioni del mondo for- 
meranno tante separate famiglie , come sono state e saranno , 
ragion vuole cbo ogn' una di esse faccia di tutto per la propria 
prosperità , e pel bene maggiore degl' individui che la compone 
gono, adottando un sistema di transazioni che più corrisponde a 
tale scopo. E cotesto transazioni menano alla necessità di doversi 
combinare le dimando, e le offerte in modo da non sagrificare i 
vantaggi acquistati, anzi di acquistarne de' novelli per quanto sia 
possibile. A conchiudere tutto, riducesi a determinare le facilitazior 
ni, ed i privilegi particolari che meglio convengan ad uno sta- 
to di reclamare , o di accordare ; ed a stabilire le condizioni del 
cambio nella tale o tale altra produzione ; di quella o quel- 
r altra origine , dovendo ricevere tale o tale altra destinazione. 

Quando poi si trattasse di negoziazioni commerciali tra due 
Sfati , le cui produzioni poco somigliano tra loro , egli è certo 
che trarrcbbonsi in errore se proccurassero di avere diversità 
nella riscossione de' dritti , perchè sarebbero di ostacolo , e re-, 
stringerebbero le loro operazioni. Poiché essi sonosi proposto delr 
le reciproche concessioni , debbono ammettere tutt' i regolamene 



( 223 ) 

li che hanno per iscopo di facilitare il loro traffico, e perciò 
debbono ribassare i dritti doganali , anzi sopprimerli sino a quel 
punto che potranno permettere le circostanze del rispettivo stato 
di loro finanze. 

Ma quando i prodotti della industria e del suolo de' due 
popoli siano simili per lo affatto , egli è impossibile cosa di ri- 
cercare, a malgrado ogni attenzione che vogliasi praticare , se 
i cambiamenti effettuati sieno diretti al reciproco vantaggio , o 
se uno de' contrallanti fosse il solo a profittarne. Se poi per qua- 
lunque siasi circostanza vi saranno interessi realmcnlc separali, 
e delle diversità non di poco momento nelle spese di produzio- 
ne;, in questo caso niJla ometter si deve per prevenire una con- 
correnza, che recherebbe sicuramente disastri di non lieve conse- 
guenza; ed è un dovere inevitabile allora per parte del Governo 
di proteggere gli stabilimenti industriali , gravando i simili pro- 
dotti stranieri di dazio in modo da farne diminuire l'importazione. 
Jlolti si fanno a credere che i trattati di commercio ben 
diretti, mentre giovar possono all'industria di quegli Stati che 
giungono a stabilirli , sommo vantaggio arrecano alla marina mer- 
cantile per r attività grande che viene a riceverne. Ma conoscia- 
mo che più progetti di trattati commerciali sonosi spesso ripro- 
dotti Ira diversi Stati inciviliti della colta Europa, e mai ninno 
ne rimaneva effettuato per la potente ragione, che i grandi Sta- 
li schiacciano sempre quei più piccoli di loro. I trattati di com- 
mercio potrebbero solo aver luogo Ira due Stali simili perfetta- 
mente in capitali, ed in ogni altra Circostanza che contribuir pos- 
sa a provvedere le stesse produzioni in quella medesima quau- 
lilà, ed agli stessi prezzi; eppure sembraci, che concorrendovi 
ancora tulle le su indicate circostanze non converrebbe aversi tra 
quei due Slati un trattato di commercio, per la ragione che il lo- 
ro commercio consistendo presso a poco nelle medesime prodii- 



( 224- ) 

zioni industriali o manifatturiere , le due nazioni farebbonsi un 
torto scambievole , se fosse loro permesso portare 1' una nell' al- 
tra prodotti delle rispettive fabbriche con gli stessi vantaggi de' 
naturali del paese. 

Le utili relazioni commerciali, secondo noi divisiamo, posso- 
no stabilirsi solamente con popoli, i quali possedendo le mate- 
rie prime han fatto poco progresso nelle arti e nell' industria, 
perchè essi, provvedendo di quelle alle nazioni che ne mancano, 
che ne producono in quantità tale da non poter supplire appro- 
pri bisogni, cercano di ricambiarli con prodotti ben manifattura- 
ti ; e livellando giustamente i rispettivi diritti doganali di entra- 
ta e di sortita, si gioveranno reciprocamente, perchè il proprie- 
tario smaltirà convenevolmente il prodotto del proprio suolo o 
della propria industria , e raddoppierà di mezzi per accrescerlo^ 
ed i consumatori otterranno la buona qualità del lavoro , e '1 
buon mercato di esso , perchè non gravato di forte dazio d' im- 
portazione. 

Le nazioni eminentemente industriose sono quelle alle qua- 
li rende conto di provocare i trattati commerciali , perchè le lo- 
ro industrie trovandosi, pei vistosi loro mezzi, grandemente svi- 
luppate , i loro prodotti manifatturati sono piìi economici di 
quello che meno industriose sono ; e con ciò difendendosi dal- 
la concorrenza straniera , conservano una costante estrazione 
de' prodotti delle proprie fabbriche che moltiplicano all' infi- 
nito. E pel conseguimento di un tanto scopo esse non rispar- 
miano né spese , né cure , spingendo incessantemente le altre 
nazioni ad operare con poco accorgimento quei principi econo- 
mici, eh' esse non mai adotterebbero, quando non giugnessero a 
mettersi di accordo co' loro interessi , e con le loro vedute po- 
litiche. 

I trattati di commercio portano seco loro una riforma delle 



( 22^ ) 

tariffe doganali , e conscguentemente la necessità di doversi a- 
gire con estrema pnulen/a , a fuic di gradatamente giugncre ad 
una più cliiara conoscenza di causa, onde non compromettersi 
le fortune legittimamente acquistate, e le industrie floride, e pro- 
sperose , le quali alimentando la classe numerosa degli operai 
contribuiscono alla tranquillità e alla opulenza degli Stati. 

Ma r attuale condizione della industria manifatturiera chia- 
maci a cosa mollo più interessante , eh' è la soluzione del dop- 
pio problema di pubblica economia , cioè del limite che convicn 
dare alla produzione , e delle misure a prendersi per non vede- 
re inoperosi coloro che non possono in altro modo trovare, che 
nella continuazione del loro lavoro , i mezzi della sussistenza. 
La tema di non giuguersi a sciogliere favorevolmente il proble- 
ma suddetto , spinge gli uomini fdantropici a desiderare arden- 
temente de' cambiamenti ne' metodi di fabbricazione pel grande 
numero de' raendici che si ravvisano ne' paesi manifatturieri. Es- 
si alìliggonsi dello stato degradante della classe degli operai, pro- 
dotto dalla regolare azione delle macchine atte ad ogni genere 
di lavoro , ed alla quale , rimanendo il solo passivo lavoro del- 
le operazioni di poco momento , che niun impulso produce , 
esponcsi a perir di fame , per le sospensioni continue del la- 
voro, cagionate dalla prontezza che la produzione offre all' opera 
propria. 

Agli occhi di quegli uomini cotesto stalo di cose ha pure 
lo inconveniente di riunire molte ricchezze in mano di pochi. Con 
esso gli operai ninna speranza hanno di essere rimpiazzati in al- 
tro lavoro , perchè abbandonata quella occupazione alla quale dal- 
la infanzia sonosi addestrati, bel tempo loro abbisognerebbe per 
apprenderne altra. Essi conchiudono da ciò, che una macchina 
che abbrevia il lavoro, e che condanna alla inazione molte brac- 
cia, formando nel tempo slesso molte mauifallure, sia dannosa 

^9 



( 226 ) 

in un paese molto popolato , e che adottando sempre macchine 
nuove non farebbesi che aggiugnere nuove sventure su i pove- 
ri artigiani , e sotto il pretesto specioso di produrre il desidera- 
to buon mercato a' consumatori , paralizzano le risorse del lavo- 
ro di un grande numero di famiglie ; che T operaio il quale ha 
poco guadagnato, non è al caso di giovarsi di quel buon mer- 
cato, e che la produzione stimolata senza ottenere un sensibile 
effetto sulla consumazione , rimanendo paralizzata produce la cri- 
si commerciale; che durante la crisi commerciale gli operai chia- 
mati in qualche stabilimento piìi prosperoso soffrono sommamen- 
te, perchè riuniti in grande numero si fanno essi medesimi la 
concorrenza la più terribile e distruttiva. Né coteste obiezioni 
rimangono prive di risposte, pei'chè i partigiani delle macchine 
poggiati sulla esperienza contestano con molti esempì la loro u- 
tilità. Dicono costoro che milioni di uomini tanto sulla superfi- 
cie , che nelle viscere della terra eseguono immensi lavori , ai 
quali dovrebbesi rinunziare se si dovesse abbandonare 1' opera 
di alcune macchine che vi necessitano. Col soccorso delle mac- 
chine giugncsi ad ottenere dalle materie prime un prodotto con- 
temporaneamente e più abbondante e più perfetto. Per esempio 
essi dicono, quale abilissima fabbrica potrebbe ottenere da un mez- 
zo rotolo di cotone greggio un filo di circa centosessanta miglia 
di lunghezza, come fassi con la macchina appellata Mull-Jennyi 
Col risparmio della mano d' opera può farsi molto lavoro a prez- 
zo mercato , e questo producendo un numero grandissimo di ri- 
chieste, ne segue che il valore venale della totalità delle mer- 
canzie fabbricate sorpassa in ogni anno quello eh' eseguivasi pri- 
ma che alcun perfezionamento vi si fosse arrecato. Ne segue an- 
cora che il numero degli operai, che occupa ciascuna industria, 
aumentasi in proporzione che vi s' introducono trovati di fabbri- 
cazione più celeri e speditivi. 



( 227 ) 

Si sa , soggiungono , clic soddisfallo un bisogno ne cliiama 
sul momenlo un' altro, e conscguculemntile il lavorio delle mac- 
chine non può mai essere cagiono della diminuzione del nume- 
ro degli operai occupati in ciascuna industria , quando per 
soddisfare prontamente alle richieste de' consumatori esse tanto 
utilmente preslansi. Infine, conchiudono che con la introduzione 
delle macchine il numero degli operai aumentasi ogni giorno , 
e che un fatto innegabile in favore della utilità arrecata a quel- 
le nazioni o\e sonosi le macchine introdotte, sia quello dell' ac- 
crescimento delle popolazioni, indizio certo della loro prosperità. 

Non v' ha dubbio che sonovi delle cose da ammettersi ne- 
gli argomenti riportati tanto a favore, quanto contro del sistema 
automatico ; ma la quistione sembraci di essersi trattata sotto 
un punto di veduta troppo generale, e troppo assoluto cosi da co- 
loro che biasimano quel sistema, come da quelli che lo approvano, 
e sembraci che siansi e gli uni e gli altri allontanati dal vero. 

L' adozione de' motori meccanici è , non può negarsi , la 
cosa più utile e più vantaggiosa , che poteva 1' ingegno uma- 
no inventare ; e '1 dire che lo impiego loro possa facilmente 
estendersi sino all' abuso , e che cotesto abuso possa arrecare 
gravi conseguenze , 1' è un assurdo per noi , che opinando di- 
versamente crediamo dovercene avvantaggiare per tutto quello 
che possa interessare la comune prosperità. Se lo stato della 
nostra industria manifatturiera fosse simile a quello dell' Inghil- 
terra , allora si che dovremmo pensare a non distruggere né a 
costernare la classe più estesa della nazione, eh' è composta da- 
gli agricoltori e dagli operai , la quale mancando di lavoro fa- 
cilmente liberasi allo spirito della sedizione. Allora dovremmo 
esaminare il modo come poter giungncre ad evitare i processi 
meccanici al di là de' nostri bisogni, in ragione delle nostre re- 
lazioni con lo straniero , ed in maniera da garantirle per Io al- 



( 228 ) 

fatto da' disguidi di una grande massa di braccia, che potrebbe 
rimanere inoperosa. 

D' altronde le risorse, di cui dispongono le grandi nazioni, 
sono molto superiori alle nostre , e la ripartizione n" è ben di- 
versa. Tra noi pochi sono i possessori di ricchi capitali, e tro- 
vano essi facilmente ad impiegarli , comperandone immobili o 
rendite inscritte sul Gran-Libro , e poco curansi di consa- 
crarli per grandi intraprese industriali, di tal che per fondar- 
ne alcuna si è nella necessità di suddividere le azioni in som- 
me di poco momento , mentre gì' inglesi , i francesi , ed altre 
cospicue nazioni possono formare le più importanti associazioni 
col soccorso di pochi interessati , e questo 1' è un vantaggio 
sommo che cava all' aggiotaggio un potente alimento. 

L' aumento della popolazione che dicesi una pruova del mi- 
glioramento generale, e della prosperità degli abitanti delle cit- 
tà manifatturiere non è in fatti pei coltivatori , che un cambia- 
mento di arte provvocato dalla momentanea attività delle fabbri- 
che. Sarebbe perciò errore, a nostro modo di vedere, conchiude- 
re, dal semplice cambiamento di un posto nelF altro, della popo- 
lazione che la pili parte di coloro che sonovi concorsi abbiano 
migliorato di fortuna. Ciò non ostante se questo avvenisse pres- 
so qualunque nazione, dovrebbesi cercare di evitar tutto quello 
che potrebbe produrre simili risultaracnti ; dappoiché qualunque 
siano le cose che abbiamo esposte , non è mica a desiderarsi 
che migliaia e migliaia di uomini addetti' all'industria agricola 
ricusino le loro occupazioni rurali , sulle quali riposa 1' unione , 
e la moralità delle famiglie, per abbracciare una sussistenza pre- 
caria , e soggetta a momentanei cangiamenti negli stabilimenti 
manifatturieri. Ciò che sarebbe a desiderarsi si è, che i coloni 
siano messi alla portata di poter unire alla cura della coltura 
delle terre i lavori elementari della industria. 



( 229 ) 

Molti credono che a conseguire cotesto scopo dovrcbbcsi 
evitare di dare lo stesso sviluppamento e lo stesso impulso alla 
costruzione ed all' impiego delle macchine. Essi soggiungono che 
quando la potenza delle macchine vada applicala alla navigazione 
marittima e de' fiumi , a' trasporti per terra , alle industrie per 
le quali la natura stessa le ha indicato , come a dire di quelle 
il cui scopo è lo scavo de' minerali e del carbon fossile, la fu- 
sione de' metalli , lo scavo delle saline, sia il meglio che possa 
farsi , combinandosi però la loro opera in ragione dell' attività 
dell' industria e del commercio. Ma sia pur cotesto lo impiego 
delle macchine, può mai negarsi che la loro moltiplicazione di- 
venga una grandissima risorsa per l' esteso numero degli operai di 
cui abbisognano? certamente che noj ed ecco perchè ci faccia- 
mo a conchiudere: 

I. Che libertà industriale e commerciale illimitata per 
questo Regno non debba esservene , dovendosi sostenere gli 
stabilimenti di arti e di manifatture che tanto progrediscono 
tra noi con la guida delle tariffe doganali regolate, con le ve- 
dute di una protezione limitata , per modo che i consumatori 
possan trovare il loro conto , servendosi tanto de' prodotti del- 
l' industria indigena, quanto di quella straniera ; tariffe che do- 
vrebbero rettificarsi da uomini probi, e perfettamente istruiti in 
queste cose, volta per volta che la bisogna facciasi a richiederlo. 

II. Che trattati di commercio con nazioni eminentemen- 
te industriose non dobbiamo fare , per la ragione che il 
basso prezzo degli oggetti industriali di quelle ne farebbe empi- 
rò i nostri mercati , e distruggendo le fabbriche nostrali ci ar- 
recherebbero sicura miseria. E qualora per politiche circostanze 
alcun trattalo commerciale far si dovesse, allora ben ponderan- 
do i risullamenti della nostra bilancia di commercio, dovrassi 
proccurare di favorire con tenue dazio d' importazione quello di 



( 23o ) 
cui abbiam bisogno positivo , allontanando da noi quelle produ- 
zioni straniere che possediamo con proporzionati dazi, e cercando 
di facilitare 1' estrazione delle materie prime che abbiamo al di 
là del bisogno delle nostre fabbriche. 

IH. Che r uso delle macchine debbasi proteggere per 
ogni genere di arte e d' industria , compresa 1' agricoltura ; si- 
curi che con esso lungi dal rodersi gli operai e gli agricoltori 
dolenti per mancanza di lavoro , moltissimo e ben compensato 
ne otterranno. Presso di noi che gli stabilimenti industriali non 
sono moltissimi , 1' uso delle macchine è oltremodo necessario 
per ottenersi celeramente, raddoppiato e perfetto lavoro, da 
poter supplire a' propri bisogni , ed evitare il notabile danno di 
ricorrere allo straniero per quegli oggetti che ben possiamo da 
per noi stessi provvederci, 



Sulla domanda di privativa per la introduzione del metodo e- 

LETTUO-CIIIMICO PER DORARE I METALLI , E l' ALTRA PER DARE UN 
leggiero strato di piombo AL FERRO ED Al PROJETTILI DELl' ARTI- 
GLIERIA PER PRESERVARLI DALL' OSSIDAZIONE. NOTA LETTA AL REALE 
ISTITUTO d'incoraggiamento NELLA TORNATA De' 2 3 GENNAIO l84.5 
DAL SOCIO CORRISPONDENTE SIGNOR CAV. D. FRANCESCO d'AgOSTINO. 



Signor Presidente — Signori. 

■AM ON meltiamo alcun dubbio , che quanti sono gli Accademi- 
ci, che onorano questo Recinto , non sappiano tutti quali siano 
slati sin" ora i metodi praticati per dorare i metalli , e che pii!i 
particolarmente quei sapienti che sono versati nelle chimi- 
clie discipline ricordino bene quanti sforzi siansi fatti nella 
colla Europa per preservare il ferro dall' azione distruggitrice 
dell' ossigeno. 

Quantunque la doratura de metalli per via del mercurio avesse 
avuto lunga e dura esistenza, sempre però reputato fu un metodo im- 
perfetto, perchè dava risultati poco durevoli: fu rimpiazzato tosto che 
si potò da altro processo puramente chimico, che chiamossi doratu- 
ra per via umida. Ebbe questo le sue distinzioni per le diverse dis- 
soluzioni dell'ossido d'oro, e che fu altrimenti usato in Inghil- 
terra ed in Germania , e però non andò scevro di difficoltà e 
di vizi, tra i quali notavasi 1' alla temperatura bisognevole al li- 
quido in cui immcrgevansi i pezzi i quali allorché erano di gran- 
di dimensioni non venivano perfoltamcnte dorati — Venne poscia 
il procedimento Elettro-Chimico nel quale s' impiega 1" azione 



( 232 ) 

della Pila; e questo processo cambia solo in diversi paesi per la 
variettì delle dissoluzioni d' oro che si usano ; e tra le quali al- 
cuni preferiscono le meno costose e le pii!i durevoli. A noi sem- 
bra ozioso dirvi dippiìi sulla successione di questi metodi , e 
parci anche inutile scendere al dettaglio di tutti questi procedi- 
menti detti Elettro-Chimico, Galvanoplastico; o Voltaico. Ci ba- 
sta di richiamare alla vostra mente i nomi di Elkington, di De 
la Rive , di Wright, di Boettger e finalmente del Ruolz; e sia 
detto ad onore dell' Italico suolo , dobbiamo mettere alla testa 
di questi un nostro Italiano, il Professore Pavese l'Illustre Bru- 
gnatelli , il quale si valse da tempo remoto della Pila per in- 
dorare i metalli. 

Vi abbiamo, o Signori, premesso questi fatti per venire ad 
una pronta decisione nel caso che ci occupa: qual' è il metodo 
che si vorrebbe introdurre tra noi per indorare i metalli? è 
questo il galvanoplastico , ma forse si vorrà impiegare altra 
nuova sostanza per la soluzione dell' oro ? si ha forse in vista 
qualche nuovo Cianuro, Cloruro, o Solfuro? Vi si risponde ne- 
gativamente: il metodo è precisamente quello del Ruolz. E que- 
sti, il sapete, impiega il Cianuro di potassio disciolto nell' acqua 
distillata , ove introduce del Cianuro d' oro. — E noi, o Signori, 
siamo già in possesso di tal metodo ; questo è già conosciuto 
nel nostro paese , ed è già in pratica sono ormai molti anni 
nello Stabilimento del Signor Cirelli, e vi ricordiamo che nel 
i84i vi negaste di concedere a questo stesso la privativa che 
vi domandava per lo stesso procedimento: per tai ragioni adun- 
que portiamo avviso che non puossi aderire alla dimanda per 
questa prima parte. 

Se vi piacerà poi di prestare la vostra benevola attenzione 
al nostro dire, noi vi parleremo della seconda domanda. 

Sarà slato sicuramente altra fiata portato alla vostra orni- 



( 233 ) 
nentc discussione un soggcllo di somma importanza , un afiare 
di altissimo interesse per le arti e per 1' industria , e pure 
per la vita sociale , qual' è quello di distruggere quella tendenza 
che ha la natura del ferro di combinarsi con 1' ossigeno dell' 
atmosfera che lo rende poco atto a quegli usi. 

Yi è pur noto quanto si fece in tutti i paesi ed in tulli 
i tempi per opporsi a quest' alterazione del ferro , prodotta co- 
me dicemmo dall' atmosfera , o dall' acido idroclorico provve- 
nienlc dalle marine esalazioni. 

Or per giungere a tale intento talvolta si fece uso del gra- 
scio animale , e talvolta dell' olio. Chi impastò del grafite con 
r olio di lino cotto , o con dell' acqua gommata. Chi lo covrì 
di un intonaco di pece nera sia a caldo sia a freddo. Chi ar- 
roventando il ferro ne fregava le superficie col corno bagnato 
nell'olio, o con delle penne o altre sostanze simili animali. Chi 
infine volendo far conservare al ferro il suo brillante metallico 
impiegò le vernici all' alcool avendo per base delle resine. 

Fin qui le chimiche discipline non avendo dato che deboli 
preservativi per conservare al ferro i suoi vantaggi , non tardò 
la scienza di somministrare altri lumi benefattori. Infatti Sir 
Davy penetralo dell' utilità di tanta scoverta , illuminato dal 
suo genio , trovò che si possano garentire in date circostanze 
i metalli dall' ossidazione alla quale sono esposti, dando ad essi 
un eccesso di elettricità negativa permanente , e piìi potente di 
quella , che prenderebbero dal loro contatto con 1' acqua o col 
corpo qualunque che determinano la loro ossidazione; vide pure 
egli, come conoscete, che si giunge allo scopo mettendo in con- 
tatto una porzione di altro metallo , che sia positivo a suo 
riguardo , e che sviluppa in esso un eccesso sufficiente e 
permanente d' elettricità negativa. — Talment e fu penetrato da 
tal verità , che fece tutte quelle belle esperienze che sapete 

3o 



( 234. ) 
ne' Porli di Kingstaun, e di Portsmoulli. Egli trovò che su di una 
lama di ferro , a cui saldalo aveva un pezzo di zinco , il solo 
zinco restava ossidato , ed il ferro interamente preservato dalla 
corrosione ; quindi conchiuse , che lo zinco conserva il ferro 
dall'ossidazione quando questi metalli sono in contatto immediato. 

Or questa scoverta del Davy fu comunicata all'accademia del- 
le scienze in Parigi in una delle sedute del mese di Aprile i836. 
Il Signor Dumas lesse in questa occasione un dolio rapporto, e 
propose di sostituire a tante sostanze usate un intonaco di Caout- 
chouc mischiato con olio ordinario ; ma questo mezzo ad altr- 
non parve durevole , perchè ragionevolmente l' intonaco di tal ma- 
teria va via subito in iscaglie, e dislruggesi prontamente con lo 
stropicciamento.^- Noi vi facciamo altresì rilevare che quei dot- 
ti nelle loro ricerche per dare al ferro una certa indistruttibili- 
tà , non perderono di visla , che il preservatore dovesse soddi- 
sfare alle condizioni delle forme de' pezzi , e rispettare le dii 
mensioni ; e rimarcherete in questa occasione , che la quistione 
della conservazione di questo metallo fu assai studiata per lutto 
ciò che ha rapporto ai bisogni dell' uomo , ma pure interessò' 
per quei mezzi di sua distruzione , come interessò diciamo alle 
arti utili alla vita non solo , ma si bene pe' suoi rapporti al 
servizio militare. — Gl'immensi proiettili dell'artiglieria, le boc- 
che da fuoco in ferro , gli affusti in ferro, e quella quantità di 
macchine inservienti alle sue costruzioni costano immensamente 
ad uno Stato , e per cui un tal oggetto ha richiamalo sempre 
1' attenzione di luti' i governi. Il Francese sopra tutti da più an- 
ni si occupa seriamente di tal miglioramento. Egli mostra la 
più grande cura per la conservazione dei suoi proiettili^ e del- 
le sue artiglierie in ferro. 

Il Signor Arago prendendo parte a questo interessamento 
sotto il rapporto economico, in una sua arringa alla Camera de 



( 2315 ) 
deputati fece conoscere tutto quello , che si era fatto per im- 
pedire r ossidazione del rame che fodera i bastimenti , come 
per i proiettili dell'artiglieria, e conchiuse il suo dire che l'ef- 
ficacità del procedimento Voltaico per la conservazione de' me- 
talli non poteva essere messo in contestazione. Ma siccome una 
esperienza fatta, che consisteva a cingere i proiettili con alcune 
laminetle di zinco, non aveva dato il desiderato risultato ; Egli 
credeva, che il metodo probabilmente sarebbe riuscito se i proiet- 
tili si fussero tuffati in una vasca di acqua un poco alcalina , 
e credeva pure che l' impiego dell' acqua così saturata senza 
coppia Voltiana potea essere sufTicienlc a produrre 1' effetto. 

Il Signor Sorci presentò anch' egli un metodo alla Socie- 
tà d' Incoraggiamento Francese , la quale dopo molte esperienze 
ne prova la riuscita, e stabilisce che quel processo protegge ef- 
ficacemente il ferro contro 1' ossidazione. 

Tal metodo, voi il sapete, consiste in covrire di un intonaco 
di zinco , pure dipingere con dipintura galvanica , o frettare 
con pasta galvanica , i pezzi di ferro , o le lamine , che si vo- 
gliono preservare. Il Signor Dulong, parlando all'Accademia del- 
le Scienze del metodo slesso , lo lodò moltissimo , e volle ma- 
nifestare la sua opinione circa il principio della conservazione 
del ferro con tal processo ; e disse che dessa non era dovuta 
unicamente al fluido galvanico di cui gli effetti cessano subito 
dopo r ossidazioue dei metalli elettrizzali positivamente , che ri- 
covrono il ferro , ma che V ossido sviluppato dal contatto gal- 
vanico attaccandosi con forza sul ferro lo preserva dalla ruggine, 
come lo farebbe una vernice indistruttibile. Questa opinione ma- 
nifestata da un dotto ha aperto il campo agli scienziati di studia- 
re pili profondamente la quistione, e forse un giorno si otterrà 
pili profitto dalla teorica del potere Elettro-Chimico. 

In Inghilterra, ove le arti utili si coltivano e si applicano 



( 236 ) 
con successo, compongono delle dipinture mediante le quali le 
bocche da fuoco di ferro ed i proiettili sono verniciati per ga- 
rentirli dalle degradazioni prodotte dalle influenze atmosferiche. 
Or vi diciamo in che consista una tal dipintura , che chiamano 
Anticorrosium paint. 

È composta da una sostanza artificiale, c\l h T anticorrosium 
propriamente detto, e da altre materie. L' anticorrosium proprio, 
anch' egli è un composto che secondo 1' analisi contiene : 
Scorie calcaree di forgia \ 

r,^^^ ^ ) In differenti proporzioni. 

Cerussa ( '^ ^ 

Nero fumo 3 

Quando si deve applicare vi si aggiunge 

Della piombaggine ì 

Del minio f t in- i- • ■ 

Deir olio di lino cotto ( ^^ ^^^^^"^^^^ proporziom. 

E dell' essenza di trementina ; 

Appo noi si fa uso con vantaggio , per verniciare i can- 
noni , i proiettili ed i ferri dell' artiglieria , del catrame mine- 
rale , che si ottiene dalla distillazione del carbon fossile ; al 
quale si aggiunge tant' acqua di ragia quanta ve ne ha bisogno, 
per renderlo abbastanza liquido : e pare che questo sia il mi- 
gliore preservativo di quanti siansi usati sin ora contro V ossi- 
dazione, almeno su i grossi pezzi. 

Premesso quanto si è fatto su tale importante soggetto, pas- 
siamo ora a decidere se debbasi accordare privativa pel metodo 
proposto dell' intonaco di piombo. 

Con esso trattasi , o Signori , di un procedimento Elettro- 
Chimico , che agisce sulla dissoluzione dell'ossido di piombo nel- 
la potassa. E qual' è dunque la novità? quale n' è il vantaggio? 
è desso economico ? ed è durevole ? è eseguibile per tutti gli 
immensi proiettili dell'artiglieria? Noi crediamo, come altri pri- 



( 237 ) 
ma di noi l' lian detto, che il piombo non merita niuna prefe- 
renza sugli altri metalli , impiegato come intonaco galvanico , 
perchè non può essere fissato bene sul ferro come ogni altro 
metallo, trovandosi in ultimo luogo nella scala delle affinità chi- 
miche; che anzi per i proiettili dell' artiglieria esso si rende inu- 
tile , poiché il continuo stropicciamento distrugge facilmente 
quella crosta , e ne mette a nudo le superficie ; che una volta 
applicata quella covertura di piombo non potrebbesi più rifon- 
dere detto ferro con vantaggio , poiché il piombo in sua com- 
binazione ha la proprietà di farlo divenire acre cavernoso e mol- 
to fragile a freddo ; e locchè farebbe perdere anche i due ter- 
zi del valore che si assegna al ferro ossidato volendosi rifon- 
dere ; ed una tale ragione ha fatto anche allontanare il sistema 
di zincare i proiettili dell' artiglieria. 

Noi quindi portiamo avviso di non doversi accordare , an- 
che per questa parte, la chiesta privativa. 



cinicim 

REGNI NEAPOLITANI 

DECAS PRIMA, SECONDA, TERTLV , QUARTA ET QUI>'TA. 



A U e T R E 
ACHILLE COSTA. 



Instituti Membris. 

RiMUS mcac lucubrationis fructus , Ciinicum scilicet Regni 
Neapolilani Centuria^ ab hoc Sapienlum Conscssu benigne ex- 
cepUis ac iudiilgentia dignatus est, cum in vestris Actis eam in 
Tulgus proferrc jussistis ; nunc autem forliore animo hoc opus 
pcrscqiii conalus surn , ac secundum specimen hodierna die vo- 
stro non communi judicio libentcr submilto. 

Regni Neapolilani Fauna tercenlum et ultra Hemipterorum 
Heteropterorum specics jara enumerat. Et cum eas omnes illu- 
strare vcl dcscribcre in animo habeam , Ccnturiae secundae ti- 
tulo usus sum , cui et terlia succcdct. 

Ex quinquaginta spcciebus quae lioc in specimine recensen- 
tur , novas undecim vel quas ab aucloribus non descriptas judi- 
cavi, et ex iis novum gcuus " Metacanthus " instituere necesse 
visum est. 

Icones earnm specierura exhibere palavi quae vel uti do- 
vae hic describuntur , vel quarum nondura in operibus aliae 



( 24.0 ) 

existebant, vel si existebant malae quidem et equivocae , sicut 
in Corixis accidit. 

Systema id ipsum, quod et in prima Centuria, sequutus sum. 
Familiarum generumque , de quibus jam antea tractatum est , 
characteres iterum referre frustraneum existimavi ; sed eorum 
tantum quae hic primum tractantur. 

Quapropter , quemadmodum spero , hoc opus , qualecunque 
factum est , aequo animo excipite , Viri clarissimi ; ut proce- 
dente tempore audeam majori virtute aliud hujus generis perse- 
qui. In hoc elaborandum puto , haec scientiarum studeo. 



• ( 24l ) 

Hemiptera-IIeteroptera. 
Familia I." NOTONECTINI. 
Genus corixa , Geojf. 

4-. (lOi) Corixa undulala. Tab. I. Fig. 3. 

C. Jlavo-teslacea, prothorace lineis S-G transversis distinciis nigris; 
cìylris irianfjulo magno suturali lineis transversis inlegris reelis , reliquo 
lineis transversis jlexuosis saepius inicgris nigris, margine externo usque 
ad tcriium posticum fusco-atro ; ahdomine sublus Jlavo-cinereo , pectore 
nigro. ^ — Long. lin. 2 %: lat. 3/4 lin. 

Corixa undulala , Fall. 

Propc Neapolim , in aquis stagnanlibus , parum freqacns. 

A Cor. "hieroglgp/itca" et "óasalis" facile dignosccnda lineis eljtrorum 
rcclis et integris in Iriangulo suturali baseos , parum flexuosis saepiusque 
inicgris in rcliqua parte. Frons ulrinque punctis seriatis impressis. 

Oùservationes. Magna adhuc inter Inijus generis species confusio 
extare videtur. Descriptiones cnim quas veteres scriptores dederunt, sat bre- 
ves et ambiguae , pluribus postea dcteclis specicbus aeque convcniunt. Ico- 
nes quas ipsi nobis rclinqucrunt itidem malac. Quare , ut mclius quas in 
regno invcninms species innotescant , ac coruni dilTcrentiae facile possint 
aniniadvcrti , omnium simul icones exhibere putavimus, et co quod in pri- 
ma Centuria diximus, alia adjicere de characteribus quibus singula species 
a proximis disccrnitur. 

I. (jorixa slriata , Lin. — Tab. I, Fig. i. 

Distinguitur magnitudine majori ( lineas qualuor longa ) ac prolbo- 
racis lineis magis numerosis (i2-i5). Elytrorura lineae nigrae flexuosae , 
intcrruptae , saepe confusae , quandoque puncliformes . Corpus subtus le- 
slaccum; prosterno tantum nigro d'i prosterno et abdominis basi nigris ^ . 
Long. lin. 4- 

jVota. Ex synonymis buio specici in Centuria prima appositis illa 

"Corixa striata" Geof. et "La Corise" ojusd. aufcr, quac juxla dar. Anijot 

3i 



( 2^2 ) 
ci Audinct Servillc ad aliam majorcm specicm ( Corixa Ceojfroyij, Lcacli ) 
iiobis invisam spcclant (i). 

2. Corixa basalis , A. Cos. — Ceni, prima. Fig. i. 
Dislinguitur elytris fusco-nigris, lincolis interruplis transversis punclisque, 

lineiscjue baseos quinque majoribus latis rcctis integtjs flavis. Prolhorax 
eljlris concoloo lincis transversis inlegris sex flavis. Corpus subtus in utroquc 
sexu llavum vcl flavo-toslaccum , rarius abdomea in mare basi griseuni. 
Long. lin. 3. 

3. Corixa hieroglypbica , Duf. — Tab. I. Fig. 2. 

Praccedente minor: differì, clytris totim flavis, lineolis irrcgularibus, an- 
giilosis , anaslomisanlibus, cbaracteres bierogljpbieos describentibus nigris. 
Prolborax flovo-griseus rei subglaucus , lineis transversis nigris 7-9. Abdo- 
men subtus flavum cj*, nigro-cinereum ^. Long. lin. 2 % (2). 

4.. Corixa nndulata , Fall. — Tab. L Fig. 3. 

Magnitudo praecedenlis: characteribus euuneiatis ab omnibus distincta. 

Familiis seciindae et tertiae nihil addendum. 

Farailia IV.» LEPTOPODINI. 

Corpus ovidare , depressimi. Ocelli consjncui. Antennae 
jmtidae , mediocres , cylindraceac vel setaceae. Rostrum 3- 
articidatiim , liberimi. Pedes brevìusculi : tai'si ungidcidis duo- 
bus , apice insertis , orinati. ^ 



(i) Synonymon Burmeisterii "Corixa punciald' ab bisce auctoribus 
Corixae Geoffroyi adjectum band retinenduni videlur. Burmeisler cnim 
eam pronoio elytrisc/ue irroralis dieit , cum illi prolboracem brunneum 
lineis transversis angustis flavis describunt ( Prolhorax òrunàtre, avce des 
lignes transverses fines jaunàlres: p. l\\i ). 

(2) Corixa hierofflyphica Spinolae, pag. ò'6 , quem niaximam Inter eu- 
ropaeas dicit ad C. Geoffroyi quoque pertinenda; C. hieroyhjphica Dufou- 
rii enini lineas duas et dimidiam non cxcedil. 



( 2il3 ) 

Gcnus Salda , Fab. 

Corpus suboTularc. Caput breve , oculis maximis. Anien- 
nae filiformes , 4--arliculalae , arliculo i." brevi, 2." caeleris 
longiore, 3." et 4-° subaequalibus. Roslrum mediocre , articulo 
2.° longiore. Pedes breves. 

I. (102) Salda riparia. Tab. I, Fig. 4 • 
S. ovato-ellyjìlica; nigro-aenea, siipra aureo parco villosa; ehjlris co- 
rto ìnaciilis tribits qualuorvc aliaque majore gemina ante apiccm flavis, 
membrana flavcscenic sulifidirjinosa , nervis nigris i pedibus Juscis , fé- 
viorum iitura tibiisquc Jlavo-testaceis ; antennarum, articulo primo su- 
pra pallido. — Long, lin 2 %: lat. lin i 1/8. 

Salda riparia , Fall. H.-Scbaff. 
Acanlhia riparia , Spin. 

Inter noslrates major ; magis elongata , ovato-elly plica. 

Corpus nigro-acneum, siipra villo aureo nitente conspersum. 

Antennae lungiusculae , articulo secundo tertio fere duplo 
longiore : fuscac , villosac , articulo primo subtus fusco , su- 
pra pallido linea media longitudinali fusca. 

Caput fronte Inter oculos gibbere medio excavalo 5 sulco 
frontali medio laeviter emarginato: nigro-aencum , aureo parce 
villosum, labro ^ margine excepto, clypeique maculis anticis sor- 
dide flavis. 

Prothorax convexiusculus , medio transversim impressus, 
antice gibberis duobus oblongis transversis intus contiguis, mar- 
gine postico late emarginatus ; lamina prosternali (i) concolori. 

Elytra simul convexiuscula, prolboracis margine postico in 
medio Aalde latiora; cerio nigro-aenco, villo aureo consperso, ma- 

(i) Hoc nomino signannis laminam, fjuae in plurimis stslit Ilomipteris 
in proslerno , ante coxarura hasim dcsccnilcns. 



( 2M ) 

culis quatuor rei quinque discoidalibus , aliis rolundatis puncti- 
formibus aliis linearibus , aliaque majori gemina ante apicem 
pallide flavis. 

Pedes villosi , tibiis spinulosis: fusci , femoribus intus , ti- 
biis quatuor anlicis et tarsorum basi pallide testaceis: tibiis an- 
nulo medio fusco. 

In Apruliis , sat rara. 
2. (io3) Salda littoralis. (Wolff, Icori. Tab. Vili,/. 84-). 

S. ovato-rotundala, supra planiuscula-- nigra , villo aureo nitens; e- 
lyiris cario maculis Jlavescentibus notalo , niembrana albo-Jlavescenti, 
nenia punctisque interjeclis fuscis ; antennarum arliculo primo pedi- 
liusque pallide-teslaceis , femoribus annulo fusco. — Long. lin. i i/3-i 
2/3: lat. 3/4.- 1 lin. 

Salda liltoralis , Fab., Burm., Am. et Serv. 

Cimex liltoralis , Lin. 

Cimex saltalorius , ejus. 

Lygaeus saltalorius , Ynh., WollT. 

Salda saltaloria , Fall., Blanch. 

Acanthia saltaloria , Bruii., Sjiin. 

Acantkia maculala , Lalr. 

Corpus quam in reliquis generis speciebus depressius , su- 
pra fere planum ; protborax antice magis angustatus , margini- 
bus lateralibus subrectis; elytra medio extus magis anipliato-ro- 
tundata. 

Frons parum convexa, punctata; sulco frontali late rotunda- 
to ; limbo frontali , cypeoque flavo-ferrugineis , labro pallido. 

Antennae articulo secundo lertio sesqui longiore , obscurae 
articulo primo supra apiceque sordide flavo. 
Lamina prosternalis albida. 

Frequens ad aquas , saliens. In Monte Nicate ( Majella ) ad flumen 
vallis d Orfente inter saxa salionlera haud rarara legimus. 

Observalio. Spcciraina nostra coni Wolffii figura citata optime conve- 
niunt. Variant maculis elytrorum magis minusve numerosis, discretis voi hinc 
inde confluenlibus et antennarum arliculo secundo apice pallide testaceo. 



( 245 ) 

3. (io4-) Salda ocellata , nob. Tab. I. Fig. ì). 
S. subocala , supra planiuscula; iiigro-acnca , aureo puree villosa, 
prolhoracc holosericeo mie cu de ; elijlrin corio maculis duobus major iòns 
in marcine erlerno jmnclisquc oblongis inlerjeelis fuscis; pediùus palli- 
dis, femoribus medio fuscis. — Long. lin. i 1/2: lat. 8/10 lui. 

Corporis forma 'S. lilloralis allìaior , at multo minor ; e- 
Ijtra minus ampliata; prothorax supra holosericeo micans; ely- 
tra corio nigro maculis sparsis , aliisquc duabus majoribus in 
margine cxtcrno, altera pone medium altera ad apicem, niveis; 
membrana nivea, nervis punctisque oblongis inlerjcctis nec non 
macula in medio marginis externi fuscis ; lamina prosternalis 
nigra. 

Prope Neapoliiu, ad lacum Astroni , rafissiiua. 

4" (io5) Salda bicolor , nob. Tab. I. Fig. 6. 

S. subovata j supra planiuseula; nigro-aenea, aureo paree villosa; ehj- 
Iris nneis, basi suluraque sculellari nigris; membrana ncrcis vix fasce- 
seentibus , pedibus pallidis. — Long. lin. i 6/10: lat. g/io lin. 

Praecedenli maxime afQnis , et vix major ; difiert tamcn 
eljtrorum colore , protliorace band holosericeo micante , sed 
capiti scutellocjuc concolori , pedibus omniuo pallidis. Lamina 
prosternalis nigra^ margine albido; antennae arliculis duobus ba- 
salibus pallidis , primo infra secundo basi fuscis. 

In Acnarinc insula, rarissima. 
5. (106) Salda pallipcs. Tab. I. Fig. 7. 

S. subovaia, convexiuscula, protliorace antice marginibus rotunda- 
iis ; clytris sordide flavis , corio basi suturqyue seutellari maculisquc 
niarginalibus nigris , membrana nervis maculisquc intcrjectis fuscis ; 
anlcnnarum arliculo primo pedibusquc pallido teslaccis , his fusco ma- 
culalis. — Long. lin. 2: lat. % lin. 

Salda pallipcs , Yah., Fall., H -Schaff. 
Praecedcnle paolo major. 

Corpus minus dcprcssum, convcxum miuusque ampliatum. 
Proùhorax convexus , marginibus lalcralibus rotundatis , 



( 246 ) 

subreflcxis, angulis posticis gibbis, medio transvcrsim imprcssus, 
antico gibberis duobus , uno utrinque , transTersis intus con- 
tiguis. 

Scutellum basi conYcxum. 

Elytra convcxiuscula , externe minus ampliato-rotundata , 
simili prothoracis margine postico vix latiora. 

Prope Neapoliin , ad laciiin vulgo Maremorlo , rarissima. 

Alteram in Aenariae insula , prope lacum vulgo del Ba- 
gno lectam speciem habemus , quae corporis forma magis ad 
S. riparia' accedit. Forte nova species? 

Familia V.^" IIYDROMETRINI. 
Geniis Gep.ris , Fab. 

2. (107) Gerris rufosculellata. Tab. I. Fig. 8. 

G. supra brimneo-olivaeea , subliis air a cìnereo-argcnieo micans; 
prothorace postice , ahdominìs marginibus, antennarum artìculìs primis 
iribus pedibusque iestaceo-ritfesceniibus; femoribus aniicis extus, iibiarum 
apice , iarsis antennarumqiie articulo quarto brunnco-iìigris; jìrotlìoracc 
antice gibberis duobus ; abdominis segmenti sexli angulis in spinain 
triangulareni productis. — Long. lin. 4- %-6: lat. lin. i-i %. 

Gerris rufoscutellaia , Latr.^ Schum., H.-Schaff. 

ucrri's lacustris ( majores ) , Fall. 

Prope Neapolim , in aquis pigre fluenllbuSj rara. 

Nola. Femina interdum macula oblonga vel viltà abbreviata, sublus in 
abdominis parte postica marginibus concolori. 

3. (108) Gerris argentata. Tab. I. Fig. g. 

G. supra atra , prolliorace alro-uibolivaceo , margine postico et li- 
nea inedia longitudinali argenteis; sublus alra cinereo-argenteo micans, 
abdominis marginibus rufescentibus; anlennis jìedibusque brunneo-nigris, 
femoribus basi flavescentibus; abdominis segmenti sexti angulis intrian- 
gtilum brevem productis. — Long. lin. 2 %: lat. lin. %. 

Gerris argentata, Schum., H.-Schiiff. ( non. Spin. ). 



( 247 ) 

In Provincia Salcntina , liaud rara. A D.» loseplio Costa acccpta. 

JVofa. Spccics lioc nomine a Spinola dcscripla (i), sex linoas Innga, 
u Roiiii)ay acccpta , ah liac oninino diversa, ac inde alio nomine distin- 
guenda. 

Familia VI." REDUVINI. 

Genus emesodejlv , Spin. 

Corpus lineare , clytris alisquc carcns. Anlennae corporc 
longiorcs , gracillimae , 4--articii]alae , post priraum articulum 
fractae : articulis i." et 2." longissimis , 3.° et I^° brevibus. 
Roslrum breve , parum arcuatum. Pedes antici coxis raagnis , 
femoribus incrassatis ; mcdii et postici lougissimi , gracillimi ; 
(arsi brevissimi. 

1. (log) Emesodema domestica. ( Scop. Bel. FI. ci Fa. 
Ins. ) 

E. sordide Jlav a , unicolor , femoribus abdominisque dorso fusco- 
maeulalis. — Loni,'. lin. 3 %: lat. lin. %. 

Emesodema domestica, Spin., Ani. et Serv. 

Plojaria domestiou , Scop. 

Cimex va(/abimdiis, AVillcrs ( Icon. Eut. Lin. Tab. Ut, f. 26 ). 

IVope Ncapolim , in Colle Camaldulcnsi , domi , sat rara. 

Genus Oncocephalus , Khig^ 

Corpus oblongum , lateribus subparallelis. Anlennae 4--arti- 
culatao , band fractae ; arliculo i." crassiorc , 2.° reliquis lon- 
giorc , 3.° et 4--° brevibus, sctaceis. Roslrum parum arcuatum, 
pcdum antcriorum basim band attingeus. Pedes mediocres, femo- 
ribus anticis crassioribus , infra dentatis ; tibiis quatuor anticis 
apice baud spongioso-fovcolatis ; tarsorum uuguiculis incrmibus. 

(i) Essai , pag. G'6. 



( 24.8 ) 
I. (no) Oncocepbalus squalidus. ( RI. Symb. Phys. T. 
XIX. /. I ). 

griseo-Jlavus , adspersiis , pedibiis fusco-annulaits , abdominis 
marginibiis nigro-maculalis , antennarum articulo primo capilis longi- 
tudine ; elylroriim cario el membrana saepius macula elongala nigra 
noialis. — Long. lin. 6 %: lat. lin. i %, 

Oncocephalus scjualidus , Burm., Ara. et Serv. 

Jieduvius squalidus , Rossi. 

Oncocephalus notatus , RI., Spin. 

Species in Regno rarissima. Unicum quod in collectione nostra sistit 
specimen, D.^ loseph Costa comunicavit, qui in Provinciae Salentinae palu- 
dosis legit. 

Genus Holotrichius , Burm. 

Corpus oblongum. Antennae 4.-articulatae , Laud fracfae , 
graciles , pilosae ; articulo i .° crassiore , 2.° caeleris loDgiore , 
3." et 4..° setiformibus. Rostrum pedum anteriorum basirà at- 
tingens. Pedes longiuscuti , praesertim postici , graciles ; femo- 
ri bus Land incrassatis ; tibiis quatuor anticis haud spongioso-fo- 
veolatis : tarsoriira unguiculis inermibus. 

I. (mi) Holotricbius Cyrilli. (A. Costa, Ann. de la Soc. 
Kilt, de Frali. X, Tab. VI, /. 2. ) 

IT. supra brunneo-ferrugineus , subtus niger ; abdominis margini- 
hus late Jlavis , maculis quinque quadralis utrinqiie nigris ; antennis 
pcdibusque brunneo-nigris , pilosis; jìrothorace angulis anticis in spinani 
brevem productis , gibberis duobus spinijeris ante medium^ inde tran- 
sversim impresso; scutello spina brevi vix erecia terminalo, o"- — Long, 
lin 7 %: lat. lin. 2 %. 

Holotrichius Cyrilli , A. Cos. ( /. e. p. 283 ), km. et Scrv. 

? lìeduvius albojasciatus, Cyril. Sp. Eni. Neap. T. Vili,/. 6, mala. 

Prope Ncapolim , nec non in aliis regni regionibus passim occurnt. 



( 2^9 ) 

2. (ii2) Ilolotrichius dcniulatus. ( A. Cos. /. e. Tab. 

VI,/. I. ) 

H. elìjlris squami Jormibus, sculollo spina brevi Icrminalo haud lon- 
fjioribus, coriaeeis; alis miUis; prollioracc atuptlis anlicis in spinam va- 
lidam aculam produciis , ante ci pone medium iranscersini impresso ; 
(dtdomine maxima: nigcr, capile prolhorace, sculello, ehjlris et segmen- 
iomm angulis posiicis brunneo ferrwjineis. .'^. — Lonq. lin. 8: lat. max. 
in abd. liii. 4) i'i prolli. i %. 

Jlololrichius denudatus , A. Cos. ( l. e. p. 2S1 ) 

In Calabriis , Aprutiis, provincia Salcnlina, noe non propo Neapolini ; 
ubicninqno lamcn rarus. 

Obscr colio. Postqnam hiijus spociei dcscriptionem Entomologicae So- 
cietati Parisicnsi exhibuimus , altera semperque simillima piopc Neapolim 
speciinina Icgimus, ex quibns in nostrani opinionem, descriptnin nempc inse- 
ctum porfectum ncqne tamquam larvam voi nynipiuuu cousidcrandum magis 
nitigisque confirniati siimus. Hoc tantum modo nol)is cxtat dubium^ ne prae- 
cedenlis specici fcmina sii; uniusquiusque enim unum solum soxum, marem 
iliius, ae l'cminam biijus, Jmcusque delogimus: quo adjicitur ambo in eodem 
loco degere sacpe reperisse. Ulleriorcs disquisilioncs non omiltcmus, ut ccrlum 
fulumque judicium in lioc afferro possimus. 

Genus Nabis , Lair. 

i. (11 3) Nabis ferus. (Ilalm., IFanz. Ili, Tao. LXXXll, 

.fiff- 252 ). 

N. grisco-cinercus , capile et prolhorace villis Iribus nigris , late- 
ralibus postice abbrcviatis ; sculello jiigro , maeulis duabus Jlavo-rufe- 
seenlibus; elyiris corporis concolor ibus, punclis duobus vel tribus nigris, 
membrana albo-fujalina nervis fuscis; abdomine nii^ro, marginibus lit- 
lisquc duabus sublus Jlavis. — Long. lin. 3 %: lat. %. lin. 

Nabis ferus , Ilabn, Am. et Serv. 

Cimcx ferus , Lin. 

Miris ferus , Fai) . 

Nabis cinerea , Oliv. 

Miris vagans, Fab., Wolff. 

32 



( 25o ) 

Cimcx iesfaeeus , Scop. 

Frequcns in loto Rogno , omni fere tempore. 

Variai: n, scutclli maculis postice ad illius apicem conjuclis. 

b, femoribus l'iisco vcl punctalis vcl transversim slriatis. 
Observatio. Nabi's dorsalis Dufourii ad liane speclcm refcrendus vi- 
detur ; pluria cuim specimina bieme inveniuniur , quae illius descriptioni 
oninino conveniunt^ et quae ad "JVaòis fcrus" alis eljtrorumque membra- 
na adbuc destitutuni pcrlinent. 

3. (ii4) Nabis punctatus , noò. 
N. (jriseo-cinereus, capile et prolhorace vittis Iribus nigris, latera- 
libus postice abbrevialis; sculello nigro, maculis duabus Jlaio-riifescen- 
iibus; elytris corporis concoloribus , nervis et interslilìis fusco-puncialis , 
membrana cdbo-hyalina nercis fuscis ; abdomine nigro , marginibus et 
vittis duabus subtus Jlavis; Jemoribus fusco-punctatis. — Long, lin 3 %: 
lat. % lin. 

Praccedenti maxime affinis. Statura eadem. DifTcrt praeci- 
pue, elytrorum corio punctis numerosis distiuctis fuscis. Color 
magis griseus. 

Prope Neapolim , praecedente rarior. 

4- (iia) Nabis loiigipcnnis, nob. Tab. I. Fig. io. 

N. aiigustatus , jìallide cinereus subjlavescens; capite et jjrothorace 

vtHis tribus fuscis , lateralibus abbrevialis ; sculello nigro , laleribus 

Jlavo-rufesceniibus ,• elytris abdomine plus lerlio longioribus ^ corio 

punctis duobus nigris , membrana albo-lnj alina subopalizante . — Long. 

eurporis lin. 3 '/i, cum elytris lin. h^: lai. % lin. 

Statura et elytrorum longitudine , nec non membranae ner- 
vorum dispositione a praecedentibus spcciebus disliucta. 
Corpus magis angustatum. 
Protìiorax postice minus latus. 

Elytra abdomen plus tertio longitudine excedentia. Corium 
pallide cinereum , uitidum , immaculatum , punctis duobus in 
margine postico nigris. Membrana albo-byalina subopalizans , 
nervis quatuor longitudiualibus subparallelis, ante marginem po- 
sticum seriatim ramosis , nec aliis discoidalibus inler eos in- 



tcrjcclis , fig. io B. In "JYaòis feriis et punctalus' nervi duo 
raedii postico convcrgimt , alquo inlor diios cxternos , itidem- 
quc Inter duos intcrnos ncrvuli duo obliqui interjecti sunt, Jig. 
1 '''^, sicut ex iconum inspeclionc patet. Color autcm nervorura 
vix nicmbranac ipsius obscurior. 

Pedes et abdomen pallide-cincrca, subAavescentia , imma- 
culata. 

l'ropc Neapolim passim occurrit. 
5. (il 6) Nabis viridulus. Tao. I. Fig. ii. 

N. glattcus , iminaculatus ; ehjlris cario angulo interno aurantiaco, 
lineala obliqua intercostali puncloque plus minusve effuso in margine 
cxlerno iiigris; membrana albo-lnjalina, nebula inedia j'uliginosa. — Long 
lin. 3 "A: lat. % lin. 

Nabis viridulus , Spin. 

Antcnnae pallide flarae , articulo primo glauco. 
Proihorax glaucus, supra ante sulcum transvcrsum glauco- 
subflavescens. 

Ehjlra corio glauco , ad angulum inlernum aurantiaco Tel 
flavescentc , linea longitudinali obliqua intercostali , maculam 
auranliacam extus cingente , nigra ; margine exlerno pallide- 
flavo , macula minuta fusca. Membrana albo-byalina, nebula ad 
basim fusca. 

Pedes glauci, pallidiores , immaculati. 

In Calabriis , prope lllicgium , liaud rarus. Dominus Blancliard , En- 
tomologus parisiensis , specimen nol)is comunicavit. 

Nota. Post morlom sacpc color glaucus corporis flavescit , minus ta- 
men in clylris. 

Familia Vili.» ARADINl. 

Corpus complanalum. Ocelli inconspicui. Antcnnae breves^ 
cglindraceae vel arliculis idlimis selaceis. lloslrum bi-vel tri- 
arlicidatum. Pedes breves , simplices : tarsi &-rarius S-arlicw 



( 2D2 ) 

latis , ungniculis in eorum apicis medio insertis , basi mem- 
brana nulla instructis. 

Genus Acanthia , Fab. 

Corpus ovato-rotundatum , apterum. Àntennae 4--arliculatae, 
articiilo I.** brevi, 2.° valido^ 3.° et ^-^ selaceis. Rostrum bre- 
ve , libcrura , pedum anteriorum basim haud excedens. 

I. (117) Acanthia lectularia. ( Wolff, Icon. Tab. XIII, 

h- 121 ). 

A fusco-ferrugìnea ; capite , (/torace , ehjirorum vestìgiis abdomi- 
neque fortHer impresso-punctaiis. 

Acanlhia lectularia, Fab., WolfF, Burnì., Ani. et Serv. 

Cimex lectulariiis , Lin., Lap., Spin., Blanch. 

La punaise des lits , Geoff. 

Species unicuique nota, hominis sanguine viveus, ac ilii ubique comes. 

Genus aradus , Fab. 

Corpus ovoideum , alalum. Antennae 5-articulatae , articii- 
lis cylindraceis , i." globoso , 2.° caeteris longiori, ultimo mi- 
nutissimo , acuminato. Rostrum pedum anteriorum basim attin- 
gens vel excedens , sulco pectorali rostro longiori incumbens. 

Obser catto. Genus Aradus a dar. Laporte, Amyot et Serrille in duo 
'Pieslosoma qì Aradus" divisuni, inlogruni alioruni cxeiuplo rclinendum existi- 
manius. Antennarum enini articuli secundi longitudo de specie in speciem Ta- 
riat. Itidem variam rostri longiludinem in variis speciebus esse, ex accurato 
nostratum specieruni examine paluit. Etcnim , quamvis capite longius iliud 
constanter sit, quo Aradi ab Aneuris [discrcpanl; tanien, modo pedum an- 
teriorum basim vix atlingit, modo ad mctasterni medium usque producitur. 
Quare, ne ea quidcm in gcneribus characteribus adnjitteada, optimum vero 
characterem spccillcuni praebet. 



I 



( 2b'3 ) 

1. (iiS) Aradus bctulae. 

A. lutco-fcrt'ugineus , nigro-irroralusì ; anicnnariim artìeulo fjuarto 
sceuudirjìic apice ?iiffì'is, terlio alfjo, basi fusco; sccundo Icrtio et «jiiur- 
lo siììiul loii(/iorc; rostro mesoslerni mar(jiiicin posticum atlingente. ^. 
^. —.Long. liii. 3 ){-i %: lai. liii. i %-2. 

Aradus bclulac , Fab., Lalr., Burnì., Ani. et Serv. 

Cì'nicx ùctulac , Lin. 

Nola. Aucloies Wolffii figui-ain^S r , lab. IX." Acanlhia corticalis' \n 
bac specie cilant. Aulcnnae tamen f'uscae unicolores a WolIIio dcscriplae 
sunt. Burmeister aulcni (uni ia lioc cuiu in ''Aradus complunatus" eam 
refert. 

Anlcnnaruni ailiculi sccunJi alquc roslri longitudine , a rcliquis sali.s 
Jiacc spccios discrepai. 

2. (119) Aradus corticalis. ( H.-Scbiiff. fFanz. Tab. M ^ 

fff- 6. 7. ) 

A. ruJtì-ferriKj incus , carpare hitco-granaso; antennis grisco-ferrufji 
neis unicolori/jus , arliculo sccundo Icrtio ci quarto simul brctiore : ro 
Siro prosterni margincm posticum haud superante; abdomine rotundalo. 
0". ?. — Long. lin. 3 %-i: lai. lin. i %-2 i/3. 

Aradus corlicalis , Fai).^ Burnì. 

CimcT corlicalis , Lin. 

Sub velcruni arboruni corticibiis , haud inrrccjucus. 

3. (120) Aradus dcprcssus. (WoIIT, Icon. 7\iò. Xlll. Jiff- 
123 ). 

\. fusco-griseus , antcnnis unicoloribus fuscis , arliculo ultimo al- 
bo-sericeo micanlc; sccundo Icrtio vix lougiore; prolìioracis angulis an- 
licis et chjlrorum basi cxtus dilatata albidis, membrana albo-fuscoque 
varia; abdomine pedibusque pallide rufescentibus; rostro prosterni mar- 
ginem posticum vix vcl ami attingente. 0". ?- - — Long. lin. 2 1/6-2 %: 
lai. i-i %. 

Aradus depressus , Fab. {Syst. Bgng.), Fall., Lalr., Bui-m., Spin. 

Acanlhia depressa , Fab. ( Eni. Sgsl. } ^ Wolfl". 

Pieslosoma deprcssum , Lap., Am. et Serv. 

Tingis alala , Fab. 

Coreus spiniger , Schcll. {Cim. IIclc T. Y. /. 2.), 



( '21)4. ) 
Sub arborum vclerum corticibus, aeslate noanuaquam in vlrgultos ad- 
scendens , haud rarus ; praesertim in Calabriis et Apruliis. 

4.. (121) Aradus dissimilis, nob. Tab. II. Fig. i. 
k. fiisco-griseiis , prolhoracis an(julis aitlicìs elylrorumrjnc basi ex- 
liis dilalala albidis , membrana alba f/riseo-maculata ; anlennarurn ar- 
lìculis jìrimis tribus nifo-fernigineis , .supra pallido maculalis , quarto 
nijro , quinto cinereo , secando iertio longiore ; ahdomine ferrugineo , 
subtus nigro punctalo ; rostro mesosternì medium atlingens. d". ? . — 
Long. lin. 2-2 %: lat. lin. %-i. 

j4. depresso maxime affinis et primo intiiilu similis ; ac- 
curato tamcn examine dignoscendiis. 

Statura constanter minor. 

Antennarum articulus secundus tertio magis quam in ilio 
longior, magisque conicus. Articuli trcs primi fusco-rufescentes, 
secundus et tertius supra macula rotundata pallida , quartus ni- 
ger , quiutus cinereus. 

Mosirum prosterni marginem posticum ultra producitur, et 
mesosterni medium attingit. 

Eli/ira nervo maximo transverso marginem externum attin- 
gente , membranae nervis externis minus flexuosis : quae diver- 
sa nervorum disposilio ut melius pateat , elytrum hujus spsciei 
( Fig. cit. B ) atque ^. depressi ( Fig. i. bis ) simul exhi- 
buimus. 

Abdomen fusco-ferrugineum, subcbloroticum, supra segraen- 
tis basi fuscis ; subtus serie triplici utrinque punclorum nigro- 
rum, punctis serici iuternae majoribus. 

Pedes rufescentes , fcmoribus medio obscurioribus ; tibiis 
basi apiceque annulo pallido. 

In colle Camaldulonsi , supra populorum cortices, vaganlia pluria spe- 
cimina Icgimus. 

Yaiiat: abdominis marginibus supra subtusque late virescentibus. Post 
mortem tamen saepius et color viridis evanescit, rarius dislinctus remanet. 



I 



( 251) ) 

Familia IX. " TINGINI. 

Genus monajjtui.v, Lcjì. el Ser. 

3. (122) Monanlliia convcrgcns , King. 

M. prolhorace lobis duobus ampullaceo-reticulaiis anh'ce approxi- 
maiis , medio In'carinato : corpore nnjro ; pi'olhoracis lobis elijtrisr/uc 
pallide cmereis fiisco conspersis; pcdibus anlcnnisque Jlavo-riifescentibns , 
harum articulo uUimo nigro. — Long. lin. i i/3: lat. % lin. 

Moiianlhia conver</ens , King., Burnì., Il.-Schaff. 

Prope Ncapolim , nec non in aliis regni regionibus, haud infrequens. 

Genus catoplates , Spin. 

2. (i23) Caloplatus parallelus , nob. 
C. riifo-ferì'ugineiii , supra Jlavo-griseus nigro irroratus , anienna- 
rum articulo ulliino nigro : j)rothorace Iricarinalo, marginibns compia- 
natis angitslis, ccllulanun serie unica; elijlris simul subparallelis , mar- 
ginibus ccUularum serio duplici. — Long. lin. i 7^: kit. % lin. 

Caloplalo cardai maxime affinis ac simillimus statura ac 
magnitudine. DilTert characteribus scquentibus. 

Prolhorax marginibus latcralibus complanalis angustioribus, 
minus elevatis , ac ccUularum serie unica : in C. cardai mar- 
gines lateralcs magis ampliati ac rcflcxi , subdiapbani , duplici 
cellularum serie. 

Elìjlra extcrnc minus rotundala, margine extra nervum co- 
slalcm duobus tantum ccUularum scriebus: in C. cardai magis 
rotundata , margine extra nervum coslalcm ut in protlioracb 
subdiapbano , ccUularum scriebus Iribus distinctis. 

Abdomen rufo-fcrrugincum : in C. cardai nigrum. 

Prope Neapolim , in floribus , minus frcqueas. 



( 256 ) 

3. (124.) Catoplatus variolosus , nob. Tab. II. Fig. 2. 

Qj. pallide Jìavesccns ^ immaculalus , anlcnnarum artieulo ullìmo 
stigmalìbusqtie nif/ris ; ociilis rubellis ; alis j'uliyiìiosis : pìolhorace In- 
carinato marginibus rejlexis, una ciini elytris disimele ac regulariter 
■jninule foveolalis. — Long, lin i %: lat. % liii. 

Colore ac prothoracis elytrorumque foveolis a caeteris quae 
nohis innotescunt spccicbus sat dislinctiis. 

Color pallide llavesccns , postico dilulior ; antennarum ar- 
ticulus quartus niger. 

Ociili laete rubelli. 

Abdomen subtus stigmatibus nigris. 

Alae fuliginosae. 

Pedes corporis concolores , femoribus medio minutissime 
fusco seriatim punctatis ; tarsorum unguiculis nigris. 

Prolhorax longitudinaliter tri-carinatus , marginibus latera- 
libus reflexis , medio parum cmargiuatiS; postice rotundatis : di- 
stincte ac regulariter minute foveolatus. 

Elytra itidem ex reticulo elevato minute foveolata; margi- 
nibus reflexis. 

Prope lacum Aslroni , in paludosis , rarissimus . 

Observatio. Oainium fere liiijus genei-is, nec non ejusdom familiae alio- 
luin genenim specieruui prothorax et elylra rcliculala, ex quo puncla impres- 
sa : in liac tamen quam descripsimus specie rclis latior magisque elevata , 
ac inde foveolae potius quam puncta impressa observanlur. 

4" (i25) Catoplatus auriculatus , ìiob. Tab. II. F/ff. 3. 
C. (jriseo-jlavcscens, proihorace chjlrisqiie nigro maculalis; abdorni- 
ne, pedibus anlennisque Jlavo-rtifescenliòus, haruni artieulo ultimo sler- 
no(jue nigris : proihorace tricarinalo noduliscjue kumeralibus clevalis , 
marginibus rejlexis , medio emarginalis , antiee dilalato-rotundalis. — 
Long. lin. I %: lat. % lin. 

Statura et magnitudo C. cardai ; protlioracis forma facile 
distinguendus. 

Antennae flayo-rufescentes , artieulo ultimo nigro. 



( 2^7) 
Caput parvum , vertice spina media brevi acuta Inter an- 

leuuas porrccta, aliisque duabus latcralibus tenuioribus et longio- 

ribiis a capitis margine postico ad antennarum basim produ- 

ctis. Canalis rostralis parictcs sai clevatae , anlice ultra caput 

parum productac, rotundatae: flavo-rufesccns, vertice fusco. Ocu- 



II nigri. 



Prolhorax tricarinatus , angulis huraeralibus linea elevata 
carinam alferam utrinque breviorem simulante ; antico subqua- 
dratus , capite lalior ," angulis rotundatis -, marginibus latcra- 
libus complanatis , reflexis , medio parum emarginatis , anlice 
in anriculam quasi produclis: griseo-flavescens, carinis et margi- 
nibus maculis e puuctis conferlis maculaque majori ad auri- 
culac angulum inlcrnum nigris. 

Ehjlra minutissime rcliculata , griseo-llavesceutia, punctis 
marginalibus aliisque discoidalibus nigris. 

Slernum griseo-flavescens , uigro maculatum. 

Abdomen rufo-ferrugincum. 

Pedes abdominis concolores, tarsorura unguiculis nigris. 
Prope Neapoliin , minus f'iequens. 

franai: a, prolhoracis maculis quinque vel Iribus , plus minusve ex- 
lonsis. 

b, eiytris punclis lanlum marginalibus nigris. 
e, ■ immaculatis. 

Genus piesma , Lcp. et Serv. 

2. (126) Piesma maculatum. Tao. II. Fig. 4- 
P. pallide ciiiereiim vcl Jlaccsceiis, fjiiaiidoque virescens; capitis lo- 
bo medio , prothoracis maculis dualius anlicis angulisque humeralibus 
elylrorumqxie punclis fitscis ; spina brevi utrinque ante oculos ; protho- 
race antica lineolis duabus elevatis. </•. ?. Long. lin. i %: lai. ^ lin. 
Piesma macula/um , Spin., Ain. el Serv. 

Tiosmenus macutalus , Lap. 

33 



( 258 ) 

Zosmerus maculatus , Durra. 

Prope Ncapolim , in colle Camaldulensc , in pralis sponte nascentibas, 
haud inlrequens. 

Variat: protborace elytrlsque immaculalis. 

Observatio. A "P. capitaium" sat divcrsum , nec jillius femina sicut 
Amyot et Servillc dubitaverc. Nos utriusque utrunique sexum in nostra 
coljcclione servanuis . 

Jn speciminibus in quibus nondiim clytra completa sunt , membrana 
crassior atque cerio simillima ; ac clytra margine interno recto se tangiinl , 
et simul abdomen totim tegunt. 

Tres adirne extanl hvjus familiae species , in regno le- 
clae , quae ad genera Dyclionota , Cur. ac Derephysa , Spin. 
spectant. 

Farailia X." COREINI. 

Genus metacanthls, j4. Cos. 

Corpus lineare. Caput roUindatum, haud cuspidalum. [y4n- 
iennae longissimae , gracillimae , post primum articulum caete- 
ris loDgiorem fractae , arliculis secondo et tertio subacqualibus. 
Rostrum pedura posticorum basim altingens. Melathorax utrinque 
processa spiniformi erecto. Pedes longissimi, gracillimi. 

Scutelluui spina acuta erecla. Metalhoracis processus supra et ante 
peduni posticorum basim oriens , subverticali ter elevatus , longitudine va- 
rians. 

Observatio. Clar. Burmeister et Spinola simplicem generis "Benjtus' 
divisionem ex bac specie aliisque afSnibus constituere , et nos ipsi in 
Centuria prima hoc sequuti sumus systema. Capitis lamcn forma, protho- 
racis processus ac totius corporis diversa facies distiaclum iia;um specierum, 
genus condere, ut et proposuimus (i) ac sicut Amyot et Servillc fecere, satis 
consiliant. Quoad nomen taraen illi tribueadum , ab bisce auctoribus di- 

(i) Centuria prima: Observationes ad genus Bcrylus. 



scrcpamus. Eicnim , genera "Berylus" Fabricii ci "Neides" Latreillei prò 
iisdem speciolms "N. iipularia et clavipcs' creala, synonima ac cadcna 
omnino rclincnila vidciilur. Quarc nomcn Mclacanlhus a noljis proposiliim 
prò bisce scrbanchim pulavimus. 

2. (127) Mclacanlhus clcgans. Tab. IL Fig. 5. 
M. pallide ieslaceus ; anlcnnarum ariiculo ultimo, capite , protho- 
racis collari et tubcrculis tribiis poslicis jiigris ; abdomine fusco ; an- 
Icnnarum articulo primo pediòusrjue jìallidis , nigro annulatis ; meta- 
thoracis jìrocessu brevi, crasso. ^. $. — Long. lin. 2 %: lai. i/3 lin. 
Berylus clcgans , Curi., West. 
Neides elegans , Spin. 
Bcrijtus punetipcs , Gorm. 0». 
Propo Neapolim , in colle Camaldulense , rarissimus. 
Observatio. Clar. Burmeisler ac Amyot et Serville quatuor lineas longam 
femoribusquc apice nigiis speciem hoc nomine describunt. Nostra lainea 
lineas duas ci diniediam non cxcedit , et femora omnia apice pallide flava 
habet. Aliam forte speciem sub oculis habucrc I llac eadem ralione eos 
inler sjnonyma non recensuimus. 

Genus pseudophloeus , Burm. 

2. (128) Pseudophloeus Genei. 

P. obscurc cinnainomeus , sitblus fusco variegatus; antennarutn ar- 
iiculi secundi apice quarloque nigris; capite et prothorace granosis, htijus 
marginibus dcnlatis , dentibus arcualis; antennarum articulo tcrtio sex- 
nodoso, quarto tcrtii </, tertii et quarti simili % lo>tgitudinc\ femoribus 
omnibus apice dente valido armalis. — Long. liii. 3-3 %: lat. lin. i i/4-i 
1/3. 

Atractus ( seii Arenocoris ) Cenci , Spin . 

Propc Neapolim , band frcqucns. 

Obsescatio. Ab "Atractus Dahlmanni" nobis inviso, antennis tantum 
rx Spinolae descriplionibus, A. Genei diflert. 

De genere 'Gonoccrus" aliisque livjus Jamiliae speciebus 
cxlanlibus , vi altera Centuria. 



( 26o ) 

Famìlia XI.'' LYGAEINI. 

Genus anthocoris , Duf. 

Corpus oyato-elongatum , depressimi. Caput inter anteiinas 
productum, apice truucatum. Jntennae corporis dimidio brevio- 
rcs longioresvej arliculo i.° brevi crasso , 2." caeteris longiore 
crassiusculo, 3.° et 4-"' longitudine ac crassitie variis subaequa- 
libus. Rostrmn 3-articulatum , pedani aiiteriorum vel mediorum 
basim attingens. 

Elijlra corio ante apicem Iransversim impresso-arliculato squamam ut 
in Capsinis formante. Pedes mediocres , femoribus crassiusculls . 

Observatìo. Rostrum antennarumcjue longitudine, nec non harum crassi- 
tie atque articolorum proportione et forma, luijus generis speeios discrepant. 
CI. Leo Dulour alium genus "Xylocor/s" huic propinquo constituit, plures- 
(jue auctores rctinuere, illis speciebus quibus sunt antennae artìeulis ultimis 
duobus setaceis , rostrum pedum mediorum basim vllinxjens: gen. autem 
^Anthocoris "antennis arliculis ultimis duobus crassiusculis ultimo fusi- 
jormi" dcscribendo. Si haec serbanda genera, tertium^ cui Phijllocoris nomen 
proponimus condendum, quod medium locum. inter genera ''Xylocoris' et "An- 
thocoris" leneat. Rostri enim longitudine primis , antcnnamm articulis ul- 
timis duobus haud setaceis secundis acccdit , ipsarum deniquc antennarum 
longitudine a primis et secundis discrepat. Nos uti subgcncra ca nunc reti- 
nemus , quae sequentibus characteribus dignosci possunt ; centra omnes 
in uno eodemque genere , retinendae species. 



Xylocoris 



Phyllocoris 



Antennae corporis 

dimidio liaud longiores longiorcs 
articulis ulimis duo- 
bus setaceis fillformibus 

Piostrum pedum mediorum basim attingens 



Anthocoris 

breviores. . 

fiiiformibus ve! fu- 
siformibus. 
anteriorum basim 
non exccdens. 



( 26l ) 
Xylocouis , Duf. 

Antennae corporis dimidio band longiorcs ; arliculis forilo et quarto 
subacqualilnis , lc'nuioril)us , sutaccis, parce pilosis. Roslruin pcduin medio- 
rum basini ali ingens. 

I. (129) Xylocoris parisiciis'ts. 

X. obscìirc Julius ; rostì'o, anlennis pedibusque pallìdioribus; ely- 
tris corto fulvo ; nebula postica et squama fuscis ; membrana albo-hya- 
lina , immaculala. — Long, i %: lai. % lin. 

Xylocoris parisicnsis , Am. et Serr. 

Prope Neapoiim , liyomo pi-aescrtiui sub arborum corlicibus , minus 
rarus. 

PnrLLOcoRis , ?iob.' 

« 

Antennae cor[)ori.s dimidio longiorcs; articulo tcrlio cylindracco, quar- 
to ilio vix longiore , ovaio elongato. Rostrum pedurn mediorum basim al- 
tiugens. 

I. (j3o) Phyllocoris nemorum. 

Pii. brunneo-ììiyer , antcnnarum arliculis secundo ci tcrlio^ apici- 
bus exccptis , pedibusque pallide testacei s; ely tris cario pallido , pellu- 
cido , nebula media margineque postico fuscis; membrana albo-hyalina, 
macula inedia aliaquc majori apicali rolundala pallide fuscis. — Long, 
lin. I %: iat. '/^ lin. 

Anthocoris nemorum, Fall., Burnì., Spio., Ani. et Serv. 

Cimex nemorum , Lin . 

Lyrjacus austri acus j Fab. 

Jiliinarius austriacus , Ilahu ( JFanz, I, Tab, i",. Jì</. 08. ). 

Lygaeus fascialus , Fab. 
Var. Salda sylcestris , Fab. 

Lyyaeus sylcestris, WolfT., ( Cini Tab. W, Jiy. 84- )• 

Ji/iinarius sylcestris, Ilalin, ( JVanz. l. c.Jiy. 56. ). 

Salda pralcnsis , Fab. 

Rhinarius pralensìs , Hahu ( JVanz. l. c.Jiy. 07 ). 



( 262 ) 

Corpus ovato-elongatum , angustatum. 
Caput nigrum nitidum, immaculalum. 
Anlennae arliculo primo brunneo ; secundo et terlio flavo- 
rufescentibus , apice iiigro ; quarto nigro. 
Rosirum obscure ferrugineum. 

Prothorax antica ad colli iuster productus , medio et post 
merginem anticum transversim impressus : niger , nitidus. 

Sculellum post medium transversim impressus , protlioracis 
concolor. 

Elylra corio pellucido pallido , macula nebulosa media 
margineque postico fuscis ; membrana albo-byalina, macula ma- 
gna apicali rotundata alteraque minuta contigua in medio ante 
eam fuscis. 

Pectus et abdomen capitis ac prothoracis concoloria. 
Pedes flavo-rufescentes : femora postica annulo ad apicera 
fusco. 

Prope Neapoliin , et ia aliis regni regionibus. 
Variai : a, anlennis pedibusque omnino rufescentibus. 
ù, femoribus omnibus apice nigris. 
e, elylris totis fuscis. 
Ex quibus varictalibus plures ab aucloribus constilulae sunl species, si- 
cut ex longa synonimia palet. 

Anthocoris , Fall. 

Anlennae corporis dimidio saepius breviores , raro aequales; arficulis 
Icrlio et quarto subaequalibus, filiformibus vel fusiformibus. Rosirum pedum 
auteriorum basini non excedens. 

A. Prolborax anlice in coUum brevem productus. 

1. (i3i) Anthocoris nemoralis. 
A . niger nilidus ; capile , prothoraee anlice pedibiisque rufescen- 
tibus; anlennis obscurioribiis; elylris corio pallido-Jlavescenle, fascia an- 



( 263 ) 

le sqttamam squamaque fuscis ; membrana albo fuscoque Iransversim 
dimidiala. — Long. lin. i %: lat. (j/io lin. 

Anlhocoris nemoralis , Fall., Burm. 

Salda nemoralis , Fab. 

Cimex gallaruni idml , Degocr. 

Antennae crassiores , vix capilis et prolhoracis simul lon- 
gitudine, arliculo secando elongato subobconico , ultimis duobus 
band teuLiioribus , tertio fusiformi , quarto terlio paululum lon- 
giore ovato-elongalo. 

Prope Ncapoliin aliisque regni regionibus , haud rarus; bycme sub ar- 
boruin corlicibus , {iiiinoverc ac acstale in plantis, et noaiiumquaai Vlmi 
eampeslris gallarum incola. 

Variai: «, antcnnis arliculo sccundo ferrugineo apice fusco. 
b, — capile nigro. 
e, — capile et pi-olborace loliin nigris. 

B. Prolliorax antico lalior, roUmdatus , cmarginalus. 

2. (i32) Antbocoris cursilans. ( Ilabn, I, T. 17,/. 60 j. 
A. britiinco-niger; elijlris pallidis, squama fusca; anlenn s pcdibus- 

que rufo-jlaccscciilibus vel pallide flaiis. — L"i>g- li»- ^- 1^'- % li"- 
Anlhocoris cursitaiis , Fall., Durai., Dlanrli. 
lihinarius cursilans , Ilabn 
Prope Ncapoliin , liaud infrcquens. 

3. (i33) Antbocoris parvicornis, noù. Tab. II. Fig. 6. 
A. anlcìinis cxilibn^, capile et prothorace simili haud longioribns: 

fuseo-niger , antcnnis tibiisque pallide Jlavo-rufescenlibus, ely tris fuscis 
Xparce villosis , òasi margineque externo rujescenlibus . — Long. 8/10 
|Jin.: lai. 3/io lin. 

Praeccdenli minor ; Jnlhocor: obscuro , Ilabn , affinis. 
Corpus tofum brunneo-nigrum. 

yiìitennae brevissimae , capite et protboracc simul baiul 
longiores , exiles , articulo sccundo obconico , tertio et quarto 
subaequalibus subcylindraceis pilosis , sccundi apice parum te- 
nuioribus : flavo-rufae , articulo sccundo basi pallidiorc. 



( 264 ) 

Prothorax medio fransversim imprcssus : brunneo-nigor. 

Elylra corio fusco , supra villo brevi adsperso parca ob- 
tecto ; margine externo basi maculaque transversa ante squa- 
mara rufescentibus ; membrana fusca. 

Pecles obscure fasci , tibiis larsisque pallide flavo-rufescen- 

tibus. 

Prope Neapolim , liyemc sub arborum corticibus , rarior. 
^. (i34.) Antbocoris rufescens , nob. 

A. Jlavo vel brunneo-riifescens , immaculaius , pedibiis pallidiori- 
bus , oculis nigris ; antcnnis validioribus , capite et prolhorace siìiiul 
paulum ìongioribus. — Long. lin. i: lat. i/3 lin. 

Praecedenti major , a quo colore et praesertim antennis 
longioribus validioribus, articulo secundo crasso subfiliformi ba- 
si minus attenuato distinguitur. 

Prope Neapolim , hyeme praesertim , sub arborum corticibus. 
5. (i35) Antbocoris ater. 

A. angustatus ^ ater , niiidus ; ehjlrorum membrana hyalina, albo- 
violasceute; antennis brunneis, articulo primo et secundo tibiisque Jlavo- 
nifescenlibus. — Long. 2/3-3/4 lin-- lat. 1/4. liu. 

Anthocoris ater, Blanch. 

Xylocoris ater, DwL, Burm. 

Prope Neapolim , bjeme , sub arborum corticibus. 

Genus ophthalmicus , Jlahn. 
b). 

3. (i36) Opbthalmicus albipennis. 

0. prothorace et seutello fortiter et irregulariter impresso-piinctatis; 
niger nitidus, prothoracis angulis posticis ctytrorvmque corio albidis, mem- 
brana albo-hy alina; pedibas pallidis, punctis in fcmoribus et tibiis obscu- 
re fuscis. ^. %. — Long. lin. I %: lat. % lin. 

Ophthalmicus albipennis, Hahn , Burm., Blancb. , A. Cos. ( Man- 
degli Oplith. n. 3 ), Am. et Scrv. 



( 26b' ) 
Salda albipennìs , Fab., Fall. 
Lygacus albipcnniSj La(r. 
Prope Ncapolira j in pratis sponlc nasccnlibus. 
Variai', a, capitis margine antico pallido. 
b, femori bus medio fuscis. 

4. (137) Oplitlialmicus pallidi pcnnis. 

0. 2i''^ctfioracc et scutello ininus Jorliler al crebrius et undique ae- 
r/italìlcr impresso-punclaiis : niger nilidus, prothoracis angulis posUcis, 
abdomim's punciis marginalìbus , et mctathoracis sublus angulis posti- 
cis albidis ; ehjtris eorio albido , macula transvrsa in margine poslico 
nigra ; membrana albo-hijalina; pedibus iestaeeis , femoribus medio ni- 
gris. /• ?. Long, lin i %: lat. % lin. 

OphtJialmicus pallidipennis , A. Cos. ( Jllon. n. i ) , L. Duf. ( in 
u4m. et Serv. ) 

Praecedenti maxime affinis , ac ulrique Fabricii diagnosis 
".y. albipennìs''' conveniens, iisdemque coloris variationibus subje- 
cta. Differì tamen statura paulo minore, corpore angustiore, ac 
prothoracis et sculelli punctis minoribus crebrioribus et aeque in 
tota superficie disposiiis. 

Prope Neapolim , rarior. 

5. (i38) Opbtbalmicus lineola, Tab. il. Fig. 7. 

0. proihorace et sculello minus fortiter et crebriuscule impresso- 
punclaiis : niger nilidus , prothoracis linea media longitudinali impun- 
ctata alba; ehjlris albo-hyalinis; corii margine postico fusco-nigricante; 
rostro pedibusque jmllide Iestaeeis. ^. $ . Long. lin. i '/*: lai. % lin. 
OphtJialmicus lineola , A. Cos. ( Mon. n. 5 ). 
Statura praecedcntis. 

Prothorax niger , nitidus , linea media longitudinali vix 
[elevata impunctala alba: quo "0. aier' similis. 

Elylra albo-byalina , margine postico iusco-nigro. 
Prope Neapolim , haud frequens. 
Variai: a, capitis margine antico albo. 

b, rostro fcmoribusque medio fuscis. 

34 



( 266 ) 

Genus heterogaster , Schil. 

2. (139) Heterogaster salviae ( Schil. Beitr. T. 3, /. 3 ). 
Het. fuscits griseo-vart'cfjatits; prothoraee poslìce, elijtris pedìbusfjve 
fjrìseis ; ahdoininis marcjinibus Jlavo-maculalis ; fcmoribus medio liLii- 
sque nigro annuhdis pwictalisve. — Long. lin. 2 /i; lat. lin. i. 
Heterogaster salviae, Schil., Burm. 
ylnteiinae articulis primo et seciindo basi nigris. 
Scutellum griseum, linea media apicali maculisque dual)us 
lalcralibus flavis. 

Abdomen supra nigrum , maculis margiaalibus flavis ; siib- 
lus fusco nigrum ano flavo ^^ flavum basi lateribusque fuscis $ . 
Prope Neapoliai , haud rarus. 

Variai: a, prothoraee maculis quatuor posticis e punetis confertis nigris. 
b, pedibus pallidioribus , niinus nigro-pimctatis. 
e, scutelli macidis laleralibus cuin linea media apice conjunctis. 

Genus henestaris , Spin. 

Corpus oblongura, subrectangulum. Caput poslice utrinque 
in corna oculiferum transversim productum. Anteanae mediocres, 
articulo I ." caeteris crassiorc , secundo et tertio tenuibus cjlin- 
draccis, ultimo ovato-elongato. Rostrian pedes posticos attingens. 
Elytrorum membrana nervis longitudinalibus a transversis non 
conjuctis , duobus mediis a basi bifidis. 

A praecedenti hoc genus sat distinctuni capitis l'orma et elytrorum 
membrana nervis a transversis non conjuctis ac inde eellulis basi destituta. 
I. (i4-o) Henestaris Spinolae. ( A. Cosi, in Corr. Zool. 
Tab. XI ). 

Hen. fiisco-cinnamomea , fiisco-m'gi'oqiie-punctata ; prothoraee varie 

fusco vel nigro maculalo; ehjtrorum membrana laelea, punetis lineolis- 

fjue mediis serialis subcinnamomeis. d". $. Long. lin. 2 /4: lat. 3/4 lin. 

Henestaris Spinolae, A. Cos. ( in Corr. ZooL p. i\.i Tab. XL 

et in Ann. Soc. Ent. Paris. X, p. 3oà' ), Ani. et Serv. 



( 267 ) 
Color a fusco-cinnamomeo ad griscura rufcsccntcra variai. 
Prothorax modo cinnamomcus, punclis sparsis nigris ; mo- 
do antico griscus , centro ohscuriorc , postico medio fusco-ciu- 
namomcus; modo dcuiquc postico fusco griseoquc allcriic pietas. 
Scnk'lhun fusco-cinuamomcum, basi punctis duobus laterali- 
biis pallidis. 

Prope Ncapolim ; rarissimus. 

Genus cymus , Ilahn. 

Corpus suboTulare voi oblongiim , punctatum. Caput mi- 
mitum oculis parvis, vcl grandiusculum oculis prominulis. j4n- 
tennae breviusculac , articulo i.° crasso , 2.° et 3.° subaequa- 
libus cylindraccis , 4-° crassiori subovato vel ovato-elengato. E- 
lytroriim membrana nervis longitudinalibus , duobus tantum a 
transverso conjuctis , notata. Pedes mediocrcs. 

Jloslrum longiUidine varium. Segmenta venlralia in fcrainis prò gcni- 
talihus valdc scissa. 

^. Caput parvuni , oculis minutis. 

I. (14.1) Cjmus resedae. ( Scbil. Beilr. I. T. 89,/. 8 ). 
C. subovaltts , einnamomco-fuscus , antennarum arliculis jìrimo et 
tjuario , prothoracis macula utrinrjiic antica transversa 'nigris ; elijtris 
cario medio marginequc postico nigro-punctalis ; pectore cinereo mican- 
te. Long. lin. i 1/2: lat. 2/3 Un. 
Cymus resedae , Burm. 
Lygaeus resedae , Panz. 
Ileterogaslcr resedae , Schil. 

Antennae articulo sccundo terlio paulum longiore , quarto 
ovato-clongato. 

Rostrum pedes posticos paulum cxccdens. 
Abdomen ierruginco-cinnamomcum , basi tantum nigra ci- 
nerco-mieante in fcmina ; nigrum , apice anali ferrugineo-cin- 
namomeo in mare. 



( 268 ) 
Prope Neapolim , primovere in aibustis florentibus ,] parum frequens. 
Fanali a, antennarum articulo priaio rufoscente. 

ò, elytris medio immaculatis, punclis duobus tantum in mar- 
gine postico nigris. 

e, elytris margine scutellari pallide flavo- viridulo. 
d, scutello basi nigro. 

2. (142) Cymus ericae. (Schill. Beilr. I, T. 1, f. io. ). 
C. subovatus , Jlavo-griseus , ìu'gro pimcfalics j, capite et prothorace 

antico scutellique basi nigris ; elytris maculis in corii iiervis margine- 
que postico sinuato fusco-nigris; membrana albo-hyalina, jusco maculata. 
— Long. lin. I 1/2: lat. 2/3 lin. 
Cymus ericae , Burnì. 
Ileterogaster ericae , Scbill. 

Antennae articulo secando vix tertio longiore , quarto se- 
cundo subaequali , ovato-elongato : pallide testaceae , articulo 
ultimo obscuriore. 

Caput scabrum , subpubescens , nigrum. 

Rostrum pedes niedios attiugens et vix vix excedens ; pal- 
lide testaceum. 

Prothorax flavo-griseus , punctatus , fascia antica nigra. 

Scutellum punctatum, medio impressum; nigrum, apice fla- 
vo-griseo. 

Abdomen subtus nigro-aencum , postice ferrugineum, magis 
in femina quam in mare. 

Pedes pallide testacei. 
Prope Neapolim, byeme sub arborum corlicibus; primo vere in Erica., 
band rarus. 

Variai: elytrorum maculis et margine postico pallide fuscis; membra- 
nae maculis obsoletis. 

3. (i4.3) Cymus claviculus. ( Hahn, Wanz. I. Tab. 12, 
fig- M ). 

C anguslalus , profunde punctatus , Jlavo-rvfescens ; antennarum 



( 269 ) 

articulo ullimo nigro; ehjiris lividis voi Jlavescentihus, corii limbo po- 
stico nigro. Long lin. i 1/2-1 3/4: lat. 1/2-6/10 liii. 

Cijinus clai'iculus , llalin., Blanch., Ani. et Serv. 

Lygacus claciculus, Fall. ( Mon. Cini. Suee. ). 

JJeterogasIcr claciculus , Schil. 

Lygaeus caricis, Fall. ( Ileni. Suee. ). 

Aiitennae articulo secundo terlio vix breviori , quarto ova- 
to-fusiformi , claviformi. 

Rostnnn Inter pedes medios et posticos apice sistens. 

Propc Ncajjolini , primovere , pracsertiiu in caanetis. 

Variai: abdomine rufo-ferrugineo vel livido. 

B. Caput magnum , transvcrsum , oculis prominulis- 

4-. (iM) Cymus lialophilus. 

C. luteus, profunde nigro-punctatus ; scutello nigro ; elytris corii 
nervis marginer/ue postico nigro-maeulatis ; membrana fusco nebulosa, 
nervis diaphanis. Long. lin. i 3/4: lat. 2/3 lin. 

Cymus halophilus , Burnì. 

Anlennac articulo secundo terfio longiorc , quarto elongato. 

nostrum j)C(les medios vii atlingens. 

In Apruliorum monlibus aestale , haud rarus , sub lapidibus. 

Alias hiijus generis exlant species^ quas nondum in aucto- 
ribiis descriplas invenimus. 

Gcnus PÀCHYMERUS (i), S. Farg. 

Quae sequuntur species ad primam divisioucm, in Centuria prima con- 
slitutam, spectant. 

8. (i4-5) Pacliyraerus rhombimacula. 

P. niger nitidus, suòtus ?iigro-aeneus; prothoraec postico et laterihus 
cìytrisquc albo-griseis , his margine scutellari macidarjuc rhombea ad 

(i) In praeccdenle Centuria 'Aphanus" nomine usi suraus; melius la- 
men Pachymerus reslitnere cxisliraamus. 



( 270 ) 
corìi aiigiduììi inicrnum m'gris ; ìnemhratia fttsea, limbo omni ctlbido ; 
iibiis, larsis anieimisqtie medio iesiaceis. — Long. lin. 2 %; lat. 3/4. Un. 
Pacfiìjmcrus rhomhimaeula, A. Cos. ( Ann Acc. Asp. Nat. 1, p. 83 ). 
Àntennae arliculo primo nigro apice rufo-ferrugineO; secundo 
et terlio rufo-i'crrugineis apice obsciirioribus, quarto fusco-nigro. 
Caput nigriim nitidum, immaculatum. 
Prolhorax nitidus, antice niger, laevis, postice albo-griseus, 
minutissime punctatus , lateribus complanatis albidis pellucidis. 
Scidellum nigrum immaculatum. 

Elytra cerio seriatim impresso punctato, albo griseo, mar- 
gine scutellari et macula rbombea ad angulum poslicum inter- 
num nigris ; membrana fusca , limbo omni albo. 
Alae albac. 

Pectus nigrum nitidum. 
Abdomen nigro-aeneum. 

Pedes femoribus nigris , summo apice , tibiis tarsisque te- 
staceis. Femora antica minutissime dcnticulata. Tibiae omnes 
spinosae , spinis nigris. 
Passim in rei^no occurrif. 

g. (i^G) Pacbymerus cbiragra. ( Habn, /, T. Qijìff. 34)- 
P. hrunneo-niger ^ parce jmhescens ; prolho7'ace pone medium con- 
striclo; elytris brunneo-Jlaveseeniibus punctatis, postice subriifescentibus, 
lineis margineque nigris; membrana pallida, fusco-macidata ; femoribus 
nigris , anticis valde injlatis , dente validulo ; tibiis tarsisque Jlavo-tc- 
slaceis apice nigro. Long. lin. 2-2 %: lat. %-i lin. 

Paclujmerus chiragra , Fall., Schil., Hahn, Blanch. 
Lygaeus chiragra , Fab. 

Pachymerus tibialis , Hahn, Tab. IV, flg. 14.: var. 
Prope Neapolim , parum frequens. 

IO. (14,7) Pachymerus agrestis. (Hahn, Wanz. I, Tab. IV, 
fig. i5. ). 

P. niger, prothorace postice ehjirorumque corto griseis nigro pun- 
ctatis , his macula ad angulum internum fusca; membrana nervis hya- 



,> 



( ni ) 

Unis ; iìòiìs antìcis ferrutjineis. — Long. lia. 2 il\: lai. Un. i. 

Pachymcrus agreslìs , II. dm. 

Lij(jfaeìis f/f/restis , Fab. 

Pr<)j)C Ncapolim , haud rarus. 

Noia. Feiniiia diffort anlcniiarum arliculo ])rimo, pcdibus aniicis toli/n 
fcmorumque omnivim basi testaceis. 

11. (i^S) Pachymcrus brevipcnnis. (Scliil. 17, T. 6,/. io). 
P. planus , ìii<jer, nilidus , (/rossc-pioielaliis , prolhorace (/iiadralì, 

antice sublacvì , aniennariim articidis primo et secundo , j'cmoniin api- 
ce iibiis iarsisque ferritffìneis; elylris postiee truncalis, membrana nul- 
la; pedihus antieis j'emonbus òi-vel Iridentalis , iibiis farle arcualis. 
Long. liti. I 1/2: lai. 6/10 lin. 

Pacliymerus brevi penìtis , Scliil., Halm., Il.-Scliaff. 

Prope JNcapoliin , iiycmo , sub arborum corlicibus , haud rarus. 

Variai: corporc nigro-ferrugineo. 

12. (i4-9) Pachymcrus parallclus. ( A. Cos. in Aìxn. Soc. 
Eni. Par. X. Tao. VI, Jì(/. 5, ). 

P. corporc cioncalo lalcribus parallcìis , pcdibus antcnnisque brc- 
riìnts; ni(jcr opacus, prolhoracis mnryiìic poslico clìjtrisqiie lidco-JIavis, 
lionim nervts fiiscis ; pcdibus Jlavo iesiaccis , femoribus medio nigris. 
Long. liu. 2: lai. r/2 lia. 

Paclnjmcrus parallclus , A. Cos. ( /. e. par/. 290 ). 
Capai acummatum, pone oculos coarctalum; subgranulatuiu, 
iiigrura opacum. 

Jntennae breviusculac, arliculo secundo Icrtio paulum lon- 
giore , subvillosae , uigrac. 

Prolhorax antico parum angustior, angulis roluntlalis; pone 
inediinn Iransversim iraprcssus coarctalusque; subgranulatus , ui- 
gor, margine postico flavo. 

Sctileltam parvum, prollioracis concolor, itidemque subgra- 
nulatum. 

Elìjlra corio flavo, ncrvis margiuequc poslico fuscis; membra- 
na albo lactca , ncrvis nubcculisquc obsolctis inlcrjcctis fuscis. 



( 272 ) 

Abdomen nigrum , subtns nitidum , fere aeneo-nigrura. 
Pedes breves, flavo subrufescentes, femoribus medio nigris. 
Femora omnia mutica. Tarsi processii bino bamato ad unguicu- 
lorum basim instructi. 

Prope Ncapolim, ad lacum Agnano^ m Arundine phragniìlìs nec non 
ad rivulos Sebeti , piinio vere. 

Observaiio. In clar. Spinola sistemate ad genus 3Iicì'opus'A<ì%cn^ìa. spe- 
cies pertinet; et Mìcropus Genci maximam cum hujusce speciminibus non- 
dum completis habet aifinitatcm. 

i3. (25o) Pacbymerus ditomoides, nob. Tab. IL Fig. 8. 

P. capitìs lobìs laleralibus utrinque ante oculos et lobo medio siipra 
OS late productis ; m'ger , opacus ; prothorace grosse punciaio , ehjtris 
albidis, nervis et coni raargine postico fuscis; antennarum arliculo se- 
eundo , tibiis tarsisque Jlacescentibiis. g». $. — Long. lin. i %: lat. 
% lin. 

Capitis forma a reliquis hiijus generis specletus maxime di- 
versa , atque novi generis typura exbibens. 

Caput scabrum, subgranulatum, nigrum, opacum; loLns la- 
leralibus ante oculos in auriculam acutam apice extimo obluso pro- 
ductis; lobus mcdius in laminam orizonatalem , antiee latiorem, 
late rotundatam, ab ore sejunctam, margineq^ae antico pauliun re- 
flexa produclus : Jìg. cit. B. 

Antennae breviusculae , nigrae , articulo secimdo medio te- 
staceo. 

Prothorax antiee parura angustior , pone medium laeviter 
impressus et coarctatus ; grosse punctatus, subfoveolatus , parce 
subpubesc'ens : niger opacus^ immaculatus. 

Scutellmn itidem nigrum et grosse punctatum. 

Elytra corio albido, nervis duobus mediis margineque po- 
stico fuscis: membrana maxima, albo-byalina, subopalizans, ner- 
vis quatuor parallelis fuscis. 

Alae albae bjalinae. 



( 273 ) 

Pectiis foveolatum , nigrum. 

Abdomen nigrum nitidum. 

Pedes fcmoribus nigris , horum apice, tibiis tarsisque tc- 
staceis ; femora aulica crassiora , dente minuto instructa. 

Propc Ncapolim rarus : frequens in Daunia, Oleae europcae gallas tu- 
Jjcrosas incolens. 

Triginta fere remanent hujiis generis species\ exlant et cen- 
tum circiter ex Capsint's, nec non plures ex Scutatis de hiis , 
tempore et fortuna propitiis , ulterins. 



ì 



\ 



35 



( 27^) 
Index specierum. 



01 Corixa imtlulaia. 

02 Salda riparia. 

03 littoralis. 

04 ocellata. * 

— bicolor. * 

— pallipes. 



o5 
o6 



oy Gerris rufoscutellala. 



argentata. 



08 — 

09 Emesoderaa domestica. 

1 o Oncoceplialus squalidus. 

1 1 Holotrichius Cyrilli. 

12 deoudatus. 

i3 Nabis ferus. 

14. punctatus * 

10 longipennis. * 

16 viridulus. 

17 Acanthia lectularia. 

18 Aradus betulae. 

19 corticalis. 

20 — — dcpressus. 

2 1 dissimilis. * 

22 Monantbia conver.2;eus. 

23 Catoplatus parallelus. * 

24 variolosus. * 

2 5 auriculatus. * 



126 Piesma maculatura. 

127 Metacantbus * elegans. 

128 Pseudopbloeus Genel. 

129 Xylocoris parisiensis. 

i3o Phyllocoris * nemorum. 

i3i Antbocoris nemoralis. 

i32 cursitans. 

i33 .„„,.;„.„.;. * 



i35 



parvicornis. 
rufescens. * 
ater. 



i36 Opbtbalmicus albipennis. 

137 pallidipennis. 

r38 lineola. 

iSg Heterogaster salviae. 
14.0 Henestaris Spinolae. 
i4i Cymus resedae. 

14.2 ericae. 

14.3 claviculus. 

i4.4' ìialophilus. 

1 4.5 Pacbymerus rhombimacula. 

^G chiragra. 

147 agrestis. 

14.8 . brevipennis. 

14.9 parallelus. 

i5o — — ditomoides. "^ 



Species Tel genera * signata primum in hoc speciraine de- 
scripla sunf. 



( 27^ 

Praecedènti centuriae addenda. 

Prostemma lucidulum. 

In clarissimorum Amyot et Audinet-ServUle opere nomine "Meiasiem- 
TTia staphylinuSt L. Duf." haec species dcscribitur. 

Sercnthia africapilla. 

Prope lacum Aslroni mense lunii nuper liane speciem detegimus: uni- 
cum (amen specimen , lincara r i/^ longum , Icgerc potuimus. 

Ophthalmicus erytliroceplialus. 

Mas capite Uavo-rufescenfe. 

Femina capile rufo-erylrino. 

Frequens prope Neapolim ad lacum Aslroni^ mense lunii in "Anthe- 
mis Camamilla: hjcme aliqua etiam extant specimina sub arborum cor- 
ticibus. 



(27G ) 
.\UCTORES ET OPERA. 

IN HAC NEC L\ PRIMA CENTURIA CITATA. 

Amyot et Audinet-Serville — Eistoire naturelles de Inse- 
ctes Hémiptères ( JSouvelles suites à Buffon ): i voi. in 8.°, 
Paris 1843. 

Blanchard ( Emi le ) — Hisloire naturelle des Insectes Or- 
thoptèrcs , Nevroptères , Hémiptères, ecc. ( Hist. nat. des Ani- 
maux Jrticulès.1 voi. Ili ): Paris 184.0, in 8.° 

Brulle (A.) Histoire naturelle des Insectes: voi. IX, Pa- 
ris, i836. 

Costa ( Achille ) Mèmoire pour servir à I' hystoire natu- 
relle des Hémiptères Héleroptères des deux Siciles ( Annales de 
la Socictè Entomologique de France, voi. X. ): Paris 184.1- 

Saggio d' una Monografia degli Ophthalmicus del 

Regno di Napoli ( Annali dell Accademia degli Aspiranti Na- 
turalisti ., voi. I. ): Napoli 184.3. 

Di una novella specie di Henestaris: Lettera al Mar- 
chese Mass. Spinola ( Corrispondenza zoologica , voi. I. ): Na- 
poli 1839. 

Rapporto sullo sviluppo degli Insetti ne' contorni dì 

Palermo ( Bullcttiuo dell' Accademia degli Aspiranti Naturali, 
sti ) : Napoli 184.2. 

De Geer — Mèmoires pour servir à 1' histoire des Inse- 
ctes : Tom. Ili, Stockolm 1778. 

Herrich-Schaffer — Nomenclator Entomologicus , pars se- 
c linda ; Regensburg , i835. 

Klug et Eherenberg — Symbolae physicae , seu Icones et 



( 277 ) 
(Icscriplioncs inscctorum quae ex itinere per Africani borealem, 

el Asiam occidcnlalem percensuit Fr. Ring, edidit C. G. Ehe- 

renberg: Decas V, i834'? 

Westvvood ( /. 0.) A. Catalogue of Ihe Hemiptera in the 

Colicclion of the Rev. F. W. Hope pari. I. et II. Scutelleridae 

et Coreini: London i84'2. 



( 278 ) 

TABULARUM EXPLICATIO. 

Tabula I." 

Fig. I. Corixa striala. 

a longitudo naturalis : A inseclum auctum. 

2. Corixa hieroglyphica. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 

3. Corixa imdulata. 

a longitudo naturalis : A inseclum auctum. 
4" Salda riparia. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 

5. Salda ocellata, nob. 

a longitudo naturalis : A insecctum auctum. 

6. Salda bicolor , nob. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 

7. Salda pallipes. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 

8. Gerris riijoscutellata. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 
g. Gerris argentata. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 

10. Nabis longipennis. 

a long. nat. A insectum acutum; B elytrum distincfum, 
10.*'* Elytrum Nabis feri auctum. 

1 1 . Nabis viridulus. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 



Tom V/f. 



"y'^^-ffa.r 






F'3-^ 








.51^ 



Tomo yy^- 




/. B 




F^J■ 



I- bis- 




Fii^-Z- 



'nS- Tnn/f 







<^J- C 






fi.R 



F,u. 6- 




n • Granilo di »'• 



( 279 ) 
Tabula II." 

Fig. I . Aradus dissimilis , nob. 

a longitudo nciluralis : A insccliim auctum. 
I.*'* Elylrum Aradi depressi auctum. 

2. Catoplaliis variolosus ^ nob. 

a longitudo naturalis : yl insectum auctum. 

3. auriculatus , nob. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 

4. Piesma maculatum. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 
ì). Mctacanlhus elegans. 

a long. nat. A insectum auctum ; B idem a latere vi- 
sum ; C elytrura distinctum. 

6. Anthocoris parvicornis , nob. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 

7. Ophlhalmicus lineola. 

a longitudo naturalis : A insectum auctum. 

8. Pachymerus dilomoides , nob. 

a long. nat. A insectum auctum; B caput magis auctum 
C idem e latere visum. 



Degli esperimenti intorno alla, macerazione del lino a secco, 

ESEGUITI NEL DECORSO ANNO l84.3 PER ORDINE DEL ReALE ISTITUTO 

d' Incoraggiamento di Napoli. Letto dal socio ordinario Fran- 
cesco Briganti nella tornata de' i4- marzo iSM- 



]\< 



ON v'ha dubbio, o Signori, che lo scopo principale^ cui l'in- 
dustria agricola deve a tutto impegno mirare, si è di rendere la 
condizione de' suoi prodotti sempre abbondante , agevole e molto 
economica, in una parola, vantaggiosa. Atteso ciò leggiamo ne' 
vetusti libri,, e così mano mano con attività sempre crescente in 
quelli fino all' età nostra, una certa emulazione tra valentuomini di 
diverse nazioni, i quali ponendo a tributo le forze della mente e 
delle braccia, sono entrati a buon dritto in concorrenza di pen- 
samenti, di lumi, di pratiche e di ogni maniera di trovati, per 
conseguirne prima gli effetti felici, e poscia goderne tutto il be- 
nessere possibile. 

Anche in questo novero v' è da qualche tempo esempio di 
gravi discussioni rispetto alla macerazione del lino e della ca- 
napa ; non perchè T antico e comunemente usato metodo non 
desse risullamcnli favorevoli , ma per trovare quel meglio che 
r attuale sistema desidera generalizzare ; e piìi rettamente, per 
impedire le tristissime conseguenze dell' aere maligno , cui pur 
troppo van soggetti e gli operai e quei miseri, che sono astret- 
ti di abitare luoghi pantanosi ove la macerazione s'esegue. — Di- 

30 



( 282 ) 

segao al certo nobile , e che meriterebbe lode e compenso sen- 
za pari , quante volte i fatti realmente lo confermassero! 

Diverse illustri Accademie straniere han risvegliato quel 
processo descritto e messo in pratica dal celebre Rozier (i). 
Ancor tra noi il maceramento a secco delle piante tigliose fin 
dal 1826 si adoperava , ed è perciò che la Società economica 
di Terra di Lavoro s'impegna rivendicarne la priorità dell'ese- 
cuzione a prò del suo socio signor Tabassi (2). Un incitamento 
per giungervi si sparse tosto in parecchie altre di questo Re- 
gno , in quelle cioè delle tre Calabrie, di Principato Citeriore, 
del 2." Abruzzo Ultra, di Terra di Bari, ed anco nella Società 
di Napoli : tanto che numerose esperienze furon fatte pel passa- 
to, né tuttogiorno si tralasciano. All'uopo nostro giova qui ren- 
derne brevemente conto , affinchè io possa trarre , rispetto alla 
parte istruttiva, avvertenze ed informazioni tali da giudicare con 
miglior senno delle difficoltà , che circondano 1' acquisto di un 
metodo nuovamente messo in campo. 

E da prima , quanto alla testé citata Società di Terra di 
Lavoro , rilevo dalle sue carte , e meglio da un rapporto del 
di 4- agosto 184.1 , presentato su 1' obbietto da tre rispettabili 
nostri accademici , come il saggio del lino curato col processo 
in esame « si trovò fradicio , e quindi non aveva quella te- 
« nuta, che la natura ha accordata ai filamenti onde farne de' 
(( lavori ». Opinando che di si tristo risultato forse n'era stata 
cagione il luogo poco adatto , oppure il lungo tempo impie- 
gato pel bramato maceramento. 



(1) Cours compiei d' Agriculture théorique, pratique, etc. — Du rouis- 
suge à sec, qui supprime toiis les inconveniens du rouissage à l'eau et 
le supplée enlièrement. Tom. IX, pag. 667. Paris 1789. 

(2) Riscoutr. il III." voi. degli Atti della Società medesima , dato alla 
luce nel i83o, ed i verbali delle sue ordinarie adunanze per l'anno i84i- 



( 283 ) 
Le Società delle Calabrie comunicarono anch' esse a questo 
Reale Istituto parecchie importanti notizie , dopo d' aver fatta 
pruova più volte ed in modi differenti della recente speculazio- 
ne. Ma è mestieri confessare per amor del vero , che tanto ne' 
verbali che ne' ragguagli diretti alle loro rispettive Autorità s'in- 
contra una certa discrepanza da renderne i risultamenti troppo 
vaghi ed incerti. 

Di fatto mettendosi a comparazione il verbale dell' ordina- 
ria tornata del 17 ottobre 184.1 con quello del 3o ottobre se- 
guente anno , chiaro si scorgerà che , in preferenza di tutti gli 
altri soci incaricati all' opera , il signor Pugliese di Ciro ebbe 
il singoiar piacimento d' ottenere sotto le arene di un torrente, 
dopo sei giorni di macerazione , una mostra di lino per bontà 
e bianchezza di gran lunga superiore all' altro che i villani 
poco discosto avevano affidato alle acque. Questo pegno d' assai 
liete speranze fece si eh' egli cercava divolgarne il metodo; ein- 
zi preso da entusiasmo sentiva ben regolare astringervi e pro- 
prietari e coloni all' adempimento. Pure non tardò che un an- 
no , che il Pugliese istcsso • illuminato da altri fatti positivi , 
senti il bisogno di correggere la di lui prima opinione ; e quel- 
le cose eh" ei soggiunse per convalidarla , come interessano 
direttamente , cosi la sua conchiusione almeno par meritevole 
d' essere qui riferita. 

Diceva, (C che la macerazione compiesi sotterra , ma non 
(c in grandi masse, e sempre con discapito dell' economia, per- 
V. che o la soverchia umidità infracida gli steli, ed il lino rie- 
ft sce , come appellasi volgarmente in quei luoghi, apHello , o 
(( la stagione è secca , ed occorrendo una grande estensione di 
' terreno per dividere il lino a piccoli fascetli , acciò tutto si 
macerasse, la spesa di vangatura in agosto , quando il terreno 
è nel massimo indurimento , non è compensala abbastanza ». 



( 28^) 

Passando infine alle Società economiche di Salerno , Aqui- 
la e Terra di Bari , farò conoscere che ■ non meno dispen- 
diose ed inutili sono riuscite le loro esperienze , tuttoché note- 
voli fossero state le cure adoperate per conseguire lo scopo ; 
ed ove qualche esempio di mediocrità si sentì, già molti se ne 
annoverano infecondi di effetti veramente felici, i quali per cer- 
io spingeranno gli animi o a mettere in non cale , o rifiutare 
affatto la tanto commendata operazione. 

Di altre cose suggerite dall' apportunità tornerebbe conve- 
niente qui occuparmi, come a dire del maceramento del lino e 
della canapa nelle fossate, nelle lagune e nelle acque scorrevo- 
li de' torrenti e degli umili fiumicelli (i) , de' vari processi in^- 
dicati da' signori Brasle di Amicns, Hondt d' Arcy e Scheidwei- 
Icr (2) , non che delle maciulle meccaniche inventate dagl' ii>- 
gegnosi Laforest , Christian , Hill e da piìi stranieri , le quali 
riducono a tiglio i fusti de' nomati vegetabili , senza aver uopo 
del bagno , della terra o di altro apparecchio (3). Ma perchè 



(i) Leggasi il rapporto de' nostri colleglli cav. Tenore e Cagnazzi 
<lel 16 aprile iS-J-r^ concernente la macerazione nelle acque del Volturno^ 
in occasiono di alcuni saggi di lino e canape presentati dal Tenente-Colon- 
nello Commendatore D. Carlo Alan de Rivera. 

(2) Può servire di compiuta istruzione a chi amerebbe apprendere sif- 
i'alti metodi la memoria del signor Vincenzo Ferrara , inserita nel Mom- 
lore economico-iecnolofjieo-agrario della Società di Messina ( num. 4- flcl 
16 agosto i833 ), che poscia è stata riprodotta in giugno i843 per ordi- 
ne dello stesso corpo scientifico. 

(3) La macchina del Christian lemp» fa menò gran romore in tutta 
Italia. Introdotta presso di noi nel 1818 , fu quindi spedita alle provincic 
con una istruzione messa a stampa nella tijrograHa francese il iSiJ). Pei'ò 
gli esperimenti ne smentirono fin d' allora il decantalo vantaggio , e la 
mostrarono poco utile. — Tra le moltiplici opere che ne trattano , regga- 
si pure un de' nostri Giornali letterari , il Lucifero , armo YL° num. 19 e 
24., pag. 1^2 e 190. 



( 28a ) 
furono esse le lante volte considerate é discusse da questo ri- 
spetlabilo consesso , ed ancor perchè vengo ora costretto di re- 
care alla dislesa tutto il sistema ultimamente tenuto ncU' esegui- 
re novelle prove di macerazione sotterra , così ne abbandono 
lo impegno, ed in vece mi rivolgerò verso il presente assunto ; 
manifestando fil filo quelle notizie che raccolte dalle osservazio- 
ni , e basate su '1 vero , condurranno allo scoprimento de' fatti, 
la cui ricerca determinavami a diligentemente operare. 

Fu adunque mio primo pensiero dividere in quattro parti 
uguali la massa del lino ricevuta all'oggetto (i) , affuichò 
col confronto di più tentativi in luoghi differenti e per espo- 
sizione e per qualità del terreno , meglio si fossero combattute 
le difficoltà , indagate le cagioni , ed assicurate quelle conse- 
guenze che dubbiamente furono per 1' addietro notate con altro 
rapporto del 17 novembre trascorso anno i84-2. 

Tenendomi a (juesla via , feci eseguire i lavori prepa- 
ratori nel Real Orto Botanico, in uu giardiuo al borgo S. An- 
tonio Abate , in altro alle falde del Vesuvio, e in una palude 
poco lungi dall' abitato. Si scavarono , cioè a dire, quattro fos- 
se bislunghe pressoché simili per capacità. I lati e fondi delle 
due prime e delf ultima furono foderati di stuoje leggierissime, 
segnatamente di quelle che ripiegate intorno alle balle de ge- 
neri coloniali pervengono appo i nostri aromatari : e ciò per 
difendere il lino dal terriccio , facile a potervi cadere e brut- 
tarlo. L' interna superficie poi della terza fossa venne impiastra- 
ta ben bene di argilla, onde rimediare alla troppo aridezza del 
suolo, ed in pari tempo per compiere le diverse particolarità adot- 



(i) Avendo ben guardato ai caralleri de' suoi fusti , mi parve clie ri- 
spondesse a quella varietà, distinta da' conladini col nome di lino Jino , 
e dagli agronomi di lino medio mezzano. 



( 286 ) 
late da altri , infra le quali ancor quella che leggesi nel Ca- 
iechisììio agrario del eh. Ciro Pollini (i). 

Inoltre prescelti i fusti della stessa grossezza , ed uniti in 
piccoli fastelli tondi , ognuno non più di tre pollici di diame- 
tro , ai 28 del passato luglio vennero disposti a doppio strato 
ne' maceratoi del Real Orto Botanico e del giardino sovraramen- 
zionato. Quindi furono coperti di stuoja , ed anco di cavaticcio 
air altezza di un palmo e quarto. Vi feci menare abbondante 
acqua , e rivolto infine all' operajo che mi assisteva, gli racco- 
mandai lo inaffiamento almeno per ima volta in ogni due giorni. 

Né si tardò guari di situare nel fondo delle altre due ca- 
ve il lino , e ciò si fece ai 29 e 3o dell' anzidetto mese di 
luglio. Però in quel luogo molto umido e palustre i fascicoli 
vi si posero all' impiedi , di modo che alcune delle loro cime 
appena superavano il piano della copritura ; e nell' altro arsic- 
cio e bituminoso , che fu intonacato di tegnente creta , senza 
darmi pena d' operare come prima , credei opportuno accomo- 
darvi orizzontalmente gli steli a manate , munirlo di pertiche 
alla superficie , affinchè il terriccio non isprofondasse , e non 
bagnarlo si sovente. 

Signori , in riguardo alle presenti diverse maniere ognuno 
da per sé potrà comprendere, eh' esse servirono a meglio indi- 
care la durata e guardare 1' andamento della macerazione. E 
j)er accertarvi di ciò che realmente avvenne , proccurerò spie- 
garne qui appresso con ingenua schiettezza le convenienze e le 
discrepanze rispettive , le quali discusse poscia ed illuminate 
dalla sana vostra logica, meneranno certamente a giuste conse- 

ze. 

Erano adunque decorsi cinque giorni che il lino trova vasi 



(i) Ediz. ISapolif. i835, pag. 235. 



( 287 ) 
allo sperimento si nel Rcal Orto Botanico che nel giardino al 
borgo S. Antonio Abate , quautlo cominciai a spiarne 1' ef- 
Celto. Cosi per entro quei fastelli si sentiva un sovcrcliio calore 
a fronte dell' ambiente ; calor di fermentazione, che tendeva sa- 
lire sino oltre ai 28° centigradi , eppure gli steli di mezzo era- 
no quasi nello stato primo, mentre gli altri d' intorno tutti gua- 
sti ed ammufTati , o percbè più vicini all' umidita del suolo 
per maggior copia di acqua che vi penetrava. Fu d' uopo quin- 
di d' eslrarrc dalle fosse i manipoli , e giusta le diligenze pre- 
scrille dall' arte , aprirli , volgerli sossopra e purgarli dall' inu- 
tile e corrotto; talché aversi modo di far continuare per poc al- 
tro tempo r operazione , senza però lo inaffiare. Ma con rincre- 
scimento rilevai che i difetti andavano ancor crescendo , e che 
sarebbcsi avuto un prodotto di qualità piuttosto spregevole. 

In vero convenne cavar da ambo i luoghi tulio il lino ai 7 
^' e g del seguente agosto ; ed affinchè fosse rimasto netto d' ogni 
porzione di terra, lo feci passare nell" acqua avanti di seccarlo. 
Allora fu che da' suoi gambi collo stropiccio delle mani appena 
potei separare alcuni stami oscuri e debolissimi. Sotlo la gra- 
mola questi poco niente resistevano , vie peggio alla scotola 
e al pettine ; ed in loro vece bruscoli , Tdi morti e certi cascami 
simili al comune capecchio ottenni. 

Discorrendo poi della pruova eseguila nelle arene vesuviane, 
posso affermare che non cosi accadde. Quivi tenuti col me- 
desimo governo i fusti in macero , dopo otto giorni circa offri- 
rono a colpo d' occhio tale riuscita da sperarne mediocre ricot- 
to ; sicché sciolti i loro tigli dal glutine gommo-resinoso che 
gì' inviluppava, ed anco liberati dalla lisca mediante i soliti or- 
digni , di quel prodotto greggio com' è , ne presento a voi , 
illustri Accademici , un saggio , onde meglio farvi giudicare 
di sua natura ; e sebbene esso mostrasi superiore agli altri 



( 288 ) 
prima trattati, pure assai scade al confronto del lino preparato 
ne' luoghi e ne' seni delle fiumane, atteso il color fosco, la po- 
ca tenacità e la scarsezza delle fibre. Nò da ultimo richiame- 
rò r attenzion A'ostra su '1 quarto tentativo mandato ad effetto 
nel già indicato luogo acquitrinoso , poiché costretto di ripetere 
fino alla noja e senza profitto alcuno le istesse cose, mi condan- 
nereste al certo d' ingrata polemica , perciò stimo piìi retto 
consiglio scendere subitamente alla conclusione. 

Dalle notizie preliminari e dalle testé riferite ragioni chiaro si 
scorge, che la industria agricola in vece d' aspettare miglioramen- 
to e risparmio circa la macerazione delle principali piante testi- 
li , ne trae discapito ed interesse. — Il supporre omai che il 
metodo a secco (i), che con maggior proprietà di lingua do- 

(i) Il valente agronomo signor Laforest diede sifiatta denominazione 
ad una nuova maniera da lui inventata , ove non vi è bisogno ne d' im- 
mersione , ne d' inaffiamento , nò di terreno umido , ma sì bene fassi ma- 
cerare la canapa , lasciandola su '1 piede all' azione della rugiada , delle 
nebbie e della pioggia. Vegg. il Nuovo Diz. universale ieenolog. tom. 
VIII.% pag. 92. Venez. i833. — Cade qui a proposito di far conoscere al- 
tresì che, dopo data lettura al presente ragguaglio, il rispettabile socio cav. 
Luca de Samuele Cagnazzi volle applicare , come altri avevau progettato , 
il vapore alla macerazione del lino. Egli n eseguì lo sperimento in picco- 
lo , e con distinto suo rapporto degli 11 luglio iSli informava l'Istituto 
della costruzione della stufa immaginata all' uopo , e delle poche e sempli- 
cissime operazioni che 1' accompagnarono. Ma Y eiTetto chiaramente si co- 
nobbe da' saggi, i quali invero presentavano qualità simili a quelle de' già 
ottenuti col metodo sotterra. Dippiù F Istituto istesso sta in grande aspetta- 
zione delle pruove da farsi col nuovo processo , cui il signor Gauthier de 
Claubry di Parigi tiene il segreto, e che ne ha dimandata privativa di lun- 
ga durata al Real Governo. Dal canto nostro non solo il benefizio di un tale 
privilegio, ma omni honore , et prue mio dirjniis esset , giusta la frase 
Linncana ; quante volte però la riuscita corrispondesse all' incanto di lu- 
singhiera promessa. 



( 289 ) 
vrebbesi appellare per soUcrramenlo , valga a bandire o sosti- 
tuire almeno il più comune ed usitato , egli è un surrogare 
la immaginazione alle testimonianze in questione di fatto ; egli 
è un rovesciare le regole tutte dell' antichissima pratica. Con- 
chiudendo adunque dirò , esser sommamente desiderabile che 
la civile economia reprima per una parte le tendenze alle ap- 
parenti e malfondate novità , e dall' altra si renda tollerante a 
sperare da' progressi attuali delle meccaniche e chimiche cogni- 
zioni una scoperta su lo stesso obbictto , che riesca semplice , 
proficua , positiva ; che liberi insomma i poveri coloni da quei 
miasmi putridi e deleteri , ed in pari tempo ci assicuri la bon- 
tà d' un prodotto si pregevole e necessario ai comodi della vita 
ianto nello stato sano che infermo. 



37 



DELL ENTOJVIIBIA APUM, A. Cos. 

( NUOVO GENERE d' INSETTI DITTERI ) 
E SO I DAVin CHE ABHECA AI>I<E API SA JIIE&Z. 

MEMORIA 

IETTA NELLA TOMATA Vi 20 KOVEIIIBRE 18-Ì5. 



^^UAL parte occupi 1' Ape mellifica fra le industrie dell' uomo, 
non è mestieri eh' io ricordassi in questo luogo essendo cosa or- 
mai per mille bocche e per le mille fiale ripetuta. Non sarà pe- 
rò mai dello abbastanza di quanto si altiene alla prosperità di 
queste utilissime colonie d' insetti ; de' mali da cui vengono af- 
fiitic ; de' rimedi che si posson loro apprestare; e di tutto che 
può infiuire su la prospera vita di esse. 

Fra i molli animalclli che sono all' Ape molesti, quali più 
quali inen conosciuti , mio ve n ha che piìi d' ogni altro ri- 
chiama r attenzione. Fra noi lo discopriva non ha guari il Si- 
gnor Bartolomeo Paolillo da Cusano, diligente osservatore, che 
si è dato con ispecial cura a moltiplicare le Api in quella 
montuosa e fredda regione. Dobbiamo a lui dunque la prima 
indicazione di tal parassito molesto , il quale sembra menasse 
a gran deperimento e forsi anche a morte le Api che attac- 



( 292 ) 

ca. Egli ce ne comunicava gentilmente alcuni individui per es- 
ser da noi esaminati e studiali ; e poscia avendo noi medesi- 
mi visitato quelle regioni , fummo osservatori oculari della 
vita ed abitazione di tal parassito , e potemmo ancor raccoglier- 
ne altri individui vivi, traendoli da un Ape che era in alveare 
già andato a deperimento. E di questo parassito adunque che 
facciam subbietto della presente memoria. 

E pria di presentarla a questo dotto consesso , credemmo 
util cosa consultare i dotti Zoologi testò congregati in Napoli, in 
occasione della Settima Riunione degli Scienziati Italiani , affin 
di assicurarci se ignoto veramente esso fosse nella Entomologia, 
siccome dalle opere pubblicale appariva. Laonde ne esibimmo una 
brieve nota a quella Sezione di Zoologia (i) affidandovi i carat- 
teri fondamentali del genere, cui imponevamo il nome che ora 
adottiamo. Sicché, non rimanendoci ora quasi alcun dubbio del- 
la sua novità , veniamo esponendovi la storia completa dello En- 
tomata , e le nostre considerazioni intorno alle cause che ne pos- 
sono favorire lo sviluppo, e i mezzi valevoli a sminuirlo. 

Il qual lavoro , di doppio argomento, Entomologico ed Eco- 
nomico, crediamo di spettanza di questo Real Istituto, come quel- 
lo che immediatamente vigila al bene della pubblica e privata 
economia in uu tempo ed al progredimento delle Scienze Na- 
turali. E però noi ve Io offeriamo con l'intendimento di comin- 
ciare a sdebitarci dell' alto onore di che ci degnaste, di sedere 
in mezzo a voi , dottissimi e sapientissimi Signori , nella quali- 
tà di socio corrispondente. 



(i) Adunanza de' 22 Settembre. 



UTTi gì' industriosi i quali della economia e del governo 
delle Api han trattalo, han detto più o meno vagamente di pi- 
docchi delle Api , senza che però ne avessero esibita esatta e 
completa descrizione : e questi pidocchi di cui hanno essi in- 
teso parlare sono probabilmente 1' Acarus favorum e 1' Aca- 
riis coleoplratorum degli Entomologi , descritti il primo dal- 
l' Hermann (i) , il secondo dal De Geer ed altri autori po- 
steriori non escluso I' Hermann medesimo (2). Il solo Reaumiir 
nelle sue Memorie ci ha lasciato uà breve cenno accompagna- 
to da mediocre figura di un parassito, il quale sembra non es- 
ser diverso da quello di cui qui parleremo. Gli Entomologi che 
gli succedettero non 1' han dovuto osservare in natura ; dappoi- 
ché o non ne hanno discorso o lo hanno registrato fra gli Aca- 
ri, come fece Fabricio, il quale gli die nome di Acarus gymno- 
pterorum. Ed è probabilmente sulla fede di lui che molti altri 
ripeterono Acaro e Pidocchio delle Api , come Bosch , Monti- 
celli , Martin , ce. Del pari esso rimase incognito ai più re- 
centi Entomologi , fra i più distinti viventi de' quali ci piace 

(i) Mem. Apler. p. 86. 
(2) L. e. pag. 74. 



( 394^) 

ricordare il chiarissimo Prof. Gene, il quale, avendo passato in 
rivista gran numero di Api per ricercarvi larve di altri insetti, 
assicura non essersi mai imbattuto nel parassito in questione. Per 
la qual cosa esso non ancora occupa un posto nella serie degli 
Entomati ; né la Entomologia può vantare esatte notizie su di 
esso. E ben si mostrerebbe straniero alla scienza chi credesse 
che dalle sole indicazioni già riferite si potesse inferire eh' esso 
fosse baste volmente conosciuto. 

L' insetto di cui è parola vien da noi riferito alla famiglia 
de'Pupipari, nell'ordine de' Ditteri, come il miglior posto che gli 
convenga nella serie Ditterologica, essendo con gli ultimi generi 
di tal famiglia, e precisamente co' Melophagiis^ eh' esso ha i mag- 
giori rapporti. Nulla meno, è desso assai singolare sotto ogni pun- 
to di sua organizzazione , per modo che non pur da' Pupipari tut- 
ti , ma sotto qualche rapporto da' Ditteri ancora si allontana ; e 
lo studio della stessa ci ha porto bellissimo campo di osservazioni. 

E prima di dir delle sue diverse parti è a notare la sin- 
golarità della sua abitazione. Tutti i Pupipari di fatti finora co- 
nosciuti sono ospiti parassiti di animali delle due classi superio- 
ri, ossia mammiferi ed uccelli. Nessuno autore per quanto è a 
nostra notizia ha descritto o menzionato Ditteri di tal famiglia, 
che vivessero a spese di animali della classe loro medesima. La- 
onde ancor sotto questo riguardo la esatta determinazione di tale 
insetto si rende interessante per la scienza, togliendo una privativa 
di parassitismo, vogliam dire non abitar solo sopra mammiferi ed 
uccelli i Pupipari. Ed è appunto per ricordare questa singolarità 
di abitazione, che noi abbiara tolto a contradistinguerlo col ge- 
nerico nome di Entomibia a simigUanza del Nycteribia. 



( 295) 
Descrizione dell' insetto. 

La forma totale del corpo di questo insetto, Fig. /, è di 
un ovale corto troncalo neir estremo anteriore, senza scorgervi- 
si alcuna manifesta interruzione ne' suoi contorni , se se ne ec- 
cettua un leggiero restringimento nella regione toracica. I suoi 
tegumenti sono in ogni parte egualmente coriacei. 

Il capo è trasA'crsale , inclinato verticalmente allo innanzi, 
appena un poco più largo del torace , dal quale non rimane in 
alcun modo abbracciato ; die anzi , la sua parte occipitale va a 
soprapporsi all' anterior parte dello stesso ; in modo che , guar- 
dando da sopra, il primo paio di piedi sembra nascere dal capo 
piuttosto che dal torace. 

Le antenne vengono rappresentate da due grossi tubercoli 
elevati, Fig. 5 e e, men coriacei del capo, i quali stanno uno 
da ciascun lato di esso assai presso il margine laterale , e por- 
ta ciascuno una setola ben distinta che si eleva verticalmente , 
pili lunga del tubercolo stesso , e guernita di corti e rari peli. 

Gli occhi, Fig. cit. f f^ sono assai piccioli, posti al lato 
interno de' tubercoli sopradescrilti e ad essi contigui. 

Niuna traccia osservasi di ocelli. 

L' apparecchio boccale costituisce una spezie di proboscide 
prcssocchè triangolare, appianata d'avanti in dietro, la quale 
alle volte si adatta contro l' inferior faccia del corpo, ponendosi 
il suo apice fra la base dei due piedi anteriori , in modo da non 
potersi quasi affatto riconoscere ; altre fiate riman libera , spor- 
ta in fuori e quasi perpendicolare, siccome vedesi nella figura 
s. Essa osservata al microscopio con forte ingrandimento ve- 
desi composta di sei pezzi ben distinti, come son rappresentali 
nella figura 3, cioè: l" di un labbro superiore a, la cui artico- 



( 296 ) 

lazione col capo e ben distinta, più largo che lungo, anterior- 
mente ritondato; 2° di due appendici laterali b ó, simmetriche, 
appianate , incurvate verso dentro ed arrotondate , a contorno li- 
scio , senza alcun dente, e sol provviste di setole nel margine e- 
sterno ; esse restano alla base immediatamente sottoposte al lab- 
bro superiore , ed è chiaro tener luogo delle mandibole degl' in- 
setti trituratori: 3° di due altri pezzi medi e e, conico-allungati, 
muniti egualmente di setole da ciascun lato , dirette in giù qua- 
si verticalmente ; sono sottoposti a' due superiori e costituir deg- 
giono il vero organo succiante , rappresentando le mascelle; la 
loro estremità è membranosa , e simiglia di molto alle labbra 
terminali della tromba de' Ditteri delle famiglie superiori : 4.° da 
un labbro inferiore f/, quasi triangolare, con l'apice arrotonda- 
to, corrispondente alla guaina del succiatoio, il quale si arresta 
là dove lo labbra terminali cominciano. 

Il dorso del torace è trasverso-lineare , quasi rettangolare , 
largo circa quattro volte più che lungo. Non vi si distinguono i 
suoi tre anelli; invece se ne osserva uno solo, il quale stretta- 
mente corrisponde al mesotorace, dando esso appoggio a' piedi 
medi soltanto. Il protorace piccolo, rimane al disotto della po- 
sterior parte del capo. Il metatorace è ben sviluppato dalla fac- 
cia sternale , ma a misura che ascende, i fianchi si abbreviano 
in modo da non giungere alla superficie superiore del corpo , 
rimanendo occultato dal margine posteriore del mesotorace. 

Manca dello intutto ogni vestigio di ali, e nessuna traccia 
egualmente si osserva di scutello. 

I piedi son di mediocre lunghezza , robusti , con femori in- 
grossati. I tarsi, Fig. 6, han cinque articoli, de' quali i primi 
quattro trasversali, quasi eguali, crescenti solo alquanto in lun- 
ghezza per gradi: l'ultimo è di tutti maggiore, di forma quasi 
di triangolo inverso, troncalo nell'apice e dilatato alla base. 



( 297 ) 
Presso .il margine estremo è questo quinto articolo de' tarsi ar- 
malo al disotto d' una numerosa serie di denti simili a denti di 
un pettine, dritti allungati e diretti verso la base, i quali vi co- 
stituiscono un perfetto rastrello. Al lembo poi estremo dello stes- 
so si attaccano due torselli a a ( pelolcs ) merabronosi , di figu- 
ra piriforme e gucrniti di cigli tutto intorno. 

L' addome fa una continuazione col protorace al quale i suoi 
anelli dell' intutto per natura simigliano ; è ovato-arrotondato, al- 
quanto più convesso sotto cbc sopra. Nella faccia dorsale si di- 
stinguono cbiaramentc cinque arcbi scagliosi, i quali si continua- 
no al disotto per unirsi agli archi ventrali assai angusti. L' ul- 
timo arco dorsale è più lungo de' precedenti, e de' ventrali è il 
basilare più grande. L' organo genitale maschile ha molta ana- 
logia con quello di molli Coleotteri. Si compone di tre o quat- 
tro cilindri semicoriacei, il primo de' quali superiormente menti- 
sce un sesto anello addominale , gli altri diminuendo gradata- 
mente in grandezza , e si terminano da un cornetto diritto , un 
pò incurvato avanti l' estremità ; i quali cilindri s' intromettono 
l'uno nell'altro come i tubi d'un cannocchiale. Lorquando T or- 
gano è completamente allo esterno si piega in giù dirigendosi 
alquanto all' innanzi : e se interamente nella cavità addominale 
si ritira , riman per lo più al di fuori il suo cornetto che sem- 
bra fosse attaccalo all'ultimo arco scaglioso ventrale: Fig. 4- La 
femmina invece ha un oviduto membranoso, Fig. ^', tubuloso , 
quasi come ([uello di molti Lepidotteri notturni, la cui apertura 
rimane al di sotto, alquanto anteriore alla sua estremità; la qua- 
le è terminata da due lobi allungati , un pò ingrossati e guer- 
niti di setole nell" apice. 



38 



( 298 ) 

OsSERVAZIOiM. 

Dalla riferita descrizione chiaro risulta quel che dal principio 
dicemmo, differir cioè questo insetto per molti rapporti da' Pupi- 
pari tutti conosciuti finora: le quali differenze gioverà qui far 
più partitaraente rilevare. 

Primamente, V addome ne' Pupipari tutti dagli autori descrit- 
ti non presenta archi scagliosi; invece è rivestito da una pelle 
suscettiva di grande dilatazione, nella quale la divisione de' di- 
versi anelli è oscura o appena distinta. Nel Dittero nostro al 
contrario è affatto coriaceo , e superiormente offre con chiarezza 
cinque archi dorsali scagliosi i quali si uniscono ad altrettanti 
consimili ventrali, onde in esso non può alcuna dilatazione aver 
luogo. 

Innoltre , i tarsi in luogo di esser terminati da ungnie valide 
a due tre denti o lohi , hanno il m.irgiue estremo dell'ultimo 
articolo dilatato e guernito del rastrello di denti dritti allungati 
ed acuti rivolti verso la base, come già si è descritto. La qual 
diversità d'organizzazione, come è chiaro, ben si trova di ac- 
cordo con la abitazione diversa di questi parassiti animaletti. A 
quelli, vivendo sopra la dura benché cedevole pelle de' mammi- 
feri o degli uccelli, facean mestieri forti uncini onde penetrar nel- 
la stessa e teuervisi cosi stabilmente attaccati ; a questi che me- 
iiau lor vita sopra piccolo insetto i cui tugumenti son coriacei, 
ma ben delicati, bastevoli sono quo' semplici rastrelli di acuti 
denti per vincere la resistenza degli stessi, o aggramparsi fra 
peli di cui il corpo tutto dell' ape paziente è rivestito. 

L' addome si vuole ne' Pupipari terminarsi posteriormente 
da larga smarginatura ; mentre nel nostro non solo manca esso 



( 299 ) 
di smarginatiira distinta , ma prosonta ancora organi genitali ben 

sviluppati, siccome dalla premessa descrizione rilevasi. 

Da ultimo, il suo apparecchio boccale è cora])licato assai più 
di quel clic lo si descrive da' Ditterologi ne' già noti Pupipari, 
e tale da farci appena ravvisare un Dittero. In effetti, tutte le 
parti di cui 1' apparecchio boccale degli insetti degli ordini su- 
periori componesi, sono ne' Ditteri, come è ben noto, talmente 
modificate, che con difficoltà si può ravvisare la loro corrispon- 
denza con quelle de' trituratori , talvolta mancando pur molte di 
esse. Al contrario l'insetto da noi descritto ci offre non solo lo 
stesso numero di parti dell' apparecchio boccale degl' insetti di 
gradino elevato , e la medesima disposizione , ma ancor per la 
forma di queste si allontana assai meno de' rimanenti Ditteri 
dagl' insetti trituratori. Quanto poi alle sue relazioni con gli 
altri Pupipari , in questi non si trova tromba distinta , ammet- 
tendosi sol dagli autori due setole inserite sopra un comun pe- 
dicello , tenenti luogo di succiatoio , e con dubbio ancora in ta- 
luni di essi due palpi. Del resto, dobbiam pur confessare che lo 
studio dell' apparecchio boccale de' Pupipari non ci sembra ab- 
bastanza avanzato ed esteso sopra lutti i diversi generi, ne' quali 
gran differenza scorgiamo fra l'uno e l'altro. E servan di esem- 
pio le Hippobosca e le Slernopterix. Nelle prime si frovan real- 
mente due sole appendici dette impropriamente setole ; mentre 
nelle seconde l' apparecchio boccale è ben piti complicato, ed 
assai vagamente descritto. 

L' insieme de' caratteri riferiti che ben distinguono l' inset- 
to descritto , varrebbe forsi per taluno a creare per esso una 
nuova famiglia , come pur meriterebbe ; per noi sembra suffi- 
ciente ad autorizzarci ad istituire solo una tribù a parte nella 
famiglia medesima ; la quale per se stessa contiene insetti di 
strana organizzazione e che tutti, quali più quali meno , dal ti- 



( 3oo ) 
pò de' Ditteri si allontanano. Troviamo sol necessario che ai ca- 
ratteri della famiglia vengano apportate quelle modifiche che 
dalla estensione del dominio di essa vengon dettate. 

La classe di animali su cui mena parassito sua vita 1' in- 
setto descritto ci ha suggerito, come abbiam detto di sopra, il 
generico nome di Entomibia (i), dal quale crediam poter trar- 
re quello della tribù, che perciò diremo degli Entomibiti ^ ca- 
ratterizzandola come segue. 

Familia PUPIPARI — Tribus Entomibiti , A. Cos. 

Corpus coriaceum. Caput magnum. Proboscis distincta. 
Alae nullae. Tarsi denlibus rectis acutis serie unica in pecti- 
nem disposilis terminati. Abdomen annulis coriaceis distinctis 
vestitum. 

Per ragion del numero, forma, e distribuzione delle parli 
dell' apparecchio boccale , tacendo delia superiorità che presen- 
ta su tutti i Ditteri , come che già si è detto , almeno que- 
sta tribù occupar dovrebbe il primo posto nella famiglia de' Pu- 
pipari; al che pure si aggiunge la solidità de' suoi anelli addo- 
minali. La mancanza però di ali la fa rimanere al disotto del 
maggior numero de' Pupipari della prima tribù, i quali muniti 
sono di tali appendici , che gradatamente vanno a scomparire 
negli ultimi suoi generi. Laonde, non perchè de' due noi das- 
sinio la preferenza a questo secondo carattere , ma sol perchè 
con questo si associa ancora un abito che più ravvicina l' Ento- 
mibia ai Melophagus ^ noi crediamo che la presente tribù possa 



(i) Da Ev-oiJ.ov insello e ^lo; vita : ossia animale che trae sua vi(a 
sopra insetti , nel modo slesso che N])c(eribia si è adottato per altri che 
sono a Pipistrelli parassiti. 



( 3oi ) 
tenere un secondo posto , vale a dire rimanere intermedia fra 
gli Ornilomili o Piipipari coriacei^ ed i Nilleribili. 

Che se poi per punto di partenza si volesse assumere 1' ar- 
matura de' tarsi, si avrebbe ragione a far per esse una duplice e 
primaria ripartizione de' pupipari ; iu quelli cioè i cui tarsi soa 
terminali da due validi uncini, e negli altri ne' quali questi un- 
cini vengon rimpiazzati da un rastrello o pettine di denti. Un- 
citarsi potrebbero chiamarsi gli uni, e peUinilarsi gli altri. Al- 
la prima sezione apparterrebbero tutti i Pupipari prima conosciu- 
ti, alla seconda l' Entomibia. Cosi facendo però si dividereb- 
bero i rapporti più naturali. 

'I caratteri intanto del genere potrebbero formolarsi nel 
modo seguente, 

Genus ENTOMIBIA, A. Cos, 

Generis characteres nalurales. 

Corpus tolum coriaceiim^ siibovaùiim^ aplenim. 

Caput transversum , magnum , thomcis fere latifudiive , 
proboscidatum. 

Proboscis triangularis , constans labro disimelo , lato , 
anlice rotundato ; oppendicibus duabus laleralibus, renij'ormibu» 
convergenlibus ( mandibulae )\ setis duabus mediis crassis co- 
ntco-elongalis , apice membranaceis ( maxillae ) ; labio trian- 
giilari ^ labro longiore. 

Thorax transverso-linearis . 

Scutellum nullum. 

Jbdomen ovalo-rotundatuni ^ segmenlis quinque coriaceis di- 
stinclis , ultimo integro late rotundato. Genitalia maris subco- 
riacea .j modo exerla , suplus injlexa . modo ubscondita. apice 



( 302 ) 

tantum dentiforme patuh: ovidiictus femìnae membranaceo^ tu- 
ùuloso. 

Pedes mediocres ^ validi ^ femoribus incrassatis] tarsis S- 
arliculatis , articido ultimo ìiiajori dentibus longiusculis rectis, 
intus flexis serie unica transversa dispositis armato. 

Species unica — Entomibia Apum , A. Cos. 

Ent. fusco-castanea , setis rigidis obsciirioribus ttndique 
hirta ^ tuberculo antennarum oculisque testaceo-pallidis ^ linea 
transversa frontali nigra. 

Reaum. Mem. V, Tab. 38, i-3, pag. 711. 
Acarus gymnopterorum , Fab. 

Tutto r insetto è di un color uniforme fosco-castagno, sen- 
za alcuna variazione. Le antenne, ossia i due tubercoli cbe ne 
tengon luogo sono testacei pallidi, e cosi pure gli occhi. Sulla 
fronte v' ha una fascia nerastra che si estende fra 1' una e 1' al- 
tra antenna. I torselli de' farsi son bianchi , quasi trasparenti. 
Da per ogui dove il corpo ed i piedi son coperti di ispide se- 
tole piuttosto brevi, brunastre, fra le quali altre piìi lunghe se 
ne trovan frammiste , precisamente nelle articolazioni , nella e- 
stremità dell' addome ed in qualche altro punto del corpo. 

La sua lunghezza appena giunge ad una metà di linea , e 
ad un terzo di linea la sua massima larghezza. 

Vive parassito sopra le Api da miele, tenendovisi fìsso me- 
diante quel rastrello ad acuti denti de' tarsi. Se ne sta per lo 
più nella regione toracica, sotto le ali, nel petto, ec. Sopra u- 
na sola Ape ne abbiam trovati fino ad otto individui contempo- 
raneamente. 



( 3o3 ) 

Danni che questo parassito arreca all' Ape ^ 

e mezzi più valevoli per evitarlo. 

L' ape è uno di qiicgl' inselli i quali amano in preferenza 
vivere in luoghi caldi ed asciutli , lenendosi però nel buio on- 
de compiere il lavorio necessario per la conservazione di se, ed 
alla propagazione di sua specie. Sdegna i luoghi umidi e fred- 
di, e par che in ciò presenlisca i danni che gliene provvengono; 
fra quali, senza occuparci degli altri, il favorevole sviluppo di 
quegli animaletti parassiti che son per essa nemici potenti. E di 
questi certamente dovrà tener primo po'^to il Pupiparo di cui ab- 
hiam tenuto parola, il quale alla sua robustezza di corpo e. va- 
lidità di armi offensive di cui è dotato ne' tarsi e nella proboscide, 
associa una statura assai grande: e diciamo assai grande perchè, 
fatta relazione tra la grandezza del parassito e quella dell' ape, 
esso è gigantesco e forsi non ha od ha pochi compagni. Di fatti, 
l' ape per grandezza media ha cinque linee di lunghezza, e duce 
mezza di largo; quindi il parassito sta all'ape come i: io in 
lunghezza; come 1:7',/ in larghezza, e come i: 7I) presso a 
poco in superficie piana. 

Quando l' ape vien dall' uomo quasi obbligala a formar so- 
cietà in luoghi contrari alla sua natura , essa allora va molto 
soggetta ad infermare ed esser vittima de' suoi parassiti , ai qua- 
li sono appunto favorevoli quelle condizioni medesime letali per 
l'ape: e questo in parlicolar modo per 1' Enlomibia. Tn effetti, 
é noto abbastanza che i Ditteri generalmente parlando preferi- 
sciino r umido , e corrono ovunque è principio di corruzione o 
scomposizione di sostanze organiche d' ogni natura. E quanlim- 
■lue i Pupipari abbiano costinni e vita tulta lor propria, non di 
meno non lasciano quelle tendenze medesime che la natura stes- 
sa loro ha trasfuse. 



( 3oil ) 
Laonde opiniamo aA'ersi a tenere per fermo che questo pa- 
rassito non deve riguardarsi qual cagione primaria dello intri- 
stire delle pecchie , ma sì bene come causa secondaria. Esso cioè 
vien prima richiamalo dallo stato morboso dell' ape , e quindi 
poi moltipUcalosi sopra di esse , divien cagione desolatrice , fa- 
cendole andare a total deperimento. Di fatto, il Sig. Paolillo me- 
desimo assicura aver osservato che questo Dittero non s' ingene- 
ra che nelle arnie le quali han già cominciato ad intristire, non 
mai in quelle altre la cui vita è rigogliosa e sana. Né di esso 
si ha conoscenza ne' luoghi meridionali dove, le Api prosperano 
immensamente e non vengono attaccate da parassito di sorta ; 
trovandosi sol nelle arnie quegl' insetti che vivono a spese dei 
prodotti delle api , della cera cioè e del miele. Gli stessi Aca- 
riis favorum e coleoptratorum descritti dagli autori come pa- 
rassiti dell'ape, non sono mai stati rinvenuti sulla stessa nella 
provincia Salentina , ove per molti anni furono sotto questo rap- 
porto esaminate dal Prof. Costa. Ed ivi precisamente si ha cu- 
ra di guarentir le arnie dall' umido. Per lo contrario sappiamo 
che ne' luoghi settentrionali del regno, ed in tutti i siti freddi 
e montuosi le api vanno sovente a deperimento , avendovi fra le 
cause letali, quella de' parassiti, de' quali molti altri forsi esi- 
stono da noi non conosciuti. E però impegniamo da ora gì' in- 
dustriosi di esse, i quali si trovano in simdi condizioni a por- 
vi maggior attenzione, onde riconoscere tutti i nemici di questo 
utilissimo e preziosissimo Mellite. 

Con r intendimento dunque di sminuire o anche far scom- 
parire il nemico di cui abbiam ragionato, sono principalmente a 
consigliarsi quelle pratiche medesime che in generale debbon te- 
nersi presenti per la vita sana e vigorosa dell'ape. Quindi: 

i'^ Eliminare del tutto le arnie di legno o di qualunque al- 
tra materia che sian soggette ad assorbire e mantenere molta 



( 3()j' ) 
umidilii; poiché in cosi falle arnie una folla d' inselli vi prospera, 
tulli dal più al meno infcsli all'ape od alle sue produzioni. E so- 
pralullo e da tenersi conie il più disacconcio il sughero e la feru- 
la. Al contrario, le arnie di creta cotta o di marna e di ardesia 
sono da commendarsi; sempre però con avvertenza di guarentir- 
le dalle piogge per mezzo di telloic sian totali , sian parziali. 

2° Guardare gelosamente la loro esposizione , la rpiale non 
può con regole generali stabilirsi , ma esser deve regolata dalle 
condizioni de" luoghi in cui le api si educano. Perciocché, il do- 
minare do' venti , delle nebbie, il favore del raggio Solare o il 
predominio dell' ombra son tutte circostanze da prendersi in con- 
siderazione nello stabilir la esposizione delle arnie , e le quali 
possono farla variare secondo i sili diversi. 

3° Por cura alle api malsane per ucciderle innanzi tempo, 
alfin di schivare che il parassito ingeneratosi sopra alcuna di es- 
se non si molliplichi ed invada ancor le sane e robuste ; il che 
porterebbe a queste per lo meno molestia , spossamento e quin- 
di scarsa produzione delle materie utili. 

4." Da ultimo non sarà mai raccomandato abbastanza il te- 
nere l'interno delie arnie purgato d'ogni sozzura, di animali mor- 
ti , di muffa, e di quanto altro può esservi di alterato; non e- 
sclusi gli stessi favi , i quali soventi volle si trovano in parte o 
del tutto marciti. » 

Queste primarie avvertenze, che noi abbiara soltanto ricor- 
dale , non essendo certamente nuove , sono i soli mezzi cfTicaci 
per allontanare dall' ape i suoi nemici ; persuasi che la lore di- 
struzione viene dalla natura stessa contrastala , la quale veglia 
egualmente alla conservazione di tulli gli esseri , qualunque ne 
sia r utile o il danno che a noi ne provviene ; e dal quale pren- 
diam norma per favorirli se a noi utili, condannarli e persegui- 
tarli se nocivi. 

39 



( 3o6 ) 
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA. 

Fig. I . L' insetto intero veduto da sopra , ed immensamen- 
te ingrandito; a la sua naturale lunghezza. 

Fig. 2. Un individuo maschio egualmente ingrandito e ve- 
duto di profilo , nel quale 1' organo genitale col suo cornetto x 
è tutto all' esterno e vedesi con chiarezza la divisione di esso in 
anelli , come si è descritto'. 

Fig. 3. Addome di un altro individuo maschio nel quale 
r organo genitale è ritirato , e ne rimane al di fuori il solo 
cornetto. 

Fig. 4-- Addome d' una femmina con 1' ovidutto disteso. 

Fig. 5. Capo veduto di prospetto con la sua proboscide: a 
labbro superiore \ b b ì due pezzi reniformi rappresentanti le 
mandibole ; e e le due setole rappresentanti le mascelle e costi- 
tuenti: il succiatolo ; d il labbro inferiore ; e e antenne con la 
loro setola; f occhi. 

Fig. 6. Un tarso ingrandito assai di più e veduto da sot- 
to per farne rilevare la disposizione del suo rastrello: «ai due 
torselli. 



V/A 





^F.^.3oG. 





a. 

1 





C ■ &raa//o Ju 



ni 



mmm intorno ìd alche specie di aceri. 

MEMOniA LETTA AL REALE ISTITUTO d' INCORAGGIAMENTO 
NELLA TORNATA De' IO SETTEMBRE l84.6 

DAL CA¥. niCHELE TENORE, SOCIO OKOINAAIO. 



INTRODUZIONE 

^PuANTE volle , ornalissiini Soci, vado ripensando agli svariati 
argomenti , che nel campo vastissimo delle scienze naturali con 
maggior fiducia alla vostra indulgenza possono raccomandarsi , 
a quelli soglio fermarmi che per evidente utilità sembrar ne e- 
sigano la preferenza. Inerendo a questo principio , mi sono 
avvisato potervi comunicare i risultati delle ricerche per me in- 
stituite , onde diffinire le caratteristiche di quattro specie di al- 
beri designati con i nomi di y4cer Opalus^ A. ojxdijolium^ A. 
obtiisaUmi , ed .--/. neapolitanum. 

Voi ben conoscete quanta incertezza e quanta ambiguità 
regni tuttora nella botanica non meno che negli altri rami del- 
la storia naturale , nel circoscrivere i rispettivi limiti delle cosi 
dette specie , sottospecie , forme e varietà diverse degli esseri 
che vi sono studiati. Non è questo il luogo certamente, nò mio 
pensiero di venirvi intrattenendo di tali astruse investigazioni , 
mi limiterò soltanto a rammentarvi come il più delle volte i 
dispareri che insorger sogliono tra i naturalisti nel riferire a 
specie a varietà distinte la tale o tal altra pianta , il tale o 



( 3o8 .) 
lai altro animale , allorché si aggirano intorno ad oggolli di 
i)Oca importanza possono considerarsi di lieve o di niiin momen- 
to ; che perciò poco o niun pensiero ci prenderemo nel defini- 
re se a specie o a varietà diverse dchhano riferirsi una festu- 
ca , una tignuola ; al contrario , distingueremo e descriveremo 
particolarmente le varietà e le forme diverse negli esseri di u- 
tilità e di uso generale. Così p. es. siccome niun di noi potreb- 
be trovare indifferente che ai bei normanni ed arabi destrieri, o 
alle inglesi giumente delle nostre scuderie , altri venisse a sur- 
rogare il ronzino di Sardegna o la schiavotta di Dalmazia. Sic- 
come tacciar non potrebbesi d' inconsideratezza colui che si stu- 
diasse a non confondere gli ovili di merini della Sassonia e di 
capre del Cachemire colle mandrie delle pecore e delle capre 
che veggiamo aggirarsi per le nostre piazze , al modo medesi- 
mo trattandosi degli alberi che importanti servigi rendono al- 
l' economia civile , non si potrebbero condannare le distinzioni 
opportune onde inculcare e prescegliere la tale o tal altra va- 
rietà nel ripopolarne i boschi, e nello introdurne le speciali col- 
tipvazioni , che destinar sogliamo ai moltiplici usi della vita. 

Tale è il caso de' quattro Aceri testò mentovati, de' quali, 
senza parlare delle caratteristiche fitognostiche che potranno ad 
altrettante specie diverse o a distinte varietà di una o più spe- 
cie farle riferire, se paragonar vorremo le qualità de' due estre- 
mi, così lontani tra loro li troveremo, che dir potremo VJcero 
opalijolio stare all' Acero napolitano come il ronzino di Sar- 
degna o la giumenta schiavotta di Dalmazia stanno al cavallo 
arabo ed alla giumenta inglese , come i merini di Sassonia e 
le capre del Cachemire stanno alle pecore ed alle capre nostrali! 

Confusi una volta questi quattro alberi in un solo, iie av- 
verrebbe naturalmente che gli abitanti del Delfinalo e della Sviz- 
zera dove cresce 1' Acero opalifolio , che da ora imianzi dire- 



( 3o9 ) 
mo Acero alpino , quelli dolio caltro contrade di Europa dove 
ne alligna 1' italiano ( Acor Oi)alus ) e T ungherese ( Acer 
oblusaUun ) o il napolilano ; tulli indistintamente crederebbero 
possederne l' albei'O medesimo , nò alcun botanico o agronomo 
di quelli o di vermi altro luogo della terra si darebbe altri- 
menti il pensiero di ricercarne 1' una piuttosto che l' altra spe- 
cie varietà. 

Or siccome i progressi delle scienze mirar debbono princi- 
palmente ad estendere la sfera delle utili applicazioni , ne cor- 
re perciò r obbligo di cbiarirc le caratteristiche de' quattro Aceri 
succcnnati, i quali comecché da' più rinomati botanici sieno stati 
descritti e riferiti a specie diverse^ ovvero ad insigni varietà di 
due principali specie , cioè dell' Acero italiano e dell' A. un- 
gherese ; in alcune recenti scritture ne venivano considerati co- 
me scherzi del solo Acero italiano, da non meritarsi neppure 
il nome di distinte varietà (i). 

Ad onor del vero non dovrò tacere che le descrizioni che 
se ne leggono negli autori , e lo studio che potrebbe farsene 
sopra gli esemplari che se ne conservano negli erbari, non ba- 
stano a ben definirne le differenze ; che perciò fa mestieri por- 
tare uno studio pili accurato sugli alberi medesimi nella loro 
piena vegetazione : cosi nello stato spontaneo , che assoggettan- 
doli a speciali coltivazioni. Norme meno fallaci onde giudicare 
se due o piìi consimili piante provenir possano dallo stesso tipo 
alterato e modificato dalla diversità del suolo e del clima o da 
altre accidentali condizioni , riteniamo generalmente poter rac- 
cogliere dalle regolari coltivazioni che se ne fanno , trasportan- 
dole tutte sotto lo stesso ciclo e sotto 1' infiuenza dogli stessi 
agenti che ne sostengono la vegetazione. A conseguirne lo sco- 



(i) Bertolonij Flora Italica, t. 4- r- 3J'7. 



( 3io ) 
pO; il uoslro Orto Botanico non ha mancato di adoperarsi onde 
riunirvi i quattro snccennati alberi. Allorché l' Acero alpino 
messo dappresso all' italiano perdesse le sue forme speciali e 
si confondesse con quelle del tipo della specie , ninno al certo 
potrebbe negare altro non esser desso che uno scherzo prodotto 
dalla diversità delle locali condizioni ; ma se al contrario in u- 
na stessa grande aiuola del nostro Orto Botanico io venissi mo- 
strandovi 1" Àcero della Svizzera quello di Ungheria , 1' Jce- 
ro italiano ed il napolitano , così diversi tra loro , che al pri- 
mo colpo d' occhio per quattro distinti alberi si dichiarassero , 
allora se non vado grandemente errato , con tanta minor ragio- 
ne potrebbe ritenersi T uno qual semplice scherzo dell' altro , 
come non si potrebbe ritenere il cavallo arabo uno scherzo del 
ronzino di Sardegna , o 1' ariete merino uno scherzo del nostra- 
le. La quislione adunque non dovrà cadere sulle astraile distin- 
zioni di specie, di varietà o di forme; ma ben vero sulle reali 
ed evidenti diversità che regnano nelle caratteristiche botaniche, 
non meno che sul modo di crescere e di svilupparsi , sulle di- 
mensioni che acquistano, e sulle qualità del legno che ne som- 
ministrano i quattro alberi in discorso , i quali perciò confusi 
non vanno colle casuali alterazioni degV individui della sfessa 
specie che dir vorrebbonsi scherzi. 

Nella medesima aiuola del nostro Orlo Botanico , come il 
dicemmo testé, sono da circa venti anni allogati tutti e quattro 
gli alberi surriferiti. Quello che diremo il primo nella scala delle 
dimensioni , cioè \ Acero alpino si disegna come il descriveva 
il Villars, quasi un secolo fa. Esso in questi quattro lustri non 
è cresciuto oltre a io piedi, ed il suo diametro presso la base 
non eccede i 6 pollici: dippiù porta egli le foglie affatto glabre 
e piccole samare con ali parallele. L' ultimo de' quattro nella 
stessa scala , gigante presso il pigmeo , 1' Acero napolitano , 



( 3.1 ) 
nello slcsso periodo di tempo si è elevalo a venli piedi, ed lui 
acquistalo oltre a un piede di diametro presso la sua base, esso 
ha grandi foglie , villose e grandi samare ad ali semiorbicolari 
e divergenti. Intermedi ne stanno gli altri due Aceri, 1' italia- 
no cioè, e r ungherese^ a tal die a guardarli sotto il lato del- 
la utilità, colui clic nel Dclfinatò e nella Svizzera ritenendo il 
suo Acero identico al napolitano, venisse leggendone gli elogi 
che di quesl' ullirao per noi se ne fanno , ci taccerebbe al cer- 
to da' fantastici ed esagerati. Nò molta cura si darebbero di pro- 
cacciarselo gli agronomi d'Italia e della Ungheria, ritenendolo 
identico alla pianta de' loro paesi. Tale è il danno cui si an- 
drebbe incontro, lasciando correre un opinione accreditala da 
grandi e meritate riputazioni , ritenendo cioè identici i quattro 
aceri summentovati. Ripeterò ancora una volta che simili riunio- 
ni , quanto indifferenti per piante insignificanti, altrettanto per- 
niciose diventano allorché trattasi di piante destinate ad impor- 
tanti usi economici. Cosi , per esempio, se con tutta la nostra 
botanica noi andererarao a dire al falegaarac che il pioppo di 
Cervinara ^ ì\ pioppo rosso, il bianco^ il gentile^ sono tulli la 
sfessa cosa, perchè creduli riferibili ad una sola specie; so al 
carpentiere dir vorremmo che 1' olmo di lega e l' olmo comune 
sieno identici del pari, quegli artefici si rideranno della nostra 
scienza, e continueranno a ritenere per diversissime le qualità do" 
legnami che adoperano; e che perciò insieme con gli agronomi 
accuratamente cercano di esaminare e distinguere i diversi albe- 
ri che li producono. 

Non vi è tra voi, o Signori, nò vi è tra quante gentili per- 
sone si distinguono pel buon gusto in fallo di suppellettili do- 
mestiche , che non abbiano in pregio i lavori del legno di A- 
cero, quelli specialmente ne' quali siasi adoperato il cosi dello 
cicero riccio: forzieri, armadi, scrigni, casse di musicali stru- 



( 3l2 ) 

mcnli ne abbiamo veduti esposti nelle sale di questo Regio I- 
sliluto, cbe si banno dispulato i primi posti tra i più vistosi la- 
vori costrutti con legni stranieri. Or bene tutti quei preziosi le- 
gni di Acero provenivano dall'Acero napolitano, il quale, spe- 
cialmente in Calabria, acquista moli colossali e può provveder- 
ne esso solo troncbi di tali dimensioni da poterli adoperare fin 
anco per lavori di carpentiere ; perocché i calabresi far ne so- 
gliono di quelle massicce ruote di un sol pezzo che usano ne' 
loro grossolani carri rurali. Legni non dispregevoli somministra- 
no , egli è vero , anche altre specie di Aceri ; cosicché fin dai 
più antichi tempi li troAÌarao encomiati per la costruzione degli 
strumenti musicali ; ma non ve n' ha alcuna tra esse che possa 
contendere il primato all' Acero napolitano ; che perciò nel no- 
stro Regno trovasi salito al più gran pregio , ed è il solo che 
adoperar veggiamo in tanti svariati lavori. Prescegliere adunque 
a coltivare questa specie di Acero in preferenza di ogui altro , 
ella è cosa di tanta importanza , quanto la scelta delle ma- 
terie prime di ogni altro genere , delle quali si compongono 
gli elementi della industria d'ogni colto e florido stato. Egli è 
specialmente a noi che si appartiene perciò il richiamarvi T at- 
tenzione dell' universale : comechè le più doverose cure imposte 
ce ne vengono dalla stessa istituzione di questo dotto consesso. 
E volesse il Cielo che a combattere la sola testé enunciata con- 
fusione di specie ci avvenisse di dovere alzare la voce. Disgra- 
ziatamente altre non poche all' agricoltura ed alla industria fu- 
neste potremmo venirne additando , se a dilungar ne consentisse 
lo scopo precipuo della presente scrittura. Tuttavia di una sola 
vorremo far cenno , implorandone benigno compatimento, e che 
tanto più perniciosa risguardar debbesi; perchè si riferisce ad una 
famiglia di alberi de' quali miriamo maravigliosamente propagarsi 
la coltivazione. Intendiamo parlare del Platano a foglie di Acero 



(3i3) 
(Plaiamis acerifolia). Bellissimi alberi al certo, di rapido svi- 
luppo, di grandiosa mole e di ampie verdeggianti chiome ornali 
son quelli che a questa specie di Platano si riferiscono; ma un 
danno gravissimo ne nascondono, che a tutti quegli esteriori pre- 
gi fa guerra; quello cioè della pessima qualità del legno a tal- 
ché inetto a qualsivoglia uso non solo , ma neanche a far fuo- 
co idoneo se ne trova. Frattanto a volerne tacere la sola meno 
rapida crescenza , basterebbe al Platano acerijolio surrogare 
r altra specie che gli é affine, cioè il Platano orientale^ perchè 
della stessa facile propagazione, degli stessi esteriori pregi prov- 
visto ; un legno di tanto maggior valore ne darebbe , che dagli 
antichi celebrato, anche a di nostri veggiamo adoperarsi in la- 
vori ed usi diversi. Tuttavia, ne incrcsce il dirlo, seguir volen- 
do r avviso di alcuni moderni botanici , tutte in un sol fascio le 
specie e varietcà di platani dovremmo riunire, fino a confonder- 
vi quello dell' altro emisfero , il Platano occidentale , nativo 
della Virginia (i)! Ma intorno a tale disamina forse avverrà che 
io ritornar debba quandochcssia , che perciò senza mettervi al- 
tro tempo in mezzo verrò descrivendo le quattro surriferite spe- 
cie di Aceri. 

Descrizioni de' quattro Aceri. 

I. Acero alpino — ( Acer opalifolium, p'ill. ) 

Nel 3." tomo della Flora del Delfinato , dato fuori nel 
1789 , il Villars descriveva questo Acero nel seguente modo 
( pag. 802 ). 



(il Annales dcs sciences nalurellesj tom. XX, pag. 289 (Noie sur Ics 
plalaaes : par M. Spacli ). 

4o • 



(34) 

(( Questa specie forma uà albero di 8-10 piedi, il suo 
Ironco è dritto , coperto di scorza grigiastra bruna punteg- 
giata ; le foglie sono di media grandezza tra quelle dell' Acero 
campestre e dell Acero falso-platano , ma per la forma si 
avvicinano più a quelle di quesf ultimo; esse sono sostenute da 
un picciuolo rosso , sono di consistenza tenace , e stanno divise 
in cinque lobi ottusi e poco profondi ; ogni lobo è tagliato in 
denti ottusi , il margine è alquanto crespo , il di sopra delle 
foglie istesse è verde, il di sotto alquanto biancastro; i fiori so- 
no pendenti con peduncoli ineguali , ma troncati in corimbo ; 
il frutto conserva la stessa disposizione , le ali delle semenze 
sono pili piccole e più ravvicinate che nelle altre specie ; il 
suo legno nel disseccarsi diventa giallastro e venato. È comune 
a Baux ( Delfinato ) dove gli abitanti lo chiamano Ayart. Cre- 
sce ancora a Grenoble ». 

Più tardi lo descrissero il BcUardi tì^ Appendice agli at- 
ti dell' accademia di Torino ( An. 1790-91, tom. 6, p. 2 52 ). 
Il De Candolle nella Flora Francese ( tom. 5, pag. 869, anno 
iSoo ) ; il Duhamel nel Traité des arbres et arbustes ( nou- 
velle edit. t. /i, pag. 34- ); il Poiret nel supplemento all' En- 
ciclopedia ( t. 2, pag. lyS ); lo Sprengel nel Systema vegeta- 
bilium ( t. 2, pag. 224, anno 1825 ). Lo stesso De Candolle 
nel Prodromus systematis vegetabilium ( t. i, an. 1824.)- Tut- 
ti questi autori lo ritengono come specie propria , lo dichia- 
rano affine all' A. Opafiis , da potersene dire insigne varietà. 
Ben vero tacer non conviensi che il Willdenow nello Sp. plan- 
tarum ( t. 4-, parte 2, p. 990, anno 1808) ve lo riferisce qual 
semplice sinonimo. Più tardi il Gaudin nella Flora Helvetica 
( t. 6, pag. 325 ) descriveva evidentemente \Acer Opaliis per 
A. opalifoliurn. Locchè puossi giudicare dalla figura che vi è 
annessa, e da un esemplare che me ne inviava il Sig. Gay col''» 



( 3.:,' ) 

scritta (li Jcer opalijolium , ritenendone la riunione fattane 
dal Willdonow e dallo stesso Gaudio. Frattanto gioverà avver- 
tire come con manifesta contraddizione il suliodato autore della 
Flora Elvetica esclude dal suo Àcer opalijoliwn i sinonimi 
dell' Aiton, del Lamarck e del Lauther, che sono quelli appunto 
che si riferiscono ?\\ Acer Opalus\ cosicché nel medesimo tem- 
po questo Acer Opalns sarehhc e non serehbe identico coli' ^cer 
opalijolium ! Questa contraddizione è stata giudiziosamente av- 
vertita dal Reicliemhach, il quale non ha mancato perciò di ri- 
ferire !>\X Acer opalus le pianto dell' Aiton , del Lamarck e 
del Lauther. 

Prima che potessi coltivarlo all' Orto Botanico , io non co- 
nobbi altrimenti quest' Acero che per gli esemplari di piante 
svizzere, che me ne favorivano i signori Reynier e Schleicher. 
Fin d' allora lo riteneva diverso t\a.\\'Ac<r Opalus^ e come spe- 
cie propria lo conservava nel mio erbario. Questo Acero al pa- 
ri dell'altro che gli è alfine, cioè del ycvo Acer opalus^ ha le 
foglie glabre , anche al di sotto , comunque alquanto glauche , 
per la quale notevole caratteristica entrambi questi alberi si di- 
stinguono dagli altri due rispettivamente affini tra loro ; cioè 
dair.^c^r neapolilamim e dall' ^Z. obtusaliim^ che le hanno den- 
samente villose nella faccia inferiore. Al pari \<ì\\Acer Opalvs^ 
quello del Villars non fa giammai un grande albero , comeche 
si rimanga al di sotto di esso , e mirasi vestito di foglie per 
metà più piccole , cioè di 2-3 poli, nel maggior diametro , e 
sempre ah[uanto conioformi o tronche alla base. Egli è per questo 
carattere che \ Acero opalifolio dislinguesi essenzialmente dall - /- 
cer Opalus non solo, ma benanco àsiVìAcer neapolilanum e dal- 
\'Acer oblnsalum^ i quali hanno le foglie maiscmprc cordate alla 
base. I denti delle foglie stesse in questa specie sono più vicini e 
meno ottusi che nelle altre. Le samare hanno piccole ali bislunghe 



k 



( 3i6 ) 
e quasi parallele, pel quale ultimo carattere differiscono da quelle 
delle altre tre specie , e specialmente dal napolitano che le lia 
divergentissime. Esse sono perloppiù pendenti e rare volle drizzate. 
Gr individui che ne coltiviamo all' Orto Botanico vi fioriscono e 
vi fruttificano perfettamente. 

II. Acero italiano — {A. Opalus, Jil. ) 

Questo Acero, comunque noto agli antichi presso i quali 
trovasi distintamente descritto, non veniva registrato nello Spc- 
cie& planlarum del Linneo. Noi ne dobbiamo la descrizione al 
celebre Lamarck, che lo ha definito nell'Enciclopedia ( tom. 2, p. 
382, anno 1790 ) col nome di A. rotiindij'olimn, e vi ha rife- 
rito i sinonimi Jcer majus^ Jolio rotundiore, minus laciniato^ 
aii Opalus Ilalormnì Raii, Hist. 1701. Tournefort 61 5, H. R. P. 
Egli lo descrive nel seguente modo: 

(( Questa specie forma un arbusto ramosissimo , i suoi ra- 
moscelli ed i suoi picciuoli sono di un rosso porporino, che con- 
trasta assai piacevolmente col verde alquanto cupo del suo fo- 
gliame. Le sue foglie sono opposte picciuolate, la maggior par- 
te rotondate nella loro circoscrizione , divise poco profondamen- 
te in cinque corti lobi , de' quali i due inferiori sono più pic- 
coli ; esse sono ottusamente dentate nel loro contorno , sono gla- 
bre , di consistenza alquanto coriacea nel loro perfetto sviluppo, 
di color verde cupo al di sopra , alquanto glauche al di sotto , 
ed hanno due pollici poco più di diametro. I fiori sono ver- 
dastri, e vengono leteralmente sui piccoli rami in corti grappo- 
li che si sostengono diritti e quasi corimhiformi. Le capsole so- 
no piccole alquanto globose quasi glabre, o munite di alcuni ra- 
di peli , ed hanno le ale sottili ensiformi quasi parallele o po- 
co divergenti )). 



( 3_'7 ) 
A questa descrizione si riferisconr) pcrrcllamenle la figura 

ihW Jcer opaUjoliinn Gaudin ( Flora Ilelv. toni. 6. tav. 3. ) 

e ([uella dei Reichembacli ( Iconograpli. Florae germanicae, tav. 

763, fìg. 4-827; non che 1' esemplare dell' Acero ricevuto dal Gay 

col nome di A. opalifoliian. 

Prima che avessi come distinta specie descritto 1' Acero na- 
polilano^ io lo riteneva por 1' Acer Opalus , che perciò questa 
specie trovasi registrata nel Prodromo della Flora Napolilai}a\ 
ma fattomi a studiarlo più accuratamente, diedi opera ondo isti- 
tuire il confronto tra 1' Acero napolitano ed il vero Acer Opa- 
lus, che unito aWAcer opalij'oliuin quali due specie distinte mi 
era provveduto da' fratelli Audibert, orticoltori a Touelle presso 
Tarascona, ne' cui cataloghi veggonsi entrambi registrati. Questi 
due albori germogliavano benanco dai semi, che con tali diversi 
nomi ne riceveva. Egli non fu che in questi ultimi anni che uno 
de' miei più distìnti allievi, del quale deploriamo l'immatura perdi- 
la, il Sig. Lostritto, me lo inviava da Frasso, piccolo villaggio 
del Sannio, che perciò io lo faceva figurare nella terza appendice 
della mia Sylloge ( pag. 897 ), ed avvertiva potersi facilmente 
distinguere dall' Acero napolitano per le foglie in ambe le fac- 
ce glaberrime. 

Oltre alla picciolezza dell'albero messo in confronto co\X A- 
cero napolitano , 1' Acer Opalus se ne distingue a colpo d' oc- 
chio, per le foglie più piccole di color verde cupo, e per l or- 
dinario cosi ottusamente e poco profondamente tagliate, che bea 
potè dirlo il Lnmarck Acero a fofflie rotonde. Anche piccole, ma 
sempre più grandi di quelle dell' Acer opalifoliuni ne sono le 
samare colle ali più larghe falcate e divergenti. 



( 3iS ) 
III. Acero ungheuese — ( Acer obtusatiira , Kil. ) 

Meditava il Ritaibcl comprfiidere la descrizione di questo 
albero nella sua bella opera sulle piante rare d' Ungheria ; ma 
pare cbe ne abbandonasse di poi il pensiero; perocché in essa 
non vi si trova, ed egli è soltanto per la citazione che ne dà 
il Willdenow che il nome di Kitaibel trovasi apposto alla frase 
diagnostica di questi albero , inserita nello Species plaiìta- 
riim ( t. IV, p. 2, pag. 984 ). Molli anni piìi tardi, cioè nel 
1827, \ Acer obtusalnm veniva registrato nella Flora austria- 
ca del sig. Host. Il Willdenow, cbe riferisce averne avuto sot- 
to gli occhi un solo esemplare secco comunicatogli dal Ritaibel, 
vi nota le foglie brevissimamente cinquelobate ottuse, ondeggian- 
ti , non dentate , pubescenti di sotto ed i corimbi eretti. Egli 
ritiene differire dall'-'^. Opalus per le foglie del doppio pili grandi, 
dentate e non seghettate, pubescenti di sotto e pe' picciuoli più 
corti. Il eh. Host nel dichiararlo albero di alto fusto, gli attri- 
buisce foglie dentate con lobi acuti ovvero ottusi , densamente 
tomentoso-biancastre di sotto , corimbi deboli, e samare con ali 
convergenti. Conservo nel mio erbario gli esemplari dell' Jcer 
obtusatiim favoritimi dal Rocbel , e da esso lui raccolti in Croa- 
zia , ne' quali si riconoscono esattamente i caratteri della pian- 
ta descritta dall' Host, vai quanto dire, i corimbi pendenti e le 
samare colle ali convergenti. Ci convengono benanche le foglie 
che ne raccolsi io medesimo nel 1824. nell' Orto Botanico di 
Vienna, dove mi guidava il venerando Barone di Jacquin, fa- 
cendomi osservare ritener egli quell' albero identico al mio A- 
cero napolitano. Ed in fatti , ove si proscinda dal carattere del- 
le ali delle samare , che sono falcate e quasi convergenti nel- 
r Acero ungherese , semiorbicolari e divergenti nell' Acero na- 



(3.9) 
politano, quest'ultimo, come non ho mancalo di avvertire nel- 
la mia Si/Uoge , potrebbe all' altro riunirsi di specie. 

Dippiii farò avvertire come crescendo presso noi spontanea- 
mente cosi r Jcer oblusatum che \A. ncapolUanum^ prima che 
ne fossero con precisione designale le carallerislichc , spesso av- 
veniva che indistintamente se ne inviassero all' estero i semi e 
gli esemplari or dell' uno or dell' altro , e sempre collo slesso 
nome di j1, neapolilanum. Ne avveniva bcnanco^ che nel ritrar- 
ne le figure se ne disegnasse il ramo fiorifero dell' uno e vi si 
appouesse la samara dell' altro; che perciò gioverà dichiarare che 
la diversità di queste due piaule trovasi meglio che altrove e- 
spressa nelle figure che ne ha dato il Reichembach nella sua I- 
conografia della Flora germanica ce. ec, ove alla tav. 763 nel- 
la figura 4-827 B. ha egli espresso 1' Acer obtusalum di Kitai- 
bel , e di costa al medesimo , senza prununziarne giudizio ha 
riprodotto le figura dell' Acer neapolilanum. Le slesse meglio 
diffinile diversità potranno osservarsi nelle piante che se ne col- 
tivano nel R. Orlo, non meno che negli esemplari che ne sot- 
topongo a questo dotto consesso, e ne' nuovi analoghi disegni 
che ne ho fatto ritrarre. 

IV. Acero napolitano — ( Acer neapolilanum, Ten. ) 

Dopo tulle le particolarità che nelle descrizioni testé riferi- 
te ho avuto occasione di dichiararne, e dopo ciò che ne ho dot- 
to nella introduzione premessa alle descrizioni medesime, mi a- 
slerrò volentieri dal parlare allriraenli di quest' albero. Dirò sol- 
tanto, che da più grossi ed annosi Irouclii àiA\ Acero napolita- 
no si ottengono i più ricercali e svariali incidenti di venature 
e di gradazioni di colore tra il bianco e 'l leonino del cosi 
dello Acero riccio. Non debbo tralasciare di avvertire che do- 



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])0 reiterale ricerche fa tiene a tal' uopo istituire dal nostro be- 
nemerito Cav. Gussone , non che da quelle che ne ho potuto i- 
stiluire io medesimo , giovandomi henanco dell' assistenza del 
sig. Pasquale , distinto giovine botanico calabrese , il quale è 
stato perciò a portala di raccoglierne sopra luogo le piìi esatte 
ed accurate notizie, noi ci siamo assicurati non esservi una spe- 
cie distinta di Acero che provveda esclusivamente il cosi detto 
Àcero riccio ; ma che dallo stesso Àcero napolitano , il legno 
del quale ordinariamente è affatto bianco ovvero poco provvisto 
di venature ondeggianti , le persone che ne fanno raccolta van 
cercando gì' individui annosi e cresciuti stentatamente, per catti- 
va condizione di suolo o per reiterale mutilazioni, come spesso 
si osserva avvenire in quei che