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BIBLIOTECA ITALIANA 



O SIA 

GIORNALE 

LETTERATURA, SCIENZE ED ARTI 

COMPILATO 

DA VARJ LETTER AT I. 



ToMo XXVIII. 

ANNO SETTIMO 

Ottobre, Novembre e Dlcenibre. 
1823. 




'.*C>. 



MIL A NO 

PRESSO I.A DIREZIONE DEL GIOP^NALI 
Contf-ada del Monte dl Pieta n." 1254 
Crtsa Caj dirimpctto al Boi go Nuovo. 




IMPERIALE KEGIA STAMPERIA. 



II presents Giornale , con tutti i volumi precedenti , e 
posto sotto la salvaguardia della Legge, essendosi 
adcmpiuto a quauto essa prescribe. 



BIBLIOTECA ITALIANA 



PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



DelV Istoria dl Milano del cavaVicre Carlo di! llos3fiisri. 
Tomi quattro ^ in 4.° — Milano^ 1820, dalLa tipo- 
grafia Maniai e Rivolta, colle epigrafi: 

Nescire quid antea quani natus sis acciderit, 

id est semper esse puerum. 

CicEEfims Orator., cap. xxxiv. 

Prima lex historite , ne quid falsi dicere audeat, 
deinde na quid vcri non audeat, neque suspicia 
gratia: sit in scribendo , neque simuUatis. 

CicEEo De Oratore, lib. ii, cap. i5. 



A 



far parola di quest' opera del Rosmini noi ci 
accostiamo con anlnio ripugnante e dubbioso , per- 
che in si diversa sentenza fa di essa parlato , che 
forse non potra ai molti piacere chi senza segnire 
altra parte, che della verita, venga a discorrerne. 
Se non che un piccolo numero e sempre , che sol- 
levandosi a luogo, ove non s' ode il combattimento 
delle passioni , giudicano dello scrittore che viva 
con essi, come ne giudicheranno i figU de'loro ne- 
poti. La benevolenza di questi pochi noi cercammo 



4 dell' ISTORIA DI MILAN© 

sempre e*con ogni studio ottenere ; ed ora piu 
die mai dobbiamo trariie forza e coraggio per iiscire 
alia libera, e seguireMa nostra via seaza lasciarci 
arrestare alle grida del volgo : perche tutti possono , 
o credono potere della gentile letteratura franca- 
mente decidere: ma della storia, e specialmente di 
qnella dei secoli gia corsi vuolsi consentire il giu- 
dizio a pochissimi. La moltitudine s' appaga di leg- 
gieri , ove l» curiosita so ne sbrami; ma il filosofo 
domanda qaali documenti ne vengano alia vita 
onesta e beata; e se il quadro del p;issato non e 
anche specrhio dell' avvenire , getta il libro , e si 
sdegna. Nuovo Guicciardiai fu detto da alcuni il 
Rosmini , e V opera sua un aureo dettato da porsi 
fra que' lodatissimi Aiiticbi : altri voile dirla una mi- 
sera cronaca senza vita, senza criterio, I'autore un 
nojoso pedante , un compilatore freddissimo. E di 
tanta varivta di pareri, die sulle prime parra dilTi- 
cile a spiegarsi, e aperta la cagione e pianissima 
a fhi di questi volumi si faccia attenfo lettore , 
perclie il Rosmini non seppe conservarsi immune 
da' pregiudizj , e nelle grandi quistioni che trava- 
2;liano da raolte eta i piu profondi intelletti , s' ap- 
piglio con pertinacia ad un' opinione, che puo es- 
ses e al piu messa avanti con modesta dubitazione : 
e da essa falsato ncU'occhio della mente si pose a 
dettare il suo libro. Parve anche ad alcuno ch' egli 
siasi scordato come sia benigno e pieno d' ingenuo 
pudore il confessare di che ajuti uiio si vaglia: 
dalla qual taccia veramente non lo potrebbe uomo 
al mondo salvare , perche troppa sarebbe la vergo- 
gna di chi difendesse un iugrato. E questo nome se 
anehe ci dovessimo rissare coi moralisti, noi daremo 
sempre a chi nelle lettere si giova delle altrui fa- 
tiche, e le rimerita di maligno silenzio, Chi lesse 
la storia del Rosmini , intende oramai le nostra pa- 
role ; agli altri parleremo con tutta chiarezza piu 
avanti. E questo discorso procedera, ove la forza del 
vero non comandi altrimenti, moderato e tranquillo ; 



DEL CAV. CARLO DE EOSMINI. 5 

die nulla cagione e in noi d'essere avversi al Rosmi- 
ni , moke dt prfstarp;li favore. 

E qui prima d' entrare in materia e forza di sof- 
fermarci ad esaminare le intenzioni die neir im- 
prendere quest' opera puo aver avuto Tautore, ac- 
ciocdie forse egli non ne mova I'accusa d'aver con- 
siderato il suo lavoro sott' altra guardatura dilume, 
die quella a cui lo dispose. Ne questa prima Nota 
vuol mettersi addentro ne' parlicolari , die anzi 
quando abbia investigato i consigli del Rosmini, e 
si sia alquanto allargata nelle idee piii generali , 
s' arrestera. 

Nella lettera , con die il libro s'intitola alFEccel- 
lenza del signor conte don Giacomo Mellerio , Tau- 
tore fa manifesto il suo disegno , e adduce quelle 
souse o difese die ad alcune parti dell' opera sua 
prevede egli stesso poter bisognare. Ne duole pero 
die lo storico sia nel suo intento riescito si male 
da sgomentare ogni pazienza : se l' Istoria fosse com- 
posta con quella critica , die la dedicatoria, sarebbe 
difficile trovar piu povera cronaca nella polvere degli 
archivj municipali. Rla nientre forse l' aatore s' as- 
sottigliava in cercando come uscire dalla volgarita 
di siffatte lettere , ed ovviare i rimproveri die rai- 
rava stargli sopra, gli fallo ogni forza di mente, e 
si travio in tali errori, die ad animo riposato avrebbe 
certamente fuggiti. 

Noi non parleremo di quel mostrarsi dall' altrm 
volcre condotto a quest' opera, mentre la sua in.' 
sufficienza^ il turdo ingegno e Vetd die piegava verso 
V occaso r amniouivano a non tessere si lunga tela : 
queste inezie retoriclie voglionsi lasciare a quegli 
sgraziati maestri , die altro non sanno mcttere nel 
capace ingeguo de' giovani ; e tempo sarebbe oniai 
di ricordarsi , die tali souse nuove un tempo e tol- 
lerate non si udranno piu senza riso dai posteri, 
ai quali , come a noi , importera di vedere se ua 
autorc bastasse alia sua impresa , non gia perclie 
non bastasse. Ma come potrassi mai dissiraulare die 



g dell' I5T0RIA DI MILAT<CO 

il Rosniini gia sulle prime paleso di non conoscere 
abbastan/a ne quali siano le doti che piu delTakre 
si ridiiedono ad un istorico , ne quanta la dignita 
delniinistero cli'' egli prende ad esercitare? Pt r lo- 
dare il suo Mecenate il Rosmini gli dice, avere gran 
tempo sperato che fornito di molto ingegno , e, cid 
che pill ancora importa ^ di gludizio e di critica^ si 
sarebbe accinto a coinpiere egU qnello a che per 
soverch'ia modestia lui iiivitava : nia che quando lo 
vide chiamato da Augnsto a tali onorate incumbc^nze, 
ullc quali assiduamente attendendo potea i)ron>ettersi 
d''essere di maggiore ntilitd a Milan o , che non iscri- 
vendone la storia , senza piii csitare s accinse egli 
aW imprrsa. 

Giudizio e critica diconsi adunqae prime qualita 
deir istorico , e soltanto dope di esse si mette \ in- 
gegno. Ma chi vorra correre in quest' opiiiione, che 
neli' imiversita de' sapienti non troverebbe un solo 
che sorgesse ad approvarla? II giudizio e \ a critica 
sono necessarj per niodo, che qual n e privo, non 
sara buon istorico, ed empira di sogni le carte; 
ma chi ne fosse anche largamente fornito, se della 
poverta delP ingegno avesse a dolersi, ne darebbe 
un' istoria ordmata , diligente , esatta, ma nulla 
piu : piuttosto che un' istoria , i materiali a com^- 
porla. E se a queste sue doti s' aggiugnesse anche 
uno stile facile e corretto, che importerebbe ? Sa- 
ria somiglionte 1' opera sua alle mumroie degli anti- 
chissinu Egiziani : dorate , profumate, imbalsimate , 
ma ti manca la vita. L' ingegno solo , vera scin- 
tilla di Prometeo, anima le creazioni delT uomo , 
e per lui fu detto che la mano d' Oraero volgeva 
in oro tutto cio che toccava. Lo stiidio puo con 
immensa fatica trar i metalli dalle viscera della 
terra ; ma V ingegno nella prima leggerissima sabbia 
ritrova le splendide gemme : giacche esiste un Vero 
che si puo rinvenire colla pazienza , e colFincurvare 
le spalle a lunghe ricerche, ma ve n' ha un altro, 
a raggiugnere il quale e richiesta una tanta altezza 



DEL CAV. CARLO DE' ROSMINI. 7 

di mente , che ne i pregiudizj T ofi'usthino , ne la 
speranza Tabbassi, ne la paura la prostri, un Vero, 
ardirem quasi dire, che s' indovina : I'abitante della 
valle vede a mcKzo il monte imperversar la tempe- 
sta , e giura che tutto il ciclo e sossopra , e intanto 
sulla cinia lieti pastori, greggie trancjudle, aria pla- 
cida , e un sole di maggio Se non che a <[nesti con- 
cetti Hon voile forse sollevarsi il Rosmini , il quale 
delFufficio dell'istorico non sembra aver degnamente 
sentiCo. 

Altissimo era veramente, e per la patria nostra 
onorevole, il posto al quale fu chiamata TEccellf^nza 
del conte Mellerio: ma non per questo direm noi 
che quel nobilissimo ingegno , cjueU' animo sincero, 
come grande istorico non avesse potuto giovarle 
ancor piu. La mo<lerna Italia tauto e scarsa di buo- 
ne istorie , che non sappiamo se altro dono piti vo- 
lentieri accogliesse : le uaziotii passano, come gli 
iiomini ; e da questa onda del tempo non isfugge 
fuorche la memoria raccolta dai grandi scrittori. 
Per essi vivono gli Antichi ; e noi, le nostre virtu, 
i nostri errori , vivremo per essi: ma bisogna de- 
gnamente apprezzarli , bisogna conceder loro vo- 
lontariamente quel seggio , ova a dispetro deir in- 
vidia presto o tardi andranno a sedere. Non diremo 
di piu ; ma ricordiamci che quando Dante , dopo 
avere contemplati gli eroi, voile mirare i sapitnti, 
dovette al?;are un poco piii le ciglia. 

Noi pero sapremuio perdonaie queste idee al 
Rosmini , se almeno avesse mostrato di sapere die 
cosa siano la filosofia e Fistoria. Non e dubbio che 
ei le conosce ; ma chi legge questa dedicatoria , pud 
dubitarne a grande diritto. cc Si trovera (dic'egti) 
» segnatamente neir Introduzione , e anche ne' pri- 
» mi libri molta aridita e moiti fatti , senza che 
5) si spieghino i motivi che li fccero nascere , e gli 
» elTetti che produssero. Ma questa secchezza, che 
» certo e raolesta, non si debbe imputare alFaiatore 
» moderno , ma ai cronichisti contemporanei , i 



8 DELL ISTORIA DI MILANO 

» quali, contenti di reglstrare gli avvenimenti che 
» giornalinente arcadevano , non si davaiio impac- 
» cio, idioti (|uali in gran parte erano, delle ca- 
» cioni ; ed uno storico che non sia romanziere non 
» puo dir niente piu di quel oh' essi dicono , e 
» trattaiidosi di cose tanto lontane, ne tampoco dif- 
y> fondersi in conghietture. » 

Le ([uali parole , a portarle al vero Ifro senso, si- 
gniBcano che T istorico non puo che raccogHere 
quanto dissero gh ahri: cosicche sara magro e secco, 
dove ha per le mani sterili cronache ; sara pieno e 
abbocidante, quando entra in tempi rischiarati da 
buone istorie. Quelli che aniano chiamare ii Rosmini 
freddo compdatore, accetteranno volonlerosi questa 
sua confessione, e di essa s'alforzerauno nella loro 
sentenza. Noi pero crediamo che la cosa dovesse 
pigliarsi all' opposto ; e che dove mancano i veri 
storici, ove la nebbia del tempo ha celate le ori- 
gini degli avvenimenti, ivi fosse debito alio scrit- 
tore di manifestare la sua forza , e mostrare come 
egli veda quelle muiutissime anella che sfuggono 
air occhio votgare. Se gP idioti cronichisti avcssero 
voluto dire il parer loro suUe cagioni dei casi onde 
erano spettatori , qual pro ne sarebbe venuto al 
Rosmini ? L' opinione di que' rozzi non avrebb' esXi 
potuto abbracciare , se non quando la sana critica 
Tavesse raostrata conforme ai fatti. Chi dunque gli 
vieta ora che i fatti gli sono fedelmente narrati, di 
fare cio che quelli non fecero, perche non sapeano? 
E ne' tempi posteriori come vorra egli adoperarsi ? 
Valersi delle riflessioni dei sommi storici, e credere 
ai motivi che delle pubbliche azioni hanno dato? 
Ma quando parla Francesco Guicciardini, o Nicolo 
Machiavello , chi vorra ascoltare Carlo Rosmini ? 
S' arroge che non e senza pericolo che V autorita 
degli storici contemporanei s'accolga allacieca, an- 
che dove non si tratta dei nudi fatti. Di rado si 
vede a rappresentare un drarama, senza che il cuore 
%' affezioni ad un personaggio piucche ad un altro : 



WEL CAV. CARLO DE' ROSMINI. ij 

o clo si debbe applicare ancor piu a que'' nostri di 
allora, the dagli spavciui delle fazioni, dal consigli, 
dalle battaglie veniano a dettare una storia, di cui 
erano parte , e la quale alcuna volta era V unica 
loro vendetta. II perche noi non vedjamo alcun 
motivo die giustifichi la secchezza del Kosmini 
ne' prinii libri , e la ridondauza che specialmente 
neeli ultimi otto si trova. Quanto all' introduzione , 
sebbene in poco spazio conchiuda molti secoli , ella 
ne sembra molto prolissa ; cosi gii avvenimenti, in 
vece di forinare un gran quadro, si dividono in pic- 
cole masse, e tardano F attenzione die sopra og- 
getti fra se non congiunti si rompe e devia ! In 
qupsta parte piu die altrove si manifesta V eccel- 
lenza delT istorico, e in essa il Madiiavello venue 
a tanta grandtzza, che pari a lui non sorse il se- 
condo : ne iniitandolo quelle stesso franco ingegiio 
del Robertson pote altro fare che seguirlo da lungi. 
A raginne nega il Rosniini che V istorico si debba 
difi'ondere in conghietture-, ma non per questo Tisto- 
ria ha da presentare una serle di fatti sconnessi , 
uniti soltanto da qualche meschina transizione re- 
torica. E un uonio , il quale racconta un avveni- 
mento che a tutti importa di udire: ne questi e 
uno del \olgo , dal quale si rifiuterebbe ogni ri- 
flessione, ma un sapiente die dalla scuola del pas- 
sato fornisce ai presenti, e prepara ai futuri le re- 
gole. del retto operare , e ne risparmia , se tanto 
possiamo apprendere , le severe lezioni delT espe- 
rienza. AI giudice , al maestro delle nazioni e per- 
messo di proferire la sua opinione, quando i fatti 
non rivelano abbastanza Torigine loro: posto ordi- 
nariamente in tempi <;he gli perniettono di esanii- 
nare un' azione andie ne' suoi effetti , e capace di 
paragonarla con altre simili che la fortuna in varj 
secoli si conipiacque di ripetere , ei puo penetrare 
sopramniodo piu avanti die i suoi lettori, e palesare 
r occulta ragiou delle cose, nel cui conosciniento , 
se la verita e il bene deirinteilctto, noi crediarno 



10 DELL ISTORIA DI MILANO 

riposta la snmma degli um<mi desiderj , e il piu e 
il niriilio dclla nostra felicita. 

Mn vediamo come il Rosmini prosegua a dar (;onto 
dell' opera sua. « Un difetto mnggior di tiitti, e clie 
» la renderebbe spregevole, qiialche argiilo censore 
» sroprira in qnest' opera, cloe la raancanza di fi- 
» losolia proporzinnata ai lumi del secolo in cui 
5) viviamo. E a vero dire , se sotto !a dennmina- 
X zione di ftlosofia proporzinnata ai lumi del secolo 
» in cui viviamo, si comprendono impertinenti di- 
» scnssioni e lunghe diatribe sui diritti della Chiesa 
i> e deirimpero, sul cosi detto dispotistno de' Pon- 
V tefici e il dominio lor temporale, rhe si voile tanto 
>^ dannoso alT unione e alia indipendenza degP Ita- 
» liani ; se declamazioni sull' inutilita degli Ordini 
5) Relisiosi, la loro ignoranza , e sngli ostacoii da 
y) essi opposti ai orogressi dei lumi , e alia cuitura 
5) del viver civile ; se teoriche le quali dirnostrino 
» i confini dentro cui si debbe risrringere V anto- 
» rita de'Principi, e qnelli ai quali puo dilatarsi 
» la liberta de'popoli, per tacere d'altri argomenti 
55 pill ancora arditi: volentieri confesso , che ne pur 
» vestiaio si trovera di fdosofia riel mio lavoro. La 
» trattazione di tali soggetti , ripetuta tante volte , 
3) e da tanti scrittori , non ho creduto che si con- 
5) venisse ne a me, ne al mio assunto, e molto 
5) meno alia condizione de" tempi d' universale elTer- 
3J vescenza , siccome i uostri. » 

Chi volesse prestar fede intera a queste parole , 
non potrebbe ancora restarne contento : il Rosmini 
ha fatto un' unionc stranissima di oggetti fra loro 
disparati, e dopo aver mostrato che non crede posta 
Ja filosofia deir istoria nel tratiare di essi , non va 
piu avanti , quaudo allora era il momento d' aprire 
la sua opiuione e dime che cosa intenda sotto un 
tal nome, perche alcuno non venga in pensiero che 
egli abborra da ogni tilosofia, Noi sappiamo il peri» 
colo di questi tempi , e conosciamo , quanto mai 
possa il Rosmini , le tenebiose arti e le splendide 



DEL CAV. CARLO DE ROSMINI. I I 

voci, oncle i pervcrsi s'affaticano di travisare i sera- 
biatiti alio cose : ma dovrassi dunque permettcre 
con vergognoso silenzio , che soli essi apertamente 
s'accampino contro il vero, e prendano grande ani- 
mo addosso ai buoni non possf-nd a sbrigarsi dai 
loro soBsmi ? L' audacia sara ella un diritto , e di 
materie si importanti non potra parlare se non chi 
oppugna i veri print ipj ? L' istorico e congiunto al 
politico d' una stretta consorteria , perche questi 
riceve da qncllo gli cUnienti del suo ragionare : 
essi non debbouo scanibiare il loro ufficio , ma nno 
si rafferma colla potenza deli' altro; e se entrambi 
hanno Tanima ben posta, e per lieve fantasia n.»n 
trasvanno , possono opporre agli assalti de' malvagi 
un muro di bronze, perche la maggior parte amia- 
mo ascoltare da un uom veritiero il semplice ser- 
mone della verita. E quauto e decoroso il dirla , 
cjuando il nobile ardire non si divide da molto pe- 
ricolo ! Certaniente sarebbe delitto a^siiisnere una 
scintilla alP incendio", ma perche non si cerchera 
con tutte le forze di estinguerlo ? E la forza del 
letterato e grandissima : alle volte un uomo solo 
basta come Curzio a rinserrare im abisso. La cosa 
e venuta a tal punto, che i buoni si debbono strin- 
gere insieme in una sacra miriade, che sara piu 
immortale della Persiana. I tristi sono uniti, per 
quanto puo essere concordia nei tristi ; e i buoni 
si guardano fia loro, e si stauno, senza ricordarsi 
r infamia di cui Solone noto auche quei cittadi- 
ni che ne' tumiilti volcano coll' inerzia pnrere sa- 
pienti. Se dunque il Rosmini poteva parlando esser 
utile , niuno sapra lodarlo che abbia preferito la 
securta del silenzio. Se non che le nostre parole 
valgono soltanto per chi crede pienamente a' suoi 
detti : noi consideriamo la cosa sotto un aspetto 
molto diverso. La lettera dedicatoria e scritta natu- 
ralmente dopo V opera ; e siccnme questa in mnlti 
luoghi contrasta direttamente con que!la , e forza 
venire neir opinione , o die T autore fosse tradito 



la DELL ISTORIA. DI MILANO 

(lalla inemoria , o che veclcsse aversi ditTerenteniente 
a parlare col suo Merenate e coll' univcrsalita dei 
lettori. Noi non vogliamo abbominare alfuiio , ne 
qunsta Nota dee prendtr sembianza di pubblica ac- 
cusa , ma [tiu avanti rendendo wiustlzia alle inten- 
zioni del Rosmitii , rhe vogliaiii creder purissnne , 
il nostro istitnto ne fora toccar brevcinente d'alcune 
cose , nelle (juali il siltnzio di liii sarebbe stato a 
lodarsi. Vedremo ia che laberinto egli sia entrato 
senza volere , e rome alcuna volta in vere d'essere 
roracolo della vt-rita sia divennto l eco d' una fa- 
zioue rli'egli stesso i'bborre: die se allora il nostro 
parlare si faresse per avventura alquanto aspro e 
concitato, gli pinccia di rirordare , che chi semina 
vento, non puo raccorre che turbine. 

Piu placide scorreranno le nostre parole ncU'esa- 
minare in che limiti egli abbia volute restringere 
la sua storia , sebbene anthe qui dobbiamo scostarci 
da lui. cc Con maggiore apparenza di ragione ( ei 
35 prosegue ) , m*" accuseranno altri, fra i piu mode- 
5> rati , deir aver io , in luogo di seguir i' esempio 
» d' alcuni dottissinii storici oltramontani , che in 
» tali materie si sono niolto diirusi , con soverchia 
5) brevita parlato dei prinripj e dei progressi del- 
» Tarti piu utili, come ad esempio dell' agricoltura, 
» del commercio , e medesimamente di quelli delle 
X scienze e delle lettere : e del non aver tenuto 
5) prulisso ragionamento sulla varia e moltiplice le— 
» gislazione, e sulT istituzione e le conseguenze 
y> del sistema fcudale : cose tutte che tanto confe- 
y> rirono a variare i costumi e le inclinazioni dei 
55 popoli. Ma io, rispettando coloro che hanno ado- 
:» perato altramente , ho creduto che tali esami uti- 
» lissimi esigessero trattati particolari , e che non 
>' si dovessero incorporar nella storia, per non in- 
>> terrompere quella rapidita , quel calore e quel- 
5) r unita, che , secondo ch' io credo, costituiscouo 
» uno dei maggiori suoi pregi. Medesimamente mi 
» son guardato, al contraiio d' alcuni moderni avidi 



DEL CAV. CABLO De' ROSMINI. 1 3 

3» piu del bisoctio di ostent;ir la propria dottrina , 
» dal far troppo frequente uso di paralelli, di sen- 
» tenze e di riflessioni , e volli piu tosto liisciar Hie 
» queste discendessero spontanee dalla mente del 
» legg;itore, anzi the con iniportunita provocarle. » 
Prolisso ra2;ionainento non dee tenere T istorico 
di cosa alruna , perche questa voce e oramai de- 
viara a niala sjgnificazinne : nia d' altra parte v' e 
una brevita assai prolissa , che a Marziaie facea pa- 
rer lungo un distico solo : e se dall' Istoria sono 
rimosse o tocche di fiiga lutte quelle cose che ac- 
cenna il Rosmini, e se gia le fu toko di ragionare 
suii' oriaine e sullo scopo dei fatti, che cosa le re- 
sta da servire alia comnne utihta? Polibio risponde 
che nulla (i) : forse alcun dileito in prescnte , ma 
niun vantaggio per 1' avvenire. Pochi sono coloro, 
che giovare si possano d' un racconto che senipre 
s' aggira nei canipi di battaglia e nelle corti; e chi 
volesse a questi restringere il suo iavoro, dovrebbe 
nelle cose politiche si profondauiente sentire da sor- 
gere degno maestro ai regnatiti. Ma V altezza del- 
r ingegno a quanti permette di compensare coUa 
magnificenza di questa utilua la sua minore esten- 
sione ! Noi credianio pernio, che sia consiglio, otti- 
mo ad ogni uomo , al Rosmini necessario, dilatare 
r istoria a tutte quelle materie che ajutano o im- 
pediscono la vita civile. Trattati particolari delT a- 
gricoltura , del commercio , delle scienze e delle 
arti potranno piu largamente discorrere per questi 
oggetti : ma il fine di que' trattati esser dovra di 
sua natura diverso da quelio dell' istoria: in essi le 
meditazioni dello scrittore tcndono a perfezionare 
una parte delT umano sapere considerandola princi- 
palmente iu se stessa , mentre nell' istoria T arte o 
la scienza si considera in dipendenza dagli avveni- 
raenti , e si mostra come ne venga ora danneggia- 
ta, ora favorita , qualche volta oppressa del tutto. 

(I) Polib, lib. 3. 



§4 dell' istoria. di milano 

II primo studio da la cop;nizione delTarte, il sc- 
condo la prudeuza ; e i piu accorti tosto vedranno, 
che se V una e vantaggiosa , tutta dee ricouoscere 
dall' altra la certezza de' suoi vantaggi; perche chi 
appresc in qual luodo sopra un oggetto influiscano 
gli avvenimenti , ha nel medesimo tempo im[)arato 
come se ne possa il buono iuflusso secondare , il 
cattivo coireggere. U istorico puo anche nella sua 
sapienza ailduarne la maniera , ed e cpiesto un 
gi-aiide secreto, libero dono dell' ingegno , che nel 
dare tali importanti lezioui non s' iaterrompa quella 
rapidltd , quel calore , qnelV unitd della stona , che 
secondo lo stesso Rosuiini sono uuo de' magglori 
suoi pre^L 

E cpii sarebbe il tempo di domandargli, se creda 
che sill'atti pregi possano venire piu dal giudizio e 
dalla critica, che dall' ingegno. Delia rapidila e del 
calore egli dovrebbe tosto rispondere che no ; e 
solo deir unita sarebbe firse aUjuanto ritroso ; se 
non die noi lo pregheremmo a voler riflettere che 
due specie di unita si debbono ammettere , e che 
altro e T unire i marmi a fame una muraglia , al- 
tro e il di^porli che ne riesca un palazzo. Qualche 
povcro di spirito vorra probabilmente sopra queste 
parole gettare un bel motto , dicendo che noi sia- 
mo neraici della critica e del giudizio ; ma ne si 
perraetta di supplicarlo per queila sua tanta inno- 
cenza a non disnaturare le nostre opinioni , che 
unicamente sono dirette a stabilire alle cose il vero 
lor posto. La correzione merita nelle lettere ogni 
lode, e puo paragonarsi al fmimento nella pittura ; 
ma quanto e T intervallo da Carlino Dolci a Raf- 
faellu ! Critica squisita e sommo giudizio produr- 
ranno al piii gli Annali del Muratori ; ma chi non 
vorrebbe piuttosto aver dettati quelli di Tacito ? 

Alcnno si stupira che il Rostnini commendi tanto 
la rapiditd^ il calore e 1' unitd della storia , e poi 
nella pratica si trascini si lento e si freddo , e tanto 
dal suo s.^ggetto divaghi , che i suoi lodaton piu 



DEL CAV. CARLO DE' ROSMINI. 1 5 

passionati debbono fondare nelle opposte qualita i 
loro elogi. E in vero rapido, caldo , uno, non fn niai 
da uom vivo dctto il Rosmini ; mentre molti mvece 
lo enconiiarono come grave, riposato , prndente, e 
predicarono 1' opera su;i perche dalle strcttezze del 
Ducato di Milano si rallargo a tntta T Italia , e qual- 
che volta a\V universa Eurona. Di questa lode, che 
argomentando sottilmente diventa un biasinio, par- 
lereino piu avanti; e qui solo d.iremo , clie questa 
contraddi7i'.ne d«"i nostro istorico non debb' essere 
maravigliosa a chiunque ricordi quanto sia piu pronto 
ed agevole djr precetti , che escmpi. 

Esaminando tin qui questa dedicatoria, tutti avran- 
no veduto come T autore siasi continuamente occu- 
pato a dire quello che far non voleva , senz' adeni- 
pire, com' era pur necessario , d' alcuna cosa un 
vuoto si grande. Altro suo artificio, quando alcuna 
parte dell' istorico vede non poter conseguire , sta 
nel declamare cnntro Y abuso che altri ne fece. 
Egli non vuol diffondersi in conghietture , sdegna 
]e impertinentl discussioni , le lunghe diatribe , Je 
declamazioni , le pericolose teoriche : delT agricoltu- 
ra e d' altre tali materie nega aversi a tenere prO' 
lisso ragioaamento ^ e si guarda dal aiostrarsi avido 
pill del bisogiio di ostcntar la propria dottrina , e 
dal far troppo frequente uso di pnralelli , di seiiteuze 
e di rifiessioni. Chi mai si lascera prendere a que- 
ste sense sofistiche? Quella stessa tiaccola che arse 
il terapio di Diana Efesina , poteva servire a bru- 
ciare un olocausto alia Dea. Col pretesto di perse- 
guitare gli abusi, irreparabili danni furono arrecati 
agli uomini non nella morale sola e nella civilta , 
ma si nelle scienze e nelie arti. 

Noi non aminmo che lo storico sia denso di sen- 
tenze, e vibrato come Tacito ; ma e pur vero che, 
venerando la splendidezza di Livio conginnta a tanta 
sapienza, ci sentiamo forzati a preferirle la senten- 
ziosa iramortale velocita di Salustio. E Tacito istes- 
60, che a considerarlo in astratto non pud parere 



l() dell' ISTORIA DI MILANft 

modello di storico , si trovera perfettisslmo, ove si 
esamini la condiKione de' suoi tempi: ne^iuali dopo 
una serie di malvagi Imperatori tornavano gli a\ viliti 
Komani a goder qualche pace, e grande aveano il 
bisogno , non di pomposa eloquenza , ma di chi a 
modo di strali conficcasse loro nel petto veraci e 
fiere parole. L' istorico dee tener fisso uno sguardo 
negli avvenire , ma non ha da trascurare i presen- 
ti , i quali souo da abbracciarsi con piu stretta be- 
nevolenza. Pensando al futiiro egli impara a non 
palpare le piaghe de' suoi contemporanei , e a me- 
ritarsi colF ampiezza delle idee una fama , che sia 
per durargli immortale ; guardando al presente egli 
conosce gli uomini con cni vive, e da essi appren- 
de a giudicare rettaraente gli antichi , perche la 
natura umana per volger d' anni non muta. Se in 
questa situazione si fosse coilocato il Rosmini , avreb- 
be veduto che le sentenze e le nflessioni volean 
essere piu frequenti, e, cio che non e da ommet- 
tersi , anche piu pesate: giacche alcuna volta, ove 
cerca di essere sentenzioso , riesce tanto comune , 
che tosto si vede perche cosi di rado sia tale , e 
qua! suo destino lo abbia costretto a rinnnciare a 
questa virtu dell' istorico. La quale da niun sommo 
fu mai ricusata , come quella che Ctesce fede e ve- 
nerazioue presso i leggenti. 

Noi non possiamo indurci a credere che il Rosmi- 
ni siasi volontariamente private di questi vantaggi; 
ma ne pare piuttosto, ch' egli abbia diffidato di con- 
seguirli , perche derivano da una dote , che fra le 
sue moke non trovo assisterlo , si che bastasse : 
questo solo potea fargli fra termini si angusti im- 
picciolire la storia. 

cc In ana parola, ei dice conchiudendo la dedi- 
>) catena , in una parola , mio unico intendimento 
» fu di narrare colla possibile maggior precisione 
» le vicende cosi civili, come politiche, alle quali 
» pel corse di alcuni secoli soggiacque Milano : a 



DEL CAV. CARLO De' ROSMINI. I^ 

» die mi pare d'aver sod<li<ifatto. » Altrove si pren- 
dera in esame , se aiiche per qiKsta parte e^Vi 
abbia interamente ottenuto il suo intento : per ora 
osserverimo che cpii pure il Rosiiuni re&tring;e la 
grandezza del suo argoniento , volendo che il suo 
racconto si spazli soUanto per alruni secoli , e lasci 
intatti que' tempi che a noi piu vif^ini ne potevano 
essere scuola di pm utiJi aminacstiamenti : s'aogiun- 
ga , che, dove a'tn scorrendo ijuelle eta g'a riiiiote 
fece meglio di lui , enirando nelle moderne il no- 
stro aiitore avrebbe aviito uu campo che fin ora 
non ne pare degiiam< nte corso da alcuno , e si sa- 
rebbe almeno acquisiata (piella lode non di«[)rezze- 
vole , nella quale i\ Muraton va primo , di prepa- 
rare a qualche eletto ingegno espedita la via. 

II Rosmmi cesso, quaudo colla morte naturale o 
violenta di G.an Paolo Sforza non fu piii chi ilispu- 
tasse a Carlo V la possessione del Ducato di Mtia-, 
no: noi non possiamo lodare quest' avviso , perche 
tutto ne par difettoso il disei;no dell' opera ; ma 
dopo che r autore avca srelto di narrare sola qu'^lla 
storia che oggi s' unparerebbe da ogni ga/.zetta, 
ei non potea far altrimenti : le pubbliche imprese 
d' un po[>olo non si riguardano in separate quando 
non opera piu da se, ma e fatto stromento di mag- 
giore potenza. Diversa era la cosa , se il Rosmini, 
come doveva, avesse scritta una vera storia: allora 
egli avrebbe potuto condurla lietamente sino a noi, 
e chiamarla con verita Storia di Milano : perche 
moiti domandano , se questo scritto non dovesse 
piuttosto appellarsi Vite dei Signori di Milano. E ve- 
ramente a questo titolo assai meglio nsponderebbe 
il lavoro , il quale fu si ristretto ai palazzi de' Gran- 
di , che quasi mai non si seppe estendere alia 
case del popolo , e mostrarne le usanze e i costu- 
mi. Fu detto che il Le Sajie facea commedie anche 
quando scriveva romanzi; e noi diremo che il Rosmi- 
ni fa biografie anche quando scriye una storia : ma 

Bibl. ItaL T, XXVIII. a 



1 8 dell' istori\ di mila.no 

ne duole che la lode del Le Sage diventi al Rosmini 
una censura gravissima, perche affaticandosi lo scrit- 
tore di Vite intorno particolari persone, egli perde 
natiiralmente di vista la generalita delle cose , che 
dair iscorico e sovra tutto cercata, e si sYorza di 
trovare ne' suni personaggi la soluzione d'ogni pro- 
blema , che nel concorso di molte estranee circo- 
stanze era da rinvenirsi. 11 Rosmini e certatrn-nte 
meglio disposto dalla natura e dil'o studio alia bio- 
graHa, che alia stona ; e nella biografia stessa noi 
vorrenimo che alle vite dei capitani e dei principi ei 
preferisse quelle degli eruditi, per cui basta pazien- 
za , giudizio , critica, delle cjuali doti iion manca. 

Ma poiche egli ha detto di voler comporre una 
storia , noi la esaniinerenio come tale , e la trove- 
rem certo supeiiore di bonta a questa infelice de- 
dicatoria , che tutta da cap* a fondo pugua colla 
ragione. Se il fatto stesse altrimenti , non avremmo 
preso r assunto di tencrne discorso. Noi ajibiamo 
letto attentainente quest' opera voluminosa , e con 
molta fatica ci siamo procacciato il diritto di par- 
larne : non defrauderemo T autore di lode , ove la 
meriti ; gli risjiarmieremo anche molte critiche , 
quando non si offra un motivo biasiratvole di sue 
parole; ma la verita noi diremo , anche se ne parra 
dovergli essere acerba. Tutti possono vedere la Sto- 
ria del Rosmini , e le nvistre anriotazioni : noi sta- 
remo contenti al giudizio de' saggi , ai c|uali spe- 
riamo dar prove da nou ricusarsi , di quanto ne 
sembrera dover dire. » 

Sin qui abbiamo mostrato , come nello spiegare 
le intenzioni di questo lavoro il Rosmini manifestasse 
d'ignorare che doti siano volute alT istorico , quanta 
ne sia la digniia, quale T ufficio ; noi vedemmo an- 
che come facesse aperto ai lettori di non conoscere 
che parti della storia si abbiano maggiormente ad 
illustmre , di che materie ella debba occuparsi , e 
come se le arquisti utilita comune, fede, importanza. 
Cio per ora ne baita. 



DEL CAV. CARLO DE ROSMINI. 1 9 

Se alcuno ne domandasse in prevenzione, quale 
in complesso sia intorno a quest' opera la nostra 
opinione, noi risponderemo brevissimampnie, che 
il bene e il male vi sono meschiati per modo da 
uscirne un tutto mediocre , dal quale non pobsa 
venire che scarsa la fama. E se alcun altro , cui 
talenta precipuamente di ortenere dalT istoria ua 
onesto diletto , ne chiedesse che cosa in tale rispetto 
possa sperarne , noi gli diremo sotto velame e a 
foggia :!' oracolo , che quando un libro non si leg- 
ge con piarere una seconda volta, non mentava 
nerameno che si leggesse la prima. 



ae 



Osservazioni sulf ardcolo inserito nella Gazzetta di 
Mdaiio del glor/io 8 settembre 1822 intonio al 
quadro del slgiior Pelagio FAtAGi rappreseiitaiite 
la visita di. Carlo VIII re di Fraticia al duca 
Giovanni Galeatzo Sforza. 



Q 



uell' antico .poeta il quale avviso nel mondo due 
gencri di coute^a; otlitna I" una die collo stiinolo del- 
IVmulazione spiiige <i,li uoiiiini alle belle opere, pes- 
sinia r ahra die accendeiido 2;li odj produce le guerre 
ed 02;ni sorta di mali ; avrebbe potuto dire lo stesso 
della critica. Essa rettamente usata e la fiaccola 
die mostra qaali sentieri siano da seguire, quali 
indanipi da sdiivare nel vastissimo e scabroso campo 
delle lettere e delle arti ; e pero dietro lei i pro- 
fessori di queste vanno sicuri alia meta dell'eccel- 
lenza die si sono proposta. Ma quando altri voglia 
farla servire alle private passioni . di buoiia ed utile 
ella canibiasi in rca e nocente. Ed iu vece di essere 
la guida degV ingegni e con do meritarsi V appro- 
vazione de'' savj , avvilisce ( se pur e da tanto ) 
colore die studiano di faisi onorati , ed a se stessa 
acoatta il dispregio ed il biasinio. 

Noi non inteadiamo di strettamente applicare que- 
sti principj all' articolo che sotto il tit do di Va- 
rietd nell' appendice della Gazzetta di Milano , 8 
settenibie J822 , riguarda il gran quadro del signor 
Pelag o Palagi rappresentante la visita fatta dal re 
di Francia Carlo VllI air iiifelice Giovanni Galeazzo 
Sforza die per mortale inferniita langniva nel ca- 
stello' di Pavia. Ma certamente le osserva/ioni del 
giorucdista non ci senibrano dettate colP unparziale 
e retta rririca, die 1' importanza dell* argomento, 
il merito del sis;. Pal.gi om.ii riguardaro a buon 
duitto siccuiue uno degli oruamenu dell arte sua 



OSSERVAZIONI eCC. SOPR\ UN QtTADRO ecc. 21 

nobilissima (i), eil voto autorevole del pubblico il- 
luminafo clie ogni giorno fermavasi ad ammirare 
quel dipinto allorche vedevasi esposto nelle sale 
di Biera , iinponevano a chi pietendeva di darne 
gindi/io. Taiuo piu die esseiulo i pubbljci fogli 
destinati a portare la notizia delle cose nostre alle 
lontane popolazioni , dovrebbe studiosamente evi- 
tarsi coa essi di spargere shiistre preocciipazioni 
dove SI apre bel campo di m ritata lode. Ne il 
giornalista manca di cei ta benevolenza nel ren- 
der conto di molti altri lavoii ( sul piu dei quali 
noi pure acconsentiamo clie sia stato lodatore del 
nierito), ma qui dove la giustizia escludeva o^ui 
sospetto di adulazione egh abbandona T usato stife 
e par che gli dolga che questo dipinto sia statJ 
universalmente rkonoscmto per uno dei piu bei 
lavon deir arte. 

Che se la censura fosse caduta sopra un' opera 
cli letteratura , non vorrenimn certo studiatci di por- 
gere quasi un correttivo alia fallace opinione ia 
che il giornabsra tenta^se di condur.e gli altri 
Mentre quella per mezzo della stampa sarebbe vi- 
sibile a tutti 1 viciui e i lontani, noi lascerenm.o 
che ciascuno gindicasse da se e che le osservazioni 
de cnt.co monssero la dove, per la natura istessa 
7 /"?g^„««";^, ^^«^i"«te a vivere la breve vita 
de le tartalle. Che noi sianio di parere che V Iliade 
e la Gerusalemme bberata siano state sempre le 
niiglion apc.logie contra i detrattori di Omero e del 
lasso. Ma poiche nelle opere della pittura la cosa 
va a.tnmenti, scriveremo le nostre risposte senza 
odio e senza amore di parte, dal che T indole e 

(!) A grande onore del sig. Palag! debb' attribuirsi certameate 
sua iL ^ ^con.part,n,enti ne' quali per I'uumatura 

penne lo dest.nato per tal modo a gareggiare coa quello del- 
1 emulo degli Apelli e de' Sanzj. ^ 



22 OSSERVAZIONI eCC. SOPRA. UN QUADRO 

r oscurita nostra medesima ci tengono lontani ; 

V amore dfir arti e del vero ci fara solo parlare. 
Tralasciamo die :l quadro del Galeaazo noa 

era il solo del sig. Palagi die vedevasi m Brera. 

V avea di suo un ritratto a mezza figura ; due 
fancinlli presi d:\l naturale e rappresentati con bel- 
lissinii scorci e con un vezzo mirabile di attitudini 
e di colorito; una Madonna pel cnlorito anch' essa 
e'per T espressiotie, colla quale veramente sembra 
die a»piri al cido , lodevolissima : e di tutti questi 
niuna parricolare nienzione nelT articolo di cui par- 
liamo, ne altrove nell" appcndice della Gazzetta. Ma 
non V gliamo die il silenzio sia un rnotivo di ac- 
cusa , e tutta ne rivolgi mio la colpa sopra V au- 
tore die, essendosi tanto innalzato nel primo di- 
pinto , tolse forse lo sguardo de' frettolosi dal fer- 
marsi sugli altri che si po^s()no considerare siccome 
le occu azioni sue di ritaglio. 

Dair articolo citato cliiaramente si raccoglie che 
il giornalista i.'* tende a provare die il sig Palagi 
non abbia quasi fatto che ripetere quello che gia 
si vide eseguito T anno scorso in altio suo quadro 
di egual dimensione a quello delT anno presen- 
te ; tanto dice quella sua espressione di fac simile; 
2° che tra le non essenziali d ffererize ch" ei ravvisa 
tra i due dipinti havvi quella di alcuni caratteri 
nelle teste , per la quale asserisce che o V uno o 
Taltro scader deve di pregio -, 3.° die la figura di Ga- 
leazzo identicdmente riprodotta non commove quanto 
dovrebbe ; 4.° die Carlo VIII non ha niolta dignita 
ne espressione; 5.° che la duchessa e dolente si, ma 
che il suo dolore manca di abbandono •, 6.° che, 
quantunque ei creda convenientc al soggetto la 
quiete generalmente dominante nel colorito e nella 
composizione del quadro , teme nondinieno die a 
lei non si acquetino gli amatori del tono trasparente 
e Inminoso. 

Oia siccome in tutti questi capi di accusa il 
critico si feiraa con una compiaceuza morosa , e 



DEL SICNOR PELAGIO PALAGI. 23 

nulla poi dice, o quasi a malincuore lo accenna , 
degli altissimi pregi che acioruano quest' opera nelle 
grandi parti che costituiscono T arte del pittore, la 
composizione , il disegno ed il colorito , donde ri- 
sulta un mirabile tutto insieme di grandissirao ef- 
fetto; forza e conchiudere ch' egli ha voluto di- 
struggere o sminuire V opinione che favoriva Y ar- 
tisia e il lavoro. Vuolsi pertanto rispondere ad 
ogni imputazione partitamente , ma non e da tra- 
lasciare la descrizione del quadro in grazia di chi 
non lo avesse veduto. Cosi potessimo nel farlo rag- 
giugnere coUa parnla T evidenza dei colori , e tra- 
niandare ne' nostri lettori una parte di quella pieta 
che ne si ri 'novella neir aninio al richiamarci alia 
inemoria quel quadro che vivo abbiamo nell' ini- 
maginazione; ma noi non siamo da tanto , che mai 
non ci fu dato lo stile di Plinio, di Winckelmann, 
di Mengs. 

Giace il misero Giovanni Galeazzo, triste esem- 
pio deir umana grandezza , sul suo letto di morte, e 
nel macilento aspetto e nel lividore delle carni tra 
il bianco e il violato nmstra che un occulto male 
gli rode e gli consuma la vita , di cui non gli resta 
che un tenuissimo fdo vicino a spezzarsi, Un suo 
famigliare , in sembianza di tutta pieta ,_lo sostiene 
dal destro lato mentr' ei s' e alzato a sedere en- 
trando nella sua stanza il re Carlo YllI per visitarlo. 
Stende egli la destra languente ed avvalora la calda 
preghiera della sua consoxte Isabella. Questa, figlla 
di re e moglie di signore d' un ricco principato, 
c caduta in ginocchio a pie del monarca francese, 
e tutta lagrime lo scongiura nella violenza del do- 
lore a non proseguire T impresa di Napoli a datino 
di Alfonso suo padre e della casa d' Arragona. Vi- 
cino alia madre, che lo circonda col braccio si- 
nistro, sta il piccolo figlio , frutto delle sventurate 
sue nozze con Galeazzo, e con atti infantili piii 
dall' esempio che dal proprio sentimento commosso 
poneadosi al petto le piccole niani , e con ua vezz» 



24 OSSERVAZIONI CCC. SOPR\ UN QU4T5RO 

angelico eil iiii movimento die innaiiiora , sembra 
inipl 'lare anch' egli pieia per se e pe' suoi gt-ni- 
tori. Carlo ha nel volto qnella tinta (\i C()rninozi<nie 
alia qiiile, non o-taate Tammo delibciato a non 
ceilere , niiiiio resiste alia vista clelT umaiiiia die 
laiigne, della sventura die prega , e »!ella g;rainl>^z?a 
uniiliata: quasi ei s' inclina a sollevare la dunna 
reale ; del rcsto dice assai chiarametite in ogni at- 
titii'line d' esser giunto a quel segno onde non e 
pill libero di ritirarsi. Al suo lato manco sta T astute 
Lodovico, e meiitre coUe niani sal petto fa cenno 
d' intenerirsi fra tant*a miseria , spia attentaniente 
con ocdiio traverso i niovimenti del volto di Carlo, 
e par che teiua non qiiesto re tralasci Y impresa 
da liii niedesinio ordita; o si discopra il delltto 
ch' ei vede nella propria coscienza di tradire per 
sete infarae di regno il nipote, e privar di vita 
colui ddla qui giovine eta esser doveva la tutela 
e la guida. Un vccchio e dia^nitoso ministro del- 
r arte salutare , meravigliosamente dipinto, e ritto 
in piedi a canto del letto , e stringendo il polso 
sinistro all' infermo , astratto da tutto quanto av- 
viene nella stanza , manifesta col conipriniere del 
labbro , e coll' aggrottare della fronte il sospetto 
die non sia naturale la malattia dalla quale il duca 
e distrutto. Alciini paggi di esimia bellezza impie- 
gati in varj ullici finiscono la coniposizione del qua- 
dro , in ( ui i panneggiamenti , il fondo e tutti gU 
accessorj senza danno del principale sono con tanto 
amore , con tanta niaestria e con si bel garbo trat- 
tan , che la stessa invidia non trova dove gli 
emend i. ^ 

Premesso qiiesto cenno deir invenzione e com- 
posiziouL' del qiiadro, noi appena crediamo degna 
di risposta T osservazione del giornalista , quando 
egli inienda con quel burlevole fac simile di dare 
accusa al pitiore perche abbia* ripetuto in questo 
anno iin soggetto da lui medesiino con molta lode 
trattato nell' anno scorso. 



DEL SIGNOR PELAGIO PALAGI. 25 

Che se il volere di chi conimette i lavnri e legge 
per chiunque professa le belle arti nclla scelta de- 
gli argomenti, diremo , ad istruzione del gioina- 
lista die asserisce di non saperlo , come vedeva^si 
anrora nelle sale delT accadeniia esposto neir anno 
passato il quadro del sig. Palagi, e gia sapeva tutta 
Milano che un cospicuo nostro concittadino ( di cui 
non e ultima lode quella di promuovere le arti ) 
avevai^li commesso di condurre per lui nella stessa 
dimensione un dipinto di composizione inventata 
e disegnata contemporaneamente all' altro di quella 
medesima istoria. E s' agginnga pure ( se gia per 
gli assennati e per quelli che sono appena iuiziati 
nella storia delF arte non -e superlluo ) che , inco- 
niinciando dagli antichissirai pittori e scultori greci 
e venendo via via fino ad Appiani e Canova , tntto 
e pieno di ripetizioni , molte delle quali non sono 
che repliche evidentissime degli stessi argomenti 
non solo , ma delle stesse invenaioni. 

Dalla descrizione pero che noi abbiamo dato pia 
sopra, quantunque languida e inadeguata al con- 
cetto , avranno scorto i lettori che il quadro pre- 
sente none gia un.i semplice ripetizione delF altro; 
della quale, come vnole far credere il giornalista, 
stia tutta la ditferenza nelT essere trasportato da 
sinistra a destra il punto di vista delV azione , che 
prima vedevasi da destra a sinistra , col di piu d' una 
qualche dissomi2;lianza nel fondo e nella mossa e 
situazione delle figure. 

Un valente artista sa ravvisare diversi momenti 
neir azione medesima , e chiamato a tornare sulla 
stessa istoria , ne varia V invenzione ; e creando 
nuove bellezze gareggia cpn se medesimo. Cio ve- 
desi appunto escguito dalT esimio sig. Palagi. Pero 
che la duchessa nelP altro sno quadro era in atto 
di sostenere il marito , il quale raccomandava al 
re Carlo, che stavagU in piedi rimpetto , la pro- 
pria famiglia. Quindi ella , benche di grande ef- 
fetto per Y alto dolore che dimostrava, non aveva 



a6 ossERVAziONi ecc. eOPRA un quadro 

nrirazione alcnna parte diretta, tutio al contrario 
fli quitnto Ai uelV attuale dipiuto, stando a piedi 
del re, e prespntando2;li il figli<^ •, e con o2;ni forza 
pregandolo 11 dnca era in quello la prima parte, 
in questo Isabella ; e il tema del quadro e del tutto 
cansiato. E se cio non e una variazione essenziale 
ncir invenzione , noi non sappiamo qua! cosa po- 
tesse esserlo. 

Ora veg}i?no i Icttori di quanti atTetti con simile 
cangianiento abbia V artista vantaggiato 1 istoria. 
E innanzi a tutto , nella prima tela la pieta si ri- 
stringe nel princIpe che nel bel fiore delTeia sua mi- 
rasi, secondo Tingenua espressione del nostro Corio, 
come immaculato agnello- senza veruna causa spinto 
dal nimiero de viventi , lasciando desolata la moglie 
nobilissima e il tenero pirgoletto. N Ua presente 
sussistendo intero quel senso di compassione, sve- 
gliasi una lunga serie di patetiche considerazioni , 
per r umile positura della ducliessa rappresentata 
quale la dice il Guicciardini ansia non solo della 
salute del marito , e d" u?i piccolo figliuolo che avea 
da lui, ma mestisshna oltre questo pel perlcolo del 
padre , e degli altri suoi gittata molto miierabilmente 
nel cospetto di tattl a piedi del re. Pensieri d' un al- 
tro genere sono destati in clii si ricorda clie V in- 
cauto Lodovico fu quello che per umiliare . a danno 
del nipote, la casa d' Arragona condusse le armi 
francesi in Italia, che da quel punto cominciarono con 
graiidissimo movimento a perturbarla ., giusta T espres- 
sione del citato gravissimo istorico, e che nell im- 
pedire che queste armi vadano piu oltre e impie- 
gata la preghiera d' Isabella ; la quale se avesse 
vinto forse non periva ^a poi lo stesso Lodovico ^ 
c la dominazione sul Milanese acquistata col valore 
da Francesco Sforza suo padre. Tutti questi pensieri 
vengono eccitati naturalmente dalla presenza del 
Moro, che non fa parte del prinio quadro. Ed al- 
tri pur ne produce il sospetto cangiato quasi in 
certezza dalla Concorde testimonianza degli storici 



DEL SIGNOR PELAGIO PALAGI. S-J 

e de' cronisti , clie questo principe sia colai che 
ha propinata la morte air infelice nipote. 

Un' altra censuia venne fatta al sig. Palagi da 
taluni , forse a motive delle fallaci idee sparse dal- 
r articolo della Gazzetta, ed e pur essa abbattuta 
da qnello die noi aljbiarn ragionato. La censura e 
di coloro che dissero mancar questo quadro del 
protagonista : e noi abbiamo dimostrato che la du- 
chessa vi tiene le prime parti. Del resto in una 
pittura dove tutti i particolari sono posti con bel- 
r accordo e tutti i personaggi diretti a rivelare 
r azione , senza che di questa sia d' uopo per in- 
tendere ciascuna figura , la necessita di qualcuna 
di esse che campeggi su tutte le altre non e rigo- 
rosamente vera. Noi abbiamo moltissime volte con- 
templata cotesta tela , ne mai ci si e fatto seutire 
alcun difetto di talnatura; F unita d' azione e d' af- 
fetto compongono un tutto bellissimo. 

Dair osservazione sul soggetto passa il Giorna- 
lista a dire che : <c trattandosi d' un' azione storica 
» che si immediatamente riguarda i patrj nostri 
» aaaali, non poteva per alcun conto Y artista mu- 
» tare nel secondo lavoro il carattere delle teste 
3> da esso adottate nel primo ; iraperciocche do-* 
5) vendosi supporre che o neir un j o neir altro 
» egli siasi studiato d' imitare le fisonomje origi- 
» nali ( di alcune delle quali non crede che fossae 
y> impossibile di procurarsi i modelli ) , o quello o 
» questo, attesa la diversita, perderebbe essenzial- 
» mente di pregio. » 

Si noti da prima che in una pittura siccome 
questa non e da fare gran caso della rassomiglianza 
reale de'volti; poi he il pregio tutto ne sta nel- 
r espressione felice degli atfetti e nelF effetto dra- 
matico; e quindi che ove non si tratti di volti ben 
accertati e noti comuncmente, il pittore puo dare 
alle teste delle sue figure quel carattere che piu 
convenga alle sue idee. Cio posto, si vede che il 
sig. Palagi , per coufessione del critico istesso , ha 



a8 o?SERV\zioNi ecc. sopra un qdadro 

serhato nclla testa tli Galeazzo quasi interi i linca- 
neiiti r'.ic le avea dati iiel primo dipinio. E sa- 
rebbe cosa dej^na di riso*, che nel fatto di queste 
rassomisrliiinze , scorgeiidosi tanta varieta ne' nionu- 
niciiti d'^^tiiiuli a tramandaile ai posteri, si volesse 
cuarnc sciupolo ad un artista il cui scopo non e 
di ("ar de' ritratti; quando mai una testa da lui di- 
pinta non rond)inasse perfettaniente con tale o tal 
altra. Qnanto a Lodovico, personaagio nuovaniente 
introdofro , di cui e noto il colore del volto pel 
sopra n noma che gliene venne, fu seguita V eHigie 
che v( desi in un quadro della maniera del Vinci 
fra quelli della Pinacoteca di Breia. 

Le nionete roniaie durante il regno di Carlo VIII 
non hanno V impronta della sua facria, ed un meda- 
glione fuso forse centocinquant'' anni dapo la morte 
di lui lo rappresenta vecchio e C'>n folta barba, 
quand' ei mori in eta di soli anni vent'' otto, e ven- 
tiquattro rie contava allorche venne alia conquista 
di Napoli. Prese adunque il pittore a norma della 
sua immagine V incisione di un ritratto che trovasi 
in Francia ed e creduto opera di Leonardo , quan- 
tun([iie esso dalle storie discordi, le quali raccon- 
tano che quel re non aveva il pregio della bellezza. 
Al qual proposito. poiche la mancanza di monumenti 
pin certi lasciava al sig. Palagi la liberta della scelta, 
anzi che rappresenta re un brutto celTo con danno 
del buon effetto pittorcsco , fece saggiamente nel- 
r attenersi ad un tipo di forme avvenenti. Chi rap- 
presenta quel tristo che tradi con un bacio il maestro, 
opera egregiamente nel dargli un volto conveniente 
alia nerezza del cuore; ma della maesta di un mo- 
narca comunemente si formano gli uomini tutt' al- 
tra idea. 

Al contrario di Carlo VIII , gli storici dicono for- 
nita di bellez/.a la duchessa Isabella, ma un ritratto 
clie se ne trova in Milano , ed e il solo che possa 
credersi del suo tempo , ne somministra un brutto 
profilo. Tutto dissimile da questo e Y altro che 



DEL SIGNOR PELJVGIO PVLAGI. 29 

pure in profile 'dipinse uno de' Luini dopo la morte 
di lei. Assai posteriore e V effigie di qnesra prin- 
C'pessa, la quale si vede nella storia di Cremona. 
Ond'e die il pittore colle principal! apparenze di 
tutti quesii ritratii diversi fornio il carattere ch' egU 
im! resse al volto della duchessa. 

Che se la ditferenza de' niovimenti e degli abiti 
pud far sembrare in qualche parte dissimile dal 
priino dipinto i volti di Carlo e d' Isibella, e pero 
certo die il caratere principale ne rimane lo stesso. 
E trattandosi di leste in parte ii^eali, poreva an- 
che r artista non copiare se medesimo , senza chc 
prrda di bregio nissiino de' suoi quadri. Impercioc- 
clie dii osferebbe pretendere die un pittore del 
secolo XIX fermasse era stabilmentc T aria del volto 
con che si h?nno a rappresentare due principi che 
vivevano 328 anni prima di noi ? I Greci prima— 
mente dipinsero il Redentore con facce lunghissi- 
me , ma col proc ss- del tempo i pittori italiani si 
discostarono assai da quegli esemplari, e dando 
tutti a quel divino originale uno stesso carattere 
di volto , discordarono T uno dall' altro e ciascuno 
da se medesimo nelle infinite ripetizioni cli' ebbero 
a fame. 

Del medico , die al pari di Lodovico e nuova- 
mente introdotto nel quadro di cui trattiamo , gia 
non occorre di far parola. Peroccli« altro di lui 
non ci e limasto che il nome nel Guicciardini , il 
quale lo dice Teodoro da Pavia uno de inedici regi. 
Basta che il Palagi ne abbia fatta una delle piu 
belle e piu espressive figure, a cui sembra avere 
col pennello comunicata F anima ed i pensieri , fine 
a quel segno prodigioso di verita dove giunge V arte 
emula della natura. 

Segue r accusa che la figura identicamente. ripro- 
dotta di Galeazzo Sforza non desti tiitta quella pietd 
che la sitaazione in cui trovasi dovrehbe destare. I 
modi di rappresentare un misero giovine che muore 
per lenta lualattia nell' abbandono , non sono molti: 



3o OSSERVAZIONI CCC. SOPRA UN QUADRO 

pure quello prescelto dal sig. Palagi e cosi vero , 
che se il Gio'nafista nori sente pieta , temiamo non 
sia forse da ripetergli il verso — Ben se' crudel se 
tu gia non ti duoli. — 

Carlo non pare a lui mosso con quella dignitd che 
s' addice ad wi re ,• ed il sua volio mancante di una 
certa espressloae. Lo stabilire se una persona si mova 
con dignitk o no, e cosa piuttosto di seniimento 
che di raziocinio. Pure a noi, e con noi a mold 
altri, seipbra che nel moversi di Carlo nulla v' ab- 
bia che oH'enda il reale contegno : ogni suo atto e 
nobile e sostenuto quanto il permettono le circo- 
stanze in cui trovasi. Ne egli qui si aggira fra tali 
personaggi innanzi a cui sia da assuinere un' aria 
severa. In un luogo ove si fortemente parla Tuma- 
nita, ove la sventura si aggrava sul capo di un 
principe e sopra quello della figlia di un re , anchc 
un monarca puo discendere alquanto da quelF al- 
tezza che se e necessaria ad imprimere rispetto 
uegr inferiori, pesa talvolta a quegli stessi che vi 
si debbon tenere. 

Quanto alia mancanza d' espressione nel volto 
di Carlo , vorreramo appena che tale censura fosse 
uscita* dal labbro di chi tanto soUecito si dimostra 
della storica verita. E non dice il Guicciardini che 
le parole del Re furono generali per la presenzta di 
Lodovlco? Dunque alle parole avra corrisposto il 
volto. II moderno storico delle Faraiglie Italiane, 
r illustre Litta , va piii oltre asserendo , che alle 
preghiere di Isabella si commossero tuttl quelle che 
non. potevano ajutarla. Poi la ragione di stato im- 
pone bene spesso ai regnanti di prendere un colore 
di volto diverso da quello delP animo per non la- 
sciarsi spiare a chi pur sempre vi tiene gli occhi. 
E nondimeno Carlo ha nel volto tutta quella ap- 
parenza di commozione che la situazione gli co- 
mandava , e che puo congiugnersi coUa ripulsa , 
ingentilita pur essa dall' inclinarsi quasi a sollevare 
la desoiata duchessa. 



DEL 8IGNOR PELAGIO PALAGI. 3 1 

La donna, prosegue F articolo, quantunqne ap- 
paja dolcntissima , non ha quell' abbaudono nel suo 
dolore die s' iiifonda con forza neU animo ahriii. 
L' abbandono e piopiio del dolore concentrate e 
prodotto dalla disptrazione di conseguire un can- 
gianiento di fortuna. Quindi una moglie che vede 
partire il niarito per un' impres-i , dalla quale le 
dice il cubre che piu non dovra ritornare; o che 
prenda gli ultinii congedi da lui nel punto ch' ei 
sta per niontare ianocente sul palco fatale , dovra 
avere V abbandono nel suo dolore. Ma Isabella si 
e gettata senz' altro a' piedi del re , e con tutta la 
forz . lo prega , e vorrt-bbe pure strappargli col la 
violenza Tassenso. Quindi benche si sappia ch' ella 
non r otterra , non e pero que^to il case delF ab- 
bandono; e male si critica T artista , se tra le varie 
maniere di esprnnere il dolore quella trascelse che 
conveniva al niomento. Egli senti fortemente quale 
doveva mostrarsi la donna in quel punto ; e cio che 
senti espresse con pari forza sopra la tela. 

K Nel colorito in generale come nella composi- 
» zione ( conchiude il giornalista) doniina una certa 
X quiete a cui forse gli amatori del tono traspa- 
» rente e luminoso non si acqueterebbero , ma che 
» io credo convenire al soggetto. » E qui accoppia 
due cose che nel linguaggio delTarte vanno divise. 
La trasparenza e propria delle parti ombrose, e si 
giova anche di pochissima luce : ma il tono lumi- 
noso ne fa entrare molta nel partito del quadro. 
Ora nel particolare delle ombre coUoco il sig. Pa- 
lagi tutta la trasparenza che e necessaria. E con 
tanto giudizio ed intelligeuza opero nello scorapar- 
timeiito delle ombre e del lunie , che ottenne una 
naturalezza mirabile e quel rilievo e quella forza 
nelle figure ed in ogni lor parte , onde , senza dare 
nello strano , ogni cosa e viva e bellissima nel suo 
lavoro. 

Quanto alia quiete , essa e tal pregio nel genera- 
le della pittura che non puo giamniai abbastanza 



3a os«iERV\zioNi ecc. ?opr.v un «^u.vdro ecc. 

lodarsi. In questa il Menss trovava la ragione per 
la quale tanto dilertano le opere di Correggio ; e 
<lisse die fii riserbato al grande Apelle di farla 
sentire priinamente in Grecia insieme alia g;razia e 
ad ogni perfezi -ne dell' arte sua {Meiigs Opere ^ 
ed. di Roina, t. I pag. 40, e t. II pag. 169). Cre- 
dette poi vero il giornalista ch' essa in ispezielta 
convt-nisse al soggetto del nostro quadrcf; che cer- 
tamenie non e luogo di tuniulto la stanza di iin 
moribondo. Ma doveva espriinere V appiovazione 
in niodo positive al suo solito, e lasciar dire gli 
stolti clie non volesseio acquetarsi al principio della 
convenevolezza , poiche per questa sola altri puo 
tenere il campo delF eccellenza nelle arti. 

Qui finiscono le ossei vazioni del giornalista , e 
noi pure poniam fine alle nostre , le quali speriamo 
che possano trovare qnalche grazia presso colore 
che ricercano la verita. Di questa non abbiamo 
voluto mostrarei timidi amici ; e se le forze fosse ro 
state eguali al desiderio , avremmo ottenuto rhe 
rimanesse illeso 1" onore delT eta nostra, il quale 
s' offende ogni volta che negasi la giusta lode a 
que' pochi che colle opere delF ingegno o richia- 
niano a vita o non lasciano decadere le arti, soinino 
e foise unico pregio delF Italia moderna. 

G. A. M. 



33 



Del campo d'Atti/a tra il Po eel il J^fincio. Dtsserta- 
zioite {incdita) di Bernardino Angelinj , Veronese. 



A 



JLVANTI e dopo r imperio possente di Roma , ia 
varie eia, diverse naziuni si versarono da molti lati 
nel snolo d' Italia , ameno , ubertoso , e sotto ua 
cielo clemente. 1 Greci pei priini fissarono illastri 
colonie in luoghi marittimi, e con utilita per la 
civilizzazione si naturalizzarono. Ma non cosi dalle 
iperboree regioni irruppero, siiperate le Alpi, Visi- 
goti , Ostrogoti, Ernli e Longobardi. Fra tutte pero 
le niigrazioni di gente estrania armata a danno del 
nonie lioniano la j)iii fiiniosa per la lontananza della 
derivazione si f n ffuella , clie dope aver lasciato 
nella Venezia e nella T.ombaidia <Ji aosai funeste 
tra ce di una terribile barbaric levo le mobili 
tende dalV accamparaento tra il Mincio ed il Po 
per ritornare donde mosse. Al nord delie fron- 
tiere settentrionali delle provincie della China, di 
Schen-si, di Shan-si e di Pe tche-li (i) esisteva ua 
popolo celebre, < he sembra essere state coitenipo- 
raneo al principio della monarchia Chinese. Qaesto 
diede oriiine aile nazioni note in appresso (21 sotto 
i nomi di Uuni o Hyong-nu, Tun hi , Mogoli, Un- 
gheresi e Tartari. Nell' anno 93 cadde il potere deo;li 
Unni stalnlito sulle frontiere sopra indicate dell'/m- 
pcro celeste^ sussistendo pero nella Tartaria il go- 
verno fondato dagli Unni meridionali, i quali avan- 
zandosi poi verso TAlemagna, urtando e movendo 
dalle loro sedi gli Alani, e rovesciando la monar- 
chia dei Goti, si resero padroni dei paesi situati 
al settentrione del Danubio. Nell' anno 432 un certo 
Rona, Roas o Riigula capo di essi nella Pannonia 

(1) Grand atlas par H. Brue 1816. 

(2) De Guignes t. I, secoode part. Hist. g^n. des Huns. 

Bibl. ItaU T. XXVIII. 3 



* 34 DEL CAMPO d' ATTILA. 

riceveva dai Roniani T anauo tributo cli libbre di 
oro trecento ciuquanta. Attila e Bleda suoi nipoti 
successero al rt-ggiinento , dal quale dipendevaiio 
non tanto le tribu degli Unni, quanto i popoii da 
essi sottomessi dalle rive del ^ol^a fino alT Un- 
gheria, e Gepidi, Sarmati, Alani, Daci, Lougobardi, 
Avari ed 0>.trogoti; in fine la Gerniania e la Scizia. 

Attila, detto anche HetzeL o Etiiele , fatto morire 
il proprio fratello Bleda o ^Zef, rimase solo al re- 
gno. Fu intrepido guerriero, condnsse ad esecuzione 
grandi progetti mihtari, fu moderato ed umano coi 
proprj sudditi, appo i quali la spada era il simbolo 
della divinita, e solo coi;li stranieri e nelle conquiste 
spiegava un atroce terrore. Questa fierezza di guer- 
reggiare, e F idea di una spietata vendetta sul ne- 
mico sembra aver sovente accompagnato nei lore 
movimenti i popoii nomadi , che aveano una pro- 
cedenza dagli Umii, e vegjriamo con disdegno nelle 
pagine della storia segnate a caratteri di sangue le 
imprese dei plu famosi conquistatori delFAsia. Due 
grandi esempi avvenuti nfl duodecimo e- nel de- 
cimo quarto secolo confermano in quelle vaste con- 
, trade F esistenza di si barbaro costume coi vinti. 

Piu di cinque milioni d' individui senza dilYerenza 
di eta e di sesso fuiono trucidati nei trionti di 
Djen-guisz-kan delForda dei Mongoli, e tale ferocia 
venne pure imitata in appresso nelle sue vaste spe- 
dizioni dal gran Tartaro Tamerlano vincitore del 
Sultano Bajazet I (i). Non e senza un fremito di 
orrove che noi pure oggidi volgianio uno sguardo 
compassionevole alle spiagge ed alle isole dell'Ar- 
cipelago signoreggiate dai discendenti degli Unni. 
Quali s tragi , quali carnificine, e con qual rabbioso 
furore uella misera Grecia ! 

Nel mezzo di un grosso villaggio , che cinto di 
palizzate dominava le pianure Ungheresi poste fra 
il Danubio e la Theiss, sorgeva F abitazione di Attila, 

(I) Storia dell'Impero Ottoniauo del sig. di Salabeny , vol. !• 



TRA IL PO ED IL MINCIO. 35 

edifizio di les^no con gran piazza, e circondato da 
portici. La sua persona, secondo Giornande, era 
queila di nn Tartaro Galmucco. Statura bassa, tinta 
bruna , testa grossa, naso schiacciato , occhi piccoli, 
poca barba e largo petto ; voce forte e sonora , porta- 
mento altero , e modi seinpre imperiosi. Questi erano 
i caratteri die distinguevano il Kan, o capo di un 
p^polo fiero , brutale e superstizioso per he igno- 
rance ; ma bellicoso pero, e che coir arnii alia mano 
avea scorso spaventevole e vittorioso una gran parte 
d' Asia e di Europa. Le leggi e i decreti del Kan 
esordivano ncUa forma seo;uente: « Attila figlio di 
5) Bendemo (e secondo alcuni di Mundzuch), nipote 
» del gran Nembrod, allevato in Engaddi, per la 
» grazia Divina Re de5j;li Unni, dei Medi, Goti, 
» Daci , terror del montio e flagello di Dio » (i). 
Dope di essere stato egli da Aezio e da Teodorico 
debellato nplle Gallic, nclV anno alia scouOtta sus- 
segiiito 462-453 con un formidabile esercito calo 
neir Italia settentriooale, ove sparse lo sterminio 
e la desolazione. Non trovando rpiasi alcnn osta- 
colo arrivo rapidarnente aile mura di Aqiiileja, che 
fu espugnata ed incenerita. Altino , Concordia ed 
Oderzo caddero sotto i suoi passi, e piu noa si 
riebbero dai furori degli Unni , rhe poi andarono 
devastando il bel paese tra i colli Berici ed Eu- 
ganei : gli abitanti cercarono fuggendo al vicino 
mare un asilo in Grado e nelle molte isolette 
presso Rialto, nel quale fino dal 421 fa edihcata 
una chiesa. Accresciutosi per tale temuta incursione 
il numero degVisolani nelle paladi Adriatiche , nelle 
quali danaro e tesori vennero djepositati , sorse in 
mezzo alle onde una citta unica per la sua posi- 
zione , e che pei sani principj di un libero go- 
verno, e pei vantaggi di un attivo commercio sali 
poi ad alto grado di grandezza , ancora attescata 



(i) Moreri gvaacl Dictionaaire historique = Attila. 



36 DEL CAMPO d' ATTILA. 

(la' suoi mavmorci tcmpli e palagl. Procedendo 
nella conquista e con eirerato orgoglio facendo 
pompa dcir assunto nome di flagello di Dio facea 
Attila intanto sacclieggiare le altre citta venete, 
indi Cremona, Milano , Pavia, Piacenza, Parma e 
Modena ; e trovandosi in periglio Y Italia intera , 
Roma non piii la dominatrice del mondo mando 
dopo molt! consigli teuuti dalP Imper idore, dal Se- 
nato e dal popolo a supplicare il Tiranno. 

Pare che non tntti gli storici abbiano in egual 
modo indicato i movimenti delle truppe di Attila ia 
Italia ; quello pero che ho fermato di far presen- 
temente aperto e la vera situazione in cui crano 
eretti i padiglioni d'Attila al moraento che com- 
parve al suo cospetto P ambasceria deirimporadore 
Valentiniano, composta di papa Leone e dei sena- 
tori Avieno, stato console, e Trigezio, stato prefetto. 
Sopra tal laogo s' agita »_okntrr.Verc;ia , la qnale ha 
il suo fondamento in un passo di Giornande o Gior- 
dano vescovo di Ravenna che cento anni dopo Pin- 
A'asione degli Unni nella sua opera suUe imprese 
dei Goti disse di Attila che dalla Lombardia ritor- 
nando colla sua armata nella Venezia fece alto al 
passaggio del Minrio •, e cosi nel capo 42 della 
storia De rebus gedcts si esprime : « la^itur dum ejus 
5) animus ancipiti negotio inter ire et non ire ( Ro- 
X mam versus ) fluctuaret, secumque deliberans tar- 
» daret , placita ei legatio a Roma advenit. Nam 
» Leo Papa per se ad eum accedit in acroventu 
» mambulejo ubi Mincius amnis commeantium fre- 
3J quentatione transitur. Qui mox deposito exercitus 
•» furore et rediens qua venerat, idest ultra Danu- 
X bium, promissa pace discessit. » II marchese Maf- 
fei , nella sua Verona illustjrita lib. ix, volendo spie- 
gare il riferito passo adotto un' opinione che, esso 
pur vivente, non venne accolta per vera, ma al- 
Pinvece combattula. Ecco le di lui parole: « Quc- 
» sto famoso abboccamento di S. Leone con Attila 
» segui nel Veronese, e nel luogo ove ora abbiamo 



TRA. IL PO ED IL MINCIO, 87 

» Peschiera : il che si fa chiaro da Giornande, die 
» lascio scritto seguisse ove si passa il JMiacio , 
5) ed ove il passaggio di tal fiume e molto fie- 
» cpientato d» quei che viaggiaao, con clie viene 
» ad intlicarsi il suddetto sito , pel cpiale corse 
■» senipie V imperiale via da IMilano in Aquileja 
» poco discosto dalla mansione di Scrmione. Si e 
» trovato ne' ivianoscritti , che tale incontro seguisse 
» in Aiovenco;ma doveasi leggere Ardelico, nome 
» del borgo che era in quel luogo , come si ha da 
» piu lapide, e trovate quivi, e da noi gia rifeiite 
5) nel lil>ro v. Chi scrisse il luogo di cosi mt-mo- 
» rabil fatto essere stato ove sbocca il Mincio nel 
» Po d' autore antico non ebbe appoggio. » 

Ad onta della ronfutazione datagli dalPabate Giro- 
lanio Tartarotti nelle di kii Memorie andche di P>.o- 
vetedo, il Maffei interpretando quasi con ostiuazione 
acrueiitii mamba^ejo per ardelico ambnlejo sostenne 
sempre che il frequentato passaggio del Mincio ac- 
cennato nel testo di Giornande non potea essere 
che sulla via Emilia gallif a ed in Peschiera. 11 
conte Alessandro Caili nella storia della ciua di 
Verona fu della scntenza del suo illustre concitta- 
dino , e la fe' palese in tal guisa (t): « 11 cosi 
y> conto abboccamento di Attila con S.Leone, con 
y> Avieno consolare, e Tri^ezio gia prefetto del pre- 
» torio , compagni di quelr ambasceria, ragione ab- 
5> biamo per credere ed asserire , che seguisse nel 
» distretto Veronese , e nel famoso Vico-Arilica , 
» ove il barbaro esercito calpestava in passando 
>> r antico e ricco poder di Catullo. » 

Non mi si ascriva ad orgoglio se io scendo nella 
lizza contro questi due luminari della patria sto- 
ria, ragionando sopra un' opinione dilTerente. E co- 
mincio dal dire non potermi accordare nemmeno 
col Tartarotti che sostituisce a Peschiera Governolo. 
Spargera qualche lampo di luce il breve cenno di 

(i) T. 1 pag. 22 , 1796. 



38 «EL CAMPO D ATTILA 

qnalche altro aiitore, che di quesro memorando fatto 
fete parola; e prima di tutto viene preinesso che 
scorretta e al liportato passo al caj)0 .(2 del Gior- 
nande V edizione della grande opera Rerum itallcarum 
scriptores collecti a Lodovlco A/ztoi/io Muratori , Mi- 
lano 1723. Secondo Garezio col teste dell Ambro- 
siaiia alia nota 4 per detto capo 42 nella teste no- 
mata edizione si le2;2;e agro Venetum ambuJejo in vece 
di acruentii mambulejo. L'ommissione di qualche let- 
tera e T alterazione del ^ in c sfu^gita alia penna del 
copista nella trascrizione del raanoscritto diede vita 
alle strane ed errate parole di acruentii mambulejo^ 
dalle quali prese le mosse lo tenzouare di esimj 
letterati die s' adoprarono nel nullo loro significato 
d' investi^arne una plausibile interpretazione. Paolo 
Diacono duecento anni dopo Giornande, ed in ap- 
pressb la cosi detta Tstoria miscella lib. xv (i), sei 
secoli dopo Attila a«;2;iunsero che egli dovea tro- 
varsi per udire Tambasceria romana , dove il Min- 
cio sbo'cava in Po , ma non si e niai nominato 
Goverholo. Delnde ^ Emilice civitatibiis similiter expo- 
liatis , iioviss me eo loco quo Mmcius in Pactum in— 
fluit ( Haniii ) castramentati sunt. Anche Giovanni 
Diacono che pare contemporaneo alP autore della 
Miscella mette il fatto nel campo ambulejo : In 
campo Veronensi qui tunc ambulejo vocabatur ubi 
Mmcius fluvius qui de Benaco egreditur prceterfluit. 
11 Muratori diede appoggio alP opinione del Tar- 
tarotti asserendo , che a Governolo stavano le loro 
tende , ed esclude il preteso miracolo delP uomo 
venerabile, che allato del Pontefice minacciava At- 
tila coUa spada sguainata. NelP opera classica delle 
vite dei Papi attribuite ad Anastasio bibliotecario, 
queste sono le parole che vengono riferite alia 
vita di S. Leone , tanto nelP ultima edizione data 
in Roma 1714, quanto in quella succitata di Milano 
1723, t. 111. Rerum Italicarum scriptores c\\e Xsi Aetta. 

(1) Reruna Italicarum scriptores toni. I. 



TRA Hi VO ED IL MINCIO. 3q 

opera abbraccia. Hie ( Leo papa ) propter nomert 
Romanum suscipieiis legatlonem ambidavit ad regent 
Huiiiiorum iioinlne Atliilam et Hberavit totam Italiam 
a periciiLo liostiiim. Si rifletta che la citata edizione 
roniana stanipata fu nella tipografia Vaticana sotto 
gli auspicj Hi Glemente XI, ed a cura del Veronese 
Francesco Bianchini ; e mentre si annoverano le 
azioni del pontetice Leone, e si fa special cenno 
della pill famosa per la sua maggior importanza , 
sorprende che non si faccia menzione alcuna del 
niiracolo , rispetto al quale Mario Equicola , esatto 
storico di Mantova, chiamava la vantata apparizione 
dei SS. Pietro e Paolo una pia credenza (i). Non era 
malagevole in un momento , in cui il terrore oc- 
cnpava gli aninsi degP Italiani il persuadersi , die 
la ritirata degli Unni fosse avvenuta per un bene- 
ficio straordinario della Provvidenza , e per augu- 
mento del racconto non si trovo forse oltre il pro- 
babile V ammetterc anche in appresso il protligio, 
diversamcnte riferito dal Baronio e poeticamente 
rappresentato dal pennello di Raffaello. Lo stesso 
Muratori che cosi sentiva , citando Gassiodoro e 
particolarmente un passo del Giordano allegato dal 
Sigonio De imp. Occident. I. i3 , e che viene qui 
esposto , ad altre ragioni e natnrali attribuisce la 
partenza degli Unni dalP Italia, cc Attila recoUectis 
» viribus Aquilejam vi magna diu obsessam c;ipit, 
» ac circumquaque preedis et caedibus furibunde 
» bacchatur: ad queni Valentinlanus imperator Pa- 
» pam mittens pacem cum eo fecit , exercitusque 
5> ejus fame, peste, niorbo, caedibus insuper ab ;Etio 
» attritus eum reverti fecit » (2). 

Le proposte fatte ad Attila di abbandonare a lui 
tutti i diritti della chiesta in isposa pnncipessa 
Onoria sorella di Valentiniano III , e la quale erasi 

(1) Dei coranienraij Mantovani lib. I. 

(2) Muratori, Annali ct' Italia, t III, pag. i55, Milino, l''^^^ 
edizione a spesa di G. B. Pasquali , librajo in Venezia. 



4.0 DEL C\MPO D ATT1L\ 

disonoiata col dimaiularc il braccio clello Scita contro 
la propria famiglia, la sonimissioiie dci Ivomaiii ai 
non niiovi tributi eel ai doni, il ritorno di Aezio il 
ciii nome gli ricordava la scoiiiitta avuta nei campi 
Catalaiinici presso Cliaaloas in Sciampagiia , nn ar- 
mata Ilomana in presenza alia riva destra del Po, e 
lo stato di spossatezi^a del proprio esercito debbono 
aver rertainente influito a depriniere la burbanza 
del conquistatore col renderlo al,[uanto mansueto 
per lulire parole di pace dair eloquente labbro del 
veneraliile Poiitefice Leone. 

Poco i:empo dope non veggendo arrivare Onoria 
al di Itii tajamo , 1" intraprendente condottiere dei 
barbari medito di valicare un' altra volta le Alpi 
e di scendere nuovamente in Italia per ridoman- 
dare la principessa col ferro e col fuoco. Mentre 
si apparecchiava alia meditata spedizione iitja leg- 
giadra fanciulla nominata lldico o Udegonda , di- 
venne sua sposa, ed in quesLa occasloue essendosi 
abbandonato a' voluttuosi stravizzi mori nelP anno 
454, soffocato da una emorrogia , ed a Roma ed 
a Costan inopoli la bella Ildegonda fu chiamata 
nuova Giuditta (i). 

Attila non conobbe altra politica , die qnella di 
porre in opra i mezzi del potere •, quindi il nie- 
stiero delParmi, T uso della forza e le leggi della 
vittoria. Nulla adopero per consolidare il dominio , 
e per conservare alia sua famiglia le fatte concpii- 
ste. L' impero formi labile degli Unni spari con lui , 
e le restanti rovine di alcune citta d' Europa pos- 
sono ancora attestare la fama e le imprese del ri- 
nomato capitano e la feroce possanza della di lui 
nazione bellicosa. 

Per gli storioo;rafi menzionati e indicato Y abboc- 
camento colVAmbasceria romana presso la foce del 
Mincio uel Po ; resta era a dimostrarsi dove stesse 
a queir epoca tal foce , ed a questo scopo saranno 

(I) Biographic universelle au nom Attila. 



TRA. IL PO ED IL MINCIO. 41 

riferite alcune osservazioni geologiclie e topografi- 
che intorno alF alveo di esso idume die ora dilferisce 
dairantico. E imlubitato che al tempo della morte 
di Ettore, e della fainosa lega de' Greci coatro llio 
sussisteva come al presente il Benaco , da cui de- 
fluiva il Miacio, allora forse navigabile , se vuolsi 
prestar fede al cantar di Virgilio. Fa egli menzione 
di 5t- o guerriei'i sopia trenta vascelli spedid da 
quelle sponde in sussidio a Troja. 

Hinc quoque quingentos in se Mezeiitius armat, 
Quns patie Benaco , velatus arundlne glauca , 
Mincius infesta ducebat in cequora pinu. 

Tot lecti pror.eres tcr dcnis navibus ibant 
Subsidio Trojce ^ ct campos sails cere secabant (i). 
Ma fu un tempo, in cui non istava il gran craterc 
del lago costantemente, come ora pieno di limpide 
acque , ed allora la Sarca dal Tirolo italiano iii- 
grossata dagU scoli montani e dal lato occidentalc 
di Blontebaldo tra IMalcesine e Torri , e dall' av- 
veisa spiag2;ia da Riva a Ponal e Toscolano cadenti, 
scorreva ruinosa formando il Mincio alpino. Questo 
rotolava da principio per la selva Lucana , ora Lu- 
gana^ e pel territorio Veronese e parte Mantovano 
gran sassi granitici , porfirici e calcarei de' quali i 
irammenti smussati sparsi nelV alta provincia di 
Verona veggonsi coprenti le campagne tra i due 
alvei delTAdia^e e del Mincio, le di cui acque si sa- 
ranno forse commisre , riboccanti in occasione di 
grandi alluvioni. In varie parti litorali del Benaco 
incontransi le adjacenti elevazioni disposte a strati 
inclinati, clie dalF alto al basso mirano al lago ; e 
tale fenomeno si nota princliialmente alle falde del 
Baldo ed alT opposta riva Bresciana. L' isola Lec- 
chi, altra volta detta dei i^/ofi, clie pare Tavanzo 
di alto monte rovc-ciato , ha al suo nord-est ima 
delle maggiori profoadita die va inoltrandosi nel 

(1) iEneidos , lib, x, y. 214. 



4a DEL CAMPO D ATTILA 

mezzo del lago , ed a tale profondita hanno una 
inrliiiata direzione gli strati anche di Manerba e 
di Sennione. Queste creolog;iche osservazioiii da me 
fatte , e che ciasciino e in caso di riscotiirare vi— 
sitando o per diletto o per istuciio quelle spondo 
aniene, m" indiicono ad ammettere die ua vioKnto 
sprofondamento d ainpia sottoposta caverna abbia 
dato causa alia forniazione del sran catino , die 
ora raccuwlie gli scoli delle ultime gradazioni delle 
Alpi Rezie, con uscita a Peschiera per Tacqua so- 
prabboadante. 

II corso deir antico Mincio appare anche al pre- 
sente tracciato appie delle colline tra i paesi di 
Ponti , Castelnovo (i), Valeggio (2) e Somniacam- 
pagna, ed oltre la Corte di Guastalla al terminar dei 
colli vedesi che le acque hanno sforzato un pas- 
saggio verso Todiemo letto del fiume. E per questo 
e pel condotto delTione, e per quello indicato oltre 
la Corte di Guastalla sboccava la picna del torrente 
primitivo, e proseguiva con deposizione di ciottoli 
per le camna2;ne tra Villafranca e Roverbella , ed 
impaliidandosi da un lato a Mantova e da un altro 
accumulando le sabbie nei conform d' Isola della 
Sola andava al mare mescendosi in parte col Tar- 
taro. Qiiesta riviera altra volta di maggior consi- 
derazione dalle sue sorgenti presso Isola della Scala, 
avanzandosi lambe per qualche tratto la linea di 
confine tra il Mantovano ed il Veronese, fino a che 
giugne alia conflnenza del naviglio di Legna2;o. Da 
questo punto allontanandosi dal Mantovano scorre 



(i) Nell itineravio Gerosolimitaiio scritto verso il teuipo di 
Costantino il graade , stampato colT itinerario di Antoaiiio ve- 
desi nel viaggio da Milano ad Af[uileja Benevento a dieci mi- 
glia da Verona a Brescia. Questo Benevento corrisponder deve 
a Castelnovo. 

(2) Nel i3f)3 al borghetto di Valeggio Gian Galeazzo Vi- 
sconti Dura di Milano tento di divertire le acque del Mincio 
per Villafranca e Nogarole nel Tartaro , onde porre a secco i 
contorni di Mantova che volea couquistare. 



TRAl IL PO ED IL MINCIO. 48 

pel Veronese lino a Vallalta ove ricevc le acque 
del Castagnaio. Qui prende il noma di Canal bianco, 
ed internandosi nel Rovighese in esso influiscono 
ed il Canale scortico e Y Incile della Polesella. Pas- 
sando poscia per Bosaro e Ponteccliio e dirigendosi 
sopra il coniune di Adria si unisce alia Cavanella 
di Po , indi al naviglio Loteo ; finalniente actpii- 
stando il nome di Po di Levante , e scorrendo 
presso Rosolina e le Fornaci sbocca in mare al 
cosi detto Porto di Levante. Chi ebbe a scorrere 
da osservatore la vallata Lombarda , e ben facile 
abbia potnto persuadersi che fosse dessa un tem- 
po vasto golfo circoscritto dagli Apennini e dalle 

Ritirandosi progressivamente il mare nel suo ab- 
bassaniento i flumi tributarj s' avanzavano per ver- 
sarvisi , ed il Po ora detto Spinco , Podino , Vadi o 
Padu, ed Eridano dai popoli prischi, divenne il mag- 
gior emissario , in cni entravano i fiunii minori , e 
verso la foce una gran lagnna formava detta Pa- 
dusa. Ove manca la storia pci tempi piu remoti 
sta in supplemento la mitologia spogliata del ma- 
raviglioso sovrannatarale per una indicazione almeno 
degli avvenimenti , e secondo V asserzione degli 
antichi, incendj vulcanici e diluvj sterminatori po- 
sero a soqquadro le nostre contrade alia caduta di 
Fetonte, forse un regolo o piccolo principe , verso 
il confine dei popoli Umbri e Cimerj alia foce del 
Po , la quale presumibilmente allora, cioe verso il 
secolo XXlll avanti 1' era volgare , esser. dovea al 
di qua di Pado\a. Narrarono i Greci che a quel- 
r epoca nacque un mostro detto Egida che gettando 
fiamme abbrucio il parse vicino al Po , le selve 
Ceraunie nei monti delf Epiro e paite della Grecia. 

E indubitato per le tracce lasciate che i colli 
Euganei sono stati in fuoco e la loro formazione e 
dovuta ad eruzioni vulcaniche favorite dalla vici- 
nanza del mare. La loro struttura conica, le pietre 
basaltine che rinchiudono , e le acqiie termali di 



44 DEL CAMPO D ATTIL.V 

Blontortone, Aljano, S. Pietio Montagnone e !;^ Bat- 
taglia possoiio anche al presente sostenere resisteuza 
di qiiesti fatri che nella notte dei tempi scorgonsi 
per le tradizioni mitologiche. Noa molto «ii la lon- 
tano passa pure oggidi il linme Tartaro iioto agli aii- 
tichi I' che coniune ha il noine coa un luogo m- 
fernale donde esce Acheronte appo Stige trcmendo 
nella greca religiosa credenza adottata dai E.oniani. 
Per una cerfa analogia una tale denoininazione deve 
essere stata accordata alia nostra riviera pi'r dinotare 
le torbide e nere sue acque scorrenti sopra iin fondo 
vulcanico ( ora ricoporto dal terreno di alluvione ) 
e vicino a profonde ed ignivonie aperture. Vulca— 
nici pure sono ripvitati i colli Berici e gli attigui 
veronesi celebri sotto il nonie di monti colonnarj 
di S. Gio. Ilarione e di Vestena , non lungi dai 
quali vedesi dalle niura di Verona a sorgere a sei 
ini2;lia di distanza il pur conico monte di Lavagno, 
che presc il nome da un pujdottp vulcanico. Da 
Verona al Bennco non v' ha che quindici miglia, ed 
e ben probabile che in quei tempi nei quali tante 
bocche ardevano nel Padovano , nel Vi entino e 
nel Veronese seguisse per violentissime esplosioni 
e scuotimenti lo sprofondamento del terreno tra 
Riva e Peschiera , tra Salo e Garda riempito poscia 
dciUe acque della Sarca e Mincio Alpino e denomi- 
nato dapprima Benaco indi lago di Garda. Gli Etru- 
schi che con colonie si stabilirono di qua dal Po 
fino alle Alpi , tranne 1' angolo dei Veneti , e che 
pel commercio fondarono Adria die poi diede nome 
al vicino golfo, furono i prinii a scolare le grandi 
paludi della Padusa. Verso ranno6io, avanti P era 
volgare, vennero scacciati dalle loro sedi Atriane 
per opera dei Galli, e qiiesti furono in appresso 
espulsi dai Romani i quali scavarono alcuni canali 
tra Ravenna ed Altino , onde aprire presso le foci 
del Po col mezzo delle fosse nominate Fdistine 
una comnnicazione alle acque delP Adige e del 
Tartaro. Riferisce Strabone che Scauro ardno molti 



TRA. IL PO ED IL MINCIO. 4$ 

fiumi tra i quali anclie il Mincio, che, senza accen- 
nare il luog;o, Pli-iio merte caclente in Po; e par- 
lando del Tartaro dice rlie al scptcmmaria ^ cioe alle 
bocclie del Po ooneano capo fossiones phllisti?ice quod 
alii tartarum locant (i). Qneste iosse Filistine ven- 
nero scavate dagli Etrusclii per qviaranta miglia 
circa in una linea quasi retta da Ostiglia al mare, 
onde dar scolo alle circostanti paludi , e nel ii5o 
perdettero il loro nome nella rotta di Ficaruolo 
e divennero alveo del Po. Per la forniazione del 
Bt-iiaco ristretto il Mincio ad un minor canale dope 
r impalndamento di RIantova colla maggior parte 
delle acqne non raffrenate da argini nei primi se- 
coli di Roma avanti di arrivare a Governolo cou- 
ti'iuava a conservare V antica e primitiva sua di- 
rezione ad oriente presso Casale e Nosedolo ra- 
sente Villimnenta , S. Pietro in Valle e Gazzo , e 
per Devolta o lago di rotta si scaricava in gran. 
parte nclle valli , ora di Ostiglia , Sangiainetto e 
Cerea , nel qual terreno limaccioso veggonsi tutta- 
via Innghe v stigia delP alveo primo , ed in questa 
situazione dividondosi in parte defluiva nel Po ed 
in parte direr tamente o col Tartaro in niave. 

Da Roma partivano per varj punti delP Italia varie 
strade che portano ancora il nome di vie romane. 
Una delle niinori era Lt Claudia o Clodia, die teneva 
il passaggio del Po ad Ostiglia. Questa terra, patria 
di Cornelio nipote , era un borgo ben popolato an- 
clie ai tempi d gV imperadori. e secondo Tacito di- 
pendeva da Verona : Cecina inter Hostiliain vicum 
Veronensium, et palades Tartari fluminis castra prccmii- 
niit tutus loco cum terga flumine latcra ohjecta pcdu- 
dis tegerentur (2). II Mincio venue divertito per 
ordine del Senato da Quinto Curio Ostiglio , e tut- 
tavolta esiste un canale di comunicazioue col Po 
ed il Tartaro tra Ponte Molino ed Osticrlia. Gabriele 



(i) Plinii secundi hist. nat. lib. Ill, cap. 16. 
(2) Cornelii Taciti hist, lib. III. 



^6 DEL CA.MPO D ATTIL\ 

Bertazzolo nella sua operetta sopra il nuovo so- 
stegno di Governolo stampata a Mantova nel 1609 
parlando dei forti eretti dai Goti per la custodia 
del la strada di Ostiglia sotto Teodorco, tra i rjuali 
Koccanuova ( arx nuova ) ora detta Roncanova ^ 
reca mi' iscrizione trovatasi sop-a una pictra in una 
lorre vicina pure ad Ostiglia e disfafta T anno 1431 
del seguente tenore : « luvictissimus at([ue glorio- 
» sissimus rex Theodoricus custos liber tatis bono 
» reipublicae natus gentium XVIIIl domitor victor 
» at triumphator semper angusius viam liostiliain a 
» Q. C. Hostilio S. P. Q. R. jussu arpiaram ex Be- 
» naco intra curiam hostiliam et arcem novam con- 
» fliientium ad Eridanum diversione caeptain exinde 
» tanquam impossibilem forte nrstermissam crebris 
y> pontibus maximisque aggeribus ac tribus castris 
» uiuiiitam usui publico et securitati exercitum .... 
5) .... admirabili favente Deo maximo extruxit. » 
lo pongo coiito die non si possa dubitare della 
verita della riferita iscrizione , che leggeasi nella 
demolita tone , beuche siasi smarrita V ostrogotica 
lapide che la mostrava. Appare manifesto inoltre 
die le acque del Mincio accennate nella stessa iscri- 
zione per quelle del Benaco confluenti nelf Eri- 
dano intersecavano la via Clodia tra Ostiglia e Ron- 
canova; e pare certo che il tentativo della diver- 
sione operata sotto la romana repubb'ica da Curio 
Ostiglio col volgere degli anni sia venuto meno 
nei tempi successivi sotto gF imperadori ; dappoiche 
furono necessarj e spessi ponti ed alti argini per 
la riattazione e pel pubblico uso della nuova strada 
fatta accomodare da Teodorico attese le acque die 
continuavano ad attraversarla e die cadeano poi o 
nel mare o nel Po verso la foce. Ponte Molino , 
die trovasi appunto tra Roncanova ed Ostiglia molto 
dovea figurare in questa strada , e vl ha tutta la 
ragioue per credere che cola fosse il frequentato 
passaggio nel territorio veneto cui allude il citato 
passo del Jornandes : a^ro Venetum ambulejo. Fozio. 



TRA IL PO ED IL MINCIO. 47 

storlco orientale, nella sua Biblioteca dice clie i 
Eomaiii e gli Unni pugnarono tre gioriii senza le- 
ciproco vantaggio , e che Attila si era ferniiito al 
Po aspettando forse rinforzi ia un terreno ove noa 
potea si facilinente essere assalito, seguendo cosi 
r esenipio di Cecina sulla scelta del luogo. 

Moho tempo dopo il Mincio inferiore con un ramo 
nuovo diretto verso Sacchetta venne ridotto navi2;a- 
bile, ed a questo effetto dalla prinripesca famiglia 
Go.'izaga venne fatta costruire una cliiusa pel soste- 
gno delle acque a Governolo {giibcrnidum Mi/icii) ^ 
ilella quale si fara parola in appresso. Prima di 
quf see operazioni un ramo del Mincio scorreva pel 
ca ;ale di Fissero traversando Casale fino a! Po verso 
Suscinente, e si ha da un opuscolo di Ercole Bevi- 
lacqua (i), Iiiformazloni sopra gli scoli ed adacqua- 
menti del Mantovano , che per V espurgo dell' alveo 
del Fissero, ora piccola riviera, ed al mantenimento 
deir arsiine girosso si vede nel Libro-di2"a2:na di Sac- 
chetta ( 544 essere tenute tutte le terre del colon- 
nello di Governolo , di Casaletto , di Pelegallo , di 
Sacchetta, di Poletfo e di Sustinente. Frate Fran- 
cesco Gonzaga indotto in errore dal nuovo sbocco 
del Mincio nel Po fece fabbricare una cappella in- 
feriormente a Governolo intitolandola a S. Leone; 
ed essere stato quello il luogo delP abboccamento 
con Attila assicuro median te iscrizione di cui tra- 
scrivonsi le parole » Hie est locus Celebris ille, 
» ubi in Padum olim Mincii influentibus undis Leo 
» primus Pont. max. anno Domini 464, Attilam 
» ilagellum Dei prassentia minitabunda Petri et 
» Pauli apost. raunitus admiranda eloquentia sua a 
» romange urbis et totius Italian devastatione remo- 
5) vit. Cujus tantaj rei memoria ne deperiret Fr. 
» Franciscus Gonzaga episc. Mant. cediculain posuit 
i) ac S. Leoni papae dicavit anno Domini MDGVI. » 



(i) Mamova 1737 stamperia Pazaoni. 



48 DEL CAMPO d' ATTILA. 

Piu non ravvisasi a ([uesti giorni T oratorio di S. Leo- 
ne clie avea siillaltare un bel tlipiiito allusive del 
Bori^aai, nientre un tiero turbine lo distrusse nel 
lii<2,lio 1769. II conte Zaccaria Betti , gia segr-tario 
dell' Accademia d' agricoltura , arti e commercio in 
Verona, nelT istesso anno 1769 recito nt'ir Accade- 
mia carrariana di Mantova una dissertazione ii-torno 
al sito in cui avvenne il notato abboccamento di- 
segnando Governolo ; ma ne ora ne anticamente 
esisteva alcuna pubblica strada di gran passaggio 
alio sbocco presente del Mincio nel Po e nemmeno 
a Governolo •■, paese clie sembra non aver sussistito 
al tempo anche degli ultimi imperadori. 

Dopo la premessa esposizione dei dati fisici e sto- 
rici che s' annodano strettamente colla quistione , 
riferirenio alcune osservazioni fatte sui contorni di 
Ponre IMolino e di Governolo, avvegnache tornar 
debbe ad utilita un tale esame , anrhe per avviarci 
ad una conseguente e dedotia concJusione. Sotto la 
parrocchia di S. Pietro in Valle ed a mezzo miglio 
di questo paese ed a due miglia di Roncanova suila 
riva sinistra del Tione presso un molino sorge ua 
piccolo tempio detto Chiesone rlie mostra in pirte 
r avanzo di un vecchio fabbricato.il campanile di 
forma quadrata s' alza dalle muraglie antiche di esso 
fabbricato il quale sormonta il tetto del Chiesone, 
e neir interno di questo avanti gli altari vedesi il 
pavimento formato di listoni di marmi variati in 
grandezza e colore; alcuni con tessuto granulare 
come il cipollino ed altri belli nostrali rossi, bian- 
clii e bruni. Alia porta d' ingresso sul lato sinistro 
a settenti'ione veggonsi alcuni pezzi antichi degni 
di osservazione. Nel pilastro per base e collocato 
un cippo romano in parte sotterra ed il resto del- 
r altezza di dodici decimetri dal suolo , nella cui 
parte superiore scorgesi appena lo sformato rilievo 
di una testa scolpita , e nella parte inferiore qual- 
che lettera e numero; ma i guasti sono tali che 
niente si puo rilevare di concludente. La pietra e 



TRA IL FO ED IL MINOIO. 49 

di un marmo rossiccio delle cave veronesi e le pri- 
me lettere sono dell' altezza di circa sei ce ntimetri. 
E fama die il vecchio fabbricato altra voita ser- 
visse ad uso del culto patiano e che prima die ve- 
nisse nei pos'-essi delT abazia di S. Zenone esistes- 
sero internamente dipinti quattro idoli, fatti poscia 
sparire dagli agenti del cardinale Rezzonico colla 
scrostatura del niuro , e nella inemoria dei senior! 
del paese sussiste per tradizione questo fatto. Die- 
tro r altcire di mezzo e scritto fniiditus sic die i5 
novembris 1701. SuU" aniiolo della facciata a tra- 
montana rinipetto al cimitero alT altezza di quattro 
piedi dal suolo vedesi un frammento di jlapide di 
un bel marmo bianco salino. E ima pietra calcarea 
graiulare simile a quella che si cava neir isola di 
Paros od a Carrara in Italia. E in larghezza delle 
dimensioni del cip|)0 del pilastro : ma e posta a 
rovescio e della grossezza di circa i5 centimetri, e. 
nella parte superiore mauca alTaito di effigie , di 
testa ed anclie del luogo per essa. Vegigasi il dise- 
gno neir nnita tavola al n." i , e cercando di coui- 
pire r iscrizione si potrebbe leggere : 

»TARCVS MVCIVS MARCI FILIYP 

POBLICI^ MAXIMVS 

DEGVRIO 

VERONIENSIVM 

MVCI^ FILI^ ET SIBI 

VIVENS FECIT. 

Di qiiesta epigrafe e fatto cenno nella descrizione 
di Verona e provincia , parte II, pag. 255, data 
alia luce nel 1820 dal nobile Giovanibattista da 
Persico, fcrvido zelatore e della patria e delle arti 
belle. Al di sopra della Mucia lapide un' altra se 
ne ravvisa quadrilunga messa nello stesso angolo e, 
nella facciata del tcnipietto , ma rivolta al Hume 
e colla scultura in basso rilievo di nn putto ritto 
alto sei decimetri e portante la persona sulla gamba 
destra, dietro ad essa incrociando la sinistra. Noa 
Bibl. IcaL T. XXVIII. 4 



5o DEL OAMPO D ATTILA. 

appariscono braccia ne picdi per la corrosione del- 
Teta; agli onieri , c particolarmente a quel sinistio 
scoj)resi' p-orzione di ala, e pare na geiiietto mor- 
tuario in atiitudine di tenefe la face spenta da uii 
sol lato ed iti luodo simile a quelli clie veg- 
gonsi disegnati coi numeri a, 4 alia p;!gina cxxxix 
del ]Museo \ eronese. L' altezza totale misurano 110- 
vaiitaciiiquc centimetri , e la qnalita della niarmo- 
rea pietra e la niedesima di quella del frammento 
suddescritto con frattnra lucente-granulare. Sotto a 
questo putto abito nii pezzo in quadro col lato 
di trenta centimetri rappresenta basso rilievo a log- 
gia di croce avente nelT intersecazione agli angoli 
snperiori due foglie, ed a quelli interiori due iiori. 
Mostra essere idetitico il marmo con quello delle 
teste mentovate lapidi ; e bianco, non ha ancora la 
tinta del tempo, e neraraeno il coiorito dei minuti 
licheni. Ascendendo sul campanile veggonsi quattro 
pezzi di pietra lavorati ed antichi, e che servongli 
a sostenere le arcate delle fineslre. Quelli posti al 
Sud ed al Nord sono due colonnette di granito bian- 
co , ed appajono delF altezza cin a di cinque decime- 
tri: gli altri due sembrano pilastrini o spalle di qual- 
che sarcofiigo. E presumibile chc dessi unitamente 
al genietto ornassero un qualclie monumento sepol- 
crale forse della famislia Mucia di cui nella parlata 
epigrafe. Lasciato il Cliiesone e preso cammino con 
direzione al mezzodi verso il Po , si rinviene un 
grosso argine die guida alia confluenza del Tione 
in Tartarone presso la valle detta delle vacche. 
Prima di cola 2;iungere si calpesta la pezza di terra 
pascoliva detta il Dosso della Nogara. ed in questa 
e nelje vicinanze particolarmente di Gazzo si rin- 
vennero a poca profondita tegole grandi quadrate, 
elmi , piccbe , corazze , olle cinerarie e monete, 
raccolte da quei maggiori possidenti signori Giusti, 
Montanari e Vivanti. Mostra aperto la situazione 
in conferma delle istorie che ivi ebbero luogo 
campali giornate tra il Po e le valli del Tartaro. 



TR\ IL PO ED IL MINCIO. 5 1 

Vola^endo ad occidente , ed a due miglia dal Dosso 
della Nogara ed alia distanza di tre dalT imbocca- 
tura presente del Mincio nel Po sorgono da ua 
basso fondo cultivato a risaja alcuni rialzi di terreno 
disposti a segmeiito di cerchio a giiisa di p irapet- 
to. Presentano questi iin lavoro per accampainento 
mililare con qiialche somigliaiiza a quelle iircon- 
vallazioni niolro iisate dalle na/ioai scitiche , e 
clie incontransi nelT Ungheria , nella Russia e nella 
Polonia. La Ipro elevazione offre ancora un rico- 
vero ai besdanii nelle iuriondazioni ia passato noa 
rare del Po, essendo il loro livello superiore a quello 
dei vicini paesi. Tale opera di fortilicazione a fog- 
gia semilunare di propneta della tamiglia Angelini 
e posta nel terreno della villa di Nosedolo, frazione 
del comune di Roncoferrato a circa tre miglia dal 
Tartaro, ed in et^ual distanza da Govern 'lo sulla 
dcstra sponda di Molinella, canale manufatto per 
r irrigazione del Mantovano orientale. Non ha niolti 
anni die sussisteva in porzione maggiore della odier- 
na , essendone stato demolito un gran tratto per 
arginare ed orizzontare i piani delle vicine risaje. 
Questo pnnto militare ebbe mai sempre il norae 
di Forte di Attila , nome passato di bocca in bocca 
per una serie di pin secoli fra gli abitanti della 
vicinanza , e nonie ripetuto in diiFerenti epoclie 
tanto nei comnni contratti come negli atti e de- 
creti iifliciali. Con tale indicazione e additato da 
una iscritta lapide nel 1800 collocata in una vicina 
barchessa , e venne con tal nome altresi niarcato 
nelle recenti carte top ograficlie delle provincie di 
Verona e di Mantova non , ha gnari pubblicata la 
prima dal sig. Felice Richard de Rouvre , e la secon- 
da dalsiff. in2;e2,nere Raineri. II sito e atlattosolitario, 
ed in confronto dei contorni presenta un pochino 
di amenita per le verdeggianti rive della Molinella 
adombrate da eccelsi pioppi , e per le prossime 
selve di salice caprio clie fittamente ricopre il 
terreno basso e piu palustre. Egli c iino spazio 



52 DEL CAMPO D ATTILA 

prativo con una base quasi rettilinea verso occidente 
di nietri 67 di limj^hezza , ed il resto alletta la 
forma seinicircolare scorrendo cento ventisetie nie- 
tri circa snlT orlo esteriore. II niaggior lialzo sussi- 
etente a foggia di ridotto o parapetto e di cinquan- 
totto nietri e si estolle con diversiia dai cinque ai 
sette nietri dal polo d' acqua delT ordinario corse 
della Molinella La rimembranza delle terribili azioni 
di Attila e la falsa opinione ( siiggerita da qualche 
malizioso racconto a' contadini ignoranli ) , clie in 
quegli avanzi di tartara fortificazione sieuo sepolti 
tesori sot to la custodia del diavolo , fa si die al- 
cuni dei piu zotici riguardano il luogo con super- 
stizioso ribrezzo, ne osano avvieinarvisi di notte; 
tuttoche vi regni alto silenzio , e soltanto nella 
buona stagione in mezzo al ronzio di numerose 
falangi di zanzare odesi il cuculo tra i salici a ri- 
petere il melanconico suo grido, ed al pieno rag- 
gio di luna vedesi talora la volpe lunghesso la ri- 
viera aggiraisi clieta e guardinga intorno al sotter- 
raneo siio covile. 

Lasciato il Forte di Attila e presa la via di 
Nosedolo , giunti a Casale si valica il Fisscro , di 
cui sopra si e fatto cenno , ed a mezzo iniglio 
di la stassi Governolo ed il menzionato sostegno. 
Gabriele Bertazzolo ingegnere dei duclii di Man- 
tova , e per tale sostegno eziandio esecutore , la- 
scio scritto nel citato suo opuscolo die nelF anno 
IT98 fu ridotta per la prima volta a perfezione 
la diinsa di Governolo onde per essa far sboccare 
il Glincio nel Po NelT anno 1894 fu divisa in due 
da Francesco Gonzaga , e. fu cio avvertito da una 
lapide in caratteri gotici collocata nella gia distrutta 
torre, die facea parte della chiusa stessa. SulF ala 
destra della conca, ora in abbandono , stanno get- 
tati tre pezzi cjuadrangolari di marmo Veronese con 
iscrizioni al sostegno relative , intercedcndo tra le 
due ultime piii d' un secolo nelle epoclse incise. 
Dalla piu vecchia, datata 1608 , e auuuaciato die il 



TRA IL PO ED IL MINCIO. 53 

dura Vincenzo Gonzaga sotto la direzione del me- 
morato Gabriele Bertazzolo prefetto delle acque 
fece porre le foiidanienta del sostegiio, e siccome 
cio e conto dalla seconda iscrizione del 1628, cosi 
qnesta e la susseguente soltanto si registrano per 
illu'^trazione. Qiiesto leggesi nella seconda lapide : 
cc Ferc^.indus Gonzaga Dux Mantuai VI et Moiitis- 
» feriati IIII molem lianc niagnificentissimi operis 
» ad coei'cenduni flnminis cuisuni et aquas lacus in 
5j eodeni tenore et urbanee salubritatis.commodioris- 
» que navigationis ergo coatinuandas' a Vincentio 
5) et Francisco Ducibus immatura morte prasreptis 
» inchoatam perfecit novaque aedificiorum structura 
» auxit et ornavit anno salntis 1628 ». 

L' ultima iscrizione eseguita sotto il dominio ini- 
peri.ile accenna nuove riparazioni e sta come se- 
gue: (c Portuni in civitate periclitantem reparavit 
» fluminisque clausurani hinc a sasculo a fundamen- 
» tis destructam reaedificavit dementia au2;ustissimi 
5) Imperatoris Caroli VI nee non providentia se- 
» renissirai Principis Philippi D'Armstat Landgravil 
» Hassiai atque sollicitudo illustrissi^ni et excellen- 
» tissnui Domini Joannis Francisci Pulicani Senatus 
5> Prassidis in hisce administratoris quibus naviga- 
» tionis feliciter ad urbem aerisque salubritate su- 
» spectae atque lacuum uberiori piscationi aeque 
» consultum fnit judicio Domini Doricilli Moscatelli 
» Prasfecti aquarum et matliesis Periti anno Domi- 
» ni MDCcxxiii. » 

Dopo tutto cio riepilogando il ragionamento, noi 
abbiamo veduto : 

i.° Che la prima direzione del Mincio oltre 
Mantova anche nei tempi Romani portava la de- 
correnza delle acque tra Roncanova . Pontemolino 
ed Ostiglia ove sono vestigia delP aritico alveo ; 

a.° Che presso Pontemolino esisteva la diver- 
slone del Mincio nel Po tentata da Q. C. Ostilio 
sotto la Repubblica ; 



54 I^EL CVMPO b' ATTILA. 

3." Che presso Pontemolino traversava il Min- 
cio la roinana via niilitaie Claudia; 

4.° Che in prossimiia all iniersecazione del 
Mincio colla via Chiiidia sussiste tuitavia avanzo di 
antica fortificazione detto il Forte d'Attila anche 
oggidi. 

5.° Che lino ad Ostiglia giungeva il teKritorio 
dei Veneti , e che al luogo detio ambulcjo era il 
passajrgio del Mincio-, 

6.° Che mannfatto e dopo il decimo secolo e 
il canale da Governolo a Sacchetta in iin terrene 
in ciii non corse in alciin tempo via romana e moUo 
meno con passaggio sul Mincio. 

Lo sforico principale che parla dell' abboccamento 
■di Attila ooi legati imperiali , lo indica avvenuto 
nella c amp agna dei Veneti ove il Mincio viene va- 
licato (la iin nunteroso coneorso di passeggieri ( in 
agro VenetTim ambulcjo ubi Mincuis amriis' commean- 
tinin freqaentntloiie traiisitur). E per se risoluta la 
quistione qualora risnlti il sito trovarsi nelle cir- 
costanze espresse dalla storia. Ho per chiaro e fuor 
d' ogni forse df aver provato che queste sono riu- 
nite presso Pontemolino , ove scorreva il Mincio 
anche al tempo delF imperator Valentiniano , ove si 
passava questo tiume dai viaggiatori e dagli eserciti 
per la via Clodia conducente alia Venezia, il cni 
confine era da quel lato il Po ad Ostiglia. Peschiera, 
sebbene nella Venezia , uon soddisfa al controverso 
argomento : cgli e vero che cola anche in oggi 
come in antico sopra la 2;i"an st!?ida Emilia-Gallica 
«ta il passaggio dell' oiig ne del Mincio ; ma guax"- 
dando alle cose conforme al dettato della ragione 
fa mestieri riflettere , che se il fatto fosse ivi se- 
guito , lo storico per cotal sito accennare non si sa- 
rebbe limitato alia semplice espressione del passag- 
gio del fiume Mincio. Ai tempi d' Attila e di Jor- 
nandes e-^isteva Aiilica tra il Benaco ed il comin- 
ciamenfo del Mincio, ed il Benaco e per la sua 
estensione e per la sua amenita fu sempre note in 



TRA. IL PO ED IL MINGIO. 55 

tiitta Italia e celebrate dai poeti latini ed in modo 
speciale dalF amoroso Catullo. Chi ha fior di seimo 
e forzato ad ammettere che sarebbe stato un man- 
care alia chiarezza ed alia precisione ( qualita ne- 
cessarie air esattezza storica ) il passare sotto si- 
lenzio il piu gran date naturale che presentiwa la 
situazione. Esaminata questa dappresso , e stando 
alio stretto senso della parola , puo ciascuno fermare 
che non calza V espressione dove si passu il Miii- 
cio ; poiche e nelT antica Arilica, e nella moderna 
Peschiera il passaggio e al punto in cui le acque 
escono dal lago, punto che non e per cosi dire 
lie Benaco , ne Mincio , e punto molto bene detcr- 
ininato da Dante ml canto XX deir Inferno. 
Siede Peschiera , bello e forte arnese 
Da fronteggiar Bresciani e Bergamasclii, 
Onde la riva intorno piu discese. 
Ivi convien che tutto quanto caschi 

Cio che 'n grembo a Benaco star non puo , 
E fassi fiume giti pe' verdi pcischi. 
Tosro che V acqua a correr mette c6 , 
Non jiiu Benaco , ma Mincio si chiama 
Fino a Governo dove cade in P6. 
Nessun antore aununcia che nei contorni d' Ari- 
lica abbiano gli Unni alzate le loro tende di pelli 
ed ordinati i scitiri loro carri ad accampamento ^ 
ne di cio vi esiste pur ora alcuna traccia reale. 
All' opposto noi gli abbiamo coi citati scrittori vc- 
duti avanti la loro partenza a prendere gli allog- 
giamenti al passaggio del Mincio presso il Po , e 
poco di la lontano abbiamo avvertito esistente an- 
cora un tratto di loro fortiticazione. D'altronde non 
istava nei rapporti delle cose , che Attila condot- 
tiere d' armi non imperito e la di cui impresa era 
il conquisto di Roma ragunato avesse a stazione 
il proprio esercito ad Arilica lasciando indifeso il 
Po , che rispetto alf Italia meri iionale risnltava 
una linea militare della maggior importanza e per 
la quale restava cosi apcrto air armata romana 



56 DEL C\MPO d' ATTILA 

r ingresso nella Vcnezia. Quosto sarebbe stato un. 
gran fallo nella tatjira gneiresca ; fallo che avrebbe 
potufo forse anco tUveuirgli fatale nel caso di una 
scontitta, dopo la quale non avrebbe ;>l certo tro- 
vata Hbera la via ad uno scampo nella Pannonia. 
Laonde e omai tempo di ronrhindere , clie nm a 
Peschiera come voile il Mallei ed il Carli , non a 
Governolo come il Muratori , il Tartarotti , 11 ve- 
scovo Gonzaga non clie il Betti,ma presso Ponte- 
molino tra il Mincio ed il Po , Attila diede udienza 
air ambasceri 1 roinana , dope la quale per le Alpi 
Giulie esci colle sue orde dalT Italia. Senon ho potuto 
tenere la sentenza dei nominati tre miei concitta- 
dini prestantissimi letterati , debbo non per tanto 
ad ossequio del vero dichiarare di avermi accostato 
al parere del chiarissimo conte Jacopo Filiasi vi- 
vente autore delP opera adorna di molta erudi- 
zione = Memorie sui Veneti primi e second! = 
Avendo favellato del campo degli Unni tra il 
Mincio ed d Po , prima di terminate la presente 
dissertazione trovo opportuno di far conoscere una 
moneta forse inedita c rinvenuta ad nn miglio di 
distanza dal cosi detto Forte di Attila e presso 
r alveo deir antico Mincio. Ad ottanta metri dalla 
cliif sa di Nosedolo, comune di Roncoferraro, provin- 
cia di Mantova , e propriamente in un fondo ara- 
tivo di possesso pure del la faniiglia Angelini , tra 
essa chiesa ed il canale d' irrigazione detto la Mo- 
linella, escavandosi non ha molti anni il terreno 
per formate il focolare di una fornace, si sono tro- 
vate tre olle cinerarie comuni di terra cotta e con 
copercliio. Erano di forma cilindrica ed entro con- 
tencano delle punte di picca e di asta ed una 
punta di piccola alabarda tutte di ftrro con corto 
manico. Da una di queste olle si e pur trovato un 
danaro di faniiglia incerta colla testa di Roma ga- 
leata alata da una parte, e con Diana lucifera in 
una biga tirata dai Cervi dalPaltra, come si puo 
vedere dalla qui unita ligura N." II. lu prossimita 



TRA. IL PO ED IL MINCIO. 5/ 

poi al forte d' Aftila e precisamente nel condotto 
di Poleto , si e trovata altra moneta di argento , 
pressoche di eguale grandezza , di Antonio Augusto 
triiinviro , avente da uii lato la nave pretoria, dal- 
r altro due insegne e V aquila legionaria nel mezzo 
per la legione V. Fra quelle della famiglia Antonia 
e stata figurata al n.*" 78 da Vaillant , Amstelo- 
dami 1703. 

Larghezza maggiore centlmetri 66. 



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^N.° I. 



POPd MAX\/^ 

vbilomiba} 
awcjab/ 



N.« II. 




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r.8 



PARTE 11. 

SCIENZE ED ARTI MECCANICHE. 



•'-■MUil^ll^j.'- ^t^ 4J^ • ^- o^XQutv 



Flora veronensis quam in prodromiim Florae Italias 
septentrionalis exhibet Cyrus Follinius Vol. prima 
in 8.° di pa^me 535. oltre alia prefazione die e 
di pasy. xxxv , con dur tavole in rame. — Verona, 
1822, dalla Societd tipografica. ( Secondo estratto. ) 



s. 



e data un'' idea generale di quest" opera nel niimero 
■precedente (settembre 182a, p. 364), ed ora entieremo, 
come alibiamo promesso, ad esaminare praticamente la parte 
di ]«iag.e;iore imporianza, che e la descrizione sistematica 
di tutte le specie le quali crescono nella provincia Vero- 
nese e limitrofe , colla giunta de' sinonimi di qitegli au- 
tori die delle dette specie favellaroiio. Questa parte die 
abbraccia il vero oggetto di qualsiasi Flora , e la piii dif- 
ficile di tutte le altre si per la moltiplicita delle specie , 
cui fa mestieri descriveie con esattezza e precisione , come 
per la difficolta in cui trovasl il Ijotanico di poter iifFer- 
vare particolarmente i caratteri che distinguono quelle 
le quali hanno raolta slmiglianza tra loro. Le varieta di 
tale o tal altra specie offrono purq degli ostacoli quasi in- 
superabili a chiunque mira di condurre ad ottimo fine la 
sua intrapresa : e sembra die c.i proposito i liotanici non 
siansi fiiiora data gran briga onde staliilire un limite, ossia 
trovare la giusta ragione per cui una pianta debbasi ri- 
conoscere come varieta di una supposta specie , anzi die 
considerare quale specie distinta. Alcuni botanlci opinano 
die una pianta, la quale coltivata espressamente conserva 
aiicora i caratteri cbe dessa aveva nello stato suo natu- 
rale, debba essere infallantenicnte risguardata e distinta 
come specie diversa : altri nondiineno credono insuOiciente 
una tal prova a distlnguere le varieta dalle specie e sosten- 
gono, che parimente le varieta conservino i loro caratteri 



TLORA VERONESE DI CIEO POLLINI. Ol) 

particolari ncUa coltivazione. — I sinonimi si degl'i anti- 
chi, clie de^ moderni hotanici e d' viopo scoglierli ed al- 
legarli con inatuio giudizio^ unperocche tin sinonimo male 
applicato ad una specie qnalunque puo indurre in errore 
niolti botanici: lo stesso convieiie dirsi delle figure non a 
proposito citate. Ma non e nostro intendimento di discu- 
tere qui partitamente cotai quesiti , die apparteiigono ad 
altro ramo della botanica scienza. Abbiamo solo giudicato 
opportuuo di piemettere cjuesti lirevissimi cenni risguardauti 
la pratica descrittiva di quahuique Flora , air esanie cri- 
tico die intra prendiamo dell' opera del sig. Pollitii, ap- 
punto perclie in questa parte veraniente iniportante, come 
fu sopra enunciato , pare die il nostro autore non sia 
stato troppo felice , ne abbastanza canto ad evitar quei 
sentieri per cui altri amatori della botanica prima di esso 
andarono iia;iuilmente errati. In questo noi tenteremo di 
rischiarare alcuni punti sui quali non ci accordiamo colle 
vedute deir egregio professore Veronese ; ma senza darci 
la prosunzione di credere die il nostro giudizio debba 
essere il piii retto , e qninci venga seguito da alti^i senza 
ponderato esanie. Anzi preghiamo caldamente P illustre au- 
tore ed osini altro boianico d" Italia, o straniero , a volei' 
suite nostre osservazioni riflettere con sollecito ed impar- 
ziale studio , onde farci conoscere quelle mende , nelle 
quali per avveiitura ancor noi potremmo essere caduti ; 
mentre dal canto nostro sapremo ingenuamente buon grado 
a tutti coloro , i quali di proposito vorranno su qvialsiasi 
oggetto illuniinarci. Imperocdie occupandoci ora dellisto- 
ria generate delle piante d" Italia , torneranno sempre a 
nostro grande vantaggio le sagge riflessioni di cui ognuno 
credera onorarci. 

Pag. ID, lin. II. Paederota Bonarota. A questa specie 
e d" uopo cancellare il sinonimo : Veronica Ponne. W, sp, 
I, p. 6i., come noi lo abbiam gia detto nella seconda 
decina di piante italiane p. 6. E vero die Goiian e Will- 
denow allegarono impropriamente alia Veronica Ponae il 
sinonimo della Veronica petraea seinpervirens del Pona Monte 
Baldo dcscritto , che indubitatamente appartiene alia Pae- 
derota Bonarota ; ma e ugualniente vero die la Veronica 
Ponae del Goiian, la quale cresce ne Pirenei , e una pianta 
diversissima dalla nostra Paederota Bonarota. Quest" ultima 
specie non trovasi ne nei Pireuej „ ne in qi\al*iasi alli» 



6o FLORA. VERONESE 

nionte clella Francla. Quanto alle varjeta ^. y. e. 'C con- 
veniamo pienainente coir antore che non debbansi am- 
niettere quali specie distinte, potendo noi affennare di 
aver colte talnne di tali varieta ne' luogbi incd->inu indi- 
cati dal Siiffrea e dal Brignoli , e queste non differire dal 
tipo principale se non per caratteri, i quali non ponno 
servire a stabilirne delle specie distinte : ma quanto alia 
varieta h ossia alia Paederota Zannicliellii del Brignoli debbe 
cancellarsi dalla Paederota Bonarota e trasferirsi in vece 
sotto alia Paederota Ageria. Salendo noi nel 1810 il monte 
Cren alibiauio "potnto osservare a nostro agio i passaggi 
dalla P. Ageria alia P. Zanrdchellii. Di niano in maiio che 
andavamo verso la somuiita , i racemi lunghi e sparsi delta 
vera specie si accorciavano ; di modo che giunti quasi alia 
sommita di qnel nionte gli riscontrainmo assai brevi, coi 
fieri titti , il racemo ovato , in itna parola con tutti i ca- 
ratteri della P. ZannicheUii Br. 

Pag. 3o,lin. 8. Veronica Buxhawnii.Scorgia.mo con pia- 
cere che il sig. Pollini ha abbracciata la nostra opinione 
su questa specie , della quale abbiamo discorso a lungo , 
e riportati tutti i sinonimi nelle nostre osservazioni in- 
torno alia Flora veneta del sig. Moricand inserite in questa 
Stessa Bil)lioteca: ed essendo stata questa oggetto di discus- 
sione per diversi anni, sembra che Y autore non avrebbe 
dovuto dimenticarci ! 

Pag. 23, lin. 33. Veronica maritima Linn. sp. 16. 
L' autore anmiise T opinione della Flora ticinensis, e non 
si e fatto verun carico di osservare quanto su di questa 
specie noi abbiamo detto all' articolo Veronica Hostii nella 
prima decina di piante italiane inserita in qiaesta Biblioteca. 
E d' uopo quindi far sapere al sig. Po///m , che dopo quei- 
r epoca noi abbiamo inviato gli esemplari della nostra spe- 
cie a varj botanici , e da tutti si ebbe per risposta , che 
dessa era una specie nuova e distinta dalla Veronica ma- 
ritima Linn. Lo stesso Balhis ci scrisse parimente di avere 
.approv»ta la nostra opinione. La vera Veronica maritima 
Linn, e pianta spontanea dell" Europa settentrionale , e 
non fu peranco trovata in Italia. 

Pag. 3 1 , lin. 38. Salvia clandestina Linn. sp. 36. Nel 
dar notizia della miglior opera botanica che sia com- 
parsa a' nostri giorni , vogliam dire delle Amoenitat.es ita- 
licae deir esimio Bertoloni (Bibl. ital., agosto 1819, p. 337 ), 



DI CIRO POLLINI. 6 I 

ci siffmo creduti in dovere di far rilevare uno sbaglio nel 
quale erano caduli la maggior parte de' nostri boianici , 
coir avere cioe aimiiessa qnesta specie come la vera 
Salvia claiidestina del Linneo. Appoggiammo il nostro. pa- 
rere ad una fonte rispettabilissima , a quella dello Smith, 
posseditore delP erliai-io Linneano , e riportamuio qnindi 
i sinoijimi della nostra pianta italiana , che dissimo essere 
la Salvia midtifida Sibthorp. Poco teiupo dopo il Bertoloni 
non arqueiandosi del nostro giudizio, fece coniparire nella 
Excerpta de re herbaria p. . n. i. alcune sue osserva- 
zioni intoriio alia stessa pianta , e pretese con cio di porre 
fuori dubbio , che la Salvia multifida Sibthorp fosse il vero 
tipo della Salvia chindestina Linn.,- e che pernio coutrario 
la Salvia clnndestina Sibth. non fosse altro fuorche una 
seniplice varieta della prima Cotal sua decisione venne 
convalidata da alcuni eseniplari della Salvia clandestina rac- 
colti nella Libia dal sig. DeLa CeHa e depositati nelle mani 
deirillustre prof. Viviani da Genova. Alia qual sentenza 
del botanico bolognese , giusta o ingiusta cb"* ella si fosse , 
noi ci eravamo gia acconiodati nulla avendo di che op- 
porvi. Quand' eccoti sorgere nuovi fatti , die distruggono 
dalle fondaiuenta la decisione Bertoloniana. Uno de' piu 
distinti e giudiziosi botanici viventi , successore nella cat- 
tedra del Willdenow ., il Link., colli vando nell' orto di Ber- 
lino tutte due le piante , che formano il soggetto della 
presente chscussione , trova che sono due specie ben di- 
stinte , e pone ad evidcnza con belle osservazioni, che la 
nostra pianta italiana non e la Salvia clandestina Linn. , 
ma bensi il vero tipo della sita Salvia polymorpha Flor. 
portoghese , ossia , come noi lo dicemmo , la Salvia multi- 
fida Sibth. Ecco le osservazioni del Link. 

N." 1 1 6. Salvia multifida Sibthorp. Fl. gr. i , t. 2 3. Eoem. 
et Schult. Syst. veg. i, p. 262. i'. polymorplia typus Flor. 
portug. I , p. 143. Roem. et Schult. i, 261. Folia pinna- 
tifida laciniis acutioribus ac in praecedcnte {Salvia Spiel- 
manni var. a ). Corolla caerulea b" longa ( la spontanea 
labio inferiore albo). Nos quidem tres species S. verbena- 
cam, Spielmanni , muhifidam unam eandemque specieni pu- 
tamus, cui adsentit Marschall. Fl. taur. cauc. 3, p. 2 3. 
Calycis labium superius explanatum dentibus tribus bre- 
vioribus mucronatis , labium inferius dentibus tribus lon- 
gioribus ct longius mucronuUiti*. 



t)3 FLOK.V VERONESE 

M.* 143, Salvia clandestina Linn. Sibthorp, Fl. gt. i <, 
t. 24. R. S. I, a6i. S. ceratop'iylloides ffilld. Enuin. 4^ 
fid. lierbar. Caulis tomeiitosus. Folia ad neivuin fere pia- 
jiatilida rugosissima subvillosa. Verticilli suaimi floriferi. 
Calyces extus iiitusque villosi. Cor. alba parva. In Syst. 
veg. R. S. Salvia verbeiiaca cum hac rursus coufusa est 
lit olim fecere botanici falsis synoiiyinis decepti : Sibtlior- 
pius loiige aliam speciem esse S. clandestinam Linn, primus 
docuit. V. Enumer. alt. Hort. Berolin. i, p. 12, 16. 

Pag. 54, iia. 1 3. Cyperus glaber. L'autore crede che il 
C. glaber All. Fl. ped. 11, p. 276 :, e qnello del Biroli Fl, 
acoii. I , p. 1 5 noil siaiio la vera specie tigurain si bene 
dal Seguier .y ma piuttosto varieta del C. Monti o di altra 
specie. Nulla possiamo dirgli circa alia pianta delV Allioni; 
ina qua 11 to a qnella del Biroli , possiauio farlo certo ciregli 
e ill errore. Abl^iaitio esauiiiiato in qnesti ultimi giorni 
r erbario del chiar. prof. Biroli ., e nella serie del geaere 
Cyperus vi aljbiamo trovata qnesta specie , della quale 
anzi ci fece dono di due belli esemplari. L' erbario del 
prof. Biroli e posto graziosameate a disposizione di tutti 
coloro che amano di studiarlo ; quindi ci sembra che ii 
sig. PoUini , ianauzi di pronunziare sopra le piaate della 
Flora aconiensis , avrebbe dovuto farsi uu dovere di esa- 
minarlo. 

Pag. 63, liii. 2 3. Scirpus annuus. Non dee cader dnliljio 
sul sinonimo di i^. dichotomus Linn. sp. 74. E siccome chi 
ha posto cio fuor di dubjjio fu il celebre Vahl , il quale 
ne' suoi viaggi , passando per Torino , vide la pianta nel- 
1' erbario delF Allioni , cosi non bisognava dimenticare la 
citazione del botanico danese , die ciiiamo qnesta specie 
Fimbristylis dicJiotomnni Enamev, 11, p. 287. Piu , siccome 
il nonie di Scirpus dichotomus gli fu imposto anteriormeiite 
dal Linneo, a quello di Scirpus annuus daiogl'i dalV Allioni ., 
percio uoi crediamo che quello debba ammetiersi come 
nome specifico , ed aggiungervi quest' ultimo come si- 
nonimo. * 

Pag. 116, lin. 1 5. Aggiungasi. Dactylis hispanica Roth 
Caial. p 8. Balbis miscel. alt. p. 7. D. glomer ita Maw. 
Rom. pi. centur. Xiil, p. 8. ( excl. synonym.). Questa 
specie fu da noi trovata in compagnia deir egregio bota- 
nico ed amico Badurb sui colli delT Oitrepo pavese , fe 
speciahneiite nel cosi detto monte Cesarino sopra Casteggio. 



DI CIRO POLLINI. 63 

L'alibiamo poi osservata comuiie ia Toscana, presso Roma 
e nel regno cU Napoli. 

Pa':;. i3o, lin. 20. Agg. Triticwn biflorwn Brign. Fasc. 
pi. rar. forojul. p. 18, n. 11. 

Pag. i5^, lin. 4. Agg. Morett. Osserv. sopra div. sp. 
tli.piante ital. p. 6 , n. 3. Bib). Ital. vol. 12, il cui au^- 
tore si reco espressauieiiie a Vieaiia per esa^niiiare V er- 
bario Jelia Flora norica inedita ilel padre Widfen , che 
trovasi uel gahinetto imperiale di storia iiaturale e tolse 
cosi il dubV>io in cui era il nostro Baihis ( Flora ticinensis 
I, p. 68 ), il quale ditficilniente pcnea persuauersi , qual- 
niente la Scabiom' austraiis del Wufen fosse la siessa spe- 
cie die la Scabiosa repeiis del Brignoli ; e cio con. tutta 
ragione , poiche la descrizione del Wulfen ( Roem. Arch, 
fur die Ijoianik iii pag. 3i6 ) fatta sopra esemplari dis- 
seccati ed incompiuti , noii corrisponde per nulla alia pianta 
di che trattasi. 

Pag. 1 54 , lin. 3. Scabiosa Columbaria. II sig. prof. Pol- 
lini ha volute riunire a qxiesta specie anche la Scabiosa 
gramuntia con tutte le varieta gia unite a quest' ultima 
dal Bertoloni; ma e d' uopo pur confessare che , se il 
costituire delle specie diverse per alcune leggieri difFerenze 
die si osservano in tina pianta puo recar danno ai pro- 
gressi della botanica; non minor nocumento dee riceverne 
questa scienza dal volere riunire diverse piante in una 
sola specie. Ed a questo proposito non possiamo far a 
nieno di riportare qui nno fra i tanti consigli che ci furono 
dati dal piii grande de'' botanici viventi , in occasione che 
noi gli facevamo delle osservazioai intorno ad alcune piante 
da esso lui descritte , e gli esemplari delle quali rivedevamo 
nel ricchissimo di lui erbario : « Non lasciatevi trasportare 
» ( ei dicevaci ) daW inclinazione di voler unire specie diverse 
» in Tina sola, perchi ci trovate de' caratteri comuni. Per lo 
'I pill ho osservato , che questa affezione e propria di tutti 
» i giovani botanici, i quali, generalmente parlando , osser- 
» vano sohnnto le parti piii apparenti e visibili di questi es- 
ti seri organici , e trascurano poi non sanno affprrare le 
» parti pill minute nelle quali il piii delle volte sta riposta 
» la differenza. » Quindi e che , tornando noi a propo- 
sito, non possiamo amniettere non solo I'unione delle due 
specie di Scabiosa, Columbaria cioe, e gramuntia, cosi 
bene illustrate dal Bertoloni: uia non sappiamo neppurc 



64 FLOKA VERONESE 

persiiaderci di riunire a quest" ultima come semplici varleta. 
la Scabiosa Columnae del Tenore e la Scabiosa uniseta del 
Savi. Abbiamo esaminato queste due piante negli erbarj 
degl" illustri amici Savl e Tenore ,• ne abbiamo avuto ezian- 
dio dalla loro compiacenza alcuiii esemplari, e confroiitati 
questi colla vera Scabiosa grainuntia de" coiitorni di Mont- 
pellier avuta dal sig. Sa'zman , scorgiamo che quelleiio 
sono specie diverse da quest' ultima. L'autore aggiugiie in 
fine un' osser vazione , nella quale dice che la Scabiosa 
ochroleuca e molto affiae, anzi forse una semplice varieta 
della Scabiosa Columbaria. Ma a che fine fare finest' osser- 
vazione quand' egli aveva gia unito all^ sua Scabiosa Co- 
lumbaria qual semplice varieta la. Scabiosa uniseta del Saw? 
Ignora egli forse, che la Scabiosa uniseta del Savi, e Vochro- 
leuca sono una sola ed unica specie ? Noi abbiamo veduta 
e colta r ultima che e volgarissima sul margine di tutte 
le strade nella Carintla e nella Stiria , e questa la tro- 
vammo identica colla Scabiosa uniseta , della quale , come 
si disse , abbiamo avuto gli esemplari dal Savi medesimo. 

Pag. 1 56, lin. i3. Agg. Scabiosa ucranica Linn. sp. 
p. 144. Morett. Osser. sop. div. piant. it. p. 7. Pare che 
il Pollini ed il Bertoloni non siano peranco persuasi , che 
questa specie sia la vera Scabiosa ucranica del Linneo , poi- 
che dessi allegando il sinonimo delV Allioni alia S. argentea 
Linn, non fecero mai cenno di quello del botanico svedese. 
Noi abbiamo sottoccliio in questo niomento un esemplare 
della S. ucranica Linn. Flor. Volhinica sice. , acquistata dal- 
I'iUustre bai-one De Welden, e questo non e diverso dalla 
nostra pianta italiana. 

Pag. 1.57, lin. 33. Agg. Scabiosa lucida ViU, Dauph. 2, 
p. 293. Bellard. Append, ad. Fl. ped. p. 1 3. 5. norica 
fVulf. Flor. noric. ined. et Herbar. ejusd. S. stricta Waldst. 
et Kilaib. pi. rar. hung. 2, p. 147; t. i38. Scabiosa al- 
pina II. Clus. Pannon. p. 535. 

Nell'anno 18 10 abbiamo colta questa pianta sal monte 
Cren a circa due terzi d'altezza^ la trovammo di nuovo 
ne' monti del lago di Como in una erborazione cola fatta 
in compagnia dei botanici Scho^v , Odescalchi e Jan ; ed 
ultimamente 1' amico prof. Biroli ce ne fece dono di un 
esemplare da esso lui colto sui monti della Val Sesia. 

II sinonimo del Seguier . Scabiosa montana glabra, folds 
icabiosae vulgaris ver. xi , p. 182 ( meno la figiira del 



»I CIRO POLLINI. 6S 

Lohpl. icon. 535 ) , che il PoUini allego alia Scabiosa syl- 
vatica, ci seiubra che deblja in vece appartenere a qnesta 
specie , come tenterenio di provare in una delle nostre 
decine di piante italiane che verra pnhhlicata fra poco ; 
e nella quale riporteremo tutti i feinonimi si degli antichi, 
che de'' nioderni botanict. II Cluslo fa il primo a pailaine 
nella sua opera Rariorimi aliquot stirpium per pannoniarn, ecc. 
pag. 535 ( per errore 435 ) ove sotto nonie di Scabiosa al- 
pina 1 1 la descrisse compiutamente. Ne ripete la descri- 
zione nella Histor. rarior. a , p. 2. S. montana sive V ; ma 
cadde neir errore di figurarvi in vece la Scabiosa columbaria. 
Gaspare Buuhino di fatto avendo ritenuto nel Pinace la 
specie clusiana , cito la sola descrizione ed escluse giusta- 
mente la figura. GioA'anni Buuhino, dopo aver ripetuta la 
descri«zione del Clusio , doniando perclie vi avesse egli unita 
la figura della Scabiosa columbaria ; del che non seppe tro- 
varne ragione se non ammetteado uno sbaj;lio tipografico, 
Il» Tournefort che ammise parimente la specie del Clusio , 
ha commesso poi 1' errore di unire lo stesso sinouiuio a 
due piante diverse, alia Scabiosa Columbaria cioe, ed alia 
specie di cui tiensi qui discorso. Infatii il Seguier , par- 
lando della Scabiosa columbaria disse : Scabiosa V. Clusii 
Hist, ij quam Turnefortius huic accensuit, non est hujus 
loci, sed inferius coUocari debet cum Scabiosa n. 8 relata. 
Ma il Seguier stesso poi cadde nel medesimo errore del 
Clusio ; iniperocche dopo aver allegati alia sua Scabiosa 
n. 8 i veri sinonimi dei due fratelli Bauhino , del Clusio 
e del Ray , vi cito impropriamente la Scabiosa minor sivc 
colimibaria del Lobel icon. 535 , che e fedclissima copia 
della figura clusiana , e che senza dul^bio veruno appar- 
tiene alia 5. columbaria. II Pollini potra rispondere a tutti 
i nostri argomenti , che P esemplare dell' erbario 3ibre/xwmo 
e un testimonio irrefragabile del sinonimo del Seguier : e 
veramente a cio noi non sapremmo adequataniente rispon- 
dere , se non supponendo uno sbaglio del medesimo 3Io- 
reni; oppure che nel di lui erbario alia detta pianta si 
fiosse scambiato il cartellino. D' altronde sapendo noi , an- 
che dalle proprie parole del Pollini, che il Seguier fu un 
botanico oculato e giudiziosissimo, particolarmente trattau- 
dosi della scelta dei sinonimi degli antichi botanici , non 
si saprcblje cio combinare con T errore assai grossolano in 
cui r illustre botanico da Nimes sarebbe caduto scaiTiljiaudo 

Bibl. Ital T. XXVIII. S 



66 FLORA. VERONESE Dl CIKO I'OLLINI. 

tutti i siiioniuii dell.i Scabiosa sylvatica con qnelli delia 
Scabiosa lucida , clie onninanieute e da quella iliyersa. 
Del rimanente, noi j^regliiamo il sig. prol. Po/Z/Vzi a volei- 
di nuovo prendere m esanie questa cosa , onde cliiaiiici 
sul nostro dubliio. 

Pag. i6i, lin. 14. Plantago mariiima. L' autore unisce 
a questa specie come semplice varieta la Plantago subu- 
lata L. sp. 166. Ad ogni niodo il celebre Link die col- 
tiva r una o 1" altra nell" oxto di Berlino , ne stabilisce i 
caratteri distiiitivi quali specie diverse. Lo stesso direnio 
della Plantago recurvuta Fl. ticiii. , che e pure una terza 
specie. Yedasi Link Enuin. alt. Hort. Berol. i , p. 132 , 
n. iii3, 1116 e 1119. Noi aljliiauio colia la prima spe- 
cie, ossia la vera Plantago maritima, sulla riva del mare 
presso Aquileja ; la seconda , o Plantago subulata , su tutti 
i colli del Friuli vicino a Rosazzis ed a Cormons ; e la 
terza, cioe la Plantago recurvata , entro al torrente Staf- 
fora non luiigi da Yarzi nell" Oltrepo pavese, ed avend^e 
sott" occliio rileviamo in tutte tre i caratteri distintivi ri- 
portati dal suUodato Link. 

Pag. 164, lin. 1 1. Plantago adriatica. Perclie mo P. adria- 
tica Campan., e non P. Cornuti Goiian? Non e egli forse 
vero che il Goiian descrisse questa pianta lino dalF anno 
1773 ; e che il Campana la ripete come nuova soltanto 
nel i8ia? Ma potrebbe risponderci il sig. Pollini che il 
WilldenoiV , sotto nome di P. Cornuti ci da una pianta di- 
versissima dalla nostra specie , vale a dire sotto lal nome 
r illustre botanico prussiano riporto la P. Cornuti descrit- 
taci gia dal Jacquin del 1781 nel s^condo volume delle 
sue Miscellanea austriac. ecc. p. 35 1 e figurata poi nelle 
Jean rar. i , t. 27. Ma e che percio ? Dovremo noi am- 
mettere la denominazione del Jacqain rpplicata otto anni 
dopo ad una specie diversa , per poi cambiarla a cfuella 
alia quale era stata con tutta ragione antecedentemente 
imposta ? Cio sarebbe lo stesso else il voler distruggere i 
canoni della scienza. D' altronde, della pianta descritta dal 
Jacquin sicuramente non si fa cenno nell" opera del Cor- 
nuti Canadensiwn plantarum aliaruinque nonduni editarum 
Historia ; nientre con tutta proljabilit.a possiamo credere 
die la P. maxima Hispanica Cornuti 1. c. p. 162 ic. 16 3 
appartenga alia specie di cui parlasi. 

( Sarii continuaio. ) 



67 



Memoria della R. Accademia delle scienze di Torino. 
Tom. XXV. Continitazione. Memorie di fisica e di 
storia natunde. 



Relazione degli accademici conte Balbo ed ah. Vasco sul 
modcllo di un nuovo pestatojo da canapa dell' oriolajo 
Moilak. 



V^UESTA relazione era stata letta daH'autore coiitc Balho 
air accademia iino dal uiese tli maggio deir auno 1790, 
ne forse nato sarebbe il pensiero di publ^licarla , se de- 
stato non lo avessero le varie macchine per accoiiciare 
la canapa , frequentemente proposte in cjuesti ultiuii tem- 
pi , e specialmente cjueila del nostro sigaor Catlinetti. Si 
voile dunque produrre questa relazione inedila, affiache 
note fosse che un artefice piemontese , gia da piu di 
trent' anni inventata aveva vina macchina essenzialmente 
conforme ad alcune delle piu recenti , la quale sebbene 
fosse dair inventore esibita soltanto per pestare il tigUo 
della canapa , si puo ottimamente adoperare a gramolare 
il lino e la canapa st^ssa anclie non macerati. 

Comincia pero la relazione coll' iiidicare il process© 
deir opportuna macerazione, colla quale sciogliendosi il 
glutine gommo-resinoso , si stacca il tiglio dalla lisca o can- 
nuccia interiore della pianta, e del successivo distigliamento 
che si opera colla mano o col dirompere le cannucce per 
mezzo della maciullatiu'a ; si ricordano pure le operazioni 
dello spatokire , che i Toscani appellano scotolare , e quella 
della pesta che si fa o prima o dopo ed anche senza lo 
scotolamento preventivo. Colla pigiatura si stritolano com- 
piutamente i rimasugli liscosi , ancora aderenti alle filac- 
cia, s'infrange e si attenua il glutine secco che ancora 
unisce le filn'e del tiglio , e il tiglio medesimo si riduce 
in fila piu minute , esponendolo in tutti i versi alF azione 
della pesta. Questa preUminare operazioue rende piu age- 
vole e cU efFetto piu sicuro quella success! va del pettine. 



68 MEMORIA DELLA. K. ACCADEMIA 

A questo mezzo meccanico erasi tentato altre volte di 
sostitnire un mezzo chiniico , come una secoada macera- 
zione o un ranno; e forse nel pestatojo coll' azione mec- 
canica si combina anche un piincipio di fermentazione 
eccirata dal calore e dall' umidita promossa. Osserva il 
relatore che in qualche paese si tralascia la pesta , allor- 
che la canapa si destina agli usi piii grossolaai, massime 
allorclie si e adoperata la gramola ; clie il Baruffaldi nel 
suo poenia del Canapajo , stampato nel 1741, noii fa al- 
cun ceano del pestatojo, come non se ne parla nelle istru- 
zioni di tre pratici Cenlesi aggiuate al poenia , sebbeae la 
pesta venga descritta in un poema latino di Gian Bernardo 
Vis,o iatitolato Cannabis , e sebbene nel Bologaese veggasi 
adottato T uso della spatola. L' uso generale pero e quello 
di pestaie la < anapa , e il relatore ne adduce gli esempj 
della Bretagna , della Livonia, del Deliinato e delFAlver- 
nia , non die del Pienionte , i di cui pestatoi sono stati 
descritti fino dall* abate iVo//et, ed ora lo sono nuovaanente 
nella relazione. 

La maccbina proposta dal Morlak consiste ia un albero 
orizzontale che riceve il priuio moto , e poi-ta ia giro 
una ruota verticale, nella quale da una parte sono infissi 
Sedici deati orizzoatali , comuaicanti il moto ad uaa ruota 
pure orizzontale, die nel suo piaao iaferiore porta tren- 
tadue denti verticali, nei quali s' iacastraao i priaii. Que- 
sta ruota fa girare seco un alljero che serve di asse , in 
cui sono infissi superiormente gli assi di due mole che 
girano sopra ua recipiente circolare sosteauto da un palco. 
Queste sono coniche e combaciaao egualmente col piaao, 
perche gli assi soao obbliqui rispetto air albero. Es^e hanao 
la facolta d' innalzarsi alquaato secondo il volume della 
caaapa che loro si sottopoae , mediante un buco degli 
assi nel quale passa un ferro che attraversa Y albero , e 
che non riempie il buco medesimo, con che si ottieae la 
pressioae sempre eguale , e si evita il pericolo che diventi 
soverchia ; quegli assi passano pure per il buco di ua al- 
tro ferro , che sceadendo obbliqnamente .dall" albero li 
regge presso alia mola , e in questo buco pariaieate pos- 
soao elevarsi notabilmente a guisa di leva. Due sono dun- 
que le mole ia qnesto pestatojo , mentre uaa sola ve ne 
aveva nei precedenti ; se queste camminassero colla solita 
velocita , non si avrebJje il tempo di rivolgere , come e 



DELLE SCIENZE DI TORINO. 69 

cF uopo la caiiapa , ma dubita il relatore die in questo 
pestatojo noil vi sia alcuii bisogno di rivoltolarla. La 
superficie del recipiente e la zona delle mole sono sol- 
cate assai profoudainente nella direzione dei i'aa;gi , die 
nel recipiente circolai*e tendono come a centre comune 
air albero verticale , e delle linee die nella zona conica 
coUimano al vertice del cono troncato. Gli spazj tra sol- 
co e solco lion sono taglienti , ma uniscono ondeggiando 
i solcbi e le cavitn ; i solcbi o piuttosto le distaaze tra 
una ajnola e 1' altra nelle moli, sono niinori di quelle del 
piano di una qxiindicesima parte incirca; questo piodiice 
r effetto , che passando un dente della ruota colla sua ri- 
voliTzione sopra un solco del piano , il dente non poggia 
inmiediatamente in mezzo del solco , ma rimane addietro 
alquanto , ed appoggia contro la j^are'e della cavita , con 
che scendendo poscia per il peso' della ruota a toccare il 
piu basso del solco, preme al tempo stesso e stira, e 
forse fa correre la canapa frapposta, nel die e riposto il 
niaggior pregio delP invenzione. — Ci sara permesso di os- 
servare che il Morlak, selibene forse non abbia ottenuto tutti 
gli effetti desiderati , ha senibrato tuttavia prelude'e con. 
questo meccanismo alie macchine posteriormente immagi- 
nate dal Christian, dal Catlinetti , dal dottor Sacco^ ecc. 

La sponda del piano circolare fatta d' un cerchio di 
ferro , non ottura il basso de" solchi , ma vi lascia un foro 
per dare T uscita alia polvere. L' inventore di questo pe- 
statojo ne aveva aggiunto un altro alquanto diverso , uiosso 
tlalla stessa forza con cui giiava il primo , e questo de- 
stinato a ridurre a compimento Y operazione della pesta 
in un modo piii dilicato senza indebolire la canapa. Coa- 
siste questo in un cilindro die per mezzo di alcune leve 
va e viene, ruotando su di un piano intorno al suo asse 
ti'attenuto da due braccia che scorrono tra due girelle ver- 
ticali. Essendo la mola non conica, ma cilindrica , il piano 
non e circolare , ma quadrilungo , e V uno e l' altra sono 
solcati o scanalati per tra verso. — In questo vediamo 
ancora un maggior ravvicinamento alia macchina del dott. 
Sacco , mentre nella prima si riconosce una niaggiore so- 
miglianza, o almeno un eguale principio con quella del 
Catlinetti. 

Narra quindi il relatore che altro pestatojo consimile 
era stato gia in addietro costriitto dal maccluaista Sebastiano 



-O MEMORIA. DELL/V R. ACC\DEiVIIA. 

Duramii., che a qiiesto apparteneva originarianiente T idea 
di solcare o scanalare la iiiola ed il piano ( die ha ser- 
vito di base alia invenzione del Christian ) , e che in 
quei solchi riponevasi sino da cjuell' epoca la piu essen- 
ziale novita di qiiel meccanismo. II cilindro solcato del 
Durandi pesava circa sei rubbi; si faceva rotolare a forza 
di braccia sopra un piano scompartito in solchi conispon- 
denti ( come si fa nella macchina Sacco ) , e si asseriya che 
la canapa in questo modo pigiata , acquistava grandissimo 
Instro , e riusciva assai bene nella tessitura. Si chiude 
quella relazione con un confronto tra la macchina del 
Morlak e quella del Durandi^ e si trova che propria e del 
Morlak la doppia pesta diversa: prescindendo pero dai 
solchi , si ricerca quale tra le due forme di cono o di 
cilindro sia la piii conveniente , e si lascia indeciso se la 
pressione combinata con certo strolinamento come nei coni, 
sia per essere utile o dannosa alia canapa ; iinalmente si 
aggiudica al Morlak T idea deir irregolarita dell' incastro, 
ma non si approva la figura da esso data ai solchi , che 
lion si sa bene se appartenga alia parabola, all' iperbole 
o ad altra curva, ma assai piii acuminata e certaraente 
che non la semicircolare adottata dal Durandi. Dee pure 
notarsi che il Durandi voleva tanto la mola, quanto il 
piano fatto di legno , e la prima impiombata a fine di 
accrescere o scemare il peso a piacere , mentre il Morlak 
suggeriva le mole di pietra e i piani di legno , il die 
forse prodotto avrebbe un logoramento rajjido e disuguale. 
Al Morlak fu in quell' epoca assegnato dall' accademia il 
premlo di una medaglia d'argento. 

Ci siamo alquanto dilungati su questo argomento , in- 
dotti principalmente dall' assai ragionare che si fa in oggi 
su la preparazione del lino, e dalle diverse macchine pre- 
sentate in quest' anno medesimo al concorso dei premj 
d' industria. Mentre pero ci congratuliamo coi Piemontesi 
per lo primato da essi con questa relazione reclamato 
nella maciullatura per mezzo di coni o di cilindri scana- 
lati , non possianio dissimulare die qualdie dubbio ci e 
nato su le ultimo parole della nota apposta alia pag, i55, 
nelle quali sembra asserirsi che queste macchine possono 
otdmamente adoperarsi a gramolare il lino e la canapa anche 
non macerati. Noi desideriamo di vedere confermato colle 
esperienze dei dotti e degli esperti agronomi piemontesi 



DELLE SCIENZE Dl TORINO. ^.I 

il principio clie evitare si possa una specie qualunque 
tli niacerazione avauti la maciullatura , o clie possa con 
felico riuscita a questa operazione sostituirsi una semplice 
imnieisione di due giorni , siccome e stata da alcuno 
cle' nostri proposfa, 

Delle cause che deteriniiiaao le api a costruire i loro favi 
paraUdameaie sopra piaiii vcrticaU in li/iea retia e se- 
condo dmieiisioiu detenninate , del corite di Locue. 

Dope di avere 1' autore di questa Memoiia parlato del 
parallelismo e della regolarita della disposizione verticale 
dei ra2;gi :, dopo di avere esposto alcuni fatti particolari 
accompagnati dalle sue belle osservazioni ed avere mo- 
strato che i raggi irregolari che alcuna volta s' iacon- 
traiao , altro non provano se non la deboiezza della po- 
polazione delle famiglie; stalnlisce che quella regolarita 
ha per ohbietto principale la continuazione della specie 
ed il coniodo di allevare la prole in alveoli , la di cut 
capacita sia d' accordo col A'olume di ciascun individuo,e 
negl* interv^alli dei qi^ali 1' aria possa liberamente circolare, 
cosicche tutti i teneri insetti ue ricevano la loro parte 
moihficata in modo, che attenuate sieno le transizioni su- 
bitauee della teniperatura. La cagione che induce le api 
a svilupparsi con itna niaggiore precisione che le truppe 
piLi ben dirette , non e che il bisogno di respirare piu 
liberamente dal momento della loro intromissione in un 
doraiciUo cliiuso. Alia direzione quindi delle correnti del- 
r aria sembra doversi attribuire la direzione dei raggi 
in linea retta. La dimensione degli alveoli, la di cui riu- 
nione costituisce i raggi , e sempre in relazione colla spe- 
cie che costruisce il favo , ed in qualclie mode assuggettita 
al volume della specie medesima. Si chiude la Meiuoria 
colla osservazioiie clie la direzione degli ordini di esagoni 
nei favi non e punto combinata per indicare un paral- 
lelismo col piano superiore dell''alveare , ma afFatto indi- 
pendente da quella cagione. Le dlrezioni non sono le me- 
desime tra gli ordini di due favi sebbene viciai , perche 
le api che fabbricano le prime cellule sono pienamente 
libere nel loro lavoro. Siccome pero un solo alveole co- 
mincia ciascun raggio, gli altri vi sono aggiunti colla piu 
scrupolosa precisione , e quincU giustamente Huher ha dato 
air ape che ha corainciato il lavoro , il titolo di fondatrke. 



7a MEMORIV BELLA R. ACCAOEMIA 

Saggio di orittograjm piemontese del sig. Stefano BoBSON. 

Nelh) sua ConcJiiologia fossllt subapennina il sig. Brocchi 
avpva lodato il celebre Allioni ed il suo saggio deWOrltto- 
grafia piemontese come il primo trattato relativo ad un 
solo paese clie uscito fosse in Italia. Aveva pero fatto al 
tempo stesso 1" osservazioiie, che limitato erasi al pari del 
Targioni ad indicare quelle sole coiichiglie fossili , le quali 
corrispondevano alle figure degli autori die ayeva tra le 
niani, e ne aveva quiudi trasandate niolte ; venendo po- 
«cia al supplenieiito all" opera dell" Allioril aggiunto dal Bor- 
son, limproverava questi di noii avere fatto vxso delta 
classilicazione di un autore accreditato come Linneo , in- 
vece di quella troppo vaga di Gesnero. Ammette il Borsoii 
la giustezza di questa osservazione , e solo dice clie se 
egli esposte avesse con una esatta descrizione le figure di 
alcuni testacei, il Brocchi non sarebbe stato il primo a 
pubblicarii , e tra questi nomina nel genere vnlata la co- 
ronata , nelle cancellarie la valuta lyrat.a , la vuricosa che 
malamente si e stampato parricoia, la. hirta, Ia wnbilicaris , 
e nel genere harpa il buccinuin cytJiara. Migliore avvisa- 
mento troviamo quello del Borson di avere intrapreso di 
dare un" altra orittografia del Piemonte , renduta necessa- 
ria dair auniento dei testacei fossili di quel museo. Egli ha 
fatto uso opportunaniente della nomenclatura del Lainark. 

EssenJosi notati con diligenza i luoghi , dove si sono 
trovati i testacei in Piemonte ed altiove , ha luogo V os- 
servazione , non isfuggita anche al Brocchi , di una sin- 
golare corrispondenza che passa tra i fossili Piemontesi e 
quelli del Piacentiuo e dei paesi piii lontani, Questo da 
campo a sospettare che la stessa rivoluzione fisica , che 
nascose entro le terre argillose delF Astigiano le ossa ele- 
fantine e quelle dei mastodonti , e sotto la terra di al- 
luvione del Po le teste di Urus , abbia su i colli piacen- 
tini deposti i due elefanti, i due rinoceronti ed i cetacei, 
che ora si ammirano nel museo dell" I. R. Direzione della 
Zecca e delle Miniere. La collezione delle conchiglie fos- 
sili del R. Museo di Torino ha dato campo al Borson di 
esporre le figure di alcune conchiglie, clie non si trovano 
neir opera del Brocchi , e di altre che non aveiido trovate 
nelle opere dei naturalisti , egli si crede fondato a riguav- 
dare come iiuove. 



DELLE SCIENZE DI TORINO. ^'3 

Comincla egli dalla classe prima delle univalve e dal 
genere patf//a, passa quindi ai [xeneri /i55ure//a , calyptroea^^ 
conus , genere nel quale si registrano non nieno di 26 
specie diverse; ai generi cypraea , olwa , ancilla, valuta, 
mitra, mari^inella , cnncellaria , nassa, purpura, buccinwn. 
terebra, dolium, harpa e cassis. Una prima tavola conienente 
la figura di 22 conchiglie , o niiove o poco conosciute j 
o diverse dalle figure esposte dai conchigliologi, e unita a 
questo lavoro , clie tutti gli amatori della scienza brarae- 
ranao di vedei"e continuato. 

Fiaggio sul monte Rosa e prima ascensions alia sua cima 
meridionale confinante col Piemont.e , fatta da Giuseppe 
ZvMSTEix- delta della Pietra, e Giovanni Niccolb Vincent 
nel mese d'agosto dell' anno 18 19. 

Si premette che il monte Rosa dopo il monte Bianco e 
stato finoi-a riguardato come il punto piu elevato dell'an- 
tico continente; die questa montagna domina la falda me- 
ridionale della catena dell" Alpi , e separa il Vallese da! 
Piemonte f, che da essa partono diverse altre montagne, 
che lungo sarebbe 1" annoverare , e che termina in molte 
cime o aguglie, sempre coperte di neve e di ghiaccio, le 
quali foi'mano una specie di corona intorno a quel gran 
circo, che paragonare si potrebbe ad un mare diacciato. 
II eel. Saussure aveva giudicato impossibile I'arrivarvi , e 
finora di fatto giunto non vi era alcuno. Con molto corag- 
gio intrapresero i due viaggiatori di salire a quella cima 
incognita , muniti di un barometro portatile a sifone , e 
di alcuni istromenti trigonoiuetrici , paragonati da prima 
con quelli dell' Osservatorio di Torino. II punto reale della 
partenza si piglio da S. Giovanni Gressoney, e primo 
parti il Vincent con ramponi per armare i piedi , con ba- 
stoni guerniti di punte di ferro e di uncini , con trivelle, 
scale ed altri ordigni, che portati furono dai mvili fino'ai. 
liraiti delle nevi perpetue. Alcuni minatori li portarono 
ancora piu in la al di sopra della rea;ione del gliiaccio , 
e il Vincent comincio dal riconoscere la via o piuttosto il 
pendio agghiacciato , che guidava alia cima dalla parte del 
sud-ovest. Egli giunse, attraversando immensi letti di neve, 
dopo infiniti stenti e pericoli alia cima di un' altissima pira- 
mide di diaccio, e sebhene private da wn* densa uebbia del 



74 MEMORIA. DELLV P.. ACC\DEiMIA. 

gvandioso spettacolo, die offerta gli avrebbe r{nplla eleva- 
zioiie , trovossi tntiavia i;i gralo vli piantare a sei piecli 
di profoiidita nelU neve naa croce die servire doveva di 
scsinale. A qnella punta gianse pure un monaco dell' 0- 
spizio del gran S. Bernardo, die seguito aveva le tracce 
del Vincent; piii fortiinato egli pote godere di una vista 
bellissima , mentre un mare di nebbia ondeggiava sotto ai 
snoi piedi, e ingombravM tutta la pianura : egU vide le 
plii ake cime del inotite Rosa, die isolate sorgevano in 
mezzo alle nelibie. 

Partirono riuniti i due viaggiatori nel giorno 1 1 di 
agosto , accompagnati da uii cacciatore, e dopo avere ol- 
trepassato le ultime capanne abital)ili nell"" inverno , attra- 
versarono vasti pascoli; ne piii videro i larici, mentre 
ancora allignavano a stento fra gli scogli il lauro rosa, 
rhododendron, e piii raro ancora il giaepro. Trovarono 
essi nelle col-ine ancoi'a verdi pezzi di scoglio caduti a 
basso dalle montagne, e giunsero alia montagna delta Ga- 
Inet dove ebbero lo spettacolo di una bella rascata for- 
mata dal iiume di Lafets , e la prospettiva delle Alpi, che 
portano il nome medesimo del fiume. Quelia cascata e una 
delle pill belle dopo ijuelle del Reno e della Toce nella 
valle Formazza , massime quando e ingrossata per lo scio- 
glimento delle nevi. Di la si passa alia montagna dell' In- 
dren, eve sono edifizj per servizio delle miniere appar- 
tenenti al Vincent, i di cui mulini sono messi in moto 
dair acqua delle gbiacciaje dell' Indren medesimo. Non nasce 
in que' luogbi se non qualche (ilo d' erba, di cui trova- 
rono i viaggiatori I'odore fortissimo. 

Poco di la sono distanti le nevi eterne, e i viaggiatori 
calcandole per lungo tempo, giunsero all' ultima capanna 
dei minatori , die da alcuni scvittori si crede 1" abitazione 
piu elevata di tutta l' Europa , e non serve in Vealth se 
non per due mesi dell' anno. Situata su di uno scoglio 
quasi verticale, in un ramo die appartiene alia massa 
centrale del monte Rosa , essa separa le due grandi gbiac- 
ciaje deir Indren e di Embours. II barometro segnava 19 
pollici e 6 linee , il termometro di Reamur 14 gradi , i! 
che secondo le tavole di Lindenau porta un' altezza di 
10,086 piedi di Parigi o tese 1681. 

Qui il viaggio diventa assai piu faticoso; il cacciatore 
ed un mlnatore porta vauo alcuni viveri, scale, scuri ed 



DELLE SCIENZE DI TORINO. jS 

altri stromenti f, Zumstein portava gli stroraenti di fisica , 
ne era possiltile T avanzare di un passo senza T ajato degli 
nncini e di bastoni lunglii sei piedi ed arniati di puntej 
tutti coperti avevano gli occhi di vin velof, Zumstein pre- 
feri di munlrli di vetri azzurri. Ben tosto trovaronsi i 
yiaggiatori su le ghiacciaje ; al priino piano di quella dell" In- 
dren videro i raggi del sole nascente, clie indoravano le 
cime del nionte Bianco e di altri circostanti, coine pure 
la cima nieridionale del luonte Rosa , che era lo scopo 
delljt loro impresa. Per molte ore si camniina su quelle 
pianure di ghiaccio , die hanno qualclie somiglianza colle 
onde del mare : i viaggiatori furono ben felici di non ti'o- 
vare fenditure o di poterle superare per mezzo della neve 
recente che* ancora era solida, e serviva loro di ponte: 
giunsero cosi ad uno scoglio , ova comincia la gliiacciaja 
di Emboiirs donde esce uno dei rami della Sesia. Tro- 
vavansi allora air altezza di ii,256 piedi sopra il livello 
del mare , ed appena vedevansi su quelle rocce alcuni li- 
cheni ed alcune vimbellicarie. 

I gliiacci divenivano sempre piu dirupati, e piu frequenti 
divenivano ancoi'a le periglicse fenditure, su le quali con 
grandissimo rischio si passava talvolta per mezzo di ponti di 
neve , dei quali non bene si conosceva la solidita. Soipresi 
furono altresi i viaggiatori dalle nebbie, che dense uscivano 
dalle valli sottoposte, e fortvmatamente passarono con cele- 
vita sopra un immenso niuro di ghiaccio.^ che aveva la for- 
ma di un baldacchino, e che sembrava vicino a crollare , 
come croUo di fatto con uno strepito spaventevole nel giorno 
seguente. Oltrepassata avendo quella che Fautore della re- 
lazione noniina cresta glaciale, piii non avevano quegli 
uomini coraggiosi che ad arranipicarsi svi I'aguglia, alia 
destra della quale ed al picde di uno scoglio quasi per- 
pendicolare vtdevasi alia profondita di i56 tese la grande 
ghiacciaja detta d'Alagna, tutta solcata da fenditure, alia, 
sinisti-a un pendio coperto di neve, meno ripido , che sem- 
brava dirigersi alia punta, alia quale si bramava di giu- 
gnere. Ma quel pendio alia sua base veniva fiancheggiato 
da una enorme fenditura di quattro , lino a sei tese di 
larghezza, e piu di cento di lunghczza ; le sue pareti erano 
di un grigio azzurrognolo , e ad un'' immensa profondita 
vedevasi vina quantita grande di acqua ; non rimaneva 
adunque in mezzo a que' due oiTibiU pvecipizj , se rloa 



76 MEMOKIA. DELLV R. ACCADEMIA 

una cresta agghiacciata , o piuttosto uno degli angoli di 
quella specie tli piramide, che spesso vedevasi promiueate 
al di sopra dell' abisso posto alia destra , e qiiesta sola 
poteva essere la via per giugnere alia ciina dell" agu^ia. 
II miiiatore coiiiincio coll' accetta a formare de' liuehi, ove 
posare &i potessero i piedi ; il cacciatore sbarazzava la via 
dai fraatumi del diaccio, e a questi teiievano dietro Vincent 
e Zwnstein. Quella specie di gradiai eraiio tagliati su Taii- 
golo della ci'esta tortuosa , su la cjuale trovavaasi talvolta 
i viaggiatori come sospesi , col corpo per meta incliua o sul 
precipizio. Que' gradiiii lasciavaao talvolta appena lo spa- 
zio di appoggiare il piede, e col bi-accio destro i viaggia- 
tori attaccavaiisi all' orlo del precipizio stesso che sospeso 
senibrava sopra la ghiacciaja di Alagiia. Qualunque sdfuccio- 
lauieiito avrebbe cagionata la caduta nel precipizio a destra 
o a sinistra; gimiti pero con molto stento alia meta di 
quella cresta , i viaggiatori si diressero al lato siaistro 
meno pericoloso, e gia contavano di preadere qualche ri- 
poso su di uno scoglio che loro si presentava alia vista, 
allorche videro traballare sul pendio dalla parte sinistra 
il cacciatore ; cjviest* uomo pevdev^a i sensi , ma fu beii 
tosto i-ianimato dal Vincent, che con un pugno di neve 
gli strofino piii volte la fronte e le teiupia. Si giunse linal- 
mente alio scoglio del riposo , dove con alcuni cibi si ri- 
storarono le forze del cacciatore. Si propose T uso di vtna 
corda, alia quale tutti si sarebbono attaccati , ma fu ri- 
cusato , perche uao solo sdracciolando strascinato avrebbe 
tutti gli altri nell" abisso. 

Si riprese dunque il viaggio tagliando ad ogai istante i 
gradini, e si sali un pendio de" pin scoscey, dopo di die 
la superficie della neve si trovo piu rotonda, meno scabra 
la salita, e si giunse al fine sul piano situato alia sonunita 
dell'aguglia, Questo aveva circa tre tese di diametro e for- 
mava una specie di triangolo molto ottuso dalla parte del 
niezzodi. Dalla parte del sud-est a^'vi un pendio somma- 
jnente ripido; dalla parte del N. N". E. una specie di ruezza 
luna, dalla quale parte una catena non interrotta di mon- 
tagne, che va a fniire nelle pianure del Canavese, e tor- 
mina presso Cigliano. 

Bellissimo era I'aspetto del bacino che circondava quelle 
immense ghiacciaje , guernite sul loro margine di altre 
aguglie miuori; i viaggiatori lae godevano cou un cielo 



BELLE SCIENZE DI TORINO. 77 

sereno, mentre le pianure del Piemonte e della Lomhardia 
in2;ombre di iiu})i , tu^lievano loro di potere stendere la 
vista in quelle parti L' atniost'era era libera di vapori su 
(jitella cima, e il rimboinho sembiava in quel luogo- nii- 
nore che altrove , perche 1' aria rarefatta iion era favore- 
vole alia propagazione del suono. II polso di Vincent Ijat- 
teva 80 volte in un minuto , quello di Zumstein loi , 
quelle del minatore 104, e quello del cacciatore che sve- 
nuto ei-a nel cammino, nieno di tutti , cioe sole 77. II 
baromeiro segnava 16 poUici, lO linee, il termometro la 
gradi sotto a zero, il che prova T elevazione di 2820 tese 

13920 pledi di Parigi al di sopra del livfUo d^ mare. 

1 viaggiatori liebbero su queir altura alia salute dei celebri 
Sails ^ure e Humboldt. 

Su la superiicie della neve si videro alcune farfalle ar- 
gentee o perlateA Zumstein fece di la alcune osservazioiii 
trigonouietriche , cioe niisuro tre delle principali aguglie, 
una delle quali era elevata sopra quella cima 5 60 piedi , 
un' altra 1200 e la terza 1680, il che porterebbe la piil 
alta sommita del monte Rosa all' altezza di i5,6oo piedi 
sopra la superiicie del mare. In questo caso la piii alta 
punta del monte Rosa sorpasseiebbe notabilmente quella 
del monte Bianco, la di cui altezza non si e calcolata al 
piu che di 14,793 piedi. Presso quella cima Zumstein stacco 
alcuni pezzi da una roccin , c!ie egli noniino nella sua re- 
lazione una specie di aventurina, cioe uno schisto sparso 
di pagliuole quarzose e micacee rossicce. 

II sole ave.a rammollita la neve che copriva il ghiac- 
cio , il c'le rende te disastrosa la discesa. Trovaronsi i 
viaggiatori nel piix orrendo pericolo , e forzati furono a4 
allontanare il guardo dall' abisso , suU" orlo del quale erano 
per cosi dire pendenti; un picciolo colpo di vento avrebbe 
potuto precipitarli senza riparo. Nel discendere si trovo 
opportune T uso della corda , che si era nello ascendere 
rifiutato, e cosi riuscirono i viaggiatori a sdrucciolare fine 
al piede di . alcune discese rapidissime. Sovrastava pero ad 
essi un nuovo pericolo per le frequenti spaccature del 
ghiaccio , e uno dei compagni ebbe a cadervi per essersi 
tutto ad un tratto aft'ondata la neve che la buca copriva. 
II Vincent appoggio tosto il suo bastone ferrato contro il 
ghiaccio , trattenne gli altri tutti dalla caduta , e salvo 
anche P uonio che gia ex'a peudentc al di sopra di nn 
baratro profoiido, 



r^8 MEMORIA DELL\ R. ACCVDKMIA. 

Si ucUvaiio tratto tratto colpi soiniglianti a qnello del 
tuoiio ; noil erano questi prodotti se noa dalla catluta di 
grandi masse di ghiiiccio e dcUe valaiighe, e soveiite si 
odoiio aiiclie a notte assai innoltrata. I viaggiatori non 
sofFrirono se non qiialclie dolore agli occhl, e l.i pelle del 
loro viso di la ad alcuni gioriii comincio tutta a squamarsi. 

Ziimstein modestainente si annuiizia non abbastanza 
istrutto ncUa orittognosia per poter indlcare la struttura 
di quel nionte , la natura del suolo ed i diversi suoi strati 
lapidei. La catena , die' egli , delle montagne die si attacca 
al monte Rosa A^erso il siid , sembra composta alternati- 
vamenti di ^eis e di granite gratmlato stratilicato. Da 
Gressoney su la sinistra del Lys e fino a Gabiet sembra 
regnare generalmente la pietra calcare e la serpentina co- 
mune. A destra verso il passo di Olen si trova la serpen- 
tina sfogliata o scagliosa con miiilera di ferro , e piii in 
alto r asl^esto radiato e T epidoto sparso di piccioli gra- 
nati. Veggonsi pure in molti luoghi pezzi sparsi di gra- 
nito efflorescente di colore rossiccio , nei di cui strati tro- 
vasi una miniera d' antimonio compatto. Piii ia alto e una 
lega al di la dal principio dei ghiacci perpetui , e posta 
una miaiera d' oro del Vincent nel granito venato , me- 
scolato di quarzo latteo; i filoni di questa miniera situati 
quasi verticalmente*, come la roccia primitiva sono diretti 
dal sud-ovest verso il nord-est. II gneis ed il quarzo si 
succedono quasi di continuo lino alia sommita delta mon 
tagiia. Il viaggiatore ravviva le speraiize dei geologi , dei 
fisipi e dei naturalisti, chiudendo la sua Memoria coll' an- 
nunziare il disegno di ascendere alia pin alta cima di quel 
monte, e noi sappiamo altronde clie egli lia gia in parte 
realizzate queste speranze che si pl'opone di compiere con 
nuove osservazioni neU'.anno ventui'o. 

La singolarita di questo viaggio eseguito in Italia e a 
poca distanza dal paese nostro , il quale tuttavia per la sua 
difficolta , per la sua importanza e per i lumi che pu^ 
fornire alia fisica ed alia geologia , pub paragonarsi a 
quelli eseguiti in terre incognite di lontani paesi , meri- 
tava per parte nostra una descrizione bastantemente am- 
pia, -la quale ci obbliga ad essere alquanto piii brevi 
nel rendere conto delle successive Memorie torinesi di 
storia naturale e di fisica. 



DELI.E SCIENZE Dl TORINO. 79 

Due uccelli osservati nella contea di Nizza uell* autuii- 
no df'I 18 19 espone il cavaliere Alberto de la Marmora, 
il quale trovandosi nella niilizia in quella regione , voile 
indagare se cola non trovavansi uccelli di specie rara o 
nuova 5 o almcno alcuni di quelli die di recente portati 
aveva dalla Sardegiia. Uno di questi trovo egli di fatto , 
cioe quella ch" egli noniina Sylvia Cttti , detta in Sardegna 
usignuolo di liunie ed a Nizza rossignolone del Varo. U al- 
tro ch" egli descrive come assai laro, massinie perche non 
ne era dagli ornitologi conosciuia la feinmina, e A turdus 
leucurus , impropriamente noniinato merlo dalla coda bian- 
ca, e volgarmente dai Nizzaidi Cuberna. 

Due nuove specie di pesci del genere scopelns ; cioe lo 
scopelus angiistidens e lo scojje us balbo illustra. in vina bella 
Memoria il sig. A. liisso , e aggiugne pure la descrizione 
per r opportuno confroiito dello scopelus crocodilus e dello 
scopelus Humboldt. Questi pesci abitano a una mezzana 
profondila il niai'e ligustico , e si avvicinano di rado alle 
rive. In altra Memoria lo stesso autore espone un nuovo 
genere di pesci noniiuato Alepocefalo , vivente a gi'andissi- 
ma profondila nel mare di Nizza. Una sola specie egli ne 
descrive detta Alepocephalus ro tratus. Questo nuovo ge- 
nere dee essere collocato nel sistema dei pesci stabiliio da 
Cuvier tra i nialacopterigi abdominali , nella tamiglia degli 
esoci , tra il genere nicrostomo e lo stomia , col quale lia 
maggiore analogia. 

Ill una lunga e dotta Memoria espone il prof. Giacinto 
Carena la monografia tuttavia desiderata del genere liirudo 
o sia la descrizione delle sanguisughe clie si trovano o 
delle cpiali si fa uso in Piemonte , con osservazioni su la 
generazione e su di altre parti della storia naturale di al- 
cune di quelle specie. Tanto piii riesce questa Memoria 
importante , quanto che non trovavasi descritta ne da 
Linneo , ne da altri successivi naturalisti la sanguisuga 
adoperata comunemente dai fleliotomi in Torino , e per 
una strana combinazione non adoperata ne conosciuta in 
una parte della valle di Susa , in tutto il Canavese e nel 
ducato di Aosta. II nome di sanguisuga medicinale non 
indica se non Y uso che se ne f a , e non puo riuscire 
specifico , se non qualora fosse dimostrato che tutte le 
sanguisughe adoperate non fos^tro se non varieta di una 



80 MEMORIA. DELLi R. ACC.VDEMIA. CCC. 

sola specie , nel clie I* autore fondato sopra iiumerose os- 
servazioni non puo convenire. 

Riesce pure singolare il vedere, che in mezzo a niigliaja 
di saiiguisiighe osservate nel Pieinonte e massiuie nei laglii 
di quella provincia , non s' incontra giannnai un solo in- 
dividuo egiiale a qnelli che si uiandano dalla Francia. II 
Carena non si e soltanto occupato nella disamina delle 
sanguisughe iiiedicinali , ma lia raccolto altresi tutte le al- 
tre che solo potevano dest^re interesse nel naturalista , e 
tra queste ha trovato alcune specie nuove , ed e state 
abbastanza fortunato per vedere nei vasi di vetro 1' accop- 
pianiento e la moltiplicazione di alcnni di quegli animali. 
Le specie da esso descritte sono la mediciiialis di Linneo c 
di Miiller; la provincialis e la Verbana che egli ha cosi 
nominate 11 primo ; la sanguisuga dei due citati naturali- 
st!, la octocidata del primo, vulgaris del secondo , la afo- 
tnaria da esso parimente noniinata , la complomata di Lin- 
neo , di Miiller e di Bergman, la cepluiloia e la triociUata 
da esso battezzata , la stagnalis di Linneo , bioculata del 
Mii'ler, Nelle piii grosse specie di sanguisughe 1' autore 
crede certa T esistenza dell' ermafrodismo. Ci spiace di 
non potere seguire minutamente 1' autore in tutte le sue 
belle osservazioni , e niassime in quelle coUe quali egli 
illustra la sorprendente tenacita di vita di quegli animali. 
Soggiugneremo soltanto che la Memoria e accompagnata 
da belle figure delineate e colorite sul uaturale; noteremo 
altresi die a questa bella Memoria A^ene in seguito un 
elogio scritto dal Carena medesimo dell' accademico conte 
Saininartino della Motta. 

Seguirebbe nell" ordine delle Memorie alle scienze na- 
turali appartenenti una l^ella 3Ionografia del genere Musa 
dell' avvocato Colla , ora con fervore dedicato al coltiva- 
niento ed ai progress! della botanica ^ ma di questa si e 
parlato gia in altro fascicolo. 

In altru fascicolo si daranno gli estratti delle Memorie 
concernenti le matematiclie e la medicina. 



8i 



Degll effettl perniciosl delle bacche dl Melia (azederac) 
sugli aiumali bovuii. 



JLja straordinaria moltiplicazione che per tutta Italia , e 
niassimanieute nella parte seiteatrionale , si scorge delle 
piaiite esotiche , dove le nielie , le robiaie , i plataiii , le 
luimose , le bignonie , gli ailanti , i liriodeudri e gli aceri 
di niolte specie ombreggiano non solameate i giardiai e i 
passeggi delle grandi citta , ma per fiiio i casolari de' vil- 
laggi e delle cainpagiie; questa moltiplicazione, dico, rea- 
deiido comuni tali piante , ne reiide iiecessario studiarne i 
pregi e le virtii medicinali per profittare delle bitone, ed 
€vitare le ree lore qualita negli itsi domestici e rurali. 

Credo pertanto utile di far palese a' miei lettori con 
questo mio Gioraale mi errore che manco poco non co- 
stasse a me la perdita di qnattro animali bovini in un 
mio fondo presso CastelgofFredo cliiamato Palazzina ; loco 
ch"' io piix degli altri prediligo e preferisco per mio asilo, 
allorche posso fuggire dai romori dcUa citta per godere 
la quiete della solitudine ed il silenzio della campagna. 

Alcune piante esotiche, poste a poca distanza del mio 
casino per difenderlo dai raggi del sole sul mezzo giorno, 
crebbero in pochi anni cosi rigogliose , che fui costretto 
risolverrai a scapitozzarle. Fra queste si trovarono quattro 
Melie. Era di marzo, e non da van segno ancora di matter 
le fronde , ma dai nudi loro rami pendevano al solito , 
come ognun sa , copiosi grappoli di bacche rotonde at- 
taccate comj le ciliege a lunghi picciuoli. Io avea pro- 
vato altre volte ad assaggiarne qualcuna , e fui ribiittato 
da un sapor disgustoso , acre , amaro e un po' caustico. 
L' analogia die avean per la forma ed anche pel sapore 
coUe bacclie di lauro , mi fecer credere che gli animali 
bovini potessero gradirle; ed io provai in fatti altre volte 
ad ofFrirne loro qualche manciata, e mi compiacqui in ve- 
dere T ingordigia coUa quale se le divoravano impunemente 
e andavano a gara per carpirmele di mano. Ma qnesta 
volta io fui loro troppo largo: non si trattava piu di 
una libbra o due, ma bensi di yeaticinque o trenta , delle 

BtbL Ital. T. 3.XVIII. 6 



§2 DEGLI EFFETTI PEUNICIOSI 

quali feci sul verde del niio giardino tanti cumuli, quanti 
eniiio i bo\i iiivitati a goderne. 

Gli aniuiali eraao otio in tutto. Quattro bovi da tiro, 
due vacche pregiiaiiti , e due giovencbe. Feci dapprima 
otto parti, le qur.li, riuscetido un po" scarse, mi suggcriro- 
no al pensiero di ridurle a sole quattro, destinandole alle 
giovencbe ed alle vacclie^ e per fare anzi a quest" ultinie 
una distinzione, volli cbe si usasse per esse maggiore ge- 
nerosita clie per le altre. 

Prima pero di servir lai'O queste bacclie , dissi a* miei 
villJci cbe aspettassero un' era , percbe mi conveniva to- 
gliermi aicuni scrupoli cbe mi passavano pel capo , tor- 
mentandomi una tal quale confusa reminiscenza cbe mi 
.diceva cbe quelle bacche j'otessero essere veleiiose. Mi' ri- 
lini nella mia Ijiblioteca , e scartabellaido i libri agrarj 
cbe aveva , trovai nel Dictionnaire d'histoire naturelle ( in a5 
volumi in 8." con rami) il seguente paragrafo = On dit 
que la pulpe des fruits est morteUe pour les homines et les 
chien.s ; ce que pai de la peine a croire , car elle est peu 
desagreable au gout , ainsi que je men suis assure , et elle 
est fort recherchee par un grand noinbre d'o'seaux , en- 
tr'autres en Anierique, par la grive emigrante. ( Vedi vol. a , 
pag. 453.) 

Questo paragrafo non era , o non mi parve essere suffi- 
clente per sospendei'e T ordinazione del pasto. Cousuliai il 
C'ours d'agriculture del Rosier (in 12 vol. in 4.° con rami); 
e dove si parla delle foglie, trovai cbe = el'' s sont , dit-on, 
aperitives , et les fruits des poisom pour I'homme =• La 
grand' opera del BufFon del Sonnini ( in 124 volumi in 
8.° con rami ) T avevo con altri miei libri a Mibnio (x); 
e ft'a i molti lil.ri agrarj cbe pur tengo in campagna , nes- 
suno pote darmi ulteriori notizie. 

I due paragrafi succennati non mi parv^ero di tal peso 
da mettermi in sufficieuse aporensione da privare le mie 
quattro convitate del trattamento destinato , ed ordinai cbe 
si distribuissero loro le porzioni jireparate. Cio fu eseguiio. 

Quattro o cinque 01 e incirca dopo un tal pasto , si sciol- 
sero come al soli'o dalla stalla per condurre le bestie bovine 
al beveraggio , ciie e ducento passi lontano dalla stalla 

(l) Tomato ilopo il fatto a Milano , consultai anche 1' opera del BufFon 
« non vi trovai nulla di jjiu clie ncUe due opere succennate. 



DELLE BVCCHE DI MELIA.. 83 

medesima , e f u allora clie ci accor.;eaimo de' prlmi efFetti 
delle l^acciie di melia. I quattro Ijovi che noa ne maiigia- 
I'oao, corsero saltellamlo al coasueto , e le due vacclie e 
le due gioveache l)arcollando per 1" aja come ultliriaciie po- 
teroiio a stento recarsi al guado , dove pi'ima giugnevano 
in due sahi. 

I miei villici mi avvisarono tosto della stravaganza , e 
no0 pass I uii' ora, dopo restituite alia stalla , che le po- 
vere pa/iienii fuiono prese tutte cjuattro da una granrie 
piostrazione di forze , da intorpidiniento a tutte le mem- 
bra e da febbfe risentita. 

Fortunatameate avevam6 in paese un bravo giovine ve- 
terinario , uscito di fresco dalla scuola di Milano dove ha 
conipito il suo corso con mokissiino applauso. lo maadai 
tosto per liii. Giuseppe Rebecchi e il siio no.ne ; e t'atto- 
sli il racconto del caso , lo pregai a intraprendere la cura 
delle mie ammalate teuendo nota del corso e de sintomi 
tiella malattia. Cosi fece di fatto , ed ecco quanto raccolsi 
dal suo giornale. 

Una delle vacclie pregnanti, sommaraente robusta di 
temperamento e di complessione supero in 24 ore la ma- 
lattia mediante la dieta , le fregagioni seccbe e qualclie 
bibita aiitiilogistica. 

Le due giovenche si riebbero anch'' esse nel medesimo 
tempo , mediante lo stesso regime. 

L' altra vacca pregnante si trovo impegnata in una ma- 
lattia che sembro minacciosa , e che tale sarebbe stata 
in effetto , senza i soccorsi dell' arte. 

La malattia comincio con inappetenza ; con tremore uni- 
versale acconipagnato da grande freddo ^ forze abljattuie , 
ocelli prominenti, orecchie e corna ora fi'edde ed ora cal- 
de ; li igua asciutta ; polso piccolo e frequeate ; pelo eret- 
to ; urine rossicce ;, materie fecali secche dure ; tosse 
profonda e secca ^ respirazione afFannosa, e gemito continuo. 
II secondo giorno tutti i succennaii siatoiui si esacer- 
barono , e si credette che la povei'a bestia avesse a suc- 
cumbere. L' affanno che provava a star coricata, la obbli- 
gava suo malgrado a starsene in piedi ^ comprimendo colla 
mano i muscoli pettorali, dava segni di somnio dolore; la 
pelle era molto aderente ai tessuti sottoposli. 

La cura della malattia fu intrapresa in questo secondo 
giorno. Si coniiucig con ua salasso alle yene jugulgri- 



84 DEGLI EFFETTI FERNICIOSI CCC. 

giacclie la malattia preseutavasi sotto V aspetto iperstenico. 
Le si auiniinistro per bocca quattro libbre di olio di lino 
in due pinte d' acqua di malva, e contempoi-aneaiiiente 
due clisteri , che non ritenne , e che non ebbero efFetto. 

11 terzo gioi'no si replico il salasso , e fu somniitiistrato 
alia bestia un bolo , ossia elettuario composto di 6 once 
di fjoinma arabica , a once di nitro e 4 once di radice 
d' altea s. p. impastata col niiele. Le si praticarono due 
settoui , uno per parte delle coste , destinati a sollevar 
prontaniente i polmoni dalla miaacciosa infiammazione. Le 
si diede per bibiia una porzione d' acqna d' avena con 
inezza libbra di niiele e due once di nitro, e si replicarono 
i due clisteri con miglior riuscita de' primi. 

II quarto giorno i sintomi erano diminuiti ; ma la be- 
stia conservav'a sempre la sua avverjione al cibo j e sic- 
. come il digiuno protratto piii a lungo poteva nuocere al 
feto gia in 7 niesi, le si fece ingojare una zuppa di pane 
ed un bolo di quattr' once di gomma araljica , due di 
gomnia ammoniaca , un oncia di canfora raschiata , due 
di nitro niisto con miele , il tutto diyiso in due parti. 

II quinto giorno trovossi la paziente assai soUevata. 
Tutti i succennati sintomi erano quasi scomparsi; la tosse 
era poca , appetiva il cibo , il corpo obbediva alP evacua- 
zioni, ed i settoni trasudavano buona copia di materia. Per 
ajutare viemmagglormente la natura, si aunninistro un elet- 
tuario composto di tre once di soltb sidilimato , di due 
once di gomma ammoniaca, una di canfora, due di niti-o 
con miele , da darsi in due volte , ripetendo poi sempre 
la solita bevanda d'acqua di avena accennata di sopra. 

II sesto giorno la vacca trovossi in cosi buono stato , 
cbe comincio ad appetire il fieno; e desistendo dai medi- 
cinali , dopo tre o quattro giorni si rie])be compiutauiente 
da ogui incomodo, e trovossi guarita del pari die le altre. 



85 



APPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



Annali delV I. R. Istituto politecnico di Vienna pub- 
blicad dal Direttore Giovanni Giuseppe Prechtl^ 
Consigliere, ecc. — Vienna 1822, torn. III. 

VJ^LI Atti di questa benemeilta istltuzione del saggio 110- 
stro JMoiiarca diventano ognora piu iiiteressanti : Essi coii- 
tengono come il secondo Yoluiue : i .' la continuazioiie della 
storia dell' Istituto , e questa fino al priucipio del 1832 j 
a." diverse dissertazioiii sojjra soggetti di ai'ti , comnier- 
cio ed econouiia di Stato; 3." varie osservazioni sopra al- 
cune fabbriche iiazionali di maggior riliev^o :, 4.° moke no- 
tizie letterarie e tecnologiche estratte dai Giornali fiaucesi, 
inglesi ed italiani; e 5." il catalogo delle patenti d'inven- 
zione concesse nel 1821 nella Monarchia austriaca e nel- 
1' Inghilterra , e nel 1820 in Francia. 

Fedeli al nostro impegno di voler esser utili alia uostra 
patria ablnam data per intiero la traduzione di luia inte- 
ressante dissertazione del sig. Direttore ConsigUere Prechtl 
nel quaderno di agosto , e daremo un transunto delle dis- 
sertazioiii le piu singolari e piu vantaggiose a coiioscersi 
dagl' Italiaiii : siccome pero P aadamento de' progressi nelle 
«cieaze e nelle arti non puo uoii interessare lo spii-ito 



86 Al'PENDICE 

umaiio , percio ci-ediam noi pure necessario di dare un 
ceiino dtlla 

Scoria dell'I. 7?. IstUuto pohtecnico (continuazione). 

11 4 di noveinlire del 1819 si npii il corso degli studj. 
11 nninero degli scolaii fu di 674 nella segnpiite pro- 
■porzione , cioe : nella prima cl-^sse prepar.L'oria i5a ' 
• nella secoiida c!.;sse preparatoria 87 
nella sezit;ne coiiimei"ciale . . . ga 
nella sezione tecnica 24' 



574 

Terrainati gli esami, tennersi ne' susseguenti giorai, cioe 
il 21 , 22, 23, 24 e 25 di agosto 1820 delle solenni di- 
spute , alle quali si esposero per la sezione coinmerciale 
12 , e per la sezione teciiica 25 de' piii distinti allievi. 
Molti furono i canibianienti successi tra i professori , e 
yidinio con soddisfazione die varj de' piii distinti allievi 
Vennero nouiinati sostituti , qiialcheduno di qnesti nomi- 
nato professore ordi'iario , ed il p-ofessor Welirle destinato 
consigliere niontanistico e professore di cliiniica a Schemnitz. 

La collezione dei prodotti delle fabbriclie ebbe T accre- 
scimento di 4715 niostre , delle quali sole 114 furono 
comperate: fra di esse liavvene alcune di rara bellezza e 
di considerabil valore. Coi ]5oo fiorini, nioneta di Vienna, 
stati dal sig. Giuseppe Patera , negoziaate , regalati pel 
gal^inetto dei prodotti da fabbriche si pole ari"icclure di 
niostre la collezione degli stromenti. 

La collezione anzidetta delle mostre de' stromenti ebbe 
un amnento di 121 1 pezzi finaiiiente lavorati. Alcuni di 
tali stromenti ebbersi dall'Inghilterra e vennero gia egua- 
gliati in Vienna. 

La I olle/ione dei modelli ebbe 1' aumento di soli otto 
modelli , ma grandi e ben lavorati. 

11 gabinetto fisico ottenne 1' aumento di 1 9 apparati. 

II laboratorio di cliiniica tecnica generale crebbe di 21 
apparati, e di 196 preparati. 

La collezione matematica ebbe un' aumento di 140 pezzi, 
fra i quali due mensole pretoriane e 36 carte litografate. 

La collezione delle raosti'e di drogUerie ebbe T aumento 
di 42 pezzi. 



\ , 



PARTE STRANIERA. 8^ 

La coUezioiie degli originall di disegno crebbe di 35 
pezzi la maggior parte ia foglio grande. 

La bihlioteca crebbe essa pure di a 38 operc ia 410 
volunii. 

II lavoratojo deiristituto era gia lino dal i3i3 arric- 
cbito dei piaiii, ftromenti e iiiacchine di Reiche ibacfi atte 
alia coiifezione degli stromeiiti geodetici ed astronoiuici. Li 
quest' anno ( 1820 ) il sig. di R?iclienbacii ve.iuto da Moilaco 
Lu compagnia del sig. Ertel voile piantare'e fare li divi- 
sione del graude circolo divisorej, stronieato questo il cpiale 
in esattezza e perfezione non ha V eguale. Meiitrech.T si 
lavorava per eieguire il circolo divisore, il clie duro due 
niesi , si peaso pure a f;ire i due primi stromeuti con le 
macchine e gli stroii.enti mandati da Reiclienbacli , e que- 
sti fiiroao aa. circolo di ripetizione di 18 polUci , ed uii 
tecdolite di ripetizione di la pollici , i quali furono da 
una commissione apposita riconosciuci perfetti. 

L' Istituto diede 104 voti consultivi a diversi dicasteri 
e il protocollo del Direttore giunse al n. 991. 

II corso degli studj per 1 anno 182 1 venne aperto il 
5 novenibre 1820. Come scolari ordlnarj vennervi inscritti 
Pel prim' anno delle classi preparatorie . . i5a 

Pel second anno de'.le medesirae 85 

Per la sezione conimerciale io5 

Per la sezione tecnica 846 



Finiti gli esami, fecersl nei ai , 22, 23, 24 e 25 di 
agosto le dispiite solenni coU' egual qixantita e qualita di 
allievi dello scorso anno , e 1' esito fu corrispondente al- 
1' aspettativa. 

Alcuni allievi furono in quest' anno nomlnati assistenti, 
un assistente fu noniinato professore e qualcun altro ebbe 
altri avanzamenti. 

La fabbricazione dell'ala dritta dell' edificio dell' Istituto 
fu inconiinciata nell' estate, ed ebbe il sue compimento col 
finire dell" autunno. 

Le collezioni dell' Istituto vennero arricchite non poco. 

La coUezione dei prodotti delle falibriche nazionali ebbe 
r auniento di 778 pezzi di mostra ; e la coUezione degli 
•tromenti da campione, o mostra , crebbe di 189 pezzi. 



88 APl'ENDICE 

La collezione del modelli ebbe raumeuto di 17 modelli 
di maccliine diverse. 

II o;abinetto iisico venne arricchito di 46 apparati. 

II Liboratorio di chimica tecnica geiierale crelibe di i5 
apparati e di 90 preparati ; e il laboratorio di chimica 
tecnica speciale fu accresciuto di 7 pezzi. 

La collezione mateuiatica crebbe di 48 pezzi. 

La collezione delle mostre di drogherie eblje raumento 
di 18 pezzi. 

La collezione degli originali di disegno crebbe di 70 
pezzi. 

La Biblioteca creblie di 566 opere in 990 volumi. 

]Sel lavoratojo meccanico si fecero inoki stroinenti cue 
tuttora jnancavano ; e s'intraprese il lavoro di diversi cir- 
coli di Reichenbach , i quali servir debbono per varie 
specole dello Stato , per lo stato maggiore generale e pel 
catasto. II sig. A. Javosky ne fu nominato il capo. 

L'lstituto ebbe anche nel i8ai la for tuna di meritare 
una visita da S. S. 1. R. M. non che dall' Augusta sua 
consorte e di ottenere il loro aggradimento. 

L Instituto diede 120 voti consultivi a diversi dicasteri 
e il protocollo del Direttore arrivo a 10 14 numeri. 

Neir anno corrente ( 1822 ) il numero degli uditori si 
e aumentato, giacche fino nel dicembre del 182 1 frequen- 
tavano 1' istituto 784 scolari matricolati. 



P\RTE STR\NIETtA. 89 



jRassegna bibliografica delle migUori opere stampate a 
Paiigi ed m altre cittd delta Francia nei me si di 
luglio ed agosto del correiite anno ( V. i toml 26.° 
pcig. 392 e 27.° pag. Z'jj di questa Biblioteca ). 

Luglio. 
Teologia, Filosofia , Morale. 



m. 



IvvREs de B. Bartlielemy De Las Casas , eveque- de 
Chiapa , defenseur de la liberie des naturels de I'Amerique ^ 
precedees de sa vie et accompagnees des notes historiques etc. 
par D. J. Ant. Llo rente. Vol. 2. in 8.° {Eymery, Rey 
Gravier ), 1 3 /r. 5o cent. 

( D. Ant. Llorente , ed ablta attualmente Parigl. Egli e 
autore di molte opere , tra le quali merita distinta nieii- 
zioae la sua Istoria dell' inquisizione che vide la luce nel 
1817 e 1818, vol. 4 in 8.°, come pure una dissertazione 
sopra Gilblas. ) 

Melange de philosophic , de morale et de litterature , par 
J. H. Meister. Vol. 2 in 8.° ( Mad. Paschoud) , fr. 8. 
( M. Meister, autore d' una delle migliori opere moderne 

suir immaginazlone , abita la Svizzera e credo Lucerna o 

Zurigo. E impossibile avere piu spirito e un migliore 

spirito. ) 

Logique ou reflexions sur les principales operations de f esprit, 

tirees d'Aristote , de Gassendi , de Descartes, de Pascal, de 

Nicole , de Dwnarsais , de Condillac et autres savnns au- 

teurs qui ont traite des moyens de former le jugement , 

simplifiees, angmentees , mises en ordre et a la portee de la 

jeunesse, par L. M. Roberdeav , professeur en tUniver- 

site etc. In 12.° ( L'auteur Boulevart italien n." 1 1 )• 

( Compilazione utile ; ma era egli da saggio semplificare 

Gassendi, Dumarsais , Condillac ecc. affine di metterU alia 

portata della gioventii , come si esprime T autore? Spesso 

quando si crede di semplificare , si altera se pure non si 

snatura afl^tto. Questi comenti scriui squo per la piii parte 



^O APPENDICE 

inntili: alia gioventu bisogiiano dei comentl pnrlnti. Un sa,g- 
gio istitutore dee applicarsi a modeilare , a motliticare le sue 
spiegazioiii secondo le cognizioni persoaali, e per cosi dire 
le osservazioai locali die si e potuto procurare dietro ua 
esauie indefesso della persona sottomessa al suo tratta- 
mento. Qui mi servo di un' espressione consacrata in me- 
diciiia , pevche di fatti T istitutore e un medico, il giovane 
allievo ua ammalalo. Quante qualita , quanti studj pre- 
vea'ivi al)bisognano per ottcnere II diritto sacro di creare 
de" giovani discepoli alia virtii , di sostenere la loro ani- 
ma, d' ins pilar loro de' grandi pensieri , e d" aprir loro 
il santuario delle scieiize umane, sopra tutto quaado I' al- 
lievo e di un grado elevato , giacche ripecero qui cio die 
ho gia detto in molte mie opere , i principi , colore die 
sono chiamnti a governare gli uomini , sono i grandi re- 
sponsali ( les grands coniptables ) dell" ordiae sociaie. ) 

STORTA , AnTICHITa' , BlOGEAFIA. 

Zodiaque de Denderah Utosraphie par Muret , publie par I. 

L. SovLNiEi\ et Le Lorrain. Une feullle ( Sea:cr, , rue da 

Bac), 5 fr. 
Demonstration de la seide epoque a laqueVe dut etre trace 

le zodiaque de Tentyris ( Denderah ) , par M. d Ayzac. 

Brochure in 8.° ( Lenonnant ). 
Examen et explication du zodiaque de Denderah, du zodia- 
que d'JEsne, et du tableau peint au plafond du tnniiMiau. 

des rois de Thebes , par M. I' abbe Halm A. In 8." orne 

de 9 p'anches ( Merlin ) , 6 fr. 

( La felice circostanza die ha fatto ritrovare lo zodiaco 
di Tentira ( Denderah ) di cui avevamo gia delle nozioni 
nelle Dionisiaclie di Nonnio e uiv epoca preziosa per I'a- 
stronomia , ed una sorgente di nuove riccliezze per 1' eru- 
dizione. ) 

Meinoire sur les antiriidtes romaines de la ville de Strasbourg 
ou sur I'ancien Argentoratruin , par T. G. Schweighjeuser 
fils. Br. in 8.° ( Ln>rault ). 

( 11 giovi.ie sig. Schweigh^euser mostra con quest' opuscolo 
di' egli e degno di camininare sulle vestigia del suo dot- 
tissimo genitore a cui noi dohbiamo la migliore edizione 
dei Deipnosoiisti di Atene , quello fra tutti gli scritti degU 



PAUTE STRANIER4. 9I 

antichi il quale ci fa ineglio conoscere la Grecia aatica 
sopra tutto nell" argomeato del genio e tie' costuml. ) 

Histoire de Louis XII roi de France , suivie d'line noLice 
sur I'ori^ine et les progres de la puissance des papes et 
des empenurs en Italie, par J. G. Masselta . In 11/ ornc 
de 2 portraits et de i^ gravures ( Delalaine ). 
( Luigi XII fu sopraiuiomiiiato il Padre del popolo ; ma 
quando si giiardasse bene addentro nelle pieglie della sacra 
veriia saremnio tentati almeno di modificare un si bel- 
r epiteto. Quaiiti massacri , quante crudelta non ha egli 
permesse , e direm quasi ordinate nella bella e iiorente Ita- 
lia? Gli storici considerati come i segretarj della posterita 
hanno spesso resi ottimi servigi ai grandi della terra. ) 

Recueil des pieces relatives au monument de Lucerne consacre 
a la memoire des officiers et soldats suisses marts, pear la 
cause du roi Louis XVI le 10 aout, 2 et 3 septembre 
1792 , suiii de la lettre dun voyageur francais present 
a. I'iruiuguraiion de ce mormment le 10 aout 1821. /« 4.* 
( Lenorniant ) , 5 fr. 
( Ricordanza che 1" umanlta in corruccio ha consecrat4 

all' infortunio e al coraggio. ) 

Histoire de Bertrand Duguesdin , comte de Longueville , con~ 
netable de France , abregee de Guyard de Berville , par 
J. G. Masselin. In 12." 'portrait (Delalaine). 
( Nel 1767 Guyard de Berville avea pubblicato una 
atoria di Bertrand Duqueselin , 2 vol. in 12. Questa storia, 
che per altro e stata ristamoata molte volte, e scritta con. 
uno stile slomliato e difFuso. II sig. Masselin abbreviandola 
e ristringendola si e reso henenierito di coloro che desi- 
derano conoscere le vicende della vita di un guerriero 
cosi celebre. Poi egli ha ridotto due volumi a un solo, e 
tra tvjtte le speculazioni la migllore e quella che si fa 
sulla pigrizia umana. II libro di M. Masselin trovera dun- 
que de' lettori. — Credo dovev metter qui la notizia delle 
principali opere francesi che trattano della storia di B. 
Dugueselin, Le triomphe de neuf preux ou histoire de B. Du- 
gueselin due de Molines. Abbeville 1487 , in folio. — Histoire 
des prouesses de Bertr. du Cleselin. Lyon iSzg, in 8.* — 
Le livre des faits d'armes de Bertr. Dugueselin ( sans date ) , 
m folio. — Histoire de Messir^ Bertr. Dugueselin, ecritu 



02 A r r E N D I C E 

en prose en fan i.TSy et niise en lumiere par CI. Menard. 
Paris 1618^ in 4.° ( Get ouvrage a ete compose par ordre 
de Jean d'Estonville ). — Histoire de B. Diigueselin , par 
Paul Hay. Paris 1666, in folio. — Anciens memoir cs du 
14.* sitcle , coaienant la vie du fameux Bertr. Dw^ueselin etc., 
trad, par J. Lefehvre. Douvay 1692;, in 4.° ecc. 

Notice sur La Harpe suivie de pieces justijicatives. In 8.* 
( Verdiere ) , 2 fr. a 5 cent. 

( Questa notizia composta da M. di S. Su in e destiiiata 
ad essere posta alia testa delT edizio;ie delle opere di La 
Harpe dataci da Verdiere nel 18206 1821, 16 volnni in 
o." (96 fr. ). M. de La Harpe era uii eccellente filosofo 
ed il miglior critico de'' snoi tempi. Fu egli medesimo cri- 
ticatissimo. Mettiamolo il primo fra" letterati francesi di 
second' ordine e saremo giusti verso di lui ). 

Geografia e Viaggi. 

Bulletin de la Societe de geographic. In 8.* 

( II prezzo di questo Bullettino che si distribuisce gra- 
tis ai membri della Sociera, e per gli altri associati di 
franchi per ogni 34 fogli di stampa. Questa Societa , 
stabilita di fresco , e composta benissimo. I suoi lavori 
saranno di nna grandissima utilita ai prog'-essi della geogra- 
fia , la quale deve tutto ella stessa a Cook , Boua;ainvilIe, 
Krusensterne , Macartney , Freycinet e tanti altri. La So- 
cieta e stata istituita dal signor Barbie dix Boccage , il 
migliore allievo del celebre Danville. ) 

Voyage en Grece et dans les lies Joniewies pendant les six 
dernier s mois de i8ai, traduit de I'allemand de Christian 
Mailer par Leon A^*. In 8.° ( Gueffier ). 

( Si trovano in quest" opera de' ragguagli curiosi sulla 
insiirrezione de' Greci , come sul carattere de' loro princi- 
pali capi. Credo di dover annunciare in questo luogo che 
il colonnello Bory de S. Vincent si propone di pubblicare 
quanto prima in francese una Storia e descrizione delle 
isole Lome, Corfii, Paxo , Lencade , Itaca , Cefalonia , Zan- 
te, Gerigo e Naxos, pigliando dai tempi fa volosi ed eroici 
fino ai nostri giorni , scritta da un antico officiale supe- 
rioie dello state maggiore in gnernigione in quelle isole. 



PART-K STRANIEUA. 98 

Formera un volume in 8." accompagnato da uii atlante in 
4.° graiide contenetite cai-te , vedute , costumi , meda- 
glie eec: prezzo a5 franchi ( Duiidey Dupre ). 

Storia naturale. 

Histoire naturelle et iconographique des insectes coleopteres 
d' Europe , par M. Latreille ct 31. le baron Dr.jAN. In 
8.° livr. premiere ( Crevot ) : fipires noires 5 /r., figures 
coloriees 7 fr., papier velin superfin , fig. doubles 1 5 fr. 

( L' opera intiera formera 14 a 16 Volunii. M. Latreille 
e classico per la parte dell" istoria iiaturale clie concerne 
gl' inseiti , genere die esige un'' applicazione ed una saga- 
cita poco comuni. ) 

Belle letters , Poesia. 

Odes d' Horace , traduction francaise avec des notes explica- 
tives par Felicie d Ay sac ( Nee a Paris en 1801) dame 
de la maison roynle des eleves de la Legion d'honneur a 
S. Denis. In 8.° ( Egeron), 5 fr. 

(Una giovane di 20 anni tradurre Orazio ! . . . . Sup- 
pongo ch' ella avra fatta la sua traduzione sopra uno di 
que'' testi che noi chiamiamo in latino Editiones expur^ 
gata; , perclie I'antore delle satire avrebbe qualche volta 
sconcertato ed ofFeso il suo pudore. Per altro e il sesso 
e r eta dell" interessante traduttrice ofFrono un'' attrattiva 
molto piccante al lettore. Non dubito ch' ella ne contera 
molti. 

De la necessite d'aboUr la peine de mort , discours en vers 
. ( Pelicier , Galignani ) , 3 fr. 

( In seguito di questo discorso in versi V autore ha messo 
quattro Dissertazioni in prosa nelle quali discute le opi- 
nioni di Mahly, di INIontescpiieu , di Filangeri e di J. J. 
Rousseau suUa peaa di morte. Noa e seoza merito questa 
operetta. ) 



04 APrENDlCir 

GlORNALt LETTERARJ. 

Journal a$iatlque , ou reciwil des memoires , d'extraits et des 
notices relatives a la philosophie , aux sciences , a la litte- 
rat.ure et aux langues des peiiples orientaux, redige par MM. 
Chezy , Coqiiebat de Montbret y Degerando, Favriel, 
Grangeret BE LA Grange , Haze, Klaproth, Abel, Be- 
MUZAT , Saijyt Marti ¥ , Sihestre de Sacy et autre s pro- 
fesseurs frangais et etrangers , pubblie par la Societe asia- 
tique. In 8.° ( Dondey Dupre )-^ abonneinent pour I'annee 
composee dc la caluers , ao fr. 

( La Societa asiatira stahiliia a Parigi dopo il primo aprile 
tlel corrente anno sotto la protezlone spe^ale di S. A. S. 
il Dnca d' Orleans sara col tempo di graiidissiraa utilita ai 
pi'ogressi de'buoni studj orientali. ) 

Archives de Thalie , journal consncre aux arts , aux sciences , 
a la Jitterature frangaise et etrangsre etc. In 8.° 3 nu- 
meros par semaine ; prix d'abonnemenr. pour trois mois 
1 5 fr., un mois 6 fr. ( Rue Neuve S. Eustache, n." i8 ). 

( Sapeva die Talla aveva una mascliera e de' sonagli : 
ignorava ch' ella avesse degli archivj. Qnesta parola pecca 
di s;i'avita , e non mi pare i,n verun modo in consonanza 
coUa mvTsa die ha ispirato Moli?re , Rc.'^aa;-d, Dufresnes, 
Lesage, 1" ingegnoso Goldoni e taiiti altri. ) 

Teatko. 

Chefs d'ceuvres du theatre anglais. Tom. premier ( Brissot 
Thivars ) , a /r. 

( Qnesto volume fa parte della raccolta intitolata Reper^i 
toire des theatres etrangers , nella quale s' intende di dare 
la trfiduzione delle migUori opere drammatidie dell' Italia , 
della Spagna , dell* Ingliilterra , della Germania , ecc. Rac- 
colta preziosa sopra tutto pei nostri autori drammatici 
( fraiicesi ) essendovi grandissima carestia di produzioni 
teati'ali. ) 

Sono comparse alia luce in questo mese undici operette 
tra commedie , tragedie, Fa/tdet^ii/e^, melodrammi, ecc. Non. 
distinguero die le seguenti : 



PARTE 9TRA.NIER\. 96 

Les Macchabees, on le nmrtrre, tragMie en cinq actes , par 
M. Aiex. GviRAVD, representee sur le second theatre fran- 
^ats. In 8." ( Ainbr. Tardieu) , fr. 3, cent. So. 

Le Bramine, opera en un acte, parole de M. Delestre Toae- 
SON , musique de M. A. Piccini, represente sur le theatre 
du Gymnase. In 8." ( Pages ) , fr, i , cent. 5o. 

La fiUe mat gardee ou la coupe des foins. Vaudeville en un 
acte par MM. Prajvcis, Bbazieb et Dumersan , repre- 
sente sur le theatre des Varietes. In 0.° ( Barba ), fr, i , 



cent. 5o. 



ROMANZI. 



Fi'a i 16 romanzi pubblicati in luglio non nominero 
die i tie seguenti : 

Thilby, ou le lutin d'Argail; nouvelle ecossaise par Ch. IVo- 
DiER. In ia.° ( Lcidvocat ) , fr. z, cent. 5o. 

Halidon-HUl , esquisse dramatique tiree de I'histoire d'Pcosse , 
par Walter-Scott. In 12.° ( Gosselin ) , fr. a. 

Les Rivaux , par mad, Pichler , trad, de Fallemand par mad. 
Betzy B.'^*. Vol. 3 in 12.° {Alex. Eymery),fr. y, cent. So. 

( Benclie si legga siil frontispizio il iiome di mad. PI- 
diler , non posso credere die questa dehole operetta sia 
realmente della stessa persona , alia quale noi dobbiaiiio 
r eccelleate romanzo tVAgathocle , sorta di poema epico 
die ofFre il piii vivo interesse. ) 

Agosto. 
In qviesto mese si sono pubblicate 5oo novita. 

Teologia, Filosofia, Morale, Educazione. 

La loi dis>in", par M. Jasseaume Dvjiourg. In 1^.° (lOeffer), 
fr. 2. 

Lois divines , immuahles et universelles , ou recueil des lois 
etablies par Dieu rueme lors de la creation , par E. H. 
F, J. MoNcrr. In 8.°, livr, premier ( Tourneux , Delau- 
rmy , 3Iongic). Get ouvrage formera 5 vol.,prixdes cinq 
vol. 48 fr. 



^6 A V P E N D I C B 

Opuscules theosophiques , wixquels on a joint, une defense 
des Soirees de S. Petersbour!^ , par un cuni de la verite. 
In 8.° ( M'gneret, Treuttel ) , fr. 4. 

( Questa parola teosofia , vale a dire sapienza di Dio , 
pai-te cosi importante d*!!' ontologia e dell' etica , trovasi 
di rado nei iiostri scritti nioderni. Scienza tuttavolta su- 
hliuie, emanata da Dio stesso , e il di cui scopo e il per- 
fezionamento deUa nostra ragione , del nostro essere. Spe- 
riamo che I' autore di cpiesto libro potra in una seconda 
edizioae o in qualclie opera sus^eguente emettere delle 
idee piii rilevate , piu degne del soggetto solemie cli' egli 
ha impreso a trattare. ) 

Les nuits gauloises ou meditations politiques et morales , par 
M. DE Lavillemeneue. In 8.° (Painparre ) , fr. 2, cent. 5o. 
( Principj saggi , intenzioai lodevoli; ma qualche volta 

si e soggetti a sognare durante la notte. ) 

De la condition et de f influence des femnes sous FEmpire 

et depuis la restauration , par M. S, R. Avocat. In 8.* 

( Thierict et Belin 1 , fr. 2. , cent. 5o. 

(Questo piccol volume e destinato a far seguito all' opera 

di M. le Vicomte de Segur intitolata : Les femmes , leur 

condition et leur influence chez les divers peuples anciens 

et modenies di cui si e puhblicata non ha guari una nuova 

edizione in 3 vol. in i8.% e la cui ripittazione e stabilita 

da niolto tempo. ) 

Conseih de I'amitie ou lettres a Claire , par madmoiselle Offroy 
DE Barancy. In ia.° ( L'auteur rue du Cherche-midi, n. 17), 
( Scritto piacevole. Vi regna quel genere di delicatezza 

che e propria alle donne , che non appartiene che alle 

donne. Lo spirito ha un sesso. ) 

Considerations sur I' education morale de la jeunesse, melees 
de quelques reflexions sur sa situation actuelle , adressees 
aux peres et aux meres de famille , par F. Ch. T.* In 
8.° ( Dentu ). 

( Ancora de" luoghi comuni ; ma i luoghi comuni mi 
vanno a gratlo. La morale dovrehbe essere talmente stra- 
t;a5ata, talmente infusa nel nostro spirito da poterci limi- 
tare a dare agli scritti di questo genere la forma di un 
semplice processo verbale. ) - , 



PARTE STRA.NIERA. 97 

Essai mr les principes elenientaires de I'education , par 
G. Spvrzheim. In 8." ( TreuUel ) , fr. 3 , cent. 60. 
( Eccellente opera. ) 

Expose analytique des methodes de I' abbe Gaulder , ouvrage 
destine a faire connaitre I'esprit et I'ensembie de ces me~ 
thodes et a servir de guide aux parens ct aux instituteurs 
qui en adoptent l'usage,par M. L, P. de Jussieu. In 8.* 
( A Renouard ). 

( Ognuiio sa che il metodo dell' ingegnoso abate Gaultier 
consiste nell' istruire i fanciulli , sia per la gramatica , sia 
jier la storia , col mezzo di giuochi di carte e di partite 
regelate. Va benissimo. Cio e molto ricreativo. Ma non 
v' ha egli un po' di pericolo ad accostnniare di buon'ora i 
ragazzi all' abitudine di iiianeggiar delle carte da ginoco ? 
Si comincia col giuocare dei sostanfivi, degli aggettivi , 
dei participj e dei gerundj ; pin tardi si finisce coii delle 
interjezioni e con del daaaro. AUoxa si diveata cattivi e 
si va alia malora. ) 

POLITICA , LeGISLAZIONE. 

( itechisme politique fonde sur les maximes des legislateurs 
onciens et modernes, par M. Gallet. Br.^n Zf (Trouve). 
( 6uon' opera , bene scritta , bene composta, Ravvicina- 

menti e connessioni che darino a pensare al filosofo e al- 

r uomo di stato. ) 

Etat reUgieux et legal des protestans en France , 014 recueil 
contenant I'ancienne discipline, la loi organique dii 18 
germinal an X , celles qui s'y rapportent etc. Br, in 8.* 
( Valence Marc'Aur'ele ) , fr. i , cent. a5. 
( liiventario esatto delle leggi fatte sopra i protestanti 
ill Francia, e ragguaglio circostanziato sulla discipliiia della 
loro chiesa necessario all' uomo di stato ed al filosofo. ) 

ddresse aux nations de ^Europe sur le commerce homicide 
I appele traite des noirs , publiee par la So'ciete des amis , 
communement nommes Quakers, trad, de C anglais. Br. in 
\\ 8." (Cellot). 

( II mio corrispondente di Londra mi scrive che si e 
pubblicato in quella citta ua opuscolo intitolato Lettera 
i otf imperatore Alessandro sulla tratta dei negri , per WiU, 
j BM, Ital. T. XXVIII. 7 



<)5 Al'PENDICB 

IVilbeJ force memhro del parJamento britannico , in 8." II sig. 
Willielforce e conosciuto da molto tempo in Itigliilterra 
come il primo filintropo della Gran Bretagna, e quautun- 
que alcuni coloiiisti , e per servirmi deir espressione in- 
glese , alcnni Na))abs abbiano avuto 1' indegnita di ridere 
nelle due Camere della nera umaniia ( tlie black humanity ) 
del generoso amico del negrl ( Wilbclforce), TEuropa gli 
rende altauiente giustizia. ) 

La Bosnie consideree dans ses rapports avec I' Empire otto- 
man, par Cluirles Pertusies. In 8." ( Cosselin ). 

(M. Pertnsier ha pubblicato nel i8i5 le sue Prome- 
nades pittoresques dans Constantinople et sur les rives du 
Bosphnre, vol. 3 in 8.% con atlante (fr. i8o) e nel i8ao 
tin' akr' opera i'.ititolata De la fonification ordonnee d'apres 
les principcs de la strategic et de la balistique moderne , 
in 8." Qneste clue opere hanno otlenuto nn successo me- 
ritato. Quella che ora annunciamo mi e serab'ata egual- 
nieiite degna di sostenere la rlputazione del suo stimabile 
autore. ) 

Lettres dun Norvegien de la vieille roche , ou examen des 
changemens qui menacent la constitution du royaume de 
Norvege. In S*f (^L'auteur , rue du Dauphin, n." 'j),fr. 3. 

( Scritto saggio, bene pensato. L' autore si mostra pa- 
drone del suo soggetto, e conosce a fondo i fatti sui quali 
appoggia le sue congetture, ) 

StORIA, BlOGRAFIA. 

Histoire des croisades , quatribne partie contenant les expe- 
ditions de S. Louis , les guerres des Chretiens contra les 
Tares , et des considerations generales sur les resultats des 
croisades , par M. Michavd , de I'Academie frangaise. 
Tom. 4, 5, 6, -j (^Michaud ) , 28 fr., pnx: de 7 volu- 
mes 49 fr. 

( La riputazione di questi quattro volumi era fatta in 
anticipazione dietro il successo die hanno ottenuto i tre 
primi. I tomi 6 e 7 contengono delle iiotizie biljlioirrafiche 
sopra gli scrittori che hanno trattato dell' istoria delle Cro- 
ciate. ) 



PARTE STRANIEKA. ^Q 

Tableaux chronologiques des principaux faits de fhistoirc 
avant Here vulgaire , par J. B. Gail. In 4.° ( Chez Gail 
au College royal, Dekdaine ). 

( Quest' opera , al cui seguito si trova la divisione del- 
1' anno secondo gll antichi , e la spiegazioue delle diverse 
locuzioni cronologiche secondo Erodoto, Tucidide e Seno- 
fonte, e stata stampata aaclie in 8.°, e forma il tomo XII 
deir intercssante raccolta intitolata Le Philologue pubbli- 
cata dal nostro stimabile accademico M. Gail. \ 

Tableaux mnemoniques de thistoire de France composes des 
meiiailles chronologiques contenant le portrait de chaqae 
roi et les principaux ewviemens de son regne ; indiqucs par 
differens cmhlemes , accompagnes dhm abrege de I'liistoire 
de France 771/5 en rapport avec les tableaux. In 12, orne 
de 70 planches {Colas), 18 fr. 

(Picciolo libro che puo servire airadolescenza e che e egual- 
mente utile come Mnemonica alle persone di matura eta. ) 

Histoire de la vie et des ecrits de T. J. Rousseau. Nouvelle 
edition. Vol. a in 12.° { Brier e, Bechet), 7 fr. So cent. 
( Questa nuova edizione e accresciuta di due lettere 

inedite indiritte a mad. d' Houdelot. ) 

Notice sur la fin tragique d'Ali Tebelen visir de fanina , par 
M. de PovqvEViLLE. Br. in 8.° {Martinet, Dupont., rue 
de la Harpe , num. 7 ). 

( II medico Poucjiieville e classico in punto de' princi- 
pali fatti dell' istoria moderna delP Orieute. Noi gli dol)- 
biamo un eccellente viagg;io in Grecia e in alcune citta 
dell'Asia Minore , dove ha soggiornato lungamente. Del 
resto cpiest' opuscolo non e che uno scliizzo £:itto per cost 
dire alia sfuggita. ) 

Geograffa e Viaggi. 

Eiude graphique de la terre, ou nouvelle methode de geo- 
graphic eleinentaire , cartes ^crites , simples projections , 
tablecMx historiques et texte explicatif , a I'usage de la 
jeunesse , par Augustin Le Grand. In 8.°, 71 planches 
(L'auteur, rue Haute feuille , num. 18, Pelicier), 3o fr. 
( Quest' opera e abbastanza rimarchevole , ma e troppo 

cai'a per le case di educazione. ) 



lOO APPENDICE 

te Bresil , histoire , mcpiirs et coutumes des habitans de 
ce royaume , par M. Hipolyte Taunay et Ferdinand De- 
js'is. Vol. 6 in id,." fi<^. noires 34 /r., fi'^. col. (^ Aug. 
Neprac ) , 36 /r. 

( QuestO viaggio forma parte della piacevole ed interes- 
sante raccolta intitolata Mcnurs , arts et metiers de tons les 
peuples , la quale formera 160 volnmi in 18.° con fig. 
Sorta di Biblioteca di canipagaa , almeao per la parte die 
risguarda i viaggi. ) 

FlSICA, FiSIOLOGIA, STORIA NTATCRALE. 

Cours elemejitaire de physique experimentale a I'usage des 
jeunes etuaians et des amateurs de toutes les classes , 
par J. MoLLET , professeur au musee de Lyon. Vol. 2 in 
8." ( Bachelier , Huzard , I'Auteur quai de Retz n.' 65 
Lyon ). 

]Mulla di piu difficile che fare un' opera elementare. 
Questa mi e sembrata ben fatta e conmiendevolissima. E 
chiara , e questo merito e importantissimo ne" libri di questo 
genere. 

Tableau analytique et critique de I'ouvrage du docteur Gall 
sur les nerfs , Ze cerveau et leurs fonctions automatiques 
et intellectuelles , par J. B. Demangeon , docteur en me- 
decine. In 8." (L'auteur^ rue de Clery n." -k), Mequignon, 
Marvis ). 

( Si pub considerare quest' opera come una buona dis- 
sertazione sul sistema del dott. Gall che si e forse Van- 
tato troppo 5 ma che secondo me si trascura troppo og- 
gidi. ) 

Observations et reflexions sur les causes , les symptomes et 
le truitement de 'a contagion dans les differentes maladies 
et spe iahment dans la peste d' Orient et la fie\'re jaune, 
par M. CI. Balme D. Med. In 8." (Bechet, J. Gaban, Lyon 
chez fauteur , rue du Buisson n." 19. ) * 

( Eccellente opera , e clie i medici di tutti i paesi po- 
traano consultare ecu frutto. ) 



1?\1?TE STRANIERA. 161 

i^able synoptique des poisons , dressde d'apres les travaux 
les plus recens d'Histoire natureUe , de therapeutique et 
de medecine legale , par Eusebe De Salle. ( Bailler , Ga- 
bon). In folio., deux feuvilles , fr. i. 

( L' autore ha rimiito in questi due quadri sinottici le 
diverse sostaiize velenose de' tre regni della naU\ra , gli 
accidenti che ^roducono , i rimedj che si deve oppor 
loro , ecc. ) • 

Belle arti. 

Salon d'Horace Vernet , ou collection gravie d'apres les ta- 
bleaux exposes chez lui en 182a. Jn 4.,° (^F. Janet, rue 
des Grands Augustins n.° 7. ) 
( Opera piacevole. La prima distribuzione contiene il ri- 

tratto in pieai del duca d' Orleans , 1' Odalisca , la pazza 

per amore , le vacche ). 

Essai sur I'histoire de la musique en Italic depuis les terns 
les plus anciens jusqua nos jours , par M. le comte Greg. 
Orloff., senateur de t Empire die Russie. Vol. a in 8." 
( Dufart , Chassercaux ), fr. g. 

( Troviasi in qiiesta huona opera i fatti piu essenziali 
suir arte propriamente delta , e di cui il dott. Barney ha 
arriccliita 1" ainpia sua storia della musica; ma cio che 
non potrebbesi trovare nel dott. Barney sono gli aneddoti 
piccanti che riferisce lo spiritoso conte OrlofF sui migliori 
maestri di cappella moderni. Alle corte, T opera dello scrit- 
tore russo cancella interamente quella di Bonnet, vol. i in 
ia.% ed e anche superiore a qaella di La Borde , vol. 4 

in a." ) 

Belle lettere. 

Le divouement des medecins francais et des sosurs de S. Ca~ 

mille dans hi peste de Barcelone par mad. Delphine Gay; 

piece mennonnee dans la seance de I'academie francaise 

dii. 24. aoilt 182,2. Br. in 8.° {Ambr. Tardieu) cent. 

7$ ; in 4.* {Firm. Didot) , fr. i. So cent. 

(Versi deliziosi che respirano la sensibilita e la grazia, 

Questo successo di madamigella DelGna Gay e tanto piii 

lusmghiero in quanto ch' ella tocca appena V eta di 1 8 

ajini. Madania sua madre cui noi Uobbiamo Laure dEstelle. 



lOa A P P E N D I C E 

3 vol. in r3.% ed un altro romaiizo iiititolato Les malheurs 
d'un amant heureux , e una signora di molto spirito. ) 

JL'ApoUon , journal des lettres et des arts ( Rue de I'Echelle , 

n.° 9 ). 

Questo nuovo giornale vede la luce tutti i salibati ; il 
prezzo d' associazione a un tvimestre per le persone die 
amaiio e proteggoiio le arti fr. i5 ; pei letterati , iinpre- 
carj e merc^ti d' ogni genere fr. lo, per gli stabilimenti 
pubblici , caffe, restorateur fr. 7. 

Ecco un Apollo clie ha uno stile licne bizzarre. Dietro 
qnesto compute e cbiaro che v' ha piii del So per 100 a 
guadagnare tenendo un cafle, una trattoria, che ninando 
e proteggerulo le belle arti ; di questa verita me n' era ac- 
corto anche prima. 

# 
Teateo. 

Memoires de mademoiselle Clairon, actrice du theatre francais , 

ecrits par elle m,ene , nouvelle edition , mis dans un meil- 

leur ordre. In 8." ( Ponthieu ) , 6 fr. 
3Iemoires de mistriss Bellamy , actrice du Convent Garden. 

In di." , torn, premier ( Pontlueu ) , 6 fr. 

( Le due succennate opere forman* la prima distribu- 
zione delle raccolta delle Memorie suU'arte drammatica 
con note de' signori Berville , Barrier ecc. , che sara com- 
posta di circa 20 volumi in 8,°) 

Di dodici produzioni teatrali che hanno veduto la luce 
nel corso del mese d' agosto , non distinguero che le se- 
guenti : 

Jeanne Hachette , on /'heroine de Beauvais , melodramme en 
trois actes , par M. Dupehciie , musique de M. Adrien , 
ballets de M. Maximiea , decors de M. Daguerre , re- 
. presente sur le tJiedtre de I' Ambigu comique. In S.''{ Pol- 
let), I fr. 

E noto che in certe cerimonie pubbliche le donne a 
Beauvais hanno il passo innanzi agh uomini , dopo che 
nel 147a la citta fu salvata merce il coraggio della fa- 
mosa Giovanna Hacliett* nominata Jeanne Fourquet da 
Fil. di Commines f, Jeanne Fouquet da P. Mathien , Hi- 
stoite de Louis XI:, Jeanne Laine da Antonio Loisel, Mem. 
,de Beauvais., etc. Avvi alia Biblioteca reale una tragedia. 



1 



PARTE STR\NIERA. Io3 

fortunatamente manoscritta , iadtolata Triomphe du beau 
sexe : Jeanne Hachette , ou le siege de Eeauvais , par Itr 
sieur de Rousset, garde de la Manche. 

Agnes et Fitz Henri, pantomine en deux actes , par M. 
Henry represents sur le theatre d^ la porte S. Martin. 
In 8." ( Quoj ), So. cent. 

( Questa pantomima e fatta sulle tracce del romanzo cli 
mistriss Opie intitolato II padre e la figUa in inglese , e 
tradotto sulla prima edizione da madama la duchessa di 
Saulx Travannes , e sulla seconda da madama Luigia Brayer 
S. Leon , alia quale noi dobbiamo molti romanzi elegan- 
tissimamente sci-itti ; e che per lo piii dopo aver avuto 
molte edizioni in Francia furono tradotti in diverse liiigue 
straniere. Osswvero che mad. Brayer nella sua traduzione 
ha avuto 1' accorgiinento di non nominare Agnese come 
mistriss Opie , ma Cecilia , 1' eroina di questo romanzo. 
Col riflesso ch' ella trovava un po' scabroso di dare il 
nome d" Agnese a una gicvane ragazza che aveva dato alia 
luce un l^el banibinello naturale, partlcolarita della sua 
vita sensibile, in seguito della quale T autore introduce 
una situazione straziante allorclie la figliuola colpevole in- 
contra P infelice suo padre privato della ragione in con- 
seguenza dell' abbandono ov'' ella lo avea lasciato. ) 

Les Blouses , ou la soiree a ki mode, comedie Vaudeville 
en un acte , par MM. Gabriel ed Arm and , representde 
sur le theatre des Farietes. In 8 .° ( Burba ), i. fr. So cciU. 

( No vita il cui successo e vivlssimo a motivo della circo- 
stanza seguente. Si chiama a Parigi blouse una specie di 
soprabito di tela grossolana che i carrettieri e conduttori di 
Yetture di trasporto in Francia cliia-iiate rowifrs mettono di 
aopra i loro abiti per preservarli dalia neve e dal cattivo 
tempo. Le nostre signore hanno trovato piccante d' imi- 
tare questa costumanza , e di farsi delle specie di taniche 
somiglianti a quelle blouses de' carrettieri , elegantissime 
xl'altronde, a piegncce finissime e serrate alia persona con 
cinti di cuojo di Russia che ha buon odore. Le piu ele- 
ganti poi delle nostre signore , che vogliono semore rafli- 
nare sulla moda mettono delle cinture di paglia ruccoinan- 
date da fibbie piu o nicjtio riccl,«e; nel che coasiste il su- 
premo ban-ton. ) 



104 APl'ENOICE 

ROMAKZI. 

Si sono pubblicati nel corso del mese d'agosto 14. ro- 
mnnzi o raccolte di novelle e racconti , fra i quali non 
distingnero clie i quattro seguenti : 
La belle soeur , ou la famille de Sternbourg , trad, de I'al- 

lemand d'Auguste iMfontaine , par L. de Bilderbeck jeune. 

Vol 4. in 12.° (^Eymery)^ 10 fr. 
Les enfans, ou les caracteres , par miss. Edgeworth. Vol. 4 

in 18.° ( Eymery ) , 8 /r. 
Roche blanche ou les chasseurs des Pyrenees , par miss. 

Marin Porter , trad, de I'angUiis par mad. Collet. Vol. 5 

in I a .° ( Eypiery ) , \% fr. 
Histoire ethiopique d'Heliodore , ou les amours de Theagene 

€t de Chariclee , trad. d'AMYOT revue par Trognon avec 

notes de 3fM. Coray etc. Vol. a in 8.°, 10 fr. pdpier 

velin ( Correard ) , 20 fr. 

( Quest' opera forma i tomi 2 e 3 d' nna Scelta di ro- 
manzi tradotti dal greco e dal latino, 10 vol, in 8." II 
priino volume, die coiitiene gli amori pastorali di Dafni e 
Cloe di Longo il sofista , vide la luce in decenibre 1821. 
Si sa e si e ripetuto mille volte, che dalle nozze di Teagene 
e di Cariclea, i due piii antichi romanzi conosciuti, sono 
nati tutti i romanzi del mondo. Che posterita prodigiosal ) 

Varieta'. 
Si propongono di pubblicare quanto prima le due opere 
seguenti : 

Memorial de S. Hdene , ou journal dans lequel se trouve 
consigne jour par jour tout ce qua dit et fait Napoleon 
durant dix huit mois , par M. le comte de Las Casas. 
Ce journal formera 8 vol. in S.° ornes d'un carte: prix 
de chaque volume j fr. ( Roret, Duval , rue du Bac n." 53). 

Nouvelle description des arts et metiers , ou manual du ma- 
nufacturier , de t artisan et du proprietaire , mis en rap- 
port avec les ameliorations et decouvertes fiites en Europe 
depuis trente ans : puhliees par MM. Chbistian , de la\ 
Boude, Costaz , de la Fosse, Deveux., Dupin , CadeT I 
Gasstcoubt -fjls , Lenormajvd, le Febvre, Gisneav , etc. 
sous la direction d'un jury onsultative ( Baheuf). 
( M. Christian e conservatnre del museo delle macchine: i 

diversi collaboratori sono i prinii nel loro genere i-ispettivo; 



PARTE STRANIERA. loS 

perclo queSta raccolta sara tutta di niano maestra. Gli 
editor! si propongoiio di pubblicaila per distribuzioni com- 
poste tutte di un volume in 4.° ornato di rami. Ogni pro- 
fessione formera Toggetto di un trattato particolare che si 
potra acquistare anche separata men te. Prezzo d'ogni volume 
7 fr., 5o cent, per gli associati ^ e 9 fr, peir tutti gli aliri. ) 



Si deve raettere quanto prima sotto i torchi a Parigi una 
nuova opera dell' illustre ed infaticabile IM. Cii. Pougeus , 
niembro dellAccademia reale deile iscrizioni e belle lettere 
e delle prin'cipali societa letterarie d' Europa , autore del 
Tresor des origines et DIctionnaire grammatical raisonne de la 
langue francaise , Des quattre ages ( stata tradotta in italia- 
no nello scorso 1 8 2 i presso Vincenzo Ferrario in Milano ) , 
delle Lettres d'un Chartreux , delle Lettres de Sosthme, dei 
Contes du vieil Ermite de la vallee de Vauxhuin , AeWAr- 
cheoJogie francaise etc. L' opera succennata e intitolata 
Jocko anecdote indienne , e T autore vi ha riunito con molta 
arte e in un modo piccantissimo molti fatti cviriosi sul- 
r istinto degli animali , accompagnati da numerose prove, 
cavate dai viaggiatori e dai natural isti i piu accreditati. 
11 pubblico attende con impazienza questa pvoduzione. 



Essai statistique sur le royaume de Portugal et d Al- 
garve compare aux autre s Etats de V Europe et suivi 
dun coup dceil sur Vetat actuel des sciences , des 
lettres et des beaux-arts parmi les Portugais des 
deux hemispheres , dedie a Sa Majeste tres-Ftdile par 
Adrien Balbi , ancien professeur de physique , de 
geograpliie et de mathematique , membre coirespon- 
dant de V Athenee de Trevise, etc. — Paris ^ 1822 
( octobre ), chez Rey et Gravier. Deux volumes in 
8° de 610 pages chaque. Prix i6 francs. 



I06 APPENDICE 



PARTE 11. . 

SCIENZE, LETTERE ED ART! ITALIANE. 



Discorso del sig. Ignazio Fumagalli ^ vicesegretarlo 
dell' I. R. Accadeima, letto nella gran.de aula "Hel- 
VI. R. palazzo delle scienze e delle artl in oc- 
casione della solenue distribuzlone de' premj del- 
VI. R. Accademia delle belle artl fattasl da S. E. 
it sig. coiite Di 5TRASSOLDO, presidente del governo 
in Milano , il gioriio 27 agosto 1822. 

V^ GNI qual volta riandando le quallta Ssiclie e morall dell' uomo 
ci arrcstiamo a calcolare i vaataggi che dalla grazia ridoadano , 
considei-ata sotto i rappovti di dono naturale o di dote acquisita 
per educa/ione, siam;) costretri a confc ssarne T entita ed a pro- 
clamarne T iuiportanza. Tutto cede e si piega all' iaflueuza ed 
alle attrattive di essa. Un gesto aggra/iato, una guardatura lan- 
guida o sereiia o vivace , ua tuouo omogeneo di voce , i movi- 
meati disinvolti , i vezzi in fine ci seducouo , ci allettano , ^ li 
vediamo bene di sovente, a iiialgraJo die le nostre belle se ne 
adontino, antepostl alia leggiadria delle loro foriue. Ignaro dei 
principj che producono tall sensazioni, il volgo va continiiaraente 
attribuendole a un certo uon so che ; il filosofo risguardando la 
grazia sotto varj aspetti , con ditferpnti nomi la distingue , e 
talora mentre fisicaniente la spi'egia od infiage di disprezzarla , 
moralmente s'affatica per possederla , perche ne riconosce I'uti- 
lita. Iniperocche tanto h il predoiiiinio eh' essa esercita sui sensi 
nostri, che se isolata si ti'ova, 'seduce; se assisce la ragione, fa 
che piii possenti sieuo i mezzi di persua'lcre; se accompagnasi 
qual sussidiaria all' el')qucaza, la ragione stessa njn di r^do rl- 
mane sopraffatta. Le anime sensibili applaudiscono se la giustizia 
in favore della grazia uiltiga il rigore del castigo , e ne soiio 
"vivaniente commosse allorquando miraao sulle scene la tirannide 
deporre airaspetto di essa la ferocia e spuntare gli aculei dei 
preparati tormenti. Ne questi soli soiio gli eifetti di qiesto ele- 
ruento. La natura ride per esso , e provida acc0(jpiol!o talora 
alia bellezza onde si rimiovellasse di tempo in tempo in noi 
r idea della perfezione, lo cougiuuse all' ingenuitii e lo concess* 



PARTE ITAtlANA. lOJ 

air infanzia accio trovasse soccorso, aseistenza e yirotezione nelle 
varie vicissitudini , ed unico o congiunto ad altri doni lo diede 
preferibihnente iii dote al debil sesso unde possa col forte t-qui- 
librarsi e cospargere di dolcezze i sudox'i inseparabili dell' atti- 
vita e del travaglio. 

Giovani alunni, se non gli stessi vantaggi, nou lievi al certo 
procacciausi ([uegl' ingegni Ae esseudosi applicati a qiieste libe- 
ral! discipliiie nou trascurano di disceineie e d' iuiitare dalla 
natura questa qualita onde ornarne le loro produzioni. La bel- 
lezza va debitrice in n)olta parte de' suoi prestigi al lenocinio 
della grazia. Esseudomi proposto in questo giorno de' vostri fa»ti 
di ragionarvi intorao ua pregio si iniportante , sento che non 
niai > quanto in questa occasione , nai riusci grave il dovere di 
Djio istituto, giacche i iiuei concetti dis-adorni di stile conveuiente 
I Dial saprebbsro rispondere a si dilicato argomento. 

'Nelle arti del disegno e segnataiueute ndla pittura e nella 
scultura la grazia , sia dono natiirale o dote artiiiciale , pos»ei>- 
tetnente ci attrae e sublima quelle opere in cui e sparsa: questa 
dono pero , se non e maneggiato con circospezione , diventa 
pericoloso, perche facile n' e T abuso e in questo oaso degene- 
rando in affettazioiie porta in vece deterioraiiienro alia beNezza, 
scopo precipuo delle arti medesime. A dimnstrarvi j.ertanto I'uti- 
liia di questa prprogativa e ad acc«'nurti vi insieuie i pericoli cui 
t trovasi esposto T inesperto artista iicll' approFutiUue e diretto 
1 questo qualunque siasi mio dire. 

j Chi si occupasse di analizzare i rapporti della grazia onde 
dedurne una defiaizionc , s' ingolferebbe in uu vasto pelage , 
I e dope aver discoperto cli' essa e multiforme , versatile e rela- 
tiva , finirebbe a aiio avviso col conchmdere essere la grazia 
cio che piace , come viene generalmente definita la bellezza. 
In fatti si dell' una che dell' altra ne giudichiauio per le sen- 
sazioni , le quali sono piu o nieno giiiste , vive o stravaganti 
secondo la particolare abitudine di vedere e la naturale dispo- 
sizione degli organi. Un tipo die siasi foriuato nell' immaeina- 
zione o che sia di continuo sotto lo sguardo , un' idea che ciuan- 
tunque eiTonea venoa inceseanteniente instiUara dall' educazione 
ed infiaite altre cause e tendenze fanno si che diversissime ne 
emergono le opinioni su (juesto argomento. II Cinese , avvezzo 
a pendere dal viso delle sue Veneri degli occhi oblunohi e 
semichiusi , a non mirare che un naso stiacciato ed una fronte 
artificialuicnte ridotta spaziosa, ripudiera le greche sembianze 
e forse nauseato nial sofTnrebbe i vezzi delle nosire Armide. Cogi 
neir architettura di sttle barocco erano da que' maestri reputate 
graziose soltanto le linee convesse che alle concave si succede- 
vano. Ne altrimeuti , moralmente parlando , agisce in noi la 
eimpatia allorquando pronunciamo un giudizio sulle qualita di 
una persona , dalle di cui attrattive ci sentiamo trascmati. La 
prevenzioue lo predomina, e 1' amor proprio , che bene speeso 



I08 APl'ENDICE 

€1 fa trovai"e consouantl i nostri difetti ai merlti altvui , ci raftV 
gura . iiipentilisce ed ini;i£;aniisce nell' oggetto idolatrato cio che 
in realr.X non \i si aniiida, o che se vi si trovasse , a mala 
pena si scorgercbbe da chi ne fosse iadifferente indagatore. 

Per quanto pen* la gvazia sia relativa e non sia agevole a 
definirsi, noadimeno aussiste, n^ siamo colpiti da' suoi alletta- 
inenti , e ci affascina , adorni essa I* opere della natiira o quelle 
deir arte. 1 poeti inspii'ati dal sentiuiento e piu caldi del filo- 
sofo i-agionatore ci lasciarono nel dfscrivere le passioni una 
giusta idea di qaesta prerogativa. Ci alletta ne' loro componi- 
nienti il risooutrai'vi espressi con modi i piii lusinghevoli e pere- 
grini gh affetti anco diaiuetraliucute opposri. Oh quante volte 
r ilarita e la mestizia furono di fiori ammantate ! E dalT epica 
tromba del gran Torquato non usci forse : E sdeffiioso rigor dolce 
e in quel volto? In questo solo concetto per non citarne a schiere 
non pare proprio , se non vado evrato, che la Vjellezza alia 
grazia congiunta si ruostrino e facciano seutire le delicate loro 
relazioni anco in uno stato di alterazione ? Da siffatteidee, che 
in coniplesso contengono la definizione del hello, dedursi po- 
trebbe essere sostanzialmente la grazia nelle arti imitatrici quella 
parte piu seducente del bello niedesiino , la quale si iliffonde e 
si applica all' espressione, all' atteggiamento, al uioto , alia coni- 
posizione . aU'aniaia, al sentimento , al tutto. 

Che siavi un bello inaniiuato che non seduca , ce ne convin- 
eono ah artisri colle loro opere e colla scelta de' modelli oh' essi 
vanno facendo onde lunesrare le due quahta che rade volte ac- 
coppiate s' incontrano; cio che avvahn-a 1' asserzione delle fem- 
mine nieno avvenenti , le quali si>ghono accordare talora alle 
loro rivali la superionfa delle forme, lua non la cedouo loro 
per la parte della grazia e del brio. E per verita scorgonsi tal- 
volta delle uieiubra roroite, le qnah a roalgrado di essere state 
educate alia piegatura ed al uiolleggiainento dal compassato dan- 
zatore, inostrano di non avere totalniente deposta cjuella durezza 
che ne' niovimenti originariauiente loro iuipresse la natui a. Lad- 
dove ben siivente incontiansi de' corpi che sebbene pei njiiscoU 
alquanto esih non presentino elegaiiti contorui, soho pero fles- 
sibili, sentono 1' azione e si atteggiano naturalniente a mara- 
viglia e a tutto garbo. 

Per vedere pero e sentire quesre delicate diflVreoze bisogna 
aver T anima e 1' occhio forraati dalla natura ed esercitati sui 
confronti, ed egli e in conseguenza di si fine relazioni che an- 
che fra ciueile opere anriclie clu' per cfmseuso dejili ar;isti belle 
sono dette ed assai sfiiuate , vednte the siano dal laro seducente, 
emerge una diversira e gradazione di nieriro . f|uanrunque par- 
tecipino del medesinio origin irio stile Pareggiate vo; sressi . gio- 
Tani alunni , un lavoro di stile egizio esegmtn da grero scalpello 
a' tempi d'Adriano , od un pezzo di stile eginetico colla Venere 
Medicea. I distintivi caratteri del prinio earauno seiuphcita, 



PAllTE ITALIANA, IO9 

proporzioiie, castigatezza di forme, severita ; nell' altra non solo 
risconrrerete questl pi'i'gi , ina sovrastei-a al priuio )?er tutta 
quanta la aiovenza delle membra olie piu leggiadra non sapreb- 
besi iuimagiiiare : le maoi sono collocate con uns delicatezza 
e con uu garbo inesprimibili ; senibra che quelle svelte e luolli 
dita abbiano a cedeve al tatto ed alia compressione : la testa ha 
ua giro che spira mollezza e voUitta : rattitudine e quella di 
una Dea degli amori si, lua di una Dea che mostra ad iin itimpo 
tutto quanto il decoro. 

Suir addotto confronto pero cade qualclie eccezione , e gia 
odo susurraruii air oreochio : Scopa, 1' autore del vostio arche- 
tipo si grazioso , dovendo appuuto rappresentare la Dea del pia- 
cere, raccolsc tutto quanto di vago e di venusto, di seducente 
pote ofFnrgli la natura , vi aggiunse cio che il proprio genio 
educato al bello seppe ingpir;irgli , e ne compose quel tiiitorlie 
al simulacro della madre delle grazie si confacesse. Ma questo 
obbietto non iscema punto la verita <lella niia asserzione', junche 
se, posta da banda la Venere Medicea, fosse isntiiito il niede- 
simo paragnue ooU'Apollo di Belvedere, con quello di Firenzf , 
colle Palladi , colie Giunoni e con tant' altre . se vi aggrada , di 
quesia sfera , non dissimile ne sarebbe il risultamento. 

Egli e impossibile, ben m' aweggo , di deconiporre la squisi- 
lezza del bello separandone quelle parti che ne formano il nesso; 
ma lenza ricovrere all' etere metafisico o ad altri principj reaw 
genti non sara difficile dilucidare la materia Si esaniini con oc- 
chio avvezzo a distinguere il beilo dell' arte un quadro della 
seconda o terza nianiera di RaEFaello , ed un quadro del Peru- 
gino o del Francia, o, se si vuole , di tutti que'grandi maestri 
conteaiporanei che resero imuiortale 1' epoca in cui vissero, ed 
analizzando e bilanciando il prodotto dell' esame si otterra un t!i 
piu in Ralfaello , o diremmo un'essenza piu preziosa, la quale 
non e attributbile che alia grazia ed alia uiaggior venusta. Di 
fatto per purezza di contorni , vivacita di colorito , riservatezza 
di luce , rilievo , magisterio d' arte emergera un eqiiilibrm di 
concorrenz^, ma dall' analisi dell' opera dell' Urbinate si avra 
tiempre un prodotto maggiore di firegi , perclie si trova in essa^ 
un' eleganza maggiore, uno stile tutto piii nobile , vago e gra- 
zioso : e semplice e grande nel tempo stesso , rohusto , noa 
duro ; le niosse generali delle attiiudini e parziali delle membra 
sono pin gentili , non animanierate ; 1' artifizio del chiaroscuro 
non soverchiamente ricevcato , ma vero : in fine perche queste 
differenze sebbene sottili formano appunto quel prestigio per 
cui brilla d Sanzio qual astro piu luuiiaoso, o come si espresse 
un elegante scrittore , risulta il gran taumaturgo della pittura. 

Non Jiasta pero al mio propouimento. Vi ha un bello tutto 
grazioso, verauiente dono natiirale , che quantunque non rac- 
chiuso in greche linee si fa ammirare , e talvolta giimge ad 
lOniaiaUaru a segno da farei ad esse anteporre. 11 Correggio, che 



no ArPENDICE 

a' gioriii nostii da taluuo non h venerato in ragione delle 
somme lodi che risoiiavano iin tempo e forse anco negletto da 
quplli clie dans! oegidi alia pittura, perche troppo invischiati 
di doctrine ideal! die finora sembrano aver troncate le speranze 
di vedere proilnzioni clie s' avvicinino a quelle di quest' uotuo 
insigne , il Convggio e quel desso cni la natura dischiuse a 
preferenza i tcsori delle sue grazie ed a cui porse fine lenti per 
poterli cooteaiplaie. Nudrito dalla sola vista degli esemplari 
clie gli SI presentavano , estrasse da quelli il soiriso , i grandi 
occhi , il girave de' volti , i vezzi tutti con cui atteggiansi le 
Veneri e gli Auioi'i , scoperse un intentato cammino , lo per- 
covse, si fe'gi-ande, originale, e col possesso di grazie fino allora 
scouosciute , coir artifizio del suo rhiarosciii-o , co' graadiosi scorti 
accrfbbe all' arte nuove bellezze e nuovi incanti. Non nieno 
proclive alia grazia per istinto il Parmigianino abbraccia da pri- 
ma lo stile correggesco , indi scosso dall' eleganza e venusta 
delle opera del divin Raffaello vedute in Roma le iniita , fa ua 
inipasto di aiubedue i gusti , unendovi la naturale propensione 
l^er la sveltezza delle figure, e maestro vien proclaruato di leg- 
giadria. Cesare Proraccini , emulo de' Caracci, pittore di nervo 
e grandiuso ne'partiti, iiiclinato anch' esso al garbo, prende a 
norma gli originali deirAllegri , e le grazie sorridono sulle sue 
tele. Ma a che vi tratteogo -"con viete citazioni , quando fra i 
domestici esempi uno recente e luminoso ci sta dinanzi , il quale 
ci convince di questo dono innato ed esclusivo? La natura non 
privilegin forse il nostro Andrea Appiani in modo che non tro- 
vasi opera di lui , benche eseguita nc' suoi prinii anni , in cui 
uon traluca quel garbo cbe pnscia adulto raffino e trasfuse per- 
fino in tutti i ritratti ? Non c' h testa da lui segnata anco con 
poclie linee che non abbia una voltata ed un giro elegante ; 
rara quella mauo rhe non posl o si niuova con gvazia; non 
v' ha tenero aifetto che non sia soavemente espresso ; non figura 
di lui clie non ridesti la greca vennsta , la nobilta e la leggia- 
dria. Enpure questo pittore si gentile, la di cui perdita , con- 
■viene riperprlo, non sara si prontamente riparata, non fu assistito 
che dal juro suo genio. Egli lento i prinii passi nell' arte in 
un'epoca in cui preferivasi la maniera del Lanzauo al bello stile 
del Raffaello lombardo. Guidato dalla face del proprio intelletto 
a diradare le tenebre , e spinto da una felice inspirazione a 
rimettere in isplendore la pittura nella sua patria , quali studj 
non affronto, quali non sostenne ardue fatiche ^ Non fu che 
calcando orme diverse da quelle che segnavano in allora i 
suoi contemporanei , ch' ei divenne signore di quelle qualita 
che ora forniano la delizia degli ammiratori delle sue opere. La 
preziosa suppellettile d' arte raccolta dal munifico Cardiuale Fe- 
derico Borronieo nell'Ambrosiana fu da lui svolta, contemplata 
e ricopiata. Parma lo vide fisso , concentrate e tutto assorto 
bearsi nelle maravigUe del Coneggio ; in Roma rd in Firenze 



PABTE JTA.LIANA. HI 

a lui hastu poco piii di un anno per gustare que' cap! d' opera, 
e di quantl tesori tornasse aniccliito in patria Jo diuiostro colle 
)iubbliche e private sue opere. Delia sua attitudine pero d' in- 
fondcre la gr.izia a tutto cio che operava non ando debitore 
alle sole doctrine acquistate sulTarte; I' aninio sue geutde, la 
coliura dello spiriio , clje amabile lo resero in societa, e 1« 
pio{ rie forme, che i pittori per legge naturale propendono a 
rappresentaie , non poco vi contribuirono. Quantunque possa » 
taluuo sembrare strana quest' ultima proposizione , pure non 
torna inconsentanea alia verita. Siccome in quasi tutti gli uoniini 
i pesti , i uiovinienti , le azioni tutte, gebbene rattemperate dal- 
1' educazione, rade volte non isuientiscono le qualita dell' animo; 
cosi le produzioiii degli artisti uiaiilfestano bene spesso non solo 
gli affetti loro ed il loro uiodo di sentirli, nia eziandio anche la 
loro corporea conformazione , talche chi munito di fino sguardo 
e penetrante criterio si occupasse di tener conto di siffatte os- 
servazioni, potrebbe da esse dedurne ed istituire una scienza 
forse piu certa di quella ond'ehbero fania i Delia Porta, i Gals 
e i Lavatres. Fu d' animo gentile Raffaellc , formoso di persona, 
cortese cogli eniuli suoi , e Raffaello tocco 1' apice dell' eleganza: 
il Correggio , per quanto ne scrissero i blografi , iuipresse il j>ro- 
prio carattere alia sue figure , e per 1' eguale principio avviene 
che molti artefici sforzansi in vano di coprire nelle opere loro 
quella ruvida corteccia in che gli avvolse la natura. IMa abba- 
Btanza uai trattenni sui meriti e sugli elogl di un nostro concit- 
tadino piu che non lo richiedeva il tenore dell' argomento : non 
avro spei'se pero le niie parole, perche gli esenipi faniigliari di 
virtii servono di niaggiore eccitaniento a seguirla. 

Sia la grjzia un dono ingenito , sia una prerogativa che 
artificialmente si conscgua nierce di una disposizione ad unifor- 
niarsi a que' tipi clie la contengono , indicibili sono i vantaggi 
che da essa se ue ritraggono , giacche quelle cose uclle quali 
si ravvisa prepotentemeute mfluiscono sulla uosti*a sensazione 
e sopra i nostri giudizj. Inipressa la riscontriamo ne' marmi 
greet, e c' invita ad adorarla; coUegata colle altre esiniie doti 
di Rafaele , le sublinia e ri sforza ad acclamarlo pittore sovrano : 
piu sorridc-nte e nuda in Correggio ottiene tutt' i nostri suffragi 
e ci rapisce ; contaminata da qualche macchia in altri artefici , 
le copre di un velo e ci seduce ; circondata da dlietti , li 
minora, ci costringe ancora ad ammirarla, ci rende indulgenti, 
ne disputiamo per essa. EfFetti si vantaggiosi certaniente non fu- 
rono sconosciuti ai piii celebri artisti. Se nelle opere de' Ca- 
racci , de' loro allievi e conipetitori andar dovessiiuo in traccia 
deir attica purita dello stile, stupireaimo in vero conae siasene 
fin qui alzato tanto grido ]ier questi pittori: eppm-e i Caracci, 
i loro allievi e gli eniuli loro non cesscranno di riscuotere laudi 
fmche durera il buon gusto della pittura. E perche ? perch^ 
il loro fare e una luescolanza di stile Correggesco , di Paolo 



112 AVPENDIGE 

Veronese c talvolta di Raffaello , percli^ le loro coniposizioni , il 
lovo dist-gno , il loro colorito aono ripieni di brio e di lepore , 
perrlii^ assaporarono qnanto c' e di gusto, di bella nianiera , di 
facile , di prandioso e di bell' artificio in tutti gli altri pittori. 

Questo eldftento pero , che tanto prestigio e tanta malia 
induce nelle arti, e che di tanto avvalora le produzioni che lo 
contengono , quando non sia ristretto entro liniitati confini , ge- 
nera iin eQ'etto totalmente contrario. Quel ruscello che colla fre- 
scura delle sue acque mantiene verdi e smaltate di oguora rina- 
sceiiti fiori le sponde che dolcemente lainbisce , se avviene che 
di sovrabbond^nte uniore s'accresca il suo alveo, piii rapido di- 
scorre , straripa, e torbido e limaccioso offusca e distrugge quelle 
bellezze die invitavano a riguardarlo. Non altrimenti succede 
deiia grazia nella pittura e nella scultura. Sicconie essa consists 
in im circoscritto coutorno un poco piii addentvo o all' infuori , in 
quel poco pivi o poco uieno di gradazione di chiaroscuro , in 
quella proporzione piii o nieno svelta , in quel prolunganjento 
od accorciauiento di parti , in quella maggiore o minore indica- 
zione di espressione o di moto ; cosl se non si passeggia , per 
megiio e.spnniermi , sopra v.n filo o non si regge all' equdibrio 
gia azzardoso , si cade in alFettazione. Quindi subentra o la 
suiania di accrescere o diminuire , quindi col troppo anatouiiz- 
2are , col cercare movimenti e contrast! , le bellezze scompajono 
onninamente, ed in vece di linee , di forme, di attitudnii , dl 
espressioni grate a vedersi scaturiscono lezie , smorfie , contor- 
sioni , e talvolta ridicolaggini. A questi passi perigliosi trovaronsi 
talora anche gli uomini grandi ; nia tolga il Cielo che per con- 
validare V asserzione sfuggitanii io qui mi associi all' autore 
deir arte del vedere , rilevando con acre sarcasaio qualche 
macchia che vedcsi cosi nel sole come nelle opere anco immoi'- 
tali. Diro solaniente che la preziosita delle grazie nelle arti e in 
ragione della difficolta di maneggiarle o di saperle conservare ; 
diro che awche i genj piu sublimi allettati da queste sirene 
troppo qualche volta ad esse si avvicinarono , che per soverchio 
ardiuiento non ristretto dal rispettare que' confini , oltre i quali 
cessano di serbarsi mimacolate ; e diro (iaalmente che i loro 
tentativi fruttarono ad essi deboli censure, non gia diuiinuzione 
di fama. II Correggio fu da taluno. accagionato di alquauta lezio- 
saggine e di tropi'o ricercato niovimento : u/i po' di grazia del 
Paniiigianiiio sta ne'dettanii che Agostino Caracci racchiuse in 
uu sonetto e prescrisse onde giungere alia sublimita dell' arte : 
ed e poi un quesito da sciogliersi , se RafFaello non rapito da 
immatura morte sarebbesi niantenuto nel seggio piii luminoso , 
dappoiche le niosse e la fierezza di Michelangelo avevano gia 
inconiinciato a sedurlo. 

Che se caddero talvolta gli uomini sommi ed originali nel 
rintracciare il raffinamento della bellezza, iia esito infeltcg 
sortirono ie imprese di noa pochi imitatori. l^ervo , cartilagini .. 



PARTE ITA.LI\NA.. 17,5 

niuscoli risentiti fino ne' corpi feiuminili e ne' putti , piecli 
alquanto corti , uiani semprc iaiperiosaaieote prone e voltate 
air indentro cogl' iiidici iinciiiati onde vie piii pronunciarne £ 
carpi, colli d' ordinario corti sopra late spalle furono i modi, 
fu la supposta graziosita di cui si couapiacque il fiero e niinac- 
eioso Buonarroti , o a meglio dire fu quell' aroma cli' egli profuse 
a piene niani ueile sue figure , e clie assaggiato da teneri palati 
▼i produsse un guasto nel seusorio. Le papille nervee ne furono 
punte in modo che piu giistare non poterono quanco v' era di 
piu semplice e soave. Ma laiciando d linguaggio figurato , tutto 
cid che quantunque alquanto urtato e riseatito in Buonarroti 
non h privo di certa qual grazia tutta sua , ed anzi animirasi , 
imitate da chi non possedette gli altri graudi elementi di quel- 
r ingegno , divento insoffribile. E siccnnie i seguaci di una ma- 
uiera tendono d' ordmario ad alteraria , cosi le spalle tutte di- 
vennero quali Virgdio le vide a Pandaro , le mani furono tutte 
poste come in posizioue sul clavicembalo , i moti furono convul- 
eivi. Clie cio avvenisie ce lo artestauo le produzioni dei Golzj , 
degli Spranger e di tant' altri , deturpate tutte tjuante di so- 
miglianti stravaganze e ridicolaggiui. Ne diversa fortuna per 
senso opposto riscontriamo aver coi'so coloro che diedersi senza 
scorta di vigor d' arte ( e cio che piu ammonta di senno ) csclu- 
sivamentc a ritrarre le Veneri e lo stile de' pittori graziosi. 
Laddove i primi per soverchia forza ed eccessiva smania furono 
dalla riigione proscritti e destiuati all' obblio ; questi per debo- 
lezza parteciparono alia stessa sorte , giacche sdolcinati , sbiaditi 
e languidi in tutte le opere loro atteggiarono e dipinsero colle 
etesse tinte 1' odio iniplacabile di Aunibale , i vezzi di Cleopatra 
e 1 austerita del Cinico di Laerte. 

Egli e dunque certissimo , e parnii d' avervi dimostrato die 
la grazia e una dote atta per se stessa a procurare intiniti van- 
taggi , e che facile n' e il traviamento nell' esercitarla. GiovanL 
alunui , questa facolta che si sente e non si defiuisce , uoa va 
soggetta a nornie, a teoriche , a preretti (i). Chi pero agogna 
a possederla, fa d' uopo che, oltre il dono della naturale dispo- 
eizione, aiimenti in se 1' aniore dell' arte e del sapere , e che 
iugentilisca lo spirito , educandolo con idee nobih e generose. 
Socrate scolpi le gi'azie , ne fu il /elatore e ne prescrisse parti- 
colarmente il culto al suo Alcibiade , che 1' idolo fu ilella Grecia. 
La Grecia stessa e i popoli yiiu colti eressero altari a queste 
divinita , perche conobbero che , senza il soccorso di esse, rozze 
sarebbero specialmente le arti belle , iaamabdi le lettere « le 



(l) Cette fiicolte delicate et celeste, qui serable trop subtile pour supporter 
meme les chaines de la definition, ne pent €tre souniise a aucune reg;!e. 

Bibl. Ital. T. XXVIII. 8 



114 A I' P l: N D I C E 

Scien7e , non eSisterebbe il piaceie, languirebbe 1' imianita, S)iento 
sarebl'e 1' amove. Mon la sola antichita quindi sent! il bisogno 
di tviJiiitare loi'o incensi , ma i monarchi, i ponrelici , le nazioni 
jiiii civilizzate gareggiarono uiai sempre con possenti uiezzi a 
proniuoverue il ciilto. Quali e quante siano le sollecitudini di 
S. W. r augiistissimo nostro Sovrano per queste dive ve lo at- 
testano questi iuniinosi incoraggianieuti , qiiesto splendore ac- 
cresciuto dalla yiresenza dell' iimanissimo Vicere (i) e della 
Serenissima di lui conipagna , seguace di qiieste dive mede- 
sime , ve le guarentiscono le cure delT egregio Wagistrato che 
81 compiace di coronare i vostri siidori. Giovani alunni, vi de- 
diclierete voi con ardore ne' vostri lavori al culto delleGrazie, 
che insepavabili dalla bellczza sono il simbolo delle arti nostre ? 
Ah si , voi dimostraste e nelle grandi e nelle piccole gare quanta 
sia in voi la brama di distingucrvi , di non rendervi indegni 
della protezione Sovrana e di preteiidere alia stinia ed airamore 
de' vostri istruttori e de' vostri concittadini. 



Estratto del giiidizj delle Commissioni straordmarie 
pel grandi Concorsl deU anno 18:22. 

ARCHITETTURA. ~ Programma. Un magnifico edifizio per 
una dogana da erigersi in una citta capitale non niarittima. 

N.° I." coU'epigrafe — C/finaz/j — Regolare la pianta e bnone 
alcune parti nel corpo di mezzo ; si e trovato pero che nella 
distnbuzione dell' area il conrorrt'iite avrebbe potiito piu oppor- 
tuuamente provvedcre ai coniodi ed ai servigi dei locali piii 
essenziali, se , collocato il corpo delle guardie di finanza, avesse 
onimesso 1' altro inutile qi;artiere con iscuderse per un distacca- 
mento di cavalleria Le dccorazioni poi tanto esterne quanto 
interne mancano di armonia, e mancano i dettagli in una scala 
luaggiore. 

2.° — Quod potui ex me feci ipse magisler ego — La pianta e 
regolare, ma maucante della necessaria grandezza per gli eniporj 
voUiti dal programir.a. Le decorazioni interne dimostrano una 
disposizione nel concorrente a forniarsi col tempo buon archi- 
tetto; nelle esterne la Commissione non ha jiotuto approvare 
la porta principale d'ingresso, siccome imitazione di tsempi 
non approvabdi. 

3.*^ — Laus Deo — La pianta c ben immaginata e distribuita, 
numerosi sono i magazzini intorno al gran coitile, ma alcuni 



(1) La funzionc, oltre di essere stata onorata dalla preseiiza delle LL. 
AA. II. RR. V Arciduca Vicere e 1' Arciduchessa Viceregina, e preseduta 
da S. E. il sig. Conte di Stiassoklo , fu assistita da S. E. lieverendi.-isima 
Monsignor Arcivescovo e dalle altrc primarie Autorita tivili e miiilari. 



PARTE ITxVLI-VNV. IIO 

tropj'O piccinli per le merci indicate nella relazione. L' emporio 
giudiziosamente collocato, aia gP intercoioanj troppo stretti verso 
il cortile grande, e le rampe di coiiiiiiiicazione ai pircioli cor- 
tili rendono incomoda Y introduzioue delle mercanzie nel detco 
emporio. Lodevole e il peiisiero del reciato iiumaginato per 
vie p.i\ guarentire 1' edificio da qualuuque acridente. La deco- 
razione sfbbene sia vaga, ed il coni|ilesso presenti della novita, 
tutravia trova-si un misto tra la severita degli ordini ed il resto 
delle decorazioai die laecia a desiderare quella eguaghanza di 
stile clie distiiigue le opere dei biioni maestri. 

4.° — Chi per sublime onor talor s' adnpra — La pianta e 
regolare , gli eujporj , la sala daziaria , la scala, T abitazion del 
direttore e drl oustode sono convenieuteinente coUocati: nuuie- 
rosissimi i magazzini di deposito. L' alzato esterno presenta una 
linea troppo estesa; egualnienfe troppo esteso e T avancorpo di 
mezzo, ed inutile T attico che lo distingue auche internamente. 
Le decorazioni si interne die esterne sono di buono stile , per 
cui valutati i pregi indicati nella |)ianta, e posto a confrouto col 
N.° 3.°, la CriniLuisaione dopo qualche discussione lo giudico me- 
ritevole del premio. Se ne trovo autore 

II sig. CaFvLO Renzanico di Treviglio allievo dell' L R. Acca- 
demia. 

PITTURA. Programma — La partenza d'Ovidio per T esilio. 

De' sette quadri posti in concorso la Coiuiiiissione ha giudicati 
mancanti nelle parti piii essenziali dell' arte i N.' 3." e 6.°, 
amenduc co'la niedesima epigrafe — Uxor amans flenteni^ fens 
acrius ^ ipsa tenebal etc. — il N.° 2.° — Tgnoscenda quidcm — ed il 
N.° 7.° — Duiii repeto noctein , qua tot mild cara reliqui etc. 

Ha trovato nel N.° i.° — Conjux humeris abeuntis inhaerens — • 
qualche merito di composizioue ed alcune parti eseguite con sutli- 
ciente verita di efFetto , ma troppo sagrificate le parti alia tota- 
lita deir effetto medesimo, e sovercliiauiente trascurato il nietodo 
del flipiuto. 

Ha trovato il N.° 5." — Vo riiiforzando in me la braina aii- 
tica — < abbastanza ben composto e bene espresso il dolore della 
partenza, non die assai bene distribiiita la luce della fiaccola, 
ma vi ha riscontrate alcune Hgure non bilanciate secondo 1' at- 
titudiue loro, varie sproporzioni nelle parti delle figure mede- 
sime e poca nobilta nel carattere delle due figure principal!. 

K.° 4.° Ter liiiicn tetigi: ter sum revocatus: et ipse etc. — La 
Coniiuissioiie , a malgrado di alcuni difetti nell' atlitudine della. 
consorte d" Ovidio , di ([ualdie monotonia nel carattere di alcun« 
teste e di qualche niancanza nella prospettiva iuieare del fondr., 
lo ha trovato degno de! preinio per la perizia maggiore nel di- 
segno, per 1' espressione conveniente al moineuto preso a rap- 
prfsentare, per lo stile piu deciso di aatidiit.\ nelle parti tutte, 
pel graudiosi partiti delle pieghe , per 1' accuratezza del dipinco 
e in fine pel foudo ben iiimiaginatg, Se ae iroyi) autore 



Il6 APPENDICE 

II signoi- GiovAKNi Tebaldi parmigiano, pensioaato a Roma 
da S. ]M. la Ducliessa cli Parma. 

SCULTURA. Pnonr.AMMA — La famiglia di Niube saettata da 
Apollo e Diana , basso rilievo. 

N." I." coll' epigrafe — Deh moviti a pieta, contrario nembo ecc. 
— N." 2." — A lui t' appressa pur, die noii iiigrato ere — La 
Coniniissione, dope uiio scrupoloso esame di qnesti due bassi 
liiievi , SI e trovata nella piu forte dubbieta ncll' assegnare il 
premio per aver dovuto riconoscere in auieiidue pregi tali a dar 
diritto a questa onorevole distinzione: ha trovato nel i.° maggior 
vivezza di espressione , maggior perizia nel far trionfare le figure 
principali del soggetto ; nel 2." maggior intelligenza del genera 
di basso rilievo e del carattere delle antiche sculture. In entrambi 
pero inolta nobilta di stile , sicurezza di disegno e niaestria 
d'arte. Avendo quindi proposto un duplice preiuio, I' I R. Go- 
verno, dedito ad iucoraggiare colla sua munificenza le belle pro- 
duzioni, si compiacque di accordavio in vista della specialira del 
caso e del vote unanime deirAccademia. Se ne trovarono autori 

I signor Francesco Somaini svizzero , doniitiliato in Mdano, 
e Giovanni Piazza di Viggiu , entrau^bi allievi dell' L R. Ac- 
cademia. 

INCISIONE. N." i.° coll'epigrafe — Se la sorte mi fosse arnica 
■— La Couimissione ha preniiata quest' unica stampa rai'presen- 
tante Venere cJie abbraccia Amore, tratia da un quadro del fu 
cav. Andrea Appiani , pel bnllante intaglio e per la generale 
Jnteliigenza e buona condotta di tutto il lavoro;!ia opinato pero 
ehe si accrescerebbe il prcgio di essa se piu toudeggiate fossero 
le cosce della Venere , e piu raniniorbidire la spalla d' Amore e 
le teste di anibedue le figure. Se ne trovo autore 

Jl signor Michele Bisi nulanese , gia allievo dell' L R. Acca- 
demia. 

DISEGNO DI FIGURA. Pkogiiamma — I funerali di Patro- 
clo, descritti da Omero. 

N." I." coll'epigrafe — Addio ■, Patroclo ^ addlo ecc. — Qual- 
che attitudine e ben trovata, ma la composizione slegata , e il 
protagonista collocato nel luogo nieno dignitoso, e le figure ge- 
neralaiente mancanti di proporzione dimostrano nel concorreute 
uno sforzo immaturo. 

2." — E baite a tutti — Per dcsiderio della paliiia il core — 
La Couimissione premio questo disegno per la bella composi- 
zione, per r espressione del soggetto, per la generale correzione 
ed eleganza dello stde , e per T esatta osservanza de' costumi ; 
avrebbe jiero desiderato die la figura d'Achille , benche addo- 
lorato , fosse atteggiata piu couvenientemente al suo carattere, 
e che la prospettiva aerea in molte parti fosse piu conservata. 
Se ne trovo autore 

II signor ViTALE Sala milanese , allievo di quest I. R. Ac- 
caderuia. 



TARTE ITALIANA. II7 

ORNAMENTI. Progkamma — Una lucerna di metallo ad uno 
o piu luini da collocai'si sopra una tavola. 

N." i.° coll'epigrafe — > O poverella mia , come se'' rozza — La 
Conimissione premio quest' unico diseguo per 1' eleganza totale 
della composizione , pel brio e per la squisitezza dell' esecu- 
zione : vi ha pero desiderate meno grande il vaso recipiente. 
Se ne trovo autore 

II signor GiACOMO Cattaneo milanese , allievo di quest' I. R. 
Accadeniia. 

Concorsi di seconda classe. 

Giudizj delle Commissionl permanentL 



ARCHITETTURA. — Per 1' invenzione, il sig. Antonio Buttaz~ 
zoni , di Trieste. II sig. Giuseppe Cristoforetti , di Novi. 

Per gli ordini architettonici , il sig Antonio Luzzi , milaneae. 
Accessit il sig. Giuseppe Barchetta , svizzero. 

FIGURA IN DISEGNO E PLASTICA. Per 1' invenzione in 
disegno , il sig. Carlo Eellosio, milaaese. 

Per r invenzione in plastica, il sig. Alessandro Puttinati , Ve- 
ronese. Accessit il sig. Gio'janni Uhicini , milaaese. 
Scaola del nudo. 

Per I'azi.one aggruppata in disegno, il sig. Sigisinondo Nappi-, 
milanese. Accessit il sig. Carlo Bellosio , milanese. 

Per r azione aggruppata iu plastica, il sig. Girolamo Rusca, 
milanese. Accessit il sig. Gaetano Manfredini , bolognese. 

Per 1' azione semplice in plastica , il sig. Gaetano Manfredini, 
bolognese. Accessit il sig. Giovanni Fantoni, bresciano. 
Sale delle statue. 

Pel gruppo disegnato , il sig Pletro Negri, di Varallo. Ac- 
cessit il sig, Carlo Corti , milanese. 

Per la statua isolata in plastica, il sig. Giovanni Fantoni, dl 
Brescia. 

Pel disegno dalla statua, il sig. Giuseppe Eossi, milaaese. Ac- 
cessit il sig. CristofoTo Recalcaci , di Sovico. 

Pel busto m plastica, il sig. Luigi Scorzini, milanese. 
Elementi di figura. 

Disegnatori dal rilievo, il sig. Aurclio Alfieri ., milanese. Ac- 
cessit il sig. Giovanni Labus , bresciano. 

Disegnatori del nudo dalla stainpa, il sig. Luigi Borini. mila- 
nese. Accessit il sig. Francesco Anelli , di Deseuzano. 
Scuola d' ornamenti. 

Per r inveazioae il sig. Antonio Salmoirago , milaaese. 



Il8 APPENDIGE 

Disegnatorl dal rilievo il s'Ig. Carlo Sala , lullaiicse. Arccss'u 
il sig. Sehastiano Frerri, creuiasco. 

Disegiiaiori clalla staiujia, i signori Paolo Bernardi, di Boulo- 
gno ; Oiiorato Aiidina, <rArgegao, prov. di Como. Accessit i si- 
yaoxx Francesco GiatLoliai , coxn^sco ; Giovanni Cagnola i niilanese. 
Prospettii^a. 

II sig. Giacomo Rainoni , lugaiiese. Accessit il sig. Antonio 
Luzzi 1 milanese. 



O P E R E P E R I D I C II E. 



GRAN DUCATO DI TOSCANA. 
Antologla di Fire/ize , fasclcolo 3i.° 



V, 



lAHGi di Ainerico Ve.'ipucci, del padre Crtnooai (articolo estratto 
dal North-American Beview ). — Viaggio agli Stati Uniti d'A- 
merica, od Osservazioni su la societa, i costuiui e il governo 
di quella contrada, di miss Wright. — Istituto dei povcn a 
Trieste. Stahilimento provvisorio di meudicita a Siena. — La 
Ciropedia di Senufonte , tradotta da Francesco Regis. — Ne- 
cessita dello studio sul poeuia di Dante. — Ricerche geografi- 
clie suir Africa interna settentrionale , di C. A. JValkernaer, — 
Conipendio istorico del du'itto couimerciaie e marittimo presso 
tutte le nazioni antiche e moderne , dell' awocato Giovanni 
Casiinelli. — Appendice dell' abate G. B. Zannoni alia lettera 
del M. Ridolfi contenente 1' esame chimico d' un antico dipinto 
air encausto. 

Ragguagli scientifici e letteraij. Lettera del M. Ridolfi sopra al- 
cune esperienze elettromagnetiche. — Ofazioni alia croce , di 
Anton Francesco Grazzini detto il Lasca. Rime inedite di Raf- 
faello Borgldni , e di Angiolo Allori detto ii Bronzino. — Elo- 
gio del cardinale A. Lante , di N. M. Nicolai. — Sopra una le- 
zione di due versi dell' Ariosto. — Adunanda ordinaria dell' ac- 
cademia dei Georgofili di Firenze del di ii agosto. — Societa 
astronomica in Londra. — Delia necessita della religione alia 
conservazione delle societa umaue : discorso del coute F. V. 
Barbacovi. — Lettera del cav. G. G. Ferrari al cav. Monti so- 
pra cio che appartiene alia milizia nel divisamento del gran di- 
zionario della lingua italiana. — Ultiiui uffici alia niemoria del 
cav. Bruno Auiantea. — luno alia musa Etnea, del M. Gargallo. — . 
Saggio di poesie latiiie , italiane e greche , di Tonimaso Semnla. 
— • Societa di traduzione per tutte le liague estere , si vive che 



PARTE ITALIANA. I I(> 

morte , stabilita a Parigi. — . Popolazioni di alcuae monarchic 
di Europa. Consumo di generi coloniali. Coiumercio degli schiavi 
a Zanzibar in Africa. Regno di Paleiubang nell' isola di Suma- 
tra. — Lettera di Francesco Bicnrdi aucore del Vero uietodo 
di leggere 1' ebraico. — Osservazioni meteorologiche di agosto. 



STATI PONTIFICJ. 
Giornale arcadico di. Roma, fascicolo 44.° 

SciENZE. Srhiariinenti sull' idrocefalo acute negli adulti. Me- 
nioria di G. Folrhi. — Opuscoli astroaomici di G. Calandrelli , 
A. Cortti e G. Ricchebach. ( articolo 3.°) — Nuove scoperte scien- 
tifiche estratte da' Giornali letterarj italiani e stranien. 

Letteratura. Antico epitafio greco , spiegato da F. Mercurj. — 
Delia necessita d' instltuire in Roma una cattedra di letteratura 
classica italiana : discovso del conte Giulio Perlicari ( opera po- 
etiiiua ). — Memorie istorico-critiche intorno V origine , i pro- 
gressi e la decadenza del Foro Trajano in Roma , del signer 
Viola ( articolo 3.° ). — Rime di Micliel-Agnolo Buonarroti il 
veccliio , col comeuto di G. Biagioli. — Dei vantagai dalla 
cattolica religioue derivati alia geografia e scienze annesse : dis- 
sertazione letta nell' Accademia di religione cattolica dal P. D. 
Pla. ido Ziirla. — Essais de versification d'apres le mode pro- 
pose par I'aiiteur, il conte di 5. Leu ( Fme ). 

Vauieta' Elogio storico di Pietro Rubini , scritto da A. Pez- 
zana. — Recherches historiques etc. avec supplement aux va- 
riantes deja pubhees sur les textes d'Herodote , Thucidide , Xe- 
nophon et autres classicjues etc. , par J. B. Gail. — Elogio isto- 
rico della contetsa Bianca Uggeri Capece della Somaglia, scritto 
da F. Gambara. — Sermoue del conte G. P. al conte Malaguzzi 
neir occasione che il Vescovo di Reggio viene alia sua diocesi. — 
Discours prononce a la chambre des pairs de France par M. 
le cardmal due de Bausset a I'occasion de la niort du M. le 
due de Richelieu. — Francisci Orioli epistolai in C. Valeriuni 
Catullum. — Sonetto dell' avvocato G. B. Adrlani composto nell' oc- 
casione che alcuni letterati romani s' unirono a celebrare 1' anno 
cmqupcentesimo dalla morte dell' Alighieri. — An inquiry into 
the origin and influence of gothic architecture. — Quattro caati 
della Gerusalemme del Tasso tradotti in inglese dal signor 
Wiffoi. — Remcade , nome da aggiungersi alia Serie cronologica 
de' re del Bosforo Cinimerio. — Enorme calcolo , del peso di Si 
once , trovato in un uomo dopo la moite sua. — Iscrizione scol- 
pita in pietra con assai belli caracteri dissotterrata a Saintes. — • 
Ode hebraique sur I'inauguratioa du uouveau temple Israelite 
de Paris, par de Cologna. Discours prononce a 1' occasion de 
Tinauguration du noveau temple de Paiis , j^ax le lueiae, — 



laO APVENDICE 

Iscriztoni del dottor G. Labus. — Sonetto di D. V. di Bagna- 
cavallo. — Iscrizione di L. G. Ferruzzi. — • Bibliografia iialla- 
na. — Intorno al dialetto df " Fioreutini. — Roiuanzi storlci di 
Walter Scott , volgarizzati da Gaetauo Barbieri. — Osservazioni 
nicteorolosiche di agosto. 



Effemeridi letterarie di Roma, fascicolo 23.* 

Lettera inedita di Gaerano Miglinre , nella quale si illustra una 
jsorizione greca. — L' Odissea d' Ouiero , tradotta dal cav. Ip- 
polito Pinclemonte. —~ Innoiluzione ad un trattato completo , del- 
r architetto Niccola d' Apuzzn sopra i tempj cnstiani clie si di- 
cono chiese (oiiginale). — Iddlj del cav. A. M. Rlcci. — Esame 
degli argomenti di politica economia die sono nel Tratrato della 
volonta e i\e suoi effetti del conte Destutt di Tracy ( continua- 
zione e fiue ). — La vergine di Abido , poema di lord Byron: 
saggio di una versione italiana di S. Viale. — Osservazioni fatte 
al Vesuvio nel 1821 e 1822 da T. Moiitlcelli e N. Cove I H (coa- 
tiuiiazione e fine ). — Di un saggio di nietrica versione de' salmi: 
lettera del P. A. M. GrandL ( originate ). — Di alciini esperi- 
uienti fatti col solfato di cliinina ed altre medicine nella scuola 
cluiica di Roma: lettera del professor G. de Mattheis ( originale ), 
— Martirio di S. Felicita e de' sette suoi figli : quadro ad olio 
di Giorgio Berti pittore toscano. — Silloge d' iscrizioni antiche 
inedite illustrate dal M G. Melchiorii e cav. P. Visconti ( con- 
tinuazione : con una tavola in rame ). — Notizie del cardinale 
Giacomo Sadoleto , di F Cancellieri ( originale ). — Dell' istoria 
di Erodiano tradotta in italiauo da Pietro Manzi ; risposta di 
Benedetto Blasi alia critica inserita nel tomo 26 di questa Bi- 
blioteca. 

Varieta'. Dei vantaggi dalla cattolica religione derivati alia 
geografia e scienze annesse : dissertazione del P. Placido Zurla. 
-—> Sopra I mezzi per riparare alia mortaliia dei bambini esposti 
neir orfanotrofio di Roma: Memoria del dott. Oronzio Mace- 
roni. — Caroli Maria Pedicinii , elegiae septem de Deipara dolori- 
bus. — • Pvisposta ad un articolo oltramontano sopra di una dis- 
sertazione del j)adre D. C. M. Narducci intorno V Ideologia del 
conte Destutt di Tracv. 



REGNO DELLE DUE SICILIE. 
Giornale enciclopedico di Napoli, tomo 3.° delV an- 
no 1821. 

Opuscoli SCELTI. 
Memoria sulla coniposizione e sugli eflfetti di uno sciroppo an- 
tisifilitico molto usitato, del dott. A. Savaresi ( continuazione e 
fine ) — Osservazioni su di alouoi casi d' idrofobia nel comunc 



PARTE ITAI.IA.NA. 121 

fii Lamia, de' slgnoii Vicecond e Vuarelli. — Descrlzione di 

alciini idatidi osservan nelT aorta : leticra del dott. iVofartfln«i. — 
Stori 1 di una risexione delle coste e della pleura: letta alia 
R. Accadeiuia delle scienze dell' IstiuUo di Francia dal sig. Ri- 
chera7id. R^pporto dei signon Descainpf e Perry sull' anzidetta 
Scoria. — Istruzione suUa seininagione del pino di Riga , e sulla 
jiriina coltura di questa pianta , del s'\gaor Thouin. — Sulle ca- 
gioni della iueguaglianza degli storici italiani ed antichi: pen- 
sieri di L. A. Forleo. — Descrizione del lago di Agnano ( Tratta 
dalle Opere del cav. Carlo Gastoae della Tone di Rezzonico ). — 
Ndtizie siiile scoverte fil.ilogiche dell' abate Angelo Mai. — Elogio 
di Leon Bactista Alberti, di Giovanni Battista Nkolini. — Saggio 
di poesie latine , italiane e greche , di Tommaso Semmola. 

LiBUI DIVERSI. 

Catecliismo medico dell' abate D. Angelo Antonio SrottL '— 
Saggio pratico-teorico sulla dottrina delle diatesi , di Emanuele 
Ruffa Pancaldo. — Ricerclie sul teiupio di Serapide in Pozzuoli, 
del canonico D Andrea de Jorio. — Viaggio fatto uel paese 
di Casceuiire T anno 1783 da Giorgio Forster. — II Tibeno di 
Tacito dagli Annali, per V. de Mattel ( secondo articolo ). — • 
Storia letteraria de' tempi di mezzo, dagli ultnui anni delL im- 
pero d' Augusto fino al risorgimento delle lettere nel secolo i5. , 
compilata da G. Berin^ton. — Opere di lord Byron ( dalla Revue 
encyclopedique ). — Scelta delle poesie originali de' Trovatori , 
del sig Raynouard. — Atti della Societa letteraria di Bombay. — 
La dama del lago , di Valter-Scott : traduzione di G. Indelicato. — 
Lettere e versi di Torquato Tasso ■, pubblicati da Giuseppe Ber- 
nardoni. — Alle Najadi : inno alia greca dall' inglese , di M. 
Akenside , recato in verso italiano da T. J. Mathlas inglese. — 
Notizie intorno alle opere di Gaudtnzio Ferrario pittort; e pla- 
sticatore , di Gaudenzio Bordiga. 

Notizie scientifiche e letterarie. 

Estratto de'' lavovi delta R. Accademia di scienze di Napoli per 
i' anno i8ai; classe di fisica. — Ragguagli bibliografici : libri 
francesi. — Fregata a vapore in America. — Utilita del sal comune 
in agricoltura. — Notizia sul celebre scaltore Tliorwaldsen. — 
Trattato sull' origine delle lingue dell" Europa , e sopra i diversi 
punti di contatto che esistono tra esse , del signor d^Arndt. — 
Bagno di rosso antico di un sol pezzo uel filuseo Vaticano. — 
Acido piro-legnoso per conservare le carni. — Animali anunaz- 
zati col gas azoto. — RafFinerie di zucchero iu Egitto. — Lam- 
pada a gas. — Lettera di D. Orazio Tafuri sul tremuoto dell' i- 
«ola di Treniiti del 21 novembre, e su i fenomeni clie 1' ac- 
compagnarono. — Lettera de' signori Vitarelli e Viceconti su di aU 
cune poesie di Torquato Tasso e di Francesco Petrarca pubbhcatesi 
da poco tempo come iuedite, le quali eraao gia conosciute pep 
1% gtatupe. 



123 A P P E N D 1 C E 



B I B L 1 O G R A F I A. 



REGNO LOMBARDO-VENETO. 

Memoiie dell' I. R. Istltuto del regno Lombardo-Ve' 

rieto. Volume I e 11^ aiinl i8 12-1 0-14-15. — Tlii- 

lano ^ 1819-21 , ill ^.° gj-ande . dalPI. R. Stamperia^ 

il primo di pag- 3 1 6 e 64 dt prefazioiic , con 6 

tavole in raine ; il secondo di S5g e 60 di preli- 

miiiari, con sei tavole parimente in rame. 

Di quesri primi volumi clegh atti dell' I. R Tstituro die escono 

sotto gli auspicj di S. M. I. R., e che sai-ann) ben presto sus- 

eeguiti da altri e specialmente dal Ill.°, gia fiaito di staiiipare, 

ci riserbiatno a ragionare partitamente nei seguenti fascicoli , 

eeauendo 1' ordlne gia da noi adottato per le memorie della 

R. Accademia di Torino , di premettere cioe la notizia degU 

scritti relativi alle belle lettere o alle scieaze inorali e politiche, 

e di soggiugnere quindi le memorie che alle scienze naturali si 

riferiscoiio , e quelle per ultimo che concernono le mateiuatiche 

e la medicina. 

G'ova intanto rendere nota la pubblicazione gia fatta di questi 
Tolumi, dei quali trovaasi esemplari vendibili presso il negozio 
Fusi 1 Stella e comp. al prezzo , che rimarra inalterabile anche 
pei volumi segueati, di lire lo italiane per ciascuno. L'edizioiie 
e fatta senza nsparmio , bellissima e la carta , e assai lodevoli 
i caratteri. 



Raccolta delle migliort fabbriche, moniimentl e anti- 

chitd di Milano. Le tavole citate in questo foglio 

formeranno parte del fascicolo susseguents^ esseiido 

di gid compito il numera delle quattro tavole pro- 

■ messe nel manifesto. Fascicolo \o e 14. — Mdano, 

1822, ill 4.° fig. 

Provano questi due fascicoli la coutinuazione di quest' opera 
noa solo, mi aoche r impegQO singolare dell' editore di renderla 
sempre pu\ urlle , istruttiva e piacevole. Coatinuandosi la de- 
scrizioae del duomo o della cattedrale , nella tavola 5i si pre- 
senta il pilastrone posto di facciata all' I. R. palazzo; iielle sus- 
segueati fiao alia 56 si oITrouo varj dei cosi detti dcttagU eel 



PARTE ITALIA.NA. 126 

ornanienti tlelFa facciata , delle poi-te e clei lati ; nella 56 T al- 
zato esteriove di uno dei fianchi del tempio ; nella 5j 1' ele- 
vazione geonietrica della veduta di tutta la parte posteriore ; 
nella 58 im finestrone del coro , e nella 59 1' aguglia clie con- 
duce al piano superiore della cupola. 

Tutti i inouuiiienti veggonsi illustrati con molta diligenza , e 
alia pag. 76 vediaiuo con piarere di niolto arricchito il novero 
degli sculton , che niodellarono o fecero statue per ornare la 
facciata ed abbellire le agugliette. Degno di lode e pure il cenrio 
crie si fa alia pag. 77 e segg. dei varj disegni presentati in 
diversi tempi al solo og^etto di terminare la facciata , ed anche 
il catalogo che si espone dei disegni che conservaosi presso 
la fabbrica della cliiesa, e di tjuelli che ancora riniaugono presso 
alcuui particolari. 

I disegni dei varj monumenti sono in generale assal lodevol- 
niente eseguiti ; nierita pevo tra tutti particolare comnietidazione 
quello della tav. 58 , nel quale vedesi con moltissimo artifizio 
rappresentato un finestrone del coro, ed indicate scorgonsi per- 
fino le pitture esistenti nei vetri. 



Ritrani di rinnmati viventi compositorl , cantanti C 
professori di musica italiaiii. Fascicolo I. — Ml- 
lano . 1822, presso Artaria ^ negozlaiite di musica^ 
stampe e carte geografirJie. 

« L' Italia, dicono gli editori nel loro programma , niadre fe- 
3> conda di begl' ingegni in ogni genere d'arti, fii uiai sempre 
» la scde prediletta delf armonia ; qui la bell' arte della musica 
3> ebbe culla , e dai tempi remoti sino a not non cesso di pro- 
» durre geaj che non solo nel natio paese , nia ben anche nelle 
3> pill lontane contrade dell' Europa signoreggiarono e signoreg- 
3> giano gli uniani cuori , tanto cogli arniijnici loro componinienti , 
» quanto colla soavita del canto. » Si credette dunque lauda- 
bile divisaniento il prnduiTe le fedeli immagini di quegT iudi- 
■v'idui, che a' giorni nostri 'llustrano il uoiiie italiano con quel- 
r arte divina , ed il publjlicare una serie di ritratti sceki dei 
piii rinomati coiupositori , cautaoti e professori di musica italiaui 
viventi, eseguiti da distinti artisci ed aliievi di questa I. R. Ac» 
cademia delle belle arti. 

Limitare volendosi per era 1' associazione ad un numero de— 
tenuinaco , si e ora scabilita viua piinia serie di 5o, divisa in la 
fascicoli , ciascuno dei quali coniprendera quattro ritratti, e 1' ul- 
timo soltanto ne conterra sei. II prezzo e pure limitato a 4 lire 
per ciascun fascicolo o sia ad una lira per ritratto. 

Uscito h gia il primo fascicolo , il quale ci da campo ad 
augurare assai beoe per la coatiuwazione di questa bella inipresa. 



1-2^ APPENDICE 

I quattro i-icratti d' lllusn-i cantaiiti che si pvesentano , fanno cer- 
taniente oiiore ai talenti del sigiiorl Altlni e CaporaU , giaoche 
conservata vediamo la parte piu essenziale in questo genere di 
lavori , qiiella cioe dei lineamentl caratteristici. 

Non diibitiamo che 1' opera sara contiauata , come nel pvo- 
spetto di associazioue si promise •, con accuratezza e con zelo. 
I noml che vediamo registrati nell' elenco sono tutti cliiari ed 
illustri al pari di qiielli gia pubbhcati ; solo rimaiie a desiderare 
clie qualche penna illustre italiatia si accinga ad accompagnare 
qiiesti ricratti con alcuua notizia compendiosa delle persoae 
vappreseatate. 



DelV istoria (T Italia antica e moderna , del cavaliers 
L. Bossi , con carte geografic/ie e tavole incise in 
rame. — Milano. 1822, presso gli cditori G. P. Gie- 
gler lihrctjo, e G. B. Bianchi e Camp, stampatori. 
Vol. 1 8.° in 8.° di pag. 5ii, ed in 18.° Prezzo 
d' associazione lir. 6 per V edizione in 8.° c lir. 4 
per quella in 18.° 



Storia de' Francesi di J. C. L. Simondo de SisnoNDi. 
Tradazione dal francese di Benedetto Perotti. — 
Milano , 1822 , dalla tipografia di Commercio , 
in 12.° Vol. 4.° di pag. 867 in 12,.° Prezzo d as- 
sociazione lir. 2. 5o. 



Delle antichitd giudaiche di Giuseppe Flavjo., tra- 
dotte dal greco ed illustrate con note dalV abate 
Francesco Angiolini., piacentino. Tomo 5.", in 4.° 
ed in 8.° 

Storia della guerra gindaica di Giuseppe Flavio, tra~ 
dotta dal greco ed illustrata con note dal suddetto. 
Tomo i." 
(Queste opere appartengono alia Collana degli antichi storicl 

greci volgarizzati , che pubblicano i tipograli fratelli Sonzoguo 

di Mdano. ) 



Del solfato di chinina e del metodo pin facile di ot- 
tenerlo. 3Iemoria di Ottavio Silva farmacista. — 
Milano., 1S22 ., piesso Paolo Cavalletti sulla corsia 
de' Servi , n,° 600 , di pag. 24 in 12.° 



I'ARTE ITALIANA. 125 

Formulano per la prcparazione e V uso di mold me- 
dicamenti nuo(^i , di F. Magendie , membro del- 
V Accademia rcale di medtcina ecc. , dal fruncese 
nelV italiano trasportato ed accresciuto di note ed 
aggiunte da Antonio Cattaneo, chimico Jarmacistay 
maestro priiato di economia rurale. Scconda edizlone 
fatta suit' ultima di Farigi, con agginntavi wiAp- 
pendice. — Milano , 1822.^ jjer Giovanni S'dvestn, 
di pag. ij^ in I'l." Prezzo lir. i. 5o. 

La scienza della legislazione ^ di Gaetano Filangeri , 
con giunta degli opnscoli scelti. — Milano^ 1823, 
dalla Societd tipografica de' Classici Italiani. Vol. i.° 
al 4.°, in 2).^ Prezzo d associazione lir. 16. 3o. 

Opere di Cesare Beccaria. Milano, iSaa , dalla So- 
cietd suddetta. Volumi a in 8.° Prezzo lir. 11. 

(Queste opere appartengono alia Collezione delle opere clas- 
siche del secolo 18.°) 



Relazione degli scavi fatti neW anftentro di Verona 
V anno 1819 presentata alia Commissione al pub- 
blico ornato da Bartolomeo cav. Gjuliari , membro 
della medesima, — Verona^ 1821, dalla Societd 
tipografica. 

Nel tomo XIII di questa Biblioteca pag. i3i fu da noi inse- 
rita la relazioue degli escavamenti fatti nell' anfiteatro di Verona 
r anno 1817, presentata alia commissione al pubblicw ornato 
dal conte Bartolomeo Giuliari , membro della medesima , corre- 
data altresi delle opportune figure. Ora ci si presenta altra re- 
lazione degli scavi fatti nell' anfiteatro suddetto T anno 1819 
pubblicata dallo stesso Giuliari nello scorso 1 82 1. Riprodotte 
essendosi ora nella tav. 1 le stesse figure die allora furono da 
noi unite alia relazione, ci si ofi're il comodo di servirci degli 
stessi nunieri e delle stesse lettere per corredo di questa de- 
scrizione. 

Nella continuazione per esenipio dei lavori nel tratto del- 
r arena compresa tra i ponti L M della ifigura I della detta 
tavola , trovaronsi molte lastre di pavimento di pietra viva , e 
niolte pietre confusaniente rovesciate , della grandezza di uno 
a quattro. piedi incirca. Dalla forma delle dette pietre pavve ad 
alcuno die destiuare fossero a destra ed a sinistra sopra le 
niura cLe fiaucheggiano tutta V opera rinvenuta nell' arena , a 



126 APPENDICE 

fine tli appoggiarvi i travaiui che sostenere dovevano il tavolato 
niovJliile, acciocclie con uiaggiore facillta fosse disciolto e le- 
vato in tutto o in parte, a norma tjella natura e qualita dello 
spettaro!o. 

Sembra il relatore dolersi delT psisrenza attuale di un palco 
scenico nell' arena , che toglie ora di proseguire lo scavo nella 
parte superiore , il che darebbe adito a vedere alctine di quelle 
pietre nobiliueate collocate al loro proprio liiogo. ( I fogli pub- 
biici ci hanno appunto negli idtinii di ottobre awertiti che il 
voto deir autore e stato coiupiiuo , e che quell' importuno in- 
gombraniento debb' essere tolto da un luogo troppo venerabile 
per la sua antichita. ) 

Neir altro scavo dal punto M al punto O si trovo nel fonda- 
niento un battuto sodissinio , e si trovarono ancora smisurate 
pietre tutte spezzate , betiche grosse da lo in 12 once,lequali 
servire dovevano probabilniente di copertura al condotto sotter- 
raneo delle acque. In questo trovossi che non inimetteva diret- 
taiuente T euripo dintorno al podio , il quale ricevciido le acque 
dal piano convesso dell' arena , le scarica invece ne' condotti 
die dividono i' asse minore ; bensi vi comunicano i condotti 
deir ambulazione minore , rappresentati nella tavola gia esposta 
sotto il uum. 10, fig. I. In quel condotto ha principio lo scolo 
generale , forse non del tutto opportunameate nominaco galleria, 
nella quale entrano tutti i condotti intenii delle ambulazioui e 
del portico esteriore dell' anfiteatro. I lavoratori entrati in que- 
sto sotterraneo, giunsero fin oltre la distanza di piedi 2i5 senipre 
al disoito delle vie e delle case , e fin sotto alle cantine verso 
il fiume. Qualche tratto pero maaca della volta , e sono in gran 
disordine anche i luuri lateral! ; in qualche luogo la volta e sor- 
retta in aria dalle sole estremita e dalla perfetta connessione 
de' macigni ben cenientati sotto il peso di 18 e piii piedi di 
terreno oltre i caseggiati ; dubbio e turtavia se quel condotto 
o galleria fosse contuiuatauiente coperto a volta. 

Sotto 1' orto di un privato trovossi una via ad uso romano 
costrutta , che forse essere potrebbe una parte della Claudia 
Augusta Veronese procedente da Ostiglia ; pssa era fabbncata 
di macieni poligoni piani al disopra ed acuuiinati al disotto , 
nel qual mode costrutte erano la via Postumia tra Peschiera e 
Castelnupvo, ed altra che si rinvenne tra S. Stefano e S. Gior- 
gio. Vulcanica si pretende la natura di questi tuacigni , analoga 
a quella che trovasi in gran quaotita su le collme di Colognola 
e presso i bagni di Caldiero. Si annunzia che questa lava usata 
anche nella via Appia , volgarmenre e cliiamata selce , ma non 
cosi facilmente potremmo aaimettere coll' Uggeri il nome da esso 
usato di basahe piomlaccio. 

La via rinvenuta in quel luogo era formata a i-ampa a fine di 
l.TSciar libero il passaggio al sottoposto condotto^ una parte pero 
della medesima era sfasciata, e solo trovai-onsi le somniita dei 



PARTE ITA.LIANA. 12^ 

muri laterali con qualche quadrone cotto. Fu anclie tio\ato il 
piano di battuto coperto di due corsl di siniili qiiadroni , ne 
alcuD indizio si rinvenne di macigni o di calce della volta di- 
strii'fa. 

Due fori trovaionsi ne' muri del condotto al disotto dell' ac- 
cennata via, T uno a destra di un piede d' altezza ed once nove 
di iarghezEa ; altro a sinistra di un piede ed once sette di al- 
tezza, e un }>iede e un oucia di larghezza Questi hanno nel- 
r inter no un condotto verticale|, pure di niattoni cotti, di once 
sei e mezzo in qvuidro , per mezzo del quale ricevevano le 
acc|ue della via e dei luoghi adjacenti. 

Trovaronsi ancora in qiiegli scavauienti varj pezzi di uiarmo 
di diverse qualita clie servivano forse ad ornare qualche parte 
dell" anfireatro ; |'iu due niedaglie tlella famiglia Quinzia , che 
si (lissero rin\enute sorto la via soj^ra indicata , ctie contenipo- 
ranea essere duve\a all' anfiteatro , giacche i quadroni di terra 
cotta in essa adoperati sono precisameute della stessa dimensione 
e qualita di quelli dei muri dell' arena. Se dunque quella via 
era la Claudia, se ne puo dedurre qualche lume per la storia 
di quesio iiisigne nioaumento. Una iscrizione posta sul muro 
della casa Rido/fi indica la cura, che il municipio si prese ntl- 
r anno l8i8 di scavare e di ricoprire quell' acquedotto : sussi- 
6te pure la lusinga che contiuuaudosene lo sgombramento , si 
trovera quale e dove fosse lo sbocco del condotto medesimo 
nel fiume , il che indichera quale alterazione sofferta abbia il 
fiuo alveo. 

Lo socio generale, o come si dice nella relazione, la galleria, 
trovasi larga a principio piedi 4, once 6 , e di mano in mano 
si va restrmgendo , giacche al punto Hell' antica via non arriva 
che a piedi 2 , once 4. Quella costruzione fu forse praticata 
con molta avvedutezza, affinche il peso e la velocita dalle acque 
superiori meglio tenessero cspjurgata la parte inferiore. 

In altra escavazioiie presso il podio , fatta per riconoscere se 
il piano deir arena anticamente si estendesse per tutta la pro- 
fondita della parte scoperta , si trovo alia profondita di un piede 
incirca nell' arena ghiaja coniune mista di poca terra ; nel ri- 
manente fino a piedi 10 sotto al podio s' incontro ghiajone mi- 
sto di macigni detti nel paese ceiegni, sempre piu gressi quanto 
piu si profondava lo scavo , ne si scopri alcun mdizio chs mai 
si fosse toccato quel terreno. Solo al disotto dell' euripo che 
scorre lungo il podio , si trovarono due piedi e mezzo di bat- 
tuto , che investiva il podio medesimo per assodare le pietre 
che lo componevano ; dal che si raccoglie essere sempre stato 
il piano dell' arena quello che al presente si ritrova , a che 
il lavoro rinvenuto nel mezzo non dee riguardarsi come opera 
posteriore , ma come ccntemporaiiea al rimaneute dell' edificio. 

Gli scavi fatti all' iniorno del cosi detto pozzo, gia accennati 
nella prima relazione, diedero a \edere due differemi mauieie 



128 Al'PENDICE 

di costruzione , cioe la superiore di niuro Incerlo con iucamicia- 
tura interna di quadroni cotti , e 1' iufeiiove di sula incamicia- 
tura ; quest! modi difFerenti di costruzione noa furono pero rav- 
•visati se noii da un lato dalla parte estenore del recipienfe. 

Progredendo nel lavoro o sia nello spurgo delle matene die 
entro giacevano , si trovo che la parte ancora inferiore alle 
gopra indicate era opera piu antica , e si vide che i quadroni 
erano di diversa diiuensione , cioe di piedi uno di lungbezza , 
once 7 di largliezza e due e ti'e quarti di altezza , con me?,z' oucia 
incirca di curvita interna. La profondita di questo lavoro, forse 
contcmporaneo al restante dell' edilizio, si riconubbe di piedi la 
suio al pelo dell'acqua, e da questo fino al supposto foodo di 
j)iedi 2 , once 6. Dicesi supposto , perclie il recipiente nan era 
t^3pur£;ato a dovere, e quel fondo che pareva sodo , non era 
che un uiescuglio di pietre e ciottoli. 

Si braniava di conoscere dove il condotto avesse lo sfogo , 
ma si trovo impedita 1' uscita da grossa pierra sovrapposta , per 
oin rimase T incertezza , se si desse luogo alia comunicazione 
pel vomitono vicino o pel podio coU' arena. Anche al di sopra 
del la pietra die cuopriva la scala, si trovo indizio di muro di 
rerente costruzione. Quella scala non piii larga di piedi 2, non 
aveute che otto gradmi , doveva servire per gli operatori che 
nascostaniente ecendevano nel basso piano. 

Si compie questa relazione coUa descrizioiie di tutti que' fratn- 
nienti , che negli scavi si gouo raccolti , noa che degli altri gia 
trovati in addietro in una demolizione, e donati alia commis- 
«ione dal sig. Carlo Pindemonte- Consistono que' franinienti in 
alcuni capitelli, in una base e pilastro riquadrato da tutti i lati , 
e capitello di ordine corintio di mai-mo del paese , detto nembro; 
in due medaglie imperiali di ^Mj'Ui'^o , 1' una e T altra di bronzo, 
in una pietra che unita ad altre fiancheggiava le mura di mezzo 
dell' arena , in sette rocclii di colonne trovati nel basso piano 
deir arena, pure del niarino suddetbo, e in altri tre rocchi dello 
stesso niarmo , coi quali si e potuto ncomporre una colonna 
ben proporzionata. In un' appendice del giorno 28 novembre 
1819 si annunciano alcune disposizioni municipali , le quali la- 
sciano luogo a sperare , die dal proseguimento di quegli scavi 
possano ottenersi piii ample notizie dello stato antico del mo- 
numento , e uuovi frammenti favorevoli ai progressi della erudi— 
zione. 



FARTE ITALIAN A. I 29 

Delt anfiteatro dl Pola^ del gradi martnorel del me- 
dfsimo , nuovi scavi e scoperte e di alcane epigrafl 
€ figidiiie inedite deir Istria con V III tavole , sag- 
glo del canonico Pietro Stancovich ^ socio dl va- 
rle accademie. — In Venezla^ 1822, per Giuseppe 
Picotti , in 8.° 

MoUo era s^aro scritto su Tanfifearro dl Pola da dotti aati- 
qua'-j ehe tratrarono di quegli edili/!J lu generale, ed anche da 
alcum che di qu^llo in panicolare ragioaaroiio , coiue \\ conte 
Gian Riaalrln Carli , che una parte delle sue anticlata italiche 
ct tsarro all" illustrazione dell' Istria , dei inonutuenti di Pola, e 
d« quel celebre anfiteatro. Ora il canf)nieo Stancooich propone 
alcuni nuovi schiarimenti intorno ai gradi marmorei del luede- 
simo , le notizie di nuovi scavi e di nuove scoperte , e tiual- 
iiiente alcune epigrafi e figuline inedite dell' Istria. 

Si esamiiiano da principio le opinioui di alcuni scrittori, che 
quell' anfiteatro giudicarono piuttosto un teatro ; di aitri che 
poco conto ne fecero , e iinalineute di coloro che opinarono , 
che r interno di quelT edificio fosse di legno. Si prova all' ia- 
contro che desso era veraiuente anfiteatro , e che l' interno co- 
strutto non era di legno, ma bensl di pietra con gradi mar- 
morei. La base di queste dimostrazioni trovasi principahuente 
nelle opinioni e nelle scoperte del Carli , ma quesle confermate 
veggonsi dai nuovi scavi e dalle uuove scoperte , che argomento 
formano dell' articolo terzo del capo prime , corredato da una 
tavola in rame che la pianta presenta di tutto T anfiteatro. Ri- 
sulta chiaramente da queste nuove scoperte , che esistevano porte 
architravate , scale al nuniero di quattro , corridoi , vie corri- 
spondeati agli archi , gradini marmorei , camerini che servivano 
d' ingresso alle vie, torricelle con altre scale iiicrocicchiate di 
legno , ambulacri ova bellissimi marmi trovaronsi , e mura e pie- 
tre rovesciate , che tutte una costiuzione marmorea indicavano. 
In poca distanza dalle porte delle carceri si sono pure osservate 
di nuovo alcune fiuestrelie , delle quali difficile sarebbe 1' iudi- 
c.ire a quale uso servissero , qualora non avesscro appartenuto 
aJ altre carceri, eve si conservassero i prigionieri e gli schiavi 
destinati ad essere sagnficati o anche i cadaveri dei succum- 
benti , onde sottrarli alia vista del pjubblico. 

Neir articolo quarto si parla dei sotterranei o sia acquedotti 
deir anfiteatro , e si e^ibisce la pianta dei medesiuii. 

Nel capitolo secondo si ragiona dei gradi marmorei o dei 
• edili deir anfiteatro , de' quali si espongono esattamente le di- 
mensioni giusta le scoperte fatte neU'anno 1820, nel quale 40 
di que' gradi furono trovati , parte con Icttere , parimeute dal- 
1' autore esposte , parte senza lettere. Altvi tre gradini erauo 

Bibl, ItaL T. XXVIII. 9 



l3o APPKNDICE 

stati niessi in luce cogli scavi ordinati nell' anno 3810 dal tna- 
resciallo Marmont. L' autore col soccorso di alciine antiche iscri- 
zioni e con molte erudite ricerche illustra le letiere apijoste ai 
gradi, che riguardare si jjossono come altrettante iscrizioni o 
forse come nomi abbreviati. S' inseriscono quindi in altro arti- 
colo alcune dotte ricerche sul piede antico romaoo di Vitruvio, 
sul veneto e sul piede con cui fu ediiicato V anfiteatro di Pola. 

Non coatento 1' editore di avere esposto le nuove scoperte , 
e passato con ingegaose congetture a preseatare lo spaccato e 
r idea del modo in cui era un tempo co«trutto l' anfiteatro. 

Dell' epoca degli anfiteatri in generate e specialniente di quelli 
di Verona e di Pola, e di un tempio (TErcole , si trar,ta diffu- 
samente uel capitolo terzo. Si ragiona da prima dei princip*!i 
edifizj per gli spettacoli , che erauo il circo , il teatro e 1' at.- 
fiteatro ; si prova quindi che il primo editizio per gU spettacoli 
fu r anfiteatro ; si rende ragioiie del perche si facessero in Roma 
anfiteatri di legno prima degl' iinperatori, e poscia si comiucias- 
sero di pietra , cioe forse perche in tempo della repubblica 
tutto e massime il potere era teniporario e momentaneo ; si lu- 
cerca se uelle provincie esistessero anfiteatri di pietra , quaa- 
tunque in Roma non ve ne fossero che di legno, e si sostiene 
]' affermativa , e venendo quindi all' epoca che in generate fis- 
sare si possa agli anfiteatri provinciali e quale stabilire debbasi 
a quelle di Verona , si opina che attribuire si debba all' eta di 
Gallicno T anfiteatro Veronese esistente , forse rifabbricato sopra 
altro piu antico. Affine di rischiarare I'epoca delT anfiteatro di 
Pola, lo collega 1' autore col tempio d' Ercole , del quale , ap- 
poggiato ad alcune antiche iserizioni , attribuisce la fondazione 
ai duumviri Cassio e Cnlpurnio , e quindi ad ua' epoca di poco 
posteriore all' anno di Roma 5y4 1 '^erso il qual tempo Pola fu 
dedotta in colonia. 

II capitolo quarto non contiene se non le epigrafi e figuline 
inedite di Pola, di Gallesana , di Barbante , di Trieste, di Pa- 
renzo e di altri luoghi dell'Istria. Le iikistrazioni soggiunte alle 
epigrafi ci danno a conoscere che T autore e niolto versato in 
quest' arte. Conchiude egli finalmente , che 1' anfiteatro di Pola 
fu veramente un anfiteatro con tutto 1' interno di pietra, e solo 
r ultimo Meniano in tavolati di legno ; che le iscrizioni dei gradi 
jndicano la proprieta del luogo ; che le ultime scoperte danno 
fondamento a determinare la pianta, lo spaccato e l' interno anda- 
niento della gradinata , e che colja notizia del tempio d' Ercole 
si puo congetturare V epoca del medesimo , colle iscrizioni in- 
dicare tre nuove colonic e varie nuove famiglie istriano-romane. 
Si propone per ultimo un' iscrizione onorifica al regnante Impe- 
ratore , siccome quello che col proprio peculio ha volute re— 
-• staurare gli archi rovinosi e portare a nuova luce quel prezioso 
monumento dell' antichita. 



P.VRTE ITALIANA. l3l 

Neir attribulre le doviue lodi all' autore di quest' operetta , 
elie gradita riusciia certamente agli archeologi , non dissiuiule- 
rciiio , die le figure in rauie che raccouipagnano, ben disegnate 
dair autore niedesiiuo , avrebbono potuto essere intagliate da 
niano piii esperta e con maggiore fiuezza. 



Biografia universale antica e moderna^ ossla Storla per 
alfaheto della vita pubblica e privata di tuttc le 
persone che si distinsero per op ere ^ azioni, talenti, 
virtu e delitti , opera affatto nuova compilata in 
Francia da una Socictd di dotti, ed ora per la prima 
volta recata in italiano^ con agg/unte e correzioni. 
Vol. III. — Venezia^ 1S2.0, presso Giovanni Bat- 
tista Missiaglia. 

Ecco il terzo voUime di ua' opera , della quale abbiaino non 
ba guari fatta menEioiie in questa Biblioreca, e che ci compia- 
eianio di vedere continuata con ardore. Questo volume pero di 
giusta uiole , cioe di 478 pagine , non giugne ancora a compiere 
la serie degli articoli cadenti sotto la lettera A. 

Lodiamo i veneti editori per avere prestato uiolta cura agli 
articoli ctie concernono gl' illustri Italiaai, come per esempio a 
quello di facnpo Antiquario , il quale fu luugo tempo segretario 
ducale m Milano , amaote delle buone letters e protettore gran- 
dissimo de' lettcrati. Non sapremmo per altro, al comiuciare della 
I'rima colouna nella pag. 34 , intendere quali fossero i Mora , 
qu'gli oppressors degli Sforzcschi; giacche se si vuole con questa 
frase indicare Lodovico il Mora , era egli pure uno degli Sfor- 
zeschi, come nelT articolo medesimo si osserva. Avvertiremo 
pure che il De Balbe nominato alia pag. 27 , scrittore della 
vita di Alcssandro Vittorio Papaciiio d'Antoni, die ognuno cre- 
derebbe un Francese , non e che il conte Prospero Balbo , be- 
nemerito presidente dell'Accademia di Torino. 

Qualche diflicolta saremnio pure per muovere su la nomen- 
clatura degli AtUonii. Sta bene che Antoine si traduca in Anto- 
nio ; ma non per cio si potra chiaramente ravvisare chi sia 
Paolo Gabriele Antonio , celebre teologo , die turti coooscono 
sotto il ncnie del padre Antoine. Cosi in Giacomo Dioriigi An- 
tonio alcuno non ravvisera forse il famoso architetto francese 
che edifico la zecca in Parigi , e altre fabbriche grandiose iu- 
nalzo nella Spagna e nella Svizzera. A questo proposiio osser- 
veremo pure essere stati ommessi un altro Antoir.,e, cioe Niccolb, 
celebre per i suoi cambiamenti di religione e per essere stato 
pubblicamente abbruciato in Ginevra , come pure Antonio di 
Galatona nativo di Otranto , medico al tempo stesso , poeta , 
illooofp e geografo , autore di una descrizione di Gallipoli , di 



l32 APPENDICE 

iin elogio scherzevole della gotta, e di niolte poesie latine ed 
italiaiip. 

Troppo lung,o ci parve V articoln ApostoU , die forse poteva 
del tutto oniliiettersi , qualnra non fosse da patria carita siioge- 
rito ; scritto con diligenza e con qualclie niaestria c V aviicolo 
che conrerne il nostro telebre pittore /tpinoni. nato in Bosisio, 
non in Bosizio , come nelP ai-iicolo si e stanipato. AH' articolo 
Aratore il sig. Giriguene noto che i! suo poema era stato iiuprcsso 
unitaniente ad alrri poeaii cristiaai nel i5o3 da ^Wo , e non si 
risovvenne che in Mrlano era siato staiupato nel secolo XV , 
cosicclie si credette per errore stani))ato avanti il 1470. In ge- 
nerale osianio rdccomatidare agii editori veneti di prestare grande 
attenzioiie alia bibliogr.'lia , clie dagli scriitori Frances! viene 
spesse volte trasrurata AIT art colo poi Arduino , siauio attoniti 
al vederci riiuaudati a! nome di Hardouin , uientre questo po- 
teva italianizzarsi assai plu acconcianiente ciie quello di Antoine. 
Alia serie degli Ariosti si sarebbe pure dovuto aggiiignere uu 
Francesco, clie srnsse dell' o/to del monte Zibino , o sia del pe- 
trolio , ed altro Lodovico che scrisse tin libro cle' semplici, inti- 
tolato r Herholato. 

Queste brevi osservazioni non ci diniiniiiscono tuttavia il de- 
siderlo di vedere qiiesta edizione con soUecitudine e con diligenza 
contiuuata. 



DUCATO DI GENOVA. 

Sonetti della Veii. Vernazza da Qenova con altre 
poesie di autoii genovesi. — Qenova ^ 1822, tipo- 
grafia Pagano. 

11 chiarissimo signor cav. avvocato Ronco ha con saggio divi- 
saniento riunito in un jjiccol volume le poesie varie della ve-^ 
nerabde Vernazza, arriccliendole di erudite note; un sonetto 
di donna M. Aigela Di-Negro , e per ultimo alcune terzine ine- 
dite del Laviosa , uno de' piu eleganti e dotti poeti del set-olo 
decimottavo : e ne sia prova il capitolo uititolato /' Amor fi- 
gliale che qui riportiamo per intero , ben certi di far con cio 
cosa grata ai nostri lettori. 

Che voce oh Dio ! che trista voce e questa , 

Che scorre senza posa nella notte 

Le mute arene , i monti e la foresta ! 
Se le sue tronche note , ed interrotte 

Mai non intendo , e se fedele e l' eco 

Che a me le ripercuote dalle grotte , 
Questi e un misero padre : aiii furse cieco 

Chiania un figiio , die e morto , e morte intanto 

Uno sguardo gli avventa e tri^ce , e bieco. 



PARTE IT\LIA.NA. lOO 

Sfogo della natura e giusto , e santu 

Sono i suoi lai ; nia oli quanti fig,li, e spesso 

Sono indegni , gran Dio ! cli taato pianto. 
Oli quante voire un vecchio parire oppresso 

Dagli aiini , e dal languor nei eenci avvoUp 

Resta pei figli suoi aolo a se stesso ! 
Barbiri figli ! . . , . 1 s'l diceva , e volto 

Tpnea T orecohio al flebile laniento , 

Ed in traccia di hii il pie rivolto ; 
Quand' eccn il vidi ; a passo tardo e lento 

Si aggirava sul lido ; avea scd fiance 

La destra niano , e la sinistra al uieuto ; 
Ora urlava piangendo , ed ora stanco 

Si iasoiava cader sii quelle arene 

Ravvolgeudo le mani eiitro il crin bianco; 
E fon voce di un uom die mmca e sviene , 

Fle,lio , dicea , la tua pieta uii e niorte; 

Rendimi , o figlio niio , le niie catena; 
E fatto il singhiozzar in colmo forte 

Riuiase d' iiujirovviso senza uioio, 

E in un freddo sudor le guance smorte. 
Alzai le strida allor per T aer vuoto, 

E fartonii su lui con man treniante 

Or gli tergo la fronre, ed or lo scuoto ; 
Wa vana e la piera , ohe palpitante 

Fiamma ei seadira di lainpa in triste mura ; 

Turto e indizio di niorte in quel seiiibiaute. 
Eranii intento aila pietosa cura , 

Quando un Genio discese in quella spiaggia 

Quasi Stella cadente in notte oscura. 
Bello fra noi non e , ch' egli non aggia 

Belle forme , bel crin , occhio vivace, 

E dolci modi , ed alma dolce e saggia , 
Ond' io mi fui qual uom che mira e tace ;. 

Stupido mi rtstai alia sorpresa , 

Ed il labbro scordo d' esser lorjuace. 
Ma egli: Amico , a cui cotauto pesa 

D' esro buon vecchio lo mortale affanno 

Senza ch' abbi di lui la storia intesa, 
Siedi, ed ascolta. Per quel dntto ch' hanno 

Gli assassini fra noi, schiavo in Algeri 

Tr.itto ei si vide a quel crudel tirauno. 
A parco pan , torba acqua , e giorni neri 

Egli e serbato , ne raggio di speme 

Scendeva niai ne' tristi suoi pmisieri. 
"Vecchio cadente sospirando geme , 

Ed ai snspiri suoi quel donno infido 

Raddoppia il giogo , e piu lo aggrava e preme 



i34 



APPEND ICE 



Volo frattanto della fama il grido 

E giunse , oh Dio! di botca in bocca al figlio , 

Che iinpaziente lo artead<*a sul lido ; 
Ed egli neJr ornbile bisbiglio 

Di cento affeiti colla sua pietade, 

Sol col figliale amor tenne consiglio. 
E calcando del mar le ondose strade 

Corre a suo padre , e ]>iange , e pi'fga j ^d ave. 

I oeppi suoi in quelle ree comrade ; 
Cosi diceva in suon pietoso e grave , 

E intento a ravvivarlo e teiupia , e fronte 

Di umor gli spruzza animator soave. 
Erano gli occlii miei iin vivo fonte, 

Che la virtu vedea qual segno al telo 

Esposta igp.uda a cento insulti ed onre, 
E rivolte nel diiol le niani al cielo , 

Gran Dio, gridai , che in te meglio che in specchio 

II tiitto vedi senza inganno e velo, 
Porgi pieroso ai prieghi miei T orecchio , 

Salvaci uu figlio , che e T onor de' figli , 

Sa'va nel suo dolor qnesto biioti vecchio. 
II dissi a|ipena , e a un battere di cigli 

Mi trovdi , ne so come , in Dio sorbito 

E neli' abisso dei di lui consgll. 
E vidi un sruol di spiriti infinilo , 

Che va, che vien , che parte, o fa ritorno 

Sol che li guardi a un scuotere di dito , 
E in mezzo a quell' amabde sogsiiorno 

Le virtu del mortah arder qual fuoco 

E il grato odor diflfoudersi d' intoino. 
Sentii il figliale Amore encro quel loco 

Esaltare uei ceppi il prigioniere 

Senza arrestarsi mai punto , ne poco. 
Dio lo guato. Brilhirono le cfere ; 

Quindi a un Genio si volse , ed ei lo 'ntese , 

Che il linguaggio dei spiriti e il pensiere. 
E vibrato sulP ali giii discese 

Di Stella in stclla , e in su le aduste arena 

II i^ie fermo dell' African paesc. 
Or chi fia che si opponga ? Alle catene 

Rapi r Eroe , e sopra arnica ]irora 

Lo porto al padre , clie boccheggia e sviene. 
Sorgeva in cielo la ridente aurora, 

Quand' io mi risvegliai dal rapimento , 

Per cui tutto il inio cuor ne esulta ancora ; 
E vidi il legno , che per dolce vento 

A noi veniva, e il vecchio semivivo , 

Ch' ave gli occhi di vetro , e il respir lento ; 



TARTE ITALIANA. l3S 

E vidi il figlio, in men che il dico o scrivo , 

Balzar sul lido, e volar ratto al padre, 

Gh' ebbe a luorire per quel dolce arrivo. 
Ma il Genio suo gli fu medico e madre , 

Sgrido la Gioja, clic dilata il cuore 

Pill fatal delle idee sien triste ed adre. 
Erano ai baci il figlio e il genitore. 

Ora e vanipa il lor volto, ora si agghiaccia, 

Or si tinge a vermiglio , or di pallore. 
Grande e in essi Natura o parii , o taccia; 

Ma gia il figlio sel leva , e seco il porta 

Nel suo povero albergo fra le braccia. 
I Genj allor sulla ouorata porta 

Scrisser rapiti nelT amor figliale : 

Chi te non pregia o in lui virtude e morta, 

O mai non n' ebbe , e si vibrar sulL' ale. — 



DUCATO DI PARiAIA. 

Ceiinl intorno a Cosimo primo e Pietro Leopoldo 
grandachl di Toscana , di 3Iichele Leoni — Parma , 
1 82 1, per Giuseppe Paganino. Opuscolo in 8.° di 
pag. 39. 

Con buone viste e con rette intenzioni e scrltto questo pa- 
ralello fra due principi rinomatissimi , de' quail 1' autore va prin- 
cipaluiente esaniinando V amministrazione e le istituzioni politi- 
che. I risultati sono favorevoli a Pietro Leopoldo, il quale pid 
dell' altro si e occupato indefessamente di tutti que' niezzi che 
poteano render felici i suoi sudditi e far fiorire le arti e il com- 
juercio del suo Stato. L' operetta e scritta senza ampollosita , senza 
servile adulazione, e con buona lingua. Per darne un saggio 
trascriveremo cio ch' egli dice alia pag. 36. — « Conobbe sem- 
y> pre Leopoldo nella religione dello Stato la primitiva e ne- 
» cessaria compagna della feliclta delle genti , e la piu fu- 
» nesta nemica di essa nella superstizione. Ond' e che avverso- 
» ad ogni arbitrio individuale del pari che a qualunque incru- 
» sione , la qual contrariasse 1' oggetto de' suoi divisanienti anche 
» per quanto si nfeiiva alia parte morale , tronco ne' suoi do- 
» minj i nervi ad ogai farza straniera , ben sipendo che felicita. 
» non vi puo esser giamaiai la dove non e indinendenza, e che 
» gr interessl di uao stato sono rarainente gh stessi d' un altro. 
5> In conseguenza di che fu opera sua la totale abolizione del sau- 
» t' ulfizio, stabilito in Toscana, del quale m passato aveva oon 
» poco moderate le pratiche 1' illustre suo genitore Francesco ». — 
E poco prima l' aiicore dice — {< E chi »apra ^ che uei cinque 



lob APPBISIDICE 

» lustri che fu occup«to Leopoldo uel reg^iiuento della Toscan* 

» crebbe presso clie di 114,000, vale a dire di ciica uii 'ittavo, 

» d niimcro de' suoi sudditi (auuiento die si riputera prodigioso 

» da clii pi)nga niente al tempo ed all' estensione del suo pica 

» coloStato,, e die 1 delitti, a vece di accresreisi couie, dop- 

» di ri') , sarebbe apparso naturale, andaron seusibdiiieute sce- 

» maodo al setjao , cht la Toscana ollersf allora pei- quah he 

» intervallo V unico e cotuiuovente spettacolo delle careen senza 

» un solo deteiiuto , dovra convemre con noi che fane del 

» vero governo fu portata da Leopoldo al piu alto puuto, a cui 

» giugner possano gli umani avvedimenti ecc, » — 



GRANDUCATO DI TOSCANA. 
JDizionario luiiversale ragionato della ginrlsprudenza 
mercantile , del senatore don D. A JzuNi Seco da 
edizione arrlcchita di naovi ardcoli e corretta dal- 
V aiitnre. Tomo 1.* — Livorno ^ 1822 , dai torchj 
di GLauco Masi , in 4." di pag. xxix e 366. In 
BTdano si vende dalla Societd tipografica de Clas- 
sici Italiani. Prezzo d' associazione lir. j. So. 

( Sentiamo con piacere che e pubblicato anche il secondo 
volume col ritratto dell' autore , e che e incominciata la stampa 
del terzo ; cosi sara presto pubblicata tutta quest' opera prege- 
volissima in 4 voluuii. ) 



A comment on the divine comedy of Dante Alighieri 
By .... Vol. r . — London ( Livorno ) John Mur- 
ray Albemarle-Street. In 8.° gr., di pag. 534 '"^^ 
caratteri di Didot. Prezzo lir. i5. Si vende in Mi~ 

- lano dalla Societd tipografica de' Classici Italiani. 

S T A T I P O N T I F I C J. 

Memoria su di wi opcrazione di litotomia degna dl 
particolar considerazione ^ di Antonio Trasmojvdi^ 
romano ^ ecc. — ■ Roma, 1823, dai torchi di Giu- 
seppe Salviucci , in 4.° 

In questa Memoria si da il nonie dl taglio Celslano ad una 
operazlone descritta dallo stesso chii-urgo che la face coUe se- 
guenti parole : apersi tutta la parte sptmiiosa dell' uretra , inclsi 
il collo della vescica , ed il suo basso foiido : vale a dire , che 



PAKTE ITAIIA.NA. 187 

taglio r uretra , see vero cut ch' e scritto , in tutta la sua lan- 
gliezza iiuo al basso fouclo della vescica. Le circostanze partico- 
lari e straordiaarie in cui si sara trovato I' operatt>re avvoiiino 
potuto forse obblii;arlo a taglio cosi enoniie ; 111a non si potra 
niai chiauiar questo il taglio CeUiaiio , tanto piu clie vi si ac- 
cenna 1' iutroduzionc dt una tenra scannellara di acciajo dalla 
parte dell' incisione antccedenteinente fatta nell' iiretra, e qiiindi 
spinta sino alia vescica per servir di direzione col suo soico al 
litotomo die incideva. D' altronde il tenore di questa Memoria 
ci seinln-a assai bizzarre e per la sua propria estensione e per 
le moke cose che vi si leggono fuori di proposito , e per le 
luolte altie che vi si cercano in vano. Non si puo pero negare 
essere alquanto strana e veramente degna di particoLir con- 
siderazioiie la foi-mazione di un calcolo nell' uretra vn-ile , il 
quale tanro s' ingrosso in largo ed in lungo da penetrare in 
vescica , e a cui servi di nncleo una forcinella da capelli incau- 
tanienre introdotta per 1' orificio dell' uretra e rimasta nella sua 
]3arte spongiosa per circa 48 anai seuza puuto inoiestare la per- 
sona che la riceneva. 



CORRISPONDENZA. 



Signor Direttore gentilissiino , 

<S 

O CORRENDO con il solito risultato di pieiia soddisfazione il 

quaderno di agosto p.° p.° dellaccreditata sila Biblioteca Ita- 
liana, mi ahljattei alia pag. 2o3 nelV Lnitmerazione degli uccellt 
del contorni di Bassano, compilata dal sig. GiambattistaBaseg- 
gio. Cosi fatto lavoro , uniformandosi in qualclie parte collo 
spirito delie occupazioni da me inlraprese fino dal 1819 
ne' miei scarsi momenti di ozio , le quali conosciute furo- 
no col vol. XVI , pag. 5c della Bibliotheque univcrselle di 
Ginevra , ha raddoppiato il raio contentamento , Yedendonii 
fjiialmente con forma pubblica coadjuvato all' interessante 
scopo. Pur troppo in questa per altri lati fortunata conca 
lombardo-veneta T ornitologia fu sempre trascurata , o tut to 
al pill se ne stette fra i limiti d' una copia, non di rado fal- 
lace , di stranieri autori ! Ebbene si rivendichi .... io in 
Piove , situazione bassa sottomarittima ; Baseggio in Bassano 
che ha montagne sovrastanti; altri in altre localita, e cost 
per moltiplicati punti di tutto il regno. Kotiasi gli uccelli 



l38 APPENDICE 

indigenl, dlstinguendo gli stazioiiarj dagli emigraiitif, quel 
di semplice passaggio ^ que' di teinporaria ritirata ; gli acci- 
dental! , seinpre indicaudo la loro rarita o frequenza , e 
non trascuraiido V epoche nelle quali comunemeiite si fanno 
vedei'e. Le singole osservazioni non oltrepassino le dieci 
miglia radiali dal rispettivo centre. Col 182 5 si uniscano 
le sparse osservazioni, fissando ua punto di generale riu- 
nione : io serviro a qualunqne patto. La mia raccolta di 
individui montati e di gia avanzata, e da questo punto 
io la ofFro alio studio de' compagni pegl' indispensaliili 
confronti necessarj cogl' individui di ambigua determina- 
zione. Essa si e fatta forse di qualche copiosita, attesa 
la mia vicinanza alle Valli salse. Raccomando solo che 
ciaschedun osservatore , e questo anche all' egregio signor 
Baseggio , oltre al nonie vernacolo abbia a portare la pro- 
pria descrizione , senza di che non niai si sortira con. la 
dovuta esattezza. Cosi p. e. quando lessi dal medesimo 
indicati siccome comuni il Faico milvus e Io Strix aluco, 
non accennati poi il FaIco buteo , e Io Strix flammea , co- 
munissimi in queste provincie, e da per tutto nominati 
Pogia il prlnio , Aloco il secondo , mi sarebbe insorto il 
dubbio di un eqiiivoco, se d"" altronde tranquillo non fossi 
stato suUe conoscenze e sulla fede del Baseggio luedesimo. 
Lo stesso dicasi della Sylvia ficedula col confronto della 
Silvia Hippolaj , ecc, Cosi presso di noi chiamasi Crecola 
r Anas querquedula , e Cercegna V Anas crecca ; sarebbe 
forse lo stesso anche in Bassano ? L' esatta descrizione 
caratteristica manterrk lontana ogni incertezza (i). 

Animato siccom' ella va , signore , e con prove si lu- 
minose per il crescente splendore delle lettere e delle 
scienze di questo nostro regno , faccia del presente leale 

(I) In questo geaere tli lavori sarebbe a nostro giuclizio molto opportuno 
di unire ai nomi volgari usati nel luogo in cui si fantio le osservazioni , 
anche i sinonimi corrispondenti delle altre parti d' Italia , massime qiielli , 
che esseado famigiiari in bocca dei Toscani , sono anche adoperati dai no- 
stri scrittori nelle loro opere. Importerebbe pure a^sai , riguardo a] sistema 
ed alia notnenclatura scientifica , di scegliere e di segultare un solo dei ini— 
gliorl ornitologi , a fine di evitare quella confunone che nasce dalla diffe— 
renza dei metodi , delle descrizioni e dei vocaboli. Desiderosi che il siffnor 
dott. Sette ne dia un e^empio che serva d* incitamento e di norma agli 
altri che vorranno orcuparsi di questo piacevole ed utile studio , crcdiamo 
di corrispondere al suo zelo studioso , ed alia sua gentUczza comunicandogli 
fjuesto no<tro parere. 

( Jfota del Direttore. ) 



PARTE IT ALT ANA. iS^f 

iavito quell' uso die la sua sagacita giudicliera opportune. 
A me basta frattanto la certezza di non andarmene errato 
consegnaiidolo al sue genio, e cogliendo il bene a jK)terle 
offrire la raia sincera stima. 

Da Piove il 12 ottobre 182a. 

Uniilisjiiiio e divotissirao servitorc 

ViNCENZO Sette Medico-Chirurgo condottn. 



Signor Direttore , 

t< Voi avete saggiamente stabllito di non Ingombrart , 
che in assai rati casi , delle mondiglie del nostro Par- 
naso la BibUoteca iialiana , e tutti quelli die aniano dav- 
vero r onore della nostra letteratura , v' hanno fat.o sin- 
cerissimo applauso, come sincerissimamente si sono doluti 
con voi quaiido qiialche conibinazione insuperabile v' ha 
ol)bligato a declinare dal vostro proposto. Non si griderk 
giamniai aljljastanza , io credo , agP Italiani perche abban- 
donino una volta la frivolita puerile di far sonetti. E non 
bastano forse per mortificarci i dieci o dodici milioni, che 
dal ducento fin qui se ne sono scritti ? E per due .0 tre 
dozzine di buoni , che se ne siano fatti , e che nieritino 
d' essere conservati , che fare di qnelT immensa scoria de- 
gli altri , monumento di delirio e di stolta dappocaggine ? 
Fuvvi tempo fa un insigne l^alordo , il quale scrisse gra- 
vemente , ch' egli riputava piu difficile fare un buon so- 
netto , che un poema epico. Costui non era clie un Jjalordo 
insigne. Che diremo poi di quelle migliaja di balordi per 
niun titolo insigni , i quali anclie in questi tempi , in cui 
tutto ci chiama a ben altre cure, gettano il tempo loro 
a riempiere raccolte per ogni prete che dica messa o gio- 
vinetta die vada a nozze ? Parea che fossimo stati libe- 
rati da questa peste , giacclie per vent' anni questo scau- 
dalo s' era rintanato come molti altri. Sciaguratamente il 
iiial seme ripullula ! Gridate adunque ; e dite ai giovani 
Italiani, che nel bisogno di buoiii studj in cut la mol'- 
titudine si trova fra noi alzino la mente a nobil metfl ; e 
se pur vogliono coliivare le lettere , mettansi nel numero 
di coloro , che hanno salvata T Italia dall' umiliante titolo 
di nazione de Sonetti. 

» Ma nel mentre che de* Sonetti, e di coloro che ne scri- 
Tono , io vi ragioao di questa maaiera., ho il coraggio 



14© APT RN DICE 

di presentarvene nao trnscplro da una dozziiia , die sotto 
il titolo di Pianto patcrno , e stata uitimamente pubblicata 
in Faenza per le stanipe dei signori Moiuanari e Marahini. 
L" autore di questa dozzina di Sonetti e il sis. Brusrildi ; 
e n;lie gli ha dettati il dolore d" aver perduto un figlio , 
clie ne' freschi anni delP adolesnenza prometteva ne' buoni 
stndj e nelle virtu non ordiiiarj jirogressi. Quanta ragione 
io abbia di presentarvi qnesto Sonet'o, il vedrete voi , il 
vedr.i cliiunqne lo legga. Non e a mio avviso il solo tra 
i dodici che faccia eccezione. Io 1" ho trascelto per la sem- 
plicita , per T eleganza squisita , per la verita del senti- 
mento , che presenta in on;ni sua pa'ie. II padre reduce 
di Roma soltanto in Firenze sa dello stato pericoloso del 
figlio quando questi era gia niorto. Ecco il Sonetto. 
Aurctte , io s.rUo , che dull' iwie arene 
Susurrnndo ver me lievi movete ; 
E t.imidette dal passar vi dene 
Forse pieta , che del mio bene avete ! 
Parlate , aurette facili : ma cliete , 

Che il cor non sappia se mancb la spene: 
Dite se in qnesto sen duoh o quiete 
Portcra I' almo di che al mondo viene. 
Schiude la voce al'or soavemente 
La prima sospirando: leva al cielo 
Tuo sguardo , dice , e passa immantinente . 
Segue Pa'tra: or salir contro V aurora 
11 vldi io stessa ; e n^ve era il suo velo ; 
E quella e luce del tuo figlio ancora. 

N. N. 



NOTIZIE LETTERARIE. 



I 



Frosramina. 



N esecuzlone delle sovrane benefiche disposizloni por- 
tanti la distribuzione di un premio biennale di lire ita- 
liane i5oo a chi presentera la migliore Memoria sopra 
un problema da proporsi da quest"" I. R. Istituto , il me- 
desiuio uella sua radunanza del giorno a niaggio 1822 ha 
proposto pel prossimo concorso iji seguente argomento : 



PVRTK IT\LI\NA. I4I 

Un fipplicazione de principj contmuti nelJn Meccanica ana- 
Utica dell' ininioruilf Lugrange ai pnaripnli prob emt niecca- 
nici ed idraulici , d.alla qua'e apparisca la mirabile utilita e 
spedkezza del metodi Lagrangiani. 

Si desidera die i concorrcnti discendano a qualche pra- 
tica appUcazione . 

I dotti nazionali e stranieri , eccettuati i soli membri 
deir Imp. Ke£!;io Islituto del Regno Lombardo-Yeneto, soiio 
egualmente aiiiniessi al coiicorso , e potraiiiio a loro pia- 
ciniento valersi delle lingue italiana, latina, tedesca e 
francese. 

II pieinio come sopra e di lire italiaiie i5oo, e le Me- 
niorie dovranno essere 'imesse franche di porto pel gior- 
no 1 glugno 18 -4 ( termine di rigore ) all' L fficio della 
Segretei'ia dell' I. R. Istituto di scieaze , lettere ed arti 
in Milano , e giusta le noriiie accadeniiche dovranno essere 
contraddistinte da vin' epigrafe ripetuta sopra un bigUetto 
sigillato , il quale contenga al di dentro il nome e il co- 
gnome deir autore e 1' indicazione del Inogo di sua dimora. 

Non sara aperto se non il biglietto della Menioria pre- 
miata , e le alt e coi lispettivi biglietti suggellati saranno 
restituite. 

Milano, 4 ottobre 1822. 

II Segretario supplente Bossr. 



NECROLOGIA. 



CiHcOLARE deU I. R. Istituto di scienze , lettere 
ed arti. 

Milano 21 ottolre 1822. 

Q 

k„'E grave riesce sempre il dover porgere I'annunzio 
della perdita di alcuno dei colleo;hi nostri, cliiaro per dot- 
trina e per opere pubblicate , moho piii doloroso riuscir 
dee il darlo non meno die ai Socj tutti il riceverlo , qua- 
lora si tratti di un uonio die in un lungo periodo di vita 
sviluppo sempre lo zclo piu ardente per il coltivamento 
dei buoui studj , per l' insegnamento delle scienze piii utili , 



144 APTENDICE 

per la propagazioiie de' lumi ; e pubblicaiido buon nu- 
niero di scritti dottissiuii, grande onore accrebbe al no- 
stro I&tituto ed ai inolti Corpi accadeinici ai quali appar- 
teneva, e uoine illustre acquisto presso tutti gli scienziati 
deir Europa. 

Di questa terapra fu certamente P onoratissimo collega 
nostro, il cav. Giambattista Veiituri, del quale per do vera 
d''ufficio mi e ingiunto di annunziarle la uiorie , avveiiuta 
ill Reggio sua patria alle ore 8 poineridiaae del giorao 
lo del passato setteinljre , cli'era appunto V ultimo dell' an- 
no settaniesiinosesto della laboriosa sua vita. 

Poclii letterati avrebbero potato ad esso paragoiiarsi nel- 
r atti vita e neir impegiio col quale coiitinuo indefessameate 
a dar opera alio studio delle scienze , ai loro progressi 
ed alia pubblica istruzione. Comiacio egli dal coltivai'e 
con ardore le fisiche e le mateinaticlie discipline , e chiaro 
essendosi reso ben presto colla sua perizia uella gecdesia, 
neir idraulica e lino nelP arte militare, elibe scde distinta 
fra gl' ingegneri, e piii volte fu adoperato come matematico 
tanto nel servigio de' Sovrani di IModena , quanto in quello 
de' privati, e niassime nelle gravi controversie insorte sul 
regolaraento de' fiunii e de' canali, in una regione clie 
dalle acque tanto ripete i maggiori vantaggi , quanto pa- 
venta i piii gravi pericoli. 

La Societa Italiana delle scienze e le primarie Accade- 
mie deir Europa recaronsi ad onore di ascriverlo tra i loro 
membri , ed all' epoca della formazione dell' I. R. Istituto 
fu egli uno dei primi die ammessi furono a fame parte 
e che vita diedero a questo Corpo sclentilico. 

In mezzo ad una lunga serie di onorevoli incumbenze 
noa solo analoghe ai primi suoi studj , ma ancbe politi- 
clie e diplomaticlie, da esso onore volmente sostenute , si 
vide eletto pubblico professore di fisica nella celebre Uni- 
versita di Pavia, dove pure lascio grandissimo norae e 
desiderio di se. Alcuno forse non lo emulo nella operosa 
sollecitudine di compiere i doveri ingiuntigli da qualunque 
pubblica carica, nella brama di rendersi vantaggioso alia 
societa, e specialmeute alia pubblica istruzione, nello zelo 
di prouuiovere ed accelerai'e i progressi delle scienze ed 
i vantaggi degli studiosi. Per quello che spetta a questo 
Corpo accademico , tutti i coUeglii nostri ben si rauimen- 
tano quanto premuroso egli fosse di accrescerne il decoro. 



PARTE ITA.LIANA. 143 

quanto ansioso si mostrasse d' intervenire alle adunanze, 
alle cjuali recavasi talvolta partendo fino da Reggio , ove 
ridotto erasi in seno alia sua faniiglia, e quanto sovente 
egli trattenesse V Istitino con erudite letture. 

Note sono pure a tutti le opere numerose da esse pub- 
blicate. Non contento di trattare le scienze fisiche e le 
matematiche, di difibndere le piu utili cognizioni, di far 
rivivere le glorie dell Italia col pubblicare le Memorie e 
alcuni scritti inediti del Galileo e di Leonardo da Vinci , 
ToUe egli altresi spaziare nei A^asti campi della letteratura , 
delia storia e dell' erndizione, e fino della poesia; e quindi 
illustro le storie di Scandiano . alcuni monumenti deil' ar- 
te , le vite di alcuni uomini iiisigni e fino le facete poesie 
del Bojardo. Negli ultimi giorni del viver suo occupato era 
tuttora nel coinpiere Teclizione della sua Ottica in due 
volumi in 4.*, della di cui pubblicazione pub con ragione 
sperarsi che il pubblico non sasa defraudato. Le non co- 
piose ricchezze delle quali provveduto era il Venturi, tutte 
erano da esso convertite nell' acquisto di liljri preziosi, di 
stampe , di monumenti dell' arte , di anticaglie e di altri 
utili presidj della erudlzione. Forse nome ancora piu grande 
avrebbe egli ottenuto tVa i dotti , se ad un genere solo 
di stud] rivolto avesse il suo ingegno instancabile non meuo 
cbe penetrante f, ma nella natura stessa dell' ingegno suo 
trovavasi 1' iusofTerenza dei limiti alle raenti ordinarie im- 
posti , e la smania di abbracciare tutta la vastita delle 
umaue cognizioni. 

Egli vedeva gia da qualclie temjDO con occhio filosofico 
appressarsi la niorte , e con religiosi sentimenti la incon- 
tro. Provo la patria sua grandissimo dolore per una per- 
dita cosi grande , e di quel tenero sentimento debbono 
farsi partecipi tutti i dotti dell' Europa e i coUeglii no- 
stri in particolare , al di cui Corpo procure egli viveado 
grandissimo lustro e decoro. 

Mi pregio in questa occasione di attestai'le il piii di- 
stiuto rispetto. 

II Segretario supplente Bossi. 



Giuseppe Acerbi , direttore ed editore. 



Osservazioni meteorologiche j'atte c 


//'/. R. 


P5ser('afor/o ill Bi cm, j 




T T B R E 1823. 




M AT T I N A. 


Sera 




c3 


d 

^ J 


- ? 

< t 


1* = 
c 


Stalo 
del cielo. 


6 




H 9 

'?- i 


Staro 
del cielo. 


poll. lia. 









poll. lin. 









I 


27 10,U 


+11,3 


s 


Nuv. . . piog. 


3 7 9,6 


+ 13,0 





Nuvolo. 


2 


27 10,2 


+ 1 1,2 





Ser. neb. ser. 


27 io,(. 


+ ib,8 





Ser. nuv. 


3 


37 10,3 


+ 12,0 


N 


Ser. neb. nuv. 


27 10,8 


+ 16,0 


s 


Ser. nuv. 


4 


27 11,4 


+ 11,0 


N 


Ser. nebb. 


27 ir, 


+ 16,7 


S 


Ser. nebb. 


5 


27 1J,0 


+ 12,2 


S 


Ser. nebb. 


27 9'" 


+ 17,0 


S E 


Nebb. nuv. 


b 


27 8,0 


+ l3,0 


E* 


Tern. piog nu. 


27 7,5 


+ 16,6 


E 


Se.nu.pi.tem. 




37 8,7 


+ 9,0 





Sereno. 


27 10,0 


+ 14,5 


E 


Sereno. 


8 


27 11,4 


+ 8,5 


N 


Sereno. 


27 11,M 


+ 14,0 


s 


Sereno. 


9 

lO 


28 c,5 


+ 9,5 


S 


Sereno. 


2!) C,T 


+ i5 


SSE 


Sereno. 


28 0,5 


+10,0 


SS E 


Ser, nebb. 


28 0,3 


+ 1:^0 


S E 


Neb, ser. 


li 


28 0,5 


+ 10,0 


S 


Sereno. 


28 0,5 


+ 15,-' 





Ser. neb ser. 


la 


28 0,6 


+ 10,0 


N 


Sereno. 


27 11,9 


+ 17,0 


S 


Ser. neb. ser. 


i3 


27 11,0 


+ 10,0 


S 


Neb. nuv. ser. 


27 10,0 


+ 15,-7 


s 


Ser. nebb. 


14 


27 8,0 


+ 12,0 


E 


Nuv. piovoso. 


27 6,7 


+ i3,o 


E 


Nuv. rot.. . pi. 


i5 


27 6,5 


+ 9'^' 





Sereno. 


27 7,0 


+ 14,0 


S E 


Ser. nuv. 


16 


27 6,8 


+ 9,6 


N E 


Neb. ser. 


27 6,0 


+ i3,o 


N E 


Piov.ser.nuv. 


17 


27 5,1 


+ 10,0 


E 


Pioggia. . nuv. 127 0,4 


+ >.r,4 


E 


Pioggia. 


18 


27 4.6 


+ '),2 





Piog...nu. ser. 


27 6.C 


+ 1 1,7 


s 


Sei . nuv. 


IQ 


27 7,3 


+ 6,5 





Sereno. 


27 8,f> 


+ 12,5 


S 


Sereno. 


ao 


27 9'? 


+ 6,0 





Sereno. 


27 10,0 


+ 12,2 


S E 


Sereno. 


21 


27 10,0 


+ 6,6 


S E 


Sereno. 


27 9,(' 


+ 12,0 


S E 


Sereno. 


23 


27 9,5 


+ 7iC 


N 


Sereno. 


27 9,(. 


+ 13,0 


S 


Sereno. 


2 3 


27 9,5 


+ 6,6 


s 


Sereno. 


27 9,^' 


+ 12,3 


S E S 


Ser. nuv. 


24 


27 10,2 


+ 9»5 


N 


Nuv, neb. ser. 


27 10,(1 


+ 12,0 


EN E 


Nuv. . .piov. 


25 


37 10,0 


+io,c 


N E 


Nuv. pioggia. 


27 8,6 


+ ri,o 


S 


Pioggia. 


36 


27 8,0 


+ 9,6 





Nuv. rotto. 


J37 7'2 


+ 12,8 





Nuv. ser. 


27 27 6,0 


+ 9,0 


E 


Nuv. nebb. 


I27 6,2 


+ 12,5 


E 


Ser. nuv. 


28 37 6,3 


+ 8,3 


N 


Si-reuo. 


|27 6,8 


+ 12,8 


S 


Serer.o. 


29 27 9,0 


+ 7^5 


E 


Sereno. 


27 10,5 


+ i3,o 


S 


Sereno. 


So 27 1 J ,0 


+ 7»2 





Sereno. 


,27 IIiC 


+ 12,5 


E 


Sereno. 


3 1 27 11,0 


+ 6,0 





Ser. neb. ser. 


.27 11,4 


+ 11,6 


S 


Ser. . . .nebb, 


Altezza mass, del 


bar. poll. 28 lin. 0,6 Altezza mass, del t 


erni. + 17,0 






. . . . + 6,0 






... +11 .45 




Quantdta della pioggia lin. 67,o35. 
























145 



BIBLIOTECA ITALIANA 



PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALl. 



DelV Istoria dl Milano del cavaliere Carlo de' Rosmini. 
Tomi qiiawo , in ^.° — Milano^ 1820, dalla tipo- 
grafia Maniiii e Rivolta ( Secondo estratto ). 



N, 



ON e tlubbio clie il Rosmini se si fosse piu ral- 
largato per li tempi, avrebbe prestata un' utile opt^ra 
a chi volesse ia avvenire scrivere la storia di Milano ; 
alcuni avvenimenti sono laccontati coii piu esattezza, 
che altri non fece , e lintera vita del grande France- 
sco Sforza se fosse pensata con piu alti avvedimenti 
politici , e scritta con piu calore di stile , potrebbe 
meritare ogni lode. Con pietosa fatica si studio il no- 
stro autore di liberare quel somnio dalla taccia ver- 
gognosa di aver mandato Jacopo Piccinino quasi a 
niacello nelle niani del re Ferdiuando; e sfbbene ci 
sia nolo die alcuno coi docuraetiti stessi pubbliCcUi da 
lui intende niostrare che veraraente non pud tenersi 
sincero in quel fatto lo Sforza, noi crediauii) die ^bbia 
a sajiersi buon grado alTistorico di qudT aver adot- 
tata la piu cortese opinione. Quando la santita del 
vero non comaiida il contrario» e ia raente pud con 
Bi,hl. hah T. XXVIII. 10 



1^6 dell' ISTORIA. DI MILANO 

eguale pnulenza conghietturare il bene ocl i! male, 
non e solo benigno , ma anche sapiente il povsi alia 
difesa degli uomiai illustri , contro i quali e sempre 
dt'sta e brigante f invidia. Cosi avesse potato il 
Rosmini abbattere quelTaltra opiiiioae clie accusa 
il maresciallo Trivulzio di non meritare il soprau- 
nome di Magno , die il suo si^colo gli accordo 
tioppo facilmetite, guaidando piiUtosto all* splendi- 
dezza dtlle sue imprcse, die alia giustizia ! Ndla 
vita di cjuesto capitano avea gia fatto il Rosmini 
r estremo di sua possa per contrast:ue i rimproveri 
del IMoronc oramai divenuti famosi , e dagli storici 
o col silenzio , o con aperte parole ap[)rovati. Era 
naturale die in quest' opera V autore parlasse an- 
cora del suo eroe ; ed in fatti ei torna suir ar- 
goniento , e si lagna die il Sismondi abbia lui 
giudicato senza leggere interamente Y o[>era sua* 
Noi non possiamo per verita ribattere con sicu- 
rezza T accusa data a questo scrittore , perclie il 
solo Sismondi puo sapere fin dove gli bastasse la 
pazienza da infinite cronaclie spenmentata ; ma 
questo invece abbiamo per fermo , die s'eoli avesse 
anche piu volte letti que' due volumi, non per questo 
avrcbbe del Trivulzio portata diversa sentenza. Fer- 
dinando sbalzato dal trono dalle arnii prrpotenti 
di Carlo, e piu ancora dalla perfidia de' suoi, ado- 
pero nobdmt nte quando non voile accompagnarsi 
neir iufcrtunio il pju grande de'suoi capitani , e lo 
esorto a servire alia fortuna combattendo pel suo 
nemico ; nia questo capitano non dovea cedere cosi 
vilmente nella magnanima lotta; e sc non si sen- 
tiva tanto coraggio da corrcre la sorte del suo prin- 
cipe , conveniva aUiieno die si astenesse dal porsi 
al soldo di Carlo. Che veramente sara stato spetta- 
colo indegno vedere quel Trivulzio , die poc' anzi 
era o parea pi inio sostegno della rasa reale d' Ara- 
gona, ora venuto ai fianclii del piu potente averne 
titoli , e feudi , e cento lance da comandare. Fa 
basso ripiego quel porre nello strumento di sua 



DEL C.iV. CARLO De' ROSIVflNri. I47 

nuova condotta , clie mai non dovesse portar arrni 
contro Aragona. A tarere die non aragonese , ma 
italiano era il Trivulzio, inutile egli nusciva a re 
Carlo, se pienamente teneva quel patto ; e in fatti 
nol tenne: perche non combatteva egli forse contro 
i reali d' Aragona , ijuando sosteneva anclie fuori 
del regno le temerane imprese del nionarca fraii- 
cese, e lo riconduceva salvo a quella Francia , da 
cui Taudacia giovanile I'avea diviso per sempre ? 
Se nella battaglia del Taro, Carlo non aveva il Trivnl- 
zio die gli mostrasse come a chi vuole e sem- 
pre aperta la via dello scampo, se clilusa e quella 
del trionfo , forse non avrebbe veduto IMtalia in 
que' secoli succedei'e guerra a gnerra , e fatte le 
sue pianure campo d' incessanti battao^lie. La fedelta 
del Trivulzio avrebbe forse anticipata d' alcuni secoli 
la tanto lagriinata pace, die ora come un'iride eterna 
brilla a quasi tutta 1' Europa (i). Ne puo credersi 
die il caj)itano s' illudesse suUe intenzioni di Carlo. 
Troppo era accorto il Trivulzio ., e troppo aperta- 
mente venue a spiegarsi quel re quando neir en- 
trare in Lombardia nego d' innalzare i vessilli di 
Francesco Secondo Sforza, e nou voile nemmeno 
die alle credule genti venisse in pensiero , non es- 
sere lui nemico di Lombardia , ma vendicatore del- 
r infelice Gian-Galeazzo. 

Di queste cose vorrebbe essere piu largamente 
parlato , die non si concede a un giornale, ed e 
forza , die sospinti dalla lunga via noi sopra tutio 
inettiamo studio a conseguir brevita. La quale ne 
sembra potersi meglio ortcuere, se il nostro discorso 
proceda ordinato e distinto (2). 



(i) Tomo III. p. J 84, 1 85, 382. 

(2) Lii condotta del Trivulzio puo considerarsi sotto un aspetti) 
.nssai diver30 da quello , in die 1' lia veduta il Rosuiini , e not 
vog,lianio altra volta parlarne di proposito , e se forge ne riescissc 
trovarj^li non gia piena difesa , ma scusa piii opportuna. 



j^S dell' ISTORIA. di milano 

Tutti i lodaiori del Rosmini s' accordano, clie di- 
ligt n/a e fiiudizio s'mo i \ en suoi pregi •, e noi 
abhiamo gia vcluto nelP esaminare la sua lettera 
deiliratona , mm'' egli pure si mostri indirettamente 
dello stesso paren". Niuno potra dunque riiiiprove- 
rarci d' essergli a\ versi, se veiremo piu die alti*o 
considerando come nel sno lavoro ei fosse prov- 
vediito di qiieste due doii. E tinito un tale esame , 
giaf ' he , dopo quanto abbiamo detio di liii uella pri- 
ma amioia/iuue, sar^bbf S( ortesia il i hiedergli niio- 
vameute coiito di quel'o < he far doveva e non 
fece , noi staremo ronrenti a notare cio ch' ejili 
fece e far noii doveva. Il nostro raj^ionamento do- 
vra di iietessita scendere ad alcune minuzie ; ma 
noi prometiiaiuo ai gentiii lettori che come v' en- 
triamo con animo trtsto, cosi n' usciremo pronta- 
merite e lictissmii, tosto che ne paja abbastanza 
soddisfatto alTuKarico nostro. 

Nel prinripio deiristoria, che si muove suUe trac- 
ce del Verri , e prosegue alcitn tempo con Tri- 
stano Caico quasi letteralmente tradotto , T autore 
vuole investigare come venisse alia citta il noma 
di Milano; e di cio due sole opinioni gli sono pa- 
rute probabili ; la prima, che i Galli le dessero il 
nome d' una delle principal! loro citta ; la seconda 
perche nel luogo ove si gittarono i prime fondanienti 
fit vediita una scrofa mezzo ignuda , e mezzo coperta 
di la/ia inedioLAN\TA. La prima opinione potrebbe 
f'Tse sostenersi con qualclie forza di ragioiii ; ma 
non crediamo che giovino alia seconda i versi di 
C'audiano e di Sidonio Apojlinare , testimonianza 
tr(^ppo loutana cd inctrta, ed alia quale la ddigenza 
del kosmmi avn-.bbe potato aggiugnere che di quel- 
la scrofd esistono due bassi rilievi , Y uno sulF ar- 
eata alia piazza de' Mercanti , F altro a rovescio 
ncgli avanzi dtll' antica torre dei deniohti archi di 
Porta Oneutale. Ma nam monumento ne potrebbe 
far cre^lere che siUatto mostro vedessero i Galli 
correre per le nostre coutrade ; c se in tanto bujo 



DEL C.VV. CVRLO Dfi' ROSMINI. 1 49 

sl volessc pure alcuaa luce su quel diverse animale, 
ne sembra die sarebbe meglio spiegato da rhi lo 
riguardasse come ua sirabolo posto d;'gH Etrusohi 
sopra (jualche porta della capkale degrinsubri, pri- 
ma clie la nccupassero i Galli , a indicare la pin- 
guedine della terra , e T abbondanza delle greggi, e 
fors' anrhe il principale commercio delle lane. Ma 
perche niai voile il nostro istorico diraentinare af- 
fatto queiropinione , clie alia saiia critira piu si con- 
forma, e clie potria dirsi vera, se non ostasse tanta 
lontananza di tempi , e si ennfusa successioue di 
favelle? L' antiro aiitore anonimo sal liiogo ove 
fu fabbrlcata Milano ( e molti de' migUon s' ac- 
cordano a lui ) vuole die fosse detta Medlditnum 
per essere posta fra il Ticino , e V Adda medium 
omnium. E quell' antico avrebbe parlato con giu- 
stezza ancor maggiore , se avesse osservato die 
la citta si trovava tra 1' Olona ed il Limbro an- 
ticaniente navigabile , i quali oltre il Seveso , il Ni- 
rone, e altri tali fiumicelli, piu da viriiio la serrauo. 
Questa credenza diventa piu probabile, ove si vo- 
glia colPAIciato ricordare die gli antidii Greci e 
Latini con lievissima mutazione da medium amnium 
chiamavano Mediolanium la nostra citta. Intorno a 
die e pur degno di nmarcarsi die questa termina- 
zione ridotta poi al suono italiano e specialraente 
propria di que' paesi die sono vicini all' Adda, al Ti- 
cino , al Lambro, all' Olona , e cosi via, come sa^ 
rebbero Cassano , Legnano, Giovenzaao, Bruzzano, 
Melegnano e moltissuui altri di troppo increscevole 
enumcrazione. 

Comunque sia la cosa, molto plii grave ne sem- 
bra die il Rosmini credere non voglia a Mario 
Aveticense , die Narsete facesse risorgere Milano 
dalle mine in die 1" avea battuta la tremenda ira 
d' Uraja. E si a ([uello scrittore in cio prestarono 
fede i due cardinal! Baronio e Noris , il Mui atori , 
i Padri Cisterciensi ed il Carli; e gia nd secolo 
ottavo r anonimo autore dd Ritmo in lode di Milano 



IDO DELL ISTORI V T)I MILANO 

rirorda il medesimo fatto. Nel giro di quasi ire lu- 
stri , die taiito duro il p^overno di Narsetc dal 554 
al 568, potea bene qiicir nnpao majxnanimo ad 02;tii 
grand' opera eseguire il sue generoso disejino. La 
pestilenza non gli occiipo tiitto questo tempo per 
miido da impedirlo alTimpresa; e se anclie non ab- 
biamo documcnto die mostrl die cio si effettiutsse, 
non puo qnesta inancanza fiir forza al Rosmini , 
che, avendo preso a condurre da tanto innanzi al- 
r era cristiana la storia , comincio i suoi documenti 
colle carte del secolo decimoquinto. Ma veramente 
se Milano fosse rimasta una borjrata di case di le- 
gno e di paglia , a che Uraja Vaveva ridotta, non 
vediamo come Alboino si sarebbe degnato nel 569 
di pattnirne la resa coir arcivescovo Ouorato die 
a Genova si ritrasse. Se non che di cjuesti patti, 
perche contrnrj alia sua opinione, non voile parlare 
r istorico , il quale avrebbe anche dovuto osservare 
che se Milano cedette facihnente a quel re , cio non. 
avvenne gia perche ristanrata non fosse , ma per- 
che il nerbo del presidio romano s' era ristretto a 
Pavia , citta piii forte per la sua situazione , e che 
in fatti per meglio di tre anni fece inutili gli as- 
sahi del barbaro, e lo sforzo ad ammirare ed amare 
una virtu prima odiata , e voluta distruggere. E 
qui poiche venmimo a parlare di quella spaventosa 
vendetta d' Uriija , noi domanderemo al Rosmini , 
come possa ei^li credere che i soldi d' oro ( vol. I. 
tav. Ill ) trovati al Gernetto sieno stati sotterrati in 
cjueir occasione ? perche la maggior parte portano 
rimpronta deirimperatore Anastasio , che mori nel 
5 1 8. Da questo tempo a quella distruzione corrono 
piu di vent"" anni , ne' quali cade tutto V impero di 
Giustino primo , e parte di quello di Giustiniano : 
era come mai tli questi due imperatori non e mo- 
neta alcuna fra le trovate , che pur apjiartengono 
ad undici Augusti ? Questa breve ossei vazione ne 
pare atta a niostrare che quel sotterramento vuoisi 
ritirare verso gli ultimi anni d' Anastasio. 



DEL CAV. CA.RLO De' ROSMINI. i5i 

Qualonno vorra piii a limgo arrestarsi a consi- 
derare come il nostro antore s' induca mal volen- 
tieri a confessave Ic glorie e il risorgimento di 
Milano anche ne' secoli de' Longobardi. Nei ceiitot- 
tantariuattr'anni die passarono dal 690 al 774,0106 
dalla morte d' Autari (i) alia venuta di Carlo Ma- 
gno , ei vuole ricordata raraniente Milano , e solo 
con dne j)arole rammenta die in cosi liingo in- 
tervallo fn per poclii niesi sede del re Bertanto. E 
prima anclie dd!a morte d' Autari ei dimenti*o come 
questo re, condotta a mogUe la bavarese Teodolinda, 
venissc nel S'Si) a cdebrarne grandi feste a Milano ; 
e come forte esser dovea la citta, se rifaggitosi a 
Pavia lo stesso Autari, basto a render vano ogni 
sforzo del Franco Andaldo e de' sei duchi die tcn- 
tarono con lui espugnarla. E dopo Autari , il nuovo 
sposo di Teodolinda, Agilulfo, vi celebro le sue nozze, 
e dalla raunanza dei dudii Longobardi vi fu eletto 
re della nazione. Podii tugnrj non erano certo de- 
gni di quel congresso ; ne Teodolinda vi sarebbe , 
conK fece , rimasa , sinche a ]\Ionza innalzo il reale 
palazzo. Molti vogliono anche die vi fosse bat- 
tezzato dal vescovo di Trento Secondo il figlio di 
questa regina Adaloardo : e per certo ei fu alia pre- 
senza del padre Agilulfo prodamato re de' Longo- 
bardi nel circo , die fuori della citta esiste ancora, 
e i duchi del regno e i legati del re Teodoberto 
facevano sacra e solenne la pompa. Qui fu »tipulata 
la pace cogli Unni, e qui cou ampio coavento di 
vescovi si celebro il sinodo contro i Monoteliti •, 
intorno a die diremo soltanto die 1' arcivescovo 
Mansucto , srrivetido in quell' ocrasione all' impera- 
tore Costantino Pogonato, chiama Milano grande reale 
citta ( in hac magna regia urbe ). Noi non ci vo- 
gliamo fermare piii oltre confutando (jufsta mala 



(l) Perche in tanta pompa d' erudizione dimeaticossi il Ro- 
smini, che dal popolo fu dato ad Autari il sopi-aiinoine di Flavio : 
soprannouie cht* piacque , e resto anche .V suoi successor! ? 



l52 DELL ISTORIA. DI MILANO 

opinione , che la nostra citta solo per opera dei- 
r arcivescovo Ansperto cominciasse a risor2;ere: che 
impresa sarebbe qucsta degua a rhi voksse scri- 
vere una vera storia , e nori poche annotazioni: 
aggiugneremo sokanto che il citato Ritnio s«uitto 
al tempo del re Lnitprando , e tanto aiiteriore ad 
Ansperto , niostra che anzi Milano con tntta niaj>;ni- 
ficenza si rialzo dalle sue ampie mine. Chi crede- 
rcbbe che il Rosmini altro non abbia fatto in cjuesta 
parte , che seguire ciecameiite Pietro Verri non mai 
citato da lui ? Ad altro tempo tali parole. 

Ora vogliamo dire sotto brevita alcuna cosa dclPim- 
putazione data ai Longobardi d' essere stati i primi 
a introdurre il tenehroso sistemn feudcde. Noi diibi- 
tiamo forte, se il Rosmini abbia mai niessi a giusta 
bilancia i danni e i vantaggi di questo sistcrna, ne 
vogliamo di cio disputare con lui, ne con altri : que- 
sto pero ne sembra di poter dne , che ai Longo- 
bardi non puo attribuirsi 1' introduzione de' feudi. 
Quella tanta ddigenza del Muratori nella farragine 
inlinita di docunienti che esamiiio, rinveniie il n^ie 
stesso di fendo soltanto n< IT anno 1098 ui un atto 
dell'Arcivescovo di Milano Ariberto Secondo , e noi 
ne aggiugneremo uno piu antico deirArdiivio Di- 
plomatiro /tppartenente all' anno 1020, e a BaUluino 
Abate di S. Pietro in ciel d' oro ; se non che ne ia 
questi atti il feudo portava ancora giurisdizione di 
territorio. Bisognerebbe qui entrare in una lunga 
discussione , nella quale poti ia sostcnerci V amoi e 
del vero, e il desiderio di vendicare i Longobardi 
volgarmente oltraggiati; ma i jetton ne sapr< bbero 
tosto avvertire che noi scriviamo un giornah'. A 
vedere pero come parlando di questo pOj)olt) ab!)ia 
Lnoni fondanienti il Rosmini, ne si p .rnutta sdtanto 
d'o<5servare che a rinfraiirar la sua asserzioue , che 
non di, rado i Qastahli s' erigeai/o in tiriin::i. liporti la 
tcst(monic;uz3 del iMuratori ncdla V, VIII e X delle 
sue Disserta/iont. E questi nella quinta ne il nome 
pure ne pronuaoia ; nelP ottava dice solo che i 



DEL CAV. CARLO Db' ROSMINI. 1 53 

Gastakli sono dopo i Duclii ed i Conti; e neila de- 
cima , chi crederebbe! confuta apnunto T opinione 
del Rosmini sulla tirannia de' Gastaldi. Chi sa clie 
r autore non abbia confuse V epoche de' Longobardi 
con (pielle de' Lombard!, che in tempi a noi piu 
vicini insorsero contro i successori di Carlo Magno, 
e tutta sparsero V Italia di gnerra civile e di san- 
gue? In questo dubbio ci conferma il sapere, che 
veramente in que' tumulti de' Lombardi si vede sta- 
bilirsi il sistema feudale. E il sospetto che noi cosi 
per incidenza raoviamo, diverra a niolti certezza , 
ove leggano quelle parole dell' Istorico : « Vero e 
)> nondimeno , come da mold documenti apparisce^ che 
» agli Italiani ( sotto i Longobardi ) era conce- 
» duto di professare e di star sottoposd alle loro 
y> antiche leggi ^ cioe alle romanc (i) w. Questo diritto 
ed obbligo di professare nei contratti le leggi o 
Longobarde o Romane per essere poi gludicati se- 
condo quelle che aveano prescelto , non puo certo 
apparire da documento alcuno di que' tempi , se sol- 
tauto pill tardi ebbe ori^ine da un'ordinazione di 
Pipino re d' Italia , confermata poi nella legge XXIV 
deli' imperatore Lottario. E forse sotto i discendenti 
di Carlo era quella legge piucche mai necessaria per 
le famiglie di tante nazioni che convennero ad 
abitare il paese de' vinti. 

Se il Rosmini avesse veduti que' documenti , ch' ei 
crede mold, e che pur tropposono pochissimi, avrebbe 
conosciuto che la dilTerenza fra i contratti de' Lon- 
gobardi e quelli degl' Italiani loro soggetti nen ista 
iiclla espressa proftssione di legge, nia si nelle di- 
verse clausole che delle diverse leggi erano proprie. 

Non sarebbe forse inutile entrar ora a conibat- 
tere quell' opinione del Rosmini , o piuttosto del 
Conte Lupi , da cui egli la prese, (2) che « tutte le 



(1) Vol. I. pag. 55. 

(2) Lupus Cod. Diplom. Civil et Eccles. Berjom, cap. VI , 
pag. i3i. 



l54 dell' I?rORI\ DI MlL\NO 

5> dignird dcllo Stato ernno confrrite ai soli Longobar- 
» <//, e ne erano esclusi gt Italiani; motivo per ciii^ 
» di qiKilunque condizinne qaestt fossero . non erano 
» flmmessl nlle Dietc Nazinnall ^ ne alcana parte 
» aveano alia formazione delle Icggl ». Assai argo- 
menti noi potremino addiirre in rotitrario ; ma rhi 
vorrebbe seguirne neiresaminare il Codice di Rn- 
tari, e Ic aggiiinte de' suoi siiccessori ? Giova piiit- 
tosto appellate al s«;nso natarale d'ogni uomo, e 
chie<lergli, se rreda posslblle questa mostruosa se- 
parazione per uii si lungo volgere d' anai. Neirim- 
peto della conquista, e iiciche gl' Italiani non s' av- 
vezzarono ad ubbidire i nuovi signori , una neces- 
saria cautela avra forse tiservate le dignita ai soli 
Longobardi; raa quando i matrimonj confusero in- 
sienie i due popoli, quando la morte porto seco i 
vincitori ed i vinti , e piu non rimasero che i figli 
d' entrambi, chi vorra prestar fede a quesce distin- 
zioni , rhc poteano servire soltanto senz' alcuno 
scopo politico ad alimentare T ira degll oppressi di 
generazione in geneiazione ? Senza che non vedia- 
mo n^mnieno come si pntesse mantenere infatto 
questa divisione, quando I'Editto di Rotari (i) fine 
i foresticri cd i profngi che rientrassero ne! Regno, 
assofijrettava alia lesiri Loniiobarde, e uno Svevo , 
servo di origine, pote sotto lo stosso legislatore giu- 
gnore per le varie cariche sino a quella di Duf^a (2). 
Tutta questa parte delF Introduzione del Rosmini 
meriterebbe lun2;he parole : perche ( gli vuole eii- 
trare in politica , alia cfuale non e veramente chia- 
mato : ma troppo piu dovremo dime, qu;mdo sa- 
remo condotti piu avanti a ved^re di che sen- 
tenze egli ahbia sparsa Tistoria. Qui ne sia permesso 
di ao^giu2,nere soltt^nto alrune parole su quel suo 
credere die le leggi di Rotari e di Luitprando con- 
tro r emigrazione provino senza contrasto , che il 

(1) L. CCCXC. 

(2) Zanetti. Tom. I. lib. 2 pag. 97. 



DEL CA.V. CARLO De' EOSMTNI. 1 55 

governo Longobardo fosse pessimo ed oppressore , da 
che , die' e2;U « c cosa ccrta che niuno il nalivo 
:» cielo , le proprie sostanze , e la propria famigUa 
5) abhandoiia j>er dndar ramiiigo e sconosciuto in paesi 
» strunicri^ quando la sua patiia sia sottoposta ad 
M tin giusto , llberale , e dolce governo. x Se questo 
arffomento recrsresse , bisoanerebbe indurne che tin 
tale governo non esiste piu sullu terra; pou he i 
legislator! piu saggi dettano tutti pruporzionati ca- 
stiglii alia emigrazione. Ma il Rosmini troppo male 
conosce V incontentabile natura di-U ucmo , se la sola 
asprezza del governo crede atta a far fuggire i doici 
confini della patria. 11 desideno del nn'glio e iin 
fiero nimico del bene ; e il Sibarita cerca di mntar 
posto , perche una foglia di rosa gli si e ripiegata 
sotto il morbido fianco. Altronde chi disse al Ko- 
smini , che emigrando si abbandunassero le sostanze 
e la famigba ? Questa sarebbe stata non emigrazione, 
ma fuga; e solo da eminente danno potea cagio- 
narsi. Legga egli le storie , che tutte gli narreranno 
ben altri niotivi che indussero a spatriare non so- 
lamente uomini privati ed oscuri, ma intere ua- 
zioni per modo , che ora non e forse popolo al 
mondo, che, scavando la terra sopra cui abita, po- 
tesse trovarvi le ossa de' primi suoi avi , se forse 
la ruota de' tempi nou lo ricondusse dopo secoli e 
secoli , donde s'era pria dipartito. 

Piu saviamente discorre il Rosmini ov' entra ad 
esaminare per che modo Carlo Magno confermasse 
il suo reogimento in Italia ; ma ne qui pure ebbe 
diligenza che bastasse a farlo evitare gli errori : 
egli narra per esempio , che « Carlo fit il primo a 
5) iritrodurre i Reg) Messi^ i qitali erano Commissarj 
y^ dal re spediti , quando il credeva opportnno , nelle 
y> prt)vincie , la cui incumbeuza era di giudicor le 
y> cause , esaminare e togliere gli abusi , e ad essi 
» erano soggctti i Vescovi e gli altri Ecclcsinstici , 
» nou meno die i Laid d'ogni ordine ». Ed in vecc 
e assai noio , i he gia nel '7)5, sotto Luitprando . 



l56 dell' ISTORIA. DI MILANO 

Gumerlnno suo Mcsso Rcgio fu a ^lefirjire le quistioni 
fra il Voscovo ili Lucca e quelln di Arezzo. Egli 
dssorisce egoalmente, che Carlo ad indebolire T au- 
torita de' VnssalU creo la dignita de' Conti Rurali. 
]\Ia Vasso o Vassallo eia presso i Fraiifhi , sitio dii 
tempi di Glodoveo , chi^ possedeva beni a titolo di 
henrficio senza giurisdizione , ed anche chi giurava 
fedelta al Sovrano . e serviva roii (jiiesto titolo di 
solo onore alia corte senza comodo dr bpneficj. II 
perche non potea Cirlo istltulre i Coiit'i RuraU prr 
indebelire un autonta clie i Vassulll noii aveano : 
e veramente non gli istitni ; poiche I origin^ di (|ae- 
sti Conti e polo a cercarsi nel secolo X . qu:indo i 
Vescovi e gli Abati seppero prorurarsi tale dgnita 
a sottrarre i beni de' loro Vescovadi e Monasteri 
alia giunsdizione de'CoiUi della citta: estmpio troppo 
utile per non essere anclie da' laici rapidamente se- 
guito. 

1 lettori avranno oraniai vediito clie noi ri ar- 
restiamo volentieri ne' tempi piu rimoti ; a che due 
cose principalniente ne traggono:la prima, che non 
si debba correre per qujttro volumi cerrando T ar- 
goniento di nostre parole; Taltri, die ivi e da 
aspettarsi niaggiore la diligenza , ove n' e piu pre- 
sente il bisngno. Eppnre in cose anche f;icilissime 
s'inganna di leggieri il Rosmini , come sarebbe dove 
narra morto in Milano T iniperatore Lodovico 11. il 
quale inv<"ce mori fra V Oglio e T Adda ne' coofini 
bresciani. Bastavano ad istruirlo di tanto gliAnnali 
del Muratori, e V Arte di verlficare le date ^ se an- 
che non volea ricorrere al crntemporaneo Prete An- 
drea, che fd presente , quando il corpo dalia chiesa 
di S. Maria, e S. Filastro di Brescia fu tramntato 
alia citta di Milano , e all' Ambrosicfna Basilica. Come 
mai pote traviare , quando i\ vero gli era si pron- 
to , egli , che spavenia i suoi leggitori col tcrptbile 
apparato d' una sterinituita erudizione, largamente 
sparsa a pie d' ogui pa;:jjUiH ? 



DEL CAV. CARLO De' ROSMINI. iSj 

In che si potrebbe alineno lodare la sua pazien- 
za , se gia nella lettera declicatoria non fosse detto 
die quattro anni costo questo lavoro alP autore. A 
noi pare veramente che troppo ei c' impiegasse ; 
ma chi non vede che ne la decima parte degli 
scrittori citati pote in si breve tempo esarainare ? 
Non e egli questo un dirci apertamente, che ne 
crede si dappoco da sbalordirne con tai meschini 
artiBcj ? Quando s' erano citati uno o due contem- 
poranei , a che accumulare a dozzine autori moder- 
ni, che altro non fecero che ricopiare gh antichi ? 
Se il Foncemap.ne ha pr< so d. 1 Giovio , che il so- 
prannorae di 31oro venne a Lodovico Sforza dalFaver 
per divisa T albcro Moro, perche citare fuor di pro- 
posito queir erudito fraucese? Voleva egli forse con 
tante citazioni acquistare il diritto di citar se nie- 
desinio , come fa si spesso , e con tanta predilezio- 
ne? Contro T amor proprio non abbiamo cuore di 
scagliare una pietra ; ma di questo almeno vogliamo 
avvertito il Rosmini , che ogni opera dee poter istare 
da se, e che troppa e la sua crudelta dimandare, 
chi basto a leggere la storia di Mdano , a ptovarsi 
anche colla vita del Trivulzio : quelle espressioni 
« come abblnmo altrove narrato » , od altre sifFatte , 
mostrano troppo palese la smania di far conoscere 
che molte opere pel bene delT Italia egli ha pub- 
blicate. E qui poiche ne cade in acconcio, non om- 
nietteremo che la maggior parte de' raoderni scrit- 
tori italiani s' affaccendano girandemente a renders! 
ridicoli agli stranieri con quell' incenso che coa 
niutua tenerezza si buttano in faccia sino a restarne 
ciechi per sempre. Chi ha pubblicata una letterina , 
scarabocchiata una prefazione, stampato un articolo 
di giornale, e divenuto un grand' uomo , e guai chi 
lo nominasse senza chiamarlo Illustre , o ahneno 
Chiarissiino ! II case sarebbe di maesta, e impedita 
o tolta ogni ragion di perdouo. Noi non voglianio 
contrastare i raeriti qualunque siano del signor La- 
bus ; ne ci unirerao a colore che gridano la croce 



f58 dell' istoriv di milano 

contro gli studj deirantiquaria: pcrche di essa co- 
nosciamo due specie fra loro assai distinte, e da 
giiardarsi con occhio inolto diverso. Una e asside- 
rata d' nn g»"lo sepolcraie, e converte in cimiterio 
tutto quello che tocca : e da questa abborriamo con 
tutti i sentimenti: 1' altra invece trae vita anche dalle 
tombe , e su dalle colonne rovesciate , e dalle lapidi 
quasi consunte raccoglie le pnrole delT antichita, e 
ne i'a senno ai presenti; e di questa siamo vaghis- 
sinii. Piena di soave mestizia e per noi la ricordanza 
d' un giorno die ne fu conceduto veder iscavare 
gli avanzi d'un tempio romano: i secoli aveano per- 
donato a tutte le iscrizioni fuori che ad una clie 
solo con pazienza innenarrabile si pote leggere = 
Divas Faustinas ==. Parea che il tempo e la natnra 
si sforzassero a cancellare la macchia delT aduiazio- 
ne: inutile fatica , perche Tlstoria avea gia jtarlato. 
Quale sia 1" antiquaria, nella quale il L;ibus si coin- 
piace, noi non sappiamo ; ma di quella , con cui 
voile giovare a questo lavoro del Rosmini, non ve- 
diarno chi possa andar soddisfatto. Bella cosa e Ta- 
micizia: bella quanto la virtu, perche non puo starne 
diversa! Ma non tutti i suoi secreti iniportano al 
mondo ; ed e veraniente notizia da rieeversi con un 
sorriso , che il Labtis rivedesse le prove di stampa 
di quest! quattro volumi: se non che avra cgli avuto 
il suo premio , quando alia lettera L si sara veduto 
cinque o sei volte citato con lode ; piacenteria troppo 
bassa per chi ha letti gli encomj dati prima dal 
Labns al Rosmini, e ne tocca con mano il baratto. 
E il Verri mille volte copiatojion si trova neH'indiee. 

Al Labus si debbono in parte i rami pubblicati 
nella Storia, ne di essi pore siamo contenti. Per- 
che anmiucchiare si gran numero di cippi e di la- 
pidi, e divider poi da' loro mariti tante nobili donnc 
delle famiglie de' Viscojiti e degli Sforza.'' 

La celebrita della Valentina Visconti , onde ven- 
ne ai Reali di Francia tanta pretensione d' intelici 
diritti alP eredita dello Stato di Milaao, il grado 



DEL CAV. CARLO DE' ROSMINI. i59 

tj' Imperatrioe di Btanca Maria Storza, quello di Re- 
giiia di Napoli e di Poloriia di due altre Sfv>rza, I'in- 
trejsidezza di Bianca Maria Visconti , 1' e2;re2:,ia indole 
delle due Beatrici d' Este nieritavano bene T onor 
d' una elligie. E che nofj doveasi fare per procurarsi 
r im:Kap:ine di Verde Visconti, che nel i365 con- 
gimta al Duca Leopoldo condiisse il san^ue di que- 
sta fiiuiglia suU'Augnsto trono delTAustria? 11 Campi, 
dal quale il Rosiiiiui ed il Labus corifessano di aver 
tolti i ritratti, n.in fa cosi avaro. E qui al( uno lej>;- 
g;endo nella spiegitzione de rami ^ che & da tre secoli 
la universale tradiziune sostieiie , che quelle imrna- 
gini rappreseiitano i Principi Viscoiitei » non potra 
fare die nori domandi so la tradizione coniinciasse 
circa un secolo prima che il G unpi nascesse : e tutti 
pni si dorranno che si desse intera al Campi la pre- 
ferenza, quando a Milano esistevano i ritratti degli 
Sforza, di mano delf immortale Luini (i) : e cio ne al 
Rosmini era iguoto , ne al Labus. La pubblicazione 
di que' ritratti sarebbe stato ua dono prezioso alle 
arti e alia storia ; ma e fatale a taluno ddungarsi 
sempre dair ottimo. Chi pei 6 fa suo piacere di que- 
ste gentilezze molto non s"" affligga di siffatta man- 
canza ; che altri s' occupa era mai del pubbhcarli , 
e v' unira ad illustrazlone la vita: a tutti la sua. 

Ma di cio abbastanza e forse troppo. Se fosse 
vero che Giangaleazzo venisse di soli due anni create 
milite da Carlo IV nel gennajo del i355, e che in- 
fante di sette nel i36o conducesse sposa Isabella di 
Valois , noi dovremmo accusare d' un' altra inesat- 
tezza il Rosmini , che lo fa morto di 55 anni nel 
I402,mentre ne nvrebbe avuti solo quarantanove: 
sebbene pero la piu parte degii scrittori acconsenta 
a volerlo morto nelT eta piu fresca , noi nella di- 
versita delle opinioni non vogliamo cosi alia cieca 
dare il torto al Rosmini. Diremo invece che non 



(i) In un' antica casa degli Sforza ova posseduta da don An- 
gelo PiaQca. Dipinto maravij;,lioso. 



l6o dell' ISTORIA DI MILAN© 

poteva da liu piu sgraziatamente narrarsi , come 
Mattiiio della Toire sotto apparenza di onorevole 
accompagnamento cacciasse di Milano il cardinale 
Ottaviano degli Ubaldini , clie tornato dalla lega- 
zione di Francia vi stava brigando. Ei racconta che 
invaghitosi quel Principe della Chiesa d' un carbon- 
chio di rara bellezza e graiidezza^ die si conservava 
nella basilica di S. Ambrogio, insto forte per averlo 
in vendita o in dono : que' cauonici non sapendo 
negare, e non volendo concedere, furono a IMartino 
che promise loro assistenza. cc Di fatto convocati 
» egli i suoi parenti ed amici in gran numero, mon- 
3) tato con essi a cavallo , accompagnato da annate 
» schiere a suon di trombe sulla piazza vennc di 
» S. Ambrogio. II Cardinale sorpreso da si straor- 
3) dinaria comparsa ne ricerco il motivo , e gli fu 
» risposto che que' signori alia fama di sua par- 
» tenza accorsi erano per onorarlo, ne ritornereb- 
>} bono alle loro case , insino a che non V avessero 
» accompagnato fuor delle niura ». II Cardinale in- 
tese il motto, e parti: tiitto questo per un carbon- 
chio, alia cui conservazione Martino della Toi/e, 
uomo si prudente e sentito , arrischiava perdere se 
stesso e lo Stato per la sicura vendetta di quello 
degli Ubaldini. Gome mai s' acquieto a qnesta favo- 
letta il Rosmini , e non si pose piuttosto in pm alte 
considerazioni, che lo avrebbero condotto alia sco- 
perta del vero? Era gici piu di quattro anni che per i 
la morte di Leone da Perego la sede arcivescovile 
era vacante in Milano. Martino della Torre die sa- 
pea quanto importi a chi vuol governare uno Stato, 
che le cose della Chiesa s'amministrino da persona 
sua, faceva ogni sforzo perche a tanta dignita ve- 
nisse eletto Raimondo della Torre. Ma il Cardinale, 
che avea conosciuto in Francia Ottone Visconti ar- 
cidiacono della Chiesa Milanese, s' adoperava grande- 
raente perche questi iosse preferito a Raimondo. 
In tale pencolo di cose e giustificato il partito di 
Martino , che voile allontanare T accorto Ottaviano 



DEL CAV. CA.RLO DE' ROSMINI. l6l 

dagli Ordinarj , i quali iin allora aveaa eletto TAr- 
civescovo. Ma poco dopo, ag^iiignendo airamicizia 
nuovi stinioli Toilio, il Cardinale indusse Papa Ur- 
bano quarto a intioniettersi per la prima volta nella 
elezione dcirArcivescovo, e nominare Ottone a tat 
posto. Quanti maii venissero ai Torriani da cio, rac- 
conta la storia; ma probabilmente sarebbe accadiito 
lo stesso, se Martino avesse lasciato eleggere in pace 
il Visconti. In questo conflitto (T interessi politici 
ognuno vede quanto niisero sia ii racconto di quel 
raro carbonchio. 

Molti altri fiitti noi potremmo esaminare , ove il 
nostro istorico posto in fra due s' appiglia al suo 
peggio •, in che certo gran forza di giudizio noii 
s' appalesa : ma ne pare piuttosto che, dovendosi 
oramai conchiudere per la sua lunghezza questa se- 
conda annotazione, sia megiio linire mostrando come 
il Rosmini non sapesse parlare al cuore delle gentili 
persone , ncmmeno quando carissima se gli otFeria 
Ja materia. Molti lettori che cercano nella storia 
r nomo e le sue passioni , gli perdoneranno piu 
malvolentieri la trascnranza di cui paileremo, che 
per esenipio quell' avere cosi se('camente parlato 
delFaffare di Giangiacomo de' Medici a Lecco, che 
in verita meritava piu serie e considerate parole. 

Lodovico il ]Moro s' affaccenda tutta la vita per 
giugnere al trono, nc si perdona travagli e rimorsi , 
ecciti tumulti e ribellioni , va proscritto , rompe i 
confini per vendicarsi e regnare ; ma disperato di 
poter tanto ottener colla forza adopra le piu seal- 
trite arti , che mai ingegno umano avvolgesse : at- 
traverso al terrore delle congiure va a porsi a'gra- 
dini di quel soglio , dal qu.\le sbalzera a momenti 
' una donna lasciva, e uti imbelle giovinttto; sparge 
dissension! in Geiiova , e unisce quel la ricca citta 
al Ducato di Milano , riforma il regginiento militaie 
e civde , e, impadronitosi del tesoro delio Stato, di- 
Vcnta Taniuia delT italiana pohtica , e d' Italia tutta 
mbl. TtaL T. XXVllI. ii 



i6a dell' istoria di milano 

affetta il dominio. Ma il raaestro (F ogni artificio 
ctMiimette un f inestissimo errore , e a liacrare gli 
Ai^isroiiosi chi.ima Cuilo otiavo lu Italia. Indi come 
prima, abbatten<lo la testa, di Cicco Simonetta, avea 
tronro a' suoi avversavj oj^ui < oiisi<;lio , rosi ora , 
stimanilosi cia si. ui o, con atroce , ma necessario de- 
litto speiiiie T iufi;lice Giang^alc-a/.zo, e per lo cada- 
vere del nipote s' arrampica al trono. Tutto sembra 
favorire la coipa, alia iju.^le si viiol due diritto con 
un diploma conoeduto prima che si potesse cono- 
scerne I' orribile uso : e Lodovico lieto, ricco , po- 
tente dope le crudelta di Cesare Ottaviauo aspira , 
giifvando le arti e le scienzt* , alli fama d'Au^usto: 
e r avrcbbe ottfMiuta , se |>iu liin<iamente gli arri- 
deva la sorte. Ma sosp' ttoso di Guln, gli nuiove 
contro una lega di quasi tutta 1' Italia , e discaccia 
il Re che avea poc' anzi iavitato. Qui con case 
strribocche^ole la fortuna si volta: gli muore la gio- 
vaue sposa Beatrice , uuica annca sua e confidente 
d' ogni peasi'-ro. Italia e Francia si legano contro 
di lui 5 e s avasizani) a sterminarlo ; iiivano ei ri- 
corre per dir cosi al cieli e alT inferno , e tcnta 
fino di |)i(^gar Fajnii del secoudo B ijazette sopra 
Venezia, quasi volfiido die una fosse della cristia- 
nua la cadnta e la sua. Ogni cosa e perduta, le 
arti conos'iute non sono piia arti , ne altro rimane 
airodiato Principe che- un asilo in Lamagna. Ei con- 
segna il castellu di Milano , sua nochezza e spe- 
r^tuza , ad un traditore, e si volge negli amari passi 
di fn2,a. Ma piima di abbandouare taiite cose cara- 
mcnte dilette, prima di lasciate quel trono che gli 
costava tanto , pcrrhe gli .costava deluti , ii misero 
Lodovico dolorando dal cuore profondo corre alia 
chie'^a (lelle Grazie, ov' e sepolta la sua Beatrice, 
e ne abbraccia la tomba, e ne benedice i'immagine,' 
e solo dope infinito pianto se ne divide Icntissimo. 
Un scpoUro e vcramente il rifugio deile tradite spe- 
ranze e delT ambizione delusa. Non sappiamo qiial 
petto si fosse astenuto dal compatire alf afflitto, 



DEL C\V. CARLO DE' EOSMINr. l63 

vedendolo cercar T ultima consolazione da lei, che 
r avea si altamente sconsolato inorendo. E certo in 
quel punto ei si ricordo quante volte V egreaia 
donna T avesse retto de' suoi consigli , e come fal- 
lando a lui V nsato vigore sott. ntrasse ardimentosa 
ai pubblici affari sino a comandarne gli eserciti : e 
perclie gF infelici sono supersfiziosi , e al cader del- 
Tamata donna fu congiunto il precipizio di sua gran- 
dtzza, chi sa che ailora ei non credesse in lei qual- 
che cosa di sacro e di misterioso, e venisse come 
ad orarolo ad interrogarla piangendo ? Rare volte 
la storia presenta fatti simili a questo , e noi non 
sapremmo trovargli un risrontro, se forse per diverse 
cagioiii non paresse degno d'eguale pieta, che don 
Pietro di Portogallo salito sul trono facesse prima 
sua cura il togliere dal sepolcro Ic ossa dell'infelice 
Ines di Castro , e incoronarle di reale corona. Ve-« 
nuta per amor suo a morte tanto immatura quella 
giovinetta V avea ben meritato. 

E il Ilosmini pote mantenersi spassionato in tanta 
passione , e coprire di silenzio il miserabile caso. 
La storia non si scrive cosi; e gnai a chi sdegna 
riposarsi d die batta<ilie in questo care allezioni ! Non 
e perduto il solo diletto , come alciino creder po- 
trebbe : che tronpo pm si scapita anche nella ri- 
cerca del vero. Lodovico e conosciuto solo per meta 
da chi non lo vede in quel momento lagrimare su 
quella tomba. 

Se dopo tale diraenticanza noivolessimo notare altri 
luoghi, ove diligenza non fu nello stnrico intera, giusto 
ne verrebbe incontro il rimprovero che dove la rena 

clielidri , jacidi e faree 

Produce e cenerl con anfesibena , 
ben e di poco animo chi getta il tempo nella cac- 
cia di Domiziano. 

Il perche nel seguente discorso noi procederemo 
a piu grave argomento con piCi gagliarde parole; e 
chi avra da intendere , intendera. 



l64 



3f. Tiillii Cicero/iis de republica qiice supersunt. — 
Romce , 1822. 



Oe grande fu la compiacenza di M. TiiUlo Cicerone 
qiiando colla sua rrudizione ebbe la fortnna di sco- 
prire il sepolcro di Archiniede , die iiigombro di ster- 
pi e di 8|)ini ginceva sronosciuto press*) le niura di 
Siracusa , non minore debb' esserc stata T allogrezza 
di monsignor Mai, allorche con I'oitiina psvi grande 
proruratagli dalla molta sua intcHigenza e pazienza 
giiinse a rinvenire tra i codici dlla biblioteca va- 
ticana uno dei piii famosi e pregevoli Tiattati dello 
stesso Cicerone , clie da varj secoli giaceva ignoto 
e ricoperto da utia seconila scrittiira a{)plicata sulle 
medesinie membrane Imperocche Cicerone non isco- 
pri che uno sterile sepolcro chiaramente annun- 
ziato dal cihndro e dalla sfera, non meno che dai 
versi che vi erano ap[)<)sti ; e beiiche somnio si fosse 
r uomo di cui quella tomba racchiudeva le ceneri, 
niuna utilita era da attendersi da siffatto scoprimento. 
Ma il nostro Mai, ritrovando i preziosi libri di Ci- 
cerone siilla repubblica infelicemente perduti da molti 
secoli, ha scoperto ben altro che un muto avello o 
ceneri fredde e vote di ogni virtii : egli , comeche 
privo dj hlo e di guida , e riuscito a scoprire tra 
le disperate rovine della barbaric un vero tesoro, 
lo spirito cioe o la quinta essenza, se cosi e per- 
messo di espriniersi , del piu grande degli oratori, 
del piu savio tra i politici , dello scrittore latino 
piu el'^qut-nte e piu dotto. Scoperta veramente de- 
gna di una ecatonibe. se stata fosse intera e per- 
feita , ne ci avesse lasciato il desiderio di molti al- 
tri brani dei niedesimi libri, die nnti sono stati for- 
lunati eguahnente. Sommo ^ pero il pregio di quel 
che si e trovato ; e noi ce ne congratuliamo assai 
e con ragione col benemerito scopruore , e con 



M. TULLII CICERONIS DE REPUBLICA.. l65 

tutta qiuinta la repuhblica lelteraria arricchita da 
lui di un' opera cosi bella , cosi utile e cosi desi- 
derata. 

Dal duodecimo secolo, per lo spazio cioe di circa 
700 anni, non conoscevasi piu con certezza P esi- 
stenza di alcim est^mplare di qaesti libri politici di 
Cicerone , die furono tanto e cosi g;uistamf nte lo- 
dati e letti dai oontemporanei e dci [)osteri e fino 
dai padri dellaChiesa, dai quali ne sono stati con- 
servati varj frainmenti. In vano aveali rioercati aa- 
siosamente il Petrarca per commissione di papa 
Clernente VI ; e in vano anche Pojiifrio Fiorentino, 
quantunque fosse assai fortunato in simili rirerche. 
II solo Sogno di Scipione , die forma parte delT ul- 
timo di questi libri, ebbe la fortuna di scampare in- 
sieme con altri minori pezzi I'air obblio die si sparse 
sopra tutto il rimanente. Le branie e le investiga- 
zioni dei dotti erano rimaste costantemente deluse 
sino a questi ultimi tempi , ne' quali neppur dell'in- 
tutto sono state soddisfatte. Sembra rhe la somma di 
questa scoperta vaticana non superi la quarta parte 
deir opera, alia quale aggiunti tutti i frammenti gia 
noti si viene a formare la terza parte delT intero 
Trattato di M. Tullio suUa repubblica. Risulta in 
fatti da un calcolo istituito con molta esattezza dai 
dotto editore , che la primitiva somma dt-i quader- 
nioni del codice fosse a un dipresso di 78 , asse- 
gnandone i3 a ciascun libro •, e poiche non se ne 
sono ritrovati che soli 19 , i quali contengono pa- 
gine 3o2 , e diiaro che (juesta somma non puo su- 
perare la quart.i parte ddl' antica. Le maggiori la- 
cune sono nel IV e nel V libro ; le maggiiri ric- 
chezze nel I e nel II. II libro III non otFie rhe 40 
pagine ; ma i frammenti conosciuti suppliscono in 
qualche niodo alle sue lacnne, a quelle piu grandi 
del IV e del V, e al vuoto totale del VI, che e T ul- 
timo libro. Gli aatidii scrittori che ne hmno tra- 
numdato i piu ropiosi frammenti, sono Marrobio , 
Lattanzio, S. Agostino e Nonio Marcello. 11 Sogno 



lU 



M. TUI.LII C1CER0NI3 



di Sciplone e senza diibbio il piu cospicuo cli ([uesti 
pez7,i, e forma parte considerabile , siccome e tioto, 
del VI lihro : niolti re lo haii coiiservato , ma spe- 
cialinente Macrubio che vi fece sopra lurglii e dotti 
coinmenti. II Sigoiiio ed Aiii si erano ji,ia ocoupati 
a raccogliere tjueste reliquie , die nionsignor Mai 
ha accresciute , emendate ed ordinate, noa senza 
grave fatica, insieme con quelle tanto piu rispetta- 
bili scoperte da lui. L'erudiio francese Bernardi, riu- 
iiendo a ([uesti aniic hi frammenti molti altri squarci 
e sentenze tratfe dalie altre opere di Cicerone e 
analoghe airargomento, pubblico in Parig,i del l8of 
un' operetta col titulo : 31. Tullii Ciceroiiis de\repu- 
blica, sea de optimo genere status libri VI, quos 
fragme/tturum ope et aliorum auctoris scriptorum re- 
stitaendos cureivit I. E. D. B. Ma questo libro, cui 
nianca sino la forma di dialogo , e ben diverso dal 
vero Trattato di Cicerone Dc republican benche of- 
fra una completa raccolta de' suoi frammenti cono- 
feciuti sino a quel tempo. 

Senza aver mai veduto un codice rescritto o pa- 
limsesto, egli e assai diflicilc il formarsi una giusta 
idea di quanto costi il Icggerlo e Tordinarlo, onde 
sia fatto di pubbiico diritto. Se non si trattasse di 
classici e preziosissimi libri, non varrebbe la pena 
di sosteuere una cosi enorme fatica. Scrittura sva- 
nita e spesso piccola e poco intelligibile anche 
nella sua integrita ; pagine disordinate, capovolte, 
ripiegate , tagliate o intcramente mancanti ; errori 
di amanuensi; antiche correzioni ; scrittura soprap- 
posta ecc. , sono gravissimi ostacoli e spesso in- 
vincibili, seuza la riunione di eroica pazienza , di 
ocelli hncei, e di mente divina. II carattere pero 
del palimsesto ciceroniano e grande , bello , qua- 
drato , in colonne ; e qumdi col soccorso dei niezzi 
cliimici fu letto senza grave difficolta ; ma questa 
si acr.rebbe di molto nella restituzione delf ordinc 
alia scomposta compaginazione, come pure nell" in- 
serzioue dei frammenti gia conosciuti. Daila nitida 



DE REPUBLICA. l6j 

e niagnifica forma dclle lettere, die pud rlgnardnrsi 
come tli lusso , giiulica V esperto editore che 1' eta 
di siifatta scrittura sia anteriore ai temi)': assoluta- 
mente barbiri , ossia alia raduta d( IF lm[)ei-o ro- 
mano , e chi" debb;!si percio r)f''iire almeno all' eta 
degli ultimi Cesari. Le lagiom c h" egli addure in 
sostfgno di questa sua opiuioiie, stmo assai [)lausi- 
bili ; e niuno d' altrcrnde pno vantare altrettnnta pra- 
tica nello svolgere e nel leggere antichi codici. La 
scrittura sovra[)posta che presenta il commentario 
di S. Agostino sopra i salmi ( dal salmo 119 al 
140), e riconoseiuta per anteriore al X secolo. Seui- 
bra percio che in tempi miserabili di barbarie , in 
mezzo a gran pennri<.i di p;rg:imena, alcinii monaci, 
ne 81 saprebbe dire quaii precisaniente, abbiano dis- 
fatto r antico codice cireroniano per lavarne le 
membrane onde spogliarle della prima scrittura , etl 
imprimervene un' altra piii con\ enevole ai loro bi- 
sogni, quale si fu quella del commentario di S Ago- 
stino. Quest' uso pero di far servire le membrane 
antecedentemente scritte a nuova scrittura non e 
proprio ed esclusivo di quelT epoca infelice: anche 
ai bei tempi dello slesso Cicerone conoscevasi questa 
pratica , come < hiaro apparjsce da una s\ia lettera 
a Trebazio , nella qu;de indica le cause capaci di 
far nascere un palinisesto, ossia d' imprimere nuovu 
scrittura sopra membrane gia scritte ; e sono T inu- 
tilita o la non curanza deU' antica scrittura ; Y eoo- 
notnia; e la penuria di carta. Sinora non conosce- 
vansi che pergamene rescritte; ma il Mai assicura 
che anche nei papiri puo aver luogo la medesima 
pratica , poiche ultimamente egli ne ha veduto uno 
rescritto ad evidcnza. 11 palunsesto che presenta 
le reliquie del trattato politico di M. Tullio. aj)par- 
tenne un tempo al monasiero di S. Colombano di 
Bobbio nella Liguria ; e sembra rhe non prima del 
pontificato di Paolo V nel i-." secolo fosse collo- 
cato nella biblioteca Vaticana. E se nelF antico cata- 
logo della biblioteca bobbiense, che si crede scritto 



1 68 M. aULLII CICERONIS 

nel X secolo e clie leggesi presso il Muratoii die 
lo pubblico , non si riuvjene im tal cudice ne come 
ciceroniano ue conic agostiniano , cl6 iion dee re- 
car meraviglia, sapendosi esser quel cataiojro imper- 
fctto e mancante per anticliita. Ma basti sull'' isto- 
ria del codice, e passiamo era a parlare del suo 
valore intrinseco , ossia dell' iiiiportanza delle cose 
che vi si cnntengono, acctnnando in fine il prcgio 

dei lavori e delle illustiazioni ajraitintevi dal dotto 

1 • 1- ^^ 

e benemerito editore. 

Cicerone intraprese a scrivere questo trattato in 
una sua villeggiatura a Cuma nel 54.° anno di eta , 
700 di Pionia serondo Varrone, essendo consoli Domi- 
zio Enobarbo e Clauuio Pulcro. Dopo di avere scritto i 
libri de Oratore^ e di essersi occupato a mostrare quale 
debba essere Tottimo oratore, gli parve opportune 
di scrivere i libri politic! sulla rcpubblica, onde far 
conoscere qual sia di questa la luiglior forma, os- 
sia r ottimo stato di governo. E certamente niuno 
meglio di lui die tanto valse in eloquenza e in po- 
Jitica, poteva trattare ar2;amenti di tal natura , e 
niuno meglio di lui li tratto. Che in vero non puo 
dirsi di IM. Tullio quel die Orazio per sola mode- 
stia disse di se nelf arte poetica , di aver fatto come 
la cote che rende acuto e taaliente il ferro senza 
esser atta a tagliare. Egli insegiio quelle arti , aelle 
quali a giudizio comune fii vero e somnio maestro 
e per dottrina e p(^r uso. Intrapresa T opera , fece 
egli stesso varj cambiarnenti neir ordiiie e nella di- 
sposizione della materia; poiclie in sulle prime Taveva 
distribuita in 9 giorni e in altrettauti libri , di poi 
la ristrinse in 6 libri ed in 3 giorni con uu proemio 
per gioriio. e vi aggiunse alcii due interlocutori , 
com*- apparisce dal codice vatuano. A questa, come 
a <{uasi tutte le altre opere su filosotiche, voile Ci- 
cerone dar la forma di diaiogo ; e quindi sono 9 
grinterloruton, tutti distinti personaggi , dei quah 5 
vecchi e 4 giovani. I primi soud Scipione Enidiano, 
ossia TAlTncano mmore o Numantmo , Lelio il savio 



DE REPUBLICA. 169 

e degno amico di Scipione , Filo il dotto ed elo- 
quente, Rlatiilio glurispriidente assai chiaro, e Mum- 
mio Iratello delT Acliaico : i sccondi sono Tuberone 
nipote di Paolo Emilio , V augure Scevola valeute 
jyiureconsulto , Fannio genero di Lelio , e Riitilio che 
da mditare divento nell' esilio filosofo e scrittore. 
In quanto a!la persona cui furono diretti questi li- 
bri , il saggio editore seinbra vagionevulmente esi- 
tare tra Q. Cicerone fratello e Poniponio Atlico. Ed 
in vero all' tin o o alP altro di essi, al fratello cioe 
o airaniico, le persone a liii piu care, debbono es- 
sere staci indirizzati questi libri politici di cui tanto 
compiacevasi V autore , e tante lodi faceva colui 
die ben poteva giudicarne, il dottissimo Attico. An- 
clie prima della scoperta vaticana era note lo sco- 
pe cui miro Cicerone in questo suo Trattato ; ma 
molto meglio si e conosciuto in seguito , e forse 
di niun'altra cosa relativa a questi libri noi possiamo 
essere cosi ben sicuri. Nella stessa guisa die Poli- 
bio scrivendo Pistoria si era proposto di niostrare 
per quali niezzi e per qual n:aniera di governo, 
con quali leggi e ccstumi il popolo romano aveva 
otteauto r iaipero del raondo, cosi Cicerone con- 
templando e deplorando la malvagita deli' eta sua, 
si propone di far conoscere tutto il va'ore dei tempi 
e dei costumi gia passati , e questi con ogni sforzo 
ei procurava di ricliiamare a nuovo corso. Percio 
egli voile trasportare questi suoi dialoghi polilici ai 
bei tempi di Scipione Eniiliano , assegnandone la 
parte principale e quasi didattica a questo per- 
sonaggio die fu i! piu nspettabile e fanioso di quel- 
le eta veramente beata , in cui solevasi pregare gli 
Dei di conservare e non gia di accrescere la for- 
tuna del popolo romano. Per tal niodo egli non 
propose come Platone una rcpubblica ideale o im- 
maginaria che non era mai stata e die non poteva 
mai essere-, ma ri( liiamando i suoi concittadmi alia 
fiorentissima eta di Scipione, si sforzava di rav- 
vivare P antica sevehta di massime e di costumi, 



1^0 M. TTJLLIt CICERONIS 

e qucirintegrita di govcrno per cui il popoio romano 
visse allora illustre d«'l pjri e felsce. Che pur troppo 
egli e vero non csservi mezzo piu opportunn cd 
etficace a conservar lungjip.ente (iorenti le umane 
istituzioni , (juanto i[uello di rirlii;imarle spesso al- 
r osservanza degli antichi loro prinripj pei quali 
crebbero e prosperamno. 

Nella nobile f'd pl.>c(uerite prefazione del i.° li- 
bro, beiuhe mancante del principio, M. TiiHio ([nasi 
per ginstificare l.i sua condotta prende a biasimare 
que)la massima epiciirea , die il filosofo debba vi- 
vere ozioso e tranquillo lungi dagli affari politici 
della repubblica , e sosti. tie la coatraria sentenza 
di riatone , d quale tanto desiderava qnella rara 
unione di potesta e di sapienza , che giudiro febci 
quei [)opoli che retti fossero da tilosifi , o i di cui 
reggitori filosofassero. Iinperoct he non vi ha fatica , 
egli dice, non pericolo , non ingratitudine di po- 
poio, non raalvagita di colleghi che valga a tener 
lontano dagli affari pubblici P U'>mo saggio e filosofo. 
Che se si concede nelle sole urgenze e nel bisogni 
estremi dclla repubblica non dovere e non potere 
il savio ricusarsi a giovar la patria del cons'glio e 
deir opera sua , cio basta per( he egli si.i sempre 
istruito c preparato a cosi n »bile e sacro fine. La 
qual cosa c prorata da Cicerone anrhe col pro- 
prio esempio , lodando secondo il sno solito il caldo 
amore del quale era stato sempre acceso verso la 
patria ad oiita delie ingiurie e dei travagli che aveva 
dovuto percio tollcrare. Sono cosi bidle e sonanti 
le sue proprie parole , che noi !e riportiamo come 
sono scritte , senibrandoci assai difficile di non sce- 
mare alia loro bellezza volgarizzandole ; e cio noi 
diciamo con piu verita di quello che lo dica lo 
stesso ]\I. Tuliio nel tf.tdurre in lattno le greclie pa- 
role di Platone pag 107. Qiiamquarn nostrl casus 
plus honoris haburrunt , qw m lahoris ; nrqiie tan- 
turn rnolestice qnantnm gloiice, majorrmque Icetitiam' 
ex desiderio bonorutn percepimus , qncun ex loetitia 



P 



DE REPUBLICA. I7I 

improhorum dolorem. Sed si aliter ^ ut dixi ^ accidisset, 
qui possem qucri cum itiilii niJiil improviso nee graviiis 
quani expcctavissem pro tantis meis factis cvenis- 
set ? Is eniin faeram ad cum liceret out majores 
rx otio fructus caprre quam cceteris propter variam 
suavitatem studiorum in quibus a pucritia vixeram^ 
aut si quid acciderct , acerbius univcrsis , non prce- 
cipuam sed parem cum cceteris fortunoc conditlouem 
subire , non dubitaverim me grcwissimis tempestatibus 
ac pcne fiilmi/nbus ipsis obvium ftrre conseivando- 
rum civium causa , meisque propriis periculis parere 
commune rehquis otiiun. Neque eniin hac nos pa- 
tria lege ge/uiit aut educavit ^ ut nulla quasi cdimenta 
expectaret a nobis ^ ac tantummodo nostris ipsa com- 
modis serviens tutum perfugium otio nostra suppedi- 
taret , et tranquillum ad quietem locum , sed ut plu- 
rimas et maximas nostri animi^ ingenit^ consdii partes 
ipsa sibi ad utditatem snajn pigneraretnr , tantumque 
nobis in nostrum privatum usum quantum ipsi super- 
esse posset remittnet ( pyg. 14!>. Qnindi egli passa 
a rifenre la hella e dotta disputa insorta tra i piu 
chiari e saggi uoniini dello stesso leinpo sulla re- 
pubblica; disputa che P. Rutilio Rufo aveva nar- 

, rata in Smirne a lui e ad an altro giovine ( pro- 
babilmente Attico, cui sembra diretta V opera ), e 
tale che non lascia nulla a desiderate intnrno a ogni 
nianiera di governo. La narrazione di tjuesta dispu- 
ta, supposta o vera clie siasi , e cio che forma la 
sostanza dei sei hbri di Cicerone suUa repnbblica. 

Neir anno duuque 626 di Roma essendo consoli 
Tuditano ed Aijuilio, durante la ricorrenza delle 
fene latine , Scipione Affricano figlio di Paolo si con- 
dusse a ricrearsi ne' suoi orti. Cola furono a tro- 
varlo mo!ti de' suoi amici e parenti , il prime dei 
quali Q. Tuberone figlio della sorella inroniincio a 
muovergli discorso su! doppio sole o parelio che 
era stato annunziato in senato ne' giorni preredenti, 
aggmngendogli che ormai erano tali e tanti quei 

5 1 che asserivano di aver veduto due soli, che di 



172 M. TULLII CICERONIS 

sifFatto ftmomeno noii tam fides non hahenda^ qnam 
ratio queer eiida sit (I'ag. 28). Scipion mo^irasi poco 
inclinatu a parlare del doppio sole , e lotla Socrate 
il quale ainava di ia«;ionare unicamente della vita 
e dei costumi de«>;li uomlni senza v(»lersi irapacciare 
in altre ricerc.he « h' egli credeva estratiee alia mo- 
rale , che solo interessavalo. Giiinsfro alSora File 
e Rutilio , e poco dopo Lelio insieme con Mummio, 
Fannio e Scevola. Fatti i saluti e i complimenti che 
anche a quei tempi solevano farsi , si posero a se- 
dere in un praticello apnco , poiche era d'inverno, 
ed arrivo in quel |)unto anche Manilio. Neniraeno 
Lelio mostrava inclinazione a parlare di quel ce- 
leste fenomeno , nia cedendo al e ragioni di Flip 
dice che sentirebbe volenti* ri un taldiscorso, sep- 
pure, aggiunge scherzandn Manilio colle sue raa- 
niere giuridiclie, iiiterdictum aliqnod inter duos so- 
les pittat esse compouendum, ut ita caelum possideant 
ut uterque possederit (p^'g. L^H). Allora Filo riprende : 
lo non VI diro cose ne nuove ne scoperte da me, 
poiche tutto facilniente s' intende col mezzo della 
sfera di Archimede trasportata in Roma da Marcello 
il vincitore di Siracusa e depositata nel tempio della 
Virtu ; parla quindi degli eclissi e di altri fenomeni 
ceh^sti , e della naturale loro formazione ad onta 
che fossero al volgo di tanto terrore, avendo gia 
cantato di un echssi lo stesso Ennio: 

Soti luna obstittt , et iiox. 
Allora Scipione daila considerazione delle cose ce- 
lesti piende motive di disprezzare la tenuita delle 
terrestri; ma Lelio non si lascia persuadere, e reci- 
taudo alruni versi bene opportuui di un antico Tra- 
gico aggiunge le scgueati gravi parole (pag. 5"): Ego 
autem licec quae vidmtur ante oculos esse magis putem 
qucerendd. Quid euiin viilu L. Pauli nepos ( Tubero ) 
hoc avuiiculo ( Scipion ' ) iinbdissimd in familia atque 
in hac tam clara repuhhca natu^ queer it quomodo duo 
soles visi sii/t , non qucerit cur in una repuhlica duo 
senatus et duo pene jum populi sint, alludendo alle 



DE REPUBLICA. 173 

intestine discordic e ai civiii disordinl clie avevano g-ia 
incominciato atl inf.star la repuhblira, e qiiindi ron- 
chiude: Qiiam ob rem si me anlietis ^ odolescentes , so- 
lem alteram ne metueds : ant eiiim iiulliis esse potest, 
ant sit sane at visits est modo ne sit molestus ,• aat scire 
istarum rcrnm nihil ^ aat ettam si maxime sciemas ^ 
nee meliores ob ram scieiitiam , nee beatiores esse pos- 
sumus : senatum vero et popalam at an am Ivtheumiis 
et fieri potest et ptrmolesuim est nisi fit, et secus 
esse scinuis , et videmus si id effectum sit , et melius 
nos esse victiiros et beatias ( paii,. 60). Tiitti si ar- 
leridono alia sentcuza di Lelio, e cjumdi e pregato 
Scipione , come il piu anziaiio ed autorevole, a com- 
piacersi d'istruiili in oose di pm alta importanza , e 
specialmente sulla miglior forma di governo (ptig. f)i), 
quern ipse existimet esse optimum statiim civitatis. II 
Numantino risponde di esser pronto a farlo, ma in 
quella guisa ch' egli crede la piu convt^nitMite ed 
opportuna ( pag. 65): Quam ob rem peto a vobis ut 
me sic audiatis neqae ut omni'io expertem grcecarum 
litterarum^ neqiie ut eas nostris in hoc proesertim ge- 
nere anteponentem ; sed ut unum e togatis patris di- 
hgentia non inUberahter institutum, studioqiie disrendi 
a putritia incensum, usa tamen et domeslicis proecep- 
tis malto magis eruditam quam litteris. Egli crede 
percio esser pregio delT opera (P incominciare dalla 
definizione della repubblica, che non pud esser piu 
giusta poiche compresa in cpiella grave sentenza 
(pag. 69): Est igitur respublica res popiili-, populus 
aateni non omnis hominiim ccetus quoque modo con- 
gregatus , sed ccetus tnuUitudinis juris consensu et 
utihtatis communione sociatus. Ed ecco aperta la 
strada a discorrere sulle tre specie di governo , il 
monarchico, l' aristocratico e li democntico, onde 
decidere quale di essi sia il migliore; ma tutti , 
ciascuno nella sua purita, possono esser tol'erabili, 
non pero perfetti, e spenalmente il terzo o popo- 
lare, affcrmandosi che T ottimo nasca soltanto dalla 
riunione o giusta contemperanza di tutti e tre 



174 *!• TULLII CICERONIS 

( P"^^' 7-^ )• H^fit-"^ triiun generum quodvls si teneat il- 
lud vuicliun quod prunnni humines inter se rciijubllccs 
causa societute dcviz/xU^ non perfectum illud qiudein 
rieque mea seiitenUa optimum, sed tolerabile tamea 
et aliud alio possit esse proestaiitius : nam veL rex 
cequus ac sapiens ; veL delecti ac principes elves ; vel 
ipse populus , quamquani id est minime probandum , 
tanieii nullis ii/t rjectis iiiiqtdtatibiis aiu eupiditati- 
bus , posse videtur allquo esse iiou iiicerto statu. Si 
tspongoiio i clifetti e gP incoiivenienti di riascim 
genere di goveitio puro e pretto senza alcuna ina- 
iiiera die atta sia a coatemperarli tra essi , e si 
concluude ( pag. 78 ) die il misto o contemperato 
sia da preferirsi. Itaqiie quarturn quoddam genus rei- 
publica: maxime probandum esse sentio, quod est ex 
his qiice prima dixi moderaturn ac permixtum tribus. 
E poco dopo si npete (pag. 91): eorum nullum ipsum 
per se separatum probu , anteponoque singulis illud 
quod confiutum fueril ex omnibus. Sed si unum ac 
simplex proba idiim sit ( parole dea^ne di molta con- 
siderazione ), rfgium pmbem atque in primis Iniidem. 
La monarchia dunqoe benclie para o assolata e nieno 
cattiva dcJle altie forme di governo puro ; e non e 
da posporsi ad altra tnaniera di repubblica se non 
che alia mista e teaiperata. Questo giudizio e con- 
fermato da cio che leggesi altrove (pag- ii3): Tri- 
bus primis geueribus hinge proestat mea sententia re- 
gium ; regio autcm ipsi prcestabit id quod erit ceqiia- 
tum ac temperatum ex tribus optimis rerum publi- 
caruni modis. Ed in piu altri luoglii si ripete la stessa 
seiitenza. Ma in mezzo al dialogo , benclie tutto no- 
bile, maestDSo ed eloquente , sfavillaao alcune pro- 
posizioni di una luce ancor piu viva , e colpiscono 
con niaggior forza V animo di chi sente o di chi 
legge : cosi per esempio neila pag. 88 : Nee ulla 
deformior species est civitatis , quam ilia in qua opu- 
lentissimi optimi putantiir (l>ag. 89). Difficultas i/icundi 
consilii rem a rege ad plures ; error et temeritas po- 
pulorum a inulatadine adpaucos transtuUt (pag. 107). 



DE REPUBLIC A.. 17$ 

Nec mare ullum aut ftaininam esse tantam quam non 
facilius sit scdare , qiuiin ejfrenatdin iiisoleutla miiUi- 
tuciuiem (i>a<t. 78). Tuhs est qactqac respablica quails 
ejus nut notura aut voluntas qui illain re^it. Itaque 
nulla aha in civitate nisi in quit popuii potestas swn- 
ma est ^ ullum dmiic ilium libprtas habet, qua qui- 
dem certe ni/ul potest esse dulcius , at quae si cequa 
non est ncc libertus quidem est. La viva pittura the 
lejigesj flella ^f^«fJ^ata liberta popoLsre, e Mohilmente 
tradotta dal libro VIII delia iepubbli( a di Platone , 
e non vi ha thibbiu the sia bellissima. In {ine Sci- 
pione cosi conchiude , e nel modo piu positivo 
e soleiine; Sc enim deccrno., sic sentio ^ sic ad fir mo 
nulUim omnium rerum publicarum aut co'istkutione 
aul dtscrefjtione ^ aut disci phi ta confereadtim esse cum 
ea quam patres nostri nobis acccptam jam inde a 
majuribus reliqurrui.t (p.ig;. 110). 

Si da piiiiLipio al II libro rou un giusto elogio 
a Catonii j1 vecchio, e si confv rma I'eccclleuza dt-l- 
'i antica repubblica romana , di cui narrasi come 
narque, tunie crebbe e ct>me tlivenne aduha e ro- 
busta. Questo hbro e per»i6 tjnasi tutto istnriro , 
esponendot.i in esso la serie meravisliosa delie vi- 
cende di Rt^ma dalla sua ?)rima origins sino al tempo 
degF iriterlociuori con rillessiont filosoliohe e politi- 
che di molta impoitanza, e con quello stile senipre 
aureo die incanta , rome per esempio allon he par- 
lasi della pref'.-renza da tlarsi alle citta mediterranee 
sulle niarittnne , essendo qucste piu esposte a' vizj 
ed a' pericoh. Indicati prima i pericoli , si passa ai 
vizj (pag. i2d)):Est auteni maritimis urbibus etiam quoe- 
dam corruptela ac niutatio morum: admiscentur enim 
novis sernionibus ac disciplinis , et importantur non 
merces solum adventicice , sed etiam mores , ut nihil 
possit m putriis iustitutis manere integrum. Jam qui 
incohuit eas urbes ^ nun hoerent in suis sedibus , sed 
volucri semper spe et ogUatione rupiuntur a domo 
lougiiis . atqiie etium cum manent corpore , ammo ta- 
meii excnrrunt et vagantur. Malta etiam ad luxuriam 



1^76 M. TULLII CICERONIS 

invitainenta prrniciosu etc. Lodasi percio V accorgi- 
mento cU Romulo che nel fondare la sua niiova citta 
ne troppo vicino , ne troppo lungi dal mare, le seppe 
dare tutti i vantaggi senz' alcuno dei danni proprj 
delle citta marittime. Di ciascuti re di Roma si espon- 
gono luminosamente i servizj resi alia Repubblica 
in pace e in guerra; e tutto cio ch' essi fecero per 
mantener V ordme , Y armonia e la forza in quel 
nuovo corpo [)olitico. Morto Romnlo , e desideran- 
dosi un nnovo re, si voile non gia ereditario , ma 
elettivo, poichc (pag. iSa): Nostri illi ctiain tarn agre- 
stes viderunt virtatem et snpicntiam regalem , non pro- 
geniem quceri oportere. Fu quindi scelto Numa Pom- 
pilio, che tanto fece per la religione e per la giu- 
stizia temperando il soverchio ardor militare di quel 
popolo bellicoso. E confutata la volgarc opmionc 
cli' egli fosse stato istruito da Pittagora , il fjuale 
venne in Italia 140 anni dope la morte di Numa 
( opinione che fu gia contraddetta in altra opera di 
Cicerone ). St torna a lodare il regio governo mode- 
rato e giusto , quale si fu quello dei primi re di 
Roma, che tutti fecero lodevolissime cose e di grande 
utilita per la Repubblica. Ma si arriva finalmente 
alia tirannide di Tarquinio e alia conseguente espul- 
sione Hei re operata da L. Bruto , ove con colori 
assai neii e dipinto il tiranno , ossia il re ingiusto 
e malvagio (pag. i83): quo ncque tetrius neque fce- 
diiis nee diis hominibusque invisins animal ulliim co- 
gitari potest , qui , quamquam figura est hominis , 
morum tamen immanitute vastissimas vincit belvas. 
Affermasi che il desidcrio o l' odio dei re neir animo 
dei popoli nasce dalfuso o dall'abuso ch'essifanno 
delia loro autorita, e die percio furono dcsiderati 
in Roma dopo Romolo , detestati dopo il superbo. 
Si passa quindi a parlare del cambiamento politico 
della Repubblica romana accaduto coif istituzinrie 
del Consolato, della djttatura che non tardo a com- 
parire , delle sedizioni popolari che insorsero , dei 
tribuni della plebe, dei decemviri e loro ingiustizie. 



DE REPUBLICA. I 77 

e di tuttJ i (lisnrdini politici ch' elji)ero luogo h\ 
ijueir esteso periodo di tehipo , richiamaadosi alia 
memoria il segueiite impnrtantissinio avvertimento 
(pag. 196): Ide/iim teiirtote quod initio dixi^ nisi cequa- 
bilis hcec in civitate compensutio sit et juris et officii 
et muneris, nt et potestatis satis in magistratibus ^ et 
auctoritatis in principum consilio , et hheriatis in 
populo sit , non posse hiinc incomniutabilem reipublicce 
conservari statutn. 

Del HI libro noi non possianio dir molte cose, 
essendo brevi i pezzi scoperti nel codice, i cjuali 
pero nuniti ai fiainnienti gia noti occupano un nu- 
mero considerabile di j)agine. Preniesse alcune ve- 
dute generali sulla natura delT uonio , sopra i suoi 
pregi e sulla sua ragionevolezza , s'iraprende a parlar 
ditFusamente della necessita die ha ogni governo 
dclla giustizia contro Topinlone di coloro, i cjnali , 
credendo divfrsamente, cosi sogliono ragionare (pag. 
241): Justitice non natura nee voluntas, scd imbecillitas 
mater est. Nam quum de tribus unum esset optan- 
duni^ aut facer e injuria m nee accipere , aut et facer e 
ct accipere^ ant neutrum; optimum est facer e impune 
si possis \ secundum nee facere nee pati \ miserrimum 
digladiari semper turn faciendis turn acclpiendis i/tju- 
riis. Ed altrove (pag. 23i): /«* enim de quo qucerimus ^ 
civile est aliquod^ naturale nullum: nam si essft ^ nt 
calida et frigida ., et amara et dulcia^ sic essent jnsta 
et injusta eadem omnibus. Fra i varj esempj delle 
ingiustizie di alcnne genti, avvene una deli'autica 
Koma assai speciosa per cjuei tem[)i, e della quale 
nessun altro scrittore aveva fatta meiizione (pag. 235): 
Nos vero justissimi homines qui transalpinas ge/ites 
oleam et viteni serere non sin: mas , quo plnris suit 
nostra oVweta nostrceqne viiiece , quod cum fuciamiis 
prudentcr facer e dicimnr , juite non dicimur ; ut in- 
telligatis discrepare ab onquitate sapi^ntiatn. 

PocUissimo o nulla ci e permesso di dire <lel IV 
libro, poifjhe , nieno i pochi ftammenti che gia si 

Bibl. Jtal. T. XXVIII. 12 



I^S M, TULLII CICEIIONIS 

conoscevano, il palnnsrsto vaticano non ne [)rcsenta 
die ineschine relmuie , dal tenor dclle qnali , e da 
cio che asserisce Latianzio , e manifesto cIk; doveva 
esser destinato a riceiche importaati sulla morale 
pubblira , sulla civile disciphua e sulle viitn piu 
neeessarie alia conservazione deUa repabblica. lu 
uno d) (juesti nuovi framinenti sf)au biasitiiaii alcuai 
esercizj giovanili , i quali per la nudita e per la 
poca verecondia che gli acconipaiitia , si repurano 
giustaniente cotUraij e nocevoh ai costiimi. Aiicor 
poco assai e cio die rimane del V libro, c seinbra 
che vi si continui a parlar di morale , poiche sa[)- 
piamo che incoinuiciava dal noto verso di Ennio : 

Moribui antiquis res stat romana, vtrisqtie, 

cni ben corrispondono i pochi frammenti su[)erstiti, 
lodandosi in questi e la severiia dfgli antichi co- 
stuiui e il valore deglt uoaiiui die u'erano forniti, 
e che taiito giovarono alia repubblioa. E di:g,tio di 
particolar considerazioiic c cio die si legge in nno 
di essi coiiRervatoci da Ammiatio IMarceUino relativa- 
mente airdoqueuza ( pag. 3o3 ) : A^on inteUigo cur 
qui pecuma corruperlt , poena diguus slt^ qui eloquen- 
tia^ laudem etiain ferat. Mihi quidem hoc plus mail 
facere vidccur qui orationc^ quarn qui pretio jadicem 
corrunipLt, : quod pecuuiu corr/unpere prudcnteni nemo 
potest, dice/uio potest. Del VI od ultnno bbro non ab- 
bianio nulla di nuovo somiuiriistratoci dal codice -, 
rua 1 pezzi che ne lianno conservati g,U antichi scrit- 
tori, sono pregcvch, e quelle fauioso conosciuto sotto 
il nome di Sogno di Scipione si distingue tra tntti 
per estensione uon menu che per importanza. Vi si 
parla assai cliiaro , sicoome e noto , delT immortalita 
delTaniina umana e di sua vita futuia ntlle sfere 
celesti m mezzo alia pju soave annonia. Platone fece 
annunziare questa dottnna da un iiioi to risuscitato; 
e Cicerone con inigliore accot ^.smento T ha posta in 
bocca dell Alincaao maggiore, d quale beudie morto 
appansce in sogno al Winore, e gUcla rivela. 



DE REPUBLIGA. 1 79 

Ora passiamo ad acceniiare i nieriii deireslmio 
scopritore ed editore ad un tempo. II solo pres»,io del- 
la cosa scoperta bastcrebbe a lendeie chiarissimo il 
suo nome, quando anche non avessc ej^li scopcrto 
altro antecedenteinente , ne altro scoprisse iii ap- 
presso. Ma il modo con cui questa scoperta e ac- 
caduta, gli ostacoli suj)erati, lo studio impiegatovi , 
la giustezza dalle conj^etture intoriio ai pezzi nian- 
canti, J' opportunita d( lie illustrazioni sopra gli csi- 
steiiti, Telaborata coiigiunzione degli squarci vecchi 
coi nnovi , Teleganza della lingua, ed in line la 
splendidezza deli' edizione , lo ricolmeranno senza 
dubbio di onore e di gloria. Egii ha dedicato il li- 
bro, 0001' era giusto, alia Santita di Papa Pjo VII, 
cui parla in modo assai dignitoso. Vieiie in si^guito 
una dotta e sensata prefaziorie di 40 pagine, aella 
quale gareg2;iano T crudizioiie e la critica , spccial- 
mente nel Hssare i diversi tempi, i.° in cui fu scritio 
il Trattato da Cicerone ; a.° in cui si suppone acca- 
duto ii dialogo ; 3.° in cui fu scritto il codice; 4.'' 
in cui fu rescritto; 5.° in cui veune iinalmente alia 
Vaticana ; come pure nelT indicare lo scopo dclT o- 
pera , Tordine, la distnbuzioiie, il numero degi' iu- 
terlocntori, la persona cui fu indirizzata , tpielli cbe 
ne fecero menzione siao al secoio ij..^ dell era vul- 
gare, e ([uclli die, smarrita T opera, entrarono m 
speranza di rinvennla smo al 17.° secoio. Non si 
puo destderare magiiior precisione di quella die 
egli ha adoprata nel mostrare quanta parte delT o- 
pera sia stata rinvenuta da lui, e quanta conservata 
daiili altri, iudicando esattamente tutte Ic lacune e 
i danni soii'erti dal codice. Passu qiiindi ad accen- 
nare la diili'iie numicra di lci:p;ere e di ordinarc i 
palimsesti, e come siasi egli condotto nel nordmare 
il riceroniano, suila di cm paleogralia niolto e dot- 
tamente si tratliene, mosuando rtpoc.i remota ( ai- 
meno dcgii uttimi Cesari), cui piu verisitiiilnientc 
possa nfenrsi ; parla dei frammenti gia noti che fur 
rono raccolti e pubblicati da altri, come pore del 



l8o M. TULLIl CICERONIS DE REPUBLICA. 

modo con cui egli lia procurato di ordinarli e frap- 
porli con quelli scoperti da liu. Copiose e diverse 
souo le note ag<aiinte , le quali possono considerarsi 
come di due specie; le piii prossime al testo stam- 
pate con caratteri rainori riguardano le varieta dello 
stesso codice, le antirhe correzioni clie presenta , 
la granimatica, la paleografia ecc. Risulta da que- 
ste come rortogralia latina dei libri stampati siasi 
allontanata da quella degli antirhi codici, aila quale 
sarebbe giusto ed utile di ricondurla. L'altra specie 
di note e istorica ed illustrante il testo, ora cora- 
parandolo con altri luoghi delio stesso Cicerone, e 
di altri scrittori specialmente greci da« quali ha preso 
I'Arpinate, e dei posteriori tanto 2;r*^ci che latini 
che harino preso da lui , ora indicando le ragioni 
dei sentiment! e delle espresstoni di ogni interlocu- 
tore. Vi e anclie un'altra specie di note, che adorna 
specialmente il principio e il fine d' ogni libro , e 
questa verte sulie congetture meglio fondate intorno 
alle lacune da riemjursi , alT ordiae del discorso 
tj alia disposizioiie delle sue parti. In qucste prin- 
cipalmente risplende la dottrina ed il buon seuso 
del benemerito editore , il quale rende per tal guisa 
meno deplorabili i pezzi non rinvenuti ancora. Havvi 
anche, come suol farsi, lo specchio delle testimonianze 
tanto dello stesso Cicerone, che di tutti gli altri an- 
ticlii scrittori che hanno parlato di opera cosi cele- 
bre; e leggesi inoltre un breve quadro istorico di 
ciascuno dei disput«nti: ma oltre di questo quadro, 
ve ne ha un altro pittorico inciso nel rame che rappre- 
senta le tigure di tutti e nove quei personaggi col pa- 
relio in cieio e colla vednta di Roma in qualche distan- 
za. E anche annesso al libro un saggio del palimsesto 
vatjcano, che fa ben conoscere la condizione dell' una 
e delTaltra scrittma. Non mancano infine indici di di- 
verse specie, vale a dire uno istorico, T altro gram- 
maticale, ed un terzo delle opere inedite citate. Final- 
mente la carta , i caratteri, il sesto delTedtzione tutto 
e lodevole e degno della fama e del merito dciropera. 



i8i 



Sopra due monete del Museo Mainonl , V una delV im- 
peratore Lamberto c Z' nltra delta regiiia Jolanda. 
Osservazioni di C. Zardetti aggiunto al direttore 
dell I. R. Museo numismatico di Milano : si wii- 
scono alcurii cenni sulle monete di Berengario senza 
nome di zecca , non die su quelle di Provenza at- 
tribuite a Giovanna I e Luigi di Taranto. 

si medii aevi historiam amamus , cur non et caros haiemus 
ejus temporis nuintuos auctoritate publica percussos ? 

Muratori, antif. Italiie. Vol. II. pag. 749. 



L< 



io studio della storia italiana del medio evo e 
oramai diventato universale , e grandissima qnindi 
e la cura colla quale si raccnlgono ed illnstrano i 
relativi monumenti. Fra questi annoverar si deb- 
bono a J)uon. diritto anche le monete. Iniziato io 
nella cogoizione delle medesime pensai di far cosa 
grata agli amatori della numismatica pubblicandnne 
due , le quali giacciono ancora , per quanto a me 
consta, fra le inedite. L' una di esse, e della quale 
imprendo primieramente a trattare fu rltrova a nel 
18 1 9 scavando an terreno ove era gia T antica 
Lodi (i). 

Nel drltto del'a medesima leggesi chiaramente 
*Jt LAMBERTUS IMPE rat.n- : croce nel campo con 
quattro globetti = 

i. ^ XPISTIANA RELIGIO : tempietto con quat- 
tro colonne ed una croce nel mezzo ( d' argento : 
vedi il n° i delT annessa tavola ). 

L' imperatore Lamberto, a cui la moneta appar- 
tiene, e il riglio di Guido il quale disputo acre- 
mente il regno d' Italia a Berengario gia duca del 
Friuli. 



(t) Qupsta moneta fu ceduta al consigliere Mainoni dal dottor 
Stella di Lodi , axuatore di siffatto genere di aaiichita. 



l82 SOPR\ •DUE MONETE 

Qnesta moneta non porta nome di zecca a so- 
mi^ilianza di alcuiie CDiitemporaiiee di Berengario. 
Piiina pfio di esporre la mia opinione sidla citta 
nella quale puo Ja uiedcsiaia cssere stara battuta, 
ten2;o per uecessario di brevemeiite inetter sott' oc- 
cliio del lettore i principal! avvenimeaU, die por- 
rarono Giiido col suo liglio Landjerto sul trono 
d' Italia. Cio daramini altresi motivo di ra2;ionare 
snlle iijonete di Berengario di zecca iiicerta , die 
da iiti dotto atiticpiirio , iion senza appoiigio , fu- 
roiio aSsegiiate all) citta di V'^eroaa (i). 

Dopo la tnorte di Carlo ll Giosso imperitore suc- 
cediita in principio del 888, i vasti dominj f'ormanti 
il di lui impero furono <livisi fra varj preteiidenti. 
Arnolfo, figlio naturale di Carlotnanno, s'inipadroni 
di tntta la Gennania e di parte dell^antica Lo-^ 
rena (2). Lodovico figlio di Bosone re di Provenza, 
Rodolfo duca della Borgogna superinre ed Odone 
conte di Parigi s' iinpossessarono del restarite degli 
Stati al di la d<lle Alpi. 

11 regno d" Italia invece , posseduto sino a questo 
tempo dai Carolingi , venne disputato da dne pre- 
tendentj , da Berengario cioe duca del Frinli e da 
Guido duca di Spoleti (3). 

Appena Guido ebbe sentita la niorte di Carlo il 
Grusso , clie lusingato dal papa Stclano V , cd an- 
che da Folco arcivescovo di Rems suo parente , 
portossi in Francia onde farsi crear re, sperando 
di poter dopo calar in Italia c dispntarne il pos- 
sesso a Berengario. Egli e in questo intervallo di 

(I) Zanetci: Monete d' Italia , vol. IV, pag. 3o3 , iiota i3(). 

(3) Questo Arnolfo era gia stato eletto re nel 887 dai ba- 
roni della Francia , Aleniagiia ecc. alloraquando Carlo il Grosso 
venue dichiarafo inetto al governo e quindi deposto. 

(3) Berengario discendeva per parte della madre da Lodo- 
vico Pio , e Guido, fraiicese d' origine , ed era pare^ite coi re 
della schiatta di Carlo fllagno. Questo Guido , se credianio a 
Frodoardo {Hist. Rheinens. lib. IV, § i), era stato adottato 
dal papa Stefano V per Cglio e ue godcva quiudi tutta la pro- 
tezione. 



DEL MUSEO MAINONI. 1 83 

tempo, che , restato solo Berengario , fii eletto re 
dai princij)ali baroni italiani, veaeado iacoronato 
ia Pavia , capital e del regao. 

Araolfo re di Gerniaaia si oppose a cjuesta ele- 
zione e aiiaaccio di passr.re in Itaha con ua poteate 
esercito : ma, blandito dalTavvedato Berengario (i), 
acconteatossi del giuramento di fedelia, lasciando- 
gli pacificamente il possesso del regno. 

Gaido inianto ritorno dalla Francia , avcndo cola 
tentato iantilmente di farsi riconoscere re. Egli con 
alcnne truj)pe fraacesi seco lui condotte e co' sud- 
diti di Caaieriao e Spoleto , tatto si rivolse ad 
abbattere Bereaiiario oiamai rasso !ato ne' suoi do- 
rainj per Y accor.iodaniento otteanfo col re di Ger- 
niaaia. 1 dne coaipetitoii aiossero T ano contro T al- 
tro (888), e vennte alle maai le dae annate sal 
territorio bresciaao tocco la peggio a Gnido. Nella 
segaente priniavera (889) pero la sangainosa bat- 
taglia della Trebbia aiise in potere di Gaido qaasi 
tatta la Lombardia. Berengario fa cosiretto a riti- 
rarsi , non restando in di lai potere, oltre il dacato 
<lel Frinli, che Cremona, Brescia e Verona, nella 
qaale nltima citia tcnne per allora la saa lesideaza. 

Vittoriosameate eatro Giiido in Pavia , e coavo- 
cata una Dieta de' vescovi delle citta a lui sog- 
gette, fecesi soleanemente incoronare re d' Italia (2). 

Nalla ci lasciarono scritto gli storici di qaesti 
tempi iatorno agli avvenimenri succedati ni^l re- 
staate del presente anno (88qj ed in tutto il sus- 
seiiacnte, se non die pare iadabitato che Beren- 
gario signoreggiasse nel Friali e Gaido in Lombardia. 

Neir anno 891 aiiprolittatosi Gaido delle strette 
relazioni col pontefice Stetano V , nemico di Be- 
rengario , portossi a Roma ed ivi ottenne d' es- 
sere incoronato imperatore de' Romani. IMorto quel 



(i) Annnles Fuldenses Freheri = Herniaiini Contracti Chronicon. 
(2) L' atto di clezione vrnne pnbblicato dal WuiMtoi'i Ical 
reruiii Scriptnies , vol. 11 , part. I. 



lH^ S>OrU.V DUE MONETE 

papa, da U a noii molto , il di lui successore For- 
inoso p,li si mostio del tut to contraiio , invitando 
persino il re Arnolfo a calare in Italia onde sot- 
trarla al dominio di Giiido e di Berengario (i). Ad 
oiita pero della sua contrarieta , noa pote questo 
pontetice ricusarsi dal riconoscere la sovrana giu- 
risdizioiie di Guide, sicconie imperatore. Clie anzi 
nel seguente anno ( 892 ) dovctte altresi dicliiarare 
collega ed ornare della corona iinperiale \\ giovane 
Lamberto Tiglio dello stesso Guido (2). 

Nel 893 la guerra tra Guido e Berengario ride- 
stossi tanto fortemente , che ridotto quest' ultimo 
a mal partito ebbe ricorso ad Arnolfo re di Ger- 
mania , il quale spedi tosto un poderoso esercito 
comandato da ZventebaUlo sno tiglio natnrale. Di 
concerto costui con Berengario direttaniente ando 
ad assediare Pavia. Guido die ivi trovavasi in per- 
sona seppe difendere la sua capitate da uomo ac- 
corto e valoroso in niodo, che Zventebaldo se ne 
torno coUe truppe in Germonia , cliiamatovi come 
alcuni vogliono dallo stesso Arnolfo (3). Lilierata 
cosi Pavia, diedesi Guido ad incalzare nuovamente 
Berengario , il quale non trovandosi sicuro in alcun 
luogo d' Italia , rifugiossi in Germ^nia. Cola imploro 
ancora il soccorso di quel re , che vi accondiscese, 
perche spinto contenq)oraneamente dal papa For- 
moso , il qu .le andavalo tratto tratto eccitando a 
liberare la Chiesa ronriana dalf oppressione di Gui- 
do (4). Fu pero sol tanto n«dr entrante anno (894) 
che Arnolfo venne colle sue truppe in Italia. Im- 
padronitosi di Verona e Brescia , prese d' assalto 
Bergamo che diede in preda al saccheggio. Questo 

(i^ Aiiaales Fuldenses = Heruianni Contracti Chronicon. 

(2) Ho iiiessu nel 892 I' incorouazione di Lanibtrto seguendo 
r opinione dell illustre Miiracori , \\ quale , seuibranii , abbia 
vittoriosameote diniostrato ciie sia in quelTanno sueceduta con- 
tro il parere di cokn'o che ad altra epoca la rifeiiscono. 

(3) Vedi r anonimo paneginsta di Berengario nel libro IF. 

(4) Annalei Fuldenses = Heruiamii Contracti Chronicon. 



DEL MUSEO MAINONl. 1 85 

esempio sparse tanto terrore nelle citta lombarde 
die tutte si arreseio a lui spontaneamente (i). 

Obbligato Guido dai rapidi progress! del re di 
Germaiiia andava ritirandosi verso la Roniagna : ed 
Arnolt'o air incontro erasi gia avanzato sino a Pia- 
cenza. Ma i disagi sofferti e T eccessiva mancanza 
di viveri produssero una fiera mortalita iieir eser- 
cito (li Arnolfo, il quale , abbandonato il peiisiero 
di pill oltre seguitar il suo camniiiio in Italia, tor- 
nossene in Gennania. Intanto mori di uno sputo 
di sangue Timperator Guido (2), lasciando dope di 
se il liglio Lamberto , gia incorouato imperatore , 
che essendo ancor troppo giovane venne partico- 
larmente assistito negli affari pubblici da Ageltrude 
sua madre. Questa in fatti maneggiossi subito onde 
tutte ricuperare le citta , che nello scorso anno 
erano siate tolte dal re Arnolfo alT augusto Guido; 
talche, come appare da un diploma dato in luce dal 
Muratori (3) , nel maggio dello stesso anno (895) 
trovavasi gia il figlio Lamberto in possesso di Pa- 
via capitale del regno. 

Adoperavasi pel giovane imperatore anche il ve- 
«covo di Rems , che tanto aveva favorito il di lui 
padre , ed andava con lettere sollecitando a di lui 
vantaggio il pontefice (4). 

Ma Formoso, che era gia stato nemico di Guido 
e che di mal occhio vedeva V ina;randimento di 



(i) Secondo 1' Eccardo lib. XXXII Reruin Gerinanicarum sa- 
rebbesi in quest' occasione Arnolfo fatto incorouare re d' Italia, 
nia Lib venne con forti ragioni contraddetto dai Muratori nei 
«uot Annali. 

(2) La morte di Guido e riferita secondo i varj scrittori ad 
anni diversi: le osservazioni del Muratori pero hanno sufficien- 
temente dimostrato che succedette nel presente anno. Mando 
pure il lettore al niedesiaio Muratori per cio die dice lo sto- 
rico Liutprando , che venigse cioe Lamberto dichiarato re sol- 
tanto dopo la niorte di suo padre , nientre , come fu detto «o~ 
pra , egU era gia stato iucoronato imperatore nel Soa. 

(3) Antiq. ital. med. asvi: dissert. XLI, pag. 73^. 

(4) Frodoardi f== Hitt. Rhemens. Lib. lY , ^S 3. 



i86 5ornv due motsiktk 

Lambei'to e con isdegno sopportava il 'lomuiio di 
Agc'ltrude di lui madre, invito segretainente e con 
graiide istanza il re Arnolfo a tornare i;i Italia, 
proniettendogli d' incoronarlo imprratore a danno 
del vivente LamSerto. Al'ettato soinmameiite il re 
di Germania da tali promessp venae colle sue truppe, 
e noti gia, come prima, qnal ditViisore del re Beren- 
gario coiitio di Lamberto, ma nemico d' ambedue. 
Tolto quitidi a Bererigario il <bicat.> del Friuli, die- 
delo al conte Gualfredo ed iinpadronitosi di Mi- 
lano , ne investi del possesso Mangifredo altro dei 
conti seco Ini condotti dalla Germania. Un tal pro- 
cedere per parte di Arnolfo olTese ed in2:,elosi som- 
mamente i principal! signori d' Italia , che pensa- 
rono di ribellarsi Conobbe Arnolfo la congiiira e 
credeite cpiindi fjpportuno di portarsi a Roma per 
prendervi la corona deirimpero, fermo nelT opi— 
nione , che un tal passo gli faciliterebbe poscia la 
dispersione de' suoi oppositori. Arrivato pero col- 
r esercito davanti a Roma (896) trovo la citta 
gnardata dalla forte Ageltrude, m^idre di Lamberto, 
la quale , con alcnne truppe romane e spoletane , 
stava pronta alia difesa. Ma poco si sostenne e la 
citta cadde in potere del re di Germania, il quale 
libero siibito il pontefico Formoso dalla prigione , 
in che era stato cacciato dalla fazione di Sergio , 
iinita e protetta dalF augnsta Ageltrude E sul finir 
di primavera di (piesto medesimo anno vetme Ar- 
nolfo dal riconoscente Pontefice creato ed unto im- 
peratore. 

Ageltrude intanto col suo fi2;lio erasi ritirata a 
Spoleti. Mosse Arnolfo a quella volta con turto 
r esercito , ma ammalatosi jxraveme ite se ne torno 
con tutta fretta in Baviera . lasriando per gover- 
natore in Italia Ratoaldo suo fiG:lio naturale, il quale 
stabili la sua residenza in Mdano. 

Per la partenza del re di Germania ravvivossi lo 
spirito dei baroni italiani e principalmente dei due 
re Lamberto e Berengario. 11 prime ripiglio ben 



DEL MUSEO MAINONI. I07 

tosto Milano , Pavia e il rimaneiite della Lombar- 
dia scacciando il governatore Ratoaldo e facendo 
tajrliaie la testa a Mano-ifredo conte di Milano e 
marchese di tutta questa Marca (i). Bereno;ario pure 
dair altra parte corse a ricuperare il ducato del 
Friuli ( essendo anclie raorto il conte Giudfredo), 
ed impadronitosi di Verona, Brescia e Berg,amo , 
estese il sno dominio insino alTAtlda. E se cre- 
diamo all' anonimo pancgirista c!i Berengario (i), se- 
gui pace fra questi e Lamberto in consegnenza di 
un trattato fatto a Pavia; e pare cKe anche Adal- 
l>erto marchese di Toscana fosse chiamato a parte 
di (jueir accordo. Una tale alleanza poco duro ve- 
nendo rotta dalP ambizioso Adalberto , il quale 
spinto parzialmente da sua nioglic , iiglia del re di 
Lorena, tento d' ingrandirsi e nel 898 sollevossi 
contro di Lamberto. II successo mal corrispose alle 
sue mire, poiche fatto prigioniero, venne rinchiusa 
in Pavia ove resto intino a die i"a da Berengario , 
dopo la morte di Lamberto , libcrato. Trovandosi 
poi in quest' anno P imperatore Lamberto in Ra- 
venna assiste al Concilio radunatovi dal Pontefice 
Giovanni IX allora regnante. Ritornato quindi nei 
snoi Stati , mentre un giorno cacciava nei boschi 
di Marengo , cadendo da cavallo ruppesi il collo e 
mori (3). 

Rimasto cosi Berengario senza rivali , nbn ebbe 
molto a pensare per tarsi riconoscere solo padrone 
del regno Lombardo , e Pavia lo accoise snbito srnza 
veruna opposizione , e fu lo stesso esempio scgui- 
tato da tutte le altre citta che erano prima sotto 
il dominio di Lamberto. Ma un novello nemico in- 
sorse e fu questo Lodovico re di Provenza , il quale 

(1) Hernianni Contracti Chronicon. 

(2) JMiiratori = Rerwii Iial. Script. Vol, II, parte I , pag. 401. 
(!?) Alcuni scriftoi-i iuvece peasano che Lambfrto veuisse in 

quest' occasioiie ueciio <la Ugo , fig,Iio di quel Mangifredo die 
era stato derapitato per di lui ordiue. Vcdi Liatpraodi Histo- 
ria , lib. I , § j:?. 



i88 sopnv noE monetb 

calo in Tt;«lia , cliiamatovi nascostamente da alcuni 
eignori di essa. Tomette jjero lo scontro con Btrren- 
g;ario e domando la pace. 2;inrando, per otte.erla, 
di non mettere mai piu piede in Italia. Avvi noix 
pertanto luogo a credere clie , sconrttto Berrn<»;ario 
dagli Uugheri ( che avevano in questo tempo fatta 
una irrnzione in Italia), Lodovico co2;lie-se I' op- 
portnnita e di nuovo movesse contro di Ini le sue 
truppe. La storia di qnesta gnerra e assai incerta, 
e sappiamo soltanto clie Lodovico nel 901 era in 
Roma e vi conseguiva la corona imperiale per mano 
di Benedetto IV, e die dopo una lunga lotta venne 
Berengario rostretto a ritirarsi fuori d'ltalia (1). Noa 
molto gode Lodovico delle sue vittorie , che sor- 
preso in Verona da Berengario e privato degli oc- 
chi, fu rimandato in Provenza. 

Ricupero di bel nuovo Berengario i snoi Stati ; 
e nel 915 fu chiamato a Roma da Giovanni X , il 
quale lo incorono, sul finirc dello stessn anno, im- 
peratore ( abbenclie vivesse ancora Lodovico ) , 
per averlo protettore contro le sconerie de' Sara- 
ceni del Garigliano che tutti infestavano gli Stati 
della Chiesa ed i circonvicini. 

Privato t'.nalmente Berengario de'' snoi dominj da 
Rodolfo II re della Borgogn i , che era entrato in 
Italia nel 921, fu miseramente iicciso in Verona j 
nel 924 per avere invitato gli Ungheri a nnova- 
mente invadere le contrade italiane; onde cosi col 
lore mezzo sostenersi contro di Rodolfo gia eletto 
re d' Italia in Pavia. 

E qui porro fine a qnesti brevi cenni storici, pas- 
sando a discorrere della moneta di Lamberto e di 
quelle contemporanee di Berengario di zecca inco- 
gnita , cercando di conoscere particolarmente la 
citta in cui furono battute. 



(i) Nella confusione degli storici di quest' cpoca il Muratori 
propende a credere che 1* espulsione di Bereugavio succedesse' 
Del 905. 



DEL MUSEO MilNONI. 189 

Dlsse gia il chiaiissimo Guid' Ant. Zanetti par- 
lando delle monete Longobarde senza nome di zec- 
ca , clie possono apparteneie a Pavia , siccome a 
quella citta che pregiavasi di essere la capitale del 
regno e la primaria residenza dei re Longobardi 
(i). Egli e per cjuesta medesinia ragione, che sem- 
branii di poter congetturare che anche la moneta 
di Lamberto senza nome di zecca sia battuta in 
Pavia capitale del di lui regno, e percio regia sua 
residenza. Ne la moneta in discorso e diversa per 
la fabbrica dalle sue conteniporanee. Osservando 
infatti quelle di Berengario, competitore di Lam- 
berto, gia pubblicate sia col nome della zecca, 
che senza, cliiarirassi ben tosto il lettore della ve- 
rita di questa mia asserzione (2). 

Non cosi esatto riuscir puo il confront© del pe- 
so (3) essendo la moneta di Lamberto alquanto piu 



(1) Zanetti = Monete I' Italia , vol. IV, pag. 16, nota 6, e 
pag. 54 , nota 28. 

(2) Vedi r anuessa tavola n. 2 al 6. 

(3) Egli e ben naturale il credere che in quest' epoca in cui 
era appena cessato il douiiniu dei Cai'olingi in Italia , fosse nul- 
ladinieno in essa continuato il sistenia monetario francese pel 
peso , siccoiue lo vediamo adortato pel tipo e per la forma. 
Ora , giusta le osservazioni fatte dal Le Blanc nel suo Trattato 
sulle monete di Francia , sembra die sotto la seconda dinastia , 
cioe dei Carolingi, si usasse una libbra diversa in peso da quella 
adoperata sotto i Merovingi ; e questa nuova libbra corrispon— 
desse a 12 once del nostro peso di marco ( Le Blanc, pag. 83). 
Cosi pure , come ben fa nflettere il suddetto autore ( Ibid. , 
pag. 80 e 81), dalle ordinazioni di Carlo Magno si pud ricavare, 
che da una libbra d' argento si tagliavano venti soldi e non gia 
"ventidue, come risulta da quelle di Pipino (Ibid., pag, 69 
e 70), e che ciascuuo di qiiesti venti soldi era composto di 
dodici denari. In questo caso il soldo era di 345 3Js gram, ed 
il denaro di 28 4/3. In fafti alcuni denaji di Carlo Magno pe- 
sano 27 a 28 grani traboccanti (Ibid., pag. ^3j; e di egual 
peso sono pure i b<-n conservati di Luigi Le Debonnaire (Ibid., 
pag. ^5 ). Ma ([uesto sistema par? non abbia durato iungo tempo, 
e lo stesso Le Blanc e di opiuione (Ibid. pag. 99) che sul 
fiuire del regno di Luigi i denari fossero assai piii pesanti. 
Tutto CIO vieu provato dal fatto; giacch'' se quei di Carlo I^Iagoo 



190 SOl'RA. DUE MONETE 

lesiiiere delle altre 2;ia coiiosciute di Bercnffario . 
cioe di soli gram 2.i) circa, peso di marco. 

Ma non e a tarsi maraviglia se avvi qualclie di- 
versita di peso fra le nionete di questi due corn- 
petitori, giacche fra quelle di Berengario stesso 
trovasi una grande inesattezza. Quelle in fatti clie 
vedonsi suUa tavola annessa N 2, 3, 6, clie pur sono 
conservatissime, ditreriscono fra di loro nel peso., 
essendo la prima di grani 33, la seconda di 35 e 
la terza di 29. Da uu tale confronto, abbenclie fatto 
su pochi pezzi, ognuno vede clie la diversita nel 
peso non proviene soltanto dalla difficoka di tro- 
vare inonete, le quali non siano niancanti in qual- 
che loro parte, ma ben anche puo essere dipen- 
dente dalla negligenza de' monetieri d' allora , i 
quali non troppo si saranjio curati della esattezza 
del peso. 

e se alcuni di Luigi Le Dehoimaire pesano 28 grani traboc- 
cariti , qurlli di Cailo LI Calvo invtce ne pesaao circa 3a , e di 
egual peso pur souo i pubblicati dal Le Blauc di Luigi Le Be- 
gue ecc. (Ibid., pag. 14c). In conspp,upn7:a di ta'i osservazioni 
To stesso succitalo autore , dope di aver <letto clie i denari di 
Carlo il Calvo pesavauo 3a grani e non 28 come quelli di Carlo 
Wac,QO , confessa die non puo essere cosi -facile T indoviuare i 
vari cauibiauienLi ai quali andarono soggeiti tali denari durante 
il restante del teinpo in cui domuio la seconda dinastia iuvolta 
ognora in guerre e disordini (Ibid. Prolegomeui pag. XI e xii ). 
Una simile alterazione dovette naturaluiente ripetersi in Italia 
signoreggiata dai medesiini re Fraocesi : siccouie pure ineno ac-i 
curata sara stata la uioaetazione allorquando , dopo la morte di 
Carlo il Grosso i varj preteudenti Italiaui la lacerarono con re- 
plicate guerre. Cio fu ben sentito dall' autore del Trattato sulle 
nionete Pviminesi ( Vedi Zanetti Monete d' Italia. Vol. V , p. 377), 
il quale parlando di quest' epoca e delle posteriori, dice che 
i)i questi calainitosi tempi ebhe principii) nelle z"cche iiallane I' al- 
terazione delle monete , per cui si tolse /' antica unif'oriaita. Lo 
clie senibrauii anche spiegare cliiarmiente la ragione per cui 
r.on corrispondono fra di loro nel peso le uiontte- stesse di Be- 
rengario : iiioiro piu avuto riguardo clie quella qui pubblicata 
al n.° 5 , e la quale h. la piu pesautc , fu battuta ia una zecca 
sicuramente differeate dalle altre. 



DEL MUSEO MA.IN0N1. I91 

lo pertanto non feimerommi ancora su questo 
argomento ; niolto piii die dili^enti osservazJoni 
furono gia fatte in pioposito da insigni anion (1), 
talclie supeifluo sarebbe il voleine qui lunsi,amente 
(liscorrere. Duo sokamo, e cio appogg,iato agli stessi 
gia lodaci sen tori (2), die tutte qiieste monete sono 
i veii denari d'argento, die, dopo la riforma fatta 
al sistenia niotietaiio da Carlo Magno, vengono si 
spesso noniiiiiti iielle di lui ordiiiazioni , non die 
in quelle de' suoi successor! die aazi io aon cre- 
derei di tioppo spingere le congetture applicando 
alia nioneta di Lamberto cio die trovasi indicate 
dair autore del Trattato sulle monete Puminesi (3) 
reiatiyaniente ai denari di Berengario senza noine 
di zecca: siccome , egli dice, in essi non v"" era il 
nome della zecca doie erano hattuti: ma bensi una 
croce da una parte e uii tempietto dalC altra, a norma 
delle ordi/iazioni Carol! /igiche e specialmente di Carlo 
il Calvo dclV anno 864 , venivano per questo a mio 
credere uominati Denari della croce. 

Ecco dunque assegnata , per quanto senibraini , 
la sede alia inoneta di Lamberto senza nome di 
zecca , non die indicata la sua vera denominazio- 
ne E giacche qui cade in acconcio, citero pure 
un' altra moneta dello stesso imperatore Lan)berto 
gia pubblicata dal Vignoli e riprodotta dal Fiora- 
vanti (4) e dal Muratori (5) Appartiene essa alia 
serie di quelle battute in Roma, e presenta il nome 
di Lamberto in giro, con un monogramma nel campo 
die da cjuei dotti decifrato indica il nome di un 
Papa Giovanni. In questo coso non puo essere stata 
battuta la moneta , clie uelP ultimo anno del regno 

(1) Vedi Le Blauc = Traite hist, des monnoies de France = 
Zanerti = Monete d' Italia particolarnieiite 1 vi-luaii II e IV. 

(2) Vedi ibicl«*m. 

(3) Zanetti Monete d' Italia. Vol. V , p.ig. 877. 

(4) Antiquior. lioiiion. Pontificuin Denarii , paji 56. 

(5) Muraturi = Aruiq Ital. Vol.11, diss. XXVll, nmu. XX 
e XXX, oppnie Aie,elati e= De Monetis. Vol.1, tav. II e III. 



l^a SOPRA DUE MONETE 

di Lamberto , die fii iiivece il piimo del Pontefice 
Giovanni IX e non gia di Giovanni VIII, come cre- 
dette il Vign.-li. 

Lasciando ora di discorrere della moneta di Lam- 
berto, intrattero il lettcre intorno a quelle di Be- 
rengario senza nome di zecca, die, come gia dissi 
piu sopra, furono dal diiarissimo Zanetti attribuite 
a Verona (i) : Posto che in Verona^ fgli dice ■, fis- 
sato avea Bcreagario la sua sede e che ivi eslstevano 
allora i monederi e che eravi in fiore la zecca , come 
asserisce anche il signor canonico Avogaro nella sua 
Dissertazione di Trevigi pag. 1 6 e 94 , e non tro- 
vandosi monete di esso principe col nome di delta cittd , 
perche non potremo noi credere coniate in Verona 
quelle monete che abbiamo di Berengano senza nome 
di zecca? Ed in vero per questo stesso motivo abbia- 
mo congetturato , che le monete Longobardc di zecca 
incognita uscite fossero dalla cittd di Pavia , come 
principal sede dei re Longobardi. 

Se non fosse temerita il contraddire alFopinione 
di un si celebre autore, io sarei per fare alcuna ec- 
cezione in proposito. E primieramente diro die non 
sianio ancora ben certi se Veronii abbia avuto zecca 
non solo sotto i Longobardi , come vuole il coate 
Carli (2) mosso dall' autorita del MaflPei (3); ma 
ben aiiclie al tempo di Berengario. Un tale argo- 
mento fu gia trattato da varj autori ed in parti- 
colare dal marcliese Dionisi (4) e dal canonico Avo- 
garo (5). Ed e dopo le ricemlie fatte da quest' ul- 
timo contro il parere del Dionisi ( il quale sfor- 
zossi di provare la z^cca Veronese istituita dai 

(1) Vedi Zanetti vol. IV , pag. 3o3 , iiota 139. 

(2) Delle monete e della istituzione delle zecche d' Italia- Vol. I, 
pag. 106. 

(3) Verona illustrata , parte I , lib. XI , pag. 297. 

^4) Dell' origins e dei progressi della zecca di Verona e delle 
sue monete , nella Raccolta dello Zanetti , vol. IV. 

(5) Trattato della zecca e delle monete di Trevigi — Zanetti, 
vol. IV. 



DEL MUSEO MAINONI. 1 9$ 

Longobaidi ) , che dovrebbesi finabneate concliiu- 
dere non essere delta zecca anteriore all' eta di Be- 
rengario e potersi appena credere da lui istituita. 
Inf'atti lo stesso Dionisi (i) non puo a nieno di 
confessare, che il magglor obbietto per credere che 
le monete in corso sotto de re Longobardl e sotto de- 
gli altil sitsseguenti rcgiiatiti ste/io usctte dalla no- 
stra zecca ( cioe di Verona ) , semhra cpiello di non 
trovarsi in cdcuii dociuncnto del secolo VIII (i tutto 
il IX in verun modo giammai in ispecie il termine do 
moneta Veronese ; ma solo ne' docwnenti anteriori a 
que' secoli si trova la moneta chiamatu. col termine di 
soldo , cioe avanti i re Franchi e al tempo de' Franchi 
con qncllo di lire , soldi e denari e mancosi , e sola- 
mente dalV anno 969 si tiova precisamente nominata la 

moneta nostra col termine di Veronese 

InoltJe il prirno monetario die si abbia ne nostri do- 
cumenti e solo dell' anno 921, cioe un tal Domenico^ 
che nel testamento di Noterio vescovo nostro dicesi della 
cittd di Verona^ Dominicus monetarius de civitate 
Verona: ma non e gid per qnesto ^ eke non si potesse 
alle volte trovarne alcun altro anteriore: intanto an— 
che il non vcdersi monetarj anteriori al 9c o e al non 
essere ne docninenti specificato precisamente la moneta 
col termine di Veronese , porta una rnolto sfavorevole 
presnnzione per negar a Verona la particolare prc- 
rogativa della sua puhblica zecca prima di questo 
tempo. Cresce aintora V obbietto poiche neppure mo- 
nete abbiamo prima di Ottorie in cui si veda impron- 
tato il nome della nostra cittd , sicche segno pare an- 
clie questo che prima di questo tempo ne in Verona 
esistesse la zecca , ne le monete , die abbiamo cor- 
renti in questa cittd , fossero di qnesla zecca , ma 
delle zecche forse di Milano e di Pavia. Fin qui il 
Dionisi. 

Sembra adunque non potersi con sicurezza asse- 
rire che , anche al tempo di Berengario , Verona 

(1) Zanetti , vol. IV, pag. 293. 

Bibl Ital. T. XXVIII. 1 3 



1^4 SOPH,V DUE MONETE 

abbia goduto del privilegio della zecca. Che anzi 
lo stesso Dionisi , il quale , noii ostante tutto il so- 
piaddetto , vorrebbe |»ure accordare a Verona un tal 
diritto durante il dominio di quel principe, e alia 
line costretto di confessare (i) die mo/ie(a alcana 
hattuta da qnesto regnante ne qui. ( in Vrrona ) , ne 
altrove si e aiicora rinveinita. Quiiidi prosicjiue dicen- 
do (a) clie neppurc dc' successor! di lui sino ad 
Arduino V ultimo re d' Italia monete di Verona si 
sono ancora vedute ; e termina finalinente conchiu- 
dendo cosi : dopo di questi tiraiud ccco il tempo pitt 
certo e sicuro d<lV esistcnza della zecca e dello spac- 
cio della sua vera moneta. 

Una si ingenua confessionc fatta da chi pur vor- 
rebbe la zecca Veronese anteriore air eta di Beren- 
gario , pare die ben incerta ancor lasci V epoca 
della sua vera istituzione. Ma taluno opporrammi 
il testamento del vescovo Noterio (3) nel quale, 
giusta le csservazioni del gia citato Dionisi , si fa 
menzione di un tal Domenico monctario della citta 
di Verona, Dominicus Monetarius de civitate Verona; 
per cui se v era V ojficiale della zecca ( come dice 
il Dionisi ), certamente vi dovea essere anche la zecca 
in cui esso operava (4). Qnesto medesimo testamento 
fatto nel 921 (5) servi d' appoggio anche alio Za- 
netti, come vedemmo nel passo sopraccitato; e VAvo- 
garo stesso (6) sembra che ne J'accia gran contto 
ove parla dei nicnetieri della zecca Veronese. Ma 
senza detrarre alia fama di si illustri autori , noa 
posso a meno di far riflettere , che quel testamento 
fu da tutti troppo supeificialmente letto. Viene 
esso riportato dalF Ughelli n^W Italia sacra ^ da 

(1) Zanetti = Monete d'ltalia , vol. IV , pag 3o2. 

(2) Idem = Ibitl. pag. 304. 

(3) E non gia Raterio come disse lo stesso Dionisi a pag, 3o3. 

(4) Zanetti, vol. IV , pag. 3o3. 

(5) E non nel 928 come dice il Dionisi alia pag. 218. 

(6) Zanetti, vol. IV, pag. 16. Qui I'Avogaro scanibia il 921 
in 926. 



DEL HUSEO MA.INONI. ICjb 

dove pare lo ha cavato il Dionisi , come ei me- 
(lesimo ci attesta (i). Fra le varie sottoscrizioai 
adunque trovasi pur quella del succitato preteso 
monetiere , la quale in vece di essei'e espressa co- 
me disse il Dionisi , cioe Dominicus jWoriftarius de 
civitate Vtrona oppure Dominicus monetaiio o mo- 
net. , come fa notare lo Zanetti (2), e c^attamente 
scritta in questo modo ; Slgimm ^J* man. domiiii 
Monteario qui lege roniana vivcre visas est testis (3). 

II lettore , son certo, sarassi a prima vista ac- 
corto deir ubbriglio preso da que' sommi uomini 
neir aver letLo il nome monteario per monetarius 
oppure monctano : non die dello scambio fatto 
delle parole qui lege romana ecc. con quest' altre 
de civitate Verona. Tiitta la base aduntpie di questo 
arg;omento e con questa cos rezione caduta. 

Ho voluto estendermi su questo argoniento onde 
dimostrare quanto dubba ancora &ia i'esistenza al 
tempo di Bereiigario della zecca Veronese , alia 
quale vorrebbe lo Zanetti che appartenessero le 
monete dt quel principe senza nome di citta. 

Ma taluno forse non ancora ben conviuto dalle 
sopia indicate ragioni, cd appoggiato tli piii a quanto 
gia dissero ed il Bartolomci (4) ed il Liruti (5); 
non che litenuta la niassima 2;ia accenuata dal 
Dionisi (6) , che ove risedeva il re con corte o 

(I) Zanetti, vol. IV, jiag. 2iiS. 

{2) Idem, pag. 890, nota 162. 

(3) Vecli \j&\\A\\ Italia sacra , vol. V dell' edizioae di Venezia 
del 1717. Nella prima edizione di Roma , vol. V , pag, 636 fu 
staiDpato Dondidci e non Doiniiil , come nella secoada veneta. 
Bla cjiiesta varit-ta di lezione non fsclude lo sbaglio p^^eso nel 
leggere Moiietario o Monetarius invece di Monteario siccome ia 
ambedue le sdcoitate edizioai chiaramente si vede. Aveiido fatto 
osservai'e il docuaietiro originale in Verona , funiuii risposto die 
potrebbesi anclie leggere Mmirenario, Una faaiiglia di tal nome 
esiste aiicora in qiiella citta , ed e anticliissiuia. 

(4') Trattato delle monete TreiUine ecc. nel vol. II dell'Argelati : 
De iiionetis , pag. 240. 

(5) Dissertazione sopra le vionete thl Friuli. Ivi , pag. 9^- 

(6) III Zanetti, vol. IV , pag. 3o2. 



iq6 soprv due monete 

pubblico palazzo , ivi presnmer si d'4jba V esistenza 
di una zecca , vorra pur sostcncre che Verona avra 
battuto nionete per Berengario il (piale lia fatto 
in varie occasioni e particolarmente per la guerra 
con Guido e Lamberto la sua residenza n\ detta 
citta. Volendo pero accondiscendere ad una tale 
opinione in favore della zecca Veronese al tempo 
di Berengario , parmi che ancora non si possa collo 
Zanetti conchiudere, che a detta citta appartengano 
le mdnete di quel re senza nonie di zecca, per la 
sola ragiono che ivi egli (isso in alcune occasioni 
la sua residenza. Infatti e bensi vcro die Beren- 
gario fn costretto per le vicende della guerra a 
rifugiarsi in Verona: (juesta circostanza pero non 
toglie che la capitide del di lui regno sia sempre 
stata Pavia nella quale segui la sua incoronazione. 
E Berengario stesso ci confernia cio con un suo 
diploma del 903 sul quale si leggc : actum in Pa~ 
latio Tlcinensi quod est caput j-eg/ii nostri (i). 

In Pavia dunque io ritengo battute le monete in 
quistione, perche, non avendo esse alcun nome di 
zecca, ne indizio qualunque che le possa far cre- 
dere di una piuttosto che di altra citta , saranno , 
giusta le pi atiche monetarie di que' tempi , sortite 
dalla zecca della capitale. E se mai Verona regnaudo 
Berengario acquisto il diritto di zecca , aspetteremo, 
come ben disse il Dionisi (2) , cl\e il tempo e la 
sorte ci facciano un giorno vedere quali monete 
siansi a quelT epoca spacciate. 

Tre varieta si trovano delle monete di Berenga- 
rio senza nome di zecra , siccoinc si puo vedere. 
dalla qui unita tavola. La prima delle dette varieta 
c di quelle , che portano il solo nome del prin- 
cipe senz"' alcun titolo. Sono esse alquanto piii 
rozze delle altre e vin poco scifate ed assomiglia- 
no a quelle del raedesirao Berengario battute in 
^ ^ — ^___^.^__-^__^_^.__^_...^..^ 

(]) Muratori : Aiitiquit. Italiae. Dissert. XIV , pag. 779^ 
'2) la Zanetti, vol. IV, pag. 3oi. 



DEL MOSEO MA.INONI. ) 97 

Milano (i), talche uoii ebbe taluuo difFicolta di attri- 
buirle anclie a detta citta. lo le credo ihyece bat- 
tu»e ill Pavia subito dopo V incoronazione : e T om- 
missione del titolo di re mi fa co;igetturare , che 
queste nionete siano aiiche anteriori alia pace con 
Arnolfo re di Germania ( il quale si era come ve- 
demmo opposto all' elezioiie di Beicngario;; c che 
percio una tale ommissione sia fatta ad arte, onde 
ingelosir meno quel re , ed ottenere cosi piu facil- 
mente la di lui amicizia , come in fatto avverine. 

L' altra varieta dellc nionete di Berengario senza 
nome di zecca e che pure dallo Zanetti sono attri- 
buite a Verona, e di quelle che portano il titolo 
di re. lo ritengo queste induhitatamcMite sortite dalla 
zecca di Pavia allonjuando Berengario per la morte 
di Lamberto ne resio pacitico pos'^essore. Oltre ad 
essere le dette nionete somiglianti per la fabbrica 
a quella di Lamberto qui pubblicata e sortita cer- 
tamente dalla zerca di Pavia, molti placiti e di- 
ploma noi abbiamo da Berengario emanati in quella 
citta dopo una talepoca, i quali ci confermano la 
di lui rcsidenza principale in quella capitale del 
regno. Fra qnesti documenti pero il piu importante 
e il sopraccitato del 902 , di qiiattro anni cioe al- 
r incirca posteriore alia morte di Lamberto. 

La terza varieta finalmente e di quelle che por- 
tano il titolo d' imperatore. Queste non possono 
essere battute prima del 916, anno della corona- 
zione di Berengario in Roma e nella qual epoca 
avea egll riacquistato tutti i suoi Stati toltigli da 
Lodovico re di Provenza. Essendo c[uindi Pavia la 
capitale del regno, credo di non ingannarmi col- 
Tasserire, che anche queste sono da quella zecca 
sortite. Ivi risedette infatti Berengario per diversi 
anni pacificarnente , e non pochi diplomi emanati 
da lui in detta citta, dopo che fu eletto imperatore, 



(I ) Vedi r iinita tavola r.. 



198 SOI'B\ DUE MOTSETE 

possono servii" cli prova. Alcuiii di cpiesti diplomi 
iurono piibblicati dal Muratori. 

Si a2:g;iunga a tutto cio , die le monete di Be- 
lengario trovausi phi f; ecpientenieute in Lonibar- 
dia che in r.ltro luogo, lo che mi pare un indizio 
niaggiore per crederle battute in cpiesta piuttosto 
che in altra provincia , ove di rado se nc incon- 
trano (i). Ma taluno forse opporra alia mia opi- 
nione di voler attribuire a Pavia le monete di Be- 
rengario senza nome di zecca quanto scrisse gia il 
ch. G. A. Zanetti , che trovasi cioe notablLe dif- 
fereiiza tra le moiiete del medesimo Bereiigario bat- 
tute col notne della cltid di Pavia ( come sono le 
due pubblicate dal Pasqualigo c dalP Argelati ) e 
ijuclle altie cordate senza iiorne di zecca (2). 

Ma a cio rispondero col far osservare die la rno- 
neta di Berengario col nome di Pavia pubblicata 
dal Pascpialigo (3) non e poi tan to dilTerente da 
quelle dello stesso principe senza nome di zecca , 
come pur credette lo Zanetti. Si confronti infatti 
il n.° 7 deir annessa tavola, che fu da me fedel- 
mente copiato dalla stampa della raccolta Caloge- 
rana, cogli altri dsegni che ricavai dalle monefe 
medesime, e chiaramente apparira non esscrvi si 
notabile differenza ; abbenchc il disegno del Pa- 
squaligo non sia sicuiamente della massima esat- 
tezza (4). Non credo poi che si possa dedurre 



(i) In prova di cio vengo accertato dal sig. dottore Stella di 
Lodi , che ne' soli lentissimi scavi fatti a Lodi-veccFiia frequen- 
temeate se ne rinvengono , siccome infatti se ne trovarono an- 
che allorquando fu sco)3erta nello stesso sito la moneta di Lata- 
berto che tauto vi rassomiglia e per il tipo e per la fabbrica. 

(3) Zanetti, vol. IV. pag. 3c3 , nota i3q 

(3) Ne! tonio XXVIII della Raccolta Calogerana, e venne ri- 
prodotta dall' Argelati nel tonio III, tav. II, u.° 2, appendice. 

(4) Si potrebbe in questo luogo n\uovere anche il dubbio 
sulla niooeta pubblirata dal Pasqiialigo , se cioe sia stata la nie- 
ilesiuia originariauiente bea letta. Un tale dubbio lascio pure 



incerto ii come Carli , il quale parlando di essa, cosi si esprime 
nel tomo I , pag- 122 della sua opera sulie monete d' Italia 



' 



DEL MUSEO M\INOXI. 1 ()(^ 

alcun argomento in proposito dalla inoneta pubbli- 
cata dalTArgelati (i), giacche il disegao dclla me- 
desima e troppo nial eseguito e poco coirispon- 
dente nella forma dellc Icttere alle luonete di quei 
tempi. Qiiesta inesattezza o piattosto imperizia del- 
r artista nel saper coaservare anche in disegno il 
vero carattere delle monete doniina esiualmente nelle 
tavole pubblicate dallo Zaiiettl , siccome ognuno 
potra da se persuidersenc istituendoiie il confronto 
colle monete medesime. 

Ma sc mai sembrasse a taliino , dopo varj pai'a- 
goni fatti con disegiii ben eseguiti o meglio colle 
monete , di ravvisarvi qualche dillerenza , faro ri- 
flettere che non e a pretendersi la massima esat- 
tezza di fabbiica in «piesto periodo di tempo , in 
cui oltre alF essere le arti notabilmente decadute , 
i gravi disordini c le guerre che ognora succede- 
vansi Tuna alValtra, aveano sommaniente alterato 
il sistema monetario , come fu detto piu sopra , per 
cni r uniformita de' tipi monetar] ne dovette ri- 
sentire, e non si piio cpiindi trovare la scrnpolosa 
identita che a' giorui nostri vien praticata (2). 

Terminero queste mie osservazioni col far riflet- 
tere , che se avvi laogo a credere che le monete 
di Berengario di zecca incognita furono piattosto 
battnte in Pavia che in Verona, tanto meglio sa- 
ranno da attribuirsi a Pavia capitale del regno 
quelle simili di Ugo di Ini successore , le quali dal 



Tre monete mi sono capitate di Berengario e in tutte e tre pa- 
tenteinente c' e tal lengenda Christiana Relioio e non in Papia 
Civitate come si dice leggersi in codesta del Pasqualigo. 

(i) Argelati , tomo I , tav. XI , a." 5. 

(3) Una raaggior prova del fin qui Jetto sia la nioneta pub- 
blicata al n.° 4 , la quale sebbene di zecca incerta e di tipo 
soniigliantissimo alle altie, h pero nella fabbrica alquanto diversa. 
Nella matiiera poi di scrivere il noiue di Berengario nmstra una 
singolare varieta avendo BERENEKAlvlVS invece di BEKENKA- 
mVS , coine vedesi sulle altre. Questa moneta appavtiene al— 
r I. R. Gabinetto niunisniatico in Brera. 



200 SOPRA. DUE MO^ETE 

medesjmo Zanetti (i) si vorrel)bero egualmente alia 
zecca di Verona attiiljuire. Ed in questo caso mi 
senibra die non vi sia neppiire la ragione della 
forzata e parziale residenza in cjuella citia , giac- 
che Ugo non fa mai costretto ad ahliandonare 
la sua capitale per rifugiarsi altrove finclie duro 
il sue regno : lo die non si puo dire di Beren- 
gario. 

L' altra nioneta cli' io prendo ad illastrare e la 
segnente : 

^Jf IVLANDA REGINA. Aquila colle ali spiegate. 

j^. S. PETRUS G. II santo seduto , col capo nini- 
bato e coperto di mitra o tiara , colla destra in 
atto di benedire ed avente nella sinistra una lun2;a 
croce o pastorale. 

D' argento : di grani .21 peso di niarco : vedi la 
tavola al n.° 8. 

Questa moneta pel tipo e per la fabbrica asso- 
miglia moltissimo ad altre battute in regno di Na- 
poli durante il dominio degli Angioini. Quelle in- 
fatti della regina Giovanna 1 e II, dei tre Luigi , di 
Ladislao e di Renato ne sono una non dubbia prova, 
talche senibrami di non aiidar errato pensando die 
anche questa possa alia medesiina serie apparte- 
nere. Chi sia poi questa Jolanda , in qual citta del 
regno di Napoli ed in qual epoca fu battuta la 
moneta, ecco quello die io cerdiero di dimostrare 
col soccorso tlella storia e dei documenti. 

E incominciando le niie ricerdie diro, die due 
iurono le donne della casa d'Anjou, le quali por- 
tarono il iiome di Jolanda ( o Violante ) in un col 
titolo di regina di Napoli. 

La prima fu la moglie del re Luigi II e visse 
molti anni in istato vedovile : la seconda fu la figlia 
del re Renato, la quale non regno; ma prese sol- 
tanto il titolo di regina di Gerusalemme e di 



(i) Zanetti, vol. IV, pag. 3c4 , nota 141. 



DEL MUSEO MAINONI. 20I 

Sicilia dopo la niorte di Carlo IV d'Anjou suo cu- 
gino (i). 

lo credo pertanto clie la moneta appartenga 
alia prima di queste due donne , alia moglie cioe 
di Liiigi 11 d'Anjou, conte di Provenza ed inco- 
ronato re di Napoli in Avignone da Clemente VII (2). 
Es^li al pari de' suoi antecessori conquisto e perde 
il regno di Napoli facendo particolarniente la guerra 
al suo conipetitore Ladislao fi2;lio di Carlo di Du- 
razzo. Mori Luigi 11 nel 14 17 lasciando erede de~ 
gli Stad il suo Hglio Luigi , clie fu III di nome. 

Non avendo pero costui clie soli quattordici an- 
ni (3) venne isiituita tutrice e reggente la regina 
Jolanda di Ini niadre. Essa infatti si mise tosto alia 
testa degli alTari esercitando V autorita sovrana fin- 
che duro la minor eta del fislio, siccome ci viene 
dalla storia e dai docunienti conferraato (4). 

Pare adunque che durante una tale sovranita di 
Jolanda sia stata battuta la soprindicata moneta. 

(i) Di questa regina di solo titolo vedevasi 1' effigie sui vetri 
della cappella di S. Bonaveiirura nella Cliiesa che era dei Frati 
minori riformati d'Angers. Ebbe per niarito Ferri II di Lorena , 
conte di Vaudemont , al quale essa porto i diritti di sua casa 
sofira la corona di Napoli ( Vedi Monfaucon. Monuin. de la 
Monarchie fraiiqaise 1 vol. Ill, pag. 345). Anche la moglie di 
Roberto d'Anjou portava il nome di Jolanda : ma non ebbe il 
titolo di regina, ne poteva averlo ottenuto essendo niorta nel 
1 3o2 , cioe sette anni prima che il di lei marito fosse dichiarato 
re di Napoli. 

(2) Fu nel 1 385 che suocedette tale incoronazione , e Luigi 
non era ancor giunto all' eta di auni dodici. Nell' anno 1400 
poi sposo Jolanda, la quale era figlia di Giovanni re d'Aragona 
(Vedi Papon = Histoire de Provence ^ vol. Ill, p. 261, 28c e 299). 

(3) Vedi Paiion = Histoire de Provence ^ vol III, pag. 31^. 
Neir.!4rf de verifier les dates, vol.11, pag. 443 dicesi che Luigi 
non era ancor giunto all' eta di 12 anni. 

(4) Vedi Papon, Ibid. , pag. Sig e seg. Nel trattato fatto 
dalla rrgiua Jolanda col duca Aniadeo di Savoja per la ces- 
«ione della Contea di Nizza ecc. viene essa chiamata coi titoli 
(li regina di Gerusalemme e Sicilia , tutrice ed amniinistratrice 
del re suo figlio primogenito. Vedi Guichenon = Hist, genes- 
hgiquc de la maison de Sftvoye , vol. Ill , pag. 25'7, 



202 SOPR\ DUE MONETfi 

Ma fu detto piu sopra die la moneta senibra ap- 
partenere alia serie di quelle del regno di NapoU: 
ora come mai sarassi cola battuta una moneta per 
Jolanda se quel rrgno alF epora della morte di 
Luigi II appartcneva a Giovanna II, sorella ed erede 
del re Ladislao ? Una breve storia di questo t-empo 
ci dimostrera in qual occasione ed in qual citta 
piio esserc stata liattuta la moneta di cni si parla. 
Air epoca della corouazione di Giovanna II fatta 
nel 1419 dal cardinale Morosini legato di Martino V 
in Napoli (i), Braccio di Montone teneva occa- 
pata porzione degli Stati pontificj , e la regina 
Giovanna avea ad istanza del Pontefice mandato 
Miizio detto Sforza , suo gran contestabile, per com- 
batterlo (3). Ma lo Sforza venne nel paese di Vi- 
terbo sconfitto da Braccio , il quale per conseguenza 
minaccio d' invadere il rcstante degli Stati ponti- 
ficj (3). Sollecito Martino V la regina Giovanna a 
mandare danari alio Sforza onde potesse rifar V eser- 
cito ; ma V inimicizia di ser Gianni gran siniscalco 
della regina contro dello Sforza deluse ogni spe- 
ranza, essendosi quegli maneggiato in modo, che 
lo Sforza non avesse ad ottenere clie parole , spe- 
rando cosi di rovinarlo (4). Accortosi di cio lo 
Sforza e trovandosi a mal partito penso di conci- 
tar nuova guerra nel regno. Mando quindi un suo 
confidente al duca d' Anjou Luigi 111 soUecitandolo 
airacquisto del regno patcrno. II duca accetto Tim- 
presa e spedi danaro alio Sforza per rifar 1' eser- 
cito, in un col privilegio di vicere (5), e cio con 
saputa del Papa stesso , che era assai disgustato 
della regina di Napoli. Muzio Sforza spiego tosto 
lo stendardo Angioino, ed entrato in regno di Na- 
poli ando fui sotto le mura della capitale. Intimorita 

(i) Biaiicardi. Vite del Re di Napoli , p. 336. 

(2) Giannoiie. Scoria del regno di Napoli , vol. Id , p. 33G. 

(3) Costanzo. Storia del regno dl Napoli , p. 327. 

(4) Giannone. Ibidem. 

(5) Idem. Ibidem. 



DEL MUSEO MAINONI. 200 

la regljia Giovanna imploro inudlineute ajuto dal 
Pontefice, per cui ebbe ricorso ad Alfonso re di 
Arafl;ona , clie trovavasi alloi'a in Sanlegna (i^;, 
promettendoo;Ii di adottarlo successore al regno. "' 
Man'io subito Alfonso diverse galee ben armate', 
le quali c;iunseio a Napoli allorche lo stesso Liii- 
gi III, che non avea ciie 17 anni , erasi unito eolla 
sua armata alio Sforza , stringendo d' assedio la 
■«;itla, la q«ale per V iaipens;\to soccorso Tu tos^o 
liberata. Temendo pero ancora la regina delle forze 
Angioine, le cjuali andavano ognor crescendo in 
ogni provincia , invito anclie Braccio , nemicissimo 
delio Sforza e del Papa , a sostenerla (2). Aderi 
Braccio col patto die fosse a liii ilata T investitura 
di Capua e di Aq.nila, lo clie venne acGordato 
dal la regina. La citta di A.juila pero subito che 
seppe che la regina V avea promessa a Braccio, 
alzo bandiera del re Luigi , e cjuest'' esempio fu. se- 
guito da tutto 1" Abiuzzo e dalla niaggior parte 
delle provincie del regno (3). Vedendosi la regina 
a nial partito soUecito niaggiormente Braccio non 
che il re d' Aragoiia a venirla a soccorrere. Avendo 
il primo battuto lo Sforza, che gli contrastava il 
passo , ginnse a Napoli; inentre Alfonso , che dalla 
Sardegna era passato ia Sicilia, anivo ad Ischia con 
un rinfor/o (4). La guerra in allora si accese piu 
fieramente ponendo Alfonso fasseilio ad Acerra ed 
assaltando Braccio Fesercito dello Sforza (5\ Queste 
operazioni fatte con vigore e celerita misero in 
forse il papa Martino V sulf esito della lotta ; per 
cui temendo che finalmente Alfonso non rimanesse 
superiore spedi due cardinali per pacificarlo con 
Luigi 111 d' Anjou. In in fatto conchiusa una tre- 
gua, per la quale consegnata Acerra ed Aversa ed 

(1) Ciannone III, p. Saa. 

(a) Costanzo p. 335. e Giannone III , p. 323. 

(3) Costanzo. Ibid. 

(4) Gianaetfasi. Hist. NeapoUt. Decas IV , lib. XXXI. 
(.5) Giaunone III , p. 3a4. 



204 SOPRV DUE MONETE 

altri luoghi ai le^ati poritificj, ritirossi Luigi a Roma, 
ando Alfonso a Napoli, Braccio a Capua e Sforza a 
Benevento ch' era suo. II Poiite(ice itiraiito veniva 
sempre piii tenuto in freno ed ingelosito da Al- 
fonso , il quale per defmitivamente spins^erlo ad 
abbandonare il partite Angioino , minacciava di tutti 
ridurre i suoi Stati sotto Y uhliidienza df IT anti- 
papa Benedetto XIII, che vivea ancora in Ispagna. 
Pochi mesi dopo infatti vennero per ordine del 
Papa medesimo consegnate ad Alfonso non solo 
Acerra ed Aversa , ma tntte le altre terre die i 
legati tenevano in loro mani. Questa notizia indi- 
spetti gli AquJlani, i qnali soli si tennero alia de- 
vozione di Luigi (i) , talche fu inandato Braccio, 
a cui erano stati ceduti , per espugnarli. 

Da tutto il fin qui detto appare clie la citta di 
Aquila da che Sforza spiego il partito del re Luigi 
tenne sempre fermo a di lui favore, anclie dopo 
la tregua fatta col re Alfonso; per cui vano riusci 
r assedio fatto posteriormente da Braccio , venendo 
finalmente nel 1424 iiberata dalF eseixito medesimo 
di Giovanna dopo Tadozione che questa fece di Lui- 
gi III a danno di Alfonso, di cui erasi disgustata {2). 
In questa citta pertanto io sono di opinione che 
sia stata battuta la moneta di Jolanda come tu- 
trice del giovane Lnigi ed amministratrice degli 
Stati (3). II tipo deir aquila infatti ci indica cliia- 
ramente la citta di tal nome in Abruzzo. Anche 
il santo che vedesi sul rovescio della moneta con- 
ferma quest' asserzione , giacche il S, PETRVS. C. 
indica Pietro Morone, che fu papa col nome di 



(t) Costanzo p. 345. Giannone III , p. 325. 

(2) Idem. Ibidem. 

(3) Che la citta di Af[uila sia seinpre stata fedele al partito 
A.ngioiao , lo attesta anche il Ciiillo ne' suoi Annaii a pag. 66 : 
e , se credlamo al Buonincontri , Aquila , appena mono il re 
Ladislao , si sottrasse al domiaio della regina : jamque aquilani 
morte regis a regina defecerunt. Vedi Script, medii oevl ■, vol. XXI, 
pag. no. 



DEL MUSEO MAINONI. 2o5 

Celestino V , e che canonizzato da Cleraente V , 
venae poscia scelto qual protettore della citta dai 
devoti Aquilani (i). 

II Vergara pubblicando monete siniili a questa , 
pare clie non abbia fatta riflessione che il santo 
non era S. Ptetro apostolo , ma bensi S. Pietio Ce- 
lestino (2) •, per cm non seppe attribuire ad Aquila 
niolte monete da lui pubLlicate , le quali proba- 
bilmente vi appartengouo (3). Di piu io sono d^opi- 
nione che fra le monete dal medesimo Vergara pub- 
blicate se ne trovano della regina Jolanda ; ma 
che mal lette , perche forse poco conservate , fu- 
rono per consegnenza male attribuite. II n.° 3 in- 
fatti della tav. XIII, il n." i. della XIV, e fors' an- 
che il n.° 2 della stessa tavola , non che il n.° a 
della XVIII potrebbero a Jolanda anziche alia re- 
gina Giovanna appartenere. Quella pero che io ri- 
tengo indnbitatamente della regina Jolanda e non 
di Giovaina II e la terza della tav. XVIII , bat- 
tuta nella citta di Aquila , come appare dal santo 
protettore e dalle lettere A Q L A nel campo. Si 
esamini T incisione di quella moneta sulla citata 



(i) Vedi Cirillo Annali ecc. pag. 18 , il quale da altresi la 
notizia del trasporto del corpo di detto Santo da Fiorentino , 
citta di Canipagna nella citta di Aquila , ed indica persino il 
giorno in cui viene celebrata la festa di questo Pontefice. 

(a) Vedi Vergara Monete del regno di Napoli , pag. 44 , 5l , 
53 , 56 , 59 e 64. — Antonio Autinori , pei' quel ch' io eappia, 
fu il primo che ricoaobbe in questo Santo, non 1' apostolo, ma 
Celestino V , come si ricava da una nota posta alia Cronica di 
Niccolo di Borbona , pubblicata dal Muratori Antiq. Ital. ined. 
cevi , vol. VI , p. 873 , nota 33. 

(3) III fatto il n.° 3, tav. XIII; il n.° 1 , tav. XV: il n. "2, 
tav. XVI; i uumeri lea, tav. XVII; i niuneri i e 2, tav. XVIII, 
i nunieri 3 e 4, tav. XIX; ed il n.° I, tav. XX hanuo il Santo 
protettore di detta citta e saranno al certo battute in Aquila. 
Io tengo fermo percio clie anche le lettere del campo del 
n." J , tav. XV ; del n." a , tav. XVI ; dei numeri I e 2 , 
fav. XVII indicano il nome di detta citta. Co?i penso batttite 
nella citta di Aquila le tre monete num. 2,5, 6»di Ferdiiiando 
vii'ortate alia tav. XXIV. 



2o6 SOPUA. DUE MONETl! 

opera del Vergara e trovcrassi cliiaramente scritto 
Jalanda e non Jaliatma. \S incisore rlie iiiaLenal- 
nieate copio la detta inoneta vi'tle benissimo clie 
la terza lettera noa era un H , nia beusi an L e 
per tale l;i esegui. Ingannossi sokanto nella penul- 
tima, che non seppe chisramente scorg^re che era 
un D , piuttosto che un N , e cio a niotivo della 
forma singolare dei carattcri ivi usati , o foiV an- 
clie perche in quel luogo la moaeta non era troppo 
conservata. In prova del mio assnnto ne do fe- 
delmente la copia (i) presa dalVergara, a ciocche 
ognuno possa persuaders! di quanto ass- lisco. 

E qui tade in acconcio di correggere un altro 
sbaglio del medesimo autore in fatto di storia. Egli 
dopo d' aver detto che la regina Giovanna 11 fu 
coronata nel 1419, soggiunge ed in tal occasloiie 
farofixi battute le monete dl argento della tav. XVII [ ^ 
indi parzialnie'itc ragionando sulle quattro lettere 
nel rovescio del n.° 3 della detta tavola , le quali 
possono dire Aqidla^ conchinde con queste parole : 
vieii riferito da Bernardino Cirillo^ Annali dell Aquila 
pag. 65 , die dalla niedesinia rrglna Giovanna era ■. 
statu conceduta alia cittd delV Aquila la fhcoltd dl \ 
batter inoneta per cinque anid seiiza pagarne ernolu- j 
mento alcuno. Ma la regina Giovanna non conce- 
dette gia agli Aquilani un tal privilegio alT epoca 
della sua coronazione ; ma bensi nel 1424, dopo 
r assedio sostenuto tanto valorosaniente da quella 
citta contro Braccio di Rlontone , siccome puossi 
vedere nel citato luogo di Cirillo (2). 



(1) Vedi 1' annessa tavola n.° 9. 

(2) Nella nota 33 posta alia oronica tli Niccolo <li Borbona 
da Antonio Antiuoii ( Muratori Antiq. Ical. Vol. VI , pag. 878) 
trovasi riportato pei- intpro il diploma, <!ol quale la regina Gio- 
vanna ac<'0i-d6 aali Aquilani un tal privilogio, clu* e del 23 lu- 
glio 1424. Che poi la citta di .Vquila avesse prima di quest' epoca 
il diritto di zecca si raccoglie dalle monete antenon gia cono- 
sciute , conie sono quelle di Luigi , di Ladi$lao sopra indicate, 
cd altre pubblicate dal Jjelliai nelle sue Dissercazioai ecc. 



PEL MUSEO MAINONI. 2O7 

Assegnata cosi la moneta di Jolanda alia citta 
di Aquila, passero a trattar di altre monete gia 
pubblicate , e clie io credo clie alia medesima ed 
a suo figlio, come conti di Provenza , appartengano. 
Neir opera iiititolata Histoire geiierale de Provence (i) 
vedonsi diverse monete d' oro , d' argento e di bi- 
glione che lianno per b'ggenda L. ET . I. E.EX . REG. 
oppure L. ET I. IHR . ET SICIL . REX. e nel 
rovescio COMES ET COIMTISSA PVICIE . II Papon, 
autore di quelP opera, (2) e d' opinione che tali 
monete siano di Luigi principe di Taranto, second© 
marito di Giovanna I clie fa regina di Napoli, e 
si oppone alF opinione di M. de Coze , spiegata in 
un MS. sulle monete di Provenza , nel quale ven- 
gono invece attribuite a Luigi III ed a Giovanna II, 

Appoggio il sig. Papon il suo argomento , per 
dare tali monete a Giovanna I e Luigi di Taranto , 
alia gran predilezione che ebbe quella principessa 
per il detto Luigi; per cui, egli dice, non sarassi 
accontentata di fargli portare il titolo di re e di 
dividerne anclie Pautorita, ma avra pure fatto met- 
tere il di lui nome sulle monete. 

Anclie il Duby nella sua opera sulle monete dei 
baroni ecc. (3) e d' opinione die debbansi attri- 
buire a Giovanna I e Luigi di Taranto suo secondo 
marito. 

Io invece credo clie tutte quelle monete pub- 
blicate dal Papon e dal Duby, le quali hanno le 
due suddette iniziali L . ET . I. appartengano a Jo- 
landa tntrice ed amministnUrice degli Stati del gio- 
vine Luigi III suo figlio, per cui dovrassi leggere 
Lodovicus et Jidanda rex regina. 

Io non sapro giammai persuadermi che la re- 
gina Giovanna abbia accordato un tal diritto a Luigi 
di Taranto, il quale, oltre alP essere poco amato 

(1) Vol. Ill , tav. IV, nuiiieri 3 , 3 , 4 , 5 e 6. 

(2) Ibidem , pag. 588. 

(3) VetU Duby Traite des moimoies des Barons , vol. II, p. ic5, 
tav. XCVII, n, 8 al 12, 



208 SOPRA DUE MONETE DEL MUSEO MA.INONI. 

dai sudditi, maltrattava la regina medesinia sua 
moolie (i). La lierezza d' altroiide e la gelosia ed 
ambizione di comaiidare non avrebbero permesso 
a Giovanna che il nome di lei , die era la vera 
sovrana , fosse messo dopo quello di Luigi. Noi 
sappiamo di piii che il Papa, prima clie Luigi ve- 
nisse incoronato in Napoli nel i352 , stabili che 
questo principe ricevendo la corona non acquistasse 
diritto di sorte alcuna (2). Ne puossi supporre che 
la regina Giovanna avesse accordato una tal distin- 
zione a Luigi prima della detta incoronazione ; giac- 
che dair epoca del di lai matrimonio nel 1^46 sine 
al detto anno i352, fu in continui guai a niotivo 
deir odio e della guerra fattagli dal re d' Ungheria, 
fratello deir assassinato di lei primo marito (3). 

Pare adunque che le soprindicate monete deb- 
bansi con piu ragione attribuire a Luigi III d'Anjou 
ed alia di lui madre , tutrice e reggente , la regina 
Jolanda. 



(i) Papon. Ibid. , pag. 204. 

(2) Papon. Ibid. , pag. 191. 

(3) Ne potrebbero queste monete appartenere alia medesinia 
regina Giovanna I ed a Luigi I d'Anjou da lei adottato per 
liglio , giacche nell' atto di adozione fuvvi espressa la condi- 
zione , che egli non prenderebbe il titolo di re di Sicilia 
che dopo la morte di Giovanna ( Papon. Ibid, , p. 599^. Cos! 
pnre sembra che non si possa sostenere 1' opinione sopraccen- 
nata dL M. de Boze, che siano cioe le dette monete di Giovanna 
11" e Luigi III d'Anjou da lei adottato per figlio. 



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209 



PARTE II. 

SGIENZE ED ARTl MECCANICHE. 



aeJ TT^flJ - -^ -f>- 'ft^ finniTW ■ 



Continuaziorie delle Osservazioui naturali fatte in al- 
curie parti degli Apenaiiii degli Ahruzzi. Memoria 
del sig. Brooch I ( V. torn. XI V^ pag. 363. ). 

Est Prtecutinis in montibus horrida cautes 
Indigence vocitant Cornu. Pontan. meteor. 

n 

VJOKEONO oramai quattro anni da clie fii pubblicata in 
questo gioriiale una mia Memoria iiitorno ad alcune na- 
tui-ali osservazioui fatte nel paese de' JNIarsi e sal nioiite 
Corno altrimenti detto il Qran sasso neU'Abruzzo ulteriore. 
Ne fu allora aununziata la coutiiiuazione avendo in inira 
di aggiungervi la lista delle piante da me raccolte in quel 
moiite; ma esseudomi poi corse sott* occhio le Amoenitates 
Acadeinicoe. del cljiarissimo sig, Bertoloni, lessi die questo 
scienziato possedeva gia una serie di piante dello stesso 
luogo che furono a lui speJite dal sig. Orsini di Ascoli , 
dotto e perspicace botanico. Stiinai a proposito dopo que- 
sta notizia di desistei'e dalla mia impresa, imperocclie tanla 
copia di piante non poteva io sperare di avere radunato 
che soverchiasse quella del sig. Orsini , e niuno con tanta 
accuratezza avrel)be potuto descriverle quanto il profes- 
sore Bertoloni. Poiclie egli eljbe illustrato nella citata opera 
alcune specie che gli furono di la trasmesse , attendeva 
da lui un piu ampio lavoro , ed aveva gia abliandouato 
I idea di proseguire il mio. Ma siccome nulla ancora e 
comparso , e che quel botanico die ho avuto la soddisfa- 
zione di rivedere poscia in Bologna mi conforto a produrrc 
al puliblico quanto mi riusci di trovare, cosi ho delibe- 
rate di recare iiinanzi il mio manipolo. 

Io aveva intrapreso il viaggio di Monte Corno per oc- 
cupamii intorno ad osservazioui scientifiche , afFatto alieiie 
Bibl. Ital. T. XXVIII. 14 



210 OSSERVAZIOMI NATURALl 

dalla botanica. Ma di mano in mano che fra quelle vupi 
mi andava ravvolgendo abbattevami in pianle aiialoghe a 
specie da nie v^edute ssulle a.]\n ; e siccome poco poteva 
ivi rinvenire il iniueralogista e il geologo onde appagare 
il suo geiiio , cosi mi procacciai nn piacevole tiatienimeuto 
volgendo ai vegetaliili le mie cure; die laddove in taluiio 
de' suoi regni sia sterile la natura , forza e di riiiiracciare 
in un altro un soddisfacente conippiiso ai travagli del 
viaggio. Credetti iuokre clie quel manipolo di piaiue che 
avrei portato di colassii , e che non eccede la centuria , 
avi"el)be potuto per la parte sua coiitribuire ad aggiungcre 
qualche notizia intorno alia geografia botanica della nostra 
penisola. Non e di fatto cosa distttile da sapersi che a 42 
irradi circa di latitudine allignano iiegli Abrnzzi moke 
piante delle Alpi , benche a dir A^ero non debba cio ap- 
parire gran fatto strano inualzandosi il monte Corno 9577 
piedi sopva il livelio del mare giusta le misure barome- 
triche prese dal sig. Deltico. Esse costitnisce la piii alta 
pitnta della catena degli Apenniiii; e la neve in alcnn sito 
"vi rimane perpetua, o alnieno T ho rlnvennta ai 26 Inglio 
in quella situazione che tanto impropriamente si denomi- 
na Campo-aprico. 

E qui deggio fare avvertenza che la massima parte delle 
piante ivi raccolte furono eziandio da me incontrate sul 
monte Yelino situato presso il lago Fucino sopra il villag- 
gio di Blassa. La piii alta delle due sommita di questo 
apennino e di piedi ySoo secondo il sig. Scbouw botanico 
Daa«se il quale non ne assegna al monte Corno che 9000^ 
Id salii sn qnest"" ultimo dalla parte di Aquila o veramente 
di Asergio picciolo villaggio posto alia sua liase;, e quelle 
piante che non hanno nel seguente catalogo particolare 
indicazione locale , s' intendera die sieno state trovate o 
siiir alta sua vetta o a Campo-aprico. Alcnne appartengono 
a specie scopevte dal sig. Tenore e da lui descritte o nei 
due volumi della Flora JNnpolitana pubblicati fin ora , o 
nel Prodrome prcmesso al primo volume , o nell' appen- 
dice al Catalogus plantarum Horti regii NeapoUtani uscito 
alia luce nel 18 10. Siccome i miei esemplari passarono in 
Napoli sotto gli occhi di questo dotto botanico , cosi non 
puo cadere alcun dubbio sull' identita delle specie da me 
raccolte con cjuelle da lui nominate. 



FATTE NEGLI APENNINI DEGLI AT5RUZZI. 2 1 I 

Sotto ciascheduna piaiita aggiuiigo la citazione di qual- 
che figura die mcglio la rappreseiita , e preferihilmeute 
mi valgo di autori italiani. Iiidico akresi i principali lao- 
glii ove questa o tal altra specie fu rinvenuta da' botaui- 
ci , e se iii tale occasione iion allego la Flora Napolitana, 
io lo fo perche quasi tutte le specie di cui presetito T e- 
lenco sono gia indicate iiel Prodroiiio di quel libro , ed 
ho percio volitto scansaie citazioni troppo frequenti. 

1 . Veronica aphylla. L. 

Boccon mus. rar. pag. i , tab. i et 9. Nel monte Cenisio. 

Segu. pi. ver. torn. I , pag. 241 , tab. ^ , fig. 2. Nolle 
alpi di Trento. — Nella Svizzeia ( Haller ). In Car- 
niola ( Scopoli ). Nell' Austria {Jacquin ). Negli Apen- 
nini di Pjstoja ( Sm-i ). 

Le foglie ed il fusto sono sparsi di peli articolati, e fu 
due volte figurata dal Boccone oiide avere , come dice egli, 
la sua efligie al naturale ; ma non ben pago ii Seguier di 
queste figure voile darne un' altra die e peggiore delle 
altre. Quella die nieglio ne rappresenta la forma generale 
e la prima del Boccone; se non die non vengono espressi 
i peli di cui sono corredati il gambo, il calice e le foglie, 
i quali nelia seconda figura sono indicati soltanto suUa su- 
perficie e nel margine di qneste ultime. 

Dice il Seguier die gli esemplari suoi non avevano le 
foglie dentellate. Questa diiTerenza, oltre alia forma spatu- 
lata delle foglie medesime, che nella V. apliylla sono ovate, 
e r altezza di uu palmo die egli da alia sua pianta co- 
stituirebbero almeno una forte varieta. 

2. Veronica prostrata. L. 

Clus. hint. rar. pag. 349. Teucriwn IIII. Nei monti e 
ne' colli deirUnglietia, dell'Austria, della Moravia, ecc. 

Questa bella veronica die decora le rupi di monte Corno 
e del monte Velino co' suoi racemi di fiori rosseggianti e 
violacei^ piu grandi forse di quelli delle altre specie coii- 
generi, fu da me vcduta in alcuni erbarj sotto il titolo di 
V. Teucriuin. Avverte il Wddcnow che in quello di Linneo 
non furouo trovati esemplari di quest' ultima , ne percio si 
puo con certezza asserire quale specie il botanico svezzese 
abbia voluto con quella denominazione indicnre. Egli allega 
una figura di Clusio (Ttiicm IV, (.erCia species , pag. 349 ). e 



ai2 OSSERVAZIONI NATURALI 

qnesta non compete punto alia nostra veronica per avere 
le spighe de' fiori strette ed allungate , inentre in qnella 
di cui parliamo hanno sembianza di racemi espansi ed 
ovati. Notasi da Linneo clie le lacinie de' calici nella V. pro- 
strata sono disuguali , e nella nostra di fatto una e pic- 
ciolissima in confronto delle altre quattro , ma la disugua- 
2,lian7.a di coteste lacinie e per verita uii carattere promi- 
scuo ad altre , come sarebbe alia V. dentata, ed a quella 
stessa die si ha comunemente per la V. Teucrium, 

Riferisco la nostra pianta alia sopra citata figura di Clnsio 
abliastanza corrispondendo ad essa ed alia descrizione die 
questo aiiLore ne somministra. Se Walil attribuisce in cam- 
bio la suddetta fignra alia V. Te crium , deesi avvertire 
che egli non vuole decidere die quella die a lui piacque 
di nominare cosi sia la veronica con tal nome diiamata 
da Linneo , la cui fiase specifica e da lui riferita con dub- 
hio fra i sinonimi. 

Essa si rinviene altresi negli Apennini di Norcia, giusta 
r indi< azione data nella Cent. XIII Romanar, plantar, pub- 
blicata dal Mauri, ove si potranno riscontrare i suoi essen- 
ziali caratteri. Aggingneremo soltanto che le foglie supe- 
riori non difFeriscono dalle inferiori se non che per essere 
piii picciole , e die non sono punto strette e lanceolate come 
si scorge nella V. Teucrium , o come almeno ho veduto 
negli esemplari die portano questo nome nell' erbario del 
prof. Moretti , alcuni de' quali furono da lui raccolli nel 
nionte Saleve presso Ginevra , ed altri vengono dai pro- 
fessori Host, Savi e Teuore. 

Cresce parimente negli Apennini di Lucca, essendo quella 
stessa che il Savi crede di potere riferire alia V. Teucrium 
Var. )3 di Roth {Bot. Eir., torn. I, pag. 12 ). 

3. Valeriana tuberosa. L. 

Mattiol. comm. in Dioscor, pag. 39, ed, Ven. 1604. 
Jmper. stor. nat. pag. 767 fig. 2, edit. Neap. pag. 65 9, 

edit. Ven. nei nionti Liguri, 
Nella Provenza ( Gerard ) :, in Sicilia ( Cupani, Gussoni ) ; 

nei monti di Norcia ( Mauri ). 

II Clusio che lia rappresentato soltanto la radice e le 
foglie radicali di qnesta pianta ( Hist. rar. 2 , pag. 5 (y,fig- a ) 
dice che nel 1592 la ricevette da Ferrante Imperato die 
la raccolse a Monte Vergine , che e nel regno di Napoli, 



F\TTE NEGLI AP£NNINI DEGLI ABRUZZI. 2 I 6 

e , se male non mi ramineato , presso Avelliao. NuIIadi- 
nieiio r Imperato clie pulinlico la sua Storia iiaturale nel 
1)99 non accenna questo liiogo , ma soltanto i monti ilella 
Liguria. II Mattioli iraduceiido Dioscoride la ripone in Si- 
cilia , ma nel testo greco leggesi Ci'icia. In quell' isola 
bensi fu I'invenuta dal Gupani che la re<;lstra neWffortus 
Catholicus , e dal Gnssoni da cui viene ripoitata nel Ca- 
toLogo delle piante di Bocca di falco. 

4. Valeriana montaiia. Far. x, Bei-tol. 
Barrel, num. i3o ; fig. 868, negli Abru/zi. 

Questa varieta della V. montana e descritta dal Berto- 
loni, Excerpta de re herb. pag. 6 die la ricevette dal sig . 
Orsini il quale la trovo negli Abruzzi sul Pizzo di Sivo, 
e nel Monte-de^-Fiori. 

5. Valeriana echinata. L. 

Column, ecphr. lab. 206, ne' monti di Carj^oli contigui 

alia Sabiua. 
Garrid. plant. d'Aix., tab. 97, i'l- Provenza ; presso 

Atene ( Smith ). 

La tavola di Garridel non e citata ue da Wildenow , 
ne da Persoon. Ho trovato questa pianta alia Ijase di 
Monte Corno ne' luogbi apricbi. 

6. Sesleria cceru'ea. P. 

Arduin. specini. II, pag. 18, tab. 6, y?g. 3, 4, 5, nei 
monti deir Italia e della Germania ; nella Garniola 
( Scopoli ) , ecc. 

Questa graminacea descritta nello Spec/e^yj/aratorufn sotto 
il nome di Cynosurus ccBruleus cresce ne' prati montani del 
moiite suddetto. 

7. Globidaria belUdifolia. Ten. 

Nuova specie rinvenuta dal Tenore sul monte della 
Magella nelFAbruzzo citeriore. Le crenellature del margine 
delle foglie , per le quali , secondo questo autore, distin- 
guesi dalla G. cordifolia sono ne' nostri esemplari cos\ mi- 
nute cbe non si possono distinguere senza il sussidio della 
lente : alcuue foglie poi ne sono prive del tutto. 



a 1 4 OSSEUVAZIONI N.VTURVLI 

8. CaUuiu hicirlum. P. 

AlUon. pedem. torn. I })ng. 5. tab. 77, fig. 0. , ne" colli 
di Nizza ; ne" moati della Toscana ( Savi ). 

L'AIlioiii aimovero in cjuesto galio sei , cinqr^e , e quat- 
tro foglie , e nei nostri esemplari soiio talvolla otto; cir- 
costanza avvertita da Persoou e da lui indicata con la 
frase foliis suboctonis. 

9. Galium Baldense. Poll. 

II professor Pollini lo scopn sul monte Baldo e lo de- 
scrive nella sua opera Hortl et prov. Veron.pl. «o<vr, ecc. 
inserita nel Glornale di Pavia, toin. IX ove va speciticando 
le difl'erenze che lo distinguono dai C. hercyniciun , piani- 
lum, pyrenaicLiin e saxutile. Non e registrnto nel Prodromo 
della Flora Napolitana , e proliabilmente fu scanibiato col 
G. sa.xatile a cui e affine. 

10. Sagina procumhens. L. 

Seg. Veron. I , tab. 5 , fig. 3 , intorno Verona; nelle 
Alpi ( HaVer ) ; nella Carniola ( Scopoh ) ; nel Lazio 
( Sebastiani ) ; nei monti Vicentini ( Moretti ) , ecc. 

Sta nei luoghi ombrosi presso la base di Monte Corno. 

1 1 . Onosma echioides. L. 

Column, ecphr. pag. 182, tab. i83, nei monti di Car- 
soli contigui alia Saljina; nella Svizzera (Haller^i 
neir Austria ( Jacquin):, nel Lazio (Sebastiani):, presso 
il lido del ponto Eusino ( Smitli ) , ecc. 

i. frequeate nelle colline d' iiitorno a Moiite Corno , e 
1' ho parimente incontrata a S. Maria di Apari presso Pa- 
ganica sulla strada da Aquila ad Asergio. 

12. Aretia Vitaliana. W. 
Column, ecphr. II, tab. 65. 

Sesler , epist. adiecta ad Donati Stor. nat. dell'Adriat. 
tab. 10 , fig. I, nelle Alpi Bellunesi ; nelle Alpi del 
Piemonte (^AUioni):, nelle Alpi Svizzere ( Haller ). 

Fablo Colonna che fu il prime a descriverla e a darne 
la iigura ne vide soltanto esemplari secchi senza saperne 



F^^TTE NEGLI APENNINI DEGLI ABRUZZI. 2l5 

il luogo nativo. Essa e promiscua alle alte ciiiie di Moate 
Corao e del Monte Veliiio. 

1 3. Priinu'a auricula. L. Far. fl. luteo. 

Cliis. hist. rar. I , pag. 3o2 , fig. a , nelle AlpL dell'Au- 
strla e de)la Stiria ; presso Vandier {AlLionl):, nelle 
Alpi Svizzere ( Haller ). 

La vavieta rinveitata a Moute Corao appartiene a quella 
che porta fiori jialli. Le foglie so no talvolta assai larghe 
e traenti alia figura rotoiidata , e lo scapo attinge la luii- 
ghezza di qnasi cinque pollici, talclie poco esatta e la 
frase specifica di Wildeiiow scapo circiter longitudlne fo- 
liorwn. 

14. Soldandla alpinn. Far. /S. W. 

Clus. hist. rar. I , pag. 809 , fig. i , nelle Alpi dell' Au- 
stria e della Stiria^ in quelle della Boeniia ( Schmidt ); 
ne' monti Carpazj ( Wahlenberg). 

E la piccola varieta lignrata da Cluslo di cui Sclimidt 
ha crednto di dovere istituire una specie particolare sotto 
il nome di 5. Clusii:, ma ne le foglie , ne le laciaie della 
corolla sono sempre intiere, come egli dice; poiclie le 
prime mostrano talvolta d' intorno al margine indizj di 
ampie crenellature , e la corolla ha non di rado le lacinie 
hidentate nell' apice. L" ho trovata in fiore a Carapo-aprico 
presso la neve dopo la raeta di luglio. 

Whalenberg e di avviso die ia S. montnna di "Wilde- 
no\v e la 5. minima di Hoppe sieno esse stesse varieta 
della 5. alpina ( Flor. Carpath. pag. 56 ). 

1 5. Campanuki rotondifoiia. L. 
Tabern.'" pag. 409, /Jg. a. 

Clus. hist. rar. II, pag. i^3: nel monte Schneeberg ^ 
uelle Alpi della Svizzera ( Haller ):, ne" monti dell' Au- 
stria { Jacquin ) :, nella Laconia e nel monte Athos 
( Smith ). 

I hostri esemplari perfettamente corrispondoiio alia fi- 
gura data da Tahernaraontano. L' altra del Clusio rappre- 
senta eziandio qnesta pianta benclie non sia ciiaia. nellt- 
Sp. plantar. 



2l6 OSSERVAZIONI KATURALl 

1 6. Campanula graniinifolia. L. 

ColiiniTi. Phith. Tew. 26, edit. Neap. Tav. 34, edit. Flor. : 
nel monte cli S. IMaria ncl regno di Napoli. 

Barrel, pag. 10, tab. .33a : ne* inoiiti deirAbruzzo prcsjio 
Sulniona; in Caraiola. ( Host ) ; nelF isola del Zante 
( Smith ). 

Giovanni Bauhino nella Historia plantarum ( torn. II , 
pag. 802 ) si contento di copiare la figura e la desciizione 
del Golonna clie fu il prime a far nota questa pianta, Ga- 
spare Bauhino nel Pinax cita Clnsio coine sc qnesto autoi'e 
a\esse parlato di essa sotto il nome <;U Trachelium tragopogi 
folio , ma Clusio altro non fa eiie annunziare in quattro 
parole la scoperta del Colonna. 

1 7. Phyteuma orbicularis : var. i6, W. 

Barrel, pag. 11 , tab. S26: negli Apeanini. 
Villars. delpliin. II , pag. 517, tab. 12. fig. 1: ne' monti 
di Brianzone. 

E la P. lanceolata di Villars considerata da lui come 
una vavieta della P. cordifolia. Ouima e la iigura di Bar- 
relier. 

18. Verbascum-longifoliwn. Ten. 

Ten. Flor. Napol. torn. 1, pag. 89, tab. 21: ne* monti 
» degli Abruzzi. 

II Tenore lo riferisce al verl)asco die il Tilli disse es- 
seve frequente nel Samiio ( Hort. pis.., pag. 171 ). Cresce 
nelle eminenze viciae al monte Corno. 

19. Viola alpina. Bertol. 

Barrel, tab. 691 , 692: negli Abruzzi,- nel monte 
Corno ( Bertoloni ); nel moate Gennaro presso Ti- 
voli ( Sebastiani V. grandiflora ). 

Aveva dapprima creduto che questa pianta appartenesse 
alia V. grandiflora , rispetto a cui regna grandissima con- 
fusione presso i botaaici , cosi aelln siaoainiia , come nella 
definizione de' caratteri cbe la distinguono dalla V. caJca- 
rata. Finalmente rinveani che senza alcun dubbio spetta 
alia V. alpina descritta dal Bertoloni ( Excerpta rei herb. 
pag. 8. ) il quale ottimameate accenna i fiori anipj ora az- 
zurri, ora affatto gialli . e lo sprone corto , ottuso . piii 



F.VTTE NEGLI APENNINI DEGLI ABRUZZI. 217 

breve del calice e dei petali : oltre alia figura di Barrelier 
attiibuita da Linneo alia V, grandiflora , cita questo hotanico 
quella di Jacquin ( Observ. Win. i , pag. 21 , tab. 11 ) la 
quale corrisponde bensi quanto alia grandezza del fiore , 
nia le foglie sono troppo cordate e troppo crenellate. 

II Bertoloai ricevette questa viola dal sig. Orslni clie 
la rinvenne sul moiite Corno. lo Y bo trovata in questo 
nionte medesimo , come altresi nel Velino , nella Sila della 
Calabria , nel monte Vulture in Basilicata ed in parecchi 
altri apennini dell' Italia meridionale. 

20. Illecebnun serpillifolium. P. 

Schrculer , Journ. de bot. 1 8 o i , pag, 4 1 3 , tab. 4. 

I rami prostrati e serpeggiaiiti , i fnsti nodosi, le foglie 
ovato-lanceolate e ciliate distinguono dalle altre congeneri 
questa specie trovata da Yillars nel Delfinato e cbe io bo 
raccolto a meta della fnlda della montagna di Asergio nei 
luogbi aridi e secchi. Villars cita niolti sinoniini cbe sono 
tutti esclusi da DecandoUe. E ottimaniente ligurata da 
Schrader. 

2 I . Gentiana lutea. L. 

Clus. hist. rar. pag. 3i i : nelle alpi Noricbe e dell' Un- 

gberia. 
Barrel, pag. 2 , fig. 6!^ ( Far. ^ ) : negli apennini ,• 
Sulle alpi ( Holler , Jacquin ), ecc. 

32. Gentiana cruciata. L. 

Barrel, pag. 2 , fig. 66. ( Far. jS ) ,• negli apennini, e 
ne' nionti dl Carsoli. Jacquin. austr. tab. 872: nei 
monti deir Austria ; nell' Ungberia ( Clusio ) ; nelle 
alpi ( Haller ), ecc. 

Nella figura data da Jacquin i fiori sono verticillati , 
qiiando ne' nostri esemplari sono riuniti suUa cima del 
fusto : in capitidwn terininale congesti. 

2 3. Gentiana grandiflora P. Far. acaulis. 

Barrel, pag. 3 fig. 1 1 o : nelle alpi 
E la varieta con brevissimo fusto la quale rappresenta 
la G. acaulis di Linneo e di Wildenow. 

I!ad. i-ar. cau^escens. 

Barrel, pag. 3 , fig. io5 , 106 : nelle alpi. 

II fusto negl' indi\'idui da me rr.ccoiti e della lungliezza 
di un pollice a i\n pollice c mezzo. 



2l8 6sSERVAZIONI NA.TURAL1 

24. Centinna verna. L. 

Clus. hist. rar. i , pag. 3 1 S : nellc alpi Rezie. 

Barrel, pag. 4, tab. 109, /Jgf. i: nelle alpi e presso Gi- 
nevra ,• nelle alpi Svizzere eil Anstviache ( Haller ., 
Jacquin ) : ne' moiiti Viceiitini ( Morettl ) ; sulla vetta 
deir Olimpo Bittinio ( Smith ). 

aS. Gentiana bavarica. L. 

Camer. hnrt. pag. 6S, tab. i5, ^i,'. i : nelle alpi Bava- 
re ; nelle alpi Svizzere ( Haller ), ecc. 

E parimente rappresentata nella fig. 2 della stessa ta- 
vola di Camerario , ma i petali sono cigliati nel mar- 
gine , e tali appajono parimente nella figura data da Vil- 
lars (^ tab. 10 ), ma non gia ne' nostri esemplari. 

26. Seseli prohfer : Nob. 

<S. folds bipinnatis , folioUf oblongis obtusiusculis , bi-tr'r- 
partitis , caule ad basini usque florifero. 

Ho rinvenuto snl monte Gorno questa onibrellifera , 
dove fu parimente raccolta dal slg. Orsini die ne diede 
esemplare al professor Moretti. E certamente diversa dal 
■S. flexuosus del Tenore , e dal S. Bocconi del Gussoni , 
come mi sembra difFerlre altresi dalle altre specie cognite. 
Essa e cosi prolifica die non solamente porta fiori sui fusti 
principali che attingono la lungbezza all' incirca di mezzo 
piede , ma sorgono dalle vadici altri piii piccioli rampolli 
che invilnppati nelle foglie radicali fioriscoiio essi stess-i. 
Ne I10 trovato indivldui in cui non vi evano che questi 
ultimi, di nianiera ciie tutta la ptanta giuiigeva appena all' al- 
tezza di un poUice e presentava un cespo fiorito con po- 
che foglie. lo la descrivo cosi: 

Folia radicalia , vag'nantia , petioln membrannceo , re- 
mote pinnata, piiinis dissectis . Foliola obhn<xa , obtusiuscula , 
scepe bi-tri-partita , inferiora in hrevem mucroaem desinentia. 
Folia caulina angustiora ad basim ramoruin. Caules plurimi, 
ramosi , erecti , striati. Umhellce g'obosm. Invnlucrwn univer- 
sale tetraphyllum apice pinnatiMwn , vel nullwn : paniale 
polyphyllum foliolis linearibus. Semiaa glabra, ovata , costis 
tribus elevatis. 

Plaata aliquando nana cauliculos gerit floriferos intra fo- 
Ha radicalia obvolutos. 



FATTE NEGLI APENNINI DEGLI ABRUZZI. 21 9 

27. Dry pis spinosa. L. 

Micliel. Gen. plant, pag. 24, tab. aS, negli Abruzzi 
presso Sulmona e ne" monti di Norcia ; nell" Istria 
( Scopoli ); nel monte Parnaso ( Sinith). 

Presso Asergio, ma in gran copia in A'icinanza di Tras- 
saco e di Ovindoli sulla strada che dal lago Fucino con- 
duce ad Afjuila. Esaminata la capsula, era loraita nella 
pill parte de' liori di quattro stili in canibio di tre. 

20, Statice scorzonerm folia. W. 

Flor. Ticin. i, pag. iSi , tab. VI: negli Apennini del- 
r Oltrepo pavese. 

Questa statice porta ganibi dell' alte'zza di piu di nn 
piede , seinplici e con nn solo capitulo alia somniita ; le 
foglie sono lunghe , abbastanza larghe e nervose. Fu tro- 
vata sulle falde del monte di Asergio. 

29. Statice denticidata — Armeria denticulata. Bertol. 

E descritta dal Bertoloni nelle Amcvn Ital.. pag. 77 , il 
quale la rinvenne nelle rupi di Sarzana nel genovesato. 
Crescendo la pianta infradiciano le foglie prime le quali 
sole sono denticolate. L' ho riuveniita con la precedente. 

30. Linum alpinum. L. 

Clus. hist. rar. I^pag. SiS , fig. 2. 
Jacq. austr. tab. 82 1 , ne' monti dell'Austria ; ne' piu 
alti monti dell' isola di Greta ( Smith ). 

Questo lino comunissimo nelle alture circostanti a monte 
Corno e siil monte Velino si fa scorgere per la grandezza 
de' suoi fiori azzurrini. Bencbe Linneo nella frase speci- 
fica descriva le fogliette del calice rotondato-ottuse, nuUa- 
dimeno sono piuttosto oVato-acute come vengono rappre- 
sentate nella figura data da Jacquin. 

3 1 . Linwn fUivum. L. 

Jacq. aust., tab. 214., ne' monti dell'Austria,- nella 
Carniola ( Scopoli ). 

Distinguesi prinripalmente dal L. campanulatum per avere 
le fogliette del calice rotondate addentellate, di maniera 
che Jacquin stimo a proposito di rappresentarne una a 
parte j cii-costanza paiiiuente notata nella desci'ixione : 



220 . OftSEKVVZIONI N.VTUUA.LT 

foUola calycina ciUata ct lul micro scopiuin albidc sci-rcito-spi- 
nosa ( Tom. Ill , pag. 9 ). 

32. Saxifrnga lingulata. Bell. 

Bclldrd. fipp. ad Flor. Pedcm. pag. 20 ( sine ic. ): nelle 
alpi pieinontesi ; ne'' nionti Vicentiiii (^AJoretU):, nel 
monte Balclo (Polliiii. ). 

Vedi le osservazioni faite su questa piaiita dal professoi- 
Moi-etti ( Mem. ed osser. di star. nat. pag. 262 ), il quale 
la giudica una specie distiata dalla <5. longlfolia con cui 
da talnno e stata coufusa. Vieae da altri spacciata per 
la 5. cotyledon. 

33. Saxifraga calyciflora. P. 

S. PorophyUa. Bertol. Amaea. ital. pag. 98 , tab. 3 : nel 
nionte Matese presso Campochiaro nel regno di Na- 
poli i ne" Pirenei ( Lapeyrouse ). 

Gl" individui raccolti snlla ciina di Monte Corno esat- 
tamente corrispondono alia descrizione ed alia figura data 
dal Bertoloni. II fusto , le foglie cauline ed i calici sono 
coperti di una folta lanugine violacea. 

.34. Saxifraga cacsia. L. 

Segu. pi. veron. 1 , pag. 499 , tab, 9 , fig. 8 : nel monte 
Baldof, nelle alpi Svizzere ( Scheuchzer, Haller )f, nella 
Carniola ( Scopoli ), 

35. Saxifrnga oppositifolia. L. 

Allion. fL. pedem. II., pag. 70, tab. 21, fig. 3: nelle alpi 
Valdesi e sul monte Cenisio ; nelle alpi Svizzere 
( Haller^. Nella Laponia ( Linneo ). Nelle Alpi Apuane 
( Bertoloni ). 
Questa elegante sassifraga partitamente descritta dal Ber- 
toloni ( AmcBn. ital., pag. 36o ) cresce alia Innghezza piii 
o meno di un poUice sulle vette del nionte Coruo e del 
Velino. 

36. Saxifraga granulata. L. 

Oeder fl. dan., tab. 514: ne"" monti della Danimarca — 
Ne" campi Argolici ( Smith ). 
• Cresce in quasi tutti i Ino^hi montani dell' Europa , e 
fu da me trovata sulle falde del monte di Asergio e su 
quelle del Velino. 



FATTE NEGLI APENNINl DEGLI ABRUZZI, 22 1 

37. Saxifraga petrcea. W. 

Scop, fl cam. J, pag. 296, tab, 16, fig. 1 : nelle alpi 
della Carniola. 

Esseadovi presso i botanici molta incertezza per distin- 
gueie fra loro la S. petrcea, adscendens e tridactylites , dl- 
cliiaro clie gli et^emplari da me raccolti si uniformano in 
tutto alia ligura ed alia descrizioiie die lo Scopoli ha dato 
di questa pianta sotto il iioiue di S. hypnoides., ligura 
the il Wildenow riferisce appuiito alia S. petrcea. Quaiito 
poi alle altre figure deli' Allioiii citate da Wildenow stesso 
sotto la niedesima specie si discostano affatto da' nostri in- 
dividui , in quanto rappresentano le foglie cosi spesse luiigo 
il fusto che lo iavestono quasi intieramente. Delle due 
ligLire date dall" Allioni Tuna nella Flora pedemontana e 
r altra nello Specimen, qtiesta e copia di quella. 

38. Saxifraga muscoides. W. 

Hall, opusc, pag. 292 , tab. 1, fig. i , nelle alpi Svi^zere. 
Sternb. revis. Saxifraga , tab. II, fig. 2. 

Aleuni duhi;ano se la 5. muscoides sia veramente diversa 
dalla i\ moscata , ma poiclie place al WiUenow clie sia 
rappresentata dall" Haller uella tavola sopra citata, diremo 
che la uostra uniformasi per intiero a quella figura , non 
che air altra data dallo Sternberg che la riconosce sotto 
questo nome per una specie distinta. lo cosi la descrivo : 

Folia radicaiia aggregata , coespitosa , latiuscula , obtusa 
(in S. moscata ajunt esse acuta, linearia) bifida et trifida , 
inferiora viarcescentia. Folia caulina tres vel qivatuor , re 
mota , Integra, linearia (in S. moscata sunt tripartita pr out 
in icone a Stcrnbergio allata). Caulis gracilis , filiformis , 
simplex , ut plurimum uniflorus , te/ duo , tres flores appro- 
ximatos in summitate gerens , decern lineas circiter longus. 
Corolla luteola. Calyx villosulus ; petala calycem superantia ( in 
S. moscata sunt calyci cequaliaj. 

Alle due citate figure si potrebbe aggiungere quella di 
Seguier ( FL veron. i, pag. 45, tab, i) , fig. 4). Questo 
autore riferisce nel supplemento { torn. Ill ., pag. 2o5 ) di 
averne rinvenuto individui col fiore bianco ; che se vera- 
mente appartenevano alia mede-sima specie saranno state 
varieta. 



22a OSSERVAi^IONI NA.TURA.LI 

39. Saxifraga caespitosa. L. 

La iigura 6 della tav. 2 1 deir AUioni rappresenterebbe 
la nostra pianta rispetto alle sue proporzioni , alia rami- 
ficazione del fusto , alia grandezza de' petali piii ampj di 
quelli della precedeate specie, e molto piu lunglii del ca- 
lice ; ma le foglie in questa figura ( che d'' altronde e as- 
sai manierata ) sono tutte tripartite ed ogni lacinia e tri- 
dentata , quando nella nostra sono intiere per la massinia 
parte. Daro di questa medesima la descrizione : 

Folia radicalm confertissima , ccespitosa, Latiuscula , obtusa, 
ut plurimum Integra , variiis bi^tri-partita , inferiora inar- 
cescentia. Folia caulina tres vel quataor , reniota , lincaria. 
Caulis gracilis superne constanter ramosus , rainulis unifloris , 
octo vel decern lineas circiter longus. Corolla alba amplior 
quam in S. muscoide. Calyx glaber , petala calyce duplo 
longiora. 

Ha niolta affinita con la precedente , da cui distinguesi 
per la grandezza de' fiori e per la costante ramilicazione 
del fusto. 

40. Silene qundrldentata. P. 

Pluk. aim., pag. 23, tab. jh , fig. 5. 

Segu. flor. veron. Ill, pag. 186 , 187 ^ tab. 5, fig. 1 •• 

nel monte Baldo — Ne' monti dell' Austria e della 

Svizzera ( Halle r , Jacquin). 

E la S. quadrifida di Liuneo e la LycJmis quadridentata 
di Wildeiiow. La figura di Plukenet nieglio corrisponde 
agli esemplari raccolti , poiche nell' altra di Seguier le fo- 
<flie hanno in tutie le misure piu ample proporzioni: nella 
nostra sono strette e della lunghezza di 4 in 5 linee. 

41. Silene acaulis. L. 

Barrel, pag. 64, tab. ^7g, 38o : nelle rupi Barsilio- 
nenses. 

Allion. fl. pedein., n. i534, tab. 'J<),fig- 2: nelle alpi 
piemontesi — In quelle della Laponia { Linnco ) , 
della Svizzera ( Haller ) , della Carniola ( Scopvli ) ecc. 

Quella veduta nella sommita di monte Ccyno apparte- 
neva alia varieta col fiore sessile di cui F Allioni fece una 
specie distinta sotto il nome di Silene excapa. 



FA.TTE NEGLI APENNINI DEGLI ABRUZZI. 2^3 

42. Stellaria pumila: nob. 

S. foliis lanceolato-linearibus margine splnuloso-ciliatii. 

Caules ccespitosi , breves , circiter pollicares foliosi , hir- 
suti 2.-3 fiori. Folia opposita , lanceolato-Iinearia , obtusiu- 
scula , glabra , margine spinuloso-ciliata , basi connata. Sta- 
viina decern , stylL tres. Corolla alba pedunculata. Petala 5 
biparrita, calyci multo longiora. Calyx S-pliyllus pubescens , 
foliolis aridis , lanceolatis , acutis , concavis , costatis. Color 
totius plantoe luteo-viridescens — Habitus Arenarice Rosani. Ten. 

La 5. cUiata di Scopoli e pianta di versa; come lo e pa- 
rimente la S. saxifraga di Bertoloni le cui foglie non sono 
cigliate e la panicula e dicotoma , ecc. 

43. Arenaria Rosani. Te'n. 

Fu dal Tenore linvenuta nella Basilicata ed e pianta , 
come egli stesso mi disse , assai rara. Verso la cima di 
monte Corno e del Veliiio non e infrequente. Gli stili 
talvolta sono quattro. 

44. Arenaria verna. L. 

Jacq. aust. F-, pag. 2, tab. 404 (^optima): nelle Alpi. 
]Ne' monti della Grecia ( Smith ). In quelh del Lazio. 
( Mauri ). 

I nosiri esemplari somigliano nelP abito a quella va- 
rieta di tale arenaria die da Persoon e chiamata ccespi- 
tosa , e di cui incliaerebbe a fare una specie distinta ; 
ma ne il calice e lateralmente porporino , come egli dice , 
ne ha sempre la lunghezza dei petali poiche spesso lo 
sopravanzano. 

45. Arenaria tenuifolia. L. 

Vaill. fl. Paris ^ pag. 7 , tab. 3, fig. i. 

Linneo aveva nel suo Sp. plantar, riferito a questa pianta 
la ligura I della tavola 6 di Seguier clie fu poi esclusa 
neir edizioue di Wildenow- Nulladimeno essa la rappre- 
senta assai lieae cosi nelF abito , come nelle foglie , e nel 
fiore i cui petali sono piu corti del calice. 

46. Cerastiwn tomentosiun. L. 

Sotto il nome di C. tombntosum furono dagli autori 
compi'esi anche i due seguenti clie haano fra essi xi\oltissima 



224 OSSERVAZIONI NA.TURALI eCC. 

somiglianza , ma di cui il Teiiore ha fatto specie di- 
stinte. Quelle cui lascio 1" epiteto di toincntoswn lia le fo- 
glie brevi, di 5 ovveio 6 liiiee l)islunghe o piuttosto ova- 
to-acute. Si puo riferire al Caryophilus holostius , tomento- 
sus , latifoHus di Bauhino il quale dice avere folia oblonga , 
latiuscula , qumdam subrotunda , e lo ricevette dall' orto di 
Pisa { Prodr., pag. 104, n. IX). 

47. Cerastium longifoUum. Ten. 

II piu apparente caratteie che lo distingue dal prece- 
dente cousiste nelle foglie lanceolato-acute che attingono 
la lunghezza di oltre ad un pollice. 11 C. tomentosum del 
Frodr. Fl. Rom, seuibra appartenere a tale specie. 

( Sara continuato. ) 



22i.) 



Mcmorie della R. Accademia delle Scicnze dl Torino. 
Tom. XXV. Continaazlone e fine. 

Sitlki proprieta elettrica dei solidL animali, Memoria del me- 
dico Carlo Francesco Bellingeri. 



D, 



TETRO nioltiplici sperimenti fatti su diverse specie di 
nnimali , massime suUe rane, TA. lia potuto riconoscere , 
che r elettricita dei visceri e delle parti solide e ia tutte 
la medesima ,j e corrisponde colT elettricit i dell" acqua e 
percio con quella dell' aria anibiente. Aveado il niedesiino 
osservato che i solidi stessi noii sono motori di elettricita 
ogni qualvolta siano privi dell' umore delta traspirazione , 
ne deduce die i solidi stessi non haiiiio veramente elet- 
tricita loro propria , ma la debbono all"" umore iiiereate 
alia loro esteriia ed interna superlicie. E questo umore 
traspirabile che si mette in equilibrio coUa elettricita del- 
r acqua e dell' aria. Quiiidi 1' autore stabilisce ( fondato 
anche su altre sperienze da lui intraprese e fatte conoscere 
in diverse Memorie) . che tutte le parti solide degli animali 
viventi sono conduttrici dell' elettricita; che i va;j liquidi 
animali hanno una elettricita loro propria, ed in 2;enerale 
ti"a di loro di versa:, e sia per cio verisimile che nel corpo 
vivente gli umori diversamente elettrici , venendo in con- 
tatto dei solidi, producaao in questi uno stato monienta- 
neo di elettricita, e cosi li determinino a diversi movi- 
menti ed azioni. A questo riguardo 1' autore voriebbe pa- 
ragonare in certo modo l' orgaiiismo viveote ed una pila 
elettrica , formata non gia come q'lella del Volta , in cui 
i solidi sono motori , ed i liquidi conduttori , ma come 

I quella di Davy, in cui i liquidi sono motori, ed i solidi 

j conduttori dell' elettricita. 

Ricerche chiiniche e mediche sopra il Crithmum maririmum L., 
e priiicipalmente sopra V olio volatile del medesiino nvente 
qualche analogia col Petrolio , di Giuseppe Lavini dottorC 
aggregato al Co'legio di Belle arti , ecc. 

I II sugo del Critmo mai-ittimo , qualora si voglia usare in 
medicina, deve essere preparato coUa semplice compressione 
Bibl. Ital. T. XXVIII. i-i 



2a6 MEMORIE DELLA K. ACCADEMIA. 

senza esporlo in nlun modo al fuoco, affiache noii perda 
il suo materiale verde mucoso a ouiatico , iii clie coiisi- 
ste la sua attivita. Faniio parte costitueute della detta 
pianta gl' idi-oclorati , i solfati , i carbotiati terrosi , e la 
potassa, probaljiliuente combinata coiracido acetico, oltre 
ad una lieve porzione di selce. Contiene pure dell" acido 
acetico liliero , ed una sostanza particolare estrattiva. La 
sua acqua distillata non ha alcuna azione suU' ecoiiomia 
animale in grazia della poca solubilita delT olio volatile 
nella medesima. L' azione dell' acido solforico modifica 
quest' olio in modo die pare identico col Petrolio , ne si 
saprebbe come distiiiguerlo da questo. Gl' idrati di potassa 
e di soda non lo saponificano : carattere clie pur io di- 
stingvie dagli altri olj volatili posti ad esame comparativo. 
La gomma elastica vi si comporta presso a poco nella stessa 
guisa che col petrolio. In grazia dell' olio volatile, molto 
analog© col petrolio, questa pianta potrebbe servire in me- 
diriaa come antelmintico. Tali sono i risultati e le con- 
chiusioni clie Tautore ha potato ricavare da una diligente 
C'Sagace analisi chimica della pianta sopra menzionata. 

Esperienze sul rigurgito e sulla propagazione delle oiide , di 
Giorgio Bidone. 

II sig. professore Bidoue, al quale e ora affidata la cura 
del magnifico Osservatorio idraulico esistente presso To- 
rino , ha gia arricchita la scienza del moto delle acque 
di molte e bellissime sperienze tendenti a dilucidarne i 
punti i pill astrusi. Nella Memoria consegnata nel presente 
voliune degli Atti accademici egli tratta di due distinti 
argomenti , /a /egge del rigurgito dell' acqua e la teoria delle 
onde. 

Se un canale di acqua di figura regolare venga chiuso 
da una diga ad esso perpendicolare in modo che una 
porzione dell' acqua possa passarvi sopra senza spandersi 
da niuna parte , vedesi subito formare un rigonfiamento 
nel tronco superiore , il quale e costretto ad elevarsi lino 
a tanto che il volume d' acqua che passa per di sopra la 
diga si agguagli alia dispensa del canale medesimo. Giunto 
a questa elevazione la corrente e di nuovo ridotta ad uno 
stato permanente , e determinate dalla nuova disposizione 
del suo letto. Ma nella generazione d' un tal fenomeno 
come si potra dalle dimensioni tutte del caaale e delU 



DELLE SCIENZE DI TORINO. 22T 

diga, che si suppongono conosciute , dedurre le clrcostanze 
del rigurgito , la sua distanza dalla diga , e il tempo che 
r acqua iinpiega a i-iprendere lo stato suo pcrmanente ? 
Ecco altrettante qnistioni che nello stato attuale della 
scienza ne la sola ed astratta teoria , ne la sola praiica 
avrebbero potuto risolvere. II sjg. Bidone giovandosi op- 
portunamente dell" una e dell' altia , e giunto a darci delle 
formule d" apj^rossimazione che soddisfano assai bene alle 
niolte e variate sue speiienze , e che potranno essere di 
gran vantaggio agl'ingegneri incaricaii di dirigere dei lavori 
idraulici. 

Gli esperimenti snlla propagazione delle onde furono 
dal sig. Bidone intraprese air oggeito di sottoniettere alia 
prova la nuova teoria dataci dal celebre sig. Poisson nella 
sua bella e dotta Meraoria (Menioires de TAcad. des scien- 
ces de Paris annee 1816). Questa teoria suppone i.° che 
le onde sieno state prodotte da un corpo di figura data, 
immerse a poca profondita nel fluidoj di modo che la 
freccia del segmento sott' acqua sia piccolissinia I'ispetto 
alle diraensioni della sezione del corpo ; giacclie se cio 
non fosse non si potrel)be piii supporre che le molecole 
che sono da principio alia superficie dell" acqua vi riman- 
gano costantemente ; 2," che prima di estrarre il corpo 
da ir acqua per dar origine alle onde, si lasci ad essa il 
tempo di porsi in riposo , accio le onde si possano con- 
siderare come prodotte dalla sola azione della gravita. 
Tutte le volte clie queste due condizioni furono esatta- 
nieate adempite , le sperienze si sono trovate perfettamente 
A" accordo coll' enunciata teoria. L" autore termina la Me- 
moria coll' accennare la figura delle onde ch' egli ha ot- 
tenute , immergendo nell' acqua dei dischi triangolari , qua- 
drati ed elittici. Le onde prodotte dal corpo triangolare 
sono esse stesse ua triangolo, ma rovesciato, cioe avente 
i suoi lati in faccia agli spigoli del primo j lo stesso ro- 
vesciamento di figura si ha col corpo quadrato;, col corpo 
clittico finalmente le serie delle onde prendono una figura 
che si allarga rapidamente nel senso del piccol asse e di- 
venta ben tosto circolare a piccola distanza dalla loro 
origine. 



liiS MEMORIE DELLV R. AC0\DEMI\. 

JVote suHa teoria ddle onde data dal sig. PoissONjdt Gia- 
i-aiini Plana. 

La stessa teoria del matematico fi-aiicese lia dato occa- 
sioiie a queste note del prof. Plana, le quali noa concer- 
noiio clie alia parte analitica , e servoiio a rischiararne 
alcuni punti i piii difficili. U autore con bellissiiuo artiiicio 
di ealcolo e riuscito a d<ire all" integrale relative all' ipotesi 
della profondita iiidefiiiita del fluido , una forma in termini 
finiti che puo essere feconda di molte applicazioni. 
Norn, sopra una nuova espressione analitica del numeri ber- 

nouUiani dello stesso. 

Questi nuuieri che sono di tanto uso nella sommazione 
generale delle serie non preseatano a primo aspetto alcnna 
reirolarita. II celebre Eulero che se ne occupo principal- 
raente , ne fece conoscere la scala di relazlone , vale a 
dire la dipeadeiiza che ciascuno di essi ha coi precedenti. 

II sia;. Laplace fece nn altro passo importante in questa 
teoria avendone scoperto il termine generale, vale a dire 
una formula mediante la quale uno qualunqne di qnesti 
nmneri corrispoadeate ad un indice dato si puo calcolire 
anche indipendentemente dai precedenti , il che egli ot- 
tenne applicando il teorema di Maclauria alio svolglniento 

della funzione — - — . Ora il sia;. Plana ha avuta 1' idea 
eP — I ^ 

di esprimere questo stesso termine generale per via d' ua 

inte2;rale definito. Indicando con Z?^, _ , uno de' numeri 

BernouUiani corrispondentl all' indice 2i ■ — i , egli ne 

/»/" ~ ' lit 1 r • 

trova il valore = -'• 41 / preso 1 integrale ira i 

limiti di t = o e t = intinito. La sostltuzione di questo 
valor generale nella serie che esprime Y integrale a diffe- 
renze finite della funzione qualunque F {%) gli porge il 
mezzo di sonniiare questa serie medesima , e per questa 
Tia trova genei'almente 



y.F{x ^l-fdxF{x)-^F{x) 



[ F (x -t- f/i 1/ _ T ) — /'(x — tA{/ — I}] 

I/' '" 

preso r integrale ne' limiti sopra indicati; la qnal formula, 
4^j>'icatA a varj casi particolari ed invertendo il probleaia 



t)ELLE SCIENZE DI TORINO. 229 

lo conduce al ritrovameuto del valore di diversi integrali 
definiti , o non prima couosciuti , o dimostiati con piii 
lungo giro di calcolo. 

Parere della R. Accadtmia delle scienze intorno aUe misure 
ed ai pesi. 

Due sono le domande fatte all'Accademia fin dalF anno 
j8i6 dalla R. Camera dei conti. 

Indicare le basi invariabili cui possano adattarsi le mi- 
sure e i pesi del Piemen te. 

Esaminare le istruzioni proposte per la loro fabbrica- 
zione e verificazione. II presente parere , steso dal presi- 
deute deir Accademia il cliiarissimo sig. conte Ball 10 ed 
approvato prima dalla Comniissione delegata e poi dnll" Ac- 
cademia intera, non risguarda clie la prima delie due do- 
mande. 

Questa, come ognun vede, era concepita in termini die 
inceppavano in certo mode la libera esposizione del sen- 
timento della Commissione sul nii^j;liore sistema di misure 
da adottarsi. Egli e percio che il relatore , dopo aver ri- 
conosciuto nel meridiano teiTestre I'archetipo il piu natu- 
rale e il piii costante delle misure , ed aver diclnarato 
essere il metro parte dieciniilio.iesima di questo meri- 
diano , la misura la meglio deterniinara e la meglio ricoiio- 
sciuta , e che sempre lo sard per i' avvenire , si limiia a 
proporre che quando si voglia stab'ilire pel Piemonie una 
misura diversa dal metro, si dia la preferenza a! piede 
liprando aumentato alcun poco di lunghezza onde farlo 
•quadrare col valore del minuto terzo del grailo medio del 
meridiano. II relatore e di parere die con questa al-era- 
■zione deU* artuale misura del piede non si faccia abro 
die restituirla alio stato in cui era nelia sua prima ori- 
giue , giaiclie per lui e cosa certa die tutte le nii^ui'e 
lineari coirandnr del tempo si accorciatio, e die un tei.ipo 
fuvvi che il piede piemoniese fu esatiamente eguale al 
minuto terzo. 

Queste due asserzionl pero non sono per noi egualmeate 
evident!. E noto die anticameate a P;iri"-i ed in altri luo- 
ghi il campioao pul)l)lJco delle misu e era formato da >!ue 
talloni sporgenti di ferro dentro i qnali si facevano e.i- 
trare i modelli da verllicarsi :, cosicche il contiuuo uso 
temleva a far crescere la uusuia iiivece di farla iliuunuir*. 



aSO MEMORIE DELLA. R. ACCADEMIA 

D' altra parte suppoiientlo ancora che ne' secoli rimoti si 
fosse pensato a stabilire una misura corrisponclerue alia 
216000'"* parte del grado , uon si vede con quali niezzi 
si sarebbe allora potuto determiuare cosi precisamente la 
"Xrandezza del nieridiaiio ; determinazione dilicatissiina e 
clie ricliiede tutti i raffmamenti della scienza e dell' arte. 
Ci sembra iiioltre che l" autore del parere cada ia uixa 
petizione di priiicipio allorclie , dopo aver detto che il 
canipione del piede liprando non corrisponde precisamente 
al minute terzo del grado preso a 45° di latitudine , sog- 
giuage che per singolarissima combinazione si pub verainente 
dire che la no'^tra misura piemontese ha una relazione cer- 
dssiina coUa nostra posizione geografica e pin die ad altri 
abitunti de'la terra a noi conviene in realta. Non pub dirsi 
singolarissima combinazione cio che dipende da una ag- 
giunta arbitrariamente fatta al canipione attuale , e coa 
una aggiunta o diminuzione arbitraria si potrebbe egual- 
niente far combinare il piede liprando col minuto terzo 
del grado del meridiano preso alFequatore, al polo, o a 
quella latitudine geografica che si vuole. 

Dalla misura lineare ( seguendo T esempio dato dai ma- 
tematici d'' Europa riuniti per lo stabilimento del sistema 
metrico) vorrebbe la Conunissione derivare le misure tutte 
di superficie, di capacita ed in fine i pesi , e condurre tutti 
i rapporti a numeri tondi facendo a tal uopo subire qual- 
che alterazione alle misure attualraente in uso. La nuova 
giornata ( misura de* terreni ) , coniposta di 14400 piedi 
qnadrati , crescerebbe di circa un trabucco quadro suU" at- 
tuale usata in Piemonte. II marco , accresciuto d' un die- 
cimillesimo , sarebbe equivalente a "'/, del peso dell' acqua 
distillata contenuta in un cubo d' '/j di piede dl lato^ la 
mina che ora contiene 748 once e "/,„ in peso di acqua , 
ne dovrebbe contener giustamente ySo, ma la sua capa- 
city in misura cubica sarebbe ancora espressa in numeri 
rotti , mentre all' opposto la brenta , alia quale si vorreb- 
be conservare una capacita cubica in numero tondo , ver- 
rebbe a contenere in peso d' acqua cinque rabbi , otto 
libbi'e ed otto once. 

Tali sono le riforme colle quali spera la Commissione di 
poter rendere piii semplice il presente sistema di pesi e misu- 
re, e piu adattato all' intelligenza del popolo. Nulla poi si dice 
in questo Rapporto intorno alia libbra wsata dai farmacisti , 



DELLE SCIENZB DI TORINO. 20 i 

hulla intorno alle niisure de' mercanti di stofFe, ai quali 
noil si sa se si voglia conservare quella clie in Pienionte chia- 
inano Raso , oppure se si pensi di sostituirvi il piede agri- 
nieasorio , la qual sostituzione sarebbe egualmente e forse 
pill difficile ad ottenersi che T introdnzione del metro. La 
Coniinissione ci lascia parimente ignorare se , giusta il suo 
avviso, il nuovo sistenia dovrebb" essere limitato alia sola 
provincia di Torino , oppure estendersi a tutti gli Stati di 
S. M. Sarda. In questa seconda supposizione il totale cambia- 
mento delle niisure locali , posto che aon fosse gravoso ai 
Torinesi , lo sarebbe sicuramente agli abitanti delle diverse 
proviiicie , ai quali la scelta delle nuove unita di niisura 
senibrerebbe totalmente strana ed arbitraria, ne vedreb- 
bero una i^agione per preferirle alle proprie. I Genovesi 
per esempio ed i Sardi usano da tempo inimemorabile ma 
piede che e assai prossimamente la parte 4000.000 del 
quarto del meridiano ; vogliamo noi credere che facilmente 
9* indurranno a sostituirvi il piede pieniontese che ne e 
Ja parte i ()4if0oo ? E non potranno essi pure con egual 
diritto sostenere che il loro campione , salvo una piccola 
alterazione introdotta nell' andar dei secoli , discende dai 
tempi antediluviani , nei quali , se prestiam fede air e"u- 
dito Baili , la iigura della terra fu misurata con assai mag- 
gior precisione che non s: e fatto a' di nostri ? 

Noi siamo persuasi che il Governo piemontese , il quale 
pare che noa si sia aflfrettato ad adottare il progetto del- 
r Accademia , sapra ponderare tutte queste difScolta prima 
'U porre mano ad una cosi ardua riforma. 



2^2 



JRlcerrhe geometriche ed idrometrirhe fatte nella Scuola 

dciiV iiii^egi.en pondfirj d acq tie e stiude V anno 

1821. — Mlano. 1822, prexso Paolo Em'tlio Giusti 

foiuUtore-t poj,rafo. la 4.° di pag. 60 , e 6 tavole 

ill rame. 



I 



J A prima Memoria contennta nel presente fascicolo e 
0]3Pra del sig. Giuseppe Venturoli professore di matema- 
tica , presidente del consigli'> degl' ispettori d'acque e stra- 
de e direttore della scuola dej^l* iugegneri , e versa sul- 
Y Ejjfiusio delf acqua dai vasi conici. Bernoulli, ed ia segui- 
to d' Alembert ed Eulero trattarono questa materia , ma 
adottarouo per base del lore calcolo un' ipotesi tutta pre- 
caria , per cui i risultamenti dedotti dalla soluzione de' pro- 
biemi restavaiio pure precarj e rimanevauo incerte le 
"verita e le generalitii delle regole e de" teoremi che ne 
scaturivano. Di fatto il geometra del secolo , il Lagrangia, 
lo !ia diniostrato nella sua Meccanlca anaiitica. Percio il 
sao;acissimo sig. Venturoli non lia volute lasciare intentato 
di vedere se ahueiio in qnalche caso particolare si possa 
determiaai'e a tutto rigore il moto dell' acqua effluente , 
onde appagare cosi lo spiriro geometrico che non vuole 
altro c'le la somma accura'ezza. Le diflicolta, dice T au- 
tore , ciie iu'pediscono la rigorosa soluzione del problema 
deg'i eiTiussi sono del tutto analitiche. La nieccanica dei 
flnidi ci somministra Ic equazioni del problema , ma il 
calcnlo integrate non. e ayanzato al segno da saperle ri- 
sclvere. 

II sig. Venturoli si fa pertanto colla scorta del calcolo 
a tratt^i'e questa materia , e siccome noi non possiamo 
d'lre un transuuto di questa ]\Ienioria , tutta concisione , 
tutta cbiarezza , cosi dopo aver fatto noto lo scopo del- 
r autore , mandiamo il lettore a leggerla per intero nel 
libro die abbiamo annunziato. 

Nella seconda Mem<n'ia vien data una Nuovn formola 
idrometrira del srs;. Ey'e'yve.in confermata con diverse spe- 
rienze fituc ia ItalUi e corredata d' una tavola per facili' 
tarne I' uso. 



RicERCHE geomeTriciie ecc. 233 

L' acqna nella discesa pel" gli alvei de' fiimii die souo 
per lo piii altrettanti jjiaiii incliaati all' orizzonte , acqui- 
sta qnalche giado di velocua , la quale , atteso le resi- 
steiize che Tacqua nel siio moto incontra , bea presto si 
riiluce ad essere eqnabile. GV idraulici pertanlo si sono 
posti a stiuliare j^rincipalinente questo stato ordinavio dei 
fiiinii , tentaiido di scoprire qual sia il giado di velocita 
equabile dell' acqua in un Hume di data lig:ura e penden- 
za ^ e siccome la teorica non si p -estava alia soluzione di 
ques'o proljlema cosi essi si sono riv^olti a rinvenirla 
coir esperienza misurando la velocita media in molte cor- 
renti di vnria sezione e peiidenza , per poscia ricavarne 
una formola atta a i-appresentare i risultanieuti delle spe- 
rienze fatte, e discopiire in tal n)odo per cpiesta via, 
quantunque indiretta , la legge delle resistenze che fre- 
nano e riducono all' equabiliia la corrente dell' acqun. Le 
formole diDubuat, di Girard e di Prony dedotte da espe- 
rinienti fatti in piccoli canali lasciano dubliio se possano 
applicarsi alle sezioni de' grandi canali e de' liimii ; per- 
iodic il professore Venturoli desidera tuttavia , a mag- 
gior illustrazime di questo iuipoitante e principal proltle- 
ma della scienza idromerrica , una serie di ossenazionL ben 
fatte siii tratti j>iu regolari ed unformi di varie correnti , 
ove si notassero acairatamenw le dimensioni dell' aiveo , la 
sua pendenza e la velocita media. 

II sig. Eytebvein pertanto raccogliendo le sperienze fatte 
in grande dagl' ingegneri Brunines, Funk e Woltmann sul 
Reno di Germania , sul Weser e sui va j canali di scolo , 
ed aggiungendovi quelle di Dubuat, Im dedotta una formola 
pill atta per avventuia a sciogliere dei prolilemi georaetrici 
che quelle di Dubuat, Girard e Prony, siccome includente 
una grandissima varieta d' accidenti. Gl' ingegneri itaiiaai 
poi nel riportare la serie delle sperienze da cui I'idraulico 
prussiano dedusse la sua formola, v' hanno acigiunto altri 
sperimenti di simil genere fatti in Italia dai geonietri Bi- 
done e Bonati , e dai professori ed allievi della scuola 
pontilicia degl ingegneri. La tal modo moltiplicando le prove 
si verra sempre piii a confern^are 1' esattezza della formola, 
o a modificarla dove s' incontrassero ditFerenze di rilievo. 
La fonnola uientovata e la seguente : 

« = — c,oo338375g -+- j/ i,o,oocoii45g* -*- 278,899 D cos. s) 



284 RICERCHE GEOMETRICHE 

in cui D e il i'agj;;io medio, cioe I'area della sezione di- 
visa pel" quella parte del suo contorno clie resta bagnata 
dall acqua i cos. (p il coseno d' inclinazione dell alveo alia 
verticale ^ g la gravita die si esprime col doppio dello 
spazio che percorre un grave cadendo iiel vuoto durante 
un nnnuto secondo, ed u la velocita media. 

Gr ingegneri italiani poi hanno date una tavola per fa- 
ciliuire I' uso della prefata formola ^ e con alcuni esempj 
lianno indicate come si debba far uso della formola e della 
tavola. In tal modo la scuola degl' ingegneri pontificj ha 
recato molto vantaggio e comodo agl'idraulici italiani e a 
tutte le persone die vengono destinate a trovare la velo- 
cita e la portata d'acqua nei moltiplici canali e fiuuil che 
scorrono iiella nostra penisola. 

La terza Memoria ha per titolo : Applicazioni di geometria 
descrittiva ad alcuni punti della scienza degt ingegneri di 
Carlo Sereni, ingegnere e professore di geometria descrittiva 
nella scuola degt ingegneri pontificj. In essa si trattano e 
si considerano , sotto il rapporto di cio che pub recare 
vantaggio alia scienza dell' ingegnere , V iperboloide ed il 
paraboloide. 

Lo scritto che segue e intitolato : Sperienza per misurare 
la quantitd d' acqua corrente nel Tevere riferita da Bonaven- 
tura Benetti, ingegnere pom fficio e professore d' idrometria 
nella, scuola degC ingegneri. Nel fascicolo pubblicato lo scorso 
anno ris^uardante le ricerche matematiche e le operazioni 
fatte dalia scuola pontificia degl' ingegneri, delle quali ab- 
biamo fatto cenno nel vol. XX, pag. 423 di questa Bi- 
blioteca, si contengono delle sperienze istituite sul Po si- 
mili a quelle che ora si pubblicano fatte sul Tevere. II 
sig. Benetti nella relazione di queste sperienze fa cono- 
scere primieramente le indagini preliminari fatte per sce- 
gliere il luogo opportune, e i preparativi dell'esperienza; in 
secondo luogo descrive il modo praticato nel fare 1' espe- 
rienza; finalmente espone la maniera tenuta nel calcolarne i 
risultamenti. II rapporto e fatto in maniera che puo servire 
di norma a chi voglia istituire dei simili sperimenti o ese- 
guire delle somiglianti operazioni idrauliche. Dal niede- 
•simo si ricava che il fiume Tevere , essendo il suo pelo 
metri 0,73 sopra il punto della massima magra , aveva 
una portata, nel giorno e nel luogo in cui si fece la spe- 
rienza, di metri cubi 344,0584 ad ogni miiiuto secondo. 



ED IDROMETRICHE ecC. a35 

e una velocita tale da percorrere metri i,ii5 pure in un 
niinuto secondo. 

Cliiudono questo fascicolo alcune altezze sopra U pelo 
basso del mare di alcuni punti degli acquedotd romani e di 
altri luoghi dcllo Stato ecclesiastico , levate con osservazioni 
barometriclte comemporunce, 

Noi terminianio questo cenno su quanto e contenuto 
nel presente opuscolo , dando la dovuta lode alio stampa- 
tore per la chiarezza e per la giustezza che spiccano 
nella composizione tipografica delle cifre numeriche ed 
algebraiche. Sappiamo clie il sig. Giusti , stampatore e fon- 
ditore nello stesso tempo, ha rivolto le sue cure a per- 
fezionare la stanipa dei libri di matematica ; di fatto ne 
abbiamo una prova anche nella Meccajdca ed idraulica del 
professore Venruroli : nel Trattato degli argini di terra e 
nelle Annotazioni alia delta meccanica A f\ professore Bordoni 
e in varie altre opere di simil genere. Faccianio quindi 
plauso al divisaniento p''eso dal sig. Giusti, onde perfezio- 
nare T arte della stampa per una scienza che ora si e 
resa tanto universale ! 

M. , 



k 



236 



APPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 



Ras<:es,na bihllograflca delle migliorl opere stampate in 
Parigi ed in altre cittd della Francia uel mese di 
settembre 1822. 



N. 



I EL mese di settembre 1822 si sono pubblicate 367. 
bpere nuove. 

Teologia, Ftlosofia, Morale, Educazione. 

Sermons de f. P. Richard chanoine de I'eglise de Paris , 
predicateur ordinaire du Roi. 4 vol. in 12. Portrait { Le- 
clerc ), \^ fr. 

( II sig. Richard ex-gesnita , nato a Belfort il 7 dl feb- 
brajo 1743, mori a Parigi il 29 di settembre 18 o. I 
snoi Sernioni meritano d' essere segregati dalla nioltitudine 
delle opere di questo genere. Morale evangelica eccellente. ) 

Les desastres de lincredulite et. du Ubertinaze , ou la France 
et prcsque toute VEurope boiilfversee par I'impie philoso- 
phisnie , par Capm as , cure de S. Jacques de Montauban. 
Br. in 8." ( Toulouse. Beilarique ). 

(E clii non sa , essere 1' empieta un disastro?) 



Sur I'origine des qua'ites morales et des facuhes inteUectuel- 
les de I'lioniine , et sur les conditions de leur inanifestauori , 
par F. C. Gall. 2. vol. in 8.° ( L'auteur, rue de Grendle 
S. Germain, ra.° 60 , Bechet /. ) , 14 /''• 
( E quest.1 la migliore esposizione clie si sla fin ora aviita 
della dottrina del donor Gall, bviona in sosLaaza, ma cUe 
fa teniere non forse i suoi allievi, o, per nieglio dire, i 
suoi addettl ( il die certaniente non e tuit' uno ) no.i se 
ne abusino quanto prima, esagerandola e sfigurandola. ) 
Entretiens de mad. de Gerville avec ses enfans :, ouvrage propre 
a piquer la curiosite de la jeunesse studieuse , par GnETitr 
neveu. Vol. in 8.°, 10 figure's ( Besangon , Montarsoio ). 
( Da riguardarsi per uno de' migliori scritti in questo 
genere , dopo le Lettere della signora marcliesa De Lam- 
bert. Colgo qnesta occasione per ispargere alcuni fiori 
sulla tomba del mio illustre amico Gretry , il quale non 
nieno sensitivo nel suo interno, che iagegnoso maestro di 
cappella e filosofo illuminato , aveva in certa maniera 
adottato per suo figliuolo T autore di questa operetta. ) 

POLITICA , ECOKOMIA TOLITJCA. 

Observations sur la Corse , par M. le baron de Beaumoivt 
sous-prefet de I'arrondissement de Calvi. Vol. in 8.° ( Pe- 
licier ) •> fr. 3. 5o. 

( Notizie locali preziose. II sig. barone di Beaumont, 
dotato di grandissimo accorgimento , si da qui a conoscere 
per esattlssimo osservatore. ) 

Rapports et comptes rendus , lus dans I'assemhlee generale 
de la Societe philanthropique \." juin 1822. Br. in 8.' 
( Baron , rue des petits Augustins , n." 20 ) , fr. i. So. 
( Tutte le persone sensate e sensitive debbono avere ia 
gran pregio 1' unione che noi chiamiamo Societa filantropica: 
essa e perfettamente composta ; fa del bene , e il fa co- 
me si dee farlo : in silenzio. ) 

ISTORIA. 

Cartes chronologiques de Fliiscoire universeUe depuis les terns 
les plus recules jusqu'a la fin de 1021 , par O. A. Pedroa'i, 
ancien eleve de I'ecole poly technique ; quatre tableaux in. 
folio ( Bordeaux. L'auteur ). 
( Sono quadri in certo modo sinottici ed esattissimi. Le 

armadure deiristoria, se cosi posso espriiuermi , sono 



u38 APPENDICE 

utili in quanto servono di guida e di sostegno alia me- 
moria , e ti risparniiano uii nioado di ricerche : io aiuo 
assai assai le opere die mi fanno guadagnar tempo , ma noa 
gia quelle che tendono a dar troppa facilita aa;li alunni 
ed agli scrittori ;, perclie chi vuol beii sapere , bisogna die 
si procacci 1' istruzione coUa fatica. Lo studio e uua con- 
quista , non gia uii prendere possesso. ) 

Precis historique de la guerre des Tares contre les Perses 

depuis I'annee 1769 jusqu'd I'annee T774, tire des annales 

de i'historien tiirc Vassif Effendi, par P. A. CoussrN de 

Perceval , professeur d'arabe vulgaire a I'ecole royale des 

langues orientales vivantes. Vol. in 8 ." ( Lenorment ), ^. fr. 

( Pezzo prezioso per T istoria. II sig. Ceussin , mio coa- 

fratello , non pure e valente orientalista , ma possiede co- 

gnizioni astronomidie le quali lo hanno posto in grado 

d' aiTicchire 1" astrononiia di cio che gli autori arabi la- 

sciarono scritto sopra questo argomento; cosa inestimabile 

per r istoria della scienza, ) 

Supplement aux histoires de Bossuet et de Feaelon composees 
par M. le cardinal de Bovsset :, oil les texr.es cites dans 
ces histoires sont retablis dans leiir integrite , et les faits 
replaces dan<! leur ordre convenable , par M. Tabareaux. 
Vol. in 8 .° ( Delestre Boulage ) ;, 6 fr. 

Vie de Bossuet par A. J. C. de S. Prosper , auteur de 
I'Observateur au XIX siecle , etc. Br. in 12.° de 48 pages 
( Le Norniant ). 

( Quest' ultima opera fa parte della Bibliotheque des 
Classiques , Dieu-donne ; e al pari della precedeiite io la 
tengo essenzialmente necessaria a quelli die posseggono le 
opere del celebre vescovo di Meaux, ch' io reputo T aquila 
del pulpito , non gia uno de*" padri dell' istoria. Ma torse 
ho il torto. ) 

VlAGGI. 

Des castes de I'Inde , ou Lettres sur les Hindous a I'occasion 
de la tragedie du Puria de M. Casimir de la Vigne , par 
Joseph ancien corsaire. In 8.° (P. Corneille , rue de la 
Feuillade ., n.° 4), 3 fr. 
( M' e parso da coUocare quest' opera nella categoria 

de' Viaggif perche il nostro dotto orientalista sig. Laagles 



PARTE STRA.NIERA. 261^ 

vi ha utiito varie osservazioai sul viaggio di Tone uel 

paese de' Matrates , e certe Note interessantissiiiie sui 

viaggi deir India , a cui allude il sig. Casiaiiro de la Vi- 
gue iiella sua tragedia. ) 

S C I E N Z E. 

BOTANICA , ECONOMIA RURALE. 

Notice sur une iLOuvelle plante de la fainille des rosacees , 
employee avec le plus grand succes en Ahyssinie contre le 
tasata , et apportee de Constantinople par Bbayer , docteur 
era medecine. Br. in 8.° Planche ( Veuve Agasse ). 

( Fin qui non s'era considerate qual I'imedio specifiro 
contro ia tenia, fuorche quello del ginevrino NoufFre , la 
cui composizione per altro e solo conosciuta da certi spe- 
ziali. lo pero credo die la si trovi esposta nella Medicina 
domestica del Buchan, come v' e pure insegnata la com- 
posizione delle polveri di James. A ogni modo la scoperta 
d"" un vegetaljile avente la vhtii di distruggere questa hrutta 
malattia , sarebbe inapprezzabile. Intanto e d' uopo aspet- 
tar la sanzione dell' esperienza. ) 

La maison de campagne , par mad. Aglae Adanson. 3 vol. 
in 1 8 ." ( Audot ) , 6 fr. 

( Questi tre volumi fanno parte dell' interessante colle- 
zione intitolata Encyclopedic des Domes. La signora Adan- 
son , vedova del mio ottimo confratello Adanson autore 
del Viaggio al Senegal e della. Famiglia delle piante , e donnsi 
fornita di caiattei"e forte , di molto spiiiio , e in somma 
d" un njerito poco comune. ) 

Belle arti. 

Memoire sur la reconstruction de la couple de la Halle au 
bled de Paris par J. Rondelet, arcliitecte. Br. in 8.°, ornee 
de 5 planches (^L'auteur , inclos du Pantheon). 

( Benche nella brochure del sig. Rondelet non si tratti 
che d' un nionumento di Parigi , mi pare nondimeno die 
quest' opuscolo sia d' una utilita generale. Di fatto , oltre 
air esatta descrizione della magnitica cupola del Mercato 
de grani , vi si trovano ancora delle osservazioni suUe 
gran volte del medesimo genere e sulle materie piii ac- 
conce alia loro costruzione , suUa grossezza che si ha a 



240 AVPENBICt; 

tlare alle lor parti clifFprenti , e sui mezzi da impiegarsi 
per eseguirle soliilaineiite in pietra viva od in mattoni , 
in legno od in ferro. L' A. terniina la sua dissertazione 
con un calcolo delle spese che ricliieder potrebbe clascuiia 
di queste nianiere di costruzione. 

Belle lettere , Poesta , Miscellanee. 

(Euvres completes de Gilbert , publiees pour la premiere fois 
avec les corrections de I'autenr et les variant.es accompa- 
gnees de notes litteraires et historiques. Vol. in 8.° orne d'un 
portrait, de quatre figures et d'un facsimile (^ Dalibon ), 
12, fr. — Idem grand papier velin , 3o fr. — Idem 
fig. sur papier de la Chine , So fr. • — Idem figures dou- 
bles et eaux fortes , 60 fr. — Idem exemplaire unique 
sur papier grand raisin de Chine avec les desseins ori- 
ginaux , iSoo fr. 

( Noi possedevamo gia pavecdiie edizioni di questo au- 
tore. La presente e seiiza dubbio la piii coiiiniuta „ anzi 
r iinica cbe sia compiuta. Dei I'esto, io bo letto con at- 
tenzione le poesie del Gilbert: egli aveva estro , impeto, 
vena; tuttavia non mi so I'ecare a considerarlo per clas- 
sico; e pero non bo potnto, per questo rispetto, cavarne 
alcun passo da citare nel mio DizLonario grammaticale ra- 
gionato della lingua francese , intorno a cui mi sto occu- 
pando gia da 44 anni. ) 

La renaissance des lettres et des arts sous Francois /, poeme 
par T. Boniface Saintine. Br. in 4.° ( F. Didot ) , 
fr. I. a5. 

Idem Ode par M. Ed. Mennechet. Br. in 4° ( F. Didot. ) , 
fr, I. 2S. 

( Questi dne pezzi dl poesia sono stati coronati in co- 
mune del premio aggiudicato dairAccadetiiia fnmcese nella 
sua seduta del 2.5 d" agosto 1822.) 

Le denouement des medecins frangais et des sixurs de S. Ca- 
mille , poeme qui a remporte le prix extraordinaire de poesie 
fonde par le roi , et decerne par I'Academie francaise , 
par Edouard Allets. Br. in 4.° {F. Did't), fr. i. 26. 

Idem poeme qui a obtenu le premier accessit , par Victor 
Chavvet. Br. in 8." { Dondey Diipre ) , 1 fr. 



PARTE STRA.NIERA.. 24 1 

Idem poeme qui a obtenu une mentioa honorable , par M. 

Gaulmieb. Br. in 8.° ( Everert ), i fr. 
Idem poeme par inad. Dufoenoy. Br. in 8." ( Delaimay 

Emery ) , 1 fr. 
Idem par 31. Constant Berrier. Br. in 8." {^Delaunxvy), i fr. 

( ^*gg^ ^on piacere questa graiide concorrenza , e , se 
cosi m' e lecito espjiuienni , qnesto conflitto di buon suc- 
cesso. Noi annunziainmo gia in altro fascicolo uii poeiiia 
sul medesinio sogi^ctto , composto da madamigella Delpine 
Gay, la quale appeua lia tocco raiino i8.° dell" eta sua. ) 

Eloge de Lesage , par M. Patin. Br. in 4.° (J. Didot), 

zfr. 
Idem par M. Malitouejve. Br. in 4.° ( F. Didot ) , 2 fr. 

( Quest! scritti otteiinero in comune il premio d' elo- 
quenza aggiudicato dall' Accademia francese. ) 

Les petits hommes , ou recueil d'anecdotes sur les hommes 
de petite stature qui se sont fait un nom par leurs ver~ 
tiis , leurs talens , etc., suivi de i'eloge de la petitesse 
dans les diverses objets de la creation et dans les chefs 
d'lxui^res de I'art. 2. iol. in 12 ( Pigoreai ) , 6 fr. 

( L' autore di questa leggiadra operetta , dove trovi a 
un tratto e spirito , e brio , e grazia saporita , e facilita 
di verseggiare , ed amabile erudizione, e pastore d' un 
comune situato in una valle deliziosa a 2.5 leglie da Pa- 
rigi , dove il nostro corrispondente va qualcbe volta a 
respirare e lavorare in pace, allorche i suoi doveri d' Ac- 
cadeiuico gli permettono d" abbandonare la capitale. Egli e 
per questa ragione senza dubbio clie T estensore delle pre- 
senti uotizie bibliogi-alicbe diede alia sua raccolta di No- 
velle il titolo di Racconti del vecchio eremita della va le 
di * * '^ (3 vol. in 1 2.°), i quali racconti sono sclierzi 
spiritosissimi , accorapagnati pero da una certa bonarieta 
e da una specie di lilosofia maliziosetta che punto non 
pregiudica alia ricerca dclla verita. Anclie rideado si puo 
difendere e favorire gl' interessi della ragione. Ma ritor- 
niamo al sig. ***: questo rispettabile pastore, clie adem- 
pie con religiosissima pitntualita tutti i doveri del suo 
stato , e clie in una conversazione sa essere cosi unialjile 
come un uomo di mo;ido e di buoaa compagnia, e egli 
Bibl. Ital. T. XX VI 11. 16 



343 A V P E N D I C.E 

jnedesimo di statura piccola piccolissima : la sommita del 
guo capo s' innalza a mala pena uji cinque o sei polllci 
sopra r altezza d' un camminetto da sala. Nel suo libro 
cgli passa a rassegna gli iiomini piil celebri de' tempi aa- 
tichi e moderni che furono notabili per la picciolezza 
della loro statura, e in vero ci si trovano de' nomi illu- 
stri. Ill somma per essere ammesso in questa biografia di 
TVIii'midoni , bisogna essere picciolo di corpo , e gigante 
d' ingegno , od aver acquistato fama nelle scienze , nell' arti 
liberali e nell' arti utili, ) 

Teatro. 

Si sono rappresentate o stampate, nel mese di settem- 
bre, diciassette coniposizioni teatrali, cioe una commedia, 
un' opera comica , dodici vaudevilles , e tre melodramaii o 
pantomime. lo non rammentero che le seguenti: 

Les quatre ages , comedw en cinq actes et en vers , par 

M. Merville , representee sur le premier tliedtre frangais , 

in 8.° (^ Rue Montniartre , n.° la, Barba), 3 fr. 

( Noi siara gia debitor! al signor Merville di pareccliie 

composizioni teatrali , e fra 1' altre della Famille Glinet , 

commedia che ottenne un successo assai luminoso. Nella 

commedia citata di sopra ( Les quatre ages ) si trova molto 

spirito : del resto lautore non tolse nulla dall' opera pub- 

blicata col medesinio titolo dall" esteusore delle presenti 

notizie , gia da due o tre anni , e la cui traduzione ita- 

liana si vetide dal iiostro tipografo Vincenzo Ferrario. ) 

Le solitaire , opera comique en trois actes , paroles de 

M. Planabd , musique de M. le chevalier Carafa , repre- 

sente sur le theatre de V opera comique , m 8.° ( Mad. 

Huet ) , /. a. So. 

( Quest' opca comica e tratta dal romanzo del signor 
d'Arliiicourt , che ebbe aon diro gia un brillante successo, 
ma un successo ributtante. E per verita simili componi- 
menti faano ricordare quella coUezione di bizzarre scol- 
ture , di mostri , di volli di donna collocati sopra artigli 
di sparviere ecc. , con cui un signore siciliano ( per quanto 
accerta 1' iiiglese Brydoue ) avea formato una galleria nel 
suo palagio. II Dio del gusto fulmina di giusto anatema 
le si fatte produzioni , parti mostruosi d' una fantasia de- 
lirante e dello spirito di partito. ) 



PARTE STRANIERA. ^43 

Un coin du tableau , Vaudeville en un acte a f occasion de 
la fete du Roi par Mess. Desaugier, Letovrnel et Aug. 
DE CouRCHANT , in 8.° (^Boucher), fr. i. 26. 

( Componiraento come dicono di circostanza , ingegao- 
sissinio. ) 

Le zodiaque de Paris, a propos du zodiaque de Denderah, 
Vaudeville en un note par Theaulon , Ferdinand et 
Brisset , represente sur le tlieatre du gymnase , in S." 
( Duvernois Sedille) , fr. i. So. 

( II zodiaco di Denderah per frontispizio d' un Vaude- 
ville ! Che direbbero i gravi moaarchi dell' antico 

Egitto se tornassero per un istante ad abitare il nostro 
nuovo uiondo ? Eli I sorriderebbero , siccome fanno tutti 
i veri saggi. ) 

Un mois apres la noce , ou le mariage par inVeret , Vaude- 
ville en un acte par MM. Menissier et Ernest i?.***, 
in 8." { Duvernoi ) , f. 1. So. 

(Questo componimento mi fa risovvenire d' una vaghis- 
sima commediola che vidi altie volte in Inghilterra , inti- 
tolata Trois semaines apres le mariage. Un garzone ed una 
donzella si sono sposati per amore^ sarebbero morti d' af- 
fanno se altri avesse impedito il lore matrimonio ; e tre 
settimane dopo le nozze , prima della fine della luna di 
zucchero , s' apre la scena con un" altercazione la piii ro- 
niorosa che mai: i due giovani sposi entrano precipitosa- 
mente , si strapazzano , ecc. , e avanti che termini 1' ul- 
timo atto , dopo d' aver ciascuno spezzato tutti i mobili 
che vengono loro alle mani , si gettano il candelliere in 
faccia. Oh I e ben duro 1' andar a cercare cosi triste ve- 
rita al Vaudeville. ) 

Le lepreux de la vallee d''Aoste , melodramme en trois actes 
par Mess. Hyacinte d'AuBfCNY et Merle , represente sur 
le tfiedtre de la parte S. Martin, in 8." ( /. Esneaux , 
Barba ) , i fr. 

( Forse i nostri lettori si ricorderanno del piccolo ro- 
manzo del Leproso della valle d'Aosta: v' ha ben poche 
situazioni piu comnioventi e che dimostrino al cuore ed 
alia ragione quanto mai un uomo , segregato dalla societa , 
Bolitario , pvivato della dolcezza di comunicare con altri 



244 Appendice 

i suoi pensierl, e neirimpossibilita d'avere il conforto d' a- 
niare , sarehbe iafelice e stance del peso della sua esi- 
stenza. ) 

ROMANZI. 

Tra gli undici romanzi pubblicati nel mese di settembre 
non faro menzione die de' scguenti : 

Les milles et une ruiits , corUes arabes traduits en frangais 
par Q ALL AND; nouvelle edition inS.", torn, premier {Eue 
Montniartre , n." 121), fr. 6. — Idem papier velin sa- 
line, fr. 12. — Idem grand raisin velin , fr. ao. 

( Questa novella edizione , la quale formera 7 volunii 
oruati di 2 1 figure , e acconipagnata di note e accresciuta 
di parecchi raccouti che non erano stati per ancora tra- 
dotti. L' eiUtore sig, Gautier approfitto delle correzioni e 
delle aggiunte che furono fatte nella traduzione iiiglese di 
questo ronianzo , pubblicata gia da qualche tempo a Londra.) 

La soeur de S. Camille , ou la paste de Barcellone , romans 
historique par M. le chevalier de Propiac. Vol. a in la 
( Golet ) , 6 fr. 

( Quadro gradevolissimo : e inutile il parlare dell' ese- 
cuzione. ) 

SOTTO I TORCHI, 

Memoires inedites du cardinal de Richelieu ( Foucault ). 

( Queste Memorie formeranno nove o dieci volumi in 8.', 
che verranno pubblicati a due volumi alia volta pel prezza 
4i fr. la. ) 



P\RTE ITALIANS. 346 



PARTE II. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIANE. 



Discorso del sig. cavaliere abate don A-rgelo Cesaris, 
piimo astronomo d^lt I. R. Osservatorio , membro 
delV I. R. Isdtuto di scienze , lettere ed artl , letto 
ia occasione della solenne distribuzione de premj 
flT indastiia segidta il gloriio 4 ottobre 1822 nel- 
V I. R. Palazzo delle scienze e delle ard in Milano. 

Jfi-unEi si dissero que' tempi e felici quelle contvade in cui 
r a^ricoltura , le arti , le scienze erano nobilitate dagli onori, 
auiuiate dai preiuj , promcsse dalle opere e dagli eseiii)!! : quando 
r allnro che nel trionfo aveva coronato il Console vittorioso era 
poi destinato ad ornaniento delParatro: quando le arti meccani- 
che associate alle arti belle offrivano colla paluia al vincitore 
Dfir aringo olimpico o 1' armatura o il tripode o il tappeto , penso 
non vile delle antiche Penelopi : quando il geometra era chia- 
inato a salvare la patvia , e il genio di Archiniede col non fa- 
voloso incendio distruggeva le navi nemiclie : quando in somma 
e dove le arti utili e le utili soienze fiorivano intese tutte al 
pubblico bene , aurei si dicevano i tempi e ft-lici i popoli. 

Ma perche poi solo niagnificare i cosrunii altrui ed i secoli 
che piii non sono , e non essere elnceri ed equi nell' apprezzare 
i nostri ' I fonti della pubblica ricchezza e del privato bea es- 
sere scatunscono quasi spontanei in questo suolo dalia natura 
lavorito , e sono derivati sovr' esso con tale larga vena dalla be- 
nelica mano che ci regge , ctie noi di noi soli ci dobbiamo mara- 
vigliare di essere ebri di una felicita strauiera e di essere in- 
differenti alia propria. 

La quantita e la qualita delle produzioni prime , il che n- 
guarda il suolo; la conversione delle medesime per gli usi della 
societa , il che riguarda le arti; V opportunita de' mezzi per ac- 
crescere le une e perfezionare le altre , il che riguarda le scienze, 
sono i notissinii elementi dell' opulenza dello Stato e del co- 
luodo del cittadino. 

Stendasi ora V occhio dall' alpe al mare , e* nella iniubre pia- 
nura si contempli da prima il prato che annualmente quattro e 
cinque volte ripi'oduce alia falce nuovi foraggi. Pascolaao la essQ 



a^.6 APPENDICK 

nunierose nianrh-e , cura e riccbezza di Pale , clie ogni giorno 
a noi presenta i pingui suoi doni , ed al navigatore degli alti 
man serba il cibo incorrotto e gi-ato nello scelto forinaggio di 
esportazione. Alia prnnavera qui la terra si amnianta del lino , e 
la vaste pianure acquosi s' inrrespano dalT aura die feconda il 
candido riso. Indi biondeggiano soprabbondanti al bisogno dell' a- 
bitatore le spiclie, che cedono il luogo alle seconde speranze 
del contadlno nei grani ininutt ; ed il rubicondo autiinno cbiude 
r anno canipestre fra i tini vaporosi e ridondanti della ven- 
demmia. 

Principalissinia per noi e la produzione della seta, che dal 
baco divenutu indigeno ci si prepara a graode dovizia, e che 
cominciando dall' uovo clie si schiude fino al drappo che si stacca 
dal telajo , occupa ed alimenta centomila persone : produzione 
assai ricercata dallo straniero , che la ricambia colle derrate co- 
loniali e coll' ore contante, valevole a sostenere gl' ioipegni e 
lo splendore dello Stato. 

A ronipere 1' impeto de' venti provida la natura corono la lom- 
barda valle di eccelsi njouti, de' quali copri il dorso coi frut- 
tifei'i castagneti e con alberi d' ogni sorta alto-crescenti all' uopo 
delle fabbriche e di altri nsi della societa. Dalle ciine nevose 
di que' uionti essa derive le acque nel Verbano , nel Lario , nel 
Benaco , donde rovesciano le urne il Ticino , 1' Adda, il Mincio ; 
laghi e fiumi che collocati nella piii vautaggiosa posizione , con 
altri minori servouo benefici alia pescagione , all' inaffianiento , 
alia Bavigazione. In que' monti essa prepare in ricchi filoni la 
itiini«ra del ferro , che sotto i colpi degli affuuiicati Brouti e 
Steropi fa risonare ed ardere le fucine di Dongo e di Lecco, e 
le berganiasche e le bresciane. Dall' opposta parte la natura me- 
desinia mduro coi secoli il quarzoso nngliarolo, specie di gra- 
nito emulo dell' orientale , per cui va superba Milano di niille 
tublinii cnlonne. Di la non lungi essa apri le cave marmoree 
della Candida Gandolia, clie fa inarcare le ciglia dello stupefatto 
forestiero innanzi alia mole iiuniensa ed ai lavori niaravigliosi del 
nostro tempio niassinio; e quelle apri del calcare arenano , molle 
air opera, denso e resistente all' intemperie ; ed altre siiuilmente di 
marmi nni e lucidissimi che forniano T ornamento delle nostre sale 
e delle nostre cliiese. ludi sccndendo nelie sottoposte valli, si com- 
piacque di vedervi nuovo ospite 1' ispano ariete , e con esse mi- 
gliorate le greggie lanute. In fine ridente si vagheggio nelle cir- 
costanti colhne , donde , sbandite le nebbie , fece spirare 1' aria piii 
pura e piii salubre, e tr« i variati ordini delle viti e de' gelsi in 
ogni luogo accoppio 1' utile al delizioso. Ecco , o sigiiori, un ab- 
bozzo dei prodotti primi di questo suolo ; ecco il cauipo in cui 
e dato a ciascuno di scavare il suo tesoro. 

Alia fecondita della natura ne' suoi doni onginali non fu nieno 
corrispondente la nostra mdustria uelle arti e nel conimeroio , 
teconda sorgente della ricchezza delle nazioni , senza la quale 



PARTE ITALIAN*. 24^' 

la prima stagnerebbe corrotfa e sconosciuta. Tra le arti utili pre-: 
cede ])er distinti riguardi I' agricoltura ; agricoltura presso noi 
Cosi fiorente , che in poclii paeit essa trovasi uguagliata e forse 
in nessunD superata. Noi in vero non funinio corrivi a tutte le 
novira de' gioniali georgolili, a^. adottammo struinentl rurali e 
niaochine da ainiairarsi piurtosfo in luodello nei gabiaetti , die 
da porsi in luano de' coiitadini. Non ci rifiutamiiio pero a qiiei 
ritrovanienti die prmcipalaiente venivano coniniendati dall' utile 
sempliciia Noi femm ' plaiiso alia coltiira del solauo esculcnto , 
volgarnienre derro ponio di terra , al miglioramento della pasto- 
rizia , alia jiioltiplicaiione di begli alberi esotici, de' ([uali ci 
fece dono, dopo il suo viaggio di America, im illustre nostro 
concittadino e collega. Sotto la direzione di liii si fornio il vi- 
vajo di scelte pianticelle fruttifere da distribuirsi ai coltivatori 
delle vigne e de'giardini, e la nostra Pomona abbondo di piii 
sani e piii saporiti prodotti. Si accrebbe da per tutto la piantagione 
de' gelsi , e dove la temperatura del luogo gli amniise , anche 
quella degli ulivi. S" introdussero viti delle qualita piii pregiate ; 
r enologia fu richiamata a 'giusli uietodi, e i nostri vini , buoni 
altronde e salubri, riuscirono niigliori , ed alcuni spumarono ge- 
nerosi e brillanti ed emuli de' forestieri, 

Ma la circostanza che sopra le altve favoreggla la nostra agri- 
coltura e quella della irrigazione e del magistero col quale quat- 
rro gran fiunii , 1' Adda , il Ticino , 1' Oglio e il Mincio , per 
mezzo di artefatti canah e di mille minori emissarj , a guisa di 
grande sistema arterioso e venoso , si diffondono a dare vege- 
tazione alle insubri campague , servendo del pari all' interesse 
del privato che al vantaggio del pubblico erario. 

Ora passando ad altre arti , io non diro cio die sarebbe pro- 
sontuoso e ridicolo , che le nostre nianifatture nell' anipiezza e 
uella perfezione possano pareggiarsi a quelle della Senna e del 
Tamigi ; pure diro che un celebre Francese , il signer Lalande , 
nel suo viaggio d'l'alia riferisce di avere visitato a Milauo la 
gia fiorente fabbrica dei velluti, la quale ne aveva fornito alia 
Corte stpssa di Versailles : diro che la manifattura di tirare 1' oro 
e di prepararlo all' uopo de' trapunti e de' drappi era in talc 
esfitnazionc presso di noi > fino a provoc^rne continuate ricerehe 
dalle celebri fabbriche di Lione ; che le nosrre frange e i no- 
•tri aalloni d' oro e d' argento ornavano il trono e gli apparta- 
menti de' Re e de' magnati di Spagna , colla ([uale ne era at- 
tivissinio il tralTico ; che de' uostri ricami suona ancora-la fama 
col nome della Pellegrmi ; che 1' arte del battiloro era quasi 
privativa della nostra citta e serviva alle dorature in tutta Ita- 
lia; che nostra era e fioren'issiaia quella di lavorare i cristalli 
di monte e le piii fine pietre selciose. 

E come la prosperita delle arti in una naitione a ragione ai 
desume dalle opere di eleganza , di grandezza , di lusso della 
medesima , rivol^icudoci ai tempi andati, trovevemo che IMilaao -, 



248 Al'PENniCE 

al dire di Flinio , era eiiiula di Atcne, era una seconda Roma 
al dire di Ausonio : trovercnio nella storia die sfarzo lunggiore 
non si vide in Italia di quello die spie^arono i regnanti Visconti 
alle nozze dt-Ile loro jiriiioipesse ; di C|nello die spiegarono i 
cittadini IMiIanesi all' inc;resso trionfale delP iiiiperalore Carlo V 
ed al )iaciiico dellaugusta e non iiiai dinienticata Maria Teresa. 
E alcuni di noi ancora possiamo ricordare le niaraviglie della 
iioiupa celebrata nel sidenne trasporto del corpo dell' ottinio tra 
i cittadini e del grande tra i santi , Carlo Borronieo , della quale, 
ponipa conserviamo nionumenti iosigni di riccliezza e di arte 
nelle due colossali statue d' argento che nei giorni pontificali 
adornauo 1' altare nietropolitano , e nei niedaglioni similmente 
d' argento e di alto rdievo che si ammirano in giro nelle pareti 
dello spleudtdo sepolcro del santo. 

Me Tanuoverare le glorie passate dee sniinuire le presenti , 
quando la nostra patria . dopo i disastri delle guerre nel suo 
seno guerreagiate tra Potenze di prime ordine gelose di con- 
gervare o di aggiungere questa gemma alia lore corona, dopo 
Je concussioni de' piu reoenti funesti tempi, pote trarre da se 
Stessa il vigore per conservarsi a migliori speranze e riparare 
le perdite fatte per accrescere con nuovi stabilmienti di benefi- 
cenza e di grandezza quelli die gi;i prima esisievauo, per rin- 
novarsi piu bella e piii maestosa nelle tante fabbriche di rego- 
lare e di bene ornata ardiitettura ; per costruire nel suo giro 
nuovi anipj ponti ; per aprire nuove piazze e strade allargate , 
Jastrlcate, sottratte alia fffusione delle grondaje ; per estendere 
dentro e fuori della citta niagnifici passeggi ouibreggiati dal tu- 
linifero e dal piramidato platano , grato spettacolo nei di festivi 
al popolo frequente , che vi ammira lo splendore degli aperti 
cocfhi trasvolanti, e il brio di galleggianti destrieri , docih al 
freno delle giovani nostre Amazoni. 

Ma codesti pmceri e cotesto lusso , e T inoanto delle notturne 
wene ed i casini di conversazione , ue' quali gareggiano I ele- 
canza e la ricchezza , cedano ad oggetti di piii inqjortante uti- 
]ith. Dico Tampiezza e la soliditi delle strade aperle ai comodi 
riiaegiori del coiuniercio fra le rocce della Spluga e i dirupi della 
Valtellma ; i! nuovo ponte che s' inqione al Ticino , i cauali ,di 
navieazione die da una parte ci uniscono piu da vicino coll" a- 
ruica Germania, dalT altra ci conducono ad abbracciare la rivale 
iin giorno ed ora sorella TAdnaca metropoli : o]iere per la niag- 
cior parte sotto 1 nostri ocdii innalzate o condotte a fine dalla 
Sovrana mumficenza , con lavori di antica mae.sta roniana che 
non hanno a temere net V urto de' fiumi , n^ lo trascorrere dei 
gecoli : opere che tentarono in vano , ne mai videro conipiute i 
no6:ri maggiori. 

No , n n videro essi nemmeno gli edilicj intrapresi con ma- 
gnauimita quasi superiore alle furze private, die per trarre la 
seta ora sorgono in diverse nostre provincie e piu frequenti nella 



PARTE ITALIAN A. St%C) 

belia Bi-ianza , in molti de' quali il vapore calorlfero di una sola 
caldaja riscalda 1' acqua di cento altre disposte negli ampj por- 
tici , dove cento filatrici nel inedesiino tempo svolgono i bozzo- 
li , e dove nulle rocchetti si aggirano per mezzo dei romoreg- 
gianti ingegni ad accoppiarne varianiente ed a torcerne i fili. 
Ne videro essi quelle, clie ova si veggono , insigni macchine 
con grande iadustria e grandissimo dispendio involate alio stra- 
niero g^loso per filare i cotoni e le lane , e portariie alia pei*- 
fezione opere d' ogni fatta ; n^ quella per moltiplicare di un 
getto di spola la tessitura e la varieta delle sioffe e de' nastn : 
ne videro essi le officine di* artefici iniziati ne' rt-tti pvincipj della 
meccanica risplendere di eleganti macchine di astronomia, di 
fisica, di goedesia ; ne videro gli srabiliraenti per la Veterina- 
ria , per T Agraria , per la Cliimica applicata alle arti ; ne i dotti 
del regno uniti in societa per raccogliere le scoperte e verin- 
carle , per dirigere gli artisti , per prestarsi alle mire benefiche 
del Governo , per prouiuovere in cgni modo gli utili studj : ne 
videro , per tutto dire in un solo concetto , non videro la so- 
lennita di quesio giorno e di questa istituzione , in cui Principi 
umanissinii , nei quali risplende la maesta e 1' aniore dell' ottmio 
Sovrano, e i primi ordini dello Stato vengono ad onorare coir au- 
gusta presenza , col sorriso dell' approvazione , colla lode , col 
premio gli artisti e le arti. 

Che se giusti ed ingenui dobbiamo convenire che aicune delle 
nostre manifatture non crescono prosperando in ragione dell' am- 
piezza del loro intraprendimento , se ne puo riconoscere la ca- 
gione nella nioltiplicazione di altre niinori fabbriche , nelle quali 
pero la niancanza di mezzi piii grandiosi per la quantita delle 
opere e compensata dall' emulazioue Bella qualita delle medesi- 
nie. Ma la cagione piu vera e perniciosissima alle una c alle 
altre e quella peste della societa e della morale , il contrabban- 
do ■ quel contrabbando nel commercio che espone V uouio ad 
essere mentitore , falsario , spergiuro ; che defrauda 1' erano del 
Sovrano e rovina gl' interessi dell' onesto negoziante , il quale, 
pagaodo il tributo , nou puo trovarsi in concorreuza de' prezzL 
a fronte del contrabbaudiere. 

Altra cagione egualniente vera e quel lusso irragionevole Tihe 
vuole preferire le merci straniere alle nazioiiali , anche allorchd 
queste non niancano e per gli usi a cui sono destinate non sono 
inferiori a quelle. Splenda la mensa del ricco signore del va- 
sellame lavorato dai nostri argentieri , e gli appartamenti ne 
eieno addobbati de'nostii drappi; sieno i niobili disegnati dagli 
allievi della beneuierita nostra Accademia , e sieno forniati del 
noce , del ciliegio, dell'olmo, del frassino e di altri variamente 
venari nostri legni die non vengono meno al confronto dell'a- 
niericaoo niaogani; sieno ornati dei brouzi gettati e dorati nelle 
nostre officiue : la giovane sposa non isdegni le belle maglie dei 
nosiri telai , e senza pvevenzione e senza nausea mostri il fine 



aSo APTENDICE 

•no gusto nello sregliere i luoi arredi tra Ic patrie manifatture ; 
sia in somnia il lusso ragionevole , 8ia filantropo , e le nostri 
arti fioriranno , e allora le nogtre talc di eeposizione saraano 
ciffollate di ainniiratori generosi , benemeriti degli artisti e della 
prosperity nazionale. 



Estratto del giudizf dell' I. R. Istituto di scienze , 
lettere ed arti per V agf^iadicazioiie deJ premj nel 
concorso delle arti e delV industria nazionale per 
la soleanitd del di 4 ottobre , onomastico di S. M. 
I. R. A. 



X lu copioso e stato !n quest' anno, in confronto dei precedent!, 
il concorso degli artisti e manifattori per la distribuEJone dei 
premj alia nazionale industria acoordati dalla sovrana niunificenza. 
Ansioso 1' I. R. Istituto di scienze, lettere ed arri di corrispon- 
dere alle viste dell' illuminato Governo , ha tenufa la prima delle 
sue adunanze , destrnate a portare giudizio su gli oggetti pre- 
gentati , nel giorno 3 1 dello scorso agosto , e le lia continuate 
nei giorni succe^sivi. L' affluenza degli oggetti niedesimi lo ha 
obbligato ad iinplorare per quest" anno dall' I. R. Governo uii 
aumento al nuniero gtabilito delle niedaglie d' argento die in 
fjuesta golenne giornata si distribuiscono , e trovata avendo una 
graziosa adesione a' suoi suggerimenti , ha potuto fornire all' in- 
dustria ed alle arti incoraggiamenti piu copioai dell' ordinario. 
Si riferiranno qulndi bre^etnente le dersioni sopra i varj og- 
getti portate , dopo maturi esanii , nelle dette adunanze. 

Premj della medaglia d' oro. 

Francesco Viaiide. Essendnsi accordato a questo fabbricante 
neir anno 1820 il preniio della medaglia d' argento per buona 
preparazione di niarrocoliini e pelli niarroochinare ail' uso di 
Ginevra , si riserbo l' Istituto a dichiararlo degno di premio piii 
cogpicuo allorche il sno stabilimento fosse piii esfeso ed in al- 
cune parti pevfezionato Avendo ora il Vianiie adempiute queste 
due condizioni tanto coil' ingrandiuiento della sua fabbrira , die 
e glunta in questi ultimi tempi a lavorare fino ad 800 pelli al 
niese , adoperate con buona riuscita e ricercate dagli artisti cho 
ne fanno il maggiore consumo , quanto coll' avere nugliorate le 
tinture delle pelli medesinie , ed anche qnella piu difficile in 
rosso colla cocciniglia, I' Istituto non ha dubitato di aggiudicar- 
gli il proraesso preniio piii cospiruo. 

Guslielmo Charamonney Mancava alia nostra industria la fab- 
bricazione delle pelli time a diversi colori e col mezzo di una 
vernice elastica resistente al caldo , al freddo ed all' uniido , e 



PARTE ITALIANA. sSl 

Vjon ioggetta a screpolarsi , fatte lucide a speccliio , le quali 
pelli traevansi tutte in addietro da paeai stranieri. 

II sig. Charansonneij ne ha etabilita una nianifattura in grandc, 
c soaiministrando in copia le sue pelli lucide al bisogno de no^ 
8tri operai , ha facto cessare una specie di tribute chc per quest og- 
getto da noi si pagava all'industna straniera. 

Giovanni Ippolito Richard. Egli e questi il priino introduttore 
nel regno ddl' utilissinia macchina, detta alia Jaquard, inser- 
viente alia fabbricazione dei nasiri e df lie stoffe con divevsi di- 
»egni. Non se.lo egli ha fcrnito gran nuniero di queste niacchine 
alle noetre nianifatcure , ma si e studiato altresi di migliorarle 
notabilniente, e le ha portate ad uso piii comedo e piii esteso, 
e dalla proporzione di 5oo lacci fine a quella di 900 , con che 
egli ha grandementc contribuito ai progressi dell' indusuia na- 
zionale. 

Gloachino Alherti. Questo artista aveva presentato al concorso 
deir anno 1820 un orologio col pendolo a mezzo secondo di 
una coetruzione diversa dalle conogciute , ed ottenuto quindi il 
preniio delia medaglia d' argento per la novita del pensiero c 
per r eleganza del lavoro , coUa promessa di premio maggiore 
se un orologio da esso costrutto sul niedesinio principio ed ap- 
plicato agli usi dell' astronomia avesse corrisposto colla neces^ 
saria esatrezza alle prove che fatte si sarebbero in questo I. R. 
Osservatorio. Nell' orologio sperinientato si riconohbe per lungo 
periodo un andamento tanto regolare , clie maggiore non tro- 
■vossi Del pendolo di Arnold, reputato il piu esattn dell' osser- 
vatorio niedesinio. L' Alberti ha anche il nierito di avere por- 
tato a compiniento altro orologio ingegnosissimo , lasciato im- 
perfetto dal defunto oriolajo Brambilla. 

Pietro Baragiola. Avendo il Baragiola osservato che la scarsa 
ricerca delle stofiEe di seta lisce aveva private di lavoro e ridotto 
quasi alia niendicita gran numero dei tessitori di Como , eve 
quest' arte principalinente fioriva, comincio dal procurarsi dall' in- 
troduttore Richard due maccliine alia Jacquard, e quindi ne, fece 
costruire egli stesso altre quindici, facilitandone aitresi ingegno- 
•amente 1' uso ed estendendone Tapplicazione ai generi di stoffe 
piu ricercati nel traflfico colle straniere provineie. Egli ha pure 
stabilito un nuovo incannatojo , col quale g' incanna al tempo 
stesso la seta e si svolge per I'orditojo con vantageio nella 
qualita del lavoro e risparmio di tempo e di fatica. Oltre i te- 
lai alia Jacquard., molti altri egli ne ha stabiliti anche fuori 
della sua fabbrica , cosicche rianiuiando il commercio colla Po- 
lorya , colla Russia e col Levante , egli ha ricondotto 1' attivitii 
m questo ramo d' industria e la progperita in questo genere di 
traflfico nella suap.itiia; ne ha pure obbliato d'istituire una spe- 
cie di scuela pei ginvani lavoratori con grandissimo Tantaggi* 
di quella popola^ione. 



3.52 APPENDICE 

PniiMJ BELLA MEDAGLIA d' AKGENTO. 

Felice Biffl. Dopo una serie di replicati tentativi , queato cli- 
ligente artefice e riuscito a tisnere il corone in colore pavo- 
nazzo ed in colore oaff^ cariC" , I' uno e Taltro assai riceroatj 
dai fahbricatori , e resistenti 1' uno e V altro alia soliizione bol- 
leute del sapone, al liscivio di potassi ed al sugo di limoni 
pure bollente. 

Giuseppa Mul/er. I cartoni presentati al concorso , di una 
grandezza noii ordinaria che non si ottiene generalmente dalle 
cartiere , possono riuscire di grande vanraggio a diverse arti e 
manifatture La Muller ne ha stabdita una fabbrica in Milano, 
dove si eseguiscono con grande facilita , si possono forniare an- 
che di maggiore diniengione e di qualuntjue spessezza, e si ven- 
dono a prezzo assai niinore di cpiello che richiedevasi per 1' acqui- 
sto de' cartoni di considerabile dimensione provenienti dalla 
Francia e diUa Svizzera. 

Felice Bosiz. Ottenne questi nel concorso dell' anno 1820 il 
premio della meiizinne onnrevole per paiTiicclie di nuova co- 
struzione e di lodeviile lavoro. Ha era egii presentato non solo 
una nuova stoffa a foggia di rete per la fonnazione delle par- 
rucche e dei cosi detti frondni , che ne rende T uso assai piii 
comodo, ma anche dei ricci di seta tinti imitanti 1 capelli na- 
tural!. 

Paolo Vboldi. Questo laborioso fabbricatore di niaglie riporto 
r anno scorso il premio della medaglia d' argenro in Venezja per 
niiglioraniento di un telajo atro alia fabbricazione di lavori di ma- 
glia che in addietro si traevano solo dalle straniere nazioni. Ora 
egli e stato reputato cli-gno di eguale premio per nuova aggiunta 
fatta al detto telajo, colla quale lo jia renduto atto alia fabbri- 
cazione di qualunque sorta di niaglie , di lull , di fazzolefti di 
considerabile dimensione , e delle cosi dette bordures con varj 
disegni. 

Giuseppe Maria Berdni Arcade spesse volte nei paesi nostri 
di dover costruire edifizj in hioghi paludosi o dove a poca pro- 
fondita trovansi sorgenti d' acqua , e qualora non si abbiano in 
pronto le macchine opportune per T asciugauiento , non si pos- 
sono adoperare se non le pale a niano, metodo incomodo e 
dispendioso , non clie sovente nocivo alia salute dei lavoratori. 
11 Berdni ha immaginato una niaf china , colla quale si uiette 
in nioto una pala o un vaglio a pendolo da una specie di paico, 
facile a costruirsi a seconda del bisogno fuori delT acqua. Po- 
tendosi variare a piacere la lungliezza delle die braccia della 
leva , riesce non incomodo e vantaggioso per 1' effetto T uso 
•della niacchina ; come si e gia in qualche luogo sperimentato , 
il che ha fatto sorpassare all' Istituto la rozzezza del lavoro del 
modeilo presentato. 



PARTE ITALIANA. a53 

Federico Rfichmann. Picciolo non e il merito cH avere intro- 
dotto nell uso privato un apparato assai lodevolniente eseguito 
di una cucina econoaiica, col quale si ottiene il riaparuiio di 
tina ineta in circa del combustibiie , 1' allontanauiento del peri- 
colo degl' incendj , una grande celerita nel lavoro , la cucina 
Bgoiubra dal fiimo, ed una niaggiore facdita nel luaneggio delle 
caldaje e d" altri vasi. Questo e 1' apparato econfniico che il 
Reichmanit lia disposto pel servigio di 140 peisone in circa, e 
eu lo stpsso principio e sul niodello presentato puo costruirsi 
un focoiare per un uuniero assai j iu ristretto di persone e di 
pen'ole , che puo in proporzione preseutare i aiedesiiui van- 
taggi econoiiiici. 

Luigi De' Cristofori. L' istrumento die si presenta sotto la 
forma di un cavaturarcioli e in vece un ordigno ingegnnsamente 
imunagiuato per estrarre dalle bottiglie i liquidi spuuieggianti. 
La canna guernita di spirale trafdrata nella sua lunghezza riceve 
air estremita il liquore per mezzo di alcuni fori (iraticati entro 
la spira della vite , ed all' altra esireuma e munita delia solita 
chiave ed anclie di una indDoccatura , colla quale , chiuso una 
volta r acquano , si possono pure aoniiuinistrare ai malati le 
acfjue n)inerali. 

L' Istituto non tanto ha apprezzato 1' uso di quest' ordigno 
per ie mense , quanto principalmente il vantaggio che ne pos- 
sono trarre 1 malati, succliiando niisuratamenie con questo mezzo 
le acque gasose medicinali , senza dispersione dei gas ch' esse 
contengono. 

Giaiiibattista Guyon. L' orologio di compensazionn ed a scap- 
pamento Lljero , presentato da questo artista, e munito di un 
nuovo congegno di sua ia\enzione, ci>l quale gli archi descritti 
dal pendolo nelle sue oscdlazioni sono calmente iuipiccioliti , 
die si puo faciluiente assicurarsi del loro ibOT-ronismo* Quel con- 
gegno p stato lodato per la sua novita e perch^ facilita il mezzo 
di 9ttenere una regolare corre/.ione ; e sebbene soltauto il lasso 
di un tempo convenevole nel quale si istituissero accurate os- 
servazioni potrebbe accertare del regolare andamento del detto 
orologio , degna di particolare encouiio se ne ^ trjvata la dili- 
gente esecuzione , e specialmente si e couimendato il modo 
svelto ed elegante col quale la furza motrice si comunica al 
pendolo 

Luigi De' Conti. Ncl concorso dell' anno 1818 aveva il De' Conti 
Ottenuto il premio della menzione onorevole per cartelli eleganti 
e di tenue spesa da alKggersi ai vasi in luodo da non potere 
faciliuente staccarsi , n^ contrarre alcuna sozzura. Ora ha egli 
presentato carte da esso dette metalliche , estese a niolti oggetti 
con lodevole riuscita; inoltre ha perfezionato tanto la vernice , 
quanto T iiidoratura vera e falsa su la carta, ed il priino ha 
iiumaginato ed applicato un inchiostro imitante T oro alle stain- 
pe tirate sopra cai'te veniiciat^ di diversi color! , come pure 



^54 APPENDICB 

r iacliiostt'o couiune cla grauipa alle stesse carte dette metalliche 
e massinie a quelle con fondo d' oro , con che si produce bel- 
]isgiiiiio effietto. 

SacerdoCe Giasfppe Maderna Da una pianta indigena e co- 
munissiuia con una ingegnosa preparazione il Maderna lia tratto 
tinture di varj colovi applicate al lilo di lino , di canapa e di 
cotone , le quali Bi sono trovare resistenti alia soluzione bollente 
di Sapone , come pure alia bollitura del liscivio di potassa. AI- 
cuni di questi colori non nianoano di bellez/.a , e tra gli altri 
quelli di uu bruno carico e di un cosi detto nankin. 

Filippo Dtirbach. Una vernice che da all' ottoiie 1' apparenza 
deir oro , qualora esso sia gia di un bel colore giallo e passato 
per alcune preparazioni , non usata da prima se non ne' })ae$i 
straaieri e poco linora conosciuta in Italia, e stata introdotta 
dal Diirbaeh nelle nostra manifattiire, e i saggi da eeso presen- 
tati sono stati trovati commendevoli non solo per il colore e 
la durezza della vernice, ma ancora per T uniforme applicazione 
della niedesima. 

Filippo Giussani. Non era ancora nelle provincie lombarde 
conosciuta generalmeate la fabbricazione dei fili di rame verni- 
ciati e schiacciati col mezzo dei lauiinatoi. Questa e ora stata 
intrapresa con felice riiiscita dal detto Giussani rappresentaiite 
la Dicta Fraielli Giussani, cosicrhe I' I. R. Governo ha potuto, 
in vista di questo nuovo stabdimento , proibire 1' introduzione 
di tali lavori da altri paesi. I fili specialmente sono stati trovati 
confornii a quelli che si traevano dalla Baviera e da altri Stati^ 
* in generale i lavori di questa nuova fabbrica sono gia ricer- 
cati con molto vantaggio nel traffico. 

Giuseppe Martini. 1 saggi d' ornamenti per uno stendardo pre- 
sentati da questo ricamatore, clie ha gia ottenuto preiuio eguale 
nel concorso dell' anno 1820, si sono trovati dall' Istituto con- 
dotti con intelligenza ed eseguiti con gusto particolare e coq 
notabile perfezionamento del rilievo. 

Francesco Fornara. La fabbricazione delT orpimento , che da 
prima non eseguivasi se noo con metodo dispendioso e uon • 
senza grave pericolo della pubblica salute, viene oi'a a praticarsi 
con un nuovo processo trovato dal f'orrtrtra, per cui T orpimento 
risulta bensi di minor corpo degli altri sparsi nel commercio ^ 
Jaonde gl' inverniciatori debbono applicarne qualche dose mag- 
giure del consueto , ma questo piu copioso impiego della ma- 
teria viene abboadantemeute conipeusaio dal prezzo minora 
della meta in circa di quello dell' orpimento in altro modo fab-, 
bricato. II metodo ecoiiomico altronde con cui questo preparasi 
dal Fornara non riesce dannoso ne a quelli che assistono al— 
r operazione , ne molto meno agli abitanti del vicinato, prepa- 
randosi per via secca, non piii per via umida come in padsato, 
■ Giovanni Merlini. Una scala di piccola mole , la quale me- 
diame un adattaeo uieccaniemo si svilupf a e si e^eade a consi- 



PARTE ITALIANA. StS5 

drrevole altezza , h stata riconosciuta atta a servire utilniente 
nel <;a60 degP incen.Jj; ed il meccanismo del suo sviluppainento 
^ stjto trovato seniplice ed ingegnoso , mentre la sua piccolezza 
la rende facile al trasporto e couioda a nianeggiarsi- 

Luigia Volpi nata Bemondino. Un quadretco rappresentante 
ia testa di S. Gio. Battista dipinta dal Domehichiuo , eseguita 
in ricanio da due parti , colla cornice pure doppia ricamata ia 
oro , ei ^ trovato degno di niolta lode per la diligenza colla 
quale le tracce del disegno si souo seguite coll' ago , per la 
diiHcolta superata nel ricamo , come volgarmente dicesi p^ssato 
da due parti , per V esecuzione condotta con luaestrla ed anchc 
coi dovuti riguardi alia prospettiva , finalmence pel lavoro fine 
ed elegante della cornice. Si h dunque creduta 1' arte portata 
con quest' opera ad un grado niolto tlevato di perfeaionaniento, 
ofFreudosi questa valenie ricauiatrice ad eseguire in ricaiuo qua- 
lunque figura. 

Giuseppe Vismaia. Occupato da alcuni anni questo esperto 
professure di fisica nel fare utili teutativi intorno alia cementa-- 
zione dell' acciajo , ha ora prodotto alcuni canipioni , i quali 
posti a confronto col migliore acciajo naturale che esce dai forni 
del regno , si e trovato t:lie ne riuniva ampiauiente tutti i pre- 
gi. Si e pure riconosciuto die un pezzetto d' acciajo fuso da esso 
presentato , tauto nei caratteri esterni , quanto sotto il marrello 
e la teuipra , simile riusciva a quello tanto reputato dell' Inghil|^ 
terra. L' importanza dell' oggetto avrebbe deteniiinato l' Istituto 
ad accordare al Vismara premio niaggiore qualora si fosse pre- 
sentato acciajo fuso in verghe siuiili anche per le dimensioni ed 
il peso a quelle ciie si traggono dall' Inghiherra. 

Davide IFeber , erede Swaycr. Due caaipioni di lacca ha pre-» 
aentatt questo f<ibbricatore , preparati colla cocciniglia e resistenti 
agli eguali reattivi cliimipi ai quali resiste la cocciniglia stessa. 
Queste lacche souo state ricouosciute ottiuie per la pittura tauto 
a tempera quanto ad olio, ed offrono un vantaggio considerevole 
nel prezzo in confronto di quelle che si traggono da Parigi e 
da Monaco. 

Carlo Fayolle. II telajo presentato dal Fayolle al concorso di 
quest' anno h bensi quello stesso che serve alia fabbricazione 
delle niaglie comuni , ma col raccorciamento delle due braccia 
809ienenti il pettine e coll' equilibraiuento delle medesime per 
mezzo di due contrappesi di pjombo , producenti 1' efifetto della 
uiolla principale soppressa, il telajo ^ stato renduto pin seui- 
plice, meno faticoso per il lavoratore che lo adopcra , ed atto 
alia fabbricazione di etoffe aache di considerabile altezza ; es- 
•endosi pure riconosciuta uaa singolare facilita in tutti i niovi* 
meuti tanto nell' abbattere Ja luaglia, quanta nel ricondui la en-r 
tro le cosi dette platines. Le belle f)roporzioni con cui souo co» 
strutti i singoli pezzi costituiscono un eccellente modello pei 
nostri fabbricatoii. 



256 APPENDICE 

Glainbattista Rasario. Oltre cli avere presentato molti lavori 
bene eseguiti ia latta, ornari anche del cosi detro plaqw d' ar- 
gento e d' oro , come lucerne da appendersi e col piede , al- 
cune delle quali iiigegnosaunjute costrtute con nuovo nietodo , 
questo artista Jia altresi esposto un fanale, che per gli usi mol- 
tiplici ai quali puo essere destinato e stato rcputato degno di 
particolare coiumendazione. 

Frmtcrsco Taccani. II triregolo prospettico da esso nuovamente 
inventato Jia per oggetto di poter tirare liuee rette tendenti a 
concorrere in un punto in cui s' inrerseclierebbero due linee 
gia date qualora fosserci prolungate all' uopo. Dall' unione di 
tre regolL ad una delle luro estrcinita in un solo pern<, intorno 
al quale si aggivano , potendosene fissare due u:entre e scovre- 
vole il terzo , il quale pure puo fissarsi con un grilletto nel 
centre di rotazione , risulta un istruuiento assai seuiplice e di 
tenue spesa , col quale si possono descrivere su la carta archi 
di qualunque grandezza. A questo il Taccani ha unito altro stru- 
niento , il di cui uso e di rastreraare nel disegno 4e colonne 
in linea curva mediante una piccola lastra d' ottone pieghevole 
per mezzo di una vite. 

Scefano Dufour. Un elegante modello operative di una mac- 
cluna a vapore costrutta sui principj di Bolton e (Fan , e coi 
miglioramenti recenteuiente proposti in Francia da Albert e Alar- 
tin, applicabile alia uiacinazione del tabacclii in Veiiezia e al 
movimento di dieci ruote con due laininatoi , ha fissato 1' atteu- 
zione dell' Istituto , il quale proponendo qualche sua osserva— 
ziene intoruo al risultaniento dei calcoli dell' artista raedesimo 
per la costruzione della macchina in graude , non ha potute a 
nieno di non riconoscere 1' utile applicazione che fare ae ne 
potrebbe anche ad altri oggetti, e di lodare la diligente esecu- 
zione del modello , in vista della quale la Comnilssione delegata 
aveva reputato l' autore degno di un premie maggiore. 

Donienico Barigozzi. II preniio piii cospicuo avrebbe pure 
volontieri fin d' era aggiudicato 1' Istituto a questo inventere di 
lui nuevo uietodo per ridonare alle campaue spezzate il prinii- 
tivo lore suono senza rifonderle , se , hen contento al presente 
delle sperienze dal uiedesimo eseguite sopra varie campane in 
nueste vicinanze , non fosse staco tratfeuuto dal prudente avvi- 
sameuto di atteudere per la concess;one del premio maggiore 
che col tempo non possa staccarsi il metallo infuse entro le 
crepature , ne seffrire possano le campane aggiustate alcana 
sensibile alterazione del suono. 

Gaetano Rosina. Molti vasi di gres ha presentato il Rosina , 
formati con terre del Regno. L' Isiituto ha speciahnente rivolta 
la sua attenzione ai crogiuoli da esse predotti di varie grandezze 
e di diverse terre , tutte resistenti al fuoco piii intense delle 
nostra fucine. Poiendesi qaesti sostituire nell' uso con notabile 
rieparmio a quellL di Assia, dei quali ei fa graadissiaio consuuio 



I'AKTE ITALIANA. 257 

nella chiiiiica e nella luetallurgia , 1' Istituto ni>n avrebbe dubi- 
tato tli 3Bse£,iiare a questo fabbricatore l.i uiedagba d' oro , che 
ha creduto iipportuno di riserbargli allorche esso provera di 
avere foriiito al coiiiniercio crogiiioli idonri a sostenere la fu- 
sione dell'ottone e del broiizo nel peso di 12 libbre uietriche, 
che e la pioporzione piii adattata ai bisogni dei nostn artelicL 
e nianifattori. 

Ignazio Pizzagalli e Carlo de'' Gaspari. Nuova si e tiovata 
r idea di preseutare i niigliori frutti fiaora oonosciuti , forinari 
sul vero coi loro natui\ili colori , e di avere (juindi cominciata 
una raccolta assai copiosa , rlie piio sei'vire al diletto non meno 
die air istruzione. Coii questa si eviteranno gl' inconvenieati die 
sovente s' iucontrano nella letcura delle desci'izioni anclie jiiii 
esatte a uella rappreseiitazioue dei frutti per mezzo delia pic- 
tura; si rlcouosceramio i frutti niedesiiui nella loro foruia e col 
loro colori naturali in tiitte !e stagioui dell' anno , e la Pomona 
nostra potra aumentarsi qiialora nuovi frutti si scoprano o giun- 
gano a maturita nel nostro jiaese. L' impresa dei signori Pizza- 
gnlli e De^ Gaspari , utile per se stessa ai progressi della storia 
naturale e delT agraria , potra indurre alcimo a lissare una nuova 
ragionevole noiueiiclatura italiana de' nostri frutti ora spesso in- 
dicati con nomi vaglii ed inconcludenii. A questi iudustriosi ar- 
tisti avrebbe I' Istituto aggiudicato 11 premio della medaglia d' oro 
se non avesse reputato piu opportuno il riserbarlo all' e|",oca ia 
cui la raccolta sara condotta presso al suo terniine colla stessa 
accin-atezza colla quale si c iucominciata. 

Pieiro Laforge. Questo indusrre operajo , clie tra di npi grau- 
demente ha jironiossa da (luindici auni 1' arte del colf^llinajo , 
ha ora presentato una tasca conteuente una serie di strumenti 
ad uso dei veterlnarj , da esso lavorati con molta maestria. 
L' Istituto ui'ir aggiudicargli il premio ha avuto in vista T esteso 
traffico cli' egli fa di coUelli , rasoi , seghe , istrumenti ciiirurgici 
ed altre manifattiire d' acciajo , aliaientando annualmente buon 
nuuiero di lavoiatori. ~ 

Frctelli Andreola dl Giovanni. Nuovi sono nel paese nostro i 
saggi dell^; carte presentati da questa ditta, le quali formandosi 
in pezzi luuglii a piacrre al pari della tela , i)ossono servire 
urilmeute alia calcogralia ed a diverse arti. Non e entrato I'lsri- 
tuto ad esauunare il nietodo di questa fabbricazione , ma si e 
limitato per ora a considerare sihat'o tentativo come una nuova 
jntroduzione nel Regno di una fabbricazione non incognita nella 
Cina ed ora anche nelT Inghilterra , ,,ed ha assegnata la meda- 
glia d' argento ai fabbncatori in attenzione cli' essi provino es- 
sere il nietodo di particolare loro invenzione. 

Andrea Veniay. Questo diligente fabbricatore, onorato nel 
concorso dell' anno 182O colla meilaglia d' oro , ha raddoppiato 
gli sforzi suoi non solo per accrescere il suo stabilimeuto di 

Bibl. Ital. T. XXVI II. 17 



a58 A 1' V E N D I G K 

nuove macchine e specialmente di quelle dette alia Jacguard , 
nia lo ha altresi ariicchito di un telajo cosirutto con IJuova ap- 
plicazione di ruezzi onde rendere piu coniodo e piu sicuro il 
lavoro della tessitura. L' lEticuto ha pure applaudito all' intro- 
diizione di nuovi ordigni per la fabbricazione di nastri e vel- 
lutini d' ogni specie, e per T apparecchiamer.to di questi non 
nieno die delle stoffe di seta con nuovo nietodo ch' egli ha in- 
trtxlotto , e pel cjliale ha ani.he stabilita un' apposira officina. 

Bernardo Bellini e Giacinlo Zainbrimi. Zelanti questi concor- 
renti perch^ 1' Italia nnn rimanesse priva del metodo stereotipo , 
eia da varie nazioni adottato , col quale per mezzo di forme 
stabilt si moltiplicano a uiigliaja con grandissimo coniodo e con 
visparmio di spesa le edizioui piii copiose e (juelle specialmente 
dei libri iiiservienti all'uso delle scuole , non solo studiaronsi 
di calrare le orme dei signori Herhaii e Didot introduttori di 
quel luetodo in Francia, ma si avvisarono ancora di niigliorarlo, 
cioe di renderlo piii economico , e per conseguenza applicabile 
a qualiinque staniperia , piii comodo e j>iii speJito iiella sua 
esecuzione. Essi hanno prodotto alcune tavnlette formate col 
loro nietodo, ed anche alciini saggi d' impressione , che si sono 
viconosciuti lodevolissimi. L'Istituto non avrebbe dubitato d'ac- 
cordare agl' inventori di questo nuovo nietodo il )ireiaio della 
medaglia d' oro , se essi medesinii uon avessero annunziato la 
disposizione in cui sono di erigere quanto prima uno stabili- 
mento stereotipo atto a produrre edizioiii copiose, il quale noa 
potra clie maggiormente dereruiinare a favore di questi bene- 
nieriti inventori la pubblica riconoscenza. 

Ignazio Cattnrossi. Una maccliina per forare pezzi di pietra 
viva a colpi di martello dentato cadente a guisa di pistone e 
di forma cilindrica , per opera d' una ruota mossa dalT acqua , 
hd meritata V attenzione delT Istituto , il quale ha lodato parti- 
colaniiente V ingegnoso iiieccanismo del moto circolare del pi- 
stone suddetto o deli' asta percotente , ed apprezzata 1' econo- 
mia die ne risulta nelT operazione di scavare nei pezzi di pietra 
viva tubi o canali. 

Giovanni Catlinetti. Questo mdustrioso meccanico, gia premiato 
per altre invenzioni e per una maccliina atta a dirompere il 
lino , ha fatta di questa una felice applicazione ad un trebbia- 
tojo pei cereali. Conservando egli il meccanisnio delle rivolu- 
zioni di un dcsco scanalato nella direzione dei raggi sotto a 
coni troncati pure scanalati , ha impresso nella nnova maccliina 
il moviniento direttamente al desco, nientre gli assi di rotazione 
dei coni hanno libera la scesa per limitato Sfiazio uelle vananti 
resistenze , e la forza e regolata da corrispondenti elastri. H 
grano separato dalle spiche discende dalle fessure che acconi- 
pagnano le scanalature del desco, e gli steli dopo d' avere ol- 
trepassati i coni vengono da una specie di rastrello volubilc 
portati entro due cilindri slmilmeuce scanalati , die yrano sui 



ViRTE 1TALIA.NA. 269 

proprj assi e compiono la segregazione del gvani , mentre ua 
aspo col suo nioto rotatorio alloucajia la paglia dalla niacchina, 
Questa , messa in nioto da un cavallo e gervita da due uotuini , 
produce in breve spazio di tempo im elietto considerabile per 
la quantita del grano che rimane trebbiato, e la Comaiissioiie 
che si e recata a visitare la luacchina posta in azione ha osser- 
vato che lo stesso cavallo potrebbe bastare a due macchine di 
mole maggiore. Si e dunque riconosciuta questa luacchina anclie 
in confrouto d' alcune altre molto semplice e auscettibile di reale 
applicazioue alia pratica ; ne Hvrebbe forse T Istituto opinato 
per la luedaglia d' argeato , se la prevalenza d' altri oggetti 
preseutati al concorso dissuaso non 1' avesse dal propoiTe la 
luedaglia d' oro. L' Istituto credette pure il Catliiietti degao della 
nienzione ouorevole per utde uiigliorauienco arrecato alia bilan- 
cia a poate. 

Giacomo Fioroni. Questo artista , gia benemerito per costru- 
zione di fern chirurgici , con nuovi meccanigmi ha saputo dare 
diversi niovimenti alio scudo dei cinti elastici , e fare die esso 
comprimesse piu o meno , secondo le circostanze ed in quel 
punti ove piu facile e T uscita delT intestino , nel che 1' Istituto 
ha trovato superiore il suo nieccaaismo a cjuello finora adope- 
rato da alcuui celebri chirurghi francesi. 

Giuseppe Ronchetii e Figli. Mancanti ei'avamo tuttora d' una 
fabbrica di pettini d' acciajo per la tessitura delle stoffe di seta 
e di cotone , e tentata essendosene con esito poco felice la for- 
juazioue , si continuava a ritrarli dalla Francia e dalT loghilterra. 
Questa fabbrica e ora intredorta in Milano con nuovi nietodi , 
e i pettini che ne sortono non solo souo dai fabbricatori di 
stoffe di seta e di cot«Qe riceroati come perfetti ed eguali a 
quelli che 8i traevano dai paesi foresti'eri , ma si spediscono 
ancora alle nianifaiture di aitri Stati d' Italia. 

Aiiibrogio Scregui. Questo fabbricatore di cappelli , gia pre- 
miato altre volte per a\ ere prouiosso in diversi modi i progressi 
deir arte sua , vedendo 1' uso grandissimo che si fa dei cappelli 
economici con felpa , ha preseatato una stoffa che puo dirsi af- 
fatfo nuova , la quale riesce superiore specialmente nella resi- 
stenza e nella dur.ita alia fel|>a finora adoperata nei cappelli ini- 
pernieabiii ed a qualunqiie altra delle stofle conosciute. Questa 
puo non solo sevire alia fabbricazione de' cappelli suddetti , nia 
applicarsi altresi utilmeute ad altri nst, ed avendone il Seregiii 
stabilita una fabbrica con diversi telai , V Istituto' lo ha per ora 
giudicato degno della nieJaglia d' argento, 

Giuseppe Lazzaretti. Sebbene uuovo non sia L' artifizio d' im- 
bevere di vernice trasp.ireute le stampe impresse sopra carta 
assai fioa e dipingerle dietro con colon sciolti nella vernice stessa 
onde ottenere l' apparenza d' un dipinto ad olio , pure lodevole 
si e trovata la stampa colorita dal Lazzaretti per la buona fu- 
»ioue de' colori e per ua bell' effetto di chiaroscuro ch' essa 



260 APPENDICE 

produce , e il lU lui metocio e stato giudicato opportuno a fornire 
ancora opcre tiiigliori, qualora venga applicato a stanipe meglio 
pj-eparate dalT aitificio dell' intagliature in rauie. 

Antonio Torri. Come saggio di una regolare uianifattura di oro- 
lo2,L a grande I'lpetizione ha presentato questo oriolajo una serie 
di sette nioviuienti , clie gradatamente dunostrano il lore prin- 
cipio e il \<>ri> perfezionaniento. Egli ha applicato at niedesiuii la 
SPinpiihcazione introdolta gia neile falihriche stranierr del nio- 
viiiiento cosi detro di soiieria , e si <• sfiidinto di iiiigliorare con 
un congegno piii sicuro anclie le nuove quafirature. 

Giacinio Negrato. Nello stato di perfeziouauiento al quale si 
sono portate le niacchine asironouiiche e geodetiche, si presenta 
il hvello del Negrato con tali niiglioramenti, che ^ srato repu- 
tato degno di una particolare distinziooe. In questo stiumento , 
dal 8U0 autore detto livellatore , vedesi appoggiata a buoni prin- 
cipj la disposizione delle pavti ed ottenuta qualche ampliazione 
neir uso , al che si aggiugne ancora una non conuine squisitezza 
di lavoro. 



In questo solenrie giorno , sacro al trionfo delle artl utili in- 
coraegiate dalla Sovrana inuiiificenza , giova pure raiiinientare 
che in quest' anno si e dall' I. R. Istituto con superiors appro- 
vazione a8sega;\to al chuniro Gaetano Rosina , gia nonilnato di 
3opi-a , il preinio biennale di iSoo lire per la preseutazione da 
esso fatta di terre figuline e di stoviglie refrattarie , a termini 
del j)rogramma pubblicato il 29 niaggio dell' anno 1819. A que- 
ste andava unita una meiuoria sulle sLoviglie medesiuie fabbricate 
con terre del regno , della quale Y Istituto ha ordinata la pub- 
blicazione. 

Nuovo campo si apre ora dalla munificenza dello stesso I. R. 
Governo agl' ingegni italiani per il conseguiuientn di un premio 
tguale coUa soluzione del seguente prohlenia ; 

« Un' applicazione de' principj conienuti nella IMeccanica ana- 
» litica deir ininiortale Lagranee ai pjrincipali probleuii niecca- 
» nici ed idraulici, dalla quale apparisea la mirabile utilita e 
» speditezza del nietodi lagrangiani. 

» Si desidera che i concorrenti disceiidano a qualche pratica 
» applicazione. » 

Si e parlato fin qui degli oggetti preniiati con medaglie, ed 
altri lo sono ron nieuzic ne onurevole ; ma alcunl altri presen- 
tati al concorso o alia sola esposizione di quest' anno nieritano 
per la loro inqortau^a sjieciale notizia , sia clie ne rinianga so- 
speso o differito il giudizio, sia che i presentatori medesinii non 
aspirmo al conseguimento di alcun preniio. 

11 dottore Luigi Sacco , il quale nel concurso dell' anno 1820 
ottenuta aveva la ujedaglia d' argeuto per una sua maccluna atta 
a luaciullare il lino, forniata di un grosso cilinrjro scanalaro gi- 
rabile a ruano sopra un desco similuiente acanalato ed alquanto 



PARTE ITALIANA. 36 1 

iacavato , fra le quali scanalature clirompevasl la parte legnosa 
ilel lino o della canapa sotto il peso ed il moviniento del ci- 
lindro , e le lische staccavaiisi dai filameiiti, ha ora riprodotta 
una macchina stabilita sui uiedesimi prinnpj , ma di costruzione 
diversa. Egli ha migliorata la prima col raddolcire la curva del 
d«sco, oude allontanare il pericolo che i flli del lino si rom- 
pessero mentre si stritolavano gli steli ; egli ha pure auuientato 
il peso del cilmdro , onde ottenere in niinore soazio di tempo 
un efietto maggiore. La nuova macchina e formata di un desco 
piano di iegno scaoalaco , sopra il cjiiale r>osi;giano sei cilindri 
simihuente scanalati , iuipernati sotto altro piano mobile , ag- 
gravato di opportuni pesi , il quale con un manubrio si spinge 
con im moto di va e vieni a dirompere il lino sottoposto. Le 
scanalature sono verso una estremita piu line che verso 1' altra , 
onde il lino sia da prima piu grossolanamente maciuUato, e quiudi 
col medesimo movimenco ridotto a maggiore linezza. 

Sebbene a r[uesta macchina fossero imiti diversi campioui di 
lino 5 di canapa corrispoiidenti alle diverse operazioni per le 
quali passa il lino avanti di essere ridotto in tela, e una me- 
moria diretta a mostrare T utilita della macchina medesima , a 
togliere le pregiudicate opiuioui e ad operare una specie di ri- 
voluzione in questa parte dell' industria aoraria ; T Istituto ha 
desiderato di vedere comprovata coll' esperieuza la riuscita ricl 
paese nostro del lino di Russia, di cui vorrebbe il proponente 
estesa la coltivnzione ; come pure di vedere comprovato il buoa 
effetto della immersione del hno per soli due giorui , da esso 
suggerita in sostituzione dell'iusalubre metodo comunemente pra- 
ticato di una lunga macerazione. Lodando quiudi lo zelo e la 
sagacita del dottore Sacco , V Istituto stesso , desideroso di ve- 
dere conferraate e generalizzate le sue sperienze in diversi luo- 
ghi ed in grande, ha creduto di dargli onorevole teetuuonianza 
di stima coll' accordare la pubblicazione della sua memojr'H , po- 
tendo questa giovare a lume de' coltivarori e possessor! di terre , 
e servire in qualche modo di appendice alia relatione gia pub-, 
blicata dal Coroo medesimo intorno alia macoliinT da dirojripere 
il lino del signur Christian , e di atteudere il risultamento delle 
esperienze che si faranno in grande per attribuire al proponente 
il premio conveuevole. 

E stata pure presentata al coucorso di quest' anno una macclnna 
astrouomica di riflessioue , uumaginata e diretta dal signov Otta- 
\iiano Fabrizio ATossotci, astronoino addetto a questo L R. Os- 
servatorio , e con singolare maestria dell' arte eseguita dal signor 
Har/o Gri/ic??/ , macchinista del medesiuio. Serve questa macchina 
a determinare la posizione di un astro senza che faccia d' uopo 
osservare la sua asnensrone retta, ne valersi del tempo come 
elemento della misura degli archi , supplendo a questo la misura 
deir angolo compreso fra due astii. Reudesi per tal modo di uso 
universale il priucipio di Newton , che guggeri la cgstruzioue d". 



262 A P P E N D 1 O E 

strinnehti di rlllessione , gia esteso da Hadley ooU' invenzione 
deir ottante di riflessione e dal Borda rolla trasuuitazione delT ot- 
tante nel suo cercliio moltiplicatore ; e 1' astronomia nc puu trarre 
i pill grandi vantaggi. L' ingegno del Mossotti e la penzia dfl 
Grimlel nelT eseguire siuiili opere si soiio fortunatamente coiu- 
binati nella produzione di una macchina, nella quale si e reu- 
duto piii seiuplice e piu sicuro 1' uso del cannocrliiale , privau- 
dolo del tubo e non ritenendolo obbligato al cerchio ; si sono 
ridotte ad un solo e medesinio sisteraa le lenti, i tre specchi e 
il duplice cerchio moltiplicatore , e si e escluso il bisogno dei 
livelli e dei fili a pioinbo , oltre di che il moto delle alidade 
suir asse del disco e dei due circoli limbi si e facilitato e fatto 
coniune ai due riflessorj. Si e cousiderato come un nuovo ritro- 
vamento 1' avere condotto il circolo moltiplicatore a tale grado 
di perfezione da poter scrvire alT astronomia nelle osservazioni 
piu dilicate, e 1' avere riunito in un solo stromento di non gran- 
diesima mole e di non difficile trasporto il sistema riflessorio ed 
il parallatico. 

Questa macchina ben inimaginata ed ottiniamente costrutta sa- 
rebbe stata preniiata colla medaglia d' oro se T inventore e F e- 
secutore della medesima non avessero cliiesta una proroga alia 
sua presentazione, mancando ancora qualclie lavoro al totale 
coniyiimento dello stvumento e qualclie prova del suo uao , il 
che jiero non toglie che esso venga prodotio alia pubblica espo- 
sizione. 

II fabbro Antonio Citterio aveva pure presentata uua toppa 
inolto ingegnosa , costrutta gul prinripio di altra da esso esposta 
nel concorso deir anno 18200011 alcuni importanti miglioramenti. 
Dovendo pero questa essere applicata ad uno scrigno clie all' e- 
poca dei giudizj non era ancora ultimato , e che avrebbe potiuo 
far conoscere meglio 1' utilita del iiieccanisiiio medesimo e la 
maestria di questo industrioso artefice , egli stesso lia chiesto 
che fosse diflferito 1' esame ed il giudizio di tutto il lavoro , solo 
chiedendo per ora 1' onore della pubblica esposizioue. 

II professore di fisica Antonio CiiveHi , socio aggiunto a questo 
Corpo accademico per 1' aggiudicazione dei premj d' industria in 
quest' anno , intento seiupre al miglioramento del nostro acciajo 
da che rivolte aveva le sue cure alia fabbricazione delle armi 
alia foggia di Damasco , ha depositato presso questo Istituto un 
plico suggellato contenente la descrizione del metodo da esso 
injpiegato per fabbricare in grande V acciajo fuso della qualita 
del COS! detto wootz , e dichiarando di non entrare in concorso 
ai preraj , siccome gia onorato altre volte di tuiti quelli che 
soghoiio iu questa occasione conferirsi , ha chiesto soltanto che 
una Commissione del Corpo medesimo assistesse alia prepara- 
zione di una sulliciente quantita del detto acriajo , ad oggetto 
di verificare 1' identita del metodo da esso praticato con (.[uello 
descritto uella carta euggeliata , e di autenticare con pubblica 



PARTE ITALIANA.. a63 

aanunzio la data della sua invenzioae. Essendosi pi-estato I'l. R. 
Istituto a quesra dotnaiida, la Commissione ha veduto fondere 
in verghe nelle forme comuni piu di 22 libbre di acciajo no- 
strale detto da sculiore ., delle qiiali verghe alcune sono state 
battute col inartello aache di p»'naa e assoggettate alia lima, e 
si sono formate ahre piccolc spranghe simili a quelle dell' acciajo 
fuso inglese detto Huntziiiaun , e quindi un bulino , varj rasoi 
ed altri ferri taglienti. II detto acciajo si e anche trovato piii 
duro in confronto dell' acciajo iuglese fiao al grade d' intaccarlo , 
e riunisce tutte le qualira dell' indiaiio wootz. Si e percio opi- 
nato clie a fine dt accertare 1' opoca della comunicaziorie fatta 
'dal CrivellL all' I. R. Istituto del nuovo sue raetodo potesse con 
onore rammentarsi in questa solenue occasioue il fortunato esito 
delle sue sperienze ed il viconosciiuento fatto di questa scoperta 
iuiportantissuua , clie T iudustria nostra porta sempre piu a ri- 
valizzare cou quella delle strauiere nazioni. 

II socio Cavaliere Alditii ha presentato alia esposizione una 
macchina, nella quale , a fine di rendere alternativa 1' appari- 
zione e 1' occultazione della fiamma nelle lucerne a gas e spe- 
cialmente nei fari , e di ridurre al tempo stesso ad una econo- 
mia , fors' anche di un' intera meta , d consuuio attuale del detto 
gas , ha applicato all' aprimento e chiudimento delle chiavi chc 
servono a regolare la trasmissione e lo svolgimento del gas sud- 
detto , il niovimeuto di un orologio a peudolo. Col detto mec- 
canisrno egli ottiene altresi lo scopo di rendere intermittente e 
distribuito soltanto a dati intervalli di tempo lo svolgimento del 
gas illuminante. La macchina suddetta h stata , sotto la sua di- 
rezione , diligenteniente eseguita dal gia lodato meccanico Grindel. 

Finalmente il Direttore della classe scientifica di questo Isti- 
tuto , Conte Moscati , ha presentata a questa pubblica esposi- 
zione una macchina parallatica portatile oraria , costrutta da ar- 
tefici nazionali , la quale, oltre agli usi astronomici consueti della 
macchina medesinia coll' apposito telescopic , e destinata a fare 
tutti gli espenmenti di luce coiidensata da lenti , esponendo alia 
medesima gli oggetti da osservarsi per piii ore di seguito , il 
che puo riuscire di niolta utilita nella Gsica sperimentale. 

Sott. I direttori delle due classi dell' I. R Istituto di scietize , 
lettere ed arti. 

Conte MOSCATI. = Conte STRATICO. 

II Segretario tupplttue , Bossi, 



264 \ P I' E N D I C E 

Premj di nieiizione onorevole. 

Giuseppe Sacco di Cinisello, per niaccliina da dn-oinpere il 
lino. 

Michele Daverio di IMarcallo > per tentato miglioraiiieato di 
una falce per segare il tietio. 

Conte Domenico Garnboggi di Lucca, stabilito in Milauo, per 
peltro ratBnato. 

Giovanna Eonomi di Lodi , per lavoro lodevole di tre quadri 
a ricamo. 

Luigi Savarr di S. Angelo nel Lodigiano , per miovo nietodo 
di scrivere e leggere la niusica con facilita e seuza accidenti. 

Luigi Ripainonu di Milauo , per intarsiature ed altri lavori di 
frassino nostrale ndotto a puliniento. 

Gaetano Melada di ]\Iilano, per nieccanismo applicato all' estra- 
zione dell' acqiia bollente dalle caldaje nelle quali si fabbrica 
la birra. 

Canonico Francesco Cattaiifn <\\ Edolo , per saggi di una nii- 
niera di raine scoperra in Cortenedolo. 

Anpelo Delluschi di Monza , stabilito in Milano , ])er miglio- 
rata fabbricazione d' inchiostro da stampa. 

Giacoino Rivolta di Oleggio , stabilito in Milano (i) , per un 
violino ed una viola nuovaniente costruitl sulle forme dello Stra- 
divario. 

Rosa Stroppa-Fesatori di Lodi , per ti-e quadri di figura ese- 
guiti in ricamo. 

Giovanni Prina di Milano , per lodevole esecuzioue di una 
lucerna e di una niaccliinetta per preparare il caffe in bevanda. 

Francesco De' Valinagini di Milano , per pantografo di nuova 
costruzione ad uso dei disegnatori. 

N. H. Sigismondo Brandolln di Venezia, abitante in Treviso, 
per caiupioui lodevoli di seta provenienci d.illa tilanda da esso 
eretta nella valle di I^Lariuo, distretto di Serravalle. 

Luiai Cattaneo di Milano , per carro costruito con nuovo mec- 
canismo ad oggetto di saiinuirc il bisogno della forza niovente. 

Giovanni Mascheroni di Milano , per intarsiatura in legno con 
ceuieuto di diversi colori. 

Benedetto Bergonzi di Cremona , per applicazione di tasti al 
corno da caccia. 

Giuseppe Solera , medico-chirurgo di Mautova , ed Ippolito 
B-uberti pure di Mantova , per istrumenti di chirurgla inventati 
dal prinio ed eseguiti dal secondo. 



(1) Questo artlsta fu gii altre volte preniiato per ottima fabbricazione 
«!' istrumenti miisicaU a corde con medaglie d' oro e d' arj;ento , il chc forse 
trattenne il Corpo accademico daUa concesiione di nuova medagUa per g)i 
©ggetti ora preseutati, che Ja Cominissione aveva propo5ta. 



PARTE IT.VLI4NA. 265 

Giovanni Grossonl di Milano , per campion! lodevoli di carta 
tnaiToccliinata e marezzata. 

Eijgenio Locatelll di Milano, per stivali con parafango alia 
tedesca ed altri lavori dell' arte sua lodevolmente eseguiti. 

Giulio Vagid di Cusano , per uiaccliina da dirompere il lino 
e la canapa dopo la macerazione. 

Stefano Minesso di Venezia , per cartoni della fabhrica Gal- 
vani di Pordenone da esse passati al cilindro e preparati con 
vernice. 

Aicangelo Moltini di Milano , per lodevoli ricanii in oro a 
rJlievo. 

Giuseppe e Giovanni padre e fig'io Bertini di Milano , per 
fbrnelli econoniici da raflinazione costrntti con terra del Regno. 

Giovanni Bertini di ]\Iilano, per pittura e saggio di calligrafia 
in ismalto. 

Paolo Barbieri di Mantova , per erbario di piante secche coi 
rispettiTi loro fiori. 

Giovaiuii Catlinetti di Valsesia , stabilito in Milano , per mi- 
gliorata bilancia a ponte. 

Paolo Moschini di Cremona, per nobile lavoro d' intarsiatura 
con legno d' olmo ridotto a puliuiento con colori iiuitanti la 
tartaruga. 

Sott. STRASSOLDO. 

II Segietavio supplente Bossi. 



Elenco degli oggetti d' industria die , oltre quelli pre- 
. iriiati , furono presentatl alcuni pel concorso , ed 
' altri per la sola csposizione. 

Vellutl e stoffe di seta per tappezzerie e rasi traforati, dell' I. 
R. fabbrica della ditta Francesco Reina e Comp. , fabbricatori in 
Milano. 

Veliuti, tappezzerie , stoffe alia Jaajuai-d , scialli e veil di seta 
per abiti , damaschi e stoffe di seta con oro tessuto, della ditta 
Carlo de Gresnri e Comp., fabbricatori in Milano. 

Veliuti, stoffe alia Jacquard , tappezzerie, jcja//i e veli di seta 
per abiti , di Giuseppe Osiiago , fabbricatori in Milano. 

Veliuti, stoffe alia Jacquard e scialli di seta e di lana , della 
ditta Jaquct , Roux e Couip. , fabbricatori privilegiati in Milano. 

Stoffe alia Jacquard , veli creps , bordure e scialli di seta, di 
Carlo Cani.bi.agio , fabbricatore in Mdano. 

Raso ap|iareccliiato nell' offjcina di Antonio Laforce , di S. 
Etienne , da lungo tempo stabilito in Milano. 

Stoffa di seta con oro tessuto a disegai , di Ernesto Pescini , 
fabbricatore in Milano. 



266 ArPF. NDIOE 

StofFe diverse e seialli di cotone stanipati , dell' I. R. fabbrica 
tlella ditta fratelli Kramer , fabbricatori in Wilano. 

Stiiffe e seialli di cocone stauipati , di Felice Scocti , di Milano. 

Calze di seta e di cotone aaclie traforate a disegiii , uiaplic 
di cotone soppmnate di pelo di lana , calze di tana ed altri o"- 
getti, di Paolo Ubotdi , fabbricatoi'e in Wilano. 

C;dze di cotone e niaglie soppaiinate di pelo di lana , ed altri 
ogpetti analoglii, di Giuseppe Ponzin , fiibbricatore in Milano. 

Frange di seta e di cotone , di Pilippo Giussani , rappresen- 
tante la ditta fratelli (liussani , fabbricatori in Milano. 

Frange dt cotone lavorate con nuovo artifizio da Rosa Gnecchi ^ 
di IMiliao. 

Quadro di ricamc rappresentante Alessandro il grande coa 
Nearco alia tomba di Giro, di Luigia Volpi, nata Remondino , 
di Mdano. 

Due quadri di ricamo per imo stendardo , di Giuseppe Martini, 
di Milano, non presentati al concorso perclie non fiuiti m quel- 
r epoca. 

Due quadri di ricaino , uno dei quali con capelli al naturale y 
di Elisa Albertoni , di Mdano. 

Rirratto di ricamo , lavoro della signora Lucia Bresciani , di 
Brescia. 

Due quadri di ricamo rappresentanti , il primo S. Giuseppe, 
ed i\ secondo S. Tt^resa , di Teresa Martelli, di Mdano, d'anni 
l3, allieva nel collegio Ripaiuonti. 

Quadro di ricamo rappresentante S. Marco, di Antonia Sirtori, 
di Milano. 

Due teste dipinte sul niatt:>ne all' encausto , di Don Luigl 
Maiiieri, di Lodi ( giudizio sospeso per il premio ). 

Lino filato maestrevolmente da Teresa Gattinoni , di Casale 
Pusterlengo, dimorante in Milano. 

Lione e canestro sostenuto da tripode di bronzo dorato, e due 
statue di bronzo verniciato , della ditta Scrazza e Thomas, di 
Milano. 

Macchina parallatica-oravia-portatile , costruita da avtisti na- 
zionali, del Conte Pietro Moscati^ direttore della classe scien- 
tifica dell' I. R. Istituto di scieaze , lettere ed arti , ecc. 

Macchina astronnmira di riflessione , die riunisce i sisteiiii ri- 
flessorio e moltiplicatove , costruita da Carlo Grindel , macclii- 
nista deir 1. R. Osservatorio di Milano , e diretta dall' astroaomo 
signor Fahrizio Mossotti ( giudizio sospeso per il premio ). 

Acciajo fuso della qualita dell' iadiano detto ivoofz , fuso ia 
grande dal professore Antonio Crivrtli, di IMdano. 

Cariglioue con molle di acciajo, dei fratelli Geiser , de la 
Chaudefonds , fabbricatori in Milaao. 

Orologio a pendolo con scappamento a forza costante , inven- 
tato dal defLinto oriolajo dwbrogio Bramhilla , e terniinato da 
Gioachino Albertl, di Milano, 



TAUTE ITALIANA.. 267 

Maccliine relative all'illuininazioDe dei fari col gas, del Ca- 
valiere Giovanni Atdini, ruembro dell' I. R. Istituto di scienze ,• 
lettere ed arti. 

Sci'igno di fen-o con toppa di nuova costrnzione , di Antonio 
CitCerio , di Milaao ( giudizio sospeso per il preiuio ). 

Sageio di stereotipia econoiuica , di Gaecano Cairo, di Codo- 
gno , diuiorante in IMilauo , p rescntato troppo tardi al coucorso. 

Ai-eometro a boccetta , di Giovaimi Tainhurini , con bdancette 
relative, fabbricate da Ctovan/ii C«/of , capo-bilanciere dcU' I. R. 
zecca di Milano. 

Wodello di uiacchina atra alia cardatura di ogni sorta di stoffe 
a pelo , del falegname Francesco Pellenso, di Abbiategrasso, 
presentata troppo tardi al concorso. 

Macchina per fabbricare cordelle con niolta facilita , di Davide 
Maini , di Lugano, stabilito in Milano. 

Placcliina a bindolo pier estrarre 1* acqua dai pozzi , di Carlo 
Giudici , di Como. 

Macchina per dironipere il lino, migliorata in confi-onto di al- 
tra precedente pi-eniiata , unita con lino di Russia preparato , filo 
e tela . del dott. tisico Lurgi Sacco , di Milano ( preuiio sospeso ). 

Tubi di pelle senza cucituva per gl' incanuatoi da seta ecc. , di 
Giuseppe Vismara, di IMilano. 

Scarpe e stivali cuciti con punte metalliche , e galosce , di 
Eugenio Locatelli , di Milano. 

Scarpe e stivali cuciti con filo di rame e di ottone , di Carlo 
Elli e Giovanni Mandelli , di Milano. 

Faldelle di legno niaogani tagliate con relativa maccliina da 
Carlo Luigi La-Fontaine , stabilito in Milano. 

Misure per gli assi e per i quadri delle ruote , a termini dei 
Decreti delT 1. R. Governo , di Paolo Lana , ispettore uieccanico 
dei pesi e delle uiisure. 

Ortligni inservienti alia fabbricazione del vino col nuovo me- 
todo di uiadainigella Gervais , migliorato dal signor Cavaliere 
Burel , presentati all' esposizione dal signor Vincenzo Huber , pa^ 
tentato con p)rivariva per il detto oggetto. 

Torchio doppio, fraatojo e pistoiie a pertica, di Aquili/io 
Bipamotui , di Duguano. 

Fornello per trarre la seta dai bozzoli con risparmio di com- 
bustibile , di Gerardo Solari , di Monza. 

Fornelli econoiuici per trarre la seta dai bozzoli , di Luigi e 
Giovanni fratellt Nani, di Bergamo. 

Ouibrelli chiusi in bastone di cuojo , di Giuseppe Gilardini., 
di Milano, cessionario della ditia Uberto Cossino. 

Acciarino da fucile con alcune .aggtunte e canne pulite inter- 
naniente all' uso di Francia. di Giuseppe Mariani, di Cusano. 

Polvere per la puhtura de' deuti , iuiitante quella detta di Ceilaa 
e di Parigi , e niolto weao coecosa , del chimico-faroiacista Andrem 
Litsi , di Milauo. 



268 APrE^JDTCE 

Denti artifiriali ed nUre prpparazioni odontalgiche , di Antonio 
Berhet ■, stabilito in IMilaiio. 

IMeccanisino per facilitare il nuoto , di Stanialao Lrgnani , di 
Milano. 

Saggio di tell da tovagliuoU di nuova opera, di Pletro Erambilla, 
fabbricatore in Milino. 

Cuoi , cordovani ed altre pelli couciate di Luigi Baroni di 
Venezia. 

Carta marezza'a ad iiso di Germania e penne da scrivere pre- 
parate, di Bortolo Bertanfini , di Venezia, dimorante in Milauo 
( giudizio sospe«o per il premio ). 



O P E R E P E R I O D 1 C H E. 



REGNO LOMBARDO-VElMETO. 

Glornale d'l fisica , chunica , storia natiirale , medlcina 
ed arti, del professorl Pletro Confjgliachi e Ga- 
spare Brvgnatelli dl Pavla. — Decade secoiida., 
Tomo 5.° Blmestre V. 



Parte tiuma. 



Mo 



onKTTi. De quibusdam plantis Italia; : decas qainta. — Nac- 
cari. Ittiologia adriatica , ossia Catalogo de' pesci del golfo c 
laguna di Venezia. — Bordoni. De' conroi-ai delle penoiiibre oi-- 
dinarie ( continuaiiioiie ). — ■ Poletti. Sul modo di regolare II 
corso delle acque per gli alvei di montagna. — Paoli. Nota sul 
Mesotipo. — Bizio. Sulla cera vergine. — Savart. Memoria d' acu- 
stica intorno le vibrazioni delle nieiubrane. — Geoffroy^Saint- 
Hilaire, Siille ultinie vie del canale alimentare nel'a classe de- 
gli uccelli. — CatiiUo. Sopra gli auiiuali marini nella proviucia 
"Veronese ( appendice seconda j. 

Parte seconda. 
/. Progressi del'e scienze naturnli. 

Sedute dell' 1. R. Istituto di srienze , lettere ed arti in Milano. 
— - Sopra alcuni niiovi fennmem di \'roduzion di calore , del si- 
gner Pouillet. — Sulla velocit.a del suono neli' atiiiosfera. — 
Arcicolo di lettera del canonioo An|ielo Bellnni sopra un fe- 
nomeno magnetico. — > Articolo di lettera di G. B. Van-Mons 



PARTE ITALIANA. ^69 

sopra iin dlabete zucclieriiio , il niuriato di ossitlo di feno e il 
feiTo-cianuio di potassio. — Processo jer ottenere la striclinina 
piu jpTOuro ed econouiico del gia conosciuto , del s\^, Henry. — 
Sopra un miovo composto di lodio , idrogeno e carbouio. — De 
systeniate venoso peculiarr in permultis animalibus observato. — 
]\ianier.i di preservare dalla ruggine tutti g,li utensdi di feiTO e 
d' acciajo. 

//. Llbri nuovl. 

Lezioni d' introduzioue al calcolo siibli 'le , ad uso delle II. RR. 
Universita del regno Louibardo-Veueto , del prof. Angelo Lotleri. 
Parte seconda. 

Proposizione di preiiiio per la juigliore Menioria relativa agli 
acidi ed alcali vegetabili rereutemeiite scoj erti. 

Terzo triiuestre meteoroiogico. 



GRAN DUCATO DI TOSGANA. 
Antologia di Firenze , fascicolo 22.® 

Delia societa formata in Pavigl per la perfezioue dei nietodl 
d' insegnaiuentc D' alcune obbiezioni del sig. De Boiiald contro 
r insegnauiento reciproco. Disrorso del barooe Dc Geraiido letto 
nella prima gent rale adunanza della Societa dei nietodi d' inse- 
gnauieiito. — Leitera del conte Leopoldo Cuognara sul Trattato 
della pittura di Cennino Cciinini. — Sur la statue antique de 
V^nus decouverie daus I' isle de Wilo eu iBao: notice lue a 
TAcadeuiie des beaux arts jiar Pil. Qunrremh-e-de-Quincy . Sur la 
statue antique de Venus victrix decouverte dans Tisle de Wtio etc. 
et sur la statue antique connue sous le nom de I'Orateur , du 
Germanieus, et d'un personage rou;ain en Mercure ; par M. le 
couiie De Clarac — Rio^rche geogr.ifiche sulP Affrica interna 
settentrionale di A. Wolkena-r. — Voyage en Sicilie dans les 
ann<*es 1B21 et 1822, par Auguste De Sayve. — Riflessioni in- 
torno ai vantaggi die risulierebbero dal coprire le sorgcnti ter- 
maii di nionte Catini , del sig. Giiitbernat. — Sermone del C. 
G. P. al conte Malaguzzi , in occasioue che nionsignor A. M. 
Ficarelli vescovo di Reggio viene alia sua diocesi. — Notizia 
bihliografica sul viaggio di T". Coillaud nelT nasi di Tebe e nei 
deserti jpIT oriente e all' ocridenre della Tebaide dal l8l5 al l8l8. 
— Leitera sull' educazione delle fanciulle povere. — Lettera 
del W. Cesare Lucchesini sopra alcuni luoghi delT Odissea di 
Ouiero che si credono spurj. — Di un' opera in latino intito- 
lata Carro d' Ezechlele , die vena pubblicata dalT abate Luigi 
Chiarini prof, di Iingue orientali nell' Lniversita di Yarsavia. — - 
Conipendio islorico del diritto conimerriale e niarittimo presso 
tutte le nazioni antiche e aioderne , delT avvocato Gio. Castinelli 



^7© A r 1' E N D I C E 

(articolo secondo). — Rcsultati delle sperienze fatte col semina' 
tore del sig. de Fellpnljerg nelle seiuente Hiarzuole del 1822 , 
dal M. Cosiuio Ridolfi. — Arrivo in Geneva d' una nave ceiio- 
vese venuta direttamente dal Peru. — Adunauza solenne del- 
r I. R. Accadeuiia della Cvnsca del 10 settciubre. — Distnbu- 
zione de' premj dell' I. R. Acradeniia delle belle aiti di Firenze 
pel concorso tvieunale del 182a. — Osservazioni nieteorologiche 
di settembre. 



STATI PONTIFICJ. 
Gioriiale Arcadico di Roma , fascicolo 45.° 

SciENZE. Suir estirpazione di un epulide canccrosa accompa- 
gnata da osteo-sarcouia della niaacella infei-iore : Menioria del 
dott. Giorgio Regnoli. — Dottrina teorico-pratica del morbo pe- 
teccliiale ecc. : opera del dott. Eurico Acerbi. — ■ Sopra i uiezzi 
per riparare alia mortalita de' bambini esposti nell' orfaiiotroilo 
di Ronia : Menioria del dott. O. Maceroni. — Osservazioni cri- 
ticlie sopra alcuni princlpj riguardo alle scienze economiche pro- 
posti dal sig. Gioja particolannente nel tomo primo del suo 
Frospetto : Menioria prima , del sig. Bosellini. 

Letteiiatuiia. Osservazioni nuniismaticlie di Bartolomeo Bar- 
ghesi: decade VII. — Lettere inedite del conte Giulio Perdcari 
a' suoi amici. — Memorie storico-critiche sull' origine , progress! 
e decadenza del foro Trajano in Roma ('articolo 4.°). — No- 
vella inedita d' incerto autore , da un manoscritto del I 5." secolo. 

Belle arti. Psiclie rapita dai zeffiri , scultura del sig. Gipson 
di Liverpool. — Due aiigeli , scultura di Rinaldo Rinaldi , pa- 
dovano. — A more , scultura di Cincmnato Baruzzi , imolese. 

Varieta'. Lezfoni elementari di arclielogia , di G. B. Verini- 
glioli : volume prinio. — Ero e Leandro , poenietto di Maseo 
recato in versi italiaoi da Andrea Cardinali. — Necrnlogia. Giu- 
seppe Caponegri , giovme putore bologuese. — Osservazioni me- 
teorologiche ed idrauliche di settembre. 



Effemeridi Icttcrarle di Roma, fascicolo 24.^ 

Monumenti anticlii inediti , spiegati ed illustrati da Giovanni 
Winkelmann , secoada edizione romana ( annotazioue prima ). — 
Francisci Orioli epistola prima in C. Valenum Catullum { estrat- 
to ). — L' Eiieide e la Georgica di Virgilio Marone volgarizzate 
in verso sciolto da Michele Leoni. Di un saggio originale di 
versione dell' Eneide in ottava rima. — Alexandri Lazzaruii ro- 
ruani de vario tiatiniiabuloruni ugu apud veteres Hebreeos et 



P.VKTE ITALIANV. 27 1 

£thnico8 ( estratto ), — Saggio di critica epigrafica , di Audrea 
Borda ( ongmale ) — JMeuioria seconda sopra il metodo di 
eetraiTC la jjietra dalla vescica orinaria [ler la via dell' intestino 
i-etro , di A. Facra Berlinghieri ( estratto ). — Lezioui elemen- 
tari di archeologia , di G. B. Vermiglioli ( annotazione ). — Tre 
centurie di iscriHioni antiche iuedite raccoite e pubbhcate da 
Clemente Cardinali ( estratto ). . — Dissertazione sugli eflfetti 
della castratura nel corpo umauo , di B. Mojon (estratto). —r 
Su di una lapide di Pouipilia Antluisa detta Ancharia , del P. 
W. Antonio Brandiuiarte ( originale ). 

^ARIEta'. Niimismatica orienralia aere expressa breviqiie expla- 
natioue enodata opera et studio Jonse Hollenherg. — Lettera 
intorno alia Memona siiU' origiue , uso ed antichita de' vasi di- 
pmti di S. Cianipi. — Opere iilosofiche di monsignor de la Mothe 
Fenel'in, tradotte uel toscano idioma dalT aw. Andrea Barberi. — 
Iscrizioni di F. Cancellieri per gli onori fimebri dei PP. Bal- 
das5ar de Quinones e Touiinaso Maria MaiDarhi donieuicatii. — 
Descnzione delle autichita e cnviosita di Roma , di Oiloardo 
Burton. — Biografia universale antica e moderua couipilata in 
Fraiicia , tradotta in italiaii.) con aggiunte e rorrezioni a Vene- 
zia. — Le sruole italiaiie di pittura. ed osservazioni sullo statu 
attuale di quest' arte , di S T. James — Flc/nlegio poetirn mo- 
dern'). — Squarcio di lettera sulla tragedia Acmcone. — Ultirai 
iifljcj alia nienioria del cav. Bruno Auiantea. — Per Ja nascita 
di nobile bambina , ]joesia di Pietro ViscontL. 



BIBLIOGRAFIA. 



Raccolta di poemetti didascalici originali o tradotti. — 
Milano, 1822 , dalla tipografia Destefanis a S. Ze- 
no, a spese degli editori. Vol. 8.*^ in i6.° ( Le as- 
sociazioni si ricevono da G. Scapin librajo in S. Mar- 
gherita , dal tipografo Destefanis e da P M. Visal 
tipografo nella contrada dei tre Re ). Prezzo lir. 3 
per volume. 

XOESTO volume contiene le Nvtiz^e hiograficlie di Luigi Ala- 
manni col suo poenietto Delia coUivazione ; le Notizie hiografiche 
di Marco Girolaino Vida col suo poenietto La Scacclieide ; Il 
Corallo , di Cesare Aiici; e li terremoto ., del come Vincenzo 
Marenco pifinontete. 



^-'2 APPENDICE 

II Museo Chiaramontl dcscritto ed illastrato da Fi~ 
lippo Aurelio Visconti e Giuseppe A/itouio QuAT- 
TANi , con tavole in rame discgnate ed incise da 
Giuseppe Marri. — Milan o ^ 1820, presso y,li edi- 
tors Volume unico , in 4.'' ed in 8.'', i/i italiano 
ed in francese. — Prezzo d' associazione lir. 26. 65 
per r edizione m 8.°, e lir. 53. 3o quella in 4.° — 
L' edizione in italiano si vende dalla Societd tipo- 
grafica de' Class ici italiani , e quella in francese 
presso G. P. Giegler librajo sulla corsia de Servi. 



La scienza della legislazione , di Gaetano Filangeri , 
con giunta degli opuscoli scelti. Volume 5." — Ml- 
lann , 1822 , dalla Societd tipografica de' Classici 
italiani in contrada di S. Margherita , di pag. 414. 
in 8.° Prezzo d' associazione lir. 4. 84. 

Questo volume corrisponde al 63 della Collezlone delle opere 
class ■(he italiane del secolo 1 8.° 



Lo spettatore italiano , preceduto da un saggio critico 
sopra i filosofi morali e i dipintori de"" costumi e 
de' caratteri. Opera del conte Giovanni Ferri di 
S. Costante. — Milano , 1822, dalla Societd tipo- 
grafica de' Classici italiani, in 8.° — Vol. \.° e 
3.° di pag. 488 e 429. 

Opere di Pietro Metastasio , eseguite sulle edizioni di 
Parigi 1780 e Lucca 1782. — Milano., 1S22, per 
Giovanni Silvestri agli scalini del Duomo , in 16.° 
Vol. 4.° ed ultimo. Prezzo di tutta T opera ., di 2200 
pagine , lir. 1 8. 

Critica della ragionc pura , di Manucle Kant , tra- 
dotta dal tedesco dal cav. V. 3Iantovani gid pro- 
fessore di mcdicina pratica nelV I. li. Universitd 
di Pavia , chirurgo in capo militare , ecc. — Pa- 
via, presso i collettori , col tipi di Pietro Eizioni 
successore di Bolzani. Vol. 4.° di pag. 291 in 12.° 
Questo volume e il 28.° della Collezione dei Classici metafisici.^ 



PARTE ITALIANA. 273 

Frospetto tiieiinale delle varle affczionl trattate col 
metodo delle fumi^azioiii speciabnente solforose in 
Verona gli aiini 18 19, 1820, 1821. Opusculo in 
tavole , m 8.° 

Queste tavole contengoao ii nonie e coguouie della persona, 
r eta, il temperamento , le malattle di vario genere trattate colle 
sole fumigazioni solforose e 1' eslto del rimedio ; 1' epoca della 
nialajtia , il auniero delle fuuiigazioni, il grado termometrico. I 
lisLiltati sono , clie di 2y4 *'>""<i''if' 1 17B Itirouo guariti, 00 lui- 
^liorati , in senza esito. Lo stabilimeuto e del dott. Trezzolaui. 



Sul vera ritratto di Madonna Laura , lettera del conte 
Leopoldo CicocNARA. — Roma , stamperiu Salviucci, 
in 8.° 

Sul presnnto ritratto di Madonna Laura , lettera. — 
Padova , 1822, tipografia della Minerva^ in 8.° 

Essendosi piu volte ragionato in questa Biblloteca della inae- 
stosa edizione del Petrarra fatta dal professore Marsand e del 
bellissimo eseniplare unico in pergacuena che ne possiede il 
librajo Giegler in Milano , maaclieremmo in qualche modo al 
dovere nostro se non facessimo uienzione di questi due opii- 
ecoli, che principalmente al ritratto di Madonna Laura Aa.\. Marsand 
posto in fronte alia edizione sua si riferiscono. 

II primo , quello cioe del Cicogiiara , era stato gia pubblicato 
nel Tomo XII Pane II del Giornalc Arcadico. Scrivendo quel- 
J' illustre coltivatore delle arti belle ad altro insigne fautore delle 
medesime , il cav. Lazzara , piglio a trattare un argomeato , che 
puo dirsi divenuto di moda , esponendo i suoi pensamenti sul 
men dubbio e piu genuine ritratto a noi pervenuto di Madonna 
Laura , del quale gia aveva fatto alcun ragionamento nel prinio 
dei volumi della sua storia della scultura. Dopo di avere adun- 
que tributate moke lodi al celebre Canova , non ancora in quel- 
r epoca involato alia gloria dell' arte; passa a trattare del ritratto 
di Laura appoggiato a tre niotivi , alia edizione Marsaadiana da 
es^o giustamente lodata , ad una bella tavola con Leonardesco 
gtile dipinta in Roma dal signor Agricola, ove il divino poera 
Btassi effigiato colla bella e niodesia insjiiratrice del suo Canzo- 
nierc j finalmente ad un opuscolo del Dondey Dupre recentemente 
pubblicato in Parigi sopra due piccoli ritratti in bassorilievo ran~ 
presencanti il Petrarca e Madonna Laura. 

Bibl. Ital. T. XXVllI. 18 



^2^ APPENDICE 

Esponc «g1i in segulto di avere nella sua istoria della scultura 
dubitato , a quale dei ritratti presunti di Laura dovesge accor- 
dare preferenza , dichiaranda che allora non fu buo scopo il 
decidere siflfatta controversia. Soggiugne clie escluso avendo un 
ritratto , il quale di Laura pretendevasi , esistente tra le pitture 
di Simone Mcinini nei claustri di S. Micliele a S. Maria Novella di 
Firenxe , e pi-ovato alti-esi die \\ Palmerini intagliato aveva 
invece di quelle di Laura un ritratto di Giovanna degli Albizzi , 
portato crasi con piii ddigente esanie su due tra i varj au- 
tictii ritratti di quella celebre donna, quello cioc del cav. BeU.anti 
di Siena, e queilo di uii codice della Laurenziana. Sebbene le 
prove, dic'egli, allegate in favore del primo non gli paressero 
in alcuna parte spregevnli , soggiunse die non erano pero irre- 
fragabili. Rilegcendo quincli le considerazioni di Giulio Mancini 
senese , medico di Urbano VIII ■, su gli scritti di alcuni autori 
in materia di pittura , giudico quasi evidente, die si doveg$e 
accordare ad altro ritratto la preferenza. Da quella operetta ine- 
dita dedusse egli , che non avrebbe Simone Mcuimi per 1' eta sua 
troppo avanzata potuto dipignere quel ritratto, e che in altra 
tavola, della quale ragiona il Mnncini ^ non la sola Laura tro- 
vavasi effigiata, uia anrhe il Petrarca. Queste diflicolta, dic'egli, 
non si aflfacciarono 6 non iinposero al dotto e benemento lUu- 
stratore del Canzoniere signor Marsand, die ad unico uiodello 
prescelse quel ritratto dell' accurata opera d' intaglio , .di cui 
fregio la sua edizione; che se il Marsand si fece allora scudo 
delle prime indirazioni del Cicognara, egli stefiso le appella ora 
conghietturali , e dice che Y illuetre editore ne uso con troppa e 
favorevole yevenzione , ponendo fidanza nei di lui scritti piii che 
non merita^'ano , giacche egli trattato aveva quell' argomento solo 
per incidenzi. 

Non ei difFonderemo su le lodi date giustamente dal Cicognara 
al lavoro dell'/4^rico/<«, il quale studiossi priucipalmente di espri- 
mere col suo pejinello il carattere morale della donna, quale 
dagli scritti del divino poeta ci viene rappresentata ; ah tanipoco 
gu la disaiDina delT opuscolo stanipato in Parigi , nei quale dai 
eonetti medesinii del Petrarca , che all' inmiagine di Laura si 
riferiscono , dediirre si voile argoin«Tito onde provare che il 
Memini scolpita la avesse e non gia dipinta. E bene al Cicognara 
apparteneva il convincere di falsita 1' autore delP opuscolo , giac- 
che egli escluso aveva nella sua storia Simone Memini dalla classe 
degli sculton. Noteremo soltanto, che 1' autore ingegnosamente 
si sforza di provare , che il verso : 

Ivi la vide e la ritrasse in carte , 
applicato alle opere dell' arte , vuole sigaificare un disegno in 
caria bombicina o pergaiuena , cosicche puo credcrsi che il 
Petrarca sempre aveese con se il ritratto della donna adorata ; 
€ qui si fa scrada a parlare del graziosissimo disegno, rUevato, 
eom'egli dice, c«n un ombra di colore , che iro^asi in fronte 



r\RTU I TA LIANA, 3 J 

id un codire del Canzonicre nella biblioteca I.aureaziana, , die 
ge Doa ^ di liiano dj Si'Hon.e , tratro e^li suppoae in antichissinio 
tempo da quell' originale , die il poeta [lossedeva. Sogoiugne 
trovavsi somigltanza con quel ritr.Vto in uii quadretto della gaU 
leria Monlrin di Venezia, in una stamjia in legno della edizioiie 
del Petrarca di Venezia del jS53, e m altro t[uadretto del ne- 
goziante Arrighi , del quale si e fattt> parola in questa Biblio- 
teca, laddove si ^ inserira la descrizione dell' esemplare del Pe- 
trarca in pergaiuena del GLcg/er ; e T effigie di quella niiniatui-a 
crede ad ogni altra preferibile , coine piii genuina. 

Giova piiutosto passare a rendere coiiro del secondo opusco- 
lo , die e una lettera al cav. Piccolomini Dellaiiti iadiritra dal 
professore Antonio MciieghelU ■, ornata altiesi dei contorni di due 
ritratti di Laura , 1' uno preso dalla edizione citata i553 , 1' al- 
tro dair intaglio del Morghen posto in fronte all' edizione del 
Mar sand. 

Nel manifesto AeiV Arrighi non avrebbe lo scrittore di quegta 
lettera veduto se non lo sforzo di un accorto specuJatore , in- 
tento a procurare ad un oggetto accoglienza e favore ; e a ra- 
gione si dolse allora , die 1' autorita rispettabile del Cicognara 
si fosse invocata , inentre nella storia della scultura tutt' altro 
ritratto godeva la pveminenza. Puo ognuno immaginarsi quale 
fosse la sorpresa del Menephelli al vedere nel Giornale Arcadico 
la lettera del CUoirnara mcdesinio sul vero ritratto di Madonna 
Laura., della quale si e finora parlato. Dubito egli su le prime , 
die con uiiovi e forse con piu saldi argonienti avesse il Cico- 
gnara provato , quanto altra volta asserito aveva ; trovo invece , 
che il quadro del Bellanti voleva provarsi tutt' altro die un' o- 
pera del Meinini, ne tampoco una copia di quel peunello ; die 
la ragioue piu evidente stava jjer la miniatura della biblioteca 
Laurenziana , e che f[uindi , come si esprinie 1' epistolografo 
medesiuio , il Marsand invece di Giwione aveva stretto una nu- 
be. Esaniinando pero il nuovo scritto del Cicognara , credette 
di potere condiiudere, die le cose erano nello stato primiero. 
Espone da prima il Mcneghtlli come i! Cicognara si comportas- 
ge . allorche parlo p-ir la prima volta dei ritratti di Laura nella 
sua storia della scultura. E di vero per quanto si contorca ora 
il Cicognara , troppo chiare sono le di lui espressioni nella no'a 
posta alia faccia 4o3 del suo prinio volume ; egli allora non era 
certaiuente propenso a trovare piu genuina la miniatura del co- 
dice Laurenziano , e con buoni argoiuenti si persuadeva die il 
quadro del Bellanti fosse del Merumi o per lo meno una copia 
di quello , il die indusse il Marsand ad eleggere quella piutto- 
eto die tuttt' altra eiTijiie. 

Lasceremo per ora da parte le ragioni, per le quali il Cico- 
gnara noQ avrebbe potuto didiiarare solennemente , che il Mar^ 
sand con troppa fretta foi=e corso dietro a (quelle prime indira~ 
Moni conghietturrdi , e che can troppa e favorevolc prevenzionc 



ajG APPENDICE 

erasi fatto scudo dl esse ; giacche V argoim-ato noa e gia trattato 
nella suddetta nota , come ora dicesi, alia J'lggita, e gli argo- 
menti addotti , sc non una certezza , alnieno una probabilita in- 
ducevano , dalla quale fu portato il Marsaiid a dare a quell' effi- 
gie una preferenza non inronsiderafa. Puo aggiugnersi , che 
rincorato era il Marsand dal narere di quelh clie sanno , giaccli^ 
intorno all' autenticita del quadro BellantL concorreva il voto 
universale , e il sentimento del signori Las'udo , Moi ghen , Ben- 
venuti e d' altri iiiolri. Non e uial foiidara T osservazione , clie si 
fa su la nuova logtca del Cicogiiara ; il quale raostra egli stesso, 
che se erro da |irima , aveva tutto il diritto di peccare e di 
pentirsi , e vorrebbe al tempo stesso die il Marsand , qualova 
caduto foise in errore , dovesse con nuovo dispiacere vedersi 
raiiipognato da chi lo aveva in gran parte all' errore sospinto. 
Ma tempo e di passare agli argoiiienri dal Ciognara addotti 
a sostegno della nuova s'la opinioiie. Cunverri-bbe da principio 
ammettere come ii-refragabile 1' autorita del .Ifa/iciret ; ma si tratta 
di uno scrittore lontano dal fatto, ci'>e dalla pittura del Memini, 
di tre secoli interi; e questi il primo narro , non e ben noto su 
quale fondamento, che quel pittore ritrasse Laura ed il Pt- 
trarca , mentre tuiti gli scrittori precedenti non di due , ma di 
un solo ritratto parlarono , cioe di quello di Laura. 

Non puo dunque credersi alia cieca quello che , forse per 
sola tradizione , riferisce il Mancini, tanto piii che nei due so- 
netti diretti dal Peirarca al valente pittore , non si fa menzione 
che del ritratto solo di Laura. Come mai 1' altissiuio poeta rin- 
graziato non avrebbc il Meinmi per quel doppio lavoro , e non 
si sarebbe )ioeticamente cougratulato di trovarsi a fronte dell' og- 
getto de' snoi caldi sospiri? JJesiderando egli ardenteniente il ri- 
tratto di Laura , era tanto alieno dal pensare a se stesso, quanto 
r aniino suo era tutto compreso dal tenero oggetro delle sue dol- 
cezze e de' suoi affanni. Al ohe puo anrora aggiugnersi , che non 
era a que' tempi iutrodotta la costunianza , ora divenuta comu- 
ne , di ordinare ad un pittore il proprio ritratto, e neppure 
quella, dire forse potrebbeai , di riunire in una sola tavola i due 
amanti. 

Sul verso sopra citato, che il Cicognara invoca onde provare 
che un disegno in carta essere doveva il lavoro del Me?/iiiii, c 
quindi ottenere fed<- la niiniatura del codice Laurenziano , us- 
ierva opportunamenfe il Meneg/ielli , clie le ipotesi poco con- 
chiudono , ove combaitute sienu daila natura delle cose che si 
vogliono provare , e quindi contrario alia natura stessa fa vede- 
re , che un poeta il di cui magtstero precipuamente e riposto 
ne' traslat' , e nel rendere nuovi e dignitosi i concetti put co- 
UJuni col prestigio della dizione figurata , servito si fosse sem- 
plicemente in un seuso proprio e non traslato delle vocl ttile e 
carte , che in quel sonetto s' incontrano. Wolto piii fa stupore 
i! vedere , che il Cicognara nel guo primo volume della storia 



PARTE ITA.LIANA. 377 

m tutt' altro senso interpreto que' versi , e stile disse ogni istru- 
mento die serve a delmeare su qualunque superficie . e il ritrarrc 
in carta disse propria di chi intenda fissare i liiieamenii pari., i 
contonii di una figura. 

Non omniette per ultimo il Meiieghelli di arrestarsi su le cu- 
pie anticliissioie della nimiatura di S. Lorenzo , die il Cicognara 
adduce coiine prove della geuuiniti di quella effigie , osservando 
che molta confonnita conservano col tipo e perfino le teste sona 
della stessa grandezza. Nota i\ Meneghelli , clie dalla conformita 
delle copie aoii puo iufer'rsi T aiitenticita dell' originale , giacche 
dair essersi copiata da molci la uiiniatura , non si )jrova che opera 
fosse di Siinnne Memini o alnieno copia di quel primo dipinto, 
Ne pure si trae prova convincente dall' essersi preferita quella 
ininiatura come tipo, perche poteva questo essere prodotto da 
inveterata opinlone , clie quello fosse il genuino r tracto di Laura, 
e r opinione non equivale alia realta. Certo e che se il quadretto 
del Maiifriti ^ opera di Gentile Bellini, se quello deW Arrighi, 
era del principe P onintow ski, h \3iWoro del 5oo , come del i553 
e I'edizione Ven":ta del Giglio; sempre piii ci allontaniamo dai 
giorni del Petrarca , e la tradizione pote facilmente alterare le 
cose fino ad abusare della credulira degli artisti. Che se il Ci- 
cognara insistesse sul trarre argomento dalla conformita di quelle 
copie, uiaggiore diritto avrebbe il Bellanti di giovarsi della con- 
formita del suo originale, col niello antichissiuio del marchese 
Malaspina di Pavia, piu vicino at tempi di Sinione Memmi e del 
Petrarca. E si noti altresi, che quel n'ello fu trovato dal Cico- 
gnara stesso nella sua storia rassomigliante al ritratio di Siena 
( cioe a quello del Bellanti ) piii che a qualunque altro che pre- 
tendasi fatto ad iiiiitazione di questa celebratissima donna. 

Crede il Meneghelli decisa la quistione al solo gettare uno 
sguardo sul quadro di Siena e su la tniniafura Laurenziana. Leg- 
gendo le rime del sommo lirico , vedesi la piu perfetta analogia 
fra il ritratto del Memmi e quello fatto dal poeta, dal che trae 
argomento lo scrittore della lertera ad encomiare giustamente la 
niiniatura da quel quadro ricavata dallo Srotti c P intaglio nobi- 
lissimo del Morghen. Nella miniatura altronde della Laurenziana 
nulla si rinviene che a Law a appartenga , eccettuata qualchc 
gentilezza di forme, e una certa modestia, che ben converrebbe 
a Laura, se pero fosse piii espressiva e animata. Gliocchi,dal 
Petrarca nelle canzoiii intitolate le Tre sore lie , rappreseutati in 
tutto il loro splendorc , senibraao fissi al suolo e socchiusi , e 
nella cuffia sotto la quale sono raggruppati i capelli, non si 
ravvisa alcuna idea del velo sovente dal Petrarca rimproverato , 
e dei capelli d' ore all' aura sparsi o in vaghe trecce annodati , 
che egli sempre magnifica col maggiorc entusiasmo, Conchiude 
adunque lo scrittore della lettera , che molto non servendo gli 
argomenti dal Cicognara addotti a sostegno della nuova sua opi- 
nione , riaiauer dee la prima nel suo pieno vigore, ne pu6 



ajS . A v p r, N D 1 G fc 

accuaai'si il Marsand come tro))po frettoloso o inconsiderato neU 
r averc anteposco a tiitti il dipinto Bellanti. 

Non vonemo noi certainenic farci ciudici di questa smgolare 
coiitesa ; lueutre )jero non diisimuleremo di avere provato qualche 
etupore al vrdere il conte Cicognara , forse con ecct-sitiva leg- 
gcrezza , dipartirsi da iade opinione da esso coll' appoggio di eode 
ragioni e quasi con pieno convinciniento esternata, e i"niiprove- 
rare al Marsand quello di die il Marsand medebiino avrebbe 
potuto col signor conte dolersi ; abbianio trovato ben dife«a dal 
Meneghelli la causa del pni illustre editore del Petrarca , e bea 
esposti gli argouienti per cui puo ragionevolmente il inedesimo, 
e con esso il pubblico , malgrado le nuove deduzioni , persistere 
nel sue prime avviso. 



Rudimentl della lingua greca esposti dal prete Fran" 
cesco FoNTANELLA, — Vcnezia ^ 182a, dai torchj 
di Giuseppe Molinari ed.^ di pag. 72 , in 8.° 



Nuova raccolta di scelte opere italiane e straniere di 
scienze^ lettere ed artl. — Venezia. 1822, presio 
Pietro Milesi editore, in i6.° — VoL 4.°, che e 
il i.° deir Esame analltico del sistema legale di 
Filippo Briganti : prima edtzione veneta conforms 
ulT ultima napolitana. — In Milano le associazioni 
si ricevono dalLo stampatore e llbrajo P. E. Giusti 
in contrada di S. Mari^herita. 



Le opere di Buffon nuovamente ordinate ed arrlcchite 
della sua vita e di un ragguagllo del proaressi della 
Storla naturale dal lySo In pol dal conte dl La- 
CEPi:DE. Prima edlzlone itallana adorna dl nuove 
e dlllgentl Inclslonl. — Venezia, iB^o, al negozlo 
di 'ibri alV Apollo , in 8.° grande. Vol 26.° e 27.° 
dl prig. 616 e 63 1, cul vanno unite la iS." e 16.* 
dlstrlbuzloni dl tavole. Le associazioni si ricevono 
dai prlnclpall llbral: II prezzo e dl cent. 18 per 
ognl fogllo dl stampa e cent. 20 per ognl tavola 
in rame, colle spese di porto a carlco degli asso- 
ciati. 



FARTE ITALIANA. 279 

Otto giorni a Venezia , opera di Antonio Quadri 
I. R. Segreturio del Cesareo regio Governo , e socio 
corrispondeute del veneto Ateneo. Parte seconda. — 
Venezia, 1822, per Francesco Andreola tipografo^ 
pnvilegiato dell' E. I R. G., di pag 5oo in i6.° 

II volume che annunzianio contiene il Compendlo della Storia 
veneta diviso in otto epoclie , dalla orlgiiie di Veaezia uell' an- 
no 421 fino alia caduta della lepubblica uell' anno 1797. 



P I E I\I O N T E. 

Publii Oi>idii opera omnia ex recensions Petri Bur- 
MANN J. Tomns quintus. — AngiL<ta; Taurinorum , 
1822, in 8°, ex typis vidua; Pomba et fihorwn. 

In qtiesto quinto volume delie opere Ovidiane contengonsi i 
8ei l.bri dei Fasti. A questi si premette una dotta v.refazione 
del Gieriir, nella quale s. parla della scorrezione de. Fasti nelle 
antiche edizioni, malgrado le fatiohe del Taubaero , del Lenzyy 
e del Krebsio, e del nuovo metodo adottato per rM.uigare quel 
testo il quale puo dirsi tutto vinnovato, non essendosi ommesse 
ne le'castigazioni dell' iJin^o e del Burmarvw , ne rutte le cop.ose. 
variant! prodotte dal Mitscherlichio. 

Si ragiona pure in un proem.o aggiunto alia prefaz.one , del e 
caaloniche O^ldio forse determinarono a gcnvere i tasti tra le 
quali puo tener luogo V invito che leggesi m una elegia di Pro- 
lr3io, benche p.-i probab.le sembn ad atcuao che proposto 
,,as. il poeta in quest' opera d' iautare Callvnaco , che ua poema 
Bcrisse delle cause a^ll Dei ed ogll Eroi appartenenU , g.acch^ 
anche O.idio nei Fa^ti le cagloni espose d. molte «;"8e non 
romane Boltanto , ma desnnte da tutta 1' ant.ca mitolog.a. Questi 
Jibri annunziano 1' ingegno grandissimo del poeta, ed i suoi ran 
talenti, tanto per cio che spetta ".!la invenzione . quanto per 
r acconcia d.sposizionc delle materle. Egli descnsse 1 anno ro- 
„ano. .1 numero, 1' ordine e i nomi det mes. . le diversua del 
tiorni ; passando alle cose ceUsti , accenno il sorgere e U tra- 
montare delle stelle , i principj delle annue vicende e il corso 
delsole per i segn. dello zodiaco , ufe obblio le ded.caziont de. 
templi, l-ong.ne e I' osservanza delle feste e de. g.uoch. pub- 
blici e le cose memorabili o dagli antichi romani , o da Au- 
gusta, Tiherio e Gennanico operate, alle quali cose aggmnse 
I'o.igine ancora delle denominazioni di molte stelle. lanto piii 
cominendevole rieace qu.^Bto lavoro , quanto che l.bero non er* 
il poeta di Gngere clo ch' egU voleva, ma obbUpto a icsure. 



aSo APl'ENDlOE 

im ordine slabilito , a ripetere le cose gia da ulti'i csposfe, a 
scpgliere fra le diveise ir.idizioni ed opinioni le piu piobabili : 
nelle cose celesti difatro si attenne ad uii calendavio ed al lihio 
di im gieco astrononio , 1' ovigiiie delle steile trasse dai luitolo- 
gi , altre cose dagli aiinali e da akri uioniiineuti dell' antica sto- 
ria romaiia. Non e quindi strano , se nei fasti nou trovasi ijiiella 
afflueriza di |-ioeti'"he idee , rlje in turto il lihro delle Metaiuor- 
fosi si ajnniira. L' ordine altronde in qiiesto libro osservato , 
serve di scusa al poeta , se niolte cose furono succintaniente 
trattate , altre troppo brevemente riferite , altre a fionte degli 
antichi scrittori ripetute. Non inancauo tuttavia i Fasti di una 
lode poetica, percli^ 1' animo in qualthe niodo soaveniente in- 
catenano , e tra molte poeticlie Cnezze si aiiiniira prineip<duiente 
r intervento degli Dei con destrezza maneggiato. 

II metro e 1' elegiaco , gia adoperato nel cantare gll amori , 
e 1' autore ne fa in qualche luogo le sense , sebbene forse se- 
guito avesse 1' esempio di Callimaco. Compiuto era il libro nell'an- 
no y63 di Roma, che era il Sa dell' eta del poeta, per conse- 
guenza avanti il di iui esilio ; nia nell' esilio stesso penso egli a 
rifonnare questo suo lavoro , e quindt parlo del la sua sciagura. 
Ai Fasti si preuiette il Caleudario, clie uegli antichi codici 
vedesi d' ordinario unito ai Fasti Nasoniani , e die i' Einsio pub- 
Llico ricorretto cd a migliore forma ridotto. Sudarono su questo 
calendario uomini dottissinii , e niolto riuiane ancora a dirsi : no- 
teremo solo in questo luogo , che in esso si fa sovente menzione 
del nascere e del tramontare degli astri, Eliaco o Cosmico o Acro- 
nichio 1 e die il )jrinio si riferisce all' euiergere o ail' occultarsi 
degli astri medesimi nei raggi solari ; il secoudo al sorgere degU 
astri nel niattino , il terzo a quello della sera, allorche il sole 
trauionta. 

Non contento il Gicrig di coiTedare il suo testo di note co- 
piosissiiue , e queste non solo critiche e granunaticali , ma anclie 
talvolta piene di iireziosa erudizione , ai libri dei Fasti lia sog- 
ginnto sei belle dissertazioni sotto il titolo di excursus. La prima 
tratta dei Fasti romani e dell' istituto di c[uesto poema, diretto 
alia loro illustrazione ; la seconda dei soccorsi die all' iuterpre- 
tazione di Ovidio si ottennero da alcuni nuovi ritrovamenti , dai 
lumi della rritica e dallo sropriiuento di alcuni codici , non che 
dalla pubblicazione dei Fasti dell' anno romano di Verrio Flacco 
Bulla scorta dei marmi Prenesiiui fatta dal nostro Foggini; la 
terza del sorgere e del tramontare delle steile notato da O'^idio , 
e dei fasti siderali greci e romani ; la quarta di alcune deitii 
ed idee religiose dell Italia antica; la quinta dell' anno di dieci 
mesi di Romoio , con che si sono illusirati alcuni passi de' Fasti, 
e singolarmente i versi 121 e 123 del libro III, e il verso 28 
del libro I ; la sesta finalmente di alcune quistioni spettanti al- 
V iaterpretazione di varj passi Ovidiani; come se la Fortuna oia. 
realaieute detta forle nel v. 78 del libro VI, il che setubra ass.u 



rARTE ITALIANA. 28 1 

probabile ; se l)reve come sembra, debba leggersi la prima sil- 
laba di stator nel v. 798 dello stesso libro ; se il -vincitore di 
Messina del v. SqS del lib. I sia Valeria Messata , o non piut- 
tosto Jppio Cl audio , ecc. 

Giovera il tratteuersi un istante su la quarta di queste disser- 
tazioni , che concerne le deita e le opinioni religiose delT Italia 
antica. Non consentiamo col signor Gierig nel dubbio da esso 
prouiosso , se alcune favole o alcune mitologiche invenzioni pos- 
sano dirsi propria di qiiesta regione ; a sciogliere questo dubbio 
basta V osservazione delle moke mitoiofiiclie allegorie , che iianao 
per tipo , o per base, o per teatro T Italia, le sue diverse pro- 
vincie, i suoi fiumi , i suoi man, le sue vicende ; e alia do- 
manda che si fa, per quale cagione fra tanti scrittori antichi 
italiani pochi trattato abbiano T argomeuto di quelle favole , co- 
sicclie motte di esse coUe greche si confondettero , puo rispon- 
dersi , che dalla lunga coniuetudine de' Greci coi Romani molte 
patrie tradizioni ed opinioni furono cancellate o distrutte , c 
quindt il dottissimo Heyne rimprovero giustameute ai Romani 
di avere i riti loro abbandonati per la vanha di dedurll dai 
Trojani e dai Greci , die essi credevano popoli piu antichi. Eb- 
bero forse anche i Romani al pari degli Ebrei e del Greci versi 
o poemi canti^v dai loro bardi, nei quali le religiose tradizioni 
ei contenevano; ma que' saggi rozzissimi dell' infanzia della poe- 
sia si perdettero al companre de' Greci poemi , che 1' animo e 
r orecchio solleticavano ; i Romani tuttavia, nel tradurre all' uso 
loro le favole de' Greci , sostituirono Saturno a Crono , la dea 
Ops a Rea , Libera a Bacco , e contenti furono di avere quelle 
deita travestite all' Italiana. Giano pero e Saturno erano numl 
celebn dell' antica nostra mitologiaj cosi pure 5^/^rtwo , Libera, 
o Zeftai-jo, dei quali lungamente dispute il Vossio ; Cerere , detta 
anche Demetre, ricorda un nome Sabino , che secondo alcuni 
grammatici indicava il pane ; Pale ed Ops sembrano autichi nomi 
italiani, anteriori alio incivilimento della nazione , e riferibili solo 
alia vita nomadica e pastorale; cosi le Palilie erano furse piii 
antiche di Roma. Di quelle feste , come pure del nome di Ops , 
di Vertunno ^ di Pomona ■, di Anna Pereiuia , il di cui nome forse 
dair anno stesso deriva, di Fauna e di Pico , dei nomi di Fatuo 
e di Fatua moglie di Fauna, di Pane e del timore panic a , di 
Canente , di Egcria , delle Cainene , di Carmenta ^ di Porrima e 
Postverta , degli oracoli di Marie e di Glunone^ di Conso , e di 
Minerva appartenenie alia terra latina , benche poscia comuiutata 
con Pallade , dottamente ragiona 1' autore , rivendicando in cotal 
modo all' Italia le piii antiche religiose opinioni. Parla egli pure 
dei Lari e della madre loro Lara , Larunda , dea Muta , Mana , 
Manageneta, e quindi degli dei Mani , di Summano , dei Leinuri 
e delle Larve , deit.i tutte che meuziouate sono da Ovidio ; a 
queste aggiugne qualche cenno di Matuta , il di cui noiue indi- 
cava la prima luce del gioruo . di Sanco , autore o fondatore 



28ji atpendice 

della nazJone Sabina , cognoininato alcuna volta Semo o f^emone; 
di Neriene ^ reputata mo;;lie di Marte , il di cui nome dedotto 
da Nerio o Neria , come ({iiello di Anleiie da Anio , si ravvisa 
in quello dei Nerom \ di Maja o la grandc dea, oreduta iiioglie 
di Vulcano e dea dei Tiisculani , clie forse il nome di MajH 
diedero a i^ulcano stesso , dunde poi passo ad un luese ; final- 
mente di Apollo e f^enere, che «*gli crede iiitrodotti dopo i tempi 
di Numa , e di Ercole da O,idio rappresentato come preside 
dalle ncchezze e della fortuna. Non disseate I'autore /n una no- 
ta , die i porti di Ercole, Moneco e Labrone , cioe di Monaco e 
di Livorno , possano essere stati dalio steaso Ercole aperti , 
sebbcne quella tradizione derivata egli credi dai Fenici. Ci aiamo 
pel" alcim tempo occupati nel rendere conto di sitfatte ricerche , 
perche grato ci e sempre il rammeatare cose che all' Italia si 
riferiscono. 

Tra le niolte note erudite e le correzioni apposte dal Gierig , 
ci sara permesso di osservare aHa pag. 848 verso 441 , die il 
dotto interprete ha corretto la parola aqua in aquain. = Rarsut 
(iquain tangit Temesaeaque concrepat aera. = Noi saremino piut- 
toito per la lezione Einsiana di aqua ^ perclie trattandosi in questo 
luogo di riti niagici , sarebbe nuovo e incoucludente il tocco 
deU'acqua , nientre piil volte nei riti Dionisiaci ed in altri raolti 
si veggono il bronzo o altri metalli sacri agli dei immersi neli' ac- 
qua o bagnati. Abbiamo pure veduto in moiti an'idu inano- 
scritti di qiialdie merito la lezione aqua, die V Einsio non trasse 
adunque dal solo codice Mazzariniano ; cosi pure in molti codici 
veduto abbiamo la lezione concutit in vece del concrepat , tolto 
da un solo codice Ambrosiano , che pero non k lezione sprege- 
vole. Finalmente non possiamo nella nota niedesima animettere 
che la parola pure del vers. 444 equivalga al rit- altre volte da 
Ovidio usato ,• il Gierig doveva ben conosrere , quanta volte in 
Ovidio e in tutti gli scrittori che dire potrebbonsi dt antica li- 
turgia , si faccia menzione della purita, colla quale i riti si pra- 
ticavaao , c alia quale ha forse relazione il verso medesinio , m 
cui il poeta esprime 1' idea di un uomo,clie si avvisa di avere 
il sacro rito colla dovuta purita , anziche colle opportune regole 
compiuto. 

Riguardo all' edizioue altro non possiamo soggiugnere , se non 
che essa viene continuata colla consueta diligeuza o collo studio 
di renderla in ogni sua parte plausibile , e questo c' induce ad 
augurare assai bene anche della promessa edizione dei classic! 
greci , alia quale pero , fondendosi di nuovo i caratteri , non 
potra darst priucipio se uon nei primi mesi del prossimo anno 



PARTE ITALIANS. 283 

Pomona in rillevo della ditta Pizzagalli e Degaspari 
di Milano. 



Tredicesima distribuzione. 



74. Pera burre de la Bonaville. 

75. Pera imperiale a foglia 

di Lichene. 

76. Pera spina noce. 

77. Pera senza pari. 

78. Pera spina d' inverno. 

79. Pera bianchetta d'inverno. 

80. Pera imperiale a foglia di 

lovere autunnale. 



81. Pera franca reale. 
8a. Pera spadone estivo. 
83. Perabergamotta dJSaulle. 
8a. Mela Rniivzarling. 

83. Mela ravasa. 

84. Mela d' Harlem. i 
14. Fico calamajo. 

a 6. Prugna Santa Caterlna. 



Quattordicesinui distribuzione. 



84. Pera Cavigione. 

85. Pera rossa d' autunno. 

86. Pera ambretta d' inverno. 

87. Pera Silvange de Metz. 

88. Pera premuroso d' au- 

tunno. 

89. Pera di nuova specie. 
85. Mela Cesina piccolo. 



86. Mela Male d' autunno. 

87. Mela renetta di Formine. 

88. Mela Cotogna Reale. 

89. Mela bruna rossa. 

18. Cedro Bergamotto. 

19. Cedro Napolino variegato. 
ao. Cedro Perella. 

a I. Cedro Imperiale. 



a84 A. I' p t, N I) I c E 



NECROLOGIA. 



Xl consigUere Girolamo I)e Cattanei di Momo nacque in 
Pavia il 2 1 agosto 174B. La sua laiiiigUa vaata documeiiti 
di nobilta aatichissiuia. I padri gesuiti fnrono i suoi primi 
istitutori , e riconoscendo in lui molto ingegno tentarono 
di arrolarlo sotto i vessilli di S. Ignazio ,^ ma il giovanetto, 
terniiuati i primi studj , preferi la carriera legale ch' ei 
corse neir Universita di Pavia segnalaadosi seaipre fra gli 
altri siudenti e per assiduita e per profitto. Era in quel 
tempo costume della citta di Trento d' eleggersi ogai anno 
un pretore straniero. Essa pose gli occhi sui giovane De 
Cattanei laureate un anno prima. A questo onore ne ag- 
giunse un altro quel vescovo principe e il fece suo con- 
sigUere. Passato r anno fu riconfermato , nia il desiderio 
di restituirsi in patria prevenue una terza riconferuia pre- 
ferendo di trovarsi pretore a Castiglione delle Stiviere , 
posto dilicato e difficile per la recente aggregazione di 
quel paese agli Stati di casa d'Austria. Passato di la a 
Bozzolo colla stessa carica , vi si trov<S> in occasione die 
vi dimorb il monarca Giuseppe II di feline memoria. Cono- 
sciuti da S. M. i meriti del De Cattanei , il trasloco tosto 
a Mantova colla carica di ConsigUere di prima istanza 
presso quel tribuiiale civile , e conosciuto poscia perso- 
nalmente nel 1790 da Leopoldo , succeduto all' Impero , 
fu fatto ConsigUere d'appello nella stessa citta. AH' inva- 
sione delle annate Francesi in Italia, il consigUere De Cat- 
tanei sofFri raolte persecuzioni per opera de' demagoghi , 
ma tornata la calma gli fu fatta ginstizia dal conte Melzi, 
in allora Vice-presidente della Repubhlica Italiana , il quale 
ridonollo alia cai-riera de'tribuiiali a Mantova, a Novara , 
a Brescia, e finalmente a Pavia dove mori il 19 settembre 



jbaa 



In mezzo alle indefesse cure del suo ufTizio il consigUere 
De Cattanei non abbandono mai 1" amore a" buoni studj. 



PARTE ITALIANS. 285 

Egll <'i"a ottimo coltivatore de' classic! principalmente la- 
tiiii nella cui lingua scrivea elegantemente. Ce lo attestano 
diversi suoi saggi lapidarj che incisi si possono vedere in 
Mantova , in Bozzolo , in Pavia. 

Era pratichissiino nella lettura delle antiche pergamene, 
^ ricordereino con piacere , che in tempo delle persecu- 
zioni ricoveratosi in CastelgofFredo , vi ebhe consuetudine 
di amicizia col defunto coloiuiello Giacomo Acerbi , a cui 
compilo un lavoro prezioso , spieganclo tutte le pergamene 
di contratti del i 3.° e 14.° secolo die teneva illeggibili nel 
sue archivio. 

I distinti talenti , le nianiere amahili , e le virtu civili 
e morali dell' ijlustre detunto gli davano il diritto di una 
aienzione onorevole in questa nostra Biblioteca. 



QivssppE Acerb 1 ^ direttore ed editore. 



MiUinCi , dalV I. R, Stamper:a. 



Osservazioni meteorologiche fatte all' I. It. Osservatorio di Br era. 









N 


V E M B R E 1822. [ 








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I 


28 


Oi7 


+ 8,5 


N 


Nebbia. 


28 


1,4 


+12,0 


s 


Ser. nuv. 




2 


28 


1,7 


+10,0 


S 


Nuvolo. 


28 


1,0 


+ 12,0 





Nuv. neb. rot. 







28 


0,8 


+ 9,0 


s 


Nuv. lotto. 


28 


1,0 


+12,2 


s 


Sev. nebb. 




4 


28 


0,9 


+ 7-0 


N 


Ser.nebbioso. 


28 


0,4 


+ 11,5 





Neb. 8er. 




6 


28 


0,3 


+ 6,4 


N 


Sereno. 


28 


0,4 


+11,6 


so 


Sereno. 




6 


28 


0,8 


+ 6,0 





Sereno. 


28 


0,7 


+ 11,0 


S 


Sereno- 




7 


28 


0,5 


+ 5,8 


S 


Sereno. 


28 


0,0 


+11,3 


s 


Ser. nebb. 




8 


27 


11,4 


+ 7,0 


N 


Nuv. ser. 


27 


10,6 


+ 1 1,3 


S....E 


Nuv. . .piov. 




9 


27 


10,0 


+ g,6 


E 


Nuv. nebb. 


37 


9,B 


+ 10,8 


s 


Nuv. rot. neb. 




lO 


27 


9,2 


+ 9,0 


S 


Neb, ser. 


27 


8,4 


+11,0 


SSE 


Nu.rot..pJog. 




II 


27 


0,8 


+ 7,0 


8 


Nuv. ser. 


27 


11,0 


+Ji,3 


S S 


Sereno. 




12 


28 


0,3 


+ 5,5 


N E 


Sereno. 


28 


0,5 


+ 8,3 


E 


Sereno. 




I^ 


^7 


11,2 


+ 3,0 


E 


Nuv. rotto. 


27 


10,0 


+ 4v5 


N E 


Sereno. 




14 


27 


9,6 


+ 1,4 


E 


Ser.nuv.rotto. 


27 


9,2 


+ 4,3 


E 


Ser. nebb. 




16 


27 


10,2 


+ 0,0 


S 


Sereno. 


27 


11,0 


+ 4,4 


s 


Ser. neb. nuv. 




16 


27 


11,6 


+ 4.4 





Nuv. pioggia. 


I27 


I 1,-7 


+ 4,5 


S....E 


Nuv. . . piog. 




17 


27 


10,8 


+ 4>o 


S E 


Pioggia. 


27 


1 l,i: 


+ 5,0 


8 


Nuv. nebbia. 




18 


27 


1 1,7 


+ 5,0 


8 


Nuv. pi0V080. 


2?, 


0,2 


+ 6,6 





Nebbia. 




IQ 


28 


1,3 


+ 6,0 


SO 


Nuv. nebbia. 


38 


2,0 


+ 7,3 





Niiv.ro: neb. 




20 


28 


2,2 


+ 5,0 


S 


Nuv. nebbia. 


28 


0,8 


+ 6,0 


SO 


Nebbia. 




ai 


28 


0.3 


+ 4,0 


E 


Nebbia. 


28 


0,0 


+ 5,5 


NE 


Neb pioggia. 




22 


28 


0,8 


+ 5,b 





Nuvolo. 


28 


1,2 


+ 8,0 


60 


Nuv. rot. ser. 




23 


28 


1,3 


+ 5,0 


N 


Nuv. rot. neb. 


28 


0,6 


+ 8,0 


SO 


Nuv. rotto. 




24 


28 


c,o 


+ 3,5 





Nebbia. 


28 


0,1 


+ 6,8 





Nebbia. ser. 




25 


27 


11,5 


+ 5,5 


S 


Nebb. nuv. 


27 


10,5 


+ 7.2 


so 


Nuv. piov. 




26 


27 


9,3 


+ 6,6 


N E 


Pioggia. . nuv. 


^7 


9,9 


+ 8,8 


6 


Nuvolo. 




27 


27 


10,7 


+ 5,0 





Sereno. 


27 


10,6 


+ 8,2 


SO 


Ser. nuv. rott. 




28 


27 


10,0 


+ 7,0 


N E 


Piovoso. 


27 


10,0 


+ 8,0 


sso 


Nuv. rotto. 




aq 


27 


8,8 


+ 6,5 


0...N 


Nuv. nebb. 


27 


7/' 


+ 7,^'^ 


£ 


Nebb. piov. 




3o 


27 


6,6 


+ 7'0 


E 


Nebb. pioggia. 


27 


5,8 


+ 8,1 


E. .SO 


Nuv. rotto. 




Altezza mass, del 


3ar. p 


all. 28 lin. 2,2 


Al 


tezza mass, del term. + 12,0 [ 










. » 27 » 5 8 














.» 27 .. 11,3 




media + 7,137 








Qoan 


tita della pios 


gia 


lin. 28,340. 


• 




■M« 





















287 

BIBLIOTECA ITALIAN! 

(jdioe'iiw-c& A 022. 



PARTE I. 

LETTERATURA ED ARTI LIBERALI. 



Nuova raccolta teatrale o sia Repertorio scelto ad uso 
del teatri italiani, compilato dal professore Qaetano 
Barbieri. — Milano , 182 1~ [822, co' dpi di Gio- 
vanni Pirotta. Volumi 12 in 12.° Prezzo lir. 3o 
{^Quarto ed ultimo estratto ), 



c, 



loL volume 12, uscito teste alia luce, il sig. Bar- 
bieri ha compiiita la sua raccolta teatrale, e noi 
con questo articolo porrenio fine alle nostre osser- 
vaz.ioni parlando di due nuove tragedie , e quindi 
di alcun' altra conimedia. 

La prima delle accennate tragedie, intitolata Bea- 
trice contessa di Tenda, e opera del sig. Giuseppe 
Zuradelli bresciano , ed e posta nel volume X. E 
questa non avrebbe al certo ottenuta una particolare 
menzione nel nostro Giornale , se T editore non aves- 
se nelle sue note criticlie volute in qualclie modo 
giustifirare il divisamento d' averla inserita nel suo 
Repertorio, e se questo non fosse chiamato Repertorio 
scelto ; la quale denominazione trae piu severo il 
giudizio e dagVltaliani e dagli stranieri. Egli e il 

Bibl. Ital. T. XXVIIL 19 



2.V>S NUOVA RACCOLT.V TEATFAI.E ecc. 

vero clie un giovaae e ben costumato scrittore, 
qnal e il sig;. Zuradclli, inerita di essere incorag- 
giato nel ditlicile aringo; e iioi volentieri ci uiii- 
remo in questo al sig. Barbieri 'iicliiaiando clie il 
suo poema dimostra nelV autore una vivacissima 
fantasia e conticne qualclie buon pensiero , alcu.>e 
imagini felici e di qnando in quando di buoni versi: 
ma questi pregi sono lievissima cosa in coufiouto 
de' gravi difetti die |iresenta il lavoro nel tutto e 
nolle parti. Ne a prevenire il nostro giudizio od a 
farlo pill mite basta che V editore ne dica die T au- 
tore , tutto dalo&i alle scienze della politica eco- 
nomia , non ha avuto il tempo di ritoccar T opera 
sua, ne quello di continuare nella carriera dram- 
rnatica : die tutto do non monta nulla : e clii braina 
di leggere cose scelte non rhiede al sig. Barbieri 
che sieno piuttosto del sig. Zuradelli die d' un al- 
tro : passiamo alF esame. 

Questa tra2,edia , serondo ne pare, pecca nel- 
r esposizione rUiV antcfatta la quale e oscurissima. 
E r autore ha 1 obbligo sacro di essere chiaro mas- 
simamente in questa parte a vantaggio e piofitto di 
tutti, e percio anche di colore i quali possono per 
avventura ignorare i fatti , sebbene istorici, da' quali 
nasce T azione presente. Peccano pure d' oscurita 
e d' intralciamento il dialogo , le immagini, i pen- 
sieri , lo stile. La condotta e mal divisata; i per- 
sonacffi A'c^sionsi trascinati sulla scena perche cosi 
vuole Fantore, non come richiederebbe un fino e 
ragionato drammatico intendimento ; de*" personaggi 
altri.sono debolmente tratteggiati, altri non sono 
senipre consentanei all' indole che in loro si vuol 
supporre ; ne si scorge in essi quel forte" impiilso 
o quella necessita che li niuova a far piu questa 
die queir altra cosa: il die e cosi ben serbato e 
nelle antiche tragedie , e nelle dassiche moderne. 

Atto prjrno; notte avanzata. Filippo Visconti viene 
con Lotario suo confidente sotto certe anfiche volte 
del castello di Pavia , per le quali si va al tenipio. 



COMPILATA. D4L PROF. G. BA.RBIEIII. 289 

Not! si sa bene perche questo priiicipe abbia scelto 
im tal luogo per simile abboceamento •, in quanto 
air ora ci dice 

Vieni , non scese 
Sulle mie ciglia il sonno. 

E dopo aver tenuto con Lotario un qiialche di- 
scorso , da cni si coinprende dover egli sposare 
Beatrice vedova di Facino, spedisce via il confi- 
dente affinche rechi alia sposa ch' egli vuole par- 
larle. Appena partito, s' accosta Beatrice stessa, la 
quale parimente non ha potuto dorniire. Tutti crede- 
rebbero che Filippo dovesse appunto riraaneie per 
sapere il niotivo pel quale ella viene quivi in quel- 
le ora cosi sospetta. Eppure nulla di cio : anzi, dopo 
aver detto tra se a die ne viene? se ne va egli 
stesso , aspettando poi di parlarle un^ altra volta 

(f. 7)- 

Non s' oda in Jin che a me rieda Lotario. 

E conveniva adoperare in tal guisa perche Beatrice 
potesse liberamente ricordare a se stessa T antico 
amor suo per Orombello, gli viltimi cornaudi del 
tnarito Facino , e il disgusto di dovere sposare Fi- 
lippo A ronipere il monologo viene An- 

nichino , vecchio sacerdote e confidente di lei , il 
quale si maraviglia ( come ci siam maravigliati an- 
che noi ) di trovarci Beatrice. Anche qui parrebbe 
a chiunque che essendo Annichino cosi famigliare 
con questa desolata vedova, avcsse saputo gia molto 
innanzi le prime vicende di lei: eppure convien 
dire die non ne sapesse ancora bastevolmente , giac- 
che dopo averla il sacerdote pregata di aprirgli il 
suo cuore di che essa pure ha gran bisogno , Bea- 
trice si fa a raccontargli i suoi piimi amori con 
Orombello , e la promessa che ebbero insieme di 
sposarsi 

Eterna fede ci giuramirw , . . . niorte ... 
Udisti ? . . o mortc. 

Le duole di avere iu onta a tali promessa sposato 



tlCjO NUOVA RACCOLTA TEATRALE CCC. 

tacino, e quincU , dopo la vedovanza, e conti- 
nuando tuttavia T amore antico , di dovere pi«>;liare 
per ruarito Filippo. Ma il sacerdote la cousola di- 
cendole die ella abbia pazienza: clie g;lieie in- 
cresce assai : ma die si accerti die, qu iido T uo- 
mo non puo piu sostenere gli allanni , Iddio lo 
cliiama a se. 

Atlo 2." Sala del castello: ritornano gli stessi per- 
soiiaggi con un messo il quale ha annunziaio a 
Beatrice V arrivo d' Orombello : ed ecco alcuiii bel- 
lissimi ver&i con cui Beatrice s' esprime : 

Spera ch' io 
Con penitenti lagrime gli porga 
La memo ? a forza lo trndiva ■ . . ognora 
Lo amava , 1' aino , ed ei m' ama , ma frutto 
Di tanto amor forse f,a morte , ecc. 

Quindi commette ad Annichino di dire alT amico 
die non si lasci vedere , die ella e presso all' estre- 
vio: e sentendosi agitata e bagnota di gelido sndore 
perclie giunge Lotario, se ne va. Ed il povero An- 
nichino e anclie agitato non poco : per buona sorte 
Lotario gli chiede seniplicemente se Beatrice non e 
con Ini^ e dopo un breve diiilo<£,o di nessun sapore 
Annichino parte pieno di dignitd. Viene Filippo il 
quale < hiede fra le altre cose a Lotario se sa die 
fiicesse Beatrice 

Lungo la via che con incerto lume 
Al vicin tempio adduce: 

E Lotario risponde quel che san tutti , cioe che 
la sposa era molto triste , disciolta ilcrin^ pallida 
il volto e simili ; ma dee ritornar Beatrice : ed ec- 
cola ; restano soli i due sposi. Duolo di lei. rani- 
pogne di lui. Si parla del primo niarito: Filippo 
le donianda se lo amava di cuore (p. 17 ) , ed 
essa non vuol dire ne si , ne no. Filippo parla 
d' lino spettro minaccioso, cioe di Facino il quale 
vuole iissolutamente vederli uniti , cosicclie, an- 
che per far piacere alio spettro , ella dee sposarc 



COMPILiTA D\L PROF. G. BAlRBIERI. 29 1 

Filippo. Suonano intanto gli oricalclii : echeggia 
entro le scene il nome della sposa , e questa 
parte per cangiar d' abito. Torna Lotario : annun- 
zia uno straniero che vuol favellare a Filippo : 
ma questi non volendo che un nuovo pensiero la 
fanesti, dice all amico cW egli sposera bensi Bea- 
trice per ragione di stato : ma che e invaghito 
d' una certa Olimpia ( fosse anclie Anastasia non 
prerne ^ bellissima donna fornita di rari pregi. Per 
aggiustare ogni cosa , ecco intanto il partito di 
Filippo ( f. 20 ). 

Azon , Gilberto , 
Ei che animosi sono , ecc. 
Allor che il velo 
Pill della notte sia diffusa , e cuccia 
Ogni cosa , con meco in su le calde 
Piume, n' le membra gitteranno vinti 
Dal sonno , presti a trar sono di vita 
E Beatrice , e Annichino. 

Se parlandosi di ammazzamenti potesse esser 
luogo a scherzare suH'equivoco che nasce da que- 
sta iiitida collocazione di parole, ognun vede quanto 
ne potrebbe rider chiunque. 

Atto 3.° Orombello pieno d' agitazione, che noa 
puo celare , si presenta , sotto nome di Flavio , a 
Filippo come tornato da un infelice impresa de' cro- 
ciati. Filippo gli chiede che facesse il Sir di Ven- 
timiglia ( cioe Orombello stesso ) : e questi risponde 
oh' egli pugnava da forte. Filippo invece di conti- 
nuare le inchieste come era naturale in ua pria- 
cipe tiranno e sospettoso , gli dice : 

Coma in del sorge 
II primo raggio , partirai ecc. . . . 

Quindi parte egli stesso manifestando gravi sospetti 
sovra r incognito-, e questi resta solo dolendosi del 
suo destino , aspettando B>*atrice, dubitando di lei 
ed esprimendo la propria confusioiie con accenti 
€ parole piii che confuse : 



202 NUOVA. R\CCOLTA. TEATK ALE CCC. 

Mn qual m'' insorge 
Terrihil dubbio ? — Ai geniCur cadenti , 
Al German che non torna? . .- . Ah si! potrcbbe 
Sposa eW anco a Fdippo .... 

e poi piu sotto 

Movta 

La fama ? il come ?' ecc. 
Viene Beatrice aspettata , e Y amaiite esclama tut- 
tavia : 

Qual voce 

Non ignotUf soave al cor mi scendef 

Beatrice ! 
E qui tenero amorosissirno incontro. Se non clie. 
Beatrice viinl clie Oiombello se ne vada e fngga 
il vicino perieolo ; an^.i meraviglia come egli non 
abbia ancora veduto il vecchio Aiinichino il quale 
dovea consigliargli la partenza. Oiombello vorrebbe 
sapere ( e non ha il torto ) la ragione di tutte 
queste cose : ma Beatrice , sebbene si dicano non 
pochi versi nello stesso dialogo , non ha tempo di 
nulla scopriigli , e da invece alP amante un appun- 
tamento per la sera stessa , a notte , nel tempio e 
presso la tomba del priuio marito!! Appena partito 
Orombello , viene Filippo con Lotario , e increscen- 
dogli di veder malinconica Beatrice la manda via 
senza compbmenti. 

Ti reca 
Pur altrove il tuo pianto. (p. 28 J 

Cos! rimasti soli Filippo e V auiico sue , mani- 
festano piu forti sospetti sovra quel certo Flavio : 
pare che il voglian ravvisare per Orombello , e 
cosi stabiliscono di spedirlo cogli altri al mondo 
di la. 

Atto 4.*^ Tempio con la tomba di Facino. Orombel- 
lo, mentre aspetta la venuta della vedova , vieue ri- 
cordando in un lungo monologo uomini e cose , di 
cui pochi spettatori sapranno per avventura mo- 
strarsi informati. Quindi, e sebbene parlasse da se . 



COMPILAT.V DAL PROF. C. EARBIERI. 298 

non si sa per fjual nias^ica forza Beatrice iatende 
gliuliinii versi e gli ris[)onde neir entrar sulla scena. 
Poi nunvi racconti di cose antecedenti alV azione, 
rani])ogae , pianti. ginstifica/.ioni ; sinche, come gia 
ttitti stanno aspettando, giungono Filippo e Lotario 
a sorpr'Mider gli amaati. Si snudano i ferri : pare 
ad Oiombello di bastar solo per difender Beatrice; 
ma Filippo gli risponde tiaglcameiite : 
A vuoto gridi, — > 
Piu gridi e men ti temo. 

Orombello e disarmato , ed e trascinato via : anche 
Beatrice e portata altrove ; parte pure Lotario : ma 
mentre Filippo gode del fatto, torna cptest' ultimo 
per dirgli clie di fuori ferve pugna tra i guerrieri 
d' Orombello e quelli di Filippo : il perche s' ap- 
prestano entrambi a difendersi , e a debellare il 
nemico e cosi fiiiisce Fatto con questi niiovissimi 
colpi di scena sul gusto delF Avelloni e de' suoi imi- 
tatori. 

Atto 5.° Notte per la seconda volta. Orombello 
lieto d' aver vinto i nemici viene in una vasta sala 
accompagnato da' suoi per condur via Beatrice : grati 
die ! net punto stesso ch'' egli se ne va cheto cheto 
co' suoi per V una parte perche 

Propizio il cieco 
Aere piii avnnza, 

entra non veduta Beatrice per V altra, e si va ag- 
girando come una forsennata invocando Fombra 
d'' Orombello cui crede estinto ; finche giungendo 
Annichino ( il quale forse avra un lume fra le mani, 
giacche si ravvisan subito F un F altro) sente da lui 
die vive Orombello. Oh quanti afFanni tragici di me- 
no , se poco innanzi l' aer cieco die compie il vuoto 
della scena , non avesse impedito a' due amanti di 
riconoscersi sani e salvi ! Infatti a turbar tanta fidu- 
cia snpraggiunge Filippo ( rischiarato da fiaccole ) 
il quale inganna Beatrice facendole credere die 
Oromljello si e ucciso da se •, e per darlene una 



204 NUOT-V RACCOLTA TEATRALE CCC. 

prova ( nuova, on2;inale ! ) le niostra il mauto dl lui 
jnsanguinato. E aiiche qui , come altrove , confes- 
siamo la nostra igiioraiiza , non abbiaino potuta 
S( oprire bene tutti i bei pensieri di queste scene : 
gU e per altro cliiarissimo che Bc-atrice, dopo la 
supposta morte deir aniico, vuol essere uccisa, e 
uccisa in quel luogo stesso. 

Ma stclta! 
Con tai ragion die val? — Dov' e. V acciaro 
Onde il forte fu spento ? ancor fumante 
Jn me il rifiggi : inerme donna io sono , 
Vibra, mi squurcia il sen : — vedi; — tel porgo . . 
Cosi mi tnostra tua pieta! . . 
Ma continuando queste proposte si ode strepito 
d'armi. Filippo si vede sopraggiunto da Orombello 
e perduto d' ogni speranza di salvezza ; e cosi per 
tlisbrigarsi pianta un pugnale in petto a Beatrice: 
e qui accade veramente una cosa novissima che 
nessun crederebbe, ed e che Orombello in vece 
di far vendetta contro un mostro infernale qual e 
Filippo e liberarne la terra, riflette meglio e dice 
saviamente con un ragionevole pensare proprio tutto 
di quel memento : 

Forse io cost la torno in vita , o giova 
A sua menioria il vendicarla? — Ei viva. 
E cosi uccide se stesso per riunirsi presto al- 
r amante. Filippo e Lotario rimangono pieni di 
confusione , e si cala il sipario. 

Ben diverso giudizio fa' ciamo della tragedia del 
sig. Marsuzi romano intitolata Almeone ( tomo 12); 
per riguardo alia quale consentiam di pienissimo 
animo nelle lodi meritamente tributate alU autore 
nelle dotte ed assennate osservazioni delFeditore, 
di modo che poco ne resta a dire per discarico 
deir ufficio nostro. 

Almeone , che meglio direbbesi Alcmeonc ( Ale- 
mceon " KX'h fxaiQV ) ligliuolo di Anfiarao , vatc ed 
augure morto nella guerra tebana, debbe, confor- 
me al paterno ultimo comandamento , uccidere la 



COMPILATA DAL TROF. G. BARBIERI. 2.g!j 

Inadre Entile per aver questa, vinta dal presente 
d' una genimata preziosa collana donatale da Poli- 
nice ( altri dicono da Adrasto ) , scoperto il luogo 
ov' erasi nascosto il marito , il quale non voleva 
condursi alia guerra , sapendo per vaticinio clie 
qmvi sarebbe infallantemente ucciso : come in- 
fatti segui , es'^endosi profondata la terra la quale 
ingojo lui, cocchio e cavalli. 

L' azione e nel piano d' Orope , in un sacro bo- 
sco, presso il mausoleo d' Anfiarao eve vive Alc- 
nieone in istretta amista con Polideo sacerdote , e 
preso d' aniore per Famabile Ificle figliuola di que- 
sto; essendo tuttavia dominato dair ardente brama 
di vendicar la morte del padre. 

Oltre a questi tre personaggi , »i compone la 
tragedia di Anfimaco (i) fratello d' Alcmeone , di 
Eridle loro madre c di Tersandro. 

L' esposizione e bastevolmente chiara , la condotta 
regolare , i personaggi introdotti con ragionevole 
divisamento, sostenuti a dovere e posti opportuna- 
mente in contrasto. I pensieri , le immagini , lo 
stile, sono in generale pieni di forza. Alcmeone 
trovasi a un dipresso nella condizione d' Oreste : 
r uno e r altro voUero vendicare la mortc del pa- 
dre : entrambi , dopo il parricidio , furono agitati 
dalle furie : ma Clitennestra uccise di sue mani il 
marito con V ajuto delF adultero Egisto ; laddove 
Erifile aveva solamente posto Anfiarao nella neces- 
sita di partecipare alia guerra tebana. E per poco 
ch' ella avesse dubitato delF avveramento del va- 
ticinio , sarebbe meno orribile il suo delitto, ben- 
che grave pur fosse e degno di gran punizio- 
ne , siccorae viene anche ricordato neir Elettra di 



(i) Anche qui 1' autore ha alterato il nome mitologico , sa- 
pendosi da tutti che non Anfimaco , ma Ansiloco (Av(pi\oX6s) 
era V aUro figliuolo d'Anfiarao : il quale fabbrico in Epiro una 
citti che da lui tolae il noBie di Aafilochia o di Argo Anfilo- 
chiea. TUd. 1. 4, c. i. 



2()6 NUOVA. RACCOI,T.\. TEXTll'kLE CCC. 

Sofocle ( Atto 2 . sc. 4 ) Per questa cliversita e nel 
fatto , e nelle circostauze ne pare che di sovcrciiio 
ferooe si inostri talora Alcineone contro la madrc, 
see;natainpnte quando (f i3) essendo col virtuoso 
fratello , esclama : 

. . . . O padre 



JVoi , come a paro due s,iovnnl tigri 
Sccndono a valle sulla preda, andinino: 

U iniqua, donna che ti uccise , a' plcdi 
Strascineremti , nel suo sen due fonti 
I nostii brandl schiuderan di sangue ; 
Tutto lo bevL e ti da pace. 

Vien poi mem. a gradi a gradi e con inaestrevole 
artificio Y ira nel bollente giovane e per le lagrime 
della pentita madi-e, e pe' pietosi ufficj del frntello, 
e pe' savj ed avveduti suggerimenti del sacerdote, 
il quale riesce a volgerne V animo contro V ambi- 
ziosi) e simulato Tersandro. Sin qui tutto ragionevol 
ne pare. Ma rispetto alia catastrofe . quantun-jue 
r autore abbi i rred<ito di prepararla conveniente- 
niente quando Tersandro dice a Polideo ( f. 49 ) 
ch' egli stesso vegliera nella tomba d' Anfiarao , e 
cosi debba parer naturale che il furioso Alcmeone 
\i si ronduca sicu'O di quivi trovare la sua vitti- 
ma ; tuttavia dubitiamo assai che cio basti per ren- 
dere verisiniile che ii figlio prenda abbaglia ed 
uccida la madre iavece di Tersandro : ed ecco le 
ragioni per le quali e in cio diversa la nostra opi- 
nione da qnella del sig Baibieri, il quale ( f. 92 ) 
ha per altro avvisata la rassorniglianza che presenta 
questo punto con la Semiramide di Voltaire. 

In primn luogo Alcmeone puo credere o debbe 
almen dubitare che non il solo Tersandro potesse 
introdursi nella tomba: ma che o la madre stessa 
od altri vi fossero : il quale dubbio doveva farsi 
piu forte nel veder T ara accesa di cui Tersan- 
dro non aveva d' uopo. Oltraccio, se allorquando 



COMPILATA DAL PROF. G. BARBIERI. 297 

Polideo dice ad Alcmeone (p. 58) che per ferire 
ravversario con maggior securta s'affidi ad uii ag- 
guato, ivi 

E nolo 
V oscuro calle die torto discende 
Fra volta e volta entro la tomba, ecc. 

r altro risponde 

E che ' di frode parli 
Al figliuol d"" Anfiarao ? 
e prova manifesta clie questi non vuole uccider 
Tersandro a tradimento, ma vederlo ia faccia: ora 
come mai , per quarito forsennato egli fosse , po- 
teva esli al chiarore del fuoco cui stava animando 
Ificle stessa , trafigger piuttosto una peisona sediita 
e tutta ravvolta nel pcplo , anziclie farsi accorto 
deir errore , e vedcr prima V amante sua ? ovvero 
se o pel fumo o per qualunqae altra ragione era 
oscuro il luogo , come non ha piuttosto uccisa Ificle 
che Erifile, al che altro rion si potrebbe rispondere 
fuoriche cosi voile il destino ? L' egregio autore 
fara ragione se le nostra osservazioni sian tali per 
cui creda dover ritocoar V opera sua in questa parte, 
come pure se molti versi non vogliano essere cam- 
biati , p. e. , i seguenti : 

f. 7. Sai 

Che per pieta sono io spietato 
f. 16. Da che mi misi in questa 

Selva selvaggia 
f. 17. Andiam , fuggiamo , 

Voliamo quindi via. 
f. 3c. S'' ira amor i-mce , ecc, ed altri slffatti. 

Nc rimane a far pochi cenni sovra alcune delle 
originali commedie inserite nello stesso Repertorio. 
£ parlando prlmamente della rnoglie finta moglie 
( tomo IV ) , il dialogo tra Z' amor proprio e la ra- 
gione posto ingegnosamente dalF autore ed editore 
sig. Barbieri per tener luogo di critica alia sua corn- 
media , ci previene nel nostro giudizio rispetto ad 



298 Na0V4. RVCCOLTA. TEiTRALE CCC. 

alciinj difetti di questo compommento. Sogpunge- 
renio particolarmente die, appena iiella prima scetia 
d' intioduzione , il fiuto sir Ewart e la iinta Clara 
si nianifestano al pubblico F uno pel prosci itto Gu- 
glielino Norton, 1' altra per Amalia di lui nioglie ; 
e che quindi si vannn scoprendo le biione e ge- 
iierose disposizioni del poteute lord Mortimer in 
favore di quello sventurato e il poco buon con- 
cetto in che egli tiene ladi Elisabetta , non vi e 
pill spettatore die si sgonieuti per le traine di que- 
sta iniqua donna, benclie combinate con I' ipocrita 
Erasmo e col falsario Tobia : e si prevede , senza 
troppo diibitare , che Clara rappresentando il pei- 
sonaggio di Amalia come snpposta vedova del pro- 
scritto , mentre asaeconda apparentemente le mire 
della malvagia Elisabetta, servira con la nijssima 
secnrta al proprio intendimento c a qucUo del ma- 
rito, signoreggianda sola sino air ultimo, come ad- 
divieiie in fatti, tiitti i romantici avvenimenti di 
qiiesta romanticissima commedia: dal soggetto di lla 
quale, se non andiamo errati, se ne sarebbe potato 
trarre per avventura iin miglior partito merce d' un 
andamento pin semplice e meno artificioso. Ma gli e 
una vera angustia d' ammo il dover riconoscere in 
ogai scena , anzi ad ogni passo lo studio e la fa- 
tica impiegati dalE autore per voler rendere ra- 
gione degli accidenti e ( cosa impossibile ) accor- 
(larli a una dranimatica verita. In fatti , per tacere 
di molti dementi eterogenei di cui si compone que- 
sta favola , que' dialoghi artificiosamente spezzati 
tra molte persone con intendimenti rispettivamente 
diversi od opposti sbno una cosa t'ustidiosissima per 
chi legge od ascolta. Scene si fatte cospirano bensi 
nella rag^ione di un tutto mateniatico ; ma non sono 
ne spontanee , ne naturali , ne verisimili, ne pro- 
babili; e percio non teatrali e tanto meno dramma- 
tiche. II personaggio di Elisabetta e spinto oltre 
ogni convcnevol niisura. Tobia ed Erasmo sono 
copie di peisonaggi prodotti e riprodotti le cento 



COMPILATA DA.L PROF. G. BA.RB1ERI. 299 

volte sulle scene italiane e forestiere. Neppure pos- 
siamo esser contenti di Guglielmo ed Amalia i quali 
iisa'io finzioai e rags^iri per didiider g'i artifizj e 
le linzioiii altrui e venire a ca:io del loro intento : 
cosicche si puo dire a lorj riguardo : d trompeur 
trompeur et deird ,• laddove era dovere delF autore il 
vesrirli della massima dirittura e leaUa per renderli 
accetti alio spettatore e servir megUo alia legge del 
chiaroscuro. 

Dareino masiaior lode alT altra commedia dello 
stpsso editoie, intitolaia: la commedia in ciiique atu 
( torn. 6 ) la cpiale preseiita una cpial lie origina- 
lita neir invenzione e nel nodo. II conte Alberto 
giocatore e il Duca di IMonrechiaro conunediofilo 
sono due caratteri bene delineati- Noa ne disgrada 
neppure T indole data alia Duchessi'ia Ortensia a- 
mante del primo , la cpiale difende in ogni incon- 
tro , qual si c;invicne ad animo n bile e gentile, 
la riputazione deir ainico suo. L' emendazione di 
fjuesto ne sembra parimente bene preparata, giac- 
che ama egli il giuoco bensi, ma tien vivi nell' a- 
nimo due potentis>*imi sentimenti die debbono ri- 
condurlo suUa buona via , cioe T affetto puro e 
costante per la sua futura sposa , c un nobile /^r- 
goglio di voler a cpialnnque costo niantenere in- 
tatti r onore e la buona fama. Quindi 1' immagi- 
nare clie fa il Duca tutri gli accidenti d' una corn- 
media da lui ideata , disponendo personaggi e cose 
tinte in niodo die sia sempre secondato il diyisa- 
iHcnto di porre in angusiie il giocatore, farlo ar- 
rossire e coireggerlo , e cosa naturalissima , piace- 
vole e morale. 8iamo persuasi che la commedia Ic 
Joueitr di Reynard ha dato origine ad alcuni punti 
scenici di quella del sig. Barbieri , singolarmente 
a quelli che nascono dal ricco medaglione della 
Duchessa lasciato inavvertentemente cadere dal 
giocatore sotto un tavolino del ridotto e che gli 
si la credere abbia egli stesso dato altrui per 
soddisfare un debito di giuoco. Per riguardo al 



3C0 NUOVA RA.CCOLTA TE\TR\LE CCC. 

carattcre dello zio Bedford , la nostra opinione si 
accorda perfettameate con quella del priino eilitore 
di questa coniinedia , e ricordata nelle note criti- 
che ( f. 3o2 ) : cioe rhe ixno zio ricco il quale 
viene dalT America , e sconosciiito sopravvede la 
condotta del nipote per perdonargli e consolarlo , 
e cosa tutr' altro clie oriiinale. In fatti dopo la 
commedia le retour de la Guadeloupe un simile scio- 
glmiento e siato le mille volte fitto'e ntVitto : di 
niodoche al comparire di parenti si fatti il pub- 
blico non dura fatica a indoviiiare qnal sara il fine 
della commedia Nclla commedia il poeta coinico in 
iscompiglio ^ anclie del si2;aor Barbieri altro di na- 
tuiale non abbiam ravvisato fuorclie i timori e le 
inqnietudlni d' imo scrittore drammatico e i varj 
opposti giudizj die si van succedendo nelF agitata 
sua mente ne' momenti critici c dolorosi in cui viene 
esposta sulle scene una sua nuova composizione. 
Se i limit! ne^ quali debb' essere ristretto un articolo 
di giornale non lo vietassero, ne cadrebbe in ac- 
concio r esporre per cjuali ragioni la nostra opi- 
nione su questa commedia e in opposizione a quanto 
ne sente il sigiior B. P. il cui giudizio e inserito 
nelle note criticlie ( torn. 12 f. 192 ). Accenneremo 
soltunto clie il continuare un lungo dialogo scenico 
sovra le bellezze ed i difetti di un dramma, per 
conoscere il quale non e abbastanza quanto ne di- 
cono i personaggi sebbene ne dicano troppo , e 
uno de' gravi difetti di questo lavoro , senza parlare 
di molte inverisimiglianze , di ripetizioni di carat- 
teri furfanti e di altre federiciane imitazioni. Ne 
giova il dire clie questa sia una commedia di cir- 
costanza c scritta per yiZoi/zY/m/nafia : clie certe leggi 
di convenienza nella condotta e ne' caratteri con- 
viene serbarle rigoro'^amente. Sembrera fors'anco 
a taluni non degno d' un autore qnal e il signor 
Barbieri illuminato e modesto, il produrre se stesso 
fjual personaggio nella commedia , e personaggio 
il quale dice ( atto 2, sc. 10, f. i63 ) che ov'egli 



COMPILATA. DAL PHOF. G. BAREIERI. 3oi 

fosse condotto alV ospedale de' pazzi . ne andreb- 
bero indivisi alia posienta i uoini d' Eleonora e di 
Vittoria , di Senzaterra ( cioe di lui scrittore ) e 
deir autore della Gerusalemuie. 

Le coiitadine spirltose , brevissinia conimedia del 
signor cavaliere Petracchi ( tom. 7- ^ ha li inerito 
iV un dialugo spedito e naturale. Non e nuovo il 
divisamenio di far che la Nina lasci credere lei 
essere la Lena per esperimenrare con sicurczza il 
cuore di Koberto , il quale a dire il vero , siccome 
r editore ha giiistamente osservato , s' innamora trop- 
po presto della vera Lena e la Lena di lui. Per altro 
Y arrive del marito nientre Roberto parla alia nio- 
glie , e la gelosia ch' egli concepisce per qu sto col- 
loquio sono tinte verameate comicKc le quali rav- 
vivano I'azione. L' autore nierita lode e per que- 
sto lavoro c per le varie traduzioni dal francese 
da lui facte ed inserite in questa Raccolta. 



oC2 



Nomotesia penale dl Giuseppe Raffaelli. — Napoli 
Vol. /, daUa tipografia francese V anno 1820. — 
Vol. II. dalla tipografia Cataiieo. Gennajo del- 
V anno 1821. 



I 



due primi volumi di quest"' opera , clie dee coni- 
prenderne non meno di dieci , essendoci pervenuti 
iino dalla primavera passata , noi ci ristemmo dal- 
r annunziarli tosto unicaniente perche presuraendo 
che presto ce ne sarebbero giunti altri , pensamrao 
clie pel maggiore sviluppamento della trattazione 
deir aha ruaieria rhe n' e il soggetto, ci sarebbe 
dato di rneglio corrispondeic, parlaadone, alVimpor- 
tanza delF argomento e al nieiito dell' iUustre au- 
tore. JMa poiche, qualunque ne sia la cagione, gli 
aspettati volumi ci si ritardano troppo , non cre- 
dianio di dovere ritardar noi piu oltre la notlzia 
ai nostri Associati di un lavoro per ogni rispetto 
gravissimo e degno di segnare una beir epoca nei 
fasti deir ingegno italiano. 

Nella secoada mcta del passato secolo, mentre in 
Fra;icia e in Inghilterra egregi pensatori si appli- 
cavano a porre in evidenza i vizj delle vecchie le- 
gislazioni criminali , e a gittarc i principj atti a con- 
durre ad una riforma , nei nostri non tacque il sen- 
timento del bene degU uomini e delF onore de' Go- 
vern!. Beccaria e Filangeri , e parecchi altri , di 
minor rinomanza forse , ma di n >n minore virtu, 
altamente dimostrarono che se i Farinacj , i Clari, 
i Maradei ed altri, per colpa de' tempi barbari in 
cui erano vissuti , ceduto aveano ad inumane teo- 
riche; essi sorti in migliore stagione non erano in- 
grati agli eccitamenti della buona filosofia. 

Ma se da un lato copiosissimi lumi in questa 
materia splendono omai in ogni angolo della nostra 
penisola, non avevamo pero ancora tra noi un' opera 



NOMOTESIA. PENALE CCC. oOo 

sintetica , la quale abbracciasse con cjueste inve- 
stigazioni tutte le verita che assicurano in ogni suo 
ramo la vastissima scienza penale, e presentasse 
«n ben concatenato e sicuro magisterio a piena 
persuasione e perennita della medesima : tale do- 
vendo essere il naturale corso de' veri progress! 
degli studj presso ogni colta nazione , che tinal- 
mente la scienza, dopo essere stata ne'varj suoi 
aspetti illustrata , si fissi in un corpo di dottrina , 
onde arrestare le fluttiiazioni delle opinioni , impe- 
dire .il ritorno degli errori, dei dubbj e delle incer- 
tezze, e segnare chiaraniente e perentoriamente le 
cognizioni accumulate, che solo debbono c >8ti*:ui- 
re i material! da mettersi in opera nelle civili isti- 
tuzioni. 

Ora il corpo di dottrina , di che parliamo , e 
quello appunto che il sig. Raffaelll si e accinto a 
dare alT Italia coU' opera della sua Nomotesla pe- 
nale. EgV intpnde con questo titolo di dinotare la 
scienza che insegna ai U-overni di dettare le buone 
leggi sui delitti e sulle pene , incominciando dal 
far conoscere quali sieno i malefic] vei'i , quali i 
fattizj, quali le loro diverse classi, i troachi e i 
rami moltiplici , quali i segni caratteristici che n' al- 
zano , o ne abbassano i gradi di gravezza. Ma pri- 
ma che questa scienza si volga a fissare le puni- 
zioni, essa dee istruire intorno agli ordini politici 
alti a porre gli uomini , secondo lo stato di civilta 
a cui si trovano giunti, nel /elice sentiero , per 
cui sieno tolti da tutti i pericoli di malfare ; e 
quel sentiero debbesi munire a' fianchi di ostacoli 
potentissimi ad impedir loro di divenir delinquenti ; 
essendo questa la prima e fondamentale sua base. 
Imperocche ogni meno giusta e meno diligente cura 
che si ponga in cio , tutto F officio del legislatore 
va disgraziatamente a ridursi airingrato esercizio 
di una esasperata vendetta, rade volte fors' anche 
disglunta da oppressione , sovente sfuggite entrambe 
dai pill tristi , e seuza beneficio dei piu , efficace 

Bibl. ItaL T. XYllI. 20 



304 NOMOTESIA. PENILE 

soUanto sopia i deLiolv. Dopo cio preveflendo i casi , 
ne" quail pii- isveuiura gli ordini politici preven- 
tori siensi rencluti al grand' uopo inutili , questa 
scienza nobilissima passar dee a diniostrare qnal 
sieno i generi peiiali di cui un giusto e saggio le- 
gislatore puo disj)orre, quale sia di ciascun di essi 
r esatta coirelazione coi varj generi di malefizj. 
Ne lo stabilimento delle nornie fondamentali di 
tutte queste cose e desso ancora che una parte 
di quanto questa scienza insegna : die si estende 
essa iaoltre a calcolare la vasta serie de' gradi d'im- 
putabilita; e percio degli accidenti tanti, pe' quali la 
malizia dc'falli o il danno da essi prodotto , o le 
ragionj sia d'ordine pubblico, sia d( pnvata necessita 
variano di gradi nel loro importave; onde poi variar 
debbono ancora le pene applicabili. Queste cose e 
molte e gravi^sime, siccome puo ognuno vedere, co- 
stituiscono la sola parte teorica di quesia scienza; la 
quale se a bene siabilirla vuole grandi e profondi 
luoii , d' altn di non minoi valore abbisogna per 
istabilire la sua parte pratica , che risguarda i giu- 
dizj. E dessa quella clie costituisce T autorita dei 
niagistrati , che ne "prescrive il procedere , e che ne 
assicura la giustizia dei decreti. Esamina essa dun- 
que i gradi di potere necf ssario da fissare air au- 
torita, onde ne soprabbondi con pericolo di abuso, 
ne manchi con pericolo di forze sufficienti. Prov- 
vede essa per la prescrizione del procedere, onde 
ne le ragioni della legge violata, ne la tutela de- 
gl' incolpati ricevano danno. Dirige la giustizia dei 
decreti, esponendo gli elementi del valore delle 
probabilila, per le quali santo ed intemerato puo 
essere il giudizio, ricordevole che se e grande V og- 
getto delle leggi penali in quanto tende a tener 
salva la societa , grande e del pari in quanto ai 
loroelTctti, operando esse sulla liberta, sulFonore 
e sulla vita degli I'.omini : ai quali beni se la sa- 
lute pubblica permette che si attenti giustauiente 
ove si tratti di malfattori , la stessa salute pubblica 



Dl GIUSEPPE R4rFA.ELLI. 3oa 

altaraente vieta die si attenti anche in minima 
parte ove si tratti d' innocenti. Finalmente oflicio 
e di questa scienza provvedcre alle conseguenze 
de' procedimenti e de' giudizj , ed indicare i rimed] 
alle calamita d' ogni specie , che da essi e possano 
nascere per essere infiae gli uiii e gli altri opera 
d' uomini , e nascano per la natura de' coiisegueati 
anche giustissimi casi. 

Tale e l' importare della N'omoteiia penale, la 
quale manifestamente abbraccia la piu grave parte 
e la principale della sapienza politica. Percio gli 
antichi lilosofi la dissero propria soltanto degU Dt^i 
o d' uomini divini ; e un graude pensatore del se- 
colo XVIII dichiaro, che per isvolgerla sarebbe d^uo- 
po di una intelligenza superiore, che penetrasse 
con acute e sicuro sguardo in tatte le passioni 
deir uomo senza che ne provasse alcuna ; che non 
avesse relazione alcuna colla nostra natura e ne 
sapesse tiitti i secreti; che per esser felice non 
dipendosse da nissuna nmana cosa , e volesse non- 
dimeno occuparsi de!le nostre; che infine riserban- 
dosi nel progresso de' tempi una gloria lontana , 
potesse travagliare in un secolo , e godere in un al- 
tro. Noi non crediamo di dover cedere a tanta 
esagerazione. Essendo vissuti in tempi, ne' quali le 
investigazioni deir umano ingegno hanno condotto 
air acquisto di assai verita importanti ; ne' quali 
tanti tentativi si sono fatti, del cui merito possia- 
mo dare un giudizio sicuro; ne' quali infine si sono 
rovesciate le barriere , che 1' ignoranza di quindici 
secoli dominati da ogni genere di barbaric avea 
messe , onde la ragione si restasse affogata ; e si 
e infusa negl' intelletti la preziosa abitudine di pen- 
sare con cognizione di causa ; non esitiamo a spe- 
rare, che questa scienza , quantunque sublime e 
laboriosa, non sia fra quelle, alle quali e dato 
alia mente umana di £'iu;i2;ere: diversamente do- 
vrcmmo disperare della nostra fortuna. Ben diremo 
piuttosto con Be/uham non potere questa scienza 



3o6 NOMOTESI\ PENALE 

. interessare clie le anime elevate , per le quali il 
ben pubblico e una passione. 

Che se di qiiesta passione si bella non sono stati 
presi que'tanti, che preposti a stabilire legg;i pe- 
nali altro in adcUetio non fecero che ricopiare le 
ire feroci e le furie criideli delle antiche tiran- 
nidi ; noi abbiamo a confortarei d' aver veduto ai 
nostri ten)pi molti iioniini virtuosi dedicarsi al ce- 
leste officio d' accorrere co' loro studj al pubblico 
bisop^no ; e il moto po( o meno che universale , in 
cui da alcun tempo si sono osservati tanti Governi 
intesi a migliorare le leggi penali, prova, piii che 
altra cosa , la felice rivoluzione sorta a benefizio 
degli uomini. E questo certamente un bel trofeo 
eretto ai nieriti della ragione , che gradatamente 
va diffondendo i suoi lunii nclle civili societa : ma 
c d' uopo cli' essa giunga al trionfo ; e poiche non 
puo giungervi che per mezzo della persuasione , 
onor debbesi per noi a quegli spiriti generosi , i 
qijali intendono di crearia , fbrfificando ed esten- 
dendo V istruzione, per cui soltanto la persuasione 
puo nascere e sostenersi. In Francia Pastofet , Ben- 
tham in Inghilterra hanno aperto T insegnamento di 
questa scienza: oggi Tapre tra noi il sig. Raffaclli, 
non meno di qae' due valentuoraini capace di tanta 
opera per la copia delle cognizioni con lunghi studj 
acquistate, e consolidate negli alti officj da lui so- 
fitenuti nella sua patria, che e quella di Filaiigeri, 
e dello sfortunato Pagano : avvantaggiato di |)iii 
dalla circostanza di venir dopo qutlli , de'quaU, 
mentre onora il sommo merito, non puo dissinui- 
lare e i vuoti assai grandi che nelle loro trattazioni 
lasciarono , e grinesatti concetti a cui talora lianno 
cednto. Noi abbiamo giusto fondamento di dire, 
che la sua iVomotesia peiiale ci presentera depurata 
e ricca la scienza c[ual puossi mai da ben veggente 
uomo , aniniato dall' amore della verita , e zelante 
del l)ene degli uomini e flella gloria dei priiicipi 
rcggitori delle iiazioni, nello stato de'lumi present! 



m GIUSEPPE RAFFAELLI. 807 

sperare. I due volurui die abbiarao scoisi ce ne 
faano sicura fede. 

Mentre desideriamo ch' egli possa dare in luce 
tutto il ^randioso lavoro, cli cui noi abbiamo qui 
le sole prime parti, crediamo poter fare grata cosa 
agli amatori de' buoni studj , e ai giovani singo- 
larmente, die alia giurisprudenza intendono di daj'e 
opera , pi^esentando in compendio il disegno del- 
r alto lavoro del sig. B.affaelli. 

Ma prima di scendere a cio fare crediamo op- 
portuno avvertire i nostri leggitori qualmente, come 
ad indicare in generale la scienza di cui parliamo, 
lia usata la greca parola nomotesia , equivalente a 
legislazione (i) , di greci nomi pure ha fatto use 
indicandone le varie parti ■, e cio per modo , die 
tutta la trattazione di si ampia materia viene da 
lui espressa con una specie di nuova nomendatura^ 
Ove alle pagine 24 , 25 e seguenti del volume I 
ha preraesse alcune Idee generall dell' opera, si giu- 
stifica su di cio , primierameute per la invincibile, 
die' egli , necessita che lo ha costretto ad intro- 
durre vocaboU nuovi all' uopo di esprimere nuove 
idee , ricordando , come anclie Bentham ha dichia- 
rato, che la penuria di voci in questo soggetto gli 
presentava sovente delle diflicolta nelF andamento 
del suo lavoro : di poi ricoi'da la lunga lista di 
greclie parole introdotte e nella lingua latina dai 
dotti del Lazio, e nelle coke lingue delle moderno 
nazioni in omai tutto cio die e ameni, e gravis- 
simi studj riguarda : ne in vero gli manca copia 
d' esempj per rigettare il consiglio, cli' egli dice 
essergli stato dato , di usare in vece voci italiane. 
Se noi non c' inganniamo di grosso, tanta e la gra- 
vita deir opera del sig. Raffaelli^ tanta la chiarezza 



(i) Sarebbe stato desiderablle che I'illustre autore avesse an- 
nuiiciata parimente coa greco vocabolo la caratteristica di pe- 
nal e , noa sofferendosi troppo volentieri 1' unii^ue di due voci 
di Imaue diverse. 



3o8 NOMOTESIA PEXALE 

ch' egli pone iiella espressione de' suoi conretti, e 
la diligenza colla quale ad ogni uopo egli ha spie- 
cato il sij^nificato dcUe voci {rreche adottale , che 
ogni osservazione in contrario puo giustameute te- 
nersi per affatto iuopportuna ed irriverente. Vogliam 
pero dire , ne V egregio valentiiomo ce ne fara 
colpa , che molto s' amplificherebbe la nostra lin- 
gua, se ringegno degli scrittori trovar sapi sse giusti 
sinoninii ; e che mirabihiiente ne' leggitori si age- 
volerebbe Y intelligenza della scienza d' ogni nia- 
niera , se le denominazioni fossero presentate in 
termini di sermone patrio. Bene sta, che una certa 
quantita di vocaboli s^reci continui ad tisarsi sotto 
r e2;ida dt 11a consuetudine , essendo per essa ap- 
punto divenuti si famigliari al volgo medesimo, che 
non si discernono omai piu d^lla lingua comune- 
Ma noi domandiamo alia sua buona fede, e a quella 
di tutti i dotti che pensano come lui, se non fosse 
stato meglio che cosi non si fosse praticato da piin- 
cipio. E a prova del sentimento nostro sta, che gli 
istruttori, ponendo la prima volta tali voci sono 
obbligati a spiegarne il significato : il che non sa- 
rebbe se usassero in vece parole della lingua cor- 
rente. Sopraccaricano adunque d' inutile peso le 
menti di quelli che vogliono iniziare agli studj. 
D' altronde chi non converra che la forza d' usar 
parole greche si largamente come veggiamo farsi 
in ogni e crave , e mediocre cosa, inceppa la dif- 
fusione della scienza, e sventuratamente la ritarda 
presso la moltitudine , per la quale pur sono in 
fine fatte tutte le cofrnizioni utili ? Se inventasi una 
nunva macchina , che dee diventare d' uso comune ; 
se si spartisce di nuovo un qualche ramo di cose 
fisiche, se ne va a cercare la denominazione nella 
lingua greca , come se tutto il mondo fosse obbli- 
gato ad aver perduti i suoi anni migliori in uno 
studio , che non puo convenire che a pochi. Noi 
non discendiamo ad esempio per paura che alcuno 
ci rimproveri di spargere il ridicolo sopra soggctti 



DI GIUSEPPE RAFFAELLr. 809 

che voglionsi venerandi. Ma se non e clie vera 
ciarlataneria quella de' rnedici , i quali interrogati 
dair aniraalato , o da' suoi parenti ed amici , di che 
cattivo niorbo sia preso, rispondono con parole che 
air-orecchio degl' interrogator! non possono appa- 
rire che come voci d' incantesimi e di niagia ; la 
Sana ragione non liberera certamente i nostri dotti 
in tante altre scienze dal sospetto di vanita, e dal- 
r assurda contraddizione , che nella loro condotta 
presentano, sopra ogni loro minimo proposito em- 
piendo il mondo de' loro scritti, e nel tempo stesso 
empiendo i loro scritti di termini inintelligibili alia 
massima parte di coloro che pur hanno interesse 
di leggerli. Un tale metodo appena puo tollerarsi 
ne' libri destinati per que' soli che sono del nie- 
stiere. Che se in proposito di scienze fisiche , le 
cui diverse parti si svolgono per T istruzione ge- 
nerate , questo metodo e dannoso •, molto piu lo 
reputiamo tale ove trattisi di cose d' arti e di 
scienze morali •, ne possiara lodare Antonio Genovesi^ 
quella piu bella testa pensatrice che T Italia abbia 
avuta nel passato secolo , d'avere intitolato un bel- 
lissimo suo libro di morale Diceosina : x\.oxne che a 
chi la prima volta F ode o il legge , nulla dice , 
e che migliaja di persone ha ritenuto , e puo ri- 
tenere dall' acquistare , o per altro modo farsene 
argomento di lettura, non essendosi capito si pron- 
tamente e chiaVamente , siccome pure era d' uopo , 
di che importante materia esso tratti. Finalmente 
dobbiamo dire a que' tanti zelatori delT ottima let- 
teratnra, che non troppo s' accoppia coUe vere leggi 
del buon gusto quel lusso di grecismi , ch' essi non 
ammirano che per una inconsiderata prevenzione , 
abborrendo ogni ben fatta lingua dal miscuglio di 
parole tratte da lingue straniere ; e checche essi 
pensino in contrario , alia italiana sono straniere an- 
che la greca e la latina, dalle quali la nostra non 
dee prendere ad imprestito che quanto la pura ne- 
cessita doraaada. 



6lO NOJIOTESIA. PENALE 

Intanto e glnsto ag2;iangere, clie se T opinioue 
spiegata dair illnstre sig. RaffaeUi piio averci coa- 
tlotti a qiicste cotisiderazioni , noa voglioiisi esse 
applicate al fatto suo in quest' opera , la quale 
oltre che appartenendo direttamcnte ad una certa 
classe d'uomini che voglionsi erudire neir alia iVo- 
motesia^ non soH're V eccezioni da noi in casi ben 
divei'si accennate, e perclie ovunque chiarisce le 
iisate denomiuazioni, e percKe, come vedremo , 
non ha usato grecismi se non quando trar non po- 
teva dalla lingua nostra le sinonimie opportune- 
Molto ancora dobbianio donaroli rimembrando che 
egli e nato nel beato paese che fu un giorno parte 
della Magna Grecia ; e che come ne presenta nel- 
r acuto ingegno , e nella forza e franchezza dello 
spirito, V original carattere , ha giusto diritto di 
fame anche sentire il comodissimo linguaggio. Ma 
di cio basti ; e veniamo a seguirlo nella trattazionc 
da lui intrapresa. 

Sopra otto cardlid costituisce egli la sua Noma- 
tesia^ il prinio de' quali intitola Paranomia ^ che 
vuol dire violazione della legge ^ che poi divide in 
Adicemia , in Amartemia , in Apitia. Riguarda la 
prima le violazioni della legge di natura; la se- 
conda i falli contrarj alia religione e alia morale: 
la terza le disubbidienze alle politiche podesta. E 
come quesii sono gli argomenti , de' quali tratta 
ne' due volumi che abbiamo annunziati , e sarebbe 
troppo lungo un estratto di quanto espone, discute 
e conclude , noi ci limiteremo ad indicare T anda- 
mento preso da lui , riferendo T ordine con cui 
pr;>cede. 

Incomincia egli adunque ([aW Adicemia, che e il 
soggetto del libro I, trattando de maleficf , o vo- 
gliamo dire delitti contro le proprictd delt uomo ^ 
che vengono ad essere 1' argomento della Sezione I 
divisa in cinque titoli. II i." riguarda i maleficj 
contro \e proprietd rcali ^ e quindi parla del fur to ^ 
della usurpazione , dello stetUoiiato , taiito ^gi- false. 



DI GIUSEPPE E\FFAELLT. 3ir 

usserzioni^ e ])er false saitture^ quanto per falsifi- 
cazione delta cosa; in«li Ae\ danno inginrioso. Nel 2." 
titolo ragiona de" malefic] contro le propiietd Tnorali; 
e percio contro V onore , contro il pudore ; e pai la 
dello stupro, deW adulterio , della poligamia, dei 
maleficj contro la fede ^ e di quelli contro la traii- 
quillitd. II 3.° titolo riguarda i mahficj contro le 
proprietd Uberali , dividendole in propiietd llberall 
semplici , in propiietd Uberali rcali , in proprietd li- 
berali-morali. Nel 4.'' titolo tratta de' malcfirj contro 
le proprietd corporee : nel 5." de' maleficj contro le 
proprietd vitali, distinti in maleficj contro V esistenza 
fisica , e in malefic/ contro V esistenza civile. 

Nella Sezioiie 11 discorre de' maleficj contro le 
proprietd del popolo , e nel i.*^ titolo prende ad ar- 
gomento i maleficj contro le proprietd reali pub- 
bliche , trattando del furto pubblico , dalla usurpa- 
zione piibblica , dello stellionato pubblico , del daniio 
pubblico ingiurioso. Nel 2." titolo parla de' male- 
ficj contro le proprietd morali jjubbliche ; e sono 
quelli che offeiidono la giustizia pubblica , conside- 
rati tanto ne' privati , quanto ne' depositatj della, 
pubblica giustizia,- quelli die attaccano la fecle pub- 
blica , e percio del falso nummario ^ del falso dei 
suggelli pubblici , del fcdso de' baiichi pubhlici , del 
falso degli uffizj pubblici , del falso istrumentario , 
e del falso testamentario : finalraente de' maleficj 
contro la tranquillitd pubblica , e contro V onor pub- 
blico. II 3.° titolo versa sui maleficj contro le pro- 
prietd Uberali pubbliche , parlando delle violenzc 
pubbliche de^ privati^ e delle violeiize pubbliche dei 
depositaij del potere sovrano. II 4.° titolo concerne 
i maleficj contro le proprietd diplomatiche tanto nello 
stato di pace, quanto in quello di guerra. II 5.° ti- 
tolo ha per argomento i maleficj contro le pro- 
piietd vitcdi del popolo; cioe contro V esistenza fisica 
del popolo ^ e contro V esistenza politica del medesimo. 
e contro V esistenza insienie e fisica e politica sua , 
considerando quelli della guena interna ^^ e quelli 



3l3 lSrOMOTESI\ PENME 

tlella guena esterua ■ ed agpungeiidovi i malefic] 
contro la vita cli chi lo rappiesenfrj. 

VAmartemia e il soggetto del libro II, e la I 5c- 
zione del medesimo riguarda le violazioni dei do- 
i'eri che ci Icgano a Dio, dove nel i.' titolo prende 
a parlare de' falli contro la crcdenza religiosa, di- 
stinguendo quelli contro la credeiiza coinaiic a tnnl 
i pnpoll , e quelli contro la credeiiza della rel'igione 
cattolica. Nel i.° titolo parla (Xe" falU coatro la per- 
severanza religiosa ^ e percio Ai^W apostnsiay della 
violazlone del giuramcnto , e della violazione del 
voto. Nel 3.° titolo ragiona dei falli contro il ri- 
spetto religiosoj e quindi del i^-mramcrtfo /aZ^o , della 
bestemmia, e delT insuho reale. Poi nel 4.° titolo 
de'' falli contro V iibbldlenza religiosa^ dividcndoli 
in quelli che offendono i precetti proteggltori della 
iiaturale glustlzla , e in quelli die sono contro i 
precetti puramente rellglosi. Finalmente nel 5.° titolo 
parla de' falli contro il culto pubblico^ cioe del 
jjrosclitlsmo , della profanazione , della simoiiia , della 
violazione de' sepolcri. 

Le violazioni dei doveri verso noi stessi sono Y ar- 
gomento della 11 Sczione di questo II lib' o ; e 
comiacia il \° titolo coi falli contro la carltd , a 
proposito de' quali ragiona tanto d-\ sulcldlo . quanto 
delle mutllazlonl e detaipazlonl. Nel 1." titolo parla 
de falli contro la continenza, dividendo il discorso 
tra le incontinenze impudlclie , e le snatiirate. 11 3.° 
titolo riguarda '\ falli contro V intemperanza ^ ragio- 
nando delF ecccsso nel piacere de' vini e de' llqiiori , 
deir cccesso nelV uso de'' bent reali , e di quf^llo nelle 
legittime congiiuizionl del due sessl. II 4.'' titolo ha per 
oggetto i falli contro la morale puhbllra; e ragiona 
della incontlnenza pubbllca, e de giaorhl pubhllci. 

L' Apltla e r argomento del libro III deir Opera ; 
e le dlsuhbldleiizc contro 1' amministraz'one politica 
sono la materia della 6>~io«e /. Adunqne nel \° ti- 
tolo parla della dlsubbldlenza contro V amministra- 
zione ge.uerale de' poterl \ cioe delle insldie de' privatl 



DI CIUSBPPE RAFFAELLl. 3l3 

COntro i poteri pubblici , e tlelle irisidie de2,U uo- 
mini pubblici contro i medesimi. Nel 2.° t/tolo ra- 
giona delle disubhidienze contro V amministrazione 
^eWe finalize. Nel 3.° di quelle contro I' amministra- 
zione deU interiio. Nel 4." di quelle contro 1' am- 
ministrazione della giustizia. Nel 5." di quelle contro 
V amministrazione della miiizia , ove prende in con- 
siderazione partitamente i delitti degli arrolati i.ella 
miiizia , e dei chiamati alia milizin , e quelli che snno 
comuni al soldato ed cd pas,ano (vecchia denomina- 
zione clie in senso deirautore vuol dire ogni abitante 
del paese). II 6.° iitolo di questa Sezione riguarda la 
disnbbidienza contro 1' amministrazione della marina. 

La Sezione II tratta delle disubhidienze contro la 
preservazione political e nel i.° titolo delle disubbi- 
dienze contro La preservazione delle proprietd deW uo- 
mo , reali , morali , liberali , corporee e pitali : dove 
per conseguenza accade di dire delle armi pericolose , 
depoculi, non tanto quali furono considerati nelle 
leggi romane, che li distinsero in amatorii , concepitivi 
ed abortivi^ quanto qualun([ue altro che per artifizio 
di droghe e medicinali possa nuocere ; e di diversi 
altri peiicoU, e de' gravami sui pcricoli. II 2.° titolo 
tratta delle disubbidienze contro la preservazione delle 
proprietd del popolo ,• e sono le proprietd reali pub^ 
bliche , le proprietd morali pubbliche , e le vitali ,• e 
percio della preservazione della esistenza fisica del 
popolo , della preservazione della sua esistenza poli- 
tical e di quella delFuna e delF altra insieme. 

La Sezione III ha per oggetto gli errori nd creare 
i delitti. Nel qnal proposiro nel titolo i.° parla de- 
gli errori contro i limiti' de poteri ^ nel 1° di quelli 
contro r eseguibilitd ; nel 3,° degli errori contro la 
luce scientifica., distinguendo quelli che sono contro 
la luce filosofica, quelli che sono contro la luce eco- 
nomical e quelli che sono contro la luce politica. 
Nel titolo 4.° parla degli enori contro la sufficienza 
politica; nel 5.° di quelli contro la preferenza po- 
litica: nel 6.° di qiielU contro la libertd politica: 



3l4 K0M0TE?1A. PENVLE 

(juindi (leir interdctto contro la libcrtd dl emigrare , 
e cli quello contro la libertd di dispone de jnoprj 
bene. L' ultimo titolo di questa Sezione riguaidd 
gli enori contro la morale del popolo. 

Or non possianio che astrattamente indicare T o^- 
getto degli aiixi cardini della Ao/rtof«/a deirautore. 
II secondo adunque si riferisce agli ordini politici 
pe' quali e possibile rogliere ai governati ogni mez- 
zo , ogni causa, ogni facilita di commettere delitti; e 
per dar loro ogni norma, 02;n" impulso. ogni agevo- 
lamento per essere virtuosi. Questo cardme e da kii 
cliiamato di prei^enzione. II terzu e qitello delle pene, 
nel quale Tautore esamina i generi delle pene coa- 
venienti ad nsarsi , e stabilisce 1j geometrica cor- 
rispondenza di ciascun geuere di esse con ciasciin 
geuere di delitti. II quarto versa sulle regole di pro- 
pnrzionare le pene secondo i gradi del dolo e della 
colpa : e r autore chiama questo cardine il Metarne- 
tro. II quinto e intitolato da lai degli Azionabili ; 
ed e quello che statuisce qiiando le azioui sorga- 
no , a chi appartengano , quando si sospendano , 
quando periscano. II sesto e diretto a stabilire il 
Ciiterio delle prove per istruire quando per queste 
si produca certezza , e qtiando si travalichi pei 
varj gradi del dubbio. Questo cardine e da lui cliia- 
mato dei Probabdi. II Frocesso costituisce il cardine 
settirao , in cui Y atitore si prefi22:e d" indicare le 
leggi organiche della processura presso le piu ce- 
lebri nazioni ; e di presentare gli ordini e le nor- 
me pill conducenti a conseguire i tre grandi og- 
getti della istituzione delle processure, clie sono, 
togliere al colpevole la speranza dell impunita , 
allinnocente il timore dell' oppressione , al giudice 
la licenza dell" arbitrio. L" ottavo cardine e dall au- 
tore cliiamato della Ipodicia ; e riguarda la serie 
de' moltlplici accidenti clie possono sopraggiungere 
a giudizio chiuso : nel quale ar2;oniento non dubi- 
tiamo che non sia per trattave in ogni suo rispetto 
la vasta materia, clie sotto questo titolo si presenta, 



Dl GIUSEPPE RAFFAELLI. 3l5 

importantissima pe' privati, e per runiverslta dello 
Stato, 

II prospctto die abbiamo dato di quest' Opera , 
])astera esso solo a fame apprezzare Y importanza; 
e la lettura de' soli due volumi clie abbiamo an- 
iiunzjati persnadera cliiuaque abbia discreta cono- 
scenza delle umaue cose, tcndere essa a dare uii 
compiuto corpo di dottrina per V uomo di Stato , 
e pel Giureconsulto del pari, quale dopo tanii studj 
fatti , e tante prove date iti questi ultimi tempi , 
eonveniva all' onore dell' eta nostra, che in queste 
materie puo lasciar molto da fare all' eta futura , 
ma poco assai da investigare e da aggiungere in 
materia di lumi. 



3i6 



Lezioni elementari di archeologia esposte nella ponti- 
ficia Unlversitd di Perugia da Gio. Battista Ver- 
MIGZIOLI. — Perugia^ 1822. dalla stamperia Ba- 
dutl. Volume I dipag. 422, XF di prefazione^ inS." 



Q. 



UESTO autore, gia benemerito per diversi scrltti 
relalivi alia archeologia, tlei (jUali piii volte ci e 
avvenuto di pailare in questa Bihlioteca , lia era 
intrapieso con opportuno avvisamento di pubblicare 
un corso elementare di siffatta scienza, cioe le le- 
zioni di archeologia da esso esposte neirUniversita 
di Perugia, e da noi annunciate con molto deside- 
rio lino d;dr anno 1821 nel nostro Proemio. ' 

Alia disamina degli antichi monumenti ha egli 
pi'cmesso alcune notizie concernenti la etimologia 
e la delinizione delP archeologia , die secondo il 
di lui sentimento ha per oggetto i costumi degli 
antichi popoli ed i lore monumenti ; intorno alia 
divisione e classificazione dei monumenti medesimi , 
ed i musei. Si ricerca quindi qnali sieno i popoli 
deir antichita cadenti sotto le indagini archeolo- 
girhe ; si fa alcun cenno della storia delParte presso 
gli antichi, e dei varj periodi di questa storia presso 
gli Egizj , i Greci e gli Etruschi ; si parla delP uti- 
Lia, die da questi studj puo ricavarsi e della loro 
certezza , non che dei fini particolari ai quali deb- 
bono quegli studj rivolgersi, dei necessarj requisiti 
delTarcheologo , dei libri elementari di archeologia 
e del metodi> in queste lezioni tenuto; finalmente 
se ne presenta la divisione analitica in dieci classi, 
1." degli edificj , 2/ della scidtura, S/ delle pietre 
incise, 4." della pittura, 5.^ dei niusaici, 6." delle 
medaglie , 7* delle iscrizioni, B."* dei vasi, 9.* de- 
gli stromenti diversi , 10.'' delle antichita cri- 
siiane. 



LEZIONI ELEMENTARI DI ARCHEOLOGIA. CCC. Sl^ 

Non imprende pero Tautore a parlare degli edi- 
ficj senza anieporre alcune notizie preliniiaari re- 
lative alia loro cognizione: si delinisce quindi Tar- 
chitettura e se ne addita V orijjiine ; si abboz/a la 
storia dei diversi ordiiii, cioe del dorico da prima, 
poi del tosrano , del jonico , del corintio e del 
coniposito , al quale forse importunamente s' ag- 
giugne il cariatico, die rigorosaniente non potrebbe 
dirsi un ordine; si aggiungono alcuni cenni sul 
nieccanisnio di alcune costnizioni antiche e sul 
modo d' innal/arle. In propo-ito delle mura ciclo- 
piclie o ciclopee , Y yutore nota saggiamente essere 
questa una denominazione nioderna , e avrebbe 
potuto altresi appellarla un sogno inoderno , se 
avesse potiito consultare V Introduzioue alio studio 
delle arti <jfel disegno stampata in Milauo nelF anno 
1821 in due •volunii in 8."^ 

Le lezioni snss( guenti su gli edifizj egiziani e 
deirOriente, su quelli dei Greci , degl' Itali anti- 
clii e dei Romani. L' architettura egizia si ripardsce 
in tre epoche , la prima delle quali dai tempi piii 
remoti si stende lino all" invasione di Cainbise e 
de' Persiani, la seconda comprende il dominio dei 
Tolomei^ la teiza quella dei Romani, divisione clie 
avrebbe potuto essere esposta con maggiore clua- 
rezza : si parla quindi delle piramidi , dei tenipj , 
degli obelischi e dei sepolcri egizj , delle fabbriche 
njonolite, degli edifizj figurati, e alquanto succin- 
taniente si accennano gli edifizj delP Oriente e 
deirAsia niinore, e quelli di Persepoli, di Palmira 
e di Balbek. Relativamente alP architettura de'Greci, 
se ne espongono i caratteri speciali , se ne abbozza 
la storia , e si rammentano brevemente i tenipli 
de'Greci, le loro fabbriche pubbliche, le loro abi- 
tazioni e le loro tonibe. La storia pure si abbozza 
deir architettura etrusca , e qui veramente dopo 
essersi accennati quegli edifizj , troppo rapiv^lamente 
si passa a quelli de' Romani , ai loro templi , ai 
loro sepolcri, alle loro fabbriche pubbliche, ai 



3l8 LEZIONI ELEMENTARI DI ARCHEOLOCI;V 

teatri , agli anliteatri, ai circhi , ai fori, alle colonne 
corliti trionfali e rostrate, agli archi di trioafo , ai 
bagiii ed alle ternic, agli acqiiidotti ed ai poati , e 
finalmente alle case private. Veraniente gll edifizj 
degV Itall antichl , come porta il titolo della le- 
zione S.'*, meritavano iin"' indicazione piii ampia , 
giacche poco si parla degli Etrusclii , e nulla degli 
altri popoli, dei quali rimangono alcuni scarsi mo- 
numenti o se non altro le memorie. Troppo pari- 
niente sendjra avere Y autore donato all' architettura 
dei Romani , clie ia realta altro non era se nou 
una copia o un' imitazione della Greca. 

Nelle lezioni 6/\ 7/ ed di.^ si progredisce con 
un ordine quasi eguale a trattare della pittura an- 
tica. Si espongono in alcune notizie preliininari 
r origine della pittura , la serie degli ecnttori di 
questo argomento , alcuni cenni su le parti essen- 
ziali die la pittura costituiscono e sul meccanisnio 
di quella degli antichi, non che un esame del grado 
di perfezione a cui giunsero gU antichi pittori; al 
quale proposito non vorremrno vedere ripetuti i 
vantaggi loro, detti supeiiorl in coufronto de' moderni^ 
dalla sola vaga e brillante niitologia, il di cui campo 
vastissimo e aperto tanco ai moderni , quanto lo 
era agli antichi. Kagionandosi quindi della pittura 
degli Egizj , de' Greci e de' Romaui , si fa qualche 
cenno delle mummie ; si mostra die i monumenti 
della grera pittura debbono ceicarsi'nei poclii esenipj 
di vasi fittili dipinti, recentemente scoperti in Co- 
rinto ed in Atene dai dotti Akeiblad , Dodwell e 
Faiwel , e nelle pitture di greca scuola , che tro- 
vansi a Roma ed a Napoli , benche queste sieno 
di gran lunga posteriori ai bei tempi della Grecia. 
Non si trascurano i freschi dell' Ercolano, e tra i 
monumenti della pittura romana si registrano sol- 
tanto i vasi vitrei dipinti e le pitture delle pareti 
de' fimiteri , ai quali si aggiungono il Virgilio ed 
il Terenzio vaticani^ il Virg'dio medlceo ed i fram- 
raeuti omerici dell' Ambrosiana , monamenti tutti 



DI G. B. VERMfCLI-OLI. SlC) 

clie sgraziatamente non apparteagono se non ai 
secoli posteriori alia grandezza, di Roma ed alle 
glorie deir arte ia quella citta. Relativamente alia 
pittiira drgr Itali antichi , si parlu de"" mouumenti 
che lie rimangoiio oltre le pitture de' vasi , cioe di 
quelle delle giotte tarquiniesi e delle figiiline vol- 
scie, altre volie del museo Borgiaao: si tratta quiudi 
pill d'Hiisaniente dei vasi itali dipinti, della loro 
aiiiJchita e del merito loro, dei luosrlii ove si tro- 
vatio e dei nomi clie ad essi coiivengono ; mag- 
giori liiini avrebbe egli trovato in qiiesta discussioiie, 
se aTestato si fosse su di una lunga nota del cav. 
Bossi aggiunta al suo libro del Sacro Catino di Qe~ 
nova ^ stampato nel 1806, nella quale si e confu- 
tato pienamente il sig. Quatremere de Quincy ^ e 
nella quale niolto avanti la pubblicazione delT opera 
del Z«//2i relativa a que' vasi, si era rivendicata al- 
r arte italiana la gloria dellj loro formazione Degni 
di lode sono tuttavia i cenni storico-letterarj inseiiti 
dair aatore intorao a^li stud] , alle opere ed alle 
collezioni de' vasi , e belle le ricerche su Y uso di 
essi presso gli antichi , su le princii»ali rappresen- 
tazioni delle loro pitture e sul loro meccanismo , 
su le iscrizioni che in que' vasi si leggono e su le 
falsiticazioni che fatte si sono ne' tempi moderni di 
que' preziosi iiionumenti. 

La 9/ lezione e destinata agli antichi musaici, 
dei quali si espon2;ono i nomi diversi e le etimo- 
logie , i principali illustratori , le denominazioni 
delle varie specie di que' lavori, I' uso di essi presso 
gli antichi e alcuni cenni su i niigliori musaici esi- 
stenti. Piu diffusamente si ragiona nelle due suc- 
cessive lezioni della scultura degili antichi, della 
quale Y A. riconosce i primi saggi nelle pietre me- 
morabill della scrittura, e nei monumenti informi, 
specialmente di opera etrusca , pubblicati dal Pa~ 
ciaiidi e dal QorL Passa quindi Y A. alia divisione 
della scultura, e quindi alia plastica da prima, 
poi alia ceroplastica, alia scultura cosi delta, alia 
Bcbl. Ital. T. XVm. a I 



320 LEZIONI ELEMENTARI DI AROHEOLOGIA. 

statiiaria o fiisoria in g nere ed air uso del bronzo 
presso gli antichi , alia toreutica in generi' , poi 
alia scultura o toreutica crisoelet'antina ed alTuso 
aniico dell' avorio ; alia scultuia policrona e ad al- 
cuni sinjiolari meccanisini dagli a tichi adoperati 
onde rendere piu nobili le loro sculture. Su le scorte 
del Ciampi egli ha rigettaio la stoiia favolosa della 
formazione del bronzo di C rinto , ed alcuni cenni 
ha inserito sn le patine dei bronzi antichi su le 
scorte del cav. Bossl , il di cui Isvoro pero su 
queir argomento non puo dirsi recentemente pub- 
blicato , come TA. annunzia, ma lo fu circa 36 
anni addietro , e sgraziatamente in un' epoca in cui 
non era surta ancora la nuova chimica , ne stabi- 
lita la nomenclatiira, la quale in oggi tutta do- 
vrebbe cangiarsi in quella dissertazione. L'A. fa 
quindi una divisionc delle antiche e moderne scul- 
ture in ermi , busti, statue e bassirilievi, detti an- 
clie anaglifi ; parla quindi distintamente di tutte 
quelle opere e delT uso loro , della divisione e de- 
nominazione delle statue antiche , delle statue scrit- 
te, delle critiehe disamine che istituire si possono 
su le statue antiche, della scultura degli Egizj e 
dei popoli Orientali , di quella dei Greci , degli 
Etruschi , di altre scuole d' Italia e finalmente di 
Roma. I canoni della critica proposti dair A. ver- 
sano principalmente su la pubblicazione fatta o no 
di una statua, indagine che dee instituirsi intorno 
a c]ualunque monumento ; su la qualita della pie- 
tra che ha servito di materia alia scultura, nel che 
avremmo bramato che Y A. accennata non avesse 
la sola qualita del marmo , trovandosi statue di ba- 
salte , di granito , di portido , che dirsi non possono , 
come egli f i , viarmi stataarj ; su le resta>irazion! , 
su i simboli e caratteri della statua, tlnalmente su 
le iscrizioni e sul luogo ove sono collocate. Duolci 
che parlando della litologia degli antichi, nominate 
non abbia il danese JVad., che la compilo sui 
monnmenti del museo Borgiano , anziche i lavori 
imperfettisoimi del Launay e del Cariofilo. 



CI C. B. VERMIGLIOLI. 32 1 

Le altre lezioni di questo volume versano sii la 
paleograrta dei monumend antichi , o su le varie 
lingue die s' incontrano ancora nei monumenti an- 
tichi deir arte ; su la glittowrafia e su le vane so- 
stanze a loperate nelF arte glittic.i , su la storia glit- 
tira delle piii culte antiche uazioni , su la classi- 
ficazione dei diversi oggetti delle pietre e gemrae 
incise , su qualche insegnamento che proporre si 
potrebbe per la migliore esposizione delle anticlnta 
figurate; su la numismatica , su la moneta romana 
consolare e su la numismatica imperiale da Gudlo 
Cesare fino alia distruzione deir impero orientale. 
Non ben si vede perche nella lezione 12/ siasi in- 
trodotto il ragionamento della paleografia degli an- 
tichi monumenti, e nella iG."* la ricerca di qualche 
insegnamento per la migliore esposizione delle an- 
tichita figurate , de' quali oggetti potevasi opportu- 
namente far parola dopo di avere percorso tutte le 
specie di monumenti figurati e scritti , potendosi 
le cose medesime applicare tanto alle pitture ed 
alle sculture, quanto alle pietre e gemme incise ed 
alle rnonete. Non puo tuttavia rifiutarsi una giusta 
lode alTA. per avere accurataniente trattato delTori- 
gine deir arte glittica, deir utilita storica delle pie- 
tre e gemrae incise, deU'uso delle medesime presso 
gli antichi, e delle varie sostanze nella glittica ado- 
perate. Strano riesce veramente il vedere tra que- 
ste sostanze annoverate le animali , le vegetabili , 
le bituminose , che non possono dirsi pietre, ne 
gemme, molto piu dache queste si sono precipua- 
mente indicate come Toggetto della glittograiia : se 
altronde si sono scolpite figure nelTavorio, nel co- 
rallo, nel cedro , nelF ebano e in altri legni, e fiaal- 
mente nel carbon fossile o nel succino , questi la- 
vori appartengono piuttosto alia scultura o alia 
toreutica che alia glittica , e appena potrebbono 
a quest' ultima riferirsi i cammei lavorati nelle 
conchiglie ad imitazione delle onici o di altre 
pietre. 



322 LEZIONI ELEMENTA.RI DI A.11CHE0L0GI\ 

Noil prive di merito sono le osservaziotii su la 
glittica degli Egizj , di alcuni popoli deirOiuriite 
e dill Asia, benclie non siasi fatta alcana uieazione 
dei cilindri persiani; su cjuella de' Greci , presso i 
quali si annovcrano vane ep.tclie di ({uesf arte, de- 
jvli Etiuschi e dei lu>numi ; utili po^sono iiusoire le 
ricerche su la nieccaiiica delT autica e uioderua glit- 
tica, i ceuui sul risorginiento di quelTarte, e i 
disegui pioposti per la disposizione di una raccoka 
di pietre e gemme incise , e per la classificazione 
di vma dattilioteca. 

Non ci dilfond remo su le lezioni che riguardaao 
la numismatica e le niedaglie o monete, dette di f"a- 
niiglia, e le imperiali. Vejigonsi pero istituite molto 
a proposito alcune non ordiuarie ricerche su la 
cagione per cui le anticlie nioncte si trovano co- 
niuiiemente sotto il terreno, e un po' troppo general- 
mente si attribuisce questo ad una specie di super- 
sti/ione, che insinuava di seppellirle coi detunti ; 
suir origine e sulT utiliia della numismatica, sui 
principali suoi argomenti, suj suoi idiomi, e sui 
limiti nei quali puo circoscriversi ; sui metalli delle 
anticlie monete, la loro forma e misuva. il Icro 
peso e valore; sulle varie loro denominazioni , sulla 
loro fabbric.izione , sul diritto di battere moneta, 
su le officine monetarie ed i loro inagistrati. Dopo 
im breve esarne delle monete libn.li ed onriali. della 
moneta romana d'argento e d oro anteriore alT im- 
pero , delle isorizioui e dei tipi delle monete di 
famiglia , si passa a parlare dei limiti della numi- 
smatica Cesarea, della quale si offre un prosp'tto 
generale -, dei titoli d' onore , delle cariche e ma- 
gistrature dei Cesari, delle teste e della figura dei 
Cesari stessi e delle mogli loro , dei tipi e delle 
iscrizioni delle monete imperiali , non che delle 
sigl.^ e note compendiarie , dei monogrammi e di 
alcune lettere isolate. Si chiude la lezione 19/ con 
ua cenno su i nunmii contornati e su i medaglioni , 
su le tessere in forma di monete, su le spintrie, e su 



DI G. B. VERMIGLIOLI, S^S 

i piombi aiiticlii nioiietati, og^etti tiitti , ai quali noa 
vorremmo vedere applicato T epiteto di pscudonu- 
mismatiri^ vedendosi da tiitti i classic! scnttori fra 
le cose numismatiche aanoverad. 

Ni)a dubitiatno tiittavia die questo libro elemea- 
tare di archeologia, che ancora desideravasi , giac- 
che non avevaino se non le istitiizioai lapidarie e 
numismatiche del P. Zaccaria , noa debba riuscire 
di grandissimi utilita ai gi )vani studi )si , ia quanto 
che piio ispirare V amove di questo studio , destare 
geaerahneiite il gusto delle cose antiquarie , dare 
alcua ordine al loro studio ed alia lore disposizione 
ed indicare un metodo ed anche le fonti migliori, 
alle quali possono attiguersi sopra ciascuno dei varj 
oggetfi i pill opportuui insegnamenti. Bramiamo 
adunque di vedere quanto prima pubblicato il se- 
coudo volume, die ci mettera in grade di ragio- 
nare cou ma^eiore fondamento sul merito deir o- 
pera in generale, e iutanto non lasciamo di suggerire 
air A. una maggiore accuratezza a riguardo alle 
correzioni tipogratiche , niassime concernenti 1' or- 
tografia, giacche di molti errori si veggono per 
entro al volume stampato , e storpiati generalmente 
i nomi proprj degli scrittori e talvolta ancora delle 
citta e delle sostanze naturali. Nella sola lezione 
che tratta delle sostanze adoperate nella glittica, 
trovammo in poche pagine zoofite per zoofito, nau- 
tilus per nautilus, Norplioch per Norfolk, sucino 
per succino , siliciose per selciose , una schiste per 
uno schisto , talco glafico per talco grafico , thelesia 
per telesia, quarso piu volte per quarzo, Mongs 
per Mongez , sarchos per sarcos ecc. ecc. , e nessuno 
di questi errori e accennato neir Errata che da una 
pagina e mezzo si potrebbe ampliare a piu. di ven- 
ti. Ma pur troppo tali inesattezze sono comuni a 
molte stamperie dell' Italia meridionale ed a quelle 
massimamente delle citta di provincia. 



324 



Sag^io di Estetica dl D. Giovanni Battista Tali a. — ■ 
Fenezia, 1822, dulla tipografia di Alvisopoli, edl- 
trice , di pcig. 284 in 8.° 



J_JA storla onora T Italia del glorioso titolo dl ma- 
dre e di rigeneratrice delle arti belle in Europa , 
e i capi d'' opera e i mouumenti clie d' ogni ge- 
nera ella possiede , inentre eccitano la devota su- 
perstizione degli stranieri a visitarla qual terra clas- 
eica e veneranda, f.iiino fede a. chiiiiique del cost<mte 
suo genio, e del lino suo intendimento in conoscerle 
e coltivarle. Noa e quindi a maravigliare clie in 
Italia sede del bunn gusto, del bello e del sublime 
con saper filosoftco e con sagace avvedimento si 
propongano, e si discutano i [)iu gravi argomenti 
<li estetica, die tanto davvicino li riguarda , onde 
il nome degl' Italiani anche in siffatta materia sia 
per niun modo secondo a qnelli di Hutcheson, di 
Home , di Hogart , di Blair , di Burke , di Webb , 
dl Reynolds, di VoUio, di Baumgarten, di Ricther, 
di Ebherard , di Boileau , di Andre , di Forniey e 
di Bou'-stetten, che in Lighilterra , in Francia e iu 
Cermania seppero tanto egre^iamente trattarla. A 
prova del che riescira opportunissima Tanalisi che 
ora andiamo ad istituire del saggio di estetica stam- 
pato m Veuezia nelPanno 1822 dal sig. abate Talia, 
quaiito gia per fania di profcssore chiarissimo , al- 
trettanto per V eccellenza di altri scritti noto e rac- 
comandato. 

Quail siano i pregi e le doti di quest' opera , il 
fee gia manifesto il Giornale dell' italiana lettera- 
tura di Padova (i), scorgendovi verita ed annonia 
nel disegno , alto senno nello sviluppo d' ogiii sua 
parte, e stile attemperato alP indole dell' argomento; 

(I) Vedi il u,° 5i pag. Il5 del noaunato Giornale di Padova. 



SAGGIO DI ESTETICA CCC. SaS 

laonde se per toglierci alia noja d'inutili ripetlzioni, 
iioi dimostreremo per una parte ant he a map:gior 
lode dell'autore, piuttosto I'ordine , la connessione, 
e la venta de' suoi principj e delle sue idee , per 
r altra non sara discaro , che si vadano notando 
anche quelle cose, che non avessero per avventura 
a parer come le altre , che sono pur moke , cosi 
belle e cosi perfette , dovendosi fin qui adempire 
lo scopo deir utile critica , ed avendo con bella 
modestia V autore medesimo afFermato , che ad un 
saggio per sua natura e pel significato del vora- 
bolo stessa dee pur concedersi 1' essere imperfetto. 

Se e seutenza di tutti i dotti, che piu che ardua, 
impossibile riesca V impresa di dir cose nuove nelle 
scieuze, nelle quali oggimii e si raflinato e maturo 
il senno umano, che sembra non possa piu che noa 
e , estendersi e perfezionarsi , e forza pero confes- 
sare che non sia opera fjcile , e da chiunque lo 
esporre ordinatamente e con profondita di dottrina 
le cose gia da altri dette e conosciute , e quel che 
e piu , in materie astratte , e con metafisica sotti- 
lissima contese e discusse , fissare la mente a ve- 
raci principj e a regole immutabili di ragione per 
istabdirne le teorie , ed isvilupparne le piu intricate 
question!. Ora quanto andasse lungi il sig. Talia 
dal pregio della novita, a cui d'altronde non ebbe in 
aniino di pretendere, e lutte qaeste akre doti invece 
egli sapesse far sue, ognuno il potra comprendere 
di leggieri per quanto si verra accennando ; sicche 
sin d' ora noi possianio confortare T autore ad isperar 
bene assai del suo lavoro , in cui e nostro avviso 
che qneste doti egli piu che ricercate , abbia real- 
raente conseguite. 

E in prlmo luogo per cio che risguarda V ordine 
e la connessione delle sue idee e de' suoi principj , 
nulla di meglio potevamo aspettarci dal sig. Tali.i , 
sia per la semplicita e naturalezza con cui va espo- 
nendo cd isviiuppando gli uni e le altre , sia per 
il regolare andatuento e la successione die tiene 



326 SAGGIO m ESTETIGA. 

il complesso della sua opera , ed o^nuna delle di 
lei parti. Una sensata c adorna introduzione gli 
apre Tadito a parlare spoiitaneamente del subbietto 
dfl b'llo che si e toko a tr.ittare, onde dopo averlo 
definito in se stesso , ne' suoi raratteri e ne' siioi 
ulljt'j, in tre parti lo divide, la prima cioe nella 
naturale bellezza , la seconda nell.i bt-llezza artili- 
ciale, e la terza nel ^usto. L' ordine stesso poi e la 
stessa concatenazi<me si osserva in ci;isciina di tali 
parti; poiche nella prima, premessa I' idea della 
Lcllezza in genera , tu vedi di m;\no in mano venirti 
sett' occhio tutti gli oggetti organici ed inorganici , 
aiiimati ed inanimati , che da se o in qualunque 
modo riuniti, oftrono \\ vago spettacolo della natu- 
rale bellezza; nella seconda tu ammiri il progresso 
e la successione delle idee che trattano della bel- 
lezza artificiale, non senza scorgere in qualche modo 
definite le tanto el imoro«e qnisiioni dd belTideale, 
deir idea innata della bellezza, e delT unita e va- 
rieta del bello, e sufficientemente toccato tutto quelle 
che alia prima sino alF ultima delle arti belle po- 
trebbe riferirsi ; e nell" ultima , che tutta versa sul 
gusto, ti e d' uopo consentire in cotal primo gindi- 
zio , ravvisandovi indicati tutti i caratteri , vizj o 
perftzioni del gusto , onde renderlo atto a sentire 
le imj)ressioni del bello, e a produrne le opere piu 
compile e maravigliose. 

Rispetto poi alia verita delle idee e dei principj 
del sig. Talia, egli ha diritto quasi sempre d'aspet- 
tarsi i piu meritati elog^i, siccome apparira dalPespo- 
sizione the ora ne verra fatta con c[ualche analo- 
go riflesso. Parla egli dapprnna nell introduzione 
delta natura del subbietto, ed ivi si adopera in de- 
finirlo , e in fame roiioscere tutti gli ulficj , gV in- 
tendimenti e le in lagini. L' estetica , dice il sig. 
Talia, esprime sentire; in senso letterale adun- 
que ella e la disciplina e Tarte del sentire; siccome 
pero al sentire conoorrono mortdmente e fisicamente 
i cinque sensi per I'aztoue, che esercitano sul corpo 



DI D. G. B. TALIA. 827 

e sullo spirlto , cosi abloanclonando cotal signlfica- 
zione , V estetica piu propriamente si restringe al 
«olo affi tto che per essa viene all' anima , mentre 
la metatisira si occupa anclie di quella, die sugli 
orgatii niedesimi e prodotta; per la qnal cosa assai 
diilerisce V una dall' altra , perche la metafisica con- 
sidera le sensazioni in <>gni loro rapporto , esanii- 
nando tutti i sensi nella loro struttura ed attivita, 
ed elevandosi a snb'imi ricerche e concepimenti 
siiUa qualita dello spirlto, che ne accoglie le irnpres- 
sioni, e delP Essere che lo ha creato ; quando che 
r estetica non distingue che il diletto recato dai 
sensi, non s' appiglia ad essi che separatamente , a 
quelli cioe della vista e delfudito, ed e a cosi dire 
corporea e piu modesta , aggirandosi sempre tra gli 
oggetti sensibili , esultante e giuliva dell' emozioni 
che ne vengono risvegliate. Dal che si comprende 
essere 1' estetica Tarte o la disciplina del sentue il 
diletto che gli oggetti sensibili producono ne' sensi 
della vista e deU'udito, ed avere due uflicj, quello 
cioe di occuparsi degli oggetti belli soltanto, e Tal- 
tro di mirare come arte o disciplina ad un effetto 
nel bello non naturale , ma preparato negli oggetti 
per crearlo , e neU' animo per riceverlo; ad adem- 
pire i quali ufBcj poi divengono all' estetica neces- 
sarie le tre seguenti investigazioni suUa bellezza 
naturale , suUa bellezza che si ammira nelle produ- 
zioni dell'arte, e sul gusto richiesto a perfettamente 
sentire, godere ed operare la bellezza artificiale 
medesiraa. Se in queste idee prelirninari del signer 
Talia intoruo all' estetica si ammira la chiarezza , 
r evidenza e la forza del raziocinio , non in tutte 
pero si ravvisano egualmente la verita e la preci- 
sione. L' estetica che col significato greco esprime 
il sentire in senso morale a parere de' piu dotti 
ellenisti , e non gla in senso fisico come pare vo- 
glia il nostro autore , quanto non vale a sommini- 
strare di per se adequata idea dell' arte o della 
scienza che la costituisce , tanto meno puo dirsi 



3^3 SAGGIO DI ESTETICA. 

V arte- o la disciplma del sentire it dilctto , die gli 
oggcfti sensibill rccano agli organi delV udito e delta 
vista , oppure la disc/plhia del ser/tire la bellezza 
jiegli oggetti dflle belle art/ , perche le cose belle eke 
la esercitano noii so/io immediatnmeiite le natarali , 
e meno poi dichiararsi dalla metufisira in niodo as- 
soluto distinta e separata , si<"Come nelPintrodu/ione 
del sagp;io il sig. Talia co' suoi cenni comparativi, e 
colle sue definizioni ha stabilito. L'estetioa noa solo 
comprende il hello degli oggetti sensibili , ma il 
morale pur anco che non apporta ddetto ai sensi , 
nia air anima ; Y estetica altresi , se ha per iscopo 
immediato la bellezza artificiale , nou piio far di 
meno della naturale , specialmente nel hello imita- 
tive , e in cio che toglie da questa nel creare le 
forme piu perfette del bello ideale:, T estetica intiae 
o e per se stessa una parte della scienza metafisica , 
o ha ella pure, come tutte le altre stienze, la sua 
metafisica elevata e sublime; il fhe puo esser vero 
neir uno e nelTaltro senso, perche altro essere non 
v'ha che sia piu astratto ed intellettuide del bello e 
de' suoi elementi, e perche sublimi; elevate, e piu 
che metafisiche sono le ricerche sulle cause , che 
producono le varie sue specie e modilicazioni. Cio 
sia detto per somministrare un' idea piuestesa, piu 
giusta e piu adequata dell' estetica, senza di che 
molte delle raaterie anche maestr^volmente trattate 
in questo Saggio avrcbbero a risguardarsi del tutto 
estranee ed impertinenti. 

Delia bellezza da tutti sentita e da tutti cono- 
sciuta parlarono sitfattamente si oli antirhi , che i 
moderni filosofi, che ad ogni istante vedesi per essa 
in contrasto il nostro scettirisnio colla nostra igno- 
ranza. Platone, che disse diffinli le cose belle, scrisse 
due dii^loghi sul bello senza che s ipesse ass< giiarne 
i distintivi caratteri ; Volfio e il Cronzas, definendo 
il bello piuttosto dagli elF^tti che dalle sue cagioni 
elenientari, lo hanno cdlocato in quelle cose che 
piacciono ; V inglese Ilutcheson che piii degli altrl 



nr D. G. B. TALIA. 829 

tento approfondire la materia , ripone 11 bello in cio 
die e visib le, e in cio che si sentc per tale, dan- 
done con ((uesto un' idea arbitraria e relativa; I'Aii- 
dre nel suo saggio sul bello mentre con assai di 
sagacita ne distingue le specie , annnette un bello 
assoluto , essenziale e indipendente dalla volubilita 
degli umani giudizj , cui poscia non sa definire ; 
I'autore del saggio sul merito e suUa virtu pretende 
che r unico fondaniento del bello sja Futile; gli en- 
ciclopedisti chiaman bello tutto cio che ha la pro- 
prieta di risvegliare Tidea de' rapporti riposta nella 
facilita di sentirli , essendo il bello a lor parere 
tutta cosa di sentimento; il Feder nelle sue ricerche 
analitiche sul cuore umano fa consistere il bello 
nella varieta per V unita combinate quasi sempre 
con un' associazione d' idee; e tutti gli altri filosofi. 
infine s' accordano in cio , che il bello dipenda sem- 
pre da piacevoli rappresentazioni senza che sap- 
piano spiegarlo negli oggetti che ne sono privi , e 
che appartengono al bello morale. In mezzo per- 
tanto a tale discrepanza e varieta d' opinioni e di 
pareri intorno alia bellezza , e assai lodevole con- 
siglio quello del sig. Talia di parlarne soltanto per 
quello che e rispetto a noi , indicando le sue spe- 
cie e gli oggetti che la producono tanto separata- 
mente , che unitamente ; al qual uopo ei va cosi 
pianaraente ragionando. 

Domandare cosa e bellezza, e lo stesso che chie- 
dere quali siano gli oggetti che i primi uomini dis- 
sero belli; ora tali oggetti non poteano a meno di 
esser quelli che recano diletto, e quelli tra gli altri 
che sono sensibili , o a dir nieglio rappresentativi , 
o pressoche rappresentativi (i). Siccome pcro cotali 
oggetti non dilettano ne egualniente, ne tutti i sensi. 



(i) Giova sostituire anche quest' ultimo norue a quello seni— 
plicemente di sensibili, per dar ragione degli oggetti belli, clie 
non son tali o per loro natura o per la loro uianiera di agire , 
non swi gensi, ma suUo spirito; il che h proprio del bello morale. 



330 SAGGIO DI ESTETICA. 

c'o«i altri Hi essi furono detti hiioni, come 1 sapori e 
gli odori fonte di piaceri per I' odorato <'d il ^iisto; 
altri ritennero il proprio nome a secnnda delle loro 
qnolita tisif he , e percio ora duri , ora molli , ora 
caUli , ora freddi , ora cedevoli ed ora resistenti si 
dis«ero a norma delle diverse impressioni die fjnno 
suir orgHio del tatto ; ed altri infine , in qaanto 
recano alia vista ed alT udito le piu gradlte sensa- 
7ioni, fiiron belli denominati, traslativameiite p<'r6 
riji'iardo a quelli dell' luUto , onde nc venne esser 
l)ello \\ canto, bella la st,(tua , bello il tinre, bello 
il suono e bello il quadro •, la (pial distinzione di 
buoni e belli era ginstissima a farsi per la di versa 
nianiera, con cui gli utii e gli altri esercitano i 
iiostri organi , e tramandano per essi all" anima il 
diletto, essendo certo rlie qiianto quelli del gusto, 
deir odorato e del tatto si pascono d' ignobile pia- 
cere e di grossolane sensazioni , altrettaiito quelli 
delFudito e della vista producono una volutta tutta 
spirituale, piu squisita ed intensa per la delioatezza 
delle loro impressioni quasi inavvertd^ili , scmpre 
leggiere e sfuggevoli , e per la facilita the ha P ani- 
ma di sentirne tuite le relazioni, i gradi e le pro- 
porzioni. 

Avvertite tali cose che unicaraente sappiamo di 
certe e di vere intorno alia bellezza in genera, 
s" inoltra il sig. Talia a parlare della bellezza natu- 
rale, e degli oggetti che la producono. La bellezza 
naturale, essendo quella che e opera immediataniente 
della natura , e sparsa e diffusa con leggi mirabili 
in tutti gli ogg'^tti inorganici ed organici , animati 
e inaniniati delT universo. Tra gli esseri inorganici 
egli quindi annovera e comprende come belli gU 
astri, 1 attnosfera, i ninnti , le acque , il cielo , la 
luna ed il sole; tra £:ii oreanii i inanimati (i), le 

(i) La precisione del linguaggio esige , clie gli oggetti orga- 
nici altri si dicauo organici inanimati, altri oi-g^nici aniuiafi, ea 
altri organici uniaui, senibrando alrrinienti che non alibiano 
eglino tra loro reciprocameate i rapporti di geaere o di specie. 



DI D. G. B. TA.LIA. 33 1 

piante , gll arbusti , i hoschi, le t^rbe, le frutta , i 
tiori e le busde i tra gli orgaoiri aotniati i vdatili, 
gPinsetti, i f|uailriipecli, t- tutte le altre specie e 
fimiiglie di aniiiiali;ai cjuali tutti poi nit-tte innanzi 
gll esseri uiiKUii. 

Se non die tutti codesti oggetti iion lisplendono 
di bellezza nello stesso grado, ne tutti ti allettano 
nella mt^desima guisa. B. Ila e Tarnionia degli astri, 
e piu ihe piacevole 1' atiimsf-ra , in cui tuiti i vi- 
venti rrspuano e bi vono V aure della vita ; belli i 
inoiiti colle loro cune ahissinie or verdt ggianti, ed 
ora ri('0[)eite di neve, ed accavailate talora da altri 
monti , che t' empiono la mente di sublime luaesta 
con interminabiii dii^ensioiii : belle le acque o con 
leve susmro ti concilino il sonno , o t'oiVrano lim- 
pido uinore in iamiubde lago . ovvero sonauti ed 
impetuose ti sgomeiitino di paura e di terrore col- 
rimperversar de'torienti e del mare; bella la luna 
che regna modesta nel silen/>io della notte , e bcl- 
lissimo il sole the spande torrenti di luce ad ani- 
mare il creato ; ma piu belli ancora ti seinbrano gli 
esseri organici , perche vedi in essi per una forza 
misteriosa di vita crescere e mantenersi la bellezza, 
ed appresentarti ad ogni moiuento nuove gradevoli 
impressioni colle loro combinazioni , varieta , con- 
trasti e diiferenze. Ne a tanta bellezza ti e h-cito 
paragonar cjuella degli esseri animati, e nieno dcg'i 
uinani ^ che in essa anche di questi piu eminente- 
mente primeggiano. La bellezza negli oggetti aai- 
niati moltiplica aU'inliuiro i suoi pregi p^r la libena 
del moto, per V espressione della vita che ad ogni 
atto si manifesta e si rende sensibde , e per la ca- 
rissima attitudme a sempre variate azioiii; e quella 
degli esseri umani e veramente inimitabile , ed an- 
che superiore , per la vita che essi comnnicano a 
tutti gll altri, per il costante diletto che danno 
airanimo, a cui e impossibde siano indiffmenti , 
per r atteggiamento della persona, per \:\ flcssibi- 
Uta delle membra, per le forme e i contorni del 



33a SAGGIO DI ESTETlGA. 

corpo, per la vaghezza del colorito , e per rani- 
ma che hanno in tutte le aziooi. E in fatti se 
e bello il moto variabile ed incerto degli insetti 
e degli augelli, le abitudini e gP istinti degli ani- 
inaii , proprj della lor uatura ora feroce e man- 
sneta , ed immagini graziosissime del carattere mo- 
rale deir uomo e delle sue affezioni, e al certo piii 
bello il veder T uomo animare di sua preseiiza la 
natura, erigersi dignitoso qual sovrano, e a sua 
\'02,lia sulla persona, mentre gli altri mordono 
schiavi il terreno , risplendere del raggio di quasi 
divina bellezza tra il coiitrasto delle variate forme 
che lo disegnano e contornano , e del soave colo- 
rito della pelle , che manca anche in cielo , slaa- 
ciare dagli occhi sguardi , che ti peaetrano alT ani- 
ma, dirti col moto del volto e delle membra gli 
affetti che lo comraovono, e con bella violenza to- 
glierti al poter di te stesso per identiiicarti con lui 
medesimo; e tante attratcive di belta inline nou ac- 
cendere tra lui e la donna gara d'lnvidia, essendo 
siccome le sue piu compile e perfette , quelle dell'al- 
tra eguali , o superiori nella sovranita dei vezzi e 
ddle lusmghe. Per tutto cio impertanto mentre dob- 
biamo saper grarlo air autore che in desrrivendo gli 
oggetti della bellezza naturale abbia trovate tante 
deli/ie anche per rimmagniazione colla venusta dello 
stile, e colle grazie della dizione, del pan Tamor 
del vero ne vieta di tacere, che egll pm che mai 
persuase V intelletto e la ragione colT accennare 
tanto giustamente, e tanto propriamente ogni cosa 
benche minima in raaggior prova del suo assunto. 
Conosciutosi per tal modo die sia bellezza natu- 
rale rispetto singolarmente agli oggetti da cui di- 
pende , ne assegna ora le specie il signor Talia colle 
j)iu ragionevoli distinzioni. Tre sono adunque co- 
desie specie, la prima cioe sensibile in quanto le 
qualita degli oggetti che la formano sono mate- 
riiili ed esterne; la seconda espressiva ^ che e Ja 
media in quanto le quahta interne agli oggetti che le 



DI D. G. B. TAHA 333 

posseggono, esternamente si rai)j)resentano ; la terza 
morale in quanta da oggetti interni ne deriva it di- 
letto : e qui e da lodarsi moltissiino Tautore, per- 
che abbia distinta una luedia specie di bellezza , 
ch? altri dimeutirarono , e die ha dei caratten pro- 
prj e parncolari per non audar confusa giainmai 
o colla s<nisibile, ovvero colla morale assolutanieute 
cODsiderate. 

La bellezza sensibile come qnella che risulta da- 
gli oggetti tisici e inateruili, die in qualunque modo 
pougano in cospetto le sue doti e le sue ([ualita , 
e prodotta dai colori , dalle superficie , dalle for- 
me, dai movinienti , dai suoni , e dalla loro dispo- 
sizione in uno o piu oggetti. La espressiva invece 
ha per car;!tteri essenziah la sublimita e la grazia , 
e la morale soltaiito la forza. Ec<o la sene deile 
cose , di che ancora tiatta avvedutissimamente il 
signer Talia, onde por termine alia parte prima del 
suo saggio nel modo piu convenevule ed acconrio. 

I colori, se furono i prirai, e tra essi il verde 
e I'azzurro a dirsi belli, non percio hanno, ne a- 
ver possono la medesima attitudine a nsvegliare il 
senso deila bellezza, essfntio vario il diletto che 
arrecano , e piu vario il gusto che per essi viene 
concepito. Da cio per altro non oonseguita, che il 
rosso sia il preferibile per la piu forte impressione 
che cagiona , n< n essendo dimostrato tutt' al piii in 
sittatta qnistione , se non che i colori piii chiari an- 
che piu lieti riescono , come i pm oscuri divengono 
inalmconici e tristi. 

Le superficie poi , che per la varia disposizione 
dfc' loro atomi si veggono ora rase e plane, ora 
vellutate e scabre , hanno la proprieta di piacere 
indipendentemente dai colori, che ne sono indivisi- 
bili : son belle le piane per i loro modi di appa- 
renza nel tralucente, nel lustro e nelf opaco, con 
cui variauiente assorbouo , rimbalzano, o rifrangono 
i raggi della luce , ma si aggradiscono aitresi le 
scabre per la varieta delle loro prominenze, e per 



334 SAGCIO DI ESTETICA. 

il moto continuo con cui noa lasciano mai posare 
ne r ocrhio , ne lo spirito. 

Le forme inoltre, die sono il rlsultamento dei li- 
niiti , omle si cletermitiano e si circoscrivono <ili 
ogsietti , coniunque curve, rotoiule e sferiche, ser- 
peggiatiti, od angolose , hanno tutte un proprio ge- 
nere di bcllezza , secondo die meglio si afl'anno agli 
oggetti medesiini ; vanno quindi errati coloro die 
la ricercano qual ndla curva, die tanto bella riesce 
per r esercizio e per T assutfazione ; qual nella li- 
nea serpeggiante per la varieta delle sue parti or 
lunghe, or larglie; qual nella sferica , die rinnisce 
arnionicamente la liiiea retta e la parabola, e die 
pill (T ogiii altra domina negli e^sen nmani , e qual 
nella media tra le maggion , e le miriori possibdi 
per la teoria degli esirenii: tutte queste opinioni 
se le considera il filosofo con occhio di piacere per 
r ingegno di cui fanno prova , noii puo adottarle 
per la verita , dalla quale sono lontainssime. 

11 moto, die agita tutti gli elementi per legge 
immutahile ed eterna del create , a cui dobbiamo 
le belle cristallizzazioni de' minerali , e V organica 
regolare struttura de' vegetabili, e T immagine delle 
propensioni e degli affetti degli csseri viventi ed 
aniinati, e la fonte piu pura e deliziosa della bel- 
lezza naturale sensibile tanto nella sua azione in- 
terna, quanto estenore : egli diletta la vista col re- 
golare movimento degli astri, col cammino del so- 
le e della lun i ; solleva e ricrea col volo degli 
augelli , col soffiar de' zefiri , e colP aleggiare degli 
inretti ; ma rapisce ed incanta co' varj movimenti 
degli esseri animati , che in noi risvegliano Y idea 
di una doppia bellezza colP esterna irapressione, 
come anche coirinterno moto corrispondente alia 
niedesima. 

I suoni finalmente, che sono oggftti di bellezza 
per rudito,e die per analngia diconsi belli attese 
le subite e leggierisslrne loro impressioni , tutti in- 
distmtamente producono la bellezza agendo piu 



DI D. G. B. TALIA. 335 

patentemente tie' colori suir.'ininia, e risvegliando jn 
noi qualslvofflia aiFrtto. Quello prro tra essi , die 
imita la voce umana, o ohe ne e accompaanato , con 
niaggior misiipro di affetti e di idee accjuista sul 
nostio ruore il predominio, ond' e che tanto , e a 
tutti piaccia la nuisica associata al canto, la di cui 
impressione oltreche varia , riesce anche contem- 
* poranea per maggiormente scuotere ed allettare. 

Che se tutte queste quaiita piacriono , e si ag- 
gradiscono come elcmenti della bellezza , isolati e 
divisi, quanta volutta ed incanto non sapranno pro- 
durre, allorche siano dicevolmente combinati e di- 
sposti 5 come si verifica appunto negli animaii e 
nelj'nonio? Cio avviene certamente pel conglungi- 
mento deir unita e della varieta , sia di numero , 
sia di quaiita , sia di disposlzione , che toigono alio 
spirito di distrarsi e di confondersi neli' atto , nel 
quale in esso lui concentrano e adunano tutto il 
possibile ddetto. 

Dette tutte queste cose intorno alia bellezza sen- 
sibile e alle sue quaiita, quanto non aggiunge il 
signor Talia a cio che con.prende la espressiva ? 
La bellezza espressiva coincche diversa della sen- 
sibile , sebbene negli cggetti sensibili si roanifesti , 
e anche distinta dalla morale in quanto e creata 
per una parte dairanalogla tra grinterni sentimenti 
deir animo , e gli oggetti sensibili che possono raffi- 
gurarla , e per Taltra dall'associazione delle idee, 
ed anche dalla tendcnza reciprocamente sirapatica di 
coUocare in altrui i nostri medesimi sentimenti. Essa 
pero piu delle altre moltiplica i piaceri della bel- 
lezza, essendo pel uomo fonte di vita novella, col 
riprodurre ad ogni istante i suoi aft'etti , col conm- 
nicare agli esseri che lo circondano le piii care parti 
della sua esistenza , e coiramplificare ed estendere in 
modo veramente mirabile la sua sensibilita morale » 
che con soavi illusioni ed estasi beate crea sempre 
nuove bellezze anche negli esseri che ne sono privi. 

Blbl. Ital. T. XVIII. aa 



336 S\GOIO DI ESTKTICA 

Ln sublimita primamente concorre a formar la 
bcllezza e5[)rebsiva colT esorbitanza dei limiti tauto 
neir estcnsione, (juanto nella niassa e nclle forze 
d< gli oggetti ; ed e per essa che il nostro spirito 
ne prova altissimo dilctto colla brevita delle sen- 
sazioiii, e co!!a impossibilita di rag2;iugneie gb og;- 
getti che le producono. La grazia in secondo hiogo 
accoire alf effetto della beilezza esprt-ssiva per sua 
natura, e per g!i efletti che ne risnltano: essa pe- 
ro quantuucjue dono naturale , e che piio anche 
dall"'arte sino a certo piinto essere accresciuta , e^ 
e Scira sempre indefinibile , cheche ne dica inge- 
gnos .mente d signer Taba. A tutti e nojo, che essa 
si trova negh oggetti anche non belb, che serve ad 
csprimere gli alfeui deiranimo, e che tiitti i snoi 
atti di gi«»ja o di mestizia , di pace o di sdegno, 
di facjbia o ritrosia , spiiano amore , soavita , pu- 
dore, ingeriuita e senipbcita ond' e sempre eguale 
a se niedesiaia anche nelle piu variate circostanze; 
nia tutti debbono percio stesso convenire, che ella 
quanto misteriosa ne' suoi modi e ne' suoi effetti , 
e aitrettanto indefinibile nella sua natura ed essenza. 
Dopo CIO si presenta la beilezza morale piu d'o- 
gni altra inespbcabile, e singolare per la quahta del 
sue dilctto, che come non dipende in veruna giiisa 
da' sensi, non e da eensibili oggetti altrimenti pro- 
dotto. Tal gcnere di beilezza consiste nel piacer che 
ritrae Y anima nostra dalle azioni magnanirae e vir- 
tuose degli uomini, dal lore carattere morale, araa- 
bile ed onesto, dalle doti del cuore, ed anche dalle 
scoperte della verita ; essa adnnque e tutta nnova 
e di versa, perche si scompagna dalle altre, e coc- 
siste anche negli oggetti, i quali tutt'altro die bei- 
lezza , deformita e difetto ne rappresentano. Quale 
ne sara adunque Y essenziale carattere ? La forza , 
risponde il sig. Talia, riposta nell' attivita e nell' e- 
uergia deU' animo per cai siamo eccitati ad agire 
con tutte le potenze nostre. Questa' forza poi puo 
essere fisica o morale , secondo die niuova Ic 



DI D. G. B. TALIA. 33^ 

potenze del corpo , oppnre quelle della mente e dei- 
1' anima ; la sua diversa jipjdicazione non meno , 
clie la diversa sua qiialita da ragione della bellezza 
delle azioni sempi-e [iregiate e distuite : la forza fisica 
ne' tempi di barbaric e di feroria rende belle la vio- 
lenza, la rapiaa, la usurpazioue, e tutti quegli atti 
che mostrano coraggio e valore ; la forza morale per 
lo contrario all' aii.niansarsi , alT ingentilirsi degli 
umani costumi fa apprezzare come belie le virtu piu 
mausuete del cuore , quali sono ramicizia, l' uma- 
nita , la beneticenza , nel di cui esercizio si esige 
indubbiamente forza morale; la forza morale iniiue 
dair immaginazione associata, o altrimenti modilicata 
ne fa parer belle anche le azioni possibili , e quasi 
negative nel rarattere onesto e virtuoso , e nelle 
doti della modestia e della contentezza. Se pero per 
il fin qui detto sembra essere eatrione della beilezza 
morale il carattere costante ed unico della forza , 
noi non possiamo a tale opinione assentire se non 
in quanto e fina ed ingegnosa , avvognache forte 
dubbio ne insorga ncir aniuio oude ad altre cause 
concorrenti e sconosoiute , auzi che alia forza , piu 
giustamente attribuirla. 

Sine a questo punto, siccome ad ognuno e aperto 
e manifesto, il signer Talia ha sviluppata egregia- 
mente la prima parte del suo saggio, esaurendo 
r intero argomento della naturale beilezza ; giova 
sperare, che quanto fiinmio lieti di far conoscere 
ed apprezzare la verita delle sue dottrine in que- 
sts , altrettanio saremo avventurati di veder sod- 
disfiUto ogni nostra desiderio anche nelle altre. 

( SiVia continuato. ) 



338 



PARTE 11. 

SCIENZE ED ARTl MECGANICHE. 



Flora veronens'is qiunn in prodromiim Florae Italice 
septeiitnonalis exhibet Cyrus Pollinivs Vol. prinio 
ill 8.*^ di pag lie 535, oUre alia prcfazione che e 
di pag. XXXV, con due tavole in ranie. — Verona, 
1822, daUa Societd tipografica ( Terzo ed ultimo 
estratto ). 

1 AG. 201, I'm. 36. Cerinthe minor ^ foliis alljo-maculatis , 
saepe eiiiargiaatis. 

II Polliiu qui e iacorso nell" errore medesimo in cui 
cadde 11 gran Linneo allorche rifonno la prima edi/ione 
delle sue species pjnntarum. Poco importa di arrestarsi nel 
dire ch^egli a\'reb!ie dovuto citarvi anche la seconda edi- 
zione nella quale dktrusse la specie della Ceriiitlte inacukita 
da esso staliilita da prima , per fame invece colla uiede- 
sluia una semplice variela della Cerinthe minor. Cio die 
piii rileva si e, che nel momento in cui varj soninii bo- 
lanici Ijanno posto in plena luce 1 caratterl distinl"n'l della 
Cerinthe maculata daila Cerinthe minor , 11 nostro autore 
continui a divolgare la prima come semplice \arieta di 
quest' i\ltima. 

Nol riportercmo qui la sinonimia di questa specie traen- 
dola dal manoscritto della nostra storia delle piante Indigene 
deir Italia : 

Cerinthe maculata Linn. 

C radlce multicauli, foliis amplexicauliljus integerrimis , 
antheris sessilibus in medio limbi acuti insertis. 

C. maculata Linn, sp, pi. ed. i , p. I'y. Allien. FI, 
ped. I , p. 5i , n. 178. Marsch. a Biehcrst. Fl. taur, 
cauc. I 5 p. i34, n. 336, vol. 3, suppl. p. i3i. Leiun. 
Asperif. a, p. 3q3, n. 286. 

C. quinque maculata Vahlenb. Flor, carpator. p. 5o, 11. 171. • 



FLORA VERONESE DI CiKO POLLINI. 339 

C. minor 1^ Linn. sp. pi. ed. 2, p. 196. Petagn. lastit. 2, 
p. 319. 

C. A'pina, perennis, flore striaio Tournef. InsUt. p. 80. 

C. in montiuni Maximo Cartusiaiioriim ccenobio imini- 
nentiimi etc. Bay. llistor. i , p. 5o6. Stirp. europ. sylog. 
p. 91. 

Glastum moiitanuin Dalech. Hist. 2, p. 1204^ c. ic. 

Isatis sive glastum inoiitannm Dalachampii Bauli. Hist. 3, 
p. 6o3 , c. ic. (t). 

Pag. 20 3 , lin. 33. Echiiim cafycinum Vivian. FI. ital. 
•Iragni. fasc. i , p. 2 , t. 4. Agglungasi il sinonimo : Echiwn 
proitratum Tenor. Fl. nap. prodr. i, p. XiV, Fior. napol. 
vol. I , p. 46 , t. xit, iig. buona. 

I sinoiiimi degli aatichi botanici viportati dal Viviani 
alia sua pianta oebbono essere canceilati , coine giusta- 
mente ci fa avvertiti il Tenore. Cio non di nieiio la pianta 
da noi veduta nell' erbario dell' illustre botanico napoletano 
e assolutamente identica all" E. calycinwn , die noi abbiamo 
osservato nell" erbario del Viviani. 

Pag. 207, lin. 37. Agg. Biroli. Fl. aeon, i, p. 190. 

Pag. 208, lin. i5. Si cancelli: Litliospermuni frnticosnni 
Linn, e tutto rarticolo; poiche questo va riportato, come 
abbiam detto , al Lithospermum graminifolium Viv, 

Pag. 200 , lin. 24. Onosma ecliioides. 

L' antore ba alibracciata 1' opinlone dl Linneo ammet- 
tendo come semplice varieta di cpiesta specie Y Anchusa 
lutea major di Gaspare Bauhino , ossia il Symphytum ecliii 
folio ampliore , radice rubra, flore luteo Tourn. Instil, p. i38. 
jNIa se egli esaminera con maggior attenzione queste due 
piante , vi scorgera de'' caratteri piii che snfficienti onde 
poterle rlsgnardare qnali specie distinte. Oltre al non cre- 
scere dritta , la secorida specie ba costantemente le fogUe 
piu late , ed i peli di cui e ricoperta semplici , e non 
stellati alia base come gli ba la prima. Lo Smith ci avea 
gia prevenuti di cio .*ino dal 1793 nel suo Vinggio fatto 
sul continente ( A Sketdi of a tour on the continent in the 
years 1786 ami ij^j , vol. 2 , />. 3o8), ed illustro poi 
queste due specie nella Flora greca del Sibtliorp da lui 
redatta. Si possono quindi stabilire le due specie seguenti: 

(I) Quest! figiira -senne aUegata a t.irto dal Pfllini ajla sun CerinCh^ mi^ 



340 FLORA VERONESE 

I. Onosina montana Smith. 

O. foliis liiieari-obloiigis obtusis sessllUjus , pllis IjasI 
stellatis , caulibus diffusis , fructibus erectis. Smith Prodi*, 
fl. graec. i, p. 121. Morett. PI. ual. Dec. Yii ined. Ciis- 
son. Cat. hort. Eoccadifalc. p. 44. 

O. ecbioides a Linn, sp. pi. ed. 2, p. 196. Smith, tour. 
vol. 2, , p. 3 08. Pollin. Flor. veron. i , p. 3c8 (exol. jjl. 
synon. ) Petngn. Inst. 2 , p. 3ao. 

O. angustifolium Lelim. Asperifol. 2 „ p. 36i , n. 261. 

O. stellulatum I.cJim. 1. n. 2 , p. 3^4 , 11. 263. 

O. ecbioides Allion. FI. ped. 1 , p. 5i , n. 179 Birol. 
Flor. aeon, i, p. 61 (excl. syii. lacq. Fl. anstr. t. 295). 
Sebast. et 3Iaur. Fl. rora. prodr. p. 91. Tenor. Fl. nap. 
prodr. p. XIV. Moricand. Flor. venet. p. io5. Snffr. pi. 
friovil. p. 133 ( excl. syn. Jacq. ). Nocc. et Balb, Flor. 
ticin. i„ p. 91 ( omiss. icon. /acg. ). Brign. et Bod. Elen. 
piant. metaur. p. 28. Savi. Due centur. p. 5i. 

Cerintlie ecliioides Marzar. Elenc. Accent, p. 22 non 
Linn. sp. pi. ed. i. 

Anchusa lutea minor Bauh. pinac. p. 255. Zuing. Theatr. 
botan. p. 838, ic. 2. Moris. Hist. 3, p. 443. S. 1 1 , t. 27, 
f. 2 ex Column. 

A. ecbioides Intea CerintbcC flore montana Cohunn. ech- 
pbras. I, p. 182. ic. 18 3. 

Sympbitum ecliii folio angnstiore , radice rubra , flore 
luteo Tourn. Instit. p. i38. Hort. roman. t. 2, p. 7,1. 32. 
Zannichel, piant. yen. p. 255, tav. 23i (exclus. synon.). 
Segider. PI. ver. i , p. 226. 

Ancbusa iii. Matth. ed. Bauh. p. 704. Dalech. Hist. 2, 

p. I 102 , fig. 16 2. 

La specie di cui teninmo qui discorso e comnne in tutti 
i bassi nionti dell'Italia, cominciando dalla Sicilia, il regno 
di Napoli , gli Stati del Papa, la Toscana, il Piemonte , 
la Lombardia ed il Friuli. Secondo Lehinann questa sarebbe 
una specie diversa dall' O. echioides Linn. , e jier cui egli 
la chiamo O. angustifolium. Ma lo Smith, il quale jiossiede 
r erbario del Linneo , e cbe vide e colse la nostra pianta 
negli Stati romani ci sembra uri testiinouio piii cerio che 
non il primo. D'altronde il sig. Lp.hmann , che sotto noine 
di O. echioides ci da la varieth /? di Linneo sc5;u8ado in 
cio lo stesso Smith, fa poi una coufusione coli' uniryi ii 



DT GIRO POLLIXI. S^l 

s'lnotiinio delVAUio/d , il quale senza dubbjo deve liporcarsi 
rIV O. montfina Sniitli, E bene di osservare che gli antithi 
botanici confusero talura coteste due specie. Gaspare BauJiino 
ed il Camerario nelle loro edizioni delF opera del MatHioli 
scambiarcno VAnchusa iii di questo autore, il priiuo iiel- 
Y Onosina montana Sin., ed il secoiido nell' Onosma echioi- 
des Sni. 

II . Onosma echioides Smitlu 

O. foliis spatulato-oblongis , pills simplicissimis , caulibus 
raniosis difFusis , floribus peadulis , fructu erecto. Smith 
Prodr. fl. grsec. i, p. 121. Sibchorp. et Smith Flor. gi-tsc. 
t. 172. Lelun. Asperifol. 2, p. 366, n. 265 ( excl. plur. 
synon. ) 

O. echioides /3 Linn. sp. pi. ed. 2 , p. 197. Pollin. FI. 
veron. i , p. 209 ( excl. sya. Zannichel. ). 

Aiichusa lutea major Baith. Pinac. p. 2.55. 

Symphytum echiifolio ampliore, vadice rubra, flore luteo 
Tourn. Listit. p. i3o. Seguier. Veroii. i, p. 2.^4. 

Anchusa tenia Camerar. Epitom. p. 736. 

Aucliusa aiigustifolia Zuing. Theatr. bot. p. 838, fig. 3. 

Roth Ochsenzung Lonic^r. Krauterb. p. 325 , i. 3. 

Anchusa lutea Bauh. Hist. vol. 3 , p. 583 ^ f. i. 

Non sappiaiuo se quest' viltima specie trovisi realmente 
in Italia. Not Y abbiamo solo riportata sulla fade del Se- 
guier , il quale disse d' averla trov'ata vicino a Caprino. 
Del resto la specie da noi osservata nel Friuli , iie' colli 
Berici , negli Euganei e ne' colli dell' Oltrepo pavese e 
assolutamente identica a quella da noi veduta negli erbarj 
de' botanici dell" Italia meridioaale , e questa appartiene 
alia prima specie succennala ossia all' 0. montana. 

Pag. 214, lin. 39. Agg. Cynog'ossum Dioscoridis . Fill, 
Balb. Miscel. botan. p. 14. Non bisogna confondere questg, 
specie col C. officinale $ Pollin. ossia C. syhaticuni Sm. , 
che noi parimente col Bertoloni ritenianio per specie di- 
Versa dal C. officinale. 

Pag. 216, lia. 24. Anchusa tinctoria. Quest' articolo va 
rlfonnato iutieramente. Se il sig. Pollini esaminera con mag- 
gior attenzione la specie di cui inteade favellare, trovera 
ch' essa dee riportarsi al genere Lithospcrmwn ; e che e 
quindi il L. tinctoriiun Linn, Sp. pi. ed. i , vol. i, p. i32. 
Questa pianta e atfatto diyersa AalYAnchusa tinctoria ligurata 



342 rtOnA. VERONESE 

nella Flora gtrec, t. 166. Tnvitiamo I' autoi-e a voler con- 
suhare 1' opera del signor Lehinann : Plantce e Familia 
A'iperifotiarum nurcifercc etc. , ove sotto i numeri 162 e 
24^ trovera illustrate qucste due piante in un modo da 
non lasciar piu nulla desiderare. 

II Lithospernium tinctoriitm cresce spoutaneo ue' luoghi 
sterili della Lomellina vicino a Gambolo , in Piemonte e 
lie] regno di Napoli da dove ci fn mandato dai chiarissimi 
professori Biroli e Tcriore. L" Aiidmsa tinctoria finora non 
fu trovata in Italia. 

Pag. 217, lin. 10. Agg. Anchusa biceps Vest. 
A. squamis faucis caraosis villosis , intus deorsum Iiar- 
batis , stigmatiljus hiais cajjitatis Vest in Flora od. Bot. 
zeitung. Marz 1821, p 148, 

II sig. Fest , professore di botanica a Grat/, rinveiine 
questa nuova specie di Anchusa vicino ?.l villaggio Soave 
non latigi da Mantova, e no diede una breve descrizione 
nella succennata .gazzetta Ijotaaicii che settimanalinente pub- 
fclicasi ia Ratisboiia. Quest" opera periodica contiene diverse 
buoae osservazioni botaniche : per lo che e d' uopo sia 
essa conosciuta da coloro , 1 quali imprendono a pubblicare 
opere qual siansi ia questa scienza. Noi Italiaai andianio 
seuipre lagaandoci, e forse a ragione , verso gli stranieri, 
a cagione cli essi non si danno veruna cura di concscere 
le nostre produzioni. Ncn diamo dunque ad essi occasioui 
onde possaiio viuiproverarci la stessa scortesi-a. Riportererao 
qui pertanto la descrizione di questa pianta , come ci venne 
comunicata per lettera lino dal i5 genuajo 1821 dal sud- 
detto prof. Vest; e preghiamo in pari tempo il sig. pro- 
fessore PoUini, e qualunque altro Ijotanico Veronese o man- 
tovano a volerne riatracciare degli esemplari , e con un 
nuovo esame isaperci dire se e realmente una specie nuova, 
o se appartiene ad altra fra le gia conosciute e divolgate. 
Radix crassa. Caulis erectus , bispidus ramosus. Folia 
o]>longa molliter hirsuta undata, inferiora petiolata. Calyx 
pentaphyllus. Corolla infundibuliformis , tubo calycis lon- 
gitudine , rubens. Linibus violaceus. Faux ornata squamis 
5 villosis et in tubum deorsum pilos emitteatibus. Antera; 
subsessiles e tubo promiaulo , circuaidata villo. Stygmata 
duo capitata , alterum brevius. Semen saspius tantuni uni- 
ctim ;, reliquis abortieatibus ; sunt hinc convexa rugosa , 
illiiic plana. 



DI CIRO POLLINI. 343 

Pag. 224 , lin. 35. Cyclamen heder a? folium. Questo non 
e 11 C. hcdercpfolium , ma beusi il C. neapolitanwn Tenor. 
Noi abbiamo portato i tuberi di queste due specie dal- 
r Italia meridionale , e le abbiamo colli vate. La prima 
specie ossia il C. hedercefoliuin , oltrc al fioriie dopo aver 
mandate le foglie in primavern , distinguesi eziandio facil- 
mente perche ba Je lacinie della corolla linear!. II C. nea- 
politanwn invece , che abbiamo in liore nel momento che 
scrivianio ( 2.5 settembre ), liorisce Innanzi di mandar fuori 
le foglie in autunno, ed ha le lacinie della corolla ovato- 
lanceolate. II Clusio,i\ Lobelio, il Gerard e varj altri an- 
tichi botanici hanno conosciuto e figurato abbastanza bene 
queste due piante. Di fatto lo Smith , che per errore nella 
Flora hritannica ha descritto il C. hedercefoUum sotto nome 
di C. europmwn , vi ha pero allegato giudiziosamente il 
C. vcrnwn del Gerard emac. p. 843 , e non il C. folio 
hederce dello stesso autore c!ie appartiene al C. neapolitanum, 

Pag. 23i , lin. 35. Primula suaveolens Bert. Volendo es- 
ser giusti , e dare per conseguenza il suo a chi va , fa 
d' nopo di porre qui V indicazione di Primula Columnar 
Tenor, ed aggiungervi poi come sinonimo la Primula sua- 
veolens Bertol. Gia lo stesso Tenors ha creduto bene di 
rivendicare a se nna tale scoperta nella di lui Flora medicce 
nniweriale e particolore della provincia di Napoli t, i , p. 124, 
n. 358, ove cosi si esprime : « Nel 181 1, questa nuova 
specie di Primula fu prima da me anmmziaca nelprodromo 
della mia Flora napolitana , ed indi nella terza distribuzion© 
di essa fu ^escritta e corredata di figura, Posteriormente 
il ch. sig. Eertoloni I' annunzib col nome di P. suaveolens, 
nel quarto vohmie del Giornale di botanica , che nel 10 14 
si pubhlicava a Parigi dal sig. Desveaux , ed ultimamente 
I' ha dc.^critta nolle sue Amenita botaniche. // sig. Roemer 
die pirobabilmente non ha aitinte le notizie delle nuove piante 
della Flora napolitana , che dxd Synopsis , che ne inserii 
nella prima Appendice al Catalogo delle piante del R. orto 
botanico, pubblicata nel 181 5;, nel compilare i sinonimi di 
questa specie , ha creduto dover dare la preferenza a quelle 
del sig. Eertoloni. >> 

Ci crediamo poi in dov'ere di avvertire il sig. Pollini, 
che la specie di cui qui si e tenuto discorso, e stata di- 
"vulgata nella Flora ticinensis sotto nome di Primula elatior. 
Per la qual cpsa dovra. egli caacejiarne la citazione posta 



344 FLOn.V VERONESE 

sotto quest' ultima specie, e ilporLarla come shionlmo alia 
prima. 

Pag. 3 35, liii. 12. Agg. I. Aiulrosace udfiiiis Birol. lett. al 
prof. Nocc. p. 2. c. icon. Questa specie ci semljra molto 
afKne all" A. Lachenalii Gmel. Fl. bad. alsat. i , p. 437. 
Si distingue pero da quest' ultima per avere i calici intie- 
ramente glahri, e le tbglie non lanceolate e intiere, ma 
dentate all' estremita, 

2. Androsacc multiflora Vandel. Fasc. pi., p. 8. (^Areda) 
Sagg. stor. natur. talj. XIV ined. Areria tomtntosa Sddeich. 
Cent. exs. n. 22. A-idrosace imbricata & De Cand. Fl. fr. 
3, p. 439, n. 2355. Aretia helvetica var.BiroLB.ovt. sice, 
ex ejus, specim. 

Quantunque abbia molta analogia coll' Androsace imbri- 
cata Lam. o Androsace argentea Gaert.; tuttavia lia alcuiii 
caratteri , die essendo costanti , la potrebbero far sepa- 
rare come specie distinta : i .° I suoi liori non sono ses- 
sili , ma pedunculati ; 3.° non escono all' estremita soltanto 
dei fusti; ma bensi dalle ascelle delle foglie lunghesso il 
fusto medesimo; 3.° finalmente ha la corolla di color rosso 
e non bianca. Noi abbiamo raccolta questa specie o va- 
rieta ne'monti della Vr.lsassina^ ed 'A Biroli ne' monti del- 
r alto novarese. II Vandelli ne ha dato una buona descri- 
zione ed una discreta figura: quest' ultima e rimasta pero 
inedita. 

3. Androsace ciliata De Cand. Fl. fr. 3 , p. 441 , n. 2358. 
Icon. rar. gal., t. 6. Aretia ciliata Lois ^ i'l. gal., p. 112. 
Androsace pennina Gaud. Fl. helv. ined. tid. herb. Welden. 
Questa bella specie e conmne sul San Gottardo. 

Pag. 244, lin. 4. Verbascuni Tfiapsus. II sig. Follini , 
dopo avere riportato la specie suUa fede dell' Allioni, del 
•Suffren , del 3Iarzari, del Biroli, del BalbL; , del Nocca, 
del Ruchinger e del Moricand ., fa osservare giuslamente , 
die cotesti autori hanno probabilmente scaml^iato questa 
specie nel F. phloinoides , per la ragione die essi asse- 
riscono trovarsi comune dietro alle strade e sul margine 
dei campi , mentre il vero V. Tliapsus del Linneo e ra- 
rissimo nell' Italia settentrionale. . In conferma di quanto 
asserisce 1' autore noi soggiungeremO , die per quante volte 
abbiamo psrcorso tutto il paese die dal Friuli va fino a 
Torino , non ci fu mai dato di poter vedere un solo in- 
chviduo del vero V. Thapsus , che osservammo per altro 



DI CIRO POLLINI. 345 

non di railo nep;li Stati tlella Chiesa, ncl regno di Napoli 
ed ill Toscana. II dottor Bergamo schi, aggiunto alia cat- 
tedra di hotanica della nostra universita , ci fece dono ul- 
timameute di alcuni efemplari del V. Thapsus da lui cold 
nel nionte Lesima negli Apeaniiii ; e per quanto e a no- 
stra cogiiizione, e il solo clie abbia trovato qiiesta spe- 
cie neir Italia settentrionale. 

Pag. 259, lia. 4. Solanuni Melongena. Qui sono con- 
fuse dne specie ben distinte , le quali furono beiiissimo 
illustrate dal Dunul nelia sua opera col titolo : Histoire 
naturelle et economique des solarium, Montpellier 18 (3. 
Una e l\ Solunnm esculentum Dun. I.e., p. 208, n. i54,a 
cui debbonsi aggiungere come sinonimi : Solanum Melon- 
gena Linn. sp. pi., ed. 2, p. 1G6. Willd. Eaunier. p. 237. 
Solatium insanwn Linn. Mantiss. p. 46. Willd. sp. pi. i , 
p. i< 37. L' altra specie poi e il Solanum ovigerum Dun. 
I. c, p. 210, n. 1 55, alia quale si uniranno i seguenti si- 
nonimi: Solanum melongena Murr. Syst. veget. p. i83. 
Willd. sp. pi, 1 , p. io36. A quest' ultima specie appai'- 
tengono le figure del Mattioli e del Tournefort; mentre le 
figure del Plukenetio debbono essere riportate ad alcune 
varieta della prima specie, 

Pag. 264, lin. 27. Phyteuma orbiculare. L'autore ha riu- 
nlto giustamente sotto questa specie le due Phyteuma lan- 
ceolaui et elliptica Fill. PI. de Dauph. : ma ci sembi'a ch' egli 
abbia mal collocate, ponendo la Phyteuma chnrmelioides Birol. 
sotto alia di lui Aar. y foliis omnibus ohlongo-ellipticis obtu-^ 
sis. Imperocche la pianta del Biroli ha le foglie radicali 
lunganiente picciuolate e cuoriformi ; mentre quelle del 
fusto sono lineari-lanceolate ed acute ^ e, come gia lo ab- 
biamo altra volta detto ( Biblioteca italiana n.° L\ , pag. 
366 ), la specie del Biroli crediamo che sia la vera Phy- 
teuma orbicularis Linn., e non una delle sue varieta. 

Pag. 271, lin. zo. Campanula Loreii. Ci awerte il Link ^ 
che questa e la medesima specie che la C. ramosissima 
della Flora graec, t. 204. V. Enixmer. alter, i, p. 21 3. 

Pag. 278, lin, ultima. Campanula Elatines. Quest' e la 
pianta di cui aldiiamo data la descrizione nella terza de- 
ciiia di piante italiane n.* 25, p. 5, sotto nome di Cam- 
panula elatino'des , e dove abbiamo tentato di far conoscere 
le diiFereuze di questa specie dalla Campanula Elatines del 
Idnneo e dell' JZ/io/ji, Se il profeosore Pollini portera beria 



3.^6 If LOR \ VFUONESE 

attenzione all' uiiica fignra, clie finora abliiamo della C. El.a- 
tines Linn. , che e ffiiella da lai citata delP AlUoni ( Flor. 
pedeiii. t. VII. f. 2.), scorgera di leggieri , che quautun- 
que abbiavi qualclie analogia fra T una e Taltra, cio non 
di nieiio ci si riscontraiio de' caratteri sufficienti oiide farle 
distingviere come due specie diverse. E tanto piii facil- 
iiiente si convincera di qnesta verita , se vorra dnrsi la 
briga di visitare gli erbarj degF illustri botanici Balbis e 
Biroli , nei quali trovera niolte varieta della C. Elaiines-^ 
ma che per altro veruiia j'ientra ncUa nostra C. eUuiuoide.s. 
Siamo poi alqnauto compresi da inaraviglia nel vedere al- 
legata dair autore alia specie di che trattasi la fignra della 
tav. 453 del Barrelier , la quale rappresenta una pianta 
diversissima. E bensi vero , clie ha qualche analogia nella 
forma delle foglie; ma le parti della fruttilicazione sono 
cotanto diverse , clie per non far torto al sapere ed al- 
r acume del professore Veronese, e d' uopo dire, cli' egli 
abbia citata quella fignra senza vederla. La figura del Bar- 
relier rappresenta assai bene la Campanula fragilis del Ci- 
rillo, che e poi la Campanula diffusa Vahl ( Synib. hot. i , 
p. 18 ), e di cui abbianio avuto in Napoli del bellissimi 
esemplari dai cluar. botanici Tenore e Covelli. 

Pag. 383, lin. 24 Agg. Campanuli cervicarioides ; birta , 
floribus sessilibus capitulo terminali ; glomeribusqne axil- 
laribus ; foliis caulinis lineari lanceolatis subamplexicauli- 
bus acutissimis complicatis creaato-serratis Riieni et Sckult. 
Syst. veget. V. p. 128, n. 120. 

Abbiamo veduto questa pianta nelF erbario del prof. 
Biroli , e dessa ci sembra una buona specie. 

Pag. 33o, lin. 17. Herniaria lursuta. II sinonimo del 
Marzari va cancellato , e debb' essere trasportato sotto al- 
r Euphorbia chaincesiccB , perche nel di lui erbario trovasi 
quest' ultima pianta sotto nome di H. hirsuta ; cio clie not 
avevamo gia altra volta avvertito. 

Pag. 339, lin. 2,5. Ileraclewn amplifolium. L' autore ha 
unito giudiziosamente a questa specie V Heracleum gumini~ 
ferum Willd. Enuni., e V Heradeum pyrenaicum Spreng ; ma, 
vorrebbe egli escludervi 1' Heradeum pyrenaicum Willd. 
Enum. p. 3 12. Noi pero , che aliliiamo ricevuto dai Pire- 
nei il Yero H. pyrenaicum , mandatoci dai slg. Salzmann, 
e che lo abbiamo confrontato colle piante coltivate nel- 
Forto botaiiico di Pa via, provenienti da semi avuti dall'orto 



Jk « 



VI GIRO rOLLINI. 347 

di Berlino, possiamo nssicurai-e il rollini , clie sono una 
stessa ed iiiiica specie. 'Ve aiicor piu. II cclebre Link, 
degno snccessore del IViUdenoiV , il quale ha reltificato di- 
Versi alihagli presi da quesi' ultimo , neir opera ultimamente 
\n\hhlicaVA: Ennmeratio planturum liorti regii botanici Bero- 
Unensis altera, dopo aver riportato V H. jryrenaicwn Ifilld. 
Eniim. p, 3ii, vi aggiuase la seguente nota: Bene H. spe- 
ciosum et gwnmiferwn SprengeUus junxit cum H. pyrenaico. 
Pag. 342, lin.' 12. Oenanihe peucedtmifolia. Per la se- 
conda volta diremo , che 1" O. gymiiorhiza del BrigrioU e 
una specie di versa dalF O. peucedanifoUa ( V. Biblioteca 
Ital. 1819, n. 44, p. 244}. Olu-e a cio che di proposito ab- 
biaino ailora riportato per pro vara le difterenze dell' una 
air altra specie , aggiungeremo qui I'autoritii dell' illnstre 
Link, il quale colti\'a tiitte due le piante nell' orto di 
Berlino. Favellando egli dell' O. gymnorhiza dice: Nonnisi 
radice a prcecedent£ ( O. peucedanifoUa ) differt fasciculata 
nee in tuhera subgiobosa intuinente ; imo'ucrwn eiiiin varlat. 
I sigaori Bertoloni e Pollini si diano quindi la briga di 
cogliere la delta specie coUa relatlva radice , e si convin- 
ceranno di quanto haano esposto il Brignoli, lo Sprengel , 
il Link e noi pure. 

Pag. 35 1, lin. 32, Laserpilium nitidum. Yie\ 181 8 avendo 
noi esaniinato T erbario del sig. Traunfelner , speziale a 
Klagenfurt, osservammo in esso un esemplare del Laser- 
pitium pilosum Willd. . e vedenimo che era aftatto identico 
^ol L. nitidlun dello Zantedeschi. Di cio ne abbiamo av- 
vertiti i botanici itr.Iiani in una lettera resa publjlica in 
questo stesso giornale 1818 , t. la. II sig. prof. Pollini 
pubbKca la Flora Veronese quasi 4 anni dope ; abbraccia 
il noine specifico datogli dallo Zantedeschi , e con un nia- 
lizioso dubitativo an vi allega il sinonimo del Willdenow 
Laserpitium pilosum Enum. p. 3 10? E di quanto alibiain 

noi detto neppur verbo I Giudichi ora il lettore se 

abbiamo ragione o no di muover giuste cjuerele verso il 
signer PolUni! 

Pag. 353. I due sinonimi di Peucedanum minus Allion, 
ped, II, p, 6 e Peucedanum parisiense Nocc. et Balb. Fl. 
tic. I, p. 1 33 riportati al P. officinale ^ debbono esclu- 
dersi. Lo Sprengel ci ha fatti avvertiti , che codesti sino- 
ninii vanno riportati alia Pimpinella dioica L. (V. Spreng. 
Umbel, minus tognit. illustr. p. 62 , n. 53). lu conferma 



348 FLOn\ VERONESE 

di cio direnio clie , ne al Badarb , ne al Bergamaachi , ne 
a noi pure , clie abbiamo piu volte investigati i inonti 
che sovrastano al torreute StafFora, ci venne giammni 
fatto di potervi trovai-e il P. parisiense D. C. o il P. ga!- 
licum Spr. ,0 il P. officinale jS Bcrtolon. ; ma bensi abbiamo 
osservato crescervi in Isuon da to la Pimpinella dioica L. 
Non sappiamo poi coniprendere perche il nostro autore , 
il quale ha avuto sempre grandissima deferenza ai giudizj 
dello Sprengel , faccla poi ora cosi poco conto della citata 
opera suJle uuibrellitere, cbe e d''uopo pur dii-lo , esser 
qut'lla ill cni mostro nioltissima sagacita, e fece vedcre 
di averla stesa con molla poaderazione e quiete, caratteri 
clie non si ravvisaxio nelle altre opera bo,;aniclie deU'eru- 
ditissimo profcssore di Halla. 

Pag. 367, lin. 27. Selinun sylvestre. Vare prohahil\s<iimo 
anzi certo clie il Marzari abbia scanibiato il Sclinwn palustre 
nel Selinum sylvestre , come abbiamo fatto noi pure sulla 
testimonianza del di lui erbario, Rivedendo in questo mo- 
mento V esemplare del nostro erbario scorgiamo d'' avere 
in esso il S. patustre col seguente cartellino : " Selinum 
sylvestre Linn., cosi nelT erbario del Marzari : Comiine nei 
fossi fra la Crocetta e Monteviale = 1 8 1 a , 3 settembre. >r 

Pag. 374, lin. 36. Ligusticum aquiU gifolium . Qui evvi un 
errcre di souima importaaza da correggersi. II Polliniinav- 
vedutamente allego sotto qussta specie il nostro Laserpitiwn 
aquilegifolium Noiiz. in mem. i , p. 2 55, che e ana pianta 
diversa dalla prima quanto il giorno dalla notte. II La- 
serpitium aquilegifolium ci'escc nelle alpi alquanto elevate , 
<» venne trasportato dal Caertner e dallo Sprengel al ge- 
nere Siler. All" opposto il Ligusticum aquilegifulium che e 
poi la Danaa aqui'egifolia Allion. , di cul lo stesso Sprengel 
ne formo un nuovo genere chiamandolo Physospermum 
eommutatum , nasce invece comunissimo ne' boschi de' bassi 
colli al mezzodi di Payia. Quest' ultin'.a specie non trovasi 
»el Vicentino , ne nel Veronese : quindi fara mestieri di 
riformare tutto Tartlcolo della Flora Veronese, ed in luogo 
del Ligusticum aquilegifolium porvi il Laserpitium aquile- 
gifolium ; facendo osservare le diiFerenze di quest' ultima 
specie dai Laserpitium trilobum e libanatis clie sono assai 
affini ad esso e vennero da molti autori con quelle confusi. 

Pag. 478 , lin. 16. Tofieldia palustris. Tutti i botanici, 
non escluso il gran Linneo , avevano confuso due piante 



DI GIRO POLLINI. 049 

diverse sotto una sola ed nnica specie , e riportai'ono i 
sinoniaii dell' una e dell' altia senza distinguerle come ha 
pur fatto il Pollini. 11 Valdemberg aveva pero preceden- 
teniente dimosirato clie la pianta la qual cresce comune- 
mente ne' paesi iDoreali , e cli' egli percio denomino To- 
fieldia borealis e una specie distinta dall' altra che cresce 
nella Svizzera , nella Germania meridionale e ne' Carpazj, 
e cir egli chiamo Tqfteldia cafyailata. Quest' ultima e pur 
quella die nasce volgarissinia in tutta F Italia settentrio- 
iiale. Noi la A'edemmo in tutta 1' estensione del paese che 
dal Friuli va fine a Torino^ ma e bene di osservare che 
essa rinviensi costantemente lunghesso la catena delle alpi, 
e non s'innoltri giammai per assai spazio nel piano, seb- 
bene per altro si abbassi lino al piano sottoposto imrae- 
diataniente ai priini colli , come la osservamrao a San 
Gottardo nelle vicinanze di Udine ove cresce volgatissima. 
II celeln'e Smith ha pure illustrate queste due specie 
negli Atti dclla societa Linneana di Londi'a ; ma egli ha 
avuto il torto di non citare il suUodato Vahlenherg , che 
diversi anni j^rima lo aveva prevennto in si ]jel lavoro. 
Ecco come si potrebbe modificare I'articolo della Flora 
Veronese. 

Tofieldla calyculata. 

T. floribus bracteatis racemosis , calyculo trilobo flori- 
bus approxlmato glabro Vhalenh. Helv. p. 68 , n. 390. 
Flor. carpator. p. 106 , n. 35 1. 

T. alpina Smith. A. botan. hist, of the gen. Tofieldia in 
Trans. Linn. Societ, vol. Xli , p. 341 , n. 2. 

Narthecium calyculatum. Allion. pedem. 2, p. i63,n. 1908 
( excl. plur. synon. ). Siiffr. frioul. p. i35. 

Anthericiim calyculatum Marzar. el. p. 27 ( non Linn. ) etc. 

La denoniinazione datagli dallo Smith non jiuo in nulla 
convenire alia nostra specie ; iiiiperciocche nei paesi in 
cui furono trovate finora le due piante di clie trattasi , la 
nostra specie occupa sempre i luoghi piu bassi ; mentre 
che la T. borealis cresce ad una grande altezza , come 
veane veduta nelle altissime alpi del Salisburgliese e della 
Carintia. 

Molte altre cose ci tornerebbe a proposito di dover dire 
intorno alia parte descrittiva di questo primo volume ; 
ma per non dilungarci troppo in un annunzio da porsi 



35o FLORA. VERONESE DI GIRO POLLINI. 

in un giornale destinato a A'arj altri oggetti di eguale Im-r 
portanza, porrenio line al nostro ragionamento. D' altronde 
dovendo noi ritornare suUa stessa opera allorche saraano 
puljblicati i succcssivi volumi , potrenio allora esaurire 
qnanto qm noii abbiam fatlo che abbozzare. Di una sol 
cosa vcgliaiiio pregare il sig. prof. Pollini , ed e , ch' egli 
voglia essere quind" innanzi piii giusto e leale verso tutti 
colore i cpjali si afFaticano giornalmente pei prog'/esoi del- 
r amena scieaza che coltiviamo; giaccbe a dire i! vero 
eHi noa ba sempre usato di sifFatta giustizia ; ed ogni bo- 
tanico potra di questa nostra asse)zio!ie convincersi, ogni 
qualvolta vorra darsi la briga di consultare gll articoli : 
polygonum lapathifolium , Statice caspia. Allium vineale , etc. 

Prof. Giuseppe Moretti. 



35 r 



Dottrina teorico-pratica del morbo peteccldale , con 
nuove ricerche intoriio V origme , Z' Indole , le ca- 
gioni predispoiieati ed effiettnci , la cura e la pre- 
servazione del morbo medesimo in particolare , e 
degll altrl contagl in generale. Opera del dottor F. 
Enrico Acerbi. — Mdaiio , 1822^ presso Giovanni 
Pirotta , in 8.° di pag. 483. ' 



c, 



(ON tutto clie moke slano a cfwest' ora le opere meri- 
tameiite stimate die trattauo del luorbo peteccliiale ( cosi 
pvimamente dichiai-a Tautore), noiidimeno, e pecclie vina 
gi'an parte dei libri che versaiio su qiiesta malattia si ri- 
ferisce a special! iuflueiize epidemiche della medesima, e 
perche alcuni degli autori die haano pieso a considerarla 
ill generale si soiio perduti dietro il prestigio di fallaci, 
comunque iiigegnose teoridie , ed altri non riguardarono 
il soggetto in tutta la sua estensione, cosi a fine di rac- 
cogliere , come egli si esprime , i voti , e determinare in 
giudizio ha intrapreso il presente lavoro che noi faremo 
conoscere noii senza qualche estensioiie ai cortesi nostri 
lettori. 

Capitolo trimo. Della nntura del morbo peteccliiale. — 
In sei articoli e distribuita la materia di qiiesto capitolo. 
Si fa nel primo la pivi accurata descrizioiie del morbo pe- 
tecchiale, uotando i segni che talvolta indicano la ricevuta 
infezione, indi quelli deU'invasione, delF incremeiito e della 
declinazione della malattia tanto iie' casi semplici e regolari , 
quanto nei non regolari e .gravissimi; e qui 1" autore trova 
occasione di riflettere intorno le orine, die siccome in questa 
malattia non sogliono generalmente avere caratteri deter- 
minati e costanti, cosi la loro considerazione non pub 
dare altra utile regola al medico che quella accennata dal 
Kamazzini, di non averne mai vedute coUe loro perfette 
qu^ita naturali se non quando la malattia era nel suo de- 
clinato. Procede quindi ( § a ) a indicare le eccezioni e 
complicazioni che nel moi'bo peteccliiale si sogliono osser- 
Tare , siccome e intorno le prime la mancanza delle pe- 
tecchie in alcuni casi , e la prcscaza in altri di queste 

Bibl lud. T. XXV III. 2 3 



3^2 DOTTRINA-TEORICO PRATICA 

macchie Senza clie i soggetti sofFiano felibre , ne rerun 
altro sintoino ell malattia :, e pailaiido delle secoiifle, Tau- 
dar egli unito al vajuolo , alia migliare , alia peste bub- 
hoiiica , alle felibri periodiche , al reumatismo , e alia flo- 
gosi di qr.esto o quel viscere , alia vermiuazione , alia 
felibre gastrica ecc. , intorno la qual ultima malattia , 
siccome quella che piesenta piu stretta relazione col 
niorbo pcteccbiale , s' intrattiene distintamente a fissariie 
le rispettive diagnostiphe dilFerenze, notando intorno le 
jiiaccbie sjimili alle peteccbie cbe sogliono talora aacbe 
nella gastrica apparire come principabneute da valutare 
onde distinguerle dalle vere la forma esantematica per 
qiieste ultime indicata dalP Ildebr.and e dal Pallonii Vo- 
len.lo poi presentare vin piu complete ed accurate esame 
diagnostico del morbo peteccbiale, e delie malattie ad esso 
somiglianti il sagace autore ha a quest" articolo unite otto 
tnvole comparative del morbo petcccliiale , e delle malattie 
che sogl'ono aiere con esso qualcke soniglinnza ingannciole 
coir indicazione dei loro segni generalmente distintivi e 
caratteristici distribuid giusta la divisione delle funzioni 
in vitali , naturali e del sistenia nervoso ; lavoro die noa 
possianio non conmiendare altamente e per la diligenza , 
e per V utilita. Trattasi nel quarto articolo del pronostico 
del morbo petecchiale , su di cbe ' viene con tutti i pralici 
primamente avvertito cbe se dei morbi acuti, massime se 
sono d' indole contagiosa, e difficilissimo prev^dere Pan- 
damento e gli esiti , e saper misurare la gravezza dei sin- 
tomi e ,le loro significazioni , qitesto giudizio e poi se- 
gnatauiente malagevole nel morbo peteccliiale , ove niua 
sintomo e si grave e 'sinistro cbe non ammetta eccezioni 
favorevoli , come niuna apparenza e si bella e litsingbiera 
che non possa essere falsa, e conseguita dai piix tristi av- 
Tenimenti. Tutta volta non devesi trascurare V ossei'va- 
zioue di alcuni- segni cbe sono di buono o di cattivo au- 
gurio in genere considerati ;, qtiindi dopo di avere otti- 
mamente ritenuta la cognizione della costituzione morbosa 
dominante covne la prima e piii necessaria al pronostico, 
espone T autore una serie de' segni che giusta Tosse-.^a- 
zione dei pratici espertissimi ed insigni , sono generalmente 
propizj , o sinistri riguardati. Appartengono ai primi le 
peteccliie senza febliri f, quelle ben manifeste , rotonde , 
discretaniciite grans-U , rare , di color rosso , persistenti 



DFX MORBO PETECCHIALE , CCC. ODD 

per sette o otto giorni; diarrea nioderata ; suJore caldo in 
tutto il corpo ; oriae • copiose, massiuie allorclie queste 
cvacuazioni accadono con soUievo e suppli«coiio alia retro- 
cessa eriizione critica delle petecchie ; delirio placido che 
avvicenda col sopore , mantenendosi i polsi grandi, moUi e 
poco frequenti ^ epistassi , od altra emorragia spontanea in 
persone giovani e pleroriche ; sordaggine quando la nialattia 
e al suo apice ; respiro facile ^ pustole suUe labbia , bol- 
licole , ed altre simili eiuzioni anomale sulla pelle ; ca- 
lore e sudore mediocre ; sopore non uiolto profondo dal 
9 al 14 giorno. Si notano (ra. i sintomi generalnienie si- 
nistri 1* esantema coitiparso prima che si manifesti la feh- 
bre , o il sno sviluppo assai tardo e lento, le petecchie 
minute e spesse , il loro retrocedimento sen^a di una 
pronta e sufficiente evacuazione critica succedanea ; mac- 
chie fosclie , nere , verdicce , alterazioni gangrenose ^ fiac- 
chezza estrema; diarrea sraodata; sete cocente o A^erauiente 
nessuna; lingua arida, nera, tremula , impedita; respiro 
difficile ineguale 5 delirio forte e crescente in conseguenza 
di flusso di corpo, di sudore, o di altra naturale e^'^cua- 
zione, sopore profondo , fatuita f, angina sofFocante ; ulcere 
gangrenose delle fauci; deglutizione difficile© impeilita da 
spasimo; vista caliginosa o smarrita; volto atropurpureo , 
o pallidissinio ; gesteggiare frequente e vago^ sudore vi- 
scido , freddo , sanguigno ; saliva sanguigna ; orine tenui , 
chiare o torbide , corrotte con un sedimento fosco. e di 
" colore sanguigno ; ventre teso , e diarrea liquida fetidis- 
sinia i le estremita del corpo fredde ; polsi piccoli , ine- 
guali oscuri: deliqnj freqiienti; spessi tremori muspolari , 
e salti dei tendinis veglia o letargia pertin^ce ^ iscuria; 
scroscio dei denti; cute arida, emorragie passive; singhiozzo, 
ed enfiagione delle ])arotidi senza sollievo. 

Le conseguenze della malattia nei superstiti ed i vestigi 
che si trovano negli estinti e ii soggetto del quinto arti- 
colo. Tra le prime e come le piii ordinarie e notato il ri- 
manere lasse e dolenti le mendira ; i polsi molto alterabili , 
talora piccoli e tardi ; il respiro alquanto laborioso ; di- 
gestione poco attiva, ne proporzionata alia fame che so- 
vente provano i convalescent! di petecchia; nelle donne 
maucano spesso i mestrui per qualche tempo; si desquama 
repldermio e cadono i peli; la nutrizione e lenta, e tardo 
il risarcimento delle forze : e parlando delle piii siaistre « 



354 DOTTRINA TEORICO-PRATICA. 

ma pur meno frequenti conseguenze, soiio come tali iiidi- 
cnte la tal)e poliuonare, o mesenteiica , o epatica ^ la pa- 
ralisia di qualclie niembro , la sordagj^iiie perpetua , la vista 
iiKle])olita o perditta , V ipocoadria , I' isterisino ed anclie 
la fatuita o pazzia. Ma tioii seiupre cattivi soao gli elFetti 
secondarj del morbo peteccliiale , iie Tautore ha dimeati- 
CAto di aotare come talvolta siasi migliorata la comples- 
sione individnale e guarite delle pi'eesisteuti malattie, la 
sitilide ad esempio , Tartritide, T idro-torace; oltre ch' egli 
e certo cbe o per qualche tempo, o per tutta la vita reiide 
immune da nuova iufezione. Segue per ultimo la descri- 
zione de''gnasti trovali iiegli' estiuti dal niorbo peteccliiale. 
Quindi nella testa e fusione sierosa tra le meaiiigi, e nei 
veiitricoli cerebrali { iaduramento della sostauza luidollare 
e cenericcia ; i vasi cerebrali turgidi di un sangue ne- 
rastro ora rappreso , ora disciolto , e talora sem|}lice ia- 
jettameiito dei minimi vasi sanguigni cerebrali ; briglie e 
false membrane tra le meniugi^ cervello siippurato , ramol- 
lito, ma pur talvolta in istato naturale; uel torace polmoai 
intasaii , aderenti morbosamente alle pleure , flosci, raac- 
chiati di coloie pavonazzo^ trachea e bronchi internamente 
bruni con macchie nericce ; nel basso ventre , il perito- 
neo e le membrane in genere injettate^ la milza molto 
cerulea o bruna^ il fegato indurito , e talora anche suppu- 
rato ; il pancreas indurito ; il canale intestinale injettato 
con macchie nere , e gonilo di aria ; la vescica plena di 
orine. 

Descritti fin qui i fenomeni morbosi die accadono nel 
niorbQ peteccliiale , passa 1" autore a fare delle considera- 
zioni siilla natura intrinseca di esso , e sua sede priiicipale , 
colle quali vorrebbe jirimamente opporsi all" idea piu co- 
niunemente abbracciata ch' esso sla un esantema nel seii^o 
stretto di malatda acuta die comincia e -progredisce nella 
pelle cagionando spesso febbre ed altri sintoini piii o me- 
no gravi , nia pur seinpre secondarj , e dipendenti dalla qua- 
nta e dall' andamento dell' eruzione cutanea; ed in secondo 
luogo sarebbe inclinato a ritenere che forse nessuna delle 
malattie acute dette esantematiche devesi in questo modo 
considerare, ma bensi che queste e qnello siano V effetto 
deir espitlsione critica di una materia morbosa spinta verso 
la superiicie del corpo : dal considerare pero come secon- 
daria T eruzione peteccliiale nel morbo di cui trattasi , il 



DEL MORBO PETECCHIA.LE , CCC 355 

iiostro autore non la valuta meno degli altri per uao 
de' suoi siiitomi piii frequent! e riuiarciievoli , •siccome e 
il giallore della cute nella febbre d"Americ3 , i bubboni 
nella peste d'Oriente. Intorno alia sede poi del morbo 
petecchiale , supposto cbe il fomite ne peuetri il corpo 
per mezzo dei vasi liafatici doiide si porti nel sistema 
sanguigno, quivi e, giusta T autore, cbe comincia a niolr 
tiplicarsi ed a far seiitire la sua presenza ; esseiido d' altra 
parte assai proclive a pensare cbe i contagi acuti pren- 
dano il lovo sviluppo e si accrescaiio soltaato nei vasi san- 
guigni e noil ne^li assorbeiiti, al coiitrario dei contagi lenti, 
i quali si moltiplicano piattosto in questi ultimi vasi. Con 
questa ipotesl spiegheiebbe V iugegnoso autore come alcuui 
dei contagi abliiano un corso rapido e determinato , e siano 
d' ordinario accompagnati da febbre , da sconcerto dei nervi 
e da altri sintomi proprj dei mali acuti; mentre altri con- 
tagi invece siano tardi, e con andamento crouico si cir- 
coscrivano per lungo tempo ad un determinato sistema 
della macchina , e non ne ofFendano giv altri se non per 
accidente e per efFetti secondaij. Facendosi per ultimo T au- 
tore a ricercare quale possa essere la condizione patologica 
della maccbina umana durante 1' influenza di questo con- 
tagio , a fine di essere jien inteso , premette F esposizione 
delle sue idee suUe malattie in generale per poi appUcarle 
in particolare al morbo peteccbiale. 

Di tutte le malattie del corpo umano fa 1' autore quattro 
grandi classi, cbe cost a lui place denominare: prima, malattie 
dinamiche semplici-^ alio sviluppo delle quali non si ricliiede, 
giusta r autore, ne la presenza d' alcuna cagione materiale, 
ne veruna alterazione organica ; seconda, malattie dtnamico- 
vKtteriali , in cui T alterazione dei movinienti vitali dipende 
AaWh presenza di una cagione morbo s a materiale. E siccome 
questa puo essere nociva o per la sola quantita, o per la 
quantita, e per le qualrta insieme, cosi da origine in que- 
st' ultimo caso ad una terza classe di malattie cbe V au- 
tore denomina dinamico -mater iaii venefiche. Alia quarta classe 
spettano le malattie cb' egli cbiama dinamico- or ganiche ; 
nelle quali 1" alterazione dei movimenti dipende da uno 
sconcerto fisico negli strumenti materiali dell* organismo 
animale. Per condizione dinamica, cbe come scorgesi pone 
r autore a base d* ogni classe di malattia, intende 1' ecces- 
siva difettosa reazione della fibra , ossia cio che fu detto 



356 DOTTRINA. TE0RICO-PR\TICA. 

eccitvnento aumentato o tUminuito oltre il grado proprio 
tlella salut* ^ e in una parola la cUatesi. Dichiara di fatto 
clie corrisponclerebbe alia stessa sua denominazione il dire 
diatesidJie le malattie della prima classe , diatesico-materiali 
quelle della seconda , diatesico materkili-venefiche . quelle 
della terza , diatesico-organiclie quelle della quarta classe ; 
e fin qui il sig. Acerbi pare non si discosti da quanto ani- 
niettesi dal piu de' moderni patologl italianl. Ma da buon 
osservatore coiiv egli e s' atFretta a dichiarare cbe le ma- 
lattie della prima classe, corrlspondenti a quelle dette di 
pura diatesi stenica od astenica , sono in piccolissuno nu- 
inero; e noi saremmo inclinati a pensare che se avesse 
avuto il coraggio di spogliarsi ancor piix delle idee rice- 
Tute neHe scuole , non vi avrebbe dato pur luogo nella sua 
iiosologica sistemazione :, e molto meno avrel)be ritenuto 
per base d' ogni altra delle sue classi di malattie lo stato 
da esso detto dinamico^ corrispondente al dualismo eccita- 
jbilistico di Brown ^ mentre la rigorosa analisi de' mali lo 
avrebbe portato i' riconoscei'e che i due stati opposti 
deir eccitamento browniano , o com' egli dice , Veccesswa o 
difettosa reazione della fibra, ben lungi dal costituirne le due 
piu essenziali difFerenze ossia le due opposte cause pros- 
sime , non ne sono che efFetti ben sccoudarj , dache T espe- 
ricnza coniprova manifestarsi entrambi sotto un medesimo 
ed identico fatto patologico , e andar quasi sempre fallita 
quella cura che ai mezzi capaci di occorrere ad essi fosse 
iinicamente appoggiata. 

Dall' esposto quadro nosologico e facile sentire in qual 
classe r autore sia per collocare il morbo peteccliiale. Di- 
chiara effli dunque appartenere desso alia classe dei morlji 
dmamico-materiali-venefici. E siccome della medesima ■ fa 
due grandi sezioni , nell' una delle quali sono comprese le 
malattie non contagiose che dipendono da veleni i quali 
non si moltiplicano nel corpo uniano; e nella seconda stanno 
le malattie contagiose prodotte da sostanze pur venefiche„ 
nia che inoltre hanno la proprieta di riprodursi in noi, 
e di projiagarsi per immediato o niediato contatto da una 
persona nell* altra , cosi e fra quest' ultime che ripone il 
morbo di cui tratta. Su quanto poi alio stabilirne piii dav- 
Ticino la cosi detta condizione patologica , considerando 
Fnutore che Tazione del contagio peteccliiale sulf eccita- 
bilita 5 calcolata secoudo gli «ffetti piu xuanifesti e frequenti 



DEL, MORBO PETECCIIIALE , CCC. 35t 

elie produce nel corpo umano , e secondo le comuiii iii- 
dicazioni curative e azione generabnente sdmolante , sta- 
bilised che le pcrsone infette da questo fomite niorboso 
si trovauo per la maggior parte in uno stato di vitalita 
morbosmnente accresciitta , ossia nella diatesi iperstenica ; 
lion escludendo d' altra parte i casi nei quali o per le dif- 
ferenze che corrono tra I' eccitabilita di alcune c quella di 
alxre persone, o per la diver sa natura e condizione degli ele- 
menti della rnacchina individualmente considerati , questo me- 
desimo contagio produce un effetco coritrctrio , deprime cioe 
I' eccitainento vitale ,' getta in uno stato di languore le fun- 
zioni tutte , e crea quella disposizione indicata col titolo di 
diatesi-ipostenica. Finalmente intorno la sede principale e 
la forma del processo morboso nella nialattia petecchiale 
r autore opina die il slsteina sanguigno e nervoso ne siano 
piu particolariiiente interessati, appoggiato alia considera- 
zione degli effetti generali die questo contagio in noi pro- 
duce , come sono la cefalalgia , la gravezza del capo , il 
torpore e le doglie dc-lle membra , i tremori e gli sbalzi 
dei muscoli ^ il delirio o la stnpidita ; il sopore o la ve- 
glia ostinata , la sordaggine, il respiro anelante, i polsi 
or piccoli or gonfj , or celeri ora lenti iiieguali incostanti, 
la sincope ecc, ^ aggiugaendo eziandib V iagorgo dei vasi 
saiiguigni , le effusioni sierose, e diverse altre congestion! 
clie si trovano di freqaente ilelle membrane e nella so- 
stanza del cervello , della midoUa spinale e dei piu cospicui 
nervi di coloro die muojono di peteccbia. E dalP essere 
quindi i due sistemi nervoso e sanguigno specialmente 
sofFerenti in questa malattia trova T autore 1' origine della 
forma .morbosa cbe lee propria, detta tifoidea , e ciregli 
riconosce composta delle due forme' distinte che soglionsi 
dinotare coi riomi di flogosi e di convulsione. 

Nel ca]>itolo secondo si agita T intricatissimo argo- 
iiiento" deir origine del morbo petecchiale , e dalle ricer- 
che storiclie con molta erudizione inti-aprese, nelle quali 
seguire il dotto autore ci dilungherebbe di troppo , ricava 
le dednzioni seguenti: che il morl)o petecchiale siasi veri- 
similmente manifestato in tempi e fra popoli diversi se- 
condo r inlluenza di cagioni che noi non conosciamo ; che 
in alcune epoche , cessando quelle cagioni , la malattia stessa 
abbia poco o punto dominato , ma cbe senza dubbio ri- 
coinincio a farsi sentire e si estese grandemeute verso la 



358 DOTTUINA TEORTCO-PRA.TICA 

fine del secolo XV , ed Imperverso nel secolo XVI , avondc? 
da queir epoca in poi piu o meno serpeggiato in tiitta 
Europa , quando sporadico , e quando epideniico, S eguono 
a queste ricerche altre indaglni particolari intonio ai nonii 
sotto i qnali venne o puo essere stato indicate il inorbo 
peteccliiale e Teruzione clie lo acconipagna; e per ultimo 
con egualniente laudahile erudizione si occupa di alcune 
menioraloili contagioni epidemiche di peste bulibonica e di 
peteccliie, dalle quali pare all' autore di poter trarre la 
co2;nizione di questo fatto iiotabile , cioe che di mano in 
mano che la peteccliia aado serpeggialido e di venne piii 
frequente nelP Europa , si diniinui 1" influenza della peste 
ovientale ^ donde vorrebbe eziandio riflettere clie sebbene 
debbasi attribuire questa diniinuzione di dominio della 
peste bubbonica nelT Europa in gran parte alle sagge insti- 
tuzioni di polizia medica, pure dappoiche il seuienzajo di 
quel contagio si eia gia sparso in tutta 1' Europa ed aveva 
ripullulato piu Arolte da' snoi germi, sembra che qualche 
altra circostanza , oltre delle leggi sanitarie , abbia influito 
a render meno operoso nei corpi umani il fomite presso 
jioi esistente della peste niedesima ; dalle quali considera- 
zioni non contrario si confessa all' opinione che il conta- 
gio petecchiale possa consistei'e uello stesso fomite della 
peste d'Oriente , il quale coll' andare del tempo e col can- 
giare delle circostanze si fosse alterato in modo ne' paesi 
europei da produrre luia malattia di forma e di grado di- 
"verso dalla peste. per alcunj riguardi, ma pur identica colla 
peste medesima nella sua entita. 

Nel capitolo terzo che tratta delle cagioni del morbo pe- 
tecchiale dividesi la materia in due articoli ; uno per le ca- 
gioni /Jrec^i5j:707zenri , I'altro per le cagioni effettrici dei con- 
tagi in genere e del morbo petecchiale in ispecie. Delle 
prime quelle che 1' autore annovera tra le piii considera- 
bili sono i .' i combiamenti che accadono nell' atmosfera in 
grazia delle esalazioni che dalla terra si portano nell' aria, 
o per altra influenza che modiiichi la natura dell' ambiente 
in ciii dinioriamo^ a." l' influenza cosmica , colla quale de- 
nominazione V autore comprende i cangiamenti periodic! e 
quegli straordinarj a cui va soggetto il nostro globo pei 
rapporti che ha col sistema universale del creato ; 3." le 
jilfej.-azioni dei ciinii che dipendono quando semplicemente 
Jalla natui'a , e qviaiido dall' arte umana , e proyeugou* 



DEL MORBO PETECCHIA.LE , CCC. 359 

•ra da mutazioni iutriiiseche cleir ecpnomia Jel globo, in 
tutto od ill parte , ora da forze esteriori clie sa vi operano 
cou leggi fisse ed in tempi deierminati , oppnre irregolar- 
mente e per circostanze casuali ^ 4,° t inciviliinento imper- 
fetto deipopoli, donde viene T accumulamento, la sporchezza 
e la miseria di migliaja d' individui j 5.° le trasmigrazioni 
delle gently e massime. le spedizioni militari in paesi lon- 
tani ed in climi molto difFerenti dal suolo native. E qui 
r egregio autore fa ottimamente osservare che alcune «li 
queste. cagioni predisponenti sono stazionarie , ed altre in- 
vece temporarie , che di qnest' ultime alcune ritoruano pe- 
riodicamente ed altre si rinnovano in epoche incostanti ora 
in grazia di rivoluzioni naturali , ora per efFetto dell arte 
umana. — Venendo poscia all'esame delle cagioni effettrici, 
e considerando clve la nialattia in questione e una ed idpn- 
tica in ogni caso , e percio sia forza non ammettere che 
tina sola ed eguale cagione operante , prende V autore ad 
investigare quali possano essere i corpi e le corabinazioni 
che piu probabilmente la creano , e quale tra le. molte 
cagioni che vennero congetturate sia piu con forme alia ra- 
gione nello stato attuale delle umane cognizioni." Scorre 
quindi le ijx)tesi principali che vennero immaginate circa 
le cagioni effettrici dei contagi , ed osserva giustamente 
che o si confusero le cagioni predisponenti colle cagioni 
effettrici , o si presero per tali alcuni effetti del process© 
inorboso. Laonde riconoscendo necessario istituire in pro- 
posito pill diligenti ed estese ricerche , parte dalla fissa- 
zione di fenomeni secondo esso principali ed essenziali dei 
contagi, che sono i ." sintomi determinati e costanti; e an- 
damento pure determinato nel maggior nuraero dei casi; 
a." comunicazione della stessa malattia per via degl' infermi 
o di altri corpi conduttori del contagio ; 3.° conducibilita 
differente nei corpi secondo la loro natura, e secondo le 
specie dei contagi ; 4.° alcuni contagi sono indigeni , altri 
esotici i alcuni sono trasferibili in estranei e lontani paesi , 
altri non lo sono punto : i germi di alcuni contagi esotici 
vanno soggetti a diverse alterazioni quando che siano fuori 
dal loro paese oiiginario; 5.° una quantita minima di fo- 
mite contagioso basta per propagare la malattia ; ma la 
nialattia stessa non si sviluppa fuorche in misura della 
moltiplicazione del fomite niorboso ; 6.° T operazione ed 
il doiuimo di ciascua contagio e corauaeuiente liniitato in 



36o DOTIRINA. TEORICO-rRATICA 

alcune Specie rU auiniali ; 7.° alcuiii contngi non ofFeiidono 
pill d' una A^olta lo stesso individno; 8." due o piii coniagi 
non si sviluppano perfettamente insienie in un punto me 
desimo del coipo inferuio : o uno di essi prevale e distru^ge 
l"aUro, od hannh insieme un andaniento perturbato, ir- 
vegolare ; 9.° molti contagi hanno ora nn dominio epide- 
mico. ora sono appena sporadici , e. talvolta pnjono presso 
che del tutto inerti; io.° alcuni dei contagi hanno un 
rorso acuto , altri lo hanno cronico lentissirao indeiinito ; 
i I .° ciascun contagio prende una sede sua particolare nel 
torpo infermo i 12.° le cagioni che hanno parte alio svi- 
luppo dclle coutagioai epidemiche non corrispondono seiu- 
pre a quelle cagioni ordiaarie e coaosciute, le quali danno 
ppesso origine alle nialattie semplicemente epidemiche e 
sporadiche. Ora si fa V autore a ricercare quale tra le 
A'arie cagioni morbose si possa meglio coaciliare con tutti 
o almeno colla maggior parte di qnesti fatti; e prima- 
meiite fissa il seguente problema, cioe : se una materia 
priva di vita, sia essa semplice ocomposta, preparata dai 
soli agenti chimici, o da questi ed insieme dalP operazione 
di corjii organifei e viventi, possa produrre i fenomeni 
)>roprj dei contagi, ed essere quindi la cagioae efFettrice 
dei medesimi ; al che cosi risponde : 

" Se volgiamo la mente alle conosciute sostanze sem- 
» plici del regno inorganico , cd ai prodotti delle loro com- 
II binazioni cliimiche accideatali o procurate, a quelle so- 
j> stanze inteudo che nuocono piii o meno all' economia 
>i di tutti o di alcuni degli esseri del regno animate .'non 
}> ne troveremo una sola che valga a produrre tutti i 
v fenomeni appartenenti ai contagi che abliiamo qui sopra 
'» indicate. Gli ossidi di mercurio , d' arsenico ^ d' antimo- 
>' nio , di rame , di piombo ecc.^ gli acidi solforico , ni- 
» trico , muriatico , gli aicali caustici ecc. presi inoppor- 
» tunamente ed in una considerabile quantita , perturbano 
" le funzioni animali, irritano , corrodono ed anche scom- 
" pon^ono i tessuti organici , e quindi producono gravis- 
" sime infermita che spesso vanno a terminare colla mor- 
" te. Queste cagioni morbose per altro difFeriscono dai 
» contagi in grazia delle ragioni seguenti. Introdotti che 
-V. siano i detti corpi nell' animate , o hanno bisogno di dif- 
" fundersi per gli umori, e di penetrare per i vasi nel- 
" 1' intimo tessuto dei visceri afllache possaiio sviliippare 



DEL MORBO PETECCHIALE , eCC. 36 1 

» r azlone massima di cui soiio essi capaci ; od ope- 
" rano a dirittura sulle prime vie e pongono in disordiae 
>> XwXto 11 corpo per le le^gi del consenso iiervoso. I loro 
» efFetti sono proporzioiiati alia coniplessione dell" iudivi- 
» duo , alle specificlie qualita ed alia quaiitita introdotta 
i> del veleno , perche questo non si nioltiplica mai nel 
» corpo infermo. Un individuo avvelenato noa comunica 
>' la sua malattia ad lui sano qualunque ne sia il coiitat- 
" to: egli nou potrebbe farlo, se nou trasfondendo la so- 
" stanza veneiica , non aucora akerata , da" suoi ne' A'i- 
" sceri altrui. Gli effetti dei veleni mineral! non sono precisi 
» e costanti: i sintomi prodotti da una data specie di que- 
" sti A'eleni si assomigliano spesso e si confondono con 
V quelli die vengono cagionati da molte altre specie della 
» classe medesima. Quindi ne malattie di forme stabili pre- 
» sentano , ne di un cor so regolare e determinato. La loro 
» azione e pronta e tumultuosa e per lo piu violenta a 
}> bella prima; e se qnesta azione non e invincibile dalla 
» vitalita, se non lascia profonde magagne ne" tessuti or- 
>» ganici , ella declina ben presto e cessa in proporzione 
» deir alterazione a cui il veleno va spesso soggetto per 
" opera dell' economia animale, ed in niisura della forza 
" e prontezza con cui i vasi escretorj lo rimovono e lo 
» espellono dal corpo. L' operazione della massima paite 
" dei veleni mineral! si estende a molte specie d" aniraali 
» di gener! e di ordini diversissimi , a difFerenza dei con- 
>' tag! i qual!^ separatamente considerati , per lo piu noa 
" ofFendono die gl' individu! d' una specie sola. I veleni 
9' non distruggono nei corpi la disposizione a risentirne 
» di nuovo gl! eftetti malefici ; giaccbe quante volte que- 
" gli penetrano nell' animale in egual! circostanze , altret- 
» tante v! suscitano i sintomi delF avvelenaraento. E vero 
» die Fabitudine accpiistata per gradi all' azione di un 
" veleno suole in qualche caso rendere la macchina molto 
" toUerante delf azione del veleno medesimo ; ma questo 
" fenomeno nou si puo paragonare colla immunita clief 
'/ un animale acquista riguardo ad alcuni contagi , dopo 
" di averne sofFerto una volta i loi'o efFetti. Coloro die 
» prendono famigliarmente , per esempio , 1" oppio , si ac- 
» costumano poco a poco a sopportarlo in dosi enormi : 
■' ma se una volta se ne astengono per molto tempo, vo- 
'» lend© u$arn« poi di nuovo sono obbligati a ricominciare 



36i DOTTRIHA TEOBICO-PRATICl 

» con ima piccola qnanlita e ad accrescerla cotl pru- 
» dciiza di grado in grado , altrinieiiti quelle dosi forti 
>i che essi appeiia sentivano quando vi erano avvezzi, agi- 
yi reMiero dopo con violenza 2;i'andissima. Dunque altro e 
" tolleranza d' abiiudine ed altro iiicapacita assoluta di 
•' viscntire 2,li effetti di una potenza. Questi corpi final- 
" niente agiscono in egual grado in tutti i luoglii ed in 
V tutti i tempi ; non abbisognano di cagiooi predisponenti 
•• cstcriori per diventare operosi , come vediamo ancadere 
" dei contagi cbe ora dominano epidemici , ed ora restano 
» latenti ed inerti, Non parlo della diffixsione dei veleni 
>> per via di corpi conduttori ; imperciocche non essendo 
••• capaci di moltiplicarsi negli animali , non si puo dire 
" die le loro molecole formino un semenzajo morboso: 
" oltre che essi non vanno ne pure soggetti alle eccezioni 
" che ci presentano i contagi , potendo i veleni aderire 
" a qualunque materia e conservare le loro proprieta 
" ( fatta eccezione dei casi in cui un corpo straniero pro- 
» duce in essi un cambiamento per affinita di composizio- 
" ne ) , senza che si osservi facoka ricettiva grande in 
'• alcune , e minore , o nulla in altre delle specie dei 
" corpi ». 

Dietro queste riflessioni , che nol abbiamo voluto ripor- 
tare coUe stesse parole dell' autore come sag2;io dell' ottimo 
suo stile , conchiude che il fomite produttore di un con- 
taglo non e fatto di molecole morte semplici o composte, 
e che neppure risulta da una elaliorazioae della materia 
nei corpi organizzati s\ animali die vegetabili in istato 
della loro specifica prosperita naturale, — Considerazioni 
egualmente trionfanti fa T ingegnoso atitore contro le opi- 
nion! che il fomite contagioso sia il prodotto di un pro- 
cesso "morboso chimico animale , o verainente di un sem- 
plice processo chimico che prevalga «ulla, forza e snlle 
leggi della vitalita^ siccome pure contro quella ^osteiiuta 
in ispecie dal Palloni e dal Textori che esso sia il pro- 
dotto di particolari cambiamenti e coml)iiiazioni a cui va- 
dano soggette le partlcelle esalanti dai corpi animali. Giuage 
per ultimo alia famosa ipotesi tante volte accolta e soste- 
nuta, quante combattuta e dinienticata dai medici , quella 
che i contagi dipendano dalia operazione di alcuni anima- 
letti piccolissimi , i quali essendo di loro natura parassiti 
"vanno ad abitare per ua certo tempo ucl corpo di altri 



DEL MORBO PETECCHIALE , eCO. 363 

Anlmali , e vi cagioaaiio sconcerti piii o meiio gravi se- 
condo le clrcostanze, in modo per altro die ne lisultano 
delle inalatde d" indole e di forme determinate secondo la 
natura di ciasciiiia specie di questi esseri parassiti. Questa 
ipotesi si cousona coll* idea dell" autore clie la cagione 
efFettrice di una malattia contagiosa consista in una spe- 
ciiica sostanza organizzata capace di inantenersi e ripro- 
dursi secondo le leggi comuni di tutti gli esseri dotati di 
vita, viene da esso sottoposta ad un nuovo esame appoggiato 
alia considerazione de" fenomeni principali dei contagi com- 
parati con quelli dei corpi organici , e clie riduce a do- 
dici capi essenziali : i.° Ciascuna materia producente ma- 
lattia contagiosa su specie determinate di animali arreca 
nei medesimi alcuni eiFetti caratteristici costanti, e si pro- 
paga eguale a se stessa da un individuo nell^ altro fintan- 
toche non nascano delle circostanze straordinarie clie nio- 
difichino e che distriiggano la sua natura primitiva. — • A 
somiglianza dei contagi ogni specie organizzata produce 
esseri simili fra di loro per una serie indelinita di gene- 
razioni , fintantoche non nascano circostanze straordinarie 
die ne inipediscano il consueto sviluppo , o ne modili- 
chino la natura, o ne distruggano i gerini. 

a.° Tutti i contagi hanno uno S|3eciale periodo che pub 
dirsi di preparazioiie e di moltiplicazLone , e in genere si 
puo stal)ilire clie alcuni contagi sviluppano la loro azione 
e ne fanno sentire i sinistri elFetti poco tempo dopo che 
sono penetrati nel corpo umano ; altri stanno per lo piu 
lunganiente celati nel corpo infetto, ossia si preparano e 
si raoltijilicano lentamente e manifestano tardi la loro pre- 
senza. — Le ova degl" insetti , poste che siano su' corpi 
che loro convengono , ed in circostanze favorevoli al loro 
sviluppo, hanno bisogao di un certo tempo clie puo dirsi 
stadk) di preparazione , innanzi che abbia luogo la nascita 
degl' insetti rispe.ttivi: questo tempo e piu o men lungo 
secondo le specie degl" insetti medesimi. 

3." Una minima particella di materia contagiosa tras- 
messa che sia in persona predisposte , e capace di farle 
cadere inferme di una malattia speciale attaccaticcia. La 
materia de' contagi e diversamente propagabile e condu- 
cibile secondo le specie dei contagi. — Un uovo fecon- 
dato , ed una molecola di que' corpi viventi che A mol- 
tiplicauo per divisioni di membra ( comunque si tratti di 



364 DOTTRINA. TEORICO-1'RA.TICA. 

particelle plccolissirae e fin iiivisibili ai nostri occlii),soa» 
elementi capaci cli dare origine ad uno svolgimento suc- 
cessivo indefinito d' individui della specie donde T novo 
o la inolecola e derivata : svariatissima e la locomozione 
e semiiiazione degl' insetti. 

4.° La facolta recettiva dei corpi conduttori dei con- 
tagi e varia secondo la natura di questi e di quelli. Al- 
cuni contagi sono endemici e non trasferibili , altri sono 
trasferibili in luoghi e climi diversi. — Vaiia e la facolta 
che hanno i coi-pi di ricevere e di mantenere i germi or- 
ganici, e variissiina e pure la loro difFusione o circoscri- 
zione sul globo te racqueo. 

S." Con tutto che una particella contagiosa sia capace 
di propagare una specifica malattia , pure essa non puo 
produrla efFettivamente senza clie si moltiplichi nel corpo 
in cui s' e annidata. — Vi sono degli animali il di cui 
nocumento in riguardo all' uomo e piccolissiiiio o nullo se 
si considerano uno per uno , e gi-andissimo riesce per il 
loro nuniero. 

6.° L' operazione di un contagio e coniunemente circo- 
scritta ad una specie o ad un genere di animali. — Come 
v^ hanno molte specie di piante parassite le quali non vege- 
tano fuorche su certe altre specie determinate del regno 
a cui appartengono , cosi niolti parassiti insetti e. vermi 
preferiscono quali una e quali un' altra specie o genere 
di corpi vegetabili o animali. 

7.° Ciascun contagio suol avere la sua sede particolare 
plu o meno estesa nel corpo infermo. — Molti degl' in- 
setti e dei vermi parassiti scelgono parti determinate nei 
corpi su cui si cacciano. 

8." II corso di ciascun contagio presenta delle difFerenze 
specifiche. — Varia e rispettivaniente specifica e la di- 
mora degl' insetti e vermi parassiti nei corpi che infestano. 

9.° I mali contagiosi non stanno in relazione colle ca- 
gioni disponenti e produttrici dei mali sporadici ed epide- 
mici. — Le piante e gli animali nocivi alia specie umana 
non esistono sempre, in corrispondenza colle cagioni mor- 
bose ordinarie. 

io.° I piu de' contagi una volta die abbiano esercitato 
la loro intera azione su d' un imlividuo , per lo piii nou 
«i riproducono in lui. — Dopo che un insetto parassito ha 
spogliato una pianta od un aniaiale di quella sostauza che 



DEL MOBBO PETliCCIlIlLE , CCC. 365 

serve a' suoi bisogni , quell' insetto , o la sua cUscendenza 
perisce o si distacca e piii non torna la dove ha gia con- 
sumato il priucipio del quale e aiidato in cerca. 

11." Alcuni coiitagi hauno la facolta di escludersi a vi- 
c'enda ^ altri quella" di distruggere la predisposizioue per 
^ualche coiitagio ; ed altri si associano nello stesso indivi- 
duo, ma in punti distiati del corpo e tra di loro separa- 
ti. — Alcune specie di piante come di animali parassiti 
non possono vivere insieme , era si distruggono recipro-» 
camente , ora una specie prevale sull' altra ; altre specie 
avendo indole e bisogni siraili fanno si che T operazioue 
anticipata di una specie sopra di un dato corpo toglie e 
consunia nel corpo medesiaio V attitudiiie die egli avea a 
dare ricetto ed aliniento ad alcune specie somiglianti che 
nel tempo successivo possono venirne in cerca. 

1 2.° I contagi d" indole acuta sono ora quasi inoperosi , 
ora appena sporadici , ed ora epidemici. ■ — L' apparizione 
e la moltiplicazione di alcune piante e di alcuni animali, 
massime degl' insetti , non e costante ed eguale in ogni 
tempo , ma e spesso relativa alle stagioni , alle vicenJe 
del suolo , e ad altre circostanze periodiclie o accidentali. 

Tali sono gli argomenti di analogia che V egregio signor 
dottor Acerbi con souuiia dotlriiia e meiiica ed entomo- 
logica ha nellopera messi in nuova luce a sostegno deir i- 
pote&i dei contagi viveuti clie piii d' ogn' altra gli arriJe , 
e alia quale sara per dare ulteriore appoggio cio che va 
ad esporre intorno alia cura e alia projilassi del morl}o 
petecchiale con cui termina V interessante suo lavoro. 

Capjtolo IV. — Intorco alhi cura dei inoibi contagiosi 
e specialmente del peteccliiale stal>ilisce 1' autore che avere 
si debbano due fini principali: i.° diminuire, altcrare e di- 
struggere la cagione presente della malattia ; a." frenare 
# togliere gli efletti die risultano nella maccliink animale 
dalla operazione della cagione morbosa ; cjuindi viene ot- 
timamente distinta in diretta ed indiretta. I mezzi , che 
giusta r osseryazione di buoni pratici sembrano tendere a 
soddisfare al primo scopo sono, i.° le preparazioni mercu- 
l*iali ; 2." gli acidi minerali usati tanto esternamente quanto 
interiiamente ; al qual proposito T autore n6n lascia di far • 
osservare come anche da cio si renda sempre piii valuta- 
bil«^ r adottata cagione efFettrice di questi morbi , staiite- 
che (juelle sostaiize niedesime sono appunto le piii nemiche 



366 DOT^TRINA TEORICO-PRA.TICl 

e distruggitrici degl" insetti. Riguardo alia cura indiretta, 
parteiido dalle idee patologiche stal)ilite nel capitolo I, S 6, 
devesi , giusta 1" auiore , avere per iiiira , i .° « di doiimre 
» la diatesi universale , ipersteiiica od ipostenica che essa 
)i sia ^ 2." di facilitare e promovei'e T espulsioiie della 
» materia morbosa si primitiva che secondaria , non die 
» di correggere queste materie con tutti i mezzi possibilij 
}> 3.* di teiiiperare e d'invertere la speciale diatesi irri- 
n tativa, opponendosi alle due forme morbose che in 
» questa malattia sono piii manifeste , la flemmassia , e 
}> la convulsione, doude risulta la terza forma composta, 
1) che la diciamo tifoidea i>. E siccome i mezzi principal! 
che si conoscono, e le norme prudenti con cui si deve 
operare per ottenere questi diversi intenti P autore ri- 
conosce piii che in altro liliro raccolti negli aurei scritti 
del Borsieri , cosi non lia difficolta di riportarvisi intiera- 
mente , e tradurne anche letteralmente i dettami , non 
senza pero arricchire questa parte del suo libro di pro- 
prie utdissime riflessioni ed agginnte. 

Capitolo V. — L" ultimo capitolo dell' opera versa 
suUa preservazione del raorbo petecchiale , intorno a che 
r autore priniamente confessa die le present! nostre co- 
gnizionl non bastano a compiere il fine piii importante 
delle disposizioni sanitarie , quello d' impedire lo sviluppo 
di tutte le epidemie coiitagiose. Imperciocclie trattandosi 
di codtagi esotici si possono bensi prevenire le intluenze 
epidemicfie con rigorose leggi che impediscano il trasporto 
dei germi morbilici , senza dei quali la predisposizione dei 
corpi umani a risentirne gli effetti non e per se stessa 
capace di produrre sinistre conseguenze; ma in riguardb 
ai contagi indigeni , del qual numero e forse la petecchia , 
data r opportvtnita morbosa , non mancano di agire pron- 
tamente sU di noi i serai venefici che ne circondano e di 
diiFondersi di persona in persona. Se non che V uso scru- 
poloso e vigilato di alcune cautele non puo negarsi sia 
efficace ad iuipedirne la difFusione quando si sia manife- 
stato in un paese. Quelle pertanto stabilite dal dotto au- 
tore tendono i.° "a sepai-are gl" infetti ed i sospetti dai 
>> sani; 2.* ad allontanare e distruggere il fomite contagioso 
'> che cova nei conduttori pasfivi; 3.° a minorare e togliere 
» la disposizione degl' iiidividui a ricevere ed a risentire 



DEL MORBO PETECCHIA.LE , CCC. 867 

,1 il contagio, e finalmente a prevenire o troncare se e pos- 
» sibile la nialattia niiiiacciata od incipiente » . I mezzi 
valevoli a soddisfare a qviesti diversi intenti della profi- 
lassi sono dalP autore iiidicati con tanta diligenza, che si 
puo veramente dire nulla essere sfuggito alia sagacissima di 
lui mente, e avere anche per questa parte reso a tutti i 
pratici il suo libro ixtilissinio. 

G. G. 



Bibl. Ital. T. XXVIII. 24 



368 



Notizia intorno a tre nuove specie di frnmento rac- 
colte nelLa Mongolia Chinese e mandate al Direttore 
deila Blblmteca Ital una dal sig. cavalcere Antonio 
Maria de Salvatori , consigliere di. collegia ed im- 
piegato nel minis tero di finanza di Russia (i). 



I 



_JE vere ricchezze conslstono nei beni della campagna , 
e r agricoltura e seiiza dubbio uii oggetto eguahiiente utile, 
necessario , interessante e piacevole. 

I Romaiii, que' supeibi padroni del iiiondo , fecero del- 
r agricoltura 1" occupazione prediletta, ed i nomi de' Len- 
tuli , de' Fabj , de'Pisoni, de' Ciceroni ed altri non furono 
dati a quelle faniiglie die per perpetuare la niemoria di 
que' Romani die si distinsero nella coltivazione di qualche 
Favorito legume. 

L' uonio applicato alle opere della natura lia per una 
parte la prospettiva sicqra di scoprir sempre nuovi niotivi 
da rendere oniaggio al Sovrano autore dell' uuiverso , e 
per r altra la speranz'a plausilnle di contribuire colle sue 
ricchezze al bene della societa , o di occuparsi pel sue 
utile proprio. 

Non v' ha metodo die seuibri piii a proposito per dila- 
tare le nosti'e cognizioni intorno alia stoi'ia naturale, quanto 
quello di visitare i -paesi stranieri , e fra i niolti oggetti 
die essi ofFrono a' tiostri sguardi esaminarvi quelli parti- 
colarinente die possono nieritare piu T attenzione per la 



(i) Ecco la lettera italiana colla quale ci furono spedite le tre sementl 
e la succennata notiiiia in francese , da noi fedelmente tradotta. 

Pregialissimo sig. Direttore , 
Voi;Ua accettare di buon anirao tre scatolette di seraenti di frumento da 

tne riportate dalla Mongolia, siccome un oraa};gio ecc 

Ella vedra dalla qui annessa notii^ia qual genere di coltura esigano queste 
tre sorfa di fruiiiento. Spero ch' ella degnera inserirla nel siio Gioriialc, e 
dopo averne serainati i grani , fame conosceie al pubblico il resultato. 

f ellcc nii riputero se 1' evento corrispomlendo alle mie brame saro stato 
di qualche utilita all' agricoltura italiana. 

Gradiioa , sis;. Direttore «?cc. , 

Pietroburgo , il ay Kiglio 1822. 

Sue ecc. 
// cav> Antonio Maria de Sahatori, 



NUOVE SPECIE DI FBUMENTO , CCC. 36() 

loro novita e per la loro varieta. Ma le nostre iadai^ini 
non debljomo avere pei* iscopo una soddisfazione pnrameiito 
personale. Vi sono de'' doveri piu confonni ai dettami della 
ragione e della natura, Quello di essere utile alia societa 
spargendo la felicita fra gl' individui della sua specie e 
uno de' piu nobili e de' piu necessarj. 

Se i giai'dini de' naturalisti sono di gia stati arricchlLi 
di tante piante curiose , tolte a grande stento da' paesi 
stranieri e lontani , bisogna confessare che non si sono 
fatti gli stessi sforzi per introdurre altre piante che fossero 
pill utili che dilettevoli , p'iix tli un vantaggio comune che 
puramente di lusso. 

II personagglo modesto, che senza aspirare alia celeb rita, 
ha introdotto non ha guari in Siberia le tre sorta di fru- 
niento che ho Y onore di presentai-vi , merita senza esi- 
tanza di essere posto nel nuniero de' benefattori dell' uma- 
nita. Ipato Boussiiiof, basso ufficiale (Uriadiiik) de' Cosacchi 
della linea dtU' Irtisch , essendo stato mandato nel 1811 
per iscorlai'e con un distaccamento di Cosacchi vina Ca- 
ravana di mercanti che si recava a Kouldgfe, grande citta 
commerciante nella IMongolia Chinese, compero alle fron- 
tiere dell' Impero Cliinese dve pouds {i) di frumento chia- 
mato in quella regione fertile ( Psceniza mnogoplodnaja ) , e 
due pouds di un' altra qualita di frumento ^chiamato cal- 
mucco. Al suo ritorno a Seniipalatinsk compero da vin 
mercaate della citta di Taschkeud un poud di frumento 
rosso chiamato anclie arnauto ovvero houkhare. La piima 
prova di coltivazione di queste tre eorta di frumento fu 
fatta da Giorgio Kasanzoif , Ijorghese di Semipalatinsk nel 
luogo chiamato Belagatdie , distretto lontano 35 verste 
dalla succennata fortezza. La messe della prima annata e 
stata tale clie di due poud di frumento chinese ne furono 
raccolti 140 poud; di due poud di frumento calinucco 45 
poud , e di un poud di frumento rosso se n' ebbero 20 
poud. 

Una fertilita cosi considerabile attrasse I'attenzione degli 
abitanti di Semipalatinsk e de' coiitorai. Si posero a senii- 
nare i loro campi con queste. tre specie di frumenti. La 



(i) U poiul corriiponde a klllogr. 16,374, mhura metrica , eil a libbre 
plccMe 5o , peso raikuieie. 



ZjO NUOVE SPECIE DI FRUMENTO 

quantita che ne raccolgoiio e tale, die oltre il loro blso- 
gno annuale souo posti a portata di luandariie molte jiii- 
gliaja di poud agli akri abitanti della Silieria. 

II di 2 5 luglio dello scoiso auno esseudo io arrivato al 
ridotto Gloukli'osskoe , sniontai presso Ipate Roussinof , 
lo stesso che poito il piiuio ia Siberia le tre succen- 
nate specie di frunieato , e mi fu grato di jjoter otte- 
iiere da lui niedesiiiio 'mi ragguaglio esatto dell" introdu- 
zione e della pvopagazione di qnesii fruineuti. Gli feci a 
quest' oggetto alcune question! in iscritto , alle quali eljbe 
la cortesia di rispondei'e parimeute in isci'itto. Mi fo uii 
dovere di qui comunicarveae copia, affinche possiate nieglio 
a]>prezzaie T inij^ortauza di qnesta felice scoperta. 

Avendo desiderate di yedere in natura le spighe di 
queste tre specie di frumento , pregai Roussinof di man- 
dare un uomo ne' suol canipi a coglierae qualcuna e por- 
tarniele a Semipalatinsk. 

II di 27 luglio elibi il piacere di riceverle. Esse nen. 
eranY) ancor guuite alia loro perfotta niaturanza. Si fu 
nella mia camera a Semipalatinsk che le spighe seccarono 
ed ingiallirono. Quantunque fossero spedite a Pietroljurgo 
per la posta pesante, collocate sempliceniente in una cassa 
tli legno , lo scuotiniento di un cosi lungo viaggio non 
pote staccan^e i gi'ani dalle loro spighe. 

Al mio ritorno a Omsk appresi colla piu viva soddisfa- 
zione che il mecenate della Russia , sua eccellenza il signor 
conte JNicolao di RoumeanizofF, avea scritto alcuni aani 
prima al defunto generale di Gbasenapp di niandargli una 
certi! quantita di queste tre specie di frumento , per po- 
ti'vle iutrodurre prima di tutto nelle sue terre,edi span- 
derle poscia nelle altre regioni dell' impero. Ignore per 
cjuale fatalita faUissero i primi tentativi. Sarei feUcissimo 
se le prove cli' io \i prego di fare coi grani che vi mando 
dessero nel vostro paese de' risultati felici. Sara uno dei 
hei momenti della mia vita quello in cui me ne farete 
conoscere la riuscita. 

Eccovi intanto la descrizione del clinia e della natura 
del terreno opportune per queste tre specie di frumento. 
La colli vazione del frumento chinese chiamate fertile e 
di qnrllo chiamate cahniicco , e considerabile nelle due 
provincie della Mongolia chinese , V una delle quali ha 
per citta principale Koukl^e e 1" altra TchougoiUchak . I 



RACCOLTE NELL.V MONGOLIA. CHINESE. 3? I 

campi seminatl a frumeiito sono in luogliL elevati e II cui 
suolo e fonnato cU terra leggiere, sabbioiiosa e di uii co- 
lore gvigio nerastro. 

La citta di Kouldge e posta al 42° 49' 40" di latitii- 
diiie settentrionale , ed al 80° 40' di longitudine dal me- 
ridiano di Parigi. 

La citta di Tcliougoutcliak e posta al 46° 10' di lati- 
tudine settentrioiiale , ed ail' 80° 48' di longitudiae dello 
stesso meridiano. 

La fortezza di Semlpalatiiisk trovasi al 5o° 29' 40" di 
latitu'-Une setteiitrlonale ed al 77° 82' 5o" di longitudiae 
dello stesso meridiano." 

A malgrado della difFerenza del clima molto notabile 
tra Kouldge e Seniipalatiusk , la coltivazione di questi 
frumenti ha dato sinora gli stessissimi prodotti. 

I -campi di Semipalatinsk seminati a fruniento trovansi a 
35 verste N. E. della fortezza, in luoghi elevati. L'aspetto 
del suolo e iiero grigiastro, leggiere, composto di sabbia, 
d' argilla comune ( terre glaise ) , di marna e di sostanze 
calcari. La vegetazione naturale si riduc^ all' ajsewzio, alia 
felci, alle ginestie e alle crecchie. Trovasi parimente il 
ceratocarpus arenarius , la salsola clavifolia e 1' opposldfolia , 
il coryspermwn hyssopi folium , la chondrilla. A piedi di 
dette elevazioni olti-e le succennate piqnte trovansene inolte 
altre , come 1' atriplex halimus , portulacoides e maritima ; 
la spinacia fera , il lepidium perfolkitwn , la salvia offici- 
nalis , la nitraria. 

La maggior parte di questi campi si trova sopra strisce 
o le^nbi di una immensa foresta di pini e di betule. Ve 
ne sono parimente nella stessa foresta in grandi spazj aperti 
e sgombri d' alberi. 

La maniera di coltivar tali campi si limita ad un solo 
lavoro. Nelle terre dissodate di fresco il lavoro e dato in 
giugno, ed e pieno e piuttosto profondo perche la terra 
venga piu penctrata , piii matura e piii esposta all' in- 
fluenza deir atmosfera. 

Nelle terre non dissodate di fresco il lavoro si fa iin- 
mediatamente prima della semina. 

Sembra die queste terre iino ad ora non sieno state 
spossate, ed esse producono tutti gli anni senza aver bi- 
sogno di riposo e senza alcun soccorso di concio qiialun- 
<jue od aitro mezzo di migUorameiito, La sola osservazione 



3-2 KUOVE SPECIE DI FRUMENIO 

die h.inno fatto i coltivatoi'i cli queSte tie specie di fru- 
lueiito si e clie il fruniento Chinese degenera dopo tre anni, 
e diveiita della specie di qnello clie e rosso. Per evitaie 
qiiesto inconveniente hauno trovato die bisogiiava cilter- 
jiare le seraine, cioe niettere 11 fruniento rosso o calmucco 
dopo il Chinese, perclie quelle due specie di frumeiito noa 
degenerano niaj. In. questa guisa il fruniento cliinese e 
successivamente semiiiato nel terreno delle due altre . spe- 
cie, di modo che nel giro di tre anni e serainato di nuovo 
nel suo suolo priniitivo. 

Le cure d'altroride necessarie in qualunque altro luogo 
durante 11 tempo che il fruniento glace sotterra sono inu- 
tili per queste tre specie di fniiiiento. Gil abitanti che 
coltivano questi grani ml hanno asslcurato che dopo averii 
seminatl ed erpicatl , abbandonavano i loro campi al corso 
della natura , e non li rivisitavano che al momento della 
juesse. 

La quantita della semente che fa d' uopo per un jugero 
dl terreno ( gecsunima ) e di sel poud di fruniento chinese , 
e di sette poud delle due altre specie , cloe calmucco e 
rosso. 

Siccome il fruniento chinese nasce due settlmane piu 
tardi delle due altre specie, cosl gli abitanti di Senilpa- 
latlnsk che lo coltivano hanno cuia di senilnarlo due set- 
tlmane prima del calmucco e del rosso. Le semine comin-. 
ciaiio in aprlle e durano flno ai lo dl magglo. 

La niesse si fa ordlnariamente verso la nieta di agosto. 
II fruniento chinese ( Triticum cBstivum fertile) lia del grani 
die rendono dalle 5 alle i o spighe ; 11 calmucco ( Triti- 
cum cestivum Calmuccicum) dalle 7 alle i3 spighe; 11 rosso 
ossia Arnauto ( Triticum oistivum rubrum Bactrianum ) dalle 
8 alle 14 spighe. 

Quando la primavefa e 1' estate corrono sommamente 
nmlde e piovose , la raccolta e al sollto plii abbondante 
di quello die sleno quando queste due stagioni procedono 
secche e calde. 

1 coltivatori di Semipalatinsk m' hanno asslcurato die 
queste tre specie di fruniento sono esenti dalle nialattle 
de' grani come sono la golpe , la ruggine , la fillgglne , la 
rachltide ecc. 

Le persone che hanno veJuti gli 'oragani che domlnano 
sovente in queste region! , sono convinti aon esservi alcuna 



RA.CCOLTE KlELLA MONGOLIA CHINESE. 878 

iperbole nella descrizione che fa Virgilio di cio die ha 
veduto nella parte nieridionale d' Italia. 

Scepe ego , cum flavis messorera induceret arvis 
Agricola , et fragili jam stringeret hordea culmo , 
Omnia ventorum concurrere prcelia vidi , 
Qum gravidam late segetem ab radicibus imis 
Sublime expuJsam eruerent-^ ita turbme nigro 
Ferret hyems culmumque levem , stipulasque volantes ( i ). 

Georgic. Lib. I, 3i6I 
Giovi qui per altro ocservare die siniili turbanieuti del- 
r atmosfera non sono in verun modo un ostacolo all' ab- 
bondanza della raccolta, imperciocclie, come alibiamo gia 
altrove accennato, i grani sono .talniente aderenti alle spi- 
ghe anche quando sono secdie e beu turgide che non e 
possibile che si sgraniiio per nessun conto. 

I coltivatori di Semipalatinsk sono d' avviso che la mi- 
glior maniera di trebbiare il grano di queste tre specie 
di frumento sia quella de'cavalli, Mi hanno assicurato che 
col coreggiato e difficilissimo separar tutti i grani dalle 
spiglie , mentre r altro nietodo non ne dimentica un grano, 
e che d" altronde e piii facile , piu semplice , piii pronto 
e meno costoso. 

Non potendo del tutto acconsentire a quest" opinione , ini 
faro lecito di osservare che la mancanza di bi'accia , la 
carezza della inano d" opera e Y indolenza per cosi dire 
innata de' popoli deli'' Asia potrebbero benissimo essere la 
cagione principale della loro preferenza pel nietodo di 
trel)biatura coi cavalli contro I'uso del coreggiato. Di fatti 
ogni coltivatore tiene buon numero sempre di cavalli , 
nientre quello de'domestici e limitatissimo per ogni dove. 
La maniera di macinare le tre succennate specie di fru- 
mento e diversa da quella die si pratica in Russia, dove 
si e obbligati di lava re il granp avanti di niacinarlo , al- 
trimenti la farina ne uscirebbe di colore nerastro. La fa- 
i'ina di questi tre frumenti e per sua natura bianca , 

(1 ) Spesso all' entrar nel hiondo pian le chieste 

Falri , e al pa tor le frali canne in brama , 
Tuttc It viil' io I' ire de venti in giostra 
£ a ill del suol le pregne niessi in giro 
Strappar , sperse levar ; qual sioppie iberno 
Trariia fer turbo e lievi furto a volo. 

Solari , tr«du2. Utterale verso per verio. 



3^4 NUOVE SPECIE DI FRUMENTO 

specialniente quella del frumento Chinese ; nia perclie rlesca 
ancor piii bella, si lavano prima i graiil, poi si triturano 
lei^germente in un mortajo, poi si vagliano. Nell' inverno 
si triturano nel gliiaccio o nella neve , il clie rende la 
farina ancor piii bella. 

La farina del frumento Chinese e di una bianchezza 
ablDagliante e direni argentina ^ quella del frumento cal- 
nuicco tende di piu al giallastro; quella del rosso e come 
la farina del frumento ordinario. 

La faiina del frumento Chinese e eccellente per tutte 
le sorte di paste; ma se iinpiegasi sola per fare il pane, 
cjuesto non e il migliore , ed e percio. die gli abitanti di 
Semlpalatinsk preferiscono il pane fatto del miscuglio di 
parti egviali di questi due frumenti. 

Le acque piii leggleri sono sempre le migliori per la 
panizzazione ; in fatti generalmente quelle de' pozzi , delle 
sorgentij delle fontane sono preferibili a quelle de" iiumi 
che contengono sempre delle sostanze eterogenee. Nulla 
ostante gli abitanti di Semipalatinsk sono costretti a ser- 
virsi di quelle dell' Irtisch , e posso assicurare che lo fanno 
con esito felicissimo. 

La regola generale di fare il pane e d' impastarlo col- 
r acqua calda a segno da potervi sopportare entro la mano. 
la farina del frumento Chinese richiede al contrario d'es- 
sere impastata o coll' acqua fredda o coll' acqua boUente. 
Molti individui di Semipalatinsk mi hanno assicurato che 
il prime metodo, cioe quello dell' acqua fredda, e il mi- 
gliore. 

Mi rimane era a dir qualche cosa dei confini che la 
natura ha posti alia coltivazione di queste tre specie di 
frumento nelle provincie delta Siberia che ho percorse 
poc' anzi. 

Sendira che i contorni della fortezza di Semipalatinsk 
e particolarmente il distretto chiamato Belagatche sieno A 
centro di tale coltura , e che le due estremita giungano 
dalla parte orientale al ridotto di PlanoyarskoL , lontano 
circa loo verste ; dalla parte poi d' occidente si allunga 
fine a Lebeagei , lontano 209 verste da Semipalatinsk. 
Sarei disposto a credere clie la cessazione di questa col- 
tura dalla parte orientale sia dovuta all' elevatezza del 
paese che e cagione di molie variazioni nell'-atmosfei'a. 
ia prova di cio e che dope il ridotto di Piaiioyarskoi il 



RACCOLTE NELLA MONGOLIA CHINESE. S^S 

cammino diventa piu ineguale : si cominciano a valicare i 
contrafForti della catena de' moiiti Altaic! , e le tie specie 
di frumento laoii possono piii gingaere alia loro matui'aiiza 
per efFetto del clima freddo. 

Sembra singolare che al ridotto Baraschkofskoi , non 
lontano piu di 41 verste da Pianoyarskoi , si raccolgaiio 
i migliori meloni di tutta la linea delP Irtiscli , e che il 
suo tabacco sia venduto da 3 a 4 rubli piu caro clie 
quello degli altri ridotti, mentre poi la coltura de' tre 
frumenti e inipossibile. Ma perche cessi ogni meraviglia 
basti sapere che la situazione di que' luoghi e certamente 
piu elevata che quella della fortezza di Ustkamenogorskoi, 
che trovasi in una pianura a 6i verste aU'oriente del 
detto ridotto , e che dietro le osservazioni di M. Pansner 
ha un elevazione di 667 pledi parigini al di sopra della 
superficie del mare. 

II limite occidentale posto dalla natura alia coltivazione 
delle tre specie di frumento e dovuto , per quanto mi 
sembra , alia natura del suolo , mentre al di la di Lebea- 
gei le terre non sono piu suscettive di lavoro. 

Antonio Maria de Salvatori 



\y6 



APPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERS ED ARTI STRANIERE. 



Distrihuzione delle rocce e classificazione geologica 
del terreni del sig. P. L. Cordier , professore dl 
geologia al Maseo dl storla iiaturale di Farigi , 
csposta nel suo corso dell' anno i8i2. 



I 



progress! clie la geologia va facendo dopo il conilncla- 
mento di questo secolo sono cosi rapid! , clie i Trattati i 
pill recenti inveccliiano poclii anni dopo la loro piibbli- 
cazione. 

Le belle scoperte fatte dal sig. De Buck in Norvegia, le 
osservazioni del sig. Mac-Culock in Iscozia, e la circostan- 
ziata descrizione dei contorai di Parigi fatta dai signoriBron- 
gniart e Ciivier , per tacere di altre opere di vaglia , han- 
no aperta una nuova carriera alio studio , ed hanno po- 
sto i geologi in istato di poter moltiplicare le loro inda- 
gini , affine di pervenire ad una esatta conoscenza delle 
formazioni. Non manca attnalinente clie un sistema di 
classificazione che li nietta alia portata di esporre meto- 
dicamente il transunto dei loro travagli. 

II sig. Cordier ne"" suoi Corsi di Geologia ha riempiuto , 
a quanto misembra, questa lacuna , ed ha gettati i fon- 
damenti d'' una Distribuzione delle rocce e dei terreni la 
pill adattata alle conoscenza attuali , sia che lo studioso 



PARTE STR4NIERA. Z'J'J 

voglia consiJei'ai'iie la composizione nel silenzio del suo 
gabinetto , sia clie voglia conoscerne 1" iasieme e la suc- 
cessione ne" suoi viaggi montaiiistici. 

Persuaso che i geologi italiani me ne sapi'anao biion 
grado , m' aftretto a pubblicare T estratto della parte si- 
steniatica delle di lul lezioni , quale ho ledatta seguendo i 
di lui corsi , e quale V autore e concUsceso a permettere 
cli' io potessi rendere di pubblica ragione. 

Mi chiamerei bexa fortunato , se la nomenclatura da lui 
usata ( presa quasi per intiero dalla classiiicazione mine- 
rologica inedita delle rocce del sig. Haiiy, rapito non ha 
guari ai suoi amniiratori ed alia scienza ) sara abbracciata 
dai dotti, e, se questo lavoro contribuira almeno ia Italia 
a fissare un linguaggio mineralogico comuiie, con cui evi- 
tare la confusione de' nonii , che sempre crescendo , non 
pno se non ritardai'e il progresso delle cognizioni. 

Ad intelligenza della nomenclatux-a proposta dal signor 
Cordier , vi ho aggiunta la sinonimia de' termini i piix ge- 
neralmente conosciuti , e che altri illustri autori applica- 
rono alle stesse rocce. 

Neir indicate le sostanze componenti le rocce ho avuto 
cura di nomiuare sempre la prima quella che e la domi- 
nante, e di far succedere le altre in ragione d611a quan- 
tita che ve n' e rispettivamente contenuta. 

* 
Distribuzione metodica deUe rocce esposta dal signor P. L. 
CoRDtEB, professore di geologia al Museo di storia natu- 
rale di Parigi (^ giugno 182a). 

I. Classe. Aggi'egatl. 
I. Ordine. Aggregati terrosi. 
I. Genere. Rocce quarzose. 
I. Sezione. Alio stato di quarzo in grani. 
I. Specie. Quarzo granoso ( Quarz hyalin H. Quarz 
grenu Cord. Quarzfels.). Quarzo puro, grigio, 
biancastro , ecc. 

1, Yarieta. Quarzo granoso comune (Quarzo co- 

mune Tondi). 
Sostanze accidentali: Tormalina. Topazio (Topazo- 
seme H. Topasfels. Pvoccia di topazio ). Mica, 

2. Varieta. Quarzo subgranulare. 



378 APPENDIGE 

3. Varleta. Quarzo granoso scistoideo ( Quarzo sfa- 
glioso Tondi). 
Sostanze accidental! : Mica. Talco. 
II. Sezione. Alio stato di quarzo compatto. 

2. Specie. Quarzo compatto scistoideo. 
Sostanze accideutali : Mica. Talco. 

3. Specie. Selce ( Silex ). 

1 . Varieta. Selce piromaco ( Quarz agathe pyroma- 

que H. Feuerstein. Piromaco Tondi ). 
Sostanze accidentali nelle cavita: Calce carbonata. 

Strontiana solfata. Quarzo, 
Fossili : Echini , ecc. 

2. Varieta. Selce niolare ( Quarz meulier H. Meu- 
liere Brong. Quarzo grossiero Tondi ). 

a. Cavernoso ( Meuliere poreuse Brong. ). 

b. Massiccio. 

Sostanze organiche : Conchiglie d' acqua dolce. Ve- 
getabili. 

c. Frammentare ; con frammenti dello stesgo selce 

molare, e talvolta di calcare d' acqua dolce. 

4. Specie. Resinite (Quarz resinite H. Quarzo idrato 

Tondi ). 

1. Varieta. Comune ( Menllite ). Contiene talvolta 

conchiglie di accpia dolce. 

2. Varieta. Termogeno ( Quarzo concrezionato di Gey- 

ser in Islanda ). 

5. Specie. Diaspro ( Quarz jaspe H. Jaspis. Quarzo 

diaspro Tondi ). 

1. Varieta. Omogeneo; verde, rosso, violetto , nero, 
fettucciato. 

2. Varieta. Con vene di quarzo. 

3. Varieta. Decomposto ( Terre d' ombre infusible ). 
II. Genere. Rocce a base di feldspato. 

I. Divisione. Rocce feldspatiche massicce. 
I. Sezione. A base di feldspato granoso. ( Feldspath 
grenu ). 
I. Specie. Feldspato granoso uniforme ( e in lamine ) 
(Feldspath harmophane H. Felstein lamelloso T.). 
I. Varieta. Laminare. 
a. Varieta. Lamellare. 
Sostauze accideutali: Steatite verdastra. Quarzo. 



PARTE STRANIERA. 879 

a. Specie. Pemmatite. Feldspato laminare con cristalli 
di quarzo iucassati ( Pegmatite H. Granit graphi- 
que. Schrift grauit. Felstein porfiroide T. ). 

1. Varieta. Coniune. 

2. Varieta. Micacea. 

3. Varieta. Decomposta ( Feldspath argiliforrae H. 

Terre a porcelaiiie. Porzellanerde. Kaolin. Argilla 
da porcellana ). 

3. Specie. Leptinite. Feldspato a graui finissimi con 

poca mica ( Leptynite HI Weissteia T. Eutite in 

parte Brongniart ). 
I. Varieta. Omogenea. 
2.. Varieta, MescoLita. 
Sostanze accideatali: Granato talora microscopico , 

talora in grossi cristalli. Anfibolo verde. Talco. 
3. Varieta. Scistoidea^ 

4. Specie. Gneiss. Feldspato e mica. Compage sfo- 

gliosa. 
I. Varieta. Comnne. 
a. Varieta. Porfiroidea. 
Sostanze accidentali: Quarzo. Granato. Tormalina. Ti- 
tano siliceo-calcare. Corindone granulare ( Smeri- 
glio ). Ferro ossidulato. Pirite aurifera. Pirite ar- 
senifera. 
5. Specie. Granite. Feldspato , quarzo e mica. Compare 
granosa. Colore ordinario grigio ( Granit). 
I . Varieta. A grossi grani. 
a. Varieta. A piccoli grani. 
3. Varieta. Porfiroidea. 
Sostanze accidentali : Finite ( Normandia ). Granato 
( raro ). Tormalina. Anfibolo. Talco clorite. Steatite. 
Mica e quarzo in arnioni. Pirite magnetica. Ferro 
ossidulato disseminato. 

6. Specie. Granito cellulare (Norvegia). Quarzo, feld- 

spato e mica (rarissimo ). Granit caverjieuxCordier. 

7. Specie. Sienite. Feldspato d"" ordinario grigio e rosso, 

anfibolo nero o nero verdastro e mica. (Syenite H.) 
I. Varieta. Granitoidea. 
a. Varieta. Grauito-porfii oidea. 
3. Varieta. Quasi compatta. L' anfibolo ed 11 quarzo vi 

sono piu alibondanti clie nelle varieta precedeuti. 

(Basalte degli antichi in parte). 



330 ArPENDIGE 

a. Umforme. 

b. Ill falsa lireccia. 

Sostanze accideiitali : Quarzo. Titano siliceo-cakare. 
Epidosia spesso in vene che senibrano contemporanee. 

8. Specie. Pi'otogino. Feldspato , talco ( sovente cloi'ite ) 

e quarzo (Protogiiie Jurine. Grauit veiae Saussure). 

1. Varieta. Granitoidea. 

2. Varieta. Scistoidea. 

3. Yarieta. Glandnlare. 

Sostanze accidentali: Mica. Titano siliceo-calcare. Mo- 
liddeno solforato ( Monte bianco ). 
II. Sezione. A base di feldspato compatto. 

9. Specie. Petroselce (Feldspath compacte H. Petrosilex). 

1. Sottospecie. Petroselce comune ( Dichter FeldspathJ. 
I. Varieta. Puro (Felstein compatto Tondi). 

a. Varieta. Mescolato ( intimainente ). 

a. Di. quarzo ( difficilmente fusibile ). 

b. Di anfibolo ( Petrosilex verdatre ). 

c. Fettucciato ( zonaire ) ; a fasce di varj colori. 

2. Sottospecie. Igiada. Talco e feldspato intimamente 

niescolati ? ( Feldspath compacte tenace H. Jade 
Saussure. Petrosilex jadiea Cordier. Felstein com- 
patto tenace Tondi). 

I. Varieta. Igiada in massa. 

a. Varieta. Igiada scistoidea. 
Sostanze accidentali : Talco. Granato. Diallagia. 

10. Specie. Porlido. Feldspato compatto o petroselce con 

cristalli di feldspato. E rosso , grigio o bruno ( in 
Isvezia) ( Feldspatli compacte porphyrique H. Por- 
phyre Cord. Feldspath-porpliyr. Felstein porfirico 
Tondi ). 

a. Con piccoli cristalli. 

b. Con cristalli voluminosi. 

c. Con mica. 

Sostanze accidentali: Quarzo in grani. Pirite (in 
Alvernia). Terra saponacea proVeniente dalia de- 
composizione dei cristalli di feldspato. 

11. Specie. Porfido sienitico. Feldspato ed anfibolo inti- 

mamente mescolati , con cristalli di feldspato ( or- 
dinariamente senza cjuarzo ) e mica ( di Siene in 
Egitto) (Porphyre syenitique Cordier. Syenit-por- 
phyr. Sieaite porfiroidea). 



PARTE STRANIERiV. 38 1 

I . Vavleta. A pasta quasi afFatto feldspatica. 
a. Varieta. A pasta quasi afFatto anlibolica. 

II. Divisione. Rocce feldspatiche frammentaii a base cU 

petroselce. 
12. Specie. Petroselce franimentare (cioe conteneate fram- 
menti inviluppati nella pasta ). Nero , bruno , gri- 
giastro. Rassomiglia al selce ordinario, ma e fusi- 
bile al cannello. II mica ed li quarzo vi sono molto 
rari. Si divide in masse poliedriclie ( Petrosilex 
fragmentaire Cordiev. Hornfels. 

1. Varieta. Con frammeiiti angolari. 

a. Varieta. Con frammeiiti che sembr^no rotolati. 

3. Varieta. Con cavita riempiute posteriormente di calce 
carbonata. 
1 3. Specie. Porfido petroselcioso frammentare ( Honistein- 
porphyr). 

I . Varieta. Con arnioni di terra verde. 

a. Varieta. Con grani di quarzo disseminati. 
14. Specie. Piromeride. Feldspato e quarzo , e qualche 
volta ferro ossidulato. Struttura radiata ( Pyrome- 
ride Monteiro. Poriido globulare di Corsica). 

1. Varieta. Globare. 

2. Varieta. Globulare. 

III. Divisione. Rocce feldspatiche cellulari. 
I. Sezione. A base di feldspato granoso. 

1 5. Specie. Pseudo-sienite. Anfibolo e feldspato sovente 

opalino (Feldspath de Labrador ). Bianca, bruaa, 
rossiccia, tigrata (Pseudo-syenite Cordier. Sienite 
di Norvegia ). 

Sostanze accidentali : Zircone. Elealcllle (Fettstein, 
Pierre grasse , Pinguite Tondi ). Epidosia. Bergman- 
nite ( Spreustein ) Molibdeno solforato. 

Sostanze contenute nelle celhile: Calce carbonata. 
AnalcimO. IMesotipo. Ferro tiianato. 

16. Specie. Porfido sienitico cellulare. Feldspato , anfi- 

bolo e ferro titanato. 
Sostanze accidentali: Epidosia ( nei porfidi sienitici 
antichi ). Calce carbonata. 
n. Sezione. A base di petroselce. 

17. Specie. Porfido petroselcioso cellulare ( nella parte 

superiore ed iuferiore questa e la precedeate spe- 
cie sono scoriformi ). E frammentare. 



383 APPENDIOE 

I. Varieta. A frammenti alterad. 
a. Varieta. A frammenti won alteratJ. 
Sostanze contenute nelle cavita : Calce carbonata. 
CalceJonia geodica con quarzo jaliao. 
1 8. Specie. Porfido argilloso. Poriido a base di petro- 
selce argilliforme quarzifero ( Feldspath compacte 
porphyrique altere H. Porphyre argileux Cordier. 
Argilophyre Brongniart. Thon-porpliyr. ). 
10. Specie. Fonolite. Feldspato compatto e ferro titanato 
( Feldspath compacte sonore ; Phonolite H. Eurite 
in parte Brongniart. Xlingstein). Grigio-verdastra 
o nerastra. Frattura scagUosa* Sonora per percus- 
sionc. 

1. "Varieta. Comiine. 

2. Varieta. Porfiroidea ( Klingsteid-porphyr ). 

3. Varieta. Variolar e. 

Sostanze accidentali : Pirosseuo. Mica. Haiiyna. 
Sostanze contenute nelle cavita: Natrolite. Calce car- 
bonata. Ferro idrato. 
30. Specie. Trachite. Feldspato titanifero compatto, sub- 
grannlare o grossolano. Color biancastro o grigia- 
stro ( Trachyte H. ). 
I. Varieta. Comune o a pasta fina. 

a. Compatta. 

b. Granitoidea ( della solfatara di Napoli ). 

c. Porfiroidea ( i cristalli di feldspato hanno un aspetto 
particolare ). 

3. Varieta. A pasta di feldspato subgranulare (Domite). 
Sostanze accidentali : Mica. Quarzo. Anfibolo. Pirosseno. 

2 1. Specie. Poriido tefrinico ( proveniente dalla decom- 

posizione della trachite ). 
I. Varieta. Terroso. 
a. Varieta. Friabile. 

3. Varieta. Indurato ( la durezza proviene dal qnarzo 
intimamente mescolato ) ( Porpliyre tephrynique mo- 
la ire. Trapp-porphyr ). 
Sostanze 'accidejitali: Ferro titanato. Anfibolo. Pirosseno. 
IV. Divisione. Rocce a base di feldspato vetroso. 

22. Specie. Ossidiana. Vetro mescolato quasi sempre di 

cristalli microscopici piti o meno abbondauti ( Ob- 
sidieune. Stigmite Brong. 



PARTE. STRA.NIERA.. 383 

r. Varleta. Perfetta. Aspetto intieramente vetroso ( Ob- 
siclienne hyaline H. ). 

a. Massiccia. 

a Uiiiforme ( Obsidian ). 

/3 Porfirica ( Obsidian-porphyi' ). 

7 Globare ( Obsidienne tigree ). 

b. Globuliforme ( INIarekanite ). 

c. Filaraentosa ( Nemate e Pogonite H. ). 

a, Varieta. Smalloidea (Obsidienne resinite , Feldspatk 
resinlte e perlaire H. ). 

a. Resinite ( Pecbstein e perlsteiii ). 

b. Subresinoidea. 

c. Porlirica ( Pechstein-porphyr ). 

3. Varieta. Imperfetta. Aspetto intermedio tra 11 vetroso 
ed il litoideo. 
a 3. Specie. Pumite. Brmia, gvigia, verdastra o nerastra ; 
quasi sempre mescolata di cristalli , piu o nieno ab- 
bondanti, microscopici di feldspato. Vetro cellulare. 
(Trachyte filamenteuse , e lave vitreuse pumicee H. 
Bimstein ). 
I . Varieta. Bernoccoluta. Composta quasi intieramente di 
cristalli di feldspato piii o meno fini, I'iuniti da ua 
cemento vetroso. Aspetto litoideo (Puniite grumuleuse 
Cordier ). 
3. Varieta. Pesante. Aspetto piu o meno vetroso. 
3. Varieta. Leggiera. Aspetto vetroso ( lave vitreuse pu- 
micee H. ). 
III. Genere. Rocce pirosseniche. ( Sebbene in quasi tutte 
le rocce di questo genere il pirosseno non sia il 
minerale piii abbondante , tuttavia i caratteri die 
loro imprime obbligano a farne un genere distinto). 

I. Divisione. Rocce pirosseniche non frammentari. 

I. Specie. Pirosseno in massa. Struttura granosa in- 
trecciata (dei Pirenei) (Pyroxene massif H. Lher- 
zolite Lameth ). 
Sostanze accidentali : Ferro cromato ? o titanato al 
massimo ? Pirosseno compatto ? verde a superficie 
lucente come la serpentina. 

II. Divisione. Rocce pirosseniche frammentari o cellu- 

lari. 
I. Sezione. A base di feldspato granoso. 
Bibl. ItaL T. XXVIII. 25 



084 APPENDICE 

a. specie. Granito ofidco. Feldspato bianco verdastro, 
pivosseno d'lm verde chiaro o nerastro. Struttura 
gvaiiitoidea. Frauinieiitare e cellulare. 
I. Varieta. Massiccio. 
a. "Varieta. Amigdalare. 
Sostanze accidentali : Terra verde. Epidosia. Ferro 

titanato. Pirite. 
Sostanze in veae : Epidosia e calce cavbonata. 
Sostanza nelle cavita: Calce carbonata. 

3. Specie. Mimosite. Feldspato verdastro con poco pi- 
rosseno e ferro titanato. Struttura granitoidea (]Vii- 
mosite Cord. Dolerite in parte H. ). 

1. Yarieta. Granitoidea. 
a. A grossi grani. 

6. A piccolissimi grani ( Basalte antico in parte ). 

2. Varieta. Granito-pordroidea. 

3. Varieta. Decomposta. 

a. In palle. 

b. In argilla bokre. 

Sostanze nelle cellule: Calce carbonata. Calcedonia. 
Mesotipo. Analcimo. Ferro carbonato. 

4. Specie. Dolerite. Feldspato grigio , rosso o bianco, 
pirosseno e ferro titanato. Struttura granitoidea (Do- 
lerite Cord. Dolerite in parte H.) 

I. Varieta. Granitoidea. 
a. A grossi grani ( in Norvegia ). 
6. A piccoli grani. 
a. Varieta. Granito-porfiroidea. 
3. Varieta. Decomposta. 
Sostanza accidentale : Ferro speculare. 
Sostanze nelle cellule : Piriti ( nelle doleriti anticbe ). 
Quarzo concrezionato. Calcedonia. Stilbite. Analcimo. 
Mesotipo. Cabasia. Terra verde. Ferro speculare. 
(NB. Una lava erratica del monte Somma presso Napoli , 
one e composta di pirosseno , feldspato , e aniigeno 
puo esser posta come appendice alia Dolerite ). 
II. Sezione. A base di feklspato compatto o litoideo. 
5. Sjierie. Ofite. Feldspato e pirosseno in grani niicro- 
scopici ; pasta verdastra (fusibile in velro ncro) con 
cristalli di feldspato bianco-verdastro o bianco. Strut- 
tura porfiroidea ( Aphanite porphyrique H. Griinpor- 
pliyr ). 



TAnTE STnlNIERA.. 38^ 

I. Varieth. Ofite antica (E ignota la sua glacltura ). 
3. Varieth. Ofite cellulate a cellule vuote. 
3. Varieta. Ofite pseudo-frammeiitaro (in falsa breccia). 
Sostanze accidentali : Pirosseno cristallizzato. Calcedonia 
e calce carboiiata in nocciuoli. Sostanza verde non 
ancora determinata. 

6. Specie. Xerasite. Feldspato e pirosseno , con particelle 

di peridoto e di ferro. Pasta grigia ( Griinsteia di 
transizione. Xerasite H. 

1. Varieta. Uniforme. 

2. Varieta. Porfi)oidea. 

a. A grossi cristalli. 

b. A piccoli cristalli. 

3. Varieta. Amigdalare. 

4. Varieta. Decomposta. 

Sostanze contenute nelle cellule : Calce carbonata e 
calcedonia in nocciuoli. 

7. Specie. Basalte. Feldspato e pirosseno intimamente 

uniti ( Basanite Brongniart ). 

1. Varieta. Conipatto. 

2. Variet.a. Granulare. 

3. Varieta. Porfiroideo. 

4. Varieta. Variolare ( alia superficie ). 

5. Varieta. Scoriforute. 

a. Omogeneo. 

b. Frammentare. 

6. Varieta. Amigdalare. 

Sostanze accidentali: Peridoto in grani. Pirosseno ia 
cristalli. Feldspato in laniine. Ferro titanato. 

Anfigeno clie rimpiazza in parte il feldspato nella mas- 

sa; e peridoto che rimpiazza ugualmente il pirosseno. 
Sostanze nelle cellule : Calce carbonata. Arragonite. 

Quarzo. Calcedonia. Mesotipo. Analcimo. Steatite. Terra 

verde. Solfo in piccoli rognoni contemporanei ( Isola 

di Bourbon ). 
Divisioni poliedriclie del basalte. Prismatoideo ( prismi 

da 3 a 9 facce. Piramidale. Tabulare ( sonoro ). Sfe- 

roidale ); le palle sono coperte da croste orliicolari e 

provengono dalla deconiposizione. 

8. Specie. Vacliia ( Deconiposizione di mimosite , dole- 

rite, xerasite e basalte) color grigio, giallastro , ver- 
dastro e nero brunastro. 



386 APPENDICE 

I. Varieta. Solida. 
2.VarietH. Friabile. 

3. Varieta. laduiita (dalla calce carbonata o dalla cal- 
cedoiiia ). 

a. Uniforine. 

b. PorfiroiJea, 

Sostanze nelle cellule : Calce cavbonata. Arragoiiite. 

Strontiana solfata. Mesotipo. Analcimo. Stilbite. Terra 

■yerde. Sostanza saponacea da determiiiarsi. Ferro 

idrato. Raine nativo. Ranie ossidulato, 
Sostanze in dccomposizione : Kaolin proveniente dal 

feldspato. Terra verde proveniente dal pirossenol Lim- 

bilite proveniente dal peridoto. 

III. Divisione. Rocce a base di vetro pirossenico. 

9. Specie. Gallinace ; nero , rosso , g 'igio ( Obsidienne 

fondant en verre noir Dedree. Galliuace Cord.) Vetro 

pirossenico massiccio. 
I. Varieta. Perfetta. 
3. Varieta. Smalloidea. 

3. Varieta. Iniperfetta. 

4. Varieta. Variolare o globulare. 

5. Varieta. Filanientosa. 

Sostanze accidentali : Feldspato. Pirosseno. Peridoto. 

10. Specie. Scoria. Vetro pirossenico scoriaceo cellulai-e, 
con cristalli niicroscopici piu o meno abbondanti. Co- 
lor rosso , bruno o nero. 

1 . Varieta. Grumulosa ( aspetto litoideo ). 

2. Variety. Pesante ( Lave poreuse H. ). 

3. Varieta. Leggiera. 

11. Specie. Pozzolite. Gallinace e scoria alterate. Rossa 
o brnna. Le cellule contengono di rado materie stra- 
niere ( Pozzolana ). 

1. Varieta. Solida. 

2. Varieta. Friabile. 

3. Varieta. Indurata. 

Sostanze nelle cellule: Allumina idrata? Calce carbo- 
nata. Arragonite. Stilbite. 

IV. Genere. Rocce anfdooliche. 

I. Specie. Anfibolo scistoideo. Anfibolo cpiasipuro. Strut- 
tuia scistoidea. Color verde (Grunsteia-scliiefer e Horn- 
3jlende-schieter. Amphibolite Broug. 
1. Varieta. Comvuie. 



PARTE STRANIERA. SSj 

2. Varieta. Snbaciculare. 

Sostaaze acciJentali: Feldspato. Epidosia grigia. Epidosia 
verde in A'enule. Quarzo. Ferro ossidulato. Titano si- 
liceo-calcare. 

2. Specie. Diorite. Feldspato bianco d' aspetto grasso ed 

aiifibolo verde o nei'o (Diorite H. Diabase Brongniart. 

Griiiisteiii ). 
I. Varieta. Comune o granitoidea. 
a. Varieta. Zonare o . fettucciata ( il feldspato e T anfi- 

bolo vi sono separati e disposti a fasce ). 

3. Varieta. Globare ( Granito globulare di Corsica ). 

4. Varieta. Granito-porfiroidea (Porphyrartiger griinstein. 
Dioi-ite porphyroide H. ) 

5. Varieta. Decompnsta. 

Sosianze accideiitali : Finite. Mica. Talco (rare). Ti- 
tano siliceo-calcare ( raro ). Stilbite ( nella Diorite 
deconiposta del Delfiiiato ). 

3. Specie. Porlido dioritico. Diorite conipatta con cristalli 

era di feldspato ed ora di anJibolo. Specie rara (Dio- 
rite porphyrique H. Grunstein-porpbyr >. 

V. Genere. Rocce a base di granato. 

I. Specie. Roccia di granato ( Grenat massif. H. ). £ 
pinttosto una varieta mineralogica che una roccia 
( rara ). 

1. Varieta. Granitlare (in Norvegia ). 

a. A grossi grani. 

b, A piccoli grani, 

2. Varieta. Compatta ( nel Genovesato). 

a. Specie. Roccia di granato e di anlibolo. Struttura 
imperfettaniente granitoidea. 
Sostanze accidentali: Talco. Epidosia grigia. Pirite. Ferro 
ossidulato. 

VI. Genere. Rocce a base di diallagia. 

1. Specie. Eclogite. Diallagia verde , e granato. Conipage 
laminare intrecciata o granitoidea (Eclogite H. Oai- 
pbazit ). 

Sostanze accidentali: Quarzo. Dlsteno. Epidosia. An- 
fibolo laminare. Ferro ossidulato. 

2. Specie. Selagite. Ipersteno, feldspato, e mica ( L" iper- 

steno e la diallagia sono probabilmente , secondo il 
sig. Cordier , la stessa sostauza ). ( Porphyrahulicber 
Trapp. Selagite H. 



388 ATPENDIGK 

Sost.inze accessorie: Diallagia vera. Ferro ossiJulatu 
abbondante. Pivite. 
3. Specie. Eufotide. Diallagia e feldspato. ( Euphotide H. 
Griinstein in parte ). 

1. Var. granitoidea. 

a. A feldspato laminare. 

b. A feldspato compatto , o Igiada. 

2. Var. porfiroidca. 

3. Var. conipatta. ( Beilstein. Jade ascien in parte H. ) 

4. Var. decomposta; bianca. La tliallagia prende V aspetto 

di mica , ma e facile a rompersi ( di Corsica ). 
Sostanze accidentali : Talco. Granato (rare). Epi- 
dosia. 

4. Specie. Variolite. Pasta di feldspato compatto, e dial- 

lagia compatta con globuli di feldspato bianco e 
grigiastro. ( Aphanite variolaire H. Variolite de la 
Durance ). 

5, Specie. Serpentino, Diallagia compatta , talco e felds- 

pato. Struttura compatta. (Serpentine H. Ophiolite 

Brong. ). 
I. Var. uniforme. 
3. Vai-. porliroideo. 

a. Con diallagia vcrde. 

b. Con diallagia metalloidea ( Scbillerstein ). 

3. Var. decomposta ( Serpentino bianto o bruno j con 
diallagia verde , o metalloidea ). 
Sostanze accidentali : Asl>esto. Granato. Calce carbo- 
nata in vene ( rara ). Ferro cromato. 
VII. Genere. Rocce talcose. 
I . Specie. Talco scistoideo. 
I. Sot-tospecie. Talco scistoideo ordiuario. Talco tenero ., 
gralico; color verde o bianco. ( Talkscbiefer. Craie 
de Briancon. Steaschiste Brongniart. Talc com-» 
niun H. ) 
I. Var. Talco scistoideo sfoglioso. 

a. Puro. 

b. Mescolato. 

a, Di Feldspato iu parti microscopiche, 
/3. Di Anfibolo. 

* Verde nel talco verde. 

* * Bianco nel talco bianco.. 



PARTE STRANIERA.. 389 

Sostanze accldeiitali: Fahlniiite. DIsteno, Stanrotide. 
Tormalina. Calce carbonata magiiesifera. Coriiidone 
( bianco nel talco bianco; rossiccio nel talcp verde; 
colorato dal Cromo ). Quarzo iii parti impercet- 
tibili. Pirite. 
2. Var. Talco scistoideo compatto. ( Talc glaphique H. 

Agalmatolit, ) 
3 Var. Talco oUare. ( Lavezzo volg. ). 
2. Sottospecife. Talco clorite (ClJorit). 

1. Var, scistoideo ( Chlorit-scliiefer ). 

2. Var. compatto. 

Sostanze accidentali : Granato. Ferro ossidnlato. Pi- 
riti ( rare ). Piriti magnctiche , e rame piritoso in 
rognoni. 

2. Specie. Talco scistoideo feldspatlco. Talco e feldspato 

laminare piii o nieno riconoscibile. 

1. Var. con feldspato in vene. 

2. Var. con feldspato in ghiande. 

Sostanze accidentali : Aniibolo. Tonnalina ( rara ). 

3. Specie. Talco scistoideo quarzifero. Talco e quarzo piit 

o meno riconosciljile. 

1 . Var. Con quarzo in vene. 

2. Var. Con quarzo in ghiande. 

Sostanze accidentali: Piriti. Piriti arsenicali aurifere. 

VIII. Genere. Rocce a base di mica. 

1. Specie. Greisen. Quarzo in grani, e mica confusamente 

mescolati. Struttura granitoidea. (HyalomicteBrong.). 
Sostanze accidentali: Stagno ossidato. Scehelino fer- 
ruginoso. Moliddeno solforato. Topazio ciliudroideo. 
Calce fcrsfata. 

2. Specie. Mica scistoidea. Mica e quarzo ordinariamente in- 

trecciati. Struttura scistosa. (Mica schistoidea H. ) Mi- 
caschiste Broag. Glimmerschiefer. Scisto micaceo T. 
Sostanze accidentali: Feldspato. Talco. Toruialina. 
Granato. Staurotide. Macla. Calce carbonata. An- 
fibolo. Disteno. Ferro carburato ( Grafite ). 

IX. Genere. Rocce a base di scisto. 

I. Sezione. Rocce a base di scisto primitlvo. 
I. Specie. Scisto primitivo , o lucido. Talco, mica, 
feldspato , e quarzo iuipercettibili ; associati in dif- 
ferenti proporzioni ( Schiste luisant H, Phyllade 
Brong. Urthonschiefer ). 



390 APPKNDICE 

1 . Var. luculo. 

2. Vav. sublucido o terroso con cristalli dl Macia, gra- 

nato , aufibolo , staurotide. 
Sostanze accidental! : Piriti, Magnesia solfata effloie- 
scente provenienie dalla decomposizione. 

II. Sezione. Rocce a liase di scisto intennediario. 

2. Specie. Scisto sublucido o intennediario; composto 

probabihnente di quarzo , feldspato , mica e talco : 
spesso coloi'ato dall' antracite ( Forse e un conglo- 
nierato ). Scliiste subluisantH. Uebergangsthonschie- 
fer. Pliyllade Brong. ), 

I. Var. sfoglioso. 

a. Yar. imperfettamente sfoglioso. 

Sostanze accidentali : Calce carbonata. Quavzo. Plilti. 
Fossili. Trilobiti. Piodotti ( Productus Sowerljy ). 
Pesci. 

3. Specie. Ampelite. Scisto sublucido con antracite e 

ferro solforato in punti inipercettibili ( qualclie volta 
decomponendosi il ferro solforato passa ad una va- 
rieta di Tripoli ). 

Sostanze accidentali :Pirite globulare ed asbesto (rari). 

Fossili. Piante impressionate. Prodotti. 

4. Specie. Ftanite. Scisto indurato dal quarzo. Frattura 

terrosa ( Pierre Lydienne dei Francesi. Phtlianite 
H. Kieselscliiefer. Scisto selcioso T. ). 
Sostanze accidentali : Quarzo bianco grigiastro in ve- 
nule. .Pirite. Asbesto ( raro ). 

III. Sezione. Rocce a base di scisto grossolano ( grossier ). 

( E probabile che le rocce di questa sezione non 
siano altra cosa , che conglomerati." 

5. Specie. Scisto terroso ordinario. Feldspato decom- 

posto e quarzo. Pasta terrosa senza cristalli ( fu- 
sibile in vetro grigiastro, lo che esclude dai suoi 
coniponenti F anfibolo che si credeva formarne la 
base ) ; contiene talvolta pagliette di mica ( cor- 
neenne dei Francesi. Scliiste terreux ordinaire Cor- 
dier ). 

6. Specie. Scisto grossolano ( proprio de' terreni di 

Litantrace ). Composto di Feldspato , Quarzo e 
mica ; indurato talvolta dal quarzo , talvolta dal 
ferro carbonato. Pasta terrosa. Frattui-a disugitale 
(Scluste grossier li, Scliiefertlioa ). 



PARTE STRANIER4. 891 

Sostanze acciJeiitali : Piiite e mercurlo solforato tlis- 
semiaati. Pirite e fen*o carbonato in amiioni (Nel 
ferio carbonato si tiovano qualche volta impies- 
sioni di pesci e di piante ). 
Fossili. Impressioni di piante erbacee. 
NB. Qualche volta in questo scisto vi sono piriti 
invisibili disseminate, le quali decomponendosi danno 
deir allunie. Questo e lo scisto allumifero. Schiste 
alunifere H. Alaunschiefer ). 
7. Specie. Scisto terroso infiammabile ( sembra avere 
dell'analogia col Dysodile); arde con fiamma, spar- 
gendo nn odoi- fetido. Frattura terrosa. Scliiste bitu- 
niinifere H. Brandschiefer. ) 
I. Var. duro. 

a. Var. tenero ( suscettibile d' esser pulito coirungliia). 
Sostanze accidentali: Piriti. 

Fossili. Legno carbonizzato. Nautili. Belenniti. Sca- 
glie di pesci. * 

S. Specie. Tripoli scistoso. ( Sembra essere uno degU 
scisti precedent!, die non conservi se non lo scheletro 
quarzoso , avendo perdnto le altre sostanze che 
conteneva, o per T ignizlone , o per la decomposi- 
zione ). 'Tenero; divisibile in foglie (Scliiste tri- 
poleen H. Poliei'scliiefer ). 
I. Var. rosso i proveniente dall' ignizlone. 
a. Var. grigio o bianco ; proveniente dalla decompo- 
sizione. 
9. Specie. Scisto marna bituminoso. Scisto indurato dalla 
calce carbonata , impregnato di bitume (Scliiste 
marno-bituminifere H. Bituminoser mergelschiefer ). 
Sostanze accidentali : Rame piritoso a Mannsfeld 

( Kupferschiefer ). 
Fossili. Vegetabili. Pesci. 
II. Ordine. Aggrcgati terrosi acidiferi. 
X. Genere. Rocce calcari, 
I. Divisione. Calcare ordinario. 
I. Sezione. Aggregati calcari seiiza frammenii e senza 
corpi organici. 
I, Specie. Calcare granoso. Calcai*e a grani piii o 
raeno grossi, e saccaroideo ( Chaux carbonatee har- 
mophane H. Urkalkstein ). 
I. Yar. comuQe. 



39a APPENDICE 

a. Omogeneo. 

h. Alteruante con zone di Dolomla. 

2. Var. scistoideo. 

a. Con talco ) ... 

7, ^ ^ ^ ) marmo cipolhno. 

0. LiOn quarzo e talco \ ^ 

c. Con mica. 

d. Mescolato collo gneiss. 

3, Yar. brecciforme; ( 1" aspetto di breccia non e che 
apparente ) calcare saccaroideo intiecciato di ser- 
pentmo e talco ( Calcaire pseudo-fragmentaire Cor- 
diei\ Marmo verde antico ). 

Sostanze accidental!, oltre il talco ed il mica: An- 
fibolo ( raro ). Granato ( nei Pirenei ) bruno o 
grigio nel calcare bianco; nero nel calcare grigio. 
Idoc 'asio ( nei Pirenei ). Pirite. Ferro ossidulato. 

2. Specie. Calcare compatto translucido; bianco, gri- 

gio , giallastro ecc. ( C!iau\ carbonatee compacte 
fine H. Dfthter Kalkstein ). 
Sostanze accidentali : Pirosseno ( Tircy in Iscozia ) 
Feldspato. Quarzo bipiramidato ed in grani. 
11. Sezione. Calcare frammentare. 

3. Specie. Calcare saccaroideo frammentare ( Marmo 

di Tarantasia ). 

a. A franunenti cnlcari ( Questi fraramenti sem- 
brano appartenere a Zoofiti ). 

h. A frammenti feldspatici. 

c. A frammenti di scisto. 

Fossili. Concliiglie ( rarissinie ). 
4- Specie. Marmo campano. Scisto lucido o sublncido, 
misto di calcare con venule di calcare bianco 
( qualche volta e stratiforme )• ( Opliicalce reticule 
Brongniart ). 

Fossili. Concliiglie ( rare ). 
5. Specie. Calcare compatto ordlnario. Bianco , gri- 
gio , biancastro-, giallastro o nei'astro (II color 
nero e dovuto all' antracite ). Disciolto negli a<;idi 
lascia un residue abbondaate quarzoso o argilloso 
( Chaiix carbonatee compacte comnnirie H. ). 

1. Var. comune. 

2. Var. litografico ( Pierre graphique H. ). 

3. Var. lumachtUa ( Calcare con concbiglie bivalve , 
che conservano piii o meuo un lustro perlaceo )• 



PARTE STRANIERA. oQS 

Sostanze accidcntali : Selce in ai'nioni ( dlfFeiisce 
all" aspetto nelle dlfFerenti formazioni ). Piombo 
solforato. 

Fossili. Zoofitl , molluschi , rettili, Pesci. 

6. Specie. Calcare d' acqua dolce , o travevtiiio. Di 

grana piu grossolana che il calcario ordinario ; 
cavernoso. Color biancastro o grigiastro. Sovente 
selcioso; qualche volta bitnmiiioso ( al Puy de Do- 
me , ed a Cliateau Laiidoii ). 

Sostaaza accidentale : Selce. 

Fossili. Conchiglie d' acqua dolce, terrestri. Animali 
di specie peidute. 

7. Specie. Creta. Lascia colla lavatura mi residno 

sabbioso ( Calcaire crayeux Coi-dier. Chaux car- 
bonatee crayeuse H. Kreide ). 

1. Var. terrosa. ( Creta ordinaria. Craye ). 

2. Yar. sabbionosa ( Craye tufau Brongiiiart ). 

3. Var. indurata. 

Sostanze accideiltali : Piromaco. Pirite globulare. 
Grani verdastri proveiiienti forse da frammeiiti di 
Sefpentino o di rocce vulcaniche ( Craye chloriteej 
Glauconie crayeuse Brongiiiart ). 

Fossili aliboiidanti. Echini soveute.selciosl. Concliiglie. 

8. Specie. Calcare globuloso ( Calcaire globuleux Cor- 

dier ). 

1. Sottospecie. Calcare oolitico. Globuli rotondi 
piij o meno A^oluminosi , talvolta a strati concen- 
tric!, a cemento calcare compatto^ o spatico (Chaux 
carbonatee globuliforme H. Calcaire oolitique ; cal- 
caire du Jura ). 

2. Sottospecie. Calcare tubercolare. ( Tubercoli a 
strati concentrici ( Priapoliti ) a cemento calcare 
tenero ). Proviene forse da incrostazioni di vege- 
tabili ( Calcaire tuberculaire Cordier ). 

3. Sottospecie. Calcare pisolitico. Globuli a strati con- 
centrici , aventi al centro ordinarianiefite un grano 
di sabbia ( Calcaire pisolitique. Erbsenstein ). 

9. Specie. Calcare grossolano ( Calcaire grossier Cor- 

dier. Chaux carbonatee grossiere H, Calcaire a ce- 

rites Brongniart ). 
J. Var. arenaceo. 
2. Yar, corapatto. 



394 APPENDIGE 

3. Vav. terroso. 
Soetanze accidental! : Selce in grani ^ ed in ciottoU, 
Terra verde proveniente forse da frammenti di 
serpentino , o di materia vulcanlclie. 
Fossili. Concliiglie variatissime. Milioliti. 
10. Specie. Calcare argillifero. Odore argilloso quando 
e bagnato. Trovasi nei terreni anticlii e moderni 
( Marna volg. ). 
Fossili. Concliiglie piii rare nei terreni anticlii die 
nei moderni. 
i II. Specie. Tufo calcare. Spongioses di aggregazione 
pill o meno imperfetto. Struttura ordinariamente' 
franimentare ( Chaux carhonatee sedinientaire H. 
Tuf calcaire Coi'dier ). 
Fossili. Ossa di grandi animali esistenti e perduti ? 
Conchiglie terrestri e d' accjna dolce. 
II. Divisione. Calcare magnesifero. 

12. Specie. Dolomia. Struttura granulare ; bianca o 
grigia ( Chaux carbonatee intimement melee de nia- 
guesie carbonatee H. Dolomie Cordier. Doloniit). 

1. Var. uniforme. Grani piu o meno aderenti , com- 
posti di lamine spatiche , sovente flessibile. 

2. Var. scistoidea. L' asspciazione al talco ed al mica 
lo rende scistoidea ). 

Sostanze accidental! : Mica cristalllzzato ( S. Gottar- 

do). Anfibolo (bianco nella Dolomia bianca, e grigio 

nella Dolomia grigia). Macia (T interno e rienipito di 

calcare ; nei Pirenei'). Pirite. Arsenico solforato. 

1 3. Specie. Calcare magnesiano sedimentare; giallastro 
o brunastro. Struttura un poco subgranulare ( IVIa- 
gnesian limestone degl' Inglesi. Calcaire magnesiea 
sedimentaire Cord. ). 

1. Var. cavernoso ( Rauchkalk. ) 

2. Var. globulare ( questo e il vero calcare oolltico, 
"'■ Roggenstein de'iTedeschi) •, globuli oscuramente ra- 

diati dal centro alia circonferenza. 

3. Var. terroso s nelle cellule del cavernoso (Cinders). 
Sostanze accidental! : Bitume ( in qualche varieta gli 

acidi ne sviluppano F odore ). Calce carbonata 
magnesifera niargaritacea ( Schaumerde ). Ferro 
carbonato ( neir Aveyron ). Piombo solforato e 
ziuco cgjrbonato iiituuaiHeate luescolati ( Figeac ). 



PARTE STRANIERA. 3g^ 

XL Genere. Rocce a bas^ di calce solfata. 
I. Divisione. Calce solfata aaidra. 
I. Specie. Ankhite^ biaiica , bleu ( Cliaux anhydro- 
sulfatee H. Anhydiit. ) 
I. Vai\ granulare. 
a. Var. compatta. 
Sostanze accitleiitali : Gesso fibroso. Argllla ( quasi 
sempre ). Salgemma ( in grani, e iatimaniente nie- 
scolato ). Solfo pulverulento ( raro ). Piombo solfb- 
rato e fei-ro carbonato (Pesey). Frammenti di scisto 
e di calcare compatto. 
41. Divisione. Calce solfata idrata. 
a. Specie. Gesso ordinaiio. Struttura granosa. ( Chaux 
sulfatoe haraiopbane H. Gypse ordinaire Cord. 
Gyps. ) 
Sostanze accidentali : Mica. Talco. 

3. Specie. Gesso sedimentario ^ bianco, grigio, rosso , ecc. 

1. Var. laminare ( Chaux sulfatee harmophane H. ). 

2 . Var. compatto ( Alabastro gessoso. Chaux sulfatee 

compacte H.). 

3. Var. fibroso ( Chaux sulfatee fibreuse H. ) 
Sostanze accidentali : Boracite. Arragonite. Quarzo 

bipiramidato. Selce in arnioni. Peirolio. 
Fossili. Ossa di grandi animali perduti. Vegetabili. 
Gonchiglie. 

4, Sjiecie. Gesso epigenio. Ha Faspetto deirauidrite, da 

cui trae 1' origine ; d' ordinario cavernoso ; cjual- 
che volta frammentai'e. 
Xn. Genere. Rocce a base di allumite. 

Specie unica. Alluaiite. Seuibra provenire da un' alte- 
razione di materie volcaniche ( Pieira della Tolfa. 
Alunite Cordier ). 

1. Var. uniforme. 

2. Var. porfiroidea. 

3. Var. framnientare. 

in. Ordine. Aggregati salini , sapldi. 
XIII. Genere. Kocce a base di soda muriata. 
Specie unica. Salgemma; granoso, bianco, grigio, rosso, 
azzurro , violaceo ecc, ( Soude umriatee II. ). 
1. Var. laminare. 
a. Var. sublaaiinare, 
3. Var, fibroso. 



396 APPENDICE 

Sostanze accidentali: Argille.colorate coiitenenti s;csso 
cristallizzato , ed una sostaiiza rossastra clie forse e 
ferro ossidato. 

Fossili rarissimi. 

XIV. Genere. Rocce a base di soda carbonata. 

Specie unica. Soda carbonata ( dei terreni rooderni ). 
Struttura granosa ( Natron ). 
Sostanze accidentali: Argllla. Salgemma. Gesso. 
IV. Ordine. Aggregati metallici. 

XV. Genere. Ferro carbonato. 

Specie unica. Ferro carbonato (Fer oxide carbonate H.). 
I. Var. compatto. 
' 2. Var. grossolano. 

Sostanze accidentali: Mica. Quarzo. 
Fossili. Impressioni di vegetalnii e di pesci. 

XVI. Genere. Manganese idrato. 

Specie unica. Manganese idrato ( Manganese hydrate ). 
I . Var. compatto. 
a, Var. cellulare. 
Sostanze accidentali: Calce fluata. Barite solfato. Quarzo. 

XVII. Genere. Ferro idrato. 

Specie unica. Ferro idi-ato ( Fer oxide H. ); proviene pro- 
babilmente da una decomposizione del ferro carbo- 
nato. Briuio, giallo. 

1. Var. compatto ( Thoneisenstein ). 

2. Var. globulifornie ( BoUnerz ). 

a. In globuli sciolti. 

b. Li globuli riuniti da un cemento. 
Sostanze accidentali : ]Mica. Quarzo arenaceo. 
Fossili. Legno impietrito. Zoofiti, Concliiglie. 

XVIII. Genere. Ferro osgidulato. 

I. Specie. Ferro ossidulato ordinario (Fer oxydule H. 
Magneteisenstein ). 
1. Var. granoso. 

3. Var. scistoideo. 

Sostanze accidentali: Calce carbonata. Feldspato. An- 
fibolo. Diallagia. Coriadone. Pirite. 
3. Specie. Ferro ossidulato croniato. Magnetico. Coperto 
di luacchie verdi alia superficie ( Fer chromate H. ). 

Sostanze accidentali: Cake carbonata. Take. Serpen- 
tina. Zinco ossidato. 



PARTE STR\NIERA. 3()J 

3. Specie. Ferro ossldulato titanato; ( difFerisce dal ferio 
titanato delle rocce vulcaniche ); contiene circa 40 
centesimi di titano ( Tilaneiseii ). 

XIX. Geiiere. Ferro ossidato ( Fer oligiste H. ). 
Specie uuica. Ferro ossidato. Colore ed aspetto me- 

tallico. 

I. Var. cjuarzifero ; scistoideo ; rossastro : aspetto me- 
tallico. A f'asce alternanti col quarzo ( di Clier- 
bourg ). 

a. Var. argillifero; scistoideo ( dell" Ai'deche ).( Rothei- 
senstein ). 
Appendice. Ferro ossidato franimentare ( dell' Isola 
d" Elba ). Pasta di ferro ossidato rossastro , iiiisto 
sovente di ferro idi-ato con frammeiiti di ferre os- 
sidato ( oligisto ) cristallizzato. 

XX. Genere. Ferro solforato ( Pirite. Fer sulfure H. 

Schwefelkies ). 
Specie unica. Ferro solforato ( Pirite ). 
I. Var. Ferro solforato bianco ( Fer sulfure blanc H. ). 
a. Var. Ferro solforato ordiiiario ( Pirite. coumne ). 
3, Var. Ferro solforato magnetico ( Fer. sulfure fer- 
rifere H. Magnetkies. Pirite inagiietica ) ; e tpialclie 
volta cuprifero. 
V. Ordine. Rocce combustibili. 

I. Sezione. Rocce couibustibili semplici. 

XXI. Genere. Solfo. 

Specie unica. Solfo ( Soixfre H. Schwefel ). 

a. Cavernoso, 

b. Cellulare. 

c. Terroso. 

Sostanze accidentali : Gesso cristallizzato. Calce car- 
Ijonata. Strontiaua solfata. Materia bituuiinosa. 

Fossili. Impressioni di vegetaljili. Plaaorbi '? ( in Ar- 
ragona ). 

II. Sezione. Rocce combustibili a base carbonosa, 

XXII. Genere. Antraciie. 

Specie unica. Antracite ( dei terrenl intermediarj e di 
carbon fossile ). ( Antliracite. Kohlenlilende ). 

1. Var. iiniforiiie. Luclda , imperfettaniente scistoidea. 

2. Var. terrosa. Macchia faclhnente in nero. 

3. Var. pseitdo-frammentare. A grossi grani. 
4- ^'ar. pseudo-areiiacea, A piccoli grani. 



SpS ArrENDicE 

5. Var. sclstoidea. Con calce carbonata Ititerposta, 

XXIII. Genere. Carbon fossile , o Litantrace. 

Specie unica. Carbon fossile ( Houille H. Steinkohle). 
Si gonfia avdendo e lascia un residue antracitico 
( Coack. ). 
I. Var. brillante ( GJanzkoliIe in parte.) 
a. Var. scistoideo ( Schieferkohle ). 
3. Var. compatto ( Kennelkohle ). 
Sostanze accidendali : Calce carbonata. Spato perlaceo 
( Scbieferspath ). Pirite bianca. Piombo solforato. 
Mercurio solforato. Zinco solforato. 

XXIV. Genere. Lignite ( Xylantbrace Menard la Groye ). 
Specie uuica. Lignite. Ai'de con fianima. Lascia un re- 

* siduo di cenere dopo la combustione. 

I. Var. stratiforme. 

a. Var. ordinaria. Aspetto evidente di legno. 

Sostanze accidentali: Argilla ordinaria e calcarifera. 
Pirite bianca. Succino e Mellite ( rari ). 

Fossili. Conchiglie d' acqua dolce ? 

XXV. Genere. Dysodile. 

Specie uiiica. Dysodile. Struttura sfogUosa. Senibra una 
materia vegeto-aniniale ( Mellili in Sicilia. Rive del 
Reno ). 
< a. Uniforme. 

b. Con iiiipronte di vegetabili e di pesci. 

( Sara continuato. ) 



PARTE IT\LIANA. 899 



PARTE 11. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIANE. 



OPEEE PERIODICHE. 



R. 



GRAN DUCATO DI TOSCANA. 
Antologla dl Firenze^ fascicolo 20 J^ 



L.AGGUAGLIO delle ossevvazipni fatte visitando alcune parti d'Etio- 
pia compilato da G. IFaddi/igton e B. H anbury. — Istoiia del 
giuri , del sig. Aignan. — Sulla scienza della medicina , Saggi 
d: G. Blanchi. ■ — Sopra una pretesa saiiazione istautaoea da 
congenite sordo-niutita , voto medico-forense del dote. P. Betci. 

— Considerazioni sulle relazioni dei vlaggi in Italia. — Goui- 
pendio istorico del diritto coiunierciale e marittimo presso tutto 
le nazioni antiche e nioderae , dell' avvocato G, Castmelli ( ar- 
ticolo terzo ). — Lettere ed altre prose di Torquato Tasso rac- 
colte da P. MazzucchellL — Lettera del marchese Cesare Luc- 
chesini sopra un giudizio dato da uu glornalisca fraacese intorno 
al Petrarca. — Pvitratto d' un bel giovane , dipiuto da Hayez. 

— Esposizione del nieoe di ottobre l8a2 in pirenze , ia occa- 
sione del concoi-so triennale di belle arti. — Del solfato di chi- 
niria e del nietodo piil facile di ottenerlo , Memoria di Ottavio 
Siha. — Meaioria sii di ua' operazione di litotomia , di A. jTra- 

siiiondi. — Osservazioni iiieteorologiche di ottobre. 



STATI PONTIFICJ. 
Giornale Arcadico di Roma^ fascicolo 46." 

Necrologia. Maroliese Antonio Canova. 

SciENzE. Annali dt niedioina pratica compilati nell' istituto cli- 
nlco di Lucca da G. Francescbi ( volume I .° ). —Osservazioni 
criticlie sopra alcuni principj liguardo alle scienze ecoaomiche 

B'M. Ital. T. XX VIII. a6 



^OO APPENDICfi 

proposti dal sig. Gioja pa'-ticolarmente nel tonio prinio del suo 
Prospetto 1 del sig. Bosellini ( continuazione ) — Memoria se- 
conda sopra il ruetodo di estrarre la pietra dalla vescica urina- 
ria per la via dell' intesttno retto , di A., l^acra Berlinghieri. — 
Elementi di ottica e di astronomia , del caiT/iiieo G. Settele 
(volume 2."). — Memona su di un' opera/ione di lltotomia, di 
A. Trasmondi. — Sopra un feto senza lo steriio; Lettera di L. 
Bassaiielli. 

Letteratl'RA. Sopra alrune medaglie antiche inedite: Lettera di 
T. Monaldi. — Brevi cenni intorno al pubblico insegnaiiiento 
neir impero della Cina. — Memorie istorioo-critiche suH ongine, 
progress! e decaden^a del f.)ro Tiajano di Roma ( articolo 5." 
ed ultimo V — Lettere inedire del conte Giulio Perticari (" conti- 
nuazioQe ). — Sonetto di Dante. 

Belle arti In funere Antonii Canovse : Epigramma. 

Varieta'. Nuove osservazioni so)ira un plagio lerterario ed 
appendice sui vetri con epigrafi cufiche , di Carlo Ottavio Ca^ 
stiglioni. — Cenno statistico intorno 1' impero della Russia. •— 
Scavi fatti al Capo di Buona Speranza. — Sermone consegrato 
a' culron degli ameni studj. — Prodromus institutionum niedicinte 
practica; J. B. Burserii de— Kaniffid usui academia; dicavit Eq. 
V. L. Bvera. — Istruzione del poptdo in Ingliilterra. — Saggio 
di tradnziiine di aicuni salaii di Davide fatta dalTavv. G. B. 5pi- 
na. — « Perche possann gl' Italiani far versi nnn rimati ? » cjue- 
stione proposta dall' Accademia di Rouen , risoluta da Cai^lo Botta. 

— Canzone del marchese Antinori di Perugia. — II Paradiso 
perduto di G Milton tradotto dal padre G. F. Caneo d' Ornano. 

— Manifesto d' associazione all' intera traduzione delle tragedie 
di Sofncle fatta dal marchese Massimiliano Angelelli bolognese. 

— Morte di un becchino sceso in una sepoltura. — Osserva- 
zioni nieteorologiche ed idrauliche di ottobre. 



Effemer'idl letterarie di Roma , fascicolo 2.5° 

Deir atto deir Apollo di Belvedere , lezione di M. Missirini 
f origlnale ). — Memoria del prof. Giorgi sopr.i un nuovo stro- 
mento per operare le cateratte e per fonuare la pupilla arti- 
fieiaie ; e Lettera del niedesimo sopra due operazioni di pietra 
col taglio retto ( estratto ). — Dizionario biogratico crouologico , 
del prof, kmhrogio Levati ( annotazione ): — De vita et scrijitis 
Wariani FontaD<B : commentarius ab A. M. Grandio ( esrratto ), — 
Le pitture a fresco di P. Perugino nelli sala del caiubio di 
Perugia descritre in ottava rima. dal prof. Mezsaiivtte. — Del 
pomerio , delle niura e delle porte di Romolo : Dissertazione di 
S. Pi»le ( originale ). — Del metodo in uiatematiche ; della ma- 
niera di ordinare gli elementi di queste scienze ecc. : Disserra- 
zione del prof, Flaiui ( aanotazione ). — Notizie intorno Rafaele 



PARTE ITAtl.VNA. 401 

Sanzio ed alcune di lui opere , iiitorno Braniante Lazerl, Giu- 
liano di S. Gallo , Baldassare Peruzzi , Michelangelo Buonar- 
roti , e Piio Ligovio ecc. ; e del secolo di Giulio II e Leone X : 
deir aw. D. Carlo Fea ( estratto ). — Memoria su di un' ope- 
razione di litotoiiiia , di A. Trasmondi. — Osservazioni di P. 
Visconti iiuorno alia lettera di P. A. Brandiniarte sopra la 
lapida di Pompilia Aiitusa soprannoaiinata Ancaria. 

Varieta'. Traduzioiie poetica dei salmi di David , e dei Can- 
tlci : di Micliele Mallio. — Dell' anfiteatro di Pola ecc. : Saggio 
del canonico P. SCancovich- — La batracouiioinachia : poeina 
greco recato in versi italiani da Paolo Costa. — Agapra, Mi- 
ehaelia , e le Tesserae paschales: opu9coli di Stefano Morcelli. 
— Iscrizioni Tatine. — Risposta all' articolo della Biblioteca Ita- 
Jiaua intorno alle Octave sulla scultura del conte F. Pergoli 
Canipanelli. — Philippi Timothei SalveUi de patria demen- 
tis XIV. 



BIBLIOGRAFIA. 



REGNO LOMBARDO-VENETO. 



E 



FFEMERIDI ostronomiche di Mllano per V anno i823 
calcoLate da Enrico Bra3I£ILL4, con appendice, — 
Mitano 1822, dull' I. R. Stamperia. 



Raccolta di poemetti didascalici originali o tradottu 
— Milano . 1 822 , dalla tipografia Destefanis a 
S. Zeno ^ a spese degli editori. Vol. 9.° in 16°, 
( Le associazioni si ricevono da G. Scapin librajo 
in contrada di S. 3Iargherita ., dal tipografo De- 
stefanis e dal Visai tipografo nella contrada del 
tre Re). Prezzo lire 3 per volume. 

In questo volume contengonsi le Nodzie blografiche di Bar- 
loiomeo Lorenzi col suo poemetto Delia colUvazione de' moiitl ; 
La cokuazione degll ulivi di Cesare Arid; e Celeo o i'Orto , 
poemetto di Bernardino Baldi. 



40a APPENDICE 

Rltratd dl rinomati cnmpositori , cantantl e professotz 
di miisica italiaui. Fascicoli II e III in 4.° — Mda- 
no , 1822 , presso F. Ar aria , nespzlaiue di musica , 
stampe e carte gcografiche , in co.itrada di S. Mar- 
ghertta. Prezzo d associazione, per ciascun fascicolo 
contenente 4 ritratti, lire 4. 

Annali Mwiuhnani di Gio. Batt. Rampoldi. — Mi- 
lano . 1822 . dalla tipografia di Felice Ruscoiii , 
contrada di S. Rafael e n." 10 ; 3. Fol. '5.° di pu' 
gine 5i2 in 8/' Frezzo lire 6, 40. 

11 sig. Rainpokli prosiepue coraog,iosumiente nella pubblicazione 
cli quest' opera che abbiamo piii volte enconiiata. Di questo vo- 
lume pavleremo nei prossinii fascicoli. 



Lezioni d introduzione al calcolo sublime ad uso dclle 
II. RR. Unive?'sitd del R. Lombardo- Veneto , del 
professore Angela Lotteri. Parte seconda conte- 
nente la Geometria analitica — Pavia, 1822, dalla 
tipografia di P. Bizzoiii, in 8." di pag. 400 circa ^ 
con 8 tavole in rame. 



Elernenti di fisica generate di Andrea MozzoNi, pro- 
fessore dl fisica generale Jiell I. R. Universitd di 
Pavia. Qaarta edizione. — Milano , 1 822 , presso 
Pirotta, in 8.° dl pag. 35o circa, con 6 tavole in 
rame. 



Gramatica delta lingua tedrsca o sia nuovo metodo 
d'impararc con facititd it tedcsco , di D A. Filippi 
gid pubblico professore di lingua e letteratura ita~ 
liana nelt I. R. Universitd di Vienna. Terza unica 
legittima edizione originate esattamente corretta e 
di cose essenziali accresciuta. Con una tavo a in 
rame. — Vienna., 1822 a spese di Federico Volke. 
In commissione presso Gio. Meiners in Mdano 
sulla corsia del Duomo n.° gjS. 

( Ecco riprodotta per la quinta volta questa Gramatica. Due 
volte a Miiano tre a Vienna. Cio parla abbastanza iu favore di 



P4RTE ITALIA.NA. 4^3 

essa. L' edizione del sig. Volke clie qui anaimciamo e nitida, 
corretta e preferibile per tnolti riguardi alle precedent!. Que- 
sta gi-amniatica ha avuta molta fortuna e 1 ha lueritata per la 
sua chiarezza e per la successiva ordinata progressioae delle 
idee colla quale conduce il cominciante a imparare una lineua 
tanto diflicile e d' indole tanto diversa dalla nostra coin' e la 
tedesca, ) 



Elogio istoriro dell' egregla donna Bianca Uggerl Capece 
della Somaglia scritto da Francesco Gam bar A. — 
Brescia^ 1822, dalla tipografia Valotti. Opuscolo 
di pagiae 40. 

L' elogio e dedicato alle chiarisslme sorelle contesse Paola 
Calini e Dorotea Luzzago figlie dell' illustre defunta. 

Bianca nacque in Piaccnza il giorno 3 1 luglio m^'i dal conte 
Carlo Maria della Souiagjia e dalla contessa Marghenta Fenaroli. 
La contessa Somaglia-Panizza di Mantova chiese ed ottenne di 
allevare come si;a figlia la nipote Bianca che toccava appena 
il quarto anno. Cola la giovinetta non venae istruita soltanto 
Bella religione e nei lavori feniniinili , ma da valenti maestri fu 
nella musica e nel disegno esercitata con molta accuratezza, e 
da dotti uomlni fu addottrinata nelle lettere italiane e latine , e 
perfettamente aiuimestrata nelle Imgue fraacese , spagnuola e 
tedesca. Essa soleva praticare le preci divine nell' idioiua ale- 
manno onde coll' esercizio vincerne le difScolta. 

La nobile donzella ambita dalla gioventii italo-lombarda per 
le sue rare doti e per la cospicua di lei famiglia , si marito 
sul finire dell' anno 1764 col sig. Vincenzo Uggeri di Brescia. 
Nuaieroso concorso di persone d' ogni condizione si portarono 
oltre tre miglia dalla citta per festeggiare ed onorare 1' arrivo 
della sposa. Due anni dopo il uiatrimonio fu essa trascelta ad 
essere una delle ire , che , nella circostanza della aiaguifica gio- 
8tra eseguita dalla cenomana gioveutii , dovevano al vincitore 
del fesrevole e difficile ciniento accordare I'onorato preniio delle 
di lui fatiche , jiresentandogli il jtattuito dono. Tanti Bresciani 
favellaudo di lei cantarono : 

Saggia, vaga , gentil , Bianca immortale. 

Le fauiigliari e iiiaterne orrupazioni non rallentarono nella 
chiarissima donna ne il desiJerio di coltivare il suo ingegno , 
ne la ■"orns'Tundenza lettern-ia coi primi scienziati italiani dei 
fiuoi tempi. Ella aiuava I' arte della declamazione , cosicch^ nel 
tempo die i piu distinti Bresciani calcarono per diporto le sce- 
ne , si rappresento 1' Oliuipia di Voltaire e 1' Uggeri-Somiglia 
vi sostenne la parte di protagonista con tutta 1' intelligenza , 
con tutta r aniuia e con tutto <l genio d' una eccellente atrrice; 
ella in oltre riformo in alcune paiti 1' origiuale della tragedia 



^04 APl'ETSTDICE 

iu niodo che 1' autore poscia ritocco clietro tali tracce la sua 
composizione. Brugnoli confessa clie nella sua traduzione fu sus- 
•idiato dal retto dtscerniiuento e dal saggio parere della nostra 
Biaiica. II sig. Salfi sottopose al di lei giudizio una sua prege- 
■vole tragedia intitolata la Virginia Bresriana , di cui V Uggeri- 
Soiuaglia discorre con iiiolto senao in una sua lettera al luede- 
«iuio Salfi inviata. II chiavissiuio conte Giambattiata Corniani, 
mentre dimorava in Roma, indirizzo alia nostra Bianca un poe- 
juetto sulle belle aitl antic he , dove dice di lei: che avrehbe ab- 
bellica la stessa Atcne ai tempi avveniurosi deW elegante Pericle. 
II conte Roucalli in un epigrannna cosi dipinge la Uggeri-So- 
niaglia : 

Seinpre della ragione arnica e serva 

Guida le opre costei , guida i pensierl ; 
Figli della <^ircie che in sen conserva, 
Giusti sono i suoi fatti e i detii veri-- 
La favola cost piiise Minerva , 
La verita cost pinge f Uggeri. 
Orazio Calliui appellava 1' illustre defunta : 
Dolce de' miei pensier , de' studj miei 
Regolatrice ed anima e consigUo. 
E il prelodato conte Corniani indirizzandole la dissertazione 
epistolare intorno i piaceri dello spirito ridotti a sistema le di- 
ceva : morale e s^usto formar.o il sostanzial nutrimento delP anima 
vostra elevata e nobilmente sensibile. Quali riflessioni delicate e 
profonde , il ridente aspetto della luttura nnn vi detterebbe sopra 
tantl oggetti di belta semplice quel fior d' ingegno coii squisito e 
sicuro , che forma la socnita e I' ammirazione di chi </ ascolta. 
La perspicacia e V eleganza del nostra spirito in induce appunto 
a farvi parte delle mie meditazioni qualunque sieno. Voi ne cor- 
resgere'e il difetto •, voi le ianalzerete a quel grado che piu alia 
verita s' avvicini. 

Non solo eir era onorata da' suoi compaesani; ma anche molti 
dotti stranieri alle rive del Mella tale ver lei mostravansi ; giac- 
clie Bettinelli , Rugniui, Lorenzi , Pindenionte , Frisi , Bodoni , 
monsignor Turchi vescovo di Parma e parecchi prelati romani 
seco lei niantennero carteggio , a lei indirizzarono i lorodubbj, 
e braniarono sentire intorno questi il di lei saggio parere. La 
Uggeri-Somaglia ebbe il contento di vedere i suoi tre fratelli 
cavalier Antonio , monsignor Giulio e cavalier Gaetano calcare 
il seutiero della piu luminosa virtii e toccare la somma degli 
onori. 

La chiarissima donna mori in Brescia il giorno i3 marzo del- 
r anno i8aa compianta dai paienti, dagU amici, dai buoni e 
tlai dotti. 

M. 



PARTE 1TA.LIANA, 4o5 

Biografia universale autica e moderna , o sia storia 
per alfabeto della vita pubhlica e privata di tutte 
le persoiie die si distinsero per opere , azio/ii , ta- 
lenti , virth e deiitti. Opera affatto nuova compilata 
ill Fraiicia da una societd di dotti , ed ora per lit 
-prima volta recata in italiano con. aggiunte e cor- 
rezioni. Vol. IV. — Venezia per Gio. Batista Mis- 
siaglia , in 8.° di pag. 480. 

Ecco il quarto volume di quest' opera gia da noi piii volte 
ramtnentata , e che sebbene di giusta uiole , non arriva tuttavia 
se uon alle lertere B A V. 

Fedeli all' osservanza dell' istituto nostro di fermarci princi- 
palmente su di alcuni articoli , che riguardano persoaaggi ita-> 
liani , all' illustrazione dei quali si aoao peculianuente dedicati 
gli editor! , osserveretuo che non essendosi sotto il nome di 
Auria registrati il celebre Ruggiero , nt gli altri grand' uomini di 
quella faiuiglia siciliana , che probabilmente si troveranno sotto 
il nome di Doria ., poteva in egual modo rimettersi a quel luogo 
anche Vincenzo Auria, che anch' esso discendente ditevasi dai 
Doria di Geneva , e che latinamente ei pure vedesi scritto Ab 
Auria. — Troppo lodato fu per avventura dal sig. Gingueiie , Gio- 
vanni Maria Avanzi ;iiia nella traduzione di quell' articolo genera 
qualche confusione il vedere scritto che le opere inedite di quel 
giureconsulto , cattivo poeta , non viilero mai la luce che in al- 
cuni dizionarj ; meglio sarebbe stato il dire , che non furono 
mai conosciute se non perche in alcuni dizionarj rammentate, 
Nell' articolo Ai^eroni Valentino troviarao inutile V avvertenza del 
sig. Barbier ," che invece di Dionigi Cartusiano debba leggersi 
Dionigi il Certosino, Nell' articolo Aviano , ci perdoni il sig. Gin- 
guene , ma noi non siamo del suo avviso , che gli elogi , scritti 
frequenteniente dagl' Italiani del secolo XVII dei frutti , delle 
carui , delT insalata , delle fave ecc. , come quello delle cervel- 
late di Blilano fatto dall' Aviano medesimo , composti fosserw 
soltanto per mettere in ridicolo gli elogi , che spesso facevansi 
di persone e di cose, poco di lode meritevoli. Noi crediamo 
anzi , che que' lavori si faceseero per dar prova d' ingeguo e 
per mostrare che anche gli argomenti piu comuni destar po- 
tevano la facondia degli oratori e 1' estro poetico ; e la prova 
conviuceute si trova negli elogi della sete, della scabbia e della 
)ieste , non che in quello stesso dell' Aviano delle cervellate e 
dei sanguinacci milanesi. 

Qualche confusione vedianio nell' articolo Rufo Festo Avieno , 
glacche dubitandosi ragionevohuente dal Cannegieter ( non Can- 
niegeter come si <• stampato forse per errore ) , se due fossero 
gli Avieni auziche un solo , si sono mdistintameate registrate in 
appresso tanto le u-adiiziooi di Arato e di Dionigi, tjuanto (luella 



4o6 A I' p E isr D I E 

delle favole esopiaiie , forse di autore piii antico di due secoU. 
e mezzo. Opportunamente pero si sono nell' aggiiinta accennati 
i due volgarizzatoii italiaiii delle favole , il Trombelli ed LI Mi' 
gUatesi. Cosi all' avticolo del conte Luigi Avogadro , essendosl 
gia accennato essere stata da <)u, Belloy nella sua tragedia di 
Castonc e Bajardo rappresentata come atroce perfidia la congiura 
deir Avogndro per liberare la sua patria , poteva aggiugnersi§es- 
sere stata la gloria di quest' azione riveadicata in altra tragedia 
t'i uno scrittore italiano , V abate Marucchi. L' Avogadro per uome 
Girolamo 1 di cui solo e noto die fioriva verso 1' anno i486, 
poteva in ordine cronologico anteporsi alia poetessa Lucia di 
quella famiglia , che fioriva verso l' anno i56o. 

Tra gli Azzoquidi meritava forse di essere rammentato il ce- 
lebre starapatore di Bologna del secolo XV , al quale andiamo 
tlebitori di alcuue delle prime edizioni dei classici , e forse lo 
meritava egli piii ancora del canonico Ji S. Petronio autore di una 
Vita di S. Caterina 1 che non e ancora ben certo se sia stata 
pubblicata. 

Air articolo di Azzone , giureconsulto del XII secolo, poteva 
rivendicarsi all' Italia la gloria di avergli dati i natali , e in quel- 
1' articolo si e stampato per errore Irnevio invece di Irnerio ^i\ 
quale il fondatore puo dirsi della celebre scuola di giurispra- 
clenza in Bologna. — Se il sig. Ginguene veduto avesse uu raris- 
eiiuo e quasi irreperibile opuscolo in 4°, contenente gli statuti 
della celebre accademia veneziana foiidata da Federigo Badoaro 
nel i558, avrebbe osservato die in quella istituzioue si faceva un 
assegno graiidissimo di fondi per le occorrenze dell' accademia; 
e questa copia appunto di ricchezze e di beni potrebbe servire 
ili conferma al sospetto da esso e da altri accennato , che il 
Badoavo commessa avesse qualclie infedelta nell' amministrazione 
de' fondi niedesimi, il che renderebbe ragione non solo della 
di lui )irigionia , ma anche della soppressioue di quell' accademia 
ordinata dal Veneto Senato. Ci muove altresi qualclie dubbio il 
vedere nominati molti Badoari ed un doge Badoero , giacche 
antica ed illustre essendo quella famiglia , si puo crcderli tutti 
discendenti dei Fartecipazj , il di cui nome mutossi in quello di 
Badoero. 

Ad eccesslvo amore di patria potrenmio attribuire l' articolo iq 
questo volume iuserito riguardante Giuseppe Avelloui; nia lo- 
diamo in pari tempo quel sentimento uiedesimo, sviluppato nella 
copiosa aggiunta all' articolo di Giorgio Baffo , nel quale il signor 
Ginguene scusare volendo forse la licenza del poeta , censuro 
troppo severaineate i costumi della di lui patria, e molle ed ef- 
feminata ne dhse la lingua , d'accordo perfeitamente coi costumi. 
Neir aggiunta suddetta si e fatto vedere , die la liberta dei ve- 
neti costumi consisteva piu che in altro in una certa festivita 
ed in un coiivivere fraterno , e che lieto e festivo e pure il ca- 
latterc della liQgua, iuimagine di qucilo della nazione , sul quale 



PARTE ITALIANA. 407 

piuttosto che non su quello della lingua niedesima puo dirsi 
che comincia ad allivldire la freschezza de llneamentl. 

Del rimaiiente 1' edizione della Biagrafia si contmua con zelo 
e con coraggio , e non dubitiamo che nel progresso quest' opera 
si aridra seiupre migliorando. 



Le opere di Buffon ^ miovamente ordinate cd airic— 
chite della sua vita e di wi ragguaglio del pro~ 
gressi della storia naturale dal I'jSq in poi dot 
conte di Lacepede. Prima edizione italiana adorna 
di nuovA e ditigenti incisioni. — Venezia , 1820 , 
at iiegozio di libri cdl' Apollo , in 8.° grande. Vo- 
lume 23.° di pag. 418, cui va wiita la I7.« di- 
stribuzione di tavolc. Le assnciazioni si ricevono dai 
principali librai : il prezzo e di cent. 1 8 per ogni 
foglio di stampa , e cent. 20 per ogni tavola in 
rame colle spese di porta a carico degli associati, 

Saggio teorico-pratico sugli aneurismi interni premiato 
coZZ' accessit dalla reale Accademia napoletana , di 
Mose, Giuseppe Levi , dottore in medicina e filo- 
sofia , medico di sanitd pel sestiere di Canal-Regio, 
viembro del Veneto Ateneo. — Venezia, 1822, per 
Francesco Andreola , di pag. XFi e 223 in 8." 



Otto giorni a Venezia , opera di Antonio Quadri I. i?. 
segretario del Cesarco R. Qoverno e socio corrispon- 
dente del Veneto Ateneo. Parte seconda. — Vene- 
tia., 1822, presso Francesco Andreola. Vol. in. 12.° 
di pag. 497. 

I nostri lettovi avranno veduto nel torn. XXIV pag. 407 di 
quesra nostra Biblioteca il giudizio favorevolissinio che abbiamo 
dato del i." vol. di c[uest' opera. Un giornale che si stanipa a 
Treviso sotto il titolo di Giornale delle scienze e lettere s av- 
viso di faria da Arisrarco pubblicando nel n.° XVI non poche 
osservazioni che niettevano per un uiomento in dubbio V esat- 
tezza deir opera. Ma quelle osservazioni procurarono un nuovo 
trionfo al sig. Quadri , il quale in due successivi articoU pub- 
blicaci nei n."^' 258 e 269 della gazzetta privilegiata di Venezia 
ribatte taluiente , e direui cosi polverizzo le critiohe del suo 
ceusore tU aoa iajcUme iUeso il piu piccol vegtigio. 



4o8 A 1' P r, N D I C K 

II vnliime che ora abbinm per le niaxii k il secondo ed ul- 
timo dell' opera, e conticne il coinpeadio della storia veneta 
diviso in otto epoche , dalT origine di Venpzia nell' anno 421 
deJr era volgare sine alia caduta della repubblica nell'anno 1797. 

Qnanto sia utile porgere nelle guide deJle citta fatte ad use 
de' curiosi e de' forestieri un couipendio eziandio della storia 
di quella stessa citta o stato , lo sanno que' viaggiatoii vogliosi 
d' istruirsi clie non si contentano delle fallaci e spropositate no- 
tizie clie racoolgono dai c^si detri Ciceroni e servitori di piazza 
ignoranti. II sig. Quadri gia nel pnmo volume aveva promesso 
questo compendio e ne ha dato egli stesso un' idea in poche pagi- 
ne, presenfando in brevi cenni i fasti e le epoche principal! della 
Repubblica, e dividendo la storia in otto epoche , tome in otto 
giornate avea diviso tutto il giro col ([uale si niostrano al viag- 
giatore le cose piii meritevoli di essere osservate nella citta. 
Scorriamone noi pure le epoche. 

Epoca T.a Origine di Venezia. L' autore crede peter fissare al- 
1 anno 421 il costante soggiorno in quelle isole dei Veneti 
fuggiti dalle persecuzioni de' barbari settentrionali che invasero 
r Italia 8ul principio del V secolo. Percorrendo i progressi di 
que' primi isolani , la democratica lor condizione sotto il go- 
■verno de' Tribuni che ciascuna isola annualmente eleggeva , 
glugne al punto da cui la dilatazione dello stato ed il comin- 
ciaruento dcUa sua floridezza richiesero di concentrare in un sol 
persooaggio la direzione della cosa pubblica e preparo quindi la 

Epoca IT." in cui fa primo doge di Venezia Paolo Lucio Ana- 
festo neir anno 697 , moderata cosi la democrazia sotto la di- 
rezione di un solo piuttosto che di piu Presidi , e concentrata 
la forza della nazione , essa crebbe niaravigliosamente pel corso 
di cinque secoli in cui vedianio i dogi stnngere vincoli di san- 
gue con principi , re ed imperatori , ed una lunga e luminosa 
serie di prosperita procurate e sostcnute da un eroismo fecondo 
di magnanime azioni e di prodigi di valore che conducono all' 

EjJoca Ill.a , cioe alia conquista di Gostantinopoli nel I204» 
da Enrico Dandolo doge XLI. Fu questo il piu bel giorno dei 
Veneziani, e quest' epoca e una delle piu lumino»e della storia 
■veneta al cui dominio gia esteso sopra una terza parte del- 
r impero d' Oriente s'aggiunsela Morea e T isola di Caudia , ed 
i Veneti possedimenti formavaso una lunga catena d' isole , di 
provincie e di regni clie dall' Adriatico conducevano sino al 
mar Nero. 

Epoca IV.a II governo democratico diviene aristocratico ere- 
dltario. Anno 1297. Pietro Gradenigo II.* doge XLIX. Gia sino 
dall'anno 1 172 alle adunanze generali della nazione evasi sosti- 
tulto in Venezia un consiglio rappresentativo , coniposto di 4^0 
individui che canibiavansi annualmente. Fu stabilito in quest' anno 
( 129-' ) sotto la direzione del doge Pietro Gradenigo 11." clie 
in avivcnireil coasiglio noQ fosse piu riaoovato j ma penuanente 



PARTE ITALIANA.' 4O9 

restar dovcsse ne' consiglieri che a quell' epoca si trovavano 
in pdsto e ne* loro discendeuti , esclusi tutti glL altri citta- 
dini o famiglie , con che fu consuuiato il passaggio dalla con- 
dizione deniocratica all' aristocratica. Quest' epoca fu alquanco 
infelice nelle sue imprese in Oriente , ma prepaio un compenso 
alle sue perdite niarittinie coll' epoca seguente jdilatando il suo 
dominio per parte di terra. 

Epoca V.<i Veneta terra ferma, Anni i338, i388 , i4o5, 1430, 
1428. Si vide verificarsi , dice 1' autore , in favore di Venezia 
quella sentenza del Machiavelli , che i popoli corrono volontarj 
sotto r impero di chi tratta i vinti come fratelli e non come 
nemici. I Veneziani profittando delle circostanze e della elispo- 
sizione degli animi , parte coUe insinuazioni, parte col daiiara 
e parte con 1' armi ampliarono le loro coiiquigte di terra , or- 
mai estese sin dal priucipio del secolo XVI oltre Ravenna e 
Trieste ai due lati , e iiel centro a tutto il paese tra il mare , 
le Alpi ed il Po , prolungandosi in Lombardia sulle sponde del- 
r Adda , e dominando anche oltre Po uiolte piazze della Ro- 
magna e fin della Puglia. Ma gelose le potenze d' Italia e piii 
di tutti il pontefice , della veneta grandezza , vennero da lui 
promossi que' grandi avveninienti che diedero cagione alia se- 
guente 

Epoca fl.a Lega di Cambray. Questa forniidabile alleanza venne 
firmata a Cambray il 10 dicembre auno i5o8. Giulio II. sa- 
lito al pontificato mediante il favore di Cesare Borgia e de' Ve- 
neziani penso tosto a chiudere in carccre il primo ed a snogliare 
i second! di qiianto possedevano nella Roniagna. Per meglio riu- 
scirvi impiego tutta la sua desterita ed influenza per confederare 
Spagna , Francia , 1' Impero e tutti i principi d' Italia contro la 
sola Venezia. A tutte quest' armi aggiunse anche quelle della 
scomunica iia que' tempi tanto terribile : a quest' epoca appar- 
tiene la guerra di Cipro nel 1869 , la guerra di Candia nel 
1645 , la guerra di Worea nel i683. Essa fu ricca di avveni- 
menti gloriosi e termino coUa pace di Carlowitz l' anno 1699. 

Epoca Vll.a La pace di Fassarowitz nel 1718. La repubblica 
comincio nell' epoca precedente a discendere alquanto dalla sua 
grandezza ; in questa perde irrevocabilmente la Morea che il 
Morosini sopraunoniinato il Peloponnesiaco avea ricuperato con- 
tro la forza Ottomana. Le cose del mondo aveano prese un' al- 
tra piega. Le scoperte del Capo di Buona Speranza e dell' Ame- 
rica aveano cambiato nel XVI secolo la via del commercio ; 
Y Italia che avea occupato fino allora per cosi dire il centro del 
mondo , fu quasi gettata in un angolo. Tutte le nazioni d' Eu- 
jropa secondarono i nuovi irapulsi , e proGttarono delle nuove 
circostanze ; Venezia sola teneva alle sue antiche abitudini. la 
mezzo a' progressi delle altre nazioni nella tattica niilitare, ter- 
restre e marittima, Venezia rimase stazionaria ,• le finanze riposa- 
Ya«g suU'antico piede; la lunga quiete delia Porta Ottomana 



4lO APTENDICE 

non esercilo piii le sue flatte; tutto enunciava ua corpo che 
reagevasi in piedi perclie mancava un iirto clie lo rovesciasse. 
Quest' urto fu dato all' invasione de' Francesi nel 1797 , il <[uale 
preparo V epoca seguente. 

Epoca VIII." Caduta della re]iubblica di Venezia 1' anno 1797. 
Possedeva a quest' epoca iino stato di olrre 3 milioni di sudditi , 
iiiolte piazze forti , un' armata in terra ed una in mare, una ren- 
dita di circa 26 milioni di franclii. I. a sua cajutale inespugna- 
bile e inaccessibiie per natura potevasi difendere nelle lagune da 
300 legni da guerra niontati da 8,400 soldati con ySo pezzi 
d' artiglieria. L' arsenale era copiosamente fornito. Grandi ma- 
gazzini ed i porti marittinii assicui-avano le vettovaglie ; cento 
quaraHta mila cittadini potevano sunministrare 20,000 soldati alia 
patria ; ma il governo mancava dell' energia necessaria per rac- 
eogliere , ordinare ed utilmente impiegare tutti questi elemeati , 
e per adottare una ri^oluzione proporzionata alia dllficile gi-a- 
•vita delle circostanze ...,// maggior conslglLo nel giorno la 
maggio 179? legittimo coW abiiicazione il possesso dell' inimico 
senza far alcra prova delle forze che ancor le restavano, e diede 
in poter de' Francesi anche la capitale ed il rimaneute dello 
stato che fu indi posto alia condizione de' paesi di conquista. 

Compendiare una storia e cosa difficile , ma piti ancora com- 
pendir.re un compendio. Tl sig. Quadri, oltre gli avvenimenti 
politici piglia in cousiderazione anche la letteratura , il com- 
mercio , le arti, dandone quel cenno rapido die puo bastare 
alia curiosita e al bisogno de' viaggiatori. Un terzo volume ei 
prepara a quest' opera utilissima e conterra la statistica del ve~ 
Heto territorio. Noi non dubitiamo del nieritato successo di que- 
sto lavoro , ed aaticipiamo le nostre congratulazioni all' autore. 



P I E M O N T E. 

M. Atti Plauti Comcedicc qnce extant ex recenslone 
F. H. BoTHE. Tomus primus. — Aiigustoe Taurl- 
norum, 1822, ex typis vidaoe Poinba et fili,orum. 

Curiosa e scritta con bel garbo e con elegantissima latinita 
e la prefazione premessa a questo primo volume delle com- 
uiedie plautine dal tipografo torinese, e degna e di qualclie 
osservazioue , benche alcun poco si allontani dalla gravita pro- 
jiria degli editori dei classici, Dopo le debite lodi di Plauto 
padre della latina conimedia, che aveudo i suoi coetanei jalle- 
grato colla festivita del siio ingegno , apri in Italia la strada al 
rihnovamento delle sceniche rappresentazioni nell' epoca stessa 
in cui le lettere si ravviTavano , cosicche il di lui Picciolo Cai'- 
taginese esilaro , come dicesi in quello scritto, la magmficenza 
di Leone X, e molti suj:ser(^ del Roiuaao cgniico inutatoii, come 



PARTE ITALIANi. 4II 

Leonardo Bruno, Leone Alherti e piu elegante di tutri l''^rjoj^o, 
e alcuni da Plaato attinsei-o i modi non solo di dire , ma gli 
intrecci ancora e ^li argomenti delle favole ; tra 1 moderui se- 
guaci della plautina gioiondita si' nouiinano il Moliere ed il 
Goldoni , dei quali il primo i sali del latino comico si approprio 
per lutero , il secondo finse felicememe ad esempio di lui nuovi 
popolaii caratteri. 

Wa Teditore, clie per dovere del suo istituto non avrebbe 
potiito omniettere tra i latini classici la pubblicazione di Flauto, 
annunzia the a questa e sfato particolarmente eccitato , perclie 
niuna cosa poteva meglio della lettura di ciuello rianuiuire (iresso 
di uoi la quasi che spenta iianta della scena. Ardita seinbra per 
vero dire siffatta proposizione ; ma egli si giustifica coll" osser- 
■vazione , che nell' Italia, altre volte celebre per le sciierzevoli 
produzioni degli jjcrittori suoi, abdicate ora 1' attico riso , in 
grande onore tenuti sono 1 lagriuiosi jioemi , e nclia coiiuuedia 
stessa introdotci veggonsi azioni mesie ed odiose , che la trage- 
dia soltanto potrebbe sopportare. Questo non ad altro si attii- 
buisce se non all' opinione pervertifa dalT aaimirazione delle rose 
straniere ; e a questo proposito si accenna che lo studio di Ossian. 
corruppe presso di noi generalniente la poesia, perclie gli uo- 
mini nati sotto il clima piii felice, adottarouo la tristezza iper- 
borea , e la natura descrissero povera e deserta di quelle regioni. 
Si declania adunque contra V allimtanamento della coumiedia dal- 
r antica festivita , e si nota che mentre i Roniani ne' tempi jiiu 
difficili della reptibblica , assunti alle cariche edilizie , con grande 
apparato di spettacoli il popolo distraevano dalle |iiu serie medi- 
tazioni , noi dai civili studj uscendo , privi ci trovianio sovente 
degl' innocenti scherzi di Talia. 

Si passa eziandio ad esaminare , se ben fondato sia 1' abbaa- 
dono degli scherzi piacevoli , di cui gli avi nostri si dilettavano , 
perche 1' eta nosti-a senibra richiedere alcuua cosa di piii seve- 
10, ed oziosa •viene reputata la commedia, se di filosofica sferza 
armata non censiira i difetti dei cittad.ni , il che si ottiene noa 
tanto colle comiche piacevolezze , quanto colle piu serie rap- 
presentazioni. Vorrebbono taliini che 1' attica severita si adot- 
tasse , colld quale vere ed utili cose si insegnavano , e i faziosi 
e gl' im)irobi con faconda liberta redarguivansi ; soggiungouo 
quindi, die grande era e degna di un po|iolo incivilito 1' aniica 
commedia ateniese, guasta jioi e corrotta dallo scurriie Alenan- 
dro , che elevarsi non potendo alia dignita di Aristofane , V arte 
corruppe coll' introdurre nella scena i parassiti e i sonatori ; e 
Menandro dicono sgraziatamente imitato dai latini poeti , ai quali 
interdetto era qualunque frizzo contra la libidiue de' potenti. 
Plauio , dicono essi , spaventato dalla sciagura di ISevio , clie 
ofleso aveva Sclpione , un nuovo genere di commedia immagino , 
c questo passu a noi dai Latini piu ancora difettoso , e pni 



4ia APrENDICE 

gi-avemente peecarono que' modenu , clie alcuna cosa di mezza 
non conobbero tra la tragedia e la couniiedia. 

Strano appare veraniente , dicono gli editori , che possa al- 
cimo ammirare Aristofane , ingegnosissiiuo sciittore di facezie, 
ed escludere al tempo stesso la giocoadita dalla comiuedia. Si 
estendouo essi a lodare in Ariscofane la venusta del inetri , non 
minore forse dell' attica urbanita. Dallo scnvere couiici versi 
molti trattenne forse non tanto la debolezza dell' ingegno , quanto 
una falsa opinione intorno all' iniirazione , perche nieglio crede- 
vano di servire alia verita, se punto dalla coiuuue foggia di 
parlare non si allontanavano. Si impngna questo ))riucipio coll' e- 
sempio della pittura e della scukura, nella quale 1' luutazioae 
si loda , non meno che 1' arte e 1' ingegno. Da questo si fauno 
strada gli editori a pi-ovare , che se ai comici nosiri, aW Ariosto , 
al Moiiere , al Goldoni si detraessei-o i versi , nulla si aggiugne- 
rebbe alia verita o alia genuina rappresentazione de' costumi , 
e che quindi 1' eleganza del metro, lungi dal pregiudicare in 
alcun modo alia commedia , prova anzi il talento dello scrittore , 
che piace alle coke orecchie , e non isfugge la difficolta per 
tiuiore della fatica. 

Errano i moderni, che la commedia presentano soltanto come 
tma severa e querula gastigatrice de' costumi: nata essa tra i 
Bacchiri riti , si compose degli scherzi procaci ; nobilitossi quindi 
colla sicula niordacita di Eplcarmo e di Fonnide , e ripulua fu 
in sommo grado dagli Ateniesi. Forse ebbe essa tre periodi ; 
maocua fu da prima; poi maledica a' tempi di Aristofane ; piii 
castigata da poi e forse non dissimile dal primo suo essere. Ma 
non mai fu severa per questo ; sempre veane accompagnata da 
xm riso urbano , e ben' he alcuna volta alia satirica petulanza 
propendesse , nel piu alto gi-ado del suo perfezionamento derise 
1 vizj , risparmio i cittadini. 

Dopo di avere diraostrato che i Greci non ebbero commedie 
lagrimose , giacche nella tragedia i forti bensi imitavano, nella 
commedia soltanto i peggiori ; e che due generi vi avevano di 
commedie , 1' uuo Statario , V altro Motorio, del quale il primo 
rappresentava gli eventi pacific! , 1' altro i turbulenti ; passano 
gli editori a lodare Terenzio tra i Latini , Moliere tra i Fran- 
ces! , dei quali ne 1' uno , ne 1' altro ambi di sollevarsi alia di- 
gnita della tragedia; e questo provano con diversi esempj , nei 
quali i domestic! ladri , i falsi parassiti , i vecchi viziosi si pre- 
sentano in modo , che piu degni sembrino di riso , che non di 
odio o di compassione. I -servi plautini e terenziani , la frode 
impiegano , affinche toko il danaro al padre , al giovane pa- 
drone prestino assistenza , e ben lontani sono da questa dilica- 
tezza colore, che su la scena espongono uomini facinorosi, degni 
di supplizio, e argomenti scevri da qualunque lepidezza. Non 
amiamo di vedere in questo luogo ramnientate le commedie 
AeW Alfieri ^ il quale secoudo gli editori una via piu nobile in 



PARTE ITALIANS. 4 1 ;> 

que' lavori immagiuata aveva: nf.n dissimnlano essi tuttavia , die 
egli mori forse trojipo presto , e clie non fu dalla natura do- 
tato di bastaute festivita. Acceunata vedianio pure in questo luo- 
go , furse per sola abbondanza , V Orieiisia del Sografi. 

ChiLidono gli edicori la prefazione lo»o col giusiiticai'e in gran 
parte Mer.andro contra le accuse di un recentissimo scritiore , e 
coll' allegare le parole di Plutarco , il qua e grandeuiente com- 
menda quell' au'ico coiuico , e col prouiuovere perfino il dubbio 
s egli fosse o no Epicuren. Sdegnati del nioderao costume di pre- 
ferire couiiaedie tristi sotto il pretesto di niaggiore utdiia all' ac- 
tico lepore, oseervano che le serie rappresfuiazioni non hanno 
la forza che ad esse si attnbuisce di correggere i costuuii. Chie- 
deado quindi scusa al letfore per una lunga digressione, tor- 
nano alia per fine a Plau o, che presentano nobiluiente impresso 
CT)l teste e colle note del Boihe , celebre critico di Berlino , il 
quale con sonima ddigenza quest'autore pubblico ueU'auno i8c'j. 
Annunziano altresi ciie uiolti errori di stauipa dell' edizione ger- 
manica si sono eiiiendati ; che si sono aggiunte alcune osser- 
vazioni al testo , inserite le lezioni gronoviane , e in fine sog- 
giunto un indice copiosissinio. 

Seguono due prefiiziom del JJoi/ifi medesinio , nelle quali prin- 
clpaluienre si ragiona dei oietri plautiai; poi cinque counuedie, 
cioe V Aiifitrlone ^ V Asiiiaria , \' Aulularii ^ Bacchide ed i Pri'zio- 
nieri. Qualunque possa essere i\ giudizio , die dagli eruditi e 
dai piu lini conoscitori delle cose dramiuatidie si portera su 
qudla lunga e singolare prefazione , egli e certo che dalla pub- 
blicazione di questo volume , nuovo titolo di beneiuerenza si 
procaccera agli editori di cosi pregevole collezione , deila 
quale li Plauto che abbiaxn per le niani forma il voluuie XVIII. 



GRANDUCATO DI TOSCANA. 
Monumenti etruschl o di etrusco nome ^ disegnati, iii- 
cisi , illustrati e pubblicati drd cav. Francesco In- 
GHIRAMI. Dalla polfgrafia Fiesolana , 1822 , dai. 
torchi dell autore , in 4.° con figure colorate Le 
associazioni in Milano si ricevono dalla Societd ti- 
pografica de Glassici Italian! , cont. S. Marglierita. 

Di cjuesta pregevobssima opera abbiamo reso conto con un 
articolo inserito uel volume 23 di questa Biblioteca , ed ora 
che h gluuta al 18.° fascicolo ce ne occuperemo di nuovo la 
uuo dei pi-ossimi quaderui. 



L' Orlando furioso di Lodovico Ariosto , con anno- 
tazioni. — Firenze , iii2i^ presso Giuseppe Molini. 
Volumi 4 in 8.° dc pag. 1931. 



414 APPENDICE 

Eime e satire di Lodovico Ariosto , con annotazioni. — 
Firenze , 1822, presso Giuseppe Molini , in 8.° dl 
pag. 5 1 1 . — la Mdano si vendono dalla Societd 
tipografica de Classici italiani. 



STATI PONTIFICJ. 

Risposta parziale cdle novelle del Tevere stampatc dot 
sig. awocato don Carlo Fea presidente alle anti- 
chitd romane , socio ordlnario deW Accaxlemia di 
Archcologia , del cavaliere Linotte , direttore dei la- 
vori idraulici nazionali dello Stato pontip.c:o , mem- 
bro dell' Accademla de' Li/icei. — Roma , uella stam^ 
peria Salviuccx ia 8.° 

L' ogeetto di questo scritto h quella di rispondere ad alcune 
proposizioai risguardanti un diversivo del Tevere , di esaminare 
se sussista im preteso rialzamento di letto di questo fiuiiie e di 
rivendicare la reputazione di un antico architetto. 

Si esaaiiua quindi , se il Tevere sia stato in parte derivato 
fuperiormente al ponte Milvio e diretto con ua cauale lungo la 
via Fiaminia per il corso e quindi per il foro roniano, affine 
di scaricarlo poi nel sue alveo al piede dell' Aventino. Questo 
diversivo non avrebbe potuto pero arrecare grande giovauiento ; 
ma pure il diversivo e probabilmente stato altre volte proposto 
affine di diminuire le inondazioni. La qulstione ei riduce al 
punto , se sia stato reale o ininiaginario il diversivo del Tevere 
dentro Roma, e I'autore di questa risposta, sebbene amiuetta 
r esistenza della fossa Trajana , tuttavia sembra che in generale 
si attenga alia negativa, fondato sul principle che gh auticbi 
conoscevano la necessita clie hanuo i tiuuii di correre con ac- 
qiie copiose per uiantenere escavato il loro fondo. 

11 celebre architetto Fontana, attribuendo al Tevere un rial- 
zamento di letto, propose certameute di fare un diversivo e di 
riattivare 1' antica fossa Trajaua. Ma un architetto ignoto nell'anno 
dl Roma 573 d' ordine del censore Blarco Fulvio costruito aveva 
il pnnte Senatorio , e contra quest' opera come troppo debole 
per la sua lunghezza, e difettosa, perche obbliquamente piantata 
nel fiume , scagliossi il Fea che il Linotte prese ad impugnare , 
stud;andosi di far conoscere , che quel ponte fu costruito per- 
pendicolare alia cox-rente e non obbliquamente ; e quindi as- 
sunse di provare , che anticamente il corpo grosso dell' acqua 
passava nel sinistro e non nel destro ramo dell' isola Tiberina ; 
che la ripa sinistra e stata dalla sola trascuranza protratta nel 
fiume coa niacerie e fortilicata coa fabbriche , per il che si 



PARTE ITALIANS. 41a 

ft iiii|>overlto d' arqae il ramo ainistro ; die il pnnte Fabricio fu 
fabbricaro dopo , allovche gia erasi cliiulnuito net raino sinistro 
il volume delle acque e i-istietto il canale ; che net , risarciie 
quel ponte , gli ai'chitetti iion pensarono a correggeie i difetti 
della ripa; finalniente clie gli antichi Roinaiii allorche il ponte 
si presentava obbliquo alia ■ corrente , lo costruivano colla volta 
obbliqua, e in pietra tagliata , senza deforniare ne 1' alveo , n^ 
la strada , nfe il ponte. 

Questi sono gli oggetti diffusamente trattati nelJa risposta del 
Jjinotle , che scritte troviamo colle parole e i sentimeati di un 
artista , e non senza qualclie presidio della piii solida erudizione. 



Z' cululatore , commedia %lel ciw. m-vocato Vinceiizo 
Berni degli Antonj. — Bologna^ 1822, presso 
Aiinesio Nobili , di pag. 86 in 8.° 



C R R I S P O N D E N Z A. * 



Il sig. Agi'imensore Ferrario , nou conteiito del ceiino 
che abbiamo fatto in questa Biblioteca del suo opuscolo 
Sulle stime pel censo ha trasmeisa al Direttore de!la nie- 
desiiiia la seguente leitera, colla quale crede essere eiro- 
nea T osservazioiie da noi faita a proposito d^una discre- 
panza d' opinioiie suUa stima dei pveJj rastici IVa lui e 
il si2;nor Gioja. Noi, nel meatre che vieii pi'odotta la let- 
tera del sig. Feivario , vi abbiamo aggiuute alcuae note , 
dalle quali si gindichera qual sia T abbaglio preso dal 
raedesimo , asserendo che 1 autore del Merito e dd.e ricom- 
penje abbia nelle stinie ( siaiio o non siano pel cenr.o ) 
consigliato di coatemplare anche le circostanze dipendcnti 
da un" afTezione inagionevole e capricciosa. 
Al chjarissimo sig. Giuseppe Acerbi Direttore della Biblioteca 
Italiana. 

Nel volume XXIV a pag. a^S e seg. vicn prcso m 
©same il niio opuscolo sidle Stiine pel censo (t). Parendomi 

(i) L' accenoare una cosa e farvi di passaggio un' osserva- 
zione , non e gia prenderla ad esaine per intero. Infatti nel 
cenno che si e fatto dell' opuscolo d<'l gig. FerravM) iu occasione 

Bibl. Ital T. XXVIII. ::- 



4l6 APPENDICE 

che le censure contenute in questo articolo possano essere 
meritevoli di alcune coiisideiazioni , mi prendo la liberta, 
sig. Direttore , di mandargliele affiiiche si conipiaccia d'in- 
serirle in cjualche fascicolo del di lei Giornale. 

L' autore dell' articolo si tsprinie nel raodo seguente : 
" II sig, agrinieasore Ferra; io si fa a dimostrare a priori 
essei'e il nietotio piii proprio per le stiaie del censo quello 
che viene dedotto dal medio aflitto desuato da un dato 
periodo d" anni, Egli in vita coraggiosamente i signori pe- 
riti , qnando siano in grado , ad abbattere, con tutte le 
forze di buoaa logica , questo metodo da lui immaglnato 
onde trar in luce la verita. Quindi noi lasciamo iibero il 
Campo ad essi onde esaminare se la teoria del sig. Ferra- 
rio poggia in falso o no. Noi faremo soltanto riflettere 
che sin dal lySS il sig. Trinci (*) si e fatto a confutar 

che si pre9e ad esame V opera del sig. dottore Leopoldo Gaz- 
zaniga , dopo aver detto che i! medesimo sig. Fevrario invita co- 
raggiosatuente i periti ad abbattere, se siano in grado, il metodo 
da lui inimaginato , si coBcliiiide : quindi iioi lasciamo libera il 
campo ad essi ( ai periti ) onde esaminare se la teoria del sig. Fer- 
rario poggia in falso o no. Noi faremo soltanto riflettere ., ecc.j 
e qui appunto si fa osservare aver il sig. Fenario coajju'eso 
malamente 1' autore del inerito e delle ricoinpense \ iniperocche 
questi , dicendo che nella stiuia d' un podere bisogna osaminare 
anche le circostaiize qualunquc che rendono il fondo og^etto di 
maggiore o minore ricerca., non intende parlare di quelle pro- 
dotte dal capriccio degli uoiwini , dal puntiglio e dalla gara dei 
concorrenti, lua bensi di tutte le circostaiize reali di cui egli 
tratta nel touio VI del suo Nuovo prospetto , circostanze clie 
formano un' affezione ben diveraa da quelia supposta dal signor 
Ferraiio , e che meritano d' essere considerate nella stima d' un 
podere sia o non sia pel censo. D' altronde noi non abbiamo 
avuto r ardire di prendere ad esame da capo a fondo 1' opuscoio 
del sig agnniensore , perche , dopo aver iuvitato i periti a dar 
il loro pareie sul suo libro per cosi trar in luce la verita , alia 
pag. 12 eoiii s' espriine : Se dei periti presuntuosi si dichiarassero da 
tanto ( di opporsi cioe ad alcune sue opinioni ) io { il sig. Fer- 
rario ) risponderei che la Icro pretensione e in ragione della loro 
rgnoranza ! ! — {Questa e le note seguenli sono del sig- M. redat^ 
tore dell' articolo in discorso). 

{*) « Trattato delle stiuie de' beui stabili per istruzione ed 
uso dej^li sriniatori. Opera di Gosimo Trinci pistojese , agrimen- 
sore, stimaiore pubblico, corrispoudente dcirAccademia de' Geor- 
^ofili, Firenze 1755 , presso Gaetano Albizzini , in 8." » 



PARTE ITALIANA.. 41^ 

la masslma , secoudo lui fallace , di desiimere il prezzo 
dei podari dal deceanio delle loro rendite , le di cni fonti 
dovrebljero essere invece: 1. La quantita supcrficiale del 
suolo ; II. La qiuiUtd della terra ; ///. La sitimzione ; IV. Git 
annessi di case, d' acque , di stall e, di cantine , ecc; V. Le 
rendite; VI. La prossbna riinot.a maturita degli annuali frutti. 
Secoudo il sig. Ferrario poi fa d' uopo coaoscere; i." L annua 
spesa di coliii^azione ; 2.° L' annwi produzione ; 3.° II prezzo 
deli annua produzione. Se iioi poi esatniniaino il Gioja, il 
Fahbi'oni , il Fiueschi , il Rensi, ecc. die haiino scritto 
sulle stiiiie , troveremo che havvi fra tutti qualche di- 
versita nel piantai* le hasi onde deduiTe cou equita e 
giustezza il valoie di una possessione. E perche taiite 
differeiize, noi dimandereiiio ? Avremmo pertanto desidei'ato 
che il sig. Ferrario avesse trattato piu di proposito que- 
sta materia , esauiiiiando ijuauto lianno detto gli autori 
sopra citati diiiiostrando la fallacia di alcuiii puuti dei 
loro nietodi , e facendo conoscere ia coiifronto di essi 
quanto sia piu sicuro quelle da lui proposto. 

» Come pure non siamo per accordargli che nou si 
debba esamiuare nello stiinare mi foudo le circostanze qua^ 
lunque che lo rendono oggetto di niaggiore o minor ricerca 
secondo osserva P autoie del Merito e delle ricoinpense. E 
ueiraflitto da cui Aieu dedotto il prezzo del fondo, que- 
Sta circostanza non vi e forse gia inclusa? Un fondo e 
pill o meno facilmente affittato secondo che trovasi in cir- 
costanze pill o meno favorevoli per la vendita delle bla- 
de ; secondo che e piu o meno distante da popolose citta , 
onde ritrarne dei concimi a pocliissimo prezzo , e dare 
smercio d' altronde a diyersi generi die anderebbero al- 
trimenti in consumo con poco o senza profitto, e secondo 
che altre circostanze simili rendono il fondo di niaggiore 
o minor ricerca ^ circostanze che producono un' affezione 
ragionevole negli airittuarj molto diversa da quella che 
per avventura suppone il sig. Ferrario. 

» Nulla di meno noi conveaiamo col medesimo die il 
metodo delle stinie fondato sull' aflitto e il meiio conipli- 
cato 5 il pill sicuro e il piu equo per dedurre il valore 
d' un predio rustico ;, e questo nostro convenimeiito e 
molto piu ragionevole per essere il metodo enunciato , co- 
aosciuto e posto in uso anche da diversi distiuti periti, ecc. >» 



4l8 APPENDIOE 

lo convengo pienamente , chlarissimo sig. Direttoi'e , su 
quauto mi viene opposto , quaado non si faccia diflferenza 
fia le stinie de' poderi in genei-ale e le stime de' poderi 
pel censo. Ma siccome nel niio opuscolo non ho mai par- 
lato die delle stime pel censo , tale essendo il sno titolo , 
la cosa di sua natura cangia totalmente d' aspetto. In que- 
sto senso non mi pento d'aver detto clie non tutte le cir- 
costanze che reiidono il fondo oggetto di magsiore o minor 
ricerca possono entrare nel calcolo per ricavare la rendita 
netta del ter'eno ; e il dire non tune non esclnde clie al- 
cune , anzi la maggior parte, vi possano entrare, e deb- 
bansi conseguentemente esaniiiiare (i). In qnesto numero 
sono appunto quelle di cui si fa cenno nell' articolo cri- 
tico (a) i come che contriliuiscono ad accrescere o dinii- 
nuire la rendita od il fitto ; ma non gia quelle che pro- 
ducono il prezzo d' afFezione die non ha alcun rapporto 
col frutto del terreno (3). Qtiesta sorta d' afFezione (4) e 
tale , che esercita tutta la sua attivita in far crescere il 
valor capitale de' poderi senza che percib vi corrisponda 
un aumento proporzionale e ragionevole nel prodotto reale 



(i) La cosa cangia aspetto davvero , giacche il sig. Ferrario 
essendosi posto a criticare il Gioja , fra tuite le circostanze 
che questi annovera e die possoao rendere un podere oggetto 
di niaggiove o minora ricerca, neppure una ve n' ha die sia tra 
quelle che intende il sig. agrimensore , ma sono tutte circostanze 
che rendono reahiiente lui podere d' un valore maggiore o m:- 
nore ; e percio non gia non tutte, ma bensl tutte le circostanze 
annoverate dal sig. Gioja simiU a quelle notate nel nostro ar- 
ticolo critico ed approvate dal sig. Ferrario , rendono il fondo 
oggetto di maggiore o minore ricerca. 

(2) Si aggiunga : e tutte le altre siinill circostanze che rendono 
il fondo di maggior minor ricerca. Leggasi per rispetto a cio 
la parte 7.3 pag. 189 e seguenti , torn. VI del Naovo prospetto 
delle scienze economichc del prelodato Gioja. 

(3^ Ma le circostanze che producono un' afFezione irragione- 
vole e capricciosa non furono mai dal sig. Gioja poste fra quelle 
die realuiente aumentauo o diuiinuiscoxio il valore d' un poderej 
quindi non siatno per accordargli ( al sig. Ferrario ) che non si 
debba esaminare nello stimare un fonda le circostanze qualunque 
che to rendono oggetto di maggiore minore ricerca secondo os" 
serva (si noti beue) T autore del laerito e delle ricompense. 

(4) Cioe queir affezione di cui il sig. Ferrario immagina ab- 
i>ia contemplato 1' esiniio autore del Nuovo prospetto. 



PA.RTE ITALIANA. 4IQ 

di essi ; ed il critico ha ben ragioue di asserire clie 1' af- 
fezione ragioneyole degli affittuarj sia niolto diveisa da 
quella clie per avventura io suppongo , la quale pero esi- 
ste(i), sempre disgiunta da lucro, a difFerenza della sua che 
V* e senipie coiigiuuta. Quest' afFezione iiel modo clieriii- 
tendono i periti non isfuggi a' nostri nia2;giori nel progre- 
dire la grand' opera del censiniento dello Stato di Milano, 
come osserva il coiite Giaii Rinaldo Carli alia pag. 16 
§ IX del sue censimento di Milano ove dice : " I difetti 
>/ della stiina consisterono nel prendere per regola del 
" prezzo i contratti di veiidita e compera , fatti nel 1 548 
"CI 549 , non rlflettendo die i terreni non prendono 
» altra misuva del loro valore che quella del reale ii'utto 
>> che producono ; indipendentemente dai patti de' con- 
>t traenti, i quali prendono regola non dal solo reale pro- 
" dotto, ma dall' afFezione , dalla gi-azia , dal bisogno, e 
» da mille altre eventuali cagioni. 

Ne per questo io credo d' aver fatto eccezione a quanto 
saggiamente dice V autore del Merito e detle Ricompense , 
che si debbono esaniinare le circostanze qualunque che 
rendono il fondo oggetto di maggiore o minor ricer- 
ca (2), avendo gia premesso essere giusta la sua teoria 
per la stima d'un fondo in genei-ale (3), e 1' osservazione 
che vien dopo non verte che suUe stime pel censo , in 
cui non si ha riguardo alle circostanze che possono ap- 
prezzare ixn fondo indipendentemente dal valore della sua 
rendita netta. 



(i) Che esista non v' ha dubbio ; ma quantunque esista, non 
viene pero contemplata per la stiiua de' poderi dal Gioja al 
quale il sig. Ferrario ha fatto la critica. 

(2) Eppure il nostro agriniensore a pag. 12 del sao opuscolo 
dopo aver riportato 11 testo del Gioja, dice; che la di lui teo- 
ria non snrebhe giusta per licas-are la rendita net:a del terreno , 
nella quale nun possono encrare tutce le circostanze ( dal Gioja 
annoverate ) che rendono il fondo osgetto di maggior minor 
ricerca. 

(3) Le circostanze dl cui paria il Gioja e che rendono 11 fondo 
di maggiore o niinore ricerca iono reali , ed eiitrano senza ec- 
cezione aicuna nella valutazione de' poderi si venale che pel 
censo, giacche come abbiamo detto souo ben diverse da quelle 
che per avventura euppone il sig. Ferrario. 



4aO Al'PENDlCE 

Non lio poi ghidicato necessario di consultare , ne di 
far la critica a tntti gli autori acceniiati nell' articolo , 
perclie trattano delle «time de' beiii stabili in geaeiale , 
essendo a me piaciuto di trattar 1' ar2;onieiito nel solo 
senso uelle stime pel censo (i). Queste niirano all' utilitii 
assoluta pernianeute e generale , e quelle includono inoltre 
delle considerazioni totalmeiite dipendenti da circostanze 
estrinseche alia rendita, dall' opiiiione e talvolta anclie dal 
capriccio , che non. avendo niisui'a fissa e determinata , ne 
viene la diverslta che il critico lia riscontrata ne' diversj 
autori nel piantar le basi onde dedurre con equitk e giu- 
stezza il valore d' una possessione. Ma le stime pel censo 
non hanno altra base che 1' utilita deiivante dalla natui*a 
della cosa , cioe il frutto reale disponibile ossia il prodotto 



(l) Siccnme quasi tutfi gli autori da noi indicati fanno en- 
trare nella valutazione de' poderi soltanto le circostanze reali 
che danno un vero valore al fondo , c clie percid si devono 
conteuiplare tanto nelle stime venali quanto in quelle pel censo , 
COS) noi abbiaiuo creduto di far osservare al sig. Ferrario cli' egli 
avrebbe dovuto raccogllere le opinioni degli scritttrri piii ac- 
creditati che trattano della stinia dei beni stabili, e dopo averle 
poEte a confronto, fare piu lucidaniente spiccare la superiorita 
che ha il metodo dell' affitto su qualunque altro;. tanto piii che 
r autore del merito e delle ricompense dice che questo nietodo 
non e ne suflicienie ne sicuro. 
Non sufficient e , 

l.° Perche non tutti i terreni sono (iffittati ; 

2." Quand' anche fossero affittati tutli , siccome spesso succede 
che poderi di diff rente natura , taholta esistenti sopra diverse 
parrocchie , sono affittati insieme , quasi fossero un solo corpo , 
quindi V affitto del tutto non lasta per determinare il valore delle 
parti. 

Non sicuro , 
' 1." Perche talvolta il colore delP asta , talvolta il bisogno , non 
di rado V inesperienza o I' ignoranza de'' concorrenti fa salire V af- 
fitto ad un prezzo magsiore dell' equo e tale eke inchiudendo le- 
sione enormissima indusse qualche volta i tribunali ad annullare 
il contralto ; 

2." Perche la liheralita di certi proprietor] , la lontananza dei 
loro fnndi , /' ignoranza della loro situazione , talvolta anco dei 
hisogni di capriccio , sono causa di prezzi bassi ; 

3." Perche P influenza delle abltudini e degl' usi abbassa od 
iitnalza i pre^^zi de^H affittl dal terzo al quinto e viceversa. 



PARTE ITALI.VNA. 4^1 

iietto del coltivatore o il suo adequato valore in comnier- 
cio su cui e costituito il iitto ; ed aveiido dimostrato die 
la somnia de" fitti di un dato periodo d' anni dee , secoiido 
r ordine naturale , esser eguale alia somiiia de' piodotti 
netti del coltivatore dello stesso periodo d' anni , ne vien 
per co.isegiieate cfie il medio Iitto desnuto da im dato 
periodo d'' anni e la comune misnra assoluta perniauente 
e generale dell' annuo prodotto netto del coliivatore , d\ 
cui , fatte le necessarie deduzioni indicate nel mio opu- 
scolo , ne risulta 1' annno prodotto netto del proprietario 
egiiale alP annuo prodotto netto del terreno su cui deb- 
bono essore basate le stinie pel censo (i), come io ci'edo 
averlo dimostrato , come si asserisce a priori. 

Cio nulla ostante io non pretendo d' aver pubblicato 
die una semplice teoria, per cui non la credo totalmente 
esente da rettificazione , per parte del perito , in qualche 
caso straordinario di sua applicazione alia pratica. Ma ^ 
appnnto per questo die ridiiedesi il perito per far le sti- 
me , aflinclie col sagace suo giudizio debba discernere la 
difFerenza che passa fra la teorica e la pratica (a). 

La prego , sig, Direttore , di aggradire i sentinienti di 
Uiia perfetta stima con cui sono 

Suo divotissiiuo seivo 

ViNGENZO FeRRARIO. 



(1) E qualunque altra stima che sia regolata non dal capric- 
cio degli uomiai. rua da circostauze siraili a quelle annoverate 
dal piii volte citato Gioja , e ben diverse da quelle die nrl- 
r opera di questo scrittore furono iuiraaginate dal sig. agriuien- 
sore Ferrario. 

(2) Noi chiuderemo qaeste note o?servaado che quantuaque 
per istimare separatainente i pezzi d" un podere il ruetodo del- 
1' affitto non sia interanienre valevole , tuttavia la deteniiinazion« 
de" prodotti di cui e susrettibile un suolo e di'Ue varlazioni che 
subiscono, riescendo dttBcile, secondo il piu volte lodaco Gioja, 

I." Peirhe souo nuinerose le cause che agisco?io su di essl; 

2." P ere he le azioni di esse confondndosi iiisieme non permet- 
tono di precisare il grado di ciascuna ; 

3.° Percke non sono molte le osservazioni esatte cui si possa pre' 
star fede; converra per queste ragioni che il perito cousulti almeno 
anche 1' affitto equo per basare e regolave lueglio i suoicalcoli, 
giacche tutte souo coaiprese ia esso le cause e le circostauze 



422 A P 1' E N D 1 C E 

Coltlvazione del riso sccco della Cina esperiinentata 
COIL buoa successo dal cav. Rosa. 

Ereacia , il 26 {licembre 1822. 

Voi sapete die nel 1820 cominciai a coltivrare il ris^ 
secco della Cina , del quale nell" anno precedente eran" 
stati mandati da Vienna alcuni gi-ani all' ottiu\o nosti-o 
conte cav. Marcantonio Fe. Egli me ne gi'azio set di quell* 
da esso lui raccolti , ch' io seminal; e dai quattro sol' 
die nacquero ne otteiini n.° 58 spighe dalle quali elib* 
graiii n.° 2680. 

Questa semente colli vata nel 1821 mi produsse una tal 
quantita di riso , che aggiuntovi altro poco datomi pui'e 
dal suddetto cav. conte Fe , non solo fu bastante per la 
piaatagione di hresciane tavole 14, piedi 10, once 8 ( cor- 
rispontlenii a poco piu di centesimi 46 di pertica censuaria), 
ma potei inoltre assaggiai'lo replicatamente cotto in niinestra. 

Amante come siete dell' inci-eniento dell' agricollura , vi 
trnsmetto il processo della coltivazione da me praticata 
nel cadente anno, ed i felici lisultamenti della medesima, 
accio , ove il crediate utile , possiate fame cenno nella 
vostra Eildioteca. 

Ai 2 5 d'aprile del cadente anno seniinai questo riso in 
4 ajole della complessiva estensione sopra enunciata. = II 
terrene ebbe tre arature , come quello del grano turco , 
che iiello stesso campo tircondaya da ogni parte le dette 
ajole. 

La letaminazione fu di concio animale^ sparso pressoche 
in egual quantita pel riso e pel formentone. = In tre 
delle dette ajole pianiai il riso ne' buclii formati col ra- 
strello arcato che si usa dagli ortolani per la piantagione 
deir aglio. 

reali che danno il vero vali)ie al podere. Queste riflessioni per- 
tanto ci portano a conchiudere giusta qiianto abbiaiuo detto nell'ar- 
ticolo , cioe che il metodo dtllc stiine ( siano o non siano pel 
censo ) foiidaio sull' affitto e il luerio ccwiplicato , il piii sicuro e 
il piu equo per dedurre il colore d' uit, predio rustico ; e questo 
nosiro convenimento e inoho piu ragione\>ole per essere il metodo 
enuiuialo , conosciuto e posto in uso aiiche da diversi distinti periti 
( ed era aggiungiaaio ) senza che il sig. agrimensore Ferrario 
venga a darcelo come ruerce nuova e come una gvaude scoperca 
sua propria nell' ecoaowia politica. 



PARTE ITALIANA. 423 

In o^ni l)iico fuvoiio posti due granl di riso. = La di- 
stanza da un buco all' altro era pei' ogni parte di once 
due crescenti. = Nella quarta ajola fu gettato a guisa di 
frumento, ma in quautita assai niiiiore. Per coprirlo usai 
il rastrello di ferro invece dell' erpice. = II terreno era 
piuttosto astiutto. = La quantita complessiva del riso pian- 
tato , o semiuato nelle 4 ajole fu di bresciane libbre sette 
e mezzo da once 1 2 per ciascuna. = Prima della semi- 
nagione fu posto in acqua per ore 12. = Ai 5 maggio 
s'innaffiarono le 4 ajole. Se questo primo innaffio si fosse 
eseguito anteriormente alia seminagione sarebbe riescito 
pill utile. = II 18 di detto mese comincio il riso a spun- 
tare. = Vedevasi assai regolare nelle prime tre ajole. = 
Quella in cui fu gettato presentava molti vacui , ne' quali 
non era nato sia per la scarsezza della semente sparsavi, 
sia pel terreno troppo asciutto , sia perclie beccato dagli 
uccelli. = Ai ic di giugiii»»Xu assai scrupolosamente nion- 
dato dair erbe parassite , ed in seguito innaffiato per la 
seconda volta. = II 28 dello stesso mese si rimondo dopo 
il terzo innafliamento. = Ai 1 5 luglio si fecero vedere 
alcune spighe. = II 3o detto era pressoclie tutto spigato. 
S' estirparono V erbe per la terza volta, e s' innaffio la 
quarta. 

Devesi qui notare die usando di una piccola zappa si 
rendera piii celere , e meno dispendioso il lavoro della 
mondatura . 

Ai 9 d' agosto coniinciavano le spighe a colorirsi. = 
Ai 27 si diede principio alia mietitura ov'era piii maturo. 
II rimanente fu mietuto il giorno 3i. 

A sgranar le spighe s' adopero il coreggiato. = II red- 
dito fu di libbre 348 di riso perfettamente compito e 
maturo. = Le spighe dopo la battitura conservavano tut- 
tora pill della meta dei grani, i quali erano imniaturi ed 
inerentl cosi da non potersi staccare. = L' analisi chiniica 
fa conoscere die questo riso contiene una quantita di parti 
nutritive maggiore che il comune acquajolo. Egli e anche 
piu saporoso , e resistente alia cottura. 

Penso neir entrante anno di ampliarne la coltivazione , 
ayendovi destinati pio 4 di terra. Siccome poi ho riso- 
luto di smercia- la semente che eccede al mio bisogno , 
COS! qualora alcuno de' futuri coltivatori avesse a comu- 
nicarvi il risultaniento delle proprie sperienze , avro a 



424 APTENDICE 

piacer sommo die me iie reiidiate inteso, e vi notifijclieio 
io pure la riescita delle mie , se mi farete conoscere ili 
noil le sgraclire. 

Coiiseivatemi la pre/iosa vostra aniicizia , e credetemi 
a tutte prove 

Vostro affezionatissimo anijco 

Clemente Rosa. 



NOTIZIE LETTErvARIE ED ANNUNZJ. 



OiKO dal fiaire del i8ai noi di buon grado , arren- 
dendoci all' invito del signor cavaliere Vacaiii , ma2;giore 
neir I. R. co2-po del genio , alibiamo posto sott" ocdiio 
de'nostri associati il Prospetto di una sua opera che deljbe 
aver per titolo Storia delle campagne ed assedj degl' Italiani 
in Ispagna dal 1808 al i8i3, corredata di piani e carte 
topografiche , dedicata a S. A. I. e R. I' arciduca Giovanni 
(^Austria. Ora ci facciamo con piacere ad annunziare che 
essa e sotto ai torehi di questa I. R. stamperia; e com- 
prendera da 140 fogli ripartiti in 3 volumi in 4.° gran- 
de, coir atlante separate di 16 tavole in gran foglio ; i 
rami e il testo avranno strettissima connessione per nn 
nuovo inges^noso trovato; e Teseruzione tipografica non la- 
■sceva nulla a desiderare per la nitidezza e varieta del ca- 
rattere , per la bellezza della carta e T accuratezza delle 
correzioni. Siccb.e vo2:liamo credere die quest' opera , di 
cui noi stessi vedemmo le prime lucentissime prove della 
stampri e delle tavole, ed avenmio ad ammirarne il felice 
procediniento , formera un tutto che riusclra di sommo 
pregio air Italia , la quale nell' esultanza della pace di 
che gode attualmente sotto auspicj faustissinii in seno alle 
arti, alle scienze ed al commercio, godra di avere e sol- 
dati capaci di ricordave sui canipi dell' onore le virtii mi- 
litari de' lovo antenati , e uno scrittore abbastanza fortu- 
iiato per aver preso parte con essi ad azioni luminose su 
una terra meritevole di migliori destini, quindi tramaqdata 
a' posteri con penna leale la loro degna jueaioiia. 



1»ARTE ITALIANA. ^2$ 

Noi nel far planso a questa lodevolissima impresa , gui- 
data al suo huou fine con disinteresse e con quella scru- 
polosa esatfezza clie per se sola raccomanda una storia ai 
secoli futuri , facciaaio veto peixlie essa trovi accettazione 
qnal si vuole per uii'' opera patria di onerosissimo assunto, 
e (come Tautore stesso a noi diceva) severaniente scritta, 
riccamente correJaia di stampe a grandi dimensions ed a 
onesto fine negli Aniicdi d' luilia consecrata. 











ERRATA-CORRIGE 








Tomo 28 







■Pag- 


43 


lin. 


17 Spinco, Podino , le 


ggi 


Splno , Podinco , 


» 


45 


» 


18 Devolta 




Derotta 


» 


5i 


» 


29 iiel 1800 


V 


nel 1809 


V 


61 


» 


7 dissimo 


» 


dicemmp 


V 


86 


„ 


16 vidimo 


V 


vedemmo 


^ 


89 


** 


12 edabita attualmenteParigi 


** 


e uno scrittore di molto Me- 
rito , ed abita attaalfnente 
Parigi 


>■ 


92 


>. 


20 fianrVii per ogni 24 fogll 


» 


franchi 6 per ogni 24 fogli 


>• 


108 


» 


6 ne siamo 


>• 


siamo 


3> 


1 1 1 


» 


19 Lavatres 


» 


Lavater 


» 


i38 


» 


14 ciasrhedun osservatore 


,. 


ciaschediin essere 


J. 


i5i 


» 


23 ve^covo 


» 


abate 


» 


ivi 


,, 


26 e^i'te ancora 


» 


e.-i«tea ancora 


> 


i58 


,. 


23 diversa 


» 


divisa 


» 


171 


» 


10 jieni- jidminihus 


» 


peenc fluminibus 


» 


ivi 


» 


17 partes 


» 


purtis 


»• 


172 


" 


ultima pene 


y> 


pane 


» 


173 


» 


4 metiietis 


» 


metueritis 


H 


ivi 


» 


21 linerarum 


» 


Tfnim 


>. 


ivi 


" 


3o quoque 


» 


quofuo 


>' 


174 


» 


18 separatum 


•' 


separatim 


» 


177 


>• 


32 gentes 


» 


gcutis 


V 


2aS 


V 


6 massime suUe rane 


« 


col mezzo del]» ran* 



GiosEPPE AcERBi , direttore ed editore. 



4a6 

INDICE 

delle materie contenute in qnesto XXVIII volumt\ 



PARTE I. 

LETTERA.TURA ED ARTI LIBER4LI. 

J-JelV litoria di Milano del cav. Carlo de RoxMrm (i." estratto) pao. S 

Idem ( 2° estratto ) • . . . . , _ ^ >. i - 5 
Osservazioni ( inedite ) sulV articolo insrrito ne/la Gazzetta di Milano 

del giorno 8 tettemhre intorno ad un quadro di Pelagio Palaoi » 2* 
Del campo d'Attila era il Po ed il Mhuio . DissertaziQiic ( inedila ) di 

B. AacgLJNi . . . . . . . » 33 

M. Tiillii CiCEROKls de rejrriblica qua svpersunt edente Angela Maio » 164 
Sopra due^morute del museo Mainoni ed altre : Osservazioni (inedite) 

di C. Zasdeiti ( con vna tavola in rarne ) . . . » 181 
STuofa raccolta tentrale , del prof. Gaetn.no Barsieri ( articolo 4.° ed 

ultimo ).........,« 287 

Nomotesia penale , di Giuseppe Raffaeili ( volumi i.° e 2.." ) . >. 3o2 

Lezioni elementari di archeologia, di G. B. Vermiclioli (volume i.°) » 3i6 

Suggio di estetica , di G.B. Tali a ( i.° estratto) . , . .. 824 

PARTE II. 

SCIENZE ED ARTI MEGCANICHE. 

Flora veronensis C. Pollini fa." estratto) .... nag. 58 

Idem (S.° ed ultimo estratto ) . . . . . ^ » 338 

Memorie delta B. Accademia delle scienze di Torino. Tomo 2.5." ( 2.° 

estratto. V. il i.' concernente le science morali nel nolume 27.° J » 67 
Idem (3." ed ultimo estratto) ....... 2^5 

Degli effetti perniciosi delle bacche di melia sugli animali bovini, 
Memoria ( inedita ) . . . . . , , , >> 8 1 

Osservazioni naturali fatte in alcune parti degli Apennini degli Abruzzi. 
Memoria (inedita) del sig. Brogchi (Centinuazione. V. il tomo 14.° 
pag. 363 ) ......... o 201) 

Picerrhe geometriche ed idrometriche fatte nella scuola degl' ingegneri 
pontific/ d' acque c strade V anno 1821 . . . . » 23b 

Vottrina teoriio-pratica del morbo pctecchiale. Opera del dott. F. En- 
rico Acsxai . . ^ . . . , . . It 35 1 



^ I N D I C E. 437 

Nathia ( inedita ) del stg. consigliere di Russia A. M z>s SalVatori 
intorno a tre nuove specie di frumento raccolte nella Mongolia 
Chinese pjg. Jfij 

APPENDICE. 



PARTE I. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI STRANIERE. 
Annali deW I. R. Istituto politecnico di Vienna , pubblicati dal diret- 
tore G. G. Prechtl , consigliere ecc. Tomo 3.° . . . pag. 85 

Sto) ii deir Istituto medesimo ..,,..» 86 
Rassegiia Ulliografica delle migUori opere stampate in Francia nei 

mesi di liig/io ed agosto 182a ..... .i> 89 

Idem , in settemhre ......... 236 

Distrihu-iione metodica ( inedita ) dc/le rocce , esposta da P. L. Con- 

DtEK ( Classe prima ^ ....... j> 376 

PARTE II. 

SCIENZE, LETTERE ED ARTI ITALIA.NE. 

Discorso d' Ignazio Fvmacalli , vicesegretario dell' I. R. Accademia , 
letto in occasione della solenne distrihuzione de' prenij di belle arti 
segulta in Milano nel i8aa ...... pag. io( 

£stratto del giudizj delle commissioni straordinarie e pernianenti 
per P aggiudicazione de' premj . . . . . » 114 

Discorso del cav. abate D. Angela Cesaris , membra delV T. R. Istituto 
di scienze , lettere ed arti, letto in occasiane della solenne distriiu- 
zione de' premj (f industria seguita in Milano nel 182a »■ 245 

Sstratco dei giudizj per f aggiudicazione de' premj . . >. a5o 

Eltnco degli aggetti d" industria che , oltre quelli jiremiati , furono 
preseiitati all' esposizione ...... 

Of ERE PERIOOICHE ........ 

Antologia di Firenze , fascicolo ai." . . . 

Idem, fascicolo 22.° ....... 

Idem, fascicolo 2 3.° 

Giomale Arcadico di Roma, fascicolo 44.° . , . 

Idem, fascicolo 45.° .■...,, 

Idem, fascicolo 46.° ....... 

F.ffemeridi letterarie di Roma , fascicolo 2 3.° . 

Idem, fascicolo 24.° •....., 

Idem, fascicolo 25.° ....... 

Ci»rnnle Encichpcdico dt Xfapoli , tomo i° dell' anno j8si 



265 
118 
ivi 
269 
399 
119 
27* 
399 
120 
270 
400 
lap 



4a8 I N B 1 E. 

Glornale di fisica , chimica , storia naturale , icc^ de' prifesiort 
P. ConrtauACRi e G, Brvgnatslli di Puvia, bimestre 5.° pag. a63 

SrBLlOCRAPlt . , . . , 4 . >. 121 

Segno Lombardo-Vcneto .....•.» Ivi 
Raccolta dcltc mig/iori fabhriche , etc, di Milano. Fascicoli 1 3." 

e 14.° . . . . . . . . . » ivi 

Rltratn di rinomati viventi compositori , cailtanti e professori di 

musica italiani. Fascicolo i.° . . . . . >■ 123 
Relatione dfgli scavi eseguiti neW Anjiteatro di Verona I' anno 

1819, fatta dal cav. B. GiVliabi ....'• 125 

Dell'Anfiteatro di Pola ece, Saggio del carionico P. Stavcovich » I2() 
Biograjiajiniversale antica e moderna. Prima traduzione italiana 

con aggiunte e correzioni. Vol. 3.° . . . • » i3l 

Idem. Vol. 4.° '■ 4o5 

PlMccalta di poemetti didascalici originali o tradotti. Vol. 8.° » 271 
Idem. Vol. 9.° ....... • "401 

Prospetto delle maluttie tractate colle fiimigazioni in Verona dal 

1819 al 1821 =■ 273 

Sul vero ritratlo di madonna Laura, lettera del C. L. CicocharA » ivi 

Sul presunto ritralto di madonna Laura , del sig. MEyeoHeici » ivi 

Gramatica delta lingua tedesca di D. A. Fthirri. Ultima edizione » 40a 
Xlogio storico di Bianca Uggeri Capece delta Somaglia , di FraU' 

cesco Game ABA . . . . . . . ■ "40? 

Otto giorni a Vcnexia , di A. Quadrz. Parte seconda . » 407 

Ducato di Genova . . . . . . . » i3a 

Souetti della Ven. Ver^azza con ultre pocsie di autori genovesi » ivi 

Piemonte . . ■ • . ■ . . . . » 279 

Publii OviDii Nasonis opera omnia, Tomo 5.° ...» ivi 

M. Atti Plavti comcediui. Tomo i." . . . . » 410 

Ducato di Parma . . . , . , . • » l35 
Cenni intorno a Cosimo i." e Pietro Leopoldo granduchi di To- 

scana , di ^M. Leoki ........ ivi 

Gran Ducato di Toscuna . . . . . . . « i30 

Dizionario universale raglonato della giurisprudenza mercantile , 

del senatore Azvui. Tom, 1." e 2.° . . , . » ivi 

Stali Pontifuj" ........." ivi 

Memoria su di un' operazioue di litotomia degna di particolar 

considerazione , di A Trasnosdi ... . >■ ivi 
Sisposta parziale alle novelle del Tevere stampate da C. Pea, del 

cav. LufOTTB . . . . ■ • ■ ■ "4^4 

eORBtSPOSDFSZA . . • . . , ■ ■ • » I 37 

Baccolta di UQcelli fatta da V- SsTTE per scrvire ad una oinito- 

togia italiana , . « . . . < . v iv' 



t N D r c E. 42.9 

Letters ron nn souet'o ....... pag. 1^9 

Mi'po^ta ill v. Fkkrabi ad nil arlicolo di questa Bthlioteca risguar- 

durite il siio opuscolo siille slime pel eenso , con note . •> 415 

Esperiema del cav. Ctemenle Ron* snl/ti co/tifuziune del riso secco 

del/a Cina .......... 422 

NOTIZJF, LETTERARie BO AKSVUZJ . . . . , ■ >' 1 4 

Pro gramma di un premio proposto dalP T. It. Istinuo in Mihino 

per /' anno 1824 .......>' ivi 

Pomona in rilievo , delta ditta Pi-iiagalti e Deguspari di Milano. 

Distriluiioni treditesima c qunttordicesima . , . » 283" 
Stotla delle campagne ed assedj degP Itatiani in Jspagna , del 

maggiore Vacavi ....,..» 424 

NECROLOr.iA ...,,,:.,.» 141 

Cavaliere G. B. Venliiri ...... . >■ ivi 

Consigliere Girolamo de Cattanei , , . . . » 284 
Errata-corrige . . . . . . . . . •'425 

Tavola meteorologica di oltobre . . . . . . » 144 

Idem , di noiembre ......>..» 286 

Idern , di dicembre . . . , . . . . . » 430 



Miiauo . doll' I. R. Scamperia. 



Osservazioni meteorologiche falte all' I. Ji. Osservaroiio di Brerd. 



D I C E M B R E 1822. ( 


M A T T I N A. 


Sera. 


c 



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N — 1 U 

0. " S 


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Staio 
del cielo. 


« 2 

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si 


State 
del cielo. 




poll. lin. 





' 




jroll. lin.l 






I 


27 6,7 


+ 4,5 


NO .. 


iNE Nu.ne rot. 


27 7-.0 


+ 7,C 


S E 


Nuv. ser. 


2 


27 8.3 


+ ■^,7 


N E 


Nu neb.piov. 


27 6,5 


+ 5,0 


E* 


Pioegia. 


6 


27 3,0 


+ 6,b 


E 


Pioggia. 


27 2,0 


+ 5,0 





Pioggia. 


4 


27 5,0 


+ 4,6 


BO 


Pioggia. 


27 6,4 


+ 6,2 





Piov. nuv. 1 


b 


27 6,0 


+ 5,8 





Nuv. jiiovoso. 


=7 6,c 


+ 7,« 


N 


Nuvolo. 


6 


27 7,0 


+ 6,(. 





Nuv. rotto 


27 6,f 


+ 8,7 





Nuv rotto. 


7 


37 6,6 


+ 5,0 


N 


Nil. rot. piog. 


27 8.3 


+ ',5 


E S E 


Nuv. ser. 


8 


27 JC,I 


+ 3,0 


N 


Sereno. 


27 11,8 


+ 5,6 


£ .SE 


Sereno. 


9 


28 1,4 


+ 3,0 


N 


Nuv. scr. 


28 1,7 


+ 6,0 


S 


Ser. nuv. 


10 


28 1,4 


+ 3,0 


N 


Nuv. rott.ser. 


28 1,4 


+ 6,0 


E 


Sereno. 


li 18 1,0 


+ 1,5 


N 


Sereno. 


28 c,6 


+ 5,0 


S 


Sereno. 


12 28 1,0 


+ 3,4 


N E 


Nuv. rot. ser. 


28 1,3 


+ 5,8 


N 


Ser. nuv. ser. 


i3 


28 1,0 


+ 1,0 


N 


Ser. nuv.neb. 


28 0,6 


+ 3,0 


E 


Nuv. nebb. I 


14 


28 C,0 


+ 1:5 


E 


Nuv. nebb. 


27 J 1,8 


+ 2.5 


N 


Sereno. | 


lb 


27 ic,8 


- 1,6 


N E 


Sereno. 


37 10,4 


+ 1,5 


SE 


Sereno. 3 


16 


27 10,6 


- 1,5 


S E 


Sereno. 


37 I 1,C' + 0,8 


Sereno. ! 


17 


27 J 1,4 


- 2,5 





Sereno. 


27 11,9 + 0,8 


E Ser r, uv. 


18 


27 11,3 - 0,0 


S E 


Nuvolo. 


27 10,4 


+ 0,8 


E Nuv. ser. 


19 


2.7 9,3 - 1,5 


E 


Nuv. neb. ser. 


27 9,8 


+ 0,4 


S E Ser. nuv. 


20 


27 10,0 


- 2,3 


S E 


Nuvolo. 


37 10,0 


+ 0,6 


!i S E Nuv. iieb. ser. 


31 


27 11,0 


- 1,2 


SE..0 


Nuv. neve. I27 I0,8| 


+ 0,3 





Neve. 1 


22 


27 10,(1 


+ 0,6 


N 


Neve. 


27 10,0 


+ 1,6 





Nu. neb.piov. 8 


23 


37 8,6 


+ 1,2 


S 


Nuvolo. 


27 7,0 


+ 3,8 


N 


Nuv.neb. rot. ! 


24 


27 6,2 


+ 1,0 


E 


Nuvolo. 


27 8,0 


+ 3/. 


E 


Sereno. j 


25 27 9,6 


+ 1,5 


E 


Nuvolo. 


27 ir,4 


+ 3,0 


E 


Ser. nuv. rot. ! 


26! 28 1,0 


- 1,0 


N E 


Sei-eno. 


28 1,3 


+ 1,0 


E 


Sereno. i 


37 


28 1,0 


- 5,5 





Neb, ser. 


28 r,o 


- 2,6 





Sereno. f 


a8 


28 1,0 


- 6,3 





Ser. . . nebb. 


27 11,0 


- 2,6 


S 


Sereno. i 


29 


37 10,8 


- 5.0 


NO..E 


Ser . . . neve. 


28 0,2 


- 2,0 


N 


!^uv. ser. i 


3o 


27 11,0 


- 6,5 





Sereno. i 


27 10,0 


- 3,5 


5....0 


Sereno. | 


3i 


27 10,0 


- 7>o 


N E Sereno. ' 


27 10,7 


- i,» 


E 


Nuv. nebb. j 


Altezza mass, del bar. poll. 28 lin. 1,7 Altezza mass, del lenn. -f 8,7 








. » 27 » 10,32 media 
ioggia e della neve sciolia 1 




Qiiar 


tita della p 


n. 67,242. 


















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